anno 19 | numero 30 | 31 luglio 2013 |  2,00
Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR
settimanale diretto da luigi amicone
Via Archirafi 31, Palermo
Missione
Speranza
e Carità
Viaggio in una “periferia esistenziale” dove tra industria di mafia
e antimafia resiste, dura e attecchisce una umanità nuova,
la prova che «se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita»
EDITORIALI
Mica pettiniamo le bambole/1
Veronesi vaticina la fine del maschio
e l’avvento dell’era postspermatozoica
P
are che gli uomini oltre ai capelli perdano pure gli spermatozoi. Non è calvizie delle
gonadi. È logorio della vita moderna. E non c’è Cynar che tenga. Sembra una barzelletta di Woody Allen. E invece è Umberto Veronesi. Il quale ha spiegato dalle
colonne del Corrierone, avvalendosi di un non meglio identificato «recente studio francese», che la differenziazione sessuale è destinata a sparire. Vabbè, hanno anche scritto
che nei francesi la recessione ha causato un «drammatico calo del desiderio». Però noi
siamo italiani. Ma il noto professore molto amato dalle donne e dalle donne molto ricambiato, allo scoccare dei suoi splendidi cent’anni insiste: l’uomo sta definitivamente
perdendo i pantaloni. Mentre l’ex “sesso debole” non è più neanche un sesso, bensì un
“genere”. E pure “aggressivo”. Chi ha gli zebedei se li conservi. Il meteo dello scienziato prevede un ribaltone darwiniano. Il messaggio che arriva dall’organo che stimola la
produzione ormonale (ipofisi), all’uomo farà perdere lo sperma, alla donna farà crescere il pelo sullo stomaco. Tutte considerazioni che naturalmente servono alla propaganda gay e a tutto ciò che da essa discende (matrimoni, industria dei bimbi in provetta,
commercio di semi e ovuli, adozioni e famiglie omoparentali). Non avendo argomenti razionali e promuovendo diritti irrazionali, la “lobby gay”, come un po’ omofobicamente la chiama L’Espresso, organizza la
pseudoscienza. Il che sarebbe comico se non CHI HA GLI ZEBEDEI LI CONSERVI.
fosse imposizione di leggi liberticide (come
È PREVISTO UN RIBALTONE
quella sull’omofobia) e dell’ideologia del
gender. E adesso, via dagli asili le bambole DARWINIANO: L’UOMO PERDERà I
sessuate e ordine ai maschi di fare pipì sedu- PANTALONI E L’EX SESSO DEBOLE
ti sulla tazza del water.
SARà CONSIDERATO UN “GENERE”
mica pettiniamo le bambole/2
Gamberale fa l’epica della fatina-squillo
e della prostituzione giusta e meritoria
S
apevate che esiste una forma giusta e perciò meritoria di prostituzione? Noi no. L’abbiamo scoperto alla Rai. Purtroppo anche noi abbiamo i nostri bei difetti. Per esempio, non abbiamo letto un solo rigo dei libri di Chiara Gamberale. Ultimamente
però, vedendola citata un po’ qua e un po’ là, abbiamo capito che dev’essere una brava
scrittrice. Perché? Perché piace alla gente che piace. Il caso vuole che ci imbattiamo in lei
per tramite “l’approfondimento” del Tg2 di prima serata. Che sabato scorso ci ha somministrato una bella pagina di un suo romanzo. Lettura che è stata magnificamente recitata da una graziosa fanciulla. Ci ha raccontato la storia di un giovane paralizzato in
tutto. Tranne lì. Poi un bell’aneddoto. Acme della narrazione? Il delicato e generoso intervento di una lei biondina. Occhi fiabeschi. Sorriso dolcissimo. Insomma, una fatinasquillo a domicilio. Purtroppo, lamenta la romanziera, in Italia non è ancora normata la
professione di queste fanciulle che assistono gli ammalati sessualmente a casa loro. Come d’altra parte in Italia non esistono ancora quelle belle figure tipo l’assistente di eutanasia, il prete celebrante il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le piccole venditrici di ovuli o i grandi mecenati donatori di spermatozoi. Ma cosa volete, noi italiani siamo
puzzoni e retrogradi. Mentre nei paesi del Nord, come l’Olanda e la Germania, si sa che
è passata la “rivoluzione protestante” e quindi è pacifico che, così come c’è l’assistente soIN GERMANIA E OLANDA
ciale, la legge preveda l’“assistente sessuale”.
È PACIFICO CHE, COME C’è
D’accordo. Ma chi glielo dice adesso a Emilio
L’ASSISTENTE SOCIALE,
Fede, che per fare il pioniere della rivoLA LEGGE PREVEDa ANCHE
luzione protestante in Italia si è becL’ASSISTENTE SESSUALE
cato sette anni di carcere?
FOGLIETTO
Ddl omofobia.
Riuniamo le forze, tutti
devono conoscere quali
sono i pericoli in gioco
F
are in fretta: è la parola d’ordi-
ne per inserire nell’ordinamento
italiano le norme liberticide che
vengono presentate come di contrasto
alle discriminazioni omofobe. Com’è
ormai evidente, queste disposizioni – se approvate – impediranno non
già violenze, minacce o ingiurie nei
confronti delle persone omosessuali:
per queste gli articoli del codice penale
ci sono già e sono più che sufficienti.
Precluderanno qualsiasi ragionamento
pubblico, forse anche privato, e qualsiasi insegnamento, nei seminari, nei corsi
prematrimoniali e in università sul fatto
che la sessualità non è una scelta, che
è un dato di natura, e che taluni disagi
personali ed esistenziali, meritevoli
di delicatezza e di umana comprensione, possono essere affrontati con
strumenti adeguati, mentre non giova
esaltarli ed enfatizzarli come espressione del gender. Dopo una lunga iniziale
distrazione, che ha portato alle soglie
dell’aula della Camera la proposta di
legge unificata Scalfarotto-BrunettaFiano (dai nomi dei primi firmatari delle
proposte originarie), oggi più d’un parlamentare coglie il rischio all’orizzonte:
è messo in discussione il rispetto di
diritti fondamentali, da quello di manifestare un’opinione a quello della ricerca scientifica. Il quadro vede pochissimi
deputati impegnati nella missione di
spiegare – con interventi ed emendamenti – i torti che deriverebbero dalle
nuove norme; altri hanno proposto una
“moratoria” sui temi eticamente sensibili, per non aggiungere divisioni a quelle già esistenti. Il tutto con scarso esito,
se la risposta è stata proseguire nell’accelerazione. È il momento di riunire le
forze: poiché i numeri in Parlamento
paiono ostili in modo schiacciante, non
può esservi remora a spiegare fino in
fondo la posta in gioco. Domani, dentro
e fuori il “palazzo”, nessuno potrà dire:
è avvenuto a mia insaputa.
Alfredo Mantovano
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SOMMARIO
06 PRIMALINEA A PALERMO NELLA MISSIONE SPERANZA E CARITÀ | CASADEI
NUMERO
anno 19 | numero 30 | 31 luglio 2013 |  2,00
Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1, ne/Vr
settimanale diretto da luigi amicone
30
Via archirafi 31, Palermo
missione
Speranza
e carità
Viaggio in una “periferia esistenziale” dove tra industria di mafia
e antimafia resiste, dura e attecchisce una umanità nuova,
la prova che «se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita»
Viaggio in una “periferia
esistenziale” dove resiste
e attecchisce una umanità
nuova. La prova che «se
non fossi tuo, mio Cristo,
mi sentirei creatura finita».
La missione di Biagio Conte
LA SETTIMANA
24 ESTERI IL CHESTERTONIANO KANU IN SIERRA LEONE
14 INTERNI LE DIVINITÀ DEL TERZO
MILLENNIO | CRIPPA
Foglietto
Alfredo Mantovano...........3
Solo per i vostri occhi
Lodovico Festa........................ 13
Economia e comunità
Giulio Sapelli................................ 21
Le nuove lettere di
Berlicche............................................... 35
Presa d’aria
Paolo Togni.................................... 40
Mamma Oca
Annalena Valenti................41
Post Apocalypto
Aldo Trento.................................. 44
Sport über alles
Fred Perri.......................................... 46
Cartolina dal Paradiso
Pippo Corigliano.................. 47
Terra di nessuno
Marina Corradi......................50
RUBRICHE
28 CULTURA LEONARDO L’INGEGNERE | MOJANA
36 L’ITALIA CHE LAVORA IL DECENNIO DI SKY
Stili di vita............................................41
Motorpedia........................................42
Lettere al direttore.......... 46
Taz&Bao................................................48
Foto: Fotogramma, Ansa, Getty Images
Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell’11/6/1994
settimanale di cronaca, giudizio,
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Anno 30 – N. 30 dal 25 al 31 luglio 2013
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REDAZIONE: Laura Borselli, Rodolfo Casadei
(inviato speciale), Caterina Giojelli,
Daniele Guarneri, Pietro Piccinini
IN COPERTINA: Fratel Biagio Conte
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In missione con fr
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COPERTINA
Un uomo. E un luogo dove i miracoli sono possibili. Quello che
sembrava un caso da ospedale psichiatrico è diventato origine
di uno dei segni più evidenti dell’amore cristiano per i poveri
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DA PALERMO RODOLFO CASADEI
fratel Biagio Conte
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S
un
incontro vi ha lasciato il
presentimento che valga la
pena accostarsi alla povertà
come mistero e non come
problema, come benefico
scandalo e scandalosa risorsa nello stesso
tempo e non come disgrazia che riguarda altri e di cui deve occuparsi lo Stato,
venite a Palermo. Non perché il rapporto
dell’Istat diffuso settimana scorsa assegna
alla Sicilia il primato della povertà relativa
in Italia (col 29,6 per cento delle famiglie
in tale condizione) e una posizione molto
alta nella classifica della povertà assoluta
con 180 mila nuclei familiari che non sono
in grado di accedere al paniere dei beni di
prima necessità. Numeri buoni solo per
alimentare l’angoscia, il senso di impotenza, la speculazione politica. Ma venite
a Palermo perché qui troverete la Missio-
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e una parola, un fatto,
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ne di Speranza e Carità di via Archirafi che
ospita 300 esseri umani di sesso maschile strappati alla vita di strada; la Cittadella del Povero e della Speranza in via Decollati che dal 2002 alloggia, nutre e prepara
all’avventura dell’integrazione 650 stranieri arrivati da Lampedusa e da altre vie di
fuga; l’ex convento di santa Caterina in via
Garibaldi che permette di vivere con dignità e senza paura a 120 donne sole di ogni
età e mamme single col loro bambino; e
ogni sera la Missione notturna, un camper
che al calar delle ombre esce dal cancello
principale di via Archirafi col suo carico di
6-7 volontari muniti di thermos con latte e
tè caldi, medicine, sacchetti con panini e
scatolette, coperte e vestiti e segue un percorso dettato da una strana geografia: quella dei ripari che i senzatetto si sono scelti
in giro per la città, un muro e qualche cartone che segnano i confini della loro deri-
va solitaria. Li trovate in via Crispi, dall’altra parte dei moli delle barche a vela, lungo la centralissima via Vittorio Emanuele,
ce n’è persino uno annidato dietro l’Albero
Falcone, la magnolia ricoperta di messaggi e biglietti all’ingresso di quella che fu la
casa del giudice ucciso dalla mafia.
Queste opere e la loro gente, volontari (circa 300 quelli che si alternano nella
Missione notturna, 400 quelli che ruotano nei tre centri di accoglienza della Missione di Speranza e Carità) e fratelli della strada e del disagio – non chiamateli
“barboni” davanti a fratel Biagio, l’uomo
da cui ha preso le mosse tutto questo, perché si arrabbierebbe – sono la traduzione carnale di ciò che papa Francesco disse il 18 maggio scorso in piazza san Pietro ai movimenti ecclesiali a proposito
della povertà e delle “periferie esistenziali”. Ricordate? «Quando io andavo a con-
Nelle pagine precedenti Fotogramma
Nelle opere di fratel
Biagio Conte ci
sono laboratori per
elettricisti, falegnami,
fabbri, ceramisti,
sarti, mugnai
e panettieri dove gli
stranieri imparano un
mestiere o riprendono
in mano quello che
già sapevano fare
COPERTINA PRIMALINEA
FIGLIO DI UN IMPRENDITORE, BIAGIO CONOSCEVA LA BELLA
VITA. MA IL 5 maggio 1990 DICE ADDIO AI GENITORI.
vagherà per mesi in Sicilia, Calabria, FINO ad Assisi
Nelle pagine precedenti Fotogramma
di Dio con la sua incarnazione. Una Chiesa
povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo
verso la carne di Cristo, incominciamo a
capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore».
fessare nella mia diocesi, venivano alcuni
e sempre facevo questa domanda: “Ma lei
dà l’elemosina?” – “Sì, padre!”. “Ah, bene,
bene”. E gliene facevo due in più: “Mi dica,
quando lei dà l’elemosina, guarda negli
occhi quello o quella a cui dà l’elemosina?” – “Ah, non so, non me ne sono accorto”. Seconda domanda: “E quando lei dà
l’elemosina, tocca la mano di quello al
quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?”. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su
di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria
sociologica o filosofica o culturale: no, è
una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di
Dio, si è abbassato, si è fatto povero per
camminare con noi sulla strada. E questa è
la nostra povertà: la povertà della carne di
Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio
Vicino a Vincenzo-la-mia-gioa
Si incomincerebbero a capire storie come
quella di Vincenzo-la-mia-gioia, una “periferia esistenziale” in carne e ossa. Più ossa
che carne da quando l’Aids si era manifestato nel corpo di questo omosessuale tossicodipendente, ospite fisso da qualche anno di un cantuccio delle poste centrali di Palermo. La sua barba lunghissima e finissima pareva quella di un sikh o
di un santone indù, mai tagliata; il cumulo dei capelli svettava come quello di Marge Simpson, ricoperto da un’apposita protezione di stoffa. Non si liberava mai di un
cappottone fumo di Londra lungo fino ai
piedi. «Lo avevamo soprannominato così –
spiega Ottavio, il responsabile coordinatore dei volontari della Missione notturna –
perché quando ci vedeva arrivare apostrofava tutti, ma soprattutto le ragazze del
gruppo, con le parole: “sei la mia gioia!”,
pronunciate abbandonandosi ad accentuate movenze femminee». Accarezzava le
pettinature e vagliava la fattura delle gonne accompagnando il tutto con esclamazioni imbarazzanti. Si era sempre rifiutato di abbandonare la strada per una sistemazione in via Archirafi. Quando si era
manifestata la malattia, aveva respinto i
ricoveri ospedalieri mentre la famiglia aveva continuato a ignorarlo, ancora esasperata per tutte le volte che si era presentato con una siringa insanguinata a chiedere soldi e aiuti vari. Scene penose di squadre di sanitari e agenti delle forze dell’ordine che si avvicinavano per evacuarlo e
venivano respinti con grandi strepiti si
erano ripetute innumerevoli volte. Approssimandosi i suoi ultimi giorni, la Missione aveva escogitato la soluzione di collo-
care un vero e proprio letto nel suo piccolo territorio e di circondarlo di cartoni
alti come separé. Lì Vincenzo-la-mia-gioia agonizzava, mentre la gente che andava in posta gli sfilava accanto. Ventiquattro ore su 24 i volontari della missione si
alternavano al suo capezzale. «Un giorno
arriva un gruppetto di ragazzini fra i 9 e i
13 anni», racconta Ottavio. «Facce dure che
avevano perso l’infanzia molto presto. Figli
di detenuti e di altre famiglie problematiche del quartiere. “Abbiamo fatto una colletta, per Vincenzo”, mi dice uno mostrando il palmo delle mani pieno di monetine. “I soldi non gli servono più, se volete
fargli un favore comprategli un succo di
frutta con una cannuccia. Ma voi chi siete?”. “Noi siamo quelli che lo torturavano.
