ISSN 0392-0267 cxxxii dell’intera collezione NAPOLI NAPOLETANA SOCIETÀ DI STORIA PATRIA 2014 ARCHIVIO STORICO PER LE PROVINCE NAPOLETANE Volume cxxxii (2014) dell cxxxii ’intera collezione NAPOLI NAPOLETANA SOCIETÀ DI STORIA PATRIA 2014 Presidente Vicepresidente Tesoriere Consiglio Direttivo Sindaci Circolo Numismatico Direttore Responsabile Comitato di Redazione Comitato scientifico Segreteria di Redazione UNA FAMIGLIA ALLO SPECCHIO. IL CASO DELLA BIBLIOTECA AULISIO (SECC. XVI-XX) La tradizione di studi inaugurata ormai diversi decenni orsono in Francia1 e, che anche per quanto riguarda l’Italia si segnala per una produzione che può definirsi matura2, guarda alla storia del libro come ad un osservatorio ASPN = Archivio Storico per le Province Napoletane Già a partire dagli anni ‘60 in tale ambito geografico hanno preso forma alcuni lavori destinati a diventare un punto di riferimento per gli studi del settore. L. Febvre, H. J. Martin, L’apparition du livre, Paris, Albin Michel, 1958; H. J. Martin, Livre, pouvoirs et société à Paris au XVIIe siècle, 1598-1701, vol. 2, Genève, Librairie Droz, 1969; Livre et société dans la France du XVIIIe siècle, a cura di F. Furet, Paris, Mouton, 1965-70; R. Chartier, D. Roche, Le livre: un changement de perspective, in Faire de l’histoire, a cura di J. Le Goff, P. Nora, III. Nouveaux objets, Paris, Gallimard, 1974; Histoire de l’édition française (1600-1830), a cura di R. Chartier, H. J. Martin, Paris, Promodis,1984; D. Julia, R. Chartier, Livres et presse: véhicules des idées, in «Seventh International Congress on the Enlightenment: introductory papers: Budapest, 26 July–2 August 1987», Oxford, The Voltaire Foundation, 1987, pp. 93-106; R. Chartier, Le pratiche della scrittura, in La vita privata dal Rinascimento all’Illuminismo, a cura di Ph. Ariès, G. Duby, Roma-Bari, Laterza, 1993; D. Roche, La cultura dei Lumi. Letterati, libri, biblioteche nel XVIII secolo, Bologna, Il Mulino, 1992; R. Chartier, Cultura scritta e società, Milano, Sylvestre Bonnard, 1999; R. Chartier, “Passé et avenir du livre”, Ou est-ce la culture?, sous la direction d’ Y. Michaud, Université de tous les savoirs, vol. 6, Paris, Edition Odile Jacob, 2001, pp. 394-403; P. Roger, R. Morissy, L’Encyclopédie: du réseau au livre et du livre au réseau, Paris, Champion, 2001; R. Chartier, La nouvelle histoire culturelle existe-t-elle?, in «Les Cahiers du Centre de Recherches Historiques», 31: Regards sur l’histoire culturelle, 2003, pp. 13-24; R. Chartier, Inscrire et effacer. Culture écrite et littérature (XIe-XVIIIe siècle), Paris, Éditions du Seuil, 2005; F. Barbier, L’Europe de Gutenberg. Le livre et l’invention de la modernité occidentale (XIIIe-XVIe siècle). Paris, Belin, 2006; Id., Paris capitale des livres. Le monde des livres et de la presse à Paris, du Moyen Age au XXe siècle, Paris, Paris-Bibliothèques, Presses universitaires de France, 2007; Id., S. Juratic, A. Mellerio, Dictionnaire des imprimeurs, libraires et gens du livre à Paris, 1701-1789, Genève, Librairie Droz, 2007; Id., Histoire des bibliothèques: D’Alexandrie aux bibliothèques virtuelles, Paris, A. Colin, 2013. 2 Per quanto riguarda gli orientamenti della produzione storiografica italiana dedicata alla storia del libro si guardi tra gli altri R. Pasta, Produzione, commercio e circolazione del libro nel Settecento, in Un decennio di storiografia italiana sul XVIII secolo, a cura di A. Postigliola, Roma, L’officina tipografica, 1995, pp. 355-380; L. Braida, Il commercio delle idee. Editoria e circolazione del libro nella Torino del Settecento, Firenze, Olschki, 1995; R. Pasta, Editoria e cultura nel Settecento, Firenze, Olschki, 1997; M. Infelise, L’editoria veneziana nel ‘700, Milano, FrancoAngeli, 2000; L. Braida, Circolazione del libro e pratiche di lettura nell’Italia del Settecento, in Biblioteche nobiliari e circolazione del libro tra Settecento e Ottocento, a cura di G. Tortorelli, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 11-37; R. Pasta, Centri e periferie: spunti sul mercato librario italiano nel settecento, in «La Bibiofilia», vol. 105, 2003, pp. 175200; M. Infelise, Per una storia della comunicazione scritta. Postfazione a Storia del Libro. Dall’antichità al XX secolo, a cura di F. Barbier, Bari, Laterza, 2005, pp. 543-560; R. Pasta, The history of the book and publishing in eighteenth-century Italy, in «Journal of Modern Italian Studies», vol. 10/2, pp. 200-217; L. Braida, Censure et circulation du livre en Italie au XVIIIe siècle, in «Journal of Modern European History», vol. 3, 2005, n. 1, pp. 91-98; Ead., Della materialità dei libri. Copertine e sovraccoperte nell’editoria del ‘900, in «La fabbrica del libro. Bollettino di storia dell’editoria in Italia», a. XII, I, 2006, 1 32 maria rosaria rescigno privilegiato per indagare la cultura e la società di una data epoca. All’interno di tale indirizzo di ricerca una grande attenzione è stata attribuita alle biblioteche, quelle pubbliche, laiche ed ecclesiastiche, non diversamente da quelle private3. La varietà di generi letterari, che le indagini più recenti hanno riconosciuto come un carattere costante4 delle biblioteche private meridionali, costituisce probabilmente il tratto più appariscente dei 622 titoli che compongono la biblioteca Aulisio. Tale dato, se apre alla questione tutt’altro che facile, nel caso delle biblioteche private, della loro formazione5, testimonia indubbiamente di una molteplicità di interessi. pp. 2-6; Scritture dell’io fra pubblico e privato, a cura di R. Pasta, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2009; Libri per tutti: generi editoriali di larga circolazione tra antico regime ed età contemporanea, a cura di L. Braida, M. Infelise, Torino, UTET, 2010; L. Braida, L’apparition du livre et l’histoire du livre en Italie, in Histoire et civilisation du livre, VI, Genève, Librairie Droz, 2010, pp. 7-16; Ead., Il mercato dei libri (XVII-XVIII secolo), in Atlante della Letteratura italiana, a cura di S. Luzzatto, G. Pedullà, Torino, Einaudi, 2011, vol. 2, pp. 428-440. 3 Per un richiamo alle questioni più generali relative a tale attenzione G. Pasquali, Libri stranieri, biblioteche nostrane ed altro, in Scritti sull’Università e sulla scuola, Firenze, Olschki, 1978, pp. 370-377; P. Innocenti, Il bosco e gli alberi: storie di libri, storie di biblioteche, storie di idee, Firenze, Olschki, 1984; A. Serrai, La storia delle biblioteche un concetto da riformare, in Biblioteche e Bibliografia. Vademecum disciplinare, a cura di M. Menato, Roma, Bulzoni, 1994, pp. 93-95. Sulle biblioteche private, cfr. L. Perini, Contributo alla ricostruzione della biblioteca privata dei Granduchi di Toscana nel XVI secolo, in Studi di storia medievale e moderna per Ernesto Sestan, Firenze, Olschki, 1980, pp. 571-667; V. Anelli, L. Maffini, P. Viglio, Leggere in provincia. Un censimento delle biblioteche private a Piacenza nel ‘700, Bologna, Il Mulino, 1986; «La circolazione europea del libro napoletano del Settecento. Giornata di studio», Dipartimento di Discipline Storiche “Ettore Lepore”, 15 dicembre 2000; V. Trombetta, Storia e cultura delle biblioteche napoletane. Librerie private, istituzioni francesi e borboniche, strutture post-unitarie, Napoli, Vivarium, 2002; «Biblioteche private in età moderna e contemporanea. Atti del convegno internazionale di studi. Udine, 18-20 ottobre 2004», a cura di A. Nuovo, Milano, Ed. Bonnard, 2005. Per quanto riguarda le biblioteche di professionisti cfr. F. Luise, La biblioteca di un avvocato napoletano nel XVIII secolo: Baldassarre Imbimbo, in «ASPN», vol. CXI, 1993, pp. 363-419; M. Rescigno, Ascesa sociale e identità culturale di un avvocato di provincia: la biblioteca Ravizza di Chieti (1785), in «La Fabbrica del Libro. Bollettino di storia dell’editoria in Italia», a. III, 1997, pp. 8-12. Passando invece a quelle degli ecclesiastici si guardi in R. Allegra, Ricerche sulla cultura del clero in Piemonte. Le biblioteche parrocchiali nell’Arcidiocesi di Torino, secc. XVI-XVIII, Torino, Deputazione subalpina di storia patria, 1978; M. Campanelli, La biblioteca di un parroco meridionale alla fine del Seicento, in «ASPN», vol. CIII, 1985, pp. 285-353; C. Campare, Biblioteche monastiche femminili aquilane alla fine del secolo XVI, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 54, 2000, pp. 469-516; R. Rusconi, Le biblioteche degli ordini religiosi in Italia intorno al 1600 attraverso l’inchiesta della Congregazione dell’Indice, in Libri, biblioteca e cultura nell’Italia del Cinque e Seicento, a cura di E. Barbieri, D. Zardin, Milano, V&P Università, 2002, pp. 63-84; Sulle biblioteche nobiliari, infine, cfr. F. Luise, Consumi culturali nel Regno di Napoli: le biblioteche nobiliari, in «ASPN», vol. CXXIII, 2005, pp. 378-401; Ead., I d’Avalos. Una grande famiglia aristocratica napoletana nel Settecento, Napoli, Liguori, 2006, pp. 145-160; Ead., Aristocrazie e raccolte librarie, in Cultura e lavoro intellettuale: istituzioni, saperi e professioni nel Decennio francese, a cura di A. M. Rao, Napoli, Giannini, 2009, pp. 235-262; E. Novi Chavarria, Sacro, pubblico e privato. Donne nei secoli XV-XVIII, Napoli, Guida, 2009, pp. 167-185; G. Sodano, Da baroni del Regno a Grandi di Spagna. Gli Acquaviva d’Atri: vita aristocratica e ambizioni politiche, Napoli, Guida, 2012, pp. 233-263. 4 Un dato questo che emerge da diverse ricerche. Tra le altre cfr. Luise, La biblioteca..., cit. in nt. 3, pp. 387-388; Rescigno, Ascesa sociale..., cit. in nt. 3, pp. 9-10; Novi Chavarria, Sacro..., cit. in nt. 3, p. 178; Sodano, Da baroni..., cit. in nt. 3, pp. 243 ss. 5 Nel caso di tali biblioteche, innanzitutto, non è facile stabilire quando e ad opera di chi siano avvenute le diverse acquisizioni. Ed ancora, se esse rispondano ad interessi culturali specifici o, siano piuttosto da ricondurre ad un’attitudine al collezionismo che orienta la scelta verso edizioni di valore; infine, quanti siano i testi entrati a far parte di un determinato patrimonio librario per errore. Per le questioni legate alla formazione delle biblioteche private si guardi, tra gli altri, ivi, p. 241. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 33 Una peculiarità questa che emerge con evidenza richiamando in primo luogo la distribuzione dei testi all’interno delle 5 classi elaborate, per ricerche analoghe, da Furet: Religione, Diritto, Scienze ed Arti, Storia, Belle Lettere6. La classe più consistente appare, con più del 40% dei titoli – il 42,6% – quella di Religione, seguono Belle Lettere con il 19,4% e Diritto, che con 110 testi, costituisce il 17,7% di quel corpus; ancora tiene dietro quella di Scienze ed Arti – il 9,2% del totale – ed infine i 53 testi di Storia, che coprono l’8,5% della biblioteca7. Combinare poi tali dati con quelli relativi alla consistenza numerica dei nuclei di testi, aggregati in base all’anno di pubblicazione8, consente di conoscere meglio la fisionomia variegata di quel patrimonio librario. I volumi più antichi, quelli cioè cinque-seicenteschi, costituiscono il 7,2% del totale – si tratta di 9 cinquecentine e 36 seicentine; il grosso del corpo bibliotecario, 429 volumi, pari al 69% del totale, è settecentesco. Trovano uno spazio anche le edizioni ottocentesche, che con 136 testi costituiscono il 21,9% del totale, mentre molto più modesta – l’1,6% – appare la presenza novecentesca, con appena 10 volumi. L’immagine che viene fuori dunque è quella di una biblioteca che non sembra riconducibile alle scelte di un solo individuo ma, ancora una volta in analogia con quanto emerso da ricerche analoghe9, appare il frutto di una stratificazione intervenuta attraverso il succedersi di più generazioni. E in effetti, pur con le cautele che l’assenza di elementi documentari precisi in materia di acquisizione impone e, nella consapevolezza che anche un libro acquistato e/o posseduto non è necessariamente un libro letto, i testi che sono nella disponibilità di questa famiglia rinviano al suo costruirsi nell’arco di tre secoli, attraverso alcuni dei suoi esponenti di spicco. Come in un gioco di specchi, la biblioteca finisce entro certi limiti con il rifletterne le attività, gli ambiti di intervento, gli interessi, quando non addirittura l’universo mentale10. Domenico Aulisio. Più che un giurista In questo senso lo studio del diritto sembra essere la dimensione prevalente, ma come si vedrà non esclusiva, di Domenico Aulisio, che è probabilmente colui con cui in concreto prende il via l’accumulazione del corpus librario. Nato a Napoli nel 164911, Domenico compie i suoi studi sempre nella capitale – tra i suoi primi maestri Muzio Floriatì e Leonardo Martena. La vastità delle sue conoscenze, che spaziano dall’archeologia, passando per la nu- 6 F. Furet, La «librairie» du royaume de France aux XVIII siècle, in Id., Livre et Société ..., cit. in nt. 1, pp. 14-16. 7 Cfr. tabella 1. 8 Cfr. tabella 2. 9 Un tratto questo trasversale, che finisce cioè con l’accomunare le biblioteche dei professionisti a quelle degli esponenti dei ceti nobiliari. Per quanto riguarda le prime si guardi tra l’altro in Anelli, Maffini, Viglio, Leggere in provincia..., cit. in nt. 3, pp. 50 ss.; Rescigno, Ascesa..., cit. in nt. 3, p. 9; venendo poi alle seconde, cfr. Luise, Consumi..., cit. in nt. 3, passim; Ead., I d’Avalos..., cit. in nt. 3, pp. 194-208; Sodano, Da baroni..., cit. in nt. 3, pp. 241 ss. 10 Che le biblioteche si prestino a restituire tra l’altro quello che è stato l’orizzonte culturale, disteso di norma su più generazioni, di una data famiglia, sembra confermato in ivi, p. 242. 11 Aulisio Domenico, a cura di F. Liotta, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 4, 1963. 34 maria rosaria rescigno mismatica e la storia, con un allargamento a matematica e scienza delle fortificazioni12, per arrivare naturalmente al diritto, canonico e civile, gli guadagna l’appellativo da parte di Gian Battista Vico di “uomo universale delle lingue e delle scienze”13. Il percorso di Domenico, che dopo la laurea in materie giuridiche lo porta in prima battuta ad esercitare l’avvocatura e, successivamente, ad aprire all’interno della propria abitazione uno studio privato di giurisprudenza – frequentato sembra da circa 200 allievi – trova il suo completamento naturale nell’insegnamento universitario. Viene nominato nel 1675 professore straordinario di “Istituzioni civili” presso l’ateneo napoletano, dove passa ad insegnare prima, nel 1682, “Istituzioni canoniche”, in seguito, nel 1689, “Testo, Glossa e Bartolo”, arrivando a ricoprire nel 1696 la cattedra di “Ius civile della sera”, succedendo a Felice Acquadia. Non sembra perciò un caso che tra i testi che, per ragioni di date, Domenico avrebbe potuto utilizzare, il Diritto trovi una larga rappresentazione, con 18 volumi, pari al 26,5% del totale14. Che si tratti di strumenti di lavoro, che cioè quella Aulisio nasca come una biblioteca legata innanzitutto a ben precise esigenze professionali15, sembra emergere richiamando la tipologia degli scritti come le materie trattate. Accanto a raccolte di codici, prammatiche e sentenze, figurano testi giuridici relativi al diritto civile, a quello feudale, a quello infine criminale. Pure non è improbabile che Domenico si sia servito anche di tali volumi per la stesura delle due opere giuridiche di cui è autore, che verranno però pubblicate postume. La prima di esse, il Commentariorum iuris civilis, in due volumi16, raccoglie i corsi di Diritto civile tenuti dall’Aulisio. La pubblicazione, che è stata ricavata da appunti per le lezioni e schede personali, si segnala per la chiarezza dell’impostazione e del dettato, la ricchezza della documentazione e la modernità delle informazioni. Pure risalta la ricerca filologica applicata allo schema tradizionale della lezione di diritto civile – un commentarius cioè sul testo legislativo, completato da questiones, discussiones e controversiae – che, oltre a collocare la dottrina giuridica napoletana nella corrente della cosiddetta “scuola culta”17, restituisce il carattere immediato delle lezioni dell’Aulisio. 12 Proprio questa fu la disciplina con cui iniziò il suo percorso da docente, prima come insegnante privato, poi nella Scuola d’architettura militare a Pizzofalcone. Cfr. ibidem. 13 F. Nicolini, Uomini di spada, di chiesa, di toga, di studio ai tempi di Giambattista Vico, Milano, Hoepli, 1942, p. 422. 14 Cfr. tabella 3. 15 Una condizione questa, la presenza cioè di libri che rinviano ad una formazione pratica, che costituisce ancora una volta un elemento comune delle biblioteche del ceto togato, come di quello aristocratico. Sulle prime cfr. Luise, La biblioteca..., cit. in nt. 3, pp. 380 ss.; Rescigno, Ascesa sociale..., cit. in nt. 3, p. 9; passando alle seconde, cfr. Luise, Consumi..., cit. in nt. 3, p. 400; Ead., I d’Avalos..., cit. in nt. 3, p. 150; Ead., Aristocrazie e raccolte librarie, in Rao, Cultura e lavoro..., cit. in nt. 3, p. 242; Sodano, Da baroni..., cit. in nt. 3, pp. 234-244. 16 A quello pubblicato nel 1719, il Commentariorum iuris civilis ad Titto Pandettarum, tomus primus, segue l’anno dopo il Commentariorum iuris civilis, tomus secundus. Lo scritto ebbe delle edizioni successive, pubblicate sempre a Napoli, nel 1754 e nel 1756. Cfr. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d’Italia, I, 2, Brescia, presso a Giambattista Bossini, 1753-1763, p. 1262. 17 È a Marino Freccia e, soprattutto ad Alessandro Tutanini, che si deve l’introduzione a Napoli del metodo che veniva praticato in essa. Cfr. N. Cortese, L’età spagnola, in Storia dell’Università di Napoli, a cura di F. Torraca, Napoli, Riccardo Ricciardi, 1924, pp. 421-422. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 35 Nell’altro scritto, In IV institutionum canonicarum libros commentaria18, che si caratterizza per una stesura più organica, probabilmente curata per la stampa dall’autore, sono stati messi a frutto i corsi canonistici tenuti da Domenico. Anche qui rispetto a quella che era l’impostazione prevalente, riferentesi alle Institutiones iuris canonicis del Lancellotti, l’Aulisio si muove ampliando la materia trattata con una vasta documentazione che, come suggeriscono anche alcuni titoli della biblioteca, viene ripresa da canonisti, concili ma soprattutto da teologi. Circostanza quest’ultima che può forse dare conto della presenza di alcuni dei titoli che all’interno di quel corpus librario compongono il segmento Religione. In questo senso, cioè, i volumi che riconducono in maniera più o meno diretta all’alveo della Teologia, possono aiutarci pure a leggere meglio, ridimensionandola, la ponderosità di quella che con 43 volumi, più del 60% del totale, è la classe più consistente19. Abbastanza prevedibilmente, data anche la relativa vicinanza all’evento, la rottura dell’unità confessionale sembra trovare una larga eco. Quella di Domenico appare cioè una religiosità tutta post-tridentina. Accanto ad un volume sul concilio di Trento20, diffusamente rappresentato appare l’universo gesuita. Si va infatti dagli scritti di Roberto Bellarmino21, alle Instructio sacerdotum22 di Francisco Toledo, per arrivare a posizioni più militanti come la difesa dell’ordine23, sostenuta dal gesuita francese Gabriel Daniel, e l’impegno attivo contro il mondo protestante, nella declinazione giansenista24, che mostra Luigi Abelly. Anche una spiritualità più moderna, come quella incarnata da Francesco di Sales, arriva attraverso la lezione gesuita, come lo scritto del Fozi sulle opere del santo sembra suggerire25. Se viene ribadita la centralità e, soprattutto l’altezza dell’officio sacerdotale26, rispetto ad esso si coglie una volontà se non di controllo, certo almeno di indirizzo, che va in una duplice direzione. Così, l’intervento sul modello 18 Anche in questo caso alla prima edizione, quella napoletana del 1721, tiene dietro una seconda edizione, che vede la luce nel 1738 ad Anversa. 19 Cfr. Tabella 3 20 H. L. Calliensi, Sacrosancti Concilii Tridentini canones et decreta, Napoli, Typis Michaelis Aloyſii Mutio, 1707. 