ws^mmammmmmmtmmmmmammmamtaaiatmmmmtmmmmmtmmmBimmmmmmsfKst
COLLANA
/
DI
SCRITTORI
DI
TERRA
D
OTRANTO
OPUSCOLI
DI
DE
ANTONIO
DETTO
FERRARIIS
IL
GAttTEO
%
Supplemento
ISCRIZIONI
al
Voi. IV.
della
Collana
MESSAPIGHE
DEL
e
J3uca ^Sigismondo
Pastromediano
I ECCE
TIPOGRAFIA
EDITRICE
SALENT1NA
4
1871
COLLANA
DI
SCELTE
OPERE
EDITE
ED
INEDITE
DI
SCRITTORI
TERRÀ
DI
DIRETTA
VOLUME
DA
SALVATORE
DICIOTTESIMO
D'
BRANDE
OTRANTO
i
Fervori
/-,T.
u^
d^
'
*
.
^
DI
ANTONIO
DE
FERRARIIS
DETTO
IL
GALATEO
DA
GALATONE
Supplemento
al volume
IV
della Collama
•
LECCE
TfFOaiAPU
MITRICI
1871
SALUTIVI.
*
»•
•
•
jJa
cot*.
Llpt
.VA
S£PffciViB£R
j928
17636
»
PANEM
QUOTIDIANUM
NOSTRUM
Presupposta la paternitàde Dio,
«devemo,
la
et
potentia, et lo loco,dova
più
per tutte lo créature
et che
providentia,chi
totalmente,
al li
ad
ma
Signori,
va
lassamo
dovemo,
-come
lo governo
anchora,
et
le
vede,
se
et 1"
vedendo
noi,
nostre
cose
fanno
come
cosa,
Dio
a
li servi
Signore ni confortò
nostro
come
dixe
:
de
alcuna
per pregare
quando
pregare,
che li
gratitudine,
la
e
pulsate, et aperietur vobis, qvoe*
:
vile,et invenietis, et quicquid orante$, puliti*; credile,quid
: modestissimo
accipietis
quotidiano,
t
^
^
ni
lo
senza
do
pioni, lampucche,
in che
justi,et dotti
; li
le mitrie
le
alla vita, et
et
la anima?
lo
monstra,
cocar«
colini,
fran-
et
patrimonij,et
li infirmi, et per
veramente
la maggior
lassatte per li
le Ecclesie
de
quali
pupilli,
li nomini
poveri ? Forsi
son
purpurei colori;
con
in»
ne
uno
intra
de
al
forame
le
sia
questo
quelle
la
perdere
experientia
dice,che più difficile è, che
Regno
de
de
:
aco
li occhi
cose
vero
de
manifeste.
cose,
che
Dio, che
ma
le
uno
Platone
epso
sa,
son
vita»
di
omne
ricco,
camelò
vane
sare
pasparente
ap-
al ballo, che
comanda,
che
la
un
passioni, et
quelli, chi
co*
necessarie
non
cose
più pernitiose,et chi fanno
et N. S. lo
vedeno
Dio
non
pane,
,
li gran
li debili, per
offuscano
non
potissi-
cause
fasani, p3rdici
starne,
consumano
Et che
-cioè potente
per
insignò pregare
che
le
grandi stati,grandi signorie,li sceptri,
signò pregare
rone,
caponi,
poveri, per
delicate,
Forsi
mangiare, storioni, lamprede,
de le entrate
parte
li
se
vivere.
potemo
non
infirmità ? Ni
omne
mirastro, bianco
senso,
per
quale
N. S.: lo vitto
mostrò
ne
cibi, et vivande
insigne pregare
me
domando
siano
che
ad
gamo
pre-
noi
utili,
che
honeste,
et
noi
male,
le
non
anchora
io
Dio
che
et
le
conceda
domandassemo.
che
noi.
cose
la
per
che
che
bone,
non
ni desa
hebbe
non
de
et
anchora
cose
ij:noraniia,et poco
presenti
paxate,
le
et
Juvenale
pregassemo.
sa
ni
le
coso
videre
stro
no-
che
fede, dice,
advenire
meglio
sa
,
Io
bisogno
che
noi
stessi;
alcuna
sit
ut
:
che
perchè
nei
in
lo
vivit
menta
se
è
non
includeno
discordia
Luca
vale
di
crescendo
Domenica
:
al
se
culmo
pò
referia
dire
Io
:
fa
semel
al
vitto
:
in
o
vero
la
non
anno
per
necessario,
pò
perchè
in tutto
alla
et
li
però
àprov
intendere
la
epso
li
clesia
Ec-
charità,
lo di della
septimana
gran
lo
in
antiqui di la
et
petrando
im-
supersustan-
anchora
charità,
senza
altro
et
:
netti
Pa-
man**
et
:
tòv
dice
:
in
et
vita
mancando
la
essere
;
nostro
pane
se
ore
epso,
corporale,
Mathco
che
volta
m
solo
ex
qui
:
descendi
pane
pò
una
perduta
Ecclesiastiche
lo
Evangelista
Eucharislia
li peccati,
ne
necessarie
cose
di si comunicavano,
omne
S. dixe
Coelo
lo
in
non
quale ò scripfo
sangui
de
corpo
intendere
N.
Et
meum
quotidianum,
la
lo
et.
insegna, che
proceda
quod
:
corpo
et del
ni
S.
anchora
de
anchora
li
intra
dice,
il Sacramento
et
bibit
le altre
r,{/.a"v
:
oplimo
homo.
havemo
del
di lo animo,
verbo,
panis vivv*f qui
svm
èftto'jGio* che
ziale
omni,
felicità
quella
è
chi
,
quella
è
questa
:
già l'avea ditto, che
et
spirituale,
et
profeta
exleriori, N.
manducava
quello
quale
li beni
peti-
Chi
li beni
et
pregara
^anta
dire
noi,
de
questa
questa
animo,
pane
pane
carnefn,
Ego
:
lo
per
sotto.
mele:
beni
in
obedienlia,
meglio
dopo
sed
et
carpare
lo
cura
pregare
di
nostro,
per
Angetorum
loco
di
vita
homo,
Dio,
era
ducat
latte, et
pane
Adunque
chi
in
nicessarij li
pregamo
Dei.
de
questa
sonno
pane
doxemo
più
ha
et
de
aito
possuto
li beni
contcne
medo"mi,
uno
sana
haveria
affluente
terra
per
mens
homo
santo,
ma
noi
dice, che
cosa,
tione
che
nostro,
vitij venuti
forza,
Luca
quotidiano. Li Greci
et
sure
cen-
Medico,
dicono
7
I
lo pater
tutto
chora
è
similmente, excepto
di
Luca,
ma
di
N.
Iesu
dirò
Kto:
Scriptura multe
noi
Greci
beato
noè
trovano
se
Hieronymo
; si
ad
Graeca
chi
integrità*.È
fides,et Latina
ha
non
al
noticia
graraatico, né
rico, nò
logo, nò
bono
cosmografo,
nò
bon
theologo.
li maestri,
et
che
do
me
neano
in
che
Epsi lo confexano,
che
dico
in ciascuna
li cantassero
chi
Musa
Anionio
da
Galeno,
Curtio, Aulo
Gellio,
illustre Medico,
et
Boetio
Latini
et
avanti,
dopo
la
ad
mio
se,
li
da
cia
Grede
nostri, et
Rosignoli.
come
vero
essere
excelienti
stati
sono
Grece,
Pru
come
Ovidio, Lucano,
Livio,
Apuleyo,
l'uno
l'altro
et
più volte
Cornelio
Cesare,
li
Greci, li quali te-
juditio dottissimo
Julio
astro-
più parte
copiosi
che
Cassio, Felice, Macrobio,
cidio, el gran
histo-
venire
Vergilio, Horatio,
Donato,
bon
mandavano
che
lettere
havuto
Persio, Martiale, Claudiano, Ausonio,
lustio, Quinto
bono
faceano
la notte,
tutti li Latini,
dottrina, hanno
sciano, Servio,
né
experientia demonstra
et la
; che
essere
li Romani
fatiche de
state
son
pò
non
intendere,
triarca
Pa-
nostro
philosofo, nò bono
vero
:
pronostica, che
la
fatti belli, et
hanno
se
pieni li libri,
casa,
ad
o
Paulino
ad
del
oratore,
però
Et
studiare,
ad
hanno
quel
Grece,
né
bono
de
Lettere
de
ret
sententia
primo
poeta,
figlioliin Grecia
le cose,
de
bon
bon
del
comento
Lati-
varietas
scrive
et
:
el
dice
apud
exemplaria
sermonis
bri
li-
nelli
testamento
la
in
avanti
però
; et
jn
tanto
emendatone,
novo
inter
est
et
fontem Graeci
Galeno
in
quando
che
tro,
et l'al-
scientie, che
emendate
et
quale
Discipline, quanto
di
degne
et
correpte,
quaestio exoritur,
currimus
et altre
an-
Dottori,
l'uno,
questo,
dittioni,et molti
incorrepte,
son
li Latini
differenzia
puro
noi
et
quotidianum,
facessero
è gran
non
Matheo,
parte,
si lo
perchè
so
S.
questa
Philosophia et Medicina,
Sacra
de
non
si sia, questa
corno
et
la
integro secondo
nostro
Sanio,
Pli-
ò attestato
Celso, Caiintra
Finnico,
tutti li
Cupella,
8
Evangelista,et Petro,
li nostri
Ilo, Hieronymo,
de
Petro
li
Greca,
cosa
Simon
Io
Egidio, Marso
lieo, Calphurnio,
Cosmico,
el
dottrina,
grande
mori
mio, chi
la
sua
lo
Beduario
in
mio
de
li
più facile
Saria
Città di
Athene,
et
dui
le
manutene
lettere
cosa
Attaldi, il
le
cose
il bon
Puzio, Summonzio,
ha
dotato
corpo,
alla
Dio
cossi
de
Muro,
di
la
lo
Calholico
sig. Joan
Mirandula,
ingegno,
et di
et
nelle
lo illustre
virtù
omne
degna
se
gratia del
de
et
S.
benigna
di
Aquevivo,
Trivulzi,
Nicolo
natura,
da
et
multo
li
Napocandido
et
,
Grece,
tine,
La-
et
Chariteo, Cotta,
lo
de
quale,
come
dispositene
el,dotto
S.
homo
comendato
di
fortuna, cioò
di Potenza,
Corregio
tique,
an-
,
megliore
lo Conte
Re,
tanti
la Academia
Pardo,
ad
de
alti nostri
Lettere
animo,
reducere
Jaco
le virtù
passare
Chrisostomo,
Carboni,
li
di la
solo
non
elegantissimo
precipue
Sanuti,
li
ingenij
non
per
Sanazaro
sue
Jusliniano,
Latine.
et
Patredi
Pontano
nostro
per
quella Republica, chi
li
; et
devoto
Loredano
Bernardo
di
tutte, che
litana, Attilio, et mio
in tutie
Grece,
gloriose famiglie
homo
rmi,
Beruli, li Delfini, li Conta-
numerare
de
ma
cisco
S. Fran-
V.
amicissimo
Donato,
infiniti altri
et
riano,
Ma-
ferita receputa
una
Hieronymo
Pisani, li Cornelij, Lippomani,
li Mauroceni,
de
conservo
Cardinale,
amico,
co,
Platoni-
Bonifacio, Sabel-
Xepote mio
parte
questa
tro
l'al-
et
historico, Roberto,
et
diligentia,Loysi,
et
Patria, lo Grimano
faogie
l'uno,
Marsilio
Pomponio,
suo
gua
la lin-
di
pigliato, si qualche
Leonjco,
Negro
nostro
et Hermolao
Barbaro,
di
Medico
Veronese,
diligentiaa
noticia
detto, Philelpho, Guarino,
Merula, Aldo, Beroldo,
Valila,
Boccaccio,
gran
la
per
quale li altri hanno
hanno
Alexandro
usò
cbi
Genoese,
dubij di la medicina
da
vana
et Thomasi
el Petrarcha,
dottissimo, Danthe,
Ebano,
dichiarare
lacobo, Lattaio»
et
Augustino, Gregorio, Ambrosio,
questi novi
intra
Paulo,
et
lo Conte
Joan
di
Pico
grande
dal Sana-
9
li Vitelli, et
xaro,
dotti
de
li Arabi
fo
come
lengua
G al
Greca
Josepho,
torneo
nome
ri, o
imprestò
se
di
Moyse,
fede,
Greca
dove
non
corruptela,
italiani,
noi
se
Dio
è da
me
de
N.
S.
la
che
hiimane
lo
venuta
che
noi
nostre
domandamo
et
,
tolte
non
costumi,
le
aliene
cose
:
con
tra
:
in que.
lo
no*
et
mesurate,
lo
proximo;
devono
che
robbe
Dio,
dpmandare
justamente
né
ò
alla
de
reconosciuto
e
justamente
le
posito;
pro-
mento
comanda-
grada
con
necessarie,
et
che
cose
stumi
co-
ne
essere
sono
state
,
contra
la
o
li boni
contra
non
li
ad
et
,
et
tutta
de
ma
supersustantiale
et
debite
son
è
bare,
bar-
necessarie
cose
quotidiano
Dio, potimq. honestamente,
cose
tra
in-
trova
lengue
parola,
le
benedetto,
dopo
che
ponno
le
,
più
et
supersustanziale, che
overo
anchora
chè
per-
se
se
donde
vano
tro-
veiD
o
ne
tutte
Pio-
Scripto-
integrità.Tornamo
pane
domandamo
li
,
Greca
per
anchora
lo
notare,
equivoci
lo pane
domandamo
domandamo
è certo, che
sto
:
di
terpreti
In-
se
più lettere,
lingua latina
la
Romana
domandamo
benedetto
de
la
et
Europa,
di
solo
di
et
in
Greci
dottrini,
lengua
è paxata
nostra
non
la
che
Christiane
son
lo corpo
tanti
fo
come
Scripture ad
haveàno
sono
Jirdei,
forsi, che
più accenti,
; overo
soli; la
che
ha
da
Galeno
di
li libri
sia
,
errori
Greci
Greci
Avenpa-
questi li septanU
de
che
li
de
perchè
so
credo,
exemplatori
lengua
nanti
et
Egipto. Non
magior
Si
alcuni
et
Sera-
e
Hah,
li libri
quali interpretaro le Divine
tanti
vita.
Arabica,
traduxe
li
ortographia
fare
chi
Prasis
Greci,
da
li
trovamo
lingua Greca,
di la
Ysaac,
Rabi
vero
la
in
Mesue,
e
Re
di
le
Avicenna,
anchora
rudi
stati
essere
Algazele, Albategni.
ce,
la
non
Averroe,
pione, che
altri ; et cossi
malti
lustitia, che
libertà de
captivi, o
ad
più justamente
torto
li
deveno
per
domandare,
si
Che
non
essere
se
fossero,
potè
l'homo,
figliolinostri,
retenuti.
ragione
quello, che
le
stre;
no-
occhiavi,
o
con
la donna
gratia
10
da
Dio
ha
generato,
polire
se
de
et
le robbe
perdute, le quale
juste fatighe acquistate, o havute
Li
domandi
alla
lo
voleno
conditione
mio,
si
chi
alcuno
perchè
chi
havendoli
la
domanda.
più.
reccpula
che
nutricare
chi
Dionisio
li poteva
lar^a, quando
dice
el Savio
al 2. capo
felicità
in
se
deve
gracia
et
donare
Dio
a
lo
Amasi*
lo
sa.
Re
Lo
divitias
; et
»Egiplo, che
savio
Salomone
deJeris
ne
volea
et
la
de
per
sexanta
suo
de
lo domando
Ivibue
a
de
li nomini
tanto
mano
doverao
noi
invenisti,
mede
co
perante
intem-
una
lo
mensurato
lidiamente,
dere
ren-
con
voglio
consiglio de
et orane
uno
rnendicilatem,
;
victui
tamen
senza
quella
di
curso
et
Dio
quotidiano
essere
la
non
sospetta. Però
scrivono,
cento
mula,
de si-
arieti,
li bufali,
et
secundo
et senza
et
ria
necessa-
meo
tumuli
trenta
farina, vinti bovi,
deve
porge
peccali. Non
li
lo
ca/agione de cervi, et caprioli,et
Donque
ni
poveri, et
Policrales,
domanda
pasto
Fameglio
lo
rompere
multi
mi hi ;
li denari,
de
implorare lo ajuto de Dio,
da
di
più
ha
lo
mei
cendo,
di-
Re,
chi
illud. In
guardarsi
caso
al
votum,
evomas
etalli
et
notabile
deve
:
agli amici
,
mettere
Proverbij
manco
se
losopho,
Phi-
felicità è sempre
li
non
povero
pecunia,
ad
veneno
forte suliatus
ne
la adversiià.
prosperità,con
ni
de
cunia,
pe-
la remandò
la Lrtuna
quando
cose
quantità di
uno
perchè
alla
Xenocrate,
Aristippo gettò parte
doniti,
chezza,
ric-
condecente
ad
di
stantinop
Co-
de
estrema
smisurata
parte,
la soverchia
ubi,
guod stiffirit.
che
le
tulle
perchè
pensare,
l'havea
Imperio
è
convenea
così
et
domando
Philosopho
più bisogno
Perciò
portare.
se
convenienti
et
una
non
una
certa
una
:
overo
il bon
Jro
che
quello ha
di
gente
Però
Alexan
multo
et
Regno,
lo
eoa
legilima.
inhonesto
desse
domandata
cosa
manliio
mi
questa
haveano
se
mesurati,
Saria
Dio, che
predasse
overo
persona,
domanda.
Et
successione
per
anchora
essere
di
allevato?
et
coocepuio,
senza
ucclli.
la
ditione
con-
in juria del
li
proximo,
che
secundo
la
almeno
provedesse
conditione
mandare
mia,
Y havesse
non
lo
Dio
a
alla casa,
si
et
la
non
diminuire.
da
Ducato*
potesse
avanzare,
S.
è
lecito
perchè
ò
k"
Ad
Milano
de
vecbezza
alla
figligli,
alli
V.
do*
vostro,
,
una
vostra
per
vestito
farse
tione
el
sarà
Savio
opes
quas
aquilae,
et vo lab uni
(tese
Proverbij
fora
persona
mesura
lo vitto,
chi
manda.
do-
salire,
de
o
la
sia certo, che
Dio
de
o
sua
ora-
chiuse.
Dice
erigas oculos
Ne
:
sibi
ad
come
aé
tuo$
penna*
forsi si l'homo
Et
misura
de
alla
quia faeient
Coelum.
U
intendere
le orecchie
habere,
potes
pò
don-
:
,
lo dovere,
li
de
la
che
proverà
et
23
non
che
cosa,
più che
vana,
nel
più
molti
ad
bene
se
conveniente
et
domanda
grande
fare
et
conditione
la
secundo
quotidianum
necessario,
Chi
ie
serviiori,
nostrum
panem
doveii
perchè
molti
tenere
que
lo
richeza,
gran
qnasi
,
impetrasse
sole
casu
acca-
,
fere,
saria
la
,
più veloci le
son
Proverbij
che
gai
:
Fetonte
che
cascale
lo
astrense
Dicono
quaerit ruinam.
fac.itdowum,
altam
gratia
li facesse
che
Palre
volte
le
de
sagliute.È scripto nelli
le
non
più
lo
perchè
desfaccione
sua
di
lo
,
del
governo
,
Patre/t/i poennm
del
parie
lo
mensura
vofse
li boni
majòre
costumi,
a
come
ma
inter
ascollare
far
Dio
rest
non
riano
ne
possis commillere
homini
fossero
quo
tendis ?
la
et
del
oratione
La
susurrando
Diis
ibis
ne
:
presenti
vole
non
:
ut
appresso
vole
et
dare
cusì
de
non
se
dare
adiman-
poteno
audial
che
et
alto
contra
essere
ut
dire,
hospes
non
;
vor-
,
:
parlare
con
troppo
voleno
Se
pregano
sta
se
,
salio
Patre,
publicamente
che
cose,
chiN
Padre,
essire
non
tutissimus
proximo.
lo
contra
fama, fideshaec
oda
quasi,
gran
,
admonitione
ruina.
disfece
et
più alto chel
wdìo
tene
utrurnque
quelle
bona
volare
voglia di lo
contra
alto,
de
tanto
volse
Ycar,
:
quelli, che
che
,
Ycar
gridava
:
cascò
sui
mundo:
qualo
per
impetrò quasi
carro
suo
quae
a
nisi sednctis
Dio
come
$i
come
se
,
li nomini
,
12
Dio
fosse,
muoio,
è, sempre
dopo
juslo judice. Chi
et
illicita,et
faria
come
inhonesta
le orecchiò
le
juste,
cose
che
Paris
significano le
ch'è
di
cioè
la
vita
-di Menelao,
et
del
et
sua,
occisionc,
voleno
vere
lo
la
senio
-di
la
valesse
io essere
per
volte
quello, che
sopra,
o
per
si
più di
è
per
,
far
me,
cussi
et
Dio
de
male
per
dico
ad
ad
overo
Dio
li mali
chi
prega,
noi, chi
exemplo
dare
et
come
ho
per
amor
di
alcuno
ad
ha.
sua,
impetrano,
se
altri
li
ciascauno.
ma
ad
o
bellino,
Ghi-
o
emulo, chi
di
li boni,
de
imprecasse
quello
non
o
siderassemo
de-
la morte
grado
altri ;
se
procuraslo
uno
caslicarle,
securità
et
dare
per
nello
da
ad
o
io desiderasse
et
de-
desiderassemo
se
io havesse
se
et
faceano
pregassemo,
indignatione,
reposo,
ad
et
:
solo
non
imprecamo
alcuno
tutela
abatlimento
marito
suo
provocano
noi
vero
roogliere,
Questi tali domandi
spesse
lloro, o
medicina;
solo,
vero
o
meglio alti Angioini, che
per
o
ruyna,
come
sue,
lebrato
ce-
oratione
Guèlfo,
fosse
nostro
impetrarci le robbe
di
la
o
poi haveiia,
adversario
del
tanto,
la morte,
possere
Troya
desiderassemo
se
come
vitù
ser-
tanta
strage,
le nostre
anchora
proximo;
per
lo
la gran
Nò
pregassemo
la* parte
mia
arte
lo
voleano
morte
di
mundo.
et
donna
una
lo
ere
morte
fratelli,la captività, et
tanti
Città di
non
stati da
eramo
la
venne
exito
che
Spagnoli, chi
ne
fine
Patrono
per
optenuta,
re,
Vene-
mugli
la
tanta
contra
del
sfatione
bule,
Fa-
Dee, che
preposse
Regina Hecuba,
possessione,
una
de
et
tutto
essere
le tre
tra
la gran
in
per
lege nelle
impetrò da Venere
haveiia
per
patrc,
et
dasse
doman-
quando
mondo,
piaceri del
et
voluptuosa,
di la matre
ma
vite, la contemplativa, la attiva,et l'altra,
tre
vuluptà,
la
judicio
lo perverso
per
urta
impetreria,
impetrasse. Se
le
non
Dio
a
la
non
inesorabili; che
Dio
de
domandasse
solo
non
cosa*
fido teàti-
et audiente
presente,
et
ma
noi
ad
ditto di
la
sua,
virtù
et
per
iniquo, chi
boni,
et vir-
13
tuosi,
et
sequitare male
ad
la mina
di
cessemo
prosperità
la vita, et
per
di
morte
di
Pharaone,
uno
quello iniquo
multi, dico, che
la
et
di
pregando
quello tale,
Antiocho
uno
ne
vesse
do-
la
struttone
di-
come
de
di-
se
ne,
{ferri-
un
,
Dioclitiano, Decio, Guliano,
Maxentio,
Theodorico,
uno
altri tali, credo,
de
o
di
che
Attila, di
uno
solo
non
non-
4
ho
ditto:
Gladius
laudem
pare,
che
loco
dice:
più
in
me
de
18
cap.
quod
steti
res
famem,
ciantur
gladio
la
norum,
et
eonterantur;
come
et
vedeno
et
più
odio
io
de
nei
la
sungo
viri
et
eis
bonum,
li
maletrattati
quando
quelli,
gente
pagani.
ut
ma
Psalmista, che
vede
bono
uno
per
ha
amore
non
ditto
di
:
fUios
nelli
le
bap*
excomu-
gentes paga»
li mali
dextera
Cristiani»
dice, che-
Aristotele
indignatione, quando
la ruyna
pecca,
,
de
li impij
da
et
intertU
eorurn
ordina
Messa,
di vicio, cossi la
justitia,allegrandose
lia del
alla
prò
gladii: fiat uxo?