Gli tiravamo i sassi, gli urlavamo ‘finocchio!’. Lo facevamo disperare”. Sono tornati col succo e il più grande si è avvicinato al
capezzale e ha alzato la voce per farsi sentire: “Vincenzo, ti vogliamo bene!”. Lui, che
era quasi sempre privo di conoscenza, si è
sollevato un po’ e con la voce che gli rimaneva ha risposto: “Bambini, lo sapete che
vi voglio bene!”. Il giorno dopo era di turno Francesco, che è anche medico volontario nei due ambulatori della Missione. Vincenzo è morto fra le sue braccia pronunciando parole misteriose: “Senti che bella
musica!”, diceva. “Senti queste campane!”.
Ma intorno non c’era nessun suono, quella
musica poteva sentirla soltanto lui!».
La fuga e il lungo peregrinare
Se siete meravigliati del mistero di una
storia come questa, è perché non conoscete ancora quella del fondatore della Missione, fratel Biagio Conte, oggi cinquantenne palermitano. Oggi. Ma un quarto
di secolo fa c’era un Biagio giovane, giovane e agitato come un mare in tempesta, arrabbiato e indignato con tutto e con
tutti. Un giovane benestante, figlio di un
imprenditore edile, un ragazzo che sapeva
bene cosa voleva dire una bella automo|
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PRIMALINEA COPERTINA
bile, una bella compagnia e delle belle
fidanzate in successione. Eppure sempre
inquieto, insoddisfatto e alla fine depresso. In rapida sequenza aveva rinnegato
Dio, la famiglia, la società. A scandalizzarlo era l’indifferenza di Palermo davanti
alla povertà visibile nelle sue strade: i senzatetto, i bambini con le scarpe a pezzi, i
quartieri decrepiti. Una notte, in piena crisi emotiva, alza gli occhi e fra i poster di
cantanti e calciatori di camera sua riprende coscienza del crocefisso che è appeso lì
da quando era bambino. Sente una voce
interiore: «Una società che lascia indietro
i più deboli non può essere una società
giusta, e si sfalderà». Scrive una lettera di
addio ai genitori e in piena notte sale verso i monti dell’entroterra coi soli vestiti
che ha addosso. È il 5 maggio 1990: vagherà per otto mesi, prima in Sicilia, poi in
Calabria e infine pellegrino ad Assisi. Lo
cercheranno anche attraverso la trasmissione Chi l’ha visto?, allora agli esordi.
Un digiuno, una conquista
I primi giorni sono tremendi. Biagio praticamente non mangia e beve pochissimo.
«Non sentivo bisogno di nulla. Mi sentivo
sempre più libero e pensavo che avrei vissuto per sempre nella natura, lontano dalla civiltà», racconta. Ma a un certo punto
cade stremato per la fame e la disidratazione. «Mi sembrava di stare per morire. Ho
raccolto le ultime energie e ho pregato Dio
di non abbandonarmi. Un calore improvvisamente ha attraversato il mio corpo e una
luce fortissima mi ha abbagliato. Il freddo,
la fame, la stanchezza sono sparite. Stavo
bene, potevo continuare a camminare. Da
quel momento sono stato certo che Gesù
era con me e mi avrebbe guidato».
Si ferma a lavorare per tre mesi nella
casa di un contadino. In Calabria viene fermato dai carabinieri che lo fanno incontrare coi genitori, venuti a cercarlo. Chiarisce la situazione e prosegue il suo viaggio, divenuto un pellegrinaggio. Di ritorno da Assisi promette a se stesso di partire
missionario per l’Africa. Ma appena arrivato nella capitale siciliana è di nuovo ferito dalla vista dei senzatetto, stavolta quelli
della stazione ferroviaria centrale. Decide
di condividere la loro vita: dorme con loro,
mangia con loro, comincia a raccogliere
aiuti. Gli si affiancano volontari laici sempre più numerosi, un sacerdote salesiano,
don Pino Vitrano, un altro frate, Giovanni,
e poi tre giovani donne che oggi si occupano della comunità femminile: Mattia,
Alessandra e Lucia. Comincia il ventennale
cammino che vedrà sorgere le opere citate all’inizio. Sostenute da finanziamenti e
aiuti che arrivano da parrocchie, fondazio10
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All’interno delle opere
una marea umana
di rifugiati dorme sui
materassini in cinque
saloni diversi
ni bancarie, Assoindustria Palermo, Banco
Alimentare, Regione Sicilia, Comune e Provincia di Palermo. Quello che sembrava un
caso da risolvere nelle corsie di un ospedale psichiatrico, diventa l’origine di uno dei
segni più visibili dell’amore cristiano per i
poveri in una grande città italiana.
Ma non si deve pensare a un cammino trionfale. La strada è stata sempre accidentata e lo è tuttora. Come ammoniva
Chesterton rivolgendosi ai cristiani spiritualisti, «non si può amare qualcosa senza voler combattere per essa». Ogni spazio conquistato è costato digiuni di protesta da parte di fratel Biagio e attese interminabili. Il primo braccio di ferro è stato
subito nel 1991, per ottenere dalle Ferrovie
dello Stato un locale di servizio per i senzatetto della stazione: sei giorni di digiuno seduto contro un capannone per avere
una stanzetta di 40 metri quadrati. Poi nel
1993 ci sono voluti dodici giorni di digiuno (con un ricovero ospedaliero al decimo
giorno) davanti ai cancelli dell’ex ospedale per infettivi di via Archirafi per ottenere
la concessione di quella struttura e farne il
centro di ospitalità per i senzatetto; quella volta Biagio attirò l’attenzione di tivù e
giornali, anche perché lo accompagnavano decine di barboni che la notte dormivano accampati attorno a lui.
Anche l’ostello femminile nell’ex convento di santa Caterina e la Cittadella del
povero hanno avuto bisogno di digiuni e
della protesta rappresentata dall’andare in
giro a piedi nudi per settimane per diventare realtà di accoglienza. Oggi dentro alla
struttura di via Decollati, insieme a una
marea umana di rifugiati forniti di permesso di soggiorno per motivi umanitari
o per protezione sussidiaria usciti da poco
dai Centri di identificazione ed espulsio-
ni che dormono su materassini in cinque
saloni, ci sono laboratori per elettricisti,
falegnami, fabbri, ceramisti, sarti, mugnai
e panettieri dove si alternano italiani provenienti dal rifugio di via Archirafi e stranieri che imparano un mestiere o che
riprendono in mano quello che già sapevano fare. Perché, non dimentichiamolo, si
tratta spesso di profughi per ragioni politiche che una vita e un lavoro ce li avevano,
prima di fuggire.
Il viaggio a Lourdes
Eliseo, fuggito qualche anno fa dalla Costa
D’Avorio, addirittura era un giovane che
aveva sentito la chiamata di Dio ma non se
l’era sentita di entrare in seminario per la
contrarietà dei genitori. Approdato a Lampedusa al tempo della guerra civile ivoriana, dopo qualche anno di lavori saltuari è entrato in seminario e oggi è sacerdote della diocesi di Monreale. Anche lui ha
sostato a lungo in via Decollati. E in questa atmosfera di miracoli sempre possibili,
quasi non fa notizia che fratel Biagio, che
da cinque anni si muoveva quasi esclusivamente in sedia a rotelle per i dolori causati da alcune vertebre schiacciate e una terribile artrite cervicale, dopo un viaggio a
Lourdes nel giugno scorso sia tornato a
camminare senza sostegni di alcun tipo.
Ma anche senza nessuna presunzione che
la sua guarigione sia dipesa da meriti accumulati di fronte all’Altissimo. Chi esce dalla cappella della Misericordia, dove ogni
mattina don Pino celebra la Messa con cui
inizia la giornata della Missione, sopra la
porta d’ingresso trova a grandi lettere il
monito del Vangelo di Matteo che capovolge i rapporti fra centri e periferie esistenziali: «I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno dei cieli». n
SOLO PER
I VOSTRI OCCHI
di Lodovico Festa
C
hissà se lo spiraglio che soprattutto Ben
NON SOLO BUONA AMMINISTRAZIONE
Bernanke (d’intesa con Mario Draghi
e grazie anche all’attivismo di Shinzo Abe) ha aperto in campo internazionale rimediando in parte all’incertezza di Washington e agli eccessi da mentalità bottegaia di
Berlino, rimarrà aperto. Intanto, grazie anche a questo spiraglio, le forze che in Italia
si battono per la pacificazione e la ricostruzione dello Stato hanno per il momento prevalso sulla banda dei sabotatori appoggiata
dall’“utile” narciso Matteo Renzi e guidata
dalla Repubblica (costretta a una ritirata tale
che Eugenio Scalfari per ricucire con il Quirinale ha dovuto “quasi” lodare Silvio Berlusconi). Non si annunciano comunque tempi
E la Lega non può contare su un ritorno a un certo antico potranquilli, innanzitutto in una regione così
pulismo che le era consentito nella fase nascente ma non le è più
strategica come la Lombardia, tanto più con
possibile dopo vent’anni di ministeri dell’Interno, del Lavoro, deluna nuova guerra in corso per il controllo del
le Riforme e così via. Le incivili e inaccettabili battute (in parte riCorriere della Sera, inevitabilmente segnata
mediate grazie a rose e scuse tempestive) di Roberto Calderoli soda mosse giudiziarie (a un tribunale che fa
no in questo senso – avrebbe detto il principe dei cinici Charles
arrestare i Ligresti minacciando Mediobanca
Maurice de Talleyrand – peggio di un crimine, un errore.
risponde un altro condannando l’alleato del
Il problema di collegare obiettivi politici a scelte amminiLingotto Marco Tronchetti Provera).
strative e far sostenere queste da sentimenti popolari, cioè di esIn questo contesto sarà
OCCORRE collegare sere veri uomini di governo senza perdere quella carica di morilevante il ruolo che svolgerà Roberto Maroni. Il suo
obiettivi politici a vimento che è necessaria ad affrontare una scena nazionale (e
mandato era iniziato in moscelte DI GOVERNO e internazionale) aspra, si risolve prima di tutto in un modo: non
do esemplare: con accordi
far sostenere queste pensando solo agli slogan o a leggi e atti, ma ragionando pure
per terminare le infrastrutda sentimenti su come autorganizzare la società. L’obiettivo della macroregione non può essere solo analitico e tanto meno ideologico, si deture lombarde e interventi
popolari. Per NON vono studiare progetti per esempio con le università di qualità
in difesa del lavoro dipenperdere QUELLa carica lombarde, piemontesi e venete per far collimare ricerca di alta
dente in crisi. Sono sorte
di movimento CHE qualità e capacità di fare impresa.
poi difficoltà sulle nomine,
anche perché gli esponenti
SERVE ad affrontare
del Pdl non si sono resi conuna scena nazionale In vista della macroregione
to che dopo avere difeso coÈ in un simile sforzo che l’idea di un Nord che si organizza e
sì poco Roberto Formigoni, avrebbero avuto grossi problemi a ri- fa ripartire l’Italia assume concretezza. Iniziative simili vanno
confermare personale politico di valore ma logorato.
prese tra gli utenti del sistema dei trasporti settentrionale e le
Ma al di là di questioni minori (tra le quali una baruffa sui strutture pubbliche e private che a questi utenti rispondono. E
voucher – naturalmente da difendere strenuamente – un po’ in- quanto al finanziamento di nuove simili iniziative, va aperto un
ventata e un po’ montata da chi vuole seminare discordia), il pro- confronto con il sistema del credito partendo dal settore “cooblema per il governatore lombardo è quello complesso di combi- perativo” oggi sotto attacco a causa di certe semplificazioni tecnare il ruolo di leader di un movimento prima che di un partito nocratiche e che invece è da sempre (tanto più dopo la scomparcon quello di amministratore della regione più ricca d’Italia.
sa delle casse di risparmio) elemento indispensabile per legare
Nella sua campagna elettorale, con l’idea della macroregione finanza e territorio. Bisognerebbe in questo senso studiare ane del 75 per cento delle tasse “per i lombardi” era riuscito sia a da- che un modo per trasformare l’ingente patrimonio pubblico del
re un orizzonte di governo sia a mobilitare un popolo che ha biso- Nord in risorse per una nuova fase di sviluppo (riferendosi angno – specie dopo lo sbandamento post 2010 – di prospettive, non che alle scelte di chi vuole incidere sul debito pubblico partensolo di scelte amministrative. Trasformare però un “programma” do dal lato del patrimonio). È questa la via – insieme a una stradi governo (anche ben studiato) in “scelte” di governo non è sem- tegia di continua selezione della spesa pubblica – per sostenere
plice perché le vicende nazionali (e internazionali) spingono na- con il consenso sociale l’obiettivo di non far uscire il 75 per centuralmente a diminuire le ambizioni, a concentrarsi sui compiti to del reddito tassato dalle regioni in cui viene prodotto: una
immediati, a rimandare il futuro per intervenire sull’urgente. Ec- scelta non solo di equità, ma coerente con l’obiettivo di contraco perché oltre all’amministratore serve il leader capace di mobi- stare la centralizzazione e l’espansione del fisco a tutti i livelli,
litare le energie che possono sostenere obiettivi di lungo periodo. non solo nazionali ma anche regionali.
L’anima “visionaria” di
Maroni non deve morire.
Qualche idea per il Nord
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INTERNI
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DENTRO IL TERZO MILLENNIO
DI MAURIZIO CRIPPA
Il Cretino
Collettivo
Una volta il mondo era dominato da Potere,
Denaro e Lussuria. Oggi le divinità mondane sono
Indignazione, Diritti e Sputtanamento. Quattro
passi per l’Italia andata un po’ fuori di testa
F
è un martello, le ferie ciao ciao. Ti alzi e scopri
che dovresti sentirti indignato
come italiano perché hanno deciso di
dare il “Colosseo Quadrato”, il palazzone dell’Eur, al Gruppo del lusso Arnault.
Sei un italiano abbastanza indignato?
Fa anche caldo, e scopri magari che una
ministra che prima faceva l’odontotecnico ha deciso, spalleggiata da una presidenta della Camera che prima cazzeggiava all’Onu, che qualsiasi persona nasca
qui, di qualunque razza popolo o religione sia, diventi italiano. Ius soli si chiama, è un suo diritto. O che un altro gruppo di avanzati parlamentari sta studiando di vietare, anche solo di pensare, che
il matrimonio gay non è una bella cosa.
Sei pronto ad accettare senza fiatare (sarà
vietato anche quello) il loro diritto? Fa
anche caldo, il lavoro è un martello, pensi che ci sono in giro un sacco di problemi
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a anche caldo, il lavoro
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più urgenti, e tu non è che d’un tratto ti
senti come Bill D-Fens, quello di Un giorno di ordinaria follia, che prende il bazooka e fa fuori tutti quelli che gli rompono le balle con le loro assurdità (per forza, quello è un uomo bianco fascista), ma
un bel vaffa ti verrebbe da mandarglielo. Agli italiani. Sul “Colosseo Quadrato”
c’è scritto: “Un popolo di poeti di artisti
di eroi, di santi di pensatori di scienziati,
di navigatori di trasmigratori”, e invece
gli italiani sono diventati dei malmostosi
indignati cronici, degli irrazionali cultori
di diritti. E prova a dirglielo, vedrai come
ti tratteranno.
Fa anche caldo, e scopri che “l’artista visuale” Anna Laura Millacci forse è
stata picchiata dal suo uomo, il cantante Massimo Di Cataldo. Certo è una cosa
orribile, non sei indignato pure tu? E già
fa strano che la Boldrini non abbia ancora esternato contro “lo schifoso maschili-
Foto: Getty Images
smo”, e non saremo certo noi a minimizzare. Che poi forse le ha fatto abortire
pure il bambino che portava in grembo,
e figurarsi se minimizziamo proprio noi.
Anzi, saremo forse gli unici a dolerci per
i diritti di quel bambino non nato, ma
non dite “infanticidio”, non è nei vostri
diritti. E comunque, il problema non è lì.