21 R. Bellarmino, Explanatio in Psalmos, Lugano, Horatii Cardon, 1618. Entrato nel 1560 nella Compagnia di Gesù, Bellarmino, che insegnò Teologia prima a Lovanio e poi a Roma, intervenne nelle principali controversie politico-religiose dell’epoca. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Storia, 2011. 22 F. Toledo, Instructio sacerdotum ac paenitentium in qua omnia absolutissima casuum conscientiae summa continetur, Venezia, Apud Petrum Mariam Bertanum, 1617. Anche il gesuita spagnolo Francisco Toledo si distinse come teologo ed esegeta; tra i suoi lavori figurano tra l’altro alcuni commenti ad Aristotele e a Tommaso d’Aquino. Per i dati biografici su questo personaggio cfr. Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Filosofia, 2009. 23 G. Daniel, Réponse aux lettres provinciales de L. de Montalte ou Entretiens de Cleandre et d’Eudoxe, Colonia, Pierre Marteau, 1696. Membro anch’egli della Compagnia di Gesù, Daniel fu soprattutto uno storico e un teorico della storia. Cfr. Daniel Gabriel, a cura di L. Sorrento, in Enciclopedia Italiana Treccani, 1931. 24 L. Abelly, La verità della fede, e della giustizia cristiane, Venezia, Nicolò Pezzana, 1711. Collaboratore di S. Vincenzo de’ Paoli, del quale scrisse anche la vita, Abelly prese parte attiva alla lotta contro il Giansenismo. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Enciclopedia Italiana Treccani. 25 G. Fozi, Le opere di S. Francesco di Sales, vescovo e principe di Genova. Divise in cinque Tomi, Venezia, Gio: Battista Indrich, 1711. 26 A. Molina, Instruttione de’ sacerdoti, Venezia, Paolo Baglioni, 1660. 36 maria rosaria rescigno cristiano da proporre che emerge dai testi di prediche e sermoni, non diversamente dal tentativo di disciplinare i religiosi come i luoghi dove essi vivevano, contribuiscono a disegnare un’atmosfera tutta controriformistica. La formazione enciclopedica di Domenico non sembra però emergere dai titoli presenti nella biblioteca. I soli 6 volumi27 che compongono la sezione Belle Lettere e l’unico testo28 classificato in quella Scienze ed Arti stridono con l’immagine di un uomo che prese in più di un senso parte attiva alla vita culturale del tempo29. Tra i soci fondatori dell’Accademia Palatina istituita nel 1697 dal viceré Medinaceli, in rapporto con i personaggi più rappresentativi del mondo politico ed intellettuale dell’epoca – da Gaetano Argento30 a Gian Battista Vico – Domenico si cimenta con scritti di argomento archeologico31, storico32, per arrivare alla poesia33. Che tale poliedricità intellettuale fosse chia27 Si tratta, per quanto riguarda i classici antichi, di una Vita di Cicerone, di cui non è indicato l’autore, e di un testo di prosodia, gli Epitheta; mentre tra i classici moderni figurano l’Amadigi di Tasso, una raccolta di poesie, l’Ermidauro, l’Introduzione alla Lingua toscana di Benedetto Buommattei e, infine, un’imponente miscellanea in volgare di storie, le Stuore ovvero trattamenti eruditi di Giovanni Stefano Menochio. Il successo editoriale conosciuto da quest’ultimo scritto ne fa un best seller della metà del ‘600. Per le notizie sull’autore, un gesuita che venne associando lo svolgimento di incarichi di prestigio e responsabilità all’interno della Compagnia allo studio – l’esegesi biblica in particolare – ed all’insegnamento universitario, cfr. Menochio Giovanni Stefano, a cura di S. Pastore, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 73, 2009. 28 Il volume in questione è uno scritto di Medicina, l’Hippocratis Coi Opera quae exstant Grece et Latine veterum cadicum collatione restituta, il testo greco cioè e la traduzione latina delle opere di Ippocrate collazionate in codici. A redigerlo un medico forlivese, Geronimo Mercuriale (1530-1606) che, profondo conoscitore del greco e del latino come della letteratura antica, si dedicò tra l’altro allo studio dell’autenticità degli scritti ippocratei. Per le notizie su Mercuriale, celebre per aver teorizzato per primo l’uso della ginnastica su base medica, cfr. Mercuriale Geronimo, a cura di G. Ongaro, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 73, 2009. 29 A questo proposito si guardi in G. M. Crescimbeni, Notizie istoriche degli Arcadi morti, III, Roma, Antonio De Rossi, 1721, pp. 65-69; G. Origlia, Storia dello Studio di Napoli, II, Napoli, stamperia di Giovanni Di Simone, 1754, pp. 106-108; L. Giustiniani, Memorie storiche degli scrittori legali del regno di Napoli, I, Napoli, Stamperia Simoniana, 1786, pp. 91 ss.; N. Cortese, I ricordi di un avvocato del Seicento: Francesco d’Andrea, Napoli, Lubrano, 1923, p. 25; Nicolini, Uomini..., cit. in nt. 13, p. 28; R. Colapietra, Vita pubblica e classi politiche del Viceregno napoletano (1656-1734), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1961, p. 172. 30 Presidente tra l’altro del Sacro Regio Consiglio, Gaetano Argento (1661-1730), fu un esponente di spicco della scuola storico-giuridica napoletana. Per le notizie biografiche su questo personaggio tra gli altri cfr. Argento Gaetano, a cura di E. Gencarelli, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 4, 1962. 31 E’ infatti agli interessi di archeologia dell’Aulisio che va ricondotto un volumetto edito a Napoli nel 1694, contenente quattro opuscoli ed una lettera, indirizzata al cappellano maggiore e prefetto dei Regi studi, Vincenzo Vidania. Tra gli argomenti trattati, un tentativo di ricostruzione dell’antico Gymnasium e del Mausoleo di Alicarnasso, ed alcuni studi di matematica. Cfr. D. Aulisio, Opuscola de Gymnasii Constructione, Mausolei Architectura, Harmonia Timaica et Numeris medicis. His accessit epistola de Colo Mayerano, Napoli, Typographia Jacobi Raillard, 1694. 32 Pubblicato invece postumo ad opera del nipote, Nicola Ferrara, e dedicato a Gaetano Argento, lo scritto Delle scuole sacre. In esso l’Aulisio procede ad una ricostruzione dell’ambiente scolastico del mondo ebraico, tracciando una storia degli studi e della cultura di tale ambiente. Segue una sorta di saggio storico sugli studi di teologia, a partire dalle scuole di Alessandria, in cui affiora la polemica anti-cartesiana e anti-spinoziana che permea l’intera opera. D. Aulisio, Delle scuole sacre, libri due postumi del conte palatino Domenico Aulisio. Pubblicati dal suo erede e nipote Nicolò Ferrara-Aulisio, Napoli, Francesco Ricciardo, 1723. 33 Per quanto riguarda i componimenti poetici di Domenico, nove suoi sonetti vennero pubblicati in un volume del Muzio, mentre altri scritti di poesia trovano posto nelle miscellanee poetiche dell’epoca. Cfr. A. Muzio, Rime scelte di vari illustri poeti Napoletani, Firenze, Antonio Muzio, 1723. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 37 ramente avvertita nella percezione collettiva sembra confermato anche dal luogo individuato per la sua sepoltura. Eretta nel 1577, la Congregazione di Laici sotto il titolo di S. Maria della Salvazione ospitava appunto le spoglie degli uomini che, distintisi “nella Repubblica letteraria e nella carriera del foro”34, era proprio la cultura composita ad accomunare a Domenico35. Come spiegare dunque un tale vuoto? Un’ipotesi che appare plausibile è che quella attuale sia solo una parte della biblioteca della famiglia, su cui sarebbe cioè intervenuto uno smembramento. La circostanza che proprio il nucleo messo assieme da Domenico, i suoi libri cioè, furono, dopo la sua morte, avvenuta nel 1717, ceduti in parte a Pietro Giannone, può forse dare conto di tali assenze36. La biblioteca settecentesca. Verso nuove sensibilità Nel passaggio al ‘700 il Diritto costituisce ancora una parte importante37 di quel corpus, rinviando una volta di più all’attività svolta dai due Aulisio che attraversano il secolo38. Così se il primo, Lucantonio, si laurea utroque iure, il secondo, Vincenzo, giudice nell’antico regime, figura anche, al momento della dominazione francese nel Regno, all’interno degli organismi consultivi creati dalla dinastia d’oltralpe – è infatti consigliere distrettuale in Principato citra. Per esigenze professionali diverse, dunque, si continuano a maneggiare volumi di argomento normativo-legislativo; quello che in ogni caso da essi emerge è una conoscenza larga degli autori regnicoli. Accanto ad un testo fondamentale della scienza giuridica di fine ‘600, la Disputatio del D’Andrea, figurano pure gli scritti di Maradei, Gravina, Rovito, De Luca, Macciucca, Spinelli e Cervellino. Se a fare probabilmente da trait d’union tra questi autori ed una sensibilità giuridica nuova interviene Francesco Antonio Grimaldi39, ad inter34 G. Sigismondo, Descrizione della città di Napoli e dei suoi borghi, vol. 2, Napoli, Fratelli Terres, 1789, p. 296. 35 Sempre all’interno di S. Maria della Salvazione infatti avevano trovato sepoltura “due valentissimi letterati”, Giuseppe Pasquale Cirillo e Giacomo Martorelli. Il primo “fu mediocre Poeta, Avvocato eloquentissimo, ottimo Giureconsulto: occupò nella nostra Università molte Cattedre di materie legali (…); fu uno dei destinati da Carlo III alla formazione di un nuovo Codice Nazionale denominato Carolino (…); fu un abilissimo comico e scrisse molte graziose commedie”. Il Martorelli poi fu “dopo il Mazzocchi un buon Filologo, ed ottimo Professore di Lingua Greca. Egli fu un buon prete e valeva moltissimo nelle iscrizioni così Greche che Latine”. Ancora, tra i personaggi che, sepolti in quella Congregazione, presentano un profilo culturale che li avvicina all’Aulisio, figura Domenico Malarbì, che, prefetto dell’Istituzione bibliotecaria reale, fu anche docente di filosofia e matematica presso l’ateneo napoletano. Cfr. ivi, pp. 296 ss. 36 Liotta, Aulisio Domenico..., cit. in nt. 11. 37 Si tratta del 19,4%. Cfr. Tabella 4. 38 Si tratta di Lucantonio e Vincenzo Aulisio. Se la vicenda di Lucantonio si svolge grosso modo nella prima metà del secolo – l’Aulisio nasce infatti nel 1695 – quella di Vincenzo, nato nel 1770, si compie a cavallo dei due secoli. 