I Targioni Tozzetti
fra ’700 e ’900
Catalogo della mostra a cura di:
Accademia dei Georgofili
e
Gruppo di Ricerche Storiche del Museo di Storia Naturale
dell’Università di Firenze
Firenze 2006
Enti organizzatori:
Accademia dei Georgofili
Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze
Prestiti:
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Biblioteca di Scienze dell’Università di Firenze
Istituto e Museo di Storia della Scienza
Coordinamento:
Fausto Barbagli
Progettazione allestimento:
Maria Cristina Andreani, Stefano Magazzini
Collaborazioni:
Lucia e Luciana Bigliazzi, Davide Fiorino, Gianna Innocenti, Daniela Parrini
Grafica:
Maria Cristina Andreani
Pubbliche relazioni:
Alba Scarpellini
Catalogo a cura di:
Fausto Barbagli e Daniele Vergari
Testi:
Lucia Bigliazzi, Luciana Bigliazzi, Giovanna Cellai Ciuffi, Luciana Fantoni, Paolo Luzzi,
Chiara Nepi, Marta Poggesi, Luisa Poggi, Alba Scarpellini, Paola Tozzi, Isabella Truci,
Daniele Vergari
Foto:
Saulo Bambi, Andrea Grigioni, Egildo Luccioli
Grafica e impaginazione:
Alessandra Mazzetti
Copertina:
Maria Cristina Andreani
Concessioni immagini:
Ministero per i beni e le Attività Culturali / Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Biblioteca di Scienze dell’Università di Firenze
Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena (Milano)
Proprietà letteraria riservata
Accademia dei Georgofili/Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze
Si ringraziano la Soprintendenza Archivistica per la Toscana e la Soprintendenza per i Beni
Architettonici e per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico-Artistico
Demoetnoantropologico delle Province di Firenze, Prato e Pistoia
Presentazione
La mostra I Targioni Tozzetti fra ’700 e ’900 nasce da una sinergia sviluppata tra Accademia dei Georgofili e Museo di Storia Naturale
dell’Università di Firenze, due Istituzioni la cui storia si è intrecciata per quasi
due secoli con quella degli scienziati dell’illustre famiglia.
Giovanni, Ottaviano, Antonio e Adolfo Targioni Tozzetti sono stati
tutti Accademici Georgofili (Giovanni è stato anche uno dei fondatori) e, al
contempo, hanno portato un rilevante contributo allo sviluppo del Museo di
Storia Naturale, sia con il loro impegno diretto, sia radunando alcune importanti raccolte naturalistiche che oggi vi si conservano.
Ad accomunare la storia delle due Istituzioni promotrici della mostra è
anche un’altra celebre struttura fiorentina della quale i quattro scienziati furono al vertice: il Giardino dei Semplici, un tempo Orto agrario sperimentale
dei Georgofili e oggi una delle sei sezioni che costituiscono il Museo di Storia
Naturale dell’Università di Firenze.
È con questi presupposti che nasce l’evento espositivo accompagnato
dal presente catalogo che, oltre a contribuire a far conoscere i Targioni
Tozzetti e la loro opera, si auspica di stimolare ulteriori studi su questi illustri
scienziati, tutt’oggi sicuramente ancora poco conosciuti.
Prof. Franco Scaramuzzi
Presidente
dell’Accademia dei Georgofili
Prof. Giovanni Pratesi
Presidente
del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze
Indice
Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
Giovanni Targioni Tozzetti
Uno scienziato al servizio della Toscana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Ottaviano Targioni Tozzetti
Tra botanica e insegnamento: il maestro di una
generazione di scienziati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Antonio Targioni Tozzetti
Medico e scienziato nella Toscana dell’Ottocento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Adolfo Targioni Tozzetti
Il padre della moderna entomologia agraria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
I Targioni Tozzetti e l’Accademia dei Georgofili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
I Targioni Tozzetti e il Museo di Storia naturale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
I Targioni Tozzetti e le Accademie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
I documenti della famiglia Targioni Tozzetti
nelle istituzioni culturali fiorentine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
I Targioni Tozzetti fra ’700 e ’900.
Per quasi duecento anni le vicende
della famiglia Targioni Tozzetti si
sono intersecate con quelle di due
prestigiose istituzioni scientifiche fiorentine: il Museo di Fisica e Storia
Naturale e l’Accademia dei Georgofili.
Giovanni contribuì infatti alla nascita
del Museo; Ottaviano lo rese un fulcro di cultura e vita scientifica, ma
soprattutto di insegnamento;
per Antonio, come per gli altri
naturalisti del suo tempo, fu
un passaggio essenziale per
gli studi di Scienze Naturali.
Con l’ultimo scienziato della
famiglia, Adolfo, il Museo,
infine, divenne la sede della sezione di Scienze dell’Istituto di Studi
Superiori Pratici e di Perfezionamento, prodromo dell’Università degli Studi
di Firenze. Adolfo Targioni Tozzetti, oltre a dirigerlo per anni, vi insegnò con maestria e passione anatomia comparata e zoologia.
Figure di grandissimo rilievo, i Targioni
Tozzetti hanno inoltre lasciato collezioni e
reperti naturalistici di notevole interesse
scientifico, dall’erbario di Pier Antonio
Micheli, alle collezioni di minerali e fossili di Giovanni e Ottaviano, alle collezioni di insetti di Adolfo, attualmente
conservati nelle varie sezioni del Museo
di Storia Naturale dell’Università.
I Targioni Tozzetti furono inoltre intimamente legati alle vicende dell’Orto
botanico (o Giardino dei Semplici),
attualmente una delle sezioni del Museo,
un tempo Orto agrario sperimentale
dei Georgofili.
L’Accademia dei Georgofili, nata
nel 1753, vide tra i fondatori
Giovanni Targioni Tozzetti. Il suo
contributo scientifico al miglioramento dell’agricoltura fu grandissimo
e sulle stesse tracce si mossero
Ottaviano e Antonio, mentre Adolfo
contribuì al progresso della pratica
agricola in maniera diversa, ossia
specializzandosi nello studio degli
insetti dannosi e contribuendo in
modo sostanziale alla nascita dell’Entomologia Agraria. Memorie, carteggi e
libri, conservati nella biblioteca e nell’archivio storico dell’Accademia testimoniano la continua attività georgofila dei
membri della famiglia.
La mostra è un percorso, fra manoscritti, opere a stampa e
reperti naturalistici, che
evidenzia l’evolversi della
scienza a Firenze e in
Toscana.
Ringraziamenti
Si ringraziano i direttori delle istituzioni che hanno fornito materiale in prestito, Ida
Fontana, Paolo Galluzzi, Paolo Salvi e i Soprintendenti e funzionari della Soprintendenze,
Paola Benigni, Bruno Santi, Ilaria Ciseri, Cristina Gnoni, Brunella Lunghi, Luigi Previti.
La nostra gratitudine va inoltre a tutti coloro che a vario titolo e in varia misura hanno
collaborato alla realizzazione dell’iniziativa: Museo di Scienze Planetarie della Provincia di
Prato, Angelo Aprile, Luca Bartolozzi, Mila Carboncini, Simone Cianfanelli, Elisabetta
Cioppi, Marina Clauser, Piero Cuccuini, Daniela De Luca, Paolo Galimberti, Alessandra
Lensi, Stefania Lotti, Paola Pirolo, Giorgio Strano, Marinella Tognoni, Paola Tozzi, Isabella
Truci, Stefano Vanni.
Un ringraziamento particolare a Paolo Nanni per il valido apporto alla fase progettuale dell’iniziativa.
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GIOVANNI TARGIONI TOZZETTI
UNO SCIENZIATO AL SERVIZIO DELLA TOSCANA
Alba Scarpellini
Nato a Firenze l’11 settembre 1712 da Benedetto Targioni, medico che
era “stato scolare del Bellini, del Marchetti, e del Redi”, e da Cecilia Tozzetti,
Giovanni Targioni Tozzetti incarna perfettamente la figura dello scienziato al
servizio della sua nazione, del tutto in linea con le rapide trasformazioni politiche e filosofiche avvenute nel ’700.
Un periodo di grandi cambiamenti politici e filosofici culminati, da un
lato, con le grandi rivoluzioni (americana e francese) e, dall’altro, con l’ impetuoso affermarsi della scienza sperimentale.
Le tormentate vicende politiche della Toscana di quegli anni si intrecciarono col destino di Giovanni. Dopo la guerra di successione polacca, nella
pace conclusa a Vienna nel 1737, in previsione dell’estinzione della Casa
Medici, si stabilì che il Granducato di Toscana fosse destinato a Francesco
Stefano Duca di Lorena.
Gli anni della ricca e stimolante formazione di Giovanni, che ebbe
come maestro e amico Pier Antonio Micheli, coincisero con la fine della
dinastia dei Medici al potere: un periodo difficile segnato da una sostanziale
stagnazione e dalle precarie condizioni di vita dei toscani.
L’11 luglio 1737 morì Gian Gastone dei Medici e il giorno successivo
salì al potere Francesco Stefano. La dinastia lorenese proveniente da un piccolo paese e salita ai fasti europei in virtù di un matrimonio con l’erede della
casa austriaca degli Asburgo, fu accolta con scarso entusiasmo dai Toscani;
una parte dei fiorentini avrebbe visto di buon occhio il ripristino della repubblica soppressa due secoli prima, altri invece erano per il “partito spagnolo”
e al governo della Toscana avrebbero preferito Carlo di Borbone.
D’altra parte il cattivo stato dell’economia e della vita pubblica nel
Granducato, che aveva caratterizzato gli ultimi decenni del regime mediceo,
era fin troppo evidente. Superata la diffidenza iniziale, ben presto parte della
nobiltà e del mondo culturale fiorentino iniziò a collaborare con i lorenesi.
Francesco Stefano e la consorte Maria Teresa, tuttavia, si recarono una sola
volta a Firenze; di fatto, la Toscana fu governata da Vienna e la gestione del
Granducato fu affidata ad un Consiglio di Reggenza. I ventotto anni di governo “a distanza” coincisero con il passaggio dalla giovinezza alla completa
maturità del Targioni Tozzetti: il momento più attivo e fecondo della sua vita.
Pur molto giovane, Giovanni era ben inserito nell’ambiente culturale e
scientifico fiorentino e, da subito, fu chiamato al servizio del Granducato.
Oltre a mantenere l’incarico di custode dell’Orto Botanico e di lettore di
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Botanica, che gli era stato conferito da Gian Gastone de Medici alla morte di
Pier Antonio Micheli, il Targioni ebbe il compito di catalogare l’intera
Biblioteca di Antonio Magliabechi, in vista dell’apertura al pubblico. Un
lavoro non indifferente, trattandosi di circa quarantamila volumi e oltre mille
manoscritti, che risultò così ben fatto da fargli meritare la nomina, nel 1739,
a prefetto della stessa Biblioteca Magliabechiana, incarico che mantenne fino
al 1777.
Dal 1740 al 1742 curò la parte scientifica delle Novelle letterarie e in
seguito diventò collaboratore del Giornale dei Letterati. Nel 1743 fu chiamato a far parte della commissione che concedeva le autorizzazioni per la stampa dei libri.
Lasciapassare rilasciato a Giovanni Targioni Tozzetti dal governo
della Reggenza in occasione del suo viaggio del 1743.
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Secondo lo spirito della corte di Vienna, che aveva adottato il motto
“conoscere per deliberare”, durante la Reggenza si intrapresero numerosi
studi e ricerche sul territorio. Furono pertanto sollecitate ricognizioni in alcune zone della Toscana; per questo Giovanni si recò nel 1742 a Pisa, Livorno,
Volterra e Massa Marittima, nel 1743 a Barga e Pietrasanta, e nel 1745 a
Monterotondo.
Possiamo considerare i viaggi di Giovanni come delle vere e proprie
spedizioni scientifiche, escursioni che univano il desiderio di conoscenza
della natura e della storia della propria regione alla necessità di valutare le
risorse necessarie per lo sviluppo dello Stato. Non è un caso che i viaggi si
svolgessero in zone di particolare interesse per entrambe queste finalità, da
un lato sollecitate dalla “Società Bottanica” che gestiva il Giardino dei
Semplici, e dall’altro commissionate dal Reggente Conte de Richecourt, che
provvide a fornirgli “passaporti e lettere amplissime”, con lo scopo di verificare la possibile riapertura delle miniere sfruttate fin dai tempi degli Etruschi.
Oltre a dettagliate relazioni scientifiche, Giovanni fece lunghe descrizioni di monumenti e opere d’arte, nonché citazioni e trascrizioni di autori
antichi su vicende storiche; suggerì anche utili riflessioni sul decadimento e
lo spopolamento della Maremma, attribuendo le ragioni di questo fenomeno
a cause naturali e alla responsabilità dell’uomo per il “cattivo regolamento
degli abitatori”.
Per Giovanni il viaggio significava conoscere e far comprendere le
cause di un mancato sfruttamento del territorio; per questo, nell’affrontare il
tema delle miniere, sconfessò “la troppo uniforme e universale tradizione,
che le miniere di Toscana siano sterilissime e che l’aprirle non vale il prezzo
dell’opera” e, a seguito delle sue osservazioni, nel giro di pochi anni riprese
lo sfruttamento di alcuni importanti giacimenti nella zona della Maremma.
Da sempre appassionato e studioso di storia naturale e convinto che
“molto più s’impara coll’osservare le Produzioni Naturali sul suolo nativo,
che col vederle nei Musei”, aveva accolto con entusiasmo qualunque occasione lo portasse a fare “de’ giri per la Toscana”, ma eccetto i viaggi sopra citati non ebbe molte opportunità di spostarsi, a causa delle sue numerose occupazioni. Tra il 1751 e il 1754, fu stampata la prima edizione delle Relazioni
d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, pubblicata in sei volumi.
Quest’opera è purtroppo priva di illustrazioni, con solo poche cartine incise
in rame, perché come ci dice Giovanni nell’introduzione:
non potei condurre meco un pittore né sapevo da per me disegnare e
solamente prendeva su luoghi certi schizzi che mi servissero d’ajuto per
le Descrizioni.
In seguito al successo di questo lavoro la cui fama valicò le Alpi, furono fatte traduzioni in lingua francese e tedesca e Giovanni progettò un piano
ancor più ambizioso: dare una descrizione completa della storia naturale
della regione. Concepì la redazione di due opere sulla “Corografia” e sulla
“Topografia” della Toscana, che avrebbero dovuto dare un’illustrazione del
paese, con particolare attenzione ai temi naturalistici, antropici e storici, oltre
a fornire una descrizione morfologica. Questi due volumi non furono mai
realizzati e, al pari del suo illustre predecessore Niccolò Stenone, Giovanni
Targioni Tozzetti, potè stendere solo il Prodromo della Corografia e della
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Topografia Fisica della Toscana, un interessante sommario di entrambi, ricco
di notizie e considerazioni, che fu pubblicato nel 1754.
Dal 1750 svolse un’intensa attività di medico nell’ospedale di Santa
Maria Nuova dove esisteva una condizione molto precaria dal punto di vista
organizzativo, come lui stesso ci testimonia:
i letti, i quali stanno male di legno, perché troppo soggetti al sudiciume
[...] e non bisognerebbe mettere altro, che un malato solo per letto, a
fine di evitare disagi che scambievolmente si danno.
Il suo impegno si indirizzò non soltanto a cambiare l’aspetto esteriore
dell’assistenza sanitaria, ma soprattutto a modificare la mentalità della popolazione verso la medicina, combattendo ogni forma di superstizione. Un’altra
tappa fondamentale della sua professione di medico fu la lotta alle epidemie
contagiose, dal momento che fu uno dei primi scienziati a raccogliere l’appello di La Condamine, che indicò il modo per combattere le epidemie di vaiolo attraverso l’inoculazione tramite incisione. Con l’autorizzazione del
Reggente, eseguì numerose vaccinazioni, ottenendo risultati lusinghieri
descritti nelle Relazioni d’innesti di vaiolo fatti in Firenze nell’autunno
MDCCLVI.
Nel 1763 diventò medico addetto alla cura del personale di corte, un
incarico certamente prestigioso, ma anche molto faticoso perché lo costringeva a turni notturni con l’obbligo di pernottare a palazzo.
La necessità di contribuire al miglioramento dell’agricoltura, primo
motore per la rinascita della Toscana, portò nel 1753 alla fondazione
Cassetta di strumenti chirurgici, appartenuti
a Giovanni Targioni Tozzetti (Ospedale
Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina
Elena, Milano)
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Giovanni Targioni Tozzetti. Alimurgia o sia Modo di render meno
gravi le carestie proposto per sollievo de’ poveri. Firenze, per il
Moucke, a spese di Giuseppe Bouchard, 1767. Il secondo volume
non fu mai pubblicato nonostante Giovanni Targioni Tozzetti avesse radunato voluminosi appunti.
dell’Accademia dei Georgofili, la prima in Europa interamente dedicata ai
problemi dell’agricoltura, di cui il Targioni Tozzetti fu un attivo componente.
Nel febbraio del 1763 gli fu affidato, dal Marchese Botta Adorno, l’incarico di compilare il Catalogo delle Produzioni Naturali che si conservano
nella Galleria Imperiale di Firenze. Le raccolte che descrisse, formatesi nelle
corti medicee e contenenti reperti provenienti da tutte le parti del mondo,
divennero poi il nucleo originale dell’Imperial R. Museo, fondato da Pietro
Leopoldo a Firenze e aperto al pubblico nel 1775.
Il 1765 fu un anno importante nella storia della Toscana: pochi anni
prima l’Imperatore Francesco aveva deliberato che alla sua morte, sul trono
austriaco, gli sarebbe succeduto il primogenito Giuseppe, mentre il secondogenito Carlo Giuseppe avrebbe governato la Toscana e il terzogenito Pietro
Leopoldo il ducato di Modena. Nel giro di pochi mesi, però, il disegno imperiale venne stravolto e, in seguito alla prematura morte di Carlo Giuseppe,
Pietro Leopoldo fu nominato “Principe ereditario di Toscana”. Il 18 agosto
dello stesso anno l’imperatore spirò improvvisamente e il nuovo Granduca
Pietro Leopoldo giunse a Firenze il 13 settembre: la reggenza era finita e iniziava l’effettivo governo granducale.
Dopo le grandi carestie che afflissero la Toscana negli anni dal 1764 al
1766, il problema dell’agricoltura si era fatto sempre più grave e la ricerca
delle soluzioni coinvolse tutti i migliori ingegni del Paese, con Targioni
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Tavola raffigurante il progetto di deviare il corso dell’Arno nell’Ema. in: Giovanni Targioni Tozzetti. Disamina d’alcuni progetti fatti nel secolo 16. per salvar Firenze
dalle inondazioni dell’Arno. Firenze, nella Stamperia granducale, per Gaetano Cambiagi, 1767.
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Tozzetti sempre in prima fila, grazie alla sua profonda conoscenza del territorio. Nel 1767 Giovanni pubblicò l’Alimurgia o sia modo di rendere meno
gravi le carestie: un lavoro di grossa mole e molto vario, com’era nello stile di
Giovanni. Su un totale di 367 pagine, quasi duecento sono dedicate alle
cause meteorologiche delle carestie, così frequenti in Toscana, alla loro cronaca nei sei secoli precedenti e a considerazioni varie, non esclusi i proverbi
dei contadini che la riassumevano. Nell’ultima parte, invece, l’autore riferiva, dopo ampie citazioni di autori antichi e moderni sull’argomento, i risultati delle sue osservazioni microscopiche sulla ruggine del grano concludendo che la ruggine è un fungo, che si instaura sulle foglie del frumento rubandone il nutrimento.
Nello stesso anno comparve in Svizzera una recensione dell’Alimurgia,
che conteneva una feroce critica, al limite dell’insolenza, e confutava i risultati, ma soprattutto l’impostazione del lavoro. Questo articolo era anonimo,
ma parve a tutti che l’ispirazione provenisse da Felice Fontana, che lavorando sullo stesso problema, era giunto in pratica, alle stesse conclusioni.
Giovanni Targioni Tozzetti. Relazioni d’alcuni viaggi fatti in
diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali,
e gli antichi monumenti di essa. Edizione seconda, con copiose
giunte. Firenze, nella Stamperia granducale, per Gaetano
Cambiagi, 1768-1779.
Nacque così un’aspra polemica che dagli argomenti scientifici scivolò presto,
da parte di entrambi i contendenti, in attacchi personali, anche se rigorosamente anonimi perché così imponeva la vigente legge sulla stampa.
Sempre nel 1767, Giovanni passò alle stampe un volume, dedicato a
Pietro Leopoldo, dal titolo: Disamina ad alcuni progetti fatti nel secolo XVI
per salvar Firenze dalle inondazioni d’Arno, che a sua detta non era “Fiume
Reale, ma Torrentaccio rovinosissimo”, elemento vitale per la città di Firenze,
ma altrettanto pericoloso. In quest’opera vi si trovano elementi di assoluta
modernità: secondo Giovanni, infatti, le cause della pericolosità dell’Arno
non erano solo naturali, ma anche umane in quanto, oltre ad un eccessivo
disboscamento, si doveva considerare la forte urbanizzazione operata lungo
il fiume dove, “con le Fabbriche fu usurpato, e strozzato il suo alveo naturale: ed ecco il primo errore in Fisica!”
Il progetto contenuto nel volume era imponente perché, tra l’altro, si
proponeva di deviare il corso dell’Arno nell’Ema; entro Firenze al posto del
fiume sarebbe rimasto appena un fosso, e nello spazio recuperato all’alveo si
sarebbero potute costruire “diritte, e larghe strade” e piazze “per uso di mercati, e di fiere”.
Certamente consapevole della complessità dell’opera proposta al termine del libro scrisse:
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Giovanni Targioni Tozzetti ritratto con Pier Antonio Micheli nel manifesto con l’elenco dei soci fondatori della Società toscana di geografia statistica e storia naturale patria (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, Sezione di Zoologia).
Dio non voglia che invece di qualche benedizione dei Posteri, non tocchi a me qualche solenne canzonatura dei Presenti [...] Io ho detto il
mio sproposito ma non significo niente, non ho mira di utilizzarci
sopra neppure un Picciolo [...] laonde niuno avrà motivo di riscaldarsi
meco, e potrà, senza che io me ne offenda, far conto che il progetto, sia
uno di quei tanti strani, che il finto Capitan Lem. Gulliver sentì fare là
nel Paese di Lagoda.
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Non potendo dar conto in questa sede di tutta l’attività scientifica e letteraria di Giovanni, continuata fino alla fine dei suoi giorni, tra le sue opere
ricordiamo: le Selve o Notizie sui progressi delle Scienze Fisiche in Toscana,
monumentale opera riunita in ben 17 volumi manoscritti inediti, che trattano
argomenti vari riferiti alla Toscana dagli Etruschi fino agli inizi del Settecento,
la seconda edizione delle Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della
Toscana per osservare le produzioni naturali e gli antichi monumenti di essa /
dal dottor Gio. Targioni Tozzetti, e infine, tra il 1768 e il 1779, i quattro tomi
dell’opera Notizie sugli Aggrandimenti delle Scienze Fisiche in Toscana nel
corso di anni LX del secolo XVII, pubblicate nel 1780.
Nell’ultima parte della sua vita si dedicò al riordino delle collezioni del
suo Museo ed a trasmettere le proprie conoscenze, oltre che a tutto il pubblico colto, al diletto figlio Ottaviano.
Omaggiato e riconosciuto come figura di primo piano per la scienza
europea del tempo, fautore di una politica riformatrice che aveva la sua base
principale nel progresso della tecnica agraria, Giovanni Targioni Tozzetti
morì il 7 gennaio 1783, con un grande rammarico e una grande speranza in
cuore: rammarico di non aver potuto terminare il suo disegno delle due opere
illustrative della Toscana (corografia e topografia fisica), che si era proposto
per mettere in atto l’idea raccolta dal Micheli; speranza che altri seguissero il
suo disegno “con più dottrina, con maggiori aiuti e con migliore fortuna”,
restando a lui “La Gloria d’avere scavati ed ammassati al quanti materiali” per
la “fabbrica importantissima”. Quale riconoscimento alla sua opera e alla sua
figura di intellettuale, fu onorato dalla sepoltura in S. Croce.
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OTTAVIANO TARGIONI TOZZETTI
TRA BOTANICA E INSEGNAMENTO: IL MAESTRO DI UNA
GENERAZIONE DI SCIENZIATI
Daniele Vergari
Il 15 agosto 1807, in occasione del compleanno e dell’onomastico di
“Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi e Rè d’Italia” Napoleone Bonaparte, il
Re d’Etruria Carlo Ludovico e la Regina Reggente Maria Luisa vollero inaugurare il nuovo Regio Liceo nei locali di Via Romana che ospitavano il Museo
di Fisica e Storia naturale.
Accolti dal direttore del nuovo Liceo ‘Girolamo de’ Bardi’ e dall’intero
corpo accademico, i sovrani visitarono i locali incontrando professori e scienziati fra i quali Ottaviano Targioni Tozzetti che, secondo quanto riporta il
Supplemento alla Gazzetta Toscana dell’agosto 1807, “attendeva le LL. MM.
sull’ingresso alle tre [...] Stanze che contengono i prodotti del Regno vegetale.” Maria Luisa e il giovane figlio ammirarono con stupore la collezione di
“piante crasse, frutti nostrali ed esotici e funghi” in cera realizzate dai più abili
ceroplasti fiorentini.
