RAVVIVA IL DONO DI DIO CHE È IN TE Itinerario di animazione vocazionale Ad uso interno Casa generalizia PDDM Via Gabriele Rossetti, 17 000152 – Roma Italia www.pddm.org 40 Pie Discepole del Divin Maestro 10 febbraio - 27 ottobre 2013 2 39 INDICE Sigle p. 4 Presentazione p. 5 Introduzione p. 8 I Tappa: Stupirsi p. 11 II Tappa: Partire p. 14 III Tappa: Trasmettere p. 17 Appendice 38 I Tappa: Stupirsi p. 20 II Tappa: Partire p. 26 III Tappa: Trasmettere p. 31 3 SIGLE PER I TUOI APPUNTI Magistero CfL EA NMI PF RdC VC Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Christifideles laici, 1988. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Ecclesia in Africa, 1995. Giovanni Paolo II, Lettera apostolica, Novo millennio ineunte, 2001. Benedetto XVI, Lettera apostolica, La porta della fede, 2011. CIVCSVA, Istruzione, Ripartire da Cristo, 2002 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale, Vita Consecrata, 1996. Testi carismatici AD APD SRltAC SrltGA SRqd_004 Giacomo Alberione, Abundantes Divitiae. Giacomo Alberione, Alle Pie Discepole del Divin Maestro. Scolastica Rivata, Lettera a Sr M. Ausilia Castillo, 27 novembre, 1975. Scolastica Rivata, Lettera a Don Giacomo Alberione, 3 aprile 1947. Scolastica Rivata, Quaderno argentino. 4 37 … profondo, incessante verso di Lui e carità sincera verso tutti i nostri prossimi, specie le nostre care Sorelle, tanto a noi vicine. PRESENTAZIONE Carissime sorelle, Rispondo alle tue tre richieste: 1°. L’unione tra Sorelle: Il segreto per essere tali, cioè unite, è vedere sempre Gesù in loro. In pratica: nelle baruffe, divergenze, alterchi, diversità di idee, ecc. offrire subito per la sorella in questione, la S. Messa e Comunione, offrirla per essa, chiedendo al Signore che per i suoi Meriti ci perdoni ad ambedue e ricolma specialmente essa di preziose grazie e la renda grande santa. Questo con sincero sentimento di carità. 2°. Aumento di Vocazioni: Impegnarsi tutta la Comunità, con qualcosa che cosa che costi sacrificio: Sarà una visita ad ora scomoda nella giornata per l’Adorazione, il canto o la recita per es. del Magnificat, ogni giorno dopo la S. Messa ad omaggio della S. Madonna; qualche mortificazione dei cibi in quelle cose che più ci attirano e ci piacciono, l’ubbidienza senza ragionamenti, osservanza scrupolosa della povertà in quelle cose che son di nostro uso, ecc. Facciamo a gara di chi è più fedele e perseverante nel proposito fatto o sacrificio promesso per la riuscita, ed il Signore, stai sicura, che non si lascerà vincere in generosità e vi esaudirà molto al di là di quanto vi immaginate. Questa laboriosità spirituale è vera opera apostolica, e vi attirerà immense benedizioni, nonché un premio molto grande in Cielo. Nella mia miseria, mi accompagnerò con voi per ottenere dal Signore tante vocazioni, e piaccia a Lui che possiate riempire l’Asia di ferventi e sante Pie Discepole! 3°. Che tu personalmente sappi seguire sempre Gesù da vicino come la S. Madonna, accettando tutto da Lui, quanto a Lui piace chiederti. In tutte le circostanze, anche spiacevoli, dire sempre a Gesù: Ti ringrazio di tutto, anche di quelle cose che mi piacciono meno o niente. Dammi solo il tuo soccorso perché ti sia fedele in tutto, perché TI AMO e voglio farti piacere in tutto. Ti ringrazio della preghiera che fai per me, te la rendo colla povera mia. Tua affezionatissima Suor Scolastica 36 Ho la gioia di presentarvi l’opuscolo “Ravviva il dono di Dio che è in te. Itinerario vocazionale” come strumento di animazione comunitaria preparato dalla Commissione per la riscrittura del Piano Generale di Formazione (PGF). Si tratta della prima tappa di un processo con il quale ci impegniamo, in corresponsabilità, a rispondere alla Deliberazione dell’8° Capitolo Generale: “Il Capitolo generale affida alla superiora generale e al suo consiglio la riscrittura del Piano Generale di Formazione (PGF) alla luce della Regola di Vita e del Direttorio, tenendo conto delle linee e dei programmi consolidati nelle diverse tappe formative”. Il tempo nel quale iniziamo questo cammino, a livello di Congregazione, è particolarmente propizio, un vero kairòs che vive tutta la Chiesa nella celebrazione dell’Anno della fede (11 ottobre 2012 – 24 novembre 2013) indetto dal S. Padre Benedetto XVI nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II. I lavori del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, tenutosi in Vaticano dal 7-28 ottobre 2012, gettano la luce di Cristo in questo momento critico e complesso della storia umana. La preghiera e l’impegno di vita cristiana sarà una risposta alla povertà spirituale che colpisce non solo la società globale ma le nostre stesse comunità religiose. La “crisi di fede” è alla base della dolorosa crisi vocazionale che stiamo vivendo e si ripercuote sulla fedeltà quotidiana al progetto di Dio. Sto leggendo, in preghiera, le storie vocazionali che mi avete inviato. Sono tutte meravigliose per l’opera di Dio e per la vostra risposta al primato assoluto del suo Amore. La nostra vita di fede, speranza e carità, vissuta in comune alla sequela di Gesù Maestro, nel celibato, nell’obbedienza e nella condivisione dei beni, può essere perseverante solo se fondata sulla roccia incrollabile della promessa di Dio. Egli ci convoca, in modo sempre nuovo, per rinnovare la sua alleanza con noi che portiamo il grande tesoro della chiamata a vivere tra le Pie Discepole del Divin Maestro, in fragili vasi di creta. La vigilanza evangelica quotidiana nutrita dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e consumata nella carità comunitaria e apostolica, ci aiuterà a perseverare 5 mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. (…) Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio. nella fede cristiana e nella missione ricevuta, in un’epoca di cultura fluida e di gravi inconsistenze personali, familiari, sociali e comunitarie. Lasciandoci purificare da questa prova, ci apriamo con totale fiducia alla misericordia del Signore che oggi, come nel passato, darà a noi e a tutta la sua Chiesa gli aiuti necessari per superare le difficoltà. Infatti è fedele Colui che ha promesso e compirà l’opera sua in noi e attraverso di noi. L’opuscolo “Ravviva il dono di Dio che è in te. Itinerario vocazionale” è particolarmente prezioso per continuare a vivere il triennio di preparazione al Centenario della fondazione della Società S. Paolo, il primo Istituto della Famiglia Paolina. La celebrazione del nostro Consiglio d’Istituto (RV 92 e Dir 92.1) è prevista per il 2014. Questa Assemblea sarà un momento culminante anche per il nostro Itinerario vocazionale di Congregazione, fatto seguendo le indicazioni del presente opuscolo. La sintesi delle tappe percorse nelle singole comunità di ogni Circoscrizione, saranno infatti presentate durante il Consiglio d’Istituto con le modalità che, a suo tempo, saranno indicate dalla Commissione. Il testo rinnovato del PGF che prevediamo di poter presentare al Consiglio d’Istituto per una consulenza qualificata, sarà poi, in alcune parti, applicato alle singole realtà culturali ed ecclesiali delle Circoscrizioni, con il coinvolgimento delle comunità. Siamo piene di gratitudine a Dio per l’opportunità che ci sta offrendo per ravvivare il dono di Dio deposto nelle nostre vite di discepole e di apostole. Poiché “il processo di formazione paolina è un costante cammino di conversione” che “mira alla santità nello sviluppo di una personalità integrata, capace di vivere in comunità, di lavorare