39 Giurista e filosofo, Francesco Antonio Grimaldi (1714-1784), è presente all’interno della biblioteca Aulisio con il De successionibus; il testo si segnala per i richiami oltre che a Gravina, a Vico, Giannone e Montesquieu. F. A. Grimaldi, De successionibus legitimis in urbe Neapolitana systema, Napoli, Tipografia Simoniana, 1766. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Illuministi italiani, V, Riformatori napoletani, a cura di F. Venturi, Milano – Napoli, Ricciardi, 1962, pp. 509-525; per quanto riguarda il De successiobinus cfr. M. F. Di Pasquale, Dalla provincia alla capitale. Il marchese Francesco Antonio Grimaldi, giurista calabrese, in «Historia et Ius, rivista di 38 maria rosaria rescigno pretare in maniera coerente tale sentire rinnovato è la produzione di Domenico Alfeni40. Allievo di Genovesi e docente di Diritto civile presso l’ateneo pavese, Alfeni che, ponendosi in controtendenza con la linea accursiana e bartoliana, propone di guardare alle fonti avvalendosi del sussidio della filosofia e della storia, si conferma un innovatore anche sul piano didattico41. Da segnalare infine l’apertura al Giusnaturalismo, che arriva attraverso i testi di Pufendorf ed Heinecio42. Ad arricchire quest’ultima suggestione, confermando pure se non una condivisione, almeno un’attenzione da parte di Lucantonio e di Vincenzo per le istanze del secolo, stanno i testi di Filosofia presenti nella biblioteca. Di particolare rilievo l’Esprit de lois di Montesquieu e il saggio di Voltaire, con cui vengono diffusi il pensiero e le teorie di Newton, gli Elementi della filosofia del Newton; ma, a veicolare ulteriormente la lezione newtoniana, non meno che la cultura anglo-olandese, i neoplatonici di Cambridge, ed ancora Le Clerck e Locke, interviene una parte consistente della produzione genovesiana43. storia giuridica dell’età medievale e moderna», 5, 2014, pp. 1-10. 40 Questi gli scritti dell’Alfeni che figurano tra i testi degli Aulisio: D. Alfeni, Pragmaticae edita decreta interdicta – regiaeque sanctiones Regni Neapolitani, Napoli, Antonio Cervone, 1772; Id., Constitutionum Regni Sciliarum Libri III, Napoli, Antonio Cervone, 1773. Per le notizie su questo personaggio e, per quanto riguarda più in generale la sua produzione cfr. I. Del Bagno, “Nisi utile est quod agimus, stulta est gloria”. Le institutiones juris neapolitani di Domenico Alfeno Vario, in Domenico Alfeno Vario. Un giurista critico al tramonto dell’Antico Regime, a cura di M. Esposito e E. Spinelli, Salerno, Laveglia, 2004, pp. 201-234; D. Mantovani, Domenico Alfeno Vario professore di Diritto civile a Pavia (1780-1789): l’immedesimazione polemica nell’Antico, ivi, pp. 235-308; I. Del Bagno, Saggi di storia del diritto moderno, Salerno, Laveglia, 2007, pp. 7-50; Vario, Domenico Alfeno, a cura di D. Mantovani, in Dizionario Biografico dei Giuristi, in corso di pubblicazione. 41 La sua proposta di far seguire alla lettura della lezione in latino, una spiegazione resa in italiano, rivela chiara la matrice illuminista. 42 Per quanto riguarda lo scritto con cui Pufendorf (1632-1694) compare tra gli autori della biblioteca, si tratta del De iure che, edito per la prima volta a Lund nel 1672, vede sviluppati principi già esposti dai giusnaturalisti che lo avevano preceduto – Grozio tra gli altri. S. F. von Pufendorf, De iure naturae et gentium libri octo, Francoforte – Lipsia, Officina Knochiana, 1759. Largamente rappresentata appare poi la produzione di Heinecio (1681-1741), un giureconsulto tedesco riconosciuto tra i più eruditi ed efficaci nell’esposizione sistematica. J. G. Heinecio, Fundamenta stili cultioris, Venezia, Typographia Balleoniana, 1743; Id., Elementa iuris civilis secundum ordinem pandectarum, Venezia, Typographia Balleoniana, 1764; Id., Elementa philosophiae rationalis et moralis, Napoli, De Dominicis, 1784. Sulla diffusione più generale poi che le istanze giusnaturaliste ebbero nel Regno cfr. V. Ferrone, Scienza, natura, religione. Mondo newtoniano e cultura italiana nel primo Settecento, Napoli, Jovene, 1982; Id., Galiani e la diffusione del Newtonianesimo, in «Giornale critico della Filosofia italiana», LXIII, 1984, pp. 315-333. 43 Questi i testi che figurano tra i titoli della biblioteca, A. Genovesi, Elementa metaphysicae: in usum privatorum adolescentium mathematicum in morem adornata, Isernia, Officina Mutiana, 1743; Id., Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze, in N. Montelatici, Ragionamento sopra i mezzi più necessari per far rifiorire l’agricoltura, Napoli, Giovanni di Simone, 1753; Id., Elementa metaphysicae mathematicum in morem adornata, Napoli, Tipografia Simoniana, 1760; C. Trinci, L’agricoltore sperimentato, a cura di A. Genovesi, Napoli, Stamperia Simoniana, 1764; A. Genovesi., Lettere accademiche su la questione se siano più felici gli ignoranti che gli scienziati, Napoli, Stamperia Simoniana, 1764; Id., Institutiones logicae in usum tironum scriptae, Napoli, Tipografia Simoniana, 1766; Id., Della diocesina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto per i giovanetti, Napoli, Stamperia Simoniana, 1766; Id., De iure et officiis in usum tironum libri 2, Napoli, Stamperia Simoniana, 1767; Id., Delle lezioni di commercio o sia di economia civile da leggersi nella cattedra intieriana dell’abate Genovesi, Napoli, Stamperia Simoniana, 1767; Id., La logica per gli giovanetti, Napoli, Stamperia Simoniana, 1769; Id., Delle scienze metafisiche per gli giovanetti, Napoli, Stamperia Simoniana, 1770; Id., Elementa physycae experimentalis usui tironum aptatae (auctore Antonio Genuensi), Fratres Raymundios, 1779. Per le notizie biografiche su Genovesi tra una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 39 Così la presenza di due diverse edizioni degli Elementa metaphysicae44 fanno apparire gli Aulisio qualcosa in più di semplici bibliofili; all’interno del secondo testo – quello pubblicato nel 1760 – figura infatti anche il volume che, uscito nel ‘52 e dedicato ad una reinterpretazione di Grozio e soprattutto di Pufendorf, contribuisce a rafforzare il dettato giusnaturalista. E’ d’altronde proprio da tale corrente di pensiero che Genovesi deriva le basi di un’etica che, razionalmente e scientificamente fondata, gli consente di fissare il quadro di valori della società mercantile su cui andava riflettendo. In questo senso, se avviare un processo di modernizzazione nel paese costituisce in concreto il fulcro del programma condiviso dal gruppo di intellettuali cui egli appartiene45, manifesto di quella tensione riformatrice è senza dubbio il Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze. La circostanza che, tra i volumi presenti nella biblioteca, figuri anche la seconda edizione46 del Ragionamento sopra i mezzi per far fiorire l’agricoltura del Montelatici47, lo scritto cioè che, curato da Genovesi, ha come premessa proprio il testo appena richiamato, accanto ad interessi allargati, sembra suggerire, da parte degli Aulisio, un ascolto tutt’altro che formale della lezione genovesiana48. gli altri cfr. Genovesi Antonio, in Dizionario biografico degli Italiani, a cura di M. L. Perna, vol. 53, 2000; Genovesi Antonio, a cura di S. Ricci, in Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Filosofia, 2009; Genovesi Antonio, in Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Economia e Finanza, 2012; Genovesi Antonio, a cura di L. Bruni, in Enciclopedia Italiana Treccani, Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Economia, 2012. 44 Sono, come richiamato nella nota precedente, le edizioni del 1743 e del 1760. 45 Si tratta del gruppo che si riuniva intorno a Bartolomeo Intieri. Di origini toscane, l’Intieri (1677-1757), che fu tra l’altro amministratore degli Stati medicei nel Regno, distinguendosi anche negli studi matematici, svolse a Napoli un’intensa attività di promozione della vita culturale. Il palazzo Rinuccini in città, non meno che la residenza di Massa Equana a Vico Equense, divengono infatti il luogo di incontro dell’intellettualità regnicola napoletana, cultrice tra l’altro delle scienze economiche. Sulla figura di Bartolomeo Intieri fra gli altri cfr. Intieri Bartolomeo, a cura di M. Fubini Leuzzi, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 62, 2004. 46 È quella pubblicata nel 1753. 47 L’abate Antonio Montelatici (1692-1770), appartenente al gruppo di cultori delle scienze sperimentali – in particolare botanici e naturalisti – emerso nella prima metà del secolo, viene in concreto proponendo orizzonti nuovi della ricerca agronomica, che trovano una recezione coerente nel Ragionamento. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Montelatici Antonio, a cura di R. Pazzagli, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 76, 2012. 