CAMMINO MISSIONARIO DIOCESANO
DA QUARESIMA A PENTECOSTE 2011
DIOCESI SAVONA-NOLI
PREGHIERA
IN FAMIGLIA
Questo opuscolo per la preghiera in famiglia, dal titolo “SAVONA SANTA CLARA: TANTE
VOCI UNA PAROLA”, si presenta in un formato leggero e agevole. Affronta le tematiche della
Quaresima e del Tempo di Pasqua con riferimento costante ai Vangeli domenicali proposti dalla
Liturgia. È un itinerario in 14 tappe secondo lo schema seguente: Parola di Dio, riflessione,
preghiera, impegno concreto. Il linguaggio vuole essere semplice e immediato, che pensiamo sia
adatto ai singoli e alle nostre famiglie.
La Diocesi di Savona-Noli
Qualunque sia la tua condizione di vita,
pensa a te e ai tuoi cari,
ma non lasciarti imprigionare
nell’angustia cerchia
della tua piccola famiglia.
Una volta per tutte
adotta la famiglia umana!
Bada a non sentirti estraneo
in nessuna parte del mondo.
Sii un uomo in mezzo agli altri.
Nessun problema, di qualsiasi popolo,
ti sia indifferente.
Una volta per tutte
adotta la famiglia umana!
Vibra con le gioie e le speranze
di ogni gruppo umano.
Fa’ tue le sofferenze e le umiliazioni
dei tuoi fratelli nell’umanità.
Vivi a scala mondiale
o, meglio ancora, a scala universale.
Una volta per tutte
adotta la famiglia umana!
Cancella dal tuo vocabolario le parole:
nemico, inimicizia, odio, risentimento, rancore…
Nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri
e nelle tue azioni sforzati di essere
ma di essere veramente, magnanimo!
DOM HELDER CAMARA
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LETTERA PASTORALE DEL VESCOVO
E’ con vera gioia che mi rivolgo a voi, come già gli scorsi anni, con
una lettera pastorale, in occasione della Quaresima, per un momento
di contatto che ci aiuti a camminare insieme.
Siamo una famiglia, o meglio, la famiglia dei figli di Dio, e, come
tale, vogliamo condividere le stesse realtà, gli stessi impegni, gli stessi
ideali, per sentirci ed essere la Chiesa di Dio che vive in Savona, che
cresce insieme e che vuole comunicare a tutti la gioia di avere il dono
della Parola di Dio, di sperimentare costantemente l’amore del
Signore e di vivere ogni giorno con Lui e per Lui.
La Quaresima è il periodo di impegno spirituale che ci prepara alla
Pasqua, la festa più importante di tutto l’anno liturgico, perché ci
ricorda e ci fa rivivere la Risurrezione del Signore, anticipo e garanzia della nostra futura
risurrezione, ma già autrice, nel presente, della nostra risurrezione quotidiana dal peccato.
La Pasqua è preparata da un periodo di quaranta giorni, la Quaresima appunto, ed è seguita
da altri cinquanta giorni, che costituiscono il Tempo Pasquale che si conclude a Pentecoste;
questi periodi, assieme all’Avvento, sono considerati i “tempi forti” per il nostro impegno
spirituale ed ecclesiale: sono periodi fecondi nei quali la Chiesa ci offre con maggiore
abbondanza la Parola di Dio, ci esorta ad una vita più conforme al Vangelo, ci invita ad una
maggiore frequenza ai sacramenti, compreso quello della confessione, ci consente di partecipare
a celebrazioni particolarmente significative che ci fanno rivivere i misteri più importanti della vita
di Gesù.
Sono tempi particolarmente propizi per la nostra formazione, e la formazione è tra gli impegni
che ci siamo riproposti nel Convegno diocesano e nel programma pastorale per questo anno, e
noi vogliamo formarci insieme, partecipando coralmente ad alcuni momenti comunitari.
Questa Quaresima che Dio ci permette di vivere deve essere per noi il tempo in cui
intensifichiamo il nostro cammino penitenziale per attingere dalla Croce, fonte da cui parte la
possibilità di ogni evangelizzazione, la forza di essere missionari nel nostro ambiente. Anche noi,
infatti, come Paolo, “non vogliamo sapere altro che Cristo, e Cristo Crocifisso”. Il Tempo Pasquale
ci aiuterà a riflettere sul fatto che è proprio la Resurrezione di Gesù l’oggetto del nostro
annuncio e che da essa nasce per noi la possibilità della missione.
Il Convegno diocesano ci impegnava a condividere con tutti il tesoro prezioso della Parola di
Dio e il Programma pastorale esprimeva questo impegno invitandoci ad essere missionari qui, nei
nostri ambienti. Un avvenimento particolare dovrebbe stimolarci ancora di più alla missione: Don
Michele Farina, il vice Parroco della parrocchia del Duomo, nel centro storico di Savona, è partito
come missionario a Cuba. Noi vogliamo sostenerlo in questo impegno generoso, ma vogliamo
anche sentire che, come lui annuncia il Vangelo a persone che da decenni non sentono parlare di
Gesù Cristo, così anche noi possiamo annunciarlo a chi da tempo non frequenta più la Chiesa, o
non l’ha mai frequentata. Essere missionario non è un optional per cristiani di serie A, che
possono permettersi anche di testimoniare la loro fede in ambienti particolari, ma è il fatto
costitutivo del nostro stesso essere cristiani: non ci è stato dato il dono della fede perché lo
teniamo gelosamente per noi, ma perché lo condividiamo.
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In queste domeniche la parola di Dio dopo aver dichiarato che siamo chiamati ad essere “luce
del mondo”, subito precisava che non si può tenere una lampada nascosta sotto il moggio, ma
ben in vista, perché tutti vengano illuminati. Vogliamo incoraggiarci e sostenerci in questo non
facile compito attraverso l’itinerario quaresimale – pasquale, che sarà introdotto e concluso da
due Veglie, una all’inizio (4 marzo) e una alla fine (la Veglia di Pentecoste, 11 Giugno); possono e
devono essere momenti importanti in cui tutta la Chiesa diocesana si riunisce per riflettere e per
pregare insieme. La preghiera è il primo e il più importante nostro dovere; siamo ben
consapevoli, infatti, che se non è il Signore a costruire la casa, noi ci affatichiamo invano.
Dalla preghiera deve scaturire il nostro impegno concreto sia per la missione lontana ( il
nostro sostegno di preghiera, di vicinanza a Don Michele, il nostro interessarci al suo lavoro, il
nostro aiuto concreto alla sua opera) che per la missione vicina (attraverso una maggiore
attenzione e apertura al mondo e la vicinanza ai “lontani” che sono in mezzo a noi).
Per sostenere il nostro impegno per queste diverse missioni, saranno predisposte delle attività
corredate da opportuni sussidi che verranno illustrati affinché tutti possano essere informati e
coinvolti. L’opera più importante sarà compiuta, come sempre, dalla grazia di Dio.
Queste poche righe vogliono essere un caloroso invito a tutta la comunità diocesana:
parrocchie, sacerdoti, religiosi, diaconi, seminaristi, religiose, movimenti, confraternite,
associazioni di qualsiasi genere, affinché possiamo vivere insieme questi momenti forti per la
nostra conversione e per la vitalità della nostra Chiesa locale. Nel salutarvi tutti con affetto, vi
invio la mia Benedizione.
Savona, 11 febbraio,
memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes
+ Vittorio Lupi Vescovo
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I SETTIMANA DI QUARESIMA 13 – 19 marzo
UN DESERTO PER RIPARTIRE
LA PAROLA
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò
e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: Non
di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Allora il diavolo lo
condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio,
gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con
le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede". Gesù gli rispose: "Sta scritto
anche: Non tentare il Signore Dio tuo". Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte
altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti
darò, se, prostrandoti, mi adorerai". Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto: Adora il
Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto". Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e
lo servivano. (Mt. 4, 1-11).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Nel vangelo di oggi, secondo Matteo, è ripreso il tema della tentazione.
