Il quaderno didattico
C’era una volta la Torre Civica
a cura di Gabriella Fusi
è stato messo a disposizione dall’autrice
per tutti gli interessati all’argomento,
in particolare studenti e docenti della scuola secondaria.
FONDAZIONE BANCA
DEL MONTE DI LOMBARDIA
COMUNE DI PAVIA
SETTORE CULTURA
Biblioteca Bonetta - Sezione ragazzi
SCUOLA MEDIA STATALE
LEONARDO DA VINCI
PAVIA
QUADERNI DI STORIA E CULTURA DELLA CITTÀ
numero 3
C’ERA UNA VOLTA LA TORRE CIVICA…
Percorso didattico per ragazzi
sulle tracce di un monumento dimenticato
a cura di
Gabriella Fusi
C’era una volta la Torre Civica...
2
Ma un brutto giorno…
Il 17 marzo 1989 alle 8.55 la Torre crollò
3
Le ore e i giorni successivi al crollo furono di grande sgomento:
trepidazione e poi dolore per la morte delle quattro persone rimaste sotto
le macerie.
E poi stupore, indignazione.
Iniziarono le polemiche su cause e responsabilità; si avvicendarono interventi di esperti e di politici per valutare l’entità dei danni.
4
Ma nei cittadini crebbe soprattutto una sensazione di impotenza di fronte
al vuoto lasciato da un monumento così familiare e denso di storia.
Le foto del crollo qui riprodotte sono conservate presso i Musei Civici di Pavia.
Si aprì un dibattito sulla ricostruzione che coinvolse tutti i Pavesi. I giornali locali riportarono le posizioni dei diversi schieramenti:
Coloro che vedevano nella Torre soprattutto il simbolo della città, della sua storia politica, sociale ed economica, sostenevano la necessità di un’immediata
ricostruzione “com’era e dov’era”.
Chi invece privilegiava il valore artistico del monumento, come esempio di tecniche e di scelte culturali di diverse epoche, lo considerava irripetibile e si opponeva ad ogni ipotesi di ricostruzione.
Altri proponevano la ricostruzione di una nuova torre secondo la cultura e le
forme contemporanee.
Per comprendere questa contrapposizione esamineremo la Torre civica
nelle sue due componenti:
1. La Torre come luogo strettamente legato alla vita dei cittadini fin dalle sue origini.
2. La Torre come monumento artistico, testimone della cultura delle diverse epoche.
Chi svolgerà l’intero percorso, deciderà su quale piatto della bilancia far ricadere la propria opinione.
5
Aveva quasi mille anni…
fig. 2
La torre civica nacque nel sec. XI 1
come campanile della cattedrale.
Fin dalla sua origine ebbe funzioni legate alla vita civile
della città e fu contesa tra il Vescovo e il Comune,
le due autorità rivali. 2
Il basamento, che in parte si è salvato, costituiva la parte
più antica della torre, che fu innalzata progressivamente
in diversi periodi (cfr. figg. 2-3-4).
fig. 3
Si adattò alle demolizioni e alle ricostruzioni
delle vicine cattedrali.
Nel XII sec. erano allineate alla Torre, verso la piazza,
chiamata piazza dell’Atrio,
le facciate delle due cattedrali romaniche gemelle:
Santo Stefano e Santa Maria del Popolo (cfr. fig. 6)
fig. 4
Alla fine del Cinquecento fu completata e raggiunse
la sua altezza definitiva con la nuova cella campanaria,
disegnata dal Pellegrini, l’architetto del Collegio Borromeo. 3
fig. 5
Quando fu demolita la facciata di Santo Stefano
(cfr. fig 9), per far posto alla nuova facciata del Duomo,
alla fine dell’Ottocento, offrì il suo lato meridionale,
rivolto verso il Duomo, per conservare, ricomposto,
il portale sinistro della cattedrale medievale distrutta.
1 Gli
scavi archeologici nella Torre hanno rivelato massicce fondazioni dell’edificio risalenti all’inizio dell’XI sec.
Cfr. H. BLAKE, Il primo millennio: nuove acquisizioni degli scavi stratigrafici su Pavia romana ed altomedievale, in
“Pavia Bimillenaria,” guida alla mostra, Pavia, 1991, scheda 5.
2 Per la storia della torre cfr. A. SEGAGNI MALACART, La Torre Civica e le torri campanarie padane del sec. XI, in
“La torre maggiore di Pavia”, Pavia, 1989, pp. 51-63; S. LOMARTIRE, Nuove acquisizioni sull’architettura medievale,
in “Pavia Bimillenaria”, cit. scheda 6.
3 Per la cella campanaria cinquecentesca cfr. L. GIORDANO, La cella campanaria del Pellegrini, in “La torre maggiore
di Pavia”, cit.1989, pp. 113-150.
6
Aveva condiviso tutte le vicende della cattedrale
fig. 6
Torre civica, Santo Stefano, Santa Maria del Popolo.
Il disegno fu realizzato nel 1330 dal pavese
Opicino de Canistris nella sua opera
“IL LIBRO DELLE LODI DELLA CITTA’ DI PAVIA”
Questo documento ci permette di conoscere il complesso
medievale precedente la costruzione del Duomo 4
La Torre risulta ancora incompleta. L’ultimo piano,
ancora provvisorio, ospita le campane e gli uomini di guardia
sotto una tettoia a quattro falde.
fig. 7
I cittadini pavesi, impressionati dalle costruzioni del Duomo
di Milano e della Certosa di Pavia, che erano in corso
d’opera, nel 1487 ottennero dal loro cardinale Ascanio Sforza
di edificare, al posto delle antiche cattedrali romaniche,
una nuova Cattedrale grandiosa.
Fu allora realizzato un modello in legno del Duomo,
che prevedeva, forse, anche una nuova veste
per la Torre Civica. 5
fig. 8
Il profilo del Duomo rinascimentale si sovrappone
agli edifici medievali più scuri.
La costruzione del Duomo rinascimentale iniziò dall’abside
e avanzò lentamente verso la facciata con la demolizione
progressiva delle strutture medievali. Da sinistra, allineati:
Torre Civica, Santo Stefano e Santa Maria del Popolo,
Dietro le due cattedrali, il Battistero ottagonale di
San Giovanni ad Fontes e l’edificio del Broletto.
fig. 9
Foto precedente la demolizione della facciata
di Santo Stefano del 1893
La grandiosa costruzione del Duomo, iniziata quattro secoli
prima, partendo dall’abside, avanza verso la piazza.
4 Per la storia del complesso medievale cfr. D. VICINI, Correlazioni e contesto urbano della Torre, in “La torre maggiore
di Pavia”, cit., pp. 31-49. Dalla stessa pubblicazione sono tratte le immagini della torre del presente quaderno didattico.
Per il modello ligneo del complesso del Duomo cfr. A. CADEI, Modello ligneo rinascimentale, in “Musei Civici del
5 Castello Visconteo”, La sala del Modello del Duomo, Pavia, 1981, pp. 11-15; ibidem A. PERONI, Modello ligneo per il
Campanile, p. 16.
7
Prima di continuare verifica le tue conoscenze.
8
Tenendo conto del disegno di Opicino e delle conoscenze
acquisite, indica tra le seguenti affermazioni quelle che
ritieni corrette.
Il complesso medievale del XII sec. comprendeva solo due cattedrali affiancate,
“gemelle”.
V
F
La torre civica era precedente alle due cattedrali romaniche, era nata come campanile delle più antiche cattedrali.
V
F
V
F
La torre medievale si svolgeva per piani sovrapposti di cui l’ultimo, non completato, era coperto da una tettoia.
V
F
V
F
Un portico, su alti pilastri, completava la facciata di S. Stefano e S. Maria del
V
Popolo.
F
Esisteva una specie di tettoia, un riparo, addossato alla Torre e alle Cattedrali. V
F
Nella piazza medievale si ergeva, su un alto basamento, la statua del Regisole. V
F
Il Duomo attuale fu iniziato alla fine del sec XV dall’abside e avanzò lentamenV
te verso la facciata, provocando la demolizione delle strutture precedenti.
F
La torre civica non venne demolita per far posto al Duomo, ma venne innalzata
con una nuova cella campanaria.
V
F
La Torre civica mantenne il ricordo della vecchia cattedrale di Santo Stefano,
V
ospitandone il portale sinistro ricomposto nel suo lato Sud.
F
La facciata del nuovo Duomo rimase arretrata rispetto alla linea della Torre
Civica e delle precedenti Cattedrali.
V
F
La torre civica venne innalzata progressivamente in tempi diversi.
La torre e le due facciate delle cattedrali romaniche erano allineate.
