Mensile di critica e attualità sportiva - Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena
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gennaio 2009 – n. 246 – 2 0 0
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vietato tornare indietro
20
09
Direttore
Mario Ciani
Direttore responsabile
Paolo Corbini
Direzione – Redazione – Fotolito
Bernard & Co.
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Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430
del 27.01.1983
Hanno collaborato a questo numero:
Alessandro Aucone, Duccio Balestracci, Mauro Bindi, giancarlo Brocci, Mario Ciani, Claudio Coli,
Vincenzo Coli, Elena Dilaghi, Pierluigi Evangelisti, Gabriele Farronato. Stefano Fini, Emilio Giannelli,
Daniele Giannini, Antonio Gigli, Roberto Guiggiani, Mario Lisi, Luca Luchini, Augusto Mattioli,
Roberto Morrocchi, Giuseppe Nigro, Francesco Oporti, Giovanni Pellicci, Gigi Rossetti, Senio Sensi,
Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Francesco Vannoni, Giacomo Zanibelli.
numero
Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli
Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Bernard Chazine, Pietro Cinotti.
Progetto grafico: Bernard Chazine
246
gennaio 2009
ANNO XXVII
editoriale
Sotto tiro
Forse non ci avete fatto caso, ma le cronache sportive (e non solo quelle) hanno parlato di
Siena più nell’ultimo scorcio dell’anno che nei precedenti 350 giorni. Il perché è presto
spiegato: finchè si trattava di illustrare gli indubbi meriti di una piccola realtà che si permette di sfidare le grandi metropoli del calcio e del basket, tutto veniva relegato in una sorta
di limbo mediatico. Quando un lampo di negatività ha squarciato l’azzurro che incombe sul
nostro sport di squadra, siamo tornati improvvisamente attuali e popolari. Qualcuno nell’occasione ha riscoperto anche che il Siena gioca in serie A (il tg1 ce l’ha ricordato di recente mandando in onda alcune immagini del Rastrello a corredo di un servizio su
calciopoli…), verità non a tutti nota fino a quel momento.
Cos’è successo in realtà? È successo che non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia di una indagine per evasione fiscale a carico del presidente bianconero Giovanni Lombardi Stronati, dall’esterno si sono moltiplicati gli sforzi per dipingere una situazione
societaria al limite della sopravvivenza, con tanto di azioni sequestrate, stipendi a rischio
e spogliatoio a terra. Potrà sempre accadere (ovviamente speriamo di no), ma finora non è
successo. Insomma da quel preciso momento intorno alla Robur c’è stato un attivismo sospetto, specie da parte di chi non gli ha mai perdonato di occupare il posto di qualche grande
centro.
Dopo Stronati, la …Montepaschi, che nel bel mezzo di
una serie positiva in corso sia in Italia che in Europa, si
fa strapazzare dall’…ultima squadra del Continente (il
Barcellona, appunto) e presta il fianco alle critiche più
ingenerose. Intendiamoci, se questo è l’unico modo per
tornare sui giornali (visto che dalle analisi viene sempre
esclusa per eccesso di superiorità, e poi per il Monte che
mette i soldi), ce ne faremo una ragione. E pensare che
per perdere la seconda partita in stagione (su 22 impegni
ufficiali) la Beneamata è andata a scegliersi nientepopodimeno che la più seria candidata a vincere l’Euroleague 2009. Insomma un’autentica …vergogna. Qualcuno
però lo abbiamo fatto contento, sia pure per poco.
Poi ci sarebbe la storia della partita con l’Inter, che ha
mantenuto costantemente sotto tiro la nostra città per
qualche giorno. Qui dobbiamo ammettere che c’è stata
una certa convergenza di opinioni, anche se non tutte disinteressate. Il quotidiano sportivo di Torino, ad esempio, ha sostenuto che non è paragonabile l’errore
compiuto dal guardalinee di Siena con quello di Bergamo. È vero, ma solo per dimostrare che la Juve non è
stata favorita come l’Inter. E il Milan con l’Udinese? Lasciamo perdere.
Di questo passo va a finire che qualcuno finirà per sospettare qualcun altro di aver messo in piedi una sorta di
par condicio per non scontentare nessuna delle tre big.
Come si dice, …ben comune mezzo gaudio. •
2 referendum
L’allenatore della
Montepaschi
si conferma per
la terza volta
nelle preferenze
dei giornalisti
sportivi senesi
come
Personaggio 2008
Simone
cala
un
altro
tris
Alessando Nannini, proclamato quattro volte Personaggio Sportivo dell’anno dal 1986 al 1989, almeno per un altro
anno può stare tranquillo, ma la sua leadership è fortemente
minacciata da un ex ragazzo che nel basket ha trovato la ragione della vita: Simone Pianigiani.
È alla terza vittoria consecutiva nel referendum promosso dalla nostra rivista fin dalla metà degli anni ottanta
fra gli addetti all’informazione sportiva senese, con il coinvolgimento quest’anno di 21 testate giornalistiche e 12 discipline diverse. Di questo passo è lecito immaginare che il
poker di vittorie calato a suo tempo dal nostro pilota di F.1
abbia ormai gli anni contati.
Costretto a vincere addirittura due Scudetti (91 successi
su 100 gare di campionato evidentemente non bastavano…)
per imporsi all’attenzione del mondo della palla a spicchi,
Pianigiani ha costruito la sua travolgente carriera con il solo
mezzo riconosciuto a chi fa sport: vincere tanto e comunque
più degli altri. Lui l’ha fatto e speriamo continui a farlo nell’interesse suo e della Montepaschi, forte del fatto di essere
circondato da un ambiente (pubblico, staff tecnico e giocatori) che lo stima, e da un vertice societario che in lui ha creduto fin dal primo momento e sul quale si è giocato una bella
fetta di credibilità.
Sì, perché questa città unica per tanti aspetti nel suo genere, non si accontenta quasi mai ed a Ferdinando Minucci
–c’è da scommetterci - non sarebbe bastato ostentare il
primo Tricolore della storia biancoverde per sentirsi pienamente apprezzato. Ci voleva una controprova immediata, coraggiosa. Come quella rappresentata da Simone head
coach. Ed il ‘figurin maggiore’ della Lupa di qualche anno fa
non l’ha deluso.
I giornalisti senesi insomma c’avevano visto fin da subito,
premiando Pianigiani già nel 2006, prima ancora che co-
minciasse ad accumulare consensi ed apprezzamenti da
ogni parte , ma già con le stimmate del grande allenatore.
Questo riconoscimento, che si aggiunge a quelli conferitigli da ben altri prestigiosi pulpiti, non sminuisce naturalmente il valore di tutti gli altri soggetti citati, quattro in meno
rispetto all’edizione del 2007 (68 invece i votanti), ma semmai ribadisce lo spessore di un personaggio che non solo
ha segnato la storia della gloriosa Polisportiva, ma anche
quella di tutto lo sport senese. Perché un Tricolore è sempre
un Tricolore (due è meglio…), ed averlo conquistato nello
sport secondo in Italia solo al calcio, non ha prezzo.
Come si è visto parlare di Pianigiani e non citare Minucci
è un’impresa impossibile, quasi quanto parlare di Siena e
dimenticarsi del Palio. Allora è facile immaginare quale sia
stato il piazzamento finale del presidente biancoverde nella
nostra classifica, posto che nel 2008 si è aggiudicato il prestigioso Executive of the Year quale miglior dirigente europeo
e quello, recentissimo, della rivista ‘Superbasket’. E prima
ancora aver contribuito alla conquista da parte della Montepaschi dell’altrettanto ambito Devotion Gold riservato alla società che in campo europeo promuove la migliore immagine.
Un secondo posto, quello del massimo dirigente biancoverde, che premia la sua capacità manageriale e quel suo
modo di proporsi in ambito nazionale ed internazionale sui
temi che coinvolgono questo sport.
Al terzo posto l’ex allenatore dei bianconeri Mario Beretta, protagonista assoluto di una salvezza che osservatori
e tifosi non potevano dimenticare alla svelta. Non solo per le
delicate condizioni di classifica ereditate da Mandorlini, ma
anche per il lucido pragmatismo con il quale si è tuffato in
questa stimolante ma difficilissima avventura.
In quarta posizione si conferma Matteo Betti, il giovane
schermitore campione italiano ed europeo di fioretto in car-
3 referendum
rozzina, che al culmine di una stagione esaltante ha avuto la
soddisfazione di partecipare alle Paralimpiadi di Pechino e fare
un’esperienza vissuta prima d’ora solo da Margherita Zalaffi.
Al quinto posto la prima new entry, Chiara Bazzoni,
l’atleta torritese dell’Uisp che ha sfiorato la partecipazione
alle Olimpiadi con la staffetta azzurra 4x400, la prima fra le
escluse da Pechino. Sarebbe stato l’esordio di un’atleta senese, peraltro più volte convocata in Coppa Europa, nella
specialità regina dei Giochi.
Dopo la Bazzoni un ‘monumento’ dello sport senese,
quella Cristina Giulianini che, tanto per non farsi mancare
nulla, nel 2008 si è accontentata del terzo posto conquistato
ai Campionati Mondiali di pattinaggio, rassegna nella quale
ha più volte dominato.
In settima posizione troviamo Massimo Maccarone, l’attaccante bianconero che con i suoi 13 gol ha consentito alla
Robur di conquistare la quinta salvezza consecutiva in serie
A ed ancora oggi continua a rappresentare il pezzo più pregiato dell’attacco senese.
In ottava Alice Volpi, la giovane fiorettista del Cus che,
dopo aver vinto l’Europeo a squadre Under 17, ha debuttato
felicemente in Coppa del Mondo conquistando un primo
posto nella prova Cadetti, un secondo fra i Giovani ed il
bronzo nella gara Under 20 a squadre.
Al nono posto si insedia Daniele Portanova, anche lui
protagonista insieme a Maccarone dell’ultima stagione bianconera e punto di forza della difesa di Giampaolo.
Chiudono la classifica dei primi dieci Ksistof Lavrinovic e
Simone Vergassola. Il primo è sicuramente la sorpresa più
bella della Mps che si è aggiudicata il terzo scudetto, il secondo una sorta di usato sicuro sul quale la Robur può contare sempre ad occhi chiusi.
CLASSIFICA GENERALE
1. SIMONE PIANIGIANI
BASKET
106
2. FERDINANDO MINUCCI BASKET
65
3. MARIO BERETTA
CALCIO
39
4. MATTEO BETTI
SCHERMA
31
5. CHIARA BAZZONI
ATLETICA LEGGERA
24
6. CRISTINA GIULIANINI
PATTINAGGIO ART.
18
7. MASSIMO MACCARONE CALCIO
15
8. ALICE VOLPI
SCHERMA
14
9. DANIELE PORTANOVA
CALCIO
9
10. KSISTOF LAVRINOVIC
BASKET
8
SIMONE VERGASSOLA CALCIO
8
12. LUCA BANCHI
BASKET
6
13. RIMANTAS KAUKENAS BASKET
5
SHAUN STONEROOK
BASKET
5
15. MARCO GIAMPAOLO
CALCIO
4
16. EDOARDO BAINI
ATLETICA LEGGERA
3
FABIO BRUTTINI
BASKET
3
CURVA ROBUR
CALCIO
3
ELISA GIUNTI
PATT. CORSA
3
HOUSSINE KHARJA
CALCIO
3
ROMAN SATO
BASKET
3
G. LOMBARDI STRONATI CALCIO
3
23. LUIGI ALLEGRINI
BOXE
2
BANCA MPS
SPONSOR
2
VALERIO BELTRAMI
CALCIO
2
RENATO GASPERONI
BASKET
2
MANUEL GEROLIN
CALCIO
2
GIULIO GRICCIOLI
BASKET
2
SOFIA RICCI
ATLETICA LEGGERA
2
GIANLUCA TOMASIELLO BASKET
2
ANDREA TRAFELI
PATT.CORSA
2
BASKET
1
GIANCARLO BROCCI
CICLOTURISMO
1
BERNARDO CORRADI
CALCIO
1
32. LORENZO BICCHI
GIUSEPPE GIAMBRONE PODISMO
1
GIANNA GRENGA
BASKET
1
PAOLO LORENZI
TENNIS
1
PAOLO MORINI
CICLOTURISMO
1
GIORGIO REGOLI
TIRO A SEGNO
1
STEFANO SALIERI
BASKET
1
UISP
PROM.SPORTIVA
1
WANG YU
TENNISTAVOLO
1
‘L’EROICA’
CICLOTURISMO
1
4 referendum
COME HANNO VOTATO
Tre punti
Alessandro Ancilli (A.R.E.)
Maccarone
Marco Bacchini (La Nazione)
Pianigiani
Corrado Bagella (Mesesport)
Pianigiani
Duccio Balestracci (Mesesport)
Pianigiani
Andrea Bianchi (Corriere di Siena)
Minucci
Massimo Biliorsi (La Voce del Campo)
Vergassola
Mauro Bindi (Mesesport)
Minucci
Stefano Bisi (Corriere di Siena)
Minucci
Alessandro Bonelli (Radio Siena)
Pianigiani
Giancarlo Brocci (Mesesport)
Banchi
Paolo Brogi (La Nazione)
Stronati
Andrea Bruschettini (Mesesport)
Bazzoni
Federico Cappelli (La Nazione)
Minucci
Massimo Cherubini (Tuttosport)
Beretta
Mario Ciani (Mesesport)
Bazzoni
Chiara Cicali (Mesesport)
Portanova
Vincenzo Coli (Mesesport)
Minucci
Claudio Coli (Mesesport)
Pianigiani
Marco Decandia (Corriere di Siena)
Pianigiani
Mario De Gregorio (Mesesport)
Stonerook
Fausto Fabianelli (Radio Siena)
Pianigiani
Vieri Falchi (Are)
Pianigiani
Marco Falorni (Toscana Oggi)
Bruttini
Fabio Fineschi (Superbasket)
Lavrinovic
Stefano Fini (Mesesport)
Minucci
Patrizio Forci (La Nazione)
Giunti
Giuliano Garosi (Corriere di Siena)
Beretta
Daniele Giannini (Mesesport)
Volpi
Antonio Gigli (Mesesport)
Curva Robur
Raffaello Ginanneschi (Gazzettino Senese) Minucci
Angela Gorellini (Calcio Toscano.it)
Betti
Susanna Guarino (Corriere di Siena)
Betti
Roberto Guiggiani (Mesesport)
Pianigiani
Gennaro Groppa (Corriere di Siena)
Minucci
Paolo Lazzeroni (La Nazione)
Minucci
Mario Lisi (Mesesport)
Pianigiani
Alessandro Lorenzini (Gazzetta Sport)
Pianigiani
Giacomo Luchini (La Nazione)
Betti
Luca Luchini (Mesesport)
Giulianini
Mauro Mancini Proietti (Mesesport)
Sato
Nicola Martinella (Basket Net)
Minucci
Cristiana Mastacchi (A.R.E.)
Minucci
Augusto Mattioli (L’Unità)
Pianigiani
Stefano Montomoli (Radio Siena)
Pianigiani
Roberto Morrocchi (Mesesport)
Pianigiani
Marco Naldini (Gazzetta Sport)
Pianigiani
Giuseppe Nigro (Gazzetta Sport)
Kaukenas
Francesco Oporti (Corriere di Siena)
Bazzoni
Orlando Pacchiani (Il Giornale)
Beretta
Simone Pacchierotti (Datasport)
Betti
Alessandro Pagliai (A.R.E.)
Pianigiani
Giovanni Pellicci (La Repubblica)
Pianigiani
Alessandro Petri (A.R.E.)
Pianigiani
Paolo Ridolfi (Mesesport)
Betti
Dario Ronzulli (Radio Siena)
Pianigiani
Roberto Rosa (La Nazione)
Maccarone
Gigi Rossetti (Canale 3)
Portanova
Giacomo Rossi (La Nazione)
Pianigiani
Piero Ruffoli (Corriere di Siena)
Minucci
Stefano Salvadori (Corriere Sport)
Bazzoni
Andrea Sbardellati (Italpress)
Minucci
Senio Sensi (Il Carroccio)
Beretta
Rudi Simonelli (Mesesport)
Pianigiani
Massimo Sollazzini (Radio 24)
Pianigiani
Fabrizio Stelo (Biancoverde News)
Minucci
Antonio Tasso (Mesesport)
Lavrinovic
Matteo Tasso (Canale 3)
Minucci
Francesco Vannoni (Mesesport)
Beretta
Due punti
Un punto
Pianigiani
Maccarone
Giulianini
Beretta
Beretta
Gasperoni
Pianigiani
Betti
Minucci
Beretta
Maccarone
Betti
Pianigiani
Volpi
Volpi
Allegrini
Pianigiani
Minucci
Betti
Bazzoni
Beretta
Minucci
Betti
Pianigiani
Gerolin
Giulianini
Kaukenas
Giulianini
Vergassola
Pianigiani
Bazzoni
Pianigiani
Beretta
Pianigiani
Pianigiani
Betti
Minucci
Volpi
Ricci
Vergassola
Pianigiani
Pianigiani
Banca Mps
Beretta
Banchi
Minucci
Pianigiani
Baini
Pianigiani
Beltrami
Maccarone
Maccarone
Minucci
Pianigiani
Beretta
Lavrinovic
Giampaolo
Tomasiello
Pianigiani
Giulianini
Pianigiani
Bazzoni
Kharja
Minucci
Beretta
Minucci
Pianigiani
Pianigiani
Kharja
Bazzoni
Wang Yu
Bazzoni
Betti
Giampaolo
Griccioli
Pianigiani
Portanova
Morini
Beretta
Pianigiani
Corradi
Bazzoni
Giulianini
Baini
Bazzoni
Volpi
Trafeli
Beretta
Giulianini
Portanova
Giulianini
Betti
Giulianini
Volpi
Minucci
Pianigiani
Betti
Giulianini
Volpi
Beretta
Giulianini
Beretta
Griccioli
Eroica
Giampaolo
Trafeli
Regoli
Giambrone
Beretta
Vergassola
Bazzoni
Volpi
Stonerook
Stonerook
Beretta
Grenga
Betti
Bazzoni
Giulianini
Minucci
Portanova
Minucci
Minucci
Salieri
Maccarone
Beretta
Beretta
Betti
Lorenzi
Uisp
Brocci
Betti
Bicchi
Pianigiani
Banchi
Volpi
In 12esima e 13esima posizione segue un tris biancoverde che molti ci invidiano:
l’assistant coach Luca Banchi, una sorta di ‘consigliere
anziano’ che alle indubbie capacità tecnico-tattiche unisce
una conoscenza della massima serie che si integra perfettamente con le doti naturali di Pianigiani; Rimantas Kaukenas, l’uomo che con la sua atipicità di gioco da quattro
stagioni sta facendo praticamente la differenza, ed il Capitano Shaun Stonerook, già entrato di diritto nella storia della
Mens Sana Basket per tutti i motivi che ogni sfida propone.
In 15esima Marco Giampaolo, l’allenatore dei bianconeri
chiamato a sopportare la pesante eredità di Beretta, ma con
Sette le conferme
e quattro le new entry
L A N U O VA
TOP TEN
Passano gli anni, emergono nuovi personaggi, altri si
defilano: è l’impietosa legge del tempo. Eppure c’è un
dato abbastanza curioso che emerge dalla comparazione
della classifica di quest’anno con quella del 2007: nelle
prime quattro posizioni si confermano gli stessi soggetti
che nell’ordine sono: Pianigiani, Minucci, Beretta e Betti.
Stabile il poker di personaggi che guida la nostra ‘top
ten’, le new entry sono Chiara Bazzoni, Alice Volpi, Daniele Portanova e Ksistof Lavrinovic.
Restano fra i primi dieci ma cambiano posizione: Cristina Giulianini, che passa dal quinto al sesto posto; Massimo Maccarone dal nono al settimo; Simone Vergassola,
dall’ottavo al decimo.
Escono invece dai primi dieci del 2007: Terrell McIntyre, Andrea Trafeli, la Mens Sana Basket, Stefano Salieri
e Shaun Stonerook.
Nel complesso dunque sono sette le conferme e quattro i debuttanti, fra cui due donne. Complessivamente
sono stati votati 42 personaggi diversi contro i 46 dell’ultima edizione del nostro referendum.
5 referendum
tutti i mezzi per non farlo rimpiangere.
Seguono in 16esima posizione Edoardo Baini, il giovane
velocista dell’Uisp già inserito stabilmente nei progetti della
Fidal che l’ha selezionato più volte anche per gare internazionali; Fabio Bruttini, l’inossidabile presidente di una Virtus
alla sua 11esima stagione consecutiva in B1 nonché vincitrice della Coppa Italia 2008; la Curva Robur, un patrimonio
del tifo bianconero che unisce alla passione la serietà dei
comportamenti; la colligiana Elisa Giunti, campionessa europea di pattinaggio artistico; il franco-marocchino Houssine
Kharja, il centrocampista del Siena che si è conquistato un
posto fisso prima nella formazione di Beretta e poi in quella di
Giampaolo; Roman Sato, elemento inamovibile dello starting
five biancoverde e Giovanni Lombardi Stronati, il maggior
azionista nonché presidente del Siena Calcio, impegnato nel
difficile compito di garantirle ancora un futuro in A.
Al 23° posto si colloca Luigi Allegrini, esponente di spicco
della Boxe Gold Gym e recente vincitore del ‘Guanto d’Oro
2008’; la Banca Monte dei Paschi, munifico sponsor dello
sport senese; Valerio Beltrami, il decano degli allenatori di
calcio senesi impegnato quest’anno sulla panchina del Monteriggioni; Renato Gasperoni, il tecnico che nella stagione
scorsa pilotò egregiamente il Cus basket in C1; il ds del
Siena Manuel Gerolin al quale si devono interessanti operazioni di mercato; Giulio Griccioli, l’erede di Piangiani sulla
panchina delle giovanili mensanine; Sofia Ricci, un altro gioiellino dell’atletica leggera, pronto ormai a prendersi lo scettro dei 400hs juniores; il play virtussino Gianluca Tomasiello
e l’atleta della Mens Sana Andrea Trafeli, ai vertici europei
del pattinaggio corsa.
Ultimi, ma non ultimi, i soggetti che si sono classificati a
pari merito al 32° posto: Lorenzo Bicchi, l’allenatore di minibasket della Virtus insignito del Pegaso d’Oro della Regione
Toscana; il nostro collaboratore Giancarlo Brocci nel ruolo
di inventore e animatore de L’Eroica; l’attaccante de Bruco
Bernardo Corradi, oggetto del desiderio di diverse squadre
di serie A; Giuseppe Giambrone, il podista punta di diamante
del gruppo sportivo della Polizia di Stato; Gianna Grenga,
giovane prodotto del Costone femminile; Paolo Lorenzi,
l’unico tennista senese che ha fatto di questo sport una professione; il campione italiano di tiro a segno, ctg Master,
Giorgio Regoli; Stefano Salieri, l’ex allenatore della Virtus
protagonista di uno storico approdo ai play off; Paolo Morini
(ex sindaco di Gaiole), l’unico senese ad aver portato a termine la ‘1001 miglia’ di cicloturismo di 1640 Km. ; l’Uisp,
l’Unione Italiana Sport per Tutti che quest’anno ha festeggiato i 60 anni di vita e che molto seguito vanta anche da
queste parti; la cinesina Wang Yo, vincitrice assoluta del torneo di Molfetta e punto di forza della Libertas tennistavolo.
Chiude la nostra classifica, composta da 42 citazioni, la
corsa che sta facendo letteralmente impazzire gli appassionati della bicicletta di tutto il mondo: l’Eroica.
Chiaramente una classifica di questa natura non ha la
pretesa di aver rappresentato tutte le istanze sportive di
Siena e provincia. I nomi che si sono alternati in questi anni
nel nostro referendum costituiscono tuttavia uno spaccato
abbastanza fedele della vitalità e della molteplicità del nostro sport, singolo e di squadra. Certo non tutti i risultati
hanno la stessa valenza, di questo bisogna farsene una ragione, ma l’impegno ed il sacrificio di ciascuno meritano comunque rispetto e ammirazione.
A prescindere. •
Nella classifica relativa
agli anni duemila
Minucci
nel mirino
del coach
Tanto per non farci mancare nulla, dalla scorsa edizione del nostro referendum abbiamo voluto individuare
non solo il personaggio sportivo dell’anno, ma anche
quello meritevole di una sorta di premio alla… carriera.
Come? Sulla base dei punti conquistati dalla prima edizione degli anni duemila, autentico punto di svolta dello
sport cittadino con la promozione del Siena in B. Una
classifica che ripropone la ‘guerra’ in famiglia fra Pianigiani e Minucci, da quest’ultimo guidata con 12 punti
frutto di cinque secondi posti e due terzi posti, contro i 9
del giovane tecnico tre volte primo.
Al giemme e presidente biancoverde viene riconosciuto,
con questa segnalazione, non solo il ruolo svolto nella crescita della Mens Sana Basket, ma anche quello di pigmalione nella scoperta del giovane tecnico lanciato nella
mischia a dispetto di chi non lo riteneva ancora pronto per
guidare la prima squadra. Minucci invece ha dato fiducia
al coach della Lupa e come… ricompensa ogni anno se lo
ritrova puntualmente davanti nella classifica stilata dagli
addetti all’informazione sportiva della nostra città: segno
che la sua scelta è stata felice e tempestiva.
In questa classifica un po’ speciale composta da 14
soggetti diversi (gli stessi che sono saliti sul podio dal 2000
al 2008) fanno parte anche l’allenatore bianconero Papadopulo, terzo con 7 punti; Cristina Giulianini quarta con
6; quinti a pari merito con 3 Antonio Sala, Bernardo Corradi e Carlo Recalcati; sesti con 2 Mario Beretta, Enrico
Chiesa, Matteo Trefoloni e il G.S. Costone; settimi con un
punto Paolo De Luca, Ergin Ataman e Margherita Zalaffi.
