RAVVIVA IL DONO DI DIO CHE È IN TE
Itinerario di animazione vocazionale
Ad uso interno
Casa generalizia PDDM
Via Gabriele Rossetti, 17
000152 – Roma
Italia
www.pddm.org
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Pie Discepole del Divin Maestro
10 febbraio - 27 ottobre 2013
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INDICE
Sigle
p. 4
Presentazione
p. 5
Introduzione
p. 8
I Tappa: Stupirsi
p. 11
II Tappa: Partire
p. 14
III Tappa: Trasmettere
p. 17
Appendice
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I Tappa: Stupirsi
p. 20
II Tappa: Partire
p. 26
III Tappa: Trasmettere
p. 31
3
SIGLE
PER I TUOI APPUNTI
Magistero
CfL
EA
NMI
PF
RdC
VC
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Christifideles laici, 1988.
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Ecclesia in Africa, 1995.
Giovanni Paolo II, Lettera apostolica, Novo millennio
ineunte, 2001.
Benedetto XVI, Lettera apostolica, La porta della fede,
2011.
CIVCSVA, Istruzione, Ripartire da Cristo, 2002
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Vita Consecrata, 1996.
Testi carismatici
AD
APD
SRltAC
SrltGA
SRqd_004
Giacomo Alberione, Abundantes Divitiae.
Giacomo Alberione, Alle Pie Discepole del Divin
Maestro.
Scolastica Rivata, Lettera a Sr M. Ausilia Castillo, 27
novembre, 1975.
Scolastica Rivata, Lettera a Don Giacomo Alberione,
3 aprile 1947.
Scolastica Rivata, Quaderno argentino.
4
37

…
profondo, incessante verso di Lui e carità sincera verso tutti i nostri prossimi,
specie le nostre care Sorelle, tanto a noi vicine.
PRESENTAZIONE
Carissime sorelle,
Rispondo alle tue tre richieste:
1°. L’unione tra Sorelle: Il segreto per essere tali, cioè unite, è vedere
sempre Gesù in loro. In pratica: nelle baruffe, divergenze, alterchi, diversità di
idee, ecc. offrire subito per la sorella in questione, la S. Messa e Comunione,
offrirla per essa, chiedendo al Signore che per i suoi Meriti ci perdoni ad
ambedue e ricolma specialmente essa di preziose grazie e la renda grande
santa. Questo con sincero sentimento di carità.
2°. Aumento di Vocazioni: Impegnarsi tutta la Comunità, con qualcosa che
cosa che costi sacrificio: Sarà una visita ad ora scomoda nella giornata per
l’Adorazione, il canto o la recita per es. del Magnificat, ogni giorno dopo la S.
Messa ad omaggio della S. Madonna; qualche mortificazione dei cibi in quelle
cose che più ci attirano e ci piacciono, l’ubbidienza senza ragionamenti,
osservanza scrupolosa della povertà in quelle cose che son di nostro uso, ecc.
Facciamo a gara di chi è più fedele e perseverante nel proposito fatto o
sacrificio promesso per la riuscita, ed il Signore, stai sicura, che non si lascerà
vincere in generosità e vi esaudirà molto al di là di quanto vi immaginate.
Questa laboriosità spirituale è vera opera apostolica, e vi attirerà immense
benedizioni, nonché un premio molto grande in Cielo. Nella mia miseria, mi
accompagnerò con voi per ottenere dal Signore tante vocazioni, e piaccia a Lui
che possiate riempire l’Asia di ferventi e sante Pie Discepole!
3°. Che tu personalmente sappi seguire sempre Gesù da vicino come la S.
Madonna, accettando tutto da Lui, quanto a Lui piace chiederti. In tutte le
circostanze, anche spiacevoli, dire sempre a Gesù: Ti ringrazio di tutto, anche
di quelle cose che mi piacciono meno o niente. Dammi solo il tuo soccorso
perché ti sia fedele in tutto, perché TI AMO e voglio farti piacere in tutto.
Ti ringrazio della preghiera che fai per me, te la rendo colla povera mia.
Tua affezionatissima
Suor Scolastica
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Ho la gioia di presentarvi l’opuscolo “Ravviva il dono di Dio che è in te.
Itinerario vocazionale” come strumento di animazione comunitaria
preparato dalla Commissione per la riscrittura del Piano Generale di
Formazione (PGF).
Si tratta della prima tappa di un processo con il quale ci impegniamo, in
corresponsabilità, a rispondere alla Deliberazione dell’8° Capitolo Generale:
“Il Capitolo generale affida alla superiora generale e al suo consiglio la
riscrittura del Piano Generale di Formazione (PGF) alla luce della Regola
di Vita e del Direttorio, tenendo conto delle linee e dei programmi
consolidati nelle diverse tappe formative”.
Il tempo nel quale iniziamo questo cammino, a livello di
Congregazione, è particolarmente propizio, un vero kairòs che vive tutta la
Chiesa nella celebrazione dell’Anno della fede (11 ottobre 2012 – 24
novembre 2013) indetto dal S. Padre Benedetto XVI nella ricorrenza del
cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II.
I lavori del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione per la
trasmissione della fede cristiana, tenutosi in Vaticano dal 7-28 ottobre 2012,
gettano la luce di Cristo in questo momento critico e complesso della storia
umana.
La preghiera e l’impegno di vita cristiana sarà una risposta alla povertà
spirituale che colpisce non solo la società globale ma le nostre stesse
comunità religiose. La “crisi di fede” è alla base della dolorosa crisi
vocazionale che stiamo vivendo e si ripercuote sulla fedeltà quotidiana al
progetto di Dio.
Sto leggendo, in preghiera, le storie vocazionali che mi avete inviato.
Sono tutte meravigliose per l’opera di Dio e per la vostra risposta al primato
assoluto del suo Amore. La nostra vita di fede, speranza e carità, vissuta in
comune alla sequela di Gesù Maestro, nel celibato, nell’obbedienza e nella
condivisione dei beni, può essere perseverante solo se fondata sulla roccia
incrollabile della promessa di Dio.
Egli ci convoca, in modo sempre nuovo, per rinnovare la sua alleanza
con noi che portiamo il grande tesoro della chiamata a vivere tra le Pie
Discepole del Divin Maestro, in fragili vasi di creta. La vigilanza
evangelica quotidiana nutrita dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e
consumata nella carità comunitaria e apostolica, ci aiuterà a perseverare
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mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla
sua Parola per diventare suoi discepoli. (…)
Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità
per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un
crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più
grande perché ha la sua origine in Dio.
nella fede cristiana e nella missione ricevuta, in un’epoca di cultura fluida e
di gravi inconsistenze personali, familiari, sociali e comunitarie.
Lasciandoci purificare da questa prova, ci apriamo con totale fiducia
alla misericordia del Signore che oggi, come nel passato, darà a noi e a tutta
la sua Chiesa gli aiuti necessari per superare le difficoltà. Infatti è fedele
Colui che ha promesso e compirà l’opera sua in noi e attraverso di noi.
L’opuscolo “Ravviva il dono di Dio che è in te. Itinerario vocazionale”
è particolarmente prezioso per continuare a vivere il triennio di
preparazione al Centenario della fondazione della Società S. Paolo, il primo
Istituto della Famiglia Paolina.
La celebrazione del nostro Consiglio d’Istituto (RV 92 e Dir 92.1) è
prevista per il 2014. Questa Assemblea sarà un momento culminante anche
per il nostro Itinerario vocazionale di Congregazione, fatto seguendo le
indicazioni del presente opuscolo. La sintesi delle tappe percorse nelle
singole comunità di ogni Circoscrizione, saranno infatti presentate durante
il Consiglio d’Istituto con le modalità che, a suo tempo, saranno indicate
dalla Commissione.
Il testo rinnovato del PGF che prevediamo di poter presentare al
Consiglio d’Istituto per una consulenza qualificata, sarà poi, in alcune parti,
applicato alle singole realtà culturali ed ecclesiali delle Circoscrizioni, con
il coinvolgimento delle comunità.
Siamo piene di gratitudine a Dio per l’opportunità che ci sta offrendo
per ravvivare il dono di Dio deposto nelle nostre vite di discepole e di
apostole.