Il fatto che lascia basiti è che lei, l’artista
visuale, picchiata come un tamburo dal
mostro maschilista contro cui varranno
una dozzina di nuovi reati, dallo stalking
alla violenza domestica, insomma, lei ha
scelto di non denunciarlo. No, lei ha messo tutto su Facebook. Perché lei non cerca la giustizia o la tutela della legge, no,
a lei bastava sputtanarlo: «Spero che questo outing e sputtanamento pubblico sia
utile a tutte quelle donne che subiscono uomini che sembrano angeli e poi ci
riducono così». Outing e sputtanamento utile? E d’un tratto ti si accende la
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lampadina: sarà il caldo, ma con la storia dell’artista visuale Millacci Anna Laura abbiamo sfondato un nuovo muro del
suono. Pensavate che l’ultimo confine della civiltà del piagnisteo fosse la legge? La
causa civile e i danni morali? No, la nuova
forma di giustizia sommaria, di vendetta sociale nell’epoca dell’irresponsabilità
tecnica è lo sputtanamento via Fb. Tutto
e subito. La giustizia sommaria a chilometro zero, la giustizia della Rete.
Un caso, forse. Ma prendete l’assessore al Commercio di Milano, Franco D’Alfonso, l’icona del Popolo Arancione. L’assessore che mentre i negozi gli muoiono come mosche tra le mani voleva vietare il cono gelato per strada. Lui che fa? «A
stilisti come Dolce e Gabbana, il Comune dovrebbe chiudere le
porte: non abbiamo bisoMaltrattano le
gno di farci rappresentadonne? A nessuno
re da evasori fiscali». Poteche venga mai in
va dire: paghino le tasse.
mente, ma proprio
Poteva dire: li mettano
mai, la parolina
in galera. Ma no, basta lo
sputtanamento per diretmagica: educazione.
tissima. È il senso della
Più facile dire
realtà che se ne va. E la
“sessismo”, e
stampa, e i media, tutti
invocare
la legge
ad applaudire, redattori
sul femminicidio
che scodinzolano dietro al
proprio piscio e riportano
“quel che pensa il pubblico del web”. E il nera? Ogni disgrazia è buona per fare la
pubblico del web, educato da decenni di morale all’umanità, conta trovare un colgiornalisti, pensa cazzate così: «Picchia- pevole per “l’assurda tragedia”. Se sei un
re tua moglie, vergognati! Mi vergogno di pensionato o un imprenditore che si suiaverti ammirato e di aver sempre creduto cida, è la crisi. Se sei una donna, ahah,
ai testi che scrivevi». E nessun giornalista allora è manuale Boldrini puro: serve una
che abbia il coraggio di scrivere: ma ver- legge per il femminicidio e una per il corgognati tu di essere così pirla.
po delle donne. A tuo figlio rubano il cellulare a scuola? Serve una commissione
Le tre facce del male
di strizzacervelli e una legge sul bullismo.
Il problema è il Cretino Collettivo, che L’importante è la categoria del nuovo reaormai ha messo la freccia e sorpassato a to, e trovare la responsabilità. Una ragazsinistra il Giornalista Collettivo, e questo zina si è suicidata tempo fa perché le aveora insegue quello come un cane il tar- vano postato delle foto non proprio da
tufo. Come si tratta ogni caso di cronaca educanda su Fb. Pronti quattro nuovi rea16
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ti. E i diritti delle minorenni. Ma a nessuno che sia venuto in mente di andare dai
genitori di tutti quanti e dire: ma che cazzo gli insegnate voi, ai figli?
Siamo diventati al tempo stesso tutti così fragili e (in)sensibili e incapaci di
razionalità che non c’è fatto che capiti
che non monti sull’altare delle nuove tre
divinità. Indignazione, Diritti e Sputtanamento. Chi l’avrebbe mai detto che, rendendo persino omaggio alla razionalità
del Divin Marchese, dovessimo quasi quasi (quasi, vabbè) rimpiangere le tre facce del male, i tre peccati (si potrà dire?)
che hanno dominato i secoli dell’umani-
Foto: Ansa
INTERNI DENTRO IL TERZO MILLENNIO
Antiomofobia all’europea
Foto: Ansa
L‘ennesima leggina inutile non ci farà
perdere il buon umore (chissà Renzi)
Pdl e Pd hanno trovato l’accordo. Questione di giorni e, come su
richiesta delle burocrazie bruxellesi che l’hanno già da tempo onorata con
diversi arresti (Francia) e citazioni in giudizio nei tribunali (Gran Bretagna)
per quanti anche solo predicano contro i matrimoni gay, la cosiddetta “legge
contro l’omofobìa” verrà approvata anche dal parlamento italiano. Correva
tanta necessità nel bel mezzo dei guai recessivi che ci spingono verso la
Grecia? Non si poteva proprio fare la moratoria sui cosiddetti temi “eticamente sensibili” e rinviarne il pacco all’indomani dei trionfi elettorali di destre
cameroniane e sinistre zapateriane? Si doveva proprio tirare la corda in nome
del “così fan tutti in Europa”, dell’Hollywood dei diritti, della stramba idea
che aggiungi una legge togli un problema, del mainstream che non conosce
altro gruppo sociale degno di nota se non la comunità gaylesbotransgender?
Ovvio che si poteva. Ovvio che il complesso di inferiorità delle classi dirigenti
italiane, siano essi politici o giornalisti, non ha niente da dire al profondo
Nord euro-atlantico che si picca di essere l’unica civiltà al mondo degna di
imporre al resto del mondo i propri tic e pregiudizi ideologici. Ovvio che con
un establishment del genere (e del “gender”), che non ragiona, ma che solo si
postura e si inchina davanti ai sondaggi per sentirsi vivo, non c’è nessun vento
favorevole se non quello che soffia dietro di loro.
Tutto è perduto fuorchè l’onore, come scriveva Francesco I dopo la sconfitta
con gli spagnoli? No.Tutto è perduto fuorché il buon umore, cari amici e
colleganza che dal Foglio ad Avvenire, da destra a sinistra, avete fatto
buona battaglia contro una legge inutile e cretina. Dunque, grazie anzitutto
a Eugenia Roccella e Alessandro Pagano. Alla bella e gentile convertita
dalla mitopoietica pannelliana alla comunità laica, cioè cristiana. E all’ottimo
alfiere di Alleanza Cattolica. Questi due ci hanno messo la faccia, in gironi
infernali di trattative in commissione e con la lingua non biforcuta di chi
dice “sì sì, no no”. Bisogna ringraziare anche parlamentari e ministri, che pur
in posizione più defilata, come Lupi, Mauro, Quagliarello, Sacconi, Binetti,
Gigli e scusate se ne dimentichiamo alcuni, e purtroppo, pochi, ci hanno
provato con la moratoria. Vittoria dunque alla “lobby gay” (la definizione
è dell’Espresso) e al suo front-man Scalfarotto, che con provvida profezia
fu portato in cima al Pd (come vicepresidente del partito) dalla cara Rosy
Bindi. Peccato che il Cavaliere abbia la testa in Cassazione. Peccato che con
l’operazione Carfagna-Leone, la mediatrice carina e il simpatico comandato
a far da correlatore alla leggina antiomofoba, si sia data partita vinta a
quell’Europa che ci ordina non solo come ci dobbiamo comportare per stare
in società, ma anche quello che non dobbiamo più pensare (per esempio che
esista un diritto naturale). Ora anche l’élite par excellence ha una delle
chiavi del partito più molle che c’è. Renzi, quando verrà il suo
turno, dovrà farne tesoro. Chissà come andrà il suo happy hour
con la molto modaiola gaylesbotranstelegenica lobby.
tà (cristiana) d’Occidente: Potere, Denaro e Lussuria? Erano loro ciò che buttava
fuori di testa gli uomini, li pervertiva. Ma
in fondo c’era un suo perché. Ma dov’è la
ratio del nuovo mostro a tre teste che si
mangia anime e cervelli?
Il metodo Grillo, Stella & Rizzo
Indignatevi dunque. Se non ora, quando?
Sul sito del Corriere, il giornalone di Stella & Rizzo che si è dedicato per anni alla
mala educacion della Casta, c’è l’apposito pulsante per espimere, dopo aver letto un articolo, se ti senti “indignato”. È il
primo della lista. Il Colosseo è chiuso per
sciopero? Indignati! C’è la coda alla Asl?
Indignati! Le ragazze di Miss Italia sono
troppo ignude? Indignati! Troppi bocciati? Indignati! Troppi promossi? Indignati! I politici guadagnano troppo? indignati! Capitan Schettino non è ancora all’ergastolo? Indignati! Gli immigrati annegano a Lampedusa? Indignati!
È il metodo Beppe Grillo, o Stella &
Rizzo, che è la stessa cosa. Mai a nessuno
che venga in mente di applicare un principio di realtà: quand’è che aboliamo il
sindacato della scuola? Quand’è che facciamo entrare i privati nei musei? Perché non riformiamo la politica, o i tribunali? Che importa, la democrazia a chilometro zero esige solo il nobile sentimento dell’indignazione. Il resto lo faranno i
padroni del vapore. Tu limitati a chiedere
l’istituzione di nuovi diritti, o reati.
È il metodo Boldrini. «Squallido
maschilismo. Razzismo e volgarità», e giù
una legge contro le pubblicità femminili. Ci vuole lo ius soli, e mai nessuno che
rifletta che basterebbe il diritto naturale
di essere soccorsi in mare e accolti in terra. Maltrattano le donne? A nessuno che
venga in mente mai la parola magica,
educazione. Più facile dire “sessismo”, e
invocare la legge sul femminicidio (l’omicidio da solo non basta). L’Indignazione è
la nuova dea che fa impazzire chi cre|
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INTERNI DENTRO IL TERZO MILLENNIO
La Brambilla vuole
una legge per le pari
opportunità dei suini.
Orwell, al confronto,
era un dilettante
La potestà di affermare qualcosa
L’altra divinità che le sta seduta accanto si chiama Diritti. Al plurale. Diritto è
la potestà di affermare qualcosa per sé o
per gli altri. Qualcosa di buono (sennò lo
chiameremmo “storto”). Diritto, insomma, è un potere positivo. Ma adesso: chi
mai fa più qualcosa per il potere? Bisognerebbe sapere cos’è, per amarlo. Per i soldi?
Chi li ha, ma chi ci crede più che resteranno? La lussuria? Beh, è così a buon mercato che nessuno ci si danna più. Ma invece pensate: i Diritti. L’astratta codificazione di un desiderio, senza sforzo per sé e
con un sacco di doveri per gli altri. L’eutanasia è un mio diritto al “cocktail fatale”
anche in assenza di malattie letali, e tuo
dovere è riconoscerlo e pagarmi il conto. Il mio diritto di mangiar sano è anche
l’obbligo per te di cucinare come voglio
io. Fino ai paradossi più assurdi e illiberali. Tre geniali deputate del Pd (chi altre?)
hanno fatto una proposta di legge che
introduce l’obbligo per ristoranti e mense – pubbliche o private non fa differenza – di offrire «almeno un menù vegetariano e uno vegano», pena il pagamento
di salate ammende o revoca della licenza
di esercizio. Cercarsi un altro ristorante,
no? Giammai, è un diritto. Altri vogliono
dare i diritti umani ai delfini (Corriere di
domenica 21 luglio) intesi come “persone
non umane”. Calderoli vogliono ammazzarlo come persona non umana, per aver
paragonato un ministro a qualcosa di non
umano, ma pur sempre portatore di dirit18
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gi, l’ineffabile Boldrini ha detto dell’attentatore Luigi Preiti che la «crisi trasforma
le vittime in carnefici». Ha sparato ai poliziotti: per bacco, era suo diritto.
ti: o vogliamo dimenticare che Zapatero
si battè per il progetto Grandes Simios,
per dare i diritti umani a oranghi e scimpanzè? I poveri animali sono divenuti lo
sfogatoio del nostro malessere regredito.
La Brambilla vuole una legge per le pari
opportunità dei suini. Orwell, al confronto, era un dilettante. Tempo fa su internet ha commosso a milioni il video delle mucche annegate in una inondazione.
C’erano dei farmers che hanno perso le
stalle e la casa, ma che importa, abbiamo
diritto di commuoverci per i nostri puppets quasi umani.
La giustizia sommaria
Infine c’è l’altra divinità puerile, lo Sputtanamento. Puerile (chi fa la spia non è figlio
di Maria). Come un tempo la bambina Speranza portava per mano Fede e Carità,
Sputtanamento saltella felice tra Indignazione e Diritti. Che importa se tizio è colpevole? Basta dirlo. Che importa se i politici sono ladri o no? Bave alla bocca, gufi,
iettatori, depressi, sepolcri maleodoranti,
oranghi. Mangi al ristorante? E io ti sputtano su Fb. Hai un’amante? Il tuo terrore
non saranno gli alimenti alla moglie (troppo lunga la causa di divorzio, avrei diritto
al divorzio breve) ma le tue foto smutandate e i tuoi sms bavosi. Sei un prete, ma non
proprio il curato d’Ars? Beh, allora aspetta
e spera il perdono del tuo dio, prima pas-
I social network sono i nuovi luoghi della giustizia
sommaria e della censura preventiva, ogni parola di
personA pubblicA va dritta al plotone d’esecuzione
La divinità dei Diritti esige leggi speciali, e nuovi nomi (animalismo, bullismo, femminicidio, transessualismo). In
compenso ci mangia l’anima e la capacità di chiamare le cose con il loro nome. La
squadra del Torino si è beccata una censura per sessismo per questo slogan: “Se la
tua ragazza crede che la domenica le metti le corna, portala a vedere il Toro”. Sessismo. È così rincoglionente che ha mangiato l’anima pure della politica. Il Pd è
diventato ingovernabile perché ogni peones del Transatlantico ha il diritto di agire secondo la sua coscienza e indignazione, a costo di mandare a rotoli ogni possibile compromesso o mediazione. Così siamo qui a discutere di ideologia e spariscono i fatti. Dopo la sparatoria a Palazzo Chi-
serai per il gioco di società dello Sputtanamento e del ludibrio. E allora stai certo che
nessuno verrà a sostenere il tuo diritto alla
privacy. I social network sono i nuovi luoghi della giustizia sommaria e della censura preventiva, ogni parola in più o in meno
delle persone pubbliche va dritta al plotone d’esecuzione. Ogni cazzata detta in privato sarà proclamata sui tetti, razzismo
e omofobia sono la trappola a ogni angolo di strada. Anche se tutti, poi, si sentono
autorizzati a insultare l’avversario. Siamo
passati dalla fragilità sociale a quella mentale, l’unico solipsistico piacere è giocare
alla gogna. Immola il tuo prossimo sull’altare dello Sputtanamento. Solo così sarai
un italiano del Terzo millennio. Fa anche
caldo, ma vaffanculo. n
Foto: Ansa
de in lei. È un sentimento, la regressione nel lamentoso, sempre in allarme per
le sorti della civiltà, l’alibi (in fondo) per
precludersi il realismo di quel che un
tempo era il bene e il male e il sano pragmatismo di mettere mano ai problemi
per come sono. È più facile indignarsi se
tagliano gli alberi in una piazza di Istanbul, che se sgozzano venti cristiani in una
scuola in Nigeria.
ECONOMIA
E COMUNITÀ
di Giulio Sapelli
RESISTERE ALL’INDUSTRIA TECNOCRATICA
Rimarrà soltanto
la piccola impresa
a farci da “famiglia”?
L
a crisi economica mondiale ha profondamente cambiato l’industria. Essa è stata investita da una ondata di innovazioni
pervasive e distruttrici di forza lavoro e nel contempo creatrici di produttività tecnica dall’intensità inaudita, quindi generatrici di aumenti di produttività inusitati, come si rende manifesto nella crescita impetuosa non solo dell’Itc, ma in primo
luogo della meccatronica. Di conseguenza l’avvento di un nuovo
paradigma tecnologico ha scatenato un abbassamento relativo
della dimensione di scala dell’impresa in tutto il mondo.
La finanziarizzazione ha scatenato altresì la disintermediazione delle imprese in unità correlate o non correlate sottoposte al
controllo del mercato della proprietà in una misura più intensa
di quanto mai fosse prima successo. Di qui la dittatura manageriale, sostenuta da una involuzione accademica e mediatica neoliberista di inaudita violenza clonante e di impressionante regressione analitica. Essa ha favorito l’emergere di un capitalismo
ultra-proprietario (Ur-Kapitalismus), con i manager possessori di
azioni in modo dispiegato, con consustanziali conflitti d’interessi
generati dal compenso in azioni dei manager medesimi, che scatenano in tal modo pulsioni acquisitive generate da una avidità
sregolata, quella che il Santo Padre ha giustamente bollato come
segmento di un generale nichilismo finanziario.
