Associazione Acquariofili Abruzzese Associazione Acquariofili Abruzzese Sotto il segno dei pesci I primi 25 anni dell’Associazione Acquariofili Abruzzese Grafica e impaginazione di Federica Di Pasquale Copertina di Giovanni Placentile Ianieri Edizioni Piazza Sacro Cuore, 49 65122 PESCARA Tel. 085/4219708 - Fax 085/4220693 www.ianieriedizioni.com - [email protected] Dedica dell’Arcivescovo di Chieti mons. Vincenzo Fagiolo in occasione della 1º Mostra organizzata dall’Associazione Acquariofili Abruzzese Ottobre 1982 SOTTO IL SEGNO DEI PESCI I primi 25 anni dell’Associazione Acquariofili Abruzzese Raccontati da Luciano Di Tizio con Lorenzo Marcucci Nicoletta Di Francesco Ricerca iconografica di Amedeo Pardi Presentazione Arch. Mario Di Nisio, Presidente Fondazione Carichieti fondazione cassa di risparmio della provincia di chieti PRESENTAZIONE La Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti ha caldeggiato la realizzazione di quest’opera, ne ha permesso la pubblicazione, auspicando la bontà delle intenzioni dell’uomo nei confronti della natura, e per far conoscere la realtà dell’acquariofilia nel nostro territorio. In tale occasione l’Associazione Acquariofili Abruzzese fa il punto su tutto ciò che ha realizzato e su quello che ha in cantiere, avvalendosi degli interventi di etologi, naturalisti e studiosi. Si è preso atto che anche qui, come nel resto del mondo, fioriscono sempre più associazioni che si impegnano, si battono per salvaguardare e valorizzare l’ambiente. L’Associazione, che annovera oggi duecento soci anche fuori della regione, è all’opera da venticinque anni. Essa è andata potenziando, nel corso degli anni, la propria attività, iniziata in un ‘basso’ nel centro storico di Chieti. All’epoca fu fondato un vero e proprio club con tanto di nome e di statuto. Successivamente iniziarono le mostre, tra consensi e successi, di pesci tra le cui specie, numerosi ciclidi africani e sud americani, e di invertebrati. Nel volume sono riportate le date, le tappe del percorso fatto in vista del traguardo raggiunto e nell’orizzonte del futuro. L’evento si arricchisce di un concorso e di un incontro con personaggi di rilievo, in un programma pensato con impegno, passione e professionalità. Mario Di Nisio Presidente Fondazione Carichieti 7 PREMESSA Si dice che il 13 porti fortuna. Forse è vero. O almeno così è stato per l’Associazione Acquariofili Abruzzese che venne fondata da 13 persone di buona volontà il 13 maggio del 1982. Se venticinque anni dopo l’associazione è ancora attiva, e in cinque lustri ha saputo tutto sommato rispondere agli scopi che si era prefissa nel primo articolo del proprio Statuto (“incrementare e valorizzare l’acquariofilia ed operare in difesa dell’ambiente”), vuol dire che quel doppio 13 quanto meno non ha portato jella. Lo dicono i numeri e lo dicono i fatti: oggi i soci sono poco meno di duecento, presenti in tutte le province abruzzesi e anche fuori regione, l’associazione è più che mai viva e attiva ed è anzi ambiziosamente proiettata verso il futuro. Se ci avessero chiesto allora di scommettere pronosticando un simile successo credo, francamente, che nessuno di noi se la sarebbe sentita, certamente non io. È andata insomma molto meglio di quel che avevamo immaginato anche nei sogni più rosei. Venticinque anni di attività sono tanti e questo libro nasce con l’ambizione di raccontarli, di far vivere anche a chi non c’era emozioni, speranze, delusioni e successi che, comunque la si voglia mettere, hanno segnato l’esistenza di ciascuno di noi e, speriamo, hanno pure lasciato un piccolo segno anche al di fuori del ristretto numero dei soci. Fatti per noi importanti, che tuttavia per molti, moltissimi altri potrebbero non significare nulla. Mi sono e ci siamo chiesti a lungo se potesse valere la pena di scrivere questo libro. La spinta decisiva ce l’ha data l’architetto Mario Di Nisio, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti che ci ha fatto semplicemente notare che raccontare e far conoscere quel che si fa è sempre e comunque utile, anche per riuscire a guardare avanti senza dimenticare tutto quello che si ha alle spalle. Una motivazione importante anche per un piccolo libro come quello che avete tra le mani. All’architetto Di Nisio pure per questo incoraggiamento va la nostra più sincera gratitudine. 9 I LE ORIGINI Si comincia in un vicolo del centro Tutto è iniziato in un negozietto, nei vicoli, alle spalle di palazzo De Mayo, a due passi, nel senso letterale del termine, da larghetto dei Veneziani. Qui, in un “basso” Carlo Santacroce aveva nel corso del 1980 aperto un piccolo e accogliente negozio. Niente di troppo impegnativo, né per spazio né per numero di vasche. Ma era il primo pet-shop dedicato prevalentemente all’acquariofilia che nascesse a Chieti. C’erano stati dei tentativi, in precedenza (un ferramenta aveva, ad esempio, nei primi anni ‘70, allestito alcune vasche), ma non era mai esistito un riferimento unico per gli appassionati della città che in quel negozietto cominciarono a conoscersi e a frequentarsi. Prima di allora gli acquariofili di Chieti si orientavano per lo più verso Pescara, dov’erano presenti alcuni negozi (uno dei più antichi era quello di Pelmo Passeri, tutt’ora attivo col figlio Franco, mentre era stato da poco aperto Acquario Art di Michele De Angelis). Era improbabile incontrarsi e nel capoluogo adriatico il tentativo, negli anni ‘70, di dare vita a un club era presto naufragato per varie ragioni, compreso qualche contrasto tra i soci. Chieti era terreno vergine e forse un’associazione avrebbe potuto funzionare. Fu lo stesso Carlo Santacroce a lanciare l’idea che pian piano prese corpo. Si pensava in buona sostanza di dare vita a un gruppo (Associazione Teatina Acquariofili era la denominazione ipotizzata) per condividere e propagandare l’acquariofilia. Ci vollero parecchi mesi perché si arrivasse, nel 1982, all’assemblea costitutiva. Per inciso in quello stesso 1982 il fratello maggiore di Carlo, Roberto Santacroce, rilevò l’attività commerciale del padre e la indirizzò decisamente verso il settore degli animali da compagnia, con l’acquariofilia che 11 i. le origini presto l’avrebbe fatta da padrone. Anche questo è un negozio che, con lo stesso Roberto, la moglie e il figlio Giorgio, è tuttora in piena attività. Carlo avrebbe invece più avanti abbandonato il settore per dedicarsi ad altro. Ma allora era lì, pieno di un contagioso entusiasmo. Erano stati contattati una ventina di appassionati: quanto bastava per dare corpo al club. Venne elaborata una bozza di statuto con l’aiuto anche di qualche ornicoltore che già aveva esperienza di associazioni. Fondamentale fu in tal senso la collaborazione di Giorgio Di Tizio che ha spesso dato una mano ed è anche stato nostro socio. Tutto era pronto per il gran giorno. Carlo Santacroce, sempre lui, ottenne l’uso gratuito di una sala del circolo Acli, allora all’ultimo piano di palazzo De Mayo. Qui, il 13 maggio, era un giovedì, nel pomeriggio, si trovarono i primi soci. Qualche defezione c’era stata. Eravamo solo in 13, ma il numero venne ritenuto sufficiente per cominciare. Lo Statuto venne approvato senza problemi: del resto diversi dei fondatori avevano concretamente contribuito alla sua stesura e c’era ben poco da discutere. Stesso discorso per le cariche sociali: venne premiato chi si diceva disposto a sacrificare un po’ di tempo per la neonata associazione. Io venni designato come presidente in quanto godevo di una piccola notorietà per aver pubblicato qualche articolo sulle riviste del settore (allora ne esistevano due: “Acquario natura in casa” che aveva ospitato i miei primi lavori, e “aquarium”, nella quale nel 1985 sarebbe confluita la prima e che è tuttora in attività), Marcello Tagliamonte, pure lui autore di alcuni articoli, fu il vice, Silvestro Pietroluongo il tesoriere-segretario, Giovanni Lisanti e Angelo Bevilacqua i consiglieri. Santacroce, a dispetto dei suoi meriti, fu escluso perché era stato deciso di tenere fuori dal direttivo, per Statuto, chiunque svolgesse una attività commerciale. Una posizione sulla quale tutti furono d’accordo (gli altri soci fondatori, oltre le persone già indicate, erano Ivo Cascone, Carlo Giampietro, Anselmo Tacconelli, Umberto Sasso, Sandro Fasoli, Sergio D’Andrea e Fulvio Merli). Si discusse invece, e a lungo, sul nome da attribuire all’associazione che stava per nascere. Due le posizioni principali: dare al club una connotazione cittadina, com’era nell’idea originaria, oppure lanciarla a livello metropolitano e regionale. Prevalse, per fortuna, la linea più aperta, propugnata tra gli altri da Fulvio Merli, oggi affermato architetto, che disegnò pure il primo simbolo del club, tre “A” su un tratto blu che richiamava le onde. Un logo bellissimo che 12 i. le origini tuttavia è stato più avanti sacrificato per scegliere uno scalare stilizzato, mutuato da quello che era stato adottato dall’antico club pescarese poi scomparso. Un gesto simbolico che serviva a sancire il carattere regionale o quanto meno metropolitano del club. Ma torniamo a quel 13 maggio: si votò dunque per la scelta del nome e prevalse Associazione Acquariofili Abruzzese. Con una sigla, AAA, che dà sicuri vantaggi di visibilità negli elenchi in ordine alfabetico e richiama il tradizionale incipit degli annunci economici: AAA Cercasi. In effetti allora avevamo molto da cercare... La prima mostra Fondato il club, scelto un nome, varato uno statuto ed eletto un direttivo restava “solo” da individuare un sistema per farsi conoscere e per far aderire nuovi soci. Prima a Chieti, questo il progetto, poi a Pescara e negli altri centri abruzzesi, quanto meno i più vicini all’area metropolitana teatino-pescarese. Furono necessarie per definire il programma delle attività da svolgere una serie di riunioni negli appartamenti dei vari componenti del direttivo. Incontri frequenti e spesso accesi: scoprimmo allora com’era difficile andare d’accordo e pure cercare di imparare ad ascoltare e a rispettare le opinioni degli altri. Lezioni anche di vita. Come che sia alla fine si raggiunse l’unanimità: sarebbe stata una mostra di acquariofilia il nostro cavallo di Troia, il mezzo per avvicinare altri appassionati e farci conoscere. Prima di allora in Abruzzo esposizioni del genere non ce n’erano mai state, almeno non che noi sapessimo, ed era prevedibile un bel successo, con echi certamente a livello regionale. Ma la mancanza di precedenti ci costringeva pure a inventare competenze che nessuno tra noi aveva. In più non avevamo i mezzi economici, perché le sole quote di iscrizione di 13 soci sarebbero bastate appena per le spese di cancelleria, qualche manifesto e poco d’altro. Indispensabile appellarsi al Comune. Allora, a Chieti, c’era un monocolore Dc, con sindaco Angelo Zito e assessore alla cultura Pierluigi Di Berardino. Era lui il nostro interlocutore. Dopo un paio di incontri necessari per spiegargli (e per spiegarlo a noi stessi) che cosa intendevamo fare, la sua adesione fu convinta ed entusiasta: si offrì persino di metterci a disposizione... un paio di idraulici del 13 i. le origini Comune per l’impianto di carico e scarico dell’acqua. E fu francamente sorpreso quando gli spiegammo che se ne poteva decisamente fare a meno. L’amministrazione municipale avrebbe in ogni modo contribuito alle spese promozionali (manifesti e inviti) e ci avrebbe messo gratuitamente a disposizione, a fine ottobre, una grande sala nella struttura ex Enal, oggi apprezzato Museo di Storia delle Scienze Biomediche. Un bel passo avanti, ma restava il problema più grosso: che cosa avremmo potuto esporre e in quali acquari? Si decise subito di dar fondo alle nostre vasche domestiche: chiunque ne avesse una in più o una facile da smantellare e riallestire in fretta l’avrebbe portata e tutti i soci avrebbero dovuto mettere a disposizione i pesci, gli invertrebrati e quant’altro allevato in casa. Fatti i conti, anche per le dimensioni notevoli della sala, non avevamo però materiale sufficiente per farcela: sarebbero stati necessari 30 acquari e noi eravamo a 15. Chiedere aiuto alle ditte nazionali del settore non ci sembrò una buona idea: eravamo appena nati, sconosciuti, chi mai avrebbe potuti darci retta? I negozianti locali, di Chieti e di Pescara, però ci conoscevano e forse qualche vasca avrebbero potuto prestarcela in cambio del loro marchio in evidenza: “Questa vasca è stata gentilmente messa a disposizione da...”. Accadde di tutto: un commerciante, oggi da anni non più in attività, ci prestò prima due vasche “nude” piuttosto mal messe, ma le rivolle indietro prima dell’inaugurazione perché un suo concorrente, che ci aveva prestato una vasca di fabbricazione industriale con tanto di supporto, avrebbe fatto una figura migliore della sua e lui questo non poteva tollerarlo. Inutile tentare di farsi dare qualcosa di meglio: non volle sentire ragione. Il suo contributo servì solo ad aumentare i nostri problemi. Un altro ci diede un acquario lercio accettando di prestarcelo in cambio della sua pulizia: ce lo dava sporco e lo avrebbe riavuto pulito con in più qualche giorno di pubblicità gratuita. Un altro pretendeva di scegliere la posizione nella sala, perché la sua vasca fosse la più visibile... Tutti ci consegnarono il materiale nel loro negozio, con lavoro e trasporto tutto a nostro carico. Non mancò qualche esercente più illuminato. Passeri di vasche ce ne diede due, complete di tutte le attrezzature moderne e funzionali pur sapendo che una sola sarebbe stata pubblicizzata. Acquario Art ci prestò anche alcuni preziosi supporti. Gabriele Castellano, erpetologo e terrarista, offrì in prestito un paio di terrari, ospiti compresi. Umberto Ago14 i. le origini stini, commerciante all’ingrosso, titolare allora di “Aquarium Center”, ci mise a disposizione le piante e gli animali che ci sarebbero serviti a completare l’allestimento e ci prestò anche per più sere uno dei suoi furgoni, quanto mai prezioso per gli spostamenti e per il trasporto del materiale. Alla fine la decisione fu di evitare qualsiasi marchio commerciale, e con nostra sorpresa nessuno dei negozianti che si erano impegnati con noi fece un passo indietro, salvo quello che già ci aveva voltato le spalle. Agli altri evidentemente parve sufficiente per darci una mano lo sforzo che stavamo compiendo, per pura passione, in favore dell’acquariofilia da una cui maggiore diffusione sarebbero stati in ultima analisi proprio i negozianti a trarre vantaggio. Si andava così avanti, tra una riunione (e una discussione) e l’altra. Le chiavi della sala nella quale dovevamo allestire la mostra ci vennero consegnate da Di Berardino già ai primi di ottobre: “Sino alla vostra iniziativa – ci disse – non c’è altro in programma ed è bene che facciate le cose con calma. Siamo tutti alla prima esperienza, e non dobbiamo sbagliare”. Senza questa benevola concessione forse non ce l’avremmo mai fatta. Cominciammo a montare l’esposizione, sera dopo sera. Giovanni Lisanti avrebbe portato il suo marino tropicale. Per farlo senza traumi era necessario spostare la sua vecchia vasca, da 140 cm, depositata in soffitta, nella quale avremmo poi trasbordato con minori rischi sabbia, rocce e pesci. Rischiammo di essere linciati da altri condomini quando, dopo lunga attesa, ci videro uscire dall’ascensore, in condizioni impresentabili, con quella specie di bara di vetro caricata in posizione verticale perché potesse entrare nella piccola cabina. Pure i viaggi a Pescara per ritirare gli acquari in prestito si trasformarono in altrettante avventure. Ci rendemmo presto conto che i supporti sui quali appoggiare le vasche avrebbero rappresentato un ulteriore e grave problema. Alcuni li realizzammo con tubi Innocenti prestati dal Comune e montati a mo’ di tavoli, altri rinforzando con montanti in legno banconi trovati nei ripostigli dell’ex Enal, altri venivano da casa e altri ancora in prestito dai negozianti. Un guazzabuglio incredibile. Decidemmo una spesa straordinaria: grandi fogli di cartoncino colorato per coprire i più indecenti tra i supporti e intanto cominciavamo a sistemare le vasche. Anche qui altri problemi: non tutte avevano un coperchio e molte erano pure prive dell’impianto luce. Montammo degli improbabili gruppi di accensione 15 i. le origini incollando reattore, starter, fili e interruttore su dei pezzetti di vetro, le cuffie a tenuta stagna vennero realizzate con gommini di quelli che allora si usavano per proteggere i piedi delle sedie mentre per i coperchi – ormai i soldi erano finiti – si fece ricorso semplicemente a dei fogli di robusto cartone rivestiti con plastica nera: il meglio che potevamo concederci, nella consapevolezza che l’esposizione sarebbe durata solo otto giorni. Probabilmente saremmo riusciti a mascherare quell’ennesimo neo. Mancava ancora qualche vasca. La realizzammo sul posto, con mezzi di fortuna: lastre di vetro avanzate da precedenti lavori o ottenute a prezzo di favore da un vetraio locale del quale molti di noi erano affezionati clienti incollate con avanzi di mastice al silicone portati da casa: una aveva la lastra di base e quella posteriore fissati con collante nero, la anteriore, la più visibile, con quello trasparente. Intanto gruppetti di soci organizzavano spedizioni notturne a Francavilla, armati di un incredibile numero di lattine, per rifornirsi di acqua di mare. È vietato (l’acqua di mare appartiene al Demanio), ma non c’erano alternative praticabili: non avevamo soldi per comprare gli appositi sali. L’avremmo usata per le vasche mediterranee e anche, mescolata con quella portata da casa, per le tropicali. Fai da te e arte di arrangiarsi portate davvero ai massimi livelli. Il risultato finale appariva comunque accettabile: trenta acquari, per un totale di circa 3.000 litri d’acqua, per i due terzi dolce e per un terzo marina. Vasche “calde” e temperate, mediterranee e dei mari tropicali con in più alcuni terrari e paludari con serpenti, sauri e tartarughe. E anche una grande “bettiera” con una serie di splendidi esemplari di Betta splendens allevati dai soci del club. Il fatto che molti degli animali venissero da casa rappresentava una buona garanzia: erano sani, abituati alla vita in cattività e anche belli e di taglia più grande di quella commerciale. Potevamo essere soddisfatti, a dispetto di un insieme decisamente arrangiato e di qualche problema nascosto al pubblico ma a noi ben evidente. L’impianto elettrico in particolare, tra prolunghe autocostruite, gruppi di accensione e coperchi come descritti, lasciava decisamente a desiderare e al momento di accendere e spegnere le luci il rischio di rimediare una sgradevole scossa era assai più di una semplice possibilità. Il segretario Silvestro Pietroluongo cercava ogni giorno volontari per provvedere a questa rischiosa incombenza, che finiva col ricadere troppo 16 i. le origini spesso sulle sue spalle. Per aiutarlo, non potendo far altro, arrivammo a giocarci a sorte l’incarico: era sempre il più sfortunato a dover fare il giro delle vasche. Come che sia si arrivò al momento della inaugurazione, di pomeriggio. L’assessore Di Berardino entrò puntualissimo annunciandoci che fuori dalla vetrata d’ingresso dell’ex Enal – quella stessa che oggi dà accesso al Museo – c’erano addirittura centinaia di persone accalcate in strada in attesa di entrare. Eravamo da ore nella sala e non ci eravamo accorti di nulla. Sorpresi e felici aprimmo l’atrio, un breve discorso davanti a tantissima gente, il taglio del nastro e la mostra fu letteralmente presa d’assalto. Il registro che avevamo appositamente comprato venne firmato da diverse migliaia di persone: quasi diciottomila in 8 giorni. E certamente tanti non avevano firmato: spesso era del tutto impossibile farlo, per via della incredibile calca nella pur ampia sala. I giornali parlarono di 30mila visitatori e la cifra non ci parve affatto esagerata. Arrivarono pure i complimenti. Anche autorevoli. Il sindaco della città, il dottor Angelo Zito, visitò la mostra il 21 ottobre e volle scrivere un suo pensiero su quel primo registro delle firme, che viene conservato nella sede del club come il più prezioso dei cimeli: Con vivo apprezzamento – scrisse – per l’opera delicata di organizzazione e ricerca a rappresentare una fauna particolare che ci serve a ricordare come tante e molte cose sono utili all’uomo. Due giorni dopo, a sorpresa, si presentò nella sala, nel pomeriggio, l’arcivescovo della città, mons. Vincenzo Fagiolo, che più tardi sarebbe diventato cardinale e le cui spoglie riposano oggi nella cattedrale di San Giustino. Anche lui lasciò un messaggio, che ancora ci commuove: Con l’augurio che la natura torni ad essere rispettata dall’uomo e l’uomo sia tutore di tutte le realtà create, a gloria del Creatore. Potrebbe essere anche oggi, 25 anni dopo, un manifesto per una ecologia cattolica militante. In più arrivarono articoli sui giornali e immagini sulle tv locali, a quel tempo ancora alle prime armi, interviste, consensi... Il servizio sull’emittente privata TVL lo firmò, spulciamo dall’album dei ricordi, un giovanissimo Silvano Barone, oggi giornalista nella sede regionale della Rai. Nella sala stessa in cui era in corso l’esposizione organizzammo pure una assemblea cui avevamo invitato tutti gli appassionati contattati proprio grazie alla mostra, che era stata propagandata ovviamente anche a Pescara e aveva attirato parecchi appassionati pure dalla città adriatica. 17 i. le origini Il numero dei soci lievitò rapidamente: dopo la mostra i “magnifici 13” erano diventati 28, eravamo usciti dagli angusti confini cittadini e, soprattutto, avevamo conquistato alla nostra causa alcuni personaggi davvero importanti per l’associazione: Lorenzo Marcucci e Amedeo Pardi, tuttora colonne portanti del club, e Alberto Fasoli, sempre socio attivo e per lunghi anni prezioso presidente del nostro sodalizio. Era fatta: l’Associazione Acquariofili Abruzzese poteva cominciare a volare alto. Nasce il “Premio Chieti” Il direttivo partorì subito un’altra idea, che avrebbe dovuto far conoscere l’associazione ben oltre i confini della città e della regione. Nel 1983 avremmo riproposto altre due mostre, magari un po’ meno avventurose, a Pescara e a Chieti, e insieme avremmo lanciato il “Premio Chieti per lo sviluppo dell’acquariofilia e per la difesa dell’ambiente”. Un riconoscimento a livello nazionale che l’Associazione bandiva insieme al Comune, con l’entusiastico appoggio questa volta di due assessori: il già citato Pierluigi Di Berardino e il compianto comm. Mario Zuccarini, responsabile delle finanze municipali e di lì a breve Sovrintendente del rinato Teatro Marrucino. Facemmo le cose sul serio: ci furono diverse candidature, avanzate dai soci del club, e la scelta venne affidata a una giuria a tre. Toccò ai due assessori citati e a me, in qualità di presidente del Club, decidere a chi attribuire la statuetta argentea di Achille su cavallo rampante, simbolo della città di Chieti. La scelta fu operata all’unanimità ma oggi posso raccontare che ad avere il peso maggiore fu l’opinione di Zuccarini, noto giornalista, secondo il quale avremmo dovuto sottolineare il ruolo prezioso che la stampa esercita in tutti i settori, acquariofilia compresa, per favorire e accompagnare lo sviluppo economico, commerciale e culturale di ogni attività. Allora erano in attività due riviste specializzate, si decise di premiarne ex aequo i responsabili, con motivazioni diverse: Hansmartin de Jong, editore e direttore del mensile “aquarium”, fondato nel 1970, “Per aver, attraverso le pagine della sua rivista, accompagnato con costante impegno la crescente diffusione dell’acquariofilia in Italia e per aver concretamente collaborato a questo svi18 i. le origini luppo sia con l’attività pubblicistica che organizzativa”; Renato Carrara, coordinatore del mensile “Acquario, natura in casa”, attivo dal 1980 (e che nel 1985 avrebbe cessato le pubblicazioni), “Per avere, attraverso la sua rivista venduta direttamente nelle edicole, dato un ulteriore stimolo al “boom” dell’acquariofilia in Italia e per il costante spazio lasciato ad autori italiani sulle pagine della pubblicazione”. Nella stessa cerimonia, svolta nella sala d’onore della Camera di Commercio della provincia di Chieti, fu pure consegnato un premio speciale a Umberto Agostini, della ditta Aquarium Center di Pescara, per il contributo offerto all’acquariofilia abruzzese mentre vennero estratti a sorte tra i soci alcuni regali messi a disposizione da ditte del settore, con le quali cominciava allora una collaborazione che si sarebbe negli anni rivelata proficua per tutti. L’Associazione aveva superato la fase di apprendistato. Cominciava la lunga storia che oggi possiamo raccontarvi. 