Poiché “il processo di formazione paolina è un costante cammino di
conversione” che “mira alla santità nello sviluppo di una personalità
integrata, capace di vivere in comunità, di lavorare con gli altri e per gli
altri” (RV 43), ci affidiamo all’intercessione della Madre di Dio, di S.
Paolo e di tutti i santi e le sante.
Ci precedono nel cammino i fratelli e le sorelle della prima ora che
hanno vissuto, con gioia evangelica, quanto si legge nella nostra Regola di
Vita: “Convinte della bellezza e dell’attualità del nostro carisma facilitiamo
ai giovani l’ascolto dell’invito di Cristo: «Venite e vedete». Con la nostra
presenza nella Chiesa particolare, in comunità accoglienti, testimoniamo i
valori della vocazione sull’esempio del Fondatore e di Madre Scolastica”
(RV 48).
Nella sua misericordia Dio ci benedica e ci doni pace nel camminare
come discepole e apostole di Gesù Maestro Via, Verità, Vita. Auguro a tutte
Roma, 27/11/1975
Buona Suor M. Ausilia,
Ho gradito molto la tua carissima letterina, con tutte le tue belle parole che
mi fecero tanto piacere. Il Signore ricompensi la tua delicatezza di sentimenti,
espressioni, sebbene non ci siamo mai viste di presenza. Colui che ci ha
chiamate ci ha messo pure in cuore un fraternissimo amore col quale ci
amiamo come fossimo sempre state COME UN PENSIERO E UN’ANIMA
SOLA. Di questo ringraziamo Iddio che avendoci create lui a distanza di tanti
anni l’una dall’altra già Egli ci avrebbe unite un giorno nella sua Casa per
servirlo cogli stessi ideali, ricolmando ognuna di grazie speciali inerenti a
quella missione e vocazione che tanto ci stringe al Divin Maestro, e ci prepara
premi singolari per il Paradiso. Il segreto però per giungervi è l’amore: Amore
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IN COMPAGNIA DEI SANTI
APD 1963,135. L’amore alla Congregazione si mostra particolarmente in
tre cose, e cioè: la ricerca delle vocazioni usando i mezzi che sono a
disposizione di ognuno; secondo, la formazione, la formazione della vera
Pia Discepola; e terzo, la vita di santificazione religiosa dopo la professione
perpetua.
APD 1963,251. L’amore alla Congregazione si dimostra interessandosi
quante case, quante novizie, quante professe, quante opere adesso si
compiono, quante iniziative (…). La Congregazione che vive e cresce.
Questo senso sociale. Vivere come la vostra famiglia, ma la famiglia
religiosa. E tutti i beni della famiglia sono i beni di ciascheduna, e il bene di
ciascheduna ha riflesso sui beni di tutte, di tutte le suore; parlando in
generale, dei membri della Congregazione.
SrltAC
(cfr. EA, 94). «Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé,
deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale
impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani» (NMI, 40).
PF 6-7. Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la
testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel
mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità
che il Signore Gesù ci ha lasciato. (…)
L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e
rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero
della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che
salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione
dei peccati (cfr At 5,31). Per l’apostolo Paolo, questo Amore introduce
l’uomo ad una nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti
insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per
mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una
nuova vita” (Rm 6,4). Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta
l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della
sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il
comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in
un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La “fede che si
rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di
intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (cfr Rm 12,2; Col
3,9-10; Ef 4,20-29; 2Cor 5,17).
“Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i
nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per
le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra
(cfr Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni
generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio
del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è
necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova
evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo
nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge
forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire
meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore
ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia.
Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di
offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la
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e a ciascuna un cammino sereno e la capacità di narrare l’opera di Dio, in
docilità allo Spirito Santo che è attivo in noi fin dal Battesimo.
Vi saluto con affetto, sperimentando l’efficacia di vivere la
corresponsabilità, nella comunione e nel servizio,
___________________________________
Sr. M. Regina Cesarato, Superiora generale
Roma, 21 novembre 2012
Presentazione della B.V. Maria
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INTRODUZIONE
A chi
Questo itinerario è indirizzato a tutte le sorelle Pie Discepole del Divin
Maestro e alle nostre giovani in formazione.
Che cosa
L’itinerario si propone l’obiettivo di ravvivare il dono della vocazione alla
vita, innestata in Cristo nel Battesimo e portata a maturazione nella
consacrazione religiosa. Desidera suscitare anche una sana inquietudine: a
chi e come trasmettiamo quanto abbiamo ricevuto in dono e maturato con
l’esperienza?
Come
Ci invita a tornare alla radice della vocazione personale, nella memoria
grata e nella condivisione fraterna, con un percorso scandito in tre tappe:
stupirsi, partire, trasmettere. Per questo è necessario dedicare il tempo
sufficiente e porre in atto tutte le strategie necessarie a raggiungere
l’obiettivo. Rileggendo la propria storia, in chiave esperienziale, siamo
invitate a:
1) ravvivare, in rendimento di grazie, lo stupore e la gioia per il
dono della vocazione;
2) cogliere l’azione pedagogica di Dio nei cambiamenti, nelle
difficoltà e nelle gioie di ogni crescita;
3) ritrovare, nel frutto dell’esperienza apostolica, un seme di vita da
trasmettere alle nuove generazioni.
A livello personale:
ciascuna rilegge la propria storia, ponendo attenzione a tre aspetti
indispensabili:
- la narrazione dell’esperienza personale (verità);
- l’assunzione di un impegno con il quale mi propongo di
ravvivare il dono ricevuto (via);
- la preghiera di rendimento di grazie (vita).
vogliono vedere ciò che non vedono altrove. Avete un compito immenso
nei confronti del domani: specialmente i giovani consacrati, testimoniando
la loro consacrazione, possono indurre i loro coetanei al rinnovamento della
loro vita. L’amore appassionato per Gesù Cristo è una potente attrazione
per gli altri giovani, che Egli nella sua bontà chiama a seguirlo da vicino e
per sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone
consacrate la gioia che proviene dall’essere con il Signore. Persone
consacrate, anziane e giovani, vivete la fedeltà al vostro impegno verso Dio,
in mutua edificazione e con mutuo sostegno. (…)
Voi avete il compito di invitare nuovamente gli uomini e le donne del
nostro tempo a guardare in alto, a non farsi travolgere dalle cose di ogni
giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio. Non
dimenticate che voi, in modo particolarissimo, potete e dovete dire non solo
che siete di Cristo, ma che «siete divenuti Cristo»!
RdC 16. Il consacrato è, per sua natura, anche animatore vocazionale; chi è
chiamato, infatti, non può non divenire chiamante. C’è dunque un legame
naturale tra formazione permanente e animazione vocazionale. Il servizio
alle vocazioni è una delle ulteriori nuove e più impegnative sfide che la vita
consacrata si trova oggi ad affrontare. (…)
Ambiente privilegiato per questo annuncio vocazionale è la Chiesa locale.
Qui tutti i ministeri e i carismi esprimono la loro reciprocità e realizzano
insieme la comunione nell’unico Spirito di Cristo e la molteplicità delle sue
manifestazioni. La presenza attiva delle persone consacrate aiuterà le
comunità cristiane a diventare laboratori della fede, luoghi di ricerca, di
riflessione e di incontro, di comunione e di servizio apostolico, in cui tutti si
sentono partecipi nell’edificazione del Regno di Dio in mezzo agli uomini.
Si crea così il clima caratteristico della Chiesa come famiglia di Dio, un
ambiente che facilita la vicendevole conoscenza, la condivisione e il
contagio dei valori propri che sono all’origine della scelta di donare tutta la
propria vita alla causa del Regno.
A livello comunitario:
è opportuno tenere presenti questi tre aspetti fondamentali del metodo
pedagogico paolino anche nella condivisione comunitaria.
