Censura eS nza 38 N° 1/2013 [ AMGAORSZTOO 11 33 ] CONTRIbUTI PER UN’ANALISI CRITICA E DI CLASSE DELLA REALTà SUPPLEMENTO A: ANARCHIVIU, REG. N. 1/89 DEL TRIB. DI CAGLIARI; DIRETTORE RESPONSABILE COSTANTINO CAVALLERI - ANNO XVII - QUADRIMESTRALE - € 3,00 N ella recente campagna elettorale, al di là del consueto squallore, abbiamo assistito a diversi “fenomeni” più o meno interessanti. Alcune cose ci hanno colpito più di altre: in particolare l’affermazione diffusa del concetto di “società civile” (intesa come ultimo baluardo e garante della democrazia in un periodo di così profonda crisi economica e morale) e il deciso protagonismo della magistratura (che sovente viene indicata proprio come massimo rappresentate di questa stessa società civile). Indipendentemente dai risultati elettorali, crediamo possa valere la pena approfondire l’argomento, soprattutto a fronte di un evidente coinvolgimento in questo dibattito di ampi settori di quel movimento di classe che così faticosamente si è espresso in questi ultimi anni. Lo facciamo riprendendo un tema trattato nell’editoriale dell’ultimo numero di Senza Censura, e cioè la logica dell’emergenza, e riflettendo in specifico sul nesso tra magistratura e potere giudiziario e l’affermazione di questa logica. Le foto di questo numero della rivista si riferiscono alle recenti manifestazioni contro la crisi in Grecia. ne dei rapporti sociali esistenti e cioè, in un sistema capitalista, la rappresentazione formale dell’affermazione violenta degli interessi dominanti attraverso i suoi apparati coercitivi. Quindi la legge non può essere considerata una scienza “neutra”, né un concetto astratto e immutabile. Allo stesso modo non lo sono gli apparati deputati Abbiamo sempre sostenuto che la legge altro non è se non la cristallizzazio- S La classe operaiaCin Cina ontrorivoluzionE: ★ UN MATERIALE DALLA CHINA LEFT REVIEW. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PAG. 4 ★ La situazione giordana UNA RIVOLTA FALLITA E UN REGIME RIEMERGENTE. UN ARTICOLO DI HISHAM BUSTANI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ★ DUE CONTRIBUTI DA UN MILITANTE DEL FRONTE POPOLARE TUNISINO. . . . . . . r Grecia: neofascismo Cdentro la crisi: ★ ★ ★ PAG. PAG. PAG. Ilva: lotta tra crisi e veleni . 22 . . . . . . . . . PAG . 23 . . . . . . . . . . . . . . . . PAG LA MOBILITAZIONE DEI MINATORI DELLE ASTURIE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . r LA TESTIMONIANZA DI DUE OPERAI DEL “COMITATO DEI CITTADINI LIBERI E PENSANTI”. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . EprESSionE E l Annientare con la psichiatria ★ Prigione a vita! ★ 2013: il 41bis compie 27 anni ★ Uncage the valley ★ PAG. 24 PAG. 27 PAG. 30 PAG. 35 PAG. 38 ottE: ★ ★ COMUNICATO SUL PROCESSO CONTRO UN MEMBRO DELLA NSU E SUI RAPPORTI TRA ESTREMA DESTRA E SERVIZI SEGRETI TEDESCHI. www.senzacensura.org ★ 18 Contro il terrorismo fascista [LETTERA] DAL CARCERE “BUONCAMMINO” DI CAGLIARI Una lotta irriducibile 15 ontrollo INTERVISTA SULL’ASCESA DELL’ORGANIZZAZIONE FASCISTA “ALBA DORATA” E SULLE LOTTE ANTIFASCISTE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ★ 12 Le radici e le ali della rivolta tunisina iStrutturazionE E nel riquadro sul retro tutte le info per mettersi in contatto con Senza Censura. -> Continua a pag. 2 SoMMARIo tratEgiE dElla La Redazione ha cambiato indirizzo! SULLA PSICHIATRIA PENALE IN SVIZZERA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . LE MISURE TERAPEUTICHE ISTITUZIONALI E L’INTERNAMENTO IN SVIZZERA. . . . . BREVE CRONISTORIA DI UNA LUNGA TORTURA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ESEMPI DI RESISTENZA IN UN CARCERE FEMMINILE STATUNITENSE. [APPELLO] GIORNATA DI LOTTA DEL 25/5/2013 A PARMA CONTRO IL CARCERE E IL 41BIS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stato di guerra, terreno di rivolta (CRONOLOGIA RAGIONATA) . 41 . . . . . . . . . . PAG PAG. 42 . 43 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PAG Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 1 E ditoriale -> Continua da pag. 1 alla sua interpretazione ed applicazione. In una società basata sullo sfruttamento e sull’ineguaglianza non può quindi esistere il concetto di “giustizia” sganciato dal superamento di questi rapporti. E tanto meno credibile può essere la speranza che siano quegli stessi apparati coercitivi ad assumersi l’onere di questo superamento. Al di là delle considerazioni teoriche, se analizziamo in quest’ottica gli ultimi 30-40 anni di storia, ne possiamo trovare ampie conferme. Infatti, se le cosiddette “conquiste sociali” sono state storicamente il superamento di una certa legislazione imposto dallo sviluppo delle istanze sociali, cioè in ultima analisi dallo sviluppo in senso progressista dello scontro di classe, possiamo affermare che lo sviluppo della cultura dell’emergenza di cui la magistratura in primis si è resa protagonista è stata viceversa l’espressione più esplicita e rappre- sentativa dello sviluppo in senso reazionario di questo scontro, sviluppo al quale stiamo ancora drammaticamente assistendo. Una cultura dell’emergenza che è nata proprio con una deformazione forzata della legge giustificata dalla necessità di contenere le “straordinarie” condizioni sociali e politiche della fine degli anni settanta: leggi speciali, carceri speciali, reparti speciali di polizia, ecc… Un processo che ha visto tra i massimi artefici proprio quella parte di magistratura di “sinistra” che della cultura dell’emergenza è diventata paladino fanatico, nel tentativo così di rappresentare in maniera quasi ossessiva la capacità della “sinistra storica” di farsi stato e sperimentando in prima persona sulla pelle di migliaia di militanti politici rivoluzionari le tecniche più avanzate di repressione e differenziazione. L’anima “garantista” della magistratura (pensiamo ad esempio, con tutte le sue contraddizioni, ad alcuni settori di Magistratura Democratica) è sta- In ricordo del compagno Baccioli Cari compagni di Senza Censura, vi scriviamo dal carcere di Latina avendo appreso solo ora la triste notizia della scomparsa dell’avvocato Attilio Baccioli avvenuta nella sua casa nel grossetano a novembre. Attilio è stato per tanti anni l’avvocato non solo nostro, ma di tantissimi prigionieri politici delle Organizzazioni Comuniste Combattenti. Per come l’abbiamo conosciuto, per noi sarà sempre il compagno Attilio, colui che ci ha affiancato nei momenti importanti dei processi e delle vicende della prigionia dalla sua posizione di avvocato, che lui ha sempre considerato essere un impegno militante, rivolto al sostegno dei rivoluzionari prigionieri. Ci piace ricordarlo col suo temperamento combattivo di “toscanaccio” nel condurre quelle che lui definiva le “sue battaglie” improntate sempre da quel rigore etico di compagno che lo portava a spendersi senza risparmio con quella abnegazione e leggerezza di chi ritiene di fare semplicemente il proprio dovere. Di questa stoffa era fatto il compagno Attilio e per questo e di questo gli saremo sempre grate. Concludiamo queste righe in ricordo dell’avv. Baccioli chiedendovi se potete pubblicarle. Saluti comunisti. Susanna Berardi, Maria Cappello, Barbara Fabrizi Rossella Lupo, Vincenza Vaccaro Latina, 17/1/2013 -o-o-o-o-o Cari compagni, vi scriviamo per associarci alle parole delle nostre compagne prigioniere a Latina in ricordo dell’Avvocato Attilio Baccioli rendendo così il nostro omaggio alla sua storia, alla sua figura e al lungo impegno donato ai prigionieri rivoluzionari di questo paese. Vi preghiamo perciò di aggiungere anche le nostre firme dal carcere di Siano. Saluti Comunisti Francesco Donati, Stefano Scarabello Siano, 27/1/2013 Pag. 2 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 ta sconfitta proprio allora, quando cioè la cultura dell’emergenza ha pervaso in modo capillare ogni suo tessuto facendola diventare uno degli strumenti più potenti a disposizione dello stato e del sistema politico che lo informava e di cui era espressione. Una volta “scalzate” le poche resistenze, infatti, questo approccio ha informato tutto il percorso legislativo successivo: un esempio su tutti è stato proprio il protagonismo della magistratura nel legittimare, a fronte della cosiddetta emergenza mafia, un’ulteriore militarizzazione del territorio (uso dell’esercito), l’uso massiccio del carcere “duro” (si pensi al famigerato articolo 41bis), l’ulteriore estromissione degli imputati dal processo. La “scelta di campo” fu lucida e consapevole e nei fatti non può lasciare spazio ad alcun dubbio: la magistratura, con il suo ruolo di garante dello stato, ha fatto da battistrada e da spina dorsale a quel processo di esecutivizzazione che caratterizza oggi la gestione del comando. Un processo di esecutivizzazione basato proprio sulla negazione di ogni possibile dialettica sociale e sull’imposizione diretta e violenta dei processi di ristrutturazione necessari alla gestione della crisi e nei quali l’aspetto repressivo ha assunto un ruolo sempre più fondamentale. Come più volte abbiamo ricordato dalle pagine di questa rivista, con l’avanzare della crisi e la conseguente necessità di sviluppare sempre migliori strategie di controllo a fronte dello sviluppo di profonde contraddizioni sociali, le tecniche sperimentate allora sono state applicate da lì in avanti in ogni ambito dello scontro sociale. Questo in perfetta continuità con quanto si è andato sviluppando a livello internazionale, dove la logica dell’emergenza è diventata uno degli strumenti strategici adottati per sostenere i tanti teatri di guerra sul fronte esterno. E a questo punto, se ci dovessimo ancora domandare quale ruolo ha avuto la magistratura nel processo di barbara restaurazione sociale, politica ed economica di cui oggi vediamo il naturale sviluppo, possiamo tranquillamente risponderci che è stato ed è tuttora un ruolo assolutamente decisivo. E’ curioso, allora, pensare che proprio www.senzacensura.org E ditoriale questi soggetti possano rappresentare per qualcuno un’alternativa… Del resto abbiamo già assistito in passato a questo tipo di mistificazione demagogica e populista, se pensiamo ad esempio al fenomeno di “mani pulite” e al conseguente passaggio a quella che viene definita Seconda Repubblica. Basterebbe forse ricordare come quel processo, lungi dal portare ad un “rinnovamento della politica e delle istituzioni”, fu la condizione che consentì di fatto l’affermazione da nuovi protagonisti proprio di Berlusconi e della Lega. Ma mentre allora il “nuovo” veniva in qualche modo delegato ad una “diversa” classe politica, in un momento come questo di completa delegittimazione delle rappresentanze politiche istituzionali questo onere sembra debba essere assunto da una cosiddetta e fantomatica “società civile”. Nella visione collettiva si va infatti affermando (grazie anche a raffinate strategie di marketing) l’immagine dello scontro tra la “casta” e la “società civile”, tra il male e il bene, tra il vecchio e il nuovo; e questo scontro si proietta di conseguenza anche nella parallela valorizzazione del “legale” sull’illegale. Ecco che si invocano gli “incensurati”, categoria incredibilmente ambigua e che come unico risultato sancisce un’ulteriore criminalizzazione e la “censura” morale nei confronti di tutti quei soggetti che in questi anni hanno scelto la difficile strada della critica radicale e dell’antagonismo. Ed ecco, infine, che improvvisamente il giudice, il magistrato, il poliziotto sembrano diventare il simbolo di questa volontà di riscossa, i paladini della giustizia, gli “sceriffi” che nel mondo di Hollywood fanno scappare i malvagi e riportano la pace e la serenità nel villaggio. ta del “tanto peggio tanto meglio”, ignorando colpevolmente come in questo modo non solo si possa disperdere un malcontento che così certo non trova elementi identitari realmente ricompositivi, ma piuttosto si favorisca oggettivamente lo sviluppo di processi reazionari molto pericolosi. Pensiamo infatti che poco possa fare una “manciata di ghiaia” lanciata negli ingranaggi del sistema (sempre ammesso che tale si dimostri); ogni prospettiva di trasformazione deve essere obbligatoriamente accompagnata da un concreto protagonismo sociale, politico e organizzativo di ampi settori popolari che sostenga materialmente questo scontro, consapevole che non si tratta di “estirpare” un tumore che rende malata la democrazia ma di combattere un sistema che oggi si rappresenta nella forma più funzionale ed adeguata al suo sviluppo. Senza Censura viene spedita ai PRIGIONIERI Da sempre come Redazione abbiamo deciso di garantire l’invio della rivista a tutti i compagni e le compagne che si trovano in carcere, facendoci carico delle spese di spedizione. Questo come testimonianza concreta della nostra solidarietà a chi è stato strappato al suo posto di lotta dalla repressione dello Stato. Invitiamo a sostenere questa scelta solidale inviando contributi alla Redazione con le modalità indicate in ultima pagina. La solidarietà è un’arma! La distribuzione di Senza Censura La rivista viene distribuita esclusivamente attraverso circuiti “militanti” e in occasione di iniziative pubbliche (cortei, assemblee, ecc.). Chiunque fosse a conoscenza di situazioni (Collettivi, librerie, centri di documentazione, ecc) interessate a distribuire la rivista, è invitato a segnalarcele, fornendoci possibilmente un contatto preciso attraverso il quale concordare quantità e modalità di spedizione. Chiunque invece ritenesse utile contribuire in prima persona alla diffusione della rivista, può chiederci direttamente delle copie in conto vendita. In entrambi i casi, scriveteci a questo indirizzo: [email protected] Ma come recita un vecchio slogan, non c’è pace se non c’è giustizia… e non ci può essere giustizia se questo sistema non viene messo in discussione radicalmente. Per questo diffidiamo profondamente di questi percorsi. Per questo riteniamo sia ambigua ed opportunista (più che ingenua) la posizione di chi anche all’interno del movimento cerca in qualche modo di “cavalcare” l’onda, con una versione riadatta- www.senzacensura.org Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 3 S trategie della C ontrorivoluzione La classe operaia in Cina Un materiale dalla C hina L eft R eview . P ubblichiamo la traduzione integrale dell’articolo: La condizione attuale e futura condizione della classe operaia in Cina, ricerca del Chinese Workers Editorial Collective apparso sul 4° numero del 2011 della rivista China Left Review, pubblicazione curata del China Study Group. Il China Study Group (www.chinastudygroup. net) è nato a New York City nel 1993 come organizzazione no-profit ed è diventata nel corso del tempo un network internazionale che promuove la circolazione di informazioni e di studi sulla Cina, all’interno di una prospettiva di trasformazione radicale dell’esistente che fa propria, ripercorrendola criticamente, l’esperienza della rivoluzione cinese. Nel corso della sua esistenza ha promosso svariate iniziative tra l’altro con la storica testata della sinistra anti-imperialista americana: Monthly Review, an indipendent socialist magazine. Da segnalare i contributi di Minqi Li sulla Cina che la MR ha ospitato all’interno della propria rivista o pubblicato come casa editrice, di cui segnaliamo: The Rise of the Working Class and the Future of Chinese Revolution. Quest’autore ha portato avanti uno studio sistematico delle trasformazioni epocali avvenute nella storia recente cinese. Il sito del CSG è una delle migliori fonti d’informazioni sulla Cina sia per ciò che concerne l’analisi dello sviluppo storico di questo paese asiatico dal 1949 in poi, sia per l’inquadramento dei nodi principali dell’odierno sviluppo cinese dalla privatizzazione della terra alle implicazioni della crisi economica mondiale, dalle trasformazioni politiche interne al PCC alle lotte dei lavoratori e alle questioni sociali più rilevanti. Particolare importanza hanno assunto appunto le lotte della classe lavoratrice che riguardano una buona parte dei materiali recentemente prodotti o di cui, sul sito, è consigliata la lettura, come la serie di saggi usciti per il South Atlantic Quarterly (http://saq.dukejournals.org/content/current), di cui uno sugli operai immigrati scritto a quattro mani da Jenny Chan e Ngai Pun, autrice recentemente tradotta in Italia. Dal 2008 il CSG ha iniziato le pubblicazioni di un giornale gratuito bilingue anglo-cinese: China Left Review (www.chinaleftreview.org). L’articolo che qui pubblichiamo ripercorre i principali nodi dello sviluppo della classe operaia cinese dal periodo maoista fino ai giorni nostri, utilizzando materiale d’inchiesta che da voce ai lavoratori stessi e ne mette in evidenzia la percezione del- Pag. 4 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 le trasformazioni avvenute, oltre che ad una corposa serie di dati che ne mettono in luce i cambiamenti epocali, la stratificazione interna, l’evoluzione dei comportamenti e le forme di organizzazione e di relazioni quali il sindacato e il partito. Vista la lunghezza del contributo e i numerosi spunti che offre il materiale ci sembra superfluo farne qui una sintesi, augurandoci di potere proseguire in questo filone di ricerca. Abbiamo ritenuto utile tradurre un materiale che fornisse una prospettiva storica alle attuali lotte della classe operaia in Cina, in grado di farne comprendere le radici storiche, e che non si “appiattisse” solo sulla cronaca, comunque utile, delle recenti lotte. Allo stesso tempo, ci è sembrato doveroso indispensabile far conoscere questa ventennale esperienza di continua ricerca e approfondimento che ci aiuta a decifrare i cambiamenti in atto in uno dei cuori dell’odierno sviluppo capitalistico e in uno dei centri dell’azione operaia internazionale, su sui registriamo un certo interesse nella pubblicistica politica anche in Italia. LA CONDIZIONE ATTUALE E FUTURA DELLA CLASSE OPERAIA IN CINA Ricerca del Chinese Workers Editorial Collective Il Chinese Workers Research Website lavora per l’emancipazione della classe operaia. Questo sito ha curato e pubblicato dozzine di libri ed opuscoli per i lavoratori. Ogni anno organizza giovani e studenti universitari per condurre indagini nelle fabbriche e nelle comunità, segue con attenzione casi tipici come l’incidente della Tong Gang. Ha organizzato inoltre gare di scrittura tra i giovani cinesi centrate sui lavoratori e i contadini. Analogamente a quanto attestato da Engels nel suo memorabile “La condizione della classe operaia in Inghilterra” più di un secolo fa, la classe proletaria cinese ha sopportato i disastri sociali nettamente più intensi, e porta sulle proprie spalle anche il futuro compito del movimento socialista. Sin dall’inizio delle riforme economiche, la classe operaia cinese ha vissuto un grande cambiamento. Ogni giorno che passava la classe operaia tradizionale veniva mercificata e i lavoratori rurali incessantemente proletarizzati. Allo stesso tempo, un grande numero di lavoratori intellettuali è stato scagliato sen- za sosta nelle file proletarie. Sotto la globalizzazione, i rapporti di produzione capitalistici si sono estesi sia nelle città che nelle aree rurali con una conseguente semplificazione di uno sbocco in direzione del conflitto su basi di classe. L’intera società è ora divisa in due campi ostili, che costituiscono due classi tra loro opposte, la classe capitalista e quella proletaria. Il retroterra storico della classe operaia tradizionale cinese e la sua condizione attuale Dal 1949, la classe operaia cinese è stata nutrita da 30 anni di sviluppo socialista. Questa crescita della classe operaia è stata intimamente connessa ad una finalità socialista. Questa classe operaia ha creato sia imprese statali che di proprietà collettiva, che sono diventate simbolo dello sviluppo della Repubblica Popolare Cinese. La classe operaia tradizionale in Cina possedeva due caratteristiche peculiari. Da un lato, aveva un carattere ovviamente proletario e una direzione di lotta che è stata nel complesso legata a quella del socialismo. Le fabbriche create erano il prodotto del duro lavoro di questa classe operaia. Essa ha subìto un’educazione socialista e ha trattato le sue fabbriche come fossero le proprie case ed era consapevole del proprio ruolo di padrone. Questa classe operaia era un ostacolo prioritario per le forze della privatizzazione. Oltre a ciò, la classe operaia tradizionale cinese essendosi sviluppata nell’ambito di un sistema socialista, non ha acquisito esperienza per affrontare lotte con una classe capitalista. Durante la Rivoluzione Culturale, i lavoratori hanno raggiunto un certo livello di formazione in quella direzione, ma a causa della natura complessa di quella lotta, durante tale periodo un segmento rilevante della classe operaia industriale in Cina ha aderito alle fazioni conservatrici. Ad esempio, all’inizio della Rivoluzione Culturale, i lavoratori Chongqing hanno costituito comitati che si sono accompagnati con la fazione dominante del Partito Comunista Cinese per attaccare le fazioni di opposizione all’interno del partito. La classe operaia tradizionale era abituata a seguire la linea del partito. Per quanto riguardava le questioni di degrado del partito o di restaurazione del capitalismo, questa classe tendeva a non averne una comprensione concreta o profon- www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione da. Quando i rapporti di produzione capitalistici sono stati sia restaurati che sviluppati, la classe operaia tradizionale cinese ha ricevuto una formazione in materia, fondata sulla realtà. È stato in quel momento che, progressivamente, ha visto con chiarezza il problema della crescita delle fazioni capitaliste del Partito, di cui non aveva sufficientemente tenuto conto nel corso della Rivoluzione Culturale. Durante il periodo di “Economia pianificata” agli inizi degli anni 1980, in Cina i redditi dei lavoratori hanno continuato a crescere, e molto rapidamente. Secondo la Relazione Annuale Statistica cinese, negli anni precedenti la ristrutturazione economica, i lavoratori in Cina hanno visto aumenti salariali di circa il 4,4% annuo. Il tasso di crescita dei salari nel corso dei primi anni del dopo-Mao era circa 6,3 volte superiore a tale importo. Ad esempio, in una fabbrica di macchine di Pechino, a partire dal 1983 i lavoratori di produzione poterono lavorare a cottimo, assicurandosi dei bonus per ogni pezzo oltre la quota assegnata. Il salario medio del lavoratore in questa fabbrica balzò da 52 yuan nel 1978 a 119 yuan nel 1985, pari a una media del 13% annuo di aumento dei salari. Durante questo periodo di ricostruzione del mercato, i lavoratori cinesi poco a poco hanno aderito alla liberalizzazione del potere direzionale, come parte della transizione dalla politica pianificata al primato del profitto. Quando il potere amministrativo nel sistema produttivo cinese è andato ai dirigenti delle fabbriche, i lavoratori hanno perso i diritti democratici che una volta possedevano in quanto gestori del controllo. Secondo un articolo del Quotidiano dei Lavoratori [Workers’ Daily] “Quando la direzione delle riforme è diventata più chiara, è stata data una specifica definizione allo status goduto e ai ruoli rivestiti da direttori, manager e altro personale dirigente della fabbrica. Il loro potere ha altresì acquisito specifiche garanzie. Mentre evidenziamo i cambiamenti di ruolo e di potere di direttori e dirigenti aziendali, non trascuriamo i diritti che avrebbero dovuto avere i lavoratori. Come risultato, i supposti frutti della riforma non sono ancora stati distribuiti fra i lavoratori, né essi hanno condiviso l’opportunità di partecipare realmente nella contrattazione con i dirigenti.” Un rapporto investigativo del 1982 sulla “Situazione dei lavoratori cinesi”, ha rivelato che “i leader e i quadri aziendali hanno inventato mezzi per garantire buone posizioni per i propri figli, promozioni, assegnazioni di abitazioni, etc., ciò che, in ultima analisi, è dannoso per gli interessi del popolo.” Dal 1986, data la necessità di rivitalizzare le imprese statali, i dirigenti di impresa hanno potuto iniziare il processo di riconversione aziendale, conferendo a se stessi più ampi diritti aziendali. I direttori delle fabbriche sarebbero sta- www.senzacensura.org ti nominati da quadri del ministero statale e sarebbero stati [considerati] responsabili per la produzione e il profitto della fabbrica. i lavoratori fossero o meno soddisfatti di questo, hanno dovuto accettarlo. Che il dirigente della fabbrica avesse fatto o meno un buon lavoro, ai lavoratori non sarebbe spettato fare valutazioni di sorta. Si diceva che “il lavoratore deve svolgere le funzioni del padrone di casa, non esercitare il potere del padrone. Dal momento che il dirigente assume su di sé i rischi (ad esempio, se l’impresa va male, il dirigente della fabbrica non riceve stipendio), i dipendenti pubblici (cioè i lavoratori) hanno sempre la sicurezza del lavoro.” Di conseguenza, il rapporto tra lavoratori e dirigenti si sviluppò con sempre maggiore tensione ed era uno stratagemma noto che i lavoratori per trattare con i dirigenti stessero usando misure passive come gli scioperi bianchi. Secondo un sondaggio del 1998 voluto dall’ACFTU [All-China Federation of Trade Unions] sui livelli di motivazione dei lavoratori, che includeva 17 città e più di 210.000 lavoratori in 400 imprese, l’entusiasmo dei lavoratori nei confronti delle Imprese possedute dallo Stato era in declino. Dei 210.000 lavoratori intervistati, solo il 12% ha dichiarato di sentirsi fortemente motivato al lavoro. Come conseguenza, le fila della classe operaia stavano già iniziando a dissolversi. La cosiddetta ‘motivazione dei lavoratori’ si riferiva ora solo a singole categorie di motivazione. Quando non vengono soddisfatti gli interessi individuali dei lavoratori, allora la loro motivazione a lavorare scompare istintivamente. I riformatori hanno chiuso un occhio sul motivo per cui i manager abbiano monopolizzato il potere in fabbrica, ponendo invece estrema attenzione sui risultati degli scioperi bianchi al lavoro, indicando di aver scoperto il basso livello di efficienza come ‘intrinse- co’ al sistema di proprietà dello Stato. I riformatori hanno poi utilizzato questa ‘scoperta’ per imporre un sistema aziendale più severo per controllare i cattivi lavoratori delle aziende di proprietà dello Stato [SOE State Owned Enterprises] che stanno cercando di ‘evitare il lavoro.’ Dall’inizio del 1985, le imprese pubbliche di grandi dimensioni hanno cominciato ad ancorare gli stipendi dei lavoratori all’efficienza economica e i trasferimenti di profitti ai ministeri sono cresciuti dell’1%, così come, nella misura dal 3 al 7%, gli stipendi. In questa fase, i redditi dei lavoratori hanno continuato a crescere rapidamente, ma sono aumentate anche le disuguaglianze salariali all’interno dello stabilimento. Il 5 dicembre 1986 il Consiglio di Stato ha emesso una direttiva contenente le “Linee guida generali per l’approfondimento delle riforme delle imprese e l’aumento della vitalità delle aziende”, che sosteneva: “Nei casi in cui siano soddisfatte le quote di profitto richieste in un determinato periodo, gli amministratori sono autorizzati ad avere gli stipendi da 1 a 3 volte la retribuzione media dei lavoratori e del personale. Nei casi in cui essi siano artefici di contributi eccezionali per l’impresa, il divario potrebbe essere anche maggiore. Nei casi in cui le quote di profitto non siano state realizzate, gli stipendi degli amministratori aziendali devono essere decurtati.” In realtà, gli stipendi degli amministratori aziendali di norma non erano solo 3 volte superiori a quelli del lavoratore medio. Secondo le linee guida statali, le offerte raccomandate dal settore pubblico per i contratti di produzione dovevano essere competitive. Tuttavia, in realtà, raramente tali offerte erano basate su una qualsivoglia concorrenza. Fondamentalmente erano organizzate in base ai capricci del dirigente. Dati gli stret- Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 5 S trategie della C ontrorivoluzione ti legami tra imprese e stato, le decisioni su come sarebbero stati ripartiti gli utili sono state adottate principalmente nei negoziati tra i ministeri statali e i dirigenti aziendali. Raramente erano effettuati sulla base di criteri scientifici o congruenti. Secondo uno studio condotto da Lei Zhenglin, all’interno della fabbrica il contraente era il direttore della fabbrica e la persona doveva monitorare il contraente era il segretario di partito della fabbrica. Secondo i termini del contratto di produzione, le quote e i margini di profitto avrebbero dovuto essere fondati su un processo di contrattazione e gli obiettivi di produzione non avrebbero dovuto essere esorbitanti. Di solito, non era poi così difficile realizzare le quote e, di conseguenza, la nozione di ‘tagli salariali per scarso rendimento dei direttori’ era vuota [di contenuto]. Il sistema di subappalto dei premi era basato su un‘ipoteca aziendale e su quante quote venivano superate. Questi ultimi premi sarebbero stati divisi secondo quanto il direttore della fabbrica (il subappaltatore) riteneva appropriato e questa non era cosa che richiedesse alcun intervento pubblico. Come tale, questo duplice sistema di bonus ha creato una classe di quadri che ‘si è arricchita per prima.’ La scelta di modernizzare la produzione e questo periodo di tempo sono strettamente connessi. È stato difficile utilizzare un sistema di cottimo per calcolare i contributi dei lavoratori alla produttività, per non parlare dell’invisibile valore aggiunto dell’attività dei lavoratori ausiliari e non addetti alla produzione. Così si è affermata la richiesta diffusa di ‘riforma salariale’ per i lavoratori. Allo stesso tempo, abbiamo iniziato a vedere la distribuzione dei premi annuali e delle ‘buste rosse.’ I premi di fine anno per i lavoratori erano sostanzialmente gli stessi, e Pag. 6 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 il divario tra le indennità dei lavoratori e quelle degli amministratori di fabbrica è cresciuto ogni giorno di più. I lavoratori hanno avuto una chiara consapevolezza di quanto c’era dietro questi cambiamenti in fabbrica, recriminando tra di loro: “I lavoratori sono poveri, i direttori ricchi; i manager di base dell’officina possono godere di stipendi sopra i 10.000 yuan e per gli stipendi dei direttori di fabbrica il limite è il cielo.’ Nel 1990, una componente chiave della ‘riorganizzazione strategica aziendale’ è stato il principio del ‘tagliare le eccedenze e aumentare l’efficienza.’ Ciò è avvenuto in molte forme diverse, compresi, tra gli altri, gli incentivi al prepensionamento, i trasferimenti interni, l’acquisizione dei rapporti di lavoro, congedi, licenziamenti. Dalla fine del 1997 le aziende di Stato cinesi avevano già licenziato 6.340.000 lavoratori, dei quali 3,1 milioni non ha ricevuto alcun sussidio per le spese vitali essenziali. Questo periodo di tempo ha costituito un attacco senza precedenti agli interessi diretti dei lavoratori cinesi, costringendoli a iniziare a pensare seriamente a come difendere i propri interessi specifici. I conflitti di lavoro sono diventati sempre più prevalenti. All’inizio del 1998, l’ultimo atto dello sforzo di riforma ha sollecitato una ‘battaglia decisiva’ con le aziende di proprietà dello Stato, che ha implicato numerosi fallimenti di aziende statali e licenziamenti di massa. Dal 1998 al 2001 i licenziamenti dalle aziende di Stato sono stati pari a 22 milioni e mezzo di persone. Le condizioni di vita dei lavoratori licenziati hanno virato verso il peggio. Ad esempio, per quelli espulsi durante la terza ondata di licenziamenti nel 2005, il 68% aveva redditi medi mensili inferiori a 300 yuan al mese. Il 92% dei loro redditi venivano utilizzati per garantire cibo, vestiti ed educazio- ne dei bambini. L’88% dei lavoratori licenziati non aveva modo di sostentarsi e non ha avuto altra scelta che quella di fare affidamento sugli aiuti dello Stato e dei parenti. Dal terzo anno di questo attacco, i lavoratori delle aziende di Stato e i conflitti di lavoro si sono notevolmente intensificati. Si sono accumulate rapidamente azioni collettive che, in ultima analisi, hanno contribuito all’ondata di azioni [cause] di lavoro nel 2002. Dal 2005, a livello nazionale, ci sono state oltre 80.000 azioni collettive di petizione, che hanno coinvolto 4 milioni di persone, il 40% delle quali erano guidate da lavoratori. I lavoratori tradizionali si sono divisi in diversi gruppi. I lavoratori pensionati ammontavano a circa 30 milioni (pensionati delle aziende di Stato a 23 milioni, di imprese di proprietà collettiva a 6,3 milioni). Durante il periodo maoista, i salari dei lavoratori delle aziende statali sono stati tenuti bassi con la garanzia di prestazioni sociali generali per il loro ruolo nell’industrializzazione della Cina. Nel processo di rinnovamento dell’economia sulla scia dello sviluppo basato sul mercato, il debito storico a causa loro era ingente. I lavoratori pensionati sono stati impegnati nelle originarie lotte collettive contro le conseguenze della riforma. Dovettero avere anche vita facile ottenendo il sostegno del popolo e, alla fine, furono in grado di ottenere notevoli successi grazie alle loro proteste. Una lavoratrice in pensione ha ricordato quel periodo: “in quegli anni non ci diedero le pensioni, così andammo nella nostra unità di lavoro (fabbrica) e ci venne detto che non avevano nulla da darci. Ci dissero di andare alla compagnia di assicurazione, cosa che facemmo. Lì sostennero che la nostra unità di lavoro non aveva versato i contributi al fondo pensione perché non aveva i fondi, quindi perché noi dovremmo pagare le vostre pensioni? In seguito tornammo all’unità di lavoro e affermarono di aver fallito. Successivamente siamo andati un sacco di volte in gruppi collettivi all’ufficio del sindaco. Solo allora abbiamo ottenuto le nostre pensioni. Se non fossimo andati e non avessimo preteso collettivamente, non avremmo ricevuto un centesimo.” Nella maggior parte dei paesi, i pensionati sono usciti di scena dalla storia. In Cina, però, esiste una serie unica di condizioni. Un funzionario amministrativo dell’Ufficio Comunale di Fushun l’ha presentata in questo modo: “Allo stato attuale, la capacità di mantenere l’ordine sociale, mentre il tasso di disoccupazione di Fushun è così alto, ha in gran parte a che fare con la capacità dei pensionati di prendersi cura dei lavoratori più giovani. Fino a quando i lavoratori anziani garantiranno le prestazioni sociali, i più giovani non saranno inclini a creare problemi.” Una donna in pensione della Società di Pesticidi di Jihua ha det- www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione to: ”In questo momento, le famiglie dei miei due figli vivono con noi, sette in tutto. La mia pensione è di 400 yuan al mese e quella di mio marito è di 700. Entrambi i figli lavorano fuori Jihua (città), ma mio figlio e sua moglie non hanno ricevuto alcun salario, siamo una famiglia di 7 persone con un reddito mensile di 1.100 yuan, appena sufficiente per sopravvivere. Mio figlio lavora in una impresa di proprietà collettiva, la Construction Company Jihua, e dovrebbe prendere 800 yuan, ma la società ha distribuito raramente i salari negli ultimi 3 o 4 anni, perché non ha i fondi. Il mondo ora è completamente cambiato, quelli nel fiore degli anni non riescono a trovare lavoro e, con una strana distorsione, sono gli anziani che si devono prendere cura di loro.” Un minatore del distretto minerario di Fuhun con 32 anni di lavoro nelle miniere ha raccontato di suo figlio e di sua nuora, andati a Shenyang a trovare lavoro a tempo parziale dopo essere stati licenziati. Hanno lasciato il loro bambino, che aveva appena compiuto 5 anni, con il nonno a prendersi cura di lui. Ha dichiarato con risentimento: “Perché dopo aver fatto più di 30 anni di carriera come minatore, a questa età, non solo devo badare a mio figlio, ma devo prendermi cura anche di mio nipote?” I lavoratori pensionati in Cina hanno difficoltà a troncare i legami con la loro fabbrica: Anche se ora siamo tutti rimunerati dal fondo di sicurezza sociale, abbiamo ancora un forte vincolo emotivo con la nostra fabbrica. Anche se ora non sono lì al lavoro, ci sono i miei figli. E anche se io personalmente non beneficio del successo dell’impresa, da lontano mi sento ancora felice se questo succede. Tutti noi lavoratori in pensione avvertiamo la stessa cosa. Le lotte collettive dei lavoratori tradizionali licenziati in Cina sono diventate le più frequenti, risolute e durature. Secondo un sondaggio nella città di Xiamen del 2004, il 48,4% dei lavoratori licenziati hanno partecipato ad azioni collettive, in primo luogo per garantire obiettivi economici, di cui il 46,7% erano posti di lavoro e il 43,3% salari e aiuti. L’8,3% prevedeva richieste di punizione dei funzionari e amministratori di fabbrica corrotti. Il tipo più diffuso di azione collettiva è stato quello delle marce che reclamavano negli uffici dei funzionari. Come la realtà affondava, i lavoratori poco a poco hanno cominciato a riconoscere l’importanza della solidarietà nella lotta. In tutta la Cina i lavoratori hanno realizzato che più larga è la scala della lotta, maggiori sono i progressi, minore è la scala della lotta, minori sono i risultati. Nessuna lotta, nessuna vittoria.” Nella sua propaganda, il partito ha parlato più volte di “3 Linee di Protezione” che presumibilmente contribuirebbero a risolvere il pro- www.senzacensura.org blema della sopravvivenza dei lavoratori licenziati. Nei fatti, i lavoratori che hanno usato una di queste, i centri di reimpiego per lavoratori licenziati, a parte l’aver ricevuto un aiuto per le spese essenziali, fondamentalmente sono sulla stessa barca di chi non si è avvalso dei centri. Nel 1998, nella fabbrica di trattori di Changchun, il capo della sezione Relazioni Lavorative ha affermato che la percentuale di lavoratori entrati nel Centro Lavoratori licenziati era quasi del 100%. Egli ha sostenuto che “i lavoratori non solo hanno percepito un compenso per le spese vitali essenziali e i contributi sociali, ma hanno ottenuto riqualificazione professionale. Secondo le direttive stabilite dalle “3 Linee di Protezione“ del PCC, abbiamo già fatto molto bene.” Tuttavia, numerosi lavoratori della fabbrica di trattori hanno svelato la situazione reale. Un lavoratore ha dichiarato: “Sì, siamo andati al centro, ma non ne valeva affatto la pena! Per un mese si ottiene un insignificante somma di denaro per le spese. Quando lasciamo il centro come lavoratori anziani, senza competenze, non siamo in grado di trovare un lavoro. Tutto quello che possiamo fare è starcene a casa tutto il giorno.” Un altro ha raccontato: “Nel 1998 sono stato licenziato, nel 2001, sono andato al centro, ma nessuno mi ha detto niente su alcun tipo di assicurazione contro la disoccupazione. Ad ogni modo, la vita in questi giorni è insopportabile. La nostra unità di lavoro? Non ha intenzione di sostenere i costi del nostro riscaldamento. Questo è davvero immorale! La nostra unità di lavoro non poteva affrontare i nostri problemi, così ora stiamo marciando e facendo sit-in per costringerli a risolvere i nostri problemi di riscaldamento. Questa tassa non è cosa che possiamo permetterci di pagare!” Mandare i lavoratori ad iscriversi al Centro per il Reimpiego non riflette necessariamente la buona volontà dell’impresa. Un operaio licenziato da una fabbrica di pasta a Changchun ha dichiarato: “Nel giugno del 2000 sono stato licenziato. Sul posto, la società mi ha fornito un certificato di lavoratore licenziato, per l’iscrizione alla società del Centro Servizi per il Reimpiego. Sono stato iscritto al centro per 3 anni e ogni mese ho avuto 170 yuan di ‘sussidio di disoccupazione.’ Perché l’impresa ha voluto darmi questo certificato? Perché avrebbero potuto fare soldi sotto banco! Nominalmente siamo stati licenziati, ma la società ci utilizza ancora per 8 yuan al giorno. Inoltre, l’azienda aveva una norma, secondo la quale se non disponi di un certificato di lavoratore licenziato, non puoi lavorare. Da quanto abbiamo potuto intuire, la società ha fatto questo per rubare i soldi dallo stato. Pensateci, un lavoratore è licenziato e l’impresa non deve pagare il costo mensile di 188 yuan di premi di assicurazione sociale. In passato, questo è quan- to la società ha dovuto cacciar fuori. Adesso? Il lavoratore è costretto a ottenere un certificato di sconto speciale per disoccupazione (in realtà si chiama certificato di sconto speciale per il reinserimento), oppure non può lavorare. I lavoratori che si trovano prossimi alla pensione non sono inclini a compilare la domanda, per cui l’impresa va avanti e fa così per loro. Quindi, una volta che abbiamo ottenuto questo certificato di sconto speciale, l’unità di lavoro ci richiama al lavoro e si garantisce in tal modo un risparmio sui premi. Chi non compila la domanda per il certificato deve provvedere a se stesso senza lavoro in ‘aspettativa’ o addirittura comprare il proprio rapporto di lavoro con l’impresa. Molti lavoratori licenziati hanno già ricevuto una buonuscita in cambio della loro rinuncia all’impresa per sempre. Tuttavia, i conflitti causati dalla conversione aziendale non sono finiti. Quando l’impresa fallisce, i suoi debiti sono ingenti. Secondo un sondaggio in 29 aziende di Stato da parte della ACFTU Provinciale di Shanxi, avere dei pagamenti arretrati dei premi delle casse malattia è un problema molto comune e grave. Le imprese intervistate hanno un debito in totale di 63.230.000 yuan in premi alle casse assicurative dei pensionati. Nel peggiore dei casi, le imprese erano in debito sui premi individuali di diverse centinaia di migliaia di yuan, per un periodo di una dozzina di anni o più. Un terzo del debito comprende premi che avrebbero dovuto essere pagati per lavoratori già deceduti. Secondo un rapporto investigativo condotto dalla ACFTU Provinciale di Hubei, di 60 imprese intervistate già in conversione, 5 dovevano salari arretrati ai lavoratori, 11 avevano debiti sui fondi presi in prestito dai lavoratori, 13 avevano debiti sui premi assicurativi dei contributi per la salute, e 18 avevano debiti sui pagamenti per il finanziamento delle abitazioni dei lavoratori. Così, le lotte militanti dei lavoratori sono state ispirate dal desiderio di proteggere i salari dovuti e i benefici sociali, oltre a proteggere i beni dello Stato dalla corruzione dei quadri di fabbrica e del Partito. Queste battaglie hanno aumentato il livello di coscienza dei lavoratori delle aziende di Stato. Le condizioni causate dallo sviluppo dei rapporti capitalistici di produzione in realtà hanno fornito ai lavoratori tradizionali della Cina una solida educazione. Si sentivano lavoratori licenziati esclamare: “Mao ci ha dato la Ciotola di Riso di Ferro. Deng ci ha dato un pugno negli occhi, Jiang Zemin ci ha calpestato e Zhu Rongji ci ha preso a calci sui fianchi.” Un operaio alla Tractor di Jihua ha detto: “In questi ultimi anni vi è stato un rapido sviluppo, che è innegabilmente legato alla forma capitalistica di accumulazione primitiva. L’accumulazione primitiva, che si è compiuta in più di cento Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 7 S trategie della C ontrorivoluzione anni dall’esordio del capitalismo, ha richiesto solo pochi anni per realizzarsi a Jihua!” I lavoratori potrebbero lamentare che “Durante la dinastia dei Qing, sarebbe costata una fortuna prendersi cura di un funzionario locale. I costi di un funzionario Qing impallidiscono al confronto con i quadri di oggi!... Quando Mao era al potere, i lavoratori erano di buon umore, non erano facilmente vittima di bullismo ed erano i padroni della fabbrica. Da Deng, i lavoratori non hanno un soldo da spendere. Ora il loro potere è stato consegnato a stranieri e leader che sfruttano e opprimono i lavoratori, al servizio degli interessi di una piccola minoranza. Lo stato è socialista solo di nome, non nella realtà.” Nei primi anni di sviluppo socialista cinese, gli operai erano padroni, godevano di uno status politico, di pensioni, assicurazione sanitaria ed erano molto motivati a lavorare. Il PCC era un partito che veramente dipendeva da e serviva la classe operaia: A quel tempo, avevamo i salari, non eravamo esausti dal nostro lavoro e avevamo l’assicurazione sanitaria, etc. Chi potrebbe dire che Mao era negativo? Quando era in vita, ogni mese si guadagnavano 30-40 yuan e si lavorava energicamente. Non mancavano il cibo o i comfort di base. Adesso? Mancano anche i mezzi di sussistenza di base. Quindi durante il periodo maoista siamo stati trattati meglio. Oggi, lo vedi, roba che non è nemmeno paragonabile ai peggiori abusi dei proprietari di un tempo. Se si hanno i soldi, si può fare qualsiasi cosa, senza soldi lascia perdere! In questi giorni chi potrebbe permettersi di andare al college, anche se lo volesse? Se si vuole trovare un posto di lavoro, è necessario spendere soldi. I giovani di oggi si sposano, ma non vogliono avere figli perché non possono permettersene i costi. Essi, infatti, si basano ancora sul sostegno dei genitori, come potrebbero azzardare di allevare figli propri? La nuova classe operaia in Cina: condizioni ed esigenze Con l’istituzione del sistema di responsabilità contrattuale delle imprese controllate dal governo (SOE, State Owned Enterprises), le imprese di città e di villaggio (TVE, Townnship and Village Enterprises), hanno avuto un rapido sviluppo e prodotto il passaggio di circa 9.700.000 abitanti delle zone rurali alla produzione non agricola. Dal 1988-1991, in fase di riassetto amministrativo, le imprese di città e di villaggio ed il settore non agricolo sono cresciuti più debolmente. Quando Deng Xiaoping fece il suo “Tour meridionale” nel 1992, la crescita delle imprese private entrò, nelle città e nei villaggi, in un periodo di rapido sviluppo, così aumentarono gli impiegati in questo settore. Ogni anno il numero di persone che lasciavano la campagna è aumentato di un milione, formando una marea di lavo- Pag. 8 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 ratori migranti nelle città. Allo stato attuale, il numero totale di lavoratori migranti dalle campagne è tra i 200 e i 300 milioni, di cui circa 140 milioni lavorano nelle città. Essi costituiscono ormai un elemento chiave nella classe operaia cinese. Le precedenti generazioni di lavoratori migranti hanno vissuto una doppia esistenza. Molti lavoravano con l’intenzione di spedire denaro a casa propria da investire in qualche tipo di impresa. Poiché i grandi produttori cominciarono a superare ed eliminare i piccoli produttori e la possibilità di conversione d’uso dei terreni ebbe una rapida espansione, l’attuale generazione di lavoratori migranti è sempre più influenzata dalla produzione agricola su larga scala. Un lavoratore migrante proveniente dall’Hunan che lavora nello Guangdong ha affermato: “Fin dall’inizio mi sono sentito diverso dalla generazione dei miei genitori. Non avevo intenzione di tornare di nuovo al mio villaggio per sposarmi e allevare i figli. Ho una formazione, voglio imparare nuove competenze, e mettere le mie radici qui.” Per quanto riguarda i progetti futuri, la metà di coloro che sono lavoratori migranti continuerà a lavorare lontano dalle città di origine, solo il 17,4 per cento di loro ritorna a casa. Questa generazione di lavoratori migranti in Cina possiede sostanzialmente tutte le caratteristiche di una classe proletaria e, in un certo grado, una coscienza di classe. Secondo un sondaggio condotto dalla ACFTU (All-China Federation of Trade Unions) provinciale di Guangdong, l’81,5% dei lavoratori migranti si considerano classe operaia, e per loro ‘non importa che problemi bisogna affrontare, tutti costituiscono problemi della classe operaia’. Il 70% nel valutare la propria condizione ritiene che il reddito salariale sia un fattore molto importante. Solo il 5% considera l’‘assicurarsi la residenza nella città come punto centrale.’ Questo spiega perché, dal punto di vista dei lavoratori rurali, il rapporto tra il luogo della loro residenza ufficiale e il luogo in cui sono occupati è piuttosto basso. La maggior parte dei lavoratori migranti ha un basso livello formativo, spesso raggiunge appena i 7 anni di scolarizzazione. Le statistiche rivelano che il 40,31% dei lavoratori migranti ha solo un livello di educazione elementare, il 48% ha la licenza di scuola media, e solo l’11,62% ha il diploma superiore. Coloro che hanno un livello di istruzione post-secondario sono solo il 9,1%. Data la loro mancanza di competenze professionali, sono solo in grado di ottenere le tipologie più dure, più faticose e massacranti di lavoro. Le loro condizioni di vita tendono ad essere molto povere, la maggior parte vive in alloggi scadenti, tende, o anche portabagagli delle auto, o sotto ponti e gallerie. Il compenso per il loro lavoro è basso e spes- so i lavoratori migranti sono costretti ad attendere che gli vengano pagati salari arretrati. I basilari dispositivi di sicurezza e salute e le precauzioni necessarie durante il lavoro sono inesistenti. Dal 1992 al 2004, il salario medio mensile per i lavoratori migranti nel Pearl River Delta è aumentato solo di 68Y (yuan). Secondo le statistiche ufficiali, nel 2003, in tutta la Cina, il numero dei lavoratori che hanno avuto infortuni sul lavoro o la morte è stato di oltre 136.000, l’80% dei quali erano lavoratori migranti. Il numero di lavoratori con malattie professionali ha superato i 500.000, il 50% dei quali erano lavoratori migranti. Nel 2004, un sondaggio investigativo ha rivelato che nel Pearl River Delta, gli incidenti annuali riguardanti ferite alle dita ha raggiunto almeno i 30.000, con almeno 40.000 amputazioni. Secondo un’altra indagine del 2004 condotta in Zhejiang, dopo aver contratto una malattia correlata al posto di lavoro, la maggior parte dei lavoratori migranti compra le medicine per prendersene cura e lasciare le cose come stanno; solo il 24,4% va in una clinica. Il 14,9% ha turni di lavoro di 8 ore, il 38,5% turni di 8-10 ore, il 29% turni di 10-12 ore, e il 15,5% lavora per più di 12 ore al giorno. Solo il 6,7% ha un fine settimana effettivo di 2 giorni di riposo dal lavoro, il 22,3% ha un giorno di riposo alla settimana, e il 56,3% non ha alcuna garanzia del giorno libero. Quando i lavoratori presentano le richieste più minime che non vengono soddisfatte, l’unica scelta che gli rimane è quella di resistere. Un ricercatore ha scoperto che nel 1999, nel solo Shenzhen, ci sono stati almeno 100 casi di scioperi su larga scala. Non è possibile stimare il numero di incidenti avvenuti durante scioperi di grandi e piccole dimensioni che si svolgono nella regione del Pearl River Delta. La sezione del ACFTU del Guangdong sostiene ci siano almeno 10.000 scioperi l’anno, mentre altri sostengono siano addirittura 20.000. Nel 2004, da gennaio a luglio, l’Ufficio Provinciale del Lavoro del Guangdong, ha trattato 540 casi di conflitti collettivi, coinvolgenti 57.300 partecipanti, il 17,7% dei lavoratori, percentuale superiore a quella dell’anno precedente che era del 15,4%. A differenza della classe operaia cinese tradizionale (normalmente impiegata presso le SOE), i lavoratori migranti cinesi sono cresciuti come lavoratori in un ambiente capitalista, in possesso della consapevolezza del tipo di rapporto tra loro e i datori di lavoro, che si trova tipicamente in contesti capitalistici. In genere le loro richieste riguardano aumenti salariali e miglioramento delle condizioni di lavoro. La loro analisi si basa su problemi vissuti collettivamente, che danno direttamente forma anche al carattere dei conflitti di gestione del lavoro. Nel secondo trimestre del 1996, in tutta la Cina ci sono stati 530 www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione casi tra petizioni collettive al governo e scioperi che affrontavano il problema degli stipendi arretrati e nel terzo trimestre hanno raggiunto i 590, il 42,6% degli episodi di conflitto collettivo nazionale. Nel 2002, il problema degli arretrati salariali è diventato una tendenza a livello nazionale che i funzionari hanno definito ‘un grave problema che sta influenzando l’ordine sociale.’ Secondo le statistiche dell’Ufficio del Lavoro e della Previdenza Sociale, negli ultimi anni, differenti unità governative che si occupano di problematiche del lavoro hanno contribuito ad incrementare il numero di lavoratori ai quali sono stati garantiti gli stipendi arretrati. Dal 2002 sono stati recuperati 1,45 miliardi di yuan e tale importo è quasi raddoppiato nel 2003 raggiungendo i 2,7 miliardi di yuan, e nel 2006 sono stati raggiunti 5,8 miliardi di yuan. Questa esplosione di stipendi arretrati ha solo peggiorato l’amarezza sentita dai lavoratori migranti in Cina! La forma di organizzazione dei lavoratori migranti cinesi è caratterizzata dalla spontaneità. In una fabbrica di scarpe di proprietà di una società di Taiwan a Shenzhen, i manager e i responsabili della sicurezza degli impianti spesso multavano i lavoratori e applicavano per le infrazioni trattenute sul salario. Questo ha avuto come conseguenza uno sciopero di 3.000 lavoratori che hanno rotto finestre della fabbrica, bruciato rifiuti, e fatto picchetti in massa. A Dalian, in una società interamente di proprietà giapponese, i lavoratori hanno sollevato con i gestori la questione dei bassi salari, solo per essere costantemente ignorati. Quindi, è scoppiato uno sciopero che ha coinvolto 6.000 lavoratori. Dopo due giorni, l’ufficio centrale giapponese ha ordinato ai manager di accettare le richieste dei lavoratori, ma poi il governo della città di Dalian ha www.senzacensura.org inviato la polizia per reprimere i lavoratori in sciopero e le loro richieste. Con lo svelarsi a livello internazionale delle contraddizioni del capitalismo, le imprese costiere basate sul lavoro intensivo, hanno visto gradualmente scomparire le condizioni che gli hanno permesso di sopravvivere, con un grande aumento dei costi di produzione. Nel 2008, l’approvazione della legge sul Contratto di Lavoro ha stimolato lo sviluppo del conflitto di classe. La legge sul Contratto di Lavoro stabilisce che “Un operaio in una unità di lavoro dato, con una anzianità di 10 anni” o “che abbia avuto due contratti di lavoro a tempo determinato” ha diritto ad un contratto a tempo indeterminato presso tale unità di lavoro. Questa clausola ha creato il panico nella classe capitalista cinese e molti si sono precipitati a trovare il modo di licenziare i lavoratori, cercando di cambiare le loro mansioni lavorative, al fine di eludere le imposizioni della legge sul Contratto di Lavoro. Ma hanno dovuto calcolare la retribuzione, così come le indennità, secondo ciò che stabilisce la nuova legge: questo ha determinato il sorgere di numerosi lavoratori in lotta per decine di migliaia di yuan di stipendi arretrati. Gli studenti universitari cinesi di fronte alla proletarizzazione Nel Manifesto del partito comunista, Engels aggiunse una nota alla traduzione inglese del 1888 che dice: “Nel proletariato, la classe dei lavoratori salariati moderni che non ha mezzi propri di produzione, è ridotta a vendere la propria forza-lavoro per vivere.” In effetti, il termine ‘classe proletaria’ si riferisce alla mancanza dei mezzi di produzione e alla dipendenza, come classe sociale, dal rapporto con i datori di lavoro che garantisce un sala- rio e la possibilità di acquisire i mezzi di sussistenza. Dato che le forze produttive sono maggiormente condivise ed è aumentato il numero degli impiegati nel lavoro cooperativo, anche la nozione di lavoratore produttivo si è ampliata. Il termine “lavoratore produttivo” denota il ruolo di produttore di plusvalore, ma si tratta di un valore che deve essere prodotto per l’appropriazione da parte dei capitalisti. Zhongguancun è un quartiere di Pechino che ospita una forza lavoro impegnata principalmente nella programmazione e nella ricerca e sviluppo di software. Questi lavoratori si autodefiniscono “lavoratori migranti per sé”, un’espressione che descrive adeguatamente le condizioni particolari che caratterizzano il loro status come lavoratori “autonomi”. A causa del continuo aumento di colletti bianchi, di lavoratori di concetto, nella seconda metà del XIX secolo Marx elaborò due nuove categorie: “classe proletaria di concetto” e “totalità della classe operaia”. Visto che il carattere del processo lavorativo è diventato di forma più cooperativa, è stato necessario ampliare i concetti di ‘lavoro produttivo’ e il conseguente concetto di ‘lavoratori produttivi’. Perché il lavoro sia produttivo non deve necessariamente consistere in una produzione manuale. E’ sufficiente farlo diventare un elemento del lavoro complessivo, e che completi una funzione di quel lavoro. Engels disse: “Spero che il vostro duro lavoro aiuterà gli studenti universitari ad essere sempre più consapevoli del fatto che dal loro processo di lavoro si produce un tipo di ‘classe proletaria’ del lavoro intellettuale. Loro hanno una missione che si integra con quella dei loro compagni lavoratori manuali, esistendo fianco a fianco come parte di una classe che avrà un ruolo determinante nella rivoluzione in arrivo.” Lenin ha anche concettualizzato la categoria di proletariato “tecnico”. Questi nuovi concetti davano per scontato che il lavoro salariato di concetto e il lavoro salariato manuale comprendono entrambi le categorie di ‘lavoro complessivo’ o di ‘lavoratore di produzione’. Ciò riflette lo sviluppo storico della classe operaia. Il capitalismo cinese dipende da investimenti monopolistici di capitali esteri, che non richiedono una grande quantità di ricercatori qualificati. Allo stesso tempo, i profitti capitalistici in Cina tendono ad essere piuttosto scarsi, e ci sono pochi mezzi per sostenere una vasta popolazione di intellettuali. Come risultato, dato che l’istruzione, in linea con una logica capitalista, ha ‘prodotto’ una grossa quantità di studenti universitari, la pressione sull’impiego di massa ha reso i lavoratori di concetto sempre più simili ai loro compagni operai. Secondo un rapporto del Ministero della Pubblica Istruzione, nel 2007 ci sono stati un totale di 5.670.000 iscritti al college Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 9 S trategie della C ontrorivoluzione e 4.950.000 laureati. Un sondaggio del 2006 condotto dal Ministero Cinese delle Risorse Umane ha rilevato che oltre il 60% dei laureati si troverà ad affrontare la disoccupazione. Secondo un’indagine diffusa dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, lo stipendio medio dei lavoratori migranti consiste in circa 1.100Y al mese. Intanto, il salario medio degli studenti universitari neolaureati è sceso a circa un migliaio di yuan mensili, in linea con la tendenza alla diminuzione dei salari vista negli ultimi anni. Un funzionario del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale di Canton ha dichiarato la sua convinzione che ‘oggi gli studenti universitari non sono così competitivi come i lavoratori migranti’. E una relazione investigativa di un giornalista dello Zhejiang ha mostrato che gli studenti universitari sono in competizione per assicurarsi posti di lavoro come camerieri nei ristoranti, in lotta con i lavoratori immigrati per la stessa ciotola di riso. Di conseguenza, non sarebbe inesatto affermare che i lavoratori di concetto di oggi costituiscono una parte della classe operaia in Cina, anche se molti studiosi non hanno ammesso questa realtà. Al momento, in Cina la classe dei lavoratori di concetto si aggira sui 60/70 milioni. Questo include circa 10 milioni di dipendenti pubblici, con un salario medio annuo di 17.644Y; 35,33 milioni di operatori professionali qualificati, di cui 26,130 milioni sono impiegati in un ufficio pubblico con uno stipendio medio annuo di 16.458Y, e 20,8 milioni di lavoratori impiegati nelle imprese private. Canali per la risoluzione dei conflitti di lavoro Nell’ottobre 2006 la 6ª sessione plenaria del 16° Comitato centrale ha approvato una risoluzione sui “diversi problemi per quan- Pag. 10 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 to riguarda l’instaurazione del socialismo e di una società armonica”, che ha chiesto specificatamente un equilibrio tra lo “sviluppo ed una gestione armonica delle relazioni di lavoro.” Occupandosi del basso numero di contratti di lavoro stipulati, delle orribili condizioni di lavoro, dei salari arretrati, del grave problema delle multe arbitrarie e delle deduzioni sui salari dei lavoratori, e le frequenti proteste collettive sulle condizioni di lavoro, la sessione ha deciso di ‘chiedere: un sistema più completo e coordinato della gestione dei rapporti di lavoro, che rafforzi il sistema tripartito (governo, sindacato, comitati di base) nel mediare i rapporti di lavoro; capace di monitorare e far rispettare i salari e le ore di lavoro standard, stabilire un solido insieme di standard di lavoro che sostenga la sicurezza sul lavoro e le questioni igienico-sanitarie attraverso l’impianto del contratto di lavoro e il sistema di contrattazione collettiva; che attui un completo monitoraggio di tutti i tipi di imprese per la rigorosa applicazione delle norme nazionali sul lavoro; che elabori un sistema di forte monitoraggio a sostegno del lavoro; un sistema di mediazione esterna; supervisioni l’uso delle imprese dei contratti di lavoro; consolidi e regoli il mercato del lavoro; aiuti i lavoratori, in particolare i lavoratori migranti, nel recuperare i salari dovuti; protegga con determinazione i diritti legali dei lavoratori. Il 17° Comitato Centrale ha continuato su questa linea, chiedendo garanzie di accesso all’istruzione, al lavoro, all’assistenza sanitaria, assistenza agli anziani, e abitazioni, come obiettivi di un socialismo armonico. “Rapporti di lavoro armonici e di sviluppo” sono determinati da 3 questioni: 1) eliminazione dei salari arretrati, 2) costruzione di un sistema di previdenza sociale, e 3) nel caso i primi due non si realizzino, elaborazione di un sistema tripartito di mediazione del lavoro per risolvere i conflitti di gestione. Dal punto di vista dei funzionari, è chiaro che creare sviluppo e pace sociale consiste in un investimento pubblico e che i capitalisti devono pagare la loro quota per garantire l’ottenimento di un salario “dignitoso”. Questa aspettativa specifica costituisce una risposta sia al contesto nazionale che a quello internazionale. La speranza è di adottare l’approccio ai rapporti di produzione capitalistici utilizzato in paesi capitalistici centrali come gli Stati Uniti, che in questo modo hanno garantito la prosperità a lungo termine, e presumibilmente fare lo stesso per la Cina. Solo i miopi studiosi borghesi daranno dogmaticamente per scontato che la prosperità attuale è permanente. Per cominciare, non c’è modo di raggiungere l’armonia tra classe operaia tradizionale cinese e capitalismo, in quanto la prima non abbandona il proprio ricordo del socialismo. Proprio considerando come obiettivo ufficiale quello di raggiungere l’armonia tramite un sistema di previdenza sociale, c’è da dire che si tratta di un obiettivo per cui sarà necessario fare tanta strada prima di raggiungerlo. Un sondaggio del 2004 ha rivelato che il 41,6% dei lavoratori pubblici licenziati ha già rotto (con indennità) il rapporto di lavoro con la propria unità di lavoro; ma solo il 18,5% dei lavoratori di imprese di proprietà pubblica lo ha fatto. Tra i lavoratori che avevano già interrotto il loro rapporto di lavoro il 55,6% ha contribuito ai fondi pensionistici, quelli che non l’hanno fatto sono solo il 24,4%. A Shenyang, il 18% dei lavoratori licenziati ha pagato tali contributi; il salario mensile medio è di 969Y e i lavoratori licenziati hanno dovuto contribuire con una somma annua di 1766Y per il fondo pensione e 1163Y per l’assicurazione sanitaria, che costituiscono un contributo complessivo annuo di quasi 3000Y. Nelle famiglie in cui sono stati licenziati marito e moglie, questo importo è raddoppiato. Il calo dei redditi subito dai lavoratori licenziati non consente di raggiungere il livello medio di vita a Shenyang. Il 50% dei lavoratori licenziati di Shenyang percepisce, se trova un nuovo lavoro, circa 400Y mensili, il che ha reso molto difficile farsi carico degli oneri pensionistici o dell’assicurazione sanitaria. Tra i lavoratori licenziati, la percentuale di coloro che non pagano i loro costi di assistenza sociale è stata dell’80,8% per quelli sotto i 30 anni, del 72% per quelli tra 30 e 40 e del 62,7% per quelli tra 40 e 50. Secondo un sondaggio del 2006 svolto in 6 contee su aziende statali con minori difficoltà economiche, pubblicato dalla Sezione Provinciale di Shanxi della ACFTU, il 36% dei lavoratori che si sono iscritti all’assicurazione sanitaria ha scelto la copertura più bassa (ed eco- www.senzacensura.org S tratEgiE dElla C ontrorivoluzionE pun gaI cIna - la socIetÀ armonIosa Sfruttamento e resistenza degli operai migranti A cura di Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto - Edizioni Jaca Book, 2012 Il libro si compone di sette articoli, frutto del lavoro di ricerca di Pun Ngai e di altri sociologi cinesi, e descrive il vasto processo di proletarizzazione degli operai-contadini, sostenuto dalla rivoluzione informatica, da quella dei trasporti e dalla ipermobilità del capitale produttivo. Oltre 200 milioni di operaicontadini si sono riversati nelle città e nel lavoro di fabbrica sotto padrone; gli operai-contadini non rappresentano una novità nella storia della Cina, erano presenti prima della guerra e nell’epoca maoista, ma partire dal periodo delle riforme introdotte da Deng Xiaoping assumono un ruolo centrale nella progressiva trasformazione della Cina nella “fabbrica del mondo”. Pun Ngai definisce questo processo “incompiuto” e descrive la condizione operaia attraverso i temi delle migrazioni interne, dello sfruttamento, del regime di fabbricadormitorio, della radicalizzazione degli scioperi e delle insorgenze. I lavoratori di fabbrica subiscono il divieto di risiedere nei centri urbani attraverso il sistema di registrazione abitativa; si determina per questi lavoratori una separazione spaziale inconciliabile tra i luoghi urbani della produzione (nei recinti delle fabbriche sono nati immensi dormitori per la manodopera) e quelli rurali della riproduzione. Le interviste fanno emergere un livello crescente di conflittualità e di resistenza operaia che quotidianamente si manifesta nelle fabbriche cinesi. www.senzacensura.org nomica); appena il 12% dei lavoratori è iscritto con la formula più completa di assicurazione sanitaria che copre anche le malattie più gravi. Complessivamente, tra i lavoratori licenziati, il 33,5% ha contribuito alla copertura previdenziale e il 5,4% lo ha fatto per l’assicurazione sanitaria. La maggior parte dei lavoratori licenziati non aveva modo di sostenere questi costi e sono stati lasciati, di conseguenza, con questa preoccupazione. Rapporti di lavoro armonici richiedono un sistema tripartito di negoziazione: fuori da questo contesto si sono susseguiti rapporti di lavoro conflittuali. Il terzo articolo del “Provvedimento su Casi riguardanti Conflitti sul Lavoro Connessi alla Conversione delle Imprese” della Corte Suprema stabilisce che, “Quando le parti interessate si avvicinano al Tribunale del popolo per presentare una causa, la volontà della Corte è di non dare ascolto a questi casi”. Vale a dire, quando i ministeri a livello nazionale o locale, consentono la rottura dei rapporti di lavoro in una delle aziende di Stato o sorgono altre questioni nel processo di riorganizzazione aziendale, non ci sono canali giudiziari disponibili per i lavoratori che vogliono intentare una causa. Inoltre, la nuova generazione di lavoratori cinesi trova sempre più difficoltoso riuscire ad avere relazioni “armoniche” con i padroni capitalisti. In linea con la crescita della nuova generazione di operai dell’industria, è emerso un problema sempre più urgente: l’incertezza e nessuna prospettiva per il futuro. Questa generazione di lavoratori non ha la possibilità di tornare alla loro casa in campagna. L’esperienza a Chengdu e Chongqing, con titoli di proprietà variabili si è estesa rapidamente in altre parti, anche contribuendo a dare alle vecchie generazioni di lavoratori migranti la speranza di tornare nelle campagne. In termini di coscienza di classe, la nuova classe di lavoratori cinesi spera di integrarsi nelle città. L’obiettivo al quale possono più onestamente e ragionevolmente mirare è la politica ufficiale del Partito di “accesso all’istruzione, ai salari, all’assistenza sanitaria e alle pensioni”. Tuttavia, i lavoratori migranti raramente contribuiscono ai piani di assistenza sociale. Ogni volta che lasciano un lavoro, devono andare all’Ufficio del Lavoro e recedere dal piano assistenziale. Nel caso dei programmi pensionistici, il regolamento del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale stabilisce che, al fine di qualificarsi per acquisire questo beneficio, i lavoratori devono aver contribuito al programma di assicurazione per 15 anni. Le amministrazioni locali hanno anche regolamenti che hanno tutta l’aria di una vera e propria discriminazione contro i lavoratori migranti. Per esempio, a Shenzhen, per ricevere la pensione, il lavoratore deve aver versato i contributi al sistema di assicurazione per 5 anni consecu- tivi prima di ritirarsi dal lavoro. Il che significa che un lavoratore migrante di età compresa tra 50-60 anni deve dimostrare di avere lavorato stabilmente nella stessa fabbrica negli ultimi 5 anni di lavoro. Per i lavoratori che cambiano spesso lavoro, la ‘stabilità di lavoro’ è impossibile da immaginare. Così, agli occhi di questi lavoratori “il denaro, pagato per i premi assicurativi è denaro perso: se vogliono che ci sentiamo più sicuri, potrebbero rimborsarci i nostri soldi”. Se i lavoratori migranti stanno andando avanti senza pensioni o assistenza sanitaria, come è possibile realizzare i 5 obiettivi del Partito per raggiungere una “società armonica”? Inoltre, il tenore di vita della classe degli operai di concetto cinesi va sempre peggio. Secondo le stime ufficiali, gli impiegati nelle imprese straniere e le varie aziende private cinesi dovrebbero costituire buona parte della borghesia. Essi sono considerati come uno dei pilastri della società cinese, in pratica si comportano come un cuscinetto capace di prevenire i conflitti che derivano dalle estreme disparità tra ricchi e poveri. Tuttavia, ciò che i lavoratori di concetto richiedono, al fine di stabilirsi definitivamente nelle città, si discosta drasticamente da quello che gli viene offerto. I broker da soli sono in grado di fare fuori ciò che la maggior parte dei lavoratori di concetto porta a casa sotto forma di salario. Inoltre, i mezzi di produzione, come la terra, le materie prime, e simili, continuano ad aumentare di prezzo, rendendo la situazione per le aziende che si affidano alla manodopera a basso costo per sopravvivere sempre più difficile. Queste aziende si trasferiscono sempre più all’interno alla ricerca di condizioni di produzione migliori. Nel frattempo, i vecchi lavoratori delle aziende pubbliche, che combattono battaglie perse per difendere le loro fabbriche e i mezzi di sussistenza, diventeranno più deboli se non riusciranno ad unirsi con i lavoratori migranti provenienti dalle regioni rurali, il cui lavoro è molto più economico. La forza di espansione del Capitale dipende dalla sua capacità di sconfiggere i lavoratori delle aziende di Stato tradizionali, che come la loro controparte, i lavoratori migranti, sono poveri e dipendenti, per la loro sopravvivenza, da un salario. Vale a dire che la nuova classe operaia cinese ed i vecchi lavoratori si sono trovati prima ad essere divisi ed ora affrontano, gradualmente, lotte simili ed hanno interessi comuni. Come diceva Marx, la trasformazione futura per superare il capitalismo, può essere realizzata solo dall’unità di questa classe. Traduzione dalla versione inglese. Versione inglese tradotta dal cinese da Stephen Philion su: http://chinaleftreview.org/?p=471 Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 11 S trategie della C ontrorivoluzione La situazione giordana U na rivolta U n articolo fallita e un regime riemergente . di H isham B ustani *. P ubblichiamo la traduzione integrale di un articolo di Hisham Bustani: “Jordan: a failed uprising and a re-emerging reigime”, apparso in differenti siti web che si occupano di “Medio-Oriente”. Sebbene Il punto di vista dell’autore non coincida completamente con quello del Collettivo Redazionale, comunque espone una analisi dettagliata della situazione socio-politica ed esprime interessanti spunti di analisi sulla Giordania e il contesto geo-politico in cui è inserita. Nel corso degli ultimi anni abbiamo pubblicato diversi contributi di questo autore che possono essere consultati nell’archivio digitale dei numeri precedenti della rivista sul sito omonimo. “Fino ad ora, il regime ha avuto successo nell’assorbire il movimento e nel frammentarlo” Non vi è dubbio che gli eventi avvenuti in Giordania nel Novembre del 2012, soprannominati Habbet Tishreen da molti attivisti in ricordo della sua controparte del 1989, la Rivolta di Aprile o Habbet Neesan, sono senza precedenti. Anche se entrambi sono stati innescati da un incremento nei prezzi dei derivati del petrolio, la versione del 2012 sembra essere stata molto più radicale nel suo approccio nei confronti del regime al potere, in particolare verso la monarchia/ famiglia Hashemita e verso lo stesso re. Prima del 2012, criticare pubblicamente il re e la famiglia reale era la virtù degli ultra-coraggiosi: di solito questi parlavano con evidenti suggerimenti e insinuazioni, ma non arrivavano a tal punto da pronunciare direttamente il nome del re. Criticare il re e la famiglia reale non era apertamente tollerato dalla legge giordana, ed è ancora un reato punibile con da uno a tre anni di prigione. La legge che incrimina questo tipo di critica ha forse il nome più assurdo mai dato a qualsiasi legislazione: letteralmente, si chiama la “legge sull’allungamento della lingua di taluno riguardo al monarca”! Io non ero uno di quei soggetti coraggiosi, ma mentre altri rivolgevano le proprie critiche nei confronti del “governo”, io ho sempre fatto riferimento all’ “autorità politica” nei miei articoli, elaborando un concetto secondo il quale non sono i governi a regnare in Giordania, poiché essi non sono che meri esecutori, mentre il processo decisionale risiede da qualche altra parte, in luoghi di grado più ele- Pag. 12 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 vato: la corte reale e la direzione generale dei servizi segreti (Mukhabarat). Tutto il potere al re Costituzionalmente, il re della Giordania detiene poteri assoluti, e, al tempo stesso, rimane inesplicabile. Il paese è falsamente spesso definito come una “monarchia costituzionale”. La più recente di queste false dichiarazioni proviene da un’intervista fatta al re Abdullah II da Jon Stewart su The Daily Show, il 25 settembre 2012. Un regno con una costituzione che dà poteri assoluti al monarca non può essere definito monarchia costituzionale; si tratta piuttosto di una monarchia di tipo medievale ispirata da diritto divino. Vi basterà controllare la lista sottostante per avere un’idea di ciò a cui mi sto riferendo: 1 Il re incarica e congeda il premier e i ministri (art. 35 della Costituzione). 2 Il re ratifica le leggi e le promulga li (articolo 31 della Costituzione). 3 Il re emette le disposizioni che regolano le elezioni parlamentari (articolo 34-1 della Costituzione). 4 Il Re ha il potere di sciogliere il parlamento (articolo 34-3 della Costituzione). 5 Il re nomina e revoca la camera alta del parlamento (articoli 34-4 e 36 della Costituzione). 6 Il re è il comandante supremo delle forze armate, e di tutto l’apparato di sicurezza (articolo 32 della Costituzione). 7 Il re nomina i giudici della corte costituzionale (articolo 58-1 della Costituzione). 8 I giudici dei tribunali civili e religiosi sono nominati e revocati da decreto regio (articolo 98-1 della Costituzione). A completare tutti questi poteri: 9 Il re è immune da qualsiasi colpa e responsabilità (articolo 30 della Costituzione). 10 La critica nei confronti del re è criminalizzata (articolo 195 del codice penale). Abdullah II: prestazione debole e distacco dalle vecchie guardie Il defunto Re Hussein era onnipotente, ed era capace di concentrare tutto il potere politico nelle sue mani e di manipolare la scenario interno giordano. Era intoccabile, e così erano tutti i suoi uomini. Re Abdullah II, scelto all’ultimo minuto come ripiego e chiamato a sostituire l’allora regnante principe Hassan (fratello di Hussein), è un uomo debole. Non è stato addestrato per essere re, né ha l’essenza innata dell’uomo politico. Quando era principe passava le sue giornate al volante delle auto da corsa (era un campione del Rally Giordania negli anni 1980 e ‘90) e onorando i battaglioni delle forze armate giordane utilizzati per le operazioni speciali. Abdullah II inserì i suoi uomini nel gioco. I nuovi uomini del re non erano diversi rispetto a quelli vecchi, con una eccezione: entrambi erano corrotti, entrambi erano neoliberisti (ricordiamoci che le riforme della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale iniziarono alla fine del 1980 in Giordania, e che furono la causa della rivolta dell’aprile 1989). Eppure, significativamente, alle nuove guardie, educate all’occidentale e orientate vero l’efficienza del commercio, mancava l’appoggio delle strutture sociali: le tribù. Non avevano alcuno spessore sociale. STRETTAMENTE COLLEGATO Domande e risposte su ciò che le giovani generazioni giordane vogliono veramente La vecchia guardia (mentre era al potere) ha mantenuto enormi connessioni sociali con le sue tribù; infatti molti dei suoi componenti erano i leader designati delle loro tribù. E per questa ragione, una piccola parte dei benefici derivanti dalla corruzione calavano verso l’infrastruttura sociale in varie forme (posti di lavoro, borse di studio universitarie, aiuti diretti, ecc.) Questo è stato molto importante per la stabilità di uno stato clientelare come quello Giordano. Mentre la famigerata legge elettorale unuomo-un-voto del 1993 (tuttora in vigore) aveva enormemente rafforzato le tribù trasformandole da unità sociali in unità politiche, il perenne tentativo di detribalizzazione attuato dalla burocrazia centrale di Abdullah II era indubbio e posizionò il regime in rotta di collisione con le tribù. Per detribalizzazione qui, non intendo “palestinizzazione”. Molte delle nuove guardie erano di origine giordana orientale, ma mancavano di connessioni tribali e di influenza. Esse erano più occidentalizzate (e per ciò soprannominate “digitali”), e non hanno fatto altro che completare la privatizzazione del settore pubblico già iniziata sotto il re Hussein e la www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione vecchia guardia; ma la corruzione, che mantenevano invariata, non calava verso il basso. Crollo economico globale e primavera araba Le cose cominciarono a farsi più brutte con il crollo economico globale. Non c’erano più soldi distribuiti gratuitamente. Ora il motto post-crollo era “ognuno per sé” (dopo tutto, anche l’Unione Europea sta pensando di cacciare la Grecia!). Non c’erano soldi in più per finanziare la corruzione. Improvvisamente, tutti i progetti immobiliari sponsorizzati dai regimi del Golfo ebbero una battuta d’arresto; Amman divenne un paesaggio urbano costellato di progetti di costruzione non finiti. Furono persi posti di lavoro e, dopo aver privatizzato tutto, il governo rimase senza soldi, con un debito di oltre 22 miliardi di dollari che erano principalmente stati utilizzati per finanziare la corruzione. L’ondata delle tasse più alte e delle de-sovvenzioni nei confronti dei prodotti di base (compresi i derivati della benzina) accelerò. Sempre più persone si impoverirono; ad Amman aumentarono esponenzialmente le persone che vivevano degli avanzi raccolti dalla spazzatura; i mucchi di spazzatura stessi divennero una scena abituale (e maleodorante) in una città che aveva avuto il vanto della pulizia per decenni. Ciò era dovuto al fatto che il comune di Amman, lo stesso comune che appena un decennio fa si pavoneggiava per il suo surplus di denaro, non aveva abbastanza soldi per comprare camion dell’immondizia nuovi! Mentre il regime stava finendo sul lastrico, qualcos’altro esplose: la primavera araba. Le proteste in Giordania non erano per niente come quelle vissute dagli altri paesi arabi, dato che erano elitarie (comprendevano normali attivisti, politici dell’ “opposizione” e partiti politici), di piccole dimensioni (tranne quando partecipavano i Fratelli Musulmani), miti (esigenti “riforma”, piuttosto che la rimozione del regime), e prive di un obiettivo unitario e comune. Gradualmente, il governo riuscì ad aumentare i prezzi con decisioni successive, che si trovavano ampiamente al di sotto dello schermo radar dell’attenzione pubblica. Ma l’ultimo rialzo fu spropositato, ed è stato debitamente notato. I prezzi del carburante (comprendente la benzina e il gasolio utilizzati per il riscaldamento) sono aumentati significativamente. Il prezzo di un barattolo di gas (utilizzato per la cottura e il riscaldamento domestico) è aumentato da 6.50 dinari giordani (9 dollari) a 10 dinari giordani (14 dollari), un aumento del 54% in un colpo solo. Tutto ciò incideva pesantemente sugli strati socioeconomici più poveri e, in aggiunta, poiché i costi dell’energia elettrica e del trasporto dipendono dai derivati petroliferi, l’incremento ha automaticamente innescato un rialzo analogo www.senzacensura.org nel prezzo di quasi tutte le merci. A questo punto la rabbia popolare è esplosa. Ma, ancora una volta, l’esplosione è stata riassorbita. Un paesaggio politicamente sterile Politicamente la Giordania è una terra che in un certo senso è stata rasa al suolo. Il regime ha giocato bene le sue carte nel corso degli anni. L’opposizione “classica” è stata prostrata a partire dal 1989 quando è stato avviato un processo che la incorporava nel tessuto del regime attraverso una procedura di “legalizzazione” e “infiltrazione” e poi, successivamente, fu sottomessa con leggi sempre più severe che ne limitavano l’attività. Il tessuto sociale è frammentato da divisioni fabbricate e sponsorizzate dal regime, divisioni basate sul conflitto tra i cittadini di origini giordane orientali e i cittadini di origine palestinese. I cittadini di origini giordane orientali sono ulteriormente divisi tra regioni, tribù, famiglie, ecc. I “conflitti interni” che derivano da queste divisioni sono scatenati da questioni banali basate su interessi limitati: ancora una volta, qualcosa che è piuttosto caratteristico degli Stati clientelari. L’opposizione “alternativa”, che si ritraeva come “politicamente più radicale”, era in realtà peggiore dell’opposizione classica. Mentre i vecchi partiti di opposizione scaturivano dalle ideologie più ampie di internazionalismo, panarabismo e islamismo, l’opposizione alternativa si basava sul concetto di identità giordana separatista; il patriottismo era la caratteristica più prominente di una nuova, sedicente “sinistra”. CORRELATI I vecchi trucchi sono la soluzione ai problemi attuali della Giordania? Questo fattore è proceduto in piena sintonia con il piano del regime atto a costruire la teoria dell’ “identità giordana”: nel 1989, il regime ha insistito sulla “Giordanizzazione” dei partiti classici, ribadendo il fatto che dovevano essere esclusivamente locali e che dovevano tagliare tutti i legami con la scena araba e internazionale. Nel 2002, il regime ha avviato una vasta campagna di propaganda con gli slogan “Prima la Giordania” e “Siamo tutti Giordania”. Ciò è servito a confinare la scena politica all’interno di una identità costruita sulle basi di uno “stato” di fondazioni coloniali: una identità che crea divisioni (utile ricordare che una grande percentuale di cittadini giordani sono strettamente legati alla Palestina e alla lotta palestinese), sciovinista (basata su un patriottismo meschino, su una cieca fedeltà nei confronti del re e della famiglia reale, e che saluta con reverenza l’apparato di sicurezza e la bandiera) e inutile (in quanto uno non può costruire un progetto di liberazione basato su uno stato funzionale a ispirazioni coloniali e su una identità costruita da una colonia o da un regime). In pratica, il regime ha deciso di suddividere le persone lungo confini tribali e regionali, attraverso la sua continua adozione della legge elettorale “un uomo un voto”. L’opposizione, accusata di essere ‘palestinese’ dal regime e dai suoi sostenitori, è caduta nella trappola, ed è diventata ossessionata nel dimostrare la sua autenticità giordana, le sue radici giordane, i suoi programmi giordani, persino il suo dialetto e codice di abbigliamento giordani! Anche gli islamisti hanno iniziato ad avere questi conflitti basati sulla identità che si sono acuiti a tal punto che Rohayyel Gharaibeh, un importante leader del Fronte d’azione islamico, ha formato all’interno del movimento islamico una corrente basata sul concetto di divisione tra cittadini giordani e palestinesi. L’opposizione, e così qualsiasi protesta spontanea ed “estesa”, hanno perso ogni potenziale universale. È diventato facile etichettarle, per manipolarle e utilizzarle, e perciò per contenerle. Si giocava quindi sul campo del regime. Perché gli eventi di novembre non sono riusciti a maturare in una vera e propria rivolta? 