19 II LE PRIME MOSTRE Tra il 1982 e il 1985 l’Associazione diede vita a ben cinque esposizioni, tre a Chieti e due a Pescara, nella città adriatica pure con una importante collaborazione e in una sede di grande prestigio. Una partenza davvero ad alta velocità, di cui diamo qui di seguito rapidamente conto, a cominciare da quella mitica che segnò l’avvio delle nostre attività e della quale vi abbiamo già svelato ogni segreto. 1. 17-24 ottobre 1982 Chieti, sala ex Enal. Prima Mostra di acquariofilia Città di Chieti. Di questa prima mostra abbiamo abbondantemente riferito. Va aggiunto che si trattava di una esposizione generica, con 20 vasche d’acqua dolce (per circa 2.000 litri complessivi) e 10 (un migliaio di litri in totale) marine, tropicali e mediterranee, con un minimo spazio per paludari e terrari. Una mostra che aveva l’ambizione – secondo noi abbastanza ben riuscita – di rappresentare lo stato dell’arte di quella che era, allora, l’acquariofilia abruzzese. “Tra gli acquari più ammirati – citiamo dall’articolo a suo tempo pubblicato dalla rivista Acquario, natura in casa – quello dei Piranha ed una vasca mediterranea con alcuni grossi esemplari di Cavalluccio marino cavalluccio marino, nonché l’acquario 21 ii. le prime mostre che ospitava una giovane murena tropicale”. La murena ci era stata prestata da Michele De Angelis (Acquario Art), i Piranha da Umberto Agostini di Aquarium Center. I cavallucci erano miei: poco dopo si sarebbero riprodotti e sarebbero stati restituiti al mare insieme a una quarantina di giovani. Allora i cavallucci non erano tutelati dalle attuali normative internazionali e locali in difesa della natura. Ma la nostra era sin dalle origini una associazione pienamente rispettosa della natura e del resto questa nostra vocazione l’avevamo chiaramente sancita anche nella carta statutaria. 2. 1-31 agosto 1983. Pescara, Museo Ittico. Acquari al museo. In collaborazione con Aquarium Center e Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara. Un totale di 9 vasche d’acqua dolce per circa 1.700 litri e 2 acquari marini tropicali ciascuno da 250 litri, il massimo consentito dallo spazio a disposizione. Tra le specie esposte molti ciclidi, africani e sud americani, oltre agli immancabili Piranha. Delle vasche marine una era riservata ai pesci, l’altra Piranha in acquario pressoché totalmente agli invertebrati: quello che oggi si chiamerebbe “acquario di barriera”, un termine che allora non era stato ancora inventato o che comunque non era d’uso comune. 3. 24 settembre – 2 ottobre 1983. Chieti, sala ex Enal – Seconda Mostra di acquariofilia Città di Chieti. Un salto in avanti, decisamente, grazie alla collaborazione del Comune e di Aquarium Center. La ditta ci aveva prestato una serie di grandi vasche che i soci avevano attrezzato con il contributo economico dell’Amministrazione Municipale. Sempre grazie al Comune, assessore alla cultura era ancora Pierluigi Di Berardino, fu anche possibile allestire un lungo supporto tutto intorno alla sala in tubi Innocenti rivestiti con cartoncino e abbelliti con immagini a tema 22 ii. le prime mostre Pterophillum scalare (pesci, invertebrati e quant’altro). Base d’appoggio tutta sullo stesso livello, vasche quasi tutte uguali... un effetto estetico decisamente migliore. In crescita anche la capienza e gli allestimenti: 25 acquari per circa 3.500 litri complessivi, in gran parte d’acqua dolce con tutte le principali specie allora allevate in cattività, molte delle quali, a dimostrazione delle buone condizioni ambientali, si riprodussero durante la mostra: Pterophillum scalare, Hemichromis bimaculatus e Colisa lalia, oltre a numerosi ovovivipari (guppy & Co.), ci regalarono belle nidiate, per la gioia di organizzatori e visitatori. Vennero anche molte classi, con bambini e ragazzi che poi tornavano di giorno in giorno per assistere in diretta alle varie fasi delle riproduzioni in corso. Completavano l’esposizione, al centro della grande sala, alcuni terrari con, rispettivamente, delle testuggini acquatiche (Trachemys scripta elegans) semiadulte, un giovane pitone, un varano e un grosso maschio di Phisignatus, tutti molto apprezzati dai visitatori. Dei terrari si era occupato in particolare, insieme a me, il socio Umberto Pantaleone, grande esperto di anfibi e rettili. 23 ii. le prime mostre 4. 12-27 maggio 1984. Chieti, sala ex Enal – Terza Mostra di acquariofilia Città di Chieti “Natura in Abruzzo”. Una mostra generalista non ci bastava più: volevamo offrire ai visitatori informazioni anche sull’ambiente che ci circonda e avevamo pure i mezzi per farlo: Aquarium Center ci aveva nel frattempo donato una serie di vasche dismesse dalle sue serre che avevamo risistemato e attrezzato di tutto punto; altre ce ne diede in prestito. Ne venne fuori una esposizione di gran livello sia per la durata (due settimane) sia per il numero di acquari in mostra. “Sono state allestite – citiamo ancora dalla rivista Acquario, natura in casa – quaranta piccole vasche (cm 64 x 40 x altezza 40), 14 delle quali ospitavano specie d’acqua Il tordo pavone esposto nel 1984 dolce. Otto vasche erano riservate al marino mediterraneo e dodici a paludari e terrari. Sei acquari sono stati utilizzati per dare uno “sguardo sul mondo”, con alcuni pesci non comuni: pesci elefante e Synodontis di specie solo raramente importate in Europa, fornite dall’Euraquarium Bologna, Perioftalmi, Axolotl ed un gambero rosso americano di proprietà dei soci del gruppo organizzatore (...) oltre ad un ammiratissimo maschio di Cichlasoma nigrofasciatum con i suoi avannotti”. Nel settore “nostrano”, quello cui era esplicitamente dedicata la mostra, spinarelli, persici sole, triotti, trote, gambusie... Ma pure, per il mediterraneo, un magnifico tordo pavone, un grosso astice salvato dalla pentola, una vasca piena di magnifici spirografi... A rappresentare gli anfibi e i rettili un magnifico colubro leopardino (un ofide che in verità in Abruzzo non è presente), un saettone (il serpente che compare nel simbolo delle farmacie), due testuggini palustri Emys orbicularis, raganelle e alcune salamandre giallo-nere. Specie oggi in gran parte protette, ma allora 24 ii. le prime mostre non lo erano. Gli animali vennero comunque tutti restituiti alla natura appena dopo l’esposizione, dopo aver svolto un prezioso compito di divulgazione e di, direi quasi, “apostolato” per indurre tutti – questo lo scopo finale nient’affatto nascosto dell’esposizione – a un maggiore rispetto per l’ambiente che ci circonda. Al centro della sala, a completare il tutto, altre tre vasche (oltre le 40 sistemate intorno al locale): una piccola, di comunità, dedicata al dolce tropicale, una grande, marina, e una ancora più grande, senz’acqua, con una serie di pregiate conchiglie da collezione. Inutile dire che anche la terza mostra fu un grande successo. Con un visitatore eccezionale: Werther Paccagnella, uno dei più grandi acquariofili italiani di tutti i tempi, fu nostro gradito ospite, anche per ricevere pure lui il “Premio Chieti”, ma di questo si parlerà nel capitolo dedicato, appunto, al premio. 5. Maggio 1985. Pescara, parco del teatro all’aperto “d’Annunzio”. Il fiume nel parco. Il Comitato per il parco fluviale Aterno-Pescara, presieduto da Antonio Romano, aveva allestito uno stand, nell’ambito della festa regionale di un partito politico che allora andava per la maggiore (la Democrazia Cristiana) per propagandare, con dibattiti e iniziative varie, l’importanza di salvaguardare e valorizzare quel corso d’acqua (cosa che, per inciso, solo adesso si sta cominciando a fare, oltre venti Un maschio di spinarello 25 ii. le prime mostre anni dopo quella pionieristica iniziativa). Nello stand venivano anche proiettate di continuo diapositive con belle immagini dell’Aterno e del Pescara. Ci chiesero di allestire alcune vasche e l’Associazione aderì con entusiasmo. Nasce così la mostra Il fiume nel parco. Favorire la salvaguardia del fiume e farne conoscere nel contempo la fauna e la flora rientrava perfettamente anche nei nostri scopi sociali. Lo spazio a disposizione non era tanto, per la necessità di lasciarne parecchio libero per gli incontri e i dibattiti. Riuscimmo a sistemare dieci acquari, con piante e animali presi nel bacino dell’Aterno-Pescara (e che al fiume sarebbero stati restituiti incolumi dopo l’esposizione). Esponemmo cavedani, triotti, spinarelli... e anche rane verdi con i relativi girini e una giovane biscia dal collare. Le leggi protezionistiche renderebbero oggi impossibile una simile esposizione, ma le nostre intenzioni erano le migliori e le vasche, apprezzatissime da tutti i visitatori, certamente aiutarono tanti a guardare con occhi diversi il fiume che all’epoca, ben lontana dalla attuale sensibilità ecologica, era guardato (e trattato) dai più alla stregua di una discarica. Non solo mostre: l’associazione aveva anche contatti con altri clubs, sia in vista della fondazione di una federazione nazionale (la FIAAE, di cui si parlerà con maggiori dettagli più avanti) sia per iniziative da condurre in tandem. Il frutto più importante di queste collaborazioni fu l’organizzazione, insieme al club acquariofilo Milano Nord-Est presieduto da Raffaele Bazzano, della visita a Chieti di un appassionato svizzero, Vincenzo Di Battista, membro delle associazioni internazionali che si occupavano allora degli anabandidi (l’IGL) e dei killy. Per l’occasione affittammo una sala parrocchiale e Di Battista ci parlò proprio dei pesci stagionali e dei loro habitat naturali in Africa con una ricca proiezione di diapositive. Una conferenza molto apprezzata, cui partecipammo in tanti, non solo soci del club. Venne persino Renato Carrara, responsabile di “Acquario natura in casa”, una delle due riviste che allora si pubblicavano. E partecipò anche un nutrito gruppo di iscritti al club milanese. L’evento, introdotto da me e da Giovanni Lisanti (da poco vice presidente al posto di Tagliamonte, che si era trasferito per lavoro proprio a Milano), rappresentò il primo germe di quegli “incontri con gli autori” che sarebbero nati soltanto molti anni più tardi. 26 III LA CRISI Dopo quattro mostre, il varo del premio Chieti, i contatti nazionali e internazionali e il contributo da parte della nostra associazione alla nascita della federazione, ci si sarebbe aspettato un vero boom di attività, con ambizioni anche quasi scientifiche. A inizio 1985 avevamo pure avviato, in collaborazione tra diversi soci, con Pardi e Lisanti coordinatori, una ricerca – anche di questa si parlerà più avanti – per verificare l’influenza del fattore pH nella determinazione sessuale in Betta splendens. Il clima giusto per un salto di qualità. Invece arrivò prepotente una crisi, almeno a livello di attività pubbliche, dalla quale saremmo faticosamente usciti soltanto a metà del 1987, dopo alcuni anni durante i quali l’ipotesi di chiudere baracca e burattini venne più volte presa in seria considerazione. Una crisi della quale diedi conto in un articolo, pubblicato nel Notiziario FIAAE 11/1987, ospitato dalla rivista “aquarium”, scritto nel ruolo di presidente della Federazione Italiana che allora ricoprivo e intitolato “La storia di un club ovvero perché non scoraggiarsi”. Un articolo che vi ripropongo in ampia sintesi, tagliando le cose che raccontavo allora e che in queste pagine ho già ripercorso e con un paio di incisi tra parentesi, in tondo, che aggiungo oggi: “Alcuni recenti colloqui con appassionati iscritti ad uno dei club italiani mi hanno indotto ad un breve racconto personale, che qui di seguito traccerò, ad uso e consumo dei tanti che, armati di buona volontà, decidono di fondare o semplicemente di iscriversi ad un club di acquariofilia. Il racconto personale è legato alla Associazione Acquariofili Abruzzese di cui sono stato presidente e nella quale sono tuttora membro del consiglio direttivo. Occorre tornare indietro di qualche anno, al 1980, quando a Chieti, città d’Abruzzo con appena 60mila abitanti, nasce un negozio d’acquariofilia, il 27 iii. la crisi primo pressoché esclusivamente dedicato al nostro hobby e non la classica uccelleria con qualche vasca più o meno ben messa. L’ occasione è ghiotta perché consente di reperire, con relativa facilità, gli appassionati cittadini, prima clienti per lo più dei vari negozi della vicina Pescara ma anche di punti vendita in altri centri. Io e pochi altri pensiamo di dar vita a una Associazione Teatina Acquariofili: la gestazione è lunga, ma durante la fase di raccolta adesioni l’ambizione cresce, vengono contattati appassionati di altre città (nessuno dei quali parteciperà però alla riunione costitutiva, ma non ci lasciammo scoraggiare), ed al momento della fondazione, siamo al 1982, la denominazione è quella di Associazione Acquariofili Abruzzese. L’assemblea di fondazione, ricca di entusiasmi, vede la partecipazione di una ventina (in realtà 13, ma allora evidentemente non ebbi il coraggio di scriverlo... ) di soci tra i quali venne eletto un direttivo. Quasi di slancio, pochi mesi dopo, c’è la prima mostra di acquariofilia “Città di Chieti” con la collaborazione del Comune. Una iniziativa pionieristica, in tutti i sensi (...). Il risultato estetico non era malvagio ed il successo fu enorme (...). Tutto bene, direte voi, ma dietro la bella facciata c’erano alcune cosette che forse vale la pena oggi di rivelare: molti dei coperchi erano di cartone rivestito con plastica nera; gli impianti luce – realizzati con mezzi di fortuna – non erano poi proprio ben isolati (...). Per gli acquari marini si era usata acqua di mare raccolta di notte, da gruppetti di soci di buona volontà scesi in acqua armati di un incredibile numero di lattine, a rischio di ricoveri d’urgenza in clinica psichiatrica. Buona volontà e nient’altro, insomma, per risultati del tutto eccezionali. La mostra tra l’altro consentì di conoscere altri appassionati ed il numero dei soci crebbe (allora, tra gli altri, arrivarono l’attuale presidente Fasoli e il segretario Pardi). Una quarantina di soci, in gran parte attivi, credibilità di fronte all’amministrazione locale e grande “voglia di acquari” tra i cittadini. Con tali ingredienti non poteva che essere crescita persino tumultuosa (...). Tutto bene, fino ad un punto però. Poi il fato avverso: due soci trasferiti per lavoro a Milano, uno a Termoli (Cb), tre fuori sede per motivi di studio, due impegnati col servizio militare: una emorragia, aggravata da qualche defezione (alcuni abbandoni, per varie ragioni). Il numero dei soci attivi si è ridotto considerevolmente ed ora nel club abruzzese sono appena una decina scarsi, perché gli altri si limitano a pagare la quota sociale, chissà poi sino a quando... Si rischia il tracollo, e qualcuno propone addirittura di lasciar 28 iii. la crisi perdere. Ma il ricordo dei bei tempi dà forza ed il presidente Fasoli, dopo una fase di allontanamento forzato (si è sposato – auguri!), torna a far da sprone per tutti: meglio pochi ma buoni, è il suo motto e così il Premio continua, le mostre pure, la ricerca anche, in pochi, con maggior fatica, ma si va avanti. Servizio militare e studi universitari permettendo, presto il numero degli “attivi” (l’unico che veramente conti) dovrebbe crescere ancora ed allora l’attività riprenderà a pieno ritmo. L’importante è non arrendersi. Questo è ciò che è capitato, in più di un lustro, a me ed ai miei amici abruzzesi ma è anche quello che può accadere ad altri gruppi. I club esistono per buona volontà di pochi e la sigla FIAAE (la già ricordata Federazione tra i clubs di acquariofilia italiani) pure. Occorre però andare avanti con costanza, perché solo tracciando noi stessi, con sacrificio, la strada, potremo indurre altri a percorrerla e così facendo potremo ottenere successo. Dopo ci resterà la soddisfazione di dire: noi c’eravamo, e – credeteci – non è cosa di poco conto...”. Davo per scontato, in quell’articolo, che la crisi fosse conclusa. In realtà avevamo solo avviato il lungo cammino per venirne fuori. In futuro avremmo avuto altri periodi difficili ma il ricordo di questo primo momento di difficoltà superato fu prezioso per non farci mai mollare. Il gruppo dirigente di allora (nel 1986 erano stati nominati Alberto Fasoli presidente, Giovanni Lisanti vice, Amedeo Pardi segretario, io e il neo eletto Lorenzo Marcucci consiglieri, con Giovanni Lemma, Umberto Pantaleone e Marcello Tagliamonte revisori dei conti) decise in primo luogo di ragionare su tempi più lunghi e propose una modifica statutaria, rapidamente approvata dall’assemblea dei soci, per rendere triennale il mandato del direttivo, con lo scopo dichiarato di effettuare una programmazione su un periodo sufficiente a organizzare eventi senza l’incubo della sempre imminente scadenza dell’incarico. Questo, ne eravamo convinti, ci avrebbe aiutato a superare le difficoltà, e allora ne avevamo tante, a cominciare dalla ricerca di una sala per le nostre esposizioni: tra ristrutturazioni e chiusure cominciavano a essercene ben poche, a Chieti e a Pescara. Nel 1987 il primo direttivo triennale offrì diverse novità: Marcucci diventava segretario, Pardi vice presidente e responsabile mostre mentre nel direttivo entrava Carlo Giampietro, un altro dei soci fondatori. Della chiusura del club si parlò ancora, diverse altre volte, ma sono certo che nessuno lo ha mai più pensato con seria convinzione. Altrimenti con ogni probabilità non saremmo qui a raccontarvi la nostra storia. 29 IV L’ATTIVITÀ PROSEGUE La Federazione andava intanto avanti con crescenti consensi: nel 1987 i club aderenti erano una dozzina e venne organizzato in pompa magna il “1° Congresso nazionale di Acquariofilia e Terraristica”, con la partecipazione di tantissimi appassionati. L’evento ebbe luogo a Firenze, domenica 11 ottobre, abbinato all’appuntamento con lo Zoomark. Una fiera biennale dei prodotti per animali da compagnia “inventata” da Renato Carrara e Rocco Mandaglio e poi proseguita da Adolfo Somigliana. Per inciso: una delegazione del club abruzzese ha partecipato a tutte le edizioni della rassegna, da quelle iniziali fiorentine, alla parentesi milanese e alle attuali che sembrano aver trovato una collocazione definitiva a Bologna. L’organizzazione era curata da Ettore Peyrot, vice presidente FIAAE e delegato del club piemontese. Tra i relatori Hansmartin de Jong, fondatore ed editore del mensile “aquarium” (nato nel 1970 e tuttora in attività), spiegò quelle che era allora la situazione dell’acquariofilia in Italia; Alessandro Celli, giovane socio del club di Lucca, raccontò di 600 scalari allevati e riprodotti in un laghetto nel quale aveva ospitato anche discus; Alessandro Mancini, biologo e pubblicista, oggi responsabile della rivista “Il mio acquario”, raccontò di un suo viaggio in Ciad. Ci furono diversi altri interventi. Personalmente presiedevo quel consesso e presi la parola anche e nome dell’Associazione Acquariofili Abruzzese per illustrare i risultati di una ricerca su Betta splendens che stavamo allora svolgendo e alla quale in questo libro è dedicato un capitolo a parte. All’epoca il mio personale impegno era più a livello nazionale che in Abruzzo, anche perché la FIAAE era nata con noi e della nostra spinta aveva bisogno per andare avanti. I successi e i consensi nazionali erano insomma per buona parte anche nostri. Ciò non toglie che, superata quella prima e difficile crisi, l’attività stesse per riprendere a pieno ritmo anche a casa nostra. Già 31 iv. l’attività prosegue in ottobre veniva nuovamente assegnato il Premio Chieti, che nonostante tutto non si era mai fermato, e veniva inaugurata una nuova mostra, la quarta a Chieti, la sesta in senso assoluto tra quelle organizzate dal club. 6. 24-31 ottobre 1987. Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Quarta mostra di acquariofilia Città di Chieti. Avevamo ancora l’appoggio del Comune, rappresentato dall’assessore Tullio Sansonetti, ma avevamo perso la disponibilità della sala ex Enal, di proprietà regionale e chiusa in attesa di un restauro che sarebbe iniziato soltanto molti anni dopo. Ci spostammo in una sala che era ed è bellissima, la Bottega d’Arte, e per giunta nel cuore della città, ma che è pure decisamente più piccola rispetto a quella che aveva accolto le prime iniziative. La dedizione e l’abilità manuale di Pardi e Marcucci, oltre al disinteressato appoggio di alcune ditte del settore, prime tra tutte l’Acquario di Bologna - Euraquarium di Werther Paccagnella e Aquarium Center di Silvana e Umberto Agostini, avevano di gran lunga migliorato le nostre attrezzature. Avevamo supporti tutti uguali, facilmente smontabili per poter essere immaMaschio di Betta splendens 32 iv. l’attività prosegue gazzinati comodamente tra una esposizione e l’altra, vasche piccole (64x40x40h cm) e facilmente gestibili ma nel contempo abbastanza capienti per poter ospitare la gran parte dei pesci normalmente allevati in acquario più alcune più grandi e “importanti” per specie di taglia maggiore. Anche la nuova mostra fu generica, non dedicata ad alcun particolare tema. Tra le cose notevoli citiamo quelle segnalate dal presidente Alberto Fasoli nella sua relazione alla FIAAE: “un gruppetto di Astronotus adulti allevati da L. Marcucci, l’angolo del Betta splendens (maschi, una coppia in riproduzione, avannotti, in una costruzione fantasiosissima) allestito da A. Pardi, le vasche mediterranee (ancora L. Marcucci e C. Massacesi), i ciclidi africani e i Cichlasoma nigrofasciatum albini (S. Fasoli)”. Fu un nuovo successo, con la sala piena in ogni momento della giornata e quasi 10.000 firme nel consueto registro. Una preziosa spinta per ricominciare ad andare avanti. Eppure si dovettero aspettare alcuni anni, per via di varie difficoltà organizzative, prima della organizzazione di un’altra mostra. 7. 13-20 gennaio 1990. Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Quinta mostra di acquariofilia Città di Chieti. La lunga attesa rinfocolò l’interesse per gli acquari: circa ventimila i visitatori e fummo costretti, com’era successo soltanto nella prima mostra, quella del 1982, a far entrare i visitatori a scaglioni, per evitare un affollamento eccessivo nelle ore di punta. Ennesima esposizione “mista”, prevalentemente dedicata all’acqua dolce. Gran parte degli animali esposti Un pesce balestra più volte esposto venivano dagli allevamen- 33 iv. l’attività prosegue ti personali dei soci, e in particolare erano stati prestati dai fratelli Fasoli (il più giovane, Sandro, fu sempre presente nella sala durante gli 8 giorni dell’esposizione guadagnandosi riconoscenza da tutti), da Pardi, Tagliamonte, Di Loreto, Silver Valeriano, Marcucci, Di Tizio e altri ancora. L’ennesimo successo, ma non eravamo soddisfatti e Pardi, responsabile mostre allora come oggi, cominciava a parlare della necessità di fare qualcosa di più e di diverso, a cominciare dalle mostre concorso, di cui era ed è un convinto propugnatore. 34 V IL DECENNALE. NASCONO LE MOSTRE CONCORSO Nell’anno in cui lasciavo la FIAAE (anche per una sorta di incompatibilità morale con la direzione responsabile della rivista “aquarium” che avevo da poco assunto; rifiutai per questo l’incarico di “consigliere onorario” cui l’assemblea federale mi aveva designato) l’Associazione festeggiava il proprio decennale. Il direttivo in carica (eletto nel 1990) aveva Tagliamonte come presidente, Alberto Fasoli vice, Marcucci segretario, io e Pardi consiglieri con Pardi pure bibliotecario e responsabile mostre. Per festeggiare la ricorrenza comprammo le pagine centrali di un settimanale locale (“La Gazzetta di Chieti”) nelle quali ripercorremmo la storia di quei primi intensi 10 anni. Gli eventi più importanti dell’anno furono tuttavia le ennesime mostre, due nell’arco dei dodici mesi, anche a sancire l’importanza della ricorrenza. La prima a Chieti, a gennaio, la seconda a Pescara, a novembre. Entrambe con una configurazione del tutto nuova, inedita in Italia, quella della “mostra concorso”. 8. 19-26 gennaio 1992. Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Sesta mostra di acquariofilia Città di Chieti. Mostra concorso. Nell’anno in cui l’Associazione compiva il proprio decennale (eravamo nati nel 1982), l’idea di Pardi aveva avuto concreta attuazione. Per la prima volta in Italia veniva organizzata una esposizione nella quale ciascun concorrente (in gran parte nostri soci, ma erano ammessi anche “esterni”) realizza un acquario, secondo il suo personale gusto e le sue capacità, in vasche tutte uguali e con l’attrezzatura tecnica standard (impianto luci, materiali filtranti e pompe) messa a disposizione dal club. Prima di allora i concorsi, inaugurati da altre associazioni italiane sul modello di quel che già si faceva 35 v. il decennale. nascono le mostre concorso all’esterno (e che più tardi avremmo copiato anche noi), si svolgevano “a domicilio”: una giuria che visita gli appassionati in casa e valuta gli acquari per dare a ciascuno un voto e per selezionare i più belli, quelli degni di essere premiati. Questa volta ognuno doveva cimentarsi in diretta nell’allestimento, ma aveva avuto mesi per prepararsi, psicologicamente e praticamente, prima di avere pochi giorni a disposizione per mettere in atto in concreto la propria realizzazione. Fu un successo notevole: le venti vasche a disposizione (nella sala non ce ne entravano di più) vennero tutte prenotate mentre la rivista “aquarium” esaltava l’iniziativa “inedita in Italia: una mostra concorso “in loco”, con i singoli appassionati che hanno realizzato, ciascuno per proprio conto, un ambiente sommerso in vasche messe a disposizione dall’associazione. Vale a dire, non giudici che si spostano di casa in casa, come è già stato fatto altrove, ma una vera mostra, aperta al pubblico, allestita con l’intervento diretto dei concorrenti. Ottima la riuscita, sia dal punto di vista della soddisfazione degli organizzatori sia come ‘gradimento’ da parte del pubblico, che ha affollato numerosissimo la sala”. Aggiungemmo una ventunesima vasca, stringendo gli spazi tra le altre, più grande e fuori concorso, perché nessun concorrente aveva presentato un ambiente marino tropicale e per completezza volevamo che ce ne fosse almeno uno. Ne fu “primo attore” un magnifico giovane Pterois volitans, a sua volta apprezzatissimo dai visitatori tant’è vero che, pur essendo ovviamente escluso da ogni gratuatoria, guadagnò parecchi voti tra quelli espressi dal pubblico. La giuria fu composta in maniera abbastanza singolare: un architetto, uno psicologo che aveva un acquario in casa e il vice presidente FIAAE Gian Piero Cannata, nostro ospite per ricevere il Premio Chieti 1992. In più chiedevamo a tutti i visitatori di votare la vasca più bella, per attribuire un premio anche da parte del pubblico. Lungo l’elenco dei riconoscimenti attribuiti. 1° premio: Maria Aceto, una targa più una vasca completa da 85 cm offerta dalla ditta Piranha di Pescara per premiare dei magnifici Cichlasoma severum in una bella ambientazione; 2° premio: Lorenzo Marcucci, vasca completa da 40 cm offerta da Acquario Art di Pescara; 36 v. il decennale. nascono le mostre concorso 3° premio: Renato Di Loreto, vasca completa da 40 cm offerta da Splash di Ortona; 4° premio: Roberto Baldassarre, “Enciclopedia dei pesci marini tropicali” offerta dalla casa editrice Primaris; 5° premio: Giampiero D’Onofrio, “Il grande libro dell’acquario”, sempre della Primaris; 6° premio: Marco Liberi, vasca in plexigas da 40 cm offerta da Atlantide di Montesilvano; 7° premio: Antonella Di Bartolomeo, “Malattie dei pesci d’acquario” offerta dalla Primaris; 8° premio: Alberto Fasoli, “Manuale pratico dell’acquario” dell’Editoriale Olimpia; 9° premio: Sandro Fasoli, pompa-filtro Shark della Sicce per premiare una vasca “provocatoria” realizzata prelevando materiali anche inquinanti direttamente nel fiume Pescara (buste di plastica, un vecchio stivale e alcune cartucce tra i quali nuotavano alcuni pesci nostrani); 10° premio: Antonio Melena, “Piante acquatiche e palustri” della Olimpia; 11° premio: Danilo Pascali, e... 12° premio: ... Enrico Colasante, entrambi premiati con una pompa Sera da 700 l/h offerta da Arca di Roberto Santacroce, allora a Chieti Scalo. Premio speciale per la vasca più votata dal pubblico (un acquario completo da 90 cm offerto da Aquarium Center di Sambuceto) venne attribuito, dopo lo spoglio delle schede, a Sandro Fasoli, uno dei 13 soci fondatori dell’Associazione, che aveva evidentemente colpito la fantasia dei visitatori per l’originalità e la implicita denuncia della sua realizzazione. Un ennesimo premio, un filtro interno Biovita della Askoll, offerto in ritardo (era arrivato a premiazioni già effettuate) dal concessiona- 37 v. il decennale. nascono le mostre concorso rio di zona, la ditta Leone di Sambuceto, venne estratto a sorte tra i partecipanti e venne attribuito a Marco Liberi. 9. 14-16 novembre 1992. Pescara, Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” (ex università piazza I Maggio). Seconda edizione della mostra concorso di acquariofilia. Nell’ambito della XXVIII mostra ornitologica, XVII campionato interregionale, indetta dall’Associazione Ornitologica “d’Annunzio” di Pescara. “Chi ha messo piede – raccontava ‘aquarium’ – negli ampi locali della ex sede universitaria in piazza I Maggio ha avuto dunque modo di ammirare canarini di ogni razza e varietà, pappagalli e quant’altro è allevato da appassionati ornicoltori provenienti da varie regioni italiane. In più, in una stanza a parte, proprio accanto all’ingresso, gli acquari. Non troppi, dati i tempi strettissimi per l’organizzazione, ma comunque sufficienti a calamitare l’attenzione di parecchie centinaia di visitatori, con la sala costantemente affollata nei tre giorni dell’esposizione. Tutta ‘propaganda’ per l’acquariofilia”. Si trattava di nuovo di un concorso, riservato questa volta ai soli soci, chiamati a dare il meglio di sé nell’allestimento ciascuno di una vasca, con pesci, piante e materiale d’arredamento portati da casa, secondo l’idea vincente elaborata da Pardi e accettata con entusiasmo dall’intera associazione. Nel caso specifico di questa mostra i premi, per la ristrettezza dei tempi organizzativi (la stessa ragione che aveva impedito di aprire la partecipazione ai non soci), non erano rappresentati da prodotti offerti dalle ditte dal settore, ma da coppe riservate ai titolari degli acquari scelti da una giuria tecnica e a quelli più votati dal pubblico. La giuria, presieduta da Umberto Agostini, scelse la vasca numero 10, che ospitava una magnifica coppia di Cichlasoma severum varietà dorata, insieme a una ventina dei loro avannotti lunghi già alcuni centimetri, allestita da Amedeo Pardi. Merita segnalazione il fatto che i pesci erano gli stessi già premiati a Chieti passati nel frattempo da Maria Aceto a Pardi nell’ambito dei frequenti scambi all’interno dell’associazione. Evidentemente, al di là della abilità di chi ha allestito le vasche premiate, anche quei pesci erano dei veri campioni! 38 v. il decennale. nascono le mostre concorso Seconda, per la classifica “tecnica” la vasca dei fratelli Franca e Sandro Fasoli, con dei bellissimi Hemichromis bimaculatus adulti. Terzo l’acquario con scalari dorati allestito da Roberto Baldassarre che, per una singolare coincidenza, ha vinto la... medaglia di bronzo anche nella classifica stilata attraverso i voti espressi dal pubblico che ha visitato la mostra. Questa sorta di referendum ha invece determinato un ex aequo al secondo posto per i “baciucchioni” di Antonella Di Bartolomeno e gli Astronotus di Antonio Alessi mentre la più votata è stata la vasca numero 4 con alcuni splendidi Discus allevati da Lorenzo Marcucci. Nell’anno del decennale, l’abbiamo già ricordato, c’era stato pure il cambio della guardia in seno alla Federazione nazionale. Per la mia successione, oltre al vice presidente uscente Gian Piero Cannata, si era pure candidato il nostro Marcello Tagliamonte, ma non ebbe fortuna. I delegati, forse anche per la voglia di cambiare dopo sette anni di vertice made in Abruzzo, gli preferirono Cannata. Questo, insieme ai miei crescenti impegni personali, comportò pian piano una certa disaffezione dell’AAA nei confronti della FIAAE, che divenne aperta presa di distanza quando un consistente nucleo di clubs, guidati proprio da Cannata, decise di dar vita a una seconda organizzazione nazionale. Le Federazioni divennero nei fatti due e la nostra Associazione si chiamò fuori da entrambe, dicendosi tuttavia disponibile a partecipare a una eventuale assemblea di riconciliazione generale, che non c’è mai stata. Oggi le due strutture nazionali neppure esistono più, almeno non nei fatti, e anche i club sono meno numerosi di quelli che erano stati attivati in quegli anni di tumultuosa crescita. Chi aveva passione vera è tuttavia ancora in piedi. E pensare che allora già aver toccato i 10 anni ci sembrava un traguardo eccezionale e ci chiedevamo per quanto tempo ancora saremmo riusciti ad andare avanti... 39 VI IL PREMIO CHIETI Il “Premio Chieti per lo sviluppo dell’acquariofilia e per la difesa dell’ambiente” ha rappresentato probabilmente nel primo decennio di vita l’iniziativa di maggiore prestigio per l’Associazione, quella che l’ha lanciata a livello nazionale e ne ha consolidato la fama facendole guadagnare ovunque grande considerazione. Una iniziativa andata avanti per alcuni anni ma poi tramontata, semplicemente per il fatto che tra il nostro club e l’amministrazione municipale cittadina per una dozzina di anni non c’è stata la collaborazione che aveva caratterizzato le precedenti gestioni comunali. Il premio viene rilanciato proprio quest’anno, in occasione del 25° anniversario dalla fondazione, in virtù di una rinnovata intesa con il palazzo di città, e diventa semplicemente “Premio Chieti, scienza e natura”, con un più ampio ventaglio di interesse e uno spiccato indirizzo per la tutela dell’ambiente e la divulgazione scientifica. Il primo della nuova serie sarà assegnato all’etologo Giorgio Celli. Quello che vi proponiamo in queste pagine tuttavia è un consuntivo non un “bilancio di previsione”. Torniamo allora alla storia, e solo a quella. 1983. Hansmartin de Jong & Renato Carrara, ex aequo. Abbiamo già detto che è stata l’edizione inaugurale, con la concessione del riconoscimento a due personaggi che avevano avuto (e de Jong ancora ha) un peso importante nella divulgazione di una corretta acquariofilia, responsabile e rispettosa dell’ambiente. 1984. Werther Paccagnella. Nella seconda edizione il Premio Chieti venne attribuito, dalla stessa giuria e sempre con voto unanime, a uno dei padri fondatori dell’acquariofilia italiana. Paccagnella, creatore prima dell’Acquario di Bologna e poi dell’Euraquarium, ebbe la statuetta in argento di Achille su cavallo rampante “Per avere, con la sua lunga attività di ricerca e di studio, con l’attività commercia41 vi. il premio chieti le e con numerose e qualificate pubblicazioni, dato un contributo enorme allo sviluppo dell’acquariofilia italiana della quale può senza dubbio essere considerato uno dei principali pionieri”. L’altro grande capostipite, il romano Nino De Santis, che da qualche anno si era ritirato dall’attività, scomparve in quello stesso 1984, il 14 giugno. Ma torniamo a Werther Paccagnella e al suo premio: lo consegnò l’assessore Pierluigi Di Berardino davanti a un centinaio di appassionati, nella sala d’onore della Camera di Commercio. Subito dopo, tutti insieme, con l’importante ospite in testa, la passeggiata sino alla sala ex Enal per l’inaugurazione della mostra “Natura in Abruzzo” che Paccagnella elogiò apertamente dandoci la sensazione di essere davvero, e in pochi anni, diventati già “adulti”. 1985. Konrad Lorenz. Non a caso per il 1985 la giuria del Premio Chieti alzò decisamente lo sguardo contattando nientemeno che Konrad Lorenz, lo scienziato austriaco al quale era stato attribuito il premio Nobel per la fisiologia e la medicina proprio in virtù dei suoi studi sul comportamento animale, inclusi numerosi pesci. Lorenz venne contattato e accettò: “L’illustre studioso austriaco – citiamo dalla rivista ‘aquarium’ – si è detto “onorato” di accettare il riconoscimento, consistente in una statua in argento che raffigura Achille su cavallo rampante, simbolo della città di Chieti. L’attribuzione a Lorenz qualifica il premio stesso, facendolo esordire a livello internazionale. Il riconoscimento è stato ideato dall’Associazione Acquariofili Abruzzese, che ha portato avanti l’iniziativa praticamente con i suoi soli mezzi”. L’età avanzata di Lorenz e un disguido tra il Comune, che tenne i rapporti, e il suo assistente, impedì la presenza a Chieti del famoso etologo. Erano già stati stampati e affissi i manifesti che annunciavano la premiazione, nella Biblioteca provinciale, ma l’evento dovette essere annullato e il premio inviato via posta. Lorenz lo gradì egualmente, ringraziò e lo collocò nella sua collezione di riconoscimenti, ottenuti in tutto il mondo. L’Achille a cavallo, tra tanti importanti trofei, non ha mai sfigurato. 1986. Nerio Brintazzoli. La maggioranza in seno alla giuria, per via di qualche incomprensione con il Comune, era tornata nelle mani dell’Associazione: la componevano il presidente Alberto Fasoli, io 42 vi. il premio chieti come giornalista e l’assessore municipale alla Cultura e al Turismo, ruolo nel frattempo affidato a Tullio Sansonetti. Si decise di premiare un acquariofilo “puro”: Nerio Brintazzoli, responsabile della serra dell’Acquario di Bologna prima e dell’Euraquarium poi. Oltre 35 anni di attività, con tantissimi successi nell’allevamento e nella riproduzione dei pesci più difficili. La cerimonia di premiazione venne effettuata a Bologna, il 5 ottobre di quell’anno, in occasione della seconda assemblea nazionale della neonata Federazione Italiana tra le Associazioni di Acquariofilia ed Erpetologia (FIAAE). Una sede e un contesto prestigiosi. 1987. Renato Carrara. Alla memoria. Nell’anno della scomparsa di un personaggio come Renato Carrara, che ci aveva lasciato a gennaio stroncato da un male incurabile, “il nostro premio – lo disse il presidente Fasoli – non poteva che essere in qualche modo dedicato alla sua memoria, al ricordo di un uomo che per le associazioni e per la nostra in particolare ha sempre avuto spirito di collaborazione e ‘grinta’ da donarci”. La consegna del Premio venne effettuata il 31 ottobre, nella sala d’onore della Camera di Commercio. L’assessore Tullio Sansonetti consegnò alla vedova, signora Raffaella, una targa con la semplice motivazione che la Giuria (presieduta dallo stesso Sansonetti e composta pure da Alberto Fasoli quale presidente del club abruzzese e da me, quell’anno in qualità di presidente della FIAAE) aveva stilato per l’attribuzione: “A Renato Carrara, con gratitudine”. Quella cerimonia, contrassegnata dai commossi ricordi di chi Renato aveva conosciuto, segnò anche l’ingresso nel club di Guelfrido Carosella, presidente per svariati decenni delle sezioni regionale e provinciale della FIPSAS, la Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquea, che fu nostro socio e offrì spesso la sua personale e disinteressata collaborazione. Sempre in quell’occasione si strinsero i rapporti, già avviati da qualche mese, con Antonio Marino Romano, allora presidente del Comitato promotore per il parco fluviale Aterno-Pescara, un sodalizio alla cui generosità si deve l’apertura della nostra prima sede teatina, in via Bellini, allo Scalo, dove per un paio di anni allevammo pesci, soprattutto nostrani. Ben 16 le vasche allestite in una scaffalatura ad hoc che ci permise di sfruttare al meglio il minimo spazio disponibile nello stanzino riservato agli 43 vi. il premio chieti acquari. In quei locali tenemmo pure apprezzate riunioni mensili (Pardi e Marcucci i maggiori relatori) e organizzammo iniziative anche di livello, fino a quando il Comitato non chiuse i battenti. 1992. Federazione Italiana tra le Associazioni di Acquariofilia ed Erpetologia (FIAAE). Per quattro anni non avevamo più assegnato il premio. Un po’ come conseguenza della crisi che aveva qualche stagione prima rischiato di travolgere l’associazione, un po’ per i rapporti non sempre felici con le amministrazioni che si succedevano a Palazzo d’Achille, sede della municipalità teatina. L’associazione aveva potuto contare su qualche convinto sostenitore anche tra gli uomini politici, altri preferivano riservare le risorse agli amici di partito o di corrente, e noi eravamo, e siamo, una associazione che nulla ha a che vedere con la politica militante. Va poi aggiunta la difficoltà di individuare personalità degne di ricevere un riconoscimento “per lo sviluppo dell’acquariofilia”, non a caso oggi riproposto con una formula di più ampio respiro. Nel 1988 ad esempio la giuria si era regolarmente riunita, ma senza nulla decidere. Negli anni successivi la manifestazione si perse. Nel 1992 l’intenzione era quella di ricominciare un ciclo. Ma il Premio cadde nell’oblio. Intervennero infatti altri fattori anche gravissimi, come gli arresti per la cosiddetta tangentopoli teatina, che azzerarono una intera classe politica, il dissesto economico delle casse comunali, una nuova gestione del Palazzo che si protrasse per lunghi anni e che non ebbe alcun rapporto con la nostra associazione. Solo oggi abbiamo iniziato a riparlare del Premio Chieti. In quel 1992 invece si decise di premiare non un singolo ma una istituzione, la Federazione delle associazioni acquariofile, allora al massimo del suo fulgore, con 36 clubs aderenti sparsi in tutta Italia e l’organizzazione di una serie importante di eventi, compresi diversi congressi di acquariofilia (a Firenze, Bologna e Milano). Il premio lo ritirò Gian Piero Cannata, che della FIAAE era il vice presidente. Sarebbe stato lui peraltro a diventare presidente quando io decisi, alla scadenza del secondo mandato, di non ricandidarmi, ma di questo abbiamo già detto. Cannata, esperto acquariofilo, fu anche giudice nella mostra concorso che, per primi in Italia, eravamo riusciti a organizzare. 44 VII LA RICERCA SUL BETTA Nell’autunno del 1985 l’allora direttivo della nostra Associazione, alla costante ricerca di attività sulle quali concentrare la passione dei soci, ispirandosi a una notizia letta su un mensile statunitense (ci eravamo abbonati a tutte le principali riviste del mondo), diede vita a una ricerca incentrata su Betta splendens, un pesce che molti di noi allora allevavano. Il lavoro, coordinato dai soci Giovanni Lisanti e Amedeo Pardi, ebbe risonanza a livello nazionale per un paio di citazioni che la rivista “aquarium” ci dedicò nel 1986. L’anno dopo, sul notiziario FIAAE 11/97, pubblicammo invece, a firma dell’intero direttivo, l’articolo “Betta splendens il “punto” su una ricerca”, che voleva rappresentare il bilancio di quanto fatto in circa 24 mesi. Ve lo ripropongo integralmente: “Dopo quasi due anni di lavoro facciamo il ‘punto’ sulla ricerca in atto presso la nostra associazione sull’influenza del fattore pH nella determinazione sessuale anche se – lo diciamo subito – i risultati non sono pari alle attese e se c’è ancora molto da lavorare, probabilmente in direzioni anche diverse da quelle originariamente prefissate. PREMESSA L’ipotesi di lavoro è nata dopo la lettura, sul numero di agosto 1985 della rivista statunitense TFH (Tropical Fish Hobbyist) , di una breve nota dedicata al lavoro di D. A. Rubin secondo il quale a pH basso (tra 5 e 6) ci sarebbe stata nelle nascite una prevalenza di maschi ed a pH più elevato (intorno a 7) di femmine. Il ricercatore – si spiegava nella nota citata – ha verificato la sua ipotesi su Xiphophorus helleri, Apistogramma borelli, A. cacatoides, Pelvicachromis pulcher, P. taeniatus, P. subocellatus. 45 vii. la ricerca sul betta IL “PUNTO” L’Associazione Acquariofili Abruzzese ha ritenuto interessante verificare a sua volta l’ipotesi di una specie diversa e la scelta è caduta sul Betta splendens. Dal momento dell’avvio del lavoro ad oggi sono state compiute esattamente 97 riproduzioni significative (sono state considerate tali quelle con almeno 10 avannotti allevati sino alla maturità sessuale). Ebbene l’ipotesi, dopo una prima fase del lavoro nel quale ci sembrava di doverla confermare, non ha sin qui trovato riscontro. Abbiamo allevato Betta splendens in queste condizioni-tipo: dGH tra 10 e 12°, temperatura 23-26 °C (non è stato possibile uniformare al millesimo tali valori perché il lavoro è stato compiuto da più appassionati, in ambienti e in stagioni diverse), in vasche standard con 25 litri di capienza effettiva, una coppia per ciascuna vasca, con poche piante (Vallisneria) sino alla superficie ed un leggero strato di ghiaia sul fondo. Il pH è stato mantenuto in parte delle vasche a 6,5 ed in altre a 7,2. Inizialmente, sino a quando gli avannotti sono stati allevati tutti insieme, eravamo giunti alla conclusione, poi rivelatasi non provata, che il pH intorno a 7,2 favorisse nascite femminili con una percentuale superiore all’80%. Nel corso di una successiva verifica, però, i neonati sono stati separati in tenerissima età ed in tal caso la percentuale maschi/femmine si è avvicinata al 50% sia a pH 6,5 che a pH 7,2! Il lavoro sin qui svolto non può comunque essere considerato a fondo perduto: abbiamo in primo luogo acquisito una buona capacità di distinguere prematuramente maschi e femmine (nel ‘sesso forte’ il primo raggio della pinna dorsale è, dopo un paio di settimane di vita, un po’ più prolungato, il che ci ha consentito distinzioni esatte al 90%) e stiamo continuando il lavoro su due fronti: da una parte per la creazione di ceppi ‘puri’ di Betta genotipicamente e fenotipicamente monocolore (cioè di un certo colore e portatori dello stesso) in vista anche di futuri concorsi a premi, analoghi a quelli che già si svolgono per i canarini; dall’altra per ottenere condizioni più stabili di temperatura e ambientali in genere per poi verificare nuovamente l’ipotesi di Rubin. Ad oggi ci sembra di poter concludere che se allevati insieme i Betta ‘sembrano’ in prevalenza femmine perché lo sviluppo di uno o più maschi ‘dominanti’ inibisce gli altri che restano fenotipicamente simili alle femmine, tant’è vero che qualora si tolga il (o i) dominante c’è subito un altro maschio 46 vii. la ricerca sul betta pronto a ‘trasformarsi’ per prenderne il posto. L’allevamento singolo ha posto del resto maggiori problemi per il controllo degli altri valori, per cui non ci sentiamo di affermare che il pH sia ininfluente. Il primo biennio di lavoro in altri termini non ha portato ad alcuna conclusione, ma soltanto a mettere a punto una ‘strategia operativa’ con la quale confidiamo di poter lavorare meglio in futuro. L’occasione di questo nostro primo ‘punto’ è d’altro canto utile anche per chiedere collaborazione: chi possedesse dati e appunti sull’argomento è pregato di farcene avere copia. Siamo coscienti del fatto che per ottenere risultati, spesso con i mezzi di privati acquariofili, sia pure associati (non siamo un istituto di ricerca, né altro del genere), occorre in primo luogo pazienza ed insieme ad essa tanta, tanta costanza. Per cui noi continueremo e periodicamente stileremo altri ‘punti’ da sottoporre all’attenzione generale anche quando – come in questo caso – i risultati provvisori sono di gran lunga inferiori alle nostre speranze iniziali. Prima di chiudere un ultimo dato: nelle nostre bettiere (sono ormai svariate decine, tutte autocostruite per meglio sfruttare lo spazio disponibile nella sede sociale e negli appartamenti dei soci) è stato usato un sistema di identificazione – attraverso una targhetta adesiva che segue ciascun Betta in ogni suo spostamento, sempre attaccata ben visibile sul frontale della vasca che lo ospita – che crediamo possa essere utile far conoscere. Ciascun esemplare è contrassegnato da una sigla che comprende le iniziali dell’allevatore, le caratteristiche cromatiche dei genitori, la data di nascita ed un proprio ‘identificativo’. Ad esempio AF Bl-Ro 230187 004 starebbe ad indicare che quel particolare pesce è il numero 4 tra gli avannotti nati il 23 gennaio 1987 da un maschio blu e una femmina rossa dall’allevatore Alberto Fasoli, presidente della nostra Associazione. Una specie insomma di ‘codice fiscale’, che ci consente, con l’appoggio di un apposito registro, di seguire passo passo i pesci allevati allo scopo di individuarne, con la massima precisione possibile, caratteristiche utili per una eventuale selezione fenotipica, primo passo per la creazione di quei ceppi ‘puri’ di cui si diceva. Sul registro naturalmente sono riportati anche i dati (pH compreso) di ogni singolo accoppiamento, per la verifica che stiamo compiendo. Per ora non c’è altro da dire. Speriamo in risultati più precisi con il prossimo ‘punto’ anche con la collaborazione di chi vorrà scriverci”. 