L’EUCARISTIA CUORE della DOMENICA
Cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue. Ma Cristo è vivo e operante nell’Eucaristia. Qui egli
continua a comunicare ai suoi discepoli la sua parola di verità e a donare se stesso nel segno della
Parola e del pane.
Il papa chiede che nel nuovo millennio “la partecipazione all’eucaristia sia veramente per ogni
battezzato, il cuore della domenica: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere un
precetto, ma come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente (Novo millennio
ineunte n.36).
I Vescovi facendo eco alle parole del papa ci dicono: “ Se fondamentale per la comunicazione del
Vangelo è la comunità fedele al giorno del Signore, la celebrazione eucaristica domenicale, al cui
centro sta Cristo…, dovrà essere condotta a far crescere i fedeli, mediante l’ascolto della Parola e la
comunione al corpo di Cristo, così che possano uscire dalle mura della chiesa con animo apostolico,
aperto alla condivisione e pronto a rendere ragione della loro speranza” (1Pt.3,15) (Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia 48).
Nell’Eucaristia dunque si condensa tutta la fede cristiana. La partecipazione a questo sacramento
è espressione e nutrimento della fede in Gesù e dell’appartenenza alla Chiesa, poiché coinvolge
tutta la persona, mente e cuore, anima e corpo, culto a Dio e servizio all’uomo. L’abbandono della
Messa è il segno dell’abbandono della fede e dell’allontanamento dalla Chiesa.
Uno dei compiti urgenti della catechesi, della Parrocchia e di ogni famiglia cristiana è iniziare i
ragazzi a una partecipazione interiore convinta all’eucaristia, che favorisca una fedeltà che duri tutta
la vita.
Il Vescovo Giulio presentando il nuovo modello di evangelizzazione, aggiornato ai tempi e alla
situazione storica in cui viviamo ha insistito soprattutto su un fatto: cioè sull’esigenza di “una
comunità cristiana che affascina e sia attraente non tanto per le molteplici iniziative che fa, ma per
la presenza viva di cristiani adulti nella fede, che vivono con gioia e coerenza la loro appartenenza a
Cristo”(lettera pastorale 4 luglio 2003).
L’Eucaristia è “mistero della fede” come proclama solennemente il sacerdote dopo la
consacrazione. La partecipazione attiva è una sequenza di atti di fede che si incentrano sulla
liturgia della parola e su quella del sacramento.
Per crescere come comunità cristiana adulta c’è l’esigenza di educarci a partecipare con fede e
gioia all’Eucaristia domenicale. Una iniziativa secondo questo progetto è quella dei centri di
ascolto della Parola, che aiuteranno a meditare la parola e renderla ispiratrice delle nostre scelte e
della nostra vita. Vogliamo che il Vangelo sia per tutti “ un incontro vitale con la parola di Gesù che
interpella, orienta, plasma l’esistenza” (Nmi 39).
Invece per quanto riguarda la liturgia eucaristica ( il momento in cui il pane e il vino diventano il
corpo e il sangue di Gesù) cercheremo di valorizzare il momento della consacrazione con il
silenzio e la preghiera personale, mentre per il dopo comunione di volta in volta pregheremo
attraverso invocazioni ispirate al vangelo domenicale.
Il cammino per diventare una comunità cristiana che affascina e sia attraente è lungo, la fiducia
nel Signore Risorto ci incoraggia e ci sostiene.
Viviamo il periodo di questo Avvento 2003 con tutta la Chiesa Universale che attende il Signore.
Auguri.
Don Rino, vostro parroco
QUADERNI DELLA PARROCCHIA SAN MICHELE ARC. IN PREVALLE – edizione web
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Iniziativa di Avvento: i CENTRI DI ASCOLTO della PAROLA
Nella “Scelta Pastorale” di quest’anno 2003-2004 il nostro Vescovo parla dell’esigenza di una
nuova evangelizzazione che deve dare la priorità agli adulti e alla loro formazione cristiana.
Su questa indicazione abbiamo pensato di dare inizio ai “Centri di ascolto della Parola”,dove
si vuole “leggere la parola di Dio nella vita”.
La Bibbia non è una Parola disincarnata , ma una Parola vissuta e sofferta da quel popolo che ha
accettato l’impegno di essere il popolo di Dio, così come siamo noi oggi. Perciò ha sempre qualcosa
da dire anche a noi oggi. Essa va letta in comunione con la Chiesa e in sintonia con la comprensione
che di essa ha la Chiesa. La Bibbia riletta nella vita personale e comunitaria, diventa forza, motore
nascosto di rinnovamento delle persone, delle famiglie e delle comunità.