È questo l’apice della carriera di Ottaviano Targioni Tozzetti, iniziata
oltre vent’anni prima con l’incarico di professore di Botanica presso lo Studio
fiorentino, poco dopo la morte del padre nel 1783. Una carriera che lo vide
sempre impegnato nella sperimentazione e nello studio delle scienze fisiche
e naturali, ma anche nell’attività di insegnamento, soprattutto di Botanica e
di Materia medica, presso le principali istituzioni fiorentine, dall’Arcispedale
di Santa Maria Nuova, all’Orto botanico contiguo al Museo di Storia naturale. Il suo incarico di professore di Botanica presso il Regio Liceo confermava
il ruolo e la posizione raggiunta da Ottaviano, figlio di Giovanni Targioni
Tozzetti, nel panorama scientifico fiorentino e toscano.
Nato il 10 febbraio 1755, Ottaviano Targioni Tozzetti si era laureato a
Pisa in Medicina e Fisica nel 1776 e, tornato a Firenze, aveva preso subito servizio all’ospedale di Santa Maria Nuova. Allievo prediletto di Giovanni Lapi,
uno dei principali botanici del periodo, il giovane Ottaviano si orientò subito
verso gli studi di botanica, occupandosi della cura dell’Orto di Santa Maria
Nuova, allora sotto la direzione di Andrea Zucchini. Alla morte del padre, nel
1783, il giovane studioso si trovò a gestire il grande archivio familiare, con le
carte e l’erbario di Pier Antonio Micheli, gli appunti del padre, una vasta raccolta di minerali, fossili e altri oggetti di storia naturale che componevano il
museo Targioniano, oggi in gran parte conservati nelle varie sezioni del
Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze.
Le difficoltà finanziarie e la mancanza di incarichi lavorativi stabili che
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Disegni di Ottaviano Targioni Tozzetti che riproducono alcuni reperti presenti nella collezione del padre Giovanni (Disegni di differenti specie di minerali fatti dal
vero dal dott. Ottaviano Targioni Tozzetti, manoscritto, Museo di Storia naturale, sezione di Mineralogia).
permettessero di mantenere e conservare i beni ereditati spinsero Ottaviano
a seguire il consiglio di un amico di famiglia, Sigismondo Conte
d’Hohenwart, tutore dei figli del Granduca e poi Arcivescovo di Vienna dal
1803 al 1820, stendendo all’indomani della morte del padre
una supplicha a S.A.R. per il posto di Medico di Corte del defunto, per
tutti impieghi goduti da lui, fuorché del posto di Bibliotecario, che non
crederei a proposito di chiedere: chieda di più, con consenso dell’Ab.
Lapi di poter soprattendere al novo giardino di S. Maria Nova come
ajuto dell’Ab. Lapi (Lettere a O. T. T., Targ. 75, II, Biblioteca Nazionale
Centrale, Firenze)
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Oltre alla direzione dell’Orto di Santa Maria Nuova, il giovane Targioni
Tozzetti sperava di ottenere un incarico di responsabilità nell’Orto agrario,
l’attuale Giardino de’ Semplici, da poco affidato all’Accademia dei Georgofili
dopo lo scioglimento della Società Botanica nel maggio 1783, ma le sue speranze furono vanificate dalla nomina di Andrea Zucchini alla direzione
dell’Orto agrario nel settembre 1784.
Tuttavia la sua attività di medico, che lo occuperà fino a pochi mesi dalla
morte, la passione per l’insegnamento e lo studio della botanica, gli incarichi
ricevuti in sostituzione del padre, la nomina, nel 1783, a socio dell’Accademia
dei Georgofili, punta avanzata insieme al costituendo Museo di Fisica della
vita scientifica fiorentina, sono gli elementi che inseriscono Ottaviano Targioni
Tozzetti all’interno del mondo culturale della città toscana.
Ebbero inizio così gli anni dell’insegnamento di Ottaviano, che non si
limitò alla canonica attività didattica, ma cercò di incoraggiare in tutti i modi
possibili i giovani cultori di botanica, come testimoniato tra l’altro da
Gaetano Savi, uno dei suoi più affezionati allievi, nel necrologio di Giuseppe
Raddi nel 1830:
Trovammo insomma il Raddi ed io nel Targioni tutta la bramosia di far
parte ai giovani studiosi delle sue varie ed estesissime cognizioni. Ben
presto ci considerò come amici: conducevaci seco ad erborizzare, e
c’invitò a servirsi della sua copiosa e scelta libreria, ove godeva di vederci a studiare le piante che raccoglievamo.
Un maestro attento e generoso, capace di arrivare anche a momenti di singolare umanità come ricorda lo stesso Savi in un’altra lettera del maggio 1792:
Vi ricordate quando vi mangiai i baccelli nani, che voi andaste in collera e mi deste di Becco fottuto, e mi volevi dare una Crazia ché andassi
a compragli e mi sfamassi? (Lettere di Gaetano Savi a O. T. T., Targ.
124, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze)
I suoi insegnamenti formarono molti allievi, non solo negli studi botanici ma anche agronomici: un’intera generazione di scienziati toscani da
Gaetano Savi, uno dei principali botanici italiani del XIX secolo, a Giuseppe
Raddi, a Carlo Passerini, a Cosimo Ridolfi, seguì le lezioni di botanica e di
agricoltura che Targioni Tozzetti tenne nel liceo e presso l’Orto agrario.
È la produzione scientifica dello stesso Ottaviano che ci conferma lo
stretto legame fra lo studio della botanica e la sua applicazione in tutti i campi
connessi, dalla farmacia all’agricoltura, alla chimica, allo sviluppo delle arti e
mestieri. Nel 1794 uscirono le Istituzioni Botaniche destinate a un buon successo editoriale tanto da essere rivedute e corrette dall’autore per ben due
volte, nel 1802 e nel 1813, e “tosto pubblicate che esaurite” (A. Bertoloni,
Elogio del Prof. Ottaviano Targioni Tozzetti, 1837)
Nel 1802 vennero pubblicate le Lezioni di Agricoltura specialmente
toscana, sunto delle lezioni tenute presso l’Orto agrario. Fra il 1808 e il 1809
uscirono i primi sei fascicoli delle Observationum botanicorum decades, il
Prospetto della Flora economica fiorentina, prodromo di una sorta di Pomona
che non vide mai la luce, e il Dizionario botanico italiano col corrispondente
latino linneano, forse l’opera che ebbe maggiore successo nel tempo e che
rispondeva all’esigenza sempre più forte di arrivare ad una precisa corrispondenza dei nomi scientifici e volgari delle piante. Una necessità sottolineata
anche da Giorgio Gallesio alcuni anni più tardi che, in una lettera allo stesso
Targioni Tozzetti, riferendosi alla Pomona Italiana, scrisse:
23
Ottaviano Targioni Tozzetti. Dizionario botanico italiano che comprende i nomi volgari italiani, specialmente toscani, e vernacoli delle
piante raccolti da diversi autori, e dalla gente di campagna, col corrispondente latino linneano. Firenze, Guglielmo Piatti, 1809.
L'opera ebbe due edizioni, nel 1809 e nel 1825. Al volume, dedicato all'amico Gaetano Savi, collaborarono numerosi medici, botanici e scienziati toscani (fra i quali Raffaello Lambruschini) che
inviarono nomi volgari e corrispondenti latini delle piante da tutta la
Toscana.
Una delle grandi difficoltà che ho trovato per questa intrapresa è quella di formare la sinonimia delle infinite varietà dei frutti in un’infinita
diversità di nomi che la nostra divisa Italia presenta in questa materia.
(Lettere a O. T. T., Targ. 75, II, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
L’attività di insegnamento non poteva essere pienamente espressa se
accanto alle lezioni non vi era modo di poter osservare e studiare le piante, i
fiori e frutti in uno spazio a loro dedicato. L’Orto agrario di via del Maglio (il
vecchio Giardino de’ Semplici) e l’Orto botanico presso il Museo di Via
Romana, assunsero quindi per Ottaviano un’importanza fondamentale e la
cura di questi spazi doveva essere costante così come il rinnovamento delle
piante e dei semi che furono implementati grazie a scambi con altri botanici
di tutta Europa.
La direzione di Andrea Zucchini impedì a Ottaviano di poter realizzare i suoi desideri di crescita e di riorganizzazione dell’Orto agrario, ma questo non limitò i suoi contatti con altri botanici della italiani da Fulgenzio
Vitman, a Domenico Nocca, direttore dell’Orto di Pavia, a Giovanni Marsili,
ad Angelo Gualandi, direttore dell’Orto di Mantova.
Nel 1793, anno della soppressione dell’orto di Santa Maria Nuova,
Ottaviano gestì l’invio presso gli altri orti fiorentini delle piante utili presenti
all’Arcispedale, ma dovette aspettare ancora qualche anno prima di assume24
re la direzione dell’Orto agrario in occasione della seconda invasione francese nel 1801. Zucchini, fieramente antifrancese, dovette scappare nel Regno di
Napoli lasciando tutti i suoi incarichi e abbandonando l’Orto alle cure di
Ottaviano. La sua direzione ad interim fu svolta con così tanta cura che
Sarchiani, nel 1802, auspicò che fosse “in perpetuo”.
Fra il 1803 e il 1804 Zucchini ritornò a Firenze per un breve periodo
durante il quale non riprese la cura dell’Orto pur rimanendone, a tutti gli
effetti, il direttore titolare; solo nel 1806, con Motuproprio Reale, Ottaviano
riuscì ad essere nominato, professore di Botanica e direttore dell’Orto agrario. L’Orto, sotto la direzione di Targioni Tozzetti fu oggetto di numerose
modifiche, ampiamente descritte nelle carte manoscritte conservate presso
l’Accademia dei Georgofili e nell’archivio personale. Già nel 1802, Ottaviano
inviò a Sarchiani precise note sulla riorganizzazione degli spazi dell’Orto proponendo l’abbattimento di alcuni alberi per ridurre le zone di ombreggiamento, la potatura delle piante fruttifere e la sistemazione idraulica di alcune
quadrati. In seguito poi all’apertura al pubblico dell’Orto, nello stesso anno,
la preoccupazione di Ottaviano fu quella di limitare i danni che, come lui
stesso riporta nelle sue relazioni sulle attività, “non tanto ragazzi male educati” quanto persone “di età più provetta” provocavano alle colture del giardino, cogliendo i frutti “anche non maturi” o strappando “rami e fiori”.
Lettera di Girolamo Bardi, in cui viene confermato a Ottaviano
Targioni Tozzetti l’incarico di prefetto dell’Orto botanico e di professore di Botanica (343, su concessione del Ministero per i Beni
e le Attività Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
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Lo scienziato fiorentino aveva estremamente chiara la necessità di trasformare il giardino in un luogo di elevato valore sperimentale destinato,
come egli stesso scrive in una memoria del 1801, allo studio e all’esposizione
delle “piante utili per l’agricoltura, e per l’economia campestre” e quindi
“quali scegliere a preferenza, come allevarle, come acclimatare”.
Fin dai primi anni, Targioni Tozzetti ridusse e riordinò le piante nei
quadrati del giardino secondo la classificazione linneana, sistemò e riparò i
bordi dei quadrati e le stufe e realizzò i primi cataloghi annuali dei semi
dell’Orto per poter integrare ed accrescere le collezioni. La realizzazione del
catalogo dei semi, il continuo scambio di corrispondenza, anche grazie
all’aiuto di Gaetano Savi, con altri giardini ed orti sperimentali di tutta
Europa, permisero ad Ottaviano di entrare in contatto con i principali botanici ed agronomi italiani ed europei come Prospero Balbo, Antonio
Bertoloni, Vitaliano Borromeo, Filippo Re, Giovanni de’ Brignoli, Ippolito e
Marcello Durazzo, Giovanni Gussone, Camillo Ranzani, Michele Tenore,
Vincenzo Tineo, André Thoüin, Leonard Schulthess, Johann Römer e
Joseph Jacquin.
La scomparsa dell’effimero Regno Etrusco e l’annessione della Toscana
all’Impero Francese offrirono a Ottaviano nuove opportunità di consolidare
la sua posizione all’interno del mondo scientifico fiorentino. I suoi ottimi rapporti con Girolamo de’ Bardi e con i rappresentanti francesi a Firenze, ai
quali interessava costituire un gruppo di funzionari fedeli, permisero il pieno
inserimento dello scienziato fiorentino all’interno dell’amministrazione fra il
1808 e il 1814.
In questi anni collaborò attivamente alla predisposizione dei Compterendu trimestrali, con ampie informazioni statistiche sull’agricoltura e il commercio, che ciascun dipartimento inviava a Parigi e, fin dal 1808, iniziò a sperimentare attivamente la coltivazione del cotone “secondo le regole
dell’Istruzione pubblicata dal Governo”. All’interno dell’Orto agrario, infine,
propose numerose prove sulla germinazione e resa di diversi tipi di grano e
di orzo e la semina in vari quadrati con piante utili alle manifatture e al commercio, danneggiati dal blocco continentale.
La fine della parabola napoleonica portò al ritorno dell’amministrazione lorenese e i funzionari e collaboratori del passato governo furono sospesi
dai loro incarichi. Così fu anche per Ottaviano che perse tutti i suoi incarichi,
complice forse anche una sottile vendetta di Giovanni Fabbroni che con lui
aveva rotto i rapporti in occasione della nomina di Girolamo de’ Bardi a direttore del Museo di Fisica e Storia naturale nel 1807. Un amico del botanico fiorentino scrisse, pochi giorni dopo il ritorno dell’amministrazione lorenese:
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Si vede chiaro che l’ordine riguardante i Professori del Museo, emanato da S. E. Rospigliosi, da altri non è stato prodotto, che dal Sig.
Fabbroni, di lui amico. Si faccia coraggio, perché spero che gli intrigan-
ti non trionferanno sempre, ma che all’arrivo in Firenze dell’ottimo
nostro Granduca Ferdinando le sarà resa quella giustizia che così giustamente è dovuta al di lei merito e fedele servizi prestati per tanti anni.
In questo difficile periodo intervenne in suo aiuto anche l’amico e allievo Gaetano Savi il quale, incontrando il Granduca a Pisa nel 1814, perorò la
causa del maestro, scrivendo poi a quest’ultimo il contenuto del colloquio e
raccomandando cautela in vista di una rapida soluzione del problema:
Non tanta furia, non correte a mandare al Diavolo Tizio e Sempronio,
aspettate un poco. Ieri sera ebbi una lunga udienza dal G.Duca. Mi ricevè con moltissima bontà, e dopo avermi dette le cose le più obbliganti, si
parlò a lungo di piante, di giardini, di Botanici Tedeschi, di libri, dell’Orto
di Pisa, e finalmente gli domandai la permissione di parlargli di alcune
persone che mi eran carissime, uno di questi gli dissi gli è il mio Maestro
– E chi è il suo Maestro? – Il Targioni – Aha! Gli è vero, per ora è fuor d’impiego. – Però gliene parlo: bisogna presto metterlo in attività. Un Botanico
senza giardino è un pesce fuor d’acqua, li è un corpo morto. E poi gli è un
uomo di merito sommo. – Lo so, mi disse, è molto conosciuto. Ha stampate delle cose che gli fanno onore. – Si certamente: gl’è appassionatissimo per le Scienza, Galantuomo in supremo grado, modesto, sincero,
disinteressato. Io non conosco un uomo migliore. – Non si dubiti, mi
replicò, è ben conosciuto, e con un poco di tempo si accomoda tutto. –
Questo è quello che fu detto sul conto vostro, dal che vedete che vi conosce e vi stima, ed è cosa certa che vi renderà giustizia. (Lettere di Gaetano
Savi a O. T. T., Targ. 124, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze)
Nel 1815 Targioni Tozzetti riprese la direzione dell’Orto agrario e l’attività di insegnamento assumendo, poco tempo dopo, Carlo Passerini come
aiutante. Nello stesso anno il botanico fiorentino, ormai sessantenne, riceve
l’offerta di Luca de Samuele Cagnazzi di assumere la cattedra di Agricoltura
e la direzione di una nuova scuola veterinaria a Napoli. Ottaviano, che già nel
1803 aveva rifiutato la cattedra di Botanica e Agraria presso l’Università di
Bologna offertagli da Tassoni Estense rappresentante cisalpino a Firenze, ringraziò declinando l’offerta affermando che:
ormai la mia età non mi permette di mutar paese […] fra il piccolo patrimonio, e gli impieghi, me la passo bastantemente bene da esser contento. Il mio museo di Storia Naturale mi occupa e mi diverte, e mi solleva
da qualche inquietudine che, di tanto in tanto si può suscitare. […] Oltre
di ciò l’agricoltura non è il mio studio più diletto, lo sarebbe la Botanica,
ed ho fatto e faccio l’Agricoltura perché correlativa, ma vedo che dovendola trattare ex-professo, mi ci vorrebbe molta fatica, studio, e comodi.
(Lettere a O. T. T., Targ. 76, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
Gli ultimi anni di vita di Ottaviano lo videro impegnato nella cura della sua
creatura più benvoluta, l’Orto agrario, aiutato, dopo il 1821, dal figlio Antonio.
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Disegni di Ottaviano Targioni Tozzetti dal manoscritto
Icones nonnullorum generum plantarum (335, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
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In questi anni oltre alla continua attività nell’Accademia dei Georgofili
collaborò con l’Accademia della Crusca per definire alcuni voci scientifiche
del vocabolario. Grazie al figlio Antonio entrò in contatto con il mondo
dell’Antologia e, da antico maestro ed insegnante, sembrò attento al nuovo
metodo del reciproco insegnamento del quale, fin dagli inizi, diffuse fra i suoi
corrispondenti varie notizie.
Figura minore di un mondo scientifico abbastanza dinamico come
quello fiorentino, dominato da personaggi di primo piano come Giovanni
Fabbroni e Felice Fontana, Ottaviano Targioni Tozzetti fu uno dei principali
esponenti di quel livello medio alto di intellettuali ai quali si dovette la circolazione di idee ed esperienze durante tutto il periodo fra le riforme leopoldine e il periodo francese.
La morte lo colse, dopo una breve malattia, il 6 maggio 1829 e fu sepolto in Santa Croce.
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ANTONIO TARGIONI TOZZETTI
MEDICO E SCIENZIATO NELLA TOSCANA DELL’OTTOCENTO
Daniele Vergari
Antonio Targioni Tozzetti, figlio di Ottaviano e di Vittoria Campana,
sorella del medico e botanico ferrarese Antonio, nacque a Firenze il 30 settembre 1785. Sin da giovanissimo seguì la tradizione familiare avviandosi agli
studi scientifici presso l’Università di Pisa dove entrò nel 1804 studiando
i corsi di anatomia sotto Catelacci, di chimica sotto Giuseppe Branchi –
di storia naturale sotto Santi – di fisica teorica sotto Pacchiani, di Fisica
sperimentale sotto Gaetano Savi – di medicina sotto Morelli e
Torrigiani, di chirurgia sotto Vaccà – mi occupai a tempo avanzato di
entomologia col Sanvitali che stava a Pisa e feci una cospicua raccolta
di insetti. [...] Oltre di ciò disegnai varie piante crasse dal vero con
l’idea di farne un operetta, giacché nessuno l’aveva fatta (A. T. T.,
Ricordi, Mss., Biblioteca di Scienze - Biologia Animale).
e conseguendo nel 1807, a 22 anni, la laurea in Medicina e Filosofia. Un
periodo intenso di formazione durante il quale Antonio acquisì le basi teoriche per la sua futura attività scientifica che spazierà dalla medicina alla botanica, all’entomologia, in linea con una tradizione familiare che aveva visto nel
padre Ottaviano e nel nonno Giovanni, scienziati di vasta erudizione, gli
esempi da imitare.
Con la conclusione degli studi, Antonio ritornò a Firenze dove studiò
“l’anatomia sotto Paolo Mascagni e la medicina pratica sotto il medico di
turno Bernardino Pomponi” (A. T. T., Ricordi, Biblioteca di Scienze Biologia Animale). La sua competenza e la sua passione furono tali che dopo
soli diciotto mesi, con sei mesi di anticipo rispetto a quanto prescriveva la
legge, venne “matricolato” alla professione medica e, nel 1811, diventò aiutante del padre nelle funzioni di medico fiscale.
Ma l’attività di medico non esaurì la curiosità del giovane Targioni
Tozzetti che si dedicò anche allo studio della chimica e della botanica. Fu
proprio la chimica, materia che forse più di ogni altra in quel periodo era
oggetto di rapidi sviluppi ed evoluzioni, ad offrire, con il concorso alla cattedra di Chimica presso il costituendo Conservatorio d’Arti e Mestieri, Terza
classe dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’occasione di un impiego stabile per il giovane scienziato fiorentino.
Furono i primi passi di una carriera che doveva portare Antonio
Targioni Tozzetti ad essere uno dei personaggi più noti del panorama scientifico italiano della prima metà del XIX secolo. Una carriera favorita anche
dall’autorevolezza del padre Ottaviano, scienziato affermato, attivo collabo-
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ratore prima dell’effimero Regno di Etruria e poi della nuova amministrazione francese, saldamente inserito nella comunità scientifica, non solo fiorentina, ma anche toscana e italiana.
Esponenti di quel ceto emergente, tra la fine del XVIII secolo e i primi
anni dell’Ottocento, rappresentato da medici e scienziati, i Targioni Tozzetti
godevano della protezione e del sostegno di alcuni influenti personaggi,
uomini vicini alla corte prima di Maria Luisa e poi della Granduchessa Elisa,
come Girolamo de’ Bardi, direttore del Liceo Imperiale, oppure Jean Antoine
Joseph Fauchet, conte dell’Impero e prefetto di Firenze. Saranno questi a
proteggere il giovane Antonio nella nuova amministrazione statale francese,
bisognosa di funzionari preparati la cui fedeltà veniva ripagata con rapide
carriere e con accesso a posti di responsabilità. È in questa strategia di inserimento nei ceti dirigenti, anche attraverso la creazione di una rete di protezioni e clientele, che va considerato l’arruolamento volontario, nel 1809, di
Antonio Targioni Tozzetti nelle Guardie d’Onore a piedi, responsabili del
servizio a Palazzo Pitti, sede della nuova corte di Elisa Bonaparte. Un incarico che, al di là dell’effettivo impegno di tempo, manifestava una piena adesione ai nuovi governanti. Ormai a stretto contatto con il mondo scientifico
fiorentino, Antonio conobbe, nel 1814, il celebre chimico inglese Humphrey
Davy, come lui stesso ricorda nell’introduzione degli Elementi di Chimica
Agraria in un corso di lezioni per il pensionato di agricoltura
nell’occasione che Egli [...] intraprese nel R. Museo di Fisica, con la
lente ustoria dell’Accademia del Cimento, diverse esperienze sulla
combustione del Diamante.
L’incontro costituì per Antonio, che da qualche anno seguiva con
attenzione l’evoluzione della scienza chimica, l’occasione per mettersi in luce
nella comunità scientifica fiorentina e toscana. Targioni Tozzetti espose al chimico inglese il desiderio di tradurre e pubblicare la sua ultima opera,
Elements of agricultural chemistry, e quest’ultimo
fu così cortese, che mi permesse non solo di tradurla, ma volle regalarmene un esemplare, al quale aveva fatte alcune aggiunte e correzioni, a
seconda delle sue ultime scoperte chimiche e varie annotazioni, per le
quali questa traduzione diviene una nuova ed ultima edizione corretta
dall’Autore.
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L’opera uscì nel 1815 e permise ad Antonio di consolidare il suo ruolo
nella comunità scientifica toscana impegnata ad approfondire la ricerca chimica che, con la sua applicazione all’agricoltura e alle arti applicate e manifatturiere, avrebbe contributo allo sviluppo economico del Granducato, tracciando
una via “alternativa al percorso della fabbrica, abitata dalle macchine”. Una
visione della scienza chimica già espressa da Antonio nel discorso tenuto
all’inaugurazione del Conservatorio di Arti e Mestieri nel 1811, in cui aveva
illustrato i progressi della nuova scienza e, più particolarmente, “quello che
riguarda la di lei utile applicazione alle arti, alle manifatture, ed ai comodi della
vita, dal che ne è derivato un bene infinito alla Società.” (A. T. T., Discorso
inaugurale letto nella pubblica installazione del Conservatorio di Arti e Mestieri,
Mss. Targ. Tozz. Str. 440, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
L’interesse per la chimica avvicinava Targioni Tozzetti a personaggi
come Ridolfi, Carradori, Taddei esponenti di quella classe di scienziati, di
origine aristocratica e non, al servizio di una Toscana “industriosa e industriale” (secondo la definizione del marchese di Meleto), ma in realtà concentrata sullo sviluppo delle manifatture artigianali e dell’agricoltura, soluzioni
migliori per la conservazione della pace sociale del Granducato.
