Mensile di critica e attualità sportiva - Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena w w w . m e s e s p o r t . i t gennaio 2009 – n. 246 – 2 0 0 €uro vietato tornare indietro 20 09 Direttore Mario Ciani Direttore responsabile Paolo Corbini Direzione – Redazione – Fotolito Bernard & Co. Strada di Busseto 18 – Siena Tel. 05.77.28.53.74 Fax 05.77.22.10.14 E-mail: [email protected] Edito e stampato presso Arti Grafiche Ticci Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si) Tel. 05.77.34.92.22 Fax 05.77.34.93.66 Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430 del 27.01.1983 Hanno collaborato a questo numero: Alessandro Aucone, Duccio Balestracci, Mauro Bindi, giancarlo Brocci, Mario Ciani, Claudio Coli, Vincenzo Coli, Elena Dilaghi, Pierluigi Evangelisti, Gabriele Farronato. Stefano Fini, Emilio Giannelli, Daniele Giannini, Antonio Gigli, Roberto Guiggiani, Mario Lisi, Luca Luchini, Augusto Mattioli, Roberto Morrocchi, Giuseppe Nigro, Francesco Oporti, Giovanni Pellicci, Gigi Rossetti, Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Francesco Vannoni, Giacomo Zanibelli. numero Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Bernard Chazine, Pietro Cinotti. Progetto grafico: Bernard Chazine 246 gennaio 2009 ANNO XXVII editoriale Sotto tiro Forse non ci avete fatto caso, ma le cronache sportive (e non solo quelle) hanno parlato di Siena più nell’ultimo scorcio dell’anno che nei precedenti 350 giorni. Il perché è presto spiegato: finchè si trattava di illustrare gli indubbi meriti di una piccola realtà che si permette di sfidare le grandi metropoli del calcio e del basket, tutto veniva relegato in una sorta di limbo mediatico. Quando un lampo di negatività ha squarciato l’azzurro che incombe sul nostro sport di squadra, siamo tornati improvvisamente attuali e popolari. Qualcuno nell’occasione ha riscoperto anche che il Siena gioca in serie A (il tg1 ce l’ha ricordato di recente mandando in onda alcune immagini del Rastrello a corredo di un servizio su calciopoli…), verità non a tutti nota fino a quel momento. Cos’è successo in realtà? È successo che non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia di una indagine per evasione fiscale a carico del presidente bianconero Giovanni Lombardi Stronati, dall’esterno si sono moltiplicati gli sforzi per dipingere una situazione societaria al limite della sopravvivenza, con tanto di azioni sequestrate, stipendi a rischio e spogliatoio a terra. Potrà sempre accadere (ovviamente speriamo di no), ma finora non è successo. Insomma da quel preciso momento intorno alla Robur c’è stato un attivismo sospetto, specie da parte di chi non gli ha mai perdonato di occupare il posto di qualche grande centro. Dopo Stronati, la …Montepaschi, che nel bel mezzo di una serie positiva in corso sia in Italia che in Europa, si fa strapazzare dall’…ultima squadra del Continente (il Barcellona, appunto) e presta il fianco alle critiche più ingenerose. Intendiamoci, se questo è l’unico modo per tornare sui giornali (visto che dalle analisi viene sempre esclusa per eccesso di superiorità, e poi per il Monte che mette i soldi), ce ne faremo una ragione. E pensare che per perdere la seconda partita in stagione (su 22 impegni ufficiali) la Beneamata è andata a scegliersi nientepopodimeno che la più seria candidata a vincere l’Euroleague 2009. Insomma un’autentica …vergogna. Qualcuno però lo abbiamo fatto contento, sia pure per poco. Poi ci sarebbe la storia della partita con l’Inter, che ha mantenuto costantemente sotto tiro la nostra città per qualche giorno. Qui dobbiamo ammettere che c’è stata una certa convergenza di opinioni, anche se non tutte disinteressate. Il quotidiano sportivo di Torino, ad esempio, ha sostenuto che non è paragonabile l’errore compiuto dal guardalinee di Siena con quello di Bergamo. È vero, ma solo per dimostrare che la Juve non è stata favorita come l’Inter. E il Milan con l’Udinese? Lasciamo perdere. Di questo passo va a finire che qualcuno finirà per sospettare qualcun altro di aver messo in piedi una sorta di par condicio per non scontentare nessuna delle tre big. Come si dice, …ben comune mezzo gaudio. • 2 referendum L’allenatore della Montepaschi si conferma per la terza volta nelle preferenze dei giornalisti sportivi senesi come Personaggio 2008 Simone cala un altro tris Alessando Nannini, proclamato quattro volte Personaggio Sportivo dell’anno dal 1986 al 1989, almeno per un altro anno può stare tranquillo, ma la sua leadership è fortemente minacciata da un ex ragazzo che nel basket ha trovato la ragione della vita: Simone Pianigiani. È alla terza vittoria consecutiva nel referendum promosso dalla nostra rivista fin dalla metà degli anni ottanta fra gli addetti all’informazione sportiva senese, con il coinvolgimento quest’anno di 21 testate giornalistiche e 12 discipline diverse. Di questo passo è lecito immaginare che il poker di vittorie calato a suo tempo dal nostro pilota di F.1 abbia ormai gli anni contati. Costretto a vincere addirittura due Scudetti (91 successi su 100 gare di campionato evidentemente non bastavano…) per imporsi all’attenzione del mondo della palla a spicchi, Pianigiani ha costruito la sua travolgente carriera con il solo mezzo riconosciuto a chi fa sport: vincere tanto e comunque più degli altri. Lui l’ha fatto e speriamo continui a farlo nell’interesse suo e della Montepaschi, forte del fatto di essere circondato da un ambiente (pubblico, staff tecnico e giocatori) che lo stima, e da un vertice societario che in lui ha creduto fin dal primo momento e sul quale si è giocato una bella fetta di credibilità. Sì, perché questa città unica per tanti aspetti nel suo genere, non si accontenta quasi mai ed a Ferdinando Minucci –c’è da scommetterci - non sarebbe bastato ostentare il primo Tricolore della storia biancoverde per sentirsi pienamente apprezzato. Ci voleva una controprova immediata, coraggiosa. Come quella rappresentata da Simone head coach. Ed il ‘figurin maggiore’ della Lupa di qualche anno fa non l’ha deluso. I giornalisti senesi insomma c’avevano visto fin da subito, premiando Pianigiani già nel 2006, prima ancora che co- minciasse ad accumulare consensi ed apprezzamenti da ogni parte , ma già con le stimmate del grande allenatore. Questo riconoscimento, che si aggiunge a quelli conferitigli da ben altri prestigiosi pulpiti, non sminuisce naturalmente il valore di tutti gli altri soggetti citati, quattro in meno rispetto all’edizione del 2007 (68 invece i votanti), ma semmai ribadisce lo spessore di un personaggio che non solo ha segnato la storia della gloriosa Polisportiva, ma anche quella di tutto lo sport senese. Perché un Tricolore è sempre un Tricolore (due è meglio…), ed averlo conquistato nello sport secondo in Italia solo al calcio, non ha prezzo. Come si è visto parlare di Pianigiani e non citare Minucci è un’impresa impossibile, quasi quanto parlare di Siena e dimenticarsi del Palio. Allora è facile immaginare quale sia stato il piazzamento finale del presidente biancoverde nella nostra classifica, posto che nel 2008 si è aggiudicato il prestigioso Executive of the Year quale miglior dirigente europeo e quello, recentissimo, della rivista ‘Superbasket’. E prima ancora aver contribuito alla conquista da parte della Montepaschi dell’altrettanto ambito Devotion Gold riservato alla società che in campo europeo promuove la migliore immagine. Un secondo posto, quello del massimo dirigente biancoverde, che premia la sua capacità manageriale e quel suo modo di proporsi in ambito nazionale ed internazionale sui temi che coinvolgono questo sport. Al terzo posto l’ex allenatore dei bianconeri Mario Beretta, protagonista assoluto di una salvezza che osservatori e tifosi non potevano dimenticare alla svelta. Non solo per le delicate condizioni di classifica ereditate da Mandorlini, ma anche per il lucido pragmatismo con il quale si è tuffato in questa stimolante ma difficilissima avventura. In quarta posizione si conferma Matteo Betti, il giovane schermitore campione italiano ed europeo di fioretto in car- 3 referendum rozzina, che al culmine di una stagione esaltante ha avuto la soddisfazione di partecipare alle Paralimpiadi di Pechino e fare un’esperienza vissuta prima d’ora solo da Margherita Zalaffi. Al quinto posto la prima new entry, Chiara Bazzoni, l’atleta torritese dell’Uisp che ha sfiorato la partecipazione alle Olimpiadi con la staffetta azzurra 4x400, la prima fra le escluse da Pechino. Sarebbe stato l’esordio di un’atleta senese, peraltro più volte convocata in Coppa Europa, nella specialità regina dei Giochi. Dopo la Bazzoni un ‘monumento’ dello sport senese, quella Cristina Giulianini che, tanto per non farsi mancare nulla, nel 2008 si è accontentata del terzo posto conquistato ai Campionati Mondiali di pattinaggio, rassegna nella quale ha più volte dominato. In settima posizione troviamo Massimo Maccarone, l’attaccante bianconero che con i suoi 13 gol ha consentito alla Robur di conquistare la quinta salvezza consecutiva in serie A ed ancora oggi continua a rappresentare il pezzo più pregiato dell’attacco senese. In ottava Alice Volpi, la giovane fiorettista del Cus che, dopo aver vinto l’Europeo a squadre Under 17, ha debuttato felicemente in Coppa del Mondo conquistando un primo posto nella prova Cadetti, un secondo fra i Giovani ed il bronzo nella gara Under 20 a squadre. Al nono posto si insedia Daniele Portanova, anche lui protagonista insieme a Maccarone dell’ultima stagione bianconera e punto di forza della difesa di Giampaolo. Chiudono la classifica dei primi dieci Ksistof Lavrinovic e Simone Vergassola. Il primo è sicuramente la sorpresa più bella della Mps che si è aggiudicata il terzo scudetto, il secondo una sorta di usato sicuro sul quale la Robur può contare sempre ad occhi chiusi. CLASSIFICA GENERALE 1. SIMONE PIANIGIANI BASKET 106 2. FERDINANDO MINUCCI BASKET 65 3. MARIO BERETTA CALCIO 39 4. MATTEO BETTI SCHERMA 31 5. CHIARA BAZZONI ATLETICA LEGGERA 24 6. CRISTINA GIULIANINI PATTINAGGIO ART. 18 7. MASSIMO MACCARONE CALCIO 15 8. ALICE VOLPI SCHERMA 14 9. DANIELE PORTANOVA CALCIO 9 10. KSISTOF LAVRINOVIC BASKET 8 SIMONE VERGASSOLA CALCIO 8 12. LUCA BANCHI BASKET 6 13. RIMANTAS KAUKENAS BASKET 5 SHAUN STONEROOK BASKET 5 15. MARCO GIAMPAOLO CALCIO 4 16. EDOARDO BAINI ATLETICA LEGGERA 3 FABIO BRUTTINI BASKET 3 CURVA ROBUR CALCIO 3 ELISA GIUNTI PATT. CORSA 3 HOUSSINE KHARJA CALCIO 3 ROMAN SATO BASKET 3 G. LOMBARDI STRONATI CALCIO 3 23. LUIGI ALLEGRINI BOXE 2 BANCA MPS SPONSOR 2 VALERIO BELTRAMI CALCIO 2 RENATO GASPERONI BASKET 2 MANUEL GEROLIN CALCIO 2 GIULIO GRICCIOLI BASKET 2 SOFIA RICCI ATLETICA LEGGERA 2 GIANLUCA TOMASIELLO BASKET 2 ANDREA TRAFELI PATT.CORSA 2 BASKET 1 GIANCARLO BROCCI CICLOTURISMO 1 BERNARDO CORRADI CALCIO 1 32. LORENZO BICCHI GIUSEPPE GIAMBRONE PODISMO 1 GIANNA GRENGA BASKET 1 PAOLO LORENZI TENNIS 1 PAOLO MORINI CICLOTURISMO 1 GIORGIO REGOLI TIRO A SEGNO 1 STEFANO SALIERI BASKET 1 UISP PROM.SPORTIVA 1 WANG YU TENNISTAVOLO 1 ‘L’EROICA’ CICLOTURISMO 1 4 referendum COME HANNO VOTATO Tre punti Alessandro Ancilli (A.R.E.) Maccarone Marco Bacchini (La Nazione) Pianigiani Corrado Bagella (Mesesport) Pianigiani Duccio Balestracci (Mesesport) Pianigiani Andrea Bianchi (Corriere di Siena) Minucci Massimo Biliorsi (La Voce del Campo) Vergassola Mauro Bindi (Mesesport) Minucci Stefano Bisi (Corriere di Siena) Minucci Alessandro Bonelli (Radio Siena) Pianigiani Giancarlo Brocci (Mesesport) Banchi Paolo Brogi (La Nazione) Stronati Andrea Bruschettini (Mesesport) Bazzoni Federico Cappelli (La Nazione) Minucci Massimo Cherubini (Tuttosport) Beretta Mario Ciani (Mesesport) Bazzoni Chiara Cicali (Mesesport) Portanova Vincenzo Coli (Mesesport) Minucci Claudio Coli (Mesesport) Pianigiani Marco Decandia (Corriere di Siena) Pianigiani Mario De Gregorio (Mesesport) Stonerook Fausto Fabianelli (Radio Siena) Pianigiani Vieri Falchi (Are) Pianigiani Marco Falorni (Toscana Oggi) Bruttini Fabio Fineschi (Superbasket) Lavrinovic Stefano Fini (Mesesport) Minucci Patrizio Forci (La Nazione) Giunti Giuliano Garosi (Corriere di Siena) Beretta Daniele Giannini (Mesesport) Volpi Antonio Gigli (Mesesport) Curva Robur Raffaello Ginanneschi (Gazzettino Senese) Minucci Angela Gorellini (Calcio Toscano.it) Betti Susanna Guarino (Corriere di Siena) Betti Roberto Guiggiani (Mesesport) Pianigiani Gennaro Groppa (Corriere di Siena) Minucci Paolo Lazzeroni (La Nazione) Minucci Mario Lisi (Mesesport) Pianigiani Alessandro Lorenzini (Gazzetta Sport) Pianigiani Giacomo Luchini (La Nazione) Betti Luca Luchini (Mesesport) Giulianini Mauro Mancini Proietti (Mesesport) Sato Nicola Martinella (Basket Net) Minucci Cristiana Mastacchi (A.R.E.) Minucci Augusto Mattioli (L’Unità) Pianigiani Stefano Montomoli (Radio Siena) Pianigiani Roberto Morrocchi (Mesesport) Pianigiani Marco Naldini (Gazzetta Sport) Pianigiani Giuseppe Nigro (Gazzetta Sport) Kaukenas Francesco Oporti (Corriere di Siena) Bazzoni Orlando Pacchiani (Il Giornale) Beretta Simone Pacchierotti (Datasport) Betti Alessandro Pagliai (A.R.E.) Pianigiani Giovanni Pellicci (La Repubblica) Pianigiani Alessandro Petri (A.R.E.) Pianigiani Paolo Ridolfi (Mesesport) Betti Dario Ronzulli (Radio Siena) Pianigiani Roberto Rosa (La Nazione) Maccarone Gigi Rossetti (Canale 3) Portanova Giacomo Rossi (La Nazione) Pianigiani Piero Ruffoli (Corriere di Siena) Minucci Stefano Salvadori (Corriere Sport) Bazzoni Andrea Sbardellati (Italpress) Minucci Senio Sensi (Il Carroccio) Beretta Rudi Simonelli (Mesesport) Pianigiani Massimo Sollazzini (Radio 24) Pianigiani Fabrizio Stelo (Biancoverde News) Minucci Antonio Tasso (Mesesport) Lavrinovic Matteo Tasso (Canale 3) Minucci Francesco Vannoni (Mesesport) Beretta Due punti Un punto Pianigiani Maccarone Giulianini Beretta Beretta Gasperoni Pianigiani Betti Minucci Beretta Maccarone Betti Pianigiani Volpi Volpi Allegrini Pianigiani Minucci Betti Bazzoni Beretta Minucci Betti Pianigiani Gerolin Giulianini Kaukenas Giulianini Vergassola Pianigiani Bazzoni Pianigiani Beretta Pianigiani Pianigiani Betti Minucci Volpi Ricci Vergassola Pianigiani Pianigiani Banca Mps Beretta Banchi Minucci Pianigiani Baini Pianigiani Beltrami Maccarone Maccarone Minucci Pianigiani Beretta Lavrinovic Giampaolo Tomasiello Pianigiani Giulianini Pianigiani Bazzoni Kharja Minucci Beretta Minucci Pianigiani Pianigiani Kharja Bazzoni Wang Yu Bazzoni Betti Giampaolo Griccioli Pianigiani Portanova Morini Beretta Pianigiani Corradi Bazzoni Giulianini Baini Bazzoni Volpi Trafeli Beretta Giulianini Portanova Giulianini Betti Giulianini Volpi Minucci Pianigiani Betti Giulianini Volpi Beretta Giulianini Beretta Griccioli Eroica Giampaolo Trafeli Regoli Giambrone Beretta Vergassola Bazzoni Volpi Stonerook Stonerook Beretta Grenga Betti Bazzoni Giulianini Minucci Portanova Minucci Minucci Salieri Maccarone Beretta Beretta Betti Lorenzi Uisp Brocci Betti Bicchi Pianigiani Banchi Volpi In 12esima e 13esima posizione segue un tris biancoverde che molti ci invidiano: l’assistant coach Luca Banchi, una sorta di ‘consigliere anziano’ che alle indubbie capacità tecnico-tattiche unisce una conoscenza della massima serie che si integra perfettamente con le doti naturali di Pianigiani; Rimantas Kaukenas, l’uomo che con la sua atipicità di gioco da quattro stagioni sta facendo praticamente la differenza, ed il Capitano Shaun Stonerook, già entrato di diritto nella storia della Mens Sana Basket per tutti i motivi che ogni sfida propone. In 15esima Marco Giampaolo, l’allenatore dei bianconeri chiamato a sopportare la pesante eredità di Beretta, ma con Sette le conferme e quattro le new entry L A N U O VA TOP TEN Passano gli anni, emergono nuovi personaggi, altri si defilano: è l’impietosa legge del tempo. Eppure c’è un dato abbastanza curioso che emerge dalla comparazione della classifica di quest’anno con quella del 2007: nelle prime quattro posizioni si confermano gli stessi soggetti che nell’ordine sono: Pianigiani, Minucci, Beretta e Betti. Stabile il poker di personaggi che guida la nostra ‘top ten’, le new entry sono Chiara Bazzoni, Alice Volpi, Daniele Portanova e Ksistof Lavrinovic. Restano fra i primi dieci ma cambiano posizione: Cristina Giulianini, che passa dal quinto al sesto posto; Massimo Maccarone dal nono al settimo; Simone Vergassola, dall’ottavo al decimo. Escono invece dai primi dieci del 2007: Terrell McIntyre, Andrea Trafeli, la Mens Sana Basket, Stefano Salieri e Shaun Stonerook. Nel complesso dunque sono sette le conferme e quattro i debuttanti, fra cui due donne. Complessivamente sono stati votati 42 personaggi diversi contro i 46 dell’ultima edizione del nostro referendum. 5 referendum tutti i mezzi per non farlo rimpiangere. Seguono in 16esima posizione Edoardo Baini, il giovane velocista dell’Uisp già inserito stabilmente nei progetti della Fidal che l’ha selezionato più volte anche per gare internazionali; Fabio Bruttini, l’inossidabile presidente di una Virtus alla sua 11esima stagione consecutiva in B1 nonché vincitrice della Coppa Italia 2008; la Curva Robur, un patrimonio del tifo bianconero che unisce alla passione la serietà dei comportamenti; la colligiana Elisa Giunti, campionessa europea di pattinaggio artistico; il franco-marocchino Houssine Kharja, il centrocampista del Siena che si è conquistato un posto fisso prima nella formazione di Beretta e poi in quella di Giampaolo; Roman Sato, elemento inamovibile dello starting five biancoverde e Giovanni Lombardi Stronati, il maggior azionista nonché presidente del Siena Calcio, impegnato nel difficile compito di garantirle ancora un futuro in A. Al 23° posto si colloca Luigi Allegrini, esponente di spicco della Boxe Gold Gym e recente vincitore del ‘Guanto d’Oro 2008’; la Banca Monte dei Paschi, munifico sponsor dello sport senese; Valerio Beltrami, il decano degli allenatori di calcio senesi impegnato quest’anno sulla panchina del Monteriggioni; Renato Gasperoni, il tecnico che nella stagione scorsa pilotò egregiamente il Cus basket in C1; il ds del Siena Manuel Gerolin al quale si devono interessanti operazioni di mercato; Giulio Griccioli, l’erede di Piangiani sulla panchina delle giovanili mensanine; Sofia Ricci, un altro gioiellino dell’atletica leggera, pronto ormai a prendersi lo scettro dei 400hs juniores; il play virtussino Gianluca Tomasiello e l’atleta della Mens Sana Andrea Trafeli, ai vertici europei del pattinaggio corsa. Ultimi, ma non ultimi, i soggetti che si sono classificati a pari merito al 32° posto: Lorenzo Bicchi, l’allenatore di minibasket della Virtus insignito del Pegaso d’Oro della Regione Toscana; il nostro collaboratore Giancarlo Brocci nel ruolo di inventore e animatore de L’Eroica; l’attaccante de Bruco Bernardo Corradi, oggetto del desiderio di diverse squadre di serie A; Giuseppe Giambrone, il podista punta di diamante del gruppo sportivo della Polizia di Stato; Gianna Grenga, giovane prodotto del Costone femminile; Paolo Lorenzi, l’unico tennista senese che ha fatto di questo sport una professione; il campione italiano di tiro a segno, ctg Master, Giorgio Regoli; Stefano Salieri, l’ex allenatore della Virtus protagonista di uno storico approdo ai play off; Paolo Morini (ex sindaco di Gaiole), l’unico senese ad aver portato a termine la ‘1001 miglia’ di cicloturismo di 1640 Km. ; l’Uisp, l’Unione Italiana Sport per Tutti che quest’anno ha festeggiato i 60 anni di vita e che molto seguito vanta anche da queste parti; la cinesina Wang Yo, vincitrice assoluta del torneo di Molfetta e punto di forza della Libertas tennistavolo. Chiude la nostra classifica, composta da 42 citazioni, la corsa che sta facendo letteralmente impazzire gli appassionati della bicicletta di tutto il mondo: l’Eroica. Chiaramente una classifica di questa natura non ha la pretesa di aver rappresentato tutte le istanze sportive di Siena e provincia. I nomi che si sono alternati in questi anni nel nostro referendum costituiscono tuttavia uno spaccato abbastanza fedele della vitalità e della molteplicità del nostro sport, singolo e di squadra. Certo non tutti i risultati hanno la stessa valenza, di questo bisogna farsene una ragione, ma l’impegno ed il sacrificio di ciascuno meritano comunque rispetto e ammirazione. A prescindere. • Nella classifica relativa agli anni duemila Minucci nel mirino del coach Tanto per non farci mancare nulla, dalla scorsa edizione del nostro referendum abbiamo voluto individuare non solo il personaggio sportivo dell’anno, ma anche quello meritevole di una sorta di premio alla… carriera. Come? Sulla base dei punti conquistati dalla prima edizione degli anni duemila, autentico punto di svolta dello sport cittadino con la promozione del Siena in B. Una classifica che ripropone la ‘guerra’ in famiglia fra Pianigiani e Minucci, da quest’ultimo guidata con 12 punti frutto di cinque secondi posti e due terzi posti, contro i 9 del giovane tecnico tre volte primo. Al giemme e presidente biancoverde viene riconosciuto, con questa segnalazione, non solo il ruolo svolto nella crescita della Mens Sana Basket, ma anche quello di pigmalione nella scoperta del giovane tecnico lanciato nella mischia a dispetto di chi non lo riteneva ancora pronto per guidare la prima squadra. Minucci invece ha dato fiducia al coach della Lupa e come… ricompensa ogni anno se lo ritrova puntualmente davanti nella classifica stilata dagli addetti all’informazione sportiva della nostra città: segno che la sua scelta è stata felice e tempestiva. In questa classifica un po’ speciale composta da 14 soggetti diversi (gli stessi che sono saliti sul podio dal 2000 al 2008) fanno parte anche l’allenatore bianconero Papadopulo, terzo con 7 punti; Cristina Giulianini quarta con 6; quinti a pari merito con 3 Antonio Sala, Bernardo Corradi e Carlo Recalcati; sesti con 2 Mario Beretta, Enrico Chiesa, Matteo Trefoloni e il G.S. Costone; settimi con un punto Paolo De Luca, Ergin Ataman e Margherita Zalaffi. 7 calcio Tutto parte da una semplice constatazione: i bianconeri nelle ultime tre gare del 2008 hanno perso altrettanti punti nei confronti della terz’ultima (prima Reggina, ora Lecce). Ecco, alla luce di una classifica che negli ultimi 270’ di gioco non si è mossa per niente, questi tre punti come vanno considerati tanti o pochi? Come accade spesso, la risposta non è una sola: tanti, perchè di fatto costituiscono più di un terzo del patrimonio accumulato fino a quel momento dai bianconeri; pochi, se paragonati a quanti potevano essere nel caso in cui Lecce, Reggina e Chievo, nello stesso periodo, non si fossero limitati a ‘raccattare’ tre punti in tre. La rabbia accumulata dopo la sconfitta con i nerazzurri va trasformata in energia positiva Siena, una questione di reputazione Mario Ciani Detto questo, è chiaro che dalle prove con Napoli e Palermo ci saremmo aspettati qualcosina in più. Non tanto sul piano del risultato, perché gli azzurri per un conto e i siciliani per un altro avevano va- La classifica degli ingaggi a confronto con quella del campionato Quando in campo ci vanno i soldi Si è sempre detto che in campo non vanno i soldi, però fa sempre un bell’effetto veder giocare una contro l’altra due squadre che a livello di ingaggi la prima vanta un modestissimo 15° posto nella classifica delle società che pagano di più, e la seconda il primo. Le squadre in questione sono ovviamente il Siena e l’Inter (la Juventus, che affronteremo alla ripresa del campionato, segue in terza posizione). È vero che si gioca sempre 11 contro 11, ma nel caso dei bianconeri il divario è così abissale che non si può trascurare. Premesso che questo ‘dettaglio’ qualche volta non impedisce alla squadra con più modeste pretese di fare lo sgambetto a quella più titolata, come poteva accadere in occasione del recente incontro coi nerazzurri senza l’incredibile decisione di Griselli controfirmata da De Marco. Le cifre che ballano fra queste società sono comunque eloquenti, e se non bastano a spiegare tante cose che accadono sul campo, di certo hanno un peso diverso sotto altri aspetti. La Robur, che vanta un monte ingaggi pari a 18,5 milioni di euro lordi, ha dovuto dunque affrontare prima l’Inter che guida questa speciale classifica dall’alto dei suoi 120 milioni (ma questa differenza di 101,5 milioni al Rastrello non s’è proprio vista…) e poi la Juventus che si ferma a 115. Fra le due società si piazza il Milan con 120. Dal terzo posto in giù seguono Roma (65), Fiorentina (37), Genoa (35), Napoli (29), Palermo (28), Lazio (27), Torino (25), Sampdoria , Cagliari e Catania (20), Bologna (19), Siena appunto con 18.5, Lecce (18), Chievo e Udinese (14), Atalanta (12,5) e Reggina (11,4). Ma in che misura questa singolare classifica si rispecchia in quella reale del campionato? Le uniche squadre che occupano una posizione in linea con i propri ingaggi sono la stessa Inter (prima in entrambi i casi), Genoa (6ª) e Siena (15ª), a dimostrazione che il rendimento dei bianconeri in campionato è perfettamente in linea con il monte salari a bilancio. Il salto più clamoroso all’insù è dell’Atalanta, che a fronte della 19ª posizione a livello di ingaggi occupa attualmente il nono posto in graduatoria., seguita dal Catania (da 13ª a 8ª) e Udinese (da 18ª a 12ª). Bene anche Juventus (da 3ª a 2ª), Fiorentina (da 5ª a 4ª), Napoli (da 7ª a 5ª), Lazio (da 9ª a 7ª) e Reggina (da 20ª a 19ª). Malino vanno invece Milan (da 2ª a 3ª), Palermo (da 8ª a 11ª), Sampdoria (da 11ª a 14ª), Cagliari (da 12ª a 13ª), Bologna (da 14ª a 16ª), Lecce (da 16ª a 18ª), Chievo (da 17ª a 20ª). Malissimo Roma (da 4ª a 10ª) e Torino (da 10ª a 17ª).