Come primo esperimento nella nostra Parrocchia di San Michele leggeremo la Parola che è
proposta dalla Chiesa nella Liturgia Domenicale dell’Avvento.
A questi centri di ascolto della Parola possono e devono partecipare gli adulti e i giovani che
vogliono essere consapevoli del loro essere cristiani e vivere da veri discepoli del Maestro per poi
essere testimoni.
Le parrocchie che hanno promosso i centri di ascolto (a S. Zenone è da anni che ci sono)
hanno costatato che con essi sono riusciti a coinvolgere nella catechesi molti più adulti di quanti
partecipavano di solito agli incontri in parrocchia.
Inoltre gli incontri a piccoli gruppi nelle case sono più efficaci di quelli che si svolgono in
parrocchia, per il clima familiare che si crea, per la maggior possibilità di dialogo, per l’esperienza
di comunione che si vive, per la maggior attenzione ai problemi della vita quotidiana.
I centri di ascolto aiutano le persone ad uscire dall’anonimato, favoriscono la maturazione di
un’amicizia e una solidarietà più intensa, un maggior interesse per la vita parrocchiale, promuovono
maggior attenzione ai problemi del quartiere e del paese, stimolano la comunità parrocchiale a una
maggior apertura missionaria.
Non mancano difficoltà. Quella di fondo che incontrano i centri di ascolto è comune ad ogni
tipo di catechesi degli adulti: l’indifferenza religiosa. Ad essa si aggiungono l’individualismo, la
diffidenza, la pigrizia, il “rispetto umano”, la difficoltà ad ascoltare e a riflettere insieme sulla
parola di Dio, la resistenza al cambiamento.
Una seconda difficoltà è quella di trovare famiglie disposte ad accogliere il “centro di ascolto
della Parola” e la ritrosia di molti adulti ad entrare nelle case altrui.
Infine la difficoltà più grande è quella di trovare animatori capaci di guidare i centri di
ascolto, di aiutare gli adulti ad approfondire la parola di Dio e di cercare insieme, nella luce della
fede, le risposte ai problemi umani.
Nonostante questi problemi e difficoltà, anche la nostra Parrocchia non può rinunciare
all’annuncio del Vangelo e come diceva il Vescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi,
“l’evangelizzazione e la trasmissione della fede è il caso serio della Chiesa”.
Inizieremo l’esperienza dei “centri di ascolto della Parola”
giovedì 27 novembre 2003 alle ore 20.30.
Ho scelto alcuni animatori, ho avuto la loro disponibilità e così quella delle famiglie che ospitano i
centri di ascolto.
+ via XXV Aprile 1:
+via Bonsignori 229:
+via Cesare Battisti 27:
+via Zanardelli 20:
Molinari Paolo e Anna
animatori: Ravelli Claudia e Mosconi Andrea
Molinari Lucia ved. Ballerini Adelmo
animatore: Mora Angelo
Bocchio Aldo e Giustacchini Emilia
animatori: Segala Piero e Mazzacani Giovanna
Tebaldini Licia ved. Maccabiani Giuseppe
animatore : Poli Luca
QUADERNI DELLA PARROCCHIA SAN MICHELE ARC. IN PREVALLE – edizione web
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+ via Fucine 23:
Bossini Anna ved. Rottigni Aristide
animatori: Clara Giacomin e Medaglia Vilma
+ L. Da Vinci 33:
Maccabiani Giuliano e Zecchi Rosa
animatori: don Rino e Moladori Franco
Spero che tutti i Parrocchiani si sentano impegnati a partecipare e rendere vivi i Centri di ascolto
della Parola. A tutti un caloroso e riconoscente grazie! Don Rino
Prevalle San Michele Arcangelo
19 settembre 2003 – chiesa parrocchiale
Don Carlo Bresciani
“LA CENTRALITA’ DELLA FAMIGLIA NELLA TRASMISSIONE DELLA
FEDE”
Nell’intervento del settembre scorso don Carlo Bresciani ha efficacemente centrato il tema della
famiglia – meglio ancora della coppia marito-moglie – in relazione alla propria esperienza di fede
e, conseguentemente, alle modalità e all’efficacia nella trasmissione della stessa alle nuove generazioni.
La chiarezza espositiva del relatore, la sua capacità di sintesi e la linearità nella trattazione
dell’argomento hanno sicuramente reso godibile il suo intervento a chi ha potuto presenziare.
I riferimenti a documenti ufficiali della Chiesa da lui citati, possono forse indurci ad affrontarne con
coraggio la spesso rinviata lettura.
Don Bresciani ha voluto riferirsi inizialmente al Concilio Vaticano II che, nella “Lumen gentium”,
dice “In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i
primi maestri della fede…” .
