88° anno LXXXVIII N. 12 Dicembre 2009 in cruce gloriantes MENSILE DELL’AZIONE CATTOLICA TICINESE In questo numero: 3 Dal passato luce per il presente 4-5 Gli auguri dei responsabili 7 Appello per la scuola 8-11 Giovani speciali 14 Di sessualità e omosessualità 15 Il teologo risponde Facciamo posto a Gesù che nasce dall’associazione Il numero sull’Avvento ha raggiunto le 2.800 copie di tiratura!!! Spighe piace: aiutiamolo a crescere Carissime amiche, cari amici, entriamo nelle vostre case con questo numero di Natale col quale i responsabili dell’Azione Cattolica ticinese rivolgono a tutti voi i loro auguri. Aggiungiamo anche quelli della redazione di Spighe, condividendo con voi la gioia di aver potuto realizzare, nel mese di novembre, un numero speciale a colori tutto dedicato ai bambini. Le copie prenotate da parte di parrocchie o catechiste, sono state infatti circa 1.400. Ciò ha permesso di raddoppiare ampiamente la normale tiratura di Spighe! Il numero di novembre dedicato all’Avvento è stato stampato in ben 2.800 copie! Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno permesso questa straordinaria impresa. Coloro che hanno realizzato le pagine per i ragazzi; il segretario dell’AC per il pa- ziente lavoro svolto nell’acquisire le copie; la Tipografia Bassi per la cura e il rispetto dei tempi; don Rolando per averci fornito gli indirizzi delle catechiste. La realizzazione a colori (8 pagine su 16) è stata poi possibile grazie ad una generosa e spontanea offerta che ci ha così permesso di rivolgerci ai bambini con un giornale simpatico e accattivante. Anche a chi ha voluto in questo modo sostenere Spighe va tutta la nostra gratitudine. Da questo numero dobbiamo ripartire per rilanciare la nostra rivista. Lo splendido risultato dimostra che se ci impegniamo riusciamo a promuovere Spighe e farla conoscere anche a chi non la conosce. Chi l’ha ricevuta – e non è abbonato – ha apprezzato molto questo numero. Non facciamo cadere questa opportunità e invitiamo noi stessi più gente pos- sibile ad abbonarsi a Spighe. Il costo è talmente basso (solo 25 franchi all’anno!) che in pochi potrebbero dire di no. Naturalmente, dedicare un numero all’Avvento e ai bambini per Spighe non è stata una operazione commerciale o promozionale, ma aveva soprattutto lo scopo di ricordare che il Natale richiede un tempo di preparazione del cuore, rispondendo così all’impegno educativo ed ecclesiale dell’Azione Cattolica. In una società che passa da una festa all’altra, trasformandole in vuote occasioni di consumo eliminando l’attesa, la preparazione, la riflessione, lo stupore, parlare di Avvento è controcorrente. E ricordare che a Natale Gesù è nato è una notizia sconvolgente. Auguri a tutti di un Natale cristiano! Bellissimo questo numero di Spighe!!! Voglio proprio regalare un abbonamento… Nome di chi lo riceverà Indirizzo Lo regalo io: Nome Indirizzo E-mail / Telefono Allora farò subito così: ritaglio o fotocopio questa scheda compilata, e la spedisco a: Spighe, corso Elvezia 35, 6900 LUGANO dicendo che sarò io a pagarlo; oppure (senza rovinare questo bellissimo numero del giornale…) scriverò immediatamente una mail a: 2 Spighe Dicembre 2009 [email protected] L’abbonamento-regalo per un anno costa 25 franchi (…così poco?!) dal presidente 100° della Gioventù Cattolica e 20° del congresso di rilancio dell’AC Dal passato arriva luce per il presente Quest’anno ricordiamo due importanti anniversari. Il primo è il centenario della fondazione dell’AC giovanile ticinese: nell’ottobre del 1909 nacque l’azione cattolica giovanile, poi diventata Gioventù Cattolica Ticinese (GCT), uno dei quattro ami dell’AC diocesana – lanciata con grande vigore in particolare dal venerabile Vescovo Aurelio Bacciarini – che raccolse migliaia di giovani ticinesi attorno all’ideale di vita cristiana, formando intere generazioni e contribuendo in modo decisivo all’apostolato e alla pastorale della Chiesa. Con le difficoltà dell’AC alla fine degli anni Sessanta, si spensero i gruppi maschili e la GCT si dissolse nel 1968. Per celebrare questo importante centenario e tracciare un riassunto storico dei Giovani di AC dal 1909 al 1968, Luigi Maffezzoli ha curato un libretto commemorativo che si può richiedere in Segretariato. La seconda data da ricordare è quella del 1989, quindi 20 anni fa. Era l’8 ottobre 1989 quando si svolse