Nota introduttiva del Presidente: Inizio questo messaggio senza la formulazione, in particolare un motto o una frase del mese. Sono andato a riguardarmi i bollettini delle precedenti annate e ho visto che l’abitudine a sviluppare il motto del mese è stato introdotto dal past president Umberto Cecchi, uomo di grande cultura che sapeva e sa trarre spunti da citazioni per approfondire tematiche di altissimo livello. Nei precedenti miei interventi ho legato la frase del mese ai temi delle conviviali Questo mese, come vedete, il programma delle conviviali serali è caratterizzato da una prima occasione, diciamo così, meno impegnativa mentre la seconda sarà dedicata ad un interclub che prevede l’organizzazione da parte del Club Lippi. Per contro, ci siamo riservati di rendere il servizio nel mese di gennaio e febbraio quando avremo relatori e argomenti di assoluta rilevanza. Vorrei reintrodurre dal prossimo bollettino, insieme alle immancabili fotografie e al contributo interessantissimo del nostro socio Gianni Limberti, un piccolo resoconto delle nostre conviviali. Magari al momento ciò può sembrare superfluo poiché nel breve le foto ci riportano più immediatamente ai momenti vissuti. Ma dopo qualche anno, per chi ama ripercorrere le situazioni, un breve cenno può essere gradito e utile. Approfitto infine della occasione che mi è data di scrivervi queste brevi note per comunicarvi che stiamo già pensando ad occasioni di socializzazione attraverso la consueta gita di primavera e anche, eventualmente, ad altre occasioni per visite a contesti anche fuori da quello della nostra città. Il consiglio ha già raccolto alcune idee e anche le nostre consorti stanno pensando a varie opportunità. Sarebbe bello avere anche in maniera assolutamente informale delle indicazioni delle vostre preferenze per una sintesi che cerchi di soddisfare al meglio i desideri dei soci e delle loro famiglie. Un saluto, Foresto Guarducci N O V E M B R E 2 0 1 0 1 PROGRAMMA DEL MESE DI NOVEMBRE il nostro socio Roberto Pieraccini ci parlerà di: “L’EVOLUZIONE NELL’AUDIO VIDEO, DAL VIEW-MASTER AL CINEMA IN 3 D, DAL DISCO IN VINILE ALLA MUSICA LIQUIDA” 2 novembre Conviviale diurna Hotel Palace ore 13,00 9 novembre Conviviale serale Hotel Palace ore 20,15 “… a tutta Birra” I relatori della serata saranno il nostro socio Andrea Biancalani ed il Prof. Alberto Laschi, uno dei massimi esperti italiani di birra. Durante la serata saranno degustate 4 birre belghe. Ad ogni piatto sarà abbinata una birra e durante la cena spiegheranno le caratteristiche organolettiche di ognuna (2-3 minuti ciascuna). Alla fine della cena parleranno poi della storia della birra, del suo processo di produzione, delle varie famiglie e tipologie di birra e dei possibili abbinamenti gastronomici. il nostro socio Giammarco Piacenti ci parlerà di: “IL RECUPERO DEL RELITTO DI UN GALOT NEL LAGO LADOGA” N O V E M B R E 2 0 1 0 16 novembre Conviviale diurna Hotel Palace ore 13,00 INTERCLUB con il Rotary Club Lippi: Conversazione con Beatrice Buscaroli, autrice del volume "Ricordi via Roma. Arte e vita di Amedeo Modigliani" (Saggiatore, 2010), che propone un'immagine diversa e innovativa dell'artista livornese. 25 novembre Conviviale serale Hotel Palace ore 20,15 A tutte le conviviali sono attesi i soci, le gentili signore, gli ospiti e i soci del Rotaract. 2 Fatterelli e riflessioni di Gianni Limberti Martedì 12 ottobre una memorabile riunione del Club ci ha portato ad ammirare alcune delle memorie storiche e artistiche fra le più importanti della nostra Prato. Indimenticabile la cena nel chiostro di San Domenico, con tanti celebri pratesi che ci tenevano compagnia dai loro monumenti sepolcrali. Vorrei soffermarmi su uno di questi monumenti. Un personaggio austero, a mezzo busto, sembra invitare i passanti a discorrere. Sopra di lui il motto Attraverso il marmo inciso con parole che chiunque può leggere, lo spirito vitale degli uomini virtuosi rivive dopo la morte e sul piedistallo questa lunga lapide : A onore e memoria del sacerdote GIUSEPPE ARCANGELI // nato a San Marcello e destinato a dar lustro agli studi letterari.