Parrocchia Prepositurale “S. Maria Immacolata delle Grazie” Viale Papa Giovanni XXIII, 13 24121 - Bergamo Tel. 035∙237630 Fax 035∙3831379 E-mail [email protected] Il primo grande prodigio di S. Jesus Da un opuscolo del 1890, Breve notizia dell’Immagine di Nostro Signore detta il Gesù delle Grazie in Bergamo, riportiamo: “... Quando nell’anno 1575 accadde un solenne, segnalato prodigio, col quale piacque al Signore illustrar la adorabile sua effige e diffondere ampiamente la fama del piccolo Santuario, ov’essa era custodita. Il fatto minutamente descritto nella storia: Della origine della serafica Religione Francescana, scritta dal Padre Francesco Gonzaga, Ministro Generale dell’ordine di S. Francesco e morto Vescovo di Mantova. Questa storia fu stampata in Roma l’anno 1587, vale a dire dodici anni dopo l’avvenimento, e mentre, come scrive il detto Gonzaga, viveva tuttavia la persona che fu spettatrice del prodigio. Passando un giorno certo giovane per la strada che conduce al Gesù mentre dirottamente pioveva, giunto alla Cappelletta fermossi e v’entrò per ripararsi dalla pioggia. Or mentre volge lo sguardo alla santa effige, vede (si pensi con quale sorpresa) che dalla fronte di Gesù scorreva il sangue, e si spandeva copioso sulle gote, e in altre parti. Gittatosi, fuori di sé, ginocchioni a terra, si mise a gridare miracolo, misericordia. Quindi correndo attorno a divulgare il prodigio, tutta ne fu commossa la città, e gli abitanti, affrettatisi a correre al Gesù, videro l’annunciata meraviglia. Trovavasi in quel tempo a Bergamo l’arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, che in qualità di Delegato apostolico andava scorrendo per la nostra diocesi e vi faceva la pastorale sua visita. Giunse all’orecchio del santo prelato la notizia di cui tutti parlavano, e convien dire che la prima esposizione dell’avvenimento gli avesse inspirato non lieve diffidenza, e che dubbio gli fosse nato d’illusione e di frode, poiché comandò fosse distrutta la Cappella. Ma i principali cittadini di Bergamo, e fra questi il Capitolo della Cattedrale, si fecero a rappresentargli la antica devozione grandissima che tutti avevano al Gesù delle Grazie, aggiungendo che non era questo il primo miracolo che si fosse veduto operar dal Signore a gloria di quella santa Immagine e a benefizio dei devoti fedeli, e che appunto pochi giorni avanti uno stupendo ne era succeduto in favore d’una donna storpia da molti anni e dichiarata da’ medici incurabile, la quale, portatasi con le stampelle alla Cappella di Gesù, dopo aver fatto con istraordinario fervore le sue orazioni alla presenza di molte persone che colà trovavansi, gettò le stampelle e se ne tornò a casa perfettamente guarita. Quindi umilmente lo pregarono volesse con più maturo consiglio esaminare la cosa, che troppo gran dispiacere avrebbe recato ai bergamaschi la distruzione di questa santa Cappella. Accolse benignamente il santo Arcivescovo le loro istanze e comandò fosse istituito un regolare e diligente esame, e fatte le più accurate investigazioni, risultò la realtà e la certezza incontrastabile non solo del prodigio del sangue, ma ancora dell’altro della donna guarita. Dopo tale avveramento portossi il Borromeo a visitare il Gesù delle Grazie, e fatte con grande fervore le sue preghiere, partendo lasciò un’offerta. Così viene riferito dal mentovato scrittore contemporaneo. Grandissima dovette essere la consolazione e la gioia di tutti i devoti del Gesù in sentire la solenne approvazione data a quei miracoli da un giudice sì competente, sì illuminato, sì santo; tanto più che le stille di sangue onde fu aspersa in vari luoghi quella sacra immagine, restarono sempre visibili anche dappoi... Tutti quelli che avevano veduta i giorni innanzi quella Immagine, in nessuna parte della quale appariva traccia alcuna di sangue, e la miravano dopo di esso così aspersa, da quali pensieri, da quali effetti aver dovevano l’anima penetrata! Volò rapida fama del portentoso avvenimento per tutta la provincia... Ammirabile veramente e straordinario, il narrato prodigio...”