Gesù, ecco il tema della tentazione che si affaccia, digiuna per 40 giorni e 40 notti nel deserto ed
è tentato dal diavolo ma, al contrario di Adamo, lui vince, supera le tentazioni perché la parola di
Dio è la sua guida. Per tre volte risponderà a Satana “sta scritto” e non accetterà una gloria in
questo mondo che lo possa mettere contro Dio. Egli non utilizzerà mai i suoi poteri a proprio
vantaggio, ma accetta la povertà e la privazione; non cederà agli idoli del potere, si allontanerà
dalla seduzione del prestigio e quando andrà a Gerusalemme non sarà per salire sul pinnacolo
del tempio, ma per sostenere la prova suprema della croce. Quel potere che Egli non ha voluto
assumersi contro Dio, gli sarà da Dio concesso. Ogni cristiano trova in tal modo nel Cristo un
modello di vita. Nel deserto, al tempo dell’esodo degli Ebrei dall’Egitto, il popolo di Israele
conobbe la tentazione e risultò sconfitto. Nello stesso luogo Cristo, come nuovo Israele, esce
vincitore su Satana. Il diavolo si allontana per tornare nel tempo fissato: ciò significa che lo
scontro finale avverrà a Gerusalemme durante la Passione (Lc 22,3: “Allora Satana entrò in Giuda
detto Iscariota”) dove Giuda diventa strumento di Satana.
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... CI FA PREGARE
Signore, siamo in un mondo in cui si fa tante volte fatica a trovare punti di riferimento e a
resistere alle tentazioni del "tutto facile e subito". Aiutaci a reagire a queste logiche, e a
divenire nella vita quotidiana testimoni credibili di rispetto, pace, legalità e amore.
Signore con il tuo esempio e la tua vicinanza abbiamo un aiuto in più nell'affrontare il
quotidiano con le sue ricchezze e con le sue insidie. Dacci la forza e l'elasticità di saper
discernere il bene dalle tentazioni.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Le tentazioni di Gesù hanno oggi nomi nuovi: ricerca eccessiva di sicurezza per sé e per la
propria famiglia, desiderio di potere e di ricchezza. Per essere come Lui, dovremmo invece
puntare sulla condivisione, la partecipazione, la sobrietà.
Facciamo attenzione in questa settimana a cosa acquistiamo, cosa scavalchiamo per
guadagnare di più, a cosa rinunciamo di importante per curare la nostra immagine.
Acquistiamo al supermercato solo l’essenziale, quello che serve veramente alla nostra
famiglia.
Proviamo a resistere alla tentazione della velocità e del "tutto facile", facendo bene un
lavoro e con i tempi giusti.
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II SETTIMANA DI QUARESIMA 20 – 26 marzo
UNO SGUARDO DA PURIFICARE
LA PAROLA
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte,
su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre
tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando quando una nuvola
luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e
furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete".
Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte,
Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto
dai morti". (Mt 17, 1-9)
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il brano evangelico di oggi è quello della trasfigurazione, un episodio della vita di Gesù che si
pone a un punto critico della sua vita e del cammino con i discepoli.
Chiamati al seguito del maestro – e da una vita di comunione con lui – i discepoli faticano a
riconoscere con lucidità il mistero della sua persona e, se è pur vero che i discepoli erano persone
molto semplici, è anche giusto dire che obiettivamente non sarebbe stato facile per nessuno
capire ed accettare fino in fondo il progetto di Gesù. L’incertezza e l’incomprensione riaffiorano di
continuo e diventano, per esempio, scandalo per Pietro stesso quando Gesù comincia ad
annunciare apertamente la sua Passione. Pietro gli risponde infatti: “Non sia mai Signore che tu
vai a farti uccidere”. Da qui Gesù lo rimprovererà dicendo: “Passa dietro di me, poniti al mio
seguito, perché sono io che conosco veramente la strada da percorrere; tu non hai il senso delle
cose di Dio ma quello delle cose degli uomini”.
La prospettiva di una morte violenta, del rifiuto e del fallimento, risulta infatti inconcepibile ed
inconciliabile con le loro attese messianiche. Anche se Gesù nei suoi annunci congiunge la morte
con la risurrezione, l’insegnamento rimarrà inefficace prima della Pasqua e della Pentecoste. Egli
allora prende l’iniziativa e offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria
sfolgorante della sua persona e lo sbocco del suo cammino. Il fatto della trasfigurazione serve
quindi ad assicurare il discepolo che Cristo è figlio di Dio, Colui che dà compimento alla storia
della salvezza.
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... CI FA PREGARE
Oggi la mia fede in Te è più forte.
Ho colto il bagliore del Tuo sguardo
negli occhi del mio prossimo,
ho ascoltato nel cuore le Tue parole,
mi hai reso capace di amare.
Oggi la mia fede in Te è più pura.
Ho visto il candore delle Tue vesti
sul lenzuolo che abbraccia la malattia,
ho sentito la Tua forza lenire la sofferenza.
Oggi la mia fede in Te è più viva
temevo di essermi perso
ma Ti ho ritrovato.
La nostra vita è pervasa dalla Tua parola,
e il Tuo insegnamento può risplendere
attraverso i nostri gesti quotidiani:
Ti chiediamo di farci strumento affinché,
praticando il comandamento dell'amore scambievole,
la Tua luce possa arrivare anche a chi è nel buio
e ancora in cerca di Te.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Un invito insistente che ci accompagnerà fino a Pasqua:
“Migliora la qualità del tuo sguardo verso gli altri!”
La trasfigurazione ci fa vedere l’immagine che Dio ha di noi: tutti chiamati a vivere
eternamente con Lui. Gesù ci dice che con Lui siamo in buone mani. Possiamo respirare a
pieni polmoni perché malgrado le difficoltà, le sofferenze, le disarmonie, il male, Lui è
presente in mezzo a noi e ciascuno di noi ha un destino di risurrezione.
Questa immagine positiva che Dio ha dell’uomo, dovrebbe diventare il modo con il quale
guardiamo ogni fratello che incontriamo. Siamo così chiamati a migliorare la qualità del
nostro sguardo su tutte le persone. Impariamo a guardare l’altro e non solo il suo peccato
o la sua sofferenza: Dio ci ricorda che siamo più grandi del nostro peccato; Egli non
dimentica che noi siamo suoi figli.
Impariamo a saper scorgere in ogni persona un figlio di Dio, un destinato all’incontro
definitivo con Dio. Impariamo in particolare a guardare con occhi costruttivi chi è difficile
da guardare, per l’aspetto fisico, per una malattia, per un pessimo carattere, per la
condizione sociale, per il suo essere senza dimora, alcolista, tossicodipendente.
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III SETTIMANA DI QUARESIMA 27 marzo – 02 aprile
UN’ACQUA PER RINASCERE
LA PAROLA
Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva
dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva
presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le
disse Gesù: "Dammi da bere".
I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come
mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non
mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa
gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva".
Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai
dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo
pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?". Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua
avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che
io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore, gli disse la
donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere
acqua". Le disse: "Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". Rispose la donna: "Non ho marito".
Le disse Gesù: "Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora
non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un
profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo
in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo
monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo
quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in
cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è
spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che
deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". Le disse Gesù:
"Sono io, che ti parlo". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a
discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?". La
donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha
detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?". Uscirono allora dalla città e andavano da
lui. Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". Ma egli rispose: "Ho da mangiare un cibo che
voi non conoscete". E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno forse gli ha portato da
mangiare?". Gesù disse loro: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la
sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico:
Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve
salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui
infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete
lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro". Molti Samaritani di quella città
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credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E
quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi
crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del
mondo" (Gv 4, 5-42).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Con il notissimo brano della donna di Samaria l’evangelista Giovanni oggi ci propone il simbolo
dell’acqua quale sorgente di vita eterna.