RdC 33b. A sua volta la vita di comunione rappresenta il primo annuncio
della vita consacrata, poiché è segno efficace e forza persuasiva che
conduce a credere in Cristo. La comunione, allora, si fa essa stessa missione,
anzi «la comunione genera comunione e si configura essenzialmente come
comunione missionaria» (CfL, 31-32). Le comunità si ritrovano desiderose
di «seguire Cristo sulle vie della storia dell’uomo» (cfr. VC, 46), con un
impegno apostolico e una testimonianza di vita coerente al proprio carisma
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III TAPPA
TRASMETTERE
Ciò che hai udito da me, trasmettilo a persone fidate, le quali a loro
volta siano in grado di insegnare agli altri (2Tm 2,2)
MAGISTERO
VC 64. La missione della vita consacrata e la vitalità degli Istituti
dipendono, certo, dall’impegno di fedeltà con cui i consacrati rispondono
alla loro vocazione, ma hanno un futuro nella misura in cui altri uomini e
donne accolgono generosamente la chiamata del Signore. (…) È necessario
avere fiducia nel Signore Gesù, che continua a chiamare alla sua sequela, ed
affidarsi allo Spirito Santo, autore e ispiratore dei carismi della vita
consacrata. Mentre dunque ci rallegriamo dell’azione dello Spirito, che
ringiovanisce la Sposa di Cristo facendo fiorire la vita consacrata in molte
nazioni, dobbiamo rivolgere insistente preghiera al Padrone della messe,
perché invii operai alla sua Chiesa, per far fronte alle urgenze della nuova
evangelizzazione (cfr Mt 9, 37-38). Oltre a promuovere la preghiera per le
vocazioni, è urgente impegnarsi, con un annunzio esplicito ed una catechesi
adeguata, per favorire nei chiamati alla vita consacrata quella risposta libera,
pronta e generosa, che rende operante la grazia della vocazione. L’invito di
Gesù: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) rimane ancora oggi la regola d’oro
della pastorale vocazionale. Essa mira a presentare, sull’esempio dei
fondatori e delle fondatrici, il fascino della persona del Signore Gesù e la
bellezza del totale dono di sé alla causa del Vangelo. Compito primario di
tutti i consacrati e le consacrate è dunque quello di proporre
coraggiosamente, con la parola e con l’esempio, l’ideale della sequela di
Cristo, sostenendo poi la risposta agli impulsi dello Spirito nel cuore dei
chiamati.
Dedicando tempo sufficiente e nel clima adatto, ogni comunità:
- ascolta, con rispetto e accoglienza, la narrazione della storia
vocazionale di ciascuna e la condivisione dell’impegno
personale;
- assume un impegno comunitario indirizzato a custodire e
sviluppare il dono di Dio ricevuto per la vita del mondo;
- rende grazie a Dio, con una preghiera spontanea, un canto o un
salmo.
Per ogni tappa la comunità compie un’azione simbolica con la quale
desidera rendere visibile la preziosità e la fragilità del seme della vocazione.
1. Seminare in un luogo adatto un po’ di grano (o di riso): la semina
è un momento di speranza e di fiducia nella vita che esige tuttavia
la continuità della cura e dell’attenzione alla crescita.
2. Cambiare terreno alle nuove piantine perché possano crescere: il
travaso è una pratica importante nel processo della crescita e
comporta la crisi del distacco dall’ambiente natale e l’adattamento
al nuovo ambiente più favorevole allo sviluppo.
3. Raccogliere i semi di vita nuova dalle spighe maturate: ogni
frutto che giunge a maturazione porta naturalmente in sé un seme di
nuova vita. È la legge naturale della fecondità che dà senso al
trascorrere del tempo, e riempie di motivazione tutta l’esistenza, la
vita apostolica, la malattia e l’invecchiamento, poiché sempre la
vita genera vita.
La sintesi dell’esperienza vissuta nelle comunità, ad ogni tappa, e inviata
alla segreteria di Circoscrizione, sarà presentata dalla superiora di
Circoscrizione al prossimo Consiglio d’Istituto (2014).
VC 109. Dare testimonianza a Cristo con la vita, con le opere e con le
parole è peculiare missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo.
Voi, donne e uomini consacrati, sapete a Chi avete creduto (cfr 2 Tm 1, 12):
dategli tutto! I giovani non si lasciano ingannare: venendo a voi, essi
Quando
Presentiamo una proposta di calendario 2013 per le tre tappe:
1. dal 10 febbraio al 4 aprile;
2. dal 21 aprile (IV domenica di Pasqua) al 12 luglio;
3. dall’8 settembre al 27 ottobre, solennità di Gesù Maestro.
La superiora di Circoscrizione, con il suo consiglio, può adattarlo alla
propria realtà e orientare le comunità a definire il calendario.
Avrà cura di approfondire e sviluppare questo percorso formativo anche
nelle visite alle comunità.
32
9
COME FAR BERE UN ASINO CHE NON HA SETE
“Come far bere un asino che non ha sete? E come, con tutto il
rispetto dovuto, donare la sete e il gusto di Dio a degli uomini
che l’hanno perso? E che si contentano delle pasticche, del
whisky, della televisione o dell’auto?
A colpi di bastone? Ma l’asino è più testardo dei nostri bastoni.
E poi questo metodo antico è dichiarato troppo direttivo dagli
educatori di oggi.
Facendogli forse ingoiare del sale? Peggio ancora, e
somiglierebbe ad una tortura psicologica.
Come allora far bere un asino rispettando la sua libertà?
La risposta è una sola: trovare un altro asino che abbia sete… e
che berrà a lungo, con gioia e voluttà accanto al suo simile. Non
per dargli il buon esempio, ma perché fondamentalmente ha
sete, veramente, semplicemente sete, perpetuamente sete. Ed
allora, forse, un giorno suo fratello, preso dall’invidia, si
chiederà se non farebbe bene anche a lui a tuffare il suo muso
nel bacino dell’acqua fresca.
Uomini che abbiano sete di Dio sono efficaci più di tante
asinerie raccontate su di lui”. (cfr Jacques Loew)
10
Mi pare che ormai ho dato tutto a Gesù, Gli ho offerto in sacrificio, se Egli
vuol degnarli di accettarlo, tutto ciò che avevo di più caro: le mie buone
Consorelle e vorrei quasi dire figlie, che ho partorito nel dolore, nella
penitenza, nella preghiera, nell’umiliazione, nelle veglie, e nei disagi e
sacrifici, che Dio solo sa quanto mi hanno costato, il mio ufficio. Gli offrii i
miei direttissimi Superiori di cui fui sempre un sol pensiero con loro, un
cuore ed un’anima sola: i miei parenti, la mia Patria, che io amo fino alla
gelosia, da non poter sopportare che gli stranieri la disprezzino e ne parlino
male.
Gli ho offerto il mio corpo, la mia salute, la mia anima, la mia intelligenza,
il mio povero cuore miserabile, duro e freddo com’è, la mia totale volontà,
ogni mio palpito e respiro, tutti i miei pensieri, desideri, affetti, sentimenti,
parole, ed azioni, ogni mio movimento, perfino i due stracci che porto
indosso, il mio lavoro, ricreazioni, cibi, riposo, sonno e veglie, le mie
debolezze, miserie e i miei peccati ed iniquità, il mio nulla, questo e se ci
fosse ancora qualcosa oltre, che io non conosca, incondizionatamente gli
dono tutto, e spoglia di ogni cosa, resa più leggera per un’assoluta e totale
nudità e vuoto, lo prego di volermi riempire, rivestire di Lui, e di non vivere
più che di, per, in Lui, mio Maestro, Pastore, Sposo e Salvatore e di poter
agire più liberamente in me coi suoi disegni di amore. Tutte le mie offerte
gliele presento per le mani, e per mezzo del Cuore immacolato della mia
dilettissima Mamma e Maestra Maria affinché siano meglio accolte dal
Celeste Padre che mi ha amato fino a darmi il suo Unico Figlio.
Ogni giorno con l’aiuto della sua grazia voglio darGli generosamente e con
perfetto amore tutto ciò ch’Egli vorrà dalla sua miserabilissima creatura e se
anche mi vengono delle tentazioni di scoraggiamento, di superbia, ecc.
anche queste pene gliele offro per amore, umiliandomi sempre davanti a
Lui e a tutte le creature per amor suo, affinché l’ostia sia meno indegna di
essere offerta in un solo sacrificio con quello del suo Figlio e vissuto
giornalmente come un prolungamento della Messa che si protrae per tutta la
giornata, secondo le intenzioni di Gesù e quelle espresse nelle nostre
Costituzioni.