Fu proprio con Cosimo Ridolfi che, nel 1817, Antonio Targioni
Tozzetti iniziò a studiare le prime tecniche litografiche, grazie anche ai contatti con uno dei principali sperimentatori della nuova tecnica di stampa,
Charles-Philibert de Lasteyrie, incontrato da Ridolfi nel suo viaggio a Parigi
nel 1820. L’insegnamento agli artigiani di nuove tecniche e procedimenti chimici per le lavorazioni e le manifatture, tratti anche dalla ricca biblioteca
familiare, fu svolto da Targioni Tozzetti con passione e “amorevole assistenza” soprattutto quando, dalle botteghe e maestranze fiorentine, il giovane
chimico veniva “frequentemente richiesto di consiglio e di ajuto” (P.
Stefanelli, Cenni biografici del Cav. Prof. Antonio Targioni Tozzetti, 1863).
Nel 1820, Antonio iniziò ad affiancare il padre nella direzione del
Giardino dei Semplici, allora ancora Orto agrario, iniziando così una fitta corri-
Fanny Targioni Tozzetti. Dal matrimonio con Antonio nacquero tre figlie,
Giulia, Teresa e Adele che sposò lo studioso Marco Tabarrini.
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spondenza con i principali botanici italiani per lo scambio di semi ed altre esperienze scientifiche. Negli anni successivi Antonio entrò nell’insegnamento
superiore assumendo la carica di aiuto di Botanica presso l’Ospedale di Santa
Maria Nuova e, infine, nel marzo 1824 subentrò al padre nell’incarico di medico fiscale. Erano gli anni in cui, oltre ad essere impegnato nell’attività scientifica, Targioni Tozzetti si affermò all’interno della comunità fiorentina attraverso
un ampia attività sociale. Nell’ottobre del 1821 il giovane scienziato sposò
Francesca Ronchivecchi, detta Fanny. Donna estremamente elegante, bella e
raffinata, Fanny seppe animare negli anni successivi un salotto che, nella
“Toscana di Morfeo”, diventò un centro di ritrovo, di discussione e di aggregazione, sia degli intellettuali fiorentini, sia dei principali personaggi, scienziati e
letterati, di passaggio a Firenze. Nell’accogliente salotto di Via Ghibellina furono accolti Giacomo Leopardi, Carlo Torrigiani, Guglielmo Libri, Pietro
Giordani, Giovanni Frassi, Guglielmo Pepe: un ambiente che diventò per
Targioni Tozzetti il palcoscenico della sua vita sociale, permettendogli di rafforzare quei legami con gli esponenti della società e della politica toscana, in gran
parte appartenenti al gruppo dei “moderati”, a cui restò sempre legato.
Diviso fra l’insegnamento, l’attività di medico, lo studio e l’applicazione
delle scienze botaniche e chimiche alla farmacia, all’agricoltura e all’industria,
Antonio Targioni Tozzetti realizzò alcuni progetti editoriali di grande respiro
come la Scelta di Piante officinali più necessarie a conoscersi, (1824), e la
Raccolta di fiori, frutti ed agrumi più ricercati per l’adornamento dei giardini, e
disegnati al naturale da varii artisti, uscita a Firenze nel 1825 e che descrive 48
specie, 16 per ogni categoria. Un’opera, quest’ultima, che si collocò con forza
nel panorama editoriale toscano e italiano delle opere di “Flora e Pomona”.
Corredata da uno stupendo apparato iconografico, la Raccolta si aggiunse ad
una già ricca produzione editoriale del periodo ma, come si legge nell’introduzione dell’opera, a differenza delle altre opere dove “si tratta di fiori rari, o
recentemente scoperti e a noi portati da remoti regioni”, il botanico fiorentino
voleva “soddisfare al desiderio di certi dilettanti di giardinaggio che non si
vogliono occupare intorno alla coltivazione di vegetabili o troppo vari o troppo dispendiosi per la loro coltivazione”.
Alla morte del padre Ottaviano, Antonio ereditò il “museo targioniano”, imponente collezione scientifica raccolta in più di un secolo da suo
padre, suo nonno Giovanni e da Pier Antonio Micheli, comprendente anche
tutti i manoscritti e la vastissima biblioteca. Questa raccolta, unica per vastità e completezza, corse il rischio di venire dispersa, probabilmente per problemi economici. Nel 1830 la collezione mineralogica, nata con le collezioni
di Giovanni e Ottaviano Targioni Tozzetti, fu ceduta a Bettino e Vincenzo
Ricasoli e arrivò, alcuni anni dopo al Museo di Fisica e Storia naturale, dove
attualmente costituisce uno dei nuclei storici della sezione di Mineralogia del
Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.
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Antonio Targioni Tozzetti. Raccolta di fiori frutti ed agrumi piu ricercati per l’adornamento dei giardini. Firenze, Giuseppe Molini,
1825 (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
Dopo la morte di Ottaviano, la direzione dell’Orto agrario venne proposta a Cosimo Ridolfi, che declinò l’offerta, e solo successivamente fu affidata ad Antonio Targioni Tozzetti che venne nominato, con motuproprio del
giugno del 1829, professore di Botanica e Materia medica nell’Arcispedale di
Santa Maria Nuova e direttore dell’Orto fiorentino. Poco tempo dopo
Antonio fu nominato Accademico della Crusca, sodalizio in cui ricoprì la
carica di Censore dal 1836, di Bibliotecario dal 1845 al 1848 e di Arciconsole
dal 1854 alla morte, collaborando anche alla realizzazione delle voci scientifiche del Vocabolario.
L’attività medica di Antonio Targioni Tozzetti meriterebbe di essere
approfondita. Il suo impegno per l’insegnamento in questo campo iniziò nel
1814 quando
Essendo restata sospesa l’istruzione completa per i giovani che si davano
allo studio della Farmacia, ed altronde essendo stabilito un rigoroso
esame per quelli che si dedicano all’arte dello speziale e che bramavano
di matricolarsi, varj giovani decidersi di studiare la Materia medica nel
1814 mi pregarono affinché loro dettargli qualche regola di questa necessarissima scienza e mostrassi loro i caratteri delle droghe che servono
all’uso medico (A. T. T., Prefazione alle Lezioni di Materia Medica, Mss.
Targ Tozz. Str. 393, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
35
Antonio Targioni Tozzetti, ritratto nel 1839 da Francesco Boggi in occasione
della prima riunione degli scienziati italiani.
Fu socio e animatore della Società Filojatrica fra il 1814 e il 1822 e poi
fondatore della Società Medico-Fisica Fiorentina. I frutti di questi studi furono raccolti in una delle sue opere più interessanti, il Sommario di botanica e
materia medico-farmaceutica per uso degli studenti di Farmacia, uscito nel 1828
e poi ristampato nel 1847. Nel 1835 lo scienziato fiorentino fu in prima fila nel
combattere l’epidemia di colera che colpì la Toscana e particolarmente la capitale. Insieme a Ferdinando Zannetti e altri medici fiorentini, fece parte della
commissione sanitaria incaricata di informare la popolazione sulla trasmissione della malattia e di verificare l’aumento dei casi in città; impegno che lo vide
coinvolto, insieme allo stesso Zannetti, nelle indagini autoptiche “per isvelare
il mistero di tanta spaventevole malattia”(F. Parlatore, Elogio del socio
Professore Antonio Targioni Tozzetti, Continuazione degli Atti della R.
Accademia dei Georgofili, N.S., Vol. V, 1858).
L’attività di Antonio Targioni Tozzetti e della moglie Fanny, fu rivolto
anche alle classi meno abbienti sostenendo la Società degli asili infantili, sia
finanziariamente sia attraverso la prestazione volontaria di cure mediche e per
l’igiene degli allievi accolti.
Sempre all’attività medica possono essere ricondotti lo studio e l’analisi delle acque minerali e termali del Granducato: dal 1828, anno in cui venne
stampato il fascicolo con l’analisi delle acque termali di S. Agnese in Bagno,
fino al 1855, poco prima della sua scomparsa, lo scienziato pubblicò ben 29
opuscoli con le analisi delle principali acque termali e minerali toscane, evidenziandone le caratteristiche mediche e curative.
Alla fine degli anni ’30 collaborò con Vieusseux all’Antologia, mentre nel
1839 fu nominato segretario alle corrispondenze dell’Accademia dei
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Georgofili, carica che conserverà per tre anni. Un ufficio importante, quest’ultimo, che Targioni Tozzetti svolgerà negli anni in cui inizia, e si consolida, in
Italia l’organizzazione dei congressi scientifici nei quali, secondo lo stesso
scienziato fiorentino, gli studiosi “possono conoscersi più da vicino e di persona, stringere di più i rapporti loro filosofici, comunicarsi con più facilità le idee”
(A. Targioni Tozzetti, Rapporto sulla corrispondenza accademica, Continuazione degli Atti dell’Accademia dei Georgofili del 1841, Vol. 19, 1841).
La partecipazione di Antonio Targioni Tozzetti alle Riunioni degli
scienziati italiani, non fu costante anche a causa di problemi di salute; egli
tuttavia fu presente a Pisa nel 1839, insieme a Cosimo Ridolfi e a Gioacchino
Taddei in rappresentanza dell’Accademia dei Georgofili, partecipando ai
lavori della sezione di Botanica presieduta dall’amico Gaetano Savi.
L’esperienza, molto positiva per lo scienziato fiorentino, fu ricordata nel suo
rapporto all’Accademia dei Georgofili del 1840, dove, nel valutare il congresso pisano, vide la possibilità di trionfare “sulla malignità di coloro i quali lordi
di una vile ignoranza come porci in brago altro non anelano che l’oppressione
Biglietto di ammissione di Antonio Targioni
Tozzetti alla quinta riunione degli scienziati
italiani (su concessione del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali/Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze).
37
dei lumi e della civiltà, per dominare brutalmente sul genere umano”. (A.
TARGIONI TOZZETTI, Rapporto sulla corrispondenza accademica, in
Continuazione degli Atti dell’Accademia dei Georgofili, vol. 18, 1840).
Targioni Tozzetti partecipò successivamente ai congressi di Firenze
(1841), Lucca (1843) e Napoli (1845), mentre le sue precarie condizioni di
salute gli impedirono di partecipare a quello di Genova (1846), dove avrebbe
dovuto presentare, su invito di Taddei, una memoria sui combustibili fossili
della Toscana.
Passata la bufera del 1848-49, anni che videro la sua famiglia strettamente legata ad alcuni personaggi di spicco del risorgimento italiano come
Massimo Taparelli D’Azeglio, Antonio Targioni Tozzetti si avviò verso il tramonto della sua attività, aggravato anche dalle sue incerte condizioni di salute. Oltre allo studio della botanica portò avanti con passione l’attività di promozione delle produzioni e delle manifatture toscane e, in seguito alle positive esperienze dell’Esposizione internazionale inglese del 1851, fu attivo nella
preparazione, a Firenze, dell’Esposizione dei prodotti delle manifatture toscane, invitando “tutti i cultori dimoranti in Toscana, di giardini di pomarj e d’orti, ad inviare i loro prodotti ad una generale esposizione” (Programma per una
pubblica esposizione, Mss., Targ. Tozz. Str. 435, Biblioteca Nazionale Centrale,
Firenze). Poco dopo, nel 1853, Antonio realizzò l’opera destinata a dargli
grande notorietà, i Cenni storici sulla introduzione di varie piante nell’agricoltura ed orticoltura toscana, apparsi prima in forma ridotta sugli Atti
dell’Accademia dei Georgofili e poi sotto forma di monografia. Il volume, ricchissimo di citazioni e di informazioni ricavate anche dai manoscritti familiari di Ottaviano e Giovanni, si colloca nell’attività a favore delle produzioni
economiche toscane che nel 1854 vide lo scienziato fiorentino, insieme a Carlo
Torrigiani, Gaetano Baroni, Antonio Salvagnoli, Filippo Parlatore, tra i promotori e fondatori nell’anno successivo della Società Toscana di Orticoltura
“la di cui formazione è lo scopo cui tendono i nostri sforzi e le nostre premure, dappoichè la R. Accademia de’ Georgofili ci affidava la missione speciale
di promuovere ed eccitare con ogni mezzo in nostro potere il nascimento e lo
sviluppo di una istituzione cotanto pregevole.” (Circolare ai sottoscrittori,
Mss., Targ. Tozz. Str. 435, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
Costretto, sia per motivi di salute sia per problemi personali, ad abbandonare l’attività di insegnamento, nel 1852, Antonio ottenne, dopo 40 anni di
servizio il riposo dalla cattedra in Chimica, da poco trasferita presso il nuovo
Istituto Tecnico Toscano. È proprio con il direttore di questa scuola, Filippo
Corridi, definito dallo stesso Targioni Tozzetti “uomo turbolento e inquieto”
che lo scienziato fiorentino ebbe evidenti contrasti che gli resero impossibile
continuare l’attività di insegnamento, pur conservando la cattedra di Botanica
e Materia medica presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova.
Il suo impegno a favore dello sviluppo delle attività artigianali e indu38
Antonio Targioni Tozzetti. Corso di botanica medico-farmaceutica e
di materia medica, Firenze, Batelli 1847.
striali fu riconosciuto dal governo nel gennaio 1853 quando il Granduca gli
assegnò la decorazione di Prima classe dell’Ordine industriale e, nel febbraio 1855, la Croce del merito civile (o di San Giuseppe), ultimi riconoscimenti di un governo che Antonio Targioni Tozzetti aveva sempre servito con
modestia e fedeltà.
Nell’agosto 1855, in occasione dell’ultima epidemia di colera a Firenze,
Antonio, per la sua esperienza e autorevolezza, fu nominato nella deputazione
sanitaria presieduta dal prefetto di Firenze: fu l’ultimo incarico pubblico per
l’ormai anziano studioso che, ammalatosi gravemente nell’autunno del 1856,
morì il 18 dicembre, assistito dalla moglie e dalle figlie, e fu tumulato nella
Chiesa di Santa Croce, accanto al padre Ottaviano e al nonno, Giovanni.
Scienziato dal vasto sapere, Antonio Targioni Tozzetti svolse un ruolo
fondamentale nell’istruzione della successiva generazione di studiosi di scienze naturali. Attivo nella diffusione delle nuove teorie scientifiche, soprattutto
agli inizi della sua carriera, Targioni Tozzetti fu un elemento chiave nella creazione della rete di contatti fra scienziati e botanici toscani, italiani ed esteri.
Tuttavia, non riuscì mai ad emergere, se non occasionalmente, dal contesto
scientifico cittadino, o al massimo regionale, rimanendo sospeso fra una tradizione di stampo settecentesco, dovuta alla sua “eredità familiare”, e la moderna visione scientifica che si andava imponendo nella seconda metà del XIX
secolo e della quale sarà testimone fondamentale l’ultimo scienziato della
famiglia, Adolfo.
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ADOLFO TARGIONI TOZZETTI
IL PADRE DELLA MODERNA ENTOMOLOGIA AGRARIA
Daniele Vergari
Ultimo scienziato della famiglia, Adolfo Targioni Tozzetti nacque a
Firenze il 13 febbraio 1823, da Giovanni Targioni Tozzetti, figlio di Ottaviano
e fratello di Antonio, ed Elena Ferrati.
Il padre, avvocato e magistrato, lo avviò agli studi scientifici presso
l’Università di Pisa dove si laureò in Medicina nel 1848 frequentando tra l’altro le lezioni di botanica tenute da Pietro Savi e quelle di anatomia comparata da Paolo Savi.
Il giovane Adolfo Targioni Tozzetti trovò nello studio della botanica e
della fisiologia un campo di interesse particolarmente stimolante tanto che,
appena ventenne, partecipò alla riunione degli scienziati italiani di Lucca
tenendo una relazione sulla fronda dei pini e una sull’organo femminile del
genere Citrus. Nel 1845 prese parte anche alla riunione di Napoli, sempre in
compagnia dello zio Antonio, con il quale ebbe sempre uno stretto rapporto
di amicizia e confidenza, e nel quale ebbe un maestro e una guida sicura per
essere introdotto nel mondo professionale e scientifico italiano.
Tornato a Firenze nel 1848, con il valido supporto dello zio, poté iniziare ad esercitare medicina presso l’Arcispedale di Santa Maria Nuova, ma l’attività di medico, ormai consolidata tradizione familiare da più di un secolo,
non sarà per Adolfo particolarmente coinvolgente. Dopo pochi anni, alcuni
dei quali passati a fare il medico condotto in occasione del Colera del 185455 nella zona di Viareggio, egli abbandonò la professione per dedicarsi all’insegnamento e allo studio.
Quando Antonio, per problemi di salute, iniziò a lasciare progressivamente i suoi incarichi, vennero assegnati ad Adolfo i primi impegni accademici. Nel 1854 fu nominato professore di Botanica e Materia medica presso
il nosocomio fiorentino di Santa Maria Nuova e, due anni dopo, ottenne l’insegnamento di Storia naturale applicata alle arti nell’Istituto Tecnico Toscano
diretto da Filippo Corridi. Le sue ottime capacità didattiche lo portarono, nel
1859, ad assumere anche l’insegnamento di chimica all’Istituto Agrario delle
Cascine, fondato da Cosimo Ridolfi.
Una carriera, quella di Adolfo Targioni Tozzetti, che nei primi anni
sembrava seguire quella degli altri scienziati della famiglia, orientata prevalentemente verso lo studio della botanica, dell’agricoltura e delle scienze
applicate alle arti e all’industria.
Nel 1859, tuttavia, si verificò un repentino cambiamento nel suo percorso scientifico.
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Arruolatosi volontario, durante la seconda guerra di indipendenza come
Capitano Medico, raggiunse il fronte lombardo, con la divisione toscana,
dopo alcuni mesi e, anche se non prese mai parte ai combattimenti, lasciò un
diario inedito della sua esperienza. Durante il suo servizio militare conobbe
Nino Bixio, che per un breve periodo assunse il comando del 1° reggimento
toscano Cacciatori; con Bixio, Targioni strinse una sincera amicizia testimoniata da un ricco epistolario. Al ritorno dall’esperienza militare Adolfo, come
egli stesso ebbe a dire, “disertò la botanica” e fu nominato professore di
Zoologia e Anatomia comparata degli invertebrati presso l’Istituto di Studi
Superiori Pratici e di Perfezionamento, creato da Cosimo Ridolfi durante la
parentesi del Governo provvisorio del 1859.
Si trattava di una struttura unica nel quadro dell’istruzione toscana e
italiana del periodo, che assolveva al compito della formazione superiore e
che avrebbe preparato, nel nuovo panorama politico dell’Italia unita, le future generazioni di scienziati e ricercatori.
Appena assunto il nuovo incarico Adolfo Targioni Tozzetti si dedicò
allo studio della zoologia con particolare attenzione per l’entomologia e mise
mano, con la collaborazione di Ferdinando Piccioli, al riordino e all’incremento delle collezioni entomologiche del Museo di Storia naturale nei locali
del quale era ospitato l’Istituto di Studi Superiori.
Nei suoi nuovi lavori Adolfo adottò un approccio scientifico rigoroso
così come traspare dai suoi primi articoli sui parassiti del gelso e dell’olivo,
Tavola in: Adolfo Targioni Tozzetti. Zoologia del viaggio intorno al globo della
R. Pirocorvetta Magenta durante gli anni 1865-1868: crostacei, brachiuri e
anomouri. Firenze, 1877.
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apparsi nel 1863 sugli Atti dell’Accademia dei Georgofili, dalle osservazioni
raccolte in Come sia fatto l’organo che fa lume nella lucciola volante e come
siano composte le fibre muscolari in queste ed altri insetti ed artropodi, apparso
nel 1866 nelle Memorie della Società italiana di Scienze naturali, e infine dalle
varie ricerche sulle cocciniglie, i cui primi risultati, stampati fra il 1867 e il
1869, dettero allo scienziato fiorentino notorietà in tutta Europa.
Tavola in: Adolfo Targioni Tozzetti. Studii sulle cocciniglie, in Memorie
della Società Italiana di Scienze naturali, Vol. III, fasc. III, Milano, 1867.
Momento culminante della volontà di Adolfo di promuovere gli studi in
questa disciplina fu la Società entomologica italiana, prestigioso sodalizio fondato il 31 ottobre 1869, presso il Regio Museo di Storia naturale, e di cui hanno
fatto parte i massimi esponenti italiani del settore, da Enrico Haliday a
Ferdinando Piccioli, ad Antonio Berlese a Filippo Silvestri a Guido Grandi.
Adolfo Targioni Tozzetti, oltre ad esserne il promotore fu anche il primo presidente, mantenendo la carica per 32 anni.
Fu però il campo dell’entomologia agraria il settore più congeniale alle
ricerche di Adolfo che si era già occupato dello studio dei parassiti in agricoltura studiando con successo, per conto dell’Accademia dei Georgoflili, le prime
infestazioni di Oidium negli anni immediatamente successivi al 1850.
L’aumento di scambi commerciali e la veicolazione sempre più frequente di
materiale vegetale da un continente all’altro avevano introdotto in Europa nuove
malattie agrarie che in pochi decenni avevano cambiato il volto dell’agricoltura.
Un periodo turbinoso che avrebbe visto, in pochi decenni, l’insediamento, nel
vecchio continente, di nuove specie di parassiti delle piante agrarie.
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Oltre alle più macroscopiche infezioni di Oidium e di Plasmopara viticola (la peronospora della vite) tutta l’agricoltura europea registrò devastazioni ad opera della dorifora della patata, delle cocciniglie, degli afidi, delle
tignole e di altri insetti fino ad arrivare al vero e proprio flagello della fillossera della vite che in breve tempo distrusse i vigneti francesi prima ed europei
poi, con grave danno alle economie agricole.
L’Istituto di Studi Superiori, grazie alla direzione di Adolfo Targioni
Tozzetti e alla presenza di altri studiosi di grande calibro, fu ben presto
all’avanguardia in Italia nella ricerca scientifica contro i parassiti delle piante
agrarie, trovando, proprio nell’infezione fillosserica, uno dei più fecondi
campi di ricerca.
La fillossera, segnalata la prima volta in Francia nel 1863, distrusse in
poco meno di un decennio tre quinti della viticoltura francese propagandosi
poi in Germania, Spagna e Austria.
L’Italia fu inizialmente risparmiata ma, nel 1879 in Lombardia, venne
trovato il primo attacco di fillossera e, nel giro di due anni, il temibile insetto
raggiunse la Sicilia, propagandosi negli anni successivi in tutto il Paese e provocando danni disatrosi.
Per far fronte alla nuova emergenza non bastavano gli istituti di ricerca pura
ma serviva un contatto diretto con il territorio che diffondesse in tempi brevi
istruzioni e modalità di difesa per ridurre l’espansione dell’infezione e facilitasse
l’eliminazione dell’insetto nelle zone colpite. Strumento di quest’azione di coordinamento fra ricerca e applicazione dei risultati e delle innovazioni doveva essere un’altra importante istituzione promossa alcuni anni prima da Adolfo Targioni
La Convenzione internazionale per le misure da prendere contro la lotta alla fillossera siglata a Berna il 17 settembre 1878 da Germania, Svizzera, Francia,
Spagna, Portogallo, Austria e Italia. Adolfo Targioni Tozzetti, per la sua autorevolezza, fu uno dei rappresentanti nominati dal governo italiano (Biblioteca di
Scienze - Biologia Animale - Università di Firenze).
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Tozzetti: la Stazione di Entomologia agraria. Istituita con decreto ministeriale il
29 settembre 1875, con l’accordo del Ministero dell’Agricoltura, Industria e
Commercio, del Ministero della Pubblica Istruzione e del Consiglio direttivo
dell’Istituto di Studi Superiori, la nuova struttura rispondeva alle nuove necessità non solo tecniche, ma anche economiche manifestatesi in una Italia unita solo
politicamente e bisognosa di un sistema di istruzione e di apparati tecnici che fossero all’altezza delle esigenze del nuovo paese.
La Stazione fu istituita perché fosse:
un centro di osservazioni, al quale potessero far capo, non soltanto gli
uffici governativi, ma bensì i corpi morali tutti, e specialmente le rappresentanze agrarie del Regno, le scuole agrarie e i privati [... con il...]
compito, di esaminare e classificare, mano a mano che se ne presentasse
l’opportunità od il bisogno, gli animali e specialmente gli insetti, utili o
nocivi, all’agricoltura, od alle industrie che da essa traggono origine, di
studiare e preparare i mezzi di combattere i detti animali infesti, di riassumere infine, anno per anno, la storia degli avvenimenti, indicando gli
esperimenti che fossero stati fatti per trovar modo di dissiparne gli effetti.
A questo si aggiungeva la necessità di dare una rapida analisi e risposta
all’apparizione di insetti poco noti, o alla moltiplicazione di altri, dannosi alle varie produzioni agricole; allo sviluppo di malattie nelle piante o negli animali allevati dall’uomo, procurando di studiare e conoscere le probabili cagioni del male ed i modi più acconci per combatterlo.
(A.Targioni Tozzetti, Relazione intorno ai lavori della Stazione di
Entomologia agraria di Firenze per l’anno 1875, Roma, 1876)
Si trattò di un obiettivo importantissimo per lo sviluppo dell’agricoltura italiana viste le sempre maggiori infestazioni di insetti che colpivano la
Penisola nella seconda metà del XIX secolo, ma anche una delle più lungimiranti creazioni del Governo. La Stazione di Entomologia agraria fu la prima
in Europa e seconda solo a quella fondata, negli stessi anni, a Washington.
Un’istituzione all’avanguardia di cui Adolfo fu il primo direttore, conservando la carica per 20 anni.
