Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% DR Commerciale Busines - RIMINI CPO - n. 1/2010 - Contiene i.p. - Reg. al Tribunale di Pesaro il 27/09/2010 n. 581
Marchio depositato
Mensile d’Informazione
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Ottobre 2010 - n.1
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1
Sommario
2 Perchè in Valmarecchia
4 Ambra di Talamello
14-21 Novembre
6 Juri Montanari
Intarsiatore per vocazione
8 Arriva internet veloce
Rete Wireless con il progetto “Inoltre”
10 Museo Sulfur
La miniera di zolfo
11 Santarcangelo
Appuntamenti da non perdere
12 Valmarecchia... verticale
Centro dell’arrampicata regionale
14 Centro culturale Nawras
14 101 anni, auguri Minghina
15 Sulla strada del turismo
16 Inaugurazione REMUS
Rete dei Musei della bassa Valmarecchia
20 Sanità in Valmarecchia
20 Costituzione illustrata
La costituzione a fumetti
21 Mateureka, Museo del calcolo
A Pennabilli la storia del calcolo e della matematica
22 Fiera di San Martino
Santarcangelo 11-14 novembre
24 Allevare con amore
La carne “speciale” di Grazia Pietro
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27 Vitali ai giovani
DIRETTORE RESPONSABILE
28 Girotondo intorno al mondo
FOTOGRAFIE
29 La Grande Rosa
Parco delle Rimembranze Casteldelci
31 Francesco Frattolin
Cittadino Onorario di Sant’Agata Feltria
32 Federico Moroni
Le sue opere in mostra a Santarcangelo
34 Per diventare cigno
L’angolo della bellezza
34 Non a caso dissero
35 Dalla frana al pane
36 Cinture di sicurezza
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Potrai sfogliare il giornale
sul portale lavalmarecchia.it
“inValmarecchia”
anno 0 - n° 1
Ottobre 2010
Chiama i numeri:
393 9758183 - 0541 923738
Ottavio Celli
Ottavio Celli, Cresti Gianloris,
staff Giovanni Renzi.
COLLABORATORI
Natalino Cappelli, Rita
Celli, Lucia Ugolini, Adriano
Menghi, Loris Dall’Acqua,
Stefano Zanchini, Giovanni
Renzi, Pietro Grazia, Settimio
Bernardi, Domenico Celli,
Pierluigi Germani, Cresti
Gianloris, Manuela Semprini,
Amministrazioni Comunali.
IMPAGINAZIONE E GRAFICA
Matteo Donnini
IN COPERTINA
Giovanni Renzi arrampica il monte
di Peritcara, settore Belvedere
Gli inserzionisti sono responsabili dei
marchi, dei loghi, delle immagini, ecc.
pubblicati nei loro spazi. InValmarecchia
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Ogni riproduzione anche parziale sarà
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2
Perchè...
Cari lettori
Credo di aver fatto piacere a tanta gente con questo “inValmarecchia”, ne ho sentore dal fatto che ho ricevuto tanti anzi
tantissimi complimenti, biblioteche, amministrazioni, comitati, pro loco, sponsor e tanta gente comune.
A questo punto il nostro grado di soddisfazione è massimo andando avanti possiamo solo migliorare, gli errori di gioventù
di questo giornale con i prossimi numeri vedremo di farli sparire per raggiungere la perfezione che questa valle merita.
In questo secondo numero troverete vari racconti, servizi, consigli e informazioni che vi faranno sicuramente vivere e
capire meglio questo territorio.
Non pretendiamo di spiegarvi tutto in una pubblicazione ma con le uscite successive sicuramente si.
Arricchirlo, farlo vivere, renderlo interessante, voglia di leggerlo, come ho già scritto nel precedente editoriale dipende
tanto da voi, le vostre critiche e soprattutto le vostre proposte e per proposte intendo i vostri racconti le vostre avventure,
aneddoti, studi particolari, personaggi, i nostri “vecchi”, le fotografie, gli artigiani (artisti), avvenimenti... sicuramente
numerosi che fanno parte del passato del presente e futuro di questa vallata.
Come avrete avuto modo di leggere in alcuni casi la pubblicità è diventato articolo per rendere chiaro il perché usare
questo anziché quello, cosa che ritengo di una rilevanza importantissima al giorno d’oggi.
Ora vi auguro una buona lettura sperando di aver fatto tutto al meglio e soprattutto di vostro gradimento.
Il direttore
Il modo migliore per farsi conoscere.
Questo numero è stato stampato in 22,300 copie di cui 21,000 spedite direttamente a casa delle famiglie della Valmarecchia, 700 copie nei negozi commerciali della città di Rimini, i restanti distribuiti ai vari inserzionisti.
Comuni coperti dalla distribuzione:
Casteldelci, Pennabilli, Sant’Agata, Maiolo, Novafeltria, Talamello, San Leo, Verucchio, Poggio Berni, Torriana, Santarcangelo e nelle frazioni Riminesi di Corpolò e Vergiano
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4
Non solo fiera del prestigioso
formaggio di fossa ma anche
gemellaggio con i mieli di
Torriana, mostra fotografica
sulla 2a guerra mondiale,
esposizione ebanistica e
mostra di Rimini Ricama con
i pizzi ed i ricami di Talamello
e dintorni.
Gemellaggio con il Miele di Torriana
25a
In occasione della
fiera del formaggio di fossa “l’ambra di Talamello”, l’Amministrazione Comunale
in collaborazione con la Proloco e la confraternita del formaggio ha deciso di presentare ai tanti visitatori due giornate
all’insegna del gusto e della cultura.
Le vie del centro storico saranno allestite con bancarelle, chioschi e stand
gastronomici, dove poter gustare,
acquistare o soltanto annusare
l’ambra di Talamello. Per festeggiare il quarto secolo della propria
festa, il Fossa, si accompagnerà in
gemellaggio con il gustoso miele
di Torriana. Un prodotto che ogni
anno ai primi di settembre viene
celebrato durante la Festa del Miele,
attirando migliaia di visitatori incuriositi da questo elemento così nobile e sano, ricco di sapore e genuinità.
Durante la fiera dell’Ambra si potrà assistere in tempo
reale alla smelatura del prodotto ad opera dei produttori
del borgo torrianese.
Ambra di
Talamello
14-21 novembre 2010
tore di Rimini, il comune di Talamello ospiterà la mostra fotografica dedicata alla seconda guerra mondiale.
Una raccolta di documenti custoditi per la maggior parte
dal War Museum di Londra, immagini di una Italia che
cercava libertà e pace dopo anni di sofferenza e lutti.
Si potranno vedere fotografie che dalla Sicilia alla nostra
regione mostreranno momenti drammatici della grande
guerra soprattutto le condizioni dei nostri luoghi dopo i
bombardamenti e le lotte armate.
Mostra fotografica
Degustazioni e stuzzicanti acquisti faranno da cornice
ad una mostra che già altrove ha riscosso un notevole
successo; infatti grazie al signor Bruno Ghigi, storico edi-
BALDUCCI
Alimentari
Vendita Formaggio di Fossa
Prodotti tipici locali
Si confezionano cesti natalizi
Presso l’Alimentari Balducci di Talamello patria del Formaggio di Fossa potrete trovare questa specialità, infossata
direttamente dai proprietari, nelle antiche fosse del centro storico del paese.
Questa rivendita assicura, pertanto, un formaggio di fossa di alta qualità e grazie alla grande capacità delle fosse di
proprietà può rifornire anche il vostro ristorante, agriturismo o anche la distribuzione all’ingrosso.
Ma l’ambra di Talamello è solo uno dei prodotti enogastronomici di rilievo che potrete acquistare presso la nostra
rivendita al quale si accostano gli altrettanto apprezzabili salumi nostrani (salami, salsiccia su tutti), il formaggio
sotto le foglie di noce e ottimi vini prodotti sul territorio.
Potrete acquistare tutti i nostri prodotti sia singolarmente che in confezioni regalo da proporre per ogni occasione.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci telefonicamente allo 0541 920629.
Alimentari Balducci - Via D. Monti, 9 - Loc. Ca’ Fusino - Talamello
5
L’Ambra di Talamello
Esposizione ebanistica
Un’altra importante novità farà parte della 25a ed. della
fiera del formaggio di fossa. Infatti il museo pinacoteca
Gualtieri Lo splendore del reale, punto fermo dell’arte in
valmarecchia, ospiterà al suo interno un oggetto d’arte
che avrà a detta degli esperti un notevole eco mediatico
nei prossimi mesi. Questo gioiello racchiude in se arte e
poesia, ed affascina fin dal primo sguardo l’osservatore.
Completamente intarsiata a mano da Juri Montanari, giovane ebanista di Villa Verucchio, la cassapanca possiede
il dono della cosiddetta “Finta prospettiva” una caratteristica che solo grandi artigiani o pittori riuscivano a dare
alle proprie opere. Un oggetto prezioso ed unico che vale
la pena vedere ed ammirare.
Mostra Rimini Ricama
Dopo il grande successo ottenuto nel mese di Agosto con
la mostra “i ricami omaggiano le opere del maestro Gualtieri” l’associazione di Rimini Ricama, proporrà per la fiera dell’Ambra, una nuova mostra ancora più grande che
vedrà protagoniste le ricamatrici di Talamello e dintorni
per proporre al grande pubblico della fiera lavori di pregevole fattura magari tenuti nascosti nei cassetti dei mobili
delle nostre case.
Anche quest’anno il gusto unico
della Mortadella Favola
sarà presente alla nostra fiera,
deliziando il palato di
grandi e piccini.
Assaggi gratuiti per tutti
Secondo la leggenda, le origini del formaggio di fossa
risalgono circa alla metà del 1400 quando i contadini per difendere le provviste dalla truppe di Re Alfonso
di Aragona cominciarono a sotterrare i loro formaggi in
fosse scavate nella roccia arenaria. Fu così che una volta finite le scorrerie i contadini stessi procedevano al
disotterramento e con grande stupore si accorsero che
il formaggio aveva cambiato sapore migliorando notevolmente le proprie caratteristiche. Il formaggio di fossa
che oggi troviamo a Talamello è proprio figlio di quella
tradizione. Così ad ogni estate le fosse vengono ripulite
ed asciugate con falò di sterpi, vengono poi ricoperte
con una intelaiatura di canne e foderate di paglia d’orzo.
Il formaggio stagionato in primavera viene sistemato in
sacchi di cotone bianco e stipato all’interno della fossa
che viene chiusa poi con un coperchio di legno e sigillata col gesso. Qui rimane chiuso ermeticamente per tre
mesi e quando viene tolto a novembre come da antica
tradizione, ha acquistato tutte quelle peculiarità che caratterizzano L’Ambra di Talamello. L’antico borgo infatti
è l’unica realtà che ha mantenuto intatta la vera e propria tradizione di una sola infossatura all’anno. Quando viene estratto dalla fossa il formaggio si presenta di
forma irregolare dovuta al calore della fermentazione e
dal peso degli altri sacchi, il colore va dal giallo paglierino al nocciola pallido, la consistenza è morbida,
struttura friabile e sapore dolce leggermente piccante,
un gusto che tanti esperti hanno definito da meditazione. Oltre che grattugiato su primi piatti, da il meglio di
se accompagnato a miele o confetture di frutta in particolare quella di mela cotogna. Il vino che meglio si
accompagna deve essere un
bianco morbido, di buona
struttura e di grande persistenza. Per tutte queste
caratteristiche il fossa è diventato nel corso degli anni
prodotto di eccellenza nella
cucina italiana ed internazionale un alimento sempre
più conosciuto e ricercato
dagli amamnti della buona
tavola che, ha reso il borgo
di Talamello un luogo magico e sempre più visitato da
turisti attratti dai profumi
ineguagliabili dell’Ambra.
Anche diversi mass media
si sono interessati al formaggio di fossa e nel 2009
talamello ha avuto il privilegio di ospitare la televisione inglese BBC e la Rai con la trasmissione sereno
variabile. Anche per questi motivi nel 2010 è nata a
Talamello la “Confraternita del formaggio di fossa” una
associazione formata da proprietari, infossatori e da soci
benemeriti che lavoreranno insieme all’amministrazione
comunale per la tutela, la salvaguardia e la promozione
del marchio Ambra di Talamello.
Andriano Menghi
Tel: +39 059908829
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6
Juri Montanari
Ebanista da generazioni, intarsiatore per vocazione.
Da sole due mani nascono opere in legno inestimabili. E
tutto questo succede proprio in Valmarecchia. Jury Montanari, ebanista e intarsiatore di Villa Verucchio, ha 31
anni, ma ha iniziato a conoscere il legno sin da piccolo.
L’Antica ebanisteria Montanari è nata nel lontano 1925
grazie al bisnonno di Jury, che faceva il bottaio. Tra la
segatura e il profumo del legno, si sono succedute ben
quattro generazioni e oggi il giovane Montanari porta
avanti la specializzazione in intarsio rinascimentale. “Siamo rimasti in pochissimi in tutta Italia – confida il giovane – ho frequentato corsi di specializzazione in Toscana
e partecipato a fiere e mostre nazionali e internazionali.
