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Num 10
Dicembre 2015
Distretto 108 L
Direttore Editoriale:
Gen. Mario Paolini
Direttore Responsabile:
Avv. Paolo Testi
Comitato di Redazione
Cav. Enrico Chiricotto
Dott. Francesco Lomonaco
Dott. Enzo Maggi
[email protected]
Grafica e Stampa:
Tipografia Grafica Vallelunga
Visita Villa Farnesina
VISITA DEL GOVERNATORE IN
OCCASIONE DELLA 50° CHARTER
di Mario Paolini
Caro Governatore, Cari soci, Gentili Signore, Graditi ospiti,
mi unisco ai saluti fatti dal nostro bravo Cerimoniere a voi tutti e vi ringrazio a nome di tutto il Club della
vostra presenza che ci onora in questo momento di festa per la visita del nostro Governatore e per la
nostra 50^ Charter.
Caro Governatore,
come avrai potuto certamente constatare, il club Aurelium è formato da persone che credono in questa
Associazione e sono fermamente legate alla sua storia e, come diceva il nostro indimenticato Past
Governatore Manucci, seguaci di quel lionismo del cuore da cui purtroppo da qualche parte se ne hanno
indizi di disaffezione. Sì, il nostro è un club che crede ancora nei valori dettati dal lionismo che sono
l’origine e l’anima del nostro senso critico verso quelle anomalie che da qualche tempo si possono notare
in alcune circostanze, conseguenza di atteggiamenti poco consoni al credo lionistico. Siamo soci che
danno molta importanza al comportamento individuale e ai principi etici in cui crediamo fortemente
perchè rappresentano un modello di vita intrinseco alla cultura di ognuno di noi e al nostro operare
quotidiano che si specchia con quello dell’Associazione cui apparteniamo.
Caro Governatore, il nostro è un club di soci che hanno fatto dell’amicizia e dello spirito di servizio il loro
credo; certo, il nostro attaccamento alla cultura lionistica, ai dettami dei suoi scopi e della sua etica
sollecita, come accennavo, il nostro spirito critico, mai però distruttivo e sempre rivolto al bene del nostro
Distretto e della nostra Associazione. Il nostro è un club che ama la dialettica, mai ossequioso e
silenzioso in attesa di tempi migliori, sempre sollecito a far sentire la sua voce, specie quando il coro delle
sirene è stonato. Per questo e per altro ancora il club meritò, e ne siamo fieri, l’appellativo di “Club
Prestigioso” attribuitoci dal compianto Past Direttore internazionale Enrico Cesarotti. Tu, caro Governatore,
hai di fronte un club certamente di età non troppo giovane, ma molto attento a chi aprirsi perché ha ben
chiari i pilastri sui quali la nostra Associazione è stata costruita e per molti anni si è sviluppata: l’etica e
gli scopi. Dai possibili aspiranti soci pretendiamo il rispetto di queste due colonne portanti alle quali
rivolgiamo sempre la nostra attenzione e che hanno contribuito a creare quello spirito di appartenenza
che rappresenta la nostra forza e la nostra dignità. Novità numeriche non ne vogliamo se non sono
espressione di qualità. Le medagliette non ci interessano, i valori invece sì, e molto! Il numero dei soci sui
quali può contare da moltissimi anni il nostro club riteniamo sia ottimale per un corretto vivere operativo.
I grandi service internazionali, come ho avuto modo di dirti, hanno sempre trovato un posto preminente
nel nostro club: LCIF, SIGHT FIRST, MORBILLO. In campo Multidistrettuale e Distrettuale è stata sempre
attiva e sentita la nostra partecipazione: CANI GUIDA, CREC, CASA DI ACCOGLIENZA DI CAGLIARI
ecc. Cosa dire poi di altri service a cui il club si è dedicato: abbiamo rivolto le nostre attività ai bambini
e agli emarginati, ma non solo; è lungo l’elenco di quanto donato dal club in tutti questi anni per venire
incontro alle esigenze dei più bisognosi. Il nostro è un club di una grande metropoli dove, come in molti
altri club romani, non troverai molto spesso seduti alle conviviali Sindaci, Alte Autorità dello Stato e
quant’altro; per quanto ci riguarda è con orgoglio che cito il nostro attaccamento al territorio di
Aurelium Magazine
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riferimento del club, cioè il XIII Municipio con il quale scorre un fiume continuo di rapporti di
cooperazione culminati, qualche anno fa, con l’apertura del Parco Melvin Jones dove ogni anno, in
Primavera, alla presenza delle Autorità del Municipio, dei ragazzi disabili e delle loro famiglie organizziamo la festa della Solidarietà che quest’anno vedrà la presenza della Banda Musicale dell’aeronautica Militare. E qui mi corre l’obbligo di sottolineare con forza l’opera attiva e continua
delle nostre signore che partecipano in maniera determinante alla vita del club organizzando e
realizzando iniziative destinate alla raccolta fondi per i nostri service. A loro va il plauso e il
ringraziamento sentito di tutto il club. Di una ulteriore cosa andiamo molto fieri: nei nostri
bilanci di missione annuali si può constatare che il 70% delle entrate sono sempre destinate
ai service, il 20% è destinato ai versamenti per la Sede Centrale, il Multidistretto e il
Distretto, il 10% al funzionamento del club.
Infine i soci: il termine prestigioso è stato dato al club anche perché, e non pecco di
modestia, i suoi soci sono prestigiosi, non solo per le loro eccellenze professionali e
culturali, oltreché per le attenzioni e l’interesse che danno a tutto quanto avviene nel
Club e nel Distretto, ma anche per lo spirito di amicizia, cordialità e simpatia sempre
presenti nei reciproci rapporti, che si manifesta nella partecipazione alla vita del
club: ne è testimone la loro elevata presenza a tutti i Consigli Direttivi.
Quest’anno celebreremo il 50° anniversario di vita del club; sarà un momento particolarmente esaltante che ci legherà a tutti quei soci che ci hanno preceduto e
che hanno contribuito a fare grande il club Aurelium. Non ci saranno strombazzamenti e fanfare, ma ricordi e comunione d’intenti per proseguire nel virtuoso
cammino tracciato dai nostri predecessori. Certo, abbiamo voluto che questa
circostanza fosse ricordata con un service particolare che, come ti ho riferito
nella nostra riunione di poco fa, riguarderà il restauro di 2 Fontane di
Roma, la “Fontana degli Artisti” e la “Fontana del Sarcofago del Bufalo”
situate in due punti strategici della città per frequenza di romani e
turisti, vale a dire rispettivamente in via Margutta e a Largo del
Nazareno.