Ma Adolfo Targioni Tozzetti non fu soltanto un entomologo: parallelamente allo svolgimento della sua attività presso l’Istituto di Studi Superiori e
la Stazione di Entomologia, rivestì importanti incarichi per il Ministero
dell’Agricoltura, Industria e Commercio.
Nominato presidente della Commissione Consultiva per la Pesca,
Adolfo Targioni Tozzetti, compì importanti viaggi in tutta Italia per studiare
la fauna ittica ma anche per stabilire sistemi e modi di esecuzione di questa
importante attività economica. Il suo studio fu propedeutico alla legislazione
italiana sulla pesca adottata dal governo italiano che lo incaricò, fra il 1871 e
il 1880, di rappresentarlo nei congressi internazionali di pesca.
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La R. Stazione di Entomologia agraria fu fondata a Firenze nel 1875 con sede nei
locali attigui al Museo di Storia naturale in Via Romana, dove rimase fino a pochi
decenni fa.
Sempre in rappresentanza dell’Italia partecipò, nell’ottobre 1874, al
Congresso internazionale di viticoltura di Montpellier che doveva definire le
strategie di lotta europee di fronte a questo terribile parassita e il suo intervento presentato in quell’occasione fu poi pubblicato in Della malattia del pidocchio (Phyllossera Vastatrix Planch.) nella vite edito nel 1875.
Autorevole membro del Consiglio dell’istruzione agraria, Adolfo
Targioni Tozzetti fu, dal 1884 al 1899, vicepresidente dell’Accademia dei
Georgofili e da questa, con l’insorgere della malattia che lo avrebbe condotto
alla morte, fu nominato vicepresidente onorario perpetuo. Anche presso
l’Istituto di Studi Superiori ricoprì svolse per anni il ruolo di presidente della
sezione di Scienze Fisiche e Naturali. Parallelamente alla sua ampia attività
scientifica rivestì anche ruoli isituzionali diventando Consigliere comunale,
dal 1868 al 1879, periodo durante il quale introdusse miglioramenti nelle
scuole comunali e collaborò alla grande trasformazione urbanistica di
Firenze. A Targioni Tozzetti si deve, infatti, la cura e la disposizione delle
piante lungo il Viale dei Colli a Firenze.
Sposatosi a 55 anni con Anna Greiner, Adolfo ebbe 2 figli, Clara e
Federico. Quest’ultimo, di salute debole, ricalcò le orme del padre dedicandosi agli studi botanici ma morì giovanissimo nel 1903, pochi mesi dopo il
padre. Nel giugno 1899 lo scienziato fiorentino fu colpito da emiplegia e,
dopo tre anni di lunga malattia, morì il 18 settembre 1902.
Figura di elevatissimo valore, Adolfo Targioni Tozzetti è rimasto uno
degli scienziati italiani meno noti della seconda metà del XIX secolo. I suoi
viaggi per tutta Europa, le sue partecipazioni ai congressi scientifici testimoniano una dimensione scientifica internazionale, specchio della ritrovata
unità politica italiana, confermata anche dai riconoscimenti e dalle onoreficenze di cui è stato insignito.
Ultimo membro della famiglia, ereditò la forte tradizione familiare di
studi naturalistici che in parte abbandonò dedicandosi a ricerche più settoriali espressione di una nuova concezione della scienza, positivistica e materialistica, di cui fu testimone e promotore.
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I TARGIONI TOZZETTI E L’ACCADEMIA DEI GEORGOFILI
Lucia Bigliazzi & Luciana Bigliazzi
Giovanni, Ottaviano, Antonio, Adolfo: una stirpe di scienziati che riuniscono ed esprimono nei loro molteplici studi, nell’ampiezza del loro sapere, nel rigore scientifico, nel loro richiamo costante alla pratica e alla semplicità di linguaggio quelle che furono le basi e lo scopo primo dell’Accademia
dei Georgofili.
La memoria del 6 giugno 1753, di mano di Ubaldo Montelatici, il quale
vi si definiva “institutore e segretario” dell’appena nata Accademia dei
Georgofili, dopo averne ricordata la fondazione avvenuta due giorni prima, può
considerarsi la prima tangibile testimonianza del profondo legame che cementò la prima istituzione agraria d’Europa ai Targioni Tozzetti, entrambi condividendo ideali scientifici, culturali, sociali in quello spirito fecondo alternato fra
curiosità intellettuale, volontà scientifica, passione per la sperimentazione.
Contestualmente alla fondazione, vennero, in quella stessa sede,
“vocalmente” e “concordemente” indicati, fra i diciotto convenuti, i tre che
Memorie di Ubaldo Montelatici (Accademia dei Georgofili,
Archivio Storico).
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con Montelatici ricevevano il compito di “formare un piano di Regolamento
della mentovata società”: Giovanni Lami, Saverio Manetti, Giovanni
Targioni Tozzetti.
Due giorni dopo, come testimonia appunto la su citata memoria di
Montelatici, con una tempestività ed operatività invidiabili, il gruppo era già
al lavoro presso la biblioteca del marchese Riccardi e con pragmatismo, fissava in nove punti le linee guida che avrebbero dovuto informare la nuova istituzione ed i suoi accademici. Il 30 luglio il lavoro era compiuto e ne veniva
presentato il risultato all’intero consesso, il quale “in tutte le sue parti , e …a
viva voce” lo approvava.
I pochi assenti ricevettero presso la loro abitazione la visita di Ubaldo
Montelataci per la lettura e l’approvazione del “semplicissimo Regolamento”
come l’abate lateranense stesso lo definiva.
Quel Regolamento, costituito da 10 carte manoscritte conservate
nell’Archivio Storico dei Georgofili, reca sul bifolio che raccoglie il documento la seguente annotazione manoscritta: Statuto Targioni Tozzetti ed in effetti
a c. 1 si legge quanto segue: Minuta di Leggi dell’Accademia de’ Georgofili
distesa dal dottor Giovanni Targioni Tozzetti nel 1756 d’ordine dell’Ill.mo Sig.
Abate Gio. Gualberto Franceschi principe di essa.
I 9 punti delineati da Montelatici, Lami, Manetti, Giovanni Targioni
Tozzetti nella riunione del 6 luglio, venivano recepiti ed “esplosi” nei 33 arti-
Diploma di nomina a socio ordinario dei Georgofili di Giovanni Targioni Tozzetti, 14 aprile 1773 (Accademia dei Georgofili).
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coli che costituiscono il corpus dello statuto targioniano, il quale oltre a definire ogni aspetto organizzativo della nuova istituzione, ne decretava lo scopo
all’articolo 1:
Nome ed oggetto dell’Accademia.
Si chiami Società, o Accademia dei Georgofili, ed abbia per unico
e invariabile scopo il correggere, ampliare e perfezionare le teorie,
e le pratiche dell’agricoltura toscana.
Teoria e pratica dunque ai Georgofili, al punto tale che l’articolo 19 prevedeva un Custode del Giardino nonostante che al momento, come scriveva
Giovanni Targioni Tozzetti, l’Accademia non lo possedesse:
Si elegga, non ostante che per ora l’Accademia non abbia giardino, ma
quando l’avrà, il custode invigili alla di lui coltura, dia gli ordini opportuni agli operaj, dia con licenza del seggio il comodo agli accademici di
fare esperienze ed osservazioni sul terreno e sulle piante del giardino, e
gli aiuti nelle loro intraprese, e noti esattamente in modo di giornale, la
riuscita dell’esperienze […]
Spirito scientifico, curioso e sperimentatore: è questo ciò che testimonia ed informa lo statuto elaborato dal Targioni e che ben rispondeva agli
intenti ed alla volontà della giovane Accademia fiorentina; e questo stesso
spirito è quello che ritroviamo non solo in Giovanni, ma anche in Ottaviano,
nel figlio Antonio ed infine in Adolfo. È la manifestazione della loro anima
più profonda e che sembra trovare un simbolo da un lato in quei viaggi nel
Granducato effettuati da Giovanni, dall’altro in quelle minuziose e puntuali
relazioni di mano di Ottaviano relative a ciò che avveniva nell’Orto sperimentale che l’Accademia gli aveva affidato.
Una stessa passione, la conoscenza, acquisita attraverso l’osservazione
e la sperimentazione; un amore grande per la natura e per l’agricoltura “arte
nobile, dilettevole, e fruttuosa …, madre e nutrice di tutte le altre” come l’
aveva definita il padre fondatore dei Georgofili nel suo Ragionamento sopra i
mezzi più necessarj per far rifiorire l’agricoltura (impresso a Firenze nella
stamperia di Gaetano Albizzini nel 1752), nel quale peraltro collocava
Giovanni Targioni Tozzetti fra quei “ragguardevolissimi personaggi, che dell’agricoltura tanto si dilettarono”: Pier Vettori, Luigi Alamanni, Giovanni
Vettorio Soderini, Bernardo Davanzati Bostichi, Giovanni Batista Tedaldi:
A tutti questi rinomati Autori si può aggiungere il sig. Giovanni
Targioni Tozzetti, il quale nelle sue bellissime Relazioni d’alcuni viaggi
fatti in diverse parti della Toscana ci dà varie notizie, le quali possono
essere di gran vantaggio all’Agricoltura, degne tutte d’esser lette, e ben
ponderate, come effetti dello studio, e dilegenza grandissima di un
nostro presente così celebre Letterato.
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Il connubio Accademia dei Georgofili - Targioni Tozzetti, nella fattispecie Giovanni, fu talmente forte e talmente strutturato, al punto che i
Ragionamenti … sull’agricoltura, dati alle stampe da quest’ultimo nel 1759 a
Lucca presso Jacopo Giusti, portano nell’esemplare conservato presso la
biblioteca accademica, note manoscritte di Ubaldo Montelatici ad iniziare da
quella dedicatoria all’indirizzo dell’“Arciduca Leopoldo principe ereditario
della Toscana” al quale l’abate lateranense dedicava, da Vienna, l’opera di
Giovanni Targioni “in segno d’umilissimo ossequio”.
E se Giovanni dichiarava nel volume di voler offrire e consacrare questo
suo lavoro “Agl’illustrissimi e dottissimi Principe e socj della rispettabiliss.
Accademia de’ Georgofili, in quanto coerente “allo scopo dell’Accademia
medesima e come perenne attestato di sua ossequiosa riconoscenza”, una
nota manoscritta di Ubaldo Montelatici, presente nell’esemplare dichiarava a
piede della nota targioniana quanto segue:
Gio. Targioni Tozzetti. Esso è uno de Soci principali della suddetta
Accademia
Statuto Targioni Tozzetti, 1756 (Accademia dei Georgofili).
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I Ragionamenti, costituiti da “sei Operette concernenti l’Agricoltura”
come lo stesso autore dichiarava rivolgendosi ai “Cortesi lettori” sono già portatori di quell’impegno caratterizzante i Targioni Tozzetti (tutti, da Giovanni
ad Adolfo) così impregnato di volontà scientifica, di sperimentazione non
solo in campo agricolo, ma anche manifatturiero, intento di diffusione delle
conoscenze a vantaggio dell’agricoltura e dei suoi lavoratori .
Dunque Giovanni dichiarava per rispondere a tutto questo, di aver fatto
ricorso ad uno stile “semplice e narrativo” per trasmettere informazioni “sopra
il metodo di studiare l’agricoltura”, “sopra i lavori della terra necessarj per
l’Agricoltura”, su la “coltura dei gobbi”, “sulle notizie ed osservazioni sopra il
grano”, sulla “qualità velenosa di un certo cacio”. Ricordava infine certe sue
esperienze mirate a “ricavare Canapette di vario grado di finezza e lunghezza”
tratte da “Gramigne, certe specie di Malve, di Altee, e di Alcee” per “farne
lavori molto delicati e resistenti” e prometteva, in caso di riuscire a “concludere qualcosa di buono” di farne offerta ai suoi lettori.
Giovanni dichiarava essere questo suo scritto la risposta alla domanda
avanzata dall’Accademia dei Georgofili in merito all’ideazione di un piano
“completo e metodico di Agricoltura” di cui si lamentava la mancanza:
Più volte mi sono maravigliato della negligenza grande degli Uomini
sull’importantissimo articolo dell’Agricoltura, la quale è uno dei principale fonti della pubblica felicità. Fino dagli antichi tempi si è pensato
alle regole del fabbricare le abitazioni, e del fortificare le Città, sicchè nel
corso di più secoli sono giunte alla moderna perfezione le due
Architetture Civile, e Militare. La solo Architettura Georgica è stata
negletta.
Già egli aveva in qualche modo contribuito con una sua precedente
pubblicazione (Prodromo della Corografia, e della Topografia Fisica della
Toscana, 1754) all’ideazione di questa architettura georgica; ora intendeva
avanzare una nuova proposta caratterizzata questa volta da uno “stile naturale” e da “termini popolari” in modo da poter essere compresa dai più.
La mano attenta del lettore Ubaldo Montelatici seguiva passo a passo
le pagine del volume e vi lasciava traccia in quella serie di notazioni manoscritte poste a margine del testo. Spesso era un semplice segno a forma di
croce che accompagnava i capoversi, e Montelatici stesso ne forniva il significato in una specie di legenda a pagina 58:
Questa croce è segno di cose notabili
Molte sono le croci sulle pagine del volume che accompagnano i
capoversi.
Ad attestare e riconfermare la comunione di intenti che univa Giovanni
Targioni ai Georgofili e che corrispondeva ad un identico profondo modo di
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sentire e di affrontare con la stessa curiosità scientifica la realtà circostante,
sovvengono quei ricchissimi resoconti scientifici costituiti dalle Relazioni d’alcuni viaggi in diverse parti della Toscana cui Targioni si era dedicato ancora
prima della fondazione dell’Accademia (Firenze, 1751-1754 prima edizione;
1768-1779 seconda) e che sembravano in pieno corrispondere alle aspettative
che lo stesso Montelatici aveva conclamato nei giorni della nascita a Firenze
della nuova istituzione georgica la quale avrebbe dovuto a suo vedere costituire una sorta di collettore dove accogliere, esaminare, valutare studi, osservazioni ed esperienze, compiuti da soci e non, nel Granducato e al di fuori dei
confini toscani.
Nel consesso del 6 giugno 1753, nell’esporre per punti finalità ed organizzazione della giovane accademia, Montelatici stimolava tutti, accademici e
non a rendere di pubblico dominio quanto elaborato e sperimentato su
“materie appartenenti all’utilità della Villa”:
4. […] Si proponghino le materie villereccie da farsi sopra di esse le
sperienze, e le osservazioni…
5. Che sia in arbitrio di ciascheduno Accademico il proporre in iscritto altre materie […], da scegliersi, e sperimentarsi […]
6. Che si ricevino, e si accettino con segni di gratitudine simili sperienze ed osservazioni, che da qualunque benché non socio ci verranno
presentate[…]
Nello Statuto, opera di Giovanni, steso di lì a pochi giorni, il desiderio
di Montelatici veniva tradotto in quanto l’articolo IV titolato “Dei corrispondenti o Aggregati”, stabiliva che non vi fosse alcuna “limitazione di numero”
di questa tipologia di associati, i quali potevano essere “esteri e dimoranti fuori
di Firenze, o Fiorentini”
Giovanni stesso sembrava essersi fatto “corrispondente” in quei suoi
resoconti relativi ai viaggi compiuti nel Granducato confluiti organicamente in
quella raccolta mirabile costituita dalle sue Relazioni. Quando altri compiti ed
incombenze gli impedirono di viaggiare, sentì il dovere di “rendere conto al
Pubblico” di quanto fino ad allora osservato, scoperto, studiato:
Vedendomi adunque costretto da qui avanti a raffrenare, e quasi dissi
abbandonare il giocondissimo, ma per me troppo faticoso, ed infruttuoso studio della Storia Naturale, mi sono creduto in obbligo di rendere colle presenti Relazioni conto al Pubblico, di quanto ho fino ad ora
operato, per l’illustrazione della Storia Naturale del mio Paese.
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“Osservazioni Itinerarie” le connotava Giovanni Targioni, stese “in
Lingua materna e popolare” e poiché il suo scopo era stato quello “di giovare” ai “suoi Paesani”, lo stile era stato “narrativo, pedestre, semplice, ed intelligibile da tutti” ed anche in questo atteggiamento equilibrato fra esigenze
scientifiche e volontà pedagogica, è facile rintracciare altro filo conduttore che
pare legare l’Accademia fiorentina al grande Georgofilo della prima ora e che
informerà nel seguito altri discendenti della prestigiosa famiglia dei Targioni
Tozzetti.
Ciò fatto l’Ill.mo Sig.re Direttore fece noto agli Accademici esser vacati
due posti nella classe dei Socj ordinarj, che uno per la morte succeduta
poco fa del chiarissimo dott. Gio. Targioni Tozzetti luminare grande della
nostra Toscana, e molto benemerito dell’Accademia nostra, e l’altro per
la morte recente del Sig.re Balì Lorenzo del Rosso; perloché avendo egli
stesso proposto di rimpiazzare tali vuoti con la nomina del Sig.re
Giovanni Fabbroni addetto al Servizo del Reale Museo. E del Sig. Dott.
Ottaviano Targioni Tozzetti succeduto meritatamente alla cattedra di
Bottanica nello Studio Fiorentino, stata per l’avanti occupata dal padre,
gli Accademici accettarono a viva voca ambedue i prelodati soggetti, e
con favorevole partito furono ricevuti nella classe dei Socj ordinarj.
Nomina a socio ordinario dei Georgofili di Ottaviano Targioni Tozzetti, 5 febbraio 1783 (Accademia dei Georgofili).
Con queste parole il Segretario dei Georgofili Attilio Zuccagni notificava nel Libro dei Verbali accademici alla data 5 febbraio 1783, l’avvenuta nomina a Georgofilo di Ottaviano Targioni Tozzetti (Accademia dei Georgofili,
Archivio Storico, Libro dei Verbali 3).
Della attività di Ottaviano, notevole per quantità e qualità degli interventi, segni inconfondibili di una mente illuminata da vasta cultura e conoscenza,
53
dà conto l’elogio funebre che Emanuele Repetti scrisse nel 1829 conservato
manoscritto nell’Archivio Storico dell’Accademia dei Georgofili Busta 129.24
e pubblicato negli Atti, Continuazione 7, 1830, p. 240-246).
In qualità di medico, di naturalista, fisico, botanico, chimico intervenne
nella attività dei Georgofili e numerose furono le Memorie che Ottaviano presentò al consesso accademico in occasione delle periodiche adunanze, come
quel suo studio sulle cicerchie esposto ai Georgofili il 3 agosto 1785 pubblicato negli Atti (v. 2, 1796, p. 96-115) e successivamente dato alle stampe (1793)
a Firenze, nella Stamperia sulla Piazza de Pitti di Luigi Carlieri.
In qualità di “Perito Fiscale” Targioni Tozzetti aveva ricevuto incarico
dal Governo di indagare sulla “strana infermità” che aveva colpito i contadini che si erano cibati di cicerchie. L’esame era stato lungo ed aveva addirittura contemplato che Targioni Tozzetti coltivasse quelle piante nell’orto
Botanico di S. Maria Nuova per approfondirne lo studio e meglio classificarle. La malattia era consistita nell’infermità parziale, ma in alcuni casi totale,
degli arti inferiori; molti dei malati erano stati ricoverati all’Ospedale di S.
Maria Nuova, ma ad eccezione di uno che dichiarava di “essere migliorato un
poco” nessuno aveva sortito effetti rimarcabili. Neppure le acque termali cui
alcuni di loro si erano sottoposti avevano migliorato la situazione. Elemento
comune risultava l’essersi cibati a lungo di pane fatto in buona parte con farina di cicerchie provenienti da Tunisi.
Sulla miglior direzione e amministrazione dell’Orto sperimentale,
23 febbraio 1801 (Accademia dei Georgofili).
54
Sulle cicerchie, Firenze, 1793.
Targioni Tozzetti aveva messo a confronto le cicerchie indigene con
quelle incriminate provenienti da Tunisi e non ne era emersa alcuna differenza tale da far ritenere venefiche quelle straniere. Deduceva pertanto che la
causa della patologia in atto doveva essere rintracciata sia nell’uso alimentare
continuativo, sia nella modalità di confezione. Al riguardo ricordava come
ragguardevoli autori (primo fra tutti il Cesalpino) avevano raccomandato la
cottura in acqua fino ad ebollizione delle cicerchie così come di tutti gli altri
legumi; si trattava, sottolineava Targioni Tozzetti, di scarsa conoscenza e di
scarsa cura nella preparazione degli alimenti, era piuttosto il perpetuarsi di
consuetudini errate e mai rivisitate.
Targioni Tozzetti nel consegnare ai Georgofili le sue osservazioni e
temendo che la coltivazione delle cicerche venisse abbandonata, come già era
avvenuto in alcuni luoghi ne raccomandava l’utilizzo in altri “modi”:
A voi che attenti siete a migliorare l’Agricoltura toscana, e la pubblica,
e privata Economia, non sfuggiranno altri modi di impiegare le
Cicerchie, come per ingrasso dei bestiami, e per caloria dei Terreni in
luogo di altri Legumi.
Riparato con tali mezzi, ed altri, che a voi non mancheranno, allo scapito, come cibo, di questo legume, credo, che non sarò rimproverato di
ciò che ho detto sulle Cicerchie; ne mi sarà imputato ciò che non ho
mai pensato, di diminuire cioè le rendite delle nostre Coltivazioni.
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A conclusione del suo lavoro Targioni Tozzetti forniva un lungo elenco
di “congeneri delle Cicerchie” con i loro sinonimi i quali al pari di esse potevano “creare sconcerti alla salute”. Una tabella sintetizzava su alcuni malati
presi a campione sintomi, esami clinici, terapie.
Dal 1799 Ottaviano fu chiamato, in sostituzione del canonico Andrea
Zucchini, alla Direzione dell’Orto sperimentale affidato ai Georgofili fin dal
1783.
Nel ricevere tale incarico in occasione dell’adunanza dei Georgofili in data
25 febbraio 1801 trattava della “migliore direzione e amministrazione dell’Orto
Sperimentale” (Accademia dei Georgofili, Archivio Storico, Busta 60.247).
Destinato dall’attuale Governo toscano a riempire il vuoto lasciato dal
Sig. canonico Zucchini, in qualità di Direttore dell’Orto Sperimentale di
questa illustre Accademia; a voi mi presento in questo giorno
Accademici virtuosi, con quell’umile timidezza, e con quel dovuto
rispetto, che inspirano in me la dignità del vostro consesso, e la mia
insufficienza.
Per attuare la sperimentazione ben altro spazio sarebbe occorso, sottolineava Targioni Tozzetti:
grandiose tenute, dove introdurre diverse terre, diversi ingrassi, avere
diverse esposizioni, diverse maniere di coltivazioni, le quali si mettessero a paragone per fissare dei teoremi riconosciuti veri dalle reiterate e
variate prove agrarie.
“Luogo allor vi sarebbe” proseguiva “di provare tante utili piante specialmente alberi americani confacenti al nostro clima ed i quali tutto giorno ci
portano in Europa illustri viaggiatori botanici”.
Altrettanto necessario sarebbe stato per Targioni Tozzetti poter studiare anche le piante ormai radicate da tempo in Toscana ed adattate al suo
clima; scarseggiavano ancora infatti studi di agronomi e botanici condotti in
maniera organica anche su piante ormai divenute parte consuete nelle nostre
campagne:
Oggetto pertanto della nostra Agricoltura parmi che esser dovrebbe, di
migliorare le specie delle piante introdotteci ab immemorabili, già provate e coltivate fin ora, prima di applicarsi alle nuove, ed incerte, e forse
non facili a riescire con profitto nei nostri angusti terreni; sopra di che
molto si potrebbe migliorare la nostra agricoltura, come già avvertì mio
Padre, uno dei Fondatori di questa Società, nei suoi Ragionamenti sull’agricoltura toscana.
56
Inoltre, osservava il Nostro, per sollevare al “grado di scienza” l’agricoltura era necessario formare la lingua: “abbisognano adunque i nomi adatti con
i quali individuare le piante utili coltivabili”. Non erano sufficienti “i nomi volgari o vernacoli”; era necessario “servirsi dei nomi della scienza, cioè dei nomi
Botanici, di poi degl’altri volgari o popolari, come sinonimi e secondarj”.
Targioni concludeva la sua Memoria proponendo l’introduzione
nell’Orto sperimentale di alcuni alberi “nostrali ed esotici, utili e facili a vivere nel nostro paese” e che avrebbero potuto “servire di ornamento per i viali,
e per altri rapporti”; proponeva inoltre la coltivazione di piante officinali e
mediche, di piante per i giardini, legumi, biade, grano, erbaggi diversi, “erbe
da filo, da tinta, e di altri usi”.
Per un trentennio a cadenza annuale Targioni Tozzetti rese conto
all’Accademia dell’attività svolta e dei progressi realizzati nell’Orto affidatogli.
La necessità di una terminologia corretta condusse Targioni Tozzetti
alla realizzazione di due grandi opere: le Istituzioni botaniche la cui prima e
seconda edizione furono in pochi anni esaurite e la cui terza del 1813 uscì
notevolmente arricchita nel testo e nell’apparato iconografico e il Dizionario
botanico italiano, pubblicato nel 1809 come la precedente opera presso il
tipografo Piatti.