// Educato a Pistoia come discepolo della Chiesa // tenne fede, come maestro di retorica per venti anni nel Collegio di Prato, // a quell’aspettativa che aveva suscitato su di sé e non ebbe rivali. // Dopo la pubblicazione di eccellenti prove, soprattutto poetiche, in lingua greca, latina e italiana, // fu scelto fra i suoi colleghi fiorentini dall’Accademia della Crusca per conservare e coltivare la lingua italiana // ne divenne segretario e compì il suo dovere in modo eccellente, // avendo intrapreso con determinazione e con forte impegno // l’immensa opera di correggere, ordinare e accrescere il vocabolario. Morì il 17/9/1855, all'età di 47 anni, colpito dal colera [indica lue in latino] che imperversava in Toscana // La sua morte fu penosa per i suoi cari, dolorosa per la Toscana, // funesta per tutti coloro che in Italia si dedicavano agli studi letterari. Egli si distinse per un’indole affabile, cordiale e gioviale // amò e coltivò la musica e non fu inferiore a nessuno nella lealtà verso gli amici. Al più caro di questi, Gioacchino Benini, aveva rivolto una preghiera, // come se presentisse la malattia che stava per colpirlo, // affinché un medesimo luogo di sepoltura lo riunisse con la moglie, con le figlie di lui // e con lui stesso, come se fosse un loro parente. E lo aveva pregato di incidere sul suo sepolcro queste brevi righe:qui finalmente giaccio, accanto alla tomba di quella Ebe che mi fu tanto caro celebrare con la mia poesia. Debbo la traduzione dal latino alla cortesia della mia cognata professoressa. 3 Confesso che la prima volta che lessi quella lapide (non voglio mettermi le penne del pavone : accanto a me c'era il compianto prof. Nuti che traduceva !) mi restò impresso quell'indica lue, il male che viene dall'India, che altro non era che il terribile colera. Gioacchino Benini, illustre avvocato dell'epoca e, come si è letto nella lapide, primo fra gli amici dell'Arcangeli, pubblica nel Nuovo Calendario Pratese del 1861 alcune considerazioni sull'andamento a Prato nel decennio 18501860. Nell'intero periodo la popolazione aumentò di 1.033 individui, con incrementi (nascite maggiori delle morti) costanti in tutti gli anni, ad eccezione degli anni 1855 e 1856 quando le morti furono superiori alle nascite di ben 1239 individui. Annota il Benini : Per le morti, dalle 890 del 1851 siamo arrivati alle 2163 del 1855, anno deplorabile per tutti, per nessuno più deplorabile che per me. Nei soli mesi di agosto e settembre del 1855 perirono nella comunità più di mille individui, quasi il 3 % di tutta la popolazione. E aggiungeva uno sfogo personale più che giustificato. Vi fu in questo decennio individuo più crudelmente colpito nelle sue affezioni di padre e di amico ? Non ho veduto in esso rapirmi un nipote e genero, cui la bene incominciata carriera [di avvocato] dava onesta speranza di prender posto fra i primi del suo paese; con rapida vicenda non ho perduto due carissime figlie, che tanto sollievo avrebbero arrecato alla mia vecchiezza; non mi fu tolto, colpo veramente, come suol dirsi, di grazia il compagno dei miei studi, il consolatore delle mie afflizioni, l'ottimo degli amici ? Che altri non era, lo abbiamo già visto, l'Arcangeli la cui biografia si può così riassumere: studioso delle letterature classiche e dell'italiana, diligente esegeta di Virgilio e di Cicerone, traduttore e scrittore, era nato a San Marcello Pistoiese il 13 dicembre 1807 e morì di colera il 17 settembre 1855. Studiò nel seminario di Pistoia e fu ordinato sacerdote nel 1831. Il Silvestri, rettore del Collegio Cicognini di Prato, lo chiamò a insegnare in quell'istituto il latino e il greco. Si fece promotore della stampa di una collezione di classici latini commentati ad uso delle scuole, che vide la luce