Ecclesia
prega
se
persequi-
feritate confidunt,potentiae tuae
è atto
li boni
che
di
al
recordare
Diavolo, li execrasmi,
megliori, che
poco
la invidia
si
per
ogne
lo
meae;
manus
viduae,
et
li mali
eis; propterea da
in
eos
biaste-
quid reddet
prò
In
dilexi:
terribili
Num
animae
ab
Ibim.
contra
loquerer
ut
santa
del
:
Deus,
li iniqui,
tuam
quelli, chi
Dio
a
tuam
La
terrae.
in sua
quae
son
Hieremia
,
dedue
et
maleditione
nicationi,
chi
tuo
absque Uberos,
eorurn
tismi
gridava
cospectu
legem
et
arem
:
ditta, in
et
corno
et
contra
son
grandi,
contra
ancora
indignationem
in
ipsorum,
son
habui,
quia foderunt foveam
in
averterem
che
li mali.
et
eorda
,
trovano
contra
fulminava,
malum,
quelle
se
infiammato
bono
eorurn
lochi
in
imprecationi
quante
Iniquo* odio
altri
parole del Psalmista,
quello P salmo, chi incomenza
passano
li santi
tavano,
Son
intret
in
et
etc.
tneam
altro
merita.
eorum
confringat
eorurn
et
anchora,
ma
pecca,
la
è atto
de
virtù,
secundo
di
virtù,
li mali
o
di
la
non
la
vina
di-
senten*
gaudebit justus. Dixe
quo-
44
tidianum
Dio
lo
tempo
de
che
demostrarnci,
per
da
bora
de
advenire,
Dio
in
hora,
et
non
assiduamente
alla
di
lo
giornata alla speranza
celo,
et
la
pasce,
et
,
advenire
tempo
animali
loro
senza
l'animo
di
lassarla
chi
nella
Dice
tethnere,
è
certo
ramo
troppo
esser
coatrarie
son
ad
irtòes
oO pfo;àXXà
vita,
son
non
nienti
manca
fca da
al presente,
dalla uno,
essere
di Martiale, chi dice:
est. N.
S; nel
vi.
e.
dice; ideo dicovobis,
metunt,
pascH
tester
stitiam
liciti
nem
N.
ho
neque
illa,
ejus, et
in
esse
et
hnec
solliciti estis animae
;
S:
dere
quali
ne
quotidianum
volse
alle
cose
sta
la
fare
Dèi
;
ignari,
necessarie
de
virtù, chiamata
ma
Et
non
:
dies
enim
sua.
forsi
quando
vivere
non
sed
horrea,
adjicientur vobis
ipsi: sufficitdiei malilia
nostrum
Qoeli, quae
crastinus
non
quello, che
serum
dovemo
pigri ad
lo
tempo
et
et
regnumt
ju"
ergo
sol-
Ilicitv s
erit
notile
so
ne-
codesti*
Pater
dixe:
advenire:
già havea
et
Pa~
che
pensare,
pensare,
de
pmdentia"
serunt,
questo
per
et
ducato,
quid man-
vestrae,
infra : quaerite ergo
crastimm
chi
insignò lo Paternostro,
ne
omnia
gliere
to-
per
a
Posthume,
Matheo, dove
in
cure
ineptile parole
son
di
congregant
allo
superflue
de
non
die,cras,
venire
7uepKj"xal
"ppov-
vinti anni,
et
con-
faranno
alcuni
tormentano
se
infra; respicitevolatilia
et
sibi
ma
le
:
Sonno
futuro.
da
quolidianum
però dixe
doi, diece,
Vive
àtòe
dire
a
mentano,
tor-
chedesjde-
quelle, che temimo
paxàti all'altra vita. Et però
saranno
li cose,
volte
vene
et
futura
est
quello che
de
spesse
molestia:
so
po
et l'altro è di lo tem-
poeta Greco
del
inquietano,
di salute
sollicito
et
uno
cura
lo
sonno*
porto
7ràSo;che
ma
la sollicita
que
noi,
proposito. Dice
nostro
solo
Seneca,
tanti
veste
lo di et la notte, et non*
lo timore, l'una
et
superflua: perchè
cura
una
nel
lo
di
cura
manigoldi, doi tortori
Doi
continuamente
vigilia,ma
la speranza,
futuro.
quello; che
industria.
umano,
solamente
ad
gare
pre-
solliciti de
multo
essere
campare
ma
li ucelli
come
dovemo
provecirca
coman-
le
16
le
li arbori,
herbe,
inrationali;
l' homo
et
verno
lo
Dio
pregare
piogia, li animali
volta
governa
altri, de
le
se
non
in
et
jongere,
pò
nóre
mi-
con
necessarie
cose
quotidiano,
pane
providentia
humana
alcuna
chi
tutti li
ragione, che
et lieta
fecunda,
la
di
de*
quello, che
dire
lo
con
la
Patre
i
Abraam
speravi,
Damine,
feta Helia
in
nuetur
usque
super
fnciem
et
in
in
diem,
aeternum
non
deficiet,
nec
qua
enutriet;
Dominus
quotidianum
Platone
dice
ò
sensi;
et
tellettuale, che
la soverchia
de
et
Aristotele
morale,
non
cura
Dio,
de
che
pare,
lo
come
,
le
per
li mali
come
togliere
virtuti,et
quattro
viso intra
castigare, et refrenare
credenti
più in potestà
sonno
dicono
in
,
del
fato,
è più
queste
cosa
di
la morte,
ciò, che
la mente
felici, più che
quelli che
continua
chora
anxietà,
in
?
È
et
fece
et
vero
et in questo
,
de
una
mortis
plurima
exemplo
appendere
le pene
fo
di
imago,
:
è stare
vigilando,
lo
inferno
et curae
per
un
et
in
an-
semper
ultrices. in-
quello de Dionessio
la spata
licità*
infe-
summa
tormento
et
chè
per-
infelicissimi
sonno
timore,
mai
tenuti
tormento
più felici,et fortunati
perpetuo
lassa
non
l'altri son
questo
fuisse infelicem. Che
nunquam
dormendo
genioso,
perdere,
tenuti
sòn
ubique pavor,
quando
da
de
carcere,
perdere de le robbe;
più che
da
vexatr
che
et speranza.
potesse rravvenire,
son
non
mente,
de
humani,
de lo
quelli, che
et
:
l'altri
più
hanno
est
li casi
de
alla
daga
infernali, timore
captivitati,ignominie,
suspitìone de
reposare
furie
potestà
Veramente
nostra.
più affanno
che
et
nella
che
fortuna,
passioni, dui
doi
tormenti,
la
vana,
timore
Lo
la
di
o
li altri
virtù in*
più per
tene
future, che
cose
pluviam
est
per
del
senso
la
ma
le
olei mi-
lechitus
non
;
te,
lo Pro*
con
daturus
prudentia, eh' è la principale intra
secundo
et
In
:
jacta cogitatimi
et
;
te
Dixe:
terra*.
Psalmista
lo
con
ipse
farinae
Hydria
:
e
confundar
non
Domino,
in
tnum
la
providebit ;
Dominus
:
filo sopra
Tyranno
la testa
*
17
di
quello amico
cerio
non
more,
continua
Io
et
Dionessio
suspitione; perciò
che
ò
felicissimo.
integra felicità,dove
essere
pò
male
chi reputava
suo,
da
lo
venire
è
lassamo
allo
presente,
tempo,
suo
,
quando
che
vene,
ditto,
non
noi.
per
Ben
dice
crediamo,
il
7$£"jTas(ìfosche
9povTi£stv
è
cura
vagjiisce,
ma
quelle
casuNe,
Seneca,
la
li
affliggetanto
la morte
:
puerilità
nel
alla
bevere,
vigilia,de
collocare
ad
que
dicjo. Queste
che
se
li
bene
in
venessero
del
biasmare, che
da
et
detti rationali, ma
paccie, che
et
assai
vemo
del
cura
dopo
la morte
in
gran
respontle alle
non
et
vero
presente,
; o
dice
come
r«-
laudare, nò
giare
man-
de-
ni formamo
un
thesoro,
figliolide nepoti
generationem,
le
presente,
et
peurilità
intemperantia di
la
ni
veneno
per
lo
jur
cervello
generatione de li altri animali,
del
alquanto
et
più lrrationali,che
et de
lo advenire
solicite
timore, solo
animali
noi
futuro:
li
fi alla
paccia ! dalla ad poco
nostre
us-
fi al dì del
et
privata de questi dui tyranni, speranza,
cura
la
possessione, fare grande parentere,
quarlam
questo,
dice
come
pensieri, et disordinati
et nepoti,
figlioli,
son
ponno
stato, accumulare
uno
nostra
et
cosa
una
sequitur tellure
se
per
soverchi
per
obtinere
tertiam,
Felice
o
non
sonno,
'quelliinsogni son
ma
amplificare la
et
si
eadem
ini»
et
quelli insogni chi ni imaginamo;
son
veneno
ma
fi alla morte,
anchora
chia
sover-
et fabricamo
certo,
dopo certi anni,
et
è
et puro
Per
aere.
piSév
èv t"3
inquieta,
fingemo,
ne
sarà, sarà
havere
non
la mente,
puerile, quando
et
vituperare, excepto
siderij :
speranza
fi alla vecchiezà
insogni, che
et di
La
pueritia la lassamo
dopo
posto*. La
dire: il
quelli jardeni in
accompagna
il Poeta
vole
:
ho
come
forsi si
et
proverbio Greco
suavissima.
non
leggiera,
vana,
ne
vita
si venera,
et
venera,
sarà tanto, quanto
non
meglio
forsi
ti?
continuo
del
curamone
Per
altri,ha-
tempo
deliberationi
et
morte,
; omne
lo exito
uno
9
metta
se
DE
la
FEURARIIS
mano
per
lo petto, et
faccia
experientia de
se
%
18
medesmo,
Psalmo
nel
exibit
:
Ma
in
die
3
Habe
cap.
et
timore
le
cose
spiritus ejus,
prudentiae
la
hyeromantie,
maotie,
mana
simili
né
:
cioè
conosce
chiamati
judicialè
parto
edificata
homo
savio
legata
la
si
de
queste
altri
et
avida
sapere
di
timore,
deli
et
et
che
plebei,
chi
stessi
Dei
quello
la
alli caldei
antiquo
chi
dumatore
del
alienatione
movea
passo
lo
senza
havaria
et
de
la
quale
brevi
la
alle
lassato
gloria
cosa
la
vana,
venne
insidie,che
dal
tempo
stotele,
Ari-
di la
in
venne
Caldei,
Magi
di
Calistene
la
arte
rità
ve-
tanta
superstitione, che
tanta
li.
de
grande
amatore
philosophia,
maestri
ad
in
li sorti. Quando
fìdele
et
consiglio deli
creduto
tissima; sihavesse
in
simili
de
et
della
cascò
mente,
Anoli, Aruspici,
bono,
inigmi,
Sacerdoti
dali
ammaestrato
dal
alli
; et
li libri de
sopra
mundo
alieno
non
di
li oraculi
lo
et
vecchiarelle,
la fronte
genesis alli mathematici
accompagnato
Calistene
et
tanto
speranza,
poveri, dele
la mano,
li dadi
Avicenna,
humana
la
quanto
deli
cercavano
gettano
fa la natura
cosa
porgeno
Aristotele,
Platone,
come
venture,
cose
alli chiromantici,
mai
che
Basilio, Augustino,
Galeno,
maraviglialo
ne
matica
mathe-
fundamènto
impaziare
tali. Nulla
le
numero
chiamano
quale
inQmo
Jiu-
mente
,
Boetio,
Averroe,
la
,
negro-
,
intra
la
nata
acromantie,
forsi
teneno
tanto
volse
ne
è
chi
astrologia
sopra
se
Theophrasto,
de
intendere
et
chiromantie
errare
et
tuo,
la speranza,
de
piromanie,
paccie,
;
Proverbij
dacquà
:
auam
corde
loto
,
la
nelli
di sapere,
cura
le
terram
:
ex
dacquà
et
li libri
de
credo
me
Domino
Dio
geomantie,
et
in
tuae;
solo
divinazione, le vanitati
in
revertetur
supersticiosa
che
future,
et
cogitationeseorum
omnes
fiduciam
-vene
È scripto nel 145
io dico.
come
essere
peribunt
innitaris
ne
vederà
et
non
Auguri,
fraudulendi la
consultore
rità,
ve-
superbia, la cupidità di lo acquistare,
lo
vino, la crudelità
in tanto
odio
inhumana,
eh»
alli soi
per
incappò
in
,
tante
volte
havea
evitate,
né
li
jo-
19
nienti
li soi
anchora
che
varo
ris,
chi
gni,
saria
altro, chi
un
H
ad
consigliava, che
li
quicumque
:
tissimurn
sibi
posse
"delle
nostra
noi
ad
cose
fato
non
me-
deli
amici,
; ad
avantagio
bene
che
et
accorto,
non
se
rege
ùrc'
per
li ho-
eum
stul-
futura meluit,
Dei
più
sapere
trovava
òu yàp
Ei[/."*p7Ìéva
mala
opus
gliava,
consi-
li biso-
per
non
con
previderi futura,
hoc
persuadere,
vogliamo
non
que
aut
bona,
sive
existimo,
lo
lo
lo sinno
et
fosse
pericoli, respose
aut
che
posta,
sua
chi
terra
che
Phala-
meglio
uno
sotto
Io thesoro,
cioè
àvXpft"7ucov
vo^oSeTStTat,
mini
ad
thesoro
lo
stato
da
guardasse
se
infidele
stato
di nascondere
sempre
faceva
travvenife, rescripse,
potessero
gliore loco
che
sia
nascondesse
che
Quanto
divinatori.
sive
est,
che
la
hominis.
non
che
Don-
de
la
Dio
se
mesura
concesse
caveri
praevisa
mente
le
ha
,
servate
:
nò
fastidio
a
se
per
in
gamo
quali Kpo
alli
momento,
chi
si
nei
non
alcuna
come
est
Dio
fa,
carppamo
ven-
Apostoli,
vel
ni
con-*
gratia de Dio
con
ben
solo
nienti
mancare
che
tempora,
noscere
potestate. Anci
sua
et
li
foro
fede, haverimo
averemo
farà
volta
vestrum
in
posuit
ciò, che
de
solliciti;et curiosi,
tanto
non
:
pater
jornata, che
alla
Dio,
disse
quae
tentamo
siamo
tore,
governa-
domandamo
:
,
Panem
Dio
haverà
ET
è
Non
che
lo
è
DIMJTTE
altra
NOBIS
dovemo
pente,
et
dal
non
perchè
de
stino
cro-
NOSTRA
DEBITA
non
nostro
et
pregare,
che
pecca,
et
persevera
perdono
al
servo
perchè è
temere,
chi
homo
;
più lecita, più honesta, più humile
Dio,
amare
hodie
nobis
cura.
questa, domandare
Devemo
da
quotidiadum
nostrum
a
Iddio
nella
è
quello fonte
Signore perdonanza.
suo
padre,
ni
et
di
come
Signore
perdona, perehè
misericordioso
obstinatione.
sua
oratione,
a
Dovemo
non
chi
se
mandare
do-
misericordia, perchè Dio
20
solo
principale,
è
peccavi
Santi
Dio
malum
et
alla
dicemo
solo
damo
la
che
homo,
ditto, che
In
de
parte
questa
scrivere,
quante
oratione
noi
ad
de
gratia
le
ni
che
è
non
DIMITTIMUS
mi
noi
nò
dica;
di noi
come
doman*
generale, perchè
bisognano.
nce
la
cose
pecca.
che
so,
sia contra
non
perdona
Dio
non
a
:
nare,
perdo-
et
domandamo,
appresso
NOS
ET
SICUT
dui
Primo
nostro,
pane
non
nobis
prò
donare,
clementia.
peccati è oratione
ho
come
la
K)
dona
tutti li
la S. V.
le altre, cioè
temporali,;
li nostri
perdona
ora
soli
perchè alli grandi Signori
Et
et
Tibi
:
pregamo
dicemo;
solo
epso
Scriptura
proverbio avanti
tutte
ni
spirituali et
cose
in
munifìcientia,
Dio,
a
nobis.
più che
cioè
Dio
et
pecca,
la
canta
de
Matre
quasi redutto
ho
se
feci. Et. quando
te
; miserere
conveneno
se
contra
fino
per
come
peccali. Perciò
li
remettere
pò
quale
del
contra
Dio
ho
voglia,
stra
no-
pregamo;
altri. 0
ad
perdonamo
la
che
chi
medesmi,
carte
tante
se
,
impetrassemo
riamo
venia
lo
debito
la
chel
dixe
: serve
me;
nonne
deret
universum
vobù,
si
Et
immediate
di
nel
N.
S.
istituita?
servitore,
Re
nequam,
ergo
di Matteo
dectò
et
l'havea
debitori;
debitmn
vi,
chi
de
noi,
la
È scripto nel
intendendo
omne
debitum
de
pretare,
inter-
xviu.
di
facea
lo chiamò,
questo,
et te misereri
tibi,quoniam
tui; et
conservi
rea-
tortaribust quonsque
eum
et
Pater
insegnata
parte
coelestis
meus
suo
questa^
et
,
de
di
gran
uno
presone,
dimisi
unicuique fratri
questa
ave*
recordandose
non
il Re
sic
remaso
fatto, uscio
oportuit
:
quello
quando
meglio
pò
quello Re, chi havea
remiscritis
non
l'ha
chi
saria
parte
ejus. tradidit
Dominus
jratus
stris.
suo
li sui
incarcerare
rogasti
suo
uno
gratia,
Questa
quello,
exemplo
ad
et
Dio.
da
che
Math«o
gratia. che
questa
faciet
cordibus
sacra
nisciuna
ve-
oratione,
dele
al-
21
tre,
quella che
come
mano
le
per
continue
tro, dixe
:
mittet
vobis
et
chi
apertamente,
Beati
in
perchè
nella
tuum
et
lege antiqua
odio
habebis
N.
tuum
vestros
s
ut sitis
amati
Li
filiipatris vestii, qui
lo
proximo
pagani
perdonamo
maledice
junge
ntib
ad
te
ette illis similiter.
:
dico ? cioè
et
perchè
al
de
collo
Santa
si
voleti fare
Oratione
mo
se
abandonamo
Domine
domandò
le
pilotte
Dominica,
? Et
la
S.
in
gloria
ad
teneno
per
io
faciatis
et
numerare,
temo,
;
che
né
epso
più lochi
iniraicitie,li odij, et che
rossa
alle Ecclesie,
murmurare
per
ad
fare
Christian!
essere
dico, quello, che
però
extreme
et non
replicarla tante
.aperi nobis
N,
Domine,
et
fa»
vos
Croce, chi bianca, chi
vostre,
quello, che
contene
; Domine,
vos.
le anime
Oratione
in
teniti
signo di
et
et
patire iniuria, anzi
me
et,
;
alterarti:
homines,
lo honore,
vocatis
ve
le grosse
questa
non
lo
portare
]"n damnatione
portare
enim
?
dice»
vos
et
praebe
voi
benefacite
:
parole paressero
virtù, non
Quid
solo
non
calumniantibus
prò
faciant vobis
si queste
Et
et
vos,
Si
S.
:
haveriti
giunge
offesi,ma
gloriosi,et extimano
son
altri,subjunge
chiamati,
vestros,
vobis
scripto questo
era
.
orate
N.
mercè
Luca
percutit in maxilla,
excellente, et heroyca
quae
et
di
vi.
ha
ne
vultis, ut
prout
quelli, chi
chi
vobis.,
us
più: qui
appresso;
Nel
questo.
v.,
oderunt
qui
,
voi, che
ama
cap.
dico
ego
est. Dice
coelis
:' Diligite inimicos
medesmo
che
chi
vostro,
fanno
in
di Math.
e.
consequentur.
et
;
benefaeiti his
et
,
ma
Diliges proximum
scripto :
inimicum
vi
parte, Math.
questa
,
diligite inimico
al
intendesse,
era
mente
più chiara-
parabole,
in
S.
di-*
eorum,
dire
pò
ipsi misericordiam
declara
S.
piccata
se
loco
lo
uno
omne
N.
Non
questo
misericordes, quoniam
Il medesimo
hominibus
vestra.
peccata
parlava
non
:
dimiseritis
si enim
all'uno, all'ai-*
accadono
offese, che
hu-
vivere
più iraportancia allo
de
è
di
la
non
reiterare
et tante
in questa
quando
volte
Santa
diceri-
responderà,
ccio
ne-
Scriptura, che
occidat
sol su-
22
per
iracundiam
tra
di
alcuno
nostram
; et se
anchora
che
mala
havessemo
gran
,
stesserao
la
Messa
(o benignità Divina
Dio
se
audire
per
fa
a
Dio
solo,
con
lo
cioè
non
che
proximo
ni
de
gùardamo
reconciliare,
nò
impio
^nemico
se
lassare
non
sàgrificio,che
co.,
inimi-
quella
ascoltare
ni
reconciliato, che
la
lo
con
proverbio, che
cessa
et
,
sàgrificioa
lo
lo
dovemo
con*
ragione
reconciliarnci
a
nostro,
che
mendace,
meno
offerire
per
t ) dovemo
andare
et
voluntà
tenessemo
consiglia,
non
inimicitia
et
ma
chia-
se
gra
reinte-
se
,
in
Kpo
gravissime
la
prima
iniurie,
contenzioncelle
di
causa
sonno
reconeiliò
mali
fetto, che
la
termini
non
se
ma
cause,
per
inhumani,
le
forsi
frati
et
tra
frati,
et
marito
tra
alcuno
parola
aspra,
atcuna
disformità
piccolo
de
ad
carissimi
costumi
et
de
sariano
fosse, tutti li homini
medici,
desina
lo
che
impio
ò
Averroe
impossibile
complexione;
ma
de
untiate
trovare
non
dui
perchè
di la
vera
legere
per
di
dati,
et
che
non
mente
si altrala
secundo
intetlectus.
individui
vidimo
trova
se
; che
nature
di
tra
alcuna
travenga
non
re-
É impassibile
?
cose
figliet patre.
tra
una
no
quelli, chi han-
di
uno
af-
conversatione,
epsi majore
amici
era
reintegrata
dismenticano
errore
se
questi animi
,
de
tanto
solo
non
dispiacevole,
atto
de
exempli
jocunda
mogliere,
et
quale
sonno
se
et
grata,
un
Io
con
piaceri, de tanti
più volte
comportato
che
mutui
tanto
paroletta, per
una
infiniti
capitale. Dove
tanti
puro
sia stata
non
chi
Epso
parole
interropte amicitie,
ceputi beneficij, de
per
che
ferrei,et adamantini,
de
vera.
quelle
narrare
offensione
amicitia,
longa
Poteria
de
restauratone
dixe
tia,
amici-
longa
una
Buffino,
con
credere,
pò
amicitia.
vera
et
pò
:
fuit
nunquam
Augustino,
con
in
stato
potuti,
che
visto,
havemo
maculare
overo
legere rixe, et
alcune
volte
spesse
rompere,
destriere
quae
quale
de
dele
oblivione
totale
con
dico
solo
non
le
;
amicitia
nione
opilì
Dicono
una
nello
me-
amico
24
stiani
con
violentie,
le
mani
piene de
con
le
suburnationi
tinto
core
di lo
de
lo maio,
sendose
vendicare
fatto
se
stati
sfuriarse
injuria;
bene,
vole,
non
allo
Ubi
non
homo
per
Christlani
proximo,
come
vis
ne
alii
:
che
perdonamo,
vindicta,
quali
stiani
dicati
non
de
et
non
lo
offendamo,
che
N.
opere.
et
fazamo
proverbio christiano
più
chi
fa
quelli, che
de
per
del
non
megliore
et
si ni
fazamo
S.
ria
inju:
Quod
fatta
fosse
ad
chi
a
vindetta, che
dice
N. S.
bene-
buffetta
la
Dio
a
retribuam.
ego
animo,
erano
che
la
Dio
ad
ha
ne
solo,
non
fatto
le,
ma-
di la faze, che
parte
una
fé
ni
Cesariani,
in.
dega
non
li
homo,
ad
appellare pagani Judei,
et
é fundata
Turchi,
anchora
la
sopra
possidebitisanirnas
portati intorno
lo pane
de
nobile
feritate confidunt ;
sua
vestra
né
fati
uno
,
Christiana
nostri,
ve
ad
le vinditte
permese
qui
farse
chi
et
inpatientia
:
Pater
prega
accipietis,ma
dicimo
lassamo
et
dura
pare
,
:
noi
feceris.Et
una
Barbari
et
pacientia
se
cosa
generoso
Mori,
care,
vendi-
se
non
l'altra.
Questa
alti
hanno
nobili, et valenti, chi
li
,
è in
che
ma
dà
ne
giramo
uno
né
,
dice
li
li parenti
,
nome
per
injuria, la comportatilo,
chi
li
dente,
occi-
cercare
sanno
generoso,
è. ditto, che
,
et
né
chi la comporta;
non
come
mihi
ad
detis, et centuplum
tenemo
solamente
son
pos-
,
unum
injuria, che
Suria
mancamento
et
et
immanità
0
grato.
nell'ultimo
et
de
non
offesi
quelli che
dicerimo
paróle,
Ponente,
quarto
Rodo,
de
o
mente
aspra-
offeso, persequitare
homioi
carrico
gran
fare
anzi
che
ha
et
fi ad
contra
ma
in
teneno
et
la
fere ! Son
andati
fatti
lo
con
,
vendicarse
del
quello chi
terzo
son
ad
de
de
costume
cognati fral
de
et
et barbaro
justitie
negare
e
rapine, de
altri, de
de
cupidità di
piccola iojuria,
secundo
più che
di
di la
veneno,
omne
innocenti
li beni
nostro,
Pompeyani,
non
non
al
Chri-
non
hum.ilità,et
collo, che
quello de
de
Non'
vestras.