con gli altri e per gli altri” (RV 43), ci affidiamo all’intercessione della Madre di Dio, di S. Paolo e di tutti i santi e le sante. Ci precedono nel cammino i fratelli e le sorelle della prima ora che hanno vissuto, con gioia evangelica, quanto si legge nella nostra Regola di Vita: “Convinte della bellezza e dell’attualità del nostro carisma facilitiamo ai giovani l’ascolto dell’invito di Cristo: «Venite e vedete». Con la nostra presenza nella Chiesa particolare, in comunità accoglienti, testimoniamo i valori della vocazione sull’esempio del Fondatore e di Madre Scolastica” (RV 48). Nella sua misericordia Dio ci benedica e ci doni pace nel camminare come discepole e apostole di Gesù Maestro Via, Verità, Vita. Auguro a tutte Roma, 27/11/1975 Buona Suor M. Ausilia, Ho gradito molto la tua carissima letterina, con tutte le tue belle parole che mi fecero tanto piacere. Il Signore ricompensi la tua delicatezza di sentimenti, espressioni, sebbene non ci siamo mai viste di presenza. Colui che ci ha chiamate ci ha messo pure in cuore un fraternissimo amore col quale ci amiamo come fossimo sempre state COME UN PENSIERO E UN’ANIMA SOLA. Di questo ringraziamo Iddio che avendoci create lui a distanza di tanti anni l’una dall’altra già Egli ci avrebbe unite un giorno nella sua Casa per servirlo cogli stessi ideali, ricolmando ognuna di grazie speciali inerenti a quella missione e vocazione che tanto ci stringe al Divin Maestro, e ci prepara premi singolari per il Paradiso. Il segreto però per giungervi è l’amore: Amore 6 35 IN COMPAGNIA DEI SANTI APD 1963,135. L’amore alla Congregazione si mostra particolarmente in tre cose, e cioè: la ricerca delle vocazioni usando i mezzi che sono a disposizione di ognuno; secondo, la formazione, la formazione della vera Pia Discepola; e terzo, la vita di santificazione religiosa dopo la professione perpetua. APD 1963,251. L’amore alla Congregazione si dimostra interessandosi quante case, quante novizie, quante professe, quante opere adesso si compiono, quante iniziative (…). La Congregazione che vive e cresce. Questo senso sociale. Vivere come la vostra famiglia, ma la famiglia religiosa. E tutti i beni della famiglia sono i beni di ciascheduna, e il bene di ciascheduna ha riflesso sui beni di tutte, di tutte le suore; parlando in generale, dei membri della Congregazione. SrltAC (cfr. EA, 94). «Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani» (NMI, 40). PF 6-7. Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato. (…) L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr At 5,31). Per l’apostolo Paolo, questo Amore introduce l’uomo ad una nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita” (Rm 6,4). Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La “fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (cfr Rm 12,2; Col 3,9-10; Ef 4,20-29; 2Cor 5,17). “Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cfr Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la 34 e a ciascuna un cammino sereno e la capacità di narrare l’opera di Dio, in docilità allo Spirito Santo che è attivo in noi fin dal Battesimo. Vi saluto con affetto, sperimentando l’efficacia di vivere la corresponsabilità, nella comunione e nel servizio, ___________________________________ Sr. M. Regina Cesarato, Superiora generale Roma, 21 novembre 2012 Presentazione della B.V. Maria 7 INTRODUZIONE A chi Questo itinerario è indirizzato a tutte le sorelle Pie Discepole del Divin Maestro e alle nostre giovani in formazione. Che cosa L’itinerario si propone l’obiettivo di ravvivare il dono della vocazione alla vita, innestata in Cristo nel Battesimo e portata a maturazione nella consacrazione religiosa. Desidera suscitare anche una sana inquietudine: a chi e come trasmettiamo quanto abbiamo ricevuto in dono e maturato con l’esperienza? Come Ci invita a tornare alla radice della vocazione personale, nella memoria grata e nella condivisione fraterna, con un percorso scandito in tre tappe: stupirsi, partire, trasmettere. Per questo è necessario dedicare il tempo sufficiente e porre in atto tutte le strategie necessarie a raggiungere l’obiettivo. Rileggendo la propria storia, in chiave esperienziale, siamo invitate a: 1) ravvivare, in rendimento di grazie, lo stupore e la gioia per il dono della vocazione; 2) cogliere l’azione pedagogica di Dio nei cambiamenti, nelle difficoltà e nelle gioie di ogni crescita; 3) ritrovare, nel frutto dell’esperienza apostolica, un seme di vita da trasmettere alle nuove generazioni. A livello personale: ciascuna rilegge la propria storia, ponendo attenzione a tre aspetti indispensabili: - la narrazione dell’esperienza personale (verità); - l’assunzione di un impegno con il quale mi propongo di ravvivare il dono ricevuto (via); - la preghiera di rendimento di grazie (vita). vogliono vedere ciò che non vedono altrove. Avete un compito immenso nei confronti del domani: specialmente i giovani consacrati, testimoniando la loro consacrazione, possono indurre i loro coetanei al rinnovamento della loro vita. L’amore appassionato per Gesù Cristo è una potente attrazione per gli altri giovani, che Egli nella sua bontà chiama a seguirlo da vicino e per sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che proviene dall’essere con il Signore. Persone consacrate, anziane e giovani, vivete la fedeltà al vostro impegno verso Dio, in mutua edificazione e con mutuo sostegno. (…) Voi avete il compito di invitare nuovamente gli uomini e le donne del nostro tempo a guardare in alto, a non farsi travolgere dalle cose di ogni giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio. Non dimenticate che voi, in modo particolarissimo, potete e dovete dire non solo che siete di Cristo, ma che «siete divenuti Cristo»! RdC 16. Il consacrato è, per sua natura, anche animatore vocazionale; chi è chiamato, infatti, non può non divenire chiamante. C’è dunque un legame naturale tra formazione permanente e animazione vocazionale. Il servizio alle vocazioni è una delle ulteriori nuove e più impegnative sfide che la vita consacrata si trova oggi ad affrontare. (…) Ambiente privilegiato per questo annuncio vocazionale è la Chiesa locale. Qui tutti i ministeri e i carismi esprimono la loro reciprocità e realizzano insieme la comunione nell’unico Spirito di Cristo e la molteplicità delle sue manifestazioni. La presenza attiva delle persone consacrate aiuterà le comunità cristiane a diventare laboratori della fede, luoghi di ricerca, di riflessione e di incontro, di comunione e di servizio apostolico, in cui tutti si sentono partecipi nell’edificazione del Regno di Dio in mezzo agli uomini. Si crea così il clima caratteristico della Chiesa come famiglia di Dio, un ambiente che facilita la vicendevole conoscenza, la condivisione e il contagio dei valori propri che sono all’origine della scelta di donare tutta la propria vita alla causa del Regno. A livello comunitario: è opportuno tenere presenti questi tre aspetti fondamentali del metodo pedagogico paolino anche nella condivisione comunitaria. RdC 33b. A sua volta la vita di comunione rappresenta il primo annuncio della vita consacrata, poiché è segno efficace e forza persuasiva che conduce a credere in Cristo. La comunione, allora, si fa essa stessa missione, anzi «la comunione genera comunione e si configura essenzialmente come comunione missionaria» (CfL, 31-32). Le comunità si ritrovano desiderose di «seguire Cristo sulle vie della storia dell’uomo» (cfr. VC, 46), con un impegno apostolico e