1 - L’impennata era relativamente grande, ma non enorme. A differenza delle precedenti proteste in Giordania, gli eventi di novembre non hanno avuto origini esclusivamente elitarie, ma il numero di persone che si è adunato, anche se di grandi dimensioni, non ha raggiunto quell’effetto valanga che sarebbe stato necessario per conquistare terreno. In parte questo fattore è dovuto al divario palestinese/giordano e al fatto che l’identità giordana è inidonea come identità universale. 2 - Mancava una adeguata convinzione. Le persone si sono dileguate e sono tornate a casa. Non hanno occupato le piazze. Non hanno tenuto duro. Questo è avvenuto perché non hanno raggiunto l’effetto valanga, e perché non si sono accordati su quell’unico obiettivo raggiungibile che era l’abbattimento del regime. Alcuni spezzoni dei manifestanti hanno fatto partire questo slogan, ma molte forze e figure dell’”opposizione” si sono opposte dichiarando in modo forte la propria posizione filo-regime. La grande maggioranza dei principali attori del regime e alcune fasce dell’opposizione volevano che il regime rimanesse invariato. Non avevano un piano alternativo. Le vecchie guardie probabilmente volevano che si attuasse un cambiamento al vertice del potere per riottenere la propria posizione, ma niente di più. Un cambiamento di poltrone, non un cambiamento di regime. 3 - Gli organismi di opposizione hanno tradito le proteste. La fratellanza islamica dichiarò che non voleva la fine del regime, rimarcò la propria essenza Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 13 S trategie della C ontrorivoluzione riformista (cioè contraria all’opzione rivoluzionaria) e mise in chiaro più volte che lo slogan ‘Il popolo vuole far cadere il regime’ (che è stato cantato molte volte nel corso degli eventi novembrini) non li rappresenta. Khaled Kalaldeh, l’ex leader della sinistra socialista (un gruppo “radicale” dell’opposizione alternativa) ha dichiarato le stesse cose. E anche prima degli eventi di novembre, i classici partiti di sinistra / pan-arabisti avevano dichiarato che avrebbero partecipato alle prossime elezioni, che erano ancora basate sulla famosa legge elettorale giordana “un-uomo un voto”, cioè la legge per la quale avevano deciso di boicottare le elezioni precedenti! Il regime ha sbandierato su larga scala queste elezioni come l’equivalente giordano delle primavere arabe, e ha messo in campo ogni trucco possibile per assicurare un’ampia partecipazione. Imbarazzati dagli eventi di novembre, quei partiti hanno dichiarato che avrebbero “sospeso” la loro partecipazione! I falsi esponenti dell’opposizione diventarono in un certo senso dei portavoce per il regime: Soud Qubeilat (ex prigioniero politico e presidente dell’Associazione Scrittori Giordani) ha scritto un articolo in cui sosteneva la partecipazione alle elezioni sponsorizzate dal regime e basate su quella stessa legge elettorale che era stata contestata all’unanimità dall’opposizione. Muwaffaq Mahadin (un’altra sedicente figura dell’opposizione e l’attuale presidente della Associazione Scrittori Giordani) si spinse tanto in là da promuovere la retorica del regime “stato e sicurezza prima”, che viene spesso utilizzata per giustificare la repressione politica. Nahed Hattar, un altro finto esponente dell’opposizione, ha dichiarato pubblicamente di essere implicato con Muhammad al-Thahabi, il capo della direzione generale dei servizi segreti (il Mukhabarat) promuovendolo come “figura patriottica” in un suo articolo pubblicato sul giornale libanese al-Akhbar. Al-Thahabi è stato recentemente condannato per un caso di corruzione e sta scontando la sua condanna; è anche noto per aver corrotto i giornalisti e averli inseriti nella cosiddetta “lista di alThahabi”, un elenco di giornalisti sponsorizzati dai servizi segreti che non furono processati né dal governo né dalla lega dei giornalisti, per ovvi motivi!. Hattar è il principale teorico dell’ “identità giordana” separatista ed è ben conosciuto per le sue opinioni negative riguardo ai giordani di origine palestinese. È anche stato uno dei più strenui sostenitori delle elezioni del regime, appellandosi ai gruppi di manifestanti affinché vi partecipassero. 4 - La disunione per quanto riguarda la situazione siriana frammenta enormemente la Giordania. Questo riflette una mancanza di unità e di fiducia all’interno dei vari gruppi di opposizione e degli attivisti che sono sta- Pag. 14 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 ti attivi sul territorio. Coloro che si sono sonoramente dichiarati sostenitori del regime siriano - tra i quali vi sono tutti i partiti panarabisti e della ‘sinistra’, molti membri e scrittori dell’ “opposizione” (come quelli menzionati al punto 3), e altri - hanno ripetuto le loro posizioni teoriche sugli stati arabi postcoloniali e ritirato il proprio sostegno iniziale nei confronti delle rivolte tunisina ed egiziana, adottando una nuova retorica filo-statale e anti-caotica. Questo concetto, naturalmente, è stato esteso nei confronti della Giordania, ed è quindi divenuto una esortazione a contrastare la possibilità che le manifestazioni novembrine potessero espandersi in una vera e propria rivolta. Molte di queste figure e partiti credono che la “stabilità” giordana sia strettamente legata alla stabilità del regime siriano e quindi alla necessità di supportarlo. 5 - I fattori esterni: la Giordania è storicamente conosciuta come uno stato cuscinetto. Ripara Israele (l’alleato più prezioso e vulnerabile dell’occidente nella regione) dal suo hinterland arabo “ostile”. Con l’ascesa dell’Iran come potenza regionale, la funzione di cuscinetto si ingigantì notevolmente: la Giordania oggi protegge gli Stati del Golfo “sunniti” dalla “mezzaluna sciita”, una zona che teoricamente si estende dall’Iran verso l’Oriente, che attraversa l’Iraq e la Siria, verso il Libano a ovest; il termine stesso è stato coniato dal re Abdullah II stesso. La Giordania ha costantemente mantenuto la propria stabilità all’interno della zona esplosiva in cui è situata. Questo non è il risultato del cieco caso. La funzione di cuscinetto della Giordania è molto preziosa per Israele, gli Stati Uniti, l’Unione europea e gli Stati del Golfo. Questi attori principali garantiscono (attraverso una combinazione di aiuti finanziari e di un approccio basato sulla protezione) che le cose non potranno mai andare fuori controllo in Giordania. Il Bahrain ha recentemente invitato gli Stati del Golfo ad aiutare la Giordania in crisi. Gli Stati del Golfo non tollereranno la caduta di una monarchia provocata da una sollevazione popolare; si tratterebbe di una minaccia diretta nei loro confronti e di un esempio diretto per le loro popolazioni. È per questo che hanno offerto alla Giordania e al Marocco (le uniche monarchie arabe non appartenenti agli Stati del Golfo) l’appartenenza al Consiglio di cooperazione del Golfo. Un passo in avanti nonostante il fallimento Due grandi vantaggi sono stati raggiunti dagli eventi di novembre in Giordania. In primo luogo, il tabù di criticare il re e la famiglia reale è stato infranto. Le canzoni intonate nelle manifestazioni di novembre erano senza precedenti a partire dal 1989 ed erano chiaramente rivolte al re, alla famiglia reale ed al regime. Alcune delle manifestazioni reclamavano una repubblica giordana. In secondo luogo, le strade ora sono più accessibili per le persone che vogliono manifestare il proprio dissenso. Fino ad ora, il regime ha avuto successo nell’ assorbire il movimento e nel frammentarlo. La vecchia guardia, acquisendo con le sue profonde connessioni sociali un nesso forte con alcuni dei movimenti della protesta e con alcune figure dell’ opposizione, costituisce l’ala del regime più realizzata. È riuscita ad eliminare la nuova guardia, ponendo molti dei suoi esponenti come capri espiatori all’interno di processi per corruzione, mentre si rendeva immune dalle accuse di corruzione. Essa ora governa la scena. Prospettive per il futuro? Non ce ne sono. La Giordania è come il Libano, intrinsecamente progettata per essere priva di qualsiasi condizione di indipendenza e di sovranità. Qualsiasi movimento che aspiri alla liberazione in Giordania deve costruire la propria strategia su un contesto regionale più ampio che coinvolga (come minimo) la Palestina e la Siria, se non il Golfo e l’Iraq. Ogni altro prospettiva sarà intrappolata e facilmente manipolata. Le proteste del novembre 2012 non ne sono che l’ultima di una lunga serie di prove. Tradotto dall’inglese da: www.yourmiddleeast.com/opinion/hisham-bustani-jordana-failed-uprising-and-a-reemerging-regime_12178 * Hisham Bustani è scrittore e attivista, largamente pubblicato nei media arabi e i cui articoli vengono tradotti in inglese, spagnolo, italiano, francese, tedesco; è autore di tre collezioni di short-fiction: Of Love and Death, The Monotonous Chaos of Existence e The Perception of Meaning. Sulla medesima tematica affrontata nel materiale qui pubblicato è anche disponibile in italiano e inglese, su www. senzacensura.org/sc/matlav.asp?mat=1 , un primo articolo dello stesso autore: “La protesta giordana: shock assorbito, il regime non cadrà”. www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione Le radici e le ali della rivolta tunisina D ue contributi da un militante del S ono passati poco più di due anni dall’ondata di manifestazioni e proteste che ha infiammato l’altra sponda del mediterraneo, dal Maghreb al Mashrek; le mobilitazioni di massa che attraverso i riflettori dei media sono rimbalzate in tutto il mondo e conosciute come la “primavera araba” continuano a produrre effetti e trasformazioni sulla realtà sociale e politica dei paesi interessati, coinvolgendo vasti strati della popolazione, secondo un incedere pur irregolare e discontinuo, ma che non si è limitato al semplice rovesciamento, laddove vi è stato, di un regime dispotico. E’ nostro scopo tentare di ricostruire, aldilà della lente deformante dei media, le dinamiche proprie del processo che sta interessando quell’area, cercando di evidenziare i nessi storici che esistono tra le esperienze di lotta passate e quanto, grazie al portato di quelle lotte, si sta ora determinando. Questi nessi, completamente oscurati dagli organi d’informazione ufficiali, che tendono a semplificare o nascondere la realtà, divulgando gli eventi come fatti del tutto contingenti, possono essere evidenziati solo attraverso la conoscenza e l’analisi delle forze sociali in campo e la loro composizione, delle strutture e organizzazioni protagoniste delle mobilitazioni in atto. E’ un lavoro in prospettiva, che tiene conto di un’arretratezza dell’attuale dibattito in Italia su tali dinamiche, ma che può trovare un rinnovato impulso e valore proprio nella ricerca di contributi e testimonianze dirette di coloro che direttamente sul posto o immigrati nel nostro paese possono fornire elementi utili e necessari a ricostruire quanto si sta sviluppando nell’area del mediterraneo. In questo numero in particolare, riportiamo un’intervista ad un militante del Fronte Popolare Tunisino (coalizione composta da una decina di partiti e movimenti di sinistra attualmente all’opposizione in Tunisia), e una sintesi della storia della sinistra tunisina, a cura dello stesso militante, utile per comprendere meglio e riconnettere all’attualità avvenimenti altrimenti poco conosciuti e sottovalutati per quello che riguarda l’interpretazione della realtà tunisina. Qual’è in generale la situazione sociale nel paese un anno dopo le rivolte della cosiddetta “primavera”? Due anni dopo la rivolta, la situazione sociale che sta attraversando la Tunisia si può sintetizzare nel desiderio di una signora che ha perso suo figlio caduto nella regione di Sidi Bouzid, da dove è partita la scintilla che ha www.senzacensura.org F ronte P opolare T unisino . fatto crollare il regime: “Mi piacerebbe che tornasse Ben Ali, almeno, io come povera, avevo la possibilità di comprare le mie prime necessità come la cipolla, il peperone e il pomodoro...con pochi soldi...a distanza di due anni, un chilo di patate costa quasi un euro, prima costava 10 centesimi.” Secondo i dati ufficiali, la disoccupazione in certe zone è arrivata a toccare il 70%, per una forza-lavoro composta in prevalenza da giovani di età che va da 16 a 28 anni. Questa situazione è degenerata in un conflitto sociale tra le forze che hanno interesse a tenere lo stato sociale vecchio, in rapporto più o meno diretto con la nuova “forma” della classe politica dominante; “il movimento integralista e i suoi alleati”, da una parte, e la massa popolare e le forze rivoluzionarie dall’altra parte. Il debito pubblico ha raggiunto livelli catastrofici a causa delle scelte politiche ed economiche impopolari adottate negli ultimi due anni, mettendo il paese in ginocchio: oggi, ogni singolo cittadino (compreso il bambino che è nato ieri) ha un debito da pagare alle istituzioni di saccheggio monetario e alle multinazionali di circa 1 milione di euro. Altri dati della situazione sociale sono la fuga delle multinazionali, con conseguenze sul mercato del lavoro, la crisi del settore del turismo, a causa della scelte politiche ed economiche degli ultimi 40 anni (precisamente dopo la Legge del 1972), il divulgarsi della criminalità organizzata, i prezzi che hanno toccato limiti inimmaginabili, i gruppi “jihadisti” emersi sul territorio con tutti i rischi per la sicurezza nazionale e per i diritti basilari del tessuto sociale, soprattutto per le donne. Quali sono, dal punto di vista della classe che ha preso parte alle rivolte, gli elementi positivi sedimentati rispetto alle proprie battaglie? Questa è una domanda molto interessante. Ma si può parlare di “classe” secondo la definizione Marxista-Leninista, in Tunisia come in Egitto? Quale è stata la forza dominante in questo “processo rivoluzionario”? Questa è una domanda molto complessa. L’unica cosa che vi posso dire è che oggi, nel caso della Tunisia, non si può parlare di classe, quanto piuttosto di una massa popolare in cui è difficile individuare una “classe” dal punto di vista Marxista-Leninista. In più, c’è da tenere in considerazione un fatto storico molto importante: le ali o i movimenti rivoluzionari in Tunisia venivano da una lunga battaglia condotta in clandestinità per quasi 50 anni e questa situazione ha pesato parecchio sulla lettura dei rapporti sociali, da un punto di vista tattico e strategico... Che tipo di patrimonio, strutture, esperienze hanno lasciato le rivolte? Esiste attualmente uno spazio in cui le componenti di classe protagoniste delle rivolte possano “reinvestire” questo patrimonio? E’ ovvio che nella fase di Lotta in clandestinità, le uniche strutture esistenti erano l’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT) e la struttura universitaria, UGST. Oggi, invece, abbiamo i nostri spazi e siamo presenti in ogni angolo del paese. Esiste un fronte rivoluzionario organizzato? Oggi esiste il Fronte Popolare, che raggruppa 12 sigle, movimenti e partiti con ideologie progressiste, dai Marxisti Leninisti ai Maoisti. Essi sono organizzati sotto la tenda del Fronte Popolare, con un programma fedele allo slogan principale del processo rivoluzionario: Libertà e Dignità. Nell’organizzazione delle rivolte, abbiamo visto una forte componente giovanile, in generale molto istruita, e d’altra parte anche una significativa partecipazione operaia. Quali sono le istanze portate avanti, e che tipo di fermento è ancora esistente nei diversi ambiti? Sono stati i giovani il motore vero del processo rivoluzionario: laureati, precari, disoccupati, emarginati, di entrambi i sessi. Subito dopo, vi è stata l’aggregazione degli avvocati, degli insegnanti. Poi, alla fine, gli operai, che hanno obbligato la burocrazia sindacale ad assumere le richieste della massa popolare. Essi sono stati, e lo sono anche oggi, la valvola di sicurezza per la rivolta e il processo rivoluzionario in tutti i settori, senza esclusione, e lo sciopero Generale dell’8 Febbraio ne è la dimostrazione limpida. Quali forme o lotte organizzate sono rimaste dopo le rivolte? Che tipo di radicamento hanno? Su che obbiettivi si muovono attualmente? Le forme di lotta hanno avuto uno sviluppo strutturale senza precedenti nella storia delle lotte di massa popolare, non a caso, i presidi di Kasba 1 e 2 sono stati determinanti nel- Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 15 S trategie della C ontrorivoluzione la caduta del primo e del secondo governo dopo il 14 gennaio, o gli scioperi regionali che hanno rappresentato il veto e il muro della gran maggioranza delle forze di resistenza contro le scelte politiche e economiche che non hanno rotto con il “vecchio”, l’organizzazione delle forze rivoluzionarie e la libertà dei militanti di agire senza aspettare indicazioni; trasformare lo slogan “il potere nelle mani del popolo” in una vasca che raccoglie un consenso ampio tra i grandi ceti oppressi e emarginati. L’obbiettivo finale è la conquista del potere da parte di chi produce le ricchezze senza averne niente: operai, contadini, emarginati, disoccupati. Da parte del potere instauratosi, quali misure vengono adottate contro chi si organizza per continuare le lotte? C’è un attacco feroce, non solo da chi è al potere ma soprattutto da chi ha permesso a questi di governare, cioè l’Imperialismo; ma il muro della paura è caduto il 17 dicembre 2010!! Nessuna forza può fermare il processo rivoluzionario. La storia della sinistra Tunisina U na sintesi ragionata . E’ un compito arduo parlare della storia e delle radici della sinistra Tunisina. Al di là della complessità del tema, cercheremo di riassumere a grandi linee le tappe significative di questa storia. Nel primo decennio del XX secolo, nel 1907 fu fondata la prima sezione federale del Partito Socialista Francese, trasformatasi dopo il congresso di Tours, svoltosi nel 1919, nella Sezione federale Socialista Tunisina. Nel 1920 si formò la prima cellula comunista in Tunisia, Sezione dell’internazionale Comunista. Si formarono, nel frattempo, il Partito Libero Costituzionale e il Partito Liberale, ma fu un’ esperienza breve, avendo posto come obbiettivo la lotta per la liberazione della Patria dal colonialismo Francese, insieme all’opposizione alla scuola religiosa, che da subito ritenne lo slogan “parità tra i sessi”, uno slogan offensivo per la religione...Con esso inizia a svilupparsi il pensiero socialista, che pone per la prima volta la questione della giustizia sociale, il diritto della donna allo studio, la difesa della Patria, la lotta al colonialismo. Tale pensiero trova impulso nel processo di formazione della classe operaia e nell’espansione delle fiamme della rivoluzione Sovietica. Per questi motivi fu sciolto dal colonialismo Francese, Pag. 16 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 subendo una feroce aggressione tra 1924 e il 1925. Al suo posto nasce la Sezione comunista Tunisina, che partecipò negli anni successivi alla lotta all’invasore Francese e contro il Fascismo e il Nazismo, coinvolgendo un’ampia massa popolare sia per quanto riguarda la lotta politica che la lotta armata, pagando un caro prezzo. Dopo il ritiro francese, cominciò una lotta tra le varie componenti della nuova classe dirigente guidata da Bourguiba, che non ha mantenuto le promesse, soprattutto sulla questione fondamentale che riguardava l’indipendenza economica e politica dalla Francia, che spinse gli Youssifisti a tentare di capovolgere il potere di Bourguiba nel 1962, 5 anni dopo il ritiro delle truppe colonialiste. Un tentativo fallito, che portò allo scioglimento del Partito comunista e alla censura di ogni forma di libertà di stampa e di lotta sindacale. In seguito alla mancanza di fiducia nella nuova classe dirigente del Partito Socialista Costituzionale (Parti Socialiste Destourien), alla situazione economica, politica e sociale critica a livello nazionale, e alla nascita dei movimenti Maoisti e Trotskisti in Francia in particolare, e in Europa in generale, nonché alla presa di distanza da parte dei partiti comuni- sti classici, nasce nel 1963 il Rassemblement pour le Travail Socialiste en Tunisie, conosciuto in Francia dagli studenti tunisini sotto il nome di Perspectives “Orizzonte”, formazione che raccolse i Nazionalisti, Comunisti, Maoisti e i Trotskisti. Perspectives concentrò la sua lotta contro la politica del nuovo regime Bourguibista e la sua natura dittatoriale individuale, manifestata con la censura della libertà di stampa, associazionismo, azione sindacale…in breve, tutti i diritti fondamentali su cui è nato il progetto della prima repubblica, negli anni di lotta contro l’invasione Francese. Unire le forze di sinistra fu il primo obbiettivo, con la lotta all’interno dell’Unione Generale degli Studenti Tunisini (“UGET”), e l’Unione Generale Tunisina del Lavoro (“UGTT”). Nel 1967 ci fu la prima vera battaglia di Perspectives, contro il regime Bourghibista. Questa guidò la manifestazione popolare in risposta all’aggressione SionistaImperialista e alla posizione anti-patriottica del regime, più legato agli interessi del neocolonialismo, e all’accordo di Bourguiba al progetto di Eisenhower, nella lotta al Movimento di Liberazione Arabo e al Comunismo, per la difesa del “ Mondo Libero” (allineamento confermato soprattutto quando chiese ai Palestinesi, nel suo discorso famoso tenuto ad Ariha, di riconoscere la risoluzione 181, che decretava la divisione della Palestina). Il 1968 segnò la fine di questa esperienza e un lungo anno di oppressione per i dirigenti e i militanti di Perspectives, tra processi ed esili. www.senzacensura.org S trategie della C ontrorivoluzione L’Operaio Tunisino: la nascita e l’evoluzione, 1969 L’Operaio Tunisino nasce in seguito all’incapacità di Perspectives di proporre un progetto ideologico e politico che potesse dare risposte pragmatiche ai problemi sociali reali e concreti: il radicamento del movimento studentesco nella lotta politica, la profonda necessità patriottica di liberarsi del Partito Unico, la necessità di un cambiamento rivoluzionario radicale e le contraddizioni sulla questione Palestinese. Ma l’incapacità di risolvere le contraddizioni politico-intellettuali esistenti nella precedente esperienza di Perspectives, riportarono queste divergenze sul piano di lotta interna, anche se c’era l’accordo totale e una posizione unitaria nei confronti della lotta al regime, tramite la creazione di un soggetto organizzativo-politico che adotta il Marxismo e organizza la lotta popolare nella battaglia contro il regime, considerando la nazione Araba una verità storica e reale. Partecipò alla rivolta studentesca del 1972, trasformando l’università in una roccaforte principale per la sinistra. Nel 1974 cominciò la scissione all’interno dell’organizzazione, dovuta all’incapacità di trasformarsi in una forza d’avanguardia progressista, alla mancanza di un progetto politico-intellettuale che rispecchiasse il rapporto dialettico tra realtà sociale/rivoluzione, non offrendo risposte razionali ai quesiti posti nelle sue tre dimensioni: 1 La natura dei rapporti di produzione prevalente 2 Posizione chiara sulla questione nazionale e Palestinese. 3 I conflitti all’interno del campo socialista e soprattutto il conflitto Cinese-sovietico. Nel 1974-1975, dopo l’entrata dell’economia Tunisina in una crisi strutturale profonda e l’uso della forza da parte del regime Bourguibista per la salvaguardia del potere, venne liquidata l’esperienza de l’Operaio Tunisino, con i processi famosi denominati “101” e “202” (con riferimento al numero dei militanti processati). La “Fiamma” L’inizio degli anni settanta vede emergere l’organizzazione La Fiamma, che si pone il fine di sviluppare il pensiero Marxista-Leninista, cercando di dare una visione e una lettura che evidenzi il rapporto dialettico tra teoria e pensiero, in rapporto alla lotta di massa, in una fase caratterizzata da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale, e che contribuisca all’espansione di questo pensiero nelle file del movimento studentesco universitario e liceale. La nascita dell’organizzazione La Fiamma, fu una risposta al tradimento del Partito Comunista Tunisino e al suo atteggiamento revisionista, alla sottomissione ai diktat imperialisti, alla guerra del 67, alla questione nazionale… www.senzacensura.org Si formò la linea politica dell’organizzazione col nascere degli Anelli Marxisti-Leninisti e il Raggruppamento Marxista-Leninista. Nel 1973, iniziò una lunga discussione all’interno dei due gruppi, insieme alla partecipazione di altri militanti usciti dal Movimento Perspectives, in Tunisia e in Francia. Il dibattito culminò nel testo famoso del 15 Giugno “Per un nuovo inizio”, ponendo la necessità di fondare il giornale “La Fiamma”, che segna l’inizio dell’unificazione dei due gruppi, dopo la gestione del conflitto politico e ideologico e al fine di sviluppare un programma Patriottico Democratico. La presa di distanza - dal pensiero dogmatico dalle correnti Trotzkiste e dal revisionismo che ha caratterizzato quella fase storica in generale, oltre al fallimento dell’esperienza “socialista del cooperativismo” e alla lotta feroce tra le due correnti all’interno del Partito Costituzionale e la legge Aprile 1972, che permise di aprire il mercato interno al capitalismo, agosto 1974 e luglio 1976 - emerse principalmente dopo la rivoluzione Culturale Cinese, che ha determinato la divisione a livello internazionale tra i partiti comunisti legati all’URSS e la nuova realtà rivoluzionaria in Cina. Nella seconda meta degli anni ‘70, il ritorno di molti militanti dalla Francia, la crisi sociale dilagante nel paese, assieme al crescente movimento di lotta e di resistenza nei settori nevralgici quali il trasporto, le ferrovie, l’istruzione, l’università e la loro soppressione da parte del regime poliziesco, furono gli elementi oggettivi e fondamentali nella radicalizzazione del movimento Patriotes Democrates (Watad), e nella diffusione del suo pensiero su una vasta base sociale. Questo contesto di conflitto sociale e il crescente fenomeno di lotta, portò alla rivolta del 1978, dopo la decisione di effettuare lo sciopero generale indetto dall’UGTT, dove il movimento Watad giocò un importante ruolo d’avanguardia, culminato con la morte di militanti di qualità. La stessa sorte avranno nella rivolta del Pane nel 1984. Senza entrare nei dettagli, a causa delle divergenze ideologiche, dovute alle malattie della piccola borghesia e alle assunzioni di posizione che sembravano superate sulle questioni principali, quali la definizione della natura dei rapporti di produzione sociale e la questione Patriottica Democratica, alle contraddizioni forti sul ruolo del movimento per quanto riguarda la lotta sindacale o politica (e alle questioni che in generale si riferivano alla nuova tesi dei “ tre mondi”, “la rivoluzione di lunga durata”, la questione del “Partito di classe”, la fedeltà al pensiero marxistaleninista o all’esperienza del partito comunista Cinese con Mao) porteranno alla nascita di due correnti principali: Patriote Democrate de l’Universitè e la Jeunesse des Patriotes Democrates, che tutt’ora rappresentano le due tendenze essenziali di questo pensiero. Prespectives, L’Operaio Tunisino, da cui nasce il Partito Comunista dei Lavoratori Tunisini (che è diventato nel 2012 il Partito dei Lavoratori Tunisini) e le due correnti essenziali dei Patrioti Democratici, insieme ad altre realtà rivoluzionarie, formeranno il blocco di resistenza e di lotta per la Libertà e la Dignità. Essi focalizzano la storia e l’esperienza della sinistra negli ultimi 40 anni, avendo condotto una lotta radicale contro il regime di Bourguiba prima e Ben Ali poi, pagando un prezzo caro di vite umane, per cambiare e migliorare le condizioni sociali, economiche e politiche della massa popolare più impoverita dalle scelte antipopolari condizionate dal legame di sottomissione all’ordine imperialista mondiale e alle direttive della banca mondiale e del Fondo monetario. Le principali forze politiche all’interno dell’ UGTT (Unione Generale Operai Tunisini) e dell’UGST (Unione Generale Studenti Tunisini) oggi insieme ad altri partiti e movimenti di sinistra formano il Fronte Popolare Tunisino. In sintesi, ecco le tappe più importanti di lotta e di resistenza, che hanno caratterizzato il cammino del nostro popolo fino alla “rivoluzione” del 17 Dicembre 2010 e alla caduta della testa del regime: • 1969 e 1972, manifestazione studentesche. • 26 Gennaio 1978, a causa del rifiuto del governo per le richieste portate dal Sindacato UGTT contro il carovita, venne dichiarato lo sciopero generale, per la prima volta in Tunisia. Dopo tre giorni di resistenza che lasciarono sul terreno più di 200 martiri, cadde il governo e vennero accettate le richieste. • 1980, è la prima volta in cui, un gruppo di militanti cerca di rovesciare il regime con l’uso delle armi; il tentativo fallisce per motivi oggettivi e vennero conosciuti come gli “eventi di Gafsa”. • 1981, manifestazioni studentesche, a cui ha aderito l’Unione Generale Studenti Tunisini. Vi furono più di 70 vittime, esclusivamente studenti, secondo le fonti ufficiali. • 1984 Gennaio, Rivolta del Pane; è la più significativa Rivolta, che segnò il declino del regime Bourguiba con oltre 300 martiri. • 1987, golpe bianco, eseguito da Ben Ali, mettendo fine al regime di Bourguiba. • Gennaio 2008, la rivolta del bacino minerario Gafsa segna l’inizio della fine del regime di Ben Ali. E’ la più lunga rivolta nella storia della Tunisia, durata circa 8 mesi. • 17 Dicembre 2010, la prima fiamma che accende la rivoluzione che ha decretato la caduta di Ben Ali. • 2011, Presidio Kasbah 1 e 2, che mette fine al Governo Ghannouchi.. • 2011/2012, processo rivoluzionario Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 17 R istrutturazione e C ontrollo Grecia: neofascismo dentro la crisi I ntervista sull ’ ascesa dell ’ organizzazione fascista D all’Ungheria, passando per la Polonia, la Germania, per arrivare fino alle sponde del mediterraneo, il rigurgito neofascista pone all’ordine del giorno la necessità di combatterlo sia sul piano locale sia creando quelle connessioni che non permettano la creazione di zone franche in Europa. Fenomeni diversi ma uniti dalle parole d’ordine che contraddistinguono il loro agire politico in una fase di crisi che rende molto facile trovare nell’immigrato, nel diverso, il responsabile delle proprie disgrazie, e suscitare nel blocco proletario orgogli nazionali e tendenze reazionarie. Ne parliamo con un compagno antifascista greco (CA) presente nelle mobilitazioni contro Alba Dorata e con uno degli avvocati (AV) che ha seguito direttamente i casi di repressione sia verso gli antifascisti sia verso gli stessi immigrati vittime degli agguati. La Grecia rappresenta per gran parte del movimento di classe qui in Italia un esempio per la capacità di resistenza alle politiche di austerity dettate dalla cosiddetta Troika, per la radicalità espressa da molti settori del lavoro e del movimento sociale e politico. Quali relazioni individuate fra la situazione attuale e l’ascesa di un’organizzazione fascista come Alba Dorata? Quali sono le ragioni del suo sviluppo? CA - E ‘vero che nel corso degli ultimi tre anni, dal momento in cui la “crisi del debito pubblico” è esplosa in Grecia e come soluzione proposta è emersa l’austerità, la lotta di classe in Grecia è stata intensa. Dato che gli aspetti più spettacolari di questa resistenza dal basso hanno viaggiato per il mondo attraverso i (social) media, è comprensibile che la lotta di classe greca abbia ispirato persone in Italia o altrove. Tuttavia dobbiamo anche tenere a mente che questa resistenza è stata inefficace nel prevenire una delle qualsiasi misure che stavano per passare. Questo fatto non è affatto irrilevante per quanto riguarda la nascita di Alba Dorata, in quanto quest’ultima promette una via d’uscita dallo stallo della situazione attuale, e la sua retorica in un periodo di crescente frustrazione e dissoluzione trova un pubblico ricettivo. In altre parole, come è sempre avvenuto storicamente, il fascismo si sviluppa quando il movimento di classe non riesce a offrire soluzioni a una crisi sociale o, almeno, a imporre le proprie forme di resistenza e di mediazione. In questi termini, credo che sia importante sottolineare il fatto che anche Pag. 18 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 “A lba D orata ” all’interno della sinistra greca l’attuale crisi è stata rappresentata come una storia di carattere nazionale. In questa storia i politici sono accusati di essere “traditori”, la Grecia è raffigurata come un “protettorato” della Germania o in generale di “interessi stranieri” e la soluzione proposta riguarda la “salvezza della nazione”. Alba Dorata utilizza una storia simile, anche se naturalmente la propria versione è apertamente razzista e prevede la creazione di un capro espiatorio: gli immigrati. Il mio scopo qui non è quello di identificare la sinistra con Alba Dorata. Piuttosto il senso del mio discorso è che, per il fatto che la sinistra non è riuscita ad andare oltre la retorica nazionale, al contenuto di classe della crisi e delle misure connesse, essa è stata minata, cosa che effettivamente ha offerto spazio ad Alba Dorata per diffondere la propria “vera” soluzione nazionale. Ma questa è solo una delle ragioni che stanno dietro alla nascita di una organizzazione fascista. Una corretta analisi richiederebbe più spazio di quello disponibile qui, quindi posso solo mettere in evidenza i punti che io ritengo essere importanti. Prima di tutto, l’ascesa di un’organizzazione apertamente fascista e razzista è legata all’andamento delle politiche pubbliche e del governo che si sono sviluppate negli ultimi due-tre decenni e che la crisi ha solo intensificato. Prima di tutto, un discorso razzista non è proprio di Alba Dorata, ma è stato per molti anni un aspetto centrale dell’amministrazione biopolitica della popolazione. L’organismo nazionale è stato rappresentato come un corpo minacciato da elementi stranieri, gli immigrati. Caratteristica è la frase dell’ ex ministro della salute che dipingeva gli immigrati come una “bomba igienica”. Inutile dire che uno degli effetti scaturiti da questo discorso è quello di oscurare la natura proletaria dell’immigrazione contemporanea. Di conseguenza, il modello autoritario/autarchico della politica che Alba Dorata rappresenta, cioè la militarizzazione della politica e la transizione verso un (permanente) stato di eccezione, ancora una volta non è proprio di Alba Dorata, ma si è sviluppato nel contesto dello Stato democratico. L’umiliazione pubblica delle persone, le torture, l’eliminazione dello Stato di diritto, anche come caratteristica nominale dello stato, la repressione e sulle lotte antifasciste . e il disciplinamento come unica risposta che lo Stato offre alle lotte sociali e alle richieste, sono aspetti centrali della politica dominante. Così, come per quanto riguarda l’immigrazione, Alba Dorata ha trovato terreno fertile nelle politiche dei governi democratici. Non c’è da stupirsi, in questo contesto, della più recente tolleranza nei confronti della diffusione dell’ideologia nazista da parte delle forze di polizia. Infine, un altro fattore importante è che lo stato abbandona una grande fetta della popolazione. La biopolitica come tecnica di potere opera in una logica di inclusione e di esclusione, producendo il concetto che alcune vite non sono ritenute degne. L’attuale crisi fa esplodere di nuovo questa logica, col risultato della produzione di una crescente “sovrappopolazione”. Qui è dove Alba Dorata interviene assumendo le funzioni repressive e di stato sociale che erano prerogativa dello Stato. Penso che questi siano motivi importanti, anche se non esauriscono la questione. Essi indicano tuttavia quella che, a mio parere, è la via corretta per riuscire ad analizzare il fenomeno, vale a dire che l’ascesa di un’organizzazione fascista deve essere inserita nel contesto di egemonia e crisi del paradigma neoliberista del governo. In passato abbiamo visto più volte la presenza di forze nazionaliste e fasciste davanti al parlamento greco durante le manifestazioni. Perché non vi siete “sbarazzati” fin da subito di questa presenza scomoda? CA - In realtà ci sono stati alcuni scontri con i gruppi nazionalisti durante le manifestazioni, scontri condotti principalmente da gruppi anarchico/anti-autoritari. Ma, per quanto sia importante non permettere che tali forze assumano una presenza organizzata nelle mobilitazioni, io personalmente penso che il problema principale non si ponga tanto nella carenza di uno scontro diretto, quanto nell’incapacità di minare la concezione nazionale della crisi a favore dell’interclassismo. Da un lato c’è la sinistra la quale, anche per il fatto che parla della crisi attraverso una retorica nazionale, ha indebolito la percezione della minaccia rappresentata dalla presenza di tali forze, in particolare durante l’occupazione di piazza Syntagma nel 2011. Dall’ altra parte ci sono gli anarchici e, in generale, i militanti con un orientamento più di classe, che hanno mostrato una tendenza a www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo respingere radicalmente tutte le mobilitazioni che avessero un colore “patriottico”. In questo modo non sono neanche riusciti ad offrire un discorso sistematico alternativo all’interno di queste mobilitazioni. Ci sono stati alcuni gruppi che hanno fatto un tentativo del genere, ma non erano altro che una minoranza. Quanto è presente il problema della crescita di Alba Dorata nelle lotte contro l’austerity? CA - Come ho già detto la nascita di Alba Dorata è sicuramente legata non solo al contesto della crisi e ai suoi gravi effetti, ma anche all’ incapacità di offrire resistenze efficaci alle politiche di austerità. In questo senso credo che la lotta contro il “pericolo fascista” debba essere concepita e affrontata come una dimensione della lotta contro l’austerità e, in generale, contro la ristrutturazione capitalistica e i suoi effetti (sottovalutazione, impoverimento, abbandono, ecc). L’ascesa del fascismo è un fenomeno complesso, e io per primo condivido le preoccupazioni di coloro che pensano che il fascismo non debba essere visto come un problema a sé stante. Certo, non si può rimanere ciechi di fronte alle problematiche specifiche e ai doveri posti dalla crescente presenza organizzata di gruppi fascisti. In questo senso la lotta antifascista offre una buona opportunità per i diversi gruppi politici di collaborare e quindi di superare alcune delle loro tendenze settarie. Un altro fattore altrettanto importante è che l’antifascismo può costituire un mezzo per la cooperazione con gli immigrati, su base reciproca, che superi in questo modo l’impasse di una logica