Oggi, insieme a mio padre Fulvio, ho clienti da tutta Italia, ma anche dall’estero”. Tra questi c’è anche chi ha offerto un patrimonio per poter acquistare un oggetto unico
della collezione di Jury: una cassapanca realizzata in 295
ore di lavoro, con legni uguali a quelli della prima metà
del ‘500, su cui è intarsiato un liuto capace di girarsi a
quasi 180°, sia sul lato orizzontale che verticale. Dopo
aver visto la creazione di Jury, l’Accademia di Belle Arti di
Urbino ha dichiarato “di aver visto
il legno muoversi
di nuovo dopo ben
500 anni, quando
Botticelli
aveva
disegnato alcuni
oggetti e ante per
il Palazzo Ducale”.
“Ci è stato chiesto
di portare la cassapanca in Giappone
per venderla, ma non ho accettato _ dichiara Jury _. Per
ora la conservo, è una creazione importante, protagonista
di fiere e mostre, quasi ogni mese”. La cassapanca verrà
esposta anche durante la fiera del formaggio di fossa di
Talamello il 14 e 21 Novembre. Tra le altre opere più importanti di Jury, ancora da ultimare, una maxi preghiera
in legno che entrerà nel guinnes dei primati del mondo. Su di un pannello in stile pergamena di legno acero
(alto 3 metri, largo 1,80), verranno inserite 11 strofe del
“Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi, intarsiando una per una, ben 1300 lettere,
realizzate a mano in ciliegio, cipresso
e noce. “L’idea mi è venuta per gioco
_ spiega il giovane Montanari _: volevo
donare qualcosa a San Leo in occasione del Festival dei giullari. Quando lo
finirò, entrerò nei guinness per aver realizzato la preghiera e il pannello intarsiato più grandi al mondo”. Un’attività
così particolare, come vive la sfida con
il moderno? “Sicuramente tutto l’artigianato è penalizzato oggi _ dichiara il
padre Fulvio _. Ma non ci spaventa nulla. L’ambizione della nostra antica ebanisteria è quella di poter crescere ogni
giorno di più, offrendo prodotti di alta
qualità. E la specializzazione di Jury in
intarsio rende il nostro lavoro ancora più
importante e entusiasmante”.
Rita Celli
GELATO ARIGIANALE
La Dolcevita è lieta di invitarvi nel proprio
punto vendita per assaporare le novità
a voi dedicate. Il gelato allo stecco e al
biscotto, la buonissima cioccolata calda,
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Il gelato artigianale è “una preparazione alimentare ottenuta con una miscela di
ingredienti portata allo stato solido o pastoso mediante agitazione”. Questa è la
definizione del gelato.
Ma dietro questa sintetica definizione c’è tutto un insieme di problematiche, facili
da comprendere e da risolvere se si studiano un po’ le materie prime che vengono
utilizzate. Il gelato artigianale presenta delle caratteristiche che lo distinguono notevolmente dal gelato di produzione industriale, che utilizza materie prime di scarsa
qualità come i grassi idrogenati, i sostitutivi del latte, gli aromi e i coloranti artificiali,
per la sua preparazione.
Le caratteristiche di genuinità e freschezza e l’alto valore nutrizionale del mio gelato
artigianale sono dovute alla ricerca e all’utilizzo di materie prime come: il latte, le
uova, lo zucchero, la panna fresca, le nocciole, i pistacchi e la frutta, scelte direttamente nelle migliori aziende e dai più
qualificati produttori del territorio, qualità queste che permettono di mantenere
intatti i colori e i sapori naturali. Nella mia gelateria il gelato viene prodotto giornalmente e non vengono utilizzati né grassi vegetali (soprattutto quelli idrogenati), né
aromi e coloranti artificiali.
La preparazione del gelato nel mio laboratorio gelateria avviene ancora con il vecchio sistema della preparazione delle diverse basi ( bianca, uova, cioccolato) ed
inizia con l’inserimento del latte nel pastorizzatore, la pesatura esatta di tutti gli
ingredienti e raggiunta la temperatura ideale, con l’inserimento secondo un ordine prestabilito, di tutte le materie prime. Raggiunta la “maturazione”, le basi sono
pronte per essere mantecate e riposte nella vetrina di somministrazione.
Per la preparazione del gelato alla frutta utilizzo il 60% di frutta fresca, quindi aggiungo gli zuccheri (destrosio di glucosio) e l’acqua, frullo il tutto e sempre dopo
aver fatto riposare, vado a mantecare nell’apposito mantecatore.
La preparazione acquisita con lo studio e la mia esperienza sono la mia mission:
salvaguardare il vero gelato artigianale genuino e di alta qualità italiano.
Alberto Vitaro gelatiere qualificato.
7
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7
8
Internet veloce
Arriva in valle
Superiamo le barriere
Il progetto Inoltre nasce con la finalità di realizzare una
rete di telecomunicazione in grado di offrire l’accesso ai
servizi a banda larga e consentire, quindi, la riduzione del
Digital Divide nel territorio della Provincia di Rimini.
Aziende, giovani e famiglie potranno contare sulla serietà
e competenza di un gestore locale, impegnato nel garantire un servizio veloce, affidabile e di elevate prestazioni.
Il patrocinio della Provincia di Rimini è dimostrazione
dell’importanza e del valore del progetto Inoltre.
Grazie alla scalabilità della rete, il territorio della Provincia di Rimini e le sue realtà, potranno contare su un
arricchimento continuo, ottenendo importanti vantaggi
competitivi grazie all’accesso ad internet, spazio web,
mail, p2p, videosorveglianza, telefonia voip, web tv e tanto altro ancora...
La tecnologia per abbattere le barriere.
Il progetto prevede l’impiego di apparecchiature radio a
bassissima emissione elettromagnetica e a bassissimo
impatto ambientale/estetico.
Per la realizzazione della rete wireless si utilizzeranno
frequenze radio libere e tecnologie consolidate al fine di
garantire la copertura dei capoluoghi, delle frazioni e delle zone industriali/artigianali con la maggior densità di
insediamenti.
I servizi collegati ad Inoltre sono erogati grazie alla distribuzione sul territorio di “Access Point” o AP da noi
appositamente installati sul territorio in postazioni alte e
visibili (di solito in collina sui tralicci utilizzati anche da
radio e tv).
Da questo punto di partenza viene irradiato il segnale Wireless che viene captato dal dispositivo installato presso
il cliente.
Scopri i vantaggi dei nostri profili:
InPeople: dedicato a chi vuole navigare da casa
InBusiness: dedicato a tutte le piccole,grandi
aziende e liberi professionisti.
La copertura
Comuni e zone limitrofe
coperti a partire dal
25/06/2010 sono: Rimini, Verucchio, Novafeltria, Talamello, SanLeo, Maiolo.
Prossimamente il servizio si estenderà anche ai comuni
di, Pennabilli, Casteldelci, Sant’Agata Feltria e in località
Perticara.
Comune di Novafeltria
Provincia di Rimini
Cari cittadini,
E’ con piacere che comunichiamo l’attivazione del servizio di connettività INOLTRE nel comune di Novafeltria.
Il progetto di Eurocom Innovazione srl (azienda di Riccione) è dedicato alla creazione di una rete wireless nei
Comuni della Valmarecchia(RN) e garantisce l’accesso
al servizio di connettività a banda larga ai cittadini ed
imprese residenti sia in territori attualmente sprovvisti
sia dove siano presenti altri operatori.
Il comune di Novafeltria ha contribuito alla diffusione di
questo progetto che consente di usufruire di un servizio
orientato allo sviluppo economico, sociale e culturale riducendo il Digital Divide a Novafeltria.
Il patrocinio della Provincia di Rimini e del Comune di
Novafeltria sono garanzia dell’affidabilità del progetto e
dell’azienda Eurocom Innovazione srl.
APPUNTAMENTI INFORMATIVI:
Gli interessati potranno ottenere ulteriori informazioni presso
l’ufficio tributi via Cesare Battisti durante i seguenti orari:
MARTEDI’ dalle ore 11.00 alle ore 13.00
VENERDI’ dalle ore 11.00 alle ore 13.00
AREA DI SERVIZIO
GASOLIO • BENZINA
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Museo Sulfur
A Miniera di Novafeltria il museo che racconta la vita e ricorda i volti di
migliaia di uomini e donne che con il loro sudore hanno scritto la storia.
Gli storici ipotizzano che già i romani estraessero lo zolfo nella zona di
Perticara, ma è dopo la scoperta della
polvere da sparo che lo zolfo è usato
nelle valli del Marecchia e del Savio
per la produzione della polvere pirica.
Dal 1700 numerose proprietà si succedono alla guida dell’attività estrattiva, che diviene pratica industriale
nella prima metà del 1800.
È la Montecatini che dal 1917 avvia la più grossa industria
della zona 1600 uomini hanno costruito un’immensa città
sotterranea: quasi 100 chilometri di gallerie su 9 livelli di
coltivazione. Il ritmo produttivo dell’estrazione mineraria
ha scandito la vita di migliaia di uomini e donne, la fatica e l’incertezza della sopravvivenza lasciavano il posto
in superficie ad un carattere allegro e festoso: le bande
musicali, la filarmonica, la squadra di
calcio, i teatri, il cinematografo, la società del Carnevale, hanno allietato le
ore del riposo di una comunità di cinquemila residenti fino alla drammatica chiusura della miniera avvenuta nel
1964, a causa delle inclementi leggi
del mercato.
Nella miniera di zolfo di Perticara è
stato estratto il cristallo di zolfo più
grande del mondo. Donato dall’Ing
Mezzana nel 1936 al Museo di Storia Naturale di Milano dove è tuttora
conservato, resta il frutto più famoso
della nostra terra.
L’idea del Museo è nata dalla volontà
dei minatori di ricordare il duro lavoro
nel sottosuolo. L’iniziale spinta emotiva e testimoniale ha ceduto il passo
alla componente storico-scientifica,
connotandosi come operazione di archeologia industriale mineraria.
Inaugurato nel gennaio 1970, grazie all’impegno dell’Associazione Pro
Loco, che ha raccolto le richieste di
conservazione della memoria espresse dai minatori, il Museo Storico Minerario nasce con l’intento di testimoniare l’attività estrattiva dello zolfo
nella miniera di Perticara.
Dal 1980 al museo si affianca l’idea
di un progetto che si connota come
uno dei primi esempi di archeologia
industriale sorti in Italia e si prefigge
di valorizzare i numerosi esempi di
cultura materiale ancora presenti sul
territorio, per riportare alla luce una storia comune al popolo europeo ma ormai scomparsa dalla memoria collettiva.
Si avvia così il restauro degli edifici dell’ex Cantiere Solfureo Certino costruiti dalla Montecatini a partire dal 1917
che rappresentano il periodo di massima attività produttiva
della miniera.
Nel 2002 si concretizza il nuovo progetto museografico
ed il ricco patrimonio di reperti acquisiti dopo un trentennale lavoro di ricerca trova la giusta collocazione negli
ambienti originali, che sorgono vicino al pozzo Vittoria,
antico collegamento con l’immensa città sotterranea.
Le sale, costruite su una sapiente scenografia degli spazi,
di grande suggestione, hanno una potente forza comunicativa, che risulta particolarmente efficace per l’apprendimento e la didattica.
La loro sequenza è organizzata in un percorso strutturato
per temi che riproduce tutte le fasi dall’estrazione alla fusione dello zolfo e culmina nella miniera, fedele ricostruzione di un itinerario sotterraneo inaugurata nell’ottobre
2005, in cui la visita diviene esperienza di una delle più
straordinarie avventure dell’uomo, quella che spinse migliaia di uomini a rinchiudersi nelle profondità della terra
alla ricerca dello zolfo, rendendosi parte attiva dell’evoluzione economica e sociale del nostro paese
Il Percorso dello zolfo e le Officine illustrano il lavoro quotidiano dei minatori sia attraverso gli strumenti e gli attrezzi comunemente utilizzati in miniera, tra cui una serie
completa di lampade, sia attraverso un assortito patrimonio di documenti, disegni, fotografie e filmati d’epoca.
Il Museo ospita due sezioni di approfondimento tematico:
un’ampia collezione di rocce e minerali e una pregevole
raccolta di antichi strumenti scientifici per il rilevamento topografico e ambientale, come bussole, grafometri,
inclinometri, tavolette pretoriane, teodoliti, anemometri,
tacheometri.
Orari di apertura:
Tutti i giorni da martedì a sabato / Chiuso il lunedì
09:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00 domenica e festivi
Sulphur museo storico minerario di Perticara
Via montecchio, 20 - 61015, Perticara di Novafeltria (RN)
tel. e fax 0541 927576 - E-mail: [email protected]
www.museialtavalmarecchia.it - www.sulphur.it
Santarcangelo
Appuntamenti da non perdere
CIBO COME CULTURA
dai sapori ai saperi frammenti
per una storia locale dell’alimentazione
6a edizione - anno 2010
Ciclo di conferenze, con letture e degustazioni, promosso dalla Biblioteca
Comunale “Antonio Baldini”, dalla
Pro Loco di Santarcangelo e dalla Fiera di San Martino-Blu Nautilus, con la
partecipazione di Coop Adriatica.
Domenica 14 novembre – ore 17
“La zénta dla Rumagna”
Visita guidata in dialetto santarcangiolese a cura di Annalisa Teodorani.
Domenica 28 novembre – ore 16,30
“Atelier di cartone”
Lettura animata e relativo laboratorio
con l’utilizzo di cartoni e cartoncini,
a cura di Manolo Benvenuti e Elena
Leria Jiménez.