7 calcio
Tutto parte da una semplice constatazione: i bianconeri nelle ultime tre gare
del 2008 hanno perso altrettanti punti nei
confronti della terz’ultima (prima Reggina, ora Lecce). Ecco, alla luce di una
classifica che negli ultimi 270’ di gioco
non si è mossa per niente, questi tre punti
come vanno considerati tanti o pochi?
Come accade spesso, la risposta non è
una sola: tanti, perchè di fatto costituiscono più di un terzo del patrimonio accumulato fino a quel momento dai
bianconeri; pochi, se paragonati a quanti
potevano essere nel caso in cui Lecce,
Reggina e Chievo, nello stesso periodo,
non si fossero limitati a ‘raccattare’ tre
punti in tre.
La rabbia accumulata dopo la sconfitta con i nerazzurri
va trasformata in energia positiva
Siena, una questione
di reputazione
Mario Ciani
Detto questo, è chiaro che dalle prove
con Napoli e Palermo ci saremmo aspettati qualcosina in più. Non tanto sul piano
del risultato, perché gli azzurri per un
conto e i siciliani per un altro avevano va-
La classifica degli ingaggi a confronto con quella del campionato
Quando in campo ci vanno i soldi
Si è sempre detto che in campo non vanno i soldi, però fa sempre un bell’effetto
veder giocare una contro l’altra due squadre che a livello di ingaggi la prima vanta
un modestissimo 15° posto nella classifica delle società che pagano di più, e la seconda il primo.
Le squadre in questione sono ovviamente il Siena e l’Inter (la Juventus, che affronteremo alla ripresa del campionato, segue in terza posizione). È vero che si gioca
sempre 11 contro 11, ma nel caso dei bianconeri il divario è così abissale che non si
può trascurare. Premesso che questo ‘dettaglio’ qualche volta non impedisce alla
squadra con più modeste pretese di fare lo sgambetto a quella più titolata, come poteva accadere in occasione del recente incontro coi nerazzurri senza l’incredibile decisione di Griselli controfirmata da De Marco.
Le cifre che ballano fra queste società sono comunque eloquenti, e se non bastano
a spiegare tante cose che accadono sul campo, di certo hanno un peso diverso sotto
altri aspetti. La Robur, che vanta un monte ingaggi pari a 18,5 milioni di euro lordi,
ha dovuto dunque affrontare prima l’Inter che guida questa speciale classifica dall’alto
dei suoi 120 milioni (ma questa differenza di 101,5 milioni al Rastrello non s’è proprio vista…) e poi la Juventus che si ferma a 115. Fra le due società si piazza il Milan
con 120. Dal terzo posto in giù seguono Roma (65), Fiorentina (37), Genoa (35),
Napoli (29), Palermo (28), Lazio (27), Torino (25), Sampdoria , Cagliari e Catania
(20), Bologna (19), Siena appunto con 18.5, Lecce (18), Chievo e Udinese (14), Atalanta (12,5) e Reggina (11,4).
Ma in che misura questa singolare classifica si rispecchia in quella reale del campionato? Le uniche squadre che occupano una posizione in linea con i propri ingaggi
sono la stessa Inter (prima in entrambi i casi), Genoa (6ª) e Siena (15ª), a dimostrazione che il rendimento dei bianconeri in campionato è perfettamente in linea con il
monte salari a bilancio.
Il salto più clamoroso all’insù è dell’Atalanta, che a fronte della 19ª posizione a livello
di ingaggi occupa attualmente il nono posto in graduatoria., seguita dal Catania (da
13ª a 8ª) e Udinese (da 18ª a 12ª). Bene anche Juventus (da 3ª a 2ª), Fiorentina (da 5ª
a 4ª), Napoli (da 7ª a 5ª), Lazio (da 9ª a 7ª) e Reggina (da 20ª a 19ª). Malino vanno invece Milan (da 2ª a
3ª), Palermo (da 8ª a
11ª), Sampdoria (da
11ª a 14ª), Cagliari
(da 12ª a 13ª), Bologna (da 14ª a 16ª),
Lecce (da 16ª a 18ª),
Chievo (da 17ª a
20ª).
Malissimo
Roma (da 4ª a 10ª) e
Torino (da 10ª a
17ª).•
lide motivazioni per imporre la loro superiorità singola e collettiva. Semmai su
quello della reazione, posto che la Robur,
in queste due trasferte, ha dato la netta
impressione di essere scesa al sud già
mentalmente rassegnata a perdere, con
una difesa molle, un centrocampo impalpabile ed un attacco sbiadito. Soprattutto
col Palermo, contro il quale ha pure avuto
le sue brave occasioni da gol.
Insomma un vero e proprio passo indietro che non si spiega soltanto, e non
solo, con le obiettive difficoltà del doppio
impegno esterno. Situazioni che tuttavia
la squadra di Giampaolo dovrà imparare
a gestire con maggior convinzione, perché è da queste partite che alla fine si
possono racimolare quei 6-7-8 punti
buoni a fare la differenza.
Ma a farci ricredere tutti, è poi arrivata
la partita con l’Inter, di fatto giocata da
un’altra squadra rispetto a quella dei turni
precedenti. Due giudizio fra i tanti: “…Il
8 calcio
fatto che il Siena abbia giocato complessivamente meglio e che avesse da metà
secondo tempo il controllo totale del
match, rende ancora più ingiusta questa
palese ingiustizia…”. E un altro ancora:
“…Giampaolo nella circostanza ha compiuto un piccolo capolavoro tattico, riuscendo ad imbrigliare l’Inter per lunghi
tratti del match. Impresa non facile, considerata l’elevata differenza nel tasso tecnico tra le due squadre”.
E queste sono solo alcune delle considerazioni apparse sulla stampa specializzata, di solito mai troppo tenera nei
confronti delle piccole realtà. Poi è andata
com’è andata (e di questo parliamo più
diffusamente a parte), ma la sensazione
di aver recuperato quantomeno la squadra che aveva già rimandato battute
Roma e Fiorentina, si è avuta netta e
chiara.
Si dirà: ma al di là delle nefandezze firmate dalla coppia De Marco-Griselli, le
sue buone occasioni per pareggiare il
Siena l’ha avute e non l’ha sfruttate! È
vero, ma questa è un’altra storia. Soprattutto non c’entra niente con le ingiustizie. È la storia di una compagine che
costruisce molto, che arriva facilmente in
zona tiro, ma non la butta dentro. Col rischio, a questo punto, che gli elementi
negativi diventino due, anziché uno solo,
perché Giampaolo non si sognerà mai di
cambiare modulo e uomini fintanto la sua
creatura riuscirà a sviluppare il gioco che
tutti gli riconoscono ed apprezzano. Proporre ad esempio Zuniga a centrocampo
(con un percorso inverso a quello che Beretta l’anno scorso fece fare a De Ceglie )
sarebbe stuzzicante, ma con quello che
propone il calendario nell’immediato non
è questo il momento di fare esperimenti.
Torniamo allora al tema dell’attacco.
Segnare si segna poco, ma la verità vera è
che nel Siena se sbaglia uno non c’è nessuno che faccia meglio. Al contrario, se a
Settima per qualità della vita, 15ª in Serie A
A Siena lo Scudetto virtuale
I mass media hanno fatto finta di niente, cercando di nascondere il principale dato dietro un fumoso ragionamento a favore dei grandi centri. Ma la realtà è che l’annuale indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle 103 province italiane, abbinata alla
classifica attuale della serie A, premia la città settima in assoluto nella classifica del giornale finanziario e prima fra quelle che ospitano squadre della massima serie, cioè Siena.
La quale, rispetto alle altre, né guadagna né perde posizioni, ed è nona per indice di sportività (dato calcolato sulla base di alcune variabili come il numero di società sportive presenti sul territorio in relazione alla percentuale di popolazione di ciascuna provincia,
risultati conseguiti, spesa per eventi ed impiantistica sportiva). Fra le grandi città Firenze
è solo seconda dietro la nostra in 12esima posizione, mentre fra le metropoli al 20° posto
Milano precede Roma al 28°.
“Un traguardo gradito anche a Giampaolo
– ha sostenuto un noto quotidiano del nord –
che, fosse stato un po’ più fortunato con le direzioni arbitrali e non solo, avrebbe potuto
occupare un posto più prestigioso dell’attuale
15° gradino in classifica”
Un po’ come dire: date a Siena quello che
è di Siena.
mangiarsi un gol già fatto sono Ibrahimovic o Amauri (e non gli capita neppure
di rado…), trovano sempre qualcuno che
li vendica. E così anche il loro errore finisce per passare in secondo piano.
Poi i motivi per i quali si segna poco
possono essere tanti e vari, anche se per
Maccarone vale sicuramente la (parziale)
scusante di spendere tanto in fase difensiva.
Ma per i vari Calaiò e Frick? Non sarà
un problema di categoria, visti i precedenti di Marazzina e Bucchi? Piuttosto è
vero che mancano i gol dei centrocampisti e dei difensori (segnatamente quelli di
Loria), visto che a parte Vergassola, Galloppa e Ficagna (3 in tutto) non ha segnato ancora nessuno di loro. Comunque
è un esercizio inutile chiedersi dove sarebbe stato in questo momento il Siena
se avesse messo qualche palla in più in
fondo alla rete.
L’apertura del mercato di gennaio sembra
l’occasione giusta per
fare degli aggiustamenti
mirati, ma rivoluzioni
vere e proprie non sono
all’orizzonte, nonostante
il mini tesoretto di
201.661 euro riscosso
dall’Uefa per la partecipazione di alcuni bianconeri agli Europei 2008.
I nomi che ballano, sia
in entrata che in uscita,
sono tanti. Troppi per
fare previsioni che potrebbero essere smentite
nel giro di 24 ore. L’importante è non perdere
un mese di tempo per stare dietro a tutto
e a tutti, perché nei prossimi trenta giorni
il Siena si gioca una bella fetta della sua
salvezza e semmai deve approfittare delle
distrazioni altrui. Con gli impegni in sequenza contro Reggina, Atalanta, Cagliari
e Lecce, l’undici bianconero ha la possibilità infatti di cominciare il girone di ritorno con un margine di vantaggio sulla
zona B superiore a quello attuale, ma può
riuscirci solo se si concentrerà su ogni singolo appuntamento come se fosse sempre quello decisivo.
L’obiettivo quindi è di ripartire dalle
proprie certezze, fra tutte quella di poter
contare su un allenatore che sa il fatto suo
e che gode della stima incondizionata di
tutto l’ambiente. In campo ci vanno i giocatori, è vero, ma questa squadra ha dimostrato che può giocarsela con
chiunque. Inoltre fa piacere apprendere
che un noto quotidiano sportivo ha inserito Vergassola nel Top 11 Italiano come
esterno destro di centrocampo insieme a
Palombo e Gattuso, ed ancor di più che
tre bianconeri (Curci, Galloppa e Ghezzal)
sono stati scelti per la formazione ideale
Under 23, di cui fanno parte fra gli altri
Chiellini, Giovinco, Zarate e Lavezzi. Ma
non siamo indifferenti neppure al fatto
che nessuna agenzia di scommesse, italiana ed estera, vede la Robur a rischio retrocessione.
Insomma i motivi per avere ancora fiducia superano abbondantemente quelli
per non averla, se non altro perché dopo
l’Inter i bianconeri hanno il dovere di difendere una reputazione che hanno conquistato sul campo. Non darle un minimo
di continuità, per questo, sarebbe davvero imperdonabile. •
atuttocampo
senio sensi
UN CALCIO ALLE INGIUSTIZIE
PER LE FESTE
IL PALLONE FA FESTA
Orfani del pallone. Lo siamo stati per 20
giorni e il mondo non è crollato. Felici i familiari
che hanno ritrovato il piacere delle feste senza la
corte al piccolo schermo o il pranzo in orario anticipato. Felici gli “attori” della domenica che
hanno rinnovato le vacanze estive andando a rigenerarsi con o senza la propria squadra. Felici
i telecronisti, i presentatori del “gossip” domenicale: sì, in genere di questo si tratta e non di informazione nelle serate televisive che ti rendono
ancor più amara la domenica quando senti le
sciocchezze sciorinate dimenticando il dovere di
riferire cronache e commento sull’evento sportivo.
Felici i Presidenti che staccano la spina e
fanno i conti per sapere quanta “autonomia”
hanno ancora in termini economici. In molti sono
con l’acqua alla gola, ma si spera nello stellone
italiano, tanto una “spalmatura” dei debiti a carico del gioco nazionale si può sempre concedere. Sono felici anche i Direttore Sportivi, i
Procuratori e quanto altro razzola intorno perché
è ricominciato il mercato e, si sa, nel compro-baratto-vendo c’è sempre da guadagnare.
E chissà se sono felici anche arbitri e assistenti
dopo la domenica bestiale , anzi la diciassettesima giornata (sarà un caso?) quella di sabato 20
e domenica 21 dicembre: forse lo stop servirà
loro per verificare, assieme al “grande” (ma
forse…lo era) Collina, quanti danni hanno procurato alle Società e all’immagine del calcio con
i loro sbagli.
Una pausa di riflessione necessaria per tutti;
purchè sia stata utilizzata nel modo giusto. Ma,
maledetto scetticismo, ci crediamo poco.
tro con l’Inter. Anche il grande “Mou” si vergognò del regalo e si sperticò in elogi quasi a riparare la vergognosa regalia. Griselli l’ha fatta
grossa e non si dimentica. Questo il “furto”; lo
scasso è da ricercare sulla squalifica di due giornate a Curci per “frasi irriguardose verso la
terna”(quando scriviamo non è stato esaminato il
ricorso). Vedete: a volte sentono e capiscono e a
volte no! Dipende dal colore della maglia da
parte di chi si rivolge loro. Sarà solo un caso?
Tornando un po’ indietro, ricordate come
vinse la solita Inter al Franchi nella passata stagione? Un fallo (?) su Cruz a cura di Codrea che
nessuno vide (solo Girardi che arbitrava) e gli
stessi interisti si meravigliarono del dono: finì 3 a
2 per loro.
Sei anni di serie A ci hanno insegnato che in
certe gare il Siena parte ad handicap: e non ci
domandate perchè; lo sappiamo tutti. Una sola
morale: avete capito perché i padroni del calcio
(e molti arbitri, ma non tutti – vero Trefoloni?) non
vogliono la moviola in campo? Pensate che sarebbe successo se, come nel basket, in occasione
del 2 – 1 per l’Inter fosse esistito questo semplice
strumento e, come logico, il Siena avesse chiesto
la sua attivazione. L’Inter non avrebbe vinto, il
campionato sarebbe stato più aperto (Juve a
quattro punti invece che a sei) e il Siena non
avrebbe subito uno dei torti più gravi della sua
storia: per come avevamo giocato e per la gravità
della “disattenzione”!!!
Ci dicono che i torti subiti a fine campionato
fanno pari con i piaceri (insomma…poggio e
buca farebbero pari...) ma questa è una eresia,
così come il regalo che la terna suddetta ha fatto
alla miliardaria Inter. Che non ne aveva bisogno.
SARÀ SOLO UN CASO?
Consentitemi per un attimo di tornare, come
fanno altri in questo numero, sul “furto con
scasso” perpetrato ai danni del Siena nell’incon-
SI PUO’ FARE DI PIÙ
Ma avanti così. Non sempre condividiamo le
scelte di Giampaolo, ma lui rischia di suo e
spesso ha ragione lui. Ma vedere Maccarone in
panchina, proprio non ci è piaciuto. Se è scelta
tecnica il sostituto non ci sembra che abbia dato
più di “Massimo”; se è una punizione per comportamenti non professionali (come si mormora,
ma non ci crediamo…) allora non si porta nemmeno in panchina e si tiene in tribuna come fu
fatto per Coppola.
Non ci convince lo scarso utilizzo di Calaiò;
non ci convince il modulo da trasferta visto che ha
fruttato la miseria di quattro punti in nove partite.
Ci piacerebbe vedere un utilizzo maggiore della
panchina visto che le risorse ci sono (leggasi talenti quasi mai utilizzati: Rossi, Barusso ecc.).
Tre sconfitte di fila non sono uno scherzo, comunque siano maturate. E le ultime della classe si
stanno avvicinando. Per scongiurare pericoli non
crediamo al mercato di riparazione: a noi servirebbe solo un attaccante dal gol facile, ma sembra che in giro ce ne siano pochi. Crediamo più
ad una rotazione maggiore con immissione di
forze fresche; crediamo più ad una ritrovata autostima di Maccarone; crediamo più ad un richiamo dai vertici nazionali verso la categoria dei
direttori di gara.
Tra le belle cose che non vogliamo dimenticare di Siena-Inter ci ricordiamo invece delle
15.500 presenze; di coreografie commoventi; di
canti della Verbena frutto del consueto orgoglio;
di atleti in bianconero che mettevano alla frusta i
superpagati idoli in nerazzurro; ci ricordiamo di
un pubblico esemplare che non smise mai di aiutare i suoi ragazzi e che a fine partita, nonostante
la cocente delusione, li ringraziò. Tutto questo vogliamo continuare a vedere anche in futuro e
nemmeno per un momento vogliamo pensare al
contrario. Nonostante tutto in serie “A” ci stiamo
bene e non sfiguriamo. •
Giampaolo e Mourinho a fine partita: chi sembra il vero
sconfitto?
11calcio
La squadra si affaccia al 2009 con il problema irrisolto
della scarsa capacità offensiva
Quando il gioco
non basta
Luca Luchini
Puntuali come la molesta influenza, che
ogni anno torna ad infastidire noi poveri mortali, anche in questa stagione calcistica si sono
ripresentati gli errori arbitrali contro il Siena.
L’ultimo, clamoroso, è stato il regalo di Natale
che l’internazionale, stimato e ben pagato assistente dell’arbitro (un tempo venivano pagati meno e a Siena erano appellati come
“badarighe”!) ci ha fatto contro i campioni
d’Italia dell’Inter. Poco ci consola il fatto che il
giorno seguente altre “grandi” (Juve, Milan)
abbiano goduto di analoghi favori contro
squadre meno importanti di loro, perché a
noi interessa soltanto il danno arrecato ai nostri colori e non ciò che accade agli altri.
Anzi, la cosa potrebbe configurarsi come
una vera e propria beffa quando si ascoltano
accreditate emittenti televisive diffondere le
“vere” classifiche, quelle che “avrebbero dovuto essere” senza gli errori arbitrali, stilate da
“imparziali” cronisti, sulla base di chissà quali
teorie. Abbiamo così scoperto che il Siena ha
addirittura due punti in più di quanto avrebbe
meritato. Ringraziamo dunque la benevola
classe arbitrale che fino ad oggi ci ha favorito
e ci complimentiamo con il giornalista per la
sua “lettura” delle trasferte di Udine e Milano
(sponda rossonera), e delle gare interne con il
Catania e con l‘Inter.
Cerchiamo, anche se non è facile, di dimenticare queste piacevoli amenità (tanto
ormai ci siamo abituati!) e torniamo a parlare
di calcio giocato, anche se un pizzico di intelligenza e sensibilità da parte della terna arbitrale e del giudice sportivo in occasione del
“caso Curci”, forse, ce lo saremmo attesi.
Torniamo al campo, dunque. Il mese di dicembre, sul piano dei risultati, come paventato, è stato disastroso, ma l’ultima gara con
l’Inter è riuscita in parte a farci dimenticare le
delusioni del secondo tempo di Napoli e dell’intera gara di Palermo. Nonostante la
grande prestazione contro i campioni d’Italia,
restano però le principali preoccupazioni che
hanno contraddistinto questa prima parte di
campionato, relative soprattutto alla scarsa
capacità di segnare. I nostri quattro attaccanti
sono riusciti in tutto a siglare 7 reti, e alla luce
di questo dato la classifica del Siena potrebbe
sembrare quasi miracolosa. Se analizziamo il
gioco dei bianconeri, invece, tutto parte dalla
grande disciplina difensiva che Giampaolo è
riuscito a trasmettere alla squadra, impostazione tattica che prevede un grande sacrificio
in copertura da parte delle punte che, cor-
rendo molto e giocando abbastanza lontane
dalla porta, rischiano di arrivare quasi sempre
a concludere con scarsa lucidità.
Avendo imparato ad apprezzare le grandi
doti tecniche e le capacità di Mister Giampaolo, è impensabile credere che l’allenatore
bianconero non abbia valutato tale situazione. In parte quanto detto corrisponde infatti a verità, ma in parte i nostri attaccanti
hanno fino ad oggi errato più del dovuto. Un
misto di precipitazione e fatalità sembrano infatti aver condizionato spesso la loro mira.
Tanto per restare alle ultime reti mancate con
l’Inter, non era certo stanco Frick quando all’inizio della gara ha sparato fuori a porta
vuota e non aveva bisogno di grandi energie
e lucidità il pur bravo Ghezzal per pareggiare
nel finale. Senza parlare di Maccarone che
sembra colpito da una maledizione!
L’ulteriore punto debole è relativo alla constatazione che il modulo di gioco citato prevede gli inserimenti di Kharja, in effetti il
miglior marcatore del Siena (3 reti, sic!), che
non solo ha cercato di emulare i compagni
con clamorosi errori, ma non ha un vero sostituto nel pur numerosissimo gruppo a disposizione del Mister. Così, nonostante tanto
bel gioco e i continui complimenti ricevuti, gli
inseguitori si avvicinano e siamo arrivati al
mercato di gennaio che, come sempre, vedrà
decollare, almeno in coda alla classifica, un
torneo totalmente nuovo.
Giampaolo ha chiesto l’arrivo di tre nuovi
giocatori, uno per reparto. Non sappiamo se
intenda modificare il suo schema, portando a
Siena un esterno per poter sfruttare finalmente le doti di Calaiò, o se nel reparto avanzato questi lascerà il posto ad una punta di
maggior movimento. Certo, al Siena occorrerebbe un bomber capace di segnare nel girone di ritorno sette – otto reti, e in Italia non
sappiamo proprio dove Zanzi e Gerolin potrebbero scovarlo. Lo stesso discorso si può
fare nel caso si pensi ad un trequartista. Per
quanto riguarda il centrocampo l’organico sarebbe a posto (ammesso che Vergassola e
Galloppa riescano a tenere questi ritmi fino in
fondo), ma c’è da valutare la posizione di
Coppola, scontento del suo minutaggio.
Ripetiamo quanto scritto in precedenza:
prima di rinforzare un’avversaria diretta, preferiremmo correre il rischio di “doverlo gestire” fino al termine del torneo. Coppola può
essere molto utile, anche se Codrea, a parer
nostro, è insostituibile.
Nel reparto arretrato saremmo a posto con Ghezzal
le belle realtà Rossettini, Ficagna, Brandao (in inseguito da Figo
attesa di Belmonte), se non ci fosse stato il
brutto infortunio a Rossettini. Sulla carta, con
il rientro di Ficagna, potremmo forse anche
andare avanti così, ma a parer nostro resta la
possibilità di giocare la carta della duttilità di
Zuniga, non più personaggio da scoprire, ma
autentica nuova positiva realtà del gruppo.
Zuniga potrebbe passare a fare l’esterno
alto, insieme ad un nuovo arrivato sulla sinistra, con la possibilità di adottare quel 4-4-2
che, come accennato, potrebbe valorizzare le
qualità di Callaiò. Tutto ciò se, e non abbiamo
motivi di pensare il contrario, la società manterrà la promessa di non cedere a gennaio
nessuno dei pezzi da novanta.
Comunque, nonostante la scarsa vena realizzativa dell’attacco, la classifica è migliore
dello scorso anno, i giovani di valore abbondano, Giampaolo è bravo, il Siena “insegna
calcio” anche alle “grandi”. Cosa potremmo
desiderare di più per il 2009? Magari la soluzione dell’annoso problema del Centro Sportivo, con un po’ più di buona volontà da parte
di tutti. È chiedere troppo ? Auguri! •
di Duccio Balestracci
FAIR PLAY E SINDROME DA FRUSTRAZIONI
12
H
o cominciato un po’ a preoccuparmi: ma che hai mangiato troppi
dolci? mi fa il mio medico curante, perché il tasso di glicemia nel
sangue è aumentato. Strano: è vero che con le feste natalizie a un
ricciarellino in più si indulge, e magari a uno spicchietto di panforte (nero,
per carità: quello bianco l’hanno inventato per la regina Margherita a fine
Ottocento e è una bastardata disgustosa con tutta quella vainiglia), ma
niente di più di questo, e poi se si pensa che i dolci mi stanno cordialmente sugli zibidei e che non metto nemmeno lo zucchero nel caffé perché sennò mi altera il gusto...E allora? E allora, boh... fammi pensare...
ma sì, ho capito.
Dev’essere tutto questo parlare di fair play che mulinella intorno al
gioco del calcio e che, sotto feste, si riaffaccia come una fastidiosa flatulenza quand’hai mangiato qualche cosa che affatica la digestione. Mi spiego.
L’altoparlante, prima di ogni partita, invita il pubblico a comportarsi
bene e a fare il bravo, ma glissa sul fatto che a fare i bravi e a comportarsi bene dovrebbero essere anche tutti quelli che stanno in campo, e
non solo gli undici giocatori, ma anche i tre (anzi quattro) arbitri, i due
allenatori e tutta quella gente che, a vario titolo, sta a sedere sulle panchine a bordocampo. Siamo noi che, ogni volta, si spera che lo facciano
spontaneamente e non per invito. E di questi tempi, siccome è Natale (e
poi Capodanno e poi la Befana e chi più feste ha più ne metta) a tutti chissà poi perché proprio in questo periodo – ci vien da pensare che magari si potrebbe vedere un po’ di fair play vero (e non a chiacchiere)
messo in atto nella partita.