strettamente umanitaria del “problema immigrazione”. Ma è fondamentale, se vogliamo contrastare efficacemente la minaccia fascista, cercare di comprendere criticamente le motivazio- www.senzacensura.org ni della sua comparsa, senza cadere in facili analogie con il passato per tutte le somiglianze che possono esistere. Il fascismo non è, e non è mai stato, un semplice “strumento” dei capitalisti; l’unico modo per assicurarsi che la minaccia fascista sia contrastata in modo efficace è attraverso l’opposizione e il superamento dell’attacco condotto dal capitale. Quanto fa presa la loro posizione, almeno a parole, contro le politiche di austerity? CA - Dipende, naturalmente, dal pubblico. Va da sé che a un orecchio critico e a uno spirito critico le loro posizioni appaiono vuote e superficiali. Il loro “programma” è un miscuglio di proposte fatte da altri partiti, e la loro visione di uno stato corporativo che unisca gli interessi di tutte le classi è fuori contatto con la realtà attuale, che non è esattamente la stessa del 1930 e del 1940. Inoltre non si richiede certo un dottorato di ricerca in economia per sapere che gli “immigrati clandestini” non sono la causa del crollo dell’economia greca. Ma in un periodo in cui il pensiero critico o la cultura antagonista politica sono su bassa scala, la loro retorica suona convincente per molte persone, come per i lavoratori disoccupati o per i piccolo-borghesi proletarizzati. Dopo tutto, per quanto possa essere insufficiente come spiegazione per l’ascesa del fascismo, c’è un momento di verità nel proverbio classico: “l’antisemitismo (ovvero il razzismo) è il socialismo degli stupidi”. Come è distribuita sul territorio nazionale Alba Dorata? In Italia spesso le organizzazioni neofasciste si radicano proprio nei quartieri ad alta presenza di immigrati: quali sono i quartieri dove sono maggiormente radicati e qual è la composizione sociale ivi presente? CA - La stessa tendenza esiste in Grecia. Alba Dorata inizialmente ha consolidato la sua presenza in aree del centro di Atene, come Agios Panteleimonas e piazza Attiki, dove la composizione sociale è opportuna per la diffusione della sua propaganda. Da un lato ci sono molti immigrati, la maggior parte dei quali impoveriti e alcuni dei quali impegnati in attività criminali (sia di tenore basso sia a livelli di criminalità più organizzata), e da ciò si è venuta creando un’ immagine ghettizzata. D’altra parte, all’interno della popolazione greca vi sono gruppi come i piccoli proprietari (soprattutto i commercianti) e gli anziani che potrebbero facilmente essere ingannati da una retorica razzista, o per interessi materiali o a causa di un genuino sentimento di insicurezza. I fascisti in queste zone hanno creato dei legami con questa popolazione, ponendosi come cittadini che volevano trovare una soluzione ai problemi del quartiere. È importante sottolineare ancora una volta che hanno basato in gran parte la loro retorica sul discorso ufficiale - orchestrato dai media aziendali - del “centro di Atene sottovalutato” e del “problema immigrazione”. Di che tipo di struttura è dotata Alba Dorata, e quali sono le relazioni con settori della borghesia in termini di finanziamento e sostegno “politico? Pensate che possa disporre di organizzazioni parallele non alla luce del sole? CA - Non so se esistano questi gruppi parastatali, ma in generale si presume che ci siano stretti rapporti tra Alba Dorata e lo “stato profondo”. Per quanto riguarda la sua struttura organizzativa è più o meno centralizzata, anche se ha emulato pure dei modelli dai movimenti sociali e dalle mobilitazioni in corso (come, ad esempio, la creazione di assemblee locali). Anche il suo rapporto con la borghesia è una questione che è attualmente molto discussa, in quanto è probabile che sia sponsorizzata da alcuni grandi capitalisti greci, mentre ci sono anche grandi mezzi di comunicazione privati che apertamente, o più velatamente, la promuovono. Come sempre, nel contesto di una crisi sociale, la borghesia, a seconda del contesto specifico e di molte variabili, può scegliere di sostenere un partito fascista. La borghesia greca ha, in particolare, una storia caratterizzata da tali scelte reazionarie. Detto questo, non credo che i blocchi principali del capitale greco considerino, ora come ora, la possibilità che un partito fascista assuma il potere politico, almeno non nelle modalità con cui ciò è accaduto nel secolo precedente. Oltre il 50% delle forze di polizia simpatizzano per i neofascisti; quanto sono organici all’interno di Alba Dorata? Quali sono le ripercussioni nella repressione del “movimento antifascista”? AV - Non credo costituisca una novità il fatto che la maggioranza degli agenti di polizia gre- Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 19 R istrutturazione e C ontrollo ca simpatizza per i neofascisti. La novità sta nel fatto che ormai manifestano apertamente la loro preferenza e sembra che siano proprio al servizio di Alba Dorata. Quanto è accaduto con i 15 antifascisti della ronda antifascista arrestati e torturati ne è un esempio. Le vittime poi hanno in varie occasioni sottolineato che durante i maltrattamenti e le torture veniva ripetuto da parte dei poliziotti la loro appartenenza ad Alba Dorata, e che avrebbero consegnato le generalità degli antifascisti ai nazisti. La repressione si sente non solo nei confronti degli antifascisti, ma di chiunque scenda in piazza per manifestare, o si opponga a quanto sta succedendo in Grecia. Abbiamo continuamente notizie di attacchi verso le comunità immigrate. Come avvengono questi attacchi? CA - Sono solitamente condotti da piccoli gruppi e di solito si svolgono in segreto. Tuttavia ci sono stati anche alcuni attacchi più spettacolari, attacchi organizzati che Alba Dorata ha diretto come partito tra cui, per esempio, l’attacco ai piccoli commercianti immigrati nel corso di un festival locale. Ci sono delle comunità maggiormente nel mirino degli attacchi? E, secondo voi, quali sono le ragioni che lo determinano? CA - Devo ammettere che non ho fatto alcuna ricerca per poter rispondere positivamente, anche se in genere è attaccata la gente di colore “bruno”, persone provenienti da Pakistan, Bagladesh ecc…. Questo non è solo dovuto al fatto che queste persone rientrano più facilmente nella retorica razzista della minaccia aliena (avendo il colore della pelle diverso e, cosa molto importante, essendo musulmani), ma è anche dovuto al fatto che, tra le minoranze, essi sono più vulnerabili in termini di organizzazione e di coesione. Ci sono risposte organizzate da parte degli immigrati? CA - Ci sono alcuni tentativi tesi a formare una resistenza più organizzata, in collaborazione con i gruppi antifascisti, ma nel complesso direi che sono ancora fermi ad uno stato embrionale. Ci sono molte ragioni che possono essere congiunte per poter spiegare questo fatto, come le condizioni oggettive della vita degli immigrati (ad esempio, la mancanza di qualsiasi stato civile, il razzismo di stato) che creano un sacco di paura, o divisioni interne tra loro. Quali comunità sono maggiormente presenti in Grecia, come sono organizzate, quale situazione e in quali settori di lavoro sono maggiormente presenti? AV - Secondo alcuni dati ufficiali, le comunità migranti maggiormente presenti in Grecia sono quella albanese e quella polacca. Sicuramente tra le più attive - se non la più attiva è quella filippina. I migranti facevano vari lavori. Ad esempio gli albanesi lavoravano nella costruzione e poi visto anche che ormai vivono in Grecia da quasi vent’anni, hanno avviato lavori propri. Tra i rifugiati quella più numerosa è la comunità afgana. Gli afgani si occupano piuttosto della raccolta di frutta e di altri lavori stagionali e occasionali. In questo caso uno deve anche tener conto delle varie differenze etniche che ci sono tra le varie comunità. A mio avviso, fino ad oggi i migranti non sono molto organizzati e attivi, né partecipi nella politica dal basso o nel sindacalismo. Per vari motivi, ma anche per una mancata coscienza del lavoro. Il migrante vuole lavora- re, mettere da parte soldi, aiutare la sua famiglia che è rimasta nel paese d’origine; tendenzialmente è poco interessato ad altre attività. Questo trend ha cominciato ad invertirsi nel 2011, con lo sciopero dei 300 migranti che per la prima volta misero in evidenza non solo la mancanza di documenti, quindi il loro stato di irregolarità, anche se vivevano in Grecia da moltissimi anni, ma anche il loro stato di precarietà e di sfruttamento sul lavoro. E, secondo me, è stata quella una tra le prime volte -se non la prima- in cui si è parlato apertamente del migrante come soggetto lavoratore. Ormai però credo -anche se non ci sono più così tanti lavori- che i lavoratori indifferentemente dalla loro provenienza, nazionalità o colore, scelgano da che parte stare, creando fronti antifascisti e questa cosa coinvolge tutti quelli che ne fanno parte, greci o stranieri. In questo fronte comunque, quest’estate si è vista una delle più grandi manifestazioni antifasciste ad Atene, dove hanno partecipato migliaia di migranti, per la maggior parte pakistani. Questo è anche comprensibile, vista la situazione. Esistono Centri di Detenzione? Quali caratteristiche hanno? AV - In Grecia, come nel resto d’Europa, esistono dei centri di detenzione. I centri di detenzione greci sono noti per le condizioni disumane e per il lungo periodo di trattenimento. Non sono altro che l’espressione della politica della deterrenza. Le autorità greche credono che detenendo le persone in condizioni assolutamente disumane e per un lungo periodo, il messaggio arriverà anche a quelli che in futuro vorranno arrivare in Grecia. Da Agosto 2012 comunque, sono aperti nuovi centri di detenzione (ex accademia di polizia, ex campo militare) che sono centri di identificazione e di espulsione. Là vengono trasferite le persone fermate durante l’operazione “Zeus Xenios” in mancanza di possesso di documenti validi con l’obiettivo successivo di espellerli. In questi centri di detenzione spesso fa visita sia l’IOM (International Organization for Migration, ndt) che i consoli o gli ambasciatori di vari paesi d’origine di queste persone, per confermare la nazionalità delle persone detenute in questione rilasciando poi i documenti nazionali affinché le autorità greche possano proseguire con la loro espulsione. Esistono lotte contro questi centri o altre forme di detenzione ed espulsione degli immigrati? AV - In Grecia c’è un movimento antirazzista che lotta non solo contro i centri di detenzione, ma anche contro ogni altra forma di violazione dei diritti dei migranti. In varie occasioni, come in passato anche adesso, si sono viste delle manifestazioni di solidarietà di fronte a questi centri di detenzione. Pag. 20 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo Le stesse comunità immigrate spesso hanno individuato gli autori degli agguati e degli assassinii e cercato di avere giustizia; quali sono state le risposte che hanno avuto da parte delle autorità? AV - Adesso, in seguito alla pressione fatta dalla comunità internazionale, verrà approvata una nuova legge che riguarda appunto gli attacchi a sfondo razziale. Bisogna però sottolineare che non vengono considerate le aggressioni che subisce anche la comunità LGBTI (Lesbiche - Gay - Bisessuali - Transgender - Intersex, ndt) greca. Il che a mio avviso è una cosa grave, tenendo anche a mente che in questo periodo molte persone LGBTI sono state vittime di aggressioni da parte di bande fasciste. D’altra parte, ci sono una serie di difficoltà pratiche. Ad esempio, spesso le vittime di queste aggressioni non sono in regola con i documenti. Il che significa che spesso, a meno che non si tratti di un’urgenza, non possono recarsi negli ospedali, e quindi molti attacchi non vengono registrati. Poi non possono accedere a una stazione di polizia per denunciare l’aggressione, perché rischiano di essere arrestati e incarcerati. E poi, ci sono molte storie di migranti in regola vittime di attacchi a sfondo razziale ai quali è stato negato il diritto di sporgere denuncia da parte della polizia, che li ha minacciati di incarcerarli o peggio, nel caso volessero veramente procedere con la denuncia. Altre volte poi si è fatto pressione affinché non sporgessero denuncia. Un altro ostacolo pratico, ma molto importante, è il fatto che per sporgere denuncia servono 150 euro. Molti di loro non hanno questi soldi e quindi vengono scoraggiati dal procedere. Le autorità di solito sostengono che non sono stati identificati gli aggressori. Ma anche in quei pochi casi in cui gli aggressori erano noti, dopo essere stati fermati dalla polizia venivano lasciati liberi sotto pagamento di una cauzione. Fa specie in questo senso il caso di un egiziano di Salamina, che lavorava in un forno. Egli è stato incatenato e appeso per una guancia, e torturato per diverse ore dal suo datore di lavoro (che non lo aveva comunque retribuito da mesi), dal di lui figlio e da altri ancora. La vittima, ritrovata in condizioni pietose con una catena intorno al collo (ci sono volute delle ore ai vigili del fuoco per tagliarla), è stata arrestata e rischiava di essere espulsa in Egitto. Il ministro degli interni Dendias, visto il clamore che aveva suscitato il caso, ha deciso poi di non espellerlo per consentirgli di essere presente sul territorio e proseguire con la vicenda penale relativa al suo caso. Un altro problema è la lunghezza del processo in tribunale. I migranti sono spesso in movimento, per cui non è detto che dopo alcuni anni continuino a trovarsi sul territorio, o che non vengano espulsi nel frattem- www.senzacensura.org po. Questo è un altro ostacolo che spesso si deve affrontare. Ma anche nel caso in cui sono stati portati di fronte alla giustizia gli aggressori, come nel caso di Aghios Panteleimonas, dove dei residenti -tra cui anche un’ex candidata con Alba Dorata alle elezioni di maggio, tale Skordeli- avevano dato vita ad un vero e proprio pogrom contro i migranti del quartiere, anche in questi casi i tempi vengono allungati e le udienze rimandate; l’udienza per questo processo è stata finora rinviata sette volte. Sicuramente non c’è una forte intenzione da parte anche della magistratura greca di mettere luce e fare giustizia in casi del genere. Anche perché significherebbe ammettere che in Grecia esiste la violenza a sfondo razziale. A mio avviso le autorità greche non sono molto disposte ad ammettere le vere dimensioni di questo fenomeno. Arriviamo al movimento antifascista. Si può parlare di un movimento antifascista in questo momento in Grecia? CA - Non sono certo che si possa parlare di un movimento dal momento che, anche se vi è la cooperazione in alcune mobilitazioni specifiche, le attività antifasciste sono piuttosto sconnesse. Tuttavia la prospettiva di creare un fronte antifascista che unisca i gruppi politici più radicali e che affronti il fascista su tutti i fronti sta guadagnando sempre più terreno, e ci sono discussioni in corso con cui si cerca di realizzarla. Come sta rispondendo l’antifascismo alla crescita della presenza fascista? CA - Come ho detto nella risposta precedente, le reazioni variano: c’è la propaganda nelle aree dove i fascisti sono attivi, lo scontro fisico, la creazione di pattuglie e di milizie anti-fasciste, il tentativo di bloccare ogni loro incontro pubblico attraverso contro-manifestazioni, etc…. Quali sono le componenti che praticano l’antifascismo? Qual’è la posizione di organizzazioni “istituzionali” come KKE, Siryza, o il sindacato PAME? CA - In generale la maggior parte dei gruppi di sinistra e anarchici partecipano in un modo o in un altro. Ma, naturalmente, i metodi si differenziano. I partiti di sinistra “istituzionali” rifiutano la logica di un confronto diretto e sostengono, in particolare SYRIZA, che i nazisti debbano essere affrontati su una base istituzionale e attraverso mezzi legali. In effetti molti all’interno della sinistra, d’accordo con i liberali su questo punto, dicono che Alba Dorata dovrebbe essere resa illegale. Non è certo nostro interesse richiamarsi ad una “legalità di stato” ma, per informazione, esiste una legislazione specifica per quanto riguarda le organizzazioni che si richiamano al nazifascismo? AV - L’articolo 29 della costituzione greca stabilisce che “l’organizzazione e l’attività dei partiti devono servire al libero funzionamento del regime democratico”. A differenza di altre costituzioni di paesi membri, in quella greca non c’è un’attenzione particolare per le organizzazioni che si richiamano al nazifascismo. In pratica ciò vuol dire che un partito come Alba Dorata non potrebbe essere considerato illegale. Possono essere applicate le leggi penali, per reati commessi da deputati di questo partito. Ma anche in questo caso, verrebbero sostituiti poi nel parlamento da altri membri dello stesso partito. In realtà spetta al popolo greco con il suo voto di escludere il partito. Quale dibattito sta attraversando il “movimento antifascista” in riferimento alla pratica antifascista e alle necessità future? CA - Come ho già detto, una proposta che sta prendendo piede è la creazione di un fronte antifascista che coordini e faccia fare un salto di qualità alle attività che ci sono di già, in particolare per quanto riguarda la creazione di milizie antifasciste. D’altra parte ci sono anche alcune voci critiche, che sostengono che il fascismo non debba essere visto come un problema isolato, ma che invece debba essere affrontato come un aspetto inerente alla politica anti-capitalista e anti-statalista più in generale. Quale è la situazione attuale dei compagni/e arrestati durante le azioni antifasciste? Sono in atto campagne di solidarietà nei loro confronti? AV - La brutalità con la quale la polizia ha trattato gli antifascisti ha contribuito, in un certo senso, a rendere più solido e compatto il movimento antifascista greco. Il fatto poi che le vittime stesse di questi maltrattamenti abbiano continuato (e continuino tuttora) a scendere in piazza, fa capire che il tentativo di far tacere la gente ed intimorirla è fallito. Ci sono campagne di solidarietà, si cerca anche di raccogliere i soldi per le spese imposte dal tribunale. Negli USA è stata impedita l’apertura di una sede di Alba Dorata; in Inghilterra ci sono state iniziative contro le “azioni” neofasciste in Grecia; così in Spagna e in altri paesi europei: può essere determinante la solidarietà internazionale? E cosa ritenete che possa essere, in questo caso, la solidarietà internazionale? CA - La solidarietà internazionale è sempre fondamentale, anche perché le condizioni che facilitano l’ascesa del fascismo in Grecia possono essere riscontrate altrove. Un modo concreto per dimostrare la propria solidarietà nei confronti dei greci antifascisti è quello di combattere il fascismo nel proprio paese. Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 21 R istrutturazione e C ontrollo Contro il terrorismo fascista C omunicato sul processo contro un membro della C landestinità e sui rapporti tra estrema destra e servizi segreti tedeschi . Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato redatto dal Comitato che sta organizzando la manifestazione nazionale a Monaco in concomitanza con l’apertura del processo contro un membro della NSU. I ntervenire contro il terrorismo fascista e contro ogni forma di razzismo sia statale sia nella vita quotidiana - abolire i servizi segreti! Il 17 aprile 2013 verrà aperto a Monaco di Baviera il processo contro il membro della Clandestinità Nazionalsocialista (NSU) Beate Zschäpe e altri quattro collaboratori: Ralf Wohlleben, Holger G., Carsten S. e André E.. Per il sabato prima dell’apertura del processo, il 13 aprile, una vasta alleanza di antifascisti ha lanciato l’appello per una manifestazione nazionale a Monaco. Nel novembre 2011 fu scoperto che la gang neonazista per sette anni aveva compiuto azioni razziste e omicide sotto gli occhi delle forze di sicurezza. La Clandestinità Nazionalsocialista (NSU) ha infatti commesso dieci omicidi e due attentati dinamitardi. Sin dall’inizio media e polizia hanno sostenuto la teoria che si trattasse di conflitti interni alla comunità turca: i media hanno creato il concetto della “Banda del Kebap“ e la commissione speciale è stata battezzata “Bosforo“. In questo modo la polizia ha escluso a priori ogni movente razzista per gli omicidi, considerando anzi le vittime stesse come criminali e concentrando le inchieste sulla “criminalità organizzata internazionale“. Per molti anni i familiari e gli amici delle vittime hanno dovuto sopportare una stretta sorveglianza a causa delle inchieste di carattere marcatamente razzista svolte dalle diverse forze di sicurezza. Questi sospetti, completamente infondati, hanno distrutto non solo il loro tessuto sociale ma perfino la vita personale degli stessi individui. Il razzismo praticato dalle autorità e dai media ha doppiamente ostacolato le indagini sui delitti: mentre da un lato veniva trascurato ogni indizio che potesse dimostrare il movente razzista degli assassini, dall’altro la polizia e l’opinione pubblica sposavano in pieno la tesi che i negozianti immigrati stessi facessero parte di strutture mafiose rendendo così superflue ulteriori spiegazioni. Cinque dei dieci omicidi della NSU sono stati commessi in Baviera, due di essi a Monaco. Negli anni ‘90 il “Thüringer Heimatschutz” Pag. 22 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 (l’organizzazione alla quale partecipavano i membri più rilevanti del NSU prima di darsi alla clandestinità) e i giri nazisti della Baviera avevano legami molto stretti. Böhnhardt e Mundlos parteciparono a diverse riunioni e iniziative dell’ambiente neo-fascista bavarese. Diversi collaboratori più stretti della NSU hanno vissuto o vivono ancora in Baviera. Una di loro è Mandy Struck, la cui identità è stata usata da Beate Zschäpe durante la sua clandestinità, mentre Tino Brandt e Kai Delek, due agenti infiltrati del servizio segreto, rappresentano i legami tra il giro della estrema destra della Turingia e l’ambiente nazista bavarese. “La Germania ha un enorme problema con il razzismo”, afferma all’inizio di novembre Kenan Kolat, presidente della comunità turca in Germania. L’abolizione di fatto del paragrafo della costituzione tedesca che garantisce il diritto ad avere asilo politico in Germania dopo i pogrom all’inizio degli anni novanta nonché le recenti campagne anti-islamiche confermano l’esistenza di un nesso strutturale tra gli attacchi neonazisti e il razzismo statale, sociale e mediatico. Il razzismo è fortemente radicato nella società tedesca. Neanche una serie di omicidi ha suscitato cambiamenti fondamentali nella coscienza: vent’anni dopo il Pogrom di Rostock-Lichtenhagen* i profughi in Germania lottano ancora per i loro diritti umani fondamentali, i Rom vengono stigmatizzati e espulsi verso un futuro incerto, gli immigrati che vivono in Germania vengono diffamati, minacciati, attaccati e criminalizzati. La Germania ha una lunga tradizione nel minimizzare e insabbiare il razzismo e gli attacchi fascisti. Atti di violenza commessi da razzisti e dalla estrema destra hanno una triste continuità che ha lasciato una lunga scia di sangue: dall’attentato all’Oktoberfest**, ancora non risolto, agli attacchi di Rostock, Mölln, Solingen e Hoyerswerda, ai circa 200 omicidi di immigrati, senza tetto, punks e antifascisti/e, fino agli omicidi commessi dalla NSU. Già tante volte Monaco è stata teatro di attacchi neo-nazisti: l’attentato all’Oktoberfest di Monaco nel 1980 è stato il più sanguinoso nella storia della Repubblica Federale di Germania. Rimasero uccise 13 persone e i feriti furono 200, una parte dei quali in modo grave. L’uomo che aveva posto la bomba, Gundolf Köhler, era in contatto con il gruppo neonazista Wehrsportgruppe Hoffmann (Gruppo N azionalsocialista (NSU) sportivo militare Hoffmann). Nel 1981, durante una sparatoria tra la polizia e un gruppo di neo-nazi che stava andando a rapinare una banca, morirono due neo-nazi. Nel 1985 i neo-nazi appiccarono il fuoco ad un locale nella Schillerstraße, dove rimase uccisa una persona. Nel 2003, poco prima della cerimonia di deposizione della prima pietra per il centro della comunità ebraica, un gruppo di neo-nazisti del giro del “Kameradschaft Süd” fu arrestato con l’accusa di aver progettato un attentato dinamitardo per l’occasione. Dalle indagini sugli omicidi della NSU sono emersi fitti e duraturi collegamenti tra i terroristi di estrema destra ed alcuni importanti apparati dello stato tedesco che continuano a camuffare le proprie responsabilità: atti che vengono distrutti o nascosti, bugie, insabbiamenti e imbrogli di fronte alla commissione di inchiesta, poche e tardive dimissioni dei responsabili. Finora il ruolo dei servizi segreti e della polizia rimane oscuro e non sembra che ci siano grandi sforzi per riportare alla luce l’entità dello scandalo. E invece di trarne le dovute conseguenze, prendendo posizione contro il razzismo e il vergognoso ruolo del servizio segreto bavarese che ha aiutato a creare strutture naziste con i propri agenti, i responsabili politici continuano a parlare solo di “alcuni incidenti“. L‘influenza dell‘estrema destra sul servizio segreto tedesco ha radici lontane. Fondato nel 1950, il servizio segreto tedesco si dedicò subito, insieme a ex-nazi, a riportare nelle carceri della nuova repubblica quei pochi che resistettero contro il nazi-fascismo. Durante gli anni ‚60 l‘apparato segreto ha combattuto il movimento degli studenti, negli anni ‚70 e ‚80 procurò il materiale per imporre i divieti di svolgere la propria professione contro i militanti/e della sinistra. E, non da ultimo, anche l‘iniziativa di proibire il NPD (partito nazionalsocialista tedesco) è fallita perché il partito e la sua dirigenza sono stati infiltrati da agenti del servizio segreto e della polizia, come del resto lo è anche l‘ambiente vicino alla NSU. Non ci può essere che una risposta ad un così pesante coinvolgimento delle autorità: l‘abolizione dei servizi segreti! Dobbiamo impedire che il governo strumentalizzi gli omicidi della NSU per un ulteriore riarmo dei suoi apparati annullando uno dei pochi cambiamenti effettuati dopo il fascismo tede- www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo sco: la separazione tra servizi segreti e polizia. La nostra solidarietà è con le vittime della NSU e con i loro familiari. Non solo sono diventate vittime del razzismo violento della NSU ma hanno dovuto subire anche le indagini razziste della polizia. Uniti contro il razzismo nella società, nella politica e nelle istituzioni! Risarcimento per le vittime delle indagini razziste e diffamatorie della polizia! Inchiesta approfondita riguardo i collegamenti tra servizi segreti e forze di polizia! Abolire i servizi segreti! Ripresa delle indagini riguardo l‘attentato del 1980 a Monaco! Abolizione di tutte le leggi razziste - nessuno e illegale! Per una società solidale e senza razzismo! Note: *Il pogrom di Rostock Il 22 agosto del 1992, davanti ad un centro di accoglienza per richiedenti asilo politico nel quartiere dormitorio di Lichtenhagen a Rostock, si raccolgono centinaia di persone che scandendo slogan contro gli stranieri danno inizio ad un vero e proprio pogrom. Per alcuni giorni estremisti di destra e normali cittadini assalteranno con sassi e bottiglie molotov i palazzi che ospitano centinaia di stranieri. La polizia tarda ad intervenire e come unico provvedimento alla fine i rifugiati verranno sfollati e portati altrove. Il mondo politico, invece di ripensare il proprio atteggiamento verso la destra, mette in discussione il paragrafo della costituzione tedesca che garantisce il diritto ad avere asilo politico in Germania. **L’attentato alla Oktoberfest di Monaco, 26 settembre 1980 Il 26 settembre 1980 esplode un bomba posta in un cestino all’ingresso principale della Oktoberfest di Monaco di Baviera. Si tratta di una granata di mortaio riempita con 1,39 kg di Tnt deposta in un estintore pieno di viti e chiodi per renderne ancora più devastante l’effetto. Il presunto autore materiale della strage, il giovane estremista di destra Gundolf Köhler privo di entrambe le braccia e completamente sfigurato, verrà identificato solo attraverso il passaporto che aveva con sé. L’inchiesta ufficiale fissata dalla Procura federale e dalla polizia criminale bavarese conclude, il 23 novembre 1982, che proprio Köhler, morto nell’esplosione, era da considerarsi il solo colpevole dell’attentato, avendo agito in perfetta solitudine nella progettazione e nell’esecuzione della strage Ma Gundolf Köhler non era propriamente una persona priva di legami politici. Era infatti in contatto con il gruppo neonazista Wehrsportgruppe Hoffmann (Gruppo sportivo militare Hoffmann), fondato nel 1973 da Karl-Heinz Hoffmann (nato nel 1937 a Norimberga), e proprio questa sua appartenenza (era stata segnalata la sua partecipazione a numerose esercitazioni organizzate dal gruppo) è ancora oggi alla base dei dubbi sulla cosiddetta “teoria dell’autore unico”. La più volte richiesta revisione del processo da parte di molti familiari delle vittime, nel 1984 e poi ancora nel www.senzacensura.org 2005, però, non ha avuto alcun esito. L’ultimo vano tentativo è avvenuto dopo che tra il dicembre 2009 e il marzo 2010, la procura aveva preso visione degli archivi della Stasi, ma anche questa volta il procuratore gene- rale ha ritenuto di non rilevare nuovi elementi che potessero giustificare la riapertura del processo. [nsuprozess.blogsport.de] lettera dal carcere “BUONCAMMINO” di cagliari [...] Ero convinto di un mio imminente trasferimento nel nuovo carcere di Oristano (a quanto pare quello vecchio con le bocche di lupo è realmente chiuso) ma così non è stato, cosa che invece è avvenuta in diverse circostanze con altri detenuti. Questo nuovo carcere non è ancora a pieno regime, in quanto le sez. AS sono ancora semivuote, e nella media sicurezza non tutte le celle sono occupate. Anche nell’altro nuovo carcere di Nuchis non sono stati completati i trasferimenti che sono esclusivamente per i circuiti AS, nonostante si trovino anche alcuni detenuti di Media Sicurezza. Sintomatico è il fatto del vai e vieni (qui a Buoncammino) di numerosi vermi/allievi che diventeranno i futuri aguzzini nelle galere in cui prenderanno servizio. La prigione di Bancali a Sassari invece, sembra avvolta da un qualche mistero, perché essendo stata terminata già da 5 mesi, non emerge nessuna informazione ufficiale inerente alla sua apertura. Si dice che l’attesa potrebbe derivare dalla lenta formalità che necessita il reparto 41bis e le sue dinamiche, oppure, è la dimostrazione che diventerà una struttura che si aggiungerà a quella ottocentesca orripilante di San Sebastiano e non a sostituirla, e per questo occorrerà del tempo per la formazione delle dipendenze penitenziarie. L’unico carcere ancora in cantiere è quello di Uta (CA) e i lavori da ultimare riguardano proprio il blocco ancora in costruzione del 41bis. Tra uno sciopero e l’altro da parte degli operai del cantiere, per mancato pagamento degli stipendi e della cassa edile, il penitenziario dovrebbe essere consegnato al ministero verso settembre/ottobre di quest’anno. Un’isola, la Sardegna, strategicamente importante per lo stato, in cui perpetrare il nuovo modello di annientamento riservato ai prigionieri. L’infame regime di tortura del 41bis, non é con Uta e Bancali che viene applicato per la prima volta in Sardegna, esiste già da tanti anni nel centro clinico di Buoncammino (3 celle a 41bis); nel carcere di Badu ‘e Carros, la sezione d’isolamento chiamata “porcilaia” è diventata tutta a 41bis già da un pezzo, e la nuova sezione che è stata costruita è a regime 41bis, nonostante inizialmente l’abbiano spacciata per sezione AS. Tutto questo è la conferma che basterebbe murare i prigionieri in celle d’isolamento, posizionare le telecamere all’interno e instaurare il regolamento del regime 41bis, che così diverrebbe possibile istituirlo in tutte le carceri (o quasi!), la Media Sicurezza diviene così un campo sperimentale in cui il dispositivo di controllo è instaurato in un regime d’isolamento come approccio normativo. Anche le nuove galere vanno in questa direzione. Un compagno di detenzione che è stato trasferito a Oristano, mi scrive dei blindi delle celle sempre chiusi, del limite ridotto a pochi pezzi per quanto riguarda il vestiario che si può possedere in cella, delle sezioni con un numero di detenuti non superiore alle 50 unità, non si esce più neanche per la doccia (dato che è presente in cella), del controllo tele-meccanizzato in ogni sua procedura di sicurezza. Le armi del DAP vengono così affilate, evidenziando la differenziazione tra prigionieri e metabolizzando la prassi con la quale il potere carcerario inasprisce la logica punitiva. Anche qui in terra sarda si sta cercando di affrontare la questione sulla nuova edilizia penitenziaria e sul 41bis, regime di cui la Sardegna ne ha una massiccia presenza, e sarebbe importante da parte dei compagni della penisola che stanno approfondendo il discorso, di socializzarlo in merito. È utile fare presente come le molteplici iniziative che si possono realizzare mentre il carcere è ancora vuoto (Bancali) o mentre è ancora in costruzione (Uta) (che contengono il 41bis) sono fattori altrettanto importanti su cui bisognerebbe operare. La mia disponibilità affinché questo avvenga è totale! Intanto mi sono segnato nel calendario la data del 25 maggio in cui ci sarà la manifestazione generale contro il 41bis a Parma, anche se non ci posso andare, sarò comunque presente in altra forma. Un forte abbraccio fraterno a tutti del collettivo. Iosto Presoni de Malukaminu, 24 friaxu 2013 Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 23 R istrutturazione e C ontrollo Una lotta irriducibile La mobilitazione dei minatori delle L o scorso anno l’eco della lotta dei minatori delle Asturie è arrivata anche in Italia. Pensiamo sia importante valorizzare quell’esperienza e cercare di dare elementi di conoscenza utili da socializzare, andandoli a chiedere direttamente a chi è stato interno alle lotte e conosce la situazione. Abbiamo intervistato per questo “DARRÉU Gioventù Indipendentista e Rivoluzionaria delle Asturie”. Partiamo dalle ragioni che hanno spinto i lavoratori a mobilitarsi. Quale era la situazione specifica per la quale sono stati costretti a scendere in campo? Nel 2011 il Ministero dell’industria e i rappresentanti del sindacalismo concertativo del settore minerario, firmarono un accordo per la continuità e per il finanziamento perché il settore dell’estrazione mineraria rimanesse attivo fino al 2018. Il finanziamento veniva dall’Unione Europea e non dallo Stato Spagnolo, come molte persone hanno pensato. Con il trionfo elettorale del Partito Popolare venne nominato un nuovo ministro dell’Industria, José Manuel Soria, che si è distinto per venir meno agli accordi presi e per l’applicazione di una serie di tagli al finanziamento destinato al settore minerario, rendendo impossibile la continuità. Quindi le ragioni in termini generali sono che, dopo aver sottoscritto una serie di accordi, lo Stato Spagnolo li ha rotti e ha lasciato senza futuro moltissime famiglie e molte delle province asturiane nel breve-medio periodo. A sturie . soldi dei fondi per le miniere. Ma sicuramente la realtà è che non si è creato un modello industriale alternativo alla miniera nelle vallate minerarie; si può dunque capire che qui le aspettative sul futuro non esistano. È così che un’altra delle domande dei lavoratori è diventata questa ovviamente, cioè un futuro dignitoso e stabile nelle vallate minerarie, che ad oggi sembra impossibile. Per quanto riguarda l’organizzazione, i lavoratori si sono organizzati principalmente in azioni promosse dai sindacati. Anche se le dirigenze di questi sindacati (CCOO y SOMA-FITA-UGT) sono totalmente corrotte e compromesse con il sistema capitalista e lo status quo, dentro ci sono molti lavoratori, nella base, con grande determinazione e coscienza di classe. Bisogna poi segnalare, questo sì, che molti minatori sono svincolati da questi sindacati e scelgono un sindacalismo di classe e asturiano, come la Corriente Sindical d’Izquierda, o sono loro stessi a prendere l’iniziativa. Le Mujeres del Carbon pure si sono organizzate in maniera autonoma. Le forme di lotta anzitutto sono state intense e molto eterogenee. C’è stata la serrata dei minatori in diversi pozzi di alcuni municipi durante quasi 3 mesi. Inoltre è stato convocato uno sciopero generale nelle vallate minerarie che ha potuto contare sull’appoggio totale della gente e che si sommava allo sciope- ro indefinito del settore. Ci furono altri tipo di dinamiche, come le barricate sulle strade, autostrade e linee ferroviarie, e numerose manifestazioni, presidi, assemblee e altre iniziative popolari. I lavoratori coinvolti sono sia del settore pubblico che di quello privato. Ci sono differenze fra di loro sia come condizioni di lavoro, salario, ecc, sia nel rapporto con il governo e nelle richieste che vengono fatte? La mobilitazione è unitaria? L’industria mineraria nello Stato Spagnolo è sia pubblica che privata. Ed è soprattutto mista, si veda ad esempio l’impresa pubblica asturiana HUNOSA che attualmente è mista. È pur vero che esistono aziende private che sono preoccupate dai tagli. Certamente la lotta è arrivata a tutti i settori dell’industria mineraria e a molti altri che hanno dimostrato la loro solidarietà. Per quanto riguarda le condizioni di lavoro, c’è una certa precarietà manifesta, anche se dobbiamo ammettere che nelle miniere private, per essere ancor più esenti dai controlli e per non avere una certa protezione sociale, la precarietà abbonda ancora di più. La mobilitazione è stata unitaria, però come abbiamo già detto, anche se sono stati i lavoratori del settore estrattivo a guidare la protesta, tutto il Popolo Asturiano e le vallate minerarie hanno appoggiato i minatori. Dopo, Cosa chiedono i lavoratori, come sono organizzati e quali forme di lotta hanno adottato? In primo luogo i lavoratori chiedono che si rispetti quanto è stato firmato di comune accordo nel 2011, e cioè che si garantisca la continuità del comparto produttivo fino al 2018. Certamente le rivendicazioni non si limitano a questo. C’è stata una serie di finanziamenti pubblici, che è stata denominata ‘cassa per le miniere’ che è considerata una conquista della classe operaia asturiana, che dovrebbe essere destinata alla creazione di posti di lavoro e per lo sviluppo di un modello industriale alternativo in queste province. I politici e i dirigenti del sindacalismo capitalista e burocratico hanno maneggiato i fondi e li hanno utilizzati per quello che gli pareva. Sono molti i casi di corruzione o spreco con i Pag. 24 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo è chiaro, i sindacati maggioritari del settore hanno ovviamente voluto trarre i propri vantaggi e oggi c’è un chiaro sentimento di rifiuto verso i sindacati ‘gialli’ (UGT-SOMA e CCOO) a causa della loro burocrazia, corruzione e della loro mancanza di credibilità quando c’è da difendere la classe operaia. Questo ha suscitato alcune tensioni, e ovviamente non tutti sono stati gentili con l’elite sindacale venduta al regime, però la situazione urgente del settore e l’estrema necessità di conseguire un futuro dignitoso per la regione hanno fatto sì che tutti quanti fossero uniti in questa situazione. Come ha reagito lo stato? Quali sono state le azioni della polizia antisommossa? C’è stata anche una repressione del tipo fermi-denuncearresti? Come è stata trattata questa lunga protesta dall’informazione ufficiale (giornali, radio, tv)? A livello politico, dopo tante mobilitazioni e tanta sofferenza da parte di molte famiglie non si è fatto assolutamente nulla. Lo stato spagnolo, attraverso il Ministero dell’Industria, non ha mosso un dito e tutt’ora non ha ceduto niente. Per le conclusioni che possiamo trarre il governo di Rajoy (Partido Popular, ndt) ha disprezzato la dura lotta delle miniere, l’ha repressa e in nessun momento ha voluto cercare una soluzione o una via alternativa. La Polizia Spagnola, il ministero dell’Interno e la delegazione del Governo nelle Asturie hanno spinto dall’inizio del conflitto verso la repressione sistematizzata. Il conflitto ha portato, nei mesi più complicati a un saldo con oltre 100 arresti al giorno, numerose persone pestate e molte multe o misure repressive di altro genere. Infatti, dallo Stato hanno inviato migliaia di poliziotti per cercare di controllare il nostro paese, le Asturie, nei mesi di massima conflittualità. Precisamente l’Esercito Spagnolo ha realizzato manovre vicino al Pozo Candìn, una delle miniere dove si erano rinchiusi alcuni minatori, per cercare di provocare e spaventare il Popolo Asturiano. Bisogna specificare poi che queste manovre sono state realizzate durante giorni molto tesi. C’è’ stato un coinvolgimento che è andato oltre le persone direttamente interessate alla ristrutturazione delle miniere? Si sono uniti altri settori di lavoratori? Se sì, come si è espressa la solidarietà? C’è stata una certa unità nel popolo lavoratore delle vallate minerarie, e la solidarietà della società asturiana. Durante la giornata dello sciopero generale c’è stata un’astensione pari al 99% e molti giovani si sono aggregati alla lotta dei minatori. D’altra parte, i lavoratori degli altri settori hanno realizzato azioni di solidarietà, si sono creati collettivi antirepressivi e comitati di solidarietà operaia e aiuto popolare. www.senzacensura.org Avrebbe potuto esserci un maggiore coinvolgimento delle persone, però il risultato non è stato del tutto pessimo guardando alla mobilitazione della classe operaia in generale. Si sono fatte manifestazioni, sit-in, presidi, blocchi stradali e altre azioni solidali con i lavoratori. Anche molti collettivi politici della sinistra Asturiana hanno contribuito e dato appoggio, nei limiti delle loro possibilità, come nel nostro caso di Darrèu. Ci sono stati rapporti con altre situazioni di lavoro? Con situazioni simili in altre nazioni, che stanno portando avanti lotte simili, e che subiscono gli stessi attacchi da parte del padronato (ad esempio i lavoratori delle miniere del Sulcis in Sardegna)? O con realtà storiche di organizzazione dei minatori, come quelle presenti nel Regno Unito? All’interno dello Stato Spagnolo i minatori asturiani hanno ricevuto l’appoggio della classe operaia dei diversi popoli oppressi dal regno di Spagna (baschi, catalani, canari, andalusi etc n.d.t.) Basta guardare alla marcia che i minatori fecero a piedi fino a Madrid, dove centinaia di migliaia di persone accolsero con applausi i minatori nella notte madrilena. Inoltre, durante questa marcia molti paesi castigliani collaborarono con i minatori, procurando cibo, alloggio, rispondendo alle necessità sanitarie, etc. Fuori dallo Stato Spagnolo c’è stato gran interesse nei posti dove l’attività estrattiva è ben radicata, come il Cile o il Regno Unito, e si è vista un’attenzione costante. I minatori britannici e cileni hanno inviato la loro solidarietà sotto forma di casse di resistenza (aiuti monetari contro la repressione) e in diversi paesi sono state realizzate azioni simboliche, anche se la maggior parte di queste non ha oltrepassato le reti dei social-network. Nella Penisola Iberica forti sono le spinte di autonomia provenienti dalle diverse nazionalità presenti. Queste dinamiche hanno interagito con la lotta dei minatori? E se si, come? In questo momento nel principato d’Asturia c’è il PSOE, come quasi da sempre. Il governo di Javier Fernandez ha fatto delle finte chiamando Madrid per negoziare, dicendo che era dalla parte dei minatori, etc. Ma in assoluto, dal punto di vista di Darrèu possiamo affermare con tutta sicurezza che il Governo Asturiano non ha fatto niente per risolvere questa situazione dando ai lavoratori una via d’uscita dignitosa. Non c’è stata disponibilità appieno, né una posizione forte, ne’ atti pratici che dimostrassero nulla. D’altra parte bisogna dire che il PSOE è il principale responsabile della chiusura delle miniere. Durante la decade del 1990 azzerò il contesto produttivo asturiano e l’attività estrattiva, e fu il partito che scatenò un’autentica offensiva contro il settore del carbone nelle Asturie. Al giorno d’oggi sempre più gente si rende conto che questo partito non è ne socialista ne operaio, piuttosto il contrario (il nome della principale formazione della sinistra parlamentare iberica è Partito Socialista Operaio Spagnolo - PSOE, ndt). La reazione e la posizione del PSOE in questo conflitto era importante per la sua soluzione o per attenuare le conseguenze di una fine peggiore, però molta gente e molte associazioni sapevano di non potersi aspettare niente, qualsiasi cosa facesse. Dopo tanti anni praticando il nazionalismo spagnolo più reazionario nella nostra patria, dopo averla venduta agli interessi del capitale privato e dopo aver represso la lotta operaia, che potevamo aspettarci dal PSOE asturiano? Cosa avrebbero dovuto fare questi traditori? Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 25 R istrutturazione e C ontrollo Come si vive nelle Asturie l’attuale fase di crisi del sistema sociale ed economico che fortemente sta colpendo la Penisola Iberica? Ci sono altre mobilitazioni? Nelle Asturie, purtroppo, non c’è un movimento sociopolitico nazionalista e di sinistra, perciò la maggior parte delle volte le dinamiche di lotta le definisce Madrid e vanno verso una direzione statale. Quello che è certo è che la gente è molto indignata con l’attuale situazione e la conflittualità va crescendo, ma sarebbe non dire la verità se si affermasse che sta crescendo la coscienza di classe: se sta succedendo, è un processo molto lento. Le Asturie hanno molte particolarità. La relazione tra Madrid e Uvièu (Oviedo, ndt) si può sicuramente definire come una relazione metropoli-colonia. La crisi mondiale del capitalismo sta colpendo forte, però noi della sinistra nazionalista denunciamo da sempre l’esistenza di una crisi permanente molto grave e strutturale. Dalla fine degli anni ’70 del novecento abbiamo visto come hanno smantellato in maniera violenta il settore industriale del nostro paese, violando alcuni diritti a livello sociale, culturale e politico; hanno venduto questa terra in cambio di niente. Per questo affermiamo che le Asturie vivono una crisi permanente: la corruzione impiantata dal PSOE e dai suoi soci è totale, la lingua Asturiana è repressa, oltre 20.000 giovani ogni anno lasciano il paese, chiudono le fabbriche e siamo la popolazione più vecchia di tutt’Europa. Che futuro aspetta il nostro popolo? Perciò c’è una mobilitazione crescente e importante. L’ultimo sciopero generale, com’è tradizione, è stato capitaneggiato dalle Asturie a livello di astensione generale dal lavoro. È noto che nelle Asturie la lotta operaia ha sempre goduto di una grande forza e questo ancora oggi si vede. Ci sono dinamiche di lotta a livello operaio, studentesco, giovanile, sociale, lavorativo, culturale o politico, però la maggior parte delle dinamiche sono orchestrate da Madrid e molto spesso dal riformismo. Noi, dalle Asturie, abbiamo chiaro che la soluzione ai problemi di questo paese non è nessun’altra che lottare per la sua sovranità economica e politica. In questo mondo imperialista e che ingloba tutti i popoli, crediamo che le alternative al capitalismo debbano partire da ogni popolo, e che debbano essere i popoli coloro che, a partire dalla propria sovranità, lottino per la trasformazione sociale. In uno Stato come quello spagnolo l’ideale è che i popoli si uniscano e colpiscano definitivamente l’oligarchia parassitaria, però sempre rispettando i diritti nazionali di ogni paese che lo compone. La sinistra nazionalista asturiana è ancora in processo di strutturazione, visto che non si Pag. 26 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 può dire che ci sia una base sociale dinamica e veramente agglutinante. C’è un nazionalismo storico, di sinistra e molto concentrato sulla questione linguistica e culturale, che la gente conosce, però verso il quale non si sbilancia a dare la propria fiducia. È ora che questo movimento politico chiarisca su quali aspetti vuole lavorare e quali modelli ritenga efficaci. In questo momento è sorta un’iniziativa politica di tipo municipalista in diversi comuni asturiani chiamata Conceyu Abiertu che punta a trasformare la realtà partendo dai municipi, con la democrazia diretta e partecipativa e i presupposti ideologici della sinistra nazionalista asturiana. Cosa ha lasciato (in termini di organizzazione, di coscienza, di esempio da seguire, ecc.) questa lotta dei minatori? E come continua la mobilitazione? La lotta dei minatori durante gli ultimi mesi ha sedimentato anzitutto un clima di unità tra il popolo lavoratore asturiano, clima che non si vedeva da molti anni. Al di là dei sindacati, dei partiti e delle associazioni, c’è stato un sentimento di unità operaia e popolare in cui circa il 99% della popolazione in un modo o nell’altro ha solidarizzato con la causa dei lavoratori minerari. Allo stesso modo si è potuto verificare come siamo passati dalle mobilitazioni pacifiche e completamente folcloristiche a quelle attive e combattive. Nello stato Spagnolo le mobilitazioni iniziate oltre un anno fa dal movimento 15-M avevano un carattere eccessivamente pacifico e passivo, spesso quelle mobilitazioni sembravano feste. Adesso sembra che le mobilitazioni contro i tagli, il neoliberalismo etc, stiano assumendo caratteri più combattivi in tutto il paese. Non crediamo sia una casualità. Se non fosse stato per la lotta attiva dei minatori, non crediamo che si sarebbe avanzato tanto in questo senso. Le Asturie sono tornate a dimostrare la loro natura solidale e proletaria. Il popolo asturiano ha dimostrato negli ultimi mesi che può puntare direttamente agli inquisitori finanziari e ai fascisti mascherati di Madrid. Non è sufficiente, però grazie allo sforzo dei minatori e della società asturiana si è potuto evidenziare in maniera importante la natura reazionaria e neo-franchista del Regime monarchico Spagnolo. Rispetto all’attualità, il conflitto è fermo e si è ripromesso che da settembre ricominceranno le mobilitazioni. Quel che è certo è che i sindacati concertativi non sono voluti tornare in piazza, hanno pompierato la situazione, non sappiamo in favore di quali interessi. Sicuro è che il resto della società, i settori critici e combattivi, quelli asturiani e anticapitalisti, non hanno saputo dar seguito alla dinamica conflittuale, magari per mancanza di capacità. Così adesso abbiamo una situazione in cui riprendere la lotta è fondamentale, visto che senza il carbone le valli minerarie muoiono, ma questa lotta non arriva. C’è ancora qualcosa che volete dire su questa importante lotta dei minatori? Vi ringraziamo molto per l’intervista e da DARREU ci teniamo a fare un appello a tutti i media internazionali per denunciare pubblicamente la situazione che si vive nello Stato Spagnolo, totalmente pre-democratica e di costante aggressione ai settori popolari. La lotta dei minatori ha attirato l’attenzione internazionale mentre nel Regno di Spagna la stampa ufficiale e di massa nascondeva il conflitto e la verità. Sicuramente bisogna affermare che sebbene il conflitto dei minatori abbia suscitato l’attenzione internazionale solo ora, nelle Asturie si combatte da molti anni per una trasformazione sociale e nazionale, subendo spesso le peggiori forme repressive. D’altra parte bisogna dire che da sempre lo Stato spagnolo incarcera le persone per le proprie idee politiche, le tortura, persegue organizzazioni politiche come la nostra, che non accettano lo status quo senza diritti fondamentali, sia collettivi che individuali. Negli anni ’70 del secolo scorso la stampa europea giocò un ruolo importante per delegittimare e far danno al franchismo, ma anche oggi è importante che si dia visibilità alla situazione antidemocratica nella quale viviamo, ed è fondamentale affossare questo regime postfranchista. Questo è il web di DARRÉU - Mocedá Independentista Revolucionario: www.darreu.org www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo Ilva: lotta tra crisi e veleni La testimonianza di due operai del T aranto è una delle città più inquinate d’Europa e con un tasso di tumori molto alto rispetto alla media nazionale. Da anni, questa consapevolezza si è trasformata in iniziative di lotta su questo problema; guardando alla storia più recente, nel 2007 nasce il comitato cittadino “Taranto Futura” che ha lo scopo di mettere al centro dell’attenzione la questione dell’inquinamento ambientale e del crescente numero di morti dovute ai veleni dell’ILVA e delle industrie collegate. Dopo un referendum per la chiusura totale o parziale dello stabilimento e l’approvazione di una legge regionale che limitava l’emissione di diossina, alla fine del 2009, viene organizzata una grande manifestazione a cui partecipano 20mila tarantini (un altro corteo imponente si era tenuto un anno prima), ad opera di un nuovo comitato (Alta marea contro l’inquinamento). Nell’agosto del 2012 vengono confermati dal tribunale il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’ILVA, per la messa a norma dell’impianto, e gli arresti per i dirigenti Emilio e Nicola Riva. Aldilà dei provvedimenti giudiziari rispetto ad una situazione già ampiamente nota e inutilmente denunciata per decenni, la chiusura è strettamente correlata alla crisi dell’acciaio italiano e delle materie prime necessarie per produrlo. In questo senso, l’iniziativa della magistratura, se accoglie le sacrosante richieste della cittadinanza tarantina, finisce (anche grazie al cosiddetto “decreto salva-Ilva”) con tempismo “sospetto” per “favorire” proprio i dirigenti dell’ILVA che a causa della concorrenza erano comunque costretti a chiudere non essendo più in grado di sostenere il costo della manodopera. La dirigenza Ilva, ha recentemente formalizzato (col silenzio di Fim, Fiom e Uilm) la richiesta di cassa integrazione che nei prossimi due anni toccherebbe il picco di quasi 6.500 operai: la famiglia Riva intende compensare gli investimenti necessari al rilancio della stabilimento con la cassa integrazione, attraverso i fondi UE che Federacciaio in nome e per conto della stessa azienda tenta di ottenere e con la continuità produttiva a scapito, come sempre, della salute dei tarantini. Il risultato complessivo è la creazione ad arte di una supposta guerra di interessi, degli operai da una parte e dei cittadini dall’altra, che occulta le reali responsabilità del gruppo dirigente. Intanto, in soli 4 mesi, il terzo operaio caduto sul lavoro e l’ennesimo ferito grave vanno ad aggiungersi ad una lista ormai lunghissima di infortuni e morti a causa dell’Ilva; il luogo in cui è avvenuto l’in- www.senzacensura.org “C omitato dei cittadini liberi e pensanti ”. cidente, la batteria 9, è tra gli impianti posti sotto sequestro dalla magistratura nel luglio scorso. La batteria in questione, come tutta l’area a caldo dello stabilimento non ha mai smesso di produrre, grazie alla “legge salva-Ilva”. In questo numero della rivista proponiamo un’intervista a due operai dell’ILVA appartenenti al Comitato dei cittadini liberi e pensanti che, dalla sua nascita, si è posto l’obbiettivo di rivendicare la chiusura dello stabilimento, di fare chiarezza sulle responsabilità (del gruppo dirigente, dello stato, dei sindacati confederali), di ragionare su soluzioni alternative alla disoccupazione dovuta alla chiusura, e soprattutto, di tentare attraverso la lotta di superare le divisioni tra cittadini preoccupati di perdere il posto di lavoro e cittadini preoccupati per la propria salute e per il disastro ambientale. Per iniziare, vorremmo che ci raccontaste la nascita del comitato, la sua composizione e da quali soggetti è stato promosso. Aldo: Il Comitato dei cittadini e dei lavoratori liberi e pensanti è nato per l’esigenza di unire due parti che da oltre 50 anni sono state in conflitto tra loro, per una sorta di guerra fra poveri, ovvero i cittadini e i lavoratori, che subiscono e sono vittime di un sistema che è sempre stato fondato sulla logica del profitto e mai sui loro rispettivi interessi; è stato fondato dunque da semplici cittadini e lavoratori ed è formato da cittadini e lavoratori di tutti settori sociali che vogliono essere protagonisti del loro destino, del loro futuro, e che si riuniscono per non delegare più ai movimenti partitici o sindacali che in tutti questi anni avrebbero dovuto rappresentarli e ai quali abbiamo dato delega per portare avanti i nostri interessi ma non lo hanno mai fatto. Perché la situazione attuale è una situazione di totale abbandono. Anche sentendo le intercettazioni che emergono dalle indagini della magistratura, si delinea un periodo lungo settant’anni di corruzione, insabbiamento e assoluta mancanza di rappresentanza da parte di chi avrebbe dovuto tutelare i nostri interessi e invece non lo ha mai fatto. Il nostro movimento è fondato sull’assemblea e tutte le decisioni passano attraverso l’assemblea. Siccome qui gli eventi sono stati tanti in questi mesi, abbiamo dovuto agire localmente. Per questo motivo non abbiamo per adesso contatti stabili con altri movimenti. Le nostre assem- blee sono di piazza e sono aperte a tutti e molti movimenti locali partecipano alla nostra assemblea. Mimmo: Il 26 luglio, i sindacati, dopo l’intervento della magistratura che poneva sotto sequestro alcuni impianti, hanno impaurito gli operai dichiarando che la fabbrica era in chiusura e che da quel momento eravamo tutti licenziati. Io, come altri, non ho fatto parte di quel “gregge” di operai che ha creduto a quelle fandonie. Il 27 luglio io ero in ferie programmata e sono andato a dare un’occhiata a questa forma di mobilitazione che stava iniziando in città. Lì ci siamo resi conto che gli operai erano stati strumentalizzati; e lì ci siamo incontrati (con qualcuno ci si conosceva già) e abbiamo deciso che noi a una mobilitazione dei sindacati con quei presupposti non avremmo partecipato. Abbiamo deciso così di formare il comitato, inizialmente di operai, poi diventato anche dei cittadini. Ci sono state esperienze precedenti di lotta nell’Ilva o in città, contro questo sistema, sia rispetto alla questione ambientale che lavorativa, contro le devastazioni e le morti fuori e dentro la fabbrica? Aldo: Per quanto riguarda la questione ambientale, esistono da tempo comitati e gruppi ambientalisti; le prime lotte a Taranto sono iniziate anni e anni fa quando i pescatori occuparono il canale navigabile e ci sono sempre state, ma non hanno mai avuto risalto; il risalto che sta avendo in questo momento Taranto è dovuto al fatto che lo Stato è intervenuto finalmente a gamba tesa, ma lo ha fatto solo per salvare il profitto come si è dimostrato con i decreti e gli emendamenti a favore del profitto e assolutamente niente a favore della salute e della vita. Premetto che sono un lavoratore e quindi difendo il lavoro a tutti i costi, ma certamente non difendo un lavoro che è fonte di morte per me stesso, per la mia famiglia e per i miei concittadini. Noi difendiamo il lavoro ma quello che può dare vita, non quello che uccide e questo vale a prescindere dall’Ilva; noi vogliamo lavorare, però non possiamo far finta di niente. Due sono stati i governi ad essere intervenuti a Taranto: uno rappresentato da Clini, in favore di Riva e dell’azienda, l’altro da Balduzzi che è venuto a dirci che a Taranto la situazione è drammatica ma provvedimenti non ne ha fatti. Invece Clini si è speso solo Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 27 R istrutturazione e C ontrollo per Riva e per l’Ilva, non certo per il lavoro. Il decreto legge non salvaguarda i lavoratori ma solo il profitto, tant’è vero che a distanza di cinque mesi non è stato fatto nulla, non un segno da parte di Riva sulla messa a norma degli impianti, ma solo minacce di licenziamento; nient’altro ci ha portato questo decreto, tanto è vero che pochi o quasi nessun lavoratore crede che Riva possa dare risposte per garantire un lavoro che non uccide. Mimmo: In fabbrica lotte vere e proprie prima della nascita del comitato io ne ho viste poche, o perlomeno, non ne ho fatto parte. Noi promotori del comitato ci siamo trovati al momento giusto nel posto giusto: ci siamo incontrati e abbiamo scoperto di avere lo stesso pensiero, e prima non sapevamo dell’esistenza l’uno dell’altro in azienda, perché in una fabbrica di 12.000 persone non è facile organizzare una lotta sorpassando il sindacato. Ma da parte dei sindacati questo tipo di lotte non ci sono mai state, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Io sono entrato all’Ilva 11 anni fa, con quello che io penso sia il contratto che ha definitivamente ucciso la classe operaia, il contratto di formazione lavoro; noi, nei due anni di contratto formazione eravamo messi continuamente sotto ricatto, non ufficialmente, ma “a parole” (se fai lo sciopero, se ti comporti male o vai in malattia, non ti viene riconfermato il contratto, vietato iscriversi al sindacato in questi due anni, e così via). Pur di tenere stretto il posto di lavoro, molti di noi hanno involontariamente accettato questi ricatti. Non c’è stato in questo modo il collante con le vecchie generazioni di operai, gli anziani che hanno fatto le lotte vere. Quando nell’azienda ci si è trovati ad essere 6000 anziani e 6000 giovani a contratto formazione lavoro c’è stata questa frattura e le lotte non sono state più possibili perché non c’era più unità. Una volta riconfermati, se si aveva l’ambizione di diventare caposquadra o caporeparto, si doveva continuare a subire quei ricatti. Dall’ingresso del contratto formazione, la mente degli operai è stata “plagiata” da questo tipo di atteggiamenti ricattatori “non ufficiali”. Se prima non si faceva sciopero, non si faceva malattia per tenere il posto, oggi che si è sotto il rischio di chiusura, addirittura gli operai, che hanno paura, aderiscono agli scioperi che l’azienda proclama. Il 30 marzo scorso l’azienda ha fatto scendere in piazza 8000 persone. Non avevo mai visto un’azienda che proclama uno sciopero; chi è rimasto in fabbrica quel giorno paradossalmente era visto come colui che marciava contro l’azienda! Oggi la gente ha un po’ paura di avvicinarsi al comitato perché viene erroneamente visto come un gruppo che vuole la chiusura della fabbrica, mentre noi vogliamo un posto di lavoro pulito in tutti i sensi. Pag. 28 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 C’erano altre forme di ricatto o di pressione dentro la fabbrica per spegnere le lotte o evitare la sindacalizzazione? Mimmo: Nel mio reparto ho visto pochi atti punitivi, ma è risaputo che giù al porto veniva mandata la gente più “fastidiosa”; chi si ribellava veniva mandato lì perché è lontano dalla fabbrica, a circa 3 km, in modo da allontanare chi poteva alimentare possibili focolai di lotta. I precari, secondo me, al comitato non si avvicineranno mai. A meno che non lo facciano di nascosto. Nel comitato ci sono precari di tanti altri settori, ma di precari dell’Ilva non ne ho visti. Penso che sia la condizione di ogni comitato spontaneo e che nasca dal basso; mette paura per il proprio posto esporsi facendo parte di un comitato di questo tipo. Riuscite a lavorare come comitato dentro la fabbrica? Come è adesso, anche alla luce della nascita del comitato, il rapporto tra precari e fissi? Mimmo: Il comitato è composto da precari, operai fissi, pensionati, disoccupati e noi stiamo cercando di congiungere tutte queste figure sociali, ma all’esterno della fabbrica è più semplice unirle, all’interno, invece, c’è chi ti segue ma non ufficialmente; se c’è una telecamera, molti si nascondono, qualcun altro che non ha paura non si nasconde, ovviamente perché se l’azienda vede che tu frequenti il comitato, qualcosa cambia nei rapporti lavorativi. Io, ad esempio, non ho paura. Quello che riusciamo a fare rispetto alla fabbrica, viene fatto comunque all’esterno di essa; il primo volantinaggio l’abbiamo fatto il primo agosto, prima della manifestazione nazionale dei sindacati confederali. I volantinaggi fuori dall’azienda non si dimenticano. Abbiamo fatto anche assemblee all’esterno della fabbrica, raccogliendo anche 300/500 operai. Tutti apprezzano il comitato, ma pochi riescono ad uscire dalla logica della delega; noi vogliamo che tutti partecipino, pensiamo che ognuno può fare quello che fa l’altro, e vogliamo togliere dalle teste il concetto di leader o di delega che non ha mai portato buoni frutti. Da quanto riportano i media sembra che ci sia una netta divisione tra i lavoratori a cui sta a cuore l’occupazione e altri che danno priorità alla questione ambientale. Com’è la situazione nella realtà? C’è una regia dietro queste divisioni? Aldo: I media hanno o danno intenzionalmente (o meno) informazioni distorte, o fanno uscire quello che vogliono che emerga; ci sono molti media nazionali manipolati dai poteri forti. In quale paese che si dica civile si può mettere un uomo nelle condizioni di dover scegliere tra il lavoro o la salute? Non c’è possibilità di scelta. Io chiederei a tutti di provare ad immedesimarsi e provare a scegliere tra il lavoro o la vita; non c’è da scegliere ma da cercare di ottenerli entrambi. Però, se perdo il lavoro ho almeno la speranza di trovarne un altro, se mi ammalo non ci vado più a lavorare, e muoio. Queste divisioni non le creano un comitato o un altro, ma vengono create ad arte da chi ha paura di questi movimenti che, tra le altre cose, mettono in discussione coloro che avrebbero dovuto agire e non lo hanno fatto. Piuttosto che confrontarsi con noi o dare una risposta alle nostre richieste, preferiscono additarci come delinquenti perché così è più facile. E’ più facile etichettare come violento chiunque la pensi legittimamente diversamente. Il giorno in cui è morto il nostro collega, un lavoratore schiacciato dal treno locomotrice, siamo andati alla sede del sindacato occupando le scale e aspettando fino all’una di notte che venissero a darci spiegazioni di quell’accordo. Non abbiamo fatto male a nessuno, eppure abbiamo subito questo accanimento da parte di Bonanni che è arrivato a chiedere l’invio dell’esercito a Taranto con una lettera al ministro Cancellieri perché noi saremmo seminatori di odio e violenza. Nonostante abbiamo tutti i motivi per poter creare ancor più disagio, non siamo mai stati violenti. Diamo fastidio lo stesso perché siamo determinati ad andare avanti con le nostre ragioni. Nelle ultime manifestazioni sono scese in piazza oltre 20.000 persone e non ne ha parlato quasi nessun organo nazionale di informazione, mentre hanno parlato di 1500 manifestanti chiamati dal prete con un volantino in una bacheca…cos’è un volantino in confronto al dramma di un’intera comunità dove vivono 190.000 persone, di 12.000 lavoratori più i 3000 dell’indotto? E rispetto ai partiti, il presidente Vendola, quali sono le loro posizioni riguardo alla vicenda Ilva? Aldo: Sicuramente Vendola è uno di quelli che avrebbe dovuto, che ha promesso, che non ha mantenuto…a noi non interessa come girerà la ruota perché la ruota gira a destra e a sinistra sulle nostre carni da tanto tempo; chiunque andrà a governarci troverà una spina nel fianco qualora non torna a fare gli interessi della popolazione. Molti, quando salgono sulle poltrone, lo dimenticano, perché poi vengono finanziati dai poteri forti come tutti sappiamo. Durante il periodo elettorale vengono sponsorizzati da gente potente a cui poi devono dare conto di quello che fanno. Qual è stato l’atteggiamento dei sindacati nei vostri confronti? Aldo: In primo luogo, il sindacato non ha mai voluto un confronto con noi, pur avendo ricevuto numerose richieste da parte nostra. Già in agosto, invece di ascoltare quello che avevamo da dire, hanno preferito accusarci. Non ci ha preso in considerazione nessuno allora, e oggi sono invece costretti a dire le www.senzacensura.org R istrutturazione e C ontrollo cose che noi denunciavamo da tempo. Io non sono contro la fabbrica che mi dà lo stipendio per dare da mangiare alla mia famiglia o per pagare i 25 anni di mutuo che mi sono rimasti, ma dal momento che so che questa fabbrica sta avvelenando me e la mia famiglia e dal momento è tutta una questione di soldi schifosi, allora vorrei che li tirassero fuori e fermassero questi impianti che procurano morte; se l’acciaio è così importante, tirassero fuori le risorse e applicassero le procedure che potrebbero abbattere l’inquinamento anche del 97%, procedure che già esistono e in altri paesi già sono in funzione. Forse per loro è meglio far morire le persone piuttosto che tirare fuori le risorse. Mimmo: Il comitato si trova in una posizione contraria a tutti i sindacati. Per spiegarvelo meglio, vi faccio un esempio personale. Sciopero per l’abolizione dell’art.18, pochi giorni prima del ponte del 30 marzo, abbiamo scioperato solo in 300 operai su 10.000 (e poco tempo dopo ne scenderanno in piazza 8000 per l’azienda…); il sindacato addossa le colpe agli operai di questa scarsa partecipazione, ma io non ho mai visto da parte loro una chiamata alla partecipazione, non un banchetto, non un volantinaggio, e invece ho visto mettere molta enfasi sulla difesa del posto di lavoro (secondo le scelte aziendali), incitando gli operai a uscire dalla fabbrica il giorno dello sciopero indetto dall’azienda. In questo modo ti accorgi che c’è un sistema che non va. In una città che conta 20.000 operai, l’articolo 18 poteva essere il cuore della lotta e così non è stato. Il 2 agosto è la data di nascita “ufficiale” del comitato, le tre confederazioni sindacali avevano organizzato uno sciopero a livello nazionale qui a Taranto per difendere esclusivamente il posto di lavoro, escludendo il diritto alla salute di noi operai; uno sciopero nazionale per andare incontro alle scelte aziendali. Sul primario diritto alla salute non è mai stato messo in piedi né uno sciopero, né una mobilitazione. Che ricadute ha avuto l’azione della magistratura, è cambiato qualcosa dopo la pubblicazione del decreto legge? Aldo: Il fatto è che se non fosse stato per la magistratura noi staremmo facendo questa intervista. Quando la magistratura è intervenuta non ha detto di chiudere gli impianti, ha fatto delle prescrizioni, ovvero ha detto al signor Riva che se vuole fare l’acciaio deve fare degli interventi, mandando dentro la fabbrica dei consulenti. Dopo 10 giorni dalla pubblicazione del decreto legge doveva essere nominato un garante che doveva prendere fino a 200.000 euro l’anno, ma a distanza di tanto tempo questo garante ancora non è stato nominato, forse nessuno vuole metterci la faccia (il garante è stato poi nominato mentre scriviamo, con grossissimo ritardo, N.d.R.) www.senzacensura.org Si parla molto del disastro occupazionale che potrebbe crearsi con la chiusura dell’impianto ma poco di quello causato dall’inquinamento prodotto dall’Ilva… Aldo: Infatti, il settore della mitilicoltura è stato distrutto, noi a Taranto coltiviamo mitili da 3000 anni, e ora non possiamo più farlo perché il mare è inquinato. Anche il pascolo è vietato fino a venti chilometri di raggio dallo stabilimento, per cui sono tanti i settori che sono stati rovinati, come anche la produzione dei prodotti locali. Noi siamo la terza città più industrializzata del mezzogiorno e abbiamo il 40 % di disoccupazione: questa la dice tutta su quanto siamo importanti per l’economia italiana così come dice il governo. Eppure, non abbiamo l’autostrada, non abbiamo l’università, se non una succursale dipendente da Bari, siamo l’unica città d’Italia che non ha un teatro comunale, non abbiamo un aeroporto, e facciamo i viaggi della speranza per curarci perché quando ci si ammala a Taranto non ci sono strutture, l’unico macchinario per la radioterapia esistente all’ospedale è stato per molto tempo in avaria e solo da poco riparato. Come lavoratori sono cinque mesi che non sappiamo se prenderemo lo stipendio il mese prossimo, ci sono 2400 cassaintegrati, di cui 1200 sono quelli investiti dalla tromba d’aria che rientreranno, mentre gli altri 1200 non lo sanno perché dicono che non ci sono le risorse. Altre migliaia di lavoratori non sanno se prenderanno lo stipendio il mese prossimo. L’intervento di questo governo non è servito proprio a niente, pur essendo stata una delle manovre più veloci, consumatasi nel periodo di Natale, il 21 dicembre è stata chiusa, prima che il governo finisse il suo mandato….non so quale politico o governo metterà mano a questa questione, sapendo che anche Bersani ha preso 98.000 euro da Riva…chiunque ha gestito Taranto a livello comunale, provinciale e regionale non lo ha saputo fare. Di fronte alla prospettiva della chiusura, che porterebbe altri disoccupati, qual è la vostra proposta o quali passaggi intermedi proponete per arrivare a una soluzione per lavoro e ambiente? Aldo: Lo Stato ha tenuto l’impianto per 35 anni per poi regalarlo ad un imprenditore di cui non ha controllato nulla, né dal punto di vista della sicurezza né da quello ambientale; lo Stato avrebbe dovuto controllare Riva attraverso i suoi organi, e ancora di più, visto che ha ottenuto la fabbrica ad un prezzo stracciato e non avendo ancora finito di ripagarla, da quello che mi risulta. Lo Stato quindi è responsabile ancora di più di chi ha gestito l’impianto. A mio avviso, una soluzione potrebbe essere questa: lo stato deve intervenire per espropriare a Riva la fabbrica e le ricchezze che ha accumulato. Utilizzare tali risorse (aggiungendo qualcosa di pubblico) affinché gli impianti vengano legalizzati a livello ambientale e farli ripartire solo con le nuove procedure. Lo stato potrebbe avere una percentuale di quote di minoranza, ma una soluzione buona potrebbe essere una sorta di azionariato di lavoratori, che possa gestire lo stabilimento. I bilanci sarebbero pubblici e i guadagni reinvestiti nel sociale per rendere il territorio più ricco e servito di ogni esigenza. Lo stato avrebbe il suo acciaio, noi il nostro lavoro, la città i benefici dei quali, da sempre è stata privata. Può sembrare utopistico, ma non impossibile. Inoltre non si deve dimenticare che il territorio, l’aria e il mare vanno risanati ambientalmente. Noi siamo l’unico affaccio sul canale di Suez, ma questo porto non può fare bene a nessuno se il 70% del traffico marittimo è gestito da Riva con le navi dei veleni per i prossimi 65 anni (ad un possibile altro imprenditore che volesse investire sul traffico marittimo non rimarrebbe che il 30% di esso). Invece, una bonifica del territorio e del mare potrebbe far ripartire l’agricoltura, l’allevamento, la pesca. Il problema è stato trovare delle persone che non fossero corrotte o incapaci di gestirla. Non serve fare il decreto salva-Ilva e poi sparire, lasciando tutto il resto così com’è; se le cozze vengono distrutte e le pecore abbattute, vuol dire che un problema di inquinamento c’è e se le pecore hanno la diossina, vuol dire che la abbiamo anche noi. Ma a noi non possono abbatterci e se anche lo volessero, sarebbe molto difficile abbatterci. 20.000 persone sono scese in piazza in una città che sembrava rassegnata e per noi è già una vittoria; passate le vacanze di Natale ci stiamo riorganizzando per fare in modo che nessuno possa dimenticarsi ancora di noi. Mimmo: Il controllo operaio della fabbrica è una bella prospettiva, è per noi un sogno. Ma, aldilà degli obbiettivi, io penso che i frutti migliori si possono cogliere partendo dalla città. Come comitato, stiamo cercando di coinvolgere i cittadini perché va diffusa cultura, la cultura della lotta, del cambiamento dal basso, del farlo con le proprie mani. E’ un lavoro che durerà molti mesi, se non molti anni. Taranto ha dato tanto, ha dato tanto alla produzione di acciaio a sue spese, e penso che sia giunto il momento di chiedere il conto. Purtroppo per fare azioni che riguardino la fabbrica siamo per adesso un po’ legati agli eventi che si susseguono. L’asse però si è spostato, se prima si protestava contro gli effetti dell’azione della magistratura, ora gli operai finalmente stanno protestando contro l’azienda (che non ha ancora mostrato l’intenzione di fare alcuna bonifica), nonostante la gente scenda in piazza comunque più per il salario che per la salute. E’ su questo terreno che dobbiamo continuare a lavorare. Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 29 R epressione e L otte Annientare con la psichiatria S ulla psichiatria penale in S vizzera . L a ricostruzione di seguito esposta sull’“impero” costruito dallo psichiatra penale Frank Urbaniok nel cantone di Zurigo è stata liberamente tratta dalla rivista specialistica “Kinder ohne Rechte” (Bambini senza diritti) in occasione delle iniziative per la liberazione del compagno Marco Camenisch (5-6 febbraio 2013, organizzate in Svizzera e Italia). Lo staff di Urbaniok ha ora l’incarico, assieme alla commissione composta da magistrato di sorveglianza, alla direzione del carcere di Poeschwies dove attualmente è rinchiuso Marco e altre figure istituzionali, di redigere la “sintesi” sulla possibilità o meno di liberarlo al più presto o chissà quando. Abbiamo voluto pubblicarlo per capire una realtà, la presenza cosciente e attiva della psichiatria nella pretesa determinazione della personalità di chi viene chiuso in carcere, di conseguenza, nella predisposizione delle condizioni di prigionia cui sottoporla/o e di scarcerazione. Una realtà che in Italia nell’ultimo decennio si è inesorabilmente fatta largo e imposta. Un tempo l’équipe psicologo-psichiatra era presente e attiva soprattutto nei “manicomi criminali”, poi chiamati OPG (ospedali psichiatrici giudiziari), dove ci si finiva per punizione o per scelta, in modo da favorire la riduzione della pena o, infine, perché travolte/i nel proprio intimo da arresto, processo, condanna. Oggi in Italia nessuno/a che finisce dentro, in nessun carcere, sfugge al controllo di quell’équipe, esercitato attraverso colloqui individuali uniti alla strettissima collaborazione con la polizia penitenziaria nel decidere la quotidianità di ciascuna/o prigioniera/o. Nel decidere, in breve, con i mezzi più subdoli e vigliacchi, adoperati nei momenti di crollo delle difese personali connessi alle conseguenze dell’arresto (perdita degli affetti, della propria identità…), in quale carcere, sezione, cella chiuderti; quale “percorso” di pillole, iniezioni sottoporti, quale “sedativo” portarti con le “visite” sempre più invadenti, infine con il quotidiano “carrello della terapia”. Senza dubbio, data questa quotidianità unita alla ridefinizione degli OPG all’interno di ogni carcere, “imperi” come quello di Urbaniok e peggio sono purtroppo attivi anche in Italia. Negli anni più recenti si conoscono decisioni delle direzioni delle carceri prese assieme alle équipe, a magistrati e co., contro decine di prigioniere/i sfuggenti al controllo, attivi nel ridestare socialità, capacità critica, autodeterminazione individuale e collettiva. Le testimonianze da dentro che descrivono l’invasività mirata del “manganello chimico” sono sem- Pag. 30 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 pre più precise e purtroppo numerose, così come le notizie sui “suicidi”. Si capisce molto bene che oggi la lotta contro il carcere anche in Italia rimane generica se non affronta la funzione della psicologia-psichiatria, di chi come effettivamente la esercita. 