Come lo stesso autore spiegava nella dedicatoria ai lettori, la compilazione di una siffatta opera risaliva a molti anni prima: infatti già sul finire del
Settecento egli si era dato a raccogliere “in forma di dizionario” i nomi volgari delle piante, quali aveva ascoltato viaggiando per la campagna dalla viva
voce dei contadini. Il Dizionario diviso in due parti elencava alfabeticamente
nella prima i vocaboli volgari ad uso della gente di campagna, ciascuno associato al corrispondente termine scientifico, nella seconda la lista alfabetica
esibiva prima il vocabolo scientifico in latino seguito da quello in volgare.
Opera insieme scientifica e divulgativa quella che Targioni Tozzetti aveva realizzato, corrispondendo così all’intento degli stessi Georgofili che riuscirono
a saldare intento educativo e divulgativo con la cura e l’analisi scientifica.
L’ignoranza aveva un peso rilevante nella scarsezza di profitto che si
otteneva con l’attività agricola e Targioni Tozzetti molto si adoperò per risolvere in modo pratico i problemi che ne conseguivano; ne è testimonianza ad
esempio la Memoria presentata ai Georgofili il 7 maggio 1783 sulla utilità di
alcune piante indigene “comunemente credute inutili”: Del profitto che ricavar potrebbe la Toscana da alcuni prodotti, e piante indigene comunemente credute inutili ( in Atti, v. 1, 1791, p. 319-332). “Non vorrei che si trascurassero”
scriveva il Nostro “certi altri spontanei prodotti” che associati a quelli comunemente coltivati potevano costituire fonte di sussistenza per la gente della
campagna, o fornire materia per altri usi: “Nel fiore dell’iride, le Api troverebbero materia per la loro industria … E quest’ istesso fiore potrebbe servire per fare un bellissimo verde, che i francesi chiamano verd’Iris” e più oltre
“le piante native dei boschi che più si disprezzano, e si credono inutili, esse
pure sono capaci di dare qualche vantaggioso prodotto: così ad esempio si
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trovano nei boschi le Orchidi, ed i Satirioni, le doppie radiche e bulbi le
quali, se adeguatamente preparate, sarebbero buone da mangiarsi … e ce ne
potremmo anche servire nelle arti per la loro qualità gommosa e mucillaginosa”. Uguale cura avrebbe dovuta essere riservata alla frutta: mele, pere,
pesche, susine “le quali negli anni di qualche abbondanza” erano piuttosto
lasciate imputridire anziché essiccarle per l’inverno. Raccomandazione questa che sicuramente richiamava quella cura per “la domestica economia”
così cara ai Georgofili, che fu tema costante di tanti loro studi e caratterizzò
il loro impegno volto a migliorare la condizione economica e sociale della
popolazione rurale.
Utilizzare al meglio le piante native del territorio sul quale si viveva
significava per Targioni Tozzetti trarre il maggior profitto possibile dalla terra
e migliorare in tal modo le condizioni di vita dei contadini. L’osservazione
condotta da Targioni Tozzetti sulle piante esotiche introdotte sul nostro territorio a scapito delle indigene e la constatazione della loro scarsa adattabilità
sollecitavano alla prudenza; molti dei suoi scritti richiamano a questa considerazione, così è ad esempio altra memoria presentata ai Georgofili il 6 agosto 1788 Sopra diverse materie atte alla fabbricazione della carta, e principalmente sulla scorza dei gelsi (Atti, 2, 1795, p. 174-190). Il gelso, pianta a pieno
titolo ormai accreditabile sul territorio toscano, era risultato adatto assai più
di altre piante quali ginestra, passiflora, caprifoglio, dulcamara, vite, nella
fabbricazione della carta; se ne utilizzava la scorza ridotta “filabile come la
canapa”. Dar vita ad una attività di questo tipo avrebbe sicuramente comportato, sosteneva, un aumento nel numero dei gelsi coltivati nelle nostre campagne e avrebbe costituito una buona risorsa economica per i contadini.
Nel 1809 su incarico dell’Accademia dei Georgofili Targioni Tozzetti
dava alla luce presso la Stamperia del Giglio l’Estratto di memorie agrarie
francesi fatto e pubblicato per commissione dell’imperiale Società de’ Georgofili
di Firenze. Le Memorie che come si legge nell’“Avvertenza” erano state trasmesse da Parigi avevano ad oggetto la coltivazione e la conservazione di
patate, carote, rape, pastinache, cavoli, grano, ma anche cotone, faggiola,
cavalli, pecore, riutilizzo della carta: una sorta di visione complessiva sull’attività dell’uomo ed i Georgofili e con loro Ottaviano Targioni Tozzetti avevano ritenuto utili proporle ai lettori; era un modo questo di sollecitare l’attenzione nei confronti di buone pratiche agrarie.
Nella storia delle lettere e delle scienze rare volte si vede passare nei figli
la dottrina e la gloria dei padri, e più raramente ancora continuarsi nei
nipoti e nei figliuoli di questi La nobilità scientifica è retaggio più difficile a mantenersi della nobiltà della famiglia, dappoiché solo con l’ingegno e con le opere proprie, e non con i titoli e gli ereditati, si conserva e
si tramanda la gloria dei nostri maggiori
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Queste le parole con le quali Filippo Parlatore apriva l’elogio funebre di
Antonio Targioni Tozzetti presentato all’adunanza solenne dei Georgofili il 27
dicembre 1857 e proseguendo Parlatore rendeva merito ad un’intera stirpe di
scienziati che avevano sostenuta “la gloria scientifica della nostra Toscana”.
Con Antonio la “dottrina dei padri non scemò”, anzi parve in lui - scriveva Parlatore - “che si estendesse la sfera della scienza” per spaziare dalla
botanica alla “materia medica”, dalla chimica alla mineralogia, dalle arti alla
loro pratica applicazione.
In quel fervore tecnico-scientifico, fatto di studi e di pratiche applicazioni, Antonio Targioni Tozzetti sembrava incarnare e portare a sintesi quel
modello di scienziato (già ben delineato nei suoi avi e così vicino al mondo dei
Georgofili) per il quale lo scopo dei propri studi era costituito dal benessere
dell’umanità più che da quello di mera, esclusiva, teorica osservazione della
natura. L’opera di Antonio, affermava Parlatore, era stata infatti tutta dedicata
“al bene dei popoli” e “all’avanzamento delle arti e dell’industria” e i multiformi campi di ricerca e di indagine a cui si era dedicato erano tutti portatori di
quel “felice pensiero di giovare all’umanità”.
Di tanta dottrina, di tanta varietà di cognizioni, di tanta operosità del
Targioni non è però da far maraviglie quando si considera l’amore fervidissimo ch’egli ebbe alla scienza ed alla umanità, a benefizio della quale
impiegò quasi ogni ora ed ogn’istante della sua vita
La Nota delle opere edite ed inedite che Parlatore poneva in fine all’elogio funebre di Antonio rendevano conto non solo della quantità dei suoi
studi, ma anche e soprattutto testimoniava l’eclettismo dei suoi numerosissimi campi di indagine: dalla botanica alla chimica alla mineralogia, all’interesse verso il baco da seta e le sue malattie, a quello verso fiori, frutti ed agrumi
più ricercati “per l’adornamento dei giardini” dei quali aveva anche fornite
splendide tavole a colori. Anche l’igiene carceraria era stato un suo campo di
indagine, così come le attività manifatturiere che avevano vita nel
Granducato e che costituivano per Antonio un basilare punto di riferimento
nella sua quotidiana attività ed in occasione delle periodiche pubbliche esposizioni alle quali la Toscana partecipava con tutti i suoi migliori artigiani.
Con pari lodabile scopo e con pari zelo rivolse il nostro Antonio le sue
indagini alle arti e all’industria, persuaso che solo le scienze possono
queste attingere e sperare il loro perfezionamento
Parlatore riconosceva quanto Antonio Targioni aveva operato
con la parola e con gli scritti all’avanzamento delle arti nostre, sia partecipando quanto via via si andava facendo nelle principali città
d’Europa, sia inventando egli stesso nuovi metodi per fabbricare le
sostanze che sono ora in uso nelle arti
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Nomina a socio ordinario dei Georgofili di Antonio Targioni Tozzetti, 6 luglio 1808 (Accademia dei Georgofili).
Rapporto strettissimo in questo campo, e non solo, fra il nostro e
l’Accademia dei Georgofili alla quale Antonio era ascritto fin dal 1808 come
socio ordinario e per la quale, nel 1817, aveva contributo alla riforma degli
Statuti, quasi a riprendere quel filo conduttore inaugurato dall’avo Giovanni.
L’istituzione fiorentina, come Antonio, avevano prestato e continuavano a prestare attenzione particolare a tutte quelle innovazioni, frutto delle arti
e dei mestieri, indispensabili mezzi per il progresso dell’agricoltura. I
Georgofili erano stati da sempre, si può dire per loro stessa natura, punto di
riferimento per tutti gli studi e le pratiche sperimentazioni relative a nuove
macchine e strumenti e spesso assursero in questo contesto al ruolo di tutori
delle invenzioni; così fu per gli studi sul motore a scoppio di Barsanti e
Matteucci, come per l’ideazione di due nuove macchine proposta da Lorenzo
Turchini, come fu per l’ipotesi di un sistema di navigazione contro vento
senza vapore, avanzata da Francesco Tognelli.
Ad Antonio Targioni i Georgofili chiesero nel 1817 di presentare in
occasione di una loro adunanza solenne (1 ottobre 1817) un rapporto dettagliato relativo ai progressi delle arti e delle manifatture in Toscana (Rapporto
dei progressi delle arti, e manifatture in Toscana).
Nel render conto à questa illustre società […] dello sviluppo grandioso che le arti e manifatture hanno fatto nel nostro paese da pochi anni
in fino ad oggi, non posso celare la dolce soddisfazione che io provo nel
vedere fra i nostri concittadini non essere spento quell’amore per le
belle scoperte, e quel genio per le utili invenzioni, per cui essi tanto si
distinsero nei secoli passati, e si acquistarono meritatamente un nome
onorifico e rispettabile
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Nella memoria l’autore spaziava su ogni campo di attività manifatturiera, trattando di invenzioni ed innovazioni che toccavano sia oggetti connessi
alla vita domestica come fornelli, camini, stufe, sia quelli a carattere più prettamente industriale e manifatturiero. Si soffermava sui miglioramenti occorsi
nella fabbricazione dei panni di lana, nella lavorazione della seta, nell’arte di
“colorire e macchiare la carta e la pelle per uso dei librari”, nella doratura a
fuoco del legno.
In ogni attività umana Antonio rintracciava scoperte o innovazioni e
citava anche Cosimo Ridolfi al quale attribuiva il merito di aver portato a
conoscenza un metodo per fondere il platino e nuove scoperte mirate “all’incremento delle droghe tintorie”. Impossibile seguirlo in questo suo percorso
scandito dalla visita ideale a botteghe artigiane ed a manifatture, durante il
quale non perdeva occasione per elogiare gli artigiani della sua terra: Gregorio
Chiari per i parati di carta “a panno o vellutati” alla moda di Francia, Biagio
Pedralli che aveva introdotta in Firenze la lucrosa fabbricazione delle bullette, Angiolo Vallini per la lavorazione del ferro e dell’acciaio, Filippo Manetti
per l’orologeria.
La memoria letta ai Georgofili, ampliata ed estesa, fu da Antonio riproposta il 28 dicembre dello stesso anno all’Accademia di Belle Arti (vi inse-
Diploma di nomina a socio ordinario dell’Accademia dei
Georgofili di Antonio Targioni Tozzetti, 8 luglio 1808 (Biblioteca
di Scienze - Biologia Animale - Università di Firenze).
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gnava chimica applicata fin dall’agosto 1811) in occasione dell’apertura dell’anno accademico. In altrettante simili occasioni, il Nostro presentava dettagliati resoconti circa lo stato ed i progressi in Toscana delle arti e dei mestieri.
Scorrendo gli indici tematici che talvolta concludono i rapporti di Antonio, è
possibili farsi un’idea di quanto ampia era stata l’indagine da lui compiuta e
quali e quanti campi d’interesse trattati. Vi trovava spazio ogni possibile attività dell’uomo e nessun mestiere sembrava dimenticato; a giusto titolo Filippo
Parlatore affermava che “Non vi era artigiano a Firenze, non tintore, non
smacchiatore, non conciatore o stagnajo” che non avesse invocato ed ottenuto dal Targioni “schiarimenti e consigli in ogni dubbio o in ogni ideato perfezionamento nell’arte professata”.
Chi meglio di Antonio Targioni Tozzetti dunque poteva render conto dei
prodotti industriali e manifatturieri presentati in occasione dell’esposizione
industriale di Firenze, svoltasi nelle sale dell’Accademia dei Georgofili nel 1838.
Il Rapporto che egli lesse nell’adunanza dell’Accademia del 1 luglio 1838,
esordiva esaltando la Toscana il cui grado di civiltà, se letto attraverso l’”avanzamento” e la “perfezione” delle arti e manifatture, non aveva certamente da temere confronti con gli altri stati esteri. Targioni infatti parlava di “raffinamento dei
nostri prodotti industriali” e di “molteplice qualità delle manifatture”.
Plaudiva ai Georgofili, attenti e curiosi esaminatori della realtà, e apprezzava il loro impegno nell’organizzazione della manifestazione che aveva “visto
gran copia di oggetti” esposti; soprattutto rendeva merito all’Accademia fiorentina di quello spirito d’incoraggiamento di cui essa si era fatta portavoce,
individuando negli ottimi manufatti delle industrie toscane “una sorgente di
prosperità pubblica”.
Ancora una volontà identica finalità di intenti fra Antonio Targioni ed i
Georgofili, già dimostrata peraltro anche l’anno precedente, 1837, in occasione del pubblico concorso promosso dall’Accademia, avente a tema
“L’invenzione o metodo, o fatto estesamente applicabile e di utilità fondamentale alla pratica agricoltura toscana”. Antonio Targioni Tozzetti, con Luigi
Pelli Fabbroni, Ferdinando Tartini, Gino Capponi, faceva parte della commissione nominata per giudicare i concorrenti.
L’eclettismo intellettuale di Antonio e la tradizione di famiglia, lo aveva
indirizzato anche verso lo studio della botanica che oltre a costituire materia
del suo insegnamento presso l’Arcispedale di S. Maria Nuova, aveva rappresentato il filo conduttore di numerose sue pubblicazioni, fra le quali il Corso di
botanica medico-farmaceutica (1834, 1847) con il quale aveva inteso offrire un
repertorio sicuro ai suoi studenti e a tutti coloro che manifestavano curiosità
verso le proprietà terapeutiche delle piante e i Cenni storici sull’introduzione di
alcune piante nell’agricoltura e orticoltura toscane presentati ai Georgofili nel
1851 e pubblicati sugli Atti dell’Accademia stessa (Continuazione, 29, p. 337364; Continuazione, 30, p. 49-64).
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In questa sua lunga memoria ancora una volta Antonio dava prova, a
dire di Parlatore, di “erudizione vastissima… per la critica ragionata” che
accompagnava ciascuna pianta; non solo, ma Targioni aveva dato anche un
notevole contributo alla “storia civile e scientifica e alla geografia botanica” e
aveva voluto offrire una “guida sicura” per chiunque avesse voluto tentare “di
accrescere con piante forestiere i prodotti utili alla sua patria”.
Questa scuola superiore [la cattedra di zoologia e anatomia comparata
degli invertebrati presso il Museo di storia naturale] e, dopo il 1875, la
R. Stazione di entomologia agraria, furono i due centri della sua attività
scientifica, e rifulsero come due focolari di studi e di ricerche sperimentali non solo in Italia, ma nel mondo civile.
Con queste parole Augusto Franchetti delineava la figura di Adolfo
Targioni Tozzetti nell’Elogio letto ai Georgofili il 30 novembre del 1902.
Uomo di ampia cultura, “amantissimo del sapere, aveva l’arte d’innamorare gli uditori, poiché accoppiava alla severità del metodo scientifico, il
garbo dell’esposizione”, ebbe a maestro lo zio Antonio e poco più che trentenne ne prese il posto di direttore dell’Orto sperimentale agrario.
Ascritto fra gli accademici Georgofili ordinari fin dal 6 giugno 1852,
Adolfo Targioni Tozzetti dimostrò con i suoi numerosi scritti la vastità del suo
sapere; come ricordava Franchetti tante erano le opere e le memorie da lui
Nomina a socio ordinario dei Georgofili di Adolfo Targioni Tozzetti, 6 giugno 1852 (Accademia dei Georgofili).
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pubblicate” che il semplice elencarle avrebbe riempito “un fascicolo, e la sua
lettura tutta l’adunanza”. Accennerò”, scriveva Franchetti “soltanto alle grandi categorie in cui esse possono ripartirsi”: zoologia pura ed applicata (caccia,
ittiologia, pesca, bachi da seta, entomolgia agraria), botanica e orticoltura,
igiene ed economia domestica.
Targioni Tozzetti fu membro di numerose commissioni e su incarico
dei Georgofili fece parte alla metà degli anni Cinquanta della commissione di
studio sulla malattia della vite, l’oidio. Di tale lavoro rese puntualmente conto
in ben sette memorie che presentò agli accademici fiorentini.
“Medico, tratterò la malattia dell’uva con quell’ordine stesso, con il
quale i medici sogliono trattare la malattia del corpo umano, perciocché quest’ordine mi sembra opportuno”. Così esordiva il Nostro presentando ai
Georgofili le Opinioni e resultati degli studj sulla malattia dell’uva (Archivio
Storico dell’Accademia dei Georgofili, Busta 80.1349, pubblicato in Atti,
Continuazione, 29, 1851, p. 275-297). La memoria fu presentata il 3 agosto
1851 quando ancora non faceva parte del consesso accademico e questo suo
lavoro gli valse la nomina a socio corrispondente Georgofilo; l’anno successivo Targioni Tozzetti fu acclamato con ben 18 voti favorevoli socio ordinario:
“Dovendosi nominare un Socio ordinario si raccomandarono dai Soci presenti il professore Emilio Bechi , e il Dott. Adolfo Targioni Tozzetti, come
quelli che coi loro lavori si sono mostrati zelanti della nostra Accademia e
meritevole di farne parte”, così il Segretario degli Atti, Raffaello Busacca tracciava il resoconto della Adunanza privata dei Georgofili in data 6 giugno 1852
(Accademia dei Georgofili, Archivio Storico, Libro dei Verbali 13).
L’Accademia dei Georgofili costituì punto di riferimento degli studi e del
dibattito attorno all’oidio che nel giro di pochi anni distrusse la viticoltura
toscana ed italiana. Adolfo Targioni Tozzetti fu centrale nel panorama di studi
e di indagini condotti in quegli anni. Nel 1856, quando ormai la fase acuta e più
grave di questa patologia poteva dirsi al suo termine Targioni Tozzetti dava alle
stampe Sulla malattie delle uve. Rapporto generale della Commissione della r.
Accademia dei Georgofili: “La Commissione nominata nel 1852 dal presidente
della r. Accademia dei Georgofili, per istudiare il male, che fino dall’anno
innanzi, comparso nelle nostre campagne, con esempio a memoria d’uomini
non più veduto, pigliava a decimare il raccolto delle uve, viene finalmente a
conchiudere” scriveva il nostro nella dedicatoria al lettore “in un Rapporto
generale la somma delle sue investigazioni, e a dire degli esperimenti messi in
pratica, e dei pensieri, che per cinque anni consecutivi si ebbero sul tristo argomento in Toscana, nelle varie provincie d’Italia, ed all’estero”.
Ricordava Targioni gli esperimenti condotti e il dibattito, amplissimo di cui
era stata promotrice l’Accademia dei Georgofili anche grazie al questionario da
essa elaborato e diffuso che offrì spunto per ulteriori studi e approfondimenti.
Targioni Tozzetti si occupò anche di altra ed ugualmente perniciosa
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Adolfo Targioni Tozzetti. Sulla malattia delle uve. Rapporto generale.
Firenze, Cellini, 1856.
malattia della vite; si ricordano al riguardo le memorie Delle più recenti infezioni fillosseriche della Germania, e dell’impiego dei metodi curativi e delle viti
americane in alcune provincie francesi. Note di viaggio e considerazioni e
Alcune osservazioni intorno agli studi sulla fillossera della vite del cav. Felice
Franceschini R. commissario per le operazioni antifillosseriche nella provincia di
Milano pubblicate negli Atti rispettivamente nel 1886 e 1893 (quarta serie, v.
9, 1886, p. 40-67; v. 16, 1893, p. 131-138).
Ben cinquantadue, scriveva Franchetti furono le memorie che Adolfo
Targioni Tozzetti presentò ai Georgofili; molte di esse furono i resoconti da lui
stesi quale delegato dei Georgofili in manifestazioni italiane ed internazionali;
si ricordano le memorie elaborate in occasione della esposizione toscana del
1854, quella italiana del 1862, i congressi di Cremona 1862, de La Spezia 1863;
così come sono da menzionare i dotti resoconti che egli presentò in occasione
dei suoi viaggi scientifici: Napoli, Londra, Berlino, Parigi, i Paesi Scandinavi.
In occasione del suo settantesimo compleanno, il 13 febbraio 1893, i
Georgofili vollero tributargli affetto e stima organizzando una manifestazione di
cui furono promotori il Presidente Luigi Ridolfi, Pietro Stefanelli e Teodoro
Caruel vicepresidenti rispettivamente della Società entomologica italiana e della
Società Toscana d’Orticoltura (di entrambe Targioni Tozzetti era Presidente).
Amici, colleghi, studenti da vicino e da lontano parteciparono all’iniziativa.
Ultimo lavoro che il Nostro compì per i Georgofili su richiesta del
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Franchetti fu la partecipazione nell’aprile 1899 alle onoranze di Lazzaro
Spallanzani scrivendo il testo di omaggio allo scienziato che nel lontano 1796
era stato acclamato accademico Georgofilo.
Le parole con cui il 6 dicembre 1899 Luigi Ridolfi e Augusto Franchetti,
in qualità di Presidente e Segretario dei Georgofili comunicavano a Targioni
Tozzetti la sua nomina a vicepresidente perpetuo esprimono e sintetizzano il
riflesso dell’opera di Adolfo nella storia culturale del tempo (Accademia dei
Georgofili, Archivio Storico, Busta 48.1343):
Chiarissimo Signore e Collega pregiatissimo
La nostra Accademia nella sua adunanza privata del 3 corrente,
dispiacente che le condizioni di salute di V.S. Chiarissima, non Le permettessero di intervenirvi, volle mandarle un augurio cordiale conforme al comune sentimento di riverente affetto; ed in pari tempo, con
unanime voto acclamò la S.V. Vicepresidente perpetuo, nel modo stesso che erasi fatto per un uomo al pari di Lei, illustre e benemerito, l’Ab.
Raffaello Lambruschini.
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I TARGIONI TOZZETTI E IL MUSEO DI STORIA NATURALE
Luciana Fantoni, Luisa Poggi, Giovanna Cellai Ciuffi & Paolo Luzzi
Anche se Giovanni Targioni Tozzetti non ebbe mai un ruolo istituzionale nel I. R. Museo di Fisica e Storia naturale, non si può prescindere dalla
sua opera per inquadrare la nascita di tale istituzione e, forse, si può addirittura sostenere che ne è stato il padre morale.
Il Granduca Imperatore Francesco tramite il Reggente Maresciallo
Botta Adorno incaricò Giovanni Targioni Tozzetti, figura di spicco nel panorama culturale dell’epoca, di censire tutto il materiale naturalistico esistente
nella Real Galleria (cioè agli Uffizi). Frutto di questo lavoro, svolto nel breve
volgere di pochi mesi, dall’aprile 1763 al gennaio 1764, è il Catalogo delle
Produzioni Naturali che si conservano nella Galleria Imperiale di Firenze, nella
cui prefazione Giovanni riferisce chiaramente:
Il mio sogno è stato di mettere in veduta tutto ciò che possa contribuire a formare con somma facilità e prestezza un Museo di Produzioni
Naturali annesso alla Imperial Galleria.
Si fece strada, quindi, in Giovanni l’idea di un museo ben ordinato e
ben distinto dalle collezioni artistiche, anche se per l’apertura del Museo di
Fisica e Storia Naturale si dovette aspettare un altro Granduca e qualche anno
ancora (1775).
