CONSIGLIO PROVINCIALE DI MILANO
Processo verbale dell'adunanza del 22 settembre 2005
Addì, ventidue settembre duemilacinque, in Milano, nell'Aula consiliare di via Vivaio n. 1, si è riunito
il Consiglio provinciale per la trattazione degli argomenti iscritti agli ordini del giorno ordinario e
supplementari dall’uno al trentadue, diramati in data 13, 20 gennaio, 10, 17, 22 febbraio, 1, 10, 17
marzo, 7, 28 aprile, 5, 12, 19, 31 maggio, 14, 16, 23, 28, 30 giugno, 7, 12, 14 luglio, 31 agosto, 15 e 22
settembre 2005 con atti provinciali n. 1637/2005/4662/2004.
A norma dell'art. 34 dello Statuto, la Presidenza dell'adunanza viene assunta dal Presidente del
Consiglio provinciale, Vincenzo Ortolina.
Partecipa alla seduta il Segretario generale della Provincia, Avv. Antonino Princiotta, con l’assistenza
del Vice segretario, dott.ssa Liana Bavaro.
Alle ore 17.20 il Presidente del Consiglio invita il Segretario a procedere all'appello nominale dei
presenti.
Rispondono all'appello i seguenti trentasette Consiglieri:
Ortolina Vincenzo
Albetti Roberto
Angiuoni Pierluigi
Arazzi Costanzo
Arrigoni Vittorio
Barbaro Mario
Bruschi Marco detto Max
Calaminici Arturo
Caputo Roberto
Casati Ezio Primo
Cavicchioli Arianna
Clerici Michele
Dapei Bruno Giorgio
De Gaspari Mario A.F.
Elli Enrico
Esposito Francesco
Foglia Giuseppe Maria
Frassinetti Paola
Gaiardelli Andrea
Gatti Massimo Roberto
Gavazzi Attilio
Greco Luigi
Grimoldi Paolo
Guerra Luca
Lombardi Ruggiero
Maestri Pietro Maria
Meroni Fabio
Modugno Roberto
Musciacchio Camilla
Nobili Ernesto
Patta Antonello
Pezzoni Alessandro
Pioli Pier Mauro
Pozzati Vittorio
Re Marco
Scarano Giuseppe
Tranquillino Luigi
Sono altresì presenti gli Assessori provinciali: Barzaghi, Casati, Corso e Matteucci.
Assente giustificato il Consigliere Malinverno.
Constatato che l’adunanza è valida per legalmente deliberare, il Presidente del Consiglio, dichiarata
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aperta la seduta, così si esprime: “Abbiamo letto! Prego cortesemente il pubblico di togliere gli
striscioni, per favore. Toglietelo, giratelo, l’abbiamo letto, grazie. Abbiamo preso nota, ripeto, e
dunque invito a ritirare gli striscioni, per cortesia. Basta così, grazie. Prego cortesemente di arrotolare
gli striscioni perché dobbiamo cominciare il Consiglio. …. Va bene! No, chiedo cortesemente di
arrotolare gli striscioni. Per favore Gavazzi! Gavazzi, lei che è anche Assessore, per favore, sa che
nella sua aula queste cose non sono consentite. Non sono consentite, tanto più, nell’aula del Consiglio
provinciale.
Io non incomincio il Consiglio finché non sono stati ritirati da tutti i posti gli striscioni, grazie.
Gavazzi, il Presidente del Consiglio sono io, chiedo cortesemente di ritirare gli striscioni. Credo che il
tempo di esposizione sia stato più che sufficiente; sono costretto a chiedervi altrimenti di uscire
dall’aula. Per favore! Non iniziamo la seduta finché non viene arrotolato lo striscione. Scusate, la
protesta ha sortito i suoi effetti, c’erano anche le televisioni, abbiamo letto tutti, c’è un tempo per ogni
cosa. Non do la parola a nessuno finché non si ritira lo striscione. Non iniziamo finché non si ritirano
gli striscioni, compreso quello che ha esposto Gavazzi. Per cortesia, Gavazzi, lo faccia sparire.
Sospendo la seduta, grazie.
Gavazzi, la invito ancora una volta a ritirare il cartello. …. Va bene. Gavazzi, le do tre minuti, poi
chiedo agli agenti di ritirare loro il cartello. Per così poco, mi scusi? Per così poco? Mi
meraviglierebbe assai, conoscendo la sua saggezza interiore, anche se magari esteriormente non si
vede molto. Cosa sta aspettando, mi scusi? Io sono calmissimo, come vede. Calmissimo! …. Che non
prevede di portare cartelli in aula, però. …. Se vogliamo prenderci in giro, prendo atto di questa sua
affermazione. Cinque minuti, poi cominciamo solo se il cartello è stato rimosso; altrimenti chiederò
alla vigilanza di ritirarlo. Prima di cominciare chiedo che il cartello sia rimosso.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Barzaghi.
La seduta del Consiglio viene sospesa alle ore 17,25 e riaperta alle ore 17,42.
Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Mezzi e Ponti ed i Consiglieri Accame, Del Nero, De
Nicola e Fortunati. (presenti 41)
Presidente del Consiglio: “L’appello è già stato fatto. No, riprendiamo con gli interventi ex art. 83; le
do la parola per commentare il fatto. …. Inizio se viene ritirato il cartello. No, io comincio il Consiglio
quando sarà ritirato quel cartello. Però, scusi Gavazzi, fra cinque minuti lo faccio ritirare dalla
vigilanza, insisto. Sono stato paziente come un vecchio democristiano finora.
Sull’ordine dei lavori do la parola a Clerici.”
Consigliere Clerici: “Devo dire francamente la mia opinione, ognuno può fare quello che vuole e non
critico nessuno. Non è nel mio carattere fare manifestazioni di questo genere, però voglio dire che non
ci può essere la politica di due forni o dei due pesi e delle due misure. Io ricordo che la maggioranza
attuale, minoranza allora, fece una manifestazione analoga e mi permetta di ricordarle Presidente,
Presidente di adesso non escluso. Quindi lei oggi critica quello che ieri invece rivendicava come un
diritto. Questo non è bene, e non è bene per tutti. Mi fa piacere che democristianamente abbiate
raggiunto un accordo, però quello che va bene per voi deve andare bene anche per noi.”
Nel frattempo è rientrato in aula l’Assessore Barzaghi.
Presidente del Consiglio: “Regola che varrà comunque sicuramente e inflessibilmente da qui in avanti.
La parola a Dapei per gli interventi ex art. 83.”
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Consigliere Dapei: “Grazie Presidente, grazie al collega Gavazzi per il senso di responsabilità che
ancora una volta ha dimostrato, ma anche per le ragioni che ha voluto qui rappresentare, le ragioni che
i cittadini oggi sono...
Comunque i colleghi credo che mi sentano in ogni caso. Io mi sento. Presidente, a nome del gruppo di
Forza Italia, spero non solo a nome dei colleghi di Forza Italia, voglio qua commemorare l’alta figura
morale e storica di Simon Wiesenthal, che all’inizio di questa settimana ci ha lasciato, alla veneranda
età di novantasei anni. Una parziale consolazione, il fatto che due anni fa in maniera pubblica ebbe a
dichiarare di considerare concluso il lavoro che per decenni ha portato avanti senza che nessuna
autorità pubblica gli avesse mai conferito l’incarico che tutto il mondo gli ha poi riconosciuto, perché
se andate anche solo sul sito internet del Centro Wiesenthal troverete il lungo elenco di onorificenze
che nella sua vita Simon Wiesenthal ha ricevuto, che comunque gli sono state conferite anche quando
lui era altrove, perché era più impegnato nel suo lavoro, quindi dalla Legion d’Onore, al più alto titolo
onorifico della Repubblica Italiana, alla medaglia d’oro del Congresso Americano e quant’altro.
Simon Wiesenthal quando nacque pensava di essere nato in Polonia, di lì a poco, comunque dopo un
po’ di anni, per quello scellerato patto fra nazisti e comunisti la sua terra cambiò nome e oggi si
chiama Ucraina. Era, in un certo senso, in negativo, un predestinato, suo padre fu subito vittima delle
cosiddette famose purghe rosse che seguirono al patto fra Ribbentrop e Molotov. Perse durante la
guerra più di 80 parenti, fu anche lui internato in un campo di concentramento, una prima volta riuscì a
scappare, la seconda volta fu liberato nel 1945 dagli americani a Mauthausen, il 5 maggio 1945.
In quegli anni tutto il mondo era impegnato a chiedersi cosa fosse successo, come fosse stato possibile
e fu anche tutto il mondo libero e anche non libero impegnato a cercare i colpevoli per punirli. Ci fu il
Processo di Norimberga, che fu forse per decenni l’ultima cosa che le grandi potenze fecero insieme,
perché i giudici erano americani, erano russi, erano britannici. Però, quello che doveva essere un primo
di una lunga serie di processi, come mi insegna il mio amico e approfondito conoscente della materia
storica, soprattutto di quel periodo, non fu seguito da altri processi.
Dopo il primo processo di Norimberga il mondo iniziò, forse per motivi anche fisiologici, a pensare ad
altro. C’era la Guerra Fredda, si voleva anche voltare pagina, molte delle vittime del nazismo dicevano
allo stesso Wiesenthal che forse era meglio dedicarsi alle loro famiglie che erano rimaste in vita, il loro
lavoro. Wiesenthal rispondeva sempre: io credo nell’aldilà, quando arriverò nell’aldilà e troverò quei 6
milioni di ebrei voglio poter dire che non li ho dimenticati. Non fu mai un fanatico, quindi salì agli
altari della cronaca per una delle operazioni più brillanti, anche più famose della storia, perché tutti
davano Adolf Eichmann per morto durante gli ultimi giorni convulsi della battaglia di Berlino, quando
erano entrati i soldati russi, la moglie addirittura partecipò ai funerali del marito morto. Lui non si
perse d’animo e tanti anni dopo, decenni dopo, lo scovò in Argentina e diede vita a quello che fu il più
grande processo in Israele e l’unica condanna a morte eseguita dallo Stato d’Israele fu Eichmann. Non
cercava solo vendetta, perché quando lui decise, poi alla fine coronò con successo, la caccia a chi
arrestò Anna Frank, sapeva perfettamente che quella persona non sarebbe mai stata processata e
condannata perché stava eseguendo un ordine e c’era ormai una certa giurisprudenza per cui si era
deciso in altra maniera. Ma lui sapeva, tra l’altro per un aneddoto che ricordava sempre, andò una
volta…Un giorno andò a teatro, ad una rappresentazione su Anna Frank, perché poi Anna Frank aveva
un padre ancora in vita che raccontava e che diede massima pubblicità alla cosa, arrivarono dei ragazzi
tedeschi che lanciarono dei volantini che dicevano: guardate che non è vero niente, vi stanno
prendendo in giro, sono successe delle cose brutte ma Anna Frank è il parto di una fantasia di qualcuno
che si vuole fare pubblicità o comunque che vuole fare pubblicità ad un’idea o contro un’idea. Lui
parlò con queste persone e raccolse una sfida, gli dissero: noi a te non crediamo perché non c’eri. Se ci
porti l’uomo che l’ha arrestata, che è un tedesco, a lui crederemo. E lui lo scovò, dopo decenni di anni
di lavoro ma anche dopo tante spese ingenti, che arrivavano dalle donazioni, da tutto il mondo 500.000
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persone hanno contribuito in prima persona alle attività del suo centro, che poi aprì in maniera ufficiale
anni dopo. Tra l’altro lui ricorda sempre questa cosa, la notizia della confessione di quel signore che
lui aveva pescato in maniera avventurosa, da un nome pescato nei verbali, fece il giro del mondo. Quel
giorno fu ucciso Kennedy e tutto il mondo parlò di Kennedy e lui dovette aspettare a dare la notizia e
quant’altro.
Ricordo un’ultima cosa che l’ha reso famoso, la caccia a Mengele, che si fingeva addirittura italiano in
Argentina. 1.100 alti ufficiali e boia nazisti furono catturati, o comunque scovati dall’attività di Simon
Wiesenthal.
Dicevo, non cercava vendetta, lui innanzitutto cercava giustizia, soprattutto voleva che il mondo non
dimenticasse, sembra banale dirlo, ma perché certe cose non succedessero più. Lui diceva: io voglio
che quando si guarda indietro nella storia si possa dire che qualcuno ha potuto fare certe cose ma non
ha potuto farla franca. Perché se fosse stato comunque per il resto del mondo, per motivi di
opportunità, anche forse perché la vita va avanti, migliaia di persone che avevano trucidato,
ammazzato, violentato l’umanità, l’avrebbero fatta franca. Quindi si deve alla forza di quest’uomo che
ha messo in moto energie che nel mondo c’erano, se oggi noi possiamo dire ai regimi totalitari di oggi
e di domani che comunque il mondo non dimentica, che comunque non la si può fare franca. Quindi
noi dobbiamo essere grati a questa persona. Io chiudo con una delle varie frasi che ho sentito in questi
giorni che mi è piaciuta di più, con cui è stato ricordato solennemente al Congresso americano: seppe
non dimenticare la storia e la storia non lo dimenticherà.”
Nel frattempo è entrato in aula il Vice Presidente della Provincia Mattioli.
Presidente del Consiglio: “Grazie, io ringrazio davvero Dapei per questo ricordo. Credo di suggerire a
tutti noi l’opportunità anche di un momento di silenzio per questa illustre, importante e grande figura.”
Il Consiglio osserva un minuto di silenzio.
Presidente del Consiglio: “Vi ringrazio per la partecipazione. Do la parola al capo Gruppo Frassinetti.”
Consigliere Frassinetti: “Volevo tornare alla realtà e commentare quello che abbiamo letto sulle
cronache dei giornali in questi giorni, anche relativamente alla protesta che prima alcuni cittadini
hanno inscenato in quest’aula. Ritengo che il migliore approccio per poter cercare di risolvere questi
problemi sia un approccio costruttivo. Quindi, al di là di ogni facile demagogia, senza entrare anche
nei commenti di quello che è stato l’intervento di responsabili del Comune di Milano, ma guardando la
situazione da un lato di oggettività, si può verificare come ancora una volta a mio avviso la Provincia
investa dei fondi pubblici in maniera del tutto irrazionale, senza risolvere un problema, che rimane,
cercando di minimizzare, come oltretutto dalle dichiarazioni di Don Colmegna, cercando di attaccarsi
alla quantificazione di questi rom, senza pensare che il problema non sta tanto nella quantità, nel
numero, quaranta, venti, trenta, ma sta nella problematicità di un quartiere. Un quartiere molto
complesso, dove è ubicato un asilo, dove già ci sono problemi di sofferenza per un’immigrazione che
vede proprio in quelle strade, in quegli appartamenti, delle situazioni di grande disagio. Non
dimentichiamoci di quello che è successo in altre zone, sempre nella stessa area di Milano, per
riportarci a quanto accaduto in via Adda, da dove proprio con un piccolo nucleo di insediamenti poi a
macchia d’olio è diventato un problema che ha coinvolto tutta la popolazione. Popolazione che non
poteva più uscire di casa, situazioni di microcriminalità.