Ordina le informazioni corrette e racconta la storia della
Torre Civica (oralmente o per iscritto).
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.............................................................
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.............................................................
.............................................................
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9
Complesso del Duomo
realizzato dal 1488 al 1933.
Stato degli edifici prima del 17 marzo 1989
10
1. Era il simbolo della vita della città…
Ricostruzione grafica del complesso delle cattedrali
(Archivio civico, Arte cristiana, cartella II. V)
cfr. I. STABILE, Pavia: crollo e rinascita della Torre Civica,
Pavia, 1992, p. 71.
11
La vita dei cittadini intorno alla Torre.
Opicino de Canistris
Il libro delle lodi della città di Pavia (1330)
Traduzione dal latino e note a cura di Delfino Ambaglio, Pavia 1984.
• Leggi attentamente i documenti, quindi esegui gli esercizi che
seguono.
DOC. 1
La chiesa cattedrale, poiché è composta da due chiese contigue senza una parete di
mezzo, si estende in larghezza per un vasto tratto, cioè per la terza parte circa di uno
stadio, ed ha nondimeno da ogni parte volte con colonne: davanti alla sua facciata c’è
una piazza chiamata Atrio, di lunghezza pari alla larghezza della chiesa e anche più.
p. 55
DOC. 2
In essa[piazza] per tutto l’anno si possono trovare tutte le merci necessarie alla vita
degli uomini.
p. 55
DOC. 3
Al centro di questa piazza si erge una statua bronzea di un cavallo con cavaliere, di
recente indorata, che guarda verso nord, di proporzioni maggiori che non quelle di un
uomo o cavallo vivente. […].
pp. 55-56
DOC. 4
Perché fin da fanciulli siano meglio istruiti alla guerra, ogni anno, dal 1 gennaio al
mercoledì delle ceneri esclusi, tutte le domeniche e le festività, il giorno di Carnevale
e il giovedì grasso, i Pavesi tengono certi spettacoli, che sono comunemente detti
Battagliole, ma più correttamente in latino dovrebbero chiamarsi “bellicula”.
p. 72
12
DOC. 5
Dividono infatti la città in due parti, la settentrionale detta superiore, la meridionale
detta inferiore, ciascuna delle quali presenta compagnie ovvero squadre, che si dividono secondo le parrocchie maggiori. Combattono gli uni contro gli altri con armi di
legno, talora tutti insieme, talora a due a due, scontrandosi di corsa da lontano e colpendosi con gli scudi.
p. 72
DOC. 6
Hanno in testa elmi di legno fatti di vimini intrecciati che chiamano “ceste”, foderati
dentro e fuori di panni e imbottiture; Questi recano intagliate o dipinte sulla superficie
le insegne della compagnia e davanti al volto una visiera a maglie di ferro e dietro una
coda di cavallo, per la quale altri, afferrandoli, possono impedire che cadano: alcuni
elmi invece non hanno la coda di cavallo, ma solo una penna piantata e sono chiamati Cappellette. Tutti avanzando se la mettono impugnando scudi fatti di radici intrecciate e bastoni di ferro; ciascuna di queste compagnie è preceduta e guidata da un comandante armato solo di un bastone.
p. 72
DOC. 7
I Pavesi fanno tali giochi soltanto in tre posti, che si trovano lungo la linea di divisione della città - linea che è segnata non da mura, ma dalle parrocchie -, cosicché gli
stessi luoghi sono comuni all’una e all’altra compagnia: dopo pranzo nella zona appena fuori della città chiamata “Camino”, dove la compagnia che sta più in alto difende
alcune collinette e la compagnia più sotto, che occupa la pianura, tenta di espugnarle.
pp. 72-73
DOC. 8
Alle tre pomeridiane, preso un poco di riposo, combattono nella piazza dell’Atrio, nella
quale il Regisole funge da limite divisorio fra le due parti; quindi nel cortile del
Comune, che è detto del Vescovo, dove si scontrano duramente attorno ad una pietra su
cui si leggono di solito i bandi: li tiene in ogni caso d’occhio il corpo di guardia del
Podestà perché non si offendano con ingiurie o portino armi di ferro, specialmente
quelle d’attacco.
p. 73
DOC. 9
Si fregia della vittoria la compagnia che vince nell’ultimo giorno di carnevale. Dopo
carnevale non combattono più in questo modo, ma solo a due a due in uno scontro con
gli scudi.
p. 73
DOC. 10
[I Pavesi] tanto bene si conoscono tra loro… Ciò si deve al fatto che un paio di volte al
giorno essi si radunano nel palazzo del Comune o nella piazza dell’Atrio. Lì si trovano
in gran numero avvocati ovvero giudici e notai.
p. 73
13
DOC. 11
Se si devono promulgare sentenze o condanne o riscossioni si batte un rintocco diverso e
allora si dà lettura su una pietra posta nel cortile del Comune, che ancora oggi è comunemente chiamato cortile del Vescovo, poiché un tempo fu sede del vescovado.
p. 74
DOC. 12
Un particolare rintocco segnala l’uscita di tutto l’esercito, un altro quello della sola cavalleria, sempre preceduti dall’annuncio del banditore.
Se c’è un assalto di nemici, diverso è il suono della campana: in queste occasioni, se è necessario, i comuni della zona inviano gli aiuti che sono loro imposti sia in beni sia in uomini.
p. 74
DOC. 13
Tengono poi sul campanile maggiore più uomini, cui è corrisposto un salario annuo, che possono sia suonare le campane del Comune sia vedere da lontano i nemici che si avvicinano.
p. 74
DOC. 14
Infatti, quando hanno nemici, collocano forti corpi di guardia sulle porte, nelle piazze e nelle
vie, alcuni anche intorno alla città a debita distanza; a loro, e specialmente a quelli sulle
porte, gli uomini del campanile durante la notte danno di frequente la voce; inoltre sono più
volte ispezionati da ufficiali incaricati di ciò.
p. 74
DOC. 15
Questo campanile infatti è così largo che, oltre allo spazio che occupano le campane, oltre
alla stanza dei sorveglianti, sulla sola terrazza che c’è si può camminare in lungo e in largo:
potrebbe contenere un centinaio di persone e forse più.
p. 75
DOC. 16
Un tempo la città era occupata dai soli consoli; ora invece annualmente oppure ogni sei mesi
quei sapienti eleggono, con un compenso stabilito, un governatore chiamato Podestà, che sia
di un’altra città, al quale sono assegnati subalterni in numero fisso, cioè un notaio e più giudici, notai, servitori, uscieri, cavalli, una residenza adeguata e così via. Dopo che egli è stato
eletto e la sua nomina resa pubblica,lo si manda a chiamare. Quello giungendo e smontando da cavallo, si reca all’altare di Santo Stefano in cattedrale e vi fa un’offerta che, se è
d’oro, appartiene al Vescovo, se d’argento, ai Canonici: salendo quindi a palazzo, convocato il popolo, giura che osserverà gli statuti municipali che lì gli vengono presentati, dopo aver
inviato un banditore per la città ad annunciare che ladri, malfattori, prostitute ed eretici se
ne vadano da essa.
p. 79
DOC. 18
Tutti quelli che esercitano una professione formano un collegio, che chiamano Paratico. […]
Ci sono circa trentacinque Paratici che hanno statuti propri e che scelgono singolarmente i
loro consoli o seniori che chiamano Anziani.
Possiedono un loro grande palazzo, che chiamano Palazzo del popolo e una grossa campana che ogniqualvolta suona – il che accade assai di rado -,chiama tutto il popolo a prendere le armi.
p. 79
14
DOC. 19
La vigilia della deposizione di San Siro, cioè il giorno precedente la sua festa, offrono
un pallio nella cattedrale con un cero acceso, con le sue insegne e con l’immagine
dipinta di San Siro, recante cioè i alto la croce e la mitra pontificale, le armi e le insegne dell’imperatore o del re che è signore della città e del Podestà: tutti i nobili della
città con il Podestà seguono il cero.[…]
Seguono quindi, uno alla volta, i ceri dei singoli paratici, dipinti con le predette insegne della città e con gli strumenti della loro professione o con qualcosa del genere: ciascuno di questi è seguito dai rappresentanti ovvero dagli ufficiali di quel paratico, i
quali tengono in mano candele accese abbastanza grosse, che offrono insieme al cero
[…] Davanti al cero dei tavernieri si porta su una tavola un castello di offerte, che
all’ingresso della chiesa è abbattuto dai giovani.