• lide motivazioni per imporre la loro superiorità singola e collettiva. Semmai su quello della reazione, posto che la Robur, in queste due trasferte, ha dato la netta impressione di essere scesa al sud già mentalmente rassegnata a perdere, con una difesa molle, un centrocampo impalpabile ed un attacco sbiadito. Soprattutto col Palermo, contro il quale ha pure avuto le sue brave occasioni da gol. Insomma un vero e proprio passo indietro che non si spiega soltanto, e non solo, con le obiettive difficoltà del doppio impegno esterno. Situazioni che tuttavia la squadra di Giampaolo dovrà imparare a gestire con maggior convinzione, perché è da queste partite che alla fine si possono racimolare quei 6-7-8 punti buoni a fare la differenza. Ma a farci ricredere tutti, è poi arrivata la partita con l’Inter, di fatto giocata da un’altra squadra rispetto a quella dei turni precedenti. Due giudizio fra i tanti: “…Il 8 calcio fatto che il Siena abbia giocato complessivamente meglio e che avesse da metà secondo tempo il controllo totale del match, rende ancora più ingiusta questa palese ingiustizia…”. E un altro ancora: “…Giampaolo nella circostanza ha compiuto un piccolo capolavoro tattico, riuscendo ad imbrigliare l’Inter per lunghi tratti del match. Impresa non facile, considerata l’elevata differenza nel tasso tecnico tra le due squadre”. E queste sono solo alcune delle considerazioni apparse sulla stampa specializzata, di solito mai troppo tenera nei confronti delle piccole realtà. Poi è andata com’è andata (e di questo parliamo più diffusamente a parte), ma la sensazione di aver recuperato quantomeno la squadra che aveva già rimandato battute Roma e Fiorentina, si è avuta netta e chiara. Si dirà: ma al di là delle nefandezze firmate dalla coppia De Marco-Griselli, le sue buone occasioni per pareggiare il Siena l’ha avute e non l’ha sfruttate! È vero, ma questa è un’altra storia. Soprattutto non c’entra niente con le ingiustizie. È la storia di una compagine che costruisce molto, che arriva facilmente in zona tiro, ma non la butta dentro. Col rischio, a questo punto, che gli elementi negativi diventino due, anziché uno solo, perché Giampaolo non si sognerà mai di cambiare modulo e uomini fintanto la sua creatura riuscirà a sviluppare il gioco che tutti gli riconoscono ed apprezzano. Proporre ad esempio Zuniga a centrocampo (con un percorso inverso a quello che Beretta l’anno scorso fece fare a De Ceglie ) sarebbe stuzzicante, ma con quello che propone il calendario nell’immediato non è questo il momento di fare esperimenti. Torniamo allora al tema dell’attacco. Segnare si segna poco, ma la verità vera è che nel Siena se sbaglia uno non c’è nessuno che faccia meglio. Al contrario, se a Settima per qualità della vita, 15ª in Serie A A Siena lo Scudetto virtuale I mass media hanno fatto finta di niente, cercando di nascondere il principale dato dietro un fumoso ragionamento a favore dei grandi centri. Ma la realtà è che l’annuale indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle 103 province italiane, abbinata alla classifica attuale della serie A, premia la città settima in assoluto nella classifica del giornale finanziario e prima fra quelle che ospitano squadre della massima serie, cioè Siena. La quale, rispetto alle altre, né guadagna né perde posizioni, ed è nona per indice di sportività (dato calcolato sulla base di alcune variabili come il numero di società sportive presenti sul territorio in relazione alla percentuale di popolazione di ciascuna provincia, risultati conseguiti, spesa per eventi ed impiantistica sportiva). Fra le grandi città Firenze è solo seconda dietro la nostra in 12esima posizione, mentre fra le metropoli al 20° posto Milano precede Roma al 28°. “Un traguardo gradito anche a Giampaolo – ha sostenuto un noto quotidiano del nord – che, fosse stato un po’ più fortunato con le direzioni arbitrali e non solo, avrebbe potuto occupare un posto più prestigioso dell’attuale 15° gradino in classifica” Un po’ come dire: date a Siena quello che è di Siena. mangiarsi un gol già fatto sono Ibrahimovic o Amauri (e non gli capita neppure di rado…), trovano sempre qualcuno che li vendica. E così anche il loro errore finisce per passare in secondo piano. Poi i motivi per i quali si segna poco possono essere tanti e vari, anche se per Maccarone vale sicuramente la (parziale) scusante di spendere tanto in fase difensiva. Ma per i vari Calaiò e Frick? Non sarà un problema di categoria, visti i precedenti di Marazzina e Bucchi? Piuttosto è vero che mancano i gol dei centrocampisti e dei difensori (segnatamente quelli di Loria), visto che a parte Vergassola, Galloppa e Ficagna (3 in tutto) non ha segnato ancora nessuno di loro. Comunque è un esercizio inutile chiedersi dove sarebbe stato in questo momento il Siena se avesse messo qualche palla in più in fondo alla rete. L’apertura del mercato di gennaio sembra l’occasione giusta per fare degli aggiustamenti mirati, ma rivoluzioni vere e proprie non sono all’orizzonte, nonostante il mini tesoretto di 201.661 euro riscosso dall’Uefa per la partecipazione di alcuni bianconeri agli Europei 2008. I nomi che ballano, sia in entrata che in uscita, sono tanti. Troppi per fare previsioni che potrebbero essere smentite nel giro di 24 ore. L’importante è non perdere un mese di tempo per stare dietro a tutto e a tutti, perché nei prossimi trenta giorni il Siena si gioca una bella fetta della sua salvezza e semmai deve approfittare delle distrazioni altrui. Con gli impegni in sequenza contro Reggina, Atalanta, Cagliari e Lecce, l’undici bianconero ha la possibilità infatti di cominciare il girone di ritorno con un margine di vantaggio sulla zona B superiore a quello attuale, ma può riuscirci solo se si concentrerà su ogni singolo appuntamento come se fosse sempre quello decisivo. L’obiettivo quindi è di ripartire dalle proprie certezze, fra tutte quella di poter contare su un allenatore che sa il fatto suo e che gode della stima incondizionata di tutto l’ambiente. In campo ci vanno i giocatori, è vero, ma questa squadra ha dimostrato che può giocarsela con chiunque. Inoltre fa piacere apprendere che un noto quotidiano sportivo ha inserito Vergassola nel Top 11 Italiano come esterno destro di centrocampo insieme a Palombo e Gattuso, ed ancor di più che tre bianconeri (Curci, Galloppa e Ghezzal) sono stati scelti per la formazione ideale Under 23, di cui fanno parte fra gli altri Chiellini, Giovinco, Zarate e Lavezzi. Ma non siamo indifferenti neppure al fatto che nessuna agenzia di scommesse, italiana ed estera, vede la Robur a rischio retrocessione. Insomma i motivi per avere ancora fiducia superano abbondantemente quelli per non averla, se non altro perché dopo l’Inter i bianconeri hanno il dovere di difendere una reputazione che hanno conquistato sul campo. Non darle un minimo di continuità, per questo, sarebbe davvero imperdonabile. • atuttocampo senio sensi UN CALCIO ALLE INGIUSTIZIE PER LE FESTE IL PALLONE FA FESTA Orfani del pallone. Lo siamo stati per 20 giorni e il mondo non è crollato. Felici i familiari che hanno ritrovato il piacere delle feste senza la corte al piccolo schermo o il pranzo in orario anticipato. Felici gli “attori” della domenica che hanno rinnovato le vacanze estive andando a rigenerarsi con o senza la propria squadra. Felici i telecronisti, i presentatori del “gossip” domenicale: sì, in genere di questo si tratta e non di informazione nelle serate televisive che ti rendono ancor più amara la domenica quando senti le sciocchezze sciorinate dimenticando il dovere di riferire cronache e commento sull’evento sportivo. Felici i Presidenti che staccano la spina e fanno i conti per sapere quanta “autonomia” hanno ancora in termini economici. In molti sono con l’acqua alla gola, ma si spera nello stellone italiano, tanto una “spalmatura” dei debiti a carico del gioco nazionale si può sempre concedere. Sono felici anche i Direttore Sportivi, i Procuratori e quanto altro razzola intorno perché è ricominciato il mercato e, si sa, nel compro-baratto-vendo c’è sempre da guadagnare. E chissà se sono felici anche arbitri e assistenti dopo la domenica bestiale , anzi la diciassettesima giornata (sarà un caso?) quella di sabato 20 e domenica 21 dicembre: forse lo stop servirà loro per verificare, assieme al “grande” (ma forse…lo era) Collina, quanti danni hanno procurato alle Società e all’immagine del calcio con i loro sbagli. Una pausa di riflessione necessaria per tutti; purchè sia stata utilizzata nel modo giusto. Ma, maledetto scetticismo, ci crediamo poco. tro con l’Inter. Anche il grande “Mou” si vergognò del regalo e si sperticò in elogi quasi a riparare la vergognosa regalia. Griselli l’ha fatta grossa e non si dimentica. Questo il “furto”; lo scasso è da ricercare sulla squalifica di due giornate a Curci per “frasi irriguardose verso la terna”(quando scriviamo non è stato esaminato il ricorso). Vedete: a volte sentono e capiscono e a volte no! Dipende dal colore della maglia da parte di chi si rivolge loro. Sarà solo un caso? Tornando un po’ indietro, ricordate come vinse la solita Inter al Franchi nella passata stagione? Un fallo (?) su Cruz a cura di Codrea che nessuno vide (solo Girardi che arbitrava) e gli stessi interisti si meravigliarono del dono: finì 3 a 2 per loro. Sei anni di serie A ci hanno insegnato che in certe gare il Siena parte ad handicap: e non ci domandate perchè; lo sappiamo tutti. Una sola morale: avete capito perché i padroni del calcio (e molti arbitri, ma non tutti – vero Trefoloni?) non vogliono la moviola in campo? Pensate che sarebbe successo se, come nel basket, in occasione del 2 – 1 per l’Inter fosse esistito questo semplice strumento e, come logico, il Siena avesse chiesto la sua attivazione. L’Inter non avrebbe vinto, il campionato sarebbe stato più aperto (Juve a quattro punti invece che a sei) e il Siena non avrebbe subito uno dei torti più gravi della sua storia: per come avevamo giocato e per la gravità della “disattenzione”!!! Ci dicono che i torti subiti a fine campionato fanno pari con i piaceri (insomma…poggio e buca farebbero pari...) ma questa è una eresia, così come il regalo che la terna suddetta ha fatto alla miliardaria Inter. Che non ne aveva bisogno. SARÀ SOLO UN CASO? Consentitemi per un attimo di tornare, come fanno altri in questo numero, sul “furto con scasso” perpetrato ai danni del Siena nell’incon- SI PUO’ FARE DI PIÙ Ma avanti così. Non sempre condividiamo le scelte di Giampaolo, ma lui rischia di suo e spesso ha ragione lui. Ma vedere Maccarone in panchina, proprio non ci è piaciuto. Se è scelta tecnica il sostituto non ci sembra che abbia dato più di “Massimo”; se è una punizione per comportamenti non professionali (come si mormora, ma non ci crediamo…) allora non si porta nemmeno in panchina e si tiene in tribuna come fu fatto per Coppola. Non ci convince lo scarso utilizzo di Calaiò; non ci convince il modulo da trasferta visto che ha fruttato la miseria di quattro punti in nove partite. Ci piacerebbe vedere un utilizzo maggiore della panchina visto che le risorse ci sono (leggasi talenti quasi mai utilizzati: Rossi, Barusso ecc.). Tre sconfitte di fila non sono uno scherzo, comunque siano maturate. E le ultime della classe si stanno avvicinando. Per scongiurare pericoli non crediamo al mercato di riparazione: a noi servirebbe solo un attaccante dal gol facile, ma sembra che in giro ce ne siano pochi. Crediamo più ad una rotazione maggiore con immissione di forze fresche; crediamo più ad una ritrovata autostima di Maccarone; crediamo più ad un richiamo dai vertici nazionali verso la categoria dei direttori di gara. Tra le belle cose che non vogliamo dimenticare di Siena-Inter ci ricordiamo invece delle 15.500 presenze; di coreografie commoventi; di canti della Verbena frutto del consueto orgoglio; di atleti in bianconero che mettevano alla frusta i superpagati idoli in nerazzurro; ci ricordiamo di un pubblico esemplare che non smise mai di aiutare i suoi ragazzi e che a fine partita, nonostante la cocente delusione, li ringraziò. Tutto questo vogliamo continuare a vedere anche in futuro e nemmeno per un momento vogliamo pensare al contrario. Nonostante tutto in serie “A” ci stiamo bene e non sfiguriamo. • Giampaolo e Mourinho a fine partita: chi sembra il vero sconfitto? 11calcio La squadra si affaccia al 2009 con il problema irrisolto della scarsa capacità offensiva Quando il gioco non basta Luca Luchini Puntuali come la molesta influenza, che ogni anno torna ad infastidire noi poveri mortali, anche in questa stagione calcistica si sono ripresentati gli errori arbitrali contro il Siena. L’ultimo, clamoroso, è stato il regalo di Natale che l’internazionale, stimato e ben pagato assistente dell’arbitro (un tempo venivano pagati meno e a Siena erano appellati come “badarighe”!) ci ha fatto contro i campioni d’Italia dell’Inter. Poco ci consola il fatto che il giorno seguente altre “grandi” (Juve, Milan) abbiano goduto di analoghi favori contro squadre meno importanti di loro, perché a noi interessa soltanto il danno arrecato ai nostri colori e non ciò che accade agli altri. Anzi, la cosa potrebbe configurarsi come una vera e propria beffa quando si ascoltano accreditate emittenti televisive diffondere le “vere” classifiche, quelle che “avrebbero dovuto essere” senza gli errori arbitrali, stilate da “imparziali” cronisti, sulla base di chissà quali teorie. Abbiamo così scoperto che il Siena ha addirittura due punti in più di quanto avrebbe meritato. Ringraziamo dunque la benevola classe arbitrale che fino ad oggi ci ha favorito e ci complimentiamo con il giornalista per la sua “lettura” delle trasferte di Udine e Milano (sponda rossonera), e delle gare interne con il Catania e con l‘Inter. Cerchiamo, anche se non è facile, di dimenticare queste piacevoli amenità (tanto ormai ci siamo abituati!) e torniamo a parlare di calcio giocato, anche se un pizzico di intelligenza e sensibilità da parte della terna arbitrale e del giudice sportivo in occasione del “caso Curci”, forse, ce lo saremmo attesi. Torniamo al campo, dunque. Il mese di dicembre, sul piano dei risultati, come paventato, è stato disastroso, ma l’ultima gara con l’Inter è riuscita in parte a farci dimenticare le delusioni del secondo tempo di Napoli e dell’intera gara di Palermo. Nonostante la grande prestazione contro i campioni d’Italia, restano però le principali preoccupazioni che hanno contraddistinto questa prima parte di campionato, relative soprattutto alla scarsa capacità di segnare. I nostri quattro attaccanti sono riusciti in tutto a siglare 7 reti, e alla luce di questo dato la classifica del Siena potrebbe sembrare quasi miracolosa. Se analizziamo il gioco dei bianconeri, invece, tutto parte dalla grande disciplina difensiva che Giampaolo è riuscito a trasmettere alla squadra, impostazione tattica che prevede un grande sacrificio in copertura da parte delle punte che, cor- rendo molto e giocando abbastanza lontane dalla porta, rischiano di arrivare quasi sempre a concludere con scarsa lucidità. Avendo imparato ad apprezzare le grandi doti tecniche e le capacità di Mister Giampaolo, è impensabile credere che l’allenatore bianconero non abbia valutato tale situazione. In parte quanto detto corrisponde infatti a verità, ma in parte i nostri attaccanti hanno fino ad oggi errato più del dovuto. Un misto di precipitazione e fatalità sembrano infatti aver condizionato spesso la loro mira. Tanto per restare alle ultime reti mancate con l’Inter, non era certo stanco Frick quando all’inizio della gara ha sparato fuori a porta vuota e non aveva bisogno di grandi energie e lucidità il pur bravo Ghezzal per pareggiare nel finale. Senza parlare di Maccarone che sembra colpito da una maledizione! L’ulteriore punto debole è relativo alla constatazione che il modulo di gioco citato prevede gli inserimenti di Kharja, in effetti il miglior marcatore del Siena (3 reti, sic!), che non solo ha cercato di emulare i compagni con clamorosi errori, ma non ha un vero sostituto nel pur numerosissimo gruppo a disposizione del Mister. Così, nonostante tanto bel gioco e i continui complimenti ricevuti, gli inseguitori si avvicinano e siamo arrivati al mercato di gennaio che, come sempre, vedrà decollare, almeno in coda alla classifica, un torneo totalmente nuovo. Giampaolo ha chiesto l’arrivo di tre nuovi giocatori, uno per reparto. Non sappiamo se intenda modificare il suo schema, portando a Siena un esterno per poter sfruttare finalmente le doti di Calaiò, o se nel reparto avanzato questi lascerà il posto ad una punta di maggior movimento. Certo, al Siena occorrerebbe un bomber capace di segnare nel girone di ritorno sette – otto reti, e in Italia non sappiamo proprio dove Zanzi e Gerolin potrebbero scovarlo. Lo stesso discorso si può fare nel caso si pensi ad un trequartista. Per quanto riguarda il centrocampo l’organico sarebbe a posto (ammesso che Vergassola e Galloppa riescano a tenere questi ritmi fino in fondo), ma c’è da valutare la posizione di Coppola, scontento del suo minutaggio. Ripetiamo quanto scritto in precedenza: prima di rinforzare un’avversaria diretta, preferiremmo correre il rischio di “doverlo gestire” fino al termine del torneo. Coppola può essere molto utile, anche se Codrea, a parer nostro, è insostituibile. Nel reparto arretrato saremmo a posto con Ghezzal le belle realtà Rossettini, Ficagna, Brandao (in inseguito da Figo attesa di Belmonte), se non ci fosse stato il brutto infortunio a Rossettini. Sulla carta, con il rientro di Ficagna, potremmo forse anche andare avanti così, ma a parer nostro resta la possibilità di giocare la carta della duttilità di Zuniga, non più personaggio da scoprire, ma autentica nuova positiva realtà del gruppo. Zuniga potrebbe passare a fare l’esterno alto, insieme ad un nuovo arrivato sulla sinistra, con la possibilità di adottare quel 4-4-2 che, come accennato, potrebbe valorizzare le qualità di Callaiò. Tutto ciò se, e non abbiamo motivi di pensare il contrario, la società manterrà la promessa di non cedere a gennaio nessuno dei pezzi da novanta. Comunque, nonostante la scarsa vena realizzativa dell’attacco, la classifica è migliore dello scorso anno, i giovani di valore abbondano, Giampaolo è bravo, il Siena “insegna calcio” anche alle “grandi”. Cosa potremmo desiderare di più per il 2009? Magari la soluzione dell’annoso problema del Centro Sportivo, con un po’ più di buona volontà da parte di tutti. È chiedere troppo ? Auguri! • di Duccio Balestracci FAIR PLAY E SINDROME DA FRUSTRAZIONI 12 H o cominciato un po’ a preoccuparmi: ma che hai mangiato troppi dolci? mi fa il mio medico curante, perché il tasso di glicemia nel sangue è aumentato. Strano: è vero che con le feste natalizie a un ricciarellino in più si indulge, e magari a uno spicchietto di panforte (nero, per carità: quello bianco l’hanno inventato per la regina Margherita a fine Ottocento e è una bastardata disgustosa con tutta quella vainiglia), ma niente di più di questo, e poi se si pensa che i dolci mi stanno cordialmente sugli zibidei e che non metto nemmeno lo zucchero nel caffé perché sennò mi altera il gusto...E allora? E allora, boh... fammi pensare... ma sì, ho capito. Dev’essere tutto questo parlare di fair play che mulinella intorno al gioco del calcio e che, sotto feste, si riaffaccia come una fastidiosa flatulenza quand’hai mangiato qualche cosa che affatica la digestione. Mi spiego. L’altoparlante, prima di ogni partita, invita il pubblico a comportarsi bene e a fare il bravo, ma glissa sul fatto che a fare i bravi e a comportarsi bene dovrebbero essere anche tutti quelli che stanno in campo, e non solo gli undici giocatori, ma anche i tre (anzi quattro) arbitri, i due allenatori e tutta quella gente che, a vario titolo, sta a sedere sulle panchine a bordocampo. Siamo noi che, ogni volta, si spera che lo facciano spontaneamente e non per invito. E di questi tempi, siccome è Natale (e poi Capodanno e poi la Befana e chi più feste ha più ne metta) a tutti chissà poi perché proprio in questo periodo – ci vien da pensare che magari si potrebbe vedere un po’ di fair play vero (e non a chiacchiere) messo in atto nella partita. Vuoi vedere che è stato questo pensiero che m’ha fatto alzare la glicemia: troppo zucchero mentale si dev’essere riversato nel sangue. Gente, fatevi una controllatina perché mi sa che non sono il solo a soffrire di questo disturbo: se tanto mi dà tanto siamo in più d’uno a presentare la sindrome da “zucchero mentale indotto dal desiderio di gioco corretto”. È una malattia diffusa e vecchissima e si presenta con sintomi precisi: scarica di adrenalina di fronte a una zingarata; ribollimento di rabbia nello stomaco seguito, in qualche caso, da smoccolamenti e imprecazioni assortite; senso di frustrazione; consapevolezza che gli attori in campo avrebbero dovuto seguire un differente e più corretto comportamento; effetto proiezione nel sangue del tasso zuccherino che sarebbe fisiologicamente connesso con un gioco corretto. E il disastro è fatto: glicemia alle stelle da rebound frustrato, che nemmeno se vi foste sbafati un intero vassoio di ricciarelli appena usciti dal forno. La sindrome è nota fra i medici con la sigla FPRFS (Fair Play Rebound Frustration Syndrom) Il fatto è che, in questa prima parte di campionato, di fair play desiderato e frustrato ce n’è stato ammannito parecchio. Per dire: a Milano abbiamo assistito a una illustre stella del firmamento rosso-nero che, appena sfiorata (guarda caso da un giocatore della Robur), s’è accasciata esanime al suolo che nemmeno Gavroche sulla barricata e ha procacciato un calcio di rigore a favore, senza che nessuno abbia avuto il fair play di dirle ma dai, pirla, che non t’ha toccato nessuno, alzati e pedala. Ancora più di recente, s’è visto un’illustre stella nerazzurra partire da posizione di netto fuorigioco e segnare un gol tanto immeritato quanto punitivo della squadra che aveva di fronte (guarda caso la Robur) senza che il guardalinee direttamente responsabile abbia avuto il fair play di dire scusate mi sono sbagliato. Anzi il de quo dicitur è lo stesso che in un’occasione identica se ne uscì con un pomposo “io non sbaglio mai”, frase che non direbbe nemmeno Nostro Signore il quale, infatti, guardando proprio quel tizio, è stato sentito borbottare perplesso “ma dove ho sbagliato?”