DELLA
CONTIENE INSERTO
ANNO XXXIV
21 NOVEMBRE 2009
E 1,00
P
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
ochi sono ottimisti sui
risultati operativi del
solenne vertice mondiale sulla sicurezza alimentare organizzato a
Roma dalla Fao. Sono sempre
lontani gli obiettivi del Millennio: sradicare la malnutrizione
e la fame. Questo implica un
cambiamento significativo nelle
volontà politiche, tanto da parte
dei Paesi – e delle classi dirigenti – del Nord ma anche del Sud
del mondo. Eppure bisogna crederci, con pervicacia, bisogna
battersi, con costanza. È quanto
fa la Chiesa, da sempre: non solo
con la testimonianza personale
di tanti missionari e cooperanti,
religiosi e laici, ma anche con le
indicazioni dei Papi e della dottrina sociale. Benedetto XVI ha
così portato al vertice di Roma
le indicazioni chiare e stringenti della recente enciclica “Caritas
in Veritate”. A partire da una
premessa: tutti gli studi più recenti hanno falsificato il pregiudizio neo-malthusiano egemone
dagli anni Sessanta del Novecento per cui ci doveva essere una
relazione meccanica di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame. Oggi è evidente,
ripete il Papa, che “la fame non
dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura
istituzionale”.
L’affermazione è cruciale. Apre
tutto un campo di azione, che è
il vero nodo politico, si potrebbe
dire antropologico del futuro: l’evidenza di una “questione sociale mondiale”, con le drammatiche diseguaglianze che spesso
fingiamo di non considerare.
Benedetto XVI ripete che “la
via solidaristica per lo sviluppo
dei Paesi poveri può diventare
anche una via di soluzione della
crisi globale in atto”. Il Papa ribadisce la logica dell’enciclica,
che è poi quella della stessa presenza della Chiesa e dei cattolici. Cita san Paolo, a proposito dell’uguaglianza. “La fondamentale uguaglianza dei diversi Paesi
affonda le sue radici nella comune origine della famiglia umana,
sorgente di quei principi della
legge naturale chiamati ad ispirare scelte ed indirizzi di ordine
politico, giuridico ed economico
nella vita internazionale”.
C’è una radice comune, un fondamento comune nella tendenza
all’uguaglianza, la “legge naturale”, cioè quei principi fondamentali che dovrebbero essere di
evidenza chiarissima per tutti.
Se non lo sono, come purtroppo
constatiamo, allora è necessario
moltiplicare gli sforzi, su tutti i
livelli. La radice di un “governo
mondiale” non può che stare qui.
Accanto a questo il Papa sottolinea un altro dato. La Chiesa c’è
e continuerà a lavorare con determinazione. Non interferisce
con le scelte politiche, né sul piano propriamente tecnico. Ma sottolinea il valore della dimensione religiosa, che diventa una potente forza di promozione delle
persone e, dunque, di miglioramento, per tutti. Il “valore trascendente di ogni uomo e di ogni
donna” è il punto di partenza e il
punto di arrivo, e dunque anche
la radice dell’impegno e della fiducia che il Papa trasmette a tutti, pur nelle difficoltà, nei ritardi, nei compromessi al ribasso di
questi tempi.
FRANCESCO BONINI
43
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
Troppi ancora nella fame
IL PAPA PARLA ALL’ASSEMBLEA DELLA FAO
A PAGINA 4
COMO
VERSO LA
GIORNATA
DELLA COLLETTA
OLGIATE
I BELLUNESI
NEL MONDO
orna, anche a Como, il
28 novembre, l’appuntamento con la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Lo
scorso anno in provincia furono raccolte 150 tonnellate di
cibo. Positiva nel Comasco la
sperimentazione legata al recupero delle eccedenze alimentari.
VALLI
VARESINE
A TORINO
PER L’INCONTRO
INTERNAZIONALE
DEI SALESIANI
T
A PAGINA 15
COMO
AUTO INQUINANTI:
TROPPE A COMO
La provincia lariana vanta
la più alta percentuale lombarda di auto a benzina.
A PAGINA 16
COMO
CAMMINA CITTÀ:
A PIEDI PER
IL CAPOLUOGO
A PAGINA 22
A PAGINA 29
SONDRIO
LE FAMIGLIE
NUMEROSE SI
INCONTRANO
Presso l’oratorio san
Rocco una serata con don
Gigi Pini di Tremenda
XXL ha aiutato i genitori a riflettere sull’importanza dei figli e sulla
speranza, conservata in
loro, per il nostro futuro.
A PAGINA 30
A PAGINA 17
COMO
S. ANNA: SFIDA
APERTA CONTRO
I TUMORI
A PAGINA 19
CULTURA
IL FEDERALISMO
COME RISPOSTA
ALLA
GLOBALIZZAZIONE
A PAGINA 33
VALTELLINA E
VALCHIAVENNA
LA SCUOLA IN
PROVINCIA FRA
CERTEZZE E NOVITÀ
Il prossimo anno scolastico
non vede particolari ridimensionamenti per gli
istituti del territorio, considerata la struttura interamente montana della provincia. Innovazioni, invece,
per corsi e indirizzi.
A PAGINA 34
SONDRIO
UN INCONTRO
MOLTO TOCCANTE
SULL’AGGRESSIVITÀ
NEGLI ADOLESCENTI
A PAGINA 35
CHIAVENNA
UN MOMENTO
FAMILIARE AL
«DESERTO»
A PAGINA 31
LIBRI
IL CAMMINO
DI S. AGOSTINO
A PAGINA 20
PRIMO PIANO
GUANELLA:
SÌ AL MIRACOLO
A PAGINA 3
CULTURA
I VANGELI
DAI SINOTTICI
A DAN BROWN;
INCONTRO
SULLA FIGURA DI
TOMMASO MORO
A PAGINA 9
SALVAGUARDIA
DEL CREATO
LA FATICA
DI SCELTE
CONTROCORRENTE
A PAGINA 13
PALANZONE
IL RIFUGIO RIELLA
FESTEGGIA
100 ANNI
A PAGINA 26
P A G I N A
2
STRUMENTI
MULTIMEDIALI
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO -21 NOVEMBRE 2009
ITINERARIO «CARITAS» PER
VIVERE L’AVVENTO IN FAMIGLIA
RIALZATI: PER TE DIO
SI È FATTO UOMO
L
Il CD-Rom presenta due grandi temi: “Immagini” e “Messalino”. Le immagini (circa
600) riguardano la liturgia
domenicale per l’anno C e
temi religiosi. “La Domenica
a Messa” (Messalino per l’anno C) contiene: le parti fisse
del Messale Romano e del
nuovo Lezionario, e originali
indicazioni per l’animazione
e la predicazione anche per i
ragazzi. MARINO GOBBIN
(a cura di), @lleluia 3/C,
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Un supporto digitale, pensato per una “navigazione” semplice, per avere la possibilità
di elaborare velocemente, con
grande risparmio di tempo,
con ricchezza e varietà: il calendario murale settimanale
in formato A4 verticale; il foglio liturgico in formato A4
orizzontale pensato in quattro facciate; un’agenda parrocchiale per gli animatori,
dove possono essere segnati
incontri e attività di gruppo e
parrocchiali. MARINO GOBBIN (a cura di), Calendario
parrocchiale - Anno C,
Elledici, euro 9,90.
a frase di sant’Agostino
proposta dagli uffici Cei
ispira i sussidi di Caritas
Italiana e Editrice Città
Nuova per i tempi di Avvento e Natale 2009. È un messaggio individuale in quanto Dio
si è fatto uomo per ogni persona. È pertanto indispensabile
che tutti e ciascuno lo accogliamo. Ancora di più è motivo di
speranza per coloro che, a causa dell’esclusione degli altri,
della difficoltà della propria situazione, rischiano di metterlo
in dubbio, proprio perché nessuno è escluso dal progetto di
Dio.
OPUSCOLO PER LE FAMIGLIE: Ogni giorno dall’”Ascolto” della Parola di Dio si
attinge, come sorgente inesauribile, la spinta al rinnovamento. Testimonianze, riflessioni e
preghiere di alcuni protagonisti
della carità aiutano a inventare
azioni per una vita nuova, che
restituiscano speranza e consapevolezza dell’amore di Dio.
ALBUM PER I BAMBINI:
Forte del successo del progetto
La Domenica dei bambini, il
Messale - di formato assai maneggevole - propone in un unico
volume, per ogni domenica e
festa dell’anno C, tutti i testi
integrali, a caratteri maiuscoli, delle letture e del salmo
responsoriale, secondo l’ordine
in cui vengono proclamati in
Chiesa. Sono riportati anche il
versetto dell’Alleluia e una piccola preghiera di intercessione.
I passaggi più significativi di
ciascuna lettura sono evidenziati in colore e splendidamente illustrati da un’immagine
corrispondente. Il volume si
apre con il rito della Messa,
affinché i bambini possano
meglio cogliere il significato dei
vari momenti liturgici. MARA
SCARPA (a cura di), Il Messale dei bambini - Anno C,
EDB, pagine 272, euro 16,00.
Per te Dio si è fatto bambino: così
il titolo viene modificato sull’album destinato ai bambini che
propone una filastrocca su una
parolina così importante per la
storia della Salvezza: “Sì”.
Disponibile anche il poster, il
salvadanaio e la scheda per
l’animazione pastorale.
Il Messale
dei bambini
NOVITÀ IN LIBRERIA
a cura di ELENA CLERICI
DIRE... FARE... PREGARE
Un mazzo di 48 carte pensate per la famiglia, per la scuola, per i gruppi: un’occasione per genitori, insegnanti e animatori che desiderano trovare strade nuove
per comunicare i temi più cari della fede
in modo coinvolgente e leggero senza rinunciare all’autenticità del messaggio
cristiano. Le carte Dire fare pregare sono
divise in quattro tipologie caratterizzate da quattro diversi colori: le “carte gioco” hanno passatempi da costruire e giochi all’aperto o al chiuso che prendono
spunto dal Vangelo o dalla Bibbia. Le
“carte idea” hanno proposte per prepararsi alle principali feste religiose e creazioni per riflettere sul significato del
messaggio cristiano e la bellezza dei valori più grandi. Le “carte creo” aiutano a realizzare oggetti a mano
e piccoli regali con diversi materiali, per comunicare sentimenti e
dare importanza a legami e occasioni importanti nella vita familiare e personale. Infine le “carte storia” propongono storie tratte
dall’Antico Testamento e dai Vangeli raccontate in forma breve, e
richiamate da una immagine e da una frase di apertura in maniera da poter scegliere la storia giusta da narrare al momento giusto. GRUPPO IL SICOMORO, Dire fare pregare, San Paolo,
euro 12,00.
Questo libro ha un duplice pregio:
raccoglie quindici racconti di varie
culture del mondo, dalla Giamaica
alla Germania, alla Russia, all’India …, e lo fa con le illustrazioni dal
sapore esotico di una illustratrice di
origini inglesi e armene che ha trascorso la sua infanzia in Medio
Oriente, e conserva echi e suggestioni di quelle culture. Molte delle storie sono state narrate più e più volte,
dalla profonda giungla africana alle
vaste pianure d’America; i cantastorie hanno trasmesso il sapere e la
saggezza di un popolo riguardo alle
cose importanti della vita, ed ogni
generazione ha aggiunto la propria
conoscenza sino a creare racconti vitali ancora oggi tramandati
(l’autore del libro è ricercatore e scrittore di temi riguardanti le
varie culture del mondo). Le storie sono narrate con delicatezza:
dense di sapienza, schiudono realtà
culturali diverse mostrando l’importanza della comprensione e dell’intesa reciproche. DAVID SELF – illustrazioni di CHRISTINA BALIT,
Storie di saggezza, Paoline, pagine
46, euro 12,00.
Una baby Bibbia con tante finestrelle
da aprire per scoprire cosa accade in
ogni pagina: racconta ai più piccoli la
creazione, l’arca di Noè, le storie di
Davide, Giona, Daniele, e poi la nascita di Gesù, le parabole dei due
costruttori e della pecorella smarrita,
la storia di Zaccheo, la prima Pasqua.
Le pagine sono coloratissime, i disegni divertenti, i testi semplici semplici. CHRISTINA GOODINGS
– illustrazioni di ANNABEL HUDSON, Baby Bibbia apri le
finestrelle, San Paolo, euro 12,00.
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO - ANNO B
Parola
FRA
noi
DN 7,13-14;
SAL 92
AP 1,5-8
GV 18,33B-37
Tutta la Sacra Scrittura
è lo specchio
della signoria di Cristo
di ANGELO SCEPPACERCA
SECONDA SETTIMANA
del Salterio
UN REGNO CHE È DENTRO IL MONDO...
Q
uello tra Gesù e Pilato non è il dialogo fra
due filosofi e neppure un colloquio fra un
politico e un rappresentante religioso. Quello che
ascoltiamo nel Vangelo di questa Domenica che chiude l’anno
liturgico, è un frammento di un
processo in piena regola. In realtà tutto il Vangelo di Giovanni è guidato, dall’inizio alla fine,
dall’idea di un processo: il processo tra la luce e le tenebre, tra
la fede e l’incredulità, tra Gesù
e il mondo. Il processo dinanzi
a Pilato è l’epilogo di questo processo, l’udienza finale. Pilato, in
quel momento, rappresenta
l’impero romano, ma anche i
giudei che gli hanno condotto
Gesù; in una parola – dietro alla
figura di Pilato – c’è il mondo che
si oppone alla Luce, al Verbo
fatto carne, al Figlio di Dio. Tutto sembra indicare che sia il
mondo a vincere: Gesù è catturato, condannato, caricato della croce, crocifisso. In realtà le
cose devono essere comprese in
altro modo ed è Gesù stesso a
darne la giusta interpretazione:
“Questo mondo è stato giudicato... Abbiate fiducia: io ho vinto
il mondo!”. Certo, Gesù muore
sulla croce, ma proprio in quella morte si manifesta la sconfitta delle tenebre e del peccato del
mondo: a vincere è la vittima,
l’agnello immolato e risorto.
Gesù non ha voluto essere un
politico. Le tentazioni del demonio, specie la terza, erano la proposta di un messianismo politico e Gesù le ha respinte. Al suo
tempo c’erano forme di messianismo politico, teocratico, rivoluzionario. A Gesù è stato preferito Barabba, proprio perché
Barabba rispondeva meglio a
quel modello. Gesù invece annuncia e introduce nella storia
il Regno di Dio, la presenza regale e salvifica di Dio, l’amore
onnipotente e misericordioso di
Dio che viene incontro all’uomo
nella storia: questo è il Regno di
Dio che Gesù annuncia e rende
presente. In Gesù, Dio non
manda un profeta, ma viene lui
personalmente, anche se viene
ancora nascosto nella condizione umana. Il Regno di Dio viene nella storia come seme e rimarrà così fino alla fine del
mondo. Il frutto maturo si avrà
solo nella eternità. Gesù davanti a Pilato dice che il suo Regno
non è di questo mondo; anche il
cristiano non è del mondo, tanto meno è dello Stato, ma è nel
mondo ed è nello Stato. Non è
fuori; è dentro.
Anche il brano del profeta
Daniele, che si legge in questa
domenica, parla del susseguirsi degli imperi umani nel corso
della storia: una lunga sequenza di violenze e soprusi. All’improvviso, però, c’è un cambiamento di scena; appare il Figlio
dell’uomo che inaugura un Regno che non sarà mai distrutto:
è Gesù, vero sovrano del cosmo
e della storia. Da qui la festa di
oggi.
Tutta la Sacra Scrittura è lo
specchio e il racconto della signoria di Cristo. Ho trovato citato
un bellissimo brano di un canto
inglese in cui – su un’aria musicale in crescendo – si passano in
rassegna tutti i settantasei libri
della Bibbia e di ognuno si mette in luce, con una frase, il suo
riferimento principale a Cristo:
“In Genesi è l’ariete del sacrificio di Abramo. / Nell’Esodo,
l’agnello pasquale. / Nel Levitico è il nostro sommo sacerdote.
/ Nei Numeri, la nube di giorno
e la colonna di fuoco di notte... /
Nei Salmi è il mio pastore. / Nel
Cantico, lo sposo radioso. / In
Isaia, il servo sofferente. / In
Matteo è il Cristo, il Figlio del
Dio vivente. / In Marco è l’operatore di prodigi. / In Luca è il
figlio dell’uomo. / In Giovanni è
la porta per la quale entrare... /
In Romani è colui che ci giustifica. / Nell’Apocalisse, rallegrati Chiesa, egli è il Re dei re e il
Signore dei Signori”.
CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
P A G I N A
3
UN SORRISO DELLA MADONNA DELLA PROVVIDENZA
DON GUANELLA,
SÌ AL MIRACOLO
G
iovedì 12 novembre
scorso, festa liturgica
della Madonna della
Divina Provvidenza,
tanto amata da don
Luigi Guanella, il Congresso dei
medici presso la Congregazione per le Cause dei Santi ha
espresso parere favorevole per
il presunto “miracolo” attribuito al Beato Luigi Guanella.
Questo fatto davvero straordinario è avvenuto negli Stati
Uniti, e precisamente a Springfield, un sobborgo della periferia di Philadelphia, la capitale dello Stato della Pennsylvania e riguarda la guarigione “miracolosa”, da un punto di vista medico-scientifico, di
William Glisson un giovane, ora
ventottenne. La sera del 15
marzo 2002, mentre il giovane
William stava pattinando con
un amico sulla Baltimora Pike
di Springfield a forte velocità e
senza casco, a causa di una piccola buca sull’asfalto, cadde all’indietro riportando un fortissimo trauma cranico occipitale.
Immediatamente soccorso, i
sanitari dell’ambulanza lo trovarono ancora cosciente e fu
trasportato al Crozer Keystone
Hospital, centro altamente specializzato, dove giunse in stato
di coma. Immediatamente avvertita, la madre corse all’ospedale, dove i medici le presentarono la gravità delle condizioni
del figlio, avvertendola che la
situazione lasciava ben poche
speranze di vita. Dalla descrizione del referto medico dell’ospedale si può leggere che «la
TAC effettuata all’ingresso
evidenziava una grave contusione frontale con ematoma epidurale sinistro, un ematoma
parietale subdurale sinistro,
una contusione frontale destra
come pure una contusione temporale destra, un’emorragia
subaracnoidea estesa, un effetto “massa” da sinistra verso destra con spostamento della linea
mediana e una frattura della
base del cranio che si estendeva
all’osso occipitale destro». In
altre parole, un caso veramente disperato. I medici, nonostante avessero tentato due interventi chirurgici, poterono solo
constatare che la situazione
peggiorava sempre più.
Pochi giorni dopo, il 19 marzo, festa di S. Giuseppe, la
dott.ssa Noreen M. Yoder, amica di famiglia (che lavorava
Il Congresso
dei medici presso
la Congregazione
per le Cause dei Santi
ha espresso parere
favorevole riguardo
alla miracolosa
guarigione di un
giovane oggi
ventottenne
di SILVIA FASANA
presso un Centro di riabilitazione per disabili psicofisici dell’Opera Don Guanella) consegnò alla mamma di William due
reliquie del beato Guanella. La
donna, con grande fede, ne applicò una al polso del figlio e l’altra la tenne al collo lei stessa.
Da quel momento iniziò una
serie di preghiere per ottenere
il miracolo dal beato Luigi
Guanella. La rete di preghiere
si diffuse non solo tra i parenti,
ma anche nella scuola cattolica frequentata dalla sorella di
William, mentre i medici tentavano senza effetto due interventi chirurgici.
Il 25 marzo cominciò a cambiare qualcosa: i medici registrarono per la prima volta che
il paziente era maggiormente
aderente all’ambiente. Nei giorni successivi si registrarono ulteriori miglioramenti verso una
maggiore coscienza e il 9 aprile
William venne dimesso dall’ospedale con l’indicazione di
un programma di rieducazione
funzionale neuromotoria, con il
quale, a circa due mesi dal trauma, raggiunse un recupero così
rapido da destare meraviglia
nei neurochirurghi. L’esame
neurologico era negativo; non si
registravano deficit cognitivi e
neppure neuropsichici. Dopo
otto mesi dall’incidente il giovane William tornò a lavorare
nella ditta del padre come carpentiere. A quattro anni di distanza dell’incidente, il quadro
clinico è risultato ottimale, confermato dai due periti neurologi
nominati dalla diocesi di
Philadelphia, per la validità del
processo diocesano. Per la cronaca: lo scorso anno, William si
è anche sposato e conduce una
vita perfettamente normale.
È interessante notare che la
prima missione guanelliana
oltreoceano fu proprio negli
Stati Uniti d’America. Don
Guanella vi andò di persona a
visitare gli emigrati italiani
alla fine del 1912; fu accolto ed
accompagnato nelle diverse capitali USA dai sacerdoti
Scalabriniani. L’anno successivo don Luigi inviò le sue suore
a Chicago per assistere i figli
degli emigrati italiani.
È comunque bene precisare
che il miracolo continuerà a rimanere “presunto” sino a quando il Santo Padre dichiarerà
l’intervento straordinario di Dio
per l’intercessione di don
Guanella.
Don Umberto Brugnoni, Vicario generale dei Servi della Carità, nel suo annuncio ufficiale,
ha espresso sentimenti di gioia
e di gratitudine: «Diciamo grazie al Buon Dio e alla Vergine
Maria per questo dono tanto
atteso! Ora tutto passa nelle
mani della commissione teologica. Stiamo ormai correndo
verso la proclamazione della
santità del Fondatore. Nel prossimo mese di febbraio il Santo
Padre annuncerà, nel Concistoro dei Cardinali, i nomi dei
nuovi santi che verranno proclamati nel 2010. La buona notizia di ieri ci fa sperare che tra
loro ci sarà anche don Guanella.
Alleluia, alleluia!!!! Esultanti
continuiamo a pregare! In
Charitate Cristi».
Don Mario Carrera, postulatore generale della cause dei
Santi dell’Opera Don Guanella,
raggiunto al telefono, ci ha precisato la corretta prospettiva in
cui questo avvenimento deve
essere letto: «I miracoli sono sì
un segno di un dono gratuito di
Dio ad una persona singola, ma
assumono un carattere comunitario, poiché sono la manifestazione della sua bontà che segue
con amore paterno le vicende
della nostra vita. I miracoli
dunque non sono fine a se stessi, ma sono in ordine all’arricchimento della fede. Don
Guanella diceva spesso “È Dio
che fa”, a noi non rimane che
pregare perché Dio agisca secondo i suoi fini e per aumentare
la nostra fede nel suo amore. Per
questo invitiamo alla preghiera, affinché la potente intercessione del Beato Luigi Guanella
sia lievito per una fede più autentica del popolo, che sappia
vedere in Dio la tenerezza di un
padre ed allargare l’esperienza
di un amore ricevuto, da condividere con il prossimo sofferen-
te. Possiamo infatti vedere in
questo evento il segno della santità di don Guanella a gloria di
Dio, che tra di noi è stato padre
dei poveri, nonché della protezione di un carisma di carità
che come lievito riesce a rendere gustosa e felice l’esistenza».
Qui sopra il monumento
dedicato a don Guanella posto
dinanzi alla sua casa natale,
a Fraciscio (Sondrio)
L’ITER PROCESSUALE
L’iter processuale per il riconoscimento di un presunto “miracolo” avviene secondo le regole contenute nella Costituzione
Apostolica “Divinus Perfectionis Magister”, promulgata il 25 gennaio del 1983 dal Santo Padre Giovanni Paolo II e nelle relative
“Normae Servandae” promulgate dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 7 febbraio del 1983 e dalla successiva Istruzione.
La legislazione stabilisce due momenti procedurali: quello diocesano e quello della Congregazione per le Cause dei Santi, detto
“romano”. La prima fase si svolge nell’ambito della Diocesi dove è accaduto il fatto prodigioso. Il Vescovo apre l’istruttoria sul
presunto “miracolo”, nella quale vengono raccolte sia le deposizioni dei testimoni interrogati da un tribunale debitamente
costituito, sia la completa documentazione clinica e strumentale relativa al caso.
Il materiale raccolto nelle diocesi viene quindi trasmesso alla Congregazione per le Cause dei Santi a Roma e sottoposto agli
accertamenti previsti. L’esame è duplice: medico e teologico. L’esame medico è condotto da una Commissione medica (o Congresso dei medici), un organo collegiale costituito da cinque specialisti più due periti d’ufficio. Il loro giudizio è di carattere prettamente
scientifico: la guarigione, per essere ritenuta oggetto di un possibile miracolo, deve essere giudicata dagli specialisti come
rapida, totale, duratura e inspiegabile secondo le attuali conoscenze medico-scientifiche.
Solo dopo che la Commissione medica arriva a esprimere a maggioranza o unanimità un voto favorevole l’esame passa alla
Consulta dei teologi, presieduta dal Promotore Generale della Fede. I sette teologi, partendo dalle conclusioni della Commissione medica, sono chiamati a individuare la consequenzialità tra le preghiere al Servo di Dio o al Beato e la guarigione, esaminando tutte le testimonianze rese nel processo diocesano.
Quando anche i teologi hanno espresso il loro parere, la valutazione viene sottoposta al Concistoro dei Cardinali, i quali
discutono tutti gli elementi del miracolo e danno il proprio giudizio da sottoporre all’approvazione del Papa, il quale può riconoscere il miracolo e disporre di promulgarne il Decreto, fissando la data della canonizzazione. Il Decreto è perciò l’ultimo atto che
chiude il cammino giuridico dell’accertamento di un miracolo. È l’atto giuridico della Congregazione delle Cause dei santi,
sancito dal Papa, con cui un fatto prodigioso viene definitivamente riconosciuto come vero e proprio miracolo.
P A G I N A
4
SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
VERTICE FAO L’INTERVENTO DI BENEDETTO XVI
La tragedia della fame
«
L
a fame è il segno più
crudele e concreto
della povertà. Non è
possibile continuare
ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma
della fame assume dimensioni
sempre maggiori”. Lo ha affermato Benedetto XVI, intervenendo il 16 novembre alla cerimonia di apertura del vertice
mondiale della Fao in corso a
Roma. Oltre 60 tra capi di Stato e di governo hanno assicurato la propria presenza.
Aumento drammatico. Il
Papa ha affrontato il tema della “drammatica crescita del
numero di chi soffre la fame”
(1,02 miliardi di persone nel
mondo), cercando di individuarne le cause e le possibili soluzioni. Ha suggerito d’investire
nei Paesi poveri “in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche
agricole appropriate”, contrastando anche “il ricorso a certe
forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore
agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo
consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare
persino nei mercati dei cereali,
per cui il cibo viene considera-
to alla stregua di tutte le altre
merci”. Il Papa ha invitato la
comunità internazionale a coniugare la “cooperazione” con la
“sussidiarietà”, coinvolgendo
“le comunità locali nelle scelte
e nelle decisioni relative all’uso
della terra coltivabile” e la necessaria “solidarietà della presenza, dell’accompagnamento,
della formazione e del rispetto”
dei Paesi poveri. “La cooperazione – ha detto il Papa – deve
diventare strumento efficace,
libero da vincoli e da interessi
che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo”. Per
cui “la via solidaristica per lo
sviluppo dei Paesi poveri” può
diventare “anche una via di soluzione della crisi globale in
atto”, con “ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi”.
Troppa indifferenza. Benedetto XVI ha denunciato un “livello di sviluppo diseguale tra
e nelle Nazioni, che determina,
in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà, accentuando la contrapposizione tra
povertà e ricchezza”. Puntando
l’accento sul rischio che “la
fame venga ritenuta come
strutturale, parte integrante
delle realtà socio-politiche dei
Paesi più deboli, oggetto di un
senso di rassegnato sconforto se
non addirittura di indifferen-
za”: “Non è così, e non deve essere così! Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti e i
principi sin qui applicati nelle
relazioni internazionali, così da
rispondere all’interrogativo:
cosa può orientare l’attenzione
e la successiva condotta degli
Stati verso i bisogni degli ultimi?”. Ad avviso del Papa la risposta va ricercata “nei principi che devono ispirarla: solo in
nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad
ogni Popolo e, quindi, ad ogni
Paese di essere solidale”.
Diritto al cibo e all’acqua.
“Se si mira all’eliminazione della fame – ha affermato Benedetto XVI – l’azione internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita economica
equilibrata e sostenibile e la
stabilità politica, ma anche a
ricercare nuovi parametri –
necessariamente etici e poi giuridici ed economici – in grado
di ispirare l’attività di cooperazione per costruire un rapporto
paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di
sviluppo”. Ciò “potrebbe favorire la capacità di ogni popolo di
sentirsi protagonista”.
Il Papa ha anche invitato a
non considerare il mondo rurale, “in maniera miope, come una
realtà secondaria” e a favorire
“l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi
spesso relegati a spazi limitati”. Per fare ciò, ha suggerito, “è
necessario sottrarre le regole
del commercio internazionale
alla logica del profitto fine a se
stesso, orientandole a favore
dell’iniziativa economica dei
Paesi maggiormente bisognosi
di sviluppo”. “Non si devono poi
dimenticare – ha sottolineato il
Papa – i diritti fondamentali
della persona tra cui spicca il
diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come
pure all’acqua; essi rivestono un
ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla
vita”. Benedetto XVI ha concluso ribadendo l’impegno della
Chiesa cattolica negli “sforzi
per sconfiggere la fame”.
USA-CINA CHE COSA ATTENDERSI DALLA VISITA DEL PRESIDENTE AMERICANO?
Obama... con passo felpato
S
econdo molti commentatori il viaggio in Cina
di Obama segna una
battuta di arresto del
presidente Usa, che aggiunta ad altre difficoltà ne ridimensiona la statura internazionale. Le conclusioni affrettate servono poco e merita piuttosto analizzare le prospettive
di questa visita. Innanzi tutto
va detto che segue il vertice di
Singapore dell’Apec, la rete dei
21 Paesi asiatici e del Pacifico
che dal 1989 sta intessendo una
rete sempre più fitta per migliorare le relazioni commerciali e
politiche nella regione. Le due
questioni economiche rilevanti
nel rapporto Usa-Cina infatti
sono determinanti anche per
l’area del Pacifico e sono state
discusse a Singapore: la riduzione delle emissioni per governare il cambiamento climatico
e le relazioni commerciali tra
Cina e resto del mondo, con la
annosa questione del valore di
cambio del renminbi, la moneta cinese. Accanto a queste,
nella relazione Usa-Cina contando anche due questioni politiche: diritti umani e libertà
da un lato, ruolo geopolitico
dall’altro.
Sul clima la Cina ha ottenuto che nel comunicato finale
Apec, che dedica al tema il capitolo più lungo, non fossero
esplicitati nuovi impegni. La
Cina tiene questa posizione da
diversi anni. Ha approvato un
piano interno di riduzione delle emissioni che non va disprezzato, ma rifiuta un impegno internazionale. Se questo ci sarà,
verrà manifestato in sede Onu
e non in una sede regionale. A
Pechino Obama ha sollecitato
l’importanza di un impegno
condiviso, per ottenere il consenso cinese alla promessa di
formalizzare un impegno ONU
nel 2010, che pare oggi l’unico
esito sperabile dal vertice di
Copenaghen. I cinesi non hanno detto di no. E’ poco, certo, ma
era ingenuo sperare di più.
Veniamo all’economia. Mentre molti ricchi tardano a recuperare i livelli produttivi (e occupazionali) del passato, la
Cina cresce, trainata, come
sempre, dalle esportazioni. Gli
Usa, con molti altri paesi, ne
soffrono e tentano di difendere
la propria economia, proteggendola anche con i dazi. Questo
irrita i cinesi, che a loro volta
vegono accusati di rendersi
artificialmente competitivi tenendo troppo basso il valore
della loro moneta. Il renminbiyuan è infatti legato al valore
del dollaro, ma con un valore di
cambio stabilito dall’autorità
cinese. E’ un gioco rischioso: se
negli Usa non riparte la produzione interna, oggi spiazzata da
quella cinese, non riprende l’occupazione e non ci saranno redditi sufficienti neanche per finanziare gli acquisti di prodotti cinesi. Per la Cina, che non
ha mai investito nel proprio
mercato interno e vive di esportazioni, sarebbe un colpo durissimo. Le autorità cinesi non
sembrano consapevoli di essere sedute su un candelotto di
dinamite acceso e pensano di
favorire gli acquisti americani
continuando a comprare - proprio con i dollari che incassano
con l’export - i titoli di stato statunitensi, strumento finanziario privilegiato per sostenere la
spesa sociale Usa e, indirettamente, il potere d’acquisto dei
consumatori americani, come
hanno fatto in questi anni.
Obama chiede una rivalutazione del renminbi, che darebbe respiro all’economia Usa e
ridurrebbe le esportazioni della Cina, garantendole però un
maggiore potere d’acquisto sulle importazioni e un aumento
del valore delle riserve in dollari e titoli Usa, che si potrebbero usare per investire nel
mercato interno e migliorare il
benessere della popolazione.
Anche qui non ottiene risposte
immediate. Per molti è proprio
questo ciò che il potere cinese
oggi teme: più benessere suscita più domanda di democrazia.
Questo ci porta alla politica.
Obama, col consueto passo
felpato, ha infranto tabù parlando di diritti, di libertà di
espressione e navigazione in
rete e del Dalai Lama. Hu
Jintao non ha risposto e ha preferito oscurare le sue parole
nella tv di stato, ma non può
tagliare tutti i nodi di una rete
che, come sta avvenendo per
l’Iran, può diventare strumento di libertà. Più reattivo è stato, sia pure a porte chiuse, sulla possibilità di collaborare su
questioni calde come Afghanistan, Iran e Sudan, così come
sull’esigenza di un dialogo
multilaterale che si fondi su
processi di consenso regionale.
Interlocutori regionali che
dialogano fra loro, sia nazionali
(come, Usa, Russia e Cina) sia
sovranazionali (come l’UE e le
altre forme di integrazione regionale e continentale, compresa l’Apec) semplificherebbero la
gestione delle crisi e dei conflitti. Usa e Cina potrebbero spingere insieme in questa direzione anche in sede di riforma del
Consiglio di Sicurezza. E forse
non è un caso che l’Osservatore permanente all’Onu, mons.
Migliore proprio in questi giorni abbia detto che una riforma
oggi è possibile.
Obama riparte dalla Cina
senza le imbarazzanti magliette ObaMao, per fortuna, ritirate dal governo cinese per paura della popolarità del presidente Usa, e senza risposte immediate. Ma potrebbe aver ricevuto dai dirigenti cinesi qualcosa di più concreto della loro
cortesia. Ce ne renderemo conto solo fra qualche mese.
RICCARDO MORO
KOSOVO
2010, ANNO
DI MADRE TERESA
Il 2010, anche in Kosovo, sarà
un anno di festeggiamenti e
celebrazioni per ricordare il
centesimo anniversario dalla
nascita di Madre Teresa.
“Mercoledì 11 novembre a
Pristina – racconta al Sir don
Lush Gjergji biografo di Madre Teresa - si è riunito per la
prima volta il Consiglio Nazionale del Kosovo che avrà il
compito di organizzare le celebrazioni di questo anniversario”. All’incontro nel palazzo del Ministero della Cultura erano presenti il ministro,
Valton Beqiri, il rappresentante della presidenza, Xhavit
Beqiri, Ali Podrimjia, dell’Accademia delle Scienze ed Arte
del Kosovo, Jusuf Bajraktari,
dell’Istituto della Storia del
Kosovo e lo stesso don Lush
Gjergji, in rappresentanza
della Chiesa del Kosovo. “Questo anno speciale – racconta
il sacerdote – si aprirà il 10
dicembre 2009, in occasione
del trentesimo anniversario
dalla consegna del Premio
Nobel per la pace”. Madre Teresa, il cui nome all’anagrafe
è Gonxha Bojaxhiu, nacque il
26 agosto del 1910 a Skopjie,
oggi capitale dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia ma
allora parte dell’Impero Ottomano. I suoi genitori di etnia
albanese erano originari del
vicino Kosovo terra che la giovane visitò spesso nella sua
giovinezza. Particolarmente
forte era il suo legame con il
santuario mariano di Letnica
al confine tra Kosovo e Macedonia. “Per tutto il 2010 – continua don Gjergji - sono previste manifestazioni che coinvolgeranno le scuole di ogni
ordine e grado, con la partecipazione di esponenti del
mondo della cultura, ma anche celebrazioni religiose e
simposi”. La devozione nei
confronti di Madre Teresa è
particolarmente sentita dalla popolazione albanese che
rappresenta circa il 90% degli oltre due milioni di abitanti del Kosovo, la giovane repubblica che ha dichiarato
unilateralmente la propria
indipendenza dalla Serbia il
17 febbraio del 2008. Questo
nonostante i cattolici rappresentino una minoranza nel
mondo albanese: circa il 5%
della popolazione, al 90%
musulmana. “L’obiettivo –
conclude don Gjergji – è quello di creare tramite la riscoperta della vita e delle opere
di Madre Teresa quella cultura della vita e quella civiltà
dell’amore che costituisce il
presupposto fondamentale
per la libertà vera, duratura
e giusta per tutti”.
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
RITO DELLE ESEQUIE NON SOLO UN ADATTAMENTO LITURGICO
E il «popolo di Dio»?
Non mimetizzare la morte
’
L
L
a Conferenza episcopale
italiana ha approvato nel
corso dell’ultima assemblea generale il nuovo Rito delle esequie cristiane.
L’evento è significativo, perché
non si tratta semplicemente dell’adattamento di un libro liturgico. Il momento delle esequie costituisce un’importante occasione per annunciare il Vangelo della speranza e manifestare la maternità della Chiesa. Il Dio che
“verrà nella gloria per giudicare
i vivi e i morti”, è Colui che
“asciugherà ogni lacrima dai loro
occhi e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno”
(Ap 21,4). In una cultura che tende a rimuovere il pensiero della
morte, quando addirittura non
cerca di esorcizzarla riducendola a spettacolo o trasformandola
in un diritto, è compito dei credenti gettare su tale mistero la
luce della rivelazione cristiana,
certi che “l’amore possa giungere fin nell’aldilà, che sia possibile un vicendevole dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli
uni agli altri con vincoli di affetto” (Spe salvi, 48).
Non solo. Molte volte il pensiero
della morte è banalizzato, oppure, il suo evento è vissuto nell’isolamento. Il card. Angelo Bagnasco,
presidente della Cei, nella sua
prolusione all’assemblea generale dei vescovi italiani, svoltasi nei
giorni scorsi ad Assisi, ha parlato
di un’autentica deriva, frutto dell’individualismo diffuso. Questo
raggiunge i limiti della vita con
esasperazioni impressionanti.
“Anche quando la maschera della
morte scende sul volto dei propri
cari, dunque si fa più prossima e
meno facilmente evitabile, anche
allora – ha detto – non di rado si
tende a rimuovere l’evento, a
scantonarlo, a scongiurare ogni
coinvolgimento”.
Davanti alla morte si giunge a
mancare di intelligenza: non volerla considerare come un momento dell’esistenza di ciascuno. Eppure la frequentazione dei luoghi
di fragilità, come sono, ad esempio, gli ospedali, è un invito a tornare con i piedi per terra; accompagnare persone in cammino verso la propria fine è un’esperienza
di profonda umanità, perché permette di riconsiderare adeguatamente il proprio limite.
Da un punto di vista pastorale,
dunque, è urgente aiutare i fedeli
a pensare in maniera meno evasiva alla prospettiva dell’appuntamento con la morte, in quanto
una tappa non estirpabile dall’orizzonte concreto e, comunque
sia, incombente sulla vita di ciascuno. Nascondere la morte è irreale, mimetizzarla, perché il suo
pensiero non turbi, è superficialità. Presentarla in modo scherzoso una sera all’anno è mancarle
di rispetto.
La comunità cristiana è oggi chiamata a vivere responsabilmente
il morire e a far emergere quelle
domande che si affacciano in
modo dirompente: “Da dove vengo?”; “che senso ha il vivere?”;
“perché la sofferenza?”; “dove
andrò?”. Interrogativi che non
sempre trovano adeguato spazio
nella predicazione e nella
catechesi. Come, anche, sembra
che la dottrina cristiana della
purificazione dopo la morte sia
stata accantonata. Quando un
fedele muore subito se ne parla
come fosse già pienamente nello
stato della glorificazione!
Davanti alla morte, occorre annunciare il Dio vero, il Dio amante della vita, che ha creato per
l’immortalità e ha indicato all’uo-
mo la via per giungere a lui, non
in modo casuale o distratto. Tutta la vita è un’occasione di grazia per essere sempre più simili
a lui, per conformarci alla sua
santità ed essere degni di comparire un giorno alla sua presenza. “Dio non fa scherzi macabri”,
ha detto il card. Bagnasco.
Così, le esequie diventano un’occasione privilegiata di annuncio
e anche di raddrizzatura sulle
idee pagani circolanti. “Dio ha
creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della
propria natura. Ma per l’invidia
del diavolo la morte è entrata nel
mondo” (Sap 2, 23-24); questi infatti è “omicida fin dall’inizio” (Gv
8,44). A partire da qui, con l’aiuto indispensabile della Parola e
dei Sacramenti, noi abbiamo la
possibilità di veder trasformati
il lutto e la sofferenza in una visione più realistica e autentica
dell’esistenza, fino ad intravedere la paternità di Dio e la sua misteriosa provvidenza, a sperimentare mediante un itinerario
anche accelerato – quale la morte talora induce a compiere – la
grazia nella disgrazia.
“Ma per questo – ha detto il card.
Bagnasco – ci vogliono pastori
pronti e non evasivi, comunità cristiane vive, reattive, affettivamente coinvolgenti, che non tacciono
sull’interezza del disegno che Dio
va dispiegando”. Morte, giudizio,
inferno e paradiso sono termini
che non sono ignoti, che non possono essere silenziati, che devono,
invece, essere spiegati secondo la
luce della Parola di Dio. Così, la
vita splenderà della sua bellezza,
come occasione per donare a Dio
e ai fratelli il meglio di noi stessi,
nella consapevolezza che questo
non andrà perso.
MARCO DOLDI
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
SE LA FAME
FA BRUTTI
SCHERZI...
«Il Corano è uno e non è
mai cambiato, mentre i vangeli sono quattro». Parola di
Muhammar Gheddafi, leader libico in “vacanza” a Roma per l’assemblea Fao. La
frase farebbe parte di un
“predicozzo” rivolto a centinaia di ragazze invitate
presso l’ambasciata libica
nelle notti romane. Forse
voleva convertirle all’islam,
forse si è trattato solo di
una battuta infelice. Certamente voleva convincerle
che le donne nel mondo musulmano non sono considerate inferiori, e possono fare
le “escort” esattamente come le donne occidentali.
Che magra consolazione! E,
comunque, il pubblico femminile stia in campana.
Non tutte le donne sono convertibili all’islam. Per partecipare ai festini in ambasciata, bisognava essere sì
donne, ma alte almeno un
metro e settanta, avere tra
i diciotto e i trentacinque
anni, presentarsi con abbigliamento elegante (e costoso, quindi) e passare al va-
glio di un’agenzia di “escort”
con sede in via Veneto. Le
donne basse, sopra i trentacinque anni e vestite normalmente non interessano
al colonnello Gheddafi e
possono fare a meno di ascoltare le sue ridicolaggini. Possono addirittura dirsi fortunate, quindi!