una testimonianza di vita coerente al proprio carisma 8 33 III TAPPA TRASMETTERE Ciò che hai udito da me, trasmettilo a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri (2Tm 2,2) MAGISTERO VC 64. La missione della vita consacrata e la vitalità degli Istituti dipendono, certo, dall’impegno di fedeltà con cui i consacrati rispondono alla loro vocazione, ma hanno un futuro nella misura in cui altri uomini e donne accolgono generosamente la chiamata del Signore. (…) È necessario avere fiducia nel Signore Gesù, che continua a chiamare alla sua sequela, ed affidarsi allo Spirito Santo, autore e ispiratore dei carismi della vita consacrata. Mentre dunque ci rallegriamo dell’azione dello Spirito, che ringiovanisce la Sposa di Cristo facendo fiorire la vita consacrata in molte nazioni, dobbiamo rivolgere insistente preghiera al Padrone della messe, perché invii operai alla sua Chiesa, per far fronte alle urgenze della nuova evangelizzazione (cfr Mt 9, 37-38). Oltre a promuovere la preghiera per le vocazioni, è urgente impegnarsi, con un annunzio esplicito ed una catechesi adeguata, per favorire nei chiamati alla vita consacrata quella risposta libera, pronta e generosa, che rende operante la grazia della vocazione. L’invito di Gesù: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) rimane ancora oggi la regola d’oro della pastorale vocazionale. Essa mira a presentare, sull’esempio dei fondatori e delle fondatrici, il fascino della persona del Signore Gesù e la bellezza del totale dono di sé alla causa del Vangelo. Compito primario di tutti i consacrati e le consacrate è dunque quello di proporre coraggiosamente, con la parola e con l’esempio, l’ideale della sequela di Cristo, sostenendo poi la risposta agli impulsi dello Spirito nel cuore dei chiamati. Dedicando tempo sufficiente e nel clima adatto, ogni comunità: - ascolta, con rispetto e accoglienza, la narrazione della storia vocazionale di ciascuna e la condivisione dell’impegno personale; - assume un impegno comunitario indirizzato a custodire e sviluppare il dono di Dio ricevuto per la vita del mondo; - rende grazie a Dio, con una preghiera spontanea, un canto o un salmo. Per ogni tappa la comunità compie un’azione simbolica con la quale desidera rendere visibile la preziosità e la fragilità del seme della vocazione. 1. Seminare in un luogo adatto un po’ di grano (o di riso): la semina è un momento di speranza e di fiducia nella vita che esige tuttavia la continuità della cura e dell’attenzione alla crescita. 2. Cambiare terreno alle nuove piantine perché possano crescere: il travaso è una pratica importante nel processo della crescita e comporta la crisi del distacco dall’ambiente natale e l’adattamento al nuovo ambiente più favorevole allo sviluppo. 3. Raccogliere i semi di vita nuova dalle spighe maturate: ogni frutto che giunge a maturazione porta naturalmente in sé un seme di nuova vita. È la legge naturale della fecondità che dà senso al trascorrere del tempo, e riempie di motivazione tutta l’esistenza, la vita apostolica, la malattia e l’invecchiamento, poiché sempre la vita genera vita. La sintesi dell’esperienza vissuta nelle comunità, ad ogni tappa, e inviata alla segreteria di Circoscrizione, sarà presentata dalla superiora di Circoscrizione al prossimo Consiglio d’Istituto (2014). VC 109. Dare testimonianza a Cristo con la vita, con le opere e con le parole è peculiare missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo. Voi, donne e uomini consacrati, sapete a Chi avete creduto (cfr 2 Tm 1, 12): dategli tutto! I giovani non si lasciano ingannare: venendo a voi, essi Quando Presentiamo una proposta di calendario 2013 per le tre tappe: 1. dal 10 febbraio al 4 aprile; 2. dal 21 aprile (IV domenica di Pasqua) al 12 luglio; 3. dall’8 settembre al 27 ottobre, solennità di Gesù Maestro. La superiora di Circoscrizione, con il suo consiglio, può adattarlo alla propria realtà e orientare le comunità a definire il calendario. Avrà cura di approfondire e sviluppare questo percorso formativo anche nelle visite alle comunità. 32 9 COME FAR BERE UN ASINO CHE NON HA SETE “Come far bere un asino che non ha sete? E come, con tutto il rispetto dovuto, donare la sete e il gusto di Dio a degli uomini che l’hanno perso? E che si contentano delle pasticche, del whisky, della televisione o dell’auto? A colpi di bastone? Ma l’asino è più testardo dei nostri bastoni. E poi questo metodo antico è dichiarato troppo direttivo dagli educatori di oggi. Facendogli forse ingoiare del sale? Peggio ancora, e somiglierebbe ad una tortura psicologica. Come allora far bere un asino rispettando la sua libertà? La risposta è una sola: trovare un altro asino che abbia sete… e che berrà a lungo, con gioia e voluttà accanto al suo simile. Non per dargli il buon esempio, ma perché fondamentalmente ha sete, veramente, semplicemente sete, perpetuamente sete. Ed allora, forse, un giorno suo fratello, preso dall’invidia, si chiederà se non farebbe bene anche a lui a tuffare il suo muso nel bacino dell’acqua fresca. Uomini che abbiano sete di Dio sono efficaci più di tante asinerie raccontate su di lui”. (cfr Jacques Loew) 10 Mi pare che ormai ho dato tutto a Gesù, Gli ho offerto in sacrificio, se Egli vuol degnarli di accettarlo, tutto ciò che avevo di più caro: le mie buone Consorelle e vorrei quasi dire figlie, che ho partorito nel dolore, nella penitenza, nella preghiera, nell’umiliazione, nelle veglie, e nei disagi e sacrifici, che Dio solo sa quanto mi hanno costato, il mio ufficio. Gli offrii i miei direttissimi Superiori di cui fui sempre un sol pensiero con loro, un cuore ed un’anima sola: i miei parenti, la mia Patria, che io amo fino alla gelosia, da non poter sopportare che gli stranieri la disprezzino e ne parlino male. Gli ho offerto il mio corpo, la mia salute, la mia anima, la mia intelligenza, il mio povero cuore miserabile, duro e freddo com’è, la mia totale volontà, ogni mio palpito e respiro, tutti i miei pensieri, desideri, affetti, sentimenti, parole, ed azioni, ogni mio movimento, perfino i due stracci che porto indosso, il mio lavoro, ricreazioni, cibi, riposo, sonno e veglie, le mie debolezze, miserie e i miei peccati ed iniquità, il mio nulla, questo e se ci fosse ancora qualcosa oltre, che io non conosca, incondizionatamente gli dono tutto, e spoglia di ogni cosa, resa più leggera per un’assoluta e totale nudità e vuoto, lo prego di volermi riempire, rivestire di Lui, e di non vivere più che di, per, in Lui, mio Maestro, Pastore, Sposo e Salvatore e di poter agire più liberamente in me coi suoi disegni di amore. Tutte le mie offerte gliele presento per le mani, e per mezzo del Cuore immacolato della mia dilettissima Mamma e Maestra Maria affinché siano meglio accolte dal Celeste Padre che mi ha amato fino a darmi il suo Unico Figlio. Ogni giorno con l’aiuto della sua grazia voglio darGli generosamente e con perfetto amore tutto ciò ch’Egli vorrà dalla sua miserabilissima creatura e se anche mi vengono delle tentazioni di scoraggiamento, di superbia, ecc. anche queste pene gliele offro per amore, umiliandomi sempre davanti a Lui e a tutte le creature per amor suo, affinché l’ostia sia meno indegna di essere offerta in un solo sacrificio con quello del suo Figlio e vissuto giornalmente come un prolungamento della Messa che si protrae per tutta la giornata, secondo le intenzioni di Gesù e quelle espresse nelle nostre Costituzioni. Prego la sua carità a voler sempre favorirmi del suo prezioso consiglio ed