Poi non veniamo dopo, come è successo anche per la questione del mercatino cosiddetto dei russi,
dove c’è stato un dibattito anche in questo Consiglio al riguardo, non veniamo successivamente,
quando le situazioni sono già d’emergenza, quando l’emergenza è già realtà, a cercare di analizzare. Le
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analisi vanno fatte prima, io non sono assolutamente d’accordo che la Provincia si faccia carico di
pagare l’affitto a queste persone, non è questo il modo di risolvere i problemi. Bisogna cercare di
privilegiare, di dare l’opportunità a tante persone, a tanti anziani in quella specifica zona che hanno
bisogno di assistenza, di risolvere il problema della collocazione nelle vie ordinarie anche
relativamente a questi insediamenti.”
Consigliere Gavazzi: “Intervengo come Consigliere di Forza Italia e brianzolo, scandalizzato dal
trattamento che il Presidente Penati, di conseguenza la Provincia, riserva ad alcune persone. Come
Vice Sindaco nel mio paese, ho una richiesta di alloggi da famiglie di 220 persone che sono in una
graduatoria, che chiedono l’alloggio. Seregno, fino a prova contraria, fa ancora parte della Provincia,
io vorrei sapere qual è l’iter, la graduatoria, la legge, l’articolo di legge che è stato usato dal Presidente
Penati per prendere in affitto questo palazzo e mettere dentro dei nomadi, degli zingari, in via
Maranini. Come diceva prima la collega Frassinetti, Via Adda docet, ma forse il Presidente Penati non
se lo ricorda. Però, tralasciando questo e parlando sempre da brianzolo, io voglio consegnare al
Presidente Penati la graduatoria dei miei 220 concittadini e chiedere che diritti superiori hanno queste
persone per accedere negli appartamenti e i miei concittadini seregnesi, della Provincia di Milano,
devono stare in graduatoria perché il mio comune riesce ad assegnare al massimo dieci-quindici
appartamenti all’anno.
Quando si parla di solidarietà e quando si parla di razzismo, io voglio sapere in che stato d’animo si
trovano i miei concittadini, nel sapere che queste persone, non so se sono italiane o cittadini italiani,
hanno qualche diritto in più. Io prima scrivevo tre frasi: come si rovina un quartiere, prendere degli
zingari, nomadi, metterli lì dentro per rovinare il quartiere. Cioè, quando si parla di consultazione,
ascolto, collaborazione del cittadino, qualcuno ha interpellato qualcuno del quartiere prima di fare
questa operazione? Poi avevo scritto: come si calpesta il diritto. Noi siamo uno Stato di diritto, ma qua
ne stanno succedendo di tutti i colori, dalla Serravalle adesso anche in una questione di affittanza,
spese della Provincia, di appartamenti da affidare a persone che non seguono nessunissimo tipo di
graduatoria e che hanno le stesse difficoltà dei miei 220 concittadini. Soprattutto, ed è questo che mi
dà maggiormente fastidio facendo il Consigliere provinciale, in questo modo si screditano le
istituzioni.
Non è vero che prendendo in affitto un palazzo di proprietà di una cooperativa di Sesto, pagando
l’affitto con i soldi dei cittadini della Provincia di Milano, si vuole fare un dispetto al Sindaco Albertini
e gli si porta il problema in casa, perché questo bisogna dire. I Sindaci della sinistra l’appello di Penati
nel raccogliere i campi nomadi sul loro territorio l’hanno fatto cadere, l’hanno lasciato cadere. Beh, ci
sarà sempre l’eccezione, Assessore Barzaghi! Qualcuno, qualche kamikaze, a fine mandato lo trovate,
però nessuno li vuole. Si parlava anche del referendum fatto a Rho, non hanno raggiunto il quorum,
42%, ma il 95% del 42% che ha votato non voleva il campo nomadi. Io dico che a pensare male si fa
peccato, però ci si azzecca. Cosa fa il nostro maestro Penati? Da una cooperativa di Sesto prende in
affitto un palazzo in Milano, precisamente in via Maranini, e ci piazza dentro quaranta nomadi,
quarantacinque nomadi, e per socializzare li addestrerà a qualche lavoro specifico, perché vengono
portati dentro i quartieri per vedere di reintegrarli.
Allora a me sorge un’altra domanda: se uno si definisce nomade, come può diventare stanziale? Se è
nomade per definizione? Sono queste cose che non capisco e non riesco a capire della mentalità che sta
portando avanti, e il modo di far politica del Presidente Penati.
Termino immediatamente e ripeto ai colleghi Consiglieri che definirmi ex democristiano o
democristianità tra me e il Presidente, non mi offende, mi onora, prima per quello che ero, poi perché
mi avete messo sullo stesso piano del Presidente. Non pensate di offendere il mio passato, non ho nulla
da nascondere, perché ero uno fra i democristiani, come Ortolina, e come altri qui presenti.”
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Presidente del Consiglio: “Do la parola al capo Gruppo Casati, si prepari De Nicola.”
Consigliere Casati: “Io penso che ci sia modo e materia per scandalizzarsi in quest’aula, io prima in
una battuta dicevo che anche a me oggi veniva voglia di mettere uno striscione dicendo quello che si
usa nel gergo calcistico: Siniscalco, uno di noi. Certo, il problema sollevato dai Consiglieri di
opposizione è un problema. Loro hanno scelto quella strada per manifestare un disagio, io non
concordo con loro, ieri ho rilasciato un comunicato stampa nel quale sostenevo sostanzialmente che…
Il capo Gruppo Frassinetti prima divagava o usava la quantità, diceva che ventotto comunque è un
problema. Queste sono persone che sono rimaste in strada dopo lo sgombero di via Capo Rizzuto, se
un Sindaco si lamenta perché non riesce a risolvere il problema della casa dovrebbe soprattutto
prendersela con il suo Assessore che probabilmente non è stato capace di…. No, scusa, io non ho
elevato così alta importanza al Comune di Seregno, stavo parlando del Comune di Milano, mi riferivo
all’Assessore Maiolo.
Dopo che questa città è governata da Giunte di centrodestra, o molto simili, o di appartenenza, se non
ricordo male dal 1994, undici anni, bravo dal 1993, probabilmente qualche esame di coscienza questa
città se lo deve fare. Io rispetto la posizione di tutti, anche dei cittadini che oggi hanno voluto
manifestare il loro disagio, mi pare che numericamente erano addirittura inferiori ai rom che sono
ospitati in quella zona, però qualche retaggio culturale, qualche disagio uno potrebbe anche nutrirlo.
Nel mio comunicato stampa dicevo: certo che se una città ha dimore di ventotto persone delle quali
undici sono bambini, e se pensa che questa situazione porta al proliferare dell’illegalità o a creare uno
status di illegalità in quel territorio, io definivo questa città realmente alla frutta.
Non solo io, ma questa maggioranza, il Presidente, la stessa Giunta regionale sta lavorando su un
progetto, l’Assessore Borghini si sta impegnando in prima persona per mettere in sperimentazione i
villaggi solidali che certo troveranno sito in Comuni anche dell’hinterland, c’è già la disponibilità di
qualcuno, ma probabilmente c’è la paura di fare il nome, perché se si fa il nome succede lo scandalo.
Consigliere Gavazzi, la via è Varanini, non Maranini, se vuole le dico anche il territorio dove si trova
perché magari non se lo ricorda. No, è Varanini. Sì, a Milano, non è a Seregno quindi fa fatica a
coglierla la sua brianzolità caro “Uauazzi”. Sapete che il problema è sorto un mese e mezzo dopo il
periodo in cui queste persone avevano trovato ospitalità in quegli alloggi, fino a quando è uscito sui
giornali l’indirizzo, perché fino ad allora il territorio, le forze politiche, ecc., non si erano nemmeno
accorti. Questa è la verità.
Volevo concludere, prendetela non con il peso che io do in questo momento ma soltanto come
apostrofo da mantenere nella propria memoria. Abbiamo commemorato giustamente la persona
d’esempio, fra le categorie dei deportati…
Anch’io mi correggo, l’ho fatto apposta per vedere se eri attento, Gavazzi. Siamo ai cinque minuti ma
sono stato interrotto un po’ di volte. Tra le categorie dei deportati, oltre a tutti quelli che tutti
conosciamo, chi aveva diversità di culto, di religione, di vite affettive, c’erano anche gli zingari, i rom
e i nomadi. La storia insegna sempre che c’è un popolo con tutte le sue problematiche e c’è qualcuno
che ha un metodo per risolvere i problemi e qualcuno che ne ha un altro.”
Presidente del Consiglio: “Invito altri Consiglieri che volessero iscriversi a farlo immediatamente,
dopodiché dichiarerò chiuse le iscrizioni. Do la parola a De Nicola, si prepari Accame.”
Consigliere De Nicola: “In un’altra circostanza Presidente, le farò presente per iscritto che lei farebbe
bene, quando cede la parola, ad evitare i titoli. Vede, per esempio, nel gruppo di Alleanza Nazionale
siamo in due, se la Consigliere Frassinetti è capo Gruppo, io sarò quantomeno co-capo Gruppo, vice
capo Gruppo, avrò un titolo. Non capisco perché lei voglia gratificare alcuni Consiglieri di titoli, si
riservi questo perché forse farebbe bene. Penso che tutto serve all’economia del dibattito.”
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Presidente del Consiglio: “Non c’è nessun problema, facciamo anche più in fretta a dire solo i
cognomi.”
Consigliere De Nicola: “Esatto, altrimenti io sono il Dottor De Nicola, maschile, non Dottora o
Dottori. Grazie Presidente per questo suggerimento che lei ha accolto.
Al di là di questo, grazie anche al Consigliere Casati che ci ha richiamato su via Maranini o Varanini, e
ci ha richiamato in chiusura su questo grande dramma che ha vissuto la storia mondiale, delle
cosiddette (almeno dice lui) persecuzioni dei nomadi. Io lo conosco il problema, perché forse voi non
ve ne siete accorti, ma questa Provincia che è molto attenta al problema dei nomadi, già
precedentemente aveva speso una cifra considerevole dei soldi dei contribuenti acquistando e poi
diffondendo, sempre a spese di tutti i contribuenti, un opuscolo sulla persecuzione degli zingari.
Questo tanto per restare in tema sulla capacità di sprecare le risorse della collettività. Ma lo scandalo a
cui il nostro collega Casati ci richiamava poc’anzi, io non voglio più parlare di via Maranini, perché
credo sia giusto chiamarla Maranini, perché ci ricorda un’illustre figura dell’antifascismo nazionale, e
forse sarebbe giusto chiamarla Maranini e non Varanini. Caro Consigliere Casati, che la gente non si
sia accorta non è vero, io abito vicino a via Maranini, quindi la conosco molto bene e conosco molto
bene la gente, io ci vivo quasi in via Varanini, o meglio Maranini. La gente non è che non è insorta
perché…, non è insorta forse per rassegnazione, ma non è questo il tema che voglio affrontare, tanto ne
riparliamo, conteremo la gente arrabbiata e la gente che non sopporta questo tipo di provocazioni, la
conteremo dopo.
Intanto parliamo, perché non voglio parlare ai miei colleghi Consiglieri, vorrei parlare al Presidente,
che naturalmente non c’è ma gli arriverà. Vorrei chiedergli, quando rilascia queste argute dichiarazioni
alla stampa, dove consiglia, in merito al problema della scuola di Via Quaranta, di trattare, mi si
pongono due problemi: trattare con chi e trattare di che? Il Presidente suggerisce di trattare addirittura
anche con gli integralisti, con la parte fondamentalista e integralista. Sarebbe interessante che il
Presidente venisse in aula a dirci a chi allude. A Bin Laden? La seconda cosa, trattare con chi,
Presidente? Con chi vuole trattare? Con l’Imam o con un sedicente rappresentante di una comunità?
Chi sono? Quale autorevolezza giuridica, quale riconoscimento giuridico viene riconosciuto ad una
comunità autoproclamatasi? Chi so? I sindacati, la CGIL, la CISL? Con chi vuole trattare il
Presidente? Ce lo dica, ma ci dica un’altra cosa: di che vuole trattare il Presidente?
Io sono calabrese, a me non è stato mai offerta l’opportunità e la possibilità di andare a trattare perché
nella scuola dove mia figlia andava si studiasse la storia della Calabria. Non mi è stata offerta
l’opportunità di andare a trattare, come singolo o come autoproclamatomi rappresentante di una
comunità dei calabresi. Io veramente rimango… Ma perché no? Perché tu sai chi è l’Imam?
Raccontami come viene selezionato l’Imam, raccontami a che titolo l’Imam diventa un soggetto di
diritti, una parte con cui trattare. Io credo che quello che sta succedendo in via Quaranta sia un grave
episodio e mi spiace che manca il Presidente perché sarebbe interessante che venisse a raccontarci
quando parla che lui è disposto, consiglia di trattare con la parte più integralista, che ci dicesse con chi
e ci dicesse di che vuole trattare, e ci dicesse come intende stigmatizzare il comportamento veramente
grave, quello dà scandalo, di chi lavora per la ghettizzazione dei ragazzi mussulmani, di chi lavora non
per l’integrazione ma per la chiusura nel recinto di chi, purtroppo, costringe in una tenaglia le brave
persone, le persone ragionevoli, le persone che vogliono vivere da italiani, gli immigrati che vogliono
vivere rispettando le nostre leggi li costringe in una tenaglia che vede da un lato i sedicenti predicatori,
i sedicenti rappresentanti e dall’altra parte un’istituzione che avrebbe il dovere di lavorare per
l’integrazione che li spinge, come nel caso del Presidente Penati, nelle braccia di questi predicatori che
normalmente, come per il caso del predicatore delle moschea di viale Jenner sono inquisiti e additati
per spendere la loro parola solamente per creare terrorismo.”