Per bambini dai 6 agli 11 anni.
Venerdì 19 novembre
MUSAS
Venerdì 26 novembre
Bookcrossing dalle ore 15,30 e
“Libri e disegni in libertà” ore 16,30.
Laboratorio di disegno per bambini,
a cura di Massimo Modula.
Per bambini dai 6 agli 11 anni.
“La Valmarecchia terra di tesori. Tipicità alimentari e prodotti del sottobosco”, relatore Graziano Pozzetto.
“Omaggio alla cipolla”. Storie e virtù
di un umile tubero che ha attraversato i secoli.
Venerdì 3 dicembre
“Si fa presto a dire cotto. Credenze,
riti e tradizioni in cucina”, relatore
Marino Niola.
Gli incontri si svolgeranno presso la
Sala Il Lavatoio, in via Ruggeri, con
inizio alle ore 21.
Al termine delle serate degustazioni
inerenti ai temi degli incontri.
Lettori: Stefano Stargiotti, Attilia Pagliarani, Remo Vigorelli.
Info: Biblioteca comunale di Santarcangelo “Antonio Baldini”
tel. 0541/356.299
[email protected]
Pro Loco Santarcangelo:
tel. 0541/624270
MUSEI APERTI 2010
Musei Aperti, l’iniziativa realizzata in
collaborazione con la Provincia di Rimini, prevede per tutte le domeniche
del mese di novembre
l’apertura gratuita di tutti i Musei della
Provincia e una serie di appuntamenti
dove poter interagire con il pubblico
attraverso le discipline dell’arte, della
storia e dello spettacolo.
L’Istituto dei Musei Comunali di Santarcangelo propone:
MET
Domenica 7 novembre in orario di
apertura del Museo (15,30/17,30)
Iniziativa di REMUS (Rete dei Musei
della Bassa Valmarecchia).
Domenica 7 novembre
Domenica 21 novembre
“Sparguiéd - Parole sparse fra le
note” (ore 17).
Spettacolo musico-letterario scritto
ed interpretato da Annalisa Teodorani
con musiche originali di Andrea De
Nittis e Matteo Alessandrini.
Al termine dello spettacolo verrà offerto un aperitivo.
MANI NELLA TRADIZIONE
laboratori di pratica manuale
Intrecciatura tradizionale dei vimini.
Rivolto ad adulti, il laboratorio offre
l’opportunità di apprendere la tecnica
dell’intrecciatura dei vimini partendo
dalla fase della preparazione dei materiali al fine di realizzare cesti, canestri, gerle.
Sono previsti sei incontri nelle giornate del 16/18/23/25/30 novembre e
2 dicembre (dalle ore 20,30 alle ore
22,30).
Numero massimo partecipanti 15,
quota di partecipazione euro 30 comprensiva di tutti i materiali.
Chiusura iscrizioni venerdì 29 ottobre
Luogo di svolgimento: MET – Museo
degli Usi e Costumi della Gente di
Romagna via Montevecchi, 41.
Per informazioni ed iscrizioni:
Segreteria organizzativa MET, dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 13.
Tel. 0541/624.703
Fax 0541/622.074
[email protected] - www.metweb.org
A
V
A
N
G
U
A
R
D
I
A
donna
uomo
Centro Commerciale Pietracuta
Tel. 0541 923666
CORSI PER BAMBINI
E RAGAZZI
Principianti balli di gruppo
San Marino, tutti i martedi Bar Tiro a Volo
Murata ore 17:00
Villa Verucchio, tutti i lunedì,
Ristorante Zanni, ore 17:30
Intermedio Coreographic Team
San Marino, tutti i mercoledì e venerdì,
Bar Tiro a Volo Murata, ore 17:00
Preparazione per piccoli e grandi
competitori Danze Caraibiche
per informazioni:
cell. 338 7669654
www.paistropical.it
11
12
Valmarecchia… verticale
Da qualche anno il luogo di elezione degli appassionati
romagnoli di arrampicata sportiva non sono più le note
gole di Frasassi e del Furlo bensì la nostra valle. Grazie
ad un meticoloso lavoro di ricerca, pulitura e chiodatura
delle migliori pareti della zona, l’istruttore nazionale di
arrampicata Giovanni Renzi ed il suo gruppo ha in pochi
anni reso fruibili una serie di palestre di roccia il cui
interesse ha varcato già da tempo i confini regionali.
Ogni week end è infatti possibile vedere decine di provetti scalatori esercitarsi sulle pareti di Verucchio, Pietramaura, Perticara, Pennabilli, Maiolo, fino alle Balze.
Il lavoro è stato raccolto in alcune guide cartacee pubblicate da poco ma si possono trovare tante informazioni sul sito della loro scuola di arrampicata all’indirizzo
www.valmarecchia.it
Il centro di riferimento per l’arrampicata in Valmarecchia è divenuto
giocoforza il paese di Perticara con
le sue belle e numerosi pareti adatte ad ogni livello di preparazione e
ad ogni stagione. Inoltre, l’amministrazione comunale di Novafeltria
ha per prima compreso il valore di
una attività sportiva a bassissimo
impatto ambientale, che comincia
ad avere discreti numeri in termini
di presenze, e che, assieme alle altre possibilità che il contesto montano permette come la mountain
bike, l’escursionismo o il parapendio può rappresentare una carta
importante per lo sviluppo turistico
futuro.
Giovanni impeganto sulla parete di Perticara
Per praticare l’arrampicata sportiva di
bassa valle come da noi (niente a che
vedere con l’alpinismo che si pratica sul
monte Bianco per intenderci) non sono
necessarie doti da superman ma solo
molta passione e rispetto per l’ambiente naturale, frequentare un corso base
di 6/8 giornate di attività con istruttori
qualificati e avere le basilari attrezzature
di sicurezza come corda, imbrago, caschetto e moschettoni.
Tanti i giovani e giovanissimi che si stanno avvicinando all’arrampicata consci che
se praticata con la dovuta attenzione, è
una attività sportiva molto più sicura di
quel che può sembrare con un numero
bassissimo di incidenti (di gran lunga inferiore a quello relativo ai raccoglitori di
funghi per fare solo un esempio).
E’ passato molto tempo da quando nel
1968 Cesare Maestri allora all’apice
dell’alpinismo internazionale venne in
Valmarecchia e scalò la parete di San
Leo fino alle mura del forte ma il seme
lentamente ha germogliato e Giovanni,
scalando con Maestri negli ultimi anni,
ha idealmente raccolto il testimone con
l’entusiasmo che lo contraddistingue e
con l’impegno di fare della Valmarecchia
un piccolo eldorado verticale.
Falesia della Pineta - Perticara
Giovanni Renzi
Giovanni e Cesare Maestri - San Leo, 1998
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Tagliolini
allo scoglio
Ingredienti:
pasta all’uovo
cozze, vongole, calamari,
gamberi, canocchie, scampi
Locanda dei Venti
Novafeltria 61015
Località Ca del Vento 211/D
Tel. 0541.926257
[email protected]
In una padella soffriggere misto pesce con
olio extra vergine e uno spicchio d’aglio.
Aggiungere brodo di pesce e lasciare andare per
qualche minuto.
Cuocere la pasta in acqua salata, scolare e saltare in padella
con il pesce.
Impiattare aggiungendo una presa di prezzemolo tritato fine.
Buon appetito
13
La Pizzeria 2000 ha RIACCESO IL FORNO!... vi aspettiamo.
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Nawras
101 anni
Ripartono le giornate del doposcuola con il centro interculturale «Nawras» di Novafeltria. Da due anni una decina di
volontari garantiscono a tutti i bambini delle scuole elementari un sostegno nel fare i compiti al pomeriggio. E anche
quest’anno si riparte con il servizio. «Offriremo da novembre due giornate anziché una sola come l’anno scorso - dice
Elena Allegretti, vicepresidente dell’associazione Nawras -,
di circa due ore. Il servizio sarà svolto da dei volontari: il
mercoledì presso il centro servizi di volontariato, il venerdì
al centro culturale Sip, entrambi a Novafeltria, dalle 15,30
alle 17,30. Abbiamo visto che le famiglie apprezzano molto
questo doposcuola. Soprattutto quelle straniere». I piccoli
ospiti del centro interculturale nel 2009 sono stati infatti,
accanto a quelli italiani, anche marocchini, albanesi e senegalesi. «Cerchiamo di seguire individualmente i bambini
nello svolgimento dei compiti. Per gli stranieri garantiamo un
sostegno linguistico, ma anche un’opportunità in più per socializzare con i coetanei italiani - continua Elena -. Per ogni
giornata ci sono sempre
due volontari: ragazzi
universitari, ex insegnanti e anche una mamma.
Vorremmo però allargare
ancora di più il servizio,
per questo stiamo cercando nuovi volontari
che ci diano una mano».
Per chi fosse interessato:
333/4986693.
Si, avete letto bene, anzi benissimo, la nostra Prodera
Domenica detta Minghina ha compiuto 101 anni, è
nata il 29 settembre 1909 a Scavolino di Pennabilli.
Si è trasferita, dopo essersi sposata a 19 anni, a Casalecchio di Petrella Guidi (Santagata) dove ha vissuto
per 80 anni facendo la casalinga, ora da 2 anni vive
con il figlio più piccolo a Pontemessa di Pennabilli.
La nonnina è tutt’ora autosufficente, si lava, si veste
poi si siede sul suo grande divano in pelle gialla trapuntata vicino alla finestra facendo scorrere nelle mani
chicco a chicco il suo rosario. Si lamenta solamente se
gli viene data poca piadina, alimento di cui è veramente ghiotta e che secondo lei le ha permesso di arrivare
a questa veneranda età.
Ha cinque figli uno dei quali ottantenne e ventitre nipoti che la coccolano amorevolmente.
Gli occhi di Domenica, uno in particolar modo e le
orecchie non sono più quelle di una volta, bisogna alzare la voce ma fattosi sentire le
sue risposte sono sempre lucide e
pertinenti. La saluto regalandole
una penna che conferma di saper
usare, mi sorrire all’augurio di tornare a salutarla al 102° compleanno, con tutto il cuore spero di
riuscirci.
Centro Interculturale
Auguri Minghina
Celli O.
Rita Celli
... è Cuntadoin e
la su Arzdoura
Vi ringraziano per le numerose visite allo stand TUTTOZOO
durante l’ultima fiera di San Michele.
La vita quotidina di campagna illustrata nel nostro padiglione.
�antarcangelo di �omagna
Via Cà Fabbri, 25 - Tel. 0541 621440
Savignano sul Rubicone (zona IPER)
Via Oslo, 11 - Tel. 0541 938276
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Sulla strada del turismo
Migliorare il trasporto pubblico è un obiettivo per sfruttare al
meglio le attrattive dell’entroterra.
L’assessore provinciale al turismo ha annunciato lo
stanziamento di milioni di euro per rilanciare il turismo,
strategie suddivise in 5 punti importanti uno dei quali è la promozione dell’entroterra, saranno soldi buttati
se non vengono migliorati i collegamenti tra la costa e
l’entroterra attraverso una programmazione di percorsi e
relativi orari del trasporto pubblico azioni da concertare
assieme all’assessorato in questione, la Tram e i comuni
dell’entroterra.
Mentre in inverno sono le esigenze scolastiche a condizionare la Tram in estate dovrebbe essere il turismo, ma
questo fino ad oggi vale solo per la riviera, l’assenza di
linee ad esempio come la Santarcangelo/Bellaria sono
lacune storiche da colmare così come la mancanza di
corse speciali per l’entroterra in occasioni di eventi di
grosso richiamo.
Con l’annessione poi dei sette comuni dell’alta Valmarecchia alla provincia di Rimini che “dovrebbe” essere
invasa da orde di turisti se ci limitiamo solo alla stampa
di opuscoli turistici si rischia che rimanga quella cartolina verde da guardare da lontano ma senza servizi
pubblici per arrivarci.
È possibile una mobilità migliore che tenga conto della
nuova espansione urbanistica, degli eventi e dei siti turistici almeno per la prossima estate?
Loris Dall’Acqua
Sulle splendide colline di Torriana, Villa Chandon è il luogo ideale per trascorrere piacevoli momenti ricchi di gusto.
I prodotti tipici delle terre di Romagna e le più appetitose ricette della tradizione
sono la base dei nostri piatti, sapientemente realizzati dallo chef Nicola e serviti
in una ambiente accogliente ed elegante.
Tre sale ed una veranda accolgono gli ospiti del Ristorante Villa Chandon ed una
divertente area gioco all’interno del parco consente anche ai più piccoli di
divertirsi in piena sicurezza, sempre seguiti dai nostri animatori.
Le nostre sale ospitano anche un’eccellente pizzeria con forno a legna; pizze
classiche e speciali realizzate con impasto a lievitazione naturale.
Oltre a ristorante e pizzeria Villa Chandon è Lounge Bar e location ideale per
matrimoni e ricevimenti con musica, fuochi d’artificio e animazione per
bambini.
