Associazione Acquariofili Abruzzese
Associazione Acquariofili Abruzzese
Sotto il segno dei pesci
I primi 25 anni dell’Associazione
Acquariofili Abruzzese
Grafica e impaginazione di Federica Di Pasquale
Copertina di Giovanni Placentile
Ianieri Edizioni
Piazza Sacro Cuore, 49
65122 PESCARA
Tel. 085/4219708 - Fax 085/4220693
www.ianieriedizioni.com - [email protected]
Dedica dell’Arcivescovo di Chieti mons. Vincenzo Fagiolo in occasione della 1º Mostra organizzata dall’Associazione Acquariofili
Abruzzese
Ottobre 1982
SOTTO IL SEGNO DEI PESCI
I primi 25 anni dell’Associazione
Acquariofili Abruzzese
Raccontati da
Luciano Di Tizio
con
Lorenzo Marcucci
Nicoletta Di Francesco
Ricerca iconografica di
Amedeo Pardi
Presentazione
Arch. Mario Di Nisio, Presidente Fondazione Carichieti
fondazione
cassa di risparmio della provincia di chieti
PRESENTAZIONE
La Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti ha caldeggiato la realizzazione di quest’opera, ne ha permesso la pubblicazione,
auspicando la bontà delle intenzioni dell’uomo nei confronti della natura, e per far conoscere la realtà dell’acquariofilia nel nostro territorio.
In tale occasione l’Associazione Acquariofili Abruzzese fa il punto su
tutto ciò che ha realizzato e su quello che ha in cantiere, avvalendosi
degli interventi di etologi, naturalisti e studiosi. Si è preso atto che anche
qui, come nel resto del mondo, fioriscono sempre più associazioni che si
impegnano, si battono per salvaguardare e valorizzare l’ambiente.
L’Associazione, che annovera oggi duecento soci anche fuori della regione, è all’opera da venticinque anni. Essa è andata potenziando, nel
corso degli anni, la propria attività, iniziata in un ‘basso’ nel centro storico di Chieti. All’epoca fu fondato un vero e proprio club con tanto di
nome e di statuto. Successivamente iniziarono le mostre, tra consensi e
successi, di pesci tra le cui specie, numerosi ciclidi africani e sud americani, e di invertebrati.
Nel volume sono riportate le date, le tappe del percorso fatto in vista
del traguardo raggiunto e nell’orizzonte del futuro.
L’evento si arricchisce di un concorso e di un incontro con personaggi
di rilievo, in un programma pensato con impegno, passione e professionalità.
Mario Di Nisio
Presidente Fondazione Carichieti
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PREMESSA
Si dice che il 13 porti fortuna. Forse è vero. O almeno così è stato per
l’Associazione Acquariofili Abruzzese che venne fondata da 13 persone
di buona volontà il 13 maggio del 1982. Se venticinque anni dopo l’associazione è ancora attiva, e in cinque lustri ha saputo tutto sommato
rispondere agli scopi che si era prefissa nel primo articolo del proprio
Statuto (“incrementare e valorizzare l’acquariofilia ed operare in difesa
dell’ambiente”), vuol dire che quel doppio 13 quanto meno non ha portato jella. Lo dicono i numeri e lo dicono i fatti: oggi i soci sono poco
meno di duecento, presenti in tutte le province abruzzesi e anche fuori
regione, l’associazione è più che mai viva e attiva ed è anzi ambiziosamente proiettata verso il futuro. Se ci avessero chiesto allora di scommettere pronosticando un simile successo credo, francamente, che nessuno
di noi se la sarebbe sentita, certamente non io. È andata insomma molto
meglio di quel che avevamo immaginato anche nei sogni più rosei. Venticinque anni di attività sono tanti e questo libro nasce con l’ambizione
di raccontarli, di far vivere anche a chi non c’era emozioni, speranze,
delusioni e successi che, comunque la si voglia mettere, hanno segnato
l’esistenza di ciascuno di noi e, speriamo, hanno pure lasciato un piccolo
segno anche al di fuori del ristretto numero dei soci.
Fatti per noi importanti, che tuttavia per molti, moltissimi altri potrebbero non significare nulla. Mi sono e ci siamo chiesti a lungo se
potesse valere la pena di scrivere questo libro. La spinta decisiva ce l’ha
data l’architetto Mario Di Nisio, presidente della Fondazione Cassa di
Risparmio della Provincia di Chieti che ci ha fatto semplicemente notare
che raccontare e far conoscere quel che si fa è sempre e comunque utile,
anche per riuscire a guardare avanti senza dimenticare tutto quello che
si ha alle spalle. Una motivazione importante anche per un piccolo libro
come quello che avete tra le mani. All’architetto Di Nisio pure per questo incoraggiamento va la nostra più sincera gratitudine.
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I
LE ORIGINI
Si comincia in un vicolo del centro
Tutto è iniziato in un negozietto, nei vicoli, alle spalle di palazzo De
Mayo, a due passi, nel senso letterale del termine, da larghetto dei Veneziani. Qui, in un “basso” Carlo Santacroce aveva nel corso del 1980
aperto un piccolo e accogliente negozio. Niente di troppo impegnativo,
né per spazio né per numero di vasche. Ma era il primo pet-shop dedicato prevalentemente all’acquariofilia che nascesse a Chieti. C’erano stati
dei tentativi, in precedenza (un ferramenta aveva, ad esempio, nei primi
anni ‘70, allestito alcune vasche), ma non era mai esistito un riferimento
unico per gli appassionati della città che in quel negozietto cominciarono a conoscersi e a frequentarsi. Prima di allora gli acquariofili di Chieti
si orientavano per lo più verso Pescara, dov’erano presenti alcuni negozi
(uno dei più antichi era quello di Pelmo Passeri, tutt’ora attivo col figlio
Franco, mentre era stato da poco aperto Acquario Art di Michele De
Angelis). Era improbabile incontrarsi e nel capoluogo adriatico il tentativo, negli anni ‘70, di dare vita a un club era presto naufragato per varie
ragioni, compreso qualche contrasto tra i soci.
Chieti era terreno vergine e forse un’associazione avrebbe potuto funzionare. Fu lo stesso Carlo Santacroce a lanciare l’idea che pian piano
prese corpo. Si pensava in buona sostanza di dare vita a un gruppo (Associazione Teatina Acquariofili era la denominazione ipotizzata) per condividere e propagandare l’acquariofilia. Ci vollero parecchi mesi perché
si arrivasse, nel 1982, all’assemblea costitutiva.
Per inciso in quello stesso 1982 il fratello maggiore di Carlo, Roberto
Santacroce, rilevò l’attività commerciale del padre e la indirizzò decisamente verso il settore degli animali da compagnia, con l’acquariofilia che
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i. le origini
presto l’avrebbe fatta da padrone. Anche questo è un negozio che, con
lo stesso Roberto, la moglie e il figlio Giorgio, è tuttora in piena attività.
Carlo avrebbe invece più avanti abbandonato il settore per dedicarsi ad
altro. Ma allora era lì, pieno di un contagioso entusiasmo. Erano stati
contattati una ventina di appassionati: quanto bastava per dare corpo al
club. Venne elaborata una bozza di statuto con l’aiuto anche di qualche
ornicoltore che già aveva esperienza di associazioni. Fondamentale fu in
tal senso la collaborazione di Giorgio Di Tizio che ha spesso dato una
mano ed è anche stato nostro socio. Tutto era pronto per il gran giorno.
Carlo Santacroce, sempre lui, ottenne l’uso gratuito di una sala del circolo Acli, allora all’ultimo piano di palazzo De Mayo. Qui, il 13 maggio, era un giovedì, nel pomeriggio, si trovarono i primi soci. Qualche
defezione c’era stata. Eravamo solo in 13, ma il numero venne ritenuto
sufficiente per cominciare. Lo Statuto venne approvato senza problemi:
del resto diversi dei fondatori avevano concretamente contribuito alla
sua stesura e c’era ben poco da discutere. Stesso discorso per le cariche
sociali: venne premiato chi si diceva disposto a sacrificare un po’ di tempo per la neonata associazione. Io venni designato come presidente in
quanto godevo di una piccola notorietà per aver pubblicato qualche articolo sulle riviste del settore (allora ne esistevano due: “Acquario natura
in casa” che aveva ospitato i miei primi lavori, e “aquarium”, nella quale
nel 1985 sarebbe confluita la prima e che è tuttora in attività), Marcello
Tagliamonte, pure lui autore di alcuni articoli, fu il vice, Silvestro Pietroluongo il tesoriere-segretario, Giovanni Lisanti e Angelo Bevilacqua i
consiglieri. Santacroce, a dispetto dei suoi meriti, fu escluso perché era
stato deciso di tenere fuori dal direttivo, per Statuto, chiunque svolgesse
una attività commerciale. Una posizione sulla quale tutti furono d’accordo (gli altri soci fondatori, oltre le persone già indicate, erano Ivo Cascone, Carlo Giampietro, Anselmo Tacconelli, Umberto Sasso, Sandro
Fasoli, Sergio D’Andrea e Fulvio Merli). Si discusse invece, e a lungo, sul
nome da attribuire all’associazione che stava per nascere. Due le posizioni principali: dare al club una connotazione cittadina, com’era nell’idea
originaria, oppure lanciarla a livello metropolitano e regionale. Prevalse,
per fortuna, la linea più aperta, propugnata tra gli altri da Fulvio Merli,
oggi affermato architetto, che disegnò pure il primo simbolo del club,
tre “A” su un tratto blu che richiamava le onde. Un logo bellissimo che
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i. le origini
tuttavia è stato più avanti sacrificato per scegliere uno scalare stilizzato,
mutuato da quello che era stato adottato dall’antico club pescarese poi
scomparso. Un gesto simbolico che serviva a sancire il carattere regionale
o quanto meno metropolitano del club.
Ma torniamo a quel 13 maggio: si votò dunque per la scelta del nome
e prevalse Associazione Acquariofili Abruzzese. Con una sigla, AAA, che
dà sicuri vantaggi di visibilità negli elenchi in ordine alfabetico e richiama il tradizionale incipit degli annunci economici: AAA Cercasi. In effetti allora avevamo molto da cercare...
La prima mostra
Fondato il club, scelto un nome, varato uno statuto ed eletto un direttivo restava “solo” da individuare un sistema per farsi conoscere e per far
aderire nuovi soci. Prima a Chieti, questo il progetto, poi a Pescara e negli altri centri abruzzesi, quanto meno i più vicini all’area metropolitana
teatino-pescarese. Furono necessarie per definire il programma delle attività da svolgere una serie di riunioni negli appartamenti dei vari componenti del direttivo. Incontri frequenti e spesso accesi: scoprimmo allora
com’era difficile andare d’accordo e pure cercare di imparare ad ascoltare
e a rispettare le opinioni degli altri. Lezioni anche di vita. Come che sia
alla fine si raggiunse l’unanimità: sarebbe stata una mostra di acquariofilia il nostro cavallo di Troia, il mezzo per avvicinare altri appassionati e
farci conoscere. Prima di allora in Abruzzo esposizioni del genere non ce
n’erano mai state, almeno non che noi sapessimo, ed era prevedibile un
bel successo, con echi certamente a livello regionale. Ma la mancanza di
precedenti ci costringeva pure a inventare competenze che nessuno tra
noi aveva. In più non avevamo i mezzi economici, perché le sole quote di
iscrizione di 13 soci sarebbero bastate appena per le spese di cancelleria,
qualche manifesto e poco d’altro. Indispensabile appellarsi al Comune.
Allora, a Chieti, c’era un monocolore Dc, con sindaco Angelo Zito e assessore alla cultura Pierluigi Di Berardino. Era lui il nostro interlocutore.
Dopo un paio di incontri necessari per spiegargli (e per spiegarlo a noi
stessi) che cosa intendevamo fare, la sua adesione fu convinta ed entusiasta: si offrì persino di metterci a disposizione... un paio di idraulici del
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i. le origini
Comune per l’impianto di carico e scarico dell’acqua. E fu francamente sorpreso quando gli spiegammo che se ne poteva decisamente fare a
meno. L’amministrazione municipale avrebbe in ogni modo contribuito
alle spese promozionali (manifesti e inviti) e ci avrebbe messo gratuitamente a disposizione, a fine ottobre, una grande sala nella struttura ex
Enal, oggi apprezzato Museo di Storia delle Scienze Biomediche.
Un bel passo avanti, ma restava il problema più grosso: che cosa
avremmo potuto esporre e in quali acquari? Si decise subito di dar fondo alle nostre vasche domestiche: chiunque ne avesse una in più o una
facile da smantellare e riallestire in fretta l’avrebbe portata e tutti i soci
avrebbero dovuto mettere a disposizione i pesci, gli invertrebrati e quant’altro allevato in casa. Fatti i conti, anche per le dimensioni notevoli
della sala, non avevamo però materiale sufficiente per farcela: sarebbero
stati necessari 30 acquari e noi eravamo a 15. Chiedere aiuto alle ditte
nazionali del settore non ci sembrò una buona idea: eravamo appena
nati, sconosciuti, chi mai avrebbe potuti darci retta? I negozianti locali,
di Chieti e di Pescara, però ci conoscevano e forse qualche vasca avrebbero potuto prestarcela in cambio del loro marchio in evidenza: “Questa
vasca è stata gentilmente messa a disposizione da...”. Accadde di tutto:
un commerciante, oggi da anni non più in attività, ci prestò prima due
vasche “nude” piuttosto mal messe, ma le rivolle indietro prima dell’inaugurazione perché un suo concorrente, che ci aveva prestato una
vasca di fabbricazione industriale con tanto di supporto, avrebbe fatto
una figura migliore della sua e lui questo non poteva tollerarlo. Inutile
tentare di farsi dare qualcosa di meglio: non volle sentire ragione. Il suo
contributo servì solo ad aumentare i nostri problemi. Un altro ci diede
un acquario lercio accettando di prestarcelo in cambio della sua pulizia:
ce lo dava sporco e lo avrebbe riavuto pulito con in più qualche giorno
di pubblicità gratuita. Un altro pretendeva di scegliere la posizione nella
sala, perché la sua vasca fosse la più visibile... Tutti ci consegnarono il
materiale nel loro negozio, con lavoro e trasporto tutto a nostro carico.
Non mancò qualche esercente più illuminato. Passeri di vasche ce ne
diede due, complete di tutte le attrezzature moderne e funzionali pur
sapendo che una sola sarebbe stata pubblicizzata. Acquario Art ci prestò
anche alcuni preziosi supporti. Gabriele Castellano, erpetologo e terrarista, offrì in prestito un paio di terrari, ospiti compresi. Umberto Ago14
i. le origini
stini, commerciante all’ingrosso, titolare allora di “Aquarium Center”, ci
mise a disposizione le piante e gli animali che ci sarebbero serviti a completare l’allestimento e ci prestò anche per più sere uno dei suoi furgoni,
quanto mai prezioso per gli spostamenti e per il trasporto del materiale.
Alla fine la decisione fu di evitare qualsiasi marchio commerciale, e con
nostra sorpresa nessuno dei negozianti che si erano impegnati con noi
fece un passo indietro, salvo quello che già ci aveva voltato le spalle. Agli
altri evidentemente parve sufficiente per darci una mano lo sforzo che
stavamo compiendo, per pura passione, in favore dell’acquariofilia da
una cui maggiore diffusione sarebbero stati in ultima analisi proprio i
negozianti a trarre vantaggio.
Si andava così avanti, tra una riunione (e una discussione) e l’altra.
Le chiavi della sala nella quale dovevamo allestire la mostra ci vennero
consegnate da Di Berardino già ai primi di ottobre: “Sino alla vostra iniziativa – ci disse – non c’è altro in programma ed è bene che facciate le
cose con calma. Siamo tutti alla prima esperienza, e non dobbiamo sbagliare”. Senza questa benevola concessione forse non ce l’avremmo mai
fatta. Cominciammo a montare l’esposizione, sera dopo sera. Giovanni
Lisanti avrebbe portato il suo marino tropicale. Per farlo senza traumi era
necessario spostare la sua vecchia vasca, da 140 cm, depositata in soffitta,
nella quale avremmo poi trasbordato con minori rischi sabbia, rocce e
pesci. Rischiammo di essere linciati da altri condomini quando, dopo
lunga attesa, ci videro uscire dall’ascensore, in condizioni impresentabili,
con quella specie di bara di vetro caricata in posizione verticale perché
potesse entrare nella piccola cabina. Pure i viaggi a Pescara per ritirare gli
acquari in prestito si trasformarono in altrettante avventure.
Ci rendemmo presto conto che i supporti sui quali appoggiare le vasche avrebbero rappresentato un ulteriore e grave problema. Alcuni li
realizzammo con tubi Innocenti prestati dal Comune e montati a mo’
di tavoli, altri rinforzando con montanti in legno banconi trovati nei
ripostigli dell’ex Enal, altri venivano da casa e altri ancora in prestito dai
negozianti. Un guazzabuglio incredibile. Decidemmo una spesa straordinaria: grandi fogli di cartoncino colorato per coprire i più indecenti
tra i supporti e intanto cominciavamo a sistemare le vasche. Anche qui
altri problemi: non tutte avevano un coperchio e molte erano pure prive
dell’impianto luce. Montammo degli improbabili gruppi di accensione
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i. le origini
incollando reattore, starter, fili e interruttore su dei pezzetti di vetro,
le cuffie a tenuta stagna vennero realizzate con gommini di quelli che
allora si usavano per proteggere i piedi delle sedie mentre per i coperchi
– ormai i soldi erano finiti – si fece ricorso semplicemente a dei fogli
di robusto cartone rivestiti con plastica nera: il meglio che potevamo
concederci, nella consapevolezza che l’esposizione sarebbe durata solo
otto giorni. Probabilmente saremmo riusciti a mascherare quell’ennesimo neo. Mancava ancora qualche vasca. La realizzammo sul posto, con
mezzi di fortuna: lastre di vetro avanzate da precedenti lavori o ottenute
a prezzo di favore da un vetraio locale del quale molti di noi erano affezionati clienti incollate con avanzi di mastice al silicone portati da casa:
una aveva la lastra di base e quella posteriore fissati con collante nero, la
anteriore, la più visibile, con quello trasparente. Intanto gruppetti di soci
organizzavano spedizioni notturne a Francavilla, armati di un incredibile
numero di lattine, per rifornirsi di acqua di mare. È vietato (l’acqua di
mare appartiene al Demanio), ma non c’erano alternative praticabili:
non avevamo soldi per comprare gli appositi sali. L’avremmo usata per
le vasche mediterranee e anche, mescolata con quella portata da casa,
per le tropicali. Fai da te e arte di arrangiarsi portate davvero ai massimi
livelli.
Il risultato finale appariva comunque accettabile: trenta acquari, per
un totale di circa 3.000 litri d’acqua, per i due terzi dolce e per un terzo
marina. Vasche “calde” e temperate, mediterranee e dei mari tropicali con in più alcuni terrari e paludari con serpenti, sauri e tartarughe.
E anche una grande “bettiera” con una serie di splendidi esemplari di
Betta splendens allevati dai soci del club. Il fatto che molti degli animali
venissero da casa rappresentava una buona garanzia: erano sani, abituati
alla vita in cattività e anche belli e di taglia più grande di quella commerciale. Potevamo essere soddisfatti, a dispetto di un insieme decisamente
arrangiato e di qualche problema nascosto al pubblico ma a noi ben
evidente. L’impianto elettrico in particolare, tra prolunghe autocostruite, gruppi di accensione e coperchi come descritti, lasciava decisamente
a desiderare e al momento di accendere e spegnere le luci il rischio di
rimediare una sgradevole scossa era assai più di una semplice possibilità. Il segretario Silvestro Pietroluongo cercava ogni giorno volontari per
provvedere a questa rischiosa incombenza, che finiva col ricadere troppo
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i. le origini
spesso sulle sue spalle. Per aiutarlo, non potendo far altro, arrivammo a
giocarci a sorte l’incarico: era sempre il più sfortunato a dover fare il giro
delle vasche.
Come che sia si arrivò al momento della inaugurazione, di pomeriggio.
L’assessore Di Berardino entrò puntualissimo annunciandoci che fuori
dalla vetrata d’ingresso dell’ex Enal – quella stessa che oggi dà accesso
al Museo – c’erano addirittura centinaia di persone accalcate in strada
in attesa di entrare. Eravamo da ore nella sala e non ci eravamo accorti
di nulla. Sorpresi e felici aprimmo l’atrio, un breve discorso davanti a
tantissima gente, il taglio del nastro e la mostra fu letteralmente presa
d’assalto. Il registro che avevamo appositamente comprato venne firmato
da diverse migliaia di persone: quasi diciottomila in 8 giorni. E certamente tanti non avevano firmato: spesso era del tutto impossibile farlo,
per via della incredibile calca nella pur ampia sala. I giornali parlarono di
30mila visitatori e la cifra non ci parve affatto esagerata. Arrivarono pure
i complimenti. Anche autorevoli. Il sindaco della città, il dottor Angelo
Zito, visitò la mostra il 21 ottobre e volle scrivere un suo pensiero su quel
primo registro delle firme, che viene conservato nella sede del club come
il più prezioso dei cimeli: Con vivo apprezzamento – scrisse – per l’opera
delicata di organizzazione e ricerca a rappresentare una fauna particolare
che ci serve a ricordare come tante e molte cose sono utili all’uomo. Due giorni dopo, a sorpresa, si presentò nella sala, nel pomeriggio, l’arcivescovo
della città, mons. Vincenzo Fagiolo, che più tardi sarebbe diventato cardinale e le cui spoglie riposano oggi nella cattedrale di San Giustino.
Anche lui lasciò un messaggio, che ancora ci commuove: Con l’augurio
che la natura torni ad essere rispettata dall’uomo e l’uomo sia tutore di tutte
le realtà create, a gloria del Creatore. Potrebbe essere anche oggi, 25 anni
dopo, un manifesto per una ecologia cattolica militante.
In più arrivarono articoli sui giornali e immagini sulle tv locali, a quel
tempo ancora alle prime armi, interviste, consensi... Il servizio sull’emittente privata TVL lo firmò, spulciamo dall’album dei ricordi, un giovanissimo Silvano Barone, oggi giornalista nella sede regionale della Rai.
Nella sala stessa in cui era in corso l’esposizione organizzammo pure
una assemblea cui avevamo invitato tutti gli appassionati contattati proprio grazie alla mostra, che era stata propagandata ovviamente anche a
Pescara e aveva attirato parecchi appassionati pure dalla città adriatica.
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i. le origini
Il numero dei soci lievitò rapidamente: dopo la mostra i “magnifici 13”
erano diventati 28, eravamo usciti dagli angusti confini cittadini e, soprattutto, avevamo conquistato alla nostra causa alcuni personaggi davvero importanti per l’associazione: Lorenzo Marcucci e Amedeo Pardi,
tuttora colonne portanti del club, e Alberto Fasoli, sempre socio attivo e
per lunghi anni prezioso presidente del nostro sodalizio.
Era fatta: l’Associazione Acquariofili Abruzzese poteva cominciare a
volare alto.
Nasce il “Premio Chieti”
Il direttivo partorì subito un’altra idea, che avrebbe dovuto far conoscere l’associazione ben oltre i confini della città e della regione. Nel
1983 avremmo riproposto altre due mostre, magari un po’ meno avventurose, a Pescara e a Chieti, e insieme avremmo lanciato il “Premio
Chieti per lo sviluppo dell’acquariofilia e per la difesa dell’ambiente”. Un
riconoscimento a livello nazionale che l’Associazione bandiva insieme al
Comune, con l’entusiastico appoggio questa volta di due assessori: il già
citato Pierluigi Di Berardino e il compianto comm. Mario Zuccarini,
responsabile delle finanze municipali e di lì a breve Sovrintendente del
rinato Teatro Marrucino. Facemmo le cose sul serio: ci furono diverse
candidature, avanzate dai soci del club, e la scelta venne affidata a una
giuria a tre. Toccò ai due assessori citati e a me, in qualità di presidente
del Club, decidere a chi attribuire la statuetta argentea di Achille su cavallo rampante, simbolo della città di Chieti. La scelta fu operata all’unanimità ma oggi posso raccontare che ad avere il peso maggiore fu l’opinione di Zuccarini, noto giornalista, secondo il quale avremmo dovuto
sottolineare il ruolo prezioso che la stampa esercita in tutti i settori, acquariofilia compresa, per favorire e accompagnare lo sviluppo economico, commerciale e culturale di ogni attività. Allora erano in attività due
riviste specializzate, si decise di premiarne ex aequo i responsabili, con
motivazioni diverse: Hansmartin de Jong, editore e direttore del mensile
“aquarium”, fondato nel 1970, “Per aver, attraverso le pagine della sua
rivista, accompagnato con costante impegno la crescente diffusione dell’acquariofilia in Italia e per aver concretamente collaborato a questo svi18
i. le origini
luppo sia con l’attività pubblicistica che organizzativa”; Renato Carrara,
coordinatore del mensile “Acquario, natura in casa”, attivo dal 1980 (e
che nel 1985 avrebbe cessato le pubblicazioni), “Per avere, attraverso la
sua rivista venduta direttamente nelle edicole, dato un ulteriore stimolo
al “boom” dell’acquariofilia in Italia e per il costante spazio lasciato ad
autori italiani sulle pagine della pubblicazione”.
Nella stessa cerimonia, svolta nella sala d’onore della Camera di Commercio della provincia di Chieti, fu pure consegnato un premio speciale a
Umberto Agostini, della ditta Aquarium Center di Pescara, per il contributo offerto all’acquariofilia abruzzese mentre vennero estratti a sorte tra
i soci alcuni regali messi a disposizione da ditte del settore, con le quali
cominciava allora una collaborazione che si sarebbe negli anni rivelata
proficua per tutti. L’Associazione aveva superato la fase di apprendistato.
Cominciava la lunga storia che oggi possiamo raccontarvi.