a Lugano un Congresso voluto dal Vescovo Eugenio Corecco per rilanciare l’AC in Diocesi. Affluirono al Palazzo dei Congressi oltre 2000 persone: aderenti dell’AC del passato e giovani e famiglie pronte a seguire l’invito del Vescovo; da lì iniziò una nuova stagione dell’AC in Ticino. Noi per primi non possiamo non ricordare questo 20° anniversario dell’AC “moderna”: l’attuale ACT è il risultato di questi due decenni di cammino e il tema su come rilanciare l’AC è ancora di stretta attualità. Ne parla lo stesso Vescovo Pier Giacomo nella sua lettera pastorale …e pose la sua tenda in mezzo a noi. Auspichiamo che l’invito posto dal Vescovo sia accolto da tutta la Diocesi e l’AC si impegna a onorare questa fiducia in comunione con tutte le altre aggregazioni ecclesiali. Gli atti di questo congresso del 1989 sono dei testi stupendi, non solo perché l’associazione fu effettivamente rilanciata, ma perché sono di strettissima attualità anche 20 anni dopo: sembra che la sfida sia rimasta la stessa. La lettura che il Vescovo Eugenio fece di questa ripartenza fu davvero profetica, perché non solo seppe tracciare il percorso della “nuova” associazione”, ma poi ne guidò i primi passi, chiamando in particolare i giovani, diventando per loro un padre nella fede e realizzando così in modo singolarmente profondo il particolare carisma dell’AC che “collabora” con la gerarchia. Qui la cosa era quasi ribaltata: la “gerarchia” andava ad incontrare le persone per cercare non collaboratori ma gente con cui fare un cammino grande, persone con cui “infiammare la diocesi”. Poi quel triste 1995 arrivò troppo in fretta: tra pochi mesi ricorderemo già il 15° anniversario della nascita al cielo del nostro indimenticabile Eugenio. Concludo con un breve estratto del discorso del Vescovo Eugenio di 20 anni fa che ci aiuta a capire il nostro impegno: “La pastorale deve essere una pastorale delle persone e non una pastorale delle cose da fare. La nostra preoccupazione principale non deve essere quella di mettere in atto una nuova organizzazione diocesana, vicariale e parrocchiale di uomini e di donne, adulti e giovani, ma di individuare il modo di raggiungere queste persone al cuore della loro stessa esperienza di fede. L’organizzazione è uno strumento necessario, ma non servirebbe a nulla, se l’AC non riuscisse a rendere consapevoli i fedeli laici della loro vocazione alla fede, alla missione e alla comunione ecclesiale, a mettere la persona del fedele laico in movimento verso questo ideale.” A nome mio e di tutta l’ACT vi auguro un Santo Natale in cui realmente incontrare Gesù “nel cuore della nostra esperienza di fede”. Buon Natale a tutti! Davide De Lorenzi La meglio Gioventù Il libretto di Davide De Lorenzi – Luigi Maffezzoli, Giovani di AC (1909-1968) nel centenario della Gioventù Cattolica Ticinese, Quaderni di Azione Cattolica, ottobre 2009, pagg. 42, è in vendita presso il Segretariato dell’Azione Cattolica Ticinese al prezzo simbolico di 2 franchi (più spese postali se richiesta la spedizione). Per quantitativi superiori alle 20 copie la spedizione è gratuita. Dicembre 2009 Spighe 3 dai responsabili dai responsabili Lo slancio rinnovato a cui siamo chiamati Carissimi amici, quest’anno i miei auguri di Natale vi raggiungono tramite “Spighe”, questo nostro bel giornale mensile che ci permette di rimanere legati all’Azione Cattolica anche quando non abbiamo le possibilità di partecipare agli incontri proposti nel calendario. Mi colpisce particolarmente la cifra, segnalata nell’ augurio del Presidente, di duemila persone presenti all’incontro proposto dal vescovo Eugenio Corecco avvenuto 20 anni fa... quanti eravate e chissà se ci siete ancora tutti. A voi, giovani, famiglie e adulti, che ora leggete queste poche righe, mando il mio migliore augurio di un Santo Natale. Come spesso accade, le persone piccole di statura devono “salire sulle spalle di un gigante” per vedere più lontano e abbracciare tutti con lo sguardo, e per me, il gigante quest’anno, è mons. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. “Non c’è futuro senza solidarietà” è il suo ultimo libro e inizia proprio con le forti sollecitazioni che l’avvicinarsi del Natale suscita riguardo al tema della solidarietà. Con nel cuore domande “impegnative e ineludibili”, come lui stesso le definisce, ha aperto l’omelia: “Questa notte che stiamo vivendo è segnata da una notizia di estrema semplicità e insieme di significato straordinario e unico. Che cosa c’è di più semplice di un bambino che nasce? E cosa c’è di più straordinario di sapere che questo bambino è Dio, Dio che si fa uomo? Certo, noi la conosciamo questa notizia; ma forse corriamo il rischio dell’abitudine, della superficialità, dell’incapacità a coglierla nel suo con4 Spighe Dicembre 2009 tenuto davvero paradossale, a un tempo sconcertante e meraviglioso: Dio si fa uomo come noi e per noi... Questo significa vivere il Natale cristiano: credere all’amore di Dio per noi, testimoniato nel dono del suo Figlio prediletto. E credere comporta in noi – nel nostro cuore e nella nostra vita – l’amore di Dio e, di conseguenza, assumere negli atteggiamenti e nei comportamenti concreti della nostra esistenza quotidiana la logica propria dell’amore di Dio, quella appunto che brilla nell’evento del Natale. È la logica di un amore che si dona e che crea incontro, dialogo, comunione, condivisione, solidarietà, amicizia, fraternità. Così il Natale cristiano ci mostra tutta la sua bellezza e serietà. Infatti, la festa che celebriamo esalta e insieme vincola come non mai la nostra li- bertà, chiedendoci di passare dalla liturgia alla vita, dalla fede alle opere, dalla grazia alle responsabilità. La logica di Dio, rivelatasi nel bambino di Betlemme, fonda la nostra prima e suprema legge: è la logica dell’amore che si dona la legge di vita per l’uomo. Nessun’altra legge, come questa, può allargare la libertà umana e insieme è in grado di qualificarla nella sua verità e dignità: essere, cioè, servizio d’amore agli altri nello spirito della fraternità evangelica e della solidarietà umana... Il Natale ci chiama a uno slancio rinnovato, a un supplemento speciale di fraternità e solidarietà”. Buon Natale e arrivederci nel 2010 Gabriella Tomamichel coordinatrice settore Adulti e famiglie Più che un augurio un sogno: il Ticino intero almeno per Natale come un grande presepe... Così ognuno potrà accorgersi che non siamo più soli, che il Cielo non era mai stato così vicino a ciò che siamo o vogliamo essere. E i pastori e i re magi di oggi, di questa notte di Natale, siamo noi, con in dono il nostro desiderio di vedere il Signore e giorni e attimi lunghi o corti da offrire. Buon Natale a tutti e grazie per il vostro cammino di fedeltà. Davide De Lorenzi, presidente ACT Natale. Regali, cena, pranzo, una Messa di sfuggita, tanta gioia e allegria. Ma è solo questo? Spesso diciamo che a Natale sono tutti più buoni. Forse non sono regali, cena, pranzo, decorazioni, babbi natali, strani nomi che si vogliono attribuire a questa festa, o altro... a renderci più buoni, ma il bell’annuncio dell'A ngelo a Maria, il canto di gloria ai pastori, la semplicità di una nuova famiglia, e quel pianto dalla greppia piena di fieno! Un augurio di un anno pieno di vita, con gioie e dolori, e per un Santo Natale nell’inginocchiarsi davanti al Re... dei poveri, degli umili, dei peccatori... di tutti noi! Carlo Vassalli, vice-presidente ACT Vagando per librerie ci è cascato in mano un libro. Parlava di una bambina che aveva “rapito” Gesù Bambino dal presepe posto in chiesa, perché non ce l’aveva fatta a lasciarlo lì al freddo. Aveva sentito il bisogno di scaldarlo, di occuparsi di Lui. Questo Gesù Bambino lo dobbiamo riconoscere in ogni nostro fratello, nelle sue povertà. L ’augurio per questo Santo Natale è quello di riuscire ad accogliere gli altri, i nostri fratelli, con le loro diversità e povertà e farci noi stessi piccoli come quel bimbo che è stato accudito. Affidiamo le nostre famiglie nelle mani di Gesù, di sua mamma Maria e di papà Giuseppe. Sapendo che il calore della Sacra Famiglia non ci lascerà mai soli. Buon Santo Natale di vero cuore! Lara e Daniele Allegri, per le Famiglie di AC Alla fine del campeggio 2009 ci siamo lasciati con un “sii cristiano a testa alta e non avere paura di vivere l’amicizia vera! ”. Ora, con il Natale alle porte, abbiamo dunque un’occasione d’oro per mettere in pratica una simile esortazione… ci state? Allora, pensando ai doni per i nostri amici, non limitiamoci all’aspetto materiale. Prendiamoci invece un momento per scrivere loro un bel biglietto, un biglietto vero, colmo dei nostri sentimenti di amicizia per loro! Un Natale dono di amore e di ascolto, dunque… ecco