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Nel frattempo sono entrati in aula l’Assessore Rotondi e il Consigliere Mauri. (Presenti 42)
Consigliere Accame: “Nel mio intervento di oggi cambio decisamente tono ed argomento rispetto a
quelli trattati fino adesso, anche perché probabilmente la tematica su cui voglio intervenire è
sicuramente meno importante di quelle trattate finora. Mi spiace che in aula non ci sia né il Presidente
né il Vice Presidente, però probabilmente potete fare voi quali ascoltatori e nel caso il Vice Presidente
o il Presidente del Consiglio potrà riferire al Presidente Penati.
Ho notato che sono state fatte da parte dell’ente Provincia tutta una serie di nomine in vari enti di
secondaria importanza, in cui spesso e volentieri non vi sono neanche compensi o gettoni di presenza
di competenza per coloro che vengono nominati. Orbene, in questi enti di secondaria importanza, ne
potrei citare qualcuno, come Cisem, come Pim, come Isap, come Consulta delle Cave, forse ce n’è
qualcun altro, storicamente in questo ente, parlo di storica seconda Repubblica, quindi
l’Amministrazione Tamberi e la seguente Amministrazione Colli, alla minoranza sono stati garantiti
dei posti di presenza di carattere istituzionale perché giusto che la minoranza su enti prestigiosi che
trattano delle tematiche importanti sia adeguatamente rappresentata. Orbene, io sono andato a vedere,
senza aver, mi pare, candidato nessuno, a parte al Pim, in questi enti, e ho notato che è stata fatta una
gravissima scorrettezza istituzionale, nel senso che nessun rappresentante dell’opposizione è stato
nominato. Questo rompe in maniera simbolica una tradizione che la scorsa Presidente Ombretta Colli
aveva mantenuto in eredità dall’Amministrazione Tamberi.
Noi non stiamo qui a pietire dei posti né a chiedere checchessia, addirittura in un ente ho visto che noi
di Forza Italia forse non avevamo candidato nessuno ma i candidati erano tutti leghisti, certo è che se il
biglietto da visita di questa Amministrazione è arraffare al 100% tutti i posti disponibili, può
tranquillamente farlo, certo è che si viola un rapporto di correttezza istituzionale che ha sempre
caratterizzato questi enti. Oltretutto si tratta di enti di studio, non di enti di gestione di fette di potere, si
tratta di enti di studio, di proposta, in cui è giusto che ci siano personalità di tutti i poli ad esprimere
sulle tematiche in oggetto le loro opinioni, le loro valutazioni e le loro capacità di professionisti e/o
studiosi. Ormai le nomine sono state fatte e probabilmente per i prossimi anni non si potrà fare più
nulla, certo è che non è sicuramente, da parte del Presidente Penati e della sua Giunta che delibera
questo tipo di incarichi, una maniera elegante né per dialogare con l’opposizione ma neanche per
dialogare con quelle forze e con quelle culture diverse dalla propria che sono presenti in quest’aula ma
anche nella città e in tutta la Provincia di Milano.”
Consigliere Elli: “Qualche giorno fa ho letto sul Corriere della Sera una piccola notizia di fianco ad
una mega intervista di Penati, che è un presenzialista su tutti i giornali e le TV eccezionale, e
riguardava la Serravalle. Sono stato molto attento, come tutti voi, a quanto ha distribuito Penati,
illustrando il controllo della Serravalle acquistato all’inizio delle ferie, in una serata di inizio ferie.
Penati ha spiegato ampiamente che il controllo è stato un’operazione eccellente, a costo zero per la
Provincia. Ha guadagnato sì più di 100 milioni di euro mi pare Gavio, alcuni miliardi di lire li hanno
guadagnati i consulenti, alcuni miliardi li guadagnerà la banca, ma con un colpo di genio Penati dice
che è stato a costo zero per la Provincia.
Ebbene, in questa piccola notizia c’era scritto che la Provincia di Como ha venduto a € 6.06 le azioni
della Provincia. Allora, questo costo zero di Penati per la Provincia di Milano? In realtà si comincia a
capire chi ha pagato. La Provincia di Milano avrà acquistato a costo zero, poi si tratta di vedere tutti gli
altri guadagni da dove vengono fuori, il mercato, avrà pagato il mercato, però la Provincia di Como
accusa Penati di aver fatto perdere valore alle sue azioni. E Penati è uomo d’onore e dice che
l’operazione è a costo zero. E’ a costo zero per chi? La collettività, la Provincia di Como è il pubblico
così come è pubblica la Provincia di Milano. Perché mai Penati non ha comprato dalla Provincia di
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Como, perché non ha consultato gli altri che detenevano le azioni e non ha acquistato a € 8 e qualche
cosa le azioni dalle altre Province, ma ha voluto acquistare tutto da Gavio? Perché? Io non lo capisco,
si è voluto fare un grande favore a Gavio? Forse, io non lo so, però si comincia a capire chi ha perso e
chi ha guadagnato. Certamente ha guadagnato il privato, chi ci perde, a quanto dice la Provincia di
Como a proposito delle azioni acquistate e vendute, ha perso la Provincia, quindi il pubblico ha perso,
complessivamente ha perso il pubblico e vedremo adesso se altre istituzioni sapranno vendere le azioni
che volevano mettere sul mercato e a quanto le venderanno.
Quindi questa brillantissima operazione a costo zero in realtà è stato un forte guadagno del privato,
nemico, si diceva, della sinistra e amico della Colli, ed è a costo rilevante per tutte le azioni possedute
da enti pubblici, ai quali con il colpo di mano estivo la Provincia di Milano ha assestato un duro colpo
e ha fatto perdere miliardi. Quindi il costo zero non è vero, vedremo come andrà avanti, ma noi siamo
abbastanza perplessi che un’operazione che avrebbe dovuto rafforzare il pubblico si risolva in una
forte perdita da parte, ad esempio, della Provincia di Como, per ora, che ha acquistato a € 6.06 mentre
altri, i privati, hanno venduto a € 8.”
Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Brembilla.
Consigliere Tranquillino: “Devo dire che non vedo nessuna analogia tra la gazzarra fatta da un gruppo
esiguo di persone oggi in quest’aula e l’occupazione che c’è stata martedì scorso, l’altro ieri, in quel
centro vaccinale famoso che sta a settecento metri in linea d’aria, indovinate un po’ da dove? Da via
Varanini, al 27. Cronologicamente non penso che il giornale scriverà nulla su questa cosa, sappiamo
bene, lì l’azionista di riferimento lo impedirebbe, lo dico con un sorriso. Abbiamo un volantino: Penati
il Rosso. E’ apparso nella nostra zona e sostiene che Penati il Rosso taglia i contributi per la sicurezza
degli anziani, bisognerà interessare l’Assessore Rotondi, probabilmente, su questa partita, faremo una
commissione, ci industrieremo e indagheremo, faremo un’istruttoria su questa cosa: piazza i rom in via
Varanini 27 e gli paga pure l’affitto. Conclude con dei puntini di sospensione, dopo i quali appare: alla
faccia di chi lavora e vive onestamente. Lo cito letteralmente, giacché da persona quale sono io non
indulgo né nel vituperio né nell’ingiuria né nel turpiloquio, però la firma la devo dire. La firma è
Barbara Calzavara, ahimè, con il logo di Forza Italia.
Quel volantino lo avete visto, per cui io sto solamente facendo una registrazione di ciò che è accaduto.
Stasera alle 18, un altro gruppo esiguo manifesterà in piazza Morbegno per questa questione. Faccio
notare che in questo periodo, signor Presidente, lei è stato messo al corrente di tutta la faccenda da me,
per quello che… Ci mancherebbe! Perché non vorrei dover chiedere al Presidente di recuperare il
tempo essendo io interrotto, perché tanto quello che ho da dire lo dico. Esigua è un termine, è un
aggettivo, se fosse stata cospicua magari non l’avrei detto ma essendo esigua lo dico.
L’istruttoria. A settecento metri da quel luogo è accaduto questo, cercherò di essere telegrafico, c’era il
Consiglio della zona 10, il nostro collegio attuale, poi hanno accorpato le zone, le hanno fatte a petalo
perché così pensavano di avere riscontro elettorale più agevole e lo hanno avuto. Nel frattempo il
Consiglio di zona 10 si sposta in viale Zara. Nel Consiglio di zona 10, al piano terreno i locali
rimangono vuoti, si va ad insediare il centro aggregativo multifunzionale che svolge delle attività che
presiede autorevolmente la Calzavara, di corsi di pittura, …, yoga, paga anche una palestrina amica, un
po’ di destra, di Via Padova 312, gli danno i soldi, fa fare corsi agli anziani.
In sostanza questo centro, la cui attività sicuramente è centrale per la nostra zona, perché capisco bene
che i corsi di pittura siano qualche cosa che, come dice una autorevolissima scienziata, alimentano la
ricostruzione dei neuroni a livello cerebrale e quant’altro. Purtroppo, signor Presidente, è andato
questo centro di aggregazione multifunzionale a stabilirsi al piano terra del Centro civico di via Padova
118, a fianco dell’ufficio anagrafe. Al piano sopra, al primo piano, da decenni, c’era un centro
vaccinale per le malattie infettive, a circa settecento metri in linea d’aria da via Varanini. Ma chi sono
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gli attori di questa storia? Il Consiglio di zona, Presidente Luca Lepore della Lega Nord che
autorevolmente oggi reggeva lo striscione, la Calzavara e la ASL.
Signor Presidente, hanno fatto una conferenza in zona, l’ho qui, abbiamo votato un documento dove si
diceva che si impegnava il Consiglio di zona, dunque per interposta persona io pensavo che si
attivassero presso il Comune, a trasferire i servizi della ASL, centro vaccinale malattie infettive, al
piano terra e quelli del Cam, corsi di pittura, al primo piano, a condizione che le funzioni siano svolte
in locali adeguati ed a norma. Oggi manco lo stoccaggio dei rifiuti speciali, giorno dopo giorno la ASL
lo viene a prendere e se lo porta al distretto, con una situazione che a livello igienico profilattico fa un
po’ venire i brividi, perché stiamo parlando di un centro vaccinale per le malattie infettive. E, Signor
Presidente, purtroppo, questi due che non sono Roger Moore e quell’altro che facevano i filmetti, sono
la Calzavara e Lepore della Lega, praticamente hanno ordito questa cosa in modo che oggi il centro
vaccinale sia spezzatino. Hanno iniziato i lavori, non li hanno mai compiuti, abbiamo fatto dei
sopralluoghi nel corso di quindici mesi, nel corso dei quali si sarebbe potuto attrezzare un campo rom,
costruire un condominio, riqualificare un quartiere.
Le dico, si sarebbero potute fare delle cose, oggi il centro vaccinale, anche a causa, specialmente, l’ho
detto sul Giorno e non sono ancora stato smentito, magari lo farà il Giornale, però ho diritto di replica
in quel caso, la Calzavara e il Signor Lepore cosa hanno fatto? Nulla! E oggi del centro vaccinale loro
si disinteressano, un pezzo è al primo piano, un pezzo è al piano terra e gli archivi sa dove sono? Sono
in cantina! Con l’emergenza dell’influenza aviaria in arrivo, che è all’onore delle cronache, mi chiedo:
non è che stiano usando la questione di via Varanini come una foglia di fico per coprire la vergogna
del centro vaccinale di via Padova?
Ho chiuso Signor Presidente. Non vorrei che quella foglia di fico servisse per coprire quella vergogna,
e oggi tutta questa canea per ventotto soggetti di cui undici sono bimbi, mi sembra un po’ artefatta.”
Consigliere Guerra: “Nella gazzarra nazionale, nel caos causato dalle dimissioni del super Ministro
Siniscalco, che denotano ormai praticamente una crisi verticale e una metastasi ormai diffusa di un
Governo incapace di governare, spunta oggi, e solo oggi, il problema dei rom, degli zingari. Io non
voglio parlare da brianzolo ma da cittadino del mondo, anche perché penso che in un mondo
globalizzato, in cui i capitali viaggiano da un capo all’altro del mondo, il concetto della Brianza sia
ben poca cosa rispetto ad un contesto così dato. Io prendo atto che appunto solo oggi sorge questo
problema, il problema di 28 rom. …. Per cortesia non mi interrompa! Quindi non è un caso che sotto
campagna elettorale, con i dati che danno il Polo in caduta verticale di 9 punti, dicono questo i dati
……
Bisogna cercare di rastrellare consensi e voti giocando sulla demagogia e sulla paura. Quindi bisogna
alimentare l’odio, bisogna alzare i muri, bisogna creare terrore, insicurezza, bisogna identificare un
nemico sul quale e dal quale scaricare tutto. Fa specie il fatto che personaggi come Callisto Tanzi, che
io reputo veri delinquenti, che hanno mandato al lastrico migliaia di famiglie, su questo personaggio
nessuno abbia speso mezza parola. Allora bisogna fare i forti…
Bisogna fare i forti con i deboli e i deboli con i forti. Prendo atto dall’intervento fatto dal collega di
Alleanza Nazionale, Vice capo Gruppo se non ho capito male co-capo Gruppo, che non ha
praticamente capito nulla sulla questione di via Quaranta, perché al di là delle considerazioni fatte il
Consigliere elude il problema di fondo, cioè che ci sono cinquecento bambini ai quali garantire il
diritto di studio e il diritto di formazione. Sono io il primo a dire e a considerare la posizione dei
genitori di questi bimbi incomprensibile e sbagliata, ma io ho l’obbligo di garantire ai bambini di
cinque, di sei anni, il diritto all’istruzione e a non imbottirgli la testa di Corano e di islamismo. Ma, di
fronte a questo problema vero, noi dobbiamo dialogare, non alzare muri. Noi dobbiamo chiedere al
Sindaco di Milano di fare il Sindaco e di farlo sul serio su questa vicenda, non facendo demagogia,
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strumentalizzazioni e alzare l’odio. Di fronte a vicende di questo genere, a parte che chiedo al
Presidente di calendarizzare un Consiglio su questo argomento …
Presidente del Consiglio: “E’ la proposta che avrei fatto alla fine.”
Consigliere Guerra: “Perfetto! Perché poi vorremmo un attimo capire se questa Provincia si muove in
completa autonomia e quindi un giorno comincia a buttare giù un campo di qua, compra un palazzo di
là, quindi si muove nella spannometria più totale. Io penso che su questa questione la posizione più
saggia è quella del Prefetto, il quale continua a dire che su queste questioni non bisogna fare
demagogia, perché non è su queste questioni che si prendono voti e si vincono le elezioni. Su questioni
così complesse e complicate bisogna aprire al dialogo, parola molto difficile da farvi capire, parola che
ti mette in discussione, quindi ti toglie quel humus, quel terreno politico su cui tu puoi costruire il
consenso, dopo te lo giochi in maniera strumentale, alimentando odio e non trovando delle soluzioni
serie.