Spero e credo molto nell’operato del Governatore e della sua
squadra per rendere più forte e valido il nostro Distretto e per
condurlo con mano ferma nella giusta strada. Avrai in noi dei
convinti partners in questo cammino, sempre propositivi, senza
infingimenti, con mente aperta e con il cuore rivolto al bene del
nostro Distretto e dell’Associazione.
Buon lavoro, caro Governatore, detto con grande stima e
simpatia a voce alta da tutto il club.
4 Aurelium Magazine
CINQUANTESIMO
ANNIVERSARIO
di Enzo Maggi
D
opo il rituale tocco della
Campana con il quale il Presidente Mario Paolini ha dichiarato conclusa una conviviale lunga e articolata, dedicata al
cinquantesimo anniversario della Charter
Night del nostro club e alla visita del
Governatore distrettuale, uscendo un
po’ barcollante dopo una seduta, in tutti
sensi, durata cinque ore e ansioso di
raggiungere “il bianco lettino e il dolce
cuscino”, un caro
amico socio mi
esortava a non indugiare troppo nel
preparare e spedire
il resoconto della
serata, come era mio
dovere di Addetto
stampa, considerato
che in definitiva
quanto era accaduto
non si discostava
molto da un copione che ormai si ripeteva da decenni,
per lo meno per ciò
che atteneva alla visita del Governatore. E mi raccomandava di non dimenticare, come era accaduto in altra circostanza, che in questa
occasione erano state consegnate alcune
chevron ad alcuni soci in attestazione
della loro anzianità nelle fila del Lions
Club Roma Aurelium. La stanchezza
fisica e mentale che in quel momento la
faceva da padrona non mi consentirono
di replicare: come si dice, incartai e
portai a casa. Ma adesso che, avendo
recuperato il recuperabile e con tutta
calma, mi accingo ad onorare il mio
ruolo, ritengo di poter affermare che
l’amico socio non era completamente
nel vero e mi sforzerò di dimostrarlo.
E nel farlo mi sembra ovvio, anche se la
serata vedeva come gradito ospite il
nostro Governatore distrettuale Prof.
Tommaso Sediari in visita ufficiale, che
venga data la precedenza a quanto è
stato detto e fatto per ricordare il cinquantenario del nostro club, dalla esposizione del documento che ne attesta la
nascita alla presentazione e consegna di
oggetti e pubblicazioni commemorativi.
Dopo i lavori del Consiglio direttivo,
nel corso dei quali il nostro Presidente
Paolini ha illustrato al Governatore Sediari i risultati conseguiti dal club Au-
relium e i progetti futuri, l’incontro è
proseguito nella usuale conviviale per la
celebrazione del cinquantenario. Il ricordo
delle vicende che portarono alla fondazione dell’Aurelium e ai suoi primi passi
è stato affidato al Socio Decano del
club, Francesco Alicicco, il quale può
vantare una militanza di ben quarantanove anni, essendo entrato nel club nel
1966, un anno dopo la nascita del sodalizio. E’ facile immaginare con quanta commozione Francesco ne
abbia rievocato i primi
passi, dalla prima denominazione che ricordava i luoghi di origine
e cioè Ladispoli e Cerveteri, fino all’assunzione di quella attuale di
Lions Club Roma Aurelium; dai primi Presidenti a quelli più recenti; il prestigio che
l’Aurelium si è conquistato sul campo con la
sua attività e i suoi services; la sua presenza
ai vertici del Distretto
con i Governatori che
ha saputo esprimere
nelle persone di Umberto Manucci e Mario
Paolini. Tra i molti soci presenti all’avvenimento si potevano notare altri amici
con anzianità lionistica considerevole,
dai trenta anni fino agli oltre quaranta;
di certo non mancavano soci di recente
acquisizione, ai quali è stato affidato il
compito di tenere alta quella tensione
di volontariato attivo che ha costituito
la ragion d’essere del prestigioso club
Aurelium Magazine
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Roma Aurelium. Le parole di Francesco
hanno suscitato in alcuni dei presenti
ricordi affettuosi e orgogliosi, in altri
meraviglia e curiosità: certamente in
tutti il desiderio di non trascurare nulla
di quanto veniva loro raccontato.
E il ricordo di quanto era accaduto
nel corso degli anni che vanno dal 1965
ad oggi ha trovato spazio in una elegante
pubblicazione, un vero e proprio volume
che, offerto a tutti presenti, sicuramente
farà la sua bella figura nella biblioteca
di chiunque lo abbia ricevuto e di chi
lo riceverà; ma soprattutto servirà a chi
ne è stato protagonista di rivivere passaggi
della propria vita associativa che hanno
lasciato un segno indelebile per la frequentazione di persone bellissime e indimenticabili, di amici veri che erano
stati amabili e determinanti complici
nel servizio a favore dell’altro, in omaggio
a quanto affermato dalle carte fondamentali della nostra associazione: l’Etica
e gli Scopi del Lionismo. E servirà a
quanti si sono da poco affacciati su
questo mondo di sentito e vissuto volontariato, e a quanti altri vi faranno
ingresso, per indicare loro il sentiero
che dovranno percorrere nel corso degli
anni futuri. Mi auguro che il libro venga
sfogliato e letto con l’attenzione che
merita e che possa, se del caso, fornire
lo spunto per osservazioni e critiche
sulle quali soffermarci costruttivamente.
Poco importa sapere chi di questo libro
è stato occasionale artefice: è stato scritto
e illustrato da tutti quegli uomini che
dal 1965 ad oggi hanno portato sul
bavero della giacca il distintivo con i
due leoni.Tra questi uomini la sera del
30 ottobre alcuni hanno potuto ricevere
un piccolo simbolo metallico, la chevron,
che certificava la loro anzianità associativa
e cioè Domenico Giglio con 45 anni,
Tito Emilio Conforti con 40 anni, Ernesto Liccardi e Ennio Morricone con
35 anni.
Ai soci e alle personalità presenti è stato
consegnato, a ricordo della serata, anche
il nuovo gagliardetto, modificato nella
parte commemorativa sia nella indicazione del 50° anniversario sia nella ri6 Aurelium Magazine
produzione di luoghi, oggetti e monumenti che stanno a testimoniare le
origini e l’evolversi dell’Aurelium; e per
tutti i soci è stato predisposto un crest
personalizzato, con il logo tradizionale
del club e una targhetta nominativa.