. Dice: sbagliare è umano. Altroché. Ma quando si sbaglia sempre e solo in una direzione e sempre a scapito di una parte sola sarà anche umano ma fa incazzare una cifra. E la glicemia da FPRFS si impenna a razzo. Di più. Alla fine della partita di cui s’è appena detto, l’illustre allenatore miracolato mica dice che quel gol non ci doveva essere, né annuncia che per la botta di culo ricevuta andrà scalzo in pellegrinaggio alla Madonna di Montenero che gli ha regalato tre punti. No: bofonchia soltanto che, insomma, sì, è vero, forse la sua squadra non aveva meritato così tanto di vincere, ma insomma è andata così e tanto noi siamo noi e voi nun séte ‘n cazzo (Alberto Sordi, Il Marchese del Grillo, cit.) e allora pigliatevelo in saccoccia e tanti saluti al fair play. Questi sono solo alcuni (e solo i più recenti) degli episodi scatenanti che si potrebbero ricordare, ma a farne l’elenco completo – anche della sola mezza stagione calcistica che sta finendo – ci sarebbe da riempire un fascicolo speciale del Lancet. Perché, poi, di volta in volta, accanto a quelli clamorosi ci sono i microepisodi che passano sotto silenzio (o tutt’al più che vengono appena sottolineati da qualche fischio irritato degli spettatori). Giocatori che rimettono da fallo laterale prendendo una rincorsa che nemmeno un saltatore in alto, e guadagnano così una decina di metri. Giocatori che, quando un avversario va a terra, interrompono il gioco (e magari quell’altro sta facendo la sceneggiata, ma tant’è. E a proposito: ma non ha più senso in altre discipline nelle quali a fermare il gioco perché c’è un giocatore a terra è l’arbitro? no, eh...) e gli avversari, poi, gli ridanno, sì, la palla, ma scaraventandola dall’altra parte del campo. Sarà fair play, ma a me mi fa torcere le budella, non so a voi. Giocatori che, di fronte al fischio dell’arbitro o allo sventolamento del guardalinee, li mandano palesemente affanculo, sottolineando l’invito verbale con gesti manuali e, nove su dieci, se il giocatore è un “intoccabile” o un membro della “casta del campo” l’arbitro o lo sbandieratore di bordocampo fanno finta di non aver visto né sentito. E allora il tasso di FPRFS viaggia come un treno. Noi sfidiamo il rischio e continuiamo a pensare che ci possa essere un calcio in cui il fair play in gioco è un elemento reale e fondamentale. Per ora lo pensiamo con risultati deludenti, ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire, anche se il tasso di glicemia nel sangue indotto da FPRFS è sempre alto. Forse, quando si allontaneranno le feste e, con esse, il maggiormente avvertito desiderio di buonismo e correttezza, le cose andranno a posto da sole. Forse. • 13calcio È proprio vero, al peggio non c’è mai fine. Soprattutto per quello che è successo con l’Inter, ma in parte anche per la decisione del giudice di squalificare Curci per due turni e di infliggere una multa alla società. Ma andiamo per ordine, premesso che la beffa contro i nerazzurri non è stata ancora metabolizzata per bene e forse non lo sarà mai. Una beffa tanto più atroce perché ha seguito di appena 52 giorni quella subita contro il Milan a San Siro e preceduto di 22 la sfida con la Juventus a Torino. Ma non vogliamo pensar male, tanto più che si fa peccato… Per questa volta basta e avanza quello che è successo contro la squadra di Mourinho: semplicemente inspiegabile. Così inspiegabile che nessuno se l’è sentita di accampare scuse o attenuanti. A cominciare dallo stesso Special One, mentre Moratti ha laconicamente detto: “Quello di Siena è stato un incidente e basta. Lo abbiamo ammesso e non so francamente cosa si possa fare di più. È in buona fede, ben diverso da quello che avveniva anni fa…” Certo lui in tutti questi anni non ha avuto tante occasioni per lamentarsi dei direttori di gara, però quando l’ha fatto (nel recente passato per le troppe espulsioni), non la pensava così. Allora cosa c’è da aggiungere ai fiumi di inchiostro versati per questo ‘inquietante’ episodio? Che Maxwell prima e Maicon dopo, essendosi resi perfettamente conto della palese infrazione (basta vedere con quale convinzione il centrocampista smista di tacco la palla al compagno), potevano fare un gesto di autentico fair play e fermare l’azione, visto che da Gilardino l’hanno preteso. Nella circostanza è passato quasi inosservato il fallo commesso dallo stesso Maicon ai danni di Del Grosso. Dice: “la sensazione è che il bianconero si lasci cadere appena entrato in area”. Può darsi, ma resta il fatto che il brasiliano si aiuta vistosamente con un braccio Unanimi, sia pure per interessi diversi, le reazioni dei mass media al ‘furto’ perpetrato dall’Inter ai danni dei bianconeri Becchi e bastonati e quante volte simili contatti vengono puniti? Tanti, purchè ad avvantaggiarsene siano le solite note, come dimostra il rigore concesso a Inzaghi ai danni di Por- tanova. E poi si può rimproverare Collina di aver mandato a Siena un arbitro relativamente giovane e con scarsa personalità che già nel recente passato aveva penalizzato i bianconeri contro una grande. Anche se in occasione di Siena-Inter del campionato 2004-05 le cose non andarono meglio con Farina, che infatti da un quotidiano sportivo si beccò un bel 5 in pagella con questa motivazione: “….Una direzione di gara delu- nerazzurri, ndr), ma perché in generale dà l’impressione di penalizzare la squadra di casa e di non riuscire a mantenere il controllo della partita”. Mentre Saccani, un altro big del fischietto abbonato al 5 in pagella, nel campionato successivo scatenò la rabbia del Siena per non aver rilevato un fallo di mano di Cordoba. Tutti precedenti che fanno riflettere. Poi la squalifica di Curci. Già è apparso grave e ingiustificato che De Marco e Griselli non abbiano visto quello che hanno visto tutti, ma dopo una sbirciata alla tv si sperava almeno in un gesto di ‘ravvedimento’. Invece niente: incapaci e arro- dente, e non perché non vede un sospetto rigore per il Siena (dopo averne assegnati due ai ganti. Conclusione: quando c’era da vedere hanno chiuso gli occhi, quando non dovevano sentire non si sono persi neppure una parola. • VIOLA LIVIDO di Giancarlo Brocci 14 Caro Sensi, ti scrivo in ritardo, reduce da un lungo viaggio, e solo da poco ho letto il tuo pezzo speciale sul falso fair play. Son sincero; mi aspettavo che prima o poi qualcosa del genere l’avresti scritta; a Gaiole, di là dalla linea dei castelli che faceva da confine, si dice “lupo ‘un caca agnelli”, alla fiorentina. Vidi di sfuggita il gol di Gilardino a Palermo: un flash della CNN e mi chiesi perché non fosse un’autorete, visto che in scivolata non c’era arrivato. Me lo disse mio figlio, conosciuto tifoso del Siena, che il gol l’avevano dato a lui, segnato di mano con relativa squalifica. Il che, noto col piacere del “me l’aspettavo”, ti ha dato il destro per una scarica antiviola che non riuscivi a sfogare altrove, da juventino senese, che altri si sono concessi per il giusto 1 a 0 della vittoria sul campo della Robur. Vorrei farti notare come chi ama il calcio per davvero, il giuoco o lo spettacolo, non ha potuto che essere grato alla Fiorentina dei Della Valle e a Cesare Prandelli di quanto è stato fatto nella Firenze calcistica sotto la loro gestione. Io sono viola dalla nascita ma avevo smesso di andare anche in quello stadio perché indecente il contesto in cui si assisteva alla partita, tra le maleducazioni, le violenze verbali e fisiche, gli spinelli che giravano ecc. Per perdere, si era sempre perso tanto e si finisce per farci abitudine, più o meno se- rena; ma il contesto era diventato altrettanto deprimente, meglio astenersi. Loro sono stati i primi a lavorare sugli steward, a denunciare ed isolare i peggiori esponenti di curva, a chiedere un atteggiamento pacato in campo e fuori; da un po’di tempo a questa parte ne ho viste molte, in tv, di partite della Fiorentina e non c’è bisogno di essere stati arbitri da prima linea come me per capire quanto fosse diventato gradevole, in genere, il contegno dei gigliati. Fuori dal campo, il “viola fair” è stato apprezzato ovunque, al punto che il capo Uefa Platini (uno che di Firenze ricordava le sassate al pullman della sua Juve) si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente la Fiorentina per il modo signorile con cui è uscita dalla semifinale di Coppa Uefa (male, ai rigori, con 23 tiri in porta ecc.), con cui si è rapportata per ogni altro match, anche in trasferta, per l’ospitalità data ad ogni tifoseria ospite: migliaia di scozzesi senza biglietto ospitati in piazza con maxi schermo, trattati a ribollita e pappa col pomodoro. Lo stesso è toccato ai supporters del Lione quando siamo usciti dalla Champions, dopo che all’andata Benzema aveva segnato un gol non proprio sportivo; lo stesso è toccato al rammentato Benzema, accolto, assieme ai suoi, dal tappeto viola all’uscita trionfante dal prato del Franchi. Quelli del “Terzo tempo con baci e abbracci”, il “grande” Prandelli, qualcosa da insegnare “ai milioni di ragazzini dei campetti di periferia” ce l’hanno, anche solo sul piano umano o per il coraggio (preferisci la ruffianeria?). Il viola livido delle attribuzioni, quello che vorrebbe essere sarcasmo, i tuoi “udite, udite” derivano, caro Senio, da un sedimentato che può pescare solo nel peggior modo di intendere il calcio come fazione, lotta al nemico comunque brutto, sporco e cattivo. Questo si, purtroppo, ben presente nei campetti rammentati. Questo si presente in chi non riesce neanche a chiamare col suo nome gli inquisiti, che non riesce neanche a leggere, evidentemente per problemi di fegato, cosa sta a verbale, acclarato, nelle inchieste. Caro Senio, io che avevo scritto (vedi 5 puntate sul nostro Mesesport) prima di moggiopoli mi sono ritrovato a fare il tifo per la Juve nell’ultima partita contro l’Inter; e non per rinterzi impensabili in chiave viola ma perché questa nuova Juventus è portatrice di valori, in un calcio con ancora tanti problemi. Lo staff, l’allenatore Ranieri, i suoi campioni da Del Piero a Buffon, i vari giovani italiani Chiellini, Marchisio, De Ceglie, Giovinco, un profilo serio in campagna acquisti ed in sede di commento me l’hanno fatta preferire di gran lunga ad un Inter che esibisce arroganze, soldi e neanche un italiano in formazione. Certo, c’è sempre Agricola, ma il problema della stalla è ancora comunissimo. Caro Senio, io sono contento quando il Siena vince perché (al di là dei suoi ultimi presidenti) è gestito da gente vispa e misurata e seguito da un pubblico che vanta lo zero in multe e tante iniziative di bella civiltà. Di queste sono a ringraziare, ogni volta che li ritrovo, i vari “Groppa” e Natili, i tanti altri che, come loro, amano ancora il calcio e di certo stimano Prandelli (come del resto gli esternano tutti i suoi colleghi) ed il new deal viola. A proposito, caro Senio; le tv fiorentine che fanno quei programmi sono ripugnanti, come lo fu la precoce campagna di “Tuttosport” contro Ranieri, così come lo sono certi beceri che vi si avvicendano, quasi esattamente ciò che succede in tutte le altre tv (salviamo Sky?); accetta un consiglio, fai come me e chi ama il calcio (lo sport) per davvero: non le guardare. • 15calcio Ricordate le parole di Galliani quando discettando sulla nuova geografia del calcio italiano, ripeteva un giorno sì e l’altro pure che il blasone e la storia del Milan, al pari di quelli dei grandi club, non potevano scendere a misurarsi con le piccole città di una provincia pallonara in cerca di legittimazione? O ancora quelle di Fabio Capello che, un po’ contrariato per il pareggio a reti bianche sul prato del vecchio Rastrello, dove la sua ‘Magica’ Roma era stata fermata dalla matricola Siena, si affrettò a sottolineare che “l’erba del terreno era troppo alta”? A parte l’illustre affronto al certosino lavoro di Olinto e soci, l’educato lamento del tecnico friulano parve più che altro l’alibi dietro cui nascondere una giornata poco felice dei suoi talentuosi ‘giocolieri’. Sta di fatto che, in modo più o meno elegante, l’’Artemio Franchi-Montepaschi Arena’ (come dobbiamo abituarci a chiamarlo) è stato sempre molto ‘chiacchierato’ dagli addetti ai lavori, signori nella vittoria, molto meno lucidi nella sconfitta. Anche perché, quando ‘la grande’ perde o comunque rallenta contro la ‘piccola’, si tende a rimarcare i demeriti della prima e non certo i meriti della seconda. I rapporti di forza – come si direbbe in diplomazia – vivono di regole proprie e talvolta nemmeno quando si ‘rovesciano’ fanno notizia. Figurarsi dunque se, in tutti questi anni, qualcuno si è accorto ad esempio che il fondo del ‘Franchi’ è di gran lunga il migliore di tutta la Serie A, che i templi pieni di blasone e di storia sono ora campi ‘spelacchiati’ nonostante rizzollature, manutenzioni varie o chissà quale altra alchimia di consolidamento; o che magari lo stadio di Siena è stato uno dei primi ad essere messo a norma con le disposizioni del cosiddetto ‘decreto Pisanu’ - quello che prevedeva l’installazione dei ‘tornelli’ - grazie ad una presenza costante e attenta da parte delle istituzioni, capaci di rispondere con prontezza e sollecitudine laddove le metropoli del pallone hanno spesso sonnecchiato. Col tempo la sussiegosa spavalderia dei potenti verso quel ‘campetto di provincia’ (che qualcuno dalle colonne della stampa nazionale si spinse a definire, senza alcuna autorità eppure con ingiustificabile leggerezza, addirittura “indegno di un paese civile”), si è trasformata in rispetto. A denti stretti, ma pur sempre rispetto. Una dignità guadagnata con i successi di una squadra e di un pubblico orgogliosamente ‘piccoli’, ma sempre più guastafeste delle ‘grandi’: come dire che la Robur, ‘nel su’ ridotto’, è un cliente durissimo per tutti e a testimoniarlo ci sono le vittorie ottenute con le prime della classe: ne sa qualcosa la Roma di Luciano Spalletti, poco più che comprimaria nello spettacolare tre a zero della scorsa stagione in quella che a detta di molti resta la miglior partita disputata dai nostri in sei anni di A, e tornata con le pive nel sacco anche quest’anno sconfitta di misura alla sesta giornata. Provate a chiedere a Cesare Prandelli: la sua Fiorentina si è dovuta inchinare nelle ultime apparizioni alla ‘legge del Franchi’ (quello di Siena, si capisce…). Prima Maccarone, poi Kharja, allignati al ‘mitico’ Tore André Flo che permise al Siena di De Canio di superare la Fiorentina targata Zoff - hanno sancito i due acuti consecutivi sui Viola, in un derby che dalle sponde dell’Arno si sforzano di ‘snobbare’, ma che non si direbbe sia una partita come le altre a giudicare dalle ‘uggiose’ reazioni del popolo gigliato. Senza dimenticare che perfino ‘Ciccio’ Cozza, per nulla rimpianto da queste parti, è riuscito ad iscriversi alla voce dei gol memorabili: quello del 2-1 al Milan nel campionato 2004/2005 (per la prima e per ora unica vittoria sul Diavolo), rimane il solo bel ricordo lasciato da un giocatore di classe pura, ma che nell’esperienza senese ha segnato una traccia tutt’altro che indelebile. Nella stagione del record di punti, il Siena di Mario Beretta ha infranto un altro tabù. È toccato anche alla Juventus di Claudio Ranieri segnare il passo sotto la Torre del Mangia. La voglia di cercare un risultato prestigioso e l’occasione di chiudere con la ‘ciliegina’ un campionato da incorniciare, almeno nella sua seconda parte, fecero la differenza in favore dei bianconeri di casa nostra. Numeri alla mano, i ragazzi di Giampaolo stanno costruendo lo ‘scudetto’ della sesta salvezza proprio in casa, spinti dalla passione di un pubblico già premiato per la propria esemplare correttezza e ‘dodicesimo uomo’ di grande impatto per il fortino Robur. Quindici dei 19 punti conquistati finora sono di matrice casalinga con un ruolino di quattro vittorie e tre pareggi. Non male, se solo Vergassola e compagni guarissero dal mal di trasferta: bottino magro i quattro punti collezionati lontano dal Franchi con il pareggio di Lecce e la vittoria sul Chievo. Avremmo voluto poter scrivere, non senza quel pizzico di locale sciovinistico compiacimento, che dal 4 maggio 2008, tutte le superpotenze dell’Olimpo calcistico erano inesorabilmente cadute nella ‘conca’ del Rastrello. Gli uomini di Mister Giampaolo hanno provato ad allungare la striscia con l’Inter di José Mourinho. Peccato che la svista colossale di Griselli abbia spianato la strada ai Campioni d’Italia per imporre la prima sconfitta interna stagionale. E non ci dispiace per la statistica, ma per la classifica. Sono sempre e solo i punti gli unici riscontri numerici che contano davvero. Non resta che apprezzare sinceramente la schietta lealtà di Mourinho, il quale ha ammesso senza ipocrisia di non aver meritato la vittoria, venuta da un gol in solare fuorigioco di fronte ad una squadra, il Siena, brava a giocare…da Inter, proprio come la ‘schiacciasassi’ del torneo non era riuscita a fare, forse per la prima volta in diciassette turni. Che il responso del campo stavolta sia stato oltremodo penalizzante nei confronti di un Siena a tratti brillantissimo, è di tutta evidenza. Rimane la beffa per un’altra impresa sfiorata, della quale il pari sarebbe stato comunque prestigiosa consolazione e la sconfitta diventa inspiegabile e inquietante conclusione. Tutta colpa, e non è vittimismo semmai parere unanime vista la nitida verità dei fatti, di una bandierina che avrebbe dovuto alzarsi, ma che è rimasta sospettosamente abbassata, lasciando al Siena soltanto la misera formalità dei complimenti… • Nonostante la discussa sconfitta coi nerazzurri, il Rastrello rimane un fortino inespugnabile per le big ‘Nel su’ ridotto’ è tutto un altro Siena Francesco Vannoni 16calcio AUTOFFICINA E PUNTO VENDITA Baccinetti Mauro & C. s.n.c. RISULTATI E CLASSIFICA SERIE A 15ª giornata NAPOLI-SIENA 2-0 (St 17’ Maggio, 28’ Denis) 16ª giornata PALERMO-SIENA 2-0 (Pt 30’ Cassani, st 9’ Simplicio) 17ª giornata SIENA-INTER 1-2 (Pt 34’ Maicon, 44’ Kharja; st 38’ Maicon) Via Pescaia 64/66 Classifica: Inter 42; Juventus 36; Milan 33; Fiorentina 32; Napoli 30; Genoa 29; Lazio 27; Catania 25; Atalanta 24; Roma e Palermo 23; Udinese 22; Cagliari 21; Siena e Sampdoria 19; Bologna e Torino 15; Lecce 14; Reggina 13; Chievo 9. 53100 SIENA Tel. 05.77.42.162 Fax 05.77.22.42.73 [email protected] UNA CURVA PER AMICA di Mario Lisi 17 D opo tanti anni conservo ancora, tra gli inutili cimeli che riempiono i miei cassetti, la moneta da cento lire che, come arbitro, usavo nel sorteggio che precede ogni partita di calcio. Come tutti sanno, a termine di regolamento, tra i due capitani delle squadre in campo è quello ospite che deve scegliere il fatidico “testa o croce”; successivamente chi è stato favorito dai misteriosi volteggi in aria della monetina può decidere se battere il calcio d’inizio oppure in quale metà campo far schierare i propri compagni. Tali operazioni preliminari, rituali come le strette di mano o lo scambio di fiori e di gagliardetti, passano per lo più inosservate ma sono tutt’altro che una pura formalità, dal momento che dietro c’è tutta una serie di cabale e di calcoli, di considerazioni e di strategie che entrano in gioco al momento di scegliere, come abbiamo fatto tutti fin dai tempi dell’oratorio, “palla o campo”. Per esempio si preferisce il primo possesso del pallone quando si è fatto caso che ciò ha portato buono nell’incontro precedente oppure perché si ha l’idea, calciandola per primi, di esorcizzarla o in qualche modo di farsela amica per il resto dell’incontro, quella benedetta sfera di cuoio da infilare nel sacco. Molto più spesso, però, si opta per il campo. È in questo caso che subentrano le più svariate considerazioni, magari sulle condizioni del terreno di gioco o sulla situazione atmosferica, com’è e come potrà essere nella seconda parte della gara, fino a spingersi al punto di calcolare la direzione del vento e la posizione itinerante del sole. Ricordo che, quando l’Artemio Franchi Montepaschi Arena si chiamava ancora semplicemente “Rastrello” ed era frequentato da formazioni ben più modeste di quelle con i celebrati campioni di oggi, i bianconeri, quand’era possibile, preferivano scegliere il campo in modo da trovarsi al momento opportuno ad attaccare verso la porta lato Hotel Excelsior (come allora si chiamava) dove il sole era solito affliggere con particolare accanimento i portieri prima che la costruzione delle tribune sotto il Viale dei Mille ammorbidisse non poco l’inconveniente. “Vai, vai, ora basta tirare... quello non ci vede nemmeno col cappellino... forza Sienaaa!” - urlavano gli spettatori adulti seduti attorno a me - e, pur avendo dato per scontato quello che forse era solo un auspicio, talvolta il gol ci scappava eccome! Ora che siamo in serie A le cose, se possibile, non sono cambiate più di tanto. Al posto del sole, come formidabile alleato, è salita semmai alla ribalta la Curva Robur, così a ridosso dell’estremo difensore avversario, pronta a ringhiare come il dodicesimo o il tredicesimo uomo nell’accompagnare gli attacchi del Siena, fragorosa nell’esaltarne le prodezze, generosa come poche nel sorreggere la squadra del cuore nei momenti difficili. Perciò è quella muraglia umana che adesso, fin dal momento dell’iniziale sorteggio, si punta a trovarsi come vicino alleato nel secondo tempo quando, in genere, il cronometro segna impietoso i minuti del forcing finale. Non è un caso infatti, come in tanti hanno notato, che proprio in quella porta entri la maggior parte dei palloni che decidono le partite a favore dei nostri beniamini e che lì si è sempre segnato in occasione di me- morabili trionfi bianconeri nel massimo campionato, a cominciare dalla rocambolesca vittoria di qualche anno fa in rimonta sul Perugia con due reti a tempo scaduto (gol decisivo di Menegazzo), continuando con lo storico successo sul Milan firmato da Cozza e con i tre (finora) mitici 1-0 rifilati ai maligni cugini fiorentini grazie a Flo, Maccarone e Kharja. Noi, che abbiamo qualche capello argentato, potremmo a questo punto ricordare anche l’ 1-0 di un decisivo Siena – Montevarchi nell’allora purgatorio della quarta serie che, in una cornice di pubblico per quei tempi davvero straripante, segnò in qualche modo il definitivo rilancio della società bianconera. Dunque ci piace pensare che nell’area di rigore alla sinistra della tribuna coperta del nostro glorioso stadio cittadino ci sia, per uno di quegli strani misteri che nello sport coniugano verità e sortilegio, qualcosa di arcano che aiuta i giocatori della Robur, magari uno stuolo di invisibili folletti in maglia bianconera pronti a far sparire il pallone agli avversari di turno ed a spingerlo in fondo alla rete meglio di Maccarone e compagni. Insomma, cari bomber del Siena, specialmente in quei paraggi you will never walk alone. Ma, sia detto senza malizia, metteteci un po’ di più anche del vostro. • febbre alta antonio gigli LE RAGIONI DEL POETA Un’ottima annata! Quella che è appena andata in archivio è stata davvero una stagione bellissima, per il Siena, la migliore di sempre, verrebbe da dire parafrasando uno spot di Sky di qualche tempo fa. Ci siamo salvati come meglio non si poteva da quando siamo in serie A, con il record di punti e di giornate di anticipo. Tutti contenti, quindi? No, ci mancherebbe altro, il tifoso bianconero ha nel dna la voglia di polemica e anche quando le cose vanno bene pensa che...dovrebbero andare meglio! Le polemiche pre-estive contro l’allontanamento del mago Beretta si sono sopite solo dopo gli ottimi risultati del suo successore, a dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nel calcio contano solo quelli. Certo, se poi ci si mettono anche gli arbitri, come è successo contro l’Inter, la fiammella della polemica diventa fuoco che arde robusto nell’ambiente bianconero. Consoliamoci con i dati, quelli non mentiscono mai. L’ultima statistica dice che i tifosi del Siena, oltre che essere i più bravi d’Italia, sono i secondi per numero solo a quelli della Fiorentina, nella nostra regione, superando ampiamente tutti i supporters di qualsiasi altra squadra di qualsiasi sport regionale. A fronte di questi dati, per la verità poco diffusi in città (chissà perché), verrebbe da dire: miglioriamo gli impianti, allora, costruiamo un nuovo e più funzionale stadio. Apriti cielo! La tifoseria senese ha aperto il fuoco contro un nuovo impianto, anche se già in via di costruzione. In questo caso alcune polemiche erano indirizzate verso il luogo, altre verso il progetto, altre ancora verso la spesa eccessiva. Chi ha ragione? Boh...noi ci permettiamo di consigliare solo un fatto e cioè che il dialogo tra tifosi e istituzioni debba proseguire e migliorare, nell’interesse di tutti. Ancora polemiche, quindi, anche se le cose vanno più che bene, compresa la classifica di questo campionato. Diciannove punti a due giornate dalla fine del girone d’andata sono un altro record. Il Siena di mister Giampaolo è salito alla cronaca sportiva per le ottime, anche se a volte sfortunate, prestazioni. Sacchi lo ha incoronato come uno dei migliori tecnici italiani, abbiamo (ri)battuto Roma e Fiorentina e fatto girare le .....a Milan e Inter, abbiamo finito l’anno a cinque punti dalla zona calda. Anche in questo caso, cosa potrebbe volere di più il tifoso del Siena? “Si segna poco”, “quando si sblocca Maccarone?”, “che ci si fa con tutti questi giocatori nella rosa. Qqueste e altre frasi si sentono spesso nei capannelli dei tifosi, quasi si dimenticassero dei successi e volessero solo evidenziare i difetti. Se poi ci aggiungiamo le vicende del presidente Lombardi Stronati... La conclusione può essere una sola. Siamo fatti così, prendere o lasciare, siamo polemici per natura, ma sappiamo apprezzare e soprattutto ripagare il lavoro di chi si impegna nel vecchio Roburrone. La voglia di primeggiare sempre e comunque ci offusca, a volte, la mente, ci fa tendere ad esagerare, a spaccare il capello in quattro e a volte anche in otto, ma amiamo svisceratamente questi colori e sappiamo anche riconoscere i meriti di chi li ha. Siamo fatti così, un po’ strani, polemici, vanitosi, quasi eccentrici, mai domi, a volte addirittura esagerati, e non è da adesso visto che se accorse anche il sommo Dante, tanto da scrivere nella Divina Commedia: or fu già mai gente sì vana come la sanese? Possiamo dargli torto? • L’IMPORTANTE È CHE VINCANO I BIANCONERI di Giovanni Pellicci (corrispondente de ‘La Repubblica’) 20 L o dico subito. Molto probabilmente quello che state per leggere (se ne avrete voglia...) vi piacerà poco. Molto poco. E, a lettura finita, vi starò sicuramente antipatico. Inutile però nascondersi dietro un paravento: la mia fede calcistica è juventina. Quando mi hanno chiesto di scrivere un pezzo su Juventus-Siena non ho potuto affatto negarlo. E allora è nata l’idea di scrivere un qualcosa che racconti come uno juventino trapiantato a Siena viva una partita come quella che si gioca l’11 gennaio a Torino. Non è stato facile decidere che tipo di taglio dare a ciò che state per leggere ma poi è prevalsa la voglia di essere sincero e cercare di raccontare come ho vissuto le precedenti sfide tra i bianconeri di Torino, quelli per cui faccio il tifo da quando ero bambino, e i bianconeri di Siena, quelli che seguo ogni domenica per motivi di lavoro e per un’indubbia passione che si è sviluppata negli anni. Ovviamente consapevole dei “rischi” a cui vado incontro, dettati dalla mia confessione che nasce da lontano, quando era ancora un certo Platini ad indossare la maglia numero 10 a strisce verticali bianco e nere. Quella che aprirà il 2009 è quindi una partita speciale per me per tanti motivi e mi piace ripercorrere le sfide tra Juventus e Siena che hanno caratterizzato i cinque anni di serie A della Robur. La “prima volta” fu proprio di gennaio, stagione 2003/2004. Il Siena neopromosso in serie A che sfidava per la prima volta nella sua storia la squadra più scudettata d’Italia. Per tanti versi già giocare quella partita ha voluto dire scrivere un pezzetto di storia. Dopo gli anni della C e della B, la Robur del compianto Paolo De Luca realizzava il “sogno” di sfidare la Signora del calcio italiano per cui, anche tanti di voi, magari fanno il tifo o nutrono almeno un po’ di simpatia. Finì 4-2 per la Juve allora allenata da Marcello Lippi contro l’undici di Papadopulo. Fu Del Piero a trascinare alla vittoria i piemotesi sotto la neve, mettendo la prima pietra di un feeling molto speciale che vedrà poi “Pinturicchio” sviluppare una particolare fame di gol contro il Siena. Per i senesi fu comunque un momento destinato a rimanere negli annali. Ma non solo: in attesa di infrangere quello che è poi diventato un tabù, magari proprio il prossimo 11 gennaio, quella del 18 gennaio 2004 è finora l‘unica sfida in cui il Siena è riuscito a far gol sul campo della Juventus. Allora fu una doppietta di Ventola a rendere meno amara la “prima volta”. Al ritorno, c’ero anch’io sugli spalti ad assistere al primo Siena-Juventus giocato all’Artemio Franchi. Fu tanta la curiosità di vedere all’opera la Juventus contro un Siena che muoveva i primi passi in serie A ma che se la stava cavando decisamente bene. Finì 3-1 per la Juve grazie ai gol di Tudor, Miccoli e Di Vaio mentre Flo si tolse la soddisfazione di battere Buffon per il gol della bandiera. L’anno dopo, stagione 2004-2005, il mio rapporto con la Siena calcistica era cominciato a crescere e la mia presenza allo stadio non fu legata esclusivamente alla volontà di “esserci”, ma anche da quella di seguire la partita per motivi di lavoro. L’andata si giocò in ottobre a Siena e ancora una volta fu Del Piero a fare la parte del leone, segnando una doppietta che, assieme al sigillo di Camoranesi, sentenziò lo 0-3 ai danni della squadra allora allenata di Gigi Simoni. Il fatto di vedere da vicino campioni ammirati esclusivamente in televisione fu una grande soddisfazione. Non posso negarlo. Il ritorno si giocò in febbraio, nel frattempo sulla panchina senese era arrivato Gigi De Canio ma il risultato fu lo stesso dell’andata: ancora 3-0 e ancora una volta fu protagonista Del Piero con una doppietta (e siamo a quota 7 gol in tre gare). Ma alla fine del campionato anche Siena fece festa, centrando la seconda salvezza consecutiva e, di conseguenza, la sicurezza di avere ancora la chance di provare a sfidare la Madama. Ma quella del 2005/2006 fu un Juventus che sul campo lasciò poche briciole agli avversari salvo poi vedersi revocato il titolo di campione d’Italia dopo i fatti di calciopoli. L’andata si giocò il 21 dicembre e, nonostante l’aria di Natale, la Juve non fece regali al Siena, vincendo 2-0 grazie alle reti di Cannavaro e Trezeguet. Al ritorno il brillante Siena di De Canio, che conquistò la salvezza con 39 punti, fu letteralmente travolto dalla Juventus. Fu una partita surreale che io ebbi modo di seguire dalla tribuna in compagnia di un caro amico (juventino, ndr). Il 3-0 si concretizzò in modo fulmineo, con Vieira, Trezeguet e Mutu capaci di andare in gol nei primi otto minuti di gara. Fu quella forse la partita più amara della saga dei SienaJuventus ma i tifosi senesi, come tutti gli altri sparsi nello Stivale non di fede juventina, ebbero comunque modo di gioire quando appunto la Juventus fu travolta dallo scandalo calciopoli e retrocessa in B. Ciò però contribuì a togliere un po’ di fascino alla stagione successiva, quella 2006-2007 dell’Italia campione del Mondo ma priva della sfida tra Juventus e Siena. Indipendentemente dalla fede calcistica di ognuno di noi, credo infatti che vedersi “negata” la sfida con la Juventus tolga sempre fascino ad un campionato di serie A e il mio “io” tifoso fu costretto ad accontentarsi delle sfide con il Frosinone o il Rimini. Mi rifeci però seguendo con crescente passione la sudata salvezza conquistata dal Siena all’ultima giornata con la Lazio grazie al gol di Negro. L’anno scorso poi, con il pronto ritorno in serie A della Juventus, la sfida è tornata a giocarsi e, per la prima volta, il Siena si è tolto la soddisfazione che ogni tifoso sogna per la propria squadra del cuore: battere la Juve! Infatti, se nella gara di andata giocata a dicembre fu l’undici di Ranieri ad imporsi 2-0, il primo brindisi arrivò nel maggio dello scorso anno. E che brindisi! Era il Siena dei record di Beretta già salvo e quindi pronto a mettere anche la ciliegina sulla torta ad una stagione strepitosa. Fu Kharja con un pallonetto a battere Buffon dopo soli 6’ e a regalare ai tifosi senesi la grande gioia di battere i pluri campioni d’Italia. Ed io? Beh, in fondo la Juve aveva già centrato la qualificazione in Champion’s al suo ritorno in A, e quindi non ci fu sconfitta più apprezzata di quella. Ora siamo pronti a scrivere una nuova pagina di storia. Si perché l’11 gennaio si gioca una gara che, comunque vada a finire, contribuirà a rendere ancora più ricco il meraviglioso cammino in serie A del Siena. Ed io, in fondo, potrò comunque gioire per i colori bianconeri. • Due immagini dell’ultimo incontro con la Juve 21calcio Un Natale pieno di regali sotto l’albero del Presidente Gigi Toscano. I suoi ragazzi lo hanno gratificato con risultati sportivi di grande valore, ripagando in parte gli sforzi della società che cerca instancabilmente di garantire ai propri atleti un livello qualitativo sempre più alto di organizzazione e strutture. Scendendo nel dettaglio, la Terza Categoria offre spazio da alcuni anni, grazie al collaudato accordo con il CUS, per praticare il calcio agonistico ai giovani studenti universitari. Occasione di integrazione con tanti giovani locali e risultati altalenanti, come inevitabile per una squadra costretta quasi ogni domenica a cambiare formazione. Si può vincere e perdere con chiunque ma il mitico Fausto Milanesi (DS e non solo) con l’Avv. Martire (Allenatore e non solo) non guardano con ambizioni alla classifica e l’obiettivo prefissato è immancabilmente raggiunto. Questo per quel riguarda i grandi; passando ai ragazzi, domenica dopo domenica gli Allievi Regionali di Romano Perini hanno guadagnato grande considerazione in ogni campo della Toscana. Occupano stabilmente il secondo posto della classifica del girone ed in molti si chiedono se i nostri sono gli stessi che due anni fa, nonostante le buone qualità tecniche, retrocessero rocambolescamente dal campionato giovanissimi. Squadra solida che caratterialmente assomiglia sempre più al mister e quindi fatalmente destinata ad inseguire fino alla fine il sogno del primo gradino del podio. Gli Allievi B sono affidati al tecnico che più rappresenta lo stile e la concezione tecnico/sportiva della Società, il mitico capitano di una Robur che fu’ (ma non molto tempo fa), il DS Danilo Tosoni. Ri- La società del presidente Gigi Toscano festeggia il nuovo anno fra ottimismo e voglia di stupire ancora Il San Miniato nel segno della continuità Alessandro Aucone sultati più che soddisfacenti con la prima posizione in classifica ed i singoli in continua crescita tecnica e sportiva in vista del campionato regionale. Situazione complicata per i Giovanissimi Provinciali di Costantini. Condannati a vincere per ritornare a disputare il Campionato Regionale, occupano il secondo posto della classifica per una rimonta che, seppur difficile, non appare impossibile. Dopo un inizio testa a testa con i pari età del Mazzola hanno subito la prima sconfitta, di misura e in modo inverosimile, proprio nello scontro diretto. Tutto faceva pensare che i giochi maturassero nel girone di ritorno in campo avverso ma il pareggio casalingo con la Castiglionese, ed il meno 5 dalla vetta, ha complicato ulteriormente le cose. Obbligatorio riprendere coscienza delle proprie potenzialità per ritrovare quella carica agonistica necessaria ad affrontare un girone di ritorno con ancor più determinazione e convinzione nella possibilità di raggiungere l’obiettivo. I Giovanissimi B sono quarti in classi- fica; certo che da questo gruppo e dal suo allenatore Muca la società si aspetta molto. Ci sono buoni presupposti di base e molto su cui lavorare tenendo presente che comunque vada il prossimo anno dovranno affrontare un campionato importante: o il Regionale o il Provinciale puntando alla vittoria. Si costruiscono in questi mesi le premesse di ciò che sarà. Per i neroverdi più piccoli la politica della società è stata chiara: investire su allenatori giovani bravi, motivati e preparati nella convinzione che piano piano i risultati tecnici arriveranno per forza. Intanto analizziamo quelli sportivi: in evidenza gli Esordienti Fair Play di Mister Banelli che, con un’ottima fase autunnale, ha condotto i suoi a qualificarsi per il girone di merito della fase primaverile dove si giocheranno l’accesso alle fasi successive del torneo. Bene anche gli Esordienti B di Petrini che sono a punteggio pieno come i Pulcini a 7 di Pacini che tra le proprie fila annovera anche il piccolo Iddi (10 vittorie su dieci incontri), i Pulcini a 6 di Alessio Meniconi che hanno vinto nove incontri su dieci e i Pulcini a 5 di Lapo Pianigiani con uno score di 10 su 10. Insomma tanti successi e qualche delusione per la società di Via Veterani dello sport che guarda con consueto ottimismo al nuovo anno pensando già a come sorprenderci con nuove ed importanti iniziative.• Gianni Turchi e Enzo Meniconi, cardini della struttura societaria neroverde La formazione dei Pulcini a 7, 1998 22ciclismo La terza edizione Prof in calendario per il 7 marzo, in ottobre quella d’Epoca L’Eroica, un futuro da predestinata Giancarlo Brocci È arrivata una copertina di ‘Tour’, principale rivista tedesca di settore, ad annunciare un ulteriore quarto di nobiltà per ‘L’Eroica’. Un ciclista belga, in maglia di lana marcata ‘Automoto’, in bici classe 1926, si è guadagnato la ribalta prestigiosa ed il servizio all’interno, d’apertura ed ampio, magnifica altri protagonisti vintage della cicloturistica d’epoca gaiolese. Certo, il numero di iscritti in costante crescita (3237 l’ultimo dato) ha posto seri problemi di gestione futura della manifestazione d’inizio ottobre e gli ‘eroici’ la risolveranno privilegiando la qualità rispetto al numero. Ma intanto è già tempo di parlare dei professionisti, di una terza edizione della ‘Monte Paschi Eroica’ che RCS, Regione Toscana, oltre, appunto, a Banca Monte dei Paschi ed Eroica, hanno già messo in cantiere per il prossimo sabato 7 marzo. L’evento più ‘cool’ (di moda?) del ciclismo mondiale; la definizione viene direttamente dal boss Angelo Zomegnan, l’uomo del Giro del Centenario, il riferimento indiscusso dell’organizzazione ciclistica italiana di livello. Ad inizio primavera, lo scorso anno, si ottenne il clamoroso gradimento del movimento tutto, a partire dall’interpretazione che i primattori dettero della prova. Arrivarono in due, i pronosticati e nel ciclismo d’oggi succede solo nei grandi appuntamenti. Vinse Fabian Cancellara che, tra l’altro, si era già imposto in una Parigi-Roubaix; precedette Alessandro Ballan, già incoronato grande delle classiche con un successo al Giro delle Fiandre. Poi Cancellara avrebbe fatto sue, in rapida successione, sia Tirreno-Adriatico che Milano-Sanremo e tre dei primi 4 di Piazza del Campo si sarebbero confermati proprio a Roubaix: il quarto, il belga Maskaant, ripetè il piazzamento nella mitica prova del pavè mentre Cancellara e Ballan onorarono il podio di Boonen. Nella stagione, poi, la ‘Monte Paschi Eroica’ ha portato bene: Cancellara è tornato dalle Olimpiadi di Pechino con l’oro del Cronometro ed il bronzo della Strada, Ballan si è vestito d’iride al Mondiale di Varese. Proprio loro saranno i protagonisti più attesi pure nella prossima edizione che, di sicuro, si arricchirà anche di altri protagonisti di straordinario livello. Tanta è l’attesa per una prova assolutamente unica, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo e sono approdate su mass media dove il ciclismo non è presenza abituale. Anche la RAI ha già deciso una copertura di più alto profilo, a cominciare dall’uso degli elicotteri per mostrare per intero la suggestione dei passaggi sulle strade bianche, quei panorami che hanno lasciato il segno su ognuno dei protagonisti sui pedali, dal migliore dei prof al più lento dei cicloturisti. Il percorso, probabilmente, subirà qualche lieve modifica, soprattutto circa il suo tratto conclusivo; si parla di un accesso a Piazza del Campo da via Esterna di Fontebranda, una soluzione che consentirebbe di decongestionare il traffico della zona sud della città e di togliere pressione alle attività di Pantaneto. Inoltre, l’inserimento di una rampa di 900 metri con notevole pendenza, costituirebbe un ulteriore trampolino per garantire che ad alzare le mani sotto la Torre del Mangia sia un altro campione. Va da sé che il fascino, il richiamo antico esercitato dalla ‘Monte Paschi Eroica’ sul movimento tutto sono comunque già sufficiente garanzia, un bollino di qualità superiore che tutti gli hanno riconosciuto alla nascita. Futuro da predestinata. • 23associazionismo “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.” Joseph Conrad Gabriele Farronato, dello Sporting Club, ci introduce nell’affascinante mondo della vela Cari lettori, sono un appassionato di vela, e come capite dalla citazione, di vecchia scuola, vi scrivo per raccontarvi di mare, di vela ed insieme dell’associazione Sporting Club di Siena a cui appartengo. Voglio parlare del mare d’inverno, anche se sono ancora “fresche” le notizie dei disastri elbani, delle troppe barche danneggiate e affondate a dicembre. Voglio trasmetterne tutto il fascino, la bellezza, la vivacità dei colori, la sorpresa delle solitudini insperate, delle acque perennemente mosse e poi pacificate. Il mare d’inverno, il mare nostro che più assomiglia al temibile Oceano, emozioni che solo queste stagioni possono darvi. Stiamo raccontando di mari tranquilli per tanti mesi, per tanti giorni e che invece, quasi improvvisamente, agitandosi, scuotendosi, ristabiliscono i “confini”delle attività umane, ridisegnano le coste a loro capriccio, riprendendosi un po’ di quello che abbiamo loro tolto. Vi racconto questo perché così forse riesco a spiegare, come tanti nostri concittadini, colleghi di lavoro e vicini di casa, spendono tante energie, e tante risorse per frequentare acque ventose , onde “allegre” o spesso agitate, e coinvolgersi in regate, battute di pesca, crociere nelle brezze e nei venti più freddi di gennaio o febbraio. Cercando ancora, altri uomini li troverete più semplicemente a passeggio, anche con il loro cavallo, lungo le bellissime spiagge della Maremma tesi a respirare la risacca e con gli occhi spalancati su quell’infinito orizzonte. Sì perché sono tanti gli uomini e le donne presi da questo fascino, lo camuffano da gioco, da sport, ma resto sempre convinto che il movente di tutti sia quello della citazione conradiana. Acqua, quindi, per tanti di noi e per fortuna salata dopo la tanta dolce piovuta in questi mesi. Acqua per noi, piccolo circolo di velisti di collina. Velisti, ma più in generale marinai, vale a dire gente che vive la vela semplicemente come un modo ecologico per “vagamondare” in vacanza, nel tempo libero, senza troppi sofismi tecnologici o sportivi. E per questo che negli anni abbiamo avvicinato alla vela anche chi meno fortunato, ma curioso e motivato, ci ha chiesto aiuto. “Navigando Oltre” si chiama il progetto che ripartirà nella bella stagione e che coinvolgerà ra- Andare per mare salpando da ...Siena gazzi e diversamente abili in un’esperienza di socializzazione e di totale immersione nell’ambiente mare. Lo Sporting nasce nel ‘98 ai tempi dell’entusiasmo per Luna Rossa e ha via via coinvolto tante persone; ora abbiamo una sede insieme con altre “associazioni sportive minori” a San Miniato, soci fondatori dell’omonimo Comitato, grazie all’intelligenza di alcuni amministratori e all’entusiasmo dei promotori. Cosa bolle in pentola, oltre al progetto per i disabili? Naturalmente il corso patente nautica e in primavera un corso vela su cabinati per principianti. Per finire qualche riga la voglio spendere per ‘navigare’ sulla rete che ormai possediamo quasi tutti. È inverno e per le giornate più fredde perché non seguire le “avventurosissime” regate intorno al mondo della vela? www.vendeeglobe.org/fr/ per solitari o www.volvooceanrace.org/ per equipaggi. Questi due siti sono ricchissimi di immagini, video mozzafiato sulle barche in gara, aggiornati in tempo reale, vi fanno assistere a tutte le emozioni della regata. Altri siti vi possono coinvolgere in virtuali regate sofisticatissime, con situazioni meteo reali in giorni e giorni di manovre e strategie: www.virtualregatta.com, in questo sito, la regata vi dà anche dei premi in denaro. In quest’altra invece siete voi a pagare per giocare: www.VirtualSkipper.com, ma vi sono demo e altro materiale gratuito interessante. Nei siti delle riviste di vela infine potete trovare infinito materiale: qui le principali; www.bolina.it, www.farevela.it, www.solovela.it, www.ilgiornaledellavela.it. Infine provate anche newsletter e newsgroup, per sentirvi in comunità, come www.velarossa.it, www.amicidellavela.it, www.velistaweb.net, dove le chiacchiere, ma anche utilissimi consigli e occasioni di veleggiate o uscite in mare, abbondano. 