47 vii. la ricerca sul betta Dopo questa relazione il lavoro andò avanti ancora per qualche tempo, affidato al coordinamento di Pardi, ma non vennero fuori grandi novità. Poi pian piano qualcuno cominciò ad abbandonare e il progetto finì con l’arenarsi. Il sistema di classificazione alfanumerico per l’identificazione dei singoli esemplari di Betta splendens coinvolti nella ricerca, ideato principalmente da Pardi, ci fu comunque di grande aiuto, semplificando catalogazione e registrazione degli appunti, e ci venne copiato, con nostra grande soddisfazione, da diverse altre associazioni non solo italiane. La Salamandrina I nostri soci lavoravano pure su altri settori. Il numero di febbraio 1986 della rivista “aquarium” ospitò, ad esempio, due articoli firmati da altrettanti soci: il mio Salamandrina terdigitata (pagg. 89-90) e quello di Umberto Pantaleone Un incontro inconsueto (pag. 91): nei testi si riferiva del ritrovamento in un torrente del versante occidentale della Majella di un esemplare adulto di Salamandrina dagli occhiali. L’incontro, avvenuto nella primavera del 1985, durante una delle tante escursioni “sul campo” che l’Associazione allora organizzava, era il primo assoluto in tempi recenti in Abruzzo e quegli articoli sono citati in decine di bibliografie erpetologiche anche al di fuori dei confini italiani. Un ulteriore piccolo motivo di orgoglio per gli acquariofili abruzzesi. 48 VIII GLI ANNI NOVANTA Torniamo al nostro racconto. A fine 1992 una assemblea sancì anche formalmente la soddisfazione del club per il programma che si era riusciti a proporre durante i dodici mesi del decennale e rinnovò le cariche sociali per il triennio a venire. L’onore-onere di portare avanti l’attività venne affidato a Tagliamonte, confermato per acclamazione alla presidenza, Alberto Fasoli, che restava vicepresidente, Marcucci, ancora segretario, e a due nuovi consiglieri: Renato Di Loreto e Antonio Alessi. Uscivamo di scena, su nostra esplicita richiesta, io e Pardi, ma il direttivo ci attribuì comunque degli incarichi operativi, possibilità esplicitamente prevista nello Statuto: io dovevo curare le relazioni esterne del club, Pardi restava responsabile mostre. Venne pure varato un programma di massima. Si decise in particolare di andare avanti con le esposizioni a concorso. Dopo aver informato il nuovo presidente FIAAE Cannata, l’AAA volle elaborare un regolamento per l’effettuazione di quel particolare tipo di esposizioni e linee generali per la creazione e la gestione di un indispensabile “albo giudici”. “Il regolamento – questo il testo che inviammo alla rubrica ‘Dalle Associazioni’ allora ospitata dalla rivista aquarium – è stato organizzato dal direttivo abruzzese su una proposta di Pardi e di Di Tizio e sulla base di osservazioni emerse in assemblea (ne hanno parlato i soci Viola, Pardi, Renzetti e Fasoli). L’associazione abruzzese userà questa base per la prossima iniziativa in autunno, con l’augurio che la FIAAE voglia appoggiare la scelta. ‘L’associazionismo fine a se stesso – ha osservato Pardi – ci ha consentito di andare avanti per alcuni anni, ma a questo punto ci troviamo al guado: o passiamo, in Italia, a schemi più evoluti, sulla scorta di quel che accade in altri Paesi europei, o sarà inevitabilmente imboccato il viale del tramonto. Altre precedenti iniziative sono defunte proprio perché non hanno saputo 49 viii. gli anni novanta comprenderlo. Noi ci muoviamo in questo senso e speriamo che altri, molti altri, vogliano seguirci’. La prossima mostra organizzata dall’AAA – annunciavamo infine – sarà articolata in due sezioni: concorso per acquari arredati (come nelle due precedenti iniziative) e concorso per pesci. In lizza per questa prima solo due o tre categorie (specie o gruppi di specie omogenee) in base a standard ufficiali che il club abruzzese si è procurato all’estero” e che vennero, aggiungo oggi, adattati alle esigenze italiane. A farlo ci ha pensato un gruppo di lavoro composto dai soci Antonio Alessi, Renato Di Loreto, Luciano Di Tizio e Alberto Fasoli con la preziosa collaborazione, ancora una volta, di Giorgio Di Tizio. Gli standard vennero anche editi in un opuscolo (alle pubblicazioni dell’AAA sarà dedicato un apposito capitolo), alcune preziose copie del quale sono tuttora conservate gelosamente in sede. In attesa della nuova edizione della mostra-concorso, avevamo intanto ripreso la serie degli incontri, allora mensili. Ci ospitava in via Arniense una associazione di pesca sportiva, presieduta dall’indimenticabile Guelfrido Carosella, per tutti semplicemente “il commendatore”, che dell’associazione è stato un grande amico. Il magazzino, nei primi anni 80 ospitato in un locale del socio Carlo Giampietro, era stato invece affidato ad Amedeo Pardi, che aveva messo a disposizione alcuni spazi nella sua casa di via Zittola (oggi via Piaggio), rimasta ufficialmente la nostra sede sino al recente trasferimento in via Paolucci, 1. Le riunioni, dicevo, si svolgevano allora ogni mese, la prima domenica, con inizio alle 10. In quel 1993 si parlava soprattutto delle modalità organizzative della prossima mostra. Sarebbe stata la settima organizzata a Chieti, la decima nel computo complessivo delle nostre esposizioni. La FIAAE intanto organizzava, a Faenza, il suo nuovo congresso nel quale confidavamo si potesse discutere il nostro regolamento, affidato a Tagliamonte, presidente AAA e delegato per noi in Federazione. A Faenza invece la FIAAE si sarebbe sfaldata, ma allora non potevamo neppure immaginarlo e si andava avanti. Decidemmo che l’esposizione avrebbe avuto come tema semplicemente “l’acqua dolce”, per lasciare un ventaglio di possibilità quanto più ampio possibile ai concorrenti, e puntammo per la prima esposizione italiana riservata ai pesci su due specie abbastanza frequentemente allevate, non soltanto dai nostri soci: Pterophyllum scalare e Betta splendens. 50 viii. gli anni novanta 10. 16-23 gennaio 1994. Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Settima mostra di acquariofilia Città di Chieti. Mostra concorso. Consueto en plein di visitatori e grande soddisfazione da parte nostra per essere riusciti nell’intento di far concorrere soci e non sia nell’allestimento di vasche arredate sia con singoli pesci. Da notare che per consentire l’esposizione dei Betta avevamo allestito (a opera di Pardi, Marcucci e Fasoli) una vasca speciale, con tanti scomparti, riscaldata “a bagno maria”, che consentiva di tenere tanti pesci insieme in poco spazio, una bettiera del tutto particolare sulla quale vi riferiremo più al dettaglio in Appendice. I premiati: - nel settore vasche arredate: 1°: Alberto Fasoli, con i suoi Discus (premio: vasca accessoriata da 100 cm offerta da Aquarium Center di Sambuceto); 2°: Amedeo Pardi, che ha esposto una coppia di Piranha (vasca da 50 cm offerta da Acquario Art di Pescara); 3°: Francesco Formisano con un ambiente sud-americano (vasca da 40 cm più filtro interno offerti da Atlantide di Montesilvano); 4°: Renato Di Loreto, con una vasca per Anabantidi (una confezione di mangime offerta da Santacroce di Chieti più una calamita tergivetro grande della Newa); 5°: Lorenzo Marcucci (mangimi più calamita media). Un premio particolare (il volume “Marino tropicale” del de Graaf ) è andato a Federica Di Tizio per un paludario riservato a testuggini acquatiche nord americane. - nel settore scalari: 1°: Renato Di Loreto (vasca 70 cm offerta da Piranha di Pescara); 2°: Marco Liberi (il nuovo schiumatoio prodotto dalla Newa); 3°: Sandro Fasoli (libro “Tutto acquario” della Primaris). - nel settore Betta: 1°: Alberto Fasoli (filtro “Biovita” offerto dalla Askoll); 2°: Lorenzo Marcucci (“Duetto” della Newa); 3°: Alberto Fasoli (pubblicazioni Primaris). 51 viii. gli anni novanta Campione della mostra è stato proclamato un bel discus di Marcucci, premiato con pubblicazioni offerte dalla Primaris. Analogo premio più una calamita tergivetro grande della Newa, per Marco Liberi, vincitore del referendum tra i visitatori. Per onore di cronaca aggiungiamo che nel referendum si erano classificati secondo Francesco Formisano e terza Federica Di Tizio. La ditta Leone aveva infine offerto un acquario, destinandolo esplicitamente all’associazione che aveva inteso in qualche modo premiare per il suo impegno allora ormai ultradecennale in favore dell’acquariofilia. Non era l’unica ditta che ci aveva aiutato direttamente: Askoll ed Euraquarium ci avevano offerto rispettivamente riscaldatori ed erogatori utilizzati nelle vasche da esposizione; Aquarium Center aveva invece donato confezioni di mangimi Tetra che, con calamite piccole della Newa, formarono un apprezzato premio di partecipazione per tutti gli iscritti. Il giudizio era stato affidato a un giudice internazionale della Foi, la federazione degli ornicoltori, che era anche un esperto acquariofilo: quel Giorgio Di Tizio che era stato socio e già in passato aveva più volte collaborato con noi, sin dalla fondazione del club. La presenza di un giudice, che aveva deciso sulla base degli standard da noi rielaborati, rappresentava un ulteriore salto di qualità. Regolamento mostre, standard, albo giudici... avevamo intrapreso una strada che avrebbe potuto portare molto lontano l’intera acquariofilia italiana. Purtroppo proprio nel momento più favorevole la Federazione nazionale aveva avviato la sua fase di declino e da soli non potevamo certo spingerci troppo oltre i confini regionali. 11. 12-13 novembre 1994. Pescara. Piazza Alcione. Grazie alla collaborazione del socio Antonio Alessi avevamo avuto una sede pescarese che conservammo per un paio di anni. Lì avevamo spostato le riunioni periodiche, lì organizzammo una mostra che, per la prima volta dall’ormai lontana fondazione, non era aperta al pubblico ma riservata ai soli soci. Vennero montate bettiere da esposizione (come quella cui abbiamo già accennato) e altre vaschette, per esporre “combattenti” e Guppy, 52 viii. gli anni novanta che per la prima volta mettevamo a concorso. Giudici, guidati da Giorgio Di Tizio, furono Alberto Fasoli, Antonio Alessi e Renato Di Loreto. Alla valutazione fummo pure presenti, senza partecipare direttamente, il segretario Marcucci e io, che nel frattempo ero tornato alla presidenza, dopo le dimissioni di Marcello Tagliamonte. Maurizio Della Marca vinse per Poecilia reticulata, con citazione d’onore per Paola Mammarella, che presentò degli splendidi guppy a coda nera non premiati soltanto perché troppo grandi rispetto agli standard. Con i Betta si affermò invece Lorenzo Marcucci. Gli “incontri con gli autori” Avremmo voluto organizzare altre mostre aperte al pubblico a breve termine, ma cominciavamo a incontrare grandi problemi per il reperimento di una sala idonea, sia a Chieti sia a Pescara. Andavamo avanti con il nostro bollettino informativo interno (ne parleremo nel paragrafo dedicato alle pubblicazioni), sempre più ricco e appetitoso, e avevamo inventato una per noi inedita attività, gli “Incontri con gli autori”. Un ciclo di conferenze importanti, di sicuro richiamo per soci e non, e insieme pure una maniera per tenere in attività l’associazione in attesa di poter allestire una nuova mostra (per noi da sempre l’evento più impegnativo e pure quello di maggiore presa anche al di fuori del ristretto numero degli appassionati), per la quale – con la Bottega d’Arte di Chieti chiusa per lavori di restauro – non sapevamo proprio a chi rivolgerci. Arrivammo a pubblicare un appello su “aquarium” (“AAA cercasi salamostre per esposizione di acquari” sul n° 5/1995), firmato dal segretario Marcucci, ovviamente senza esito. Niente esposizioni, dunque, almeno per il momento. Questa volta però non c’era un subdolo vento di crisi a frenarci, ma solo cause esterne. L’associazione era più viva che mai e gli Incontri con gli autori ci sembrarono la maniera migliore e più efficace di continuare nella nostra attività. La formula era semplice: si trattava di invitare personaggi noti dell’acquariofilia italiana ai quali avremmo chiesto di esporre delle conferenze su tematiche di particolare interesse per i soci. – Si cominciò con Aristide Menozzi, veterinario e dirigente aziendale. 53 viii. gli anni novanta Lo ospitammo nella Sala dei Marmi dell’amministrazione provinciale di Pescara, con un buon afflusso di pubblico. Menozzi parlò di un tema che gli stava particolarmente a cuore: l’alimentazione dei pesci d’acquario e in particolare dei mangimi e della microincapsulazione. Argomento di grande attualità, che riscosse successo e determinò un serrato dibattito al quale prese parte pure Umberto Agostini che, come titolare di Aquarium Center, aveva partecipato all’organizzazione. Menozzi venne in primavera, nel 1995. – Il secondo “incontro con gli autori” arrivò invece nel novembre dello stesso anno, ospite Hansmartin de Jong, fondatore ed editore della rivista “aquarium”, oggi la più antica e prestigiosa tra le tante pubblicate, allora la sola in lingua italiana che fosse possibile reperire nei negozi del settore. L’incontro si svolse questa volta a Chieti, nella saletta di un ristorante, appositamente affittata per noi dal negozio Arca di Roberto Santacroce, che collaborava all’iniziativa. Il relatore ci riferì, con dovizia di particolari e con belle diapositive, delle sue esperienze nel sud-est asiatico. – Il terzo autore della serie fu Giuseppe Mosconi, veterinario e consulente di importanti aziende del settore. Lo ospitammo ancora a Chieti, in una sala-teatro (Sant’Agostino) appositamente affittata, nel marzo 1996. Avremmo dovuto parlare della coltivazione delle piante e delle malattie dei pesci d’acquario. In realtà la conferenza, arricchita da un intenso dibattito con gli oltre trenta soci presenti, si è protratta per oltre tre ore ed è stata incentrata unicamente sulle piante e sulla loro coltivazione: l’interesse destato ha impedito di completare il programma inizialmente previsto. Quell’anno organizzammo pure, nella sede di piazza Alcione, una piccola mostra-scambio che ebbe tuttavia un limitato successo: scambiarsi pesci e accessori era una prassi consolidata tra i soci senza bisogno di un luogo fisico e di un appuntamento specifico per farlo. In ogni caso si trattò di un piccolo numero di accessori, di poche vasche e pochi pesci, in una sola domenica mattina, e riservata nei fatti a un minimo numero di aderenti. Una esposizione che non abbiamo mai conteggiato tra le tante da noi organizzate: il numero complessivo restava 54 viii. gli anni novanta fermo a 11, la quota toccata nel 1994. Per la dodicesima c’era ancora da attendere... – Sempre nel 1996, a settembre, il quarto incontro con gli autori venne ospitato nella sede sociale di piazza Alcione, a Pescara. Relatore il noto biologo e autore Valerio Zupo. Tema: le malattie dei pesci. Argomento di grande interesse per il quale si ebbe la solita confortante partecipazione. Zupo illustrò il suo discorso con diapositive e lucidi. Quindi il fuoco di fila delle domande. Il vice presidente del club, allora Alberto Fasoli, che sarebbe tornato presto alla presidenza, ebbe il suo da fare per contenere l’entusiasmo dei soci che avrebbero voluto saperne di più su un argomento così sentito e per chiudere in un orario accettabile l’incontro. La serata venne conclusa con una cena sociale, secondo quella che era una abitudine praticata sin dalle origini ma diventata particolarmente frequente in quegli anni in cui la carenza di sale disponibili aveva diradato gli impegni delle mostre. Cercavamo, in mancanza di altre occasioni, di stare insieme di tanto in tanto per conferenze e dibattiti. Più spesso incontrandoci a tavola. Cene sociali ne abbiamo organizzate a decine e, visto il successo, è certo che continueremo a organizzarle anche in futuro. La sede pescarese sembrava intanto funzionare al meglio e vi trasferimmo anche la biblioteca, salvo poi accorgerci che continuava a essere più pratico tenere libri e riviste nei locali di via Zittola messi a disposizione da Pardi, che, da buon bibliotecario, poteva così gestire meglio i volumi a disposizione. Un sistema che continuiamo ad applicare anche oggi, abbandonato da tempo il locale di piazza Alcione, nella quale operammo per alcuni anni, e aperta, ormai da quasi dodici mesi una nuova sede teatina in viale Paolucci 1, ottenuta dal Comune di Chieti nella cui amministrazione peraltro c’è anche, ed è la prima volta da quando esiste il club, un assessore, Marco Marino, appassionato acquariofilo pure se sino a oggi non si è mai iscritto all’associazione. Nostro socio, lo ricordiamo qui di passaggio, è stato invece un altro personaggio importante della vita pubblica cittadina, Giancarlo Zappacosta, attuale presidente del Consiglio di amministrazione del Teatro Marrucino. E nostro socio è stato pure il maresciallo Marino Di Resta, eroico carabiniere ucciso in un conflitto a fuoco: aveva la tessera numero 116. 55 viii. gli anni novanta Una mostra “Mondiale” Come che sia tra tavolate e “Incontri con gli autori”, avevamo trascorso due anni abbastanza intensi, mentre le nostre vasche continuavano ad accumulare polvere nel magazzino messo a disposizione da Pardi. L’ultima esposizione c’era stata a fine 1994. Nel 1995 e nel 1996 avevamo messo in piedi quattro importanti conferenze. 1997 e 1998 furono invece anni di stasi. Continuavamo a pubblicare il bollettino mentre gli incontri in sede tra i soci cominciavano a essere sempre meno affollati, a tal punto che decidemmo di lasciare i locali di piazza Alcione, per i quali pagavamo comunque un pur piccolo affitto. Era stato da qualche tempo pure deciso di non rinnovare gli abbonamenti alle riviste straniere, perché poco richieste dai soci. Si viveva una fase di stanca, non a livello della “grande crisi” che ci aveva, negli anni ’80, fatto rischiare la chiusura, ma quasi. Qualche socio nuovo si era tuttavia nel frattempo già accostato all’associazione, compreso alcuni iscritti importanti: il veterinario e apprezzato autore di articoli specialistici Maurizio Manera, ad esempio, insieme ad alcuni di quelli che sono attualmente al vertice dell’associazione: Maurizio Della Marca, socio dal 1992 e oggi vice presidente omai da diversi anni, Livio Macera che è subentrato a Marcucci quale segretario, che si accostò proprio durante l’evento di Silvi, Maurizio Pavone (iscritto nel 1994) e diversi altri. Giulio Caso sarebbe invece arrivato più tardi. Ma serviva con urgenza una nuova carica di entusiasmo, che non poteva arrivare in nessun altro modo se non con una mostra, come tanti anni di attività ci avevano insegnato. Luciano Viola, uno dei soci allora più attivi, trovò, insieme ad Alberto Fasoli (erano e sono entrambi anche ornitologi) il contatto giusto per tornare a esporre, e in una collocazione decisamente prestigiosa. Tra il 29 gennaio e il 7 febbraio 1999 allestimmo la nostra dodicesima mostra di acquari nell’ambito del Campionato Mondiale di Ornitologia, a Silvi Marina, in provincia di Teramo. Uscivamo dall’area metropolitana Chieti-Pescara, ma soprattutto tornavamo finalmente a esporre, a oltre quattro anni dall’ultimo appuntamento. 12. 29 gennaio-7 febbraio 1999. Silvi (Te), Fiera Adriatica. 47° Campionato Mondiale di Ornitologia. Partecipavano oltre duemila espositori da tutto il mondo, con quasi 56 viii. gli anni novanta 16mila uccelli in un salone immenso, quello della Fiera Adriatica, a Silvi Marina, sulla nazionale Adriatica. Una vetrina eccezionale. Per raccontarvi come è andata “saccheggiamo” ancora una volta il lungo articolo che all’evento dedicò la rivista aquarium (“Tra canarini e pappagalli... spuntano gli acquari”, sul numero 4/99), con qualche doverosa precisazione. Per l’Associazione era la decima mostra, scriveva ad esempio la rivista lasciando fuori, in verità su nostra indicazione, dal conto le due esposizioni che allora consideravamo “minori” pure da noi organizzate: quella con il comitato promotore per il parco fluviale e quella interna, riservata ai soci e svolta in sede. Eventi che invece oggi riteniamo meritino a pieno titolo di essere considerati importanti, come effettivamente sono stati. Nel contesto del Campionato gli organizzatori hanno offerto uno spazio all’AAA che si è affrettata ad accettare a dispetto dei tempi strettissimi a disposizione per l’allestimento. Grazie alla collaborazione di Askoll Uno (allora tenemmo i contatti con il disponibilissimo Giuseppe Bellotto) sono arrivati in pochi giorni 14 acquari della serie Tenerif, prestati per l’occasione, mentre le altre vasche sono state recuperate dall’associazione per un totale di 20 acquari ai quali va aggiunta la “storica” bettiera da esposizione, di cui abbiamo già avuto modo di parlarvi, rispolverata per l’occasione. Collaborarono pure la ditta locale Pet Diffusion e la Primaris, casa editrice di “aquarium” che inviò materiale promozionale. L’esposizione è stata inizialmente danneggiata dal maltempo (a cavallo tra i primi due mesi dell’anno l’Abruzzo è stato investito da una eccezionale nevicata), ma si è poi largamente rifatta: circa 3000 visitatori, almeno un terzo dei quali stranieri, hanno passeggiato tra gli acquari, e ben 500 (esattamente 497) tra loro si sono anche trattenuti per partecipare a una votazione promossa dal club. Il fine del ‘referendum’ era quello di scegliere la vasca più bella (ha vinto quella riservata ai Guppy, cosa che deve far riflettere) e il pesce più ‘simpatico’, un Aequidens rivulatus adulto, allevato da Lorenzo Marcucci. Buono anche il piazzamento del Cichlasoma severum dorato di Amedeo Pardi. Il pesce, allevato da Pardi da una decina d’anni, ha già partecipato a diverse esposizione ed è considerato il ‘decano’ delle iniziative targate AAA. Oltre ai già citati Pardi e Marcucci hanno lavorato all’allestimento della mostra Alberto Fasoli, Renato Di Loreto e Maurizio Pavone, il ‘nostro’ Luciano Di Tizio, Sandro Fasoli, Roberto Baldassarre 57 viii. gli anni novanta e Giorgio Santacroce. Sono state allestite – dati i tempi stretti – esclusivamente vasche d’acqua dolce, con tutti i più comuni pesci d’acquario e qualche ‘chicca’: una coppia di grossi Piranha, un Dipnoo adulto, Neolamprologus brichardi con tanto di avannotti, un gruppetto di Uaru... Grazie a questa iniziativa alcuni allevatori di canarini hanno potuto ‘assaggiare’ un hobby diverso dal loro e i visitatori del Campionato hanno potuto far riposare occhi e... orecchie trascorrendo un po’ di tempo, dopo aver visto migliaia di volatili, anche tra gli acquari. Ce l’avevamo fatta. Finalmente. Quella nuova esposizione ci restituì vigore. Restava il problema della carenza di sale sia a Pescara che a Chieti (dove però la ristrutturazione della Bottega d’Arte procedeva finalmente spedita). Completata la dodicesima esposizione si anelava a fare 13. Sapevamo che non sarebbe stato facile, ma tra noi, mentre si apriva il nuovo millennio e si avvicinava a grandi passi il nostro ventesimo compleanno, era tornato a dominare l’ottimismo. Con l’esperienza accumulata, sapevamo che in qualche modo l’avremmo spuntata ancora. Prima di avviare il discorso sulle più recenti esposizioni è necessario però un passo indietro, per raccontare la grande avventura di una Federazione nazionale delle associazioni di acquariofilia che ci coinvolse per alcuni anni... La FIAAE Nel 1985, in occasione dello Zoomark, rassegna biennale del mercato degli animali da compagnia, nel quale l’acquariofilia ha sempre avuto un ruolo di grande importanza, si tenne una riunione tra tutti i club di appassionati allora esistenti in Italia, una dozzina, tra cui naturalmente anche l’Associazione Acquariofili Abruzzese. Si concordò di dare vita a una federazione, la FIAAE, acronimo di Federazione Italiana delle Associazioni Acquariofile ed Erpetologiche. Si decise di nominare due commissari straordinari, in carica sino al dicembre dell’anno successivo, per la gestione della fase di avvio e per la raccolta di ulteriori adesioni. A dimostrazione del prestigio già raggiunto dall’AAA a livello nazionale fui scelto, insieme ad Ettore Peyrot del club piemontese, per svolgere quel 58 viii. gli anni novanta delicato e importante ruolo. Andammo avanti sino all’ottobre 1986, seconda assemblea nazionale, che si tenne a Bologna in locali messi a disposizione dall’Euraquarium e che sancì la definitiva fondazione. Era il terzo tentativo nella storia