48 Gli scritti genovesiani presenti nella biblioteca, qualificando i diversi momenti dell’esperienza umana ma soprattutto intellettuale del riformatore, aprono in concreto ai differenti spunti di quella riflessione. Se la sua visione filosofica, quell’eclettismo programmatico cioè cui Genovesi è approdato nei primi anni dell’insegnamento universitario, viene fuori con immediatezza dalle due edizioni degli Elementa Metaphysycae, l’adesione più compiuta al Newtonismo, che suggerisce come tale visione si venga meglio definendo, emerge invece dalla pubblicazione, nel 1754, degli Elementa physycae. Ad essere variamente veicolato è pure il programma riformatore che il sodalizio culturale riunito intorno a Bartolomeo Intieri veniva elaborando. Così, la diffusione di una cultura scientifica nuova, che, al centro degli interessi di un’intellettualità anch’essa rinnovata, doveva in concreto aprirsi allo studio dei fenomeni naturali e sociali del tempo, appariva un requisito imprescindibile per avviare la modernizzazione del paese. In questo senso, se è proprio il nesso ineludibile tra teoria e prassi che informa il Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze, pubblicato nel 1753, a farne il manifesto programmatico di tale tensione riformatrice, a dare ad essa un contenuto operativo è la creazione di una cattedra di “meccanica e commercio”, in altri termini di Economia politica – la prima in Europa – che, inaugurata nel 1754, viene affidata a Genovesi. L’idea poi della liberalizzazione del commercio interno di grani, nella cui definizione una parte dové probabilmente averla anche lo stato di emergenza legato alla grave carestia che colpì il Regno nel 1764, arriva attraverso l’edizione che dell’Agricoltore sperimentato del Trinci, quella cioè del 1764, cura Geno- 40 maria rosaria rescigno Tra i tanti pieni pure va richiamato un nuovo vuoto. Nel novero di testi, che per ragioni di date potrebbero essere stati nella disponibilità di quegli uomini, non figurano gli scritti degli allievi del Genovesi. A colmarlo interviene in certo senso un lavoro di Jerocades. Se il Saggio dell’umano sapere ad uso de’ giovanetti di Paralia tradisce una proposta pedagogica di chiaro impianto genovesiano49, la presenza più in generale di questo personaggio50 che, a partire dagli anni ‘70 – dal momento cioè del suo rientro a Napoli – è in rapporti proprio con la “generazione assente” – Pagano e Filangieri tra gli altri – aprendo a suggestioni massoniche e/o repubblicane, contribuisce in qualche modo a rappresentarla. L’attenzione che quelli mostrano per le tecniche agronomiche appare in ogni caso niente affatto teorica. A saldarsi con il lavoro del Montelatici interviene L’Agricoltore sperimentato di Cosimo Trinci. Questo manuale, che si segnala per la ricchezza delle notazioni pratiche e dei riferimenti all’agronomia inglese, e a cui, trattandosi dell’edizione del 1764, la curatela di Genovesi conferisce un valore economico e politico aggiunto51, viene completato dagli scritti di Domenico Grimaldi e di Ronconi Fiorentino52. Al momento l’assenza di elementi documentari non consente di stabilire se tale complesso di nozioni abbia trovato un’applicazione concreta, abbia aperto cioè alla valorizzazione dei fondi posseduti dalla famiglia. Va in ogni caso tenuto presente che si tratta di proprietari terrieri – Vincenzo per essere eletto consigliere distrettuale doveva avere un censo di almeno 240 ducati di imposta fondiaria – e che verosimilmente tali proprietà fossero almeno in parte collocate nell’ambito territoriale legato all’esercizio di quelle funzioni, il Principato citeriore, la provincia cioè il cui paesaggio agrario viene qualificato proprio dall’essenza, l’olivo, al centro di vesi – suoi la premessa, le note e due saggi posti in appendice. Non mancano infine di esprimersi gli spunti pedagogici che improntano il periodo conclusivo dell’attività del riformatore. Così se le Lettere accademiche aprono al confronto con Rousseau e con la cultura dei Lumi, i contenuti di un corso di Filosofia, questa volta significativamente pensato per i “giovanetti”, vengono trasferiti attraverso la Logica, la Diocesina e le Scienze metafisiche. A condensare il pensiero genovesiano intervengono infine le Lezioni di Commercio che, definite come un vero e proprio work in progress di letteratura militante, provvedono a veicolare, accanto alle recenti teorie economiche inglesi e francesi, quelli che sono i principi qualificanti del Giusnaturalismo – dal patto sociale ai diritti inalienabili, dall’obbligazione giuridica ai rapporti tra individuo e Stato. 49 Ad essere proposto era un piano educativo che, diretto ai figli dei contadini e dei commercianti, prefigurava una “scuola pubblica di agricoltura e di commercio”, le cui materie fondamentali venivano individuate paradigmaticamente nella storia, nella matematica e nelle lingue. Cfr. Jerocades Antonio, a cura di M. L. Perna, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 62, 2004. 50 Per le notizie biografiche su Jerocades cfr. ibidem. 51 Nel contributo, che allo scritto dà Genovesi, viene sottolineato tra l’altro come una conduzione scientificamente corretta di terreni e coltivazioni, rompendo lo stato di trascuratezza in cui versava l’agricoltura nel Regno, abbia anche una finalità economica e sociale. A questo proposito si guardi in Venturi, Settecento riformatore..., cit. in nt. 39, pp. 611-615. 52 L’interesse per l’agricoltura spinge il calabrese Domenico Grimaldi (1735-1805) ad approfondirne gli aspetti tecnici, economici e sociali, facendone pure uno dei membri dell’Accademia dei Georgofili. Frutto dei suoi studi agronomici lo scritto con cui figura tra i titoli degli Aulisio, il Saggio campestre, focalizzato sui mezzi atti a trasformare la situazione economica di profonda arretratezza in cui versa la Calabria. D. Grimaldi, Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra, Napoli, Vincenzo Orsino, 1770. Per quanto riguarda poi il testo dell’altro agronomo, Ignazio Ronconi Fiorentino, membro anch’egli dell’Accademia dei Georgofili ed esponente del gruppo di intellettuali toscani legato al rinnovamento delle modalità di sfruttamento della terra, cfr. I. Ronconi Fiorentino, La coltivazione italiana o sia dizionario di agricoltura, Napoli, Stamperia Simoniana, 1773. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 41 quel dibattito agronomico53. Passando agli interessi letterari degli Aulisio, la prima considerazione attiene alla consistenza dei volumi classificati in Belle Lettere; si tratta infatti di più del 20% – il 21,1% – del corpus settecentesco54. Tra gli autori greci l’interesse sembra rivolto solo a Eschilo e Sofocle; meno ridotto appare il gruppo dei classici latini. Accanto naturalmente ad un’attenzione per la prosa oratoria con Cicerone, si va da scritti di storiografia – Livio – alla commedia – Terenzio – per arrivare alla lirica, con Virgilio, Orazio e Ovidio. Decisamente non tradizionale poi l’impianto della sezione dei classici moderni. Si ritrova Boccaccio, mentre va segnalata l’assenza, almeno tra le edizioni sin qui considerate, di Dante e Petrarca. Si prosegue poi con Sannazzaro, Pontano e Tasso, per approdare al ‘600 rappresentato da Filicaja. Pure non manca la produzione settecentesca. La presenza dei lavori del commediografo ufficiale della corte di Carlo III, Domenico Barone55, suggerisce l’interesse per il genere teatrale: all’interno della biblioteca è stato reperito anche un libretto d’opera, la Penelope in Itaca del Vannucci. Ancora, il gusto letterario degli Aulisio inclina verso il genere lirico; accanto a diverse raccolte di poesie figurano alcuni poemi in ottave, uno dei quali dedicato alla iettatura. Tra le curiosità infine il Robinson Crusoe, uno pseudo-carteggio, ma soprattutto la biografia di una donna, L’americana raminga cioè memorie di Donna Joannez di Quebrada. Che tipo di religiosità viene emergendo dai 191 titoli che compongono la classe più ponderosa56, circa la metà, del nucleo settecentesco? Se naturalmente non è detto che tali acquisizioni fotografino in pieno la spiritualità di Lucantonio e Vincenzo, siano cioè in tutto o in parte attribuibili a loro – non manca tra le altre la possibilità si tratti di scritti riconducibili agli interessi del vicario episcopale della diocesi di Capaccio e Vallo, Vincenzo Aulisio, vissuto nel secolo successivo – da esse emerge lo sforzo di cristianizzazione che, in una declinazione ancora tutta post-tridentina, veniva impegnando la Chiesa. Così se gli scritti, largamente presenti, di Paolo Segneri57 offrono insegnamenti morali in una prospettiva non disgiunta dalla vita quotidiana, la produzione redentorista, che è principalmente S. Alfonso a rappresentare58, appare focalizzata sull’attività sacer A questo proposito si guardi tra gli altri in Luise, Consumi..., cit. in nt. 3, p. 386. Cfr. Tabella 4. Per i dati biografici su questo personaggio cfr. Enciclopedia Italiana Treccani. 56 La classe di Religione costituisce infatti il 46,9% di quel nucleo. Cfr. Tabella 4. 57 Appartenente all’ordine gesuita, Paolo Segneri (1624-1694) mostrò un particolare attivismo sul fronte delle missioni popolari. Questi i testi del gesuita presenti tra i titoli degli Aulisio. P. Segneri, Il confessore istruito, Bassano-Venezia, Antonio Remondini, 1670; Id., L’incredulo senza scusa, Venezia, Santo Pecori, 1733; Id., Il cristiano istruito nella sua legge: insegnamenti morali, Bassano, Stamperia Remondini, 1743; Id., Lo specchio che non inganna, Napoli, Felice Carlo Mosca, 1743; Id., La manna dell’Anima. Ovvero esercizio facile insieme, e fruttuoso per chi desidera in qualche modo d’attendere all’Orazione, Bassano, Stamperia Ramondini, 1745; Id., Quaresimale, Roma, Niccolò e Marco Pagliarini, 1752. 58 Fondatore della congregazione del Santissimo Redentore, anche Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) si distingue nell’attività di predicazione, riuscendo realmente ad incidere sul sentimento religioso del suo tempo; è grazie a lui che vengono veicolate le grandi tesi della mistica e dell’ascesi negli strati popolari. Questi i titoli con cui è presente nella biblioteca. A. M. de’ Liguori, Apparecchio alla morte, Napoli, Stamperia di Giuseppe Di Domenico, 1758; Id., Selva di materie predicabili ed istruttive, Napoli, Stamperia di Giuseppe Di Domenico, 1760; Id., Novena del Santo Natale, Napoli, Giuseppe Raimondi, 1762; Id., La vera sposa di Gesù Cristo cioè la Monaca Santa, Napoli, Stamperia di Vincenzo Flauto, 1764; Id., Pratica del confessore, Venezia, 53 54 55 42 maria rosaria rescigno dotale, disciplinandone alcuni dei momenti qualificanti – dalla predicazione alla confessione, come alla somministrazione dell’estrema unzione. Trovano però modo di esprimersi anche istanze che rinviano ad un sentimento religioso diverso. Non sembra così senza significato che tra i volumi degli Aulisio figuri anche il De Synodo di Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini59. Il recupero di una religiosità che la prassi curiale sembrava aver ingessato, non meno che la centralità dell’esperienza pastorale diocesana, cui viene dato valore, sono tra le proposte fondanti dello scritto, che va proprio nella direzione di dare voce alle forze che l’istituzionalizzazione e il monopolio curiale controriformistico avevano compresso. Il combinarsi delle suggestioni sembra caratterizzare anche la classe di