Judei,
non
Ha
altri,
de
Samaritani
:
dimittimus-
debitoribus
si
-donamo,
è
alla
fatta
che
charilà
alias
venire
eausa
per-
vinditta, lo
lo
Pater
core
nostro;
che
non
comportare
la
sia
ria/
infu-
alla
Signore,
suo
christiariesimo
prò**
ma
richieste,
et
con
piccola
omne
per
ordini
certi
a
:
è questo
comportare
potere
non
alle
armas
non
noi
Concedemo,
paroleta,
una
et nos
noi.
che
baltigiato
piccola iniuria,
ad
sicut
et parenti
fratelli,figlioli,
alla matre,
Christiano
una
di
peccato,
si
dicemo
lega, allo
che
vergogna,
homo
uno
volte
sua
pria patria, .allo patre,
ma
quante
magnanimo
et
generoso,
che
obstinato
contra
perdona,
è, che
animo
Dio
pregamo
homo
tris. Certo
nos
lo
ni
Dio
che
prega,
iracundia,
volte
tante
se
tenimo
de
«coperto
de
Ila
,
et
statuti,
£io
scelerati,
et
quelle
mini
dannati,
non
solo
et'
Tane,
di
le
et
consiglio
arme,
ad
judicare
Blasone
de
de
non
di
di fava
et
San
lege voluntale
vere
le
più potè
de
;
el campo,
Duces,
di
et
che
son
in che
so
sta
ragioni, contendere
con
bene
con
li
Ri
de
mali
lo
le arme,
Ri
arme,
le
un
povero
le
arme
simo
vanis-
sottile
di
tu
in-
ascari, Ri
sole
che
che
le
sonno
,
Cvangelij,
duello, lo defendere
la
uno
havesse
homo
portano
com-
tri-
per
vada
cosa
che
anchora
contra
dico
ieggi civili, che
Principi
cioè
Tixe
,
scripti nelli quattro
modo
le
vulgi
et
lo
sinoble
et
de
el
Ayace,
tra
et
anchora
ma
injusti,et
possessioni
come
de
Martino
legi quelle,
non
duum
rediculose
certe
requestatore
,
ventioni,
in questa
leggi, et
et
Diavolo,
sable
che
so
li ho*
disprezzatori
arme
del
statuti
questi
morire
di dare
ha
consedere
le
de
pretare
inter-
lettere, et di respon*
li savij
in
mettono
determinare
a
corona
belli
forsato
et
et
requesto,
mandar
di
fanno
se
se
lo
de
per
ordini,
sui
et pe-
arme,
Christiani:
iniuristi, chi
de
come
legi
come
dato
nascondere
di
scientie, quando
stante
ha
puerili observantie
con
chi
Gallia
non
de
hanno
se
abhominabili
et
pagani,
come
la pazza
fugire,
dere
impie,
li Ri
de
Italiani
Jurisconsulti
alcuni
che
mani
in
et
a
chi
milli
potente,
26
pegio,
et
Juris
risti,overo
de
le
le
vane
imperiti hanno
Si
le
le
come
andassero
li
homo?
Che
letta
mettere
da
quali ciascauno
Ghristianità
là
mano
di
Christo
testimonio
con
è
le
leggi,
questa
alle
arme
,
in
tuum
citia,
reverentia
senza
fatte
son
ine
le
Divine, havere
et
inflato
de
et
facimo
non
canta
è
ni
subito
le
è
vindetta
di
alle
fede
extremo
temei,
questa
gran
et
perduta
parte
gran
che
nostri
meriti
non
la
o
che
Dio
consueta»
o
glio
me-
per
inimici
ad
questa
inghiotChrL
nome
avanti
Ecco
quale
tanto
forse
sue,
le
per
lo permette.
et
discordie, la Asia, la
Europa.
reconosce
non
implacabili inimicitie,
per
la
pò
cercamo
li veri
del
resta
et
mettimo
dì in di per
nostre
li Ottomani,
potentia de
sorbe, quanto
di
che
che
quello
et
che
redutti
et
da
starne
le
bora,
simulare,
gagliardia
et
contra
poco,
per
et
piacevole,
oppressi,
et
dissipare questo
stiano, havemo
Africa,
ha
ne
amaro,
core
il campo,
è
ni
da
ma
omne
discaro,
monstrassemo
chi
nostra,
mentire,
volenteza
nostra
li homini,
simulationi,
tanto
ne,
Imma-
perjurii avanti
tre
domandamo
angolo del mondo,
et
è
ni
arme,
dire, bravaria, la
la
sa
quella injuria, che
Vorria, che
di
più
dico
non
menzogne
mille
usamo
ditto, menti,
mani
volte
antiqua ami-
dolce, Q
et
mille
septe
più savio, che
tenuto
quando
parole humane
gallo,
leggi,
appetito de
superbia, dicimo
il
li
de
lo
ma
di la
respetto
senza
secondo
tre,
mise
defenderlo, mitte gladium,
per
alcuna
le
volta
una
ferro
Anchora
vaginam.
mandamento
co-
,
al
gagliardamente
mano
lo
chi
Pietro
a
paro-
di
respetto
senza
comandò
chi
Si*
et
minima
omne
per
Ri,
potè più chetino*
non
se
più potè,
de
et
ste.
Rechie-
e
chi
ad
forza
per
di
et
per
è de
bisogno
Bestie, che
de
gnori,
Blasone,
lo
di
francese
nostre
cose
et
comentato,
qualsivoglia opinione, comprobato
legi applicabili ad
inventioni
Iniu-
luristi,et per meglio dire
ditto,molti
ho
come
Noi
sua
le
non
et
ne
ab-
le nostra
misericordia,
bravegiamo,
la
porte-
non
portami
87
h
dorate
cimo
lo
come
tes
hospites
rie
fatte
N.
de
acT nostro
ricco
li
tormentare
in
che
è
stato
simo,
li
poco
ni
in
Carlo
di le
parte
le nostre
da
dì, et
Magomettane,
fosse
lo
inclito
Re
dispeso in servitio
ne
de
16
zato
a
in Dio,
fosse
cosa
quelle
filice,et vittorioso
chi
disturbato
ha
che
con
più savia,
nova,
et
lo
lo
in
o
la
questo
Regno
portava
Africa:
scripto questo
et
gne
le insesi
ponente,
havea
de
di
però lo buon
minate
conta-
incomenDio
et
na
perdosperamo
potentissima, si
elegante
verso
:
Romani,
Apulia
Re
non
mo
di lo ani-
quelle
Africa.
in tempo
È quasi di jure di
di
tale, che
ragione di Italia
Regno.
Ri
ad
gloriosa impresa,
questo
butarij li
li Ri
già
gran
peccati,
conquistaria quelle parti, che
forsi ò lo fato,
et
contra
de
et
grandeza
et
et
di
de
tempo
Dio,
Santa,
da
,
exercito
tanta
de
quale cacciò
parti
et
venuta
liti vedimo
ajuto di la grande,
Italia
vergine,
Christiana
redutti
anchora
subjugare la Africa, tanto
in
hanno
li nostri
vedemmo
nostro
da
robbe"
perdute. Li nostri
,
bandere
levare
scelerata
et
Signori di la Gasa
et
città;
,
sangue
infelice,
industria,perseverantia,
la
stata
di
la
levante
tare
repor-
ricca
matrone,
Si quanto
discordie
da
et
Christo, et del pericolo,
a
Provincie, che havemo
maledite
mezo
fatte
curamo.
infedeli, già sariamo
ranza
spe-
pigliariamo le dannate,
iniurie
fosse
equa,
ora
omne
; si havessimo
pigliare pregioni
Italia da
leinju-
injurie al
sacchigiare qualche
animosamente
dele
sparso
di Re
di
,
,
:
arme
quale
dicesse
parenti
et
corpi Christiani, violare
Religiose, quanto
execrabili
Patre,
di
Templi
la
si alcuno
:
quid immeren-
;
lupos? De
Donna,
di noi
offesa,et fa-
depredare qualche provincia,
et
spoglio
li
Horatio
adversus
nostra
nienti
curando
et
robare
ad
et
correre,
un
ignavus
intra
arme
minima
omne
quale dice
cauis
S.
non
Re,
nostro
di lo
cane
vexat
ad
invocamo,
di
pronte, alle
core
piccola occasione, per
omne
per
lo
spate sopra
di
è
non
dare,
coman-
quanto
bavere
tri-
Apulia Rogeri
Apulus,
et
Calaòer
28
et
mihi
Siculus
dire
presto
Omne
dì
servii,
lo Re
et
cioè
cosa,
omne
che
nelli
la
la Vasna,
che
la
forsi
già
et
,
lo
bon
solo
non
chi
et
altre
quella de
li
provintie
vostro
sollicitudine
di
di
dottrina
Philosophi
Italia
dimentica
nel
di
deità
nemo
magis
vene
da
di
uno
atto
gaudet
poco
molesto
si
fosse
non
et
avo
di
et
,
quam
che
magnanimo,
che
però dice
et
foemina.
degenere
La
animo
non
molesto
audire,
inganno
omne
le guerre,
ma
nò
malo,
grande
detto
serva
con-
re,
perdonadicta
vin-
vinditta, la
et
li
avesse
omne
operare
et
le
luveuale;
cru.
Saria
ignobile*.
ditto,
fraude,
permisso
non
ad
injuria, et puro
esso
era
lo
tore
manca-
periuro, sariali
civili,nò de le genti. Alexandre
latro; chi li havesse
pigliato per
non
lo
quel-
,
Hanibale, chi
ad
che
quello
magnanimo
homo
per
anchora
ma
manco
,
la
per
Patre,
vostro
fede, robatore, fallace, simulatore,
versucia,
de
È
suo.
injurie
pusillanirpo.vindicare;
stato
stato
core
le
de
et
,
quello, chi la vindicta, et repulsa, è più magnanimo
chi
Uà
da
et
repulsare la iojuria, la comporta,
possendo
pare
non
,
Christo,
è
non
la
Morea,
in
paxato
era
rio
Impe-
Vulgaria,
equa,
da
consiglio di
la
secundo
di
incendio
occupato
per
foco
è
questo
la
el
stato
re-
Macedonia,
la
la
nire
ve-
è
grande
Dalmacia,
omne
da
ni
anni;
lo
Egeo;
mare
ma
lo
virtù,^^magnanimità,
secundo
railli
Mesia, la Balachia,
del
extinguerse,
Rer
extinto
certo
chi
poco,
perduto
Uliria, la
insula
hogie haveria
stato
la
Servia,
ampliando
va
già
havemo
Y altra
et
altre
et
sia
questo
nostre
ha
dove
noi
se
alle
fine
conoscere
son
portati
et
pegio; che
non
Orientale, quello de Trapezonda,
Traya, l' una
Euboea,
Non
tempi, nostri,
Romano,
perda
se
lo presente,
per
ponerimo
pò
poterà
che
venduti,
semo
Dio!
o
uno
di la Ghristianità.
stato
dì
costumi, si- non
pestifere discordie,
la
più di questo
non
decani;
mano
mutarimo
non
nostro,
pigliati,omne
semo
captivi in
Afer. Cossi" speramo,
et
da
omne
le
legi
chiamava
simile, Thavéria
manifesto, che
ha-
29
robbato
Tea
traditore
et
odiosa,
tyranno,
in
et
altro
tradimento,
ad
amico
ne
la
la
amicitia,
apparente
-quelle melliflue
le
nel
nel
«dare,
non
fa, nel
laude,
dare
inimici,
tenuti
se
che
chi
la
lo
sa
o
ad
la
questo
Tanti
tanto
più ni
sa
più
ad
laude
et
noi.
essere
advedono,
malignità, che
non
negare,
se
la
tutti, negano
o
tanto
uno,
gran
quando
laude
di
differire la
volta
et
quanto
offesi, nò
cose
per
un
benefitio,
legi,
dere
ren-
più havemo
so,
offe-
ad
vale,
cedere
queste
chi
justi-
receputi benefitij, di le
alcuna
Son
li amici,
de
orane
pria
pro-
per
o
una
ingratitudine,
di
o
se
verità, nei
et
li
mostramo
merita,
di
et
judicio
in
no;
nel
de
subur-
multi, chi desiderano
sempre
et
negociare,
essere
la
tacere
grandi,
semplici
chi
a
tradimenti
consanguinità,
grande
chi
lloro
dismenticare
una
bene
quanto
danno
li
de
le
promettere
solo
lo
non
peccato
dicono
et
lo .imputa
merita.
di
in
chi
respetto
per
nel
tossico,
expugnare
nel
et
non
nel
manifeste,
cose
merita,
qualmente
tia, nello
et
o
benigni,
chi
e
et
falso, che
vituperio ad
o
passione
o
le
suburnare,
la
fele ? Non
nello
vendere,
Non
con
di
amarissimo
Rupubliche,
le
de
testificare
negare
nel
le cose,
regimento
nel
citia,
ami-
data?
pieno
pudicizia de
comprare,
è
coperta
juramenti
la
monio,
matri-
specie di
ni
riso
di
fede
lo santo
nimicitia
simulato
expugnare
de
contrattare
,
celata
li sub-
servare
et
dove
cose,
menzogne,
donzelle, .nel
nato
alle
queMo
tante
nello
terre,
credule
nel
fede
non
se
non
fa da
se
le altre
tutte
parole infoderate
tradimenti
de
quello chi
amicitia,
intra
si
come
ditore,
tra-
nato
ordi-
hanno
favore
Maestate.
santa
gradimento quella
pare
son
la
È
male?
injuria dire,
atroce
tradimento
pare
prima
servare
lesa
Cesare,
ad
ad
havuto
suo
per
si non
ne
violare
è
non
di
censure
Signori. Non
che
dicono,
Signori
ditto
havesse
l'haveria
come
li
titi alli
uno
et
questo
gravissime
Chi
quanto
horribile,
et
trovasse
il mundo.
tutto
redutte
chi
hormai
in
30
è
tenuto
figlio di
ditte
jocare
o
animo
con
pegio
malo,
udire,
a
ni
tassemo
odio
gettano
la
ragione
li
primi, che
lo
o
li
come
la
per
che
sappiano,
di
parole
Christiani,
quello,
più volte
questo
meliora
la
alcuni
et
che
natura,
Tullio
sensualità
confexano,
chi
juria, puro
chi
la
homo
che
è
paté.
chi
ingannato
lo quale
è
Chi
robba,
; chi
secondo
è
esse
che
li valenti,
Che£hri-
li
dice
Ovidio
non
vole
che
se
:
in
deo
vi-
acce*
credulit
in-
vera
gentili,li philoso-
remettere,
è
che
operare,
offltio di
benigna
una
et
perdonare.
injurias.Aristotele
chi
che
insensato
Àugustino
reverentia,
nome.
ma
uno
homo
ammaza
po,
cam-
nominare
come
oblivisci
chi
lo
fanno
pegiore chi
tene
ni fosse
dispiacevole
governati da
deve
se
tanto
in
vole
sequor,
è bono
non
Aristotele
esso
pegiore
chi
iliceche
se
migliori nomini
che
segui-
più grande
in
et
questo
Questo
animi
magni
essi
non
philosophia,
omne
noi
domandare
o
vince,
deteriora
fosse
parole mei, io declaro
per
solo
non
forsi
senza
fexa
con
anchora
tone,
chi
proboque,
Saranno
non
morire
vare,
sal-
parlare offenderà
son
quale
le parole di Curisto?
piare
phi,
lo
desiderano
et
non
sono
ad
si vinditta
et
amare,
mio
questo
da
si
Et
questi havere
le cose
queste
Ghristo,
saria
stiano
dare,
Si
salute.
nostra
doveriamo
ni danno
chi
Medici;
ni
molesti,
mezi
havere
secundi;
et
varo
si
meno
iniuria.
doveriamo
quelli ;
ad
guanto
o
dono,
quelli chi ni lo dissua-
li
non
ac-
o
per
come
ni son
non
per
Duce,
per
lecita, et concesa,
mai
le
lo
et
sonno
chi
adulatori, che
li
cioè
vero
o
né
operare;
vinditte
le
nostro,
quelli chi exhortano,
forsi chari,
malefìcio,
non
blandire,
biandicie
subito
honore
usare*
traditore,
queste
cercamo
lo
che
volimo
quando
quando
et
;
le vole
non
sa,
alcuno, li dicimo
dicemo,
come
le
non
et
:
con
puttana
una
chi
savio
poco
per
carizare,
o
che
consuetudine,
tanta
la in-
comporta
fa
la
non
injuria,
tenga
per
arrobato; chi
inganna,
è ammazato
? Pia*
chi
accostò
in alcune
cose
•32
peccata
vestra
dimittet
eorum,
si
:
autem
parole di Christo
li
chora
di la
justitia;
et
non
le guerre,
o
le
perdere
amico,
ambitione
cupidi de
le
de
li
di
farse
fatighe
le
cente
con
nove
deve
? et
dice
quando
mente,
la
fosse
non
la
li
che
la
è
stato
di
morte
li
da
di
N.
la
S.
fare
sola
da
non
grandi
in
venit
nomine
Domini
sedutta,
massa,
et
Signori del
di
Christo
tramente
;
Per
et
de
amico
li
lo peccato
di
David
capi,
a
di
la
inno»,
che
di
o
da
Cesare
morì
? Per
lire
fal-
ò
sei
li
si
fo
ta,
punicausa
da
mossa
benedictus
dì
la
qui
quella
desima
me-
doti,
principi, Saceret
crucifige eum;
lo
Greci, morì
tanto
alla
fare
quali la vita, costumi
gridavano,
non
peecaria,
quale
cantava:
ro»
capita fadio-.
Non
scampa.
cinque
Principi de
de
li
pò la moltitudine
ingannata
li
populo
scandalo
mai
peccato
offendeano,
saria
non
gamennone,
li
populo,
lo
cosa,
poco
moltitudine
dopo
et
ò di
casa,
depredare,
sunt
causa
et' invidia
;
per
o
modo
son
multitudine
odio,
senza
la
et
forsi
,
verità
mettono,
com-
multitudine
puniénda
:
grandi
causa
la
ad
Mi
vedo, che
menata
chi
et
Iddio
bene
plebe;
povera
novelle
multitudini.
parcendum
num,
di
però
di
havere
per
altri, inducono
et
se
peccano,
grandi,
,
menzogne,
tuna
for-
conditicene,seditiosi,perdi-
,
bare
malicia
per
quiete, quando
et
di mala
cose
varia
justitia è punire
pace,
nelle
forsate,
nella
onore
o
anamore
per
sonno
errore
per
sono
vindicarse
accade
morte,
la
castigo
de
ster
ve-
Devono
quando
come
Che
di
li nomini
quando
tissimi
di
facultati.
sue
di
e
punire li peccati chi
desideroso
et
vero
offese,
timore
per
Principi per
et
le
perdonare" quelli, chi
et
necessità,
specialmente
Queste
Dottori.
rabbia
et
et
,
quasi necessarie
de
impeto
con
di
delieta
p#ter
nec
sententia?
comoda
mesura
usare
hominibus,
glose
son
coelestis
vester
più chiara
non
punitioni
et
pene
Voliti
,
Signori
Pater
dimiseritis
non
vobis.
dimittet
et vobis
numero
role
paal*
peccato
di A-
tanta
tudine.
molti-
di gente,
di
dopo
Cesare,
dopo
male
nostro,
paese
Uoro
de'
guerre
la
per
la
ma
li
et per
di
hogie
che
lonicàe,
di
causa
son
le
per
vitati stare
no
bone
fosse
opere
ma
,
che
stianissimo
havere
per
e
di
quando
la
caccia
fa
Milano,
et
lo
chi
ingresso
havea
fatto
titudine,
peccato,
esso
homo,
mosine
per
tiri
DE
de
erano
FllRABHft
et
èa
son
è
persone,
risimile,
ve-
Cbri-
Theodosio
Imperatori, mandò
ad
ammazaro
dopo
certo
intrare
modo
tempo
et
bestie,
de
alla
la
Ecclesia, come
ad
lo sangue
di tanta
Christiano
bon
come
dovea
brosio
Am-
Ecclesia, Santo
Milano,
se
sio
Theodo-
venuto
di
spendere
come
le
;
volendo
pigliò in bene,
Santo
fattq,come
quando
certe
non
,
Archiepiscopo
bette
li
in Thessa-
mascoli, femine, piccoli
trovaro
Città
da
de li boni
numero
dovunche
quella
se
ad
nel
tenuto
morti
più comportare,
poteano
non
li soldati, et
grandi
Signori, foro
Horo
de
longo
tutte
et
offitiali,
più parte de li offitiali sole fare, precipue
la
bone,
plebe, si li
stato
Saloriichi,certi
dice
se
Uoro
questi scandalosi,
popoli sacchegiati,svergognati,
Credo
peccare?
dopo
concordia,
colpa è di la innocente
morti, che
confini
et
case,
nella
disfatti,et morti,
essere
tutti li
Bearne,
questo
et
ste
que-
dico equa
et
de
mutationi,
peccati de quelli altri
et
penso
le
vedemo
soi,
In
sangue.
le
lega
vero,
o
Horo, quanti
cupidi de
senza
quiete intra
,
mundo;
alli- meriti
Franci, guerre
et
et
primo
pace
et
Cittati
grandi
Gothi,
lo
gè»
quella fera sanguinaria
ato
morte
secca
pace,
discordia
sediciosi,
de
Siila,
et
socer,
tutto
debito
qual
per
so
morì
et
fine
Mario,
il Poeta:
quasi disfatto
fo
non
di
dice
come
l'altro fece
et
Sulla; de
campò,
le
Pompeio,
et
l'uno,
excepto
per
ambitione, primo
perditistis omnia,
nerque
ma
la mala
Per
campò.
esso
li fece
incontro,
li proi-
et
homicida
publico,
mul-
innocente
conosendo
lo
la admonitione
grande
suo
di
quello
fece.gravissime penitentie, et grande
anime
de
stati morti, et
quelli, chi
come
benefitij,
a
torto,
alli
come
eie*
li Mar*-
Patri, et figlioli,,
3
parenti de
et
chi
alla
dixe
2.
punire,
deveno
Christiane», li capi de
fo
non
quelli. Se
multitudine,
et
Virgilio: pere
ere
buccina,
queretur
fugientem
Israel, volens
rebellaho
le
ad versa,
che
Terre,
la
exempli
non
multi
recordo
più
de
da
son
notare
in
horuini,
chi
havemo
quale
anchora
noi, chi
voleno
se
P£
altro, che
dire
da
nisciuno,
esso
Tullio
ridusse
che
liano
l'altra, che
per
per
la
non
come
et
havesse
dice
potest, melior
fosse
nello
come
vinto,
Seneca
vincere
stato
lito di
:
chi
Alexandria
saria
epso
libertas
da
lo
et
Re
per
non
vo-
parte,
una
Lo
havuti
epso,
crèdo,
suo
sedi*
trario
con-
in
pigliato le
restato
et detruneato
lo
pfer
meglio,
non
di amici.
perpensanda
potest. Né
perditore,
Cittadini,
ociosi,
fosseno
cioè
Senato,
non
alli
sui, né
haveano
non
se
fo morto
non
gracia,
modo
a
che
Pompejo,
lo
li
trattati
quelli,
per
in
contra
et
Chrinon
dice, lo fatto lloro, chi
se
arme
bene
negò;
perdonava
versano
Christo,
li mali
del
quelli, chi èrano
tutti
fossero
medj
Patria,
ad
noi
parte,
vedeno
clementia, coinè Tul-
più volte
armato,
comandato
li
inimici
usò
non
pigliare le impie
de
li
maestro,
lesu
et
civile, perchè
grande
suo
faciano,
se
havea
de
si
Idio,
che
,
se
tale
né
Non
nostra.
gentili
confusione
per
di l'altra
fece, ordinò, che
ciosi, che
né
bene
fede,
S.
nostro
guerra
fo partesano
lio, che
è
scrivere
nella
Stiani. Cesare
havuto
hanno,
non
et
di lloro,
quanto
,
se
la parte
contra
alcuni
chi
de
siano
ragione
Hogie
occasione,
ira, libidine, et avaritia
me
tanto
lloro
a.
qualche
perse-
charo,
da
danno
ne
habbiamo
saciare
fare, che
boni
forsi
et
ne
multitudinL
havemo
che
tempo,
populum,
parcere
trasfuge da noi, che
che
ciò
a
possamo
posso
tale
siano
multi
che
ad
perciò
et
superbos. È scripto
retinuit
et
Tullio,
perdonare
et
Romani,
subjectis,et debellare
Cecinitjoab
venuti
fattioni,
li boni
faciano
questo
Reg.
semo
le
dice
come
che
superiore
loco
arme
si
sare
Ce-
; perchè
est, alter vincere
che
per
altra
gione
ra-
crudelissimamente
amicissimo.
Tullio
"
35
in
confexa
sis
Epistola ad Vairone
una
minabantur;
et
intemperantes fuissent, erant
de
quanti
Catullo,
Multi
chi
et
beri, si
mente
lo
in
stato
era
la
fece
diceano
ma
li
Un
contra
esso.
male
di Ot-
inquiberio
Ti-
mihi,
est
altro, chi
Ti-
manifesta-
di amazarlo,
contrazione
nò
tristandose
scripse satis
nocere.
ad
onore
volse
non
quelli, anzi
la cosa,
nobis
possunt
non
de
potiti,valde
vituperose
cose
odo-
perirati ; quasi quic*
Cesare
sapere,
nome
indignità di
di la
nobis
libelli famosi
possuto
intendere
né
Victoria
decrevissemus.
con
; li havaria
rere,
enitn
scripto multe
avea
parole,
con
taviano
salute
nostra
si essent
appresso:
crudeliter
; nostri
lo
chiamò,
m
et
reconciliato,
dalla
et
consiglio di mogli
medicina
che
fare
posseva
Antonio
vita,
essere
Imperatore,
se
dice
come
mansueto
che
animale,
che
nisciuno
de
presto,
Lo
bove
ad
liga,nato
le
è
tra,
di
rompe
li
è
Per
evasisti.