il mio augurio per tutti voi… per tutti noi! Davide Ricciardi, responsabile settore Giovani ACT Carissimi amici, vorrei condividere con voi un piccolo gioiello, ricevuto per un mio lontano compleanno da un grande amico e che conservo da anni nel mio diario: una poesia, la cui saggezza ci ricollega felicemente al tema della fiducia e della speranza, che siamo invitati a nutrire giorno per giorno. Dissi all’angelo che univa l’anno vecchio a quello nuovo: “Dammi una lucerna affinchè io possa andare incontro all’incertezza a passo sicuro.” Ma l’angelo rispose: “Avanza nell’incertezza e riponi la tua mano nella mano di Dio; ciò vale più della lucerna ed è più sicuro che conoscere la via.” Buon Santo Natale e Buon Anno Nuovo a tutti voi! Rina Ceppi-Bettosini, segretaria generale Carissimi tutti, troviamo lo spunto per porgervi i nostri più sentiti auguri di buon Avvento e buon Natale dalle parole del Papa, richiamate pure in parte nella penultima enciclica, Spe salvi, ossia che questo periodo liturgico ci ricorda una grande mutazione, un salto decisivo, una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta. Si è avuto un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia. Il mistero dell’Incarnazione, dono del Padre al mondo, riguarda tutti; gioiamo per questo e preghiamo maggiormente in questo periodo, in quanto la preghiera è uscire un attimo dalla storia quotidiana per essere più nella storia della Salvezza! don Rolando Leo con i responsabili di settore Dicembre 2009 Spighe 5 colletta natalizia La colletta di Natale in favore dei progetti missionari diocesani La speranza per la missione di Espino Nel progetto diocesano in Venezuela, dove sono presenti don Angelo Treccani e Marzio Fattorini, il 25 ottobre sono ufficialmente giunte tre suore venezuelane della “Congregazione delle suore missionarie”. Esse rappresentano la speranza e il futuro per il progetto diocesano, ribattezzato da mons. vescovo in occasione della visita pastorale alla missione nel 2006, “Progetto Orinoco”. L’impegno di don Angelo anche nella casa di accoglienza per bambini/e a El Socorro, il vasto territorio della missione, e le piste esclusivamente in terra battuta della savana venezuelana che richiedono lunghi tempi di percorrenza, non permettono ai nostri due missionari di raggiungere tutti i villaggi. Con l’arrivo delle tre suore, si concretizza il desiderio dei missio- nari di non far sentire abbandonate tante famiglie e portare con più regolarità il messaggio cristiano anche in quei “caserios” distanti dalla parrocchia. Il vescovo della loro diocesi (grande quasi quanto tutta la Svizzera e con soli 28 sacerdoti per 600.000 abitanti), in occasione di una breve visita nella nostra diocesi, nel mese di maggio scorso, ci confermò la possibilità dell’invio delle suore nella missione ma ci chiese che da parte della nostra diocesi vi fosse il sostegno economico delle stesse. Quindi tramite la Commissione Progetti Diocesani Missionari (CPMD) la nostra diocesi - unica in Svizzera ad essere impegnata in progetti missionari - si fa carico del completo sostegno quotidiano delle tre suore, corrispondente a circa Le tre suore e la postulante del Progetto Orinoco, in Venezuela 6 Spighe Dicembre 2009 500 franchi al mese. In settembre, in occasione del breve rientro di don Angelo, il nostro vescovo e la CPMD hanno finanziato l’acquisto di una jeep d’occasione per le suore e anticipato il sostegno quotidiano per un anno. L’appello ai nostri lettori è di rispondere generosamente al sostegno delle suore cui si è aggiunta una postulante: in fondo è come se le avessimo adottate. Grazie per esserne padrini e madrine. Ringraziandovi per la vostra generosità nel sostenere questo progetto invitiamo chi di voi possiede un conto corrente postale o bancario ad effettuare il versamento direttamente tramite il proprio conto. Questo permetterà di ridurre le spese postali e non disperdere una parte della vostra offerta. educazione e scuola Appello della Lega Maestre e Maestri cattolici ticinesi Perché il Natale torni a scuola L’Avvento ci prepara gioiosamente al Natale 2009. Attesa che potrebbe essere disturbata da problemi, discussioni e divieti relativamente al rapporto fra le festività natalizie e le nostre scuole che, fino a pochi anni fa, vivevano questo significativo evento della civiltà cristiana con gioia, partecipazione