Nella situazione odierna la famiglia è investita dalle rapide e profonde trasformazioni della società e
della cultura (cfr. “Familiaris consortio”, esortazione apostolica di Giovanni Paolo II sui compiti
della famiglia cristiana). Tante volte “muore”, la famiglia, ma sempre rinasce e tiene duro in una
situazione di perenne conflitto circa il suo ruolo e la sua validità. E’ caricata la famiglia di tanti
impegni (da ogni luogo arriva la sollecitazione “La famiglia deve intervenire, la famiglia deve fare,
la famiglia deve partecipare…” ), e deve resistere in mezzo a notevoli difficoltà.
La famiglia attraversa spesso rotture e crisi, certamente più oggi che nel passato.
Su questo contesto sicuramente non comodo si innestano le considerazioni di don Bresciani che,
tuttavia, con riferimento al tema dell’incontro “La centralità della famiglia nella trasmissione della
fede”, ha invitato a “mettere da parte i figli” per un momento e a valutare la centralità della fede non
in funzione della presenza di figli, ma prioritariamente in relazione alla coppia, marito e moglie,
primo ed essenziale nucleo costitutivo della famiglia.
I presenti sono stati dunque invitati ad interrogarsi su due aspetti:
a- la centralità della fede nella vita di coppia;
b- dove alimentano la fede i genitori.
Da qui una successione di considerazioni:
QUADERNI DELLA PARROCCHIA SAN MICHELE ARC. IN PREVALLE – edizione web
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Sicuramente la preghiera comune, la partecipazione al catechismo e alla messa sono strumenti per il
rafforzamento della fede, ma sono la coppia e la vita di coppia centrali per la fede. Perciò la fede
non è “al di fuori” della vita di coppia ma la investe nella sua interezza.
Il rapporto di amore e affetto, l’incontro marito-moglie, è qualcosa che ha a che vedere con la vita
di fede. Il matrimonio è infatti sacramento, e perciò segno vivo di Dio.
Il matrimonio, con tutto quello che comporta, è vivere la grazia di Dio, è vivere la fede.
Se il matrimonio è sacramento, la coppia cresce nella fede vivendo il matrimonio.
Se il matrimonio non è che il sacramento dell’amore di Cristo per la Chiesa, marito e moglie,
nell’amore reciproco, stanno vivendo nella grazia di Dio.
Marito e moglie nel vedere l’uno nell’altro la presenza di Dio, amandosi reciprocamente, amano
Gesù Cristo, anche quando questo amore reciproco diventa più impegnativo.
Perciò la famiglia è centrale per la fede, perché vivere il matrimonio è crescere insieme
un’esperienza di fede. Vale a dire, per la coppia, vivere intensamente un’esperienza di Cristo.
Così si trasmette la fede ai figli.
Le considerazioni appena espresse sono rivolte sicuramente non tanto alla coppia “perfetta”, quanto
alla coppia che sente la fatica del cammino, un cammino fatto però insieme a Cristo, con la sua
continua presenza.
Consapevole di questo cammino di fede che deve percorrere, la coppia usa tutti gli strumenti per
andare avanti, tra cui anche e soprattutto il perdono reciproco.
E la coppia, che avverte di essere povera di fede, va continuamente a nutrire questa fede in Gesù
Eucaristico, e vedendo come Gesù ha dato la propria vita per la Chiesa, impara da Gesù l’amore e
come amare.Questo amore di Gesù diventa il nutrimento dell’amore umano
Se così non fosse, come potrebbero i coniugi diventare santi? Ricordiamo che la santità è la meta di
ogni cristiano…
E ancora, l’atto nuziale, l’unione di marito e moglie, è fondante per il matrimonio vissuto
nell’esperienza di Cristo offertosi per la Chiesa.
Se il Matrimonio non è un’esperienza di fede, non si possono educare i figli alla fede.
La prima educazione alla fede non sta tanto nell’insegnare il segno della croce, ma già nel come
sono accolti i figli sin dal loro primo concepimento.
Come vediamo i figli? Un figlio va visto, prima ancora che “nostro”, come un figlio di Dio,
affidatoci, affinché lo possiamo educare e possiamo farne venire a galla tutta quella bellezza
spirituale e umana che Dio ha posto in lui.
Se la fede è centrale per il modo nel quale impostiamo la nostra vita domestica, le relazioni
reciproche all’interno di casa, le relazioni con l’esterno, solo allora possiamo pensare di poter
trasmetter una mentalità di fede. Solo in secondo luogo avranno un peso anche le preghiere
insegnate a memoria…Vale di più un gesto, una scelta fatta in coerenza con quello che Gesù ci ha
insegnato. Allora la fede è davvero vissuta nella vita quotidiana dalla famiglia e trasmessa
attraverso la famiglia. Perché, sì, la fede va portata “fuori dalla chiesa”.