in Prato : il primo volume fu un commento a Virgilio, seguito dal Dee Officiis e De oratore di Cicerone. Viaggiò molto in Italia ed in Svizzera e soggiornò lunghi periodi a Parigi. Nei salotti parigini frequentò ambienti liberali e conobbe personaggi come Terenzio Mamiani Della Rovere, ministro dell'interno nel governo provvisorio di Bologna dopo la rivoluzione del 1831, che era fuggito all'arrivo degli austriaci. Catturato dal governo pontificio, rimase quattro mesi nelle carceri di Venezia. Liberato e condannato all'esilio perpetuo, raggiunse Parigi dove soggiornò fino al 1847 non avendo voluto sottoscrivere la dichiarazione imposta per godere dell'amnistia concessa da Pio IX. O come il marchese Giuseppe Arconati Visconti , attivo costituzionalista e liberale, che aveva partecipato alle Cinque Giornate di Milano. L'Arcangeli ebbe anche l'occasione di ascoltare alla Sorbona lezioni dei maggiori rappresentanti di allora del liberalismo europeo, quali il Bournouf, il Saint-Hilaire e l'Ozanam. Tornato in Toscana collaborò a giornali e riviste di idee liberali, pur senza mai esporsi eccessivamente. Nel 1848 fu chiamato a far parte dell'Accademia della Crusca ; ne ricoprì la carica di segretario dal '53 al '55 (anno della sua morte) e collaborò alla compilazione del celebre vocabolario. Torniamo all'indica lue, il terribile “colera asiatico”. Già Ippocrate aveva utilizzato il termine greco koléra (da kolé, bile) per designare una diarrea paragonabile a doccia violenta che sgorghi da rubinetto [testuale dalla voce “colera” nel vol. X dell'enciclopedia Treccani]. Oggi sappiamo che le epidemie di colera sono scatenate dal vibrione colerico, scoperto da Koch in Egitto soltanto nel 1884 (circa 60 anni dopo che la prima epidemia aveva seminato la morte in Europa). Prima di Koch la fantasia di scienziati e medici si era scatenata nell'individuare le cause del terribile male : l'aria malsana, le mefitiche esalazioni delle paludi, le pessime condizioni igieniche di tante abitazioni dell'epoca. Tutte situazioni che favorivano il diffondersi del vibrione, ma non erano la causa della malattia. La prima pandemia partì dal delta del Gange (ecco perché la malattia è definita indica), raggiunse l'Europa nel 1826 e 4 durò fino al 1837. In Italia arrivò nel 1831. La seconda pandemia europea fu ancora più micidiale, durò dal 1840 al 1857 e interessò l'Italia soprattutto negli anni 1854-55. In assenza di cure efficaci il male seminava, oltre che dolori e lutti, anche il terrore delle cose sconosciute. Nessuno era in grado di scacciare la paura di fronte alle decine di morti che ogni giorno si contavano in tutte le zone colpite. Furono stampati centinaia di libri e opuscoli, più o meno “scientifici”. Tanti si vantavano di aver scoperto finalmente il rimedio “miracoloso” Si legge su Il raccoglitore medico di Fano del 15 maggio 1857 : Fra la innumerevole copia di scritti e di scrittori che si sono occupati in questi ultimi tempi dell'arduo argomento del colera asiatico, eccettuati quelli che limitaronsi alla nuda e genuina esposizione dei fatti osservati, se si volga l'attenzione agli altri moltissimi, ch'è il maggior numero, i quali per la smania di produrre alcune nuovità hanno tentato di addentrarsi e penetrare lo intricato enimma, e se ne giudichi senza prevenzione, torna facile persuadersi che pressoché tutti si riducono ad azzardate ipotesi, ad accanite controversie, ad esagerate statistiche, a falliti esperimenti, incapaci ognuno di condurre ad alcun utile e positivo risultamento. Ecco alcuni esempi fra i rimedi più strampalati. Ho trovato su una bancarella un bigliettino che propone, con bella calligrafia ottocentesca, questa ricetta : 12 goccie essenza di menta, 12 di essenza di lavanda, 15 di laudano, 5 di colomellano, 1 bicchierino di cognac. Se ne prende un piccolo cucchiaio ai primi sintomi. Se dopo mezz'ora non si sente un miglioramento, se ne prende una seconda dose. Se il coleroso