e creatività. I divieti che calano dall’alto o le proposte che arrivano dal basso, perché questa festa passi il più possibile inosservata per rispetto a famiglie ed allievi provenienti da altre culture e visioni religiose, sono una palese mortificazione della nostra tradizione, mentre il presunto rispetto non è altro che un falso alibi sfruttato abilmente da chi pretende una scuola asettica, neutra e il più possibile indifferente sui grandi temi religiosi, se non addirittura impregnata di laicismo. Ci troviamo quindi in perfetta sintonia con quanto scriveva il nostro Vescovo in occasione del Natale dello scorso anno: “Oggi sono superati gli scontri frontali tra la Chiesa e le ideologie radicalmente atee e antireligiose, difese ormai da pochi incalliti nostalgici. Ma crescono le mentalità agnostiche, razionaliste e relativiste, soprattutto in tanti ambiti della cultura e della scienza, che cercano di svuotare con operazioni apparentemente indolori i contenuti essenziali dei valori cristiani. Non ci si affida più alla violenza frontale e brutale, ma ad una incolore indifferenza che, per rispettare tutte le fedi, proibisce ad esempio che nelle scuole dell’infanzia si parli del Natale. Con Biancaneve e i sette nani, con Cappuccetto rosso, come con la Principessa del pisello e con tutte le altre favole e finzioni, come con gli ignari Eschimesi che sono cristiani, si può distrarre ed illudere la fantasia dei piccoli, ma non si parli del Natale. La giustificazione risiederebbe nel fatto che la scuola deve essere “neutrale”, che è una bugia, prima ancora che una sciocchezza. Una bugia perché intanto ogni scuola, se vuole educare, deve trasmettere un bagaglio preciso non solo di nozioni, ma pure di valori, ai quali ispirare le scelte di comportamento. Una sciocchezza perché pretende di cancellare in nome del “politicamente corretto” la nostra identità culturale. È una forma di ipocrisia istituzionale, che in nome del multiculturalismo si propone di non discriminare nessuno, finendo col discriminare molti. Si tratta di una tolleranza negativa che apparentemente rispetta tutte le fedi, ma solo se annacquate e sbiadite. Si tratta di una superficialità che rischia di trasformarsi per l’Occidente in un suici- dio, come ha più volte ammonito Papa Benedetto XVI”. Ritorniamo a vivere il Natale con serenità e creatività: quanti bei presepi adornavano e adornano le nostre aule, quante decorazioni ben studiate e ricche di simboli e messaggi nelle nostre scuole, dove canti e musiche natalizie erano espressioni di festa e di gioia, convinti che non facciamo affatto un affronto a quanti provengono da altre culture, ma diamo loro un’ulteriore occasione per conoscere la nostra a tutto vantaggio della tanto auspicata integrazione, che deve iniziare dalla coscienza e dal rispetto delle rispettive identità. Facciamo nostro il sofferto ammonimento dello scrittore anglo americano Thomas Stearn Elliot: “Se lasciamo cadere le nostre caratteristiche cristiane, alla fine, noi non perdiamo soltanto noi stessi, perdiamo il nostro volto”. Maestre e Maestri Cattolici Dicembre 2009 Spighe 7 8 Spighe Dicembre 2009 Dicembre 2009 Spighe 9 Dicembre 2009 Spighe 10 Dicembre 2009 Spighe 11 Serie 1 Sosteniamo con l’acquisto di queste cartoline di Natale i cristiani perseguitati, discriminati o che vivono nell’indigenza. Serie 3 © Bradi Barth Serie 2 Il ricavato della vendita delle cartoline di Natale di Bradi Barth servirà a finanziare i diversi progetti della nostra organizzazione. Serie 4 Aiuto alla Chiesa Che Soffre Da più di 60 anni al servizio della Chiesa perseguitata Spedire in una busta a: Kirche in Not, Cysatstrasse 6, 6004 Lucerna / fax: 041 410 31 70 Talloncino da ritagliare Nome Ciascuna serie è composta da 5 cartoline con 5 differenti riproduzioni dell’artista Bradi Barth e da un versetto della Bibbia : Cognome CHF 15.– Via CAP / Luogo Vorrei comandare la serie / le serie: Tel. esemplari della serie 1 esemplari della serie 2 esemplari della serie 3 esemplari della serie 4 E-mail Riceverete con le cartoline il bollettino di versamento. 