Fin qui poco o nulla poteva considerarsi
ripetitivo di quanto in anni passati era
accaduto: i primi cinquant’anni vengono
solo una volta. E lo posso attestare personalmente! Ma prima di dedicarmi
alla parte che ritualmente ogni anno è
rappresentata dalla visita del Governatore
distrettuale, desidero far presente al caro
amico socio di cui sopra che avevo
intuito che la sua raccomandazione
aveva l’unico scopo di farmi scrollare di
dosso quella pigrizia che caratterizza
l’incipit di ogni mio intervento e a lui
ben nota: perché, anche se la trama dell’episodio che viene predisposta ogni
anno è sempre la stessa, non ci dobbiamo
dimenticare che poi il copione viene
recitato da attori diversi di volta in volta,
per lo meno quelli che siedono ai vertici
del club e del distretto. E infatti l’amico
Tommaso Sediari a me è sembrato discostarsi da quegli schemi ragionieristici
e burocratici che hanno caratterizzato
il comportamento di molti, o quasi tutti,
suoi predecessori quando, nel corso del
Consiglio direttivo che ha preceduto la
conviviale, ha sollecitato e accettato da
parte dei presenti interventi, anche critici,
ma che offrivano occasione di dialogo e
di confronto non sempre possibile se
affidato alla nostra stampa, spesse volte
distratta o prevenuta. La naturale propensione verso il mondo agrario che ha
contrassegnato i suoi studi, l’impegno
imprenditoriale e professionale, l’amore
verso quel “settore primario, cioè l’agricoltura, (che) per millenni, da quando
l’uomo ha fatto la sua comparsa su
questa terra(…) gli ha consentito di sopravvivere fino ad ora, sia pure tra indicibili sofferenze e traversie” (mio resoconto su incontro con l’avv. Mazzella
del 29 0ttobre 2014), non potevano non
incidere sul comportamento da tenere
nei confronti di occasionali interlocutori:
ascolto, comprensione, valorizzazione,
condivisione, saggezza: tutte caratteristiche che tratteggiano la figura di colui
che tutto dona alla terra e dalla terra
tutto attende. E non è mancato neppure
un siparietto saggio e arguto allorquando
nel suo intervento, per meglio sottolineare
la necessità di mantenere in ogni occasione il giusto equilibrio di giudizio, si
è avvalso di un bicchiere riempito a
metà non per soddisfare una incipiente
sete, bensì per ricordare che per tutte le
situazioni può esserci un giudizio positivo
- il bicchiere mezzo pieno - o negativo
- il bicchiere mezzo vuoto -, cui affidare
il conseguente comportamento. Anche
il saluto rivolto a tutti i convenuti in
chiusura della conviviale è stato apprezzato per la cordialità e la familiarità con
le quali è stato formulato.Da parte di
tutti coloro - soci, amici e ospiti - che
con la loro presenza hanno contribuito
alla completa riuscita della serata, e dallo
scrivente, giungano al Prof. Tommaso
Sediari auguri di buon lavoro.
RIFLESSIONI...
Dott. Francesco Alicicco, Console Onorario del Rwanda in Roma
D
evo essere sincero: quando in un caldo pomeriggio di settembre del 2003
Mariapia Tavazzani, vedova del Presidente Amintore Fanfani, mi convocò nella sua abitazione
romana non avrei mai immaginato
che, proprio in quel giorno, stava
per iniziare il periodo più interessante
della mia vita professionale.
Già da qualche anno avevo imparato
a conoscere la Signora Fanfani per
la sua indomabile forza di volontà e
dedizione per l’aiuto
ai più deboli, sia in
Italia che nel mondo
intero.
Per lei costituii due
Associazioni, che ha
presieduto per molti
anni, impegnata in
mirabili azioni umanitarie: nel gennaio
1985 la NOI PER
LORO, che otterrà
nel 1988 l’idoneità
come ONG ai sensi
della Legge 49/87, e nel settembre
1987 la SEMPRE INSIEME PER
LA PACE. Ancora oggi il suo impegno in opere sociali è a tempo
pieno e non può meravigliare, quindi,
se un suo recente libro autobiografico
reca il titolo: “Lady no stop”.
Torniamo a quel giorno di settembre
quando, senza preavviso, incontrai
in Casa Fanfani S.E. Jacques Bihozagara, Ambasciatore Plenipoten-
ziario del Rwanda a Parigi, venuto a
Roma proprio per conoscere un probabile Console Onorario. È evidente
che quell’incontro fu determinante:
recuperai a tempo di record dal mio
patrimonio linguistico le reminiscenze
del mio francese scolastico (inglese
e spagnolo sarebbero stati certamente
più fluenti perché lingue più utilizzate
per motivi professionali) e dopo
qualche mese, nel febbraio del 2004,
fu emesso dal Ministero degli Esteri
italiano il formale “exequatur” per il
primo mandato quinquennale.
Il lasso di tempo trascorso tra il
primo incontro e la consegna del
decreto di nomina fu per me provvidenziale perché mi consentì di approfondire da autodidatta la conoscenza del Rwanda attraverso le
prime nozioni di geografia politica,
di storia, di cultura dei popoli africani
e di normativa diplomatica, tutte
necessarie per affrontare con il piede
giusto il cammino in un percorso di
vita per me totalmente sconosciuto.
A prima vista, sembrava che la mia
esperienza pluriennale di dottore
commercialista, di consulente d’azienda e revisore legale dei conti non
fosse sufficiente per svolgere al meglio
le funzioni diplomatiche di Console
Onorario. Al contrario, con il passare
dei giorni mi sono reso conto che le
differenze culturali e sociali tra i popoli sono, nella realtà dei rapporti
umani, valori da conoscere, approfondire e coltivare insieme per il reciproco
miglioramento del proprio essere.
Alcuni eventi sono stati
particolarmente significativi per l’arricchimento culturale della
persona e mi piace qui
ricordarli. Primo fra
tutti, la partecipazione
il giorno 7 aprile 2004
nel grande Stadio
Amahoro di Kigali alla
Celebrazione solenne del Genocidio
del 1994, alla presenza di molti Capi
di Stato e di Governo. Particolarmente significativa, il giorno successivo, la semplice cerimonia presso
il Ministero degli Esteri per ricevere
dalle mani di S.E. il Ministro Charles
Murigande (oggi Ambasciatore a
Tokio) le insegne ufficiali della Nazione per la sede del Consolato di
Roma: due bandiere, il ritratto in
Aurelium Magazine
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cornice del Presidente Paul Kagame
e l’originale del decreto di nomina.
Tutti gli anni si svolgono anche in
Italia, sia in Roma che in altre città,
organizzate dai cittadini rwandesi
residenti, le toccanti celebrazioni dei
tragici orrori del Genocidio del 1994.