dell’acquariofilia nel nostro Paese. Dopo l’Associazione Italiana Acquariofili che aveva operato principalmente a Roma negli anni tra il 1941 e il 1954 e l’omonimo sodalizio milanese AIA che visse a Milano alla fine degli anni ‘70. La nuova federazione partiva con grande entusiasmo e con numerose adesioni e in effetti andò avanti per una dozzina di anni. Ne fui il primo presidente, eletto con la totalità dei voti, con scrutinio segreto, benché non avessi avanzato alcuna formale candidatura mentre altri l’avevano fatto, e anche questo rappresentò un concreto successo dell’AAA, presente a Bologna con tutto il suo direttivo. Vice presidente venne eletto Peyrot, segretario Franco Micheli, di Lucca. Il mandato era triennale. Tre anni dopo, al momento del rinnovo del direttivo, si aggiunse Tiziano Storai come responsabile delle pubblicazioni, mentre Gian Piero Cannata diventava vice presidente al posto di Peyrot ed io ero confermato, di nuovo con la totalità dei consensi dei delegati FIAAE, cioè dei rappresentanti delle singole associazioni aderenti. Andammo avanti a lungo, con varie iniziative, compresi i congressi nazionali e numerose assemblee. Fondamentale fu la spinta propulsiva della FIAAE per la nascita di numerose nuove associazioni in varie parti d’Italia. Con la Federazione nazionale la nostra associazione, a parte il mio ruolo di presidente, ebbe uno stretto e proficuo rapporto. Tra l’altro ospitammo nel 1988 nella nostra sede l’assemblea che ogni anno radunava i delegati FIAAE di tutti i club italiani, accoppiata a una riflessione più squisitamente scientifica, per la presentazione del congresso in programma l’anno successivo, affidata quale relatore al biologo dottor Valerio Zupo, che negli anni si è sempre dimostrato grande amico del nostro club. L’assemblea teatina, tenuta sabato 3 novembre, era il quarto appuntamento dei clubs italiani, dopo quelli di Firenze (10 e 11 ottobre 1985: nomina coordinatori provvisori), Bologna (5 ottobre 1986: elezione del primo direttivo) e ancora Firenze (10 ottobre 1987: bilancio annuale e primo congresso). A Chieti furono presenti una quarantina di delegati, oltre all’editore della rivista “aquarium”, Hansmartin de Jong, che appoggiava apertamente la Federazione. L’evento fu organizzato con dispendio di energie da tutti i soci, in particolare da Alberto e Sandro 59 viii. gli anni novanta Fasoli, Amedeo Pardi, Lorenzo Marcucci e Maria Pia Di Simone. I lavori, aperti dalla mia consueta relazione, si protrassero sino al pomeriggio. Nella pausa un rinfresco, allestito e offerto dal gruppo abruzzese. A conclusione una visita guidata alla nuova sede di Aquarium Center, che era stata appena inaugurata nella vicina Sambuceto. Tra il 1987 e il 1989 la FIAAE diede pure vita a un concorso nazionale per la scelta del suo simbolo. L’assemblea 1989 dei delegati (a Firenze, insieme al secondo Congresso nazionale) fu chiamata a scegliere, tra le numerose proposte, quale sarebbe stato il logo federale. Dopo una difficile votazione e persino un ballottaggio prevalse la proposta di Marcello Tagliamonte: in alto una cartina d’Italia che attraverso linee rette che formano la sagoma di alcuni scalari stilizzati, si congiunge con due mani che si stringono, sovrastate dalla sigla FIAAE. L’Italia, un pesce tra i più diffusi, l’amicizia e la sigla sociale: tutti gli elementi necessari per una immediata identificazione e per una altrettanto immediata caratterizzazione della Federazione. È appena il caso di far notare che Tagliamonte, all’epoca a Milano per lavoro, era stato socio fondatore del club abruzzese. Il premio (alcune pubblicazioni specializzate in acquariofilia) gli venne consegnato a Chieti, durante una mostra allestita dal club abruzzese. Nel frattempo Tagliamone era diventato presidente dell’AAA e a premiarlo fui io in veste di presidente della FIAAE. Una premiazione per molti versi altamente simbolica, un ulteriore tassello che unisce l’Associazione Acquariofili Abruzzese alla struttura federale. L’ennesima prova della vitalità del nostro sodalizio anche a livello nazionale. Io intanto, concluso il primo triennio, ero stato rieletto al vertice e andai avanti di buona lena per un secondo mandato. Al termine però non volli riproporre la mia candidatura: la mia personale avventura da presidente della FIAAE era durata più di sette anni (il primo con mandato provvisorio e due trienni seguiti ad altrettante elezioni unanimi da parte dei delegati). Ritenevo di aver dato abbastanza e di dover lasciare spazio ad altri. Al terzo rinnovo, per statuto ancora possibile, rifiutai la candidatura, per tornare a dedicarmi con maggiore impegno alle attività abruzzesi. Non ho così assistito alla fase di decadenza della Federazione. L’affermarsi di diverse leadership in contrasto tra loro ha portato prima ad una scissione e poi alla scomparsa di fatto di entrambi i tronconi nei quali la FIAAE si era divisa. La crisi si formalizzò a Faenza, 60 viii. gli anni novanta durante l’ennesimo e purtroppo ultimo congresso federale unitario. Tensioni e incomprensioni che si erano evidentemente accumulate esplosero e determinarono nei fatti un profondo solco tra due gruppi di club. Non ha senso parlare di torti e di ragione, meno che mai a distanza di tanti anni. È un fatto che dopo quel congresso molti gruppi uscirono dalla FIAAE, che non vollero più riconoscere, e diedero vita a un’altra federazione nazionale. Eravamo pochi tutti insieme, dividendoci avevamo determinato la fine di una bella avventura. Tentammo, come AAA, una mediazione: il congresso di Faenza si era svolto il 16 e il 17 ottobre 1993. Il 6 novembre nacque l’UICAE (Unione Italiana dei Clubs Acquariologici ed Erpetologici). Prima ancora della fine dell’anno noi proponemmo una assemblea di rifondazione, che potesse consentire ai club italiani di rimettersi insieme e di riprendere il cammino interrotto. Ci sentivamo di farlo e ci sembrava pure quasi doveroso per il fatto che già allora, per avere superato il decimo compleanno, eravamo una delle associazioni più antiche tra quelle in attività. Un primato che oggi abbiamo largamente consolidato e che nessuno può contenderci. Ma torniamo alla FIAAE e al tentativo di andare avanti: indirizzammo una “lettera aperta” a tutti i club italiani allora in attività. “Il consiglio direttivo – scrivevamo – della Associazione Acquariofili Abruzzese, preso in esame il momento difficile che sta attraversando la FIAAE, ha deciso all’unanimità di confermare la propria ‘vocazione’ federalista. L’Associazione si dichiara perciò disponibile a partecipare a ogni iniziativa tesa a cercare di recuperare alla FIAAE una gestione unitaria, come sempre accaduto nei primi anni di vita della Federazione; è anzi pronta a organizzare in Abruzzo un’assemblea nella prossima primavera, volta alla ‘rifondazione’ della FIAAE e all’elezione di un nuovo direttivo, nei termini previsti dallo statuto. Il club abruzzese nel contempo dichiara che non aderirà ad alcuna federazione o associazione nazionale scissionista rispetto alla FIAAE: gli iscritti e i gruppi acquariologici ed erpetologici diffusi nel territorio italiano sono poche centinaia e appare assurdo dividere queste scarse forze in più organizzazioni che vedrebbero ciascuna ulteriormente ridotta una credibilità e una ‘forza contrattuale’ già scarsi a fronte di un massiccio attacco da parte di chi vorrebbe ‘mummificare’ la natura e porta avanti assurdi discorsi proibizionistici anche di fronte a specie da decenni allevate e riprodotte in cattività. 61 viii. gli anni novanta Restiamo in attesa di risposte concrete da parte di tutte le associazioni interessate alla ‘risurrezione’ della FIAAE. Se invece prevarrà la tendenza alle scissioni, l’Associazione Acquariofili Abruzzese continuerà per proprio conto la ormai ultradecennale attività, pronta a collaborare con chiunque abbia gli stessi scopi (diffusione dell’acquariofilia e difesa dell’ambiente), senza preclusioni ma nel pieno rispetto del proprio statuto”. Ci risposero in pochi e noi, coerentemente alla decisione assunta, ci chiamammo fuori da ogni discorso nazionale. Le due federazioni andarono avanti ciascuna per proprio conto per alcuni anni, durante i quali ci furono un altro paio di tentativi di ricucire lo strappo. Personalmente partecipai anche come relatore, a Roma, a un convegno organizzato dalla FIAAE mentre avevo buoni rapporti con l’UICAE, che organizzavano eventi separati, ovviamente con una potenzialità ridotta rispetto alla iniziale federazione unitaria. Più tardi nacque anche una nuova associazione tra clubs, GAIA, ma una sigla unitaria non si riuscì mai più a ricostituirla. La federazione restò presto solo un bel ricordo. Non vanno tuttavia sottovalutati i meriti di chi portò avanti ancora per tante stagioni i sodalizi nazionali. Cito a memoria: nella FIAAE, ad esempio, Giuseppe Cavalli, che fu a lungo il segretario, “erede” dell’ottimo Franco Micheli, e Maurizio Minniti che resse invece la presidenza; nell’UICAE Gian Piero Cannata, che è sempre stato deus ex machina di questo sodalizio. Personaggi importanti che tanto hanno dato all’acquariofilia, ma che più ancora avrebbero potuto fare se fossimo rimasti insieme. Il fatto che l’Associazione Acquariofili Abruzzese dopo la scissione aveva deciso di non partecipare più attivamente a quell’avventura ebbe, ne sono convinto, un peso notevole, se non decisivo, nel determinarne il lento ma inesorabile esaurimento. Il nostro entusiasmo, trainante nei primi sette, otto anni, avrebbe potuto avere ancora a lungo una positiva influenza sulla Federazione. Del resto non può essere un caso la circostanza che soltanto il nostro club sino a oggi in Italia è riuscito a tagliare il traguardo delle venticinque candeline, spente peraltro nella convinzione di poter andare ancora molto, molto avanti. E anche la storia che in queste pagine vi stiamo raccontando ha altri capitoli da offrire. 62 IX IL TERZO MILLENNIO Molte cose stavano cambiando. In parallelo al declino di quel che restava delle federazioni nazionali, stavano nascendo e si stavano affermando vari club pieni di entusiasmo e di iniziativa, sia a livello locale sia con ambizioni nazionali. Associazioni tematiche che raccoglievano iscritti in ogni angolo d’Italia, per i killy, i ciclidi e più tardi i guppy e i discus, e club locali capaci di organizzare eventi di rilievo nazionale e internazionale, il GAEM a Milano e l’AFAE a Faenza, ad esempio. E anche il GAS, il Gruppo Acquariofilo Salentino, nel quale opera l’amico biologo Francesco Denitto, che è pure diventato apprezzato giudice internazionale per i concorsi sui Discus. Un pesce, quest’ultimo, lo dico per inciso, che è l’unico, almeno in Italia, ad avere una rivista tutta per sé (Discus Notiziario, quadrimestrale della Primaris). Altri club “antichi” come la piemontese APEA, continuavano a ben operare. E anche noi, nel nostro piccolo, cercavamo di andare avanti. Un ennesimo “Incontro con gli autori” si tenne, questa volta a Chieti, nell’auditorium del comando dei vigili urbani. Ospite il biologo Alessandro Mancini, che stava lanciando una nuova rivista specializzata, “Il mio Acquario” che coraggiosamente ritentava la strada della vendita in edicola, già provata in passato da altre pubblicazioni senza troppa fortuna. Nel terzo millennio, complice la tecnologia che ha abbassato i costi di produzione, le riviste specializzate si sono del resto moltiplicate. Sono oggi più di mezza dozzina i periodici in vendita nei negozi del settore o in abbonamento (solo “Il mio acquario” anche in edicola). Un numero esorbitante, a dispetto della concorrenza rappresentata da internet, dove anche l’AAA ha da tempo un suo spazio. Nel sito, di recente rinnovato dal socio Stefano Perinetti, si svolge oggi una parte importante della vita associativa a dispetto di qualche socio “antico” (io per primo) che tenta 63 ix. il terzo millennio inutilmente di opporsi. È attivo in particolare un seguito forum che ha finito nei fatti col sostituire il nostro “storico” bollettino interno, che era diventato quasi una piccola rivista. Una pubblicazione che tuttavia potrebbe rinascere (l’ipotesi è allo studio) con un paio di numeri l’anno per ospitare, a mo’ di pubblicazione scientifica, i lavori più importanti prodotti dai soci nel campo dell’allevamento e della riproduzione dei pesci d’acquario. Si vedrà. Intanto, facendo un passo indietro, è da raccontare, affidata alla penna di Lorenzo Marcucci (che ne è stato a lungo il principale redattore) la storia del bollettino e più in generale delle pubblicazioni che l’AAA ha prodotto nel suo quarto di secolo di vita. Il bollettino e non solo “Acquariofilia Contemporanea”, è questo il nome, più, corretto sarebbe dire la testata, della pubblicazione edita dall’Associazione. Per anni è stata il nostro fiore all’occhiello, il prodotto che ci ha fatto conoscere agli appassionati di acquari, alle altre associazioni e alle case editrici alle quali veniva regolarmente inviata. Nata negli anni ‘80 come una semplice lettera di convocazione soci per le periodiche assemblee, un po’ alla volta è cresciuta in numero di pagine e in contenuti fino ad arrivare ad essere una vera e propria piccola rivista di acquariofilia. Ma procediamo per ordine. Non era ancora l’epoca dei computer quando i volenterosi Amedeo Pardi e Alberto Fasoli con la macchina da scrivere e con tanta pazienza si preoccupavano di inviare a tutti gli iscritti una lettera di convocazione delle riunioni contenente l’ordine del giorno e qualche comunicazione di interesse per i soci: pesci riprodotti e avannotti eventualmente disponibili, accessori e prodotti utilizzati positivamente o negativamente dai singoli soci che ne davano un resoconto agli altri e cose del genere. Piccole informazioni “di servizio”, insomma. Nel novembre 1991 la prima rivoluzione con il cambio di veste editoriale, se vogliamo utilizzare un parolone. Il passaggio di consegne tra il segretario uscente Amedeo Pardi e quello entrante Lorenzo Marcucci e l’arrivo dei primi computer hanno consentito di iniziare la produzione di un vero e proprio bollettino per i soci. Iniziano a comparire le rubriche fisse: “Dall’assemblea dei soci” (nella 64 ix. il terzo millennio quale viene riportato un resoconto di quanto si è detto nel corso dell’ultima riunione), il “Mercatino”, le “Notizie dai soci” (nella quale c’è una specie di aggiornamento dei successi e degli insuccessi dei vari allevamenti/riproduzioni), le traduzioni di articoli tratti dalle riviste straniere. È di questo periodo l’ampliamento dell’emeroteca a testi stranieri: francesi, inglesi ed americani. E sono queste riviste, sempre a disposizione dei soci, che consentono un primo salto di qualità del bollettino. I tempi non sono ancora maturi per una partecipazione diretta dei soci alla stesura di articoli validi (come avverrà in seguito) e allora… ben venga una collaborazione fornita da riviste difficilmente reperibili per l’appassionato. Ricordo che in quel periodo gli acquariofili non avevano a disposizione tutte le testate acquariologiche che si trovano in commercio oggi, che i libri in italiano erano pochi e mal illustrati e che la sete di informazioni su pesci e tecnica era tantissima. Del resto anche se Internet esisteva già, era alla portata di pochi fortunati che non solo erano muniti di computer e di modem, ma che potevano permettersi di pagare un provider per avere l’accesso alla rete e che avevano una buona dimestichezza con le lingue straniere. Così il bollettino ha avuto modo di crescere ed è passato da una semplice facciata in formato A4 ad almeno 2 se non addirittura 3 o 4 che venivano regolarmente inviate agli iscritti. Nel 1993 vi viene pubblicato il regolamento per le mostre di acquariofilia. Si tratta di una prima versione, che poi nel corso degli anni ha subito ritocchi e perfezionamenti fino a giungere alla versione attuale che viene normalmente utilizzata per tutte le mostre concorso dell’associazione. Sia per quelle che si svolgono in locali aperti al pubblico sia per quelle, come la recentissima seconda edizione de “L’acquario più bello a casa mia”, che si svolgono con visita agli acquari nelle case private. La prima versione, dunque, nel ‘93, ma ben presto cominciammo ad apportare miglioramenti al testo. Già alla fine di quello stesso 1993 appare sulle pagine del bollettino la versione perfezionata del regolamento utilizzata per la mostra concorso che si doveva svolgere a Chieti. Una ulteriore revisione della veste grafica avviene nel 1994 con il numero 13. Iniziarono tra l’altro ad apparire i primi disegni e schemi tecnici. Sul numero 17 invece appare la prima foto ed il numero di facciate stampate si attesta definitivamente ad almeno 4, un vero successo! Le 65 ix. il terzo millennio rubriche aumentano, iniziano a comparire le prime vignette di argomento acquariologico, le prime recensioni. Ma il salto di qualità vero e proprio avviene con il primo numero del 1996, il 27. Con questo importante fascicolo cambia il formato (che diventa B5), i fogli vengono rilegati e muniti di una copertina di cartoncino colorato dove campeggia il logo dell’associazione. Da questo numero la pubblicazione diventa bimestrale. In prima pagina compare l’indice e nascono le rubriche “La posta” e la “Rassegna stampa” italiana ed estera. Come sempre continuano le traduzioni degli articoli delle riviste straniere, ma aumenta la collaborazione dei soci. Le proposte degli iscritti, accettate e pubblicate, vanno dall’allevamento del cibo vivo (Drosofila melanogaster e Artemia salina iniziano la serie) all’illuminazione dell’acquario (un ponderoso contributo apparso addirittura a puntate), dalla realizzazione della vasca alla preparazione a al mantenimento dell’acquario marino mediterraneo, dall’allevamento di specie comuni come Pterophyllum scalare a quello di specie meno diffuse come Pantodon buchholzi. Iniziano pure a comparire per la prima volta i risultati delle varie inchieste svolte tra i soci per censire numero e tipologia di acquari allestiti, nonché quantità e specie di pesci allevati. Una piccola curiosità: dall’inchiesta è venuto fuori che, come era facile aspettarsi, nel 1996 quasi il 40% dei pesci ospitati nelle vasche era rappresentato da Poecilia reticulata, ma oltre il 50% di questi pesci proveniva da riproduzioni casalinghe! Gli articoli sono sempre più spesso arricchiti con illustrazioni, grafici e disegni dando al periodico una veste più gradevole. Con il 1997, dal numero 33, inizia l’utilizzo della 2a e della 3a pagina di copertina per migliorare il servizio ai soci. Nella 2a compare l’elenco di tutti gli iscritti all’associazione con indirizzo e recapito telefonico per agevolare i contatti, mentre nella 3a pagina c’è l’elenco completo di libri e riviste a disposizione degli iscritti e le modalità per ottenere prestiti e consultazioni. Passa un altro anno e arriva un ulteriore restyling del bollettino. Con il primo numero del 1998, siamo ormai al fascicolo 39, l’anonima testata “Bollettino dell’AAA” lascia il posto ad “Acquariofilia Contemporanea”, nome scelto nel corso di una infuocata riunione del direttivo e dopo una strenua votazione tra le varie idee proposte. Non è una questione 66 ix. il terzo millennio soltanto di nome: per la prima volta viene utilizzata carta patinata lucida e la pubblicazione assume sempre più l’aspetto di una vera e propria rivista. Ed è questo lo spirito con cui lavorano un po’ tutti i redattori. La programmazione dei contenuti editoriali consente la nascita di una nuova rubrica “Nel prossimo numero”, una rubrica che la dice lunga sul salto di qualità che eravamo riusciti a far compiere alla nostra pubblicazione che a quel punto vantava ben 20 pagine. Tra gli articoli più interessanti pubblicati in questo periodo vanno ricordati un breve corso di acquariofilia a puntate, una monografia – apparsa sempre a puntate – sul Betta splendens, una specie alla quale, abbiamo già avuto modo di sottolinearlo, la nostra associazione è particolarmente legata fin dall’epoca della fondazione. Nella monografia si partiva dalle nozioni di base sull’allevamento di questa specie e, passando per la riproduzione, si giungeva ad approfondire l’argomento relativo ad una riproduzione selettiva tesa a produrre esemplari di qualità da esporre nelle varie mostre concorso di pesci. Per finire si illustrava anche come predisporre una codifica per l’identificazione degli esemplari. Negli anni successivi la qualità di “Acquariofilia Contemporanea” migliora a vista d’occhio. Le foto sono sempre migliori, compare la copertina illustrata a colori, le rubriche aumentano periodicamente, vengono pubblicati articoli sui Discus, sugli Scalari e poi sui Guppy cercando di approfondire le tecniche per allevamento, cura e riproduzione di queste specie. Si tratta di vere monografie a puntate curate dai soci più attivi e volenterosi che, valendosi delle esperienze dirette, della consulenza di altri appassionati e dei numerosi testi a disposizione in biblioteca sono riusciti a portare avanti lavori sicuramente di qualità. Con il 2001 e quindi con il numero 57 c’è un ulteriore incremento delle rubriche fisse: nascono “La malattia del mese”, “La pianta del mese” e “Il pesce del mese”. I pochi numeri che usciranno ancora della rivista restano a cadenza bimestrale, ma siamo ormai vicini alla conclusione (almeno per ora) della storia di “Acquariofilia Contemporanea”. Con il numero 60, diffuso nel luglio 2001 cessa la pubblicazione della rivista e si conclude la nostra avventura editoriale, ma non si ferma certo la funzione di aggregazione tra i soci per cui era nato a suo tempo il bollettino. È la tecnologia che va avanti: un breve periodo di stasi per perfezionare il sito internet (sul piano tecnico sempre gestito da soci, inizialmente da 67 ix. il terzo millennio Antonio Alessi, più recentemente da Stefano Perinetti) e c’è la nascita del forum, lo sviluppo della posta elettronica e così il bollettino da cartaceo diventa virtuale. Ma le pubblicazioni della nostra associazione non si esauriscono con “Acquariofilia Contemporanea”. Le altre non hanno avuto cadenze periodiche, ma non per questo sono state meno impegnative. Uno dei lavori di maggiore peso che i nostri soci si sono accollati è stato quello di produrre gli standard per la valutazione di Betta, Scalari e Guppy. Era il periodo in cui la nostra associazione aderiva alla FIAAE e si era fatta promotrice di un allevamento selettivo di questi pesci per portarli poi in mostre pubbliche. Lo spunto ci era venuto da associazioni estere, ma anche dagli allevatori di canarini. Lo scopo di allevamenti selettivi di alcune specie relativamente facili è quello di riuscire ad ottenere esemplari sempre più vicini ai modelli presentati negli standards. Contemporaneamente alla stesura di questi ultimi è iniziato anche un corso di formazione per giudici di mostre. Il corso, anch’esso inventato dalla nostra associazione aveva la scopo di preparare alcuni soci allevatori a compiere il salto di qualità. Mentre il resto degli iscritti si dedicava alla produzione di esemplari ottimali da un punto di vista della forma, della colorazione e del comportamento, era compito dei giudici imparare ad analizzare tutti quei particolari che avrebbero dovuto consentire una valutazione la più obiettiva possibile. Esperienze che avevamo proficuamente tentato con le mostre concorso, ma la carenza di sale espositive aveva fatto pian piano arenare quel progetto che tuttavia continuava (e continua) ad andare avanti in sordina, in attesa di tempi migliori. Il ventennale: l’acquario più bello Internet aveva mandato dunque in soffitta (per ora) il bollettino, con gran dispiacere dei soci meno giovani, affezionati più alla carta che al computer. Ma non si può negare che Internet funzioni, e come. Il club era più saldo che mai, con il nuovo segretario: Lorenzo Marcucci aveva lasciato il posto a Livio Macera, attento animatore del forum. Il 2002 era però anche l’anno del ventesimo compleanno. Avremmo 68 ix. il terzo millennio voluto offrirci l’ennesima mostra ma il problema sala restava al momento ancora insuperabile. Copiando quel che altri club anche all’estero avevamo già fatto, ci inventammo un concorso a tema: “L’acquario più bello”, aperto a soci e non, e organizzammo un altro incontro con gli autori. Al concorso bisognava iscrivere le vasche di casa, che sarebbero state giudicate a domicilio. Si iscrissero 27 appassionati dell’area metropolitana Chieti - Pescara, molti non soci. Una giuria, composta dal segretario dell’associazione, da Lorenzo Marcucci, e da due soci di lungo corso, io e Amedeo Pardi (allora entrambi fuori dal direttivo ma con i consueti incarichi speciali relativi rispettivamente ai rapporti esterni e a mostre e biblioteca), visitò gli acquari direttamente nelle case degli iscritti al concorso valutandoli con l’aiuto di una apposita tabella e fotografandoli. Alla fine del giro la somma dei voti attribuiti dai singoli giurati a ciascuna vasca ha determinato la classifica. L’acquario più bello è risultato essere quello di Pasquale Mattetti, al quale è stata assegnata una vasca completa di accessori messa in palio dalla stessa Associazione. “Segnalazioni speciali” sono state attribuite a Giulio Cerasa, Stefano Mezzanotte e a Giuseppe Federico Silvestri. Ognuno di loro ha avuto in dono pubblicazioni specializzate offerte dalla Primaris. La premiazione è avvenuta nel corso di un “Incontro con gli autori” tenutosi il 6 luglio 2002, nell’auditorium Sant’Anna di Chieti. Protagonista Valerio Zupo che ha intrattenuto il pubblico presentando alcune sue recenti esperienze con l’acquario marino mediterraneo, in particolare su un gamberetto che il noto biologo sta da anni studiando, nel laboratorio di Ischia, per trarne informazioni utili anche alla ricerca per trovare una cura contro il cancro. Uno studio di enorme importanza che si svolge principalmente in ambiente d’acquario. Zupo ebbe diversi e convinti applausi, anche perché continuava a dimostrarsi legatissimo al nostro club, che lo ricambiava ascoltandolo sempre con favore e partecipazione, e tormentandolo ogni volta con decine e decine di domande. Il ventunesimo compleanno Eravamo convinti che il ventennale andava solennizzato pure con una mostra ma le consuete difficoltà per il reperimento di una sala ci porta69 ix. il terzo millennio rono a far slittare l’evento al 21° compleanno. Fu comunque una mostra importante. La particolare ambientazione offerta in alcune sale della Camera di Commercio (sul lato opposto dell’edificio rispetto alla consueta Bottega d’Arte) e gli speciali pannelli preparati da Pardi diedero il meglio di sé sul piano estetico sposandosi alla perfezione con le stanze che ci erano state offerte, dopo l’improvvisa e inattesa indisponibilità della stessa Bottega d’arte, che avrebbe dovuto inizialmente ospitarci. La mostra per il 21° compleanno nasceva con qualche difficoltà imprevista, ma prometteva bene. E l’esito fu anche migliore delle più rosee aspettative. 