PROVINCIA DI BERGAMO SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI FLORA ALPINA BERGAMASCA Linaria tonzigii (Endemita bergamasco scelto dal FAB come simbolo del proprio “Logo”) PROVINCIA DI BERGAMO La nuova edizione dell’opuscolo “Sentiero dei Fiori” dedicato alla memoria del suo autore Claudio Brissoni, è qualcosa di più di una semplice guida in uno dei polmoni più robusti della natura della Bergamasca. Va oltre, perché si inserisce in un quadro di attenzione che la Provincia ha sempre riservato al turismo naturalistico. Settore specifico, questo, che ha una notevole potenzialità e non sempre espressa in modo compiuto. Il turista forse non si rende conto, perché non sa, della ricchezza dell’ambiente delle nostre valli. Ecco perciò che questa pubblicazione, anche per l’autorevolezza di chi l’ha redatta, costituisce uno strumento indispensabile per meglio conoscere ed apprezzare il mondo dei fiori alpini lungo uno degli itinerari naturalistici più interessanti della montagna bergamasca. Questa guida intende così essere anche un incentivo per migliorare i livelli di attenzione e conoscenza, e quindi di tutela, verso la flora alpina e, in genere, la natura della montagna. Si ha infatti la sensazione che il turismo naturalistico non sia ancora oggi percepito come uno degli elementi essenziali dell’offerta promozionale. Un turismo che presuppone un amore reale verso la natura, un bagaglio culturale mirato e selettivo. In definitiva, occorre un approccio fatto di sensibilità e conoscenza per scongiurare assalti indiscriminati e guai irreparabili. Un lavoro, quello del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, che si pone come obiettivo anche la difesa dell’ambiente attraverso l’opportunità di offrire specifiche nozioni di fiori di montagna. Nel proporre questa pubblicazione ci hanno guidato intenti didattici e riteniamo che il dossier dovrebbe avere una diffusione sul territorio, specie fra gli studenti e i giovani escursionisti. Quello dei fiori, nel contesto di un turismo dalle tante facce, ha una sua precisa collocazione per specialisti ed appassionati e che può essere estesa purché vi siano garanzie di equilibrio, di tutela e anche di serietà. Per rispettare la natura bisogna conoscerla, capire fin dove può arrivare la mano dell’uomo: l’equilibrio, si sa, è molto delicato e questa pubblicazione contribuisce a non spezzarlo. Tecla Rondi ASSESSORE ALLA CULTURA Valerio Bettoni PRESIDENTE 3 Quando l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Provincia di Bergamo, con il quale esistono solidi e fecondi rapporti di collaborazione ormai da molti anni, ha proposto di curare una riedizione aggiornata del libretto/guida sul “Sentiero dei Fiori” scritto da Claudio Brissoni, il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB) ha dato subito un’entusiastica risposta positiva. Il rifacimento parziale di quest’opera era realmente doveroso, in quanto il precedente libretto, edito nel 1989 e più volte ristampato in migliaia di copie per il grande successo ottenuto, oltre a non rispondere più alla realtà locale e all’inevitabile evoluzione della scienza botanica, non conteneva, come ovvio, la presentazione della figura e dell’opera del suo autore, purtroppo mancato nel 2003. Claudio Brissoni ha legato in modo indissolubile il suo nome ai fiori dell’Arera, di cui è stato appassionato studioso e divulgatore. Con grande lungimiranza e intelligenza naturalistica Claudio individuò lassù un sentiero di grande interesse culturale, ricco di specie rare ed endemiche, fruibile senza particolari difficoltà dagli appassionati e dagli studiosi, e, per valorizzarlo, realizzò tra l’altro lo splendido opuscolo didattico che è stato ora rielaborato dal FAB. Ogni anno il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” (questo è il suo nome esatto, essendogli stato ufficialmente intitolato dalle Autorità locali il 4 luglio 2004), viene percorso da centinaia di escursionisti interessati ad ammirare e studiare la flora veramente straordinaria lì presente, e tra essi non mancano numerosi studiosi di prestigio provenienti anche dall’estero. Molti di questi escursionisti, evidentemente arrivati lassù con interessi ben precisi di turismo naturalistico, portano con sé il libretto di Claudio e, nel percorrere l’itinerario, lo consultano con attenzione. Esso si è realmente rivelato come uno strumento di approfondimento e di arricchimento culturale, che stimola alla conoscenza e al rispetto dei fiori di montagna. 4 Stella alpina e Genziana alata Pertanto la riedizione aggiornata di quest’opera è certamente un impegno che il FAB si è assunto con piacere per onorare la memoria del carissimo Claudio, suo Fondatore, che fu poi Presidente e anima ispiratrice del Gruppo per moltissimi anni. A Claudio, che con tanta attenzione coltivava i rapporti umani e ne favoriva la crescita, il FAB dedica questo lavoro, con rinnovata riconoscenza. Viene spontaneo augurare a tutti coloro che saliranno lassù di poter godere appieno degli spettacoli naturali che l’Arera sa offrire nelle belle e soleggiate giornate estive. Ma... a quegli escursionisti poco fortunati che dovessero percorrere il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” tra la nebbia o sotto la pioggia, Claudio ripeterebbe il detto che tanto amava: “Un fiore dona sempre un sorriso, anche in mezzo alla bufera!”. Giuseppe Falgheri PRESIDENTE DEL FAB Campanula raineri 5 STORIA DEL FAB Il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB), fondato il 6 settembre 1987, è una libera associazione di promozione culturale che riunisce appassionati e studiosi con lo scopo di promuovere la conoscenza, lo studio, la protezione e la valorizzazione della flora bergamasca e dei suoi ambienti. Ogni sei mesi il FAB pubblica un notiziario che rende noto il fitto calendario di riunioni culturali, escursioni e iniziative che caratterizzano la vita del Gruppo e su cui i Soci, con contributi diversificati, affrontano i più svariati temi attinenti alla botanica bergamasca. Il Gruppo ha finora pubblicato, con il patrocinio della Provincia di Bergamo, i volumi “Orchidee Spontanee della provincia di Bergamo” (2001) e “Fiori della Bergamasca” (2003) ed ha collaborato per la parte botanica alla realizzazione del volume “Natura Bergamasca” (2004), fornendo altresì contributi ad autori singoli o istituzioni per loro importanti pubblicazioni. Ha anche allestito mostre a carattere scientifico-divulgativo di tipo itinerante, che sono messe a disposizione di Scuole, Enti culturali e sociali. Il FAB inoltre partecipa ad importanti attività scientifiche tra cui ricordiamo: • Il progetto AcoFAB (Atlante Corologico delle Piante Vascolari del Territorio bergamasco), vero e proprio censimento della nostra flora, con relativo allestimento di un erbario che verrà in seguito depositato presso l’Orto Botanico “Lorenzo Rota” di Bergamo. • La collaborazione con l’Università di Pavia e il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia per la raccolta e la conservazione dei semi ex situ della flora spontanea rara e minacciata della nostra regione. Il FAB, previo accordo con la Segreteria, è disponibile ad accompagnare appassionati e studiosi lungo itinerari di particolare interesse floristico (“Il Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” è certamente tra quelli privilegiati) e spesso viene invitato ad effettuare interventi culturali presso scuole, biblioteche o altre associazioni. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet: www.floralpinabergamasca.net o prendere contatti con la Segreteria del FAB, tel. 035 213665. 6 CLAUDIO BRISSONI Claudio Brissoni rappresenta una delle più significative figure della botanica orobica della seconda metà del secolo ventesimo, perchè nella sua lunga vita ha dedicato numerosi studi e speso molte energie per favorire la conoscenza e la valorizzazione della flora alpina bergamasca. Egli nacque l’8 ottobre 1923 a Nembro, dove la sua famiglia allora risiedeva. Nel 1936 essa si trasferì a Zogno, ma Claudio rimase a Nembro presso lo zio Luigi per tutto il periodo degli studi elementari, medi e superiori conclusi col diploma magistrale a Bergamo nel 1943. Dopo la parentesi bellica e la prigionia, nel 1945 cominciò ad insegnare in varie scuole elementari della Val Brembana; nel 1950 conseguì la maturità scientifica e nel 1951 vinse il concorso magistrale per effetto del quale gli fu assegnata la sede di San Pellegrino, dove rimase fino all’anno scolastico 1961 - 62. Nel frattempo (1956) conseguì la laurea in farmacia presso l’università di Parma. Dal 1° settembre 1962 cominciò la sua carriera di professore di matematica e osservazioni scientifiche presso la scuola media statale di S. Pellegrino, di cui, in seguito, divenne Preside incaricato e poi titolare. Dal 1983 si trasferì alla Presidenza della scuola media statale di Olmo al Brembo, dove rimase fino al suo pensionamento avvenuto nel 1986. 7 CLAUDIO BRISSONI Specialmente negli anni dal 1949 al ‘62 Claudio si dedicò con passione anche alla musica strumentale con il violino, che aveva imparato a suonare fin dalla sua adolescenza nella banda di Nembro; iscritto dal 1961 alla Società Italiana degli Autori ed Editori (S.I.A.E) con la qualifica di “Compositore melodista”, partecipò con successo e premi a numerosi concorsi nazionali e internazionali scolastici di musica corale per bambini; nello stesso periodo svolse inoltre per alcuni anni le funzioni di Maestro-Direttore della Corale “Fior di Monte” di Zogno, che era stata fondata nel 1949. Dopo una lunga serie di studi, ricerche e pubblicazioni in campo naturalistico e botanico, anche con numerosi articoli sulla flora bergamasca comparsi su “L’Eco di Bergamo”, il 6 settembre 1987 fondò il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB), di cui divenne primo Presidente, carica che detenne ininterrottamente per quattro trienni fino al 10 dicembre 1999, data in cui gli fu conferita la carica di “Presidente onorario”. La sua attività scientifico-divulgativa si riassume principalmente in tre iniziative che ne testimoniano degnamente meriti e lungimiranza previsionale per una sempre maggiore sensibilità ecologica ed ambientale dei cittadini bergamaschi verso la montagna e la natura e cioè: - la scoperta e la valorizzazione del “Sentiero dei fiori” in Arera, dal 4 luglio 2004 a lui giustamente intitolato, in memoria; - la già ricordata fondazione, nel 1987, del “Gruppo Flora Alpina Bergamasca” (FAB), libera Associazione di promozione sociale senza fine di lucro, avente la finalità di riunire appassionati, esperti e studiosi della flora bergamasca, con particolare attenzione a quella alpina; - la serie dei suoi libri e dei suoi articoli su riviste e quotidiani dedicati alla flora spontanea bergamasca. Claudio è morto improvvisamente a Marina di Bibbona (Livorno) il 6 settembre 2003, dopo aver consegnato proprio la sera precedente, nella sede sociale del FAB, i testi per la presentazione e per le ultime schede del libro “Fiori della Bergamasca” allora in preparazione e che gli è stato poi dedicato in riconoscenza e memoria da parte di tutti i Soci. 8 PREMESSA Nelle più recenti stagioni estive sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, ormai noto a tutti coloro che per qualche verso si interessano di flora alpina, è aumentato notevolmente il numero degli escursionisti affascinati non solo dall’imponenza del paesaggio ma anche ammirati dalle splendide, vivacissime fioriture che s’incontrano ad ogni passo. Raccogliendo le impressioni di questi visitatori è apparso evidente che moltissimi tra loro, al di là di un interesse estemporaneo, manifestavano il desiderio di conoscere qualcosa in più sul mondo dei fiori alpini. Quasi unanime era la richiesta di uno strumento pratico, semplice e di facile uso per riuscire ad individuare autonomamente le specie più belle o più frequenti che potevano essere osservate lungo il percorso. Il FAB già da tempo aveva in animo di realizzare qualcosa di estremamente pratico e aggiornato che potesse rappresentare un aiuto per tutti gli interessati alla flora alpina, sia pure privi di specifiche conoscenze botaniche, nel loro accostamento all’affascinante mondo dei fiori di montagna. Per non scoraggiare questi potenziali neofiti il FAB ha ritenuto indispensabile evitare loro i complessi e tortuosi meandri della botanica sistematica realizzando uno strumento di conoscenza “diverso”, facile, alla portata di tutti, di pratica e rapida consultazione basato sulle caratteristiche di più immediata osservazione: la forma ed il colore dei fiori. La Provincia di Bergamo, attenta e sensibile ai problemi del turismo naturalistico, ha permesso la realizzazione di questa pubblicazione che riguarda uno dei più interessanti itinerari naturalistici della montagna bergamasca: il “Sentiero dei Fiori”, un biotopo alpino di grandissimo interesse scientifico e naturalistico, la cui eccezionale ricchezza floristica è nota anche a livello internazionale. S’è venuta così realizzando questa “guida” non solo per valorizzare un particolare settore del cospicuo patrimonio floristico alpino della montagna bergamasca, ma anche per aprire sulle nostre montagne la via a quell’intelligente turismo naturalistico che, attraverso la conoscenza di un ambiente e degli aspetti di vita che in esso si svolgono, può portare ad una maggiore sensibilizzazione per un maggiore rispetto della Natura in tutte le sue manifestazioni. 9 PREMESSA Questa breve e rapida “guida” può anche essere considerata un tentativo di “iniziazione” allo studio della flora alpina e viene proposta come incitamento e come stimolo, ma anche come aiuto concreto, a muovere i primi passi di tutti coloro che sentono il desiderio di dedicare i loro interessi naturalistici ad uno dei più entusiasmanti e coinvolgenti aspetti non solo della montagna bergamasca, ma di tutta la natura alpina. Le splendide fioriture lungo il “Sentiero” 10 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI Motivazioni della specificità del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” Alla Regione Medioeuropea, caratterizzata da un clima temperato e da una copertura vegetale prevalentemente costituita da conifere e latifoglie a vegetazione estiva, appartiene il Distretto Alpino comprendente Alpi e Prealpi in generale. Le montagne bergamasche fanno parte del Settore Alpino Orientale nel quale si differenzia la fascia calcareo-dolomitica delle Alpi Calcaree Meridionali (Prealpi) che, a partire dal Lago Maggiore, si estende ininterrotta fino alla Venezia Giulia ed anche oltre in territorio sloveno. È in questo settore prealpino che viene a collocarsi il massiccio dell’Arera insieme a tutti i gruppi montuosi più significativi delle Prealpi Orobiche o Bergamasche (Pegherolo, Menna, Alben, Presolana, Ferrante, Camino, Bagozza). La cronologia geologica fa risalire a circa 200 milioni di anni fa, vale a dire al periodo Triassico dell’Era Mesozoica o Secondaria, la formazione dei potenti banchi sedimentari del Calcare di Esino, che costituiscono l’imponente struttura del Pizzo Arera e di altre vette delle nostre Prealpi, ben distinguibili nel paesaggio per il colore bianco cinereo delle loro pareti, delle loro rupi, dei loro detriti. In merito alla collocazione geografica della nostra fascia prealpina è importante, dal punto di vista botanico, un’ulteriore precisazione: tutto il territorio delle Prealpi Orobiche viene a trovarsi nella zona calcareo-dolomitica compresa tra il Lago di Como e il Lago di Garda che i botanici, riferendosi all’”Insubria”, antico nome della Lombardia, hanno definito Distretto insubrico. È questa una zona ben nota a studiosi e naturalisti, esempio unico di una eccezionale flora basifila che annovera specie di notevole valore botanico il cui insieme costituisce il “contingente insubrico”, un’entità botanica unica al mondo. Molte di queste specie fanno parte del patrimonio vegetazionale del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” la cui ricchezza floristica, qualitativa e quantitativa, è dovuta al verificarsi di eventi favorevoli che nel corso dei millenni l’hanno determinata. Sono di primaria importanza le particolari condizioni clima- 11 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI tiche di cui le nostre Prealpi possono godere grazie alla loro conformazione morfologica, gradualmente digradante da Nord a Sud come gigantesca gradinata affacciata sugli spazi aperti della pianura per accogliere l’afflusso dei venti meridionali grevi di umidità, e grazie anche alla loro collocazione tra i due grandi laghi prealpini di Como e d’Iseo che determinano un clima abbastanza mite ed uniforme e che, insieme ad una buona e prolungata insolazione dei pendii con un loro relativamente breve innevamento, favoriscono lo sviluppo della vegetazione. L’evento decisivo per l’attuale insediamento floristico sulle nostre Prealpi si verificò qualche centinaia di migliaia di anni fa, nell’Era Quaternaria, quando le grandi glaciazioni trasformarono, a più riprese, l’emisfero boreale in una immensa, desolata calotta polare. Enormi colate di ghiaccio colmarono anche le grandi vallate alpine per cui la flora, che vi si era insediata a partire dall’Era Terziaria, subì drastici rimaneggiamenti con la distruzione di molte specie alpine e dei relativi areali di diffusione. Sfuggirono all’inesorabile massa di ghiaccio, risentendone meno gli effetti devastanti, alcune zone delle Alpi Calcaree Meridionali tra cui vasti lembi delle nostre Prealpi. Sulle loro pendici, mai completamente soffocate dalle immani masse di ghiaccio che scorrevano nelle vallate dell’Adda e dell’Oglio, le condizioni climatiche rimasero ancora sopportabili per la vita vegetale per cui, sui versanti meridionali delle Prealpi Orobiche, si crearono spazi vitali per la conservazione di una parte della vegetazione alpina. Queste “oasi di rifugio” si ritrovarono così ad ospitare alcune specie vegetali che qui si rifugiarono per sfuggire alla forza distruttiva dei ghiacciai, evento questo che permise loro di sopravvivere e di giungere fino a noi. Queste specie, passate indenni attraverso gli effetti deleteri delle grandi glaciazioni, vengono oggi indicate come “relitti glaciali” i quali, data la loro antichissima origine e l’attuale limitatezza delle loro aree di diffusione, prendono anche il nome di “paleoendemiti” cioè endemiti antichi. Molte di queste specie relitte rimasero localizzate nella zona insubrica per cui si usa indicarle anche come “endemiti insubrici”. Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” è possibile osser- 12 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI vare un buon numero di questi preziosi endemiti unici al mondo come Allium insubricum (pag. 131 ■), Campanula Raineri (pag. 104 ■), Silene elisabethae (pag. 129 ■), che donano a questo ambiente un’impronta di notevole valore botanico accresciuta anche dalla presenza di quattro specie esclusive della flora alpina bergamasca: Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■), Galium montis-arerae (pag. 62 ■), Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■), Moehringia concarenae (pag. 41 ■), le cui origini hanno profonde radici nella notte dei tempi. A ragione quindi si può ben dire che il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” rappresenti uno fra i più interessanti itinerari naturalistici delle Prealpi Orobiche lungo il quale alla grandiosa varietà del paesaggio si aggiungono rare e spettacolari fioriture di inattesa e sorprendente bellezza e di insuperabile valore botanico. S’impongono perciò la necessità e il dovere morale di conservare e rispettare integralmente questo straordinario biotopo alpino che la Natura ha regalato alla nostra terra, costruendolo pazientemente lungo l’arco dei millenni con delicate interazioni tra clima, suolo ed ambiente per preparare ad ogni creatura lo spazio per la sua sopravvivenza. Qualsiasi intervento che dovesse intaccare o distruggere l’equilibrio biologico di un ambiente di rilevante importanza come il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” significherebbe un’irrimediabile rinuncia ad una ricchezza che la Natura non potrà mai più ricostruire. Crocus albiflorus 13 IL FENOMENO ENDEMISMO Il fenomeno endemismo: ipotesi recenti Negli ultimi 3 milioni di anni, sulla Terra si sono verificate oltre cinquanta fluttuazioni climatiche che, sulle Alpi, hanno causato una continua oscillazione dei ghiacciai e dell’estensione territoriale da essi occupata. La classica spiegazione vuole che, nell’area alpina, gli endemiti si siano originati nei periodi di massima espansione glaciale, con l’estinzione su vasta scala delle specie meno resistenti al raffreddamento climatico e la loro sopravvivenza solo nelle stazioni più riparate, anche a seguito della frammentazione dei primitivi areali e della successiva differenziazione delle popolazioni. Oggi, studi più recenti ipotizzano che l’estinzione e l’isolamento di molte specie sia avvenuto principalmente nelle fasi interglaciali calde, quando la comparsa di una nuova flora sottrasse spazi sempre più ampi alle specie preesistenti, confinandole in territori residuali. In altri termini, grazie a specifici adattamenti morfologici e fisiologici, molte piante alpine hanno superato indenni i periodi freddi, ma non hanno retto la concorrenza delle specie sopraggiunte con l’innalzamento della temperatura, che raggiunse valori medi superiori di alcuni gradi a quella odierna. Allium insubricum 15 GLI ITINERARI Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”: gli itinerari Il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, alpinisticamente non impegnativo, attraversa a quota 2000, i ghiaioni della Val d’Arera e del Mandrone sfiorando alla base le incombenti pareti rocciose dell’Arera e della Corna Piana per concludersi al Passo Branchino. Il ritorno al punto di partenza si può effettuare più comodamente lungo un agevole sentiero che si snoda sulle coste erbose dell’alta Val Vedra e sui gradoni rocciosi degli ultimi contrafforti dell’Arera. Un particolare molto importante: tutte le specie citate per questo percorso sono osservabili, naturalmente in momenti diversi, senza scostarsi, se non minimamente, dal sentiero. CAPANNA 2000 - VAL D’ARERA PASSO GABBIA Un brevissimo strappo su un costone erboso porta all’inizio della Val d’Arera che ci accoglie con i suoi ampi ghiaioni perennemente tormentati dall’aggressività dell’erosione. Il sentiero pianeggiante attraversa macereti che in ogni stagione offrono interessanti e preziose fioriture tra cui primeggia la rarissima ed esclusivamente bergamasca Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■) i cui fiori gialli, simili a piccole bocche di leone e raggruppati all’estremità dello stelo, sono avvolti da una morbida, caratteristica lanugine. Le tiene spesso compagnia un altro endemita tipicamente bergamasco: Galium montis-arerae (pag. 62 ■) a gruppi di fiorellini bianco giallastri. A queste s’affiancano altre specie non meno interessanti come la candida Arabis bellidifolia (pag. 36 ■), l’elegante Viola dubyana (pag. 114 ■) a fauce gialla, il dorato Papaver aurantiacum (pag. 63 ■), l’azzurra-violacea Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■), il vistosissimo Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■). Le meraviglie però non finiscono qui, poiché il ricco panorama vegetazionale della Val d’Arera è un continuo susseguirsi di specie botanicamente molto interessanti quali il raro Allium insubricum (pag. 131 ■) dai penduli fiori rosso porpora, la violacea Aquilegia einseleana (pag. 107 ■), la curiosa e rara Athamanta cretensis (pag. 58 ■), con numerose ombrelle di 16 GLI ITINERARI L’Arera dal Passo di Val Vedra piccolissimi fiori biancastri, le profumatissime infiorescenze della Gymnadenia odoratissima (pag. 139 ■), i fiorellini blu cielo della panciuta Gentiana utriculosa (pag. 97 ■ ), la deliziosa Campanula raineri (pag. 104 ■) i cui ciuffi dipingono di un tenue viola glicine il freddo grigiore delle rupi e, mai segnalato per le Orobie, Allium ericetorum (pag. 69 ■) dalla cui globosa infiorescenza giallastra fuoriescono stami con antere arancione. Completano il quadro floreale della Val d’Arera bianchi gruppi di Saxifraga hostii (pag. 46 ■) e Saxifraga caesia (pag. 45 ■), gialli cuscinetti di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), infiorescenze rossastre di Valeriana montana (pag. 130 ■), le azzurre globularie, il giallo solare degli eliantemi ed ancora i curiosi fiori porporini di Pedicularis gyroflexa (pag. 141 ■) e quelli giallo solfini della rara Pedicularis ascendens (pag. 87 ■), la non comune Primula glaucescens (pag. 126 ■) tipica di alcune montagne lombarde, la dorata e carnosa Primula auricula (pag. 65 ■), le rosate sfumature di Gypsophila repens (pag. 124 ■), i violacei tappeti di Acinos alpinus (pag. 109 ■), le robuste fioriture di Adenostyles glabra (pag. 134 ■), i minuti e tenaci fiorellini bianchi di Pritzelago alpina (pag. 37 ■) accanto a quelli violacei di Thlaspi rotundifolium (pag. 120 ■), i frequenti cespi di Rhododendron hirsutum (pag. 127 ■). Ma per avere una visione più completa di questo primo tratto del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” sarebbe necessario elencare tantissime altre specie, dalle orchidee ai salici, dalla rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) ad Achillea clavenae 17 GLI ITINERARI (pag. 55 ■), da Horminum pyrenaicum (pag. 112 ■) a Crepis kerneri (pag. 77 ■). Superata con una breve salita la Val d’Arera, si sfiorano alcune roccette tappezzate da una policroma vegetazione alpina dove spiccano il bianco di Cerastium latifolium (pag. 38 ■) e Dryas octopetala (pag. 53 ■), il giallo della minuscola Viola bifora (pag. 89 ■) e dei pulvini carnosi di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), il rosso del prostrato Rhododendron hirsutum (pag. 127 ■), mentre ai bordi del sentiero rispuntano i cuscinetti di Pritzelago alpina (pag. 37 ■) e, nella giusta stagione, si aprono al sole le rosse e luminose corolle della rara Silene elisabethae (pag. 129 ■). Il sentiero continua pianeggiante, attraversando un breve pascolo d’altitudine in cui trovano il loro ambiente di vita orchidee, sassifraghe, genziane e specie tipiche dei pascoli d’alta quota. Si perviene così al Passo Gabbia (m 2050). Davanti a noi, alla base di possenti bastioni di roccia, si estendono i vasti ghiaioni del Mandrone e qui, oltre al bellissimo panorama, allietano il visitatore le non comuni fioriture di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) dalla slanciata infiorescenza rosso porpora, i nivei mazzetti di Anemone narcissiflora (pag. 52 ■), il delicato Linum alpinum (pag. 99 ■), fragile nei suoi petali color di cielo e il sempre ammiratissimo Leontopodium alpinum (pag. 57 ■), la vellutata stella alpina che suscita curiosità ed emozione anche negli escursionisti meno attenti alle bellezze della natura alpina. Bocchetta di Corna Piana 18 GLI ITINERARI MANDRONE - BOCCHETTA DI CORNA PIANA - PASSO BRANCHINO Il Mandrone La morfologia del Mandrone è tipicamente dolomitica e dalla base delle pareti rocciose prendono origine ripidi ghiaioni, ciascuno con un proprio panorama vegetazionale per cui l’aspetto floristico di questo tratto del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” risulta quanto mai vario ed interessante. Su questi instabili detriti è un continuo alternarsi di colori, dal giallo oro di Papaver aurantiacum (pag. 63 ■) al rosso intenso di Silene elisabethae (pag. 129 ■), raro endemita insubrico, dal pallido rosa di Thlaspi rotundifolium (pag. 120 ■) al bianco di Cerastium latifolium (pag. 38 ■), dall’azzurro violaceo di Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■) al giallo intenso di Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■). Queste sono le specie più appariscenti e più spettacolari, ma, guardando attentamente tra i detriti e gli anfratti rocciosi si scoprono Alchemilla nitida (pag. 90 ■) a foglioline palmate rivestite inferiormente da una peluria sericea, Salix reticulata (pag. 94 ■) a foglie ovali fittamente innervate, l’azzurro Myosotis alpestris (pag. 100 ■), la minuscola e violacea Veronica aphylla (pag. 102 ■), la bianca Silene pusilla (pag. 49 ■), la piccolissima e giallastra Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), i disordinati cuscinetti di steli filiformi della rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) a fiorellini bianchi e, di tanto in tanto, ancora la preziosissima Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■). 19 GLI ITINERARI Le fredde ed inospitali pareti di roccia, che sembrano respingere ogni forma di vita, ospitano nelle loro cavità e nelle loro fessure inattese meraviglie tra cui la bianca ed esile Valeriana saxatilis (pag. 51 ■), la rosea Silene acaulis (pag. 128 ■) e due autentiche rarità della nostra flora alpina: Saxifraga vandellii (pag. 48 ■) a ciuffetti di fiori bianchi emergenti da ispidi cuscinetti di rigide foglioline tenacemente aggrappati alla roccia e Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■) raro ed esclusivo endemita orobico. Ai piedi delle rupi, dove il terreno riesce a mantenere meglio l’umidità, crescono la frastagliatissima e violacea Soldanella alpina (pag. 108 ■), la bianca Saxifraga rotundifolia (pag. 47 ■) a foglie dentate e il candido Ranunculus alpestris (pag. 44 ■). Dopo aver attraversato i ghiaioni del Mandrone si percorre, senza perdere quota, un pascolo sassoso dove abbondano, secondo le stagioni, la bluastra Gentiana clusii (pag. 96 ■), la rossa Primula glaucescens (pag. 126 ■), la nitida Anemone narcissiflora (pag. 52 ■), l’azzurro Linum alpinum (pag. 99 ■), la rossa e profumata Daphne striata (pag. 117 ■), la purpurea Silene elisabethae (pag. 129 ■) e, nella piena estate, i singolari capolini rosa violacei della rara Armeria alpina (pag. 121 ■). Il sentiero riprende quindi a salire seguendo la base dei contrafforti meridionali della Corna Piana inerpicandosi fino alla Bocchetta di Corna Piana (m 2078) dalla quale lo sguardo spazia sulla verde conca del Branchino e dell’alta Val Vedra. Su questo breve ma ripidissimo tratto il panorama vegetazionale è del tutto simile a quello della Val d’Arera con esclusione però di alcune specie tra cui Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■). In compenso, tra le fioriture che ravvivano questo ambiente, non mancano certo specie di rara bellezza: la primaverile Pulsatilla alpina (pag. 54 ■), Bupleurum petraeum (pag. 93 ■) simile ad un ciuffo d’erba con fiorellini verde giallastro, incredibili cespi di Gypsophila repens (pag. 124 ■) formati da centinaia di fiori bianco-rosati, Leontopodium alpinum (pag. 57 ■), la stella alpina che frequentemente occhieggia dalle fessure delle rocce ed ancora Athamanta cretensis (pag. 58 ■)ed Allium insubricum (pag. 131 ■). Al culmine della salita si ritrova Saxifraga vandellii (pag. 48 ■) accanto a rosei cuscinetti di Petrocallis pyrenaica (pag. 117 ■) assai rara nelle Alpi Orientali. Tra le erbe sorgono gli 20 GLI ITINERARI steli argentati di Tephroseris integrifolia (pag. 81 ■), quelli di Trollius europaeus (pag. 72 ■) e quelli più bassi delle stelle alpine, di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■), di Trifolium badium (pag. 88 ■), un giallo trifoglio alpino e della profumatissima Nigritella rhellicani (pag. 140 ■). Lungo la disagevole discesa sul ghiaione ovest della Corna Piana sono degne di nota le fioriture di Ranunculus alpestris (pag. 44 ■) e Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), ancora quelle dell’impareggiabile Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■) e, nelle cavità della roccia in ombra d’acqua, quelle della nostra Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■). In prossimità del Lago Branchino, tra macchie rosse di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) e gialle di Helianthemum alpestre (pag. 64 ■), compare Saxifraga paniculata (pag. 46 ■), con le foglie coriacee strettamente raccolte in rosetta, accanto alla rosso vinosa Gentiana purpurea (pag. 123 ■) intercalata dai vigorosi fusti erbacei del velenosissimo Veratrum album (pag. 92 ■) con i fiori verdastri distribuiti lungo lo stelo. Camminando al margine di una vasta macchia di Alnus viridis, l’ontano verde tipico arbusto alpino, si perviene al Passo Branchino in vista del lago. Rocce scanalate presso la Bocchetta di Corna Piana 21 GLI ITINERARI PASSO BRANCHINO ALTA VAL VEDRA - CAPANNA 2000 Dopo una meritata sosta ci si incammina sulla via del ritorno imboccando il sentiero n° 222 che passa vicino alle malghe del Branchino, dove i mandriani scambiano volentieri quattro chiacchiere con gli escursionisti. Accanto alle baite si estendono rigogliosi tappeti di grandi foglie carnose di Rumex alpinus (pag. 132 ■) tipico della flora degli alpeggi. Il sentiero prosegue quindi con leggere ondulazioni tagliando le coste erbose dell’alta Val Vedra dove spiccano, tra il verde, il rosa intenso del rododendro e il giallo luminoso del botton d’oro cui si accompagnano, talvolta, il piumoso, rosato Thalictrum aquilegifolium (pag. 133 ■), la curiosa Astrantia major (pag. 60 ■), macchie violacee di Centaurea nervosa (pag. 136 ■) e gruppi dorati di Arnica montana (pag. 73 ■). Tra l’erba fioriscono abbondanti le orchidee selvatiche tra cui Nigritella rhellicani (pag. 140 ■) e qualche raro esemplare della rossa Nigritella rubra (pag. 140 ■), fiori troppo spesso vittime della mala educazione e dell’ottusità mentale di qualche sconsiderato. Il lago Branchino 22 GLI ITINERARI Quando il sentiero, in lieve salita, costeggia piccoli ammassi rocciosi o attraversa brevi ghiaioni, la flora si fa più tipicamente alpina e ricompaiono alcune specie interessanti come Silene elisabethae (pag. 129 ■), Aquilegia einseleana (pag. 107 ■), Minuartia austriaca (pag. 39 ■), Horminum pyrenaicum (pag. 112 ■), mentre rododendri e botton d’oro continuano a vestire di colore il paesaggio floreale di questi pascoli d’alta quota. Dopo un tratto in salita il sentiero corre alla base di paretine rocciose i cui anfratti ospitano, in agosto, splendide fioriture di Campanula raineri (pag. 104 ■) dal colore particolarmente intenso. Nelle vicinanze, su un masso isolato, si può ammirare uno spettacolo incredibile: circondato da coloratissimi ciuffetti di Campanula raineri (pag. 104 ■) e da alcuni capolini violacei di Erigeron alpinus (pag. 115 ■) fiorisce un “bouquet” di stelle alpine collocate in una piccola cavità della roccia. È questa l’ultima meraviglia del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”. Siamo ormai prossimi alla conclusione del nostro itinerario e il sentiero corre attraverso un piccolo pianoro popolato da alcune “alte erbe” come Senecio alpinus (pag. 80 ■), le cui gialle corolle contrastano col blu intenso dei caratteristici fiori foggiati ad elmo di Aconitum napellus (pag. 110 ■). Si prosegue attraversando gli estremi lembi della Val d’Arera per giungere, dopo una breve salita tra rododendri, sassifraghe e veratri, a Capanna 2000 dove il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” inizia e si conclude. Vista presso il Passo di Val Vedra 23 L’ESPLORAZIONE BOTANICA Un’avventura affascinante: l’esplorazione botanica del monte Arera L’importanza floristica e geobotanica del monte Arera è oggi pienamente compresa grazie all’ingente mole di conoscenze accumulate negli ultimi 150 anni da numerosi botanici, professionisti e dilettanti, che con autentica passione e grandissimo impegno si dedicarono alla ricerca e all’erborizzazione su questo massiccio. Verso la metà dell’800, per la precarietà dei mezzi e delle vie di comunicazione, l’accesso all’alta montagna era generalmente difficoltoso e obbligava gli studiosi al compimento di vere e proprie spedizioni, che permisero il formarsi di un quadro sufficientemente esauriente della flora bergamasca, ma non consentirono l’approfondimento di specifiche situazioni locali. Così, ad esempio, nel luglio 1847 il dottor Giuseppe Bergamaschi compì un lungo viaggio, dalla città fino al Passo del Tonale (la Val Camonica apparteneva allora