Nella stessa prefazione Giovanni ricostruì la storia delle collezioni
naturalistiche conservate in Galleria, di come nel 1595 molto del materiale
fosse stato inviato a Pisa per istituire là il Museo di Storia naturale
dell’Università e di come poche e scarse furono le acquisizioni successive,
fino a Ferdinando II che ricevette in: “dono dal Serenissimo Elettore di
Sassonia […] una copiosa serie di Miniere diverse dei Suoi Stati” così come
“acquistò tutta la bella Raccolta di Minerali, di Cristallizzazioni e di vaghissime Pietrificazioni, che per suo studio aveva formata il celebre Niccolò
Stenone”. La raccolta di Niccolò Stenone (1638-1686), venne elencata e
descritta in dettaglio nel capitolo dal titolo Indice di Cose Naturali forse dettato da Niccolò Stenone e copiato dall’originale esistente nella Real Galleria. Vi
sono enumerati oltre 300 esemplari, tra i quali cristalli di quarzo e di ematite,
che rivestono straordinaria importanza per la storia della mineralogia, poiché
certamente su questi Stenone compì le osservazioni sulla costanza degli
angoli diedri, concluse col famoso “non mutatis angulis” che segnò l’inizio
della cristallografia. Mediante un’accurata verifica di tutti i vari cataloghi,
ripercorrendo a ritroso i numeri attribuiti ad un determinato campione, e un
altrettanto attento controllo dei possibili esemplari nei depositi della sezione
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di Mineralogia del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, è
stato possibile rintracciare con sicurezza almeno tre pezzi della collezione
stenoniana. Nella stessa prefazione anche Cosimo III è ricordato perchè:
ricevé in dono da S.M. il Re di Danimarca diverse bellissime mostre di
metalli dei Suoi Regni e comprò nel 1682 in Amboina dal famoso
Giorgio Everardo Rumphio, tutta la doviziosa raccolta di Cose Naturali
che Egli aveva formata in molti anni e con molti lunghi e pericolosi
viaggi, per le Indie Orientali, massimamente per le isole Molucche e
Maldive.
La collezione di Rumpf comprendeva conchiglie, piante marine e
oggetti etnografici, ma soprattutto uno stipo costituito da 86 legni differenti,
che si ritrova poi descritto nel catalogo della collezione Targioni e di cui purtroppo si sono perse le tracce.
La descrizione del materiale naturalistico, precisa e attenta, è un ulteriore esempio del processo di ristrutturazione di tipo illuministico che spingeva
alla valorizzazione del patrimonio scientifico. Questa valorizzazione fu però
realizzata solo sotto Pietro Leopoldo, che decisamente guidò la Toscana verso
un ammodernamento che, forse, non era così sentito dal suo predecessore.
Narra Giovanni Targioni Tozzetti che, come compenso per la stesura
del Catalogo delle Produzioni Naturali costatogli “scudi ottantaquattro e lire
quattro”, ebbe, oltre al “gradimento di S. M. Imperiale”, una medaglia d’oro
“di peso circa tre once e di valuta 25 zecchini in circa”. Nonostante il notevole lavoro fatto da Giovanni, che pure fu presupposto per gli avvenimenti successivi, al momento dell’istituzione del Museo, la direzione fu affidata a
Felice Fontana.
Dopo 30 anni dall’auspicata istituzione a Firenze di un Museo di Storia
Naturale da parte di Giovanni che però non vi ebbe nessun ruolo ufficiale,
finalmente un Targioni entrò a far parte dell’Imperial R. Museo, fulcro della
vita scientifica e culturale Toscana dell’epoca. Nel 1793 infatti Ottaviano,
botanico e studioso ormai affermato e inserito attivamente nel panorama
scientifico del Granducato, in seguito alla soppressione dell’Orto di Santa
Maria Nuova, venne incaricato, con motuproprio del 26 aprile 1793,
a legger botanica nelle stufe del giardino del Museo di S.A.R. […]
volendo che i giovani i quali si applicano alla medicina e alla farmacia
non siano privi del comodo di apprendere anche in questa città (O. T.
T., Targ. Tozz., str. 346, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
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Questo risulta un momento importante perchè l’insegnamento, che non
era propriamente uno dei compiti contemplati per il Museo dal suo direttore,
ne entrò in qualche modo a fare parte. La proposta di un lettore venne inizialmente accolta con una certa freddezza e fu suggerito che tutto l’insegnamento
fosse spostato “ai Semplici”; poi, forse anche grazie al notevole numero di
piante trasferite da Santa Maria Nuova al giardino del Museo, la cosa fu accettata. Così venne puntualizzato nell’ordine d’istituzione del ruolo
“ben inteso [...] che ne dal suddetto Targioni, ne dalli studenti, possa
farsi altro uso delle piante ivi esistenti che quello della semplice dimostrazione [...] e che l’istesso giardino non meno che gl’inservienti al
medesimo restino in tutto e per tutto come di presente sotto la dipendenza del preaccennato prefetto per cui il suddetto Targioni non avrà
alcun altra ingerenza” (O. T. T., Targ. Tozz., str. 346, Biblioteca
Nazionale Centrale, Firenze).
Oramai il processo era stato innescato, i tempi, la politica e il Museo
stavano cambiando. Dopo la morte di Fontana e l’allontanamento di
Fabbroni, nel 1807 il nuovo direttore, Girolamo de’ Bardi, propose la creazione di quattro cattedre con l’immediata approvazione della regina Reggente
Maria Luisa. Per la cattedra di Botanica e Storia naturale il direttore fece il
nome di Attilio Zuccagni
ma visto che i di lui incomodi di salute non gli permettono per adesso
di fare lezione proporrei Ottaviano Targioni Tozzetti per la botanica e
per la Mineralogia e zoologia il giovine Filippo Nesti (ARMU, Affari,
1807, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze).
Tanta era la considerazione che Ottaviano aveva del Museo, che subito dopo il suo ingresso, inviò una supplica dove chiedeva che il Museo e
l’Orto agrario si potessero avvalere “ad oggetto di istruire il proprio figlio
Antonio” della sua opera gratuita come aiuto.
Ottaviano, in un periodo particolarmente intenso e proficuo, impegnato sia nella stesura di varie opere, sia nell’attività presso l’Orto agrario, ritrovò il suo ruolo anche all’interno del Museo e questa volta ancor più a pieno
titolo, in qualità di professore di Botanica dell’istituendo Regio Liceo, con la
provvisione di scudi 120 e subito dopo, in seguito alla morte di Zuccagni,
anche in qualità di prefetto dell’Orto botanico del Museo con l’aumento di
scudi 80. Così viene definito il suo ruolo nel regolamento dei corsi:
Il tempo più opportuno per la dimostrazione delle piante essendo la
primavera e l’estate il Professore di Botanica farà la dimostrazione nei
mesi d’aprile, maggio, giugno e luglio tre volte la settimana. E siccome
la più utile cognizione delle piante si acquista alla campagna, saranno
computate per lezioni quelle gite e escursioni botaniche che egli farà
nelle vicine campagne [...] incomberà pure ad esso di tenere in ordine
le piante del giardino con ordinarne le sementi e tutto ciò che occorra
[...] sarà inoltre sollecito di far seccare un esemplare delle piante nuove
introdotte nel giardino predetto per aggiungerle all’erbario...il quale
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sarà sotto la sua direzione [...] Terrà la corrispondenza con gli altri botanici d’Europa per poter accrescere quelle piante che sono mancanti
(ARMU, Affari 1807, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze).
Durante il suo periodo al Museo, pur relativamente breve, Ottaviano
affrontò il proprio compito con entusiasmo e impegno e non solamente per ciò
che concerne la parte didattica, ma anche per quanto riguarda la riorganizzazione e l’incremento del Giardino botanico stesso. Ne sono testimonianza le
svariate spese per cartellinatura, per coppette in vetro per proteggere i cartellini, per l’incisione su pietra di “numeri arabi de cordoni delle areole”, per la
costruzione di gradinate per mettere le piante durante l’estate e varie richieste
riguardanti le serre, che però non andarono a buon fine. Vi sono inoltre anche
numerose spese per il trasporto sia di semi, sia di piante, testimonianza di una
frenetica attività di scambi e acquisti, come testimoniato da molte lettere con
vari personaggi di rilievo della cultura scientifica nazionale come Luigi
Scannagatta, Fillippo Re, Michele Tenore, il Savi ed altri. In un documento,
ritrovato nell’archivio dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, sono elencati gli acquisti fatti tra il 1807 e il 1811, per un totale di circa 180 piante, ma
viene precisato che sono molte di più perchè “si tralasciano molte altre piante
non ben certificate ed altre che dopo nate sono perite”. Parimenti il suo impegno fu rivolto anche alla “classazione” dei semi e alla migliore sistemazione
espositiva degli oggetti, essendo “scandaloso il disordine di nomenclatura in
cui giaceva la collezione”. Molti sono gli elenchi ritrovati con la vecchia e nuova
nomenclatura riguardanti l’erbario, i semi, i funghi che testimoniano lo sforzo
di classificazione; così infatti scrisse in una sua relazione al direttore
ho rettificato i nomi di molte piante e funghi i quali per i progressi della
scienza botanica, sono passati sotto altre denominazioni [...] a tale
oggetto le compiego tre cataloghi nei quali ho notato lo stato presente
di detti oggetti, il nome con il quale erano indicati, il nuovo appostoli,
e ciò che abbisogna per perfezionarli (ARMU, Affari, 1819, Istituto e
Museo di Storia della Scienza, Firenze).
Purtroppo però i mutamenti politici segnarono e condizionarono nuovamente la vita del Museo e dei suoi personaggi. Dopo la caduta di
Napoleone e il ritorno nel 1814 di Ferdinando III, il Rospigliosi comunicò al
Direttore il
ripristino della situazione in vigore all’epoca della partenza da Firenze del
nostro amatissimo sovrano [...] dal di primo luglio prossimo sia sospeso
il corso delle lezioni scientifiche [ …] il Museo […] deve essere considerato come un annesso alla propria residenza e di suo privato piacere
(ARMU, Affari, 1814, Istituto e Museo di Storia della Scienza,
Firenze).
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Ottaviano non nascose la sua amarezza e preoccupazione; infatti così
scrisse in una lettera ad un amico
Ora dopo 32 anni di servizio dopo aver fatto 3 edizioni delle mie istruzioni botaniche e altre opere e fatiche mi trovo escluso e al più vi sarà
da sperare l’antica misera paga di 10 scudi al mese come aveva nel 1793.
(O. T. T. Targ. Tozz., str. 346, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze).
La stima che per lui nutrivano alcuni amici, ma soprattutto personaggi
del mondo scientifico e politico, fece sì che nel 1817 Ottaviano venisse richiamato al Museo. Girolamo de’ Bardi aveva non solo un buon rapporto con
Ottaviano, ma anche la preoccupazione di veder regredire e cadere nell’abbandono il Museo e le sue collezioni e quindi si fece parte attiva presso il
Granduca per il reintegro di Ottaviano. Il compito affidato al nostro fu quello di continuare la “classazione” dei semi da lui iniziata nonché di riorganizzarne l’esposizione
le spighe e le silique e altri frutti, sogliono molte volte essere lunghi e
sottili [...] crederei bene di situare tali frutti in tali tubi di vetro i quali
coperti sotto e sopra e ridotti a guisa di colonnette potrebbe fare ornamento alla stanza disponendoli come a balaustra sopra la cornice degli
armadi, in quanto alla stanza dove si conservano le piante sugose imitate in cera si rende necessario risarcirne alcune che hanno patito ed
aggiungere quelle che non vi sono e che possono essere copiate da
quelle fresche coltivate nel giardino del Museo. Sarebbe anche bene di
continuare la serie e fare imitare in cera i frutti molli non suscettibili di
essere serbati [...] imitando anche la parte interna sezionata dei medesimi (ARMU, Affari, 1817, Istituto e Museo di Storia della Scienza,
Firenze).
La passione e l’impegno di Ottaviano furono tali che S.A.I. e Reale il
Granduca concesse una “gratificazione di zecchini 60 al Prof. Ottaviano
Targioni Tozzetti” per essersi “lodevolmente” occupato della “classazione”.
Dopo la morte di Ottaviano, dovettero trascorrere una trentina di anni
per vedere un altro Targioni Tozzetti operare nel Museo di Storia naturale.
Gli anni 60 rappresentarono un momento di grande fermento e di
grandi mutamenti politici: la cacciata dei Lorena, l’annessione della Toscana
al Regno di Piemonte e Sardegna, l’Unità d’Italia e Firenze capitale, furono
tutti eventi che non potevano non influire sul Museo, struttura centrale della
vita culturale e scientifica della Toscana. Fu sull’onda di questi cambiamenti
che nacque, con decreto del 22 dicembre del 1859, l’Istituto di Studi
Superiori Pratici e di Perfezionamento e presso il Museo di Storia naturale
venne stabilita la sezione di scienze naturali. Da proprietà privata del
Granduca, quindi, questa struttura passò sotto il Ministero della Pubblica
Istruzione ed ebbe una nuova organizzazione e nuove finalità.
71
Così Matteucci, direttore del Museo in quel periodo, ne delinea i compiti scrivendo l’introduzione agli annali del Museo del 1865:
Il Museo deve essere o divenire un complesso di Gabinetti e di Laboratori
dove i professori lavorino o insegnino ai giovani di ingegno eletto a lavorare, un seminario si direbbe in Germania per le scienze fisiche e naturali
che noi chiamiamo una scuola normale superiore di quelle scienze.
Come per Ottaviano, anche per Adolfo perciò l’entrata a far parte di questa
struttura coincise con l’inizio di una fase nuova che richiese uno sforzo organizzativo e un impegno che in questa prima fase ne monopolizzò tutte le energie.
Con decreto del 9 marzo 1860
l’insegnamento di Zoologia e Anatomia Comparata della Sezione di
Scienze naturali del medesimo Istituto di Studi Superiori è diviso in
due cattedre una degli animali vertebrati, l’altra degli animali invertebrati (ARMU, Affari, 1860, Istituto e Museo di Storia della Scienza).
e di quest’ultima venne nominato professore Adolfo Targioni Tozzetti. La
consegna delle collezioni scientifiche fu affidata a lui e agli altri docenti delle
rispettive discipline
i quali avranno cura di tenerle a giorno informando la direzione di tutti
quei cambiamenti aggiunte e scarti che occorreranno [...] e presentando di tempo in tempo al Direttore medesimo quelle note e quelle osservazioni che staranno a rappresentare lo stato di ciascuna collezione
(Istituto e Museo di Storia della Scienza, ARMU, Copialettere, 1860).
72
La verifica del materiale e l’organizzazione dei corsi, la formazione di
un corredo librario, “la costituzione di piccole collezioni di uso giornaliero
quasi come il tipo delle grandi”, la strutturazione di laboratori, la “classazione” e la revisione delle collezioni comprese quelle dei magazzini, furono l’impegno principale di Adolfo in questi primi anni, insieme all’attività svolta per
le grandi esposizioni che caratterizzarono gli anni Sessanta e videro la massiccia partecipazione del Museo. Esse infatti rappresentarono una “bella
occasione di farvi figurare convenientemente questo R. Stabilimento per
accreditarlo meritatamente” ed anche una favorevole circostanza per “ottener
facilmente dei doni e stabilir dei cambi utilissimi per le nostre collezioni”;
così il Museo prese parte, prima all’Esposizione nazionale del settembre 1861
a Firenze, sotto la presidenza di Cosimo Ridolfi, nella dismessa stazione
Leopolda, poi all’Esposizione Universale di Londra del maggio 1862, dove i
reperti inviati incontrarono un notevole successo, tanto da meritare una
medaglia. A questa esposizione Adolfo partecipò non solo per occuparsi
“della custodia delle cose”, ossia alcuni pezzi di anatomia comparata esegui-
ti in cera, ma anche come commissario ordinario e giurato insieme a Filippo
Parlatore e Igino Cocchi. Così il direttore del Museo gli raccomanda:
prego di aver a cuore in quella occasione di procurare ogni possibile
vantaggio al nostro Regio Museo, d’aver cura degli oggetti che gli
appartengono [...] e di raccomandare prima di partire la custodia delle
cose...onde nulla soffra e deperisca (ARMU, Copialettere, 1862,
Istituto e Museo di Storia della Scienza).
Il risultato, sia sotto l’aspetto delle acquisizioni di materiale, sia dal punto
di vista dell’apprezzamento da parte dell’opinione pubblica, fu veramente
notevole tanto che anche la successiva esposizione di Parigi vide la partecipazione entusiasta del Museo. Nuovamente Parlatore e Targioni Tozzetti assunsero “la carica di giurati” e a quest’ultimo venne dato l’incarico di seguire l’organizzazione cosicché, “il Professore di anatomia comparata e zoologia degli
invertebrati fu tenuto più di un anno occupato” per questa esposizione nonostante i suoi impegni didattici in quanto “assai difficilmente potrebbe surrogarsi un altro in luogo del Prof. Targioni attesa la sua molta dottrina e pratica in tali
faccende”, come ebbe a dire il presidente della R. Commissione per
l’Esposizione (Istituto e Museo di Storia della Scienza, ARMU, Affari, 1867).
Il successo anche questa volta non si fece attendere e la partecipazione fruttò al
Museo una notevole quantità di materiale, anche zoologico, e due medaglie.
Durante gli oltre quaranta anni di attività al Museo, Adolfo oltre alla cattedra di Anatomia comparata degli invertebrati ricoprì, sia pure per brevi periodi, molti altri ruoli istituzionali all’interno della struttura, come quando, nel 1868
il Prof. Schiff fu definitivamente stabilito al Museo nella cattedra di fisiologia e con decreto speciale il Prof. Targioni venne incaricato “per interim” di reggere la cattedra di zoologia dei vertebrati e di dirigere le collezioni [...] annesse (A. 1871, Archivio Storico, Università di Firenze).
fino a quando, nel 1869, riorganizzando la pianta del Regio Istituto di Studi
Superiori “il Ministro volle resuscitare la cattedra di zoologia dei vertebrati”
che fu messa a concorso e venne ricoperta da Enrico Hillyer Giglioli. Più di
una volta venne inoltre “chiamato a reggere provvisoriamente la Presidenza
della Sezione di Scienze” e nel 1880, non essendo stato consentito dal
Ministero di sostituire il ruolo del Professor Parlatore, venne incaricato
Adolfo. Tutto questo a dimostrazione delle capacità interdisciplinari del
nostro e della stima e del rispetto che verso di lui nutrivano le istituzioni.
Anche all’interno del Museo, nonostante il periodo fosse pieno di contrasti e mutamenti e gli equilibri fossero spesso precari,
visse [...] onorato e circondato da un eletta schiera di discepoli parecchi dei quali diventarono a loro volta maestri. Amatissimo del sapere
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aveva l’arte di innamorare gli uditori perchè accoppiava alla severità del
metodo scientifico il garbo dell’esposizione, (Atti R. Accademia dei
Georgofili, IV ser., v. 25,1902)
si circondò anche di collaboratori valenti come Ferdinando Piccioli, Arturo
Zanetti “prima libero frequentatore del museo”, Pietro Marchi e “il giovine di
laboratorio” Oreste Battaghini, ed altri grazie ai quali potè portare avanti le
sue numerosissime attività. Le sue relazioni annuali danno un idea del fervere delle sue attività, riguardanti la revisione delle specie e il mutamento dell’ordine delle collezioni, la pubblicazione “di importanti lavori nella scienza”
e il tenere letture popolari su argomenti specifici che furono accolte dal pubblico con un tale fervore che vennero protratte anche negli anni successivi.
In una relazione dove propone che a Targioni, per i suoi vari impegni,
venga accordata una “remunerazione straordinaria” e che egli “sia promosso
in uno dei gradi degli ordini cavallereschi [...] come attestato di soddisfazione”, Filippo Parlatore testimonia come grazie ad alcuni viaggi di Adolfo
fatti sotto gli auspici del Ministro medesimo per le province napoletane e massime per la Sicilia e per la Sardegna furono particolarmente
arricchite segnatamente quelle dei pesci e degli uccelli di specie italiane che sono le più necessarie ad essere conosciute e studiate dai nostri
e le più ricercate dei naturalisti fiorentini (A. 1871, Archivio Storico,
Università di Firenze).
Puntualizzando che quei viaggi
hanno tolto al nostro paese la vergogna di vedere soltanto i forestieri
venire a raccogliere e studiare gli animali patri [...] trascurati da noi e
concorso a far conoscere al meglio la fauna del nostro paese. (A. 1877,
Archivio Storico, Università di Firenze).
Agli impegni interni al Museo si sommarono anche quelli esterni, infatti il Ministero dell’Agricoltura, allora alloggiato in via Pandolfini, ricorreva
volentieri ai pareri del Targioni per trovare risposte non solo a pressanti problemi dei danni fatti dalle cavallette e dalla fillossera, ma anche sugli allevamenti del baco da seta, nonché sulla caccia e sulla pesca. Partecipò infatti ai
lavori di varie commissioni per le leggi sulla pesca e contro la fillossera e fu
incaricato della presidenza della mostra internazionale di Berlino. Questi
numerosi impegni, e non ultimo quello della fondazione della Stazione di
Entomologia agraria con sede presso il Museo, danno un idea della quantità
di studi e ricerche sperimentali in cui il nostro era impegnato e della rilevanza scientifica del personaggio.
L.F. & L.P.
74
Le collezioni naturalistiche dei Targioni Tozzetti
Al di là dei documenti riguardanti il ruolo ricoperto dai vari membri
della famiglia Targioni Tozzetti nel Museo di Firenze, ciò che concretamente
resta sono le collezioni: sia quelle personali, sia quelle radunate durante l’attività all’interno del Museo.
La collezione di Giovanni, incrementata e in parte riordinata da
Ottaviano, non arrivò in Museo tutta insieme, ma a più riprese, a distanza di
anni e seguendo percorsi diversi. Essa comprendeva, oltre a campioni raccolti
direttamente ed esemplari ricevuti in dono, anche la raccolta di Micheli, acquistata da Giovanni, a costo di grandi sacrifici dopo la scomparsa del maestro.
La parte essenzialmente mineralogica fu venduta dagli eredi di
Ottaviano a Bettino Ricasoli che la acquistò con un duplice scopo: per salvarla da una sicura dispersione e perché fosse utilizzata per diffondere fra i giovani l’amore per le scienze. Nel 1836 Bettino Ricasoli si disse disposto a cedere la collezione, che nel 1838 entrò in Museo.
La ricognizione delle collezioni, che dai 12 volumi manoscritti di catalogo risulta costituita da quasi 7500 esemplari, ha permesso di riconoscere
con sicurezza molti campioni della raccolta di Micheli (ne sono indicati quasi
1300), di quella di Giovanni e della parte incrementata da Ottaviano. Dallo
studio dei cataloghi, oltre ad emergere la rete di conoscenze e le relazioni che
Giovanni ha intrattenuto con altri studiosi dell’epoca, ha palesato i criteri con
cui egli ha costruito la collezione: frequenti sono i riferimenti ai Viaggi e alla
narrazione della donazione di campioni da parte di personaggi più o meno
noti dell’epoca. Le descrizioni degli esemplari sono estremamente precise e
dettagliate, anche perchè i sistemi classificativi dell’epoca e la nomenclatura
Esemplari della collezione mineralogica di Giovanni Targioni Tozzetti disegnati dal figlio
Ottaviano (disegni di differenti specie di minerali fatti dal vero dal dott. Ottaviano
Targioni Tozzetti, manoscritto, Museo di Storia naturale, sezione di Mineralogia).
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in mineralogia erano assolutamente insufficienti e Giovanni cercava di sopperire a queste mancanze con la cura del dettaglio.
Questa cura nelle descrizioni e le numerose informazioni fornite su
ogni reperto si rivelano oggi molto utili nello studio e nel riconoscimento dei
campioni della collezione Targioni Tozzetti; ne è un esempio il “Tiburtinus
n.14”, la cui puntuale descrizione ha permesso di ricondurlo ad una parte di
un’urna cineraria etrusca volterrana, che si trova nella collezione esclusivamente per il materiale di cui è costituito.
Di particolare interesse sono alcuni incrementi dovuti a Ottaviano,
come la “soldanite”, meteorite caduta nel senese nel 1794 e donata da
Ambrogio Soldani, autore del volumetto Sopra una pioggetta di sassi accaduta nella sera del 16 giugno 1794 in Lucignan d’Asso nel sanese e su cui il
Targioni effettuò una serie di analisi. Proprio partendo dalle analisi,
Ottaviano ha cercato di riordinare la collezione paterna, sfruttando le nuove
conoscenze: si trovano così alcuni campioni con attribuzioni diverse, dovute
a padre e figlio.
La parte della collezione relativa alla botanica rimase alla famiglia
Targioni fino al 1845, quando Antonio la offrì al Museo, dove ne fu registrato l’ingresso nel Registro delle Accessioni dell’Erbario Centrale Italiano (18421938):
27/01/1845: l’Erbario Micheli insieme a 67 volumi di manoscritti.
L’Erbario, mescolato a quello del Prof. Ottaviano Targioni Tozzetti, si
compone di 263 buste, 10 copertoni, ciascuno circa il doppio di una
busta, 108 fasci di piante (taluni fasci di queste ultime furono danneggiati nell’inondazione avvenuta a Firenze nel 1740)
L’erbario è costituito da circa 19000 esemplari provenienti in gran parte
dalla Toscana, ma anche dal veronese e da altre zone italiane ed estere.
Mappa dell’Orto botanico annesso al Museo di
Storia naturale, disegnata da Ottaviano Targioni
Tozzetti che indica la posizione dei vasi e delle
piante nelle rispettive aiuole (su concessione del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali/
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
76
Nel 1854 Antonio offrì in vendita al Museo “uno stipo antico appartenuto al celebre naturalista, Botanico e Medico Rumphio, tutto intarsiato di
saggi di legni raccolti dal medesimo […] appartenuto a quel naturalista dal
quale Cosimo III acquistò vari oggetti naturali”. Ecco che torna fuori lo stipo,
citato da Giovanni nelle Catalogo delle Produzioni Naturali.