1. Giustizia e nepotisimo nell’ufficio zurighese dell’autorità giudiziaria, Michael Handel. Dal momento che i parlamenti cantonali non ottemperano alla loro funzione di controllo sulla giustizia, che spesso si accompagna ad una separazione dei poteri, nel corso degli anni si è annidata nello stato di diritto svizzero una cultura dispotica. Non importa la portata di questi abusi; in ogni caso ci sono state raramente delle conseguenze per i dirigenti. Addirittura, gli alti consiglieri del governo cantonale minacciano di intentare una causa a fronte di queste accuse. Il cantone di Zurigo protegge i suoi burocrati per mezzo dell’immunità e delle azioni penali. In questo modo è impossibile opporsi fattivamente agli abusi giuridici. La società si occupa solo marginalmente della custodia. L’uomo e la donna comune sono ben contenti di vedere pericolosi stupratori dietro le sbarre. E questo anche a ragion veduta: nessuno vuole vedere pedofili come Rene Osterwalder [1] per le strade. Per questo motivo si sa poco sulle condizioni degli istituti di pena, sul rischio concreto anche per i cittadini integerrimi di essere custoditi per un tempo indefinito. Separazione dei poteri - Controllo giuridico statale La giurisprudenza prevede che l’iniziativa di custodia passi dalle mani dei giudici a quella degli psichiatri. Un giudice conta ben poco se è contro il parere di un perito. Il dilemma del controllo giuridico statale diviene evidente. Mentre il parlamento cantonale fa riferimento a una base giuridica quantomeno chiara per espletare il proprio dovere di sorveglianza sulla giustizia, le diagnosi e le prognosi psichiatriche si basano sulle valutazioni personali dello specialista e non strettamente verificabili. L’istituto di pena del cantone di Zürich afferma che ci sarebbe una “più chiara distinzione dei ruoli, se i periti mettessero a disposizione con maggiore professionalità le basi su cui fondano le loro valutazioni”, ma così facendo non riconosce che professionalmente i giuristi non sono nella posizione di verificare ciò che fanno i periti da un punto di vista medico e psichiatrico. Ciò viene ribadito anche dal tribunale federale: la sentenza del 26 giugno 2012 ordina che “è compito di periti esperti (e non dei giudici), giudicare il pericolo di recidiva così come presentare una prognosi di trattamento medico e legale. Se il tribunale superiore di Zürich tenta di valutare i casi di recidiva, senza avvalersi della consulenza degli esperti designati dalla legge, si assume inequivocabilmente competenze di cui non dispone”. Per conservare una parvenza di obiettività, il cantone di Zürich ha pubblicato l’“Ordinamento su periti psichiatrici e psicologici nei procedimenti civili e penali”, al fine di garantire la professionalità dei periti, e ha introdotto una commissione di specialisti, che viene amministrata e sovvenzionata dal tribunale superiore. Quest’ultima consta di 11 specialisti, tutti interni alla giustizia zurighese, tra cui anche Frank Urbaniok, a capo del servizio psicologico e psichiatrico (PPD). Tale commissione di specialisti scarseggia di membri non appartenenti ad un partito. E questo ha delle conseguenze, perché la commissione decide non solo in merito alla professionalità dei periti ma anche su chi soddisfa le premesse per l’attività di perito e su chi inserire nelle liste di periti disponibili. Psichiatria forense Con questo concetto si individua un ramo della psichiatria, che si occupa del trattamento medico, della perizia e della detenzione dei criminali malati psichici. In senso stretto la psichiatria forense si occupa di stabilire quali tribunali e quali autorità sono chiamati in causa in campo psichiatrico. Le prognosi e le raccomandazioni espresse dalla psichiatria forense hanno un influsso diretto sulla custodia e sugli alleggerimenti di pena, fino al rilascio. FOTRES Con questo termine - Terapia forense operazionalizzata e Sistema di valutazione dei rischi - si intende lo sviluppo di uno strumento, da parte di Frank Urbaniok, dedicato alla valutazione dei rischi legati alla criminalità. Urba- www.senzacensura.org R epressione e L otte niok ha investito 3.500 ore del suo tempo libero nel corso di cinque anni per lo sviluppo di questo strumento di analisi dei rischi. Tale impresa è stata sponsorizzata dal produttore di spray al peperoncino della Piexon. I periti procedono alla verifica dei casi da giudicare punto per punto, servendosi di un catalogo di 700 punti e un programma computerizzato standard. (www.piexon.com - www. fotres.ch) FOTRES risulta di fatto essere un mero strumento statistico, che nulla aggiunge a quella che potrebbe essere una valutazione esperienziale di psichiatri o giudici, anzi rischia di sviare una valutazione per mera rispondenza a criteri pre-impostati e genericamente corrispondenti su base catalogatoria e informatica. Urbaniok sembra quindi interessato a una sperimentazione sui detenuti di carattere più statistico che psichiatrico. FOTRES venne sviluppato come strumento di garanzia di qualità per l’osservazione e la validazione del decorso terapeutico e non è adatto per la valutazione autonoma in relazione ai comportamenti delittuosi e al rischio. A tale proposito, la stessa agenzia che sostiene FOTRES, la PROFECTA AG afferma: “Con l’utilizzo di FOTRES vengono perseguiti principalmente obiettivi di carattere qualitativo manageriale. I risultati di FOTRES non possono sostituire né un’analisi d’insieme ordinata ed estesa di un caso, né una perizia forense psichiatrico-psicologica”. (PROFECTA AG; FOTRES Costruzione e interpretazione dei risultati, 2009). Lo stesso tribunale federale - relativamente a un caso specifico di abuso sessuale - si è espresso valutando improprio il metodo FOTRES se utilizzato come unico strumento. (Tribunale federale 6B_772/2007, Sentenza del 9 aprile 2008). Pareri similmente critici o contrari si possono trovare in: Mario Gmür, Psichiatria forense e etica, “PJA”; Perito attacca le star della psichiatria, “Der Sonntag”, 24 settembre 2011 e in Criminali per punti, “Neue Züricher Zeitung”, 28 agosto 2005). PROFECTA AG (Profecta AG - Postfach 118 - 8807 Freienbach, Switzerland - www.moneyhouse.ch/ profecta_ag_CH-130.3.010.213-2.htm) La PROFECTA AG è l’azienda che ha elaborato FOTRES, suo unico prodotto. Fondatore e membro del consiglio di amministrazione è Frank Urbaniok. Quest’ultimo ha piena proprietà del nome e del brevetto del suo prodotto. L’indirizzo dell’azienda è di proprietà della “Thalmann Kommunikation”. Si tratta di un indirizzo privato della consigliera cantonale del cantone Schwyz, Irene Thalmann, del FDP [Liberale Frauen, donne liberali, ndt]. Il fatto che il FDP sia strettamente rapportato all’industria farmaceutica rende tale lega- www.senzacensura.org me particolarmente problematico. Perché come capo del servizio psicologico-psichiatrico del cantone di Zürich, Frank Urbaniok è referente anche per i medicinali destinati ai detenuti. Con Jaquelin Hauser Lüthi, presidente del consiglio di amministrazione della PROFECTA AG dal 2007, salgono a due le donne del FDP impegnate nel potenziamento di FOTRES. Il modello aziendale di Urbaniok è singolare e difficile da analizzare. In un articolo della rivista “Der Sonntag” del 4 febbraio 2012 compaiono per la prima volta delle cifre: la PROFECTA AG ha conseguito, a partire dalla sua fondazione nel 2005, un guadagno di 35.000 Franchi. E questo non è l’unico introito per Urbaniok, che, come capo di un servizio pubblico [il PPD, ndt] riceve uno stipendio annuo di 200.000 Franchi. Insieme alla PROFECTA, Urbaniok ha un proprio studio dedicato alla consultazione in materia di psichiatria forense, il cui fatturato lordo annuo per il 2007 è stato di 227.000 Franchi. Il fatturato per il 2010, detratti i costi vivi, risulta pari a 64.000 Franchi. Quindi, il totale dei redditi aggiuntivi per il capo del servizio forense psichiatrico-psicologico del cantone Zürich si aggira attorno ai 100.000 franchi. “Studio medico per la consultazione e la perizia psichiatrica forense” Lo studio medico di Urbaniok si trova all’indirizzo Feldstrasse 42 a Zurigo, proprio nella stessa via in cui risiedono gli uffici dell’istituto di pena e dei servizi che in svizzera sono dedicati all’applicazione della condizionale o dell’esecuzione della pena [Bewahrungs-und Vollzugsdienste, ndt], di cui il PPD è parte. Anche il primo assistente di Urbaniok, Ramon Vettiger è proprietario di uno studio, fondato nel marzo del 2012, lo “Studio Vettiger, psi- chiatria, psicoterapia e perizia”. A differenza di Urbaniok, Vettiger si è licenziato dal PPD nell’ottobre 2012. La PROFECTA AG utilizza due domini internet, per la diffusione dello strumento FOTRES: www.zurichforensic.org e www. ri-sk.org Proprietari dei domini sono Frank Urbaniok, Astrid Rosseger, Arja Laubacher e Jerome Endrass. Nella squadra di Urbaniok risultano anche Bernd Borchard e Thomas Noll. Nel consiglio di amministrazione o coinvolti nella comuncazione: Prof. Dr. Thomas Elbert (professore di psicologia clinica e neuropsicologia all’università di Costanza), Dr. Marc Graf (primario e presidente della clinica di psichiatria forense alla clinica psichiatrica universitaria di Basilea), il Dr Elmar Habermeyer (capo del servizio psichiatrico forense della clinica psichiatrica universitaria di Zurigo). È curioso notare come Urbaniok utilizzi liberamente e in modo interscambiabile il suo sito privato e il sito istituzionale di psichiatria forense (www.zurichforensic.org) di modo da poter gestire su un unico account le mail dello studio privato e quelle relativa alle pratiche del servizio psichiatrico cantonale. I congressi, conferenze ed eventi della PROFECTA AG sono sponsorizzati da aziende farmaceutiche quali: Janssen, AstraZeneca, Sandoz, Bristol-Meyers Squibb e Lily. In particolare i farmaci della Janssen vengono utilizzati per patologie come la schizofrenia e i disturbi di personalità. Il servizio psichiatrico-psicologico (PPD) Il PPD tratta circa 1.300 “criminali” nella prigione di Zurigo, dove conduce, in media, circa 12.000 consultazioni. Gli incarichi per le perizie provengono dal pubblico ministero, dalle autorità penitenziaria e dai tribunali ma anche Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 31 R epressione e L otte dalle autorità tutelari. L’approvazione delle perizie spetta a chi assegna l’incarico, nello specifico dal più alto in carica. Gli specialisti del settore riferiscono di un incredibile impero, che Urbaniok si è costruito in Svizzera. Tuttavia, a Urbaniok rimane ancora tempo per gestire un’azienda e uno studio privato. Nato in Germania, è inoltre professore onorario all’università di Costanza. In aggiunta, ha scritto dozzine di libri del settore e di articoli specialistici. Il PPD dipende dall’ufficio per l’esecuzione della pena del cantone Zürich, diretto dal Dr. Thomas Manhart. Membri dell’ufficio di direzione sono Frank Urbaniok e il direttore del carcere di Pöschwies, Ueli Graf. Il PPD è suddiviso in diverse sezioni, dirette, tra gli altri, dal medico assistente Roman Vettiger, Jerome Endrass e Bern Borchard. Astrid Rossegger lavora come collaboratrice scientifica per il PPD. Vettiger, Borchard, Endrass e Rossegger sono sul libro paga della PROFECTA AG, gli ultimi due sono anche entrambi parte del team-FOTRES. In particolare Rossegger ha contribuito allo sviluppo e alla definizione di FOTRES. Retribuiti da Urbaniok lavora anche Thomas Noll, capo d’esecuzione pena del Pöschwies, ovvero delle sezioni per le pene speciali per cui è previsto il trattamento medico, da cui dipende la sezione di psichiatria forense (FPA). Nonostante ci siano a disposizione diversi strumenti per la valutazione del rischio [di recidiva, ndt], il PPD favorisce l’impiego di FOTRES. L’ufficio per l’esecuzione della pena non ha voluto comunicare quali e quanti casi sono stati trattati con tale strumento. Terapia del delitto (DOT) Con questo termine si fa riferimento allo sco- po primario del servizio psicologico psichiatrico (PPD), che consiste nella definizione di un trattamento medico specificatamente finalizzato ad evitare la reiterazione del reato. Durante la terapia, il “criminale” si deve relazionare intensivamente con il delitto compiuto. Deve elaborare una coscienza reale del problema, al fine di imparare a gestire se stesso. Nel corso di tale trattamento, l’autorità preposta deve relazionare almeno uno volta l’anno. L’anamnesi del paziente viene svolta durante la prima visita. La diagnosi si basa sulla catalogazione dell’atto compiuto. I colpevoli sperimentano delle situazioni di conflitto artificialmente costruite per tramite di sedute che utilizzano anche strumenti audio-video. In questo senso è da intendersi anche il lavoro sulla “fantasia” di Urbaniok: i detenuti devono imparare a trasformare le fantasie pericolose da quelle non pericolose. Il riconoscimento precoce, stimolato con questi meccanismi, dovrebbe contribuire ad aumentare la capacità di controllo di sé. Ovvero, le fantasie e gli impulsi pericolosi dovrebbero essere riconosciuti prematuramente e controllati attraverso l’esercizio a manipolarli. Non c’è da meravigliarsi del fatto che il “criminale” viene liberato nel momento in cui dimostra capacità di adattamento e rinnegamento. Per incentivare la partecipazione alla DOT, le ore di terapia vengono considerate come ore di lavoro, quindi retribuite. L’ufficio per l’esecuzione della pena non ha voluto confermare quest’ultima circostanza. Ramon Vettiger - assistente medico e dipendente del PPD - afferma che la DOT non guarisce il colpevole, ma permette unicamente di incentivare una continua consapevolezza del problema. Ad esempio gli stupratori, imparano a contenere il proprio impulso. La DOT è figlia di Urbaniok, il quale diffonde la sua buona novella per tramite di numerosi seminari. Gli viene concesso libero campo per i suo esprimenti, supportato dalle ricerche del PPD e dell’Istituto per la tutela delle vittime e per il trattamento dei colpevoli (IOT). Istituto per la tutela delle vittime e per il trattamento dei colpevoli (IOT). Fondato nel 2003 a Zurigo, presso l’ufficio legale della consigliera Cornelia Kranich Schneiter (www.iotschweiz.ch). IOT è in cooperazione con l’università di Zurigo, tramite la quale offre corsi di laurea che si occupano principalmente della valutazione dei rischi di reiterazione del reato (FOTRES) e di congrue terapie (DOT). Il corso di laurea della durata di quattro anni, che si conclude con un master, costa 31.500 franchi. Il finanziamento delle attività dello IOT proviene dallo stesso ufficio per l’esecuzione della pena e dalla PROFECTA AG, che sostengono lo studio sistematico di FOTRES. Risultano, quindi, nuovamente coinvolti i soliti personaggi: Frank Urbaniok e Ueli Graf. Statuto per la tutela delle vittime (ZOC) Si tratta di un circolo, fondato da Urbaniok insieme a Cornelia Schneiter - membro dello IOT - e Lilian Kistler - giurista, già collaboratrice dell’ufficio per l’esecuzione della pena del cantone Zürich - con sede a Visbek, vicino a Brema. Si concepisce come una lobby, che ha lo scopo “di fare rete tra chi si interessa alla tematica della tutela delle vittime”. In questo senso sostiene l’applicazione di una terapia del delitto nel corso dell’esecuzione della pena (Zrt. 5 dello statuto), “mettendo a disposizione in lungo e in largo le valutazioni di pericolosità” (Art. 7 e 8 dello statuto): “Il principio di prevenzione è la base da tenere in considerazione nei procedimenti penali e nell’esecuzione delle pene e dei provvedimenti”. Il guru Frank Urbaniok e i suoi giovani Nell’ottobre del 2010 Urbaniok è stato nominato professore onorario dell’università di Costanza. Un riconoscimento del lavoro di Urbaniok ma anche un segno di apprezzamento nei confronti di FOTRES e del suo team di elaborazione. Gli studenti di Urbaniok trovano un contesto all’interno del quale poter fare carriera. Urbaniok forma i suoi studenti sui metodi da lui elaborati (FOTRES, DOT). I suoi assistenti vengono coinvolti in ogni percorso: scrivono libri insieme, partecipano ai seminari, lavorano al PPD e nella PROFECTA AG. Pochi scelti all’interno del suo team - tra cui molti psicologi - ottengono qualifiche specifiche per il trattamento psichico delle malattie, Pag. 32 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 www.senzacensura.org R epressione e L otte principalmente in relazione ai crimini per stupro. La sezione del PPD “Valutazione e sicurezza della qualità” è condotta dal Dr. Jerome Endrass, psicologo; la sezione “Psichiatria di base” da Ramon Vettiger, che non ha mai conseguito il dottorato; la sezione di “Psichiatria forense” da Bern Borchard, che ha studiato psicologia. L’assicurazione sanitaria paga per la DOT Un contratto collettivo (in voga dal 1.1.2010) tra il concordato della cassa per l’assicurazione sanitaria della Santèsuisse e il PPD regola il conteggio per la prestazione ambulatoriale psichiatrico-psicologica. Firmatari del contratto sono Frank Urbaniok, direttore del PPD, Dr. Thomas Manhart, direttore dell’ufficio per l’esecuzione della pena e il cancelliere Dr. Markus Notter, consigliere di stato. Viene fissata una tariffa forfettaria pari a 117 franchi al giorno, che dovrebbe coprire le spese ambulatoriali e non quelle ospedaliere. Tuttavia, in diverse perizie, si fa riferimento a trattamenti ospedalieri, per i quali, tra l’altro, la persona sottoposta dovrebbe prima essere informata, come viene espressamente sancito dal contratto in questione. Ambulatoriale o ospedaliera, la DOT viene assorbita dall’assicurazione sanitaria. Prescrizione sistematica di malattia Il sistema statistico di classificazione internazionale delle malattie e dei problemi relativi alla salute (ICD), riconosciuto in tutto il mondo, indica nella categoria 10 i casi psichiatrici per cui si può ricorrere ad una terapia, nel caso svizzero alla DOT (ed è proprio in forza di tale corrispondenza, che i costi possono ricadere sull’assicurazione sanitaria). L’individuazione dei sintomi e l’ascrizione a malato per un soggetto per cui prevedere una terapia, non sempre si sposa con la materia forense. Mentre per i delitti sessuali, ad esempio la pedofilia, è previsto dall’ICD un trattamento terapeutico specifico, per i casi di violenza generici, non sempre è associabile un disturbo della personalità. La DOT viene destinata indistintamente sia a soggetti considerati malati psichici, sia a coloro che hanno compiuto semplicemente un crimine, senza per questo poter essere considerati malati. Lo scopo è, di fatto, il controllo del comportamento delittuoso. I mega costi generati dalla terapia del PPD I costi generali del PPD ammontano a circa 3 milioni di franchi. La giustificazione, elaborata dallo stesso Urbaniok, per un tale investimento, risiede, a suo parere, nell’ammortizzazione dei costi complessivi del servizio, dal momento che la terapia diminuisce il rischio di reiterazione del reato e quindi diminui- www.senzacensura.org sce la durata delle pene. Tuttavia, tale giustificazione non tiene in considerazione che la sezione per i malati psichici ha dei costi di mantenimento pari a 618 franchi, contro i 531 per le misure di sicurezza e i 301 per i comuni. 2. La psichiatria ancella dell’ “onnipotenza” dello stato: Svizzera, l’ascesa dello psichiatra-sbirro Frank Urbaniok Licenza di spillare denaro Con FOTRES e DOT, Frank Urbaniok, detiene un totale monopolio. In breve, Urbaniok impiega nelle prognosi soltanto suoi strumenti sui quali ha dei diritti che sono non solo remunerativi: in qualità di capo del PPD ha la facoltà di provare l’efficacia dei mezzi terapeutici su numerosi “delinquenti”, anche con la forza. E’ come se un fabbricante oltre a produrre il proprio prodotto possa testarlo e dichiararlo sicuro. Il risultato finale stabilisce sin dall’inizio un radicato conflitto di interessi. L’ufficio di esecuzione delle pene di Zurigo difende gli interessi di PROFECTA AG Il fatto è questo: Urbaniok abusa del suo rapporto con la direzione della giustizia e degli interni del cantone Zurigo per la riuscita dei suoi affari privati. E’ difficile trovare un membro di quelle direzioni che non sia impigliato nella rete d’affari di Urbaniok. Funziona così: l’ufficio delle esecuzioni paga le competenze affidate a Urbaniok per il suo strumento di prognosi e permette ai collaboratori del cantone rapporti d’affari con PROFECTA AG. Di questo approfittano tutti. Dell’avanzata di Urbaniok, FOTRES è la cassa, sempre piena. Una matassa gonfia di corruzione Del nocciolo dell’impero di Urbaniok sono parte medici, filosofi, psichiatri, psicologi, terapeuti, scienziati del diritto dell’università di Zurigo, funzionari della televisione svizzera… L’industria farmaceutica sponsorizza indirettamente la terapia (medicalizzazione) forzata. Da anni l’industria farmaceutica sponsorizza PROFECTA AG e quindi il mercanteggio di questa con FOTRES e DOT. La terapia orientata alla cura del delitto di Urbaniok non si basa chiaramente sulla libera volontà: chi la rifiuta, nonostante le prescrizioni, viene apertamente minacciato beninteso, senza alcuna base giuridica - con la terapia forzata. Su questo la direzione della giustizia e degli interni del cantone Zurigo - datori di lavoro di Urbaniok - è ritorna- ta nel settembre 2011 con una nuova disposizione: “L’avvio del trattamento di un’appropriata terapia psico-farmacologica contro la volontà del cliente, pure se ricorrente, potrebbe condurre al fatto che questo soggetto possa trovarsi di fronte ad un trattamento psicoterapeutico”. L’industria farmaceutica - prime fra tutte Janssen e Sandoz - seguono con grande interesse il lavoro di Urbaniok. Con la pubblicità e la sponsorizzazione non acquisiscono soltanto i suoi favori, ma esercitano anche influenza sulle sue attività statali e private, mediche e psichiatriche. Si può partire, a buon diritto, dal dato che lo psichiatra Urbaniok nei trattamenti impiega di preferenza prima di tutto i farmaci dei suoi sponsor. Questo lo esige apertamente, come si è visto, la direzione della giustizia del cantone Zurigo, anche contro la volontà di chi è sottoposto a terapia. Una prassi questa che infrange immediatamente i diritti dell’essere umano. Non è ammissibile che l’autorità dell’esecuzione delle pene del cantone Zurigo, nel carcere di Pöschwies, utilizzi la costrizione all’assunzione di droghe capaci di portare all’incoscienza. Così vengono aggravate, contro la loro volontà, le condizioni dei prigionieri, se sottoposti alle terapie predisposte da Urbaniok. Ciò colpisce in particolare coloro la cui condanna è fondata su accuse dimostrate poichè la base del funzionamento di ogni terapia psichiatrica è la volontarietà, che può avvenire soltanto in libertà. Il caso giuridico di Joerg Kachelmann Quanto sia esile il filo teso fra libertà e carcere è mostrato in modo esemplare dal caso Kachelmann [2]. Se lui oggi respira l’aria fresca e può condurre una vita normale, deve ringraziare il sistema del diritto tedesco. Nel sistema di esecuzione delle pene del cantone Zurigo, invece, Joerg Kachelmann avrebbe avuto a disposizione poche e brutte carte, poiché il trattamento psichiatrico e psicoterapeutico, con la relativa assuefazione farmacologica, può terminare solo se si può constatare un comprovato ripudio, un pentimento rispetto all’atto compiuto. Come si diventa giudicesse o giudici in Svizzera! Si deve appartenere a un partito politico. Il partito ti deve candidare. Poi vieni eletto giudice federale dal parlamento del cantone o dal parlamento federale. I posti di giudice vengono assegnati in proporzione alla rappresentanza del partito nei diversi parlamenti. DOT soggiace alla collisione degli interessi La collisione di interessi descritta, rende ancora più labile l’effettivo impiego della terapia, come descritto. La fiducia del condanna- Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 33 R epressione e L otte to verso il lavoro dei terapeuti, non può che essere nulla. Per chi è in galera il DOT diventa mezzo diretto allo scopo: dall’accettazione o meno della terapia, del resto, dipendono gli alleggerimenti delle pene e della carcerazione e la stessa libertà anticipata. Chi è sottoposto a trattamento si concentra certamente sulla lunghezza delle pene e meno sulle possibilità della recidiva. Chiaroveggenza scientifica Urbaniok a DRS 3 nell’ottobre 2010 ha raccontato: “A 16 anni ho pensato di diventare psichiatra. In questo campo si può collegare l’oggetto spirituale-scientifico-filosofico a qualcosa di praticamente utile. Questa, allora, fu la principale motivazione per studiare medicina, per riuscire a diventare poi psichiatra”. Nel frattempo la brama del profeta coltiva fiori meravigliosi, ovvero elabora la terapia orientata alla cura del “delinquente”, per rendere docili i prigionieri, apertamente minacciati da anni di carcere. E chi non ammette la propria colpevolezza, resta in carcere anni oltre il tempo giuridicamente previsto per la massima pena. Piccola carcerazione Per un accusato che ha commesso un reato in relazione ad un disturbo psichico o ad una malattia di dipendenza (assuefazione), è sufficiente un trattamento ambulatoriale per affrontare il rischio di una ricaduta. Tale trattamento lo può ordinare il tribunale. Con il termine misura ambulatoriale si intende la privazione incondizionata della libertà, decisa dal tribunale, sia quando l’esecuzione della pena detentiva viene rimandata (differita), sia nel caso in cui tale misura viene eseguita contemporaneamente alla pena detentiva. Per legge, la pena ambulatoriale è limitata a 5 anni. Tuttavia, il tribunale può prolungarla di ulteriori 5 anni, se risulta necessaria per impedire la reiterazione del reato. Nel caso di esecuzione contemporanea della pena, chi ha commesso il reato viene sottoposto a trattamento in un carcere. Se una disposizione ambulatoriale non risulta sufficiente, il tribunale può tramutarla in un trattamento ospedaliero. Quest’ultimo, eseguito in una struttura chiusa, chiamata “piccola carcerazione”, ha una durata massima di 5 anni, che il tribunale può prolungare di altrettanti anni. Minaccia aperta del ricorso alla terapia forzata Secondo l’art. 36 della costituzione federale interventi che possono danneggiare i diritti fondamentali possono aver luogo soltanto sulla base di una legge formale. Il tribunale federale ha stabilito che i trattamenti medi- Pag. 34 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 ci costrittivi, indipendentemente dalla loro durata, rappresentano sempre un intervento lesivo dei diritti umani fondamentali. Con la legge 26 (quella sui pazienti) è stata creata la base legale necessaria per il “trattamento forzato” (costrittivo). Così ora possono essere eseguiti “trattamenti forzati in situazioni di emergenza, che si verificano in presenza di malattie corporali e fisiche”, per “prevenire un serio e immediato pericolo per la salute o la vita delle persone interessate o di terze persone”. Un simile trattamento può essere portato avanti solo fino a quando esiste quel pericolo. Chi viene sottoposto al trattamento medico forzato, deve essere messo a conoscenza delle ordinanze emesse dal giudice, e così rendere possibile il ricorso. Quest’ultimo deve comunque essere compiuto entro 10 giorni. Di fatto, il trattamento forzato non persegue né lo scopo della sicurezza propria e altrui e neppure è necessario dal punto di vista medico. Suo fine è unicamente e soltanto il raggiungimento dell’esecuzione della pena, quello che nella psichiatria forense viene definito “misura terapeutica”. Quest’ultima risulta in ultima analisi essere una disposizione di puro carattere preventivo, poiché indirizzata alla prevenzione di un’eventuale reiterazione. La minaccia di un trattamento costrittivo e la sua applicazione, contro la volontà di chi delinque, diviene una evidente lesione alla persona. Frank Urbaniok si è costruito segretamente, con lo strumento della terapia orientata alla cura del delitto (DOT), alle spalle dell’opinione pubblica, la sua Guantànamo. Attraverso la medicina costrittiva e la carcerazione devono venir promosse “visioni!”, estorte “confessioni”. ne marcatamene respinta e non si accetta la messa in discussione del ruolo dello psicologo. Ave Urbaniok chi è in galera ti saluta L’impero di Urbaniok nel cantone Zurigo detiene un potere immenso, i cui abusi ne sono una logica conseguenza. L’inclinazione al potere non potrebbe essere più evidente. I condannati gli vengono abbandonati nelle mani, gli vengono assegnati con benevolenza. Nessuno può contraddirlo: Urbaniok è presente in tutti gli organi e collabora professionalmente quanto privatamente con tutti. Ogni cittadino o cittadina della Svizzera, che arriva in collisione con la legge, e che, nel cantone Zurigo, finisce in carcere, si imbatte nel PPD. Come un tempo Cesare nel circo Massimo, oggi Urbaniok esercita il suo potere dispotico sulla “vita e la morte”, sulla liberazione e la carcerazione. A chi è in carcere resta soltanto il saluto servile: “Ave Urbaniok, i destinati alla morte ti salutano”. L’impero di Urbaniok non tollera di essere contraddetto. La critica ai suoi metodi vie- Legenda delle sigle utilizzate: PPD: servizio psicologico e psichiatrico FOTRES: terapia forense operazionalizzata e Sistema di valutazione dei rischi DOT: terapia del delitto IOT: Istituto per la tutela delle vittime e per il trattamento dei colpevoli ZOC: statuto per la tutela delle vittime ICD: sistema statistico di classificazione internazionale delle malattie e dei problemi relativi alla salute Il potere incontrollato dello psichiatra La psichiatria forense scalza completamente le competenze dei giuristi, che poco possono fare, pur riconoscendo l’assenza di neutralità nelle perizie medico-psichiatriche. A riguardo va ricordato che la Svizzera in passato è stata considerata forza motrice dell’eugenetica. Dalla storia del dipartimento sociale della città di Zurigo lo storico Thomas Huonker ha tratto il capitolo buio sull’igiene sociale svizzera. A questa storia appartengono atti costrittivi come castrazione, sterilizzazione, sottrazione dei bambini, divieto al matrimonio fino alla recente prassi dell’assistenza nel cantone di Zurigo. Perizia sui periti Nella psichiatria una diagnosi sbagliata può trasformarsi in un incubo. Un fatto simile non ha influenza soltanto sulla terapia e la cura medica, ma è anche determinante in relazione alla prognosi della pericolosità: gli alleggerimenti eventuali della pena dipendono dagli esami medici, dalla risposta del detenuto medicalizzato alla terapia. La richiesta di applicazione di una qualsivoglia terapia viene giustificata o meno in forza della sicurezza pubblica. Chi dunque controlla i controllori? Questa questione si pone con forza, soprattutto dopo che il parlamento del cantone di Zurigo ha votato contro l’esame sull’apparato della giustizia. La conseguenza è una crescita selvaggia del sistema giuridico: una decisione arbitraria segue l’altra, ad una deliberazione rincretinita ne segue una quasi eguale e così via. Note: [1] Vedi: www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_ agenzia/mondo_brevi/ZH:_seviziatore_di_bambini_Rene_Osterwalder_rimane_internato. html?cid=32880582 [2] accaduto nella Rft, vedi: www.cdt.ch/mondo/cronaca/45159/jorg-kachelmann-e-stato-assolto.html Liberamente tradotto dalla brochure a cura di Michael Handel, comparsa sul suo sito www.kinderohnerechte.ch il 29 ottobre 2012. www.senzacensura.org R epressione e L otte Prigione a vita! Le misure terapeutiche istituzionali e l ’ internamento in R iportiamo un testo sulle politiche di internamento in Svizzera apparso in formato opuscolo a fine dicembre 2012 sul nodo indymedia locale [1] che può servire a comprendere meglio la genesi storica e ad integrare l’articolo precedente sulla psichiatria penale in Svizzera. Anche questo contributo nasce sulla spinta solidale con Marco Camenisch come recita l’ultimo paragrafo dell’opuscolo: “Con Marco Camenisch e tutte e tutti coloro che resistono e si rivoltano a queste misure, e coloro che si oppongono alle prigioni”. Introduzione Questo opuscolo parla d’internamento in Svizzera, ossia dei 5 articoli dell’attuale codice penale, delle tante persone che lo subiscono, dei soggetti che lo applicano, dell’ideologia che lo presuppone e degli individui che si oppongono. Delle volte, sentiamo la necessità trattando argomenti specifici di precisare che la critica e l’opposizione non si limitano a questi, ma che sono generali. Chi scrive queste pagine è contro ogni forma di detenzione! Speriamo soltanto che ciò si intuisca più nell’approccio proposto, che da questa precisazione. Queste pagine sono state scritte rapidamente, seguendo la voglia bruciante di farlo, perché l’internamento sta prendendo di fatto un’importanza e un’ampiezza enorme in Svizzera. I Cantoni stanno allargano l’infrastruttura per potere applicare ancora più spesso la prigione a vita: nuove prigioni, nuove sezioni, centri di diagnosi psichiatrica nelle nuove centrali di polizia, ecc. Sempre più persone sono toccate da questi articoli e manca un’analisi critica della questione. Un compagno anarchico, Marco Camenisch, che sta scontando una lunga pena in Svizzera per aver partecipato in maniera attiva alla lotta antinucleare negli anni ‘70 e per dei delitti legati alla sua clandestinità negli anni ‘80, è anch’esso minacciato di essere messo sotto regime d’internamento a partire dalla fine della pena nel 2018. Ecco qui. Nessuna pretesa che questo opuscolo possa essere completo ed esaustivo. Parlando di cavilli giuridici, ci sbaglieremo di sicuro in alcuni particolari. Non pretendiamo neppure di raccontare tutte le forme che la detenzione a tempo indeterminato può prendere, e soprattutto di tutte le emozioni che può suscitare. Prendete una penna, delle forbici, una colla e cambiate quello che volete, fotocopiate e distribuite una nuova versione, o ricominciate da zero. www.senzacensura.org S vizzera . Che cos’è l’internamento? L’internamento, nel corso dei decenni, ha preso nomi e forme differenti. I diversi regimi di internamento hanno in comune il fatto di essere una detenzione a tempo indeterminato. L’internamento è spesso amministrativo, ovvero il potere decisionale è completamente nelle mani dell’amministrazione (della prigione, di un villaggio, della polizia, del servizio della popolazione e degli stranieri, di un ospedale, ecc.) e non del sistema giudiziario. In questi casi l’internamento è inscritto nel codice civile o in leggi specifiche. Invece per quanto riguarda gli articoli di cui parliamo in questo opuscolo, l’internamento è penale. È il giudice penale a decidere, anche se alla fine è la stessa cosa dal momento che la decisione si basa solo sui rapporti fatti da soggetti amministrativi (i rappresentanti delle autorità di procedimento penale, le autorità di esecuzione e i settori psichiatrici collegati alla medicina legale). L’internamento: una lunga storia di menzogne In Svizzera l’internamento esiste da molto tempo. Una piccola ricerca ci ha portato al 1942 ma probabilmente potremmo andare ancora più indietro nel tempo. Internamento amministrativo: 1942-1981 Tra il 1942 e il 1981 il codice civile svizzero e tutta una serie di leggi cantonali permettevano la detenzione amministrativa. Non si conosce il numero esatto di persone che sono state sotto questo regime, ma è molto elevato. Se domandate alle vostre famiglie sicuramente c’è stata una sorella o cugino della vostra bisnonna che era stata internata. Specialmente se, tre generazioni indietro, la vostra famiglia non era ricca. In questo caso erano le autorità cantonali o comunali, con i servizi sociali che potevano ordinare l’internamento. La maggioranza delle vittime era gente giovane accusata di pigrizia sul lavoro o di comportamenti non consoni alla morale del tempo. Le giovani ragazze venivano particolarmente represse da queste misure, spesso il loro solo delitto era di essere incinte. Lo stato Svizzero gli portava via neonati e le sterilizzava a forza! Nelle prigioni per donne, in particolar modo a Hindelbank (BE) più della metà delle detenute era sotto internamento amministrativo. Il discorso che i servizi sociali facevano alle famiglie per giustificare l’internamento dei giovani era che fossero stati mandati in istituti educativi per segui- re una formazione per facilitarne l’integramento nella società. I genitori, spesso delle fasce povere della società, davano piena fiducia alle istituzioni, senza sapere che i loro figli venissero spediti dall’altra parte della svizzera in un carcere a subire ogni tipo di umiliazione. Internamento penale: 1971-2007 [art. 43 del codice penale] L’internamento amministrativo in carcere è sparito agli inizi degli anni ‘80, la società svizzera nel frattempo era cambiata, non era più accettabile internare dei giovani svizzeri per questioni di morale. Il povero in Svizzera era sempre più il lavoratore stagionale straniero e sempre meno l’operaio specializzato svizzero. Ma dieci anni prima un’altra forma d’ internamento era stata inserita nelle leggi svizzere. Si tratta dell’articolo 43 del codice penale che resterà in vigore fino al 2007 e che colpiva i prigionieri recidivi. L’internamento è sempre più applicato: nel 1981 si contavano 52 prigionieri sotto l’articolo 43, nel 2007 erano 193. Internamento amministrativo: la legge sulla privazione della libertà a fini di assistenza (PLAFA): 1981- oggi [art. 397 del codice civile] Mentre l’internamento amministrativo in carcere veniva abrogato, nel codice civile era stata inserita la possibilità d’internare la gente non più in “vere” galere, ma in cliniche psichiatriche. Si tratta della PLAFA, la legge sulla privazione della libertà a fini di assistenza del 6 ottobre 1978 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1981. Sono le autorità cantonali che possono ordinare questa misura di costrizione. Nella maggioranza dei cantoni questa competenza è stata anche attribuita ad altri servizi: medici, educatori, assistenti sociali, ecc. Sono in particolare gli psichiatri che ordinano più spesso questa misura. Nel 2005, nei cantoni di Zurigo, Berna, Zugo, Soletta, Argovia e Ticino le ammissioni forzate rappresentavano il 25% delle ammissioni in clinica psichiatrica. Nel canton Argovia, le autorità ordinavano ogni anno un centinaio di PLAFA e i medici circa 900! Il primo gennaio 2013, il diritto riguardante il PLAFA sarà omologato a livello svizzero. Al posto di “privazione della libertà” si parlerà di “piazzamento”, cosa che permetterà di piazzare gli internati anche in altre strutture oltre alle cliniche. Le leggi si adattano alla ristrutturazione dell’infrastruttura penitenziaria, sempre più psichiatrizzante! Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 35 R epressione e L otte Internamento amministrativo: legge federale sulle misure di costrizione (LMC): 1995 - oggi Nel 1995 la possibilità di sbattere gente in internamento amministrativo viene rinforzata. Lo stato propose come misura di costrizione per gli stranieri in situazioni irregolari, la possibilità di imprigionarli fino a 18 mesi, i tre quarti dei votanti approvarono. Questa misura può in ogni momento colpire tutte le persone senza documenti, gli stranieri non identificabili e quindi che non possono essere espulsi dal paese dall’età approssimativa di 15 anni. La votazione: l’iniziativa popolare “per l’internamento a vita dei criminali pericolosi”, 2004 Si tratta di un’iniziativa popolare di un gruppo di cittadini in sostegno a famigliari di vittime di crimini sessuali che hanno avuto molta risonanza mediatica. L’iniziativa propose un inasprimento dell’internamento con l’introduzione della misura chiamata: “internamento a vita”. La maggioranza dei partiti politici si opposero, il linguaggio era troppo esplicito, c’era la paura di avere ripercussioni a livello internazionale. L’industria orologiaia o delle materie prime avrebbe potuto avere dei problemi se la loro patria fosse diventata celebre per non rispettare la carta dei diritti dell’uomo. Inoltre questo riguardava solo qualche pedofilo, che interesse? Internamento penale: 2007- oggi [art. 64 del codice penale] Facendo leva sul tema della pedofilia è così che la votazione è stata accettata dal popolo svizzero (uhuhu), ma nella pratica quello che viene messo in atto è tutt’altra cosa. L’internamento a vita non è che un sottopunto dei 5 articoli che trattano la prigione a vita. Non viene applicato che in rari casi ipermediatici. L’ipocrisia è salvaguardata e il controllo penitenziario a vita diventa una norma per una buona percentuale di detenuti. Due piccioni con una fava! L’entrata in vigore del nuovo codice penale nel 2007 ha allargato enormemente il campo d’applicazione dell’internamento. Questa lunga storia di menzogne arriva al suo apice nel settembre 2010 quando il ministro della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf presenta le scuse della Confederazione ai minori incarcerati senza processo nel penitenziario bernese di Hindelbank tra il 1942 e il 1981. La situazione attuale Le condanne di privazione della libertà a durata illimitata per delinquenti la cui pericolosità è giudicata troppo importante sono i seguenti: A) le misure terapeutiche istituzionali (dall’art. 59 al 61 del codice penale); B) l’internamento (art.64.1 del codice penale); C)l’internamento a vita (art.64.1 bis del codice penale). Tutte queste pene fanno parte della stessa sezione del codice penale dove i principi generali sono Pag. 36 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 i seguenti. Una misura deve essere ordinata se: - una sola pena non può scartare il rischio che il soggetto ricommetta altre infrazioni; - il soggetto ha bisogno di un trattamento quando lo esige la sicurezza pubblica. Rischio di recidiva, psichiatrizzazione del crimine, delirio securitario sono queste le questioni chiave delle misure, come vedremo meglio più avanti. L’articolo 59: le misure terapeutiche istituzionali Le misure terapeutiche toccano delinquenti che sono stati diagnosticati con gravi disturbi mentali (art. 59) o tossicodipendenti (art. 60). Nei bla bla bla del codice penale la possibilità di avere una misura terapeutica è presentata come positiva e desiderabile per il detenuto. Il fatto sottinteso è che se non accetta la misura terapeutica finisce in internamento. In teoria c’è solo un caso dove un detenuto sotto misure terapeutiche resta in carcere, il trattamento istituzionale in luogo chiuso, anche detto “piccolo internamento” (art. 59 al punto 3). Nella pratica, molte altre misure terapeutiche si svolgono in prigione visto che (ahhaha) non ci sono ancora strutture adatte. I cantoni hanno tempo fino al 31 dicembre 2016 per costruire le infrastrutture adeguate. È il giudice, in qualsiasi momento della pena, che può ordinare una misura terapeutica basandosi sulla perizia psichiatrica che decide qual’è il disturbo mentale di cui soffre il detenuto e se ha una qualche dipendenza. La gravità del crimine non viene considerata, la sola cosa importante è di collegare il crimine al disturbo. La privazione di libertà delle misure terapeutiche può prendere diverse forme: carcere, ospedale psichiatrico, foyer (centro di custodia), istituti, ecc. La privazione della libertà supera facilmente la fine della condanna. In teoria non può andare oltre i 5 anni, ma il giudice rinnova la misura di 5 anni per volta fino a quando il detenuto verrà giudicato guarito dai suoi terapeuti. Nelle prigioni di maggiore sicurezza (Pöschwies ZH, Orbe VD, Lenzburg AG, Thorberg BE, le donne a Hindelbank BE) ci sono molti internati sotto l’articolo 59 che sono rinchiusi da molto tempo, spesso da più di 10 anni. Inoltre dopo che la misura sia stata tolta, il detenuto deve passare attraverso un periodo di libertà condizionale che può durare da uno a cinque anni, durante i quali le autorità esecutive possono ordinare un’assistenza ed imporgli regole di condotta. L’articolo 64 : l’internamento Ci sono due tipi di internamento: l’internamento ordinario (art. 64.1) e l’internamento a vita (art. 64.1 bis). Come dicevamo nella parte storica di questo opuscolo, in realtà fare una distinzione tra i due non è altro che ipocrisia. Il primo è a vita tanto quanto il secondo. La differenza è che l’internamento a vita è pronunciato dal giudice al momento del processo, mentre l’altro può venire deciso in qualsiasi momento durante il perio- do detentivo. È dunque una storia di strategia della repressione. In alcuni casi (rari), è meglio poter pronunciare l’internamento al momento del processo per rassicurare il buon cittadino. Negli altri casi (molto numerosi) è meglio che l’internamento resti la, come una spada di Damocle che ti può cadere addosso alla fine della tua condanna. (argh) I crimini per i quali può essere applicato l’internamento sono molti: assassinio, omicidio, lesioni corporali gravi, stupro, brigantaggio, sequestro, incendio, messa in pericolo della vita altrui, o “un’altra infrazione passabile per una pena privativa della libertà massimale di 5 anni o più, per la quale l’[accusato] ha