Storia, che incide nell’ordine di poco più del 7% - il 7,4%60 – sui testi settecenteschi. In linea con il gusto dell’epoca largo spazio viene dedicato alla storia antica, con una prevalenza netta di quella romana. Se tra le diverse ricostruzioni dell’antichità, uno dei testi di Rollin, la Storia antica61 appunto, si segnala per il rigoroso ordinamento dei fatti, come per una trattazione larga delle fonti tardo-antiche, è soprattutto il profilo dell’autore a richiamare l’attenzione. Rettore dell’università di Parigi e successivamente direttore del collegio di Beauvais, Rollin, che viene destituito da ogni incarico nel 1739, al momento cioè del suo pronunciamento contro la bolla Unigenitus con cui Clemente XI condannava il Giansenismo, mostra indubbiamente una contiguità con quelle istanze62. Non mancano poi, all’interno di questa classe, volumi di storia religiosa, come più specificatamente di storia della Chiesa. La circostanza che a scriverli siano autori come Bossuet63 e Fleury64, che in più di un senso vengono accoGiovanni Vitto, 1771. Per le notizie biografiche su questo personaggio, si guardi tra gli altri, de’ Liguori Alfonso Maria, a cura di G. Cacciatore, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 2, 1960. Per quanto riguarda poi l’attività multiforme dell’ecclesiastico, tra gli altri cfr. M. Campanelli, Centralismo romano e “policentrismo” periferico. Chiesa e religiosità nella Diocesi di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Milano, FrancoAngeli, 2003; Ead., Settecento monastico nell’epistolario di Alfonso Maria de’ Liguori, in Vita quotidiana, coscienza religiosa e sensibilità civile nel Mezzogiorno continentale tra Sette e Ottocento, a cura di F. Gaudioso, Galatina, Congedo, 2006, pp. 425-440. 59 Prospero Lambertini (1675-1758), che viene modellando la propria esperienza pastorale sull’esempio di Carlo Borromeo, fissa in concreto, nel De Synodo, lo scritto con cui figura tra i testi degli Aulisio, il suo ideale di vescovo e pontefice, operando una duttile sistemazione della tradizione tridentino-borromeiana. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Benedetto XIV, papa, a cura di M. Rosa, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 8, 1966. 60 Cfr. Tabella 4. 61 C. Rollin, Storia antica degli egizi, cartaginesi, assiri, babilonesi, medi, persiani, macedoni, e greci, Napoli, Cervone, 1776. 62 Storico francese, Charles Rollin (1661-1741) fece anche parte dell’Académie royale des inscriptions et médailles. 63 Jacques Bénigne Bossuet (1627-1704) fu tra l’altro membro dell’Académie française. Proprio all’interno del testo con cui lo studioso figura tra i titoli della biblioteca, la Storia delle variazioni delle Chiese protestanti, diretto al principe ereditario di cui era precettore, trova spazio la polemica contro i protestanti che Bossuet svolge significativamente accanto ai giansenisti. Ad avvicinarlo a tali istanze anche la morale essenzialmente rigorista, che ne spiega l’ammirazione per Port Royal. J. B. Bossuet, Storia delle variazioni delle Chiese protestanti, Padova, Stamperia del seminario, 1764. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Bossuet Jacques Bénigne, in Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Filosofia, 2009. 64 Il lavoro più importante di Claude Fleury (1640-1723) è la Storia ecclesiastica – tra i volumi degli Aulisio figura il Discorso che dava il via all’esposizione. Ad essere coperto è inizialmente il periodo che va dall’avvento del Cristianesimo al 1414 e che successivamente viene portato sino al 1595. Diverse le edizioni dello scritto che, tradotto in latino, tedesco ed italiano, oltre che l’apprez- una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 43 stati al dettato giansenista, tradisce forse una curiosità degli Aulisio per quella lezione. Nella sezione di storia moderna infine accanto alla Istoria delle Rivoluzioni del Di Vertot, va richiamato lo scritto del Di Meo che, considerato uno dei maggiori storici napoletani del XVIII secolo, si sforza di compiere i primi passi in direzione della costruzione di un metodo storiografico nuovo. All’interno del suo Apparato cronologico, dopo una dissertazione larga dedicata alla Diplomatica, passa a sostenere la necessità di un approccio filologico nell’esame dei documenti antichi, in modo da verificarne l’autenticità e, finendo così con il legittimarne l’impiego nelle ricostruzioni storiche65. Diversi e niente affatto scontati gli elementi intervenuti a qualificare il profilo del corpus librario settecentesco che, rinviando in più di un senso a quello degli Aulisio, sembra suggerire, per Lucantonio e Vincenzo, un’immagine più sfaccettata di quella che, del giurista meridionale settecentesco schiacciato su una dimensione enciclopedica ed antiquaria, ha proposto Ajello66. Tra Storia e Scienze: il “lungo” Ottocento Da un primo sguardo al nucleo ottocentesco emerge con evidenza il ridimensionamento che rispetto ai secoli precedenti il Diritto ha conosciuto – rappresenta ora appena il 7,6% di quel corpus67; all’interno di questa classe figurano in ogni caso testi che appaiono in più di un senso qualificanti il nuovo secolo. Così i due codici, rispettivamente quello Napoleonico nell’edizione del 1808 e quello di Procedura civile del Regno di Italia, pubblicato nel 1868, ben si prestano a interpretare le discontinuità istituzionali che hanno attraversato quegli anni. Se questo è tra l’altro un modo per gli Aulisio di “leggere” l’epoca in cui vivono, tali volumi rinviano pure all’adesione mostrata da quegli uomini a determinate esperienze. È il caso di Vincenzo che pratica, come ricordato, gli spazi istituzionali creati dalla dinastia d’oltralpe. Va sottolineato che probabilmente è proprio tale partecipazione a segnare per la famiglia il passaggio, per quanto attiene all’ambito d’azione, da una dimensione “napoletana” ad una dimensione provinciale. zamento dei contemporanei, suscitò, per il metodo critico e lo stile scorrevole, anche quello degli Illuministi. Accanto ad esso però vanno pure segnalati alcuni lavori che, proprio per la contiguità richiamata con l’universo giansenista, vengono posti all’indice dalla chiesa del tempo. Tra gli altri, le Institutions de droit ecclésiastique, che significativamente è presente tra i testi della biblioteca. C. Fleury, Discorsi sopra la Storia ecclesiastica, Venezia, Francesco Andreola, 1796; Id., Insitutiones Juris Ecclesiastici, Lipsia, Ernest Gottl. Crugium, 1743. 65 L’Apparato cronologico rappresenta il coronamento del lavoro che, disteso su diversi anni e espresso in alcuni scritti precedenti, Di Meo (1726-1786) era venuto conducendo. La pubblicazione, nella quale vengono analizzati i diversi modi di computare l’anno presso i vari popoli, copre il periodo 568-1128. A dare conto del modo di atteggiarsi nuovo la dissertazione larga sulla Diplomatica che, in polemica con Mabillon, Di Meo considera la “scienza” fondamentale per operare la distinzione tra il vero dal falso nella pratica degli studi documentari. A. Di Meo, Apparato cronologico agli Annali del Regno nella Mezzana età, Napoli, Stamperia Simoniana, 1785. Per le notizie biografiche su questo personaggio, cfr. Di Meo Alessandro, a cura di S. de Majo, E. Cuozzo, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 40, 1991. 66 R. Ajello, Arcana iuris. Diritto e politica nel Settecento italiano, Napoli, Jovene, 1976, p. 71. 67 Cfr. Tabella 5. 44 maria rosaria rescigno Un ambito dunque che sembra qualificare anche la vicenda di Ignazio Aulisio che, vicario episcopale significativamente della diocesi di Capaccio e Vallo, attraversa per ragioni anagrafiche quasi l’intero secolo68. È agli interessi di quest’ultimo che va probabilmente ricondotto il volume di Pasquale Liberatore69 sulla polizia ecclesiastica del Regno; la presenza, poi, sempre nel novero dei testi di Diritto, di uno scritto70 di un esponente di spicco del mondo cattolico ottocentesco, Luigi Taparelli D’Azeglio71, se apre alla classe Religione, offre pure, per il profilo del personaggio, spunti che forse intervengono nell’orientare la religiosità del vicario. Gesuita, Taparelli, che risente dell’influenza della restaurazione filosofica di De Bonald, De Maistre e Haller, realizza un ammodernamento delle dottrine più ortodosse della filosofia cattolica; dalle colonne della “Civiltà cattolica”, che fonda nel 1850 con padre Curci, si fa alfiere dell’antiliberalesimo, sostenendo la tradizione cattolica come l’autorità e il diritto della Chiesa. A suggerire la condivisione di Ignazio per tale proposta, la presenza, tra i testi di Religione, delle annate complete dal 1867 al 1885 della rivista. Ma, a fotografare poi uno degli elementi del sentire religioso collettivo così come viene emergendo nella seconda metà dell’Ottocento, il Vaticinatore del Cerri, che rende bene del clima di attesa di un intervento miracoloso in favore del Papa e più in generale della Chiesa. Rimanendo in tema di sentire collettivo, la crescita della classe di Storia, che conosce un raddoppio rispetto al secolo precedente – passa infatti dal 7,4% al 15,2%72 – rinvia evidentemente al bisogno aumentato che di letture di quell’argomento si avverte nell’Ottocento. Anche la sua articolazione interna appare funzione di preferenze legate a quella sensibilità. Così il nucleo di storia antica ha subito una riduzione – si tratta infatti di poco più del 18% della classe – mentre per converso il segmento della moderna si viene allargando. Prevedibilmente una particolare attenzione sembra ricevere la storia d’Italia73, Ignazio Aulisio nasce infatti nel 1804 e muore nel 1887. Abruzzese, Pasquale Liberatore (1763-1842), la cui partecipazione pubblica, distesa tra gli anni del Decennio francese ed il Nonimestre costituzionale, lo porta ai vertici del nuovo organigramma giudiziario, è anche autore di opere destinate a lasciare una traccia profonda nel pensiero giuridico dell’epoca. Tra di esse occorre segnalare l’Introduzione allo studio della legislazione del Regno delle Due Sicilie, di cui il testo con cui figura tra i titoli degli Aulisio, Della Polizia ecclesiastica, costituisce un’aggiunta. P. Liberatore, Della Polizia Ecclesiastica nel Regno delle Due Sicilie, Napoli, Tipografia Segnin, 1837. Per le notizie biografiche su questo personaggio si guardi in Annali civili del regno delle Due Sicilie, voll. 25-30, pp. 146-152. Liberatore Pasquale Maria, a cura di G. Fazzini, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 65, 2005. 