Gli abitanti della Samaria, una popolazione eterogenea con elementi pagani, non erano in buoni
rapporti con i Giudei. Per questo motivo – per passare dalla Galilea alla Giudea – i giudei
preferivano fare un lungo giro piuttosto che attraversare questo territorio. I Samaritani erano
odiati e disprezzati dai Giudei per l’aspra rivalità esistente tra il tempio giudeo di Gerusalemme e
quello sul monte Garizim in Samaria, due centri religiosi in antagonismo pur adorando in
entrambi lo stesso Dio. Gesù però, per la sua missione che non accetta confini, passa ugualmente
per quei luoghi e dal colloquio con la samaritana si svela a lei come sorgente di acqua viva che
zampilla per la vita eterna. Un tempio, pur nella grandiosità delle sue linee architettoniche, non ha
valore in se stesso, né lo riceve dal luogo ove sorge. Il tempio acquista valore solo se accoglie
adoratori in Spirito e Verità, una affermazione che non è da leggere come due realtà distinte, ma
come unica entità: lo Spirito che è la Verità, e la Verità – nel linguaggio di Giovanni – indica
proprio la rivelazione e con ciò Gesù stesso. Solo in questo atteggiamento di fede in Gesù si può
accedere al mistero di Dio, al suo antico progetto di salvezza svelato in Cristo.
I veri adoratori del Padre non sempre sono quelli che sono più assidui alla chiesa, ma quelli che
praticano la giustizia, amano la verità e vivono nella carità. Il vero culto non è quello del monte
Garizim in Samaria, ma quello di Gerusalemme, dove l’adorazione non punta sui sacrifici ma sul
cuore, per azione dello Spirito.
... CI FA PREGARE
Signore, vorremmo essere come la samaritana:
disponibili all'incontro con il diverso da sé,
capaci di ascoltare in profondità,
col coraggio di cambiare i nostri schemi di vita
per accogliere la Verità e lo Spirito.
Signore aiuta le nostre famiglie a non limitarsi
alla ricerca di una felicità solo per sé
ma ad essere luogo dove il mondo
possa trovare un pozzo d'acqua zampillante.
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... CHIEDE UN IMPEGNO
L’invito di questa settimana:
Migliora la qualità del tuo sguardo verso gli stranieri!
Gesù fa un gesto controcorrente rispetto alla mentalità del popolo in cui viveva. Parla con
una donna straniera e le chiede acqua. Mettiamo maggiormente cuore negli incontri con
gli stranieri che saremo chiamati a vivere in questi giorni. Pensiamo controcorrente e non
facciamo i soliti discorsi banali sugli stranieri in mezzo a noi: “Non sono razzista ma… i
clandestini sono pericolosi e gli zingari tutti ladri, i mussulmani sono terroristi, gli africani
non hanno cultura, ma lo dice anche la tv!”. Proviamo ad accostarci a chi incontriamo con
cuore rinnovato.
A volte ci manca l’informazione di base circa i numeri e la situazione oggettiva degli
stranieri in Italia. Rischiamo così nelle occasionali discussioni con amici e parenti di fare
scena muta o di non riuscire ad avere argomenti sufficienti per controbattere a prese di
posizione lontane dalla realtà. A questo proposito potete andare nel sito internet della
nostra Caritas Diocesana www.caritas.savona.it . Nella home page in fondo a sinistra,
potete leggere una sintesi dell’ultimo Dossier Immigrazione 2010.
E poi l’acqua: è un diritto negato a più di un miliardo di abitanti del nostro pianeta.
Attenzione al suo utilizzo!
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IV SETTIMANA DI QUARESIMA 03 – 09 aprile
UNA LUCE PER CONTEMPLARE
LA PAROLA
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono:"Rabbì, chi ha peccato,
lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori,
ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che
mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono
nel mondo, sono la luce del mondo". Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa
Inviato)". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto
prima, poiché era un mendicante, dicevano: "Non è egli quello che stava seduto a chiedere
l'elemosina?". Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono
io!". Allora gli chiesero: "Come dunque ti furono aperti gli occhi?". Egli rispose: "Quell'uomo che si
chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono
andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista". Gli dissero: "Dov'è questo tale?". Rispose:
"Non lo so". Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in
cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di
nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi
sono lavato e ci vedo". Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non
osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere tali prodigi?". E c'era dissenso
tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli
occhi?". Egli rispose: "È un profeta!". Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e
aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li
interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?". I
genitori risposero: "Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda,
non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se
stesso". Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già
stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo
i suoi genitori dissero: "Ha l'età, chiedetelo a lui!". Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato
cieco e gli dissero: "Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". Quegli rispose:
"Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo". Allora gli dissero di
nuovo: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non mi
avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?".
Allora lo insultarono e gli dissero: "Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo
infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". Rispose loro quell'uomo:
"Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi
sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo
ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco
nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla".
Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?". E lo cacciarono fuori. Gesù
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seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". Egli
rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con
te è proprio lui". Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: "Io sono
venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono
diventino ciechi". Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo
forse ciechi anche noi?". Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome
dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane". (Gv 9,1-41).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Dopo aver meditato su Gesù come acqua, quale sorgente di vita eterna, oggi la liturgia ci
propone Gesù come luce del mondo. Egli infatti, incurante del farisaico rispetto del sabato, ridona
la vista a un cieco dalla nascita. “Io sono la luce del mondo”: quest’affermazione è ripetuta con
una dimostrazione pratica della potenza di Gesù. “Chi fa quello che dice è veritiero”: Gesù dice di
essere la luce e lo dimostra dando la vista al cieco. Gesù venne per portare la luce (la fede, la
salvezza) a coloro che non vedono, cioè ai peccatori, e a portare la cecità (la condanna) a coloro
che vedono, ai farisei, ai “puri”, che credono, si illudono di vedere e che, proprio per questo,
rimarranno ciechi. Il cieco che dalle tenebre giunge allo splendore della luce è il modello della
fede in crescita e in maturazione. Il primo grado di questo itinerario è il riconoscimento del Cristo
come uomo: “quell’uomo che si chiama Gesù”; in seguito scoprirà in Gesù il profeta e
successivamente lo vedrà come “colui che viene da Dio”; infine lo confesserà “Figlio dell’Uomo e
Signore” prostrandosi ai suoi piedi nell’atto profondo di culto del fedele. E’ un cammino serio di
catechesi che ogni credente deve percorrere soprattutto nel tempo quaresimale perché “sappia
rispondere a chiunque gli domandi ragione della speranza che è in lui” (1 Pt 3,15). A questo
progressivo accostarsi verso la luce corrisponde negativamente il progressivo accecamento dei
giudei, simbolo della incredulità e del rifiuto della fede. La cecità è, infatti, non essere disponibili a
modificare la propria idea di Dio e, piuttosto che far saltare i propri schemi religiosi e le proprie
comodità, essere disposti a negare l’evidenza. È la ostinata sicurezza di sé che porta alla
negazione dell’evidenza, a non accettare che Dio può intervenire nella nostra vita sia passando
dalla porta sia dalla canna del camino.
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... CI FA PREGARE
Come il cieco che dall'oscurità più cupa passa alla bellezza della luce,
dacci la forza Signore di saper rispondere con coraggio alla tua chiamata,
anche se può comportare fatica, perché Tu sei con noi.
Signore, fa’ della nostra famiglia uno strumento della tua pace:
dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, che portiamo consolazione,
dove c'è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c'è disperazione, che portiamo speranza.
... CHIEDE UN IMPEGNO
L’invito di questa settimana:
Migliora la qualità del tuo sguardo verso i malati!
Gesù ha fiducia nel cieco nato e lo rende protagonista del miracolo che gli renderà la vista
invitandolo ad andare a lavarsi alla piscina di Siloe. Riscopriamo i malati come persone
portatrici di risorse e di capacità, bisognose di vicinanza e di prossimità. Fa molto bene a
tutti noi vivere rapporti con persone colpite dalla malattia, perché così non perdiamo il
senso e il significato di crescere insieme come unica famiglia umana. La vita ce li fa
incontrare, la vita forse ci porterà purtroppo a vivere situazioni personali e familiari di
malattia. Viviamo questi incontri come uno spazio positivo ed edificante di umanità e di
fede.