Vuoi vedere che è stato questo pensiero che m’ha fatto alzare la glicemia: troppo zucchero mentale si dev’essere riversato nel sangue. Gente,
fatevi una controllatina perché mi sa che non sono il solo a soffrire di
questo disturbo: se tanto mi dà tanto siamo in più d’uno a presentare la
sindrome da “zucchero mentale indotto dal desiderio di gioco corretto”.
È una malattia diffusa e vecchissima e si presenta con sintomi precisi:
scarica di adrenalina di fronte a una zingarata; ribollimento di rabbia nello
stomaco seguito, in qualche caso, da smoccolamenti e imprecazioni assortite; senso di frustrazione; consapevolezza che gli attori in campo
avrebbero dovuto seguire un differente e più corretto comportamento; effetto proiezione nel sangue del tasso zuccherino che sarebbe fisiologicamente connesso con un gioco corretto. E il disastro è fatto: glicemia alle
stelle da rebound frustrato, che nemmeno se vi foste sbafati un intero vassoio di ricciarelli appena usciti dal forno. La sindrome è nota fra i medici
con la sigla FPRFS (Fair Play Rebound Frustration Syndrom)
Il fatto è che, in questa prima parte di campionato, di fair play desiderato e frustrato ce n’è stato ammannito parecchio. Per dire: a Milano abbiamo assistito a una illustre stella del firmamento rosso-nero che, appena
sfiorata (guarda caso da un giocatore della Robur), s’è accasciata esanime
al suolo che nemmeno Gavroche sulla barricata e ha procacciato un calcio
di rigore a favore, senza che nessuno abbia avuto il fair play di dirle ma dai,
pirla, che non t’ha toccato nessuno, alzati e pedala.
Ancora più di recente, s’è visto un’illustre stella nerazzurra partire da
posizione di netto fuorigioco e segnare un gol tanto immeritato quanto punitivo della squadra che aveva di fronte (guarda caso la Robur) senza che
il guardalinee direttamente responsabile abbia avuto il fair play di dire scusate mi sono sbagliato. Anzi il de quo dicitur è lo stesso che in un’occasione
identica se ne uscì con un pomposo “io non sbaglio mai”, frase che non direbbe nemmeno Nostro Signore il quale, infatti, guardando proprio quel
tizio, è stato sentito borbottare perplesso “ma dove ho sbagliato?”.
Dice: sbagliare è umano. Altroché. Ma quando si sbaglia sempre e solo
in una direzione e sempre a scapito di una parte sola sarà anche umano ma
fa incazzare una cifra. E la glicemia da FPRFS si impenna a razzo.
Di più. Alla fine della partita di cui s’è appena detto, l’illustre allenatore miracolato mica dice che quel gol non ci doveva essere, né annuncia che per la botta di culo ricevuta andrà scalzo in pellegrinaggio
alla Madonna di Montenero che gli ha regalato tre punti. No: bofonchia
soltanto che, insomma, sì, è vero, forse la sua squadra non aveva meritato così tanto di vincere, ma insomma è andata così e tanto noi siamo noi
e voi nun séte ‘n cazzo (Alberto Sordi, Il Marchese del Grillo, cit.) e allora pigliatevelo in saccoccia e tanti saluti al fair play.
Questi sono solo alcuni (e solo i più recenti) degli episodi scatenanti
che si potrebbero ricordare, ma a farne l’elenco completo – anche della
sola mezza stagione calcistica che sta finendo – ci sarebbe da riempire un
fascicolo speciale del Lancet.
Perché, poi, di volta in volta, accanto a quelli clamorosi ci sono i microepisodi che passano sotto silenzio (o tutt’al più che vengono appena
sottolineati da qualche fischio irritato degli spettatori). Giocatori che rimettono da fallo laterale prendendo una rincorsa che nemmeno un saltatore in alto, e guadagnano così una decina di metri. Giocatori che, quando
un avversario va a terra, interrompono il gioco (e magari quell’altro sta
facendo la sceneggiata, ma tant’è. E a proposito: ma non ha più senso in
altre discipline nelle quali a fermare il gioco perché c’è un giocatore a
terra è l’arbitro? no, eh...) e gli avversari, poi, gli ridanno, sì, la palla, ma
scaraventandola dall’altra parte del campo. Sarà fair play, ma a me mi fa
torcere le budella, non so a voi. Giocatori che, di fronte al fischio dell’arbitro o allo sventolamento del guardalinee, li mandano palesemente
affanculo, sottolineando l’invito verbale con gesti manuali e, nove su
dieci, se il giocatore è un “intoccabile” o un membro della “casta del
campo” l’arbitro o lo sbandieratore di bordocampo fanno finta di non
aver visto né sentito. E allora il tasso di FPRFS viaggia come un treno.
Noi sfidiamo il rischio e continuiamo a pensare che ci possa essere
un calcio in cui il fair play in gioco è un elemento reale e fondamentale.
Per ora lo pensiamo con risultati deludenti, ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire, anche se il tasso di glicemia nel sangue indotto da FPRFS
è sempre alto. Forse, quando si allontaneranno le feste e, con esse, il maggiormente avvertito desiderio di buonismo e correttezza, le cose andranno
a posto da sole. Forse. •
13calcio
È proprio vero, al peggio non c’è mai
fine. Soprattutto per quello che è successo con l’Inter, ma in parte anche per
la decisione del giudice di squalificare
Curci per due turni e di infliggere una
multa alla società.
Ma andiamo per ordine, premesso che
la beffa contro i nerazzurri non è stata ancora metabolizzata per bene e forse non
lo sarà mai. Una beffa tanto più atroce
perché ha seguito di appena 52 giorni
quella subita contro il
Milan a San Siro e preceduto di 22 la sfida con la
Juventus a Torino. Ma
non vogliamo pensar
male, tanto più che si fa
peccato…
Per questa volta basta e
avanza quello che è successo contro la squadra di
Mourinho:
semplicemente inspiegabile. Così
inspiegabile che nessuno se
l’è sentita di
accampare
scuse o attenuanti. A cominciare dallo
stesso Special
One, mentre
Moratti ha laconicamente
detto: “Quello di Siena è stato un incidente
e basta. Lo abbiamo ammesso e non so francamente cosa si possa fare di più. È in
buona fede, ben diverso da quello che avveniva anni fa…”
Certo lui in tutti questi anni non ha
avuto tante occasioni per lamentarsi dei
direttori di gara, però quando l’ha fatto
(nel recente passato per le troppe espulsioni), non la pensava così.
Allora cosa c’è da aggiungere ai fiumi
di inchiostro versati per questo ‘inquietante’ episodio? Che Maxwell
prima e Maicon dopo, essendosi resi perfettamente
conto della palese infrazione
(basta vedere con quale convinzione il centrocampista smista di tacco la palla al compagno),
potevano fare un gesto di autentico fair
play e fermare l’azione, visto che da Gilardino l’hanno preteso. Nella circostanza
è passato quasi inosservato il fallo commesso dallo stesso Maicon ai danni di Del
Grosso. Dice: “la sensazione è che il bianconero si lasci cadere
appena entrato in
area”. Può darsi, ma
resta il fatto che il brasiliano si aiuta vistosamente con un braccio
Unanimi, sia pure per interessi diversi, le reazioni dei mass media
al ‘furto’ perpetrato dall’Inter ai danni dei bianconeri
Becchi e bastonati
e quante volte simili contatti vengono puniti? Tanti, purchè ad avvantaggiarsene
siano le solite note, come dimostra il rigore concesso a Inzaghi ai danni di Por-
tanova. E poi si può
rimproverare Collina di aver mandato
a Siena un arbitro relativamente giovane
e con scarsa personalità che già nel recente passato aveva penalizzato i bianconeri contro una grande. Anche se in
occasione di Siena-Inter del campionato
2004-05 le cose non andarono meglio
con Farina, che infatti da un quotidiano
sportivo si beccò un bel 5 in pagella
con questa motivazione:
“….Una direzione di
gara delu-
nerazzurri, ndr), ma perché in generale dà
l’impressione di penalizzare la squadra di
casa e di non riuscire a mantenere il controllo della partita”. Mentre Saccani, un
altro big del fischietto abbonato al 5 in pagella, nel campionato successivo scatenò la
rabbia del Siena per non aver
rilevato un fallo di mano di
Cordoba. Tutti precedenti
che fanno riflettere.
Poi
la
squalifica di
Curci. Già è
apparso
grave e ingiustificato
che
De
Marco e
Griselli
non abbiano visto quello che
hanno visto tutti,
ma dopo una sbirciata alla tv si sperava almeno in
un gesto di ‘ravvedimento’. Invece
niente:
incapaci e arro-
dente, e non perché non vede
un sospetto rigore per il Siena
(dopo averne assegnati due ai
ganti. Conclusione: quando
c’era da vedere hanno
chiuso gli occhi, quando
non dovevano sentire non
si sono persi neppure una
parola. •
VIOLA LIVIDO
di Giancarlo Brocci
14
Caro Sensi,
ti scrivo in ritardo, reduce da un lungo viaggio, e solo da
poco ho letto il tuo pezzo speciale sul falso fair play.
Son sincero; mi aspettavo che prima o poi qualcosa del genere l’avresti scritta; a Gaiole, di là dalla linea dei castelli che
faceva da confine, si dice “lupo ‘un caca agnelli”, alla fiorentina. Vidi di sfuggita il gol di Gilardino a Palermo: un flash
della CNN e mi chiesi perché non fosse un’autorete, visto che
in scivolata non c’era arrivato. Me lo disse mio figlio, conosciuto tifoso del Siena, che il gol l’avevano dato a lui, segnato
di mano con relativa squalifica.
Il che, noto col piacere del “me l’aspettavo”, ti ha dato il
destro per una scarica antiviola che non riuscivi a sfogare altrove, da juventino senese, che altri si sono concessi per il giusto 1 a 0 della vittoria sul campo della Robur.
Vorrei farti notare come chi ama il calcio per davvero, il
giuoco o lo spettacolo, non ha potuto che essere grato alla Fiorentina dei Della Valle e a Cesare Prandelli di quanto è stato
fatto nella Firenze calcistica sotto la loro gestione.
Io sono viola dalla nascita ma avevo smesso di andare
anche in quello stadio perché indecente il contesto in cui si
assisteva alla partita, tra le maleducazioni, le violenze verbali
e fisiche, gli spinelli che giravano ecc. Per perdere, si era sempre perso tanto e si finisce per farci abitudine, più o meno se-
rena; ma il contesto era diventato altrettanto deprimente, meglio astenersi.
Loro sono stati i primi a lavorare sugli steward, a denunciare ed isolare i peggiori esponenti di curva, a chiedere un atteggiamento pacato in campo e fuori; da un po’di tempo a
questa parte ne ho viste molte, in tv, di partite della Fiorentina e non c’è bisogno di essere stati arbitri da prima linea
come me per capire quanto fosse diventato gradevole, in genere, il contegno dei gigliati.
Fuori dal campo, il “viola fair” è stato apprezzato ovunque,
al punto che il capo Uefa Platini (uno che di Firenze ricordava
le sassate al pullman della sua Juve) si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente la Fiorentina per il modo signorile con
cui è uscita dalla semifinale di Coppa Uefa (male, ai rigori, con
23 tiri in porta ecc.), con cui si è rapportata per ogni altro match,
anche in trasferta, per l’ospitalità data ad ogni tifoseria ospite:
migliaia di scozzesi senza biglietto ospitati in piazza con maxi
schermo, trattati a ribollita e pappa col pomodoro.
Lo stesso è toccato ai supporters del Lione quando siamo
usciti dalla Champions, dopo che all’andata Benzema aveva
segnato un gol non proprio sportivo; lo stesso è toccato al rammentato Benzema, accolto, assieme ai suoi, dal tappeto viola
all’uscita trionfante dal prato del Franchi.
Quelli del “Terzo tempo con baci e abbracci”, il “grande”
Prandelli, qualcosa da insegnare “ai milioni di ragazzini dei
campetti di periferia” ce l’hanno, anche solo sul piano umano
o per il coraggio (preferisci la ruffianeria?).
Il viola livido delle attribuzioni, quello che vorrebbe essere sarcasmo, i tuoi “udite, udite” derivano, caro Senio, da
un sedimentato che può pescare solo nel peggior modo di intendere il calcio come fazione, lotta al nemico comunque
brutto, sporco e cattivo. Questo si, purtroppo, ben presente nei
campetti rammentati.
Questo si presente in chi non riesce neanche a chiamare
col suo nome gli inquisiti, che non riesce neanche a leggere,
evidentemente per problemi di fegato, cosa sta a verbale, acclarato, nelle inchieste.
Caro Senio, io che avevo scritto (vedi 5 puntate sul nostro
Mesesport) prima di moggiopoli mi sono ritrovato a fare il tifo
per la Juve nell’ultima partita contro l’Inter; e non per rinterzi
impensabili in chiave viola ma perché questa nuova Juventus
è portatrice di valori, in un calcio con ancora tanti problemi.
Lo staff, l’allenatore Ranieri, i suoi campioni da Del Piero
a Buffon, i vari giovani italiani Chiellini, Marchisio, De Ceglie, Giovinco, un profilo serio in campagna acquisti ed in
sede di commento me l’hanno fatta preferire di gran lunga ad
un Inter che esibisce arroganze, soldi e neanche un italiano in
formazione. Certo, c’è sempre Agricola, ma il problema della
stalla è ancora comunissimo.
Caro Senio, io sono contento quando il Siena vince perché (al di là dei suoi ultimi presidenti) è gestito da gente vispa
e misurata e seguito da un pubblico che vanta lo zero in multe
e tante iniziative di bella civiltà. Di queste sono a ringraziare,
ogni volta che li ritrovo, i vari “Groppa” e Natili, i tanti altri
che, come loro, amano ancora il calcio e di certo stimano Prandelli (come del resto gli esternano tutti i suoi colleghi) ed il
new deal viola.
A proposito, caro Senio; le tv fiorentine che fanno quei programmi sono ripugnanti, come lo fu la precoce campagna di
“Tuttosport” contro Ranieri, così come lo sono certi beceri che
vi si avvicendano, quasi esattamente ciò che succede in tutte le
altre tv (salviamo Sky?); accetta un consiglio, fai come me e
chi ama il calcio (lo sport) per davvero: non le guardare. •
15calcio
Ricordate le parole di Galliani quando discettando sulla nuova geografia del calcio italiano, ripeteva un giorno sì e l’altro pure che il
blasone e la storia del Milan, al pari di quelli dei
grandi club, non potevano scendere a misurarsi
con le piccole città di una provincia pallonara in
cerca di legittimazione? O ancora quelle di Fabio
Capello che, un po’ contrariato per il pareggio a
reti bianche sul prato del vecchio Rastrello, dove
la sua ‘Magica’ Roma era stata fermata dalla matricola Siena, si affrettò a sottolineare che “l’erba
del terreno era troppo alta”?
A parte l’illustre affronto al certosino lavoro
di Olinto e soci, l’educato lamento del tecnico
friulano parve più che altro l’alibi dietro cui nascondere una giornata poco felice dei suoi talentuosi ‘giocolieri’.
Sta di fatto che, in modo più o meno elegante, l’’Artemio Franchi-Montepaschi Arena’
(come dobbiamo abituarci a chiamarlo) è stato
sempre molto ‘chiacchierato’ dagli addetti ai
lavori, signori nella vittoria, molto meno lucidi
nella sconfitta. Anche perché, quando ‘la
grande’ perde o comunque rallenta contro la
‘piccola’, si tende a rimarcare i demeriti della
prima e non certo i meriti della seconda. I rapporti di forza – come si direbbe in diplomazia
– vivono di regole proprie e talvolta nemmeno
quando si ‘rovesciano’ fanno notizia.
Figurarsi dunque se, in tutti questi anni,
qualcuno si è accorto ad esempio che il fondo
del ‘Franchi’ è di gran lunga il migliore di tutta
la Serie A, che i templi pieni di blasone e di storia sono ora campi ‘spelacchiati’ nonostante
rizzollature, manutenzioni varie o chissà quale
altra alchimia di consolidamento; o che magari
lo stadio di Siena è stato uno dei primi ad essere messo a norma con le disposizioni del cosiddetto ‘decreto Pisanu’ - quello che
prevedeva l’installazione dei ‘tornelli’ - grazie
ad una presenza costante e attenta da parte
delle istituzioni, capaci di rispondere con prontezza e sollecitudine laddove le metropoli del
pallone hanno spesso sonnecchiato.
Col tempo la sussiegosa spavalderia dei potenti verso quel ‘campetto di provincia’ (che
qualcuno dalle colonne della stampa nazionale
si spinse a definire, senza alcuna autorità eppure
con ingiustificabile leggerezza, addirittura “indegno di un paese civile”), si è trasformata in rispetto. A denti stretti, ma pur sempre rispetto.
Una dignità guadagnata con i successi di
una squadra e di un pubblico orgogliosamente
‘piccoli’, ma sempre più guastafeste delle
‘grandi’: come dire che la Robur, ‘nel su’ ridotto’, è un cliente durissimo per tutti e a testimoniarlo ci sono le vittorie ottenute con le
prime della classe: ne sa qualcosa la Roma di
Luciano Spalletti, poco più che comprimaria
nello spettacolare tre a zero della scorsa stagione in quella che a detta di molti resta la miglior partita disputata dai nostri in sei anni di A,
e tornata con le pive nel sacco anche quest’anno sconfitta di misura alla sesta giornata.
Provate a chiedere a Cesare Prandelli: la sua
Fiorentina si è dovuta inchinare nelle ultime apparizioni alla ‘legge del Franchi’ (quello di Siena,
si capisce…). Prima Maccarone, poi Kharja, allignati al ‘mitico’ Tore André Flo che permise al
Siena di De Canio di superare la Fiorentina targata Zoff - hanno sancito i due acuti consecutivi
sui Viola, in un derby che dalle sponde dell’Arno
si sforzano di ‘snobbare’, ma che non si direbbe
sia una partita come le altre a giudicare dalle
‘uggiose’ reazioni del popolo gigliato.
Senza dimenticare che perfino ‘Ciccio’
Cozza, per nulla rimpianto da queste parti, è
riuscito ad iscriversi alla voce dei gol memorabili: quello del 2-1 al Milan nel campionato
2004/2005 (per la prima e per ora unica vittoria sul Diavolo), rimane il solo bel ricordo lasciato da un giocatore di classe pura, ma che
nell’esperienza senese ha segnato una traccia
tutt’altro che indelebile.
Nella stagione del record di punti, il Siena
di Mario Beretta ha infranto un altro tabù. È
toccato anche alla Juventus di Claudio Ranieri
segnare il passo sotto la Torre del Mangia. La
voglia di cercare un risultato prestigioso e l’occasione di chiudere con la ‘ciliegina’ un campionato da incorniciare, almeno nella sua
seconda parte, fecero la differenza in favore dei
bianconeri di casa nostra.
Numeri alla mano, i ragazzi di Giampaolo
stanno costruendo lo ‘scudetto’ della sesta salvezza proprio in casa, spinti dalla passione di
un pubblico già premiato per la propria esemplare correttezza e ‘dodicesimo uomo’ di
grande impatto per il fortino Robur.
Quindici dei 19 punti conquistati finora
sono di matrice casalinga con un ruolino di
quattro vittorie e tre pareggi. Non male, se
solo Vergassola e compagni guarissero dal mal
di trasferta: bottino magro i quattro punti collezionati lontano dal Franchi con il pareggio di
Lecce e la vittoria sul Chievo.
Avremmo voluto poter scrivere, non senza
quel pizzico di locale sciovinistico compiacimento, che dal 4 maggio 2008, tutte le superpotenze dell’Olimpo calcistico erano
inesorabilmente cadute nella ‘conca’ del Rastrello. Gli uomini di Mister Giampaolo hanno
provato ad allungare la striscia con l’Inter di José
Mourinho. Peccato che la svista colossale di Griselli abbia spianato la strada ai Campioni d’Italia
per imporre la prima sconfitta interna stagionale.
E non ci dispiace per la statistica, ma per la
classifica. Sono sempre e solo i punti gli unici
riscontri numerici che contano davvero. Non
resta che apprezzare sinceramente la schietta
lealtà di Mourinho, il quale ha ammesso senza
ipocrisia di non aver meritato la vittoria, venuta
da un gol in solare fuorigioco di fronte ad una
squadra, il Siena, brava a giocare…da Inter,
proprio come la ‘schiacciasassi’ del torneo non
era riuscita a fare, forse per la prima volta in diciassette turni.
Che il responso del campo stavolta sia stato
oltremodo penalizzante nei confronti di un
Siena a tratti brillantissimo, è di tutta evidenza.
Rimane la beffa per un’altra impresa sfiorata,
della quale il pari sarebbe stato comunque prestigiosa consolazione e la sconfitta diventa inspiegabile e inquietante conclusione.
Tutta colpa, e non è vittimismo semmai parere unanime vista la nitida verità dei fatti, di
una bandierina che avrebbe dovuto alzarsi, ma
che è rimasta sospettosamente abbassata, lasciando al Siena soltanto la misera formalità dei
complimenti… •
Nonostante la discussa sconfitta coi nerazzurri, il Rastrello rimane un fortino inespugnabile per le big
‘Nel su’ ridotto’
è tutto un altro Siena
Francesco Vannoni
16calcio
AUTOFFICINA E PUNTO VENDITA
Baccinetti Mauro & C.
s.n.c.
RISULTATI E CLASSIFICA
SERIE A
15ª giornata
NAPOLI-SIENA
2-0
(St 17’ Maggio, 28’ Denis)
16ª giornata
PALERMO-SIENA
2-0
(Pt 30’ Cassani, st 9’ Simplicio)
17ª giornata
SIENA-INTER
1-2
(Pt 34’ Maicon, 44’ Kharja; st 38’ Maicon)
Via Pescaia 64/66
Classifica: Inter 42; Juventus 36; Milan 33;
Fiorentina 32; Napoli 30; Genoa 29;
Lazio 27; Catania 25; Atalanta 24; Roma e
Palermo 23; Udinese 22; Cagliari 21;
Siena e Sampdoria 19; Bologna e
Torino 15; Lecce 14; Reggina 13; Chievo 9.
53100 SIENA
Tel. 05.77.42.162
Fax 05.77.22.42.73
[email protected]
UNA CURVA PER AMICA
di Mario Lisi
17
D
opo tanti anni conservo ancora, tra gli inutili cimeli che riempiono i miei cassetti, la moneta da
cento lire che, come arbitro, usavo nel sorteggio
che precede ogni partita di calcio. Come tutti sanno, a
termine di regolamento, tra i due capitani delle squadre
in campo è quello ospite che deve scegliere il fatidico
“testa o croce”; successivamente chi è stato favorito dai
misteriosi volteggi in aria della monetina può decidere
se battere il calcio d’inizio oppure in quale metà campo
far schierare i propri compagni.
Tali operazioni preliminari, rituali come le strette di mano o lo
scambio di fiori e di gagliardetti,
passano per lo più inosservate ma
sono tutt’altro che una pura formalità, dal momento che dietro c’è
tutta una serie di cabale e di calcoli, di considerazioni e di strategie che entrano in gioco al
momento di scegliere, come abbiamo fatto tutti fin dai tempi dell’oratorio, “palla o campo”.
Per esempio si preferisce il
primo possesso del pallone quando
si è fatto caso che ciò ha portato
buono nell’incontro precedente
oppure perché si ha l’idea, calciandola per primi, di esorcizzarla
o in qualche modo di farsela amica
per il resto dell’incontro, quella
benedetta sfera di cuoio da infilare
nel sacco.
Molto più spesso, però, si opta
per il campo. È in questo caso che
subentrano le più svariate considerazioni, magari sulle condizioni
del terreno di gioco o sulla situazione atmosferica, com’è e come
potrà essere nella seconda parte
della gara, fino a spingersi al punto di calcolare la direzione del vento e la posizione itinerante del sole.
Ricordo che, quando l’Artemio Franchi Montepaschi Arena si chiamava ancora semplicemente “Rastrello” ed era frequentato da formazioni ben più
modeste di quelle con i celebrati campioni di oggi, i
bianconeri, quand’era possibile, preferivano scegliere il
campo in modo da trovarsi al momento opportuno ad
attaccare verso la porta lato Hotel Excelsior (come allora si chiamava) dove il sole era solito affliggere con
particolare accanimento i portieri prima che la costruzione delle tribune sotto il Viale dei Mille ammorbidisse
non poco l’inconveniente.
“Vai, vai, ora basta tirare... quello non ci vede nemmeno col cappellino... forza Sienaaa!” - urlavano gli
spettatori adulti seduti attorno a me - e, pur avendo dato
per scontato quello che forse era solo un auspicio, talvolta il gol ci scappava eccome!
Ora che siamo in serie A le cose, se possibile, non
sono cambiate più di tanto. Al posto del sole, come formidabile alleato, è salita semmai alla ribalta la Curva
Robur, così a ridosso dell’estremo difensore avversario,
pronta a ringhiare come il dodicesimo o il tredicesimo
uomo nell’accompagnare gli attacchi del Siena, fragorosa
nell’esaltarne le prodezze, generosa come poche nel sorreggere la squadra del cuore nei momenti difficili.
Perciò è quella muraglia umana che adesso, fin dal
momento dell’iniziale sorteggio, si punta a trovarsi come
vicino alleato nel secondo tempo quando, in genere, il
cronometro segna impietoso i minuti del forcing finale.
Non è un caso infatti, come in tanti hanno notato,
che proprio in quella porta entri la maggior parte dei
palloni che decidono le partite a favore dei nostri beniamini e che lì si è sempre segnato in occasione di me-
morabili trionfi bianconeri nel massimo campionato, a
cominciare dalla rocambolesca vittoria di qualche anno
fa in rimonta sul Perugia con due reti a tempo scaduto
(gol decisivo di Menegazzo), continuando con lo storico successo sul Milan firmato da Cozza e con i tre (finora) mitici 1-0 rifilati ai maligni cugini fiorentini grazie
a Flo, Maccarone e Kharja.