La preghiera comune di marito e moglie diventa un esprimere insieme a Dio quello che si è vissuto
nella giornata, ringraziando Dio. E allora questo clima di fede diviene la testimonianza della
coppia respirata dai figli sin dalla prima infanzia; non ci si limiterà solo a dire “Vai in chiesa!” al
proprio figlio o, meglio, anche se arriveremo a doverglielo dire, l’invito migliore per lui sarà il
vissuto di fede che ha assorbito da noi, esperienza che gli darà comunque modo di sentire Cristo
presente nella sua vita. E’ questa l’autenticità di vita che i giovani cercano in noi.
La fede è una ricchezza che vorremmo trasmettere ai nostri figli, ma è prima ancora una ricchezza
per noi. Se i figli non accolgono questa ricchezza, sicuramente è per noi un grande dolore. Ma
questa ricchezza noi, comunque, la dobbiamo vivere, senza lasciarci sopraffare dalla delusione.
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Non siamo solo noi ad educare i nostri figli. C’è anche tutta una realtà sociale che non sempre opera
concordemente con la famiglia. La famiglia, comunque, resta sempre centrale. E se la famiglia da
sola non basta, dobbiamo pensare alla comunità: occorre che le famiglie cristiane costruiscano
insieme quella comunità nella quale i nostri figli, uscendo di casa, incontrino un ambiente in cui
continuare quella maturazione nella fede già cominciata in casa.
Da qui la riflessione si allarga alle famiglie aperte, famiglie che non pensino individualisticamente
a sé ma costruiscano quella mentalità comunitaria condivisa e in cui ogni famiglia possa
rispecchiarsi.
E dov’è, allora, che i nostri figli capiranno la bellezza del rapporto uomo-donna (concetto pieno
che va ben oltre la tanto oggigiorno sbandierata “educazione sessuale”)?
Ancora, la trasmissione della fede resta centrale per la famiglia anche quando i figli se ne sono
andati di casa perché, in fondo, “là dove due sono uniti e vivono insieme l’amore di Dio, lì io sono
in mezzo a loro “.
Riassumendo, ecco quali sono le modalità con le quali si trasmette la fede:
- con la testimonianza di vita;
- con un’atmosfera di pace, giustizia, amore, preghiera, serietà, responsabilità;
- con l’insegnamento della fede cristiana sin dai primi anni di vita (ogni genitore credente è
catechista di suo figlio);
- mediante un dialogo intimo con i figli in un’atmosfera di rispetto e ascolto nella quale i figli
e i genitori imparano reciprocamente;
- mediante l’inserimento e la partecipazione progressiva della famiglia nella comunità
ecclesiale;
- mediante il dialogo fiducioso con i figli volto a comprendere il senso della vita;
- offrendo ai figli, prudentemente, aiuto nella scelta della loro vocazione (vocazione cristiana,
non tanto vocazione alla vita religiosa).
Giovanni Paolo II, nella Familiaris Consortio del 1980 diceva “Famiglia diventa ciò che sei!”.
Più la famiglia accoglierà questa esortazione, più diverrà davvero educatrice alla fede.
Un ultimo, breve, pensiero di don Bresciani: il cristiano è un ottimista perché vedendo e
conoscendo l’intera realtà (non solo i lati migliori o i più comodi) vede e sa che la sua vita è nelle
mani di Dio.
L’ottimismo cristiano è un dono della fede.
Chi è nelle mani di Dio non dovrebbe temere niente, ma in realtà il cristiano teme le insidie del
mondo, e ha molta paura, ma non si lascia fermare da questa paura perché sa che c’è qualcuno
che tira le fila della sua esistenza e che lo accompagna.
Sa di essere nelle mani di Dio e gioisce “rallegrandosi nel Signore, sempre” (cfr S.Paolo ap.ai
Filippesi, cap. IV 1-9). E questa gioia del Signore, del Risorto, questa speranza, è dono fattogli per
sempre (commento di mons. F.Beschi).
Patrizia Filisina
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12 ottobre 2003: la scoperta dell’unità pastorale?
Breve diario di una giornata di spiritualità
Bione, 12 ottobre 2003, ore 9.30’: le prime automobili cariche di prevallesi cominciano ad arrivare
alla spicciolata nel cortile della casa di spiritualità “Agape” per il ritiro spirituale da tempo
preannunciato.
Volti conosciuti, quelli della parrocchia di appartenenza, altri meno, quelli dell’altra parrocchia,
anche se per fortuna non è così per tutti (anzi, a ben pensarci…).
Don Rino, Don Roberto e finalmente Mons. Giacomo Canobbio, il relatore.