25rugby Ci sono situazioni in cui due numeri sono più efficaci di tante parole: “Fino a pochi anni fa alla cena degli auguri del rugby senese eravamo appena 15 persone. Quest’anno abbiamo superato le 150”. Antonio Cinotti, vicepresidente del Cus Siena e responsabile della sezione rugby, è giovane, debuttò sul campo con la maglia bianconera n. 5 appena dieci anni fa, ma ha già un album ricco di ricordi: “Penso a quando la domenica non riuscivamo neppure a schierare i quindici giocatori titolari, e oggi abbiamo quattro squadre impegnate in campionati regionali. Penso a quando Riccardo Bani, e poi Luca Scarpelli, cominciarono a lavorare con le scuole e nessuno di noi ci credeva più di tanto, e adesso abbiamo un vero e proprio settore minirugby. Penso a quando pochissimi sapevano che anche a Siena si giocava a rugby, e quest’anno abbiamo un sponsor importante come Banca Cras. Penso all’appoggio convinto del Cus: dal presidente Gotti, che ci è sempre vicino, a tutta la struttura societaria. Penso al campionato di serie C1 dello scorso anno, quando perdemmo nettamente tutte le partite e ci salvammo solo allo spareggio e quest’anno abbiamo chiuso il girone di andata con due vittorie e un pareggio”. E, aggiungiamo noi, con qualche rammarico per almeno tre partite in cui il gioco espresso dal XV senese non si è tradotto in un sufficiente numero di mete e quindi in altri punti in classifica. La squadra allenata da Fulvio Biagioli ha confermato di essere forte in difesa, solida nella mischia, ma ancora carente in fase offensiva, dove fa sempre troppa fatica a tradurre in punti la qualità tattica e tecnica delle azioni. D’altra parte, ed è una constatazione condivisa da tutti, il lavoro impostato da Biagioli sta dando i frutti previsti: lasciando spesso spazio ai giocatori in panchina e facendo debuttare in prima squadra diversi giocatori della Under 19, il gruppo è cresciuto sotto ogni profilo, i singoli giocatori sono migliorati, la squadra può contare su più alternative e su nuovi schemi. Ma la cosa davvero curiosa di Banca Cras Cus Siena rugby è l’entusiasmo che ogni squadra riesce a trasmettere a tutto l’ambiente. Se alla fine della stagione precedente, nella primavera 2008, fu la Under 19 a raccogliere i successi più importanti ed evitare che le sconfitte della prima squadra potessero incidere sul morale di tutti, da ottobre a dicembre sono stati i giovanissimi della Under 15 a dare la carica. Al loro debutto assoluto in un campionato regionale, i giovani bianconeri allenati da Adrian Bielsa hanno dimostrato una disciplina tattica e un carattere eccezionali, vincendo le prime partite e giocando un rugby spettacolare ed efficace. La squadra cussina sponsorizzata dalla Banca Cras inizia il 2009 sull’onda dell’entusiasmo Sport minore a chi? Roberto Guiggiani E anche quando, per una sfortunata coincidenza di infortuni, sono stati costretti a scendere in campo con soli 12 giocatori, contro 15 avversari, hanno lottato fino ai minuti finali, dimostrando di saper sopperire anche all’inferiorità numerica. Così come le prime partite della Under 13 e 9 hanno immediatamente acceso la voglia di far conoscere al maggior numero di bambini la bellezza e l’intensità di questo sport, aprendo le porte del reclutamento ai corsi di minirugby e rugby (per informazioni, rivolgersi alla segreteria del Cus Siena, tel 0577 52341, oppure visitare il sito www.cussienarugby.it). “Il 2008 si è chiuso con una serie di risultati molto positivi. Uno addirittura storico, la Under 19 di Francesco Fusi ha vinto una partita per 88-0, che è il punteggio più ampio mai realizzato da una squadra del Cus. Né è stata da meno la Under 17 guidata dal tecnico Claudio Vannini, che ha chiuso molto bene la prima fase della stagione, cogliendo vittorie convincenti e dimostrando di poter essere un sicuro ‘terreno di coltura’ per i prossimi anni – aggiunge Cinotti – . Ma sappiamo benissimo che il lavoro da fare resta ancora tanto e che proprio lo sviluppo improvviso di tante novità richiede un impegno ancora superiore nella fase organizzativa. Tuttavia, sono contento di sottolineare che il 2009 inizia sull’onda dell’entusiasmo per quello che ogni domenica vediamo sui campi da gioco, e durante la settimana negli allenamenti che facciamo al campo dell’Acquacalda e a quello di Sovicille, grazie alla collaborazione avviata con l’associazione sportiva Policras”. • 26scherma Mentre Alice Volpi continua a scalare posizioni nel ranking internazionale, si moltiplica l’attività di tutte le armi e categorie Il Cus pensa in grande Daniele Giannini Valentina Soldati e Lorenzo Toracca In questo ultimo scorcio del 2008 ancora protagonista la giovane fiorettista cussina Alice Volpi, classe 1992, che sfiora la vittoria in Coppa del Mondo under 20 salendo sul secondo gradino del podio nel Trofeo Alpe Adria, gara internazionale alle sei armi valida per la classifica della competizione iridata giovanile svoltasi a Lignano Sabbiadoro. Alice ha ceduto (11-15) solo nella finale per l’assegnazione del trofeo alla romana De Costanzo, sua compagna di nazionale ma di tre anni più grande e recente bronzo individuale ai Campionati Europei. L’atleta del CUS targato Consum.it si era guadagnata la finale sconfiggendo nell’ordine Mabel Biagiotti (15-6), la romena Ioana Adriana Dumitru (15-5), Martina Batini, attuale Campionessa Europea in carica, (15-8), la francese Clarisse Luminet (15-10) e Francesca Palumbo (15-8). Il successo dell’Italia nella prova individuale è stato poi completato dalla vittoria nella prova sperimentale a squadre dove la rappresentativa azzurra composta dalla fiorettista cussina insieme ad Olga Rachele Calissi, Martina Batini, e Valentina De Costanzo ha avuto la meglio per 38 a 28 sugli Stati Uniti dopo aver superato imbattuta il girone eliminatorio di qualificazione superando, oltre agli stessi Stati Uniti, Romania e Slovacchia. Passa una settimana ed Alice scende in pedana a Bochum, in Germania, per la successiva tappa di Coppa dove ottiene ancora un risultato utile conquistando un settimo posto che le permette di scalare ancora tre posizioni nel ranking internazionale salendo dal 10° al 7° posto della classifica di Coppa. Gara sofferta ma di carattere per la fiorettista senese, seguita nell’occasione dal M° Lio Bastianini, che l’ha vista prevalere in due incontri di diretta per una sola stoccata, 15-14, contro la polacca Hausman e contro la russa Kokoulina, e superare nelle “16” per 15-11 ancora una russa, la ventenne Elesina. Nel quarto di finale non c’è stato assalto: la Volpi ha abdicato contro l’ultima russa, Anastasia Ivanova, probabilmente vuota psicologicamente dopo tre assalti da cardiopalma chiusi tutti sul filo di lana. La Ivanova è stata poi sconfitta 9-6 nella finalissima da un’altra italiana, Valentina De Costanzo. Oltre alla Volpi, altri giovani cussini hanno vissuto in questo ultimo periodo importanti esperienze in Coppa; infatti, alla fine di novembre la fiorettista Giorgia Zizzo, fresca diciottenne, ha preso parte a Lesno, in Polonia, alla prova di Coppa raggiungendo il 19° posto della classifica finale mentre la spadista Gaia Fratini, classe 1992, è scesa in pedana a Tauber, in Germania, ma con minor fortuna, non essendo riuscita a superare la prima fase della prova internazionale. A Lignano, alla prova di fioretto, hanno partecipato le altre due fiorettiste cussine Irene Crecchi, e Giorgia Zizzo che si sono fermate rispettivamente nel tabellone da “64” e nel girone eliminatorio fornendo una prestazione sicuramente al di sotto delle proprie capacità; nella prova di spada ancora due giovani cussini under 20, Lorenzo Bruttini e Gaia Fratini anche loro fermatisi, dopo un buon girone iniziale, nel tabellone da “64” della rispettiva eliminazione diretta. Attività internazionale in primo piano anche con l’inizio del 2009 con le convocazioni di Alice Volpi e Lorenzo Bruttini nelle rappresentative di fioretto e spada della “Coupe Heracles Junior” di Budapest, trasferta la quale parteciperà anche la spadista Gaia Fratini che ha ottenuto il nullaosta dal C.T. di specialità in virtù delle buone prove fornite in campo nazionale e della relativa alta posizione del ranking di categoria. Negli ultimi giorni dell’anno ancora una nota positiva per Alice Volpi con la prima convocazione ad un allenamento assoluto di fioretto che si terrà a Roma alla metà del mese di gennaio; questo è il primo collegiale della nuova stagione agonistica che vedrà anche la partecipazione delle medagliate di Pechino sotto la supervisione del nuovo Commissario d’arma unico, Stefano Cerioni, al quale il Consiglio Federale ha affidato la conduzione del settore del fioretto per il prossimo quadriennio olimpico. In campo nazionale si è disputata a Ravenna la prima prova di qualificazione ai Campionati Assoluti 2009 con prove lusinghiere di Vieri Vannoni, classificatosi 15° nella spada su un lotto di oltre 240 concorrenti, in una prova difficilissima che ha visto il Campione Olimpico Tagliariol uscire nel tabellone da “32”, e Fabio Miraldi 30° nella prova di fioretto. Entrambi i cussini, in virtù della classifica ottenuta nelle rispettive armi, acquisiscono il diritto di partecipazione alla seconda prova nazionale senza disputare le qualifiche regionali e zonali. Nella stessa prova gli spadisti Lorenzo Bruttini, Gaia Fratini e Lucia Cetoloni terminavano la gara prima di raggiungere i tabelloni utili alla qualificazione diretta alla successiva prova assoluta. Nel settore under 14, dove gli schermitori cussini sono sponsorizzati da Banca CRAS, si sono svolte le prime prove nazionali di spada a Firenze e di fioretto a Lucca. Molto buone le prestazioni dei giovanissimi atleti senesi che complessivamente hanno raccolto due ori, un bronzo ed altri tre finalisti oltre ad una serie di innumerevoli buoni piazzamenti. I due ori sono arrivati ambedue nella spada con Valentina Soldati nelle “Allieve” e Lorenzo Toracca nei “Maschietti”. Valentina Soldati si aggiudica la prova, che vedeva oltre 90 partecipanti in pedana, superando l’atleta di Casale Monferrato Pozzi per 15/10 dopo aver condotto in maniera impeccabile tutta la eliminazione diretta dove la cussina non ha concesso alle avversarie di turno più di 10 stoccate mettendone invece a segno sempre 15 senza mai arrivare al limite dei 9 minuti, massimo tempo previsto per un incontro. In gara anche Ilaria Prò sconfitta per sole due stoccate nel primo incontro della eliminazione diretta. Esordio vincente per Lorenzo Toracca nella spada; dopo una buona prova di fioretto il giovanissimo cussino si è voluto cimentare quasi per gioco nella spada cogliendo un successo inaspettato ma sicuramente frutto della forte determinazione. In finale il cussino si aggiudicava la prova sul bergamasco Tazzioli che nel tabellone dei “16” aveva superato di una sola stoccata, 10-9, l’altro cussino in gara, Sergio Caoduro, classificatosi al 13° posto. Nelle “Giovanissime” buon debutto per Vivian Petrini che si classifica 28ª; nelle “Ragazze” gara sottotono delle cussine con una classifica che non rispetta certo le buone potenzialità e che vede nel tabellone da “64” cedere nell’ordine Irene Andreini,Virginia Simpatico ed Elena Ferrini; nei “Ragazzi” 31° Andrea Brogi e fuori nel tabellone iniziale Tommaso Della Seta; escono nei primi turni della diretta anche gli “Allievi” Bernardo Crecchi e Michele Popovici, così come Lorenzo Capra nei “Giovanissimi”, meglio Rachele Rosso nelle “Bambine”, 28ª, non supera invece il tabellone da “64” Verdiana Simpatico. Nelle prova di fioretto svoltasi a Lucca bel bronzo nelle “Ragazze” della campionessa d’Italia Sofia Monaci, che ha dovuto abbandonare, per intervento medico, durante la semifinale contro la bolzanina Lauria, poi vincitrice della gara. Nei “Ragazzi” bella finale con sesto posto per Lorenzo Giannini superato per 15/9 dal milanese Gualazzini; più indietro, nei primi turni della eliminazione diretta, si sono arresi dopo un buon avvio, Carlo Alberto Stortini, Andrea Sperduti, Ferdinando Picciolini e Bernardo Rosseti. Bella gara nelle “Bambine” con due cussine in finale, sesta Flavia Monaci e ottava Maddalena Valacchi, seguite nel tabellone da “64” da Carlotta Peri e Silvia Menchiari. Nelle “Giovanissime” buona prova di Elena Biagiotti, 11ª, e tabellone da “64” per Eleonora Perillo; nei “Maschietti” ancora una prova positiva con il 13° posto di Lorenzo Toracca mentre si fermava al primo turno Sergio Caoduro. Bene anche Bernardo Crecchi, 14° negli “Allievi” seguito al 34° posto da Mattia Laurigi; infine nei “Giovanissimi” buono il 18° posto di Dimitri Tarantino, al rientro dopo un lungo infortunio, seguito in classifica dal 26° posto di Lorenzo Capra e dal 59° di Francesco Pacciani. Prossimo appuntamento under 14 a gennaio, con la seconda prova regionale in programma a Lucca, dove la sezione scherma del CUS cercherà di mantenere la testa della classifica per Società 2009 conquistata nella prima prova svoltasi a Viareggio agli inizi dello scorso mese di novembre. Chiudiamo la rassegna dei risultati con la seconda prova “Master” svoltasi ad Udine e che ha visto lo sciabolatore cussino Filippo Carlucci confermarsi ai vertici della categoria con un brillante terzo posto. Prime otto posizioni raggiunte anche da Matteo Carducci, 7°, e Lucia Cetoloni, 8°, nelle rispettive prove di spada con Lola Teale fermatasi al 12° posto. • 27polisportiva Dalla presentazione degli agonisti alla gestione della pista su ghiaccio passando per il Premio ‘Ciani’ La Mens Sana 1871 fra sport e cultura Giacomo Zanibelli La Mens Sana 1871 ha presentato come ogni anno alla città i suoi gioielli, gli agonisti, quelli che si faranno carico nel corso della stagione di tenere sempre alto il nome ed i colori dell’ultracentenaria società sportiva. L’ha fatto con una cerimonia semplice, ma sempre suggestiva, sotto lo sguardo attento dei rappresentanti delle istituzioni che hanno visto sfilare, una ad una, tutte le sezioni che compongono il variegato mondo della Mens Sana: ginnastica artistica, pattinaggio corsa, karate, capoeira, pattinaggio artistico, minibasket, volley, scuola di ballo, runners, atletica leggera, calcio, tiro con l’arco, hockey, endurance, scacchi. Nel corso della cerimonia, com’è tradizione, alcuni atleti hanno sfilato con il Collare d’Oro, la più alta benemerenza in campo sportivo conferita dalla presidenza del Coni Nazionale alla Mens Sana 1871 nel 2000. Insieme a questa il labaro della Polisportiva, e le bandiere europea, italiana e della stessa società. Nel corso della cerimonia sono stati premiati anche alcuni atleti che si sono particolarmente distinti nella scorsa stagione sportiva: Cristina Giulianini, della sezione di pattinaggio artistico, per il terzo posto conseguito ai recenti Campionati Mondiali; Andrea Trafeli, della sezione pattinaggio corsa, premiata per i brillanti risultati ottenuti ai Campionati Mondiali ed Europei 2008; Matteo Cambi, Mattia De Santis, Emanuele Napoli e Leonardo Terzuoli, della sezione karate, per il conseguimento della cintura nera 1° dan; Roberta Bellaccini, premiata per la proficua collaborazione prestata negli anni alla sezione di hockey; Sergio Battestin nella sezione miniasket e Pietro Giannitti in quella dei runners. Certamente una serie di risultati positivi ed importanti che gratificano sempre di più il lavoro del presidente Piero Ricci e dei suoi più stretti collaboratoridei, inseme a dirigenti, istruttori, atleti e genitori, tutti impegnati durante l’anno a far splendere i colori della Mens Sana 1871. L’auspicio è che anche il 2009 possa essere foriero di successi per l’antica società sportiva senese, sempre più apprezzata e rispettata in tutte le discipline in cui sono impegnati i propri atleti. La cerimonia di presentazione degli agonistici è da sempre un vanto per i dirigenti biancoverdi e soprattutto motivo di grande soddisfazione vedere tanti ragazzi uniti intorno ai valori più alti dello sport. Valori che la Mens Sana difende da ben 138 anni. Ma non è stata questa l’ultima fatica del 2008. Anche quest’anno infatti la società di Viale Sclavo è impegnata nella gestione della pista di pattinaggio su ghiaccio allestita ai giardini della Lizza dal 1999. Una iniziativa che va incontrando sempre maggiori favori da parte di grandi e piccini ma che richiede alla Mens Sana 1871 anche uno sforzo non indifferente. Soprattutto durante le festività natalizie e la notte dell’ultimo dell’anno, quando la pista diventa una fonte di divertimento originalissima e fruibile da tutti. La realizzazione e la gestione della pista, vengono subito dopo l’importante appuntamento biennale del ‘Premio di Composizione Simone Ciani’, che ha visto impegnato per quasi un anno l’intero staff dirigenziale mensanino, impegnato a dare un respiro sempre più ampio ad una iniziativa che ha pochi esempi in Italia. Il Premio, che anche in questa sesta edizione ha registrato la presenza di oltre venti talentuosi compositori (poi ridotti a sei a seguito della scrematura effettuata dai maestri Ruggero Lolini e Giuseppe Baldesi, è stato per la prima volta riprodotto in un CD a disposizione presso la segreteria degli impianti. Tutta questa vasta e qualificata attività a 360 gradi, evidenzia come la più antica istituzione sportiva cittadina sia sempre più attenta non solo alle esigenze del corpo, ma anche a quelle della mente. Stante le premesse, non è difficile dunque prospettare anche per il 2009 un anno ricco di soddisfazioni e di successi per la Mens Sana 1871 come il suo presidente Piero Ricci e l’intero staff ampiamente meritano. • zapping vincenzo coli SIENA E MENS SANA ALFIERI DELLA PROVINCIA La Gazzetta dello Sport fa le pagelle alle squadre di calcio della serie A e attribuisce un bel voto al Siena: sette. Motivazione: “La partita con l’Inter è l’ultima di una serie di splendide prestazioni di una squadra che prova a salvarsi con la forza del gioco, grazie all’impronta del suo allenatore Giampaolo. Le parate di Curci, i gol di Kharja e l’esperienza di Vergassola sono le chiavi per aprire la porta di un ritorno tranquillo”. Mourinho stesso ha inserito Giampaolo nelle ristretta rosa di allenatori che stima di più, e in effetti al ‘Franchi’ i nerazzurri se la videro brutta, ricordate l’esultanza smodata dello SpecialOne, un tipo solitamente piuttosto controllato, dopo il gol tarocco di Maicon? Raccogliere attestati di stima non autorizza a coltivare presunzioni e a ritenersi candidati sicuri alla permanenza nella massima serie. Avremmo preferito qualche botta di lato B, una tenuta migliore in trasferta e quei tre-quattro gol in più che da Maccarone tutti ci aspettavamo, ma tant’é: prendiamo per buoni i complimenti della critica e speriamo che nel girone di ritorno sia davvero la forza del gioco la chiave di volta per la salvezza. Nel calcio Siena si iscrive di diritto alla categoria del ‘piccolo è bello, e fa simpatia’, come nel recente passato Chievo ed Empoli. Al pari della vecchia Robur, alfieri della provincia che, senza grandi mezzi economici, con giocatori sottovalutati o riciclati e stadio rattoppato, osa e ce la mette tutta, e in qualche caso riesce a far soffrire la metropoli. Magari porta punti a casa e denuda il re, ma in sostanza lascia gli equilibri inalterati. Di outsider vincenti negli ultimi quarant’anni ci vengono in mente solo Cagliari e Verona, ma la squadra sarda contava su un certo Gigi Riva e i veneti vantavano un gioco di squadra formidabile orchestrato in panchina dal maestro Bagnoli. Se non altro, pungolate dall’oltraggio subito, Juventus, Milan e Inter colsero l’occasione per rinnovare e riaprire i loro cicli. La squadra partita per salvarsi e che a metà campionato ha quei cinque-sei punti in più - ma attenzione: non è il caso del Siena, siamo bravini ma border-line come sempre, abbonati al filo del rasoio – sparge grani di pepe nel pentolone del campionato e permette ai giornalisti qualche inchiesta col punto esclamativo, ma è come il cumino sulla braciola di maiale: sarà comunque la carne a garantirvi la sazietà. Continua invece a restare indigesta a molti, nel mondo del basket, la bisteccona in salsa biancoverde: una ‘tagliata’ saporitissima e un taglio impietoso alle ambizioni di Roma, Milano, Bologna Virtus e Bologna Fortitudo, tutte cadute rovinosamente nel momento in cui provavano a rappresentare l’alternativa. Ora sembra il momento di Treviso, e un ritorno in grande stile della Marca dopo il pasticcio Lorbek in effetti farebbe del bene al basket italiano. In questo sport che prescinde dalle metropoli e dalle città medio-grandi (Torino, Genova e Firenze pallide meteore del passato, Napoli scomparsa quest’anno) Siena è una grande, anzi ‘la grande’, unica anche in campo internazionale, e nel nostro caso diffidiamo gli osservatori a proclamare banalmente che ‘piccolo è bello’: si può lavorare con grande professionalità e in prospettiva futura anche senza avere bacini di utenza virtuali alle spalle, se ci sono management, staff tecnico, sponsor convinto e un progetto di impianto in ottica continentale. E il bacino reale di utenza ogni settimana, per quanto minuscolo, è permanentemente a bollore. I media nazionali non sanno più a che santo votarsi, hanno persino smesso di gufare: lanciano disperati sondaggi on-line su chi potrà impensierire la capolista, e gli utenti ormai nemmeno rispondono più; Sky mette in palinsesto Siena al pari di Ferrara e preferisce mostrare ogni settimana le piaghe meneghine; la Gazzetta del lunedì dà notizia della MPS nelle due mezze pagine principali solo se incontra Milano, Roma o le due felsinee, altrimenti la occulta nella pagina di servizio corpo 8. Il giorno dopo la vittoria casalinga col Panathinaikos, la ‘rosea’ chiese a Dan Peterson di raccontare nella sua rubrica l’esperienza di attore in una soap televisiva. Quanti tubetti di plasil stanno circolando tra gli addetti ai lavori… • 29cinque cerchi Presentati i dati dell’inchiesta promossa dal Coni Provinciale sul ‘Bambino sceglie lo sport’ Il progetto ha fatto breccia nelle famiglie Francesco Vannoni Quando sei anni or sono prese corpo, anche nella provincia di Siena, il progetto “Giocosport-il Bambino sceglie lo Sport”, promosso dal Comitato Provinciale del Coni con il sostegno dell’Amministrazione Provinciale di Siena e la fondamentale partecipazione del Centro Servizi Amministrativi quale struttura di riferimento di tutta la realtà scolastica alla quale il progetto era destinato, qualcuno avrà pensato ad un sogno, altri forse avranno creduto a un’utopia. Di sicuro, non mancavano le difficoltà. C’erano, è vero, importanti esperienze che avevano già dato ottimi riscontri in altre province toscane, ma bisognava valutare se e quali sarebbero stati l’impatto e la capacità penetrativa di un nuovo modello di ‘apprendimento sportivo’ da offrire ai bambini della scuola primaria. Determinante, in questo senso, e alla luce del bagaglio di conoscenze precedentemente acquisite, l’apporto del Comitato Regionale Toscano, interprete, con il suo Presidente Ernesto Rabizzi, di un’attenta e qualificata opera coordinatrice nelle diverse specificità territoriali della nostra regione. Serviva una vera e propria ‘dichiarazione d’intenti’ e la perfetta sinergia alla base del progetto che Coni, Amministrazione Provinciale di Siena e mondo della scuola hanno saputo costruire, rappresenta di fatto l’essenza di un successo sempre più marcato, sia a livello di numeri che sotto l’aspetto degli schemi educativi. Un gioco di squadra costruito ‘a memoria’, senza individualismi e con efficace coralità, improntato non soltanto sulla piena e proficua convergenza tra il Presidente del Coni Roberto Montermini, l’Assessore allo Sport della Provincia di Siena Giorgio Del Ciondolo ed il Coordinatore dell’Ufficio Scolastico Provinciale per l’educazione Fisica Prof. Francesco Binella. Ma dove l’integrazione e la complementarietà di ruoli e competenze hanno permesso di assemblare le tessere per un mosaico perfettamente riuscito, centrando l’obiettivo tutt’altro che secondario, della diffusione e del consolidamento dell’insieme di valori e principi morali dei quali lo sport è, per propria natura, il più diretto portatore. Come testimoniano i dati emersi dall’inchiesta effettuata tra i genitori degli 8713 alunni coinvolti nel progetto, e appena pubblicati in un opuscolo presentato presso la sede dell’Amministrazione Provinciale. I ragazzi diventano così i fruitori di una cultura sportiva capace di renderli ‘padroni della propria scelta, attraverso l’esperienza scolastica e la sua continuazione in seno alla società sportiva, per un approccio conforme ai canoni didattico-pedagogici dello sviluppo individuale e collettivo. Oggi il “Bambino Sceglie lo Sport”, alla cui attività si affianca un apprezzatissimo concorso grafico di sempre maggiore interesse tra i ragazzi e nel quale le scuole senesi hanno avuto modo di distinguersi per la qualità degli elaborati (ben 870 quelli presentati nell’ultimo anno) e i riconoscimenti ottenuti, è esteso ai 23 istituti comprensivi della provincia, per un totale di 9400 ore di lezione, tenute da 75 docenti Coni e 27 istruttori federali. L’agile compendio, curato per la parte scientifica dal Dott. Giovanni Scalera, psicologo psicoterapeuta e collaboratore del Coni Provinciale di Siena, realizzato su impianto grafico di Andrea D’Amore e distribuito in tempi strettissimi grazie all’accurato lavoro d’insieme di tutto il Comitato Provinciale: dal segretario Claudio Certosini, ai componenti il Settore Tecnico Rossella Catapano, Anna Santangelo e Antonella Bellugi e sul cui contenuto anche il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Prof. Luigi Sebastiani si è espresso molto favorevolmente, ha incontrato il convinto appoggio del Presidente dell’Amministrazione Provinciale Fabio Ceccherini e si propone di diffondere i lusinghieri risultati dell’iniziativa, attraverso l’elaborazione e l’analisi di un questionario, compilato in forma anonima – dove possibile con risposte di coppia - e diventato strumento necessario per arricchirne e migliorarne strumenti operativi e finalità. Dal rapporto pubblicato si evince l’attenzione e la sensibilità con cui i genitori seguono l’educazione motoria e la pratica sportiva dei figli: fortunatamente circoscritta (circa l’1%) la percentuale di scettici sulla valenza educativa del binomio giocosport; di contro, l’82% degli interpellati si dice soddisfatto delle opportunità di conoscenza offerte al figlio e il 33% dei genitori riconosce all’attività fisica un ruolo predominante nella formazione personale dei ragazzi. Apprezzabile poi l’autocritica di chi (intorno all’11%) sollevava la questione della mancanza di sostegno per il proseguimento dell’attività. Che nella maggior parte dei casi (lo dice il 73% dei genitori) viene abbandonata per la preferenza verso altre forme di svago, o per mancanza di risultati (secondo il 12,7). Da rilevare – nello spirito più autentico del progetto – che il 46,6% ritiene importante partecipare e, se il 45,5% considera che fare sport sia un modo per migliorare le prestazioni personali, solo il 2,1% si attende il conseguimento del risultato. A questo proposito risultano di particolare interesse, anche in termini di valutazione e di confronto, oltre che motivo di completezza e ottimizzazione, gli esiti rilevati dal questionario appositamente preparato per gli oltre 900 alunni delle classi quinte, giunti al termine del ciclo di istruzione elementare. Nelle cinque domande proposte, correlate, come nel caso del questionario per i genitori, da grafici in appendice alla brochure, si apprezzano da prima la tendenza cognitivo-comportamentale riferita alle inclinazioni che l’attività motoria sa valorizzare e mettere in evidenza. Successivamente si coglie un altro profilo caratterizzante del progetto: l’ampia varietà di discipline (circa venti) sulle quali si è ‘spalmata’ la preferenza dei più, anche in funzione di ragioni motivazionali curiose e sorprendenti. L’eccezionale riscontro partecipativo riscossa dal progetto attesta l’esigenza di offrire una nuova opportunità di educazione sportiva che si affrancasse dal rapporto successo-competizione e aprisse ulteriore prospettive di coesione sociale ed occasioni di incontro. La zelante applicazione e la varietà di risposte ottenute, confermano tra l’altro, la nuova angolazione dalla quale i genitori sanno guardare allo sport: la conoscenza e la comprensione dei caratteri peculiari del progetto ha considerevolmente modificato non più come la semplice attività curricolare, ma nell’ottica di un patrimonio universale di valori utili all’evoluzione fisico-salutistica di ognuno di noi, nonché quali punti cardine sui quali fondare integrazione culturale e progresso civile. Non potevano essere migliori le referenze di un progetto che è proiettato al futuro, sulla scorta di credenziali ormai consolidate e riconosciute. L’ulteriore prevedibile crescita presenterà nuove appassionanti sfide, difficili sì ma non certo impossibili. L’entusiasmo e l’impegno di tutti i suoi ‘attori’ potranno regalare al “Bambino Sceglie lo Sport” altre meritatissime soddisfazioni. • Romain Sato B i a n c o v e rd i travolgenti AVA N T I U N A LT R O ! 