Ristorante Villa Chandon
Via Colombarina, 15 - 47825 Torriana (Rn)
Tel. 0541/675423 Fax 0541317385
www.villachandon.it - E-mail: [email protected]
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Inaugurazione
Rete dei Musei della Bassa Valmarecchia
Il prossimo 6 novembre l’antica Chiesa di S. Agostino di
Verucchio, annessa al Museo Civico Archeologico, diventa
luogo di un “battesimo” del tutto particolare: verrà inaugurata REMUS, la Rete dei Musei della bassa Valmarecchia, creata a seguito di un accordo tra i Comuni di Verucchio (Museo Civico Archeologico), Poggio Berni (Mulino
Sapignoli), Santarcangelo (Met e Musas), e Torriana (futuro Museo della tessitura). Il filo conduttore tra le cinque
istituzioni culturali è rappresentato dal fiume Marecchia
e dalle risorse che esso ha offerto all’uomo nel tempo, di
cui ogni Museo conserva e valorizza un aspetto peculiare,
del più lontano passato ai tempi recenti. Tra gli obiettivi
principali di Remus rientra quello di creare azioni promozionali congiunte a livello turistico, culturale e didattico,
nell’ottica di una valorizzazione completa e complementare del territorio; si è ritenuto opportuno, inoltre, manifestare da subito l’apertura anche verso i Musei dell’alta
valle del Marecchia, recentemente annessi alla Provincia di Rimini, i cui rappresentanti sono stati invitati alla
manifestazione inaugurale e
con i quali si auspicano forme
di stretta collaborazione nel
prossimo futuro.
Per dare il via alla rete museale Remùs è stata scelta
certamente una sede molto
suggestiva, una chiesa medievale, recentemente restaurata
anche negli interni e valorizzata per la visita, attrezzata
per ospitare convegni, manifestazioni, mostre e attività
didattiche; in secondo luogo anche per il diretto legame
con l’adiacente Museo di Verucchio, che rimanda alle più
antiche radici della presenza dell’uomo nel territorio.
I reperti conservati nel Museo Archeologico di Verucchio
costituiscono una testimonianza alquanto significativa
della civiltà villanoviana (fiorita sulla rupe tra X - VII sec.
a.C.), che ci ha lasciato numerose e ricchissime sepolture
ad incinerazione, appartenenti ai principali esponenti dei
gruppi aristocratici del villaggio. La peculiarità del Museo
verucchiese sta nel fatto che vi si possono ammirare – tra
i numerosissimi reperti – alcuni tipi di oggetti, di uso
quotidiano ed anche simbolico, in eccezionale stato di
conservazione e per questo estremamente rari: troni ed
arredi lignei (tra cui numerosi tavolini, rinvenuti in alcuni
casi ancora “apparecchiati” come per un banchetto), abiti
in lana (mantelli, tuniche ed altri tessuti finemente lavo-
rati, colorati ed abbelliti con bottoni ed appliques), cibi di
origine animale e vegetale (tra cui noci, noccioline, uva),
contenitori in vimini ed una grande quantità di gioielli in
oro e ambra, sapientemente lavorati dagli artigiani locali.
Questi materiali organici si sono così mirabilmente conservati grazie alle caratteristiche del terreno in cui sono stati
deposti; l’importanza del sito di Verucchio – punto di riferimento a livello internazionale per “gli addetti ai lavori” – è
legata anche al ruolo storico giocato dal villaggio villanoviano: la sua posizione ne fece un crocevia di scambi di
natura commerciale e culturale, incentrati primariamente
sull’ambra, il cui approvvigionamento dalle regioni baltiche verso l’Italia centrale si intrecciò strettamente con le
attività economiche dei villanoviani verucchiesi.
Tutti questi aspetti vengono “raccontati” nelle sale espositive del Museo: l’allestimento, il ricco apparato didascalico e informativo, così come il servizio di accoglienza
al pubblico sono impostati con l’obiettivo di parlare ad
un pubblico ampio e variegato, dagli studiosi e studenti, fino ai più giovani visitatori. Anche in questo senso
i riconoscimenti – a livello nazionale ed internazionale
– non sono mancati. Per le scuole in particolare vengono
programmati percorsi tematici ed attività di laboratorio,
che ogni anno si arricchiscono nella varietà e nelle modalità di realizzazione. Ma l’obiettivo forse principale è stato
raggiunto quest’anno poiché, grazie ai contributi regionali
e agli sforzi dell’amministrazione locale, il Museo ha potuto provvedere alle ultime azioni per raggiungere tutti gli
standard di qualità, dalla nomina del direttore (Patrizia
von Eles) all’abbattimento totale delle barriere architettoniche e divenire così finalmente davvero accessibile
a tutti, meritandosi per la prima volta il riconoscimento
prestigioso di “Museo di qualità”.
Per informazioni sull’evento del 6 novembre:
Ufficio Cultura:
tel. 0541 673905 – 673927
[email protected]
Per informazioni sul Museo Civico Archeologico
(orari, visite guidate, attività didattiche):
Ufficio IAT Verucchio:
tel. 0541 670222
[email protected]
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boutique
Serivzio di sartoria interno
camicie su misura
Giorgia Boutique uomo e donna
Via 5 Febbraio. 82-84/C - Fiorina R.S.M. Superstrada San Marino, 5 km dopo il confine di Dogana (seconda rotatoria)
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aperto 9,00 - 12,30 / 15,00 - 19,30 * chiuso mercoledì e Domenica
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Data l’importanza dell’argomento riproponiamo l’intervento
sulla sanità in Valmarecchia a cura di Stefano Zanchini
Sanità in
Valmarecchia
RISULTATI RAGGIUNTI
• Oggi dal Punto di Primo Intervento di Novafeltria si va diretti a
Rimini o negli altri Ospedali dell’Emilia-Romagna sia per visite
specialistiche che per ricoveri in reparti di alta specializzazione
(tipo rianimazione) senza più dover elemosinare la presa in carico dei nostri pazienti.
• Le ambulanze sono informatizzate,collegate in rete e con la possibilità di inviare l’ECG (elettrocardiogramma) direttamente per
via telematica alla cardiologia di Rimini e di conferire così direttamente al reparto di emodinamica.
• Dal 01 settembre 2010 il sistema dell’Emergenza Urgenza è
passato all’Area Vasta Romagna lasciando definitivamente le
Marche e il nostro territorio sarà anche coperto dal servizio di
soccorso elicotteri di Ravenna che in circa 15 minuti possono
arrivare nei nostri comuni.
• Quando si verificano mancanze improvvise di personale, sia nel
servizio di emergenza che negli ambulatori specialistici, mentre
prima si restava scoperti, ora il personale viene subito rimpiazzato dalle altre unità operative e dagli altri servizi.
• Sono già stati attivati ambulatori specialistici che mai erano stati
presenti sul nostro territorio : reumatologia, ematologia, dermatologia chirurgica, nefrologia.
• Dal 15 settembre 2010 inizierà l’attività specialistica di chirurgia della mano e auspichiamo anche l’attivazione della chirurgia
vascolare venosa.
• Nelle Case di Riposo di Novafeltria e di Sant’Agata Feltria c’è
oggi un infermiere professionale per 38 ore settimanali, mentre
prima, specie per terapie iniettive in orario serale si doveva spesso ricorrere al solo volontariato.
• Per i presidi legati alla non autosufficienza il medico di medicina
generale formula la richiesta e un terapista della riabilitazione
appositamente formato va al domicilio a fare il sopralluogo e
vengono portati a casa i presidi di cui si ha necessità.
• Si è provveduto alla informatizzazione di tutti gli studi dei Medici
di Famiglia sul territorio e degli Ospedali con un unico sistema
regionale (Sole) e ora tutti i referti di visite specialistiche e indagini diagnostiche sono in rete e quindi arrivano nel computer
del medico on - line e in tempo reale, un fatto di straordinaria
importanza.
• Attraverso il CUP (centro unico di prenotazione) si accede a tutte le prestazioni: poi uno decide se andare a Rimini, Riccione,
Cattolica, Santarcangelo o Novafeltria e quindi si è ampliata per
l’assistito la scelta sia dei luoghi che dei tempi del servizio.
• La Farmacia dell’Ospedale è aperta tutti i giorni della settimana
con la presenza del farmacista (prima il farmacista era presente
non più di un giorno a settimana) e in questo modo i pazienti
possono decidere se andare a prendere le medicine in questa
struttura o continuare a usufruire delle farmacie territoriali, come
legittimo loro diritto.
• Il Fondo Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna legato alla non
autosufficienza è del 30-40% superiore a quello delle Marche
che erogava nel nostro distretto un assegno di cura fisso di 200
euro per 15 - 20 assistiti in tutto. Con i nuovi fondi si riuscirà ad
erogare un assegno di cura (peraltro modulato e qualcuno arriverà a percepire fino a 600 euro) a circa 80-90 anziani e alle loro
famiglie; poi c’è il fondo per i disabili e quello per i gracer, cioè
per coloro che sono affetti da gravi patologie acquisite.
A Verucchio in mostra
“La Costituzione illustrata”
Dal 18 al 28 ottobre 2010, il Comune di Verucchio
ospiterà la mostra itinerante, dal titolo “La Costituzione illustrata”, patrocinata dalla Regione EmiliaRomagna.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni
per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e crea un
percorso attraverso le parole della Costituzione e le
interpretazione che ne danno Altan, Daniele Luttazzi, Gipi, Tanino Liberatore, Lorenzo Mattotti, Vittorio
Giardino, Sergio Toppi e altri affermati talenti del disegno e del fumetto.
Le finalità della mostra sono di carattere didattico e
divulgativo; tutti potranno visitarla gratuitamente.
La mostra verrà allestita nella sala “Tondini”, al primo
piano del centro civico di Villa Verucchio; nei giorni
feriali sarà possibile visitarla dalle 8,30 alle 13,00,
mentre domenica 24 ottobre essa sarà aperta con orario continuato dalle 9,00 alle 18,00.
21
Mateureka, Museo del Calcolo
Il Museo di Pennabilli presenta gli strumenti, le idee e i concetti di
una fra le più affascinanti avventure del pensiero umano.
All’inizio del percorso sono esposti centinaia di oggetti,
originali e preziosi, che aiutano a ripercorrere la storia del
calcolo e della matematica. Si possono ammirare un cono
di fondazione e tavolette sumere di 4.500 anni fa, lapidi
romane ed iscrizioni etrusche, abachi, suan pan cinesi,
soroban giapponesi, schoty russi, un astrolabio, una tavola
per contare medioevale, quipù inca e chimpù peruviani,
la “Summa” di Luca Pacioli, cilindri e bastoni di Nepero,
compassi di proporzione, la Pascalina, regoli e nomogrammi, aritmografi, calcolatrici meccaniche, elettromeccaniche, elettroniche e programmabili, computer.
Attraverso numerose sale-laboratorio si sperimentano i
concetti e le idee della matematica con l’intento di trasmettere non solo conoscenze ma, principalmente, emozioni. Si può “osservare” l’infinito e lo zero; “manipolare” il teorema di Pitagora o “immergersi” in un viaggio
emozionante all’interno di un
frattale; “giocare” con i numeri
primi e il pi greco o rimanere
affascinati da quel numeretto
d’oro che fa apparire bello tutto
ciò che ci circonda e “scoprire”,
pian piano, che la matematica
è alla base della informatica, di
internet, della realtà virtuale,
della robotica e che la sua presenza è dentro la nostra vita di
tutti i giorni.
All’esposizione permanente degli strumenti più significativi del calcolo e delle idee basilari della matematica, Mateureka affianca un’attività, anche esterna al Museo, di
mostre temporanee, convegni, dibattiti, pubblicazioni che
diventano fondamentali non solo per il Museo ma per tutto
il territorio. Attraverso queste attività culturali Mateureka
sta diventando uno dei motori principali di cultura scientifica che contribuiscono a fare di Pennabilli una importante
e significativa città d’arte.
L’allestimento delle mostre temporanee, inoltre, rende
sempre diversa ed appagante la visita; attualmente sono
visibili quella sui quadrati magici, la mostra lampi di genio
e l’esposizione, in occasione dei 500 anni, del De Divina
Proportione di Luca Pacioli e delle 60 tavole dipinte da
Leonardo da Vinci.
Una sintesi significativa delle ultime mostre è presentata
sul sito internet del Museo www.mateureka.it (in italiano)
oppure www.mathmuseum.eu (in inglese).
I numerosi e prestigiosi riconoscimenti scientifici, anche
internazionali, collocano Mateureka ai primi posti per ciò
che riguarda la “memoria” e lo studio della storia del calcolo e la visita a questo Museo, unico in Europa, rappresenta una positiva esperienza per comprendere la plurimillenaria avventura intellettuale, densa di curiosità e di
stimoli all’approfondimento, iniziatasi con le primordiali
tecniche e strumenti di conteggio.
Ulteriori informazioni, sul sito internet www.mateureka.it o
al numero 0541 928659.
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Fiera di San Martino
Santarcangelo 11-14 novembre 2010
San Martino è una ricorrenza storica fra gli appuntamenti
di Santarcangelo di Romagna: una fiera autenticamente popolare la cui notorietà supera ampiamente i confini
locali. L’edizione di quest’anno durerà da giovedì 11 a
domenica 14 novembre. I settori specializzati apriranno
già nella serata di mercoledì 10.e il Luna Park funzionerà
da venerdì 5 a domenica 14.
Da annoverare tra i motivi trainanti di questa notorietà:
la Sagra Nazionale dei Cantastorie, che si svolge ogni
anno dal 1982, e il detto popolare che caratterizza San
Martino come ‘Fira di Bech’ (la fiera dei becchi, cioè dei
cornuti), con le celeberrime ‘corna’ appese sotto l’Arco
di piazza Ganganelli.