Una presenza “esterna”, autorevole, un ruolo da decifrarsi, come ancora da decifrarsi sono il taglio e
lo scopo della giornata stessa, che vede coinvolti i Consigli Pastorali, in un caso “allargati”, della
nostra parrocchia e di quella di S. Zenone, insieme, chissà…
L’attacco è nel segno della preghiera comunitaria e dell’ascolto della Parola: 1 Corinzi, capitoli 12 e
13.
Che miniera, per chi vuole scavare! Che ricchezza per chi vuole ascoltare!
Si parla di impulsi e di carità, di bambino e di adulto, di salvezza come caduta delle paure e dei
pregiudizi che costruiscono distanze: vuoi vedere che c’è qualche riferimento alla futura unità
pastorale?
Si parla di segni, di liturgia, del sedersi assieme che è proprio delle persone libere: vuoi vedere che
c’è qualche riferimento a me e alla mia libertà, a te, a ciascuno di noi?
Si parla di memoria del Cristo, del peccato come figlio della paura, dell’egoista come di colui che
ha più paura…: vuoi vedere che la paura in qualche modo ci riguarda, tutti, personalmente e come
comunità?
Si parla di celebrazione eucaristica come momento di superamento delle paure e delle divisioni, si
parla di tradimento della liturgia, di Eucarestia che rimodella il cuore delle persone, di comunità
annunciatrice, della spontaneità della carità, che tutto sopporta…
Ma come, qui si parla dei massimi sistemi! Qualche occhio brilla, qualche palpebra si abbassa;
qualcuno è entusiasta, qualcuno guarda nervosamente l’orologio: sono solo le undici …
Quattro domande mirate (ma dove vorrà andare a “parare” Mons. Canobbio?) e un’ora di silenzio,
quindi il pranzo.
Il clima è buono, il tempo meno, la cucina è ottima, ma il lavoro di gruppo del primo pomeriggio è
in agguato: chissà come andrà a finire…
Già, il lavoro di gruppo: ma dobbiamo “mescolarci”? E chi tiene il gruppo?
Tanti fogliettini di quattro diversi colori ed ecco fatti i gruppi. Qualche foglio fitto di appunti ed
ecco la sintesi del lavoro per la condivisione finale.
Sorpresa! Solo un gruppo ha abbassato (si fa per dire…) il tiro ad altezza di campanile, gli altri
hanno volato più alto, o no? Interessante…
La celebrazione liturgica conclude la giornata, una fotografia di gruppo ci congeda da Bione.
Che dire: a me è piaciuto, e lo stesso credo si possa affermare per molti.
E’ bello farsi un po’ spiazzare dalle situazioni, in un clima positivo; è bello trovare chi ti prende per
mano, con autorevolezza, ma è altrettanto bello tentare di camminare anche da soli e con le nostre
comunità, e accorgersi che con un po’ di coraggio, di allenamento e di fiducia nei fratelli e nello
Spirito Santo ci si può riuscire.
E forse (presuntuoso!) era proprio perché giungessimo a questa conclusione che siamo stati invitati
a trascorrere assieme una giornata tanto ricca di spunti, per noi stessi e per le comunità di
appartenenza, quanto ancora da decifrarsi interamente, da concretizzarsi in azioni tangibili e da
completarsi in prossime occasioni di incontro, o no? Interessante…
Luca Poli
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“Provare per credere”
note in margine ad un fine settimana a Roverè (VR) con il Gruppo Famiglie
“Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio;
luce in ogni cosa
io non vedo ancora,
ma la tua parola
mi rischiarerà”.
E’ questo il ritornello del canto conclusivo, scelto da noi, Gruppo Famiglie (ma noi sappiamo
che non è vero…) per l’Eucarestia di domenica 31 Agosto in quel di Roverè (VR); è questa la
sintesi di un itinerario spirituale di due giorni, denso, tutto da decifrarsi “con gli occhi del cuore”,
magari guardando dritti in quelli di Padre Andrea Polati (chi non lo conosce alzi la mano), che si
illuminano della Parola di Dio, che ti comunicano l’urgenza di farti conoscere ciò per cui vale
veramente la pena. Due giorni densi, dicevamo, una “piazzola di sosta” a cui siamo stati chiamati
(Grazie, Pro Famiglia!), per fermarci un po’, ad ascoltare.
E se ascolti davvero (“Provare per credere”, ama ripetere Padre Andrea) senti un senso di
liberazione già nell’assunto iniziale: l’uomo o è santo o è fallito, e Colui che ci rende santi è Gesù,
che ci viene incontro con i doni della Fede, della Speranza e della Carità, magari attraverso tuo
marito, tua moglie, mediazione di Gesù per te…
Che bello sapere che l’amore di Dio cerca casa e che la casa è la vita di ciascuno, che l’uomo è fatto
per questa pienezza, che per il tuo matrimonio c’è una traiettoria tracciata nell’eterno!