Prego la sua carità a voler sempre favorirmi del suo prezioso consiglio ed a
benedirmi.
La sua poverissima figlia
Suor Scolastica
31
I TAPPA
APD 1962,100. E pensa un po’, in questa Congregazione quale cura si ebbe
di te. Il Signore te l’aveva preparata; il Signore ha fatto trovare persone per
cui sei venuta a conoscenza, per cui hai ricevuto l’invito, per cui sei stata
sostenuta, per cui, a poco a poco, sempre accompagnata in un aumento di
grazia: postulato, noviziato, professione temporanea, professione perpetua,
e sei qui da qualche anno e forse più che qualche anno di vita religiosa, con
quella guida sicura che son le Costituzioni per cui porti con te la tessera del
paradiso, il biglietto del paradiso. E il biglietto del paradiso è quello che hai
sottoscritto il giorno della Professione facendo la firma nel registro dopo
aver pronunciata la formula. Questa è la tessera del paradiso e il biglietto
del paradiso.
SrltGA
Alba, Giovedì Santo 1947
Rev.mo Primo Maestro
Oggi, giorno in cui commemoriamo l’Istituzione della SS. Eucaristia, è per
noi il più solenne e memorando della nostra vita.
Abbiamo fatto la nostra nuova Professione secondo le Costituzioni delle
P.D. del D. Maestro, abbiamo vestito il nuovo abito religioso, non più
direttamente dal Padre ma dal suo Delegato, ciò non importa, (come la
prima volta al 25 marzo 1924).
Siamo passate dal Padre Visitatore, e mi ha detto delle parole molto
confortanti, mi ha pure richiamata dopo la funzione e di nuovo mi disse
parecchie parole che mi hanno dato coraggio. Deo gratias. Per me ora sono
felicissima nella mia condizione e ne benedico il Signore ad ogni momento.
Mi rincresce un po’ la pena che ne hanno le Suore che sono state deluse nei
loro desideri ed il loro cuore è tanto angosciato, ma il Signore le sosterrà e
consolerà Lui; da parte mia cerco di dare a tutte esempio di obbedienza e di
amore alla S. Volontà di Dio e con la parola e con l’opera portare anche le
mie buone Sorelle all’ossequio ed obbedienza devota e lieta a chi ci
rappresenta il Signore.
Ed ora non ho più che un solo desiderio, vivere abbietta nella Casa del
Signore tutti i giorni della mia vita, compiendo nel silenzio e nel
nascondimento il mio dovere quotidiano, ed attendendo con ansia l’arrivo
dello Sposo e delle nozze eterne!
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STUPIRSI
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia.
Non ve ne accorgete? (Is 43,19)
Stupirsi per il miracolo della vita, per l’amore dei nostri genitori, per il dono
della primordiale chiamata che abbiamo ricevuto alla nostra nascita e che
costituisce quanto di più prezioso possiamo avere.
Questo è il primo passo per ravvivare il dono della vocazione personale.
Essa, infatti, è spesso paragonata ad un seme, che il Signore, amante della
vita, pone nella storia di ciascuno. Con il Battesimo e con le cure necessarie
si sviluppa progressivamente fino a definirsi secondo i diversi stati di vita
cristiana.
In questa prima tappa siamo invitate a ritornare con la memoria alle radici
della nostra storia personale e famigliare, della nostra vocazione, a
risvegliare lo stupore del primo amore, dell’invito di Gesù Maestro: «Vieni
e vedi!» (Gv 1,46).
È un invito a rileggere questa storia d’amore per condividerla tra noi, e
raccontarla come storia di salvezza che Dio ha scritto con la nostra
collaborazione.
Descrivere questa storia, come ci è stato chiesto da Sr. M. Regina Cesarato,
superiora generale, è un modo anche per conservare il patrimonio prezioso
della nostra Congregazione costituito dalla risposta generosa di ciascuna di
noi.
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KAMUT, L’ANIMA DELLA TERRA
“Caro papà,
ti invio una manciata di preziosissimi semi. Fai attenzione. Toccali con
cautela. Sono chicchi che hanno, credimi, più di 4.000 anni. Sconcertato?
Ebbene, immagina allora il mio smarrimento quando l´ho saputo. Il
commilitone che me li ha affidati, un pilota della nostra aviazione, mi ha
rivelato di averli ritrovati nel sarcofago di un´antichissima tomba nei
pressi di Dashare, in Egitto. Papà, quale favolosa scoperta! E sarai tu il
primo, dopo millenni, a seminarli. Se Dio vorrà, vedremo così crescere in
terra d’America il grano dei grandi faraoni.”
Questo è pressappoco quanto riportava la lettera che un vecchio agricoltore
del Montana (U.S.A.), Bob Quinn, si vide recapitare all´inizio degli anni
1950 nella sua fattoria. Contagiato dall´entusiasmo del figlio Mack, seminò
i chicchi e, ottenuto un piccolo raccolto, alla fiera agricola locale mostrò il
cereale, cui diede il nome di “grano del re Touth” (http://www. Kamut).
A LIVELLO PERSONALE:
Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera
Alla luce della Parola di Dio:
Sal 139; Is 43, 1. 4; Ger 20, 7-9; Os 2, 16-25; Mt 13, 1-23; Gal 1, 11-17.
Attualizzata nella Regola di Vita: art 2. 23. 40. 41.
E nel Magistero della Chiesa: VC 17, 19; RdC 22 (vedi appendice).
In compagnia dei nostri santi: AD 9-12; APD 1956,420; SRqd_004. (vedi
appendice).
della vita del Figlio di Dio con i suoi stessi sentimenti, per ripartire da
Cristo e dalla sua pasqua di morte e risurrezione ogni giorno della vita.
IN COMPAGNIA DEI SANTI
AD 27-30. L’agire di Dio e la “duplice obbedienza”
Dio raccolse nella Famiglia Paolina molte ricchezze: “divitias gratiæ”.
Alcune ricchezze sembrarono arrivare più come un risultato naturale degli
avvenimenti; altre più dalle lezioni delle persone illuminate e sante che
accompagnarono il periodo della preparazione, nascita ed infanzia della
Famiglia Paolina; altre più apertamente dall’azione divina.
Qualche volta il Signore lo ha paternamente costretto ad accettare doni cui
sentiva un’istintiva ripugnanza. Ugualmente fu di certe spinte a camminare.
Ordinariamente natura e grazia operarono così associate da non lasciar
scoprire la distinzione tra esse: ma sempre in un’unica direzione.
Per maggior tranquillità e fiducia egli deve dire:
1) Che tanto l’inizio come il proseguimento della Famiglia Paolina
sempre procedettero nella doppia obbedienza: ispirazione ai piedi
di Gesù-Ostia confermata dal Direttore Spirituale; ed insieme per la
volontà espressa dai Superiori ecclesiastici.
Il Vescovo, quando si trattò di incominciare, fece suonare l’ora di Dio
(aspettava il tocco di campana) incaricandolo di dedicarsi alla stampa
diocesana, la quale aprì la via all’apostolato; e così quando si trattò dello
sviluppo, poiché quando vide il cammino delle cose, assentì alla sua
domanda di lasciare gli uffici a servizio della diocesi: «Ti lasciamo libero,
provvederemo altrimenti; dèdicati tutto all’opera incominciata».
Egli pianse amaramente, essendo assai affezionato alla diocesi; ma così da
un anno aveva chiesto, ed il Direttore Spirituale aveva affermato essere tale
la volontà di Dio.
In preghiera scrivo, o ripercorro, la mia storia vocazionale nell’orizzonte
della storia della salvezza, come testimonianza dell’agire di Dio nella mia
persona.
Mi preparo alla condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre
aspetti: narrare, assumere un impegno di vita e rendere grazie.