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II
LE PRIME MOSTRE
Tra il 1982 e il 1985 l’Associazione diede vita a ben cinque esposizioni,
tre a Chieti e due a Pescara, nella città adriatica pure con una importante
collaborazione e in una sede di grande prestigio. Una partenza davvero
ad alta velocità, di cui diamo qui di seguito rapidamente conto, a cominciare da quella mitica che segnò l’avvio delle nostre attività e della quale
vi abbiamo già svelato ogni segreto.
1. 17-24 ottobre 1982
Chieti, sala ex Enal. Prima Mostra di acquariofilia Città di Chieti.
Di questa prima mostra abbiamo abbondantemente riferito. Va aggiunto
che si trattava di una esposizione generica, con 20 vasche d’acqua dolce (per
circa 2.000 litri complessivi) e 10 (un
migliaio di litri in totale) marine, tropicali e mediterranee, con un minimo
spazio per paludari e terrari. Una mostra che aveva l’ambizione – secondo
noi abbastanza ben riuscita – di rappresentare lo stato dell’arte di quella
che era, allora, l’acquariofilia abruzzese.
“Tra gli acquari più ammirati – citiamo
dall’articolo a suo tempo pubblicato
dalla rivista Acquario, natura in casa
– quello dei Piranha ed una vasca mediterranea con alcuni grossi esemplari di
Cavalluccio marino
cavalluccio marino, nonché l’acquario
21
ii. le prime mostre
che ospitava una giovane murena tropicale”. La murena ci era stata
prestata da Michele De Angelis (Acquario Art), i Piranha da Umberto Agostini di Aquarium Center. I cavallucci erano miei: poco dopo
si sarebbero riprodotti e sarebbero stati restituiti al mare insieme a
una quarantina di giovani. Allora i cavallucci non erano tutelati dalle
attuali normative internazionali e locali in difesa della natura. Ma la
nostra era sin dalle origini una associazione pienamente rispettosa
della natura e del resto questa nostra vocazione l’avevamo chiaramente sancita anche nella carta statutaria.
2. 1-31 agosto 1983.
Pescara, Museo Ittico. Acquari al museo.
In collaborazione con Aquarium Center
e Assessorato alla Cultura del Comune
di Pescara. Un totale di 9 vasche d’acqua dolce per circa 1.700 litri e 2 acquari marini tropicali ciascuno da 250
litri, il massimo consentito dallo spazio
a disposizione. Tra le specie esposte molti ciclidi, africani e sud americani, oltre
agli immancabili Piranha. Delle vasche
marine una era riservata ai pesci, l’altra
Piranha in acquario
pressoché totalmente agli invertebrati:
quello che oggi si chiamerebbe “acquario di barriera”, un termine che
allora non era stato ancora inventato o che comunque non era d’uso
comune.
3. 24 settembre – 2 ottobre 1983.
Chieti, sala ex Enal – Seconda Mostra di acquariofilia Città di Chieti.
Un salto in avanti, decisamente, grazie alla collaborazione del Comune e di Aquarium Center. La ditta ci aveva prestato una serie di
grandi vasche che i soci avevano attrezzato con il contributo economico dell’Amministrazione Municipale. Sempre grazie al Comune, assessore alla cultura era ancora Pierluigi Di Berardino, fu anche
possibile allestire un lungo supporto tutto intorno alla sala in tubi
Innocenti rivestiti con cartoncino e abbelliti con immagini a tema
22
ii. le prime mostre
Pterophillum
scalare
(pesci, invertebrati e quant’altro). Base d’appoggio tutta sullo stesso
livello, vasche quasi tutte uguali... un effetto estetico decisamente migliore. In crescita anche la capienza e gli allestimenti: 25 acquari per
circa 3.500 litri complessivi, in gran parte d’acqua dolce con tutte le
principali specie allora allevate in cattività, molte delle quali, a dimostrazione delle buone condizioni ambientali, si riprodussero durante
la mostra: Pterophillum scalare, Hemichromis bimaculatus e Colisa lalia, oltre a numerosi ovovivipari (guppy & Co.), ci regalarono belle
nidiate, per la gioia di organizzatori e visitatori. Vennero anche molte
classi, con bambini e ragazzi che poi tornavano di giorno in giorno
per assistere in diretta alle varie fasi delle riproduzioni in corso. Completavano l’esposizione, al centro della grande sala, alcuni terrari con,
rispettivamente, delle testuggini acquatiche (Trachemys scripta elegans)
semiadulte, un giovane pitone, un varano e un grosso maschio di Phisignatus, tutti molto apprezzati dai visitatori. Dei terrari si era occupato in particolare, insieme a me, il socio Umberto Pantaleone, grande
esperto di anfibi e rettili.
23
ii. le prime mostre
4. 12-27 maggio 1984.
Chieti, sala ex Enal – Terza Mostra di acquariofilia Città di Chieti
“Natura in Abruzzo”.
Una mostra generalista non ci bastava più: volevamo offrire ai visitatori
informazioni anche sull’ambiente
che ci circonda e avevamo pure i
mezzi per farlo: Aquarium Center ci
aveva nel frattempo donato una serie
di vasche dismesse dalle sue serre che
avevamo risistemato e attrezzato di
tutto punto; altre ce ne diede in prestito. Ne venne fuori una esposizione
di gran livello sia per la durata (due
settimane) sia per il numero di acquari in mostra. “Sono state allestite
– citiamo ancora dalla rivista Acquario, natura in casa – quaranta piccole
vasche (cm 64 x 40 x altezza 40), 14
delle quali ospitavano specie d’acqua
Il tordo pavone esposto nel 1984
dolce. Otto vasche erano riservate al
marino mediterraneo e dodici a paludari e terrari. Sei acquari sono
stati utilizzati per dare uno “sguardo sul mondo”, con alcuni pesci
non comuni: pesci elefante e Synodontis di specie solo raramente
importate in Europa, fornite dall’Euraquarium Bologna, Perioftalmi, Axolotl ed un gambero rosso americano di proprietà dei soci del
gruppo organizzatore (...) oltre ad un ammiratissimo maschio di Cichlasoma nigrofasciatum con i suoi avannotti”. Nel settore “nostrano”,
quello cui era esplicitamente dedicata la mostra, spinarelli, persici
sole, triotti, trote, gambusie... Ma pure, per il mediterraneo, un magnifico tordo pavone, un grosso astice salvato dalla pentola, una vasca
piena di magnifici spirografi... A rappresentare gli anfibi e i rettili un
magnifico colubro leopardino (un ofide che in verità in Abruzzo non
è presente), un saettone (il serpente che compare nel simbolo delle
farmacie), due testuggini palustri Emys orbicularis, raganelle e alcune
salamandre giallo-nere. Specie oggi in gran parte protette, ma allora
24
ii. le prime mostre
non lo erano. Gli animali vennero comunque tutti restituiti alla natura appena dopo l’esposizione, dopo aver svolto un prezioso compito di divulgazione e di, direi quasi, “apostolato” per indurre tutti
– questo lo scopo finale nient’affatto nascosto dell’esposizione – a un
maggiore rispetto per l’ambiente che ci circonda. Al centro della sala,
a completare il tutto, altre tre vasche (oltre le 40 sistemate intorno
al locale): una piccola, di comunità, dedicata al dolce tropicale, una
grande, marina, e una ancora più grande, senz’acqua, con una serie
di pregiate conchiglie da collezione. Inutile dire che anche la terza
mostra fu un grande successo. Con un visitatore eccezionale: Werther
Paccagnella, uno dei più grandi acquariofili italiani di tutti i tempi, fu
nostro gradito ospite, anche per ricevere pure lui il “Premio Chieti”,
ma di questo si parlerà nel capitolo dedicato, appunto, al premio.
5. Maggio 1985.
Pescara, parco del teatro all’aperto “d’Annunzio”. Il fiume nel parco.
Il Comitato per il parco fluviale Aterno-Pescara, presieduto da Antonio Romano, aveva allestito uno stand, nell’ambito della festa regionale di un partito politico che allora andava per la maggiore (la
Democrazia Cristiana) per propagandare, con dibattiti e iniziative
varie, l’importanza di salvaguardare e valorizzare quel corso d’acqua
(cosa che, per inciso, solo adesso si sta cominciando a fare, oltre venti
Un maschio
di spinarello
25
ii. le prime mostre
anni dopo quella pionieristica iniziativa). Nello stand venivano anche
proiettate di continuo diapositive con belle immagini dell’Aterno e
del Pescara. Ci chiesero di allestire alcune vasche e l’Associazione aderì con entusiasmo. Nasce così la mostra Il fiume nel parco. Favorire
la salvaguardia del fiume e farne conoscere nel contempo la fauna e la
flora rientrava perfettamente anche nei nostri scopi sociali. Lo spazio
a disposizione non era tanto, per la necessità di lasciarne parecchio
libero per gli incontri e i dibattiti. Riuscimmo a sistemare dieci acquari, con piante e animali presi nel bacino dell’Aterno-Pescara (e
che al fiume sarebbero stati restituiti incolumi dopo l’esposizione).
Esponemmo cavedani, triotti, spinarelli... e anche rane verdi con i relativi girini e una giovane biscia dal collare. Le leggi protezionistiche
renderebbero oggi impossibile una simile esposizione, ma le nostre
intenzioni erano le migliori e le vasche, apprezzatissime da tutti i
visitatori, certamente aiutarono tanti a guardare con occhi diversi il
fiume che all’epoca, ben lontana dalla attuale sensibilità ecologica,
era guardato (e trattato) dai più alla stregua di una discarica.
Non solo mostre: l’associazione aveva anche contatti con altri clubs,
sia in vista della fondazione di una federazione nazionale (la FIAAE,
di cui si parlerà con maggiori dettagli più avanti) sia per iniziative da
condurre in tandem. Il frutto più importante di queste collaborazioni fu
l’organizzazione, insieme al club acquariofilo Milano Nord-Est presieduto da Raffaele Bazzano, della visita a Chieti di un appassionato svizzero,
Vincenzo Di Battista, membro delle associazioni internazionali che si
occupavano allora degli anabandidi (l’IGL) e dei killy. Per l’occasione
affittammo una sala parrocchiale e Di Battista ci parlò proprio dei pesci
stagionali e dei loro habitat naturali in Africa con una ricca proiezione
di diapositive. Una conferenza molto apprezzata, cui partecipammo in
tanti, non solo soci del club. Venne persino Renato Carrara, responsabile
di “Acquario natura in casa”, una delle due riviste che allora si pubblicavano. E partecipò anche un nutrito gruppo di iscritti al club milanese.
L’evento, introdotto da me e da Giovanni Lisanti (da poco vice presidente al posto di Tagliamonte, che si era trasferito per lavoro proprio a
Milano), rappresentò il primo germe di quegli “incontri con gli autori”
che sarebbero nati soltanto molti anni più tardi.
26
III
LA CRISI
Dopo quattro mostre, il varo del premio Chieti, i contatti nazionali e
internazionali e il contributo da parte della nostra associazione alla nascita della federazione, ci si sarebbe aspettato un vero boom di attività, con
ambizioni anche quasi scientifiche. A inizio 1985 avevamo pure avviato,
in collaborazione tra diversi soci, con Pardi e Lisanti coordinatori, una
ricerca – anche di questa si parlerà più avanti – per verificare l’influenza
del fattore pH nella determinazione sessuale in Betta splendens. Il clima
giusto per un salto di qualità. Invece arrivò prepotente una crisi, almeno
a livello di attività pubbliche, dalla quale saremmo faticosamente usciti
soltanto a metà del 1987, dopo alcuni anni durante i quali l’ipotesi di
chiudere baracca e burattini venne più volte presa in seria considerazione. Una crisi della quale diedi conto in un articolo, pubblicato nel
Notiziario FIAAE 11/1987, ospitato dalla rivista “aquarium”, scritto nel
ruolo di presidente della Federazione Italiana che allora ricoprivo e intitolato “La storia di un club ovvero perché non scoraggiarsi”.
Un articolo che vi ripropongo in ampia sintesi, tagliando le cose che
raccontavo allora e che in queste pagine ho già ripercorso e con un paio
di incisi tra parentesi, in tondo, che aggiungo oggi:
“Alcuni recenti colloqui con appassionati iscritti ad uno dei club italiani
mi hanno indotto ad un breve racconto personale, che qui di seguito traccerò,
ad uso e consumo dei tanti che, armati di buona volontà, decidono di fondare o semplicemente di iscriversi ad un club di acquariofilia.
Il racconto personale è legato alla Associazione Acquariofili Abruzzese di
cui sono stato presidente e nella quale sono tuttora membro del consiglio
direttivo.
Occorre tornare indietro di qualche anno, al 1980, quando a Chieti, città
d’Abruzzo con appena 60mila abitanti, nasce un negozio d’acquariofilia, il
27
iii. la crisi
primo pressoché esclusivamente dedicato al nostro hobby e non la classica uccelleria con qualche vasca più o meno ben messa. L’ occasione è ghiotta perché
consente di reperire, con relativa facilità, gli appassionati cittadini, prima
clienti per lo più dei vari negozi della vicina Pescara ma anche di punti vendita in altri centri. Io e pochi altri pensiamo di dar vita a una Associazione
Teatina Acquariofili: la gestazione è lunga, ma durante la fase di raccolta
adesioni l’ambizione cresce, vengono contattati appassionati di altre città
(nessuno dei quali parteciperà però alla riunione costitutiva, ma non ci
lasciammo scoraggiare), ed al momento della fondazione, siamo al 1982, la
denominazione è quella di Associazione Acquariofili Abruzzese.
L’assemblea di fondazione, ricca di entusiasmi, vede la partecipazione di
una ventina (in realtà 13, ma allora evidentemente non ebbi il coraggio
di scriverlo... ) di soci tra i quali venne eletto un direttivo. Quasi di slancio,
pochi mesi dopo, c’è la prima mostra di acquariofilia “Città di Chieti” con
la collaborazione del Comune. Una iniziativa pionieristica, in tutti i sensi
(...). Il risultato estetico non era malvagio ed il successo fu enorme (...). Tutto
bene, direte voi, ma dietro la bella facciata c’erano alcune cosette che forse
vale la pena oggi di rivelare: molti dei coperchi erano di cartone rivestito
con plastica nera; gli impianti luce – realizzati con mezzi di fortuna – non
erano poi proprio ben isolati (...). Per gli acquari marini si era usata acqua
di mare raccolta di notte, da gruppetti di soci di buona volontà scesi in acqua
armati di un incredibile numero di lattine, a rischio di ricoveri d’urgenza
in clinica psichiatrica.
Buona volontà e nient’altro, insomma, per risultati del tutto eccezionali.
La mostra tra l’altro consentì di conoscere altri appassionati ed il numero
dei soci crebbe (allora, tra gli altri, arrivarono l’attuale presidente Fasoli e il
segretario Pardi). Una quarantina di soci, in gran parte attivi, credibilità di
fronte all’amministrazione locale e grande “voglia di acquari” tra i cittadini.
Con tali ingredienti non poteva che essere crescita persino tumultuosa (...).
Tutto bene, fino ad un punto però. Poi il fato avverso: due soci trasferiti
per lavoro a Milano, uno a Termoli (Cb), tre fuori sede per motivi di studio,
due impegnati col servizio militare: una emorragia, aggravata da qualche
defezione (alcuni abbandoni, per varie ragioni). Il numero dei soci attivi si è
ridotto considerevolmente ed ora nel club abruzzese sono appena una decina
scarsi, perché gli altri si limitano a pagare la quota sociale, chissà poi sino
a quando... Si rischia il tracollo, e qualcuno propone addirittura di lasciar
28
iii. la crisi
perdere. Ma il ricordo dei bei tempi dà forza ed il presidente Fasoli, dopo
una fase di allontanamento forzato (si è sposato – auguri!), torna a far da
sprone per tutti: meglio pochi ma buoni, è il suo motto e così il Premio continua, le mostre pure, la ricerca anche, in pochi, con maggior fatica, ma si va
avanti. Servizio militare e studi universitari permettendo, presto il numero
degli “attivi” (l’unico che veramente conti) dovrebbe crescere ancora ed allora
l’attività riprenderà a pieno ritmo. L’importante è non arrendersi.
Questo è ciò che è capitato, in più di un lustro, a me ed ai miei amici abruzzesi ma è anche quello che può accadere ad altri gruppi. I club esistono per
buona volontà di pochi e la sigla FIAAE (la già ricordata Federazione tra i
clubs di acquariofilia italiani) pure. Occorre però andare avanti con costanza,
perché solo tracciando noi stessi, con sacrificio, la strada, potremo indurre altri
a percorrerla e così facendo potremo ottenere successo. Dopo ci resterà la soddisfazione di dire: noi c’eravamo, e – credeteci – non è cosa di poco conto...”.
Davo per scontato, in quell’articolo, che la crisi fosse conclusa. In realtà
avevamo solo avviato il lungo cammino per venirne fuori. In futuro avremmo avuto altri periodi difficili ma il ricordo di questo primo momento di
difficoltà superato fu prezioso per non farci mai mollare. Il gruppo dirigente di allora (nel 1986 erano stati nominati Alberto Fasoli presidente,
Giovanni Lisanti vice, Amedeo Pardi segretario, io e il neo eletto Lorenzo
Marcucci consiglieri, con Giovanni Lemma, Umberto Pantaleone e Marcello Tagliamonte revisori dei conti) decise in primo luogo di ragionare su
tempi più lunghi e propose una modifica statutaria, rapidamente approvata dall’assemblea dei soci, per rendere triennale il mandato del direttivo,
con lo scopo dichiarato di effettuare una programmazione su un periodo
sufficiente a organizzare eventi senza l’incubo della sempre imminente
scadenza dell’incarico. Questo, ne eravamo convinti, ci avrebbe aiutato a
superare le difficoltà, e allora ne avevamo tante, a cominciare dalla ricerca
di una sala per le nostre esposizioni: tra ristrutturazioni e chiusure cominciavano a essercene ben poche, a Chieti e a Pescara. Nel 1987 il primo direttivo triennale offrì diverse novità: Marcucci diventava segretario, Pardi
vice presidente e responsabile mostre mentre nel direttivo entrava Carlo
Giampietro, un altro dei soci fondatori. Della chiusura del club si parlò
ancora, diverse altre volte, ma sono certo che nessuno lo ha mai più pensato con seria convinzione. Altrimenti con ogni probabilità non saremmo
qui a raccontarvi la nostra storia.
29
IV
L’ATTIVITÀ PROSEGUE
La Federazione andava intanto avanti con crescenti consensi: nel 1987
i club aderenti erano una dozzina e venne organizzato in pompa magna
il “1° Congresso nazionale di Acquariofilia e Terraristica”, con la partecipazione di tantissimi appassionati. L’evento ebbe luogo a Firenze, domenica 11 ottobre, abbinato all’appuntamento con lo Zoomark. Una fiera
biennale dei prodotti per animali da compagnia “inventata” da Renato
Carrara e Rocco Mandaglio e poi proseguita da Adolfo Somigliana. Per
inciso: una delegazione del club abruzzese ha partecipato a tutte le edizioni della rassegna, da quelle iniziali fiorentine, alla parentesi milanese e
alle attuali che sembrano aver trovato una collocazione definitiva a Bologna. L’organizzazione era curata da Ettore Peyrot, vice presidente FIAAE
e delegato del club piemontese. Tra i relatori Hansmartin de Jong, fondatore ed editore del mensile “aquarium” (nato nel 1970 e tuttora in attività), spiegò quelle che era allora la situazione dell’acquariofilia in Italia;
Alessandro Celli, giovane socio del club di Lucca, raccontò di 600 scalari
allevati e riprodotti in un laghetto nel quale aveva ospitato anche discus;
Alessandro Mancini, biologo e pubblicista, oggi responsabile della rivista
“Il mio acquario”, raccontò di un suo viaggio in Ciad. Ci furono diversi
altri interventi. Personalmente presiedevo quel consesso e presi la parola
anche e nome dell’Associazione Acquariofili Abruzzese per illustrare i
risultati di una ricerca su Betta splendens che stavamo allora svolgendo
e alla quale in questo libro è dedicato un capitolo a parte. All’epoca il
mio personale impegno era più a livello nazionale che in Abruzzo, anche
perché la FIAAE era nata con noi e della nostra spinta aveva bisogno per
andare avanti. I successi e i consensi nazionali erano insomma per buona
parte anche nostri. Ciò non toglie che, superata quella prima e difficile
crisi, l’attività stesse per riprendere a pieno ritmo anche a casa nostra. Già
31
iv. l’attività prosegue
in ottobre veniva nuovamente assegnato il Premio Chieti, che nonostante tutto non si era mai fermato, e veniva inaugurata una nuova mostra, la
quarta a Chieti, la sesta in senso assoluto tra quelle organizzate dal club.
6. 24-31 ottobre 1987.
Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Quarta mostra
di acquariofilia Città di Chieti.
Avevamo ancora l’appoggio del Comune, rappresentato dall’assessore Tullio Sansonetti, ma avevamo perso la disponibilità della sala
ex Enal, di proprietà regionale e chiusa in attesa di un restauro che
sarebbe iniziato soltanto molti anni dopo. Ci spostammo in una sala
che era ed è bellissima, la Bottega d’Arte, e per giunta nel cuore della
città, ma che è pure decisamente più piccola rispetto a quella che
aveva accolto le prime iniziative. La dedizione e l’abilità manuale di
Pardi e Marcucci, oltre al disinteressato appoggio di alcune ditte del
settore, prime tra tutte l’Acquario di Bologna - Euraquarium di Werther Paccagnella e Aquarium Center di Silvana e Umberto Agostini, avevano di gran lunga migliorato le nostre attrezzature. Avevamo
supporti tutti uguali, facilmente smontabili per poter essere immaMaschio di Betta
splendens
32
iv. l’attività prosegue
gazzinati comodamente tra una esposizione e l’altra, vasche piccole
(64x40x40h cm) e facilmente gestibili ma nel contempo abbastanza
capienti per poter ospitare la gran parte dei pesci normalmente allevati in acquario più alcune più grandi e “importanti” per specie di
taglia maggiore. Anche la nuova mostra fu generica, non dedicata
ad alcun particolare tema. Tra le cose notevoli citiamo quelle segnalate dal presidente Alberto Fasoli nella sua relazione alla FIAAE: “un
gruppetto di Astronotus adulti allevati da L. Marcucci, l’angolo del
Betta splendens (maschi, una coppia in riproduzione, avannotti, in
una costruzione fantasiosissima) allestito da A. Pardi, le vasche mediterranee (ancora L. Marcucci e C. Massacesi), i ciclidi africani e i
Cichlasoma nigrofasciatum albini (S. Fasoli)”. Fu un nuovo successo,
con la sala piena in ogni momento della giornata e quasi 10.000
firme nel consueto registro. Una preziosa spinta per ricominciare ad
andare avanti. Eppure si dovettero aspettare alcuni anni, per via di
varie difficoltà organizzative, prima della organizzazione di un’altra
mostra.
7. 13-20 gennaio 1990.
Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Quinta mostra
di acquariofilia Città di Chieti.
La lunga attesa rinfocolò
l’interesse per gli acquari:
circa ventimila i visitatori
e fummo costretti, com’era
successo soltanto nella
prima mostra, quella del
1982, a far entrare i visitatori a scaglioni, per evitare
un affollamento eccessivo
nelle ore di punta. Ennesima esposizione “mista”,
prevalentemente dedicata
all’acqua dolce. Gran parte degli animali esposti
Un pesce balestra più volte esposto
venivano dagli allevamen-
33
iv. l’attività prosegue
ti personali dei soci, e in particolare erano stati prestati dai fratelli
Fasoli (il più giovane, Sandro, fu sempre presente nella sala durante
gli 8 giorni dell’esposizione guadagnandosi riconoscenza da tutti),
da Pardi, Tagliamonte, Di Loreto, Silver Valeriano, Marcucci, Di Tizio e altri ancora. L’ennesimo successo, ma non eravamo soddisfatti
e Pardi, responsabile mostre allora come oggi, cominciava a parlare
della necessità di fare qualcosa di più e di diverso, a cominciare dalle
mostre concorso, di cui era ed è un convinto propugnatore.
34
V
IL DECENNALE. NASCONO LE MOSTRE CONCORSO
Nell’anno in cui lasciavo la FIAAE (anche per una sorta di incompatibilità morale con la direzione responsabile della rivista “aquarium”
che avevo da poco assunto; rifiutai per questo l’incarico di “consigliere onorario” cui l’assemblea federale mi aveva designato) l’Associazione
festeggiava il proprio decennale. Il direttivo in carica (eletto nel 1990)
aveva Tagliamonte come presidente, Alberto Fasoli vice, Marcucci segretario, io e Pardi consiglieri con Pardi pure bibliotecario e responsabile
mostre. Per festeggiare la ricorrenza comprammo le pagine centrali di un
settimanale locale (“La Gazzetta di Chieti”) nelle quali ripercorremmo la
storia di quei primi intensi 10 anni. Gli eventi più importanti dell’anno
furono tuttavia le ennesime mostre, due nell’arco dei dodici mesi, anche
a sancire l’importanza della ricorrenza. La prima a Chieti, a gennaio, la
seconda a Pescara, a novembre. Entrambe con una configurazione del
tutto nuova, inedita in Italia, quella della “mostra concorso”.
8. 19-26 gennaio 1992.
Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Sesta mostra di
acquariofilia Città di Chieti.