Io penso che la Provincia faccia bene a dialogare, a dialogare con il Comune di Milano, a dialogare
con tutte le associazioni cattoliche che nel campo della solidarietà su questo settore si stanno
spendendo molto. Io penso che la Provincia faccia bene a dare un lustro di solidarietà in questo settore,
garantendo sì il rispetto delle regole e delle leggi, ma garantendo anche la solidarietà rispetto a
bambini rom che devono essere salvati e tutelati. La scuola di via Quaranta, a parer mio, è il classico
esempio di come poi in fondo, chi paga per ultimo sono quei bambini che non possono andare a
scuola.”
Presidente del Consiglio: “Personalmente sono anche perché i bambini islamici apprendano anche il
Corano, se ciò non è frutto ovviamente di forzature e di obblighi imposti. Do la parola a Scarano, si
prepari Greco.”
Consigliere Scarano: “Ieri da un lancio Ansa abbiamo appreso delle dimissioni del Ministro
dell’Economia e delle Finanze, prof. Siniscalco.
Questo non è un fatto burocratico ma è un fatto politico che ci investe in pieno. Il momento è tragico,
siamo a nove giorni dalla data limite per la presentazione della finanziaria e per questo comprendiamo
il travaglio del Ministro incapace di redigere una legge finanziaria che non fosse una trovata elettorale.
Dalla Provincia più importante d’Italia vorrei lanciare un monito a tutto il centrosinistra, non lasciamo
che la situazione degeneri totalmente, non portiamo avanti questo gioco pericoloso e irresponsabile
fino alle estreme conseguenze. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.
Questa maggioranza parlamentare ha una responsabilità enorme di tutto quello che sta succedendo nei
mesi ultimi nel nostro Paese. Chiediamo, tramite lei, Signor Presidente, non direttamente a lei, che la
crisi politica sia aperta formalmente. Si chieda al Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 88 della
Costituzione italiana, lo scioglimento delle Camere e l’indizione di elezioni anticipate. La crisi politica
è ingovernabile, la crisi economica e finanziaria è ingovernabile, la crisi di credibilità internazionale è
spaventosa. Questo governo non ha più la maggioranza e non è più in grado di funzionare, quindi il
mio appello è al voto decisivo del popolo sovrano che dovrà pronunciarsi su tutto ciò. Concludo,
ahimè purtroppo credo che la crisi non finirà dopo le elezioni, purtroppo siamo a un tiro di schioppo
dal semestre bianco, quindi muoviamoci.”
Consigliere Greco: “Io vorrei ricordare che abbiamo cominciato questa seduta con un atto solenne che
è stato il ricordo di Simon Wiesenthal e un minuto dopo abbiamo sentito alcuni interventi che mi
hanno lasciato abbastanza stupito per la cattiveria che c’era dietro quegli interventi. Io sono rispettoso
delle opinioni altrui, quando queste sono opinioni però, non quando sono offese gratuite come quelle
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che sono state buttate in quest’aula. Per esempio, dire che i bambini di via Quaranta, o i bambini di via
Varanini, sono equiparabili a Bin Laden mi ha lasciato veramente stupefatto. Io non so come viene
nominato un Imam, non conosco quelle regole, non le ho volute neanche conoscere sul piano della
curiosità, della cultura generale. Conosco la storia della Calabria perché fa parte della storia dell’Italia,
non perché sia un’entità separata. Quindi rispetto ad alcune questioni a me vengono in mente alcune
considerazioni.
Primo, c’è stata una battaglia nel nostro Paese per favorire scuole diverse dalla scuola pubblica. Io ho
fatto la mia parte, combattendo per l’affermazione della scuola pubblica, contro le scuole parificate,
contro il partito rappresentato, poi non ho capito se lei fa parte della Lega Meridionale visto le
affermazioni che ha fatto. No, sul capo Gruppo sono problemi suoi, non entro nel merito, sono anche
problemi della Frassinetti. Io credo che il problema però di venire a raccontarci che nessuno è mai
stato interpellato in rappresentanza di una Regione fa a pugni con il discorso che un certo Presidente
Fini fa invece sull’unità nazionale, per esempio. Io ho fatto la mia parte perché si affermasse la scuola
pubblica, di Stato, mentre il partito rappresentato in quest’aula, se non è la Lega del Sud, dal
Consigliere De Nicola, ha fatto la battaglia, ha votato in Parlamento per le scuole parificate, per la
scuola privata, ecc. E oggi fa un apprezzamento di scuola statale in nome del razzismo, perché dietro
quelle parole c’è del razzismo. ….”
Presidente del Consiglio: “Credo che sia giusto il diritto di replica. Mi pare che siamo comunque nei
limiti di giudizi sostanzialmente politici, non c’è un attacco personale. Comunque, diritto di replica
breve a De Nicola.”
Consigliere Greco: “Credo di avere diritto anch’io a trenta secondi di recupero.”
Presidente del Consiglio: “D’accordo, trenta secondi di abbuono.”
Consigliere Greco: “Credo che oggi sui problemi della scuola di via Quaranta, per esempio io ho avuto
occasione di avere rapporti con comunità di extracomunitari, uso questo termine solo perché è quello
più comune e comprensibile, e le questioni che vengono poste sono le questioni della casa, sono le
questioni del pane quotidiano, del lavoro, cioè le questioni del minimo essenziale. Qui siamo di fronte
a persone che chiedono un’altra questione, chiedono il diritto all’istruzione e chiedono che, come altre
strutture di tipo privato o parificato nel nostro Paese, sia loro garantito il diritto a quell’istruzione. Una
cosa è una battaglia contro gli estremismi, il terrorismo, tutto quello che vogliamo, un’altra cosa è
negare il diritto all’istruzione, agli usi e ai costumi.
Io ho sempre presente un’immagine tragica. Quando è stato terminata la pulizia dei talebani in
Afghanistan, si pubblicò su una certa rivista la foto di una donna in burqa dicendo: da domani non ci
sarà più il burqa in Afghanistan. Alle elezioni dell’altro giorno c’erano donne in burqa che andavano a
votare.
Io credo che lo sradicamento di usi, costumi, ecc., sia una cosa che non possiamo permetterci. Una
cosa è il confronto, anche lo scontro di culture, inteso come scontro dialettico, un’altra cosa è arrogarci
il diritto di cancellazione del diritto all’istruzione, del diritto a credere nei propri usi, costumi, la
propria religione, ecc. E’ un’altra cosa rispetto alla lotta all’integralismo, e non vorrei che alla fine ci
sia solo lo scontro tra due integralismi che non saranno mai conciliabili, perché a tutto fanno
riferimento meno che alla cosa più normale che è il confronto e la dialettica.”
Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Dioli.
Presidente del Consiglio: “Scusatemi se mi ripeto, è chiaro che stiamo toccando una tematica delicata,
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sulla quale ci sono posizioni differenziate, anche opposte, che è impossibile esprimere nell’arco
dell’ora complessiva che mettiamo a disposizione per questi argomenti. Io ho già confermato
l’intenzione di accettare il suggerimento, se i capi Gruppo saranno d’accordo, di dedicare una specifica
seduta a questo tema, avendo così tutti la possibilità di intervenire facendo un ragionamento completo
che, viceversa, non si può fare naturalmente nella condizione del tempo che ci è concesso per gli
interventi ex art. 83. Ciò detto, do la parola a Del Nero, poi per una breve replica… Ha ragione,
giustamente prima De Nicola. La parola a De Nicola.”
Consigliere De Nicola: “Credo che il collega Greco probabilmente era distratto, o probabilmente era
volutamente distratto, la qual cosa veramente mi inquieta se volutamente era distratto, ma credo fosse
così. Caro Consigliere, io non ho paragonato, probabilmente non ha capito e la cosa forse è ancora più
grave, io non ho assolutamente paragonato i bambini di via Varanini e i bambini di via Quaranta a Bin
Laden, probabilmente la domanda dovrebbe porla al suo Presidente, al Presidente che lei applaude, nel
momento in cui il Presidente dichiara che deve aprire il dialogo anche con la parte più integralista.
Chieda lei al Presidente a chi allude.
Per quanto riguarda il dialogo, nessuno di noi è contrario al dialogo. Il dialogo allora lo si apra con le
singole famiglie, facendo presente ai capi famiglia, non ai bambini, i quali bambini hanno una scuola
pubblica dove possono andare. La richiesta di scuole parificate, prevista dalla nostra legislazione non
mi pare che sia stata mai veramente presentata, non mi pare che nelle scuole private o parificate che
siano in Italia i programmi vengano gestiti direttamente, senza controllo. Per quanto poi allude, caro
Consigliere, al concetto del razzismo, personalmente non me ne frega veramente un baffo di quello che
lei ritiene. Il razzismo però lei lo vuole vedere, perché purtroppo annida nella sua mente, perché fuori
di argomentazioni, in carenza di contenuti, l’unica cosa dove vi sapete sempre nascondere è nel luogo
comune di dare del razzista, del fascista, dell’ebreo, luoghi comuni nei quali siete incapaci di
confondere e di completare con argomentazioni.
Concludo con l’ultima annotazione. Quando io facevo il discorso della Calabria, caro Consigliere, non
lo facevo perché mi sento appartenente alla Lega Sud, alla Lega Nord, dell’Est o dell’Ovest, lo facevo
solo per dimostrarle, per tentare, ahimè, fallendo anche in questo tentativo, di farle capire che nessuno
di noi immigrati a Milano, milanesi con radici in altre Regioni ha mai pensato di presentarsi da un
preside e di imporre che si trattasse la storia del fascismo o la storia della Calabria nei programmi
didattici. Ben diversa è la logica che annida nei rappresentanti, nei sedicenti rappresentanti di queste
famiglie che rivendicano di determinare i programmi didattici in Italia.”
Presidente del Consiglio: “Suggerimento di buon senso, evitiamo il ping-pong. Ribadisco, mi impegno
a portare la questione affinché si apra un dibattito su tutte queste tematiche in una seduta apposita. Del
Nero, prego.”
Consigliere Del Nero: “Credo che questo argomento, sulla vicenda della scuola di via Quaranta,
richieda sicuramente un dibattito molto più approfondito, quindi ben venga la proposta del Presidente.
Però, siccome alcune cose sono state dette, vorrei fare anch’io alcune precisazioni.
Innanzitutto, siccome è stato citato il Prefetto, il provvedimento della chiusura della scuola è per
l’appunto un provvedimento del Prefetto Ferrante.
Seconda cosa, ricordiamo che la madrassa di via Quaranta è nata dentro la moschea e poi per motivi
logistici è stata spostata all’interno di una moschea indagata per legami con il terrorismo internazionale
che per dieci anni ha operato fuori da ogni legalità. Una struttura che andava chiusa molto tempo
prima, questo almeno quanto sostengono diversi esponenti anche di alcune comunità islamiche, e che
grazie ad un intervento e ad una indagine dell’assessorato è emersa nel momento in cui si sono
riscontrati mancare degli alunni iscritti alla scuola pubblica. Confondere questo tipo di scuola con le
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scuole paritarie francamente mi sembra assolutamente fuori qualsiasi logica. L’Amministrazione
comunale ha iniziato una trattativa per poter riportare alla legalità l’istruzione degli alunni, ma da parte
almeno di alcuni genitori non c’è stata disponibilità a nessun accordo.
Il problema non è la scuola paritaria, dal mio punto di vista come esiste la scuola ebraica, la scuola
tedesca, possono tranquillamente fare domanda rispettando la legge italiana, la legalità, con tutto l’iter
dovuto e aprire una scuola islamica. Su questo non esiste problema, ma non è questo che vogliono fare.
La dimostrazione è che quella non è una scuola e che questo non lo vogliono fare. Il problema che è in
gioco è se uno Stato democratico cede ai nemici della democrazia o se costoro sono disponibili a
rispettare le leggi di questo Paese. Loro non sono disponibili, l’hanno dimostrato in questo caso come
in tanti altri casi, non sono disponibili a rispettare le nostre leggi, questa è la verità e questo è quello
che è in gioco in via Quaranta.”
Presidente del Consiglio: “Grazie Consigliere Del Nero. Abbiamo chiuso gli interventi ex art. 83 del
Regolamento del Consiglio provinciale.”
Il Presidente del Consiglio pone quindi in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 1/57 DELL’ORDINE DEL GIORNO – Interrogazione presentata in data 9 maggio
2005 dai Consiglieri De Nicola e Bruschi, in merito alla deliberazione della Giunta provinciale n.
220/05 del 23 marzo 2005, che ha revocato le deliberazioni della Giunta provinciale n. 346/03 dell'11
giugno 2003 e n. 555/03 del 10 settembre 2003, e in particolare il capitolato e il bando di gara per
l'affidamento del servizio di trasporto pubblico locale extra-urbano su gomma.
Assessore Matteucci: “L’argomento è stato già ampiamente dibattuto, al di là delle interrogazioni che
hanno ricevuto comunque risposta nei tempi previsti è stato ampiamente dibattuto nelle discussioni che
abbiamo avuto in commissione. Tra l’altro, a breve si riaprirà anche il percorso di discussione in
commissione, mi pare sia fissata per il giorno 28 la presentazione del piano triennale dei servizi
trasporto pubblico locale, che è stato approvato proprio ieri mattina dalla Giunta.
Per quanto riguarda lo specifico, l’interrogazione firmata dal Consigliere De Nicola e dal Consigliere
Bruschi evidenziava, al di là delle argomentazioni relative alle valutazioni sulla revoca delle gare del
trasporto pubblico locale, con quello che credo sia stato un errore che abbiamo spiegato in sede di
commissione, come se noi venissimo a perdere 50 milioni circa di euro annui, che sono la cifra che
grosso modo la Regione Lombardia trasferisce alla Provincia di Milano come quota di contribuzione
per le aziende di trasporto pubblico locale.
Come abbiamo spiegato e come credo sia stato anche riconosciuto dai Consiglieri, non è in questi
termini la questione, noi abbiamo già attivato la richiesta di proroga alla Regione, che credo risponderà
positivamente nei prossimi giorni, per quanto riguarda il sistema concessorio che è attualmente in
vigore in relazione all’attuale sistema. Nello specifico, il contributo per le attività gestionali
amministrative, che è fissato in una quota di € 204.000 e rotti anni, è la quota specifica dei
trasferimenti che la Regione ha assegnato alle Province per quella che viene chiamata la
quantificazione gestione amministrativa della delega. Quota che credo sarà sicuramente confermata nel
prossimo bilancio regionale per quanto riguarda le attività amministrative che sono legate a questa
delega.