è
altri,ma
familiari
rondina
più domestico,
lo
più duro
indomiti,
sonno
; li feri
animale
ma
et
mite,
li vedimo
lo
la
libertà,et quando
le
vitte,
getta
o
se
jugo
la
lo
la
come
silvagi
et
so
leone,
una
et
per
la
di fa*
mala
lo
comporta
vede
mano
do-
se
verchiaria, potè
è
homo
mai, male
perdona
mare,
do-
a
pacientissimo
fare
V
foco.
et
et
experientia, che
per
falcone, lo spruvieri,
et
peratore
Im-
,
la
nufrirnci,
fatto
dopo
li dixe
deve
Adriano
morire.
fare
morire
,
uno
di san*
quello, chi dopo
li altri. Vedimo
bastonate, lo ferro,
avido
una
conjuratione, che
capitale nemico,
fare
et
non
la
lo posseva
tutti
lo
come
vindicativa,
è
per
fi(ij*.
Marco
gentile,
quanto
che
Platone, lo homo
gallina, lo palumbo
urso.
stato
era
domestici
li animali
fece
quando
bene
con
intendere
non
esso
possendolo
ed
,
.certo
li
et in
dicendo
trattava,
esso
quello, chi
mai
volse
non
contra
a
medici,
supplicij, fece
con
philosopho,
Imperatore
tissima
li
:
giova, provino la contraria,et cossi fò; quello,
non
non
fldelissimo
fo
fanno
come
ere,
lo
avanti
stia,
be-
jugo
fatta, recalci*
terra,
non
se
di*
26
minaze,
et
cut
de
mai
smentica
toglierne da
per
dimittimus
nos
cortesia, che
se
sale
in
con
,
li Immani
tyrannia di Persia,
et
altro
un
mo
libertà tante
in
lqiis
essere
exilio, mettendo
evitare
signoria aspra,
usando
la
li santi
precepti del
ad
duxe
superbo
per
crudelità,
lloro
favore
gran
nello
ma
ad
anchora
chi
collo
bianche,
medesmi.
la spata
et
facimo
et
tollat
dixe:
Noi
portamo
la
di
al
lo
del
unusquisgue
David. mensueto,
del
da
li
li sui.
Principi
solo
è
utile
se
suam,
Augu-
•
con
tempo
solo
non
alli altri,
stiana
Chri-
chiamare
le
croce
et
memento
lo
jugo
rosse,
di
et
Christo,
èequatur
sequitamo. Ma
dice:
la
questi exemplise
comandamento
la
non
quale
portamo
crucem
re-
se
et altri tali per
di Christo, chi portamo
mezo
ma
de
non
chi
et
extirpato dal
et
noi, chi ni facimo
core,
croce,
ascoltando
vittorie gran
Vorria, che
la dottrina
avimo
chi
di
se
Dyonisio
Philosopho vixero
clementia
mundo,
timo
all'ul-
;
Chofinto. Tarquinio
continue
con
la
allo
ma
hogie intra
vedessero
al
et
in
mandando
non
morti
Pio, Antonino
rore
fu-
accappò. Pha-
li homini.
in
foro
lo
allevati
li homini
Heliogabalo,
inclementia
et
populare,
Dio,
a
fine nei
schola
Domitiano,
Imperio. Donque
grata
in
superbia fo cacciato,
sua
Trajano, Antonino
sto,
è
la
Nerone,
Regno.
di
uno,
per
Platone, fo cacciato,
Divino
maestro
essere
mo
quelli homini
superbamente
et
alli costumi,
talvolta
de
per
di Greia,
et
da
le insidie
h»
Alexandro
transformò
amazando
et
li ho*
Chi
aceto.
tormentando,
securo,
in carcere,
possette
non
macchinate
sarà
de
adorare, admazare
conjurazioni, che
credeva
se
di
et
; si-
non
carne
Macedonia,
piccola occasione,
per
La
non
se
de*
beneflcij, et
con
parole mei.
di
facea
se
vino, li foro
del
mele,
modo
per
inclinatione
più
di
dopo che
;
dixe
perdonerimo,
non
tormenti.
le
S.
consueta
et
costumi
del mundo
fo vincitore
N.
vence
judicarà vere
testa
usao
se
salsa
con
si
che
et
;
aspreza,
mangia
finche
quella
L'homo
noi.
ad
perdonato
mini
injurie.Perciò
le
che
Domine
me.
dirò
Da-
37
dal
matina
et
sera,
nelle
figlioloAbsalon,
suo
male
dixe
starello
verba
dice «di
haec,
lo
sciavo
morire
ver.
Hex,
ut
forsi
l'havea
di
atto
de
Non
la
perchè
de
li
per
punire
è
li
injusti,
lo
non
rompere
tato
ascol-
di
più da homo,
pa-
del
fo
Po-
l'altra,non
paccie,
se
a
peccati de
le
per
fo
Santo
contrario
li
14
tneus
de iniuriose
essere
me
li Signori,
et
troversie
con-
Gittati,perchè li justihanno
potimo
modo
questo
per
dolo
facen-
avesse
fo
Re
per
plebe è stracciata
le
rire
mo-
et
moriatur.
mia,
rendo
mo-
facesse
quelli; questo
li subditi
Principi, de
et
scripte il Reg.
son
migliore
voglio, Signora
,perchò pateno
portò,
li parca
tanto
foro
opera
se
come
Dei, sic est Dominus
un
tristo, Pagani
un
nia
om-
,
piace, ehe
Santo, recordarse
negare.
medesmo,
mi
non
anni
di Re, che
che
tri-
uno
suo
perdonato,
maledizione
ne*:
corde
che
figlio, non
Angelus
enim
eletto, però l'una
vole
lo
più degno
atto
Sicut
questo
da
rolette
male
esso
dono
le-
se
persequitato
morte
Salomone,
beneditene,
ma
non
pò
fi alla
ma
psalmi
deserto,
septe
non
li
in
figlio suo
mano
stato
17.
nec
David,
pulo
esso
Bari,
lo
per
conservò
vendetta,
di
per
fugando
et
parole di quella Donna,
cap.
che
essendo
la
allo
Saria
le
Ecclesie,
lui;
quello tale, che
fede.
quale
di
et
comandò
la
eius ; del
mansuetudinis
omnis
et
wid,
li
che
forsi
sapere:
peccati de lihomini;
Dio
sti
que-
.
de
Dio
justo ludico, che
sa
son
secreti
pretio, nò
che
ciò, che
nostro,
*
come
la
major
alcuni, tutte, cossi
glio,
et
habbia
meglio,
dicimo
sempre
sia
et
la
in
pò
vero
di
quello
nò
move,
di
articolo
per
fede,
debilità di lo intelletto
non
non
et discrete
per
cose,
sapere,
perchò
che
se
per
di le altre
male,
quelle sante,
feristi nobis, Domine,
tenere
non
pegio,
nullo
non
fatto. La
parte
come^
quale
da
fa, ò ben
Dio
scila sententia
più di noi, chi
passione. È
per
contenti
; starno
quale
è
sia
bene,
habbia
parole
:
dire,
non
la
che
me*
non
pegio. Però
omnia,
quae
judicio feristi,
quia peccavimus
38
m
Ubi,
mandati*
et
sione
chi
di
tuis
che
vole,
Dio
venia, nò
mai
tione
di
la
anima
ET
Active,
live.
tro
lo
Quattro
N.
in
di
S.
nel
Jlieronymo
hominis
clesiast.
Fili,
tationem
S.
fo
primo
malo
pare
:
ma
si
di
virtù
et
tuum
Santi;
Dio
non
se
la
Magno,
però
non
po', che
costantia
una
,
li
gagliardia de
bitur
nisi
havere
foli
volte
tre
ditto
Panie
,
si
evitare
come
qui legitime certaverit.
pregato
et
nomini,
non
se
poteno
lo
la
cascare
tentatione
dice
Esso
Ubi
sufficit
ten-
et Paulo
et
nedetto,
Be-
,
nos
a
al
precedente
in
tentatione,
ò
prova
una
se
Paulo,
lo
Ec-
anchora
libera
dove
pugna
Signore, che
le
Sed
sed, continua
faccia
ad
Hylarione
et
vita
Io
di
2.
Apostolo,
subiunge;
ne
,
la
Paulo
et
Antonio
est
perchè
:
stiti
ve-
dice
come
del
subsiine
ne
,
; tentacio
autorità
et
Abraham,
et
che
di
perchò
le.
ma-
noi
essere
per
o
ne,
car-
non
justitia, et praepara
et
quella dittione.
per
questo
quelle
la
la
Idio, che
Apocalipse
per
,
difficili
o
,
altri
ciò
parlare,
cor
et
hereraita,
et
son,
,
timore,
in
sta
tentato,
et
;
la
Dio
Dio, lo Mundo,
evitare
la
noi
Gentili, la fortuna.
pregamo
puro
di
prologo
deprime
,
si
et
terram
super
che
potessemo
non
carne,
:
le tantacioni
insegna,
tentatione,
li
noi
al*
passive, quando
,
dicono
tentare
in danna-
active, et pas*
tentare
possemo
come
Tutte
ne
modi,
altri ;
tentamo
poteno
Diavolo.
Però
induca
et
dice
TENTAT1QNEM
IN
cose
aspetta
non
ruiqa.
sua
pigliare in doi
Quattro
proximo,
lo
la
prega
noi
quando
anchora
et
et
pò
peccati de li altri,
perchè
nostro,
1NDUCAS
se
noi.
tenta
Natura,
N.
NOS
NE
Pater
sua,
tentatione
La
lo
li
li soi, altramente
perdona
dica
sia la concia*
Questa
parlare, perdona
longo
tanto
obedivitnus.
non
non
dimostra
corona-
Apostolo confexa
la
cessasse
gratia
tentacioni, 'che
mea,
Dio
zione
tenta-
almeno
ni
libera
IO
arme,
de cavalli
ethomini
impia
Yezabel,
che
di
foli
possessione;
li
de
morte
Dio
lo
suo
dette
in
ruina
mandati
del
successore
fo
lo
da
quando
li
et
vasi
nesti
conviti, alhora
chi
stathera,
scrixe
et
quando
non
Medi,
in la
et
mancamenti,
et
di lo
summa
lo
nome
di
la
populo
tempo
tanta
ben
dice
gestente
animi
quale
stato
però
Dio
di
sua
mala
ha
Dio
ma
inho-
quella
dato
lo
Dip
rone,
Ne-
et Paulo
per
sto,
que-
populo,
di
milli
signore
ignominia
li sui
vigliava,
mara-
mondo
del
bestia
una
Plinio; fortuna
cossi
se
et
morti
cognoscette
coscientia,
vitiis ;
li
et
di
Petro,
:
le
pisato alla
del
furore
sola,
et
testa,
visione
;
fare
contaminava
Ghristiano
una
Romano
la
sei
sangue
lo
sua
li cavalli
ita fuit. Tentava
più pena
per
secundo
et
mosse
non
morte
tanto
comportato
Imperatore,
era
lo
come
manarum
peccati, li
benché
morto,
degno,
di
persequitare lo
mancava
et altri soi
fo
peso:
Persi,
Yezafoel
intemperanti
Baidasar
manco
et
li
chi
quella orribile
:
saciato
non
intra
Dio
muro
di
dopo
la volse
di
osse
Baidasar,
fo vista
trovato
alli
tuo
regno
de
nel
fatto
fo
piedi de
alli
le
non
Dio
Tempio
vitore
ser-
terra,
figlio.Essa
suo
ero
suo
havea
fatto ammazare,
altro, si
sacri
mano,
l'havea
piedi. Tentò
di lo
loram
cani, sottoposta
trovò
chi
,
di
quello,che
Stepelire,non
mani
li
lehu
Naboth
di
fi-
soi, foro
amici
quella medesma
et
innocente
sangue
volse
injustitie:
et
matre
sua
la
settanta
da
morto
Yezabel
justitia,
sangue
da
mangiata
pò
del
bagnata
inquinata
fo
Patre, fo
sua
per
non
Achab,
Re
la
figliodi Yezabel,
loram
del
contra
Helia,
et tutti li chari
quello loco, dove
lapidare Naboth
del
casa
Achab,
Regno
di
morta
anni
tanti
piogia per
minaze
gionse la
proposito, robarie,
filo di spata.
per
in
testimoni]' per levarli
le
la
quella
et
falsi
malo
havea
Achab;
altri delitti
la
negata
Dio
tanti
propheti, per
glioli,li quali
che
con
da
desistere
et
sopra
incriminato
Nabot
Tentò
morti.
rerum
li altri
vea
haper
hu*
per-
4i
-sequitatori di la
fo
Julfano
Dii
li sui.
da
morto
«che
tornato
fecero
fosse
malo
exito.
morette
in
exilio.
promese
alti
tulli
Diocletiano
inimico
Apostata
chiamato
soi,
fede
nostra
di
vittorioso
Kpo
,
la
da
minano
Do-
di Per-
impresa
•
sia, di extermi
morire
lo gran
tanti
et
da
cepto
dicendo
-dero
La
peccati, nò
incontrò
Santo
Iuliano,
lo
esso,
che
altro
Divina
si
lustitia
et
si fando
non
quale
quale
con
da
la mortai
ferita
,
tanto
et
lo
stimulato
suo
la
sua
mala
proprio sangue,
che
da
scelerata
vij, si
a
per
negare
Bruto
in
Uà,
li apparse
la
Bruto
havea
hora
in
Annibale
Al
che
Re
et li
humana,
statura
le
Herodoto;
deno, le false credeno.
Ben
di
cose
dice
non
penso
errare.
per
quale
che
la comune
tale termine.
non
so
nio,
quello Ge-
apparse
con
terpreta
in-
Gemania
anchora
multi
et ad
conflrmatione
Li infideli
lo
in
Apostolo ;
morte
modo
paxasse
vere
in
:
Imperatore,
Cesare,
non
mmo
lo
sa*
che
sua
suo
apparse,
Ciò
suo
•convertentur, le quali narrando,
proposito,
di
Italia, vede
Artabano
et
et
li dixe
più grande,
dixe, che
in
intrando
Xerse,
scrive
Germanico
habito
dotti
di la
farsi ad
Druso
del
mano
quelli chi
et
ditto in habito
A
ammazzato.
quella donna
morire,
,
nella
ombra
ferita
crederanno
ma
:
quella ombra,
stata' la
di
expirò quella
tenuti
,
sia
ve-
la
miracolo
essere
voleano
non
ferita,et gettolo
cossi
et
questo
videbis ; pò
che
la
da
Religione
li havea
minazandoli
ajuto,
coscientia, se impio la
Emathia
dove
che
che.
vedendose
desiderano
Phìlippicis me
jampis
Tyranno,
crederanno
virtù
altra
non
apparsa
quasi
Non
anima.
nulla
altro, che
ahundava
altri,ex»
Li sui
videvano
Vitisti Nazarene;
in Gelo, dicendo:
per
crudele
Quello
sangue.
non
venne,
maràvigliandose
,
prodigio, chi
gran
li
da
cavalieri.
uno
lanza
con
lerare
tol-
fede,
domandava
voce
fare
santa
sua
videro
gran
di
et
possendo
non
la
di
lo
Mercurio,
non
Christiana,
la disfatione
assaltato
era
la fede
tutto
Basilio.
resuscitare
fece
in
nare
li Uoro
non
ere-
fabulas
del
mio
Qg menti
42
le
che
Scrivono
homo.
li Dei,
tentare
lo
diventare
fecero
lì homini
et
come
di
tempo
amicitia
di
invase
Angelo
in Francia,
ad
Santo
Angelo,
tutti
ammazare
che
quelli
le altre
intra
che
si
che
havea
li Galli. Nel
de
di
nella
di
di
et
montagna
ro,
Navar-
crudelitati
sue
campasse
fece
infìrmità, di
la
la
de
prigione
in
lege,
di natione
credo
Iuliano,
care
sacrifi-
Cartaginesi,
li
fo
Regno,
mana,
hu-
carne
dovea
che
debito
omne
Arcadia
di
pasto la
sacerdoti
questo
Don
un
Re
faceano
còme
contra
non
per
li Druide
Carlo, chi
Re
creato
voto
de
costume
humana
Santo
Dii,
Religioni più che
credo,
lupo,
alli sui
era
lloro
ponendo
era
gran
Lycaon
,
volse
peccato
quanto
intendere-de
volere
et
al
lecito
era
intendere
,
Dio,
tentare
ià
danoo
fabule,
et
parte
,
adversa,
fece
essendo
havesse
che
alli
mangiare
in -fabula
Li
la
lo
alli Poeti
li
la
li
innanti,
li dette
che
primo
lo
multo
tempo
lo
impio
di
non
in
impio
havea
non
faccia
di
so
signo
voto,
altro
Patre
che
sacrificare
la
ho-
lo
mesi
hu-
sacrificare
prosperi; per
figlia di
innocente
Scriptura
lege da
se
tornasse
se
primo
con
di la
casa
toria
vitsua,
sacrificio, et holocausto
figliola,chi
una
di
et
allegreza,
con
trioncrudele
lo
ad
morte
si
chi
havea
questa
di
havea,
condannò
peccato,
; solo
posto
et
,
al Patre, -tornando
incontro
timpano
servare
ne
ad
li venti
voto,
di
che
dare
infamia.
Sacra
fece
holocausto
fece
lo
figliola,chi
amato
ludici,
è
notato
pò
Verginella
Nella
figliolidi Amon,
pho, sonando
la
de
venne
volse
la
sopra
Questo
cosa
volsero
impetrare
per
Agamenone.
cossi
et
quale
Patre
Aulide
accorresse
Dio,
Trova
contra
venne
xi.
li'
da
à
in
sorte
Iaphte alli
et
sempiterna
sua
per
andando
Imperatore
chi
li homini
non
,
hostia
caso
si
ne
sua
mura.
altra
che
humana,
carne
le
de
gettare
Lycaon,
ammazare
Greci
mana
fatto
Dei
humana,
altri
et
presentia
in
megliorato,
poco
multi,
squartare
penso,
stia
un
non
gratia li fece, che
piangere per
li monti
43
la
virginità.Vengamo
sua
et de
Patri. El Re
nostri
la
magnificato
chi
nel
et
puro
in
genere
per
mezo
ha
albore
Tyranni,
de
et
justitia,nò
multe
moglieri
maritava
Contessa
avia
di
di
la
forza
de
fo
maltrattata,
la
Regina
fo
primo
Gabriele
di
quale
quando
de
le
in
un
rede,
medesmo
et
Patre,
et
et
senza
benché
honorato,
alcuna
fece
Dio
non
li fece
extimato, presentato
causa,
si
non
per
da
quale
di
fu
Hysabella
Ecclesia,
chi
Dio,
più
non
tempo,
alto
loco
mogliere
gratia di hodi
Vallois
vostro
la Gallica
per'la malitia, et ingratitudine Hyspanica
per
mogliere
fo
multe
havuto
gina
Re-
secundo
quello
lo
la
mano
alla S.
in
in
ranto,
Ta-
figlioli
; Io
Regina
soniti*. Carlo
cum
in
lo
tributario.
stava
di
lo
de
figlia,chi
morire
et
costretta
dui
guerra
et
lassò
et
di
data
con
di la
havesse
puro
ejus
pò
Taranto;
fece
quando
et
tempo,
periti memoria
Francia
lo
impunito,
et
vava
tro-
se
sapientia, et
Lancilao,
matre
subietto,
Barone
fantasie,
sue
et
non
abandonava,
avia, fo
altra
un
Lancilao
Re
pensava,
non
et
roni
de' Ba-
mano
memòria
Re
di
etati di homo
grande
presona
Principe
Claromonte,
era
peccato
in
soro
Venosa,
Epso
ava.
la
sua
di
lo
talvolta
et
Principessa
di
vostra
con
sioni,
posses-
pigliò,
le
dopo
et
dritti, che
quali
lloro:
abandonata,
Antonio
di
Monsig.
lassa
di
Io:
Duca
vostra
di
Ioanna
li
reverenda
et
Claromonte
mezà
et
di
donna
Lecce,
collocarse
arme
in
Enghenio
de
felice,
de
Hysabella
Regno
ad
Regno
carlino,
dui
ad
cose
vendite
bisogna
contra
piacere,
suo
de
latri, de
officiali
audientia
ad
nei
questo
altri. Maria
con
bontà,
tutto
tentare
questo
un
multo
altri Cittati di
collette, e
venio
olivo, che
quasi
volere
nostri,
avesse
doi
o
contratti
cunto
tempi
che
redusse
sue,
multi
bon
una,
pagamenti,
letto
di
dette
:
forse
tanti
facendo
per
farsi
le
ad
mio
paese
che
ad
Napoli,
povertà
summa
li
Lancilao, anchora
di
tastavano
non
de
proposito
Città
Regno,
questo
al
del
Avo,
Re
et
temerità,
Papa
ilo-
44
dorico,
ot
et
vostra,
in
ò
da
cacciare
prede, sacrilegij,quanti da
svanissimo,
li
contra
Patre
Re
alla
che
non
tanti
modi,
li occhi
sui
?corso;
hora
le opere
Lo
Regno,
chi
era
esso,
fo
extirpata da
et
stato
sua
misericordia
et
terra,
de
le
osse
in
mare
et
de
so
ad
in
:
de
le
ad
come
le robbe
de
quo"
quello,
suo
intanto, che
Po
soc"
progenie.
sua
de
dovico,
Lu-
cunto
Reliquie, che
spiagia Romana.
0
con
darli
esercito
parte
omne
vidde
:
mano
lo
di
mettere
la
terra
presone;
carriche
in
mare
pensati alla
guerra
et
alli sui inimici
bagnate,
in
sommerse
in
la
gliò
pi-
et
fugando,
possere
sta
per
Rodorigo.
morto
non
pervenne
inimico,
suo
Gaeta
mogliere
o
senza
chi
sapere,
Dio
dupplicità
la
herede;
et sua
sue,
Tenne
coperto
soi,
deve
in
foro
li
de
tentò
ignominia
con
stata
Spagnolo»
mogliere,
una
pregione,
restato
lo
morto
da
fosse
dicerrimo
Papa
Beatissimo
primo
se
esso
de
1 fo
obsidione
la
del
non
se
certo
per
morio
pò
Dio
Italia,et
saria
lassò
consentimento
con
da
cacciato
taro
drtto, pò
judicio de
manifesto
sta
ho
infideli,
si lo Santo
; ma
Carlo
Chri-
come
tanti
di
Italiano?
tyranno
tte,
longe del Pa-
fare,
sue
mano
state,
son
Ghristiani, che
in
cascati
da
havea
et
le forse
perditione de
un
come
l'altra
innoxia,
litterato, poco
non
ad
venne
mostrare
semo
ed
Francese,
et
havea
non
equa
insolenti
Christian!,
quali posseva
altro, si
chi
in
et
nove,
maestri
ad
guerra
consente
cose
intra lovani
et creato
lettere, senza
senza
rante,
Fer-
infidele,
injusta ad gente
quello tempo
cupido de
Francese,
•considerato,
Re
iniusta, venne,
quelli da
guerra
casa
occisione, sacchiziamenti, stupri, tormenti,
di tanta
lovane
nò
guerra
casa
injuria, fece
receputo
mosse
alla
del
barbara,
gente
jus gentium,
ad
causa
fo
non
fo inimico
li Imbasciatori
ascoltare
cosa
contra
persona
mai
fo
qual
di Ludovico,
tyrannia
volse
non
la
anhora
la
per
se
fo
ne
por-
Ghristiani»
in
la
conda
se-
Gitignola, Calabria, al Garigliano
Francesi
tutto
lo terreno,
perchò
ten-
48
Dio, movendo
taro
guerra
da
lloro
a
poveri
pochi
la
Dio
quando
Francese
quelli, chi
multitudine
che
non
hanno
si
in
superbamente,
ben
la
la
con
ma
Dio!
et
odio
Dio
impia
inceso
vino,
de
Dio
che
Antiocho
dice
come
li monti
dum,
le
fo
Re
li
nella
lloro
fo
Dei
vermi.
li
de
Persia, venendo
zolente
in
Credo, che
negava
acerba,
nò
de
uno
come
Dio.
di
tutte
che
del
se
da
date
le
da
quale fo
Consorte, bella
de
videndosi
Antiocho
nella
:
da
Dio
sue
se
et
alhora
essere
sé
appendere
humanum
mo*
lassassero
adorassero
da
da
una
puli
mangiavano
nominata
da
Pherecides
li
tiqui
an-
Sy-
dotti,lo quale
poco
da
consumare
quale lo fetore, nò
prosperitànon
conoscette
li altri
la
Tentò
imperare,
Iudei, che
anchora
erano
Dio.
vituperosamente
era
morto
quella pudica,
Dio, et che
carni
humano
sangue
mare,
li
de
vindetta
credeva
se
quella infermità
sui chari
altri,
servitù,
et
0
populo
del
onde
infermità, di
grave
alhora
,
de
magnanima
quelli philosophi, chi
li servitori
mortale
et
Syria, fo battuto
la
la Divinità.
et
morte,
gentili, profugato
infermità, che
Tyriasis, de
rus,
et
ammazato
varij tormenti
con
de
li bastava
non
staterà, et signorigiare supra
antique patrie Lege
li obsceni
Iudei,
superbissimo,
sforzare
et
quando
sitibondo
libidine
Scriptura, alle
la
danari, nò
per
la
cossi
et
hanno
di la vittoria
causa
milita;
quelli,
ingratitudine de quelli, chi
honesta, religiosa, santa
vedova,
de
castico
de
parlava male
de
et
dire
avara
barbaro
quello superbo
alla
vittoria
de
bocca
fatto guerra
pò
per
Holofernes,
distruttione
tere
abat-
duo
usarse
per
con
Tentò
servito.