Ci sarebbe da stupirsi che
le ragazze presentatesi all’appello siano state centinaia. Ma lo stupore vorremmo tenerlo tutto per Natale, e non ci pare giusto sprecarlo per l’ennesima goliardata del leader libico in territorio italiano, a cui ha risposto il solito numeroso
drappello di buontemponi
(lo stesso del “Grande Fratello” e delle “Veline”, per
intenderci). Di Gheddafi circondato da centinaia di belle fanciulle si potrebbe dire
che è proprio un «morto di
fame», il che sarebbe pure
in tema con l’assemblea dell’organizzazione mondiale
che si occupa appunto di alimentazione. Ciò che è più
grave è che egli abbia utilizzato un simile consesso
per inscenare il suo teatrino, e che nessuno in Italia dove siamo così pronti, dalle aule parlamentari alle
prime pagine dei quotidiani, a moraleggiare su feste,
“escort” e offese varie al
pubblico decoro - se la sia
presa più di tanto. Il leader
libico si è pure permesso di
offendere la religione cristiana, suggerendo alle ragazze che Gesù Cristo non
è morto veramente in croce, perché fu sostituito all’ultimo momento da un sosia. La panzana, sia chiaro,
non è nuova, ma possibile
che Gesù Cristo possa essere sbeffeggiato da chicchessia, mentre su qualunque
altro argomento che riguarda ebrei, musulmani, induisti, buddisti o adepti dell’ultima setta, scatti subito il
carosello dell’intolleranza?
E il problema non è solo
con la religione. A Roma
anche la first-lady iraniana,
la signora Ahmadinejad, si
è permessa di dare la sua
ricetta per risolvere il problema della fame e della
mortalità infantile: «privilegiare l’educazione e il benessere delle donne». Esattamente quello che... fa suo
marito a Teheran! E non è
più strano ancora che anche
il quotidiano «L’Unità» riporti queste parole senza il
minimo commento?
8 dicembre 1965 si concludeva il Concilio
Ecumenico Vaticano II
annunciato il 25 gennaio 1959 da Giovanni
XXIII. Il Concilio, dunque, ha
alle spalle ormai mezzo secolo. Alcune provocazioni.
Molti di noi sono eredi di una
ormai lunga stagione ecclesiale generata dal Vaticano II,
dalla sua profezia e dalle sue
indicazioni capaci di interpellare radicalmente la realtà
ecclesiale e culturale. Una
nuova prospettiva che chiedeva a tutti -nelle diverse situazioni- una profonda conversione che andava a “mettere in
discussione” molti modi di
pensare radicati in un passato che, per molti, sembrava
andare da sé, senza problemi
poiché tutto appariva chiaro:
si sapeva chi aveva autorità
per parlare, si sapeva che cosa
e come si doveva credere.
dibattiti,
c o n t r o v e rsie, proposte
ma tutto a
un “certo” livello. Abbiamo avuto
ottimi documenti ecclesiali: preziose occasioni
rivolte a
tutti i credenti per
maturare
nel
loro
cammino di
riflessione e
di crescita.
Se radunassimo su di un tavolo tutti i testi destinati al
popolo di Dio, avremmo di che
leggere per molto tempo. Si è
cominciato così ad insistere
ripetutamente sulla responsabilità a cui tutto il popolo di
Dio era chiamato.
NUOVE PROSPETTIVE
UN POPOLO
SILENZIOSO
Il Vaticano II invitava a rivisitare il contenuto della fede cristiana per ricomprenderne non
solo il contenuto ma anche - e
soprattutto - uno stile, una nuova logica per vivere storicamente il vangelo. Abbiamo
avuto anni di gioia ma anche
anni carichi di non pochi problemi. La novità del Concilio
sembrava aver indotto alcuni
ad accelerare talmente il cammino di rinnovamento da trovarsi - alla fine - soli, in percorsi tanto ardui quanto solitari.
Altri, invece, si sono sentiti
come scavalcati e impauriti e piuttosto che mettere in discussione il proprio modo di pensare o, almeno, confrontarlo con
il rinnovamento conciliare - si
sono trincerati in una difesa del
passato: una difesa più dei modi di vivere che del pensiero
profondo che li aveva generati.
Così la rinnovata riflessione
ecclesiale nata dal Concilio veniva utilizzata dagli uni per
anticipare tutto e tutti e dagli
altri per frenare su tutto e su
tutti. Ma questi due atteggiamenti - necessariamente schematizzati - hanno coinvolto,
inizialmente e per un certo periodo, più gli àmbiti culturaliteologici che il “semplice” popolo di Dio, spesso ridotto a
spettatore di una trasformazione che, al contrario, avrebbe dovuto vederlo come protagonista. Non sono mancati
studi e ricerche su tutti i campi possibili. Cose ottime, sia
chiaro. Ma, come qualcuno ha
notato, di queste ricerche il
popolo di Dio poco ha compreso o ha goduto. Tutto il fermento del rinnovamento è stato, per non poco tempo, come
catturato dagli esperti: molti
FUORI
dal
CORO
Poi, quasi improvvisamente,
questo enorme patrimonio di
riflessione si è riversato sul
popolo di Dio. Ecco allora che
anche i “semplici fedeli” hanno cominciato a parlare della
Chiesa come “popolo di Dio”,
della necessità di recuperare
la centralità della Bibbia, della corresponsabilità, di cristiani adulti, responsabili e corresponsabili.
Più si parlava della necessità
di essere protagonisti, più i cristiani “normali” sembravano
non essere coinvolti praticamente. Tanto si è scritto e detto sulla corresponsabilità nelle comunità cristiane: quanto
è stata praticata? Forse qualcosa non era scattato al momento giusto. Per tanti cristiani la riflessione conciliare e le
sue conseguenze sono state
come un avvenimento improvviso. Per usare un’immagine: è
come se uno, la sera, fosse andato a letto bambino e, la mattina dopo, si fosse svegliato
uomo! Forse mai come nel
dopo-Concilio si è parlato tanto del popolo di Dio; eppure proprio il “normale popolo di Dio”
sembra non essere stato coinvolto in modo adeguato dal rinnovamento conciliare. Mai
come in questo periodo si è parlato della responsabilità di tutti nella Chiesa, ma la risposta
sembra essere stata scarsa.
Problemi di comunicazione?
Paura della novità? Timore di
essere minoranza? Sfiducia
nella “debolezza” del Vangelo?
Molti, tanti parlano a nome del
popolo di Dio. E il popolo di Dio
concreto, quando può prendere la parola?
ARCANGELO BAGNI
«UN’IDENTITÀ DI VALORI PER L’EUROPA»,
INCONTRO INTERNAZIONALE A VENEZIA
“L’importanza della condivisione di valori comuni per trovare un
fruttuoso dialogo con le differenti chiese e istituzioni religiose” e
“per costruire l’Europa del futuro con responsabilità e consapevolezza”. Ruota attorno a questi temi il convegno promosso a Venezia il 19 e 20 novembre dal Partito popolare europeo, che ha
invitato a un confronto pubblico rappresentanti delle comunità
religiose europee e delle istituzioni comunitarie, fra cui il cardinale Angelo Scola, il patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Gran
Muftì di Siria Ahmad Badr Al-Dini Hassoun (che saranno rappresentati da loro delegati) e altre figure delle religioni islamica
ed ebraica. L’incontro si svolge presso l’Università internazionale di Venezia, e vi prendono la parola anche alcuni studiosi e politici europei e di paesi terzi come Wilfried Martens, Othmar
Karas, Martin Kugler, Mario Mauro, Jan Olbrycht, Carlo Casini,
Renate Sommer, Alojz Peterle, Ahmed Toufiq. Quattro le sessioni
dell’incontro: “Il ruolo delle chiese e di altre istituzioni religiose
nella preservazione dell’identità euroea”; “Le sfide future dell’Europa. Una responsabilità comune per i cittadini Ue”; “Libertà religiosa e tutela delle minoranze”; “Dal dialogo alla cooperazione.
Una nuova opportunità offerta dal Trattato di Lisbona”.
P A G I N A
6
SOCIETÀ
ECONOMIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
CRISI ECONOMICA DAVVERO VERSO LA FINE?
SIAMO IL PAESE DELLO
SPEZZATINO...
T
emo di essere un minus
habens, insomma un
uomo di scarsa intelligenza, perché da sempre fatico a comprendere quanto accade nella società
italiana. Anni fa, non compresi
come la maggioranza degli italiani potesse salutare come
eventi di civiltà: aborto, divorzio, antinucleare, l’insorgenza
del terrorismo rosso. Mi sconcertano invece, in questo momento, le dichiarazioni rilasciate da uomini del Centrodestra.
Il premier (e non solo lui) sostiene che l’Italia, in questa fase
di ripresa, ha superato l’Inghilterra, ovvero saremmo collocati al sesto posto nella classifica
delle nazioni, che stanno uscendo dalla crisi economica. Mi limito a dire che le famiglie, almeno quelle dei ceti medi e bassi e la maggioranza delle imprese, non se ne sono accorte. I cassintegrati, i disoccupati, i pensionati, le famiglie che faticano
a far quadrare i conti, sono realtà diffuse, che dovrebbero rendere cauti nel parlare di uscita
dalla crisi e di efficienza in grado di assicurare ai cittadini un
discreto tenore di vita. Le aziende, a loro volta, si trovano strette fra Banche che stringono il
cordone della borsa del credito,
Assistiamo ad una forte richiesta, in costante
aumento, di rateizzazione del pagamento
delle cartelle fiscali: l’importo rateizzato
ammonta a circa 9 miliardi di euro
pagina a cura di GIANNI MUNARINI
caduta delle commesse, fisco
sempre più soffocante. Detta situazione costringe le imprese
ad attuare ristrutturazioni, licenziare, fare ricorso agli ammortizzatori sociali, a delocare
e in molti casi a cessare l’attività.
La situazione è grave, quindi
meraviglia il silenzio che avvolge e ovatta le proteste di quanti soffrono i disagi della crisi.
L’ottimismo del governo, la demagogia irosa dell’opposizione,
gli scioperi strumentali non significano attenzione alle nuove
povertà, ma palesi dichiarazioni di impotenza: sbaglio? Ciò
che manca alle forze politiche è
la capacità progettuale richiesta per portare il Paese verso
lo sviluppo e l’occupazione. Intendo dire che se non si abbandonano gli idoli che l’Occidente
venera - ricchezza, potere, consumismo, sperpero, tempo libero, divertimento e propensione
a vivere senza regole e al di sopra delle proprie possibilità -
non sarà possibile costruire un
modello di sviluppo duraturo,
equilibrato, teso al bene comune. Quest’ultimo contiene ed
esprime valori di solidarietà, responsabilità, laboriosità, corresponsabilità, legalità, pace e
giustizia sociale. Non sono fanfaluche, ma presa d’atto di
quanto avviene nel Paese.
A riprova di quanto sostengo,
richiamo un fatto significativo,
ossia la richiesta, in costante
aumento, di rateizzazione del
pagamento delle cartelle fiscali. La crisi fa crescere il numero dei contribuenti, che non riescono a pagare le cartelle fiscali e per conseguenza ne chiedono la rateizzazione. A fine ottobre i contribuenti che hanno ottenuto la rateizzazione, sono
stati 367.800 contro i 174.400
di fine 2008. L’importo rateizzato ammonta a circa 9 miliardi di euro: non sono bruscolini.
L’evento richiamato dice che,
anche fra autonomi e piccoli
imprenditori, la crisi morde.
Attualmente, la cassa integrazione, i risparmi accumulati
dalle famiglie, lo stipendio di
chi in famiglia non ha perso il
lavoro, attenuano e in parte
nascondono le “povertà” e il
“malessere” che la crisi provoca nel Paese. Altro evento di
notevole spessore, molti Enti
pubblici territoriali presentano
bilanci in rosso e non sempre
per imperizia, disonestà, o sprechi. Intendo dire che il dissesto
di molti enti locali è dovuto a
una serie di fatti imputabili, a
volte a incompetenza e disonestà degli amministratori locali,
a volte a fatti esterni agli Enti.
Ad esempio, i dissesti finanziari di molte amministrazioni comunali a volte sono imputabili,
in toto o in parte alla soppressione dell’Ici sulla prima casa,
a volte al blocco dell’addizionale Irpef, a volte alla rigidità dei
parametri del patto di stabilità, a volte all’incertezza dei trasferimenti che il governo dovrebbe fare in favore dei comu-
ni, a compenso del mancato versamento dell’Ici da parte dei
proprietari di prima casa.
Per evitare fraintendimenti,
confermo di essere favorevole
all’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Ciò non preclude di
contestare la legge, in quanto
varata per opportunità contingenti, per accaparrare voti alle
scadenze elettorali, ossia è stata approvata in assenza di una
strategia, di un progetto d’insieme, capaci di futuro. Insomma
non si è tenuto conto della necessità di affrontare, in modo
organico, il tema della riforma
fiscale. Ai partiti di governo,
come a quelli dell’opposizione,
manca una visione generale,
complessiva, dinamica e lungimirante, del “cosa fare” per assicurare al Paese, sviluppo economico, consolidamento della
democrazia e progresso civile.
Siamo il Paese dello spezzatino non della totalità, del periodo corto e non di quello lungo.
V’È ANCHE UNA NOTEVOLE PARTE DI ITALIANI CHE NON SI ARRENDE
CRISI: OCCASIONE DI NUOVA PROGETTUALITÀ
onvertirsi ai poveri, allo
sviluppo, alla corresponsabilità, alla giustizia sociale, non significa limitarsi a garantire gli ammortizzatori sociali,
a sostenere le famiglie nei momenti più crudi della crisi, a
indire primarie pasticciate, o a
sbandierare successi onirici nel
campo dell’economia e del buon
governo. Esige invece l’impegno
a eliminare, o quanto meno ridurre, le cause, le carenze, le
manchevolezze che producono o
riproducono mali, dissesti e
cicliche crisi economiche. In
caso contrario, al di là delle
buone intenzioni, dei giustizialismi alla Di Pietro e dell’ingenuità di molti cattolici, si contribuirà a perpetuare i guasti,
le ingiustizie, le truffe, i disagi
sociali che, in questo momento,
colpiscono non solo le classi
meno abbienti, ma anche i lavoratori autonomi e i professionisti alle prime armi.
La cultura nichilista nata nel
periodo della follia sessantottina l’incultura radical-pannelliana, sommata a quella consumista, individualista, favorevole al protezionismo e all’intervento statale, ogni qualvolta v’è
da coprire un dissesto finanziario privato, hanno portato l’Italia alla decadenza. In Italia il
C
capitalismo ha sempre privilegiato la regola: privatizzazione
degli utili e socializzazione delle perdite. La sinistra invece ha
sempre invocato lo spreco di denaro pubblico, al fine di mantenere in “vita” aziende decotte,
ormai fuori mercato e incapaci
di produrre utili. Detta incultura ha portato il Paese al crollo.
Ecco perché l’Italia più di altri
paesi europei faticherà ad uscire dalla crisi.
Debbo però dire che v’è anche
una notevole parte di italiani
che non si arrende e individua,
mediante attenta analisi e riflessione, le aree delle nuove
povertà e del demagogismo oscurantista che blocca la modernizzazione del Paese. Non
solo, individua e combatte la
mancanza di etica e di regole
nell’ambito dei mercati finanziari e di responsabilità sociale
dell’impresa. Si impegna infine
affinché i prodotti italiani si affermino sui mercati internazionali e nel Paese si concretizzi
un modello di democrazia adulta. L’analisi richiamata rinvia
necessariamente all’impegno
politico, perché le innovazioni
strutturali, le nuove regole e le
sanzioni da adottare per i mercati si decidono in detto ambito. I cattolici, in detta opera,
debbono assumere responsabi-
lità determinanti. Finora ho
preso in esame soprattutto il
passato, ossia i motivi, gli eventi e le manchevolezze, che hanno provocato la crisi e che rendono difficoltosa l’uscita dalla
stessa. E’ giunto il momento di
guardare al futuro, ossia di rimuovere gli ostacoli che bloccano le riforme, il rilancio dell’economia e la definizione delle regole che dovranno fissare i confini, entro i quali potranno muoversi gli operatori finanziari e i
manager dell’economia reale. E’
un non senso, ma parole come
diritto, legalità, responsabilità
sociale dell’impresa ed etica,
non hanno più significato.
A detto risultato si è giunti a
causa di un equivoco: le responsabilità sono state sottratte al
potere pubblico e lasciate al giudizio degli operatori economici
e finanziari. Non è sfiducia agli
operatori economici, ma le regole, il controllo e le sanzioni
sono compito dell’autorità pubblica. Le norme che auspico non
dovrebbero però avere una dimensione solo nazionale. E’ necessario istituire una Autorità
sovranazionale di controllo sulle attività finanziarie, commerciali e produttive. E’ il vecchio
sogno kantiano del diritto cosmopolita, che viene alla memoria quando si ipotizza la neces-
sità e l’utilità di una autorità
sovranazionale. Il motivo che
porta a privilegiare norme pubbliche sull’autocontrollo e sull’autodisciplina, pur sempre
categorie positive, è che “l’uomo
rimane sempre uomo… e ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il
male… Conseguenza di quanto detto è che la sempre nuova
ricerca di retti ordinamenti per
le cose umane è compito di ogni
generazione; non è mai compito semplicemente concluso”
(Spe salvi 21,25).
La riflessione ha inteso porre
in evidenza, anche se in forma
disordinata e incompleta, che il
governo non pare affrontare i
temi della crisi con la strategia
della totalità, ma con quella dei
piccoli interventi settoriali, delle piccole e disorganiche riforme.
E’ significativo che in questi giorni si parli dell’uscita dell’Italia
dalla recessione: il Pil è aumentato in ottobre dello 0,6%, così
attesta l’Istat e così sbandierano gli uomini del Centro-destra.
La realtà è un po’ diversa. Ad
esempio, a settembre l’indice
della produzione industriale
destagionalizzato ha segnato un
calo del 5,3% rispetto ad agosto,
in dodici mesi l’occupazione è
scesa di 570 mila unità, la cassa
integrazione per molti lavorato-
ri si sta esaurendo e la prospettiva non sempre è il rientro al
lavoro, molte volte è il licenziamento. L’opposizione pencola fra
il giustizialismo giacobino alla
Di Pietro, le nostalgie socialdemocratiche alla Bersani, le illusioni e gli onirismi alla Franceschini e alla Rosy Bindi, al
nichilismo cinico alla Pannella
e al ritorno al comunismo dei
vari Diliberto e Rizzo. I cattolici,
nel segno della speranza, debbono essere come lo furono nel secondo dopoguerra, gli artefici del
riscatto del Paese. Debbono, in
parole semplici, fare quanto
scritto da Benedetto XVII, nella Caritas in Veritate: “La complessità e gravità dell’attuale
situazione economica giustamente ci preoccupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo
scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della ri-scoperta di valori di fondo su cui
costruire un futuro migliore. La
crisi ci obbliga a progettare il
nostro cammino… La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa
piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del
momento presente”.
P A G I N A
CULTURA
CONVEGNOFISC
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
7
AL CONVEGNO FISC A SAN MINIATO VIAGGIO NELLA CRISI E NEL RUOLO DEI MEDIA
LA CRISI: TRA MEDIA CONNIVENTI
E CONSUMATORI SENZA MORALE
ttenti al territorio,
ma con uno sguardo
sul mondo. I 185 settimanali diocesani
aderenti alla Fisc
(Federazione italiana settimanali cattolici), che ogni settimana hanno una tiratura complessiva di oltre un milione di copie, lo hanno dimostrato a San
Miniato (Pisa) dal 12 al 14 novembre, dove hanno celebrato
il convegno nazionale sul tema
“Crisi economica, sviluppo sostenibile e sistema solidale. Il
ruolo dell’informazione”. Nell’occasione sono stati ricordati
tre anniversari significativi: i
70 anni de “La Domenica” (“Toscana Oggi”), settimanale della diocesi toscana che ha ospitato i lavori, i 25 anni di “Toscana Oggi” e i 20 anni del SIR.
questione meridionale e innovazione.
A delinearle è stato il deputato ed esperto economico Enrico Letta. Nei sistemi economici, ha sottolineato, è necessario
avere “regole chiare” ma anche
“un’autorità che le faccia applicare”. Altrettanto importante,
ha proseguito, è affrontare il
“problema demografico”, una
“questione-chiave” che “si lega
in tanti modi alla crisi” e che
chiede “investimenti” per “la
famiglia, i bambini, gli anziani, i disabili, il disagio
abitativo”. Ancora, è urgente
dare maggiore attenzione, soprattutto a livello mediatico,
alla “questione meridionale”
che pare non “essere più un problema di rilevanza nazionale”.
A
Testimoniare valori autentici “Investire in professionalità e testimonianza”. Questo
l’invito che l’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori,
ha rivolto ai giornalisti presenti portando il suo saluto all’apertura dei lavori. Un’esortazione dettata dalla necessità di
contrastare quei “mass media
che non poche volte banalizzano
e offendono la dignità della persona senza tener conto del bene
comune”. Il vescovo di San
Miniato, mons. Fausto Tardelli,
ha richiamato l’importanza di
un’informazione “seria e coscienziosa, che si faccia
promotrice di valori autentici”,
mentre mons. Gastone Simoni,
vescovo di Prato e delegato della Conferenza episcopale toscana per la cultura e le comunicazioni, ha chiesto di “leggere i
fatti alla luce del Vangelo”, pre-
sentando la realtà “senza abbandonarsi a catastrofismi”.
La “connivenza” dei media. Entrando nel tema del convegno, Stefano Zamagni, docente di economia all’Università di
Bologna, ha individuato nella
“responsabilità morale del consumatore” e nella “connivenza” di un sistema informativo
che si è limitato a dare voce al
pensiero dominante, senza ospitare opinioni contrastanti, due
tra i fattori che hanno permesso il formarsi della “bolla speculativa” da cui ha preso il via
la crisi. I mezzi di comunicazione, ha denunciato l’economista,
hanno fatto da “amplificatori”
di questo meccanismo, non dando voce a quanti “già dal 2001
avvertivano del rischio, collocandosi in posizione dissonante rispetto al pensiero dominante”. “Una stampa autentica-
mente libera e desiderosa di
contribuire al bene comune”, ha
avvertito Zamagni, non dovrebbe essere “pro-ciclica”, ossia
“portata all’esaltazione quando
va bene e alla condanna quando va male”, ma al contrario
dovrebbe sorvegliare e denunciare, seguendo una tendenza
“anti-ciclica”, in grado di mettere in guardia prima che sia
troppo tardi. Analisi condivisa
da Gianfranco Fabi, vicedirettore del quotidiano “Il Sole 24
Ore”, per il quale, “pur non generalizzando”, i mezzi di comunicazione sono stati “troppo timidi nel segnalare i rischi di
crisi”. Secondo il giornalista,
“un’informazione più coraggiosa e tempestiva avrebbe potuto, se non evitare la crisi, almeno anticiparla e quindi diminuirne gli effetti negativi. Si
tratta di una responsabilità che
i giornalisti devono condivide-
re con economisti, politici, uomini del mondo della finanza
che non hanno certo brillato per
capacità di previsione”.
L’economia, ha aggiunto il
giornalista, “è un elemento fondamentale della vita politica e
sociale”: l’informazione “non
può prescindere” da essa “se
vuole offrire una visione completa della realtà”, ma anche
“l’economia non può prescindere dall’informazione”. Sulla
“spettacolarizzazione della crisi” e la “scarsa attenzione prestata a chi nelle crisi vive quotidianamente” si è invece
soffermato Pierandrea Vanni,
caporedattore de “La Nazione”.
Cinque sfide. Alla luce della crisi economica e finanziaria
vi sono cinque “grandi sfide” che
interpellano l’Italia e il sistema
Paese: demografia, centra-lità
del lavoro, etica nella finanza,
Aprire gli occhi. “Aiutare la
nostra gente ad aprire gli occhi
sulle dinamiche economiche”
raccontandole “in maniera facile e competente” è, per il presidente della Fisc, don Giorgio
Zucchelli, il compito dei settimanali diocesani riaffermato
nel corso del convegno.
Questi, ha rimarcato, “non
sono competenti sui grandi
temi finanziari ed economici
mondiali” ma “raccontano ciò
che la gente vive ogni giorno”,
seguendo le problematiche, anche economiche, che si verificano “a livello locale”. Ma è pure
necessaria, ha sottolineato,
“un’opera di divulgazione sulle
grandi questioni economiche”:
compito della stampa, infatti, è
“aprire gli occhi ai cittadini di
fronte a coloro che intendono
solo speculare con i loro risparmi a tutti i livelli”, con “coraggio e senso di responsabilità”.
A DIECI ANNI DALLA MORTE UN PREMIO IN MEMORIA DI GIOVANNI FALLANI TRA I FONDATORI DELLA FISC E DEL SIR
QUANDO IL GIORNALISMO E’ ATTENTO ALL’UOMO
«
uando si parla di
culture, di ideologie, di schieramenti o di qualunque maschera sociale non bisogna mai dimenticare che dietro ci sono uomini veri. E non si può scrivere
nulla sull’umanità dell’uomo
senza un briciolo di pietà, di tenerezza. Non si può parlare di
uomini come se fossero numeri
o cose”. Questi pensieri di Giovanni Fallani, tratti dal suo
“Piccolo dizionario per la comunicazione”, offrono la migliore
chiave di lettura del suo pensiero e della sua professionalità. Direttore dell’ufficio stampa dell’Azione Cattolica, Fallani
fu tra i promotori dell’Unione
cattolica stampa italiana (Ucsi)
e, nel 1966, fra i fondatori della
Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), di cui è stato segretario generale per oltre
30 anni, ha diretto il Sir dal
gennaio 1989 all’aprile 1997.
L’uomo e il giornalista, scomparso dieci anni fa (21 novembre 1999), è stato ricordato al
convegno nazionale della Fisc
(San Miniato, 12-14 novembre),
durante il quale è stato conse-
Q
gnato il premio giornalistico, a
lui intitolato, ai vincitori della
IV edizione: Barbara Baronio
(“Corriere Cesenate”, settimanale della diocesi di CesenaSarsina) e Maria Pia Fizzano
(“Presenza”, quindicinale della
diocesi di Ancona). “Giovanni
Fallani – ha ricordato mons.
Vincenzo Rini, presidente del
Sir, spiegando il significato del
premio – ha dedicato la parte
migliore e più amata del suo
impegno professionale, umano
e cristiano alla stampa cattolica”. In “sua memoria”, ha aggiunto mons. Rini, il Sir e la
Fisc “hanno istituito questo premio, con un’attenzione: si deve
premiare un’informazione che
sappia «costruire ponti di comunicazione e comprensione tra
l’esperienza ecclesiale e l’opinione pubblica», secondo le parole di Benedetto XVI”. Mons.
Rini ha voluto sottolineare –
“anche per i direttori dei settimanali diocesani che non hanno avuto modo di conoscere questa splendida persona” – il “dovere della gratitudine verso
Fallani, al cui impegno e alla
cui passione – insieme a tanti
altri testimoni – dobbiamo an-
cora oggi la grande realtà della Fisc e del Sir”. Alla cerimonia di premiazione ha partecipato anche la figlia del primo
direttore del Sir, Letizia
Fallani, la quale ha rievocato
il padre con un “affresco” biografico pieno di riferimenti familiari. “Quando penso a mio
padre – ha detto – mi vengono
in mente due parole: bellezza e
verità. Penso che tutta la sua
vita sia stata in fondo guidata
dalla passione per la verità.
L’ha cercata nelle persone, nei
fatti, nelle parole e nella bellezza: nella bellezza della natura, delle donne, dei bambini
e nell’arte”. La figlia ha parlato anche del desiderio del padre di “conoscere l’uomo, la sua
umanità, le sue debolezze e le
sue grandezze… Voleva conoscere l’Uomo perché, diceva:
«Sta dove meno te lo aspetti».
Lo puoi trovare in un gesto
qualsiasi, nel brillare di un sorriso, nello sguardo ironico di un
mendicante”. Letizia Fallani si
è infine soffermata sul lavoro
del padre: diceva che “il giornalismo è vero quando sa vedere,
nell’attualità, le cose nuove e
antiche della nostra condizio-
Pensieri...
“Anche stamattina
sono andato sulla riva
del mare,
ho accarezzato
il prato e i cespugli,
e ho ringraziato Dio
per aver creato questa
bellezza.
ne umana. Come comunicarle?
Con uno scritto bello: leggero,
chiaro, essenziale, ricco di contenuti e naturalmente vivace,
per attirare l’attenzione del
pubblico”. “Il quindicinale –
secondo la giuria – è una voce
di speranza in un territorio lacerato dal terremoto del 6 aprile. È presenza giornalistica, soprattutto di giovani, che nel
tempo della ricostruzione condivide con la gente l’impegno a
volare in alto con il pensiero e
con la vita”.
Poi mi sono
inginocchiato
e ho detto “grazie” a Dio
perché ci ha mandato
suo Figlio Gesù
per rivelarci che,
al di là della terra,
al di là del mare,
al di là di
ogni sofferenza,
ci attende Colui
che sazia
la nostra sete
di infinito”.
Giovanni Fallani
CHIESA
P A G I N A
8
CHIESA LOCALE
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
IL PRIMO INCONTRO LO SCORSO 14 NOVEMBRE A NUOVA OLONIO
AGENDA
del
VESCOVO
Al via il Consiglio pastorale diocesano
FINO
A VENERDÌ 20
Pellegrinaggio in Francia
con i preti della diocesi per
l’Anno Sacerdotale.
DA SABATO 21
A LUNEDÌ 23
Visita pastorale in Valtellina Superiore: Livigno e
Trepalle.
MARTEDÌ 24
Al mattino, a Tavernola,
incontro con il clero di
Como; a Como, presso il
Seminario diocesano, alle
21.00 incontro su san
Tommaso Moro.
MERCOLEDÌ 25
A Como, alle ore 20.00, in
Vescovado, incontro con i
capi scout dell’Agesci di
Como, Sondrio e Lecco.
GIOVEDÌ 26
A Como, al mattino, consiglio episcopale; a Como,
nel pomeriggio, udienze e
colloqui personali.
DA VENERDÌ 27
A DOMENICA 29
Visita pastorale in Valtellina Superiore: Bormio.
MOVIMENTO
EUCARISTICO
DIOCESANO
DI COMO
Il Movimento eucaristico diocesano di Como comunica che la prossima ora di adorazione
presso la chiesa di Santa Cecilia, si terrà sabato 5 dicembre alle
ore 16.20. Vi sarà la recita del Santo Rosario e
le riflessioni tenute da
don Andrea Meloni riguardanti l’Anno Sacerdotale. Seguiranno momenti di adorazione personale e la distribuzione del programma annuale del 2010. Considerato il periodo di Avvento, questo è un incontro
molto importante in vista della preparazione
del Santo Natale.
Domenica 29 novembre è la prima domenica di Avvento, pertanto
si invitano i Crociati
eucaristici a presenziare al servizio in Duomo durante la Santa
Messa delle ore 10.30.
L’invito è rivolto anche
per le celebrazioni della
festività dell’8 dicembre,
delle celebrazioni natalizie e quella del 31 dicembre alle ore 17.00
per il canto del Te
Deum.
A
l varo il nuovo Consiglio Pastorale Diocesano. Parecchi volti
nuovi, a cominciare
dal coordinatore,
monsignor Flavio Feroldi,
neo-nominato Vicario episcopale per la pastorale. Qualche cavallo di ritorno, per ragioni di
ufficio o per nomina dalle zone
pastorali (cinque rappresentanti su sedici erano già presenti
nel precedete Consiglio). In tutti la voglia di collaborare attivamente con il Vescovo – che il
Consiglio lo presiede – per
orientare l’indirizzo pastorale
della Diocesi.
L’incontro di sabato 14 novembre, a Nuova Olonio, è il
primo di un ciclo che vedrà il
Consiglio riunirsi periodicamente (prossime scadenze il
20 marzo e il 29 maggio 2010)
per tutto il quinquennio di nomina (2009-2014). La “squadra”
comprende 8 membri di diritto (il Vicario generale, i Vicari
episcopali, il rettore del Seminario, il presidente di Azione
cattolica), 10 in rappresentanza dei diversi consigli e
consulte pastorali, 4 in rappresentanza di diaconi per-
manenti, religiosi, religiose
e comunità ordo virginum,
16 designati dalle zone pastorali e 4 di nomina vescovile, per un totale di 42
membri effettivi, pari a circa due terzi della rosa numerica del precedente Consiglio. Lo sfoltimento numerico, voluto dal Vescovo al fine di
garantire un funzionamento
più sciolto del Consiglio, comporterà la revisione dello Statuto del Consiglio pastorale
diocesano, che sarà fra i primi
compiti del Consiglio stesso, e
per il quale è stata appositamente costituita una commissione ad acta di cinque membri. La revisione dello Statuto
sarà anche l’occasione per ribadire il senso e il ruolo del Consiglio Pastorale Diocesano, quale ambito privilegiato di esercizio della partecipazione e della
corresponsabilità alla vita e
alla missione della Chiesa.
La prima sessione del Consiglio si è aperta con la preghiera introduttiva e un breve momento di lectio scritturistica sul
capitolo 15 degli Atti degli Apostoli: il Concilio di Gerusalemme. Il Vescovo ha preso spunto
da questo episodio biblico – che
ha definito “il primo consiglio
pastorale della storia della
Chiesa” – per dare alcune indicazioni sul senso e sul modo del
“consigliare” nella Chiesa.
Al momento di reciproca presentazione e conoscenza dei
partecipanti ha poi fatto seguito un primo affondo tematico,
avente per oggetto le proposte
pastorali per il triennio 20112014. L’intento è di dare seguito – anche in sintonia con le
scelte della Chiesa italiana – al
biennio 2008-2010 sul tema
dell’educazione, che la comunità diocesana sta ancora vivendo e che avrà un momento importante di sintesi e di verifica
nel Convegno diocesano programmato per l’autunno del
2010. È emerso l’orientamento
di rilanciare la questione educativa, per il triennio 20112014, sotto il profilo più esplicito dell’educazione cristiana e
della qualità complessiva della
fede: la centralità dell’incontro
con Gesù Cristo, nelle due costitutive mediazioni della Parola e dei Sacramenti, potrebbe
costituire l’ossatura del cammino triennale, anche in concomi-
tanza con alcuni eventi della
Chiesa nazionale e universale
(rispettivamente il Congresso
Eucaristico e la pubblicazione
dell’Esortazione apostolica
post-sinodale sulla Parola di
Dio). Si è però sottolineata la
necessità di un vero metodo
pastorale nell’affronto delle tematiche, per non riproporre
semplicemente dei temi teologici (per quanto cruciali) da
trattarsi al modo di una catechesi degli adulti. Al fondo soggiace la risposta a interrogativi decisivi: l’idea di communio
ecclesiale, riflesso a sua volta
della risposta a quale idea di
Chiesa, e quindi l’idea di pastorale che occorre promuovere. Su
questo e altri argomenti il Consiglio Pastorale Diocesano dovrà essere luogo di paziente riflessione e coraggiosa elaborazione. Rimane in ogni caso la
necessità – è stato sottolineato
– di alcune precise proposte
pastorali, tanto più in un tempo, come il nostro, segnato dalla complessità e dall’integrazione missionaria dell’azione ecclesiale.
monsignor ANGELO RIVA
ISTITUTO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO
LA GIORNATA DEL SOVVENIRE: IL 22 NOVEMBRE
iturgicamente è la festa
di Cristo Re dell’Universo, che chiude l’anno liturgico, ma la Chiesa italiana celebra la giornata nazionale di sensibilizzazione sulle offerte per il sostentamento del clero.
L
I sacerdoti italiani non ricevono uno stipendio dallo stato,
ma vivono della carità, del sostegno economico dei loro fedeli. Non tutte le parrocchie sono
in grado di mantenere il parroco e le strutture parrocchiali,
molte sono piccole e povere.
La riforma del Concordato del
1984 ha previsto di poter dare
ai 38 mila preti diocesani, compresi 600 missionari all’estero
e 3mila sacerdoti anziani o malati, la medesima remunerazione, così che non abbiano problemi economici, e siano liberi di
annunciare il vangelo e di dedicarsi all’apostolato.
Un sacerdote appena ordinato riceve 883 euro al mese, un
vescovo al limite della pensio-
ne 1.380 euro. L’Istituto Centrale Sostentamento del Clero
di Roma può garantire a tutti i
sacerdoti questa retribuzione
attraverso i redditi degli ex benefici, le offerte inviate dai fedeli, il fondo dell’8 per mille. Le
offerte dei fedeli coprono solo il
10% del fabbisogno, per cui si
deve attingere abbondantemente all’8 per mille, che invece dovrebbe servire per il culto,
la pastorale e la carità. L’offerta è un modo per realizzare la
fraternità fra le parrocchie, così
che le comunità più piccole siano aiutate nel mantenimento
del loro parroco. È anche un segno di partecipazione alla missione della Chiesa attraverso
un contributo economico, piccolo sacrificio che indica in maniera positiva la partecipazione alla vita ecclesiale.
Qualcuno dirà: “Io dò già al
mio parroco direttamente in
mano”, è vero, bisogna pensare
alle necessità della propria parrocchia, ma anche a tutti i preti d’Italia, a coloro che vivono
in piccoli paesi e sono circa la
me-tà delle 26 mila comunità
sparse sui monti, nelle vallate,
nelle isole. Ancora pochi conoscono questa possibilità o sentono il dovere di guardare oltre
il proprio orticello. Ad esempio
nella nostra diocesi, nel 2008,
le offerte per il sostentamento
del clero sono state 2.108 per
un importo di 230.774 euro,
mentre la remunerazione del
clero è stata di 6.817.784 euro.
C’è ancora molta strada da fare
e credo che, se la nostra gente
viene informata e sensibilizzata, risponde generosamente.
Ogni parrocchia ha ricevuto,
tramite corriere, un kit con dei
sussidi che servono per l’animazione della giornata del 22 novembre. Il parroco, con il Consiglio degli affari economici,
dedichi un momento all’analisi
del materiale e all’organizzazione della giornata.
I modi per donare sono parecchi: con il bollettino di conto
corrente postale allegato al volantino presente nei campaniletti-espositori che si vedono in
ogni chiesa. Questo depliant si
può distribuire alla porta della
chiesa quando la gente esce
dalla messa. Si può fare un bonifico bancario attraverso le
banche convenzionate, oppure
versando direttamente la cifra
all’Istituto Diocesano Sostentamento del Clero, oppure con la
carta di credito “Carta sì” chiamando il numero verde 800825000 e i versamenti si possono effettuare in ogni periodo
dell’anno. Ho visto che risulta
efficace la raccolta fatta in ogni
chiesa, nel giorno della sensibilizzazione, da parte di un incaricato che annota l’indirizzo
dell’offerente, la cifra, egli poi
si preoccuperà di passare il tutto all’Istituto Diocesano.
Se qualcuno è obbligato a fare
la denuncia dei redditi, la sua
offerta è deducibile fino a un
massimo di 1.032,91 euro per
ogni anno. Per saperne di più
cliccate sul sito www.offerte
sacerdoti.it, troverete delle sorprese.
don TULLIO SALVETTI
SOCIETÀ
P A G I N A
CUL
TURA
CULTURA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
9
INCONTRO CON IL PROF. MASSIMO INTROVIGNE
AUTENTICITÀ DEI VANGELI:
DAI SINOTTICI A DAN BROWN
A
ll’interno del corso
monografico multidisciplinare sulla formazione e autenticità dei Vangeli, organizzato dalla Diocesi come approfondimento annuale del corso istituzionale della Scuola di
teologia per laici, un interessantissimo incontro ha bloccato l’attenzione dei 150 iscritti
sull’attuale tema del rapporto
tra i vangeli e la fiction. Sabato 14 novembre il professor
Massimo Introvigne, sociologo delle religioni, fondatore e direttore del Cesnur (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e della rivista Il Timone, e, dal 2005
uno dei massimi critici dell’opera di Dan Brown e del suo Codice da Vinci, è intervenuto a
parlare del rapporto tra i Vangeli e la saggistica di Dan Brown, con riferimento particolare
a questo romanzo, strepitoso
successo in tutto il mondo (90
milioni di copie vendute) che ha
sollevato spinose questioni a livello di rapporto tra fiction e
verità storica.
Il professore ha incantato
l’uditorio per più di un’ora, presentando e commentando una
sola pagina de Il Codice da Vinci, per essere più precisi la pagina 9 (non presente in tutte le
edizioni ma facilmente ritrovabile nei testi con il titolo Informazioni storiche), in cui si legge che «tutte le descrizioni [...]
di documenti e rituali segreti
contenute in questo romanzo
rispecchiano la realtà», e si fondano in particolare sul fatto che
«nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono
state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets», con la storia del Priorato
di Sion, che pretende di essere
detentore della «verità» accuratamente nascosta dalla Chiesa
cattolica su Gesù Cristo, che
egli abbia avuto figli da Maria
Maddalena, che portano in sé
il sangue stesso di Dio e che
hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero.
Introvigne sostiene che ciò
che porta tanti a credere che ciò
che Dan Brown ha scritto sia
vero siano proprio le informazioni contenute in questa pagina. Cade così la pretesa dei
molti che obiettano a qualunque critica del romanzo quando affermano che si tratta di
fiction, che in quanto tale non è
tenuta a rispettare la verità
storica: l’introduzione che Dan
Brown pone al suo romanzo è
invece la pretesa che di storia
vera si tratti.
Esiste, ha continuato Introvigne, un fil rouge che unisce due
testi, scritti in tempi diversi e
riconducibili a esoteristi francesi ed inglesi, L’or de Rennes
(di Gérard de Sède), e Il sacro
Graal (di Michael Baigent,
Richard Leigh e Henry Lincoln)
ampiamente sfruttati da Dan
Brown nel Codice da Vinci. I
romanzi di Dan Brown (Angeli
e demoni, Il Codice da Vinci e Il
simbolo perduto) hanno sempre
uno sfondo comune che è quello dell’esoterismo e la sua correlazione con le società segrete
– Illuminati, Priorato di Sion e
Massoneria.
In particolar modo per ciò che
concerne il Priorato di Sion, la
sua parvenza di storicità risulta essere un falso dovuto al “ritrovamento” dei Dossiers
Secrets: si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel
1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore
Gérard de Sède. I documenti,
però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Bibliothèque
Nationale di Parigi: Plantard,
un mistificatore condannato
per truffe a sfondo esoterico, e i
suoi collaboratori. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei
falsi, Philippe de Chérisey –
morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro
falsificazione, lamentandosi
perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il
dovuto compenso, argomento su
cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey .
Nel romanzo è presente anche un altro fatto facilmente
“falsificabile”: il mito di Rennesle-Château, un paesino francese del dipartimento dell’Aude,
ai piedi dei Pirenei orientali,
nella zona detta del Razès.