Credo, in tutta sincerità, che la discussione sollevata dall’interrogazione, fermo restando naturalmente
le valutazioni di merito, che sono anche di ordine politico, sia nei fatti già stata ampiamente presentata
e argomentata nelle discussioni che abbiamo avuto in commissione e confermo, come peraltro dissi
alla commissione, la nostra intenzione di procedere nel percorso che ci permetterà entro la fine
dell’anno di bandire una nuova gara. Poi, come sapete, c’è anche di mezzo un giudizio del TAR, e
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quindi naturalmente il giudizio del TAR rappresenterà, come per tutte le amministrazioni, un punto di
riferimento ovviamente ineludibile nelle sue determinazioni. Credo che possa dirsi superata la
discussione rispetto alla questione sollevata, e comunque credo di avere dato ampi elementi e
argomenti per quanto riguarda le preoccupazioni che vengono sollevate dai Signori Consiglieri.”
Consigliere De Nicola: “No, Assessore, io non mi dichiaro affatto soddisfatto, se non molto
parzialmente. Posso riconoscere che in questo caso, nel caso della risposta, lei è stato lodevole e
lineare, ma mi inquieta molto di più, da un lato, il fatto che lei richiami l’udienza del TAR del
prossimo 20 ottobre, udienza nel merito, e poi che lei si dimentichi di dire che, ahinoi, la Provincia di
Milano è stata sconfitta al TAR e al Consiglio di Stato su un’altra cosa strettamente connessa a quello
di cui lei ha parlato. Mi permetto di rammentare ai distratti colleghi che nella presunzione da parte
della Giunta che il giudizio di merito del 20 ottobre prossimo sarà favorevole alla Provincia, erano stati
distratti i fondi che dal 2003 erano stati stanziati per potenziare le flotte del trasporto pubblico. Cos’era
accaduto? L’Assessore Matteucci e la Giunta avevano deciso di stanziare i soldi vincolati a potenziare
i mezzi pubblici dopo la gara per fare una distribuzione ai concessionari attuali di somme per
acquistare nuovi mezzi pubblici. Bene, quella delibera è stata impugnata al TAR e il TAR ha dato
ragione ai ricorrenti. L’Assessore Matteucci e la Giunta hanno deciso di ricorrere al Consiglio di Stato,
con avvocati che voglio credere siano avvocati interni alla Provincia, di impugnarla al Consiglio di
Stato e, ahinoi, abbiamo perso anche al Consiglio di Stato.
Allora, caro Assessore, io mi sento insoddisfatto non tanto della risposta che lei ha dato alla nostra
interrogazione, mi sento insoddisfatto del progetto, della linea politica, del programma che lei porta
avanti nel trasporto pubblico, perché quello che non ci ha detto è a che punto sta il piano triennale. Se
il 20 di ottobre, come tutto lascia intendere, la Provincia sarà condannata in questa sua presunzione di
annullare la gara del trasporto pubblico, cosa farà lei? E come faremo a dare un trasporto pubblico
efficiente, tranne poi riempirci la bocca che avendo acquisito la maggioranza assoluta della Serravalle
noi daremo trasporti eccezionali ai cittadini lombardi.”
Nel frattempo è uscito dall’aula il Consigliere Musciacchio. (Presenti 41)
Presidente del Consiglio: “Credo che sia inevitabile una brevissima replica da parte dell’Assessore,
anche se ovviamente sul piano dei trasporti pubblici presto credo che avremo tempo per dibattere
lungamente in quest’aula, a partire dalla commissione, sotto la presidenza di Barbaro.”
Assessore Matteucci: “Non riprendo questa discussione, perché appunto si apre formalmente, il
Consigliere De Nicola penso lo sappia benissimo, con la presentazione il giorno 28 del nuovo piano
dei trasporti. Non spetta a me, la convocazione a me è pervenuta, quindi se è pervenuta a me presumo
che sia pervenuta anche ai Consiglieri. Comunque, le comunicazioni del Consiglio non spettano a me,
almeno di questo credo che mi si possa dare atto. In ogni caso, il 28 mi risulta, almeno questa è la
convocazione fatta dal Presidente Barbaro, noi siamo chiamati a presentare in commissione il nuovo
piano dei servizi e dei trasporti pubblici locali, come ho gia detto approvato ieri dalla Giunta
provinciale.
Per quanto riguarda l’episodio ricordato dal Consigliere De Nicola, voglio solo dire che non ha
nessuna particolare attinenza. Io voglio dire semplicemente che è stata un’azione, quella intrapresa
contro la distribuzione di fondi, che peraltro erano garantiti in ogni caso anche dal dispositivo che
sarebbero andati o agli attuali concessionari o, qualora gli attuali concessionari fossero stati superati,
vuoi dalla sentenza del TAR che avrebbe dato ragione, vuoi dalla nostra nuova gara, in ogni caso c’era
il vincolo di riversarli sui nuovi soggetti vincitori. Ma, al di là delle disquisizioni, voglio solo ricordare
che il dispositivo del TAR e del Consiglio di Stato sostanzialmente hanno semplicemente rimandato
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dicendo che, visto che c’è questo contenzioso il 20 di ottobre che si dovrà dibattere in sede
amministrativa sulle gare nel loro insieme, evitiamo di creare magari degli elementi di turbativa
amministrativa o comunque di affaticamento amministrativo, aspettiamo il 20 ottobre e da questo
punto di vista rimettiamo al giudizio più complessivo sulle gare.
La cosa a noi francamente ha creato qualche disturbo, più che a noi l’ha creato a qualche azienda che
per la verità si era lodevolmente attivata per poter rinnovare il proprio parco di autobus, abbiamo
sostanzialmente con questo ricorso creato un ritardo di un paio di mesi rispetto all’assegnazione di
questi contributi. Se questa è un’azione che ha una grande valenza politica, per carità, ognuno è libero
di giudicarla. Noi non avremo nessun problema l’indomani della sentenza del TAR di valutare gli esiti
di questa sentenza, noi siamo fiduciosi delle ragioni che ci hanno portato alla nostra posizione e, come
ho già detto, ottempereremo la sentenza e ovviamente, qualora non dovesse essere a noi favorevole,
comunque leggeremo le motivazioni, le indicazioni e rispetteremo, come sempre abbiamo fatto e come
ogni Amministrazione è tenuta a fare, quelli che sono i suoi dispositivi. E’ del tutto evidente che
interessa che sia portato sull’indicazione che noi stiamo sostenendo, però io mi rimetterò a quello che
sarà poi la valutazione del TAR.”
Successivamente il Presidente del Consiglio pone in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 1/59 DELL’ORDINE DEL GIORNO – Interrogazione presentata in data 5 maggio
2005 dal Consigliere Elli, in merito all’annullamento dell’assegnazione delle linee di trasporto
pubblico riguardanti il Ctnm da parte dell’Amministrazione provinciale.
Assessore Matteucci: “Per la verità non riguarda unicamente, solamente, la questione del Ctnm, in
ogni caso anch’essa è connessa a ragionamenti che abbiamo espresso sia in sede di commissione sia in
questa sede. Noi abbiamo ritenuto e riteniamo che, come poi i Consiglieri vedranno nel documento di
programma che ho appena citato, c’è una forte valorizzazione per quanto riguarda il tema della
Brianza, della nuova Provincia, al punto che la configurazione sia dei percorsi delle linee sia proprio
anche del modello gestionale, prevede e anticipa la costruzione del nuovo bacino determinato dalla
costituzione della nuova Provincia.
In buona sostanza, le vecchie gare, per parlare un linguaggio forse più comprensibile, erano basate
sulla vecchia configurazione istituzionale, e non potevano fare altro obiettivamente, perché erano
partite prima della formale istituzione della Provincia stessa. Quindi, la configurazione delle gare, la
gestione del servizio e della rete che noi ovviamente riteniamo più valida, si parametra, si costruisce, si
relaziona proprio al nuovo panorama istituzionale che si è venuto a determinare. Io peraltro ho
partecipato, come penso sapranno anche gli amministratori, anche i Consiglieri, se facciamo il rapporto
con altri territori, ho partecipato molto di più ad incontri, ma è anche giusto che sia così, con gli
amministratori della nuova Provincia brianzola. Questo proprio perché sia il tema importante, sia la
questione che veniva richiamata della costituzione della Provincia, ovviamente determina anche
un’accelerazione da parte delle amministrazioni locali, in relazione al problema di come configurare le
loro linee di trasporto e anche il modello gestionale.
Per quanto riguarda il discorso specifico del Consorzio, uno dei Consorzi, una delle società operanti
all’interno della realtà brianzola, in queste riunioni, e anche concretamente, abbiamo attivato sia con
gli amministratori locali sia con i responsabili del Consorzio stesso degli incontri che per certi versi noi
abbiamo portato avanti in modo anche molto serrato, sia per quanto riguarda l’individuazione di nuove
linee di servizio del trasporto, di nuovi servizi innovativi che potrebbero essere gestiti dal Consorzio.
Questo grazie anche al fatto che abbiamo ritenuto, ma non per una scelta astratta ma proprio per
un’esigenza che il territorio ci poneva, opportuno dare un segnale di attenzione che non solo
contribuisse al Consorzio di superare alcune sue difficoltà ma offrisse dei servizi in più ai cittadini.
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Non solo, si è aperto anche un ragionamento, per ora ancora molto…, rispetto al ruolo che questo
Consorzio, visto che è un Consorzio che vede una maggioranza pubblica formata da amministrazioni
locali, al ruolo che questo Consorzio può avere oggi e potrà avere ancora di più in futuro, in relazione
appunto ai modelli gestionali. C’è un rapporto nuovo che si apre con Monza, con la società di trasporto
pubblico locale monzese. Mi sento di dire, al di là di quello che sarà l’esito, che una sollecitazione
forte c’è stata, ma non per merito nostro, ma per oggettività della situazione, nella direzione di capire
quale ruolo queste società pubbliche, a maggioranza pubbliche, potranno avere anche e soprattutto nel
futuro che viene a configurarsi con la nuova Provincia di Monza e Brianza.
Credo che quindi se può esserci, questo può essere anche legittimo, una difficoltà contingente rispetto
alla questione prima citata della revoca delle gare, però tutte le azioni che abbiamo potuto mettere in
campo, sia in termini di aggiunta di servizi, sia in termini di ragionamenti per quanto riguarda gli
assetti di questi soggetti all’interno della gestione del Consorzio, sono state intraprese. In questo senso
credo di poter dire, in buona onestà, che vi sia stato un confronto aperto con tutte le componenti, al di
là di qualche momento anche polemico, credo che oggi siamo arrivati forse finalmente a ragionare nel
merito senza tensioni.
Adesso si tratta di capire, questo lo voglio dire anche qui, quali sono le indicazioni che il territorio, che
la società brianzola, che le amministrazioni brianzole, a questo punto pensano di poter dare a noi come
Provincia, nel momento in cui ci muoviamo in una proiezione di una Provincia che poi passerà la
mano ad un’altra istituzione, quindi chiaramente sarà oggettivamente un’altra istituzione, che non è più
la Provincia di Milano a prendere in mano, a ereditare queste problematiche. Quindi c’è questo
confronto in atto, io non voglio nascondere che sono state segnalate sicuramente anche delle difficoltà
da parte del Consorzio, ma noi siamo a disposizione, come ho già detto sia al Consorzio sia alle
amministrazioni locali, per far fronte a queste difficoltà contingenti.”
Consigliere Elli: “Grazie per la risposta, il futuro sarà roseo ma le difficoltà contingenti ci sono.
Recentissimamente il Comune di Carate, per esempio, mi ha fatto presente che non avendo rinnovato
la gara si è dovuto sobbarcare i costi del trasporto degli alunni che è notevole, perché il Comune è
distribuito su parecchie frazioni, vaste, quindi…. No, il problema degli alunni prima rientrava nel
Consorzio in qualche modo, io non so bene com’era la cosa, tant’è vero che adesso… Va bene, io
riferirò che la cosa è inesatta e se la cosa è esatta di rimandare all’Assessore di competenza i costi in
più. Tutto lì. Se rispetto a prima la situazione è cambiata e quindi il Comune per questo tipo di
servizio, che mi pare che riguardi gli alunni, ma non so se è esclusivamente quello, ha dei costi in più,
vi farà avere il dettaglio di come è cambiata la situazione e quindi voi credo vi dobbiate far carico dei
costi in più che nelle more della definizione del problema i Comuni si devono accollare.
Poi abbiamo ricevuto, è stato mandato anche all’assessorato il 28 giugno, l’istituzione del bus navetta,
con il protocollo Assessore Paolo Matteucci, con dei suggerimenti per l’istituzione di nuove linee per
quanto riguarda il Comune di Bareggio e limitrofi. Spero che in questa definizione venga tenuto conto
e se riesce a darci una risposta, non adesso perché io faccio la domanda in questo momento, ma se sta
considerando questa materia che è appunto del Comune di Bareggio, inviata il 28 giugno.”
Dopodiché il Presidente del Consiglio pone in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 52 DELL'ORDINE DEL GIORNO – Approvazione dello schema di convenzione
tra Provincia di Milano, anche in qualità di Ente Gestore del Parco Agricolo Sud Milano, e
Metropolitana Milanese S.p.A. in nome e per conto del Comune di Milano, “per la definizione degli
interventi di compensazione e mitigazione ambientale da attuarsi all’interno del Parco Agricolo Sud
Milano in relazione al prolungamento della linea 2 della metropolitana ad Assago Milanofiori”.
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Presidente del Consiglio: “Materia che è di competenza dell’Assessore Matteucci e dell’Assessore
Brembilla, che sono entrambi presenti. Vi ricordo che sul tema Parco Sud, sulla questione istituzionale
e quant’altro, ci sono state alcune considerazioni del Consigliere Dapei nell’ultima o penultima seduta,
che io ho girato peraltro solo due giorni fa agli Assessori. In ogni caso, a questo punto do la parola
all’Assessore Matteucci per l’illustrazione del punto. Ha la parola l’Assessore Matteucci.”
Assessore Matteucci: “Molto brevemente, ci siamo trovati a gestire questa convenzione, questo
schema convenzionale per il fatto che essendo legato, come è noto, ai lavori del prolungamento della
linea 2 ad Assago, quindi materia trasportistica, siamo coinvolti. Poi naturalmente l’aspetto di merito
in realtà finisce per essere legato al discorso del Parco Sud. La convenzione tra Metropolitana
Milanese e Parco Sud, poi potrà sicuramente la collega Brembilla eventualmente riprendere la
questione, è nata nel momento in cui i lavori della metropolitana costituiscono oggettivamente un
elemento di modificazione territoriale per cui il Parco, che è attraversato in parte da questi lavori, ha
giustamente ritenuto di poter usufruire, come sempre avviene, di una compensazione di tipo
ambientale. Cioè, tradotto, una risistemazione, un miglioramento del territorio che viene toccato
dall’attraversamento.