a benedirmi. La sua poverissima figlia Suor Scolastica 31 I TAPPA APD 1962,100. E pensa un po’, in questa Congregazione quale cura si ebbe di te. Il Signore te l’aveva preparata; il Signore ha fatto trovare persone per cui sei venuta a conoscenza, per cui hai ricevuto l’invito, per cui sei stata sostenuta, per cui, a poco a poco, sempre accompagnata in un aumento di grazia: postulato, noviziato, professione temporanea, professione perpetua, e sei qui da qualche anno e forse più che qualche anno di vita religiosa, con quella guida sicura che son le Costituzioni per cui porti con te la tessera del paradiso, il biglietto del paradiso. E il biglietto del paradiso è quello che hai sottoscritto il giorno della Professione facendo la firma nel registro dopo aver pronunciata la formula. Questa è la tessera del paradiso e il biglietto del paradiso. SrltGA Alba, Giovedì Santo 1947 Rev.mo Primo Maestro Oggi, giorno in cui commemoriamo l’Istituzione della SS. Eucaristia, è per noi il più solenne e memorando della nostra vita. Abbiamo fatto la nostra nuova Professione secondo le Costituzioni delle P.D. del D. Maestro, abbiamo vestito il nuovo abito religioso, non più direttamente dal Padre ma dal suo Delegato, ciò non importa, (come la prima volta al 25 marzo 1924). Siamo passate dal Padre Visitatore, e mi ha detto delle parole molto confortanti, mi ha pure richiamata dopo la funzione e di nuovo mi disse parecchie parole che mi hanno dato coraggio. Deo gratias. Per me ora sono felicissima nella mia condizione e ne benedico il Signore ad ogni momento. Mi rincresce un po’ la pena che ne hanno le Suore che sono state deluse nei loro desideri ed il loro cuore è tanto angosciato, ma il Signore le sosterrà e consolerà Lui; da parte mia cerco di dare a tutte esempio di obbedienza e di amore alla S. Volontà di Dio e con la parola e con l’opera portare anche le mie buone Sorelle all’ossequio ed obbedienza devota e lieta a chi ci rappresenta il Signore. Ed ora non ho più che un solo desiderio, vivere abbietta nella Casa del Signore tutti i giorni della mia vita, compiendo nel silenzio e nel nascondimento il mio dovere quotidiano, ed attendendo con ansia l’arrivo dello Sposo e delle nozze eterne! 30 STUPIRSI Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia. Non ve ne accorgete? (Is 43,19) Stupirsi per il miracolo della vita, per l’amore dei nostri genitori, per il dono della primordiale chiamata che abbiamo ricevuto alla nostra nascita e che costituisce quanto di più prezioso possiamo avere. Questo è il primo passo per ravvivare il dono della vocazione personale. Essa, infatti, è spesso paragonata ad un seme, che il Signore, amante della vita, pone nella storia di ciascuno. Con il Battesimo e con le cure necessarie si sviluppa progressivamente fino a definirsi secondo i diversi stati di vita cristiana. In questa prima tappa siamo invitate a ritornare con la memoria alle radici della nostra storia personale e famigliare, della nostra vocazione, a risvegliare lo stupore del primo amore, dell’invito di Gesù Maestro: «Vieni e vedi!» (Gv 1,46). È un invito a rileggere questa storia d’amore per condividerla tra noi, e raccontarla come storia di salvezza che Dio ha scritto con la nostra collaborazione. Descrivere questa storia, come ci è stato chiesto da Sr. M. Regina Cesarato, superiora generale, è un modo anche per conservare il patrimonio prezioso della nostra Congregazione costituito dalla risposta generosa di ciascuna di noi. 11 KAMUT, L’ANIMA DELLA TERRA “Caro papà, ti invio una manciata di preziosissimi semi. Fai attenzione. Toccali con cautela. Sono chicchi che hanno, credimi, più di 4.000 anni. Sconcertato? Ebbene, immagina allora il mio smarrimento quando l´ho saputo. Il commilitone che me li ha affidati, un pilota della nostra aviazione, mi ha rivelato di averli ritrovati nel sarcofago di un´antichissima tomba nei pressi di Dashare, in Egitto. Papà, quale favolosa scoperta! E sarai tu il primo, dopo millenni, a seminarli. Se Dio vorrà, vedremo così crescere in terra d’America il grano dei grandi faraoni.” Questo è pressappoco quanto riportava la lettera che un vecchio agricoltore del Montana (U.S.A.), Bob Quinn, si vide recapitare all´inizio degli anni 1950 nella sua fattoria. Contagiato dall´entusiasmo del figlio Mack, seminò i chicchi e, ottenuto un piccolo raccolto, alla fiera agricola locale mostrò il cereale, cui diede il nome di “grano del re Touth” (http://www. Kamut). A LIVELLO PERSONALE: Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera Alla luce della Parola di Dio: Sal 139; Is 43, 1. 4; Ger 20, 7-9; Os 2, 16-25; Mt 13, 1-23; Gal 1, 11-17. Attualizzata nella Regola di Vita: art 2. 23. 40. 41. E nel Magistero della Chiesa: VC 17, 19; RdC 22 (vedi appendice). In compagnia dei nostri santi: AD 9-12; APD 1956,420; SRqd_004. (vedi appendice). della vita del Figlio di Dio con i suoi stessi sentimenti, per ripartire da Cristo e dalla sua pasqua di morte e risurrezione ogni giorno della vita. IN COMPAGNIA DEI SANTI AD 27-30. L’agire di Dio e la “duplice obbedienza” Dio raccolse nella Famiglia Paolina molte ricchezze: “divitias gratiæ”. Alcune ricchezze sembrarono arrivare più come un risultato naturale degli avvenimenti; altre più dalle lezioni delle persone illuminate e sante che accompagnarono il periodo della preparazione, nascita ed infanzia della Famiglia Paolina; altre più apertamente dall’azione divina. Qualche volta il Signore lo ha paternamente costretto ad accettare doni cui sentiva un’istintiva ripugnanza. Ugualmente fu di certe spinte a camminare. Ordinariamente natura e grazia operarono così associate da non lasciar scoprire la distinzione tra esse: ma sempre in un’unica direzione. Per maggior tranquillità e fiducia egli deve dire: 1) Che tanto l’inizio come il proseguimento della Famiglia Paolina sempre procedettero nella doppia obbedienza: ispirazione ai piedi di Gesù-Ostia confermata dal Direttore Spirituale; ed insieme per la volontà espressa dai Superiori ecclesiastici. Il Vescovo, quando si trattò di incominciare, fece suonare l’ora di Dio (aspettava il tocco di campana) incaricandolo di dedicarsi alla stampa diocesana, la quale aprì la via all’apostolato; e così quando si trattò dello sviluppo, poiché quando vide il cammino delle cose, assentì alla sua domanda di lasciare gli uffici a servizio della diocesi: «Ti lasciamo libero, provvederemo altrimenti; dèdicati tutto all’opera incominciata». Egli pianse amaramente, essendo assai affezionato alla diocesi; ma così da un anno aveva chiesto, ed il Direttore Spirituale aveva affermato essere tale la volontà di Dio. In preghiera scrivo, o ripercorro, la mia storia vocazionale nell’orizzonte della storia della salvezza, come testimonianza dell’agire di Dio nella mia persona. Mi preparo alla condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre aspetti: narrare, assumere un impegno di vita e rendere grazie. APD 1961,19. La Congregazione è la mia casa; io devo amarla più che la mia famiglia naturale, devo concentrare ormai il cuore qui, questo cuore che pur sempre resta diviso un po’ fra le preoccupazioni della famiglia e il compito che si ha in casa. Ma il Signore lo vuol tutto. (…) Tutto il cuore, tutta la mente, tutte le forze lì, un amore solo, una preoccupazione sola: l’amore a Dio, preoccupazione di seguire la via della perfezione decisamente, nell’osservanza e nella vita dell’Istituto, nell’osservanza religiosa e vita quotidiana. 