L’Abbé Saunière, parroco di
questo piccolo paesino, sosteneva di aver ritrovato sotto l’altare della sua chiesa i documenti, appartenenti al priorato di
Sion, che svelavano appunto la
“vera” storia di Gesù e della
Maddalena, e con questi avrebbe ricattato gli appartenenti a
questa società segreta arricchendosi in modo non indifferente; tutto poteva spiegarsi,
peraltro – come sospettava il
suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e
di messe.
Dan Brown fa, inoltre, molta
confusione, ha quindi spiegato
Introvigne, tra vangeli apocrifi
e vangeli gnostici, adducendo il
lettore, soprattutto se giovane
e inesperto, a prendere per vero
ciò che l’autore afferma, in
particolar modo in merito ad
una possibile relazione tra
Gesù e la Maddalena. Ecco cosa
sostiene il professor Introvigne:
«All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190
d.C. – il riconoscimento dei
quattro Vangeli come canonici
e l’esclusione dei testi gnostici
era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino
nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico vangelo di Tommaso, che piace tanto a Brown,
ben lungi dall’essere un testo
proto-femminista ne fonda la
grandezza sul fatto che [...] si
fa maschio. A Simon Pietro che
obietta “Maria deve andare via
da noi! Perché le femmine non
sono degne della vita”, Gesù risponde: “Ecco, io la guiderò in
modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito
vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”». A conclusione della relazione, molto ricca e accattivante,
e della successiva discussione,
la riflessione di molti dei presenti è stata che Dan Brown ha
avuto tanto successo perché esiste una mancanza di conoscenza dei fatti elementari della
propria fede e che solo la diffusa ignoranza religiosa spiega
come qualcuno possa prendere
sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole:
perché deve essere più facile
credere a un romanzo del XX
secolo che a un testo “vecchio”
di 2000 anni?
SARA E LAURA
MARTEDÌ 24 NOVEMBRE IN SEMINARIO, A COMO, A PARTIRE DALLE ORE 21.00
UNA SERA
A FRA CUL
TURA E COERENZA...
SERATTA DEDICA
DEDICATTA A TOMMASO MORO: UMANIST
UMANISTA
CULTURA
C
ultura e coerenza.
San Tommaso Moro,
umanista e patrono
dei governanti e dei
politici. Questo il titolo dell’incontro che si svolgerà
martedì 24 novembre, alle
ore 21.00, presso il Seminario Vescovile di Como, in via
Baserga 81. Nel 2000 fu Giovanni Paolo II, in occasione del
giubileo di politici e governanti, a definire san Tommaso
Moro un «modello credibile che
mostra la via della verità al
mondo politico e amministrativo», arrivando a proclamarlo
patrono di tutti gli amministratori della cosa pubblica, a qualsiasi livello: locale, nazionale,
internazionale. «Per tutti coloro che sono impegnati nella vita
civica – sottolineano i promotori
della serata – la sua figura rappresenta uno straordinario
esempio di coerenza e di vita
ispirata alla ricerca del Bene e
del Vero. Si è così pensato a
questo incontro per ricordarlo
e meditare sul senso più profondo dell’impegno politico e civile». Per la testimonianza, resa
fino all’effusione del sangue, del
primato della verità sul potere,
san Tommaso Moro è venerato
quale esempio imperituro di co-
erenza morale. E anche al di
fuori della Chiesa, specie fra coloro che sono chiamati a guidare le sorti dei popoli, la sua figura viene riconosciuta come
fonte di ispirazione per una politica che si ponga come fine
supremo il servizio della persona umana. Così si espresse Giovanni Paolo II su san Tommaso
Moro durante il giubileo del
2000. A organizzare l’evento
sono l’assessorato alle politiche educative del comune
di Como, la nostra diocesi e
l’Unione giuristi cattolici di
Como.
Il programma della serata del
24 novembre prevede:
• ore 21.00, introduzione:
Alla ricerca di un modello credibile, Anna Veronelli, assessore alle Politiche Educative e
alla Famiglia del Comune di
Como; Servire l’ideale supremo
della giustizia, Alessandro
Maria Lodolini, procuratore
capo della Repubblica, vice presidente dell’Unione dei Giuristi
Cattolici di Como;
• ore 21.10: Una prima riflessione sulla figura di san Tommaso Moro, monsignor Diego
Coletti, vescovo di Como;
• ore 21.30: Dagli scritti di
san Tommaso Moro, letture a
cura di Diego Gaffuri;
• ore 21.50: Provocazioni al
dialogo, monsignor Diego
Coletti.
Per informazioni e iscrizioni:
assessorato alla Famiglia del
Comune di Como telefono 031.
252229; e-mail: assessoratofami
[email protected];Unione
dei Giuristi Cattolici di Como
telefono 031.264823; e-mail:
[email protected].
«Meditavo sull’opportunità di
promuovere questo incontro da
nove anni – spiega l’assessore
Anna Veronelli –, cioè proprio
da quel giubileo dei politici e
governanti quando Giovanni
Paolo II, incontrandoci nella
Sala Nervi, ci consegnò san
Tommaso Moro come nostro
patrono. È un personaggio che
sprona a volare alto, a riflettere sul significato dell’impegno
civile per il bene comune. È stato ed è un modello – aggiunge
la Veronelli entusiasta –, seppe precorrere i tempi con la sua
intelligenza e non antepose la
conservazione del proprio ruolo di potere all’onestà, alla rettitudine e al rispetto delle convinzioni». Due le testimonianze, secondo l’assessore, rese da
Tommaso Moro: la capacità di
rinunciare alle posizioni accomodanti e il coraggio di difendere le proprie idee, fino al massimo sacrificio della vita, pur di
non venir meno ai principi in
cui credeva. Un uomo da imitare per l’impegno di coerenza.
Che messaggio arriva alla classe politica di oggi, a tutti i livelli, da un personaggio così forte? «Non possiamo nascondere
le difficoltà che viviamo oggi –
ammette la Veronelli –. Il senso di sfiducia da parte dei cittadini e la delegittimazione de-
gli amministratori, a qualunque livello e di qualsiasi colore,
sono questioni grandi da affrontare. Dobbiamo recuperare credibilità e restituire dignità a un
onere che richiede sacrificio e
impegno. Il Papa ha affermato
che l’impegno politico è una tra
le forme più alte di carità…
Dovremmo essere noi i primi a
riscoprire l’importanza e l’entusiasmo per questa attività». A
chi è diretto l’incontro del 24
novembre? «A tutti – conclude
la Veronelli – ma l’auspicio è
che a parteciparvi siano soprattutto politici, amministratori,
persone impegnate nel civile e
nel sociale: sarà una grande
opportunità di formazione e
condivisione». Più essenziale il
pensiero del procuratore Lodolini, vicepresidente dei Giuristi
cattolici comaschi: «Quello della prevaricazione è un problema che esiste da sempre – ci ha
detto –: la storia è piena di “Carlo VIII” ma anche di “Tommaso
Moro” che si sono impegnati in
contrasto con il potere. Ascolteremo le riflessioni che ci verranno proposte perché la figura di
Moro è interessante per la sua
integrità».
ENRICA LATTANZI
CHIESA
CHIESAMONDO
P A G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
DON ALESSANDRO ALBERTI SARÀ IL PROSSIMO MISSIONARIO FIDEI DONUM IN CAMEROUN
UN NUOVO DONO PER LA MISSIONE
«
na gradita sorpresa”. Sono queste le
prime parole “a
caldo” di don Alessandro Alberti, all’indomani dell’annuncio, domenica 15 novembre, della sua
prossima partenza come sacerdote fidei donum per la missione diocesana in Camerun. E’ lui
stesso a raccontare a “Il Settimanale” l’agitazione che si è
impadronita della sua casa fin
dalla prima mattina del lunedì
con il via vai dei parrocchiani
rimasti scossi da questa decisione. “E’ comprensibile un po’
di smarrimento da parte dei
parrocchiani – racconta don
Alessandro - perché sono parroco di San Siro a Lomazzo da
soli tre anni. Lasciare la parrocchia non sarà facile nemmeno per me perché in questi anni
di servizio sento di essermi legato molto a questa comunità
in cui sono stato accolto con
grande affetto”. Una nomina
inattesa ma accolta con “serenità”. “Pur non nascondendo la
mia sensibilità e vicinanza al
mondo missionario, non ho
chiesto di partire. Come altri
sacerdoti ho dato la mia disponibilità a vivere un’esperienza
di missione il giorno della mia
U
Il sacerdote, 32enne, originario di Morbegno,
partirà per la diocesi di Maroua-Mokolo
nell’agosto 2010 per sostituire don Giusto
Della Valle, da dodici anni in Africa. La nomina
è stata ufficializzata domenica 15 novembre
a Lomazzo, dove la comunità parrocchiale era
riunita per la messa domenicale e,
contemporaneamente, all’assemblea
missionaria diocesana a Talamona. Ad
annunciare la decisione del vescovo Coletti è
stato mons. Italo Mazzoni. Così don Alessandro
ci racconta “a caldo” i suoi primi pensieri
di MICHELE LUPPI
ordinazione sacerdotale ma non
pensavo che potesse avvenire
così presto. Quando il Vescovo
mi ha chiamato non me la sono
sentita di rifiutare e d’accordo
con lui ho maturato questa decisione”. Originario di Morbegno don Alessandro è stato ordinato sacerdote nel 2002 e, prima di arrivare a Lomazzo, è stato per cinque anni vicario a
Bormio. In entrambe le zone è
stato impegnato nella pastorale missionaria. “Ora – continua
– guardo con entusiasmo a questa nuova esperienza perché
sento di partire con la certezza
di avere un’intera diocesi alle
spalle. Sono curioso di mettermi in gioco in questa nuova re-
altà dove avrò modo di confrontarmi con rappresentanti di altri confessioni cristiane e di altre religioni. Un dialogo che mi
ha sempre incuriosito. Non partirò come missionario isolato
ma come rappresentante della
diocesi di Como, inviato a svolgere il proprio ministero in una
Chiesa sorella, dove troverò sacerdoti che già conosco e con cui
sono certo lavoreremo bene insieme.” E’ per questo, spiega
don Alberti, che la sua partenza, come quella di tutti i fidei
donum “non è un fatto personale ma deve essere un segno
per l’intera Chiesa di Como”. Il
sacerdote lascerà la parrocchia
di San Siro nel mese di genna-
io per recarsi a Parigi dove rimarrà per alcuni mesi a studiare il francese in un istituto dei
missionari comboniani. Successivamente, nel mese di giugno,
andrà a Verona per il corso di
preparazione al CUM, il Centro Unitario Missionario. “Verso la fine di agosto partirò per
l’Africa – conclude don Alessandro – con la consapevolezza di
non avere alcuna convinzione
da imporre ma solo la volontà
di camminare insieme a questi
nostri fratelli”.
FRAMMENTI DI UNA DOMENICA NELL’ULTIMA LETTERA DI DON CORRADO NECCHI
QUANDO I BAMBINI VANNO IN CHIESA
R
icordo una serie di lettere apparse su Famiglia Cristiana e anche
su Avvenire, sull’opportunità di portare i
bambini piccoli a Messa e sulle possibili soluzioni. Dalla gabbia di vetro alle babysitter parrocchiali. I bambini in chiesa
non mi hanno mai dato fastidio, ma, ora, sorrido pensando
all’Italia ... Durante la messa,
in prima fila, la piccola Massa,
di due anni, è seduta per terra.
Raccoglie delicatamente la sabbia che copre il pavimento. La
mette nel suo foulard. Poi cerca un sasso più grosso. Una
leccatina ... e poi via, a macinare i sassolini più piccoli, come
fosse miglio nel mortaio. Lì vicino c’è un’altra piccola, Kouvou, che ruba l’infradito alla
mamma. Se lo mette sulla schiena. Lo lega stretto col suo
foulard. Come fosse un bambino. Mimano i gesti tipici che
ritmano la vita del villaggio.
Vanno avanti parecchio. Non
disturbano, non sono disturbate. A due anni Kodji è ormai
grande. E’ seduto come gli altri
sul banco di cemento. Un movimento sbagliato e... ops! cade
pestando la testa. Piange un
po’. La mamma (ma è la mamma?) lo accarezza un po’ sulla
testa. Un altro bambino, poco
più grande di lui, lo prende in
braccio e lo porta fuori. Ritornano, mano nella mano, dopo
alcuni minuti. Ecco la piccola
comunità di Kwatre. I battezzati sono solo 7 o 8. Ricevuto
dopo anni di preparazione. Ci
sono degli adulti catecumeni e
alcuni simpatizzanti. Ma la
chiesa è piena. La gente serrata. Un centinaio di persone. Per
lo più bambini. Cantano con
gioia. A piena voce. Non riescono a star fermi. Danzano che è
uno spettacolo. Nei momenti
più calmi della celebrazione, un
incaricato redarguisce chi si
agita troppo. E’ sufficiente mostrare l’indice. Un altro incaricato, con il bastone lungo e fine,
tocca la testa di chi si distrae e
di chi disturba. Funziona. Qui
si può fare, senza scomodare il
telefono azzurro. Durante la
Messa, tra la gente, difficile accorgersi della sua presenza tanto era piccolo. Dormiva beato,
avvolto da un panno, legato sulla schiena della mamma. Si sveglia. Frigna un po’. La mamma,
allora, apre la borsa piena di
giochi e li versa addosso al piccolo che non sa più cosa scegliere... Ah no, questa è l’Italia... Da
capo: Si sveglia. Frigna un po’.
La mamma, allora, inizia ad
allattarlo. Il bambino subito si
calma. E’ il rimedio più natu-
rale e sicuro. Usato qui in ogni
luogo e circostanza. Quest’estate, in Valmalenco, l’ho proposto
ad una mamma, durante il battesimo del figlio che non smetteva di piangere, ma... non l’ho
convinta.
La chiesa di Rhumzu è un po’ il
fiore all’occhiello della diocesi di
Como in terra d’Africa. Ha il bel
presbiterio e la navata principale in marmo. Quasi lucido,
direi, vista la polvere che gira.
Durante la Messa un bambino
si allontana dalla mamma. Non
cammina ancora. Si fa forza con
le mani e scivola di sedere. Ed
ecco il miracolo: dato che non
esistono pannolini, dove passa
il bambino il marmo inizia a
brillare. Potrebbe essere
un’idea per la pulizia della chiesa...
Era da un po’ che ci provava.
Finalmente la piccolina riesce
a tirarsi in piedi, appoggiata
alla panca. Pensa bene di regalarci un po’ di musica: inizia a
tamburellare con le mani sulla
panca. Disturba. Chi l’accompagna lascia fare. La vicina stende la gamba e l’appoggia sulla
panca. Missione riuscita: la piccola smette di picchiare sul banco e si mette a giocare con le
dita dei piedi della vicina.
La messa è finita. La gente esce
in fretta: non è una novità. I
bambini restano. Anche chi era
fuori dalla chiesa entra. E’ il
loro momento. Canti, danze,
tamtam al massimo. E’ la preghiera che continua. A loro misura, più che mai.
E da lassù, è certo, Qualcuno
sorride.
I NOSTRI MISSIONARI FIDEI DONUM NELLA DIOCESI DI MAROUA-MOKOLO
RHUMZU IN FESTA
Ciao a tutti!
Quest’anno le piogge, cominciate in ritardo, non vogliono smettere. Così il mais
rischia di marcire e il soja, anziché seccare sulla pianta,
cade e germoglia. La situazione preoccupa non poco. La
parrocchia di Rhumzu è in
festa. Sabato 14 novembre ha
ospitato le ordinazioni dei
nuovi preti. Due quest’anno.
Henry di Mokolo Mboua e
James di Rhumzu. Oltre tre
mila i presenti. Domenica 15
novembre la prima Messa a
Kossahai. Altra festa. Nel
mese di luglio avevamo già
ospitato la professione solenne di Pierre tra i Fratelli del
S. Cuore. Presto, probabilmente, la professione perpetua
di sr. Bernadette... chissà. Tutto questo è per noi una benedizione. Il nuovo Collège di
Mogode funziona bene: due
classi con 85 studenti in prima superiore. Laura è prof,
economa e segretaria!
Le galline ricominciano a
fare uova, le formiche le hanno già fatte... nella macchina
per il pane, il varano le ha
mangiate. Vabbeh! La vita
continua.
Alla prossima,
Corrado
Ecco una delle ultime
foto scattate in Cameroun.
Da sinistra:
(in piedi) i sacerdoti don
Giusto Della Valle (a Mokolo), don Felice Cantoni (Nguéthéwé), don Angelo Mazzucchi (Mogode), don Corrado
Necchi (Rhumzu), e i laici, al
centro, Alda Vola (a Mokolo),
e sulla destra Brunetta Cincera (a Mokolo) con la madre (in visita).
In basso: Laura Pellizzari
(impegnata nel liceo di Mokode) e don Stefano Bianchi
in visita.
CHIESA
CHIESAMONDO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
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RIFLESSIONI E PROVOCAZIONI DALL’ASSEMBLEA MISSIONARIA DIOCESANA A TALAMONA
I CRISTIANI SONO TUTTI MISSIONARI
«
S
iamo tutti missionari dal giorno del
nostro battesimo e
non dal momento
in cui partiamo per
terre lontane”. E’ con questa
provocazione che Emma
Gremmo, laica del Centro
Fraternità Missionaria di
Piombino, ha aperto il suo intervento all’assemblea missionaria diocesana che si è svolta
domenica 15 novembre a
Talamona in Valtellina, una
valle che ha dato tanto in termini di missionari sparsi nel
mondo. Una giornata, anticipata sabato dalla serata dedicata
ai giovani, in cui tornare a parlare di missione ad gentes fuggendo da semplificazioni e luoghi comuni, diffusi spesso all’interno della nostre stesse comunità parrocchiali. Il tema scelto quest’anno dal Centro Missionario diocesano “Educarci
alla missione..la missione ci
educa” ha offerto l’opportunità
di riflettere da una prospettiva
diversa sull’ educare, tematica
scelta dalla diocesi come cuore
del piano pastorale dell’ultimo
biennio e che guiderà il cammino pastorale della Chiesa italiana per i prossimi dieci anni.
“Non esiste una formazione cristiana distinta da una formazione alla missione – ha spiegato la relatrice – semplicemente perché l’educazione alla missione cresce e progredisce man
mano che cresciamo nell’essere cristiani autentici”. Una sensibilità che deve penetrare nelle nostre comunità chiamata a
“purificare il proprio modo di
“Educarci alla
missione..la missione
ci educa”. E’ questo il
tema dell’assemblea
missionaria svoltasi in
Bassa Valtellina lo
scorso 15 novembre.
di MICHELE LUPPI
pensare alla missione”. “Oggi
più che mai anche l’Italia è diventata terra di missione”, racconta Emma Gremmo che dopo
13 anni passati nell’allora Zaire
con i missionari saveriani è tornata in Italia dove, a Piombino, insieme ad alcuni padri
saveriani ha dato vita ad una
Fraternità che ha il compito di
formare l’équipe in partenza
per la missione. La particolarità della comunità di Piombino
è quella di formare gruppi formati da laici, tra cui diverse famiglie, e sacerdoti. Un servizio
che risponde all’invito della
Conferenza Episcopale italiana
di formare sempre più equipe
miste. “Oggi - continua - si sono
moltiplicati i luoghi in cui un
cristiano è chiamato alla missione. Il mondo dei giovani, l’immigrazione, la diffusa mentalità di chiusura da parte di alcuni partiti politici e la stessa famiglia sono luoghi e mondi in
cui noi cristiani dobbiamo essere testimoni autentici dell’amore di Dio”. Prima di agire
però, secondo la missionaria, è
importante chiedersi: “in quale Dio crediamo?”. “Sempre più
spesso – ha spiegato – siamo
portati a credere in una nostra
idea di Dio e ci dimentichiamo
di Gesù che ci ama in modo pazzo, perché sempre pronto ad accoglierci con le braccia spalancate, amandoci incondizionatamente per primo”. Solo conoscendo il volto autentico di
Gesù si può arrivare a comprendere come la Chiesa sia
una famiglia dove “comunione”
con i fratelli e “missione” devono sempre camminare insieme.
Da questa prospettiva emerge
un nuovo modo di farsi educare che ci spinge a rivedere i parametri della nostra vita. “Dall’esperienze in missione – spiega – possiamo trovare il coraggio di vivere la nostra vita così
com’è, con serenità, imparare a
ridimensionare i problemi della nostra vita quotidiana e a
relativizzare i nostri bisogni”.
Ma anche qui la relatrice non
ha smesso di provocare. “Vivere un’esperienza missionaria –
continua – non significa partire per un mese. Questi che io
chiamo viaggi non sono certamente esperienze deleterie ma
non pensiamo che significhino
aver vissuto la missione,
perchè, per questo, ci vogliono
anni”. Un cammino complesso
che porta ad uscire dalla nostra
mentalità per incontrarne
un’altra, fino a creare qualcosa di diverso che nasca dalla
condivisione di due mondi e due
esperienze. “Dobbiamo smetterla – ha spiegato - di pensare che il missionario parta con
qualcosa da insegnare. Il missionario parte per vivere e camminare con una comunità dan-
do e ricevendo in uno scambio
reciproco. Un percorso che non
può però riguardare solo la partenza, ma deve necessariamente avere ricadute anche sul ritorno nelle comunità d’origine.
Spesso, infatti, le diocesi non
sanno fare tesoro dell’esperienza dei propri missionari”. La
giornata, dopo il pranzo e la
condivisione in gruppi, si è conclusa con la messa presieduta
da mons. Italo Mazzoni. Nella
chiesa di Talamona hanno risuonato le musiche e i ritmi di
un coro africano. Un ultimo
momento di festa e ringraziamento per chiudere una giornata intensa di comunione e missione.
ALLA “SERATA GIOVANI” LA TESTIMONIANZA DELL’ASSOCIAZIONE VARIOPINTO IMPEGNATA IN RWANDA
PER RIFLETTERE E FAR FESTA AL RITMO DELLA MISSIONE
14 novembre, ore 18.30: un
gruppo di ragazzi si ritrova a
Talamona per passare un sabato sera diverso dal solito.
Ormai da qualche anno è diventata un’abitudine dedicare
la serata che precede l’Assemblea Missionaria Diocesana ai
giovani, organizzando un momento in cui stare insieme per
riflettere e divertirsi con un
orizzonte missionario. Come
spesso accade, più eventi
sovrapposti non hanno aiutato la partecipazione, ma come
si dice: pochi ma buoni! Nonostante i numeri, erano persino rappresentate quasi tutte
le zone della nostra diocesi. Poi
è arrivato un gruppo di 21
scout a darci man forte: la
prossima estate vivranno
un’esperienza in Kenya ed
hanno deciso di aggiungere
questa serata al loro cammino di preparazione. Per iniziare a creare un clima di amicizia e favorire la conoscenza di
persone che forse era la prima
volta che si vedevano, la serata si è aperta con un aperitivo
equo e solidale seguito dalla
cena al sacco. Poi siamo entrati nel vivo dell’incontro con la
testimonianza dell’ Associazione Variopinto che da anni è
presente in Rwanda. Non è
stata una testimonianza tra le
tante, ma un vero stimolo per
pensare al nostro approccio
missionario. Attraverso le parole di Paolo non solo abbia-
mo conosciuto l’operato di questa associazione, ma soprattutto abbiamo riflettuto sulla partenza per terre lontane e l’incontro con le persone che lì vivono. Spesso ci creiamo un immaginario che non corrisponde
al vero su quei luoghi e partia-
mo con l’idea di essere i salvatori del mondo che vanno ad
aiutare dei poveretti. Ci dimentichiamo però che quelle persone sono appunto persone, come
noi. Che come noi hanno dei desideri e dei sogni, che come i ragazzi italiani anche i ragazzi
rwandesi (così come di altri popoli) vorrebbero avere una famiglia che li ami, vorrebbero andare a scuola per costruirsi un
futuro, vorrebbero trovare un
lavoro, etc. Ci dimentichiamo
che quella terra ha una storia,
una storia diversa dalla nostra
e quindi noi non possiamo arrivare con i nostri modelli
pensando che siano i migliori. Ci dimentichiamo spesso
anche di un’altra cosa: che Dio
ha già incontrato quelle persone e che il Suo Spirito sta
già lavorando in loro, noi possiamo lavorare per Lui, ma
non sostituirci a Lui portando ancora una volta il nostro
vivere occidentale della fede.
Per continuare in un clima
missionario di apertura e conoscenza, abbiamo ballato a
ritmi africani grazie all’animazioni di tre ragazzi del
Cameroun e del Congo che
con i loro tamburi e le loro
canzoni hanno riscaldato
l’ambiente e ci hanno fatto conoscere un pezzettino della
loro Africa. La serata si è conclusa in fretta, ma alcuni di
noi sono rimasti a dormire
nell’oratorio di Talamona per
partecipare all’Assemblea del
giorno dopo. A tutti gli altri
giovani che si son persi un
gran sabato sera rivolgiamo
già l’invito per il prossimo
anno. Questi incontri non son
solo per chi ha avuto esperienze in terre di missione o per
chi è prossimo alla partenza,
ma per tutti, perché tutti, se
siamo realmente cristiani,
siamo missionari, ogni giorno,
nella nostra quotidianità.
CHIARA BALATTI
CHIESA
P A G I N A
12
Il tanto
atteso vertice
Onu, che si
aprirà il 7
dicembre,
non porterà
ad un deciso
freno contro
le emisssioni
pagina a cura
del’Ufficio Diocesano
Pastorale Sociale
e del Lavoro Salvaguardia
del Creato e Stili di vita
Salvaguardia
Creato
SalvaguardiaCreato
del
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
LA FATICA DI SCELTE CONTROCORRENTE
INQUINAMENTO:
A COPENAGHEN
SARÀ ENNESIMO RINVIO
L
a notizia è fresca di
agenzia: al vertice ONU
di Copenaghen sul clima che si aprirà il 7 dicembre non saranno
prese intese vincolanti sul taglio di emissioni inquinanti il
clima. Ancora una volta lo sviluppo dissennato ha preso il
sopravvento sulla custodia di
quel dono prezioso dato da Dio
all’umanità chiamato creato.
Questo ennesimo rinvio nel
prendere decisioni vincolanti
per tutti gli stati terrestri per
la salvaguardia del clima e le
relative ricadute positive su
tutto il creato, deve preoccupare ogni uomo circa il futuro del
nostro globo. Non voglio essere
catastrofista, ma il prevaricare
del benessere prettamente economico di alcuni rispetto al
bene collettivo di tutta l’umanità non deve lasciare indifferenti. In un simile frangente
non si possono dimenticare le
parole che papa Benedetto XVI
ha espresso, in più di una occasione, riguardo la salvaguardia
del creato e che troviamo anche
nell’enciclica Caritas in Veritate: “La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far
valere questa responsabilità
anche in pubblico. E facendolo
deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni
della creazione appartenenti a
tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso”. (CV n.51). Tale
responsabilità affonda le sue
radici nella consapevolezza che
“la natura è espressione di un
disegno di amore e di verità.
Essa ci precede e ci è donata
come ambiente di vita. Ci parla del Creatore e del suo amore
per l’umanità. E’ destinata ad
essere ricapitolata in Cristo
alla fine dei tempi. Anch’essa
quindi è una “vocazione”. (CV
n.48).
Il creato è un dono che ci precede, datoci come ambiente di
vita, perché la vita si diffonda
e si manifesti sempre più. E’
una affermazione che fa da faro
per ogni decisione che si deve
prendere circa l’utilizzo delle
risorse che la terra offre agli uomini per la loro esistenza quotidiana.
Creato, ambiente di vita, richiama la sollecitudine amorosa del Creatore che ha voluto
porre le sue creature in un ambiente così ben strutturato e
organizzato, così bello e ricco di
risorse per la sua vita, alcune
immediatamente utilizzabili,
altre da scoprire come segno
della sua premura per l’uomo,
per ogni uomo. Possiamo ben
dire che Dio, prima di chiamare alla vita l’uomo, ha voluto
preparare una dimora bella e
generosa che facesse percepire
immediatamente all’uomo il
suo amore. Non pensiamo che
sia retorica, facciamo un po’ di
mente locale al periodo delle
ferie. Per manifestare la soddisfazione, data da periodo di riposo feriale, la prima frase che
si dice è: “come era bello quel
luogo, mi sono proprio ritemprato!”, segno che la bellezza
emanata da un luogo ameno ritempra la persona. Purtroppo
quando poi ritorniamo alle vita
quotidiana noi dimentichiamo
questa funzione del creato e
diamo per scontato che il nostro
ambiente sia degradato o, se
non lo diamo per scontato, ci
rassegniamo, magari con qualche timido brontolio, al degrado che il nostro ambiente quotidiano subisce giorno per giorno.
Il Papa parla di responsabilità della Chiesa, possiamo ben
dire che egli parla dunque della responsabilità dei membri
della Chiesa affinché il creato
non sia deturpato e tanto meno
depredato. Il messaggio è chiaro: il credente non può starsene con le mani in mano, aspettando che gli altri facciano
qualcosa, egli deve essere in
prima linea. La motivazione è
semplice: l’impegno per la salvaguardia del creato, meglio
dire per la custodia del creato,
è il modo principe per ringraziare il Padre per il dono bello
e ricco fattoci. Inoltre impegnarsi per la custodia del creato significa anche compiere un grande gesto di carità nei confronti
dei fratelli, significa, condividendo con gli altri uomini la
premura per il creato, adoperarsi affinché questa nostra terra,
frutto dell’amore di Dio, possa
sempre essere percepita e goduta, oggi e nei tempi futuri, come
segno tangibile e concreto dell’amore premuroso di Dio per gli
uomini..
GIUSEPPE CORTI
CONVEGNO A BOLOGNA IL 28 NOVEMBRE
LA TERRA SI RISCALDA... È TEMPO DI CAMBIARE
C
he cosa significa amare la creazione nel tempo del mutamento climatico? Come fare fronte responsabilmente ad
un rischio di così vasta portata? Quali cambiamenti sono necessari nelle forme dell’economia, della politica e in particolare nei nostri stili di vita? A
questi temi è dedicato il 1° Convegno della Rete Interdiocesana Stili di Vita che si terrà a
Bologna il prossimo 28 novembre presso il Cinema Galliera
(via Giacomo Matteotti 25 Bologna, vicino alla Stazione Ferroviaria).
La Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita si è costituita
all’inizio del 2007 per iniziativa di alcuni uffici pastorali
diocesani impegnati nella promozione dei nuovi stili di vita,
ha l’obiettivo di unire conoscenze ed esperienze in materia per
costruire insieme un’azione più
incisiva ed efficace.
Il programma prevede alle
9.45 il benvenuto di padre
Adriano Sella, Coordinatore
della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita e l’introduzione
del prof. Simone Morandini,
della Fondazione Lanza. Alle
10.15 seguiranno gli interventi
“Per amore del creato” di
mons.Tommaso Valentinetti,
arcivescovo di Pescara e “Il clima che cambia” del prof. Antonio Navarra, direttore del Centro Euromediterraneo di Studi
sul Mutamento Climatico, con
dibattito. I lavori, interrotti alle
13.00 dal pranzo equo e solidale, riprenderanno alle 14.00 con
la tavola rotonda “Per una conversione ecologica: cambiamenti
possibili” con Dario Pedrotti e
Antonella Valer di Bilanci di
Giustizia, il prof. Roberto Burlando, docente di Economia all’Università di Torino, il prof.
Luca Basile del Comitato Scien-
tifico Focsiv, Università di Bologna. Alle 16.15 sarà presentato il testo che la Rete ha elaborato a partire dalle indicazioni contenute nel messaggio dei
Vescovi italiani per la IV Giornata per il Creato e del magistero di Benedetto XVI in vista
della conferenza mondiale dell’ONU sul clima che si terrà a
Copenhagen (Danimarca) dal 7
al 18 dicembre 2009; alle 16.4
le conclusioni del Convegno saranno affidate a don Gabriele
Scalmana, responsabile della
Pastorale del Creato della diocesi di Brescia, seguite dalla
preghiera e dai saluti.
La diocesi di Como intende
partecipare con una rappresentanza, per informazioni ed adesioni: don Giuseppe Corti, Ufficio Diocesano Pastorale Sociale e del Lavoro - Salvaguardia
del Creato; e-mail [email protected].
SILVIA FASANA
STILI DI VITA
DICHIARIAMO
GUERRA AL LED
“Ha scoperto l’acqua calda...” L’assunzione di nuovi
stili di vita parte, spesso, da
questo assunto. Il riscoprire la
semplicità di comportamenti
che nessuna pretesa hanno di
modificare la nostra esistenza, ma unicamente di introdurre approcci più sostenibili
ed economici.
“Contro corrente” è l’interessante servizio andato in onda
qualche settimana fa nell’ambito della trasmissione “Report” su Rai3.
«Vi interessa risparmaiare
qualche centinaio di euro all’anno, a seconda dei consumi, sulla bolletta della luce?».
L’allettante esordio della presentatrice è la premessa di un
approccio “virtuoso” con gli
elettrodomestici casalinghi,
non solo in termini di risparmio energetico ma, soprattutto, di minor impatto ambientale.
Quale la rivoluzionaria scoperta lanciata da Report per
permettere agli italiani di risparmiare sulla bolletta? Molto semplice (... si diceva l’acqua calda...). Quando, in casa,
un elettrodomestico non ti serve... spegnilo! Tutto qui? Certo, ma con un’accortezza in
più. Non limitarsi al semplice bottone on/off, ma staccare letteralmente la spina, o
dotarsi di una ciabatta da
accendere o spegnere all’occorrenza. Perchè? Udite udite, galeotto è il “led”, quel piccolo e
insignificante pulsantino rosso che ci segnala l’esistenza
“in vita” dell’ettrodomestico in
questione. Peccato che questa
vita, anche ad apparecchio in
stand by (dunque spento ma
a led acceso) costi ben cara.
La ragione? Non è tanto il led
a consumare energia, quanto
il complesso circuito predisposto in funzione di esso per rispondere agli input esterni.
Qualche esempio? Uno stereo in funzione consuma 35
watt. Sapete quanto “brucia”,
invece, in stand by? Nulla?
Certo che no! Ben 26 watt!
Non un rubinetto che gocciola dunque... ma ben aperto!
Quanti sono i “rubinetti” di
questo genere che “perdono”
nelle nostre abitazioni. Altri
esempi? Pensiamo ad un microonde standard in stand by:
il consumo è di 6 watt, 24 watt
per tv e dvd, 10 watt per il televisore, 13 per computer e
stampante... E la conta potrebbe andare avanti... Spese
inutili e silenti...
Se desideriamo verificare
quanto ci costa questo meccanismo perverso possiamo provare a mettere tutti gli elettrodomestici in stand by, spegnendo temporaneamente
quelli che in stand by non
sono mai (ad es. il frigo) e poi,
muniti di cronometro, andiamo al contatore. Contiamo i
secondi che separano due
lampeggiamenti del led in
alto a sinistra e dividiamo
3600 per i secondi contati
(3600: x). Il risultato sono i
watt che stiamo consumando... Occhio che gli elettrodomestici “bruciano” energia anche senza led (pensiamo al
condizionatore)...
Quindi, dopo averci meditato sopra un attimo, corriamo
in casa a staccare quante più
spine possiamo e dotiamoci di
ciabatte!!!
MARCO GATTI
P A G I N A
CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
EDITORIALE
GUARDANDO
AL FUTURO
L
a decima Assemblea
diocesana, svoltasi
a Sondrio sabato 19
settembre scorso,
aveva un titolo eloquente: “Non conformatevi
a questo mondo. Per un discernimento comunitario”.
E proprio sulla base di questo monito, il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, ha tracciato le linee programmatiche del cammino educativo
che la Caritas propone a
tutta la comunità. In questo spazio della “pagina Caritas” si vuole proporre,
quindi, una sorta di “vademecum” a puntate per presentare gli obiettivi messi in
evidenza durante l’Assemblea diocesana.
LAVORARE IN RETE
«Un quarto obiettivo (il
primo era dedicato alla “formazione”, il secondo alle
“relazioni interpersonali” e
il terzo all’“attenzione ai
giovani”, ndr) è quello del
saper lavorare in rete
con le altre espressioni
della pastorale diocesana. Ci rendiamo conto evidenzia Roberto Bernasconi - che questo è un cammino gravoso, ma che bisogna avere il coraggio di percorrere fino in fondo. Noi
tutti siamo abituati a partire dalle nostre caratteristiche, dai nostri punti di
vista, dalle nostre priorità;
tutto questo bagaglio di
esperienze diventa positivo
nella misura in cui noi
avremo la capacità di saperlo mettere a disposizione per un cammino comune che tenga conto della
globalità della persona e
del progetto diocesano. Per
questo noi mettiamo a servizio la nostra esperienza
educativa e la nostra capacità di accoglienza alle persone, perché diventino patrimonio comune nei cammini di catechesi e di pastorale di tutte le nostre
comunità».
pagina a cura della
CARITAS DIOCESANA
13
CUVEGLIO
IL CENTRO D’ASCOLTO
VALLI VARESINE RADDOPPIA
Grazie
alla collaborazione
dell’Amministrazione
comunale,
si realizza
un “sogno”
nato nel 2003
D
opo anni di paziente
coinvolgimento nella
ricerca di spazi necessari e idonei sul territorio della Valcuvia
(Va), per poter aprire una seconda sede del Centro di Ascolto
Zonale l’Amministrazione del
Comune di Cuveglio, sorretta
dalla convinta volontà di dare
risposta alle tante necessità, ha
messo a disposizione della Caritas i locali adatti. Per tutto il
gruppo degli operatori è la realizzazione di un “sogno” nato già
nel 2003 all’inizio del percorso
di formazione e preparazione
zonale che, con l’adesione di volontari provenienti da tante
parrocchie, ha formato un unico gruppo operante sul territorio. La prima sede di Cunardo
è stata aperta nel gennaio 2005
e questa esperienza ci ha rivelato e convinto dell’opportunità che ci si presentava e che dovevamo cogliere: lavorare insieme per conoscere e accogliere
veramente tutti i disagi e i bisogni della Zona Pastorale. Il
territorio delle Valli Varesine è
formato da due valli poste a differenti altitudini: vicariato A
Valmarchirolo, vicariato B Valcuvia. Con l’auto lo si può percorrere da un estremo all’altro
in mezz’ora (traffico permettendo) ma con i trasporti pubblici
non esiste un collegamento diretto. Salire, ad esempio, da Gemonio a Cunardo comporta un
percorso tortuoso, con cambio di
mezzi e orari impossibili. Anche
dal punto dei riferimenti istituzionali parliamo di diverse Comunità Montane, diversi distretti sanitari, diversi Piani di
Sopra la chiesa parrocchiale
di S. Lorenzo, a sinistra
il Comune di Cuveglio
Zona. Ecco perché delle circa
430 schede aperte a tutt’oggi
solo una piccola parte riguarda
persone provenienti dalla Valcuvia che “salgono” a Cunardo
solo se automunite o accompagnate. Questo sogno, oggi, si
realizza anche grazie alle col-
laborazioni attivate attraverso
il lavoro di rete effettuato su
tutto il territorio a vari livelli.
Attualmente, per potenziare il
gruppo che già opera nel primo
“sportello”, si sta svolgendo un
corso di formazione “itinerante”: Le motivazioni al volonta-
UN AIUTO A PERSONE E FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ
Dalla “relazione sociale” relativa al 2008 tracciamo un breve
identikit del Centro di Ascolto Valli Varesine che ha sede a
Cunardo e una sintesi del lavoro svolto dagli operatori e dai
volontari
Il Centro di Ascolto ha accolto nel 2008 (un anno particolarmente “faticoso” secondo gli stessi operatori) 108 nuovi utenti
(179 persone hanno avuto almeno un colloquio nell’anno) ed ha
effettuato 387 colloqui nei 98 giorni di apertura. Il gruppo dei
volontari, che a vario titolo operano nel Centro di Ascolto, si è
consolidato ed arricchito: 16 persone si alternano all’ascolto, 2
alla segreteria, 2 al coordinamento e altre 5 collaborano con
compiti diversi che vanno dal trasporto dei pacchi viveri da
Varese alle consulenze specializzate (psicologiche, fiscali e
previdenziali, informatiche). «Nel 2008 - si legge nella relazione - si è evidenziata la complessità e la fragilità della situazione sociale ed economica del nostro territorio che esige una carità non improvvisata o superficiale, ma progettata, organizzata
e condivisa. Purtroppo, troppo spesso, il Centro di Ascolto viene delegato a occuparsi delle emergenze. Gli utenti stessi si
rivolgono a noi per avere aiuti materiali e faticano a mettere in
discussione stili di vita “pericolosi”». Entrando nel dettaglio, la
“relazione sociale” sottolinea alcune particolarità. «I nuovi utenti
dell’anno 2008 - viene ricordato - sono stati 108 e se si confron-
ta questo dato con la media degli anni precedenti (81 nel 2005,
78 nel 2006, 77 nel 2007) si rileva un netto incremento. Tra i
nuovi utenti il 55,56% proviene dall’estero (Marocco, Tunisia,
Romania...). La principale problematica che emerge dai nostri
incontri è quella legata al lavoro e alle sempre crescenti difficoltà economiche. La crisi dell’edilizia estromette soprattutto
stranieri, i quali si trovano senza lavoro e stipendio a dover far
fronte alle spese ordinarie, nonché alle rate dei mutui già sproporzionate rispetto al salario. Il mercato del lavoro si è ristretto anche per colf e badanti e gli unici sbocchi sono tramite le
agenzie interinali svizzere che collocano stagionalmente persone automunite e “produttive”… Spesso le richieste di viveri e
di aiuto nei pagamenti delle utenze sono insistenti e cercando
di analizzare i bilanci familiari si evidenziano indebitamenti
sproporzionati rispetto al reddito e non giustificati da spese
straordinarie.
In tempi così difficili la mancanza di “educazione” nella gestione del denaro crea situazioni insostenibili… Drammatiche
sono le richieste di persone anziane con pensioni minime o di
persone non “collocabili” per età, qualifica professionale, salute, per cui, diventa difficile dare delle risposte concrete, spesso
l’unica offerta che possiamo fare in questi casi è quella della
nostra vicinanza».
riato - Luigi Nalesso a Cunardo;
Relazione di aiuto e buoni prassi dell’ascolto - Luigi Nalesso a
Cuveglio; Il Centro di Ascolto
punto chiave della proposta
Caritas - Luigi Pala a Ponte
Tresa; Volontariato e servizi: il
lavoro di rete - ass. soc. Sarah
Spadacini e testimonianza di
una suora a Cittiglio; Lavori di
gruppo con “esercizi” di ascolto
- Luigi Pala con conclusione di
don Francesco Donghi a Cuveglio. Partecipano “aspiranti”
volontari e “veterani” che per la
prima o ennesima volta si confrontano con quella particolare
forma di servizio che è l’ascolto. Nel gennaio 2010 lo sportello di Cuveglio sarà attivo, contiamo su nuove energie da affiancare agli “esperti” nella consapevolezza che nel momento in
cui la porta verrà aperta emergeranno tanti bisogni fino ad
allora sommersi; non abbiamo
la certezza di risposte sempre
efficaci, ma la consapevolezza
di poter accompagnare le persone in un cammino che le sostenga e non le faccia sentire
sole e smarrite. E magari, prossimamente, annunciare l’apertura di un secondo appartamento per la prima accoglienza anche in Valcuvia, così come già
presente a Cugliate.
