Parrocchia Prepositurale
“S. Maria Immacolata delle Grazie”
Viale Papa Giovanni XXIII, 13
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Il primo grande prodigio di S. Jesus
Da un opuscolo del 1890, Breve notizia dell’Immagine di Nostro Signore detta il Gesù delle Grazie
in Bergamo, riportiamo:
“... Quando nell’anno 1575 accadde un solenne, segnalato prodigio, col quale piacque al Signore
illustrar la adorabile sua effige e diffondere ampiamente la fama del piccolo Santuario, ov’essa era
custodita. Il fatto minutamente descritto nella storia: Della origine della serafica Religione
Francescana, scritta dal Padre Francesco Gonzaga, Ministro Generale dell’ordine di S. Francesco e
morto Vescovo di Mantova. Questa storia fu stampata in Roma l’anno 1587, vale a dire dodici anni
dopo l’avvenimento, e mentre, come scrive il detto Gonzaga, viveva tuttavia la persona che fu
spettatrice del prodigio.
Passando un giorno certo giovane per la strada che conduce al Gesù mentre dirottamente pioveva,
giunto alla Cappelletta fermossi e v’entrò per ripararsi dalla pioggia. Or mentre volge lo sguardo
alla santa effige, vede (si pensi con quale sorpresa) che dalla fronte di Gesù scorreva il sangue, e si
spandeva copioso sulle gote, e in altre parti. Gittatosi, fuori di sé, ginocchioni a terra, si mise a
gridare miracolo, misericordia. Quindi correndo attorno a divulgare il prodigio, tutta ne fu
commossa la città, e gli abitanti, affrettatisi a correre al Gesù, videro l’annunciata meraviglia.
Trovavasi in quel tempo a Bergamo l’arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, che in qualità di
Delegato apostolico andava scorrendo per la nostra diocesi e vi faceva la pastorale sua visita.
Giunse all’orecchio del santo prelato la notizia di cui tutti parlavano, e convien dire che la prima
esposizione dell’avvenimento gli avesse inspirato non lieve diffidenza, e che dubbio gli fosse nato
d’illusione e di frode, poiché comandò fosse distrutta la Cappella. Ma i principali cittadini di
Bergamo, e fra questi il Capitolo della Cattedrale, si fecero a rappresentargli la antica devozione
grandissima che tutti avevano al Gesù delle Grazie, aggiungendo che non era questo il primo
miracolo che si fosse veduto operar dal Signore a gloria di quella santa Immagine e a benefizio dei
devoti fedeli, e che appunto pochi giorni avanti uno stupendo ne era succeduto in favore d’una
donna storpia da molti anni e dichiarata da’ medici incurabile, la quale, portatasi con le stampelle
alla Cappella di Gesù, dopo aver fatto con istraordinario fervore le sue orazioni alla presenza di
molte persone che colà trovavansi, gettò le stampelle e se ne tornò a casa perfettamente guarita.
Quindi umilmente lo pregarono volesse con più maturo consiglio esaminare la cosa, che troppo gran
dispiacere avrebbe recato ai bergamaschi la distruzione di questa santa Cappella. Accolse
benignamente il santo Arcivescovo le loro istanze e comandò fosse istituito un regolare e diligente
esame, e fatte le più accurate investigazioni, risultò la realtà e la certezza incontrastabile non solo
del prodigio del sangue, ma ancora dell’altro della donna guarita. Dopo tale avveramento portossi il
Borromeo a visitare il Gesù delle Grazie, e fatte con grande fervore le sue preghiere, partendo lasciò
un’offerta. Così viene riferito dal mentovato scrittore contemporaneo.
Grandissima dovette essere la consolazione e la gioia di tutti i devoti del Gesù in sentire la solenne
approvazione data a quei miracoli da un giudice sì competente, sì illuminato, sì santo; tanto più che
le stille di sangue onde fu aspersa in vari luoghi quella sacra immagine, restarono sempre visibili
anche dappoi... Tutti quelli che avevano veduta i giorni innanzi quella Immagine, in nessuna parte
della quale appariva traccia alcuna di sangue, e la miravano dopo di esso così aspersa, da quali
pensieri, da quali effetti aver dovevano l’anima penetrata! Volò rapida fama del portentoso
avvenimento per tutta la provincia... Ammirabile veramente e straordinario, il narrato prodigio...”.