APD 1961,19. La Congregazione è la mia casa; io devo amarla più che la
mia famiglia naturale, devo concentrare ormai il cuore qui, questo cuore che
pur sempre resta diviso un po’ fra le preoccupazioni della famiglia e il
compito che si ha in casa. Ma il Signore lo vuol tutto. (…) Tutto il cuore,
tutta la mente, tutte le forze lì, un amore solo, una preoccupazione sola:
l’amore a Dio, preoccupazione di seguire la via della perfezione
decisamente, nell’osservanza e nella vita dell’Istituto, nell’osservanza
religiosa e vita quotidiana.
12
29
premurosa e disponibile potrà condurre a riscoprire il senso dell’alleanza
che Dio per primo ha stabilito e non intende smentire. La persona provata
giungerà così ad accogliere purificazione e spogliamento come atti
essenziali della sequela di Cristo crocifisso. La prova stessa apparirà come
strumento provvidenziale di formazione nelle mani del Padre, come lotta
non solo psicologica, condotta dall’io in rapporto a se stesso e alle sue
debolezze, ma religiosa, segnata ogni giorno dalla presenza di Dio e dalla
potenza della Croce!
RdC 15. Il tempo in cui viviamo impone un ripensamento generale della
formazione delle persone consacrate, non più limitata ad un periodo della
vita. Non solo perché diventino sempre più capaci di inserirsi in una realtà
che cambia con un ritmo spesso frenetico, ma perché, ancor prima, è la
stessa vita consacrata che esige per natura sua una disponibilità costante in
coloro che ad essa sono chiamati. Se, infatti, la vita consacrata è in se stessa
una «progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo», sembra evidente
che tale cammino non potrà che durare tutta l’esistenza, per coinvolgere
tutta la persona, cuore, mente e forze (cfr. Mt 22, 37), e renderla simile al
Figlio che si dona al Padre per l’umanità. Così concepita la formazione non
è più solo tempo pedagogico di preparazione ai voti, ma rappresenta un
modo teologico di pensare la vita consacrata stessa, che è in sé formazione
mai terminata «partecipazione all’azione del Padre che, mediante lo Spirito,
plasma nel cuore (…) i sentimenti del Figlio».
Sarà allora importante che ogni persona consacrata sia formata alla libertà
d’imparare per tutta la vita, in ogni età e stagione, in ogni ambiente e
contesto umano, da ogni persona e da ogni cultura, per lasciarsi istruire da
qualsiasi frammento di verità e bellezza che trova attorno a sé. Ma
soprattutto dovrà imparare a farsi formare dalla vita di ogni giorno, dalla
sua propria comunità e dai suoi fratelli e sorelle, dalle cose di sempre,
ordinarie e straordinarie, dalla preghiera come dalla fatica apostolica, nella
gioia e nella sofferenza, fino al momento della morte.
Decisivi diventano, allora, l’apertura verso l’altro e l’alterità, e, in
particolare, il rapporto con il tempo. Le persone in formazione continua si
riappropriano del tempo, non lo subiscono, lo accolgono come dono ed
entrano con sapienza nei vari ritmi (quotidiano, settimanale, mensile,
annuale) della vita stessa, cercando la sintonia tra essi e il ritmo fissato da
Dio immutabile ed eterno, che segna i giorni, i secoli e il tempo. In modo
del tutto particolare la persona consacrata impara a lasciarsi plasmare
dall’anno liturgico, alla cui scuola rivive progressivamente in sé i misteri
28
A LIVELLO COMUNITARIO:
Nella condivisione, che può svolgersi anche in più incontri comunitari, sono
previsti tre momenti: narrare, assumere un impegno comunitario e
rendere grazie.
Narrare
Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie
(Sal 145 (144), 4)
 Narrare la propria storia vocazionale, in un clima adatto alla
condivisione e dedicando il tempo necessario, per gioire del dono che
ciascuna ha ricevuto da Dio.
Agire
“Che debbo fare, o Signore?” (At 22, 10)
 Condividere nella libertà un impegno preso per mantenere vivo il
fascino del primo amore, e convergere insieme in un impegno comunitario.
Il dinamismo della vita cristiana, come autentico discepolato, infatti fa
sorgere sempre l’esigenza di una conversione del cuore e della vita.
L’apostolo Paolo ce ne dà testimonianza.
Rendere grazie
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie…. (Sal 118 (119), 28)
 Rendere grazie a Dio per ciò che ha compiuto nella nostra vita, per
l’edificazione della Chiesa e l’avvento del Regno di Dio nel mondo.
Azione simbolica:
Al termine dell’incontro comunitario, seminare in un recipiente adeguato un
po’ di grano (o di riso).
Si può accompagnare questo gesto con un canto o una preghiera adatta.
Sintesi dell’esperienza comunitaria:
Al termine di questa prima tappa la superiora (o una sorella della comunità)
fa una sintesi scritta dell’esperienza vissuta e la invia alla segretaria di
Circoscrizione.
13
II TAPPA
PARTIRE
“Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò” (Gn 12,1)
Ogni risposta alla chiamata di Dio conosce la tappa del distacco.
Come è avvenuto per Abramo, nostro padre nella fede, così anche i
discepoli e le discepole di Gesù Maestro, di tutti i tempi, per seguire Lui, in
modo radicale, hanno lasciato la famiglia naturale, il lavoro, la parrocchia o
i gruppi ecclesiali, gli amici, per entrare a far parte di una comunità e di una
famiglia unita da “un vincolo intimo di carità, più nobile del vincolo del
sangue” (AD 35). Questo distacco, come un “travaso”, è fondamentale per
la crescita e lo sviluppo della vocazione; è denso di attrattiva e non privo di
rischi; è tempo di crisi ma anche un’opportunità che contiene in sé gioia e
speranza.
Uscire, partire verso la terra promessa, sono verbi che esprimono il
dinamismo pasquale dell’esodo, per il popolo dell’Antica Alleanza, per
Gesù e per la Chiesa.
Sono verbi che esprimono anche il dinamismo missionario della nostra
Congregazione e della Famiglia Paolina nella Chiesa universale. Lasciare la
propria patria, la propria comunità d’origine per raggiungere altri popoli,
altre culture e condividere con loro il tesoro prezioso del carisma, perché il
Vangelo di Cristo Maestro si diffonda e tutti siano attirati dalla sua presenza
eucaristica.
14
necessario allora aiutare le persone consacrate di mezza età a rivedere, alla
luce del Vangelo e dell’ispirazione carismatica, la propria opzione
originaria, non confondendo la totalità della dedizione con la totalità del
risultato. Ciò consentirà di dare nuovo slancio e nuove motivazioni alla
propria scelta. È la stagione della ricerca dell’essenziale. La fase dell’età
matura, insieme alla crescita personale, può comportare il pericolo d’un
certo individualismo, accompagnato sia dal timore di non essere adeguati ai
tempi che da fenomeni di irrigidimento, di chiusura, di rilassamento. La
formazione permanente ha qui lo scopo d’aiutare non solo a recuperare un
tono più alto di vita spirituale e apostolica, ma a scoprire pure la peculiarità
di tale fase esistenziale. In essa, infatti, purificati alcuni aspetti della
personalità, l’offerta di sé sale a Dio con maggior purezza e generosità, e
ricade su fratelli e sorelle più pacata e discreta ed insieme più trasparente e
ricca di grazia. È il dono e l’esperienza della paternità e maternità spirituale.
L’età avanzata pone problemi nuovi, che vanno preventivamente affrontati
con un oculato programma di sostegno spirituale. Il ritiro progressivo
dall’azione, in taluni casi la malattia e la forzata inattività, costituiscono
un’esperienza che può divenire altamente formativa. Momento spesso
doloroso, esso offre tuttavia alla persona consacrata anziana l’opportunità di
lasciarsi plasmare dall’esperienza pasquale, configurandosi a Cristo
crocifisso che compie in tutto la volontà del Padre e s’abbandona nelle sue
mani fino a rendergli lo spirito. Tale configurazione è un modo nuovo di
vivere la consacrazione, che non è legata all’efficienza di un compito di
governo o di un lavoro apostolico. Quando poi giunge il momento di unirsi
all’ora suprema della passione del Signore, la persona consacrata sa che il
Padre sta portando ormai a compimento in essa quel misterioso processo di
formazione iniziato da tempo. La morte sarà allora attesa e preparata come
l’atto supremo d’amore e di consegna di sé.