attentato o voluto attentare gravemente all’integrità fisica, psichica o sessuale altrui”. Lo spettro è veramente ampio. Questo non significa che il detenuto deve essere condannato a più di 5 anni, basta che la pena massima per il crimine di cui è accusato sia più di 5 anni; e molti crimini hanno una pena massima di minimo 5 anni o più. C’è anche un’altra condizione necessaria per dare l’internamento, il rischio di recidiva, che si declina nella legge in due diverse versioni ovvero “bisogna seriamente temere che commetta altre infrazioni dello stesso genere: 1) in ragione delle caratteristiche del soggetto, delle circostanze nelle quali è stata commessa l’infrazione e del suo vissuto o 2) in ragione di un grave disturbo mentale cronico o ricorrente in relazione con l’infrazione”. La psichiatrizzazione del crimine è ancora presente ma non necessaria. Tutto è fatto per poter tenere rinchiuse le persone che vogliono quanto vogliono. Nel caso dell’internamento a vita la lista dei crimini è un po diversa, ce ne sono tutta una serie che servono a rendere più democraticamente accettabile la legge, stile: “se il soggetto ha partecipato ad un genocidio o ha commesso un crimine contro l’umanità o un crimine di guerra”. L’internamento ordinario è anch’esso a vita visto che in teoria i casi devono essere riesaminati ogni anno, ma in pratica non è fattibile. Inoltre questo non cambia nulla: il giudice ridecide ogni volta di continuare l’internamento. E dal momento che un detenuto entra nel calvario dell’internamento è difficile uscirne. Bisogna passare, come per le misure terapeutiche, da un periodo di libertà condizionale dove il giudice può ordinare un’assistenza o imporre regole di condotta. Inoltre, in questo caso, “la scadenza del periodo di prova può essere posticipata tutte le volte necessarie a prevenire altre infrazioni di questo genere”. Nessuna speranza, quindi, di uscirne veramente! I fautori di questo delirio Bisogna distinguere due momenti: l’inizio di una misura (o terapeutica o d’internamento) e i riesami successivi del caso. È sempre il giudice che decide. Per l’inizio di una misura, il giudice si baserà praticamente solo su di una perizia psichiatri- www.senzacensura.org R epressione e L otte ca. Al momento che il giudice rivaluterà il caso, altri soggetti entreranno in gioco. Per quello che concerne le misure terapeutiche, il giudice decide basandosi su di un rapporto della direzione carceraria, di un esperto psichiatra e attraverso il parere di una commissione composta da rappresentanti delle autorità penali, delle autorità esecutive e della psichiatria. Riassumendo, ci sono tre soggetti: giudiziari, psichiatrici, penitenziari. I tre si ritrovano ad avere il piede in più scarpe. Gli psichiatri redigono la perizia e partecipano alla commissione, la direzione del carcere redige il rapporto e partecipa pure alla commissione [2]. La stessa unità d’esecuzione delle pene e delle misure dell’ufficio Federale di Giustizia non è al corrente di tutti i luoghi dove vengono svolte queste misure e la loro durata. Per un lungo periodo ogni prigione si dotava di concordati con altre istituzioni senza che avvenisse una centralizzazione delle informazioni. Entro il 31 dicembre 2012 è attesa la pubblicazione di un dossier completo a livello svizzero. Il mondo degli esperti è relativamente piccolo, molti tra loro si conoscono e sovente fanno capo allo stesso servizio universitario. Ad esempio nel Canton Vaud il Centro di Perizia Psichiatrica (CE) è presso il CHUV (l’ospedale universitario), mentre nel Canton Ginevra il Centro Universitario Romando di Medicina Legale (Curml) è presso l’HUG (l’ospedale universitario). Pratica ricorrente, poi, è che la nuova perizia effettuata su un detenuto, viene redatta dall’ex assistente universitario dell’esperto che aveva redatto quella precedente. Qualche spunto per approfondire la critica... Il delirio securitario Da una decina d’anni il discorso dominante in materia di ordine pubblico è quello della tolleranza zero. Per qualsiasi crimine, il rischio di recidiva diventa il ricatto principale che peserà sul detenuto. Si tratta di un vera e propria dottrina sviluppata nel 1994 dal sindaco di New York Rudolph Giuliani. Questa teoria è spesso illustrata attraverso la metafora del vetro rotto: “se un vetro di un edificio è rotto e non viene immediatamente riparato, qualcuno potrebbe dedurre che l’edificio è abbandonato ed in via di abbattimento. Immancabilmente a loro volta tutti gli altri vetri saranno rotti, poiché i delinquenti non daranno loro nessuna importanza”. Nella pratica questa politica repressiva, come tutte le altre, non ha alcuna influenza sui tassi di criminalità, se non per riempire le prigioni. I politici di destra come quelli di sinistra lo sanno bene, ma continuano ad applicare questa politica per dei miseri fini elettorali e per dimostrare ai loro elettori che non sono lassisti, agendo nei fatti. Ottimo esempio: Gregoire Funod (partito socialista), capo del Dipartimento di Polizia losannese, da qualche mese si spende in enormi operazioni repressive contro la piccola criminalità. www.senzacensura.org Questo delirio securitario si articola su differenti piani, i tribunali e le commissioni di esperti vi partecipano ugualmente. Lo psichiatra ed il giudice diventano pubblicamente corresponsabili nel caso avverrà una reiterazione. Per non rischiare allora di mettere in gioco la propria carriere medica, è più facile per lo psichiatra affermare il rischio di recidiva, e per il giudice di ordinare misure terapeutiche o d’internamento. Una questione di genere, di classe e di razza Uno degli aspetti più aberranti è che il crimine viene psichiatrizzato. Il delinquente non sarà più una persona che ha commesso un reato per non essersi arreso alla sua condizione sociale, esso diviene un malato. Come se una persona sana di spirito non potrà mai trovarsi nella condizione di infrangere la legge. Questa è una maniera di negare in modo deciso ogni fattore sociale, con le sue oppressioni e dominazioni. L’illusione utile affinché si continui a pensare che viviamo in una società di individui liberi ed uguali. Lo sappiamo: le leggi e la prigione servono a mantenere i privilegi del gruppo sociale dominante. Questi regimi d’internamento si iscrivono alla perfezione all’interno di queste logiche. Nelle prigioni, la psichiatria e uno strumento importante per disinnescare eventuali rivolte. Ciascuno nel suo angolo, con i suoi problemi e le sue terapie. Nessun sentimento comune d’essere imprigionati per scelte che hanno preso altri. Il fine dietro questo misure repressive non è la punizione o la vendetta, ma l’anestetizzazione delle identità pericolose. Fuori può rimanere chi per scelta o per benessere materiale decide di non prendere un ruolo che possa mettere in causa questa stabilità. Non è il crimine che viene giudicato, ma l’identità della persona. Non sei più un rapinatore ma diventi affetto da cleptomania e comportamenti ordalici; non sei più un ribelle ma un soggetto avente un’instabilità emozionale, dei problemi della personalità, impulsività con tendenza asociale; non sei più un clandestino, non sei più nessuno. Per contro questa visione del crimine come problema mentale non è una novità. Per le femmine delinquenti è sempre stato cosi. Il privilegio di essere definiti come criminali non è mai esistito per loro, esse sono state considerate sempre come malate mentali. L’oltraggio diviene ancora più grande: una ragazza che commette dei crimini non rispetta più i principi morali fondamentali della femminilità. Per essere liberate, le ragazze devono assolutamente reintegrarsi, rientrare nei canoni obbligatori della presupposta identità femminile. Non stupisce che l’internamento tra il ‘42 e l’ ‘81 ha toccato in particolare donne, e che veniva loro imposto di svolgere attività domestiche come strumento di reinserimento sociale. La prigione moderna nasce nel XIX secolo e si definisce per il fatto che il detenuto perde la sua libertà come debito nei confronti della società. Che libertà può perdere chi non è considerato cittadino? La prigione per femmine si sviluppa con un’altra logica, la stessa che si cela dietro l’internamento dei migranti clandestini e dietro l’internamento tout court. Contrattacchiamo! Qualche caso di rivolte. - Skander Vogt fu condannato a 20 mesi per rapina nel 2001, viene sottoposto all’internamento e resta per più di 10 anni in prigione, nella sezione di alta sicurezza a Bochuz. Nel 2010 da fuoco al suo materasso. Le guardie e i DARD (distaccamento d’azione rapida e di dissuasione del Canton Vaud) deliberatamente scelgono di non intervenire, lasciandolo morire. - La solidarietà tra prigionieri è rapida e concreta. I detenuti di Bois-Mermet (Losanna) si rifiutano il giorno seguente di rientrare nelle celle al termine dell’ora di passeggio, in omaggio a Skander Vogt. - Da 27 anni, Hugo Portmann, rapinatore di banche, è rinchiuso in prigione. Entrato in carcere sotto l’articolo 43 del vecchio codice penale, il suo caso è stato rivalutato in occasione dell’entrata in vigore del nuovo codice penale ed è ora sottomesso all’articolo 64. Si è difeso durante tutti questi anni contro questo regime, rivendicandosi la sua identità sociale. Nel dicembre 2011 ha intrapreso un lungo sciopero della fame per esigere la sua liberazione. - Nel giugno 2012, una persona sottoposta all’articolo 59 minaccia di immolarsi davanti alla sede penitenziaria vodese di Penthalaz dopo aver appreso che le misure terapeutiche a lui inflitte vennero nuovamente rinnovate, costringendolo così a vivere, al termine della pena, in una struttura protetta, sotto sorveglianza e con orari d’uscita/rientro imposti. Si da alle fiamme nel momento che i DARD intervengono sparandogli dall’alto proiettili di gomma e granate assordanti. - Marco Camenisch, anarchico detenuto da una ventina d’anni per aver attaccato l’industria dell’atomo negli anni ‘70 ed essersi sempre rivendicato le sue scelte, partecipa da dentro alle differenti lotte antiautoritarie. Nel maggio 2011 la sua domanda di libertà condizionale al trascorrere dei 2/3 della pena (generalmente accordata) gli viene rifiutata. Le motivazioni adducono al rischio di recidiva e per lui viene prospettata la possibilità di sottometterlo all’internamento a durata indeterminata dopo lo scadere della pena, nel 2018. Note [1]switzerland.indymedia.org/it/2012/12/88164. shtml [2]Queste informazioni si basano soprattutto su testi di legge, nella pratica potranno esserci differenze. In particolare è abbastanza probabile che i rappresentanti delle autorità di perseguimento penale giochino un ruolo nel riesame delle misure terapeutiche. Cosi pure i servizi sociali sono ben implicati in questa storia! Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 37 R epressione e L otte 2013: il 41bis compie 27 anni B reve cronistoria di una lunga tortura . L’ articolo che segue tratta della genesi dell’art. 41bis dell’o.p. e delle successive modifiche avvenute nel corso degli anni finalizzate a consolidare questo strumento di annientamento carcerario superandone l’originaria natura emergenziale. Il testo proposto è un estratto di un documento più esteso scaricabile dal sito internet del collettivo che l’ha redatto indicato a fine articolo. Origini del 41bis La tortura, la punizione come il “premio”, sono parte costitutiva della “rieducazione”, del “reinserimento”, della fabbricazione del “collaboratore di giustizia” che il carcere mira a imporre sulle persone imprigionate, allo scopo di colpirne l’identità, la dignità, affinché ciò sia monito anche per chi è fuori. Non esiste un regolamento carcerario che non preveda punizioni, non esiste perciò un carcere senza celle di punizione. Detto più in generale: un sistema carcerario presuppone l’esistenza di leggi che regolano l’applicazione e l’esecuzione delle punizioni; presuppone bracci o addirittura intere carceri, guardie, psicologi, psichiatri e loro “assistenti” con cui realizzarle. Ogni governo e parlamento ha sempre avuto un occhio di riguardo verso le guardie. Cura particolare l’ha avuta il governo di centrosinistra (ministro della giustizia Diliberto) nel 1999, che ha voluto/permesso l’istituzione di un “gruppo operativo mobile” (GOM) delle guardie, i cui compiti sono di facile intuizione. Oggi questo gruppo dovrebbe essere composto da circa mille agenti che spadroneggiano nelle sezioni del 41bis e ruotano nelle sezioni dell’Alta Sorveglianza (AS), per estendere e fissare nelle carceri il “trattamento” proprio del 41bis. Loro ne sono il primo e interessato veicolo. Dal 1980 ad oggi nelle carceri la continuità della fabbricazione della “collaborazione” è stata più o meno garantita dall’applicazione di due articoli, 41 e 90 dell’Ordinamento Penitenziario (O.P.)., presenti nella “riforma delle carceri” (legge 354, luglio 1975), così chiamata perché, almeno inizialmente, aprì un poco il sistema carcerario, perché fu ottenuta da chi condusse per anni in galera numerose rivolte feroci e vittoriose. L’art. 90, applicato fra il 1981-1985, escludeva da benefici e premi per un periodo indefinito, comunque mai regolamentato; colpiva Pag. 38 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 “nel mucchio” cioè chiunque per il suo comportamento fuori e dentro, ribelle e/o militante, venisse trasferito nelle carceri punitive di allora, le carceri speciali. Venne abrogato in seguito alla coscienza raggiunta dallo stato negli anni 70’-80’ di aperta lotta di classe nella società, comprendente, allora più di oggi, anche il carcere. Lo stato era arrivato alla conclusione che una politica accorta, articolata su benefici e premialità, finalizzata, alla “individualizzazione della pena”, poteva dare un contributo maggiormente efficace alla disgregazione della coscienza di classe, comunque ribelle, delle persone condannate a anni di carcere. L’art. 41bis (erede immediato dell’art. 90 ed entrato in vigore nell’ottobre 1986), per contro, mette al centro la “personalità”, il comportamento individuale, il rapporto con la supposta associazione di appartenenza verificato da istanze quali le direzioni della carceri, i magistrati di sorveglianza, i capi delle guardie, i pubblici ministeri, i tribunali, gli organi speciali della polizia e dei carabinieri, i preti… di avviare, convalidarne o interromperne l’applicazione. Nel primo comma esso incorpora, con qualche parola diversa, l’intero articolo 90, vale a dire: “Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e di sicurezza, il Ministro per la grazia e giustizia ha facoltà di sospendere, in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza”. Le sezioni rette con il 41bis sono 12 e tengono chiuse circa 700 persone (inizio 2013); sono dislocate nelle carceri di: Roma Rebibbia, Viterbo, Ascoli, L’Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Opera (Milano), Novara, Cuneo e Tolmezzo (Udine). Prime stesure del 41bis Con il decreto legge 8 giugno 1992 n. 306, chiamato con il nome rispettivamente dei ministri dell’interno e della giustizia di allora, “Scotti-Martelli”, venne aggiunto al 41bis un ulteriore comma sottoposto negli anni successivi a continui ritocchi - indice della premura riservata dallo stato alle carceri. Ed inoltre fu deciso che le misure stabilite dovessero essere applicate per una durata non supe- riore a 10 anni. Lo scopo immediato allora, successivamente alla “strage di Capaci” (luglio 1992), era “rafforzare la lotta alla mafia”. In quel comma è stato fissato: “La sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario nei confronti dei detenuti per taluno dei delitti di cui al comma 1 dell’art. 4 bis O.P., ovvero in primo luogo per i reati di associazione mafiosa, di sequestro di persona a scopo di estorsione, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ma anche per i reati commessi con finalità di terrorismo, per il reato di omicidio, di rapina ed estorsione aggravata e per traffico di ingenti quantità di stupefacenti. Quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministero dell’interno, il Ministro della giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo periodo del comma 1 dell’articolo 4-bis, in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva, l’applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza”. E’ fissato inoltre che i colloqui con familiari e avvocati devono avvenire ma separati da un vetro: “La sospensione delle regole di trattamento... può comportare: [...] - la determinazione dei colloqui in un numero non inferiore a uno e non superiore a due al mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti. Sono vietati i colloqui con persone diverse dai familiari e conviventi, salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell’istituto [...] - la limitazione delle somme, dei beni e degli oggetti che possono essere ricevuti dall’esterno... - l’esclusione dalle rappresentanze dei detenuti e degli internati; - la sottoposizione a visto di censura della corrispondenza, salvo quella con i membri del Parlamento o con autorità europee o nazionali aventi competenza in materia di giustizia; - la limitazione della permanenza all’aperto, che non può svolgersi in gruppi superiori a cinque persone, ad una durata superiore a quattro ore al giorno fermo restando il limite minimo di cui al primo comma dell’articolo 10”. Altra gravissima invenzione per rendere onni- www.senzacensura.org R epressione e L otte na influenza sul processo, non può ribattere, farsi valere. Con una “pressione del pulsante del microfono” può essere cancellato. Non c’è processo, così come non c’è partita se una squadra non viene portata in campo, da cui ne consegue che l’esito della partita è deciso con la soppressione dell’avversario, già condannato come nemico. Lo stato ha fatto insomma tesoro dell’esperienza accumulata nei tanti processi di rottura degli anni ‘70-‘80. Il processo di rottura - nelle sue forme storiche concrete possibili - è dunque da reinventare. Di questo si incarica la vita concreta, come avviene, per es., nei processi al movimento No Tav. potente l’azione dello stato è il “processo” in videoconferenza o “a distanza”: “…poi c’è il sistema dei processi in video conferenza, sono un imputato virtuale, poiché fanno i processi senza potersi difendere, parlano del giusto processo e invece fanno i processi con due pubblici ministeri ma senza presidente (di tribunale o di corte d’assise o d’appello) perché fanno e dicono quello che vogliono…” (da una lettera di G.B., Carcere di Novara: 17 giugno 2001) “…Mi chiedevi dell’abbandono da parte nostra del ‘processo’, ma sarebbe meglio dire del collegamento in video, perché come è noto, in aula non ci siamo proprio. Di fatto, come puoi immaginare, l’estromissione fisica dall’aula possibile con il 41bis, nel nostro caso di militanti prigionieri, favorisce l’emarginazione della contraddizione rivoluzionaria, che, in un momento quale quello processuale, in cui lo stato riafferma il suo potere ‘vulnerato’ da parte dei militanti è importante rivendicare la propria identità rivoluzionaria e le ragioni storiche, politiche e sociali della prassi rivoluzionaria della propria organizzazione… Naturalmente su un piano pratico non si è nella stessa condizione di poter intervenire all’occasione ritenuta necessaria, come in aula, questo per ragioni tecniche e per come viene gestita la strumentazione tecnica, in quanto l’uso del microfono sottostà alla pressione di un pulsante gestito non autonomamente [dal prigioniero, ndc] come in aula, ma dal facente funzione cancelliere…” (da una lettera della compagna Nadia (Lioce) delle BR-Partito comunista combattente spedita dal carcere di L’Aquila il 3 dicembre 2006) La legge sul processo in videoconferenza E’ la nr. 11 entrata in vigore il 7 gennaio 1998, dodici anni dopo l’istituzione del 41bis. Ha per titolo: “Disciplina della partecipazione al procedimento penale a distanza e dell’ esame in dibattimento dei collaboratori di giustizia, nonché modificata della competenza dei reclami in tema di articolo 41bis dell’ o.p.”. Stabilisce che: www.senzacensura.org “1- […] la partecipazione al dibattimento avviene a distanza nei seguenti casi: a) qualora sussistano gravi ragioni di sicurezza e ordine pubblico […] b) qualora il dibattimento sia di particolare complessità e la partecipazione a distanza risulti necessaria ad evitare ritardi nel suo svolgimento. c) qualora si tratti di detenuto nei cui confronti è stata disposta l’ applicazione delle misure di cui all’ articolo 41bis […] 3- quando è disposta la partecipazione a distanza, è attivo un collegamento audiovisivo tra l’aula di udienza e il luogo della custodia, con modalità tali da assicurare la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità di udire quanto viene detto […]” In conclusione, chi è sottoposto al 41bis segue, se vuole, il processo da una saletta attrezzata per il collegamento con il tribunale o la corte che sia, ricavata nel carcere in cui si trova; al suo fianco ci sarà l’avvocato e davanti l’ufficiale giudiziario e ovviamente le guardie. Anche in caso di più “imputati” ognuno rimane nel carcere nel quale si trova, è vietato ogni incontro fra coimputati, quindi, fra le altre, non è possibile nessuna “difesa” né individuale né collettiva, nessun “controprocesso”. Pratiche queste attuate nei processi alle organizzazioni combattenti, a prigionieri ribelli, negli anni ‘70 e ‘80. In quegli anni le aule di giustizia anche in Italia erano diventate tribune della rivoluzione proletaria. Nel processo in videoconferenza non è possibile nessuna critica da parte di chi è accusato dallo stato, nessun attacco per difendersi, per ribaltare l’agire del tribunale, della corte e della procura che sia, poiché tutti loro possono spegnere quando e come vogliono, dichiarando il rituale “non attinente”, il video sul quale compare il compagno o la compagna che intendano processare gli accusatori o comunque rivendicare la loro appartenenza alla lotta della classe proletaria. L’”imputata/o” qui non può avere alcu- Stabilizzazione del 41bis Con l’approssimarsi del 31 dicembre 2002, data in cui scadeva la validità legale del 41bis, furono presentati in parlamento diversi e distinti disegni di legge. Passeranno quelli proposti dall’“opposizione” (on. Fassino e altri, Atto Camera 2781, e sen. Angius e altri, Atto Senato 1440), in cui è affermata la stabilizzazione-continuità del 41bis. L’intervento della “Commissione Parlamentare Antimafia”, che svolse un ruolo decisivo nella svolta, è eloquente: “La scelta della definitiva stabilizzazione nell’ordinamento penitenziario e oltre dell’istituto di cui all’articolo 41bis, è stata affermata per la prima volta in sede parlamentare da questa Commissione. All’esito di un dibattito impegnato e approfondito, la Commissione, in data 18 luglio 2002, ha, infatti, approvato all’unanimità un documento di indirizzo che ha positivamente orientato il Parlamento nella definizione della riforma del regime detentivo differenziato. Questi i principi essenziali stabiliti dalla Commissione parlamentare antimafia nel documento: stabilizzazione della previsione dell’istituto del regime di massima sicurezza nell’ordinamento giuridico, così da evitare l’anomalia della temporaneità della disposizione, certo non funzionale alla sua efficacia intimidatoria”. Queste le parole adoperate. Il lavoro nelle carceri è un premio, il 41bis esclude ogni premio… Nella riscrizione dell’art. 41bis conclusa solo nel 2008 vengono decise restrizioni riguardanti il lavoro, l’accesso alla premialità. “Situazioni di emergenza. In casi eccezionali di rivolta o di altre situazioni di emergenza, il ministro di Grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell’istituto interessato o in parte di esso l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l’ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 39 R epressione e L otte le seguenti modifiche: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: 1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale”. La spiegazione della finalità del 41bis non poteva essere più chiara”. Il citato articolo 416bis “Associazione di tipo mafioso” è il corrispettivo, nell’”Associazione per delinquere” del 270bis nell’ “Associazione sovversiva”. Aggravamenti successivi Da una dichiarazione di Angelino Alfano (avvocato di Agrigento), allora ministro della Giustizia, alla commemorazione della “strage di Capaci” nel luglio 2008: “Ho fatto diramare dai miei uffici una circolare molto restrittiva sul 41-bis. Una stretta che impedirà qualsiasi comunicazione fra i boss arrestati”, dove “boss” significa tutti i prigionieri chiusi nelle sezioni del 41bis e anche oltre. Il ministro esortava in questo modo i direttori a disporre lo spostamento dei prigionieri sottoposti al regime del 41 bis in celle lontane tra loro, dove non sia possibile neanche comunicare parlando ad alta voce. I direttori delle carceri venivano inoltre autorizzati ad applicare sanzioni disciplinari, cioè “10 giorni di isolamento, ai detenuti sorpresi a passarsi informazioni”. Ecco l’avvocato elevato a ministro delle galere trasformare in reato la forma minima della socialità, lo scambio di parole, saluti, scherzi, opinioni, in una parola l’umanizzazione anche attraverso le sbarre, e chissà quali altri ostacoli, di una finestra di un carcere viene punito con la proroga del “provvedimento” che lo ha gettato lì. Nella sezione 41bis di Opera (Milano), aperta all’inizio del 2008, la direttiva del ministero ha trovato immediata applicazione, anche imponendo ai prigionieri percorsi obbligati segnati a terra; in altre carceri i direttori si sono limitati ad accompagnare il decreto del ministro con un ordine del giorno tipo “la direzione si affida al buon senso dei detenuti”. “Modifiche apportate al 41bis” nel decreto del presidente della repubblica nel 2009 La legge del 15 luglio 2009 n° 94 - la stessa che ha introdotto il “reato di clandestinità” e ripristinato l’“oltraggio”, introduce ulteriori aggravamenti. Essa recita che il provvedimento di assegnazione al circuito del 41bis “è Pag. 40 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia, anche su richiesta del Ministro dell’interno, sentito l’ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e acquisita ogni altra necessaria informazione presso la Direzione Nazionale Antimafia, gli organi di polizia centrali e quelli specializzati nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nell’ambito delle rispettive competenze. Il provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed è prorogabile nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni. La proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l’associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita dal soggetto in seno all’associazione, della perdurante operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari del sottoposto. Il mero decorso del tempo non costituisce, di per se, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l’associazione o dimostrare il venir meno dell’operatività della stessa”. I reclami e i ricorsi contro i “provvedimenti di assegnazione”, avvocati o anche direttamente prigioniere/i sotto 41bis ora li potranno inoltrare ad un solo tribunale di sorveglianza, quello di Roma, non più ai tribunali di sorveglianza competenti nei diversi luoghi in cui si trovano le sezioni del 41bis. Con questa centralizzazione la proroga dei “provvedimenti” piuttosto che la loro revoca assume, per lo stato che li ordina, certamente maggiore certezza. Nel presentare questa legge alla stampa il ministro Alfano arriva ad affermare: “Le nuove norme del 41bis… sono fortissime, ed è stato fatto il massimo che è proprio al limite della costituzione”, detto da lui! Nella stessa occasione fa vanto di aver sottoscritto il più alto numero di “provvedimenti” per sottoporre delle persone al 41bis; di aver portato a 645, mai raggiunto prima, il numero delle persone chiuse nelle sezioni in cui impera quel trattamento. Nello stesso decreto viene confermato il GOM e prospettata la costruzione sulle isole di carceri rette con il 41bis: “I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all’interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria”. Una “preferenza” già adottata nel 1977 dal gen. Dalla Chiesa con il carcere speciale sull’isola dell’Asinara, ed ora rinverdita come spiega questa lettera del compagno Bruno scritta dal carcere di Siano (Catanzaro) il 28 dicembre 2012: “Cari compagni, in Sardegna, mentre si chiudono fabbriche si aprono nuove carceri, così da proporre la trasformazione in una grande Cayenna. In particolare, nel nuovo carcere di Sassari è stata realizzata una sezione di 9.000 mq per il 41bis. Questa è seminterrata, con muri antibomba (!) e senza finestre (da “La Nuova Sardegna”). Già nelle altre sezioni a regime 41bis le finestre sono state ridotte a spiragli, giusto per un minimo di aerazione. Così hanno pensato di toglierle del tutto. Se qualcuno poteva pensare che l’orizzonte politico di questo regime si rifacesse ai tempi dell’800 si sbagliava: pare di poter dire che questi sia il ‘700 con i suoi regimi assolutistici. Quindi cosa meglio di un supplizio quotidiano per incutere timore al popolino nella forma istituzionalizzata del ‘41bis’. Basta vedere il trattamento riservato a Provenzano, qualcosa di bestiale ed oltre l’inimmaginabile. Se poi qualcuno pensa che tutto questo riguardi solo chi ha la sventura di finire in questi luoghi, sicuramente ha la vista corta”. OLGa - Milano [email protected] - www.autprol.org/olga www.senzacensura.org R epressione e L otte Uncage the valley E sempi di resistenza in un carcere femminile statunitense . P roponiamo di seguito due materiali: il primo è un appello scritto dal US PROStitutes Collective (US PROS - uspros.net), un collettivo multietnico di donne che lavorano o hanno lavorato in una delle aree dell’industria del sesso. Fondato nel 1982, il US PROS fa campagne di sensibilizzazione per la decriminalizzazione della prostituzione, per ottenere giustizia, protezione e risorse da impiegare affinchè nessuna donna, giovane o uomo venga forzato alla prostituzione attraverso la violenza o a causa della povertà. Di seguito al primo è riportato un resoconto, pubblicato sul sito workers.org, di una recente manifestazione sotto il carcere di Chowchilla. Chowchilla, California: “Sovraffollamento significa morte” Chowchilla é la cittadina che ospita la prigione femminile più grande del mondo in cui il sovraffollamento (8 detenute in una cella che ne potrebbe ospitare al massimo 2) e le negligenze mediche all’interno sono all’estremo. Le donne, per la maggior parte madri single, sono la popolazione in crescita nelle carceri statunitensi. In particolar modo questa situazione riguarda soprattutto le afroamericane: dal 1986 l’incarcerazione delle donne nere è cresciuta dell’ 800% ed il 75% delle detenute sono madri. Le donne sono in carcere per crimini di povertà, la “criminalizzazione della sopravvivenza”: taccheggio, prostituzione, reati non violenti legati alla droga e per truffe al sistema di welfare. Ogni taglio al welfare e alle risor- www.senzacensura.org se essenziali equivale ad un aumento della criminalizzazione ed incarcerazone femminile. Le donne rinchiuse soffrono di maltrattementi ed abusi da parte delle guardie carcerarie maschili: palpeggiamenti, insulti, minacce sessuali, stupri ed altre forme di tortura. La condizione di sovraffollamento a Chowchilla sta peggiorando questi abusi. Le guardie molestano e provocano le detenute richiuse da più tempo. E’ stimato che il 92% delle donne nelle prigioni californiane sono state picchiate ed abusate più volte nel loro periodo d’incarcerazione e questa violenza contro le detenute non è mai stata punita. Ogni anno a migliaia di bambini vengono sottratti affetto e protezione delle proprie madri a causa della loro carcerazione provocando ai minori traumi affettivi e non solo. I figli delle detenute hanno il più alto tasso di mortalità infantile. In cima all’agonia di essere separate dai propri figli, le madri detenute sono costrette a subire impotenti il processo, molto veloce, per l’adozione dei propri bambini. La disperata e sovraffollata situazione delle carceri di Chowchilla sta distruggendo la vita delle detenute e dei loro familiari. Per tutte queste ragioni è importante la partecipazione alla mobilitazione del 26 Gennaio 2013 per protestare contro l’incostituzionalità del sovraffollamento nelle carceri femminili californiane e per dare il nostro appoggio alle nostre care imprigionate ma in lotta per sopravvivere alle condizioni disumane che stanno sempre più peggiorando. L’appoggio alla manifestazione è parte di una più ampia campagna nazionale per fare pressione sul Governo statunitense per diminuire le incarcerazione aumentando i fondi per il welfare state e porre fine alla povertà che coinvolge maggiormente donne e bambini. Stiamo facendo anche una campagna per sostenere due proposte di legge per la reintroduzione nel Congresso del WORK Act e del Rise Act che riconoscono il lavoro degli assistenti sociali e che danno fondi da destinare alle madri in condizioni meno abbienti, mirando così a ridurre drasticamente il numero delle detenute. Resoconto del presidio di gennaio Chowchilla - California. Più di 400 attivisti anti-carcerari hanno marciato e presidiato davanti ai due carceri femminili di Chowchilla il 26 Gennaio 2013 [1] per chiedere l’immediato rilascio delle detenute e fare pressione contro il sovraffollamente all’interno. Sono arrivati da tutte le parti della California - Los Angeles e Long Beach, Oakland, Sacramento e San Francisco, Fresno e Modesto - portando tutti lo stesso messaggio “NO JUSTICE, NO PEACE, SET OUR PEOPLE FREE!”. Lo Stato della California ha ricevuto un’ingiunzione dal tribunale che impone di ridurre la popolazione carceraria ed il sovraffollamento. Secondo gli organizzatori del California Coalition for Women Prisoners (CCWP), il Dipartimento di Correzione e Riabilitazione attualmente sta chiudendo il Valley State Prison for Women a Chowchilla per poi convertirlo in una prigione maschile. Le detenute e i detenuti transgender del Valley State saranno dunque trasferiti in due altre prigioni già affollate, causando peggioramenti soprattutto di tipo sanitario all’interno. Il Central California Women’s Facility è situato esattamente di fronte al Valley State e, ad oggi, ha una popolazione carceraria di oltre 3.600 detenute, sebbene questo carcere sia stato originariamente costruito per un massimo di 2.000. CCWP, Critical Resistance, All of Us or None, Youth Justice Coalition e altre associazioni hanno organizzato la protesta di Gennaio per chiedere che lo Stato riduca il sovraffollamento rilasciando le detenute, in particolare la scarcerazione immediata per le detenute con gravi problemi di salute o con gravi problemi di altro tipo (famigliari ad es.), il Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 41 R epressione e L otte rilascio delle prigioniere in cambio della libertà condizionata e l’attuazione di programmi di rilascio per i membri delle comunità più colpite da incarcerazione (ispanici, neri). I manifestanti si sono riuniti ed hanno camminato fino all’ingresso del Valley State, il carcere in procinto di chiudere. Hanno poi proseguito la manifestazione fino all’ingresso del Central California dove si è poi tenuto il presidio con vari interventi. Questi carceri femminili sono stati picchettati ed anche citati in giudizio per due decenni a causa dei maltrattamenti e delle mancanze di cure per le detenute all’interno. Nel 1994 la prima manifestazione si è tenuta per protestare contro la mancanza di cure mediche per le prigioniere affette da HIV/AIDS. Gli ex detenuti, gli avvocati, i figli dei prigionieri ed altri manifestanti hanno parlato al presidio davanti al Central Califonia per spiegare le pessime condizioni in cui versano le prigioniere e i detenuti transgender all’interno di queste prigioni. La prima persona che ha preso parola è stata Samantha Rogers, ex detenuta e attivista del CCWP che ha dichiarato: “Siamo qui per chiedere un cambiamento. Siamo qui per chiedere che lo Stato rilasci queste prigioniere.” Chris, al microfono, si descrive come “un sopravvissuto a 13 anni di prigionia e torture” al Valley State, riferendosi agli abusi che quotidianamente le donne e i transgender subiscono all’interno del carcere. Odey, una attivista del Central Valley Dream Team afferma “Sono senza documenti e senza paura”, riferendosi al legame tra l’immigrazione irregolare e il complesso industriale carcerario della California. Julio Marquez a Leslie Mendoza dello Youth Justice Coalition di Los Angeles hanno lanciato un messaggio di solidarietà dichiarando “Dobbiamo abbattere tutte le carceri” riferendosi al fatto che la California è il primo Stato a finanziare le carceri ma il 47esimo a finanziare l’istruzione! “ E’ ora di riportare le nostre donne a casa. In carcere non stanno ricevendo alcuna cura di cui hanno bisogno!”. Jabari Shaw di Occupy Prison ha letto un comunicato di solidarietà di Kevin Cooper, un attivista detenuto nel braccio della morte in California. Inoltre la settimana del presidio su Prison Radio è stato mandato in onda anche un appello di Mumia Abu-Jamal nel quale invitava le persone a partecipare alla manifestazione sotto al carcere di Chowchilla. Altre manifestazioni di solidarietà si sono svolte anche a Londra e Philadelphia. Per avere ulteriori info riguardo la campagna contro il sovraffollamento e per la giustizia delle detenute, contattare il California Coalition for Women Prisoners sul sito womenprisoners.org Note [1] Vedi: www.youtube.com/watch?v=gMebRuOpJIM Pag. 42 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 Appello per la costruzione e la partecipazione alla giornata di lotta del 25/5/2013 a Parma contro il carcere e il 41bis Nel carcere di Parma sono rinchiusi oltre 600 prigionieri, la capienza regolamentare è di 350. Al suo interno vi sono, inoltre, una sezione per paraplegici, una sezione protetti, e una sezione di Alta Sicurezza articolata in AS1, AS3, 41bis. Oltre 50 detenuti sono in 41 bis, tra di essi il compagno Marco Mezzasalma, condannato a due ergastoli nei processi contro le Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente. L’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario è tortura perché stabilisce l’isolamento del prigioniero per la durata di 4 anni, prorogabile di due anni in due anni, con decisione centralizzata del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in base alle relazioni della direzione carceraria. L’art 41 bis significa: - 22 ore al giorno rinchiuso in cella - I reparti a 41 bis sono carceri nelle carceri, con strutture separate, spesso interrate e sorvegliate dal Gom, che sostituisce le guardie penitenziarie. - Isolamento da tutti gli altri detenuti, cella individuale con impossibilità di cucinare - Un’ora al mese di colloquio, solo con parenti strettissimi e con vetro divisorio - Processo in videoconferenza - Due di aria al giorno, al massimo con altri tre detenuti decisi dalla direzione e senza possibilità di alcuno scambio (cibo, vestiti, libri...) - Corrispondenza limitata alle persone con cui si fanno i colloqui, sottoposta a censura che in regime di 41 bis è la normalità - Taglio drastico dei libri Questa barbara condizione non riguarda solo chi si trova in queste sezioni speciali ma,nella pratica, tutti i prigionieri poichè, nelle carceri dove queste esistono, viene investita l’organizzazione della quotidianità di ogni detenuto, in ogni sezione, attraverso perquisizioni continue, personali e delle celle, limitazione nei rapporti tra prigionieri .... In tutte le altre carceri la logica del 41 bis viene assunta in toto e rivolta ad ogni prigioniero che non si adegua alle regole imposte e per questo viene punito con l’isolamento del 14 bis. Lo scopo è lo stesso: tentare di impedire metodicamente i rapporti tra i prigionieri e romperli. Questo per distruggere ogni solidarietà individuale, ma soprattutto collettiva e, così, prevenire ogni lotta e ribellione. Il 41 bis incarna la logica della differenziazione e della divisione fondata sul ricatto premio/castigo, esso è la punizione estrema agitata a monito di tutti. Esempio di questo è ciò che è avvenuto recentemente nel carcere di Tolmezzo, con una sezione a 41 bis. Qui, dopo uno sciopero del carrello in solidarietà con i prigionieri in isolamento ad Alessandria, contro le condizioni di vita interne e dopo una raccolta di un centinaio di firme dei detenuti, la risposta è stata ancora pestaggi, trasferimenti e ancora isolamento. Questa gestione, creata ad arte, crea confusione nella costruzione delle mobilitazioni contro il carcere in generale e, in particolare, contro il 41 bis. Soprattutto perché gli oracoli responsabili di questa criminale gestione si ammantano di “democrazia” e di “sinistra”. Ne abbiamo un bell’esempio con l’eroe, propugnatore e difensore del 41 bis, Ingroia. La realtà è l’esatto contrario, il 41 bis ha la finalità di isolare e annientare chi lotta e mantiene la sua identità anche dentro le carceri. Rilanciamo oggi la mobilitazione contro il 41 bis e contro il carcere perché pensiamo sia parte della lotta più generale che, dentro alla situazione di crisi e guerra attuale, si manifesta e si intensifica come unica possibilità per non soccombere per milioni di uomini e donne, qui e in tutto il mondo. E anche perché, non accettare il ricatto del castigo, denunciandone e combattendone l’uso, rafforza la possibilità di sviluppo della lotta sia dentro che fuori le galere. “Crisi e guerra”, non è una questione ideologica, é la realtà che respiriamo. Ogni lotta contro questa realtà viene contrastata, criminalizzata e il carcere, tutti lo tocchiamo con mano, va a pieno ritmo (vedi ad es No tav, lavoratori in lotta, studenti, immigrati, lotta contro i Cie, Muos in Sicilia...). Ecco perchè proponiamo di tornare a Parma il 25 maggio 2013 con corteo in città presidio e corteo attorno al carcere, con volantinaggi ed interventi. Invitiamo tutti/e a contribuire a costruire la giornata per essere tanti, coscienti e determinati. Socializziamo il dibattito nelle situazioni di lotta, dai territori alla scuola/università, ai posti di lavoro. Rompiamo il terrorismo del ricatto della paura che stato e padroni vorrebbero imporre con carcere, isolamento, 41 bis e differenziazione. 