12 Spighe Dicembre 2009 Totale in CHF l’altro mondo Veglia e fiaccolata a Massagno per i martiri cristiani del 2009 L’AC prega per p. Samuel Francis Solidale, raccolta, orante. Così era la folla di fedeli che il 23 ottobre si erano radunati insieme con il loro Vescovo nella chiesa di S. Lucia a Massagno, su invito di Aiuto alla Chiesa che soffre (ACCS) e di don Paolo Solari. Una toccante veglia di preghiera, una silenziosa fiaccolata che si snodava lungo un percorso di periferia, discreto, nascosto, quasi a voler riprodurre il silenzio mediatico nel quale soffrono e muoiono oggi 200 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. Sì, avete letto giusto: 200 milioni! Una fiaccolata passata inosservata dalla popolazione, ma indimenticabile per chi vi ha partecipato. Due soste, in cui letture tratte dagli Atti degli apostoli, testimonianze di martiri dei giorni nostri e preghiere si intrecciavano, imprimendo nelle nostre coscienze l’immagine del martire cristiano, che soffre e muore perdonando i suoi persecutori. La forte ma serena testimonianza dell’ospite d’onore, mons. Ghaleb Bader, arcivescovo metropolita di Algeri, ci presentava la difficile realtà di una Chiesa immersa in un contesto islamico; una presenza discreta fatta di servizio alla popolazione, di scuole e assistenza. Al rientro in chiesa una ventina di candele accese ai piedi dell’altare, in ricordo di altrettanti martiri cristiani uccisi quest’anno, attendevano di essere consegnate “in adozione” a chi si era offerto di pregare per un martire e i suoi persecutori. Con riconoscenza frammista a un profondo senso di inadeguatezza, ho preso in mano per l’Azione Cattolica Ticinese la candela accesa cosparsa di tanti nomi di altrettanti testimoni della fede. Inadeguatezza, perchè mentre osservavo la fiamma e tutti quei nomi mi chiedevo se io sarei disposta a mettere a repentaglio la mia vita per Cristo. La busta ricevuta insieme con la candela portava a caratteri rossi il nome di padre Samuel Francis, ucciso in India con la sua collaboratrice (per la quale un altro gruppo si è impegnato a pregare). Come l’AC anche altre associazioni, movimenti, parrocchie e famiglie si sono impegnati a pregare per un martire, per i suoi familiari e per la conversione dei suoi persecutori. Con la benedizione del Vescovo e la sua esortazione a vivere in una dimensione di dialogo la nostra realtà locale di cristiani, la veglia si concludeva silenziosamente come era iniziata. Con la candela di ACCS mi sono portata a casa anche un interrogativo: come traduco in pratica il messaggio vissuto durante la veglia? Per la sottoscritta attiva in politica, cosa significa impegnarsi per la verità, per l’affermarsi di valori democratici improntati a Cristo, al Bene comune, al dialogo senza tradire la Verità? Cosa vuol dire per un genitore, per un docente cattolico di fronte agli allievi sempre meno cristiani? Martirio vuol dire testimonianza... Una cartolina di ACCS riporta una frase di Chiara Lubich: “Fintanto che ci saranno dei cristiani, ci saranno dei perseguitati, dei poveri... È per questo che opere come “Aiuto alla Chiesa che soffre” saranno sempre necessarie.” Allora sarà sempre necessario sostenere queste opere. Un invito a sostenere ACCS, anche questo è “azione cattolica.” Un grazie di cuore agli organizzatori della fiaccolata per la profonda esperienza che ci avete offerto. Il mio auspicio è che si possa ripetere e che sempre più cristiani accolgano l’invito a unirsi solidali nella preghiera per la Chiesa che soffre su tutta la Terra. Rina Ceppi-Bettosini Chi sono p. Samuel e Mercy I corpi senza vita di un sacerdote cattolico di 60 anni, padre Samuel Francis, e di una volontaria laica, Mercy Bahadur, sono stati trovati il 22 settembre nel villaggio di Chota Rampur, nei pressi di Dehradun, nella diocesi di Meerut, nello stato di Uttarakhand (India settentrionale). Secondo gli inquirenti il duplice omicidio risalirebbe a circa due giorni prima. P. Samuel Francis era chiamato anche “Swami Astheya”, dato che aveva scelto una vita eremitica in un “ashram”, tipico monastero indù, adattato alla tradizione cristiana. La volontaria laica da oltre un anno collaborava con il sacerdote per accogliere quanti si recavano all’ashram. Secondo un comunicato della Conferenza Episcopale dell’India, l’omicidio non sembra far parte della campagna di odio anticristiano lanciata da gruppi radicali indù, ma piuttosto conseguenza di un tentativo di rapina nel luogo dove il sacerdote viveva, che è stato infatti saccheggiato. Settembre-Ottobre 2009 Spighe 13 educazione e famiglia Un libretto diffuso nelle scuole; una trasmissione