minazare
se
non
,
vengono
stati vinti
per
forza, nò
per
vinto
siano
havere
per
non
faceano
non
miraculosamente,
perseqnebatur mille, et duo
unus
per
et
armati
che
ragione. Veramente
senza
guardano
se
male
et
superbia
vostra
casa
manifestamente
pare
,
Christian!, chi
ad
guerra
posseano
quello,
cbi
pentio di la
era
sua
quella
esso,
portare,
com-
homo
pazia,
46.
et
crudità,. et impietà, quando
confexione
li valse
et
Io
tra
con
Dio,
biastimato
volte havea
mortalem
ìudei libertà,doni
la
per
l'uno
meas
morto
lo scelerato
da
di
opere
ma
Dio,
viderit
cum
obstinati
che
demo,
ad
caristie/guerre, peste,
ad
toccare
ni
tocca
di
Egipto,
inebriabo
et
et
parenti,
noi
et
et
Pharaone
mandò
di Nohe
vivente
et
in
fine
,
di
lo
foco
stenta.
confirma
a
Però
: non
destrugere
è
li
li
ne
non
in
sanguine
Dio
quando
vi-
comporta,
; pò
comete,
con
perseveramo
fece
alli
; pò
primogeniti
fine secorruzia
et
ditto,manda
lo
per
exercito
et
suo;
consumare
tuum
dice:
le acque,
omne
in
ani*
lo diluvio
peccati mandava
Deum
pò
ni incomenza
scriptura antiqua,
Dotninum
menti
tor-
gaudebit
:
peccatori, et la terra, chi
scripto nella
tentabis
verso
lavabit
noi
et
ho
tutto
per
parte
a
allegra de questi
terremoti,
con
in
lo diluvio
li diserti
peccati nostri, quando
corno
con
Fo
perpetui
tentamo
come
figlioli,
et
meas;
carnes.
justo, che
quello
suas
li animali,
et
sa-
conveniente
et
'se
noi perseveramo
perseveramo;
sagittas
summerge
tempo
ma
li arbori,
alli
minazia,
ne
inebriabo
parte
a
et
spala,
sopra
de
iniustitia,et Dio
omne
:
vivo
non
alhora
li
pentirse de
Dio
et
tnanus
conclutendo;
facemo
persiveramo,
dica
non
vindictam,
,
peccatori*. Donque
semo
che
et
alla
dico
non
peccati,
tanti
de
punito
l'altri
che
gassero
pre-
Tyranno
sarà
l' homo
malo,
meno
Iudio, che
miserabile,
exito
eterno
fare, che
judicij de
justus
in
farse
dicia
mangiare
fece
alli
devorabit
meus
Dea,
esse
promettere
mano
furore
suo
fodius.
et
la
carnifice, impio
et
sue,
trova,
nello
et
vermi,
; puosse
se
già posto
tante
ad
offeso
Dio
et non
nefande»
cose
subditum
di
et
ma
Syria, videndosi
la
li affamati
alle
Mandò
Tempio,
havea
sanguine,
gittas
monti
sentire.
salute,
sua
saette,
et
arco,
allo
l'altro
sopra
allo
est
:
Deo
paria
non
tante
Iustum
populo, dixe
suo
comandato
et
più
lenguà, chi
scelerata
quella
con
fare
possette
non
et
; el
N.
li
su*
S. lo
Prophety
48
dovemo
elette, et
et
violentie
:
haveria
dire
de
tenuti
essere
più
perdere
tosto
chi
fu
dui
donayri
havea
havuto
volta, quando
altro
li
chi
mai
in
da
la
per
gran
colore
pomphiava,
stato
redutto
che
overo
chi
voleno
Tullio
dixe
a
? et Ir
stretto
sempre
pra
so-
bravi-
tanto
tra
un'al-
lo petto ; et tu
dietro.
in
matre
Et
sua
che
ma
alcuni
et da
schiavi,
quello grado
per
o
per
havea
exilio
un
venne
Patre
suo
fa
et
quella via,
si
a
chi
di
se
o
fatto
grandi ;
non
da
li
de
beffa
pa-
sa
le
fave
medesmo
uno
le
piaghe
era
stato
di
sole. £1 bon
uno
desmo
me-
schiavo,
le bastonate, et pò
chi
fato,
era
fanno
farsi
Uno
?
lo
per
di
dicitimi, perchè, da
vui
inferire, che
provato
varices
ragione
la vivanda
quelli ;
se
quali
perchè
li nigri si fanno
et
li humeri
con
più credo,
le
la Patria,
servato
erp Ubi
la virtù, o
Philosophi, per
se
de
colore; volendo
da
unde
:
domando,
un
uno
respose
lo
da
philosophice,
le bianche
da
et
che
virtù, o rari, o nulli
per
et dottrine
coyri bianchi
desceso
venenati,
chi
nò j
iniustitia, come
convitato
?
contra
,
si la
che
tanto
et
frivole, fece
negre,
domandò;
servi, lo quale
Maestro,
problemi,
reno
sparano
volterai
te
non
li fo* resposto
malicia
havendo
li
era
Republica,
disceso
posito
pro-
spesso.
che
et
mio
cedere
quello
a
quello respose,
Tullio, chi
Ad
la
?
Roma
venia
nei
simighiava,
saria
stava
solea
le ferite avanti
fugerai,
rixe,.
ditto.
un
che
discusire,
homini,
perchè
;
dixe
Ottaviano
segge.
giava, che
che
meritava,
come
,
de
nature
loco
et
ser
es-
alcuni, li quali
et
pungenti
amico,
uno
li faceva
non
resposto
non
non
con
prattiche de
dorye (?) ; maligne
o
quello,
male
ma
male-
non
et
fateti, et acuti, danno
certi
compagno
scomma
le
cantra
deveno
se
separare,
largo,
campo
noi, per
per
judicio,
lacerare, cioè pianamente
non
Tullio, le amicitie
incomensate
legieri, et di malo
et
lo
dice
come
saviamente
non
tenuti
per
perchè
separare;
o
salito ad
Platone
vo-
49
Dionisio, che
ammonire
lendo
robarie
et
de
de
le morte,
ad
utile
che
et
philosophiche
tue
parole
tua
tyrannidem
che
lo
cosa,
dice
quello, chi
ridere
glierse bone,
fortuna, si
haverai
cioò
da
era
:
si
che
volte
sante
role
pa:
le
rispose;
et
dica
o
per
Et
secundo
malignità.
de
la
non
però
ragione,
ragione
in
vincere
volta
una
la
tentare
non
tra
un'al-
tentare
dice
se
discio-
et
senza
la
fare
per
deve
bene
ordine, che
vene
ma
maculare,
se
chi
tra
vole. Al-
non
vicij;
ti succede
male.
injuria, che
per
modo
bona,
disordine
con
manco
li dixe
che
altri è atto
c'osa, che
pèrdere con
eh' è migliore
et
Platone
amici tie. Non
una
ti verrà
volta, che
non
modeste,
li
ad
ti è venuta
et
tentare,
stato
quello, che
ode
questo
dui
tentato
saria
piglia
carrico
per
o
una,
tormenti,
,
so
antique
et
li
Et
reprehendeno
se
più volte
visto
Ho
exilij,de
nisciuno
sia
vole, spesso
brigata, dare
la
Tyrannie,
altre
ocioso.
compagno
quando
è
cosa
vecchio
sapiunt. Non
joco
le
piacendo allo Tyranno,
; non
de
sonno
li
da
justitia,che
usasse
alli subditi, et
che
se,
cittadini,de
sui
de
abstinesse
se
proverbio,
dine
disor-
con
venera
bene
,
male;
cento
cossi
militare,
arte
et
Li
le
et
acque*
nell'arte
del
volta,
quisquis
terse
le
ab
lo
ascolta
li
de
DE
populi
FERRARIIS
et
in
et
son
il
Poeta, chi
di
mano
la
cose
dice;
sarà
fortuna
dice
incerte,et
o
si
una
de
corso
experti
tra
un'al-
tentare
successibus
si alcuna
volta
necessario
met-
alla
elettione
Tullio, che
di
:
son
curat
putat. Ma
,
Magistrati,che
vere
; non
humani
occurrentie
lo
quelli, chi
bene
facta notando,
eventi*
homo
Signorie,
et si è succeso
mare»
ma
li venti, et
consiglio de
allo
consiglio, et
la fortuna
tentare
contra
mare
lo
contra
varij casi,
per
in
ti sei posto
volta
deve
se
pre*
alla croce,
malo
con
in
et
quale allo disordine
vincevano
Non
evento.
prospero
agricoltura,
Carthaginesi mettiano
palo quelli Capitanei, che
con
in
come
nello
di lo mare,
sequita la pena.
sto
medicina,
in
fortuna,
li
ma
de
suffragi!
si fosse
*
bisogno
metterne
experti,
et
in
exercito
disavantaggio
,con
in
non
manca
di
Regno
in
mano
suspetto
di
de
corni
di
la
di
mano,
et
sta
:
Italia,
la
gran
semo,
in
di
saria
né
nò
de
chi
si lo
Roma,
exercito
del
altre
Carthagine
nò
lo
lo
altre
nò
so,
a
in
del
come
in
tere
metera
ma
pigliare
ha-
non
bale,
Hanniin
contro
era
cessario
ne-
Claudio
rone
Ne-
havesse
Roma
Alemagna,
saria
lingue,
Imperio
di
et
con-
saria
stato
nome'Ro*
gran
cia,
Gre-
Ungaria,
chi
quello modo,
lege, altri riti, altri
noi
forsi
sariamo,
giace; nò
Alemagna.
Però
et
ligati alli
monti,
se
di
fama
mundo
slari
Livio,
fato
Franza,
hogie
et
centra
li
di Hannibale
frate,
Spagna,
quelli, chi
né
M.
forti
fortuna,
lassato
sopra
ogie al mundo
parte
forsi
fossero
so-
quale
dubio
piano
havessero
Romani
lo
li
nella
in
fece
suo
quelli fochi
nello
copie
che
con
prohibire lo passo,
exercito
Consoli
quello
sariano
lo
pensavano,
unirse, che
spacciato,
le
tutte
alli due
con
voluto
Cossi
alla
de
grande
li Romani.,
li Romani
mettere
si havessero
quelli,chi
junto
astucia
lo
di
per
commese
se
biso-
Dario, quando
pecore
per
arme
più
è
fece
quella pugna,
Punica
per
parte
ma
fortuna
de
la fortuna
con
passare
guardati
superato;
spiegate
vesserò
Hannibale
et
aperiendum
fortuna.
et
partire delle
ad
essere
battaglia, et
"Je
nello
la
li bovi
ferro
questi casi
di la sorte
camento
man-
stare,
fatto
lat elettione
gettaro
Sinvessa
accompagnò
iter
sagacità. Cossi
et
mano
necessario
passi de
stretti
li
in
lacob
Era
fare
et
insieme
in
duci
con-
per
potessemo
:
et
immo
Principi
Persia
il Patriarcha
dire
trare
En-
si fossemo
o
non
fare,
prudentia,
quelli septe
cero.
dovemo
prudentia, solertia
di
gno
la
comeato
poco
sforsati
difficile, dove
loco
et
li ludici
,
,
questi casi
est;
tempestoso
nostro
de
o
fossemo
o
pigliare battaglia,
necessario
fosse
de
o
acque,
et
qualche
in
populo,
militare,
inquieto,
mare
de
ne
sententie
le
de
con
judicio del
al
lo
quelli
Papa
dice
stumi
co-
rla
sta-
bene
61
che
Aristotile,,
le subite, et
mondo,
da
a]
filo
pende
cia
de
veneno
la
che
premio,
per
la
gran
o
0
Regno
di
cheza
li
Apulia
la
fortuna,
chi
la
perire
che
la astu-
mana;
simplicità Ronel
campo,
havesse
grande
Da
gente.
strata
lato
reve-
in
Claudio
quale
nel
campo,
ammazaro
con
la
refrescare
stracchi,
erano
condusse
se
et
dimostrazione
li
camini,
la
gente,
altre
frate
de
testa
di
perde, dette
lo
Asdrubale
che
di
lo
Cartbagine.
culpa alla
ad
ascriveva
suo
sua
Cossi
virtù.
lauda
ma
Dio
la
non
favorisce
le
virtù;
sua
volse
le
a
chi
confexare,
juste
arme,
non
et
fraudo, perfidie,perjurij
biasma
volse
quanto
come
,
nibale
Han-
sole
; ad
va
male,
va
di
barbaro
fare
chi
la
acceptare
ha
erano
in
odio
chi
li Romani
vinceva
,
se
tare
get-
perfido
fortuna, quando
pero
rup-
fece
alloggiamento
come
et
;
; pò
et
campo,
Et
di
necessarie
cose
et
per
bestie
Hannibale
quello crudele,
fortuna
la
al
avanti
confexò
alhora
la
celerità
medesma
le
altri signi;
et
l'altro Console,
con
Asdrubale
Lasciò
toxare,
per
morabile
me-
alcuni,
di Roma.
strepiti, tanta
mandò
de
trovasse
se
et
parte
et
dicono
le consuete
fochi, tanti
l'altra
salute
da
quello che
tentare
come
stava
imposta
quello grande
temerità
fo la
tempo,
,
conoscere
fiac-
Nerone, chi
ad
Patria, usò
di
di
la necessità
forsava
et
lo
volando
che
:
lo
tanto
et
momento
,
portare quelli chi
la
o
Alexandro,
più volte
un
venuta
la
dico
non
in
Console
bon
con
tanti
faceano
tornò
debile
et
la imbecillità
de
fa Idio
cose
Io esortava,
guardie
consuete
intanto
da
li altri stettero
Hannibale
contra
prudentia,
omne
( Solo
restaro
lo
extimare
Grande
atto,
di
subtile,
disdegno
per
Roma,
et
deve
se
piace. Lo
de
de
delusa
accadeno
,
in
ma
stata
o
sì la gran
che
quando
o
Immane
che
,
nostra.
fece,
cose
pagura,
Persia,
che
quelli, chi
de
uno
per
cosa.
pericolo
fosse
non
mutatione,
; da
guerre
superbia de le
Hannibale
solo
le
grande
va
sua
ne,
betuna;
for-
quanto
le
quelli de
ne,
rapiCar-
82
et di
thaginesi,
nihil
Hannibale,
sancti, nulla
randum,
de
Io
honore,
Mi
di
non
che
pare,
si
che
li sui
che
non
foro
Albani,
li
necessario,
fare
et
Donna
fosse
integro,
et
forteza, per
ad
fugire;
de
poco
li altri
la pugna
di
potestà
in
la
solo
chi
Philippo
di
li tre,
chi
ammazò
et
fortuna.
tre, anchora
contra
mrancatore,
'arrivò
primo
cossi
lo
di
talenti
deliberò
eerta
Questa
Re
stare
incomenzò
separato
,
Alexandro
secundo
in
Cilicia
un
dopo
et
coeteris
'desperantibus
sanità, de
la
Macedonia
di
del
che
Io
de
oppresso
solo
medicis
,
venenare
animo
essere
,
solo.
Philippo lo volea
mogliere.
da
havea
petitori,
com-
et
per
,
multi
li
de
prudentia finxese
li prometteva
lettere
per
fratelli,
mana
partito la Ro-
infirmila
quella grande
et
quelli feriti,jonxe allo duro
restato
era
Romani
li due
,
terzo,
ce-
,
morti
vinto
tentare
superarlo:
li tre
patria, chi
sua
vero
o
de
uno
videndo
per
la
serva
partito
duro
darse
quale
integrità,et temperanza
battaglia de
Romano
o
Mundo,
del
Lo
Oratio
tale
et
che
tà,
justitia, fede, humani,
la
fare
vicij, et perfìdie lo
clementia
fo
ad
mico.
capitale ini-
suo
astucie
con
la
de
Patria
vicino,
grandi
,
Quando
li tre
era
lo inimico
et
era
la
verso
più di la fortuna,
acto
ajutati
legalità,innocenza
consueta.
chi
impossibile
era
peccati,
; li Romani
caro
stato
la
di
la
za,
diligen-
omne
humanità
et
jusjù-
salva
questo,
usò
chi
Consule,
ingannare
prudentia
Hannibale,
era
sia
io
amor
per
ajutare l'attro
et
Ma
veri,
nullutn
metus,
di animo
andava
dice ; nihil
se
Dei
Romano,
grandeza
et
chi
Republica,
quale
Punica.
Console
celerità,
et
lo
Religio, nullius
perfidia plusquam
reverenlia
sua
de
ambiguo
et
era
se
de
de
darli
falsa,
intra
più presto
desperatione,
quali
corrupto
oro,
cosa
le
alla
commise
lo
una
alla
che
,
de
et
promissione
con
le
credo,
speranza,
suspetto
era
avvisato
era
Dario
ma
dubia
quale
sue
figlieper
che
tenne
lo
in
fine
timore,
speranza,
fortuna,
che
ma
non
se
alla
usò de
53
la
prudentia,
pigliando
et
mostrando
di
rito,
tale
peccato,
fede
primo,
la
per
liberò
quale
di
lo
L'altra
Grecia.
noi
per
noi
la
di
da
lo
di
tentati,
più lochi scripto di la Scriptura;
di
ad
concupiscentia
Adam
ubi
mio;
la
ad
N.
hai
fatto?
che
se, et
l'havea
compagnia,
lerato
Deus
di
trova
al
cipio
prin-
est
non
ten-
intendere
sedevo
bene
di
non
peccato
darla
alla
lui
et
dixe
lo
vult
errore
fratello,
già
:
al
S.r Dio
:
li dixe
forsi
Ubi
frater
lo
peccato,
primo
nescio
;
numquid
mihi
?
et
riani,
so-
quando
reducerlo,
per
tms
custos
al
consiglio,
per
et
con*
Quello
sce-
conoscere,
est Abel
nò
,
et appresso
Cayn,
Dio
penr-
quasi volse
dedisti
quam
peccatoris, ad
mortem
suo
et
et
femina,
ad
pentio
se
excusa,
Tentò
:
comandamento
non
Mulier,
:
a
dixe
quando
,
non
la carne,
tentatur
reducere
possuto
ad
et di
lo
rotto
trovò
data
obstinato, negato
orgoglio
tenta
se
ìacobo
Adam,
hai
mihi de Ugno, et comedi.
non
lo
:
,
amazato
fexare
tutta
Dio
unusquisque
ma
male,
fatto
che
Dio
lute
sa-
eh' è passiva,
tentacione
Diavolo,
Idio
S.
dal
cecato
culpa da
dedit
havea
la
de
et
quando
fine
parole:
,
per
di
Medico, per
dependia
benché
del
si l'havesse
quello
Creatore
ma
de
pochi
diceamo»
et*però
come
Tentò
che
havere
levare
in
Macedonia,
dica
Dio
quelle
a
provare
ma
confexò
fa
chi
sua.
es?
per
tentia;
conscio
era
quale
Questa
tentai:
perdicione,
continua
però
perter-
,
quella, che
et
neminem
tentacioni
quelle
alcuno.
tenta
Epistola Canonica
tator, ipse enim
dico,
me-
costantia, la pacientia, la fede,
in
sua
et
,
et
primo
et
fortezza, che
la
del
Philippo
tentacione
la
di
mano,
gloria di l'arte di la medicina,
la
nostra
Dio
in
mano
non
di
la libertà
et
semo
provare
in
medicina,
favore
la
per
parte
quando
la
Alexandro,
esercito,
medicina
quello, che
gran
pò
la
lettere
le
bevette
con
et
di
vulto, lo vide intrepido
come
cossi
et
requistò la sanità
la
al
disdegnato,
ma
dette
bevere,
guardandoli
et
la coppa
respose
fratris mei
con
sum.
«4
?
ego
pò
nella
loro
Paradiso,
l'altro
morte;
fo cacciato
tutti li descendenti
con
fo
l'uno
humilmente,
venia
maledetto,
in
fatto vago,
et
loro
lo
doveano
come
jor
: ma-
perchè questi
Et
merear.
confexaro
non
dato
et
veniam
quarti ut
domandaro
de Dio, et dixe
misericordia
la
tentacione
né
peccato,
la
da
iniquitas meo,
est
dal
desperò
se
di
preda
profugo
et
so-
m
la terra.
pra
tuutn
Dio
tentò
unigenitum,
locaustum.
turbò
et
monstrò
nienti,
la
io
ma
quale
justo,
perdonò
non
figliolo; pigliòla tentacione
Abraham
Deo,
et
reputatutn
la
sua,
et
del
salute
da
discese
esso
nostro
de
privato
de
tentò
Pietro,
di
amore
discipuli
di
:
mgabo
:
tentia,
et
vense,
et
si
Tentò
pò
perdonarli;
da
ma
la
che
chi
se
quello
sua
se
dixe
humanissime
monstrarsi,
nella
lo
mala
:
Io
recordò
Die ite
venea
stimulato
già
farlo
in
te
ego
non
lo
bono,
peni-
fece
nella
more
ti-
sua
re-
Petro.
et
,
quando
,
ad
quid venisti?
penitentia, che
dalla
coscienza,
tro
Pie,
morire
amice
ad
li
tutti
tecum,
era
Pietro
certo
era
sua,
discipulis ejns
per
Christo
morte
peccato,
suo
sere
es-
patre
che
mori
animo
di
parole:
reducesse
lo fece
fuerint
oportuerit me
recognosciuto
Luda,
queste
scandalizare
negò;
che
Dio
de
che
annuntiava,
lo
fo
che
vatore
lo Sal-
S.r lesu
quandq
; et si
letto
di-
et
credidit
nascere
Dio
me?
scandalizali
perciò Christo
anchora
et
Nostro
omnes
puro
ttione, quando
surre
vedimo.
da
et
pò
havea,
et
Dio,
a
bene:
amore
per
amas
deve
multitudine,
figliolochi
li dixe:
Pietro,
in
volse
anchora
non
tua,
unigenito,
tanta
credette
se
come
scandalizabor
Io
ad
suo
haveano
se
numquam
dixe
un
quando
porfidiava
te
quando
generationi,
tante
lo
Et
quale
Io
Dio,
justitiam ; il
ad
figliolo,et do
; da
:
UH
est
se
suo
Dio
de
ho*
in
fiatvoluntas
:
che
allo
filivm
tolte
timente
et
dire
obedientia
et
:
ojferes eum
et
debbe
penso
reverenda
del
amor
homo
come
li dixe
quando
diligis Isaac,
quem
Abraham
se
per
Abraham,
non
grandezza
se
reduxe
era
del
ad
per
cato,
pecpe-
56
sere
me
solo
exempto.
con
le acre,
mescolate
continuamente
aere
li
et
quale ho
è
danlia,
una
ad
sanità
interropta felicità
dicate
felicissime
tempo
poco
la
cossi
la
sanità
finiscono
se
da
Dio
fallisce
alle
Signora,
castigo,
de
et
che
leva,
o
parole
meae,
affanni
figlioli,o
abstinernci
et nudus
stulit; sicut
le
de
allevia
et
mente,
amici,
revertar
et
usare
scono
referi-
fixe, le quali
li
quali spesse
questo
è lo ordine
o
mai,
rare
o
Dovemo
extimare
ni
visita
un
di
de
o
et
gran
alcuno
persone,
ciò,
virtuti
volte
adonque,
per
robbe,
le
terropta
in-
che.
fa,
pregarlo,
,
affanni,
nudus
illuc
prosperità di
Astrologi
noi.
di
cole,
pic-
da. alcune
rengraciarlo de
et
li nostri
o
violenta,
tanto
stelle
Sig. N.
ad
ria
sfu-
se"
travagliata ed
è
quale
ad
Uà
tranquillità:
la
beni,
ragione
patre,
di
lob.
Domino
lo
non
ju-
da
Però
di la
dico
dico, che
Io
et
havemo
che
vene
multi
ignota
peccati,
de
di
volte
ditte
longa
una
cose
dispiacevole. Li
causa
aspera
perpetua
uno,
non
quando
male.
lo
ad
stimolata
essere
humane,
per
quando
de
corpi;
secura,
cose
beneficio,
o
in
qualche
per
omne
Cossi
molte
tempestate,
una
prosperitati ad, alcune
danno
gran
Quante
malatie.
cose
tali
dicono, che
inclita
più
alcune
queste
li
abun-
una
interrompe
quanto
de
ramente
ve-
pace
misericordia.
havuto
è solita di
essere
da
dato
da
infirmità
fortuna
volte
invidiate
comportabili
et
la
ruina.
tempesta,
la
quando
infirmità, ad
havemo
ne
gran
di
et
mare
et
,
gran
una
Policra-
grande
una
Lo
questo
di
turbulentia
gran
aere
incurabile
et
grave
tranquillitàdi
longa
di
ad
longa
una
,
una
in
:
consiglio de Amasis,
conseguire
ad
sterilità
memorabile
lo
et
non
fastidio.
generano
di
causa
exemplo
caristia
serenità
una
lo
naturale
gran
ad
guerra,
è
grate, si
son
non
anci
acetose,
nominato,
causa
dolci
cose
sereno
antiqui assignavano
te, lo
o
Le
et
egressus
:
Dominus
placuit, ita factum
quelle
dicamo
de
sum
utero
dedit, Dominus
est:
sit
nomen
tabili
no-
matris
abDo-
57
mini
*et
benedictum
vene
tua:
si
fiat voluntas
ni ;
mala
too
dice, che
autem
savio,
per
la
de
non
lo
lo
giorno
la
semo
soverchio,
di
che, la
osò
la
ponere
reconosciuto
in Gelo
bocca
de
sed
errore
suo
redusse
se
addidit
et
Et
:
omnia
spogliare l'homo
di
la
N.
tu
dui
la
homo,
morte,
me-
savij di
optima. lob
è
lo
de
per
la
che
calix
me
a
et
accade
et
di
Divinità.
persone
Ne
S.
se
conce-
reprobare,
in fine
ma
et
dopo
sé
per
mentale
la-
et
me-
est ad
conversus
fuerunt lob,
Lattantio
de
et
li
,
una
,
la Immanità.
humanità
quelle pene
retrahesse,
se
iste; in fine
:
co
sicut
non
ad
N.
noi, chi
è
S.
ego
volo,
positi
com-
semo
che
nose
an-
di la
intra
all'altra ; la
tutti li
lo Diavolo
nform
composto
volta,
repugnante
volta,
se
non
Pigliamo lo
in
intrare
alcuna
vencesse
pianse. alcuna
fatti ; et
con
dixe
come
altro, quando
sua
,
pare
1'
di
maledixe
et
la
di
Deus
spesso
corpo,
appetito. Chi
N.
turbò,
ad
opera
era
parea
Questo
anima
noi
che
se
quando
transeat
:
et
et
S.
non
voglia di la Divinità
humanità
siano
lo
li septe
quaecumque
totalmente
morte;
dixe:
di
lauda
aspri, severi, rigidi,se penge
parere
parole, che
con
sicut
fragile, ma
,
hanno
alla
se
li amici
voluto
quando
et
juste di lo Sig. Jdio,
altri, che
di
carne
le
in
sia, che
di
notte
stoycità di Seneca,
dure
de
mundo
in questo
se
la
et
duplicia. Quella
exemplo
materia
soft
mesura
miserie
et
consolatione
per
poenitentiam lob,
pò
Hierony-
beato
de
uno
Domi*
manu
Santo, che
o
natività,
sua
delle opere
meglio
Lo
l'homo
fare
È sententia
adversitati,
di
lo
?
tuum;
pacienlia dopo le sopradilte parole, per le grande
intolIerabiH
et
de
mundo
questo
pò
biasma
se
et
desmo
di
{/ixpov
àptsTov;cioè
exemplo
ptione,
substineatnus
perturba. Tutti
mesura.