Noi, che abbiamo qualche capello argentato, potremmo a questo punto ricordare anche l’ 1-0 di un decisivo Siena – Montevarchi nell’allora purgatorio della
quarta serie che, in una cornice di pubblico per quei
tempi davvero straripante, segnò in qualche modo il definitivo rilancio della società bianconera.
Dunque ci piace pensare che nell’area di rigore alla
sinistra della tribuna coperta del nostro glorioso stadio
cittadino ci sia, per uno di quegli strani misteri che nello
sport coniugano verità e sortilegio, qualcosa di arcano
che aiuta i giocatori della Robur, magari uno stuolo di
invisibili folletti in maglia bianconera pronti a far sparire il pallone agli avversari di turno ed a spingerlo in
fondo alla rete meglio di Maccarone e compagni.
Insomma, cari bomber del Siena, specialmente in quei
paraggi you will never walk alone. Ma, sia detto senza
malizia, metteteci un po’ di più anche del vostro. •
febbre alta
antonio gigli
LE RAGIONI DEL POETA
Un’ottima annata! Quella che è appena andata in archivio è stata davvero una stagione bellissima, per il Siena, la migliore di sempre,
verrebbe da dire parafrasando uno spot di Sky
di qualche tempo fa. Ci siamo salvati come meglio non si poteva da quando siamo in serie A,
con il record di punti e di giornate di anticipo.
Tutti contenti, quindi? No, ci mancherebbe
altro, il tifoso bianconero ha nel dna la voglia di
polemica e anche quando le cose vanno bene
pensa che...dovrebbero andare meglio! Le polemiche pre-estive contro l’allontanamento del
mago Beretta si sono sopite solo dopo gli ottimi risultati del suo successore, a dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nel calcio
contano solo quelli. Certo, se poi ci si mettono
anche gli arbitri, come è successo contro l’Inter,
la fiammella della polemica diventa fuoco che
arde robusto nell’ambiente bianconero.
Consoliamoci con i dati, quelli non mentiscono mai. L’ultima statistica dice che i tifosi del
Siena, oltre che essere i più bravi d’Italia, sono i
secondi per numero solo a quelli della Fiorentina,
nella nostra regione, superando ampiamente tutti
i supporters di qualsiasi altra squadra di qualsiasi
sport regionale. A fronte di questi dati, per la verità poco diffusi in città (chissà perché), verrebbe
da dire: miglioriamo gli impianti, allora, costruiamo un nuovo e più funzionale stadio. Apriti
cielo! La tifoseria senese ha aperto il fuoco contro
un nuovo impianto, anche se già in via di costruzione. In questo caso alcune polemiche erano indirizzate verso il luogo, altre verso il progetto,
altre ancora verso la spesa eccessiva. Chi ha ragione? Boh...noi ci permettiamo di consigliare
solo un fatto e cioè che il dialogo tra tifosi e istituzioni debba proseguire e migliorare, nell’interesse di tutti.
Ancora polemiche, quindi, anche se le cose
vanno più che bene, compresa la classifica di questo campionato. Diciannove punti a due giornate
dalla fine del girone d’andata sono un altro record.
Il Siena di mister Giampaolo è salito alla cronaca
sportiva per le ottime, anche se a volte sfortunate,
prestazioni. Sacchi lo ha incoronato come uno dei
migliori tecnici italiani, abbiamo (ri)battuto Roma e
Fiorentina e fatto girare le .....a Milan e Inter, abbiamo finito l’anno a cinque punti dalla zona
calda. Anche in questo caso, cosa potrebbe volere
di più il tifoso del Siena? “Si segna poco”, “quando
si sblocca Maccarone?”, “che ci si fa con tutti questi giocatori nella rosa. Qqueste e altre frasi si sentono spesso nei capannelli dei tifosi, quasi si
dimenticassero dei successi e volessero solo evidenziare i difetti. Se poi ci aggiungiamo le vicende
del presidente Lombardi Stronati...
La conclusione può essere una sola. Siamo
fatti così, prendere o lasciare, siamo polemici per
natura, ma sappiamo apprezzare e soprattutto ripagare il lavoro di chi si impegna nel vecchio Roburrone. La voglia di primeggiare sempre e
comunque ci offusca, a volte, la mente, ci fa tendere ad esagerare, a spaccare il capello in quattro e a volte anche in otto, ma amiamo
svisceratamente questi colori e sappiamo anche
riconoscere i meriti di chi li ha.
Siamo fatti così, un po’ strani, polemici, vanitosi, quasi eccentrici, mai domi, a volte addirittura esagerati, e non è da adesso visto che se
accorse anche il sommo Dante, tanto da scrivere
nella Divina Commedia: or fu già mai gente sì
vana come la sanese? Possiamo dargli torto? •
L’IMPORTANTE È CHE VINCANO I BIANCONERI
di Giovanni Pellicci (corrispondente de ‘La Repubblica’)
20
L
o dico subito. Molto probabilmente quello che state
per leggere (se ne avrete voglia...) vi piacerà poco.
Molto poco. E, a lettura finita, vi starò sicuramente
antipatico. Inutile però nascondersi dietro un paravento: la
mia fede calcistica è juventina.
Quando mi hanno chiesto di scrivere un pezzo su Juventus-Siena non ho potuto affatto negarlo. E allora è nata
l’idea di scrivere un qualcosa che racconti come uno juventino trapiantato a Siena viva una partita come quella che
si gioca l’11 gennaio a Torino.
Non è stato facile decidere che tipo di taglio dare a ciò
che state per leggere ma poi è prevalsa la voglia di essere
sincero e cercare di raccontare come ho vissuto le precedenti sfide tra i bianconeri di Torino, quelli per cui faccio
il tifo da quando ero bambino, e i bianconeri di Siena, quelli
che seguo ogni domenica per motivi di lavoro e per un’indubbia passione che si è sviluppata negli anni. Ovviamente
consapevole dei “rischi” a cui vado incontro, dettati dalla
mia confessione che nasce da lontano, quando era ancora un certo Platini
ad indossare la maglia numero 10 a strisce verticali bianco e nere.
Quella che aprirà il 2009 è quindi una partita speciale per me per tanti
motivi e mi piace ripercorrere le sfide tra Juventus e Siena che hanno caratterizzato i cinque anni di serie A della Robur.
La “prima volta” fu proprio di gennaio, stagione 2003/2004. Il Siena
neopromosso in serie A che sfidava per la prima volta nella sua storia la
squadra più scudettata d’Italia. Per tanti versi già giocare quella partita ha
voluto dire scrivere un pezzetto di storia. Dopo gli anni della C e della B,
la Robur del compianto Paolo De Luca realizzava il “sogno” di sfidare la
Signora del calcio italiano per cui, anche tanti di voi, magari fanno il tifo
o nutrono almeno un po’ di simpatia.
Finì 4-2 per la Juve allora allenata da Marcello Lippi contro l’undici
di Papadopulo. Fu Del Piero a trascinare alla vittoria i piemotesi sotto la
neve, mettendo la prima pietra di un feeling molto speciale che vedrà poi
“Pinturicchio” sviluppare una particolare fame di gol contro il Siena. Per i
senesi fu comunque un momento destinato a rimanere negli annali. Ma non
solo: in attesa di infrangere quello che è poi diventato un tabù, magari proprio il prossimo 11 gennaio, quella del 18 gennaio 2004 è finora l‘unica
sfida in cui il Siena è riuscito a far gol sul campo della Juventus. Allora fu
una doppietta di Ventola a rendere meno amara la “prima volta”.
Al ritorno, c’ero anch’io sugli spalti ad assistere al primo Siena-Juventus giocato all’Artemio Franchi. Fu tanta la curiosità di vedere all’opera
la Juventus contro un Siena che muoveva i primi passi in serie A ma che
se la stava cavando decisamente bene. Finì 3-1 per la Juve grazie ai gol di
Tudor, Miccoli e Di Vaio mentre Flo si tolse la soddisfazione di battere
Buffon per il gol della bandiera.
L’anno dopo, stagione 2004-2005, il mio rapporto con la Siena calcistica
era cominciato a crescere e la mia presenza allo stadio non fu legata esclusivamente alla volontà di “esserci”, ma anche da quella di seguire la partita per
motivi di lavoro. L’andata si giocò in ottobre a Siena e ancora una volta fu Del
Piero a fare la parte del leone, segnando una doppietta che, assieme al sigillo
di Camoranesi, sentenziò lo 0-3 ai danni della squadra allora allenata di Gigi
Simoni. Il fatto di vedere da vicino campioni ammirati esclusivamente in televisione fu una grande soddisfazione. Non posso negarlo.
Il ritorno si giocò in febbraio, nel frattempo sulla panchina senese era
arrivato Gigi De Canio ma il risultato fu lo stesso dell’andata: ancora 3-0
e ancora una volta fu protagonista Del Piero con una doppietta (e siamo a
quota 7 gol in tre gare). Ma alla fine del campionato anche Siena fece festa,
centrando la seconda salvezza consecutiva e, di conseguenza, la sicurezza
di avere ancora la chance di provare a sfidare la Madama.
Ma quella del 2005/2006 fu un Juventus che sul campo lasciò poche
briciole agli avversari salvo poi vedersi revocato il titolo di campione d’Italia dopo i fatti di calciopoli. L’andata si giocò il 21 dicembre e, nonostante
l’aria di Natale, la Juve non fece regali al Siena, vincendo 2-0 grazie alle
reti di Cannavaro e Trezeguet. Al ritorno il brillante Siena di De Canio,
che conquistò la salvezza con 39 punti, fu letteralmente travolto dalla Juventus. Fu una partita surreale che io ebbi modo di seguire dalla tribuna in
compagnia di un caro amico (juventino, ndr). Il 3-0 si concretizzò in modo
fulmineo, con Vieira, Trezeguet e Mutu capaci di andare in gol nei primi
otto minuti di gara. Fu quella forse la partita più amara della saga dei SienaJuventus ma i tifosi senesi, come tutti gli altri sparsi nello Stivale non di
fede juventina, ebbero comunque modo di gioire quando appunto la Juventus fu travolta dallo scandalo calciopoli e retrocessa in B. Ciò però contribuì a togliere un po’ di fascino alla stagione successiva, quella 2006-2007
dell’Italia campione del Mondo ma priva della sfida tra Juventus e Siena.
Indipendentemente dalla fede calcistica di ognuno di noi, credo infatti
che vedersi “negata” la sfida con la Juventus tolga sempre fascino ad un
campionato di serie A e il mio “io” tifoso fu costretto ad accontentarsi delle
sfide con il Frosinone o il Rimini. Mi rifeci però seguendo con crescente
passione la sudata salvezza conquistata dal Siena all’ultima giornata con la
Lazio grazie al gol di Negro.
L’anno scorso poi, con il pronto ritorno in serie A della Juventus, la sfida
è tornata a giocarsi e, per la prima volta, il Siena si è tolto la soddisfazione
che ogni tifoso sogna per la propria squadra del cuore: battere la Juve!
Infatti, se nella gara di andata giocata a dicembre fu l’undici di Ranieri ad imporsi 2-0, il primo brindisi arrivò nel maggio dello scorso anno.
E che brindisi! Era il Siena dei record di Beretta già salvo e quindi pronto
a mettere anche la ciliegina sulla torta ad una stagione strepitosa. Fu Kharja
con un pallonetto a battere Buffon dopo soli 6’ e a regalare ai tifosi senesi
la grande gioia di battere i pluri campioni d’Italia. Ed io? Beh, in fondo la
Juve aveva già centrato la qualificazione in Champion’s al suo ritorno in
A, e quindi non ci fu sconfitta più apprezzata di quella.
Ora siamo pronti a scrivere una nuova pagina di storia. Si perché l’11
gennaio si gioca una gara che, comunque vada a finire, contribuirà a rendere ancora più ricco il meraviglioso cammino in serie A del Siena.
Ed io, in fondo, potrò comunque gioire per i colori bianconeri. •
Due immagini dell’ultimo incontro con la Juve
21calcio
Un Natale pieno di regali sotto l’albero
del Presidente Gigi Toscano. I suoi ragazzi lo hanno gratificato con risultati
sportivi di grande valore, ripagando in
parte gli sforzi della società che cerca instancabilmente di garantire ai propri
atleti un livello qualitativo sempre più
alto di organizzazione e strutture. Scendendo nel dettaglio, la Terza Categoria
offre spazio da alcuni anni, grazie al collaudato accordo con il CUS, per praticare
il calcio agonistico ai giovani studenti
universitari. Occasione di integrazione
con tanti giovani locali e risultati altalenanti, come inevitabile per una squadra
costretta quasi ogni domenica a cambiare formazione. Si può vincere e perdere con chiunque ma il mitico Fausto
Milanesi (DS e non solo) con l’Avv. Martire (Allenatore e non solo) non guardano
con ambizioni alla classifica e l’obiettivo
prefissato è immancabilmente raggiunto.
Questo per quel riguarda i grandi; passando ai ragazzi, domenica dopo domenica gli Allievi Regionali di Romano Perini
hanno guadagnato grande considerazione in ogni campo della Toscana. Occupano stabilmente il secondo posto
della classifica del girone ed in molti si
chiedono se i nostri sono gli stessi che
due anni fa, nonostante le buone qualità
tecniche, retrocessero rocambolescamente dal campionato giovanissimi.
Squadra solida che caratterialmente assomiglia sempre più al mister e quindi fatalmente destinata ad inseguire fino alla
fine il sogno del primo gradino del podio.
Gli Allievi B sono affidati al tecnico che
più rappresenta lo stile e la concezione
tecnico/sportiva della Società, il mitico capitano di una Robur che fu’ (ma non
molto tempo fa), il DS Danilo Tosoni. Ri-
La società del presidente Gigi Toscano festeggia il nuovo anno
fra ottimismo e voglia di stupire ancora
Il San Miniato nel
segno della continuità
Alessandro Aucone
sultati più che soddisfacenti con la prima posizione in classifica ed i
singoli in continua crescita
tecnica e sportiva in vista
del campionato regionale.
Situazione complicata per
i Giovanissimi Provinciali
di Costantini. Condannati
a vincere per ritornare a
disputare il Campionato
Regionale, occupano il secondo posto della classifica per una rimonta che, seppur difficile, non appare
impossibile. Dopo un inizio testa a testa
con i pari età del Mazzola hanno subito
la prima sconfitta, di misura e in modo inverosimile, proprio nello scontro diretto.
Tutto faceva pensare che i giochi maturassero nel girone di ritorno in campo avverso ma il pareggio casalingo con la
Castiglionese, ed il meno 5 dalla vetta, ha
complicato ulteriormente le cose. Obbligatorio riprendere coscienza delle proprie
potenzialità per ritrovare quella carica
agonistica necessaria ad affrontare un girone di ritorno con ancor più determinazione e convinzione nella possibilità di
raggiungere l’obiettivo.
I Giovanissimi B sono quarti in classi-
fica; certo che da questo gruppo e dal suo
allenatore Muca la società si aspetta
molto. Ci sono buoni presupposti di base
e molto su cui lavorare tenendo presente
che comunque vada il prossimo anno dovranno affrontare un campionato importante: o il Regionale o il Provinciale
puntando alla vittoria. Si costruiscono in
questi mesi le premesse di ciò che sarà.
Per i neroverdi più piccoli la politica
della società è stata chiara: investire su allenatori giovani bravi, motivati e preparati
nella convinzione che piano piano i risultati tecnici arriveranno per forza. Intanto
analizziamo quelli sportivi: in evidenza gli
Esordienti Fair Play di Mister Banelli che,
con un’ottima fase autunnale, ha condotto
i suoi a qualificarsi per il girone di merito
della fase primaverile dove si
giocheranno l’accesso alle
fasi successive del torneo.
Bene anche gli Esordienti B di
Petrini che sono a punteggio
pieno come i Pulcini a 7 di
Pacini che tra le proprie fila
annovera anche il piccolo
Iddi (10 vittorie su dieci incontri), i Pulcini a 6 di Alessio
Meniconi che hanno vinto
nove incontri su dieci e i Pulcini a 5 di Lapo Pianigiani con
uno score di 10 su 10.
Insomma tanti successi e
qualche delusione per la società di Via Veterani dello
sport che guarda con consueto ottimismo al nuovo
anno pensando già a come
sorprenderci con nuove ed
importanti iniziative.•
Gianni Turchi e
Enzo Meniconi,
cardini della
struttura
societaria
neroverde
La formazione
dei Pulcini a 7,
1998
22ciclismo
La terza edizione Prof in calendario per il 7 marzo,
in ottobre quella d’Epoca
L’Eroica, un futuro
da predestinata
Giancarlo Brocci
È arrivata una copertina di ‘Tour’, principale rivista tedesca di settore, ad annunciare un ulteriore quarto di nobiltà
per ‘L’Eroica’. Un ciclista belga, in maglia di lana marcata ‘Automoto’, in bici classe 1926, si è guadagnato la ribalta prestigiosa ed il servizio all’interno, d’apertura ed ampio,
magnifica altri protagonisti vintage della cicloturistica
d’epoca gaiolese.
Certo, il numero di iscritti in costante crescita (3237 l’ultimo dato) ha posto seri problemi di gestione futura della manifestazione d’inizio ottobre e gli ‘eroici’ la risolveranno
privilegiando la qualità rispetto al numero. Ma intanto è già
tempo di parlare dei professionisti, di una terza edizione
della ‘Monte Paschi Eroica’ che RCS, Regione Toscana,
oltre, appunto, a Banca Monte dei Paschi ed Eroica, hanno
già messo in cantiere per il prossimo sabato 7 marzo.
L’evento più ‘cool’ (di moda?) del ciclismo mondiale; la
definizione viene direttamente dal boss Angelo Zomegnan,
l’uomo del Giro del Centenario, il riferimento indiscusso dell’organizzazione ciclistica italiana di livello. Ad inizio primavera, lo scorso anno, si ottenne il clamoroso gradimento del
movimento tutto, a partire dall’interpretazione che i primattori
dettero della prova. Arrivarono in due, i pronosticati e nel ciclismo d’oggi succede solo nei grandi appuntamenti. Vinse
Fabian Cancellara che, tra l’altro, si era già imposto in una
Parigi-Roubaix; precedette Alessandro Ballan, già incoronato grande delle classiche con un successo al Giro delle
Fiandre. Poi Cancellara avrebbe fatto sue, in rapida successione, sia Tirreno-Adriatico che Milano-Sanremo e tre dei
primi 4 di Piazza del Campo si sarebbero confermati proprio
a Roubaix: il quarto, il belga Maskaant, ripetè il piazzamento
nella mitica prova del pavè mentre Cancellara e Ballan onorarono il podio di Boonen.
Nella stagione, poi, la ‘Monte Paschi Eroica’ ha portato
bene: Cancellara è tornato dalle Olimpiadi di Pechino con
l’oro del Cronometro ed il bronzo della Strada, Ballan si è
vestito d’iride al Mondiale di Varese.
Proprio loro saranno i protagonisti più attesi pure nella
prossima edizione che, di sicuro, si arricchirà anche di altri
protagonisti di straordinario livello. Tanta è l’attesa per una
prova assolutamente unica, le cui immagini hanno fatto il giro
del mondo e sono approdate su mass media dove il ciclismo
non è presenza abituale.
Anche la RAI ha già deciso una copertura di più alto profilo, a cominciare dall’uso degli elicotteri per mostrare per intero
la suggestione dei passaggi sulle strade bianche, quei panorami che hanno lasciato il segno su ognuno dei protagonisti
sui pedali, dal migliore dei prof al più lento dei cicloturisti.
Il percorso, probabilmente, subirà qualche lieve modifica,
soprattutto circa il suo tratto conclusivo; si parla di un accesso a Piazza del Campo da via Esterna di Fontebranda,
una soluzione che consentirebbe di decongestionare il traffico della zona sud della città e di togliere pressione alle attività di Pantaneto.
Inoltre, l’inserimento di una rampa di 900 metri con notevole pendenza, costituirebbe un ulteriore trampolino per
garantire che ad alzare le mani sotto la Torre del Mangia sia
un altro campione. Va da sé che il fascino, il richiamo antico
esercitato dalla ‘Monte Paschi Eroica’ sul movimento tutto
sono comunque già sufficiente garanzia, un bollino di qualità
superiore che tutti gli hanno riconosciuto alla nascita. Futuro
da predestinata. •
23associazionismo
“Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.” Joseph Conrad
Gabriele Farronato, dello Sporting Club,
ci introduce nell’affascinante mondo della vela
Cari lettori, sono un appassionato di vela, e come capite
dalla citazione, di vecchia scuola, vi scrivo per raccontarvi di
mare, di vela ed insieme dell’associazione Sporting Club di
Siena a cui appartengo. Voglio parlare del mare d’inverno, anche
se sono ancora “fresche” le notizie dei disastri elbani, delle
troppe barche danneggiate e affondate a dicembre. Voglio trasmetterne tutto il fascino, la bellezza, la vivacità dei colori, la
sorpresa delle solitudini insperate, delle acque perennemente
mosse e poi pacificate. Il mare d’inverno, il mare nostro che più
assomiglia al temibile Oceano, emozioni che solo queste stagioni possono darvi. Stiamo raccontando di mari tranquilli per
tanti mesi, per tanti giorni e che invece, quasi improvvisamente,
agitandosi, scuotendosi, ristabiliscono i “confini”delle attività
umane, ridisegnano le coste a loro capriccio, riprendendosi un
po’ di quello che abbiamo loro tolto. Vi racconto questo perché
così forse riesco a spiegare, come tanti nostri concittadini, colleghi di lavoro e vicini di casa, spendono tante energie, e tante
risorse per frequentare acque ventose , onde “allegre” o spesso
agitate, e coinvolgersi in regate, battute di pesca, crociere nelle
brezze e nei venti più freddi di gennaio o febbraio.
Cercando ancora, altri uomini li troverete più semplicemente
a passeggio, anche con il loro cavallo, lungo le bellissime
spiagge della Maremma tesi a respirare la risacca e con gli occhi
spalancati su quell’infinito orizzonte.
Sì perché sono tanti gli uomini e le donne presi da questo fascino, lo camuffano da gioco, da sport, ma resto sempre convinto che il movente di tutti sia quello della citazione conradiana.
Acqua, quindi, per tanti di noi e per fortuna salata dopo la
tanta dolce piovuta in questi mesi. Acqua per noi, piccolo circolo
di velisti di collina. Velisti, ma più in generale marinai, vale a dire
gente che vive la vela semplicemente come un modo ecologico
per “vagamondare” in vacanza, nel tempo libero, senza troppi
sofismi tecnologici o sportivi. E per questo che negli anni abbiamo avvicinato alla vela anche chi meno fortunato, ma curioso
e motivato, ci ha chiesto aiuto. “Navigando Oltre” si chiama il
progetto che ripartirà nella bella stagione e che coinvolgerà ra-
Andare per mare
salpando da ...Siena
gazzi e diversamente abili in un’esperienza di socializzazione e
di totale immersione nell’ambiente mare.
Lo Sporting nasce nel ‘98 ai tempi dell’entusiasmo per Luna
Rossa e ha via via coinvolto tante persone; ora abbiamo una
sede insieme con altre “associazioni sportive minori” a San Miniato, soci fondatori dell’omonimo Comitato, grazie all’intelligenza di alcuni amministratori e all’entusiasmo dei promotori.
Cosa bolle in pentola, oltre al progetto per i disabili? Naturalmente il corso patente nautica e in primavera un corso vela su cabinati per principianti. Per finire qualche riga la voglio spendere per
‘navigare’ sulla rete che ormai possediamo quasi tutti. È inverno e
per le giornate più fredde perché non seguire le “avventurosissime”
regate intorno al mondo della vela?
www.vendeeglobe.org/fr/ per solitari o www.volvooceanrace.org/ per equipaggi. Questi due siti sono ricchissimi di immagini, video mozzafiato sulle barche in gara, aggiornati in
tempo reale, vi fanno assistere a tutte le emozioni della regata.
Altri siti vi possono coinvolgere in virtuali regate sofisticatissime,
con situazioni meteo reali in giorni e giorni di manovre e strategie: www.virtualregatta.com, in questo sito, la regata vi dà anche
dei premi in denaro. In quest’altra invece siete voi a pagare per
giocare: www.VirtualSkipper.com, ma vi sono demo e altro materiale gratuito interessante. Nei siti delle riviste di vela infine potete trovare infinito materiale: qui le principali; www.bolina.it,
www.farevela.it, www.solovela.it, www.ilgiornaledellavela.it. Infine provate anche newsletter e newsgroup, per sentirvi in comunità, come www.velarossa.it, www.amicidellavela.it,
www.velistaweb.net, dove le chiacchiere, ma anche utilissimi
consigli e occasioni di veleggiate o uscite in mare, abbondano.
25rugby
Ci sono situazioni in cui due numeri sono più efficaci di
tante parole: “Fino a pochi anni fa alla cena degli auguri del
rugby senese eravamo appena 15 persone. Quest’anno abbiamo superato le 150”.