Come famiglia, concretizzate una visita ad una persona malata. Occuparsi dei malati è stare
vicino a dei luoghi e a dei mondi che ci aiutano prima di tutto a ritrovare noi stessi, a
ritrovare il senso di quello che stiamo facendo nella nostra vita e a dare un contributo,
prima nel piccolo a livello locale e poi su scala più grande, per rimettere sui binari del
senso e del significato la nostra vita personale e familiare. Proviamo ad essere disponibili
ad andare a trovare anche il vicino ammalato che abita con noi nel condominio.
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V SETTIMANA DI QUARESIMA 10 – 16 aprile
UNA MORTE PER RISORGERE
LA PAROLA
Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era
quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, il tuo
amico è malato". All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria
di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato". Gesù voleva molto bene a Marta, a sua
sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo
dove si trovava… Così parlò e poi soggiunse loro: "Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io
vado a svegliarlo". Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se s'è addormentato, guarirà". Gesù
parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù
disse loro apertamente: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché
voi crediate. Orsù, andiamo da lui!". Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli:
"Andiamo anche noi a morire con lui!". Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro
giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano
venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva
Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli
te la concederà". Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". Gli rispose Marta: "So che risusciterà
nell'ultimo giorno". Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore,
vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?". Gli rispose: "Sì, o Signore,
io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". Dopo queste parole se ne
andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: "Il Maestro è qui e ti chiama". Quella,
udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là
dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando
videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: "Va al sepolcro per piangere là".
Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: "Signore, se tu
fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù allora quando la vide piangere e piangere
anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: "Dove l'avete
posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Vedi
come lo amava!". Alcuni di loro dissero: "Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche
far sì che questi non morisse?". Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro;
era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta,
la sorella del morto: "Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni". Le disse Gesù:
"Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?". Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli
occhi e disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho
detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". E, detto questo, gridò
a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto
coperto da un sudario. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". Molti dei Giudei che erano
venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui. (Gv 11, 1-45)
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... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il vangelo di oggi, secondo Giovanni, ci parla del ritorno in vita di Lazzaro (non della sua
risurrezione) uno dei miracoli più noti e di grande carica emotiva che ben si adatta a prepararci
per la vera risurrezione della prossima Pasqua. Il dono della vita all’amico, paradossalmente,
consterà la vita proprio all’amico. Sarà infatti questo segno che determinerà la decisione dei capi
religiosi di uccidere Gesù. Le sorelle di Lazzaro, Maria e Marta, credono alle parole di Gesù: «Io
sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me
non morirà in eterno», ma non possono certamente immaginare che il loro amico possa operare
sul fratello un simile miracolo. Ecco allora che il Signore dimostra con i fatti che hanno ragione a
credere in lui. Il miracolo del ritorno in vita di Lazzaro è il segno della potenza divina di Gesù e
che nulla è impossibile a Dio. È la dimostrazione che la fede, l’amore di Dio, vince la morte e
conduce, chi crede, a una vita eterna, cioè una vita che pienamente realizzata, in stretta unione
con Dio. Un dono non da guadagnare, ma da accogliere nella fede. Lazzaro in fondo è solo un
beneficiato dalla convinta fede delle sue sorelle; loro hanno creduto senza esitazione e sono state
premiate; è il segno che ogni cristiano non è mai solo, ma è parte integrante della comunità dei
credenti, della Chiesa, corpo di Cristo. Tutta la narrazione, come quelle delle domeniche
precedenti – quella del cieco nato e del colloquio con la samaritana – tendono a ottenere la fede
in Gesù in quanto lui solo è donatore di vita eterna, simbolicamente rappresentato come luce,
acqua della vita e oggi come capace di riportare alla vita.
... CI FA PREGARE
Signore aiutaci ad avere la stessa fede incondizionata di Marta e Maria
che non si lasciano scoraggiare dall'apparente vittoria della morte,
ma continuano a sperare in Dio.
Fa che anche noi possiamo credere sempre, nonostante le difficoltà e i momenti bui che ci
affliggono, che tu sei la risurrezione e la vita.
Fa che, se dovessimo perdere la speranza, ci sia chi crede e spera per noi.
Fa che sappiamo scorgere nelle difficoltà della vita,
un’opportunità speciale per rendere gloria a Dio.
... CHIEDE UN IMPEGNO
L’invito di questa settimana:
Migliora la qualità del tuo sguardo verso chi vive un lutto o una situazione disperata!
Gesù ci insegna la condivisione del dolore, la compassione per superare la disperazione e
pensare ad un futuro possibile. Facciamoci presenti nel dolore degli altri, come Gesù si è
fatto presente nel dolore di Marta e di Maria, senza paternalismi e giudizi. Anche solo per
ascoltare e guardarsi un attimo negli occhi.
Anche se il cammino è spesso faticoso e doloroso, non teniamoci lontani da chi è nella
depressione, in una sofferenza psicologica grave: anche solo la nostra presenza e la
compagnia sono un segno di consolazione e di prossimità.
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SETTIMANA SANTA 17 – 23 aprile
UNA CROCE PER RICONCILIARSI
LA PAROLA
Lettura della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo.
(Mt 26, 14 – 27, 66)
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Nel vangelo secondo Matteo Cristo non è travolto dagli eventi, ma si presenta come Signore. Ha
il potere di chiedere 12 legioni di angeli, ma rinuncia all’uso del suo potere. Non oppone violenza
alla violenza, ma sceglie la via dell’umiltà cioè delle Scritture; riconosce infatti soltanto in questa
via la volontà del Padre. Matteo presenta Gesù come il realizzatore delle promesse delle Scritture,
fa riferimento infatti più volte i testi sacri. Solo dopo aver percorso la via dell’umiltà Gesù
apparirà sulle nubi del cielo dotato di ogni potere in cielo e sulla terra.
Gesù realizza compiutamente, pur incompreso, le attese messianiche del popolo di Israele;
giunge alla fine di un periodo e ne inaugura uno nuovo – la nuova alleanza – nel quale egli stesso
si fa compagno di viaggio del credente. Il velo del tempio che si squarcia esprime questa
spaccatura definitiva nel tempo; scompare la separazione tra sacro e profano: adesso tutti hanno
la possibilità di accedere a Dio; lo dimostra la fede del centurione pagano che è presentata in
contrasto con la incredulità dei Giudei. Le nazioni entrano nel Regno nel momento in cui Israele
ne esce. La scena del Getsemani ci mostra la piena umanità di Gesù: va verso la morte con timore,
cerca la compagnia degli uomini, sente incombere su di sé la lontananza di Dio. Questa scena
conferma il suo insegnamento: egli ricorre alla preghiera, della quale aveva tanto parlato,
radicando nella loro mente la necessità di accettare la volontà del Padre. Il calice che deve bere è
la morte che deve subire e nella sua preghiera accetta pienamente la volontà del Padre.
Egli, inoltre, ricorda ai discepoli la necessità di vegliare e di pregare per non cedere alla
tentazione; tentazione che si identifica nel separarsi da Dio allontanandosi dalla sua volontà. Non
accettarla, rifiutare il calice amaro, è il segno dell’orgoglio, della pretesa autosufficienza umana,
un atteggiamento che conduce alla morte.
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... CI FA PREGARE
Tu ci vieni incontro, Signore.
Fa che nonostante il frastuono e il grigiore del nostro tempo,
noi si sappia riconoscerti quale Amore vero,
che non condanna chi tradisce e non umilia chi sbaglia.
Tu ci esorti a pregare e vegliare, Signore.
Rendici attenti alla Parola e obbedienti ai suoi insegnamenti,
per poter amare in modo profondo e autentico tutti i nostri fratelli.
Signore hai saputo dire sì al progetto del Padre su di te.
Togli da noi il senso di onnipotenza che spesso ci pervade,
l’orgoglio e la presunzione di sapere sempre ciò che è meglio fare.