Mostra concorso. Nell’anno in cui l’Associazione compiva il proprio
decennale (eravamo nati nel 1982), l’idea di Pardi aveva avuto concreta attuazione. Per la prima volta in Italia veniva organizzata una
esposizione nella quale ciascun concorrente (in gran parte nostri soci,
ma erano ammessi anche “esterni”) realizza un acquario, secondo il
suo personale gusto e le sue capacità, in vasche tutte uguali e con l’attrezzatura tecnica standard (impianto luci, materiali filtranti e pompe) messa a disposizione dal club. Prima di allora i concorsi, inaugurati da altre associazioni italiane sul modello di quel che già si faceva
35
v. il decennale. nascono le mostre concorso
all’esterno (e che più tardi avremmo copiato anche noi), si svolgevano
“a domicilio”: una giuria che visita gli appassionati in casa e valuta gli
acquari per dare a ciascuno un voto e per selezionare i più belli, quelli
degni di essere premiati. Questa volta ognuno doveva cimentarsi in
diretta nell’allestimento, ma aveva avuto mesi per prepararsi, psicologicamente e praticamente, prima di avere pochi giorni a disposizione
per mettere in atto in concreto la propria realizzazione. Fu un successo notevole: le venti vasche a disposizione (nella sala non ce ne entravano di più) vennero tutte prenotate mentre la rivista “aquarium”
esaltava l’iniziativa “inedita in Italia: una mostra concorso “in loco”, con
i singoli appassionati che hanno realizzato, ciascuno per proprio conto,
un ambiente sommerso in vasche messe a disposizione dall’associazione.
Vale a dire, non giudici che si spostano di casa in casa, come è già stato
fatto altrove, ma una vera mostra, aperta al pubblico, allestita con l’intervento diretto dei concorrenti. Ottima la riuscita, sia dal punto di vista
della soddisfazione degli organizzatori sia come ‘gradimento’ da parte
del pubblico, che ha affollato numerosissimo la sala”. Aggiungemmo
una ventunesima vasca, stringendo gli spazi tra le altre, più grande e fuori concorso, perché nessun concorrente aveva presentato un
ambiente marino tropicale e per completezza volevamo che ce ne
fosse almeno uno. Ne fu “primo attore” un magnifico giovane Pterois
volitans, a sua volta apprezzatissimo dai visitatori tant’è vero che, pur
essendo ovviamente escluso da ogni gratuatoria, guadagnò parecchi
voti tra quelli espressi dal pubblico. La giuria fu composta in maniera
abbastanza singolare: un architetto, uno psicologo che aveva un acquario in casa e il vice presidente FIAAE Gian Piero Cannata, nostro
ospite per ricevere il Premio Chieti 1992. In più chiedevamo a tutti i
visitatori di votare la vasca più bella, per attribuire un premio anche
da parte del pubblico. Lungo l’elenco dei riconoscimenti attribuiti.
1° premio: Maria Aceto, una targa più una vasca completa da 85 cm
offerta dalla ditta Piranha di Pescara per premiare dei magnifici Cichlasoma severum in una bella ambientazione;
2° premio: Lorenzo Marcucci, vasca completa da 40 cm offerta da
Acquario Art di Pescara;
36
v. il decennale. nascono le mostre concorso
3° premio: Renato Di Loreto, vasca completa da 40 cm offerta da
Splash di Ortona;
4° premio: Roberto Baldassarre, “Enciclopedia dei pesci marini tropicali” offerta dalla casa editrice Primaris;
5° premio: Giampiero D’Onofrio, “Il grande libro dell’acquario”,
sempre della Primaris;
6° premio: Marco Liberi, vasca in plexigas da 40 cm offerta da Atlantide di Montesilvano;
7° premio: Antonella Di Bartolomeo, “Malattie dei pesci d’acquario”
offerta dalla Primaris;
8° premio: Alberto Fasoli, “Manuale pratico dell’acquario” dell’Editoriale Olimpia;
9° premio: Sandro Fasoli, pompa-filtro Shark della Sicce per premiare
una vasca “provocatoria” realizzata prelevando materiali
anche inquinanti direttamente nel fiume Pescara (buste
di plastica, un vecchio stivale e alcune cartucce tra i quali
nuotavano alcuni pesci nostrani);
10° premio: Antonio Melena, “Piante acquatiche e palustri” della
Olimpia;
11° premio: Danilo Pascali, e...
12° premio: ... Enrico Colasante, entrambi premiati con una pompa
Sera da 700 l/h offerta da Arca di Roberto Santacroce,
allora a Chieti Scalo.
Premio speciale per la vasca più votata dal pubblico (un acquario
completo da 90 cm offerto da Aquarium Center di Sambuceto) venne attribuito, dopo lo spoglio delle schede, a Sandro Fasoli, uno dei
13 soci fondatori dell’Associazione, che aveva evidentemente colpito
la fantasia dei visitatori per l’originalità e la implicita denuncia della
sua realizzazione.
Un ennesimo premio, un filtro interno Biovita della Askoll, offerto
in ritardo (era arrivato a premiazioni già effettuate) dal concessiona-
37
v. il decennale. nascono le mostre concorso
rio di zona, la ditta Leone di Sambuceto, venne estratto a sorte tra i
partecipanti e venne attribuito a Marco Liberi.
9. 14-16 novembre 1992.
Pescara, Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” (ex università
piazza I Maggio). Seconda edizione della mostra concorso di acquariofilia.
Nell’ambito della XXVIII mostra ornitologica, XVII campionato interregionale, indetta dall’Associazione Ornitologica “d’Annunzio” di
Pescara.
“Chi ha messo piede – raccontava ‘aquarium’ – negli ampi locali della ex sede universitaria in piazza I Maggio ha avuto dunque modo di
ammirare canarini di ogni razza e varietà, pappagalli e quant’altro è
allevato da appassionati ornicoltori provenienti da varie regioni italiane.
In più, in una stanza a parte, proprio accanto all’ingresso, gli acquari.
Non troppi, dati i tempi strettissimi per l’organizzazione, ma comunque
sufficienti a calamitare l’attenzione di parecchie centinaia di visitatori,
con la sala costantemente affollata nei tre giorni dell’esposizione. Tutta
‘propaganda’ per l’acquariofilia”.
Si trattava di nuovo di un concorso, riservato questa volta ai soli soci,
chiamati a dare il meglio di sé nell’allestimento ciascuno di una vasca,
con pesci, piante e materiale d’arredamento portati da casa, secondo
l’idea vincente elaborata da Pardi e accettata con entusiasmo dall’intera associazione. Nel caso specifico di questa mostra i premi, per la
ristrettezza dei tempi organizzativi (la stessa ragione che aveva impedito di aprire la partecipazione ai non soci), non erano rappresentati
da prodotti offerti dalle ditte dal settore, ma da coppe riservate ai titolari degli acquari scelti da una giuria tecnica e a quelli più votati dal
pubblico. La giuria, presieduta da Umberto Agostini, scelse la vasca
numero 10, che ospitava una magnifica coppia di Cichlasoma severum
varietà dorata, insieme a una ventina dei loro avannotti lunghi già
alcuni centimetri, allestita da Amedeo Pardi. Merita segnalazione il
fatto che i pesci erano gli stessi già premiati a Chieti passati nel frattempo da Maria Aceto a Pardi nell’ambito dei frequenti scambi all’interno dell’associazione. Evidentemente, al di là della abilità di chi ha
allestito le vasche premiate, anche quei pesci erano dei veri campioni!
38
v. il decennale. nascono le mostre concorso
Seconda, per la classifica “tecnica” la vasca dei fratelli Franca e Sandro
Fasoli, con dei bellissimi Hemichromis bimaculatus adulti. Terzo l’acquario con scalari dorati allestito da Roberto Baldassarre che, per una
singolare coincidenza, ha vinto la... medaglia di bronzo anche nella
classifica stilata attraverso i voti espressi dal pubblico che ha visitato
la mostra. Questa sorta di referendum ha invece determinato un ex
aequo al secondo posto per i “baciucchioni” di Antonella Di Bartolomeno e gli Astronotus di Antonio Alessi mentre la più votata è stata
la vasca numero 4 con alcuni splendidi Discus allevati da Lorenzo
Marcucci.
Nell’anno del decennale, l’abbiamo già ricordato, c’era stato pure il
cambio della guardia in seno alla Federazione nazionale. Per la mia successione, oltre al vice presidente uscente Gian Piero Cannata, si era pure
candidato il nostro Marcello Tagliamonte, ma non ebbe fortuna. I delegati, forse anche per la voglia di cambiare dopo sette anni di vertice made
in Abruzzo, gli preferirono Cannata. Questo, insieme ai miei crescenti
impegni personali, comportò pian piano una certa disaffezione dell’AAA
nei confronti della FIAAE, che divenne aperta presa di distanza quando
un consistente nucleo di clubs, guidati proprio da Cannata, decise di
dar vita a una seconda organizzazione nazionale. Le Federazioni divennero nei fatti due e la nostra Associazione si chiamò fuori da entrambe,
dicendosi tuttavia disponibile a partecipare a una eventuale assemblea
di riconciliazione generale, che non c’è mai stata. Oggi le due strutture
nazionali neppure esistono più, almeno non nei fatti, e anche i club
sono meno numerosi di quelli che erano stati attivati in quegli anni di
tumultuosa crescita. Chi aveva passione vera è tuttavia ancora in piedi.
E pensare che allora già aver toccato i 10 anni ci sembrava un traguardo
eccezionale e ci chiedevamo per quanto tempo ancora saremmo riusciti
ad andare avanti...
39
VI
IL PREMIO CHIETI
Il “Premio Chieti per lo sviluppo dell’acquariofilia e per la difesa dell’ambiente” ha rappresentato probabilmente nel primo decennio di vita
l’iniziativa di maggiore prestigio per l’Associazione, quella che l’ha lanciata a livello nazionale e ne ha consolidato la fama facendole guadagnare
ovunque grande considerazione. Una iniziativa andata avanti per alcuni
anni ma poi tramontata, semplicemente per il fatto che tra il nostro club
e l’amministrazione municipale cittadina per una dozzina di anni non
c’è stata la collaborazione che aveva caratterizzato le precedenti gestioni
comunali. Il premio viene rilanciato proprio quest’anno, in occasione
del 25° anniversario dalla fondazione, in virtù di una rinnovata intesa
con il palazzo di città, e diventa semplicemente “Premio Chieti, scienza e
natura”, con un più ampio ventaglio di interesse e uno spiccato indirizzo
per la tutela dell’ambiente e la divulgazione scientifica. Il primo della
nuova serie sarà assegnato all’etologo Giorgio Celli.
Quello che vi proponiamo in queste pagine tuttavia è un consuntivo non
un “bilancio di previsione”. Torniamo allora alla storia, e solo a quella.
1983. Hansmartin de Jong & Renato Carrara, ex aequo. Abbiamo già detto che è stata l’edizione inaugurale, con la concessione del riconoscimento a due personaggi che avevano avuto (e de Jong ancora ha)
un peso importante nella divulgazione di una corretta acquariofilia,
responsabile e rispettosa dell’ambiente.
1984. Werther Paccagnella. Nella seconda edizione il Premio Chieti venne
attribuito, dalla stessa giuria e sempre con voto unanime, a uno
dei padri fondatori dell’acquariofilia italiana. Paccagnella, creatore prima dell’Acquario di Bologna e poi dell’Euraquarium, ebbe la
statuetta in argento di Achille su cavallo rampante “Per avere, con
la sua lunga attività di ricerca e di studio, con l’attività commercia41
vi. il premio chieti
le e con numerose e qualificate pubblicazioni, dato un contributo
enorme allo sviluppo dell’acquariofilia italiana della quale può senza dubbio essere considerato uno dei principali pionieri”. L’altro
grande capostipite, il romano Nino De Santis, che da qualche anno
si era ritirato dall’attività, scomparve in quello stesso 1984, il 14
giugno. Ma torniamo a Werther Paccagnella e al suo premio: lo
consegnò l’assessore Pierluigi Di Berardino davanti a un centinaio
di appassionati, nella sala d’onore della Camera di Commercio. Subito dopo, tutti insieme, con l’importante ospite in testa, la passeggiata sino alla sala ex Enal per l’inaugurazione della mostra “Natura
in Abruzzo” che Paccagnella elogiò apertamente dandoci la sensazione di essere davvero, e in pochi anni, diventati già “adulti”.
1985. Konrad Lorenz. Non a caso per il 1985 la giuria del Premio Chieti
alzò decisamente lo sguardo contattando nientemeno che Konrad
Lorenz, lo scienziato austriaco al quale era stato attribuito il premio
Nobel per la fisiologia e la medicina proprio in virtù dei suoi studi
sul comportamento animale, inclusi numerosi pesci. Lorenz venne
contattato e accettò:
“L’illustre studioso austriaco – citiamo dalla rivista ‘aquarium’ – si è
detto “onorato” di accettare il riconoscimento, consistente in una statua
in argento che raffigura Achille su cavallo rampante, simbolo della città
di Chieti. L’attribuzione a Lorenz qualifica il premio stesso, facendolo
esordire a livello internazionale. Il riconoscimento è stato ideato dall’Associazione Acquariofili Abruzzese, che ha portato avanti l’iniziativa praticamente con i suoi soli mezzi”. L’età avanzata di Lorenz e
un disguido tra il Comune, che tenne i rapporti, e il suo assistente, impedì la presenza a Chieti del famoso etologo. Erano già stati
stampati e affissi i manifesti che annunciavano la premiazione, nella
Biblioteca provinciale, ma l’evento dovette essere annullato e il premio inviato via posta. Lorenz lo gradì egualmente, ringraziò e lo
collocò nella sua collezione di riconoscimenti, ottenuti in tutto il
mondo. L’Achille a cavallo, tra tanti importanti trofei, non ha mai
sfigurato.
1986. Nerio Brintazzoli. La maggioranza in seno alla giuria, per via di
qualche incomprensione con il Comune, era tornata nelle mani
dell’Associazione: la componevano il presidente Alberto Fasoli, io
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vi. il premio chieti
come giornalista e l’assessore municipale alla Cultura e al Turismo,
ruolo nel frattempo affidato a Tullio Sansonetti. Si decise di premiare un acquariofilo “puro”: Nerio Brintazzoli, responsabile della
serra dell’Acquario di Bologna prima e dell’Euraquarium poi. Oltre
35 anni di attività, con tantissimi successi nell’allevamento e nella
riproduzione dei pesci più difficili. La cerimonia di premiazione
venne effettuata a Bologna, il 5 ottobre di quell’anno, in occasione
della seconda assemblea nazionale della neonata Federazione Italiana tra le Associazioni di Acquariofilia ed Erpetologia (FIAAE). Una
sede e un contesto prestigiosi.
1987. Renato Carrara. Alla memoria. Nell’anno della scomparsa di un
personaggio come Renato Carrara, che ci aveva lasciato a gennaio
stroncato da un male incurabile, “il nostro premio – lo disse il presidente Fasoli – non poteva che essere in qualche modo dedicato alla sua
memoria, al ricordo di un uomo che per le associazioni e per la nostra
in particolare ha sempre avuto spirito di collaborazione e ‘grinta’ da
donarci”. La consegna del Premio venne effettuata il 31 ottobre,
nella sala d’onore della Camera di Commercio. L’assessore Tullio
Sansonetti consegnò alla vedova, signora Raffaella, una targa con la
semplice motivazione che la Giuria (presieduta dallo stesso Sansonetti e composta pure da Alberto Fasoli quale presidente del club
abruzzese e da me, quell’anno in qualità di presidente della FIAAE)
aveva stilato per l’attribuzione: “A Renato Carrara, con gratitudine”.
Quella cerimonia, contrassegnata dai commossi ricordi di chi Renato aveva conosciuto, segnò anche l’ingresso nel club di Guelfrido
Carosella, presidente per svariati decenni delle sezioni regionale e
provinciale della FIPSAS, la Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquea, che fu nostro socio e offrì spesso la sua personale e
disinteressata collaborazione. Sempre in quell’occasione si strinsero
i rapporti, già avviati da qualche mese, con Antonio Marino Romano, allora presidente del Comitato promotore per il parco fluviale
Aterno-Pescara, un sodalizio alla cui generosità si deve l’apertura
della nostra prima sede teatina, in via Bellini, allo Scalo, dove per
un paio di anni allevammo pesci, soprattutto nostrani. Ben 16 le
vasche allestite in una scaffalatura ad hoc che ci permise di sfruttare
al meglio il minimo spazio disponibile nello stanzino riservato agli
43
vi. il premio chieti
acquari. In quei locali tenemmo pure apprezzate riunioni mensili
(Pardi e Marcucci i maggiori relatori) e organizzammo iniziative
anche di livello, fino a quando il Comitato non chiuse i battenti.
1992. Federazione Italiana tra le Associazioni di Acquariofilia ed Erpetologia (FIAAE). Per quattro anni non avevamo più assegnato il
premio. Un po’ come conseguenza della crisi che aveva qualche stagione prima rischiato di travolgere l’associazione, un po’ per i rapporti non sempre felici con le amministrazioni che si succedevano
a Palazzo d’Achille, sede della municipalità teatina. L’associazione
aveva potuto contare su qualche convinto sostenitore anche tra gli
uomini politici, altri preferivano riservare le risorse agli amici di
partito o di corrente, e noi eravamo, e siamo, una associazione che
nulla ha a che vedere con la politica militante. Va poi aggiunta la
difficoltà di individuare personalità degne di ricevere un riconoscimento “per lo sviluppo dell’acquariofilia”, non a caso oggi riproposto con una formula di più ampio respiro. Nel 1988 ad esempio la
giuria si era regolarmente riunita, ma senza nulla decidere. Negli
anni successivi la manifestazione si perse. Nel 1992 l’intenzione
era quella di ricominciare un ciclo. Ma il Premio cadde nell’oblio.
Intervennero infatti altri fattori anche gravissimi, come gli arresti
per la cosiddetta tangentopoli teatina, che azzerarono una intera
classe politica, il dissesto economico delle casse comunali, una nuova gestione del Palazzo che si protrasse per lunghi anni e che non
ebbe alcun rapporto con la nostra associazione. Solo oggi abbiamo
iniziato a riparlare del Premio Chieti. In quel 1992 invece si decise
di premiare non un singolo ma una istituzione, la Federazione delle
associazioni acquariofile, allora al massimo del suo fulgore, con 36
clubs aderenti sparsi in tutta Italia e l’organizzazione di una serie
importante di eventi, compresi diversi congressi di acquariofilia (a
Firenze, Bologna e Milano). Il premio lo ritirò Gian Piero Cannata,
che della FIAAE era il vice presidente. Sarebbe stato lui peraltro
a diventare presidente quando io decisi, alla scadenza del secondo
mandato, di non ricandidarmi, ma di questo abbiamo già detto.
Cannata, esperto acquariofilo, fu anche giudice nella mostra concorso che, per primi in Italia, eravamo riusciti a organizzare.
44
VII
LA RICERCA SUL BETTA
Nell’autunno del 1985 l’allora direttivo della nostra Associazione, alla
costante ricerca di attività sulle quali concentrare la passione dei soci,
ispirandosi a una notizia letta su un mensile statunitense (ci eravamo
abbonati a tutte le principali riviste del mondo), diede vita a una ricerca
incentrata su Betta splendens, un pesce che molti di noi allora allevavano.
Il lavoro, coordinato dai soci Giovanni Lisanti e Amedeo Pardi, ebbe
risonanza a livello nazionale per un paio di citazioni che la rivista “aquarium” ci dedicò nel 1986. L’anno dopo, sul notiziario FIAAE 11/97, pubblicammo invece, a firma dell’intero direttivo, l’articolo “Betta splendens
il “punto” su una ricerca”, che voleva rappresentare il bilancio di quanto
fatto in circa 24 mesi. Ve lo ripropongo integralmente:
“Dopo quasi due anni di lavoro facciamo il ‘punto’ sulla ricerca in atto
presso la nostra associazione sull’influenza del fattore pH nella determinazione sessuale anche se – lo diciamo subito – i risultati non sono pari alle
attese e se c’è ancora molto da lavorare, probabilmente in direzioni anche
diverse da quelle originariamente prefissate.
PREMESSA
L’ipotesi di lavoro è nata dopo la lettura, sul numero di agosto 1985 della rivista statunitense TFH (Tropical Fish Hobbyist) , di una breve nota
dedicata al lavoro di D. A. Rubin secondo il quale a pH basso (tra 5 e 6)
ci sarebbe stata nelle nascite una prevalenza di maschi ed a pH più elevato
(intorno a 7) di femmine. Il ricercatore – si spiegava nella nota citata – ha
verificato la sua ipotesi su Xiphophorus helleri, Apistogramma borelli, A.
cacatoides, Pelvicachromis pulcher, P. taeniatus, P. subocellatus.
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vii. la ricerca sul betta
IL “PUNTO”
L’Associazione Acquariofili Abruzzese ha ritenuto interessante verificare a
sua volta l’ipotesi di una specie diversa e la scelta è caduta sul Betta splendens. Dal momento dell’avvio del lavoro ad oggi sono state compiute esattamente 97 riproduzioni significative (sono state considerate tali quelle con
almeno 10 avannotti allevati sino alla maturità sessuale). Ebbene l’ipotesi,
dopo una prima fase del lavoro nel quale ci sembrava di doverla confermare,
non ha sin qui trovato riscontro.
Abbiamo allevato Betta splendens in queste condizioni-tipo: dGH tra 10
e 12°, temperatura 23-26 °C (non è stato possibile uniformare al millesimo
tali valori perché il lavoro è stato compiuto da più appassionati, in ambienti e
in stagioni diverse), in vasche standard con 25 litri di capienza effettiva, una
coppia per ciascuna vasca, con poche piante (Vallisneria) sino alla superficie ed
un leggero strato di ghiaia sul fondo.
Il pH è stato mantenuto in parte delle vasche a 6,5 ed in altre a 7,2.
Inizialmente, sino a quando gli avannotti sono stati allevati tutti insieme,
eravamo giunti alla conclusione, poi rivelatasi non provata, che il pH intorno a 7,2 favorisse nascite femminili con una percentuale superiore all’80%.
Nel corso di una successiva verifica, però, i neonati sono stati separati in
tenerissima età ed in tal caso la percentuale maschi/femmine si è avvicinata
al 50% sia a pH 6,5 che a pH 7,2!
Il lavoro sin qui svolto non può comunque essere considerato a fondo perduto: abbiamo in primo luogo acquisito una buona capacità di distinguere
prematuramente maschi e femmine (nel ‘sesso forte’ il primo raggio della pinna dorsale è, dopo un paio di settimane di vita, un po’ più prolungato, il che
ci ha consentito distinzioni esatte al 90%) e stiamo continuando il lavoro
su due fronti: da una parte per la creazione di ceppi ‘puri’ di Betta genotipicamente e fenotipicamente monocolore (cioè di un certo colore e portatori
dello stesso) in vista anche di futuri concorsi a premi, analoghi a quelli che
già si svolgono per i canarini; dall’altra per ottenere condizioni più stabili di
temperatura e ambientali in genere per poi verificare nuovamente l’ipotesi
di Rubin.
Ad oggi ci sembra di poter concludere che se allevati insieme i Betta ‘sembrano’ in prevalenza femmine perché lo sviluppo di uno o più maschi ‘dominanti’ inibisce gli altri che restano fenotipicamente simili alle femmine,
tant’è vero che qualora si tolga il (o i) dominante c’è subito un altro maschio
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vii. la ricerca sul betta
pronto a ‘trasformarsi’ per prenderne il posto. L’allevamento singolo ha posto
del resto maggiori problemi per il controllo degli altri valori, per cui non ci
sentiamo di affermare che il pH sia ininfluente. Il primo biennio di lavoro
in altri termini non ha portato ad alcuna conclusione, ma soltanto a mettere
a punto una ‘strategia operativa’ con la quale confidiamo di poter lavorare
meglio in futuro.
L’occasione di questo nostro primo ‘punto’ è d’altro canto utile anche per
chiedere collaborazione: chi possedesse dati e appunti sull’argomento è pregato di farcene avere copia. Siamo coscienti del fatto che per ottenere risultati,
spesso con i mezzi di privati acquariofili, sia pure associati (non siamo un
istituto di ricerca, né altro del genere), occorre in primo luogo pazienza ed
insieme ad essa tanta, tanta costanza. Per cui noi continueremo e periodicamente stileremo altri ‘punti’ da sottoporre all’attenzione generale anche
quando – come in questo caso – i risultati provvisori sono di gran lunga
inferiori alle nostre speranze iniziali.
Prima di chiudere un ultimo dato: nelle nostre bettiere (sono ormai svariate decine, tutte autocostruite per meglio sfruttare lo spazio disponibile
nella sede sociale e negli appartamenti dei soci) è stato usato un sistema di
identificazione – attraverso una targhetta adesiva che segue ciascun Betta in
ogni suo spostamento, sempre attaccata ben visibile sul frontale della vasca
che lo ospita – che crediamo possa essere utile far conoscere. Ciascun esemplare è contrassegnato da una sigla che comprende le iniziali dell’allevatore,
le caratteristiche cromatiche dei genitori, la data di nascita ed un proprio
‘identificativo’. Ad esempio AF Bl-Ro 230187 004 starebbe ad indicare che
quel particolare pesce è il numero 4 tra gli avannotti nati il 23 gennaio
1987 da un maschio blu e una femmina rossa dall’allevatore Alberto Fasoli,
presidente della nostra Associazione. Una specie insomma di ‘codice fiscale’,
che ci consente, con l’appoggio di un apposito registro, di seguire passo passo i
pesci allevati allo scopo di individuarne, con la massima precisione possibile,
caratteristiche utili per una eventuale selezione fenotipica, primo passo per la
creazione di quei ceppi ‘puri’ di cui si diceva. Sul registro naturalmente sono
riportati anche i dati (pH compreso) di ogni singolo accoppiamento, per la
verifica che stiamo compiendo.
Per ora non c’è altro da dire. Speriamo in risultati più precisi con il prossimo ‘punto’ anche con la collaborazione di chi vorrà scriverci”.
47
vii. la ricerca sul betta
Dopo questa relazione il lavoro andò avanti ancora per qualche tempo,
affidato al coordinamento di Pardi, ma non vennero fuori grandi novità.
Poi pian piano qualcuno cominciò ad abbandonare e il progetto finì con
l’arenarsi. Il sistema di classificazione alfanumerico per l’identificazione dei singoli esemplari di Betta splendens coinvolti nella ricerca, ideato
principalmente da Pardi, ci fu comunque di grande aiuto, semplificando
catalogazione e registrazione degli appunti, e ci venne copiato, con nostra grande soddisfazione, da diverse altre associazioni non solo italiane.