INFO BOX
Centro di Ascolto
Valli Varesine
via Dante, 9
21035 Cunardo (Va)
telefono
e fax 0332-994132
e-mail:
caritas.vallivaresine
@caritas.it
P A G I N A
15
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
T
orna, il prossimo
fine settimana,
sabato 28 novembre, l’ormai
tradizionale appuntamento con la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Un evento ancor più attuale ed
urgente in forza della crisi che sta attanagliando
anche il nostro paese.
“Condividere i bisogni
per condividere il senso
della vita” lo slogan che
accompagna la colletta.
“La confusione e lo smarrimento, in questo tempo
di crisi - si legge nella locandina di presentazione
- sembrano diventati lo
stato d’animo più diffuso
tra la gente. Imbattersi,
però, in volti lieti e grati,
per la sorpresa di essere
voluti bene, scatena un
desiderio e un interesse
che trascinano fuori dal
cinismo e dalla disperazione…”
Eccolo qui, in poche righe, il senso della Colletta: l’occasione per condividere, incontrare il prossimo, regalargli un sorriso di prossimità. Oltre,
ovviamente, all’opportunità tangibile di mettere
da parte decine, centinaia di tonnelate di derrate
alimentari da destinare a
chi, a fatica, arriva alla
fine del mese.
Lo scorso anno la Colletta Alimentare in Italia
permise di raccogliere
qualcosa come 8.970 tonnellate di cibo per un valore economico di oltre 27
milioni di euro.
A Como e provincia nel
2008 in oltre 85 supermercati sono state raccolte 150 tonnellate di cibo,
mentre 45 sono le associazioni che hanno preso parte alla Giornata.
Notevole la risposta offerta, lo scorso anno, anche dai volontari, risorsa
preziosa e indispensabile
per il buon funzionamento della Coletta. Rispetto
ai previsti 800, tra Alpini, San Vincenzo, Caritas
SABATO 28 NOVEMBRE
Colletta Alimentare:
il cibo
un diritto
Torna il tradizionale appuntamento
con la giornata che vedrà, nel comasco,
mobilitarsi un migliao di volontari
presso una novantina di punti vendita.
150 le tonnellate di cibo
raccolte lo scorso anno
pagina a cura di MARCO GATTI
[email protected]
parrocchiali, scout, Croce
Rossa, si sono presentati
in un migliaio.
L’edizione 2009 della
Colletta (la numero 13) si
svolgerà presso 90 punti
vendita dove si alterneranno più di mille volontari provenienti dalle
esperienze più diverse.
Tutti i generi raccolti,
inscatolati per tipologia,
verranno immagazzinati
a Grandate e a Como, rispettivamente presso
l’azienda Guarisco di
Grandate e il deposito exStecav concesso dal Comune di Como. Saranno
distribuiti prima di Natale ad enti e associazioni
della provincia di Como.
Come noto la Giornata
Nazionale della Colletta
Alimentare è organizzata
dalla Fondazione Banco
Alimentare Onlus e dalla
Compagnia delle Opere –
Opere sociali.
Punto di riferimento
comasco della Colletta è
il Banco di Solidarietà di
Como che assiste attualmente circa 180 famiglie
(solo tre anni fa erano una
sessantina) per un totale
di 450 persone.
Ricordiamo che il Banco Alimentare è una realtà che opera sull’intero
territorio nazionale. Attraverso la Fondazione
Banco Alimentare il Banco persegue una precisa
missione: la lotta allo
spreco e il recupero delle
eccedenze alimentari sui
diversi territori attraverso le associazioni Banco
Alimentare regionali.
L’associazione Banco Alimentare della Lombardia, realtà strutturata
con un proprio direttivo,
è a sua volta convenzionata con svariati enti che,
nei vari territori, hanno lo
scopo principale di fare
carità. In provincia di
Como gli enti convenzionati con il Banco regionale sono 84. Vi fanno parte, oltre al Banco di solidarietà di Como, anche la
Caritas, la S. Vincenzo,
l’Arca, le mense dei poveri, etc. In virtù del suo
stretto legame con il Banco lombardo il Banco di
Como ne è diventato il
referente esecutivo in provincia, sostenendone l’at-
tività, occupandosi della
gestione locale della Colletta e di altre attività.
È lo stesso Banco di Solidarietà di Como, dunque, che distribuisce agli
altri 83 enti del territorio,
le risorse alimentari
reperite attraverso i numerosi canali attivati (la
Colletta è soltanto uno,
anche se il più visibile).
Per sostenere la complessa attività del Banco
Alimentare, fatta anche
di una presenza quotidiana di volontari sull’intero territorio (in Lombardia ve ne sono circa 300
che si alternano ogni giorno), dal 28 novembre al 15
dicembre sarà inoltre attivato un SMS solidale, il
cui numero sarà reso noto
nei prossimi giorni.
LA POVERTÀ ALIMENTARE
IN ITALIA.
PRIMA INDAGINE QUANTITATIVA
E QUALITATIVA
La Giornata della Colletta è stata presentata ufficialmente martedì scorso a Villa Olmo nell’ambito di un incontro pubblico sul tema: “Volti lieti nella confusione del mondo”. La serata è stata l’occasione anche per presentare il volume: “La povertà
alimentare in Italia. Prima indagine quantitativa
e qualitativa”, realizzato a cura della Fondazione
per la Sussidiarietà insieme a docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università
degli Studi di Milano-Bicocca, e materialmente elaborato da Luigi Campiglio e Giancarlo Rovati.
La stima quantitativa del fenomeno utilizza per
la prima volta i dati forniti dai circa 8000 enti
(dati 2007) aderenti alla rete Banco Alimentare
che offrono regolarmente aiuto a quasi un milione e mezzo di persone; si avvale, inoltre, di inedite soglie di povertà alimentare e di una ricca
cartografia relativa alla distribuzione territoriale dell’indigenza. La parte qualitativa si basa su interviste a
un campione di enti e di famiglie assistite, offrendo una fotografia della povertà in presa diretta.
Oltre ad offrire un concreto aiuto gli enti coinvolti instaurano rapporti personali e rispondono così alla causa principale della povertà che è la solitudine.
UN PROGETTO CHE STA DANDO BUONI RISULTATI
Il recupero virtuoso delle eccedenze alimentari
È
un’intesa importante quella che
ha visto unire le
forze l’assessorato all’Ecologia
della Provincia di Como,
l’associazione Banco Alimentare della Regione
Lombardia e l’associazione “Siticibo”.
Lo scopo è quello di favorire una minor produzione di rifiuti “alla fonte” attraverso il recupero
delle eccedenze alimentari.
Il progetto si poggia sulle seguenti finalità:
- il recupero dei prodotti dalle industrie e piattaforme logistiche alimentari della Provincia
(gestiti centralmente dall’associazione Banco Alimentare della Lombardia
“Danilo Fossati” presso il
magazzino di Muggiò
(MB);
- recupero dei prodotti
(fresco e “rotture”) dai
punti vendita della grande distribuzione presenti
in provincia (attraverso
accordi di collaborazione
e fornitura diretta con gli
enti convenzionati presenti in provincia);
- recupero di pane e
frutta da fornai, grossisti
e dettaglianti della città,
recupero di pane e frutta
dalle mense scolastiche
della città, recupero del
cibo “cucinato” dalle mense aziendali di Como e
dintorni (tutto ciò attraverso il programma “Siticibo” attivo in Città).
Si ricorda che “Siticibo”
rappresenta, in questo
senso, una risorsa preziosa. Il programma Siticibo,
attivo già dal 2005, è infatti una presenza conso-
lidata in città dove ha costituito nel tempo una rete di 18 donatori di cibi
freschi e cucinati: 3 mense scolastiche che donano
pane, frutta, dessert; 3
mense aziendali che donano pane e piatti pronti;
2 hotel che donano prodotti da forno; 9 esercizi
commerciali (4 ortofrutta
all’ingrosso, 5 panifici); 1
produttore di verdura e
latticini confezionati. 40
volontari rendono possibile le attività in città.
La collaborazione con la
Provincia, consolidatasi
negli ultimi mesi, ha permesso un’azione mirata e
capillare sul territorio oltre che un possibile incremento dei punti vendita
sensibili a questo scopo e
dei volumi ritirati.
Grazie a questo impegno da gennaio a settem-
bre 2009 sono stati recuperati:
59.366 Kg dall’industria agroalimentare della provincia, di cui 16.514
da luglio a settembre;
29.034 Kg dai punti vendita della Grande Distribuzione della Provincia,
di cui 15.295 da luglio a
settembre; 16.958 Kg di
pane e frutta da mense aziendali e scolastiche e
dai dettaglianti della città, di cui 4.049 da luglio
a settembre; 12.055 porzioni di piatti cucinati e
7.712 porzioni di dessert
da mense aziendali tramite il programma “Siticibo Ristorazione” (equivalenti a circa 2.950 Kg.),
di cui 4.763 porzioni complessive da luglio a settembre.
Risorse di cui hanno
beneficiato 78 enti cari-
tativi della provincia (18
in città) che offrono una
molteplicità di servizi socio-assistenziali a 7131
persone (4 centri di accoglienza e mense , 5 e n t i
di assistenza continuativa a famiglie ed anziani,
38 enti di sostegno periodico ai bisognosi, 10 comunità per disabili, 8 comunità per anziani e per
persone senza fissa dimora, 13 comunità per minori e ragazze madri, 7 comunità per tossicodipendenti e malati di Aids).
E per il futuro si punta
ancora più in alto. L’obiettivo ambizioso è infatti
quello di:
- estendere la collaborazione con i punti vendita
della Grande Distribuzione Organizzata su tutto il
territorio provinciale (almeno 5 punti vendita al-
l’anno) compatibilmente
con le capacità degli Enti
convenzionati;
- estendere il programma
Siticibo Ristorazione ai
territori dell’Olgiatese e
dell’Erbese, compatibilmente con la disponibilità e la dimensione di mense aziendali e scolastiche;
- favorire un’azione capillare di presentazione
dell’attività del Banco Alimentare presso tutte le
aziende agroalimentari
della Provincia per intercettare ogni forma di eccedenza e di spreco;
- arrivare alla realizzazione di una forma di
“rete operativa” per mettere in contatto fra di loro
gli Enti caritativi presenti in Provincia e consentire la realizzazione di
sinergie operative e logistiche.
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
ULTIMA IN LOMBARDIA CON SONDRIO
Auto a basso
inquinamento:
a Como è flop
aglia nera
per le province di Como e Sondrio nella
classifica lombarda sulla
percentuale delle auto a
basso tasso d’inquinamento. La prima vanta la
più alta percentuale di
auto a benzina (72,26%
pari a 258.790 veicoli), la
seconda il più basso numero di auto rispettose
dell’ambiente (solo lo
0,71%). Sono questi due
dati che si possono desumere dallo studio effettuato in collaborazione
tra Associazione Italiana
Ricostruttori Pneumatici
e Aci che hanno verificato con quale carburante
sono alimentati i veicoli
circolanti sulle strade della Lombardia. La Valtellina ha raggiunto 104.287
M
La provincia
lariana vanta
la più alta
percentuale
lombarda
di auto a benzina
veicoli circolanti, ma i valtellinesi alle energie a
basso tasso d’inquinamento come elettrico, metano o gas gpl, continuano a preferire i carburanti tradizionali, cioè benzina e gasolio. In pratica
circolano solo 5 vetture elettriche e questo dato
porta al 7° posto nella
classifica. Lecco (1), Cremona (3), Lodi e Mantova
(4) sono messe anche peggio. Decisamente sotto la
media il numero dei vei-
coli alimentati a metano:
solo 31. È vero peraltro
che in zona i distributori
di metano per autotrazione scarseggiano e le strade di montagna non esaltano le doti dei veicoli dotati di questo tipo di alimentazione. Sono in aumento invece i veicoli a
gas gpl saliti a 705. Complessivamente in provincia di Sondrio circolano
741 veicoli che inquinano
poco. Con il 66,94% la parte del leone la fanno le auto a benzina con 69.808
contro i 33.738 veicoli che
hanno l’alimentazione a
gasolio che raggiungono
così la percentuale del
32.35%. Solo queste due
alimentazioni raggiungono il 99,29%. Al comando
c’è Mantova con il 5,12%
di veicoli a basso impatto
ambientale. Brescia è il
Nella Foto William traffico in via Pasquale Paoli
secondo capoluogo in regione con il numero più
alto di veicoli alimentati
a gas gpl, 25.202 contro i
28.757 di Milano. Il record dei diesel invece va
a Lodi che ottiene il
39,21%, quindi 49.267
auto a gasolio. Per quanto concerne, comunque, le
province di Como e Sondrio uno dei problemi fondamentali riguarda la carenza di impianti di rifornimento che, ovviamente,
limitano l’acquisto di tali
mezzi da parte di utenti
che, magari, non disde-
gnerebbero possedere un’auto a metano o gpl.
Emblematico, in proposito, è il caso del distributore di metano in corso di
realizzazione ormai da
qualche anno a Bulgarograsso. La struttura è in
piedi da quasi un anno,
ma l’apertura è ancora
lontana. E l’unico altro distributore di questo tipo
in provincia di Como si
trova solo a Limido Comasco. Un po’ meglio, ma
certo insufficiente ad uno
sviluppo della presenza di
tali vetture sulle strade
lariane, per quanto riguarda la dislocazione dei
distributori di gpl, il più
vicino dei quali alla convalle è ubicato a Fino
Mornasco. E dire che in
Canton Ticino, proprio in
questi giorni, si è concluso il salone dedicato alle
auto rispettose dell’ambiente ed elettriche che
hanno fatto registrare un
incremento a doppie cifre
nelle vendite nel corso
dell’ultimo anno, grazie al
proliferare di impianti
per il rifornimento.
L.CL.
DA POCO ATTIVATO UN SITO
Anmic: gli invalidi comaschi su internet
nche il mondo
dei disabili lariani arriva sul
web. I volontari dell’Anmic di
Como hanno infatti aperto il sito internet www.an
mic-como.it dove tutti gli
interessati potranno avere un panorama a 360°
del mondo della disabilità
nel comasco. Non solo, però, notizie, ma anche informazioni sulle leggi,
sulla sede provinciale, su
iniziative ed anche tutta
la modulistica che può essere utile per attivare le
varie pratiche relative all’invalidità ed alle agevolazioni che ne derivano.
Inoltre si può trovare on-
A
FISCHIETTI
A CAVALLO
A GRANDATE
Il Museo del Cavallo
Giocattolo di Grandate
presenta la mostra “Fischietti a cavallo”, una
interessante esposizione
di terracotte popolari a
fiato della collezione Mario di Salvo. La mostra
sarà aperta fino al 28 febbraio 2010 presso gli spazi espositivi del Museo
(via Tornese 10, Grandate; parcheggio auto presso il Chicco Village) con i
seguenti orari di apertura: lunedì 15.00-18.30; da
martedì a sabato 10.3012.30; 15.00-18.30. L’entrata è libera.
line anche le modalità di
tesseramento, le istruzioni per devolvere all’Associazione il 5x1000 o anche, semplicemente, come
fare una donazione a questo Ente che vive esclusivamente sul tesseramento. Su una pagina web
sarà possibile anche avere tutti i recapiti e gli orari. A breve verrà attivato
un indirizzo e-mail speci-
fico a cui si potranno inviare quesiti e richieste di
chiarimento. Collegati al
nuovo www.anmic-como.
it, ci saranno anche un
blog e un forum di discussione, in cui gli internauti
potranno essere protagonisti diretti e potranno interagire concretamente,
sia con la sede provinciale, sia con altri utenti,
scambiando informazioni
utili ed esperienze personali.
Ovviamente il fatto di
aprire uno spazio web non
preclude il venir meno del
contatto “personale” tra
gli invalidi e l’Anmic. Come hanno fatto notare
dalla sede provinciale uno
dei rischi delle nuove tecnologie è la comodità, ma
anche il fatto che non si
percepisce più il calore, la
sensazione, l’importanza
di un contatto umano.
«Ci premuniamo, quindi, subito di assicurare
che questo non verrà mai
meno» rileva Valentina
Introzzi.
«Se sul sito si potranno
trovare news e documenti che possono agevolare
alcune necessità degli invalidi, i nostri uffici sono
sempre e comunque a vo-
stra disposizione». Altre
sezioni del sito web saranno dedicate alla nostra realtà cittadina con
le ultime news dalla Consulta sull’handicap, ai lavori del Comune di Como
per l’eliminazione delle
barriere architetto-niche
in alcune scuole e vie cittadine.
«Noi speriamo che questa innovazione serva a
farci conoscere da persone che in altro modo non
potrebbero raggiungerci conclude Valentina Introzzi, “anima” dell’iniziativa -, ma che ugualmente hanno bisogno del nostro aiuto e della nostra
esperienza.
L.CL.
SPAZIO ALLA SOLIDARIETÀ AL SOCIALE IL 25 NOVEMBRE
Ale e Franz: “Ridere per bene”
Spazio Prevenzione onlus per l’iniziativa Zelig Ethic presenta una delle coppie comiche più esilaranti del panorama teatrale
italiano: Ale e Franz scendono in campo per un sostegno concreto ai bambini ammalati di tumore. “Ridere per bene” è il titolo
della serata che andrà in scena al teatro Sociale di Como mercoledì 25 novembre. Il ricavato della serata benefica sarà destinato al progetto “Dalla parte dei bambini”, curato da Spazio Prevenzione onlus.
“Siamo molto felici di poter avere ancora una volta Ale e Franz come promotori dei nostri innumerevoli progetti e siamo orgogliosi di dar vita a una serata straordinaria all’insegna della solidarietà, della salute e della comicità - spiega Gabriella Maggioni,
fondatrice e presidente di Spazio Prevenzione -. ‘Dalla parte dei bambini’ è un progetto che ci sta molto a cuore e realizzarlo ci
permetterà di dare assistenza psicologica al paziente e ai suoi familiari”.
Il ricavato dello spettacolo sarà destinato interamente al progetto “Dalla parte dei bambini”, che ha l’obiettivo di offrire gratuitamente un servizio di psicoterapia personalizzata ai bambini ammalati di tumore e ai loro familiari. Si tratterà di una vera
e propria rete di psico-oncologi, che verranno appositamente formati in ambito pediatrico. L’intero progetto sarà coordinato e
supervisionato dall’Associazione, in modo tale da poter dare un aiuto concreto ai bambini residenti in diverse città italiane,
soprattutto nel periodo di post ospedalizzazione, quando cioè i piccoli pazienti ritornano a casa e non possono più usufruire di
un’assistenza medica diretta.
Spazio Prevenzione onlus è un’associazione no-profit attiva da oltre 13 anni sul territorio lombardo, si occupa di progetti e
percorsi di salute con particolare attenzione alla prevenzione oncologica. Propone servizi di diagnosi precoce attraverso visite
ed esami e attività di educazione e sensibilizzazione su salute e benessere, promuovendo campagne di educazione ai corretti
stili vita, in particolare sui temi di sana alimentazione, movimento e disassuefazione da fumo e alcool.
CRONACA
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17
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
UN SITO PRESENTATO DA IUBILANTES
Cammina Città:
a piedi per
il capoluogo
M
ercoledì 25
novembre
alle
ore
15.30 a Como, presso il
Centro di Formazione
Professionale della Provincia di Como (via Bellinzona 88), l’Associazione culturale Iubilantes
presenta “CamminaCittà”, il sito web per chi vuole scoprire a piedi la propria città.
«CamminaCittà è il nuovo nuovo portale internet dei cammini urbani
accessibili - spiega la presidente dell’Associazione,
Ambra Garancini. Per ora
accoglie percorsi (testi,
link, mappe, audio, video,
foto....) riguardanti Como,
ma è pensato per ospitare percorsi riguardanti
qualsiasi altra città e per
essere arricchito ed integrato con l’aiuto di tutti
gli utenti. “CamminaCittà” vuole essere un invito
a tutte le città a ripensare il proprio turismo in
modo più solidale e più sostenibile». Nella parte ri-
Il nuovo portale
internet dei
cammini urbani
accessibili sarà
promosso il
prossimo 25
novembre presso
il CPF della
Provincia di Como
di SILVIA FASANA
guardante Como, il portale illustra quattro percorsi, da tempo messi a punto da Iubilantes, che, snodandosi in città e nella
convalle, toccano i principali monumenti della nostra città, offrendo istruzioni di movimento adatte a tutti e, in particolare, a chi deve tenere conto di una ridotta capacità
motoria e di barriere ar-
chitettoniche. Da anni ormai Iubilantes infatti
promuove iniziative per
l’accessibilità della cultura e per la cultura dell’accessibilità. Con questo
nuovo progetto, sostenuto da Regione Lombardia,
Provincia di Como, Fondazione Provinciale della
Comunità Comasca e condiviso da Centro Servizi
Volontariato e Politecnico
di Milano - Polo Regionale di Como, l’attenzione di
Iubilantes per l’accessibilità si coniuga felicemente con l’attenzione per la
scoperta lenta dei luoghi
e dei monumenti. Un progetto inedito, applicato a
percorsi urbani: un nuovo modo, solidale e sostenibile, di pensare la pratica del trekking urbano.
Al progetto ha offerto la
sua preziosa collaborazione l’Unione Italiana Ciechi e Ipoventi onlus, Sezione provinciale di Como, che ha lavorato alla
progettazione, alla verifica dei percorsi e alla validazione del sito.
La presentazione, che
sarà introdotta dai rappresentanti degli Enti
partner (Provincia di Como - Assessorato Solidarietà Sociale, Assessorato
Turismo; Fondazione Provinciale della Comunità
Comasca onlus; Unione
Italiana Ciechi e Ipovedenti onlus; Centro Servizi per il Volontariato; Politecnico di Milano - Polo
Regionale di Como), si incentrerà sugli interventi
di Ambra Garancini per
l’Associazione Iubilantes
(Scoprire la città con il
passo lento del pellegrino); di Blumade, la ditta
realizzatrice del nuovo
portale (Un progetto innovativo); di Daniele Rigoldi, esperto web dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como (Dal reale al virtuale ...Dal vedere all’ascoltare ...il bello
per tutti!) e di Nicoletta
Di Blas, del Laboratorio
HOC - Politecnico di Milano - Polo Regionale di Como (Tecnologie e accessibilità: un maggior costo o
una opportunità?). Condurrà l’incontro Mauro
DOMENICA 22 NOVEMBRE TRA SPORT, AMBIENTE, CULTURA E SOLIDARIETÀ
Insieme per il BenEssere al S. Martino
L’iniziativa è nata
dall’azione
congiunta delle
associazioni che
collaborano
con il
Dipartimento
di Salute Mentale
dell’Azienda
Ospedaliera
S. Anna di Como
e dalla sinergia
con le realtà
assistenziali
operanti
nell’area, con
importanti istituti
culturali e con
aziende private
D
omenica 22 novembre, nel Parco San Martino
di Como, in via
Castelnuovo 1,
si terrà manifestazione
“Insieme per il BenEssere
nel Parco del San Martino. Sport Ambiente Cultura Solidarietà”, nata dall’azione congiunta delle
associazioni che collaborano con il Dipartimento
di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera S. Anna di Como e dalla sinergia con le realtà assistenziali operanti nell’area,
con importanti istituti
culturali e con aziende
private.
Promotori dell’evento
sono infatti il Dipartimento di Salute Mentale
(DSM) - Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como,
l’Archivio di Stato di Como, le Associazioni Iubilantes (coordinatrice del
progetto), Luoghi non Comuni, NéP (Nessuno é
Perfetto), Società Ortofloricola Comense. Con questa manifestazione 2009,
le Associazioni promotrici
giungono alla loro quarta
iniziativa dedicata all’exOPP, con lo scopo di valorizzare lo straordinario
patrimonio di ambiente,
cultura, memorie e solidarietà presente nell’area
del San Martino, in una
successione coronata da
crescente interesse e am-
pio afflusso di pubblico da
tutta la provincia.
La festa, perché di una
vera festa si tratta, si aprirà con la prima edizione della corsa non competitiva “Parole Dimenticate” a cura di Global
Sport Lario Asd e Asd Atletica Como (3.5 km), con
iscrizione libera: il ritrovo è alle ore 9.30 davanti
alla chiesa del San Martino e la partenza alle ore
10.15 circa. Dalle ore
12.30, in zona Hospice,
l’Associazione Accanto Amici dell’Hospice S.
Martino preparerà un ristoro per tutti (con contributo a sostegno dell’asso-
ciazione) e poi, dalle 13.00
alle 16.00 meteo permettendo, voli frenati gratuiti in mongolfiera (messa
a disposizione dalla ditta
Bianchi Group Trasporti
Internazionali), per godersi il parco (e la città)
dall’alto. Gli appuntamenti proseguiranno nel
pomeriggio: per gli appassionati dell’ambiente, alle
14.30 nel piazzale dell’Orologio la Società Ortofloricola Comense collocherà esempi di cartellinatura delle piante nel
Parco. Per gli amanti della storia e dell’arte, alla
stessa ora è invece prevista una visita guidata
alla chiesa, a cura dell’Associazione Iubilantes, e
alle ore 15.00 nel Corpo
Centrale - Aula Formazione, l’Archivio di Stato di
Como presenterà alcuni
esemplari dell’archivio
storico dell’ex Ospedale
Psichiatrico Provinciale
San Martino.
Infine, la solidarietà:
alle ore 16.00, nella medesima Aula Formazione,
il Dipartimento di Salute
Mentale e le associazioni
correlate presenteranno
la brochure “Insieme per
la salute mentale e il benessere”. Per tutta la durata della manifestazione, nell’Aula Formazione
e nel corridoio antistante
il pubblico potrà visitare
la mostra “San Martino.
Il colle e la città: legami
da ritrovare”, a cura di
Iubilantes, Luoghi Non
comuni, Società Ortofloricola Comense, e un’esposizione promozionale
a cura di redazione di “Oltre il giardino” - Associazione Nessuno è Perfetto
(NèP) e di altre Associazioni.
Per conferma delle singole iniziative ed altre
informazioni: Iubilantes,
via Vittorio Emanuele II
45, Como; tel. 031.
279684; fax 031.265545;
e-mail: iubilantes@iubi
lantes.it; sito internet:
www.iubilantes.eu.
S.F.
Sarasso, presidente di
Insubria Media Point, associazione per l’etica della Comunicazione. Al termine, per tutti, un emozionante aperitivo al buio
con lo staff dell’Unione
Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como. Tutti sono
invitati: la partecipazione
libera e gratuita.
Per informazioni: Iubilantes, via Vittorio Emanuele 45, Como; tel. 031.
279684; fax 031.265545;
e-mail iubilantes@iubilan
tes.it; sito internet www.
iubilantes.eu.
CON MONDO
TURISTICO VISITA
ALLA BASILICA
DI S. TEODORO
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato 21 novembre una visita guidata alla Basilica di S. Teodoro e al
Santuario della Madonna dei Miracoli a
Cantù.
Il ritrovo è previsto
per le ore 14.15 a Cantù, in piazza Garibaldi.
Il percorso partirà dal
centro del borgo medievale per proseguire all’esterno delle antiche
mura, lungo il viale “alla Madonna”.
Dalle origini romaniche della basilica di S.
Teodoro, attraverso la
trecentesca immagine
della Madonna Bella,
passando per gli affreschi seicenteschi del
Fiammenghino, fino
alla facciata novecentesca del Santuario, il
percorso propone elementi che parlano di
fede lungo l’arco di quasi un millennio, tra pittura e architettura.
La quota di partecipazione è di 7 euro per
i soci, di 8 euro per i
non soci. Per informazioni e prenotazioni
(obbligatorie): Mondo
Turistico, tel. 339.
4163108; e-mail: mon
[email protected].
CRONACA
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Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
COMITERO MONUMENTALE LA SOLENNE BENEDIZIONE SABATO 21 NOVEMBRE
La nuova tomba
dei Servi
della Carità
abato 21 novembre, alle ore 10,
presso il Cimitero Monumentale
di Como, avverrà
la solenne benedizione
della nuova tomba dei
Servi della Carità - Opera Don Guanella, con una
concelebrazione eucaristica, presieduta dal superiore generale, padre Alfonso Crippa. Spiega il superiore provinciale della
Congregazione, don Remigio Oprandi: «Abbiamo
voluto esprimere concretamente la gratitudine e
la memoria per i nostri
confratelli defunti cercando una nuova tomba nel
Cimitero Monumentale
di Como, perché nella vecchia non c’era più posto.
La Divina Provvidenza ce
l’ha fatta trovare in un
angolo del Cimitero Monumentale di Como, in
una vecchia e fatiscente
dismessa dai Barnabiti.
Dopo varie trattative, il
Comune di Como ce l’ha
concessa e abbiamo prov-
S
20 NOVEMBRE
“PARLARNE
CON I LIBRI.
L’ADOZIONE
NELLA
LETTERATURA
PER RAGAZZI”
A presiedere
la concelebrazione
eucaristica
sarà il superiore
generale, padre
Alfonso Crippa
veduto a ristrutturarla e
metterla a norma; quindi
vi abbiamo trasferito i
resti dei nostri confratelli
defunti».
Sul fronte, su marmo
bianco, oltre allo stemma
della Congregazione dei
Servi della Carità - Opera don Guanella, spicca il
motto «In omnibus charitas», con le foto e i rispettivi nomi dei defunti. Nella parte superiore, sul terrazzo ornato da piante e
fiori, di fronte alla grande croce con il lume perennemente acceso, spicca l’altare nella cui mensa è stata posta la reliquia “ex ossibus”, di don
Guanella, in modo che
una piccola parte del cor-
po del fondatore attenda
la risurrezione insieme ai
suoi figli spirituali. Sopra
l’altare è posto un grande
mosaico colorato raffigurante Gesù Crocifisso, la
Madonna Addolorata, san
Giovanni apostolo e santa Maria Maddalena (che
richiama il gruppo del
Calvario nel Santuario
del Sacro Cuore, voluto
dal beato Guanella), con
la scritta: «Io sono la risurrezione e la vita; chi
crede in me, anche se
muore, vivrà» (Gv. 11,25).
A fianco dell’altare, è riportata una frase del Fondatore: «I morti sono nostri fratelli. Oh quante
volte trovandosi in molto
pericolo di corpo e di anima, ricorrendo ai defunti
fummo esauditi! Hanno
percorso quaggiù una carriera di fatica come noi
testé, ed essi conoscono i
nostri bisogni e ci soccorrono». Conclude don Remigio: «A questa cerimonia inaugurale invitiamo
al Cimitero Monumentale
di Como tutti i confratelli,
le consorelle, i cooperatori, il Movimento Laicale
Guanelliano, nonché le
maestranze che vi hanno
lavorato, e tutti gli amici,
affinché, come unica Famiglia Guanelliana, innalziamo a Dio, Padre
provvidente e buono, il
nostro inno di amore, di
gratitudine e di speranza,
in ricordo di tutti i nostri
cari defunti».
S.F.
CON MONDO TURISTICO VISITA ALLA PINACOTECA CIVICA
E ALLA CHIESA DI S. DONNINO A COMO
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato
28 novembre una visita guidata alla Pinacoteca Civica e alla chiesa di S. Donnino a Como.
Il ritrovo è previsto per le ore 14.00 a Como in via Diaz 84 (zona
pedonale), davanti alla Pinacoteca (Palazzo Volpi, ex carceri cittadine) (posteggio presso l’autosilo accanto al Tribunale).
La Pinacoteca di Como, inaugurata negli anni ‘80 dopo il restauro
dell’imponente Palazzo Volpi, è un punto di riferimento per la storia dell’arte cittadina: accoglie opere di scultura e pittura medie-
PROSEGUE A CAMNAGO
“TESTA E CUORE”
Continuano a Camnago Volta domenica 22
novembre, alle ore 15.00, gli incontri del progetto “Testa e cuore”, la nuova iniziativa di
animazione rivolta ai bambini da 7 a 12 anni e
di formazione per i loro genitori ed educatori
organizzata dalla Circoscrizione 4 di Camnago
Volta, con la collaborazione del CIF (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Como, dello
Sportello Scuola&Volontariato ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Como.
Presso l’Auditorium “A. Volta” a Camnago la
psicopedagogista Lucia Todaro, per il “Percorso Cuore”, affronterà il tema “Il mondo delle
emozioni: positive o negative, espresse e celate
(emozioni semplici e complesse nelle parole, nei
gesti, nei disegni, nei silenzi...)” con i genitori e
gli educatori. Per i bambini, impegnati nel “Percorso Testa”, l’appuntamento è invece presso
la Sala Civica di piazza Martignoni con il laboratorio “E da una scintilla fu l’elettricità. Costruiamo la pila”, guidati da Matteo Balestrini,
dottore in scienze ambientali, ed accompagnati da tutor di giovani volontarie.
Ricordiamo che la partecipazione ai laboratori e agli incontri è gratuita. Per informazioni
ed iscrizioni: Roberto Todeschini tel. 347.
8452378; e-mail: [email protected].
vali, quadri seicenteschi ed opere d’arte moderna. Questa visita si
limiterà alla prima parte.
La chiesa di S. Donnino, che sorge di fronte, è uno scrigno di tesori
artistici di epoca controriformista e barocca ai quali hanno lavorato il Fiammenghino, il Caresana e il Bustino. Giovan Battista Barberini è il creatore delle raffinate decorazioni a stucco.
La quota di partecipazione è di 9 euro per i soci, di 10 euro per i
non soci. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; e-mail: [email protected].
LA CIRCOSCRIZIONE 4 PRESENTA
A CAMNAGO “NOSTOS”
Sabato 21 novembre, alle ore 21, presso l’Auditorium “A. Volta” di Camnago Volta, la Circoscrizione 4 presenta “Nostos”, spettacolo che parla di
sogni, di viaggi e di ritorni con drammaturgia a
cura di Christian Poggioni e Anna Maspero.
Il testo si sviluppa a partire dalle opere e dalla
vita di diversi autori tra i quali Dante, Baudelaire,
Terzani, Montale, Brecht, Rigoni Stern, Severgnini,
Kapuscinski, Chatwin, Ndjock Ngana, Sciascia,
Kavafis, Saramago, Caproni. Le loro parole sono
state rielaborate e ricomposte all’interno di una
drammaturgia cui fanno da trama riflessioni dello
stesso Christian Poggioni e di Anna Maspero, con
stralci tratti dal libro “A come Avventura, saggi
sull’arte del viaggiare”. Ne è nato un monologo intenso, dai toni ora tragici, ora comici, ora poetici
ora realistici che accompagna il pubblico in un percorso scandito da quattro tappe: sogno, partenza,
viaggio, ritorno. La forza della parola è amplificata
dalle suggestioni di una scenografia che gioca con
tessuti preziosi, vele di tela grezza, reti e cordami
su cui magicamente si riflettono immagini d’altrove. L’ingresso è libero; la serata è a favore dell’associazione “I Bambini di Ornella onlus”.
Per informazioni: Roberto Todeschini, tel. 347.
8452378; e-mail: [email protected].
Venerdì 20 novembre, in occasione della “Giornata Nazionale dell’Infanzia”,
alle ore 20.45, presso la sala Arcobaleno della Casa Divina
Provvidenza in via
Tommaso Grossi 18
a Como (ampio parcheggio interno),
l’Associazione “Genitori si diventa”, in
collaborazione con il
Centro Servizi alla
Famiglia “La Grande Corte” dell’Opera
Don Guanella, propone un incontro sul
tema “Parlarne con i
libri. L’adozione nella letteratura per ragazzi”. Relatrice sarà Emanuela Tomè,
insegnante, madre
adottiva e componente del Gruppo
Scuola di “Genitori
si diventa”. Per i
bambini, nella sala
attigua, ci sarà “Il
cantastorie racconta”, letture di fiabe
con un’animatrice.
La serata fa parte
di un ciclo di incontri dal titolo “Parliamone Con” riguardanti non solo il percorso adottivo, ma
anche le tematiche
dell’educare e della
genitorialità in generale, che proseguirà
mensilmente fino a
maggio. L’ingresso è
libero.
Per informazioni:
tel. 031-296752-749;
cell. 348.0119671 (ore serali); e-mail di
ventareco@genitori
sidiventa.org. Per
maggiori informazioni si può consultare anche il sito www.
genitorisidiventa.org.
GARABOMBO IN PIAZZA
Garabombo festeggia i 15 anni di attività di promozione del Commercio Equo e Solidale nella città di Como
con l’iniziativa “Garabombo in piazza” il 20, 21, 22 novembre dalle ore 9.00 alle 19.00 presso il tendone in
Piazza Volta a Como.
Venerdì 20 novembre ore 20:30 : “Il commercio equo
tra economia globale e mercati locali”, 1° incontro del
percorso “Mercato bene comune” a cura dell’ Associazione L’Isola che c’è, Csv, Rete Commercio Equo Como,
Confcooperative Como, Coordinamento comasco per la
pace, Arci Como. L’incontro si terrà presso la sede di
Enaip, in Via Dante 127 a Como (disponibile parcheggio interno) con Bruno Amoroso, docente di Economia
Internazionale e dello sviluppo presso l’università
Roskilde in Danimarca e Emilio Novati, presidente
della Cooperativa EquoMercato e di Altreconomia.
sabato 21 novembre ore 10.00: “Io pretendo dignità”, Campagna sui Diritti economici - presso il Tendone in Piazza Volta. Presentazione a cura di Amnesty
International;
sabato 21 novembre ore 15,00 : Percussioni e danze
africane – presso il Tendone in Piazza Volta
a cura di Riccardo Sollami e Cristian Cesareo;
domenica 22 novembre ore 11,00: Progetto
“Manantial de las flores” - Cosmesi dal Messico - presso il Tendone in Piazza Volta. Presentazione a cura di
Cooperativa Equomercato - A seguire Aperitivo
Equosolidale;
domenica 22 novembre ore 15,30: Laboratorio di
percussioni dall’Africa Occidentale per grandi e piccini - presso il Tendone in Piazza Volta a cura di Parada
par tucc.
CRONACA
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
UNA MACCHINA INNOVATIVA IN FUNZIONE DALLA FINE DEL 2010
S. Anna: sfida
aperta contro
i tumori
L’apparecchio costa fra i 7
e gli 8 milioni di euro e rappresenta
un’avanguardia assoluta nella cura
di questa malattia. Si tratta di una
macchina che combina le più moderne
tecnologie e consente di indirizzare
sul male alte dosi di radiazioni senza
danneggiare organi sani. Como
è la seconda città in Europa, la sesta
al mondo, a dotarsi di questa
strumentazione
di ENRICA LATTANZI
«
n macchinario ad altissima tecnologia per la
cura di tutti
i tipi di tumore: il primo
ad essere installato in
Italia e di cui esistono solo sei esemplari in tutto
il mondo. Fiore all’occhiello per le cure e le ricerche
oncologiche in ambito
lombardo, nazionale ed
europeo». Con questi toni
entusiasti si è espresso la
scorsa settimana, a Como, l’assessore regionale
alla sanità Luciano Bresciani, presentando una
strumentazione all’avanguardia che entrerà in
funzione, entro la fine del
2010, presso il nuovo Ospedale Sant’Anna. La
struttura del nosocomio,
sorta alle porte del capoluogo lariano, nella cosiddetta zona Tre Camini, a
cavallo fra lo svincolo autostradale e i primi comuni della convalle, è ormai
pronta. È stato superato
anche l’ostacolo dell’assenza di una palazzina
per i servizi amministrativi: sono stati reperiti i 9
milioni di euro necessari,
che permetteranno di costruire uffici, un auditorium da 300 posti e, sul
tetto, una piazzola per
l’atterraggio dell’elicottero del 118 (mentre prosegue la costruzione della
U
struttura apposita riservata esclusivamente al
servizio di elisoccorso)
Nel rispetto del cronoprogramma, il cantiere (escluso quello per la palazzina dei servizi amministrativi che si aprirà a
breve) si chiuderà a fine
novembre e, dopo i necessari sei mesi di collaudi,
con la prossima estate si
potrebbe procedere al trasloco di reparti, laboratori, ambulatori. Un ospedale completamente nuovo, il cui piano economico
- fra costruzione, arredi,
strumentazione - prevede
un impegno spese di circa 100milioni di euro. Un
nosocomio «architettonicamente bello e pieno di
contenuti - spiega il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna
Andrea Mentasti -: l’attivazione di questa apparecchiatura così innovativa si inserisce in un progetto di eccellenza. Sarà
punto di riferimento per
la rete oncologica dell’area a nord di Milano (per
le province di Como, Varese, Lecco e Sondrio) e per
un territorio il più ampio
possibile, con orizzonti
italiani ma anche internazionali». Un bacino d’utenza che supera i tre milioni di abitanti, «non dimentichiamo però - puntualizza Bresciani - che in
Qui sopra l’innovativo
macchinario, a sinistra
la conferenza stampa
di presentazione
Lombardia quasi il 50%
delle utenze del sistema
sanitario arriva da fuori
regione». Quali sono le caratteristiche del macchinario? Tecnologia giapponese (con collaborazioni
tedesche), un costo - fra
acquisto e allestimento -
che oscilla fra i 6 e gli 8
milioni di euro. Lo strumento permetterà di
“bombardare” con estrema precisione e velocità le
cellule neoplastiche, salvaguardando quelle sane,
per di più in un corpo in
costante movimento (per-
GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE
A Capiago si parla
del Fondo di Solidarietà
a parrocchia di
Capiago propone
per giovedì 26 novembre alle ore
21, presso l’auditorium dell’oratorio S.
Giovanni Bosco, in piazza della chiesa, un incontro aperto a tutta la zona,
dedicato ad approfondire
contenuti e scopi del Fondo diocesano Famiglia Lavoro. Introdurrà Luisa
Seveso, presidente delle
Acli di Como, relatore don
Battista Galli, vicario epi-
L
scopale e coordinatore del
Fondo diocesano Famiglia
Lavoro.
“A sostegno di famiglie
e persone in difficoltà - si
legge nella brocure informativa - la diocesi, con la
collaborazione di tutte le
parrocchie, vuole:
- rendere le parrocchie
luoghi di corresponsabilità;
- riscoprire una solidarietà basata sulla relazione, sull’informazione e
sullo scambio reciproco,
non solo di denaro, ma anche di tempo, lavoro, attenzioni, condividendo bisogni e risorse, per uscire
dall’isolamento e dall’individualismo;
- educare tutti ad un
uso responsabile e moderato delle risorse.
Ci rendiamo conto allora che la crisi può diventare occasione di cambiamento verso una società
più umana ed equa, con
al centro la persona piuttosto che il consumatore,
i beni relazionali
piuttosto che quelli
materiali, la solidarietà piuttosto che la
competizione”.