alla provincia di Bergamo), quindi nelle valli Borlezza, Scalve, Seriana e Brembana; egli transitò per il Passo Branchino, ignorando il monte Arera. Nel resoconto pubblicato a Pavia alcuni anni più tardi (Peregrinazione statistico-fitologica nelle valli Camonica, Seriana e Brembana, 1853), egli nomina solo quattro specie, osservate tra l’Alpe Maregiana (attualmente denominata Alpe Neel, in Val Canale) e il passo: Saxifraga caesia e Veronica alpina, oggi ancora presenti, insieme a Polemonium coeruleum e Pedicularis sylvatica, mai più ritrovate nella Bergamasca. Pochi anni prima, nel 1843, Lorenzo Rota, di professione medico ma valentissimo botanico, aveva pubblicato l’Enumerazione delle piante fanerogame rare della Provincia bergamasca, dove segnalava la presenza di Barbarea bracteosa nelle valli Vedra e Parina. Il “principe” dei botanici bergamaschi, nel 1853 consegnava alle stampe il suo lavoro più completo, il Prospetto della flora della Provincia di Bergamo; per la prima volta il monte Arera veniva esplicitamente citato per Primula glaucescens, Cytisus emeriflorus, Geranium argenteum e Saxifraga oppositifolia (le ultime due non sono state ritrovate in tempi recenti). Nel 1894, il professor Emilio Rodegher, di origine veronese e insegnante presso alcuni Istituti Tecnici della provincia, insieme all’ingegner Giuseppe Venanzi, pubblicava un nuovo Prospetto della 24 L’ESPLORAZIONE BOTANICA flora della Provincia di Bergamo; per il monte Arera venivano riprese alcune segnalazioni del Rota, con l’aggiunta di Carduus defloratus subsp. tridentinus; tra il 1894 e il 1916 E. Rodegher lo percorse più volte, raccogliendo vari campioni (Campanula barbata, Gnaphalium supinum, Valeriana supina, ecc.) per il suo ricchissimo erbario (più di 7300 fogli!), attualmente depositato presso l’Orto Botanico dell’Università di Pavia. Dobbiamo a G. B. Traverso, docente di botanica all’Università di Padova, la prima articolata relazione floristica interamente dedicata al monte Arera (Una salita botanica al Pizzo Arera, 1908). Dopo un sintetico inquadramento geografico, geologico e vegetazionale, il resoconto dell’escursione richiama 55 specie, mentre 112 sono quelle raccolte per la determinazione; l’autore non le avrebbe pubblicate “... se non mi fossi accorto che i botanici i quali si sono occupati della flora bergamasca non ricordano quasi mai il Pizzo Arera e se fra di esse non ve ne fosse qualcuna nuova per la provincia di Bergamo e qualche altra notevolmente rara...”; fra queste Campanula raineri, Silene elisabethae, Achillea clavenae, Minuartia austriaca, Papaver aurantiacum, Petrocallis pyrenaica, Campanula carnica, Hedysarum hedysaroides, Sanguisorba dodecandra, Viola dubyana, Aquilegia einseleana e Leontopodium alpinum. L’escursione ebbe luogo il 9 agosto 1907; il professor Traverso partì da Parre con due compagni e una guida, risalì le valli Nossana e Gorgolina e attraversato il pianoro di Camplano puntò alla cresta orientale dell’Arera, ma in questo tratto il gruppetto incorse in un increscioso incidente, perché, assurdamente sospettato di propagare l’afta epizootica fra il bestiame, venne ripetutamente bersagliato dai grossi massi che alcuni pastori facevano rotolare dal pendio soprastante. Negli anni seguenti furono due studiosi svizzeri ad occuparsi intensamente delle montagne bergamasche e dell’Arera: Ernest Wilczek, docente di botanica presso l’Università di Losanna, e Paul Chenevard, ginevrino, amministratore di un importante negozio di stoffe, accostatosi alla botanica solo verso i trent’anni. Fu soprattutto lo Chenevard, tra il 1911 e il 1913, a condurre una serie di meticolose campagne esplorative; in particolare, nell’estate del 1912 egli sostò lungamente a Roncobello, compiendo numerose escursioni nella zona del monte Arera, con passione e determinazione eccezionali, considerato che all’epoca era già ultrasettantenne, essendo nato nel 1839. 25 L’ESPLORAZIONE BOTANICA Nel 1912 i due studiosi pubblicarono congiuntamente un saggio intitolato Contributions à la flore des Préalpes bergamasques, mentre al solo Chenevard dobbiamo una comunicazione alla Società Botanica di Ginevra: Herborisations aux environs de Roncobello. Nel 1914 apparve un nuovo Contributions à la flore des Préalpes bergamasques, opera dello Chenevard, che nel 1915 approntò anche un voluminoso manoscritto sulla flora delle Prealpi Bergamasche, mai pubblicato, reperibile presso la Biblioteque del Conservatoire et Jardin botanique de la Ville de Genève. Complessivamente sono raccolte oltre 33.000 segnalazioni relative al nostro territorio, di cui 421 riferibili al monte Arera ed ai più prossimi rilievi; oltre a tutte le specie precedentemente descritte, vi compaiono, tra le altre, Allium insubricum, Cerastium latifolium, Crepis kerneri, Linum alpinum, Doronicum columnae, Doronicum grandiflorum, Saxifraga sedoides, Saxifraga vandellii, Minuartia grignensis, Laserpitium nitidum, Laserpitium peucedanoides, Primula auricula, ecc. Aiutato da alcuni botanici sia professionisti che dilettanti, lo Chenevard raccolse un consistente erbario, oggi depositato a Ginevra; inoltre egli fu in cordiale e proficua relazione col Rodegher. Per registrare ulteriori sviluppi, occorre giungere fino al secondo dopoguerra. Fausto Lona, docente di botanica all’Università di Parma, nel 1947 raccolse una pianta che pubblicò come nuova specie nel 1949, dedicandola al suo maestro Sergio Tonzig, direttore dell’Istituto Botanico dell’Università di Milano: si tratta di Linaria tonzigii, in un primo tempo ritenuta esclusiva del gruppo Arera-Corna Piana, ma in seguito ritrovata in poche altre stazioni, tutte in territorio bergamasco. In verità, la pianta era già stata raccolta nel 1911 da Wilczek e Chenevard, i quali, disponendo di reperti troppo scarsi e incompleti, al momento preferirono evitare di proporla come nuova specie. Tra gli anni ’50 e ’60 furono particolarmente attivi un gruppo di botanici tedeschi e austriaci, le cui ricerche erano indirizzate principalmente a definire la genesi e gli areali delle specie endemiche delle Alpi meridionali, particolarmente degli endemiti insubrici, esclusivi dei rilievi compresi tra il Lago Maggiore e il Lago di Garda. Il 18 agosto del 1956, H. Merxmüller, W. Gutermann e W. Wiedmann partirono da Valcanale e, nel corso di un’ascensione al monte Arera, raccolsero un caglio che l’anno seguente fu pubblicato come nuova specie da Merxmüller e F. Ehrendorfer: Galium 26 L’ESPLORAZIONE BOTANICA montis-arerae. Durante la medesima escursione rinvennero, oltre a numerosissimi esemplari di Linaria tonzigii, anche diverse piante di Saxifraga presolanensis, pianta scoperta nel 1894 da A. Engler sulla Presolana e non più rivista da allora, tanto da essere definita “specie fantasma”. A questo punto, il valore botanico del monte Arera è universalmente riconosciuto, tanto che H. Pitschmann e H. Reisigl, in una pubblicazione del 1959 scrivono che “... per un botanico è veramente il gioiello più prezioso del tesoro delle Alpi Bergamasche, in quanto vi risiede più di una dozzina di endemiti delle Alpi meridionali”. Nei medesimi anni l’Arera è frequentemente visitata da Luigi Fenaroli e Nino Arietti, nel corso di ricerche dedicate ad alcune specie endemiche locali. L’ultimo endemita ritrovato è Moehringia concarenae, specie descritta solo nel 1991 da F. Fenaroli e F. Martini, ma già raccolta dall’Arietti nel 1958 sotto il nome di Moehringia ciliata/polygonoides. In anni più recenti, l’Arera è oggetto di studio da parte di numerosi ricercatori, mentre a partire dal 1989, il gruppo Flora Alpina Bergamasca (F.A.B.) ha avviato un progetto per la revisione della flora provinciale, in seguito finalizzato alla realizzazione di un atlante corologico, secondo le modalità proprie della cartografia floristica centro-europea. Le segnalazioni ad oggi raccolte relative al Pizzo Arera ed ai più prossimi rilievi ammontano ad oltre 3100, riferibili a più di 900 specie, per ognuna delle quali vengono registrate stazione, quota, esposizione, fenologia e ambiente di crescita. Fioriture di Papaver aurantiacum sul ghiaione del Mandrone 27 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO Partendo dalla considerazione che il primo messaggio visivo proveniente da un fiore e immediatamente recepito dall’osservatore è il colore, questo è stato utilizzato come punto di partenza dell’indagine conoscitiva seguendo l’esempio di alcuni autori (Aichele, Stefenelli, Poletti). Al di là delle mille sfumature sono state individuate sei “fasce di colore” in una delle quali collocare il fiore preso in osservazione. Successivamente, in base alla sua “struttura” lo stesso fiore viene assegnato, nell’ambito della fascia di colore prescelta, ad un gruppo particolare (fiori regolari, fiori in capolino, fiori in ombrella, fiori in amento, fiori irregolari). Queste due osservazioni iniziali, se ben condotte, portano all’individuazione di una specie o di un gruppo di specie che singolarmente descritte, considerando soltanto “caratteristiche” facilmente osservabili, forniranno ulteriori indicazioni per la definitiva determinazione della specie presa in esame. 1) Scegliere la fascia di colore in cui collocare il fiore ■ Fascia bianca - Fiori bianchi senza evidenti sfumature d’altro colore. ■ Fascia gialla - Fiori dal bianco giallastro al giallo vivo fino al giallo arancione. ■ Fascia verde - Fiori a dominante verde ma sempre tendenti al giallastro. ■ Fascia azzurra - Fiori dall’azzurro tenue al blu intenso. ■ Fascia viola - Fiori dall’azzurro violaceo al viola glicine fino al viola più intenso. ■ Fascia rossa - Fiori dal bianco rosato al rosa e al rosso porpora. Avvertenze: Poiché la percezione del colore è del tutto soggettiva si possono manifestare incertezze, soprattutto se la tinta del fiore è al limite di passaggio tra una fascia di colore 28 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO e l’altra, per cui si consiglia di consultare le possibili fasce di colore sulle quali si è in dubbio. Nel caso in cui sullo stesso fiore compaiano diversi colori considerare sempre il colore dominante. Non sempre i fiori della stessa specie si presentano con la medesima intensità di colore per cui è bene osservare diversi esemplari e considerare il colore più frequente. Nel gruppo dei fiori a struttura simile ad una margherita il colore da considerare è quello della “corolla” esterna perché l’interno è sempre giallo. È infine opportuno far notare che per alcuni generi botanici complicati, la determinazione sul campo col solo colore non è possibile. Campanula raineri e Aquilegia einseleana 29 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO 2) Osservare la struttura del fiore Fiori regolari a simmetria raggiata Simbolo R + n° petali Le varie parti del fiore, all’incirca uguali per forma e dimensione, sono tutte disposte regolarmente attorno al centro del fiore stesso. Questo gruppo viene suddiviso considerando il numero dei petali (primula, ciclamino) o il numero dei lobi se la corolla è foggiata a campana, ad imbuto o a coppa (campanula, genziana, rododendro). Fiori in capolino (Asteraceae già Compositae) Simbolo CA Fiori che, pur avendo l’aspetto di un unico fiore, paiono “composti” da numerosissimi fiorellini riuniti in una particolare infiorescenza detta “capolino” simulante appunto un unico fiore. Vi sono fiori con la parte centrale (disco) gialla e la parte periferica (raggio) bianca o colorata simulante una corolla (margherita, astro) e fiori in cui questa distinzione non esiste (cicoria, cardo). Fiori in ombrella (Apiaceae già Umbelliferae) Simbolo OM Fiori molto piccoli, spesso con petali ricurvi verso l’interno, sorretti da peduncoli di uguale lunghezza uscenti da uno stesso punto dello stelo dove solitamente, non sempre, esistono alcune piccole foglioline (brattee) il cui insieme è detto “involucro” (astranzia). In molte specie ciascun peduncolo si ramifica ulteriormente in altri peduncoli più brevi, tutti uscenti da uno stesso punto, alla base dei quali possono esistere alcune piccolissime foglioline (bratteole) il cui insieme è chiamato “involucretto” (angelica, sedano). 30 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO Fiori in amento (Salicaceae) Simbolo AM Infiorescenza a forma di spiga, pendula o eretta, con fiori generalmente unisessuali, molto piccoli e con petali ridottissimi o assenti. Fiori irregolari a simmetria bilaterale (Lamiaceae, Violaceae, Scrophulariaceae, ecc.) Simbolo IR Le parti del fiore non sono uguali tra loro e sono simmetricamente disposte lungo un asse longitudinale che divide il fiore in due metà uguali (viola, trifoglio, salvia, bocca di leone). 3) Descrizione delle specie Dopo aver scelto la fascia di colore e, nell’ambito di questa, il gruppo strutturale di appartenenza, leggere attentamente le descrizioni delle specie comprese nel gruppo e stabilire quale fra queste corrisponde alle caratteristiche osservabili sul fiore che stiamo esaminando e che vogliamo riconoscere. Papaver aurantiacum 31 GLOSSARIO Acaule = privo di caule (fusto), cioè senza fusto. Achenio = frutto secco, piccolo, che a maturazione non si apre spontaneamente, nelle Asteraceae spesso fornito di un’appendice piumosa. Acuto / acuminato = appuntito Afillo = privo di foglie Alato = provvisto di espansioni laterali Amplessicaule = organo con base allargata abbracciante lo stelo Antesi = fioritura Antera = ingrossamento terminale di uno stame. Contiene il polline Ascella = punto di inserzione (angolo superiore) di una foglia o di un ramo sul fusto Ascendente = adagiato al suolo, poi raddrizzato. Astata = foglia con lamina a punta di lancia, appuntita all’apice e con due appendici divaricate in basso. Attenuato = progressivamente ristretto Bifido = diviso in due parti fino a metà Bilabiato/a = calice e corolla divisi in due lobi (labbra) Bilobo = diviso in due parti (lobi) ma non fino a metà Brattee = foglie trasformate, diverse per forma e dimensioni rispetto a quelle normali, situate vicino al fiore. Bulbillo = corpicciolo sferoidale che, staccandosi dalla pianta, è in grado di emettere radici e far crescere una nuova pianta. Calice = involucro esterno del fiore, costituito dai sepali Calicetto = verticillo di brattee al di sotto del calice Capolino = infiorescenza formata da numerosi piccoli fiori, ravvicinati e inseriti allo stesso livello su un ricettacolo, simulante un fiore unico, come nelle Asteraceae. Capsula = frutto secco, formato da più divisioni, aprentesi spontaneamente a maturità. Caulinari, cauline = situati/e sul caule, cioè sullo stelo. Cespitoso = formante un cespo Cigliato = margine di un organo con peli evidenti Cordato = a forma di cuore, con un’insenatura all’attaccatura del picciolo. Crenato = margine fogliare leggermente intaccato Drupa = frutto con buccia sottile, polpa carnosa e nocciolo legnoso. Endemismo = fenomeno per cui una specie, per varie cause, cresce spontaneamente solo in un’area circoscritta e ristretta. Endemita = organismo endemico Fauce = parte centrale della corolla Follicolo = frutto secco, senza divisioni, aprentesi a maturità Glabro = privo di qualsiasi rivestimento peloso Glauco = di colore verde azzurrognolo 32 GLOSSARIO Guaina = elemento basale di una foglia avvolgente il fusto Inciso = con divisioni profonde, spesso irregolari. Imparipennata = foglia composta, pennata, con un numero dispari di foglioline, per la presenza di una fogliolina apicale. Infiorescenza = insieme di fiori portati da un asse comune Involucro = insieme di foglioline o di squame formante una sorta di calice attorno ad una infiorescenza Labello = espansione di un petalo che lo rende diverso dagli altri per forma e dimensioni Lacinie = suddivisioni in segmenti da molto sottili a filiformi Lasso = poco compatto, aperto. Legume = frutto secco aprentesi a maturità secondo due linee longitudinali Lesiniforme = molto stretto, sottile e appuntito. Ligulati = fiori delle Asteraceae con corolla irregolare, dotati di un lungo lembo (ligula) solitamente posizionati alla periferia del capolino, spesso scambiati per petali. Lineare = sottile, stretta. Lobi = intaccature ± profonde, rotondeggianti di un organo. Mucrone = appendice terminale di un organo, sottilissima, appuntita, ± rigida. Mucronato = provvisto di mucrone Nettarii = organi fiorali dove si produce e si raccoglie il nettare Nitrofila = pianta che predilige i suoli ricchi di azoto, condizione frequente nei riposi del bestiame, presso le malghe. Nucula = piccolissima noce Ombrella = infiorescenza in cui i peduncoli dei singoli fiori partono tutti da uno stesso punto dello stelo Orecchiette = piccole espansioni fogliacee rotondeggianti alla base del picciolo Patente = allargato, perpendicolare rispetto all’asse (del fusto o del fiore). Palmatopartita = foglia palmata profondamente suddivisa Pannocchia = infiorescenza composta, con un asse principale da cui si dipartono assi secondari progressivamente più corti. Pennatosetta = foglia allungata e divisa in segmenti fino all’asse centrale, tanto da sembrare pennata. Petali = foglie trasformate, formanti la corolla del fiore. Picciolo = organo con cui la foglia si attacca al fusto Prostrato = fusto adagiato sul terreno senza emissione di radici Pubescente = rivestito da leggera, morbida peluria. Pulvino = cuscinetto compattissimo, di forma emisferica. Racemo = infiorescenza indefinita, con asse allungato e fiori peduncolati. Revoluto = margine fogliare ripiegato all’infuori (verso la pagina inferiore) in senso longitudinale 33 GLOSSARIO Rizoma = fusto trasformato in organo di riserva, strisciante al suolo o sotterraneo. Rosetta = insieme di foglie adagiate sul terreno alla base del fusto Sagittata = foglia con lamina formata a punta di freccia, acuta, con la base incavata. Scapo = fusto fiorale eretto, privo di foglie o con poche squame, spesso nascente dalla rosetta basale. Scarioso = margine fogliare di consistenza membranacea Sepali = foglioline trasformate, costituenti il calice. Sessile = senza picciolo o senza peduncolo Siliqua = frutto secco aprentesi a maturità in due divisioni separate da un diaframma membranoso, tipico delle Brassicaceae. Smarginato = petalo o foglia intaccato all’apice Spata = brattea membranacea che avvolge un’infiorescenza Sperone = prolungamento a sacco, ± sviluppato, di un petalo. Squame = foglie ridottissime, spesso di aspetto membranoso. Stame = organo maschile del fiore composto da un peduncolo (filamento) che sostiene l’antera contenente il polline Stimma = parte terminale dello stilo, di forma diversa, destinata ad accogliere il polline. Stilo = parte superiore del pistillo, solitamente filiforme, ma spesso anche d’altra forma. Stipole = espansioni fogliacee o membranose alla base delle foglie Suffrutice = piccolo arbusto semilegnoso Tepali = foglie trasformate, sostituenti sia i sepali che i petali. Terminale = parte estrema di un organo Tomentoso = coperto da peli molli, cotonosi. Trilobo = organo diviso in tre lobi Tubo corollino = formato dalle parti inferiori dei petali saldate tra loro Tubulosi = nei capolini delle Asteracee sono i fiori del disco centrale, sprovvisti di ligula. Unghia = parte inferiore di un petalo, sottile e spesso molto allungata. Verticillo = insieme di organi disposti a cerchio, sullo stesso livello, attorno ad un asse. Villoso = peloso 34 SCHEDE BOTANICHE Struttura delle schede botaniche Tassonomia e nomi scientifici secondo: D. AESCHIMAN, K. LAUBER, D. M. MOSER, J. P. THEURILLAT, FLORA ALPINA, 2004, Zanichelli, Bologna. Si informano i lettori che la maggior parte delle piante descritte sono protette dalle leggi vigenti; alcune fra loro sono inoltre iscritte negli elenchi nazionali e regionali delle specie botaniche in via di estinzione. Si invitano pertanto gli escursionisti al più rigoroso rispetto delle specie vegetali e dell’ambiente. 