www.lionsclubaurelium.org Num 10 Dicembre 2015 Distretto 108 L Direttore Editoriale: Gen. Mario Paolini Direttore Responsabile: Avv. Paolo Testi Comitato di Redazione Cav. Enrico Chiricotto Dott. Francesco Lomonaco Dott. Enzo Maggi [email protected] Grafica e Stampa: Tipografia Grafica Vallelunga Visita Villa Farnesina VISITA DEL GOVERNATORE IN OCCASIONE DELLA 50° CHARTER di Mario Paolini Caro Governatore, Cari soci, Gentili Signore, Graditi ospiti, mi unisco ai saluti fatti dal nostro bravo Cerimoniere a voi tutti e vi ringrazio a nome di tutto il Club della vostra presenza che ci onora in questo momento di festa per la visita del nostro Governatore e per la nostra 50^ Charter. Caro Governatore, come avrai potuto certamente constatare, il club Aurelium è formato da persone che credono in questa Associazione e sono fermamente legate alla sua storia e, come diceva il nostro indimenticato Past Governatore Manucci, seguaci di quel lionismo del cuore da cui purtroppo da qualche parte se ne hanno indizi di disaffezione. Sì, il nostro è un club che crede ancora nei valori dettati dal lionismo che sono l’origine e l’anima del nostro senso critico verso quelle anomalie che da qualche tempo si possono notare in alcune circostanze, conseguenza di atteggiamenti poco consoni al credo lionistico. Siamo soci che danno molta importanza al comportamento individuale e ai principi etici in cui crediamo fortemente perchè rappresentano un modello di vita intrinseco alla cultura di ognuno di noi e al nostro operare quotidiano che si specchia con quello dell’Associazione cui apparteniamo. Caro Governatore, il nostro è un club di soci che hanno fatto dell’amicizia e dello spirito di servizio il loro credo; certo, il nostro attaccamento alla cultura lionistica, ai dettami dei suoi scopi e della sua etica sollecita, come accennavo, il nostro spirito critico, mai però distruttivo e sempre rivolto al bene del nostro Distretto e della nostra Associazione. Il nostro è un club che ama la dialettica, mai ossequioso e silenzioso in attesa di tempi migliori, sempre sollecito a far sentire la sua voce, specie quando il coro delle sirene è stonato. Per questo e per altro ancora il club meritò, e ne siamo fieri, l’appellativo di “Club Prestigioso” attribuitoci dal compianto Past Direttore internazionale Enrico Cesarotti. Tu, caro Governatore, hai di fronte un club certamente di età non troppo giovane, ma molto attento a chi aprirsi perché ha ben chiari i pilastri sui quali la nostra Associazione è stata costruita e per molti anni si è sviluppata: l’etica e gli scopi. Dai possibili aspiranti soci pretendiamo il rispetto di queste due colonne portanti alle quali rivolgiamo sempre la nostra attenzione e che hanno contribuito a creare quello spirito di appartenenza che rappresenta la nostra forza e la nostra dignità. Novità numeriche non ne vogliamo se non sono espressione di qualità. Le medagliette non ci interessano, i valori invece sì, e molto! Il numero dei soci sui quali può contare da moltissimi anni il nostro club riteniamo sia ottimale per un corretto vivere operativo. I grandi service internazionali, come ho avuto modo di dirti, hanno sempre trovato un posto preminente nel nostro club: LCIF, SIGHT FIRST, MORBILLO. In campo Multidistrettuale e Distrettuale è stata sempre attiva e sentita la nostra partecipazione: CANI GUIDA, CREC, CASA DI ACCOGLIENZA DI CAGLIARI ecc. Cosa dire poi di altri service a cui il club si è dedicato: abbiamo rivolto le nostre attività ai bambini e agli emarginati, ma non solo; è lungo l’elenco di quanto donato dal club in tutti questi anni per venire incontro alle esigenze dei più bisognosi. Il nostro è un club di una grande metropoli dove, come in molti altri club romani, non troverai molto spesso seduti alle conviviali Sindaci, Alte Autorità dello Stato e quant’altro; per quanto ci riguarda è con orgoglio che cito il nostro attaccamento al territorio di Aurelium Magazine 3 riferimento del club, cioè il XIII Municipio con il quale scorre un fiume continuo di rapporti di cooperazione culminati, qualche anno fa, con l’apertura del Parco Melvin Jones dove ogni anno, in Primavera, alla presenza delle Autorità del Municipio, dei ragazzi disabili e delle loro famiglie organizziamo la festa della Solidarietà che quest’anno vedrà la presenza della Banda Musicale dell’aeronautica Militare. E qui mi corre l’obbligo di sottolineare con forza l’opera attiva e continua delle nostre signore che partecipano in maniera determinante alla vita del club organizzando e realizzando iniziative destinate alla raccolta fondi per i nostri service. A loro va il plauso e il ringraziamento sentito di tutto il club. Di una ulteriore cosa andiamo molto fieri: nei nostri bilanci di missione annuali si può constatare che il 70% delle entrate sono sempre destinate ai service, il 20% è destinato ai versamenti per la Sede Centrale, il Multidistretto e il Distretto, il 10% al funzionamento del club. Infine i soci: il termine prestigioso è stato dato al club anche perché, e non pecco di modestia, i suoi soci sono prestigiosi, non solo per le loro eccellenze professionali e culturali, oltreché per le attenzioni e l’interesse che danno a tutto quanto avviene nel Club e nel Distretto, ma anche per lo spirito di amicizia, cordialità e simpatia sempre presenti nei reciproci rapporti, che si manifesta nella partecipazione alla vita del club: ne è testimone la loro elevata presenza a tutti i Consigli Direttivi. Quest’anno celebreremo il 50° anniversario di vita del club; sarà un momento particolarmente esaltante che ci legherà a tutti quei soci che ci hanno preceduto e che hanno contribuito a fare grande il club Aurelium. Non ci saranno strombazzamenti e fanfare, ma ricordi e comunione d’intenti per proseguire nel virtuoso cammino tracciato dai nostri predecessori. Certo, abbiamo voluto che questa circostanza fosse ricordata con un service particolare che, come ti ho riferito nella nostra riunione di poco fa, riguarderà il restauro di 2 Fontane di Roma, la “Fontana