Ricordo con particolare emozione
le testimonianze rese da Yolande
Mukagasana al Teatro Eliseo di
Roma (riassunte nel suo libro “La
morte non mi ha voluto”) ed al
Giardino dei Giusti di Padova e dal
Generale Roméo Dallaire, comandante di nazionalità canadese delle
forze ONU, nei tragici giorni dell’aprile-luglio 94, esposte dal medesimo in un Convegno organizzato dalla Provincia di
Roma presso la Sala Di Liegro. Un documento importante da non ignorare è certamente il saggio di Daniele
Scaglione: ”Istruzioni per un
genocidio”.
Evento unico ed irripetibile,
per il forte impatto emotivo,
è legato al ricordo di aver
fatto parte della Delegazione
ufficiale del Rwanda, con il Ministro
Charles Murigande e con mia moglie
Emanuela, alla celebrazione della
cerimonia funebre di Sua Santità
Giovanni Paolo II. Come si può dimenticare il privilegio di essere stato
sul sagrato di San Pietro e di aver
visto con i propri occhi quelle pagine
del Vangelo di Cristo, collocato sulla
bara delle Sante Spoglie, sfogliate
da un dispettoso venticello primaverile romano!
Nei giorni 26-29 novembre 2005,
con un certo impegno del piccolo
Consolato, fu organizzata una visita
in Rwanda dell’On. Sindaco di Roma
Valter Veltroni, per accompagnare
una folta delegazione di professori e
8 Aurelium Magazine
studenti dei Licei romani, funzionari
dell’amministrazione, giornalisti e
cineoperatori (in totale oltre 200
persone) per l’inaugurazione di due
progetti umanitari: la Scuola elementare ROMA, affidata alle Suore
Missionarie del Divino Zelo, e l’Acquedotto Alberto Sordi, entrambi
finanziati con un generoso lascito
del grande attore romano, scomparso
nel febbraio 2003.
Non meno significativo l’impegno
riservato, con il Cerimoniale della
Repubblica alla mano, alle visite ufficiali del Presidente della Repubblica
S.E. Paul Kagame, in occasione della
consegna, dalle mani del Presidente
Prodi, del Premio della Fondazione
“Nessuno Tocchi Caino” per aver
abolito in Rwanda la pena di morte
ed in occasione della Conferenza
sui diritti umani, organizzata a Bellagio dalla Fondazione Rockfeller.
Eventi originali, importanti e certamente non usuali per un dottore
commercialista.
Ma, a ben vedere, la gratificazione più
grande mi giunge tuttora dal rapporto
stretto e confidenziale che mantengo
con la comunità rwandese in Italia, a
cominciare dal ricordo del primo incontro, avuto nell’ufficio di Viale Mazzini 41, con Jean Pierre Ruhigisha, già
Presidente della Comunità rwandese
in Italia, e del suo matrimonio celebrato
in Roma nella Basilica di Santa Maria
in Trastevere.
La comunità italiana non è numerosa
(circa 500 persone) ed è rappresentata
dagli studenti impegnati a Roma,
nelle varie Università Pontificie, e
distribuiti in tutta Italia presso diverse
facoltà di studio, da suore e preti
appartenenti alle varie Congregazioni
missionarie presenti in Rwanda (che
è un Paese di religione cristiana per
il 75%), da molte famiglie di lavoratori, integrate nel tessuto sociale
civile italiano e nelle scuole dei loro
figli, con punte di eccellenza, anche
con qualifica dirigenziale. Con la
Comunità rwandese il rapporto del
Consolato è continuo per lo
svolgimento di varie pratiche,
come ad esempio: rinnovo di
passaporti, attestazioni per i
permessi di soggiorno, certificazioni per la celebrazione
di matrimoni misti, traduzione
di certificati di studio, ecc, ecc.
Nel mio lavoro mi avvalgo
della preziosa assistenza di
Emanuela, che ormai è più
nota come “la Secrétaire”, che
come moglie del Console.
Per il sottoscritto è stato sufficiente
ricevere il più spontaneo ed affettuoso
complimento (non ricordo da chi
formulato, né in quale occasione),
quando sono stato definito “un rwandese muzungu”, cioè un rwandese
bianco: da quel giorno mi sento
coinvolto in un progressivo impegno
nel curare le relazioni di sviluppo e
di solidarietà a favore del Rwanda,
un Paese che merita maggiore attenzione da parte nostra.
E’ per tale motivo che ho inteso
promuovere la presente pubblicazione.
L’AURELIUM AD
ASCOLI PICENO
di Domenico Giglio
S
e ci sono club di viaggiatori,
senza dubbio l ‘ Aurelium
è nei primissimi posti perché nei suoi primi cinquant’anni di attività ha visitato in
Italia oltre 150 tra città, cittadine,
paesi, borghi, abbazie, da Trieste e
poi nel Veneto, in Emilia Romagna,
Marche, Toscana, Umbria, Lazio,
Abruzzi, Molise,Campania, Basilicata, Puglia e Sardegna, nonché 11
paesi e città estere, sempre cercando
il contatto con i locali clubs lions o
gemellandoci con gli stessi, specie
all’estero, cominciando dal Club di
Malta, il cui gemellaggio risale ad
oltre quaranta anni or sono. Ed in
questi viaggi, specie se in pullman ,
si consolidano amicizie, si perfeziona
la reciproca conoscenza, si dibatte e
talvolta si decidono attività del club,
oltre al logico arricchimento culturale
e spirituale che pure rientra nei
compiti di un lionismo correttamente
inteso. Ed in questo spirito, perciò,
che dal 2 al 4 ottobre, l’ Aurelium,
iniziando il suo cinquantenario, si è
recato nelle Marche, e precisamente
ad Ascoli Piceno, attraversata dal
fiune Tronto, che, per secoli, ha costituito il confine con il Regno di
Napoli. Preso alloggio in un prestigioso palazzo rinascimentale, della
famiglia Guiderocchi, trasformato
in albergo, è iniziata la visita accurata
delle bellezze architettoniche , dal
Duomo con il vicino Battistero ottagonale su base quadrata ,che fanno
da sfondo alla splendida piazza rettangolare “dell’Arengo” ,dove si svolge
la giostra della “Quintana”, alla
Chiesa di San Francesco , al Palazzo
dei Capitani del Popolo, prospiciente
la grande “ piazza del Popolo”, il
salotto “buono“ della città, con lo
storico ed elegante caffè “Meletti”,
nome legato alla produzione della
famosa “anisetta”, piazza dove si
svolge la vita cittadina serale e dei
giorni festivi, sorvegliata dalla grande
statua del Pontefice Paolo III, inserita
nella facciata del Palazzo.E poi la
chiesetta dedicata al Patrono della
città, Sant’ Emidio, detta“ alle Grotte”,in quanto scavata nel tufo,nella
zona legata al sorgere del Cristianesimo ad Ascoli, e le stradine e piazzette del centro storico con le numerose Chiese, tra cui quella di
Sant‘ Agostino, ed il prestigioso
teatro neoclassico, “Ventidio Basso”,
eretto nel XIX secolo. Alla sera,poi,
nella consolidata tradizione degli
incontri lionistici, una conviviale
con il Lions Club Ascoli Piceno
Host,con i tavoli che vedevano insieme i soci dei due clubs, i discorsi
dei Presidenti, Mario Paolini e Donatella Ferretti, lo scambio dei guidoncini che,per il nostro club è consistito nel nuovissimo esemplare
scelto per celebrare il cinquantenario,
al quale Paolini ha aggiunto anche
quello del suo governatorato.