La Salamandrina
I nostri soci lavoravano pure su altri settori. Il numero di febbraio
1986 della rivista “aquarium” ospitò, ad esempio, due articoli firmati da
altrettanti soci: il mio Salamandrina terdigitata (pagg. 89-90) e quello di
Umberto Pantaleone Un incontro inconsueto (pag. 91): nei testi si riferiva
del ritrovamento in un torrente del versante occidentale della Majella di
un esemplare adulto di Salamandrina dagli occhiali. L’incontro, avvenuto nella primavera del 1985, durante una delle tante escursioni “sul campo” che l’Associazione allora organizzava, era il primo assoluto in tempi
recenti in Abruzzo e quegli articoli sono citati in decine di bibliografie
erpetologiche anche al di fuori dei confini italiani. Un ulteriore piccolo
motivo di orgoglio per gli acquariofili abruzzesi.
48
VIII
GLI ANNI NOVANTA
Torniamo al nostro racconto. A fine 1992 una assemblea sancì anche
formalmente la soddisfazione del club per il programma che si era riusciti a proporre durante i dodici mesi del decennale e rinnovò le cariche sociali per il triennio a venire. L’onore-onere di portare avanti l’attività venne affidato a Tagliamonte, confermato per acclamazione alla presidenza,
Alberto Fasoli, che restava vicepresidente, Marcucci, ancora segretario, e
a due nuovi consiglieri: Renato Di Loreto e Antonio Alessi. Uscivamo di
scena, su nostra esplicita richiesta, io e Pardi, ma il direttivo ci attribuì
comunque degli incarichi operativi, possibilità esplicitamente prevista
nello Statuto: io dovevo curare le relazioni esterne del club, Pardi restava responsabile mostre. Venne pure varato un programma di massima.
Si decise in particolare di andare avanti con le esposizioni a concorso.
Dopo aver informato il nuovo presidente FIAAE Cannata, l’AAA volle
elaborare un regolamento per l’effettuazione di quel particolare tipo di
esposizioni e linee generali per la creazione e la gestione di un indispensabile “albo giudici”.
“Il regolamento – questo il testo che inviammo alla rubrica ‘Dalle Associazioni’ allora ospitata dalla rivista aquarium – è stato organizzato dal
direttivo abruzzese su una proposta di Pardi e di Di Tizio e sulla base di
osservazioni emerse in assemblea (ne hanno parlato i soci Viola, Pardi, Renzetti e Fasoli). L’associazione abruzzese userà questa base per la prossima iniziativa in autunno, con l’augurio che la FIAAE voglia appoggiare la scelta.
‘L’associazionismo fine a se stesso – ha osservato Pardi – ci ha consentito di
andare avanti per alcuni anni, ma a questo punto ci troviamo al guado: o
passiamo, in Italia, a schemi più evoluti, sulla scorta di quel che accade in
altri Paesi europei, o sarà inevitabilmente imboccato il viale del tramonto.
Altre precedenti iniziative sono defunte proprio perché non hanno saputo
49
viii. gli anni novanta
comprenderlo. Noi ci muoviamo in questo senso e speriamo che altri, molti
altri, vogliano seguirci’. La prossima mostra organizzata dall’AAA – annunciavamo infine – sarà articolata in due sezioni: concorso per acquari
arredati (come nelle due precedenti iniziative) e concorso per pesci. In lizza
per questa prima solo due o tre categorie (specie o gruppi di specie omogenee)
in base a standard ufficiali che il club abruzzese si è procurato all’estero” e
che vennero, aggiungo oggi, adattati alle esigenze italiane. A farlo ci ha
pensato un gruppo di lavoro composto dai soci Antonio Alessi, Renato
Di Loreto, Luciano Di Tizio e Alberto Fasoli con la preziosa collaborazione, ancora una volta, di Giorgio Di Tizio. Gli standard vennero anche
editi in un opuscolo (alle pubblicazioni dell’AAA sarà dedicato un apposito capitolo), alcune preziose copie del quale sono tuttora conservate
gelosamente in sede.
In attesa della nuova edizione della mostra-concorso, avevamo intanto
ripreso la serie degli incontri, allora mensili. Ci ospitava in via Arniense
una associazione di pesca sportiva, presieduta dall’indimenticabile Guelfrido Carosella, per tutti semplicemente “il commendatore”, che dell’associazione è stato un grande amico. Il magazzino, nei primi anni 80
ospitato in un locale del socio Carlo Giampietro, era stato invece affidato
ad Amedeo Pardi, che aveva messo a disposizione alcuni spazi nella sua
casa di via Zittola (oggi via Piaggio), rimasta ufficialmente la nostra sede
sino al recente trasferimento in via Paolucci, 1. Le riunioni, dicevo, si
svolgevano allora ogni mese, la prima domenica, con inizio alle 10. In
quel 1993 si parlava soprattutto delle modalità organizzative della prossima mostra. Sarebbe stata la settima organizzata a Chieti, la decima nel
computo complessivo delle nostre esposizioni. La FIAAE intanto organizzava, a Faenza, il suo nuovo congresso nel quale confidavamo si potesse
discutere il nostro regolamento, affidato a Tagliamonte, presidente AAA e
delegato per noi in Federazione. A Faenza invece la FIAAE si sarebbe sfaldata, ma allora non potevamo neppure immaginarlo e si andava avanti.
Decidemmo che l’esposizione avrebbe avuto come tema semplicemente
“l’acqua dolce”, per lasciare un ventaglio di possibilità quanto più ampio
possibile ai concorrenti, e puntammo per la prima esposizione italiana
riservata ai pesci su due specie abbastanza frequentemente allevate, non
soltanto dai nostri soci: Pterophyllum scalare e Betta splendens.
50
viii. gli anni novanta
10. 16-23 gennaio 1994.
Chieti, Bottega d’Arte della Camera di Commercio. Settima mostra
di acquariofilia Città di Chieti.
Mostra concorso. Consueto en plein di visitatori e grande soddisfazione da parte nostra per essere riusciti nell’intento di far concorrere
soci e non sia nell’allestimento di vasche arredate sia con singoli pesci.
Da notare che per consentire l’esposizione dei Betta avevamo allestito
(a opera di Pardi, Marcucci e Fasoli) una vasca speciale, con tanti
scomparti, riscaldata “a bagno maria”, che consentiva di tenere tanti
pesci insieme in poco spazio, una bettiera del tutto particolare sulla
quale vi riferiremo più al dettaglio in Appendice. I premiati:
- nel settore vasche arredate:
1°: Alberto Fasoli, con i suoi Discus (premio: vasca accessoriata da
100 cm offerta da Aquarium Center di Sambuceto);
2°: Amedeo Pardi, che ha esposto una coppia di Piranha (vasca da 50
cm offerta da Acquario Art di Pescara);
3°: Francesco Formisano con un ambiente sud-americano (vasca da
40 cm più filtro interno offerti da Atlantide di Montesilvano);
4°: Renato Di Loreto, con una vasca per Anabantidi (una confezione
di mangime offerta da Santacroce di Chieti più una calamita tergivetro grande della Newa);
5°: Lorenzo Marcucci (mangimi più calamita media).
Un premio particolare (il volume “Marino tropicale” del de
Graaf ) è andato a Federica Di Tizio per un paludario riservato a
testuggini acquatiche nord americane.
- nel settore scalari:
1°: Renato Di Loreto (vasca 70 cm offerta da Piranha di Pescara);
2°: Marco Liberi (il nuovo schiumatoio prodotto dalla Newa);
3°: Sandro Fasoli (libro “Tutto acquario” della Primaris).
- nel settore Betta:
1°: Alberto Fasoli (filtro “Biovita” offerto dalla Askoll);
2°: Lorenzo Marcucci (“Duetto” della Newa);
3°: Alberto Fasoli (pubblicazioni Primaris).
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viii. gli anni novanta
Campione della mostra è stato proclamato un bel discus di Marcucci, premiato con pubblicazioni offerte dalla Primaris.
Analogo premio più una calamita tergivetro grande della Newa, per
Marco Liberi, vincitore del referendum tra i visitatori.
Per onore di cronaca aggiungiamo che nel referendum si erano classificati secondo Francesco Formisano e terza Federica Di Tizio.
La ditta Leone aveva infine offerto un acquario, destinandolo esplicitamente all’associazione che aveva inteso in qualche modo premiare per
il suo impegno allora ormai ultradecennale in favore dell’acquariofilia.
Non era l’unica ditta che ci aveva aiutato direttamente:
Askoll ed Euraquarium ci avevano offerto rispettivamente riscaldatori ed erogatori utilizzati nelle vasche da esposizione;
Aquarium Center aveva invece donato confezioni di mangimi Tetra che, con calamite piccole della Newa, formarono un apprezzato
premio di partecipazione per tutti gli iscritti.
Il giudizio era stato affidato a un giudice internazionale della Foi, la
federazione degli ornicoltori, che era anche un esperto acquariofilo:
quel Giorgio Di Tizio che era stato socio e già in passato aveva più
volte collaborato con noi, sin dalla fondazione del club. La presenza di un giudice, che aveva deciso sulla base degli standard da noi
rielaborati, rappresentava un ulteriore salto di qualità. Regolamento
mostre, standard, albo giudici... avevamo intrapreso una strada che
avrebbe potuto portare molto lontano l’intera acquariofilia italiana.
Purtroppo proprio nel momento più favorevole la Federazione nazionale aveva avviato la sua fase di declino e da soli non potevamo certo
spingerci troppo oltre i confini regionali.
11. 12-13 novembre 1994.
Pescara. Piazza Alcione.
Grazie alla collaborazione del socio Antonio Alessi avevamo avuto
una sede pescarese che conservammo per un paio di anni. Lì avevamo spostato le riunioni periodiche, lì organizzammo una mostra che,
per la prima volta dall’ormai lontana fondazione, non era aperta al
pubblico ma riservata ai soli soci.
Vennero montate bettiere da esposizione (come quella cui abbiamo
già accennato) e altre vaschette, per esporre “combattenti” e Guppy,
52
viii. gli anni novanta
che per la prima volta mettevamo a concorso. Giudici, guidati da
Giorgio Di Tizio, furono Alberto Fasoli, Antonio Alessi e Renato Di
Loreto. Alla valutazione fummo pure presenti, senza partecipare direttamente, il segretario Marcucci e io, che nel frattempo ero tornato
alla presidenza, dopo le dimissioni di Marcello Tagliamonte. Maurizio Della Marca vinse per Poecilia reticulata, con citazione d’onore
per Paola Mammarella, che presentò degli splendidi guppy a coda
nera non premiati soltanto perché troppo grandi rispetto agli standard. Con i Betta si affermò invece Lorenzo Marcucci.
Gli “incontri con gli autori”
Avremmo voluto organizzare altre mostre aperte al pubblico a breve
termine, ma cominciavamo a incontrare grandi problemi per il reperimento di una sala idonea, sia a Chieti sia a Pescara. Andavamo avanti
con il nostro bollettino informativo interno (ne parleremo nel paragrafo
dedicato alle pubblicazioni), sempre più ricco e appetitoso, e avevamo
inventato una per noi inedita attività, gli “Incontri con gli autori”.
Un ciclo di conferenze importanti, di sicuro richiamo per soci e non, e
insieme pure una maniera per tenere in attività l’associazione in attesa
di poter allestire una nuova mostra (per noi da sempre l’evento più impegnativo e pure quello di maggiore presa anche al di fuori del ristretto
numero degli appassionati), per la quale – con la Bottega d’Arte di Chieti chiusa per lavori di restauro – non sapevamo proprio a chi rivolgerci.
Arrivammo a pubblicare un appello su “aquarium” (“AAA cercasi salamostre per esposizione di acquari” sul n° 5/1995), firmato dal segretario
Marcucci, ovviamente senza esito.
Niente esposizioni, dunque, almeno per il momento. Questa volta
però non c’era un subdolo vento di crisi a frenarci, ma solo cause esterne. L’associazione era più viva che mai e gli Incontri con gli autori ci
sembrarono la maniera migliore e più efficace di continuare nella nostra
attività. La formula era semplice: si trattava di invitare personaggi noti
dell’acquariofilia italiana ai quali avremmo chiesto di esporre delle conferenze su tematiche di particolare interesse per i soci.
– Si cominciò con Aristide Menozzi, veterinario e dirigente aziendale.
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viii. gli anni novanta
Lo ospitammo nella Sala dei Marmi dell’amministrazione provinciale
di Pescara, con un buon afflusso di pubblico. Menozzi parlò di un
tema che gli stava particolarmente a cuore: l’alimentazione dei pesci
d’acquario e in particolare dei mangimi e della microincapsulazione.
Argomento di grande attualità, che riscosse successo e determinò un
serrato dibattito al quale prese parte pure Umberto Agostini che, come
titolare di Aquarium Center, aveva partecipato all’organizzazione. Menozzi venne in primavera, nel 1995.
– Il secondo “incontro con gli autori” arrivò invece nel novembre dello
stesso anno, ospite Hansmartin de Jong, fondatore ed editore della
rivista “aquarium”, oggi la più antica e prestigiosa tra le tante pubblicate, allora la sola in lingua italiana che fosse possibile reperire nei
negozi del settore. L’incontro si svolse questa volta a Chieti, nella
saletta di un ristorante, appositamente affittata per noi dal negozio
Arca di Roberto Santacroce, che collaborava all’iniziativa. Il relatore
ci riferì, con dovizia di particolari e con belle diapositive, delle sue
esperienze nel sud-est asiatico.
– Il terzo autore della serie fu Giuseppe Mosconi, veterinario e consulente di importanti aziende del settore. Lo ospitammo ancora a Chieti,
in una sala-teatro (Sant’Agostino) appositamente affittata, nel marzo
1996. Avremmo dovuto parlare della coltivazione delle piante e delle
malattie dei pesci d’acquario. In realtà la conferenza, arricchita da un
intenso dibattito con gli oltre trenta soci presenti, si è protratta per oltre
tre ore ed è stata incentrata unicamente sulle piante e sulla loro coltivazione: l’interesse destato ha impedito di completare il programma
inizialmente previsto.
Quell’anno organizzammo pure, nella sede di piazza Alcione, una piccola mostra-scambio che ebbe tuttavia un limitato successo: scambiarsi
pesci e accessori era una prassi consolidata tra i soci senza bisogno di
un luogo fisico e di un appuntamento specifico per farlo. In ogni caso
si trattò di un piccolo numero di accessori, di poche vasche e pochi
pesci, in una sola domenica mattina, e riservata nei fatti a un minimo
numero di aderenti. Una esposizione che non abbiamo mai conteggiato tra le tante da noi organizzate: il numero complessivo restava
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viii. gli anni novanta
fermo a 11, la quota toccata nel 1994. Per la dodicesima c’era ancora
da attendere...
– Sempre nel 1996, a settembre, il quarto incontro con gli autori venne
ospitato nella sede sociale di piazza Alcione, a Pescara. Relatore il noto
biologo e autore Valerio Zupo. Tema: le malattie dei pesci. Argomento
di grande interesse per il quale si ebbe la solita confortante partecipazione. Zupo illustrò il suo discorso con diapositive e lucidi. Quindi il
fuoco di fila delle domande. Il vice presidente del club, allora Alberto
Fasoli, che sarebbe tornato presto alla presidenza, ebbe il suo da fare per
contenere l’entusiasmo dei soci che avrebbero voluto saperne di più su
un argomento così sentito e per chiudere in un orario accettabile l’incontro. La serata venne conclusa con una cena sociale, secondo quella
che era una abitudine praticata sin dalle origini ma diventata particolarmente frequente in quegli anni in cui la carenza di sale disponibili
aveva diradato gli impegni delle mostre.
Cercavamo, in mancanza di altre occasioni, di stare insieme di tanto in
tanto per conferenze e dibattiti. Più spesso incontrandoci a tavola. Cene
sociali ne abbiamo organizzate a decine e, visto il successo, è certo che continueremo a organizzarle anche in futuro.
La sede pescarese sembrava intanto funzionare al meglio e vi trasferimmo
anche la biblioteca, salvo poi accorgerci che continuava a essere più pratico
tenere libri e riviste nei locali di via Zittola messi a disposizione da Pardi,
che, da buon bibliotecario, poteva così gestire meglio i volumi a disposizione. Un sistema che continuiamo ad applicare anche oggi, abbandonato da
tempo il locale di piazza Alcione, nella quale operammo per alcuni anni, e
aperta, ormai da quasi dodici mesi una nuova sede teatina in viale Paolucci
1, ottenuta dal Comune di Chieti nella cui amministrazione peraltro c’è
anche, ed è la prima volta da quando esiste il club, un assessore, Marco
Marino, appassionato acquariofilo pure se sino a oggi non si è mai iscritto
all’associazione. Nostro socio, lo ricordiamo qui di passaggio, è stato invece
un altro personaggio importante della vita pubblica cittadina, Giancarlo
Zappacosta, attuale presidente del Consiglio di amministrazione del Teatro
Marrucino. E nostro socio è stato pure il maresciallo Marino Di Resta, eroico carabiniere ucciso in un conflitto a fuoco: aveva la tessera numero 116.
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viii. gli anni novanta
Una mostra “Mondiale”
Come che sia tra tavolate e “Incontri con gli autori”, avevamo trascorso due anni abbastanza intensi, mentre le nostre vasche continuavano ad
accumulare polvere nel magazzino messo a disposizione da Pardi. L’ultima esposizione c’era stata a fine 1994. Nel 1995 e nel 1996 avevamo
messo in piedi quattro importanti conferenze. 1997 e 1998 furono invece anni di stasi. Continuavamo a pubblicare il bollettino mentre gli
incontri in sede tra i soci cominciavano a essere sempre meno affollati, a
tal punto che decidemmo di lasciare i locali di piazza Alcione, per i quali
pagavamo comunque un pur piccolo affitto. Era stato da qualche tempo
pure deciso di non rinnovare gli abbonamenti alle riviste straniere, perché poco richieste dai soci. Si viveva una fase di stanca, non a livello della
“grande crisi” che ci aveva, negli anni ’80, fatto rischiare la chiusura, ma
quasi. Qualche socio nuovo si era tuttavia nel frattempo già accostato
all’associazione, compreso alcuni iscritti importanti: il veterinario e apprezzato autore di articoli specialistici Maurizio Manera, ad esempio,
insieme ad alcuni di quelli che sono attualmente al vertice dell’associazione: Maurizio Della Marca, socio dal 1992 e oggi vice presidente omai
da diversi anni, Livio Macera che è subentrato a Marcucci quale segretario, che si accostò proprio durante l’evento di Silvi, Maurizio Pavone
(iscritto nel 1994) e diversi altri. Giulio Caso sarebbe invece arrivato più
tardi. Ma serviva con urgenza una nuova carica di entusiasmo, che non
poteva arrivare in nessun altro modo se non con una mostra, come tanti
anni di attività ci avevano insegnato. Luciano Viola, uno dei soci allora
più attivi, trovò, insieme ad Alberto Fasoli (erano e sono entrambi anche
ornitologi) il contatto giusto per tornare a esporre, e in una collocazione
decisamente prestigiosa. Tra il 29 gennaio e il 7 febbraio 1999 allestimmo la nostra dodicesima mostra di acquari nell’ambito del Campionato
Mondiale di Ornitologia, a Silvi Marina, in provincia di Teramo. Uscivamo dall’area metropolitana Chieti-Pescara, ma soprattutto tornavamo
finalmente a esporre, a oltre quattro anni dall’ultimo appuntamento.
12.
29 gennaio-7 febbraio 1999.
Silvi (Te), Fiera Adriatica. 47° Campionato Mondiale di Ornitologia.
Partecipavano oltre duemila espositori da tutto il mondo, con quasi
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viii. gli anni novanta
16mila uccelli in un salone immenso, quello della Fiera Adriatica, a
Silvi Marina, sulla nazionale Adriatica. Una vetrina eccezionale. Per
raccontarvi come è andata “saccheggiamo” ancora una volta il lungo articolo che all’evento dedicò la rivista aquarium (“Tra canarini e
pappagalli... spuntano gli acquari”, sul numero 4/99), con qualche
doverosa precisazione. Per l’Associazione era la decima mostra, scriveva
ad esempio la rivista lasciando fuori, in verità su nostra indicazione,
dal conto le due esposizioni che allora consideravamo “minori” pure
da noi organizzate: quella con il comitato promotore per il parco
fluviale e quella interna, riservata ai soci e svolta in sede. Eventi che
invece oggi riteniamo meritino a pieno titolo di essere considerati importanti, come effettivamente sono stati. Nel contesto del Campionato
gli organizzatori hanno offerto uno spazio all’AAA che si è affrettata ad
accettare a dispetto dei tempi strettissimi a disposizione per l’allestimento.
Grazie alla collaborazione di Askoll Uno (allora tenemmo i contatti
con il disponibilissimo Giuseppe Bellotto) sono arrivati in pochi giorni 14 acquari della serie Tenerif, prestati per l’occasione, mentre le altre
vasche sono state recuperate dall’associazione per un totale di 20 acquari
ai quali va aggiunta la “storica” bettiera da esposizione, di cui abbiamo già avuto modo di parlarvi, rispolverata per l’occasione. Collaborarono pure la ditta locale Pet Diffusion e la Primaris, casa editrice
di “aquarium” che inviò materiale promozionale. L’esposizione è stata
inizialmente danneggiata dal maltempo (a cavallo tra i primi due mesi
dell’anno l’Abruzzo è stato investito da una eccezionale nevicata), ma si
è poi largamente rifatta: circa 3000 visitatori, almeno un terzo dei quali
stranieri, hanno passeggiato tra gli acquari, e ben 500 (esattamente 497)
tra loro si sono anche trattenuti per partecipare a una votazione promossa
dal club. Il fine del ‘referendum’ era quello di scegliere la vasca più bella
(ha vinto quella riservata ai Guppy, cosa che deve far riflettere) e il pesce
più ‘simpatico’, un Aequidens rivulatus adulto, allevato da Lorenzo Marcucci. Buono anche il piazzamento del Cichlasoma severum dorato di
Amedeo Pardi. Il pesce, allevato da Pardi da una decina d’anni, ha già
partecipato a diverse esposizione ed è considerato il ‘decano’ delle iniziative targate AAA. Oltre ai già citati Pardi e Marcucci hanno lavorato all’allestimento della mostra Alberto Fasoli, Renato Di Loreto e Maurizio
Pavone, il ‘nostro’ Luciano Di Tizio, Sandro Fasoli, Roberto Baldassarre
57
viii. gli anni novanta
e Giorgio Santacroce. Sono state allestite – dati i tempi stretti – esclusivamente vasche d’acqua dolce, con tutti i più comuni pesci d’acquario e
qualche ‘chicca’: una coppia di grossi Piranha, un Dipnoo adulto, Neolamprologus brichardi con tanto di avannotti, un gruppetto di Uaru...
Grazie a questa iniziativa alcuni allevatori di canarini hanno potuto
‘assaggiare’ un hobby diverso dal loro e i visitatori del Campionato hanno
potuto far riposare occhi e... orecchie trascorrendo un po’ di tempo, dopo
aver visto migliaia di volatili, anche tra gli acquari.
Ce l’avevamo fatta. Finalmente. Quella nuova esposizione ci restituì
vigore. Restava il problema della carenza di sale sia a Pescara che a Chieti
(dove però la ristrutturazione della Bottega d’Arte procedeva finalmente spedita). Completata la dodicesima esposizione si anelava a fare 13.
Sapevamo che non sarebbe stato facile, ma tra noi, mentre si apriva il
nuovo millennio e si avvicinava a grandi passi il nostro ventesimo compleanno, era tornato a dominare l’ottimismo. Con l’esperienza accumulata, sapevamo che in qualche modo l’avremmo spuntata ancora.
Prima di avviare il discorso sulle più recenti esposizioni è necessario
però un passo indietro, per raccontare la grande avventura di una Federazione nazionale delle associazioni di acquariofilia che ci coinvolse per
alcuni anni...
La FIAAE
Nel 1985, in occasione dello Zoomark, rassegna biennale del mercato
degli animali da compagnia, nel quale l’acquariofilia ha sempre avuto
un ruolo di grande importanza, si tenne una riunione tra tutti i club di
appassionati allora esistenti in Italia, una dozzina, tra cui naturalmente
anche l’Associazione Acquariofili Abruzzese. Si concordò di dare vita a
una federazione, la FIAAE, acronimo di Federazione Italiana delle Associazioni Acquariofile ed Erpetologiche. Si decise di nominare due commissari straordinari, in carica sino al dicembre dell’anno successivo, per
la gestione della fase di avvio e per la raccolta di ulteriori adesioni. A
dimostrazione del prestigio già raggiunto dall’AAA a livello nazionale fui
scelto, insieme ad Ettore Peyrot del club piemontese, per svolgere quel
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viii. gli anni novanta
delicato e importante ruolo. Andammo avanti sino all’ottobre 1986,
seconda assemblea nazionale, che si tenne a Bologna in locali messi a
disposizione dall’Euraquarium e che sancì la definitiva fondazione. Era
il terzo tentativo nella storia dell’acquariofilia nel nostro Paese. Dopo
l’Associazione Italiana Acquariofili che aveva operato principalmente a
Roma negli anni tra il 1941 e il 1954 e l’omonimo sodalizio milanese
AIA che visse a Milano alla fine degli anni ‘70. La nuova federazione
partiva con grande entusiasmo e con numerose adesioni e in effetti andò
avanti per una dozzina di anni. Ne fui il primo presidente, eletto con la
totalità dei voti, con scrutinio segreto, benché non avessi avanzato alcuna
formale candidatura mentre altri l’avevano fatto, e anche questo rappresentò un concreto successo dell’AAA, presente a Bologna con tutto il suo
direttivo. Vice presidente venne eletto Peyrot, segretario Franco Micheli,
di Lucca. Il mandato era triennale. Tre anni dopo, al momento del rinnovo del direttivo, si aggiunse Tiziano Storai come responsabile delle
pubblicazioni, mentre Gian Piero Cannata diventava vice presidente al
posto di Peyrot ed io ero confermato, di nuovo con la totalità dei consensi dei delegati FIAAE, cioè dei rappresentanti delle singole associazioni aderenti. Andammo avanti a lungo, con varie iniziative, compresi
i congressi nazionali e numerose assemblee. Fondamentale fu la spinta
propulsiva della FIAAE per la nascita di numerose nuove associazioni in
varie parti d’Italia. Con la Federazione nazionale la nostra associazione,
a parte il mio ruolo di presidente, ebbe uno stretto e proficuo rapporto.