Nel particolare, si tratta di due interventi che dovrebbero essere posti in carico a Metropolitana
Milanese, uno legato al ripristino della rete idrica che viene a modificarsi, a seguito dei lavori della
metropolitana, e l’altro per quanto riguarda il rimboschimento di essenze che vengono espiantate,
sempre a seguito dei lavori della metropolitana stessa, su un’area di circa 6.300 mq e per una
quantificazione di essenze di circa seicento alberature che verrebbero ripiantate all’interno dell’area.
Questo è quindi lo schema di convenzione, peraltro è da un po’ che circola, come si usa dire, negli
uffici. Non siamo in ritardo, ma è giusto che sia formalmente approvato dal Consiglio, in modo tale
che poi possa essere perfezionato con gli atti conseguenti, che sono poi delegati alla Metropolitana
Milanese e al Parco come ente controllore e contraente rispetto agli impegni che Metropolitana qui
dichiara di assumere. Io non ho altro da aggiungere.”
Consigliere Dapei: “Quando finalmente una delibera arriva in aula, oltre al prezioso contributo dei
proponenti, la maggioranza soleva in quest’aula dire la sua al riguardo, anche perché diciamocelo, in
questo anno e alcuni mesi si è parlato molto poco del Parco Sud dentro quest’aula. Quindi è anche
un’occasione da sfruttare, quantomeno noi non ce la lasciamo sfuggire.
Abbiamo posto un problema che può sembrare esclusivamente tecnico, ma che invece più volte, non
solo come ricordava Ortolina, abbiamo sostenuto quella tesi che ben conoscete rispetto a questa
delibera, che in realtà ha dietro una questione molto più ampia, tutta politica e che ci sta
particolarmente a cuore. Che cosa è l’Ente Parco Sud rispetto alla Provincia? Secondo noi, secondo la
legge, secondo l’impostazione che ne ha dato la Regione, che è poi l’istituzione che ha creato il Parco
e che continua a dettarne i destini, perché una legge o ormai anche una delibera della Giunta regionale
può incidere ulteriormente rispetto al Parco stesso. Secondo tutti costoro, il Parco Agricolo Sud Milano
è un ente autonomo rispetto alla Provincia. La Provincia è ente gestore nel senso che paga gli stipendi
dei dipendenti che mette a disposizione, che fornisce le strutture, il supporto organizzativo, tra l’altro il
Presidente della Provincia, sappiamo ha delegato la cosa all’Assessore all’ambiente, è anche chiamato
ad essere il Presidente del Parco, ma gli organi del Parco sono autonomi rispetto alle competenze che
hanno e soprattutto il Parco è autonomo rispetto a qualsiasi ente locale. Non è un Consorzio, non è
stato creato come altri Parchi da un po’ di Comuni che hanno deciso di far nascere una certa esperienza
insieme alle Province di riferimento.
Il Parco Agricolo nasce nel 1990, comunque prende corpo nel 1990, per una legge regionale che è
vigente tuttora, che dice delle cose molto importanti e precise, che sono sempre più messe in pericolo,
in discussione, da una serie di azioni o inazioni di questa amministrazione. All’interno del direttivo del
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Parco che è autonomo e che è l’organo che per legge deve assumere le deliberazioni di governo del
Parco stesso, la Provincia è in minoranza, non perché abbia delle colpe ma per una questione
oggettiva, numerica. Quindi l’equazione per la quale la Provincia è il Parco e viceversa, non regge. Per
la stessa legge, il direttore del Parco deve essere talmente autonomo e per la legge stessa non può avere
nessun altro tipo di incarico durante il permanere in quell’incarico. Per noi fu un grosso problema,
diciamolo chiaramente, il direttore che è stato allontanato, che con una lettera del 31 di dicembre ha
saputo che non era più direttore del Parco, era una sorta di una spina nel fianco dell’Amministrazione.
Lo era stato durante i cinque anni dell’Amministrazione Colli, lo fu prima con Tamberi, con Zanello e
altri. Era colui che…”
Presidente del Consiglio: “Scusi, inviterei l’Assessore Brembilla…”
Consigliere Dapei: “Ma già sa cosa devo dire, perché ci sono anche delle mie interrogazioni che non
hanno ancora risposta al riguardo, ma sono sicuro che saranno state comunque lette. Noi non abbiamo
mai risolto il problema dell’autonomia del Parco, che trova forza dall’autonomia del suo consiglio
direttivo, in cui eravamo minoranza come Provincia, come lo si è di nuovo oggi, e che trova forza
dall’autonomia del direttore del Parco che ha la responsabilità, i poteri e la distinzione dalla Provincia
per portare avanti una politica autonoma. Non abbiamo mai risolto il problema come si è deciso di
risolverlo, cioè rimovendo il direttore autonomo del Parco e dando quei poteri a un direttore ad
interim, che è poi il direttore che fa riferimento, di fiducia dell’esecutivo. Ormai si è soggiogato il
Parco, come una sorta di appendice della Provincia di Milano. Questa è una decisione tutta politica,
che noi dal punto di vista politico non comprendiamo, non condividiamo per nulla e che tra l’altro non
trova nessun appiglio dal punto di vista giuridico. La legge dice tutt’altro, e anche il buonsenso dice
tutt’altro.
Poi abbiamo visto i guasti, abbiamo visto che cosa succede a non avere un Ceriani di turno che tutto il
giorno non solo è punto di riferimento ma è una persona che è il Parco, non solo vive nel Parco, vive
per il Parco. Il direttore del Parco è una figura che è sempre stata centrale, ripeto, scomoda per le
Amministrazioni comunali, per l’Amministrazione provinciale, lo sappiamo tutti, ma oggi, proprio alla
luce di tutto quello che è successo, possiamo dirlo tranquillamente. Ben vengano i Ceriani di turno, i
cani da guardia del Parco, perché il Parco non solo è una straordinaria opportunità, una grande
potenzialità che per anni, e ancora oggi, diciamocelo, è per molti versi inespressa.
Quindi non solo noi abbiamo bisogno di politiche sempre più coraggiose, sempre più avanzate per far
esprimere al Parco le sue potenzialità. Il Parco è anche sempre e comunque gravemente a rischio. Io
l’ho vissuta in prima persona, per anni ho fatto parte del direttivo nella passata Amministrazione e per
un pezzo di questa, nel pezzo di questa non sono neanche mai stato convocato, io ricordo i Comuni di
tutti i colori, tanti Comuni che quotidianamente mandavano avanti iter di provvedimenti che mettevano
seriamente a rischio il Parco e la nostra funzione non è stata solo quella di promuovere politiche ma
anche di stopparne. Il Parco non è un tappo rispetto alle più diverse volontà dei privati, gli interlocutori
del Parco sono le amministrazioni pubbliche.
I vincoli del parco di carattere urbanistico, paesaggistico e quant’altro, non sono materia di
approfondimento per gli operatori ma per i Sindaci, per i Consigli comunali, quindi è particolarmente
imbarazzante dover fare quel tipo di mestiere. Non è stato pensato come vincolo per chi vuole
cementificare un terzo della Provincia di Milano come territorio, o chi vuole fare le cose più diverse
dell’attività agricola in maniera diretta. Il Parco è stato una cosa, diciamocelo, calata dall’alto, dalla
Regione, perché si voleva porre un freno ad un certo tipo di politica che altrove nella Provincia è
andato avanti, che non nasceva solo dalle spinte degli imprenditori o degli imperatori ma dai piani
regolatori che venivano modificati in un certo senso. Il parco è anche e soprattutto un vincolo allo
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sviluppo dei piani regolatori, quindi chiunque abbia un po’ bazzicato gli enti locali e la politica sa che
tipo di imbarazzo comporta nel quotidiano.
Potenzialità grandissime, ci sono moltissime cose che noi stessi amministratori non sappiamo o che
abbiamo imparato studiando le carte, andando agli incontri in questi anni. Per esempio anche curiosità,
tipo che noi siamo zona di produzione del Grana Padano, me lo sono fatto dire più volte perché non ci
credevo, non solo riso e le cose che noi pensiamo più milanesi ma anche tutta una serie di produzioni
di altissima qualità e valore anche internazionale, nascono, a volte addirittura hanno avuto
primogenitura, all’interno del territorio del Parco Sud. Questa è una cosa straordinaria, se pensiamo
che stiamo parlando di un parco di cintura metropolitana, non di un parco all’interno del territorio di
un Paese grande come l’Italia. Quindi bovini, suini, coltivazioni a ridosso della città, con tutte le
problematiche del caso.
In questi anni la Provincia ha investito in maniera straordinaria nel Parco e quando sento l’Assessore
Brembilla e l’Assessore Matteucci spesso fare riferimento al Parco passato, anche nei fuori onda, nelle
televisioni, come qualcosa che negli anni scorsi si è messo in un cassetto, o qualcosa che si sta
rilanciando, io sono convinto della buonafede di queste affermazioni, ma mi arrabbio perché
veramente non siamo stati capaci negli anni scorsi di trasmettere neanche al nostro interno che cosa di
straordinario si è fatto in questi anni. A parte il fatto che il primo e unico fin qui Piano di
Coordinamento del Parco è stato fatto nel 2000 durante la Presidenza Colli, ma progetti straordinari
come il …, la nostra leadership internazionale che ha portato Fedenatur, con una decisione tutta
politica ma che va letta in maniera politica, a volere Milano e la sede del Parco Sud come sito per il
Congresso Internazionale del 2003.
I milioni di euro che la Regione ha voluto, anche solo pensiamo nell’anno 2003, chi ha accesso a
internet spero sia già andato a vedere qualche volta il sito www.19progetti.com, che meglio di mille
parole descrive cosa nel 2003 si è fatto all’interno del Parco Sud: 19 progetti, tutti straordinari, pagati
dalla Regione, transitati attraverso gli organi del Parco, che non sono stati sufficienti forse a far
nascere quella consapevolezza delle potenzialità e del dinamismo che il direttore, il direttivo e gli altri
organi del Parco profondevano in quegli anni, ma che comunque hanno lasciato il segno, perché se poi
si va, ad esempio, in quei 19 Comuni io penso a quante ore, quante giornate ho passato dalla
Dottoressa Chiavarino della Fondazione Cariplo qui vicino, 700 metri, per convincere la Fondazione a
finanziare il progetto del mulino che poi è partito e che qualcun altro potrà veder nascere quantomeno
tagliando il nastro.
All’interno di tutto ciò ci sono state grandissime polemiche, io ne ricordo due su tutte, la polemica
rispetto a quello che Veronesi voleva fare all’interno del Parco per lo IEO e la polemica per il
prolungamento della metropolitana di Assago. Io ricordo le denunce alla magistratura di Consiglieri
comunali, di Sindaci presenti e futuri di Assago rispetto al progetto di cui stiamo parlando oggi. Si è
risolto tutto cambiando amministrazione, oppure perché qualcuno è diventato potenzialmente il
candidato Sindaco di qualcun altro, e così via. Rispetto a questo progetto, noi diciamo finalmente
un’Amministrazione pubblica si è messa a capo di un pool di Comuni, di Amministrazione, il Governo
stesso e la Regione, e ha finalmente prolungato una metropolitana anche verso sud. Di qui il progetto
di Assago che ha visto per la prima volta la Provincia di Milano capofila di un progetto.
Noi dobbiamo fare di tutto per promuovere questa serie di iniziative, mettere la gabella di turno
rispetto a questo genere di operazioni non ci sembra andare nella direzione voluta da Penati nei suoi
vari discorsi, per cui noi spendiamo milioni di euro per i progetti autostradali e tassiamo i progetti
ferroviari o di prolungamento delle strade ferrate e delle metropolitane.
Secondo noi il Parco è autonomo…
Presidente, ritorno a quel discorso tecnico che lei che è un politico sa quanto sia politico, il Parco si è
già espresso, il direttivo del Parco ha già detto che questa convenzione va bene, quindi quel giorno, il
giorno in cui il direttivo non ha dato un parere come è scritto in questa delibera ma ha detto di sì, ha
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impegnato il Parco e quindi chi presiede il Parco, chi lo rappresenta nelle sedi opportune è stato
autorizzato a firmare questo genere di convenzione senza che si debba per qualunque motivo passare
dal Consiglio provinciale. Così come non si passa dal Consiglio tutte le volte che si dà l’autorizzazione
per un’antenna di ricetrasmissione di telefonini o altro, e si incassano i soldi di quegli operatori.
Nella vita quotidiana del Parco ci sono decine e decine di deliberazioni che ogni mese vengono prese,
questa fa parte di quel tipo di deliberazioni, il direttivo si è già espresso, quindi non vediamo un rischio
oggi di qualche genere di novità che non c’è, ma il rischio che ancora una volta si sta perpetrando
questo attentato all’autonomia del Parco che, essendo stato pensato, voluto e mantenuto dalla Regione
Lombardia come il momento in cui ci si può difendere non dai cittadini, non dai privati ma dalle
Amministrazioni pubbliche, il fatto che questa Amministrazione pubblica voglia, ogni volta che può,
rimarcare invece non l’autonomia del Parco ma la dipendenza del Parco dall’Amministrazione stessa è
un grande pericolo.
Il Parco non ha da dicembre un suo direttore, così come la legge lo vorrebbe. Siamo arrivati,
Presidente vado a concludere, all’assurdo in cui dicevamo: ma la legge dice che il direttore del Parco
lo elegge il Consiglio provinciale. Il dottor Princiotta ha spiegato qua: non è il Consiglio provinciale,
per la nostra interpretazione è il direttivo del Parco. Fatto sta che né il direttivo del Parco, il cui ordine
del giorno non lo facciamo noi, né il Consiglio provinciale ha in questi mesi dato al Parco il suo
direttore e quant’altro.
Il nostro è un grido di allarme, si facciano le metropolitane, quindi grazie che state finendo il lavoro
che avevamo portato al 99%, che state sgombrando il campo dalle denunce e quant’altro, ma non
tassiamo le metropolitane e poi spendiamo i soldi …
Chiudo dicendo: lasciamo vivere il Parco. Il Parco ha le sue regole, regole che non abbiamo dato noi e
non possiamo modificare noi. Oggi questa delibera è un attentato nella forma, mentre rispetto al merito
è la prosecuzione della nostra politica, contro cui quindi non abbiamo nulla.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Casati.