Ma le Marche, come tante altre nostre
regioni, hanno nel loro territorio nu-
merose cittadine, ricche di storia e di
testimonianze artistiche ed architettoniche per cui alla visita del capoluogo
della provincia si è aggiunta anche
quella alla vicina Offida, famosa per
i merletti ed il tombolo, che unisce
ad uno dei più bei palazzi comunali
esistenti, la cui fronte merlata è preceduta da un alto porticato con sovrastante loggetta con archi a tutto
sesto, di epoca rinascimentale, una
Chiesa romanico-gotica, S. Maria
della Rocca, a sua volta ritenuta tra
le più importanti della regione, con
una imponente cripta e numerosi affreschi.
Così l’ Aurelium ha incastonato altre
due gemme nella sua corona!
Aurelium Magazine
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Saghe Nibelungiche lungo
il Marecchia! ...una notte di
ottobre vicino a Pennabilli…
di Paolo Testi
I
l turista che, allontanatosi dal
lungomare di Rimini, decidesse
di visitarne l’antico centro, non
potrebbe non passare sul ponte
di Tiberio e, affacciatosi dal parapetto,
potrebbe ammirare il lento scorrere
del Fiume - il Marecchia - pochi
metri prima che le sue acque si confondano con quelle del Mar Adriatico.
Con ancora la luce di quel gioioso
mondo spensierato, della gaia leggiadria delle giovani bagnanti, quel
turista non potrà mai pensare che
quello stesso fiume - spettatore involontario di tanto inutile frastuono
perso in un nulla dorato - nemmeno
settanta chilometri più su, è passato
attraverso un ambiente assolutamente
diverso, dove l’essere pensiero, cioè:
l’amore per il vero, per la storia, per
la cultura, per un felice connubio
tra attività industriale e meditazione
spirituale, creano una imprevedibile
oasi di pace!
Sì! esiste nella realtà, e non nelle
fiabe belle che i Nonni raccontavano
ai nipoti per aprirli al bello, un luogo
del genere ed io l’ho trovato nel
Montefeltro; e precisamente in una
delle sue città più particolari e rappresentative: Pennabilli! non per
nulla, la Cattedra del Vescovo della
Diocesi del Montefeltro e Marino è
posta proprio in questa città.
Sono particolarmente legato a questa
città e ai suoi dintorni e non solo
perché è la terra degli Antenati Ma10 Aurelium Magazine
terni di un mio Cugino, quello a me
più consentaneo. È l’aria incantata
che si respira. Per meglio localizzarla,
ho pensato di partire dalla fine del
corso del Marecchia, perché Pennabilli è sita appunto nell’Alta Valle di
questo fiume, quando questo, appena
sgorgato nell’Appennino tosco-romagnolo, da ruscello limpido saltellante tra un roccia e l’altra, ascoso in
mezzo ai boschi, si apre la via in un
letto ampio, spalancato quasi in un
abbraccio sognante!
E lì, su due picchi del colle, alle cui
pendici si è appena aperto nel suo
ampio letto il Marecchia, sorge Pen-
nabilli. Città fiorente per la Sua industria i cui fabbricati si amalgamo
perfettamente con il bianco del letto
del Fiume e non danno quel contrasto
tra futuro - operoso, sì! ma poco rispettoso dell’ambiente - e gli antichi
ricordi di un passato glorioso e la
natura; Città elegante, signorile dagli
antichi monumenti romanici, gotici
e rinascimentali dove l’antico prestigioso passato storico ha lasciato
un segno ravvivato dal profondo
amore per il bello e l’umanità poetica
che hanno i suoi abitanti.
Sono talmente preso da questa terra
che ho trasfuso in alcuni miei amici
il desiderio di conoscere questa città
e la vicina Rocca di San Leo; detto
fatto, in una quindicina di giorni,
dal più attivo e coinvolgente del
gruppo fu preparata un’interessante
spedizione di Amici liberi, intelligenti
e sempre più bramosi di allargare la
propria conoscenza del mondo! Così
un bel giorno, su un pulmino, quattro
amici burloni e affiatati, ma con
tanto desiderio di apprendere, con
le loro Spose sono partiti dalla loro
Roma alla volta di Pennabilli e dopo
una bella galoppata lungo la A1 e la
E45, sono giunti a Sansepolcro, ai
piedi dell’Appennino tosco-romagnolo, da dove si diparte la SP 258
Sansepolcro-Rimini. L’amico che
guidava il pulmino, soprattutto su
questo ultimo tratto, si è mostrato,
ancor meglio, un perfetto pilota dalla
fluida, decisa, sicura guida, talmente
rassicurante, che abbiamo potuto
ammirare i tanti paesaggi sempre
più diversi ad ogni curva, con nuovi
e più aperti cieli, boschi incantati,
brughiere dove, placide, pascolavano
mucche di Razza Chianina!
È bello notare come un posto perfettamente conosciuto ed amato, frequentato con sempre maggior attenzione e curiosità indagatoria, si
presenti sotto una luce diversa, se
visitato con Amici, le cui varie annotazioni, spingono ad un più preciso
studio ad una analisi più approfondita
dell’ambiente; in tal modo, i percorsi
culturali vengono resi più vivi, direi
più lieti da un aere amicale, quindi
non pedante, leggero, sereno, come
deve essere sempre lo Spirito di chi
si vuol lasciar cullare dalla incantevole
musica del sapere! Era tanto il desiderio di visitare San Leo che il pomeriggio stesso siamo corsi in questa
particolare cittadina. Conoscevo molto bene San Leo che visitai con mio
Cugino in una splendida giornata
d'estate, dopo aver ammirato la Repubblica di San Marino; Rimini con
il tempio Malatestiano, il ponte romano e l'antico centro; ma devo dire
che questa volta il Professore, scelto
come guida dall’amico che aveva organizzato il viaggio, aveva una marcia
in più. Più che approfondite guide,
scritte da studiosi colti, ma non del
posto, sarebbe necessario farsi accompagnare sempre da abitanti del
luogo che, all’indubbia preparazione,
possano unire quella passione che
solo l’essere figlio di quella terra sa
donare! Così, quel Professore, con
vero lirismo, ci ha entusiasmato nel
descriverci il luogo su cui la Rocca è
sorta; nel mostrarci la interminabile
fuga dei vari piani che da quel punto
si notano a perdita d’occhio; nel trattare della millenaria Sua Storia; della
sublime perfezione dell'Architettura
Militare e non solo...