Che percezione di concretezza nel sentire la Parola incrociata con l’esperienza forte di tutta una
vita: Parola che ti ricorda quanto la natura di Dio sia la paternità, e allora pensi che anche tu sei
padre, e pensi a cosa già solamente nella tua finitezza non vorresti e faresti per i tuoi figli.
Mi verrebbe, a questo punto, di raccontare tutto ciò che abbiamo avuto il dono di ascoltare riguardo
alla Fede, alla Speranza ed alla Carità, ma non credo sia questo il mio compito (e neppure ne sarei
capace). Credo piuttosto sia più utile ed onesto raccontare quanto queste tre parole mi siano
sembrate più che mai vive, lontane dal campo dell’astrazione nel quale per pigrizia e per paura
vengono spesso relegate (“Ah, sì, le virtù teologali, le avevo studiate al catechismo, passo e
chiudo!): viva e salvifica, quindi portatrice di significato, è la presenza di Gesù nella coppia; viva e
salvifica nella stessa coppia è la dimensione del mistero (chi oramai ce lo propone più, il mistero?);
vita e salvezza è guardare tua moglie con gli occhi con cui la guarda Gesù, e se proprio non ci riesci
è l’occasione provvidenziale per ricordarti che sei solamente un uomo, con tutte le conseguenze del
caso… Solo, quindi, qualche (!) piccola citazione (e qualche inesattezza), scelta senza pretesa di
organicità e completezza tra la confusione dei miei appunti e dei miei scarabocchi a forma di stella,
di spirale e di labirinto, chiedo perdono!
- Riguardo alla Fede:
Con il Battesimo ho ricevuto gli occhi con cui Gesù vede suo Padre. La Fede è partecipazione alla
visione di Gesù. Il silenzio è parte della nostra vita spirituale? Perché meravigliarsi se allora non
sentiamo Dio? Ci viene da pensare: ”Ma Dio cosa c’entra?” e non pensiamo che sarebbe come se
nostro figlio ci dicesse: ”Ma tu papà, ma tu, mamma, cosa c’entrate con la mia vita?” Davvero
faccio i conti con la presenza di Gesù? In quello che avviene vedo la sua presenza?
E ancora, bellissimo: La Parola di Dio è la sua dichiarazione d’amore all’uomo, è una persona che
parla, una lettera per me…
Ed infine: Perché non accettare che il dono di Dio passi attraverso la Croce? Cos’è la Croce se non
lasciare che Dio operi in noi senza che noi poniamo condizioni?
- Riguardo alla Speranza:
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Dalla Fede alla Speranza il passaggio è obbligato. Gesù è la nostra speranza, l’umanità santissima di
Cristo è la strada obbligata che ci conduce a Dio.
La presenza di Gesù nella mia vita porta a compimento il disegno di Dio in noi.
Il modo per non invecchiare? Avere il senso dell’eterno. Chi spera non invecchia mai e non ha più
paura di nessuno.
Speranza è … io credo ma non mi basta, ho bisogno di più. La Fede rende presente Gesù, la
Speranza nasce dall’incompiutezza della fede.
La Speranza dice che l’unico bene della vita è l’eterno: rientrare dove siamo partiti. Il tempo finisce
ma non finisce la vita, le mie relazioni con Dio.
Che cosa mi interessa più del Padre mio? Del Paradiso?
- Riguardo alla Carità:
La Fede e la Speranza sono esperienze che passano, la Carità appartiene all’eternità di Dio. La
Carità è la vita stessa di Dio: non crederò più, non spererò più ma amerò (il pensiero della morte…
guai a parlarne!).
L’amore cristiano si fonda sulla partecipazione all’amore di Dio. Dire “io credo in Dio” equivale a
dire “io credo di essere amato”, così come dire “io credo in mio marito” equivale a dire “io credo di
essere amata”.
Sei abituato ad amare tuo marito/tua moglie come Cristo ama la Chiesa?; Se io accetto di essere
amato, la mia vita cambia tutta. Se in due cercate l’Unico, la realtà matrimoniale assume un aspetto
verginale.
- Riguardo al matrimonio:
A questo punto, parlare in particolare del nostro matrimonio non significa più parlare d’altro
rispetto a quanto ascoltato (“Sì, bello: Dio, il Vangelo, i Santi, ma la vita è un’altra cosa… scendi
dal fico!), bensì risulta naturale, consequenziale: il matrimonio è opera di Dio (ti pare poco? E noi
che ci attribuiamo il merito o il demerito esclusivo di quello che ci accade!), è Sacramento, è
disegno di Dio.