È necessario aggiungere che, indipendentemente dalle varie fasi della vita,
ogni età può conoscere situazioni critiche per l’intervento di fattori esterni
— cambio di posto o di ufficio, difficoltà nel lavoro o insuccesso apostolico,
incomprensione o emarginazione, ecc. — o di fattori più strettamente
personali — malattia fisica o psichica, aridità spirituale, lutti, problemi di
rapporti interpersonali, forti tentazioni, crisi di fede o di identità, sensazione
di insignificanza, e simili. Quando la fedeltà si fa più difficile, bisogna
offrire alla persona il sostegno di una maggior fiducia e di un più intenso
amore, sia a livello personale che comunitario. È necessaria allora,
innanzitutto, la vicinanza affettuosa del Superiore; grande conforto verrà
pure dall’aiuto qualificato di un fratello o di una sorella, la cui presenza
27
II TAPPA
IL MIO CUORE È GIÀ LASSÙ!
PARTIRE
“Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò” (Gn 12,1)
MAGISTERO
VC 24. La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate dallo
Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della verità di Dio-Amore in
modo tanto più immediato e profondo quanto più si pone sotto la Croce di
Cristo. (…)
In questo modo la vita consacrata contribuisce a tener viva nella Chiesa la
coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell’amore di Dio che
trabocca su questo mondo , è il grande segno della presenza salvifica di
Cristo. E ciò specialmente nelle difficoltà e nelle prove. È quanto viene
testimoniato continuamente e con coraggio degno di profonda ammirazione
da un gran numero di persone consacrate, che vivono spesso in situazioni
difficili, persino di persecuzione e di martirio. La loro fedeltà all’unico
Amore si mostra e si tempra nell’umiltà di una vita nascosta,
nell’accettazione delle sofferenze per completare ciò che nella propria carne
«manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24), nel sacrificio silenzioso,
nell’abbandono alla santa volontà di Dio, nella serena fedeltà anche di
fronte al declino delle forze e della propria autorevolezza.
VC 70. C’è una giovinezza dello spirito che permane nel tempo: essa si
collega col fatto che l’individuo cerca e trova ad ogni ciclo vitale un
compito diverso da svolgere, un modo specifico d’essere, di servire e
d’amare. Nella vita consacrata i primi anni del pieno inserimento
nell’attività apostolica rappresentano una fase di per se stessa critica,
segnata dal passaggio da una vita guidata ad una situazione di piena
responsabilità operativa. Sarà importante che le giovani persone consacrate
siano sorrette e accompagnate da un fratello o da una sorella, che le aiuti a
vivere in pieno la giovinezza del loro amore e del loro entusiasmo per
Cristo. La fase successiva può presentare il rischio dell’abitudine e la
conseguente tentazione della delusione per la scarsità dei risultati. È
26
Una pellegrina percorreva il cammino che porta alle montagne
dell’Himalaya, durante il periodo peggiore della stagione delle piogge. Si
rifugiò in una locanda chiedendo ospitalità per una notte, prima di
continuare il cammino.
Il giovane custode le disse: «Come farai, o donna, ad arrivare fin lassù
senza le scarpe adatte e con questo tempaccio? Mai riuscirai a raggiungere
la vetta. È impossibile!».
«Sarà molto facile» replicò allegramente la donna. «Sai, ragazzo, il mio
cuore è già lassù da molto tempo. Adesso basta che io porti fin là il mio
corpo» (cfr Joan Chittister).
A LIVELLO PERSONALE:
Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera:
Alla luce della Parola di Dio: Mt 12,46-50; Gv 1,35-51; 2Tm 1,1-14.
Attualizzata nella Regola di Vita: art. 3; 46; 67; 68; 71; 73.
E nel Magistero della Chiesa: VC 24; 70; RdC 15 (vedi appendice).
In compagnia dei nostri santi: AD 9-10; APD 1962,100; SrltGA. (vedi
appendice)
In preghiera ripercorro, una tappa fondamentale della mia storia
vocazionale nella quale ho dovuto confrontarmi con la crisi del distacco,
della partenza e del “travaso” da un ambiente all’altro. Mi preparo alla
condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre aspetti: narrare,
assumere un impegno comunitario e rendere grazie.
15
A LIVELLO COMUNITARIO:
Azione simbolica:
All’inizio di questa tappa, si compie il travaso di quanto era stato seminato
nella tappa precedente e si continua ad avere cura della sua crescita. Si può
accompagnare questo gesto con un canto o una preghiera adatta.
Nella condivisione sono previsti tre momenti: narrare, assumere un
impegno comunitario e rendere grazie.
Narrare
Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie
(Sal. 145 (144), 4)
 narrare l’esperienza comunitaria o apostolica che, attraverso il distacco
o la partenza fisica o psicologica, mi ha aiutato a crescere come donna
consacrata e discepola di Gesù Maestro.
lavoro, per timore che andassi in Chiesa. Ed avevano ragione perché
posando gli strumenti 11 fuori, andavo diretta in sacrestia, perché il Parroco
mi desse in fretta la Comunione. Ed Egli, che stava già attento in attesa
ch’io giungessi in Parrocchia, andava di filato 12 a vestirsi la cotta, perché
sapeva ch’io ero pedinata… Ma grazie a Dio mi è sempre andato tutto bene,
ed io col Signore nel cuore non temevo più, anzi ero felice di aver queste
prove da offrirgli per dimostrargli quel poco di affetto che sentito per Lui.
Intanto, giunta in Congregazione, fui col mio buon papà dal Primo Maestro,
e mio papà, poveretto, cominciò a far il panegirico 13 delle virtù della sua
figlia al Primo Maestro il quale ascoltava e sorrideva. Infine lo congedai
con un: «Ciao papà, sta contento che io sono felice». Lo abbracciai e lo
baciai mentre lui piangeva inconsolabilmente e lo accompagnai alla porta. Il
Primo Maestro allora mi accompagnò da Maestra Teresa e nel tragitto mi
diceva: «Vuoi bene a tuo papà». Allora la commozione mi prese e due
lacrimucce spuntarono sulle guance… ma mi sforzai di sorridere e presto
passò tutto.
Agire
“Che debbo fare, o Signore?” (At 22,10)
 condividere nella libertà una sfida personale che mi sento chiamata ad
affrontare, nella comunità, per rispondere in pienezza al dono ricevuto, e
convergere insieme in un impegno comunitario.
Rendere grazie
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie… (Sal 118 (119), 28)
 rendere grazie a Dio per le mediazioni umane e i mezzi che ci hanno
aiutate nella crescita vocazionale e a divenire sempre più coerentemente
discepole di Gesù Maestro.
Sintesi dell’esperienza comunitaria:
Al termine di questa seconda tappa la superiora (o una sorella della
comunità) fa una sintesi scritta dell’esperienza vissuta e la invia alla
segretaria di Circoscrizione.
11
Gli strumenti per il lavoro nei campi.
Subito.
13
L’apprezzamento altamente positivo e la lode incondizionata o eccessiva,
esagerata delle virtù.
12
16
25
discorrevamo assieme di questo importante affare, ci passa vicino il Curato 9
e chiede che discorsi erano quelli che facevamo assieme. Alla nostra
risposta, rivolgendosi a me disse: «Perché non vai ad Alba a trovare Don
Alberione il quale ha istituito una famiglia dove le ragazze si preparano per
essere un giorno religiose?».
Come sia stato non lo so, ma senza conoscere né persone, né luogo, né fine,
sentii internamente una voce che mi disse chiaramente: «È lì che ti voglio».
Subito decisi di visitare quel luogo e trovai il Primo Maestro, la Maestra
Teresa che era la Superiora, e anche l’amica dei miei anni addietro. Mi
trovai tanto contenta che mi pareva già di pregustare la gioia di trovarmi per
sempre in questa Casa Santa. Il Primo Maestro mi fece coraggio e m’invitò
a visitarla ancora; mi fece dare un libro delle preghiere e la Coroncina a S.