35 BRASSICACEAE Arabis bellidifolia subsp. stellulata (Bertol.) Greuter & Burdet Arabis pumila Jacq. Arabetta minore R4 – 6/10 mm – VI/VII H 3/20 cm - Perenne, con peli stellati a 3-5 raggi (lente!). Foglie basali addensate in rosetta, coriacee, ovali, a margine intero o con alcuni dentelli, fittamente pelose. Fusti eretti, pelosi, con poche foglie sessili e ridotte. Fiori in racemi apicali; petali bianchi, tondeggianti, spesso eretti. Frutto a siliqua. BRASSICACEAE Comune nei luoghi sassosi, nelle fessure delle rupi e nelle vallette nivali. Alpi e Appennini. Arabis alpina subsp. alpina L. Arabetta alpina R4 – 8/11 mm – VI/VIII H 5/30 cm - Perenne. Forma morbidi cespi con getti sterili provvisti di sole foglie e fusti ramificati eretti-ascendenti. Foglie largamente lanceolate e con margine grossolanamente dentato, pubescenti, le basali attenuate in un breve picciolo, le cauline sessili e abbraccianti il fusto. Fiori in densi racemi apicali. Frutto a siliqua. 36 Comune sui macereti e sulle rocce, anche in stazioni a lungo innevate. Artico-alpina. (L.) Kuntze Hutchinsia alpina (L.) R. Br. Iberidella alpina BRASSICACEAE Pritzelago alpina H 5/10 cm - Perenne. Foglie tutte riunite in rosette basali, pennatosette, con 2-4 paia di minuscoli segmenti laterali ed uno maggiore apicale. Fusti solitamente numerosi, eretti, non ramificati e finemente pubescenti. Racemi apicali compatti al momento della fioritura, poi allungati. Petali ovali, bruscamente ristretti alla base, bianchi. Frutto a piccola siliqua, conservante all’apice lo stilo. Comune su macereti e detriti fini. Monti dell’Europa centrale e meridionale. SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI R4 – 5/8 mm – VI/VII 37 CARYOPHYLLACEAE Cerastium latifolium Clairv. Cerastio a foglie larghe R5 – 18/25 mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne. Pianta con deboli fusti striscianti, formanti cuscinetti poco compatti. Foglie ovali-lanceolate, di norma peloso-ghiandolose, glauche, opposte, le mediane più sviluppate. Fiori appaiati o solitari, con petali lunghi almeno due volte i sepali, profondamente bilobi, bianchi, venati; 5 stili. Frutto a capsula leggermente incurvata con 10 denti. 38 Relativamente comune, colonizza i macereti instabili. Monti dell’Europa meridionale (Alpi occidentali, Appennini e Carpazi). (Jacq.) Hayek Minuartia austriaca R5 – 10/15 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Minuartia austriaca H 8/20 cm - Perenne. Fusti legnosi e fittamente intricati solo alla base, per il resto erbacei, esilissimi, eretti e glabri. Foglie lineari, le cauline gradualmente ridotte. Fiori da singoli a 3 su lunghi peduncoli portanti a metà una coppia di foglioline (bratteole). Petali stretti e ricurvi all’infuori, ben separati fra loro, lunghi quasi il doppio dei sepali. Minuartia verna subsp. verna (L.) Hiern Minuartia primaverile R5 – 6/10 mm – VI/VIII CARYOPHYLLACEAE Rara, cresce sui ghiaioni. Alpi orientali (subendemita). H 5/10 cm - Perenne. Piccolo suffrutice formante un pulvino piuttosto denso, dal quale emergono numerosi fusti fiorali, eretti e pelosi. Foglie linearilanceolate, trinervie e opposte. Fiori riuniti a 2-5, con sepali acuminati e petali ravvicinati, larghi e rotondeggianti, ma bruscamente ristretti alla base, più lunghi dei sepali. Frutto a capsula. Comune nei pascoli sassosi, sui macereti e lungo le cenge. Montagne europee. 39 CARYOPHYLLACEAE Minuartia grignensis (Rchb.) Mattf. Minuartia delle Grigne R5 – 5/8mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne. Pianta del tutto glabra, formante cespuglietti lassi. Steli fioriferi eretti e foglie lineari, trinervie, addensate alla base dei fusti, in alto più distanziate. Fiori raggruppati a 5-12, con sepali ovato-acuti, talvolta arrossati all’apice, eretti alla fioritura; petali più larghi e leggermente più lunghi, ben distanziati, bianchi. Frutto a capsula. 40 Specie poco osservata, ma relativamente comune su rupi e rocce. Endemita delle Prealpi Bergamasche, dalle Grigne alla Val Seriana. Moehringia della Concarena R 5 – 5/6 mm – VI/VIII CARYOPHYLLACEAE Moehringia concarenae F. Fen. & F. Martini H 5/10 cm - Perenne, formante cespuglietti lassi, con numerosi fusti striscianti. Foglie lineari-lanceolate, glabre, carnosette, acuminate. Fiori 1 o 2 per fusto; sepali con margine scarioso, più lunghi dei petali (carattere osservabile solo asportandoli); petali ellittici assai distanziati. Specie rara e poco appariscente, cresce nei macereti instabili. Endemita esclusivo delle Prealpi Bergamasche e Bresciane, con areale compreso tra la Val Brembana e la Val Camonica. 41 SAXIFRAGACEAE Parnassia palustris L. Parnassia palustre R5 – 20/26 mm – VIII/IX H 5/30 cm - Perenne, rizomatosa, completamente glabra. Fusto indiviso, eretto, angoloso. Foglie di un bel verde lucido, ovato-cordate, con le nervature arcuate, picciolate le basali, sessile quella caulina, inserita a circa metà del fusto. Fiore unico su ogni stelo; sepali lanceolati e petali largamente ovali, bianchi, venati. Stami 5, alternati da altrettanti nettarii provvisti di numerose ghiandole. 42 Comune nei pascoli umidi. Circumboreale (Eurosiberiana e Nord America.) L. Poligono viviparo R5 – 2/4 mm – VI/VIII POLYGONACEAE Polygonum viviparum H 5/30 cm - Perenne, fornita di rizomi sotterranei, con fusti eretti e ingrossati ai nodi, indivisi. Foglie scure e lucide superiormente, glauche e opache sulla pagina inferiore, le basali lanceolato-lineari e picciolate, le cauline più strette, sessili e fortemente ripiegate al margine, con una breve guaina. Fiori bianchi, riuniti in una spiga terminale allungata, con numerosi bulbilli rossastri alla base. Comune negli arbusteti e nei pascoli, specie se umidi. Artico-alpina. 43 RANUNCULACEAE Ranunculus alpestris L. Ranuncolo alpestre R5 – 20/25 mm – VI/VIII H 3/15 cm - Perenne, cespitoso-diffusa, del tutto glabra. Foglie esclusivamente basali, picciolate, a lamina rotonda o reniforme, profondamente divisa in 3 lobi dentati, verdi-lucide. Fiori di norma solitari; petali bianchi, ovali, smarginati all’apice; stami numerosi, gialli. Frutto ad achenio, con becco breve e diritto. 44 Comune sui detriti umidi. Monti dell’Europa meridionale. L. Saxifraga verde-azzurra R5 – 8/11 mm – VII/VIII SAXIFRAGACEAE Saxifraga caesia H 5/12 cm - Perenne. Fusto legnoso, con rami densamente fogliosi e formanti cuscinetti abbastanza compatti. Foglie minuscole, lanceolate, ricurve, coriacee, glaucescenti e incrostate di calcare. Steli fiorali eretti, ghiandolosi, arrossati in basso, con poche foglie sparse. Fiori in racemi di 2-6; sepali brevi, ovali; petali spatolati, bianchi, con venature arcuate. Frutto a capsula. Cresce comunemente nei pascoli sassosi, sui detriti e lungo le creste, specie fra i cespi pionieri di Carex firma Host, dove la vegetazione è discontinua. Montagne dell’Europa meridionale. 45 SAXIFRAGACEAE Saxifraga hostii subpsp. rhaetica Tausch Sassifraga retica R5 – 10/15 mm – VII/VIII H 20/50 cm - Perenne. Fusti legnosi e ramificati, terminanti in dense rosette, sovente riunite in cespi di grandi dimensioni. Foglie lineari-lanceolate, decisamente allungate, nastriformi e ricurve all’infuori in punta, coriacee, dentellate al margine e incrostate di calcare. Stelo fiorale assai elevato, con una ricca pannocchia terminale. Sepali triangolari, appuntiti; petali obovati, bianchi, punteggiati di violetto nella parte basale. Frutto a capsula. SAXIFRAGACEAE Comune sui macereti e sulle rocce. Endemita alpino orientale (Lombardia e Trentino-Alto Adige). Saxifraga paniculata R5 – 8/13 mm – VII/VIII H 5/40 cm Specie simile, ma con foglie più corte, ripiegate verso l’interno e pannocchia meno ricca. 46 Rara, su rocce e macereti. Europa e Nord America (Circumboreale). Mill. L. Erba stella R5 – 10/16 mm – VII/VIII SAXIFRAGACEAE Saxifraga rotundifolia H 20/50 cm - Perenne. Fusti eretti, ramificati, pubescenti e ghiandolosi in alto. Foglie basali raggruppate in rosetta, grandi, con lamina rotondeggiante, dentata e tenera, inferiormente più chiare, con lunghi piccioli pubescenti; foglie cauline progressivamente ridotte. Fiori in rada pannocchia; petali lanceolati, ben distanziati, bianchi e punteggiati di brunoporpora. Frutto a capsula. Predilige i luoghi umidi, è comune negli arbusteti ed alla base delle pareti ombrose. Monti dell’Europa meridionale. 47 SAXIFRAGACEAE Saxifraga vandellii Sternb. Sassifraga di Vandelli R5 – 14/18 mm – VI/VII H 4/9 cm - Perenne. Fusto legnoso e breve, insinuato nella roccia. Foglie strettamente lanceolate, rigide e acuminate, cartilaginee al margine, riunite in rosette addensate in cuscinetti compattissimi. Steli fiorali ghiandolosi, recanti in alto 3/7 fiori relativamente grandi. Sepali lanceolati, ghiandolosi. Petali ovato-spatolati. Frutto a capsula. 48 Rara sulle rupi e lungo le creste. Endemita lombardo-trentino (montagne calcaree dal lago di Como alle Giudicarie, con alcune stazioni disgiunte in alta Valtellina). Waldst. & Kit. Silene quadridentata (Murray) Pers. Silene delle fonti R5 – 6/9 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Silene pusilla H 8/20 cm - Perenne, formante cespi lassi. Foglie per lo più addensate alla base dei fusti, lineari, glabre; foglie cauline più sottili, ricurve, opposte. Fusti fiorali eretti, ramificati, pubescenti in basso e vischiosi in alto. Fiori peduncolati, in infiorescenze terminali lasse. Petali con 4 denti. 3 stili. Capsula uguale al calice o appena più lunga. Comune sui macereti umidi e sulle rupi stillicidiose. Monti dell’Europa meridionale. 49 CARYOPHYLLACEAE Silene vulgaris subsp. glareosa (Jord.) Marsden-Jones & Turril Silene dei ghiaioni R5 – 12/22 mm – VII/IX H 10/30cm - Perenne. Fusti prostrato-ascendenti, ramificati, striscianti fra i detriti. Foglie lanceolate, erbacee o con un sottile margine cartilagineo, talvolta cigliato, mucronate, glaucescenti e opposte. Fiori solitari o appaiati all’apice dei fusti. Calice rigonfio, ovoidale, con evidenti striature violacee longitudinali. Petali con unghia lunga quanto il calice e lembo profondamente bifido; stili e antere violacei. Frutto a capsula tondeggiante. 50 Caratteristica dei macereti più instabili, è poco frequente. Monti dell’Europa meridionale. L. Valeriana delle rupi R5 – 1/2 mm – VI/VIII VALERIANACEAE Valeriana saxatilis H 5/30 cm - Perenne, con rizoma sottile, obliquo. Foglie basali (di norma 4) spatolate, progressivamente attenuate in un lungo picciolo, generalmente trinervie, lucenti e glabre, a margine intero o debolmente dentato verso l’apice. Uno o due paia di foglie cauline, lineari, opposte e sessili. Scapi superanti ampiamente le foglie, recanti un’infiorescenza ramificata, più o meno compatta. Petali piccoli, ovali, saldati alla base a formare un breve tubo corollino. Frutto ad achenio piumoso. Comune sulle rupi, lungo le creste e sui macereti consolidati. Alpi orientali e Appennino settentrionale. 51 RANUNCULACEAE Anemone narcissiflora L. Anemone a fior di narciso R+ - 20/30 mm – VI/VII H 20/50 cm - Perenne. Rizoma sotterraneo con guaine brunastre. Scapi eretti, semplici, lanosi. Foglie basali lungamente peduncolate, con lamina divisa in tre lobi profondamente incisi, lanose; foglie cauline uguali ma sessili, verticillate al di sotto dell’infiorescenza. Fiori (3-8) in densa ombrella apicale, grandi, peduncolati; tepali ellittici, bianchi o debolmente sfumati di roseo all’esterno; antere gialle. Frutto ad achenio. 52 Comune, talvolta copiosa, nei pascoli. Circumboreale (eurasiatica e nordamericana). L. Camedrio alpino ROSACEAE Dryas octopetala R+ - 30/40 mm – VI/VIII H 5/10 cm - Perenne. Basso arbusto a spalliera. Fusto legnoso, strisciante e assai ramificato. Foglie lanceolate, dentate, coriacee, scure e lucenti di sopra, bianco-sericee di sotto, brevemente picciolate e con due stipole lineari. Scapi fiorali eretti e privi di foglie, tomentosi, sovente arrossati. Fiori relativamente grandi, solitari; di norma 8 sepali acuti e altrettanti petali ellittici, bianchi, con al centro numerosi stami gialli. Il frutto è un achenio piumoso. Comune nei pascoli sassosi, sui detriti, lungo le creste e negli arbusteti nani d’alta quota. Artico-alpina. 53 RANUNCULACEAE Pulsatilla alpina subsp. austroalpina D. M. Moser Anemone sudalpina R+ - 50/60 mm – VI/VII H 20/60 cm - Perenne, cespitosa, dotata di un rizoma breve e robusto. Fusto eretto, non ramificato, villoso, in basso scuro e con lunghi peli lanosi. Foglie basali picciolate, tripartite, con segmenti finemente incisi, pubescenti. Foglie cauline uguali ma sessili, formanti un vistoso verticillo poco sotto il fiore. Fiore solitario, con petali ellittici bianco-sericei, all’esterno sovente sfumati di violetto; stami gialli, numerosi, così come gli ovari, che alla maturità si trasformano in acheni piumosi. La specie locale differisce per alcuni caratteri delle foglie da una serie di sottospecie affini, un tempo denominate complessivamente Pulsatilla alpina (L.) Delarbre subsp. alpina. 54 Comune nei pascoli. Alpi sud-orientali e regione illirica. L. Achillea di Clavena ASTERACEAE Achillea clavenae CA – 10/18 mm – VII/VIII H 15/30 cm - Perenne, cespitosa, fortemente aromatica, grigio-sericea. Fusti legnosi alla base, con rami erbacei eretti, fogliosi solo inferiormente. Foglie basali oblunghe, con 3-5 coppie di segmenti lanceolati e rachide alata; foglie cauline sessili. Corimbo terminale di 5-10 capolini; squame involucrali a margine bruno; fiori ligulati esterni (5-9) bianchi e patenti, fiori tubulosi del disco giallastri. Frutto ad achenio. Comune nei pascoli sassosi e sui macereti consolidati. Alpi orientali e Illiria. 55 ASTERACEAE Aster bellidiastrum (L.) Scop. Margherita d’alpe Ca – 2/3.5 cm – VI/VII H 5/25 cm - Perenne. Foglie esclusivamente in rosetta basale, oblungo-spatolate, picciolate, grossolanamente dentate al margine e pubescenti. Scapi eretti, ampiamente superanti le foglie, non ramificati, pubescenti e arrossati. Capolini solitari, del tutto simili alle comuni pratoline. Squame involucrali lanceolate, in 2 serie. Fiori ligulati esterni bianchi o talvolta soffusi di rosa; fiori tubulosi del disco gialli. Frutto ad achenio piumoso. 56 Comune nei pascoli, sui macereti umidi e nei bassi arbusteti. Monti dell’Europa meridionale. Cass. Stella alpina ASTERACEAE Leontopodium alpinum CA – 4/6 mm – VII/VIII H 8/20 cm - Perenne, cespitosa, interamente biancotomentosa. Foglie basali lineari-lanceolate, più larghe verso l’apice, maggiormente lanose sulla pagina inferiore; foglie cauline più sottili, sessili, alterne. Fusto eretto, semplice, peloso. Infiorescenze racchiuse da una caratteristica “corolla” di 9-15 grandi brattee bianco-lanose, patenti a stella, con al centro 5-10 piccoli capolini, formati esclusivamente da fiori tubulosi bianco-giallastri; capolino centrale più sviluppato. Frutto ad achenio piumoso. Praterie d’alta quota, poco frequente per l’eccessiva raccolta. Monti dell’Europa meridionale. 57 APIACEAE Athamanta cretensis L. Atamanta comune OM – 2/3 mm – VII/VIII H 15/30 cm - Perenne, irsuta. Fusto eretto, robusto, ramoso. Foglie basali peduncolate, con lamina triangolare 3/4 volte suddivisa in lacinie sottili; foglie cauline più ridotte. Ombrelle fiorali prive di involucro o con poche brattee, formate da 5/12 raggi, recanti a loro volta un’ombrelletta provvista di bratteole. Petali piccolissimi, smarginati, biancastri. Frutto ad achenio. 58 Abbastanza comune nei pascoli sassosi, sui macereti e lungo le creste. Monti dell’Europa meridionale. L. Pinguicola alpina IR – 10/15 mm – VI/VII LENTIBULARIACEAE Pinguicula alpina H 6/12 cm - Perenne. Pianta insettivora. Foglie in rosetta basale, lanceolate, intere, verdi giallastre, di sopra fortemente vischiose per la presenza di numerosi peli ghiandolari e con il margine ripiegato verso l’interno. Scapi fiorali eretti, semplici, esili. Fiori solitari, bilabiati; calice con labbro superiore a 3 denti e inferiore a 2; corolla bianca con 2 macchie gialle alla fauce, imbutiforme, con 5 lobi disuguali e breve sperone posteriore. Frutto a capsula. Comune nei pascoli umidi. Artico-alpina. 