-la Grecia
sanctificeturnornen
:
susceperimus
Philosopho,
se
cosa
et
ma
gran
non
omne
bona
non
:
dire
a
adversitati
o
adversitati
20,
cur
nell'altro
premij
in
; che
et
se
affetti,saria
hebbe
voleva
pagura
fare
di
gione,
ra-
più
di
ado-
«8
da
rare
lui;
Vade
alsit.
voleno,
che
ira,
cioè, che
Li
doglia de
se
gaudio,
a
l'homo
sia
Pyrrha,
et
legno,
di
o
che
l'homo
forte, clemente,
alcuni
quando
reprehendeano
chi
et
servitore, respose:
philosophia,
que
lo
che
nato,
Catone,
De
volto.
UH,
ut
homo
bevere
si voi
dire
sit,
Pio,
amico
ne-
nam
pianse
lo gran
lore.
do-
nella
dice, che
quasi
sia
peratore,
Im-
et
novamente
per
se
che
non
charo
costanti, che
tanto
ma
affectus.David
Xenofonte
Anaxagora,
David,
De
suo
nò
l'homo
P.ho,
figliolodi Bersabea
mangiare,
figlioliforo
li
de
morte
volea
non
Io
et
vo-
Antonino
uno
tollit
Imperium
neque
ti.
na-
alla
dato
de
di
morte
robore
Antonio
Marco
permittite
figlioAbsalone,
suo
taro
la
piangeva
duro
temperato,
quella sententia
é
;
quelli di
voleno, che
sia
Eccellente
misericordia
tutto
lo mezo,
et
mova
se
come
son
sia
teneno
insensibile.
non
ad
petra,
luptati. Li Peripatetici
virtuoso, costante,
.che
non
quelli chi
vero
o
voleno,
Epicurei
alcuna,
suda-
Immanità,
la
di
li dixe:
et
altri
nui
come
timore,
a
scandalo,
era
l'homo
cosa
non
de
li
fine
in
et
;
stoyci spogliano
non
Deucalione,
dixe, che
sathanas
Li
non
Petro
a
retro
vit, et
ad
et
mu-
non
stata
vile,
cosa
,
judaica,
da
et
vecchiarella;
atto
di misericordia,
non
se
dogliano
lo
di
morte
fanno
ììihil dolere
in
animo
,
li altri
son
et
severi.
in
tentacioni
parole
:
immanità,
una
stuporis
da
Beatus
di
li
quali
di
dolere
se
non
credo
non
fratelli,figlioli,parenti
la
maxima
corpore.
Cossi
bene,
dico
al
primo
de
immanitatis
di
cap.
qui safari te.dationern
nelle
gliare
pi-
virtuti,
Ecclesia
et
,
la
sua
nica
Epist. Cano-
quoitiam
,
de
timore
lo
la
canta
istud
,
perseverare
perciò
:
nere
te-
dovemo
adonque
et
Tullio
dice
mercede
Concludendo
peccati. Et
lacobo
questo
sine
per
li
in
ci,
ami-
et
farse
credono
quando
Bene
contingit
non
guardarne
monstrano
Matre,
affetti humani.
le
et
di
savij,
per
chi
ma
pietà. Quelli,
stato
,
Patre,
atto
di
et
sia
che
potrai negare,
non
cum
proba*
"9
i
fuerit,accipiet coronarti
tus
ligentibus se.
di
la
in
ientationes
avanti
Et
Epistola
havea
33
Nel
tur.
mala
pretiosior auro,
multo
sed
di lo Eccles.
cap.
fratres mei,
quod
cura
probalio
proba*
ignem
per
Deum
Timenli
Deus
tentatione
in
parole
prime
scientes, quoniam
,
fidei vestrae
le
son
existimate
incideritis
varias
di'
repvomisit Deus
ditto, et
gaudium
Omne
:
vitae% quam
accurrent
non
servabit, et liberabit
illum
a
,
malis.
Et
concorda
Novit
:
Deus
sacra
nostra
libera
nos
pios
oratione
2.
nel
tentatione
de
; et
Lo
malo.
a
Petro
con
ni
mundo
eripere ;
inducas
nos
ne
lo
per
Patre
di
persona
è
li altri noi
et
nò
habbia
et
scandalosa
di
nò
quas
in
ma
sed
dicono
licet
non
de
lettere
in
Galeno:
biasma
omne
ad
homini
oro,
altra
soverchia
di
sto
que-
volte
per
primo
Dio
da
di lo
quale
signore, nò
in
non
ma-
voglia Dio, che
Non
inutile, supersticiosa,
vana,
fu
che
subielta
allo
originale, per
certo
le
Theologia,
di
cose
ha
posta
et
plus
loqui. Notabile,
applicabili non
materia
son
subtilità
volano
et
in
quelle
degno
di
quelle del
nostro
de'gramatici
;
scrivere
Patriarcha
Anchora
importuna.
cose,
medicina,
in
solamente
care
cer-
oportet
qudm
sapere
volo
simpliciter
fede, anzi
la
se
non
li
de
peccato
se
non
sobrietatem, precipue
diligentissima subfilitas
la
bene
data
li mendicanti,
de
in
tanto
sapere
sapere
humano,
libero.
credere, et firmiter confiteri; non
sapere,
pena
si
di lo
lo peccato
subdito, nò
quella
humana
subtilmente
tanto
spesse
la
per
fede.
la
che
Et
nò
disperatane
primi parenti,
cercare,
Re, né
in
creatura
omne
vexati.
Io geno
servo,
entrare
quasi in scisma
Si
nò
donna,
io
nò
exepto
Dio,
lachrime
portamo
tutto
a
de
do
patimo. Per
noi
Adamo
immune
sculo,
Adam
et
sed
non
valle
la
per
molestati,
semo
peccati de
nostro
mare,
questa
con
quando
tenta
teniacione
speciale
per
tempestilo
mundo
li
non
et
in tentationem,
,
culpa nostra,
la
Episto-
di la 2.a
cap.
quanto
Plinio
più
se
60
li secreti
dopo
le
de
mundo
chel
di
et
et
li
diversi
in
essere
solo
va
salire,
ma
cose,
subtilità in
curiosa
Dio, chi
Eucharistia,
li
la
evitare
doverla
intra
predicare
alla
accidenti,
lochi,
virtuti,
li altri
:
sarimo
in
li
de
et
Enigmate.
Ubi,
laboribus
ribus
in
ad questa
erat
Poeta
sententia
Ante
signare quidem,
aut
querebant;
Ugno,
lo
spiacevol
di-
faze, et
ex
es,
in
in
lobo-
herbas
me
ter-
;
revertaris
et
in
pulve-
naturale
senta
con-
subigebant
arva
dal bene
nulli
non
tuo,
opere
tuo, donec
pulvis
da
praece-
quo
comedes
et
le
sti
quia audi-
vitae tuae
Iovem
partiri limite
fas
campum
liberius
omnia
serpentibus addidit
virus
et
de
quando
:
in
terra
movèri,
mellaque
vina
passim divis currentia
excuderel
medicando
usus
di
et
quella
ad
Dio
lupos jussit,pontumque
varios
la
multo
pò
ipsaque Tellus
decussitjoliis
ignemque removit,
ut
et
faze
nane
ferebat : ille malum
atris,praedarique
repressit
de
dutto
:
poscente
da
quia
es,
di
utili,predica de
et
diebus,
sumptus
medium
in
:
nullo
nec
è opera
me
diebus
tui, vesceris
Il savio
li secreti
proposito. Dixe
cunctis
ea
qua
reverteris.
a
Dio
cunctis
de
ragiona
se
substantia,
la
maledicta
ea
vultus
de
dotti
li intendemmo,
Dio
de
al
ex
ex
sudore
coloni;
bone
tuae, et comedisti
comedes
terram,
rem
cose
comederes,
ne
comedes
in
volo;
viderimo
Tornamo
uxoris
peram
permisso
vicij,corregi la vita tua,
Ila, quando
vocem
chi
questi secreti
et
da
predicare
lloro
penetrabilità,et entità
la
di
et
cercare
plebe
di
et
fede, dò
Sia
sa.
cossi, che
corpi beati, piaccia ad
Voi
lo
epso
la
paula-
artes
,
tim
sulcis
frumenti quareret
omnia
vincit
improbus
primo
havea
et
boumque
ser,
umbra
ditto
:
et
Nec
labor es, versando
strymoniaeque grues,
duris
tamen
terram
et amaris
herbani.
artem, movit
in
urgens
( haec
cum
appresso
rebus
sint
labor
:
et
egestas;
hominumque
experti ) nihil improbus
an~
aut
intyba fibrisofficiunt,
nocet9 pater ipse colendi, haud
luit,primusque per
Et
facilem
agros,
esse
curisacuens
viam
vo
morta»
-
61
corda,
Ha
credere
torpere gravi
nec
alcuni
opulentia,
grande
et
tighe, tentacioni,
questa' bi aste
è
forte
lo
in
neno
li
de
la
dì,
et
agricolas. Et
o
lo
multo
dì,
chel
le
furie
infernali.
rompeno
equa,
assediato
che
le
che
le
tutte
mundo.
dientia
li
de
Le
in
le
li
sonno,
non
è
altre
la
notte,
ad
affanni, nisciuno
patimut
insudare
suos
ha
manes.
li vani
combattere
Principi,
son
necessarie
è
guerra
li pò
lo
El
suo
laboribus, servile
in
tempo
et
stimolo
in
de
ignavum
,
li subditi,
son
le
fatti al
la
fatighe
naturali
questa
odo
lo
pace
di guerra,
poca,
Alexandro
altri, lo
di
questo
son
ad
più conveniente,
è
in tempo
che
et
lo
exercito
assediare
cosa
evitare,
grande
lo
lo
per
poca
siano
milicia, lo portare
la
et clamore
che
più
che
pare
movere
et
controversie,
riposo,
fatiga lo navigare,
neve,
alli
di
tempo
uno
et
samo
las-
tormentano
che
Uà,
causidici, la quale
arme
Omne
Ma
le speranze,
,
audire
calonnie
negoliis;
quali è alcuno
lo
,
di
norint,
dulcius.
queste
ma
da
sole,
lo
le
mo
et
vigliare
freddo, ad
essere
de
sonno,
Forse
dosso,
ad
fatighe de
suspitioni, le invidie, li odii,
le
corpo,
nel
o
et
da
caldo,
nìhil
li timori,
volesse
si bona
qui procul
ille
lamenti,
le
Io
judicio
a
apparentia
non
te-
hanno
quali
sua
più
disdegni, le cupiditati, ch'affligeno l'homo
li
notte,
mo
la
da
pejori, che
Beatus
:
mondane,
notte
a
è vinto
fortunatos nimium,
o
li
cure
la
almeno
fastidio
li
di
si non
ma
li rastri
et
aratro,
mundo
dica, che
se
acquistare,
certi stimuli
non
fatighe del
le
arme
de
che
stare
agriculiura melius;
est
la
le
lo
infelice
questo
,
simulationi,
cavalcare
non
son
:
affanni,
più che
chi
Horatio
nihil
pensieri, le
le
che
notte
vero,
li rustici ; poeta
li
lassamo
zappa,
de
et
lo
confessare
:
:
fa-
participe di queste
essere
di
la Horo
signori per
gran
o
Né
veterno.
regna
,
savij,
Tullio
Dio
de
mano
non
calamitati
conservare,
punto
core
stato
et
ma
ricchi,
essere
per
sua
passus
dice
vita:
:
a
au-
et
,
mo.
l'ho-
quisque
Regium
torpiscere. V
esse
ho»
62
subito
mo
che
piangere, né
de
modo
chi
non
di
alcuni
come
in
marcirsi
lo
piacere di la caccia, per
dubita
non
de
homini,
come
lati per
essere
questo
dice
fora
homini
di
corpo
Galeno,
mai
si
aliquid facito
El
più
Poeta
est, desidiosus
causa
è
in
motu
le
bilisque
dat
da
simele
irato,
et
tante
Uà
allo
in
et
foco
un
un
sicoa,
mo
umida
est ociosum
ha
lo
Dio
sta
è
poco
torbido,
de
stato
mortali.
non
La
mo
; et
Lo
lo
che
che
Celo
et
è
; Io
; omne
li sui
quiete;
in
Lo
aere
mo
mare
fanni,
afsta-
continua
et
toso
ven-
ò tranquillo,
lo
matre,
è
mo
caliginoso,
è nostra
aghiatata, mo
so
celo
Et
in promptu
:
beata
patomi.
occu-
arcus.
admiratione
senza
terra,
te
in natura
nella
o
semper
:
exercitio,
suo
trire,
nu-
raro,
dicono
adulter
vi-
sole
vauca
Però
factus
sit
come
momento
forme,
multi
evitare
venerit, inveniat
moveri.
'move,
vario
tempestato.
varie
solo
cuncta
se
giungo, che
nei
la mente
fare.
Nihil
cosa
manens,
caccia
la
tollas,periere cvpidinis
omne
:
molestie:
et
sereno,
mo
male
erat.
sue
agitatione, lo
in
ad
ocium
:
senteno.
se
quali lo ocio
perchè
,
forte Diabolus
si
ut
non
io
ad
et
li
corpo,
quaeritur Aegisthus quare
:
cosa
lo
non
,
de
so
incommodi-
trovano
Et
vigere,
generare
novo
pensa
di
et
piacere,
animo.
ben
allo
cij di lo animo,
o
dico, che
quelli, chi
che
piacere di lo
.providero anchora
da
cacciatore,
fatighe, fame,
sole, neve,
con
mente
ingegno, chi providero allo exercitio
grande
con
et
et
et
stare,
non
vero
Leoni, ursi, porci, le quale
voluntarie,
Per
del
quale chi è
lo
moto.
m-atre,
nella
impresso
glio
me-
et
per
pericoli, in quelle caccie
et
canto
con
cuna.
hanno
non
natura
ha
ingnavia,
et
natura
posa
ri-
se
la
move
se
fatigase la sagace
patire caldo, freddo,
vigilie,
sete,
ocio,
da
dicono,
et
non
figlioli,che
alcuno
bisogno
noverca,
si
dotte
li
acquietare
ha
non
affaticarse, et mai
ama
adorme,
se
le nutrice
dice, che
Galeno
A
luce,
in
esce
se
vedi
muta
atusta,
mo
verde,
che
dove
ogie è
credono,
64
T
l' altra
et
una
è
mutabile.
0
lo
se
figliolo de
Dio
neF
,
quale
ma
fame
né
peccato,
fatto
essere
per
patire
mai
fo
non
proprio, né
homo,
et
la salute
per
da
contratto
volse-
nostra
sete, fatighe, injurie, maledicentie
et
tro,
al-
tone,
detrat,
bistema,
sentina
semo
desmo
de
dice;
le
calamitati,
pacientia, laudando
con
alla
viatico
ronymo
vita
huius
Calamitates
:
Virgilio dice
inde
per
dixe:
Ben
nemus.
di questa
vita,
deve
che
laeta
pò
quello chi
dolore,
et
è stato
non
adversità
è
mundus
cura
aero,
oderit.
vos
abundantia
con
de
surci, bruculi
con
lavori,
hora
omne
sti hanno
Invocamo
ni
et
tenta
mille
altre
Dio
"de
con
evitare
dritto
povertà,
come
chi
vera,
et
sono
non
in
et
più
fitta,come
mai
vato
pro-
estis,
siccità di
con
crogne,
li nostri
guastano
et
in
omne
di,
justi,ne
inju-
mali,
chi
tribulatione
omne
che
core,
discordie,
guerre,
de
generationi
ni
è tentato
bisogno
nuto,
ve-
povertà, infirmità, peste, ignominia,
laudamo
dotti, et justi homini,
,
animali, chi
à
ce,
più infeli-
con
rubigine,
con
li frutti
Beati
S.
tenta
mortalità, le quale, né
la
tentano
possuto
piogge,
ni
fatighe, pericoli
persecutione,
inimicitie,
muodo
altri
et
earistia, fame
con
Lo
N.
dixe
ear
te-
arva
nei
ha
infelice,né
però
et
,
.
evitare, et deve-
nisciuno
mai
;
de
che
dopo
non
Hie-
manes
mangiare
venire,
intendere
Beato
,
che
stro
no-
praemiorum
pauci
et
vole
non
lu
patimur
suos
quello, che
ad
darse
lo
verità si lo indivinavano.
di la
forza
debbe
comportare
verità
con
nei
non
munda
saranno
materia
sunt
exilium,
pauci, chi
me-
tarne
Compor-
questo
dice
come
quisque
mittimur
lum
amp
et
saeculi
:
che
chi
,
da- la
mossi
anchora
Poeti
Dio
sempre
eterna,
di
noi
Epso
?
magistrum.
super
tentacioni
et
fare
malicia
di
fornace
et
discipulus
est
non
dunque
Li
peccati,
dovimo
che
morte;
et
pena
et
exaudirà;
la
si lo mundo
più parte
Dio,
mettemo
che
noi
de
mente
usamo
angustia.
la
li boni
ad
ti
tan-
frugalità
,
quella che
dice
Seneca, chi
stava
«5
intra
tanta
richeza,
di
bona
vita,
la
miseria*
hujus temporis
Et
cogitur.
non
fare
ad
veniamo
più meritoria
hic,
È scripto nello
justo,
solo
non
lo
per
la forteza
fame
nostrum
quotidianum
provederà,
vidi
justum
minuetur
usque
viam
a
ira
Dio
in
de
Dio
terrae.
; si non
disordinare.
fo
la
Nelle
quale Galeno
inflrmitati
medicina,
et
al
16.
DE
cap.
FBBRARIIS
de
referisce
invocamo
anchora
qualche
curare
et
dice, che
campò
la
gran
pò,
Socrate
quella
primo
di
son
grave
laSap.
Et
solito
: non
et
dovemo
neque
gore
Alnetta
da
guariamone
la
ranza
tempe-
sua
ne,
peste de Attie-
de
dire, quando
son
più-
est
la anima
per
et
panem.
Sareptana9
peste
ayuto
,
oc-
lacythus olei
la authorità
in firmi tate
enim
dice
crastino
daturus
famosa
lo
gran
Panem
del
vidua
habbiamo
purgato,
per
una
fui, et senni, non
quello eh' è inscripto in multi
sempre,
ad
et
una
se
sobrio
Platone
illeso,
In
In
et dicamo:
Dominus
qua
,
peccati, et lo corpo
de
in
diem
paciente, perchè
deficietnet
non
multi
ho*
ejus quaerens
hpbbe
come
,
sua.
et
Iunior
semen
est
veramente
Scriptura, chi
alla
hydria farinae
faciem
super
la
,
vita
inopeam
perchè
hodie
neque
in
non
quis
,
arme.
Dio,
justatn Dominus.
fede
ditto:
nelle
a
nobis
,
sarà
ni
da
forte,
et
trova
se
ò
pecca,
trova
se
derelictum
averimo
Si
non
costante
ma
credamo
et
animam
fame
bisogno
non
usure,
et
parte
propter
vire
ser-
povertà
mirabilia
cap.
recomandamoni
et
cidet
al 22.
non^solo
carestia
Dio
major
qui
non
la
per
satis
,
povertà
rapine,
uno
juxta
;
est
periurio. Non
? feeit enim
eum
la
per
non
non
fa la
come
potens
che
lecita,
non
Ecclesiast.
dilinquen. Chi
mo
nimium
guariamone,
fare,
Hieronymo
,
pacientia, che quando
laudabimus
et
indiget
tradimento,
precipita ad
se
beato
Religiosi
ubique gladios soevientes
et
cosa
falsitati,non
non
lo
con
,
non
li nostri
quella de
come
dicamo
et
est, qui pane
dives
nò
de Tucidide.
Dio
et
camo
di-
,
di
libri mei
son
chiamato
parole scripte
herba, neque
malagma
3
«6
•sanavit
4$
sed
eosf
qui vitae,
Domine,
ad
usque
Domine,
tuus,
reducis.
et
ad
che
medico,
lo
ascoltarne*
habes
mortis
et
mortis
portas
spiritus,qui
omnia.
sanat
et deduci*
potestatem,
Govemamone
modo
omne
Tu
bene,
noi
a
la
o
et
firmila
in-
,
è
si
legere,
Nelle
sustinere.
mum
tale
le
natura
se
hanno
le
volte
robatori,
che
che
«he
volessi
dire
per
nulla
:
et
ansietà
sarai
inducas
se
dice;
come
li
Quante
"son
Ji
state
parte:
ne
letto et visto
havemo
habbiamo
se
per
porria
essere,
di la fortuna,
mano
equa
li
libera
volesse
malo.
a
hanno
la si-
erraria, perchè
partito. In questo,
experientia,
Dio
poco
valeno
solo; perchè nisi
Civitatem, frustra vigilatqui custodit
custodierit
castelli, quante
contrarie
chi
a
forteze
chi
manco
li ha
havemo
eam.
visto, le quale dopo
edificati.
poteno
zione
ora-
in tentationem,
ad
mette»
a
nos
ampliare
partito, non
recurso
questa
homini, chi
inducas
nos
ad
perdito chi
è
mezo
più debili, et
et
te,
quie-
et
et di l'altro vincitore.
chi
certo
de
Dio, sarai preda di quella;
tentationetu,sed
Et
tempo
in odo,
in
necessasia, quanto
in
et la
è difficile, che
et
sta
l'uno
nei reducore
non
consigli Immani,
Dominvs
de
dice
se
parte,
quale
predadi
justamente.