degli Artisti” e la “Fontana del Sarcofago del Bufalo” situate in due punti strategici della città per frequenza di romani e turisti, vale a dire rispettivamente in via Margutta e a Largo del Nazareno. Spero e credo molto nell’operato del Governatore e della sua squadra per rendere più forte e valido il nostro Distretto e per condurlo con mano ferma nella giusta strada. Avrai in noi dei convinti partners in questo cammino, sempre propositivi, senza infingimenti, con mente aperta e con il cuore rivolto al bene del nostro Distretto e dell’Associazione. Buon lavoro, caro Governatore, detto con grande stima e simpatia a voce alta da tutto il club. 4 Aurelium Magazine CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO di Enzo Maggi D opo il rituale tocco della Campana con il quale il Presidente Mario Paolini ha dichiarato conclusa una conviviale lunga e articolata, dedicata al cinquantesimo anniversario della Charter Night del nostro club e alla visita del Governatore distrettuale, uscendo un po’ barcollante dopo una seduta, in tutti sensi, durata cinque ore e ansioso di raggiungere “il bianco lettino e il dolce cuscino”, un caro amico socio mi esortava a non indugiare troppo nel preparare e spedire il resoconto della serata, come era mio dovere di Addetto stampa, considerato che in definitiva quanto era accaduto non si discostava molto da un copione che ormai si ripeteva da decenni, per lo meno per ciò che atteneva alla visita del Governatore. E mi raccomandava di non dimenticare, come era accaduto in altra circostanza, che in questa occasione erano state consegnate alcune chevron ad alcuni soci in attestazione della loro anzianità nelle fila del Lions Club Roma Aurelium. La stanchezza fisica e mentale che in quel momento la faceva da padrona non mi consentirono di replicare: come si dice, incartai e portai a casa. Ma adesso che, avendo recuperato il recuperabile e con tutta calma, mi accingo ad onorare il mio ruolo, ritengo di poter affermare che l’amico socio non era completamente nel vero e mi sforzerò di dimostrarlo. E nel farlo mi sembra ovvio, anche se la serata vedeva come gradito ospite il nostro Governatore distrettuale Prof. Tommaso Sediari in visita ufficiale, che venga data la precedenza a quanto è stato detto e fatto per ricordare il cinquantenario del nostro club, dalla esposizione del documento che ne attesta la nascita alla presentazione e consegna di oggetti e pubblicazioni commemorativi. Dopo i lavori del Consiglio direttivo, nel corso dei quali il nostro Presidente Paolini ha illustrato al Governatore Sediari i risultati conseguiti dal club Au- relium e i progetti futuri, l’incontro è proseguito nella usuale conviviale per la celebrazione del cinquantenario. Il ricordo delle vicende che portarono alla fondazione dell’Aurelium e ai suoi primi passi è stato affidato al Socio Decano del club, Francesco Alicicco, il quale può vantare una militanza di ben quarantanove anni, essendo entrato nel club nel 1966, un anno dopo la nascita del sodalizio. E’ facile immaginare con quanta commozione Francesco ne abbia rievocato i primi passi, dalla prima denominazione che ricordava i luoghi di origine e cioè Ladispoli e Cerveteri, fino all’assunzione di quella attuale di Lions Club Roma Aurelium; dai primi Presidenti a quelli più recenti; il prestigio che l’Aurelium si è conquistato sul campo con la sua attività e i suoi services; la sua presenza ai vertici del Distretto con i Governatori che ha saputo esprimere nelle persone di Umberto Manucci e Mario Paolini. Tra i molti soci presenti all’avvenimento si potevano notare altri amici con anzianità lionistica considerevole, dai trenta anni fino agli oltre quaranta; di certo non mancavano soci di recente acquisizione, ai quali è stato affidato il compito di tenere alta quella tensione di volontariato attivo che ha costituito la ragion d’essere del prestigioso club Aurelium Magazine 5 Roma Aurelium. Le parole di Francesco hanno suscitato in alcuni dei presenti ricordi affettuosi e orgogliosi, in altri meraviglia e curiosità: certamente in tutti il desiderio di non trascurare nulla di quanto veniva loro raccontato. E il ricordo di quanto era accaduto nel corso degli anni che vanno dal 1965 ad oggi ha trovato spazio in una elegante pubblicazione, un vero e proprio volume che, offerto a tutti presenti, sicuramente farà la sua bella figura nella biblioteca di chiunque lo abbia ricevuto e di chi lo riceverà; ma soprattutto servirà a chi ne è stato protagonista di rivivere passaggi della propria vita associativa che hanno lasciato un segno indelebile per la frequentazione di persone bellissime e indimenticabili, di amici veri che erano stati amabili e determinanti complici nel servizio a favore dell’altro, in omaggio a quanto affermato dalle carte fondamentali della nostra associazione: l’Etica e gli Scopi del Lionismo. E servirà a quanti si sono da poco affacciati su questo mondo di sentito e vissuto volontariato, e a quanti altri vi faranno ingresso, per indicare loro il sentiero che dovranno percorrere nel corso degli anni futuri. Mi auguro che il libro venga sfogliato e letto con l’attenzione che merita e che possa, se del caso, fornire lo spunto per osservazioni e critiche sulle quali soffermarci costruttivamente. Poco importa sapere chi di questo libro è stato occasionale artefice: è stato scritto e illustrato da tutti quegli uomini che dal 1965 ad oggi hanno portato sul bavero della giacca il distintivo con i due leoni.Tra questi uomini la sera del 30 ottobre alcuni hanno potuto ricevere un piccolo simbolo metallico, la chevron, che certificava la loro anzianità associativa e cioè Domenico Giglio con 45 anni, Tito Emilio Conforti con 40 anni, Ernesto Liccardi e Ennio Morricone con 35 anni. Ai soci e alle personalità presenti è stato consegnato, a ricordo della serata, anche il nuovo gagliardetto, modificato nella parte commemorativa sia nella indicazione del 50° anniversario sia nella ri6 Aurelium Magazine produzione di luoghi, oggetti e monumenti che stanno a testimoniare