32basket Si fa sempre più trionfale, nonostante gli infortuni, la marcia dei biancoverdi in campionato, fra record che crollano e classifica da capogiro Aggrappati alle proprie certezze Mauro Bindi L’ultimo arrivato Arriel Mc Donald Un anno fa, all’incirca negli stessi tempi di oggi, eravamo a snocciolare la serie impressionante di record che la Montepaschi aveva collezionato nel corso di un anno, il 2007, semplicemente fantastico. Le nostre valutazioni si concludevano con la consapevolezza che ripetersi e addirittura fare meglio era quasi impossibile. La realtà delle cose ci ha dimostrato, invece, che fare i conti con Pianigiani e soci prima del tempo non è possibile e come accade sempre di fronte ad una buona notizia, il fatto che la Montepaschi sia riuscita addirittura a migliorarsi ci da lo spunto per guardare all’entrante 2009 con la stessa fiducia e con il medesimo entusiasmo che ha accompagnato la fantastica cavalcata bianco-verde lungo l’intero corso del 2008. Una Montepaschi che sembra sfidare nel corso del tempo la legge dei grandi numeri e che pur partendo dalla cognizione che ripetere un anno con solo 3 sconfitte totali in campionato, 4 se ci si aggiunge quella unica nel corso dei playoff scudetto contro Roma, è decisamente difficile. Dall’altra questa convinzione vacilla di fronte alla capacità dimostrata dal gruppo senese di imporre una solidità ed una continuità di rendimento assolutamente fuori dalla norma. Restringere tutto ad una questione di numeri è ovviamente troppo riduttivo, fa piacere vedere che gli albi storici e quelli relativi ai record più disparati si stanno riempiendo con il nome di Siena, ma quello che più conta è avere la percezione che il fenomeno Montepaschi è ancora in grado di produrre livelli di competitività irraggiungibile per la quasi totalità delle altre squadre italiane e che anche in Europa, conquistata una posizione di grande rilievo, la formazione senese sia in grado di recitare un ruolo assolutamente di primissimo livello con la medesima continuità proposta a livello nazionale. È proprio la dimensione europea della squadra senese , trasportata in ambito nazionale, a spiegare i motivi dell’abisso scavato tra la Montepaschi e il resto del lotto in Italia. E questo avviene attraversando, come per qualsiasi altra realtà, periodi di forma e soprattutto di fortuna alterna che non scalfiscono il rendimento senese. Il riferimento all’ormai temuto mese di dicembre è scontato, secondo un trend ormai abbastanza consolidato nel corso di questi ultimi anni. L’ultimo scorcio dell’anno coincide sempre, in casa mensanina, con un calo fisiologico inevitabile, ma i cui effetti sono minimi proprio per la capacità di tutti di aggrapparsi alle proprie certezze, che vanno oltre la stanchezza, i problemi fisici e la voglia degli avversari di battere questa Montepaschi. Non possiamo esimerci da evidenziare come ancora una volta Pianigiani e Banchi abbiano dimostrato una capacità di gestione del gruppo assolutamente perfetta, mentre sul fronte dei singoli giocatori disponibilità e spirito di sacrificio hanno fatto ancora la differenza, in un momento in cui la sfortuna è tornata a bersagliare la squadra. Consiglieremo una preventiva benedizione ad inizio dicembre per l’intero gruppo ed in particolar modo a Kaukenas, a cui sembra non portare bene l’ultimo mese dell’anno. Ma al di là delle battute, il suo stop (per fortuna non gravissimo) e quello più complicato di Morris Finley, accentuano il valore dei risultati senesi nell’ultimo scorcio del 2008. Se c’è però un aspetto che dobbiamo evidenziare è come coach, squadra e più in generale la società, mai hanno mostrato un minimo di cedimento di fronte ai vari problemi, grandi e piccoli, che contraddistinguono il corso della stagione. Anzi, si ha la sensazione che più le situazioni si accaniscano sulla squadra e tanto maggiore è la sua reazione. Non casuale il riferimento societario, perché quello che non riesce agli altri, sembra invece trovare soluzioni ottimali in casa senese. Il caso dell’ingaggio di Arriel Mc Donald è sintomatico, perché nell’arrivo dell’ex Maccabi, Panathinaikos, Girona e Dynamo Mosca c’è racchiuso molto di più di una semplice addizione al roster. Sono molte le squadre che in questa fase della stagione si sono guardate intorno per trovare soluzioni ai propri problemi, ma la frase più ricorrente è che in giro c’è pochissima “roba”, al di là del fatto che Mc Donald è un giocatore anagraficamente vecchio. Il suo nome però si porta dietro tanti vantaggi a partire da una esperienza smisurata ai massimi livelli continentali, dal fatto di avere un passaporto comunitario. Ma in pochi ci si sono fiondati sopra, eppure della sua difficile esperienza moscovita erano a Barcellona, nel mese di dicembre, è stata un crocevia importante per i colori della Montepaschi Mens Sana basket, se il campo ha regalato un’ulteriore conferma del livello di difficoltà proposto dall’Eurolega, specie quando ci si misura con squadre costruite per dominare e vincere qualsiasi tipo di manifestazione. Come lo stesso Barcellona, su altri tavoli non meno importanti ed ambiziosi come quelli dell’Uleb, si è potuto constatare come il fenomeno Siena possa diventare uno dei migliori antidoti per superare indenni la grande crisi finanziaria che attanaglia l’economia mondiale e che non risparmia certo né il mondo più complessivo dello sport , né quello molto più specifico del basket. Una pallacanestro, quella europea, che ha trovato proprio nell’accelerazione proposta dall’Uleb (Unione delle leghe del basket europee, vale una volta tanto ricordarlo per intero il suo nome) nell’estate del 2000, un modo per accrescere la propria visibilità, amministrando in proprio la gestione della manifestazione, (addirittura nella fase iniziale anche quella arbitrale) e quella dei diritti televisivi , trovando nel corso degli anni un difficile, quanto necessario punto di incontro con la FIBA, ma capace di elevare il basket europeo a livello delle massime manifestazioni sportive, calcio compreso. Questo è valso, in termini numerici, un crescente coinvolgimento di spettatori sia nei palasport che davanti alla TV ed anche di capitali investiti nella gestione diretta delle varie squadre, tanto che il budget di molte squadre(40/50 milioni di euro per Panathinaikos e Olympiacos) si è avvicinato più alle realtà calcistiche (pessimo punto di riferimento in questo senso), che non alle dimensioni di altri sport che non possono godere dello stesso indotto di interesse generato dal calcio. La crescita fino ad oggi ha basato la sua forza sull’idea base del cosiddetto “mecenatismo”, inteso come proprietari che disponendo di ingenti disponibilità finanziarie investivano sul “giocattolo di famiglia” per coltivare sogni di gloria e riempire comunque ambiti personali di ambizione o interesse. Trascurando un elemento non secondario, quale la considerazione che nel tempo è stato proprio lo sport uno dei ricettacoli più abusati per reinvestire, per non dire riciclare, soldi dalla dubbia provenienza (fisco e traffici ilconoscenza tutti, ma solo Minucci ha capito che lui non è solo una soluzione ponte, ma un ottimo giocatore che potrà dare una mano importante in Italia, specie se su Finley è necessario monitorare la situazione per evitare dolorose ricadute, vista l’ormai evidente fragilità muscolare (a Rieti lo scorso anno ebbe problemi analoghi), e in Europa dove invece rappresenta un’addizione reale all’organico nel ruoli degli esterni, vista la mancanza di limiti al numero dei giocatori ingaggiati con i vari passaporti. L’ineffabile Minucci ci ha raccontato al momento dei saluti natalizi, una storia che poi ha trovato una conclusione diversa da quella prospettata dallo stesso presidente, ma da parte dei presenti nessuna rimostranza. Anzi, proprio da certe mosse, si intuisce la movenza felina del miglior dirigente europeo per l’anno 2008; monitorare e controllare tutto e scegliere il tempo migliore per dare la zampata ultima e decisiva. L’esordio di Mc Donald dimostra tutto ciò, serve a dare ulteriore tranquillità ad un ambiente che ha già posto le basi per raggiungere in ambito italiano l’obiettivo del primo posto nella fase regolare e che nel mese di gennaio sa di dover 33basket Alle radici del Progetto Siena Una sintesi perfetta legali), rimane il fatto che nel momento della grande crisi finanziaria, a vacillare sono ora proprio taluni di quei club che hanno contribuito nel tempo a far lievitare i costi a livelli improponibili ai più. Sotto la scure dei tagli, si è cominciato a parlare di come gestire la crisi, di come ridurre gli ingaggi, di come dare un senso di progettualità alle società e non poteva sfuggire come a Siena, tutti questi obiettivi, erano stati messi a fuoco con molto anticipo, trovando già risposte adeguate in termini di risultati sportivi e di bilancio, gettando uno sguardo più lontano promuovendo nelle apposite sedi idee alternative di come gestire in maniera diversa e fortemente innovativa, risultati sportivi e progettualità. Il tutto chiama in prima persona Ferdinando Minucci e la sua eccezionale creatura che si chiama Montepaschi Mens Sana basket, sintesi perfetta di un progetto che unisce il fulcro economico cittadino per eccellenza ed una grande istituzione sportiva come la Mens Sana, capace di ottenere grandi risultati nel momento in cui c’era comunque chi poteva spendere di più e che è in grado di poter proiettare anche nel futuro la sua validità, perché sostenibile. È questo uno dei vocaboli più ricorrenti nel nostro comune vivere ed indica “lo sviluppo che soddisfa le esigenze attuali senza comprometterne quelle future”. Trasportando il concetto in ambito sportivo, ciò vuol dire gestire in maniera oculata le risorse, in modo da non condizionare il futuro con “fughe” (leggi buchi) di bilancio. La politica del pareggio contabile, sposata sin dai primi passi della gestione Minucci, è funzionale ad un progetto che si sottrae ai rischi del “proprietario-mecenate” e che al contrario si consegna ad un’intera comunità con il merito di elevarne la specificità proprio in termini di coinvolgimento di tutte le istituzioni, esaltandone addirittura le qualità endogene, intese come valorizzazione del patrimonio umano cittadino. Inevitabile la considerazione che questa strada comporta la necessità di fare sempre il passo lungo quanto la propria gamba, ma da un’ulteriore riflessione che nasce dalla valutazione storica di questi anni, risulta evidente che la bontà del lavoro ha pagato in termini di credibilità sia internamente alla città, con un coinvolgimento sempre più importante da parte della Banca Monte dei Paschi, che all’esterno dove il peso della società e soprattutto la sua posizione non subalterna a niente e nessuno, è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento essenziale, pur nella instabilità di questi anni della Lega basket italiana. È quindi fin troppo scontato che si guardi a Siena come ad un sistema capace di navigare in acque tranquille, mentre tutto intorno è scosso da ondate fuori dalla norma. C’è però un dubbio, che è legato alla possibilità di poter replicare questo modello al di fuori di qui. Certo far coagulare l’interesse comune su di un progetto non può ritenersi prerogativa solo di Siena. Imporsi regole di bilancio e limiti contrattuali con i giocatori può riuscire a chiunque, soprattutto se a livello globale si cerca di dare risposte comuni. Ma a fare la differenza rimane l’intuizione, la capacità di trovare so- compiere dei passi fondamentali per giocarsi al meglio il cammino futuro in Europa. Certo l’ultimo passaggio dell’anno in ottica Eurolega è stato tra i più traumatizzanti della storia recente della Montepaschi, ma non deve sfuggire come si sia trattato di un match dove si sono misurate due squadre attestate a livelli opposti di forma. In grandissima crescita Barcellona (formidabile ma, nota personale, non ancora al top!) e forse nel suo apice più basso la Montepaschi, in un match dove non contava niente la differenza canestri dopo l’atto di forza degli uomini di Xavi Pascual ad Atene sette giorni prima e che è stato caratterizzato da un inizio di gara irripetibile per coincidenza di situazioni e fatti, vedi anche alla voce arbitri. L’obiettivo, Obradovic permettendo, è quello di conquistare la seconda posizione nel girone di qualificazione e poi vedere con chi incrociarsi nelle top 16, con la consapevolezza però che il girone senese potenzialmente potrebbe valere 3 possibili candidate alle final four e scansarne quindi due nella fase successiva è già un dato da non sottovalutare. Intanto i quindici giorni a cavallo delle fe- stività natalizie ci hanno restituito una squadra, che, tra defezioni conclamate e acciacchi di alcuni uomini anche importanti come Stonerook, ha ritrovato smalto e freschezza atletica, tanto da passare sul campo di una Caserta in forte ascesa e di travolgere una delle seconde forze del campionato come la Virtus Bologna, concedendogli appena le briciole. Su tutti il devastante Romain Sato, uno dei fiori all’occhiello di questa squadra, ma in generale sono arrivati buoni segnali da Domercant e le conferme scontate di Mc Intyre e Lavrinovic, che hanno fatto sì che assenze come quelle di Kaukenas e Finley non venissero quasi percepite. Ma le notizie positive non finiscono qui, in ottica europea addirittura c’è già chi, in casa mensanina, ha staccato il biglietto per Berlino. Sono i ragazzi di Giulio Griccioli, che confermano come il cosmo della Montepaschi giri senza soluzione di continuità a 360°. Una conferma che Siena non vive solo dei successi della prima squadra, ma che in ogni ambito l’espressione di competitività è ai massimi livelli e che per il 2009 sarà dunque assai difficile riuscire a scalzare la Montepaschi dal suo trono. • luzioni diverse a seconda delle proprie possibilità e delle situazioni, di mettere chiunque nella migliore condizione di operare, di non porsi mai limiti. Questo è quanto avviene a Siena, dove Minucci ha il grande dono di intuire prima degli altri soluzioni o idee, dove il problema degli ingaggi ha trovato nella certezza della somma pattuita e del coinvolgimento nel progetto, risposte in grado di dare buoni frutti sia alla società in termini di credibilità, che agli stessi giocatori, dove nel corso degli anni ed in base alla diversa solidità economica, si sono battute vie diverse per dare solidità tecnica e societaria al club e dove soprattutto si è sempre pensato di allargare la base di interesse, oggi più che mai proiettata addirittura fuori dai classici confini cittadini. Insomma una società che marcia parallelamente ad istituzioni come la Federazione nel promuovere il prodotto basket, vedi il Basketball Generation, e che sta stimolando l’attenzione della Lega e dello stesso organismo federale sul fatto di regolare l’accesso al massimo campionato di serie A, non solo sulla base dei risultati sportivi della singola stagione, ma proiettandoli anche su periodi di valutazione più lunghi, proprio per dare una continuità diversa alla progettualità delle singole società. Un obiettivo condiviso da Jordi Bertameu, Commisioner della Euroleague, che proprio basandosi sull’appoggio delle leghe principali del basket europeo, sta introducendo il concetto della licenza permanente accanto a quella di durata annuale, fondendo quindi l’idea di dare uguale importanza ai risultati stagionali, a quelli legati ad un ranking continentale, che tiene conto dei risultati conseguiti nell’arco degli ultimi anni. È scontato dire oggi che della partita farà parte da subito la Montepaschi basket, ma non può sfuggire il fatto che appena all’inizio del nuovo millennio Siena era sì considerata una piazza storica del basket italiano, ma il suo ruolo era marginale, oggi invece si guarda a Siena come ad un modello che può generare speranze di tenuta e possibile rinascita addirittura a livello europeo e questo, oltre alle vittorie degli ultimi anni e ai premi raccolti da Minucci e società nel corso dell’anno, ci offre lo spaccato di un’impresa eccezionale che deve inorgoglire tutti. • m.b. zona franca roberto morrocchi ‘DANIELINA’, UNA VITA FRA TANTI COLORI Ho salutato Daniela la sera della gara interna con la Scavolini. “Sono contento quando ti vedo al tuo solito posto al palasport..” Un sorriso e una stretta di mano. Daniela sarebbe volata via il giorno di Natale, stremata da una inesorabile malattia. Danielina della Selva, hanno scritto i giornali. Certo la Contrada, dopo la famiglia, era al primo posto fra i suoi pensieri. Alla Selva ha dedicato una parte importante della sua esistenza, con amore, passione, attenzione, infiniti. Per il piglio e la cultura contradaiola avrebbe potuto ricoprire qualsiasi incarico. Si è dedicata invece a compiti di seconda linea, cancelliere, economo, addetta al museo e alla chiesa, che quasi mai danno lustro, ma essenziali per la vita stessa del rione. Per custodire quelle memorie e quelle tradizioni, senza le quali la Contrada sarebbe, a malapena, un jockey club. Ma Daniela è stata, a modo suo, anche un bel personaggio nel mondo dello sport senese. E non poteva essere altrimenti. Si chiamava Renoldi; sì suo padre era quel Renoldi, un’ala che fece volare nel 1935 la Robur in serie B. Il calcio era stato il suo primo amore. Seguiva i bianconeri e ragazzina si misurava con i maschi in accese partite che cominciavano magari al campetto del Costone e finivano in Vallepiatta. Il suo forte era il dribbling, secco e rapido come quello del suo babbo. Lei era anche una “citta” del Costone. Al Ricreatorio si era avvicinata alla pallacanestro; anche qui mischiandosi con i maschi in estenuanti tre contro tre sul campo in cemento della Piaggia. Era veloce e sgusciante. Preferiva il sottomano in terzo tempo, ma ci prendeva anche da fuori, magari con l’aiuto del tabellone. Farà parte di quella bella squadra della Libertas che sfiorerà la promozione in serie A alla fine degli anni sessanta. Al Costone conosce Mario, della dinastia dei Brocchi, artigiani del ferro battuto, alfiere dell’Aquila e bel giocatorino fra i gialloverdi del Donvi. Con lui costruisce una famiglia senese doc. Quando – e sono passati quasi 25 anni, una vita – Mario se ne vola via, appena oltrepassata la soglia dei 40 anni, Daniela si dedica all’educazione dei figli, Laura ed Alessandro, cercando con tutte le sue forze di tenere “aperta” la bottega dei Brocchi nel Porrione. Ce la fa a crescere due bravi ragazzi. La bottega resta aperta e Laura è una artigiana-artista più brava, se possibile, del nonno e del babbo. Resta la Contrada e accanto all’amata Selva, il Siena e la Mens Sana. Non perde una gara interna dei bianconeri e segue la Mens Sana in Italia e in mezza Europa, insieme ai Sebastiani. Era due o tre gradoni dietro di me, al palasport. Non era una tifosa qualunque. Conosceva il basket e non la mandava a dire dietro a nessuno. La sua schiettezza di giudizio la faceva esplodere, a volte, in qualche azzeccato “rimbrotto”. Gli arbitri raramente la passavano liscia, ma anche giocatori, allenatori e dirigenti si meritavano le sue argute attenzioni. Certe osservazioni lasciavano il segno. Anche sul mio operato di Presidente ebbe una volta da ridire…e aveva ragione lei. Meglio un rimbrotto da chi sai schietto e sincero che una leccata falsamente zuccherosa di chi sa solo…leccare. Ci mancherà, Daniela. Alla sua Selva, alla Robur, alla Mens Sana, alla città. Ma sono sicuro che Laura ed Alessandro, della Torre, terranno aperta la bottega del Porrione e saranno senesi doc come lo era l’alfiere Mario e la solare Danielina. • Sopra, un’immagine di Daniela durante la partita contro la Scavolini (marzo 2008). Sotto, dall’archivio di Carlo Rosa, Daniela (seconda in basso da sinistra) con la ‘sua’ squadra della Libertas 35basket Dal 27 al 29 dicembre i giovani Under18 della Montepaschi Mens Sana hanno partecipato al Torneo Città di Roma perdendo malamente solo in finale (57/68) contro il Kalise Gran Canarie in una gara caratterizzata dai tanti, troppi, inconsueti errori, con poca precisione al tiro e con tanta fatica sulle gambe e nella testa. Ma l’obiettivo da perseguire, anche se difficilissimo da ottenere, era principalmente un altro: disputare la finale. Con questa i giovani mensanini hanno infatti acquisito il diritto di partecipare al Nike Junior Tournament, tradizionale vetrina del basket giovanile europeo, che quest’anno si disputerà a Berlino in concomitanza delle Final Four di Eurolega. Pertanto non poteva concludersi nel migliore dei modi un anno stracolmo di soddisfazioni e successi: 3 finali nazionali, 2 scudetti (Under17 e Under19) ed adesso anche il “pass” per le Final Eight