Tra l’altro ospitammo nel 1988 nella nostra sede l’assemblea che ogni
anno radunava i delegati FIAAE di tutti i club italiani, accoppiata a una
riflessione più squisitamente scientifica, per la presentazione del congresso in programma l’anno successivo, affidata quale relatore al biologo dottor Valerio Zupo, che negli anni si è sempre dimostrato grande amico del
nostro club. L’assemblea teatina, tenuta sabato 3 novembre, era il quarto
appuntamento dei clubs italiani, dopo quelli di Firenze (10 e 11 ottobre
1985: nomina coordinatori provvisori), Bologna (5 ottobre 1986: elezione del primo direttivo) e ancora Firenze (10 ottobre 1987: bilancio
annuale e primo congresso). A Chieti furono presenti una quarantina di
delegati, oltre all’editore della rivista “aquarium”, Hansmartin de Jong,
che appoggiava apertamente la Federazione. L’evento fu organizzato con
dispendio di energie da tutti i soci, in particolare da Alberto e Sandro
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viii. gli anni novanta
Fasoli, Amedeo Pardi, Lorenzo Marcucci e Maria Pia Di Simone. I lavori, aperti dalla mia consueta relazione, si protrassero sino al pomeriggio.
Nella pausa un rinfresco, allestito e offerto dal gruppo abruzzese. A conclusione una visita guidata alla nuova sede di Aquarium Center, che era
stata appena inaugurata nella vicina Sambuceto.
Tra il 1987 e il 1989 la FIAAE diede pure vita a un concorso nazionale
per la scelta del suo simbolo. L’assemblea 1989 dei delegati (a Firenze,
insieme al secondo Congresso nazionale) fu chiamata a scegliere, tra le
numerose proposte, quale sarebbe stato il logo federale. Dopo una difficile votazione e persino un ballottaggio prevalse la proposta di Marcello
Tagliamonte: in alto una cartina d’Italia che attraverso linee rette che
formano la sagoma di alcuni scalari stilizzati, si congiunge con due mani
che si stringono, sovrastate dalla sigla FIAAE. L’Italia, un pesce tra i più
diffusi, l’amicizia e la sigla sociale: tutti gli elementi necessari per una immediata identificazione e per una altrettanto immediata caratterizzazione della Federazione. È appena il caso di far notare che Tagliamonte, all’epoca a Milano per lavoro, era stato socio fondatore del club abruzzese.
Il premio (alcune pubblicazioni specializzate in acquariofilia) gli venne
consegnato a Chieti, durante una mostra allestita dal club abruzzese. Nel
frattempo Tagliamone era diventato presidente dell’AAA e a premiarlo
fui io in veste di presidente della FIAAE.
Una premiazione per molti versi altamente simbolica, un ulteriore tassello che unisce l’Associazione Acquariofili Abruzzese alla struttura federale. L’ennesima prova della vitalità del nostro sodalizio anche a livello
nazionale. Io intanto, concluso il primo triennio, ero stato rieletto al
vertice e andai avanti di buona lena per un secondo mandato. Al termine
però non volli riproporre la mia candidatura: la mia personale avventura
da presidente della FIAAE era durata più di sette anni (il primo con
mandato provvisorio e due trienni seguiti ad altrettante elezioni unanimi da parte dei delegati). Ritenevo di aver dato abbastanza e di dover
lasciare spazio ad altri. Al terzo rinnovo, per statuto ancora possibile,
rifiutai la candidatura, per tornare a dedicarmi con maggiore impegno
alle attività abruzzesi. Non ho così assistito alla fase di decadenza della
Federazione. L’affermarsi di diverse leadership in contrasto tra loro ha
portato prima ad una scissione e poi alla scomparsa di fatto di entrambi i
tronconi nei quali la FIAAE si era divisa. La crisi si formalizzò a Faenza,
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viii. gli anni novanta
durante l’ennesimo e purtroppo ultimo congresso federale unitario. Tensioni e incomprensioni che si erano evidentemente accumulate esplosero
e determinarono nei fatti un profondo solco tra due gruppi di club. Non
ha senso parlare di torti e di ragione, meno che mai a distanza di tanti
anni. È un fatto che dopo quel congresso molti gruppi uscirono dalla
FIAAE, che non vollero più riconoscere, e diedero vita a un’altra federazione nazionale. Eravamo pochi tutti insieme, dividendoci avevamo
determinato la fine di una bella avventura. Tentammo, come AAA, una
mediazione: il congresso di Faenza si era svolto il 16 e il 17 ottobre 1993.
Il 6 novembre nacque l’UICAE (Unione Italiana dei Clubs Acquariologici ed Erpetologici). Prima ancora della fine dell’anno noi proponemmo
una assemblea di rifondazione, che potesse consentire ai club italiani di
rimettersi insieme e di riprendere il cammino interrotto. Ci sentivamo di
farlo e ci sembrava pure quasi doveroso per il fatto che già allora, per avere superato il decimo compleanno, eravamo una delle associazioni più
antiche tra quelle in attività. Un primato che oggi abbiamo largamente
consolidato e che nessuno può contenderci. Ma torniamo alla FIAAE e
al tentativo di andare avanti: indirizzammo una “lettera aperta” a tutti i
club italiani allora in attività.
“Il consiglio direttivo – scrivevamo – della Associazione Acquariofili Abruzzese, preso in esame il momento difficile che sta attraversando la
FIAAE, ha deciso all’unanimità di confermare la propria ‘vocazione’ federalista. L’Associazione si dichiara perciò disponibile a partecipare a ogni iniziativa tesa a cercare di recuperare alla FIAAE una gestione unitaria, come
sempre accaduto nei primi anni di vita della Federazione; è anzi pronta a
organizzare in Abruzzo un’assemblea nella prossima primavera, volta alla
‘rifondazione’ della FIAAE e all’elezione di un nuovo direttivo, nei termini
previsti dallo statuto.
Il club abruzzese nel contempo dichiara che non aderirà ad alcuna federazione o associazione nazionale scissionista rispetto alla FIAAE: gli iscritti e i
gruppi acquariologici ed erpetologici diffusi nel territorio italiano sono poche
centinaia e appare assurdo dividere queste scarse forze in più organizzazioni
che vedrebbero ciascuna ulteriormente ridotta una credibilità e una ‘forza
contrattuale’ già scarsi a fronte di un massiccio attacco da parte di chi vorrebbe ‘mummificare’ la natura e porta avanti assurdi discorsi proibizionistici
anche di fronte a specie da decenni allevate e riprodotte in cattività.
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viii. gli anni novanta
Restiamo in attesa di risposte concrete da parte di tutte le associazioni interessate alla ‘risurrezione’ della FIAAE. Se invece prevarrà la tendenza alle
scissioni, l’Associazione Acquariofili Abruzzese continuerà per proprio conto
la ormai ultradecennale attività, pronta a collaborare con chiunque abbia
gli stessi scopi (diffusione dell’acquariofilia e difesa dell’ambiente), senza preclusioni ma nel pieno rispetto del proprio statuto”.
Ci risposero in pochi e noi, coerentemente alla decisione assunta, ci
chiamammo fuori da ogni discorso nazionale. Le due federazioni andarono avanti ciascuna per proprio conto per alcuni anni, durante i quali
ci furono un altro paio di tentativi di ricucire lo strappo. Personalmente partecipai anche come relatore, a Roma, a un convegno organizzato
dalla FIAAE mentre avevo buoni rapporti con l’UICAE, che organizzavano eventi separati, ovviamente con una potenzialità ridotta rispetto alla iniziale federazione unitaria. Più tardi nacque anche una nuova
associazione tra clubs, GAIA, ma una sigla unitaria non si riuscì mai
più a ricostituirla. La federazione restò presto solo un bel ricordo. Non
vanno tuttavia sottovalutati i meriti di chi portò avanti ancora per tante
stagioni i sodalizi nazionali. Cito a memoria: nella FIAAE, ad esempio,
Giuseppe Cavalli, che fu a lungo il segretario, “erede” dell’ottimo Franco
Micheli, e Maurizio Minniti che resse invece la presidenza; nell’UICAE
Gian Piero Cannata, che è sempre stato deus ex machina di questo sodalizio. Personaggi importanti che tanto hanno dato all’acquariofilia, ma
che più ancora avrebbero potuto fare se fossimo rimasti insieme. Il fatto
che l’Associazione Acquariofili Abruzzese dopo la scissione aveva deciso
di non partecipare più attivamente a quell’avventura ebbe, ne sono convinto, un peso notevole, se non decisivo, nel determinarne il lento ma
inesorabile esaurimento. Il nostro entusiasmo, trainante nei primi sette,
otto anni, avrebbe potuto avere ancora a lungo una positiva influenza
sulla Federazione. Del resto non può essere un caso la circostanza che
soltanto il nostro club sino a oggi in Italia è riuscito a tagliare il traguardo
delle venticinque candeline, spente peraltro nella convinzione di poter
andare ancora molto, molto avanti. E anche la storia che in queste pagine vi stiamo raccontando ha altri capitoli da offrire.
62
IX
IL TERZO MILLENNIO
Molte cose stavano cambiando. In parallelo al declino di quel che restava delle federazioni nazionali, stavano nascendo e si stavano affermando vari club pieni di entusiasmo e di iniziativa, sia a livello locale sia con
ambizioni nazionali. Associazioni tematiche che raccoglievano iscritti in
ogni angolo d’Italia, per i killy, i ciclidi e più tardi i guppy e i discus, e
club locali capaci di organizzare eventi di rilievo nazionale e internazionale, il GAEM a Milano e l’AFAE a Faenza, ad esempio. E anche il
GAS, il Gruppo Acquariofilo Salentino, nel quale opera l’amico biologo
Francesco Denitto, che è pure diventato apprezzato giudice internazionale per i concorsi sui Discus. Un pesce, quest’ultimo, lo dico per inciso,
che è l’unico, almeno in Italia, ad avere una rivista tutta per sé (Discus
Notiziario, quadrimestrale della Primaris). Altri club “antichi” come la
piemontese APEA, continuavano a ben operare. E anche noi, nel nostro
piccolo, cercavamo di andare avanti.
Un ennesimo “Incontro con gli autori” si tenne, questa volta a Chieti,
nell’auditorium del comando dei vigili urbani. Ospite il biologo Alessandro Mancini, che stava lanciando una nuova rivista specializzata, “Il
mio Acquario” che coraggiosamente ritentava la strada della vendita in
edicola, già provata in passato da altre pubblicazioni senza troppa fortuna. Nel terzo millennio, complice la tecnologia che ha abbassato i costi
di produzione, le riviste specializzate si sono del resto moltiplicate. Sono
oggi più di mezza dozzina i periodici in vendita nei negozi del settore o
in abbonamento (solo “Il mio acquario” anche in edicola). Un numero
esorbitante, a dispetto della concorrenza rappresentata da internet, dove
anche l’AAA ha da tempo un suo spazio. Nel sito, di recente rinnovato
dal socio Stefano Perinetti, si svolge oggi una parte importante della vita
associativa a dispetto di qualche socio “antico” (io per primo) che tenta
63
ix. il terzo millennio
inutilmente di opporsi. È attivo in particolare un seguito forum che ha
finito nei fatti col sostituire il nostro “storico” bollettino interno, che
era diventato quasi una piccola rivista. Una pubblicazione che tuttavia
potrebbe rinascere (l’ipotesi è allo studio) con un paio di numeri l’anno
per ospitare, a mo’ di pubblicazione scientifica, i lavori più importanti
prodotti dai soci nel campo dell’allevamento e della riproduzione dei
pesci d’acquario. Si vedrà. Intanto, facendo un passo indietro, è da raccontare, affidata alla penna di Lorenzo Marcucci (che ne è stato a lungo
il principale redattore) la storia del bollettino e più in generale delle pubblicazioni che l’AAA ha prodotto nel suo quarto di secolo di vita.
Il bollettino e non solo
“Acquariofilia Contemporanea”, è questo il nome, più, corretto sarebbe dire la testata, della pubblicazione edita dall’Associazione. Per
anni è stata il nostro fiore all’occhiello, il prodotto che ci ha fatto conoscere agli appassionati di acquari, alle altre associazioni e alle case editrici alle quali veniva regolarmente inviata. Nata negli anni ‘80 come
una semplice lettera di convocazione soci per le periodiche assemblee,
un po’ alla volta è cresciuta in numero di pagine e in contenuti fino ad
arrivare ad essere una vera e propria piccola rivista di acquariofilia.
Ma procediamo per ordine. Non era ancora l’epoca dei computer
quando i volenterosi Amedeo Pardi e Alberto Fasoli con la macchina
da scrivere e con tanta pazienza si preoccupavano di inviare a tutti gli
iscritti una lettera di convocazione delle riunioni contenente l’ordine del
giorno e qualche comunicazione di interesse per i soci: pesci riprodotti e
avannotti eventualmente disponibili, accessori e prodotti utilizzati positivamente o negativamente dai singoli soci che ne davano un resoconto
agli altri e cose del genere. Piccole informazioni “di servizio”, insomma.
Nel novembre 1991 la prima rivoluzione con il cambio di veste editoriale, se vogliamo utilizzare un parolone. Il passaggio di consegne tra il
segretario uscente Amedeo Pardi e quello entrante Lorenzo Marcucci e
l’arrivo dei primi computer hanno consentito di iniziare la produzione
di un vero e proprio bollettino per i soci.
Iniziano a comparire le rubriche fisse: “Dall’assemblea dei soci” (nella
64
ix. il terzo millennio
quale viene riportato un resoconto di quanto si è detto nel corso dell’ultima riunione), il “Mercatino”, le “Notizie dai soci” (nella quale c’è una
specie di aggiornamento dei successi e degli insuccessi dei vari allevamenti/riproduzioni), le traduzioni di articoli tratti dalle riviste straniere. È
di questo periodo l’ampliamento dell’emeroteca a testi stranieri: francesi,
inglesi ed americani. E sono queste riviste, sempre a disposizione dei soci,
che consentono un primo salto di qualità del bollettino. I tempi non sono
ancora maturi per una partecipazione diretta dei soci alla stesura di articoli validi (come avverrà in seguito) e allora… ben venga una collaborazione
fornita da riviste difficilmente reperibili per l’appassionato.
Ricordo che in quel periodo gli acquariofili non avevano a disposizione
tutte le testate acquariologiche che si trovano in commercio oggi, che i
libri in italiano erano pochi e mal illustrati e che la sete di informazioni
su pesci e tecnica era tantissima. Del resto anche se Internet esisteva già,
era alla portata di pochi fortunati che non solo erano muniti di computer e di modem, ma che potevano permettersi di pagare un provider per
avere l’accesso alla rete e che avevano una buona dimestichezza con le
lingue straniere. Così il bollettino ha avuto modo di crescere ed è passato
da una semplice facciata in formato A4 ad almeno 2 se non addirittura 3
o 4 che venivano regolarmente inviate agli iscritti.
Nel 1993 vi viene pubblicato il regolamento per le mostre di acquariofilia. Si tratta di una prima versione, che poi nel corso degli anni ha
subito ritocchi e perfezionamenti fino a giungere alla versione attuale che
viene normalmente utilizzata per tutte le mostre concorso dell’associazione. Sia per quelle che si svolgono in locali aperti al pubblico sia per
quelle, come la recentissima seconda edizione de “L’acquario più bello
a casa mia”, che si svolgono con visita agli acquari nelle case private. La
prima versione, dunque, nel ‘93, ma ben presto cominciammo ad apportare miglioramenti al testo.
Già alla fine di quello stesso 1993 appare sulle pagine del bollettino la
versione perfezionata del regolamento utilizzata per la mostra concorso
che si doveva svolgere a Chieti.
Una ulteriore revisione della veste grafica avviene nel 1994 con il numero 13. Iniziarono tra l’altro ad apparire i primi disegni e schemi tecnici. Sul numero 17 invece appare la prima foto ed il numero di facciate
stampate si attesta definitivamente ad almeno 4, un vero successo! Le
65
ix. il terzo millennio
rubriche aumentano, iniziano a comparire le prime vignette di argomento acquariologico, le prime recensioni.
Ma il salto di qualità vero e proprio avviene con il primo numero del
1996, il 27. Con questo importante fascicolo cambia il formato (che
diventa B5), i fogli vengono rilegati e muniti di una copertina di cartoncino colorato dove campeggia il logo dell’associazione. Da questo
numero la pubblicazione diventa bimestrale. In prima pagina compare
l’indice e nascono le rubriche “La posta” e la “Rassegna stampa” italiana ed estera. Come sempre continuano le traduzioni degli articoli delle
riviste straniere, ma aumenta la collaborazione dei soci. Le proposte degli iscritti, accettate e pubblicate, vanno dall’allevamento del cibo vivo
(Drosofila melanogaster e Artemia salina iniziano la serie) all’illuminazione dell’acquario (un ponderoso contributo apparso addirittura a puntate), dalla realizzazione della vasca alla preparazione a al mantenimento
dell’acquario marino mediterraneo, dall’allevamento di specie comuni
come Pterophyllum scalare a quello di specie meno diffuse come Pantodon
buchholzi. Iniziano pure a comparire per la prima volta i risultati delle
varie inchieste svolte tra i soci per censire numero e tipologia di acquari
allestiti, nonché quantità e specie di pesci allevati.
Una piccola curiosità: dall’inchiesta è venuto fuori che, come era facile
aspettarsi, nel 1996 quasi il 40% dei pesci ospitati nelle vasche era rappresentato da Poecilia reticulata, ma oltre il 50% di questi pesci proveniva da riproduzioni casalinghe!
Gli articoli sono sempre più spesso arricchiti con illustrazioni, grafici e
disegni dando al periodico una veste più gradevole.
Con il 1997, dal numero 33, inizia l’utilizzo della 2a e della 3a pagina
di copertina per migliorare il servizio ai soci. Nella 2a compare l’elenco
di tutti gli iscritti all’associazione con indirizzo e recapito telefonico per
agevolare i contatti, mentre nella 3a pagina c’è l’elenco completo di libri
e riviste a disposizione degli iscritti e le modalità per ottenere prestiti e
consultazioni.
Passa un altro anno e arriva un ulteriore restyling del bollettino. Con
il primo numero del 1998, siamo ormai al fascicolo 39, l’anonima testata “Bollettino dell’AAA” lascia il posto ad “Acquariofilia Contemporanea”, nome scelto nel corso di una infuocata riunione del direttivo e dopo
una strenua votazione tra le varie idee proposte. Non è una questione
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ix. il terzo millennio
soltanto di nome: per la prima volta viene utilizzata carta patinata lucida e
la pubblicazione assume sempre più l’aspetto di una vera e propria rivista.
Ed è questo lo spirito con cui lavorano un po’ tutti i redattori.
La programmazione dei contenuti editoriali consente la nascita di una
nuova rubrica “Nel prossimo numero”, una rubrica che la dice lunga sul
salto di qualità che eravamo riusciti a far compiere alla nostra pubblicazione che a quel punto vantava ben 20 pagine.
Tra gli articoli più interessanti pubblicati in questo periodo vanno
ricordati un breve corso di acquariofilia a puntate, una monografia –
apparsa sempre a puntate – sul Betta splendens, una specie alla quale,
abbiamo già avuto modo di sottolinearlo, la nostra associazione è particolarmente legata fin dall’epoca della fondazione. Nella monografia si
partiva dalle nozioni di base sull’allevamento di questa specie e, passando
per la riproduzione, si giungeva ad approfondire l’argomento relativo ad
una riproduzione selettiva tesa a produrre esemplari di qualità da esporre
nelle varie mostre concorso di pesci. Per finire si illustrava anche come
predisporre una codifica per l’identificazione degli esemplari.
Negli anni successivi la qualità di “Acquariofilia Contemporanea” migliora a vista d’occhio. Le foto sono sempre migliori, compare la copertina illustrata a colori, le rubriche aumentano periodicamente, vengono
pubblicati articoli sui Discus, sugli Scalari e poi sui Guppy cercando di
approfondire le tecniche per allevamento, cura e riproduzione di queste
specie. Si tratta di vere monografie a puntate curate dai soci più attivi
e volenterosi che, valendosi delle esperienze dirette, della consulenza di
altri appassionati e dei numerosi testi a disposizione in biblioteca sono
riusciti a portare avanti lavori sicuramente di qualità.
Con il 2001 e quindi con il numero 57 c’è un ulteriore incremento
delle rubriche fisse: nascono “La malattia del mese”, “La pianta del mese”
e “Il pesce del mese”. I pochi numeri che usciranno ancora della rivista
restano a cadenza bimestrale, ma siamo ormai vicini alla conclusione
(almeno per ora) della storia di “Acquariofilia Contemporanea”. Con il
numero 60, diffuso nel luglio 2001 cessa la pubblicazione della rivista e
si conclude la nostra avventura editoriale, ma non si ferma certo la funzione di aggregazione tra i soci per cui era nato a suo tempo il bollettino.
È la tecnologia che va avanti: un breve periodo di stasi per perfezionare
il sito internet (sul piano tecnico sempre gestito da soci, inizialmente da
67
ix. il terzo millennio
Antonio Alessi, più recentemente da Stefano Perinetti) e c’è la nascita del
forum, lo sviluppo della posta elettronica e così il bollettino da cartaceo
diventa virtuale.
Ma le pubblicazioni della nostra associazione non si esauriscono con
“Acquariofilia Contemporanea”. Le altre non hanno avuto cadenze periodiche, ma non per questo sono state meno impegnative. Uno dei lavori di maggiore peso che i nostri soci si sono accollati è stato quello di
produrre gli standard per la valutazione di Betta, Scalari e Guppy. Era
il periodo in cui la nostra associazione aderiva alla FIAAE e si era fatta
promotrice di un allevamento selettivo di questi pesci per portarli poi
in mostre pubbliche. Lo spunto ci era venuto da associazioni estere, ma
anche dagli allevatori di canarini. Lo scopo di allevamenti selettivi di alcune specie relativamente facili è quello di riuscire ad ottenere esemplari
sempre più vicini ai modelli presentati negli standards. Contemporaneamente alla stesura di questi ultimi è iniziato anche un corso di formazione per giudici di mostre. Il corso, anch’esso inventato dalla nostra
associazione aveva la scopo di preparare alcuni soci allevatori a compiere
il salto di qualità. Mentre il resto degli iscritti si dedicava alla produzione
di esemplari ottimali da un punto di vista della forma, della colorazione
e del comportamento, era compito dei giudici imparare ad analizzare
tutti quei particolari che avrebbero dovuto consentire una valutazione la
più obiettiva possibile.
Esperienze che avevamo proficuamente tentato con le mostre concorso, ma la carenza di sale espositive aveva fatto pian piano arenare quel
progetto che tuttavia continuava (e continua) ad andare avanti in sordina, in attesa di tempi migliori.
Il ventennale: l’acquario più bello
Internet aveva mandato dunque in soffitta (per ora) il bollettino, con
gran dispiacere dei soci meno giovani, affezionati più alla carta che al
computer. Ma non si può negare che Internet funzioni, e come. Il club
era più saldo che mai, con il nuovo segretario: Lorenzo Marcucci aveva
lasciato il posto a Livio Macera, attento animatore del forum.
Il 2002 era però anche l’anno del ventesimo compleanno. Avremmo
68
ix. il terzo millennio
voluto offrirci l’ennesima mostra ma il problema sala restava al momento ancora insuperabile. Copiando quel che altri club anche all’estero
avevamo già fatto, ci inventammo un concorso a tema: “L’acquario più
bello”, aperto a soci e non, e organizzammo un altro incontro con gli
autori. Al concorso bisognava iscrivere le vasche di casa, che sarebbero
state giudicate a domicilio. Si iscrissero 27 appassionati dell’area metropolitana Chieti - Pescara, molti non soci. Una giuria, composta dal
segretario dell’associazione, da Lorenzo Marcucci, e da due soci di lungo
corso, io e Amedeo Pardi (allora entrambi fuori dal direttivo ma con i
consueti incarichi speciali relativi rispettivamente ai rapporti esterni e
a mostre e biblioteca), visitò gli acquari direttamente nelle case degli
iscritti al concorso valutandoli con l’aiuto di una apposita tabella e fotografandoli. Alla fine del giro la somma dei voti attribuiti dai singoli
giurati a ciascuna vasca ha determinato la classifica. L’acquario più bello
è risultato essere quello di Pasquale Mattetti, al quale è stata assegnata
una vasca completa di accessori messa in palio dalla stessa Associazione. “Segnalazioni speciali” sono state attribuite a Giulio Cerasa, Stefano
Mezzanotte e a Giuseppe Federico Silvestri. Ognuno di loro ha avuto in
dono pubblicazioni specializzate offerte dalla Primaris. La premiazione
è avvenuta nel corso di un “Incontro con gli autori” tenutosi il 6 luglio
2002, nell’auditorium Sant’Anna di Chieti. Protagonista Valerio Zupo
che ha intrattenuto il pubblico presentando alcune sue recenti esperienze
con l’acquario marino mediterraneo, in particolare su un gamberetto
che il noto biologo sta da anni studiando, nel laboratorio di Ischia, per
trarne informazioni utili anche alla ricerca per trovare una cura contro il
cancro. Uno studio di enorme importanza che si svolge principalmente
in ambiente d’acquario. Zupo ebbe diversi e convinti applausi, anche
perché continuava a dimostrarsi legatissimo al nostro club, che lo ricambiava ascoltandolo sempre con favore e partecipazione, e tormentandolo
ogni volta con decine e decine di domande.