L’iniziativa è proposta dalla parrocchia di Capiago, con
la partecipazione
della Pastorale Sociale e del Lavoro,
delle Acli di Como,
della Caritas di
Como, e dell’Azione Cattolica diocesana.
ché il paziente respira e
gli organi interni sono
sempre in moto). Sarà
come se la strumentazione inseguisse la massa
malata da colpire. «Una
volta posizionato sul lettino - è stato spiegato -, il
paziente non sarà più
spostato. Sarà l’anello di
terapia che, nel caso fosse necessario, ruoterà attorno al lettino stesso, garantendo (a differenza dei
linac tradizionali) rapidità, sicurezza e comfort per
il paziente. Queste caratteristiche - è stato ribadito dai vertici dell’ospedale - permetteranno di erogare dosi molto elevate al
tumore e di limitare al
minimo la quantità di emissioni rilasciate negli
organi sani vicini alle cellule neoplasiche, e che,
non essendo sede di malattia, non devono ricevere alcuna radiazione». È
una radioterapia oncologica «che si completa con
la possibilità di seguire in
diretta le immagini del
trattamento», precisa
sempre Bresciani. Il macchinario era già destinato al Nord America: a breve, invece, sarà a Como.
Una seconda apparecchiatura dovrebbe essere
allestita a Bruxelles, togliendo al Lario la soddisfazione del primato europeo. Il personale medico e aiuto-medico sarà opportunamente formato:
nel 2011 la strumentazione sarà in funzione 8 ore
al giorno, per poi arrivare progressivamente a un
utilizzo che andrà dalle
12 alle 14 ore quotidiane.
Alla presentazione del
nuovo macchinario hanno
preso parte anche Laura
Chiappa, direttore sanitario aziendale, e Salvatore Gioia, direttore amministrativo, i quali hanno ricordato l’importanza
di tutta la dotazione medica ad altissima tecnologia del nuovo ospedale, un
Sant’Anna che aspira a
diventare centro di cura
di riferimento per l’intera penisola.
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ComoCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
BELLAVITE EDITORE
Il cammino
di S. Agostino:
pellegrinaggio
in Brianza
L’AUTORE
Renato Ornaghi, nato nel
1961 a Monticello Brianza,
si occupa di consulenza per
il risparmio e l’efficienza energetica in ambito industriale e civile.
Scrittore per passione, ha
pubblicato Il Segno e la Parola dei Giovani con il pittore lecchese Roberto Arcuati (Antica Stamperia del
Moretto, 1981), La Metafora come Antinomia (Edizioni Macruela, 1987), Brianza
Occidentale (GR Edizioni,
2004), Sonetti da Arcore (Feaci Edizioni, 2006). Dal 2007
ha iniziato la pubblicazione
delle plaquette Brianzolitudine e Leopardi in Brianza: un lungo tour virtuale
attraverso i luoghi più tipici del mondo brianzolo accompagnato dalle suggestive immagini del fotografo
Renato Fumagalli.
Presentata
la scorsa
settimana
quest’opera
di Renato
Ornaghi.
Il libro è in
vendita al costo
di 18 euro nelle
migliori librerie
L
a scorsa settimana, presso il Museo e Tesoro del
Duomo di Monza
Bellavite Editore
e l’Opificio Monzese delle
Pietre Dure hanno presentato la nuova edizione
del volume Il Cammino di
Sant’Agostino. Un pellegrinaggio in Brianza di
Renato Ornaghi.
Alla presentazione, coordinata dal prof. Pier
Franco Bertazzini, erano
presenti, oltre all’autore,
autorità ed esponenti della cultura, della politica e
della Chiesa lombarda.
Il Cammino di Sant’Agostino è un percorso
di pellegrinaggio - da
compiersi non necessariamente, ma preferibilmente a piedi - che collega, in
18 giorni di cammino per
una lunghezza di 410 chi-
La chiesa parrocchiale di Olgiate
lometri, 25 santuari mariani del territorio della
Brianza.
Nella nuova edizione il
Cammino è stato prolungato in direzione di Pavia,
per raggiungere, partendo da Monza, prima Milano (sede del battesimo
ambrosiano di Agostino) e
infine la città longobarda
di Pavia (alla Basilica di
San Pietro in Ciel d’Oro,
ove si trova l’arca tombale
di Sant’Agostino).
Una scelta adottata per
concludere il Cammino di
Sant’Agostino nel luogo
più consono, ovvero sulla
tomba ove le sue reliquie
sono custodite, gemellando così “virtualmente” le
due grandi regali città
longobarde di Monza e di
Pavia, passando per le vestigia storiche della Milano cristiana, capitale dell’Impero Romano d’Occidente (il percorso per Milano del Cammino tocca
la Chiesa agostiniana di
San Marco, il Duomo,
Santa Maria delle Grazie
e la Basilica di Sant’Ambrogio).
È innanzitutto un percorso di fede, ma anche un
tragitto di meditazione,
fra un territorio ricco di
testimonianze artistiche,
storiche e religiose ancora sconosciuto ai più. “Ritrovare un’unità tra arte
e fede non è facile, ecco
allora che un cammino
può venirci in aiuto. Se il
Cammino di Sant’Agostino diverrà un percorso tra
arte e fede, potrà catalizzare attorno a sé tutti gli
altri aspetti” ha affermato mons. Franco Giulio
Brambilla, vicario episcopale per la cultura della
Diocesi di Milano.
Abitata da letterati e
poeti, luogo per ville di delizia di antichi nobili proprietari terrieri o di più
moderni imprenditori,
ancora oggi la terra brianzola sa coinvolgere e
stupire il viaggiatore meno distratto con inedite
sorprese. Andrea Monti,
assessore al Turismo della Provincia di Monza e
Brianza, ha sottolineato
che “la Brianza ha le carte in regola per sviluppare un’economia anche nel
turismo, specialmente in
questo tipo di turismo culturale e religioso”. E ha
fatto un appello alla proverbiale intraprendenza
dei brianzoli: “Dobbiamo
crederci, e con le nostre
capacità riusciremo a “fa-
re i danè” anche con il turismo”.
Lo stesso autore ha evidenziato le grandi opportunità offerte dal
Cammino: “Sant’Agostino
è venuto in Brianza, e qui
in Brianza si è convertito. Questa è una fortuna
per noi brianzoli, che non
dobbiamo lasciarci sfuggire”. Infine Ornaghi ha
voluto ringraziare tutti
coloro che lo hanno incoraggiato e aiutato in questa impresa, sottolineandone l’aspetto corale:
“Questo libro è figlio della cultura brianzola, perché è stato reso possibile
dai contributi e dai suggerimenti di tante persone”.
Il libro, di 280 pagine a
colori, formato 170x240
mm, con copertina morbida con risguardi, cucitura a filo refe, è in vendita
al costo di 18 euro nelle
migliori librerie e sul sito
www.bellavite.it.
LUNEDÌ 30 NOVEMBRE IN VIALE BATTISTI UN LIBRO DI BRUNO MAGGIONI E ARCANGELO BAGNI
Le Paoline presentano “Il Vangelo”
n occasione della presentazione del libro
“IL VANGELO” curato
da mons. B. Maggioni
e A. Bagni, (per i tipi
di Boroli Editore) si terrà
- lunedì 30 novembre,
ore 18.00 - un incontro
dibattito sul tema: Il libro
ri-consegnato. Interverranno gli autori; il dott.
Marco Matteucci introdurrà e coordinerà il dibattito. Il volume che verrà presentato vuole essere una novità editoriale
significativa e pretende di
avanzare una scommessa: offrire, a chiunque voglia leggere i Vangeli, gli
strumenti minimi, i dati
essenziali, per accostare
una pagina o un testo. E’
come un ritorno alle origini, un ritorno a ciò che è
essenziale per essere in
grado poi, personalmente,
di approfondire la lettura
dei testi evangelici.
L’intenzione profonda
che ha guidato gli autori:
I
aiutare a cominciare o a
ri-cominciare a leggere i
Vangeli. Dove va sottolineato il “cominciare”.
L’atto del leggere i testi
evangelici deve avere un
inizio: a leggere si impara. E il leggere chiama in
causa il testo, il lettore e
il “tipo” di contatto che si
instaura tra lettore e testo: la distanza storica dei
testi evangelici spesso
rende questo “contatto”
non sempre facile. Gli autori, nel commento a piè
di pagina, offrono tutto ciò
che serve per far sì che
questa distanza non diventi un ostacolo. Così il
lettore può seguire lo
svolgersi della narrazione
di ciascun vangelo cogliendone le specificità e le
sottolineature: l’essenziale viene offerto affinché la
pagina evangelica sia colta nella sua specificità.
Ma è una lettura che, nella sua essenzialità, richiede al lettore la disponibi-
lità a rivedere impostazioni religiose e modi di
pensare ancora diffusi; la
pazienza di saper leggere
ciò che è essenziale senza
voler andare subito oltre;
l’astuzia di seguire ciascuna narrazione evangelica per cogliere quale volto di Gesù, di Dio e dell’uomo essa proponga.
Nella prefazione, Enzo
Bianchi, fondatore e priore della Comunità di Bose, rileva tra i pregi del
volume, INNANZITUTTO, la
semplicità “dove semplicità rinvia a non-divisione,
a essenzialità, a chiarezza, a purezza, a limpidezza. Un commento non erudito, non appesantito da
apparati di note e da interminabili bibliografie,
ma scarno eppure intenso, essenziale eppure mai
banale”. POI: “il proprio, il
preziosissimo proprio di
questo commento ai Vangeli è il suo essere trasparenza della parola del
Vangelo. Invece di accumulare parole che, mentre
spiegano, velano, questo
commento mette le proprie
brevi e poche parole a servizio della Parola, a servizio del Vangelo”. INFINE,
è sempre Enzo Bianchi a
sottolinearlo, specifici sono la prospettiva di fondo, il “taglio”, il modo globale di procedere “lontanissimo da ogni spiritualismo, questo commento,
così semplice e breve, riesce nell’impresa di essere
un’eco fedele della parola
evangelica, totalmente a
servizio della parola evangelica. E, in questo modo,
indica anche la via di una
esegesi e di un commento
che cerchino di lasciar
parlare il Vangelo invece
di rischiare di celarlo dietro le proprie ipotesi e ricostruzioni. Un grazie
dunque agli autori, che
hanno fatto opera di servi
della Parola”.
Queste provocazioni so-
Nella Foto
William
la libreria
Paoline di Como
no proposte in vista di un
dibattito che la presentazione del libro dovrebbe
suscitare.
Appuntamento a lunedì 30 novembre, presso
la libreria Paoline, alle
ore 18.00.
CRONACA
P A G I N A
21
ComoCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
UN LIBRO DI DON ALDO MAESANI
Arcissa...
e Como si tuffa
nel Medioevo
D
on Aldo Maesani, già noto per
i libri che ha
scritto e per la
sua voce squillante incisa su vari CD, ci
presenta un gustoso libretto ambientato nelle
pianure alle porte di
Como, con un punto di riferimento nel castello
dell’Arcissa. Il fascino del
Medio Evo lo ha attirato
in un racconto ambientato nei momenti epici ed
esaltanti della lotta delle
investiture tra l’Impero e
la Chiesa.
Il papa Gregorio VII ha
cercato con ogni mezzo di
avocare a sé la nomina dei
prelati, affinché non si
avviasse alla carriera ecclesiastica chi desiderava
accumulare soldi, ricchezze e onori mondani, ma
solo chi avesse una forte
fede e il desiderio di servire Cristo e la Chiesa.
L’imperatore Enrico IV,
invece, ha cercato con
ogni mezzo di appoggiarsi ai vescovi e agli abati
per amministrare feudi e
territori del suo impero,
naturalmente scegliendoli lui a secondo dei suoi
scopi non proprio spirituali.
Questo scontro titanico
si ripercuote anche nella
diocesi di Como.
Nel secolo XI si stava
realizzando una profonda
trasformazione sociale,
dall’economia feudale che
poggiava sui redditi delle
Il sacerdote,
parroco di
Montano, torna
nelle librerie
con un romanzo
ambientato nelle
pianure alle porte
di Como tra l’XI
e il XII secolo
di don TULLIO SALVETTI
campagne, si stava passando alla costituzione
dei comuni che puntavano maggiormente sui
mercati e sulle corporazioni presenti nelle città.
Era inevitabile che città
vicine si potessero trovare in concorrenza per condizioni economiche simili, e così successe fra
Como e Milano.
Il racconto dell’Arcissa
si inserisce in questo contesto. Il quadro generale
è la contesa tra due Vescovi che si disputano il governo della diocesi di Como: l’uno, Guido Grimoldi, scelto dal clero e dal
popolo e confermato dal
Pontefice, l’altro, Landolfo da Carcano, scelto
dall’Imperatore.
Attorno a loro si muovono vari personaggi che
sono l’espressione della
vita quotidiana, forse non
fotografata dai documenti e dai libri di storia, ma
che non sfuggono all’attenzione vigile e arguta di
don Aldo. Alcuni parlano
in latino, la lingua colta,
altri in italiano, la lingua
che comincia a farsi strada tra il popolo, altri in
dialetto, forse non ancora
in uso, ma espressione del
legame profondo del romanzo col territorio.
In uno scenario vasto
quanto la diocesi di Como,
con le sue Pievi e i suoi
monasteri, si muovono oltre ai due Vescovi altri
attori che personificano il
bene e il male, l’amore alla propria terra, alle proprie tradizioni o la malvagità, il tradimento frutto della sete di soldi o di
potere: i due consoli Adamo del Pero e Guido Fontanella, i “boni homines”,
frate Adalgiso monaco di
origini tedesche consigliere del vescovo Guido, l’arrivista e il traditore Arialdo ed altri ancora.
Il centro del romanzo si
sviluppa in quel microcosmo che è il castello dell’Arcissa, vecchia roccaforte celtica che controllava le vie di comunicazione tra Como e Milano.
Il prete Giovanni Maladorna, Guardainsacco, il
cantastorie Lukas sono
gli elementi fondamentali che collegano le vicende della gente comune con
una storia più grossa di
loro, quella di Ottone signore del castello di Lucino, espressione della
nobiltà agreste che ancora tiene in piedi, con la
moglie Perna e i quattro
figli, la gestione di una
vasta porzione di terra
coltivata in una zona
strategica per Como.
La sua fonte è quella
dell’Anonimo Cumano inserita dal Muratori nel
“Rerum italicarum scriptores”.
Il Cumano, senz’altro
comasco, non partecipò
come soldato alle operazioni belliche della guerra tra Como e Milano, ma
assistette come cittadino
ai tragici avvenimenti e
attribuì la disfatta di Como al tradimento dell’Isola Comacina.
Un altro tradimento,
quello di Arialdo, porta
alla distruzione dell’Arcissa e del castello di Lucino con la morte e la di-
spersione dei suoi abitanti.
Si salvano coloro che si
ritirano negli eremi o nelle abbazie per dedicarsi
alle cose di Dio.
Che sia un avvertimento agli uomini di oggi, travolti dalle loro passioni e
sempre in bilico sul precipizio del male? Solo la
fede e l’abbandono a Dio
li può salvare.
ANGELO COLLA EDITORE
Ulderico Munzi e “Il Generale”
Mario Roatta
erita attenzione l’ultima fatica
di Ulderico
Munzi, il
giornalista e scrittore che
è stato inviato speciale di
alcuni quotidiani e per
vari anni corrispondente
del “Corriere della Sera”
da Parigi.
Con un lungo lavoro
di ricerca, Munzi è infatti riuscito a fare luce sulla vita del generale Mario Roatta. Un personaggio che, pur essendo stato tra i protagonisti di
molte vicende del fascismo e della seconda guerra mondiale, è rimasto a
lungo, volutamente, nell’ombra.
Nato a Modena nel
1887 e morto a Roma nel
1968, militare intessuto
di grandi qualità diplomatiche, Roatta ha spesso incarnato una mistura
M
di duplicità e spietatezza.
Comandante del SIM
(Servizio Informazioni
Militari), uno dei servizi
di intelligence a disposizione del duce, è stato la
“lunga mano” di avvenimenti drammatici e cruenti.
L’assassinio di Carlo e
Nello Rosselli a Bagnoles
de l’Orne con la complicità dei fascisti francesi
della “Cagoule” oltre che
una persecuzione malvagia e ostinata di tanti oppositori del regime mussoliniano.
Una serie di operazioni
spregiudicate nel corso
delle guerre d’Etiopia e di
Spagna, lo sterminio programmato di partigiani e
civili slavi in Croazia, nel
campo di concentramento di Arbe, durante l’occupazione militare italiana.
Il cinismo mostrato prima e dopo l’8 settembre
1943 ne fanno un protagonista, in negativo, di
tante, troppe, storie.
Ricercato da Pietro Badoglio e dal maresciallo
Tito che, in tempi e per
motivi diversi, lo vogliono
eliminare, alla fine della
guerra il generale Roatta
riesce a rifugiarsi nella
Spagna franchista, grazie
alla complicità di un cardinale e di un compiacente ordine religioso.
Ulderico Munzi ha il
merito di delineare con
grande efficacia, con una
scrittura brillante e coinvolgente, la sua composita personalità e, in un
certo senso, la sua modernità di uomo complesso e
del mistero.
GIORGIO CAVALLERI
Ulderico Munzi, “Il
Generale”, pp. 300,
Euro 18, Angelo Colla
Editore, Vicenza 2009
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22
CRONACA
Prealpi&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
ASSOCIAZIONI DA CONOSCERE
I “Bellunesi
nel mondo”
e la “casa”
olgiatese
Conosciamo
da vicino questa
realtà da anni
impegnata
a tenere vivo
il legame storico
e culturale con
le terre
di origine
di generazioni
d’emigranti
residenza dignitosa ai
tanti emigranti che rientravano a casa dopo anni
di lavoro e sacrifici all’estero”.
certamente un’operazione
di facciata o di ripudio
della parola “emigrante”,
ma la presa d’atto di una
mutata condizione: la fine
dell’emigrazione coatta
così come definita e storicamente conosciuta. Parlare di “Bellunesi nel
mondo” significa comprendere una più vasta
gamma di persone che in
tutto il mondo mantengono i caratteri e la memoria della loro terra e che
reclamano relazioni con
essa. Proprio per rispondere meglio a queste nuove richieste delle generazioni dei discendenti degli emigranti è sorta la
nuova sede dell’associazione in via Cavour a Belluno, la “Casa dei bellunesi nel mondo”, fulcro centrale dell’articolato lavoro dell’associazione. Oltre
agli uffici, la sede ospita
il Museo e la Biblioteca
dell’emigrazione, dotati di
una ricca documentazione, che sono aperti al pubblico, alle scolaresche, ai
discendenti degli emigranti, alle nuove generazioni dei bellunesi nel
mondo e a chiunque è interessato ad approfondire la realtà del fenomeno
migratorio. L’associazione
è oggi costituita da oltre
10.000 soci, ma attraverso il periodico mensile riesce a tenere i collegamenti con 40-50.000 persone
sparse in tutti i continenti.
Gli ultimi venti anni
dell’associazione sono
stati improntati ad un’attenzione particolare ai
mutamenti storici che il
mondo dell’emigrazione
ha subito. La realtà è mutata per i profondi cambiamenti del mondo produttivo dei Paesi di tradizionale accoglienza degli
immigrati, ma anche per
la legge inesorabile del
tempo che fa emergere, a
fianco di generazioni delle emigrazioni storiche, le
nuove generazioni dei nipoti e bisnipoti. E’ proprio
sulla spinta di questi
cambiamenti che all’inizio degli anni Novanta si
è arrivati al mutamento
del nome da “Associazione Emigranti Bellunesi”
in “Associazione I Bellunesi nel mondo”. Non fu
“La nostra Famiglia
Bellunese - aggiunge Boninsegna - è sorta il 26
gennaio 2002 ed è stata
intitolata a don Giuseppe
Capraro, per non dimenticare quanto questo sacerdote di Longarone, anche lui per qualche anno
emigrante, ha rappresentato per le nostre comunità. Ogni anno organizziamo molteplici attività
commemorative, culturali e ricreative. Recentemente, ad esempio, abbiamo organizzato la “Giornata Provinciale alla memoria dei nostri emigranti deceduti all’estero sul
lavoro” che si è tenuta a
Bizzarone, la “Giornata
dell’Emigrante”, tenutasi
a Valmorea, e partecipato all’incontro nazionale
dei bellunesi a Peschiera
di PAOLO BORGHI
P
romuovere iniziative culturali di
interesse sociale
nei luoghi di emigrazione, organizzare viaggi, visite a
parenti in Italia e all’estero, favorire il contatto con
i giovani per una maggiore conoscenza del fenomeno migratorio e della storia, cultura e tradizioni
della terra d’origine dei
loro padri, sono le principali attività dell’Associazione “I Bellunesi nel
mondo” che è attiva anche
ad Olgiate Comasco con
una propria sede che raggruppa oltre 200 “Famiglie” di conterranei residenti nelle province di Como, Sondrio, Lecco e Varese. Per parecchi decenni
nella prima metà del XX
secolo l’unico strumento
di collegamento tra gli
emigranti e i loro paesi
d’origine fu l’opera capillare dei parroci e dei loro
bollettini periodici. Proprio per ovviare all’indifferenza delle istituzioni
civili, agli inizi degli anni
Sessanta si fece viva l’esigenza, all’interno del
mondo cattolico e del volontariato, di un collegamento organico con la difficile e complessa realtà
degli emigranti. Nel gennaio del 1966, pochi mesi
dopo la sciagura di Mattmark, e poco prima della tragedia di Robei - Stabiascio, in Svizzera, nelle
quali molti emigranti della provincia di Belluno
persero la vita, si costituì
l’Associazione “Emigranti Bellunesi”.
“Il primo impegno dell’associazione - precisa
Michele Boninsegna,
presidente della Famiglia
Bellunese di Olgiate Comasco - fu quello della ricerca dei bellunesi sparsi
per il mondo, e l’opera fu
portata a termine nel giro
di circa un decennio da
pochi volontari che macinarono migliaia di chilometri in Europa alla ricerca dei nostri conterranei. Strumento di collegamento furono proprio le
“Famiglie Bellunesi”, nuclei d’emigranti già presenti in varie località
svizzere, che dal 1966 andarono diffondendosi
in oltre ottanta Paesi. Oggi, a 43 anni di distanza,
le “Famiglie” come la nostra sono più di un centinaio nel mondo a testimoniare il desiderio d’aggregazione e l’attaccamento
alle origini. Si comprese
subito come fosse necessario uno strumento di
collegamento periodico
con gli emigranti attraverso la stampa e così
nacque il mensile “Bellunesi nel mondo”, che dal
1966 non ha mai mancato all’appuntamento con i
suoi lettori. La rivista
tratta i problemi del mondo dell’emigrazione nel
contesto della situazione
socio-economica della provincia bellunese, con notizie inviate direttamente dagli emigranti. I primi 15 anni di vita dell’associazione furono caratterizzati da una complessa
e articolata opera di tutela e salvaguardia dei
principali diritti civili del
cittadino emigrato: previdenza, assistenza, istruzione dei figli, ricupero
della cittadinanza. Su
questi temi l’associazione
ha combattuto per anni in
prima linea distinguendosi per la sua azione. Ricordiamo fra le tante battaglie quella per il diritto
di voto degli italiani all’estero, giunto in dirittura
d’arrivo solo dopo un lunghissimo iter parlamentare. Altra attività importante fu la costituzione di
una cooperativa edilizia
che ha costruito negli anni oltre un centinaio d’alloggi nei vari Comuni bellunesi per assicurare una
del Garda, agli anniversari delle tragedie di Stava
e Mattmark, alla manifestazione nazionale sull’emigrazione a Predazzo e
alla “Festa del Triveneto”
presso la Cascina dei Bellunesi a Ponte Capriasca.
Inoltre abbiamo organizzato concerti come quello tenuto dalla Fisorchestra “G. Rossini” di Santa
Giustina (Belluno) nella
chiesa prepositurale di
Santo Stefano a Tesserete (Canton Ticino) e interessanti gite come quelle
in Puglia, ad Oberamergan (Germania), a Locarno, sul trenino del Bernina, al Rifugio Giovo (Garzeno) e a Germasino in occasione della “Festa della
valle”. Lo scorso mese di
ottobre in occasione del
46° anniversario dell’alluvione del Vajont abbiamo
effettuato una visita nei
luoghi della tragedia. In
pulman ci siamo recati a
Longarone dove abbiamo
deposto dei fiori sulla
tomba di don Capraro,
quindi ci siamo recati in
Comune per una cerimonia civile e in corteo sino
alla parrocchiale dove è
stata concelebrata una
Santa Messa. Dopo il
pranzo abbiamo raggiunto il cimitero di Fortogna
e partecipato alla Santa
Messa con il vescovo di
Belluno e i sacerdoti della foranea di Longarone.
In seguito abbiamo effettuato la visita al triplice
monumento dei “non nati”, dei “superstiti” e “soccorritori”, per concludere
la giornata con una visita guidata alla “diga”, al
Museo degli “Lattieri” o
Scalpellini” (unici in Italia) e al Museo “Pietre
Vive”.
La “Famiglia Bellunese” di Olgiate Comasco,
come gli altri gruppi organizzati costituiti in Italia e all’estero nei luoghi
di residenza e di lavoro
degli emigranti, è un centro di schietta amicizia
bellunese ma anche di
promozione culturale e di
impegno sociale. Chiunque desideri informazione
su tutte le sue iniziative
può rivolgersi presso la
sede in via Milano 30 ad
Olgiate Comasco, tel.031946082.
CRONACA
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
VENERDÌ 27 NOVEMBRE
L’Azione Cattolica
ricorda Lazzati
V
enerdì 27 novembre alle
ore 21, presso
la Villa Gallia
(via Borgovico
148), il prof. Giorgio Vecchio, ordinario di storia
contemporanea dell’Università di Parma, concluderà il ciclo di iniziative
proposte dall’Azione Cattolica diocesana, per ricordare Giuseppe Lazzati
“un cristiano nella storia”
a cento anni dalla nascita. Il prof. Vecchio tratterà il tema “Costruire oggi
la città dell’uomo a misura dell’uomo” che corrisponde ad una delle preoccupazioni più intense
degli ultimi anni del prof.
Lazzati.
Le iniziative messe in
campo nel 2009 dall’A. C.
di Como volevano essere,
non tanto una semplice
commemorazione, ma un
ampio esame di coscienza. Infatti l’intensa esperienza culturale, spirituale, sociale e politica di un
Si concluderà
con questo
evento, a Villa
Gallia, il ciclo
di iniziative
promosso dall’AC
diocesana,
dedicata
a questo insigne
personaggio
nel centenario
della nascita
di ABELE DELL’ORTO
uomo, come Lazzati, impegnato in campi diversi,
compresa l’Azione Cattolica, è ricca di valori positivi di pensiero e di azione, di rigore e di fedeltà,
di spiritualità e di carità,
che sono un patrimonio
prezioso ed attualissimo.
Anche la Valtellina è
stata direttamente interessata al progetto con
due incontri. A Sondrio il
3 ottobre è toccato al dott.
Pier Giorgio Confalonieri,
postulatore della causa di
canonizzazione di Lazzati, onorarne la memoria;
in coda, sono stati letti
scritti di carattere spirituale, educativo e politico del prof. Lazzati, con
accompagnamento di brani di musica classica. A
Morbegno mercoledì scorso, 18 novembre, il prof.
Luciano Caimi, docente di
pedagogia dell’Università
Cattolica, ha parlato della passione educativa in
Giuseppe Lazzati.
Quanto a Como, già nell’ambito della giornata
interzonale di spiritualità del 6 agosto il prof. Dell’Orto ha presentato la figura di Lazzati. Poi il 18
settembre, in un affollatissimo incontro, promosso, in collaborazione, da
varie associazioni, il gesuita P. Bartolomeo Sorge
ne ha tracciato, da par
suo un profilo ricco e stimolante. Aggiungiamo
che proprio presso l’Eremo di San Salvatore, sopra Erba, centro di studio
e di preghiera
voluto dallo
stesso Lazzati,
che lì è sepolto,
si sono appena
svolti gli esercizi spirituali del
Consiglio diocesano di A. C.,
e nella serata
di sabato 14
novembre, ai
partecipanti,
riuniti attorno
alla tomba di
Lazzati, è stata riproposta
la lettura di
testi, già effettuata a
Sondrio il 3
ottobre.
Ora l’augurio è di concludere in
bellezza con
la serata di
venerdì 27
novembre
nel salone
della Villa
Gallia.
P A G I N A
23
CRONACA
Prealpi&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
P A G I N A
25
CARITAS ZONALE PREALPI
La sobrietà,
come stile
di vita
Molti gli spunti
di riflessione emersi
dall’incontro tenutosi
lo scorso 15 novembre
nell’ambito
della giornata zonale
di GEMMA TAVASCI
obrietà come
stile di vita” è
stato il tema
scelto dalla
Caritas della
Zona Pastorale Prealpi
per offrire spunti di riflessione nella Giornata della Caritas zonale, domenica 15 novembre.
Il relatore, Piero Torricelli (medico del lavoro,
vice presidente provinciale delle Acli, volontario
della Caritas di Cantù)
ha iniziato il suo intervento paragonando, forse
per deformazione professionale, la crisi che stiamo vivendo ad un infarto
che ha colpito l’economia
che purtroppo è il cuore
del mondo occidentale.
Dopo l’infarto è consigliabile un periodo di riposo, ma occorre, in tempi brevi, analizzare le cause che lo hanno determinato per poter prendere le
precauzioni finalizzate ad
evitare una ricaduta che
rischierebbe di essere fatale.
Dopo una crisi grave
che fa paura, si può reagire facendo finta che niente sia successo, scoraggiandosi oppure ragio-
S
“
nando sullo stile di vita
che ha provocato il problema per cercarne la soluzione.
Viviamo in un mondo in
cui la libertà è un elemento dominante in quanto
offre più possibilità e opportunità ed in cui è sempre più difficile orientarsi di fronte a tanti pensieri equivalenti che convivono.
Il “meno Stato, più mercato” dell’economia ha costretto molte aziende a ridurre lo stoccaggio, a produrre in base alla domanda senza possibilità di
programmazione, a concentrare l’attenzione alla
produzione togliendola al
lavoratore, a esternalizzare, anche all’estero, la
propria attività.
Purtroppo questo “avere tutto subito, al momento giusto” è stato trasferito dall’ambito aziendale
al campo umano.
In questa situazione di
flessibilità, che spesso significa precarietà, manca
la sicurezza del futuro per
cui studi recenti hanno
dimostrato, in Francia,
un aumento consistente
della fragilità nei bambi-
ni.
Siamo sempre in tensione, costretti dalla pubblicità (soprattutto i giovani) a non avere nessun
limite, ad aggiornarci, a
possedere oggetti sempre
più nuovi, ma volutamente progettati di breve durata per costringerci a
consumare, buttandoli
per ricomprarne di nuovi.
Alcuni dati: in Italia cir-
colano 36 milioni di auto
(752 per 1000 abitanti );
ci sono 125 tipi di contratti dei telefoni cellulari ogni 100 persone; paghiamo 379 milioni ogni anno
per la pubblicità di acque
minerali (e non ci mobilitiamo contro il progetto di
privatizzazione dell’acqua!); tra i rifiuti finiscono ogni anno 27 chili, a
testa, di cibo …
Siamo un po’ adolescenti nel mondo della libertà, incapaci di fermarci e
di ragionare per sapere
chi siamo veramente e dove vogliamo andare.
Come cristiani siamo
chiamati a mettere al centro l’uomo, non l’economia
o la finanza, a riscoprire
la responsabilità come
l’altra faccia della libertà,
per cui è indispensabile
cambiare il nostro stile di
vita e ragionare sui bisogni e i desideri.
Un’attenta rilettura
dell’Esodo ci potrebbe aiutare a scoprire, in chiave attuale, il senso delle
piaghe d’Egitto...
Un’informazione più
corretta può darci degli
spunti per capire da dove
iniziare: rilancio del biologico, commercio equosolidale, bilanci di giustizia,
finanza etica, gruppi di
acquisto solidale, energie
alternative, decrescita
felice…alla ricerca di
un’umanità nuova che ama la semplicità, che attiva la solidarietà, che investe nell’educazione, che
si prende cura dei fratelli
e di tutto il creato.
CAVALLASCA CICLO DI INCONTRI
SABATO 28 NOVEMBRE
Una cena per
un’ambulanza
Una cena è spesso lo spunto per la partecipazione a
svariate iniziative benefiche. Questa volta a promuoverla è la CRI di Lomazzo presso l’AS Hotel di Lomazzo.
L’occasione è di contribuire alla copertura del costo di
un mezzo assai prezioso: un a nuova ambulanza.
L’intero ricavato della serata (30 euro a testa) sarà
devoluto a questo scopo. L’appuntamento è per sabato
28 novembre alle ore 20
MIDANZA: PASSIONE, BUSINESS
E SOLIDARIETÀ A MILANO
Il Parco Esposizioni di Novegro ospiterà a
fine novembre un evento impedibile per chiunque ami la danza di qualsiasi tecnica e stile:
MiDanza è la prima fiera nel suo genere a tenersi in zona, dove sia chi pratica la danza sia
chi la insegna potrà trovare innanzitutto le
attrezzature idonee, dai costumi alle calzature, dalle ‘sbarre’ agli speciali pavimenti. Ma
soprattutto, al solo costo del biglietto d’ingresso (10 euro, con sconti per gruppi e gratuità
per i bambini) sarà possibile assistere a spettacoli di alto livello (come il balletto ‘Paquita’
dell’Accademia Ucraina di balletto, per citarne uno), incontrare personaggi del mondo della danza (dalla ballerina classica Beatrice
Carbone, a Giordano Orchi ‘stella’ del programma di RAI2 ‘Academy’) e partecipare a
lezioni gratuite che coprono l’intero orario di
apertura in varie sale dedicate. Non mancheranno seminari e laboratori per i professionisti, e gli incontri con esperti (psicologi, nutrizionisti, legali ecc.) che affronteranno vari
aspetti del ‘fare danza’: dallo stress che può
colpire i giovanissimi, alle normative di legge
per chi apre una scuola, e così via. In calendario anche eventi a finalità benefica.
La sede sarà raggiungibile anche con una
navetta gratuita da Milano Loreto.
Gli operatori che ancora dovessero accreditarsi si affrettino a contattare l’organizzazione (tel. 02-70200022 e-mail midanza@
parcoesposizioninovegro.it). Agli altri non resta che attendere il fine settimana 27-28-29
novembre (apertura ven 14-21, sab-dom 1021). Info www.midanza.it.
GIGLIOLA FOGLIA
Per una salute
senza età
Prosegue il ciclo di incontri promossi dall’Amministrazione Comunale di Cavallasca, assessorato ai
Servizi Sociali, rivolti alla popolazione anziana, sulle
tematiche della salute.
Dopo il grande successo di presenze riscosso lo scorso 9 novembre, nell’ambito del primo incontro, il prossimo appuntamento in programma, sempre presso
la sede di Villa Imbonati, sarà:
venerdì 20 novembre ore 15.30
Mangiare bene, vivere meglio.
Una sana alimentazione alla base
di una vecchiaia serena.
Dott. Alfredo Vanotti, responsabile Servizio Nutrizione Clinica e Dietetica Asl provincia di Como.
CRONACA
P A G I N A
26
Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
IL CAI IN FESTA DOMENICA 22 NOVEMBRE
Rifugio Riella
100 anni
sul Palanzone
Lo spunto per
i festeggiamenti
sono i lavori
di restauro
conclusi la scorsa
primavera
di MARCO GATTI
I
l rifugio Riella compie
100 anni. Un traguardo importante che
sarà celebrato dal Cai
di Como domenica 22
novembre, alle ore 12.30,
con un pranzo presso il rifugio posto sul monte Palanzone.
Ad accogliere soci e simpatizzanti sarà una struttura rinnovata grazie alle
opere di restauro che vi si
sono state apportate negli ultimi anni.
Il rifugio “Palanzone”
viene in realtà realizzato
101 anni fa, nel 1908, ad
opera del Club Pizzo Badile, a quota 1275 m, in
comune di Faggeto Lario.
L’inaugurazione è descritta nell’annuario
1909 del Cai di Como, che
dà ragione dell’attività
sociale condotta nell’anno
precedente: “Dalle pittoresche rive del Lario, dai
dolci pendii briantei, pei
verdeggianti e lunati colli che inseguono il lago da
Brunate, convennero, dal
desìo chiamate, ben più di
mille e cinquecento persone nel giorno 6 settembre,
alla inaugurazione del
Rifugio Popolare al Monte Palanzone. Più che l’inaugurazione di un modesto rifugio prealpino si
fu il trionfo dell’alpinismo
popolare e all’egregio socio signor rag. Pietro
Giussani che, con tanta
attività ed intelletto d’amore, con vera genialità,
ha saputo ripristinare il
vecchio e popolare rifugio… E ben fu veramente
benemerito poi chi ideò di
chiamare questa novella
costruzione alpina, rifugio
popolare. Studiare la
montagna per farla conoscere al popolo, questo dovrà essere l’ideale supremo degli alpinisti italiani!..”
Il Palanzone si prefigura quale luogo ideale per
ospitare questo nuovo rifugio, essendo già da tempo preziosa meta di transito di escursionisti e pellegrini diretti verso i monti lariani. Sulla sua vetta
esisteva infatti, alla fine
del XIX secolo, una torretta, costruita dal comando
militare, che segnava il
punto geodetico di osservazione, indicato da un
sasso con impressa una
croce.
Nel 1900 questo sasso
diventa il punto centrale
della cappella dedicata a
Cristo Redentore, eretta
in quell’anno, per iniziativa del Circolo Educativo
Alessandro Volta di Como. Circolo che si rende
così interprete del desiderio del pontefice Leone
XIII che aveva invitato a
celebrare l’inizio del nuovo secolo con l’erezione di
croci e di cappelle sulle
cime più alte di ogni paese. Inizialmente incerta
se privilegiare, a questo
scopo, i monti S. Primo o
Palanzone, la scelta cade,
alla fine su quest’ultima
vetta. La cappella viene
inaugurata il 9 ottobre
1900, proprio sulla som-
mità del Palanzone, a
1480 m. sul livello del mare.
Nel 1899, poco sotto la
cima, era stata costruita
una capanna rifugio, dedicata ad Alessandro Volta, in occasione del primo
centenario dell’invenzione della pila. La capanna
fu distrutta da una bufera nel 1905. Si optò così
per la sua ricostruzione in
un luogo più protetto, sul
dosso fra la Val Palanzo e
la Val di Erba, al riparo
dalle raffiche di vento e
dal rischio di valanghe.
Capanna che diverrà il
futuro rifugio Popolare e
sarà in seguito completamente restaurata a cura
del Club Pizzo Badile e
che, nel 1925, già si presenta “… come un comodo rifugio, dotata di una
camera a dieci cuccette
per le signore e di altra a
diciotto cuccette per gli
uomini, oltre a una camera riservata a tre letti…”
Nel 1938, con lo scioglimento del Club la proprietà del rifugio passa alla Sezione di Como del
Cai. Negli anni a seguire
a più riprese si interviene sulle strutture modificandole. Importanti i restauri realizzati nel 1972,
grazie al decisivo contributo della famiglia Riella,
che intende in questo
modo ricordare il proprio
congiunto Angelo, caduto
in Valle Spluga, a cui il rifugio fu dedicato.
Oggi il rifugio si presenta rinnovato. L’intervento,
terminato nella scorsa
primavera, ha riguardato
il rifacimento del tetto e
la realizzazione di una
terrazza e di un servizio
per disabili, oltre ad opere accessorie.
Tra le curiosità, di indubbio interesse, che caratterizzano oggi il Palanzone spicca anche la grotta Guglielmo, posta alle
pendici orientali del monte, lungo il sentiero che
dal rifugio conduce alla
Preaola. Il nome è dovuto
al suo scopritore, Guglielmo Bressi, erbese, che lo
individua e lo esplora in
parte, nel 1898.
Si tratta di una voragine ai primi posti in Italia
come profondità. La sua
quota d’ingresso è posta a
1200 m. con una barriera
di 14 pozzi che strapiombano per 452 m. su uno
sviluppo totale di 972 m.
Un gruppo di speleologi di
Trieste riesce a raggiungere il fondo della caverna nel 1953.
Per celebrare degnamente il centenario del rifugio l’appuntamento è
per il 22 novembre. Il costo del pranzo, comprese
le bevande, è di 20 euro,
mentre per i ragazzi fino
a 15 anni è di 10.
COME ARRIVARCI
Il rifugio Riella è soprattutto meta di una suggestiva passeggiata, molto amata dai lariani che in
quei luoghi sanno di poter trovare aria pulita, tranquillità e una vista mozzafiato sul ramo comasco
del Lario. Giungere alla meta non è complicato. Fissata la partenza a Brunate (715 m) - raggiungibile
da Como preferibilmente in funicolare - occorre proseguire fi no alla località di San Maurizio (906 m),
a piedi - seguendo la via carrozzabile che sale ripida, tra grandi e profumati giardini - oppure tramite un servizio di autobus, con fermata nel piazzale
della stazione della funicolare. Dalla Capanna Cao
(980 m) si procede, lungo una mulattiera immersa
nel bosco fino a raggiungere la Baita Carla (997 m)
da dove si prosegue trascurando le possibili deviazioni, fino alla Baita Bondella (1.075 m) e, poco oltre, alla Baita Fabrizi (1.100 m). Dalla Baita Boletto
il sentiero si fa più ripido sino a giungere alla sella
sul costone occidentale del monte omonimo, superata la quale la vista si apre e spazia sulle acque
del ramo comasco del Lario. Da questa sella il tracciato si fa di nuovo pianeggiante fi no alla Bocchetta
di Molina. Per proseguire lungo il tracciato della
Dorsale del Triangolo Lariano si deve procedere quasi in piano, superare alcuni valloncelli, e addentrarsi
in una faggeta di straordinaria bellezza.
Questo tratto suggestivo di sentiero risale verso
la Bocchetta di Lemna (1.167 m) che collega la Val
di Gaggia con la Val di Bova, sovrastante l’Erbese.
Se si valica la bocchetta, dopo pochi minuti si incontra la Capanna Mara (1.125 m). Da qui si deve
risalire alla Bocchetta di Lemna per raggiungere,
in circa mezz’ora di cammino, la Bocchetta di
Palanzo (1.210 m), “ponte” di unione tra la Valle di
Cairo, sovrastante Palanzo e la erbese Valle Piot.
Da questa bocchetta, percorrendo la mulattiera che
taglia il versante occidentale del Monte Palanzone,
si giunge in breve al rifugio Riella (1.275 m).
(www.comosmagiclake.com)
A
CRONACA
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
ome ormai da
tradizione, anche quest’anno,
nella chiesa prepositurale del
Sacro Cuoore di Mandello
del Lario, la Santa Messa festiva nella vigilia della solennità di Cristo Re
dell’Universo (sabato 21
novembre ore 18.30) sarà
animata da più cori uniti
per “festeggiare” santa
Cecilia, patrona della musica, di cui ricorre la memoria liturgica il 22 novembre.
L’invito è stato rivolto
ed accettato con entusiasmo dal coro “Voci nel
tempo” di Cortenova, dalla corale della parrocchia
di Lierna e da quella della parrocchia di Somana
oltre a singoli coristi provenienti da altri gruppi.