Similmente gli uccellatori portano di solito un albero frondoso, dai rami del quale pendono, legati per il becco, piccoli uccelli vivi, ai quali si fa la stessa cosa che al castello. Fanno anche molti altri giochi nel portare i ceri.[…]
[I Pavesi ]celebrano tutte le processioni al suono delle sole campane del Comune, che
stanno sul campanile maggiore.
p. 98
DOC. 20
Oltre alle numerosissime campane delle altre chiese minori, la cattedrale ovvero il
Comune ne ha parecchie grandissime, il cui rintocco si può udire a sei miglia e più di
distanza.
p. 98
DOC. 21
Nella festa di San Giovanni Evangelista alla mattina gli abitanti bruciano con una
grande quantità di legna alberi sfrondati, che hanno piantato ai lati della piazza
dell’Atrio, cioè uno di fronte al Regisole e l’altro alle spalle, a non grande distanza.
Mentre questi bruciano e i cittadini si recano là in processione con strumenti musicali,
il Podestà salendo in alto tesse le lodi della città.
p. 98
DOC. 22
Il giorno della traslazione di San Siro, di buon mattino, corrono a cavallo per vincere
il pallio di seta o intessuto d’oro, poco lontano dalla città in un campo di corsa che si
estende in lunghezza per moltissimi stadi, gli scudieri dei signori per i loro padroni e
per vincere una porchetta arrostita e un gallo bianco vivo.[…]
Chi vince questo pallio lo offre a San Siro o a un’altra chiesa o ne fa quel che vuole.
p. 99
DOC. 23
Il dì di Pentecoste, ai vespri, lasciano cadere dal tetto o dalla volta nella cattedrale di
Santo Stefano e in alcune altre chiese legna che brucia con offerte, frutta e rose. Così
dopo aver lanciato le offerte, mentre i fanciulli corrono qua e là per la chiesa e cercano di prenderle, subito mandano giù paglia di lino infuocata che cade sulle loro teste.
p. 99
15
La descrizione di Opicino potrebbe essere utilizzata per molti tipi di indagine.
Nella seguente tabella indica con i numeri corrispondenti i
documenti utili alle diverse discipline.
DISCIPLINE
Storia
Storia
Storia
Storia
Storia
Storia
Storia
Storia
dell’economia
della popolazione
delle tradizioni
della politica
della guerra
della società
dei monumenti
della religione
DOCUMENTI UTILI
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
............................
............................
............................
............................
............................
............................
............................
Scegli i documenti relativi ai seguenti argomenti:
1. La Torre Civica partecipava con
i segnali delle campane alla vita dei
cittadini pavesi.
n. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2. Nella piazza, antistante la cattedrale si svolgevano numerose attività
n. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
e manifestazioni.
Sottolinea nei documenti selezionati tutte le circostanze
segnate dal tocco delle campane della torre civica, e individuale nel seguente elenco.
Le campane della torre
Convocano il Consiglio ristretto dei Saggi eletti dal Comune per le decisioni
più importanti.
Convocano il Consiglio dei Cento che decide sulle questioni meno riservate.
Convocano l’assemblea dei cittadini.
Annunciano la promulgazione di sentenze o di condanne.
Annunciano una riscossione di tributi.
Segnalano l’uscita di tutto l’esercito.
Segnalano l’uscita della sola cavalleria.
Annunciano un assalto dei nemici.
Danno inizio alle gare e ai giochi.
Annunciano le giornate di fiere e mercati.
Radunano l’esercito.
Chiamano tutti i cittadini a prendere le armi.
Celebrano le processioni religiose.
16
• Ritorna sui documenti e sottolinea con colori diversi
gli avvisi trasmessi attraverso i diversi tocchi.
• Quali momenti della vita civile erano segnati dalle campane
della Torre Civica?
• La vita politica
• L’amministrazione della giustizia
• La riscossione delle tasse
• La difesa della città
• Le attività economiche
• Gli svaghi
• Le manifestazioni religiose
Dunque, i cittadini erano informati di quanto avveniva in
città attraverso le campane della torre civica e sapevano
distinguere gli avvisi dal tocco.
17
Le attività dentro la Torre
Gli archeologi hanno effettuato degli scavi all’interno della Torre e
hanno portato alla luce oggetti che rivelano le attività che vi si svolgevano nel Medioevo. 6
• Leggi il seguente testo e sottolinea gli oggetti ritrovati, le
scoperte fatte dagli archeologi e le attività che si svolgevano
nella torre.
Gli scavi condotti all’interno della torre hanno riportato tutta l’area al suo livello originale.
Gli strati archeologici senz’altro più interessanti sono quelli trovati subito dopo la fondazione della torre. Sono strati sabbiosi, pieni soprattutto di scorie di metallo, ma in alcune
zone contengono anche una grande quantità di frammenti di vetro da finestra colorato e
dipinto e migliaia di tessere di mosaico.
Il ritrovamento del vetro, delle tessere ed anche di oggetti decorativi in bronzo, non lasciano dubbi che la torre sia servita come cantiere di lavoro durante il rifacimento romanico
di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo.
In questo periodo, intorno al 1100, i lavori per la costruzione della torre erano probabilmente in abbandono, e dunque l’area al suo interno era adatta ad ospitare alcuni lavori
per la cattedrale adiacente.
I ritrovamenti hanno un’importanza notevole per la storia della tecnologia e per la storia dell’arte.
La lavorazione principale in questo periodo è stata quella del ferro a forgia, che ha lasciato sparsa in tutto l’interno della torre un’enorme quantità di scorie.
Dopo l’esame dei ritrovamenti e delle strutture (per la maggior parte buchi per pali), è
stato possibile ricostruire la natura della lavorazione.
Essa era concentrata nell’angolo Nord-Ovest della torre, dove si è trovata una serie di
battuti, cioè blocchi per la pavimentazione in argilla (1) sovrapposti intorno a una vasca
(2) costruita in mattoni e rivestita all’interno di argilla e malta.
Accanto alla vasca sono stati scoperti cinque buchi per pali: quattro più piccoli a Nord,
disposti in quadrato (3) e uno più grande a Ovest, erano costruiti sicuramente prima di
qualsiasi deposito di scorie; tutti i buchi per i pali sporgevano chiaramente dalla terra
piena di scorie e soltanto l’orlo della vasca era coperto di scorie.
Probabilmente si trattava di una struttura in metallo, abbastanza piccola, su quattro
gambe in metallo; Il grande palo a Ovest della vasca poteva sostenere l’incudine (4), che
anche oggi è di solito messa su un palo di legno.
I manufatti rinvenuti sono per la maggior parte chiodi, essenziali per costruire l’impalcatura per la cattedrale. 7
6 Testo e disegno adattati da Ricerche archeologiche sulla Torre Civica. Restauri alla cattedrale di Santo Stefano,
1974 opuscolo per la mostra a cura di A. PERONI, B. W. PERKINS, S. NIPOTI, C. BARACCA, D. ELLWOUD,
X. TOSCANI.
Cfr. anche D. VICINI, Torre civica: il cantiere del sec XI, sceda 18; E. SPATOLA, Il campanato nella Torre civica,
scheda 11, in “Pavia Bimillenaria”, cit. 1991.
7 Scrive Opicino: “Alcune chiese Maggiori sono ricoperte da tegole (lastre) di piombo, in particolare la chiesa maggiore o cattedrale…”) Cfr. Opicino de Canistris, cit. p. 57.
18
Si sono trovati anche scorie di bronzo e di piombo e frammenti di crogioli troppo piccoli per
fondere il ferro, ma idonei per questi due metalli. Purtroppo non c’erano tracce di manufatti in bronzo, ma si può pensare alla produzione di guarnizioni perle vetrate e a lastre di
piombo per coprire il tetto della cattedrale.
Sono stati portati alla luce nella Torre e nella zona antistante l’ingresso pozzetti per gettate
di campane che possono risalire a tre fasi diverse della costruzione della Torre... Molti documenti d’archivio confermano la costruzione e la riparazione di campane nei pressi della
Torre Civica.
Compila la seguente tabella, mettendo in relazione i ritrovamenti archeologici con le attività che si svolgevano nella
Torre durante la costruzione delle cattedrali romaniche.
RITROVAMENTI
ATTIVITA’
Osserva la ricostruzione della struttura che doveva servire
alla lavorazione del ferro, quindi indica con i numeri che
trovi nel testo letto le parti corrispondenti.
Musei Civici di Pavia. Disegno di Claudio Baracca, 1974.
19
I mercati intorno alla Torre...
• Leggi il testo seguente 8, sottolinea le attività commerciali e i luo
ghi in cui si svolgevano, quindi compila la tabella che segue.
La piazza del mercato era, all’epoca di Opicino, l’Atrio di San Siro, l’attuale sagrato del
Duomo.
Gli scavi archeologici portano a credere che lo spazio fosse interamente libero, fin dall’età
romana. L’area veniva affittata dal Vescovo ai commercianti.