12 29 premurosa e disponibile potrà condurre a riscoprire il senso dell’alleanza che Dio per primo ha stabilito e non intende smentire. La persona provata giungerà così ad accogliere purificazione e spogliamento come atti essenziali della sequela di Cristo crocifisso. La prova stessa apparirà come strumento provvidenziale di formazione nelle mani del Padre, come lotta non solo psicologica, condotta dall’io in rapporto a se stesso e alle sue debolezze, ma religiosa, segnata ogni giorno dalla presenza di Dio e dalla potenza della Croce! RdC 15. Il tempo in cui viviamo impone un ripensamento generale della formazione delle persone consacrate, non più limitata ad un periodo della vita. Non solo perché diventino sempre più capaci di inserirsi in una realtà che cambia con un ritmo spesso frenetico, ma perché, ancor prima, è la stessa vita consacrata che esige per natura sua una disponibilità costante in coloro che ad essa sono chiamati. Se, infatti, la vita consacrata è in se stessa una «progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo», sembra evidente che tale cammino non potrà che durare tutta l’esistenza, per coinvolgere tutta la persona, cuore, mente e forze (cfr. Mt 22, 37), e renderla simile al Figlio che si dona al Padre per l’umanità. Così concepita la formazione non è più solo tempo pedagogico di preparazione ai voti, ma rappresenta un modo teologico di pensare la vita consacrata stessa, che è in sé formazione mai terminata «partecipazione all’azione del Padre che, mediante lo Spirito, plasma nel cuore (…) i sentimenti del Figlio». Sarà allora importante che ogni persona consacrata sia formata alla libertà d’imparare per tutta la vita, in ogni età e stagione, in ogni ambiente e contesto umano, da ogni persona e da ogni cultura, per lasciarsi istruire da qualsiasi frammento di verità e bellezza che trova attorno a sé. Ma soprattutto dovrà imparare a farsi formare dalla vita di ogni giorno, dalla sua propria comunità e dai suoi fratelli e sorelle, dalle cose di sempre, ordinarie e straordinarie, dalla preghiera come dalla fatica apostolica, nella gioia e nella sofferenza, fino al momento della morte. Decisivi diventano, allora, l’apertura verso l’altro e l’alterità, e, in particolare, il rapporto con il tempo. Le persone in formazione continua si riappropriano del tempo, non lo subiscono, lo accolgono come dono ed entrano con sapienza nei vari ritmi (quotidiano, settimanale, mensile, annuale) della vita stessa, cercando la sintonia tra essi e il ritmo fissato da Dio immutabile ed eterno, che segna i giorni, i secoli e il tempo. In modo del tutto particolare la persona consacrata impara a lasciarsi plasmare dall’anno liturgico, alla cui scuola rivive progressivamente in sé i misteri 28 A LIVELLO COMUNITARIO: Nella condivisione, che può svolgersi anche in più incontri comunitari, sono previsti tre momenti: narrare, assumere un impegno comunitario e rendere grazie. Narrare Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie (Sal 145 (144), 4) Narrare la propria storia vocazionale, in un clima adatto alla condivisione e dedicando il tempo necessario, per gioire del dono che ciascuna ha ricevuto da Dio. Agire “Che debbo fare, o Signore?” (At 22, 10) Condividere nella libertà un impegno preso per mantenere vivo il fascino del primo amore, e convergere insieme in un impegno comunitario. Il dinamismo della vita cristiana, come autentico discepolato, infatti fa sorgere sempre l’esigenza di una conversione del cuore e della vita. L’apostolo Paolo ce ne dà testimonianza. Rendere grazie Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie…. (Sal 118 (119), 28) Rendere grazie a Dio per ciò che ha compiuto nella nostra vita, per l’edificazione della Chiesa e l’avvento del Regno di Dio nel mondo. Azione simbolica: Al termine dell’incontro comunitario, seminare in un recipiente adeguato un po’ di grano (o di riso). Si può accompagnare questo gesto con un canto o una preghiera adatta. Sintesi dell’esperienza comunitaria: Al termine di questa prima tappa la superiora (o una sorella della comunità) fa una sintesi scritta dell’esperienza vissuta e la invia alla segretaria di Circoscrizione. 13 II TAPPA PARTIRE “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gn 12,1) Ogni risposta alla chiamata di Dio conosce la tappa del distacco. Come è avvenuto per Abramo, nostro padre nella fede, così anche i discepoli e le discepole di Gesù Maestro, di tutti i tempi, per seguire Lui, in modo radicale, hanno lasciato la famiglia naturale, il lavoro, la parrocchia o i gruppi ecclesiali, gli amici, per entrare a far parte di una comunità e di una famiglia unita da “un vincolo intimo di carità, più nobile del vincolo del sangue” (AD 35). Questo distacco, come un “travaso”, è fondamentale per la crescita e lo sviluppo della vocazione; è denso di attrattiva e non privo di rischi; è tempo di crisi ma anche un’opportunità che contiene in sé gioia e speranza. Uscire, partire verso la terra promessa, sono verbi che esprimono il dinamismo pasquale dell’esodo, per il popolo dell’Antica Alleanza, per Gesù e per la Chiesa. Sono verbi che esprimono anche il dinamismo missionario della nostra Congregazione e della Famiglia Paolina nella Chiesa universale. Lasciare la propria patria, la propria comunità d’origine per raggiungere altri popoli, altre culture e condividere con loro il tesoro prezioso del carisma, perché il Vangelo di Cristo Maestro si diffonda e tutti siano attirati dalla sua presenza eucaristica. 14 necessario allora aiutare le persone consacrate di mezza età a rivedere, alla luce del Vangelo e dell’ispirazione carismatica, la propria opzione originaria, non confondendo la totalità della dedizione con la totalità del risultato. Ciò consentirà di dare nuovo slancio e nuove motivazioni alla propria scelta. È la stagione della ricerca dell’essenziale. La fase dell’età matura, insieme alla crescita personale, può comportare il pericolo d’un certo individualismo, accompagnato sia dal timore di non essere adeguati ai tempi che da fenomeni di irrigidimento, di chiusura, di rilassamento. La formazione permanente ha qui lo scopo d’aiutare non solo a recuperare un tono più alto di vita spirituale e apostolica, ma a scoprire pure la peculiarità di tale fase esistenziale. In essa, infatti, purificati alcuni aspetti della personalità, l’offerta di sé sale a Dio con maggior purezza e generosità, e ricade su fratelli e sorelle più pacata e discreta ed insieme più trasparente e ricca di grazia. È il dono e l’esperienza della paternità e maternità spirituale. L’età avanzata pone problemi nuovi, che vanno preventivamente affrontati con un oculato programma di sostegno spirituale. Il ritiro progressivo dall’azione, in taluni casi la malattia e la forzata inattività, costituiscono un’esperienza che può divenire altamente formativa. Momento spesso doloroso, esso offre tuttavia alla persona consacrata anziana l’opportunità di lasciarsi plasmare dall’esperienza pasquale, configurandosi a Cristo crocifisso che compie in tutto la volontà del Padre e s’abbandona nelle sue mani fino a rendergli lo spirito. Tale configurazione è un modo nuovo di vivere la consacrazione, che non è legata all’efficienza di un compito di governo o di un lavoro apostolico. Quando poi giunge il momento di unirsi all’ora suprema della passione del Signore, la persona consacrata sa che il Padre sta portando ormai a compimento in essa quel misterioso processo di formazione iniziato da tempo. La morte sarà allora attesa e preparata come l’atto supremo d’amore e di consegna di