70 L. T. D’Azeglio, Corso elementare di Natural Diritto, Napoli, Tipografia all’Insegna del Diogene, 1845. 71 Protagonista di parte cattolica dell’età risorgimentale, Luigi Taparelli D’Azeglio (17931862) gioca un ruolo decisivo all’interno della riflessione che l’ambiente cattolico viene sviluppando in tema di società e Stato. Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Taparelli D’Azeglio Luigi, a cura di G. Viani, in Enciclopedia Italiana Treccani, Il contributo italiano alla storia del Pensiero-Politica, 2013; sull’influenza più generale esercitata da Taparelli in ambiti diversi cfr. L. Di Rosa, Luigi Taparelli, l’altro D’Azeglio, Milano, Cisalpino, 1991; E. Abbate, Luigi Taparelli D’Azeglio e l’istruzione nei collegi gesuitici nel diciannovesimo secolo, in «ASPN», CXV, 1997, pp. 467-516. 72 Cfr. Tabella 5. 73 Questi gli scritti che trattano della storia italiana. F. Guicciardini, Istoria d’Italia, Prato, Tipografia FF. Giachetti, 1861; C. Botta, Storia d’Italia: continuata da quella del Guicciardini sino al 1789, Prato, Tipografia FF. Giachetti, 1861; S. Sismondi, Storia delle Repubbliche italiane nel Medioevo, Prato, Tipografia FF. Giachetti, 1863; G. Angrisani, Storia d’Italia dal IV al XIX secolo, 68 69 una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 45 ma non mancano incursioni anche in quella francese e prussiana74. Ancora, per quanto riguarda i lavori relativi alle vicende napoletane, fanno la loro comparsa, insieme ad altri scritti, anche quelli di Colletta e Nisco; sono però le ricostruzioni dedicate alla storia della Chiesa a segnalarsi per la tensione maggiore in direzione della costruzione di un moderno approccio storiografico. Tra i testi presenti nella biblioteca figura infatti l’Istoria del Papato di Ranke. Esponente di spicco della tradizione storica tedesca75, Ranke, che rivendica l’attenzione per le fonti documentarie, non meno che lo studio rigoroso dei fatti proprio sulla base di esse, contribuisce in concreto alla definizione di tale approccio, fissando così un metodo che sarà prevalente nella storia ufficiale sino al ‘900. Se, passando alla classe di Belle Lettere76, la presenza di tragedie come di raccolte di viaggi rinviano una volta di più al gusto dell’epoca, la proliferazione di compendi pensati per lo studio di materie diverse ci pongono in presenza di un sistema scolastico di impronta moderna che, ormai largamente operante, non è improbabile sia stato quello in cui si sono formati Ignazio e Giuseppe77 – l’altro esponente della famiglia nell’Ottocento. Introdotto dai Francesi78, tale sistema, che faceva seguire ad un primo grado d’istruzione, quella primaria, un livello successivo, articolato in collegi e licei, aveva prodotto pure la comparsa di testi strutturati per l’apprendimento79. Se anche nella sezione Filosofia non mancano i compendi, a far riemergere quello che all’interno della biblioteca è apparso essere una sorta di filo rosso, le istanze gianseniste cioè, il testo a firma di Melchiorre Gioia80. Ancora la presenza, sempre tra i volumi di argomento Napoli, Antonio Marano, 1876. 74 Questo lo scritto che tratta di un momento qualificante nella vicenda dei due paesi. I. Fiorentino. Francia e Prussia – Album della guerra del 1870, Milano, Libreria Dante Alighieri, 1870. 75 Storico tedesco, Ranke (1795-1886), oltre a segnalarsi sin dai primi scritti per il rigore della metodologia adottata, mette a punto un paradigma storiografico, che assume come quadro generale della ricerca quello di un’intera civiltà piuttosto che di un singolo stato. Per i dati biografici su questo personaggio cfr. Ranke, Leopold von, in Enciclopedia Italiana Treccani, Dizionario di Storia, 2011. 76 La classe in questione costituisce il 22,8% del nucleo ottocentesco. Cfr. Tabella 5. 77 Nato alla metà del secolo – nel 1858 – Giuseppe Aulisio, vivendo a lungo, finisce con il rappresentare la famiglia anche nel secolo successivo. 78 La legge 15 agosto 1806 è quella che introduce l’obbligatorietà dell’istruzione primaria, ponendo i costi connessi al suo funzionamento a carico delle comunità locali. Per quanto riguarda invece il grado successivo, fu il decreto del maggio 1807 a introdurre, al posto delle cosiddette Scuole Regie, un sistema articolato in Collegi e Licei; sistema che un nuovo decreto, del novembre 1811, per la Pubblica Istruzione, provvide a definire meglio. Tale impianto normativo viene confermato, al momento del rientro dei Borboni, da una serie di norme – gli Statuti per i Reali Licei del Regno di Napoli – promulgate nel febbraio 1816. Su tale legislazione cfr. A. Scirocco, Collegi e licei del Mezzogiorno (1806–1860), in Storia delle istituzioni educative in Italia tra Ottocento e Novecento, a cura di L. Romaniello, Quaderni de «Il Risorgimento», n. 8, Milano, 1996, pp. 7-21; M. Lupo, Tra le provvide cure di Sua Maestà. Stato e scuola nel Mezzogiorno tra Settecento e Ottocento, Bologna, Il Mulino, 2005. 79 In questo senso, se diversi sono i testi dedicati all’istruzione primaria, non mancano pure quelli diretti al grado successivo. Che si tratti di materiale didattico pensato per l’istruzione secondaria è reso tra l’altro anche dal titolo per esteso di uno di essi, Nuovo metodo de’ signori di Porto-Reale per imparare con facilità, ed in poco tempo, la lingua greca. Traduzione dal francese arricchita di molte nuove aggiunte ad uso del Seminario Urbano, de’ Licei e Collegi del Regno, 1817. 80 Per le notizie biografiche su Melchiorre Gioia (1767-1829), che fu tra l’altro storiografo ufficiale della repubblica Cisalpina, cfr. Gioia, Melchiorre, a cura di F. Sofia, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 55, 2001. 46 maria rosaria rescigno filosofico, di uno scritto, la Lettre de Thrasybule a Leucippe81, appartenente al novero della produzione anticristiana e deista – la sua pubblicazione avviene significativamente per iniziativa di d’Holbach82 – introduce un ulteriore elemento nel nucleo ottocentesco. Un nucleo che in ogni caso la crescita delle Scienze pure interviene a qualificare83. Così se lo spazio che trovano ora la matematica e la fisica, con un’apertura anche alla meteorologia, sembra fotografare un percorso formativo in cui non si prescinde più dallo studio di queste discipline, la larga presenza di testi di medicina rinvia piuttosto a una formazione individuale, quella cioè di Giuseppe Aulisio. Tra i volumi che coprono le materie preminenti84 del corso di studi in medicina, diversi sono quelli dedicati alla Fisiologia, colta in diverse declinazioni. A suggerire l’interesse di Giuseppe per questa branca, due titoli, tra gli altri, di uno dei primi esponenti del Darwinismo in Italia, Paolo Mantegazza85. Ordinario di Patologia generale a Pavia e, a partire dal 1869 chiamato a dirigere la cattedra di Antropologia ed Etnologia a Firenze, Mantegazza riconosce nella Fisiologia appunto lo strumento medico più idoneo per spiegare i sentimenti umani. Non è dunque improbabile che le tesi del clinico abbiano avuto un’influenza sulla pubblicazione più nota dell’Aulisio, la Fisiologia dei sentimenti e delle passioni86 che, tra i titoli della biblioteca, raccoglie l’attività medico-legale di Giuseppe. Qualche osservazione meritano infine i luoghi di edizione. L’editoria napoletana appare quella più rappresentata; a seguirla sono Venezia, Padova e Bologna, ossia i centri universitari di spicco dell’Italia settentrionale. Ancora si segnalano Torino e Firenze, la patria cioè dell’Accademia della Crusca, cui tengono dietro una serie di altre località della penisola87. Ad emergere però è 81 Lo scritto viene attribuito al Fréret, famoso storico francese, la cui notorietà gli deriva proprio dal trattato ateista in questione. N. Freret, Lettre de Thrasybule a Leucippe. Per questo testo si dispone delle informazioni relative al solo anno di edizione, il 1868. 82 Pensatore francese oriundo tedesco, Paul Henri Dietrich barone di Holbach (17231789) è probabilmente l’esponente più estremista e tenace del materialismo e dello scetticismo enciclopedico. All’interno dell’Illuminismo radicale francese svolge un ruolo di primo piano anche in qualità di divulgatore di opere di carattere scientifico, non meno che di carattere anticlericale e antireligioso, come nel caso dello scritto presente tra i titoli degli Aulisio. Su questo personaggio cfr. Holbach, Paul Henri Dietrich barone di, in Enciclopedia Treccani on line; Paul Henri Thiry (Baron) d’Holbach, in Stanford Encyclopedia of Philosophy, 2002. 83 Si è passati infatti dal 2,7% del valore settecentesco all’attuale 26,2%. Cfr. Tabella 5. 84 Si va infatti dall’Anatomia alla Patologia, colta nei suoi diversi segmenti – generale, clinica e chirurgica; ancora alla Fisiologia, per arrivare infine alla Farmacologia. Pure trovano posto accanto a testi in certo senso di complemento – un’Enciclopedia medica, un Dizionario generale chimico-farmaceutico e diverse annate della “Rivista internazionale di Medicina e Chirurgia” – volumi che rinviano ad alcune specializzazioni. Così ad essere rappresentate sono Ginecologia ed Ostetricia, la Dermatologia, con uno scritto sulle Malattie cutanee ed un altro sulle Malattie veneree; ancora l’Urologia, con due titoli – Lesioni renali e Clinica delle Malattie renali – l’Ortopedia in forma embrionale – Cura dell’Artritismo – ed infine la Medicina legale. 85 Per le notizie biografiche su questo personaggio cfr. Mantegazza Paolo, a cura di G. Armocida, G. S. Rigo, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 69, 2007. 