13. 7-14 giugno 2003. Chieti. Camera di Commercio. Ventuno vasche per ventuno anni. Era l’attesa tredicesima esposizione del club, dopo le altre sette organizzate a Chieti, le quattro a Pescara e quella di Silvi. Era soprattutto la mostra di un importante compleanno dell’Associazione. “Ventuno vasche per ventuno anni”: titolò efficacemente Alessandro Mancini sottolineando l’evento sulla rivista “Il mio acquario”. Un più dettagliato resoconto venne ospitato da “aquarium”, a firma di Marco Raldi. Un resoconto che vi riproponiamo in ampia sintesi: “Ventuno vasche , tutte preparate dai soci, per un totale di circa 2200 litri l’acqua. Otto giorni di esposizione e oltre 3000 visitatori, un terzo dei quali ha dato il proprio voto per la scelta dell’acquario più bello. Queste, in estrema sintesi, le cifre della tredicesima mostra di acquariofilia organizzata dall’Associazione Acquariofili Abruzzese, allestita nell’ambito del Maggio Teatino per festeggiare il proprio ventunesimo compleanno. La mostra sembrava nata male: un’improvvisa indisponibilità della Bottega d’Arte ha costretto gli organizzatori a spostare di una settimana l’esposizione e al trasloco in altri locali, sempre nella sede centrale della Camera di Commercio, a Chieti. Il trasferimento e il ritardo (la mostra è stata inaugurata il 7 giugno, anziché il 31 maggio) hanno comportato una enorme serie di problemi organizzativi, a cominciare dalla disponibilità dei soci, alcuni dei quali avevano persino programmato dei giorni di ferie per poter offrire il proprio contributo. Alla fine, comunque, tutto è andato per il meglio. La mostra è stata inaugurata sabato pomeriggio con una cerimonia cui hanno preso parte l’assessore ai servizi tecnologici del Comune di Chieti, Raffaele Di Felice, e il presidente dell’associazione 70 ix. il terzo millennio Maggio Teatino, Antonio Salvatore. In apertura il direttore responsabile di ‘aquarium’ Luciano Di Tizio, ha presentato il volume Bede Atlas della Askoll, monumentale opera sui pesci d’acqua dolce. Un compito che in verità sarebbe spettato a un rappresentante della ditta produttrice e al coordinatore ed editore di ‘aquarium’ Hansmartin de Jong, ma il ritardo di cui si è detto ha costretto gli illustri ospiti a dare forfait. Di Tizio è stato comunque piuttosto convincente, visto che dopo la sua relazione diversi dei presenti hanno manifestato l’intenzione di acquistare l’opera. Subito dopo, il Maggio Teatino ha voluto premiare gli acquariofili abruzzesi per il loro ultraventennale impegno con una targa che il signor Salvatore ha consegnato al vice presidente del club, Maurizio Della Marca. Quindi è stato il direttivo in carica a stupire i presenti attraverso una singolarissima premiazione: targhe ricordo con la dicitura ‘con gratitudine’ sono state offerte a quelli, tra i 13 soci fondatori, che è stato possibile rintracciare e che hanno accettato di essere presenti: Marcello Tagliamonte, Fulvio Merli, Anselmo Tacconelli, Angelo Bevilacqua, Giovanni Lisanti, Carlo Giampietro, Sergio D’Andrea, Sandro Fasoli e lo stesso Luciano Di Tizio. Commozione e abbracci hanno suggellato l’incontro tra gli attuali soci e quelli di ieri (alcuni sono comunque ancora soci e altri si sono reiscritti nell’occasione). Si è quindi passati all’apertura della mostra, immediatamente affollata da visitatori, come è sempre stato durante gli otto giorni di apertura al pubblico. Il club ha riutilizzato le proprie vasche (circa 100 litri di capienza l’una) e i propri supporti arricchendoli con pannelli forati – quanto bastava per evidenziare unicamente il vetro frontale degli acquari (64x40 cm) – realizzati appositamente per l’occasione da Amedeo Pardi, anch’egli socio di lunga data. Sono state allestite tre vasche marine mediterranee, in una delle quali era ospitato un non comune Balistes capriscus pescato nelle acque dell’Adriatico, un acquario marino tropicale per pesci e quattro vasche nostrane. Tutti gli altri acquari sono stati dedicati all’acqua dolce tropicale. Ambienti geografici rappresentativi di vari angoli del mondo, dagli Astianax agli Mbuna, dagli Scalari (altum compresi) ai Discus. Proprio una vasca con i Discus, allestita dal socio Fabrizio Dezio, ha ottenuto il maggior numero di consensi da parte dei visitatori ed è stata premiata con il freschissimo di stampa “Mini Atlas Discus”, messo a disposizione della casa editrice Primaris, che ha pure offerto numerose copie arretrate della rivista ‘aquarium’, date in 71 ix. il terzo millennio dono ai visitatori più interessati insieme a materiale informativo sul mondo dell’acquariofilia fornito da varie ditte del settore. La misura del successo della tredicesima edizione della mostra di acquariofilia, che ha segnato il ritorno a Chieti dopo alcuni anni, è data anche da contatti maturati durante i giorni dell’esposizione. L’Associazione Acquariofili Abruzzese è stata contattata per una mostra, nel prossimo autunno, di nuovo in tandem con una associazione ornitologica. Inoltre sono già stati programmati due grandi eventi per il prossimo futuro”. Tutte cose che, tornati ormai in grande spolvero e con una immensa volontà di andare avanti, avremmo davvero realizzato. 14. 3-7 dicembre 2003. Chieti, Area Fiera “Santa Filomena”. Dieci vasche per cinque continenti. L’appuntamento era stato concordato con gli ornitologi, con i quali la collaborazione era sempre piuttosto stretta. Nell’ambito di una rassegna federale, l’associazione teatina che raccoglie gli appassionati di canarini & Co, ci aveva messo a disposizione uno spazio centrale in una grande area fiera nel quale, con l’aiuto dei pannelli realizzati da Pardi, avevamo messo su una sorta di “isola”. Una serie di acquari uno accanto all’altro, a mo’ di enorme colonna, intorno alla quale i visitatori potevano girare per ammirare le vasche. Dieci, appunto, tutte d’acqua dolce o salmastra, ispirate ad altrettanti ambienti acquatici sparsi nei cinque continenti. Una piccola esposizione, almeno rispetto agli standard cui eravamo ormai abituati, ma che ci diede grande soddisfazione, sia in quanto a gradimento da parte dei visitatori, sia per la qualità degli esemplari esposti provenienti tutti, ancora una volta, dalle vasche dei soci. Oltre la padella Avevamo ripreso a macinare attività alla grande, grazie anche e soprattutto a un direttivo davvero pimpante (in quegli anni erano in carica Alberto Fasoli presidente, Maurizio Della Marca vice, Livio Macera se- 72 ix. il terzo millennio gretario-tesoriere, Lorenzo Marcucci e Maurizio Pavone consiglieri, con Pardi come sempre responsabile mostre e bibliotecario e io delegato alle relazioni esterne). Sarebbe stata tuttavia la mostra numero 15, forse la più originale mai allestita dal nostro gruppo, a darci le maggiori soddisfazioni e anche una notevole eco mediatica non soltanto sulle ormai numerose riviste del settore. Una esposizione con un titolo forse a prima vista un po’ criptico ma che riportava a galla la nostra vecchia e mai dimenticata anima ambientalista: “Oltre la padella”. 15. 29 aprile - 2 maggio 2004. Francavilla al Mare (CH), Museo Michetti. Oltre la padella. L’iniziativa era inserita nell’ambito della manifestazione nazionale “Mostra del fiore e del tempo libero”, alla sua ventottesima edizione. L’idea era questa: data la vocazione marinara di Francavilla e grazie alla disponibilità di alcuni pescatori professionisti di Pescara, avremmo presentato una serie di vasche mediterranee. Per realizzarle avremmo usato animali catturati per il mercato alimentare, per finire, appunto, in padella e ai quali avremmo invece offerto un acquario: i buongustai, scrivevamo presentando l’iniziativa, avranno così l’occasione di ammirare, finalmente con un occhio diverso, i protagonisti di zuppe, fritture e insalate mentre nuotano in vasche che riproducono i fondali e gli ambienti del nostro mare. Un’idea che funzionò, sia dal punto di vista della riuscita estetica sia come interesse. Avemmo articoli su tutti i quotidiani locali e su tutte le riviste del settore, comprese quelle che meno si occupavano delle iniziative dei club. Su “aquarium”, a mia firma, venne pubblicato a mo’ di commento un articolo che abbracciava ben 6 pagine (50-55 sul numero 7/8 del 2004) con un corredo di 15 fotografie a colori. Un articolo che ancora una volta mi sembra opportuno riproporvi, in ampia sintesi: “La riscoperta’ dell’acquario mediterraneo e uno sguardo diverso ad animali che per molti rappresentano unicamente ingredienti di qualità per una cenetta a base di pesce: questo l’obiettivo di “Oltre la padella”, l’esposizione che l’Associazione Acquariofili Abruzzese ha allestito tra il 29 luglio e il 2 maggio a Francavilla al Mare, in occasione della 28ma edizione della Mostra del fiore e del tempo libero. Per raccontarla, contrariamente alle mie abitudini, scrivo questa volta in prima persona, 73 ix. il terzo millennio giacché dell’Associazione Abruzzese faccio parte sin dalla fondazione, l’ormai lontano 13 maggio del 1982. La mostra di Francavilla è nata quasi per caso, da un incontro tra il presidente del comitato organizzatore della rassegna floristica, Remo Matricardi, e due acquariofili: l’attuale segretario della AAA Livio Macera e io stesso. Nel discorso è venuta fuori l’idea di abbinare gli acquari ai fiori mentre la scelta di puntare sul Mediterraneo, nel caso specifico sull’Adriatico, è apparsa del tutto naturale per il fatto che Francavilla al Mare è, appunto, una città costiera, a pochi chilometri sia da Chieti sia da Pescara. La riunione del direttivo del club con l’approvazione unanime dell’iniziativa è stato il passo successivo. Quindi tutti al lavoro. Prima degli altri il responsabile mostre Amedeo Pardi, che ha risistemato i pannelli già utilizzati nella precedente mostra rinnovandone anche l’aspetto, grazie a una carta da parati a mattoncini, e che ha realizzato, nella sua officina da faidate professionale, anche una serie di bacheche sulla quali esporre manifesti e ritagli di giornale a parziale testimonianza della lunga storia del club abruzzese. Livio Macera ha curato invece i contatti con alcuni pescatori per ottenerne la collaborazione. Mario, Giancarlo, Paolo e tanti altri si sono messi a disposizione con entusiasmo: le loro barche da pesca d’altura avrebbero riportato vivo a riva tutto ciò che di inconsueto fosse capitato nelle reti. Il passo successivo è stato l’allestimento in casa di vasche per ospitare, in attesa della mostra, le... prede, che peraltro si è subito deciso di restituire al mare appena dopo l’evento espositivo. Macera ha superato se stesso, sfidando la pazienza della moglie Rossella e dei suoi tre giovanissimi figli, ed ha allestito acquari in casa, in giardino, sul balcone, nell’appartamento dei genitori... Lorenzo Marcucci, noto ai lettori di aquarium per aver in passato (e speriamo anche in futuro) collaborato con la rivista, ha ‘inventato’ un acquario in un contenitore circolare da un centinaio di litri, sistemato in garage, subito imitato da Pardi, che ha come di consueto strafatto, utilizzando una tinozza da 300 litri. La mia personale collaborazione si è invece concretizzata nell’allestimento di due acquari in casa: poca roba ma tra noi ognuno fa quel che può. Appuntamento il giovedì, al rientro delle barche. Qualche rarità è andata perduta: i pesci catturati con la rete a strascico non sempre riescono a riprendersi, a dispetto delle buone intenzioni dei pescatori e degli acquariofili. Come che sia in poche settimane è stato raccolto materiale più che sufficiente: giovani gattucci, stelle, seppie, 74 ix. il terzo millennio gronchi, moscardini e quant’altro, non esclusi naturalmente invertebrati catturati direttamente nel mare abruzzese. Sulla spinta di alcuni soci si è deciso di allestire anche qualche vasca tropicale d’acqua dolce, tanto per gradire. Abbiamo inoltre contattato il Corpo Forestale dello Stato perché partecipasse con noi all’esposizione. Nella sala (all’interno del prestigioso Museo Michetti) che l’organizzazione ci ha riservato, sono state così sistemate le nostre vasche e insieme una piramide in plexigas, circondata da un prato con piante e persino con un bel laghetto, con materiale sequestrato dagli agenti sempre impegnati a far rispettare le convenzioni internazionali che regolano il commercio di flora e fauna a rischio di estinzione. La preparazione della mostra ha seguito i canoni di sempre: una nutrita pattuglia, una settimana prima della inaugurazione, di soci per il prelievo dei pannelli, delle vasche, dei supporti, del materiale tecnico, della sabbia e così di seguito. Alcune ore per assemblare la struttura espositiva e per riempire le vasche, dal giorno successivo gruppi di soci hanno provveduto a sistemare i singoli acquari nei quali via via sono arrivati anche invertebrati e pesci. Su idea di Maurizio Pavone, pure lui componente del direttivo, si è deciso di far votare il pubblico per la vasca più bella, mettendo in palio un acquarietto completo da 40 cm (offerto da Umberto Agostini di Word Animals di Sambuceto). Hanno votato in pochi giorni oltre 700 visitatori, e anche questo dà la misura del successo ottenuto. Per la cronaca la vasca l’ha vinta la signora Ada, di Francavilla al Mare, premiata dal vice presidente del Club Maurizio Della Marca. Le vasche più votate, per quanto la mostra fosse dedicata prevalentemente al Mediterraneo, sono state comunque quelle d’acqua dolce. Prima una vasca per Guppy (allestita da Pardi), secondi gli immancabili Discus (Maurizio Pandolfi), terzo un acquario con Scalari e diversi pesci di branco (preparata insieme da Alberto Fasoli e Roberto Baldassare). Soltanto al quarto posto la prima vasca marina, quella riservata agli invertebrati. Più gradito il dolce dunque, come del resto conferma ogni indagine sull’argomento, ma gradito anche il marino. In tanti hanno chiesto informazioni e si sono stupiti, ad esempio, che una seppia possa essere così bella. Mostra chiusa domenica sera. Lunedì il lavoro di smontaggio. Una piccola pattuglia, per via del giorno feriale che ha impedito a molti di esserci. Un insperato aiuto è giunto da Gianfranco Casimiri, non ancora socio (ma speriamo che presto lo sia) che, vedendoci al lavoro, 75 ix. il terzo millennio non ha esitato un istante a tirar su le maniche della sua camicia. Va ancora detto che le vasche allestite non sono state tantissime, per via dello spazio ridotto a disposizione: 14 appena, 5 delle quali tropicali d’acqua dolce. Visto il gran numero di organismi a disposizione sarebbe stato possibile certamente dedicare tutte le vasche al marino, come io e altri avremmo voluto. L’esito della votazione tra i visitatori dimostra tuttavia che probabilmente avevano ragione coloro che al dolce non hanno voluto rinunciare, sia pure con pochi esemplificativi ambienti”. 16. 10-16 ottobre 2004. Pescara, auditorium “Castellammare” della 5a Circoscrizione comunale. L’acquario in mostra. Esposte 20 vasche, le solite di proprietà del club, per complessivi circa duemila litri d’acqua. I pannelli “made in Pardi” arricchivano ancora una volta la sala dando all’insieme un aspetto decisamente professionale. Per l’esposizione avevamo rispolverato la formula della mostra concorso: ogni partecipante – quasi tutti soci ma pure qualche esterno – aveva allestito una sua vasca e una giuria, presieduta dal noto biologo e giornalista specializzato Valerio Zupo, le aveva valutate stilando una classifica. Come di consueto avevamo pure raccolto i voti del pubblico, per scoprire quale fosse la vasca più apprezzata dai visitatori. La gran parte dei venti acquari era dedicata ad ambienti tropicali dulcacquicoli, ma c’erano pure tre vasche mediterranee (che riproducevano rispettivamente una pozza di scogliera, un caulerpeto e un fondale sabbioso nel quale faceva bella mostra di sé un singolare granchio, Calappa granulosa, catturata da un pescatore che già aveva collaborato all’esposizione di Francavilla e prontamente donata al club) e una marina tropicale con uno Pterois semiadulto. La manifestazione, grazie anche all’efficiente ufficio stampa della Circoscrizione, ha avuto un notevole successo di pubblico e una importante eco sulla stampa e sulle televisioni locali. Da sottolineare il ruolo decisivo avuto, per questo evento, da Maurizio Pandolfi, che nella Circoscrizione era presidente della Commissione cultura. La premiazione c’è stata sabato 16 ottobre, nell’auditorium della stessa circoscrizione, in quella che avevamo, francamente un po’ pomposamente, intitolato “Prima Giornata dell’Acquariofilia Abruzzese”. Zupo tenne una 76 ix. il terzo millennio apprezzata conferenza sulle riproduzioni in acqua dolce e marina. Quindi si passò alle premiazioni: Fabrizio Desio, che aveva esposto un grosso Astronotus albino, guadagnò i favori del pubblico e ricevette i primi tre volumi della collana “Ittioteca” della Primaris e con una corposa confezione di prodotti Tetra. La giuria di esperti, pur nell’imbarazzo per i tanti apprezzabili allestimenti, ha scelto un ambiente del Sudest asiatico, allestito con grande cura da Livio Macera, premiato con una vasca da 80 cm della linea Cayman della Ferplast che era stata da poco lanciata sul mercato. Tutti gli altri partecipanti hanno avuto comunque un ricco premio di consolazione: una scatola di mangime Tetra, una confezione di prodotti Prodac (mangime, biocondizionatore e misuratore di pH) e vari gadget offerti dalla Sera Italia. Una vaschetta, donata da World Animals, è stata anche consegnata ad un visitatore estratto a sorte tra quelli che votando aveva collaborato alla buona riuscita dell’iniziativa. Al termine una cena sociale servì anche a ribadire il consenso generale intorno al gruppo dirigente in carica, che era ormai nella fase conclusiva del proprio triennio, per aver condotto l’AAA ai più alti livelli con una lunga serie di azzeccate proposte. 77 X VERSO IL VENTICINQUENNALE Il nuovo direttivo A fine anno (siamo nel 2004) nel corso di una affollata assemblea tenuta, manco a dirlo!, in occasione di una cena sociale, l’AAA rinnovò il proprio direttivo. Alberto Fasoli, dopo alcuni mandati da presidente, ritenne opportuno farsi da parte, con dispiacere di tutti e con l’augurio di un rapido rientro ai vertici. Alla presidenza fui chiamato nuovamente io, che rientravo così nel direttivo dopo essere stato per molti anni soltanto un, diciamo così, consulente esterno. Il nostro statuto prevede l’elezione in prima battuta del presidente, scelto direttamente dall’assemblea; quindi la nomina del consiglio direttivo (composto di quattro membri) che provvede poi, nel proprio ambito, a designare vice presidente e segretario-tesoriere nonché ad attribuire eventuali incarichi speciali. Maurizio Pavone, Lorenzo Marcucci e Livio Macera superarono di primo acchito la prova delle urne mentre Maurizio Della Marca e Giulio Caso si classificarono perfettamente alla pari. Un duplice atto di buona volontà (essere nel direttivo nella nostra associazione vuol dire lavorare più degli altri) che non poteva essere sprecato: proposi all’assemblea di varare eccezionalmente un direttivo a sette, per un solo mandato e in deroga alla carta statutaria.Per completare l’organico e far restare dispari il numero dei componenti avremmo potuto coaptare Pardi. Detto e fatto: la proposta venne approvata e il direttivo chiamato a tagliare il traguardo dei 25 anni (il rinnovo è previsto alla fine del 2007) è stato il più abbondante mai eletto nella storia del club. Nella distribuzione degli incarichi Della Marca ha conservato la vice presidenza, Macera la segreteria con la speciale collaborazione di Caso, Pardi la gestione della biblioteca e delle mostre. Incarico esterno confermato, infine, a Stefano Perinetti per la gestione, 79 x. verso il venticinquennale insieme a Macera, Caso e Marcucci, del sito Internet dell’associazione: www.acquariofiliabruzzesi.org. Una mostra senza pesci Il direttivo aveva avuto uno specifico mandato per organizzare un venticinquennale speciale, ma non poteva certo fermarsi per due anni in attesa della data fatidica. Avevamo attivato a Francavilla al Mare un bel contatto con il mondo dei fioristi, fummo contattati da altri operatori del settore per una diversa iniziativa, a Montesilvano. Era la mostra n. 17, la prima nella quale esponemmo esclusivamente piante. 17. 7-9 ottobre 2005. Montesilvano (Pe), Palacongressi d’Abruzzo. “Sette acquari per sette biotopi”. Nell’ambito della 5° edizione di Florviva. Una esposizione di sole piante, perfettamente in linea con il contesto generale dell’esposizione. Sette vasche perché tante siamo riusciti a collocarne nello spazio a disposizione. Ottima, come sempre, la risposta del pubblico. L’esposizione acquari è stata allestita con la collaborazione della TF Italian Aquarium Plants di Portici (Na) che ha fornito le splendide piante acquatiche, una trentina di specie e varietà diverse, utilizzate dai soci del club abruzzese per allestire vasche riproducenti diversi biotopi di Africa, Asia (compresa una risaia indo-cinese) e Sud America. Questi in dettaglio gli acquari esposti: 1. Acquario biotopo Africa – il regno delle Anubias; piante: Anubias barteri, A. barteri var. nana, A. congensis, A. lanceolata. 2. Acquario biotopo Asia; piante: Criptocoryne sp., Echinodorus sp., Vesicularia dubyana, Vallisneria gigantea. 3. Acquario biotopo Sud America – il regno degli Echinodorus; piante: Anubias “bonsai”, Echinodorus “giant leaves”, Echinodorus “Tropical Fish”. 4. Acquario biotopo Sud America; piante: Echinodorus sp., Mayaca fluviatilis, Sagittaria latiphilla. 80 x. verso il venticinquennale 5. Acquario biotopo Sud America; piante: Cabomba, Echinodorus sp., Glossostigma, Lobelia, Vallisneria. 6. Acquario biotopo Sud Est asiatico; piante: Hygrophila, Lobelia, Nomaphila sp. 7. Acquario biotopo Sud Est asiatico – il regno delle Cryptocoryne; piante: Cryptocoryne albida, C. lutea, Microsorium, Nomaphila. La collaborazione col Museo Quattro esposizioni tra 2003 e il 2004, una nel 2005. Nel 2007 avremmo celebrato il primo quarto di secolo di vita. Non potevamo certo saltare il 2006, per il quale volevamo il ritorno a Chieti, la città nella quale eravamo nati, e una collaborazione importante. Trovammo l’uno e l’altra. 