Nella piazza si vendeva di tutto: generi alimentari (frutti, legumi, ortaggi, carni fresche e salate, selvaggina, pesci freschi e salati, pane, uova e formaggi, bestie da ingrassare e cibi cotti),
fieno e paglia in carri, lepri e vino milanese, utensili di legno e ceste di vimini, corde, ciabatte, panni di lana, pelli, pellicce, borse e guanti, lebeti e vasi di rame e bronzo.
Intorno alla piazza: spezie e colori, candele di cera e di sego, olio d’oliva e di semi di lino, vasi
di vetro, tazze e recipienti vari di legno, piatti e vasi di terracotta.
La Piazza di San Savino (attuale Piazza Cavagneria) era anch’essa affittata dal Vescovo, che
ne era proprietario, al paratico (corporazione-associazione) dei calzolai.
La Piazza Grande (attuale piazza della Vittoria, formatasi a partire dal 1376 e forse grossomodo sull’area dell’antico foro romano 9), nella zona sud ospitava botteghe e banchi di cambiavalute. Inoltre si trovava qui il maggiore dei macelli pubblici, chiamato “becaricia”.
LUOGHI
PRODOTTI - ATTIVITA’
Prendi in considerazione le merci che venivano vendute sulla
piazza ed esamina quali erano prodotte nel territorio e quali
dovevano essere importate. Discutine in classe, tenendo conto che
Pavia, attraverso le strade e le vie d’acqua, il Ticino e il Po, poteva avere legami economici anche con luoghi lontani.
Dunque, per tutta l’età comunale la torre fu segnata dai
fermenti della vita della città.
8 Testo
adattato da D. VICINI, Mercati urbani, in “Pavia Bimillenaria”, cit. scheda 14.
Cfr. C. MACCABRUNI, Il Foro di Ticinum (Pavia) e il Foro di Laumellum (Lomello), in “Antichità altoadriatiche”,
vol. XLII 1995.
9
20
E dopo l’età comunale…
“Quando scomparve il Comune come entità politica e subentrò la signoria dei
Visconti (dal 1359), si mantenne l’uso politico-sociale delle campane, e venne ufficialmente assunto e stipendiato con denaro pubblico un campanaro.
Nel 1414 le quattro campane della torre avevano un nome: Baiona, la più grande, per
le ore e le solennità maggiori; campana dei Sapienti, la seconda, addetta a chiamare i
consiglieri cittadini alle adunanze in palazzo pretorio, al Broletto; campana dello
Studio (Università), la terza, che evidentemente suonava per gli universitari; infine
Scilla, la campana più piccola”. 10
Sottolinea le funzioni delle campane che trovi indicate e confrontale con quelle che già conosci. Quali nuove funzioni sono
introdotte rispetto all’età comunale?
..................................
..................................
Quali fatti nuovi si sono verificati dunque nell’epoca dei
Visconti?
E’ stata fondata l’Università a Pavia. 11
Sono state introdotte le festività religiose.
E’ stata introdotta la consuetudine di convocare assemblee.
E’ stato costruito un orologio sulla torre. 12
Un nuovo personaggio frequentava la torre
Chi?
..................................
10
Testo adattato da A. G. CAVAGNA, Misura del tempo, misura delle cose, misura degli uomini nella infelix, olim formosa Papia, in “La torre maggiore di Pavia”, Milano 1989, pp. 180-181.
11
Nel 1361 Galeazzo II Visconti ottiene dall’imperatore Carlo IV l’autorizzazione a fondare a Pavia una Università:
Nasce così lo “Studium generale” (Università) di Diritto Civile e Canonico, di Filosofia, Medicina e Arti liberali.
12
La presenza di un orologio sulla torre civica è testimoniata nel 1404. Cfr. M. VISIOLI, L’orologio della Torre, in
“La Torre Maggiore di Pavia”, cit. 1989, pp. 159-173.
21
All’inizio del 1500…
Un servizio per i cittadini…
La torre civica era un vero centro polifunzionale, nel cuore della città.
Sovrintendeva non solo alla misura del tempo, dunque a una misura “collettiva”, utile a tutti,
ma anche, attraverso un apposito ufficio metrico, ai “pesi e alle misure” private.
Le misure di capacità, quantità, estensione che servivano al lavoro di mercanti, osti, prestinai,
artigiani pavesi erano riunite in un unico luogo, appunto la Torre Civica, per essere utili a tutti
e tutelare i cittadini contro le truffe. Qui si stabilivano pubblicamente le misure per chiunque,
pubblico o privato, richiedesse un riferimento oggettivo, secondo lo standard ufficiale.
Una spesa per i cittadini…
Data la funzione sociale esercitata dalla Torre, i cittadini dovevano provvedere alla sua manutenzione.
Sempre, fino all’Ottocento, qualunque spesa per torre, campane, orologio, gravò sulle casse
locali, costituendo per i cittadini un ulteriore causa di tasse. 13
Collega i servizi offerti dalla Torre con i corrispondenti
destinatari.
SERVIZI DELLA TORRE CIVICA
DESTINATARI DEI SERVIZI
Scansione del tempo
mercanti – bottegai - artigiani
Giustizia
nobili - signori
clero e fedeli
Difesa
studenti
Garanzia contro le frodi
Avvisi religiosi
13
esercito
tutti i cittadini
Testo adattato da A. G. CAVAGNA, Misura del tempo, misura delle cose, misura degli uomini nella infelix, olim
formosa Papia, in “La Torre Maggiore di Pavia”, cit., p. 181.
22
Sulla base delle conoscenze acquisite, tenendo conto di tutte
le funzioni della Torre Civica, costruisci uno schema a stella
in cui indichi tutti i personaggi che hanno avuto un legame
con il luogo o le funzioni della Torre Civica.
Es.
Studenti
Fabbri, ecc…
............................
............................
............................
............................
Personaggi
............................
............................
............................
............................
Ripercorri le tappe di questo capitolo e scrivi un racconto,
ambientato alla fine del ‘500, in cui immagini di essere un
cittadino di Pavia, con un ruolo preciso legato alla torre.
Nella vicenda si muovono altri personaggi sociali che hai
individuato nel percorso svolto finora.
Scegli tu la forma testuale.
23
Nella tua esposizione tieni conto delle osservazioni che puoi fare
sulle due immagini che seguono, che rappresentano il cuore della
città all’inizio e alla fine del sec. XVI.
BERNARDINO LANZANI
Affresco con la veduta di Pavia (1525)
Chiesa di San Teodoro
(Particolare)
O. BALLADA
Pianta di Pavia
incisione del 1654
su disegno di Ludovico Corte del 1617
(Particolare)
.............................................................
.............................................................
24
2. Era l’archivio della cultura materiale della città…
Testimonianza
della tecnica costruttiva del sec. XI,
dell’architettura rinascimentale,
museo all’aperto.
Attraverso questo percorso
imparerai ad osservare attentamente la muratura
di un edificio antico e capirai quante cose interessanti
si possono scoprire!
25
Era la Torre più imponente della città…
Tieni conto delle immagini precedenti, osserva i resti della
torre, quindi orienta la pianta dell’edificio.
Veduta da Nord Ovest
Veduta da Sud
Veduta da Sud Ovest
Metti in relazione le foto del basamento della torre con la
sua pianta e inserisci i punti cardinali nei quattro lati.
Dalla tua osservazione deduci che
26
L’edificio era a pianta quadrata.
V
F
L’ingresso principale della torre era rivolto a sud.
V
F
Al piano terra esisteva una nicchia sulla parete est come le absidi
degli edifici religiosi.
V
F
Esisteva un vano nello spessore di muro, presumibilmente destinato ad una scala.
V
F
La muratura era costituita da mattoni sovrapposti con strati di malta
in modo ordinato e compatto.
V
F
La muratura, molto spessa è costituita da una gettata di mattoni e sassi
tra due pareti di mattoni.
V
F
La muratura, molto sottile, denuncia una struttura fragile e instabile
V
F
Metti in relazione le foto dei resti della torre e la sua pianta,
a sinistra, con le immagini di destra che raffigurano particolari della torre prima del crollo.
(Cerchia e collega i particolari a cui ti riferisci)
La muratura della Torre Civica era stata realizzata secondo il sistema “a sacco”, frequente nelle torri medievali: due pareti, interna e esterna, costituite da mattoni pieni e
un’intercapedine fra le due pareti, costituita da un composto ………………………… , di
frammenti di mattoni, pietre e ciottoli di fiume, cementato con malta. Aveva un grande
……………….. , al punto che poteva contenere una …………….. e l’incavo di una
…………… . Le pareti esterne erano molto curate, sia nella distribuzione dei mattoni sia
nell’attenzione agli ……………………………, che la impreziosivano.