Il ventunesimo compleanno
Eravamo convinti che il ventennale andava solennizzato pure con una
mostra ma le consuete difficoltà per il reperimento di una sala ci porta69
ix. il terzo millennio
rono a far slittare l’evento al 21° compleanno. Fu comunque una mostra
importante. La particolare ambientazione offerta in alcune sale della Camera di Commercio (sul lato opposto dell’edificio rispetto alla consueta
Bottega d’Arte) e gli speciali pannelli preparati da Pardi diedero il meglio
di sé sul piano estetico sposandosi alla perfezione con le stanze che ci erano state offerte, dopo l’improvvisa e inattesa indisponibilità della stessa
Bottega d’arte, che avrebbe dovuto inizialmente ospitarci. La mostra per
il 21° compleanno nasceva con qualche difficoltà imprevista, ma prometteva bene. E l’esito fu anche migliore delle più rosee aspettative.
13.
7-14 giugno 2003.
Chieti. Camera di Commercio. Ventuno vasche per ventuno anni.
Era l’attesa tredicesima esposizione del club, dopo le altre sette organizzate a Chieti, le quattro a Pescara e quella di Silvi. Era soprattutto
la mostra di un importante compleanno dell’Associazione. “Ventuno
vasche per ventuno anni”: titolò efficacemente Alessandro Mancini
sottolineando l’evento sulla rivista “Il mio acquario”. Un più dettagliato resoconto venne ospitato da “aquarium”, a firma di Marco
Raldi. Un resoconto che vi riproponiamo in ampia sintesi:
“Ventuno vasche , tutte preparate dai soci, per un totale di circa 2200
litri l’acqua. Otto giorni di esposizione e oltre 3000 visitatori, un terzo
dei quali ha dato il proprio voto per la scelta dell’acquario più bello. Queste, in estrema sintesi, le cifre della tredicesima mostra di acquariofilia
organizzata dall’Associazione Acquariofili Abruzzese, allestita nell’ambito del Maggio Teatino per festeggiare il proprio ventunesimo compleanno. La mostra sembrava nata male: un’improvvisa indisponibilità della
Bottega d’Arte ha costretto gli organizzatori a spostare di una settimana
l’esposizione e al trasloco in altri locali, sempre nella sede centrale della
Camera di Commercio, a Chieti. Il trasferimento e il ritardo (la mostra
è stata inaugurata il 7 giugno, anziché il 31 maggio) hanno comportato
una enorme serie di problemi organizzativi, a cominciare dalla disponibilità dei soci, alcuni dei quali avevano persino programmato dei giorni
di ferie per poter offrire il proprio contributo. Alla fine, comunque, tutto
è andato per il meglio. La mostra è stata inaugurata sabato pomeriggio
con una cerimonia cui hanno preso parte l’assessore ai servizi tecnologici
del Comune di Chieti, Raffaele Di Felice, e il presidente dell’associazione
70
ix. il terzo millennio
Maggio Teatino, Antonio Salvatore. In apertura il direttore responsabile
di ‘aquarium’ Luciano Di Tizio, ha presentato il volume Bede Atlas della
Askoll, monumentale opera sui pesci d’acqua dolce. Un compito che in
verità sarebbe spettato a un rappresentante della ditta produttrice e al
coordinatore ed editore di ‘aquarium’ Hansmartin de Jong, ma il ritardo
di cui si è detto ha costretto gli illustri ospiti a dare forfait. Di Tizio è stato comunque piuttosto convincente, visto che dopo la sua relazione diversi
dei presenti hanno manifestato l’intenzione di acquistare l’opera. Subito
dopo, il Maggio Teatino ha voluto premiare gli acquariofili abruzzesi per
il loro ultraventennale impegno con una targa che il signor Salvatore ha
consegnato al vice presidente del club, Maurizio Della Marca. Quindi è
stato il direttivo in carica a stupire i presenti attraverso una singolarissima premiazione: targhe ricordo con la dicitura ‘con gratitudine’ sono state offerte a quelli, tra i 13 soci fondatori, che è stato possibile rintracciare
e che hanno accettato di essere presenti: Marcello Tagliamonte, Fulvio
Merli, Anselmo Tacconelli, Angelo Bevilacqua, Giovanni Lisanti, Carlo
Giampietro, Sergio D’Andrea, Sandro Fasoli e lo stesso Luciano Di Tizio.
Commozione e abbracci hanno suggellato l’incontro tra gli attuali soci e
quelli di ieri (alcuni sono comunque ancora soci e altri si sono reiscritti
nell’occasione). Si è quindi passati all’apertura della mostra, immediatamente affollata da visitatori, come è sempre stato durante gli otto giorni
di apertura al pubblico. Il club ha riutilizzato le proprie vasche (circa
100 litri di capienza l’una) e i propri supporti arricchendoli con pannelli forati – quanto bastava per evidenziare unicamente il vetro frontale
degli acquari (64x40 cm) – realizzati appositamente per l’occasione da
Amedeo Pardi, anch’egli socio di lunga data. Sono state allestite tre vasche
marine mediterranee, in una delle quali era ospitato un non comune
Balistes capriscus pescato nelle acque dell’Adriatico, un acquario marino
tropicale per pesci e quattro vasche nostrane. Tutti gli altri acquari sono
stati dedicati all’acqua dolce tropicale. Ambienti geografici rappresentativi di vari angoli del mondo, dagli Astianax agli Mbuna, dagli Scalari
(altum compresi) ai Discus. Proprio una vasca con i Discus, allestita dal
socio Fabrizio Dezio, ha ottenuto il maggior numero di consensi da parte
dei visitatori ed è stata premiata con il freschissimo di stampa “Mini
Atlas Discus”, messo a disposizione della casa editrice Primaris, che ha
pure offerto numerose copie arretrate della rivista ‘aquarium’, date in
71
ix. il terzo millennio
dono ai visitatori più interessati insieme a materiale informativo sul
mondo dell’acquariofilia fornito da varie ditte del settore. La misura del
successo della tredicesima edizione della mostra di acquariofilia, che ha
segnato il ritorno a Chieti dopo alcuni anni, è data anche da contatti
maturati durante i giorni dell’esposizione. L’Associazione Acquariofili
Abruzzese è stata contattata per una mostra, nel prossimo autunno, di
nuovo in tandem con una associazione ornitologica. Inoltre sono già stati
programmati due grandi eventi per il prossimo futuro”.
Tutte cose che, tornati ormai in grande spolvero e con una immensa volontà di andare avanti, avremmo davvero realizzato.
14. 3-7 dicembre 2003.
Chieti, Area Fiera “Santa Filomena”. Dieci vasche per cinque continenti.
L’appuntamento era stato concordato con gli ornitologi, con i quali la collaborazione era sempre piuttosto stretta. Nell’ambito di una
rassegna federale, l’associazione teatina che raccoglie gli appassionati
di canarini & Co, ci aveva messo a disposizione uno spazio centrale
in una grande area fiera nel quale, con l’aiuto dei pannelli realizzati
da Pardi, avevamo messo su una sorta di “isola”. Una serie di acquari
uno accanto all’altro, a mo’ di enorme colonna, intorno alla quale i
visitatori potevano girare per ammirare le vasche. Dieci, appunto,
tutte d’acqua dolce o salmastra, ispirate ad altrettanti ambienti acquatici sparsi nei cinque continenti. Una piccola esposizione, almeno
rispetto agli standard cui eravamo ormai abituati, ma che ci diede
grande soddisfazione, sia in quanto a gradimento da parte dei visitatori, sia per la qualità degli esemplari esposti provenienti tutti, ancora
una volta, dalle vasche dei soci.
Oltre la padella
Avevamo ripreso a macinare attività alla grande, grazie anche e soprattutto a un direttivo davvero pimpante (in quegli anni erano in carica
Alberto Fasoli presidente, Maurizio Della Marca vice, Livio Macera se-
72
ix. il terzo millennio
gretario-tesoriere, Lorenzo Marcucci e Maurizio Pavone consiglieri, con
Pardi come sempre responsabile mostre e bibliotecario e io delegato alle
relazioni esterne). Sarebbe stata tuttavia la mostra numero 15, forse la
più originale mai allestita dal nostro gruppo, a darci le maggiori soddisfazioni e anche una notevole eco mediatica non soltanto sulle ormai
numerose riviste del settore. Una esposizione con un titolo forse a prima
vista un po’ criptico ma che riportava a galla la nostra vecchia e mai dimenticata anima ambientalista: “Oltre la padella”.
15.
29 aprile - 2 maggio 2004.
Francavilla al Mare (CH), Museo Michetti. Oltre la padella.
L’iniziativa era inserita nell’ambito della manifestazione nazionale “Mostra del fiore e del tempo libero”, alla sua ventottesima edizione. L’idea era questa: data la vocazione marinara di Francavilla e
grazie alla disponibilità di alcuni pescatori professionisti di Pescara,
avremmo presentato una serie di vasche mediterranee. Per realizzarle
avremmo usato animali catturati per il mercato alimentare, per finire,
appunto, in padella e ai quali avremmo invece offerto un acquario: i
buongustai, scrivevamo presentando l’iniziativa, avranno così l’occasione di ammirare, finalmente con un occhio diverso, i protagonisti
di zuppe, fritture e insalate mentre nuotano in vasche che riproducono i fondali e gli ambienti del nostro mare. Un’idea che funzionò,
sia dal punto di vista della riuscita estetica sia come interesse. Avemmo articoli su tutti i quotidiani locali e su tutte le riviste del settore,
comprese quelle che meno si occupavano delle iniziative dei club. Su
“aquarium”, a mia firma, venne pubblicato a mo’ di commento un articolo che abbracciava ben 6 pagine (50-55 sul numero 7/8 del 2004)
con un corredo di 15 fotografie a colori. Un articolo che ancora una
volta mi sembra opportuno riproporvi, in ampia sintesi:
“La riscoperta’ dell’acquario mediterraneo e uno sguardo diverso ad
animali che per molti rappresentano unicamente ingredienti di qualità
per una cenetta a base di pesce: questo l’obiettivo di “Oltre la padella”,
l’esposizione che l’Associazione Acquariofili Abruzzese ha allestito tra il
29 luglio e il 2 maggio a Francavilla al Mare, in occasione della 28ma
edizione della Mostra del fiore e del tempo libero. Per raccontarla, contrariamente alle mie abitudini, scrivo questa volta in prima persona,
73
ix. il terzo millennio
giacché dell’Associazione Abruzzese faccio parte sin dalla fondazione,
l’ormai lontano 13 maggio del 1982. La mostra di Francavilla è nata
quasi per caso, da un incontro tra il presidente del comitato organizzatore della rassegna floristica, Remo Matricardi, e due acquariofili: l’attuale
segretario della AAA Livio Macera e io stesso. Nel discorso è venuta fuori
l’idea di abbinare gli acquari ai fiori mentre la scelta di puntare sul Mediterraneo, nel caso specifico sull’Adriatico, è apparsa del tutto naturale
per il fatto che Francavilla al Mare è, appunto, una città costiera, a pochi
chilometri sia da Chieti sia da Pescara. La riunione del direttivo del club
con l’approvazione unanime dell’iniziativa è stato il passo successivo.
Quindi tutti al lavoro. Prima degli altri il responsabile mostre Amedeo
Pardi, che ha risistemato i pannelli già utilizzati nella precedente mostra
rinnovandone anche l’aspetto, grazie a una carta da parati a mattoncini,
e che ha realizzato, nella sua officina da faidate professionale, anche una
serie di bacheche sulla quali esporre manifesti e ritagli di giornale a parziale testimonianza della lunga storia del club abruzzese. Livio Macera
ha curato invece i contatti con alcuni pescatori per ottenerne la collaborazione. Mario, Giancarlo, Paolo e tanti altri si sono messi a disposizione
con entusiasmo: le loro barche da pesca d’altura avrebbero riportato vivo
a riva tutto ciò che di inconsueto fosse capitato nelle reti. Il passo successivo è stato l’allestimento in casa di vasche per ospitare, in attesa della
mostra, le... prede, che peraltro si è subito deciso di restituire al mare
appena dopo l’evento espositivo. Macera ha superato se stesso, sfidando
la pazienza della moglie Rossella e dei suoi tre giovanissimi figli, ed ha
allestito acquari in casa, in giardino, sul balcone, nell’appartamento dei
genitori... Lorenzo Marcucci, noto ai lettori di aquarium per aver in passato (e speriamo anche in futuro) collaborato con la rivista, ha ‘inventato’
un acquario in un contenitore circolare da un centinaio di litri, sistemato
in garage, subito imitato da Pardi, che ha come di consueto strafatto,
utilizzando una tinozza da 300 litri. La mia personale collaborazione si
è invece concretizzata nell’allestimento di due acquari in casa: poca roba
ma tra noi ognuno fa quel che può. Appuntamento il giovedì, al rientro
delle barche. Qualche rarità è andata perduta: i pesci catturati con la rete
a strascico non sempre riescono a riprendersi, a dispetto delle buone intenzioni dei pescatori e degli acquariofili. Come che sia in poche settimane è
stato raccolto materiale più che sufficiente: giovani gattucci, stelle, seppie,
74
ix. il terzo millennio
gronchi, moscardini e quant’altro, non esclusi naturalmente invertebrati
catturati direttamente nel mare abruzzese. Sulla spinta di alcuni soci si è
deciso di allestire anche qualche vasca tropicale d’acqua dolce, tanto per
gradire. Abbiamo inoltre contattato il Corpo Forestale dello Stato perché
partecipasse con noi all’esposizione. Nella sala (all’interno del prestigioso
Museo Michetti) che l’organizzazione ci ha riservato, sono state così sistemate le nostre vasche e insieme una piramide in plexigas, circondata
da un prato con piante e persino con un bel laghetto, con materiale sequestrato dagli agenti sempre impegnati a far rispettare le convenzioni
internazionali che regolano il commercio di flora e fauna a rischio di
estinzione. La preparazione della mostra ha seguito i canoni di sempre:
una nutrita pattuglia, una settimana prima della inaugurazione, di soci
per il prelievo dei pannelli, delle vasche, dei supporti, del materiale tecnico, della sabbia e così di seguito. Alcune ore per assemblare la struttura
espositiva e per riempire le vasche, dal giorno successivo gruppi di soci
hanno provveduto a sistemare i singoli acquari nei quali via via sono
arrivati anche invertebrati e pesci. Su idea di Maurizio Pavone, pure lui
componente del direttivo, si è deciso di far votare il pubblico per la vasca
più bella, mettendo in palio un acquarietto completo da 40 cm (offerto
da Umberto Agostini di Word Animals di Sambuceto). Hanno votato in
pochi giorni oltre 700 visitatori, e anche questo dà la misura del successo
ottenuto. Per la cronaca la vasca l’ha vinta la signora Ada, di Francavilla al Mare, premiata dal vice presidente del Club Maurizio Della
Marca. Le vasche più votate, per quanto la mostra fosse dedicata prevalentemente al Mediterraneo, sono state comunque quelle d’acqua dolce.
Prima una vasca per Guppy (allestita da Pardi), secondi gli immancabili
Discus (Maurizio Pandolfi), terzo un acquario con Scalari e diversi pesci
di branco (preparata insieme da Alberto Fasoli e Roberto Baldassare).
Soltanto al quarto posto la prima vasca marina, quella riservata agli
invertebrati. Più gradito il dolce dunque, come del resto conferma ogni
indagine sull’argomento, ma gradito anche il marino. In tanti hanno
chiesto informazioni e si sono stupiti, ad esempio, che una seppia possa
essere così bella. Mostra chiusa domenica sera. Lunedì il lavoro di smontaggio. Una piccola pattuglia, per via del giorno feriale che ha impedito
a molti di esserci. Un insperato aiuto è giunto da Gianfranco Casimiri,
non ancora socio (ma speriamo che presto lo sia) che, vedendoci al lavoro,
75
ix. il terzo millennio
non ha esitato un istante a tirar su le maniche della sua camicia. Va
ancora detto che le vasche allestite non sono state tantissime, per via dello
spazio ridotto a disposizione: 14 appena, 5 delle quali tropicali d’acqua
dolce. Visto il gran numero di organismi a disposizione sarebbe stato
possibile certamente dedicare tutte le vasche al marino, come io e altri
avremmo voluto. L’esito della votazione tra i visitatori dimostra tuttavia
che probabilmente avevano ragione coloro che al dolce non hanno voluto
rinunciare, sia pure con pochi esemplificativi ambienti”.
16. 10-16 ottobre 2004.
Pescara, auditorium “Castellammare” della 5a Circoscrizione comunale. L’acquario in mostra.
Esposte 20 vasche, le solite di proprietà del club, per complessivi
circa duemila litri d’acqua. I pannelli “made in Pardi” arricchivano
ancora una volta la sala dando all’insieme un aspetto decisamente
professionale. Per l’esposizione avevamo rispolverato la formula della
mostra concorso: ogni partecipante – quasi tutti soci ma pure qualche esterno – aveva allestito una sua vasca e una giuria, presieduta dal
noto biologo e giornalista specializzato Valerio Zupo, le aveva valutate stilando una classifica. Come di consueto avevamo pure raccolto i
voti del pubblico, per scoprire quale fosse la vasca più apprezzata dai
visitatori. La gran parte dei venti acquari era dedicata ad ambienti
tropicali dulcacquicoli, ma c’erano pure tre vasche mediterranee (che
riproducevano rispettivamente una pozza di scogliera, un caulerpeto
e un fondale sabbioso nel quale faceva bella mostra di sé un singolare
granchio, Calappa granulosa, catturata da un pescatore che già aveva collaborato all’esposizione di Francavilla e prontamente donata al
club) e una marina tropicale con uno Pterois semiadulto. La manifestazione, grazie anche all’efficiente ufficio stampa della Circoscrizione, ha avuto un notevole successo di pubblico e una importante eco
sulla stampa e sulle televisioni locali. Da sottolineare il ruolo decisivo
avuto, per questo evento, da Maurizio Pandolfi, che nella Circoscrizione era presidente della Commissione cultura. La premiazione c’è
stata sabato 16 ottobre, nell’auditorium della stessa circoscrizione, in
quella che avevamo, francamente un po’ pomposamente, intitolato
“Prima Giornata dell’Acquariofilia Abruzzese”. Zupo tenne una
76
ix. il terzo millennio
apprezzata conferenza sulle riproduzioni in acqua dolce e marina.
Quindi si passò alle premiazioni: Fabrizio Desio, che aveva esposto
un grosso Astronotus albino, guadagnò i favori del pubblico e ricevette i primi tre volumi della collana “Ittioteca” della Primaris e con
una corposa confezione di prodotti Tetra. La giuria di esperti, pur
nell’imbarazzo per i tanti apprezzabili allestimenti, ha scelto un ambiente del Sudest asiatico, allestito con grande cura da Livio Macera,
premiato con una vasca da 80 cm della linea Cayman della Ferplast
che era stata da poco lanciata sul mercato. Tutti gli altri partecipanti
hanno avuto comunque un ricco premio di consolazione: una scatola di mangime Tetra, una confezione di prodotti Prodac (mangime,
biocondizionatore e misuratore di pH) e vari gadget offerti dalla Sera
Italia. Una vaschetta, donata da World Animals, è stata anche consegnata ad un visitatore estratto a sorte tra quelli che votando aveva
collaborato alla buona riuscita dell’iniziativa. Al termine una cena
sociale servì anche a ribadire il consenso generale intorno al gruppo
dirigente in carica, che era ormai nella fase conclusiva del proprio
triennio, per aver condotto l’AAA ai più alti livelli con una lunga
serie di azzeccate proposte.
77
X
VERSO IL VENTICINQUENNALE
Il nuovo direttivo
A fine anno (siamo nel 2004) nel corso di una affollata assemblea tenuta, manco a dirlo!, in occasione di una cena sociale, l’AAA rinnovò il
proprio direttivo. Alberto Fasoli, dopo alcuni mandati da presidente, ritenne opportuno farsi da parte, con dispiacere di tutti e con l’augurio di
un rapido rientro ai vertici. Alla presidenza fui chiamato nuovamente io,
che rientravo così nel direttivo dopo essere stato per molti anni soltanto
un, diciamo così, consulente esterno. Il nostro statuto prevede l’elezione
in prima battuta del presidente, scelto direttamente dall’assemblea; quindi
la nomina del consiglio direttivo (composto di quattro membri) che provvede poi, nel proprio ambito, a designare vice presidente e segretario-tesoriere nonché ad attribuire eventuali incarichi speciali. Maurizio Pavone,
Lorenzo Marcucci e Livio Macera superarono di primo acchito la prova
delle urne mentre Maurizio Della Marca e Giulio Caso si classificarono
perfettamente alla pari. Un duplice atto di buona volontà (essere nel direttivo nella nostra associazione vuol dire lavorare più degli altri) che
non poteva essere sprecato: proposi all’assemblea di varare eccezionalmente un direttivo a sette, per un solo mandato e in deroga alla carta
statutaria.Per completare l’organico e far restare dispari il numero dei
componenti avremmo potuto coaptare Pardi. Detto e fatto: la proposta
venne approvata e il direttivo chiamato a tagliare il traguardo dei 25 anni
(il rinnovo è previsto alla fine del 2007) è stato il più abbondante mai
eletto nella storia del club. Nella distribuzione degli incarichi Della Marca ha conservato la vice presidenza, Macera la segreteria con la speciale
collaborazione di Caso, Pardi la gestione della biblioteca e delle mostre.
Incarico esterno confermato, infine, a Stefano Perinetti per la gestione,
79
x. verso il venticinquennale
insieme a Macera, Caso e Marcucci, del sito Internet dell’associazione:
www.acquariofiliabruzzesi.org.
Una mostra senza pesci
Il direttivo aveva avuto uno specifico mandato per organizzare un venticinquennale speciale, ma non poteva certo fermarsi per due anni in
attesa della data fatidica. Avevamo attivato a Francavilla al Mare un bel
contatto con il mondo dei fioristi, fummo contattati da altri operatori
del settore per una diversa iniziativa, a Montesilvano. Era la mostra n. 17,
la prima nella quale esponemmo esclusivamente piante.
17. 7-9 ottobre 2005.
Montesilvano (Pe), Palacongressi d’Abruzzo. “Sette acquari per sette
biotopi”.
Nell’ambito della 5° edizione di Florviva. Una esposizione di sole
piante, perfettamente in linea con il contesto generale dell’esposizione. Sette vasche perché tante siamo riusciti a collocarne nello spazio a
disposizione. Ottima, come sempre, la risposta del pubblico. L’esposizione acquari è stata allestita con la collaborazione della TF Italian
Aquarium Plants di Portici (Na) che ha fornito le splendide piante
acquatiche, una trentina di specie e varietà diverse, utilizzate dai soci
del club abruzzese per allestire vasche riproducenti diversi biotopi di
Africa, Asia (compresa una risaia indo-cinese) e Sud America. Questi
in dettaglio gli acquari esposti:
1. Acquario biotopo Africa – il regno delle Anubias; piante: Anubias
barteri, A. barteri var. nana, A. congensis, A. lanceolata.
2. Acquario biotopo Asia; piante: Criptocoryne sp., Echinodorus sp.,
Vesicularia dubyana, Vallisneria gigantea.
3. Acquario biotopo Sud America – il regno degli Echinodorus;
piante: Anubias “bonsai”, Echinodorus “giant leaves”, Echinodorus
“Tropical Fish”.
4. Acquario biotopo Sud America; piante: Echinodorus sp., Mayaca
fluviatilis, Sagittaria latiphilla.
80
x. verso il venticinquennale
5. Acquario biotopo Sud America; piante: Cabomba, Echinodorus
sp., Glossostigma, Lobelia, Vallisneria.
6. Acquario biotopo Sud Est asiatico; piante: Hygrophila, Lobelia,
Nomaphila sp.
7. Acquario biotopo Sud Est asiatico – il regno delle Cryptocoryne;
piante: Cryptocoryne albida, C. lutea, Microsorium, Nomaphila.
La collaborazione col Museo
Quattro esposizioni tra 2003 e il 2004, una nel 2005. Nel 2007 avremmo celebrato il primo quarto di secolo di vita. Non potevamo certo saltare il 2006, per il quale volevamo il ritorno a Chieti, la città nella quale eravamo nati, e una collaborazione importante. Trovammo l’uno e l’altra.
18. 23-28 maggio 2006.
Chieti, Museo di Storia delle Scienze Biomediche. La vita… dall’acqua nell’acqua.
Una mostra del tutto singolare, piccola ma di qualità. Di qualità intanto per il luogo scelto per l’esposizione: due stanze del Museo di
Storia delle Scienze Biomediche, struttura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” e segnatamente della facoltà di Medicina e Chirurgia. Il palazzo che ospita il Museo, recentemente sottoposto a una
imponente opera di ristrutturazione durata diversi anni, è, per una
singolare coincidenza, lo stesso che dal 1982 al 1984 aveva ospitato
le prime iniziative del nostro club. Un edificio nel cuore della città,
all’inizio del viale che conduce alla Villa Comunale. Il museo racconta l’evoluzione dell’uomo nella natura e nell’ambiente, le malattie e i
progressi della scienza, e ha da poco attivato anche una visitatissima
sezione sulle mummie. I locali concessi per la mostra non erano particolarmente ampi, per cui l’associazione non ha potuto mettere in
campo tutte le proprie potenzialità. Sono state preparate dieci vasche
incentrate sul tema, scelto in tandem con la direzione del Museo, “La
vita… dall’acqua nell’acqua”. Dieci vasche accompagnate da brevi
scritte (realizzate graficamente da Amedeo Pardi su testi di Nicoletta
Di Francesco e miei) e caratterizzate ognuna da una particolarità.