sé. È necessario aggiungere che, indipendentemente dalle varie fasi della vita, ogni età può conoscere situazioni critiche per l’intervento di fattori esterni — cambio di posto o di ufficio, difficoltà nel lavoro o insuccesso apostolico, incomprensione o emarginazione, ecc. — o di fattori più strettamente personali — malattia fisica o psichica, aridità spirituale, lutti, problemi di rapporti interpersonali, forti tentazioni, crisi di fede o di identità, sensazione di insignificanza, e simili. Quando la fedeltà si fa più difficile, bisogna offrire alla persona il sostegno di una maggior fiducia e di un più intenso amore, sia a livello personale che comunitario. È necessaria allora, innanzitutto, la vicinanza affettuosa del Superiore; grande conforto verrà pure dall’aiuto qualificato di un fratello o di una sorella, la cui presenza 27 II TAPPA IL MIO CUORE È GIÀ LASSÙ! PARTIRE “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gn 12,1) MAGISTERO VC 24. La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate dallo Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della verità di Dio-Amore in modo tanto più immediato e profondo quanto più si pone sotto la Croce di Cristo. (…) In questo modo la vita consacrata contribuisce a tener viva nella Chiesa la coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell’amore di Dio che trabocca su questo mondo , è il grande segno della presenza salvifica di Cristo. E ciò specialmente nelle difficoltà e nelle prove. È quanto viene testimoniato continuamente e con coraggio degno di profonda ammirazione da un gran numero di persone consacrate, che vivono spesso in situazioni difficili, persino di persecuzione e di martirio. La loro fedeltà all’unico Amore si mostra e si tempra nell’umiltà di una vita nascosta, nell’accettazione delle sofferenze per completare ciò che nella propria carne «manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24), nel sacrificio silenzioso, nell’abbandono alla santa volontà di Dio, nella serena fedeltà anche di fronte al declino delle forze e della propria autorevolezza. VC 70. C’è una giovinezza dello spirito che permane nel tempo: essa si collega col fatto che l’individuo cerca e trova ad ogni ciclo vitale un compito diverso da svolgere, un modo specifico d’essere, di servire e d’amare. Nella vita consacrata i primi anni del pieno inserimento nell’attività apostolica rappresentano una fase di per se stessa critica, segnata dal passaggio da una vita guidata ad una situazione di piena responsabilità operativa. Sarà importante che le giovani persone consacrate siano sorrette e accompagnate da un fratello o da una sorella, che le aiuti a vivere in pieno la giovinezza del loro amore e del loro entusiasmo per Cristo. La fase successiva può presentare il rischio dell’abitudine e la conseguente tentazione della delusione per la scarsità dei risultati. È 26 Una pellegrina percorreva il cammino che porta alle montagne dell’Himalaya, durante il periodo peggiore della stagione delle piogge. Si rifugiò in una locanda chiedendo ospitalità per una notte, prima di continuare il cammino. Il giovane custode le disse: «Come farai, o donna, ad arrivare fin lassù senza le scarpe adatte e con questo tempaccio? Mai riuscirai a raggiungere la vetta. È impossibile!». «Sarà molto facile» replicò allegramente la donna. «Sai, ragazzo, il mio cuore è già lassù da molto tempo. Adesso basta che io porti fin là il mio corpo» (cfr Joan Chittister). A LIVELLO PERSONALE: Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera: Alla luce della Parola di Dio: Mt 12,46-50; Gv 1,35-51; 2Tm 1,1-14. Attualizzata nella Regola di Vita: art. 3; 46; 67; 68; 71; 73. E nel Magistero della Chiesa: VC 24; 70; RdC 15 (vedi appendice). In compagnia dei nostri santi: AD 9-10; APD 1962,100; SrltGA. (vedi appendice) In preghiera ripercorro, una tappa fondamentale della mia storia vocazionale nella quale ho dovuto confrontarmi con la crisi del distacco, della partenza e del “travaso” da un ambiente all’altro. Mi preparo alla condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre aspetti: narrare, assumere un impegno comunitario e rendere grazie. 15 A LIVELLO COMUNITARIO: Azione simbolica: All’inizio di questa tappa, si compie il travaso di quanto era stato seminato nella tappa precedente e si continua ad avere cura della sua crescita. Si può accompagnare questo gesto con un canto o una preghiera adatta. Nella condivisione sono previsti tre momenti: narrare, assumere un impegno comunitario e rendere grazie. Narrare Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie (Sal. 145 (144), 4) narrare l’esperienza comunitaria o apostolica che, attraverso il distacco o la partenza fisica o psicologica, mi ha aiutato a crescere come donna consacrata e discepola di Gesù Maestro. lavoro, per timore che andassi in Chiesa. Ed avevano ragione perché posando gli strumenti 11 fuori, andavo diretta in sacrestia, perché il Parroco mi desse in fretta la Comunione. Ed Egli, che stava già attento in attesa ch’io giungessi in Parrocchia, andava di filato 12 a vestirsi la cotta, perché sapeva ch’io ero pedinata… Ma grazie a Dio mi è sempre andato tutto bene, ed io col Signore nel cuore non temevo più, anzi ero felice di aver queste prove da offrirgli per dimostrargli quel poco di affetto che sentito per Lui. Intanto, giunta in Congregazione, fui col mio buon papà dal Primo Maestro, e mio papà, poveretto, cominciò a far il panegirico 13 delle virtù della sua figlia al Primo Maestro il quale ascoltava e sorrideva. Infine lo congedai con un: «Ciao papà, sta contento che io sono felice». Lo abbracciai e lo baciai mentre lui piangeva inconsolabilmente e lo accompagnai alla porta. Il Primo Maestro allora mi accompagnò da Maestra Teresa e nel tragitto mi diceva: «Vuoi bene a tuo papà». Allora la commozione mi prese e due lacrimucce spuntarono sulle guance… ma mi sforzai di sorridere e presto passò tutto. Agire “Che debbo fare, o Signore?” (At 22,10) condividere nella libertà una sfida personale che mi sento chiamata ad affrontare, nella comunità, per rispondere in pienezza al dono ricevuto, e convergere insieme in un impegno comunitario. Rendere grazie Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie… (Sal 118 (119), 28) rendere grazie a Dio per le mediazioni umane e i mezzi che ci hanno aiutate nella crescita vocazionale e a divenire sempre più coerentemente discepole di Gesù Maestro. Sintesi dell’esperienza comunitaria: Al termine di questa seconda tappa la superiora (o una sorella della comunità) fa una sintesi scritta dell’esperienza vissuta e la invia alla segretaria di Circoscrizione. 11 Gli strumenti per il lavoro nei campi. Subito. 13 L’apprezzamento altamente positivo e la lode incondizionata o eccessiva, esagerata delle virtù. 