DISOMOGENEO – ELEMENTI DECORATIVI – NICCHIA – SCALA – SPESSORE
27
Era la memoria della città romana
Riprendiamo in considerazione la struttura della torre, a partire dall’osservazione diretta di quanto è rimasto dopo il crollo.
Osserva i resti della torre.
Soffermati sul lato nord, verso via Omodeo, il meglio conservato.
Nel basamento della Torre sono in evidenza lastre di pietra squadrate
irregolari.
Si tratta di materiali, recuperati da edifici romani distrutti. 14
14
28
Cfr, C. MACCABRUNI, La torre civica come luogo della memoria, in “La torre maggiore di Pavia”, cit. p. 8.
Perché nella torre civica si trovavano questi materiali?
“Per la posizione geografica Pavia è notevolmente distante da possibili luoghi di estrazione e di rifornimento di materiali lapidei (di pietra).
Cercò per questa ragione, fin dalle sue origini, di stabilire una rete di relazioni con altre
aree. Poteva avvalersi per le comunicazioni di una fitta rete di grandi corsi d’acqua e di
vie di terra.
Dopo l’età romana, la città come capitale dei Goti, dei Longobardi e del Regno italico
preferì riutilizzare il materiale antico piuttosto che procurarsene del nuovo.
I continui rinnovamenti della città portarono alla distruzione dei manufatti del passato.
Molta parte delle pietre e dei marmi finì nei forni di calce per fornire malta alle nuove
costruzioni.
Solo i ciottoli del Ticino e i mattoni prodotti dalle numerose fornaci del territorio erano
facilmente reperibili.” 15
Scegli tra le seguenti affermazione quelle che ritieni corrette
Pavia ebbe origine in epoca romana.
V
F
La città romana utilizzò solo i materiali da costruzione forniti dal
territorio circostante.
V
F
La città romana utilizzò prevalentemente i ciottoli del Ticino e i mattoni
delle vicine fornaci.
V
F
Pavia romana godette di una certa ricchezza.
V
F
La città era impreziosita da materiali importati.
V
F
Le vie di comunicazione fluviali e terrestri favorirono l’importazione
di materiali da costruzione.
V
F
Le pietre delle costruzioni romane andarono completamente distrutte.
V
F
Le pietre provenienti dalla distruzione degli edifici romani furono
riutilizzate nelle costruzioni medievali.
V
F
15
Testo adattato da:
P. Tozzi, M. Oxilia, Le pietre di Pavia romana, in “Bollettino della Soc. Pavese di St. Patria, 33, 1981, pp. 3-44
29
La base mostrava una fascia di reperti antichi
Si individuano nella vecchia foto i blocchi di epoca romana che ancor
oggi vediamo nei resti della Torre. Gli archeologi hanno studiato questi materiali e hanno distinto diverse tipologie:
Lastra di marmo di epigrafe.
Frammento di stele (lapide funeraria) con cornice.
Lastre ricavate da sarcofagi.
Resti di are (altari votivi).
Resti di miliari (pietre che segnavano la distanza di un miglio in una strada
romana).
Resti di pavimentazione delle vie romane.
Resti di mattoni romani (più grandi di quelli usati per la torre e con l’incavo
di presa).
30
Anche la muratura era preziosa…
Eccoti le immagini di alcuni frammenti di epoca romana incastonati nelle
pareti della Torre.
Coronamento di stele.
Si trovava nella facciata
occidentale della Torre.
Ora è ai Musei Civici di Pavia
Testa femminile.
Si trovava nella facciata
occidentale della Torre.
Testa di fanciullo. (?)
Si trovava nella facciata
occidentale della Torre.
Testa con la barba.
Si trovava nella facciata
occidentale della Torre.
Frammento con testa scolpita
entro uno scudo.
Era inserito nei resti della facciata
di S. Stefano.
Ora ai Musei civici di Pavia.
Scorcio del lato orientale
della Torre.
Immagini da C. Maccabruni, cit. pp 23-24
• Quale funzione potevano avere le lastre di marmo delle
pareti esterne del basamento?
1. Rinforzavano la muratura.
2. Abbellivano la fascia più bassa della Torre
3. Avevano una funzione sia strutturale, di rinforzo, sia decorativa per
ché erano costituite da materiale più prezioso dei mattoni e dei ciottoli.
• Quale funzione potevano avere i frammenti romani sulle
pareti esterne della Torre?
1. Rinforzavano la muratura.
2. Avevano una funzione decorativa, infatti erano più numerosi verso la piazza.
3. Erano incastonati nella muratura per essere conservati come testimonianza
delle antichità romane, come in un museo all’aperto per tutti i cittadini.
31
Le pareti della Torre erano ancora più preziose
Quali elementi riesci e individuare nella muratura oltre al
materiale costruttivo (mattoni) e ai buchi quadrangolari dei
ponteggi? (sottolinea le parole corrette)
Lesene, archetti pensili, dentelli marcapiano, intonaco, sculture romane,
tondi concavi con tracce luminose.
I primi tre elementi sono soluzioni decorative della architettura, tipiche
delle costruzioni romaniche, gli ultimi due sono caratteristica specifica
della Torre Civica di Pavia
Hai già esaminato le sculture romane, ora ti occuperai dei tondi concavi,
che contenevano dei “bacini”, cioè delle tazze di ceramica coloratissime.
16
Per lo studio dei bacini cfr. H. BLAKE e F. AGUZZI, I bacini ceramici della Torre Civica di Pavia, in “La Torre
Maggiore di Pavia”, cit. 1989, pp. 209-284. Dal testo sono riprese anche le immagini del campione di bacini della pagina
seguente.
32
I bacini, circa 40, erano murati sui due piani inferiori della Torre Civica, quindi
risalivano alla fase di costruzione più antica, forse alla prima metà dell’XI sec.
La decorazione interessava tutti i lati della Torre, ma principalmente il lato occidentale, verso la piazza dell’Atrio e continuava, con minore intensità, nella facciate delle cattedrali.
Questi oggetti venivano prodotti nelle regioni islamiche del Mediterraneo. La
maggior parte di essi provenivano dall’ Egitto, pochi dalla Siria, dalla Tunisia e
dalla Sicilia.
Eccoti alcuni esempi delle loro fattezze e del modo in cui erano stati incastonati nella muratura.
Purtroppo il crollo della torre ha causato anche la perdita di queste preziose
ceramiche, di cui si conservano solo le foto nella fototeca dei musei Civici di
Pavia.
Quale poteva essere la funzione dei bacini sulla superficie della Torre Civica?
- Servivano a rafforzare la muratura.
- Avevano una funzione decorativa, costituendo incavi di luce e di colore.
- Impreziosivano l’edificio in quanto erano oggetti importati da un mondo diverso e più
avanzato.
Quale altro significato si può attribuire alla presenza dei bacini islamici
nella Torre di Pavia?
- Testimoniano l’attività commerciale che Pavia svolgeva nel Medioevo con il
Mediterraneo attraverso le vie d’acqua (Ticino, Po, Mare Adriatico).
- Testimoniano la presenza della religione islamica a Pavia.
- Testimoniano la ricchezza di cui godeva la città.
33
Ancora Museo all’aperto…
Torre Civica, lato sud.
Uno dei tre portali di Santo Stefano, il portale sinistro, dopo le demolizioni della facciata
della cattedrale romanica, venne ricomposto, e addossato alla Torre Civica.
Sulla stessa parete vennero murati altri frammenti architettonici e scultorei
della stessa provenienza.
Il crollo della torre cancellò anche questa testimonianza.
ORA IL PORTALE E’ ESPOSTO IN UNA SALA DEI MUSEI CIVICI DI PAVIA,
A SEGUITO DEL RECUPERO E DELLA RICOMPOSIZIONE DEI FRAMMENTI
EFFETTUATO DOPO IL CROLLO DELLA TORRE.
NELLA STESSA SALA SI TROVANO GLI ALTRI DUE PORTALI DI S. STEFANO
E ALTRI REPERTI DELLE CATTEDRALI.
34
Una torre generosa!
Ma nei cittadini crebbe soprattutto una sensazione di impotenza di fronte al vuoto lasciato da un monumento così familiare e denso di storia.
Santo Stefano prima e durante le demolizioni.
Si notano le tracce dell’imposta di un portico davanti alla cattedrale,
che evidentemente era stato previsto ma non realizzato e che giustifica la definizione
della piazza come “Atrium” di S. Siro.
Ricostruzione grafica delle due facciate.