L’auto-attribuirsi – da parte dei top manager – stipendi inverosimili sul piano della giustizia distributiva viene accettato senza scatenare sentimenti di ingiustizia. Del resto il predominio ormai totalitario delle scuole economiche post-marginalistiche o
neoclassiche ha glorificato l’ingiustizia. Così si è andato distruggendo anche il senso comune degli immensi vantaggi che l’economia mista e regolata ha donato al mondo nel Novecento e anche nella seconda metà dell’Ottocento. Documentazione di ciò
è stata la proliferazione delle scuole di business che hanno devastato la formazione personale dei futuri dirigenti d’impresa,
creando cloni viventi performanti che assumono decisioni devastanti nel corso delle ciclicità finanziarie.
L’avvento della globalizzazione ha profondamente trasformato l’impresa, portando in evidenza trasformazioni che maturavano nella sua struttura dagli anni Ottanta. La globalizzazione, del resto, è stata anche un’involuzione ideologica che ha
fatto della parte il tutto, tentando continuativamente la reificazione nel lavoro di milioni di persone, mirando a trasformare lo
status delle medesime da quello del salariato che contratta collettivamente a quello di schiavo moderno, di cui non siamo stati
ancora in grado di elaborare una concettualizzazione.
L’involuzione neo-barbarica NOn
Ha COINVOLTO le PMI SOLO PERCHé
ESSE non sono che la realizzazione
sul piano economico della PRIMA
CELLULA DELLA società naturale
L’impresa piccola e piccolissima è la sola, con quella cooperativa tout court, a essere sfuggita a questa disastrosa trasformazione involutiva e de-civilizzatrice della grande impresa moderna.
Sono i comportamenti che fanno il mercato
È stato possibile sfuggire a questa involuzione neo-barbarica solo perché queste piccolissime imprese altro non sono che la realizzazione sul piano della distintività economico-monetaria della
famiglia come società naturale “toniolamente” intesa. Esse sono
sottoposte alle regole della dimensione dettate dalla cultura familiare che mira a difendere in forma corporata i suoi soggetti
e componenti, anche salariati, con immensa forza emotiva. Ne
abbiamo una drammatica conferma nel numero crescente dei
suicidi a livello mondiale che hanno come protagonisti i piccoli
imprenditori di qualsivoglia industria o servizio. E ciò perché la
società più non li accoglie nel suo seno protettore. L’impresa, del
resto, accresce la solitudine. Essa dovrebbe essere – e lo è stata per
secoli – l’esempio più fulgido di una fraternità operosa dei doveri
e non solo dei diritti, al di là dei grandi conflitti sociali che l’hanno scossa. Oggi né l’ impresa né la società neoliberista così appaiono ai soggetti: di qui l’anomia. Di qui l’angoscia, di qui il non riconoscimento dell’altro dialogante e operoso per la salvezza. Anche
qui emerge la riprova che l’economia altro non è che una serie di
comportamenti personali, e che i mercati non esistono se non come aggregazioni, spontanee o regolate, di comportamenti umani. La società rinnova continuamente la comunità anche in economia. Se ciò non accade le conseguenze possono essere tragiche.
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chi è chi
IL MONDO VISTO DALLA PROF DI MONTECITORIO
Laura
Boldrini
Altro che campanella e richiami agli
onorevoli colleghi, la Signora di Sel ha
deciso di migliorarci tutti. A modo suo
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Foto: Getty Images
N
on ci vuole molto a scomodare il paragone con Gianfranco
| DI laura borselli
Fini, diventato inflessibile censore dello schieramento
politico che gli ha consentito di sedere sulla poltrona
più alta di Montecitorio. Eppure Laura Boldrini, da meno di cinque mesi presidente della Camera, non ha mai cambiato le sue
idee di donna di sinistra, paladina dei diritti dei più deboli con
spruzzate di veterofemminismo. Semplicemente, quella che
un’era politica fa Pier Luigi Bersani salutava come una figura
di pacificazione e cambiamento (era un periodo in cui, in casa
Pd, gli abbagli si susseguivano), è in realtà una signora ben più
complessa da gestire, soprattutto per la sinistra. D’altronde chi
comincia proclamando che «le persone devono poter innamorarsi delle istituzioni» perché «per avere buoni cittadini dobbiamo avere buone isti- Nel programma di innamoramento delle
tuzioni» (a Che tempo che fa, pochi giorni dopo l’elezione), è destinata a fare ben istituzioni la presidente inserisce
altro che scampanellare in poltrona per l’appoggio ai matrimoni gay e l’impegno
per la rivalutazione della donna IN TV
richiamare gli onorevoli colleghi.
Il ruolo di portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ricoperto fino fa la presidente della Camera ha respin- non trasmettere la finale e la terza carica
a prima della candidatura alle ultime ele- to l’invito del manager Marchionne a visi- dello Stato ha espresso la propria soddisfazioni con Sel di Nichi Vendola, l’ha porta- tare uno stabilimento Fiat, cogliendo l’oc- zione via Twitter: «Media e immagine delta più volte a scontrarsi con quella classe casione per ricordare che «non sarà certo la donna. Serve cambiamento culturale.
politica italiana di cui oggi fa parte. I bot- nella gara al ribasso sui diritti e sul costo Bene scelta #Rai su #Miss Italia».
ta e risposta con gli ex aennini e i leghisti del lavoro che potremo avviare la ripre– a cominciare dall’ex ministro dell’Inter- sa». Un’uscita che se ha fatto infuriare il Tra filosofia e cultura pop
no Roberto Maroni – sono noti alle crona- centrodestra, ha messo a disagio anche A voler cercare della filosofia laddove proche. La causa dei clandestini («un termi- quel Pd che tenta di sfuggire al sindaca- babilmente bisognerebbe scomodare le
ne che andrebbe cancellato dal vocabola- lismo più intransigente. Gongolava, inve- sfumature pop della complessa macchirio perché carico di pregiudizio e negativi- ce, Nichi Vendola, che anche all’elezio- na del consenso si finirebbe per ripensare
tà») Laura Boldrini l’ha sposata senza ten- ne di Boldrini deve una fasulla verginità ad Alain Filkienkraut e a quella sua acuta
tennamenti e per farlo spesso e volentieri politica, per cui Sel, in Parlamento grazie definizione di “medico del mondo”. «Salvaha sacrificato il tradizionale aplomb onu- al Pd (senza il quale non avrebbe supera- re delle vite: questa è la missione mondiasiano per stigmatizzare le ingiustizie della to la soglia di sbarramento) ora può gio- le del medico del mondo. Costui è troppo
legge Bossi-Fini. Volendo allargare la pla- care all’opposizione e sussurrare all’orec- occupato a riempire di riso la bocca che ha
tea dei beneficiari del suo impegno verso i chio di un partito a costante rischio di fame per ascoltare la bocca che parla. Le
deboli e i diseredati in generale, la signo- scissione.
parole non rientrano nell’ambito della sua
Nel programma di innamoramento sollecitudine. Ciò che richiede il suo interra ha accettato (senza primarie) la proposta di candidatura con Sinistra Ecologia e delle istituzioni la presidente (eletta don- vento sono le popolazioni martoriate, non
Libertà, «unico partito di sinistra che guar- na dell’anno da Famiglia Cristiana nel i popoli volubili; l’esperanto dei lamenti,
da all’Europa, al futuro e non è ancorato a 2010) inserisce l’appoggio ai matrimoni non le lingue opache e particolari. I corvecchi schemi».
gay e l’impegno per la rivalutazione della pi di cui si occupa sono, se così si può dire,
Dev’essere sull’onda di questo repu- figura della donna. Ne ha fatto le spese il disincarnati». E soprattutto non sfilano in
listi dei vecchi schemi che pochi giorni concorso di Miss Italia. La Rai ha deciso di costume (intero) con un numero addosso.
Foto: Getty Images
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ESTERI
IL PARADOSSO IN PRATICA
Chesterton
in Sierra
Leone
Una laurea a Oxford e poi il ritorno in Africa
per applicare le teorie economiche del grande
scrittore cattolico inglese. L’avventura di John
Kanu per la rinascita di un paese distrutto da
undici anni di guerra civile. E dall’assistenzialismo
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Foto: Getty Images
N
ell’ottobre 2002 la Sierra Leone era un poverissimo paese africano stremato da undi| DI RODOLFO CASADEI
ci anni di guerra civile che aveva causato la morte di 50 mila esseri umani. Due
milioni e mezzo di persone sono rimaste senza casa, dieci mila senza un braccio o un avambraccio, mutilate a colpi di machete. John Kanu invece era un fortunato
e volonteroso trentottenne sierraleonese che dopo sforzi eroici era riuscito ad approdare all’università di Oxford e a ottenere un master in Scienze sociali applicate. Intorno a
quello che John aveva fatto per convincere la sua famiglia a mandarlo a scuola – unico
bambino del suo villaggio – per continuare gli studi dopo la morte del padre e per ottenere un visto e una borsa di studio per frequentare l’università in Inghilterra, si sarebbe
già allora potuto scrivere un libro. A quel tempo a Oxford i neolaureati sierraleonesi erano in tutto sei. Cinque presero la strada degli Stati Uniti e del Canada o si fermarono nel
Regno Unito. Uno solo, nonostante un’offerta per restare a lavorare in terra britannica,
decise di tornare nella devastata patria:
John Kanu, appunto. Nostalgia di casa, per «DEL SUO PENSIERO, Tre TEMI MI HANNO MOLTO COLPITO: LA
quanto derelitta? Appoggi politici? Niente
REDISTRIBUZIONE DEI MEZZI DI PRODUZIONE, L’IMPORTANZA
di tutto ciò. Non indovinereste nemmeno
con un milione di tentativi. «Avevo scoper- DELL’ECONOMIA RURALE E LA CENTRALITà DELLA FAMIGLIA»
to Gilbert Keith Chesterton, e volevo applicare le sue idee sull’uomo e sull’economia tford Caldecott, direttore del Chesterton meglio della cultura tradizionale africanel mio paese», racconta Kanu.
Institute for Faith and Culture. Diventa- na, riprodotto in filosofia economica da
Pochi lo sanno oltre agli appassio- no amici e il britannico introduce il sier- uno scrittore cattolico di fine Ottocento,
nati dello scrittore cattolico britannico, raleonese al pensiero dello scrittore. «Tre e noi lo stiamo perdendo”, mi sono detma Chesterton, insieme a Hilaire Belloc temi mi colpirono in particolare. L’idea to. Cominciai a pensare che, tornato in
e Vincent McNabb, è considerato il teo- della necessità di distribuire quanto più patria, avrei fondato una società chesterrico del distributismo, la filosofia econo- possibile la proprietà fra tutti i mem- toniana sierraleonese».
mica che alla fine dell’Ottocento si pre- bri della società; l’importanza attribuita
Le cose vanno proprio così. Kanu torsentava come una traduzione della dot- all’economia rurale e agli artigiani che na in Sierra Leone e si guadagna da vivetrina sociale cristiana contenuta nella vivono del lavoro delle proprie mani; la re come consulente o come esperto in proRerum Novarum di Leone XIII e come ter- visione della famiglia come la principa- getti di Ong ed enti internazionali quali
za via fra socialismo e capitalismo. Fra gli le unità sociale e la base di una famiglia il Catholic Relief Service, l’International
insegnanti di Oxford, Kanu incontra Stra- estesa multi-generazionale. “Questo è il Rescue Committee, Usaid, Management
Foto: Getty Images
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ESTERI IL PARADOSSO IN PRATICA
Systems, eccetera. Collabora al reinsediamento nelle campagne della popolazione rurale che a centinaia di migliaia
si era riparata in città durante la guerra.
Si dedica all’arduo problema dell’impatto dannoso dell’industria mineraria sulle
attività economiche e sulle condizioni di
vita della popolazione e dei distretti interessati dalle estrazioni. E insieme ad alcuni amici fonda il Sierra Leone Chesterton
Center (Slcc), che nel 2006 viene registrata come organizzazione comunitaria presso il ministero dello Sviluppo rurale e del
Governo locale. «Non siamo una Ong», ci
tiene molto a sottolineare Kanu, che con
le Ong ha lavorato e lavora tuttora. «Quelle vanno e vengono, hanno un mandato
imperativo e circoscritto e devono spendere i loro soldi tutti e subito, cosa che
favorisce la mentalità assistenzialista. Noi
invece siamo presenti per tutto il tempo
che è necessario, puntiamo a costruire le
capacità locali e ci basiamo molto più sulla forza delle idee e sul cambiamento di
mentalità che sulla quantità dei soldi».
Un ponte fra equilibrio e follia
Per quel che riguarda i soldi, la differenza rispetto alle Ong è decisamente abissale. Da quando esiste, la donazione più
grossa che l’Slcc ha ricevuto è costituita
da 600 sterline versate da Aidan Mackey,
il fondatore del Chesterton Study Centre
in Inghilterra. Tutto il resto è basato sul
volontariato e sul contributo delle stesse comunità oggetto degli interventi, che
comprendono l’insegnamento di tecniche agricole attraverso la cosiddetta Farmer-Field-School, l’assistenza nell’accesso a sementi speciali, l’organizzazione
dei contadini in cooperative, la costruzione di due scuole professionali di villaggio che presto entreranno in funzione. «Gli abitanti del villaggio hanno messo a disposizione tutti i materiali e tutto
il lavoro, tranne lo zinco per i tetti e per il
cancello all’ingresso che abbiamo procu26
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rato noi», spiega John. «Dalle scuole usciranno carpentieri, muratori, meccanici
e altre figure tecniche che si impegnano
a non migrare in città, ma a rendere il
loro servizio nelle comunità rurali da cui
provengono. Adesso hanno bisogno degli
strumenti e delle macchine da mettere
in dotazione nelle scuole, ed è per questo che io sono in Italia e che per la prima
volta chiediamo un aiuto a donatori esterni». Invitato dalla Società chestertoniana
italiana, Kanu ha incontrato associazioni e privati disponibili a una partnership
a Siena e Ferrara. Ma negli incontri pubblici ha parlato principalmente della filosofia dello sviluppo e dello stile di intervento dell’Slcc.
«Il ruolo della famiglia è centrale»,
spiega questo padre di quattro figli. «In
Africa non ci sono sistemi di welfare come
in Europa: la famiglia è il nostro welfare,
la nostra carta di credito, la nostra banca,
la nostra cassaforte. Se qualcuno ha bisogno di un prestito, non va alla banca, dove
verrebbe sfruttato, ma si rivolge al giro
dei parenti. La famiglia è il luogo dove ci
si sente a casa, è la chiave dell’educazio
ne morale, è un ponte gettato fra l’equilibrio e la follia. Quando da bambino insistevo con mio padre perché mi mandasse a scuola, la famiglia estesa di 20 persone venne riunita e dopo lunga consultazione decisero di iscrivermi in una scuola di una località vicina. In Sierra Leone i
musulmani sono il 70 per cento, noi cattolici siamo il 15 per cento e gli altri sono
cristiani protestanti, ma tutti condividiamo la stessa concezione: la famiglia è la
principale fonte della vita».
Il panegirico della famiglia africana, istituzione che presenta anche molti
lati problematici che frenano lo sviluppo
umano, non deve far pensare che l’Slcc si
faccia portatore di una visione immobile
e passatista dell’Africa, centrata sull’esaltazione del buon tempo andato. «La grande sfida dello sviluppo consiste nel cam-
biare le mentalità. Lo sviluppo, dico sempre, non è una questione di elettricità, di
strade, di infrastrutture. Tutto questo serve, ma lo sviluppo è in primo luogo una
questione di persone. Il nostro lavoro consiste nel cambiare le mentalità e questo
avviene attraverso l’educazione. L’educazione compie, realizza, completa. Ma solo
se è centrata sulla verità e su ciò che è
giusto. Allora diventa quella scintilla dentro di te che nessuno ti può portare via.