18. 23-28 maggio 2006. Chieti, Museo di Storia delle Scienze Biomediche. La vita… dall’acqua nell’acqua. Una mostra del tutto singolare, piccola ma di qualità. Di qualità intanto per il luogo scelto per l’esposizione: due stanze del Museo di Storia delle Scienze Biomediche, struttura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” e segnatamente della facoltà di Medicina e Chirurgia. Il palazzo che ospita il Museo, recentemente sottoposto a una imponente opera di ristrutturazione durata diversi anni, è, per una singolare coincidenza, lo stesso che dal 1982 al 1984 aveva ospitato le prime iniziative del nostro club. Un edificio nel cuore della città, all’inizio del viale che conduce alla Villa Comunale. Il museo racconta l’evoluzione dell’uomo nella natura e nell’ambiente, le malattie e i progressi della scienza, e ha da poco attivato anche una visitatissima sezione sulle mummie. I locali concessi per la mostra non erano particolarmente ampi, per cui l’associazione non ha potuto mettere in campo tutte le proprie potenzialità. Sono state preparate dieci vasche incentrate sul tema, scelto in tandem con la direzione del Museo, “La vita… dall’acqua nell’acqua”. Dieci vasche accompagnate da brevi scritte (realizzate graficamente da Amedeo Pardi su testi di Nicoletta Di Francesco e miei) e caratterizzate ognuna da una particolarità. 81 x. verso il venticinquennale Vasca 1: La prima giocava su maestri di mimetismo. “Tutti conosciamo il nostro mare, ma forse dovremmo imparare a guardarlo meglio. La cernia, che in acquario si lascia ammirare tranquillamente, tra le onde preferirà allontanarsi in fretta per evitare ogni contatto con l’uomo, del quale ha imparato a diffidare. Gli scorfani invece restano immobili anche se ci avviciniamo sin quasi a sfiorarli: confidano nella capacità di confondersi con l’ambiente. In questo gioco a nascondino siete riusciti a trovarli?”. Nella vasca, un acquario mediterraneo, tra rocce vive e qualche invertebrato, una cernia e due scorfani che hanno appassionato, nella settimana di esposizione, tutti i visitatori, e soprattutto i bambini. Questa vasca era la sola nella prima delle due stanze della mostra. A farle compagnia vetrinette, messe a disposizione dal Museo, con preziosi fossili di pesci e anfibi quanto più possibile simili alle specie proposte nell’esposizione. Le altre vasche, dalla seconda alla decima, erano tutte sistemate nella seconda sala, organizzate con i pannelli che lasciano visibile soltanto il vetro frontale che caratterizzano ormai da diversi anni le nostre esposizioni. Questa la sequenza proposta, con le relative didascalie. Vasca 2: COLLABORARE PER SOPRAVVIVERE. I tentacoli dell’anemone di mare sono urticanti. Servono alla difesa e alla cattura del cibo. Chi si avvicina rischia di essere catturato o ferito. Il pesce pagliaccio invece si tuffa tranquillo in quel pericoloso abbraccio. Dai mari tropicali un famoso esempio di simbiosi: l’attinia offre protezione al pesce che ricambia tenendo pulito il suo ospite. Entrambi traggono vantaggio dalla collaborazione. L’unione fa la forza, e non solo per l’uomo. Vasca 3: IL COLORE PER RICONOSCERSI. Nelle scure acque del Rio delle Amazzoni la brillante livrea di Paracheirodon innesi, non a caso detto neon, serve a tenere unito il branco. Pesciolini così tanto colorati potrebbero rischiare di essere facilmente catturati, invece muovendosi tutti insieme adottano una eccellente strategia di difesa: il predatore di fronte ai riflessi di luce continuamente in movimento (effetto flash) è disorientato e non sa dove colpire. 82 x. verso il venticinquennale Vasca 4: LA PESCA MIRACOLOSA. Il Vangelo racconta di una pesca miracolosa. Le Tilapia rappresentano forse la spiegazione scientifica di quell’evento. Questi pesci, diffusi in Africa e in Asia minore, si riproducono e si accrescono con grande rapidità dando vita a vere esplosioni demografiche. Capita che in un lago nel quale sono rari diventino dopo poche settimane miracolosamente abbondanti a tal punto da riempire le reti. Vasca 5: LA VITA OVUNQUE. I pesci in ogni tipo di acqua, anche negli ambienti più estremi: gli Astyanax vivono nel buio eterno di alcune caverne messicane. Nell’economia della natura dove il superfluo rappresenta solo spreco di energia, gli occhi, per loro perfettamente inutili, si sono atrofizzati, e i colori sono scomparsi. Eppure l’assoluta cecità non impedisce a questi pesci di muoversi con grande sicurezza, di nutrirsi, di crescere e di mettere al mondo i loro figli. Tutto senza avere mai visto nulla. Vasca 6: LE MILLE FORME DELLA VITA. Nel Mediterraneo come in tutti i mari ci sono i pesci, certamente. Ma non solo. Gli scogli, anche a pochi metri dalla costa sono estremamente ricchi di specie dalle forme più svariate. Le attinie Anemonia sulcata e i “pomodori di mare” rossi (Actinia equina) e verdi (Actinia cari) sono stati per secoli considerati dagli antichi studiosi piante e non animali. Un errore che, guardandoli, non è difficile da comprendere. Vasca 7: LE STRATEGIE PER RIPRODURSI. I ciclidi del lago Malawi, in Africa, sono coloratissimi pesci d’acqua dolce che hanno raggiunto una grande efficienza nell’allevamento dei propri avannotti. Nelle specie qui esposte (genere Pseudotropheus) è la mamma che cura le uova accogliendole nella propria bocca dove le proteggerà anche dopo la schiusa, fin quando i piccoli nati non saranno in grado di cavarsela da soli. Al momento della riproduzione la femmina lascia cadere le sue uova e subito le raccoglie cercando di non lasciarsene sfuggire neppure una. Prova così a prendere anche le macchie tondeggianti evidenti sulla pinna anale del maschio. In questo momento avviene la fecondazione delle uova già al sicuro da qualsiasi predatore. 83 x. verso il venticinquennale Vasca 8: SPECIALISTA IN PREDAZIONE. Nelle acque come nelle savane e in qualsiasi altro ambiente ci sono predatori e prede. Boulengerella maculata è un piccolo luccio diffuso in Amazzonia specialista della predazione. Si nutre soprattutto in superficie e il suo corpo è perfettamente adattato per avere la massima efficienza nel nuoto appena al di sotto del pelo dell’acqua e nello scatto breve col quale cattura soprattutto piccoli pesci e grandi insetti. Vasca 9: UNA VITA A METÀ. Anfibio significa “dalla doppia vita”. Questi animali (qui il tritone della Cina Paramesotriton chinensis) hanno iniziato a svincolarsi dall’acqua, dalla quale gli adulti possono allontanarsi. Devono però tornare a stagni e ruscelli per la riproduzione. Le uova si sviluppano solo nell’acqua, così come le larve che si comportano proprio come pesci sino a quando la metamorfosi le trasforma in adulti. Inizia così la loro seconda vita. Vasca 10: IN DIRETTA DALLA PREISTORIA. I Polipteri (Polypterus senegalus) sono antichissimi pesci africani dotati di uno pseudo-polmone grazie al quale possono assumere anche aria atmosferica. Sono per questo capaci di vivere in acque poverissime di ossigeno e di resistere a lungo all’asciutto. Anche nelle condizioni migliori di allevamento di tanto in tanto salgono in superficie per respirare aria. Non sono un anello di congiunzione tra gli organismi acquatici e quelli terrestri ma è lecito supporre che siano comunque molto simili a quei pesci che milioni di anni fa emersero timidamente su una spiaggia per dare inizio alla vita sulla terra. La mostra ha contato, oltre che sull’impegno dei soci (Pardi, Marcucci, il segretario Macera, Pavone, io stesso e i diversi altri che hanno dato una mano), pure sulla fattiva collaborazione dell’Acquario di Bologna, e in particolare dei biologi Vito De Vita e Rocco Erra che hanno fornito parte degli animali in esposizione, e anche del socio Giorgio Santacroce, che ha messo a disposizione piante e alcuni pesci. La mostra era stata inserita tra gli eventi del Maggio Teatino, ed è stata inaugurata in prima persona dal sindaco della città Francesco Ricci, che ha poi effettuato una “visita guidata” nelle due sale restando positivamente impressiona- 84 x. verso il venticinquennale to dall’allestimento. Erano pure presenti, il giorno dell’inaugurazione, il direttore del Museo, il prof. Luigi Capasso, e il presidente del Maggio Teatino Tonino Salvatore. La misura del successo l’ha data comunque come sempre il pubblico: tantissimi visitatori ogni giorno con il record al sabato e alla domenica, quando complessivamente sono stati staccati oltre 1600 biglietti. L’esposizione era gratuita nelle ore pomeridiane e nei giorni festivi, prevedeva invece il contributo di un euro per il Museo nelle ore antimeridiane dei giorni feriali, ma sono stati comunque staccati biglietti anche per l’ingresso gratuito. La domenica sera i soci sono stati costretti a mandare via quasi a forza gli ultimi visitatori per poter chiudere la sala, comunque con oltre un’ora di ritardo sui tempi previsti. Un successo pieno anche per altre vicende: gli Astianax, per i quali era stata allestita una vasca particolare con sabbia nera, qualche lastra di ardesia e una illuminazione particolare (luce attinica, blu) per cercare di ricreare l’ambiente di grotta, si sono ad esempio trovati a tal punto bene da riprodursi. Quando stavano smontando l’esposizione, i rappresentanti dell’AAA hanno con sorpresa trovato diverse larve. Sono riuscite a salvarne alcune decine che sono state prima allevate e svezzate dal socio Giovanni Placentile e poi accresciute in una mia vasca: nella prossima esposizione questi pesci saranno certamente tra i protagonisti. La sede L’esposizione nel Museo ha rappresentato pure l’occasione per avvicinare nuovi soci e per far riaccostare al club alcuni iscritti storici, che sono tornati a partecipare alla vita associativa grazie anche alla fresca apertura di una nuova sede in centro, sempre a Chieti, inaugurata a fine giugno, che affianca il recapito di via Zittola (oggi in verità ridenominata via Piaggio), dove restano la biblioteca e il deposito delle vasche da esposizione. La nuova sede, in via Raffaele Paolucci 1, nella zona della Villa Comunale, concessa a un fitto di favore dal Comune, ospita invece gli uffici e una piccola sala riunioni per le attività numericamente meno impegnative. Qui i soci si riuniscono ogni venerdì sera alle 21 e ogni prima domenica del mese alle 10. Appuntamenti a tema, per discutere e stare insieme. Nuova vita per l’Associazione, che intende sì autocelebrarsi per 85 x. verso il venticinquennale il suo speciale compleanno, ma con l’obiettivo di trarre dal compiacimento di quel che è riuscita a realizzare nuovi stimoli per il futuro. Come nasce una mostra In questo senso va anche letto il box che la rivista “aquarium” ha pubblicato, su nostra segnalazione, nell’ambito delle sette pagine (con 16 fotografie a colori) dopo l’iniziativa espositiva svolta in collaborazione con il Museo di Storia delle Scienze Biomediche sulla quale abbiamo appena riferito. Un box significativamente intitolato: Come nasce una mostra. “L’Associazione Acquariofili Abruzzese organizza ormai da quasi venticinque anni mostre, a Chieti e Pescara (le città nelle quali è concentrata la gran parte dei soci) soprattutto, ma anche a Silvi e Francavilla al Mare. Lo fa con strutture e mezzi propri, senza sponsor. Le vasche sono autocostruite partendo da una serie di contenitori dismessi anni fa dal grossista locale Word Animals e adattate dai soci del club. I supporti sono stati pure essi costruiti dai soci, partendo da legno grezzo, e sono parzialmente smontabili. Gli accessori sono in parte dono dei soci, in parte frutto della generosità di ditte del settore: molti dei riscaldatori sono stati ad esempio donati anni fa da Acquario di Bologna, e si tratta degli accessori più nuovi a disposizione del club. I gruppi di accensione e i portalampade, alcuni dei quali hanno 25 anni di vita e una ventina di mostre sulla spalle, così come parte delle pompe, avrebbero bisogno di essere rinnovati. Ma in attesa di uno sponsor l’AAA, le cui uniche entrate sono le quote dei soci, va avanti arrangiandosi con la passione. Tutto il materiale, compresi i pannelli (costruiti con le sue mani dal responsabile mostre Amedeo Pardi) che coprono gli impianti, lasciando visibile solo il vetro frontale delle vasche, viene prelevato a mano dai soci nel deposito (al secondo piano!) e caricato su un furgone, pure quello messo a disposizione da un socio. Uno o più viaggi per portare tutto il materiale nella sede dell’esposizione e qui inizia un lavoro nel quale i soci AAA sono ormai esperti: innanzitutto si scarica tutto il materiale, compresi i sacchi di ghiaia, e vi assicuro che è un lavoro faticoso. Quindi si avvitano base e piano di appoggio a ogni supporto e si mettono le vasche in posizione. A questo punto si sistemano le distanze (sulla base di un progetto sulla carta che viene preparato non appena si sa quali saranno le misure della sala concessa per l’esposizione), controllando che i pannelli siano perfettamente accostati uno 86 x. verso il venticinquennale accanto all’altro per dare la voluta idea di continuità. A questo punto si procede nell’allestimento delle vasche, con i pannelli di copertura che, dopo le prove generali, vengono rimossi. Materiale di fondo, ornamenti, fondali e apparato tecnico vengono messi in funzione subito, così come vengono subito riempite le vasche, ciascuna trattata con biocondizionatori e quant’altro. Dopo qualche giorno, di solito 3 o 4, vengono messe a dimora le piante mentre dopo una settimana (di più se la sala è concessa per tempi lunghi ma non accade quasi mai) arrivano i pesci, abitualmente 24-48 ore prima dell’apertura al pubblico. L’ultimo, o gli ultimi due giorni sono sfruttati per controllare che tutto sia a posto, per rimontare i pannelli e per sistemare le scritte esplicative. Poi, finalmente, la soddisfazione di vedere la sala affollata di gente, che alla fin fine è l’unica cosa che ripaghi gli appassionati iscritti a un club di una fatica comunque improba. Dopo ogni mostra si giura che sarà l’ultima, che mai più ci si sottoporrà a una simile sfacchinata. Poi trascorre qualche mese, viene fuori un nuovo progetto e si comincia a togliere la polvere dal materiale in magazzino”. Le celebrazioni per i 25 anni Il clou dell’attività svolta in cinque lustri dagli acquariofili abruzzesi vuole essere rappresentato dalle celebrazioni per il venticinquennale. Dopo 18 esposizioni, diverse edizioni del Premio Chieti, un concorso svolto con la giuria in visita nelle case dei concorrenti, una serie di “Incontri con gli autori” e numerose gite (la prima, appena dopo la fondazione, all’Acquario di Montecarlo, poi nelle sedi Euraquarium e Panaque, all’Acquario di Napoli... ) non avevamo molto da inventare. E allora: si comincia a inizio 2007 con la nuova edizione de “L’acquario più bello... a casa mia”, che impegnerà i primi mesi dell’anno ed è l’unica delle iniziative celebrative già in corso al momento di chiudere in tipografia questo libro. Poi, il 16 giugno, il clou: una cerimonia nella sala del Museo di Storia delle Scienze Biomediche, ospite d’onore e conferenziere il notissimo etologo prof. Giorgio Celli, per ricordare il compleanno e per presentare il libro che avete tra le mani. Quindi, lo stesso giorno, l’inaugurazione della mostra numero 19, nellaBottega d’Arte della Camera di Commercio, nella quale ci proponiamo di ripercorrere a grandi linee il cammino espositivo sin qui percorso. Stesso titolo, per libro e mostra: 87 x. verso il venticinquennale “Sotto il segno dei pesci”. È previsto anche un annullo filatelico e ci saranno certamente premiazioni. Altro oggi non siamo in grado di dirlo, ma quando leggerete questo volume tutto sarà già avvenuto da poco, e saprete se siamo riusciti o meno a cogliere nel segno anche questa volta. Le gite Abbiamo accennato alle gite e forse prima di chiudere questa lunga chiacchierata sarà bene compiere un altro, l’ennesimo, passo indietro e dire qualcosa di più anche su questo argomento. Intanto per ribadire che sono state tutte belle e interessanti: lo testimonio personalmente per quelle cui ho partecipato, lo garantisce chi c’era per le altre. Speciale la prima, a Montecarlo per la canonica visita all’acquario del Principato. “Storica” quella all’Acquario di Napoli, nel 1988, con Valerio Zupo a farci da guida e attento a rivelarci i segreti di quell’impianto. Ancora più legate al nostro hobby le trasferte organizzate per vedere le serre di grandi ditte del settore: nel 1994 in quella dell’Euraquarium, un paio di anni fa presso gli impianti di Panaque. Gite vanno considerate anche le spedizioni biennali allo Zoomark, (cui una delegazione ha sempre preso parte), la partecipazione alle edizioni 1996, 1997 e 2000 di Zoocasa a Roma, e la presenza di un gruppetto di nostri soci, nel 1998, all’unica edizione di Zoomark mediterraneo. Tra tutte ce n’è una in particolare che vorrei raccontarvi, ed è quella effettuata nel maggio del 1994, a Bologna, per visitare la serra dell’Euraquarium. Intanto per le singolari condizioni di quel viaggio: andammo in pullman, con Marcucci che ci seguiva con la sua auto, da solo, con una canoa sul cofano: dopo la gita avrebbe partecipato a una “vogalonga” a Venezia. Il percorso di andata fu comico, con la nostra singolare comitiva che destava curiosità e stupore a ogni autogrill. Peggio ancora il viaggio di ritorno: la compagnia di noleggio mandò un solo autista (avevamo, come sempre, cercato di risparmiare sul prezzo per consentire a ogni socio di venire a costi ridotti) che, a meno di metà strada, prima spense l’impianto di riscaldamento (era una sera di maggio tutt’altro che afosa) “perché l’aria fresca mi tiene sveglio”, poi lasciò l’autostrada, la cui monotonia gli induceva sonnolenza, trasformando la seconda parte del 88 x. verso il venticinquennale tragitto tra Bologna e l’Abruzzo in un interminabile incubo. In compenso a Bologna le cose andarono per il meglio: nella serra e negli impianti di quella che era allora la più grande ditta commerciale del settore in Italia, ci fecero da guida nei vari reparti Giuseppe Mosconi, veterinario e consulente dell’Euraquarium, il responsabile della serra Nerio Brintazzoli, il presidente dell’azienda Werther Paccagnella con sua moglie Vera, grandi nomi dell’acquariofilia italiana che già avevamo avuto modo di conoscere. Non ci fu curiosità, neppure la più inconsueta, lasciata senza risposta. Paccagnella si divertì anche a lasciare a sorpresa un enorme pitone che allevava in un immenso terrario tra le mani di un paio di socie: “Tenetelo un attimo, per favore!”. Uno scherzetto niente male, tenendo conto che si trattava anche di un rettile piuttosto pesante. È stato in ogni modo così che Maria Pia Di Simone ha perso la sua iniziale e istintiva repulsione per i serpenti, per la gioia del marito Amedeo Pardi. Dopo la lunga passeggiata nei capannoni Euraquarium, la sorpresa: “Se avete tempo e ne avete voglia potreste passare da casa mia: ho qualcosina ancora da farvi vedere”. Mai un invito come quello che ci fece Werther Paccagnella fu accettato più in fretta. Dopo un breve trasferimento in pullman eravamo nella villa di uno dei padri del nostro hobby, in quella che era stata peraltro la sede dello storico “Acquario di Bologna”, azienda pioniera nel settore, poi diventata Euraquarium e molti anni dopo suddivisa in due rami per le vicissitudini seguite alla morte dello stesso Paccagnella. Ma torniamo al racconto: quella visita per noi fu una sorta di viaggio nel paese delle meraviglie. Paccagnella non era solo un incredibilmente bravo acquariofilo (ci mostrò un bunker sotterraneo nel quale gestiva una serie di splendide vasche marine e un grande laghetto con carpe giapponesi, “koi”, degne di essere esposte nelle mostre più esclusive), ma tanto altro ancora: ammirammo una collezione di bonsai di valore mondiale, testuggini terricole europee e non solo, serre con decine di colibrì, una incredibile varietà di orchidee... Intorno alla nostra testa intanto volavano bengalini, pappagallini e altri uccelli esotici in qualche modo fuggiti dalle voliere che si erano perfettamente acclimatati ma che restavano tutti nel giardino di Paccagnella, ben consapevoli che difficilmente avrebbero potuto trovare un posto migliore. Un parco delle meraviglie, insomma, del quale chi c’è stato ancora oggi, a tanti anni di distanza, parla con fanciullesco entusiasmo. Ed anche questa è una cosa 89 x. verso il venticinquennale per la quale in tanti siamo grati a quel gruppo di persone che venticinque anni fa decise di fondare una associazione e a tutti quelli che nel tempo si sono impegnati per portarla avanti. Il futuro Un testo celebrativo, un racconto e non un programma: lo abbiamo già sottolineato. Eppure è necessario dare almeno uno sguardo al futuro. Il club è vivo e vitale, perché negli anni al nucleo storico dei soci che hanno aderito nel corso del 1982, diversi dei quali sorprendentemente non si sono ancora stancati, si sono affiancati altri iscritti, giovani e pieni di voglia di fare. Tuttavia i tempi sono cambiati e forse alcune strategie sarà necessario adeguarle. È possibile che la ventesima mostra, la prossima, tra due o tre anni, diventi quella definitiva: una piccola esposizione permanente, che darebbe lustro a chi accetterà di ospitarla (ci sono contatti, ma non è il caso di anticipare nulla sino a quando il progetto non sarà definito nei dettagli) e che consentirebbe ai soci di accentuare l’attenzione verso lo studio e la ricerca. Attraverso anche la ipotizzata rinascita di “Acquariofilia Contemporanea” trasformata in pubblicazione semestrale scientifica, e insieme di riportare in primo piano la mai dimenticata anima ambientalista del club, che i fondatori vollero sancire anche formalmente inserendola nello statuto. Quella che noi abbiamo praticato in questi venticinque anni è stata del resto una acquariofilia sempre attenta e responsabile, che non ha mai dimenticato come noi siamo gli affittuari momentanei di questo pianeta che abbiamo ricevuto dai nostri padri e dovremo consegnare ai nostri figli, sforzandoci di lasciarlo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. Vorrei per questo concludere il lungo racconto che, anche a nome di tutti gli altri soci del club, ho affidato a queste pagine, con l’ennesima citazione. I ricercatori Ian Harrison e Melanie Stiassny del Museo Americano di Storia Naturale di New York (se non sbaglio quello stesso nel quale è ambientato il recente fortunato film “Una notte al museo”) hanno partecipato nel maggio del 2004 a Ragusa a un importante convegno scientifico sulla conservazione ed il recupero della fauna ittica e degli ambienti delle acque interne, presentando una relazione su “La biodiversità negli am90 x. verso il venticinquennale bienti di acqua dolce: minacce e prospettive”. Ebbene nel loro intervento, letto da Harrison (e tradotto da Antonino Duchi) i due autorevoli biologi hanno detto: “C’è una crescita nella comunità degli acquariofili, e loro rappresentano una possibile risorsa per la conservazione. A differenza dei pesci marini da acquario, che sono quasi totalmente provenienti da catture, i pesci d’acquario d’acqua dolce sono in gran parte riprodotti artificialmente, circa il 90%. Abbiamo un’enorme riserva di persone entusiaste che vogliono mantenere rari e interessanti pesci nelle loro case. Con un adeguato controllo ciò rappresenta una risorsa fantastica per programmi di riproduzione artificiale per pesci d’acqua dolce che sono minacciati in natura. Queste persone potranno fare il lavoro degli incubatoi di ricerca, ed in effetti lo fanno a loro spese. Essendo molto appassionati, essi sono anche molto rapidi nell’individuare pesci non comuni che occasionalmente capitano nel commercio di animali selvatici e sono i primi a provare a riprodurli. Bisogna dire che tutto ciò deve essere gestito molto attentamente, ma i programmi di riproduzione artificiale fatti dagli acquariofili hanno già con successo mantenuto popolazioni in cattività di specie diventate estremamente minacciate, se non estinte in natura”. 91 SOTTO IL SEGNO DEI PESCI I primi 25 anni dell’Associazione Acquariofili Abruzzese Le foto, i documenti 1982. Successo di folla per la prima mostra. Foto di gruppo a Montecarlo. 1983. Luciano Di Tizio premia H. Dejong. 