Le sculture salvate dalle demolizioni sono segnate grigio scuro
35
Osserva la foto del lato sud della torre (pag 32) e indica, sovrapponendo il numero corrispondente, i seguenti frammenti murati. 17
1. portale sinistro della facciata di Santo Stefano; 2. finestra bifora;
3. finestra monofora; 4. capitelli sparsi; 5. cornice orizzontale;
6. frammento di bifora; 7. stemmi nobiliari;
8. leone stiloforo (che in origine era alla base di una colonna come se la reggesse – ora
sporge dalla muratura);
9. capitelli all’imposta di un’ arcata esterna al portale.
Osserva la disposizione dei frammenti addossati alla Torre
Civica, confrontali con la foto della cattedrale antecedente la
demolizione.
Con quale criterio, secondo te, è stata fatta la ricomposizione?
• con una scrupolosa fedeltà alla porzione di facciata intorno al portale
sinistro di Santo Stefano
• con un’attenzione particolare per il portale
• con l’intenzione di conservare la ricchezza decorativa della facciata di
Santo Stefano, anche accostando elementi decorativi non pertinenti a
quella determinata porzione di facciata
• con l’intenzione di riprodurre le tracce di un portico davanti al portale,
di cui si riconosce l’arco di imposta
• con l’intenzione di conservare alcuni resti della antica facciata in rap
porto con il contesto di provenienza
Riordina i dati delle didascalie e le risposte degli esercizi svolti e
descrivi come si presentava il lato sud della Torre Civica. Concludi
con una tua valutazione sulla scelta fatta alla fine dell’Ottocento
di esporre all’aperto, in quel luogo, i resti di Santo Stefano. 18
.............................................................
.............................................................
.............................................................
.............................................................
.............................................................
17
Cfr. M. T. MAZZILLI SAVINI, Le sculture della basilica di Santo Stefano addossate alla Torre Civica, in
“La torre Maggiore di Pavia”, cit., 1989, pp. 83-111
18
Tieni conto che altri reperti, compresi i portali delle due cattedrali, erano stati esposti nelle sale dei Musei Civici di Pavia,
dopo essere stati conservati a lungo in depositi del Duomo, del Vescovado e dei Musei Civici.
Dopo il crollo della Torre, anche il portale sinistro di Santo Stefano è stato ricomposto accanto agli altri due.
36
Per corona un tempietto rinascimentale
Osserva gli elementi che compongono la struttura cubica della
cella campanaria (a sinistra) e riconoscili nel seguente elenco:
• Basamento - colonne - architrave – timpano (secondo lo stile classico-rinascimentale).
• Loggiato ad archi su pilastri e colonne (come una bifora romanica in forme rinascimentali).
• Cornicione terminale quadrangolare.
Prova a individuare, tra quelli indicati, l’elemento architettonico
estraneo alla composizione e riconoscilo nel disegno di destra, che
raffigura il progetto originale, mai portato a termine.
Quale funzione aveva ne progetto completo?
1. Era un elemento decorativo
2. Era la base della struttura della lanterna ottagonale sovrastante
Come era
come doveva essere
A destra il progetto originario del Pellegrini
che non fu compiuto perché il governatore spagnolo
(Lo Stato di Milano all’epoca era sotto la dominazione spagnola), ne
vietò l’innalzamento e a causadi polemiche sorte all’interno del cantiere.
Ripensa alle varie tappe della costruzione della Torre (cfr. pp. 4 e 5):
in ogni fase di avanzamento restò sempre “incompiuta”
17
Cfr. L. GIORDANO, La cella campanaria del Pellegrini, cit. p. 128-129
37
Tutto ciò si cancellò con il crollo
Ora la piazza è mutilata
I cittadini pavesi dopo il crollo si divisero
tra favorevoli e contrari alla ricostruzione.
Sono state ripristinate le case distrutte (cfr. foto pagg. 2 e 3).
La base superstite della torre è stata recintata.
38
I materiali raccolti dalle macerie della Torre…
sono stati, selezionati, suddivisi per tipologie e catalogati
per cura della Direzione dei Musei Civici.
Osserva alcuni dei frammenti che si trovavano inglobati
nella muratura della torre e che ora sono conservati nei
deposito del Museo.
Prova ad abbinarli alla descrizione con la quale sono stati
catalogati. Apponi ad ogni foto il numero corrispondente.
1 Frammento di lastra con motivo di fiore, cm. 17 x 12 x 6
2 Tronco inferiore di statuetta romana, nudino virile stante, cm. 21 x 13 x 12
3 Frammento con figure di cervo, cm. 10 x 13 x 3,2
4 Frammento di capitellino ionico, cm. 13 x 20 x 11
5 Frammento di capitellino a stampella con motivo di bacellature;
pulvino in un sol blocco con ovoli, cm. 17 x 20 x 10
6 Frammento con piccola cornice a gutte, cm. 6,5 x 13 x 4,5
39
Una curiosità
Gli scavi effettuati nella Torre Civica nel 1973
avevano portato alla luce lo stemma di Pavia del
sec XVII, probabilmente collocato in origine
nell’Ufficio “Pesi e Misure” (compare nelle
grida per la bollatura di pesi e misure).
Dopo il crollo della Torre venne recuperato dalle
macerie un frammento che costituiva il coronamento superiore dello stemma.
I due frammenti vennero ricomposti, restaurati
nel 1990, ed esposti all’ingresso dei Musei
Civici.
(Cfr. Cartella Musei Civici, sez.Torre Civica, C 269/271).
Quale interesse possono avere questi frammenti?
Ti sembra giusto che si trovino al Museo? Perché?
A quale scopo?
Discutine con i compagni e prova e esprimere le tue idee per
iscritto.
(tieni conto del lavoro che stai facendo tu ora con questo
percorso didattico e delle opportunità che sono offerte agli
studiosi dei monumenti).
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40
La ricostruzione… Le ragioni del sì e le ragioni del no.
Sul quotidiano locale si aprì un dibattito sul tema della ricostruzione, che durò a lungo. Tra i numerosi articoli apparsi sui
giornali, vengono qui trascritti a titolo di esempio, quelli che
presentano posizioni contrapposte.
Mentre leggi, sottolinea le argomentazioni a favore o contro la ricostruzione con colori diversi, quindi trascrivile in sintesi su una tabella.
DOC. 1
LA PROVINCIA PAVESE
Domenica 19 marzo 1989
“Era il cuore della città. Deve tornare a battere”
SIGNOR Sindaco,
ho aperto la “Provincia” stamattina, ho letto il resoconto del Suo discorso in Consiglio Comunale
e invano vi ho cercato quel sussulto di fierezza che sempre, in casi come questo, ci si può e ci si deve aspettare da chi si sia assunto, a qualunque livello, responsabilità di governo.
Molta commozione, molta compassione: Lei ha pianto sui morti, sull’edicola,sulle case, sulla torre, su Pavia.
Tutto giusto. Non ho però trovato altre parole, che aspettavo, e speravo di leggere. Pavia, signor Sindaco, la
sua storia, stavano e stanno in quella torre, perché quello è il cuore della nostra città. Ma se era – ed è – così,
bisognava, subito, bisogna, ora, dire – e Lei per primo deve dire – alto e forte, come novant’anni fa i Veneziani
per il campanile di San Marco, come i Fiorentini quarant’anni fa per Santa Trinità: “Signori, ricostruiremo la
nostra torre”. Se Lei non parlerà così e se i Pavesi non La seguiranno, sarà bene, signor Sindaco, che il lutto
cittadino lo dichiariamo a tempo illimitato, per ricordarci e fare sapere a tutto il mondo che questa città muore
perché vuole lasciarsi morire.
Giulio Guderzo
Ordinario di Storia del Risorgimento nell’Università di Pavia
DOC. 2
LA PROVINCIA PAVESE
Giovedì 23 marzo 1989
1
“La Torre sarà rifatta”
“Certo rifaremo la Torre”. Questo è il risultato clamoroso a cui si è giunti ieri mattina dopo la visita al Duomo
di Francesco Sisinni, direttore generale del Ministero dei Beni culturali e di Lionello Costanza Fattori,
Sovrintendente ai Beni culturali della Lombardia. […] E’ un’operazione che richiederà una ingente quantità
di fondi, ma quale operazione di questo tipo non li richiede?”
2
Interviene la Società di storia patria. “Un monumento così non può scomparire”
Il Consiglio di presidenza della Società pavese di storia patria, nella drammatica circostanza del crollo della
Torre Civica, che ha distrutto una parte così cospicua del patrimonio ideale, culturale e artistico della nostra
città, interpretando il sentimento di tutti i soci rivolge un pensiero di profonda tristezza alle vittime del disastro: La Torre Civica è stata sempre il simbolo tradizionale della libertà cittadina nel corso del secondo
Millennio e raffigura anche la vicenda plurisecolare di Pavia nella storia d’Europa, da capitale di regno a sede
internazionale di alta cultura. Un monumento così carico di storia non può sparire dal panorama cittadino.