La Sagra dei Cantastorie, giunta alla 42a edizione, presenta anche quest’anno alcune delle voci più significative
dei menestrelli contemporanei provenienti da diverse regioni ed appartenenti a tre generazioni di artisti. La novità
si quest’anno è rappresentata da un gruppo di cantastorie
toscani che presenterà “La Canzone della Libertà”, un
omaggio al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, raccontato dai canti popolari
Altra novità di questa edizione sarà il ritorno dei trattori nel piazzale Francolini. Si conta così di rilanciare
il settore delle macchine agricole e degli automezzi da
lavoro, eredi della tradizione contadina della Fiera, che
potranno di nuovo diventare un’attrazione non solo per
gli addetti ai lavori. Da non perdere fra i tanti eventi in
programma, il 12° “Palio della Piada”, che mette in scherzosa competizione personaggi pubblici e cittadini privati in
una sfida alla piada migliore. Completeranno il programma
animazioni ed artisti di strada, ispirati all’antica tradizione
delle Fiere paesane ed il grande Luna Park, per la gioia di
bambini e ragazzi.
La kermesse conferma la presenza di oltre 500 espositori, tra cui spiccano per varietà e qualità, i produttori
ed i commercianti di prodotti alimentari tipici ed i punti
ristoro, con le più svariate proposte gastronomiche, della
tradizione romagnola ma anche di altre regioni. Anche
quest’anno, infatti, ritorna una delegazione della Val di
Non con le prelibatezze del Trentino. Ci saranno anche
stand dall’Alto Adige, dalla Toscana e dalla Puglia. Ma
la vera regina della Fiera, da tutti ambita e consumata,
come in un rito immutabile, è la piadina con la salsiccia
e la mitica cipolla di Santarcangelo.
Alcune riflessioni sulla storia
delle fiere
L’incontro e lo scambio. Le fiere,
tutte le fiere, anche quelle non
di Santarcangelo, nascono e si
sviluppano come grandi eventi
commerciali.
Nei lunghi secoli in cui i territori, la società e l’economia sono
rimasti chiusi a compartimenti
stagni, le Fiere rappresentavano
forse l’unica possibilità d’incontro e di scambio. Con le merci
potevano circolare anche le
persone, le idee, i linguaggi, i
comportamenti, le informazioni.
In questo senso, le Fiere svolgevano anche una funzione socioculturale, in senso lato. Un po’
come succedeva nel Medioevo
con i grandi pellegrinaggi.
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karate • Tennis e
Danze caraibiche
La struttura è attrezzata e svolge attività
per persone diversamente abili.
Le Fiere, di per sé, non avevano necessità di “eventi”
collaterali. Il vero spettacolo era costituito dal bestiame,
dalla folla, dall’esposizione dei prodotti, dalla cottura dei
cibi all’aperto: tutte visioni straordinarie e festose in un
contesto di povertà e restrizione quotidiana.
Le Osterie. L’aspetto ludico era soddisfatto, soprattutto,
dopo aver chiuso i contratti, dal mangiare e dal bere in
compagnia, in una delle numerose Osterie (più di 30, tra le
due guerre), stabili o aperte solo durante le Fiere. Qualche
Osteria, per l’occasione, dava segno di partecipare alla Festa, appendendo all’esterno un vistoso ramo d’albero.
Accontentata la fame e la sete, via libera al gioco, delle
carte o dell’ormai dimenticata morra, comunque d’azzardo. Forse perché accompagnato spesso da risse furiose,
il gioco nel tempo di Fiera è stato a lungo represso, come
un’insubordinazione mai domata dagli Ordini Costituiti.
Lo spettacolo della Fiera. Per gli uomini e le donne del
mondo agricolo, il tempo del non lavoro era già Festa.
Altro non serviva. Ovviamente c’era qualche eccezione,
qualcosa di assimilabile all’odierno senso dello spettacolo. Per esempio, l’orso ammaestrato della foto o i declamatori di poesie popolari in dialetto.
Oppure il Ballo, che ha animato il tempo delle Fiere fino
a pochi decenni fa; il Ballo a pagamento, organizzato non
certo all’aperto ma nei luoghi deputati, al riparo da occhi
indiscreti perché occasione d’incontri e di seduzioni. Ma
erano solo momenti collaterali, importanti nel ricordo dei
pochi che li praticavano. Piccola cosa rispetto al grande
spettacolo della Fiera.
I Cantastorie. Anche i Cantastorie, in passato, non avrebbero mai partecipato alla Fiera in gruppo e su un palco,
come avviene oggi durante San Martino. Da autentici professionisti della Piazza, neppure si sarebbero sognati di
esibirsi a cappello, come fanno oggi i buskers: avrebbero
fatto la figura degli accattoni. I cantastorie, in realtà, partecipavano alle Fiere sfruttando le loro abilità artistiche
e la loro esperienza prossemica, per attirare, sedurre ed
imbonire il pubblico.
Lo scopo finale del treppo era la rottura e, cioè, la vendita
di fogli volanti, di lamette da barba, di santini con Papa
Giovanni. Come dire: le storie raccontate, quasi sempre drammatiche, erano bonariamente sfruttate come
spot pubblicitari per potersi
guadagnare la giornata.
L’evento è la gente.
Certamente oggi i tempi
sono cambiati ed esiste una
maggiore richiesta di eventi
collaterali, anche a carattere culturale. Nel ritrovarsi in
Piazza, la gente cerca la sorpresa dell’esibizione dal vivo,
un po’ anche per rispondere
alla saturazione televisiva. Il
vero spettacolo per la gente è
la gente stessa: vedere la folla, starci dentro, stare gomito a
gomito, in una nuvola di odori, fumi, suoni e colori.
A qualcuno questo pare solo caos e disturbo. In realtà, anche questo può essere cultura e socialità: apprendere dal
vivo la capacità di vivere e convivere nello stesso spazio.
Natalino Cappelli
Passioninsieme vi aspetta alla “Fìra di Béch” a Santarcangelo, in via
A.Costa, l’11 di novembre 2010, (in occasione della Fiera di San Martino) per affrontare con ironia l’argomento:
“L’infedeltà questa conosciuta” Corna, cornini, cornetti ….
storie e riti scaramantici, perché prevenire è meglio che curare.
Se poi è già successo ...abbiamo l’unto per tutti i mali e speriamo bene.
Facciamo le corna va!!!
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Si accende l’autunno
vieni a scoprire
le offerte 2010-2011
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24
Allevare con Amore
Sulla nostra tavola una carne “speciale” grazie all’azienda
agricola di Grazia Pietro a Miniera di Novafeltria
Nel 1964 con la chiusura della Miniera di zolfo del Certino (Miniera-Perticara) Grazia Domenico, Mio padre, ha
acquistato “Scandolaio”, un podere con una piccola casa
rurale e 15 ettari di terra coltivabile, sito a Miniera.
Ristrutturò l’immobile, costruì una piccola stalla a stabulazione fissa e una fienile-magazzino per foraggio e cereali. Iniziò la sua attività con circa 10 mucche di razza
Simmental (pezzata rossa) che acquistava alle fiere.
Produceva latte, faceva qualche foraggio per uso famigliare, vendeva qualche vitello e vitellone; uno degli acquirenti era Celli Agostino che aveva una macelleria a
Novafeltria. Aveva i maiali sempre per uso famigliare,
galline, conigli, piccioni.
Vendeva il fieno e i cereali prodotti in azienda, comprava
e vendeva qualche capo di bestiame sui mercati.
Nel 1982 dopo gravi problemi di salute, Domenico, mio
padre, mi mise davanti alla scelta di continuare il lavoro
aziendale (comunque avevo sempre collaborato nella attività dell’azienda, mi interessavo soprattutto del lavoro
della campagna, i miei portavano avanti al stalla) o di
chiudere e vendere tutto.
Era il 1985 quando con mia moglie ho iniziato ad organizzare il lavoro a tempo pieno sia della campagna
che della stalla. Dopo qualche anno, circa nel 1990, ho
ampliato e modificato le strutture esistenti, passando da
stabulazione fissa a quella libera. Ho aumentato qualche
capo di bestiame sempre di razza meticcia: da 15 sono
arrivato a 40. Alcuni capi erano di produzione mia altri li
compravo ancora piccoli (circa 3-4 mesi) e poi li mettevo
sotto ingrasso.
Per darvi qualcosa in più
mettiamo nei nostri salumi
solo carne, sale, pepe.
bianchi/comunicazione
Celli Agostino con uno dei suoi tori Ergum a Pian del Bosco di Novafeltria (1954)
Via IV Novembre, 11 Novafeltria (RN) -Tel. +39 (0)541920267 - [email protected] - www.bottegadellacarne.com
25
Ho continuato ha vendere le carne a Celli Domenico che, anche
lui come il padre, aveva un certo interesse verso la mia produzione, stimolandomi ad avere più capi a ciclo chiuso: fattrice-vittellovitellone.
Ho acquistato un toro da riproduzione per avere una fecondazione naturale ed essere il più possibile autosufficiente. Tuttora
abbiamo due tori marchigiani selezionati.
Ho sospeso la vendita dei foraggi e cereali per integrarli nell’alimentazione del bestiame. Ho costruito un fienile, un’altra stalla
sempre a stabulazione libera con box anche fuori, in modo che
la mucca possa uscire.Ho ristrutturato la casa e mi sono trasferito in azienda, era il 1995.
Non era facile. I debiti erano tanti, il reddito aziendale non era
sufficiente per coprire i debiti dell’azienda e per far fronte alle
spese famigliari: avevo 2 figli. Così assieme al mio macellaio ho
deciso di realizzare un prodotto di alta qualità e Celli ha espresso
il desiderio di avere una razza pura nella sua specie, eliminando
gli incroci presenti in azienda. Ero dubbioso e preoccupato per
questa operazione che si prospettava lunga nel tempo (10 anni)
e costosa, ma in controparte vi era un prodotto di sicura qualità
e il nuovo contratto con Celli, il quale mi garantiva l’acquisto di
tutti i bovini Marchigiani nati e allevati nella mia Azienda.
Con questa prospettiva, e la sicurezza del bovino venduto ancora
prima che sia nato, ho stipulato con Celli un contratto di collaborazione, programmando il lavoro da intraprendere.
Abbiamo pensato, logicamente alla razza Marchigiana, (sottovaluta sino ad ora), non solo perché abitiamo nella ragione Marche,
ma essenzialmente perché delle tre razze IGP (Vitellone Bianco
dell’Appennino Centrale: Romagnola - Chianina - Marchigiana)
la razza Marchigiana è la più giovane di storia, ed è stata concepita da incroci con la Chianina e la Romagnola con l’obbiettivo
della sola produzione di carne, infatti la fibra di quest’ultima è
nettamente più fine, quindi più tenera.
Era il 1997. Abbiamo acquistato le prime 10 mucche a Urbania,
e il toro selezionato al Centro Genetico di Perugia.
Con l’introduzione della Marchigiana abbiamo ottenuto il riconoscimento del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).
È stato un lavoro lungo e intenso (circa 8-9 anni), nel frattempo
ho convertito le coltivazioni al biologico, ho costruito una nuova
struttura per avere una stalla solo per la riproduzione (con fattrici)
e una solo per l’ingrasso. Il 70% dei prodotti usati in azienda, sono
di mia produzione e il restante è impiegato con mangimi non OGM.
Ho realizzato dei pascoli (circa 35 ettari) nel Parco Minerario di
Perticara, per poter tenere il bestiame fuori più tempo possibile:
da Aprile a Novembre circa.
Attualmente l’azienda conta 75 ettari di terreno coltivabile, circa 60 fattrici, 30 vitelli, 30 vitelloni e 2 tori da riproduzione
selezionati. Sia io che mia moglie non abbiamo mai creduto nella coltivazione e allevamento in forma estensiva ma abbiamo
sempre lavorato con rispetto del territorio e degli animali.
Riusciamo a seguire i parti e in caso di influenza curiamo gli
animali con preparati casalinghi.
La realtà odierna ci porta anche a noi agricoltori ad essere sempre al passo con la richiesta del mercato, così abbiamo aderito alla nuova richiesta di Celli Domenico : realizzare una carne
pregiata con particolari caratteristiche: così nel 2006 nasce in
azienda il 1° Bue Marchigiano.
Pietro Grazia, Domenico Celli
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Galeotta fu
la cassettiera
Posta davanti alla necessità di acquistare una cassettiera,
un po’ nostalgica degli anni universitari in cui mi muovevo in una casa che sembrava uno showroom, memore
forse dei sei mesi passati in Svezia o semplicemente entusiasta per aver trovato il modello dei miei sogni a poco
prezzo, decido di andare a fare shopping al paradiso dei
mobili “assembla-da-te”: l’Ikea.
Non appena informato del fatto, Lui non ha perso tempo per sottolineare il suo disappunto. Lui, convinto sostenitore dei “mobili di una volta, quelli che durano”,
ama infatti cimentarsi nel riciclo di
mobili di nonni, zii e prozii, magari
di indubbio valore, ma certamente
non pass par tout dell’arredamento.