. Il secondo grande prodigio di S. Jesus Prima del 1608, come si è visto, l’affresco raffigurava Gesù, portante sulle spalle la croce, in atto di cadere sotto il peso del duro tronco, e con la mano destra poggiata sopra un masso di pietra quasi a sostegno della persona, perché non stramazzasse a terra. Oggi l’affresco raffigura Cristo in piedi mentre porta la croce e rivolge lo sguardo allo spettatore; il mutamento è dovuto al prodigio del 15 settembre 1608 di cui furono unici testimoni due bambini fermatisi a pregare davanti al cancelletto della cappelletta. Da un opuscolo apparso presso l’editore Valsecchi nel 1929, riportiamo quanto ha scritto padre Paolo Sevesi, O.F.M., sul prodigioso evento: “… Ai 15 settembre, giorno di lunedì, nel 1608 verso le ore dieci, il giovinetto Francesco Brecci di anni 11, figlio del fu Pietro, amministratore di giustizia, e di Onesta Solari, abitante nel suburbio di S. Leonardo della città di Bergamo, ebbe la grazia del Signore di vedere coi propri occhi il miracolo. Franceschino, che aveva due sorelline, Caterina e Domenica di 12 anni, viene mandato con Domenica a portare il desinare ai lavoratori, che tagliavano il fieno in un suo campo presso l’orto del convento di S. Maria delle Grazie. Nel giorno ed ora indicati, Franceschino colla sorella, passando dall’edicola di Gesù, si soffermò alquanto per recitare alcune preghiere. Il buon fanciullo aveva già detto due Pater ed Ave, mentre Domenica, osservando le tavolette ed i voti sulle pareti, esclamava con semplicità: «Oh quanti miracoli ha operato questo Gesù!». Intanto Franceschino, mirando il volto sanguinante di Gesù, vede con sua meraviglia la figura di Gesù prendere vita, come fosse realmente vivo. Osserva che Gesù, togliendosi la croce dalle spalle, d’un tratto si alza in piedi, innalza la croce sopra il capo e la tiene alta colle proprie mani. Alla vista del miracolo si rivolta alla sorella: «Vedi, vedi, Domenica», le dice, «che stanno innalzando Gesù là dietro i cristalli», e le riferisce quanto ha osservato. Anche Domenica contempla con meraviglia il Gesù, che si è levato in piedi. Con grande devozione il pio Franceschino recitò i Pater ed Ave fino a cinque volte. Indi incominciando a piovere, s’affrettò colla sorella a recarsi al campo, e di là pel brutto tempo, senza raccontare il prodigio ai lavoratori, tornò con sollecitudine nella casa di Caterina Benaglia che li ospitava. Domenica, che era maggiore di età di Francesco, narrò per filo e per segno il miracolo avvenuto, come lo aveva udito dal fratello. A questo racconto, Elisabetta, che doveva essere una servente di Caterina, credendo ad una puerile suggestione, interruppe con ironia: «Forse quel Gesù, dipinto sul muro, si sentiva tanto affaticato dal peso della croce, da aver bisogno di levarsi in piedi?». Ma Franceschino, quasi scandalizzato dall’incredulità di Elisabetta, sussurrò alla sorella: «Il parlar cosi è peccato, perché Gesù si è levato in piedi; l’ho veduto io coi miei occhi». Intanto Franceschino usci da Bergamo per eseguire alcuni ordini della mamma. Ma il fatto miracoloso si divulgò in un baleno per tutta la città, e attrasse una moltitudine di fedeli a venerare la sacra immagine... Nel mattino seguente il pio fanciullo, di ritorno da Gussanga (luogo fuori di città), venne chiamato dal P. Francesco da Corte, guardiano del convento di S. Maria delle Grazie, e dinanzi a lui e di un altro Padre, depose con processo sommario quanto ebbe veduto. La verbale deposizione venne scritta da questo Padre, di cui non fu ricordato il nome. Ma siccome il miracolo si divulgò anche nelle terre più lontane, i religiosi di S. Maria delle Grazie giudicarono di lasciarne memoria giuridica a gloria di Gesù Redentore. La devozione al Gesù che sorregge la croce si mantenne sempre viva, conservata anche dalla diffusione delle immagini, rappresentanti il Gesù nello stato che si ammirava prima del 1608, e nella nuova posizione che assunse Gesù dopo quest’anno...”