…ma a far sì che San Leo sia nota
non è solo la Sua antica Storia bimillenaria, risalente ai tempi di Roma
imperiale; l’apporto dato dalle Signorie dei Malatesta e dei Montefeltro; non sono tanto i Suoi stupendi
Monumenti; la Rocca: quello che
attrae, ahimè, di più è che nelle Sue
prigioni è stato tenuto un borghese
autoproclamatosi Conte, il doppiamente eretico signor Giuseppe Balsamo!... è dalla visita del luogo della
morte di questo tristo figuro - che
«nasce infelice, più infelice vive, infelicissimo muore» - che è derivata
una serata particolare…
Infatti, ad un certo punto, sulla strada
del ritorno - mentre percorrevamo
una via extraurbana buia, solitaria,
in mezzo a boschi e campi deserti,
tutti un po’ in tensione, perché era
stata verificata la mancanza di olio
nel motore, prontamente rabboccato
- alcuni hanno cominciato, per un
meritato sfottò nei confronti miei,
noto nostalgico della Santa Inquisizione, a magnificare il subdolo comportamento di quel personaggio sinistro, inafferrabile, contorto, che fu
e rimane il sedicente conte Cagliostro…
Ed ecco che improvvisamente il
cambio par mettersi in folle e il motore a ululare, a gridare, a gemere…
e questo mentre ci trovavamo nel
più cupo degli scenari da Dario Argento…
…piano-piano la marcia riprende,
ma, non appena giunti sulla strada
provinciale e in un centro urbano, il
motore del pulmino impazzisce, patisce, balbetta, grida e poi muore!…
l'imprevedibile doppio arresto del
motore del pulmino, ora rivisto a
freddo, non ha più nulla di tetro,
anzi!... ora, da Uomini liberi e per
questo allegramente provocatori, permetterà a me e agli altri di riderne
per anni ed anni...
Le luci fantasmagoriche, le mille
sfumature di giallo, i sinistri rumori
non ricollegabili ad una determinata
e accertata causa, il fumo che ci avvolge, illuminato dai fari degli altri
veicoli, a ripensarci bene, non ci
hanno mai fatto paura! anzi! con il
loro fuori-programma hanno ravvivato, più di quanto non fosse la già
tanto allegra brigata, con i lazzi dei
goliardi miscredenti e gli alti lai e le
invocazioni del Reverendo Paolo!
Il motore impazzito e tutta la scena
dai presunti spettrali chiaroscuri hanno il bel suono, forse molto spettacolare, di un canto nibelungico! gli
antichi eroi Wagneriani, usciti dalle
brume nordiche, abbandonate le rive
del Reno, erano scesi lì fino al Marecchia… ed ecco apparire: accompagnato dalle sognanti note paradisiache, il ritorno del cigno «al santo
asil, in cui non penetra lo sguardo
uman»…; da quelle incalzanti nella
lucente aria serale, la cavalcata delle
Valchirie; infine, da quel giallo-biancastro fumo, ecco uscire tonante e
possente il dio Thor!
Sì! tutti questi personaggi hanno
voluto avvolgere, in una sceneggiatura
appropriata, la allora appena conclusa
visita alla Rocca: ricordando l'olio
bollente, i fuochi gettati dagli assediati
sugli assalitori!
Sarà stato l’intervento dell’alchemico
Cagliostro per vendicarsi della nostra
diffidenza nelle sua arti ipnotiche ?
Aurelium Magazine
11
CENTOCINQUANTANNI,
MA NOn LI DIMOSTRA
di Domenico Giglio
D
ue navi affiancate, una
moderna, a colori, ed una
più antica, di colore grigio, sono le immagini
sul nuovo francobollo commemorativo, emesso il 20 luglio scorso ,
per celebrare il 150° anniversario
della istituzione del Corpo delle
Capitanerie di Porto e della Guardia
Costiera dell’ allora Regia Marina ,
sancito con Decreto firmato a Firenze, nel 1865 capitale del Regno,
da Vittorio Emanuele II, corpo oggi
più che mai necessario nel Mediterraneo solcato da scafisti, ma che
continua una tradizione di sicurezza
e salvaguardia delle vite umane in
mare, in una area vastissima di ben
500.000 km.q. e di 8.000 km. di
12 Aurelium Magazine
coste.
La nave più antica, all’ origine del
Corpo, faceva parte di un primo
gruppo di sette unità, costruita in
Gran Bretagna, all’ epoca maestra
nel campo delle costruzioni navali
ed era un battello inaffondabile ed
autodrizzante, che correva in aiuto
di navi in pericolo nelle tempeste,
mentre la più moderna, attualmente
in servizio è una motovedetta “classe
300”, unità definita “ognitempo”,
“nomen omen”, che può operare anche in condizioni marine particolarmente avverse.
Questo anniversario si aggiunge così
alle tante celebrazioni di istituzioni
risalenti al Regno d’Italia, come il
Servizio Meteorologico Nazionale
ed il Corpo Forestale dello Stato,
risalente addirittura al 1822, Regno
di Sardegna, che costituiscono ancora
oggi l’ossatura dello stato, con una
encomiabile continuità tra passato
e presente, ovviamente con gli indispensabili aggiornamenti tecnologici
e strumentazioni sempre più sofisticate, che consentono l’ampliamento
dei compiti che, nel caso delle Capitanerie, riguarda il monitoraggio
del traffico mercantile e da pesca,
con stanziamento di centri di controllo lungo le coste nazionali.