Il secondo grande prodigio di S. Jesus
Prima del 1608, come si è visto, l’affresco raffigurava Gesù, portante sulle spalle la croce, in atto di
cadere sotto il peso del duro tronco, e con la mano destra poggiata sopra un masso di pietra quasi a
sostegno della persona, perché non stramazzasse a terra. Oggi l’affresco raffigura Cristo in piedi
mentre porta la croce e rivolge lo sguardo allo spettatore; il mutamento è dovuto al prodigio del 15
settembre 1608 di cui furono unici testimoni due bambini fermatisi a pregare davanti al cancelletto
della cappelletta.
Da un opuscolo apparso presso l’editore Valsecchi nel 1929, riportiamo quanto ha scritto padre
Paolo Sevesi, O.F.M., sul prodigioso evento:
“… Ai 15 settembre, giorno di lunedì, nel 1608 verso le ore dieci, il giovinetto Francesco Brecci di
anni 11, figlio del fu Pietro, amministratore di giustizia, e di Onesta Solari, abitante nel suburbio di
S. Leonardo della città di Bergamo, ebbe la grazia del Signore di vedere coi propri occhi il
miracolo. Franceschino, che aveva due sorelline, Caterina e Domenica di 12 anni, viene mandato
con Domenica a portare il desinare ai lavoratori, che tagliavano il fieno in un suo campo presso
l’orto del convento di S. Maria delle Grazie. Nel giorno ed ora indicati, Franceschino colla sorella,
passando dall’edicola di Gesù, si soffermò alquanto per recitare alcune preghiere. Il buon fanciullo
aveva già detto due Pater ed Ave, mentre Domenica, osservando le tavolette ed i voti sulle pareti,
esclamava con semplicità: «Oh quanti miracoli ha operato questo Gesù!».
Intanto Franceschino, mirando il volto sanguinante di Gesù, vede con sua meraviglia la figura di
Gesù prendere vita, come fosse realmente vivo. Osserva che Gesù, togliendosi la croce dalle spalle,
d’un tratto si alza in piedi, innalza la croce sopra il capo e la tiene alta colle proprie mani. Alla vista
del miracolo si rivolta alla sorella: «Vedi, vedi, Domenica», le dice, «che stanno innalzando Gesù là
dietro i cristalli», e le riferisce quanto ha osservato. Anche Domenica contempla con meraviglia il
Gesù, che si è levato in piedi. Con grande devozione il pio Franceschino recitò i Pater ed Ave fino a
cinque volte. Indi incominciando a piovere, s’affrettò colla sorella a recarsi al campo, e di là pel
brutto tempo, senza raccontare il prodigio ai lavoratori, tornò con sollecitudine nella casa di
Caterina Benaglia che li ospitava. Domenica, che era maggiore di età di Francesco, narrò per filo e
per segno il miracolo avvenuto, come lo aveva udito dal fratello. A questo racconto, Elisabetta, che
doveva essere una servente di Caterina, credendo ad una puerile suggestione, interruppe con ironia:
«Forse quel Gesù, dipinto sul muro, si sentiva tanto affaticato dal peso della croce, da aver bisogno
di levarsi in piedi?». Ma Franceschino, quasi scandalizzato dall’incredulità di Elisabetta, sussurrò
alla sorella: «Il parlar cosi è peccato, perché Gesù si è levato in piedi; l’ho veduto io coi miei
occhi». Intanto Franceschino usci da Bergamo per eseguire alcuni ordini della mamma. Ma il fatto
miracoloso si divulgò in un baleno per tutta la città, e attrasse una moltitudine di fedeli a venerare la
sacra immagine... Nel mattino seguente il pio fanciullo, di ritorno da Gussanga (luogo fuori di
città), venne chiamato dal P. Francesco da Corte, guardiano del convento di S. Maria delle Grazie, e
dinanzi a lui e di un altro Padre, depose con processo sommario quanto ebbe veduto. La verbale
deposizione venne scritta da questo Padre, di cui non fu ricordato il nome. Ma siccome il miracolo
si divulgò anche nelle terre più lontane, i religiosi di S. Maria delle Grazie giudicarono di lasciarne
memoria giuridica a gloria di Gesù Redentore.
La devozione al Gesù che sorregge la croce si mantenne sempre viva, conservata anche dalla
diffusione delle immagini, rappresentanti il Gesù nello stato che si ammirava prima del 1608, e
nella nuova posizione che assunse Gesù dopo quest’anno...”.