La forza della tua presenza non lasci mai la nostra anima,
affinché sappiamo aderire al tuo volere ed essere testimoni del vangelo.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Gesù che muore in croce è il modello massimo della solidarietà. Dalla croce Gesù ama
tutti con uno sguardo che rivela accoglienza, perdona, comprensione, condivisione. È lo
sguardo che stiamo cercando di recuperare in questa Quaresima. In questa settimana
santa realizziamo come famiglia un gesto di solidarietà di un certo spessore, consistente,
significativo per quanto riguarda il coinvolgimento personale, un gesto frutto di uno
sguardo diverso su una situazione di cui siamo venuti a conoscenza.
Gesù non si sottrae alla violenza e non la accetta passivamente. Essere non violenti non è
facile! Cerchiamo di non opprimere le persone, di non sfruttarle. Chiediamo a voi genitori
di insegnare ai vostri figli a “stare in piedi” davanti a chi tratta male e usa violenza, a essere
interiormente forti, consapevoli che sono i deboli che usano violenza, mentre i forti sono
miti e rispettosi. I non violenti sanno perdonare e lavorare per la riconciliazione. Cerchiamo
di avere il possesso di noi stessi e il potere su noi stessi.
La croce è il luogo dove Gesù si fa vicino ad ogni uomo, in particolare chi è più
emarginato, sofferente, povero. La Contemplazione della croce apra il nostro cuore
all’incontro con l’altro, con il fratello: riscopriamo la prossimità con chi è più povero.
Impariamo a non avere paura dell’altro e riscopriamo gesti piccoli e concreti di solidarietà.
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I SETTIMANA DI PASQUA 24 – 30 aprile
UNA FEDE DA RISCOPRIRE
LA PAROLA
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora
buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e
dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro
e non sappiamo dove l'hanno posto!". Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si
recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e
giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche
Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era
stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche
l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora
compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. (Gv 20, 1 – 9).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Come sottolinea Giovanni in questo brano, anche dopo la risurrezione era difficile per gli apostoli
avere fede. Anche Pietro, il discepolo che aveva riconosciuto in Gesù il Messia figlio di Dio, non
coglie il senso dei segni che scopre. Solo Giovanni, il discepolo “prediletto” – prima di vedere
Gesù risorto – ha l’intuizione di quanto sta avvenendo. Intenzionale, e non semplice relazione
storica, è il posto preminente dato alla persona di Pietro la cui fede, nella tradizione primitiva,
occupa un posto privilegiato. Gli apostoli ci annunciano che anche noi possiamo credere, così
come anche loro hanno creduto; essi sono testimoni non solo di un evento che è successo una
volta per sempre, ma di qualcosa che ci è ancora disponibile. Il loro racconto è credibile, noi ci
fidiamo di questi testimoni oculari ed è per questo che, come confessiamo nel Credo, la nostra
fede è nella Chiesa apostolica. La nostra fede è solo in Cristo – unica via al Padre – e ancora vivo e
presente nella sua Chiesa, suo corpo. “L’altro discepolo vide e credette”. In tutto il Nuovo
Testamento questa è l’unica occasione in cui si dice che qualcuno credette alla vista del sepolcro
vuoto nel quale era stato messo Gesù. Nessuno dei discepoli aveva compreso, partendo dalla
conoscenza dell’Antico Testamento, che Gesù doveva risuscitare dai morti. Questo avvenne più
tardi, quando la riflessione cristiana scoprì la profondità di quei passi dell’antica Scrittura che
accennavano alla risurrezione del Messia; un segno che il Nuovo Testamento illumina e completa
l’Antico, mentre da esso trae le premesse e la sua radice.
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... CI FA PREGARE
Signore fa' che l'averti incontrato come il Risorto
ci aiuti a riconoscerti sempre in noi e fuori di noi,
per essere pronti a riconoscere
i segni della speranza e della vita nel mondo in cui viviamo,
senza cedere mai alla tentazione del cinismo e della tristezza.
Dona alle nostre famiglie quello stesso sguardo profondo
che ha permesso ai discepoli di annunciare la vittoria della vita,
lì dove la morte sembrava aver detto l'ultima parola.
... CHIEDE UN IMPEGNO
La Pasqua apre gli orizzonti: quelli della mente, della coscienza e del cuore.
Il Cristo vivente mette la sua “impronta” di vita su tutto ciò che facciamo.
Ci mette il suo stile perché diventi anche il nostro. Proviamoci!
Il vicino (la realtà in cui viviamo) e il distante (la missione di Cuba) siano gli estremi del
nostro orizzonte di vita.
Lì in mezzo il vangelo continui a cantare.
Facciamo crescere il desiderio di conoscere nuove persone
e accoglierle come vere scoperte di amicizia.
La missione di Santa Clara vive la riscoperta della bellezza della fede.
Provare a condividere con chi ci è vicino, cominciando dai nostri famigliari,
la gioia della fede.
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II SETTIMANA DI PASQUA 01 – 07 maggio
IL RISORTO DA RICONOSCERE
LA PAROLA
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove
si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a
voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù
disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver
detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Tommaso, uno dei Dodici, chiamato
Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il
Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel
posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". Otto giorni dopo i discepoli
erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in
mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie
mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!".
Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto:
beati quelli che pur non avendo visto crederanno!". Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi
discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù
è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv 20, 19 – 31).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il vangelo secondo Giovanni di oggi è, fatto un po’ eccezionale, uguale per tutte le seconde
domeniche di Pasqua dei tre cicli liturgici annuali A, B e C. Questo vangelo racconta due
apparizioni del Signore risorto: una, la sera stessa del giorno di Pasqua, l’altra otto giorni dopo.
Questo ritmo settimanale delle apparizioni di Gesù fu ben presto indicato dai cristiani con un
nome nuovo: “Giorno del Signore” e fin dagli inizi della Chiesa venne considerato come il segno
settimanale della Pasqua che veniva celebrata dai fedeli riuniti in assemblea. In questi giorni i
fedeli si riuniscono in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare alla Eucaristia.
Giovanni oggi ci dice che il potere che Gesù ha ottenuto con la risurrezione viene trasmesso ai
discepoli che, ricevuto lo Spirito Santo, potranno rimettere i peccati. Giovanni presenta Tommaso
come il gemello, ci tiene cioè a sottolineare che il suo nome significa questo: gemello è doppio,
gemello è simile. Doppio e dubbio sono la stessa parola. Tommaso è il discepolo dubbioso,
segnato da una doppia posizione: un entusiasmo di chi vuol seguire e una difficoltà ad accettare
la risurrezione di Cristo. Ma questo “doppio” si risolve nella adesione piena di fede: “Mio Signore
e mio Dio”. È il vertice del cammino di fede dei discepoli. Secondo Giovanni Tommaso è proprio
colui che raggiunge il vertice della fede riconoscendo Gesù “mio Dio”; in questo il gemello
diventa simile al Maestro. Nell’atto di fede totale di chi ha sperimentato la verità della risurrezione
c’è questa somiglianza con il Cristo; è l’obiettivo della nostra vita: diventare gemelli di Cristo,
assomigliargli sempre di più al punto da diventare come il suo gemello.
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... CI FA PREGARE
Gesù è risorto!
Ti chiediamo Signore di liberarci dal timore e dalla vergogna di proclamarti,
per essere sempre fedeli testimoni della tua resurrezione.
Jesus ha resucitado!
Te pedimos Senor liberanos del temor y la verguenza de proclamarte,
y podamos siempre ser fieles testimonios de tu resurresuccion.
Signore, dacci la capacità di riconoscere la tua grande vittoria,
il tuo trionfo sulla morte.
Che in ogni celebrazione della Santa Messa,
come Tommaso, possiamo riconoscerti nell’Eucaristia,
esclamando “Signore mio e Dio mio”.
Senor que sepamos dar a conocer tu gran victoria,
tu triunfo sobre la muerte.
Que en cada celebracion de la Santa Misa al verte hecho eucaristia,
como Tomasso, podamos exclamar “Senor mio y Dios mio”.