La ricostruzione deve essere impegno deciso della Città e delle sue Autorità, con tutte le garanzie di sicurezza
che il contiguo complesso monumentale del Duomo esige; il nuovo manufatto dovrà conservare struttura, fisionomia e funzioni dell’antico, così da restituire a Pavia la sua torre Civica. La ricostruzione della Torre deve
rappresentare il segno di una rinnovata volontà di restauro, manutenzione e salvaguardia dell’intero patrimonio artistico, ambientale e culturale della città. In ragione del suo tessuto romano e medievale Pavia presenta
una situazione di particolare vulnerabilità, aggravata dalla scarsa cultura moderna della manutenzione ordinaria. E’ quindi necessario reagire con volontà ed impegno per riaffermare che esistono valori morali e culturali a caratterizzare la vita degli uomini e della società.
Il Presidente
Emilio Gabba
41
3
L’architetto Baracca è scettico: “Una spesa fuori luogo”.
Nuova sì, ma che volto deve avere? “Serve un concorso internazionale”
La proposta è arrivata dal direttore della biblioteca Milani.
Per molti pavesi quel buco in mezzo al cielo è una coltellata al cuore. A sentirsi dire “rifacciamola quella Torre” si sentono un poco meglio. Non sarà mai la vecchia immagine, ma la scandalosa nudità della
piazza del Duomo verrà coperta e forse, col tempo,si amerà anche la nuova Torre.
Il dibattito allora si sposta sul “come” fare il nuovo edificio e su quali caratteristiche strutturali ed estetiche richiederebbe una tale opera. Prima di tutto fedeltà: non sarebbe sopportabile una struttura moderna di qualsiasi tipo, in questa città che sembra un piccolo spaccato di medioevo. Dunque, si dice, la si
rifaccia come la vecchia. Una struttura in cemento armato, internamente, ma fuori il cotto rosso che contraddistingue Pavia. Una edificazione che, una volta verificata la solidità del terreno, non dovrebbe presentare eccessivi problemi tecnici: si tratterebbe di costruire un grattacielo moderno e di vestirlo all’antica. “Credo che la soluzione più efficace – dice Felice Milani, direttore della biblioteca civica Bonetta sia quella di bandire un concorso internazionale per trovare un progetto che sia il migliore possibile. Si
dovrà riprodurre esattamente la vecchia Torre e quindi dal punto di vista della ricostruzione esterna sarà
un lavoro molto impegnativo. Nel caso in cui si decida per una struttura del tutto nuova,allora tale concorso sarà ancor più necessario per evitare di rovinare la piazza del Duomo. Io credo che comunque si
debba riempire quel vuoto: la cupola così grande e così sola non è bella”. […]
Ma l’architetto Claudio Baracca, che lavora alla revisione del piano regolatore, pone l’accento su di un
aspetto che forse non era considerato sufficientemente:” Certamente la prima cosa che tutti pensano
quando vedono uno dei simboli della città ridotto in polvere, non fosse altro per l’orgoglio cittadino, è di
ricostruirlo. Ma alle emozioni del primo momento si deve far seguire una riflessione razionale. Che è questa: con tutto il denaro della possibile ricostruzione si potrebbe definitivamente risistemare la situazione,
molto grave, dei monumenti cittadini. Si tratta di molto denaro, cifre che, quando se ne aveva disperatamente bisogno, hanno tardato a giungere. Se ora questi soldi sono disponibili, usiamoli intelligentemente per salvare il salvabile e non per creare quello che ormai è perduto"[…].
DOC. 3
LA PROVINCIA PAVESE
Giovedì 30 marzo 1989
“La brutta copia che non vorrei in quella piazza”
[…] E’ passata più di una settimana da quel maledetto crollo di piazza del Duomo. E’ passa oltre una
settimana dal dolore profondo che quella Torre abbattuta su quattro povere vittime ha provocato in tutti
noi. In me, oltre al rammarico per le quattro vite perdute, oltre al dispetto per l’abbandono nel quale
vengono lasciati i nostri monumenti, c’è rabbia e sconforto nei confronti del futuro di piazza del
Duomo. La Torre Civica sarà ricostruita? Io lo considero un insulto. Un oltraggio al mio dolore. Un
rimedio peggiore del male. […]Immagino di vedere quella copia riempire il vuoto di oggi e mi immagino a guardarla con rabbia, con antipatia. Vorrei ricordare il dolore di venerdì 17 marzo 1989 chinando lo sguardo a quello che rimane della vecchia Torre civica, piuttosto che alzandolo verso la sua
“brutta copia”[…].
Carlo Arrigo
Giornalista
DOC. 4
LA PROVINCIA PAVESE
Venerdì 31 marzo 1989
“Ricostruire? No, sono contro i falsi storici”
[…] Quanto sia anacronistica la ricostruzione “com’era e dov’era”è la torre stessa a insegnarcelo. Le
sue forme erano documento dell’architettura dell’XI secolo e del sapere tecnologico di quegli anni; quando si decise, nel 1583, la costruzione di una cella campanaria, questa conobbe le modanature e le forme
del tardo Rinascimento che si avviava verso il Barocco, senza cedere a compromessi con l’antico.
Ciò che è perso è ormai irriproducibile. […] Ogni cura e attenzione vada rivolta alla conservazione della
città storica e, se una torre deve essere eretta, questa sia testimone della cultura del nostro tempo…
Angela Ferraresi
architetto cultore della materia
presso il corso di Restauro Architettonico
della fac. di Architettura de Politecnico di Milano
42
DOC. 4
LA PROVINCIA PAVESE
Mercoledì 5 aprile 1989
“La fedeltà al passato non significa falsificare”
Ma una fedele ricostruzione della Torre sarebbe davvero una falsificazione, come taluni affermano?
Che cosa è propriamente un “falso storico”? Certo sarebbe un falso fare una torre medievale dove non
c’era, o rifare una pittura o una scultura d’autore andate perdute. E infatti nessuno, che io sappia, ha
mai proposto, che io sappia, i pochi dipinti e sculture e acqueforti e disegni d’autore, travolti, in Italia
e in Europa, dalla guerra che gli sciagurati dittatori hanno voluta e perduta. Nessuno infatti potrebbe
riprodurre esattamente i colori, le sfumature,la magia del Cenacolo di Leonardo, posto che fosse perduto; nessuno potrebbe rifare alla Venere di Milo le braccia di cui ci è giunta mutilata. I puri valori
artistici figurativi, come tali, non sono mai pienamente recuperabili. Ma allora perché tante città europee hanno ricostruito i loro centri storici com’erano prima dell’ecatombe? Perché Verona ha rifatto
com’erano e dov’erano i suoi due ponti? “Scaligero” e “Pietra”? Perché Firenze ha rivoluto tal quale
il suo bellissimo ponte di S.Trinità?e perché si è rifatta tal quale l’Abbazia di Montecassino? Certo
anche perché le architetture si possono rifare più fedelmente che i dipinti, ma soprattutto perché quelle architetture storiche avevano e hanno, oltre ad un valore artistico e talvolta più ancora che un valore artistico, anche un forte significato civile. Erano e sono gli elementi essenziali di un profilo urbano
che si è voluto restaurare, erano e sono i documenti rilevanti di una storia di città che non si è voluta
smarrire. E infatti, nessuno, che io sappia, ha gridato al falso davanti a quelle ricostruzioni.
Perché, allora, gridare al falso qui a Pavia, come se la Torre Civica fosse solo un’opera d’arte irrecuperabile di cui conservare memoria senza rifarla, e non invece prima di tutto il testimone centrale delle
nostre libertà, da tener ben presente anche in piazza e non solo nelle immagini del Museo? […]
Giovanni Vaccari
DOC. 5
IL TICINO
Sabato 15 aprile 1989 - Lettere in redazione
Caro Direttore,
ho scorso con attenzione “il Ticino” nelle settimane seguite al tragico crollo della Torre. Dalla maggioranza degli interventi accolti nelle varie pagine, mi è parso di notare –ma potrei sbagliarmi- un atteggiamento
sostanzialmente poco benevolo, o almeno poco partecipe nei confronti di chi ha tentato fin dall’inizio di
richiamare la comunità pavese ai valori superiori della sua stessa identità culturale, religiosa e civile.
Poiché mi pare che questo sia poi il nocciolo reale del problema, mi consenta di raccontare a Lei,e –se lo
riterrà utile- agli amici lettori quanto mi è capitato venerdì 7 c.m.