le origini e l’evolversi dell’Aurelium; e per tutti i soci è stato predisposto un crest personalizzato, con il logo tradizionale del club e una targhetta nominativa. Fin qui poco o nulla poteva considerarsi ripetitivo di quanto in anni passati era accaduto: i primi cinquant’anni vengono solo una volta. E lo posso attestare personalmente! Ma prima di dedicarmi alla parte che ritualmente ogni anno è rappresentata dalla visita del Governatore distrettuale, desidero far presente al caro amico socio di cui sopra che avevo intuito che la sua raccomandazione aveva l’unico scopo di farmi scrollare di dosso quella pigrizia che caratterizza l’incipit di ogni mio intervento e a lui ben nota: perché, anche se la trama dell’episodio che viene predisposta ogni anno è sempre la stessa, non ci dobbiamo dimenticare che poi il copione viene recitato da attori diversi di volta in volta, per lo meno quelli che siedono ai vertici del club e del distretto. E infatti l’amico Tommaso Sediari a me è sembrato discostarsi da quegli schemi ragionieristici e burocratici che hanno caratterizzato il comportamento di molti, o quasi tutti, suoi predecessori quando, nel corso del Consiglio direttivo che ha preceduto la conviviale, ha sollecitato e accettato da parte dei presenti interventi, anche critici, ma che offrivano occasione di dialogo e di confronto non sempre possibile se affidato alla nostra stampa, spesse volte distratta o prevenuta. La naturale propensione verso il mondo agrario che ha contrassegnato i suoi studi, l’impegno imprenditoriale e professionale, l’amore verso quel “settore primario, cioè l’agricoltura, (che) per millenni, da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa su questa terra(…) gli ha consentito di sopravvivere fino ad ora, sia pure tra indicibili sofferenze e traversie” (mio resoconto su incontro con l’avv. Mazzella del 29 0ttobre 2014), non potevano non incidere sul comportamento da tenere nei confronti di occasionali interlocutori: ascolto, comprensione, valorizzazione, condivisione, saggezza: tutte caratteristiche che tratteggiano la figura di colui che tutto dona alla terra e dalla terra tutto attende. E non è mancato neppure un siparietto saggio e arguto allorquando nel suo intervento, per meglio sottolineare la necessità di mantenere in ogni occasione il giusto equilibrio di giudizio, si è avvalso di un bicchiere riempito a metà non per soddisfare una incipiente sete, bensì per ricordare che per tutte le situazioni può esserci un giudizio positivo - il bicchiere mezzo pieno - o negativo - il bicchiere mezzo vuoto -, cui affidare il conseguente comportamento. Anche il saluto rivolto a tutti i convenuti in chiusura della conviviale è stato apprezzato per la cordialità e la familiarità con le quali è stato formulato.Da parte di tutti coloro - soci, amici e ospiti - che con la loro presenza hanno contribuito alla completa riuscita della serata, e dallo scrivente, giungano al Prof. Tommaso Sediari auguri di buon lavoro. RIFLESSIONI... Dott. Francesco Alicicco, Console Onorario del Rwanda in Roma D evo essere sincero: quando in un caldo pomeriggio di settembre del 2003 Mariapia Tavazzani, vedova del Presidente Amintore Fanfani, mi convocò nella sua abitazione romana non avrei mai immaginato che, proprio in quel giorno, stava per iniziare il periodo più interessante della mia vita professionale. Già da qualche anno avevo imparato a conoscere la Signora Fanfani per la sua indomabile forza di volontà e dedizione per l’aiuto ai più deboli, sia in Italia che nel mondo intero. Per lei costituii due Associazioni, che ha presieduto per molti anni, impegnata in mirabili azioni umanitarie: nel gennaio 1985 la NOI PER LORO, che otterrà nel 1988 l’idoneità come ONG ai sensi della Legge 49/87, e nel settembre 1987 la SEMPRE INSIEME PER LA PACE. Ancora oggi il suo impegno in opere sociali è a tempo pieno e non può meravigliare, quindi, se un suo recente libro autobiografico reca il titolo: “Lady no stop”. Torniamo a quel giorno di settembre quando, senza preavviso, incontrai in Casa Fanfani S.E. Jacques Bihozagara, Ambasciatore Plenipoten- ziario del Rwanda a Parigi, venuto a Roma proprio per conoscere un probabile Console Onorario. È evidente che quell’incontro fu determinante: recuperai a tempo di record dal mio patrimonio linguistico le reminiscenze del mio francese scolastico (inglese e spagnolo sarebbero stati certamente più fluenti perché lingue più utilizzate per motivi professionali) e dopo qualche mese, nel febbraio del 2004, fu emesso dal Ministero degli Esteri italiano il formale “exequatur” per il primo mandato quinquennale. Il lasso di tempo trascorso tra il primo incontro e la consegna del decreto di nomina fu per me provvidenziale perché mi consentì di approfondire da autodidatta la conoscenza del Rwanda attraverso le prime nozioni di geografia politica, di storia, di cultura dei popoli africani e di normativa diplomatica, tutte necessarie per affrontare con il piede giusto il cammino in un percorso di vita per me totalmente sconosciuto. A prima vista, sembrava che la mia esperienza pluriennale di dottore commercialista, di consulente d’azienda e revisore legale dei conti non fosse sufficiente per svolgere al meglio le funzioni diplomatiche di Console Onorario. Al contrario, con il passare dei giorni mi sono reso conto che le differenze culturali e sociali tra i popoli sono, nella realtà dei rapporti umani, valori da conoscere, approfondire e coltivare insieme per il reciproco miglioramento del proprio essere. Alcuni eventi sono stati particolarmente significativi per l’arricchimento culturale della persona e mi piace qui ricordarli. Primo fra tutti, la partecipazione il giorno 7 aprile 2004 nel grande Stadio Amahoro di Kigali alla Celebrazione solenne del Genocidio del 1994, alla presenza di molti Capi di Stato e di Governo. Particolarmente significativa, il giorno successivo, la semplice cerimonia presso il Ministero degli Esteri per ricevere dalle mani di S.E. il Ministro Charles Murigande (oggi