Le nostre nozze sono seconde a quelle di Dio con l’umanità (questa verità ci scandalizza o ci
solleva?). Dio ha voluto l’uomo suo, non vagabondo, in un rapporto di vita data e vissuta. Nel dirci
“sì” abbiamo obbedito a qualcun altro (forse che ci sentiamo per questo in balia di Dio?). La vita
nella Trinità è dare la vita e riceverla: e nel nostro matrimonio?
Santo e santificante è il matrimonio. Noi usciamo di casa per sposarci così come Gesù è uscito di
casa per entrare nella nostra famiglia, per sposarla. Ed infine: il matrimonio è un sacramento che
ha compimento oltre. “Le cose del passato sono ombra, le cose del presente sono immagine, la
verità è la condizione futura”. Tu aiuti tuo marito/tua moglie a diventare santo/santa? Se non lo fai
sei “abusivo”, perché il matrimonio è in ordine alla santità.
- Riguardo a me che scrivo: E la simpatica compagnia? E i canti assieme (“Ti ricordi montagne
verdi…”)? E Francesca e Nicola che hanno accudito i nostri bimbi con tanta simpatia? E Serafina e
Gianna, Paola e Dino e…ccetera? Me ne sono forse scordato? No di certo, anzi… grazie di cuore a
tutti, ma il grazie più grande ora so con maggior certezza a chi riservarlo…. (e c’è forse da
offendersi?).
Luca e Patrizia
P.S. per le coppie interessate: la prima domenica di ogni mese, presso
l’Istituto Pro Familia di Brescia, in Contrada S. Giovanni (tel. 03046358),
il Vicario del Vescovo, Mons. Francesco Beschi, tiene incontri su temi
attinenti la crescita personale e famigliare nella fede.
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Verbale del Consiglio Pastorale Parrocchiale del 30.10.2003
Dopo l’invocazione allo Spirito Santo, prende la parola il Parroco; legge il paragrafo 6 della
Lettera Pastorale del Vescovo che contiene indicazioni utilizzate nella stesura del calendario
pastorale dei mesi di Novembre-Dicembre.
Viene distribuita copia di questa programmazione, se ne fa l’analisi soffermandosi in particolare
sulla proposta di creare i Centri di Ascolto.
Don Rino ricorda esperienze precedenti fatte in altre parrocchie e valutato gli aspetti positivi e
negativi, ritiene opportuna la realizzazione anche nella nostra parrocchia.
Elenca il nome delle famiglie disponibili ad accogliere questi incontri e quello degli animatori.
Questi incontri inizieranno la 1a settimana di Avvento (27 Novembre giovedì); si farà la lettura ed il
commento delle letture della domenica successiva. L’esperimento ha lo scopo di coinvolgere un
buon numero di persone e potrà proseguire se l’iniziativa avrà successo.
Potrà coinvolgere anche i giovani e gli adolescenti ai quali verranno successivamente proposte brevi
riflessioni emerse dagli incontri degli adulti.
Durante i mesi di Novembre-Dicembre… ogni primo mercoledì del mese continuerà la preghiera
per la famiglia sempre alle ore 20.30 in Chiesa.
Nel mese di Gennaio verranno attuate iniziative per le giovani coppie e per le famiglie in genere;
Luca e Daniele programmeranno queste iniziative.
Si passa al secondo punto dell’o.d.g.
Viene letta l’introduzione e la presentazione dell’opuscolo della Diocesi relativo alla “Iniziazione
cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”, che propone un nuovo modello di iniziazione più adatto al
tempo attuale.
Viene distribuito e letto il ciclostilato relativo al Piano per la conoscenza e la traduzione pratica del
nuovo modello, che illustra come avverrà nei prossimi anni l’iniziazione cristiana.
Don Rino invita a leggere e meditare l’opuscolo.
Interviene Pietro Segala. Manifesta difficoltà rispetto alle nuove metodologie e dichiara un’adesione
formale, ma non aderente. Luca Poli ritiene necessario lavorare sui cambiamenti avvenuti partendo
da considerazioni ed analisi.
Beppe Zeni parla di un esperimento di ricerca che sta svolgendo per il C.S.I. e constata che molti
ragazzi passano le domeniche pomeriggio nei supermercati.
Franco Moladori chiede spiegazioni sugli allegati di fine opuscolo.
Don Rino rassicura tutti sulle perplessità espresse, sottolineando che in questo cammino non saremo
lasciati soli, si svolgeranno incontri di approfondimento.