Foto: Ansa, Getty Images
A fianco, cercatori di diamanti;
sotto, John Kanu con Marco
Sermarini (al centro), presidente
della Società Chestertoniana
italiana; in basso, il giovane Kanu
nella Chesterton Library di Oxford
L’educazione ti arricchisce di una ricchezza che nessun ladro potrà mai rubarti».
Prima ancora di lanciarsi nel progetto delle scuole professionali di villaggio,
l’Slcc ha contribuito all’obiettivo dell’educazione aiutando le famiglie del distretto
rurale di Kono ad aumentare il proprio
reddito, perché ciò ha permesso a esse
di mandare i figli a scuola. Poi c’è la formazione dei contadini alle nuove tecniche agricole. «Noi non gli diciamo che il
modo in cui coltivano la terra è sbagliato,
gli mostriamo concretamente i vantaggi
delle nuove sementi o delle nuove tecni-
mo raccolto, tutti hanno visto la differenza e sono venuti a chiederci come dovevano fare per avere quelle sementi».
L’Slcc non si tira indietro davanti
all’impegno politico in senso lato, che
consiste nel difendere i diritti delle comunità rurali davanti ai grandi interessi
dell’industria mineraria, che naturalmente condiziona la risposta delle istituzioni.
La Sierra Leone è ricchissima di diamanti alluvionali. Questo significa che le pietre vengono cercate su grandi estensioni di terreno intorno ai letti dei fiumi. I
danni all’ambiente e all’agricoltura sono
Foto: Ansa, Getty Images
«LE ONG VANNO E VENGONO, HANNO UN MANDATO E SPENDONO
TUTTI I SOLDI CHE HANNO SUBITO, CREANDO UNA MENTALITà
ASSISTENZIALISTA. MA IL NOSTRO WELFARE È LA FAMIGLIA»
che. Quando il governo ha deciso di diffondere anche nel nostro paese la varietà
di riso ibrido ad alto rendimento Nerica,
anzitutto abbiamo fornito la nostra intermediazione perché le comunità rurali
più marginali non venissero tagliate fuori. Poi, per convincere i coltivatori dei vantaggi delle nuove sementi, ci siamo fatti dare un pezzo di terra a fianco dei loro
campi coltivati nel modo tradizionale. Lo
abbiamo seminato col riso Nerica. Al pri-
enormi. La legge imporrebbe alle imprese
estrattive di bonificare i terreni al termine
della ricerca, ma spesso non viene rispettata. «Nel distretto di Kono e in tanti altri,
industria mineraria e agricoltura sono
in competizione. Le acque e le terre sono
contese. Noi lavoriamo con organizzazioni della società civile, in particolare quelle specializzate nel rapporto fra sviluppo
e giustizia, per richiamare il governo ai
suoi doveri. Chiediamo che siano applica-
te le leggi che stabiliscono la bonifica dei
terreni invasi per la ricerca dei diamanti». Quarantacinque cooperative costituite
fino ad oggi, seicento persone circa beneficiate da interventi che vanno dalla fornitura delle sementi speciali alla formazione a tecniche agricole alla fornitura di
attrezzature e strumenti. Non sono grandi numeri quelli che l’Slcc può allineare,
ma sono di grande qualità. Perché frutto
di idee e gratuità anziché di assistenzialismo e progetti calati dall’alto.
Non è stato tutto tempo sprecato
«Da bambino ho lottato come un leone
per potere andare a scuola, ho sfinito mio
padre per convincerlo a mandarmi. Poi,
quando sono arrivato all’università di
Oxford mentre la Sierra Leone bruciava,
ho pensato che il mio sapere non sarebbe servito a nulla, che il paese aveva bisogno di altro», conclude John Kanu. «Per
fortuna i miei amici inglesi mi hanno fatto scoprire Chesterton e le sue tre idee
economiche: la redistribuzione dei mezzi di produzione, l’importanza dell’economia rurale, la centralità della famiglia.
Oggi dico a tutti: sono le uniche tre cose
importanti che ho imparato studiando a
Oxford. Ma non ditelo al rettore dell’università e ai suoi professori». n
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CULTURA
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OLTRE LA PITTURA
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La mostra “Leonardo3.
Il mondo di Leonardo”
allestita nelle Sale del
Re di Piazza della Scala
(Milano) rimarrà aperta
fino al 28 febbraio 2014.
A sinistra,
la ricostruzione della
Macchina del volo
|
DI MARINA MOJANA
L’ingegner
da Vinci
Una mostra innovativa rivela un Leonardo
diverso da quello studiato sui libri di scuola. Uno
scienziato curioso che non aveva paura di fallire.
Più che un inventore, un grande osservatore.
Che a volte si prese il merito di gesta altrui
Foto: Copyright Leonardo3 – www.leonardo3.net
C’
Milano visitata da
90 mila persone in quattro mesi
ma pressoché ignorata dal mondo accademico. Come mai?
Perché Leonardo appare più ingegnere che artista (anche se ai suoi tempi le
due cose non erano così distinte come
oggi) ed emerge un’immagine del genio
da Vinci diversa da quella studiata sui
libri. Uno scienziato curioso, che osservava tanto e inventava poco e che seppe prendersi il merito di gesta altrui. Per
esempio, la famosa vite di Archimede di
Leonardo fu un’invenzione di Archimede,
appunto; l’Uomo vitruviano, uno dei disegni più conosciuti di Leonardo e riprodotto anche sulla moneta da un euro,
era di Vitruvio. Persino il Codice Atlantico, che di atlantico ha soltanto il formato
(da atlante), è una raccolta di mille fogli,
schizzi e disegni leonardeschi di vario
è una mostra a
genere e qualità, messi insieme dai suoi
allievi – in primis Francesco Melzi – molti
anni dopo la morte del maestro.
Insomma, Leonardo è universalmente noto come inventore dell’elicottero, del
carro armato, del carro falciante, del paracadute e della bicicletta. Tutta farina del
suo sacco? «Niente di più falso», spiega
Mario Taddei, uno dei tre curatori di “Leonardo 3. Il mondo di Leonardo”, la mostra
in corso a Milano nelle Sale del Re di Piazza della Scala (accesso dalla galleria Vittorio Emanuele II). «Carri, paracadute, bombarde e catapulte erano armi e invenzioni
medievali che Leonardo studiava e ricopiava nei suoi taccuini. La bicicletta è una delle più grandi stupidaggini mai ricostruite!». La fama del Leonardo genio e inventore sembrerebbe una bufala ottocentesca.
«Il segreto del suo successo sta nella sua
grande curiosità – racconta Massimilia|
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CULTURA OLTRE LA PITTURA
A destra, i rendering
in 3D della Macchina
del volo.
Nell’altra pagina,
la sala dell’esposizione
(sopra) e la Macchina
libellula (sotto)
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bito premio di rappresentanza del presidente della Repubblica italiana. È grazie a questa onorificenza che Milano non
ha potuto rifiutare l’ennesima edizione
della mostra. L’esposizione – interamente progettata e realizzata dal Centro Studi Leonardo3 di Lisa, Taddei e Zanon (professionisti di informatica e web design
appassionati di Leonardo) – fa invecchiare in un nano secondo tutte le macchine
di Leonardo esposte al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Come mai?
Perché, grazie a una sofisticata tecnologia
di interaction design, tutti i 1.100 fogli
del Codice Atlantico sono stati riprodotti
in formato digitale (consultabili in modalità touch screen) e poi ripuliti “virtualmente” da macchie di muffa, ombre di
ruggine o perdite di colore che ne impedivano la lettura.
L’aiuto del computer
Taddei e Zanon sono riusciti là dove generazioni di studiosi si erano arresi; hanno
letto tra le righe della scrittura sinistrorsa
(Leonardo era mancino e come gli orientali scriveva da destra verso sinistra) e le
hanno interpretate correttamente. Persino Carlo Pedretti, il più importante studioso vivente di Leonardo, ha commentato: «Questo lavoro è molto rigoroso.
Foto: Copyright Leonardo3 – www.leonardo3.net
no Lisa altro curatore con Taddei ed Edo- ché se è vero che i disegni sono meraviardo Zanon – e soprattutto nell’aver inno- gliosi, basta confrontare gli studi prepavato e sperimentato senza paura di falli- ratori con le opere realizzate, siano pure
re, anche se moltissimi dei suoi proget- incompiute come l’Adorazione dei Magi
ti sono stati degli insuccessi». Basti pen- o massacrate come il Cenacolo, per capisare alle sue macchine volanti che non re che la grandezza di Leonardo è proprio
sono mai riuscite a volare, o alla sua Cla- nella pittura». Questo giudizio è alla base
vi-Viola, strumento musicale realmente della diffidenza che quasi tutto il monfunzionante, ma con un motore rumoro- do accademico nutre verso chi si avventuso. Oppure ai suoi dipinti murali realizza- ra nel mondo di Leonardo cercando nuoti con tecniche sperimentali che non han- ve chiavi di accesso, di lettura o, più semno retto la sfida del tempo: la Battaglia plicemente, di divulgazione democratica
di Anghiari si è distrutta ancora prima del suo ingegno.
Ma Leonardo ci ha lasciato seimila
di essere terminata, mentre il Cenacolo è
giunto sino a noi, ma solo come un’imma- fogli manoscritti e altrettanti sono andati perduti. Perché non bisogine sbiadita di quel che fu
gnerebbe (ri)trovare il suo
appena terminato.
L’ESPOSIZIONE
pensiero più autentico proLa mostra “Leonardo
Novantamila visite
prio in questi appunti? Pro3. Il mondo di
va a farlo questa spettacola«Per me Leonardo è e resta
Leonardo” è allestita
nelle Sale del Re di
re mostra che l’ex assessore
anzitutto, o forse soltanto,
piazza della Scala a
alla Cultura di Milano, Stefaun pittore», risponde a calMilano. L’esposizione
no Boeri, aveva inizialmendo Francesco Villata, docenè aperta tutti i giorni
te boicottato e che, grazie al
te di Storia dell’arte moderfino al 28 febbraio
2014, dalle 10 alle
suo successore, Filippo Del
na all’Università Cattolica
23, festivi compresi.
Corno, resterà aperta fino
di Milano e autorevole stuI biglietti sono acquial 28 febbraio 2014. Dovedioso dei codici vinciani. «Se
stabili su ticketone.it.
va chiudere a fine luglio,
Leonardo avesse fatto tutPer altre informazioni contattare lo
ma dopo il grande successo
to quello che ha fatto, tran02.794181, scrivere
di pubblico (in due settimane dipingere – prosegue Vila [email protected]
ne 30 mila persone hanno
lata –, sarebbe solo intereso consultare il sito
acquistato il biglietto onlisante per i suoi studi anatowww.leonardo3.net
ne e 400 gruppi scolastici
mici e geologici, con concehanno prenotato la visita)
zioni parallele (ma non in
anticipo) a quelle espresse da Baldassare si è deciso di prorogarla, assecondando i
Castiglione. Tuttavia, non è con il proget- desideri di un popolo di ogni lingua, età
to di un ponte mobile, di un rudimentale e istruzione accorso a visitarla: le audio
girarrosto o di una cassaforte a incastro, guide in italiano, inglese, francese, tedepiù una quantità di macchine che rego- sco, russo e cinese vanno a ruba.
La mostra, partita da Milano nel 2002,
larmente non funzionano, che si diventa
una delle figure portanti della civiltà occi- sta girando il mondo da dieci anni; ogni
dentale. Leonardo è Leonardo per l’Adora- edizione, però, è più ricca della precedenzione dei Magi, per la Belle ferronnière, te, con nuove scoperte e inedite esperienper la Gioconda; ma questo nelle sale del- ze interattive; da Tokyo a New York, da
San Paolo a Doha, in Qatar. È proprio qui
la mostra non lo si capisce».
Con vis polemica, Villata sottolinea che Giorgio Napolitano l’ha vista e, rimala grandezza del “Leonardo pittore”. «Per- sto incantato, le ha riconosciuto l’am-
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Foto: Copyright Leonardo3 – www.leonardo3.net
CULTURA OLTRE LA PITTURA
Una delle critiche mosse alla mostra è che «tra installazioni, postazioni, virtualità di ogni genere, scompare il Leonardo artista,
evocato solo da una riproduzione elettronica della Gioconda e da una velleitaria ricostruzione del Cenacolo con colori sfacciati»
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«Non sono sicuro che la mostra veicoli
una divulgazione davvero corretta», puntualizza Francesco Villata. «Manca qualunque constestualizzazione, Leonardo
sembra piovuto dal cielo mentre altri prima, contemporaneamente e subito dopo
di lui portavano avanti, talvolta con maggior successo, ricerche analoghe. Nulla
viene detto su questa “civiltà delle mac-
zioni, virtualità di ogni genere, scompare il Leonardo artista, evocato solo da una
modesta riproduzione elettronica della
Gioconda e da una velleitaria ricostruzione del Cenacolo, con profili rigidi e colori sfacciati, degni di un coperchio da scatola di latta».
Certo si può ancora migliorare (l’allestimento è claustrofobico, il titolo è ambi-
la mostra parla il linguaggio dinamico, multimediale
e interattivo della contemporaneità. Sono ricostruite
in 3D oltre duecento macchine presenti nei manoscritti
chine”, uso un’espressione olivettiana, in
realtà diffusa nell’Italia del Quattrocento. Anche alcune ricostruzioni (per esempio quella dei soldati meccanici) sembrano alquanto forzate, così come arbitrarie sono le denominazioni date al codice di Madrid II che diventa “Codice del
cavallo”, o a macchine come quella per
ottenere il moto perpetuo che addirittura diventa “macchina del tempo”. Se non
erro, non si specifica nemmeno quali siano state costruite davvero (forse una sola:
il ponte mobile per guadare i fiumi, ricordato da Luca Pacioli nel De viribus quantitatis) e quali no. Tra installazioni, posta-
guo, la storia dell’arte negletta); tuttavia il pubblico fa davvero un’esperienza
sensoriale e la mostra parla il linguaggio
dinamico, multimediale e interattivo della contemporaneità. Leggendo i commenti all’esterno dalla mostra si percepisce
il forte entusiasmo dei visitatori. «Il Centro Studi Leonardo 3 deve andare avanti
con coraggio – auspica Carlo Pedretti –.
Leonardo visse a Milano per 18 anni, dal
1482 al 1500; alla città servirebbe proprio
un progetto sistematico sull’artista e sullo scienziato. Una sorta di mostra permanente». Perché non iniziare a pensarla in
vista di Expo 2015? n
Foto: Copyright Leonardo3 – www.leonardo3.net
Il computer è uno strumento indispensabile». Abilmente programmato, infatti,
il computer ha completato il processo di
alcune funzioni meccaniche che Leonardo aveva soltanto impostato e così i pensieri di un uomo del Rinascimento sono tornati a vivere. Sono ricostruite in 3D e nel
rispetto dei progetti originali, oltre duecento macchine presenti nei più importanti manoscritti arrivati fino ai nostri
giorni: il Manoscritto B, il Codice del
Volo e il Codice Atlantico. Dallo studio di
quest’ultimo, poi, sono state ricreate macchine suggestive: la Clavi-Viola, il Leone
Meccanico, l’Automobile-Robot, il Cavaliere-Robot, la Bombarda multipla, e molte altre. Tra le anteprime mondiali vengono svelate per la prima volta al pubblico
le ricostruzioni inedite del Sottomarino
Meccanico, della Macchina del Tempo, del
Cubo Magico e della Libellula Meccanica.
“Il mondo di Leonardo” consente di
vedere in prima persona la costruzione
della Macchina Volante di Milano, della torre più alta del mondo prevista al
Castello Sforzesco e di dipingere l’Ultima
Cena. Al Cavallo gigante, ovvero Il Monumento a Francesco Sforza, è dedicata una
stazione che svela come avrebbe potuto
essere il monumento completo.
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ANTONIO DI PIETRO SE LE CANTA AL CORRIERE DELLA SERA
Confessione di un cuore tenero
o vanto postumo di un impunito?
M
io caro Malcoda, il tempo gioca contro di noi, prima o poi fa saltare fuori la verità. Lo dico con un velo di
tristezza, il sentimento che accompagna l’ipocrisia, dopo aver letto l’intervista dell’ex poliziotto, ex pm, ex ministro, ex deputato Antonio Di Pietro al Corriere della Sera a vent’anni
dal suicidio di Raul Gardini, il 23 luglio 1993.