86 Lo scritto ebbe vita tutt’altro che facile. L’Aulisio, accusato da Giuseppe Mastriani di plagio, fu costretto a difendersi, arrivando a dare alle stampe una smentita. 87 Partendo da Nord emergono Asti, Verona, Bassano, Trento, Parma e Faenza; spostandosi poi verso l’Italia centrale fanno la loro comparsa Cesena, Pistoia, Prato, Foligno e Viterbo. Cfr. Tab. 7. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 47 anche la presenza dell’editoria transalpina. Figurano così i centri di stampa di maggior rilievo dell’Europa moderna e della prima età contemporanea – Lione, Colonia, Lipsia, Londra, Amsterdam ed Anversa – le sedi principali cioè dei dibattiti internazionali88. Tentando di arrivare a delle conclusioni, l’andamento circolare si conferma uno degli elementi qualificanti di questo patrimonio librario. Se esigenze professionali ben precise sembrano segnare l’inizio del suo processo di accumulazione – i testi del giurista – esse danno conto in qualche modo anche di quello che appare il suo punto di arrivo – i volumi del medico. Ma evidentemente il profilo della biblioteca è determinato dal modo in cui tali esigenze vengono interpretate, dalle suggestioni cioè con cui, segnando un’apertura piuttosto che una chiusura rispetto alle istanze dei secoli attraversati, quelle si sono venute variamente combinando. A sostanziarlo meglio gioverebbe evidentemente lo studio dell’archivio di famiglia, del quale d’altronde già in sede di stesura del catalogo è stata auspicata l’inventariazione89. Questa, che in ogni caso è stata intesa come una ricognizione iniziale di tale patrimonio librario, offrendo la possibilità di praticare insieme piani di indagine diversi, sembra avere in concreto aperto ad una storia di famiglia. In questo senso, a restituire il sentire individuale dei diversi esponenti degli Aulisio contribuiscono le modificazioni intervenute nei gusti o, se si vuole, nelle istanze culturali di quegli uomini. Modificazioni che, rinviando evidentemente anche alle tendenze collettive delle diverse epoche toccate dall’indagine, gettano pure una luce sulla circolazione avuta dalle grandi opere, come sul riflesso più generale che quelle ebbero sugli interessi della famiglia. L’attenzione larga per l’agronomia ad esempio, se mostra come quei notabili abbiano ben presente il dibattito che su tale tematica si svolge nella penisola, come in ambito europeo, contribuisce a restituirne anche la condizione legata alla proprietà fondiaria. La dimensione provinciale che viene così emergendo – quella del Principato Citeriore – e che a partire da una certa epoca costituisce la cornice formale in cui si esprime l’azione degli Aulisio, qualifica infine il piano della politica, attraverso le prime prove di un’embrionale esperienza rappresentativa che vede impegnati quegli uomini. Maria Rosaria Rescigno Su questo aspetto cfr. Luise. La biblioteca..., cit. in nt. 3, p. 386. Cfr. F. Raimondi, Prefazione a F. Jannuzzi, La biblioteca Aulisio di Giungano, con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio, Ed. Palazzo Vargas, 2012, p. 9. 88 89 48 maria rosaria rescigno Totale testi Religione Belle Lettere Diritto Tab. 1 - Ripartizione per Classe tematica (con articolazione in Sezioni) n. testi % 622 100,0 265 42,6 Varie Teologia Morale Catechismo Bibbia Commenti alla Bibbia Meditazioni Nuovo Testamento 121 19,4 Classici moderni Filosofia Classici antichi Varie Retorica Vocabolario Grammatica italiana Grammatica greca Greco Manuale di latino Latino Manuale di greco e latino Manuale greco Grammatica latina Grammatica scuola primaria Dizionario Dizionario italiano Enciclopedia Disegno Geografia Pedagogia 110 17,7 Varie Diritto civile Diritto Canonico Diritto criminale Diritto ecclesiastico Diritto romano Filosofia del diritto Riforma tribunali n. testi 225 28 5 3 1 1 1 1 n. testi 28 22 22 17 9 3 3 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 n. testi 85 9 8 2 2 2 1 1 % 84,8 10,6 1,9 1,1 0,4 0,4 0,4 0,4 % 23,2 18,3 18,3 14,1 7,5 2,5 2,5 1,6 1,6 1,6 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8 % 77,3 8,2 7,3 1,8 1,8 1,8 0,9 0,9 una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio Scienze ed Arti Storia Non classificabile 57 9,2 53 8,5 10 1,6 Medicina Matematica Economia Fisica Scienze Mineralogia Storia moderna Storia antica Storia della chiesa Storia di Napoli Varie Storia religiosa Storia del teatro Storia familiare n. testi 41 5 4 4 2 1 n. testi 15 14 7 7 7 1 1 1 49 % 71,9 8,8 7,0 7,0 3,5 1,8 % 28,3 26,4 13,2 13,2 13,2 1,9 1,9 1,9 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. Tab. 2 - Ripartizione per Anno di edizione Periodo 1568-1599 1600-1699 1700-1799 1800-1899 1900-1950 Non classificabile n. testi 9 36 429 136 10 2 622 % 1,4 5,8 69,0 21,9 1,6 0,3 100,0 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. 50 maria rosaria rescigno Tab. 3 - Ripartizione per Classe tematica (1568-1717)* (con articolazione in Sezioni) n. testi % Totale testi 68 100,0 Religione 43 63,2 n. testi Varie 30 Teologia 10 Bibbia 1 Commenti alla Bibbia 1 Meditazioni 1 Diritto 18 26,5 n. testi Varie 16 Diritto Canonico 1 Diritto ecclesiastico 1 Belle Lettere 6 8,8 n. testi Classici moderni 4 Classici antichi 2 Scienze ed Arti 1 1,5 n. testi Medicina 1 % 69,8 23,3 2,3 2,3 2,3 % 88,9 5,6 5,6 % 66,7 33,3 % 100,0 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. (*) La scansione cronologica individuata risponde all’esigenza di rappresentare il nucleo di volumi che sono stati potenzialmente nella disponibilità del primo esponente della famiglia, Domenico Aulisio, la cui morte avviene nel 1717. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio Tab. 4 - Ripartizione per Classe tematica (1718-1800) (con articolazione in Sezioni) n. testi % Totale testi 407 100,0 Religione 191 46,9 n. testi Varie 171 Teologia 12 Morale 4 Catechismo 3 Nuovo Testamento 1 Belle Lettere 86 21,1 n. testi Classici moderni 19 Filosofia 21 Classici antichi 19 Varie 10 Retorica 7 Grammatica greca 2 Greco 2 Manuale di latino 1 Latino 1 Manuale di greco e latino 1 Grammatica latina 1 Disegno 1 Pedagogia 1 Diritto 79 19,4 n. testi Varie 58 Diritto civile 8 Diritto Canonico 6 Diritto criminale 2 Diritto ecclesiastico 1 Diritto romano 2 Filosofia del diritto 1 Riforma tribunali 1 Storia 30 7,4 n. testi Storia moderna 7 Storia antica 10 Storia della chiesa 2 Storia di Napoli 3 Varie 6 Storia del teatro 1 Storia familiare 1 Scienze ed Arti 11 2,7 n. testi Medicina 1 Matematica 5 Economia 4 Mineralogia 1 Non classificabile 10 2,5 51 % 89,5 6,3 2,1 1,6 0,5 % 22,1 24,4 22,1 11,6 8,1 2,3 2,3 1,2 1,2 1,2 1,2 1,2 1,2 % 73,4 10,1 7,6 2,5 1,3 2,5 1,3 1,3 % 23,3 33,3 6,7 10,0 20,0 3,3 3,3 % 9,1 45,5 36,4 9,1 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. 52 maria rosaria rescigno Tab. 5 - Ripartizione per Classe tematica (1801-1900) (con articolazione in Sezioni) n. testi % Totale testi 135 100,0 Scienze ed Arti 38 26,2 n. testi Medicina 30 Matematica 2 Fisica 4 Scienze 2 Belle Lettere 33 22,8 n. testi Classici moderni 6 Filosofia 6 Classici antichi 1 Varie 5 Retorica 2 Vocabolario 3 Grammatica italiana 3 Manuale di latino 1 Manuale greco 1 Grammatica scuola primaria 1 Dizionario 1 Dizionario italiano 1 Enciclopedia 1 Geografia 1 Religione 31 21,4 n. testi Varie 24 Teologia 6 Morale 1 Diritto 11 7,6 n. testi Varie 9 Diritto civile 1 Diritto Canonico 1 Storia 22 15,2 n. testi Storia moderna 8 Storia antica 4 Storia della chiesa 5 Storia di Napoli 3 Varie 2 % 78,9 5,3 10,5 5,3 % 18,2 18,2 3,0 15,2 6,1 9,1 9,1 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 3,0 % 77,4 19,4 3,2 % 81,8 9,1 9,1 % 36,4 18,2 22,7 13,6 9,1 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. una famiglia allo specchio. il caso della biblioteca aulisio 53 Tab. 6 - Ripartizione per Classe tematica (1901-1950) (con articolazione in Sezioni) n. testi % Totale testi 10 100,0 Scienze ed Arti 7 70,0 Belle Lettere Medicina 2 20,0 Storia Varie 1 10,0 Storia moderna n. testi % 7 100,0 n. testi % 2 100,0 n. testi % 1 100,0 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. Tab. 7 - Ripartizione per Luoghi di edizione Luoghi di edizione Napoli Italia settentrionale Italia centrale Italia meridionale Europa Varie Volumi 347 135 62 5 21 52 % 55,8 21,7 10,0 0,8 3,4 8,4 Fonte: I dati riportati sono frutto di un’elaborazione condotta sul catalogo F. Jannuzzi (con la collaborazione di G. Capezzuto e A. Patrizio), La biblioteca Aulisio di Giungano, Ed. Palazzo Vargas, 2012. INDICE Introduzione Giuliana Vitale, Alla corte aragonese di Napoli: un percorso tra cerimonialità liturgica e vita di corte Maria Rosaria Rescigno, Una famiglia allo specchio. Il caso della biblioteca Aulisio (Secc. XVI-XX) Luca Irwin Fragale, Napoli, il Regno e il colera nel 1836, dall’inedito diario di viaggio di Alessandro Mazzàrio Carmine Pinto, La Dottrina Pallavicini. Contro insurrezione e repressione nella guerra del brigantaggio (1863-1874) Maria Carmela Schisani, Storia di affari e di famiglia: la “dinastia” dei Rothschild di Napoli Gerarluigi Rinaldi, L’istituzione del Circolo Numismatico napoletano e la collezione di Eugenio Scacchi Franca Assante, La storia economica a tavola DOCUMENTI Pasquale Natella, I nomi Cilento e Basilicata. Per due punti fermi della storia Giuseppe Russo, Cinque inediti documenti di Re Ferdinando I D’Aragona nell’Archivio di Stato di Bari (1463-1490). Note per la Cancelleria Aragonese di Napoli Carla Pedicino, L’eruzione del Monte Vesuvio attraverso un inedito documento del 1632 Assunta Petrosillo, Fonti per una storia della Commedia dell’Arte a Napoli dal 1575 al 1656 Amedeo Miceli Di Serradileo, Nuovi documenti sul commercio internazionale della liquerizia nella Calabria citeriore tra ’700 ed ’800 Pasquale Colucci, La «bella carriera dell’armi». Legionari e disertori ad Avella e dintorni nel 1814 Riassunti / Summaries Gli autori di questo numero / The author of this issue p. VII » 1 » 31 » 55 » 69 » 99 » 117 » 147 » 177 » 191 » 233 » 253 » 303 » 313 » 327 » 337 ISSN 0392-0267 cxxxii dell’intera collezione NAPOLI NAPOLETANA SOCIETÀ DI STORIA PATRIA 2014