La Traslazione
Dopo le opportune intese tra la Congregazione di Carità e l’Autorità ecclesiastica si era convenuto
di staccare l’affresco del “Santo Jesus” e trasportarlo nella nostra chiesa parrocchiale per collocarlo
nella bella e spaziosa cappella che trovasi alla destra del presbiterio.
Compiuto lo stacco, come abbiamo già ricordato per opera di Giuseppe Steffanoni, la venerata
immagine venne traslata la sera del 4 aprile 1889: vediamo come L’Eco di Bergamo in data 5-6
aprile di quell’anno ricorda, con colorita cronaca, l’avvenimento.
“Da tutte le vie una vera processione di gente moveva alla volta della chiesa di S. Maria
Immacolata delle Grazie per assistere alla solenne traslazione della venerata Immagine del Santo
Jesus.
Mancavano dieci minuti alle diciannove quando il Vescovo entrò nella chiesa per indossare i sacri
paramenti. Al centro della chiesa, nel bel mezzo del tempio, era collocato un trono, predisposto per
accogliere la sacra immagine.
Preceduta da Vescovo si formò la processione, che si recò all’Oratorio del “Santo Jesus” seguendo
la linea segnata da numerosi archi a vari colori… Le piccole campane dell’Oratorio cominciarono a
squillare… Intanto alle finestre dei palazzi e delle case fuori di Porta Nuova comparivano numerosi
lumi. La processione andava spiegandosi fino presso la Chiesa di S. Maria della Neve.
Alzate le Croci, in lunghissime file, donne, fanciulli, uomini, membri di associazioni cattoliche, in
gran numero con i ceri accesi nelle mani, procedevano pregando…
La banda musicale dei giovanetti dell’Istituto Botta accompagnava il cammino dei devoti.
Venivano poi alcuni Padri Cappuccini, poi il Clero, con vari Vicari e Prevosti della città.
Finalmente, portata da Sacerdoti, in rosse tunicelle, ecco la venerata effigie del “Santo Jesus” sotto
un bel padiglione di velluto rosso, ornato di trine d’oro… Il corteo s’apriva a stento la via in mezzo
alla sterminata moltitudine, tranquillissima… Quando s’avvicinava la Sacra Immagine, era da per
tutto un curvare della fronte e un piegar di ginocchia, come a implorare e a ricevere la benedizione
del “buon Gesù delle Grazie” e quella del venerato e amato nostro Vescovo, che assistito dai
Canonici Salvi, Donzelli e Bana, seguiva la Sacra Immagine, benedicendo i suoi amati figliuoli.
Chiudevano la processione le rappresentanze della Congregazione di Carità, del Seminario
Vescovile e della Fabbricieria della Parrocchia…
Chi cercava di penetrare nella Chiesa dopo entratavi a stento la processione, non vi poté riuscire che
a funzione finita. E fuori, per la vasta piazza, era tutto un mare di gente, che guardava in Chiesa per
la porta spalancata e contemplava la illuminazione magnifica.
Al vedere tanta moltitudine di popolo, che per tutta la sera si succedette nel tempio, ci tornavano a
mente le generazioni dei nostri padri e maggiori, che per oltre quattro secoli e mezzo sono venute
piene di fede e di speranza a inginocchiarsi davanti alla santa immagine, implorando e ottenendo
grazie… Si vide ieri sera che quella benedizione del “buon Gesù delle Grazie” continua ancora
sopra di noi. Nessuno si aspettava ieri sera lo spettacolo stupendo e imponentissimo che ha dato
spontaneamente Bergamo cattolica. E anche oggi, per tutto quanto il giorno, fu un viavai continuo
alla Chiesa per pregare dinnanzi alla veneratissima immagine. Domattina, dopo la celebrazione
delle Messe, l’Immagine del “santo Jesus” verrà trasportata nella cappella che comincerà a essere
chiamata “del Santo Jesus” dove resterà d’ora innanzi, speriamo, per molti e molti secoli.”
Chi visita oggi la Cappella trova, appena entrati dalla chiesa, due lapidi in pietra nera: una, a
sinistra, elenca le indulgenze che erano state dal papa Leone XIII annesse al vecchio oratorio e ora
confermate per questa cappella; l’altra, a destra, in buon latino, ricorda la storia della sacra
immagine, avvenuta prid. non. Aprilis MDCCCLXXXIX essendo prevosto don Giovanni Corsaro e
vescovo Gaetano Camillo Guindani.
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