Antonio Cinotti, vicepresidente del Cus Siena e responsabile della sezione rugby, è giovane, debuttò sul campo con
la maglia bianconera n. 5 appena dieci anni fa, ma ha già un
album ricco di ricordi: “Penso a quando la domenica non riuscivamo neppure a schierare i quindici giocatori titolari, e
oggi abbiamo quattro squadre impegnate in campionati regionali. Penso a quando Riccardo Bani, e poi Luca Scarpelli, cominciarono a lavorare con le scuole e nessuno di
noi ci credeva più di tanto, e adesso abbiamo un vero e proprio settore minirugby. Penso a quando pochissimi sapevano che anche a Siena si giocava a rugby, e quest’anno
abbiamo un sponsor importante come Banca Cras. Penso
all’appoggio convinto del Cus: dal presidente Gotti, che ci è
sempre vicino, a tutta la struttura societaria. Penso al campionato di serie C1 dello scorso anno, quando perdemmo
nettamente tutte le partite e ci salvammo solo allo spareggio e quest’anno abbiamo chiuso il girone di andata con due
vittorie e un pareggio”.
E, aggiungiamo noi, con qualche rammarico per almeno
tre partite in cui il gioco espresso dal XV senese non si è
tradotto in un sufficiente numero di mete e quindi in altri punti
in classifica.
La squadra allenata da Fulvio Biagioli ha confermato di
essere forte in difesa, solida nella mischia, ma ancora carente
in fase offensiva, dove fa sempre troppa fatica a tradurre in
punti la qualità tattica e tecnica delle azioni. D’altra parte, ed
è una constatazione condivisa da tutti, il lavoro impostato da
Biagioli sta dando i frutti previsti: lasciando spesso spazio ai
giocatori in panchina e facendo debuttare in prima squadra
diversi giocatori della Under 19, il gruppo è cresciuto sotto
ogni profilo, i singoli giocatori sono migliorati, la squadra può
contare su più alternative e su nuovi schemi.
Ma la cosa davvero curiosa di Banca Cras Cus Siena
rugby è l’entusiasmo che ogni squadra riesce a trasmettere
a tutto l’ambiente. Se alla fine della stagione precedente,
nella primavera 2008, fu la Under 19 a raccogliere i successi
più importanti ed evitare che le sconfitte della prima squadra
potessero incidere sul morale di tutti, da ottobre a dicembre
sono stati i giovanissimi della Under 15 a dare la carica. Al
loro debutto assoluto in un campionato regionale, i giovani
bianconeri allenati da Adrian Bielsa hanno dimostrato una
disciplina tattica e un carattere eccezionali, vincendo le
prime partite e giocando un rugby spettacolare ed efficace.
La squadra cussina sponsorizzata dalla Banca
Cras inizia il 2009 sull’onda dell’entusiasmo
Sport minore a chi?
Roberto Guiggiani
E anche quando, per una sfortunata coincidenza di infortuni,
sono stati costretti a scendere in campo con soli 12 giocatori,
contro 15 avversari, hanno lottato fino ai minuti finali, dimostrando di saper sopperire anche all’inferiorità numerica.
Così come le prime partite della Under 13 e 9 hanno immediatamente acceso la voglia di far conoscere al maggior numero di bambini la bellezza e l’intensità di questo sport,
aprendo le porte del reclutamento ai corsi di minirugby e rugby
(per informazioni, rivolgersi alla segreteria del Cus Siena,
tel 0577 52341, oppure visitare il sito www.cussienarugby.it).
“Il 2008 si è chiuso con una serie di risultati molto positivi. Uno addirittura storico, la Under 19 di Francesco Fusi
ha vinto una partita per 88-0, che è il punteggio più ampio
mai realizzato da una squadra del
Cus. Né è stata da meno la Under
17 guidata dal tecnico Claudio
Vannini, che ha chiuso molto
bene la prima fase della stagione,
cogliendo vittorie convincenti e dimostrando di poter essere un sicuro ‘terreno di coltura’ per i
prossimi anni – aggiunge Cinotti –
. Ma sappiamo benissimo che il
lavoro da fare resta ancora tanto
e che proprio lo sviluppo improvviso di tante novità richiede un impegno ancora superiore nella fase
organizzativa. Tuttavia, sono contento di sottolineare che il 2009
inizia sull’onda dell’entusiasmo
per quello che ogni domenica vediamo sui campi da gioco, e durante la settimana negli
allenamenti che facciamo al
campo dell’Acquacalda e a quello
di Sovicille, grazie alla collaborazione avviata con l’associazione
sportiva Policras”. •
26scherma
Mentre Alice Volpi continua a scalare posizioni
nel ranking internazionale, si moltiplica l’attività
di tutte le armi e categorie
Il Cus pensa in grande
Daniele Giannini
Valentina Soldati
e Lorenzo Toracca
In questo ultimo scorcio del 2008 ancora protagonista la giovane fiorettista cussina Alice Volpi, classe 1992, che sfiora la vittoria in Coppa del
Mondo under 20 salendo sul secondo gradino del podio nel Trofeo Alpe
Adria, gara internazionale alle sei armi valida per la classifica della competizione iridata giovanile svoltasi a Lignano Sabbiadoro.
Alice ha ceduto (11-15) solo nella finale per l’assegnazione del trofeo
alla romana De Costanzo, sua compagna di nazionale ma di tre anni più
grande e recente bronzo individuale ai Campionati Europei.
L’atleta del CUS targato Consum.it si era guadagnata la finale sconfiggendo nell’ordine Mabel Biagiotti (15-6), la romena Ioana Adriana Dumitru (15-5), Martina Batini, attuale Campionessa Europea in carica,
(15-8), la francese Clarisse Luminet (15-10) e Francesca Palumbo (15-8).
Il successo dell’Italia nella prova individuale è stato poi completato dalla
vittoria nella prova sperimentale a squadre dove la rappresentativa azzurra
composta dalla fiorettista cussina insieme ad Olga Rachele Calissi, Martina
Batini, e Valentina De Costanzo ha avuto la meglio per 38 a 28 sugli Stati
Uniti dopo aver superato imbattuta il girone eliminatorio di qualificazione superando, oltre agli stessi Stati Uniti, Romania e Slovacchia.
Passa una settimana ed Alice scende in pedana a Bochum, in Germania, per la successiva tappa di Coppa dove ottiene ancora un risultato
utile conquistando un settimo posto che le permette di scalare ancora tre
posizioni nel ranking internazionale salendo dal 10° al 7° posto della classifica di Coppa.
Gara sofferta ma di carattere per la fiorettista senese, seguita nell’occasione dal M° Lio Bastianini, che l’ha vista prevalere in due incontri di diretta per una sola stoccata, 15-14, contro la polacca Hausman e contro la
russa Kokoulina, e superare nelle “16” per 15-11 ancora una russa, la ventenne Elesina.
Nel quarto di finale non c’è stato assalto: la Volpi ha abdicato contro l’ultima russa, Anastasia Ivanova, probabilmente vuota psicologicamente dopo
tre assalti da cardiopalma chiusi tutti sul filo di lana. La Ivanova è stata poi
sconfitta 9-6 nella finalissima da un’altra italiana, Valentina De Costanzo.
Oltre alla Volpi, altri giovani cussini hanno vissuto in questo ultimo periodo importanti esperienze in Coppa; infatti, alla fine di novembre la fiorettista Giorgia Zizzo, fresca diciottenne, ha preso parte a Lesno, in
Polonia, alla prova di Coppa raggiungendo il 19° posto della classifica finale mentre la spadista Gaia Fratini, classe 1992, è scesa in pedana a
Tauber, in Germania, ma con minor fortuna, non essendo riuscita a superare la prima fase della prova internazionale.
A Lignano, alla prova di fioretto, hanno partecipato le altre due fiorettiste cussine Irene Crecchi, e Giorgia Zizzo che si sono fermate rispettivamente nel tabellone da “64” e nel girone eliminatorio fornendo una
prestazione sicuramente al di sotto delle proprie capacità; nella prova di
spada ancora due giovani cussini under 20, Lorenzo Bruttini e Gaia Fratini anche loro fermatisi, dopo un buon girone iniziale, nel tabellone da “64”
della rispettiva eliminazione diretta.
Attività internazionale in primo piano anche con l’inizio del 2009 con
le convocazioni di Alice Volpi e Lorenzo Bruttini nelle rappresentative di
fioretto e spada della “Coupe Heracles Junior” di Budapest, trasferta la
quale parteciperà anche la spadista Gaia Fratini che ha ottenuto il nullaosta dal C.T. di specialità in virtù delle buone prove fornite in campo nazionale e della relativa alta posizione del ranking di categoria.
Negli ultimi giorni dell’anno ancora una nota positiva per Alice Volpi
con la prima convocazione ad un allenamento assoluto di fioretto che si
terrà a Roma alla metà del mese di gennaio; questo è il primo collegiale
della nuova stagione agonistica che vedrà anche la partecipazione delle
medagliate di Pechino sotto la supervisione del nuovo Commissario
d’arma unico, Stefano Cerioni, al quale il Consiglio Federale ha affidato la
conduzione del settore del fioretto per il prossimo quadriennio olimpico.
In campo nazionale si è disputata a Ravenna la prima prova di qualificazione ai Campionati Assoluti 2009 con prove lusinghiere di Vieri Vannoni, classificatosi 15° nella spada su un lotto di oltre 240 concorrenti, in
una prova difficilissima che ha visto il Campione Olimpico Tagliariol uscire
nel tabellone da “32”, e Fabio Miraldi 30° nella prova di fioretto.
Entrambi i cussini, in virtù della classifica ottenuta nelle rispettive armi,
acquisiscono il diritto di partecipazione alla seconda prova nazionale
senza disputare le qualifiche regionali e zonali. Nella stessa prova gli spadisti Lorenzo Bruttini, Gaia Fratini e Lucia Cetoloni terminavano la gara
prima di raggiungere i tabelloni utili alla qualificazione diretta alla successiva prova assoluta.
Nel settore under 14, dove gli schermitori cussini sono sponsorizzati
da Banca CRAS, si sono svolte le prime prove nazionali di spada a Firenze e di fioretto a Lucca. Molto buone le prestazioni dei giovanissimi
atleti senesi che complessivamente hanno raccolto due ori, un bronzo ed
altri tre finalisti oltre ad una serie di innumerevoli buoni piazzamenti.
I due ori sono arrivati ambedue nella spada con Valentina Soldati nelle
“Allieve” e Lorenzo Toracca nei “Maschietti”.
Valentina Soldati si aggiudica la prova, che vedeva oltre 90 partecipanti
in pedana, superando l’atleta di Casale Monferrato Pozzi per 15/10 dopo
aver condotto in maniera impeccabile tutta la eliminazione diretta dove la
cussina non ha concesso alle avversarie di turno più di 10 stoccate mettendone invece a segno sempre 15 senza mai arrivare al limite dei 9 minuti,
massimo tempo previsto per un incontro. In gara anche Ilaria Prò sconfitta
per sole due stoccate nel primo incontro della eliminazione diretta.
Esordio vincente per Lorenzo Toracca nella spada; dopo una buona
prova di fioretto il giovanissimo cussino si è voluto cimentare quasi per
gioco nella spada cogliendo un successo inaspettato ma sicuramente
frutto della forte determinazione. In finale il cussino si aggiudicava la prova
sul bergamasco Tazzioli che nel tabellone dei “16” aveva superato di una
sola stoccata, 10-9, l’altro cussino in gara, Sergio Caoduro, classificatosi
al 13° posto.
Nelle “Giovanissime” buon debutto per Vivian Petrini che si classifica
28ª; nelle “Ragazze” gara sottotono delle cussine con una classifica che
non rispetta certo le buone potenzialità e che vede nel tabellone da “64” cedere nell’ordine Irene Andreini,Virginia Simpatico ed Elena Ferrini; nei “Ragazzi” 31° Andrea Brogi e fuori nel tabellone iniziale Tommaso Della Seta;
escono nei primi turni della diretta anche gli “Allievi” Bernardo Crecchi e Michele Popovici, così come Lorenzo Capra nei “Giovanissimi”, meglio Rachele Rosso nelle “Bambine”, 28ª, non supera invece il tabellone da “64”
Verdiana Simpatico.
Nelle prova di fioretto svoltasi a Lucca bel bronzo nelle “Ragazze” della
campionessa d’Italia Sofia Monaci, che ha dovuto abbandonare, per intervento medico, durante la semifinale contro la bolzanina Lauria, poi vincitrice della gara.
Nei “Ragazzi” bella finale con sesto posto per Lorenzo Giannini superato per 15/9 dal milanese Gualazzini; più indietro, nei primi turni della
eliminazione diretta, si sono arresi dopo un buon avvio, Carlo Alberto Stortini, Andrea Sperduti, Ferdinando Picciolini e Bernardo Rosseti.
Bella gara nelle “Bambine” con due cussine in finale, sesta Flavia Monaci e ottava Maddalena Valacchi, seguite nel tabellone da “64” da Carlotta
Peri e Silvia Menchiari. Nelle “Giovanissime” buona prova di Elena Biagiotti, 11ª, e tabellone da “64” per Eleonora Perillo; nei “Maschietti” ancora
una prova positiva con il 13° posto di Lorenzo Toracca mentre si fermava
al primo turno Sergio Caoduro.
Bene anche Bernardo Crecchi, 14° negli “Allievi” seguito al 34° posto
da Mattia Laurigi; infine nei “Giovanissimi” buono il 18° posto di Dimitri Tarantino, al rientro dopo un lungo infortunio, seguito in classifica dal 26°
posto di Lorenzo Capra e dal 59° di Francesco Pacciani.
Prossimo appuntamento under 14 a gennaio, con la seconda prova regionale in programma a Lucca, dove la sezione scherma del CUS cercherà
di mantenere la testa della classifica per Società 2009 conquistata nella
prima prova svoltasi a Viareggio agli inizi dello scorso mese di novembre.
Chiudiamo la rassegna dei risultati con la seconda prova “Master”
svoltasi ad Udine e che ha visto lo sciabolatore cussino Filippo Carlucci
confermarsi ai vertici della categoria con un brillante terzo posto. Prime
otto posizioni raggiunte anche da Matteo Carducci, 7°, e Lucia Cetoloni, 8°,
nelle rispettive prove di spada con Lola Teale fermatasi al 12° posto. •
27polisportiva
Dalla presentazione degli agonisti alla gestione
della pista su ghiaccio passando per il Premio ‘Ciani’
La Mens Sana 1871
fra sport e cultura
Giacomo Zanibelli
La Mens Sana 1871 ha presentato come ogni anno alla
città i suoi gioielli, gli agonisti, quelli che si faranno carico nel
corso della stagione di tenere sempre alto il nome ed i colori
dell’ultracentenaria società sportiva. L’ha fatto con una cerimonia semplice, ma sempre suggestiva, sotto lo sguardo attento dei rappresentanti delle istituzioni che hanno visto
sfilare, una ad una, tutte le sezioni che compongono il variegato mondo della Mens Sana: ginnastica artistica, pattinaggio corsa, karate, capoeira, pattinaggio artistico,
minibasket, volley, scuola di ballo, runners, atletica leggera,
calcio, tiro con l’arco, hockey, endurance, scacchi.
Nel corso della cerimonia, com’è tradizione, alcuni atleti
hanno sfilato con il Collare d’Oro, la più alta benemerenza in
campo sportivo conferita dalla presidenza del Coni Nazionale alla Mens Sana 1871 nel 2000. Insieme a questa il labaro della Polisportiva, e le bandiere europea, italiana e della
stessa società.
Nel corso della cerimonia sono stati premiati anche alcuni atleti che si sono particolarmente distinti nella scorsa
stagione sportiva: Cristina Giulianini, della sezione di pattinaggio artistico, per il terzo posto conseguito ai recenti Campionati Mondiali; Andrea Trafeli, della sezione pattinaggio
corsa, premiata per i brillanti risultati ottenuti ai Campionati
Mondiali ed Europei 2008; Matteo Cambi, Mattia De Santis,
Emanuele Napoli e Leonardo Terzuoli, della sezione karate,
per il conseguimento della cintura nera 1° dan; Roberta Bellaccini, premiata per la proficua collaborazione prestata negli
anni alla sezione di hockey; Sergio Battestin nella sezione
miniasket e Pietro Giannitti in quella dei runners.
Certamente una serie di risultati positivi ed importanti
che gratificano sempre di più il lavoro del presidente Piero
Ricci e dei suoi più stretti collaboratoridei, inseme a dirigenti,
istruttori, atleti e genitori, tutti impegnati durante l’anno a far
splendere i colori della Mens Sana 1871. L’auspicio è che
anche il 2009 possa essere foriero di successi per l’antica
società sportiva senese, sempre più apprezzata e rispettata
in tutte le discipline in cui sono impegnati i propri atleti.
La cerimonia di presentazione degli agonistici è da sempre un vanto per i dirigenti biancoverdi e soprattutto motivo
di grande soddisfazione vedere tanti ragazzi uniti intorno ai
valori più alti dello sport. Valori che la Mens Sana difende da
ben 138 anni.
Ma non è stata questa l’ultima fatica del 2008. Anche
quest’anno infatti la società di Viale Sclavo è impegnata nella
gestione della pista di pattinaggio su ghiaccio allestita ai
giardini della Lizza dal 1999. Una iniziativa che va incontrando sempre maggiori favori da parte di grandi e piccini
ma che richiede alla Mens Sana 1871 anche uno sforzo non
indifferente. Soprattutto durante le festività natalizie e la notte
dell’ultimo dell’anno, quando la pista diventa una fonte di divertimento originalissima e fruibile da tutti.
La realizzazione e la gestione della pista, vengono subito dopo l’importante appuntamento biennale del ‘Premio
di Composizione Simone Ciani’, che ha visto impegnato per
quasi un anno l’intero staff dirigenziale mensanino, impegnato a dare un respiro sempre più ampio ad una iniziativa
che ha pochi esempi in Italia.
Il Premio, che anche in questa sesta edizione ha registrato
la presenza di oltre venti talentuosi compositori (poi ridotti a
sei a seguito della scrematura effettuata dai maestri Ruggero
Lolini e Giuseppe Baldesi, è stato per la prima volta riprodotto
in un CD a disposizione presso la segreteria degli impianti.
Tutta questa vasta e qualificata attività a 360 gradi, evidenzia come la più antica istituzione sportiva cittadina sia
sempre più attenta non solo alle esigenze del corpo, ma
anche a quelle della mente.
Stante le premesse, non è difficile dunque prospettare
anche per il 2009 un anno ricco di soddisfazioni e di successi per la Mens Sana 1871 come il suo presidente Piero
Ricci e l’intero staff ampiamente meritano. •
zapping
vincenzo coli
SIENA E MENS SANA ALFIERI DELLA PROVINCIA
La Gazzetta dello Sport fa le pagelle alle
squadre di calcio della serie A e attribuisce un bel
voto al Siena: sette. Motivazione: “La partita con
l’Inter è l’ultima di una serie di splendide prestazioni di una squadra che prova a salvarsi con la
forza del gioco, grazie all’impronta del suo allenatore Giampaolo. Le parate di Curci, i gol di
Kharja e l’esperienza di Vergassola sono le chiavi
per aprire la porta di un ritorno tranquillo”. Mourinho stesso ha inserito Giampaolo nelle ristretta
rosa di allenatori che stima di più, e in effetti al
‘Franchi’ i nerazzurri se la videro brutta, ricordate l’esultanza smodata dello SpecialOne, un
tipo solitamente piuttosto controllato, dopo il gol
tarocco di Maicon? Raccogliere attestati di stima
non autorizza a coltivare presunzioni e a ritenersi
candidati sicuri alla permanenza nella massima
serie. Avremmo preferito qualche botta di lato B,
una tenuta migliore in trasferta e quei tre-quattro
gol in più che da Maccarone tutti ci aspettavamo,
ma tant’é: prendiamo per buoni i complimenti
della critica e speriamo che nel girone di ritorno
sia davvero la forza del gioco la chiave di volta
per la salvezza. Nel calcio Siena si iscrive di diritto alla categoria del ‘piccolo è bello, e fa simpatia’, come nel recente passato Chievo ed
Empoli. Al pari della vecchia Robur, alfieri della
provincia che, senza grandi mezzi economici,
con giocatori sottovalutati o riciclati e stadio rattoppato, osa e ce la mette tutta, e in qualche caso
riesce a far soffrire la metropoli. Magari porta
punti a casa e denuda il re, ma in sostanza lascia gli equilibri inalterati. Di outsider vincenti
negli ultimi quarant’anni ci vengono in mente solo
Cagliari e Verona, ma la squadra sarda contava
su un certo Gigi Riva e i veneti vantavano un gioco di squadra formidabile
orchestrato in panchina dal maestro Bagnoli. Se non altro, pungolate dall’oltraggio subito, Juventus, Milan e Inter
colsero l’occasione per rinnovare e riaprire i loro cicli. La squadra partita per
salvarsi e che a metà campionato ha
quei cinque-sei punti in più - ma attenzione: non è il caso del Siena, siamo
bravini ma border-line come sempre,
abbonati al filo del rasoio – sparge
grani di pepe nel pentolone del campionato e permette ai giornalisti qualche inchiesta col punto esclamativo, ma è
come il cumino sulla braciola di maiale:
sarà comunque la carne a garantirvi la
sazietà.
Continua invece a restare indigesta
a molti, nel mondo del basket, la bisteccona in salsa biancoverde: una ‘tagliata’
saporitissima e un taglio impietoso alle
ambizioni di Roma, Milano, Bologna
Virtus e Bologna Fortitudo, tutte cadute
rovinosamente nel momento in cui provavano a rappresentare l’alternativa.
Ora sembra il momento di Treviso, e un
ritorno in grande stile della Marca dopo
il pasticcio Lorbek in effetti farebbe del
bene al basket italiano. In questo sport
che prescinde dalle metropoli e dalle
città medio-grandi (Torino, Genova e Firenze pallide meteore del passato, Napoli scomparsa quest’anno) Siena è una
grande, anzi ‘la grande’, unica anche in
campo internazionale, e nel nostro caso diffidiamo gli osservatori a proclamare banalmente
che ‘piccolo è bello’: si può lavorare con grande
professionalità e in prospettiva futura anche
senza avere bacini di utenza virtuali alle spalle,
se ci sono management, staff tecnico, sponsor
convinto e un progetto di impianto in ottica continentale. E il bacino reale di utenza ogni settimana, per quanto minuscolo, è permanentemente
a bollore. I media nazionali non sanno più a che
santo votarsi, hanno persino smesso di gufare:
lanciano disperati sondaggi on-line su chi potrà
impensierire la capolista, e gli utenti ormai nemmeno rispondono più; Sky mette in palinsesto
Siena al pari di Ferrara e preferisce mostrare
ogni settimana le piaghe meneghine; la Gazzetta
del lunedì dà notizia della MPS nelle due mezze
pagine principali solo se incontra Milano, Roma
o le due felsinee, altrimenti la occulta nella pagina di servizio corpo 8. Il giorno dopo la vittoria casalinga col Panathinaikos, la ‘rosea’ chiese
a Dan Peterson di raccontare nella sua rubrica
l’esperienza di attore in una soap televisiva.
Quanti tubetti di plasil stanno circolando tra gli
addetti ai lavori… •
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Presentati i dati dell’inchiesta promossa dal Coni Provinciale sul ‘Bambino sceglie lo sport’
Il progetto ha fatto breccia
nelle famiglie
Francesco Vannoni
Quando sei anni or sono prese corpo, anche nella provincia di
Siena, il progetto “Giocosport-il Bambino sceglie lo Sport”, promosso
dal Comitato Provinciale del Coni con il sostegno dell’Amministrazione
Provinciale di Siena e la fondamentale partecipazione del Centro Servizi Amministrativi quale struttura di riferimento di tutta la realtà scolastica alla quale il progetto era destinato, qualcuno avrà pensato ad
un sogno, altri forse avranno creduto a un’utopia. Di sicuro, non mancavano le difficoltà. C’erano, è vero, importanti esperienze che avevano già dato ottimi riscontri in altre province toscane, ma bisognava
valutare se e quali sarebbero stati l’impatto e la capacità penetrativa
di un nuovo modello di ‘apprendimento sportivo’ da offrire ai bambini
della scuola primaria.
Determinante, in questo senso, e alla luce del bagaglio di conoscenze precedentemente acquisite, l’apporto del Comitato Regionale
Toscano, interprete, con il suo Presidente Ernesto Rabizzi, di un’attenta e qualificata opera coordinatrice nelle diverse specificità territoriali della nostra regione.
Serviva una vera e propria ‘dichiarazione d’intenti’ e la perfetta sinergia alla base del progetto che Coni, Amministrazione Provinciale di
Siena e mondo della scuola hanno saputo costruire, rappresenta di
fatto l’essenza di un successo sempre più marcato, sia a livello di numeri che sotto l’aspetto degli schemi educativi.
Un gioco di squadra costruito ‘a memoria’, senza individualismi e
con efficace coralità, improntato non soltanto sulla piena e proficua convergenza tra il Presidente del Coni Roberto Montermini, l’Assessore allo
Sport della Provincia di Siena Giorgio Del Ciondolo ed il Coordinatore
dell’Ufficio Scolastico Provinciale per l’educazione Fisica Prof. Francesco Binella. Ma dove l’integrazione e la complementarietà di ruoli e competenze hanno permesso di assemblare le tessere per un mosaico
perfettamente riuscito, centrando l’obiettivo tutt’altro che secondario,
della diffusione e del consolidamento dell’insieme di valori e principi morali dei quali lo sport è, per propria natura, il più diretto portatore.
Come testimoniano i dati emersi dall’inchiesta effettuata tra i genitori degli 8713 alunni coinvolti nel progetto, e appena pubblicati in un
opuscolo presentato presso la sede dell’Amministrazione Provinciale.
I ragazzi diventano così i fruitori di una cultura sportiva capace di renderli ‘padroni della propria scelta, attraverso l’esperienza scolastica e
la sua continuazione in seno alla società sportiva, per un approccio
conforme ai canoni didattico-pedagogici dello sviluppo individuale e
collettivo.