Il tuo momento più glorioso lo hai vissuto con infinita umiltà.
Fa che anche noi sappiamo moderare la nostra vanità e orgoglio
di fronte alle nostre conquiste e vittorie di ogni giorno,
che hanno senso solo al servizio del tuo Regno.
Tu momento mas glorioso lo viviste con infinita humildad.
Que nosotros tambien sepamos moderar nuestra vanidad y orgullo
frente a los triunfos y conquistas cotidianas,
que solo tienen sentido al servicio de tu Reino.
... CHIEDE UN IMPEGNO
La vita delle nostre città è spesso fatta di porte chiuse.
Proviamo ad allargare la disponibilità all’accoglienza
a chi abita accanto alla nostra famiglia.
Molta gente di Santa Clara vive al limite della sussistenza.
Non è vero che ciò che usiamo male o sprechiamo non reca loro danno!
Mettiamo grande cura ad utilizzare al meglio quanto possediamo.
Un buon riciclo giova a tutti.
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III SETTIMANA DI PASQUA 08 – 14 maggio
OCCHI DA APRIRE
LA PAROLA
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette
miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre
discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro
occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che sono questi discorsi che state facendo
fra voi durante il cammino?". Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse:
"Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?".
Domandò: "Che cosa?". Gli risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente
in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo
hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse
lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma
alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato
il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli
è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui
non l'hanno visto". Ed egli disse loro: "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?".
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per
rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo
diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si
dissero l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il
cammino, quando ci spiegava le Scritture?". E partirono senz'indugio e fecero ritorno a
Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:
"Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone". Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo
la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24, 13 – 35)
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il vangelo secondo Luca ci presenta oggi due discepoli in cammino che incontrano il Maestro, ma
non lo riconoscono. Sono avviliti e demoralizzati: i loro occhi, incapaci di riconoscerlo, erano
ancora legati a una qualche prova terrena che testimoniasse l’avvenuta risurrezione. Anche
questa volta è Gesù che, di sua iniziativa, si accosta ai discepoli e li accompagna lungo il
cammino: un percorso che si rivela un cammino di fede, non tanto di conversione quanto di
soluzione di una crisi, una maturazione, un progresso nella comprensione del mistero di Gesù.
Ancora una volta l’evangelizzazione, la spiegazione e l’ascolto delle Scritture, riporta e apre alla
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fede. Due momenti sono ben evidenziati nel brano: l’ascolto delle Scritture e lo spezzare insieme
il pane: sono i due modi di nutrirsi del pane della vita. Proprio dallo spezzare del pane discepoli
hanno capito che il loro grande amico e maestro era ancora tra loro. Il gesto dello “spezzare il
pane” era così ricco e denso di significato per le prime generazioni cristiane che l’Eucaristia fu
chiamata per molto tempo “frazione del pane”. Per gli Ebrei era il segno dell’alleanza con Dio, la
cena pasquale, il pasto che commemorava l’esodo dall’Egitto, segno di salvezza e di liberazione.
Per questo, chiunque partecipava alla cena pasquale, sapeva e credeva che l’intervento di
liberazione e di salvezza da parte di Dio si rinnovava anche per lui. Sotto questa luce della
tradizione ebraica si capisce forse meglio perché proprio dallo spezzare del pane ai discepoli si
aprirono gli occhi.
... CI FA PREGARE
Ti preghiamo Signore per le nostre famiglie e comunità parrocchiali,
perché, rinvigorite dall'incontro con Te nell'Eucaristia,
tornino alla quotidianità portando la tua gioia.
Ti preghiamo Signore per le famiglie che sono nella prova
dello scoraggiamento, della sofferenza o della divisione,
perché si lascino sorreggere dalla tua potenza di Risorto
e la Tua Parola possa rianimare di speranza i loro cuori.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Possiamo vivere da soli, ma i nostri occhi diventano ciechi verso gli altri.
Lasciarci accompagnare dagli altri dà ricchezza alla vita.
Oggi tanti immigrati sono diventati nostri ”compagni di viaggio”.
Nel conoscerli e nell’accoglierli saranno loro ad aprirci spazi di verità e mondi
a noi sconosciuti.
La diocesi di Santa Clara ci permette di comprendere l’universalità della chiesa.
Questo ci aiuta a sentirci fratelli del mondo, come un’unica famiglia umana.
Impariamo allora a conoscere quanto accade nel mondo,
superando la colpevole ignoranza che ci rende estranei
alle gioie e ai dolori degli uomini.
Utilizziamo la televisione, internet e i giornali per ascoltare notizie e non gossip.
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IV SETTIMANA DI PASQUA 15 – 21 maggio
UN COMPAGNO DI VITA CON CUI VIVERE
LA PAROLA
"In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra
parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano
gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono,
perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,
perché non conoscono la voce degli estranei". Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non
capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità
vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;
ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo;
entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io
sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. (Gv 10, 1 – 10).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Giovanni, nel suo vangelo, si rifà all’Antico Testamento, ad Ezechiele, che all’epoca dell’esilio
aveva denunciato i cattivi pastori di Israele. Riprendendo questa immagine – sempre familiare nei
paesi di tradizione pastorizia – Gesù si presenta come il “bel pastore”, il modello del vero pastore
di cui aveva parlato il profeta. Gesù, dichiarandosi pastore delle pecore, la porta del gregge, rivela
se stesso come il Messia annunciato. Afferma di essere la porta, il punto di passaggio verso la vita
e la libertà e anche il guardiano, la protezione contro le intrusioni dei ladri e dei briganti. Mentre
nei sinottici il tema pastorale sottolineava la cura per il gregge e la gioia della conversione (Lc 15;
Mt 18), per Giovanni si tratta di una celebrazione della relazione personale di intimità che
intercorre tra pastore e pecora. Il pastore nell’antico oriente non era solo la guida del gregge, ma
il compagno di vita in modo totale, pronto a condividere con le sue pecore la sete, le marce, il
sole infuocato, il freddo notturno. Il vero pastore ha per ognuno una chiamata personale (ad una
ad una), un messaggio specifico per ognuno (per nome); c’è un dialogo di parola – ascolto
(conoscono la mia voce) ed egli cammina innanzi come una guida. Lo scopo dell’autorità di Gesù
è in funzione delle sue pecore; la sua è una autorità che è servizio, preoccupazione per il
benessere delle pecore alle quali si dedica senza riserve – fino a dare la vita per le esse – e senza
cercare il proprio vantaggio o i propri interessi, come invece avevano fatto i precedenti pastori.
Lui è venuto perché le sue pecore abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
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... CI FA PREGARE
Signore, dacci la capacità di capire che Tu sei veramente il "nostro pastore",
al quale possiamo affidarci,
consapevoli di essere accuditi e riconosciuti come unici,
sia nella gioia che nelle difficoltà quotidiane.
Grazie Signore per il tuo accompagnarci e guidarci come buon pastore,
aiutaci, nel nostro essere coppia,
a trovare sempre in Te la forza e l'abbondanza
di una vita piena e ricca di fecondità per il mondo.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Basta poco per offrire vita o per toglierla!
Il sostegno concreto a chi vive un momento di difficoltà (malattia, solitudine, mancanza di
lavoro…) restituisce al gusto della vita.
Il popolo cubano ha bisogno di reimparare a sentire Cristo come la porta che fa entrare
nella vita. È la sete dell’evangelizzazione.
A che punto è la nostra sete? Dedichiamo un po’ di tempo della settimana per meditare e
pregare il vangelo della domenica.