;gniGcatione di questa
intendesse
una*
mano
non
reportatori, sanguinolenti,
canto,
da
de
son
lo' più de
guerre
questo
a
allo proposito de
fanno
non
guerre
in
è tanta
nos
ne
voglia vivere
et
starai
Si
stati
ani"
sapientissimi
perp
da
aegro-
più la suspicione,
potè
Et
amium
de
nelle
perchè
starte
meglio
medio,
si sarai
Le
li homini
l'altra sia la vittoria, la
da
et
in
che
parere
discerimus
ioni
mutai
regim'ola
,
grave
si
tristi. Remediare
lassalo.
sei
non
et
verità:
la
cose
ad
iniqui, maledici,
non
tu
le
corpore,
scelerati, et
de
tempo
«anchora,
in
guerre,
li
fare
longa
Hieronymo
governare,
prevaleno
guerra,
Beato
tentacioni,
saputo
menzogna,
sole
morbus
enim
Qt
; si è
presto
quale
lo
scrive
come
Super
tum
la
pacientia,
la
con
mancarà
grave,
Vedimo
vincere,
et
più volte
alcuni, chi
67
-se
tenuti
hanno
le gè
Perciò
se
?duo
decem
et
ammazò
vale
utili alli mali
ria
per
dovemo
ad
altro,
chi
guerre
le
che
sia
con
le
Pare
offendere
licito
chi
usare
parole injuriose;
le promesse,
fatti, et
et
la vittoria
usare
li inimici
nostri.
che
inimici
è
la fede
parole,
ltà,
crude-
:
dandone
recor-
come
potere.de
Io
,
et
perciò credo
perchè
et
prospera,
re,
et
Sansone
mimico,
de
di fo
da
El
quale
Cyro
vinto
lo
vincitore
et
Dario
serva.
morto
Regno
lo
una
forte
quasi
stato
era
primo
da
fo
de
è
mo
HettorLa
gina
Re-
in potere
alli Ri
li Sciti, da
donna.
na;
fortu-
l'altra,
li inimici.
de
vento»
tempesta
da
mo
Priamo,
Re
potestà
in
menata
lo
banda,
una
adversa.
vennero
fo
tributario.
pochi
è
pò
Hecuba
lo
fiata
mo
la
appetiamo
vulgarmente
da
anchora
in
et
et
noi
noi
mutabile
ha
valente
et
de
volta
qualche
me.
ar-
chi
servare
che
volte
le
et
superbia,
et
non
jure §entium
baptizati,come
humana,
che
non
savio,
con
Inju*
Spesse
almeno
Non
tempi
et
et de
homo
honore
fortuna
La
Ma
,
offendere,
alli
pervenire
porriamcr
vittoria
ad
lo
pecore,
fando
di l'altra.
per
Ghristiani
con
conditone
la
de
fare
è
et
le
non
più odiose,
vote
se
temperatam.
precipue
et
la
non
ma-
homo.
perdere
et
male
licito
ò
ad
docet
priculosi alti boni, primo
et
vene
ria
vitto-
;
da
la
la
questiturbolenti
jure naturali,
de
arme
ma
bellum
valentissimo
son
mille,
vale
ma
Qui
venuto
un
vincere»
parole
offeso
te;
ad
mansuetamente,
potimo
male
Psalmista:
meos
et dannosi
parte, dicamo
una
militare,
prudentia in
governare
favorire
nelle
la
petra
assai
guerre
garzone
di
nomini,
ni
digitos
essendo
nienti
el
perditori.
persequebatur
virtù
dice
stati
essere
nelle
la
e
et
tratto
un
mano,
certo
però
Et
epso
per
-si puro
Per
praelium,
perchè
vero,
in
Scriptura^: Unus
Capitan j,
Dio.
ad
meas
la
in
li
da
vene
vittoria
milita.
de
prudentia
tius
la
de
df
sia
Per-
Ila ad
Re
di
avanti
4o
Perses
,
la grande
Macedonia
fo
portato
ligato
in
Roma
6B
triunphale. Valeriano
carro
Inghilterra.
in
in
di
la
usò
Italiano,
Non
di
morte
Genovesi,
del
de
non
armati,
de
la
quanto
et
de
parole, né
li
inimici
Romani
......
altri
Greci,
spites, o
le
et
né
quali
teneano
captivi allo
li Galli
mentia
Romana
copriti
li
:
vincimi,
verimo
guis.
alcuni
Sonno
le mura,
li tcneno
anchora
ma
iniuriose
li assediati
non
quanto
se
più havimo
battaglia
una
alla eie»
li Latini,
con
bel-
:
dandus
chiusi
et
et
lo
dire
In
est
san-
tra
in-
fora, chi
quelli de
ponno
insultare,
stituiva
re-
militia
aut
a
li
ha-
nella
parole
per
quali dopo che
hauriendus,
aut
Galli, li
coperti li monti,
bestiali, li quali assediati»
dicono
parte,
in
di fare
compagni
toria,
vit-
li inimici
consuete
li
Campani,
saranno
stretti,chi
Dovemo
l'altra
ni
ferrum,
striti xìmus
luas
li
con
ho-
fede,,
Pyrrho
; ma
havemo
; non
sangue
la
li
sacrificavano
sequitati la vittoria, haveti
di
campi
et
veri inimici
per
non
li
quasi
dire
excepto
ma
parole
son
crudeli, nella
quello Consule
queste
li Sanniti,
con
di
diceva
né
Però
alli inimici
Plutone
Dio
suo
precio. Però
senza
tra
di lo
altare
non
Pyrrho,
come
volea
che
che
et
chè
per-
quando
permette.
parole cortese,
crudelità,
et
,
competitori,
competitori,
per
non
ferità, et
lloro
con
de
honorandoli
fonso
grande Al-
vincitori
si non
insolenti, nò
erano
non
promesse;
El
,
servavano
:
né
era.
di la guerra
hostes,
ma
adversarios
vero
et
la
Italiani,
et
animo
Barbari, fo trattato,
fatti anchora,
ragione
dato
et
Philippo,
N
vinti, né
sone
pre-
clementia,
et
injuria alti inimici
fare
de
Re
perhavere
Duca
quello che
come
del
Loria,
Patre.
suo
et
dei
fo menato
de
Rogerj
magnanimità,
di
atto
de
vole
se
dfApulia
Re
mancipio
presone
Costantia, la quale
ma
presone,
fo
Calabrese
"?e Italiani
presone
come
imo
recente
captivo
fo
\
bona
la
Franza
secundo
in lui
di
vindice
fo
Carlo
Re
di
re
Catalogna,
mano
se
Un
li Patthi.
de
Re
fo vile
Imperatore
soni.
pre-
mezo
superbire
meglio,
a
quelli
tanto
più
69
immanemente-
parie,
dì
dì
dò
trovamo,
di
più de
la
et
"son andati
revolùtione,
Se
deve
Par
mi
bono,
laudabile
si
non
de
Gesariani
et
tempi, de
;
Aragonesi,
antique hereditati
homo
che
se
bon
homo
Catone,
lo
Angiovini
diceano
et
dette
ad
mutare
stato;
farimo,
si
Dio
la
megliore.
per
finché
rità, fo bon
ni
bonis,
la
:
magior
sando
pas-
de
vere,
vi-
partialitàde
ad
exemplo
le
levare
robe,
respose,
Città, io
la
di
stri
no-
quello
equi abitava
stato
et
né
fare
fare
Dio
quello,
de
fiat voluntas
trova.
quelli, chi
de
cittadino,
novitate, bon
mundo,
contenlarimo
tua.
se
Pompeyano,
medesmo,
l'ha da
questo
et
tua,
et
allo
né
nova,
saviamente
Noi
Dio
pensarimo,
Non
suo.
religione
solo.
che
stato
fa,
che
dice-
et
sempre
^
megliore
Lo
parte,
Apostolo
fo
Christiano
etiam
parte,
ma
non
Paolo
fo
quella; dopo
in
consiglia
sed
sé
tentare
con-
nequiiiade li partesani. Laudò
la
a
de
homo
ni
sempre
fa
favore
che
le
per
;
presente
de
fare
deve
ingegno
o'per reducere
è amico
non
da
se
in
per
cossi confuse
; et
appartiene
fimo
et
trova,
l'ha
fiatvoluntas
:
male
del
contenta
se
arbitrio
rota, in che
alcuni
et
pertinace, testardo, perfidioso,traditore
omne
stro.
no-
sui
ad
prevalerse, nò
et
ranza
spe-
Ottaviano, lo quale
Catone,
altri,li
de
di
reportare
et
et dire
per
honore
quesio
:
presente,
quella
virtù
lo
et
scandaloso
non
stato
di
fede,
forsato
piace,
casa
dire,
per
Pompeyani,
et
la
altra
haveano
nou
lo
sententia
avanti
de
Dio
a
De
ditto, di questa
quieto,
de
contentare
li
ho
come
alla parte, dove
promesse,
perdicione
in
et
quello che
de
per
hanno
quelli, ohi si
L'homo
semo.
nò
capi de
essere
fede
grandi, maculamo
stato,
Dio,
vogliamo
; servamo
precio,
per
fami
Li
mutare
affettionati
troppo
ne
Non
governamo.
:
;
Servi
discolis.
per
non
partesano
Koo
perciò
subditi
Ma
sapemo
Pietro
estote
crediti
dire
li fece
a
tutti de
noi, quale
di
la
lave-
conoscere
Dominis,
Inclita
quelli,chi
la
fede
sua
Principale de
me,
sia
non
li
stoli
Apo-
soltim
Madonna;
mostrano
*
70
affettane
alli
Signori, lo fanno
lo
conservare
suo,
altri. Discoreti
Homo
mai
o
lo
Ma
et
inducas
Voi.
et
non
l'honore.
in
tentationem.
Non
le
da
N.
di
Questi
ma
mi
luda,
chi
li
le
del
quando
lege, che
non
vinca
Numantini;
et
lo
honore
o
;
se
mani
gran
deli
soi
la
si
fede
li
de
mutare
de
dubitò
per
tanto
havea
la
con
vita
non
la
per
son
robba,
terra,
et
robbe, la vita"
Non
Dio
tare
mu-
non
so
fa,
quanta
et
salvarse,
noa
darse
offesi. Né
Signori in questi casi
li subtiti,li quali
mettere
tissimo
poten-
Saguntini,
le
quale
non"
debile
et
fecero
la
non
li
che
exercito
salvarli.
per
inimici, li quali
justamente
li Romani,
più ad risico, per
mutazione,
Signori defenderli
bisognasse
i
non
teneno-
et
dixero
fiacha,
una
Hydrontini,
che
Carthagine
Apostoli,
uno
come
li
tempi
questa
in
vidia,
in-
timore,
li Sanniti,
Venirti
per
ignorantia per-
come
de
mano
mettere
donne,
necesità
quanta
varia, che
et
le
La
intendere
exigere
nostri
a
dannare
pò
tenere,
de
ti è
li homini.
in
et
in
trovarti
tu
et
li
de
lo»
grande,
fare
per
per
anchora,
necessità.
la
può
se
Dico
dettero
se
incontra,
che
chi
Paulo,
; et
Chrisliani, fo Principe
Paradiso.
volea
se
pusillanimità,et
per
volontà, negò Christo
sequitava
è
chi
rapine
et
volta
chi
traditore,
fo
nostro,
un'altra
occorre
nos
ne
angustio»
amico
omne
de,
gran-
et
non,
,
scampa
volta
mutare,
partiti
straoi
fare
robba, di la
la
dire, si
son
quali Dio
Signore.
mi
:
raror
furia
devemo
pericolo di
che
so
errare,
Pietro;
chiave
dico
di lo suo,
adosso
venesse
in
Non
vorria
dannato.
per
quello, che
vero
comportare,
possamo
iniquità,et avaritia,
è
acquistare quello de*
si contenta
si ne
dicerimo,
di
exemplo
chi
obsti natamente
undique,
sunt
de
lloro, per
lassa il mundo
particolarttà^nzi
volta
Ghuelfó, alcuna
quale alcuna
che
perseverare
vita,
commodo
trovanti
abstinens,
;. lo
forza, che
et
lo
in queste
verso
Gibellino.
o
alieni
entra
suo
speranza
tutti, et
per
justus
con
o
per
ponno
più tenuti
et
li subtiti.
con
Non
so
ser*
lo stato,
possa
72
data
fenderla
calibus.
Totila
inimico,
et
facea
le
per
volse
non
parti
serviendum
Urne
fare
foro
io
li
et
di
gagliardo,
; si
miglior
sviscerati,
exempli de
non
de
dà
Dio
et
ad
-dopo la
morte
sandro,
dopo
de
che
repugnantia
la
parte
Gibellini,
e
eia
ad
da
mo
solia
in
che
sé
o
di
de
duabus
sellis
esso,
che
già
era
boc*
lo
stru-
et
se
sedere:
stato
de
bile
nota-
il-
Absalon;
mette
una
Mes.
Nicodemo
di
Macedonia
Cas-
ad
favore
essendoli
contrario,
come
ma
elettione, che
li Ri
primo
a
queste
quella
ad
Greco,
Aragonesi,
et
li Ri
dixe
Demetrio,
l'altra,
za
senten-
come
Plutarcho
homo
dette
stesso
de
meglioro
quelle discordie
Alexandro,
Le
partesani;
non
de
la vittoria.
grande
sub-
sibi
nulla
et
parlare dispiacerà
cusì
;
op-
recogliere le reliquie
2.
chiamato
uno
di
quelli Gheltt,
parte,
:
erunt;
alle rote,
lege nel
alcuno
in
quale
che
morire
debel
bene
dicono,
non
et
reportare,
uno
di
sententia
to"!"3$,et
ad
in questa
homini,
slare, si
elegit Dominus
tempo,
Dio.'
de
di lo affettionato.
mio
lloro
grandi
altri. Se
quem
lo
parso
quelli, ohi voleno
perseverato
fine. Lo
ero,
senio,
da
cioè
;
troppo
come
li
sanno
portare,
et
havesse
che
bella
ha
Dio
a
vincitore, et dixe
quelli, qui
paraverunt
senientia,
quando
una
lo
son
naufragij
lius
gio
Pela-
volontà
homo
uno
dannava
statui
fatto
catello, chi
mulo,
che
vitae
bone
li
metto
tanto
Catone
come
Cesare
ad
et
Varrone,
haveria
quelli, chi
pertinace,
tempori;
ad
troppo
;
alla
stato
respose
che
mo
Ponti/i-
cogitare diflicillima,ferre
quaecumque
adesse
parole
fare,
accostò
se
ionanti;
contento
resto
essere
ma
optare,
sidia
mi
sei
mi
in
,
est
scrivendo
dovea
vestito
tu
:
ma
Ro-
Pelagio, lo quale
Pietro
vieni
mi
mo
come
io
S.
in
Totila
latrato
contra
li dixe
minaziando,
vincitore,
Tullio
irato
di
porta
contrario,
; alhora
farte
animo
con
alla
incontro
fece
Zenone.
Imperatore
forza, andò
per
se
allo
da
opposto
Aogiovini di quello
et
incostante,
dice, che
respose,
sempre
comia
che
lo
suo
da
mo
con-
mai
fo
prò-
73
posilo
et
come
dice
se
luntas
lo
suo
bon
de
Dio,
nò
chi
ha
ludei, chi
et
comanda
fa
Dio
et
la
Dei, Deo.
sunt
quae
; che
paccie
anima
quello, ha
homo
dato
lo
profeta
et
santo,
bilonio, perchè
è
schiavi,
morti.
o
Non
volsero
et
foro
presi
lo
volsero
:
mandati
el
in
la
per
Babilonia.
dei
sola
alla
lloro
per
notte,
civitast
donassero
«alvi;
Po
la
piangendo
foro
morte,
per
Lo
lo
fecero
menati
quella
bon
Tito
gran
di
spata,
roba,
dirse
era
Ba-
et
bilonia,
di Ba-
la vita
sarimo
Dio,
lo
o
cerane
incarche
manera,
quelli, chi
et
sca
paro
Ri-
lo
Re
li altri epso
se
angustiava,
pietosa rhna
:
con
alli
persuadeva
che
Romana,
peccato
Re
salvati
in
pugna
insieme
de
del
ascoltare, anci
filo de
errore
parte
la
pazi rebelle,
et
li
mundo
ludeo,
era
tributo,
da
fece
clementia
lo
lo suo
dico
amazare
li
ditto,
altri, per
de
Hieremia
da
Caesari,
Io honore,
verità; la forza
vi
,
de
la
consigliava
altrimenti
tale.
Cae-
ho
del
Ri
se
naro,
di-
ditto,
come
li
si
un
li fo
Li
lontà
vo-
sopra
mano
Pietro,
regno
tenuto
era
intollerabile, dati
che
vòstra,
alio
stato
sequita la
Caesaris,
sunt
mettere
lo
per
quello; che
demandato
?
Dominis.
queste,
voluntà
imperio
S.
kaee
pensa
non
più gente,
ha
pigliò in
Vicario
estote
son
N.
quae
Gauberto
ma
havea
et
Dio.
suo
alcuno,
per
vincitore
vo-
me
costu-
senza
chi
allo
ergo
El
vincere
vince,
fiat
:
d'Italia;
non
imago
est
subditi
Servi
:
Fra
Cesare,
Redatte
:
Aragonese
visto,
de
ad
cuius
:
dixe
epso
;
lege
tributo
dimandò
et
saris
la
lo
comune
pò
pagano,
Dio
lo
havemo
accosta
era
haveano
dare
come
se
Gesare
Dio.
se
non
chi
a
a
secundo
et
vincitore,
è
quello
però chi
et
de
dovesse
che
più denari,
vole,
Dio
dire
et
;
regola dannata
chiama
che
vince
presumptuoso
paese,
Christiano,
et
obedientia
dare
perfidioso,
qualla sententiala
^ome
chi
Viva
:
Quello
tua.
di
cioè
victoribus,
parere
di
la
presone
quomodo
ludei, che
li prometteva
morte
se-
di Christo
se
farli
ob-
74
stinati
foro
sparse
per
lo
Venimo
tiani
ad
che
l'una
:
di
parte
nostro
Non
era.
è
dice:
de
gue
che
giavano,
karumtmoìo
tanto
di
ma
lo
servi
pò
per
amore
di
lo
per
dura
a
Profeta
Dio
per
; pò
potimo
excepto
casca,
nij ;
me
potimo
non
o
ie
che
fa in
zanolo
non
faccia
se
di le
causa,
te
et
bianco,
se
dannati
astrenge
conduce
da
gran
ad
lo
di
mundo,
che
non
tengessimo,
co*
potimo
crescano
mutare
casa
capillistra-
con
homo
principio di
et
nostro,
lo
del
in
curso
tempi ? Non
Mai
farsi
anni;
parole
le
lo
lo capo
non
foro»
captivi septanta
di questo
non
sua
Iudei
Li
tenere
humane
coprire
desiderano
nella
volse, li redusse
potimo
nostre.
pregioni,
stare
foro
;
vessero
ria-
Pompeiani
ascoltare
Dio
cose
et
mai, che
confexa,
per
era
essere
Egiptij quattrocento
nostre, che
mano
le coselle
quelli, chi
necessità
si li
capillo del capo
un
si volessimo
governare
essere
le
questi lascivi
le ungue
trovate
de
volse
avidissimo.
volere
noi ?
che
et
crederò
né
epso
li liberò
quando
tenere
non
epso
rautti*
Lo
:
e
len~
le
evitare
ma
epso;
era
li
non
fare
Cielo, le vicissitudini
che
de
piacque,
Hyeremia
Che
;
come
quale
tyrannia
Babilonia
in
la
apud istos,
selle,
comodo
proprio
desino
dui
patria, che
stati,
contodos,
industrie
,
gloria, di
et
quando
lloro.
sariano
per
la
non
sopra
Ci-*
comia
possette
partium
fo male
alla
anni
sedere
quello
sia
furia; però
et
queste
con
che
faceva
dignità
vivono
illarum
vinto,
Itaque
né
seguire la
volse
gran
tempori:
:
l'una,
facesse
tanta
una
est
solito
era
modo
lo
ad
Vene-
de
avanti, che
passarono
compare;
chi
multi,
alla
resistere
quella
Gallipoli ad
ingenuamente
dominantur
quintine
et
,
anni
riparo
osò
Otranto
disfatta. Taranto
serviendum
confexava
di
paese
l'altra fo
et
vendute,
et
hoggie.
li Turchi.
de
migliare,
tante
ad
si
Francia; multi
cerone
lo
universo
potentia
gran
morti
presi, foro
; non
bene
se
nere
te-
timo
podevo
signoria; fa-
Maestri
qualche
:
ma
si la
duro
par-
75
è
tito, lo grecato
è
peccato
tali
volontario
casi -di
carcere
grate
chi
fa
abascia,
chi
muta
da
et
mani.
In
signori
li
altro
in
uno
li
queste
alcuno,
Regni
tentationi,
come
rimedia
dire
et
in
sedicioni
dire
videmo
et
Città
civili et guerre
in
multe
citati
precipue* nelle
terre
la
o
negligentia,
inobedientia
ne
li
le
o
più crudeli tà, che
L'homo
è
più mite,
lo
versali
uni-
ho
malis.
le
se
K
multo
come
Italia,
di
et
quali, o per
officiali,o
se
la
per
cuna
al-
usa
'havessero
barbari
usata.
animale,
mansueto"
et
ponno
guerre,
reverenda,
poca
nelle
Ma
tentacioni
son
in
ditto, ipse
sé, che
de
de
offendere
inducas
nos
a
de
humano
et
ne
Ecclesia, nelle
mai
hu«
demostrare
non
discordie
o
semi
de
come
non
nostre
,
volta
et
:
intra
PontiGci,
li subdiii
de
et
:
che
di la Santa
de
et
intestine, chi
più sanguinolente,
in gente,
de
guardapse
liberabit
nos
chi
et
ditto, di guerre
non
malo
a
parcialitatide
et
et
nos
conservabit,
guerre
pejori,
libera
sed
tenlatione
la defensione
sempre
,
toglie et
cui
exalta
leva, chi
ho
se
signori in
Imperij da gente
li
et
ultra
affèttione
tentationem,
li
gitto, et mansuetamente,
paxare
.soverchia
chi
et
è
epso
Orane
exilij, di
de
beni,
de
perchè
sangue
altro
ò
non
Dio;
a-
li
de
censure
conGscazioni
sono
di la volontà.
non
quelle aspre
;
de
non
necessità,
la
morte,
dà,
chi
di
,
chi
trova
se
più
Gero,
la
quello chi
più
Si
dice
se
le altre,
T homo
è
in
et
ad
et
in
fa da
lo vino
si trovasse
securità, si
stare
terra
de
crudele
sobto
che
in
non
uno
la
de
è
et
quello chi
tali terre,
partilo, la quale
forte
robbe,
è
ad
mai
cosa
aceto,
Galeno
dice
nei
non
Tyranno
non
è
da
genera
se
le
vendere
aspro
come
più
in furiar se,.
ad
Questa
più
lo
e
è
Italiana
vene
tutte.
non
dolce,
incrudelirsé,
gente
quando
ma
proverbio,
humore,
amaro
quiete,
che
tutte
più indomita,
*se
è
gli altri. Cossi
tutti
de
mansueta
è
che
ad
incomenza
quando
ma
;
è
et
turale;
na-
che
non
lo mele.
remedio
de
glio
fugire. Me-
meo
senza
judicio,
alcuna
16
Ciltatino,
tempo
et
alli
et
ad
se
son
lo
ficato, et
Aristotelo
li
ad
stato,
omne
et
Principi
nostre
nomini
entrano
che
al
la
con
le
branche
con
Io
dolce
Beato,
guarda
de
da
li
ciò
tre
che
e
li veri
son
approbare
reprobarse,
et
noi
le
tulle
le
la
ruina;
te
una
formosa
avanti
volte
adire
negare
laudamo,
è
nostre
alhora
ve-
de
avanti,
ma
Serene
gula
de-
a
quello, chi
da
noi
ciò,
chiaro
lo
le
che
se
li ursi,
dicimo,
noi
af-
mo,
nega-
ciò, che
noi
cha
fos»
opinioni, anchora
appare
et
vanno
come
che
biasmare
aperta
Signorie,
come
beato
ciò,
et
virginella,
capitali inimici,
da
affirraamo,
che
bocca,
sfacciata, insanabile
prompti
noi
alla
diavoli
lali,
duppij, simu-
de
venenoti
quattro
come
son
ciò,
di
la
con
stati
son
tutte
,
Questi
mele
Regni,
leone,
questi,
tigre;
laudare
biasmamo,
di
e
lo
faccio
con
canto,
vorare.
firmare
finalmente
et
nosceno
co-
fantasie,
nostre
più piana via, più ampia,
fameglie questi
sfinge,
le
vicij,le
.
de.
case
piene;
sempre
desiderij
nostri.
portano
tutti
De
core.
la
per
trovano,
gran
da
li animi,
de
saranno
core,
quella
l'altre
maleditti, astuti, fallaci,assentatori,
che
come
li nostri
speranze,
tentatori,
neno
et
lo
tentacione,
de
condicione
li nostri
virtuti,
nostre
inclinacioni
porta,
foro,
ne
dicere,
mangiato
È mundana
am-
hystorici,
animus
horret
li inimici.
de
sangue
alli
credimo
Antropophagi,
si sen-
donne,
svergognare
"non
0
in*
humano,
ferirli,come
partesani, li quali hanno
lo
le
.sero
chi
et
sa*
non
fattioni.
et
pestiferi adulatori, de li quali più che
grandi
tutte
quello,
li
robbe,
et
quali
discordie,
inimici,
li
li
animus,
tue,
perpe-
son
di lo sanguo
godere
de
case,
de
trovati
universale
et
le
his
ad
son
guerre
le seditioni
ma
quelle
fere
corpi morti
pizirilli,et
mazare
le
de
brusciare
tessero
de
fore
più che
sultare
le
da
vivere
immanità
li
tempo,
alcuni, carnifex
sonno
penano
de
ad
mancano
di te. Le
inferiore
o
paro,
,
et
et
et
festo
Jo mani-
peggio, che
ò
intrinsico, et occulto, chi
Tyranno
lo tossico, alhora
77
acuisceno
che
Credo,
di
lo
le
mostrò
et
alli masculi
pò
novellamente
vea
dire:
che
tutte
terra,
ventre,
li
tutti
seti
immortali,
concluse
hai
infirma;
nobile
o
la
da
incomenzando
et
tuo
arbitrio
perchè
non
mangiasti di questo
voi
et
la donna
bene,
de
lo antico
La
et
tentacioni
adulatione
è
et
di
suo
è
V altra
la
la
Questo
che
mini, sicut
dictioner
uè
per
ni fa
vogliano
,
Scriptura, che
un'altra
est Dominus
movetur,
cioè
detrattacene.
piedi, seti
pente,
ser-
più debile,
marito,
tuo
pecorone
rispose la donna:
sarà
non
cossi, che
vostri
occhi,
eritissicutDii.
mangiò
del
marito
al
omne
Per-
dusse
frutto, et inDui
peccato.
dì ni molestano.
la
detrattione
è
multo
,
adulatione, che
credo
bra,
mem-
bellissima, che
,
più nociva
pra
so-
bella
et tentatore
da
et
che
lo
belle
aperti li
male;
lo
nati
incli-
animali, seti Si*
donna
saranno
più
que,
Angeli; perchè dun-
bello frutto;
serpente
l' una
li
come
tu
al mondo,
sono
più
adulatore,
adulatore:
il bestion
facilmente
grandi
lo
lo
li
de
di
alli vostri
di questo
morire, anci
ad
conoscerei
suasa
animo
Dice
forte moriatnur.
habbiati
subietti
creatura,
lo
tutti
donna,
in
ne
de
et callido
lo sagace,
le
altre; haveti
son
li do-
io infelice
vo
se
sideroso
de-
et
et
prone,
cielo, dotate
inferiori
poco
li
benivolo,
non
come
lo
complexione
un
inexperti,
intellettuali,savie,
non
verso
altri,tutti
alle
l'adulazione
andati
altre,
le
tutte
a
più nobile
de
gnori
che
drite
ma
parlare negato
la
le
come
lentacione
adulatore,
bellissime, benedette,
noi.
quella
credo, et considero, che
ma
venture,
che
rudi, innocenti,
serpente,
Doro,
le altre
alla
la
bene
lo
o
minore,
creati, secundo
quello antiquo
di
sia
non
di
tra
con
Diavolo, de lo quale la prima
simplici donne,
et
sagitte
veniate
tentacione
questa
tentatore
creduli,
le
et
spate,
volta
nò
Per
per
certo
dire
omne
cato.
pecdi
quelle parole
referito; Sicut Angelus
ho
fìex,
tneus
precipitare ad
nec
beriedictione,
nec
adulatione,
tale
et
la
Do*
male-
assentatone,
benedittione'
è
mulg"
nociva
più
ad
'diti,masculi,
di
cauli
che
havea
si
deve,
È
la
come
tutti
questo
ni
«he
li
li
ti
inimico
leves
laudibus
dum
vulnus
fede
hoc
credit:
li adulatori
tio
"ope%
al
alti
li vivi.
lassò vincere
se
da
mundo
fo
noi.
mortali
adulatione;
mài, dopo
fo
non
ad
la
Dopo
se
dà
chel
ma
che
tu
Maestà,
è
et
rali
natu-
favemus.