Presidente del Consiglio: “Devo dire che personalmente anch’io vorrei ulteriormente approfondire
possibilmente la questione del rapporto fra Provincia, Consiglio e organi del Parco. E’ un tema che
francamente vorrei approfondire, cercherò per quanto mi riguarda di continuare questo discorso di
approfondimento. Stasera i ¾ dell’intervento di Dapei hanno riguardato non tanto il merito della
convenzione ma questo argomento, quindi invito anche l’Assessore a confrontarsi con me e con noi
per…. Lo so, lo so! Ha ragione, io ho segnalato solo l’altro giorno il testo del suo intervento
sull’argomento dell’ultimo Consiglio. Su questo ritornerò e sarà premura contattare gli Assessori
competenti per cercare di avere una risposta possibilmente chiara su queste obiezioni.
Ciò detto, io comunque devo mettere ai voti, metto ai voti la deliberazione. Prego, la parola a Bruschi.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Ponti.
Consigliere Bruschi: “Presidente, non ho capito il suo “devo”.”
Presidente del Consiglio: “Io metto ai voti la delibera, non “devo”.”
Consigliere Bruschi: “Nel senso che lei stesso, con le sue parole, ci ha lasciato intendere di non essere
assolutamente sicuro della conformità di questa deliberazione rispetto alle regole che il capo Gruppo
Penati…, il capo Gruppo Dapei ci ha appena esposto. Capo Gruppo Penati era un lapsus freudiano, ma
come grande capo Gruppo della maggioranza e capo Gruppo nel 2009 come leader dell’opposizione.
Resta però un problema sollevato, cui non è stata data risposta. Presidente, io se fossi in lei questa
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delibera non la metterei proprio in votazione, perché c’è un dubbio e un nodo che non è stato sciolto
dal punto di vista tecnico.”
Presidente del Consiglio: “Nel momento in cui però questa delibera mi viene presentata dai dirigenti,
io che ho una veste più politica prendo atto di questa richiesta e mi sento di metterla ai voti,
aggiungendo che faremo insieme il percorso di approfondimento di tutte le tematiche che ha sollevato
Dapei e che lei ha ripreso. Prego, Del Nero per dichiarazione di voto.”
Consigliere Del Nero: “Solo per dichiarare che siccome noi confermiamo la nostra posizione, cioè che
pur essendo d’accordo completamente su questa delibera, riteniamo che l’atto sia stato completato da
quanto deliberato dal direttivo del Parco Sud, quindi riteniamo che non dovesse essere messa
all’ordine del giorno la delibera, decidiamo di non partecipare a questa votazione. “
Dopodiché, chiusa la discussione, il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio il
provvedimento proposto dalla Giunta.
Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico; terminate le operazioni di
voto, dichiara approvata la deliberazione con ventiquattro voti a favore; non partecipano al voto i
Consiglieri Accame, Albetti, Bruschi, Clerici, Dapei, Del Nero, De Nicola, Elli, Esposito, Fortunati,
Frassinetti, Gavazzi, Greco, Grimoldi, Guerra, Lombardi e Meroni.
Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione.
Durante la votazione è temporaneamente assente il Segretario generale; svolge le sue funzioni il Vice
Segretario generale.
Successivamente il Presidente del Consiglio pone in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 57 DELL’ORDINE DEL GIORNO – Modifica dell’art. 37 dello Statuto della
Provincia di Milano.
Presidente del Consiglio: “Questa modifica, come peraltro sanno i capi Gruppo, perché è stata oggetto
di discussione nella conferenza dei capi Gruppo medesimi, e come sanno naturalmente i componenti
della competente commissione, è finalizzata a consentire ai Consiglieri eletti in quanto già candidati
Presidenti di costituirsi come Gruppo autonomo nel corso della consiliatura. In questo senso voi sapete
che c’è una richiesta della Consigliera Colli, già candidata Presidente.
L’attuale statuto e l’attuale regolamento non sono chiarissimi sull’argomento. Con questa proposta noi
consentiamo, ripeto, a tutti i Consiglieri eletti in quanto candidati Presidenti “perdenti” di costituirsi
come Gruppo autonomo.
D’altra parte, il senso di questa delibera mi pare evidente, e cioè: nel momento in cui la legge distingue
la figura del Consigliere eletto in quanto candidato Presidente dagli altri Consiglieri eletti nei collegi, è
ovvio che gli conferisce un ruolo particolare. Si riconosce cioè che coloro che hanno avuto l’onere di
guidare una lista o un gruppo di liste svolgono un ruolo politico primario, e che questo particolare
ruolo deve, per conseguenza, avere un qualche riconoscimento nell’organizzazione dell’attività del
Consiglio. Quindi, si vuole introdurre il principio dell’opzionalità dell’adesione del candidato
Presidente non eletto, così da riconoscere questo ruolo particolare che, in quanto candidato Presidente,
lo stesso ha svolto.
Questa decisione implica naturalmente, per come sono strutturati oggi i due strumenti, statuto e
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regolamento, sia la revisione dello statuto che la revisione del regolamento. E’ però ovvio che
prioritariamente noi dobbiamo procedere alla revisione dello statuto e che quando questa proposta, se
sarà approvata, diventerà esecutiva, provvederemo a modificare corrispondentemente il regolamento
del Consiglio provinciale.
Ricordo infine che le modifiche dello statuto, per diventare subito effettive, fatti salvi i tempi della
pubblicazione, abbisognano dei 2/3 dei voti dei Consiglieri assegnati all’aula; altrimenti c’è un
percorso più lungo, nel senso che entro trenta giorni viene riconvocato il Consiglio per una seconda
votazione sull’argomento. Non credo, per finire, di avere necessità di spendere molte più parole
rispetto a quelle che ho detto, per cui sull’argomento apro la discussione, dando la parola al
Consigliere Bruschi.”
Consigliere Bruschi: “Molto brevemente, Presidente Ortolina, questa modifica statutaria e
regolamentare viene fra le altre cose a sanare situazioni che si sono verificate nel corso delle
precedenti consiliature. Ricordo almeno un caso, il caso del Presidente Tamberi che fece gruppo
consiliare a sé, il caso precedente, se non erro, del Consigliere Cosma Gravina cui venne concesso
subito dopo il voto di fare un gruppo consiliare da solo. Tutte cose che erano causate da una lettura non
attenta del regolamento, assolutamente non chiaro, ma visto che il regolamento determina le regole, è
opportuno che esse siano, soprattutto per quanto riguarda una materia delicata come quella della
costituzione dei gruppi, il più chiare possibili.
Noi come Gruppo di Forza Italia non ci nascondiamo la motivazione politica che sottende a questa
lettura del regolamento. Io non ho esitazione a dire che da parte della maggioranza c’è stato un
gradimento verso una persona che potrebbe fare, mi auguro di no, scelte elettorali estranee alla Casa
delle Libertà per quanto riguarda il Comune di Milano. Io questo non me lo nascondo, ma innanzitutto
c’è una cortesia istituzionale non solo verso l’onorevole Ombretta Colli ma verso tutti i candidati
Presidente che si possono trovare nelle stesse condizioni di Ombretta Colli. E c’è, la richiamava il
Presidente Ortolina, una esigenza di ordinare il regolamento rispetto al cambio di legge elettorale.
Per cui, da parte nostra nessun problema a normare questo particolare aspetto della vita della Provincia
di Milano. Se era un tentativo di metterci in qualche difficoltà, in qualche imbarazzo, è un tentativo
che ci lascia assolutamente freddi. Il futuro politico dell’Onorevole Ombretta Colli riguarda
l’Onorevole Ombretta Colli, noi riconosciamo un diritto a tutti i candidati Presidenti e ci auguriamo
che nel 2009 questo diritto possa valere a pieno titolo anche per il Presidente pro tempore della
Provincia di Milano Filippo Penati.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Brembilla.
Consigliere Frassinetti: “Già in commissione avevo espresso il mio parere positivo su questa modifica
dell’art. 37, arrivandoci con un discorso sia di tipo giuridico che di tipo politico. Giuridicamente c’era
una lacuna, a mio avviso, e una mal interpretazione della norma che va pertanto sistemata.
Politicamente, indubbiamente, pur appartenendo i candidati Presidenti di solito a uno schieramento
partitico, è indubbio che la nuova legge crei comunque delle aggregazioni che molte volte vedono
nella persona del Presidente un valore aggiunto, un quid pluris.
In nome di questo sistema elettorale, ritengo che la ricaduta che poi questo abbia in una geografia
consiliare sia proprio quella di dare l’opportunità al Presidente di formare un proprio gruppo. Con
questo sicuramente non voglio entrare in un discorso nel merito che riguarda la Presidente Colli, non
voglio fare un discorso singolo su questo fenomeno ma voglio estendere la mia riflessione ad una
logica oggettiva e, conseguentemente, questa logica oggettiva mi fa essere favorevole a questa
modifica.”
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Consigliere Meroni: “Innanzitutto per dichiarare che non voterò a favore di questa proposta fatta dal
Presidente Ortolina in qualità di Presidente del Consiglio provinciale, ma penso già eseguita dal sito
della Provincia di Milano.”
Presidente del Consiglio: “Non a seguito di mia disposizione, vi assicuro.”
Consigliere Meroni: “Oggi lei va sul sito della Provincia, c’è già il gruppo Colli. Io ho già detto in
commissione che non mi trova d’accordo per un discorso politico. Un anno e rotti fa la Presidente
Colli guidava la coalizione di centrodestra, con esclusione della Lega, dopo quindici giorni la Lega ha
fatto un accordo con l’allora candidato del centrodestra, la Lega veniva da un’affermazione elettorale
che prevedeva nella ripartita dei numeri quattro Consiglieri provinciali. Abbiamo fatto l’accordo con la
Presidente Colli, ci siamo trovati in tre in Consiglio provinciale a Milano.
Quindi non é vero che noi non abbiamo dato qualcosa in termini politici a un Presidente. Adesso cosa
succede? Il Presidente diventa Presidente di se stesso. Che sia chiaro, il gruppo della Lega non ha fatto
un accordo perché la Colli era la Presidente sopra le parti, la Colli era un esponente di spicco di un
determinato movimento politico, quindi lei era il candidato di Forza Italia, accettato inizialmente da
UDC e da AN, e accettato poi dall’alleanza con il gruppo della Lega Nord.
Quindi non mi sembra giusto che oggi noi diamo la possibilità ad un Presidente di fare il gruppo a sé.
Si poteva parlare di gruppo misto, si poteva fare una deroga eventualmente al gruppo misto dicendo
che se c’è il Presidente basta essere costituito con un singolo Consigliere, o si poteva fare anche
qualcosa di diverso. Io non riesco a capire il perché dell’urgenza. Si poteva benissimo dire che nella
prossima legislatura si sarebbe data la possibilità ai candidati Presidenti di fare gruppo a sé. Io non mi
nascondo dietro il dito, posso capire che magari, come stanno spuntando i comitati Colli, il gruppo
Colli in Provincia sia una voce che può andare bene in questo momento magari per voi della sinistra,
ma se domani dovesse essere il candidato di tutto il centrodestra alle elezioni di Milano potrebbe
andare bene a noi.
Io non faccio questo ragionamento, faccio una domanda a cui tutti noi dovremmo rispondere: se il
Presidente Colli oggi dà le dimissioni, non entra un altro del gruppo Colli, entra un Consigliere
provinciale di una forza politica che ha contribuito con il suo voto a far perdere e non far vincere la
Colli, ma ha contribuito con il suo voto a eleggere i Consiglieri provinciali.
Quindi per me è sbagliato abbandonarsi all’idea di poter sfruttare politicamente un momento non
chiaro. Ecco perché non sono d’accordo di dare la possibilità, non solo per la visibilità, ma di dare la
possibilità che un Presidente accettato da una coalizione perché membro di un partito, poi faccia una
scelta diversa.
Ho criticato quello che ha fatto l’amico Caputo, ma è una scelta di aderire ad un altro Gruppo. Creare
un gruppo per sé non mi sembra giusto. Quindi io personalmente sarò contrario, parlo a nome
personale ma penso di parlare a nome di tutto il gruppo della Lega Nord per l’Indipendenza della
Padania.”
Presidente del Consiglio: “Voglio solo dire che mi pare che l’intervento in particolare di Bruschi abbia
bene spiegato le ragioni che suggeriscono di seguire questa strada, quindi riconfermo essendo il
relatore la bontà complessiva della proposta e pertanto, se non ci sono altre dichiarazioni di voto, come
vedo che non ci sono… Prego Caputo, dichiarazione di voto.”
Nel frattempo è uscito dall’aula il Consigliere Accame. (Presenti 40)
Consigliere Caputo: “Faccio questa dichiarazione di voto perché ovviamente dissento da questa scelta
e quindi voterò contro a questa proposta di delibera, perché non la condivido né nel metodo né nella
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scelta politica. Non sono d’accordo a cambiare le regole mentre la partita è in gioco, questo è uno dei
motivi fondamentali per la mia scelta. Non ho nulla contro l’onorevole Colli, sia chiaro, non è una
questione che riguarda la Colli, è un problema proprio di metodo che mi vede scettico su questa
decisione.
Non ritengo che neanche sia politicamente giusto che il Presidente candidato di una coalizione possa
fare un’altra scelta di tipo diverso rispetto a quella che ha proposto agli elettori, soprattutto il
Presidente, perché ha guidato e dovrebbe guidare l’opposizione, comunque guidare la parte politica
che ha chiamato ad esprimersi intorno alla sua presidenza.
Quindi la ritengo una scelta assolutamente non condivisibile, d’altronde ci sono strumenti
assolutamente utilizzabili. Meroni, il gruppo misto si può anche costituire con una persona sola, è già
previsto quindi non c’è nessun problema.
E’ evidente che questa scelta porta ad altre scelte, perché nel caso qualche altro Consigliere provinciale
dovesse scegliere di abbandonare il suo gruppo, a questo punto anche se da solo e non in compagnia di
altri tre per costituire un altro gruppo, io credo che possa avere la possibilità di costituire un gruppo a
se stante, altrimenti ci sarebbero Consiglieri di serie A e di serie B, e questo non lo trovo giusto
politicamente. Quindi esprimerò il mio voto contrario a questa proposta di delibera.”
Presidente del Consiglio: “E’ chiaro che nel mio intervento ho proprio voluto sottolineare che un conto
è il ruolo di un ex candidato Presidente che non è stato eletto, differenziandolo da quello degli altri
Consiglieri. Anzi, una delle ragioni per cui nasce la proposta, sta proprio nel fatto che parliamo dell’ex
candidato Presidente. Ovviamente poi ciascuno è libero di esprimere le sue valutazioni.