Conscia del mancato supporto, ho
optato per metterlo davanti al fatto
compiuto, anzi, incastrarlo con la
richiesta di collaborare alla creazione della mia nuova cassettiera.
Calcolatrice.
Dopo la canonica lamentela di rito
per non aver seguito il suo saggio
consiglio, ha comunque deciso di
accontentarmi. A dover di cronaca, va detto infatti che Lui ha un
caratterino tutto suo e con l’età il
timer della sua pazienza è ridotto
all’osso. Non regge, senza accalorarsi, di fronte a discussioni frivole,
figuriamoci il confronto con tutti
quei pezzetti bastardi di compensato che vogliono farsi passare per mobili. Ma non mi
lascerebbe mai sola, e mi compiaccio già nel pregustare
la scena. Dal canto mio gli ho offerto l’occasione buona
per andare a comprare un nuovo avvitatore russo (relativamente al quale potrei elencare io tutte i contro del
caso, ma sorvolo).
Puntualissimo, inizia con
un leggero brontolio, affila gli arnesi
pronto alla battaglia e ci mettiamo entrambi all’opera.
Lo sconforto lo prende non appena si rende conto che
nei due piccoli scatoloni erano nascoste decine e decine
di parti, piccolissime, che ora coprono l’intera superficie
della stanza. Ci aspetta probabilmente una lunga serata e
Lui comincia da subito a dare segni di cedimento.
Abbiamo tutti e due le mani occupate dal primo istante: istruzioni io, strumenti Lui. Ma poiché Lui fa questo
genere di cose da quarant’anni e ormai si sa, ha occhio,
decide di snobbare le minuziose e chiarissime istruzioni
allegate al mobile, sovvertendo l’ordine delle azioni più e
più volte. Risultato: ha già dovuto montare e smontare lo
stesso pezzo quattro volte. Cerco di ignorare la cosa, ma
aspetto il disastro che, beffardo, arriva quando, tentando
una capovolta in posizione precaria, schiaccia e semi-distrugge una parte di cassetto. Già immagino la mia bella
cassettiera Ikea sostituita da una cassettiera di ciliegio
anni ’20... Fortunatamente, alla faccia dei malevoli che
avrebbero ritenuto la qualità inesistente, il cassetto regge
e la mia tenacia ha la meglio sul suo disfattismo.
Dopo la prima fase un po’ concitata, il lavoro avanza regolarmente: siamo una squadra e le istruzioni Ikea la fanno
da padrona. I compiti sono ben divisi, i tempi scanditi e si
procede di gran lena. Seppure con qualche divergenza di
opinioni, arriviamo alla fine e la mia cassettiera è bellissima. Proprio come la desideravo. La cosa migliore è che
questa cassettiera mi ha offerto l’occasione per passare
un po’ di tempo con mio papà, come non facevo da anni.
Chissà che il simpatico Ingvar Kamprad, quando ha deciso di realizzare il suo impero su un concetto così semplice come i mobili da montarsi da soli, in realtà non avesse
già in mente di farci questo meraviglioso regalo?
Lucia Ugolini
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Vitali ai giovani
Visita del presidente della Provincia alle scuole di Novafeltria
Lunedì 20 settembre, il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, accompagnato dal sindaco di Novafeltria Vincenzo Sebastiani, si è recato in visita al polo
scolastico di Novafeltria, dove ha incontrato la dirigente
scolastica Tea Giannini, i docenti e gli studenti. Al termine della visita, Vitali ha dichiarato: “Il Polo scolastico
di Novafeltria rappresenta una risorsa e una ricchezza di
assoluto rilievo nella nostra provincia. La qualità delle
strutture, la cura da parte dei docenti, la partecipazione
attiva degli studenti nell’organizzazione e nella vita degli
istituti, sono punti di eccellenza che abbiamo il compito
di custodire, valorizzare e sviluppare. Sono rimasto molto
colpito non solo dalla bellezza delle strutture, dal magnifico contesto ambientale e naturale in cui sono inserite
le aule, dalla quantità e qualità dei laboratori, ma anche
e soprattutto dal clima di serenità, responsabilizzazione
e partecipazione che si respira tra studenti e docenti. Il
significato di questo polo scolastico va ben aldilà di quello, seppur importante, legato allo studio, alla formazione,
all’educazione, alla qualifica. È anche grazie a strutture
come queste che un paese, una vallata, una comunità
ritrova un senso vero, compiuto, concreto e quotidiano
di appartenenza e identità. Se le generazioni precedenti,
per studiare, si sono dovute sobbarcare viaggi all’epoca
ancora più lunghi e faticosi verso Rimini o Pesaro, oggi
è concreta l’occasione (ma anche la responsabilità) di
arrivare ad un importante traguardo educativo e di qualifica vicino casa, in una struttura all’avanguardia”. E il
presidente propone di valorizzare tutto questo attraverso
una ‘sfida’ ai giovani studenti: “Il modo migliore per valorizzare tutto questo è studiare per fare in modo che, una
volta finito il percorso didattico, gli studenti di oggi siano
i futuri imprenditori di questo magnifico territorio.
Pensare, volere bene al proprio paese, alla propria valle,
alla propria comunità è, in primis, viverla lavorandoci,
facendola crescere tramite l’impegno e le competenze
accumulate nel corso degli studi. Propongo agli studenti
della Valmarecchia un patto: una volta concluso il loro
percorso formativo (non importa quanto lungo e di quale
tipo, per qualcuno potrà finire dopo la qualifica triennale,
per altri finirà dopo la laurea) abbiano l’obiettivo di rimanere a vivere nei loro paesi, restituendo alla comunità
locale le competenze acquisite con la pratica, l’esercizio
e lo studio, aiutandola a sviluppare innovazione e imprenditoria locale. Dobbiamo darci, insieme, un obiettivo alto
ed ambizioso che non sia solo economico o commerciale
ma anche culturale, sociale e civico. E’ una questione
d’identità locale di cui andare fieri. Gli abitanti della Valmarecchia sono all’incirca, oggi, diciottomila, l’obiettivo
di tutti noi deve essere quello di invertire un trend negativo che vede ogni anno perdere abitanti, tornando a popolare i borghi e le valli con passione, convinzione, amore.
Nel farlo, rispetto alle generazioni precedenti dei genitori
e dei nonni, i ragazzi di oggi hanno uno strumento in più.
Questo magnifico polo scolastico che è l’esempio concreto di quanto noi crediamo in questo progetto, in questo
patto. Poche altre realtà italiane possono competere per
bellezza con la Valmarecchia, bellezza che, prima che
ambientale e paesaggistica, risiede in una comunità ricca di valori forti e dal sapore antico. Diamoci insieme
l’obiettivo di farla crescere e sviluppare insieme, rafforzando le strutture territoriali”.
Rita Celli
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Girotondo intorno
al mondo
Una famosa canzone di qualche anno fa mi ha dato lo
spunto per riflettere su quello che, inesorabilmente, sta
accadendo fuori dal nostro
giardino.
Non è sempre facile accorgersene, ma siamo molto fortunati. Il nostro piccolo angolo
di mondo corrisponde ad una
valle lussureggiante che offre
una natura rigogliosa, fresche
montagne, un fiume tranquillo e dolci colline fino al mare.
Non possiamo dire che i nostri
comuni siano un’area particolarmente industrializzata ma
sono ricchi abbastanza da offrire lavoro, e ancora abbastanza incontaminati da poter sperare in un futuro sereno
per quelli che abiteranno queste terre dopo di noi. Sembra
che il nostro piccolo paradiso sia lontano anni luce, o forse
immune, da ciò che accade intorno. Molti non sono interessati a mettere il naso oltre la siepe ma oggi, inesorabilmente, è il mondo là fuori che viene a farci visita.
La vita di paese ha regole sue: chi di noi non deve confrontarsi con la sconfortante realtà per cui tutti sanno
tutto di tutti, le voci si rincorrono in un assurdo telefono
senza fili e ogni sussurro è notizia? È una mancanza di
privacy spiazzante, ma che, sotto altri punti di vista, ad
un occhio forse più distaccato, sembra conferisca al paese una sensazione di maggiore appartenenza, intimità e
protezione. Per non citare il fatto che, risalendo l’albero
genealogico, alla fine si è pure tutti parenti.
A mettere in crisi questo equilibrio, ci pensa oggi la globalizzazione, che privata del suo significato altisonante,
si riduce ad un flusso continuo (nel nostro caso in crescita) di beni, materiali e persone. Flusso che va e flusso che
viene, che allontana e che porta. Se chi lascia il focolare
domestico per andare alla scoperta del mondo viene visto
come un impavido avventuriero, chi arriva non ha spesso
la stessa considerazione. Ebbene, sembra che in questo
caso la memoria storica ci giochi un brutto tiro: ci siamo
forse scordati dei nostri nonni, zii o conoscenti che nel
secolo scorso hanno dovuto abbandonare il nostro piccolo
angolo di paradiso alla ricerca di miglior fortuna? Forse
no, o forse l’ignoranza prevale.
Il fatto è che la crescente urbanizzazione e il costo del
mattone sicuramente più competitivo rispetto alla costa,
rendono le nostre colline un habitat ambito per molti fortunati che hanno scelto la Valmarecchia come nuova casa.
Fortunati sì, perché è indubbiamente un posto meraviglioso, coraggiosi anche. È infatti forse più facile inserirsi in
città, dove si procede in un’anonima quotidianità e non
si è costretti ad affrontare la curiosità ed a volte l’ostilità
del prossimo. Fattore politico? Non credo. Culturale? Forse. Sicuramente il paese ha le orecchie lunghe e gli occhi
sempre attenti. Trasferirsi in paese è un po’ come entrare
in una nuova scuola dove i compagni si conoscono già tutti
e sono un gruppo affiatato. Una fatica titanica.
Che fare dunque? Nonostante i cambiamenti possano essere vissuti da molti in maniera drammatica, il ripopolamento della nostra valle da parte di nuove famiglie, italiane e
non, è inevitabile e può rappresentare una grande ricchezza, un’opportunità di crescita e apertura mentale da sfruttare nella giusta maniera. Ancora non esistono occasioni
o strutture vere e proprie a sostegno di un’adeguata integrazione. Oltre alla scuola e alla parrocchia, che per loro
natura non possono coinvolgere la totalità delle persone,
contiamo solo tiepide iniziative di volontariato, sostenute
da grandi idee ma ancora troppo poco conosciute.
La speranza per i nuovi venuti è di una veloce, sana e costruttiva integrazione, mentre, per gli indigeni, l’appello è
di provare a concedersi il lusso di un nuovo punto di vista.
È fondamentale vivere il cambiamento non come una instrusione, ma come l’occasione buona per ravvivare quel
legame con la nostra storia e le nostre tradizioni che ultimamente sembra sopito.
Si possono accettare gli altri solo conoscendo e rispettando se stessi.
Lucia Ugolini
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La Grande Rosa
Parco della Rimembranza Casteldelci
Se c’è una stagione che a me
piace, quella è sicuramente
l’autunno. Le giornate sono
ancora abbastanza lunghe per
permettersi rilassanti passeggiate, e il sole è ancora abbastanza caldo. Ogni angolo della
natura è ricco di colori incredibili, alberi color rosso fuoco,
cespugli il cui colore varia dal
giallo bronzo all’arancio, e tutto questo mi mette di ottimo umore.
In una delle mie passeggiate decido di andare a visitare un
piccolo parco, piccolo ma dal grande valore: la grande rosa.
Creato circa 10 anni fa’, sulle ceneri di quello presistente
del 1930, ma che giaceva in stato di abbandono, il parco
della rimembranza “la grande rosa” nasce per celebrare il
50° anno della costituzione italiana, a ricordo dei dispersi
di tutte le guerre.
Sorto in località Mercato di Casteldelci, in un piccolo
spiazzo a cui fà da corona un piccolo bosco di ippocastani, e dove si trovano anche i resti di una piccola cappella,
a ricordo del monastero che sorgeva li accanto, qui gli
scolari della scuola “Maria Gabrielli” nell’ambito del pro-
getto cenotafio (tomba vuota
appunto), affissero ai tronchi
degli alberi targhette di terracotta a ricordo, e ora vi è anche
una lapide di ferro battuto con i nomi dei soldati locali
morti o dispersi durante i due conflitti mondiali, e al centro dello spiazzo una grande rosa di ferro battuto, con ai
piedi la scritta “in ricordo di tutte le guerre”.
Sarà stato l’autunno, sara’ stato il pensiero di giovani vite
spezzate in nome di egoismi assurdi, sarà l’aver messo
poi, questo ricordo e questi valori, in un contenitore così
suggestivo anche dal punto di vista naturalistico, mi sono
commosso.
La vita è un valore davvero grande da salvaguardare con
ogni mezzo, non un giocattolo da far usare ai potenti per
i loro assurdi giochi di potere.
Ho ripreso la mia passeggiata, in direzione del piccolo
laghetto sottostante e in compagnia dei mei pensieri, ho
apprezzato maggiormente anche la natura circostante,
che prepotentemente, mi veniva incontro con i suoi profumi di sottobosco e con la ricchezza dei suoi colori.
Cresti Gianloris
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Poliambulatorio
Specialistico
Diagnostico
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organizzativi della normativa vigente della Regione Emilia Romagna avvalendosi della collaborazione della FISIOKINETICA, marchio altamente specializzato nella fisioterapia e riabilitazione a cui ha affidato questo specifico settore.