ha una costituzione debole, si può mischiarne il detto rimedio con un po' d'acqua. Il dr. Friedrich Kempel (che ci indica tutti i suoi titoli : regio prussiano consigliere commerciale nonché cavaliere del real ordine prussiano dell'Aquila rossa, nonché decorato del regio austriaco imperiale ordine di Leopoldo, ecc ecc) pubblicava a Berlino nel 1831 (quindi all'inizio della prima pandemia in Europa) un opuscolo dal titolo Il bagno a vapore a base di distillato di vino particolarmente raccomandato in relazione al Cholera sia al cittadino che al campagnolo. È unita una grande tavola con i disegni per costruire vari tipi di bagno a vapore. [Debbo la traduzione alla cortesia di Curzio Herschmann] A Norcia nel 1855 viene stampato un opuscolo dal titolo “Sulla utilità delle frizioni fatte coll'aglio sativo nello stadio algido del Cholera Morbus”. Il Parroco di un paesino della contea di Borsod (Impero AustroUngarico) dà alle stampe nel 1831 una “Relazione” con un metodo a suo dire assolutamente efficace contro il colera : siccome il male si presenta con un improvviso intirizzimento, così mi determinai di sperimentare i rimedi riscaldanti. Ai primi sintomi conviene coricarsi prontamente a letto. Nel letto caldo si fa ben coprire l'ammalato con coltre di piuma, con pellicce di montone ecc. in modo che non gli resta libero che il solo naso e di continuo si avvolge in panni caldi... In questa maniera molti che di mattina erano ammalati poterono già la sera dello stesso giorno girare di nuovo per la casa Negli archivi delle nostre città sono innumerevoli le testimonianze di quanti lutti e miserie causò nel 1854-55 l'epidemia che colpì a morte anche l'Arcangeli. Cesare Guasti il 9 novembre 1854 scrive da Pistoia al Bindi : Due giorni fa il male fece sosta : ora minaccia di ripigliare il solito furore : da 19 casi il giorno (numero massimo in città) scendemmo fino a zero. Ma ieri furono 4 casi e 8 morti. Due de' quali su casi nuovi. Stamani sono, per ora, quattro casi. Il Rettore del seminario s'è ammalato di colerina, e dà a temere. Dietro al colera seguono le miserie desolanti delle famiglie; gli orfani, le vedove la fame La gente stava più che poteva in casa. Le comunicazioni erano strettamente ridotte a casi di assoluta necessità. Era naturale che anche le notizie arrivassero confuse. Scrive il Guasti da Firenze il 22 novembre 1854 : era sparso per Firenze che il Marini [Antonio Marini, pittore pratese che soggiornò per molti anni alla corte di Vienna e che ha lasciato testimonianze d'arte anche in Prato] era morto a un tratto. L'Arcangeli ne scrisse a Prato per le poste, e vennero lettere di condoglianze alla signora Giulia supposta vedova. Ma il professore sta bene e ha intenzione di dipingere qualche altra bella Madonna. 5 In varie lettere il Guasti parla della morte del caro amico Arcangeli. Si legge in una spedita pochi giorni dopo la morte : Qua si dolgono che Ciapo [soprannome dell'Arcangeli] sia stato mal curato, e mal custodito. Non freghe, non ghiaccio; stanza ottusa colla finestra per aria, senza ventilazione. Il medico curante lontano e prepotente, non avendo voluto consentire il chinino, usato qua con buon successo. Il terribile morbo lascia tracce anche sulle finanze degli enti locali. Nel “registro dei mandati” per l'anno 1855 di un piccolo comune della montagna pistoiese si legge, per esempio, sotto la data del 19 dicembre 1855 : Lire 5.25 per calcina occorsa per la tumulazione dei cadaveri morti di cholera; Lire 10 ai coniugi ... per n.9 giornate di assistenza ai cholerosi; lire 21 per ripulitura straordinaria delle strade e lavatoi pubblici durante la detta malattia. Dallo Spedale dei Cholerosi di Prato veniva inviato tutti i giorni un rapporto al Gonfaloniere. In quello del 6 dicembre 1854, ad esempio, si legge che sono stati ammessi 5 nuovi ammalati, uno dei ricoverati è morto e uno è partito guarito di modo che restano in cura 34 ammalati, 25 donne e 9 