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V SETTIMANA DI PASQUA 22 – 28 maggio
UN’UNICA VIA DA PERCORRERE
LA PAROLA
"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del
Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò
andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove
sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via". Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo
dove vai e come possiamo conoscere la via?". Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin
da ora lo conoscete e lo avete veduto". Gli disse Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Gli
rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha
visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità,
in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi,
perché io vado al Padre. (Gv 14, 1 – 12).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il vangelo di oggi, secondo Giovanni, ci presenta gli apostoli: ancora Tommaso e Filippo che,
come certamente anche gli altri discepoli, non hanno ancora assolutamente chiara la missione di
Gesù, creduto soltanto un intermediario che conduce a Dio. Gesù allora si rivela come la
manifestazione di Dio stesso. Questo brano evangelico ci offre anche l’occasione di una
riflessione sempre attuale. Il Padre ha mandato il suo Figlio a salvarci e nessun altro, è Lui l’unico
mediatore. Solo Gesù è la via al Padre, nemmeno la Madonna, S. Giuseppe, S. Antonio, Padre Pio
o altri sono la via al Padre. Tutte le figure dei santi hanno importanza come utili elementi di
sostegno o splendidi esempi e testimonianze di fede quando, tramite loro, conducono a Gesù (e
non al Padre) unica Via. Quando invece la fede nei santi conduce a loro stessi e lì si ferma, la
nostra fede sta prendendo una direzione deviata e il passo verso il miracolistico, il magico e la
superstizione è molto vicino. «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
I santi non sono scorciatoie poste sulla strada della salvezza, ma sono come dei segnali stradali,
posti a nostra utilità e vantaggio, per indicarci l’unica strada giusta da seguire: Gesù. Per una
attenta riflessione sul testo vale la pena di soffermarsi ancora su quello che, solo a prima vista,
può sembrare un dettaglio nella risposta di Gesù: «Io sono la via e la verità e la vita». La frase di
Gesù è significativa, esplicita, chiarissima in ogni suo elemento, anche nell’uso degli articoli:
Giovanni usa proprio l’articolo determinativo ripetuto per tre volte, un articolo preciso,
inequivocabile che ne esprime l’unicità. Solo quella è “la via, la verità, la vita”, non ne esiste altra,
non c’è alternativa possibile, né una simile, né una scorciatoia. Non c’è dubbio, la via è una sola
come è unico Gesù; le due parole praticamente si identificano.
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... CI FA PREGARE
Signore, aiutaci nel nostro quotidiano impegno familiare
a riconoscere in Te la vera Via per arrivare a Dio
e dacci gli strumenti per condurvi,
facendoci testimoni del tuo amore,
le persone che ci circondano, a partire dai nostri figli.
Signore, non sempre siamo in grado
di avere nel cuore la gioia che la fede alimenta.
A volte ci perdiamo e non troviamo più la Via che porta a Te
perché non sappiamo vedere che Gesù è lì, accanto a noi,
nelle persone che ci stanno vicino.
Ti preghiamo perché in questi momenti
tu ci dia la forza di non scoraggiarci e di tornare a Te.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Non è poi così difficile perdere il senso e la direzione della vita.
Diventare reticenti nei confronti della verità sembra più un merito che una mancanza.
Restituire al gusto per la legalità una vera cittadinanza nella vita sociale.
La presenza della nostra chiesa nella diocesi cubana di Santa Clara è per offrire una
testimonianza di vita che parte da Cristo.
Togliamo alla nostra testimonianza cristiana l’arroganza di pensarci sempre nel giusto o la
vergogna di esporci. Perché invece non investire su iniziative di incontro e di dialogo?
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VI SETTIMANA DI PASQUA 29 maggio – 04 giugno
UNO SPIRITO DA ACCOGLIERE
LA PAROLA
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro
Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere,
perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi
vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io
in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal
Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". (Gv 14, 14b – 21).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Gesù, continuando il discorso di consolazione di domenica scorsa, in cui annunciava di andare a
preparare un posto per poi tornare, offre a coloro che lo amano nuovi motivi di fiducia: promette
ai discepoli lo Spirito detto di “Verità” perché sarà per essi il “Rivelatore”. Cristo, infatti, verrà ad
abitare tra loro con il Padre per non abbandonarli più. Questo Consolatore è lo Spirito di Verità, è
lo Spirito che continua l’opera di Cristo rivelando la verità totale riguardo a Gesù; è lo Spirito che
comunica la verità e Gesù stesso è la verità. Il compito che attende la Chiesa nascente è realizzato
attraverso una presenza, quella dello Spirito, che continua la vicinanza e la rivelazione del Cristo.
Lo Spirito ha una funzione Cristologica perché ha lo stesso ruolo del Cristo, donando forza e
rivelando il mistero del Padre. Ha però anche una funzione ecclesiologica perché attiva la
coesione nella Chiesa insegnandole ad accogliere il comandamento dell’amore. Quella del
vangelo di oggi è una gran bella notizia: Gesù ci dice che ci manderà “un altro Consolatore”, sì
un altro, un secondo difensore, un consigliere, uno che si preoccupa di noi, perché il primo lo
abbiamo già con noi e per sempre – Gesù – che ci ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, sino
alla fine del mondo” (Mt 28,20). Questo secondo Consolatore è lo Spirito Santo, quello che ci
aiuta e orienta nel vivere una vita rivolta verso Cristo, nel vedere Gesù nel nostro prossimo; ci
aiuta a vivere non isolati, staccati del mondo, ma immersi in esso sempre come testimoni della
nostra fede; è il nostro sostegno nel vivere ogni nostra giornata sentendo Gesù presente al nostro
fianco.
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... CI FA PREGARE
In questa nostra Chiesa così spesso messa alla prova,
Signore, fa che lo spirito di coesione
allontani tutti i nostri particolarismi,
facendoci operare armoniosi nell'accoglienza.
Dacci Signore la capacità di riconoscere la Grazia
che da sempre abita in noi,
stimolandoci ad essere testimoni nel mondo della nostra fede.
... CHIEDE UN IMPEGNO
Dove c’è lo Spirito c’è vita. Il cristiano è promotore della vita.
Cominciamo dal creato: un consapevole senso dell’ecologia e gesti quotidiani di custodia
sono possibili: la raccolta differenziata dell’immondizia ne è un segnale quanto mai attuale.
Non c’è solo il nostro mondo da custodire: i paesi più poveri sono spesso usati come
discarica dei nostri rifiuti. Quando gettiamo via qualcosa (basta pensare alle nostre strade,
fiumi, boschi pieni di immondizia) non sporchiamo solo casa nostra, ma il mondo intero.
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SETTIMANA ASCENSIONE 05 – 11 giugno
UNA MISSIONE DA REALIZZARE
LA PAROLA
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo
videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: "Mi è stato
dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi
ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". (Mt 28, 16 – 20).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Il vangelo di oggi è la fine del vangelo secondo Matteo il quale non parla nel suo vangelo
dell’Ascensione, ma ci parla di una apparizione avvenuta in Galilea.
Gesù appare agli undici apostoli – ovviamente Giuda non c’era più essendosi già impiccato –
alcuni dei quali erano ancora dubbiosi, forse piuttosto increduli di fronte ad eventi tanto
straordinari.
Il Maestro annuncia che gli è stato dato ogni potere in cielo e in terra e invita i discepoli a
continuare la sua opera rassicurandoli nel contempo della sua continua presenza: «Io sono con
voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». È opportuno fissare bene l’attenzione sul verbo che è al
presente e quindi indica non una sua presenza futura al nostro fianco, ma attuale e senza
soluzione di continuità. Una presenza «fino alla fine del mondo», cioè ben oltre il termine della
nostra vicenda terrena. Queste ultime parole di Matteo sono la migliore notizia che potremmo
avere, è la realizzazione piena della Scrittura: Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con- noi, da adesso e
per sempre. Gesù manifesta chi è: il cielo e la terra sono nelle sue mani. Adesso il mistero di
quest’uomo, che Israele non ha saputo riconoscere, appartiene a tutte le nazioni, a tutti i popoli e
a tutte le razze. In questa apparizione avvenuta in Galilea Gesù trasmette i suoi poteri agli
apostoli che dovranno continuare la sua opera missionaria; affida loro il compito di rendere
testimonianza e li assicura della sua eterna e costante presenza, garanzia quindi per l’avvenire del
singolo credente e della Chiesa.