Ormai questa tradizione consolidata ha fatto
ben trasparire il significato vero ed importante:
lodare il Signore godendo
di una passione comune
che è il canto e la musica
…e sono scaturite, di conseguenza, amicizie e apprezzamento gli uni degli
altri. Il clima di modestia
e di voglia di cantare è
sempre stato alla base di
questo incontro annuale.
Più cori significa più
C
MANDELLO SACRO CUORE
Le corali a raduno
per santa Cecilia
Come ormai da tradizione, anche
quest’anno, nella chiesa prepositurale
del Sacro Cuore di Mandello del Lario,
la Santa Messa festiva nella vigilia
della solennità di Cristo Re
dell’Universo (sabato 21 novembre ore
18.30) sarà animata da più cori uniti
per “festeggiare” la patrona della
musica, di cui ricorre la memoria
liturgica il 22 novembre
il maestro MASSIMO GILARDONI
metodi di esecuzione e di
interpretazione dei vari
brani: questa voglia di
stare insieme ha fatto sì
che i direttori e i coristi
stessi si amalgamassero
il più possibile lasciando
in disparte visioni soggettive (più che logiche) di interpretazione o di esecuzione di un brano, un importante segno, anche
questo, di unità.
Il programma comprenderà musica corale a
quattro voci e qualche
melodia di gregoriano “popolare”. Il gregoriano è la
musica ufficiale della
Chiesa Romana per cui è
bene che vi sia sempre
qualche melodia nelle celebrazioni in canto, anche
se eseguita in modo “popolare” e tecnicamente non
“puro”. Tengo a sottolineare che la celebrazione liturgica non può mai essere un concerto a cui assistere passivamente; per
questo non mancheranno
delle parti in cui anche
l’assemblea sarà chiamata, come sempre, a dare il
proprio contributo al Rito
(dal ritornello al salmo, al
canto dell’Allelu-ia, dalle
risposte al celebrante, al
Santo …ecc). Per facilitare questa partecipazione
ed evitare un’eventuale
“timidezza” che potrebbe
scaturire dalla presenza
di tanti co-risti, inducendo così al silenzio chi volesse (al momento opportuno) cantare assieme, è
stato preparato un foglio
dove l’assemblea avrà segnate le parti proprie.
Non tutto è per tutti in un
Rito ma ogni co-sa si deve
armonizzare in modo ordinato: vi sono parti dove
solo il sacerdote recita e
canta, altre do-ve il lettore proclama la Parola di
Dio, altre dove il solo coro
propone una melodia, altre ancora dove l’assemblea è chiamata ad intervenire anche col canto che
è preghiera, come anche
l’ascolto di una melodia
strumentale o vocale è
sempre preghiera; tutte
queste cose accomunate
rendono solenne e partecipata la celebrazione
Eucaristica e a tal proposito faccio mie alcune parole del Concilio Vaticano
II riguardanti alcuni aspetti della musica sacra
e del canto durante i Riti,
che bene riassumono lo
scopo di questa iniziativa:
“L’azione liturgica riveste
una forma più nobile
quando è celebrata in canto. (...) In questa forma di
celebrazione, infatti, la
preghiera acquista un’espressione più gioiosa. (...)
L’unità dei cuori è resa più
profonda dall’unità delle
P A G I N A
27
voci. Gli animi si innalzano più facilmente alle cose
celesti per mezzo dello
splendore delle cose sacre,
e tutta la celebrazione prefigura più chiaramente la
liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste”
(Sa-crosantum Concilium
- Istruzione Musicam Sacram - capitolo I paragrafo 5).
La santa Messa sarà in
suffragio di amici coristi
scomparsi negli ultimi
tempi: Giulio Lafranconi
e Attilio Poletti della
Schola cantorum del Sacro Cuore, Nicoletta
Rusconi del coro “Voci nel
tempo” di Cortenova e
Mariuccia Panizza del
coro di Lierna.
Desidero ringraziare i
direttori che hanno accettato l’iniziativa mettendo
a disposizione del tempo
per preparare i propri
gruppi: Mariastella Mellera, Pio Zucchi e il caro
Marcello Rosa che ci accompagnerà all’organo.
La santa Messa sarà
presieduta dal nostro prevosto, don Pietro Mitta e
concelebrata, se i loro impegni lo consentiranno,
da don Massimo Rossi,
parroco di Somana e dal
prevosto di Cortenova,
don Mauro Malighetti.
VAL D’INTELVI
La pineta e l’antica arte del riciclo...
uel dala pell
dii fic... Con
questo incipit
ci si riferiva,
una volta, a
qualcosa di più che ad
una storia, un vecchio
adagio che i nonni raccontavano, a mo’ di esempio,
ai più piccoli per insegnar
loro fin dai primi anni che
nulla andava buttato… e
tutto si poteva riciclare.
Il racconto narra di un
contadino che un dì percorreva una strada di
campagna. Portava con sé
un grosso cesto di succosi
fichi, ma aveva nel contempo una grande fame.
Incominciò a mangiarne uno... poi due… poi tre
pelandoli e gettando via
la pelle sul lato della strada... Ma non era ancora
giunto a destinazione che
i fichi erano finiti e lui
aveva ancora fame. Così
ritornò sui suoi passi,
Q
recuperò la buccia dei fichi gettata poco prima e,
chissà, forse per la fa-me
che i frutti non erano riusciti a soddisfare, gli parve che le bucce fossero
ancora più buone…
Oggi lo sciupìo di questa nostra era disorienta
chi è cresciuto negli anni
antecedenti al 1950, anni
che ci insegnavano a economizzare tutto, delle volte anche in un modo eccessivo.
Vestiti, biancheria,
scarpe, suppellettili venivano passati tra fratelli e
famigliari, quando non
addirittura tra vicini.
Era tradizione che, quando un bosco veniva tagliato, i pezzetti di legno
che saltavano dal tronco
tagliato dalla scure fossero delle donne vedove e
dei bambini, che si affrettavano a caricarle nelle
gerle e portarle in legna-
ia.
Quando c’era un funerale facilmente i familiari del defunto, fuori dal
cimitero, distribuivano la
michetta di pane, per ripagare in qualche modo
chi aveva perso una mezza giornata di lavoro per
partecipare al rito funebre. Nulla andava perduto neanche le foglie del bosco, che venivano raccolte e portate in un apposito spazio, detto fuiera,
perché servivano per lo
strame degli animali d’inverno.
Ricordo che una delle
prime massime che la nostra maestra ci fece scrivere e studiare a memoria fu: A goccia a goccia si
scava la pietra, a granello a granello si formano i
monti, a soldo a soldo si
fanno i milioni.
Quanta gioia quando in
classe entrava quel di-
stinto signore che veniva
dalla piccola banca di Castiglione (la Cassa di Risparmio delle Provincie
Lombarde), l’unica in tutta la Valle, e ci portava
una cassettina di ferro
verde e un libretto a nostro nome.
Ci spiegava che lì
avremmo dovuto metterci tutti i soldini che non
era proprio necessario
spendere, così da trovarli
al prossimo anno. Chi
avrebbe risparmiato di
più sarebbe stato premiato.
Ho ancora quella cassettina. Mia madre si lasciò tentare e, visto che ne
ero così affezionata, ne
pagò la penale. E da lì saltarono fuori i soldi per il
primo lenzuolo della mia
dote…
Ricordo che negli anni
antecedenti alla seconda
guerra mondiale, sul
monte Prada sopra S. Fedele e Pellio, furono messi a dimora molti pini che
con gli anni divennero
molto numerosi e, dato
che negli anni che seguirono pochi o nessuno se ne
occupò, quelle piante
crebbero a dismisura,
tanto che nei primi anni
di questo secolo sotto la
pineta non si poteva nemmeno entrare, ad eccezione dei pochi sentieri tenuti liberi a fatica dai cacciatori o dagli alpigiani.
Poi la grande pineta incominciò a soffrire. Le piante seccavano in piedi, ci si
mise anche la processionaria. Ci voleva proprio
un intervento forte per
salvarla.
E qui che, è il caso di
dirlo, intervenne quel dala pell dii fiich.
La piscina aveva bisogno energia per scaldare
l’acqua delle vasche, il bo-
MARCO CONFORTOLA A BOSISIO CON BRUNO PIZZUL
Venerdì 20 novembre, alle ore 21.00, presso l’Auditorium del Polo Bosisio
Parini dell’Istituto Scientifico “E. Medea” - La Nostra Famiglia, si terrà un incontro con Marco Confortola, alpinista estremo, explorer, guida alpina, autore
del libro Giorni di ghiaccio sulla tragedia del K2.
Presenterà l’evento un ospite d'eccezione: Bruno Pizzul, storico commentatore dello sport italiano.
Nel corso della serata verrà proiettato il filmato della spedizione sulla vetta
himalayana che è costata la vita a 11 persone e in seguito alla quale Confortola
ha subìto l’amputazione delle dita dei piedi.
Il celebre alpinista valtellinese è già da tempo un grande amico de “La Nostra Famiglia” (ha partecipato come testimonial all’ultima Camminata dell’Amicizia) e ha sempre avuto un grande feeling con i bambini in cura a Bosisio:
“Abbiamo la stessa energia e sappiamo che nella vita dobbiamo andare avanti.
Certo il mio problema è piccolo rispetto al loro, ma anche qui ho visto lo stesso
spirito di solidarietà, la stessa voglia di aiutarsi che c'è nelle spedizioni”.
Nell’occasione verrà anche illustrato il nuovo progetto dell’Istituto Scientifico “E. Medea” “Facciamo crescere insieme l’ospedale amico”, che prevede la
completa ristrutturazione del Padiglione 4° del Polo di Bosisio Parini: si tratta
di un investimento di 5 milioni di euro, finalizzato ad incrementare l’offerta sanitaria e riabilitativa dell’Ospedale amico, che verrà così ampliato e potrà ospitare 243 posti letto - di cui 90 per ricoveri in Day-Hospital - e 12 ambulatori dedicati alle malattie neuropsichiatriche dell’età evolutiva.
sco aveva bisogno di essere ripulito… così è nata
una collaborazione d’intenti: le piante e i rami
secchi sono stati sbriciolati e trasportati nella
nuovissima caldaia della
piscina comunitaria della
Comunità Montana Lario-Intevese, dove è stato
installato un impianto di
riscaldamento modernissimo che riscalda e ricicla
l’acqua delle vasche. Il
presidente Oscar Gandola, con orgoglio, ha annunciato essere questo il primo impianto del genere in
tutta la provincia. La piscina funziona a pieno ritmo ed è bello vedere tanti scuola-bus pieni di
bambini condotti lì per
imparare a nuotare e a
sguazzare nell’acqua riscaldata dalla legna che
per anni era stata ignorata perché non redditizia.
RINA CARMINATI FRANCHI
CRONACA
P A G I N A
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ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
DELEGATO VARESINO ALL’INCONTRO DI TORINO
La testimonianza
di don Michele Rua
S
salesiano, don Francesco
Motto. Una corsa illustrativa attraverso gli anni a
cavallo del secolo ‘900,
essenziale nella forma
iconografica; ben documentata e incisiva nella
felice collocazione del periodo storico in esame
ed esauriente per coloro
che forse per la prima volta si accostano alla conoscenza più completa del-
l’impegno missionario di
don Rua. All’inaugurazione del convegno erano
presenti tra i numerosi
convenuti, 41 studiosi sia
salesiani che FMA (Figlie
di Maria Ausiliatrice),
partecipanti alle giornate. Dopo i saluti iniziali si
sono susseguiti i messaggi di don Norbert Wolff,
presidente dell’ACSSA
(Associazioni Cultori di
DA OTTOBRE A CURA DEI VOLONTARI LOCALI
Servizio Ti accompagno
operativo dal 1° ottobre scorso il servizio denominato
“Ti accompagno”
che garantisce il
servizio di trasporto per
persone in difficoltà, svolto dai volontari e promosso dal Coordinamento Associazioni Volontariato
Valcuvia (Ascovova). Conclusa la fase sperimentale svoltasi ad inizio 2009,
il servizio è già regolarmente attivo in tutti i 10
comuni convenzionati:
Brenta, Casalzuigno,
Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Cuveglio,
Cuvio, Duno, Masciago
Primo, Mesenzana e Rancio Valcuvia.
L’iniziativa consiste nell’accompagnamento di
persone, che ne hanno la
necessità, dalla propria
abitazione fino ai servizi
socioassistenziali e sanitari di base al di fuori del
Comune di residenza. La
proposta non è, però, da
intendersi solo ed unicamente come trasporto di
persone da un posto all’altro, ma è stata pensata
proprio come “accompagnamento” di chi ha necessità da parte di un volontario che segue la per-
È
sona per tutto il tempo
delle sue necessità. Il servizio è svolto da volontari, opportunamente formati, che non si limitano
- come detto - al solo trasporto, ma assicurano
particolare attenzione
alle persone, il tutto secondo un progetto predisposto a seguito di un
bando provinciale sulla
legge regionale 28/96.
L’autovettura utilizzata è
provvista di pedana di
sollevamento e di carrozzella al fine di facilitare
le persone con limitate
possibilità di movimento.
Di regola non è previsto
l’intervento di personale
o attrezzature di tipo sanitario. Il servizio dispone, inoltre, delle necessarie coperture assicurative. La gestione operativa
è affidata a SOS Tre Valli
che ha sede presso il poliambulatorio di Cuveglio.
L’accesso al servizio è disciplinato da un apposito
regolamento approvato
dagli stessi Comuni promotori oltre che dalle Associazioni che hanno progettato e avviato l’iniziativa. Il servizio comprende prestazioni sia occasionali sia periodiche che po-
tranno essere richieste telefonicamente o per posta
elettronica almeno due
giorni prima della necessità sia dai diretti interessati che dai servizi sociali dei comuni aderenti all’iniziativa. Il servizio è
funzionante tutti i giorni
feriali dalle ore 8.00 alle
ore 18.00 limitatamente
ai mezzi e volontari disponibili. In caso di sovrapposizione di richieste
un’apposita commissione
valuterà le precedenze,
tenendo conto dei tempi
di prenotazione, la gravità e l’urgenza. Grazie al
sostegno dei Comuni aderenti al servizio, della
Comunità Montana a
mezzo di I.S.PE. Valcuvia e di altri sostenitori è
stato possibile contenere
inizialmente il contributo
dell’utente nella misura
di 0,25 euro/km, salvo ulteriori interventi dei Servizi sociali per situazioni
particolari.
Per eventuali informazioni: Ascovova: Elda Maria
Garatti 347-8026181; email: info@ascovova.
191.it; per prenotazioni:
0332-650.950.
ANTONIO CELLINA
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
i sono concluse le
giornate torinesi
del convegno internazionale di
Cultori di Storia
Salesiana dedicate a don
Michele Rua, primo successore di don Bosco. Una
scelta non a caso quella di
Valdocco, il quartiere torinese che vide la nascita
del primo oratorio salesiano e luogo propulsore
della diffusione dell’Opera dei salesiani. All’ombra
della splendida basilica
dedicata a Maria Ausiliatrice gli studiosi hanno
confrontato i loro lavori di
ricerca per dare un significato critico al governo di
don Rua, eletto successore di don Bosco dal 1888
al 1910, e per far emergere aspetti nuovi della figura di questo beato. I numerosi interventi hanno
composto un mosaico formato da tante tessere
quanti gli aspetti diversi
toccati riguardanti don
Rua; come un quadro
impressionista, (secondo
una felice interpretazione) che se osservato a distanza focalizza l’immagine. All’inaugurazione del
convegno: “Don Michele
Rua, primo successore di
don Bosco”, è seguita l’inaugurazione di una mostra mirata a far conoscere la diffusione dell’opera
salesiana attraverso gli
anni del governo di don
Rua, dal titolo: “Don Michele Rua, un ‘altro’ don
Bosco”, curata dal direttore dell’Istituto Storico
Storia Salesiana), il consigliere regionale dei
Salesiani, don Pier Fausto Frisoli, la segretaria
generale delle FMA, suor
Piera Cavaglià, e l’ispettore del Piemonte e Valle
d’Aosta, don Stefano Martoglio. A introdurre i lavori del convegno è stato
don Francesco Motto e tra
gli interventi, tutti di livello elevato, alcuni più
centrati nella tematica
proposta altri più evasivi, vengono ricordati quelli delle suore salesiane
che componevano un nutrito gruppetto di partecipanti. Tra i lavori quello delle italiane suor Grazia Loparco: “Don Rua e
l’Istituto delle Figlie di
Maria Ausiliatrice tra
continuità e innovazione”;
di suor Maristella Zanara: “Don Rua, le FMA e la
Chiesa locale in Lombardia”; di suor Eugenia
Leardi: “Il Rettor Maggiore don Rua e la Casa Madre di Nizza Monferrato”;
di suor Gina Colombo: “I
viaggi di don Rua”, e di
suor Maria Ventura: “Gli
oratori nelle case delle
FMA di Sicilia durante il
rettorato di don Rua”. Tra
gli storici salesiani gli interventi di Francesco
Motto: “La questione dell’emigrazione nel cuore di
don Rua”; di Stanislaw
Zimniak: “L’immagine di
don Bosco nella prima
biografia di G.B. Francesca del 1911"; di Sergio
Todeschini: “Richieste di
istituzioni salesiane in
Lombardia e in Emilia
Romagna sotto il governo
di don Rua. Una analisi
sulle esigenze locali e sulle risposte salesiane”; di
Rodolfo Bigotto: “Don Rua
e il Triveneto”, e di Giorgio Rossi: “Nel centro della cristianità i salesia-ni
guidati da don Rua”. Numerosi anche quelli degli
studiosi di idioma castigliano. Non sono mancati
i momenti culturali diversi, come la visita alla reggia di Venaria Reale, il
concerto di musica classica all’Accademia Musicale di Torino e il recital su
don Bosco e don Rua, eseguito dai giovani presso il
teatro dei salesiani di
Valdocco. Significativa è
stata la celebrazione eucaristica nella piccola
chiesa di S. Anna di Caselle Torinese appartenu-
CAVONA
Sabato 21 novembre, secondo appuntamento
col pellegrinaggio vocazionale di zona. Ritrovo
al mattino, alle ore 7.00, presso la cappelletta
di S. Teresa per la recita del S. Rosario. Alle 7.30
Messa in S. Casa a Cavona. Anima l’incontro la
parrocchia di Cuveglio.
MUSICAL
Domenica 22 novembre al teatro Apollonio
di Varese è in cartellone alle ore 16.00 lo
spettacolo “Don Bosco - il Musical” di Piero
Castellacci (già regista di Forza Venite Gente e
di Madre Teresa), con il cantante Marcello
Cirillo.
OTTIMI RISULTATI
PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
IN PROVINCIA DI VARESE
L’obiettivo del 65% di differenziata, da raggiungere nel 2012 è ora più vicino. La media provinciale nel 2008 è del 57,2%, un risultato eccellente, che fa della provincia di Varese la terza
in Lombardia, attestandola anche nelle prime
posizioni a livello nazionale. Dal report 2008
emerge che i valori della raccolta differenziata
aumentano contribuendo così a far scendere i
dati inerenti all’indifferenziato smaltito in discarica o nei termovalorizzatori. «Questo strumento è la fedele fotografia della politica dei
rifiuti nella nostra provincia – ha dichiarato l’assessore alla Tutela Ambientale, Ecologia ed
Energia Luca Marsico – e il risultato raggiunto
acquista ancor più valore se si pensa che la
media nazionale è del 27%. La nostra è una provincia virtuosa per quanto riguarda la differenziata, tanto che non vi è la necessità di un altro
impianto di smaltimento». Soddisfatto dell’obiettivo il presidente Dario Galli, che ha lanciato
una nuova sfida: «Ora puntiamo a compiere un
ulteriore salto di qualità: dobbiamo rendere
omogeneo il sistema di raccolta differenziata
seguendo l’esempio dei migliori. Oggi nella nostra provincia ci sono modelli differenti e sono
convinto che la modalità, al pari della sensibilità sull’argomento, sia determinante». Questi
dati confortanti vanno in parallelo con le previsioni del Piano Provinciale Rifiuti, la cui versione finale è attualmente in fase di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) prima dell’approvazione finale. Il Piano, così come la legislazione nazionale, prevede il raggiungimento del
65% di raccolta differenziata entro il 2012; obiettivo ambizioso ma raggiungibile, considerando
il fatto che 42 Comuni su 141 hanno già superato questo obiettivo nel 2008. «Il risultato ottenuto – spiega Sandro Bonfanti, presidente
della Commissione Ambiente – è merito degli
sforzi di tutti: enti locali e cittadini. Vorrei ricordare le tante iniziative e i progetti promossi
soprattutto tra i più giovani e nelle scuole, per
diffondere una maggior consapevolezza sull’importanza della differenziazione e della riduzione dei rifiuti». Nel report sono anche descritte
tutte le iniziative messe in atto dal Settore Ecologia per sensibilizzare la cittadinanza sulle
tematiche relative ai rifiuti.
ta al barone Bianco di
Barbania, amico e benefattore di don Bosco, luogo dove don Rua ricevette l’ordinazione sacerdotale nell’estate del 1860.
La comunità parrocchiale con le autorità civili
hanno accolto e festeggiato gli studiosi e ritenuto
quel giorno una data di
rilevanza storica. Il convegno ha aperto così
anticipatamente le celebrazioni che si rincorreranno per tutto il 2010;
cento anni dalla morte di
don Rua, avvenuta a Torino il 6 aprile 1910. Nell’ormai lontano 1971, Paolo VI elevando don Rua
alla gloria dei beati riconobbe la santità del sacerdote salesiano degno successore di don Bosco. Oggi
la storia gli riconosce ampiamente il merito di aver
fatto decollare l’opera
salesiana dalla piattaforma costruita faticosamente da don Bosco, aprendola al mondo intero.
SERGIO TODESCHINI
A CITTIGLIO LA FESTA DELLA CICOGNA
Come ormai tradizione da qualche anno a questa parte, alla fine di novembre,
si festeggia a Cittiglio “La Cicogna”, cioè la “Stanza del parto dolce”, costituita
all’interno del reparto maternità dell’ospedale cittadino. Questo centro è allestito ed arredato per accogliere, in un ambiente meno ospedaliero e più
personalizzato, le donne prossime al parto e dà accoglienza ed ospitalità anche
al futuro papà che può così seguire da vicino le ultime fasi che precedono il
parto. Anche quest’anno la festa è stata ripetuta e allargata per festeggiare
tutti i bambini nati nell’anno. È così che la mattina di domenica scorsa 15
novembre la grande chiesa parrocchiale di Cittiglio era gremita di fedeli e di
tante coppie di genitori coi loro bambini per la S. Messa di ringraziamento, al
termine della quale il parroco don Giuseppe ha impartito una speciale benedizione ad ognuno dei bambini presenti. Dopo la S. Messa tutti i partecipanti
hanno continuato la festa al ristorante “la Bussola” con il pranzo insieme.
P A G I N A
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Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SONDRIO INCONTRO DI APPROFONDIMENTO CON DON GIGI PINI
Famiglie numerose insieme
La riflessione del sacerdote
si è concentrata sul dono
e sull’importanza del rapporto con
i figli, il domani della nostra società
di PIERANGELO MELGARA
S
abato scorso la
sezione sondriese dell’associazione Famiglie
numerose ha invitato presso il teatro
San Rocco don Gigi Pini, promotore e responsabile del Centro giovanile Tremenda XXL di
Samolaco per un incontro pubblico sul tema …i
figli di questo tempo
sono già il domani!.
Don Pini ha parlato, o
meglio ha coinvolto e
travolto col suo stile appassionato gli intervenuti, padri e madri di famiglie numerose. Nella
sala, su cui dal palco si
imponeva agli sguardi la
scritta Beata la famiglia
dove vivere è gioia, allontanarsi è nostalgia, ritornare è festa, egli ha gridato con tutta la forza
della sua ormai lunga
esperienza coi giovani
emarginati per i più disparati problemi, in
primis la droga, il ruolo
fondamentale della famiglia: la famiglia è il presente ed è anche il futuro! Se i giovani nella loro
famiglia si sentono amati, se sono responsabilizzati e aiutati a vivere la
fatica di crescere, se
sono educati al rispetto
e all’amore per sé e per
gli altri e a vivere almeno un po’ di silenzio in
un mondo dove tutto è
rumore e vuoto chiacchiericcio, quei giovani
sono fortunati, ma ancor
più fortunati se al centro della loro famiglia c’è
Gesù. «Egli ha già salvato il mondo, a noi spetta
soltanto di amarLo e di
amare nel modo che Lui
ci ha insegnato, con la
stessa intensità e profondità del padre che allarga le braccia per riaccogliere il figliol prodigo,
senza rimproverarlo e
senza rinfacciargli il passato, ma facendo grande
festa per il suo ritorno,
perfino ammazzando il
vitello grasso». Oggi, in
un mondo che dà valore
al successo e all’avere, il
ruolo più difficile è quello di essere papà e mamme, ma proprio per questo è anche il più bello.
«Non preoccupatevi se
sbagliate, perché tutti
siamo uomini e nessuno
e infallibile. Imparate
invece a chiedere scusa
ai vostri figli, quando vi
capita di aver ecceduto
in un rimprovero, o di
aver perso le staffe. Lo
vedo coi miei ragazzi: se
pretendessi di essere
perfetto, di non sbaglia-
re mai con loro, di aver
sempre ragione anche
quando ho torto, perderei la loro fiducia e perderei anche loro. I giovani sanno distinguere
perfettamente bene tra
il rimprovero giusto e
quando invece ve la
prendete con loro perché siete nervosi, stan-
chi, delusi da qualcosa
che vi è capitato durante la giornata». Quindi,
don Gigi ha concluso la
sua breve riflessione,
leggendo qualche passo
dall’Introduzione del suo
ultimo libretto Vorrei
tanto essere così – Lettere dai Campus (ed.
Marna, euro 10), che raccoglie i pensieri dei ragazzi che “hanno trovato entusiasmo e sogni all’apparenza impossibili,
incontrando persone positive e vere”. In queste
stesse pagine egli afferma di credere che nei
ragazzi “ci sia la sana
pazzia di voler provare a
vivere in modo diverso,
come Lui ci ha insegnato… quella pazzia che
nasce dal cuore pulito e
sereno dei piccoli. Se
non diventerete come
bambini non entrerete
nel Regno dei Cieli… Ci
aspetta un tempo bello
e affascinante se ritroviamo il coraggio e la
fantasia di camminare
insieme dentro ai loro
sogni. Il nostro è il Dio
dei vivi”. A concludere la
serata è intervenuto anche il salesiano don Lindo Rossi, che ha raccontato brevemente la sua
esperienza di missionario e di educatore in Centro America.
CASPOGGIO INCONTRO IN PARROCCHIA
SERATA CON DON SCIORTINO
Giovedì 19 novembre, alle ore 21.00, presso la
Biblioteca civica Pio Rajna di Sondrio verrà presentato il libro La famiglia cristiana una risorsa ignorata, edizione Mondadori, di don Antonio Sciortino, direttore del settimanale Famiglia
cristiana. Nel corso dell’incontro con l’autore, don
Antonio Sciortino sarà intervistato da Maurizio
Gianola, educatore e dirigente scolastico, e Adriano
Stiglitz, direttore della Biblioteca Civica Pio Rajna.
Don Antonio Sciortino, sacerdote paolino, ha fatto
studi di filosofia e teologia a Roma, all’Università
pontificia gregoriana, laureandosi in teologia morale. Giornalista professionista, è esperto di famiglia e
di informazione religiosa. Nel 1999 è succeduto a
don Leonardo Zega alla direzione di “Famiglia Cristiana”. Nel giugno 2006 Carlo Azeglio Ciampi gli
ha conferito l’onorificenza di Grande Ufficiale della
Repubblica e nel dicembre 2008 è stato premiato
dal Comune di Milano con l’Ambrogino d’oro. «In
un’Italia sempre più vecchia e in cui la situazione
economica si fa ogni giorno più grave – si legge nella
presentazione del libro –, la famiglia arranca, non ce
la fa più. Ma cos’è oggi la famiglia, in un contesto in
cui ognuno “fa famiglia” come più gli piace? E quale
famiglia ci raccontano i media, tesi a neutralizzarla
più che a promuoverla? Mettere su famiglia è un vero
atto di coraggio». Il testo di Sciortino, lontano da
qualsiasi schieramento, vuole essere una denuncia e
una riflessione delle necessità della famiglia di oggi.
L’ESPERIENZA EDUCATIVA DI COMETA
L’Associazione Cometa di Como e il Centro culturale Don Minzoni di Sondrio organizzano per sabato
21 alle 17.30 presso la sala Vitali di via delle Pergole
l’incontro pubblico La città nella città, in cui il presidente Innocente Figini racconterà l’esperienza
educativa dell’associazione a sostegno dei minori e
delle loro famiglie. Dal 1987 Cometa accoglie minori
in affido, sostiene le famiglie nello svolgimento dei
compiti educativi, opera nel campo dell’educazione
scolastica e della formazione professionale; attraverso Cometa Formazione offre a più di 150 ragazzi
percorsi personalizzati ed opportunità di crescita
professionale. Cometa è una realtà in costante crescita che, a partire dall’esperienza educativa di alcune famiglie, ha fatto dell’accoglienza, dell’educazione e della condivisione della vita quotidiana i principi guida del proprio operato.
Festa per gli anniversari
A
Caspoggio, domenica 15 novembre, si svolta l’annuale giornata della famiglia con la celebrazione degli anniversari di matrimonio. Una ventina di coppie che festeggiavano dai
20 ai 50 anni e oltre di matrimonio, si sono ritrovate
nella chiesa parrocchiale
per la santa Messa solenne. Il parroco don Bartolomeo Cusini li ha accolti con
l’invito a celebrare questa
ricorrenza, ricordando il
giorno in cui, mediante il
sacramento del Matrimonio, hanno congiunto le loro
vite in un vincolo indissolubile e a rinnovare gli impegni solennemente sanciti davanti all’altare. Questo concetto, don Bartolomeo lo ha poi ribadito nell’omelia: «Il sì che è stato
pronunciato davanti a Dio
sulla promessa di amore
per tutta la vita, deve valere ancora oggi, soprattutto oggi. Ma chi l’ha detto che
questo deve valere per tutta la vita? “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito”,
così ha detto il Signore
Gesù e noi che ci professiamo cristiani non vogliamo
ubbidire al Signore? Il matrimonio cristiano non è
un’unione o un fatto privato, ma è un Sacramento in
cui è presente Dio, e Dio è
presente perché Lui vuole
essere garante del vostro
matrimonio». Il parroco ha
poi richiamato gli sposi di
tutta la comunità sulle
gravi conseguenze delle separazioni coniugali dove a
soffrire sono soprattutto i
figli. La coppia deve essere
per i figli testimone di sposi fedeli e di genitori cristiani ed esempio da imitare. Prima della conclusione don Bartolomeo ha voluto mettere in evidenza
anche le situazioni di quelle coppie che non hanno
potuto avere il dono dei figli e per chi ha perso, magari prematuramente, il
proprio sposo o la propria
sposa. L’augurio finale è
stato sintetizzato in una
preghiera dedicata alle
coppie festeggiate: «Signore, ti ringraziamo che sei
stato garante della nostra
unione, ci hai donato dei
momenti belli, ci hai aiutati nei momenti di difficoltà, ma ci hai anche ricordato che il nostro amore deve essere specchio del Tuo
amore nella carità e nella
fedeltà a Te, o Signore».
L’omaggio del “Compendio” a ogni coppia festeggiata da parte del parroco,
la foto di gruppo e un rinfresco preparato sulla piazza della chiesa per tutta
la comunità, hanno concluso in bellezza la giornata.
P.N.
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
SONDRIO
NOVITÀ SUL
FRONTE SALUTE
U
ndici nuove postazioni per la
donazione di
sangue e plasma derivati,
tre ambulatori medici,
una sala ristoro e una di
attesa. Un’inaugurazione importante per l’ospedale di Sondrio, quella della scorsa settimana, giunta in un momento delicato per l’azienda
di Valtellina e Valchiavenna, a poche settimane dall’incendio che aveva pesantemente condizionato l’attività del padiglione nord del nosocomio. E invece, grazie
all’impegno e alla rapidità delle maestranze, il
taglio del nastro per i locali destinati alla donazione di sangue è una
realtà. Gli spazi dove
questa attività si svolgeva fino a pochi giorni fa
– e dove si trovavano
solo 6 postazioni – serviranno per ospitare alcuni laboratori del servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale. In tutta la provincia di Sondrio si contano quasi settemila donatori di sangue, che
assicurano oltre 12mila
donazioni l’anno. Una cifra record che pone il territorio valtellinese e valchiavennasco ai primi
posti in Italia in quanto
a donazioni: una realtà
sensibile e generosa, con
una percentuale significativa di sangue raccolto destinato fuori provincia, visto che il fabbisogno locale è ben coperto. Di una nuova sede si
parlava da almeno 15
anni. Dei quasi 500mila
euro di investimento
necessari, 400mila sono
stati messi a disposizione dall’Azienda Ospedaliera; 60mila sono stati raccolti dall’Avis. Ora,
dicono medici e volontari, ci auguriamo che torni a crescere l’attenzione e la sensibilità verso
il tema della donazione.
Ma le novità non si esauriscono qui. Il Centro
Diabetologico del presidio ospedaliero di Sondrio si è trasferito dal
quinto piano del padiglione sud al secondo piano del medesimo padiglione. Il trasferimento
è avvenuto mercoledì 18
novembre. La nuova ubicazione è dotata di nuovi ed ampi spazi dedicati
all’attività diabetologica,
che renderanno più funzionali l’accoglienza e la
cura dei pazienti. Nonostante il trasloco viene
garantita da parte della
direzione dell’Azienda e
del personale medico la
regolarità del servizio.
Infine, sempre sul fronte sanitario, da segnalare che a breve le farmacie della provincia saranno rifornite del vaccino
contro l’influenza stagionale, esaurito da giorni.
E.L.
CRONACA
P A G I N A
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Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
CHIAVENNA PRESSO LA COMUNITÀ DEL «DESERTO»
Incontro di famiglie
D
avvero una bella serata di convivialità quella
che ha visto la
partecipazione
di oltre 160 tra adulti e
bambini, laici, sacerdoti
e religiose, famiglie e
singoli al Deserto di
Chiavenna sabato 14 novembre . L’appuntamento: il quinto anniversario della cessione in comodato dell’edificio e
spazi circostanti da parte della Congregazione
dei Servi della Carità Opera don Guanella ad
Associazione Comunità
e Famiglia (ACF). Il pretesto: l’occasione per far
conoscere quanto si sta
sviluppando dentro e intorno alla struttura e
per raccogliere un contributo a sostegno delle
spese da sostenere per la
ristrutturazione degli
spazi per famiglie. Il
vero intento: far incontrare in un clima di amicizia, anzi di familiarità,
tutte le persone del territorio e non solo che,
nel corso di questi cinque anni, in tanti modi
diversi hanno contribuito alla nascita, alla elaborazione e allo sviluppo di un progetto di “Residenzialità Integrata” al
Deserto, progetto riconducibile ad un “laboratorio” di auto-mutuo aiuto, di accoglienza e di solidarietà in stile sobrio e
familiare. L’iniziativa è
stata promossa dalle tre
famiglie di Associazione
Comunità al Deserto,
che costituiscono l’espressione locale di ACF.
Queste, nella struttura,
collaborano con Nisida
Cooperativa sociale a gestire un Ostello (orientato prevalentemente ad
un turismo di carattere
sociale) ma anche alla
realizzazione di un’area
adibita ad “housing sociale” per offrire risposta
a problematiche sempre
più diffuse che abbiano
come ingrediente anche
aspetti di emergenza abitativa. Soprattutto però le famiglie prevedono
di realizzare al primo
piano un “condominio solidale” dove consolidare
tra i residenti un “buon
vicinato” che favorisca la
pratica di “vivere con la
porta aperta”. Per questo le tre hanno voluto
allargare per una sera le
proprie famiglie condivi-
PROGETTI PER LA VIABILITÀ
Il bando per il rifacimento del ponte di Gallivaggio sulla Statale 36 potrebbe essere pubblicato
a gennaio 2010. Ne ha dato notizia la Comunità
montana della Valchiavenna, dopo l’esito favorevole dell’incontro svoltosi tra i dirigenti dell’Anas e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo.
La notizia è un notevole passo avanti verso la
soluzione del difficile nodo viabilistico, un imbuto penalizzante per i turisti e i residenti che
transitano lungo la Statale dello Spluga. Il ponte fu posato più di un secolo fa dal Genio, dopo
un’alluvione che aveva danneggiato il guado
preesistente. La costruzione doveva garantire
temporaneamente il collegamento con la valle
per chi proveniva da Madesimo e Campodolcino.
Il vecchio ponte in ferro, dichiarato bene degno
di tutela dalla Soprintendenza, sarà spostato altrove lasciando un passaggio adeguato al carico
viabilistico della Statale. Proseguono anche altri progetti per migliorare la viabilità tra Chiavenna e Campodolcino. La Comunità montana
ha definito il prossimo obiettivo relativo all’allargamento dei tornanti all’uscita della galleria
di Conoia, in direzione dello Spluga, nel territorio di San Giacomo Filippo. La “esse” stretta è
un grave impedimento per bus e mezzi pesanti,
costretti a manovre difficili per riuscire a proseguire verso Campodolcino. L’ente montano si
è impegnato a reperire i fondi e attivare i canali burocratici.
SERVIZIO AUTOPOSTALE SVIZZERO
Con l’introduzione del nuovo orario, il prossimo 13 dicembre, la rete di AutoPostale si arricchisce di 22 nuove linee. In totale i bus gialli
percorreranno 3,5 milioni di chilometri in più
(+4%). AutoPostale gestirà quindi 783 linee in
Svizzera. Nei Grigioni, sulla linea St. MoritzMaloggia-Castasegna-Chiavenna in estate i
bus circoleranno a cadenza oraria. In inverno
ci saranno tre corse supplementari.
dendo in modo molto
semplice una cena, un’esperienza e soprattutto
tanti sogni. E ben oltre
le più ottimistiche previsioni, la risposta è stata davvero significativa.
Tutti i presenti, immersi in un clima così familiare, distante da qualsiasi velleitaria celebrazione, si sono immediatamente sentiti coinvolti e
corresponsabili attivandosi in ogni forma possibile perché ciascuno potesse sentirsi “a casa”.
La sintesi della serata
nelle parole di un “nonno che sente ancora di
poter e dover dire qualcosa ai suoi nipoti” - come ama oggi definirsi
Bruno Volpi, promotore
oltre 30 anni fa, insieme
alla moglie Enrica, di
quella rete di famiglie
(ACF) che conta ormai
comunità e gruppi di condivisione su buona parte del territorio nazionale. Bruno, esortando i
più “innamorati a non
desistere” e gli amici a
“non preoccuparsi di disturbare, anzi…”, ha voluto ribadire come la Famiglia, capace di mettersi in rete e in ascolto
del territorio, è forse oggi la migliore risorsa per
gestire “luoghi significativi, segni di speranza,
culla di relazioni e di accoglienza”. Facendo eco
alle parole del “nonno”,
l’invito rivolto a tutti è
di approfittare di un transito da Chiavenna per
“Venire in disparte e riposarsi un poco”.
M.F.
PRATA DAL NATIONAL GEOGRAPHIC
Riconoscimento
L
a prestigiosa rivista National Geographic ha dato
spazio al lavoro
durato 10 anni e
svolto da Alfonso Ghezzi, per la protezione del
torrente Schiesone, a
Prata Camportaccio. In
un lungo articolo dal titolo “L’oro azzurro delle
Alpi” a firma di Stephanie Unterthiner, pubblicato sul numero di novembre da pagina 2 a pagina 19, Marco Onida,
segretario generale della Convenzione delle
Alpi, cita il valchiavennasco quando parla del-
le captazioni presenti in
varie località dell’Arco
Alpino. Onida - a pagina
11, prima colonna - cita
l’esempio del torrente
Schiesone, in Valchiavenna, che ha rischiato
il totale prosciugamento
in seguito allo sfruttamento senza limiti delle
acque a causa di una
centralina. «Se lì l’acqua
è tornata a scorrere - si
legge - lo si deve alla determinazione di Alfonso
Ghezzi, anima di un comitato Pro Schiesone,
che si è battuto per anni
per garantire la protezione del torrente».
INCONTRO CONVIVIALE
A SANTA CROCE
Santa Croce a tavola con un menù valtellinese. Domenica duecento compaesani sono stati
presi per la gola dai cuochi dell’Astel Teglio,
pronti a dimostrare che i pizzoccheri valtellinesi
sono buoni come quelli bianchi della valle del
Mera. La comunità di Santa Croce di Piuro si
è riunita per celebrare la ricorrenza del patrono, San Martino. Al pranzo, tenuto nell’edificio delle vecchie scuole, hanno partecipato quasi
duecento persone provenienti da diverse frazioni del comune. L’idea di contattare l’equipe
di cuochi di Teglio è arrivata da don Francesco
Crapella, attuale parroco di Borgonuovo e Santa Croce ed ex sacerdote nel comune valtellinese. E visti gli applausi raccolti dallo staff di Astel,
tutto lascia pensare che sia stata un’ottima
intuizione. Ma la festa di ieri è stata anche l’occasione giusta per presentare i recenti lavori
di ristrutturazione della chiesa di San Martino
in Aurogo, la più antica della Valchiavenna.
«Per apprezzare l’antico intonaco di mille anni
fa sono stati tolti gli strati di tinteggiatura che
ricoprivano il colore originale, giallo ocra - ha
spiegato don Francesco -. I lavori svolti finora,
nonostante il notevole impegno economico, ci
hanno comunque accomunati nella solidarietà
e nella generosità, così da vedere risplendere
quell’edificio di pietre vive che siamo noi cristiani, chiamati a volerci bene in Cristo. Ora
la chiesa di San Martino sta ritornando pian
piano all’antico splendore di chiesa romanica».
Ma ci sono degli altri passi importanti per un
edifìcio di culto apprezzato dai valchiavennaschi
e dai turisti. «Ci è stato consigliato dagli esperti di togliere le volte settecentesche, sopra i
banchi, per restaurare i dipinti e vedere il
sottotetto con le capriate originali di mille anni
fa. Così finalmente si potrà di nuovo chiamare
chiesa romanica, come era stata costruita.
Dobbiamo precisare che questi nuovi lavori
verranno eseguiti solamente se finanziati da
enti esterni, in quanto la comunità di Santa
Croce ha già dato molto. Questa chiesa è un
bene collettivo di importanza storica per il Nord
Italia. Se non otterremo finanziamenti purtroppo non potremo sostenere altre spese».
S.BAR.