12 16 25 discorrevamo assieme di questo importante affare, ci passa vicino il Curato 9 e chiede che discorsi erano quelli che facevamo assieme. Alla nostra risposta, rivolgendosi a me disse: «Perché non vai ad Alba a trovare Don Alberione il quale ha istituito una famiglia dove le ragazze si preparano per essere un giorno religiose?». Come sia stato non lo so, ma senza conoscere né persone, né luogo, né fine, sentii internamente una voce che mi disse chiaramente: «È lì che ti voglio». Subito decisi di visitare quel luogo e trovai il Primo Maestro, la Maestra Teresa che era la Superiora, e anche l’amica dei miei anni addietro. Mi trovai tanto contenta che mi pareva già di pregustare la gioia di trovarmi per sempre in questa Casa Santa. Il Primo Maestro mi fece coraggio e m’invitò a visitarla ancora; mi fece dare un libro delle preghiere e la Coroncina a S. Paolo che mi piaceva tanto, ed ogni giorno la recitavo e mi sentivo da questa infiammare sempre più del desiderio di essere al più presto religiosa. Il Signore quando ha dei disegni sopra un’anima la conduce Lui stesso per le vie ch’Egli vuole. Quando ancora mai immaginavo di farmi Suora mi venivano desideri di condurre una vita ritirata, insieme ad altre compagne e servire Dio nella preghiera e vita di perfezione. Mio papà pensava ad altro ed un giorno prima di andare a Messa mi dice: «All’uscita della Chiesa c’è un giovane che mi chiese la tua mano; guardalo e se ti piace è un buon giovane, che sta bene di averi e potrai essere felice con lui». Io non diedi alcuna importanza alle sue parole, ma dopo la Messa venendo a casa mi prese come una specie di paura ed entrando in casa fui di filato 10 nella mia camera dove stava una bella statua del S. Cuore. Macchinalmente, senza badare a ciò che facevo, mi misi davanti al S. Cuore e gli dissi: «Signore, Tu solo e basta». Scesi la scala e fui dal papà a dirgli: «No, non accetto la sua mano». Da quel momento cambiai molto nel mio operare e non mi saziavo di mortificarmi, pregare costantemente, la Messa ogni mattina, confessione settimanale e Comunione. Scopersi in un sottoscala il libro: Pratica di amare Gesù Cristo e mi aiutò molto a indirizzare bene la mia vita nella pietà. Lessi pure la Storia di un’anima e mi fece pure tanto bene, specie mi diede il forte desiderio di farmi religiosa. Quando la mia famiglia si rese conto della fermezza della mia decisione, inconsciamente e forse istigata dal maligno, cominciò a perseguirmi. Mi veniva dietro la sorella mandata dalla matrigna, al mattino mentre andavo al 9 III TAPPA TRASMETTERE Ciò che hai udito da me, trasmettilo a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri (2Tm 2,2) Come discepole e apostole di Gesù Maestro, viviamo il dinamismo pasquale iniziato nel Battesimo e portato a maturità nella vocazione religiosa. Questa maturità si manifesta nell’affrontare con coraggio e creatività la sfida di trasmettere alle nuove generazioni quanto abbiamo ricevuto, nella gratuità e diviene fecondità spirituale. Ogni stagione della vita dà il suo frutto, e ogni frutto custodisce in sé un seme di vita nuova. Nella fedeltà all’alleanza, il desiderio di trasmettere ad altri il tesoro di grazia del carisma dà pienezza di significato alla missione, alla vita che passa, dà un valore positivo alla sofferenza, alla malattia e all’invecchiamento. È vita che genera altra vita. Sempre e ovunque, nell’apostolato, nella preghiera e nella serena vita fraterna diamo testimonianza alle nuove generazioni che Gesù Maestro è la Verità che ci fa libere, la Via che ci guida al Padre e la Vita che ci riempie di gioia. La legge pasquale del seme che, caduto in terra, rinasce in spiga fruttuosa per divenire pane benedetto, spezzato e condiviso per la vita del mondo (cfr Gv 12,24) esprime la vocazione eucaristica propria della Pia Discepola del Divin Maestro ed è stata vissuta in pienezza da Madre Scolastica e da numerose sorelle che ci hanno preceduto nella vocazione. Con lo sguardo interiore fisso sul nostro destino, che è la comunione piena con Dio, additiamo alle nuove generazioni il cammino verso la terra promessa, verso il Paradiso. E la proposta vocazionale riecheggia ancora: «Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!» (Ap 22, 17). Il Parroco. Direttamente. 10 24 17 PIANTARE PER LE GENERAZIONI FUTURE Era vicino l’inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi nel suo giardino. «Che cosa stai facendo?», gli chiese incuriosito il vicino. «Pianto alberi di mango», egli rispose. «Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?». «No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri sì. L’altro giorno ho pensato che per tutta la vita ho mangiato manghi piantati da altri. Questo è il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza» (cfr Tony de Mello). A LIVELLO PERSONALE: Dedico un tempo sufficiente per la riflessione e la preghiera: alla luce della Parola di Dio: Mc 4,1-20; Gv 15,1-17; 1Tm 4,14-16; 1Gv 1,1-3. Attualizzata nella Regola di Vita: art 44; 48; 69; 132; 150. E nel Magistero della Chiesa: VC 64. 109; RdC 16. 33b; PF 6-7 (vedi appendice). In compagnia dei nostri santi: APD 1963,135. 251; SrltAC (vedi appendice). In preghiera ripercorro un’esperienza apostolica significativa nella quale sono stata chiamata a vivere il dinamismo pasquale: uscire da me stessa, da miei orizzonti e sicurezze… attraversare le frontiere affrontando il rischio e la crisi… entrare in un nuovo orizzonte cogliendone il frutto di vita. Mi preparo alla condivisione comunitaria ponendo attenzione a questi tre aspetti: narrare, assumere un impegno di vita e rendere grazie. lasciarli bene i genitori, nell’amicizia, anche perché non mi avrebbero più voluta riconoscere per figlia; e mi pareva pure un figliale dovere per l’osservanza del 4° comandamento. Allora Lui pure annuì e si decise che dopo i lavori campestri 5 più urgenti, cioè alla fine di luglio, sarei entrata. Egli mi benedisse e mi promise pure l’ausilio delle sue orazioni. In quel momento ebbi il presentimento che già in altra circostanza mi raccomandasse a Dio e gli chiedesse il privilegio per me della vita religiosa tra le famiglie paoline. Questo fu un sabato, alla libreria S. Paolo, ed in quel momento si trovava il Primo Maestro solo. Gli chiesi se tenevano una biografia di una ragazza che aveva vissuto i suoi brevi anni nell’esercizio delle virtù, che il Signore la chiamò nel fior della sua gioventù e che veniva raccomandata alle giovani la lettura della sua vita. Mi rispose di no, che non la tenevano. Ma nel tempo che doveva rispondermi si pose in un devoto silenzio che pareva pregasse interiormente, mi diede la sua mano a baciare. Vedendo che Egli tardava a darmi risposta, io sospettai ch’Egli non conoscesse questo libro e gli dissi: «Ma è un libro buono, tanto raccomandato alle ragazze»; ed Egli sorrise e disse: «Lo so, sta tranquilla, ama il Signore e la Madonna» e con il “Sia Lodato Gesù Cristo” mi congedò. Il Signore guidava i miei passi e nello stesso giorno che fui alla libreria e m’incontrai con il Primo Maestro, all’uscire e tornare nelle vie della città, m’incontrai con una mia amica che lavorammo assieme in una fabbrica da seta 6 nove anni prima. Con questa alla sera dopo la cena ci ponevamo in un angolo di una terrazza e inginocchiate, facevamo una lunga fila di preghiere, rosario, e le preghiere della sera, finché toccava la campana 7 e tutte due andavamo a letto. Felice di incontrare questa amica, essa incominciò a parlarmi di una famiglia religiosa nuova 8 , di cui ella faceva parte da qualche tempo e m’invitava a visitarle. Era proprio l’Angelo Custode che ci faceva incontrare e promisi di andarci una prossima volta. Intanto avevo un’altra amica in paese, che aspirava pure a farsi religiosa. M’invitava a entrare nelle Salesiane ed io siccome non conoscevo nessuna Congregazione ero indifferente. Essa mi procurava abbondanti libretti, riviste, vita di D. Bosco, molta propaganda salesiana. Già nelle nostre conversazioni mi parlava della vita che avremmo condotto assieme in Congregazione. Ed un giorno che 5 I lavori nei campi. Un setificio. 7 Suonava la campana. 8 La nuova famiglia religiosa a cui si riferisce è la Congregazione delle Figlie di S. Paolo. 