Non vedo altri interventi, ricordo che per ottenere che la delibera diventi esecutiva dopo … sono
necessari 31 voti, in caso contrario ritorneremo su questo argomento entro un mese.”
Dopodiché, chiusa la discussione, il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio il
provvedimento proposto dalla Giunta.
Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico; terminate le operazioni di
voto, dichiara approvata la deliberazione con trentadue voti a favore, tre contrari (Consiglieri Elli,
Meroni, Nobili) e un astenuto (Consigliere Modugno); non partecipano al voto i Consiglieri Caputo,
De Nicola, Gavazzi e Grimoldi.
Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione.
Durante la votazione è temporaneamente assente il Segretario generale; svolge le sue funzioni il Vice
Segretario generale.
Successivamente il Presidente del Consiglio pone in trattazione il seguente ordine del giorno:
OGGETTO – Ordine del giorno presentato in data 22 settembre 2005 dal Consigliere Maestri, in
merito alla possibile vendita della società Star.
Presidente del Consiglio: “Credo che ci sia un accordo informale dei capi Gruppo per non prolungare
di molto questa seduta e di mettere in discussione un ordine del giorno sul quale siamo stati sollecitati,
che riguarda la questione della Star di Agrate. Chiedo conferma, in tal caso chiederei al primo
firmatario Maestri di illustrare l’argomento. Prego Maestri.”
Consigliere Maestri: “Prima di tutto voglio scusarmi con i membri degli altri Gruppi, sia di
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maggioranza che di minoranza, perché vedete che sono primo e unico firmatario di questo ordine del
giorno perché è stato presentato con una certa fretta, sollecitato dalle rappresentanze sindacali della
stessa Star. Ieri, in un incontro con l’assessorato, presente anch’io come Presidente di commissione, ci
è stata fatta presente la situazione che vivono lavoratrici e lavoratori della Star, e ci è stato chiesto un
segnale da parte della Provincia; quindi con una certa fretta ho presentato questo ordine del giorno. Lo
ritengo, visto la gentilezza espressa da tutti i capi Gruppo, un ordine del giorno presentato da tutti i
gruppi, poi naturalmente chi vorrà si esprimerà.
La faccio molto breve. La situazione è questa: da diversi organi di stampa e dalla viva voce dei
lavoratori e delle rappresentanze sindacali, risulta che la società Star di Agrate, società storica
dell’alimentare italiano, è oggi sottoposta ad un processo di vendita. Ci sono ufficialmente cinque
soggetti economici che partecipano ad una sorta di asta con la proprietà della Star per l’acquisizione di
questa società. Questi soggetti economici sono di tipo differente, nel senso che uno, una società
spagnola, è una società industriale che ha già una produzione alimentare ed è un’azienda leader
nell’insieme del continente europeo, gli altri sono soggetti finanziari, sono fondi di investimento.
Alcuni di questi già operano nel mercato italiano, uno di questi ha già acquisito la Carapelli, che
continua ad essere sul mercato.
Questa situazione fa sì che ci sia una preoccupazione, espressa appunto anche su diversi quotidiani, per
il futuro della società. La società Star, malgrado alcune scelte non felici da parte della direzione (che
hanno provocato in questi anni una ristrutturazione molto forte, che ha portato dal 1994 ad oggi alla
perdita di oltre mille posti di lavoro), è una società ancora forte, una società con delle potenzialità, con
macchinari in alcuni casi all’avanguardia, in altri casi comunque macchinari ancora capaci di produrre,
capaci di rispondere alle esigenze del mercato. La situazione di fronte ad una nuova acquisizione è
quella di rischio. Il rischio è che la società che acquista potrebbe decidere di non continuare la
produzione ma di acquisire il marchio e chiudere, di fatto, la società. Questa è la preoccupazione che
hanno lavoratori e lavoratrici, ma è la preoccupazione che hanno anche gli enti locali e i cittadini della
Brianza e del Vimercatese che già sono sottoposti a diverse crisi, pensiamo alla questione IBM,
pensiamo alla questione ST Microelectronics e a tanti altri casi.
Per farla breve, questo ordine del giorno non fa altro che esprimere la preoccupazione del Consiglio
provinciale, il sostegno al Sindaco di Agrate Brianza che ha dichiarato che comunque la sua scelta è
quella di mantenere la destinazione di area industriale e produttiva, quindi evitare qualsiasi tipo di
speculazione e la richiesta che l’Assessore alle crisi industriali e occupazionali mantenga viva
l’attenzione e prenda contatti con l’attuale proprietà perché chiarisca quali sono i suoi intenti, anche
perché nel caso della vendita dell’ex marchio Mellin, la famiglia proprietaria della Star ha deciso
comunque di mantenere una quota azionaria per mantenere la produzione industriale. Mi sembra molto
semplice, ancora una volta ringrazio tutti i gruppi per aver permesso che si potesse discutere, e spero
che votino a favore di questo ordine del giorno che dà il segnale ancora una volta di un Consiglio
provinciale attento non solo alle esigenze di lavoratrici e lavoratori ma anche alle esigenze dello
sviluppo produttivo di questa Provincia.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Rotondi.
Consigliere Arrigoni: “Condivido il contenuto dell’ordine del giorno proposto dal collega Maestri, e
voglio solo sottolineare che la situazione della Star segnala una situazione di difficoltà dell’attività
industriale del Vimercatese. E’ una situazione che giustamente la Provincia deve cercare di
monitorare, affinché questa operazione di vendita non si trasformi in un’operazione finanziaria o in un
semplice recupero del marchio, ma che possa costituire una prosecuzione e semmai un rilancio
dell’attività produttiva di questa società.
La Star ha seguito un po’ le vicende non solo del Vimercatese ma anche le vicende umane ed
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industriali del nostro Paese. I dadi Star sono stati, credo, noti a tutti e forse le nostre mamme e le nostre
mogli li hanno usati e li usano ancora. Devo dire che la proprietà ha nel tempo dismesso anche la
Mellin, che era una fabbrica con un marchio molto importante, ed era anche questa insediata nel nostro
territorio, a Carnate. Purtroppo è stata venduta per vicende interne. Questa è un’attività industriale che
è molto legata alle vicende della famiglia proprietaria.
Comunque confidiamo che con l’impegno del sindacato e con l’impegno degli enti locali questa
azienda possa continuare ad essere un presidio e una possibilità di attività industriale concreta.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Mezzi.
Consigliere Maestri: “Mi sono dimenticato nell’intervento, nella fretta mi sono saltate due parti, uno
che c’è un errore di battitura nel secondo capoverso, dopo “preoccupazione” c’è “questi”, va aggiunto
“anni”, altrimenti non si capisce la frase.”
Presidente del Consiglio: “Emendamento accolto immediatamente dalla Presidenza.”
Consigliere Maestri: “Poi, io l’avevo scritto ma è saltato nel batterlo, dove c’è “auspica”, dopo
Provincia di Milano, l’aggiunta sarebbe “e di salvaguardia dei livelli occupazionali”. Ripeto, era già
così nell’ordine del giorno, mi spiace ma è saltato.”
Presidente del Consiglio: “E’ chiaro ai Consiglieri che va letto così l’ordine del giorno. Prego Elli, poi
Frassinetti.”
Consigliere Elli: “Noi condividiamo totalmente questo tipo di intervento, anzi il suggerimento che io
farei è un suggerimento che avevo già dato nella scorsa legislatura. Le istituzioni intervengono sempre
a babbo morto, noi riusciamo solo a impegnare i soldi quando l’azienda ha chiuso e ci troviamo a
dover finanziare gli interventi per gli operai, ecc.
Quando si profila un’attività di questo genere, io ammiro sempre i francesi che, se ricordate bene,
qualche anno fa hanno difeso le bollicine di acqua minerale come strategica, buttando fuori Agnelli
che aveva comperato la Perrier, non gliel’hanno fatta poi comperare in quanto strategica, perché così
difendono le loro aziende. Io non so come fanno, riescono a difendere le loro aziende sempre,
dovunque, anche oggi che teoricamente con Monti, l’Europa li costringeva in teoria a pagare multe,
però loro, non so perché, sono un muro invalicabile a qualsiasi pressione che venga dall’Europa o da
altri.
Difendono le loro aziende, ma non solo quelle alte, strategiche, come deve essere per un Paese serio,
ma difendono appunto l’acqua minerale e recentemente mi pare per una marca di champagne, è
intervenuto il Presidente della Repubblica a difendere la francesità della marca di champagne,
promuovendo una cordata e quindi impedendo che lo straniero occupasse non tutta la linea di
produzione dello champagne, ma una delle marche di champagne.
Detto questo, io non so che possibilità ci sono, ma Penati che è bravissimo, l’abbiamo visto al lavoro
per la Serravalle, perché non riesce (non è ironico, non mi permetto in questo caso di essere ironico) a
fare un’iniziativa, non dico una cordata ma almeno a provarci, in modo che l’azienda resti in questo
caso proprietà locale, di gente già interessata nel settore, allora certamente non verrà svuotata e la
fabbrica portata chissà dove, come normalmente succede, perché ne abbiamo visti di tutti i colori, in
qualsiasi azienda straniera succede così. La Danone ne ha fatte fuori in Italia di aziende a bizzeffe.
Per evitare questo, io veramente aggiungerei alla proposta che è stata fatta e che comunque voteremo,
di impegnare Penati a darsi da fare in modo da sondare una possibilità per verificare se c’è la
possibilità di far intervenire una cordata locale. Questo mi sento di suggerire, grazie.”
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Consigliere Frassinetti: “Condivido il contenuto di questo ordine del giorno per un fattore prima di
tutto di solidarietà umana verso i lavoratori che stanno rischiando, ma anche proprio per la natura, la
storicità e la tradizione di questa industria. Soltanto attraverso quelli che sono i capisaldi della nostra
economia più autentica noi possiamo riprodurre, tentare un rilancio anche sul territorio. Quindi è in
questo senso a mio avviso che va interpretata la funzione dell’ente locale, la sua anima sociale, la sua
voglia di intervenire a fianco dei lavoratori. Per questo Alleanza Nazionale voterà a favore di questo
ordine del giorno.”
Consigliere Dapei: “Per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.”
Presidente del Consiglio: “Scusate, prima di votare, devo fare questa brevissima valutazione in
relazione anche alla votazione precedente. Siamo ancora in fase di sperimentazione, abbiamo chiesto
all’azienda di avere prestissimo la schermata attraverso la quale tutti sappiamo come abbiamo votato e
come hanno votato gli altri. Siamo in questa fase di transizione. Dopo la votazione, insisto, non
scappate, ancora un minuto di comunicazione da parte mia.”
Dopodiché, chiusa la discussione, il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio il
seguente ordine del giorno:
IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI MILANO
in adunanza 22 settembre 2005
esprime la sua preoccupazione per le notizie diffuse in questi giorni da diversi organi di stampa sulla
prossima procedura di vendita della società Star, storica azienda situata nel comune di Agrate Brianza.
In base alle notizie riportate, risulta che gli acquirenti possibili sono soggetti economici sia con
caratteristiche industriali e produttive, sia di tipo finanziario.
La preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda – che sono passati in questi anni
attraverso diverse ristrutturazioni aziendali, che hanno portato ad una presenza oggi di circa 750
dipendenti, a fronte degli oltre 1700 del 1994 – è quella della salvaguardia dei posti di lavoro, che
rimane possibile solamente mantenendo le caratteristiche industriali e i livelli produttivi della società
di Agrate. Il Consiglio provinciale condivide queste preoccupazioni sul futuro di questa impresa sia
per quanto riguarda l’economia della zona, che per le ricadute sul piano sociale e dell’occupazione.
E per questo
AUSPICA
che l’eventuale vendita della società Star non influisca sulle caratteristiche produttive, e sia anzi
occasione di rilancio della presenza industriale nel territorio della provincia di Milano e di
salvaguardia dei livelli occupazionali;
ESPRIME
il suo sostegno alle scelte del Sindaco di Agrate Brianza di salvaguardare la destinazione industriale
dell’area dell’azienda, per evitare che l’acquisizione della società possa rivelarsi solamente una
speculazione sull’area stessa, con conseguente chiusura della produzione;
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IMPEGNA
l’Assessore alle crisi industriali e occupazionali a monitorare la situazione, anche attraverso un
incontro con l’attuale proprietà, per avere garanzie sul mantenimento del profilo industriale
dell’azienda di Agrate e affinché rimanga la presenza sul territorio degli insediamenti produttivi della
STAR, storico marchio nell’ambito alimentare, mantenendo l’attenzione sull’intero settore produttivo
brianzolo.
Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico; terminate le operazioni di
voto, dichiara approvato l’ordine del giorno con trenta voti a favore; non partecipano al voto i
Consiglieri Calaminici, Caputo, Casati, Clerici, Del Nero, Esposito, Gavazzi, Grimoldi, Meroni e Re.
Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione.
Durante la votazione è temporaneamente assente il Segretario generale; svolge le sue funzioni il Vice
Segretario generale.
Consigliere De Nicola: “Presidente, sull’ordine dei lavori. Io ritengo che sia non legale, ritengo che
questo meccanismo non rispecchi la volontà di una votazione trasparente.”
Presidente del Consiglio: “Scusi, ho già detto che stanno predisponendo il quadro che consentirà a
ciascuno di capire come hanno votato gli altri, chiaramente. Ci mancherebbe altro!
Chiedo cortesemente ai capi Gruppo di consentirmi di convocare la seduta del 29 in seduta doppia,
perché abbiamo il tema certamente non irrilevante degli equilibri di bilancio, e proprio ieri sono
passate in commissione altre deliberazioni. Stiamo rimandando, tutti d’accordo, alcuni ordini del
giorno calendarizzati per oggi, quindi è indispensabile che la seduta prossima sia convocata in seduta
doppia. Chiedo al funzionario di far partire domani l’avviso in questo senso.”
Dopodiché, alle ore 20.12 del 22 settembre 2005, il Presidente del Consiglio toglie la seduta e significa
che il Consiglio è convocato per il giorno 29 settembre 2005.
Del che si è redatto il presente verbale che viene come in appresso sottoscritto.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(Vincenzo Ortolina)
IL SEGRETARIO GENERALE
(Antonino Princiotta)
per votazione argomenti nn. 52, 57 e e ordine del giorno Star:
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(Vincenzo Ortolina)
IL VICE SEGRETARIO GENERALE
(Liana Bavaro)
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22 settembre 2005 - Città metropolitana di Milano