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Oggi la Tecarterapia è riconosciuta come uno dei trattamenti di
maggiore rapidità ed efficacia nella cura di molte patologie articolari,
osteoarticolari e muscolari, sia acute che croniche. Si tratta di una tecnologia avanzata, scientificamente sperimentata che agisce sui tessuti
biologici profondi in modo naturale e non invasivo, attivando dall’interno i processi riparativi e antinfiammatori.Messa a punto nel mondo
dello sport al fine di accelerarei tempi di ripresa si è rapidamente estesa a varie branchedella medicina e utilizzata da moltissime persone
che,senza essere degli atleti presentano traumi e patologie soprattutto
muscolo-osteo-articolari sia acute che croniche. Grazie alla potenza e
alla velocità della Tecarterapia ilsollievo dal dolore sarà immediato e
i tempi di guarigione decisamente ridotti. È una metodica operatoredipendente, il che significache deve essere usata da fisioterapisti opportunamente formati, in mano ai quali può esprimere le massime potenzialità. La prescrizione della Tecarterapia spetta sempre al medico, è un
metodo non invasivo, assolutamente indolore e le uniche controindicazioni sono rappresentate dalla gravidanza e dal Pace-Macker.
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assicurazioni
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Il Poliambulatorio Domus-Medica ha predisposto uno staff di professionisti al servizio degli atleti sia agonisti che amatoriali al fine di
garantire la pratica dello sport in sicurezza, finalizzata al benessere
psico-fisico, al miglioramento delle prestazioni atletiche e ovviamente
al recupero in seguito ad infortuni. Lo staff è formato da:
• Dott. Stefano Zanchini, Spec. in Medicina delloSport che si
occupa delle visite di idoneità sportiva e quindi controlla e certifica
l’idoneità dell’atleta a cimentarsi nella disciplina che desidera;
• Dott. Roberto Barbagli, fitoterapeuta, master in nu­trizione e
dietetica e Dr. Filippo Barbagli laureato in tecniche erboristiche
e in scienza della nutrizione cui spetta il compito di curare l’aspetto nutrizionale aiutando l’atleta ad ottimizzare il corretto rapporto
alimentare e a raggiungere e mantenere il peso ideale. Attraverso la
valutazione della composizione corporea mediante esame impedenziometrico tricompartimentale si determineranno massa grassa, massa
tissutale attiva, massa extra-cellulare parametri fondamentali per una
corretta programmazione dell’allenamento e per verificare eventuali
stati di super allenamento. Si valuteranno inoltre i progressi del lavoro
svolto, lo stato fisico, il metabolismo basale e il dispendio energetico.
• Dr. Tomaso Mazzoli laureato in Scienze Motorie, Preparatore
Atletico, che si occupa delle Valutazioni Funzionali dello sportivo mediante test ergonomici al fine di “fotografare” la condizione atletica e
program­mare-monitorare periodicamente l’allenamento. A tal fine si
eseguono tutta una serie di test che variano aseconda della disciplina
sportiva, al fine di personalizzarel’a llenamento mirato a migliorare
le performance atletiche o anche solo per il raggiungimento di una
soddisfacente condizione fisica o per il recupero post i­nfortunio.
• Completano lo staff una serie di Specialisti Ortopedici, Fisiatri
e una equipe di Terapisti della Riabilitazione che con estrema professionalità e competenza, sfruttando anche strumenti e trattamenti
innovativi, si prendono in carico l’atleta infortunato o operato e lo
seguono fino al completo recupero.
Diagnostica specialistica
Ecografie internistiche e muscoloscheletriche
Ecografie ginecologiche, morfologiche, colposcopie
Egg, Egg-Holter 24 ore, Holter pressorio 24
ore, ecocardiogramma, Egg test da sforzo
Ecocolor-doppler arterioso e venoso
Ecografie prostatiche
Esame audiometrico e vestibolare
Dermatoscopia
Visita oculistica completa
Es. baropodometrico
Polisonnografia per apnee del sonno
Test allergologici
Programmi dietetici
Test intolleranze alimentari
Esame impedenziometrico tricompartimentale
Terapia del dolore
Masoterapia
Infiltrazioni
Agopuntura
Ozonoterapia
Fisioterapia e riabilitazione
Massaggio terapeutico e sportivo
Riabilitazione ortopedica e dello sport
Rieducazione posturale
Osteopatia
Fisioterapia strumentale
Ionoforesi
Ultrasuoni
Tecarterapia
Magnetoterapia
Laserterapia - CO2
Paraffinoterapia
Infrarossi
Tens ed
elettroanalgesia
Elettrostimolazioni
Medicina estetica
Sclerosanti
Trattamenti anticellulite
Impianto di
collagene
Rivitalizzazione
piling e filter del
viso
Aumento volumetrico delle labbra
Linfodrenaggio
31
Francesco Frattolin
Cittadino di Sant’Agata Feltria
Un giusto e doveroso riconoscimento all’uomo chi ci ha consentito di attuare il referendum con
il suo impegno costante, tenace e ostinato. Un doveroso riconoscimento ad un grande difensore
della democrazia al quale la sfortuna ha impedito di essere vittorioso nella sua amatissima terra.
Fino a ieri è stato un grande amico, oggi è un cittadino illustre della Valmarecchia unificata.
Il personaggio. Francesco Frattolin, nato a Cesarolo nel
comune di San Michele al Tagliamento dove attualmente
risiede, si è diplomato geometra nel 1971 e si è laureato in
architettura nel 1977, oggi lavora come libero professionista. Fin da giovanissimo si è impegnato sui temi della identità della sua gente, studioso e promotore di una miriade
di iniziative in più di quarant’anni di attività. La sentenza
della Corte Costituzionale della fine del 2004 (sentenziò
l’incostituzionalità dell’art. 42, secondo comma, della legge 352 - 70 ritenendo sufficiente - per effettuare il referendum - la sola richiesta del Comune interessato a cambiare)
aprì le porte al primo referendum, proprio a San Michele al
Tagliamento. Si votò il 29 e 30 maggio 2005 e purtroppo
non si raggiunse il quorum. Dopo di questo sono stati 34
i referendum concessi per un totale di 13 tornate elettorali dal 29.05.2005 al 01.12.2008. I comuni che hanno
raggiunto il “quorum” sono 25, in 9 non ce l’hanno fatta,
tra questi purtroppo Montegrimano e Mercatino Conca. Da
allora nessun altro comune ha richiesto il referendum e
fino ad oggi l’unico iter concluso positivamente è quello
della Valmarecchia con la legge n. 117 del 03.08.2009.
Il fatto. Per la prima volta nella storia repubblicana sono
sette i comuni che hanno cambiato regione: Casteldelci,
Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello. Dopo due anni e mezzo dal referendum
vinto con l’84 % dei consensi, il Parlamento Italiano ha
dato il via libera per il passaggio dei comuni dell’Alta Valmarecchia dalla regione Marche alla regione Emilia - Romagna, dalla provincia di Pesaro Urbino alla provincia di
Rimini. L’ aggregazione ha interessato un’area di 328 km.q
nella quale vivono circa 18.000 abitanti.
La segnalazione. L’Amministrarzione comunale di
Sant’Agata Feltria che ha vissuto con grande partecipazione popolare le vicende referendarie (il comitato promotore
del referendum è nato proprio a Sant’Agata Feltria - Sala
delle Scuderie il 29.luglio.2005) certa di interpretare il
comune sentimento dei cittadini della Valmarecchia, ha
ritenuto di segnalare all’opinione pubblica l’opera, l’impegno costante, l’azione forte e decisa, l’attività competente
e disinteressata del dott. arch. Francesco Frattolin, fondatore e presidente della “Unione dei Comuni Italiani per
cambiare Regione”.
Una vita dedicata al solo e preciso scopo di consentire
la piena attuazione del dettato costituzionale e quindi a
rendere concreto il nostro diritto di avere il giusto assetto
amministrativo in una valle già unica per ambiente, storia,
cultura e tradizioni. Una richiesta ricorrente della nostra
gente, un sogno lungo duecento anni.
La motivazione del conferimento della cittadinanza. “È
fuori dubbio che se i cittadini Santagatesi e quelli della
dell’ Alta Valmarecchia hanno potuto coronare il “sogno
che durava da una vita”, larga parte del merito va attribuita
a Francesco Frattolin, alla sua passione e alla sua azione
instancabile finalizzata all’ affermazione della democrazia.
A quest’ uomo dobbiamo essere e siamo veramente grati
e anche così vogliamo ringraziarlo, con il conferimento di
questa onorificenza, perché quando la Civica Amministrazione decide di assegnare il titolo di “ concittadino ” ad una
persona,vuol dire che nei suoi confronti sente l’esistenza di
un vero rapporto di amicizia, di stima e gratitudine.”
La proposta del sindaco Gugliemino Cerbara. “Sono pertanto a proporre di conferire a Francesco Frattolin la cittadinanza onoraria di Sant’ Agata Feltria che, da oggi, apparterrà alla nostra Comunità in maniera speciale e particolare
perché la cittadinanza onoraria costituisce, nel contempo,
un impegno sia per chi la conferisce che per chi la riceve.”
La delibera della Giunta Comunale. “Udita e apprezzata la
sopra riportata relazione e ritenuta la proposta del Sindaco – Presidente senz’altro meritevole di approvazione, la
Giunta Comunale lo fa con voto unanime.”
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Federico Moroni
Le sue opere in mostra a Santarcangelo dal
10 novembre all’ex Monte di Pietà
Il Comune di Santarcangelo dedica una mostra al Maestro Federico Moroni (1914-2000) esponendo cinquanta delle sue opere.
Nell’esposizione, realizzata dall’istituto del Musei Comunali in
collaborazione con l’Istituto regionale per i beni artistici, culturali e naturali, verranno esposti gli oli della famiglia e di alcuni
collezionisti privati locali unitamente a tecniche miste che riprendono i soggetti rappresentati negli oli.
La mostra, intitolata “Federico Moroni pittore”, verrà inaugurata
mercoledì 10 novembre alle ore 18 presso l’ex Monte di Pietà.
Sarà accompagnata da un catalogo illustrato con testi di Luca
Cesari, Michela Gori, Simonetta Nicolini, Orlando Piraccini e fotografie di Costantino Ferlauto e resterà aperta al pubblico fino
a domenica 9 gennaio 2011 (dal mercoledì al venerdì 15.3018.00; sabato e domenica 15.30-19.00, ingresso libero).
Le sedi espositive saranno l’ex Monte di pietà in via della Costa
15 e la Sala dei fabbri in via dei Fabbri 15. Per informazioni
tel. 0541-624703.
Federico Moroni nasce a Santarcangelo di Romagna il 24 dicembre 1914. La famiglia di origine contadina gli permette di
diplomarsi presso le scuole magistrali di Forlì. Senza entusiasmo, giacchè la sua attitudine, fin dall’infanzia, è proiettata
verso le arti manuali.
Alle prime esperienze di insegnamento sull’Appennino romagnolo, Moroni affianca lo studio del disegno e della pittura alla quale
si dedica con continuità fin dalla metà degli anni Trenta. Le prime
opere, piccoli oli e di acquerelli, rivelano una facilità inventiva e
una scioltezza del disegno in linea con le tendenze della grafica e
dell’illustrazione italiana del Ventennio. Durante la seconda guerra mondiale, l’artista è arruolato e inviato in Jugoslavia, e presso
Forte Mamula, alle Bocche del Cattaro. Al ritorno dalla guerra,
Moroni intensifica la produzione grafica, cominciando ad affrontare alcuni temi che sono alla base del suo percorso pittorico:
piccoli animali e insetti, oggetti in disuso, figure della tradizione
narrativa popolare; egli costruisce in tal modo un parallelo figurativo della prima poesia dialettale di Tonino Guerra, al quale, fin
da bambino, fu legato da un intenso rapporto di amicizia.
Al 1946, risale l’inizio dell’esperienza didattica di Moroni presso
la scuola del Bornaccino, una piccola località della campagna
nei dintorni di Santarcangelo. Il pittore fu tra i primi, in Italia,
a sostenere e a far praticare la libertà espressiva del disegno
infantile come mezzo educativo privilegiato.
Nell’inverno tra il 1953 e il 1954, grazie alla fama raggiunta
con i disegni della scuola del Bornaccino, Moroni, con una bor-
sa di studio Fullbright del governo
italiano, si reca negli Stati Uniti
per specializzarsi in arte pittorica infantile; risiede prima a Washington e quindi presso la Columbia University di New York.
Qui entra in contatto con pedagogisti ed esperti di educazione
artistica infantile, tra i quali Viktor Lowenfeld, che nel 1956
gli offre la possibilità di insegnare presso la Pennsylvania State
University, mentre nel 1962, anno in cui la Columbia University pubblica un suo libro illustrato con i disegni dei suoi allievi,
una proposta analoga gli venne fatta dall’Istituto d’Arte del Winsconsin: in entrambi i casi, Moroni declina l’offerta, preferendo
continuare la sua attività didattica presso la scuola del Bornaccino. Moroni ottiene riconoscimenti anche in Italia. Con i disegni
dei suoi scolari di campagna, partecipa a mostre di arte infantile
negli Stati Uniti, in Giappone, in Europa e in Italia, a concorsi
FILA e ERP, e a Parigi, a una Mostra Internazionale di Milano
nel 1948; nel 1958. Qualche tempo dopo l’esperienza maturata
presso la scuola confluì in un volume, Arte per nulla, (Bologna,
Calderini, 1964; riedito col titolo Arte per gioco) illustrato con
disegni dei bambini e introdotto da scritti di Leonardo Sinisgalli e
Lionello Fiumi. Il libro vinse il Premio Arezzo nel 1967, e attrasse
anche l’interesse di Salvatore Quasimodo, membro della giuria,
i rapporti con il quale (documentati da due lettere all’artista) si
interruppero improvvisamente per la morte del poeta. Alla scuola
del Bornaccino fu dedicato anche un cortometraggio, ideato e
diretto da Flavio Nicolini, che partecipò alla Mostra del Cinema di
Venezia nel 1969 ottenendo una segnalazione della giuria.