Paolo che mi piaceva tanto, ed ogni giorno la recitavo e mi sentivo da
questa infiammare sempre più del desiderio di essere al più presto religiosa.
Il Signore quando ha dei disegni sopra un’anima la conduce Lui stesso per
le vie ch’Egli vuole. Quando ancora mai immaginavo di farmi Suora mi
venivano desideri di condurre una vita ritirata, insieme ad altre compagne e
servire Dio nella preghiera e vita di perfezione. Mio papà pensava ad altro
ed un giorno prima di andare a Messa mi dice: «All’uscita della Chiesa c’è
un giovane che mi chiese la tua mano; guardalo e se ti piace è un buon
giovane, che sta bene di averi e potrai essere felice con lui».
Io non diedi alcuna importanza alle sue parole, ma dopo la Messa venendo
a casa mi prese come una specie di paura ed entrando in casa fui di filato 10
nella mia camera dove stava una bella statua del S. Cuore. Macchinalmente,
senza badare a ciò che facevo, mi misi davanti al S. Cuore e gli dissi:
«Signore, Tu solo e basta». Scesi la scala e fui dal papà a dirgli: «No, non
accetto la sua mano».
Da quel momento cambiai molto nel mio operare e non mi saziavo di
mortificarmi, pregare costantemente, la Messa ogni mattina, confessione
settimanale e Comunione. Scopersi in un sottoscala il libro: Pratica di
amare Gesù Cristo e mi aiutò molto a indirizzare bene la mia vita nella
pietà. Lessi pure la Storia di un’anima e mi fece pure tanto bene, specie mi
diede il forte desiderio di farmi religiosa.
Quando la mia famiglia si rese conto della fermezza della mia decisione,
inconsciamente e forse istigata dal maligno, cominciò a perseguirmi. Mi
veniva dietro la sorella mandata dalla matrigna, al mattino mentre andavo al
9
III TAPPA
TRASMETTERE
Ciò che hai udito da me, trasmettilo a persone fidate,
le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri
(2Tm 2,2)
Come discepole e apostole di Gesù Maestro, viviamo il dinamismo
pasquale iniziato nel Battesimo e portato a maturità nella vocazione
religiosa. Questa maturità si manifesta nell’affrontare con coraggio e
creatività la sfida di trasmettere alle nuove generazioni quanto abbiamo
ricevuto, nella gratuità e diviene fecondità spirituale.
Ogni stagione della vita dà il suo frutto, e ogni frutto custodisce in sé un
seme di vita nuova. Nella fedeltà all’alleanza, il desiderio di trasmettere ad
altri il tesoro di grazia del carisma dà pienezza di significato alla missione,
alla vita che passa, dà un valore positivo alla sofferenza, alla malattia e
all’invecchiamento. È vita che genera altra vita.
Sempre e ovunque, nell’apostolato, nella preghiera e nella serena vita
fraterna diamo testimonianza alle nuove generazioni che Gesù Maestro è la
Verità che ci fa libere, la Via che ci guida al Padre e la Vita che ci riempie
di gioia.
La legge pasquale del seme che, caduto in terra, rinasce in spiga fruttuosa
per divenire pane benedetto, spezzato e condiviso per la vita del mondo (cfr
Gv 12,24) esprime la vocazione eucaristica propria della Pia Discepola del
Divin Maestro ed è stata vissuta in pienezza da Madre Scolastica e da
numerose sorelle che ci hanno preceduto nella vocazione.
Con lo sguardo interiore fisso sul nostro destino, che è la comunione piena
con Dio, additiamo alle nuove generazioni il cammino verso la terra
promessa, verso il Paradiso.
E la proposta vocazionale riecheggia ancora: «Lo Spirito e la sposa dicono:
«Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!» (Ap 22, 17).
Il Parroco.
Direttamente.
10
24
17
PIANTARE PER LE GENERAZIONI FUTURE
Era vicino l’inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio
scavava buchi nel suo giardino.
«Che cosa stai facendo?», gli chiese incuriosito il vicino.
«Pianto alberi di mango», egli rispose.
«Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?».
«No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri sì. L’altro giorno ho
pensato che per tutta la vita ho mangiato manghi piantati da altri. Questo è
il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza» (cfr Tony de Mello).
A LIVELLO PERSONALE:
Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera:
alla luce della Parola di Dio: Mc 4,1-20; Gv 15,1-17; 1Tm 4,14-16; 1Gv
1,1-3.
Attualizzata nella Regola di Vita: art 44; 48; 69; 132; 150.
E nel Magistero della Chiesa: VC 64. 109; RdC 16. 33b; PF 6-7 (vedi
appendice).
In compagnia dei nostri santi: APD 1963,135. 251; SrltAC (vedi
appendice).
In preghiera ripercorro un’esperienza apostolica significativa nella quale
sono stata chiamata a vivere il dinamismo pasquale:
uscire da me stessa, da miei orizzonti e sicurezze…
attraversare le frontiere affrontando il rischio e la crisi…
entrare in un nuovo orizzonte cogliendone il frutto di vita.
Mi preparo alla condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre
aspetti: narrare, assumere un impegno di vita e rendere grazie.
lasciarli bene i genitori, nell’amicizia, anche perché non mi avrebbero più
voluta riconoscere per figlia; e mi pareva pure un figliale dovere per
l’osservanza del 4° comandamento. Allora Lui pure annuì e si decise che
dopo i lavori campestri 5 più urgenti, cioè alla fine di luglio, sarei entrata.
Egli mi benedisse e mi promise pure l’ausilio delle sue orazioni.
In quel momento ebbi il presentimento che già in altra circostanza mi
raccomandasse a Dio e gli chiedesse il privilegio per me della vita religiosa
tra le famiglie paoline. Questo fu un sabato, alla libreria S. Paolo, ed in quel
momento si trovava il Primo Maestro solo. Gli chiesi se tenevano una
biografia di una ragazza che aveva vissuto i suoi brevi anni nell’esercizio
delle virtù, che il Signore la chiamò nel fior della sua gioventù e che veniva
raccomandata alle giovani la lettura della sua vita.
Mi rispose di no, che non la tenevano. Ma nel tempo che doveva
rispondermi si pose in un devoto silenzio che pareva pregasse interiormente,
mi diede la sua mano a baciare. Vedendo che Egli tardava a darmi risposta,
io sospettai ch’Egli non conoscesse questo libro e gli dissi: «Ma è un libro
buono, tanto raccomandato alle ragazze»; ed Egli sorrise e disse: «Lo so, sta
tranquilla, ama il Signore e la Madonna» e con il “Sia Lodato Gesù Cristo”
mi congedò. Il Signore guidava i miei passi e nello stesso giorno che fui alla
libreria e m’incontrai con il Primo Maestro, all’uscire e tornare nelle vie
della città, m’incontrai con una mia amica che lavorammo assieme in una
fabbrica da seta 6 nove anni prima. Con questa alla sera dopo la cena ci
ponevamo in un angolo di una terrazza e inginocchiate, facevamo una lunga
fila di preghiere, rosario, e le preghiere della sera, finché toccava la
campana 7 e tutte due andavamo a letto.
Felice di incontrare questa amica, essa incominciò a parlarmi di una
famiglia religiosa nuova 8 , di cui ella faceva parte da qualche tempo e
m’invitava a visitarle. Era proprio l’Angelo Custode che ci faceva
incontrare e promisi di andarci una prossima volta. Intanto avevo un’altra
amica in paese, che aspirava pure a farsi religiosa. M’invitava a entrare
nelle Salesiane ed io siccome non conoscevo nessuna Congregazione ero
indifferente. Essa mi procurava abbondanti libretti, riviste, vita di D. Bosco,
molta propaganda salesiana. Già nelle nostre conversazioni mi parlava della
vita che avremmo condotto assieme in Congregazione. Ed un giorno che
5
I lavori nei campi.
Un setificio.
7
Suonava la campana.
8
La nuova famiglia religiosa a cui si riferisce è la Congregazione delle Figlie di S.
Paolo.