59 APIACEAE Astrantia major. subsp. major L. Astranzia maggiore OM – 2/3.5 cm – VII/VIII H 30/70 cm - Perenne, rizomatosa. Fusto eretto, ramoso in alto. Foglie basali lungamente picciolate, palmate, con 5 lobi appena saldati alla base, dentellati; foglie cauline progressivamente ridotte, guainanti. Ombrelle con involucro di brattee lanceolate, acute, bianco-rosee e venate di verde; fiori piccoli, più corti dell’involucro. Frutto ad achenio. APIACEAE Rara nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. Astrantia minor L. Astranzia minore OM – 1/1.2 cm – VII/VIII H 20/40 cm - Perenne, simile alla precedente, ma più minuta in tutte le sue parti. 60 Comunissima nei pascoli, su suolo acidificato. Monti dell’Europa sud-occidentale. subsp. laevigata L. Biscutella montanina BRASSICACEAE Biscutella laevigata H 15/40 cm - Perenne, cespitosa, lignificata alla base, variamente pubescente su foglie e rami. Fusti erbacei, ramificati nella porzione superiore. Foglie basali lanceolato-spatolate, lungamente attenuate, con qualche dente sul margine e spesse; foglie cauline assai ridotte, sessili. Infiorescenze ampie e lasse; petali gialli. Frutto: siliquetta appiattita, formata da due logge tondeggianti opposte fra le quali si distingue lo stilo. Comune nei pascoli asciutti e sui macereti. Monti dell’Europa meridionale. SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI R4 – 7/10 mm – VI/VIII 61 RUBIACEAE Galium montis-arerae Merxm. & Ehrend. Caglio del Pizzo Arera R4 – 3/3,6 mm – VII/VIII H 15/25 cm - Perenne, cespitosa, lignificata alla base, molto ramificata ma non stolonifera, glabra. Fusti erbacei, prostratoascendenti, quadrangolari, lisci. Foglie lineari lanceolate, carnosette, debolmente mucronate, lisce e disposte a 6/8 in verticilli ben distanziati. Infiorescenza cilindrica allungata, piuttosto rada; fiori giallastri, con quattro lobi brevemente mucronati. 62 Rara e poco appariscente, cresce nei macereti instabili. Endemita esclusivo delle Prealpi Bergamasche. Loisel. Papaver rhaeticum Leresche Papavero dorato PAPAVERACEAE Papaver aurantiacum R4 – 4/5 cm – VII/VIII H 10/20 cm - Erbacea perenne dotata di un corto rizoma e fusti striscianti fra i detriti. Foglie esclusivamente basali, con piccioli dilatati alla base e lamina 1-2 volte pennatosetta, glauche e fittamente ricoperte da peli scuri. Scapi fiorali eretti, irsuti, uniflori. Boccioli penduli. Fiori grandi; 4 petali giallo-dorati, lievemente obovati; 2 sepali irsuti, caduchi alla fioritura. Frutto a capsula setolosa, con 4 linee salienti. Relativamente comune sui ghiaioni instabili. Alpino-illirica. 63 CISTACEAE Helianthemum alpestre (Jacq.) DC. Helianthemum oelandicum (L.) DC. subsp. alpestre (Jacq.) Breistr. Eliantemo alpestre R5 – 12/18 mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne, suffruticosa, con fusti legnosi appressati al suolo e rami erbacei ascendenti, villosi, sovente arrossati. Foglie ellittiche, intere, ottuse all’apice, poco pelose sulla pagina inferiore, opposte e prive di stipole. Fiori riuniti a 2/5 in racemi apicali; boccioli penduli prima della fioritura; sepali villosi; petali gialli, cuoriformi, sovrapposti al margine; stilo più breve degli stami. Frutto a capsula. CISTACEAE Frequente nei pascoli sassosi e lungo le creste. Monti dell’Europa meridionale. Helianthemum nummularium subsp. grandiflorum (Scop.) Schinz & Thell. Eliantemo a fiori grandi R5 – 20/30 mm – VII/VIII H 10-30 cm - Simile alla specie precedente, ma con le foglie provviste di stipole, i fiori maggiori e lo stilo sporgente dagli stami. Il tipo di pelosità e la dimensione dei fiori la differenziano dalle altre sottospecie del ciclo di Helianthemum nummularium (L.) Miller. 64 Comune nei pascoli sassosi. Monti dell’Europa meridionale. L. Orecchia d’orso R5 – 16/25 mm – V/VI PRIMULACEAE Primula auricula H 10/25 cm - Perenne. Radice rizomatosa robusta, insinuata nella roccia. Foglie in rosetta basale, grandi, spatolate, progressivamente attenuate nel picciolo, carnose, cartilaginee al margine e bianco-farinose, oscuramente dentate all’apice. Scapo fiorale eretto, robusto, superante le foglie. Fiori in ombrella, con pedicelli più lunghi delle brattee involucrali; petali gialli, smarginati all’apice e saldati in un tubo assai più lungo del calice; fauce bianca. Frutto a capsula. Comune su rupi e cenge. Monti dell’Europa meridionale. 65 SAXIFRAGACEAE Saxifraga aizoides L. Sassifraga gialla R5 - 9/14 mm – VII/IX H 5/20 cm - Perenne, forma cespi più o meno densi, morbidi. Fusti striscianti, alla base poco lignificati e conservanti le vecchie foglie annerite; rami fiorali eretto-ascendenti, pubescenti. Foglie lineari-acuminate, carnosette, denticolate al margine. Fiori in racemi apicali lassi, ghiandoloso-pelosi; petali giallo-aranciati, stretti, oblunghi, assai distanziati, poco più lunghi dei sepali, che sono triangolari e ben visibili. Frutto a capsula. 66 Comune sui detriti umidi e sui pendii franosi. Artico-alpina. Engl. Sassifraga della Presolana R5 – 6/8 mm – VII/VII SAXIFRAGACEAE Saxifraga presolanensis H 6/12 cm - Perenne, forma cuscinetti emisferici morbidi, vischiosi. Fusto lignificato alla base, insinuato nella roccia, suddiviso in rami erbacei densamente fogliosi. Foglie lanceolato-lineari, fittamente rivestite di peli ghiandolosi. Fusti fiorali esili, allungati. Infiorescenze ramose, con pochi fiori. Petali giallo-verdastri, sottili e molto distanziati, con tre dentini all’apice. Frutto a capsula. Rara e non facilmente osservabile, cresce sulle rupi, in grotte e nicchie in ombra d’acqua. Endemita esclusivo delle Prealpi Bergamasche, con areale esteso dalla Val Brembana alla Val Camonica. 67 SAXIFRAGACEAE Saxifraga sedoides L. Sassifraga setolosa R5 – 4/6 mm – VII/VII H 3/5 cm - Perenne, interamente peloso-ghiandolosa, formante tappeti lassi. Fusti conservanti alla base le foglie morte, di color ferrugineo. Foglie in morbide rosette basali, lineari-spatolate, ad apice cartilagineo e cigliate al margine. Fusti fiorali esili, solitamente afilli, per lo più uniflori. Fiori giallastri, con petali acuti e distanziati, più stretti e, apparentemente, più brevi dei sepali perché inseriti molto in basso. Frutto a capsula. 68 Comune sui macereti instabili. Alpi orientali e Appennini. Thore Aglio giallastro LILIACEAE Allium ericetorum R6 - 4/5 mm – VIII H 10/50 cm - Perenne, dotata di un piccolo bulbo allungato, avvolto da una guaina di tuniche sfibrate. Foglie tutte basali, lineari, piane, misuranti all’incirca quanto lo scapo, che è cilindrico e reca all’estremità una densa infiorescenza globosa; spata persistente. Fiori giallini, con sfumature rosate o verdastre all’apice dei 6 tepali oblungo-lanceolati; stami semplici, fortemente sporgenti; antere arancione. Frutto a capsula. Comune nei pascoli rocciosi. Monti dell’Europa meridionale. 69 ROSACEAE Geum montanum L. Cariofillata montana R+ - 25/35 mm – VI/VII H 10/30 cm - Perenne, cespitosa, provvista di un robusto rizoma obliquo. Foglie basali in rosetta, a contorno spatolato, pelose, divise in 4/5 coppie di lobi dentellati e progressivamente crescenti dalla base all’apice; lobo terminale molto più grande dei laterali; foglie cauline ridotte. Scapi fiorali eretti, tomentosi. Fiori solitari; calice formato da numerosi sepali triangolari e rivestito da un calicetto (epicalice); 5/7 petali arrotondati, gialli, lucenti. Frutto ad achenio piumoso. 70 Comune nei pascoli su substrato acido. Monti dell’Europa meridionale. (L.) Wahlemb. Tajola comune LILIACEAE Tofieldia calyculata R6 - 4/6 mm – VI/VIII H 12/30 cm - Perenne. Foglie basali lineari, graminiformi, acute; foglie cauline ridotte a piccole squame. Fusti eretti, cilindrici, semplici, glabri, superanti abbondantemente le foglie. Infiorescenza apicale cilindrica, densa; fiori brevemente peduncolati, inseriti all’ascella di una brattea lunga quanto il peduncolo; 6 tepali giallastri, lineari; calice trilobo. Frutto a capsula. Comune nei pascoli umidi. Montagne europee. 71 RANUNCULACEAE Trollius europaeus L. Botton d’oro R+ - 20/35 mm – VI/VIII H 30/70 cm - Perenne. Fusto eretto, robusto, striato, di norma non ramificato. Foglie basali lungamente picciolate, palmatopartite, con lamina poligonale completamente incisa in 3/5 lobi, a loro volta suddivisi in 2/3 segmenti dentati. Fiori generalmente solitari, grandi e delicatamente odorosi, globosi, formati da 10/15 sepali petaloidei conniventi, giallo-oro; i petali veri e propri sono trasformati in organi nettariferi; stami numerosi. Frutto a follicolo. 72 Comune nei pascoli ed al margine degli arbusteti, specie su suoli ricchi (pianta moderatamente nitrofila), dove forma talvolta estese colonie. Eurosiberiana. L. Arnica ASTERACEAE Arnica montana CA – 50/80 mm – VI/VIII H 20/50 cm - Perenne, rizomatosa, acaule. Foglie basali in rosetta, ovato-lanceolate, intere o debolmente dentellate verso l’apice, pubescenti; foglie cauline ridotte, sessili. Scapo fiorale eretto, robusto, semplice o talvolta ramificato, pelosoghiandoloso. Capolini solitari, simili a margherite; involucro cilindrico con una serie di squame peloso-ghiandolose e poche squamule esterne minori. Fiori della corona esterna con ligula gialla e dentellata all’apice, disordinatamente ripiegati; fiori tubulosi del disco giallo-aranciati. Frutto ad achenio piumoso. Comune nei pascoli su substrato acido. Montagne europee. 73 ASTERACEAE Telekia speciosissima (L.) Less. Erba regina CA – 4/6 cm – VI/VII H 20/60 cm - Perenne, con fusto eretto, semplice, robusto e peloso. Foglie coriacee, ruvide al tatto, sessili, largamente lanceolate, dentate e con nervature rosse prominenti sulla pagina inferiore, progressivamente ridotte verso l’alto. Capolini giallo-intenso, grandi, solitari; fiori periferici ligulati e raggianti, fiori del disco tubulosi. Frutto ad achenio. 74 Rara su rupi, rocce e pietraie. Endemica delle Alpi orientali (Lombardia e Trentino). subsp. doronicum (L.) L. Senecio mezzano ASTERACEAE Senecio doronicum CA – 30/60 mm – VII/VIII H 20/70 cm - Pianta perenne, di aspetto grigiastro perché fittamente lanoso-tomentosa. Fusti eretti, ramosi in alto, robusti. Foglie basali lanceolato-spatolate, attenuate in breve picciolo, dentate; foglie cauline sessili, decrescenti. Capolini a 2/5 in corimbi apicali; fiori giallo-aranciato, i periferici ligulati e raggianti, i centrali tubulosi e raggruppati in un disco piccolo. Frutto ad achenio piumoso. Localmente comune nelle praterie sassose. Monti dell’Europa meridionale. 75 ASTERACEAE Cirsium spinosissimum (L.) Scop. Cardo spinosissimo CA – 15-20 mm – VII/VIII H 25/60 cm - Perenne, formante densi cespi. Fusto assai robusto, eretto, angoloso, rivestito da una pelosità molle e contorta, rossastro in basso, molto foglioso. Foglie basali lanceolato-lineari, picciolate e con lamina marcatamente incisa, spinose sul margine; foglie cauline sessili e progressivamente ridotte. Capolini numerosi, sessili, in compatta infiorescenza apicale, racchiusa da lunghe brattee fiorali bianco-giallastre, spinossime, amplessicauli; involucri dei capolini spinosi; fiori solo tubulosi, giallastri. Frutto ad achenio piumoso. 76 Comune nei pascoli frequentati dal bestiame. Endemita alpica. Rech. f. Crepide di Kerner ASTERACEAE Crepis kerneri CA – 20/30 mm – VII/VIII H 5/20 cm - Perenne. Rizoma scuro, obliquo od orizzontale. Scapo eretto, semplice o poco ramificato, peloso-irsuto. Foglie basali lanceolato-lineari o profondamente incise, con poche lacinie patenti; foglie cauline scarse e ridotte, lineari. Capolino apicale di norma solitario, con involucro rivestito da setole nerastre. Fiori esclusivamente ligulati, giallo-oro. Frutto ad achenio piumoso. Relativamente comune nei macereti e lungo le creste rocciose. Alpi orientali e Illiria. 77 ASTERACEAE Crepis aurea (L.) Cass. Crepide dorata CA – 20/30mm – VII/VIII H 10/20 cm - Perenne. Rizoma breve, sottile. Scapo fiorale eretto, striato, finemente pubescente, con poche squamette sotto il capolino, monocefalo. Foglie in rosetta basale, lanceolato-spatolate, variamente dentate sul margine. Capolino con involucro cilindrico rivestito da setole nere. Fiori tutti ligulati, aranciati. Frutto ad achenio piumoso. 78 Debolmente nitrofila, è comune nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. Doronico a fiori grandi Lam. ASTERACEAE Doronicum grandiflorum CA – 40/75 mm – VII/VIII H 10/40 cm - Perenne, cespitosa, provvista di un robusto rizoma obliquo od orizzontale, con peli ghiandolari misti a peli semplici su fusti e foglie. Fusti eretto-ascendenti, non ramificati, un po’ ingrossati sotto l’infiorescenza. Foglie basali ovato-cuoriformi, attenuate in un lungo peduncolo, irregolarmente dentate; foglie cauline sessili. Capolini solitari, grandi, giallo intenso. Frutto ad achenio piumoso. Doronicum columnae Doronico di Colonna Ten. ASTERACEAE Comune sui macereti. Monti dell’Europa meridionale. CA – 40/60 mm – VII/VIII H 15/60 cm - Perenne. Pianta non pelosa, più slanciata della precedente, con fusti nudi nella metà superiore e foglie marcatamente cuoriformi, le cauline amplessicauli. Comune sui macereti. Monti dell’Europa sud-orientale. 79 ASTERACEAE Senecio alpinus (L.) Scop. Senecio cordatus Koch Senecio alpino CA – 20/35 mm – VII/VIII H 40/100 cm - Perenne. Fusti eretti, cavi, angolosi, rossicci, ramosi in alto. Foglie grandi, alterne, sovente pelose inferiormente, con lungo picciolo formante alla base una guaina semiamplessicaule; lamina cuoriforme e doppiamente dentata al margine. Capolini numerosi, in corimbo terminale; fiori ligulati e tubulosi giallo vivo. Frutto ad achenio piumoso. 80 Pianta nitrofila, comune nei riposi del bestiame e nei pascoli fortemente concimati. Alpi e Appennini. (Gaudin) Holub Senecio gaudinii Gremli Senecio a foglie sottili ASTERACEAE Tephroseris tenuifolia CA – 20/30mm – VI/VII H 30/80 cm - Perenne, bianco-lanosa. Fusti eretti, striati, angolosi superiormente. Foglie basali erette, con picciolo generalmente più lungo della lamina, ovate, dentate al margine; foglie cauline lanceolato-lineari, semiamplessicauli, seghettate al margine e fortemente revolute da giovani. Fiori in capolini numerosi, giallo-oro; peduncoli lanosi. Comune nelle praterie sui pendii soleggiati e asciutti. Monti dell’Europa sud-orientale. 81 ASTERACEAE Senecio rupestris Waldst. & Kit. Senecio rupestre CA – 15/20 mm – VI/VIII H 20/60 cm - Biennale. Fusto ascendente, striato, glabro o quasi, ramoso superiormente. Foglie lanceolate, profondamente lobate, dentate al margine. Capolini numerosi in corimbi terminali; involucro cilindrico, con le squame orlate di nero in punta. Fiori ligulati e tubulosi gialli. 82 Comune al bordo di sentieri e strade, sul terreno smosso presso le baite, sui macereti franosi. Monti dell’Europa sud-orientale. subsp. alpestris (Schult.) Asch. & Graebn. Vulneraria alpestre FABACEAE Anthyllis vulneraria IR – 3/4 cm – VII/VIII H 8/20 cm - Perenne. Fusti legnosi alla base, ascendenti, semplici, pelosetti, sovente arrossati. Foglie imparipennate, con segmenti ellittici, il terminale notevolmente più sviluppato dei laterali, che possono mancare in quelle basali. Fiori numerosi, in infiorescenze apicali ovoidali. Calice rigonfio e fittamente peloso. Petali giallo-dorati. Il frutto è un piccolo legume, contenente un solo seme. Frequentemente si rinvengono popolazioni con i fiori più pallidi, venati o soffusi di rosso sul vessillo o sulla carena, identificate da alcuni autori come Anthyllis vulneraria L. subsp. baldensis (Kerner) Becker, il cui inquadramento sistematico è tuttora incerto. Comune nei pascoli sassosi e nei macereti in fase di avanzata colonizzazione. Monti dell’Europa meridionale. 83 ORCHIDACEAE Pseudorchis albida (L.) A. Löve & D. Löve Leucorchis albida (L.) E. Mey Orchidea candida IR – 3/7 cm – VI/VIII H 10/30 cm - Perenne. Tuberi sotterranei sottili, fascicolati. Fusti eretti, striati. Foglie oblungo-lanceolate, le superiori più corte e amplessicauli, non raggiungenti l’infiorescenza. Spiga apicale densa, allungata, cilindrica; 10/40 piccoli fiori biancogiallastri e debolmente profumati all’ascella di brattee lesiniformi lunghe quanto l’ovario; labello trilobo e sperone cilindrico, assai più breve dell’ovario. Frutto ad achenio. 84 Comune nei pascoli, preferibilmente su suolo acido. Artico-alpina europea. Lona Linaria bergamasca IR – 21/27 mm – VII/VIII SCROPHULARIACEAE Linaria tonzigii H 6/12 cm - Perenne, glauca. Fusti striscianti fra i detriti, con rami ascendenti. Foglie lanceolate, carnosette, con nervatura evidente, di norma verticillate a 3, più raramente opposte. Fiori giallo-zolfini, simili a piccole bocche di leone, in breve spiga apicale; calice tomentoso, sperone allungato. Frutto a capsula. Rara e localizzata, cresce sui ghiaioni. Endemita esclusivo del territorio bergamasco. 85 FABACEAE Lotus alpinus (DC.) Ramond Ginestrino alpino IR – 12/18 mm – VI/VIII H 5/10 cm - Perenne. Fusti erbacei, prostrato-ascendenti, angolosi, glabri o scarsamente pelosi. Foglie imparipennate, con 5 foglioline ovato-lanceolate, le due basali sessili e simili a stipole. Fiori poco numerosi, in infiorescenza terminale. Corolla giallo dorata, frequentemente aranciata o striata di scuro sul vessillo. Frutto a legume. 86 Comune nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. Pediculare di Barrelier IR – 12/16 mm – VI/VIII Gaudin SCROPHULARIACEAE Pedicularis ascendens H 15/30 cm - Perenne. Fusto eretto, alla base irsuto, sopra glabro o con 1-2 linee di peli. Foglie a lamina lanceolata, pennatosette, con segmenti a margine dentato. Fiori in spiga allungata, intercalati da brattee glabre. Calice con denti interi, cigliati, lunghi quanto il tubo o più. Petali giallo pallido, l’inferiore a 3 lobi, il superiore incurvato e simile a un becco. Stilo sporgente. Pedicularis tuberosa Pediculare tuberosa IR – 14/20 mm – VI/VIII L. SCROPHULARIACEAE Poco comune, cresce nelle praterie. Alpi occidentali e Appennini. H 10/25 cm - Simile alla precedente, ma con infiorescenza breve e densa. Calice peloso, con denti incisi e lunghi quanto il tubo. Comune nei pascoli su suolo acido. Monti dell’Europa meridionale. 