Terminata l’attività di insegnamento nel 1968, Moroni si dedicò
interamente alla pittura, riconfermando la vocazione per una
visione lirica della dimessa realtà quotidiana. Nel corso della
sua vita egli ha alternato le tecniche della china e acquerello,
delle vernici e dell’olio (che tuttavia dichiarava di non amare
particolarmente), realizzando anche opere di grandi dimensioni
e numerosi piccoli disegni, nei quali, ripropone infinitamente
variati, i temi prediletti della sua pittura: oggetti semplici che
animano il paesaggio quotidiano (scarpe, sedie, orologi), figure del popolo e personaggi dell’immaginario contemporaneo (il
suonatore di jazz), spiagge e campi di grano, locomotive e rulli
compressori nei quali il realismo è stemperato in una visione
poetica di un mondo ormai vivo soprattutto nella memoria.
Moroni muore a Santarcangelo di Romagna il 24 luglio 2000.
Natalino Cappelli
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Diventare cigno
L’angolo della bellezza
Prendiamoci cura dei nostri capelli
Specialmente durante e dopo l’estate i nostri capelli sono
sottoposti a ripetuti stress e tendono ad indebolirsi. Per
regalare nuovo vigore alla nostra chioma un’ottima soluzione è la scelta di una buona maschera per capelli. Magari studiata ad hoc sul nostro tipo di pelle e sulle nostre
esigenze.
Un capello da ristrutturare è un capello stressato da trattamenti sbagliati, sole, stress e cloro, che presenta un fusto
fragile, con la cuticola capillare sfibrata e privata in parte
della sua funzione protettiva. Una buona maschera ristrutturante sfrutta gli aminoacidi della cheratina per “tappare”
i vuoti tra le fibre, penetrando a fondo nel capello.
la maschere anti-rottura agiscono sulle cellule capillari
danneggiate, contribuendo a rigenerare il capello quando
è possibile. In questi prodotti troviamo componenti come
il ciment ceramide, in grado di riparare le microrotture
nella fibra del capello o l’incell.
Per conservare il capello in ottimo stato cominciamo dall’alimentazione, agendo direttamente sul bulbo del capello grazie a cibi ricchi di vitamine, zinco e proteine, ed
utilizzando eventualmente integratori specifici.
Per il fusto, invece, stiamo attenti ad utilizzare
shampo adatti al nostro capello, con la frequenza necessaria e senza strafare.
Entrano in campo proprio qui le maschere
nutrienti, in grado di ristrutturare il capello
e ridargli volume. A differenza di prodotti come i balsami, le maschere agiscono
anche in modo curativo, integrando le
sostanze necessarie all’equilibrio del
capello che sono andate perse con
l’esposizione al sole o lo stress.
Solitamente le maschere sono
commercializzate in vasetti, e si
presentano come una crema abbastanza densa e profumata, piacevole al tatto.
Manuela Semprini
Non a caso
dissero...
“Quando vedo un errore di stampa,
penso sempre che qualcosa di nuovo
è stato inventato”.
Johann Wolfgang Goethe
“I cani ci insegnano ad amare;
i gatti ci insegnano a vivere”.
M. Malloy
“Si chiama diritto quel momento
in cui la forza si riposa
e prende respiro”.
Ugo Ojetti
“Non si può avere maggior,
né minor signoria
che quella di se medesimo”.
Leonardo da Vinci
“Il compito più arduo dei bambini
è apprendere le buone maniere
senza averne alcun esempio”.
Fred Astaire
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Dalla frana al pane
A Maiolo una tragedia che lasciò segni visibili nel tempo
L’attuale borgo di Maiolo, situato sulla media valle del fiume Marecchia, è un comune montano sparso che ha preso il posto, ereditandone il nome, dell’omonimo borgo vicino, distrutto, secondo
una leggenda avvolta in un alone di mistero, in una notte di fine
maggio del 1700 da una frana rovinosa che tuttora intriga i geologici e gli storici.
Fino al 1700, l’antica Maiolo fu un paese popolato e fiorente, sormontato da una poderosa rocca circondata da mura e da torrioni,
punto strategico del borgo e dell’intera Val Marecchia.
Il 28 maggio del 1700 si abbatté sul paese un diluvio che durò
quaranta ore ininterrotte. Racconta una cronaca manoscritta del
1737, conservata nella Biblioteca Gambalunghiana, che la notte
seguente «staccossi dal monte il terreno ove era posta questa nostra terra, e rovinò tutto sottosopra, restando solo quattro piccole
case verso tramontana, restando sotto le rovine della medesima
morti gran parte degli abitanti».
Una rovinosa frana spazzò via l’intero paese provocando una sciagura conosciuta in tutto il Montefeltro. Come succedeva in questi
casi, si pensò a una punizione divina. Nacque così la leggenda
che nella rocca di Maiolo si praticasse il “ballo angelico”, profanando la quaresima, periodo di penitenza, castità e digiuno.
Questa pratica si consumava di notte fra canti e risa, conducendo
i partecipanti ad uno stato di semicoscienza. In una notte di luna
piena, durante una di queste feste erotiche, ai convenuti appar-
ve un angelo che annunciò una terribile punizione se si fossero
ripetuti altri balli. Ma vinse la tentazione suscitando fra tuoni e
pioggia il castigo dell’ira divina. Un fulmine in paricolare fu così
potente da spaccare il monte di Maiolo, distruggendo case e palazzi e uccidendo uomini e animali.
Dell’antica cittadina oggi rimangono sulla sommità del monte
solo due possenti torrioni poligonali, dai quali si domina tutta la
vallata del Marecchia, mentre il paese odierno è in una località
vicina denominata Serra. Oggi Maiolo conserva le sue borgate,
le sue vecchie case contadine, le piazzette e non si è lasciato
contagiare dalla selvaggia edilizia condominiale. La bellezza sfolgorante dei tramonti, lo sguardo che spazia dal Monte Fumaiolo
all’Alpe della Luna, al Monte Carpegna, ai torrioni di San Leo,
alle torri di San Marino sino al mare, fanno di Maiolo un punto di
osservazione unico del territorio marchigiano e del Montefeltro.
La città è famosa soprattutto per
il suo caratteristico pane, prodotto con farine locali e con
metodi tradizionali, al quale
viene dedicata a fine giugno
un’apposita fiera annuale, la
Festa del Pane.
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Cinture di
sicurezza
Sono delle splendide “nonnine” che hanno compiuto la veneranda età di ben 107 anni.
Fino ad allora le uniche CINTURE che si conoscevano erano quelle che sostituirono le
bretelle per i pantaloni poi diventarono anche complementi dell’abbigliamento femminile, ma qui voglio parlarvi di altre “cinture”.
Le cinture di sicurezza furono brevettate nel 1903 da Gustave Desirè Liebau come
bretelle di sicurezza a neanche 20 anni da quando il tedesco Carl Benz costruì il primo
motore a scoppio.
L’invenzione aveva lo scopo di salvaguardare da cadute il conducente e i passeggeri
delle prime carrozze a motore.
Fino al 1957 le “cinture di sicurezza” rimasero in una sorta di dimenticatoio fino a
quando la Volvo cominciò a dotare le proprie auto del prezioso dispositivo, ma fù prima
l’Australia e poi la Francia già dal 1971 a renderle obbligatorie, seguite dagli Stati Uniti
e dal resto dei paesi europei; l’Italia le ha rese obbligatorie dal 1992, praticamente
l’ultimo paese occidentale a dotarsi di una legge. Da quegli anni vogliamo ringraziarle
per le tante vite salvate perché se è vero che portano bene l’età che hanno, andrebbero
soprattutto, portate bene.
In Italia gli automobilisti che indossano le cinture variano in base alla vicinanza delle
Alpi (sic) praticamente nelle aree urbane del nord si sfiora l’80% mentre al centro circa il 65% per un misero 55% al sud considerando che però tali dati riguardano l’uso
delle cinture di sicurezza da parte di conducenti e passeggeri dei sedili anteriori e dopo
l’effetto dei recenti inasprimenti delle norme sul mancato uso e sulla Patente a punti
perché le percentuali erano intorno al 40% in meno.
Questo breve preambolo perché vorrei soffermarmi sull’uso delle cinture di sicurezza
nei sedili posteriori, anche perché non è raro, durante il mio lavoro imbattermi in
conducenti che “cadono” dalle nuvole quando vengono a sapere che le cinture sono
obbligatorie anche per i passeggeri dei sedili posteriori.
La percentuale, infatti di chi le indossa è praticamente nulla, intorno all’1% (uno) al
Sud per arrivare al 10% al Nord e pensare che un passeggero dei sedili posteriori in
caso di incidente, oltre ad essere egli stesso esposto ai rischi diventa una vera e propria
bomba per gli occupanti dei sedili anteriori provocando e provocandosi ingenti danni
da trauma cranico spesso mortali.
È un errore imperdonabile pensare che le cinture di sicurezza sono efficaci solo in
autostrada, invece esplicano la loro massima efficacia fra i 30 e i 120 Km/h, è stato
calcolato che con una efficacia azione informativa ( e aimè repressiva) si potrebbero
salvare 4.300 vite umane e 275.000 feriti l’anno nell’area UE. Ritengo e non a torto
che la sanzione pecuniaria, per il mancato uso, ora di 74,00 € siano i soldi peggio
spesi in assoluto, oltre ai 5 punti sulla patente di guida, andrei a fugare qualche dubbio
sulla loro efficacia.
In caso di incidente stradale un corpo non “allacciato” subisce una decelerazione
verso il parabrezza con una potenza impossibile da trattenere con la forza delle braccia e del tronco.
Già ad una velocità inferiore ai 50 Km/h un passeggero viene proiettato in avanti con
una forza che può arrivare a 20 volte il proprio peso, tanto per fare un esempio un passeggero di 60 Kg. Viene “spinto” in avanti con una forza pari a circa 1.200 Kg.
Molte mamme lasciano i propri bambini liberi di scorrazzare sui sedili posteriori o
tenuti sulle gambe seduti davanti, voglio far riflettere che un bimbo di 15 Kg. Viene
proiettato con una forza di 300 Kg. Tenete presente che la capacità di trattenuta delle
nostre braccia è di circa 25 Kg. Ancorpiù se si pensa che oramai la maggior parte delle
auto sono dotate di air bag, i quali esplodendo causerebbe danni anche mortali.
Le persone allacciate hanno sicuramente più probabilità, in caso di incidente di rimanere lucidi e coscienti per poter abbandonare il veicolo, così fughiamo i dubbi di chi
crede che in caso di caduta in acqua del veicolo o il pericolo di incendio faccia da scusante dal mancato uso. Il solo air bag riduce danni gravi solo nel 14% dei casi mentre
l’uso combinato con le cinture offre una protezione di oltre il 75% .
E poi, scusate ma non è il dispositivo di sicurezza più efficace del veicolo? Quello che
non necessita di alcuna manutenzione; che non ci lascia a piedi; quello più facile da
usare (non bisogna neanche consultare il libretto di uso e manutenzione); é efficace
sia per i sedili anteriori che posteriori e non viene “venduto” come optional all’atto
dell’acquisto dell’auto e non a torto da considerare vero atto di protezione verso i nostri
cari che decidano di affidarci le loro vite.
E allora allacciamoci alla vita.
Pierluigi Germani
Ispettore Capo della Polizia di Stato
Comandante Polizia Stradale Novafeltria
Talamello - Giardino Roccioso Località Borniano
Tel. 0541 921231 - Email: [email protected]
Il ristorante e aperitive bar Tanha è da sempre un
punto di ritrovo per i giovani della Valmarecchia e
provincia di Rimini.
Per questo al Tanha vengono spesso organizzate
nel dopocena serate di intrattenimento con giochi,
animazione, karaoke, spettacoli e musica dal vivo.
Il ristorantino, aperto anche a mezzogiorno, offre
per il pranzo soluzioni veloci a chi vuole gustare
uno spuntino che non sia il solito panino.
La cucina offre primi piatti con pasta e sughi freschi
fatti in casa, una ricca gamma di antipasti e carni
delle migliori qualità (marchigiana): tagliate di manzo, fiorentine e carne alla brace.
Non mancano i sapori tipici della Valmarecchia: formaggio di fossa, funghi porcini e tartufo.
Spettacolare d’estate quando è possibile cenare o
pranzare all’aperto con la splendida vista sul lago
artificiale adiacente e sull’intera vallata.
Nella stagione estiva è possibile praticare sessioni
di pesca sportiva.
Giorno di chiusura: lunedì
d
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