NON C’È PACE
PER IL CAMPANILE DI PROSTO
In questi mesi vento e fulmini si sono abbattuti sulla torre campanaria danneggiandone la
struttura: in primavera le raffiche di tramontana infierirono sulla croce ed i pinnacoli posti
in fregio al tamburo terminale, provocando la
caduta di parti e di intonaci; gli ultimi temporali estivi hanno reso irreparabili i motori elettrici delle campane. Il nuovo arciprete non si è
perso d’animo; convocato il Consiglio per gli
affari economici ed il Consiglio pastorale ha
proposto - visto l’intervento di una ditta specializzata per la sostituzione dei motori - di effettuare un intervento più radicale che prevede pure di ruotare le campane il cui bronzo,
laddove picchia il batacchio, si è talmente assottigliato da essere a rischio di rottura; il rifacimento dei ceppi, altri lavori di carpenteria.
Le storiche campane di Prosto resteranno
quindi mute fino al compimento dell’intervento della AEI di Pozzuolo Martesana che dovrebbe consentire di riascoltarne il suono in occasione del Santo Natale. Intanto è partita la raccolta dei fondi tra “tutti coloro, credenti e non,
che amano la nostra chiesa, che hanno la volontà di conservare un pezzo tangibile ed udibile dell’antica Piuro, che vogliono ancora sentire suonare le nostre campane nelle festività e
in occasione degli eventi lieti e tristi che si succedono nell’arco di una vita”. In primavera si
predisporranno invece, ottenute le necessarie
autorizzazioni, i lavori di restauro della torre
campanaria. È tutto un fervere di iniziative che
fa bene al paese. Anche in campo pastorale e
ricreativo si registra l’ennesima performance
del “gruppo Hospitale” che sabato ha tenuto
un concerto di musica rock presso il salone ed
ha in programma altre iniziative volte a favorire l’aggregazione. Nel frattempo è partita
anche la pastorale integrata con le parrocchie
della Bregaglia italiana.
Nel corso dei 10 anni,
l’ambientalista di Prata
Camportaccio, ha difeso
il corso d’acqua a suon
di raccomandate e lettere, riuscendo ad accendere i riflettori dell’Unione europea sul piccolo torrente di Prata. Il
suo impegno si è concluso formalmente nei giorni scorsi quando Ghezzi
ha ricevuto da parte della dell’Unione Europea
il responso ufficiale con
il quale è stato dichiarato definitivamente concluso il procedimento.
P A G I N A
32
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
SONDRIO-BRASILE PROPOSTE DA «IL RICHIAMO DEL JOBEL»
A MORBEGNO, HAPPY CHORUS:
UN CONCERTO PER SOSTENERE
IL RESTAURO DELLA CAPPELLA DELLA
MADONNA DEL CARMINE
La parrocchia di San Giovanni Battista di
Morbegno con l’International Inner Wheel, Distretto 204 Italia Phf – Club Colico, organizza per sabato 21 novembre alle ore 21.00, presso la
Collegiata di Morbegno, il concerto “Happy
Chorus”, diretto dal maestro Cesare Dell’Oca e con
la partecipazione dei cori di voci bianche e giovanili
di Delebio sotto la direzione del maestro Valter
Mazzoni. La manifestazione è aperta a tutti con
offerta libera, a sostegno del progetto di restauro
della cappella della Madonna del Carmine.
INCONTRO ALOMAR A SONDRIO
La sezione provinciale di Sondrio dell’associazione
malattie reumatiche Alomar promuove per mercoledì 25 novembre, alle ore 15.00, presso la
sala Vitali di via delle Pergole a Sondrio un incontro informativo aperto a tutti sul tema:
Lombalgia: diagnosi e trattamento riabilitativo. Relatori: Luigi di Palma - chirurgo ortopedico
c/o ospedale di Sondrio; Angela Sala - fisioterapista c/o ospedale di Sondalo.
INAUGURATA LA MOSTRA
SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La cooperativa sociale Nicolò Rusca – Liceo della
Comunicazione Pio XII, con il patrocinio della Provincia di Sondrio, promuove la mostra “Atmoshpera - Realtà e miti dei cambiamenti climatici nel
presente e nella storia del nostro pianeta”. Nella
bella cornice dell’aula consigliare della Provincia si
è svolta la cerimonia inaugurale. L’assessore Boletta
ha portato i saluti e l’apprezzamento dell’Amministrazione Provinciale. Erano presenti anche Marina Cotelli, assessore alla cultura e all’istruzione
del Comune di Sondrio e il direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale Nicola Montrone. Il prof. Mario
Gargantini, direttore della rivista scientifica
emmeciquadro, ha spiegato come il tema della salvaguardia del clima debba essere affrontato liberandosi delle posizioni estreme dei disfattisti e degli innocentisti che spesso conducono a un dibattito
dai toni esasperati e tenendo conto della totalità e
della complessità dei fattori in gioco. La mostra dà
un contributo proprio in questa direzione offrendo un
affascinante percorso interdisciplinare, dal lontano passato della storia della Terra fino alle più urgenti questioni attuali. Il percorso conduce inevitabilmente a chiedersi quale sia l’atteggiamento più
ragionevole per affrontare i problemi e le decisioni
a cui siamo chiamati. Qui il tema travalica i limiti
del metodo scientifico e chiama in causa la nostra
stessa concezione di “natura” e di “uomo”: la ragione scientifica, preziosa per comprendere ogni aspetto
particolare, non ci dà i criteri per rispondere. Papa
Benedetto XVI ripetutamente ha sottolineato l’importanza epocale del problema e indicato il criterio
con cui affrontarlo: “non possiamo usare ed abusare
del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; ...dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la
distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e
così un giardino dell’uomo.” Da una rinnovata coscienza della natura come creazione può nascere un
protagonismo inedito nel rapporto uomo-natura che
arrivi fino a mettere in discussione l’idea stessa di
“progresso” così come è stato concepito nella storia
recente. Non si tratta di rinunciare a utilizzare le
risorse, ma di farlo con temperanza e prudenza, per
il bene di tutti, consapevoli dei limiti delle nostre
conoscenze e riconoscendo il mondo come dono prezioso affidato alla nostra cura e responsabilità. Significativa la frase di Konrad Lorenz con cui il
relatore ha concluso la propria presentazione: «Se
vogliamo davvero che i giovani non disperino della
presente situazione dell’umanità, dovremmo fare
in modo che possano rendersi conto veramente di
quanto è grande, di quanto è bello il nostro mondo...
che possano capire che la verità non è soltanto bella
ma è piena di mistero e che non occorre darsi al
misticismo per vivere delle meravigliose avventure... Ogni persona che si rallegra alla vista della
creazione vivente e della sua bellezza è vaccinata
contro il dubbio che tutto ciò possa essere privo di
senso». La prof.ssa Rogantini del Liceo Pio XII ha
poi raccontato le fasi del lavoro degli alunni e l’importante ruolo di affiancamento svolto dai ragazzi
della media M. C. Turchi che hanno realizzato alcuni poster con il compito di sintetizzare o approfondire alcuni aspetti del percorso. La mostra è allestita nella Sala Ligari della Provincia e resterà
aperta al pubblico fino a mercoledì 2 dicembre
con il seguente orario: dal lunedì al sabato dalle
9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Sono previsti orari più ampi per le visite guidate. Le visite
guidate saranno condotte da docenti e studenti del
Liceo Pio XII e del liceo Donegani. Sono previste
visite guidate adattate per le scuole secondarie di
1° grado e per le ultime classi della primaria. Per le
adesioni all’iniziativa, per ulteriori informazioni e
prenotazione di visite guidate (anche con orari differenti da quelli di apertura) riferirsi ai seguenti
recapiti: Liceo Pio XII, telefono 0342-200043;
[email protected].
Solidali... per la vita
P
roseguono le attività dell’associazione sondriese Il
richiamo del Jobél
a sostegno del progetto Em defesa da vida –
In difesa della vita – che
opera in uno dei quartieri
più poveri e difficili di
Fortaleza, in Brasile. L’animatrice è suor Lorenza,
quasi ottantenne, ma sempre instancabile. Vivo è anche il ricordo di suor Attilia
Fumagalli, scomparsa sei
anni fa in un incidente stradale e anima instancabile
della “Casa conforto” di via
Lavizzari a Sondrio. A lei
è dedicato il prezioso laboratorio di informatica.
Quest’estate una giovane
associata dell’associazione, Laura Manfroi, laureanda in psicologia sociale,
ha trascorso un paio di
mesi a Fortaleza e ha intenzione di tornarvi e di dedicarvi il suo lavoro di tesi.
Con alcune sue amiche, in
vista delle festività natalizie, vorrebbe realizzare
bisciole artigianali: il ricavato della loro vendita verrà interamente devoluto a
Em defesa da vida. Chi fosse interessato a sostenere
questa iniziativa, potrebbe comunicarlo via mail
agli indirizzi francesco
[email protected];
francesco.racchetti@hot
mail.it, così da organizzare al meglio i preparativi
(tutti su base volontaria).
IL PROGETTO EM
DEFESA DA VIDA
Nelle ore notturne la Beira
Mar di Fortaleza cede la
sua selvaggia bellezza al
desolante spettacolo di
centinaia di ragazzine, non
di rado bambine di otto o
bambini per frequentare
corsi scolastici e professionali e cercare un lavoro. Il
progetto offre numerosi
corsi, dall’alfabetizzazione
e formazione scolastica ad
attività professionali: informatica, cucina, sartoria,
estetista e parrucchiere.
Non sono solo corsi teorici:
vi sono un salone di parrucchiere ed estetista, semplice ma adeguatamente attrezzato, ed un laboratorio
di sartoria. In più varie attività rivolte agli adolescenti: artigianato, chitarra, danza, teatro, capoeira,
produzioni artistiche con
materiali riciclabili, seminarî orientati alla cittadinanza attiva.
nove anni, che prostituiscono la propria acerba
bellezza spinte dalla miseria e dalla violenza di un
mercato che tutto avvilisce
a merce. In mezzo a loro
capita spesso di scorgere la
figura un po’ tozza nel lungo abito grigio da religiosa
di suor Lorenza. Con la sua
andatura leggermente
claudicante ha percorso
centinaia di volte i tragitti
delle prostitute, parlando
e facendo amicizia con loro.
Le suore della Redenzione
si sono stabilite nel quartiere del Pirambu, uno dei
più popolosi e poveri. Da
qui proviene la maggioranza delle giovanissime prostitute. Il Pirambu è un
posto affascinante e terribile, rappresentazione urbanistica della varietà dei
gradi che la povertà assume nei paesi del Terzo
Mondo. Al fondo ci sono le
TALAMONA IN MERITO
ALLE MODIFICHE ALLO STATUTO
La onlus
Casa di Riposo
ei giorni scorsi
ha suscitato
particolare interesse sui media
locali la notizia
della modifica apportata
allo Statuto della Casa di
Riposo di Talamona. Una
vicenda iniziata da diverso tempo e conclusa, a fine
ottobre, con il decreto della Regione Lombardia che
ha riconosciuto il cambiamento richiesto dal consiglio di amministrazione
della onlus. Rispetto a
quanto accadeva fino alla
scorsa estate, si è stabilita una diversa ripartizione delle nomine del consiglio della casa di riposo, che
in precedenza era tutto nominato dal sindaco. Ora,
con il nuovo statuto, il sindaco indicherà un membro.
La nomina dell’arciprete di
Talamona è di ufficio, in
quanto rispettosa della
volontà del fondatore e tre
persone, residenti a Talamona, saranno indicate
dalla Diocesi. «La modifica allo Statuto – ribadiscono i vertici della Casa di
riposo – si imponeva per
conservare inalterato la
qualifica a Fondazione
N
“Onlus” della Casa, la cui
perdita comporterebbe un
aumento di retta per gli
ospiti. La variazione dello
statuto riguarda esclusivamente la nomina degli
amministratori e non tocca minimamente la proprietà che rimane della Comunità di Talamona.
La fondazione ha diffuso
un comunicato a firma del
presidente Claudio Mazzoni e dei membri del consiglio di amministrazione
della Fondazione Casa di
Riposo di TalamonaONLUS (mons. Giuseppe
Longhini, Giuseppe Cornaggia, Ferdinando Schiantarelli). Nella prima parte
della lettera vendono messi in evidenza «errori, inesattezze ed accuse finanche denigratorie dell’operato posto in essere dai singoli membri del Consiglio
di Amministrazione, gli
stessi, ad esclusiva tutela
della Casa di Riposo e nel
solo interesse degli ospiti,
precisano quanto segue».
Subito dopo la storia della
Casa di riposo e la vicenda
sono così riassunte: «La
Fondazione è ente di Dirit-
baracche di cartone e lamiera, poste sulla riva dell’oceano. Qui frotte di bambini giocano e cercano cibo
tra i rifiuti e poi si tuffano
tra le onde, dove sfociano
gli scarichi della città. In
gran parte sono i figli delle
prostitute. Per lo più non
hanno un padre. Spesso la
mamma è in carcere per
piccoli furti o per spaccio di
droga. Qui suor Lorenza ha
fondato il progetto Em
Defesa da Vida, che si propone di seguire i bambini,
gli adolescenti e, soprattutto, le madri adolescenti. È assai articolato e tende a coinvolgere l’intera popolazione del quartiere:
una casa, in cui le prostitute rimaste incinte possono trovare alloggio e riparo
per il periodo della gravidanza e per i primi mesi
dopo il parto; il nido, in cui
possono lasciare i loro
to Privato, da sempre autonomo ed indipendente
dal Comune di Talamona.
L’opera è storicamente sorta nel 1908 ad iniziativa
della Congregazione di
Carità grazie ai fondi del
legato sac. Antonio Cucchi e nel corso degli anni
ha subito svariate modifiche dettate dalla evoluzione normativa, sino alla
trasformazione nella attuale fondazione di diritto privato, con nomina del
Consiglio di Amministrazione ad opera del Sindaco
di Talamona, sino al decreto del Presidente della Regione Lombardia n. 10896
del 26.10.2009. Il Comune
non ha giuridicamente né
materialmente alcun ruolo, tanto meno “gestionale” nell’ente, e di fatti non
ha mai preso parte alle dinamiche dello stesso, nemmeno economicamente, sostenendosi la Fondazione
con i propri beni, le donazioni dei privati e le rette
degli ospiti. Il Consiglio di
Amministrazione è assolutamente autonomo ed è
chiamato ad una attività
in senso tecnico e non politico, ed in questa attività
deve rispondere solo al rispetto della legge e del proprio statuto. La nomina
sindacale non presuppone
infatti la facoltà di revoca
o sostituzione del nominato, e ciò proprio a garanzia
contro le illegittime “ingerenze politiche” proprie di
talune amministrazioni. Il
Consiglio di Amministrazione ha da tempo ritenu-
Istruttori sono gli stessi
giovani ed adolescenti,
spesso le madri ex-prostitute, che lavorano per un
piccolissimo compenso
(350 reais al mese: il cambio attuale è di circa 2,5
reais per 1 euro). Il progetto ha molti bisogni: dalla
ristrutturazione e manutenzione degli edifici, all’alimentazione dei frequentanti, al salario degli
istruttori. Con 15mila euro
si potrebbe assicurare la
sopravvivenza e lo sviluppo di un progetto che offre
educazione, speranza e
prospettive di vita dignitosa a numerosi bambini e
adolescenti in uno dei posti più poveri e meritevoli
d’amore del mondo.
Per tutte le informazioni su come sostenere
questi progetti, rivolgersi agli indirizzi mail:
francesco.racchetti@
edpmail.it; francesco.
racchetti@hot mail.it
to, autonomamente e legittimamente di proporre la
modifica statutaria con
cui, nel rispetto della storia dell’ente, si attribuisse
alla Diocesi la nomina di
tre dei cinque rappresentanti, comunque sempre
residenti nel comune di
Talamona, oltre alla nomina di diritto del Parroco di
Talamona (da sempre
membro del Consiglio) e
lasciando al Sindaco la nomina di un amministratore. La modifica è stata
promossa e attuata nel
pieno rispetto della legge e dello statuto della
fondazione, tanto che le
doglianze espresse dal
Comune sono state vagliate dalla Regione, organo competente per le
Fondazioni, che ha infine deliberato la modifica”. La correttezza dell’operato esclude qualsiasi sospetto di illegittimità. Sostenere o anche solo
ipotizzare che il Presidente Mazzoni o membri del
consiglio di amministrazione, che da sempre prestano gratuitamente la
loro opera, abbiano agito
contro gli interessi della
Casa di Riposo o della comunità, in maniera sospetta, discutibile o in funzione di una loro riconferma
come sostiene la Giunta
Comunale (che si sottolinea a riguardo non ha alcuna competenza), è assolutamente privo di fondamento e lesivo dell’onore e
della reputazione dei miei
Assistiti».
CRONACA
SondrioIncontri
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
SONDRIO LA CONFERENZA DEL MAGNIFICO RETTORE ORNAGHI
Federalismo globale?
O
spite dell’ultima
conferenza pubblica organizzata dalla Banca
Popolare di Sondrio presso la sala Besta è
stato il magnifico Rettore
dell’Università Cattolica
di Milano, Lorenzo Ornaghi, invitato a presentare
e approfondire un tema di
indubbia attualità nell’odierno momento politico
e culturale: Federalismo
interno e federalismo
intercomunitario: il futuro dello stato nell’età
della globalizzazione.
«Ho proposto un titolo complesso - ha esordito il relatore - che nasconde una domanda solo in apparenza
semplice: che cosa intendiamo oggi per federalismo
e, soprattutto, quali esigenze spingono quasi di necessità verso di esso. Anzitutto, il federalismo è una
dottrina politica e giuridica e le modalità storiche in
cui si è realizzato sono diverse negli Stati Uniti d’America, nella Svizzera e in
Germania». A complicare
ulteriormente le cose in Italia ci sono le incrostazioni ideologiche attorno
alla questione con non poche opposizioni e il tema è
diventato soprattutto il
federalismo fiscale. Inoltre, poiché in Italia, ma
anche nel resto d’Europa,
storicamente lo stato è accentrato, si fatica ad immaginarne uno federale.
Ma cosa si intende per
federalismo interno a una
comunità politica o a uno
stato e per federalismo
intercomunitario come potrebbe essere quello europeo? Tra l’altro, sarebbe assai problematico, o addirittura azzardato, un federalismo solo interno e non
intercomunitario e interdipendente nella realtà europea. Da qui il quesito implicito nel titolo: quali trasformazioni conoscerà lo
stato nel presente e nel futuro della globalizzazione?
Per dipanare la matassa,
Ornaghi ha presentato i
principali elementi in trasformazione rispetto allo
stato ottocentesco e della
prima metà del ‘900.
«Stanno mutando proprio
quelli costitutivi il dna dello stato europeo moderno
occidentale. Il primo è il
territorio, su cui si esercita il potere dello stato, perché non c’è stato senza territorio. Da qui l’importan-
za dei confini e della loro
difesa, che in Europa ha
causato decine di milioni di
morti. La sovranità è il
potere dello stato sul territorio, elemento che in apparenza rende uguali tutti
gli stati, ma è una finzione, perché la sovranità degli USA non è uguale a
quella della Francia, né la
sovranità della Francia è
paragonabile a quella della repubblica di San Marino. Eppure, è l’aspetto che
ciascuno custodisce più gelosamente, perché senza
sovranità non c’è stato. Il
terzo elemento sono le istituzioni politiche e la burocrazia attraverso cui lo
stato esercita il potere sul
territorio. Oggi, la globalizzazione ha tolto al territorio e ai confini il valore
che avevano almeno fino a
buona parte del ‘900 e cambiato fortemente la stessa
sicurezza militare. Ormai
nessuno stato ha una vera
sovranità economica, ma
tutti sono legati a qualcun
altro da rapporti di interdipendenza e l’unica sovranità consiste in uno scranno all’Assemblea delle Nazioni Unite». Inoltre, non
solo in Italia, ma in tutto
il mondo, lo stato del
welfare è sempre meno
economicamente sostenibile e non riesce più a rispondere con le istituzioni e le amministrazioni
alle esigenze enormemente dilatate dei cittadini.
Anche le istituzioni sono
sempre più in difficoltà a
produrre politiche pubbliche valide per tutti, perché
è mutato il sistema sociale, le aspettative sono diverse e il funzionamento
delle istituzioni non riesce
ad essere uguale sul territorio. Per di più la globalizzazione sta conferendo al
territorio locale un valore più alto: luoghi storicamente periferici ora diventano nuovi centri, riconquistando un valore che sembrava perduto. Tuttavia,
proprio questi territori
sono i più esposti ai rischi
oltre che alle opportunità
della globalizzazione e faticano a trovare un equilibrio fra il passato e il futuro. Ecco perché, non solo in
Italia, il federalismo torna
ad essere il tentativo delle
istituzioni politiche di rispondere alle esigenze del
territorio. A questo punto,
per mostrare che il federalismo italiano possiede
anche nel ‘900 radici culturali di tutto rispetto, Ornaghi ha ricordato che a
Como nel primissimo dopoguerra, il 27 aprile 1945,
vedeva la luce la rivista Il
Cisalpino, scritta e pubblicata da giovani democristiani, che però ebbe vita
molto breve (proprio dentro questa esperienza nasce il federalismo di Gianfranco Miglio). Il condirettore Tommaso Zerbi, docente universitario e uomo
IN VALMALENCO: UOMINI E MONTAGNE
La presenza delle montagne e la pendenza dei versanti retici hanno influito da
sempre sulla vita quotidiana della popolazione malenca a livello economico, sociale e culturale. Dal 20 novembre al 6 dicembre la manifestazione Uomini e
Montagne giunta al suo decimo anno per tre interi week-end si dedicherà agli
uomini e al pendio dove, con un fitto programma d’attività verranno evidenziate
alcune delle tematiche più importanti di questo “mondo” così vitale. Gli uomini
saranno punto centrale della manifestazione con le sue problematiche legate alla
particolare natura del suolo. Storie di uomini che hanno avuto in comune l’esigenza
di percorrere quei sentieri tra molte difficoltà cui risultava estraneo il rapporto con
la “vetta” e lontana era l’ispirazione della “scalata”. Queste giornate saranno dedicate a loro. Il primo appuntamento è a Chiesa Valmalenco e a Lanzada, dal 20 al
22 novembre in piazza SS. Giacomo e Filippo. Oltre alla palestra di arrampicata e
alla mostra dedicata alle antiche contrade del paese, da segnalare venerdì 20, alle
ore 21.00, presso lo spazio Teca, la tavola rotonda su: Alte vie - dalla Valmasino
alla Valmalneco, la possibilità di un progetto comune. Per tutte le giornate
di sabato 21 e domenica 22 novembre, possibilità di visite al Museo Minerario
della Bagnada, alle Miniera attiva IMI-Fabi “Brusada-Ponticelli” e alle Collezioni
mineralogiche (prenotazioni presso il Comune di Lanzada - tel. 0342/453243. Sabato 21, presso lo spazio Teca di Chiesa Valmalenco, a partire dalle ore 16.30,
Montagne in corso - Il Soccorso Alpino tra il Canton Grigioni e la provincia
di Sondrio: esperienza a confronto nelle Alpi retiche; a seguire la conferenza
Il silenzio delle montagne. L’alpinismo secondo Rossano Libera. La manifestazione, con momenti musicali e dimostrazioni, si svolgerà anche nella serata di
sabato e si concluderà nel primo pomeriggio di domenica 22 novembre.
di spicco della Democrazia
Cristiana, da quelle pagine prospettava una visione federalista cantonale e
non regionalista del nuovo
stato democratico. “La ripartizione dell’Italia - scriveva nelle pagine iniziali
della rivista, non a caso intitolate Il nostro programma - nelle attuali 18 Regioni venne proposta da Pietro
Maestri... e fu accolta per la
prima volta nelle pubblicazioni ufficiali del regno solo
nel 1863: conta meno di un
secolo: un’inezia per un popolo che vanta millenni di
storia. Noi siamo nettamente contrari al regionalismo
storico. Esso segnerebbe un
regresso nella nostra educazione politica, perché riattizzerebbe fatalmente residui motivi campanilistici
più di quanto riuscirebbe
ad addestrare le nostre
masse alle responsabilità
dell’autogoverno, ossia alla
vera democrazia”. Il loro era
un federalismo “intelligente” di cantoni - ha continuato Ornaghi - sul modello svizzero, costituiti da
territori omogenei per storia, tradizione, valori e interessi economici: “Organizziamo su basi cantonali,
ossia su zone razionali, un
energico decentramento costituzionale oltre che amministrativo, deleghiamo fiduciosamente a più democratici e meglio competenti organi locali di governo molte
delle funzioni finora accentrate in Roma, o nei tentacoli periferici della burocrazia dipendente da Roma.
Quando rendessimo elettive
nell’ambito cantonale e
temporanee molte delle cariche attualmente riservate
ai burocrati di carriera,
stroncheremmo per sempre
l’automatica proliferazione
dell’attuale burocrazia accentratrice”. «Erano, quindi, già presenti allora temi
su cui anche oggi si discute
- ha spiegato Ornaghi -. Ho
ricordato questo per mostrare che nella cultura
politica italiana c’è un federalismo molto spesso di
matrice anche cattolica.
Ma come si lega il federalismo interno al federalismo che ho chiamato
intercomunitario (l’aggettivo è di Miglio)? Con la
globalizzazione cresce
l’interdipendenza tra le nazioni, ma soprattutto molti processi superano i confini nazionali e, quindi, è
un’età transnazionale,
mentre oltre al ruolo del
territorio cresce parallelamente anche quello delle
comunità (le comunità locali di antica memoria, la
comunità nazionale nella
sua identità e coesione) e,
in Europa, lo sforzo faticosissimo di costruire la realtà politica europea. Ma si è chiesto Ornaghi - è possibile costruirla così che
non sia un impossibile superstato e che non sia solo
un precario complesso di
equilibri, dove contano ancora gli stati più forti? È
possibile cioè un vero
federalismo europeo?
Questa è la sfida. È importante capire che un conto è avere un federalismo
europeo di stati, altra cosa
è un’approssimazione al
federalismo europeo come
federalismo di comunità, dove protagoniste sono
le grandi regioni e non di
necessità gli Stati». Il punto di congiunzione tra fede-
P A G I N A
33
GLI APPUNTAMENTI
DI UNITRE A SONDRIO E A TIRANO
Ecco gli incontri di Unitre di Sondrio in programma nei prossimi giorni di novembre: venerdì 20 novembre, alle ore 15.30, presso
la rinnovata sede Unitre, in via Battisti
29, a Sondrio, una tavola rotonda sul tema:
Alberto De Simoni: attualità di un illustre
giureconsulto valtellinese del secolo dei
lumi. Relatori saranno: Leandro Schena,
coordinatore scientifico Centro Linguistico
Università Bocconi; Maria Donata Panforti,
ordinaria di Diritto privato comparato, all’Università di Modena e Reggio Emilia; Giuseppe
Tarantola, presidente della Prima Sezione
Civile della Corte d’Appello di Milano; lunedì
23, Floriana Carniglia, docente di economia
politica presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, presenterà La questione del
federalismo fiscale; mercoledì 23, Marina
Camatini, docente di Biologia cellulare e direttrice del Centro di ricerca Polaris dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, si avvarrà
di proiezioni in power-point per parlare de L’inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla
salute; venerdì 27, Italo Carta, già ordinario di psichiatria presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e docente nella Scuola di
specializzazione in psichiatria, anch’egli con
l’ausilio di proiezioni in power-point, proporrà
il tema de La malattia mentale: che cos’è, dove
e come si cura; lunedì 30, Alessandra Berlanda, esperta di Storia dell’arte, tratterà de
La suggestione dell’arte primitiva e arcaica nella
pittura e nella scultura del primo Novecento
col sussidio di proiezioni in power-point. Come
sempre gli incontri si tengono presso la sede
di via C. Battisti 29 a partire dalle ore 15.30.
Questi gli incontri presso Unitre di Tirano
nello stesso periodo: martedì 24, Chiara
Sciolis, docente di filosofia nelle scuole superiori, proporrà Riflessioni di filosofi sulla speranza; venerdì 27, Franco Clementi presenterà e guiderà l’ascolto de La scala di seta di
Gioacchino Rossini; martedì 1 dicembre,
Donato Valenti, responsabile della terapia del
dolore presso l’Aovv, tratterà di un argomento
attualmente al centro della discussione politica, La vita e la morte. Problemi bioetici. Tutti
gli incontri si tengono presso la sala del Credito Valtellinese in piazza Marinoni a partire dalle
ore 15.00.
GRAZIOLI PRESENTA
IL SUO LIBRO SUL SISTEMA RUSSO
E DELL’ASIA CENTRALE
Stefano Grazioli torna a Sondrio per parlare
di Russia. Il giornalista, originario del capoluogo valtellinese, ma da anni residente all’estero, è considerato uno dei massimi esperti
delle questioni relative alla Russia, l’Europa
Orientale e l’Asia Centrale. Sabato 28 novembre doppio appuntamento con Grazioli, che presenterà, alle ore 17.00 presso la Libreria di
Alice (via Caimi 14) e alle ore 18.00 in Sala
Besta (via Vittorio Veneto, 4), il suo ultimo libro “Gazpromnation: il sistema Putin e il grande gioco in Asia Centrale”. L’incontro è aperto
a tutti.
A SONDRIO IL DIRETTORE
GENERALE DELL’ENEL FULVIO CONTI
Venerdì 27 novembre, alle ore 18.30, presso
la sala “Fabio Besta” della Banca Popolare di
Sondrio, con ingresso da piazza Garibaldi 16, il
cav. del lavoro dottor Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale dell’Enel
Spa, terrà una conferenza sul tema: “Il sistema energetico italiano e il ruolo dell’Enel”.
ralismo interno e intercomunitario sta nel fatto che
nell’epoca della globalizzazione i due fenomeni non
possono essere scollegati.
Un federalismo tutto chiuso su confini diversi dal passato, ma comunque chiuso,
sarebbe un federalismo
protettivo, difensivo e forse inadeguato alle attuali
sfide della globalizzazione.
Al contrario, un federalismo che, difendendo e proponendo il valore del territorio, è costruito anche internazionalmente sui molteplici livelli di governo
della grande area della comunità europea, è quasi sicuramente più aperto alle
sfide della globalizzazione
e più capace di realizzare
un equilibrio tra gli interessi, i valori e le aspettative
di un territorio. «La sfida è
gigantesca - ha osservato
Ornaghi - e la Costituzione europea deve avere come
primo obiettivo la federazione dei popoli e non degli
stati. Come spesso succede che da piccole cose ne
nascano di grandi, così credo che, se il ceto politico dei
vari stati e noi ci apriamo
alla speranza, possiamo
ancora sulla base della nostra cultura ed esperienza
storica modellare istituzioni che corrispondano alle
trasformazioni in atto verso un federalismo politico,
ma anche economico e sociale nel senso più alto del
termine. Solo così si trova
la forza di un patto di intelligente solidarietà di
fronte al rischio di una
frammentazione crescente
dove, anche nel nostro paese, ogni parte compete e litiga con l’altra».
PI. ME.
CRONACA
P A G I N A
34
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
PROVINCIA ECCO COME SARÀ APPLICATA LA RIFORMA GELMINI, CON TAGLI INESISTENTI E NUOVI INDIRIZZI
Scuola: fra certezze e novità...
A
nche per l’anno
2010-2011, l’assetto scolastico
della provincia
di Sondrio non
subirà alcuna variazione. Il nostro territorio,
infatti, è interamente
montano e può quindi
fruire della deroga a tutte le norme che riguardano la distribuzione
degli istituti e il numero di alunni per classe.
Con questa precisa comunicazione l’assessore
provinciale Costantino
Tornadù ha aperto l’assemblea dei dirigenti
scolastici, che si è tenuta a Sondrio, presso la
sala consiliare della Provincia, venerdì 13 novembre. La partecipazione è stata pressoché
totale, a riprova dell’importanza che è stata attribuita a questa assem-
blea generale, la prima
avvenuta dopo il 2000,
quando era stata introdotta l’autonomia giuridica degli istituti. Nei
vari interventi che si
sono succeduti è stato
espresso unanime apprezzamento per la chiara scelta politica dell’Amministrazione Provinciale, ma sono stati
evidenziati anche alcuni
problemi. «I genitori
sono molto sensibili alla
qualità del servizio che
viene offerto ai loro figli
– ha affermato il Dirigente Scolastico Nicola
Montrone -. Per quanto riguarda il numero di
alunni per classe, nelle
scuole secondarie inferiori e superiori la situazione appare nella norma. Si verifica invece
una polverizzazione degli istituti nelle scuole
APPUNTAMENTI A SONDRIO
• sabato 21, festa della Presentazione della
Beata Vergine Maria e Giornata mondiale per
le comunità claustrali femminili, alle ore 7 da
piazzale Fojanini partirà il pellegrinaggio vocazionale al santuario della Sassella;
• domenica 22, festa di Cristo Re e Giornata
nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero, presso la chiesa e l’oratorio
del Sacro Cuore si terrà la XVI Festa della
Famiglia con la celebrazione della S. Messa
alle 10.30, alle 12.00 il pranzo comunitario in
collaborazione dell’Accademia del Pizzocchero
di Teglio; alle 14.00 giochi e, a seguire, merenda per tutti. È possibile acquistare i buoni pasto presso gli oratori della città fino a venerdì
20 novembre. Coloro che desiderano festeggiare il proprio anniversario di matrimonio (10°,
25°, 50° e oltre) possono rivolgersi a Loretta e
Riccardo, telefono 0342.219651 o 338.2571451,
dalle 19.00 alle 20.00 entro il 20 novembre;
• giovedì 3 dicembre, alle 21 nella chiesa
Collegiata si terrà il momento di preghiera
Marta e Maria, modi diversi di essere Chiesa, rivolto a chi svolge un servizio liturgico,
catechistico, caritativo, missionario, di volontariato, ecc., nella comunità parrocchiale;
• da domenica 29 novembre sarà disponibile
il nuovo cd musicale Alma Mater, dedicato alla
Vergine Maria, in cui a otto fra preghiere e
meditazioni pronunciate da papa Benedetto XVI
sono stati sovrapposti il canto gregoriano e la
musica sacra moderna.
primarie». Ci si trova
quindi di fronte al dilemma, evidenziato anche in
altri interventi: mantenere le scuole in tutti i
piccoli centri, con la necessità di ricorrere alle
pluriclassi e diminuendo
quindi la qualità del servizio scolastico, oppure
creare delle aggregazioni, per offrire una qualità maggiore? Altri interventi, come quelli di Zanesi e Quagelli, hanno
evidenziato la necessità
che il numero delle scuole venga mantenuto anche negli anni successivi, per tutelare la vita in
montagna. Le scuole
sono spesso degli importanti centri di animazione per le piccole comunità; quando vengono
chiuse, è come se si spegnesse l’ultima luce rimasta accesa. È necessario tuttavia procedere
verso collaborazioni e aggregazioni, che, prima
delle scuole, devono interessare i piccoli comuni stessi. In controtendenza, ma realistico,
l’intervento del Dirigente di Chiesa in Valmalenco, Carluccio, il qua-
RISPARMIO ENERGETICO: COME ORIENTARSI?
In questo periodo si fa un gran parlare di risparmio energetico, ma come
muoversi tra la miriade di prodotti, tecnologie ed incentivi? Spesso i concetti e la definizione dei prodotti stessi sono talmente incerti da trarre in
inganno non solo i privati cittadini, ma gli stessi addetti ai lavori. A generare confusione è la mancanza di un sistema unico ed oggettivo di qualificazione; non essendoci un lessico specialistico univoco e medesime disposizioni in materia da regione in regione, muoversi all’interno di questo settore risulta un vero e proprio ginepraio. Per questo a Politec Informa è stata invitata la ricercatrice dell’Istituto Tecnologia delle Costruzioni del CNR, Elisabetta Oliveri, che, coadiuvata dalle sue collaboratrici
Antonella Foglio e Rossella Scaioli, ha illustrato un progetto per la
realizzazione di un centro di documentazione e informazione scientifica sui temi riguardanti l’efficienza energetica e l’applicazione
di fonti rinnovabili in usi finali civili. Tale progetto si trova inserito
in un altro ben più ampio che vede coinvolta la Regione Lombardia insieme al Dipartimento Sistemi di Produzione del CNR. L’obiettivo finale è
rendere disponibile e aggiornata l’informazione sulle principali opportunità tecnologiche in tema di edilizia sostenibile e risparmio energetico. Il
tutto raccolto e messo a disposizione dell’utente su un portale internet
che per il momento in continua evoluzione; ma che nei prossimi mesi
potrebbe già anche essere messo on line. Compito tutt’altro che agevole
visto che i temi del progetto sono pressoché infiniti e che l’argomento è
attualmente sprovvisto di un “Thesaurus” unico e oggettivo. Per questo,
uno dei primi passi compiuti dal gruppo di lavoro è stato cercare di omologare la definizione dei vari prodotti al fine di evitare spiacevoli errori di
concetto. Step successivo è stato il confronto tra i diversi dispositivi in
ambito regionale. Inizialmente, tale comparazione la si è fatta su un lotto
di tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. L’esperimento, oltre ad arricchire la piattaforma di nozioni, in futuro potrebbe anche essere utile ad un tecnico abilitato ad un determinato tipo di intervento che
per esigenze lavorative volesse operare anche fuori regione.
le ha rilevato come nei
prossimi anni ci sarà
un’ulteriore contrazione
degli alunni. Appare
quindi irrealistico pensare di mantenere l’organico attuale, che risulta
già sovradimensionato.
Il secondo punto all’ordine del giorno riguardava i nuovi indirizzi scolastici previsti dalla «riforma Gelmini». Su questo tema, l’assessore
Tornadù ha illustrato
anzitutto la linea che
l’amministrazione intende seguire: ascoltare
prima i pareri e le proposte che vengono dalle
varie scuole, poi procedere con le delibere ufficiali. E qui la discussione è stata vivacissima.
Per chi non conosce le
ultime novità del mondo della scuola, va ricor-
dato che è in atto una
riforma degli indirizzi
scolastici che non solo
cambia i nomi, ma rivoluziona quell’assetto degli istituti superiori al
quale eravamo abituati
da decenni, con «i ragionieri, i geometri, i periti» e così via. Dei nuovi
indirizzi, anzitutto, circola solo una bozza, che
non è ancora stata approvata dalla Conferenza Stato-Regioni e tuttavia essi dovranno entrare in vigore già dal prossimo anno scolastico,
come ha ricordato Nicola Montrone. In secondo
luogo, i vari istituti hanno la possibilità di fare
la scelta degli indirizzi,
con il rischio, serio, che
si creino dei doppioni,
oppure delle gravi mancanze, all’interno dello
stesso ambito territoriale. La discussione, dicevamo, è stata molto vivace, ma ha evidenziato
anche il senso di responsabilità di tutti gli operatori ed ha permesso
quindi di fissare alcune
linee operative precise.
Nei prossimi giorni si
terranno delle riunioni,
sia a livello di distretti
scolastici (anche se questa suddivisione oggi non
viene più usata), sia a
livello provinciale, per
analizzare le effettive
esigenze formative e per
giungere quindi al compito non facile di ridisegnare l’assetto generale
delle scuole della Provincia. Si può quindi partire della situazione di
equilibrio che già esiste
negli istituti, per innestare le novità previste
dalla riforma. Da evitare (come ha ricordato il
Presidente dell’Associazione dei Dirigenti, Andreola) che nelle singole scuole ci sia la corsa
selvaggia all’accaparramento dei nuovi indirizzi o, peggio ancora, che
si facciano delle scelte
cervellotiche, destinate
poi al fallimento, perchè
non c’è una reale utenza
nella nostra società. Sul
complesso della riforma
ci sia consentita una piccola riflessione. L’intervento compiuto intende,
in modo particolare,
razionalizzare gli istituti tecnici, raggruppando
gli attuali 1800 in due
grandi settori: economico e tecnologico. Il primo comprende a sua volta 2 indirizzi: amministrazione, finanza e marketing da una parte e
turismo dall’altra. Il secondo ha 9 indirizzi, tra
cui costruzioni, ambiente e territorio, che sostituisce il tradizionale termine geometri. Si nota
quindi la mania, contemporanea e non sempre giustificata, di giocare sulla novità dei nomi.
«Come faccio a spiegare
agli utenti che l’indirizzo amministrazione, finanza e marketing è
sempre ragioneria»? – si
chiedeva allarmato un
dirigente scolastico. Non
era più semplice aggiornare e ammodernare i
programmi, pur conservando i vecchi nomi, che
ormai nel linguaggio comune hanno una valenza chiara e codificata dal
tempo?
CIRILLO RUFFONI
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
P A G I N A
35
SONDRIO UN INCONTRO DI APPROFONDIMENTO FATTO DI STORIE E RACCONTI CHE FANNO RIFLETTERE
L’aggressività nell’adolescenza
S
torie. Storie di
ragazze e ragazzi e del loro malessere interiore
che può esplodere, contro gli altri, o implodere, contro se stessi. Storie che Pietro Roberto Goisis, medico psichiatra, ordinario della
Società psicoanalitica
italiana e professore all’Università Cattolica di
Milano ha raccontato e
commentato nella sua
conferenza, dal titolo
esplicito «Fare male e
farsi male in adolescenza». Organizzata dal
Centro di psicologia e
psicoterapia - Specialisti
associati di Sondrio, con
il patrocinio del Comune e dell’Azienda Sanitaria Locale della Provincia, l’incontro si è svolto
venerdì 13 novembre
nella Sala Vitali di Sondrio.
Storia di Federico, dunque, entrato in terapia
da Goisis per volere dei
suoi genitori. La ragione, un sintomo fisico, una grave colite ulcerosa,
che il ragazzo, però, 17
anni, si rifiutava di curare. Appassionato di
calcio, come giocatore e
come tifoso, Federico ha
pochi amici, nessuna ragazza, ed è molto, molto
triste. In casa vive un
clima teso, per i frequenti litigi dei genitori
prossimi alla separazione. All’inizio della terapia racconta di canne fumate e di attacchi di panico segnati da un’intensa, angosciante paura di
morire. Dopo un anno
trascorso nel set analitico - i genitori nel frattempo si sono lasciati il suo umore migliora,
decide di farsi curare, però beve e prova ancora
la voglia di farsi di canne. In seduta racconta:
«Al sabato vado a ballare e quando torno in motorino mi viene sonno.
Allora chiudo gli occhi,
tanto so che non c’è pericolo, che so andare dritto». Una sera, però, d’un
tratto li apre e si ritrova
a 20 centimetri da un furgone. Sbatte, cade, si fa
male. «So che sono uno
stupido», dice al terapeuta «non me lo dica anche lei». Aggiunge che
grazie anche a un film,
Trainspotting, ha capito
che le droghe sono pericolose e ha riconosciuto
il suo desiderio, represso, di aggredire. Soprattutto, ha compreso che
dietro il suo comportamento «c’è il bisogno di
attenzione e di cura».
Un’altra testimonianza, drammatica. Quella
di una paziente, Paola,
di 25 anni che un giorno
improvvisamente telefona a Goisis. «Sono salita
all’ottavo piano, volevo
buttarmi», racconta. Il
terrore di farlo l’ha trattenuta e spinta a chiamare il suo terapeuta,
una relazione forte che
l’ha salvata. «La sua
mamma si era ammalata dopo la sua nascita»,
spiega il medico. «Dentro di lei convivevano
ancora un sentimento di
abbandono e un senso di
colpa, che erano all’origine del suo male di vivere».