6 18 23 grazie che sono venute a noi nel governo o nella direzione spirituale, (…) tutto è stato ordinato a portarci, a metterci su una strada nuova (…); tutto [deve essere] consacrato a Dio, tutta la volontà, tutto il corpo, tutte le cose esteriori, consacrate al Signore. SRqd_004 1 Il 29 luglio 1922, dopo otto mesi di lotta con la mia famiglia che si mostrava contraria alla mia decisione di consacrami a Dio nella vita religiosa, ottenni alfine il consenso del papà e con un piccolo fagottino mi accinsi a partire. Già al mattino, perché era sabato, giorno della Madonna, feci celebrare una S. Messa e la volli assistere facendovi anche la S. Comunione. All’uscire dalla Parrocchia salutai le mie compagne, due delle quali aspiravano pure alla vita religiosa, e una doveva, nella settimana seguente, lasciare una lettera scritta alla famiglia e nella notte partire per il Convento delle Passioniste; e questo succedeva per la stessa ragione che i genitori non la volevano lasciare perché fosse Suora 2 . Mio padre tanto buono, vedendo ferma la mia decisione, sebbene sentisse l’agonia nel cuore, volle accompagnarmi e mi presentò Lui stesso al Primo Maestro. Il demonio sempre geloso, nel momento in cui la porta di casa si chiudeva dietro a me, mi tirò un’ultima carta 3 : Mia sorella seconda 4 , mi dice: «Se vuoi vivere una vita di maggior bene potresti andare a Milano poiché all’ospedale maggiore cercano una giovane per infermiera e là potrai pregare di più, far del bene agli infermi e intanto ti darebbero una bella paga». Mi venne da ridere, e salutandola cordialmente l’abbracciai con la sorella minore pure e la matrigna, le quali erano tutte inconsolabili. Dopo un’ora di viaggio giungevo ad Alba nella benedetta Casa che doveva ospitarmi per sempre. Già il Primo Maestro mi aspettava da tempo ed avendomi già consultata con Lui altre volte circa le mie aspirazioni alla vita religiosa, mi disse [in aprile]: «Il mio parere sarebbe che lasci tutto e parti subito», ed io sarei stata tanto felice di seguire il suo consiglio! Ma mi pareva di [dover] A LIVELLO COMUNITARIO: Nella condivisione sono previsti tre aspetti: narrare, assumere un impegno comunitario e rendere grazie. Narrare Una generazione narra all’altra le tue opere, racconta le tue meraviglie (Sal. 145 (144), 4) narrare un’esperienza vissuta nell’apostolato secondo il dinamismo pasquale, tracciato nel cammino biblico dell’esodo del popolo di Dio e di Gesù: uscire – attraversare – entrare. Agire “Che debbo fare, o Signore?” (At 22,10) condividere nella libertà un impegno preso per ravvivare lo slancio apostolico e vocazionale verso le nuove generazioni, la società, la Chiesa e la Famiglia Paolina, e convergere insieme in un impegno comunitario. Rendere grazie Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie…. (Sal 118 (119),28) rendere grazie a Dio per il dono delle nuove generazioni e la sfida di trasmettere loro il dono di grazia ricevuto nella comunità e nell’apostolato. Azione simbolica: In questa tappa, si raccolgono, dalle spighe maturate, i semi di vita nuova. Si può accompagnare questo gesto con un canto o una preghiera adatta. Sintesi dell’esperienza comunitaria: Al termine di questa tappa la superiora (o una sorella della comunità) fa una sintesi scritta dell’esperienza vissuta e la invia alla segretaria di Circoscrizione. 1 Per favorire la comprensione del testo e facilitare la traduzione trascriviamo in nota alcune frasi. 2 Perché i genitori non la volevano lasciar partire a farsi suora. 3 Il demonio, nel momento in cui lasciavo definitivamente la casa, mi presentò un’ultima tentazione. 4 La mia sorella secondogenita. 22 19 APPENDICE I TAPPA STUPIRSI Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia. Non ve ne accorgete? (Is 43,19). «perché egli ci ha amato per primo» (1 Gv 4, 10.19). Ciò significa riconoscere il suo amore personale con quella intima consapevolezza che faceva dire all’apostolo Paolo: «Cristo mi ha amato e ha dato la sua vita per me» (Gal 2, 20). Soltanto la consapevolezza di essere oggetto di un amore infinito può aiutare a superare ogni difficoltà personale e dell’Istituto. Le persone consacrate non potranno essere creative, capaci di rinnovare l’Istituto e aprire nuove vie di pastorale, se non si sentono animate da questo amore. È questo amore che rende forti e coraggiosi, che infonde ardimento e fa tutto osare. MAGISTERO IN COMPAGNIA DEI SANTI VC 17. «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!» (Mt 17, 5). Assecondando quest’appello accompagnato da un’interiore attrazione, la persona chiamata si affida all’amore di Dio che la vuole al suo esclusivo servizio, e si consacra totalmente a Lui e al suo disegno di salvezza (cfr 1 Cor 7, 32-34). Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata: un’iniziativa tutta del Padre (cfr Gv 15, 16), che richiede da coloro che ha scelti la risposta di una dedizione totale ed esclusiva. L’esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani. VC 19. È lo Spirito Santo che, lungo i millenni, attrae sempre nuove persone a percepire il fascino di una scelta tanto impegnativa. Sotto la sua azione esse rivivono, in qualche modo, l’esperienza del profeta Geremia: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (20, 7). È lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena; è Lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione; è Lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi diventano, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore risorto. AD 9-12. Egli ricorda un giorno dell’anno scolastico 1890-1891. La Maestra Cardona, tanto buona, vera Rosa di Dio, delicatissima nei suoi doveri, interrogò alcuni degli 80 alunni che cosa pensavano di fare in futuro, nel corso della vita. Egli fu il secondo interrogato: rifletté alquanto, poi si sentì illuminato e rispose, risoluto, tra la meraviglia degli alunni: «Mi farò prete». Ella lo incoraggiò e molto lo aiutò. Era la prima luce chiara: prima aveva sentito una qualche tendenza, ma oscuramente, in fondo all’anima; senza pratiche conseguenze. Da quel giorno i compagni e qualche volta i fratelli cominciarono a designarlo col nome di “prete”; alle volte per burlarlo, altre volte per richiamarlo al dovere… La cosa ebbe per lui conseguenze: lo studio, la pietà, i pensieri, il comportamento, persino le ricreazioni si orientarono in tale direzione. Anche in famiglia incominciarono a considerarlo e disporre le cose che lo riguardavano verso quella mèta. Tale pensiero lo salvò da tanti pericoli. Da quel giorno ogni cosa rafforzava in lui tale decisione. Ritiene sia stato frutto delle preghiere della madre, che sempre lo custodì in modo particolare; ed anche di quella Maestra tanto pia, che sempre chiedeva al Signore che qualche suo scolaro divenisse Sacerdote. Fu ammesso, contro l’uso del tempo, prima dei compagni alla Comunione. Poi il Parroco, Sacerdote di molto spirito, intelligenza ed intuizione, sempre lo aiutò ed accompagnò sino all’altare. Benedisse poi ancora i primi progetti per la Famiglia Paolina. RdC 22. Ripartire da Cristo significa ritrovare il primo amore, la scintilla ispiratrice da cui è iniziata la sequela. È suo il primato dell’amore. La sequela è soltanto risposta d’amore all’amore di Dio. Se «noi amiamo» è APD 1956, 420. Credere che abbiamo la grazia della vocazione per la santificazione; e che tutte le grazie ricevute dal battesimo in avanti, cresima, i vari sacramenti, tutte le grazie nella buona educazione ricevuta, tutte le 20 21