Ma ancora non tutte le raccolte erano giunte in Museo; nel 1859 Giulia
e Teresa Targioni, figlie di Antonio, offrirono a Cosimo Ridolfi, Ministro della
Pubblica Istruzione:
una collezione di prodotti vegetabili di uso medico e industriale forte di
1600 esemplari tutti ben ordinati mantenuti […]. Certi esemplari della
detta collezione di materia medica furono già del Micheli nostro, altri sono di Giovanni Targioni, altri di Ottaviano altri di corrispondenti illustri.
La proposta venne accettata e i campioni giunsero in Museo, accompagnati da un Catalogo delle Sostanze vegetabili della collezione di Antonio
Targioni Tozzetti che riguarda “tutte le diverse parti dei vegetabili di uso in
medicina e nelle arti o utili per altre applicazioni”. Nell’introduzione del
volume Antonio spiega chiaramente che gli esemplari della raccolta provengono da molti illustri donatori (che elenca in dettaglio), ma anche dalle collezioni di Ottaviano, di Giovanni e di Micheli.
Altri esemplari di piante entrarono in Museo, dal 1856 fino al 1900 ad
opera di Adolfo; sono campioni inerenti soprattutto raccolte in Toscana (Alpi
Apuane e Appennino), qualcosa dalla Sardegna e, soprattutto, pacchi sparsi
dell’Erbario Micheli contenti Crittogame, “Gramigne”, Labiatae e l’importantissimo “fascicolo di piante del Padre Tozzi” che fu il maestro di Micheli.
La frammentazione della collezione di famiglia fa pensare a materiale trattenuto in casa per motivi di studio e ceduto al Museo solo al termine del lavoro o alla scomparsa dello studioso.
L.F. & L.P.
I Targioni Tozzetti e il “Giardino dei Semplici”
L’avventura della Famiglia Targioni Tozzetti alla guida del “Giardino
dei Semplici” cominciò nel 1737 quando Giovanni Targioni Tozzetti, allievo
di Pier Antonio Micheli ottenne anche la direzione dell’Orto botanico voluto dal Granduca Giangastone, consistente di un piccolo pezzo di Boboli
insieme all’incarico di lettore presso la cattedra di Botanica medica creata
contemporaneamente. Giovanni
sei anni continui profittò […] di questo Maestro, [Micheli] o piuttosto
di quest’Amico […] .Nè solamente ereditò la Scienza del Micheli, e
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l’impiego; ma acquistò ancora cò suoi danari il Museo, la Biblioteca, e
gli Scritti di lui, con la condizione di allestir questi ultimi con la stampa.
Un saggio di tale immensa fatica, la quale se fosse stata tirata a termine,
averebbe reso immortale il Micheli, fu da lui pubblicato l’anno 1748 col
Catalogo delle Piante del mentovato Giardino, arricchito per la sua diligenza di una copiosa Appendice alle stesse Piante, e dell’Istoria di quello. (Atti della Real Società Economica de’ Georgofili di Firenze, 1795)
Diresse i due orti e insegnò per pochi anni: infatti nel 1745 si dimise e
lasciò i tre incarichi a Saverio Manetti. Giovanni quindi prese la responsabilità della guida degli orti botanici subito dopo il periodo illuminato dal genio
profetico del Micheli che aveva saputo trasformare il “Giardino dei
Semplici”, prima solo Orto medico e a volte campo coltivato, in un moderno
giardino sistematico che aveva ormai relazioni scientifiche e scambi con i maggiori studiosi europei. Grazie al Micheli la scienza medica era stata disgiunta
dalla scienza botanica che, inoltre, non aveva più solamente un fine solamente farmaceutico, ma, al pari delle altre scienze, aveva cominciato ad indagare
la natura per sé stessa. Certamente l’insegnamento del maestro molto facilitò
Giovanni nel portare avanti non uno, ma due orti botanici anche se le molteplici passioni scientifiche non gli consentirono un continuo impegno che gli
avrebbe permesso di stabilizzare la fama acquisita soprattutto dal Giardino
dei Semplici di San Marco. Comunque la scelta di passare a Saverio Manetti
l’incarico si dimostrerà molto lungimirante in quanto Manetti, tra le altre cose,
sarà il primo a creare un “Index seminum” per lo scambio delle specie con gli
altri orti botanici, rafforzando in maniera molto coerente, la vocazione “internazionale” che aveva assunto l’Orto sotto Micheli.
Dopo il passaggio del Giardino dei Semplici all’Accademia dei
Georgofili e la sua trasformazione in Orto sperimentale agrario, un altro
membro della famiglia Targioni Tozzetti ne divenne Direttore: Ottaviano
Targioni Tozzetti praticamente subentrò nella carica di Prefetto dal 1801
dopo Andrea Zucchini, anche se ufficialmente venne designato solo nel 1806.
Nel 1815 quando fu soppressa la cattedra di Botanica al R. Museo dove era
professore e direttore del Giardino botanico presso la Specola,
fu incaricato dal granduca Ferdinando III, oltre che alle lezioni di
Agricoltura, di fare anche quelle di Botanica al Giardino dei Semplici e
quindi autorizzato ridurne parte allo studio sistematico. D’allora in poi
ebbe principio di bel nuovo la coltivazione di piante spettanti anche
alla scienza botanica (A. Targioni Tozzetti, Catalogo delle piante coltivate nell’orto botanico agrario, Firenze, 1841).
78
La disposizione architettonica dell’Orto fu mutata ancora e divenne
simile all’attuale e fra l’altro vennero piantati molti alberi accanto a quei pochi
scampati all’abbattimento durante la trasformazione in Orto sperimentale
agrario. Ottaviano fu coadiuvato dal giardiniere Gaetano Baroni, bravissimo
e molto stimato, che lavorava nello “Spedale di Santa Maria Nuova” e dal
giardiniere Torrini addetto alle piante agrarie. Il merito grandissimo di
Ottaviano fu quello di riconvertire parte del Giardino in Orto sistematico in
senso lato, staccato dalla cura monotematica agricola dei Georgofili. E qui si
può intravedere una sostanziale continuità sia col Micheli che con Giovanni
Targioni, nell’affrancare da destini “troppo stretti” un Orto botanico che
ormai aveva, pena la sua stessa sopravvivenza, una finalità larga, di culla di
una scienza botanica che andava sempre più indagando su sé stessa, prima di
essere sfruttata per finalità specifiche.
Durante la direzione immediatamente successiva di Antonio Targioni
Tozzetti l’Orto fu destinato alla Scuola di Botanica dell’Arcispedale di Santa
Maria Nuova e un decreto granducale del 26 Marzo 1847 gli restituì l’antico
nome di Giardino dei Semplici. Antonio aumentò in maniera significativa le
collezioni del Giardino sia come numero di esemplari che ricchezza delle
specie. Scrive Antonio, dimostrando quella che è stata la caratteristica della
famiglia Targioni, cioè una sostanziale continuità di intenti e concezione
della botanica:
La restaurazione e reintegrazione perciò del giardino botanico di
Firenze nello stesso locale ove la scienza ebbe favore nei passati tempi,
per la munificenza dei granduchi Medicei, ed incremento per opera
specialmente del Micheli, sono dovute al dottore Ottaviano Targioni
Tozzetti mio padre, che con indefesso zelo ed attività vi si era dedica-
Antonio Targioni Tozzetti. Catalogo delle piante coltivate nell’orto botanicoagrario detto dei Semplici. Firenze, Batelli, 1841.
79
to. Ma dopo essere balzato or qua or là a fare le sue lezioni, dopo avere
avuto la direzione, prima del giardino botanico dello Spedale detto di
sopra, e da lui creato di nuovo, poi quella del giardino del Museo, e nel
più bello delle sue fatiche avendo perduto ambedue queste direzioni,
vedeva negli ultimi anni della sua vita con compiacenza prosperare
questo nuovo asilo di flora, quando la morte lo tolse dalla scienza (A.
Targioni Tozzetti, Catalogo delle piante coltivate nell’orto botanico agrario, Firenze, 1841).
Una parentesi in questa coerente azione politica delle direzioni affidate alla famiglia Targioni Tozzetti forse la possiamo rintracciare nell’opera di
Adolfo. Laureatosi in botanica nel 1848 a Pisa nel 1859 gli fu affidato anche
l’Orto medico dello Spedale di Santa Maria Nuova e la cattedra di zoologia
dell’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Adolfo non era quindi solo un
botanico e, divenuto direttore nel 1860, cedette, forse contro la sua volontà,
alle pressioni del demanio che divenne proprietario del Giardino e nel 1864
le stesse autorità lo aprirono al pubblico. Questa scelta probabilmente sottintendeva una diversa valutazione delle potenzialità e finalità dell’istituzione,
relegandola ad un ruolo secondario dal punto di vista scientifico. Tanto è vero
che solo dopo alcuni anni l’Orto corse il rischio di essere venduto come terreno fabbricativo e di essere diviso in due da una strada che doveva congiungere via del Maglio (oggi via La Pira) con via S. Sebastiano (oggi via
Capponi). Sarà solo l’impegno straordinario di Teodoro Caruel a salvare il
Giardino dei Semplici e a restituire la sua storia e la sua giusta importanza alla
città di Firenze e a tutta la comunità scientifica internazionale.
G.C.C & P.L.
80
I TARGIONI TOZZETTI E LE ACCADEMIE
Marta Poggesi
Tutti e quattro i Targioni Tozzetti furono valenti scienziati, “naturalisti” nel senso più ampio del termine, anche se ognuno aveva, come abbiamo già visto, caratteristiche e specializzazioni particolari, dovute anche
all’evoluzione della scienza nel periodo durante il quale si sono avvicendati nella storia scientifica della nostra città e che copre un arco di quasi due
secoli.
È quindi naturale che ad essi siano stati tributati onori e riconoscimenti in varie materie e che siano stati soci delle più prestigiose Accademie e
Società dell’epoca, italiane e straniere, molte delle quali attive ancora oggi.
Avendo questa famiglia lasciato un ricchissimo archivio, pur se disperso in varie sedi e istituzioni, abbiamo cercato di ricostruire, almeno in parte,
le varie onorificenze e i vari diplomi che ognuno di essi aveva ricevuto nell’arco della sua vita.
Alcuni di questi attestati e diplomi sono stati quindi esposti nell’ultima
sala della mostra, accompagnati, se del caso, da altri documenti e da una
breve nota sull’Istituzione relativa.
Quando è stato possibile, abbiamo messo insieme i documenti assegnati a più di un membro della famiglia, proprio per evidenziare la continuità non solo del lavoro svolto da questi scienziati, ma anche la considerazione
di cui hanno tutti goduto nell’ambiente scientifico nazionale e internazionale. Di alcune importanti accademie e società, quali ad esempio l’Accademia
dei Georgofili, che ospita questa mostra, e la Società Colombaria Fiorentina,
sono stati membri tutti e quattro i Targioni; di altre quali l’Accademia
Fiorentina, l’Accademia Etrusca di Cortona, la Società Botanica Fiorentina
hanno fatto parte Giovanni e Ottaviano, in altre ancora, quali l’Accademia
Labronica, erano presenti Ottaviano e Antonio. Solo per Adolfo troviamo
una tipologia di Istituzioni in parte diversa, data la sua specifica competenza
in campo soprattutto entomologico ed agrario, mentre gli altri tre erano accomunati anche dalla professione medica.
Di Giovanni Targioni Tozzetti abbiamo ritrovato, nella parte di archivio
rimasta al Museo, circa una dozzina di attestati, (Accademia dei Georgofili,
Accademia Reale delle Scienze e Lettere di Napoli, Società Agricoltura Pratica
di Udine, Società Botanica Fiorentina, Accademia Etrusca di Cortona, Società
Fisiografica Lundensis, Università Apatista, Accademia dei Sepolti di Volterra,
Accademia Botanophilorum di Cortona, Accademia Fiorentina, Accademia
Imperiale Leopoldino-carolina), di cui nove sono in mostra, più il diploma di
81
Imperiale e Regia Accademia Aretina - Diploma di Antonio Targioni
Tozzetti, 28 settembre 1828
Denominata attualmente “Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze
di Arezzo”, fu istituita nel 1810 come “Imperiale e Regia Accademia
Aretina di Scienze, Lettere ed Arti”, e trae le sue origini da quella società “Aretina” fondata da Pietro Leopoldo nel 1787 con lo scopo di
“esercitar la ragione su vari oggetti dell’arte agraria e della fisica, della
moral filosofia e della educazione” (Museo di Storia naturale
dell’Università di Firenze, sezione di Zoologia).
Accademia Valdarnese del Poggio - Diploma di Antonio Targioni
Tozzetti, 18 gennaio 1811
Si considera fondatore dell’Accademia Poggio Bracciolini, il celebre storico e segretario della Repubblica fiorentina. Le conversazioni letterarie
da lui tenute per la prima volta nel 1450 vengono considerate le prime
adunanze accademiche. Ancora in attività, l’Accademia organizza adunanze, conferenze, corsi di geologia e di paleontologia. A questa accademia fu ascritto anche Ottaviano Targioni Tozzetti il 26 settembre
1809 (Biblioteca di Scienze, Biologia animale, Università di Firenze).
82
medico, ottenuto a soli 23 anni (non esposto), e un paio di “lasciapassare” che
testimoniano la sua attività di ricercatore sul campo.
Questi documenti sono, in ordine cronologico di rilascio:
Università Apatista 24.II.1732
Accademia Fiorentina 12.V.1735
Accademia Imperiale Leopoldino-carolina 15.VIII.1739
Accademia Etrusca di Cortona 29.X.1749
Accademia dei Sepolti Volterra 27.II.1756
Società Botanica Fiorentina 27.XII.1759
Accademia dei Georgofili 14.IV.1773
Lasciapassare del Granduca di Toscana Francesco Stefano 13.X.1743
Lasciapassare di M.E. Ludovisi Boncompagni 24.VIII.1742
Giovanni fu fra i soci fondatori di due importanti Accademie: nel 1735,
dell’attuale Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, allora
chiamata “Società Colombaria Fiorentina”, insieme a Giovanni Girolamo de’
Pazzi, che ne fu il principale ispiratore, e ad altri quattordici amici; in essa
Giovanni assunse il nome de “L’Abboccato”, dato che, per consuetudine,
ogni socio doveva prendere un soprannome particolare, cioè il nome accademico; nel 1753, dell’Accademia Economico Agraria dei Georgofili, insieme
all’Abate Ubaldo Montelatici e ad altri studiosi. Fu membro del Collegio
Medico Fiorentino, oltre che uno dei medici della R. Corte.
Anche per quanto riguarda Ottaviano i documenti si trovano al Museo;
sono venticinque attestati di appartenenza a varie società, italiane e straniere,
(Accademia Agraria di Pesaro, Società Medica di Livorno, Società della
Provincia di Terra di Bari, Società Medica Veneta, Società Georgica di
Montecchio, Società Agraria di Mantova, Società Botanica Fiorentina,
Accademia Italiana di Livorno, Società Economica di Principato Ulteriore,
Società Economica di Chiavari, Imperiale e Reale Accademia della Crusca,
Société Linnéenne de Paris, Societas Linnaeana Londinensis, Società
Colombaria, Diploma (medico), Accademia Gioenia di Scienze Naturali di
Catania, Società Italiana delle Scienze di Modena, Società Reale Borbonica,
Reale Società Agraria e Economica di Cagliari, Accademia Truentina,
Accademia Etrusca di Cortona, Accademia Fiorentina, Società Toscana di
Geografia, Statistica e Storia Naturale Patria, Accademia Valdarnese del
Poggio, Accademia delle Belle Arti, Accademia Labronica), di cui ne sono stati
messi in mostra otto, più il diploma di medico conseguito il 16 dicembre 1776
(non esposto):
Accademia Fiorentina 13.II.1783
Accademia Etrusca Cortona 9.V.1783
Societas Linnaeana Londinensis 18.III.1788
Società Italiana delle Scienze di Modena 8.II.1804
Società Colombaria Fiorentina 24.V.1810
83
Imperiale e Reale Accademia della Crusca 9.II.1819
Société Linnéenne de Paris 20.XII.1821
Società Toscana di Geografia, Statistica e Storia Naturale Patria (elenco soci
fondatori) 31.V.1826
Probabilmente le società cui Ottaviano apparteneva erano di più: sappiamo infatti che egli divenne socio, nel 1804, anche dell’Accademia
Nazionale delle Scienze, detta dei XL, anche se di questa non abbiamo ritrovato nessun attestato e che dal 1783 era annoverato tra i soci dell’Accademia
dei Georgofili. Nella Colombaria aveva preso il nome accademico de
“L’Anelante”. Insieme al figlio Antonio fu, nel 1826, tra i soci fondatori della
Società Toscana di Geografia, Statistica e Storia Naturale Patria
I documenti riguardanti Antonio Targioni Tozzetti si trovano prevalentemente nella Biblioteca di Scienze-Biologia Animale dell’Università di
Firenze, salvo alcuni che sono rimasti presso il Museo. Di lui sono stati ritrovati ventotto attestati di società e due diplomi di medico. (Accademia dei
Georgofili, Accademia Valdarnese del Poggio, Società Colombaria
Fiorentina, Società economica di Chiavari, Società Medica di Livorno,
Accademia dei Fisiocritici di Siena, Accademia della Crusca, Accademia
Medico Chirurgica di Ferrara, Società Medico Fisica Fiorentina, Accademia
delle Scienze di Torino, Accademia delle Scienze di Palermo, Accademia
Agraria di Pesaro, Société du Muséum d’Histoire Naturelle de Strasbourg,
Accademia Labronica - Diploma di Antonio Targioni Tozzetti, 17 febbraio
1818.
Nel 1816 Giuseppe Vivoli, con alcuni amici, si fece promotore della fondazione dell’Accademia; lo scopo di questa istituzione era quello di promuovere la cultura delle scienze, delle lettere e delle arti nella città di
Livorno. Si deve all’iniziativa dei primi soci la costituzione di una biblioteca (donata dagli accademici al Comune nel 1852) e della pubblicazione
degli Atti dell’Accademia. Situata nell’ex Convento di S. Giovanni, poi
alloggiata nel Palazzo Comunale, l’Accademia cessava la sua attività nell’ultimo decennio del XIX secolo. A questa accademia fu ascritto anche
Ottaviano Targioni Tozzetti l’8 febbraio 1817 (Museo di Storia naturale
dell’Università di Firenze, sezione di Zoologia).
84
Accademia Gioenia - Diploma di Ottaviano Targioni Tozzetti, 12 maggio 1824.
Le origini dell’Accademia Gioenia risalgono ad un progetto del naturalista catanese Giuseppe Gioeni d’Angiò, realizzato, nel suo nome, da un gruppo di studiosi nel
1823, con la iniziale denominazione di “Accademia Gioenia di Scienze Naturali in Catania”. Tuttora attiva, promuove gli studi sui fenomeni naturali, con speciale
riguardo alla Sicilia. È articolata in tre sezioni: di Scienze Naturali, di Scienze Fisiche, Chimiche e Matematiche e di Scienze Applicate (Museo di Storia naturale
dell’Università di Firenze, sezione di Zoologia).
Reale Accademia de’ Peloritani, Société libre des Pharmaciens, Accademia di
Udine, Cercle Pharmaceutique de l’Arrondissement de Mous, Accademia
delle Scienze dell’Istituto di Bologna, Cercle Médico-Chimique et
Pharmaceutique de Liegi, Società Economica del Primo Apruzzo Ulteriore di
Teramo, Société de Pharmacie de Paris, Società Economico Agraria di
Perugia, Accademia dei Sepolti di Volterra, Società Toscana di Geografia,
Statistica e Storia Naturale Patria, Imperiale e Reale Società Aretina,
Accademia Labronica, Società di Farmacia degli Stati Sardi, Accademia degli
Infecondi di Prato). Ne sono stati esposti sei più un diploma:
Accademia dei Georgofili 6.VII.1808
Società Colombaria Fiorentina 14.V.1818
Accademia degli Infecondi di Prato 24.IX.1818
Accademia dei Fisiocritici di Siena 15.V.1825
Accademia delle Scienze di Torino 12.II.1837
Società Medico Fisica fiorentina 21.XII.1837 (?)
Diploma di dottore 16.V.1807
Si sa che appartenne a più di trenta accademie italiane e straniere. Nella
Colombaria assunse il nome accademico de “Il Vegliante”. Nel 1830 fu nominato dall’Accademia dei Georgofili direttore della parte del Giardino dei
Semplici dedicata all’agricoltura; nell’Accademia della Crusca fu nominato
Proconsolo. Fu socio inoltre dell’Accademia di Belle Arti nella quale fu professore di chimica applicata.
Anche dell’ultimo dei Targioni Tozzetti, Adolfo, abbiamo ritrovato,
presso la Biblioteca di Scienze-Biologia Animale dell’Università di Firenze,
85
Accademia dei Sepolti - Diploma di Antonio Targioni Tozzetti, 20 luglio 1836.
Attiva ancora oggi, l’Accademia dei Sepolti nacque nel 1597 con lo scopo di svolgere studi riguardanti il territorio volterrano sotto l’aspetto storico, scientifico e
artistico. Il suo motto: “Operantur sepulti” vuole indicare che i più operosi saranno coloro che, nella riservatezza potranno studiare e meditare. Vengono organizzati incontri e convegni che interessano soprattutto il territorio di Volterra. A questa accademia fu ascritto anche Giovanni Targioni Tozzetti il 27 febbraio 1756
(Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Zoologia).
alcuni documenti, in verità non molti rispetto alle Società delle quali sappiamo essere stato membro e che erano venti, di cui sette straniere. I diplomi da
noi ritrovati sono sei, (Accademia dei Lincei, Decorazione prussiana, Società
Colombaria Fiorentina, Accademia degli Incamminati di Modigliana,
Accademia medico-chirurgica di Perugia, Accademia reale di Agricoltura)
quattro dei quali sono esposti insieme a due onorificenze, e alcuni attestati di
circoli e associazioni didattico-educativi di varie parti d’Italia, testimonianze
della sua fama di valente insegnante.
Società Colombaria Fiorentina (2: urbano e corrispondente) 30.V.1851 e
29.IX.1850
Accademia degli Incamminati Modigliana 9.XI.1853
Accademia reale di Agricoltura Torino 29.VI.1893
Accademia dei Lincei 9.VIII.1899 (socio nazionale)
Diploma Gran Maestro dell’Ordine della Corona d’Italia 28.VI.1873
Diploma Gran Maestro dell’Ordine SS. Maurizio e Lazzaro 25.X.1862
Entrò nell’Accademia dei Georgofili come socio corrispondente nel 1851
e ne divenne socio ordinario l’anno successivo; per quindici anni, dal 1884 al
1899, tenne la carica di Vicepresidente generale. Fu socio fondatore, nel 1869,
e presidente, per 32 anni, della Società Entomologica Italiana e presidente
anche della R. Società Toscana d’Agricoltura. Nella Colombaria Adolfo non
ebbe il nome accademico, poichè questa consuetudine era stata soppressa con
una delibera del 24 agosto 1834. Nel 1875 fondò la Stazione di Entomologia
Agraria di Firenze. Nell’Accademia dei Lincei entrò come socio corrispondente il 14 luglio 1888, per divenire poi socio nazionale il 9 agosto 1899.
86
I DOCUMENTI DELLA FAMIGLIA TARGIONI TOZZETTI
NELLE ISTITUZIONI CULTURALI FIORENTINE
Isabella Truci, Paola Tozzi, Daniele Vergari, Luciana Fantoni,
Lucia Bigliazzi & Luciana Bigliazzi
Le carte della famiglia Targioni Tozzetti sono state conservate per anni
nella casa di famiglia in Via Ghibellina 85 a Firenze. Fra il 1851 (anno in cui
Antonio vendette una parte dell’archivio alla Biblioteca Palatina) e il 1904
(anno in cui gli eredi di Adolfo consegnarono le ultime carte familiari
all’Istituto di Studi Superiori di Firenze), i documenti dell’archivio Targioni
Tozzetti furono dispersi in numerose istituzioni e biblioteche fiorentine, perdendo così quel carattere di unità che per anni gli scienziati della famiglia avevano cercato di mantenere.
Attualmente i documenti, le memorie e le lettere che testimoniano il
ruolo dei Targioni Tozzetti nella vita culturale e scientifica fiorentina sono
conservati in diversi archivi e biblioteche della città.
Queste note intendono facilitare la localizzazione delle fonti targioniane e contribuire così alla loro riscoperta e valorizzazione.
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
I manoscritti della famiglia Targioni Tozzetti sono stati acquisiti dalla
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze in tempi diversi, fra 1851 e il 1894.
L’insieme del fondo è costituito da circa 800 documenti che rappresentano la
maggiore testimonianza dello sviluppo della scienza in Toscana in epoca post
Galileiana. Le carte della famiglia Targioni sono il frutto delle attività professionali e degli interessi scientifici dei suoi componenti. Tutti investiti di
importanti cariche pubbliche in qualità di archiatri, direttori di biblioteca,
direttori dell’Orto botanico, professori nello Studio fiorentino i Targioni
Tozzetti sono, una famiglia compatta nella ricerca scientifica, nella divulgazione, e nella gestione pubblica della scienza, ereditando la tradizione scientifica di Galileo, ma anche inserendosi nelle cariche salienti di una scienza
moderna che si andava omologando alla struttura e alla organizzazione della
società del secolo XVIII.