Ambasciatore a Tokio) le insegne ufficiali della Nazione per la sede del Consolato di Roma: due bandiere, il ritratto in Aurelium Magazine 7 cornice del Presidente Paul Kagame e l’originale del decreto di nomina. Tutti gli anni si svolgono anche in Italia, sia in Roma che in altre città, organizzate dai cittadini rwandesi residenti, le toccanti celebrazioni dei tragici orrori del Genocidio del 1994. Ricordo con particolare emozione le testimonianze rese da Yolande Mukagasana al Teatro Eliseo di Roma (riassunte nel suo libro “La morte non mi ha voluto”) ed al Giardino dei Giusti di Padova e dal Generale Roméo Dallaire, comandante di nazionalità canadese delle forze ONU, nei tragici giorni dell’aprile-luglio 94, esposte dal medesimo in un Convegno organizzato dalla Provincia di Roma presso la Sala Di Liegro. Un documento importante da non ignorare è certamente il saggio di Daniele Scaglione: ”Istruzioni per un genocidio”. Evento unico ed irripetibile, per il forte impatto emotivo, è legato al ricordo di aver fatto parte della Delegazione ufficiale del Rwanda, con il Ministro Charles Murigande e con mia moglie Emanuela, alla celebrazione della cerimonia funebre di Sua Santità Giovanni Paolo II. Come si può dimenticare il privilegio di essere stato sul sagrato di San Pietro e di aver visto con i propri occhi quelle pagine del Vangelo di Cristo, collocato sulla bara delle Sante Spoglie, sfogliate da un dispettoso venticello primaverile romano! Nei giorni 26-29 novembre 2005, con un certo impegno del piccolo Consolato, fu organizzata una visita in Rwanda dell’On. Sindaco di Roma Valter Veltroni, per accompagnare una folta delegazione di professori e 8 Aurelium Magazine studenti dei Licei romani, funzionari dell’amministrazione, giornalisti e cineoperatori (in totale oltre 200 persone) per l’inaugurazione di due progetti umanitari: la Scuola elementare ROMA, affidata alle Suore Missionarie del Divino Zelo, e l’Acquedotto Alberto Sordi, entrambi finanziati con un generoso lascito del grande attore romano, scomparso nel febbraio 2003. Non meno significativo l’impegno riservato, con il Cerimoniale della Repubblica alla mano, alle visite ufficiali del Presidente della Repubblica S.E. Paul Kagame, in occasione della consegna, dalle mani del Presidente Prodi, del Premio della Fondazione “Nessuno Tocchi Caino” per aver abolito in Rwanda la pena di morte ed in occasione della Conferenza sui diritti umani, organizzata a Bellagio dalla Fondazione Rockfeller. Eventi originali, importanti e certamente non usuali per un dottore commercialista. Ma, a ben vedere, la gratificazione più grande mi giunge tuttora dal rapporto stretto e confidenziale che mantengo con la comunità rwandese in Italia, a cominciare dal ricordo del primo incontro, avuto nell’ufficio di Viale Mazzini 41, con Jean Pierre Ruhigisha, già Presidente della Comunità rwandese in Italia, e del suo matrimonio celebrato in Roma nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. La comunità italiana non è numerosa (circa 500 persone) ed è rappresentata dagli studenti impegnati a Roma, nelle varie Università Pontificie, e distribuiti in tutta Italia presso diverse facoltà di studio, da suore e preti appartenenti alle varie Congregazioni missionarie presenti in Rwanda (che è un Paese di religione cristiana per il 75%), da molte famiglie di lavoratori, integrate nel tessuto sociale civile italiano e nelle scuole dei loro figli, con punte di eccellenza, anche con qualifica dirigenziale. Con la Comunità rwandese il rapporto del Consolato è continuo per lo svolgimento di varie pratiche, come ad esempio: rinnovo di passaporti, attestazioni per i permessi di soggiorno, certificazioni per la celebrazione di matrimoni misti, traduzione di certificati di studio, ecc, ecc. Nel mio lavoro mi avvalgo della preziosa assistenza di Emanuela, che ormai è più nota come “la Secrétaire”, che come moglie del Console. Per il sottoscritto è stato sufficiente ricevere il più spontaneo ed affettuoso complimento (non ricordo da chi formulato, né in quale occasione), quando sono stato definito “un rwandese muzungu”, cioè un rwandese bianco: da quel giorno mi sento coinvolto in un progressivo impegno nel curare le relazioni di sviluppo e di solidarietà a favore del Rwanda, un Paese che merita maggiore attenzione da parte nostra. E’ per tale motivo che ho inteso promuovere la presente pubblicazione. L’AURELIUM AD ASCOLI PICENO di Domenico Giglio S e ci sono club di viaggiatori, senza dubbio l ‘ Aurelium è nei primissimi posti perché nei suoi primi cinquant’anni di attività ha visitato in Italia oltre 150 tra città, cittadine, paesi, borghi, abbazie, da Trieste e poi nel Veneto, in Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzi, Molise,Campania, Basilicata, Puglia e Sardegna, nonché 11 paesi e città estere, sempre cercando il contatto con i locali clubs lions o gemellandoci con gli stessi, specie all’estero, cominciando dal Club di Malta, il cui gemellaggio risale ad oltre quaranta anni or sono. Ed in questi viaggi, specie se in pullman , si consolidano amicizie, si perfeziona la reciproca conoscenza, si dibatte e talvolta si decidono attività del club, oltre al logico arricchimento culturale e spirituale che pure rientra nei compiti di un lionismo correttamente inteso. Ed in questo spirito, perciò, che dal 2 al 4 ottobre, l’ Aurelium, iniziando il suo cinquantenario, si è recato nelle Marche, e precisamente ad Ascoli Piceno, attraversata dal fiune Tronto, che, per secoli, ha costituito il confine con il Regno di Napoli. Preso alloggio in un prestigioso palazzo rinascimentale, della famiglia Guiderocchi, trasformato in albergo, è iniziata la visita accurata delle bellezze architettoniche , dal Duomo con il vicino Battistero ottagonale su base quadrata ,che fanno da sfondo alla splendida piazza rettangolare “dell’Arengo” ,dove si svolge la giostra della “Quintana”, alla Chiesa di San Francesco , al Palazzo dei Capitani del Popolo, prospiciente la grande “ piazza del Popolo”, il salotto “buono“ della