87 FABACEAE Trifolium badium Schreb. Trifoglio bruno IR – 1/1,5 cm – VII/VIII H 5/25 cm - Perenne. Fusti erbacei, eretto-ascendenti, finemente pubescenti. Foglie con lungo picciolo, trifogliate, con segmenti ovati, smarginati all’apice e denticolati; stipole lanceolate. Fiori piccoli in capolini terminali globosi, lungamente peduncolati; petali giallo-oro che imbruniscono al temine della fioritura. 88 Comune nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. L. Viola gialla VIOLACEAE Viola biflora IR – 1/1.5 cm – VI/VII H 5/20 cm - Perenne, provvista di un corto rizoma, erbacea, glabra. Fusti esili e ascendenti, raramente ramosi. Foglie basali in rosetta, rotondato-reniformi, crenate, lungamente picciolate; stipole lanceolate, cigliate. Fiori solitari o in coppia. Sepali strettamente lanceolati. Petali giallo intenso, 4 rivolti verso l’alto, l’inferiore striato di bruno e con un breve sperone diritto. Frutto a capsula. Comune nei luoghi ombrosi umidi, nelle fessure delle rupi stillicidiose e negli arbusteti. Artico-alpina circumboreale. 89 ROSACEAE Alchemilla nitida Buser Alchemilla di Hoppe (gruppo) SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI R4 – 2/4 mm – VII/VIII 90 H 10/30 cm - Perenne. Fusto legnoso, strisciante, rami erbacei eretto-ascendenti, fasciati alla base da guaine rossastre. Foglie palmate a 5/7 foglioline oblunghe, dentellate all’apice, lucide superiormente, argenteo-sericee sulla pagina inferiore e al margine. Fiori piccolissimi in infiorescenze terminali addensate in glomeruli. Sepali verdastri, appuntiti, eretti dopo la fioritura; petali assenti. Frutto ad achenio. La determinazione delle specie appartenenti al genere Alchemilla è particolarmente difficoltosa e riservata a pochi specialisti. La presenza di questa specie è accertata lungo il Sentiero dei Fiori, ma sono presenti anche altre entità che differiscono per caratteri minimi e poco apprezzabili. Comune nei pascoli. Alpi centro-occidentali e Appennini. (L.) Hiern Minuartia sedoide R5 – 3/6 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Minuartia sedoides H 2/5 cm - Perenne, cespitoso-diffusa, forma cuscini compattissimi e tenacemente aggrappati alla roccia. Fusti brevi, ravvicinati, rivestiti di foglie lineari-lanceolate, fittamente addensate. Fiori solitari, numerosi, appena superanti le foglie. Sepali lanceolati, rotondati all’apice, trinervi, verdi-giallastri. Petali assenti o rudimentali. 10 stami ben sviluppati. Comune lungo le creste e nei pascoli sassosi d’alta quota. Montagne europee. 91 LILIACEAE Veratrum album subsp. lobelianum (Bernh.) Arcang. Veratro bianco R6 - 15/25 mm – VI/VIII H 50/150 cm - Perenne, fornita di un grosso rizoma strisciante. Fusto eretto, robusto, cilindrico, pubescente, completamente avvolto dalle guaine fogliari e ramoso superiormente. Foglie alterne, amplessicauli, largamente ellittiche e con apice acuminato, con nervature parallele e rilevate, pubescenti sulla pagina inferiore, decrescenti verso l’alto. Vistose pannocchie apicali. Fiori all’ascella di brattee lanceolate, brevemente peduncolati; tepali verdastri striati di scuro. Frutto a capsula ovoidale. Da non confondere con Gentiana lutea (L.) [= Genziana maggiore], pianta officinale, che ha foglie opposte. 92 Pianta velenosa, comune nei pascoli, nei megaforbieti ed al margine degli arbusteti. Eurosiberiana. L. Bupleuro delle rocce APIACEAE Bupleurum petraeum OM – 2/6 cm – VII/VIII H 15/40 cm - Perenne. Rizoma legnoso, ramificato. Scapi eretti, afilli, generalmente non ramosi, con residui di foglie morte alla base. Foglie basali numerose, in rosetta, graminiformi, acute; foglie cauline ridotte, lineari o ovato-lanceolate, amplessicauli. Fiori piccoli, verdi, in ombrella terminale con 515 raggi; involucro con 3-6 brattee lanceolato-lineari, disuguali; involucretto formato da 5-10 bratteole lanceolate, libere, verde chiaro. Frutto ad achenio. Frequente su rupi, creste e detriti. Endemico delle Alpi. 93 SALICACEAE Salix reticulata L. Salice reticolato AM – 0.5/2.5 cm – VI/VII H 4/8 cm - Perenne. Arbusto con fusti legnosi, striscianti, tortuosi, formanti basse spalliere. Foglie. con picciolo arrossato e lamina largamente ovale, inizialmente lanose, poi verdi scure e finemente reticolate di sopra, bianche di sotto. Pianta dioica, con fiori riuniti in brevi amenti. Fioritura successiva alla fogliazione. Frutto a capsula, semi lanosi. 94 Macereti, arbusteti nani, vallette nivali, comune. Artico-alpina. L. Salice retuso SALICACEAE Salix retusa AM – 1/1.5 cm – VI/VII H 5/20 cm - Perenne, con fusti legnosi, prostratoascendenti, formanti dense spalliere. Foglie piccole, obovateellittiche, cuneate alla base, arrotondate o smarginate all’apice, glabre. Pianta dioica. Fiori in amenti che compaiono contemporaneamente alla fogliazione. Frutto a capsula, semi lanosi. Comune nei macereti e negli arbusteti nani, anche in stazioni lungamente innevate. Monti dell’Europa meridionale. 95 GENTIANACEAE SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI 96 Gentiana clusii L. Genziana di Clusius R5 – 4/5.5 cm – VI/VII H 8/15 cm - Perenne. Fusto breve, non ramificato, unifloro. Foglie basali in rosetta, ovali-lanceolate, con la massima larghezza a metà della lamina, acute e con (3) 5 nervature prominenti; foglie cauline ovate, ridotte. Fiori grandi, imbutiformi. Calice a 5 lacinie appuntite, intervallate da seni acuti. Corolla azzurro-blu, a 5 lobi triangolari. Frutto a capsula. * L’affine Gentiana acaulis L. (Gentiana kochiana Perr. & Song.) possiede foglie aventi larghezza massima nel terzo superiore e con apice ottuso, denti calicini più larghi, ondulati al margine e parzialmente saldati alla base da una membrana, fiori macchiati di verde. ** * Comune nelle praterie. Monti dell’Europa meridionale. ** Pascoli acidi. Monti dell’Europa meridionale. L. Genziana alata R5 – 1.5/2 cm – VII/VIII GENTIANACEAE Gentiana utriculosa H 5/25 cm - Annuale. Fusto ascendente, ramoso, multifloro. Foglie oblunghe, coriacee, scabre al margine, le cauline ridotte. Calice ingrossato, rigonfio, con 5 alette molto pronunciate. Corolla con un lungo tubo grigio-azzurro, superiormente aperta a stella, con lobi lanceolati ben distanziati, blu brillante, bianca alla fauce. Frutto a capsula. Comune nei pascoli sassosi e lungo le creste. Monti dell’Europa meridionale. 97 GENTIANACEAE Gentiana verna subsp. verna L. Genziana primaverile R5 – 2/2.5 cm – VI/VII H 3/10 cm - Perenne, cespitosa. Scapo eretto, angoloso, semplice. Foglie basali in rosetta, disuguali (lanceolato-acute e più sviluppate le coppie inferiori, ovato-ottuse quelle superiori); foglie cauline opposte, ristrette, carenate. Fiori solitari; corolla azzurro-blu o più raramente violacea, con fauce bianca; tubo allungato e lobi obovati aperti a stella; calice marcatamente angoloso, con 5 denti acuti. Frutto a capsula. 98 Comune nelle praterie. Monti dell’Europa meridionale. Jacq. Lino alpino LINACEAE Linum alpinum R5 – 20/30 mm – VI/VII H 15/30 cm - Perenne, legnosa alla base, con numerosi fusti erbacei prostrato-ascendenti, gracili. Foglie alterne, lineari, uninervie, sessili, più numerose alla base del fusto. Infiorescenze terminali lasse di 2-5 fiori; peduncoli lunghi, arcuati prima dell’antesi, poi eretti anche alla fruttificazione. Corolla aperta, azzurro chiara, giallina alla fauce; sepali in due serie, lanceolati gli esterni, ottusi gli interni; petali ovali, rapidamente caduchi. Frutto a capsula globosa. Poco frequente, sporadica nelle praterie soleggiate e asciutte. Monti dell’Europa meridionale. 99 BORAGINACEAE Myosotis alpestris F. W. Schmidt Non ti scordar di me alpino R5 – 6/9 mm – VII/VIII H 5/20 cm - Perenne, cespitosa, densamente pelosa. Fusti eretto-ascendenti. Foglie basali oblungo-spatolate, attenuate in un breve picciolo; foglie cauline lanceolate, sessili. Fiori azzurri con fauce gialla, brevemente peduncolati, raccolti in una densa cima apicale. Calice a denti acuti più brevi del tubo corollino, accrescente alla fruttificazione. Petali saldati alla base in un breve tubo e con lobi ovato-rotondati. Frutto a nucula. 100 Comune nei pascoli e sui detriti umidi. Monti dell’Europa meridionale. Ten. Oxytropis pyrenaica G. & G. Astragalo negletto FABACEAE Oxytropis neglecta H 5/15 cm - Perenne, generalmente acaule, mollemente pelosa. Foglie tutte in rosetta basale, picciolate e provviste di stipole, imparipennate, con numerose coppie di foglioline ovali, acute, pelose. Scapi fiorali nascenti direttamente dalla rosetta, ricoperti da una pelosità eretto-patente. Racemi apicali di 7-10 (20) fiori violacei. Frutto a legume, sorretto da un peduncolo (carpoforo) lungo quanto il calice. Comune nei pascoli sassosi. Montagne dell’Europa meridionale. SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI IR – 10/12 mm – VII/VIII 101 SCROPHULARIACEAE Veronica aphylla L. Veronica minore R4 – 6/9 mm – VII/VIII H 3/8 cm - Perenne, stolonifera. Foglie tutte in dense rosette basali, ovali o subrotonde, con margine debolmente dentato, pelose, sessili. Scapi fiorali eretti, privi di foglie, pelosi. Racemi apicali compatti, con 2-6 fiori all’ascella di corte brattee lesiniformi. Corolla con 4 petali azzurro-chiari o violacei, bianca alla fauce, disuguali: più largo e sviluppato quello superiore, breve e stretto l’inferiore, con forma e dimensioni intermedie i restanti. Stami (2) molto sporgenti, antere violacee. Frutto a capsula. 102 Comune sui detriti e nei pascoli sassosi, anche in luoghi lungamente innevati. Montagne dell’Europa meridionale. Lam. Campanula dei ghiaioni R5 – 10/18 mm – VII/VIII CAMPANULACEAE Campanula cochleariifolia H 10/20 cm - Perenne, cespitosa, con numerosi rizomi sottili e ramificati fra i detriti. Fusticini esili, ascendenti, pelosi alla base. Foglie basali in piccole rosette, lungamente picciolate, ovali, troncate o attenuate alla base, dentate. Foglie cauline progressivamente ristrette, lanceolate, sessili. Fiori solitari o in racemi poveri, penduli. Corolla emisferico-campanulata, da azzurra a violacea scura, con 5 lobi corti; denti calicini sottili, appressati alla corolla. Frutto a capsula pendula. Comune su rocce e macereti. Monti dell’Europa meridionale. 103 CAMPANULACEAE Campanula raineri Perp. Campanula dell’arciduca R5 – 30/40 mm – VII/VIII H 5/10 cm - Perenne. Pianta a portamento prostrato ascendente, con numerosi fusti brevi e fogliosi fino al fiore, pubescenti. Foglie quasi sessili, ellittico-spatolate, crenate e pubescenti al margine, verdi-grigiastre. Fiori grandi, solitari all’apice di ogni rametto. Calice a lobi largamente lanceolati, lunghi circa la metà della corolla, pelosi. Corolla largamente campanulata, azzurro-violacea, con 5 lobi brevi, scanalati e riflessi verso l’esterno. Frutto a capsula. 104 Comune sulle rocce e i detriti. Esclusiva delle Prealpi calcaree meridionali, dal lago di Como alle Giudicarie. Vill. Campanula di Scheuchzer R5 – 15/30 mm – VII/VIII CAMPANULACEAE Campanula scheuchzeri H 10/40 cm - Perenne, cespitosa. Fusti numerosi, sottili, glabri. Foglie basali picciolate, largamente lanceolate o cordate, crenate, cigliate alla base, solitamente scomparse alla fioritura; foglie cauline sessili, lineari-acute. Fiori all’apice dei fusti, solitari o raggruppati a 2-3, poco pendenti. Calice con lobi lineari, patenti. Corolla azzurro-lilacina o violacea, svasata, con 5 lobi ricurvati in fuori. Boccioli penduli. Frutto a capsula. Comune nei pascoli e nei macereti. Monti dell’Europa meridionale. 105 GENTIANACEAE Gentiana germanica (aggr.) Gentianella germanica Willd. Genzianella germanica R5 – 2.5/4 cm – VIII/X H 5/30 cm - Biennale, di aspetto assai variabile. Fusto eretto, angoloso, rossiccio e assai ramificato. Foglie ovato-lanceolate, le basali in rosetta, scomparse al momento della fioritura, le cauline sessili. Fiori numerosi, roseo-violacei, imbutiformi. Calice con lobi triangolari, revoluti al margine e separati da seni acuti. Frutto a capsula. Corolla barbata alla fauce. Le genziane a fiore violetto e fauce barbata hanno costituito fino ad epoca recentissima il genere Gentianella e solo ultimamente sono state incluse nel genere Gentiana; sono di difficile determinazione per l’incertezza dei caratteri e la forte variabilità stagionale. 106 Comune nei pascoli e nei macereti. Europa. F. W. Schultz Aquilegia di Einsele R+ - 30/40 mm – VII/VIII RANUNCULACEAE Aquilegia einseleana H 10/40 cm - Perenne, rizomatosa. Fusto eretto, sottile, semplice o poco ramificato, peloso in alto. Foglie glauche, glabre o lievemente pubescenti sulla pagina inferiore, le basali picciolate, biternate e con segmenti arrotondati, le cauline sessili, lineari. Fiori azzurro-violacei, solitari, terminali, grandi, penduli, formati da un verticillo interno di 5 nettarii ovali a coppa, prolungati in uno sperone diritto o appena curvato, racchiuso da un secondo verticillo esterno di 5 tepali petaloidei, più lunghi e senza sperone. Frutto a follicolo. Comune nelle praterie sassose, sui macereti e sulle rupi. Alpi orientali. 107 PRIMULACEAE Soldanella alpina L. Soldanella alpina R+ - 8/13 mm – VI/VII H 5/15 cm - Perenne, rizomatosa. Foglie lungamente picciolate, rotondato-reniformi, con largo seno alla base, glabre, intere e con le nervature rilevate. 1 o 2 scapi fiorali per pianta, eretti, rossicci, finemente pelosi, afilli, recanti ognuno 2-3 fiori penduli e campanulati. Calice a 5 lobi e corolla violetta o azzurro pallida, talvolta bianca, divisa fino alla metà in sottili lacinie. Antere visibili alla fauce, stilo sporgente dalla corolla. Frutto a capsula allungata. 108 Comune nei pascoli, dove fiorisce alla scomparsa della neve. Monti dell’Europa meridionale. (L.) Moench. Santoreggia alpina LAMIACEAE Acinos alpinus IR – 12/20 mm – VI/VIII H 5/20 cm – Perenne, suffruticosa. Fusto prostrato, legnoso alla base; rami erbacei ascendenti, quadrangolari, con pelosità patente su facce alterne. Foglie opposte, brevemente picciolate, con lamina ovale, dentellate e revolute al margine. Verticilli di 38 fiori all’ascella delle foglie superiori. Calice rigonfio alla base, poi bruscamente ristretto, peloso. Corolla violacea, bianca alla fauce, bilabiata; labbro superiore a 2 lobi, labbro inferiore più grande a 3 lobi, tubo corollino allungato, sottile, pubescente. Frutto ad achenio. Comune nei macereti e nelle praterie sassose. Monti dell’Europa meridionale. 109 RANUNCULACEAE Aconitum napellus subsp. vulgare Rouy & Foucaud Aconito napello IR – 20/30 mm – VII/IX H 50/170 cm - Perenne, provvista di un rizoma tuberoso. Fusto elevato, assai robusto, di norma non ramificato. Foglie palmato-incise, quasi completamente divise in 5-7 lovi a loro volta suddivisi in segmenti lineari. Fiori grandi, in racemo denso e allungato, generalmente semplice. Tepali blu-violacei, il superiore formato ad elmo e ricoprente i laterali, pubescenti per la presenza di brevi peli uncinati. Frutto a follicolo. Aconitum napellus subsp. tauricum (Wulfen) Gayer, è pianta molto simile, con foglie meno profondamente incise e tepali glabri o poco pelosi. Presenza da verificare. 110 Specie nitrofila e velenosa, è comune in prossimità delle malghe e nei pascoli concimati. Montagne dell’Europa sud-occidentale. L. Vedovelle celesti IR – 10/20 mm – VI/VII GLOBULARIACEAE Globularia cordifolia H 3/10 cm – Perenne, suffruticosa. Fusto legnoso, prostrato, formante estesi e densi tappeti. Foglie in rosette, piccole, spatolate, smarginate all’apice, coriacee. Peduncoli fiorali eretti, angolosi, provvisti di minuscole bratteee squamiformi. Infiorescenze globose, azzurro-lilacine. Fiori numerosi, piccolissimi; labbro superiore a 2 denti, labbro inferiore trifido, tubo corollino lungo quanto il calice o più. Globularia nudicaulis L. Vedovelle alpine IR – 15/25 cm – VI/VII GLOBULARIACEAE Comune, cresce nei macereti e sulle rocce. Monti dell’Europa meridionale. H 8/25 cm - Perenne, erbacea, possiede foglie esclusivamente in rosetta basale, oblungo-spatolate, lungamente attenuate nel picciolo, intere e con apice rotondato, lunghe fino a cm 15. Scapo fiorale emergente dalle foglie, infiorescenza sferica. Comune nelle praterie sassose asciutte e nei macereti. Monti dell’Europa meridionale. 111 LAMIACEAE Horminum pyrenaicum L. Ormino dei Pirenei IR – 15/20 mm – VII/IX H 10/30 cm - Perenne. Rizoma legnoso, ramificato. Foglie basali in rosetta, ovato-rotondate, attenuate in largo picciolo, glabre, bollose e ondulate al margine, inferiormente più chiare; foglie cauline ridotte o assenti. Scapo fiorale eretto, quadrangolare, pubescente. Fiori a 2-4 in verticilli all’ascella di brattee, in lunga e rada infiorescenza tendenzialmente unilaterale. Calice tubuloso, con denti acuminati, spesso violaceo. Corolla viola intenso, tubo allungato e un po’ svasato, labbro inferiore trilobo. Frutto ad achenio. 112 Comune nelle praterie sassose. Monti dell’Europa sud-occidentale. L. Pinguicola comune IR – 15/22 mm – VI/VII LENTIBULARIACEAE Pinguicula vulgaris H 5/15 cm - Perenne. Pianta insettivora. Foglie esclusivamente in rosetta basale, lanceolate, intere, involute al margine, fortemente vischiose per la presenza di peli ghiandolosi, pallide. Scapi fiorali eretti, ghiandolosi, rossastri e incurvati all’apice. Fiori solitari; corolla violacea imbutiforme, con macchia biancastra alla fauce; labbro superiore bilobo, labbro inferiore più grande, espanso orizzontalmente e con tre lobi divergenti, sperone allungato e diritto. Frutto a capsula. Comune nei luoghi umidi. Circumboreale. 113 VIOLACEAE Viola dubyana Burnat ex Gremli Viola di Duby IR – 2/2.5 cm – VI/VIII H 10/30 cm - Perenne. Fusti prostrato ascendenti, con lunghi internodi, minutamente tomentosi. Foglie basali ravvicinate, picciolate, ovato-rotondate, crenate; foglie cauline lineari. Stipole divise fino alla base in 5-10 lacinie lineari, la centrale poco più sviluppata. Fiori solitari, violetti; 4 petali rivolti in alto, stretti e con una fascia viola scuro, petalo inferiore più largo, con macchia gialla al di sopra della fascia scura; sperone sottile, lungo circa la metà del petalo. Frutto a capsula. 