Oggi il “Bambino Sceglie lo Sport”, alla cui attività si affianca un
apprezzatissimo concorso grafico di sempre maggiore interesse tra i
ragazzi e nel quale le scuole senesi hanno avuto modo di distinguersi
per la qualità degli elaborati (ben 870 quelli presentati nell’ultimo
anno) e i riconoscimenti ottenuti, è esteso ai 23 istituti comprensivi
della provincia, per un totale di 9400 ore di lezione, tenute da 75 docenti Coni e 27 istruttori federali.
L’agile compendio, curato per la parte scientifica dal Dott. Giovanni Scalera, psicologo psicoterapeuta e collaboratore del Coni Provinciale di Siena, realizzato su impianto grafico di Andrea D’Amore e
distribuito in tempi strettissimi grazie all’accurato lavoro d’insieme di
tutto il Comitato Provinciale: dal segretario Claudio Certosini, ai componenti il Settore Tecnico Rossella Catapano, Anna Santangelo e Antonella Bellugi e sul cui contenuto anche il Dirigente dell’Ufficio
Scolastico Provinciale Prof. Luigi Sebastiani si è espresso molto favorevolmente, ha incontrato il convinto appoggio del Presidente dell’Amministrazione Provinciale Fabio Ceccherini e si propone di
diffondere i lusinghieri risultati dell’iniziativa, attraverso l’elaborazione
e l’analisi di un questionario, compilato in forma anonima – dove possibile con risposte di coppia - e diventato strumento necessario per arricchirne e migliorarne strumenti operativi e finalità.
Dal rapporto pubblicato si evince
l’attenzione e la sensibilità con cui
i genitori seguono l’educazione
motoria e la pratica sportiva dei figli:
fortunatamente circoscritta (circa
l’1%) la percentuale di scettici sulla
valenza educativa del binomio giocosport; di contro, l’82% degli interpellati
si dice soddisfatto delle opportunità di
conoscenza offerte al figlio e il 33% dei
genitori riconosce all’attività fisica un
ruolo predominante nella formazione
personale dei ragazzi. Apprezzabile poi
l’autocritica di chi (intorno all’11%) sollevava la questione della mancanza di sostegno per il proseguimento dell’attività.
Che nella maggior parte dei casi (lo dice il
73% dei genitori) viene abbandonata per la
preferenza verso altre forme di svago, o per
mancanza di risultati (secondo il 12,7). Da rilevare – nello spirito più autentico del progetto
– che il 46,6% ritiene importante partecipare e,
se il 45,5% considera che fare sport sia un
modo per migliorare le prestazioni personali,
solo il 2,1% si attende il conseguimento del risultato.
A questo proposito risultano di particolare interesse, anche in termini di valutazione e di confronto, oltre che motivo di completezza e
ottimizzazione, gli esiti rilevati dal questionario appositamente preparato per gli oltre 900 alunni delle classi quinte, giunti al termine del
ciclo di istruzione elementare. Nelle cinque domande proposte, correlate, come nel caso del questionario per i genitori, da grafici in appendice alla brochure, si apprezzano da prima la tendenza
cognitivo-comportamentale riferita alle inclinazioni che l’attività motoria sa valorizzare e mettere in evidenza. Successivamente si coglie un
altro profilo caratterizzante del progetto: l’ampia varietà di discipline
(circa venti) sulle quali si è ‘spalmata’ la preferenza dei più, anche in
funzione di ragioni motivazionali curiose e sorprendenti.
L’eccezionale riscontro partecipativo riscossa dal progetto attesta
l’esigenza di offrire una nuova opportunità di educazione sportiva che
si affrancasse dal rapporto successo-competizione e aprisse ulteriore
prospettive di coesione sociale ed occasioni di incontro. La zelante
applicazione e la varietà di risposte ottenute, confermano tra l’altro, la
nuova angolazione dalla quale i genitori sanno guardare allo sport: la
conoscenza e la comprensione dei caratteri peculiari del progetto ha
considerevolmente modificato non più come la semplice attività curricolare, ma nell’ottica di un patrimonio universale di valori utili all’evoluzione fisico-salutistica di ognuno di noi, nonché quali punti
cardine sui quali fondare integrazione culturale e progresso civile.
Non potevano essere migliori le referenze di un progetto che è
proiettato al futuro, sulla scorta di credenziali ormai consolidate e riconosciute. L’ulteriore prevedibile crescita presenterà nuove appassionanti sfide, difficili sì ma non certo impossibili. L’entusiasmo e
l’impegno di tutti i suoi ‘attori’ potranno regalare al “Bambino Sceglie
lo Sport” altre meritatissime soddisfazioni. •
Romain Sato
B i a n c o v e rd i
travolgenti
AVA N T I U N A LT R O !
32basket
Si fa sempre più trionfale, nonostante gli infortuni, la marcia dei biancoverdi
in campionato, fra record che crollano e classifica da capogiro
Aggrappati
alle proprie certezze
Mauro Bindi
L’ultimo arrivato
Arriel Mc Donald
Un anno fa, all’incirca negli stessi tempi di
oggi, eravamo a snocciolare la serie impressionante di record che la Montepaschi aveva collezionato nel corso di un anno, il 2007,
semplicemente fantastico.
Le nostre valutazioni si concludevano con
la consapevolezza che ripetersi e addirittura fare
meglio era quasi impossibile. La realtà delle
cose ci ha dimostrato, invece, che fare i conti
con Pianigiani e soci prima del tempo non è possibile e come accade sempre di fronte ad una
buona notizia, il fatto che la Montepaschi sia
riuscita addirittura a migliorarsi ci da lo spunto
per guardare all’entrante 2009 con la stessa fiducia e con il medesimo entusiasmo che ha accompagnato la fantastica cavalcata bianco-verde
lungo l’intero corso del 2008.
Una Montepaschi che sembra sfidare nel
corso del tempo la legge dei grandi numeri e che
pur partendo dalla cognizione che ripetere un
anno con solo 3 sconfitte totali in campionato, 4
se ci si aggiunge quella unica nel corso dei playoff scudetto contro Roma, è decisamente difficile. Dall’altra questa convinzione vacilla di
fronte alla capacità dimostrata dal gruppo senese
di imporre una solidità ed una continuità di rendimento assolutamente fuori dalla norma.
Restringere tutto ad una questione di numeri
è ovviamente troppo riduttivo, fa piacere vedere
che gli albi storici e quelli relativi ai record più disparati si stanno riempiendo con il nome di Siena,
ma quello che più conta è avere la percezione che
il fenomeno Montepaschi è ancora in grado di
produrre livelli di competitività irraggiungibile per
la quasi totalità delle altre squadre italiane e che
anche in Europa, conquistata una posizione di
grande rilievo, la formazione senese sia in grado
di recitare un ruolo assolutamente di primissimo livello con la
medesima continuità
proposta a livello nazionale.
È proprio la dimensione
europea
della squadra senese ,
trasportata in ambito
nazionale, a spiegare i
motivi dell’abisso scavato tra la Montepaschi e il resto del lotto
in Italia. E questo avviene attraversando,
come per qualsiasi
altra realtà, periodi di
forma e soprattutto di fortuna alterna che non
scalfiscono il rendimento senese.
Il riferimento all’ormai temuto mese di dicembre è scontato, secondo un trend ormai abbastanza consolidato nel corso di questi ultimi
anni. L’ultimo scorcio dell’anno coincide sempre, in casa mensanina, con un calo fisiologico
inevitabile, ma i cui effetti sono minimi proprio
per la capacità di tutti di aggrapparsi alle proprie certezze, che vanno oltre la stanchezza, i
problemi fisici e la voglia degli avversari di battere questa Montepaschi.
Non possiamo esimerci da evidenziare
come ancora una volta Pianigiani e Banchi abbiano dimostrato una capacità di gestione del
gruppo assolutamente perfetta, mentre sul fronte
dei singoli giocatori disponibilità e spirito di sacrificio hanno fatto ancora la differenza, in un
momento in cui la sfortuna è tornata a bersagliare la squadra.
Consiglieremo una preventiva benedizione
ad inizio dicembre per l’intero gruppo ed in particolar modo a Kaukenas, a cui sembra non portare bene l’ultimo mese dell’anno. Ma al di là
delle battute, il suo stop (per fortuna non gravissimo) e quello più complicato di Morris Finley, accentuano il valore dei risultati senesi
nell’ultimo scorcio del 2008.
Se c’è però un aspetto che dobbiamo evidenziare è come coach, squadra e più in generale
la società, mai hanno mostrato un minimo di cedimento di fronte ai vari problemi, grandi e piccoli, che contraddistinguono il corso della
stagione. Anzi, si ha la sensazione che più le situazioni si accaniscano sulla squadra e tanto
maggiore è la sua reazione.
Non casuale il riferimento societario, perché quello che non riesce agli altri, sembra invece trovare soluzioni ottimali in casa senese. Il
caso dell’ingaggio di Arriel Mc Donald è sintomatico, perché nell’arrivo dell’ex Maccabi, Panathinaikos, Girona e Dynamo Mosca c’è
racchiuso molto di più di una semplice addizione al roster.
Sono molte le squadre che in questa fase
della stagione si sono guardate intorno per trovare soluzioni ai propri problemi, ma la frase più
ricorrente è che in giro c’è pochissima “roba”, al
di là del fatto che Mc Donald è un giocatore anagraficamente vecchio. Il suo nome però si porta
dietro tanti vantaggi a partire da una esperienza
smisurata ai massimi livelli continentali, dal
fatto di avere un passaporto comunitario.
Ma in pochi ci si sono fiondati sopra, eppure
della sua difficile esperienza moscovita erano a
Barcellona, nel mese di dicembre, è stata un crocevia importante per i colori della Montepaschi Mens
Sana basket, se il campo ha regalato un’ulteriore conferma del livello di difficoltà proposto dall’Eurolega,
specie quando ci si misura con squadre costruite per
dominare e vincere qualsiasi tipo di manifestazione.
Come lo stesso Barcellona, su altri tavoli non meno importanti ed ambiziosi come quelli dell’Uleb, si è potuto
constatare come il fenomeno Siena possa diventare uno
dei migliori antidoti per superare indenni la grande crisi
finanziaria che attanaglia l’economia mondiale e che
non risparmia certo né il mondo più complessivo dello
sport , né quello molto più specifico del basket.
Una pallacanestro, quella europea, che ha trovato
proprio nell’accelerazione proposta dall’Uleb (Unione
delle leghe del basket europee, vale una volta tanto ricordarlo per intero il suo nome) nell’estate del 2000,
un modo per accrescere la propria visibilità, amministrando in proprio la gestione della manifestazione, (addirittura nella fase iniziale anche quella arbitrale) e
quella dei diritti televisivi , trovando nel corso degli
anni un difficile, quanto necessario punto di incontro
con la FIBA, ma capace di elevare il basket europeo a
livello delle massime manifestazioni sportive, calcio
compreso.
Questo è valso, in termini numerici, un crescente
coinvolgimento di spettatori sia nei palasport che davanti alla TV ed anche di capitali investiti nella gestione diretta delle varie squadre, tanto che il budget di
molte squadre(40/50 milioni di euro per Panathinaikos
e Olympiacos) si è avvicinato più alle realtà calcistiche
(pessimo punto di riferimento in questo senso), che non
alle dimensioni di altri sport che non possono godere
dello stesso indotto di interesse generato dal calcio.
La crescita fino ad oggi ha basato la sua forza sull’idea base del cosiddetto “mecenatismo”, inteso come
proprietari che disponendo di ingenti disponibilità finanziarie investivano sul “giocattolo di famiglia” per
coltivare sogni di gloria e riempire comunque ambiti
personali di ambizione o interesse.
Trascurando un elemento non secondario, quale la
considerazione che nel tempo è stato proprio lo sport uno
dei ricettacoli più abusati per reinvestire, per non dire riciclare, soldi dalla dubbia provenienza (fisco e traffici ilconoscenza tutti, ma solo Minucci ha capito che
lui non è solo una soluzione ponte, ma un ottimo
giocatore che potrà dare una mano importante
in Italia, specie se su Finley è necessario monitorare la situazione per evitare dolorose ricadute,
vista l’ormai evidente fragilità muscolare (a
Rieti lo scorso anno ebbe problemi analoghi), e
in Europa dove invece rappresenta un’addizione
reale all’organico nel ruoli degli esterni, vista la
mancanza di limiti al numero dei giocatori ingaggiati con i vari passaporti.
L’ineffabile Minucci ci ha raccontato al momento dei saluti natalizi, una storia che poi ha trovato una conclusione diversa da quella
prospettata dallo stesso presidente, ma da parte
dei presenti nessuna rimostranza. Anzi, proprio
da certe mosse, si intuisce la movenza felina del
miglior dirigente europeo per l’anno 2008; monitorare e controllare tutto e scegliere il tempo
migliore per dare la zampata ultima e decisiva.
L’esordio di Mc Donald dimostra tutto ciò,
serve a dare ulteriore tranquillità ad un ambiente
che ha già posto le basi per raggiungere in ambito italiano l’obiettivo del primo posto nella fase
regolare e che nel mese di gennaio sa di dover
33basket
Alle radici del Progetto Siena
Una sintesi perfetta
legali), rimane il fatto che nel momento della grande crisi
finanziaria, a vacillare sono ora proprio taluni di quei club
che hanno contribuito nel tempo a far lievitare i costi a livelli improponibili ai più.
Sotto la scure dei tagli, si è cominciato a parlare di
come gestire la crisi, di come ridurre gli ingaggi, di
come dare un senso di progettualità alle società e non
poteva sfuggire come a Siena, tutti questi obiettivi,
erano stati messi a fuoco con molto anticipo, trovando
già risposte adeguate in termini di risultati sportivi e di
bilancio, gettando uno sguardo più lontano promuovendo nelle apposite sedi idee alternative di come gestire in maniera diversa e fortemente innovativa,
risultati sportivi e progettualità.
Il tutto chiama in prima persona Ferdinando Minucci e la sua eccezionale creatura che si chiama Montepaschi Mens Sana basket, sintesi perfetta di un
progetto che unisce il fulcro economico cittadino per
eccellenza ed una grande istituzione sportiva come la
Mens Sana, capace di ottenere grandi risultati nel momento in cui c’era comunque chi poteva spendere di
più e che è in grado di poter proiettare anche nel futuro
la sua validità, perché sostenibile.
È questo uno dei vocaboli più ricorrenti nel nostro
comune vivere ed indica “lo sviluppo che soddisfa le
esigenze attuali senza comprometterne quelle future”.
Trasportando il concetto in ambito sportivo, ciò vuol
dire gestire in maniera oculata le risorse, in modo da
non condizionare il futuro con “fughe” (leggi buchi) di
bilancio.
La politica del pareggio contabile, sposata sin dai
primi passi della gestione Minucci, è funzionale ad un
progetto che si sottrae ai rischi del “proprietario-mecenate” e che al contrario si consegna ad un’intera comunità con il merito di elevarne la specificità proprio in
termini di coinvolgimento di tutte le istituzioni, esaltandone addirittura le qualità endogene, intese come
valorizzazione del patrimonio umano cittadino.
Inevitabile la considerazione che questa strada
comporta la necessità di fare sempre il passo lungo
quanto la propria gamba, ma da un’ulteriore riflessione
che nasce dalla valutazione storica di questi anni, risulta evidente che la bontà del lavoro ha pagato in termini di credibilità sia internamente alla città, con un
coinvolgimento sempre più importante da parte della
Banca Monte dei Paschi, che all’esterno dove il peso
della società e soprattutto la sua posizione non subalterna a niente e nessuno, è cresciuta fino a diventare un
punto di riferimento essenziale, pur nella instabilità di
questi anni della Lega basket italiana.
È quindi fin troppo scontato che si guardi a Siena
come ad un sistema capace di navigare in acque tranquille, mentre tutto intorno è scosso da ondate fuori dalla
norma. C’è però un dubbio, che è legato alla possibilità
di poter replicare questo modello al di fuori di qui.
Certo far coagulare l’interesse comune su di un
progetto non può ritenersi prerogativa solo di Siena.
Imporsi regole di bilancio e limiti contrattuali con i giocatori può riuscire a chiunque, soprattutto se a livello
globale si cerca di dare risposte comuni. Ma a fare la
differenza rimane l’intuizione, la capacità di trovare so-
compiere dei passi fondamentali per giocarsi al
meglio il cammino futuro in Europa.
Certo l’ultimo passaggio dell’anno in ottica
Eurolega è stato tra i più traumatizzanti della
storia recente della Montepaschi, ma non deve
sfuggire come si sia trattato di un match dove si
sono misurate due squadre attestate a livelli opposti di forma. In grandissima crescita Barcellona (formidabile ma, nota personale, non
ancora al top!) e forse nel suo apice più basso la
Montepaschi, in un match dove non contava
niente la differenza canestri dopo l’atto di forza
degli uomini di Xavi Pascual ad Atene sette
giorni prima e che è stato caratterizzato da un
inizio di gara irripetibile per coincidenza di situazioni e fatti, vedi anche alla voce arbitri.
L’obiettivo, Obradovic permettendo, è
quello di conquistare la seconda posizione nel
girone di qualificazione e poi vedere con chi incrociarsi nelle top 16, con la consapevolezza
però che il girone senese potenzialmente potrebbe valere 3 possibili candidate alle final four
e scansarne quindi due nella fase successiva è
già un dato da non sottovalutare.
Intanto i quindici giorni a cavallo delle fe-
stività natalizie ci hanno restituito una squadra,
che, tra defezioni conclamate e acciacchi di alcuni uomini anche importanti come Stonerook,
ha ritrovato smalto e freschezza atletica, tanto
da passare sul campo di una Caserta in forte
ascesa e di travolgere una delle seconde forze
del campionato come la Virtus Bologna, concedendogli appena le briciole.
Su tutti il devastante Romain Sato, uno dei
fiori all’occhiello di questa squadra, ma in generale sono arrivati buoni segnali da Domercant e le
conferme scontate di Mc Intyre e Lavrinovic, che
hanno fatto sì che assenze come quelle di Kaukenas e Finley non venissero quasi percepite.
Ma le notizie positive non finiscono qui, in
ottica europea addirittura c’è già chi, in casa
mensanina, ha staccato il biglietto per Berlino.
Sono i ragazzi di Giulio Griccioli, che confermano come il cosmo della Montepaschi giri
senza soluzione di continuità a 360°. Una conferma che Siena non vive solo dei successi della
prima squadra, ma che in ogni ambito l’espressione di competitività è ai massimi livelli e che
per il 2009 sarà dunque assai difficile riuscire a
scalzare la Montepaschi dal suo trono. •
luzioni diverse a seconda delle proprie possibilità e
delle situazioni, di mettere chiunque nella migliore condizione di operare, di non porsi mai limiti.
Questo è quanto avviene a Siena, dove Minucci ha
il grande dono di intuire prima degli altri soluzioni o
idee, dove il problema degli ingaggi ha trovato nella certezza della somma pattuita e del coinvolgimento nel progetto, risposte in grado di dare buoni frutti sia alla società
in termini di credibilità, che agli stessi giocatori, dove
nel corso degli anni ed in base alla diversa solidità economica, si sono battute vie diverse per dare solidità tecnica e societaria al club e dove soprattutto si è sempre
pensato di allargare la base di interesse, oggi più che mai
proiettata addirittura fuori dai classici confini cittadini.
Insomma una società che marcia parallelamente
ad istituzioni come la Federazione nel promuovere il
prodotto basket, vedi il Basketball Generation, e che
sta stimolando l’attenzione della Lega e dello stesso organismo federale sul fatto di regolare l’accesso al massimo campionato di serie A, non solo sulla base dei
risultati sportivi della singola stagione, ma proiettandoli anche su periodi di valutazione più lunghi, proprio
per dare una continuità diversa alla progettualità delle
singole società.
Un obiettivo condiviso da Jordi Bertameu, Commisioner della Euroleague, che proprio basandosi sull’appoggio delle leghe principali del basket europeo,
sta introducendo il concetto della licenza permanente
accanto a quella di durata annuale, fondendo quindi
l’idea di dare uguale importanza ai risultati stagionali,
a quelli legati ad un ranking continentale, che tiene
conto dei risultati conseguiti nell’arco degli ultimi anni.
È scontato dire oggi che della partita farà parte da
subito la Montepaschi basket, ma non può sfuggire il
fatto che appena all’inizio del nuovo millennio Siena
era sì considerata una piazza storica del basket italiano,
ma il suo ruolo era marginale, oggi invece si guarda a
Siena come ad un modello che può generare speranze
di tenuta e possibile rinascita addirittura a livello europeo e questo, oltre alle vittorie degli ultimi anni e ai
premi raccolti da Minucci e società nel corso dell’anno,
ci offre lo spaccato di un’impresa eccezionale che deve
inorgoglire tutti. •
m.b.
zona franca
roberto morrocchi
‘DANIELINA’, UNA VITA FRA TANTI COLORI
Ho salutato Daniela la sera della gara interna
con la Scavolini. “Sono contento quando ti vedo
al tuo solito posto al palasport..” Un sorriso e una
stretta di mano. Daniela sarebbe volata via il
giorno di Natale, stremata da una inesorabile
malattia.
Danielina della Selva, hanno scritto i giornali.
Certo la Contrada, dopo la famiglia, era al
primo posto fra i suoi pensieri.
Alla Selva ha dedicato una parte importante
della sua esistenza, con amore, passione, attenzione, infiniti. Per il piglio e la cultura contradaiola avrebbe potuto ricoprire qualsiasi incarico.
Si è dedicata invece a compiti di seconda linea,
cancelliere, economo, addetta al museo e alla
chiesa, che quasi mai danno lustro, ma essenziali
per la vita stessa del rione. Per custodire quelle
memorie e quelle tradizioni, senza le quali la
Contrada sarebbe, a malapena, un jockey club.
Ma Daniela è stata, a modo suo, anche un bel
personaggio nel mondo dello sport senese. E non
poteva essere altrimenti. Si chiamava Renoldi; sì
suo padre era quel Renoldi, un’ala che fece volare nel 1935 la Robur in serie B.
Il calcio era stato il suo primo amore. Seguiva
i bianconeri e ragazzina si misurava con i maschi in accese partite che cominciavano magari
al campetto del Costone e finivano in Vallepiatta.
Il suo forte era il dribbling, secco e rapido
come quello del suo babbo.
Lei era anche una “citta” del Costone.
Al Ricreatorio si era avvicinata alla pallacanestro; anche qui mischiandosi con i maschi in
estenuanti tre contro tre sul campo in cemento
della Piaggia.
Era veloce e sgusciante. Preferiva il
sottomano in terzo tempo, ma ci prendeva anche da fuori, magari con l’aiuto
del tabellone.
Farà parte di quella bella squadra
della Libertas che sfiorerà la promozione
in serie A alla fine degli anni sessanta.
Al Costone conosce Mario, della dinastia dei Brocchi, artigiani del ferro battuto, alfiere dell’Aquila e bel giocatorino
fra i gialloverdi del Donvi. Con lui costruisce una famiglia senese doc.
Quando – e sono passati quasi 25
anni, una vita – Mario se ne vola via, appena oltrepassata la soglia dei 40 anni,
Daniela si dedica all’educazione dei figli,
Laura ed Alessandro, cercando con tutte
le sue forze di tenere “aperta” la bottega
dei Brocchi nel Porrione.
Ce la fa a crescere due bravi ragazzi.
La bottega resta aperta e Laura è una artigiana-artista più brava, se possibile, del
nonno e del babbo.
Resta la Contrada e accanto all’amata
Selva, il Siena e la Mens Sana. Non
perde una gara interna dei bianconeri e
segue la Mens Sana in Italia e in mezza Europa,
insieme ai Sebastiani.
Era due o tre gradoni dietro di me,
al palasport. Non era una tifosa
qualunque. Conosceva il basket
e non la mandava a dire dietro a nessuno. La sua schiettezza di giudizio la
faceva esplodere, a
volte, in qualche azzeccato “rimbrotto”. Gli
arbitri raramente la
passavano liscia, ma
anche giocatori, allenatori e dirigenti si
meritavano le sue argute attenzioni.
Certe osservazioni
lasciavano il segno.
Anche sul mio operato
di Presidente ebbe una
volta da ridire…e aveva
ragione lei.
Meglio un rimbrotto da chi
sai schietto e sincero che una leccata falsamente zuccherosa di chi sa
solo…leccare.
Ci mancherà, Daniela. Alla sua Selva, alla
Robur, alla Mens Sana, alla città. Ma sono sicuro
che Laura ed Alessandro, della Torre, terranno
aperta la bottega del Porrione e saranno senesi
doc come lo era l’alfiere Mario e la solare Danielina. •
Sopra, un’immagine di Daniela durante la partita contro la
Scavolini (marzo 2008).
Sotto, dall’archivio di Carlo Rosa, Daniela (seconda in basso
da sinistra) con la ‘sua’ squadra della Libertas
35basket
Dal 27 al 29 dicembre i giovani
Under18 della Montepaschi Mens Sana
hanno partecipato al Torneo Città di Roma
perdendo malamente solo in finale (57/68)
contro il Kalise Gran Canarie in una gara
caratterizzata dai tanti, troppi, inconsueti
errori, con poca precisione al tiro e con
tanta fatica sulle gambe e nella testa.
Ma l’obiettivo da perseguire, anche se
difficilissimo da ottenere, era principalmente un altro: disputare la finale. Con
questa i giovani mensanini hanno infatti
acquisito il diritto di partecipare al Nike
Junior Tournament, tradizionale vetrina
del basket giovanile europeo, che quest’anno si disputerà a Berlino in concomitanza delle Final Four di Eurolega.
Pertanto non poteva concludersi nel migliore dei modi un anno stracolmo di soddisfazioni e successi: 3 finali nazionali, 2
scudetti (Under17 e Under19) ed adesso
anche il “pass” per le Final Eight giovanili
di Eurolega.