Oggi Di Pietro si rammarica di non averlo
arrestato: «Avrei potuto salvarlo. Doveva venire in Procura. Invece si sparò. Se l’avessi fatto
arrestare subito, sarebbe ancora qui con noi».
Fin qui il rammarico di un uomo che segnala
un paradosso: privare una persona della libertà serve a salvargli la vita. Forse
non era questa la sua intenzione AVREBBE MANDATO Gardini a San Vittore? «Tutto
allora. Forse Gardini perse la vita sarebbe dipeso dalle sue parole: se raccontava
proprio a causa della possibilità frottole, o se diceva la verità… ERA TUTTO PRONTO…»
di perdere la libertà. E a questo
punto si potrebbe sottolineare la superiorità bero di spararsi. Se Gardini avesse raccontato
dei fatti (l’arresto) rispetto alle ipotesi (forse frottole sarebbe finito in cella e non avrebbe
mi arrestano), i primi avrebbero salvato, le se- avuto la libertà di uccidersi, almeno non quelconde hanno ucciso. Ma è Di Pietro stesso a ri- la di farlo con una pistola (ché in altri passagportarci sul piano dei “se”. Di fronte al gior- gi Di Pietro si attarda anche sul suicidio in carnalista che gli chiede «Lei, Di Pietro, Gardini cere di Gabriele Cagliari).
Quando il giornalista ricorda a Di Pietro
l’avrebbe mandato a San Vittore?», l’eroe di
Mani pulite cede, e confessa quello di cui mol- una sua frase dell’epoca: «Nessuno potrà più
ti l’accusavano ma che lui ha pervicacemen- aprire bocca, non si potrà più dire che gli imte negato per anni: «Le rispondo con il cuore putati si ammazzano perché li teniamo in
in mano: non lo so. Tutto sarebbe dipeso dalle carcere sperando che parlino», l’ex magistrasue parole: se mi raccontava frottole, o se dice- to tentenna: «Può darsi che abbia davvero detva la verità… Avevo predisposto tutto… Se face- to così. Erano giornate calde», poi torna il duva il nome di qualcuno, prima che il suo avvo- ro che era: «Ma il punto lo riconfermo: non è
cato potesse avvertirlo, io gli mandavo le forze vero che arrestavo gli inquisiti per farli parladell’ordine a casa. Sarebbe stata una giornata re. Quando arrestavamo qualcuno sapevamo
decisiva per Mani pulite. Purtroppo non è mai già tutto, avevamo già trovato i soldi. E avevacominciata». Così, papale papale: «Tutto sareb- mo la fila di imprenditori disposti a parlare».
Appunto. Chi dorme non piglia pesci. Chi
be dipeso dalle sue parole», dove “tutto” significava “carcerazione preventiva”, un istituto parlava non pigliava galera.
Purtroppo il tempo, come si dice in quel liche secondo la norma “dipende” da tre fattori: l’ipotesi di fuga, la possibilità di reiterare il bro che preferisco non nominare, porta a galreato, il rischio di inquinamento delle prove. la i pensieri segreti di molti cuori. Io confidaDi Pietro non li cita, non pare considerarli il vo nella prudenza che aveva consigliato l’uso
fattore decisivo – seguendo il filo del suo ram- dell’aggettivo “molti”: molti, non tutti. Invemarico – per salvare Gardini sarebbero state le ce, prima o poi cedono anche i più duri.
O forse è solo il vanto postumo degli impusue parole. Con paradosso che aggiunge a paradosso: se Gardini avesse detto la verità sareb- niti? Pensaci, sarebbe il nostro trionfo.
be rimasto libero, e quindi anche e ancora liTuo affezionatissimo zio Berlicche
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35
L’ITALIA
CHE LAVORA
Dieci anni
di start up
Una macchina perfetta. Che con dieci miliardi di
investimenti ha dato vita alla Seconda Repubblica
della televisione. E che continua a innovare perché
«il meglio deve ancora venire». I 3.650 giorni di Sky
che hanno rivoluzionato l’industria dell’intrattenimento
I
l 31 luglio del 2003 con l’inizio delle trasmissioni di Sky, l’azienda nata dalla fusione delle piattaforme pay-tv Stream e Telepiù, prendeva il via la Seconda Repubblica della televisione italiana. Sono passati 3.650 giorni e la piattaforma satellitare
festeggia il primo importante traguardo prendendo in prestito il titolo di una celebre
canzone di Ligabue, Il meglio deve ancora venire. Come spiega Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, «la nostra azienda ha cambiato definitivamente il modo
in cui gli italiani guardano la televisione. Abbiamo fatto molto in questi dieci anni ma
non è finita qui». Per Zappia, il segreto del successo di Sky sta nella sua doppia anima,
di multinazionale e d’impresa fortemente italiana: «La nostra televisione è pensata per
il pubblico italiano ed è fatta dagli italiani. Abbiamo investito dieci miliardi di euro nel
sistema economico italiano fino al 2012, generando un indotto quasi doppio. Abbiamo
oltre 6.800 tra dipendenti e collaboratori e la nostra età media non supera i 35 anni.
Ma siamo anche una multinazionale. In questi giorni si parla molto di aziende estere
che si lanciano sul mercato italiano per depredarlo, ma non è il nostro caso. Noi rappresentiamo il più grande investimento estero in Italia negli ultimi dieci anni e il nostro
impegno ha avuto effetti positivi sull’intera filiera economica e televisiva del paese, con
benefici per le industrie e le attività collegate». Al centro della macchina perfetta Sky
una sola parola: innovazione, come ama ripetere Zappia: «Si può immaginare la nostra
azienda come una continua start up, che non sente sulle spalle il peso ingombrante del
passato, ma impara dall’esperienza e rilancia la sfida quotidianamente». E lo fa muo-
36
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Era il 31 luglio
del 2003 quando,
con 100 canali
improvvisamente
disponibili per
telespettatori
abituati a vederne
7-8 in chiaro e
un’altra manciata
sulle due piccole
pay tv dell’epoca,
nasceva un nuovo
modo di fare tv.
Da allora, in 3.650
giorni, Sky ha
trasmesso circa 8
mila film, 300 serie
tv ogni anno, 75
mila ore di diretta
di eventi sportivi
autoprodotti
vendosi con agilità su un mercato televisivo che ha
subito forti cambiamenti negli ultimi cinque anni:
«Spesso leggo articoli in sui ci s’interroga sulla tv del
futuro, ma sono convinto che il futuro sia adesso. Il
mercato è profondamente cambiato, l’offerta televisiva è ampia e variegata e conquistare l’attenzione del
cliente è più difficile che in passato. Solo offrendo il
meglio della programmazione possiamo portare lo
spettatore a scegliere il nostro prodotto tra i centinaia che ha a disposizione sul televisione di casa ma
anche su tablet, smartphone e pc. L’industria dell’intrattenimento è ormai un mercato unico, dove a vincere sono i progetti ibridi, che possono essere fruiti su qualsiasi dispositivo senza rimanere seduti sul
divano di casa. Per questo motivo è importante lasciare il mercato libero di sviluppare, perché è la capacità d’innovare che porta progresso e ricchezza».
Senza mai dimenticare il destinatario finale
dell’offerta televisiva: «La nostra bussola c’impone
di mettere al centro il cliente. Molte aziende si pre-
figgono questo obiettivo, ma sono poche quelle che
riescono a realizzarlo». A Sky sembrano esserci riusciti, a giudicare dalla ricerca dell’istituto Spa Future Thinking, che ha individuato l’azienda come moltiplicatore di felicità per 9 abbonati su dieci. «Per i
nostri clienti cinque sono i motivi che fanno percepire Sky come l’azienda che ha cambiato il modo di
fare televisione in Italia – spiega Eric Gerritsen, Executive Vice President Communication & Public Affairs –. Il nostro abbonato è soddisfatto perché può scegliere tra 200 canali tematici e si dichiara più aperto
grazie al canale all news SkyTg24, definito “una vera
finestra sul mondo”. Si sente più libero, come recita il
nostro claim, perché può scegliere tra migliaia di contenuti, decidere come vederli e quando, senza vincoli
di palinsesto. Siamo riusciti a renderlo protagonista,
attraverso il nostro mosaico interattivo e lo abbiamo
fatto sentire più partecipe, trasformando i nostri programmi in eventi “social”, da commentare su Twitter
e Facebook assieme agli altri telespettatori».
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37
L’ITALIA CHE LAVORA
A lato, Carlo Cracco, uno dei
tre giudici di Masterchef Italia.
Sotto, la giuria di X Factor
mese di agosto ospiteremo sulla nostra piattaforma
il canale Fox Sport che trasmetterà le partire di Premier League e FA Cup, la Liga spagnola e la Ligue 1
francese. La nostra diventa così un’offerta di calcio
totale, da gustare in alta definizione».
Confermati i format cult dell’intrattenimento,
insieme a 35 weekend di pura adrenalina, con le
esclusive della formula 1 e della motogp. «una
stagione perfetta che culminerà coi mondiali»
Per i vertici Sky, però, il meglio deve ancora venire e i prossimi 365 giorni saranno cruciali, come sottolinea l’ad Zappia: «Da sempre Sky è la casa dello
sport e dal prossimo anno lo sarà ancora di più. Avremo 35 weekend di pura adrenalina, con le dirette in
esclusiva della Formula 1 e della MotoGp a partire
da aprile 2014. Abbiamo appena rinnovato per altri
tre anni i diritti per offrire ai nostri clienti le partite
dell’Nba e il torneo di Wimbledon. Seguiremo più di
2.500 eventi il prossimo anno, che troveranno il loro
culmine nelle Olimpiadi invernali e nei Mondiali di
calcio in Brasile, la prossima estate». Il calcio è il vero
fiore all’occhiello di Sky e l’attenzione dell’azienda
nei confronti dello sport che fa impazzire gli italiani rimane altissima: «Qualcuno nei giorni scorsi ha
insinuato che Sky stia perdendo interesse nei confronti della Serie A, ma posso smentirli categoricamente. In dieci anni abbiamo investito 5 miliardi di
euro nel calcio italiano, non l’avremmo fatto se non
ci avessimo creduto. Il nostro obiettivo è lavorare in
partnership con il mondo del calcio per esportare il
nostro campionato all’estero e riaccendere i riflettori
sulla nostra Serie A». Intanto, già a partire dalla prossima settimana, sono in arrivo due importanti novità: «La prima è che la Serie A ci ha scelto per ospitare
i sorteggi del calendario della prossima stagione del
campionato italiano e ne siamo molto orgogliosi. La
seconda, invece, ha un carattere internazionale. Dal
38
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Aspettando Diabolik
Ma la prossima stagione promette scintille anche sul
versante dell’intrattenimento. Tornano su Sky Uno
X Factor e Masterchef Italia, i due programmi più
social del panorama televisivo italiano. Ricette, sfide,
esibizioni live dei cantanti e scelte dei giudici sono
state commentate da migliaia di utenti su Twitter
per tutta la durata della stagione. Torna anche Flavio Briatore, a caccia di manager in The Apprentice, che per la sua seconda stagione abbandona Cielo per approdare a Sky Uno. Ampio spazio sarà dedicato alle produzioni originali, dopo il successo di In
Treatment, la serie televisiva di Saverio Costanzo,
con Sergio Castellitto, che ha definitivamente abbattuto i confini tra televisione, cinema e teatro: «Stiamo lavorando a quattro produzioni. La mini-serie I
delitti di BarLume, con Filippo Timi, ispirata all’omonima saga dello scrittore pisano Marco Malvaldi, la
serie 1992, che come s’intuisce dal titolo racconterà
l’anno che ha segnato la fine della Prima Repubblica, Gomorra, ispirata al romanzo di Roberto Saviano, che curerà la direzione artistica e infine il progetto più ambizioso, una serie su Diabolik. Attualmente stiamo lavorando al soggetto e abbiamo coinvolto
alcuni operatori internazionali che, nonostante non
conoscessero il celebre fumetto italiano, sono rimasti affascinati dalla storia e hanno accettato la sfida».
Il tutto nel segno dell’innovazione e della tecnologia. Sono ormai 61 i canali di Sky disponibili in
alta definizione (l’ultimo è SkyTg24) e migliaia sono
i contenuti presenti su Sky Go, l’applicazione lanciata nel 2011 che permette di vedere in streaming
sport, news e intrattenimento su tablet e smartphone. Il servizio On Demand, invece, ha da poco festeggiato il suo primo anno di vita, offrendo agli abbonati una videoteca ricca di film, serie tv, documentari,
programmi per bambini e sport: «In dieci anni abbiamo riscritto le regole della televisione ma nei prossimi 365 giorni promettiamo di regalare ai nostri 5
milioni di abbonati la stagione perfetta».
Paola D’Antuono
Abbonamento annuale
Campagna Meeting 2013
Cartaceo
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Tutti gli abbonamenti comprendono:
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Sottoscrivendo un abbonamento durante il Meeting di Rimini avrai diritto a:
STILI DI VITA
CINEMA
QUELLA VOGLIA DI LASCIARE IL SEGNO
Le folli decisioni di Marino
Pain & Gain – Muscoli
e denaro,
di Michael Bay
PRESA D’ARIA
di Paolo Togni
T
anto tuonò che piovve,
o per lo meno sembra che stia per piovere. La sinistra è sempre stata portatrice dell’aspirazione a chiudere la Via dei Fori
Imperiali, nata come Via dell’Impero e ribattezzata al cambio di regime.
Comprensibile odio verso una realizzazione mussoliniana o desiderio di lasciare il segno nella Roma moderna intestandosi la più grande mutazione coatta dei
flussi di traffico? Non si sa, mentre si sa che i sindaci romani più avveduti e intelligenti della sinistra – tra gli ultimi Rutelli e Veltroni – in proposito hanno parlato molto, ma si sono guardati bene dal prendere qualsiasi iniziativa concreta.
Ci voleva un sindaco non romano come Ignazio Marino per mettere veramente
mano al piccone (o almeno annunziare con decisione di volerlo fare).
Chiunque conosca Roma almeno un po’ sa quanto traffico venga smaltito
sull’asse Piazza Venezia-Colosseo, e sa che la comunicazione tra il centro della città e i suoi quadranti meridionali passa quasi tutta per la via di cui parliamo. Chiuderla significa strozzare le comunicazioni e gli scambi interni alla città; e allora
i consiglieri del sindaco hanno tirato fuori l’asso dalla manica: non chiudere del
tutto l’arteria, ma chiuderla al solo traffico privato. Ritorniamo a sentire questa
proposta, ad assaporare un disgustoso sapore di socialismo reale da tempo assente dai nostri palati; l’odio verso
A ROMA Ritorniamo a sentire
tutto ciò che non è controllato
dal settore pubblico, l’avversiquesta proposta, assaporare
tà verso opportunità che non si
un sapore di socialismo reale
sono sapute realizzare, che altri
da tempo assente; l’odio verso hanno colto e stanno utilizzanciò che non è controllato dal
do in modo migliore e più profisettore pubblico E PER CHI HA
cuo, l’intolleranza verso la promozione sociale ed economica
COLTO CERTE OPPORTUNITà
conquistata col merito.
È proprio su questo versante che passa la divisione in due del popolo italiano:
tra chi è lieto di partecipare al duro lavoro per ottenere il progresso e chi non tollera il successo raggiunto con lo sforzo e l’intelligenza. Quando sono i primi a prevalere, determinano anche il degrado dell’intero sistema nazionale. Un esempio:
l’orario di apertura dei negozi; ha senso che un commerciante protesti perché
il suo esercizio può stare aperto più a lungo o nei giorni di festa? Non dovrebbe
l’imprenditore volenteroso desiderare qualunque possibilità di maggiore attività, e quindi di maggiore guadagno? L’orario dei negozi, che sono anche un servizio pubblico, non dovrebbe essere stabilito nel minimo invece che nel massimo?
[email protected]
COMUNICANDO
CONVEGNO DI CATEGORIA
La manifattura
guarda oltre la crisi
Dal settembre 2008 a oggi hanno chiuso quasi 450 mila imprese in Italia e di queste quasi 75 mila sono manifatturiere.