114 Poco frequente nei macereti e nelle praterie sassose. Endemita con diffusione limitata alle Prealpi calcaree meridionali, dal lago di Como alla valle dell’Adige. L. Cèspica alpina ASTERACEAE Erigeron alpinus H 6/20 cm - Perenne, cespitosa. Fusti eretto ascendenti, villosi ma non ghiandolosi, ramosi in alto. Foglie basali linearispatolate, in maggioranza acute, pelose; foglie cauline sessili, lineari, acute. Capolini solitari all’apice dei rami, con involucro campanulato a squame lanceolato-acute e fiori di tre tipi (lente!): ligulati e rosei gli esterni (femminili), filiformi, paglierini e senza denti corollini quelli marginali del disco (femminili), tubulosi, gialli e con denti corollini patenti quelli centrali (ermafroditi). Frutto ad achenio piumoso. Comune nelle praterie sassose e lungo le creste. Monti dell’Europa meridionale. SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI Ca – 15/25 mm – VII/IX 115 RUBIACEAE Asperula cynanchica L. Stellina comune R4 – 2/4 mm – VII/IX H 10/40 cm - Perenne, con radice legnosa e numerosi fusti erbacei, ascendenti. Foglie lineari, acute, glabre, uninervie, più corte degli internodi, verticillate a 4. Fiori piccoli, in infiorescenze corimbose terminali. Corolla da bianco-rosea a rossastra, con quattro lobi aperti a stella e tubo conico, lungo quasi il doppio dei lobi. Frutto ad achenio. 116 Comune nei macereti e nelle praterie sassose. Europa. Tratt. Dafne striata R4 – 10/13 mm – VI/VIII THYMELACEAE Daphne striata H 5/20 cm - Perenne, suffruticosa, formante bassi cespugli molto ramificati. Foglie persistenti, piccole, lineari-spatolate, addensate all’estremità dei rami. Fiori molto profumati, raggruppati a 8-12 in racemi apicali compatti; tepali roseiporporini, saldati in un tubo allungato, glabro. Il frutto è una drupa sferica, giallastra, tossica, come tutta la pianta. Comune nei pascoli sassosi e negli arbusteti nani. Endemita alpino. 117 ERICACEAE Erica carnea L. Erica carnicina R4 – 5/6 mm – III/VI H 15/30 cm - Perenne, suffruticosa, formante cespugli densi. Fusti legnosi striscianti, assai ramificati. Foglie persistenti, aghiformi, revolute al margine, coriacee, verticillate a 3-4. Fiori numerosi, piccoli, penduli, in infiorescenze fogliose terminali unilaterali. Corolla rosea, tubulosa, un po’ ristretta in alto, con antere scure sporgenti. Frutto a capsula. 118 Comune nelle praterie asciutte e soleggiate e negli arbusteti nani. Monti dell’Europa meridionale. (L.) R. Br. Petrocallide dei Pirenei R4 – 6/8 mm – VII/VIII BRASSICACEAE Petrocallis pyrenaica H 1/5 cm - Perenne. Fusti legnosetti, prostrati, assai ramificati, formanti densi cuscinetti. Foglie addensate in rosette, cuneate alla base e con 3-5 minuscoli lobi all’apice, cigliate al margine. Infiorescenze terminali di 2-5 piccoli fiori portati da brevi peduncoli pelosi. Sepali giallastri. Petali rotondeggianti, rosei o lilla chiaro, con esili venature più scure. Antere gialle. Frutto a siliquetta. Rara, cresce lungo le creste rocciose, sulle rupi e nei macereti. Monti dell’Europa meridionale. 119 BRASSICACEAE Thlaspi rotundifolium subsp. rotundifolium (L.) Gaudin Erba storna a foglie rotonde R4 – 6/11 mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne, cespitosa. Fusti striscianti fra i detriti, poi ascendenti, ramificati. Foglie addensate alla base dei fusti, ovato-spatolate, carnosette, lucide, glaucescenti, le cauline sessili e con due orecchiette ottuse abbraccianti il fusto. Fiori in racemi terminali ombrelliformi, compatti. Petali ovali, di un rosa più o meno intenso. Frutto a siliquetta. 120 Comune sui macereti instabili. Endemita alpino. Willd. Spillone alpino R5 – 7/12 mm – VII/VIII PLUMBAGINACEAE Armeria alpina H 10/25 cm - Perenne. Rizoma obliquo, robusto. Foglie tutte in dense rosette basali, lineari-graminiformi, cigliate alla base e con 1-3 nervature prominenti. Scapi fiorali erettoascendenti, afilli, recanti una densa infiorescenza globosa. Bratteee membranose rossicce. Calice con reste più corte del tubo. Petali rosei, saldati alla base in un breve tubo. Frutto a capsula. Rara, cresce nelle praterie rocciose e fra i detriti. Monti dell’Europa meridionale. 121 CARYOPHYLLACEAE Dianthus hyssopifolius L. Dianthus monspessulanus L. Garofano di Montpellier R5 – 15/25 mm – VII/VIII H 20/50 cm - Perenne. Fusti erbacei, ramificati in alto. Foglie opposte, lanceolato-lineari, erette o appena guainanti, tenere. Fiori generalmente solitari. Calice cilindrico, allungato, racchiuso in basso da un calicetto con squame appuntite e lunghe la metà del calice. Corolla bianca o rosea, con macchia bruno-verdastra alla fauce. Petali divisi fin quasi a metà in sottili lacinie lineari. 122 Comune nei pascoli sassosi e soleggiati. Monti dell’Europa meridionale. L. Genziana purpurea R5 – 2,5/4 cm – VII/VIII GENTIANACEAE Gentiana purpurea H 20/60 cm - Perenne. Radice robusta, fittonante. Fusto eretto, semplice, robusto, sovente arrossato. Foglie opposte, grandi, ovali-lanceolate, con 5 evidenti nervature, le basali picciolate, le cauline sessili e progressivamente ridotte. Fiori sessili, in gruppetti di 2/6 fiori, terminali e all’ascella delle foglie superiori. Calice ridotto a una squama membranosa, violacea. Corolla campanulata, rosso violacea scura, punteggiata internamente. Frutto a capsula. Rara nei pascoli su suolo acido. Artico-alpina (Alpi e Scandinavia). 123 CARYOPHYLLACEAE Gypsophila repens L. Gipsofila strisciante R5 – 6/10 mm – VII/VIII H 5/25 cm - Perenne. Fusto legnosetto alla base, strisciante, con numerosi rami erbacei ascendenti formanti un cespuglietto denso. Foglie lineari, carnosette, glabre e glaucescenti. Infiorescenze apicali rade. Calice membranoso, striato di verde. Corolla da bianca a rosa intenso, con petali smarginati all’apice. Frutto a capsula sporgente dai sepali. 124 Comune sui detriti e lungo le creste. Monti dell’Europa meridionale. L. Bistorta R5 – 3/9 cm – VII/VIII POLYGONACEAE Polygonum bistorta H 30/90 cm - Perenne, con un rizoma tuberoso serpeggiante. Fusto eretto, foglioso alla base. Foglie basali grandi, lungamente picciolate, oblungo-lanceolate, tronche alla base e acute all’apice, inferiormente più chiare; foglie cauline sessili, ridotte; guaina tubulare (ocrea) bruna, glabra. Fiori piccolissimi in lunga e densa infiorescenza cilindrica. Petali rosei. Stami sporgenti. Frutto ad achenio. Comune nei pascoli. Eurosiberiana. 125 PRIMULACEAE Primula glaucescens Moretti Primula glaucescente R5 – 20/25 mm – VI/VII H 5/10 cm - Perenne, rizomatosa. Foglie addensate in rosetta basale, coriacee, glabre e glaucescenti, a lamina ovato-lanceolata, acuminata all’apice e con un sottile margine cartilagineo finemente crenulato. Scapo superante le foglie, afillo, portante 3-5 fiori; brattee lineari, sovente arrossate, più brevi dei pedicelli fiorali. Calice tubuloso. Corolla roseopurpurea, con petali smarginati saldati in un tubo allungato. Frutto a capsula, più breve del calice. 126 Comune nei macereti, nelle praterie discontinue e negli arbusteti nani, anche in stazioni lungamente innevate. Endemica dei rilievi calcareodolomitici dal lago di Como alle Giudicarie. L. Rododendro irsuto ERICACEAE Rhododendron hirsutum R5 – 10/15 mm – VI/VII H 20/80 cm - Perenne. Arbusto molto ramificato, con fusti legnosi ascendenti. Foglie persistenti, coriacee, oblunghe, con lunghe ciglia al margine e crenulate, verdi sulle due pagine, ghiandolose su quella inferiore. Fiori in fascetti terminali; peduncoli pubescenti e calice cigliato; corolla imbutiforme, rosea. Frutto a capsula. Comune negli arbusteti, al margine dei pascoli sassosi, nei macereti calcarei. Endemita alpino-orientale. 127 CARYOPHYLLACEAE Silene acaulis (L.) Jacq. Silene a cuscinetto R5 – 6/9 mm – VII/VIII H 1/5 cm - Perenne. Fusto legnoso sotterraneo, ramificato in superficie a formare cuscinetti densissimi, appiattiti o emisferici, anche notevolmente estesi. Foglie strettamente appressate, opposte, lineari, appuntite, cigliate al margine, tenere. Fiori solitari, appena emergenti dalle foglie. Calice arrossato. Petali rosei, obovati, smarginati all’apice. 128 Comune lungo le creste, sulle rocce e nei macereti, anche dove la neve persiste lungamente. Artico-alpina. Jan Silene di Elisabetta R5 – 30/40 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Silene elisabethae H 5/25 cm - Perenne, cespitosa. Fusti eretti-scendenti, semplici, arrossati, in alto peloso-ghiandolosi. Foglie basali in rosetta densa, ellittico-lanceolate, cigliate al margine; foglie cauline sessili, opposte, decrescenti. Fiori grandi, per lo più solitari. Calice leggermente rigonfio, peloso, vischioso, con 10 evidenti nervature, arrossato. Petali roseo-porporini, con unghia sottile e 2 lobi molto pronunciati, dentati; squame alla fauce frangiate. Frutto a capsula. Specie rara, cresce sui detriti calcarei e nelle praterie discontinue, raramente anche lungo le cenge. Endemica tra le Grigne e le Giudicarie. 129 VALERIANACEAE Valeriana montana L. Valeriana montana R5 – 2/6 mm - VII/VIII H 10/40 cm - Perenne, rizomatosa. Fusti eretto-ascendenti, fogliosi, poco pubescenti in alto. Foglie basali lungamente picciolate, ovali, acute all’apice, dentate al margine, lucide; foglie cauline opposte, sessili, decrescenti, le superiori lineari. Fiori piccolissimi, in denso corimbo terminale. Corolla tubulosa, rosea; stami sporgenti. Frutto ad achenio piumoso. 130 Comune sui macereti. Monti dell’Europa meridionale. Boiss. & Reut. Aglio d’Insubria LILIACEAE Allium insubricum R6 – 10/18 mm – VII/VIII H 10/40 cm - Perenne, bulbosa. Foglie tutte basali, numerose, lineari, piane, ad apice ottuso, glauche. Scapo eretto, glauco, incurvato in alto, recante un’infiorescenza terminale di 3-10 fiori penduli. Pedicelli lunghi, circondati da un involucro membranaceo; tepali rosa intenso, lanceolati, mucronati, riuniti a formare una corolla campanulata. Stami lunghi la metà dei tepali, stimma trifido. Frutto a capsula. Tutta la pianta emana un forte odore agliaceo. Rara, ma localmente frequente, cresce nei macereti consolidati e sulle cenge erbose. Endemita alpino orientale, presente esclusivamente tra le Grigne e la Val Trompia, conta nella Bergamasca il maggior numero di stazioni. 131 POLYGONACEAE Rumex scutatus L. Romice scudato R6 – 3/6 mm – VII/VIII H 20/50 cm - Perenne. Fusti striscianti fra i detriti, con numerosi rami ascendenti, glabri. Foglie basali lungamente picciolate, astate o sagittate, consistenti, glauche; foglie cauline ridotte. Fiori penduli in infiorescenza rada, più o meno ramificata; tepali rosso-verdastri, più scuri a maturità. Frutto ad achenio. POLYGONACEAE Comune, consolidatrice dei ghiaioni. Europa e Asia occidentale. Rumex alpinus L. Romice alpino R6 – 4/5.5 mm – VII/VIII H. 60/120 cm - Pianta di grandi dimensioni, perenne, rizomatosa. Fusto assai robusto. Foglie basali grandi, astato-cuoriformi, completamente arrossate da giovani, in seguito solo sul picciolo e la nervatura centrale. Infiorescenza a pannocchia, densa e allungata. 132 Comune nei pressi delle malghe e nei riposi del bestiame (pianta nitrofila), dove tende a costituire popolamenti puri molto estesi. Monti dell’Europa meridionale. L. Pigamo colombino R+ - 8-12 mm – VI/VII RANUNCULACEAE Thalictrum aquilegiifolium H 40/150 cm – Perenne, con fusto eretto, striato, glabro, ramificato in alto e densamente foglioso. Foglie stipolate, bilobate o trilobate in segmenti ovati, dentati o incisi all’apice, più chiare di sotto. Fiori numerosi in ampia pannocchia piumosa. Petali assenti, funzione vessillifera svolta dagli stami, roseoporporini, strettamente filiformi, ma dilatati all’apice quanto l’antera o più. Frutto a follicolo. Comune nelle alte erbe ed al margine degli arbusteti. Europa. 133 ASTERACEAE Adenostyles glabra (Mill.) DC. Cavolaccio verde CA – 2/3 mm – VII/VIII H 30/60 cm - Perenne. Fusto cilindrico, finemente peloso. Foglie grandi, alterne, picciolate, rotondate-reniformi, di sopra glabre, di sotto pubescenti sulle nervature, dentate; foglie cauline senza orecchiette. Capolini di 3-6 fiori, numerosi; involucro cilindrico con squame lanceolato-lineari violacee; fiori solo tubulosi, piccoli, roseo-violacei. ASTERACEAE Comune sui detriti umidi, dove forma estesi popolamenti. Monti dell’Europa meridionale. Adenostyles alliariae (Gouan) A. Kern. Cavolaccio alpino CA – 2/3 mm – VII/VIII H 40/120 cm – Perenne. Simile alla precedente, ma con foglie diffusamente grigio tomentose di sotto, le cauline superiori con due orecchiette amplessicauli. 134 Comune nei megaforbieti ed al margine di arbusteti e boschi. Monti dell’Europa meridionale. subsp. tridentinus (Evers.) Murr Carduus carlinaefolius Lam. Cardo del Trentino Ca – 25/30 mm – VII/VIII ASTERACEAE Carduus defloratus H 20/60 cm – Perenne. Fusto slanciato, semplice o ramoso, sovente con rami alati e fogliosi. Foglie coriacee, a lamina lanceolata, profondamente lobato-incise, con denti terminanti in una spina robusta. Fiori solo tubulosi, in grossi capolini solitari, roseo-porporini, inclinati. Frutto ad achenio. Comune nelle praterie asciutte e sassose. Endemita alpico. 135 ASTERACEAE Centaurea nervosa subsp. nervosa Willd. Fiordaliso alpino CA – 40/60 mm – VII/VIII 10/40 cm – Perenne. Fusti eretti, robusti, peloso-ruvidi. Foglie basali lanceolate, attenuate nel picciolo, intere o dentate, ruvide, pelosette; foglie cauline decrescenti, sessili. Capolini solitari; involucro globoso-ovale, morbidamente avvolto dalle lunghe appendici piumose di squame rugginose, ricurve in fuori. Fiori solo tubulosi, i periferici più grandi e raggianti, roseopurpurei. Frutto ad achenio. 136 Comune nei pascoli e nelle praterie di pendio. Monti dell’Europa meridionale. (L.) Cass. Omogine alpina ASTERACEAE Homogyne alpina CA – 8/15 mm – VI/VIII H 10/30 cm - Perenne. Fusti eretti, semplici, pelosi e rossicci. Foglie basali in rosetta, peduncolate, rotondato-reniformi, dentellate, coriacee, di sopra verdi e lucide, di sotto più chiare e peloso-ghiandolose; foglie cauline ridotte a squame. Capolini solitari, piccoli; involucro cilindrico, violaceo-rossastro; fiori solo tubulosi, roseo-vinosi; stimmi bianchi, filiformi, sporgenti. Frutto ad achenio. Comune nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. 137 FABACEAE Hedysarum hedysaroides subsp. exaltatum (A. Kern.) Žertová Sulla slanciata IR – 15/22 mm – VII/VIII H 20/40 cm - Perenne, glabra. Fusti erbacei, ascendenti, fogliosi. Foglie imparipennate, con 15-21 segmenti ovatolanceolati, ottusi all’apice (non più di 13 nella subsp. hedysaroides); stipola membranacea brunastra alla base del picciolo. Racemo apicale denso, lungamente peduncolato; fiori penduli con corolla roseo-porporina. Frutto a legume. 138 Abbastanza frequente nei pascoli freschi, su suoli detritici, anche lungamente innevati. Endemica delle Alpi orientali, limitatamente alle catene meridionali. (L.) Rich. Manina profumata IR – 6/10 mm – VI/VIII ORCHIDACEAE Gymnadenia odoratissima H. 10/40 cm - Perenne. Tuberi sotterranei. Fusto gracile, cilindrico inferiormente e un po’ angoloso in alto, foglioso. Foglie lineari-lanceolate, carenate, progressivamente ridotte sul fusto. Spiga apicale densa, con i fiori all’ascella di brattee lesiniformi. Fiori odorosi di vaniglia, bianco-rosei, con labello poco trilobato e sperone breve. Frutto ad achenio. Gymnadenia conopsea Manina rosea IR – 8/14 mm – VI/VIII (L.) R. Br. ORCHIDACEAE Comune nelle praterie. Europa. H. 20/70 cm - Simile alla precedente, ma più sviluppata, ha fiori più scuri, con labello nettamente trilobo e lungo sperone filiforme. Pascoli e praterie, comune. Eurosiberiana. 139 ORCHIDACEAE Nigritella rhellicani Teppner & E. Klein Nigritella nigra (L.) Rchb. Nigritella comune IR – 4/8 mm – VII/VIII H 5/25 cm - Perenne. Tuberi sotterranei. Fusto eretto, striato, foglioso, rossiccio in alto. Foglie basali lineari, scanalate; foglie cauline ridotte. Fitta infiorescenza terminale, breve, conico-ovoidale; fiori profumatissimi di vaniglia, piccoli, purpureo-scuri, all’ascella di brattee lesiniformi; sperone breve e labello triangolare rivolto in alto. Frutto ad achenio. ORCHIDACEAE Relativamente comune nelle praterie e nei pascoli. Monti dell’Europa meridionale. Nigritella rubra (Wettst.) K. Richt. Nigritella miniata (Crantz) Janchen Nigritella rossa IR – 5/9 mm – VII/VIII H 5/25 cm - Perenne. Fiori più chiari, rosso-porpora, in infiorescenza ovata; labello con un restringimento tubuliforme a circa 1/3 dalla base. 140 Rara, nei medesimi ambienti della precedente. Alpi orientali e Carpazi. Vill. Pediculare spiralata IR – 20/30 mm – VII/VIII SCROPHULARIACEAE Pedicularis gyroflexa H. 10/30 cm - Perenne. Fusto arcuato-ascendente, lanuginoso. Foglie allungate, lanceolate, finemente suddivise in piccoli segmenti dentellati, pubescenti. Infiorescenza apicale compatta alla fioritura, poi allungata; calice lanoso, con 4 denti fogliacei lunghi quanto il tubo e uno ridotto, triangolare. Corolla rosea; labbro superiore compresso lateralmente in corto becco, labbro inferiore allargato, trilobato. Frutto a capsula. Poco frequente nei pascoli ed al margine degli arbusteti. Alpi, incerta nei Pirenei. 