Il Torneo Città di Roma, alla seconda
edizione, grazie agli ottimi organizzatori
in primis Germano D’Arcangeli, è stato
infatti inserito nel trittico dei Tornei ufficiali dell’Eurolega utili per selezionare le
squadre che dovranno andare alle Finali di
Berlino. La regola è semplice: le due finaliste dei 3 tornei (Roma, Barcellona e Belgrado) in tutto 6 squadre, parteciperanno
di diritto alle Final Eight berlinesi; le due
mancanti verranno invitate dal comitato
organizzatore grazie alla regola della
“wild card”.
Il verdetto del parquet romano di via
Flaminia ha sentenziato Montepaschi Siena
e Kalise Gran Canarie, una squadra italiana
ed una spagnola, due squadre pronosticate
alla vigilia del torneo più outsider che favorite dato che all’Arena Altero Felici la locandina di presentazione annoverava nomi
di società importanti come lo Zalgiris Kaunas, il Cibona Zagabria per non citare quell’Olimpija Lubiana che vantava nel proprio
roster giovani arruolati
alla prima squadra slovena
che proprio a Roma in Eurolega contro la Lottomatica avevano fatto vedere
cose egregie, vedi Mirza
Sarajlija. A queste potremmo aggiungere altre
formazioni di prim’ordine,
l’Alba Berlino o il Maurussi; tutte piazze dove, a
differenza di quella italiana, non si parla del basket nazionale in generale
, ne tanto meno di quello
giovanile in particolare, in
Si chiude con la qualificazione al prestigioso
‘Nike Junior Tournament’ un anno stracolmo di soddisfazioni
per i giovani mensanini
Gli Under 18 si avviano
verso Berlino
Stefano Fini
modo catastrofico; non si parla di crisi.
Piazze da sempre prolifere di risultati in cui
la crescita del movimento giovanile è una
costante. Ma ecco che il tanto bistrattato
movimento del basket giovanile italiano
presenta una Montepaschi supercompetitiva, una Virtus Bologna semifinalista e
prima nel proprio gruppo, una Benetton Treviso seconda nel proprio girone alle spalle
dell’atra finalista Gran Canarie.
Questo ci porta a fare una prima considerazione di base che va decisamente in
controtendenza al pensiero cestistico dominante: il basket italiano in generale e
quello giovanile in particolare, non è poi
così tanto malato e sofferente; non si strapazzano avversari di valore europeo se
siamo in crisi e afflitti da cento mali e
pronti ad averne sempre uno in più.
Giovani talentuosi a Roma ne abbiamo
visti, giovani dai nomi tanto difficili da pronunciare come da scrivere sull’esempio del
già citato Sarajlila dell’ Olimpija; più di
tutti abbiamo ammirato il piccolo Alvarado,
play iberico del Gran Canarie ricco di talento ed individualità, estroso e spettacolare. Ma chi non soffre di esterofilia si è
“stropicciato” gli occhi anche nel guardare
chi si chiamava semplicemente Simone,
Nunzio, Diego o al massimo Nika.
Simone Centanni è partito subito alla
grande contro Caserta, 20 punti (5/6 - 3/3)
per proseguire poi contro Lubiana, 18
punti (2/4 - 4/9 - 3/3), Bologna, 18 punti (4/8 - 2/6 4/5) e chiudere contro il
Gran Canarie, 13 punti.
Nika Metreveli è sempre andato in doppia doppia, nel punteggio e nei
rimblzi, la sua più importante performance contro
la Virtus Bologna, 15 punti
(4/9 - 1/2 - 4/4) 10 rimbalzi
e 20 di valutazione; in finale contro Gran Canarie
16 rimbalzi e 3 stoppate.
A sorpresa... ma quanto
a sorpresa …Nunzio Sab-
batino. Incontenibile contro la Virtus Bologna, 28 punti (11/21 e 6/11 ai liberi)
anche se decisamente fuori misura contro
gli spagnoli, 12 punti .
A questi ne potremmo aggiungere altri
della Mens Sana o delle altre squadre italiane, per esempio quel Riccardo Moroschini, della Virtus Bologna, tanto per
citarne uno. Tanti quanti bastano per poter
dire che di giovani bravi ce ne sono anche
lungo lo stivale, tanti da poter fare un’altra
considerazione: questi giovani, tanto bravi
da reggere il confronto internazionale, sono
tali (bravi) fino a quando operano nella loro
società formativa, divengono improvvisamente incapaci quando vengono giustamente mandati a farsi le ossa nei campionati
minori (A, B o C Dilettanti).Vengono poco
e mal utilizzati; vengono, in molti casi, sportivamente emarginati dagli esperti “marpioni” delle serie inferiori e scavalcati dai
“raccomandati” dei sodalizi di papà. Sì !! Se
di un male soffre il nostro basket giovanile
è lo stesso di cui soffre il nostro paese in generale: squadre date a tecnici poco lungimiranti e poco preparati, società minori gestite
male che non sanno ottimizzare le poche risorse economiche disponibili finendo col disperdere nel nulla quel poco (o tanto) che
potrebbero avere e soprattutto, ciò che a noi
interessa maggiormente, non riescono nemmeno a valorizzare il giovane patrimonio
cestistico a loro affidato. Se così dovesse
continuare ad essere perché
non pensarla alla Bianchini
(ex-coach glorioso) o alla
Gherardini (Gm dei Toronto) o, per finire, alla Dan
Peterson , anche se quest’ultimo in modo più velato e
nascosto ( tutti presenti al
Torneo Città di Roma) : “Liberiamoci delle zavorre ed
istituiamo dei seri campionati studenteschi o universitari o giovanili nazionali;
unica vera e grande attrazione alternativa alla Lega
professionistica.” •
Nika Metreveli
(a sinistra)
e Nunzio Sabbatino
(sotto)
tiri liberi
antonio tasso
UFFA CHE BARBA CHE NOIA, CHE NOIA CHE...
Avete visto? Che vi dicevo, la volta scorsa?....
Ormai siamo alla frutta, non ci sono più sorprese,
le partite scorrono via dall’inizio alla fine secondo un
copione sempre uguale.
C’è, sì, qualche sprazzo di emozione… a volte, addirittura, la Mens Sana va sotto anche di sette o otto
punti… ma è un attimo, quel che basta per ridar fiato
alle tribune avversarie assopite sin da subito dall’impressionante esibizione di tranquilla sicurezza di sé che
la Beneamata fornisce ormai su tutti i parquet nazionali.
Poi, dopo il solito time out, i due o tre berci (anche
questi come da copione) di Simone e i sussurri all’orecchio di qualcuno da parte di Luca Banchi, la …ricreazione è finita e si spegne in gola ai tifosi avversari,
con gli ultimi fiochi incitamenti, anche l’ultimo barlume
di speranza: non ce n’è per nessuno! La Mensanona
che nel cuor ci sta va a vincere per la dodicesima volta
consecutiva.
Mette al silenzio i settemila di Caserta, rinvia ad
altra occasione la voglia di emergere di una squadra
e di una piazza che furono grandi, vittoriosi e… col
botto!!!
Io, che un po’ d’anni ce l’ho e i capelli bianchi
pure, me la ricordo sapete quella partita …scoppiettante con trecento casertani al seguito e Giorgino Bucci
riparato sotto al tavolo dei giudici mentre qualcuno
sparava!!!….
E mi ricordo anche i titoloni del giorno dopo: “Sparatoria al Palasclavo” “La pistola nel canestro” “Pericolo a Siena” e via di questo tenore per due o tre giorni
su tutti i giornali nazionali, sportivi e non: Siena a fare
notizia.
Quella stessa nostra Siena che, ormai da tre anni,
passa su tutti i campi rinviando ad altra occasione le
voglie di gloria di tutte le concorrenti e facendo venire
davvero il mal di stomaco a tutti i capicronisti della pallacanestro.
Le hanno bruciate tutte: Roma, Milano, Avellino,
Bologna due, la Teramo del Marruganti… tutte sull’altare per una settimana nell’attesa del botto che individuasse finalmente la giustiziera di Siena: niente da
fare, una dopo l’altra – disciplinatamente – tutte si sono
messe in riga, come il gruppo nel ciclismo.
C’era la speranza Caserta con i due ex di casa nostra (uno odiato uno no) a tenderci le trappole profittando dei malanni di stagione e degli acciacchi che
sempre, a dicembre, ci privano della “freccia del Baltico” salvo poi aggiungere qualche altro infortunio per
contorno.
Si fosse perso con “Fabvizio Fvatves” ve l’immaginate i titoli? Vendette, crisi, capitoli nuovi che si aprivano, speranze di tornare a vendere copie in piazze
da anni costrette a ragionare dal secondo posto in
giù…
Macchè, anche stavolta gli è andata male! Il “nano”
più grande d’Europa ne ha messi più di trenta, lo “sloveno” più scuro e più “hamburgeriano” che ci sia ha confezionato in tre minuti uno di quegli “happy-meal” che,
col suo nome, sono chicche straordinarie e l’”Avchitetto”
e tutte le pagine sportive sono stati costretti a….ripassare:
un’altra volta, magari!
Gli era rimasta la speranza Bologna Virtus (anche
se, in effetti, sarebbe Castelmaggiore n.d.r.); non sa-
pendo a che santo votarsi per trovare un avversario decente su cui scrivere, la venuta della squadra di Sabatini cadeva proprio a fagiolo.
Grandi nomi, investimenti miliardari (in lire!), tradizioni (anche se, in effetti, questa sarebbe Castelmaggiore n.d.r.) e proclami altisonanti.
L’onnipresente patron della Virtus poi (anche se in
effetti questa sarebbe Castelmaggiore n.d.r.) assurge ancora all’onore delle cronache per aver messo fuori squadra un tal campioncino ( “ino” di statura chè di passato
e di prezzo è “one” eccome!...) a nome Boykins che per
Natale non ha inteso darsi da fare con una palla in
mano ma voleva tornare in famiglia negli States.
Bravo patron! Così si fa! Finalmente un manager
che non si fa comandare, uno che manda un segnale
a tutto il movimento… A Bologna non ci si fa prendere
in giro!!!
Ma poi, all’improvviso (e poteva esser diversamente essendoci di mezzo Sabatini?) il gran gesto: perdonato il nano da 3 milioni e mezzo di dollari…. La
società però non transige: chieda scusa a tutti e comunque si accomodi in tribuna perché contro Siena
non giocherà!
Qualcuno abbocca, i giornali danno risalto mediatico alla cosa, si continua a parlare della cosa lodando la fermezza della Virtus (che in effetti sarebbe
Castelmaggiore n.d.r.) e fino all’ultimo le grandi firme
assicurano che a Siena Boykins non giocherà.
Detto fatto: nell’aperitivo domenicale il nano ex
NBA da 3 milioni di dollari è regolarmente nel roster e
(ma c’è forse ancora qualcuno che crede nelle Sabatinate?) scende sul parquet per contrastare il nostro nano
“normale” che costa molto ma molto di meno ma rende
molto ma mooolto di più!
Mossa inutile, figure sprecate, credibilità buona
solo per chi scrive o parla “a libro paga”. La Virtus (che
in effetti sarebbe Castelmaggiore) ne becca ventisei
dopo esser stato sotto anche di trentadue e non riesce
nemmeno a dire “Ahi!” sotto i colpi di una squadra
bella, spietata, razionale, volitiva, forte come mai (o
come sempre…). C’è un certo sconosciuto centroafricano senza passato, senza boria e senza ingaggi altisonanti, nel quale l’unico a credere è stato Ferdinando
Minucci, che fa 56 (diconsi cinquantasei!!) di valutazione sciorinando un campionario di classe che, se
l’hanno visto in diretta a Mosca (come in effetti l’hanno
visto), fanno subito un offerta di quelle alle quali non
puoi resistere…
Sabatini, in prima fila con tutto il suo clan, guarda
fra lo smarrito e l’incazzato nero i suoi allenatori (toh!,
c’è anche il Paron Zorzi e il Phil Melillo di buona memoria) che non chiamano a sedere Sharrod Ford
(l’unico a poter dire qualcosa insieme all’intramontabile ed indimenticato Vukcevic) dopo il terzo fallo e poi
resta basito per tutta la gara in attesa di una fine annunciata già dopo dieci minuti.
E se ne va… la Capolista davvero se ne va!
Cinque vittorie in più della seconda (chiunque essa
sia) ci fanno godere e stare tranquilli: di qui alla fine
della regular season trovatela voi una rivale che ne
vinca sei più di noi per strapparci il “fattore campo” ai
play off! O meglio, lasciamola trovare a tutti gli altri –
giornalisti o commentatori televisivi – che da ottobre si
stanno scervellando per trovare l’“ANTIMENSANA” e
non gliene va bene una…
Ah! a proposito di ingaggi e milioni di dollari: coi
tre milioni e passa di Boykins Minucci ci fa un quintetto
da terzo scudetto consecutivo!
Contenti loro!
Mi mancherà la macchia bianca dei suoi capelli
proprio di fronte al tavolo, al centro delle prime file,
seduta fra “quelli che contano” ma non perché pretendesse di… “contare”.
Di dire la sua e farsi sentire, sì!!
Sempre, e senza riguardo per uomini, fatti e circostanze; con quel modo di fare proprio di chi lo sport
l’ha praticato e non è andato solo a vederlo, di chi è
nato, cresciuto e vissuto nel rispetto e nell’amore infinito
delle sue origini e di tutto il bello che l’ha sempre circondato. Quel bello (e anche la nostra storia e le nostre
tradizioni lo sono!) che ha coltivato, protetto e trasmesso alla famiglia, agli amici, alla Contrada… a
chiunque l’ha conosciuta!
Mi mancherà il suo sorriso complice e accalorato al
termine di una vittoria o lo sdegno furioso dopo una
sconfitta di quelle sanguinose dovute agli arbitri (ma
da anni ormai i fischi andavano meglio eh, Daniela?).
Ci mancherà, a tutti, la sua competenza tecnica, il
suo giudizio tagliente, la semplice spiazzante logica di
chi , sui campi e con la palla in mano c’è stato.
In fin dei conti, quei suoi “berci” accalorati – ma
mai volgari – sono mancati anche agli arbitri che
hanno alzato la palla a due la prima partita senza di
lei, che da trent’anni li giudicava e li mandava “a quel
paese” sempre dallo stesso posto…
Ma la sciarpa biancoverde che – insieme al bianconero della Robur – l’ha accompagnata all’ultima
meta ci rassicura.
Se al prossimo canto della “verbena” non la vedremo in piedi accorata e partecipe è perché le è stato
riservato un posto ancora migliore, fra quelli che…
“contano davvero”!
E di lassù… una mano, al bisogno, ce la darà sempre. Ciao, Daniela! Hai visto come s’è conciato Bologna??
Buon Anno a tutti!
38basket
Ancora 80’ e sapremo quali sono le squadre ammesse alle Top 16 di Eurolega,
anche se il quadro è abbastanza delineato
Dimenticare Barcellona, anzi no!
Claudio Coli
Benjamin Eze in MPS-Nancy
A due turni dalla conclusione della prima fase dell’Euroleague, la situazione dei vari
gironi è già abbastanza chiara. Nel nostro in testa è ovviamente il Barcellona, che avendo
sconfitto in casa la Mps con un fragoroso 87 a 61, imponendogli il secondo stop stagionale
in coppa, ha conquistato la vetta della classifica presentandosi come una delle maggiori e
accreditate candidate alla Final Four. Per la Montepaschi ora la partita della verità con il
Panathinaikos al Palasclavo, che determinerà probabilmente il secondo posto, che per ora
è condiviso con i verdi di Atene, mentre per il primo ormai non dovrebbe esserci più niente
da fare, visto che il Barca difficilmente si farà sorprendere sul campo del Prokom, che però
è sempre in corsa per le Top16. L’ultima giornata vedrà Siena a Nancy per un’altra combattuta sfida (anche i francesi con il record di 2-6 sperano per il passaggio del turno), il Pana
in Polonia e il Barcellona affrontare il derelitto Zalgiris.
La squadra migliore del girone B: indubbiamente il Barca, che per ora è l’unica ad
avere sbriciolato tecnicamente e tatticamente Pianigiani e soci, forti di un roster infinito,
varianti offensive illimitate e alcuni giocatori di fascia superiore e una compattezza di
gioco e squadra che non si vedeva da anni in Catalogna. Bravissimo pure l’emergente
coach Pascual, che nonostante le pressioni della piazza e la giovane età non si è fatto prendere la mano e ha ben assemblato la corazzata messagli a disposizione, trovando in Andersen un lungo praticamente immarcabile e dotato di un raggio di tiro estesissimo, oltre
che il solito mirabolante gioco spalle a canestro, e in Navarro, Basile e nel ritrovato Ilyasova i punti e le triple decisive.
Il quintetto ideale del girone B: come playmaker senza dubbio il nostro McIntyre,
che nonostante non abbia cifre esplosive (11,9 punti + 3,9 assist), è pur sempre il migliore
nel ruolo del girone (e forse della competizione) per capacità di guidare la squadra e cambiare la partita con i suoi tiri da 3. In posizione di guardia ad honorem (ma non solo) la
“bomba” Juan Carlos Navarro, per lui 13,3 punti di media e la solita classe cristallina al
servizio del gruppo, e a pari merito Rimas Kaukenas (14,4 col 47% da tre, le cui doti di penetratore e realizzatore sono introvabili altrove). In posizione di ala piccola la sorpresa di
questa prima fase, Ersan Ilyasova del Barcellona, il talento turco classe 1987, che si era
perso nell’NBA a Milwaukee, ma che sembra abbia trovato la sua dimensione in Europa:
per lui 9,6 punti di media con 6,8 rimbalzi, il 47% da tre e margini di miglioramento elevatissimi, proporzionati ai soli 20 minuti di utilizzo. Come numero 4 tutta la vita Ksistof
Lavrinovic, forse il miglior 4 dell’Eurolega (13,4 punti + 7,6 rimbalzi, 60% da due, 35,7%
da tre) che continua a stupire per la capacità di aprire il campo con il suo tiro, per l’agilità
sotto canestro e quest’anno, le doti come rimbalzista. Anche qui a pari merito il già citato
Andersen, che produce 11,6 punti a sera e 5 rimbalzi, col 45% da tre e il 58% da due. In
ultimo, in posizione di centro, Nikola Pekovic del Panathinaikos, che al primo anno in un
grande club (ed è pur sempre un ‘86), ha avuto un impatto devastante, confermandosi letale sotto i tabelloni. Per Pekovic 12 punti col 60% da due, unico difetto per ora i rimbalzi,
solo 4, ma ad Atene in quel ruolo ci sono anche i vari Batiste, Tsartaris, Fotsis…
Gli altri gironi: il gruppo A è guidato in coabitazione dall’Olympiacos, che nutre sempre più dubbi sulla bontà dell’acquisto miliardario di Josh Childress, e da Malaga, che sta
assorbendo bene il primo anno del post-Scariolo, mettendo in mostra diversi buoni giocatori come Thomas Kelati, guardia dall’Eritrea, oltre che i soliti Cabezas e Haislip. Sotto,
già del tutto sicure del passaggio del turno, il Maccabi, sempre più un cantiere aperto, dove
è recentemente tornato ad allenare il mito locale Pini Gershon, che ha comunque nel lungo
israeliano Lior Eliyahu una ormai totale sicurezza, e il Cibona dell’ottimo play Calloway.
Ultime e senza speranza, Avellino con 4 punti, che ha iniziato bene ma non è riuscita a
sopportare il peso del doppio impegno, e Le Mans, totale disastro senza nemmeno una vittoria. Nel gruppo C è lotta per il primo posto fra TAU del solito Rakocevic e Splitter e
Roma, che a differenza del campionato, vince e convince in coppa trascinata da Becirovic.
Tutte le altre compagini (Alba Berlino, Badalona e Fenerbahce), tranne l’Union Olimpija,
lottano ancora per il passaggio del turno. Infine sorprese nel gruppo D, in cui l’imbattibile
CSKA, al primo posto, ha perso due gare di seguito, facendosi rimontare dal forte Real Madrid e dall’Efes Pilsen che nonostante la squadra stellare fatica ancora molto e ha permesso
a Milano (che l’ha battuta al Forum) e poi si è presa i due punti anche con il Partizan, di
rientrare in gioco e sperare per le Top 16. •
Rimantas Kaukenas
Eurolega 2008/2009 Prima Fase - Gruppo B
1ª Giornata
NANCY- BARCELONA
MONTEPASCHI-PROKOM
PANATHINAIKOS-ZALGIRIS
22/10/08
3/12/08
54-82
80-71
78-51
68-91
83-71
80-69
30/10/08
10/12/08
91-62
90-66
67-93
70-78
87-76
93-100
6/11/08
17/12/08
71-61
70-80
65-60
61-87
69-83
68-79
12/11/08
8/1/09
83-71
2ª Giornata
PROKOM-NANCY
BARCELONA-PANATHINAIKOS
ZALGIRIS-MONTEPASCHI
3ª Giornata
MONTEPASCHI-BARCELONA
NANCY-PANATHINAIKOS
PROKOM-ZALGIRIS
4ª Giornata
PANATHINAIKOS-MONTEPASCHI
BARCELONA-PROKOM
NANCY-ZALGIRIS
Viale Toselli 110
53100 SIENA
Tel.
05.77.44.778
Fax 05.77.45.552
[email protected]
5ª Giornata
ZALGIRIS-BARCELONA
MONTEPASCHI-NANCY
PROKOM-PANATHINAIKOS
81-76
74-62
69-64
26/11/08 14-15/1/09
60-75
86-63
60-67
Classifica: Barcellona 14, Siena e Panathinaicos 12, Nancy e
Prokom 4, Zalgiris 2
vista da lontano
rudi simonelli
PAGELLE IN SALSA BIANCO-NERO-VERDE
UN ANNO È FINITO. PAGELLE DI
QUADRIMESTRE
Dicembre ed i suoi ultimi, Gennaio ed i suoi
primi. Giorni per riflettere, come Giano che aveva
due facce, per guardare indietro e riprogrammare in avanti. Ma per tradizione Gennaio mese
anche di pagelle, ed allora non mi resta che divertirmi a dare questi voti da primo quadrimestre.
10 Pianigiani. Avevo pensato per un attimo
di tenerlo fuori da questa votazione, di dargli un
po’ di tregua, poi è arrivato il naufragio al largo
del mio mare, il Ligure, mentre la squadra andava in una città chiamata Barcellona. Il comandante della nave, cioè Pianigiani stesso, ha
ancora dimostrato di essere il vero leader. Grandissima maturità nell’analisi dopo partita, parole
forti, decise, un messaggio incisivo all’Euroleague
senza allo stesso tempo accampare scuse per giustificare i suoi molli marinai. L’aggressione dei
corsari iberici è stata tollerata e bisogna rifletterci
sopra seriamente, dirigenti Euroleague ma anche
giocatori Mens Sana. A Kazan, 27 febbraio
2007, il primo quarto non fu così drammatico
seppur compromettente (22 a 8) e l’anno scorso
a Vitoria il cedimento fu solo nel finale, il 25-3 di
Barcellona è un’altra cosa. Difficile comprendere
quali saranno i risvolti e le conseguenze di certe
sconfitte. Abbiamo già visto che Simone non ci
sta dormendo sopra.
9 Minucci. Non per la squadra che ha fatto,
così dominante e bella, ma per il bellissimo BBG,
mettere una maglietta a tutti quei bambini e farli
giocare, poi salutare i giocatori beniamini come
amici un po’ più grandi, non idoli inarrivabili.
Grande Mens Sana.
8 Karhja. Torno sull’argomento. Il calcio serve
al basket. Lasciatemelo dire. Ne avevo già parlato
su Mesesport tempo fa. Da quando il Siena calcio
è in serie A continuo a sentirmi chiedere: ehi Rudi
cosa ha fatto ieri il Siena Basket? Perdonatemi perchè diventa difficile spiegare che il Siena calcio è
al maschile mentre la Mens Sana è al femminile,
per gli altri vista da lontano sono due facce della
stessa medaglia. Ma va bene lo stesso, accettiamo
l’errorino perchè dà risonanza ai risultati della nostra Beneamata. Karhja lo prendo come simbolo,
quel suo 2-2 davanti ai già ricordati 77.000 spettatori del Meazza di Milano resta l’impresa dell’anno, una prestazione incredibile perchè ha
ricordato a molti nerazzurri il famigerato 5 maggio. Quella domenica lo scudetto era scontato e lo
volevano tutti assolutamente. Ripensate alla scenata penosa e fuori luogo di Mancini nei confronti
di Materazzi. Una impresa che merita la pagella
buona anche se ora bisognerà ricominciare da
capo e lottare fino in primavera.
7 Lavrinovic. Manda messaggi ai tifosi, studia italiano, ci manca solo che nascendogli un
giorno una figlia la chiami....Tosca!...Scherzi a
parte grande personaggio, il 5 di maggior classe
mai visto a Siena, che dimostra di voler crescere
anche tecnicamente. Spero che il suo obiettivo per
il 2009 sia lavorare ancora sulla difesa sia tecnicamente che in intensità. Abbiamo capito che Eze
da solo non ce la può fare.