città, con lo storico ed elegante caffè “Meletti”, nome legato alla produzione della famosa “anisetta”, piazza dove si svolge la vita cittadina serale e dei giorni festivi, sorvegliata dalla grande statua del Pontefice Paolo III, inserita nella facciata del Palazzo.E poi la chiesetta dedicata al Patrono della città, Sant’ Emidio, detta“ alle Grotte”,in quanto scavata nel tufo,nella zona legata al sorgere del Cristianesimo ad Ascoli, e le stradine e piazzette del centro storico con le numerose Chiese, tra cui quella di Sant‘ Agostino, ed il prestigioso teatro neoclassico, “Ventidio Basso”, eretto nel XIX secolo. Alla sera,poi, nella consolidata tradizione degli incontri lionistici, una conviviale con il Lions Club Ascoli Piceno Host,con i tavoli che vedevano insieme i soci dei due clubs, i discorsi dei Presidenti, Mario Paolini e Donatella Ferretti, lo scambio dei guidoncini che,per il nostro club è consistito nel nuovissimo esemplare scelto per celebrare il cinquantenario, al quale Paolini ha aggiunto anche quello del suo governatorato. Ma le Marche, come tante altre nostre regioni, hanno nel loro territorio nu- merose cittadine, ricche di storia e di testimonianze artistiche ed architettoniche per cui alla visita del capoluogo della provincia si è aggiunta anche quella alla vicina Offida, famosa per i merletti ed il tombolo, che unisce ad uno dei più bei palazzi comunali esistenti, la cui fronte merlata è preceduta da un alto porticato con sovrastante loggetta con archi a tutto sesto, di epoca rinascimentale, una Chiesa romanico-gotica, S. Maria della Rocca, a sua volta ritenuta tra le più importanti della regione, con una imponente cripta e numerosi affreschi. Così l’ Aurelium ha incastonato altre due gemme nella sua corona! Aurelium Magazine 9 Saghe Nibelungiche lungo il Marecchia! ...una notte di ottobre vicino a Pennabilli… di Paolo Testi I l turista che, allontanatosi dal lungomare di Rimini, decidesse di visitarne l’antico centro, non potrebbe non passare sul ponte di Tiberio e, affacciatosi dal parapetto, potrebbe ammirare il lento scorrere del Fiume - il Marecchia - pochi metri prima che le sue acque si confondano con quelle del Mar Adriatico. Con ancora la luce di quel gioioso mondo spensierato, della gaia leggiadria delle giovani bagnanti, quel turista non potrà mai pensare che quello stesso fiume - spettatore involontario di tanto inutile frastuono perso in un nulla dorato - nemmeno settanta chilometri più su, è passato attraverso un ambiente assolutamente diverso, dove l’essere pensiero, cioè: l’amore per il vero, per la storia, per la cultura, per un felice connubio tra attività industriale e meditazione spirituale, creano una imprevedibile oasi di pace! Sì! esiste nella realtà, e non nelle fiabe belle che i Nonni raccontavano ai nipoti per aprirli al bello, un luogo del genere ed io l’ho trovato nel Montefeltro; e precisamente in una delle sue città più particolari e rappresentative: Pennabilli! non per nulla, la Cattedra del Vescovo della Diocesi del Montefeltro e Marino è posta proprio in questa città. Sono particolarmente legato a questa città e ai suoi dintorni e non solo perché è la terra degli Antenati Ma10 Aurelium Magazine terni di un mio Cugino, quello a me più consentaneo. È l’aria incantata che si respira. Per meglio localizzarla, ho pensato di partire dalla fine del corso del Marecchia, perché Pennabilli è sita appunto nell’Alta Valle di questo fiume, quando questo, appena sgorgato nell’Appennino tosco-romagnolo, da ruscello limpido saltellante tra un roccia e l’altra, ascoso in mezzo ai boschi, si apre la via in un letto ampio, spalancato quasi in un abbraccio sognante! E lì, su due picchi del colle, alle cui pendici si è appena aperto nel suo ampio letto il Marecchia, sorge Pen- nabilli. Città fiorente per la Sua industria i cui fabbricati si amalgamo perfettamente con il bianco del letto del Fiume e non danno quel contrasto tra futuro - operoso, sì! ma poco rispettoso dell’ambiente - e gli antichi ricordi di un passato glorioso e la natura; Città elegante, signorile dagli antichi monumenti romanici, gotici e rinascimentali dove l’antico prestigioso passato storico ha lasciato un segno ravvivato dal profondo amore per il bello e l’umanità poetica che hanno i suoi abitanti. Sono talmente preso da questa terra che ho trasfuso in alcuni miei amici il desiderio di conoscere questa città e la vicina Rocca di San Leo; detto fatto, in una quindicina di giorni, dal più attivo e coinvolgente del gruppo fu preparata un’interessante spedizione di Amici liberi, intelligenti e sempre più bramosi di allargare la propria conoscenza del mondo! Così un bel giorno, su un pulmino, quattro amici burloni e affiatati, ma con tanto desiderio di apprendere, con le loro Spose sono partiti dalla loro Roma alla volta di Pennabilli e dopo una bella galoppata lungo la A1 e la E45, sono giunti a Sansepolcro, ai piedi dell’Appennino tosco-romagnolo, da dove si diparte la SP 258 Sansepolcro-Rimini. L’amico che guidava il pulmino, soprattutto su questo ultimo tratto, si è mostrato, ancor meglio, un perfetto pilota dalla fluida, decisa, sicura guida, talmente rassicurante, che abbiamo potuto ammirare i tanti paesaggi sempre più diversi ad ogni curva, con nuovi e più aperti cieli, boschi incantati, brughiere dove, placide, pascolavano mucche di Razza Chianina! È bello notare come un posto perfettamente conosciuto ed amato, frequentato con sempre maggior attenzione e curiosità indagatoria, si presenti sotto una luce diversa, se visitato con Amici, le cui varie annotazioni, spingono ad un più preciso studio ad una analisi più approfondita dell’ambiente; in tal modo, i percorsi culturali vengono resi più vivi, direi più lieti da un aere amicale, quindi non pedante, leggero, sereno, come deve essere sempre lo Spirito di chi si vuol lasciar cullare dalla incantevole musica del sapere! Era tanto il desiderio di visitare San Leo che il pomeriggio stesso siamo corsi in questa particolare cittadina. Conoscevo molto bene San Leo che visitai