Il materiale librario della famiglia Targioni Tozzetti si può dividere in
due gruppi entrati in Biblioteca per acquisizioni successive; il primo nucleo
fu venduto da Antonio nel 1851 al Granduca Leopoldo II, dietro segnalazione del direttore della Magliabechiana, Francesco Palermo. Il secondo grup87
Etichetta dei manoscritti targioniani (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
88
po, completato da tutti i libri a stampa della libreria di famiglia, fu venduto in
momenti successivi: prima dalle figlie di Antonio nel 1857, l’anno dopo la sua
morte, e poi nel 1894, quando il resto degli scritti della famiglia, che comprendeva opere di botanica, medicina, chimica pura ed applicata, venne
acquistato dal direttore della Biblioteca Desiderio Chilovi.
I primi 189 manoscritti costituiscono la parte più varia del fondo in
quanto, pur offrendo scritti prevalentemente scientifici, vi sono compresi
anche argomenti di storia letteraria, viaggi, rime. Sono presenti codici dei
secc. XIV e XV secolo, gli scritti di agricoltura di Agostino del Riccio, autografi importanti come il fascetto di ricette mediche di Francesco Redi e lettere di Antonio Magliabechi. Il numero 189 è costituito dai 17 volumi delle
cosiddette “Selve”, monumentale spoglio di mano di Giovanni Targioni
Tozzetti. Questa preziosa fonte bibliografica, divisa per materie all’interno
della scansione per epoche, fornisce una messe di notizie importantissime
soprattutto riguardo alla scienza e alla tecnica e al tempo stesso, per l’intrinseca strutturazione e l’impostazione ideologica, costituisce una testimonianza di storiografia della scienza dell’epoca. In questo gruppo di filze occupano
un posto importantissimo i carteggi di Giovanni e del figlio Ottaviano (17751829). L’epistolario di quest’ultimo fu raccolto e parzialmente ordinato dal
figlio Antonio; attraverso questa mole di missive (circa 1750) si ricostruisce la
circolazione delle idee in fatto di scienze naturali e in particolare di botanica
e mineralogia in un raggio che spazia non solo in Toscana e in Italia, ma
anche in Europa. Il carteggio di Giovanni riflette l’ immensa versatilità della
sua mente dedita a studi di botanica, medicina, cartografia, tecnica, oltre che
la sua straordinaria attività di bibliotecario della Magliabechiana; la qualità e
quantità dei suoi destinatari rispecchiano la sua aspirazione di personaggio
istituzionale, di coinvolgere personalità scientifiche cosmopolite nel progetto
di rinnovamento della scienza in Toscana.
Il secondo gruppo di filze comprende i manoscritti di Giovanni,
Ottaviano, Antonio e l’importantissimo “corpus” della biblioteca dell’illustre
botanico Pier Antonio Micheli, di cui Giovanni era stato allievo. Alla morte
del Micheli tutto il suo corredo di studio era passato a Giovanni Targioni
Tozzetti, che avrebbe dovuto provvedere alla pubblicazione degli scritti inediti. Ma se l’enorme mole di impegni del Targioni non gli permise di compiere quest’opera, riuscì tuttavia a conferire a queste filze di appunti un’organizzazione che fu utilizzata e incrementata dai suoi eredi, specialmente da
Ottaviano. Questi scritti scientifici rimasero nella biblioteca della famiglia
fino a che, a partire dal 1851 fino al 1897, Antonio prima e le sue figlie poi
cedettero tutto il materiale del Micheli, compreso il celebre “Orto secco”, in
parte al Museo di Storia naturale e in parte alla Biblioteca Nazionale, ove 17
filze di documenti del grande botanico sono collocate appunto all’interno
della raccolta Targioni.
La situazione catalografica del fondo non è all’altezza dell’importanza
che questa insigne raccolta riveste; il reperimento delle filze targioniane si
effettua infatti attraverso gli strumenti descritti di seguito.
La consistenza dell’intero fondo è segnalata su una vacchetta che indica in 488 (cosiddetto numero di striscia) il numero totale dei tomi. I primi 189
documenti (striscia 1-234), acquistati nel 1851, furono collocati fra i codici
della biblioteca Palatina e fra questi inventariati. Questa sommaria elencazione costituisce tuttora l’unico strumento di ricerca per questa parte del fondo.
Il repertorio fornisce la collocazione del documento, l’indicazione dell’autore e dell’epoca e un titolo indicativo; la totale insufficienza di questo inventario è tanto più vistosa quando si tratta dei carteggi, facendo giustizia di centinaia di lettere con l’indicazione “Lettere autografe di diversi” o “Lettere di
diversi”. La collocazione 189, cioè i 17 volumi delle “Selve” sono stati trascritti e indicizzati nel 1989 da Tiziano Arrigoni.
Il secondo gruppo acquistato nel 1894 era inizialmente privo addirittura di un inventario. È evidente che in tempi moderni, nel 1989, la scelta di
stendere un catalogo esauriente dei manoscritti targioniani cadesse proprio
sulla prima parte di questa sezione del tutto priva di strumenti di accesso. Si
trovano quindi catalogati ampiamente i manoscritti dal 190 al 242 (striscia
235-323), ma rimangono tuttora privi di qualsiasi descrizione i documenti dal
242 in poi (striscia 324-488). Sono quindi totalmente privi di descrizione tutti
gli scritti del Micheli, di Antonio e di Ottaviano.
I.T.
89
Biblioteca di Scienze - Biologia animale - Università degli Studi di Firenze
Ospitata presso il locali dell’antico I.R. Museo di Fisica e Storia naturale, la Biblioteca di Scienze - Biologia animale, conserva una parte importante dei manoscritti targioniani.
I manoscritti sono parte consistente del materiale che nel 1904 il R.
Istituto di Studi Superiori acquistò per £ 2.000 dalle eredi di Adolfo Targioni
Tozzetti, Fulvia e Virginia, destinandolo al Gabinetto di Zoologia degli invertebrati.
I vari cambiamenti nella struttura organizzativa dell’Università degli
Studi di Firenze, che qui è inutile ripercorrere, hanno portato, sul finire del
secolo scorso, una gran parte di questi documenti a far parte integrante del
patrimonio della Biblioteca di scienze - Biologia animale.
Dal momento della sua istituzione nel 1977, la Biblioteca, nel tentare di
ricomporre il fondo, è impegnata in un paziente e costante lavoro di recupero del materiale disperso negli anni per i vari spostamenti subiti. Ad oggi è
ricostituita parzialmente la miscellanea di Adolfo, sono censiti i volumi a
stampa presenti in collezione ed è stata riordinata parte del materiale archivistico.
Il fondo si compone di tre parti: la prima comprende i manoscritti di
alcuni membri della famiglia Targioni Tozzetti fino ad Adolfo; le altre parti
sono composte da circa 850 volumi a stampa e da circa 3.300 opuscoli, in
gran parte scientifici, della miscellanea dello stesso Adolfo.
Un materiale vario e assolutamente complementare con quello conservato nelle altre biblioteche fiorentine.
La sezione dei manoscritti, composta da circa 150 scatole di materiale
archivistico, è divisa a sua volta in due parti: una sezione, più antica, comprendente le carte familiari appartenenti alla famiglia Targioni dalla prima
metà del XVI secolo, le carte della famiglia Tozzetti a cui apparteneva la
madre di Giovanni, Cecilia, e alcuni documenti della famiglia Dandini.
Completano questa sezione molti documenti amministrativi, ricordi e carteggi di Giovanni, Ottaviano e Antonio Targioni Tozzetti. La sezione moderna è costituita dalle carte di Adolfo Targioni Tozzetti. La raccolta di documenti di questo importante scienziato è enorme e rappresenta la parte più
importante del fondo. Oltre al ricchissimo carteggio, attualmente in fase di
riordino, sono presenti tutte le carte relative alle sue innumerevoli attività di
studio dalla botanica all’entomologia, allo studio della pesca, alle varie relazioni per il Ministero, all’attività della Stazione di Entomologia agraria, ai
viaggi, alle esposizioni internazionali. Un insieme unico di immenso valore
archivistico e scientifico, purtroppo, non adeguatamente descritto e solo
adesso oggetto di un progetto di recupero e studio.
P.T. & D.V.
90
Museo di Storia naturale dell’Università degli Studi di Firenze
Presso il Museo di Storia naturale, nelle sezioni di Mineralogia e di
Botanica, sono depositati i cataloghi che fanno da corredo alle rispettive collezioni. Nella sezione di Mineralogia si trovano i fascicoli che si riferiscono
alle raccolte di Giovanni, rilegati in dodici volumi, oltre a due volumi con
manoscritti di Ottaviano. Inoltre è presente il secondo volume di studi mineralogici delle Note e opuscoli di mineralogia facente parte dei sette complessivi repertoriati con la segnatura “Targ. Tozz. 208” dal fondo Targioni presente
nella Biblioteca Nazionale. Presso la sezione di Botanica si trova invece il
Catalogo delle sostanze vegetabili della Collezione di Antonio Targioni Tozzetti
raccolta entrata in Museo dopo la morte di quest’ultimo.
Nella sezione di Zoologia sono inoltre conservate alcune cartelle con
documenti della famiglia Targioni e Dandini. È poi presente materiale vario
relativo agli ultimi anni di attività scientifica di Adolfo Targioni Tozzetti presso l’Istituto di Studi Superiori. Infine, nella stessa sezione si conservano le
carte dei primi anni di attività della Società Entomologica Italiana caratterizzati dalla presidenza di Adolfo.
L.F.
Archivio Storico dell’Università degli Studi di Firenze
Con la creazione del R. Istituto di Studi Superiori pratici e di
Perfezionamento e poi dell’Università, parte del materiale documentario
riguardante il Museo è rimasto collocato presso l’archivio storico
dell’Università stessa. Le carte che trattano degli oltre quaranta anni d’insegnamento ed attività scientifica di Adolfo Targioni Tozzetti sono raccolte in
circa 355 filze, corredate da protocolli, tra le quali circa sessanta cartelle
riguardano il periodo della direzione di Adolfo.
Oltre alle filze riguardanti il R. Istituto di Studi Superiori vi sono due
buste che contengono “Materiale vario ritrovato nel fare gli scarti di Archivio
in Via Micheli nel Maggio 1938”. Una di queste riguarda atti di vari periodi,
anche precedenti all’istituzione dell’Istituto di Studi Superiori, relativi al
Museo e ad Adolfo Targioni Tozzetti.
Questi documenti archivistici sono strettamente legati e complementari ai fondi conservati presso le altre strutture e, in particolare, alle filze del
Museo conservate presso l’Istituto e Museo di Storia della Scienza.
L.F.
91
Archivio di Stato di Firenze
Questo Istituto, che accoglie più di 600 fondi relativi ad un arco temporale di circa tredici secoli e che contiene materiali delle più svariate tipologie,
rappresenta sicuramente un punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione della storia politica e sociale del territorio e dei personaggi che vi
hanno avuto un ruolo rilevante. L’approccio a questo complesso archivistico
presuppone, oltre alla conoscenza dei personaggi su cui si svolgono le ricerche, anche la conoscenza dei rispettivi contesti storico istituzionali, indispensabili per orientarsi e per indirizzarsi nel meandro dei fondi e delle loro partizioni. Sono disponibili, presso la sala di Studio, i cataloghi di ogni fondo
archivistico che contengono, insieme agli elenchi o indici delle cartelle, anche
le informazioni relative ai soggetti produttori, alla loro struttura, alla trasformazioni nel tempo se sono enti, alla biografia se persone, ecc. Queste informazioni rivestono un ruolo rilevante perchè offrono una chiave d’accesso primaria alla documentazione e all’evolversi della ricerca, fornendo indicazioni
utili su come ampliarla ed approfondirla. Si rimanda per questo alla Guida
dell’Archivio di Stato di Firenze presente anche on-line insieme a pubblicazioni di vario materiale di studio sui vari carteggi.
Per quanto riguarda la famiglia Targioni Tozzetti non esiste presso
l’Archivio di Stato di Firenze un fondo personale, ma i fondi che trattano dell’attività di questi personaggi e delle vicissitudini delle loro collezioni sono
molto numerosi. I documenti sono conservati sia in fondi istituzionali, come
per esempio la “Reggenza”, l’“Imperial e Real Corte” ed il “Dipartimento
dell’Arno”, sia in fondi amministrativi come la “Corte dei Conti”. Altri documenti sono reperibili in archivi famigliari come “Ricasoli”, “Pelli Bencivenni
carte” e “Tabarrini”. In quest’ultimo, in particolare, sono presenti lettere di
Fanny e Adele, moglie di Marco Tabarrini e figlia di Antonio, oltre ad una
filza riguardante l’attività dello stesso Antonio presso l’Accademia della
Crusca. Documenti riguardanti Giovanni Targioni Tozzetti si trovano anche
in raccolte come “Manoscritti”, “Acquisti e Doni” e “Raccolta Sebregondi”.
Nonostante l’estrema dispersione dei documenti, questi fondi rappresentano importanti tessere di un complesso mosaico, indispensabili per avere
un quadro generale dell’attività di questa famiglia di scienziati.
L.F.
Istituto e Museo di Storia della Scienza
Fino dal 1949, presso questa Istituzione è conservato il fondo del
Museo di Fisica e Storia naturale, che copre un arco temporale di circa un
secolo (1780-1872). Si tratta si uno strumento fondamentale per la ricostru92
zione della storia del Museo, sotto tutti gli aspetti, dal sapere scientifico, allo
studio delle collezioni, ma anche della vita culturale e scientifica dei personaggi che nel Museo hanno operato. Questo nucleo manoscritto rappresenta perciò un tassello importante e imprescindibile per chi voglia ricostruire un
immagine completa ed esauriente di figure scientificamente rilevanti come
Ottaviano e Adolfo Targioni Tozzetti, i quali ricoprirono un ruolo importante presso questa struttura, non limitandosi solamente all’insegnamento ma
facendo del Museo uno dei centri principali dell’attività di studio e di ricerca. Attraverso questo prezioso materiale documentario è possibile trarre
numerose e peculiari notizie riguardanti le collezioni radunate personalmente dai componenti della famiglia Targioni Tozzetti, che sono confluite in vari
momenti in quelle del Museo. Le filze, quasi 140, comprendono
“Copialettere”, “Affari”, “Spese e mandati” e coprono un periodo che va dal
1780 al 1872. Queste sono state catalogate, ma per la serie “Affari” è stato
fatto un lavoro particolarmente minuzioso con un indicizzazione di luoghi,
persone, enti ecc che permette ricerche anche molto specifiche. Il programma al momento è consultabile solamente su rete locale.
Complementare al fondo precedente è quello “Fabbroni”, che permette di dare interpretazioni più esaurienti soprattutto per quanto riguarda il
primo periodo di vita della struttura. In questa raccolta di lettere e documenti è attestata l’attività scientifica del naturalista fiorentino svolta non solamente all’interno del Museo, ma anche all’esterno e i suoi rapporti con personaggi del mondo scientifico fra cui anche Ottaviano Targioni Tozzetti, testimoniato da alcune lettere.
Presso la Biblioteca dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, si
trova il Catalogo delle Produzioni Naturali che si conservano nella Galleria
Imperiale di Firenze disteso nel 1763 per ordine di sua Eccellenza il Sig.re
Maresciallo Marchese Antonio Botta Adorno dal Dott. Giovanni Targioni
Tozzetti Decano del Collegio Medico di Firenze Professor Pubblico di Bottanica
e Prefetto della Biblioteca Pubblica Magliabechiana (segnatura: Antico 2378).
Questo catalogo era elencato nell’inventario del Museo di Storia
Naturale del 1775, dove si conservava nella biblioteca prima di passare, insieme ad una parte del fondo librario, al Museo di Storia della Scienza.
L.F.
Accademia dei Georgofili
L’archivio dell’Accademia dei Georgofili contiene molti documenti che
testimoniano l’attività accademica dei Targioni Tozzetti.
Per quanto riguarda il reperimento delle fonti manoscritte si rimanda
all’Inventario dell’archivio storico dell’Accademia, curato da Antonietta
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Morandini, Francesca Morandini e Giuseppe Pansini, e pubblicato in quattro volumi fra il 1970 e il 1977. Il quarto volume, contenente l’indice alfabetico dei nomi citati compilato da Giuseppe Fiammetta, permette una rapida
ricerca dei documenti.
Per quanto riguarda invece la vasta produzione di memorie e relazioni
edite sulle pubblicazioni ufficiali dell’Accademia si rimanda ai due principali repertori Degli studi e delle vicende della reale Accademai dei Georgofili nel
primo centenario di sua esistenza. Sommario storico dell’avv. Marco Tabarrini
corredato di un catalogo generale dei soci e di due indici degli Atti accademici
compilati da Luigi de’ marchesi Ridolfi (Firenze, 1856) e Degli studi e delle
vicende della reale Accademia dei Georgofili dal 1854 al 1903. Discorsi letti nel
terzo cinquantenario dalla sua fondazione seguiti da un Elenco generale dei soci
e da due Indici degli Atti accademici (nuova e quarta Serie) compilati da Tito
Marucelli (Firenze, 1904).
L.B. & L.B.
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Bibliografia
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CIPRIANI C., FANTONI L., POGGI L., SCARPELLINI A., Appunti per la storia del Museo di Storia Naturale dell’Università
di Firenze. Le collezioni mineralogiche, nota IV: i precursori, in “Atti e Memorie La Colombaria”, vol.
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CIPRIANI C., NEPI C., POGGI L., “Opuscoli e schede mineralogiche”. Manoscritti e lettere di Ottaviano Targioni
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STEFANELLI P., Cenni biografici del Cav. Prof. Antonio Targioni Tozzetti, letti alla R. Accademia Toscana di Arti e
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VERGARI D., La corrispondenza di Ottaviano Targioni Tozzetti conservata presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, in “Nuncius”, vol. 17, fasc. 1, pp. 91-164 (2002).
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Quando Giovanni Targioni Tozzetti scrisse la descrizione di questo esemplare, ancora non si era verificata la rigida separazione tra l’aspetto scientifico e quello
artistico; per questo nel catalogo si rintracciano tutti gli elementi necessari ad una esatta conoscenza del pezzo.
“Tiburtinus n.14 - Un’antica Testa Etrusca di statua d’uomo sedente, che serviva di coperchio ad una cassetta ossuaria, scolpita in una specie di Travertino [...]
Vi sono incorporate molte molecule ferree o Piritiche nericce, e scure, [...] scelsi questa testa fra vari rottami di urne cinerarie, che si trovano intorno ai sepolcri
Ipogei di Volterra. La Pietra è del monte medesimo dov’è Volterra, e forse è il Tufo descritto dal Baldinucci, di cui feci menzione a c: 28. del Tom: 3. de’ miei
viaggi, ed: 2.” (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Mineralogia).
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Come “Ceramica n. 8” troviamo nel catalogo: “Una Pipa di terra leggiera e delicata, di color pallido” (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Mineralogia).
Alcuni esemplari della collezione di Giovanni Targioni Tozzetti: in particolare, in basso a destra con la scritta “Marmor n. 169” si può vedere uno dei campioni
proveniente dalla collezione di Pierantonio Micheli (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Mineralogia).
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Col nome di “Dendrites n.13” si trova nel catalogo la seguente descrizione: Un pezzo [...] di Alberese biancastro marmorino un poco ombrato di carnicino, dipinto
per tutti i versi di bellissimi fruticetti neri Dendritici [...] Era nella Raccolta Micheliana senza indicazione alcuna, ma dubito che possa essere Dendrite dell’Elba [...].”
(Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Mineralogia).
Alcuni molluschi gasteropodi della collezione di Giovanni Targioni Tozzetti con i loro supporti originali (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione
di Zoologia).
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Mappe disegnate da Ferdinando Morozzi per i viaggi in Toscana di Giovanni Targioni Tozzetti (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
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Soldanite. Non abbiamo la certezza che questo esemplare sia esattamente quello inserito nella collezione da Ottaviano Targioni Tozzetti, ma sicuramente è uno
dei pochissimi frammenti della meteorite caduta 16 giugno 1794 a Lucignan d’Asso nel senese. Ottaviano analizzò pezzi della meteorite, datigli da Padre
Ambrogio Soldani (da cui il nome). A testimonianza di questa collaborazione si conservano presso la sezione di Mineralogia anche lettere tra i due e appunti di
Ottaviano (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Mineralogia).
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Modello in cera di Cactus coquinbanus Zuc. (nome corretto: Cactus coquimbanus Molina, oggi Cereus coquimbanus (Molina) K. Schum.). Esso fa parte della grande collezione delle piante in cera che venne allestita dall’officina di ceroplastica del Museo di Fisica e Storia Naturale per “illustrare” la eccezionale e spesso sorprendente varietà di forme nel mondo vegetale, varietà per lo più ignota all’uomo comune, anche perché appartenente a piante provenienti da terre molto lontane e praticamente ancora sconosciute. (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Botanica).
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I modelli come la “Zucchetta bernoccoluta”, rappresentativi della enorme varietà di specie e di “cultivar”,
come si dice oggi, del mondo vegetale erano il frutto di
un gusto ancora “mediceo” per la descrizione accurata
e veritiera della ricchezza e generosità della natura che
aveva trovato in Cosimo III e Bartolomeo Bimbi la massima espressione artistica.
La raccolta venne utilizzata da Ottaviano come supporto didattico per le sue lezioni di Botanica presso il Regio
Liceo. (Museo di Storia naturale dell’Università di
Firenze, sezione di Botanica).
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Tavole disegnate da Antonio Targioni Tozzetti che fanno da corredo al suo manoscritto succulentarum plantarum Icones et Descriptiones. L’opera, iniziata nel 1806,
rimase incompiuta e inedita perchè il giovane autore venne a conoscenza di quella stampata in Francia da De Candolle con lo stesso titolo e sullo stesso soggetto (Biblioteca di Scienze - Biologia animale - Università di Firenze).
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Tavole edite (sopra e a destra, in alto) e disegno preparatore (a destra in basso) per l’opera di Antonio Targioni Tozzetti fiori, frutti ed agrumi più ricercati per
l’adornamento dei giardini. Firenze, 1825 (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
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Barattolo in vetro contenente un frammento della infiorescenza di Tozzettia persica Parl. (Liliaceae) che F. Parlatore, fondatore dell’Erbario Centrale Italiano,
descrisse nell’opera Nuovi generi e nuove specie di piante monocotiledoni (1854), distinguendo questo nuovo genere da quello di Fritillaria. Il nome Tozzettia fu
dedicato ad Adolfo Targioni Tozzetti, “botanico degno del nome che porta”, come ci dice Parlatore nella descrizione, aggiungendo che “Il genere Tozzettia fondato dal fu Prof. Gaetano Savi […], non essendo stato ammesso dai botanici, nulla osta alla fondazione di una nuova Tozzettia”. È probabile che il campione
conservato in alcool nella Sezione Botanica sia proprio il materiale originario su cui Parlatore descrisse il nuovo genere e la specie persica, che “Abita probabilmente in Persia e si coltiva comunemente nei nostri giardini come pianta ornamentale”. (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Botanica).
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Pacco dell’Erbario Micheli-Targioni contenente esemplari di fanerogame marine ed alghe. Insieme ad altri fascicoli, venne donato il 17 luglio 1900 da Adolfo Targioni
Tozzetti a completamento del trasferimento della intera collezione, avvenuta nel 1845. Nel Registro delle Accessioni esso viene indicato come “Collezione di piante
marine di P. A. Micheli, aumentata, corretta, ordinata da Giovanni Targioni Tozzetti per servire all’opera Catalogus Vegetabilium Marinorum Musaei Sui”. In effetti questa fu pubblicata, postuma, nel 1826 a cura di Ottaviano che, nella presentazione, spiega come il Micheli avesse l’intenzione di pubblicare la seconda parte del suo
Nova Plantarum Genera inerente “plantis aquaticis et sub marinis”, ma che ne fosse stato impedito dalla morte e che, per la stessa ragione, anche Giovanni Targioni
non avesse fatto in tempo a pubblicarla. Il pacco contiene, oltre ai campioni vegetali, anche numerosi disegni a china, probabilmente di Micheli stesso. (Museo di
Storia naturale dell’Università di Firenze, sezione di Botanica).
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Adolfo Targioni Tozzetti si dedicò anche allo studio dei crostacei, occupandosi tra l’altro di quelli raccolti durante il viaggio di circumnavigazione del globo della Pirocorvetta “Magenta” di cui
è un esempio Capitulum Mitella, cirripede scalpellomorfo (sotto). Descrisse anche alcune specie
nuove per la scienza come, ad esempio, Amarinus laevis (Targioni Tozzetti, 1877), decapode
brachiuro appartenente alla Famiglia Hymenosomatidae (sopra), e Ornitholepas australis
(Targioni Tozzetti, 1872), cirripede lepadomorfo (a destra), scoperto sulle piume di un uccello
pelagico nell’Oceano Atlantico meridionale (Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze,
Sezione di Zoologia).
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Finito di stampare nel mese di aprile 2006
presso Nova Arti Grafiche - Signa (FI)
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catalogo mostra targioni - Museo di Storia Naturale