6 Domercant. Un caso delicato. Viaggiare
sugli 8 ppg in campionato di per se sarebbe una
statistica da 5, detta in tutta sincerità, potevamo
aspettarci di più. Ma la mentalità del giocatore è
da 7 , come in pagella quando avevi 5 di scritto
e 7 di orale, per cui viene fuori il 6. Questo Domercant si inserisce in una dinastia di guardie la
cui tradizione in Siena è ormai inferiore solo alla
dinastia Benetton. Dal 2002 abbiamo avuto sul
trono Boris Gorenc, Alphonso Ford, David Vanterpool, Jo Forte, mettiamoci anche Bootsy Thornton sebbene spesso giocava ala piccola. Nomi
da brividi, convivere con questa lista può sembrare insostenibile. Domercant però sta mostrando uno spirito di squadra che piace, si vede
che fa un passaggio anche quando magari potrebbe provare l’uno contro uno. L’esperimento di
metterlo play mi è sembrato fallito sin dall’inizio,
non è davvero il suo posto, Jo Forte ci riuscì ma
aveva tutta un’altra scioltezza e, mi scusino gli
sportivi senesi, un’altra classe; non poteva fare di
più, per cui si è dovuto andare su Mc Donald. Ma
è piaciuto quando dopo aver sofferto due avversari diretti consecutivi come Pat Prato il 14 dicembre e Navarro il 17 dicembre è stato sostituito
in quintetto da Carraretto contro la Scavolini.
Quando è entrato come cambio si è buttato sempre cercando l’anticipo, difendendo con anima e
cuore. Sarà vincente nei playoffs, questo il mio
pronostico 2009.
5 Lombardi Stronati: in una giornata di
freddo e neve dovrebbe mettersi cappello a falde
larghe, cappotto con colletto rialzato e suonare
al campanello di MINUCCI. Nessuno lo vedrebbe
e forse potrebbe sentirsi libero di chiedere e ricevere consigli su come guidare un team ad alti livelli sportivi rimanendo in equilibrio fra le “ragion
di stato” e la sensibilità degli sportivi che pagano
i biglietti e mettono un po’ di cuore quando guardano giocare la loro squadra. Traduco: io Beretta
lo avrei cambiato per Capello, Lippi, Ancelotti o
Spalletti. Siccome sarebbe fantascienza ciascuno
di questi cambi, avrei continuato sulla strada del
già citato 2 a 2 di San Siro, maggio 2008, tanto
per cominciare. Poi il resto.
4 Euroleague: i filmati delle partite sono inguardabili, la musica poi indecente. Sembra addirittura che l’Uleb Cup vada in secessione... chi
ci capisce è bravo. La formula del torneo è un
ibrido senza coerenza, perchè se anche la seconda fase è a gironi non ha senso prima delle
Final Four mettere un solo turno, dico uno solo,
di playoffs. Un’incoerenza che mi ricorda la
Coppa Italia di calcio, che dopo aver fatto una
serie di turni a partita secca mette le semifinali
andata e ritorno per poi ritornare con la finale
alla gara unica. Si salva perchè il livello tecnico
delle squadre e delle partite ovviamente è di interesse ormai globale, osservati anche dalla NBA.
Essi ne parlano tanto di questa NBA ma è davvero ancora lontana l’organizzazione Americana.
3 Soresina. I Cremonesi hanno trattato molto
male Ryan Bucci, non dandogli mai vere opportunità e chiamando poi Dante Calabria il cui arrivo ha di fatto costretto il nostro ragazzo a
scendere di nuovo di categoria. Gioca nell’altra
Cremona, la Ju-Vi di antiche tradizioni, ed è
primo assoluto nella valutazione, secondo nella
marcatori, percentuali altissime da tutte le posizioni, ma l’amaro resta per un esperienza negatagli ingiustamente.
2 Calendario Legabasket: voto finale per la
figuraccia finale, Earl Boykins. Intervistato da Tuttosport a settembre disse: “Voglio entrare anch’io
nella storia di questo club” ed infatti ci entrerà ma
con altri attributi. Però un po’ di colpa la Lega ce
l’ha, anche questo già detto. Non siamo il business
NBA che mette il big match di Natale LA-Celtics
nel pomeriggio casalingo di decine di milioni di
americani, ed allora perchè non mandare questi
giocatori un po’ a casa dalle loro famiglie? •
41basket
I rossoblù ripartono con il piede giusto
sognando di bissare i risultati dell’ultima stagione
Riprovaci ancora Virtus
Augusto Mattioli
Trattoria Pizzeria
FÒRI
PORTA
Antichi Sapori
Una serata tra amici, un pranzo
leggero, una cena veloce dopo la
partita o il cinema: adesso la storica
trattoria FORI PORTA propone ai
propri avventori anche la pizza.
A pochi metri dalla monumentale
Porta Romana, la Trattoria Pizzeria
FORI PORTA vi aspetta per
offrire piatti tipici dell’antica
tradizione senese accompagnati da
un’ampia scelta dei migliori vini del
nostro territorio.
Via C. Tolomei 1 (loc. Valli)
Siena
Tel. 05.77.22.21.00
05.77.22.28.22
Bene, anzi potremmo dire benissimo il
2008 per la Virtus Basket targata Consum.it. E
bene anche il 2009 iniziato positivamente con
la vittoria con i campani del Sant’Antimo che
ha permesso di chiudere il girone di andata a
16 punti. Che, senza qualche distrazione e
mancanza di continuità a inizio campionato,
avrebbero potuto essere anche di più. Una vittoria importante perché le condizioni della
squadra non erano al top. Infortunato ad una
caviglia Tomasiello, punto di riferimento in
regia del gruppo, con altri malanni Cuccarolo,
Furlanetto e Marcante, Billeri temeva addirittura una sconfitta casalinga. Ma la reazione del
gruppo ha permesso di battere gli ambiziosi
ospiti, se pur con qualche momento di difficoltà, del tutto meritatamente. Certo ripetere i
risultati del torneo scorso ( la vittoria nella
Coppa di Lega, la partecipazione ai play off)
non sarà facile, però i senesi viaggiano comunque nelle parti alte della classifica di questa stagione della serie A dilettanti. Un torneo
che meriterebbe una maggiore attenzione dai
senesi amanti della pallacanestro. Che ovviamente guardano con grande interesse, ci mancherebbe altro, alle imprese della Mens Sana,
ma che forse potrebbero avere un occhio più
benevolo e meno distratto a cosa succede anche
nell’altro basket nel quale la città cestitica è impegnata. Nella Virtus appunto, ma anche nel
Costone, nel Cus e fino al Colle Basket.
Una pallacanestro, quella cosiddetta minore, che è comunque una ricchezza per il movimento complessivo senese che va aiutata a
darsi solide basi magari con una strategia comune. Certamente nessuno può oggi lamentarsi di Babbo Monte che, negli ultimi anni,
con le sue sponsorizzazioni, ha fatto crescere
la pallacanestro senese a livelli che non aveva
mai raggiunto. Bisognerà chiederci però
quanto le difficoltà dell’economia che stanno
crescendo, influiranno nei prossimi anni sulla
politica delle sponsorizzazioni del gruppo
Monte dei Paschi, impegnatissimo finanziariamente anche con l’operazione di acquisizione di Banca Antonveneta. Per cui non è da
escludere una diminuzione delle risorse con un
conseguente ridimensionamento, a partire
dalla stagione sportiva 2009-2010, delle attività delle società senesi (Mens Sana ovviamente esclusa). Tanto che qualche
preoccupazione in merito sembra stia già affiorando tra le dirigenze. Oggi comunque il
basket senese, proprio per i risultati ottenuti
negli ultimi anni gode di una forte considerazione a livello nazionale e ovviamente per
quanto riguarda la Mens Sana, a livello internazionale. Anche la Virtus nel suo ambito, è
considerata una società modello. Un punto di
riferimento Basti pensare a quanti sono i giovani che ambiscono a giocare in via Vivaldi
sperando che possa essere per loro un importante momento di crescita sportiva. Certo non
è facile formare giocatori in grado di poter giocare stabilmente in serie A dilettanti, campionato molto difficile. Un problema che peraltro
non riguarda solo la Virtus ma anche la stessa
Mens Sana, i cui giovani finora o sono stati
mandati in prestito in altre società o al massimo giocano pochissimi minuti in prima squadra. Anche per la Virtus il problema di un
utilizzo stabile in prima squadra dei giovani
del suo vivaio è aperto. In queste settimane c’è
stato il caso Filippo Alessandri, classe 1989,
che ha lasciato la squadra di via Vivaldi non
essendo riuscito ad inserirsi in maniera soddisfacente nel gruppo e a convincere il coach
Marcello Billeri. Cose che succedono, ma per
una società come la Virtus che della politica
dei giovani ne fa una bandiera, è un fatto che
lascia l’amaro in bocca. È invece tornato da
Pavia in prestito Federico Zambrini, che nella
società lombarda (che intanto ha esonerato
l’ex coach virtussino Stefano Salieri) non ha
trovato spazio. Zambrini, che ha recuperato
l’infortunio subito lo scorso anno dovrebbe
dare un importante apporto alla Virtus una
volta che si sarà inserito nel gruppo. “Sono
soddisfatto di quanto
abbiamo fatto fino a
questo momento”, sottolinea Billeri commentando la prima
parte del campionato
della sua squadra.
“Certo il rammarico
per qualche punto che
abbiamo buttato c’è ,
ma non ne vorrei più
parlare. Meglio cercare di guardare avanti
e di fare ancora meglio
nella prossima metà
della stagione. Ma c’è
chi mi ha fatto notare
che le cose avrebbero
potuto andare anche
peggio”. •
Federico
Zambrini, da poco
recuperato alla
causa virtussina
42basket
L’imperativo delle gialloverdi in questo avvio del 2009
è risalire la classifica e puntare senza esitazioni ai play-off
Consum.it: e se fosse solo
una questione di testa?
Francesco Oporti
Licia Filippetti
È questo che tutti gli sportivi senesi attendono dalla pallacanestro femminile
della città che veste la maglia bianconera
costoniana con il prestigioso sponsor Consum.it del Gruppo MPS
L’ultima partita del 2008 in terra marchigiana ha rappresentato l’ennesima
beffa per il team di coach Fattorini, sconfitto dopo due tempi supplementari “strappati” con forza e volontà al termine di un
inseguimento durato quaranta minuti e
completato sul 67 pari.
Over time terribile che poteva scoraggiare le atlete della SMA Ancona che invece riescono a trovare risorse inaspettate
per vincere 86-82 salendo in classifica a
quota 14 punti, due in più delle senesi
ferme a 12 ovvero la sesta posizione in
coabitazione con Alcamo,Napoli e Chieti.
La cronaca si potrebbe fermare qui,
una partita persa ai supplementari non farebbe notizia più del dovuto se non fosse
in atto – fin dalle prime gare di questo
campionato 2008-2009 del girone sud –
un autentico ‘paradosso’ in salsa senese.Proprio così!La squadra di Fattorini
ci piace, propone un basket divertente, veloce (forse non abbastanza verticale ma il
roster è quello che è, manca una vera
pivot strutturata fisicamente per il ruolo)
con il nuovo acquisto, la play Laura Perseu che porta alla causa decine di mattoni
(punti) non sempre sufficienti per costruire la ‘casa’ (vittoria). Insomma l’idea
di squadra impostata c’è tutta, l’analisi e
l’autocritica del giovane coach costoniano
sono entrambe complete senza ricerca di
alibi o giustificazioni: “questione di
testa” ripete – giustamente ci permettiamo di aggiungere – “tante, troppe partite perdute nei secondi finali quando la
vittoria sembrava già acquisita e solo da
festeggiare” insiste Fattorini , consapevole che il 2009 sarà, anzi dovrà essere,
l’anno della svolta: perdere è possibile e –
in alcuni casi, con le più forti è probabile
– perdere partite casalinghe con formazioni di bassa classifica è certamente
inaccettabile, nemmeno da mettere in
conto.Già la ‘testa’. Ma cosa significa
avere o non avere la ‘testa’? È soltanto un
luogo comune per descrivere il bisogno di
un impegno agonistico particolare, oppure
descrive altri e più complessi stati
d’animo?
Il basket – ormai è cultura acquisita – è
lo sport dell’ultimo secondo, della rincorsa,
dell’orgoglio dei deboli sui (presunti) più
forti, dell’ottimismo della volontà contro il
pessimismo della ragione, quest’ultima
sempre “impegnata” a dipingere l’avversario di turno più forte, più motivato, più
ricco, più… qualcosa rispetto a noi.Ecco
l’importanza della ‘testa’ anzi della TESTA,
il suo ruolo prima biologico, poi strategicoagonistico: la TESTA ha la forza di ribaltare ogni precedente ragionamento, ogni
pregiudizio, ogni possibile scoraggiamento.
Ha ragione Fattorini quando dichiara che
“con due/tre gare vinte/perse ai supplementari la classifica avrebbe avuto significativi cambiamenti”.In effetti, senza cadere
nella trappola dell’apologia dei ‘se’ e dei
‘ma’, con un pizzico di TESTA in più la
Consum.it poteva occupare oggi – ecco il
paradosso di cui parlavamo – addirittura le
prime posizioni della classifica senza l’affanno di dover uscire – al più presto possibile – dalla zona rossa dei play out, un
territorio minato lontano anni luce dalla storia pur recente del basket femminile senese.
Si ricomincia il giorno della Befana
con una classica di lusso: è il derby con il
Pontedera, la ‘nemica’ storica che arriva a
Siena forte di dodici vittorie e una sola
sconfitta.
Potrebbe lasciare le nostre colline con
la seconda sconfitta ad opera delle atlete
senesi.
Prova difficile, sconfitta possibile dice
la ragione.Vittoria probabile anzi sicura
(forse) se il grande cuore magico costoniano farà sentire il suo battito incessante
sul parquet.
Ci risiamo… questione di TESTA.
Vero coach Fattorini? •
43basket
Le tre squadre senesi della Serie C Dilettanti di fronte all’esigenza di ridefinire con chiarezza la propria identità
Colle, Costone e Cus: quale futuro?
Giuseppe Nigro
Finisce un anno solare, ne inizia un altro. L’aria
da tempo di bilanci induce e introduce anche a una
riflessione sul basket senese: non solo su cosa è successo in questi dodici mesi (certo non poco), ma soprattutto su come siamo messi a distanza di un anno.
Per farlo, forse non c’è termometro migliore della
Serie C Dilettanti, il punto di equilibrio tra sport di
vertice e dilettantistico e per questo il più capillare
motore di passione per il basket di base, in una categoria in cui il confronto diretto con club vicini
forse spinge ancor più a dare il meglio. Così, anche
per semplicità, spiace tener fuori (ma solo per stavolta) le società genuinamente ruspanti delle categorie inferiori, o realtà di livello più alto come Virtus
o Apf Costone, che pure ricalcano quel potenziale
fantastico e quei vizi congeniti delle loro sorelle dell’ex Serie C maschile.
Da anni il sogno degli appassionati è che almeno a una tra Colle, Costone e Cus riesca il salto di
categoria. Anche perché, in una città con due vivai
incredibili come quello di Mens Sana e Virtus, dare
loro la possibilità di scegliere di mandare i loro ragazzi a crescere in qualsiasi categoria vogliano, dalla
A Dilettanti fino alla Serie D, sarebbe un’ulteriore
ricchezza: di scelta per loro, di basket per tutti. Le tre
senesi in vetta alla D regionale fanno pensare che
possa essere l’anno buono perché una possa tornare
in C regionale, mentre per arrivare nell’ex B2 bisogna sperare ancora nelle solite note. Il copione degli
ultimi anni dice che il Costone è quello che pare
sempre più vicino ad arrivarci a inizio estate, per blasone e risorse; il Cus è quello che culla il sogno durante il campionato, per costruzione di squadra e
freschezza; il Colle è quello che quando conta ci è
sempre arrivato più vicino, per esperienza e spessore
del gruppo. Quest’anno, per la prima volta dopo
tanto tempo, il canovaccio o almeno i ruoli paiono
destinati a cambiare, e il fatto che questo sia legato
alle identità delle tre società fa pensare che sia una
questione che segnerà non solo questa stagione ma
anche le prossime.
Il Costone è la tradizione, e ripercorrendola pare
aver imboccato una strada giusta ad esempio dando
una forte impronta di senesità al proprio settore giovanile, al quale le buone idee non mancano, vedi il
minibasket associato all’inglese per i bambini. Quest’anno si è sbarcati nel nuovo palazzetto, un patrimonio fantastico invidiato da tutti. Radicamento e
numeri del bacino d’utenza la rendono un aspirante
realistica al ruolo di seconda società cestistica cittadina. Il punto debole di tutto questo pare quello che
invece in teoria dovrebbe esserne il motore e principale veicolo promozionale, la prima squadra. Da
anni si riesce sempre a trovare il modo per deludere,
segno che non dipende da tutti gli allenatori e i giocatori che sono passati, bensì da qualcosa che è rimasto nei modi di fare e di gestire le vicende della
prima squadra… Ci sono uno splendido vivaio, un
fantastico palazzetto, indubbie risorse economiche,
uno zoccolo duro di persone la cui passione è palese
o al massimo cova sotto la cenere: se tra cinque-otto
anni voltandosi indietro si vedrà che questo humus
ideale per il salto di qualità sarà stato sprecato, arrangiandosi invece di ragionare in prospettiva, sarà
un imperdonabile peccato mortale che condannerà
chi oggi ha in mano il destino e il meritato rilancio
di una società storica.
Se il Costone punta sulla senesità ma poi costruisce per metà la propria squadra con gente di
fuori (legittimo per vincere, meno per vivacchiare),
alla fine la vera squadra “senese” è il Cus. Ovvero
quella da cui meno te lo aspetti, perché il progetto
universitario parrebbe sinonimo anche di reclutamento di ragazzi che arrivano in città a studiare. Invece il Cus ha dieci giocatori di Siena su tredici,
quasi tutti reduci da altre società cittadine. I cambiamenti societari dell’anno scorso hanno fatto dubitare sulla prosecuzione del progetto per come lo si
conosceva: invece si continua, seppur tra qualche
difficoltà solo bisbigliata nei passaparola cittadini.
Però siamo di fronte a un progetto compiuto solo a
metà se non si capisce che essere la squadra universitaria ha un senso non solo nella composizione del
gruppo (e il recente ritorno a criteri di eleggibilità
più rigidi è parso opportuno) ma anche nel coinvolgimento della gente. Senza mettere di mezzo il modello utopistico dei college americani, il Cus
comunque non è mai stato veramente la squadra
degli studenti, al massimo la squadra dei ragazzi senesi che per lo più fanno l’università. Con tutto
quello che ne consegue in termini di partecipazione:
giocare in via Banchi è come farlo in campo neutro,
se non a volte in trasferta; e l’età media dei presenti
non è certo quella di una tipica squadra universitaria… La parte cestistica è tra le più avanzate in città,
perché la capacità cussina di scegliere i giocatori,
metterli insieme e farli rendere al meglio la invidiano tutti. Ma è una squadra che basta a sé stessa,
senza incidere sul tessuto cittadino. Torniamo al discorso dell’identità: squadra senese? squadra universitaria? In entrambi i casi il lavoro è fuori dal
campo: quando in tribuna c’è poco più del doppio
della gente che scende sul parquet è evidente che
qualcosa vada registrato.
Un bel bacino, vivace dal punto di vista economico e sociale, è sempre stato quello della Valdelsa,
quello che per numeri forse più di tutti merita il salto
di categoria. E che da anni ci arriva vicino. Il problema è qui insieme tecnico ed economico. Il gruppo
storico del Colle Basket che è sempre arrivato fino
in fondo ha perso ogni anno un paio di pezzi molto
importanti e gli innesti altrettanto importanti di Mucciarelli e Bruttini (gli unici in pianta stabile) per
quanto segnalino la strada giusta di un gruppo da rinnovare e ringiovanire, da soli non bastano. È mancato finora un vero ricambio generazionale per
continuare sulla scia degli ultimi anni e per tutelare
anche da un precoce logoramento e da un impiego
fuori misura quei giocatori (Bonelli, Moroni…) che
facevano parte del Colle Basket di ieri ma saranno
importanti anche in quello di domani. E qui arriviamo all’aspetto economico, perché non può non
avere effetti la crisi che ha colpito la Valdelsa tutta,
comprese quelle aziende che negli anni anche solo
con la cartellonistica hanno affiancato la società.
Certo che, per un club che molto meritoriamente ha
un’attività di rilievo nelle scuole e grandi numeri nel
settore giovanile, si tratta adesso di cominciare a ragionare in prospettiva anche quando si parla di prima
squadra, perché questo gruppo, nella conformazione
attuale, è chiaramente all’ultimo giro della giostra.
In conclusione, i soldi bancari e la straordinarietà dei vivai di Mens Sana e Virtus da cui attingere
sono risorse che combinate rendono questa congiuntura più unica che rara nella storia comunque
florida del basket senese: sarebbe uno spreco non
approfittarne per costruire qualcosa finchè dura.
Certo, troverete sempre qualcuno pronto a lamentarsi che non gliene arrivano abbastanza, di giocatori e/o di soldi, e che ai cugini, a loro sì che glieli
danno. Continuiamo a pensare che sia sempre più
bello quando si è in tanti con (relativamente) poche
risorse da cui tirar fuori il meglio, piuttosto che
averne di più da spartire tra meno società. Il derby di
Livorno, per non citare casi più vicini, dice che certe
soluzioni sono la tomba della passione. Dalle stracittadine senesi di 40 anni fa è nato il fuoco che
rende oggi Siena la capitale del basket italiano: chi
allora era in campo, non di rado oggi mette quello
che può (con altri ruoli) al servizio della sua passione di sempre. Anche il contesto attuale pare
quello ideale: renderlo la base di partenza per il rilancio di un nuovo boom cestistico dipende dalla capacità di ogni società di ridefinire oggi con chiarezza
la propria identità e ragionare in prospettiva. •
44sport per tutti
Festeggiato in Comune l’anniversario
della nascita dell’Ente di Promozione Sportiva
operante dal dopoguerra
Uisp, 60 anni
portati
maginificamente
Elena Dilaghi
Alcune immagini
della cerimonia
Un pomeriggio lungo sessanta anni, questo avrebbe potuto essere il titolo della giornata dedicata ai festeggiamenti
per l’importante anniversario dell’Unione Italiana sport per
tutti. Un importante prologo si era già avuto con la consegna, ad ottobre, del minimasgalano realizzato per conto
della Uisp da Riccardo Pucci.
Sabato 13 dicembre, nella Sala delle lupe, si è infatti tenuta la tavola rotonda intitolata “Sessant’anni di sport sociale
nel territorio senese attraverso la storia della UISP”. I dirigenti di ieri e di oggi hanno raccontato la loro Uisp. Ne è venuto fuori un confronto particolarmente “sentito” dal quale è
emerso come i valori della Uisp degli anni 40, 50, 60... metabolizzati attraverso i cambiamenti della società e le trasformazioni politiche del nostro paese, si ritrovano
perfettamente nella Uisp di oggi.
La Uisp ha attraversato 60 anni della nostra storia ed ha sempre più consolidato il proprio ruolo di propugnatrice di uno sport
“diverso”, destinato a tutti nessuno escluso. Ci
siamo chiesti quale sia la ricetta di questo successo e, di fatto, non l’abbiamo trovata. Forse
il segreto sta proprio nella spontaneità e nell’attitudine a non farsi troppe domande seguendo la scia dell’entusiasmo della gente.
Particolarmente toccante l’intervento di Tommasina Materozzi, moglie del compianto Riccardo Corradeschi, uno dei fondatori della Uisp
a Siena. Nelle parole di Tommasina abbiamo
ritrovato tante cose familiari quando ci ha parlato della dedizione alla Uisp del marito che sacrificava spesso la famiglia dedicando
all’associazione tanti pomeriggi e tanti dopo
cena. Questo è ciò che fanno anche i dirigenti di oggi spinti
dalla passione e, a volte, anche da un pizzico di sana incoscienza, senza poi pretendere nulla se non un grazie (che
qualche volta neppure arriva...). Particolarmente apprezzati
gli interventi degli assessori allo sport Alfredo Tanzi e Massimo Bianchi. Quest’ultimo, ricordando che il suo “mestiere”
è quello di storico, ha introdotto un interessante parallelo tra
la fondazione della Uisp e la coeva promulgazione della Costituzione, argomentando che la nascita dello sport per tutti
ha trovato forse la spinta proprio dalla carta costituzionale
che ha ribadito il principio dell’uguaglianza e di parità di diritti a favore di tutti i cittadini.
Il dibattito, o meglio, la chiacchierata, ha toccato poi il
tema del ruolo della Uisp in città ed è stato puntualizzato
come sia spesso chiamata ad occcuparsi di situazioni delicate sia nell’ambito della gestione di impianti che di interventi di promozione sociale.
I dirigenti del passato hanno ricordato la storia della Uisp
in città, le varie sedi che l’associazione ha avuto e le vicissitudini che hanno poi portato finalmente all’acquisto della
sede attuale. Si è aperto poi un acceso confronto sul ruolo
femminile nell’associazione e, più in generale, sulle pari opportunità, tanto che si è programmato di fissare una nuova
tavola rotonda
con gli stessi
soggetti e di istituzionalizzare incontri periodici
per confrontarsi
sulle tematiche
della
promozione sportiva e
sociale nel nostro territorio.
Alla tavola rotonda sono seguite le premiazioni con riconoscimenti speciali dedicati al
‘sessantesimo’, primo fa tutti il premio Riccardo Corradeschi
andato a Matteo Betti che, oltre ad aver portato a Pechino il
nome della Uisp, si è particolarmente prodigato per lo sport
per i disabili. Un altro momento particolare è stato quello
della premiazione del più giovane (Samuele Pisoni di 5 mesi)
e del più anziano tesserato del comitato di Siena (Gino Braccagni di 90 anni). In mezzo a loro c’è tutta la nostra Uisp,
fatta di gente che si muove
indipendentemente dall’età
e dall’abilità. Riconoscimento anche per un dirigente storico della lega
Calcio, Luciano Corsi, da
sempre impegnato nella
Uisp Valdelsa. È seguita poi
la sfilata dei campioni italiani Uisp premiati dal presidente del Coni provinciale
Roberto Montermini e dall’assessore allo sport Massimo Bianchi.
A seguire giusto il
tempo per una cena, e di
nuovo a pensare alle cose
da fare con e per la Uisp. •
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