81
x. verso il venticinquennale
Vasca 1: La prima giocava su maestri di mimetismo.
“Tutti conosciamo il nostro mare, ma forse dovremmo imparare a
guardarlo meglio. La cernia, che in acquario si lascia ammirare tranquillamente, tra le onde preferirà allontanarsi in fretta per evitare ogni
contatto con l’uomo, del quale ha imparato a diffidare. Gli scorfani
invece restano immobili anche se ci avviciniamo sin quasi a sfiorarli:
confidano nella capacità di confondersi con l’ambiente. In questo
gioco a nascondino siete riusciti a trovarli?”.
Nella vasca, un acquario mediterraneo, tra rocce vive e qualche invertebrato, una cernia e due scorfani che hanno appassionato, nella
settimana di esposizione, tutti i visitatori, e soprattutto i bambini.
Questa vasca era la sola nella prima delle due stanze della mostra.
A farle compagnia vetrinette, messe a disposizione dal Museo, con
preziosi fossili di pesci e anfibi quanto più possibile simili alle specie
proposte nell’esposizione.
Le altre vasche, dalla seconda alla decima, erano tutte sistemate nella
seconda sala, organizzate con i pannelli che lasciano visibile soltanto
il vetro frontale che caratterizzano ormai da diversi anni le nostre
esposizioni. Questa la sequenza proposta, con le relative didascalie.
Vasca 2: COLLABORARE PER SOPRAVVIVERE.
I tentacoli dell’anemone di mare sono urticanti. Servono alla difesa
e alla cattura del cibo. Chi si avvicina rischia di essere catturato o
ferito. Il pesce pagliaccio invece si tuffa tranquillo in quel pericoloso
abbraccio. Dai mari tropicali un famoso esempio di simbiosi: l’attinia
offre protezione al pesce che ricambia tenendo pulito il suo ospite.
Entrambi traggono vantaggio dalla collaborazione. L’unione fa la forza, e non solo per l’uomo.
Vasca 3: IL COLORE PER RICONOSCERSI.
Nelle scure acque del Rio delle Amazzoni la brillante livrea di Paracheirodon innesi, non a caso detto neon, serve a tenere unito il branco.
Pesciolini così tanto colorati potrebbero rischiare di essere facilmente catturati, invece muovendosi tutti insieme adottano una eccellente
strategia di difesa: il predatore di fronte ai riflessi di luce continuamente in movimento (effetto flash) è disorientato e non sa dove colpire.
82
x. verso il venticinquennale
Vasca 4: LA PESCA MIRACOLOSA.
Il Vangelo racconta di una pesca miracolosa. Le Tilapia rappresentano forse la spiegazione scientifica di quell’evento. Questi pesci, diffusi
in Africa e in Asia minore, si riproducono e si accrescono con grande
rapidità dando vita a vere esplosioni demografiche. Capita che in un
lago nel quale sono rari diventino dopo poche settimane miracolosamente abbondanti a tal punto da riempire le reti.
Vasca 5: LA VITA OVUNQUE.
I pesci in ogni tipo di acqua, anche negli ambienti più estremi: gli
Astyanax vivono nel buio eterno di alcune caverne messicane. Nell’economia della natura dove il superfluo rappresenta solo spreco di
energia, gli occhi, per loro perfettamente inutili, si sono atrofizzati,
e i colori sono scomparsi. Eppure l’assoluta cecità non impedisce a
questi pesci di muoversi con grande sicurezza, di nutrirsi, di crescere e
di mettere al mondo i loro figli. Tutto senza avere mai visto nulla.
Vasca 6: LE MILLE FORME DELLA VITA.
Nel Mediterraneo come in tutti i mari ci sono i pesci, certamente. Ma
non solo. Gli scogli, anche a pochi metri dalla costa sono estremamente ricchi di specie dalle forme più svariate. Le attinie Anemonia sulcata
e i “pomodori di mare” rossi (Actinia equina) e verdi (Actinia cari)
sono stati per secoli considerati dagli antichi studiosi piante e non
animali. Un errore che, guardandoli, non è difficile da comprendere.
Vasca 7: LE STRATEGIE PER RIPRODURSI.
I ciclidi del lago Malawi, in Africa, sono coloratissimi pesci d’acqua
dolce che hanno raggiunto una grande efficienza nell’allevamento dei
propri avannotti. Nelle specie qui esposte (genere Pseudotropheus) è
la mamma che cura le uova accogliendole nella propria bocca dove
le proteggerà anche dopo la schiusa, fin quando i piccoli nati non
saranno in grado di cavarsela da soli. Al momento della riproduzione
la femmina lascia cadere le sue uova e subito le raccoglie cercando di
non lasciarsene sfuggire neppure una. Prova così a prendere anche
le macchie tondeggianti evidenti sulla pinna anale del maschio. In
questo momento avviene la fecondazione delle uova già al sicuro da
qualsiasi predatore.
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x. verso il venticinquennale
Vasca 8: SPECIALISTA IN PREDAZIONE.
Nelle acque come nelle savane e in qualsiasi altro ambiente ci sono
predatori e prede. Boulengerella maculata è un piccolo luccio diffuso
in Amazzonia specialista della predazione. Si nutre soprattutto in superficie e il suo corpo è perfettamente adattato per avere la massima
efficienza nel nuoto appena al di sotto del pelo dell’acqua e nello scatto breve col quale cattura soprattutto piccoli pesci e grandi insetti.
Vasca 9: UNA VITA A METÀ.
Anfibio significa “dalla doppia vita”. Questi animali (qui il tritone
della Cina Paramesotriton chinensis) hanno iniziato a svincolarsi dall’acqua, dalla quale gli adulti possono allontanarsi. Devono però tornare a stagni e ruscelli per la riproduzione. Le uova si sviluppano solo
nell’acqua, così come le larve che si comportano proprio come pesci
sino a quando la metamorfosi le trasforma in adulti. Inizia così la loro
seconda vita.
Vasca 10: IN DIRETTA DALLA PREISTORIA.
I Polipteri (Polypterus senegalus) sono antichissimi pesci africani dotati
di uno pseudo-polmone grazie al quale possono assumere anche aria
atmosferica. Sono per questo capaci di vivere in acque poverissime
di ossigeno e di resistere a lungo all’asciutto. Anche nelle condizioni
migliori di allevamento di tanto in tanto salgono in superficie per
respirare aria. Non sono un anello di congiunzione tra gli organismi
acquatici e quelli terrestri ma è lecito supporre che siano comunque
molto simili a quei pesci che milioni di anni fa emersero timidamente
su una spiaggia per dare inizio alla vita sulla terra.
La mostra ha contato, oltre che sull’impegno dei soci (Pardi, Marcucci,
il segretario Macera, Pavone, io stesso e i diversi altri che hanno dato
una mano), pure sulla fattiva collaborazione dell’Acquario di Bologna, e
in particolare dei biologi Vito De Vita e Rocco Erra che hanno fornito
parte degli animali in esposizione, e anche del socio Giorgio Santacroce,
che ha messo a disposizione piante e alcuni pesci. La mostra era stata
inserita tra gli eventi del Maggio Teatino, ed è stata inaugurata in prima
persona dal sindaco della città Francesco Ricci, che ha poi effettuato
una “visita guidata” nelle due sale restando positivamente impressiona-
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x. verso il venticinquennale
to dall’allestimento. Erano pure presenti, il giorno dell’inaugurazione, il
direttore del Museo, il prof. Luigi Capasso, e il presidente del Maggio
Teatino Tonino Salvatore. La misura del successo l’ha data comunque
come sempre il pubblico: tantissimi visitatori ogni giorno con il record
al sabato e alla domenica, quando complessivamente sono stati staccati
oltre 1600 biglietti. L’esposizione era gratuita nelle ore pomeridiane e
nei giorni festivi, prevedeva invece il contributo di un euro per il Museo
nelle ore antimeridiane dei giorni feriali, ma sono stati comunque staccati biglietti anche per l’ingresso gratuito. La domenica sera i soci sono
stati costretti a mandare via quasi a forza gli ultimi visitatori per poter
chiudere la sala, comunque con oltre un’ora di ritardo sui tempi previsti. Un successo pieno anche per altre vicende: gli Astianax, per i quali
era stata allestita una vasca particolare con sabbia nera, qualche lastra di
ardesia e una illuminazione particolare (luce attinica, blu) per cercare di
ricreare l’ambiente di grotta, si sono ad esempio trovati a tal punto bene
da riprodursi. Quando stavano smontando l’esposizione, i rappresentanti dell’AAA hanno con sorpresa trovato diverse larve. Sono riuscite a
salvarne alcune decine che sono state prima allevate e svezzate dal socio
Giovanni Placentile e poi accresciute in una mia vasca: nella prossima
esposizione questi pesci saranno certamente tra i protagonisti.
La sede
L’esposizione nel Museo ha rappresentato pure l’occasione per avvicinare nuovi soci e per far riaccostare al club alcuni iscritti storici, che sono
tornati a partecipare alla vita associativa grazie anche alla fresca apertura
di una nuova sede in centro, sempre a Chieti, inaugurata a fine giugno,
che affianca il recapito di via Zittola (oggi in verità ridenominata via
Piaggio), dove restano la biblioteca e il deposito delle vasche da esposizione. La nuova sede, in via Raffaele Paolucci 1, nella zona della Villa
Comunale, concessa a un fitto di favore dal Comune, ospita invece gli
uffici e una piccola sala riunioni per le attività numericamente meno impegnative. Qui i soci si riuniscono ogni venerdì sera alle 21 e ogni prima
domenica del mese alle 10. Appuntamenti a tema, per discutere e stare
insieme. Nuova vita per l’Associazione, che intende sì autocelebrarsi per
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x. verso il venticinquennale
il suo speciale compleanno, ma con l’obiettivo di trarre dal compiacimento di quel che è riuscita a realizzare nuovi stimoli per il futuro.
Come nasce una mostra
In questo senso va anche letto il box che la rivista “aquarium” ha pubblicato, su nostra segnalazione, nell’ambito delle sette pagine (con 16 fotografie a colori) dopo l’iniziativa espositiva svolta in collaborazione con
il Museo di Storia delle Scienze Biomediche sulla quale abbiamo appena
riferito. Un box significativamente intitolato: Come nasce una mostra.
“L’Associazione Acquariofili Abruzzese organizza ormai da quasi venticinque anni mostre, a Chieti e Pescara (le città nelle quali è concentrata la gran
parte dei soci) soprattutto, ma anche a Silvi e Francavilla al Mare. Lo fa con
strutture e mezzi propri, senza sponsor. Le vasche sono autocostruite partendo
da una serie di contenitori dismessi anni fa dal grossista locale Word Animals
e adattate dai soci del club. I supporti sono stati pure essi costruiti dai soci,
partendo da legno grezzo, e sono parzialmente smontabili. Gli accessori sono
in parte dono dei soci, in parte frutto della generosità di ditte del settore: molti
dei riscaldatori sono stati ad esempio donati anni fa da Acquario di Bologna, e
si tratta degli accessori più nuovi a disposizione del club. I gruppi di accensione
e i portalampade, alcuni dei quali hanno 25 anni di vita e una ventina di
mostre sulla spalle, così come parte delle pompe, avrebbero bisogno di essere rinnovati. Ma in attesa di uno sponsor l’AAA, le cui uniche entrate sono le quote
dei soci, va avanti arrangiandosi con la passione. Tutto il materiale, compresi i
pannelli (costruiti con le sue mani dal responsabile mostre Amedeo Pardi) che
coprono gli impianti, lasciando visibile solo il vetro frontale delle vasche, viene
prelevato a mano dai soci nel deposito (al secondo piano!) e caricato su un furgone, pure quello messo a disposizione da un socio. Uno o più viaggi per portare
tutto il materiale nella sede dell’esposizione e qui inizia un lavoro nel quale i
soci AAA sono ormai esperti: innanzitutto si scarica tutto il materiale, compresi i sacchi di ghiaia, e vi assicuro che è un lavoro faticoso. Quindi si avvitano
base e piano di appoggio a ogni supporto e si mettono le vasche in posizione. A
questo punto si sistemano le distanze (sulla base di un progetto sulla carta che
viene preparato non appena si sa quali saranno le misure della sala concessa
per l’esposizione), controllando che i pannelli siano perfettamente accostati uno
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x. verso il venticinquennale
accanto all’altro per dare la voluta idea di continuità. A questo punto si procede nell’allestimento delle vasche, con i pannelli di copertura che, dopo le prove
generali, vengono rimossi. Materiale di fondo, ornamenti, fondali e apparato
tecnico vengono messi in funzione subito, così come vengono subito riempite
le vasche, ciascuna trattata con biocondizionatori e quant’altro. Dopo qualche
giorno, di solito 3 o 4, vengono messe a dimora le piante mentre dopo una settimana (di più se la sala è concessa per tempi lunghi ma non accade quasi mai)
arrivano i pesci, abitualmente 24-48 ore prima dell’apertura al pubblico. L’ultimo, o gli ultimi due giorni sono sfruttati per controllare che tutto sia a posto,
per rimontare i pannelli e per sistemare le scritte esplicative. Poi, finalmente, la
soddisfazione di vedere la sala affollata di gente, che alla fin fine è l’unica cosa
che ripaghi gli appassionati iscritti a un club di una fatica comunque improba.
Dopo ogni mostra si giura che sarà l’ultima, che mai più ci si sottoporrà a una
simile sfacchinata. Poi trascorre qualche mese, viene fuori un nuovo progetto e
si comincia a togliere la polvere dal materiale in magazzino”.
Le celebrazioni per i 25 anni
Il clou dell’attività svolta in cinque lustri dagli acquariofili abruzzesi vuole essere rappresentato dalle celebrazioni per il venticinquennale.
Dopo 18 esposizioni, diverse edizioni del Premio Chieti, un concorso
svolto con la giuria in visita nelle case dei concorrenti, una serie di “Incontri con gli autori” e numerose gite (la prima, appena dopo la fondazione, all’Acquario di Montecarlo, poi nelle sedi Euraquarium e Panaque,
all’Acquario di Napoli... ) non avevamo molto da inventare. E allora: si
comincia a inizio 2007 con la nuova edizione de “L’acquario più bello... a casa mia”, che impegnerà i primi mesi dell’anno ed è l’unica delle
iniziative celebrative già in corso al momento di chiudere in tipografia
questo libro. Poi, il 16 giugno, il clou: una cerimonia nella sala del Museo di Storia delle Scienze Biomediche, ospite d’onore e conferenziere il
notissimo etologo prof. Giorgio Celli, per ricordare il compleanno e per
presentare il libro che avete tra le mani. Quindi, lo stesso giorno, l’inaugurazione della mostra numero 19, nellaBottega d’Arte della Camera di
Commercio, nella quale ci proponiamo di ripercorrere a grandi linee il
cammino espositivo sin qui percorso. Stesso titolo, per libro e mostra:
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x. verso il venticinquennale
“Sotto il segno dei pesci”. È previsto anche un annullo filatelico e ci saranno certamente premiazioni. Altro oggi non siamo in grado di dirlo,
ma quando leggerete questo volume tutto sarà già avvenuto da poco, e
saprete se siamo riusciti o meno a cogliere nel segno anche questa volta.
Le gite
Abbiamo accennato alle gite e forse prima di chiudere questa lunga
chiacchierata sarà bene compiere un altro, l’ennesimo, passo indietro
e dire qualcosa di più anche su questo argomento. Intanto per ribadire
che sono state tutte belle e interessanti: lo testimonio personalmente per
quelle cui ho partecipato, lo garantisce chi c’era per le altre. Speciale la
prima, a Montecarlo per la canonica visita all’acquario del Principato.
“Storica” quella all’Acquario di Napoli, nel 1988, con Valerio Zupo a
farci da guida e attento a rivelarci i segreti di quell’impianto. Ancora
più legate al nostro hobby le trasferte organizzate per vedere le serre di
grandi ditte del settore: nel 1994 in quella dell’Euraquarium, un paio di
anni fa presso gli impianti di Panaque. Gite vanno considerate anche le
spedizioni biennali allo Zoomark, (cui una delegazione ha sempre preso
parte), la partecipazione alle edizioni 1996, 1997 e 2000 di Zoocasa a
Roma, e la presenza di un gruppetto di nostri soci, nel 1998, all’unica
edizione di Zoomark mediterraneo.
Tra tutte ce n’è una in particolare che vorrei raccontarvi, ed è quella effettuata nel maggio del 1994, a Bologna, per visitare la serra dell’Euraquarium. Intanto per le singolari condizioni di quel viaggio: andammo in pullman, con Marcucci che ci seguiva con la sua auto, da solo,
con una canoa sul cofano: dopo la gita avrebbe partecipato a una “vogalonga” a Venezia. Il percorso di andata fu comico, con la nostra singolare
comitiva che destava curiosità e stupore a ogni autogrill. Peggio ancora
il viaggio di ritorno: la compagnia di noleggio mandò un solo autista
(avevamo, come sempre, cercato di risparmiare sul prezzo per consentire
a ogni socio di venire a costi ridotti) che, a meno di metà strada, prima
spense l’impianto di riscaldamento (era una sera di maggio tutt’altro che
afosa) “perché l’aria fresca mi tiene sveglio”, poi lasciò l’autostrada, la cui
monotonia gli induceva sonnolenza, trasformando la seconda parte del
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x. verso il venticinquennale
tragitto tra Bologna e l’Abruzzo in un interminabile incubo. In compenso a Bologna le cose andarono per il meglio: nella serra e negli impianti
di quella che era allora la più grande ditta commerciale del settore in
Italia, ci fecero da guida nei vari reparti Giuseppe Mosconi, veterinario
e consulente dell’Euraquarium, il responsabile della serra Nerio Brintazzoli, il presidente dell’azienda Werther Paccagnella con sua moglie Vera,
grandi nomi dell’acquariofilia italiana che già avevamo avuto modo di
conoscere. Non ci fu curiosità, neppure la più inconsueta, lasciata senza
risposta. Paccagnella si divertì anche a lasciare a sorpresa un enorme pitone che allevava in un immenso terrario tra le mani di un paio di socie:
“Tenetelo un attimo, per favore!”. Uno scherzetto niente male, tenendo
conto che si trattava anche di un rettile piuttosto pesante. È stato in ogni
modo così che Maria Pia Di Simone ha perso la sua iniziale e istintiva
repulsione per i serpenti, per la gioia del marito Amedeo Pardi.
Dopo la lunga passeggiata nei capannoni Euraquarium, la sorpresa:
“Se avete tempo e ne avete voglia potreste passare da casa mia: ho qualcosina ancora da farvi vedere”. Mai un invito come quello che ci fece Werther Paccagnella fu accettato più in fretta. Dopo un breve trasferimento
in pullman eravamo nella villa di uno dei padri del nostro hobby, in
quella che era stata peraltro la sede dello storico “Acquario di Bologna”,
azienda pioniera nel settore, poi diventata Euraquarium e molti anni
dopo suddivisa in due rami per le vicissitudini seguite alla morte dello
stesso Paccagnella. Ma torniamo al racconto: quella visita per noi fu una
sorta di viaggio nel paese delle meraviglie. Paccagnella non era solo un
incredibilmente bravo acquariofilo (ci mostrò un bunker sotterraneo nel
quale gestiva una serie di splendide vasche marine e un grande laghetto
con carpe giapponesi, “koi”, degne di essere esposte nelle mostre più
esclusive), ma tanto altro ancora: ammirammo una collezione di bonsai
di valore mondiale, testuggini terricole europee e non solo, serre con
decine di colibrì, una incredibile varietà di orchidee... Intorno alla nostra
testa intanto volavano bengalini, pappagallini e altri uccelli esotici in
qualche modo fuggiti dalle voliere che si erano perfettamente acclimatati
ma che restavano tutti nel giardino di Paccagnella, ben consapevoli che
difficilmente avrebbero potuto trovare un posto migliore. Un parco delle
meraviglie, insomma, del quale chi c’è stato ancora oggi, a tanti anni di
distanza, parla con fanciullesco entusiasmo. Ed anche questa è una cosa
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x. verso il venticinquennale
per la quale in tanti siamo grati a quel gruppo di persone che venticinque
anni fa decise di fondare una associazione e a tutti quelli che nel tempo
si sono impegnati per portarla avanti.
Il futuro
Un testo celebrativo, un racconto e non un programma: lo abbiamo
già sottolineato. Eppure è necessario dare almeno uno sguardo al futuro.
Il club è vivo e vitale, perché negli anni al nucleo storico dei soci che
hanno aderito nel corso del 1982, diversi dei quali sorprendentemente
non si sono ancora stancati, si sono affiancati altri iscritti, giovani e pieni
di voglia di fare. Tuttavia i tempi sono cambiati e forse alcune strategie
sarà necessario adeguarle. È possibile che la ventesima mostra, la prossima, tra due o tre anni, diventi quella definitiva: una piccola esposizione permanente, che darebbe lustro a chi accetterà di ospitarla (ci sono
contatti, ma non è il caso di anticipare nulla sino a quando il progetto
non sarà definito nei dettagli) e che consentirebbe ai soci di accentuare
l’attenzione verso lo studio e la ricerca. Attraverso anche la ipotizzata rinascita di “Acquariofilia Contemporanea” trasformata in pubblicazione
semestrale scientifica, e insieme di riportare in primo piano la mai dimenticata anima ambientalista del club, che i fondatori vollero sancire
anche formalmente inserendola nello statuto. Quella che noi abbiamo
praticato in questi venticinque anni è stata del resto una acquariofilia
sempre attenta e responsabile, che non ha mai dimenticato come noi
siamo gli affittuari momentanei di questo pianeta che abbiamo ricevuto dai nostri padri e dovremo consegnare ai nostri figli, sforzandoci di
lasciarlo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. Vorrei per questo
concludere il lungo racconto che, anche a nome di tutti gli altri soci del
club, ho affidato a queste pagine, con l’ennesima citazione. I ricercatori
Ian Harrison e Melanie Stiassny del Museo Americano di Storia Naturale di New York (se non sbaglio quello stesso nel quale è ambientato
il recente fortunato film “Una notte al museo”) hanno partecipato nel
maggio del 2004 a Ragusa a un importante convegno scientifico sulla
conservazione ed il recupero della fauna ittica e degli ambienti delle
acque interne, presentando una relazione su “La biodiversità negli am90
x. verso il venticinquennale
bienti di acqua dolce: minacce e prospettive”. Ebbene nel loro intervento, letto da Harrison (e tradotto da Antonino Duchi) i due autorevoli
biologi hanno detto: “C’è una crescita nella comunità degli acquariofili, e
loro rappresentano una possibile risorsa per la conservazione. A differenza
dei pesci marini da acquario, che sono quasi totalmente provenienti da
catture, i pesci d’acquario d’acqua dolce sono in gran parte riprodotti artificialmente, circa il 90%.
Abbiamo un’enorme riserva di persone entusiaste che vogliono mantenere
rari e interessanti pesci nelle loro case. Con un adeguato controllo ciò rappresenta una risorsa fantastica per programmi di riproduzione artificiale per
pesci d’acqua dolce che sono minacciati in natura. Queste persone potranno
fare il lavoro degli incubatoi di ricerca, ed in effetti lo fanno a loro spese.
Essendo molto appassionati, essi sono anche molto rapidi nell’individuare
pesci non comuni che occasionalmente capitano nel commercio di animali
selvatici e sono i primi a provare a riprodurli.
Bisogna dire che tutto ciò deve essere gestito molto attentamente, ma i
programmi di riproduzione artificiale fatti dagli acquariofili hanno già con
successo mantenuto popolazioni in cattività di specie diventate estremamente
minacciate, se non estinte in natura”.
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SOTTO IL SEGNO DEI PESCI
I primi 25 anni dell’Associazione
Acquariofili Abruzzese
Le foto, i documenti
1982. Successo di folla per la prima mostra.
Foto di gruppo a Montecarlo.
1983. Luciano Di Tizio premia H. Dejong.
1983. Una targa per Umberto Agostini dall’assessore Mario Zuccarini.
1983. Il premio Chieti a Renato Carrara. Consegna Pierluigi Di Berardino.
1983. Carrara (di spalle) con Carlo Santacroce e Giovanni Lisanti.
1998. Luciano Di Tizio con Werther Paccagnello nella mostra “Natura in Abruzzo”.
1986. Premio Chieti a Brintazzoli. Consegna Alberto Fasoli.
1987. Alla bottega d’arte, vasche e supporti tutti uguali.
1989. Di Tizio (FIAAE) premia Tagliamonte (AAA).
1989. Da sinistra: Marcucci, Pardi, Tagliamonte, Di Tizio e Sandro Fasoli.
1992. Mostra concorso: premiata Maria Aceto.
1992. Tagliamonte con Gian Piero Cannata.
2004. La mostra al quartiere 5 di Pescara.
2004. “Oltre la padella” al Mumi di Francavilla.
2005. Anche senza pesci gli acquari piacciono.
2005. A Montesilvano una esposizione di sole piante.
2006. La mostra al museo di Storia delle Scienze Biomediche. Da sinistra: il prof. Luigi Capasso,
Di Tizio, il sindaco di Chieti Francesco Ricci e il presidente del maggio teatino Antonio Salvatore.
2006. Di Tizio guida la visita del sindaco Ricci.
LA NOSTRA BETTIERA
Il discorso su Betta splendens e il particolare rapporto che ha sempre legato questo pesce alla nostra associazione non sarebbe completo se non vi
raccontassimo di una particolare “Bettiera da esposizione” elaborata dal
club e alla quale Lorenzo Marcucci dedicò un articolo tecnico pubblicato
sulla rivista “aquarium” n° 11/94. Ve lo riproponiamo integralmente:
Una bettiera… da mostra.
Dall’idea alla realizzazione
Dopo aver organizzato diverse mostre con lo scopo di divulgare l’acquariofilia, l’Associazione Acquariofili Abruzzese aveva deciso, ormai alcuni mesi
fa, di far compiere un salto di qualità a tali manifestazioni trasformandole
in mostre-concorso. Da qui alla specializzazione il passo è stato breve e così
si è arrivati a proporre per la prima volta – almeno in Italia – una mostra
concorso specifica per pesci.