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... CI FA PREGARE
Ti preghiamo Signore per tutte le famiglie:
perché possano testimoniare nella quotidianità della loro vita
la presenza viva e operante del Signore che salva
e il senso della solidarietà e dell’amore reciproco, che supera ogni divisione.
Ti preghiamo Signore per i genitori:
siano guide sagge ed autorevoli dei figli loro affidati.
Certi della presenza del Dio con noi,
possano trasmettere serenità e sicurezza attraverso il loro affetto
e sappiano preparare alla vita e ad una relazione autentica con il Vivente.
... CHIEDE UN IMPEGNO
“Andate”: al cristiano sono aperti gli orizzonti della vita e del mondo.
Per evangelizzare. Non ci è chiesto di fare grandi proclami.
Oggi, in un tempo carico di paure per il futuro,
occorre compiere gesti che sappiano di accoglienza e di vicinanza.
“Andate”: Cuba però è lontana. Non è necessario che tutti partano.
È però indispensabile che alla missione di Santa Clara non manchi la vicinanza della nostra
diocesi. E’ bene perciò restare informati chiedendo in parrocchia notizie sulla missione.
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SETTIMANA PENTECOSTE 12 – 18 giugno
UNA SPERANZA DA ANNUNCIARE
LA PAROLA
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove
si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a
voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù
disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver
detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". (Gv 20, 19 – 23).
... SOLLECITA LA RIFLESSIONE
Gesù è appena risorto. La sera stessa del giorno di Pasqua si presenta subito con un dono ai
discepoli che lo avevano abbandonato. È la Pentecoste “giovannea” posta nel giorno stesso di
Pasqua: alla Chiesa è affidato il compito di essere e di creare un’umanità nuova. Le parole di Gesù
spiegano il gesto proprio in questo senso: “Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati
saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”. Quel potere che il Messia
esercitò passando su questa terra rinnovando e liberando l’umanità, è ora affidato alla sua
comunità messianica sulla quale è stato effuso lo Spirito Santo come era avvenuto sullo stesso
Messia agli inizi della sua missione, nel battesimo.
Il soffio, l’alito di Gesù, simbolizza lo Spirito, principio della nuova creazione: è il gesto creatore
delle origini, è il dono del rinnovamento, della riconciliazione, della pace. Siamo all’origine di una
nuova umanità, siamo di fronte a una nuova creazione. Giovanni ci dice che il potere che Gesù ha
ottenuto con la risurrezione viene trasmesso ai discepoli che, ricevuto lo Spirito Santo, potranno
rimettere i peccati. Essi, in forza dello Spirito di Dio, saranno i portatori di quella salvezza che
Gesù, come agnello, ha realizzato nella passione e che si concretizza nel perdono dei peccati e nel
dono dello Spirito.
Noi crediamo, per fede, che la storia dell’umanità è guidata dallo Spirito di Dio, non dalle forze
del male, dalla fortuna o dalla sfortuna, dall’astrologia o dal caso, ma da Dio, dallo Spirito di Dio
che è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo. Noi cristiani dobbiamo testimoniare la gioia,
non per ingenuità o perché chiudiamo gli occhi di fronte al male, ma perché la fede nella
presenza e potenza dello Spirito Santo riempie di gioia la nostra esistenza.
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... CI FA PREGARE
Spesso siamo spinti dalla tentazione di chiuderci nel nostro mondo
comunicando solo con chi condivide
le nostre idee, abitudini e parla la nostra stessa lingua.
Spirito Santo, vinci queste nostre chiusure,
aiutaci a distruggere le barriere in cui ci rifugiamo,
facci comprendere la lingua dell'altro,
anche quando è diversa dalla nostra,
facci scoprire il gusto di legami veri e duraturi!
Santo Spirito, porta la presenza del Risorto
nella nostra vita quotidiana e nelle nostre comunità.
Aiutaci ad ascoltarlo,
a coltivare ogni suo gesto e ogni sua parola,
perché possa rimanere la vera fonte di ispirazione
di ogni nostro atto, e decisione!
... CHIEDE UN IMPEGNO
Il cristiano è uomo della vita. Lo Spirito di Cristo ne è la fonte.
Nei nostri luoghi di impegno (in particolare il lavoro e la scuola)
cerchiamo di stare accanto, con l’amicizia e l’aiuto concreto,
a chi vive momenti di particolare difficoltà.
Lo Spirito apre tutti i confini. La missione di Santa Clara ci può aiutare a non chiuderci.
Facciamolo a partire dalla conoscenza delle storie di chi, da lontano, è venuto ad abitare in
mezzo a noi. E quando una storia diventa una persona conosciuta, costruire una relazione
significativa.
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DOMENICA 10 APRILE
GIORNATA DIOCESANA DI RACCOLTA NELLE PARROCCHIE
UN CATECHISMO AD OGNI BAMBINO E UNA BIBBIA AD OGNI FAMIGLIA
Questo progetto nasce dalla consapevolezza che la bibbia e il catechismo, strumenti di
formazione spirituale, possono diventare segni di amicizia con i nostri fratelli cubani che vivono
con don Michele un cammino di speranza nella chiesa. Per fare questo, mancando la possibilità di
reperire in loco i testi, offriamo una duplice proposta:
Ai bambini che frequentano il catechismo parrocchiale: con un’offerta contribuire
all’acquisto di catechismi in lingua spagnola per i propri coetanei cubani, per vivere assieme il
primo incontro con Gesù. Il costo di un catechismo è di € 7,00.
Alle famiglie: con un vero gesto di amore alla Parola di Dio e alla popolazione cattolica
cubana, l’acquisto di una bibbia in lingua spagnola da offrire ad una famiglia delle parrocchie
di Santo Domingo e di Manacas. Il costo di una bibbia è di € 6,00.
COMEDOR - UN CENTRO PER LA COMUNITÀ
Don Michele chiede di sostenere l’acquisto della casa a lato dell’attuale mensa nella parrocchia di
Santo Domingo, per permettere l’ampliamento della struttura attuale.
IL PREZZO DELLA CASA È DI € 15.000. Il progetto non ha solo una valenza caritativa, perché il
centro fin dall’inizio è strettamente legato al cammino di evangelizzazione della comunità di
Santo Domingo.
Ad oggi i servizi che si offrono sono: Doccia, Lavanderia, Colazione, Pranzo (i malati lo ricevono a
casa loro), Animazione e lavoro (come formazione allo stesso), Distribuzione materiale per l’igiene
a infermi e carcerati, Distribuzione di alimenti a persone sottoposte a dialisi renali, malati
terminali, Laboratorio di cucito (i lavori artigianali prodotti sono regalati a malati o persone
povere), Laboratori di manualità per persone della terza età.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI CHIEDERE AL PROPRIO PARROCO
IL PIEGHEVOLE SPECIFICO DEI PROGETTI CON LE MODALITÀ DI OFFERTA
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CALENDARIO APPUNTAMENTI DIOCESANI
04 MARZO
VEGLIA DI PREGHIERA PER L’INIZIO DEL CAMMINO DIOCESANO
“SAVONA SANTA CLARA: TANTE VOCI UNA PAROLA”
Cattedrale N. S. Assunta ore 21.00
11 MARZO
CONVEGNO SU RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI
con apertura ufficiale della Comunità Oscar Romero
per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati
Sala Mostre della Provincia Via Sormano 12 ore 16.00
30 MARZO
INCONTRO CON LUCA DIOTALLEVI
Docente di Sociologia Università Roma Tre
Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici
“INCLUDERE LE NUOVE PRESENZE:
IMMIGRAZIONE E DIRITTO NATURALE ALLA CITTADINANZA”
Sala Mostre della Provincia Via Sormano 12 ore 20.45
10 APRILE
GIORNATA DIOCESANA DI RACCOLTA FONDI PER PROGETTI CUBA
Nelle parrocchie della Diocesi
11 GIUGNO
VEGLIA DI PENTECOSTE IN CHIUSURA DEL CAMMINO DIOCESANO
Cattedrale N. S. Assunta ore 21.00
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preghiera in famiglia