con mio Cugino in una splendida giornata d'estate, dopo aver ammirato la Repubblica di San Marino; Rimini con il tempio Malatestiano, il ponte romano e l'antico centro; ma devo dire che questa volta il Professore, scelto come guida dall’amico che aveva organizzato il viaggio, aveva una marcia in più. Più che approfondite guide, scritte da studiosi colti, ma non del posto, sarebbe necessario farsi accompagnare sempre da abitanti del luogo che, all’indubbia preparazione, possano unire quella passione che solo l’essere figlio di quella terra sa donare! Così, quel Professore, con vero lirismo, ci ha entusiasmato nel descriverci il luogo su cui la Rocca è sorta; nel mostrarci la interminabile fuga dei vari piani che da quel punto si notano a perdita d’occhio; nel trattare della millenaria Sua Storia; della sublime perfezione dell'Architettura Militare e non solo... …ma a far sì che San Leo sia nota non è solo la Sua antica Storia bimillenaria, risalente ai tempi di Roma imperiale; l’apporto dato dalle Signorie dei Malatesta e dei Montefeltro; non sono tanto i Suoi stupendi Monumenti; la Rocca: quello che attrae, ahimè, di più è che nelle Sue prigioni è stato tenuto un borghese autoproclamatosi Conte, il doppiamente eretico signor Giuseppe Balsamo!... è dalla visita del luogo della morte di questo tristo figuro - che «nasce infelice, più infelice vive, infelicissimo muore» - che è derivata una serata particolare… Infatti, ad un certo punto, sulla strada del ritorno - mentre percorrevamo una via extraurbana buia, solitaria, in mezzo a boschi e campi deserti, tutti un po’ in tensione, perché era stata verificata la mancanza di olio nel motore, prontamente rabboccato - alcuni hanno cominciato, per un meritato sfottò nei confronti miei, noto nostalgico della Santa Inquisizione, a magnificare il subdolo comportamento di quel personaggio sinistro, inafferrabile, contorto, che fu e rimane il sedicente conte Cagliostro… Ed ecco che improvvisamente il cambio par mettersi in folle e il motore a ululare, a gridare, a gemere… e questo mentre ci trovavamo nel più cupo degli scenari da Dario Argento… …piano-piano la marcia riprende, ma, non appena giunti sulla strada provinciale e in un centro urbano, il motore del pulmino impazzisce, patisce, balbetta, grida e poi muore!… l'imprevedibile doppio arresto del motore del pulmino, ora rivisto a freddo, non ha più nulla di tetro, anzi!... ora, da Uomini liberi e per questo allegramente provocatori, permetterà a me e agli altri di riderne per anni ed anni... Le luci fantasmagoriche, le mille sfumature di giallo, i sinistri rumori non ricollegabili ad una determinata e accertata causa, il fumo che ci avvolge, illuminato dai fari degli altri veicoli, a ripensarci bene, non ci hanno mai fatto paura! anzi! con il loro fuori-programma hanno ravvivato, più di quanto non fosse la già tanto allegra brigata, con i lazzi dei goliardi miscredenti e gli alti lai e le invocazioni del Reverendo Paolo! Il motore impazzito e tutta la scena dai presunti spettrali chiaroscuri hanno il bel suono, forse molto spettacolare, di un canto nibelungico! gli antichi eroi Wagneriani, usciti dalle brume nordiche, abbandonate le rive del Reno, erano scesi lì fino al Marecchia… ed ecco apparire: accompagnato dalle sognanti note paradisiache, il ritorno del cigno «al santo asil, in cui non penetra lo sguardo uman»…; da quelle incalzanti nella lucente aria serale, la cavalcata delle Valchirie; infine, da quel giallo-biancastro fumo, ecco uscire tonante e possente il dio Thor! Sì! tutti questi personaggi hanno voluto avvolgere, in una sceneggiatura appropriata, la allora appena conclusa visita alla Rocca: ricordando l'olio bollente, i fuochi gettati dagli assediati sugli assalitori! Sarà stato l’intervento dell’alchemico Cagliostro per vendicarsi della nostra diffidenza nelle sua arti ipnotiche ? Aurelium Magazine 11 CENTOCINQUANTANNI, MA NOn LI DIMOSTRA di Domenico Giglio D ue navi affiancate, una moderna, a colori, ed una più antica, di colore grigio, sono le immagini sul nuovo francobollo commemorativo, emesso il 20 luglio scorso , per celebrare il 150° anniversario della istituzione del Corpo delle Capitanerie di Porto e della Guardia Costiera dell’ allora Regia Marina , sancito con Decreto firmato a Firenze, nel 1865 capitale del Regno, da Vittorio Emanuele II, corpo oggi più che mai necessario nel Mediterraneo solcato da scafisti, ma che continua una tradizione di sicurezza e salvaguardia delle vite umane in mare, in una area vastissima di ben 500.000 km.q. e di 8.000 km. di 12 Aurelium Magazine coste. La nave più antica, all’ origine del Corpo, faceva parte di un primo gruppo di sette unità, costruita in Gran Bretagna, all’ epoca maestra nel campo delle costruzioni navali ed era un battello inaffondabile ed autodrizzante, che correva in aiuto di navi in pericolo nelle tempeste, mentre la più moderna, attualmente in servizio è una motovedetta “classe 300”, unità definita “ognitempo”, “nomen omen”, che può operare anche in condizioni marine particolarmente avverse. Questo anniversario si aggiunge così alle tante celebrazioni di istituzioni risalenti al Regno d’Italia, come il Servizio Meteorologico Nazionale ed il Corpo Forestale dello Stato, risalente addirittura al 1822, Regno di Sardegna, che costituiscono ancora oggi l’ossatura dello stato, con una encomiabile continuità tra passato e presente, ovviamente con gli indispensabili aggiornamenti tecnologici e strumentazioni sempre più sofisticate, che consentono l’ampliamento dei compiti che, nel caso delle Capitanerie, riguarda il monitoraggio del traffico mercantile e da pesca, con stanziamento di centri di controllo lungo le coste nazionali. L’ENCICLOPEDIA TRECCANI di Enzo Maggi o gni volta che sugli schermi televisivi appare un personaggio della carta stampata, alle sue spalle fanno bella mostra di sé i volumi di una delle iniziative editoriali che ha accompagnato la presenza del quotidiano nelle edicole e della quale il giornale va giustamente fiero: ad esempio, dietro