1983. Una targa per Umberto Agostini dall’assessore Mario Zuccarini. 1983. Il premio Chieti a Renato Carrara. Consegna Pierluigi Di Berardino. 1983. Carrara (di spalle) con Carlo Santacroce e Giovanni Lisanti. 1998. Luciano Di Tizio con Werther Paccagnello nella mostra “Natura in Abruzzo”. 1986. Premio Chieti a Brintazzoli. Consegna Alberto Fasoli. 1987. Alla bottega d’arte, vasche e supporti tutti uguali. 1989. Di Tizio (FIAAE) premia Tagliamonte (AAA). 1989. Da sinistra: Marcucci, Pardi, Tagliamonte, Di Tizio e Sandro Fasoli. 1992. Mostra concorso: premiata Maria Aceto. 1992. Tagliamonte con Gian Piero Cannata. 2004. La mostra al quartiere 5 di Pescara. 2004. “Oltre la padella” al Mumi di Francavilla. 2005. Anche senza pesci gli acquari piacciono. 2005. A Montesilvano una esposizione di sole piante. 2006. La mostra al museo di Storia delle Scienze Biomediche. Da sinistra: il prof. Luigi Capasso, Di Tizio, il sindaco di Chieti Francesco Ricci e il presidente del maggio teatino Antonio Salvatore. 2006. Di Tizio guida la visita del sindaco Ricci. LA NOSTRA BETTIERA Il discorso su Betta splendens e il particolare rapporto che ha sempre legato questo pesce alla nostra associazione non sarebbe completo se non vi raccontassimo di una particolare “Bettiera da esposizione” elaborata dal club e alla quale Lorenzo Marcucci dedicò un articolo tecnico pubblicato sulla rivista “aquarium” n° 11/94. Ve lo riproponiamo integralmente: Una bettiera… da mostra. Dall’idea alla realizzazione Dopo aver organizzato diverse mostre con lo scopo di divulgare l’acquariofilia, l’Associazione Acquariofili Abruzzese aveva deciso, ormai alcuni mesi fa, di far compiere un salto di qualità a tali manifestazioni trasformandole in mostre-concorso. Da qui alla specializzazione il passo è stato breve e così si è arrivati a proporre per la prima volta – almeno in Italia – una mostra concorso specifica per pesci. Poi la decennale esperienza di alcuni soci nell’allevamento di Betta splendens ha fatto il resto: una sezione della mostra-concorso dedicata ai Betta. L’assenza di esperienza – ripeto, almeno a livello nazionale – ci spinse a dover “inventare” una bettiera. I quattro punti chiave Avendola sperimentata eccoci qui a proporre questa bettiera come standard per analoghe manifestazioni. La nostra non vuol essere presunzione, ma visto che analoghi concorsi – per esempio quelli dei canarini – hanno standardizzato i moduli espositivi e considerato che siamo stati i primi in questo settore, ci sentiamo in un certo senso spronati a proporre tale standard, pur restando aperti a suggerimenti e proposte provenienti da altri appassionati o espositori. Tra i diversi problemi che abbiamo dovuto risolvere vanno segnalati per 105 ordine di importanza: - garantire l’isolamento dei pesci; - riscaldare l’acqua; - illuminare adeguatamente i pesci; - esporre il maggior numero di esemplari nel minore spazio possibile. Analizziamo ora le soluzioni adottate nella nostra bettiera. Isolamento Possiamo distinguere tre tipi di isolamento: 1) Isolamento sanitario. Serve per evitare la trasmissione delle malattie tra i concorrenti. Sarebbe stato del tutto scorretto che se un pesce si fosse ammalato per lo stress o in seguito ad un trasporto inadeguato, tutti i pesci esposti fossero stati colpiti dalla stessa malattia. 2)Isolamento fisico. è indispensabile per evitare combattimenti tra i vari esemplari che sarebbero stati causa di mutilazioni o addirittura di decessi. 3) Isolamento ottico. Riduce lo stress al quale sarebbero sottoposti i peschi che, occupando vaschette contigue, sarebbero sempre intenti a combattimenti indiretti. Il primo tipo di isolamento tra gli esemplari è stato ottenuto realizzando degli scomparti a tenuta stagna. In pratica ogni modulo espositivo contiene dell’acqua che non viene mai a contatto con quella degli altri. Per il secondo abbiamo appoggiato il coperchio direttamente sui vetri divisori impedendo in questo modo che qualche pesce un po’ troppo intraprendente li potesse superare (com’è noto, Betta splendens è un buon saltatore). Infine l’isolamento ottico è stato ottenuto addossando ai vetri divisori dei pezzi di plastica colorati rimovibili in modo da consentire dei combattimenti indiretti per esaltare al massimo i colori solo durante le fasi del giudizio. Allo scopo vanno benissimo dei pezzi di plexiglass colorato, ma noi abbiamo utilizzato dei ritagli di alcune cartelline di plastica che da prove precedenti si erano rivelate non tossiche. La soluzione adottata per risolvere il problema del riscaldamento è per 106 così dire il pezzo forte della nostra bettiera. Non essendo possibile riscaldare uno per uno degli scomparti per inadeguatezza dei riscaldatori in commercio, abbiamo pensato di riscaldarli per convezione, in pratica a bagnomaria. Del resto, anche se fossero disponibili dei riscaldatori adatti, collegare una ventina di spine alle relative prese avrebbe generato un bel groviglio di fili. Riscaldamento Le mini-vaschette sono immerse in un recipiente più grande che contiene dell’acqua normalmente riscaldata, la quale circolando lambisce i loro lati inferiore e posteriore. Poiché gli stessi sono realizzati con vetro da 3 mm, lo scambio termico risulta sufficiente. Una pompa garantisce la circolazione dell’acqua e dei vetri opportunamente disposti fanno si che l’acqua di riscaldamento arrivi dappertutto. Illuminazione Un’adeguata illuminazione si è rivelata fondamentale per garantire una perfetta visione degli esemplari esposti ed è stata ottenuta lasciando circa 10 cm tra le lampade – dei tubi fluorescenti da 18 watt – ed il coperchio dei vari scomparti, ovviamente realizzato con del vetro trasparente. Per impedire poi alla luce di colpire direttamente gli occhi degli osservatori, le lampade sono state “mascherate” frontalmente con una lastra di vetro coperta con della carta autoadesiva nera. A proposito dell’illuminazione occorre dire che, come avviene normalmente in tutti gli acquari, anche le misure della nostra lettiera sono state adeguate alla lunghezza dei tubi che avremmo dovuto utilizzare. Spazio L’ultimo problema che rimaneva da affrontare era quello di esporre il maggior numero di esemplari nel minore spazio possibile (senza peraltro sacrificarli eccessivamente). Viste le condizioni limite cui sono purtroppo abituati tali pesci (basta pensare alle minuscole buste nelle quali vengono spediti o ai mini-contenitori normalmente dedicati loro presso 107 i rivenditori), abbiamo ritenuto che un modulo espositivo di circa un litro fosse un compromesso tutto sommato accettabile. Pertanto è stato riservato ad ogni animale uno spazio di circa 10 x 10 x 10 cm. Per non rendere troppo ingombrante la bettiera in sede di manifestazione, ne abbiamo realizzata una a quattro piani. Tre sono riservati ai pesci, mentre il quarto in basso, è stato lasciato vuoto per ospitare pompa, riscaldatore ed una certa massa di acqua necessaria per garantirne la circolazione con un buon margine di sicurezza. Anzi, il liquido in circolazione si è rivelato ottimo per gli indispensabili cambi quotidiani cui sono state sottoposte le singole vaschette. In effetti tale acqua ha la stessa temperatura di quella che ospita i pesci, è “invecchiata” ed è senza dubbio ben ossigenata in quanto la circolazione forzata ed i salti da un piano all’altro favoriscono gli scambi gassosi. Le dimensioni finali della struttura sono risultate quindi di 70 cm di larghezza, 15 cm di profondità e 120 cm di altezza. In uno spazio così esiguo siamo riusciti ad esporre 21 esemplari! Poiché in occasione della prima mostra-concorso di cui accennavo in apertura di articolo non abbiamo potuto fissare la bettiera al muro, ne abbiamo migliorato la stabilità incollandone la base su un vetro di circa 70 x 40 cm, misure del piano del tavolo sul quale la bettiera era esposta. Alta scuola di bricolage Vediamo come abbiamo realizzato la nostra bettiera. Ovviamente la descrizione sarà sommaria. I vetri utilizzati sono in parte da 6 mm, per la struttura portante e le lastre frontali, ed in parte da 3 mm, per i divisori ed i coperchi. Una parte dei vetri è stata fatta preparare dal vetraio, mentre quelli da 3 mm sono stati tagliati da noi stessi. Per questi ultimi non era indispensabile una perfetta molatura e farli tagliare dal vetrario non solo avrebbe richiesto un artigiano molto paziente, ma avrebbe fatto lievitare enormemente il prezzo finale del tutto. L’assemblaggio è stato molto complesso e per comodità lo divideremo in varie fasi: 1) abbiamo incollato innanzitutto la base, il retro ed i vetri divisori degli scomparti di tutti e tre i piani (in vetro da 3 mm); 108 2) abbiamo montato parzialmente gli elementi portanti (in vetro da 6 mm) incollando i vetri inferiore, superiore ed uno laterale, a quello posteriore. Per poter lavorare abbiamo dovuto disporre tutto orizzontalmente su un tavolo e non verticalmente come nella realizzazione finale. In pratica il vetro posteriore è diventato la base della struttura in fase di realizzazione. 3) Abbiamo sistemato il fondo delle tre vasche che contengono a bagnomaria le vaschette dei pesci. Nota bene: tutti e tre i pezzi di vetro hanno almeno un angolo posteriore tagliato per consentire il passaggio dell’acqua tra i vari piani. Quindi abbiamo incollato lungo l’angolo tagliato i pezzetti di vetro verticali che avrebbero determinato il livello dell’acqua nelle vasche del bagnomaria; 4) abbiamo incollato le barrette di vetro che stabiliscono il giro forzato che l’acqua deve compiere dietro e sotto gli scomparti e poi i blocchi assemblati nella prima fase; 5) abbiamo fissato l’ultimo montante laterale, i vetri frontali ed i supporti per le lampade. Un montaggio così complesso ha richiesto per quattro serate consecutive circa tre ore al giorno di lavoro ed abbiamo consumato un tubo intero di silicone. Visti i risultati ottenuti possiamo dire con soddisfazione che ne è valsa la pena! Conclusioni Senza dubbio i puristi avranno da ridire sulle esigue dimensioni delle vaschette e certamente a queste si affiancheranno altre critiche. Ma se consideriamo che, come abbiamo già detto, presso gli importatori ed i negozianti i nostri beniamini vengono normalmente ospitati in vasetti di vetro (anche di soli 200 ml) riservare loro una vaschetta di circa un litro non vuol dire sottoporli ad uno stress eccessivo. Del resto le mostre hanno durata breve e quindi i pesci possono per alcuni giorni adattarsi a questo spazio relativamente angusto. 109 LO STATUTO COSTITUZIONE E SCOPI ARTICOLO 1 è costituita con sede nella città di Chieti l’ ASSOCIAZIONE ACQUARIOFILI ABRUZZESE. E’ una libera associazione che non persegue fini di lucro. Essa ha per scopi: a) incrementare e valorizzare l’acquariofilia; b) operare in difesa dell’ambiente al fine anche di realizzare, in particolare nel territorio regionale abruzzese, un corretto rapporto uomo-animali a tutela della salute pubblica e delle condizioni di vita degli animali da affezione (pesci, anfibi, rettili, ma anche uccelli piccoli mammiferi, cani e gatti). ARTICOLO 2 Per il conseguimento di questi fini l’Associazione propaganda la divulgazione dell’acquariofilia ed assiste, nei limiti delle proprie possibilità, i suoi associati in tutte le iniziative che abbiano un interesse generale rivolto al raggiungimento degli scopi anzidetti. Può inoltre istituire sezioni in altre città abruzzesi. Essa favorisce la collaborazione tra i soci mediante lo scambio di materiale e la costituzione di gruppi di ricerca e di studio, particolarmente per quanto riguarda il mantenimento e la riproduzione di specie poco comuni. I soci si impegnano a divulgare le proprie esperienze. 111 SOCI ARTICOLO 3 Possono iscriversi all’Associazione Acquariofili Abruzzese tutti i cittadini italiani e stranieri che abbiano interesse allo sviluppo dell’acquariofilia e la cui domanda presentata nei modi previsti dallo statuto sia accettata dal Consiglio Direttivo. ARTICOLO 4 I soci si dividono in ordinari ed onorari. I soci onorari sono nominati da Consiglio Direttivo in base a particolari benemerenze nel campo dell’acquariofilia o della tutela dell’ambiente, non sono tenuti al pagamento della quota sociale e non hanno diritto di voto. ARTICOLO 5 Sono eleggibili alle cariche sociali i soli soci ordinari. ARTICOLO 6 Per iscriversi all’Associazione Acquariofili Abruzzese bisogna presentare una domanda scritta e firmata in cui si dichiari di accettare il presente statuto. In caso di mancata accettazione della stessa domanda, il Consiglio Direttivo non é tenuto a motivare il rifiuto. ARTICOLO 7 Ciascun socio, come detto, é tenuto a pagare all’atto dell’iscrizione la quota di adesione. I soci ordinari sono tenuti al pagamento di una quota annuale. L’ammontare delle somme di cui sopra é stabilito dal Consiglio Direttivo. ARTICOLO 8 La qualifica di socio si perde: a) per dimissioni; 112 b) per morosità; c) per espulsione deliberata dall’Assemblea su proposta del Consiglio Direttivo. ORGANI SOCIALI ARTICOLO 9 Gli organi sociali sono: - il Presidente; - il Consiglio Direttivo; - l’Assemblea dei soci. IL PRESIDENTE ARTICOLO 10 Il Presidente rappresenta l’Associazione e può esprimersi in suo nome. Convoca le Assemblee Ordinarie e Straordinarie e le presiede. Inoltre il suo voto é prevalente in caso di parità, in seno al Consiglio Direttivo. ARTICOLO 11 Il Presidente è eletto direttamente dall’Assemblea Generale dei Soci. Dura in carica tre anni ed é rieleggibile. In caso di dimissioni gli subentra il vice-presidente sino alla scadenza del mandato. ARTICOLO 12 è possibile la nomina, decisa dall’Assemblea, di un Presidente Onorario, esentato dal pagamento delle quote sociali. Il Presidente Onorario può partecipare alle attività assembleari ed alle riunioni del Consiglio Direttivo con diritto alla parola, ma non al voto. 113 CONSIGLIO DIRETTIVO ARTICOLO 13 Il Consiglio Direttivo é composto dal Presidente e da quattro consiglieri eletti dall’Assemblea Generale dei Soci. ARTICOLO 14 I Consiglieri durano in carica tre anni e sono rieleggibili; qualora durante tale periodo venissero a mancare uno o più consiglieri, per qualsiasi motivo, questi verranno sostituiti dai primi non eletti. Se ne dovessero mancare tre, il Consiglio Direttivo decade ed i membri rimasti in carica dovranno convocare entro due mesi l’Assemblea Generale per il rinnovo delle cariche. ARTICOLO 15 Il Consiglio Direttivo vigila affinché lo statuto sia rispettato, decide sulla domanda di ammissione di nuovi soci, realizza i programmi e le manifestazioni approvate dall’Assemblea dei Soci. ARTICOLO 16 I consiglieri, subito dopo l’elezione, provvedono alla ripartizione delle cariche che sono: a) Vicepresidente; b) Segretario/Cassiere; c) Consiglieri. Se il Consiglio Direttivo lo ritiene opportuno, possono essere eletti separatamente il Segretario ed il Cassiere. ARTICOLO 17 Non possono far parte del Consiglio Direttivo coloro che svolgono abitualmente un’attività commerciale o industriale nell’ambito dell’acquariofilia. 114 ASSEMBLEA DEI SOCI ARTICOLO 18 L’Assemblea dei Soci é formata da tutti i soci in regola con le quote sociali; si riunisce in via ordinaria almeno una volta all’anno, entro il mese di marzo, per l’approvazione del conto consuntivo e per la programmazione dell’attività da svolgere. In via straordinaria é convocata dal Presidente, anche dietro richiesta scritta di due Consiglieri o del 20% dei soci, e comunque da non meno di tre iscritti. Le convocazioni vanno spedite almeno 15 giorni prima dell’Assemblea. L’Assemblea é valida in prima convocazione quando é presente, di persona o per delega, la metà più uno dei soci. Trascorsa un’ora da quella indicata nell’invito, l’Assemblea é valida in seconda convocazione qualunque sia il numero dei soci presenti. ARTICOLO 19 Ciascun Socio ha diritto ad un voto e può farsi rappresentare in Assemblea da un altro Socio mediante delega scritta e firmata. Sono ammesse due deleghe per persona. Le deleghe vanno presentate prima dell’inizio dell’Assemblea. I delegati non possono trasferire ad altri le deleghe ricevute. ARTICOLO 20 L’Assemblea é presieduta dal Presidente o, dietro sua richiesta, da un altro socio designato dai presenti. Prima dell’Assemblea saranno eletti tre scrutatori aventi il compito di constatare la validità delle deleghe ed, eventualmente, dei voti. In caso di parità, qualsiasi elezione va immediatamente ripetuta fino al raggiungimento della maggioranza. 115 NORME DISCIPLINARI ARTICOLO 21 Il socio che trasgredisca le norme statutarie o che col suo comportamento arrechi danno materiale o morale all’Associazione Acquariofili Abruzzese é passibile di sanzioni disciplinari che vengono deliberate a maggioranza dall’Assemblea dei Soci. Le denuncie a carico di un socio vanno presentate per iscritto e firmate dal Consiglio Direttivo che provvederà a contestare all’interessato l’addebito rivoltogli, dandogli un tempo di almeno 15 giorni per produrre le proprie giustificazioni. Quindi l’intera documentazione verrà sottoposta all’Assemblea Generale dei Soci che deciderà in merito adottando uno dei seguenti provvedimenti: a) censura: b) sospensione fino ad un massimo di tre anni: c) espulsione. PATRIMONIO ARTICOLO 22 Il patrimonio dell’Associazione Acquariofili Abruzzese é costituito da: a) quote sociali ed eventualmente contributi straordinari: b) eventuali donazioni elargite da enti o privati: c) beni mobili ed immobili. VARIE ARTICOLO 23 Tutte le cariche dell’Associazione Acquariofili Abruzzese sono svolte a titolo completamente gratuito. 116 ARTICOLO 24 Il presente statuto, dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dei Soci, ha valore immediato. Eventuali modifiche potranno essere proposte dall’Assemblea dei Soci, dal Consiglio Direttivo e da un terzo dei Soci aventi diritto al voto. In quest’ultimo caso la richiesta va formulata per iscritto e firmata dai richiedenti. Le modifiche vanno adottate per votazione da un’Assemblea Generale dei Soci in cui siano presenti, di persona o per delega, almeno la metà più uno dei soci aventi diritto al voto. ARTICOLO 25 Per quanto non previsto dallo statuto valgono le norme di legge ed i principi generali di diritto vigenti. 117 L’elenco dei soci 001 Luciano Di Tizio 002 Silvestro Pietroluongo 003 Marcello Tagliamonte 004 Giovanni Lisanti 005 Carlo Santacroce 006 Sergio D’Andrea 007 Ivo Cascone 008 Angelo Bevilacqua 009 Carlo Giampietro 010 Anselmo Tacconelli 011 Umberto Sasso 012 Sandro Fasoli 013 Fulvio Merli 014 Bruno Sce’ 015 Pio Palmieri 016 Angela Grande 017 Paolo Di Ruzza 018 Walter Michetti 019 Giovanni Lemma 020 Paolo D’Onofrio 021 Franco Mammarella 022 Francesco Veschi 023 Lorenzo Marcucci 024 Amedeo Pardi 025 Umberto Pantaleone 026 Francesco D’Angelo 027 Wilma Rutolo 028 Michele De Angelis 029 Edoardo Costantini 030 Gabriele Messina 031 Marcello Moroni 032 Alberto Fasoli 033 Umberto Agostini 034 Hansmartin De Jong 035 Renato Carrara 036 Pierluigi Di Berardino 037 Mario Zuccarini 038 Giancarlo Di Tizio 039 Salvatore D’Aquila 040 Nicoletta Di Francesco 041 Antonio Appignani 042 Spadaro Agata 043 Nicola La Valle 043 Giorgio Di Tizio 044 Guelfrido Carosella 045 Werther Paccagnella 048 Tullio Sansonetti 048 Antonio Romano 049 Nerio Brintanzoli 050 Massimo Marcucci 051 Quirino Di Cecco 052 Antonio Di Salvatore 053 Mario Mattedi 054 Vittorio Zambon 055 Giancarlo Zappacosta 056 Mariapia Di Simone 057 Pietro Nardini 058 Paolo Paternoster 059 Camillo Romano 060 Salvatore Zitelli 061 Augusto Amori 062 Donato Di Florio 063 Renato Di Loreto 064 Rodolfo Lo Stracco 065 Francesco Marino 066 Lucio Ricci 067 Silver Valeriano 068 Gianni Casati 069 Elvio Rosa 070 Mauro Vaccarini 071 Alberto Mandruzzato 072 Andrea Di Tosto 073 Luca Del Monaco 074 Attilio Di Giustino 074 Gianluca Milillo 076 Marina Salerni 119 077 Antonella Di Bartolomeo 078 Attilio Cecchini 079 Susi 080 Bardella 081 Roberto Baldassarre 082 Maria Aceto 083 Enrico Colasante 083 Giampiero D’Onofrio 085 Marco Lussuoso 086 Giancarlo Di Salvatore 087 Rodolfo Renzetti 088 Marco Liberi 089 Danilo Di Lorenzo 090 Gianni Medoro 091 Antonio Melena 092 Maurizio Salvi 093 Roberto Mammarella 094 Danilo Pascali 095 Luigi Cicchini 096 Francesco Formisano 097 Antonio Alessi 098 Luciano Dell’Osa 099 Maurizio Della Marca 100 Carmine Nasuti 101 Luciano Viola 102 Isaia Rosica 103 Tatiana Spinelli 104 Paola Di Toro Mammarella 105 Andrea Di Lizio 106 Lorenzo Di Sario 107 Bruno Capitelli 108 Antonio Vantaggio 109 Marco Bevilacqua 110 Ugo Prosperi 111 Luisa Di Fulvio 112 Giorgio Faraone 113 Maurizio Pavone 114 Pio Castellano 115 Gianfranco La Selva 116 Marino Di Resta 117 Irene Di Gaetano 118 Rocco La Selva 119 Raffaele Primavera 120 Gianemilio Casati 121 Marco Pelagatti 122 Luigi Di Stilio 123 Giovanni Fumia 124 Michele Alleva 125 Roberto Santacroce 126 Bruno Adriano 127 Regina Nardini 128 Giuseppe Savini 129 Massimo Rabottini 130 Natalina Pennesi 131 Gesuino Mereu 132 Giorgio Bernardini 133 Fabrizio Dezio 134 Gianni Fabrizio 135 Maurizio Manera 136 Andrea Poliandri 137 Francesco Pantalone 138 Livio Macera 139 Pasquale Mattetti 140 Giulio Castagna 141 Paco Di Giovanni 142 Lorenzo Di Antonio 143 Marco Recinella 144 Giulio Cerasa 145 Giulio Caso 146 Stefania De Mingo 147 Assunta Pellegrini 148 Antonino Di Rienzo 149 Maurizio Pandolfi 150 Stefano Perinetti 151 Valentino D’Intino 152 Roberto Silverii 153 Giovanni Placentile 154 Antonio Valente 155 Mario Giannubilo 156 Alessio Arbuatti 157 Giuseppe Biancadoro 158 Sandra D’Ettorre 159 William Ciampella 160 Gianni Roio 161 Giuseppe Nardini 162 Fabio Cavallucci 163 Paolo Paris 164 Stefano Facciola’ 165 Alessandro D’Andreamatteo 166 Riccardo Breda 167 Gianfranco Casimiri 168 Renzetti Guido 120 RINGRAZIAMENTI A conclusione di questa lunga chiacchierata non possiamo esimerci dal ringraziare i tanti soci che hanno partecipato alla vita del club e che non sono stati citati in queste pagine: il loro pur importante contributo ci è, se qualche nome fosse malauguratamente “saltato”, evidentemente sfuggito nel disperato tentativo, tra febbraio e aprile scorsi, di mettere insieme, prima di dare alle stampe questo volume, documenti e ricordi. Un ringraziamento speciale va di nuovo alla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, e in particolare al suo presidente arch. Mario Di Nisio, per il fondamentale aiuto dato alle celebrazioni del venticinquennale. Grazie infine agli operatori commerciali, a livello locale e nazionale, che ci hanno in questi cinque lustri dato una mano. Li citiamo in ordine sparso, così come ci tornano in mente: Umberto Agostini, forse quello che, con la moglie Silvana, ci è stato più vicino sin dall’inizio della nostra avventura, poi Pelmo e Franco Passeri, Michele De Angelis, Roberto e Giorgio Santacroce, Andrea Barbacane, Libero Palucci, Giuseppe Bellotto, Vito De Vita, Rocco Erra, Luigi Rossi, Marco Berruti, Hansmartin e Andrea de Jong, Aristide Menozzi... E le ditte Acquario di Bologna (già Euraquarium), Askoll, Aquarialand, Hydor, Leone, Newa, Primaris, Prodac, Sera Italia, Tetra Italia, TF Italian Aquarium Plants, World Animals (già Aquarium Center e Pet Diffusion). E se qualcuno l’abbiamo dimenticato, ci perdoni: siamo qui tutti insieme a guardare al futuro, ma sono trascorsi venticinque anni. E sono tanti. 121 INDICE Presentazionep. 7 Premessap. 9 I. le origini p. 11 Si comincia in un vicolo del centro p. 11 La prima mostrap. 13 Nasce il “Premio Chieti” p. 18 II. le prime mostre p. 21 III. la crisip. 27 IV. l’attività prosegue p. 31 V. il decennale. Nascono le mostre concorsop. 35 VI. il premio chietip. 41 VII. la ricerca sul bettap. 45 La salamandrinap. 48 VIII. gli anni novanta p. 49 Gli “incontri con gli autori” p. 53 Una mostra “Mondiale” p. 56 La FIAAEp. 58 IX. il terzo millennio p. 63 Il bollettino e non solo p. 64 Il ventennale: l’acquario più bello p. 68 Il ventunesimo compleanno p. 69 Oltre la Padellap. 72 X. verso il venticinquennale p. 79 Il nuovo direttivop. 79 Una mostra senza pesci p. 80 La collaborazione col Museo p. 81 La sedep. 85 Come nasce una mostra p. 86 La celebrazione per i 25 anni p. 87 Le gitep. 88 Il futurop. 90 LE FOTO, I DOCUMENTI p. 93 La nostra bettierap. 105 I quattro punti chiave p. 105 Isolamentop. 106 Riscaldamentop. 107 Illuminazionep. 107 Spaziop. 107 Alta scuola bricolage p. 108 Conclusionip. 109 LO STATUTO p. 111 L’elenco dei socip. 119 Ringrazimentip. 121 Finito di stampare nel mese di Giugno 2007 dall’Industria Grafica “La Cassandra” per conto di Ianieri Editore