tv di grande ascolto Di sessualità, omosessualità e dintorni… Ho seguito il dibattito che la pubblicazione sull’omosessualità destinato ai ragazzi delle scuole superiori, ha suscitato. E devo dire che molte sono le perplessità che mi sono sorte. Non parlerò dei contenuti dell’opuscolo. L’intento è certamente lodevole: ossia quello di aiutare i ragazzi che si trovano confusi, isolati, soli, privi di altri aiuti, ad affrontare il proprio percorso di crescita affettivo e sessuale. Mi sembra però troppo frettoloso dar loro (anche se su richiesta e in forma anonima) un librettino con le istruzioni per l’uso che già contiene la diagnosi. Io penso che una questione così delicata vada affrontata in altro modo. Innanzitutto perché abbiamo a che fare con dei ragazzi in crescita. Ragazzi ancora volubili, in piena evoluzione e soprattutto con un futuro ampio davanti a loro. Mi sembra che vi sia una grande superficialità nel rassicurarli che tutto vada sempre e comunque bene e che non vi è alcun problema ad essere o meno omosessuale. Semplicemente perché non corrisponde al vero. Non tutti i destini sono ugualmente facili. Non tutte le scelte si equivalgono. Oggi la vita di un omosessuale (soprattutto maschio) è difficile. Dura. La scena omosessuale qui come altrove, non ha nulla di idilliaco. Pensare di indirizzarvi un ragazzino di 16-17anni, fa semplicemente accapponare la pelle. Bisogna anche rendersi conto delle conseguenza concrete che determinati atti hanno. Non basta dire “Ok sei omosessuale, non c’è alcun problema”. Di problemi ce ne sono e infiniti. A partire dalla discriminazione di cui l’omosessuale 14 Spighe Dicembre 2009 (maschio e femmina) viene fatto oggetto. Parliamone con i ragazzi. Per uno che è omosessuale (in una classe) ve ne sono venti che lo prendono in giro (nella migliore delle ipotesi). Perché parlare solo con quell’unico ragazzo? Coinvolgiamo gli altri venti. Facciamoli ragionare su cosa significa essere e sentirsi diverso. E poi mi sembra così poco accogliente nei confronti del ragazzo, pensare di liquidare i suoi dubbi adolescenziali, le sue difficoltà, la difficile scoperta di se stesso e del mondo, incanalandolo in una definizione, buttandogli addosso una soluzione così a buon mercato. Assumiamocelo davvero questo ragazzo. Vediamo insieme l’origine del problema, cerchiamo di mostrargli una vita d’uscita. Non limitiamoci a consegnarlo al suo “problema”. Certo il libretto è la soluzione più semplice, più a portata di mano. Ma siamo davvero certi che la strada del “tutto normale” sia quella giusta da percorrere? Non avrebbero gli adulti il dovere di indicare anche qualche volta la via giusta prima che quella normale. Sembra che abbiamo sempre più paura ad assumerci il nostro compito di educatori, di persone che hanno un’esperienza di vita. Cosa che i giovani non hanno e non possono avere. Rappresenterà pure un valore il bagaglio di esperienza che ci si è fatti nel corso di una vita! Ci sarà pure una differenza tra l’avere 60 o averne 15! Un’analoga difficoltà a fare gli adulti l’ho vista emergere durante la trasmissione “Falò” in cui, questa volta, si parlava di sesso tra i tredicenni. Praticamente tutti gli adulti intervi- stati (genitori e insegnanti) erano concordi nell’affermare che non vi c’è una età minima per avere un rapporto sessuale e che a contare sia unicamente la maturità del singolo e il suo sentirsi pronto. Ma stiamo scherzando? Innanzitutto la legge stabilisce senza alcuna ambiguità l’età minima per avere rapporti sessuali senza incorrere in reati, ma prima ancora della legge, i genitori non hanno alcuna voce in capitolo, mi chiedo? Basta che un ragazzino di tredici anni si dichiari pronto ad essere padre perché possa diventarlo? Pensiamo davvero che un ragazzo sappia che cosa sia la paternità? Non può saperlo. Sarebbe un ragazzo già vecchio se lo sapesse. Sarebbe l’antitesi di se stesso se fosse in grado di saperlo. Un genitore deve fare da guida, da sostegno, ai propri figli, non mandargli allo sbaraglio, gettandoli nel mondo senza gli strumenti per uscirne. Il “sentirsi pronto” non può essere l’unico criterio del proprio agire. Anche se mi rendo conto che il “sentire” è la molla che muove anche le scelte degli adulti. “Ci si sente” o “non ci si sente più”. La volontà, la scelta, la motivazione profonda, per non parlare della fede, non