la figura di Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, possiamo scorgere i quaranta volumi del “Grandangolo della Storia”, alle spalle di Ezio Mauro, direttore di “Repubblica”, figurano gli oltre cento libri della collana “La letteratura del Novecento”, e via di seguito. Ed è ovvio che ciò accada: il rapporto che lega i due personaggi appena citati, come gli altri loro colleghi, con un prodotto della cultura umana è inscindibile dalla attività che svolgono e non possono farne a meno, visto che il loro compito non è soltanto quello di fornire notizie ai propri lettori, ma vi è anche quello di contribuire alla loro elevazione culturale. Invece l’apparizione in televisione di un politico è corredata, se trattasi di persona che occupa incarichi governativi a qualsiasi livello, in primo piano da una importante scrivania sempre sgombra di carte (ma di cosa si stava occupando mentre veniva ripreso?) e alle spalle un paio di bandiere che stanno a ricordarci che siamo, oltre che italiani, anche eu- ropei. Ma se trattasi di un importante uomo politico, espressione di una delle tante sigle di partito che popolano il nostro paese, ecco apparire alle sue spalle la formidabile batteria della “Grande Enciclopedia Treccani”, che con i suoi sessanta volumi occupa un’intera parete della location dove si svolge l’intervista e che costringe la macchina da ripresa ad una lunghissima panoramica. E allora sorge spontanea una maliziosa domanda: ma dove troviamo il nesso tra il personaggio che parla e la montagna di cultura che tace? Certamente dobbiamo riconoscere che nel mondo politico non mancano uomini che con la loro preparazione culturale forniscono esempi di grande autorevolezza da conoscere e seguire; ma purtroppo non sono tanti quanti ce ne vorrebbero per poter concretamente incidere in tema di esigenze culturali da soddisfare e il rimedio non si trova nella esposizione statica a mo’ di arredamento di un’opera che costituisce una guida insostituibile, quasi a volerne dimostrare piena padronanza. E soddisfare le esigenze culturali non significa vacuo esercizio elitario fine a se stesso, bensì “…svolgere un ruolo fondamentale anche nella costruzione del senso civico, che rappresenta il fondamento di ogni società”: sono queste le parole pronunciate dal Prof. Massimo Bray, Direttore generale dell’Istituto del- l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, nel corso della sua conferenza tenuta mercoledì 18 novembre u.s. alla presenza dei soci dei clubs Roma Aurelium e Roma Capitolium, riuniti in interclub. Parole che stanno a rappresentare il chiaro intendimento di attribuire il ruolo di cui sopra a quella stupenda opera che prese le mosse novanta anni orsono, grazie al mecenatismo di un imprenditore tessile, Giovanni Treccani, e all’intuizione di due suoi amici, Ferdinando Martini e Bonaldo Stringher, e cioè “L’Enciclopedia Italiana”, una grande enciclopedia universale allora non ancora presente nel nostro paese. L’atto costitutivo dell’iniziativa venne sottoscritto nel febbraio del 1925 e ne facevano parte uomini di chiara fama del mondo della cultura, dell’economia, delle arti, della politica, della giustizia. E dopo appena dodici anni, nel 1937, i volumi pubblicati, di un migliaio di pagine ciascuno, erano già trentacinque. E i contributi in essa successivamente confluiti in un periodo di tempo attraversato da drammatiche crisi belliche e da dure competizioni ideologiche e politiche, hanno fedelmente rispettato “…l’esigenza di registrare per scelte critiche, e non più solo attraverso compilazioni d’aggiornamento, i mutamenti verificatisi negli ultimi decenni” (ibidem). Ma il nucleo centrale della conferenza del Prof. Bray era occupato da un Aurelium Magazine 13 avvenimento editoriale di grande interesse sia storico che di costume: la rivisitazione da parte dell’Istituto della Enciclopedia Italiana del ricettario di Pellegrino Artusi, uscito nell’ormai lontano 1891 e continuamente aggiornato dal suo autore fino al 1911, anno della sua scomparsa alla veneranda età di novantuno anni. Trattasi del manuale di cucina più conosciuto al mondo, costituito inizialmente da ben 476 ricette, rivolto alla valorizzazione di una cucina fatta di ingredienti semplici, utilizzando utensili di uso quotidiano, “…una cucina domestica, sobria e misurata, ricca di esperienze e sapori; una cucina legata alla civiltà della tavola, luogo d’incontro di esperienze e generazioni diverse.” (ancora ibidem). E’ ben vero che forse mai come in questi ultimi tempi la cucina sembra aver assunto una importanza tale da giustificare il profluvio di notizie, proposte, invenzioni e introduzione di nuovi ingredienti che deborda sia dalla carta stampata che dalle reti televisive, con ricettari aperti a tutte le latitudini e mescolati con disinvoltura da cuochi, o aspiranti tali, in gara tra loro fino all’ultimo…mestolo! Ma quanta parte di questo fenomeno sta a rappresentare una educazione al mangiare? Purtroppo è altrettanto vero che questo invadente e spettacolarizzato tsunami gastronomico ha contribuito a spingere in secondo piano un aspetto importantissimo legato alla cultura gastronomica di ogni paese e sottinteso nell’opera dell’Artusi: il piacere di stare a tavola, dello stare insieme. Nello scrivere questo resoconto, mi sono tornate alla mente le parole che pochi giorni addietro Papa Francesco aveva pronunciato nel corso della catechesi 14 Aurelium Magazine dedicata alla convivialità, allo stare insieme: “Una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a tavola non si parla ma si guarda la televisione o lo smartphone, è una famiglia ‘poco famiglia’”. Recuperando l‘argomento Enciclopedia Treccani, il Prof. Bray ha posto in giusta ed evidente luce il contributo che alla stessa fu dato da una eminente figura di studioso siciliano, il filosofo e pedagogista Giovanni Gentile il quale, non solo faceva parte del gruppo dei fondatori della Treccani, ma ne fu il primo direttore scientifico dal 1925 al 1938. A questa grande figura di pensatore si deve una serie infinita di saggi nel campo della filosofia, che lo vide duellare anche con Benedetto Croce; nella pedagogia quando, in qualità di ministro della Pubblica Istruzione, nel 1923 varò la Riforma scolastica che porta il suo nome e che venne completamente cancellata soltanto nel 1962. Ma Giovanni Gentile spaziò anche nella politica: lo storico quasi omonimo Emilio Gentile, nella sua opera “La Grande Italia”, ci fa sapere che già nel 1919 “Nella definizione del rapporto fra lo stato fascista e la nazione, determinante e decisivo fu l’apporto dell’idea di nazione elaborata negli anni della Grande Guerra da Giovanni Gentile.” E più avanti: “…il primato dello spirito si realizzava anche attraverso il realismo della forza, la nazione acquistava coscienza e volontà di farsi valere anche attraverso la violenza dello squadrismo.