L’ENCICLOPEDIA
TRECCANI
di Enzo Maggi
o
gni volta che sugli
schermi televisivi appare
un personaggio della
carta stampata, alle sue
spalle fanno bella mostra di sé i volumi di una delle iniziative editoriali
che ha accompagnato la presenza
del quotidiano nelle edicole e della
quale il giornale va giustamente fiero:
ad esempio, dietro la figura di Luciano Fontana, direttore del Corriere
della Sera, possiamo scorgere i quaranta volumi del “Grandangolo della
Storia”, alle spalle di Ezio Mauro,
direttore di “Repubblica”, figurano
gli oltre cento libri della collana “La
letteratura del Novecento”, e via di
seguito. Ed è ovvio che ciò accada:
il rapporto che lega i due personaggi
appena citati, come gli altri loro colleghi, con un prodotto della cultura
umana è inscindibile dalla attività
che svolgono e non possono farne a
meno, visto che il loro compito non
è soltanto quello di fornire notizie
ai propri lettori, ma vi è anche quello
di contribuire alla loro elevazione
culturale.
Invece l’apparizione in televisione
di un politico è corredata, se trattasi
di persona che occupa incarichi governativi a qualsiasi livello, in primo
piano da una importante scrivania
sempre sgombra di carte (ma di cosa
si stava occupando mentre veniva
ripreso?) e alle spalle un paio di
bandiere che stanno a ricordarci che
siamo, oltre che italiani, anche eu-
ropei. Ma se trattasi di un importante
uomo politico, espressione di una
delle tante sigle di partito che popolano il nostro paese, ecco apparire
alle sue spalle la formidabile batteria
della “Grande Enciclopedia Treccani”,
che con i suoi sessanta volumi occupa
un’intera parete della location dove
si svolge l’intervista e che costringe
la macchina da ripresa ad una lunghissima panoramica. E allora sorge
spontanea una maliziosa domanda:
ma dove troviamo il nesso tra il personaggio che parla e la montagna di
cultura che tace? Certamente dobbiamo riconoscere che nel mondo
politico non mancano uomini che
con la loro preparazione culturale
forniscono esempi di grande autorevolezza da conoscere e seguire; ma
purtroppo non sono tanti quanti ce
ne vorrebbero per poter concretamente incidere in tema di esigenze
culturali da soddisfare e il rimedio
non si trova nella esposizione statica
a mo’ di arredamento di un’opera
che costituisce una guida insostituibile, quasi a volerne dimostrare piena
padronanza.
E soddisfare le esigenze culturali
non significa vacuo esercizio elitario
fine a se stesso, bensì “…svolgere un
ruolo fondamentale anche nella costruzione del senso civico, che rappresenta il fondamento di ogni società”: sono queste le parole pronunciate dal Prof. Massimo Bray,
Direttore generale dell’Istituto del-
l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani,
nel corso della sua conferenza tenuta
mercoledì 18 novembre u.s. alla presenza dei soci dei clubs Roma Aurelium e Roma Capitolium, riuniti
in interclub. Parole che stanno a
rappresentare il chiaro intendimento
di attribuire il ruolo di cui sopra a
quella stupenda opera che prese le
mosse novanta anni orsono, grazie
al mecenatismo di un imprenditore
tessile, Giovanni Treccani, e all’intuizione di due suoi amici, Ferdinando Martini e Bonaldo Stringher,
e cioè “L’Enciclopedia Italiana”, una
grande enciclopedia universale allora
non ancora presente nel nostro paese.
L’atto costitutivo dell’iniziativa venne
sottoscritto nel febbraio del 1925 e
ne facevano parte uomini di chiara
fama del mondo della cultura, dell’economia, delle arti, della politica,
della giustizia. E dopo appena dodici
anni, nel 1937, i volumi pubblicati,
di un migliaio di pagine ciascuno,
erano già trentacinque. E i contributi
in essa successivamente confluiti in
un periodo di tempo attraversato da
drammatiche crisi belliche e da dure
competizioni ideologiche e politiche,
hanno fedelmente rispettato “…l’esigenza di registrare per scelte critiche,
e non più solo attraverso compilazioni
d’aggiornamento, i mutamenti verificatisi negli ultimi decenni” (ibidem).
Ma il nucleo centrale della conferenza
del Prof. Bray era occupato da un
Aurelium Magazine
13
avvenimento editoriale di grande interesse sia storico che di costume: la
rivisitazione da parte dell’Istituto
della Enciclopedia Italiana del ricettario di Pellegrino Artusi, uscito
nell’ormai lontano 1891 e continuamente aggiornato dal suo autore
fino al 1911, anno della sua scomparsa
alla veneranda età di novantuno anni.
Trattasi del manuale di cucina più
conosciuto al mondo, costituito inizialmente da ben 476 ricette, rivolto
alla valorizzazione di una cucina
fatta di ingredienti semplici, utilizzando utensili di uso quotidiano,
“…una cucina domestica, sobria e
misurata, ricca di esperienze e sapori;
una cucina legata alla civiltà della
tavola, luogo d’incontro di esperienze
e generazioni diverse.” (ancora ibidem).
E’ ben vero che forse mai come in
questi ultimi tempi la cucina sembra
aver assunto una importanza tale da
giustificare il profluvio di notizie,
proposte, invenzioni e introduzione
di nuovi ingredienti che deborda sia
dalla carta stampata che dalle reti
televisive, con ricettari aperti a tutte
le latitudini e mescolati con disinvoltura da cuochi, o aspiranti tali, in
gara tra loro fino all’ultimo…mestolo!
Ma quanta parte di questo fenomeno
sta a rappresentare una educazione
al mangiare? Purtroppo è altrettanto
vero che questo invadente e spettacolarizzato tsunami gastronomico
ha contribuito a spingere in secondo
piano un aspetto importantissimo
legato alla cultura gastronomica di
ogni paese e sottinteso nell’opera
dell’Artusi: il piacere di stare a tavola,
dello stare insieme. Nello scrivere
questo resoconto, mi sono tornate
alla mente le parole che pochi giorni
addietro Papa Francesco aveva pronunciato nel corso della catechesi
14 Aurelium Magazine
dedicata alla convivialità, allo stare
insieme: “Una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a
tavola non si parla ma si guarda la
televisione o lo smartphone, è una
famiglia ‘poco famiglia’”.