uomini. Ma torniamo al nostro Arcangeli, Rileggiamo le ultime due righe della lapide che è sul suo monumento funebre : Qui finalmente giaccio vicino alla tomba di quella Ebe che mi fu tanto caro celebrare con la mia poesia. In città non erano poche le chiacchiere ed i pettegolezzi sul monsignore tornato da Parigi con idee liberali, frequentatore di esuli e politici spesso in fuga dalle ire del Papa e dallo Stato della Chiesa. Nel mese di settembre del 1855 la bellissima venticinquenne, figlia del suo carissimo amico, fu portata via da una tubercolosi fulminante. E l'Arcangeli – che morirà circa un mese dopo – dettò l'epitaffio che è ancor oggi sulla tomba di questa fanciulla, in San Domenico, proprio dirimpetto a quella del monsignore, così tradotto in italiano (sempre ringraziando mia cognata) Qui giace quella Ebe , della quale nessuna fanciulla fu più straordinaria per bellezza, costumi, carattere // Dopo la morte di Ada, sua sorella, questa sola era rimasta al padre. // La morte funesta portò via anche questa parte della sua anima // La vita dei fiori è breve, ma ancora più breve quella delle rose // A primavera fioriscono e insieme muoiono // Morì in pace il 20 agosto 1855 a 25 anni // Gioacchino Benini suo malgrado sopravvissuto // Padre infelicissimo alla figlia sua gioia e orgoglio Arrivare a lasciare disposizioni perché la sua sepoltura fosse nello stesso luogo della famiglia Benini, cioè il chiostro di San Domenico, difronte a “quella Ebe” , sembrava fatto apposta per dare spago alle malelingue. Ne troviamo una eco, probabilmente involontaria, nella lettera (già citata) del settembre 1855 dell'amico Guasti : Quello che mi par vero è che si poteva avere più cura dell'anima sua. È morto senza Viatico; e il tempo v'era, se ha fatto testamento. Speravo ne' Padri di San Domenico, che gli si sarebbero messi intorno. Non avrebbero trovato difficoltà. Chi per andare a cena l'altra sera è passato davanti al monumento dell'Arcangeli l'ha visto coperto di polvere sudicia e con le dita di una mano rotte chissà da chi e da quando. Ho saputo che quelle dita spezzate sono conservate in San Domenico. Forse qualcheduno che ha a cuore le memorie pratesi potrebbe farsi promotore del suo restauro. Che non penso richieda grandi spese. Si parla di meno di tremila euro. Gianni Limberti 6 Conviviale del 12 ottobre: “ Visita al museo dell’Opera del Duomo” 7 Conviviale del 26 ottobre: “IL FUTURO DEI GIOVANI NELL'UNIVERSITÀ ANCHE ALLA LUCE DELLA RIFORMA GELMINI. Relatore il Prof. Francesco Saverio Cataliotti” Festeggiano il compleanno Mario Fedi 2 Novembre Luca Giovannelli 5 Novembre Pierluigi Marrani 10 Novembre Fiorenzo Cecchi 14 Novembre Luciano Pedrizzetti 15 Novembre Roberto Bini 20 Novembre P. R. Puggelli 23 Novembre …tanti auguri a tutti! ROTARY INTERNATIONAL SEDE MONDIALE: ONE ROTARY CENTER 1560 SHERMAN AVENUE EVANSTON, Illinois 60201 USA Presidente Internazionale: RAY KLINGINSMITH (Rotary Club Kirksville, Missouri, Stati Uniti d'America) Ufficio Europa-Africa: Rotary International Vitikonerstrasse 15 – CH 8032 ZURIGO www.rotary.org Annata Rotariana 2010-2011 (54° anno) Distretto 2070 Governatore: VINICIO FERRACCI, R.C. Livorno Assistente del Governatore: Nello Mari (R.C. Pistoia Montecatini Terme "Marino Marini") per i Rotary Club area Toscana 1: Prato – Prato “Filippo Lippi” – Empoli Fucecchio S.Croce sull’Arno, Pistoia Montecatini, Pistoia Montecatini “Marino Marini”, San Miniato. Segreteria 2010-2011 Distretto 2070 Via dei Cordai 7 57121 LIVORNO Tel. 0039 0586 1980435/6 Fax 0039 0586 1980437 e-mail: [email protected] web: www.rotary2070.org ROTARY CLUB PRATO c/o Hotel Palace, Via Pier della Francesca, 71 – 59100 Prato Segreteria: Tel.: 334 2354722 Fax: 0574 445496 E-mail: [email protected] [email protected] web: www.rotaryprato.it RIUNIONI CONVIVIALI: HOTEL PALACE – PRATO Via Pier della Francesca 71 Il 1° e 3° martedì di ogni mese, ore 13.00 Il 2° e 4° martedì alle ore 20,15 8