(… ) Il fascismo incarnava, soprattutto attraverso la carismatica personalità del suo duce, la coscienza della nuova Italia nata dalla guerra.” (op. cit. pagg.177 e segg.). Questo suo impegno politico, protrattosi per tutto il tempo in cui il regime fascista ri- mase al potere, riconfermato da moltissimi scritti favorevoli e sottolineato ancora una volta nel 1932 con la sua opera “La dottrina del fascismo” e riconfermato con la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, purtroppo gli procurò la morte per mano di un gruppo di partigiani, a Firenze il 15 aprile 1944. Avviandomi a concludere questo mio scritto, desidero ringraziare personalmente il Prof. Bray per aver voluto chiudere il suo intervento citando un passo delle “Memorie di Adriano” scritto da una meravigliosa Marguerite Yourcenar, un libro, che assieme a tutti gli altri della collana “La letteratura del Novecento”, conservo gelosamente e che non mi stanco mai di rileggere: “Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora grandi granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.” E mi si perdoni la mia presunzione se, presentando prima della conferenza un mio piccolo opuscolo, spero di aver contribuito con un invisibile e minuscolo seme di sesamo alla fornitura di un granaio, il più modesto che si possa concepire e realizzare. Presidente dell’Enciclopedia Trecani Prof. Massimo Bray ed il Pres. del Club Aurelium Gen. Mario Paolini I GIOIELLI DI TRASTEVERE di Domenico Giglio T rastevere non è solo il quartiere più popolare e popolano di Roma, il quartiere della “festa de noantri” , con le lumachine, o della “Casetta de Trastevere, core da mamma mia“, ma un quartiere che in breve spazio, in una semicirconferenza, con un raggio di 250 metri, con centro nella piazza Gioacchino Belli, il poeta della Roma ottocentesca , racchiude alcune tra le più importanti ed antiche Chiese Cristiane, da San Crisogono, a Santa Maria della Luce, a San Francesco a Ripa, per finire alle più celebri Santa Cecilia e Santa Maria in Trastevere. E proprio queste due ultime sono state la meta, il 21 novembre scorso, di una visita dei soci dell’Aurelium , in testa il Presidente Paolini e gentile Signora,insieme con il Presidente del Capitolium , Maria Teresa Pesce De Martino, con il consorte e la cara Elisabetta Carta Taranto. Guida prestigiosa ed animatore del gruppo , l’amico lion dell’ Host, prof. Nicola Bellezza, che ci ha illustrato la storia, l’ architettura ed i tesori artistici delle due Chiese, con il quale abbiamo iniziato la nostra visita partendo da Santa Maria in Trastevere, sita nella omonima piazza, forse, la prima Chiesa di Roma, aperta al culto. L’ amico Bellezza ci ha così accompagnato con la sua esauriente esposizione nei diciotto secoli di vita di questa Chiesa, risalente al periodo del Papato di San Callisto ( 221 -227 d.C. ), e suc- cessivamente più volte rimaneggiata fino al 1702 con l’aggiunta del portico di Carlo Fontana ed ancora durante il Papato di Pio IX, senza però subire alterazioni sostanziali. La ricchezza dei mosaici della chiesa non ha forse eguali in Roma, per la sua ampiezza e qualità, iniziando da quelli della facciata esterna dei secoli XII-XIII e proseguendo con quelli dell’ abside, con le scene della vita della Vergine, nella fascia inferiore, opera di Pietro Cavallini, il grande artista romano, pittore e mosaicista, della fine del tredicesimo secolo, e con altra decorazione musiva di epoca precedente nella parte superiore, dove fra l’altro è rappresentato Cristo, come mistico Agnello, fra dodici pecorelle, gli Apostoli, motivo ornamentale che troviamo in numerose altre Chiese, a cominciare da Santa Cecilia, dove ci siamo recati subito dopo. Santa Cecilia, chiesa dedicata alla patrizia romana decapitata per la sua fede cristiana, sotto Marco Aurelio, ha avuto inizio nel IV secolo d.C., ma la sua struttura attuale, con i relativi mosaici dell’abside, risalgono al pontificato di San Pasquale I (817-824 d.C.),e quindi sono più antichi di quelli di Santa Maria in Trastevere , anche se, all’interno della Chiesa vi furono altri rimaneggiamenti e rafforzamenti, nonché nel 1725, anche qui l’aggiunta di un portico ad opera di Ferdinando Fuga. La Chiesa di Santa Cecilia, oltre tutto ubicata dove era stata la dimora della futura santa e della sua famiglia, contiene una meravigliosa scultura, raffigurante la Santa stessa, così come fu ritrovato intatto il corpo dopo oltre mille anni , opera di Stefano Maderno, del 1600, con il segno sul collo della sua decapitazione, dopo che erano risultati vani altri tentativi di ucciderla. E sempre a Santa Cecilia, nell’attiguo convento vi è forse l’opera pittorica più importante del Cavallini, un affresco rappresentante il “Giudizio universale”, mentre nel cortile antistante la Chiesa, si trova al centro di una fontana, un grande cantaro marmoreo, di epoca romana. Perciò la visita alle due Chiese, la prima dell’annata lionistica, ha suscitato il più vivo interesse dei partecipanti, grazie particolarmente alle spiegazioni dell’ amico Bellezza, per cui sarà motivo di ripetere questa positiva esperienza in altre Chiese e Palazzi di cui Roma è più che ricca. Aurelium Magazine 15