Proprio su queste basi si è aperta, l’11 luglio scorso a Roma,
l’assemblea annuale di Confimi Impresa (www.confimi.it),
l’associazione di categoria. Sono intervenuti il ministro del-
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le Infrastrutture Maurizio Lupi, Maurizio Sacconi, presidente
della commissione Lavoro al Senato e Matteo Richetti della
commissione Affari Costituzionali della presidenza del Consiglio. L’imperativo che ha trovato tutti d’accordo è stato quello
di tornare a crescere. Centro del
dibattito l’impresa manifatturiera. Questa ricopre un ruolo molto importante nel delicato equilibrio, anche sociale, italiano: crea
lavoro, ricchezza e benessere per
il territorio, per i lavoratori e le
loro famiglie. A tal proposito il
presidente di Confimi Impresa,
Paolo Agnelli, ha esortato il Go-
Vicenda bizzarra
e accattivante
Tre culturisti cercano di
mettere a segno il colpo
della vita.
Film strano e difficile da
etichettare. È strano che ci
sia dietro Michael Bay, il regista dei vari Armageddon
e Transformers. È bizzarro
e accattivante per quanto
riguarda lo stile: molto pop,
montaggio frenetico, colori vividi. La vicenda è delirante per quanto tratta da
una storia vera: negli anni
Novanta, tre tizi con la mania dei muscoli – Wahlberg
un po’ tonto, The Rock “pa-
HOME VIDEO
La collina dei papaveri,
di Goro Miyazaki
Piccolo grande film
Nel Giappone degli anni Sessanta la storia d’amore tra
due adolescenti.
Delicata storia d’amore con
punte di drammaticità. È l’ultimo film di Goro Miyazaki, figlio
del grande Hayao. Finezza psicologica e tratto semplice e ricco di dettagli. Perfezionismo
stilistico e delicatezza nell’affrontare un tema scomodo che
sarà la svolta centrale del film.
Non un capolavoro come i film
di Hayao ma un piccolo grande
film pieno di spunti su affettività e devozione all’altro.
verno a compiere scelte coraggiose per salvare il settore, «vero
motore del paese». A sostenerlo
era presente anche Dino Piacentini, presidente dell’Associazione nazionale imprese edili che ha
espresso con chiarezza la necessità di alleggerire gli oneri che
gravano sull’impresa, per liberare
le risorse a vantaggio dei lavoratori e avvicinare finalmente il nostro sistema a quello europeo. In
questo momento l’imprenditore
deve essere consapevole di non
essere solo, ma di poter contare
su un fronte unito e desideroso
di navigare verso lidi migliori.
Giovanni Parapini
in bocca all’esperto
BONNE ETAPE, ST MARCEL
Cucina valdostana
noiosa? Provatela
Edoardo Raspelli sosteneva che
la Valle d’Aosta fosse la regione con la ristorazione più noiosa d’Italia. In effetti, anche nei
locali più tipici occorre il fiuto giusto per trovare qualcosa di davvero buono in mezzo a
un proliferare di polenta e fondute, magari fatte con formaggi che con la tradizione valdo-
Omo che?
lestrato di Dio”, Mackie ritardato – si fanno venire la
voglia del Sogno Americano. Il tizio da spennare è un
ebreo colombiano (il grande Tony Shalhoub) e antipaticissimo. Ce la faranno?
Non si capisce per chi parteggiare in questa rappresentazione cruda del lato
oscuro del Sogno Americano. Loro sono troppo defi-
cienti per risultarci simpatici
e ne combinano di cotte e di
crude. E la vittima è tutt’altro che un agnellino innocente. Non male nel complesso:
Bay ci sa fare e grazie a
uno stile scoppiettante riscatta qualche schematismo
di sceneggiatura.
visti da Simone Fortunato
stana hanno poco da spartire.
Paolo Vai è un uomo che per la
ristorazione della Vallée ha fatto
molto. Ha reso grandi numerosi locali d’alto prestigio in provincia di Aosta, portando il territorio all’attenzione dei buongustai
di tutt’Italia e della guida Michelin. Dopo decenni di navigazione ai massimi livelli, il signor Vai
ancora non vuole tirare i remi in
barca: ed eccolo aprire La Bonne Etape, simpatico ristorantino
nella parte alta di Saint Marcel
(Aosta), il paese del prosciutto
crudo ricreato da Franco Zublena. Seduti in un ambiente semplice e carino, oppure all’ombra
Qui certe fobie
non son di casa
Il regista
Michael Bay
della tenda esterna, ecco una cucina che fa di una leggera ricerca il suo credo. Dopo uno stuzzichino di benvenuto e il buon
pane fatto in casa, ecco dunque
il prosciutto di Saint Marcel alle erbe di montagna, oppure una
battuta di fassone, o ancora la
terrina di prosciutto e tacchinella. Incantevoli, come primo
piatto, gli agnolotti ai tre arrosti
conditi col burro, chiamati “plin”
anche se sono più grossi dei plin
piemontesi. Oppure, gli gnocchi
di ricotta e timo sulla fonduta di
pomodoro e grana, o ancora le
fettuccine alle verdurine. Tenerissima la carne del tournedos
MAMMA OCA
di Annalena Valenti
A
casa Marinedda le domande che
circolano non sono moderne.
Per dire, nessuno che pensi a
quelle fobie che la nonna di casa chiama
“omo che?”. Se il quattrenne Leo chiede:
«Dove sono finiti quei 4 cinghialetti buoni?», buono non è sinonimo di bello ma
aggettivo fondante la tradizione culinaria. Il Gio si chiede se il Papa esca dal Vaticano solo in occasione di viaggi, come
quello in Brasile, o «tipo, non va a fare
la spesa?». In effetti con questo Papa…
non si sa mai. Ma perché c’è così tanta
gente non prevista in Sardegna? Non sarà il primo effetto della Go in Sardinia,
una cordata di operatori turistici della
Gallura che ha preso una nave, due tratte, prezzi contenuti e ha affrontato così il caro-traghetti? Nessun piagnisteo
pubblico, ma iniziativa privata. Ma queste sono domande e considerazioni da
grandi; i piccoli, invece, sono alle prese
con il più grande problema dell’uomo.
«Perché la Manu non posso chiamarla
Marsupio? Io voglio chiamarla Marsupio. Perché non posso tirare la coda al
gatto mentre mangia e perché non posso essere arrabbiato se mi dicono no?
Perché non sono il centro del mondo?».
Sì, siamo antichi, ancora lì a cercare di
crescere un uomo, a creare un volto. Il
nonno novantenne pare l’abbia trovato
quel volto: «Hai visto che sulla copertina
dell’ultimo numero di Tempi (lo speciale Meeting col volto del Cristo di Manoppello) hanno messo don Giussani?». Tale
padre che stravede, tale figlia.
mammaoca.wordpress.com
Per informazioni
La Bonne Etape
www.labonneetape.it
Loc. Surplan, 73 – Saint Marcel (Aosta)
Tel. 0165768767
Chiuso domenica sera e lunedì
di Fassone alle tre salse, accompagnato dall’insalata dell’orto
e da patate, anch’esse dell’orto, fritte e traforate, tipo chips
grigliate. Sono avvincenti pure le quaglie disossate in umido,
o il guanciale di manzo brasato
al vino Petit Rouge. Potete poi
concludere col semifreddo alla menta, o col tiramisù alla valdostana, preparato col pane nero. La carta dei vini è una vera
enciclopedia dei poco conosciuti
gioielli valdostani, di prezzo onestissimo. Prevedete una spesa di
circa 45 euro a testa, in un posticino che è un’oasi di pace.
Tommaso Farina
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| 31 luglio 2013 |
41
MOTORPEDIA
WWW.RED-LIVE.IT
A CURA DI
DUE RUOTE IN MENO
Kymco People One 125i
2.100 euro Iva inclusa: è questo il prezzo, davvero molto
interessante, del nuovo Kymco People One 125i, scooter a
ruote alte e pedana piatta che si candida a soluzione ideale per chi vuole praticità, economia d’acquisto e di esercizio, stile. Il People One 125, infatti, è bello da guardare,
grazie a linee curate e modernissime, ma anche comodo
e facile da guidare, grazie al peso di soli 120 chilogrammi e al motore 125 quattro tempi da 9,5 cavalli, elastico
e sempre brillante. Kymco completa con questo modello
una gamma sempre più ricca di proposte che mantengono
il vessillo dell’ottimo rapporto qualità-prezzo, con un’atten[em]
zione al design molto marcata. 42
| 31 luglio 2013 |
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In città Volkswagen
up! mette in mostra
una facilità d’uso
da riferimento.
E in autostrada
permette medie
di tutto rispetto a
fronte di consumi
contenuti: 17 km
con un litro.
A sinistra, Kimko
People One 125i: linee
curate e moderne,
facile da guidare
grazie al peso di soli
120 kg e al motore
125 da 9,5 cavalli,
elastico e brillante
Volkswagen up! Nasce per la città
ma si difende benissimo anche fuori
Una city car
di classe superiore
Q
uando si parla di city car il rischio è di sottova-
Foto Volkswagen up!: Simon Palfrader
lutare la potenzialità di vetture piccole solo
per dimensioni, non certo per dotazione tecnologica né per versatilità. La Volkswagen up! ribadisce efficacemente il concetto, dato che racchiude
in poco più di 3,5 metri di lunghezza molte caratteristiche da auto di classe superiore. L’abitabilità,
in particolare per la versione a cinque porte, stupisce positivamente anche per i passeggeri posteriori, che beneficiano di una seduta leggermente sopraelevata rispetto al guidatore. La dotazione
di serie per l’Italia include il comodo touchscreen
maps+more, un sistema semplice ma prezioso per
ottenere informazioni sulla vettura, come i consumi in tempo reale e quelli medi, le indicazioni stradali dell’efficace navigatore satellitare e l’intrattenimento di radio e lettore multimediale.
Le finiture sono curate, com’è tradizione Volkswagen, nonostante il prezzo resti concorrenziale.
A luglio una promozione permette di acquistare la
versione tre porte da 60 cavalli a soli 8.900 euro.
La motorizzazione 1.0 tre cilindri a benzina è
proposta in due versioni, rispettivamente da 60 e
75 cavalli, mentre la coppia è identica (75 Nm). La
up! protagonista della nostra prova ha percorso
più di mille chilometri in condizioni molto diverse: in città, naturalmente, dove ha messo in mostra una facilità d’uso da riferimento; in autostrada, dove permette di mantenere medie di tutto
rispetto a fronte di consumi contenuti, che in media si attestano sui 17 chilometri con un litro di
benzina; nei tratti extraurbani, con l’elasticità del
motore che regala sensazioni
da vettura di maggior cilindrauna delle vetture
ta. Nel complesso, dunque, la
più riuscite del
up! si conferma una delle vetsegmento, forte
ture più riuscite del segmenanche del design
to, forte anche del design cucurato e senza
rato e senza dubbio originale. Edoardo Margiotta
dubbio originale
|
| 31 luglio 2013 |
43
POST
APOCALYPTO
l’OBSERVADOR SEMANAL
Da otto anni portiamo
il messaggio cristiano
nelle case del Paraguay
Q
ualche giorno fa il settimanale Observador Semanal ha compiuto otto anni e, ovviamente, questo anniversario è stato adeguatamente celebrato non soltanto dal gruppo di amici che da tanto tempo sono impegnati in questa iniziativa, ma anche da tutti i lettori
(circa trentamila) in tutto il paese. Penso sia l’unico settimanale cattolico al mondo che si distribuisca come “inserto” all’interno di un giornale laico di sinistra, Ultima hora, il secondo giornale
più diffuso in Paraguay.
Nel grigiore del panorama della stampa nazionale, profondamente ideologizzata, l’Observador si
pone come portavoce dell’esperienza cristiana che alcuni cattolici vivono. Non si tratta soltanto
di raccontare testimonianze di santità, far conoscere esperienze autenticamente umane, portare
a conoscenza del pubblico tutto un mondo di positività censurato dalla stampa, ma anche di dare
un giudizio, partendo dall’esperienza che viviamo, a fatti di ogni genere, sia nazionali sia internazionali. Quando abbiamo iniziato eravamo in pochi e tuttora il numero di persone che lavorano è limitato. Tutti volontari, ma innamorati dell’incontro che ha cambiato la nostra vita: l’avvenimento
di Cristo come risposta alle nostre esigenze di amore, di verità, di giustizia, di bellezza, di felicità e
come criterio di giudizio che ci permette di entrare nel cuore della realtà. Potremmo dire che quello che ci ha mosso e ci muove è ciò che ha detto papa Ratzinger: «L’intelligenza della fede diventa
intelligenza della realtà».
Per me, l’Observador Semanal è stato il vertice di un lungo lavoro personale che è cominciato il
primo giorno in cui ho incontrato il movimento di Comunione e liberazione, quando alcuni ragazzi
di un oscuro liceo scientifico di Battipaglia (Sa) mi hanno consegnato un opuscolo nel quale spiegavano, partendo dall’esperienza di fede che vivevano, le ragioni per cui non avrebbero aderito allo sciopero organizzato da noi di sinistra contro l’arrivo in Italia del segretario di Stato americano
Henry Kissinger e contro l’imperialismo americano in Vietnam. È cominciato lì il radicale cambiamento della mia vita e lì è nato il primo opuscolo che, per decadi e fino a oggi, non ho mai smesso di pubblicare e distribuire in ogni luogo che potevamo raggiungere io e i miei amici. Vale a dire
che dal 1973 a oggi, 2013, ogni settimana (non
importa dove abitassi) non ho mai smesso di
il settimanale
pubblicare un giudizio sui fatti che mi provorappresenta per me
cavano. Non solo, ma coinvolgevo gli amici, gli
alunni o i colleghi nella distribuzione di questo
la possibilità di
foglio davanti alle scuole, ogni lunedì mattina,
raggiungere l’intero
a tutti coloro che man mano arrivavano. E non
c’era pioggia o neve che lo impedisse. Ricordo
paese e comunicare
che, nei 13 anni in cui sono vissuto a Feltre (Bl),
a tutti la passione
il volantino settimanale era diventato uno strumento di paragone usato da moltissimi studenche mi brucia il cuore:
ti. E molte volte motivo di polemiche rabbiose
la gloria di Dio. È un
che coinvolgevano professori e alunni. Quando sono arrivato in Paraguay, ai primi ragazavvenimento che sta
zi che ho incontrato qui ho fatto questa stessa
generando un nuovo
proposta. E, non appena nominato parroco di
modo di vivere la fede
San Rafael, quello che era un semplice opusco-
44
| 31 luglio 2013 |
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Due volontari
della redazione
dell’Observador
Semanal
letto è diventato un bollettino parrocchiale di
parecchie pagine, al punto che ha avuto grande influenza persino sulla stampa nazionale. Il
settimanale era reperibile sempre, perfino sugli aerei. In chiesa si esaurivano le copie in un
solo giorno. Ovunque il settimanale ha sempre
provocato discussioni anche accese. Questo
“successo missionario” ha spinto l’editore del
giornale Ultima Hora a chiederci di pubblicarlo come allegato del loro quotidiano. Ciò mi ha
sorpreso e stupito e ha aumentato il mio entusiasmo perché rappresentava la possibilità di
raggiungere l’intero paese e comunicare a tutti la passione che mi brucia il cuore: la gloria di
Dio e la bellezza del cristianesimo.
Opera di evangelizzazione
In un paese dove non ci sono libri di testo che
parlino della fede cattolica e del catechismo,
la rivista si è rivelata un valido strumento di
evangelizzazione e viene usato e fotocopiato dai catechisti. Io dico spesso che l’Observador Semanal e il Boletin Parroquial – che viene
pubblicato separatamente per la gente della
parrocchia – sono l’opera più importante delle
fondazioni, perché permettono che Cristo arrivi in ogni casa, aiutando a favorire ogni forma
di carità cristiana. «Andate in tutto il mondo
ed evangelizzate le genti». Fin dal nostro primo incontro, il Servo di Dio monsignor Giussani mi ha trasmesso la passione ad aiutarci a
di Aldo Trento
L’OBSERVADOR SEMANAL
È DISTRIBUITO IN 30
MILA COPIE COME
INSERTO DI Ultima
hora, QUOTIDIANO laico
di sinistra, il secondo
giornale più diffuso
in Paraguay
giudicare tutto trattenendo il valore delle cose. È stato questo il suo metodo costante con
cui ci ha formato come adulti nella fede. Questo anniversario ci riempie di gioia pensando
che tutto ciò è frutto di una gratuità tra amici.