Interviene Daniele Prandini che propone di fare una catechesi neocatecumenale, dato che in
Parrocchia esiste questa realtà. Franco Taini parla della propria esperienza nel cammino
neocatecumenale, sulla quale dissente Giovanna Mazzacani.
Pietro Segala suggerisce di testimoniare la fede cristiana ciascuno nel proprio modo.
Interviene don Rino che così si esprime: “Tengo aperto un “Cammino Neocatecumenale” che ho
trovato in Parrocchia, ma non mi ritrovo in esso; non potete pretendere che si faccia un’altra
catechesi neocatecumenale! Lascio ampia libertà ai parrocchiani di scegliere gruppi, movimenti,
aggregazioni. Il Vescovo mi ha mandato per guidare la Parrocchia e non un movimento o una
aggregazione…”.
Si passa al punto 3° dell’o.d.g., relativo alla celebrazione di una S. Messa , animata dagli aderenti
al “Cammino Neocatecumenale”, una volta al mese. Poiché non ci sono proposte, don Rino
stabilisce che sia la 2a domenica alle ore 18.30.
Si passa al 4 punto dell’o.d.g.
Pietro Segala chiede se nel ritiro spirituale tenuto a S. Faustino di Bione il 12.10.2003, è risultato
qualcosa di concreto circa la collaborazione tra le due Parrocchie di Prevalle.
QUADERNI DELLA PARROCCHIA SAN MICHELE ARC. IN PREVALLE – edizione web
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Risponde Luca : “Il relatore Mons. Giacomo Canobbio ha volutamente tenuto un discorso
esclusivamente di fede (“ ha volato alto”!) incentrato sulla partecipazione dei Cristiani all’Eucaristia
che è fonte del nostro essere Chiesa”.
Don Rino avrebbe desiderato che il Relatore oltre al discorso teologico, importante e fondamentale
per creare pensieri e ideali condivisi, desse pure alcune indicazioni concrete e delle scadenze utili
alle due Parrocchie per camminare insieme, verso l’Unità Pastorale.
La seduta è tolta alle ore 22.30.
La segretaria
Maria Severino
Avviso ai naviganti
(coppie giovani e non, con figli e non, che solcano quotidianamente le acque spesso difficili
della propria vita famigliare e del proprio cammino di fede)
La prima domenica di ogni mese, alle ore 15.30, a partire dal 2/11/2003, presso l’Istituto Pro
Familia di Brescia, in Contrada S. Giovanni (tel. 03046358), il Vicario del Vescovo, Mons.
Francesco Beschi, tiene incontri su temi attinenti la crescita personale e famigliare nella fede.
Gli incontri si articolano normalmente in un primo momento di preghiera collettiva, nella lettura
della Parola, nella sua esegesi, nella condivisione di quanto la stessa Parola ha suggerito a ciascuno,
nella sintesi finale.
Tema di quest’anno è “Il comando della gioia”, ovvero la riflessione a partire dalla lettera di S.
Paolo ai Filippesi (“rallegratevi nel Signore, sempre, ve lo ripeto, rallegratevi”) sull’esperienza
cristiana, che è gioia, per sempre (e cosa cerchiamo nelle nostre famiglie se non la gioia?).
Speculazioni astratte per iniziati? Non credo, e chi anche solamente una volta ha sentito parlare
Mons. Beschi (ad. es. in occasione della recente celebrazione della festa patronale di S. Michele e
conseguente cena) lo può senz’altro confermare.
E’ previsto il servizio di assistenza dei bambini per la durata di ogni incontro, alla fine dello stesso è
possibile partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale.
Luca
COSTRUIAMO SOLAMENTE INSIEME
Chiunque abbia un minimo di esperienza può riconoscere che non ci sono regole affidabili a cui
ricorrere per risolvere i problemi, che non ci si può rapportare a tutti nello stesso modo, occorre
riflettere, meditare su quanto si fa per riconoscere i propri fallimenti per potersi migliorare.
Soltanto con l’impegno e la fatica quotidiana si potrà aumentare il rispetto verso gli altri,
orientandoli a realizzare la loro “libertà” e a divenire autentici e responsabili.
Fermarsi a pensare, interrogarsi e interrogare l’altra persona, formare personalità dotate di spirito
critico, partire dalle loro esigenze, tutto questo costa fatica.
In tutto ciò si possono intravedere metodi e strumenti educativi utili a guidare l’uomo verso il suo
benessere e orientare la “liberta” del soggetto accompagnandolo con autorevolezza verso la
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responsabilità, verso la solidarietà per creare nuovi animatori, educatori e allenatori a disposizione
dei ragazzi.
Si richiede di lavorare in campo educativo non da soli ma insieme.
USO PREVALLE SAN MICHELE
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L`EUCARISTIA CUORE della DOMENICA