. La Traslazione Dopo le opportune intese tra la Congregazione di Carità e l’Autorità ecclesiastica si era convenuto di staccare l’affresco del “Santo Jesus” e trasportarlo nella nostra chiesa parrocchiale per collocarlo nella bella e spaziosa cappella che trovasi alla destra del presbiterio. Compiuto lo stacco, come abbiamo già ricordato per opera di Giuseppe Steffanoni, la venerata immagine venne traslata la sera del 4 aprile 1889: vediamo come L’Eco di Bergamo in data 5-6 aprile di quell’anno ricorda, con colorita cronaca, l’avvenimento. “Da tutte le vie una vera processione di gente moveva alla volta della chiesa di S. Maria Immacolata delle Grazie per assistere alla solenne traslazione della venerata Immagine del Santo Jesus. Mancavano dieci minuti alle diciannove quando il Vescovo entrò nella chiesa per indossare i sacri paramenti. Al centro della chiesa, nel bel mezzo del tempio, era collocato un trono, predisposto per accogliere la sacra immagine. Preceduta da Vescovo si formò la processione, che si recò all’Oratorio del “Santo Jesus” seguendo la linea segnata da numerosi archi a vari colori… Le piccole campane dell’Oratorio cominciarono a squillare… Intanto alle finestre dei palazzi e delle case fuori di Porta Nuova comparivano numerosi lumi. La processione andava spiegandosi fino presso la Chiesa di S. Maria della Neve. Alzate le Croci, in lunghissime file, donne, fanciulli, uomini, membri di associazioni cattoliche, in gran numero con i ceri accesi nelle mani, procedevano pregando… La banda musicale dei giovanetti dell’Istituto Botta accompagnava il cammino dei devoti. Venivano poi alcuni Padri Cappuccini, poi il Clero, con vari Vicari e Prevosti della città. Finalmente, portata da Sacerdoti, in rosse tunicelle, ecco la venerata effigie del “Santo Jesus” sotto un bel padiglione di velluto rosso, ornato di trine d’oro… Il corteo s’apriva a stento la via in mezzo alla sterminata moltitudine, tranquillissima… Quando s’avvicinava la Sacra Immagine, era da per tutto un curvare della fronte e un piegar di ginocchia, come a implorare e a ricevere la benedizione del “buon Gesù delle Grazie” e quella del venerato e amato nostro Vescovo, che assistito dai Canonici Salvi, Donzelli e Bana, seguiva la Sacra Immagine, benedicendo i suoi amati figliuoli. Chiudevano la processione le rappresentanze della Congregazione di Carità, del Seminario Vescovile e della Fabbricieria della Parrocchia… Chi cercava di penetrare nella Chiesa dopo entratavi a stento la processione, non vi poté riuscire che a funzione finita. E fuori, per la vasta piazza, era tutto un mare di gente, che guardava in Chiesa per la porta spalancata e contemplava la illuminazione magnifica. Al vedere tanta moltitudine di popolo, che per tutta la sera si succedette nel tempio, ci tornavano a mente le generazioni dei nostri padri e maggiori, che per oltre quattro secoli e mezzo sono venute piene di fede e di speranza a inginocchiarsi davanti alla santa immagine, implorando e ottenendo grazie… Si vide ieri sera che quella benedizione del “buon Gesù delle Grazie” continua ancora sopra di noi. Nessuno si aspettava ieri sera lo spettacolo stupendo e imponentissimo che ha dato spontaneamente Bergamo cattolica. E anche oggi, per tutto quanto il giorno, fu un viavai continuo alla Chiesa per pregare dinnanzi alla veneratissima immagine. Domattina, dopo la celebrazione delle Messe, l’Immagine del “santo Jesus” verrà trasportata nella cappella che comincerà a essere chiamata “del Santo Jesus” dove resterà d’ora innanzi, speriamo, per molti e molti secoli.” Chi visita oggi la Cappella trova, appena entrati dalla chiesa, due lapidi in pietra nera: una, a sinistra, elenca le indulgenze che erano state dal papa Leone XIII annesse al vecchio oratorio e ora confermate per questa cappella; l’altra, a destra, in buon latino, ricorda la storia della sacra immagine, avvenuta prid. non. Aprilis MDCCCLXXXIX essendo prevosto don Giovanni Corsaro e vescovo Gaetano Camillo Guindani.