141 ACCESSO AL SENTIERO L’accesso al “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” dalla Plassa SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI Imminenti novità e problematiche ad esse correlate L’area dell’ Alpe Arera ha subito negli ultimi decenni numerose modifiche, legate in particolare alla pratica prima e all’abbandono poi dell’attività sciistica. Fino ad alcuni anni fa erano in funzione due tratti di seggiovia che portavano dalla Plassa al Rif. SABA il primo e dal Rif. SABA al Rif. Capanna 2000 il secondo. Attualmente le seggiovie, che venivano aperte anche nella stagione estiva, sono in disuso, e pertanto non è possibile arrivare in alto se non camminando (una strada sterrata consente di arrivare con fuoristrada al Rif. Capanna 2000, ma solo con un’autorizzazione rilasciata dalle Autorità locali). Va però segnalato che prossimamente sarà costruita una nuova strada asfaltata di arroccamento, di libero accesso e regolata da un senso unico alternato ad orari stabiliti, che permetterà di arrivare in auto fino ad un grande parcheggio nei pressi del Rif. SABA, abbreviando notevolmente i tempi di percorrenza per accedere al nostro sentiero. Nei progetti già approvati è inoltre prevista anche la riattivazione del secondo tratto di seggiovia, che dal Rif. SABA porterebbe proprio in prossimità del punto di partenza del “Sentiero dei fiori Claudio Brissoni”. È evidente che questa facilità di accesso porterà un au- 142 Il massiccio dell’Arera ACCESSO AL SENTIERO mento del numero di persone che, attratte dalla sua fama, percorreranno il sentiero per goderne le bellezze botaniche e paesaggistiche. Se da un lato ciò costituirà un aspetto positivo, dando modo anche a chi cammina poco di percorrere il sentiero, dall’altro non si possono nascondere i problemi che potrebbero derivare da un’irrispettosa e incivile frequentazione di quei luoghi, con gravi conseguenze per la conservazione e la sopravvivenza delle specie floristiche presenti lungo l’itinerario. Sarebbe pertanto auspicabile in un futuro non lontano istituire attività non solo di sorveglianza, ma anche di informazione e di guida, con volontari e guardie ecologiche che facciano comprendere l’importanza della conservazione di questo stupendo percorso naturalistico. La speranza di molti appassionati è che l’area, che tra l’altro è stata da poco ceduta (anche se con confini ancora non ben definiti) dal Comune di Oltre il Colle alla Regione Lombardia, venga presto tutelata con la costituzione di un Parco. Non bisogna dimenticare infatti che la Natura ha impiegato millenni per costruire tutto ciò, realizzando delicate interazioni tra clima, suolo e ambiente, onde preparare ad ogni creatura lo spazio per la sua sopravvivenza e la sua riproduzione. Qualsiasi intervento che dovesse intaccare o peggio distruggere il fragile equilibrio biologico di un biotopo come quello percorso dal “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” decreterebbe la perdita di una ricchezza che la Natura difficilmente potrà ricostituire. Sul sentiero dopo la Baita del Branchino 143 MOSTRA Mostra permanente a “Capanna 2000” La mostra permanente presso il Rifugio “Capanna 2000” sull’Arera (chiedere le chiavi al rifugista per visitarla) è stata allestita dal Gruppo FAB nel 2004 in collaborazione con il Comune di Oltre il Colle, allo scopo di far conoscere, apprezzare e rispettare anche agli appassionati di trekking e di natura, il prezioso scrigno botanico che il Massiccio dell’Arera possiede. Nei 17 pannelli si illustrano la figura di Claudio Brissoni, fondatore del Gruppo FAB e studioso della flora alpina, la geologia dell’Arera, il percorso dettagliato del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” e la flora particolare di questa montagna, dagli endemiti ai fiori delle rocce, delle praterie e dei ghiaioni. La mostra, coadiuvata da questa piccola guida, è un utile strumento per chi, prima o dopo l’escursione sul “Sentiero”, vuole conoscere meglio il territorio montano. La sala della Mostra 144 ARRIVARE AL SENTIERO COME SI RAGGIUNGE IL SENTIERO Si può raggiungere il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” scegliendo uno dei percorsi sotto indicati: - da Oltre il Colle (1038 m): si raggiunge la località Plassa (Zambla Alta - 1169 m) dove si parcheggia; si prosegue poi per la strada che, passando per il rifugio S.A.B.A. (1560 m), porta al rifugio Capanna 2000 (segnavia CAI n. 221-222), dove inizia il sentiero. - da Roncobello (1009 m): superata la frazione di Capovalle si sale in auto per la carrozzabile fino al parcheggio di Mezzeno (1592 m) si raggiungono le omonime Baite e si prosegue lungo il sentiero CAI n. 219 fino al passo Branchino (1821 m). - da Valcanale (987 m): si segue la strada sterrata che s’inoltra nel bosco fino a 1100 m circa. Lasciata qui l’auto si imbocca a destra un’ampia mulattiera; giunti al rifugio Alpe Corte (1410 m), si segue il sentiero CAI n. 218 che porta al passo Branchino (1821 m). Provenendo da Roncobello o da Valcanale al passo Branchino (1821 m) è possibile iniziare il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, con percorso ad anello percorribile in entrambi i sensi (vedi cartina). COORDINATE GEOGRAFICHE UTILI (WGS84): Passo Branchino Baita Branchino Rifugio Capanna 2000 Passo Gabbia Bocchetta Corna Piana N45° 56’ 57.0’’ E9° 48’ 00.5’’ N45° 56’ 47.8’’ E9° 47’ 51.9’’ N45° 55’ 34.9’’ E9° 48’ 14.9’’ N45° 56’ 01.5’’ E9° 48’ 10.4’’ N45° 56’ 28.2’’ E9° 48’ 08.0’’ 145 ARRIVARE AL SENTIERO ALTRE INFORMAZIONI: - Percorso completo del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”: Km 7 - Abbigliamento consigliato: maglione, giacca a vento, scarponi da trekking - Non c’è acqua lungo il percorso - Periodo consigliato: fine giugno - inizio agosto - Siti web: www.floralpinabergamasca.net www.valbrembanaweb.com RIFUGI: Capanna 2000 - Oltre il Colle (BG) Quota: 1967 m tel. Rifugio: 0345 95096 tel. Abitazione del Rifugista: 0346 72889 cell.: 339 6986367 e-mail: [email protected] Periodo di apertura: tutti i fine settimana. Tutti i giorni dal 15 giugno alla prima settimana di settembre. Posti letto: 40 Posti ristoro: 60 Alpe Corte - Ardesio (BG), Valcanale 146 Il versante brembano dell’Arera in autunno Quota: 1410 m tel. Rifugio: 0346 35090 tel. Abitazione del Rifugista: 035 703178 Periodo di apertura: i fine settimana dalla prima domenica di aprile al primo novembre. Tutti i giorni dal 15 giugno alla prima settimana di settembre. Posti letto: 30 Posti ristoro: 80 BIBLIOGRAFIA Nella bibliografia sono state citate esclusivamente le pubblicazioni attinenti al Gruppo montuoso dell’Arera ed al “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, mentre sono state omesse tutte le opere di carattere generale od inerenti agli “endemiti orobici”, pur presenti sul sentiero stesso. AVOGADRI A., 2005 - Monte Arera, il sentiero dei fiori “Claudio Brissoni”. In: Tracce, a cura delle Sezioni e Sottosezioni C.A.I. di Valle Camonica, Tipografia Camuna S.p.A., Breno: 160-165. BRISSONI C., 1978 - Arera il giardino delle Orobie. L’Eco di Bergamo:18/5. BRISSONI C., 1978 - I pascoli dell’Arera: un giardino naturale. L’Eco di Bergamo: 27/7. BRISSONI C., 1978 - A caccia di rarità sul Sentiero dei Fiori. L’Eco di Bergamo: 26/10. BRISSONI C., 1980 - Il sentiero dei fiori all’Arera. Annuario 1979 C.A.I., Bergamo: 81-91. BRISSONI C., 1983 - Vivere con i fiori. Introduzione alla flora alpina bergamasca e delle Prealpi Lombarde. Ferrari, Clusone: 1-164. BRISSONI C., 1987 - Il sentiero dei fiori. Istituzione e territorio - Trimestrale della Provincia di Bergamo, anno 1: XX. BRISSONI C., 1988 - Sul sentiero dei fiori. Annuario 1987 C.A.I., Bergamo: 148-151. BRISSONI C., 1989 - Sentiero dei fiori, Provincia di Bergamo, Assessorato al turismo,Tipolito Cesare Ferrari, Clusone:1-80. BRISSONI C., 1994 - Sentiero dei fiori, Provincia di Bergamo, Assessorato al turismo, Tipolitografia Grafital, Torre Boldone (BG) Ristampa 1994:1-80. BRISSONI C., 1994 - Una salita botanica al Pizzo Arera (1907). Notiziario Floristico Flora Alpina Bergamasca, 5: 15-18. BRISSONI C., 2001 - Sentiero dei fiori. Provincia di Bergamo, Settore Cultura e Turismo, Tipolitografia Grafital, Torre Boldone (BG) - Ristampa 2001:1-80. DONADONI D., 2004 - Sentiero dei Fiori “Claudio Brissoni”. Not. Florist. Flora Alpina Bergamasca, 26: 8-11. FENAROLI L., 1954 - Beitrage zur Kenntnis eines neuen Endemiten der Ostalpen: Linaria tonzigi Lona. Angew. Pflanzensoziol., 1: 125126. LONA F., 1949 - Nuova specie di Linaria rinvenuta al Pizzo Arera (Alpi Orobie). Natura, Riv. Sc. Nat., Ed. Soc. ital. Sc. Nat., Milano, XL (3-4): 65-72. 147 BIBLIOGRAFIA MERXMÜLLER H. & EHRENDORFER F., 1957 - Galium montisarerae, eine neue Sippe der Bergamasker-Alpen. Osterr. Bot. Z., 104 (3): 228-233. NARDI A., 2005 - Il Sentiero dei fiori. Gardenia n. 256, agosto: 86-95. REISIGL H. & PITSCHMANN H., 1959 - Botanische Streifznge in den Bergamasker Alpen. Zur Verbreitung von Presolana-Steinbrech (Saxifraga presolanensis Eng.) und Arera-Labkraut (Galium montisarerae Merxm. et Ehrendf.), Jahrb. Ver. Schutze Alpenpfl. u. Tiere, 34: 106-111. RIEDER H.P., 1993 - Alpi Bergamasche [19]91. (Liste di piante rilevate durante le escursioni dall’Alben all’Arera, ai laghi di Foppolo, a Ca’ S. Marco). Basler Botanische Gesellschaft. Soc. Bot. Basilea, pro manuscripto in tedesco senza traduzione italiana: 1-64. TRAVERSO G.B., 1908 - Una salita botanica al Pizzo Arera (Bergamo). Atti Accademia Scient. Veneto-Trentino-Istriana, Classe I, Vol. V (1908): 14-26. TRAVERSO G.B., 1994 - Una salita botanica al Pizzo Arera (1907). A cura di Brissoni C., Not. Florist. Flora Alpina Bergamasca, 5: 15-18. VOLPI L., 1951 - Itinerari orobici: il Monte Arera. Bergamo, Ediz. orobiche. INDICE DELLE SCHEDE Nomi scientifici: in carattere grassetto e corsivo Sinonimi, di uso ancora attuale: in carattere corsivo Nomi italiani: in carattere normale ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ Achillea clavenae Achillea di Clavena Acinos alpinus Aconito napello Aconitum napellus subsp. tauricum Aconitum napellus subsp. vulgare Adenostyles alliariae Adenostyles glabra Aglio d’Insubria Aglio giallastro Alchemilla di Hoppe Alchemilla nitida Allium ericetorum Allium insubricum Anemone a fior di narciso Anemone narcissiflora Anemone sudalpina Anthyllis vulneraria subsp. alpestris Aquilegia einseleana Aquilegia di Einsele Arabetta alpina Arabetta minore Arabis alpina subsp. alpina Arabis bellidifolia subsp. stellulata Arabis pumila Armeria alpina Arnica Arnica montana Asperula cynanchica Aster bellidiastrum Astragalo negletto Astrantia major subsp. major Astrantia minor Astranzia maggiore Astranzia minore Atamanta comune Athamanta cretensis Biscutella laevigata subsp. laevigata pag. 55 » 55 » 109 » 110 » 110 » 110 » 134 » 134 » 131 » 69 » 90 » 90 » 69 » 131 » 52 » 52 » 54 » 83 » 107 » 107 » 36 » 36 » 36 » 36 » 36 » 121 » 73 » 73 » 116 » 56 » 101 » 60 » 60 » 60 » 60 » 58 » 58 » 61 149 INDICE DELLE SCHEDE ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ 150 Biscutella montanina Bistorta Botton d’oro Bupleuro delle rocce Bupleurum petraeum Caglio del Pizzo Arera Camedrio alpino Campanula cochleariifolia Campanula dei ghiaioni Campanula dell’arciduca Campanula di Scheuchzer Campanula raineri Campanula scheuchzeri Cardo del Trentino Cardo spinosissimo Carduus carlinaefolius Carduus defloratus subsp. tridentinus Cariofillata montana Cavolaccio alpino Cavolaccio verde Centaurea nervosa subsp. nervosa Cerastio a foglie larghe Cerastium latifolium Cèspica alpina Cirsium spinossimum Crepide di Kerner Crepide dorata Crepis aurea Crepis kerneri Dafne striata Daphne striata Dianthus hyssopifolius Dianthus monspessulanus Doronico a grandi fiori Doronico di Colonna Doronicum columnae Doronicum grandiflorum Dryas octopetala Eliantemo a fiori grandi Eliantemo alpestre Erba regina Erba stella pag. 61 » 125 » 72 » 93 » 93 » 62 » 53 » 103 » 103 » 104 » 105 » 104 » 105 » 135 » 76 » 135 » 135 » 70 » 134 » 134 » 136 » 38 » 38 » 115 » 76 » 77 » 78 » 78 » 77 » 117 » 117 » 122 » 122 » 79 » 79 » 79 » 79 » 53 » 64 » 64 » 74 » 47 INDICE DELLE SCHEDE ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ Erba storna a foglie rotonde pag. 120 Erica carnea » 118 Erica carnicina » 118 Erigeron alpinus » 115 Fiordaliso alpino » 136 Galium montis-arerae » 62 Garofano di Montpellier » 122 Gentiana acaulis » 96 Genziana alata » 97 Gentiana clusii » 96 Gentiana germanica » 106 Gentiana kochiana » 96 Gentiana purpurea » 123 Gentiana utriculosa » 97 Gentiana verna » 98 Gentianella germanica » 106 Genziana di Clusius » 96 Genziana primaverile » 98 Genziana purpurea » 123 Genzianella germanica » 106 Geum montanum » 70 Ginestrino alpino » 86 Gipsofila strisciante » 124 Globularia cordifolia » 111 Globularia nudicaulis » 111 Gymnadenia conopsea » 139 Gymnadenia odoratissima » 139 Gypsofila repens » 124 Hedysarum hedysaroides subsp. exaltatum » 138 Helianthemum alpestre » 64 Helianthemum nummularium subsp. grandiflorum » 64 Homogyne alpina » 137 Horminum pyrenaicum » 112 Hutchinsia alpina » 37 Iberidella alpina » 37 Leontopodium alpinum » 57 Leucorchis albida » 84 Linaria bergamasca » 85 Linaria tonzigii » 85 Lino alpino » 99 Linum alpinum » 99 Lotus alpinus » 86 151 INDICE DELLE SCHEDE ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ 152 Manina profumata Manina rosea Margherita d’alpe Minuartia austriaca Minuartia austriaca Minuartia delle Grigne Minuartia grignensis Minuartia primaverile Minuartia sedoides Minuartia sedoide Minuartia verna subsp. verna Moehringia concarenae Moehringia della Concarena Myosotis alpestris Nigritella comune Nigritella miniata Nigritella nigra Nigritella rhellicani Nigritella rossa Nigritella rubra Non ti scordar di me alpino Omogine alpina Orchidea candida Orecchia d’orso Ormino dei Pirenei Oxytropis neglecta Oxytropis pyrenaica Papaver aurantiacum Papaver rhaeticum Papavero dorato Parnassia palustre Parnassia palustris Pediculare di Barrelier Pediculare spiralata Pediculare tuberosa Pedicularis ascendens Pedicularis gyroflexa Petrocallide dei Pirenei Petrocallis pyrenaica Pigamo colombino Pinguicola alpina Pinguicola comune pag. 139 » 139 » 56 » 39 » 39 » 40 » 40 » 39 » 91 » 91 » 39 » 41 » 41 » 100 » 140 » 140 » 140 » 140 » 140 » 140 » 100 » 137 » 84 » 65 » 112 » 101 » 101 » 63 » 63 » 63 » 42 » 42 » 87 » 141 » 87 » 87 » 141 » 119 » 119 » 133 » 59 » 113 INDICE DELLE SCHEDE ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ Manina profumata Manina rosea Margherita d’alpe Minuartia austriaca Minuartia austriaca Minuartia delle Grigne Minuartia grignensis Minuartia primaverile Minuartia sedoides Minuartia sedoide Minuartia verna subsp. verna Moehringia concarenae Moehringia della Concarena Myosotis alpestris Nigritella comune Nigritella miniata Nigritella nigra Nigritella rhellicani Nigritella rossa Nigritella rubra Non ti scordar di me alpino Omogine alpina Orchidea candida Orecchia d’orso Ormino dei Pirenei Oxytropis neglecta Oxytropis pyrenaica Papaver aurantiacum Papaver rhaeticum Papavero dorato Parnassia palustre Parnassia palustris Pediculare di Barrelier Pediculare spiralata Pediculare tuberosa Pedicularis ascendens Pedicularis gyroflexa Petrocallide dei Pirenei Petrocallis pyrenaica Pigamo colombino Pinguicola alpina Pinguicola comune pag. 139 » 139 » 56 » 39 » 39 » 40 » 40 » 39 » 91 » 91 » 39 » 41 » 41 » 100 » 140 » 140 » 140 » 140 » 140 » 140 » 100 » 137 » 84 » 65 » 112 » 101 » 101 » 63 » 63 » 63 » 42 » 42 » 87 » 141 » 87 » 87 » 141 » 119 » 119 » 133 » 59 » 113 153 INDICE DELLE SCHEDE ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ 154 Pinguicula alpina Pinguicula vulgaris Poligono viviparo Polygonum bistorta Polygonum viviparum Primula auricula Primula glaucescens Primula glaucescente Pritzelago alpina Pseudorchis albida Pulsatilla alpina subsp. australpina Ranuncolo alpestre Ranunculus alpestris Rhododendron hirsutum Rododendro irsuto Romice alpino Romice scudato Rumex alpinus Rumex scutatus Salice reticolato Salice retuso Salix reticulata Salix retusa Santoreggia alpina Sassifraga della Presolana Sassifraga di Vandelli Sassifraga gialla Sassifraga retica Sassifraga setolosa Sassifraga verde-azzurra Saxifraga aizoides Saxifraga caesia Saxifraga hostii subsp. rhaetica Saxifraga paniculata Saxifraga presolanensis Saxifraga rotundifolia Saxifraga sedoides Saxifraga vandellii Senecio a foglie sottili Senecio alpino Senecio alpinus Senecio cordatus Senecio doronicum subsp. doronicum pag. 59 » 113 » 43 » 125 » 43 » 65 » 126 » 126 » 37 » 84 » 54 » 44 » 44 » 127 » 127 » 132 » 132 » 132 » 132 » 94 » 95 » 94 » 95 » 109 » 67 » 48 » 66 » 46 » 68 » 45 » 66 » 45 » 46 » 46 » 67 » 47 » 68 » 48 » 81 » 80 » 80 » 80 pag. 75 CREDITS I testi contenuti in questa guida sono stati per lo più ricavati (con parziali revisioni) dall’edizione originaria de “Il Sentiero dei fiori” (1989). I testi contrassegnati dal simbolo * nell’indice di pagina 159, sono nuovi rispetto all’edizione precedente; gli indirizzi e le informazioni sui rifugi sono aggiornate al settembre 2007. Si ringraziano i Soci FAB per i testi, le fotografie e i disegni; i loro nomi sono riportati in ordine alfabetico: Marisa Barbagli Luigi Boglioni Lorenzo Brissoni Angelo Calamata Carmen Celestini Danilo Donadoni Giuseppe Falgheri Silvana Gamba Ornella Gimondi Luca Mangili Carlo Marconi Michele Mazzucchi Davide Milesi Giambattista Moroni Luigi Mostosi Danilo Pedruzzi Mariuccia Porto Giuseppe Ravasio Martino Rivola Virginio Rota Cesare Solimbergo Stefano Torriani 155 NOTE NOTE NOTE INDICE DEI CAPITOLI Presentazioni pag. 3 Storia del FAB * » 6 Claudio Brissoni * » 7 Premessa » 9 Motivazioni della specificità del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” » 11 Il fenomeno “Endemismo”: ipotesi recenti * » 15 Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”: gli itinerari » 16 Un’avventura affascinante: l’esplorazione botanica del Monte Arera » 24 La guida: indicazioni per l’uso » 28 Glossario » 32 Schede botaniche » 35 L’accesso al “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” dalla Plassa * » 142 Mostra permanente a “Capanna 2000” * » 144 Come si raggiunge il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” * » 145 Bibliografia * » 147 Indice delle schede » 149 Credits » 155 * Capitoli non presenti nell’edizione del 1989 e successive ristampe 159 SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI Nuova edizione Edizione precedente 1989 (varie ristampe) Testi e fotografie Claudio Brissoni FAB - Gruppo Flora Alpina Bergamasca Disegni Stefano Torriani Coordinamento Danilo Donadoni Redazione Giuseppe Zambaiti Progetto grafico e impaginazione Fantagrafia - Albino (BG) Stampa Maggioni Lino Srl - Ranica (BG) © Provincia di Bergamo - 2007 In copertina Gentiana verna, Campanula cochleariifolia e Primula glaucescens. Monte Arera visto da Zambla Alta. In primo piano Papaver aurantiacum e Campanula cochleariifolia. FLORA ALPINA BERGAMASCA via Crescenzi n. 82 - 24123 Bergamo tel. 035.213665 [email protected] www.floralpinabergamasca.net PROVINCIA DI BERGAMO Settore Cultura, Sport e Turismo via Borgo S. Caterina n. 19 - 24124 Bergamo tel. 035.387604 - fax 035.387606 [email protected] www.provincia.bergamo.it