entrano in alcun conto. E se vi si fa riferimento, il più delle volte vengono recepite come gabbie, prigioni o steccati che impediscono il libero agire. Stasera mi sento pessimista. Il futuro verso cui andiamo, non mi appare roseo. E davvero mi fanno pena, pena e tenerezza, questi ragazzini di cui preferiamo fingerci coetanei che assumercene la responsabilità. Corinne Zaugg il teologo risponde Un segnale di disagio, paura, ostilità Quello che nessuno si aspettava si è avverato. La Svizzera ha proibito l’edificazione dei minareti. I cristiani devono essere contenti di questa scelta oppure – come indicano i vescovi – è un attentato alla libertà religiosa? Il primo agosto, sul Passo del San Gottardo, il nostro Vescovo ha nitidamente spiegato la posizione della Chiesa di fronte all’Islam e alle religioni, nella linea del Vaticano II. Pochi giorni dopo ho commentato questo discorso sul Giornale del Popolo, invitando i musulmani che abitano in Svizzera a presentarsi. Questa per loro era una occasione unica per illustrare la loro posizione una volta per sempre. Bastava un comunicato nel quale questi fratelli e sorelle di religione islamica presenti nella nostra Patria avessero dichiarato la loro indiscussa volontà di accettare in pieno la Costituzione svizzera. Avrebbero così avuto l’occasione di condannare ogni forma di terrorismo, da qualsiasi parte venga, e ogni forma di discriminazione della donna, evidenziando il totale rispetto per la sua integrità fisica e psichica. Mi si obietterà che l’Islam non conosce un’autorità che possa esprimersi a nome di tutti. Ribatto dicendo come l’Islam anche in Svizzera, ha saputo esprimere con forza e chiarezza le sue esigenze. Si sono chiesti e ottenuti dei cimiteri separati, si sono poste particolari esigenze per il vitto scolastico, per le ore di ginnastica e di nuoto e anche per l’abbigliamento. I mezzi per esprimersi davanti a tutta l’opinione pubblica c’erano. Ma non sono stati utilizzati. Così il popolo svizzero, a maggioranza, ha optato per una legge che forse non è nemmeno applicabile. Dal punto di vista giuridico ci saranno ancora delle procedure e dei ricorsi complicati contro una decisione che si basa su di un’iniziativa che non è certo felice. Introdurre dei divieti religiosi nella Costituzione (dopo che si erano espunti quelli contro la Chiesa cattolica) è cosa che lascia più che perplessi. Ma questa presa di posizione da parte di una larga maggioranza del popolo svizzero dice disagio, paura, ostilità. Si è detto che analoga votazione negli altri Paesi europei porterebbe ad analoghi risultati. Questo impressionante fenomeno deve scuotere noi cristiani e i fedeli islamici. Come cristiani dobbiamo approfondire (e non sotterrare) il Vaticano II e metterlo in pratica. Ma ci aspettiamo che i fedeli islamici si rivelino nella purezza della loro fede nel Dicembre 2009 Spighe 15 G.A.B. 6600 LOCARNO 4 Ritorni a Amministrazione «Spighe» Corso Elvezia 35 6900 Lugano Dio unico e misericordioso, distanziandosi nettamente da ogni forma di violenza, terrorismo, oppressione. I nostri fratelli cristiani in terra islamica subiscono ancora troppe persecuzioni per aiutarci a credere in un Islam rispettoso universalmente delle diverse religioni. Ma soprattutto i fedeli islamici in Svizzera hanno il sacrosanto dovere di presentarsi con chiarezza come cittadini che hanno recepito a tutti i livelli i nostri principi democratici. Come noi rispettiamo la decisione del cristiano che si converte all’Islam, così loro devono dirci nelle parole e nei fatti che rispettano 16 Spighe Dicembre 2009 in tutto il fedele islamico che si converte al cristianesimo. Pertanto una loro affermazione di libertà e di rispetto (che bollasse a fuoco le sciagurate mutilazioni genitali femminili o l’obbligo per una giovane di sposare una persona impostale da altri) ci aiuterebbe molto a crescere nella conoscenza reciproca e a demolire quei dolorosi preconcetti che hanno determinato oggi una situazione umiliante per tutti. Siamo ancora in tempo a riparare. don Sandro Vitalini Responsabile: Luigi Maffezzoli Redazione Davide De Lorenzi Chiara Ferriroli Chantal Montandon Carmen Pronini Redazione-Amministrazione Corso Elvezia 35 6900 Lugano Telefono 091 950 84 64 Fax 091 968 28 32 [email protected] CCP 69-1067-2 Abbonamento annuo fr. 25.– Sostenitori fr. 35.– TBL Tipografia Bassi Locarno