Due racconti-testimonianza chiari. Il farsi
male con comportamenti
autolesivi (il rifiuto della cura, l’uso di stupefacenti, i giochi irrespon-
SONDRIO-CHIURO FORUM INTERNAZIONALE
Montagna, energia, UE
er due giorni – il
19 novembre
presso la Sala
Consiliare della
Provincia
di
Sondrio e il 20 novembre
presso l’Auditorium comunale di Chiuro – la Valtellina sarà la capitale
europea della montagna, il centro nevralgico di
idee e di esperienze comuni che verranno presentate
nel corso di un forum internazionale articolato su
due giornate, dal titolo
“Una montagna piena di
energia”, organizzato da
Euromontana e Irealp con
il sostegno di Regione Lombardia e Provincia di Sondrio. L’incontro-confronto
coinvolgerà eurodeputati,
funzionari europei ed esperti del settore, superando la
dimensione del seminario
per concentrarsi sull’azione. Un fronte comune in difesa delle peculiarità della montagna a partire da
un tema centrale: l’energia.
Euromontana, associazione europea per le regioni di
montagna, che ha avviato
l’iniziativa, riunisce 72 organizzazioni di 18 Paesi
europei e opera con l’obiettivo di promuovere la mon-
P
tagna, favorirne lo sviluppo sostenibile, migliorarne
la qualità della vita. Tra i
soci italiani figurano Irealp
e la Provincia di Sondrio.
Le regioni montane riunite in Euromontana hanno
condiviso preoccupazioni,
criticità e programmi presentandosi unite, manifestando tutta la forza di territori che non vogliono arrendersi alle difficoltà, ma
che, anzi, reclamano un
ruolo da protagonisti nella
nuova Europa disegnata
dal Trattato di Lisbona.
Ne è nato un position paper,
vero e proprio documento
d’intenti che definisce le
possibili linee strategiche
per il progetto “Asse di finanziamento per l’energia
di montagna” a valere sul
bilancio 2011 dell’Unione
Europea di cui si comincerà a discutere nella prossima primavera. Il documento di posizione verrà presentato ufficialmente e ratificato dai membri di
Euromontana proprio durante il forum valtellinese.
Fabrizio Ferrari, nella duplice veste di presidente di
Irealp e di vicepresidente
di Euromontana, evidenzia
l’importanza di un appuntamento unico per la pro-
vincia di Sondrio e per la
montagna lombarda: “Tutte le montagne d’Europa ci
guardano – sottolinea –
perché questo documento
racchiude il futuro dei nostri territori. Soltanto un
riconoscimento reale delle
peculiarità della montagna
da parte dell’Unione Europea, infatti, sancito da leggi e regolamenti e sostenuto da adeguate opportunità di finanziamento ci potrà garantire un futuro. È
tempo che la Commissione europea guardi alla
montagna con la giusta
considerazione per valorizzare peculiarità che, se
sapientemente sfruttate,
andrebbero a vantaggio
dell’intero sistema Europa. Il nostro ragionamento
non poteva che partire dall’energia, tema cruciale non
solo per il Vecchio Continente, ma per il mondo intero, e anche in questo senso la scelta della Valtellina
quale sede del forum internazionale non è stata casuale”.
Il forum internazionale
“Una montagna piena di
energia” si aprirà alle
14.30 di giovedì 19 novembre, nella Sala Consiliare di Palazzo Muzio
sabili di Federico, il desiderio di morte di Paola) o il fare male (l’aggressività inconscia verso la
madre, quella verso persone, animali, cose, percepita da Federico) sono
legati da un unico filo
rosso, spiega il medico.
La rabbia. Una rabbia inespressa, in genere covata in famiglia, anche
conseguenza di un trauma subito e della mancata elaborazione che si
manifesta nei suoi due
volti: l’infelicità, l’aggressività. Con un’importante precisazione:
spesso nelle ragazze il
comportamento autolesionista si manifesta con
la promiscuità sessuale.
«Il nostro lavoro come
terapeuti» spiega Goisis
«è dare la possibilità a
questi ragazzi di pensare a ciò che fanno, di ri-
conoscere le emozioni
che provano, prima di
tradurle in gesti». Lo
psichiatra ricorda che il
suicidio è al secondo posto nella causa di morte
degli adolescenti (al primo posto gli incidenti).
E spiega che i comportamenti autolesivi sono
comunque «equivalenti
suicidari». Ma cosa accade dentro le menti, i
cuori, le anime di questi
ragazzi? Goisis spiega il
concetto dell’ambivalenza e di come l’adolescente si trovi a dover costruire un rapporto equilibrato tra sentimenti conflittuali, a dover integrare opposte tendenze percepite interiormente.
Un esempio? La rabbia
verso la ragazza amata
si dissocia dall’amore e
diventa distruttiva. Come aiutarli? Goisis sottolinea l’importanza della relazione, il dialogo
che porta la conoscenza
di sé nel confronto con
la conoscenza dell’altro.
E, ancora, il fondamentale addestramento alla
frustrazione, che deve
passare attraverso il
conflitto tra genitori e
figli. «Il genitore che abdica al suo ruolo danneggia i figli e sbaglia se
evita lo scontro, per sua
natura formativo. Perché la vita è lotta, scontro, frustrazione con cui
bisogna imparare a confrontarsi». «Inoltre, i ragazzi», spiega ancora il
professore, «non hanno
ancora un pieno senso
della realtà». «Addirittura – ricorda - recenti studi americani sul cervello degli adolescenti hanno dimostrato che la
maturazione cerebrale
arriva a 25 anni. Questo
vuol dire che in loro c’è
un’area a rischio, perché
priva di una completa
consapevolezza». Il consiglio ai genitori è quello di usare, innanzitutto, il buon senso, ascoltando, valutando, reagendo e rimanendo sempre ancorati all’attimo
presente, senza perigliosi ritorni al passato. Ricordando il grande bisogno di attenzione e di
cura dei loro figli. Ricordando anche che «si entra nell’adolescenza
quando si scopre che i
genitori hanno dei difetti. E se ne esce quando
questi difetti li si accetta». Durante tutto il percorso, madri e padri hanno l’importante funzione
dei guardrail, che permettono alle auto di
scorazzare, ma che contengono e segnano i confini da non oltrepassare.
E che accade se l’adolescente quando è in casa
si rinchiude nei meandri di Internet? «Le nuove tecnologie sono importanti e utili», dice
Goisis «Se però portano
all’isolamento in famiglia, la funzione dei genitori è di ingaggiare un
duello per ristabilire la
comunicazione». In chiusura don Franco Rusteghini, sacerdote salesiano, cita don Bosco:
«Educare è cosa di cuore». Trova una porta aperta. «Sia per i genitori, sia per i terapeuti non
c’è possibilità di stabilire una vera relazione
senza il cuore, senza la
passione dell’amore»,
conclude il professore.
MILLY GUALTERONI
A LIVIGNO UN CONVEGNO DEDICATO
ALLA CRISI ECONOMICA: COME USCIRNE?
A Livigno, il 20 novembre, a partire dalle ore 15.00 in occasione del
Mottolino Day 2009, si affronterà l’argomento: come uscire dalla crisi? La domanda è tanto più cruciale in una stazione come Livigno che,
meno di qualunque altra, ha sofferto della difficile congiuntura economica. L’intento è di fornire a imprenditori e commercianti spunti e suggerimenti per orientarsi in questo periodo di timori e d’incertezze. L’incontro, a cui sono invitati gli operatori dell’Alta Valtellina e tutti gli interessati, ruoterà intorno all’intervento di Paolo Ruggeri, uno dei soci fondatori
della Mind Consulting Italia di Bologna (www.mindconsulting.it), società
che si occupa di aiutare le piccole e medie imprese a “re-inventarsi” per
competere con maggior successo nell’economia di domani. Intorno al tavolo accanto a lui Giorgio Zini dell’APT di Livigno, Marco Rocca amministratore delegato della Mottolino Spa, Dario Piller dell’Associazione Turismo e Commercio Livigno, Luigi Cacciapaglia di Swim Planet, società
che si occuperà della gestione della nuovissima struttura Aqua Granda e
Ezio Lanfranconi uno degli artefici del Larix Park Geoneer Livigno. Sarà
un grande workshop in cui si confronteranno esperienze, ma si cercherà
soprattutto di elaborare strategie comuni e soluzioni innovative. La mattinata sarà dedicata invece ai dipendenti di Mottolino, per condividere le
scelte e gli obiettivi aziendali, ma anche per ringraziarli dei traguardi
raggiunti e guardare con fiducia al futuro. Il Mottolino Day si terrà a
Plaza Placheda via Saroch 1098/A.
a Sondrio. Sono previsti i
saluti istituzionali, tra cui
quelli del presidente del
Consiglio regionale Giulio
De Capitani e del presidente della Provincia Massimo
Sertori, mentre l’apertura
dei lavori è affidata al presidente di Euromontana
André Marcon. Subito dopo, sarà il presidente di Irealp Fabrizio Ferrari a illustrare il documento comune sull’energia di montagna. Seguirà la presentazione delle esperienze
della Francia, della Norve-
gia, della Scozia, della Germania e dell’italiana Trento sul fronte dell’energia
solare, idroelettrica e da
biomassa, sui temi della
certificazione ambientale e
del risparmio energetico
negli edifici. La seconda
giornata si svolgerà invece
a Chiuro, sede di Irealp,
presso l’auditorium comunale. Alle 9.30 aprirà i lavori il presidente di Irealp
Ferrari seguito dal sindaco Tiziano Maffezzini, quindi l’intervento dell’europarlamentare Fiorello Pro-
vera. Il segretario generale di AEM, l’associazione
che riunisce i rappresentanti della montagna eletti in Europa, Nicolas Evrard, Raffaele Tiscar, Direttore generale di Reti,
servizi di pubblica utilità
e sviluppo sostenibile della Regione Lombardia, e
Samuele Furfari della
Commissione Europea,
Trasporti ed Energia. Sarà
infine presentato il documento elaborato da Euromontana per chiedere appoggio all’UE sul tema.
P A G I N A
36
Sport
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
IL COMO VINCE ANCORA!
Il Como che non ti aspetti rischia il tracollo e poi riesce a tornare alla vittoria ed segnare (ben tre gol, più di quante reti messe a
segno in precedenza) dopo oltre 500’. Domenica scorsa la formazione azzurra è riuscita
a battere la Paganese con il punteggio di 3-1
rientrando in piena zona play-out. Una vittoria che è maturata dopo il vantaggio della
formazione di casa, che al fischio di inizio
occupava l’ultima posizione in coabitazione
con il Como. Dopo la rete campana di Izzo al
10° minuto, che faceva presagire un tracollo,
è arrivata invece la riscossa azzura. A pareggiare è stato, al 27°, il neo-acquisto Natale Gonnella ed il Como è anzi riuscito a ribaltare la situazione a suo favore sulla fine
del primo tempo con Cozzolino, tornato al gol
dopo il punto messo a segno a Monza nella
prima giornata. Nel secondo tempo è arrivato addirittura il 3-1 realizzato da Guazzo, che
in molti danno per partente, che ha concretizzato un calcio di rigore concesso dal direttore di gara a tempo quasi scaduto. Una boccata d’ossigeno, quindi, per un Como bisognoso di punti e di una prestazione degna da
Prima Divisione. In terra campana, in quella che già fin d’ora pareva essere una vera e
propria ultima spiaggia (una sconfitta, infatti, avrebbe provocato probabilmente il panico in casa lariana) gli azzurri sono apparsi
decisi, una vera squadra. La coppia in panchina Brevi-Strano ha mandato in campo
subito i due nuovi acquisti, il difensore Gonnella al centro della parte arretrata, e la punta Fragiello in attacco. Bene (oltre che per il
gol) il primo, da rivedere il secondo. Sacrificato Brioschi, subentrato a gara in corso. Si
è mosso bene, finché la condizione lo ha sorretto, anche Terraneo sulla fascia destra. In
classifica il Como è ora penultimo, a quota
11, in coabitazione con il Viareggio. Pergocrema e Sorrento sono davanti di un solo punto
ed a due c’è la coppia Figline-Pro Patria.
Magari il campionato azzurro incomincia
proprio adesso.
L.CL.
CSI: le partite della settimana
UNDER 14 A 7
G.S. S. Giov. Bosco - Or. Solbiate
U.S. Prestino - C.S. Carbonatese
Piano e Valli - Or. Rovellasca
Pol. Grandola - Pol. Sanrocchese
G.S. San Siro 2001 - U.S. S. Maur.
Oratorio Asso - G.S. Oral Albiolo
8-2
1-2
nd
6-3
0-10
5-3
ALLIEVI A 7
G.S.O. Perticato - Inter Club Valbrona
A.S.D. S. Michele - U.S. Vertematese
U.S.O. S.A. Mar. “B” - U.S.O. S.A. Mariano “A”
U.S. S. Maurizio - G.S. S. Giov. Bosco
il settimanale TOP JUNIOR A 7
Pol. S. Agata - Pol. Azzurra
C.S.O. Cirimido - Civiglio
Calcio Montorfano - Nuova E. Terraneo
U.S.O. S.A. La Spezia - G.S. Grisoni
G.S. S. Giov. Bosco - A.S.O.F.
3-3
3-5
7-0
2-7
3-1
3-1
1-1
2-4
1-2
OPEN A 7
Categoria A - Girone A
C.S. Asnago Cantù - U.S. Villa Romanò
4-4
Nuova E. Terraneo - GGB Intermed. Immob. np
Pol. Sanrocchese - Pol. Longone
2-4
G.S.O. Buccinigo “B” - G.S. Consolini rinv
C.S. Real Asnago - Ric. Rab. Ripam. Carugo 4-4
U.S.O. S.A. Mauri Mac. - G.S. Arco Lom. “B” 1-4
AZ Pneumatica - A.C. Caglio
6-2
Categoria A - Girone B
Pol. S. Giuseppe Como - Burpers F.C. 1994 1-4
Fraquelli Ettore Croce - L.C. Grav. Oscar Cap 1-3
Ossuccio - C.S.I. Civello
5-5
G.T. Li Gufi - Go and Play
np
I&M Bernareggi - Minniti G.S. Valmorea
5-4
G.S. Roven. - Pol. Lariana Menag.
rinv
Piano e Valli “A” - U.S. Oltronese
6-3
Categoria B - Girone A
Alfieri 1998 - Calcio Piazza
Cusino - U.S. Prestino
Valli del Ceresio - U.S. Laglio
Celtic Como - A.S. Gri. Bar Torre Vecchia
Real’s - Lenno
33 Caffè - Montorfano “A”
S.T.L. Schignano - Pol. Libertas S.B.
3-0
rinv
2-2
2-3
5-1
6-4
4-1
Categoria B - Girone B
HP ERBA - Or. Pontelambro
U.S. S. Maurizio - A.S.O.F.
A.S. Bulgorello - Buccinigo Off. Mecc. Bastai
C.G. Cabiate - Pol. Castelmartese
G.S.O. Novedrate - G.S.O. S.A. Arosio
Fair’s Point - Inter Club Valbrona
Senna Velox Plurice Ser. - C.S.O. S. Carlo “A”
6-2
5-3
6-3
6-2
np
6-3
4-7
Categoria B - Girone C
Oratorio Cadorago - Or. G. Buratti
S. Giorgio Luraghese “B” - F.C. Dragons
Pol. Limidese - Amor Sportiva
Or. Rovellasca - U.S. Rovellese
G.S.O. S. Luigi A - S. Giorgio Luraghese “A”
O.S.G. Guanzate - F.C. Bulgaro
G.S. S. Giov. Bosco - Pressal G.S. Valm.
4-1
np
4-1
3-5
np
5-3
1-1
Categoria C - Girone A
Or. Città Murata - U.S. Tremezzo
A.C. Muggiò Bar Fuin - G.S. Plesio
P.L. S. Pietro - P.L. Corrido
Piano e Valli “B” - Pol. Grandola
Pol. S. Agata - G.S. Nadir Breggia
P.L. S. Pietro Carlazzo - Lario 04
6-2
1-2
np
2-4
6-5
3-1
Categoria C - Girone B
S. Marco Mirabello “A” - G.S. S. Gius.
11-4
G.S. Arco Lomazzo “A” - Seprio Am. Aud. “A” 0-4
G.S. Rodero - G.S. Oral Albiolo “A”
6-1
G.S. Or. S. Luigi B - G.S. Rodero RCCC
Pol. Azzurra - I Grifoni
2-3
1-2
Virtus Lario - Montorfano “B”
Categoria C - Girone C
C.S.O. S. Carlo “B” - USO S.A. G.C. Tagliab.
Real Cantù 2009 - S. Marco Mirabello “B”
G.S.O. Cimnago - G.S. Figino
Pol. Forti e Liberi - Caffè Pigalle
Atletico Figinese - Oratorio Lambrugo
P.C.G. Copreno - G.A.S. 95
4-3
3-3
8-0
2-4
1-7
4-5
3-6
Categoria C - Girone D
G.S. Oral Albiolo “B” - New Red Boys
np
Lora 04 - New Team Como
3-0
S. Marco Bucabelin - G.S. C. Prestino 2000 np
G.S. Villa Guardia - G.S. Drezzo 76
1-3
Seprio Am. Aud. “B” - G.S. di Lip. MA.GI.STE 1-9
S.C.S. Socco - Rovascio
2-3
G.S. Grisoni
ha riposato
OPEN A 11
Categoria A - Girone A
Lora 04 - C.S.I. Luisago
U.S. Albatese - F.C. Albate Calcio
U.S. Lanzo Intelvi - G.S. Or. S. Luigi
Hotel Funicolare - Pol. S. Giuseppe Como
Monosportiva Como - A.C. Grandatese
np
1-1
np
3-1
1-1
Categoria A - Girone B
Electric 92 Cantù - Misinto Calcio
A.S.D. Real Sagnino - F.C. Monguzzo 1997
G.S. Senna - G.S.O. Lurago A.S.D. “A”
S.S. Falange - A.S.D. S. Michele
U.S. Inverigo Calcio - Cernobbio Calcio 2005
3-3
2-2
1-1
4-1
0-4
Categoria B
New Team Como - G.S.O. Lur. A.S.D. “B”
5-1
A.S.D. Lambrugo Calcio - Pol. Cuc. 80 “B”
np
A.S. Gagginese - A.S.D. Brunatese
4-0
U.S.D. Cacciatori Alpi - A.S.D. Cernobbio
3-1
Pol. Cucciago 80 “A” - S.S. Assese
3-1
Bernate Calcio - G.S. Cavallasca A.S.D.
2-0
G.S. di Lipomo
ha riposato
P A G I N A
37
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
LA BAND COMASCA TORNA SUL PALCO DOVE L’ANNO SCORSO VINSE IL “JUBILMUSIC”
I CARISMA RIPORTANO COMO SUL PALCO
DEL TEATRO ARISTON DI SANREMO
d un anno dalla vittoria del concorso di
Jubilmusic, il più importante evento di
christian music d’Italia, i Carisma tornano come ospiti al teatro Ariston di San-remo.
Sabato 21, alle ore 17.30, al Ritz
del teatro Ariston, canteranno, in
occasione del Meeting dei Giovani, il brano con cui vinsero l’edizione 2008 del Concorso “Jovani
X Jubilmusic”, “Vi lascio la mia
pace”. Alle ore 21.00 poi, sul
prestigioso palco dell’Ariston, in
occasione del Festival Internazionale Jubi-music, presenteranno il cd pubblicato lo scorso mese
di aprile. Nell’incontro col numeroso pubblico, i Carisma presenteranno anche il loro progetto
musicale e proporranno il brano
“Col pensiero dirti addio”.
Jubilmusic, proposta che si ripete dal 1999, è una stabile occasione annuale per conoscere cantanti, animatori, comunicatori e
formatori che condividono un
progetto di vita cristianamente
orientato e lo comunicano con
elevata qualità professionale.
A
I Carisma si (ri)presentano
Siamo un gruppo di amici che condividono un grande ideale: testimoniare Cristo “fino agli estremi confini della terra” attraverso la musica pop.
7 musicisti che condividono il palco e danno vita alla band.
7 anime e 7 carismi, che ogni giorno alimentano un nuovo modo
di comunicare e di concepire la musica. E forse questo 7, pensando a quanto si ripeta a livello Biblico e a quanto sia dispensatore
di grazie, non è un numero a caso... Lasciamo a un assaggio del
testo della nostra canzone “Seven”, la presentazione della band.
Qui vive e trova il suo senso tutto il nostro essere Carisma.
(Siamo sette sul palco che Gesù ha ingaggiato - Lasciate tutto e
seguitemi - Se il mondo non può capire, non cercate la vostra vendetta - Lasciate tutto e seguitemi)
Promosso dalla diocesi di
Ventimiglia - Sanremo e dal Servizio Nazionale di Pastorale giovanile della CEI, Jubilmusic è
un meeting di giovani che si propone di dialogare con le nuove
generazioni attraverso il linguaggio della musica e dello
spettacolo. Ogni anno il pro-
gramma propone eventi specializzati che utilizzano linguaggi
fruibili da differenti gruppi ed
appartenenze; per questo, con la
veglia di preghiera, la celebrazione eucaristica ed un originale
incontro formativo per i giovani
delle comunità cristiane, Jubilmusic propone eventi di musica
La band: Federico Colombo (voce), Andrea Ragona (pianoforte), Armando Tammaro (tastiere), Emanuele Bresciani (chitarra acustica),
Stefano Caruso (chitarra elettrica), Luca Maternini (basso elettrico), Claudio Piatti (batteria)
ed animazione educativa per le
scuole elementari, medie e superiori del territorio sanremese, un
concorso nazionale ed un grande
concerto, con artisti di christian
music provenienti da diversi paesi del mondo, che si tiene sul
palco del teatro Ariston.
ALBERTO GIANOLI
BENEDETTO XVI E IL WEB
LA RETE E LA CHIESA NEL NUOVO MILLENNIO
P
iù di una testata giornalistica ha ripreso le
parole con cui, domenica 15 novembre, Benedetto XVI, al termine
dell’Angelus, ha salutato i partecipanti all’Assemblea plenaria
della Commissione episcopale
europea per i media, i cui lavori
si sono svolti nei giorni scorsi in
Vaticano. Il Papa ha incoraggiato un sempre maggiore approfondimento della cultura di internet
e ha ribadito l’importanza di questo strumento anche per la comunicazione della Chiesa. Alcuni opinionisti ne hanno fatto notizia, rimarcando quello che secondo loro sarebbe un cambio di
prospettiva “finalmente” adottato dai vescovi: guardare positivamente alle potenzialità della
rete. In realtà, tanto per internet
quanto per gli altri media, l’atteggiamento ecclesiale non è mai
stato né di rifiuto, né di chiusura,
né di condanna a priori. Anzi,
tutt’altro. Basterebbe andare a
sfogliare i documenti che negli
anni il Pontificio Consiglio per le
comunicazioni sociali e la Cei
hanno dedicato al cinema, alla
televisione, a internet e alla funzione dei mezzi di comunicazione
in genere. Si parte sempre da
un’analisi delle loro risorse in
termini di facilitazione della comunicazione e, quindi, dell’incontro fra le persone, della reciproca conoscenza anche a distanza, della diffusione di informazioni e contenuti utili a migliorare il
vivere sociale, dell’opportunità di
favorire interventi di solidarietà
e percorsi di condivisione. D’altro
canto, non si sottovalutano i potenziali rischi di un uso scorretto o improprio dei media che, proprio in forza del loro grande potere di condizionamento e di persuasione, possono rivelarsi dannosi se utilizzati per scopi diversi dal bene comune. Internet non
fa eccezione e il documento del
Pontificio Consiglio intitolato
“Etica in internet” (22 febbraio
HOMEVIDEO
BAKHITA
to in cui la facilità d’uso degli
strumenti e il risvolto ludico
connaturato a essi li rendono
sempre più frequentati anche
dai giovanissimi. Non c’è alcun
problema, se i social network servono a mantenere relazioni
interpersonali autentiche, qualche rischio si corre nel momento
in cui se ne diventa in qualche
modo dipendenti e si rischia di
non saper più gestire il rapporto
con le persone se non attraverso
la tecnologia.
MARCO DERIU
2002) sotto questo profilo continua a essere illuminante.
L’interesse per la Rete è soltanto un aspetto specifico dell’attenzione che la Chiesa da sempre riserva ai media, ostinandosi benevolmente a chiamarli
“mezzi di comunicazione sociale”
(e non “di massa”). Spesso i documenti ufficiali hanno ribadito
che i media sono, come già affermato dal Concilio Vaticano II,
“meravigliose invenzioni tecniche” che, pur facendo già molto
per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più.
Anche quando ne condannano i
rischi legati agli abusi, i
pronunciamenti pontifici chiariscono che un atteggiamento
meramente restrittivo o, peggio,
censorio non è né sufficiente né
appropriato. È ciò che hanno ribadito nei giorni scorsi i vescovi
europei responsabili del settore
dei media e i loro assistenti, ed è
ciò che il Pontefice ha rimarcato
puntualmente anche in molti
passaggi dei più recenti messaggi per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Internet
suscita ancora discussioni e pareri opposti, ma le nuove tecnologie in genere godono di una pubblicità favorevole, che le presenta al pari di alcune nostre attività sociali, culturali, sportive, politiche. Pochi osano criticarle o
porsi domande rispetto al fatto
che meritino questa importanza
nello spazio pubblico o se significhino veramente un progresso
incontestabile. Soprattutto tra i
giovani, buona parte del loro successo è dovuta all’idea di novità
e di apertura verso il mondo, alla
relativa facilità di apprendimento, al fatto che consentono di essere collegarsi agli amici in ogni
momento. Sono strumenti che
possono modificare profondamente le relazioni umane e sociali, generando nuovi linguaggi,
nuovi simboli, un nuovo modo di
pensare il mondo e di orientare i
propri comportamenti rispetto a
esso. Si può evidenziare la specificità del web come luogo virtuale in cui ciascuno, in perfetto regime di autonomia individuale,
può “dominare” il tempo e lo spazio, comprimendo le velocità e riducendo - almeno virtualmente le distanze. Ciascuno di noi in
internet ha la possibilità di agire senza intermediari se e quando vuole, senza filtri né gerarchie
da rispettare e, soprattutto, in
tempo reale. Questo può dare
una sensazione di assoluta libertà e di potenza, come può facilitare la possibilità di stabilire un
contatto immediato con chiunque e di trasferire in rete la gestione delle proprie relazioni
interpersonali. Quest’ultimo
aspetto merita una sottolineatura particolare, nel momen-
ESPERTI DI INTERNET
RIUNITI IN VATICANO
La Chiesa e la rete. Di questo
per quattro giorni più di 100
delegati, tra vescovi-presidenti
delle Commissioni episcopali
per i media, addetti stampa e
portavoce, delle Conferenze
episcopali d’Europa hanno parlato, incontrandosi dal 12 al 15
novembre in Vaticano per l’Assemblea plenaria della Ceem,
la Commissione specializzata
per i media del Consiglio delle
Conferenze Episcopali d’Europa. “Per quattro giorni – si legge nel comunicato finale diffuso
oggi al termine dei lavori - accompagnati da esperti nei vari
campi di Internet, i partecipanti
hanno discusso i temi legati alla
presenza della Chiesa sul Web,
i cambiamenti culturali in atto”.
“Parte dei lavori è stata dedicata ad analizzare le modalità con
cui i giovani usano Internet, ed
in particolare di quella web
generation, che ha sempre conosciuto la presenza del web”.
Hanno preso al parola i rappresentanti delle reti sociali quali
Facebook, Youtube e Wikipedia
e attraverso la testimonianza
del responsabile dell’ufficio contro il cyber crimine di Interpol e
di un giovane hacker svizzero, i
partecipanti sono stati informati sulla realtà della sicurezza
informatica.
La fiction Bakhita, presentata
al Roma Fiction Fest e trasmessa da RaiUno nell’aprile
2009 esce in DVD, distribuita
da Multimedia San Paolo
(euro 19,90). La serie si inserisce nel filone delle storie di
grandi uomini sconosciute al
pubblico di massa, mentre si distingue dalle biografie prettamente religiose, poiché non c’è
traccia né di miracoli né di apparizioni celesti. Aurora Marin
apprende la morte di Suor
Bakhita, avvenuta nel 1947
presso il convento delle Canossiane di Schio. Attraverso i suoi
ricordi, rivive l’incredibile storia di questa suora sudanese
canonizzata il 1 ottobre 2000
da Papa Giovanni Paolo II. Soprattutto nella prima parte
della storia le scene sono state
girate interamente in Africa, in
una regione del Burkina Faso,
adatta a ricreare il mondo che
aveva visto Bakhita: luoghi
dove molte popolazioni vivono
ancora in villaggi simili a quelli
in cui la storia di Bakhita prese corpo.
il settimanale
BAKHITA
Regia di Giacomo Campiotti. Interpreti: Stefania Rocca, Fatou Kine Boye, Fabio
Sartor, Ettore Bassi, Francesco Salvi
P A G I N A
38
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
IN MERITO ALLA TRASMISSIONE «TRENTA DENARI»
ANCORA SUL CROCIFISSO
MA LA MASSONERIA È DAVVERO QUESTA? QUELLE VERITÀ NASCOSTE
E
gregio direttore, martedì
10 novembre ho seguito la
trasmissione “Trenta denari” in cui, insieme alla
dott.sa Anna Rossi, è stato chiamato ad un confronto con
due appartenenti ad una loggia
massonica di Como. Ho particolarmente apprezzato il modo in
cui ha difeso l’originalità del cristianesimo in rapporto al relativismo massonico, nonostante la
frammentarietà della trasmissione non abbia favorito la chiarezza (ma lo sappiamo che la logica dei media ha delle regole da
rispettare!).
Fra le tante cose che si potrebbero puntualizzare, le segnalo
una mia personale perplessità.
Se la massoneria è quella «cosa»
morbida (e anche un po’ folkloristica) che è apparsa dal filmato, una specie di affiliazione da
“giovani marmotte” (mi si perdoni il paragone irriguardoso), perché mai c’è così tanta paura della massoneria da parte dello
Stato? Perché c’è quella che un
adepto di questa organizzazione
l’altra sera ha chiamato «discriminazione»? E perché, mi do-
PAROLE, PAROLE, PAROLE (47)
Fato, fatale
Fato, dal latino fatum, participio passato dal verbo fari, parlare, dire, comandare. Quindi: detto, deciso, comandato. Per gli
antichi il “fato” era superiore agli dei. Anche loro erano soggetti al comune “fato”. Per i Greci il fato era la ananche, necessità
invincibile. Da qui il senso del “tragico”, del tutto incomprensibile, privo di un significato che gli uomini potessero comprendere.
Però il grande, grandissimo Virgilio, poeta pagano amico di
Augusto, si avvicinò ad intuire quello che la Bibbia giudaicocristiana poi chiamò “Provvidenza”. Volontà di un Dio buono
con gli uomini, anche se i suoi disegni non sono sempre
comprensibili. Il Manzoni parlò persino di “Provvida sventura” (Adelchi, Ermengarda).
Quindi i cristiani non potrebbero più parlare di “fato, fatale”,
perché ogni evento è riconducibile alla volontà di Dio o alla
permissione di ciò che gli uomini decidono, di bene o anche di
male, usando della libertà loro data da Dio. O anche alle leggi
di natura, create da Dio, ma che gli uomini, per loro colpa, non
sempre sono in grado di dominare.
Il fato, quindi, è “abrogato”.
ATTILIO SANGIANI
mando io, il velo di segretezza
non viene tolto proprio per togliere fondamento a questa discriminazione? Non so Lei, ma a
me i conto non tornano. La ringrazio se vorrà aiutarmi a dissipare la mia perplessità.
LETTERA FIRMATA
Devo ammettere che la
sua perplessità è stata
anche la mia, e anch’io
vedevo quelle immagini per la
prima volta. A dire il vero,
qualche aspetto non marginale
del rituale di iniziazione dei
massoni lascia intravedere oltre il velo di un certo «folklore»
che affonda le sue origini in un
retroterra occultistico non poco
inquietante - il bisogno di una
appartenenza (che scimmiotti
un poco le comunità di tipo
religioso). In fondo la massoneria è una risposta “comoda” alla
confusione moderna, all’incertezza in cui la crisi del pensiero
forte e il rifiuto della metafisica
hanno condotto l’uomo: invece
che trovare una verità (o
riconoscere l’evidenza della
Verità che ci viene incontro) e
accettarne il percorso impegnativo, è più comodo trovarsi nel
segreto di una loggia e scambiarsi opinioni o verità che non
hanno la pretesa di essere
riconosciute, ma che stanno ben
nascoste nel proprio ego.
A meno che la massoneria sia
altra cosa, e quella segretezza o riservatezza che dir si voglia serve a coprire ben altre discussioni o decisioni. Le dice
qualcosa P(ropaganda) 2?
IN MERITO AD UN ARTICOLO DI QUOTIDIANO
REPERIBILE NON SOLO IN CASO DI URGENZA!
I
n merito all’articolo pubblicato sul La Provincia edizione di Como di martedì 10 novembre 2009 nel quale venivano presentate “le innovazioni” dell’organizzazione pastorale della Comunità del Bisbino
e della reperibilità dei suoi sacerdoti, vorremmo rispondere con
alcune precisazioni che non vogliono essere assolutamente di
tono polemico o di competitività
tra zone pastorali in diocesi. Bensì vogliono essere solo semplici
considerazioni di alcune comunità che in Valle Intelvi già da anni
vivono con un questo stile di vita,
sia pastorale sia relazionale.
Ci ha colpito molto l’enfasi con
la quale è stata data notizia sull’innovazione “del prete reperibile a turni settimanali in caso di
urgenza per qualsiasi necessità
singola o collettiva”. Innanzitutto come stretti collaboratori parrocchiali non troviamo niente di
innovativo in quanto la figura
del sacerdote da sempre è disponibile e attenta alle esigenze dei
propri parrocchiani e non a qualsiasi ora… Preferiamo parlare di
attenzione e disponibilità anziché di reperibilità (che sa tanto di
carabinieri e medici, senza nulla
togliere alla loro seria professionalità) poiché l’agire dei sacerdoti è alimentato dall’Amore grande e gratuito di Dio che fa dimenticare turni e tempi, diventando
non una semplice scelta pastorale di vita ma una concreta testimonianza di fede a cui sono stati chiamati.
A risposta del titolo dell’articolo potremmo allora affermare
così...
“SOS SIGNOR PARROCO:
REPERIBILE SEMPRE
NON SOLO IN CASO DI
URGENZA!!!”
Non è questo uno slogan pubblicitario che contraddistingue la
nostra zona ma solo una realtà
che viviamo senza essere pubblicizzata. Fin dall’inizio del nostro
cammino interparrocchiale abbiamo avuto la consapevolezza
di essere guidati da un sacerdote che è sempre disponibile per
tutti noi, senza far turni settimanali e senza mai spegnere il suo
cellulare. Tante le situazioni, singole o collettive che siano, che
hanno visto coinvolto il nostro
parroco, a volte anche a notte
fonda, in stretta collaborazione
con le Forze armate dei nostri
paesi. E credete… anche noi troviamo semplice contattarlo… i
suoi numeri di telefono sono pubblicati su tutte le bacheche di
ogni chiesa… e questo da 10
anni.
Concludiamo con un pizzico di
disorientamento su certe notizie
date come straordinarie… Forse
perché da noi “è vita normale di
parrocchia”, che fa parte di un
cammino intrapreso già da anni
(e parliamo del lontano 1999).
Un cammino che, nonostante le
tante fatiche, le lentezze e i ritardi di diverse comunità che hanno
dovuto imparare a costruire un
percorso di unità con scelte pastorali concrete che nel tempo
sono diventate per tutti tradizione, è stato ben apprezzato e lodato da mons. Vescovo Diego nella
sua recente Visita Pastorale.
Ma forse è proprio vero… il
bene non fa mai rumore! E quella che dovrebbe essere normalità ai giorni d’oggi viene data
come straordinarietà anche nel
campo della fede…
UN GRUPPO DI LAICI
DELLA VALLE INTELVI
DON LUCIANO LASCIA LA VALLE
GRAZIE PER L’UMILTÀ
La notizia del trasferimento di don Luciano Larghi è rimbalzata
dagli amboni delle chiese della Valle d’Intelvi già da qualche settimana. Nonostante il poco tempo concessogli per sbrigare il proprio incarico, che è (anzi, era) quello di affiancare i sacerdoti della zona nella gestione di progetti rivolti al mondo giovani, mi rammarica buttare all’aria questi dodici mesi trascorsi assieme e voglio fermare su carta almeno un talento, almeno uno, di don Luciano: il suo essere umile. Don Luciano è entrato nel mondo giovanile, come dire, dalla porta di servizio, scevro, cioè, da ogni presunzione di disfare ciò che c’era già per i ragazzi in Valle, ma con
l’obiettivo di migliorare qualitativamente tali iniziative e di aprire gli orizzonti ad una dimensione di Chiesa più diocesana. Personalmente, come non ricordare l’esperienza dell’Agorà dei Giovani a Caravaggio, il pellegrinaggio a Lourdes con l’Unitalsi e, da
non ultimo, la 2Giorni Giovani a Dongo. Ecco, quindi, bando ai
rimpianti e ai malumori per la tua partenza don. Non possiamo
altro che essere felici e ringraziare per la tua presenza qui in
Valle d’Intelvi.
MATTIA LANFRANCONI
L
a sentenza della “Corte
dei diritti dell’uomo” di
Strasburgo quando dice
che la presenza del crocifisso in una aula scolastica rappresenta una “violazione
dei diritti della persona”, ancorché ispirata ad un modello di società laicista, rappresenta un
non senso proprio in materia giuridica.
“Il crocifisso appeso a un muro
non ha mai obbligato nessuno a
credere, e nessuno ha mai fatto
violenza a qualcuno per la sua
presenza”. Questa affermazione,
di Eric Emmanuel Schmitt, ci
sentiamo di sottoscrivere totalmente.
Ma c’è di più. Il crocifisso viene
anche esposto nei Tribunali
“...perché il simbolo venerato sia
solenne ammonimento di verità e
giustizia”. Questa è la motivazione che induce alla presenza del
simbolo cristiano anche nelle
aule di udienza, sopra il banco
dei giudici. Altro che violazione
dei diritti della persona. Chi non
crede in Cristo non viene certo
punito.
Si hanno quindi fondati motivi per temere che la sentenza di
Strasburgo sia ispirata ad una
logica di un laicismo anticristiano, più che ad una vera laicità
delle istituzioni pubbliche. Il crocifisso in una aula pubblica, sia
essa scuola, tribunale o ufficio
pubblico, non ha mai fatto male
a nessuno, neanche al non credente o al non cristiano.
Nel nostro Paese il crocifisso
non è solo religione: è storia, è
cultura. Non è rispettoso di questi valori il contenuto di quella
sentenza.
Se in Italia vi è oltre il 70% del
patrimonio culturale mondiale
vuol dire che qualcuno nei secoli
passati l’ha prodotto, custodito e
conservato per quanti oggi hanno la possibilità di “usufruirne”.
Ecco perché non è accettabile
che 2mila anni di storia del nostro Paese vengano posti in discussione, per esempio, da una
“Corte” che per quanto rispettabile, è l’espressione di una cultura anticristiana, prima ancora
che anti-storica.
Non saranno certo i giudici di
Strasburgo, con la loro sentenza,
a mettere in discussione i valori
che stanno alla base di una cultura millenaria, magari su richiesta di una signora, che forse,
non conosce ancora bene l’Italia.
Questo è il frutto di una mentalità ispirata da un pretesa di libertà che da qualche decennio si
va diffondendo nel vecchio continente.
Sicuramente la sentenza è il
risultato di una campagna di
disinformazione che affonda le
proprie radici in un anticristianesimo, che va alla continua ricerca della propria affermazione.
Complici di tutto questo sono
gli stessi organi di informazione
che non dicono una sola parola
per quei sette ragazzi crocifissi
come Gesù sulla croce, solo perché cristiani. (Questi fatti sono
avvenuti nei giorni nostri, nell’anno 2009 in Africa, ma molti
non lo sanno perché gli organi di
informazione hanno deciso di
non parlarne). Mentre è stato
sollevato un gran polverone per
una vignetta su una maglietta.
LETTERE
AL DIRETTORE
POSTA:
V.le Cesare Battisti 8
22100 COMO
Altro che libertà di informazione
Una cattiva e non corretta informazione porta l’uomo, come
entità naturale, alla sua lenta
manipolazione da parte di chi lo
vuole sempre più soggiogato. Ma
forse, è proprio a questo che un
certo potere occulto vuole arrivare.
Chi sa quanti ricordano
l’aberrante slogan “il corpo è mio
e me lo gestisco io” che poi ha prodotto la legalizzazione dell’aborto: vero omicidio verso chi è più
indifeso. Per passare poi alla pillola abortiva Ru 486 e magari
arrivare alla manipolazione genetica, spinti da interessi meno
nobili della salvezza e della libertà dell’uomo. No: tutto questo
porta alla distruzione dell’uomo
e non alla pretesa affermazione
della libertà.
La libertà vera è quella che ci
donato Dio quando ci ha creati.
Quella libertà che usiamo per
salvarci dal peccato, e per la quale Gesù Cristo morto sulla croce
ci ha indicato la strada.
Come dice Sant’Agostino “Colui che ti ha creato senza la tua
volontà non ti può salvare senza
il tuo consenso”. E’ qui che si
esprime il vero concetto di libertà. Tutto il resto è rimanere
soggiogati e sottomessi alla volontà di chi sfrutta l’uomo, come
entità sociale, per propri interessi, economici o politici. Altro che
libertà.
FRANCESCO MASCOLO
[email protected]
RINASCERE
A NUOVA VITA
aro direttore, in questo
mese di novembre ritengo logico che la mia riflessione prenda spunto
dalle due ricorrenze che
abbiamo appena vissuto: il giorno in cui si ricordano tutti i defunti che vivono la pace di Dio, e
i Santi, coloro i quali si sono spogliati della loro superbia per
mettersi al servizio in modo concreto dei loro fratelli in condizione di disagio sia corporale che
spirituale in terra.
La realtà del mistero della
morte oggi come oggi è penetrata nella nostra quotidianità
come qualsiasi altra dimensione
sociale o culturale da accettare in
modo del tutto soggettivo, quasi
a voler convincersi che tutto prima o poi deve avere un termine;
se non si ha questa percezione si
rischia di costruirsi dei paradigmi completamente illogici, sprovvisti di senso per l’uomo stesso.
Tuttavia, a me piace pensare
la morte come un fenomeno di
migrazione di spirito verso l’altro, nel senso che, dopo morti, la
nostra anima e il nostro spirito
restino disponibili di chi ancora
deve nascere in una sorta di solidarietà spirituale.
C
GIANNI NOLI, Fino Momasco
FAX:
031.3109325
✉
E-MAIL:
[email protected]
P A G I N A
39
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 21 NOVEMBRE 2009
Maria
Verso il Natale...
Una vita secondo la Parola
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che ripercorrono in Maria,
donna secondo la Parola,
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la gravidanza e la nascita,
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