Poi la decennale esperienza di alcuni soci nell’allevamento di Betta splendens ha fatto il resto: una sezione della mostra-concorso dedicata ai Betta.
L’assenza di esperienza – ripeto, almeno a livello nazionale – ci spinse a
dover “inventare” una bettiera.
I quattro punti chiave
Avendola sperimentata eccoci qui a proporre questa bettiera come standard per analoghe manifestazioni. La nostra non vuol essere presunzione,
ma visto che analoghi concorsi – per esempio quelli dei canarini – hanno
standardizzato i moduli espositivi e considerato che siamo stati i primi
in questo settore, ci sentiamo in un certo senso spronati a proporre tale
standard, pur restando aperti a suggerimenti e proposte provenienti da
altri appassionati o espositori.
Tra i diversi problemi che abbiamo dovuto risolvere vanno segnalati per
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ordine di importanza:
- garantire l’isolamento dei pesci;
- riscaldare l’acqua;
- illuminare adeguatamente i pesci;
- esporre il maggior numero di esemplari nel minore spazio possibile.
Analizziamo ora le soluzioni adottate nella nostra bettiera.
Isolamento
Possiamo distinguere tre tipi di isolamento:
1) Isolamento sanitario. Serve per evitare la trasmissione delle malattie
tra i concorrenti. Sarebbe stato del tutto scorretto che se un pesce si
fosse ammalato per lo stress o in seguito ad un trasporto inadeguato,
tutti i pesci esposti fossero stati colpiti dalla stessa malattia.
2)Isolamento fisico. è indispensabile per evitare combattimenti tra i
vari esemplari che sarebbero stati causa di mutilazioni o addirittura
di decessi.
3) Isolamento ottico. Riduce lo stress al quale sarebbero sottoposti i peschi che, occupando vaschette contigue, sarebbero sempre intenti a
combattimenti indiretti.
Il primo tipo di isolamento tra gli esemplari è stato ottenuto realizzando
degli scomparti a tenuta stagna. In pratica ogni modulo espositivo contiene dell’acqua che non viene mai a contatto con quella degli altri.
Per il secondo abbiamo appoggiato il coperchio direttamente sui vetri
divisori impedendo in questo modo che qualche pesce un po’ troppo
intraprendente li potesse superare (com’è noto, Betta splendens è un buon
saltatore).
Infine l’isolamento ottico è stato ottenuto addossando ai vetri divisori
dei pezzi di plastica colorati rimovibili in modo da consentire dei combattimenti indiretti per esaltare al massimo i colori solo durante le fasi
del giudizio.
Allo scopo vanno benissimo dei pezzi di plexiglass colorato, ma noi abbiamo utilizzato dei ritagli di alcune cartelline di plastica che da prove
precedenti si erano rivelate non tossiche.
La soluzione adottata per risolvere il problema del riscaldamento è per
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così dire il pezzo forte della nostra bettiera. Non essendo possibile riscaldare uno per uno degli scomparti per inadeguatezza dei riscaldatori in
commercio, abbiamo pensato di riscaldarli per convezione, in pratica a
bagnomaria. Del resto, anche se fossero disponibili dei riscaldatori adatti, collegare una ventina di spine alle relative prese avrebbe generato un
bel groviglio di fili.
Riscaldamento
Le mini-vaschette sono immerse in un recipiente più grande che contiene dell’acqua normalmente riscaldata, la quale circolando lambisce i
loro lati inferiore e posteriore. Poiché gli stessi sono realizzati con vetro
da 3 mm, lo scambio termico risulta sufficiente. Una pompa garantisce
la circolazione dell’acqua e dei vetri opportunamente disposti fanno si
che l’acqua di riscaldamento arrivi dappertutto.
Illuminazione
Un’adeguata illuminazione si è rivelata fondamentale per garantire una
perfetta visione degli esemplari esposti ed è stata ottenuta lasciando circa
10 cm tra le lampade – dei tubi fluorescenti da 18 watt – ed il coperchio
dei vari scomparti, ovviamente realizzato con del vetro trasparente. Per
impedire poi alla luce di colpire direttamente gli occhi degli osservatori,
le lampade sono state “mascherate” frontalmente con una lastra di vetro
coperta con della carta autoadesiva nera.
A proposito dell’illuminazione occorre dire che, come avviene normalmente in tutti gli acquari, anche le misure della nostra lettiera sono state
adeguate alla lunghezza dei tubi che avremmo dovuto utilizzare.
Spazio
L’ultimo problema che rimaneva da affrontare era quello di esporre il
maggior numero di esemplari nel minore spazio possibile (senza peraltro sacrificarli eccessivamente). Viste le condizioni limite cui sono purtroppo abituati tali pesci (basta pensare alle minuscole buste nelle quali
vengono spediti o ai mini-contenitori normalmente dedicati loro presso
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i rivenditori), abbiamo ritenuto che un modulo espositivo di circa un
litro fosse un compromesso tutto sommato accettabile. Pertanto è stato
riservato ad ogni animale uno spazio di circa 10 x 10 x 10 cm.
Per non rendere troppo ingombrante la bettiera in sede di manifestazione, ne abbiamo realizzata una a quattro piani. Tre sono riservati ai
pesci, mentre il quarto in basso, è stato lasciato vuoto per ospitare pompa, riscaldatore ed una certa massa di acqua necessaria per garantirne la
circolazione con un buon margine di sicurezza.
Anzi, il liquido in circolazione si è rivelato ottimo per gli indispensabili
cambi quotidiani cui sono state sottoposte le singole vaschette. In effetti
tale acqua ha la stessa temperatura di quella che ospita i pesci, è “invecchiata” ed è senza dubbio ben ossigenata in quanto la circolazione forzata
ed i salti da un piano all’altro favoriscono gli scambi gassosi.
Le dimensioni finali della struttura sono risultate quindi di 70 cm di
larghezza, 15 cm di profondità e 120 cm di altezza. In uno spazio così
esiguo siamo riusciti ad esporre 21 esemplari! Poiché in occasione della prima mostra-concorso di cui accennavo in apertura di articolo non
abbiamo potuto fissare la bettiera al muro, ne abbiamo migliorato la
stabilità incollandone la base su un vetro di circa 70 x 40 cm, misure del
piano del tavolo sul quale la bettiera era esposta.
Alta scuola di bricolage
Vediamo come abbiamo realizzato la nostra bettiera. Ovviamente la
descrizione sarà sommaria.
I vetri utilizzati sono in parte da 6 mm, per la struttura portante e le lastre frontali, ed in parte da 3 mm, per i divisori ed i coperchi. Una parte
dei vetri è stata fatta preparare dal vetraio, mentre quelli da 3 mm sono
stati tagliati da noi stessi. Per questi ultimi non era indispensabile una
perfetta molatura e farli tagliare dal vetrario non solo avrebbe richiesto
un artigiano molto paziente, ma avrebbe fatto lievitare enormemente il
prezzo finale del tutto.
L’assemblaggio è stato molto complesso e per comodità lo divideremo
in varie fasi:
1) abbiamo incollato innanzitutto la base, il retro ed i vetri divisori
degli scomparti di tutti e tre i piani (in vetro da 3 mm);
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2) abbiamo montato parzialmente gli elementi portanti (in vetro da 6
mm) incollando i vetri inferiore, superiore ed uno laterale, a quello
posteriore. Per poter lavorare abbiamo dovuto disporre tutto orizzontalmente su un tavolo e non verticalmente come nella realizzazione
finale. In pratica il vetro posteriore è diventato la base della struttura
in fase di realizzazione.
3) Abbiamo sistemato il fondo delle tre vasche che contengono a bagnomaria le vaschette dei pesci. Nota bene: tutti e tre i pezzi di vetro hanno almeno un angolo posteriore tagliato per consentire il passaggio
dell’acqua tra i vari piani. Quindi abbiamo incollato lungo l’angolo
tagliato i pezzetti di vetro verticali che avrebbero determinato il livello dell’acqua nelle vasche del bagnomaria;
4) abbiamo incollato le barrette di vetro che stabiliscono il giro forzato
che l’acqua deve compiere dietro e sotto gli scomparti e poi i blocchi
assemblati nella prima fase;
5) abbiamo fissato l’ultimo montante laterale, i vetri frontali ed i supporti per le lampade.
Un montaggio così complesso ha richiesto per quattro serate consecutive circa tre ore al giorno di lavoro ed abbiamo consumato un
tubo intero di silicone. Visti i risultati ottenuti possiamo dire con
soddisfazione che ne è valsa la pena!
Conclusioni
Senza dubbio i puristi avranno da ridire sulle esigue dimensioni delle
vaschette e certamente a queste si affiancheranno altre critiche. Ma se
consideriamo che, come abbiamo già detto, presso gli importatori ed i
negozianti i nostri beniamini vengono normalmente ospitati in vasetti
di vetro (anche di soli 200 ml) riservare loro una vaschetta di circa un
litro non vuol dire sottoporli ad uno stress eccessivo. Del resto le mostre
hanno durata breve e quindi i pesci possono per alcuni giorni adattarsi a
questo spazio relativamente angusto.
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LO STATUTO
COSTITUZIONE E SCOPI
ARTICOLO 1
è costituita con sede nella città di Chieti l’ ASSOCIAZIONE ACQUARIOFILI ABRUZZESE.
E’ una libera associazione che non persegue fini di lucro. Essa ha per
scopi:
a) incrementare e valorizzare l’acquariofilia;
b) operare in difesa dell’ambiente al fine anche di realizzare, in particolare
nel territorio regionale abruzzese, un corretto rapporto uomo-animali a tutela della salute pubblica e delle condizioni di vita degli animali da affezione (pesci, anfibi, rettili, ma anche uccelli piccoli mammiferi, cani e gatti).
ARTICOLO 2
Per il conseguimento di questi fini l’Associazione propaganda la divulgazione dell’acquariofilia ed assiste, nei limiti delle proprie possibilità, i
suoi associati in tutte le iniziative che abbiano un interesse generale rivolto al raggiungimento degli scopi anzidetti. Può inoltre istituire sezioni
in altre città abruzzesi.
Essa favorisce la collaborazione tra i soci mediante lo scambio di materiale
e la costituzione di gruppi di ricerca e di studio, particolarmente per quanto riguarda il mantenimento e la riproduzione di specie poco comuni.
I soci si impegnano a divulgare le proprie esperienze.
111
SOCI
ARTICOLO 3
Possono iscriversi all’Associazione Acquariofili Abruzzese tutti i cittadini
italiani e stranieri che abbiano interesse allo sviluppo dell’acquariofilia e
la cui domanda presentata nei modi previsti dallo statuto sia accettata dal
Consiglio Direttivo.
ARTICOLO 4
I soci si dividono in ordinari ed onorari.
I soci onorari sono nominati da Consiglio Direttivo in base a particolari
benemerenze nel campo dell’acquariofilia o della tutela dell’ambiente, non
sono tenuti al pagamento della quota sociale e non hanno diritto di voto.
ARTICOLO 5
Sono eleggibili alle cariche sociali i soli soci ordinari.
ARTICOLO 6
Per iscriversi all’Associazione Acquariofili Abruzzese bisogna presentare
una domanda scritta e firmata in cui si dichiari di accettare il presente
statuto. In caso di mancata accettazione della stessa domanda, il Consiglio Direttivo non é tenuto a motivare il rifiuto.
ARTICOLO 7
Ciascun socio, come detto, é tenuto a pagare all’atto dell’iscrizione la
quota di adesione.
I soci ordinari sono tenuti al pagamento di una quota annuale. L’ammontare delle somme di cui sopra é stabilito dal Consiglio Direttivo.
ARTICOLO 8
La qualifica di socio si perde:
a) per dimissioni;
112
b) per morosità;
c) per espulsione deliberata dall’Assemblea su proposta del Consiglio
Direttivo.
ORGANI SOCIALI
ARTICOLO 9
Gli organi sociali sono:
- il Presidente;
- il Consiglio Direttivo;
- l’Assemblea dei soci.
IL PRESIDENTE
ARTICOLO 10
Il Presidente rappresenta l’Associazione e può esprimersi in suo nome.
Convoca le Assemblee Ordinarie e Straordinarie e le presiede. Inoltre il
suo voto é prevalente in caso di parità, in seno al Consiglio Direttivo.
ARTICOLO 11
Il Presidente è eletto direttamente dall’Assemblea Generale dei Soci.
Dura in carica tre anni ed é rieleggibile. In caso di dimissioni gli subentra
il vice-presidente sino alla scadenza del mandato.
ARTICOLO 12
è possibile la nomina, decisa dall’Assemblea, di un Presidente Onorario,
esentato dal pagamento delle quote sociali. Il Presidente Onorario può
partecipare alle attività assembleari ed alle riunioni del Consiglio Direttivo con diritto alla parola, ma non al voto.
113
CONSIGLIO DIRETTIVO
ARTICOLO 13
Il Consiglio Direttivo é composto dal Presidente e da quattro consiglieri
eletti dall’Assemblea Generale dei Soci.
ARTICOLO 14
I Consiglieri durano in carica tre anni e sono rieleggibili; qualora durante tale periodo venissero a mancare uno o più consiglieri, per qualsiasi
motivo, questi verranno sostituiti dai primi non eletti. Se ne dovessero
mancare tre, il Consiglio Direttivo decade ed i membri rimasti in carica
dovranno convocare entro due mesi l’Assemblea Generale per il rinnovo
delle cariche.
ARTICOLO 15
Il Consiglio Direttivo vigila affinché lo statuto sia rispettato, decide sulla
domanda di ammissione di nuovi soci, realizza i programmi e le manifestazioni approvate dall’Assemblea dei Soci.
ARTICOLO 16
I consiglieri, subito dopo l’elezione, provvedono alla ripartizione delle
cariche che sono:
a) Vicepresidente;
b) Segretario/Cassiere;
c) Consiglieri.
Se il Consiglio Direttivo lo ritiene opportuno, possono essere eletti separatamente il Segretario ed il Cassiere.
ARTICOLO 17
Non possono far parte del Consiglio Direttivo coloro che svolgono abitualmente un’attività commerciale o industriale nell’ambito dell’acquariofilia.
114
ASSEMBLEA DEI SOCI
ARTICOLO 18
L’Assemblea dei Soci é formata da tutti i soci in regola con le quote sociali; si riunisce in via ordinaria almeno una volta all’anno, entro il mese
di marzo, per l’approvazione del conto consuntivo e per la programmazione dell’attività da svolgere.
In via straordinaria é convocata dal Presidente, anche dietro richiesta
scritta di due Consiglieri o del 20% dei soci, e comunque da non meno
di tre iscritti.
Le convocazioni vanno spedite almeno 15 giorni prima dell’Assemblea.
L’Assemblea é valida in prima convocazione quando é presente, di persona o per delega, la metà più uno dei soci. Trascorsa un’ora da quella indicata nell’invito, l’Assemblea é valida in seconda convocazione qualunque
sia il numero dei soci presenti.
ARTICOLO 19
Ciascun Socio ha diritto ad un voto e può farsi rappresentare in Assemblea
da un altro Socio mediante delega scritta e firmata. Sono ammesse due
deleghe per persona. Le deleghe vanno presentate prima dell’inizio dell’Assemblea. I delegati non possono trasferire ad altri le deleghe ricevute.
ARTICOLO 20
L’Assemblea é presieduta dal Presidente o, dietro sua richiesta, da un
altro socio designato dai presenti.
Prima dell’Assemblea saranno eletti tre scrutatori aventi il compito di
constatare la validità delle deleghe ed, eventualmente, dei voti. In caso di
parità, qualsiasi elezione va immediatamente ripetuta fino al raggiungimento della maggioranza.
115
NORME DISCIPLINARI
ARTICOLO 21
Il socio che trasgredisca le norme statutarie o che col suo comportamento
arrechi danno materiale o morale all’Associazione Acquariofili Abruzzese
é passibile di sanzioni disciplinari che vengono deliberate a maggioranza
dall’Assemblea dei Soci.
Le denuncie a carico di un socio vanno presentate per iscritto e firmate
dal Consiglio Direttivo che provvederà a contestare all’interessato l’addebito rivoltogli, dandogli un tempo di almeno 15 giorni per produrre le
proprie giustificazioni. Quindi l’intera documentazione verrà sottoposta
all’Assemblea Generale dei Soci che deciderà in merito adottando uno
dei seguenti provvedimenti:
a) censura:
b) sospensione fino ad un massimo di tre anni:
c) espulsione.
PATRIMONIO
ARTICOLO 22
Il patrimonio dell’Associazione Acquariofili Abruzzese é costituito da:
a) quote sociali ed eventualmente contributi straordinari:
b) eventuali donazioni elargite da enti o privati:
c) beni mobili ed immobili.
VARIE
ARTICOLO 23
Tutte le cariche dell’Associazione Acquariofili Abruzzese sono svolte a
titolo completamente gratuito.
116
ARTICOLO 24
Il presente statuto, dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dei Soci, ha valore immediato. Eventuali modifiche potranno essere
proposte dall’Assemblea dei Soci, dal Consiglio Direttivo e da un terzo
dei Soci aventi diritto al voto. In quest’ultimo caso la richiesta va formulata per iscritto e firmata dai richiedenti.
Le modifiche vanno adottate per votazione da un’Assemblea Generale
dei Soci in cui siano presenti, di persona o per delega, almeno la metà
più uno dei soci aventi diritto al voto.
ARTICOLO 25
Per quanto non previsto dallo statuto valgono le norme di legge ed i
principi generali di diritto vigenti.
117
L’elenco dei soci
001 Luciano Di Tizio
002 Silvestro Pietroluongo
003 Marcello Tagliamonte
004 Giovanni Lisanti
005 Carlo Santacroce
006 Sergio D’Andrea
007 Ivo Cascone
008 Angelo Bevilacqua
009 Carlo Giampietro
010 Anselmo Tacconelli
011 Umberto Sasso
012 Sandro Fasoli
013 Fulvio Merli
014 Bruno Sce’
015 Pio Palmieri
016 Angela Grande
017 Paolo Di Ruzza
018 Walter Michetti
019 Giovanni Lemma
020 Paolo D’Onofrio
021 Franco Mammarella
022 Francesco Veschi
023 Lorenzo Marcucci
024 Amedeo Pardi
025 Umberto Pantaleone
026 Francesco D’Angelo
027 Wilma Rutolo
028 Michele De Angelis
029 Edoardo Costantini
030 Gabriele Messina
031 Marcello Moroni
032 Alberto Fasoli
033 Umberto Agostini
034 Hansmartin De Jong
035 Renato Carrara
036 Pierluigi Di Berardino
037 Mario Zuccarini
038 Giancarlo Di Tizio
039 Salvatore D’Aquila
040 Nicoletta Di Francesco
041 Antonio Appignani
042 Spadaro Agata
043 Nicola La Valle
043 Giorgio Di Tizio
044 Guelfrido Carosella
045 Werther Paccagnella
048 Tullio Sansonetti
048 Antonio Romano
049 Nerio Brintanzoli
050 Massimo Marcucci
051 Quirino Di Cecco
052 Antonio Di Salvatore
053 Mario Mattedi
054 Vittorio Zambon
055 Giancarlo Zappacosta
056 Mariapia Di Simone
057 Pietro Nardini
058 Paolo Paternoster
059 Camillo Romano
060 Salvatore Zitelli
061 Augusto Amori
062 Donato Di Florio
063 Renato Di Loreto
064 Rodolfo Lo Stracco
065 Francesco Marino
066 Lucio Ricci
067 Silver Valeriano
068 Gianni Casati
069 Elvio Rosa
070 Mauro Vaccarini
071 Alberto Mandruzzato
072 Andrea Di Tosto
073 Luca Del Monaco
074 Attilio Di Giustino
074 Gianluca Milillo
076 Marina Salerni
119
077 Antonella Di Bartolomeo
078 Attilio Cecchini
079 Susi
080 Bardella
081 Roberto Baldassarre
082 Maria Aceto
083 Enrico Colasante
083 Giampiero D’Onofrio
085 Marco Lussuoso
086 Giancarlo Di Salvatore
087 Rodolfo Renzetti
088 Marco Liberi
089 Danilo Di Lorenzo
090 Gianni Medoro
091 Antonio Melena
092 Maurizio Salvi
093 Roberto Mammarella
094 Danilo Pascali
095 Luigi Cicchini
096 Francesco Formisano
097 Antonio Alessi
098 Luciano Dell’Osa
099 Maurizio Della Marca
100 Carmine Nasuti
101 Luciano Viola
102 Isaia Rosica
103 Tatiana Spinelli
104 Paola Di Toro Mammarella
105 Andrea Di Lizio
106 Lorenzo Di Sario
107 Bruno Capitelli
108 Antonio Vantaggio
109 Marco Bevilacqua
110 Ugo Prosperi
111 Luisa Di Fulvio
112 Giorgio Faraone
113 Maurizio Pavone
114 Pio Castellano
115 Gianfranco La Selva
116 Marino Di Resta
117 Irene Di Gaetano
118 Rocco La Selva
119 Raffaele Primavera
120 Gianemilio Casati
121 Marco Pelagatti
122 Luigi Di Stilio
123 Giovanni Fumia
124 Michele Alleva
125 Roberto Santacroce
126 Bruno Adriano
127 Regina Nardini
128 Giuseppe Savini
129 Massimo Rabottini
130 Natalina Pennesi
131 Gesuino Mereu
132 Giorgio Bernardini
133 Fabrizio Dezio
134 Gianni Fabrizio
135 Maurizio Manera
136 Andrea Poliandri
137 Francesco Pantalone
138 Livio Macera
139 Pasquale Mattetti
140 Giulio Castagna
141 Paco Di Giovanni
142 Lorenzo Di Antonio
143 Marco Recinella
144 Giulio Cerasa
145 Giulio Caso
146 Stefania De Mingo
147 Assunta Pellegrini
148 Antonino Di Rienzo
149 Maurizio Pandolfi
150 Stefano Perinetti
151 Valentino D’Intino
152 Roberto Silverii
153 Giovanni Placentile
154 Antonio Valente
155 Mario Giannubilo
156 Alessio Arbuatti
157 Giuseppe Biancadoro
158 Sandra D’Ettorre
159 William Ciampella
160 Gianni Roio
161 Giuseppe Nardini
162 Fabio Cavallucci
163 Paolo Paris
164 Stefano Facciola’
165 Alessandro D’Andreamatteo
166 Riccardo Breda
167 Gianfranco Casimiri
168 Renzetti Guido
120
RINGRAZIAMENTI
A conclusione di questa lunga chiacchierata non possiamo esimerci dal
ringraziare i tanti soci che hanno partecipato alla vita del club e che
non sono stati citati in queste pagine: il loro pur importante contributo
ci è, se qualche nome fosse malauguratamente “saltato”, evidentemente
sfuggito nel disperato tentativo, tra febbraio e aprile scorsi, di mettere
insieme, prima di dare alle stampe questo volume, documenti e ricordi.
Un ringraziamento speciale va di nuovo alla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, e in particolare al suo presidente arch.
Mario Di Nisio, per il fondamentale aiuto dato alle celebrazioni del venticinquennale. Grazie infine agli operatori commerciali, a livello locale e
nazionale, che ci hanno in questi cinque lustri dato una mano. Li citiamo in ordine sparso, così come ci tornano in mente: Umberto Agostini,
forse quello che, con la moglie Silvana, ci è stato più vicino sin dall’inizio
della nostra avventura, poi Pelmo e Franco Passeri, Michele De Angelis,
Roberto e Giorgio Santacroce, Andrea Barbacane, Libero Palucci, Giuseppe Bellotto, Vito De Vita, Rocco Erra, Luigi Rossi, Marco Berruti,
Hansmartin e Andrea de Jong, Aristide Menozzi... E le ditte Acquario di
Bologna (già Euraquarium), Askoll, Aquarialand, Hydor, Leone, Newa,
Primaris, Prodac, Sera Italia, Tetra Italia, TF Italian Aquarium Plants,
World Animals (già Aquarium Center e Pet Diffusion). E se qualcuno
l’abbiamo dimenticato, ci perdoni: siamo qui tutti insieme a guardare al
futuro, ma sono trascorsi venticinque anni. E sono tanti.
121
INDICE
Presentazionep. 7
Premessap. 9
I. le origini p. 11
Si comincia in un vicolo del centro
p. 11
La prima mostrap. 13
Nasce il “Premio Chieti”
p. 18
II. le prime mostre
p. 21
III. la crisip. 27
IV. l’attività prosegue
p. 31
V. il decennale. Nascono
le mostre concorsop. 35
VI. il premio chietip. 41
VII. la ricerca sul bettap. 45
La salamandrinap. 48
VIII. gli anni novanta p. 49
Gli “incontri con gli autori”
p. 53
Una mostra “Mondiale”
p. 56
La FIAAEp. 58
IX. il terzo millennio
p. 63
Il bollettino e non solo
p. 64
Il ventennale: l’acquario più bello
p. 68
Il ventunesimo compleanno
p. 69
Oltre la Padellap. 72
X. verso il venticinquennale p. 79
Il nuovo direttivop. 79
Una mostra senza pesci
p. 80
La collaborazione col Museo
p. 81
La sedep. 85
Come nasce una mostra
p. 86
La celebrazione per i 25 anni
p. 87
Le gitep. 88
Il futurop. 90
LE FOTO, I DOCUMENTI
p. 93
La nostra bettierap. 105
I quattro punti chiave
p. 105
Isolamentop. 106
Riscaldamentop. 107
Illuminazionep. 107
Spaziop. 107
Alta scuola bricolage
p. 108
Conclusionip. 109
LO STATUTO p. 111
L’elenco dei socip. 119
Ringrazimentip. 121
Finito di stampare
nel mese di Giugno 2007
dall’Industria Grafica “La Cassandra”
per conto di Ianieri Editore
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