Mi permetto di offrirvi l’editoriale pubblicato
in quest’occasione, per rivivere questo Avvenimento che sta lentamente generando una cultura nuova nel nostro paese e un nuovo modo
di vivere la fede come il vero criterio del vivere.
[email protected]
L’
Observador Semanal compie otto anni. Con il desiderio di trasmettere
sempre parole di certezza e di speranza, ci chiediamo cos’è che ci muove, che ci
fa essere e che ci spinge a guardare avanti su
questo cammino.
A pensarci bene, questa pubblicazione è un
fatto straordinario e, per la verità, i primi a essere sorpresi della sua continuità e delle sue
ripercussioni lungo tutto questo tempo, siamo
proprio noi, i suoi redattori. Da un lato c’è la
sfida della sua sopravvivenza economica perché, sebbene il contenuto sia prodotto grazie
a collaborazioni gratuite, la stampa e la circolazione nazionale costano diversi milioni di
guarani e, se moltiplichiamo questo per otto
anni di pubblicazione è sorprendente che si riesca sempre ad avere le risorse per tenere in
piedi quest’opera. In questo senso dobbiamo
ringraziare la Fondazione “Santa Librada” per
il suo incondizionato appoggio, ma altrettanto
i lettori e la Divina Provvidenza che rende tutto possibile. D’altra parte chi si occupa di risorse umane sa quanto sia difficile mantenere
un team di collaboratori come quello che abbiamo. Molto spesso il nostro lavoro infastidisce i lettori, poco abituati a giudicare la realtà
a partire dalla propria esperienza e non da un
semplice discorso.
Da dove nasce questo desiderio di giudicare la
realtà in questo modo così provocatorio?
Padre Aldo Trento, che è l’origine e il sostegno
di questa pubblicazione, afferma che l’idea di
fare questo settimanale, (e ancor prima il bollettino della parrocchia San Rafael, di cui è stato per molti anni parroco) ha a che fare con
l’insegnamento ricevuto dal servo di Dio don
Luigi Giussani, che fin dal 1972 lo ha educato a
questo sguardo vero sulla realtà. Cristo ci chiama a guardare, a vivere e a gustare tutto, come dice san Paolo, trattenendo ciò che è buono, bello e vero: quello che “vale la pena”.
Il nostro ideale è stato sempre quello di comunicare la bellezza della vita, che è la forma più alta di carità, senza rinunciare a niente
dell’esperienza umana, anche se questo può significare dolori, sofferenze, dispiaceri, malintesi. Cerchiamo di valorizzare e discernere la verità in tutto quanto succede al nostro interno
e anche fuori di noi. E, come diceva Terenzio:
«Niente di ciò che è umano ci è alieno o estraneo». Sì, è proprio vero che all’origine di questo
settimanale non c’è un’idea “brillante” ma una
esperienza cristiana viva. Otto anni di analisi
ragionate della realtà non nascono da un sentimento; e nemmeno da un perfezionismo puritano che avrebbe immediatamente schiacciato la nostra libertà, quella che ci muove, che ci
permette di sbagliare e di imparare.
L’Observador Semanal, assieme alle altre opere della Fondazione San Rafael, nasce dalla
pretesa di risvegliare e di rispondere alle profonde esigenze del cuore umano dei nostri concittadini; sono loro l’unica ragione che ci muove
per davvero a giudicare la realtà, riscontrando
in essa la corrispondenza tra quello che desideriamo e quello che viviamo.
Vogliamo ridestare dall’anestesia questa società nata dall’Avvenimento cristiano ma che
molte volte si “vergogna di Cristo” e non è in
grado di dare le ragioni della propria fede.
Con questa intenzione esaltiamo la tradizione,
la storia, la politica, la letteratura e soprattutto la fede; aderiamo con fiducia alla persona
del Papa e chiediamo alla Madonna la sua materna protezione. Grazie a tutti coloro che rendono possibile questa pubblicazione, in modo
particolare ai nostri lettori, per tutti questi anni di compagnia e amicizia che vogliamo onorare sempre di più, senza rinunciare allo stile
dell’Observador Semanal.
|
| 31 luglio 2013 |
45
LETTERE
AL DIRETTORE
Feste per la cicogna
e “decrescita felice”
col sedere degli altri
M
a come, caro direttore,
lanciato il sasso e ritirata la mano? Aspettavo qualche succulenta informazione in più sulla Fondazione Tempi che tanto
mi ha incuriosito nel fuggevole accenno nell’editoriale dello
scorso numero. Suvvia, non mi lasci in preda alla curiosità.
Evviva l’“amicizia operativa”. Grazie e cordiali saluti.
Carlo Panzeri via internet
Dovrà ancora aspettare un paio di settimane. Abbiamo
infatti deciso di soddisfare la sua
curiosità solo nel numero che uscirà
in occasione del Meeting di Rimini.
Così saranno proprio in tanti coloro
che potranno informarsi e associarsi alla nuova avventura.
2
La copertina “Ridateci la cicogna” mi
ha entusiasmato. Il nostro paese ha
una necessità estrema di risalire la china della natalità dal livello più infimo
della nostra storia patria: avete toccato il tasto giusto e offerto una soluzione ottimale sotto ogni aspetto. Segnalando il metodo della Naprotecnologia
in sostituzione della fecondazione assistita, con costi pari a un decimo, e con
risultati nettamente migliori, avete reso
un ottimo servizio a tante coppie sterili e all’intera nazione. Nel vostro servizio
leggo che i bambini nati con tale metodo hanno minori probabilità di malformazioni e di problemi di salute rispetto a quelli della fecondazione assistita.
Suggerisco di distribuire numerose copie del servizio di Rodolfo Casadei ai
corsi prematrimoniali. Una ripresa della
natalità sarebbe determinante per il superamento della crisi sociale ed economica che continua ad assillarci. Bruno Mardegan Milano
Diffondete e moltiplicatevi come
non solo Dio ma il cuore comanda.
2
Egregio direttore, leggo con estremo
piacere e devo confessare anche con
una certa meraviglia il magnifico arti-
colo a firma Rodolfo Casadei, dal titolo “Ridateci la Cicogna” (Tempi numero
29, ndr). In qualità di presidente della Fondazione italiana endometriosi, ed
esperto di tali tematiche, voglio fare i
complimenti a lei ed al suo giornalista
che ha colto nel segno con tale articolo, illustrando con precisione una tematica sottaciuta e nascosta dalla stampa
nazionale e dai media, ormai completamente appiattiti sulle dinamiche finanziarie e di interesse corporativo di settori della medicina e delle lobby che
di Fred Perri
IN QUESTI GIORNI MALIGNI
S
ono giorni maligni. I terremoti vanno e vengono
(però hanno un particolare affetto per l’Italia);
noi continuiamo a farci del male in tutti i modi; si muore di sport a 25 anni come Andrea Antonelli; ci sono quelli che godono delle disgrazie altrui. Così, per distrarmi, mi sono messo a leggere un thriller.
Non l’avessi mai fatto. Nell’ordine: 1) il commissario
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protagonista ha avuto i genitori trucidati dalla criminalità organizzata quando aveva 14 anni e ha maturato una strana malattia che gli consente di ascoltare
i morti; 2) la tizia che lo va a cercare per costringerlo a indagare sulla sua fidanzata (non è un errore) rapita, ha avuto la famiglia sterminata da una fuga di
gas e finirà per suicidarsi; 3) la fidanzata della mede-
Foto: Ansa
Pensavo di aver visto e letto tutto.
Fino a quando ho ascoltato Casaleggio
[email protected]
intendono incanalare il mercato e la gestione di tale problematica “ad usum
delfini”. Voglio sottolineare che da anni
in Italia il nostro gruppo che tratta specificatamente i pazienti con endometriosi e quindi affetti da infertilità, segue la metodica della naprotecnologia,
lasciando solo come residuale la tecnica della fecondazione assistita classica.
Tale tecnica, non scevra da effetti negativi sulla salute femminile, viene riservata solo a un 10 per cento dei nostri pazienti, cioè a quelli nei quali la
naprotecnologia non ha dato esiti nei
due anni successivi e in quei casi dove
è presente una buona riserva ovarica,
ahimè casi piuttosto rari nella popolazione affetta da endometriosi. È nostro
preciso interesse che tali problematiche e tali concetti, sia per motivi strettamente medici ed anche etici vengano
divulgati il più possibile nella popolazione per un nostro e anche vostro dovere
civile e morale al fine di consentire alle
coppie una scelta libera e informata sul
loro futuro riproduttivo e sulla loro salute. Ancora complimenti per il suo pre
zioso servizio. Grazie Pietro Giulio Signorile presidente Fondazione
italiana endometriosi
Qualche sospetto sulle ragioni che
consigliano finanza e media a investire sulla provetta e a tacere dei
rimedi naturali all’infertilità ce l’abbiamo. Provate a pensare: chi sono
quelle persone su cui pianificano gli
investimenti le industrie che producono bambini fai-da-te facendo ricorso alla potenza della tecnica e al
commercio internazionale di ovuli,
spermatozoi, uteri in affitto?
DALLA GMG IN BRASILE
The people’s Pope sprona
tutti a una fede operativa
CARTOLINA DAL PARADISO
di Pippo Corigliano
I
l settimanale americano Time ha dedicato a Papa Francesco la copertina. The people’s Pope – si legge – il Papa della gente. Le giornate della gioventù confermano. Questo Papa è un leader, come Gesù. Parla al cuore di ognuno: parla di Dio e
gli insegna a essere misericordioso. Il Papa forma un popolo che sa amare. Contemporaneamente, la crisi scoppiata nel 2008, dovuta all’avidità di guadagno a ogni costo, sta svelando il volto più amaro, depredando i paesi con maggior debito pubblico.
I ricchi, grazie alla deregulation di marca Reagan e Thatcher, diventano sempre più
ricchi e i poveri sempre più poveri. La solidarietà sociale cede il posto alla legge della
jungla. In tutto il mondo la classe media sta sparendo, lasciando i ricchi al vertice e i
poveri in basso. Accade anche nei paesi di nuova prosperità come Cina, Russia, e nel
Brasile dove il Papa si trova in questi giorni. La Giornata Mondiale della Gioventù assume quest’anno una connotazione da enciclica sociale. Il Papa, oltre alla visita alla
Madonna Aparecida, ha fatto aggiungere la visita alle favelas e gli incontri con i carcerati. I giovani vengono spronati a una fede operativa, com’è sempre la vera fede. È
come se la Provvidenza ci facesse capire qual è lo stile di Mammona e quello di Dio, e
le conseguenze che ne derivano. Ci manda un uomo provvidenziale capace di far scaturire dal cuore degli uomini le energie necessarie per salvare l’umanità dall’abbrutimento. Capisco che devo pregare sempre più per il Papa.
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Moltissime aziende hanno chiuso e
stanno chiudendo e quindi tanta, ma
veramente tanta gente si ritrova senza stipendio, reddito e possibilità di
spesa. Tra preoccupazione e tristezza (e tragedie), penso siano finalmente
contenti quegli altri moltissimi che da
almeno vent’anni ci assillano le orecchie con alti lamenti contro il consumismo. Eccoli accontentati. Luigi Fressoia Perugia
“Decrescita felice”, dice il guru che
affitta la sua villa a 14 mila euro a
settimana.
2
La Commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo sulla omofobia non rispettando le prerogative
dei parlamentari che – ove ne facciano esplicita richiesta – hanno diritto
all’esame dei singoli emendamenti. Eugenia Roccella
Che ci voi far Eugenia, è andata.
Foto: Ansa
SPORT ÜBER ALLES
sima suicida è un’immigrata clandestina che viene
dall’Ucraina. Poteva venire da Odessa, da Kiev, da Leopoli, perfino da Donetsk; no, lei viene da Chernobyl,
minchia; 4) la cameriera brasiliana che concupisce il
commissario e che lo aiuta nelle indagini è un’ex prostituta, avviata al mestiere a 12 anni dalla madre. Vorrei parlarvi anche di quello che fa il serial killer, ma
lasciamo perdere, siamo nella fascia protetta. Ero già
un po’ scosso, poi ho visto (e sentito) Casaleggio, con
la sua faccia da Awanagana invecchiato male, che annunciava «uno choc economico seguito da rivolte popolari» e a questo punto, compagni e amici, mi sono
afferrato i coglioni.
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taz&bao
Il beauty case
del Papa
«Il suo populismo di destra è l’unico che può competere con il populismo di sinistra. Immagino che il suo
ruolo nei confronti del nostro continente sarà simile
a quello di Wojtyla verso il blocco sovietico del suo
tempo, sebbene ci siano differenze fra le due epoche
e i due uomini. Bergoglio combina il tocco populista
di Giovanni Paolo II con la sottigliezza intellettuale
di Ratzinger. Ed è più politico di entrambi».
Horacio Verbitsky
Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2013
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| Foto: Getty Images
TERRA
DI NESSUNO
AL LAVORO CON LA LUNA IN CIELO
Una notte di
trattori e cicale
S
20 luglio, Monferrato. In questa
notte di luna quasi piena il cielo sulle colline non è nero, e ci si vede bene,
nella luce color argento. È piena estate, e finalmente calda, e l’aria è immobile; è sabato, e penseresti che tutti siano a tavola, o, i
ragazzi, a ballare. Invece tra la notte e le case
dei piccoli paesi sulle colline vedi muoversi
adagio rare luci giallastre o arancio, che vengono e vanno, scomparendo a tratti dietro a
un dosso, o a un bosco di noccioli. È strano
nel chiarore della luna questo lampeggiare
lontano, a momenti accompagnato dall’eco
dell’ansimare di motori diesel, e da un clangore di cingoli d’acciaio. Il rombo si avvicina e poi si allontana, e la campagna ripiomba nel silenzio. Rotto solo da un uccello che
fischia, monotono, il suo richiamo; sotto a questa gran luna lucente e tonda che coi suoi
raggi passa in rivista i filari
delle vigne, perfettamente diritti e schierati.
Sono le luci dei trattori,
che vanno ad arare i campi già
mietuti, o a tagliare, dove l’erba è alta; approfittano del plenilunio che rischiara la notte,
e che disegna bianche sul buio le polverose
sterrate. E vanno e vengono con il loro rombo
i trattori, come il respiro di grossi goffi animali. (E ti immagini che nella luce dei fanali
danzino ebbre nuvole di moscerini).
Si lavora di notte, perchè il giorno non
basta, nel culmine dell’estate, a star dietro a
vigne, e a campi e stalle, in pochi come si è
rimasti nelle cascine. Da un paese, Grana forse? o Calliano, viene a onde la musica chiassosa di una sagra; ma nella distanza e nella
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abato
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di Marina Corradi
notte si disperde, e quella che arriva all’orecchio qui, è gentile. Gli uomini dei trattori
non la sentono, nel fiato assordante dei diesel, e d’altronde, per ascoltare non avrebbero tempo. Finiranno tardi, le mani sporche di
grasso nero; e spento il motore faranno piano a salire le scale, per non svegliare le case addormentate.
Tra gli echi della banda,
lontani, e lo sferragliare dei
cingoli, pare una notte di formiche e di cicale: di quelli che
badano a riempire i fienili e di
quelli che ballano e ridono e si
stringono, là in piazza, dentro
a questo chiarore incantato. E intanto, pensi, l’estate sfugge a entrambi, a chi accumula i suoi frutti e a chi in piazza fa festa. Solo
la luna alta nel cielo è indifferente e sovrana.
E provi una strana tenerezza per noi uomini che quaggiù ci affanniamo o sorridiamo;
mentre scorre il tempo, e già lo senti che rode
la pienezza di questa notte di mezza estate.
Mentre già sugli alberi le foglie cominciano
a contrarsi e seccarsi come mani di vecchia –
appena appena, impercettibilmente.
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