Volevo portare alla Tavola rotonda di quella sera, al Comitato di quartiere del Borgo Ticino notizie fresche
su quanto si stava facendo in Friuli per rispondere- e reagire- a vicende simili, anche se assai più tragiche
della nostra.
Telefonai perciò nel primo pomeriggio al Municipio di Tenzone, un piccolo comune gravemente danneggiato dai terremoti, dove,in particolare, lo splendido Duomo romanico-gotico di Sant’Andrea era crollato con
esito simile a quello della nostra torre, ossia andando distrutto per circa il 90%.
Mi rispose una voce femminile, che, qualificatasi per “la donna delle pulizie”, si disse dispiaciuta di non
potermi passare nessuno, dato che a quell’ora, in Municipio, c’era solo lei. Ribattei che forse lei stessa
avrebbe potuto darmi la notizia che cercavo a proposito di Sant’Andrea. Subito disse che sì, a Sant’Andrea
si stava lavorando. “Allora lo ricostruite”? “Si, certo”. “Com’era, diverso o nuovo?” “No, no, uguale, per
anastilosi”. “Scusi, come ha detto?”.
“Si, lo so, è una parola difficile, l’ho imparata quando abbiamo cominciato a lavorare, noi del paese. Vuol
dire che abbiamo preso tutte le pietre cadute, le abbiamo numerate, e poi si mettono al posto di prima”.
“Come sarebbe a dire, voi del paese?”. “Ma sì, adesso lì per Sant’Andrea c’è un cantiere, ma noi del paese
abbiamo già ricostruito con questo sistema due chiesette sulla montagna qui vicino e adesso attacchiamo
co la terza”. “Ma chi vi paga?” “E, no, prima si è costruito il paese, le case, le botteghe, ma i soldi del
governo non bastavano e così, finiti i nostri lavori, andiamo su noi del paese, specialmente le donne, e gli
uomini che ci sono, quando possono,e facciamo quel che bisogna”. “Gratis?” “ Si, signore, certo!”
“Signora mi scusi, qual è il suo nome?” “ Anna Tomat”.
Non sto a riferirle per esteso, caro Direttore, il colloquio che ebbi poi con il parroco di Sant’Andrea… […]
Mentre ringraziavo, prima la signota Tomat e poi il parroco, mi accorsi di avere uno strano- e per me insolito- nodo in gola. Quella era gente che davvero i suoi monumenti se li meritava. […]
Giulio Guderzo
43
Compila le seguenti tabelle, indicando il numero dei documenti a cui ti riferisci e le ragioni addotte a sostegno delle diverse
posizioni.
(Trattandosi di un campione di argomentazioni non ha importanza il numero dei favorevoli rispetto a quello dei contrari).
FAVOREVOLI ALLA
RICOSTRUZIONE
PERCHÈ
COME
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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CONTRARI ALLA
RICOSTRUZIONE
PERCHÈ
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Doc. N . . .
Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Doc. N . . .
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Ma della Torre Civica quale ricordo è rimasto nei cittadini?
LA PROVINCIA PAVESE
Venerdì 17 marzo 2006, p. 12
Torre civica: 17 anni dopo
Cerimonia pubblica in piazza Duomo per l’anniversario
Pavia. Ricorre il 17° anniversario dalla caduta della torre civica. Il tragico evento comportò la morte
di quattro persone e segnò un grave lutto per la città intera. Per ricordare la tragedia si terrà una cerimonia pubblica questa mattina alle 12 in piazza Duomo. Saranno presenti le autorità cittadine e le istituzioni oltre a un pubblico certamente folto che verrà a dare omaggio alle vittime. L’amministrazione
comunale intende infatti rivolgere il proprio pensiero a quella triste circostanza e onorare la memoria
delle persone scomparse. Nella caduta della torre erano morte Barbara Cassani, Adriana Uggetti, Pia
Casella Comaschi e Giulio Fontana, sepolti sotto le macerie che quel mattino di 17 anni fa invasero
piazza Duomo. L’anniversario e la commemorazione diventa[no] così un momento di raccoglimento.
Il ricordo è testimoniato anche dai resti ancora visibili di quel pezzo di monumento che da allora non
è stato più ricostruito, e non sono mancate in questi anni le discussioni attorno a un[a] porzione di
storia che rimarrà per sempre nel cuore della città.
Come viene definita la Torre Civica?
Come viene scritto il suo nome?
Ricordati
Di scrivere “Torre Civica” con la lettera maiuscola
e non definirla mai “pezzo di monumento”
Tenendo conto delle conoscenze che hai acquisito, delle argomentazioni prodotte da coloro che, avendo caro il monumento,
hanno arricchito il dibattito sulla ricostruzione, scrivi ora tu un
articolo per il giornale locale, esprimendo la tua opinione e invitando i cittadini pavesi a non dimenticare la loro storia.
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BIBLIOGRAFIA
H. BLAKE, Il primo millennio: nuove acquisizioni degli scavi stratigrafici su Pavia romana ed altomedievale, in “Pavia Bimillenaria”, guida alla mostra, Pavia, cit. 1991, scheda 5.
.
H. BLAKE, F. AGUZZI, I bacini ceramici della Torre Civica di Pavia, in “La Torre Maggiore di Pavia”,
cit. 1989.
A. CADEI, Modello ligneo rinascimentale, in Musei Civici del Castello Visconteo, La sala del Modello
del Duomo, Pavia, cit. 1981.
A. G. CAVAGNA, Misura del tempo, misura delle cose, misura degli uomini nella infelix, olim formosa
Papia, in “La torre maggiore di Pavia”, cit. 1989.
L. GIORDANO, La cella campanaria del Pellegrini, in “La torre maggiore di Pavia”, cit. 1989.
S. LOMARTIRE, Nuove acquisizioni sull’architettura medievale, in “Pavia Bimillenaria”, cit. scheda 6.
C. MACCABRUNI, La torre civica come luogo della memoria, in “La torre maggiore di Pavia”, cit. 1989.
C. MACCABRUNI, Il Foro di Ticinum (Pavia) e il Foro di Laumellum (Lomello), in “Antichità altoadriatiche”, vol. XLII 1995.
Cfr. M. T. MAZZILLI SAVINI, Le sculture della basilica di Santo Stefano addossate alla Torre Civica, in
“La Torre Maggiore di Pavia”, cit. 1989.
A. PERONI, Modello ligneo per il Campanile, in “La sala del Modello del Duomo”, Pavia, cit. 1981.
A PERONI, B.W.PERKINS, S. NIPOTI, C. BARACCA, D. ELLWOUD, X. TOSCANI (a cura di),
Ricerche archeologiche sulla Torre Civica. “Restauri alla cattedrale di Santo Stefano”, cit. 1974.
A. SEGAGNI MALACART, La Torre Civica e le torri campanarie padane del sec. XI, in “La torre maggiore di Pavia”, Pavia, cit. 1989.
E. SPATOLA, Il campanato nella Torre civica, scheda 11, in “Pavia Bimillenaria”, cit. 1991
I. STABILE, Pavia: crollo e rinascita della Torre Civica, Pavia, cit. 1992.
P. TOZZI, M. OXILIA, Le pietre di Pavia romana, in “Bollettino della Soc. Pavese di St. Patria”, cit. 1981,
scheda 33.
D. VICINI, Correlazioni e contesto urbano della Torre, in “La torre maggiore di Pavia”, cit. 1989.
D. VICINI, Torre civica: il cantiere del sec XI, in “Pavia Bimillenaria”, cit. 1991, scheda 18.
D. VICINI, Mercati urbani, in “Pavia Bimillenaria”, cit. scheda 14.
M. VISIOLI, L’orologio della Torre, in “La Torre Maggiore di Pavia”, cit. 1989.
INDICE
1.
2.
3.
4.
46
Conoscenze di base.
La torre e la vita della città.
La torre e la cultura materiale della città.
Il dibattito sulla ricostruzione
p. 4
p. 9
p. 23
p. 39
PAVIA
QUADERNI DI STORIA E CULTURA DELLA CITTÀ
numero 3
progetto di
Costantino Leanti
della BIBLIOTECA CIVICA BONETTA - SEZIONE RAGAZZI
C’ERA UNA VOLTA LA TORRE CIVICA…
Percorso didattico per ragazzi
sulle tracce di un monumento dimenticato
a cura di
Gabriella Fusi
si ringrazia
Donata Vicini,
Antonio Brusa, Giulio Guderzo
progetto grafico
META comunicazione - Pavia
impaginazione
Patrizia Iannazzo
stampa
Industria Grafica Pavese - Pavia
consegnato alla stampa nel maggio 2006
in copertina I ragazzi in visita ai resti della Torre Civica
47
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C`era una volta la Torre Civica