6
18
23
grazie che sono venute a noi nel governo o nella direzione spirituale, (…)
tutto è stato ordinato a portarci, a metterci su una strada nuova (…); tutto
[deve essere] consacrato a Dio, tutta la volontà, tutto il corpo, tutte le cose
esteriori, consacrate al Signore.
SRqd_004 1
Il 29 luglio 1922, dopo otto mesi di lotta con la mia famiglia che si
mostrava contraria alla mia decisione di consacrami a Dio nella vita
religiosa, ottenni alfine il consenso del papà e con un piccolo fagottino mi
accinsi a partire.
Già al mattino, perché era sabato, giorno della Madonna, feci celebrare una
S. Messa e la volli assistere facendovi anche la S. Comunione. All’uscire
dalla Parrocchia salutai le mie compagne, due delle quali aspiravano pure
alla vita religiosa, e una doveva, nella settimana seguente, lasciare una
lettera scritta alla famiglia e nella notte partire per il Convento delle
Passioniste; e questo succedeva per la stessa ragione che i genitori non la
volevano lasciare perché fosse Suora 2 .
Mio padre tanto buono, vedendo ferma la mia decisione, sebbene sentisse
l’agonia nel cuore, volle accompagnarmi e mi presentò Lui stesso al Primo
Maestro.
Il demonio sempre geloso, nel momento in cui la porta di casa si chiudeva
dietro a me, mi tirò un’ultima carta 3 : Mia sorella seconda 4 , mi dice: «Se
vuoi vivere una vita di maggior bene potresti andare a Milano poiché
all’ospedale maggiore cercano una giovane per infermiera e là potrai
pregare di più, far del bene agli infermi e intanto ti darebbero una bella
paga». Mi venne da ridere, e salutandola cordialmente l’abbracciai con la
sorella minore pure e la matrigna, le quali erano tutte inconsolabili.
Dopo un’ora di viaggio giungevo ad Alba nella benedetta Casa che doveva
ospitarmi per sempre.
Già il Primo Maestro mi aspettava da tempo ed avendomi già consultata
con Lui altre volte circa le mie aspirazioni alla vita religiosa, mi disse [in
aprile]: «Il mio parere sarebbe che lasci tutto e parti subito», ed io sarei
stata tanto felice di seguire il suo consiglio! Ma mi pareva di [dover]
A LIVELLO COMUNITARIO:
Nella condivisione sono previsti tre aspetti: narrare, assumere un impegno
comunitario e rendere grazie.
Narrare
Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie
(Sal. 145 (144), 4)
 narrare un’esperienza vissuta nell’apostolato secondo il dinamismo
pasquale, tracciato nel cammino biblico dell’esodo del popolo di Dio e di
Gesù: uscire – attraversare – entrare.
Agire
“Che debbo fare, o Signore?” (At 22,10)
 condividere nella libertà un impegno preso per ravvivare lo slancio
apostolico e vocazionale verso le nuove generazioni, la società, la Chiesa e
la Famiglia Paolina, e convergere insieme in un impegno comunitario.
Rendere grazie
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie…. (Sal 118 (119),28)
 rendere grazie a Dio per il dono delle nuove generazioni e la sfida di
trasmettere loro il dono di grazia ricevuto nella comunità e nell’apostolato.
Azione simbolica: In questa tappa, si raccolgono, dalle spighe maturate, i
semi di vita nuova. Si può accompagnare questo gesto con un canto o una
preghiera adatta.
Sintesi dell’esperienza comunitaria: Al termine di questa tappa la
superiora (o una sorella della comunità) fa una sintesi scritta dell’esperienza
vissuta e la invia alla segretaria di Circoscrizione.
1
Per favorire la comprensione del testo e facilitare la traduzione trascriviamo in
nota alcune frasi.
2
Perché i genitori non la volevano lasciar partire a farsi suora.
3
Il demonio, nel momento in cui lasciavo definitivamente la casa, mi presentò
un’ultima tentazione.
4
La mia sorella secondogenita.
22
19
APPENDICE
I TAPPA
STUPIRSI
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia.
Non ve ne accorgete? (Is 43,19).
«perché egli ci ha amato per primo» (1 Gv 4, 10.19). Ciò significa
riconoscere il suo amore personale con quella intima consapevolezza che
faceva dire all’apostolo Paolo: «Cristo mi ha amato e ha dato la sua vita per
me» (Gal 2, 20).
Soltanto la consapevolezza di essere oggetto di un amore infinito può
aiutare a superare ogni difficoltà personale e dell’Istituto. Le persone
consacrate non potranno essere creative, capaci di rinnovare l’Istituto e
aprire nuove vie di pastorale, se non si sentono animate da questo amore. È
questo amore che rende forti e coraggiosi, che infonde ardimento e fa tutto
osare.
MAGISTERO
IN COMPAGNIA DEI SANTI
VC 17. «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!» (Mt 17, 5).
Assecondando quest’appello accompagnato da un’interiore attrazione, la
persona chiamata si affida all’amore di Dio che la vuole al suo esclusivo
servizio, e si consacra totalmente a Lui e al suo disegno di salvezza (cfr 1
Cor 7, 32-34). Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata:
un’iniziativa tutta del Padre (cfr Gv 15, 16), che richiede da coloro che ha
scelti la risposta di una dedizione totale ed esclusiva. L’esperienza di questo
amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di
dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita,
consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani.
VC 19. È lo Spirito Santo che, lungo i millenni, attrae sempre nuove
persone a percepire il fascino di una scelta tanto impegnativa. Sotto la sua
azione esse rivivono, in qualche modo, l’esperienza del profeta Geremia:
«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (20, 7). È lo Spirito
che suscita il desiderio di una risposta piena; è Lui che guida la crescita di
tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone
poi la fedele esecuzione; è Lui che forma e plasma l’animo dei chiamati,
configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far
propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante
cammino di purificazione, essi diventano, giorno dopo giorno, persone
cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore
risorto.
AD 9-12. Egli ricorda un giorno dell’anno scolastico 1890-1891. La
Maestra Cardona, tanto buona, vera Rosa di Dio, delicatissima nei suoi
doveri, interrogò alcuni degli 80 alunni che cosa pensavano di fare in futuro,
nel corso della vita. Egli fu il secondo interrogato: rifletté alquanto, poi si
sentì illuminato e rispose, risoluto, tra la meraviglia degli alunni: «Mi farò
prete». Ella lo incoraggiò e molto lo aiutò. Era la prima luce chiara: prima
aveva sentito una qualche tendenza, ma oscuramente, in fondo all’anima;
senza pratiche conseguenze. Da quel giorno i compagni e qualche volta i
fratelli cominciarono a designarlo col nome di “prete”; alle volte per
burlarlo, altre volte per richiamarlo al dovere… La cosa ebbe per lui
conseguenze: lo studio, la pietà, i pensieri, il comportamento, persino le
ricreazioni si orientarono in tale direzione.
Anche in famiglia incominciarono a considerarlo e disporre le cose che lo
riguardavano verso quella mèta. Tale pensiero lo salvò da tanti pericoli. Da
quel giorno ogni cosa rafforzava in lui tale decisione.
Ritiene sia stato frutto delle preghiere della madre, che sempre lo custodì in
modo particolare; ed anche di quella Maestra tanto pia, che sempre
chiedeva al Signore che qualche suo scolaro divenisse Sacerdote.
Fu ammesso, contro l’uso del tempo, prima dei compagni alla Comunione.
Poi il Parroco, Sacerdote di molto spirito, intelligenza ed intuizione, sempre
lo aiutò ed accompagnò sino all’altare. Benedisse poi ancora i primi
progetti per la Famiglia Paolina.
RdC 22. Ripartire da Cristo significa ritrovare il primo amore, la scintilla
ispiratrice da cui è iniziata la sequela. È suo il primato dell’amore. La
sequela è soltanto risposta d’amore all’amore di Dio. Se «noi amiamo» è
APD 1956, 420. Credere che abbiamo la grazia della vocazione per la
santificazione; e che tutte le grazie ricevute dal battesimo in avanti, cresima,
i vari sacramenti, tutte le grazie nella buona educazione ricevuta, tutte le
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Ravviva il dono di Dio che è in te