Recuperando l‘argomento Enciclopedia Treccani, il Prof. Bray ha posto
in giusta ed evidente luce il contributo
che alla stessa fu dato da una eminente figura di studioso siciliano, il
filosofo e pedagogista Giovanni Gentile il quale, non solo faceva parte
del gruppo dei fondatori della Treccani, ma ne fu il primo direttore
scientifico dal 1925 al 1938. A questa
grande figura di pensatore si deve
una serie infinita di saggi nel campo
della filosofia, che lo vide duellare
anche con Benedetto Croce; nella
pedagogia quando, in qualità di ministro della Pubblica Istruzione, nel
1923 varò la Riforma scolastica che
porta il suo nome e che venne completamente cancellata soltanto nel
1962. Ma Giovanni Gentile spaziò
anche nella politica: lo storico quasi
omonimo Emilio Gentile, nella sua
opera “La Grande Italia”, ci fa sapere
che già nel 1919 “Nella definizione
del rapporto fra lo stato fascista e la
nazione, determinante e decisivo fu
l’apporto dell’idea di nazione elaborata negli anni della Grande Guerra
da Giovanni Gentile.” E più avanti:
“…il primato dello spirito si realizzava
anche attraverso il realismo della
forza, la nazione acquistava coscienza
e volontà di farsi valere anche attraverso la violenza dello squadrismo.(…
) Il fascismo incarnava, soprattutto
attraverso la carismatica personalità
del suo duce, la coscienza della nuova
Italia nata dalla guerra.” (op. cit.
pagg.177 e segg.). Questo suo impegno politico, protrattosi per tutto
il tempo in cui il regime fascista ri-
mase al potere, riconfermato da moltissimi scritti favorevoli e sottolineato
ancora una volta nel 1932 con la sua
opera “La dottrina del fascismo” e
riconfermato con la sua adesione
alla Repubblica Sociale Italiana, purtroppo gli procurò la morte per mano
di un gruppo di partigiani, a Firenze
il 15 aprile 1944.
Avviandomi a concludere questo
mio scritto, desidero ringraziare personalmente il Prof. Bray per aver
voluto chiudere il suo intervento
citando un passo delle “Memorie di
Adriano” scritto da una meravigliosa
Marguerite Yourcenar, un libro, che
assieme a tutti gli altri della collana
“La letteratura del Novecento”, conservo gelosamente e che non mi
stanco mai di rileggere: “Fondare
biblioteche è un po’ come costruire
ancora grandi granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello
spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.”
E mi si perdoni la mia presunzione
se, presentando prima della conferenza un mio piccolo opuscolo, spero
di aver contribuito con un invisibile
e minuscolo seme di sesamo alla
fornitura di un granaio, il più modesto che si possa concepire e realizzare.
Presidente dell’Enciclopedia Trecani Prof. Massimo Bray
ed il Pres. del Club Aurelium Gen. Mario Paolini
I GIOIELLI
DI TRASTEVERE
di Domenico Giglio
T
rastevere non è solo il quartiere più popolare e popolano di Roma, il quartiere
della “festa de noantri” , con
le lumachine, o della “Casetta de Trastevere, core da mamma mia“, ma un
quartiere che in breve spazio, in una
semicirconferenza, con un raggio di
250 metri, con centro nella piazza
Gioacchino Belli, il poeta della Roma
ottocentesca , racchiude alcune tra le
più importanti ed antiche Chiese Cristiane, da San Crisogono, a Santa
Maria della Luce, a San Francesco a
Ripa, per finire alle più celebri Santa
Cecilia e Santa Maria in Trastevere.
E proprio queste due ultime sono
state la meta, il 21 novembre scorso,
di una visita dei soci dell’Aurelium ,
in testa il Presidente Paolini e gentile
Signora,insieme con il Presidente del
Capitolium , Maria Teresa Pesce De
Martino, con il consorte e la cara
Elisabetta Carta Taranto. Guida prestigiosa ed animatore del gruppo ,
l’amico lion dell’ Host, prof. Nicola
Bellezza, che ci ha illustrato la storia,
l’ architettura ed i tesori artistici delle
due Chiese, con il quale abbiamo
iniziato la nostra visita partendo da
Santa Maria in Trastevere, sita nella
omonima piazza, forse, la prima Chiesa
di Roma, aperta al culto. L’ amico
Bellezza ci ha così accompagnato
con la sua esauriente esposizione nei
diciotto secoli di vita di questa Chiesa,
risalente al periodo del Papato di
San Callisto ( 221 -227 d.C. ), e suc-
cessivamente più volte rimaneggiata
fino al 1702 con l’aggiunta del portico
di Carlo Fontana ed ancora durante il
Papato di Pio IX, senza però subire
alterazioni sostanziali. La ricchezza
dei mosaici della chiesa non ha forse
eguali in Roma, per la sua ampiezza e
qualità, iniziando da quelli della
facciata esterna dei secoli XII-XIII e
proseguendo con quelli dell’ abside,
con le scene della vita della Vergine,
nella fascia inferiore, opera di Pietro
Cavallini, il grande artista romano,
pittore e mosaicista, della fine del tredicesimo secolo, e con altra decorazione
musiva di epoca precedente nella
parte superiore, dove fra l’altro è rappresentato Cristo, come mistico Agnello, fra dodici pecorelle, gli Apostoli,
motivo ornamentale che troviamo in
numerose altre Chiese, a cominciare
da Santa Cecilia, dove ci siamo recati
subito dopo.
Santa Cecilia, chiesa dedicata alla patrizia romana decapitata per la sua
fede cristiana, sotto Marco Aurelio,
ha avuto inizio nel IV secolo d.C.,
ma la sua struttura attuale, con i relativi
mosaici dell’abside, risalgono al pontificato di San Pasquale I (817-824
d.C.),e quindi sono più antichi di
quelli di Santa Maria in Trastevere ,
anche se, all’interno della Chiesa vi
furono altri rimaneggiamenti e rafforzamenti, nonché nel 1725, anche qui
l’aggiunta di un portico ad opera di
Ferdinando Fuga. La Chiesa di Santa
Cecilia, oltre tutto ubicata dove era
stata la dimora della futura santa e
della sua famiglia, contiene una meravigliosa scultura, raffigurante la
Santa stessa, così come fu ritrovato
intatto il corpo dopo oltre mille anni
, opera di Stefano Maderno, del 1600,
con il segno sul collo della sua decapitazione, dopo che erano risultati
vani altri tentativi di ucciderla. E
sempre a Santa Cecilia, nell’attiguo
convento vi è forse l’opera pittorica
più importante del Cavallini, un affresco rappresentante il “Giudizio universale”, mentre nel cortile antistante
la Chiesa, si trova al centro di una
fontana, un grande cantaro marmoreo,
di epoca romana.
Perciò la visita alle due Chiese, la
prima dell’annata lionistica, ha suscitato
il più vivo interesse dei partecipanti,
grazie particolarmente alle spiegazioni
dell’ amico Bellezza, per cui sarà
motivo di ripetere questa positiva
esperienza in altre Chiese e Palazzi
di cui Roma è più che ricca.
Aurelium Magazine
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n° 10 dicembre 2015 - Lions Club Roma Aurelium