giovanili di Eurolega. Il Torneo Città di Roma, alla seconda edizione, grazie agli ottimi organizzatori in primis Germano D’Arcangeli, è stato infatti inserito nel trittico dei Tornei ufficiali dell’Eurolega utili per selezionare le squadre che dovranno andare alle Finali di Berlino. La regola è semplice: le due finaliste dei 3 tornei (Roma, Barcellona e Belgrado) in tutto 6 squadre, parteciperanno di diritto alle Final Eight berlinesi; le due mancanti verranno invitate dal comitato organizzatore grazie alla regola della “wild card”. Il verdetto del parquet romano di via Flaminia ha sentenziato Montepaschi Siena e Kalise Gran Canarie, una squadra italiana ed una spagnola, due squadre pronosticate alla vigilia del torneo più outsider che favorite dato che all’Arena Altero Felici la locandina di presentazione annoverava nomi di società importanti come lo Zalgiris Kaunas, il Cibona Zagabria per non citare quell’Olimpija Lubiana che vantava nel proprio roster giovani arruolati alla prima squadra slovena che proprio a Roma in Eurolega contro la Lottomatica avevano fatto vedere cose egregie, vedi Mirza Sarajlija. A queste potremmo aggiungere altre formazioni di prim’ordine, l’Alba Berlino o il Maurussi; tutte piazze dove, a differenza di quella italiana, non si parla del basket nazionale in generale , ne tanto meno di quello giovanile in particolare, in Si chiude con la qualificazione al prestigioso ‘Nike Junior Tournament’ un anno stracolmo di soddisfazioni per i giovani mensanini Gli Under 18 si avviano verso Berlino Stefano Fini modo catastrofico; non si parla di crisi. Piazze da sempre prolifere di risultati in cui la crescita del movimento giovanile è una costante. Ma ecco che il tanto bistrattato movimento del basket giovanile italiano presenta una Montepaschi supercompetitiva, una Virtus Bologna semifinalista e prima nel proprio gruppo, una Benetton Treviso seconda nel proprio girone alle spalle dell’atra finalista Gran Canarie. Questo ci porta a fare una prima considerazione di base che va decisamente in controtendenza al pensiero cestistico dominante: il basket italiano in generale e quello giovanile in particolare, non è poi così tanto malato e sofferente; non si strapazzano avversari di valore europeo se siamo in crisi e afflitti da cento mali e pronti ad averne sempre uno in più. Giovani talentuosi a Roma ne abbiamo visti, giovani dai nomi tanto difficili da pronunciare come da scrivere sull’esempio del già citato Sarajlila dell’ Olimpija; più di tutti abbiamo ammirato il piccolo Alvarado, play iberico del Gran Canarie ricco di talento ed individualità, estroso e spettacolare. Ma chi non soffre di esterofilia si è “stropicciato” gli occhi anche nel guardare chi si chiamava semplicemente Simone, Nunzio, Diego o al massimo Nika. Simone Centanni è partito subito alla grande contro Caserta, 20 punti (5/6 - 3/3) per proseguire poi contro Lubiana, 18 punti (2/4 - 4/9 - 3/3), Bologna, 18 punti (4/8 - 2/6 4/5) e chiudere contro il Gran Canarie, 13 punti. Nika Metreveli è sempre andato in doppia doppia, nel punteggio e nei rimblzi, la sua più importante performance contro la Virtus Bologna, 15 punti (4/9 - 1/2 - 4/4) 10 rimbalzi e 20 di valutazione; in finale contro Gran Canarie 16 rimbalzi e 3 stoppate. A sorpresa... ma quanto a sorpresa …Nunzio Sab- batino. Incontenibile contro la Virtus Bologna, 28 punti (11/21 e 6/11 ai liberi) anche se decisamente fuori misura contro gli spagnoli, 12 punti . A questi ne potremmo aggiungere altri della Mens Sana o delle altre squadre italiane, per esempio quel Riccardo Moroschini, della Virtus Bologna, tanto per citarne uno. Tanti quanti bastano per poter dire che di giovani bravi ce ne sono anche lungo lo stivale, tanti da poter fare un’altra considerazione: questi giovani, tanto bravi da reggere il confronto internazionale, sono tali (bravi) fino a quando operano nella loro società formativa, divengono improvvisamente incapaci quando vengono giustamente mandati a farsi le ossa nei campionati minori (A, B o C Dilettanti).Vengono poco e mal utilizzati; vengono, in molti casi, sportivamente emarginati dagli esperti “marpioni” delle serie inferiori e scavalcati dai “raccomandati” dei sodalizi di papà. Sì !! Se di un male soffre il nostro basket giovanile è lo stesso di cui soffre il nostro paese in generale: squadre date a tecnici poco lungimiranti e poco preparati, società minori gestite male che non sanno ottimizzare le poche risorse economiche disponibili finendo col disperdere nel nulla quel poco (o tanto) che potrebbero avere e soprattutto, ciò che a noi interessa maggiormente, non riescono nemmeno a valorizzare il giovane patrimonio cestistico a loro affidato. Se così dovesse continuare ad essere perché non pensarla alla Bianchini (ex-coach glorioso) o alla Gherardini (Gm dei Toronto) o, per finire, alla Dan Peterson , anche se quest’ultimo in modo più velato e nascosto ( tutti presenti al Torneo Città di Roma) : “Liberiamoci delle zavorre ed istituiamo dei seri campionati studenteschi o universitari o giovanili nazionali; unica vera e grande attrazione alternativa alla Lega professionistica.” • Nika Metreveli (a sinistra) e Nunzio Sabbatino (sotto) tiri liberi antonio tasso UFFA CHE BARBA CHE NOIA, CHE NOIA CHE... Avete visto? Che vi dicevo, la volta scorsa?.... Ormai siamo alla frutta, non ci sono più sorprese, le partite scorrono via dall’inizio alla fine secondo un copione sempre uguale. C’è, sì, qualche sprazzo di emozione… a volte, addirittura, la Mens Sana va sotto anche di sette o otto punti… ma è un attimo, quel che basta per ridar fiato alle tribune avversarie assopite sin da subito dall’impressionante esibizione di tranquilla sicurezza di sé che la Beneamata fornisce ormai su tutti i parquet nazionali. Poi, dopo il solito time out, i due o tre berci (anche questi come da copione) di Simone e i sussurri all’orecchio di qualcuno da parte di Luca Banchi, la …ricreazione è finita e si spegne in gola ai tifosi avversari, con gli ultimi fiochi incitamenti, anche l’ultimo barlume di speranza: non ce n’è per nessuno! La Mensanona che nel cuor ci sta va a vincere per la dodicesima volta consecutiva. Mette al silenzio i settemila di Caserta, rinvia ad altra occasione la voglia di emergere di una squadra e di una piazza che furono grandi, vittoriosi e… col botto!!! Io, che un po’ d’anni ce l’ho e i capelli bianchi pure, me la ricordo sapete quella partita …scoppiettante con trecento casertani al seguito e Giorgino Bucci riparato sotto al tavolo dei giudici mentre qualcuno sparava!!!…. E mi ricordo anche i titoloni del giorno dopo: “Sparatoria al Palasclavo” “La pistola nel canestro” “Pericolo a Siena” e via di questo tenore per due o tre giorni su tutti i giornali nazionali, sportivi e non: Siena a fare notizia. Quella stessa nostra Siena che, ormai da tre anni, passa su tutti i campi rinviando ad altra occasione le voglie di gloria di tutte le concorrenti e facendo venire davvero il mal di stomaco a tutti i capicronisti della pallacanestro. Le hanno bruciate tutte: Roma, Milano, Avellino, Bologna due, la Teramo del Marruganti… tutte sull’altare per una settimana nell’attesa del botto che individuasse finalmente la giustiziera di Siena: niente da fare, una dopo l’altra – disciplinatamente – tutte si sono messe in riga, come il gruppo nel ciclismo. C’era la speranza Caserta con i due ex di casa nostra (uno odiato uno no) a tenderci le trappole profittando dei malanni di stagione e degli acciacchi che sempre, a dicembre, ci privano della “freccia del Baltico” salvo poi aggiungere qualche altro infortunio per contorno. Si fosse perso con “Fabvizio Fvatves” ve l’immaginate i titoli? Vendette, crisi, capitoli nuovi che si aprivano, speranze di tornare a vendere copie in piazze da anni costrette a ragionare dal secondo posto in giù… Macchè, anche stavolta gli è andata male! Il “nano” più grande d’Europa ne ha messi più di trenta, lo “sloveno” più scuro e più “hamburgeriano” che ci sia ha confezionato in tre minuti uno di quegli “happy-meal” che, col suo nome, sono chicche straordinarie e l’”Avchitetto” e tutte le pagine sportive sono stati costretti a….ripassare: un’altra volta, magari! Gli era rimasta la speranza Bologna Virtus (anche se, in effetti, sarebbe Castelmaggiore n.d.r.); non sa- pendo a che santo votarsi per trovare un avversario decente su cui scrivere, la venuta della squadra di Sabatini cadeva proprio a fagiolo. Grandi nomi, investimenti miliardari (in lire!), tradizioni (anche se, in effetti, questa sarebbe Castelmaggiore n.d.r.) e proclami altisonanti. L’onnipresente patron della Virtus poi (anche se in effetti questa sarebbe Castelmaggiore n.d.r.) assurge ancora all’onore delle cronache per aver messo fuori squadra un tal campioncino ( “ino” di statura chè di passato e di prezzo è “one” eccome!...) a nome Boykins che per Natale non ha inteso darsi da fare con una palla in mano ma voleva tornare in famiglia negli States. Bravo patron! Così si fa! Finalmente un manager che non si fa comandare, uno che manda un segnale a tutto il movimento… A Bologna non ci si fa prendere in giro!!! Ma poi, all’improvviso (e poteva esser diversamente essendoci di mezzo Sabatini?) il gran gesto: perdonato il nano da 3 milioni e mezzo di dollari…. La società però non transige: chieda scusa a tutti e comunque si accomodi in tribuna perché contro Siena non giocherà! Qualcuno abbocca, i giornali danno risalto mediatico alla cosa, si continua a parlare della cosa lodando la fermezza della Virtus (che in effetti sarebbe Castelmaggiore n.d.r.) e fino all’ultimo le grandi firme assicurano che a Siena Boykins non giocherà. Detto fatto: nell’aperitivo domenicale il nano ex NBA da 3 milioni di dollari è regolarmente nel roster e (ma c’è forse ancora qualcuno che crede nelle Sabatinate?) scende sul parquet per contrastare il nostro nano “normale” che costa molto ma molto di meno ma rende molto ma mooolto di più! Mossa inutile, figure sprecate, credibilità buona solo per chi scrive o parla “a libro paga”. La Virtus (che in effetti sarebbe Castelmaggiore) ne becca ventisei dopo esser stato sotto anche di trentadue e non riesce nemmeno a dire “Ahi!” sotto i colpi di una squadra bella, spietata, razionale, volitiva, forte come mai (o come sempre…). C’è un certo sconosciuto centroafricano senza passato, senza boria e senza ingaggi altisonanti, nel quale l’unico a credere è stato Ferdinando Minucci, che fa 56 (diconsi cinquantasei!!) di valutazione sciorinando un campionario di classe che, se l’hanno visto in diretta a Mosca (come in effetti l’hanno visto), fanno subito un offerta di quelle alle quali non puoi resistere… Sabatini, in prima fila con tutto il suo clan, guarda fra lo smarrito e l’incazzato nero i suoi allenatori (toh!, c’è anche il Paron Zorzi e il Phil Melillo di buona memoria) che non chiamano a sedere Sharrod Ford (l’unico a poter dire qualcosa insieme all’intramontabile ed indimenticato Vukcevic) dopo il terzo fallo e poi resta basito per tutta la gara in attesa di una fine annunciata già dopo dieci minuti. E se ne va… la Capolista davvero se ne va! Cinque vittorie in più della seconda (chiunque essa sia) ci fanno godere e stare tranquilli: di qui alla fine della regular season trovatela voi una rivale che ne vinca sei più di noi per strapparci il “fattore campo” ai play off! O meglio, lasciamola trovare a tutti gli altri – giornalisti o commentatori televisivi – che da ottobre si stanno scervellando per trovare l’“ANTIMENSANA” e non gliene va bene una… Ah! a proposito di ingaggi e milioni di dollari: coi tre milioni e passa di Boykins Minucci ci fa un quintetto da terzo scudetto consecutivo! Contenti loro! Mi mancherà la macchia bianca dei suoi capelli proprio di fronte al tavolo, al centro delle prime file, seduta fra “quelli che contano” ma non perché pretendesse di… “contare”. Di dire la sua e farsi sentire, sì!! Sempre, e senza riguardo per uomini, fatti e circostanze; con quel modo di fare proprio di chi lo sport l’ha praticato e non è andato solo a vederlo, di chi è nato, cresciuto e vissuto nel rispetto e nell’amore infinito delle sue origini e di tutto il bello che l’ha sempre circondato. Quel bello (e anche la nostra storia e le nostre tradizioni lo sono!) che ha coltivato, protetto e trasmesso alla famiglia, agli amici, alla Contrada… a chiunque l’ha conosciuta! Mi mancherà il suo sorriso complice e accalorato al termine di una vittoria o lo sdegno furioso dopo una sconfitta di quelle sanguinose dovute agli arbitri (ma da anni ormai i fischi andavano meglio eh, Daniela?). Ci mancherà, a tutti, la sua competenza tecnica, il suo giudizio tagliente, la semplice spiazzante logica di chi , sui campi e con la palla in mano c’è stato. In fin dei conti, quei suoi “berci” accalorati – ma mai volgari – sono mancati anche agli arbitri che hanno alzato la palla a due la prima partita senza di lei, che da trent’anni li giudicava e li mandava “a quel paese” sempre dallo stesso posto… Ma la sciarpa biancoverde che – insieme al bianconero della Robur – l’ha accompagnata all’ultima meta ci rassicura. Se al prossimo canto della “verbena” non la vedremo in piedi accorata e partecipe è perché le è stato riservato un posto ancora migliore, fra quelli che… “contano davvero”! E di lassù… una mano, al bisogno, ce la darà sempre. Ciao, Daniela! Hai visto come s’è conciato Bologna?? Buon Anno a tutti! 38basket Ancora 80’ e sapremo quali sono le squadre ammesse alle Top 16 di Eurolega, anche se il quadro è abbastanza delineato Dimenticare Barcellona, anzi no! Claudio Coli Benjamin Eze in MPS-Nancy A due turni dalla conclusione della prima fase dell’Euroleague, la situazione dei vari gironi è già abbastanza chiara. Nel nostro in testa è ovviamente il Barcellona, che avendo sconfitto in casa la Mps con un fragoroso 87 a 61, imponendogli il secondo stop stagionale in coppa, ha conquistato la vetta della classifica presentandosi come una delle maggiori e accreditate candidate alla Final Four. Per la Montepaschi ora la partita della verità con il Panathinaikos al Palasclavo, che determinerà probabilmente il secondo posto, che per ora è condiviso con i verdi di Atene, mentre per il primo ormai non dovrebbe esserci più niente da fare, visto che il Barca difficilmente si farà sorprendere sul campo del Prokom, che però è sempre in corsa per le Top16. L’ultima giornata vedrà Siena a Nancy per un’altra combattuta sfida (anche i francesi con il record di 2-6 sperano per il passaggio del turno), il Pana in Polonia e il Barcellona affrontare il derelitto Zalgiris. La squadra migliore del girone B: indubbiamente il Barca, che per ora è l’unica ad avere sbriciolato tecnicamente e tatticamente Pianigiani e soci, forti di un roster infinito, varianti offensive illimitate e alcuni giocatori di fascia superiore e una compattezza di gioco e squadra che non si vedeva da anni in Catalogna. Bravissimo pure l’emergente coach Pascual, che nonostante le pressioni della piazza e la giovane età non si è fatto prendere la mano e ha ben assemblato la corazzata messagli a disposizione, trovando in Andersen un lungo praticamente immarcabile e dotato di un raggio di tiro estesissimo, oltre che il solito mirabolante gioco spalle a canestro, e in Navarro, Basile e nel ritrovato Ilyasova i punti e le triple decisive. Il quintetto ideale del girone B: come playmaker senza dubbio il nostro McIntyre, che nonostante non abbia cifre esplosive (11,9 punti + 3,9 assist), è pur sempre il migliore nel ruolo del girone (e forse della competizione) per capacità di guidare la squadra e cambiare la partita con i suoi tiri da 3. In posizione di guardia ad honorem (ma non solo) la “bomba” Juan Carlos Navarro, per lui 13,3 punti di media e la solita classe cristallina al servizio del gruppo, e a pari merito Rimas Kaukenas (14,4 col 47% da tre, le cui doti di penetratore e realizzatore sono introvabili altrove). In posizione di ala piccola la sorpresa di questa prima fase, Ersan Ilyasova del Barcellona, il talento turco classe 1987, che si era perso nell’NBA a Milwaukee, ma che sembra abbia trovato la sua dimensione in Europa: per lui 9,6 punti di media con 6,8 rimbalzi, il 47% da tre e margini di miglioramento elevatissimi, proporzionati ai soli 20 minuti di utilizzo. Come numero 4 tutta la vita Ksistof Lavrinovic, forse il miglior 4 dell’Eurolega (13,4 punti + 7,6 rimbalzi, 60% da due, 35,7% da tre) che continua a stupire per la capacità di aprire il campo con il suo tiro, per l’agilità sotto canestro e quest’anno, le doti come rimbalzista. Anche qui a pari merito il già citato Andersen, che produce 11,6 punti a sera e 5 rimbalzi, col 45% da tre e il 58% da due. In ultimo, in posizione di centro, Nikola Pekovic del Panathinaikos, che al primo anno in un grande club (ed è pur sempre un ‘86), ha avuto un impatto devastante, confermandosi letale sotto i tabelloni. Per Pekovic 12 punti col 60% da due, unico difetto per ora i rimbalzi, solo 4, ma ad Atene in quel ruolo ci sono anche i vari Batiste, Tsartaris, Fotsis… Gli altri gironi: il gruppo A è guidato in coabitazione dall’Olympiacos, che nutre sempre più dubbi sulla bontà dell’acquisto miliardario di Josh Childress, e da Malaga, che sta assorbendo bene il primo anno del post-Scariolo, mettendo in mostra diversi buoni giocatori come Thomas Kelati, guardia dall’Eritrea, oltre che i soliti Cabezas e Haislip. Sotto, già del tutto sicure del passaggio del turno, il Maccabi, sempre più un cantiere aperto, dove è recentemente tornato ad allenare il mito locale Pini Gershon, che ha comunque nel lungo israeliano Lior Eliyahu una ormai totale sicurezza, e il Cibona dell’ottimo play Calloway. Ultime e senza speranza, Avellino con 4 punti, che ha iniziato bene ma non è riuscita a sopportare il peso del doppio impegno, e Le Mans, totale disastro senza nemmeno una vittoria. Nel gruppo C è lotta per il primo posto fra TAU del solito Rakocevic e Splitter e Roma, che a differenza del campionato, vince e convince in coppa trascinata da Becirovic. Tutte le altre compagini (Alba Berlino, Badalona e Fenerbahce), tranne l’Union Olimpija, lottano ancora per il passaggio del turno. Infine sorprese nel gruppo D, in cui l’imbattibile CSKA, al primo posto, ha perso due gare di seguito, facendosi rimontare dal forte Real Madrid e dall’Efes Pilsen che nonostante la squadra stellare fatica ancora molto e ha permesso a Milano (che l’ha battuta al Forum) e poi si è presa i due punti anche con il Partizan, di rientrare in gioco e sperare per le Top 16. • Rimantas Kaukenas Eurolega 2008/2009 Prima Fase - Gruppo B 1ª Giornata NANCY- BARCELONA MONTEPASCHI-PROKOM PANATHINAIKOS-ZALGIRIS 22/10/08 3/12/08 54-82 80-71 78-51 68-91 83-71 80-69 30/10/08 10/12/08 91-62 90-66 67-93 70-78 87-76 93-100 6/11/08 17/12/08 71-61 70-80 65-60 61-87 69-83 68-79 12/11/08 8/1/09 83-71 2ª Giornata PROKOM-NANCY BARCELONA-PANATHINAIKOS ZALGIRIS-MONTEPASCHI 3ª Giornata MONTEPASCHI-BARCELONA NANCY-PANATHINAIKOS PROKOM-ZALGIRIS 4ª Giornata PANATHINAIKOS-MONTEPASCHI BARCELONA-PROKOM NANCY-ZALGIRIS Viale Toselli 110 53100 SIENA Tel. 05.77.44.778 Fax 05.77.45.552 [email protected] 5ª Giornata ZALGIRIS-BARCELONA MONTEPASCHI-NANCY PROKOM-PANATHINAIKOS 81-76 74-62 69-64 26/11/08 14-15/1/09 60-75 86-63 60-67 Classifica: Barcellona 14, Siena e Panathinaicos 12, Nancy e Prokom 4, Zalgiris 2 vista da lontano rudi simonelli PAGELLE IN SALSA BIANCO-NERO-VERDE UN ANNO È FINITO. PAGELLE DI QUADRIMESTRE Dicembre ed i suoi ultimi, Gennaio ed i suoi primi. Giorni per riflettere, come Giano che aveva due facce, per guardare indietro e riprogrammare in avanti. Ma per tradizione Gennaio mese anche di pagelle, ed allora non mi resta che divertirmi a dare questi voti da primo quadrimestre. 10 Pianigiani. Avevo pensato per un attimo di tenerlo fuori da questa votazione, di dargli un po’ di tregua, poi è arrivato il naufragio al largo del mio mare, il Ligure, mentre la squadra andava in una città chiamata Barcellona. Il comandante della nave, cioè Pianigiani stesso, ha ancora dimostrato di essere il vero leader. Grandissima maturità nell’analisi dopo partita, parole forti, decise, un messaggio incisivo all’Euroleague senza allo stesso tempo accampare scuse per giustificare i suoi molli marinai. L’aggressione dei corsari iberici è stata tollerata e bisogna rifletterci sopra seriamente, dirigenti Euroleague ma anche giocatori Mens Sana. A Kazan, 27 febbraio 2007, il primo quarto non fu così drammatico seppur compromettente (22 a 8) e l’anno scorso a Vitoria il cedimento fu solo nel finale, il 25-3 di Barcellona è un’altra cosa. Difficile comprendere quali saranno i risvolti e le conseguenze di certe sconfitte. Abbiamo già visto che Simone non ci sta dormendo sopra. 9 Minucci. Non per la squadra che ha fatto, così dominante e bella, ma per il bellissimo BBG, mettere una maglietta a tutti quei bambini e farli giocare, poi salutare i giocatori beniamini come amici un po’ più grandi, non idoli inarrivabili. Grande Mens Sana. 8 Karhja. Torno sull’argomento. Il calcio serve al basket. Lasciatemelo dire. Ne avevo già parlato su Mesesport tempo fa. Da quando il Siena calcio è in serie A continuo a sentirmi chiedere: ehi Rudi cosa ha fatto ieri il Siena Basket? Perdonatemi perchè diventa difficile spiegare che il Siena calcio è al maschile mentre la Mens Sana è al femminile, per gli altri vista da lontano sono due facce della stessa medaglia. Ma va bene lo stesso, accettiamo l’errorino perchè dà risonanza ai risultati della nostra Beneamata. Karhja lo prendo come simbolo, quel suo 2-2 davanti ai già ricordati 77.000 spettatori del Meazza di Milano resta l’impresa dell’anno, una prestazione incredibile perchè ha ricordato a molti nerazzurri il famigerato 5 maggio. Quella domenica lo scudetto era scontato e lo volevano tutti assolutamente. Ripensate alla scenata penosa e fuori luogo di Mancini nei confronti di Materazzi. Una impresa che merita la pagella buona anche se ora bisognerà ricominciare da capo e lottare fino in primavera. 7 Lavrinovic. Manda messaggi ai tifosi, studia italiano, ci manca solo che nascendogli un giorno una figlia la chiami....Tosca!...Scherzi a parte grande personaggio, il 5 di maggior classe mai visto a Siena, che dimostra di voler crescere anche tecnicamente. Spero che il suo obiettivo per il 2009 sia lavorare ancora sulla difesa sia tecnicamente che in intensità. Abbiamo capito che Eze da solo non ce la può fare. 6 Domercant. Un caso delicato. Viaggiare sugli 8 ppg in campionato di per se sarebbe una statistica da 5, detta in tutta sincerità, potevamo aspettarci di più. Ma la mentalità del giocatore è da 7 , come in pagella quando avevi 5 di scritto e 7 di orale, per cui viene fuori il 6. Questo Domercant si inserisce in una dinastia di guardie la cui tradizione in Siena è ormai inferiore solo alla dinastia Benetton. Dal 2002 abbiamo avuto sul trono Boris Gorenc, Alphonso Ford, David Vanterpool, Jo Forte, mettiamoci anche Bootsy Thornton sebbene spesso giocava ala piccola. Nomi da brividi, convivere con questa lista può sembrare insostenibile. Domercant però sta mostrando uno spirito di squadra che piace, si vede che fa un passaggio anche quando magari potrebbe provare l’uno contro uno. L’esperimento di metterlo play mi è sembrato fallito sin dall’inizio, non è davvero il suo posto, Jo Forte ci riuscì ma aveva tutta un’altra scioltezza e, mi scusino gli sportivi senesi, un’altra classe; non poteva fare di più, per cui si è dovuto andare su Mc Donald. Ma è piaciuto quando dopo aver sofferto due avversari diretti consecutivi come Pat Prato il 14 dicembre e Navarro il 17 dicembre è stato sostituito in quintetto da Carraretto contro la Scavolini. Quando è entrato come cambio si è buttato sempre cercando l’anticipo, difendendo con anima e cuore. Sarà vincente nei playoffs, questo il mio pronostico 2009. 