2/2/2013 Assemblea di lotta “Uniti contro la repressione” www.senzacensura.org R epressione e L otte Stato di guerra, terreno di rivolta C ronologia R agionata . 22 OTTOBRE PANAMA e con lo storico nome “IRA - Irish Republican Army”. http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=16284 di armi da guerra, aerei militari e droni. www.nuovacolombia.net Demo contro le nuove leggi agrarie, rivolta popolare contro le aggressioni della polizia ai dimostranti. www. resumenlatinoamericano.org 2 NOVEMBRE PIACENZA (ITALIA) 14 NOVEMBRE STIRSCIA DI GAZA (PALESTINA) La polizia carica il sit-in dei lavoratori IKEA in lotta da settimane. [email protected] Nuova offensiva sionista su Gaza, assassinato il leader delle Brigate Izziddin al-Qassam (di Hamas), in totale 11 morti e 115 feriti. www.pchrgaza.org 24 - 25 OTTOBRE SUDAN - ENTITA’ SIONISTA L’esercito israeliano bombarda un’industria: demo popolare nella capitale Khartoum contro l’attacco sionistaUSA. - Continuano nell’Entità Sionista le demo razziste contro gli immigrati sudanesi. www.workers.org 25 OTTOBRE BANI WALID (LIBIA) Migliaia continuano a fuggire dalla città per l’assedio delle milizie del nuovo regime e gli scontri che da molti giorni oppongono queste e il Consiglio di difesa della città. www.marx21.it - In tutto il paese continua intanto la persecuzione dei migranti sub-sahariani, con arresti mirati, lavori forzati e condizioni di detenzione brutali in campi gestiti da “ex ribelli”. www.tuttinlotta.org 4 NOVEMBRE STIRSCIA DI GAZA (PALESTINA) L’esercito sionista assassina un civile a un checkpoint. Assaltato anche un peschereccio con pescatori e alcuni attivisti internazionali a bordo. www.pchrgaza.org 7 NOVEMBRE COLOMBIA - ITALIA Il ministro della Guerra colombiano annuncia che a partire dal 2013 militari italiani verranno addestrati per svolgere “operazioni speciali” nella selva. www.peacelink.it 9 NOVEMBRE POLONIA - USA 25 OTTOBRE NEW YORK (USA) Il presidente USA annuncia l’insediamento di una forza militare USA permanente nella base aerea polacca di Lodz. http://news.yahoo.com Picchetto per la liberazione degli Holy Land Five e contro la repressione. www.stopfbi.net 9 NOVEMBRE ROMA (ITALIA) 25 OTTOBRE FIRENZE (ITALIA) La DIGOS impedisce agli studenti di interrompere la conferenza su “Armi cibernetiche e processo decisionale” sponsorizzata da Ministero della Difesa e industrie belliche. www.contropiano.org Processo contro il movimento fiorentino, 85 rinvii a giudizio su 86 accusati. www.cpafisud.org 27 OTTOBRE EUROPA Giornata internazionale di solidarietà coi prigionieri politici di guerra irlandesi. - CO ARMAGH (IRLANDA) Arresti a Lurgan a un picchetto in solidarietà. - AMBURGO (GERMANIA) La polizia tenta di impedire picchetto solidale. http://saoirse.info 27 OTTOBRE ROMA (ITALIA) Arrestata e consegnata allo Stato Spagnolo la nota militante di Batasuna Aurore Martin. Ieri la polizia francese aveva arrestato altri 3 militanti baschi. www.basquepeaceprocess.info 1 NOVEMBRE MAGHABERRY (IRLANDA) Eliminato un secondino del carcere locale. La nuova IRA rivendica l’attentato: “Una risposta diretta alle condizioni dei prigionieri politici Repubblicani a Maghaberry”. Real Ira (RIRA), Raad (Antidroghe) e altri gruppi armati indipendentisti avevano annunciato lo scorso agosto la loro unificazione in un unico gruppo con centinaia di attivisti www.senzacensura.org 15 NOVEMBRE FIRENZE (ITALIA) Presidio alla prefettura contro le condanne a 8 mesi ai 14 antifascisti i fatti di via della scala del 2009. www. cpafisud.org META’ NOVEMBRE ANTIOQUIA (COLOMBIA) META’ NOVEMBRE PENNSYLVANIA (USA) 10 NOVEMBRE ITALIA 17 NOVEMBRE CHOCO’ (COLOMBIA) 8 - 11 NOVEMBRE STIRSCIA DI GAZA (PALESTINA) 1 NOVEMBRE STATO FRANCESE - PAESE BASCO Giornata di sciopero generale internazionale contro l’austerity. - ITALIA - Centinaia di migliaia di persone mobilitate, pesanti cariche in varie città. - STATO SPAGNOLO - Lo sciopero paralizza le attività. - 142 arresti nella giornata. - MADRID - Pesanti scontri fin nella notte. www.resumenlatinoamericano.org Autorizzato l’utilizzo di “armi a letalità ridotta” (fucili lanciagas o a proiettili di gomma, reti di nylon, agenti irritanti, granate a stordimento, granate di luce e suono, dispositivi acustici per lunghe distanze) per reprimere cortei e manifestazioni. www.nuovacolombia.net 29 OTTOBRE UE Paramilitari di regime sfollano diverse famiglie nel dipartimento del Meta. www.nuovacolombia.net 14 NOVEMBRE UE Paramilitari massacrano 10 contadini a Santa Rosa De Osos. www.nuovacolombia.net Giornata nazionale di azione solidale con i lavoratori IKEA in lotta; azioni in diverse città fra cui Napoli, Firenze Milano, Bologna, Torino. www.sicobas.org INIZIO NOVEMBRE META (COLOMBIA) Demo contro la condanna del prigioniero politico portoricano Norberto Gonzalez Claudio. www.prolibertadweb.com 10 NOVEMBRE COLOMBIA Demo nazionale contro il governo Monti e le politiche di austerity. Oscurato il satellite Hotbird per impedire la ricezione in europa di canali televisivi siriani. www.sibialiria.org 14 NOVEMBRE NEW YORK (USA) 7 arresti durante un’azione contro la costruzione di 2 nuove carceri. www.decarceratepa.info Paralizzato dallo sciopero generale indetto dalle FARC il dipartimento del Chocò. www.nuovacolombia.net 17 NOVEMBRE KURDISTAN - TURCHIA Escalation di attacchi aerei sionisti, 5 civili e 2 partigiani assassinati, 52 i feriti. www.pchrgaza.org Prosegue dallo scorso 12 settembre lo sciopero della fame di 63 prigionieri politici kurdi nelle carceri turche. www.rsf-international.org 11 NOVEMBRE BAIONA (PAESE BASCO) - STATO FRANCESE 17 NOVEMBRE LUBIANA (SLOVENIA - JUGOSLAVIA) 15.000 alla demo per i prigionieri politici. http://gara. naiz.info Oltre 30 mila alla demo contro le politiche di austerità. www.contropiano.org 12 NOVEMBRE MOLDAVIA 17 NOVEMBRE FIRENZE (ITALIA) Il tribunale proibisce al partito comunista l’uso del simbolo della falce e martello. www.pcrm.md Demo antifascista al consolato greco in solidarietà agli antifa greci. www.cpafisud.org 12 NOVEMBRE ANZOLA EMILIA (BOLOGNA - ITALIA) 18 NOVEMBRE AGRINIO (GRECIA) Picchetto alla COOP (Centrale Adriatica) di 180 “socilavoratori” contro il peggioramento contrattuale. 13 NOVEMBREE COLOMBIA - ENTITA’ SIONISTA Il presidente colombiano annuncia l’acquisto da “Israele” Granate assordanti e gas contro ai manifestanti che volevano impedire l’apertura di una sede dei fascisti di Alba Dorata. - Attaccate le sedi di Alba Dorata a Karditsa e Xanthi. www.secoursrouge.org 21 NOVEMBRE COMPOSTELA (FILIPPINE) Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 43 R epressione e L otte L’esercito attacca guerriglieri maoisti, assassinato uno di questi. www.secoursrouge.org in corso nella striscia di Gaza. Iniziative anche in numerose città italiane. www.forumpalestina.org 29 - 30 NOVEMBRE ITALIA 21 NOVEMBRE COLOMBIA 25 NOVEMBRE GAZA (PALESTINA) Le FARC annunciano un cessate il fuoco unilaterale fino al 20 gennaio 2013 per favorire i dialoghi col governo colombiano. www.nuovacolombia.net Le autorità della Striscia proclamano l’amnistia per i fatti relativi allo scontro interno fra Fatah e Hamas del 2006. www.pchrgaza.org 17 Arresti domiciliari, provvedimenti cautelari e obblighi di dimora per l’occupazione della Geovalsusa, una delle ditte implicate negli appalti TAV. Rioccupato intanto il presidio di Chiomonte. www.notav.info 21 NOVEMBRE DERRY (IRLANDA) 25 NOVEMBRE GRECIA Attacco settario con armi da fuoco a una casa di repubblicani. http://saoirse.info 22 NOVEMBRE STRISCIA DI GAZA (PALESTINA) Si ferma dopo 8 giorni la forte offensiva sionista; assassinati 156 palestinesi, fra cui 103 civili, 1.000 i feriti. www. pchrgaza.org 22 NOVEMBRE PARIGI (STATO FRANCESE) PAESE BASCO Condannati a 20 anni di carcere 2 militanti di ETA.www. secoursrouge.org 22 NOVEMBRE PARIGI (STATO FRANCESE) Il tribunale da parere favorevole alla liberazione del prigioniero politico libanese George Ibrahim Abdallah, dopo 28 anni di carcere. www.secoursrouge.org 22 NOVEMBRE LONDRA (UK) Demo studentesca, contestazioni contro il NUS, il sindacato studentesco ufficiale; e scontri fra studenti e polizia. www.secoursrouge.org 22 NOVEMBRE ITALIA Eseguite 5 misure cautelari, e relative perquisizioni, in merito agli scontri avvenuti il 15 ottobre 2011 a Roma. www.informa-azione.info 23 NOVEMBRE KHAN YUNIS (PALESTINA) Ancora un civile assassinato dai sionisti e 20 feriti durante una demo palestinese. www.pchrgaza.org 23 NOVEMBRE CHHATTISGRAH (INDIA) L’esercito cattura 7 guerriglieri maoisti. www. secoursrouge.org 23 NOVEMBRE IL CAIRO (EGITTO) Rivolta popolare contro il governo Morsi, scontri e decine di feriti. Molte le sedi politiche prese d’assalto e incendiate (anche la sede di Al-Jazeera), bandiere anarchiche sventolano dalle finestre del quartier generale di Morsi. www.baruda.net 19 - 24 NOVEMBRE HAKKARI E BINGÖL (KURDISTAN TURCHIA) Scontri fra esercito e PKK, eliminati 5 militari, 8 partigiani assassinati. www.secoursrouge.org 22 - 24 NOVEMBRE INTERNAZIONALE Giornate di solidarietà con i compagni greci di “Lotta Rivoluzionaria” processati in questi giorni. http:// it.contrainfo.espiv.net 24 NOVEMBRE PAESE BASCO - STATO SPAGNOLO Il tribunale “antiterrorismo” della “Audiencia Nacional” indurisce, col rifiuto di un ricorso presentato da 24 prigionieri politici, le misure che permettono l’ergastolo di fatto contro i prigionieri baschi. www.basquepeaceprocess.info 16 - 25 NOVEMBRE INTERNAZIONALE Demo in molte parti del mondo contro l’attacco sionista Pag. 44 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 Lacrimogeni contro le proteste di 500 migranti in un centro di detenzione, almeno 4 migranti feriti. www. secoursrouge.org 25 NOVEMBRE PALERMO (SICILIA) La prigioniera anarchica Maddalena Calore è oggetto da diverse settimane di continue rappresaglie da parte dei secondini. Maddalena Calore, Casa circondariale Pagliarelli, Piazza Pietro Cerulli, 1, 90129 - Palermo 26 NOVEMBRE WEST BANK (PALESTINA) FINE NOVEMBRE GROSSETO (ITALIA) Muore a 79 anni l’avvocato Attilio Baccioli, strenuo difensore di numerosi militanti comunisti in questi decenni. INIZIO DICEMBRE COLOMBIA L’esercito bombarda 3 accampamenti delle FARC nonostante il cessate il fuoco; diverse vittime anche civili. www.nuovacolombia.net 1 DICEMBRE SILIANA (TUNISIA) Diverse demo e scontri con la polizia, complessivamente 300 feriti dall’inizio della rivolta. www.secoursrouge.org I sionisti arrestano parlamentari di Hamas e Leaders della Jihad Islamica. www.pchrgaza.org 1 DICEMBRE SLOVENIA - JUGOSLAVIA 26 NOVEMBRE IRLANDA Si radicalizza la protesta contro le politiche di austerità: 30 arresti e scontri fra polizia e decine di migliaia di manifestanti in varie città. www.contropiano.org I prigionieri di guerra irlandesi della Continuity Irish Republican Army sospendono le proteste per verificare se adesso l’amministrazione penitenziaria rispetterà gli accordi dell’agosto 2010, il cui mancato rispetto aveva dato il via a questi 18 mesi di lotte dei prigionieri. www. rsf-international.org/ 27 NOVEMBRE INDIA Attacco della guerriglia naxalita a un distaccamento di polizia. www.secoursrouge.org 28 NOVEMBRE EGITTO Continuano le demo contro i poteri assunti dal presidente, muore un 3° manifestante. www.secoursrouge.org 28 NOVEMBRE GIORDANIA L’osservatore generale dei Fratelli Musulmani emette una fatwa (decreto religioso) che proibisce l’importazione del petrolio iraniano. www.almanar.com.lb 28 NOVEMBRE BOLOGNA (ITALIA) La DIGOS che presidiava la sede di Casapound arresta 3 dopo un lancio notturno di molotov contro la vetrina. www.informa-azione.info 25 - 29 NOVEMBRE NOTRE DAME DES LANDES (STATO FRANCESE) Demo con 8-10.000 manifestanti e oltre 100 feriti negli scontri nell’area -occupata da settimane, sgomberata e rioccupata- dove è prevista la costruzione del nuovo aeroporto “ZAD”. Arrivano intanto le prime condanne, fino a 5 mesi di carcere da scontare, per 3 occupanti. www.secoursrouge.org 29 NOVEMBRE COLOMBIA Ancora 8 arresti di militanti dell’organizzazione “Marcia Patriottica”. www.nuovacolombia.net 29 NOVEMBRE ASHULIA (BANGLA DESH) Scontri fra operai e polizia dopo un incendio in fabbrica che ha ucciso 112 operai. www.secoursrouge.org 27 - 30 NOVEMBRE KURDISTAN - TURCHIA Il PKK elimina un militare. - Offensiva dell’esercito, 8 militanti del PKK assassinati. - 34 arresti contro militanti del KCK, accusato di essere la costola urbana del PKK. www.secoursrouge.org 2 DICEMBRE STRISCIA DI GAZA (PALESTINA) Con una nuova violazione dell’accordo sul cessate il fuoco, le forze sioniste arrestano 14 pescatori, facendo salire a 29 i pescatori arrestati, e confiscano 3 pescherecci, per un totale di 9. www.pchrgaza.org 2 DICEMBRE FILIPPINE Due guerriglieri maoisti assassinati in due diversi scontri, eliminato un soldato. www.secoursrouge.org 2 DICEMBRE MILANO (ITALIA) Accoltellato dai fascisti un militante dell’associazione Dax. Centinaia al corteo antifascista in risposta all’aggressione. www.daxresiste.org 4 DICEMBRE VRAEM (PERU’) Arrestati 3 guerriglieri maoisti di Sendero Luminoso. www.secoursrouge.org 4 DICEMBRE BANGLA DESH Scontri con la polizia alla demo di 10.000 tessili per migliori condizioni lavorative. www.secoursrouge.org 4 DICEMBRE GRECIA Il Fronte Antifascista - Federazione Anarchica Informale (FAI) rivendica un ordigno alla sede di Alba Dorata ad Aspropirgos. http://it.contrainfo.espiv.net 4 DICEMBRE MARIBOR (SLOVENIA - JUGOSLAVIA) Ancora 10.000 alle proteste antigovernative, scontri e 120 arresti. Demo in diverse altre città. www.cnj.it 4 DICEMBRE LIONE (STATO FRANCESE) Demo NoTAV, manifestanti caricati con lacrimogeni fin dentro i bus. www.baruda.net 4 DICEMBRE PARIGI (STATO FRANCESE) Demo per la liberazione di George Ibrahim Abdallah. www.secoursrouge.org 4 DICEMBRE ITALIA Liberati i prigionieri NoTAV Maurizio e Alessio. www. informa-azione.info www.senzacensura.org R epressione e L otte 5 DICEMBRE KURDISTAN - TURCHIA 12 DICEMBRE GENOVA (ITALIA) 24 DICEMBRE VOTTEM (BELGIO) L’esercito assassina 13 guerriglieri del PKK e sequestra diversi materiali. www.secoursrouge.org 4 arresti domiciliari e 7 con doppia firma col pretesto della mobilitazione per lo sgombero di una casa occupata. Demo solidale coi migranti reclusi al centro di detenzione. www.secoursrouge.org 7 DICEMBRE PORTORICO - USA Liberato il dirigente portoricano Norberto Gonzalez Claudio. www.prolibertadweb.com 7 DICEMBRE ATENE E SALONICCO (GRECIA) Demo di 2.000 e 1.000 manifestanti e scontri nel 4° anniversario dell’assassinio di Alexandros Grigoropoulos. www.secoursrouge.org 7 DICEMBRE CORSICA L’FLNC (Fronte di Liberazione Nazionale Corso) mette a segno e rivendica 31 azioni clandestine contro la speculazione immobiliare. http://infurmazione.unita-naziunale. org/27282 5 - 9 DICEMBRE FILIPPINE 13 DICEMBRE FILIPPINE Attacco della NPA a un commissariato, recuperate armi e trasmittenti. www.secoursrouge.org 13 DICEMBRE FIRENZE Oltre 1.000 persone, autoctone e immigrate, alla demo a un anno dall’assassinio fascista di un immigrato senegalese. www.cpafisud.org 15 DICEMBRE CHHATTISGRAH (INDIA) Assalto dell’esercito a un campo guerrigliero, 8 maoisti uccisi e 9 catturati. www.secoursrouge.org 17 - 18 DICEMBRE GRECIA COTABATO - L’esercito prende 6 basi della guerriglia maoista (NPA). - LEYTE - Offensiva della NPA (New People Army) elimina 2 militari. www.secoursrouge.org Rifiutata la liberazione di Savvas Xiros, prigioniero del “17 novembre” gravemente infermo. 65 prigionieri in Grecia hanno fatto 2 giorni di sciopero della fame in solidarietà con Savvas. www.secoursrouge.org 5 - 9 DICEMBRE INDIA 19 DICEMBRE STATO SPAGNOLO - PAESE BASCO I prigionieri maoisti iniziano uno sciopero della fame per la liberazione di 2 compagni gravemente malati. - La guerriglia naxalita elimina un dirigente di polizia e l’agente di protezione. - Arrestato un dirigente naxalita - MAHARASHTRA - La polizia assassina una guerrigliera - ODISHA E CHHATTISGARH - Numerosi arresti contro la guerriglia. www.secoursrouge.org 9 DICEMBRE GUATEMALA La polizia reprime violentemente una demo popolare contro l’apertura di una miniera d’oro. www.secoursrouge. org 11 DICEMBRE ARABIA SAUDITA Il ministro dell’interno promulga la grazia per i condannati a morte che andranno a combattere in Siria contro il governo siriano. www.silviacattori.net/article4033.html Il tribunale supremo condanna 6 giovani a 6 anni e 1/2 di carcere per appartenenza all’organizzazione giovanile Segi. Demo di centinaia contro le condanne. 3 di loro annunciano la loro latitanza: “Crediamo che continuare il nostro lavoro politico sia la miglior risposta che possiamo dare alla sentenza, per cui abbiamo deciso di nasconderci”. http://gara.naiz.info 19 DICEMBRE NOTRE DAME DES LANDES (STATO FRANCESE) 12 DICEMBRE HAITI Arrestati 5 studenti che protestavano per l’assassinio di uno studente da parte della polizia. www.secoursrouge.org 12 DICEMBRE PANAMA La polizia assassina al confine colombiano un guerrigliero delle FARC e ne cattura 7. www.secoursrouge.org 12 DICEMBRE KURDISTAN - TURCHIA L’esercito assassina 42 partigiani del PKK e ne cattura 2. www.secoursrouge.org 12 DICEMBRE ANDENNE (STATO FRANCESE) Demo e blocco ferroviario contro le carceri. www. secoursrouge.org www.senzacensura.org 27 DICEMBRE STATO FRANCESE Condanne da 18 mesi a 7 anni di carcere contro 15 militanti del DHKP-C. www.secoursrouge.org 28 DICEMBRE MESSICO 13 fra i prigionieri incarcerati alle demo del 1° dicembre hanno iniziato uno sciopero della fame per la loro liberazione. www.secoursrouge.org 28 DICEMBRE PAESE BASCO Continuano le demo dell’ultimo venerdì del mese, migliaia per la liberazione dei prigionieri politici ed esiliati baschi. www.basquepeaceprocess.info 28 DICEMBRE BRUXELLES (BELGIO) Sit-in all’ambasciata tedesca in solidarietà al prigioniero politico turco Sadi Özpolat incarcerato in Germania e in sciopero della fame da 18 giorni contro l’imposizione di una divisa da carcerato. [email protected] 30 DICEMBRE MAROCCO La polizia attacca e disperde una demo contro l’aumento dei costi di acqua ed elettricità. www.secoursrouge.org Evitato con un accordo in extremis uno sciopero che avrebbe paralizzato i 14 principali porti dell’East Coast. 14.500 portuali si erano mobilitati per la rinegoziazione per altri 6 anni del contratto in scadenza. www.contropiano.org Ancora 20 denunce contro i lavoratori IKEA in lotta. www.liberta.it Ondata di saccheggi popolari ai supermercati; diversi morti e centinaia di arresti. www.resumenlatinoamericano. org Le forze sioniste assassinano un ragazzo palestinese a un checkpoint. www.pchrgaza.org Operazione dell’esercito assassina ancora 13 guerriglieri del PKK e ne cattura 6. www.secoursrouge.org 19 DICEMBRE PIACENZA (ITALIA) Liberati 56 dei 70 arrestati alle recenti demo antipresidenziali. www.secoursrouge.org 12 DICEMBRE HEBRON (PALESTINA) 27 DICEMBRE KURDISTAN - TURCHIA INIZIO GENNAIO USA 20 - 21 DICEMBRE ARGENTINA La polizia attacca con spray al pepe la demo per il diritto al lavoro. [email protected] 25 operai della Tata Steel feriti durante scontri con le guardie private dell’officina. www.secoursrouge.org Continuano gli scontri all’aeroporto “ZAD”, ancora un ferito e 4 arresti. www.secoursrouge.org 11 DICEMBRE MESSICO 11 DICEMBRE MICHIGAN (USA) 27 DICEMBRE JAMSHEDPUR (INDIA) 20 DICEMBRE SUDAFRICA Demo contro la sospensione dal lavoro di 600 minatori per aver partecipato a uno sciopero “illegale”, 5 minatori feriti dalla polizia. www.secoursrouge.org 22 DICEMBRE LUBIANA (SLOVENIA - JUGOSLAVIA) Migliaia alla demo contro il governo e l’austerità, nell’anniversario del plebiscito che sancì l’indipendenza della Jugoslavia socialista. www.cnj.it 3 GENNAIO UARGALA (ALGERIA) Scontri fra disoccupati e polizia. www.secoursrouge.org 3 GENNAIO TURCHIA - KURDISTAN 40 kurdi militanti del KCK condannati a pene da 3 mesi a 17 anni per appartenenza a una “organizzazione terrorista”. www.secoursrouge.org 6 GENNAIO PERU’ Prorogato per 2 mesi lo stato di emergenza contro la guerriglia maoista in diverse regioni. www.secoursrouge.org 7 GENNAIO GERMANIA 22 DICEMBRE STATO FRANCESE - PAESE BASCO Il prigioniero turco Sadi Özpolat termina dopo un mese lo sciopero della fame vedendo accolte le sue richieste. [email protected] Liberata sotto cauzione dopo 1 mese e mezzo la militante di Batasuna Aurore Martin. 7 GENNAIO ITALIA 23 DICEMBRE BIHAR (INDIA) Ancora 6 condanne a 6 anni ciascuna per i fatti del 15 ottobre ‘11, con accuse ormai usuali per devastazione e saccheggio. www.baruda.net Arrestato un comandante naxalita di zona. www. secoursrouge.org 24 DICEMBRE UE Sciopero della fame a rotazione di diversi prigionieri anarchici per la liberazione di Marco Camenish. www. secoursrouge.org 8 GENNAIO INDIA Imboscata maoista elimina 10 paramilitari. www. secoursrouge.org 8 GENNAIO KURDISTAN - TURCHIA Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 45 R epressione e L otte Ancora scontri fra PKK e “forze di sicurezza”, assassinati 9 guerriglieri, eliminato un militare. www.secoursrouge.org Oltre 10.000 alla demo in difesa degli squat recentemente nel mirino della polizia. www.secoursrouge.org 18 GENNAIO TURCHIA 8 GENNAIO BELGIO 14 GENNAIO REGGIO EMILIA (ITALIA) Sit’in all’ambasciata francese per la libertà di Jorges Ibrahim Abdallah, a 2 giorni dalla decisione del tribunale francese in merito. www.secoursrouge.org Muore a 62 anni Prospero Gallinari, già militante delle Brigate Rosse. Vasta operazione di polizia contro la sinistra extraparlamentare, 85 arresti fra cui 15 avvocati, obiettivo anche il popolare Grup Yorum, i cui strumenti musicali e registrazioni sono stati tutti distrutti. [email protected] 8 GENNAIO ROMA (ITALIA) Presidio contro l’estradizione del militante basco Lander Fernandez. Un’azione analoga anche lo scorso dicembre. http://uncasobascoaroma.noblogs.org/ 8 GENNAIO FORLI’ (ITALIA) Sgomberato dopo 1 mese e mezzo il MaceriA occupato. Convocato presidio solidale. www.contrastohc.com 10 GENNAIO MALI Inizia l’intervento militare neocoloniale Francese sotto copertura ONU. 10 GENNAIO PARIGI (STATO FRANCESE) Assassinati 3 attivisti kurdi. www.info-turk.be - Nel 2012 sono stati circa 40 gli attivisti assassinati in modo extragiudiziario dalle forze di sicurezza turche. [email protected] 10 GENNAIO STATO FRANCESE Il tribunale decide la liberazione dopo 28 anni di carcere del militante libanese Jorges Ibrahim Abdallah. www. secoursrouge.org 10 - 11 GENNAIO SUDAFRICA Riprende lo sciopero di novembre degli operai agricoli, scontri con la polizia che usa proiettili di gomma e gas, almeno 62 arresti. www.secoursrouge.org 11 GENNAIO ENTITA’ SIONISTA - PALESTINA Il presidente del regime sionista ammette la partecipazione del regime di Tel Aviv nell’assassinio di Arafat. www.granma.cu 12 GENNAIO BILBO (PAESE BASCO) 115.000 alla demo nazionale per la liberazione dei prigionieri politici ed esiliati baschi. http://gara.naiz.info 12 GENNAIO PISA (ITALIA) Vetrate infrante alla compagnia assicurativa Suisse Helvetia in solidarietà con Marco Camenish. www.secoursrouge. org 12 GENNAIO COSENZA (ITALIA) 15 GENNAIO FILIPPINE Un soldato eliminato in seguito a operazioni antiguerriglia dopo la tregua natalizia. www.secoursrouge.org META’ GENNAIO DONOSTIA (PAESE BASCO) Demo di centinaia di giovani per il diritto al lavoro politico e contro la recente condanna ai giovani di Segi. www. basquepeaceprocess.info Termina il cessate il fuoco unilaterale delle FARC. www. nuovacolombia.net 16 GENNAIO DHAKA (BANGLA DESH) Sciopero generale contro l’aumento del carburante e scontri con la polizia che usa idranti e gas. www. secoursrouge.org 16 GENNAIO LE KEF (TUNISIA) Pesanti scontri fra giovani e polizia durante lo sciopero generale. www.secoursrouge.org 17 GENNAIO SUDAFRICA La polizia uccide un operaio agricolo durante lo sciopero che continua il suo svolgimento. www.secoursrouge.org 17 GENNAIO LIBANO Proseguono le proteste contro Parigi per la mancata liberazione di George Abdallah. Demo di centinaia agli Istituti di Cultura francesi a Tripoli, Saida, Nabatiyeh, Baalbek e Tyre. Gli attivisti si impegnano a non permettere più lo svolgimento della normale attività dei centri fino a quando il militante sarà detenuto nello Stato Francese. Prosegue da 4 giorni un ininterrotto sit-in di fronte all’ambasciata Francese a Beirut. - George Ibrahim Abdallah, 61 anni, è stato leader del Libanese Armed Revolutionary Factions, gruppo nato dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Operazioni Speciali (PFLP-SOC). Ha compiuto diverse azioni nello Stato Francese, fino al suo arresto, nel 1984 e senza alcuna prova, per l’omicidio di un colonnello USA e un diplomatico sionista. http://nena-news.globalist.it 13 - 17 GENNAIO MARDIN (KURDISTAN) - TURCHIA 17 GENNAIO COMPOSTELA (FILIPPINE) 14 GENNAIO STATO FRANCESE In seguito alle pressioni USA il ministro degli interni decide di non firmare l’estradizone verso il libano di Jorges Ibrahim Abdallah, bloccando così la sua liberazione. http://nena-news.globalist.it 14 GENNAIO ATENE (GRECIA) Pag. 46 - Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 Oltre 1.000 partecipano al funerale di Prospero Gallinari. www.baruda.net Il tribunale decreta l’estradizione verso lo Stato Spagnolo contro il militante basco Lander Fernandez. www. contropiano.org 12 - 13 GENNAIO PALESTINA Demo lealista e scontri fra unionisti, polizia e militanti repubblicani; da 5 settimane proseguono nell’isola significativi scontri fra lealisti e repubblicani. http://saoirse.info 19 GENNAIO COVOLO (REGGIO EMILIA - ITALIA) 20 GENNAIO COLMBIA Incendiata sede di Forza Nuova, ingenti i danni. www. secoursrouge.org 13 GENNAIO BELFAST (IRLANDA) Si moltiplicano in Libano, Palestina e Stato Francese le mobilitazioni per Georges Abdallah. Un arresto a Parigi. www.secoursrouge.org META’ GENNAIO ROMA (ITALIA) Blitz della polizia “antiterrorismo”, assassinato un leader del PKK. - Il PKK elimina un poliziotto www.secoursrouge.org Ancora 2 palestinesi assassinati dai sionisti. www.pchrgaza.org 19 GENNAIO INTERNAZIONALE La guerriglia cattura un militare e un poliziotto a Laak. www.secoursrouge.org 20 GENNAIO KANKER (INDIA) Due guerrigliere assassinate dall’esercito. www. secoursrouge.org 20 GENNAIO ISTANBUL (TURCHIA) Arrestato con accuse per il DHKP-C anche l’avvocato Selçuk Kozagaçli, mentre si apprestava a istruire un processo contro il primo ministro Erdogan per i crimini turchi in territorio siriano. [email protected] 20 GENNAIO MACEDONIA - JUGOSLAVIA Demo e scontri contro l’austerity, feriti 11 poliziotti e 2 deputati., e diversi manifestanti. www.secoursrouge.org 22 GENNAIO MISAMIS ORIENTALE (FILIPPINE) Una colonna della NPA conquista la città di Kinoguitan. www.secoursrouge.org 23 GENNAIO SLOVENIA - JUGOSLAVIA Lo sciopero del settore pubblico contro l’austerity paralizza la regione, circa 100.000 lavoratori sui 160.000 hanno aderito. www.wsws.org 21 - 25 GENNAIO INDIA La guerriglia assalta posto di polizia, un poliziotto ferito. - Parecchio materiale ed esplosivo sequestrato invece in diverse operazioni anti-guerrigliere. - BOKARO Attentato naxalita, feriti 6 militari. MAHARASHTRA - La polizia assassina a sangue freddo 6 guerriglieri. www. secoursrouge.org 24 GENNAIO HONDURAS Migliaia di sostenitori dell’ex presidente Zelaya alle demo contro il modello neoliberale e contro le nuove leggi promulgate dall’attuale governo. www.resumenlatinoamericano.org 24 GENNAIO IRLANDA 18 GENNAIO INDIA Muore Dolours Price, ex prigioniera repubblicana protagonista del death fast e sorella di Marion Price, attualmente incarcerata con una montatura. http://saoirse.info La guerriglia abbatte un elicottero dell’esercito, ferito un militare. www.secoursrouge.org 25 GENNAIO CAUCA (COLOMBIA) 18 GENNAIO BRASILE Le FARC catturano 2 poliziotti. www.nuovacolombia.net Arrestato il militante basco in esilio Joseba Gotzon Vizan per cui lo Stato Spagnolo chiede l’estradizione. www. resumenlatinoamericano.org - Si prevede che nei prossimi giorni possa venir accolta la richiesta di asilo politico prodotta alcuni giorni fa dagli avvocati dell’attivista, e in base alla quale Joseba potrebbe essere rilasciato dalle carceri brasiliane in tempi molto brevi. 19 - 27 GENNAIO STATO FRANCESE Mobilitazioni in numerose città per la liberazione negata di Georges Ibrahim Abdallah. www.secoursrouge.org 27 GENNAIO NEGROS OCCIDENTALE (FILIPPINE) www.senzacensura.org R epressione e L otte La guerriglia elimina 9 “agenti di sicurezza” con un’imboscata. www.secoursrouge.org Migliaia alle demo antifasciste contro un’iniziativa del partito dell’estrema desta FPÖ. www.secoursrouge.org 11 - 12 FEBBRAIO MALI 25 - 28 GENNAIO IRAQ 1 FEBBRAIO SVIZZERA Crescono le demo contro il governo-fantoccio. - BASSORA - Arrestato e poi rilasciato uno dei leader delle proteste. - FALLUYA - Morti e feriti nei tentativi delle “forze di sicurezza” di reprimere le proteste. www. iraqsolidaridad.org Ancora rigettata la libertà condizionale per Marco Camenish. http://radioazione.noblogs.org/?p=2160 Arrestato e poi rilasciato dai servizi segreti del Mali (leggi servizi francesi) il popolare dirigente della sinistra Oumar Mariko. www.michelcollon.info 28 GENNAIO STATO FRANCESE La decisione sulla liberazione di Georges Ibrahim Abdallah, fissata per oggi, è stata rimandata al 28 febbraio. www.secoursrouge.org 28 GENNAIO IRAKLIO (CRETA) Demo in solidarietà con gli squat attaccati dalla polizia ad Atene. www.secoursrouge.org 29 GENNAIO CARACAS (VENEZUELA) Arrestato con una montatura il coordinatore nazionale del Movimento dei Senza Casa (Sin Techos). http://laguarura.net 29 GENNAIO SIRIA - ENTITA’ SIONISTA L’esercito israeliano bombarda territorio siriano al confine col Libano, in appoggio alle milizie “ribelli” siriane. www.globalresearch.ca 29 GENNAIO BRUXELLES (BELGIO) 2 FEBBRAIO ATENE (GRECIA) 4 arresti fra cui 2 accusati per il gruppo “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”. www.secoursrouge.org 28 GENNAIO - 4 FEBBRAIO PARIGI (STATO FRANCESE) Diverse azioni contro le sezioni sindacali dei secondini del carcere di Roanne e in solidarietà con le lotte dei detenuti. https://nantes.indymedia.org 4 FEBBRAIO ZURIGO (SVIZZERA) Attacco al consolato francese per la liberazione immediata di Georges Ibrahim Abdallah. www.secoursrouge.org 4 FEBBRAIO TRENTO (ITALIA) Azioni solidali con Georges Ibrahim Abdallah: BEIRUT - Azione con un elicottero telecomandato contro l’ambasciata francese. GAZA - Attacco con molotov contro il consolato francese. www.secoursrouge.org FINE GENNAIO STATO SPAGNOLO - PAESE BASCO La “Audiencia Nacional” aumenta le condanne ad altri 3 prigionieri politici baschi. A nulla è valso che persino il tribunale europeo di Strasburgo abbia condannato il meccanismo che permette l’allungamento delle pene usato dallo Stato Spagnolo. www.basquepeaceprocess.info INIZIO FEBBRAIO MONACO (GERMANIA) Demo e iniziative contro la “conferenza sulla sicurezza” della NATO. http://sicherheitskonferenz.de 1 FEBBRAIO FILIPPINE La NPA elimina ancora 2 soldati in 2 differenti attacchi. www.secoursrouge.org Giornate di solidarietà con Marco Camenish, anarchico ecologista prigioniero da oltre 20 anni nelle carceri italiane e svizzere. - MILANO - Presidio al Palazzo Svizzero. www.informa-azione.info 8 FEBBRAIO GERUSALEMME (PALESTINA) Diversi scontri con le forze sioniste durante le iniziative in solidarietà coi prigionieri in sciopero della fame, feriti numerosi civili. www.secoursrouge.org 8 FEBBRAIO GRECIA Gli operai della fa fabbrica Vio.Me. (Industria Mineraria) avviano la produzione sotto il controllo dei lavoratori. www.infoaut.org 8 FEBBRAIO STATO FRANCESE - BELGIO Un operaio di Arcelor perde un occhio a causa di colpo di flash-ball ricevuto alla scorsa demo sindacale a Strasburgo. www.secoursrouge.org 9 FEBBRAIO TERAMO (ITALIA) Demo contro le condanne per “devastazione e saccheggio” per la manifestazione di Roma del 15 ottobre 2011. [email protected] 9 FEBBRAIO ALESSANDRIA (ITALIA) Sergio Maria Stefani e Alfredo Cospito continuano dal 29 gennaio uno sciopero della fame per ottenere i colloqui con le proprie compagne. Sergio Maria Stefani / Alfredo Cospito, C.C. San Michele, Strada Casale 50/a, 15122 Alessandria 1 FEBBRAIO ANKARA (TURCHIA) 10 FEBBRAIO ROMA E MILANO (ITALIA) Attacco suicida con esplosivi all’ambasciata USA, eliminato un militare di guardia. Nella rivendicazione, il DHKPC accusa gli USA per i massacri in Irak, Afghanistan, Libia, Siria ed Egitto, e il regime turco di esserne complice. www.secoursrouge.org Demo in solidarietà con la lotta del popolo tunisino. [email protected] 11 FEBBRAIO DIYARBAKIR (KURDISTAN) - TURCHIA 1 FEBBRAIO VIENNA (AUSTRIA) Un manifestante assassinato durante scontri con la polizia. www.secoursrouge.org www.senzacensura.org 12 FEBBRAIO NAPOLI 6 microspie trovate in case e auto di diversi militanti. www.informa-azione.info 13 FEBBRAIO CILE - WALL MAPU 14 FEBBRAIO ODISHA (INDIA) 24 - 30 GENNAIO EGITTTO FINE GENNAIO LIBANO E PALESTINA Continua dallo scorso settembre e da 25 udienze il processo contro 2 militanti delle “Cellule Rivoluzionarie”, (RZ), attualmente di 71 e 80 anni. www.secoursrouge.org 5 - 6 FEBBRAIO INTERNAZIONALE Divampa la protesta popolare dopo l’assassinio a Tunisi di Chokri Belaid, leader del Fronte Popolare Tunisino. Assaltate tutte le sedi del partito Ennahda, al governo, e le questure. [email protected] Scontri al ministero del lavoro, gas, spray urticanti e 30 arresti. www.secoursrouge.org 12 FEBBRAIO FRANCOFORTE (GERMANIA) Demo a un tribunale contro la militarizzazione del territorio mapuche e in solidarietà con un militante mapuche sotto processo e in sciopero della fame, 20 arresti. www. secoursrouge.org Processo a 4 militanti del Secours Rouge e sit-in solidale con gli accusati. www.secoursrouge.org 30 GENNAIO ATENE (GRECIA) Arrestato un altro dirigente di Sendero Luminoso. www. secoursrouge.org Incendiato ripetitore Brennercom, con scritte: “Sirio e Massimo liberi”. www.informa-azione.info 6 FEBBRAIO TUNISIA Si moltiplicano le demo e le azioni contro il governo e lo stato di emergenza, 49 i morti in una settimana. www. secoursrouge.org 12 FEBBRAIO PERU’ Una dirigente naxalita e un secondo militante arrestati a Rollagedda. www.secoursrouge.org 14 FEBBRAIO ITALIA Perquisizioni a Trento, Rovereto, Treviso e Bologna contro anarchici accusati per aver interrotto una conferenza universitaria sulle “missioni di pace” italiane. www. informa-azione.info 15 FEBBRAIO CISGIORDANIA - PALESTINA Demo in solidarietà coi prigionieri in sciopero della fame e scontri con l’esercito sionista. www.secoursrouge.org 15 FEBBRAIO EGITTO Continuano incessanti in tutto il paese le demo contro il governo Morsi, 60 arresti solo oggi. www.secoursrouge.org 15 FEBBRAIO COLOMBIA Deserte le manifestazioni contro le FARC convocate dal Governo. - Le FARC rilasciano i 2 poliziotti catturati lo scorso gennaio e 1 militare. www.nuovacolombia.net 15 FEBBRAIO ITALIA “Operazione Brushwood”, al processo d’appello cade per tutti l’accusa di associazione sovversiva, condanne ridimensionate e un’assoluzione. www.informa-azione.info 15 FEBBRAIO ITALIA Revocati i domiciliari a Sirio e Ermanno per la così detta invasione degli uffici degli architetti della Geo Studio, impresa implicata nei lavori TAV. www.informa-azione.info 15 FEBBRAIO ITALIA Processo “Caccia allo sbirro”, assolti tutti gli imputati. www.vigilanzademocratica.org META’ FEBBRAIO ENTITA’ SIONISTA - PALESTINA Molto critiche le condizioni del prigioniero amministrativo palestinese Samer al-Eissawi -in sciopero della fame dallo scorso 1° agosto nelle carceri sioniste-, dopo l’indurimento della forma di sciopero per fare pressione sulle autorità. www.pchrgaza.org 15 - 16 FEBBRAIO ATENE (GRECIA) Politecnico, giornate di solidarietà con gli squat sotto Senza Censura n. 38 - mar.13 /ago.13 - Pag. 47 R epressione e L otte mira della polizia; scontri a Exarchia. www.secoursrouge. org 19 FEBBRAIO TURCHIA 22 FEBRAIO FORLI’ (ITALIA) 16 FEBBRAIO TURCHIA Raid di polizia in 28 città contro sindacati, associazioni della sinistra, avvocati e Grup Yorum; ancora 167 fermi fra cui 55 arrestati. [email protected] Nuova occupazione, nasce il “GiardinOccupato”. www. contrastohc.com La studentessa francese Sevil Sevimli è stata condannata con un processo farsa a oltre 5 anni per partecipazione a un’organizzazione armata e propaganda della stessa. www.secoursrouge.org 16 FEBBRAIO SALUZZO (ITALIA) 20 FEBBRAIO PARIGI E CLERMONT-FERRAND (STATO FRANCESE) Ancora 2 azioni per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah. www.secoursrouge.org Presidio al carcere in solidarietà con le lotte dei detenuti. http://radioblackout.org 17 FEBBRAIO PALESTINA Giornata di solidarietà coi prigionieri politici palestinesi. Demo alle carceri per la liberazione dei prigionieri e in solidarietà con Samer al-Eissawi, e gli altri prigionieri in sciopero della fame; diversi scontri e centinaia di feriti. 17 FEBBRAIO MALKANGIRI (INDIA) Arrestati ancora 2 dirigenti maoisti. www.secoursrouge.org 16 - 18 FEBBRAIO SIRIA - LIBANO Battaglia tra Hezbollah e “ribelli” siriani al confine libanese per il controllo di tre villaggi sunniti al confine. Obiettivo: prendere Homs. http://nena-news.globalist.it 18 FEBBRAIO STRISCIA DI GAZA (PALESTINA) Ancora un assalto sionista a un peschereccio, feriti 2 pescatori palestinesi. www.pchrgaza.org 18 FEBBRAIO RUSTENBURG (SUDAFRICA) 13 feriti durante scontri alla miniera di Siphumelele di proprietà Amplats (Anglo American Platinum). www. secoursrouge.org 18 FEBBRAIO SOFIA (BULGARIA) 11 arresti dopo diversi giorni di demo contro l’aumento dell’elettricità e per la ri-nazionalizzazione della compagnia elettrica. Il primo ministro annuncia un forte calo dei prezzi. www.secoursrouge.org 21 FEBBRAIO DAMASCO (SIRIA) Oltre 70 morti e 200 feriti nell’ennesima serie di attentati terroristi che colpisce la città dall’avvio della cruenta invasione mercenaria e della NATO quasi 3 anni fa. www. resumenlatinoamericano.org 21 FEBBRAIO DAWAO NORD (FILIPPINE) La guerriglia libera i 2 prigionieri catturati nelle scorse settimane. www.secoursrouge.org 21 FEBBRAIO ROMA Demo in solidarietà con il prigioniero politico palestinese Samer Issawi, in sciopero della fame da oltre 200 giorni. www.forumpalestina.org 22 FEBBRAIO PALESTINA Varie demo solidali coi prigionieri palestinesi in sciopero della fame, circa 100 feriti, fra cui 2 gravi per “fuoco reale”. www.secoursrouge.org 22 FEBBRAIO SIRIA - ENTITA’ SIONISTA 16 - 23 FEBBRAIO IRLANDA Diversi picchetti in solidarietà con le lotte dei prigionieri repubblicani a Maghaberry e con Martin Corey, repubblicano incarcerato senza processo. http://rsf.ie 23 FEBBRAIO PALESTINA Muore un prigioniero durante un interrogatorio sionista. Sciopero della fame di 3.000 prigionieri palestinesi. www. secoursrouge.org - NABLUS - Coloni ed esercito sionista attaccano di nuovo il villaggio di Qasra, 6 palestinesi feriti. www.pchrgaza.org 23 FEBBRAIO SIRIA I “ribelli” ricevono per la prima volta un carico significativo di armi pesanti; provengono da Kosovo e BosniaErzegovina. www.strategic-culture.org/pview/2013/02/23/ syrian-rebels-get-arms-from-kosovo-and-bosnia.html Questa cronologia vive delle informazioni che ci giungono e che realtà, collettivi di lotta e compagni ci vogliono inviare. Per assicurarvi della pubblicazione di iniziative o informazioni, mandatele voi stessi a [email protected] Cerchiamo traduttori e traduttrici volontarie, in quanto la maggior parte dei materiali arrivano in inglese, spagnolo, francese, basco, greco, tedesco, arabo, turco, portoghese; e anche per tradurre in lingua diversi materiali italiani. Se siete disponibili a una anche minima collaborazione in questo senso, comunicatecelo: [email protected] IL ministro sionista dell’energia “concede” provocatoriamente alla statunitense Genie Energy una licenza di sfruttamento del gas e del petrolio del Golan siriano occupato dal ’67. www.voltairenet.org 22 FEBBRAIO BIHAR (INDIA) Attentato maoista, eliminati 6 poliziotti. www.secoursrouge.org Senza Censura contributi per un’analisi critica e di classe della realtÀ Per chi volesse inviarci del materiale per la pubblicazione su “Senza Censura” deve indirizzare a: Associazione IQBAL MASIH (x Senza Censura) Via dei Lapidari 13/L - 40129 Bologna oppure inviare a: [email protected] A chi fosse interessato a leggere i materiali pubblicati sui numeri precedenti, ricordiamo che il nostro archivio è visitabile sul sito: www.senzacensura.org Ogni quota (abbonamento, sottoscrizione, richiesta arretrati, ecc.) dovrà essere inviata tramite vaglia postale, indicando nome, cognome e indirizzo del mittente e specificando la causale, all’indirizzo della Redazione riportato qui sopra. 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