5 Lombardi Stronati: in una giornata di freddo e neve dovrebbe mettersi cappello a falde larghe, cappotto con colletto rialzato e suonare al campanello di MINUCCI. Nessuno lo vedrebbe e forse potrebbe sentirsi libero di chiedere e ricevere consigli su come guidare un team ad alti livelli sportivi rimanendo in equilibrio fra le “ragion di stato” e la sensibilità degli sportivi che pagano i biglietti e mettono un po’ di cuore quando guardano giocare la loro squadra. Traduco: io Beretta lo avrei cambiato per Capello, Lippi, Ancelotti o Spalletti. Siccome sarebbe fantascienza ciascuno di questi cambi, avrei continuato sulla strada del già citato 2 a 2 di San Siro, maggio 2008, tanto per cominciare. Poi il resto. 4 Euroleague: i filmati delle partite sono inguardabili, la musica poi indecente. Sembra addirittura che l’Uleb Cup vada in secessione... chi ci capisce è bravo. La formula del torneo è un ibrido senza coerenza, perchè se anche la seconda fase è a gironi non ha senso prima delle Final Four mettere un solo turno, dico uno solo, di playoffs. Un’incoerenza che mi ricorda la Coppa Italia di calcio, che dopo aver fatto una serie di turni a partita secca mette le semifinali andata e ritorno per poi ritornare con la finale alla gara unica. Si salva perchè il livello tecnico delle squadre e delle partite ovviamente è di interesse ormai globale, osservati anche dalla NBA. Essi ne parlano tanto di questa NBA ma è davvero ancora lontana l’organizzazione Americana. 3 Soresina. I Cremonesi hanno trattato molto male Ryan Bucci, non dandogli mai vere opportunità e chiamando poi Dante Calabria il cui arrivo ha di fatto costretto il nostro ragazzo a scendere di nuovo di categoria. Gioca nell’altra Cremona, la Ju-Vi di antiche tradizioni, ed è primo assoluto nella valutazione, secondo nella marcatori, percentuali altissime da tutte le posizioni, ma l’amaro resta per un esperienza negatagli ingiustamente. 2 Calendario Legabasket: voto finale per la figuraccia finale, Earl Boykins. Intervistato da Tuttosport a settembre disse: “Voglio entrare anch’io nella storia di questo club” ed infatti ci entrerà ma con altri attributi. Però un po’ di colpa la Lega ce l’ha, anche questo già detto. Non siamo il business NBA che mette il big match di Natale LA-Celtics nel pomeriggio casalingo di decine di milioni di americani, ed allora perchè non mandare questi giocatori un po’ a casa dalle loro famiglie? • 41basket I rossoblù ripartono con il piede giusto sognando di bissare i risultati dell’ultima stagione Riprovaci ancora Virtus Augusto Mattioli Trattoria Pizzeria FÒRI PORTA Antichi Sapori Una serata tra amici, un pranzo leggero, una cena veloce dopo la partita o il cinema: adesso la storica trattoria FORI PORTA propone ai propri avventori anche la pizza. A pochi metri dalla monumentale Porta Romana, la Trattoria Pizzeria FORI PORTA vi aspetta per offrire piatti tipici dell’antica tradizione senese accompagnati da un’ampia scelta dei migliori vini del nostro territorio. Via C. Tolomei 1 (loc. Valli) Siena Tel. 05.77.22.21.00 05.77.22.28.22 Bene, anzi potremmo dire benissimo il 2008 per la Virtus Basket targata Consum.it. E bene anche il 2009 iniziato positivamente con la vittoria con i campani del Sant’Antimo che ha permesso di chiudere il girone di andata a 16 punti. Che, senza qualche distrazione e mancanza di continuità a inizio campionato, avrebbero potuto essere anche di più. Una vittoria importante perché le condizioni della squadra non erano al top. Infortunato ad una caviglia Tomasiello, punto di riferimento in regia del gruppo, con altri malanni Cuccarolo, Furlanetto e Marcante, Billeri temeva addirittura una sconfitta casalinga. Ma la reazione del gruppo ha permesso di battere gli ambiziosi ospiti, se pur con qualche momento di difficoltà, del tutto meritatamente. Certo ripetere i risultati del torneo scorso ( la vittoria nella Coppa di Lega, la partecipazione ai play off) non sarà facile, però i senesi viaggiano comunque nelle parti alte della classifica di questa stagione della serie A dilettanti. Un torneo che meriterebbe una maggiore attenzione dai senesi amanti della pallacanestro. Che ovviamente guardano con grande interesse, ci mancherebbe altro, alle imprese della Mens Sana, ma che forse potrebbero avere un occhio più benevolo e meno distratto a cosa succede anche nell’altro basket nel quale la città cestitica è impegnata. Nella Virtus appunto, ma anche nel Costone, nel Cus e fino al Colle Basket. Una pallacanestro, quella cosiddetta minore, che è comunque una ricchezza per il movimento complessivo senese che va aiutata a darsi solide basi magari con una strategia comune. Certamente nessuno può oggi lamentarsi di Babbo Monte che, negli ultimi anni, con le sue sponsorizzazioni, ha fatto crescere la pallacanestro senese a livelli che non aveva mai raggiunto. Bisognerà chiederci però quanto le difficoltà dell’economia che stanno crescendo, influiranno nei prossimi anni sulla politica delle sponsorizzazioni del gruppo Monte dei Paschi, impegnatissimo finanziariamente anche con l’operazione di acquisizione di Banca Antonveneta. Per cui non è da escludere una diminuzione delle risorse con un conseguente ridimensionamento, a partire dalla stagione sportiva 2009-2010, delle attività delle società senesi (Mens Sana ovviamente esclusa). Tanto che qualche preoccupazione in merito sembra stia già affiorando tra le dirigenze. Oggi comunque il basket senese, proprio per i risultati ottenuti negli ultimi anni gode di una forte considerazione a livello nazionale e ovviamente per quanto riguarda la Mens Sana, a livello internazionale. Anche la Virtus nel suo ambito, è considerata una società modello. Un punto di riferimento Basti pensare a quanti sono i giovani che ambiscono a giocare in via Vivaldi sperando che possa essere per loro un importante momento di crescita sportiva. Certo non è facile formare giocatori in grado di poter giocare stabilmente in serie A dilettanti, campionato molto difficile. Un problema che peraltro non riguarda solo la Virtus ma anche la stessa Mens Sana, i cui giovani finora o sono stati mandati in prestito in altre società o al massimo giocano pochissimi minuti in prima squadra. Anche per la Virtus il problema di un utilizzo stabile in prima squadra dei giovani del suo vivaio è aperto. In queste settimane c’è stato il caso Filippo Alessandri, classe 1989, che ha lasciato la squadra di via Vivaldi non essendo riuscito ad inserirsi in maniera soddisfacente nel gruppo e a convincere il coach Marcello Billeri. Cose che succedono, ma per una società come la Virtus che della politica dei giovani ne fa una bandiera, è un fatto che lascia l’amaro in bocca. È invece tornato da Pavia in prestito Federico Zambrini, che nella società lombarda (che intanto ha esonerato l’ex coach virtussino Stefano Salieri) non ha trovato spazio. Zambrini, che ha recuperato l’infortunio subito lo scorso anno dovrebbe dare un importante apporto alla Virtus una volta che si sarà inserito nel gruppo. “Sono soddisfatto di quanto abbiamo fatto fino a questo momento”, sottolinea Billeri commentando la prima parte del campionato della sua squadra. “Certo il rammarico per qualche punto che abbiamo buttato c’è , ma non ne vorrei più parlare. Meglio cercare di guardare avanti e di fare ancora meglio nella prossima metà della stagione. Ma c’è chi mi ha fatto notare che le cose avrebbero potuto andare anche peggio”. • Federico Zambrini, da poco recuperato alla causa virtussina 42basket L’imperativo delle gialloverdi in questo avvio del 2009 è risalire la classifica e puntare senza esitazioni ai play-off Consum.it: e se fosse solo una questione di testa? Francesco Oporti Licia Filippetti È questo che tutti gli sportivi senesi attendono dalla pallacanestro femminile della città che veste la maglia bianconera costoniana con il prestigioso sponsor Consum.it del Gruppo MPS L’ultima partita del 2008 in terra marchigiana ha rappresentato l’ennesima beffa per il team di coach Fattorini, sconfitto dopo due tempi supplementari “strappati” con forza e volontà al termine di un inseguimento durato quaranta minuti e completato sul 67 pari. Over time terribile che poteva scoraggiare le atlete della SMA Ancona che invece riescono a trovare risorse inaspettate per vincere 86-82 salendo in classifica a quota 14 punti, due in più delle senesi ferme a 12 ovvero la sesta posizione in coabitazione con Alcamo,Napoli e Chieti. La cronaca si potrebbe fermare qui, una partita persa ai supplementari non farebbe notizia più del dovuto se non fosse in atto – fin dalle prime gare di questo campionato 2008-2009 del girone sud – un autentico ‘paradosso’ in salsa senese.Proprio così!La squadra di Fattorini ci piace, propone un basket divertente, veloce (forse non abbastanza verticale ma il roster è quello che è, manca una vera pivot strutturata fisicamente per il ruolo) con il nuovo acquisto, la play Laura Perseu che porta alla causa decine di mattoni (punti) non sempre sufficienti per costruire la ‘casa’ (vittoria). Insomma l’idea di squadra impostata c’è tutta, l’analisi e l’autocritica del giovane coach costoniano sono entrambe complete senza ricerca di alibi o giustificazioni: “questione di testa” ripete – giustamente ci permettiamo di aggiungere – “tante, troppe partite perdute nei secondi finali quando la vittoria sembrava già acquisita e solo da festeggiare” insiste Fattorini , consapevole che il 2009 sarà, anzi dovrà essere, l’anno della svolta: perdere è possibile e – in alcuni casi, con le più forti è probabile – perdere partite casalinghe con formazioni di bassa classifica è certamente inaccettabile, nemmeno da mettere in conto.Già la ‘testa’. Ma cosa significa avere o non avere la ‘testa’? È soltanto un luogo comune per descrivere il bisogno di un impegno agonistico particolare, oppure descrive altri e più complessi stati d’animo? Il basket – ormai è cultura acquisita – è lo sport dell’ultimo secondo, della rincorsa, dell’orgoglio dei deboli sui (presunti) più forti, dell’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione, quest’ultima sempre “impegnata” a dipingere l’avversario di turno più forte, più motivato, più ricco, più… qualcosa rispetto a noi.Ecco l’importanza della ‘testa’ anzi della TESTA, il suo ruolo prima biologico, poi strategicoagonistico: la TESTA ha la forza di ribaltare ogni precedente ragionamento, ogni pregiudizio, ogni possibile scoraggiamento. Ha ragione Fattorini quando dichiara che “con due/tre gare vinte/perse ai supplementari la classifica avrebbe avuto significativi cambiamenti”.In effetti, senza cadere nella trappola dell’apologia dei ‘se’ e dei ‘ma’, con un pizzico di TESTA in più la Consum.it poteva occupare oggi – ecco il paradosso di cui parlavamo – addirittura le prime posizioni della classifica senza l’affanno di dover uscire – al più presto possibile – dalla zona rossa dei play out, un territorio minato lontano anni luce dalla storia pur recente del basket femminile senese. Si ricomincia il giorno della Befana con una classica di lusso: è il derby con il Pontedera, la ‘nemica’ storica che arriva a Siena forte di dodici vittorie e una sola sconfitta. Potrebbe lasciare le nostre colline con la seconda sconfitta ad opera delle atlete senesi. Prova difficile, sconfitta possibile dice la ragione.Vittoria probabile anzi sicura (forse) se il grande cuore magico costoniano farà sentire il suo battito incessante sul parquet. Ci risiamo… questione di TESTA. Vero coach Fattorini? • 43basket Le tre squadre senesi della Serie C Dilettanti di fronte all’esigenza di ridefinire con chiarezza la propria identità Colle, Costone e Cus: quale futuro? Giuseppe Nigro Finisce un anno solare, ne inizia un altro. L’aria da tempo di bilanci induce e introduce anche a una riflessione sul basket senese: non solo su cosa è successo in questi dodici mesi (certo non poco), ma soprattutto su come siamo messi a distanza di un anno. Per farlo, forse non c’è termometro migliore della Serie C Dilettanti, il punto di equilibrio tra sport di vertice e dilettantistico e per questo il più capillare motore di passione per il basket di base, in una categoria in cui il confronto diretto con club vicini forse spinge ancor più a dare il meglio. Così, anche per semplicità, spiace tener fuori (ma solo per stavolta) le società genuinamente ruspanti delle categorie inferiori, o realtà di livello più alto come Virtus o Apf Costone, che pure ricalcano quel potenziale fantastico e quei vizi congeniti delle loro sorelle dell’ex Serie C maschile. Da anni il sogno degli appassionati è che almeno a una tra Colle, Costone e Cus riesca il salto di categoria. Anche perché, in una città con due vivai incredibili come quello di Mens Sana e Virtus, dare loro la possibilità di scegliere di mandare i loro ragazzi a crescere in qualsiasi categoria vogliano, dalla A Dilettanti fino alla Serie D, sarebbe un’ulteriore ricchezza: di scelta per loro, di basket per tutti. Le tre senesi in vetta alla D regionale fanno pensare che possa essere l’anno buono perché una possa tornare in C regionale, mentre per arrivare nell’ex B2 bisogna sperare ancora nelle solite note. Il copione degli ultimi anni dice che il Costone è quello che pare sempre più vicino ad arrivarci a inizio estate, per blasone e risorse; il Cus è quello che culla il sogno durante il campionato, per costruzione di squadra e freschezza; il Colle è quello che quando conta ci è sempre arrivato più vicino, per esperienza e spessore del gruppo. Quest’anno, per la prima volta dopo tanto tempo, il canovaccio o almeno i ruoli paiono destinati a cambiare, e il fatto che questo sia legato alle identità delle tre società fa pensare che sia una questione che segnerà non solo questa stagione ma anche le prossime. Il Costone è la tradizione, e ripercorrendola pare aver imboccato una strada giusta ad esempio dando una forte impronta di senesità al proprio settore giovanile, al quale le buone idee non mancano, vedi il minibasket associato all’inglese per i bambini. Quest’anno si è sbarcati nel nuovo palazzetto, un patrimonio fantastico invidiato da tutti. Radicamento e numeri del bacino d’utenza la rendono un aspirante realistica al ruolo di seconda società cestistica cittadina. Il punto debole di tutto questo pare quello che invece in teoria dovrebbe esserne il motore e principale veicolo promozionale, la prima squadra. Da anni si riesce sempre a trovare il modo per deludere, segno che non dipende da tutti gli allenatori e i giocatori che sono passati, bensì da qualcosa che è rimasto nei modi di fare e di gestire le vicende della prima squadra… Ci sono uno splendido vivaio, un fantastico palazzetto, indubbie risorse economiche, uno zoccolo duro di persone la cui passione è palese o al massimo cova sotto la cenere: se tra cinque-otto anni voltandosi indietro si vedrà che questo humus ideale per il salto di qualità sarà stato sprecato, arrangiandosi invece di ragionare in prospettiva, sarà un imperdonabile peccato mortale che condannerà chi oggi ha in mano il destino e il meritato rilancio di una società storica. Se il Costone punta sulla senesità ma poi costruisce per metà la propria squadra con gente di fuori (legittimo per vincere, meno per vivacchiare), alla fine la vera squadra “senese” è il Cus. Ovvero quella da cui meno te lo aspetti, perché il progetto universitario parrebbe sinonimo anche di reclutamento di ragazzi che arrivano in città a studiare. Invece il Cus ha dieci giocatori di Siena su tredici, quasi tutti reduci da altre società cittadine. I cambiamenti societari dell’anno scorso hanno fatto dubitare sulla prosecuzione del progetto per come lo si conosceva: invece si continua, seppur tra qualche difficoltà solo bisbigliata nei passaparola cittadini. Però siamo di fronte a un progetto compiuto solo a metà se non si capisce che essere la squadra universitaria ha un senso non solo nella composizione del gruppo (e il recente ritorno a criteri di eleggibilità più rigidi è parso opportuno) ma anche nel coinvolgimento della gente. Senza mettere di mezzo il modello utopistico dei college americani, il Cus comunque non è mai stato veramente la squadra degli studenti, al massimo la squadra dei ragazzi senesi che per lo più fanno l’università. Con tutto quello che ne consegue in termini di partecipazione: giocare in via Banchi è come farlo in campo neutro, se non a volte in trasferta; e l’età media dei presenti non è certo quella di una tipica squadra universitaria… La parte cestistica è tra le più avanzate in città, perché la capacità cussina di scegliere i giocatori, metterli insieme e farli rendere al meglio la invidiano tutti. Ma è una squadra che basta a sé stessa, senza incidere sul tessuto cittadino. Torniamo al discorso dell’identità: squadra senese? squadra universitaria? In entrambi i casi il lavoro è fuori dal campo: quando in tribuna c’è poco più del doppio della gente che scende sul parquet è evidente che qualcosa vada registrato. Un bel bacino, vivace dal punto di vista economico e sociale, è sempre stato quello della Valdelsa, quello che per numeri forse più di tutti merita il salto di categoria. E che da anni ci arriva vicino. Il problema è qui insieme tecnico ed economico. Il gruppo storico del Colle Basket che è sempre arrivato fino in fondo ha perso ogni anno un paio di pezzi molto importanti e gli innesti altrettanto importanti di Mucciarelli e Bruttini (gli unici in pianta stabile) per quanto segnalino la strada giusta di un gruppo da rinnovare e ringiovanire, da soli non bastano. È mancato finora un vero ricambio generazionale per continuare sulla scia degli ultimi anni e per tutelare anche da un precoce logoramento e da un impiego fuori misura quei giocatori (Bonelli, Moroni…) che facevano parte del Colle Basket di ieri ma saranno importanti anche in quello di domani. E qui arriviamo all’aspetto economico, perché non può non avere effetti la crisi che ha colpito la Valdelsa tutta, comprese quelle aziende che negli anni anche solo con la cartellonistica hanno affiancato la società. Certo che, per un club che molto meritoriamente ha un’attività di rilievo nelle scuole e grandi numeri nel settore giovanile, si tratta adesso di cominciare a ragionare in prospettiva anche quando si parla di prima squadra, perché questo gruppo, nella conformazione attuale, è chiaramente all’ultimo giro della giostra. In conclusione, i soldi bancari e la straordinarietà dei vivai di Mens Sana e Virtus da cui attingere sono risorse che combinate rendono questa congiuntura più unica che rara nella storia comunque florida del basket senese: sarebbe uno spreco non approfittarne per costruire qualcosa finchè dura. Certo, troverete sempre qualcuno pronto a lamentarsi che non gliene arrivano abbastanza, di giocatori e/o di soldi, e che ai cugini, a loro sì che glieli danno. Continuiamo a pensare che sia sempre più bello quando si è in tanti con (relativamente) poche risorse da cui tirar fuori il meglio, piuttosto che averne di più da spartire tra meno società. Il derby di Livorno, per non citare casi più vicini, dice che certe soluzioni sono la tomba della passione. Dalle stracittadine senesi di 40 anni fa è nato il fuoco che rende oggi Siena la capitale del basket italiano: chi allora era in campo, non di rado oggi mette quello che può (con altri ruoli) al servizio della sua passione di sempre. Anche il contesto attuale pare quello ideale: renderlo la base di partenza per il rilancio di un nuovo boom cestistico dipende dalla capacità di ogni società di ridefinire oggi con chiarezza la propria identità e ragionare in prospettiva. • 44sport per tutti Festeggiato in Comune l’anniversario della nascita dell’Ente di Promozione Sportiva operante dal dopoguerra Uisp, 60 anni portati maginificamente Elena Dilaghi Alcune immagini della cerimonia Un pomeriggio lungo sessanta anni, questo avrebbe potuto essere il titolo della giornata dedicata ai festeggiamenti per l’importante anniversario dell’Unione Italiana sport per tutti. Un importante prologo si era già avuto con la consegna, ad ottobre, del minimasgalano realizzato per conto della Uisp da Riccardo Pucci. Sabato 13 dicembre, nella Sala delle lupe, si è infatti tenuta la tavola rotonda intitolata “Sessant’anni di sport sociale nel territorio senese attraverso la storia della UISP”. I dirigenti di ieri e di oggi hanno raccontato la loro Uisp. Ne è venuto fuori un confronto particolarmente “sentito” dal quale è emerso come i valori della Uisp degli anni 40, 50, 60... metabolizzati attraverso i cambiamenti della società e le trasformazioni politiche del nostro paese, si ritrovano perfettamente nella Uisp di oggi. La Uisp ha attraversato 60 anni della nostra storia ed ha sempre più consolidato il proprio ruolo di propugnatrice di uno sport “diverso”, destinato a tutti nessuno escluso. Ci siamo chiesti quale sia la ricetta di questo successo e, di fatto, non l’abbiamo trovata. Forse il segreto sta proprio nella spontaneità e nell’attitudine a non farsi troppe domande seguendo la scia dell’entusiasmo della gente. Particolarmente toccante l’intervento di Tommasina Materozzi, moglie del compianto Riccardo Corradeschi, uno dei fondatori della Uisp a Siena. Nelle parole di Tommasina abbiamo ritrovato tante cose familiari quando ci ha parlato della dedizione alla Uisp del marito che sacrificava spesso la famiglia dedicando all’associazione tanti pomeriggi e tanti dopo cena. Questo è ciò che fanno anche i dirigenti di oggi spinti dalla passione e, a volte, anche da un pizzico di sana incoscienza, senza poi pretendere nulla se non un grazie (che qualche volta neppure arriva...). Particolarmente apprezzati gli interventi degli assessori allo sport Alfredo Tanzi e Massimo Bianchi. Quest’ultimo, ricordando che il suo “mestiere” è quello di storico, ha introdotto un interessante parallelo tra la fondazione della Uisp e la coeva promulgazione della Costituzione, argomentando che la nascita dello sport per tutti ha trovato forse la spinta proprio dalla carta costituzionale che ha ribadito il principio dell’uguaglianza e di parità di diritti a favore di tutti i cittadini. Il dibattito, o meglio, la chiacchierata, ha toccato poi il tema del ruolo della Uisp in città ed è stato puntualizzato come sia spesso chiamata ad occcuparsi di situazioni delicate sia nell’ambito della gestione di impianti che di interventi di promozione sociale. I dirigenti del passato hanno ricordato la storia della Uisp in città, le varie sedi che l’associazione ha avuto e le vicissitudini che hanno poi portato finalmente all’acquisto della sede attuale. Si è aperto poi un acceso confronto sul ruolo femminile nell’associazione e, più in generale, sulle pari opportunità, tanto che si è programmato di fissare una nuova tavola rotonda con gli stessi soggetti e di istituzionalizzare incontri periodici per confrontarsi sulle tematiche della promozione sportiva e sociale nel nostro territorio. Alla tavola rotonda sono seguite le premiazioni con riconoscimenti speciali dedicati al ‘sessantesimo’, primo fa tutti il premio Riccardo Corradeschi andato a Matteo Betti che, oltre ad aver portato a Pechino il nome della Uisp, si è particolarmente prodigato per lo sport per i disabili. Un altro momento particolare è stato quello della premiazione del più giovane (Samuele Pisoni di 5 mesi) e del più anziano tesserato del comitato di Siena (Gino Braccagni di 90 anni). In mezzo a loro c’è tutta la nostra Uisp, fatta di gente che si muove indipendentemente dall’età e dall’abilità. Riconoscimento anche per un dirigente storico della lega Calcio, Luciano Corsi, da sempre impegnato nella Uisp Valdelsa. È seguita poi la sfilata dei campioni italiani Uisp premiati dal presidente del Coni provinciale Roberto Montermini e dall’assessore allo sport Massimo Bianchi. A seguire giusto il tempo per una cena, e di nuovo a pensare alle cose da fare con e per la Uisp. •