Et
ser-
quorum
fiblan-
est, quae
mens
aliquando,
peradu-
nec
ipse decipitur. Dixe,
de
li
tanto
non
li morti,
Magno
Dice
malum
evertit.
che
corvi,
mangiano
li adulatori.
hostis
servando:
mentibus
Alexandro
perpetuum
Lo
il Beato
cave,
beata
potere
se
parole.
scrive
libenter
nec
rum,
li corvi
devorano
se
in
saepius assentatio, quam
tempi
saro
et
perchè
:
adulatur
e
suavi
et
da
non
è traditore,
ma
credulis
pò
perfidi inimici.
jacula, corrumpeut
sunt
male
Per
accorti/
fatti
questo
inimicos
ipsi
incappare
atti,
Per
ut
fuggire
adulatori, che
nosttis
et
ne
li
Virginitate
decipit alte
perniciosa adulatio
:
tor e s
animo*,
nec
quae
"Te li adulatori,
mundo,
de
vincit,
meglio
era
è.
che
et
lo dicono;
epso,
amico,
dulci
infigunt. Conclude
vicium
li
da
et
li adulatori.
da
mostra
se
con
molles,
oleum
ut
di lui; per-
hanno
come
adulatoribus
ì Adulo
dem
Demetrio
ti
Eustachium
inalo,
per
ne
ni fa
emendatione,
et
di
homjni
li adulatori,
de-
opposti.
son
male
dicea
tentacione
santi
vene
ne
ditto
era
La
volte
dire, li detrattori
la
quello,
ad
ducimur
tnones,
et
mostra
Hieronymo
che
non
adulatore
Lo
perfido, doppio,
iari
che
et
che
correttione,
osano
più
ma
,
alcuno
una
morte,
de
peccati
sub-
detrattacione.
animo,
più difficile guardarsi
ii inimici.
?ctis
nelli
non
savij,
cavitamo
multo
ad
era
li amici
che
allo
et
signori,
persone,
è la
non
quando
falso, diceva,
era
se
charo,
de
che
tormento
vero,
era
quello,
si
pia
incappare
non
Socrate
donne,
et
ni
trattkcione
conditione
omne
Cur-
Quinto
quorum
che
quanto
el
vinxe
Regum,
Credo,
ma
al li
li costumi
de
Occidente
convertito
in
Voi;
sempre
nostri
pas-
tlopo che
Celsitudine, et ad ciascuna
vi-
80
la bocca
con
nella
hai
che
quello, che hai nel core,
Quelli segni
mente.
sitati de altri,quelle simulate
pieno di
riso
offerte, quelle dolci
son
de
cose
dixe,
si
è
bando,
in
tenuta
chi
innocente;
altri, dicono
su
in
ebora
danno
gliolo
fi-
è
è
franti
in-
data
tenuto
U
fanno
vituperare, alhora
quella de
li
il Beato
tentacione
è
an*
14
detrattori, quando
altri, subito
metteno
se
a
dirne
male.
tencia
pé'Philosophi ^etórriTaTàsàpeTàc,
xajcta^
ùnzp$")kfo
le vìrtudi
cioè
vicio.
nelli
son
li
mali,
mezo,
Aristotile
prova
extremi
nel
che
non
balestrieri danno
ma
che
li beni,
perchè
allo
la
liberale
V altro.
Lo
avaro
alla
:
homini;
judicato?
Voi
tu
voi
tu
parole di N.
bibens
vinum,
amicus
non
evitare
lege nello
S.
et
Venit
pubblicanorum,
neque
homo
et
trovare
chi
Po-
le volte,
chi
prodigo,
Io audace,
de
devoratur,
peccatorum.
panem,
et
lo
et
et
li denti
7, Gap.
manducati*
di
male
dica
lo
al
la
tene
li sarà contrario.
non
morsi
Evang. di Luca
dicitis;ecce
ad
più
;
merario.
te-
li
de
lingue, si N. S. Idio
le male
Ioarmes
:
è
più
cosa.
tutte
meno
detrattore
li venerosi
evitare
quelli non
lo timido,
manca
mezi
difficile ad
è
lo
sen-
Ethica;
li
son
contrario
per
la
di
quello è facile
e
la
superabundancia
infiniti
sono
1' uno
bavera
valente
Si
et
mediocrità, lo più,
Impossibile è, che
la
non
da
sigoo,
quelli, chi si delongeno,
equalità, et
nwm,
partirne
più lochi
in
2.°
nel
mundo,
et
errare,
ma
flieronymo
mediocrità,
nella
son
Questo
son
lo
Dice
virtù
usa
che
uno
non
la
credono
alii
E
Piccolino,
chi
et
Grande
piacono
non
comanda,
columbae.
laude.
gran
quésto mundo
ni
S.
grandi
pratticare, come
et
ver-
sanguinato,
Cieli; hogie questa
quando
et
animo
questo
vivere,
sa
vero,
nostri
costumi
lo
N.
grosseria,
per
non
lo
ente
maro
m
de
regno
luda, quelle
sicut
sareti, come
non
allo
mai
di
con
simplices
ma
ad
piene di mele, quello
scelleratissimi.
doppij,
quello,,
tristicia nelle
lachrime
accoglienze
homini
siamo
non
di
quelli basi
veneno,
al vulto
mostra
era
et
sono
neque
bibem
vi-
Si
Apostolo Paolo
Lo
sapientia,
sua
dotta
parlando
et
pazo
le
de
quello bestione
cioè
la
fo chiamato
Città
Attiene
de
in
li fo
fede,
vera
beato
Dionisio
trina.
Democrito
li sui
Cittadini,
zano,
ma
che
havea-lo
'de
dì de
hogie è
sua
lettere Greche
e
mia,.
de
lavorare
:
de
simulatore, de
de
porta
aperta
la
la
et
lo sexo,
DB
FRRRARUS
lo
Socrate,
:
:
homo
Lo
la
sapiencia,
arte
mante
nigrole
per
sue
gnora
detrattacene, Side
se
li alti pamateria
trova
li mette
le
comporta
et
se,
co-
nome
injurie lì
ma
litterato,o lo chia-
heretico, et si nienti vole reprendere
o
maledico.
allo
è
pò
di
disposinone
lauto
che
di Io corpo
mette
non
nome
habbia
la
justiela è chiamata
la
magni
fuggire le male
la gente,
rato
tempe-
et
parco,
et
virtù,
La
avaricia;
temperancia
Lo
splendido,
detrattacene.
non
multe
et
sapere,
et la
savio
; fi allo
fo tenuto
veneni
chi
ad
Profeti,,
ridere
justo, innocente,
santo,
cor-*
Virgilio per
fece
pia-
sceva
cono-
del
come
per
; sempre
intemperato. Non
pudicitia
la
che
pestilentie,due
avaro,
alla
fatte
adulacione,
grossero
fuggesse li occhi
che
La
fatte, li dice
chiama
da
cosa
foro
per
detrattacene
al' homo
male
ghiutto,
vulgo. È
dicono
li
non
pazi multi
per
suo
fantastico, o pazo,
lo
tenuti
da
sapere
condennato
et
divocione,
vile, pusilanimo
cose
lo animo,
il
Dot-*
Medico, lo quale
Regno
la
cessa
suo
di
ma
la Santa
credo
Signore di questo
dui
son
indotta
Virgilio per nigromante;
Latine.
mai
le
Foro
nomini,
li
di
in
et
demonij;'
lo
per
ditto,
indotto
gran
la
per
sanità
mirabili, quale
Uno
magica.
la
Panie,
conoscio
Divino
haveano
tenuto
de
novi
qi/ali per li costumi
et
a
lo
vedono
sagacUà
dice
li
Demanio.
Santi
che
de
per. pazo
Hypocrate
n cor
multi
lazi;
tenuto
de
da
ha
come
et
fo
infirmila,
pò;
inventore
la
turione,
quello Cen-
Iusanis
:
Philosopho eccellente
non
la
ditto
Dio,
quello tempo
,
la
lettere,per
suo
de
cose
li dixe
ma
lo
por
ficentia
lità;
prodiga-
lengue, anchora
precipue quando
consente
verità,
se-
alla
la
età,
detratta6
82
più de
Le
qione.
malignità,
per
che
credere,
più
è
Non
Donne,
o
delicata
più
lloro,
o
altri,
mundo.
delle
a"d Salvinia
fiore,che
hello
uno
o
non
per
la fama
che
cosa,
scrivendo
Hieronymo
ad
de
pudica in questo
persona
è simile
Nebrinii;
Morte
né
viciose,
et
pudicitia
la
lo peccato
excusare
dice
come
di
fama
essere
possa
tenera,
et
la
per
intemperate,
sodo
persone
maculare
de
godeno
.et
le
de
vento
omne
,
della
virtù
li
de
Cittadi,
lettose
fugiamos
Il
.possumus.
tybiis
alius
amicis:
si
remotum,
Et
invidia.
incessum
evitare
ab
ad
non
urbibus
Quintilianus
ut
quoque,
lio
Tul-
Asellam,
De
risum
et
detrahebaS
in
hic
:
aliud
simpliciiate
ait,
ficlis
Ule
;
.
tultui
in
et
Dice
procul
calttmniabatur,
meum
bene,
nomini.
vero
scrivendo
mo-
le altre
che
UnguaS
quando
Me
Hieronymo:
et
noi, fuggire le de-
a
li mali
de
,
più
vivere
basta
assistenti
homìnnm
oculos
inventi
latentem
et
vicium,
è tentato
nei
li occhi
de
beato
litibus
fero,
né
presenti,
et
però
et
;
ad
consenta
uetas
detrattacene;
conspectu
:
auctorltas
de est
ralitatis
ubi
praecipue
offende,
lo
nulla
suspicabatur:
,
circumdedit.
Virginum
me
Paula
Hierosolyma
tum
Pauloe
Sanctae
mvm
sonabant.
Che
Et
tali*
da
noi
,
stati
sonno
è
altro
de
si
rimedio,
di
scuto
la
quello
et
le
mundo,
Scrive
taque
judicio de
de
le
orecchie
Hieronymo
huius
li occhi
le
longo.
mali,
ad
raro,
che
Collantiam
idest
se
De
Detractationis
do-
Antiquce
studia
S.
con-
li Santi
et
questo
nei
non
testimonio
et
da
son
non.
li ofcchi
è
in
voglia fare lo
modo
recte
libido
che
son
homo
da
non
vicini,
questo
fatto
vivendi:
mentem
rano
cu-
longo
più exceliente,
non
lo
verditiero
di, et notte,
quando
certo
:
serpentine lengue
lengue, che
è multo
Per
N.
In
lo
vedono
ne
latrano
multo
ovvero
objicitur,nisi
urbis
che
alle
coscientia
orecchie, precipue
da
mihi
me
detrattacione?
presenti, che
se
in
dopo
opponere
pura
quello, che
Lo
non
nostra
li occhi
noi.
alla
exposti
Nihil
proficiscitur.Et infra
nossem,
farà
se
infra:
suo.
Tanhomi"
83
invasit,
num
in
questo
et
lo
abbiano
proximo
Ad
S.
N.
di
per
animo,
et
li mali
spiriti,per
che
sui
de li Doro
abandonato
barca
rotta,
dire, robare,
epso
et
certe
Gallis
q
de
Iuda
commorantes
quanto,
sed
:
in
nò
et
casa,
consolantur
male
cupidità
de
stanno,
adventurato
questo
con
come
possette
li servitori:
soi, tanti
pote,
et
stato
meglio, che
ad
est ;
Re
creditori
havesse
né
chi
Federico
sotisfare
De
:
lo
ad
avo,
li veniano
chi
cunten-
se
S.
che
una
lo
vendio
Matrem,
enim
etfilium
et quantum
solum
considerano
chi
nero
ven-
havea,
parte
poca
od
sono.
ciò, che
Padre,
qu
come
et
donò
gnore
Si-
suo
considerarli
suum
erano,
non
per
,
genus,
non
una
haveano
altro, che
servorum
dedur, doloremque
quantum
non
guadagnare
Hieronymo
minus
enim
quali domandavano
volea,
quaerulum
et
semper
possnnt detractionibus
Lo
Scrive
precipue
pauperibus;
era
le
per
quanto
che
,
fi alii discipoli
poterai
N.
non
potere
non
l'offitio suo,
dederis%
uè
marcie,
rete
ad
che
cosa,
discipoli
volta, chi più hanno,
Apostoli diceano
omne
quando
et
;
cupidi, chi
quelli alcuna
et
opposto,
et
haec
di
caziare
cose,
et dari
rnultum,
tui,
proximo
era
mani,
multe
quid perditio
per
dinari.
trenta
gli
li
le
stri.
no-
li nomini
calunnie,
in
S.
li servitori
Li
per
altre
li
peccati, per
sabbato
lavarsi
N.
ad
de
con
li
/«-
non
non
di lo
sanare
damnavano
senza
signori,
premij.
grandi
in
dire,
che
venundari
lamentano?
se
molte
et
de
lengue
li occhi
per
lo
in
mangiare
istud
le
tenera*
più
reprehendere
unguento:
unguentum
tano
per
mormuravano
quello
de
troppo,
et
li occhi
acuiti
,
altro,
ad
andarono
avanti
Demonio,
hebbero
non
chi sta
curare
judicare.
tieni
sapere
corpo,
lo
avea
che
compagno
li altri, et
de
la trabe,
la festuca,
judica
tuo.
li mancamenti
recesserunt,
calo
j udì
nolite
:
viciit
alti*
uno
Christo
Dixe
levati
S.
ab
Omne
cascato.
suo.
N.
Dice
pò
qui procul
Vediamo
éicabimini.
et
ctium
ut
Fatre
de
et
la
Ne-
,
adosso,
pigliato lo Regno
con
che
li saria
benefitio
8*
Inventario;
de
omne
gridava,
uno
li
probava
robba,
omne
importunità
la
levò
se
vole.i
mi
dice,
ò
ridendo
et
Altri
invidni
quilnr
de
male
diceno
tur,
quod
lium
:
dice
:
autorità,
quali
li
lo
non
:
Idio
S.
?
trova
rlii
a
inni
dì,
omne
riano,
che
vento,
multi
inai
fa
piovesse,
tempesta,
teneno
se
si
non
chi
che
ad
chi
mali
lo
mala
licito
credunt
dirlo.
lo
accusa,
chi
emenda.
Si
Moro
fresco,
dispiace
se
non
et
fi.
Lochi
lo blastoma
piovo
; alcuni
non*
,
vor-
bagnassero
; si fa*
che
fossa
vorriano,
mare
ho-»
male,,
lamenta,
molli
offesi; multi
vento
sia
di
quel lo-
ò
,
serenità,
et
Chi
se
chi
lo
Apostolo»
Lo
fucilius
hora
omne
et Fi~
Matrsm
credere
et
pare
detraile,
lo
reprehende
; se
:
credeno,
,
piace
audire,
Hieronymo
che
ad
lengue de li
le
Altri
praeslolaa*
dicens.
veruni
evitare
possa
Dice
lui, chi
lo
sum,
vidia
in-
apparedire.
aetnuli
criminosior.
sum
più inclinati
quello,
di
aerava
faetns
che
son
bene
et
factm
se~
peccati. Scrive-
scrivendo
Et
non-
Alla
male
alcuni
che
Hierony-
montes.
con
de
altro
possendo
non
cesse
fa-
gnore,
Si-
virtutes
semper
plerique
veritatrm.
vobis
:
mi
quello,
Dice
aiutano
se
presso
op-
povero
invidia.
fulgura
Hiuc
:
crimina
Inimicus
homiues
s*i
sileo
non
Arguendo
(anta
che
Ocianitm
ad
epso
per
represi
son
;
che
Quelli
altri,
quando
Hieronymo
mini,
alti
virtù
con
vedendolo
dici bene,
Paulae
overo*
pregailo, che
et
et
liberarse-
et
tu
summas
sequila'Ia detrattionc.
giarse
Aphria,
grato,
volta
la-
et
dava
doman-
uno
quelli fastidij,inteso
morte
ex-
vita,
usare,
per
mogliere
sua
feriyufque
;
uno
la
essere
Una
respose:
fa
et
:
delrahevano
quello che.
omne
omne
li dovea
Regno,
da
poco
correa,,
Asia, America,
li accostai,
me
Regina
un
restato.
in
mo
lo
uno
posto
stato,
bastava
li nomini
de
la
di
gratia
lo
verità, che
cercatori,
da
havea
dato
perduto
Omne
lamentava,
se
uno
non
in
ponsò
havere
conforto
omne
£he
et
volta.
una
uno
havea
uno
nò
Europa;
omne
servigij;
premio,
da
li dixi
come
non
piano, elio
vento-
85
al
proposito
suo
freddo
de
non
lo
che
giorno,
verdi,
li arbori
de
vino, de latte; in
et
mai
male
Dio
a
faza
come
mangiare,
et
con
riempire
li occhi
de
sioni, che
che
certi,
vorriano
li ha
omne
pellano,
-avesse
allo
membro
anzi
morire;
et
alle
altri
denti,,
cosa,
et
farsi
volare:
dato
l'apet
che
Laveria
allo
ma
giorno, né
asino, che
la
nidi, cioè
emendano
gracia de
fare
bove,
haveria
li la-
et
gamba
altri
:
noa
che
la natura,
chi
bruti,
armati
sanno
senza
natare,
cercare
case,
la
de
come,
maestro
che
fare
fatto
naturarla
ad
ne
le
un
cossi
haveria
ove
ad
centenaro
la ziza,
quale
ap-
si noa
meglio,
fatto multo
lo male
gallina di
ne
imbecille,
,
altri
matre,
non
ofTen-
le
per
scorze,
che
et
havere
carne,
di
se
ad- tavola
alli animali
pili,teste,
ungue
la
lamentano
se
invidia
portano
et
di
chi
vorriano
la
vorriano
garlo
pur-
per
manco
non
frpnte
lo
havere
tornare
regoste
tanto
altri
:
tro/che
al-
so
non
aleuni,
sono
altri
come
ad
petra, di che
aperto
per
,
accadere
nudi,
già
volta;
duri
overo
li
bavere
non
nomini
ventre
Et
cono
di-
come
più loogo piacere di
vomito
un'altra
dereto,
acuri
andare,
ào
sacco
soleno
fatti
de
fare
come
lo
di lo
coperti 'de pelle dura,
son
et
benefitio
mai
lo
et
qua,
ac-
li liti di
vorriano
havere
ghiuttunigia.
ferro,
non
tali
Altri
lo bevere,
lo
necessario
benché
li arbori,
anchora
et
de
et
le
de
et
per
pre
sem-
anno
funtane
et
Altri
metallo,
per
Io
pesci fritti per
figura humana.
dalla
spesso
li
de
grue
frutti,
non
pilate per tèrra
et
essere
de
et
la manna,
li fiumi.
ripe de
le
primavera,
li frutti per
boschi,
loco
omne
gratia,.per
in
longo,
ad
li
per
tustine,
desiderano
lloro
ajutano
le
per
petre
collo
le
per
lo
tutto
campagne,
(udei, le quaglie
arrosti
mare,
domestici
fiorì,et
vorriano
le
per
perpetua
et
Multi
et
4urdi
lo
li fiori
et
vorria
fronde,
notte.
multi
ad
dispiace lo estate,
chi
et
averia
inai
et
alcuni
lo
multi
inverno,
conosce,
lierbe
ad
:
piccolo animale,
fatto
uno
una
ad
lo
gyarra
uno,
anzi
giorno.
Di-
85
che
cono,
Dio
anchora,
quelli, chi
che
inraciooali
ste
bestie,
lino, de
lana,
filama,
defendere;
diti
et
de
che
perire
non
,
contemplatone
li Ulcerati
dicono,
li
che
son
opiniosi et honimatici,
son
poco
anchora
ma
bon
ni
moltegiano,
ni
hominum
vìtae
sotatium
borio
est
quiescit, et
mani
la
male,
o
vita
homini
dicano
«guanto
la
la
et
persona
in
o
è in
non
et
et
come
li
de
savi)
li altri
et
son
noni
denti,
pru-
legea
mettere
sei
lo
male
male
di
nostra
bene,
di
noi,
eminente
lo
et
è
in
de
morsi*
multitudo
pu*
ignisslipulae
ntis
è
potestate
l'homo,
il
Dice
aty malorumque
anse
cito
alcuni
Furia
absque
ut
potest,
tum
noi.
Vidua
deficientibusnutrirne
in
si
angustiamo,
peccantium
creò
Dio
più
de li beni
cielo,
ni
dum
Heroyna,
bene,
savij, che
quis perir
fiamma
morte,
matti, che
poco
quella Sante
curricula
perche
ve*
bestiali
et
latri,et usurpatori
quidem
peacatorum,
Inclita
ne
consideratone,
grosseria
dicono
et
a
capere,
eocund'ans
moritur.
vivere,
s
minui
culpam
tant
hujus
trovare
simplici verdateri,
lamentamo,
Fieri
:
el
lasantissimaprovideiitia di quello
scrivendo
servando,
viduitate
li
judicano,
ne
Hièronymo
Beato
iim
? Noi
Maestro
che
di
tura
na-
sua
son
li abstinenti
la bocca
le opere
Che
philosophison
son
li nomini
ponere
et emendare
Dio,
justi
vivere,
sanno
de.
sappia
temerarie,
li bovi
che
che
considerati,
li
che
dire,
veste
quanti però
:
et
citimi
Di-
offendere,
de
non
?
tutto.
tra
con
arme
bocca
tura,
vesti-
,
fantastici, che
son
non.
alla
a
senza
quale
nato
nutriscano
se
basta
innocenti,
simulati
più
prerumptuose
1 Non
queste
son
ha
novamente
li porge
se
lo
que"
bruti, fossero
nudi
oro,
con
condicione,
supplisce
visto
Chi
?
V homo
non
Ingegno
et de
seta,
eloquenti
li animali
de
Lo
bene, posseafaro
la
desiderano
haveste
tessimo
et
che
si
ziza,
la
nomini
quanti
:
belli et
sapere
quelli.
come
in
cosa
fanno
chi
et
arme,
orane
se
ragioni,
ingegni,
state
fare
posseva
et
paniadi ben
nelle
pose
male;
con-
ma
sue
che
potestà lloro,
loco, tanto
li
et
più è expo-
88
sic
Non
:
so
tia ;
avari
facile aliis
nobiscum
vita
de
muli
clericorum
exhibet
ctericos
libido domat
che
;
che
;
tanti
chi
lo
di dolce
le
mortifica
ma
chiama
chi
de
le
l'ha
non
aquile
la
le
;
di
Lo
lo
riparo
di
tanta
le
vile
più
ferro, uè
che
audacia,
indonna,
la
poten tia, da
che
sia,
se
più
che
li altri
ne
et
suave
chi
pesce,
;
se
incredibile
forza
velocissime
più
mele
et
che
quelle
amaro
più
se
de
porta
ferrei,
de
muro
non
et
se
de
tantare,
per
per
et
calami
son
assecurare.
assalire.
capo
fragili,et
che
diaapero,
possano
combattere
;
è
con
più
castello
aspro
tanto
,
la
mostrare
santo,
gnarlo;
espu-
un
de
né
forte
che
ferite incurabile
longo da
troppo
invitti, più
o
usa
non
più resistenza,
trova
defendere,
tanto,
fanno
diamante,
ingagliardisce
sole
sia, che
marmo,
degna
quale nisciuno
pò
bellicoso
et
sagitte
sue
lata,
simu-
inquieta,' mendace,
multo
tira
ma
quanto
ma
ot
tossicate, che
et
trova
se
persone;
se
non
omne
sopra
molle,
quello
de
gagliardo, che
per
non
di
dolci
oc*
,
grande,
mortali,
più animi
core,
animo
all'altro; le
legieri, ma
né
lo
piccolo,
mundo
li
ha
peggiore, che
lo tatto
ma
garzone
belle;
cose
et
più che
mobile,
mente
arme
arco
le ale
;
fallace, ha
,
homo
trova
se
non
piccole
dolce
core
perfida;
et
mani
è tanto
mostro
mostrase
suave,
fa
tanto
,
ma
come
men-
sonno
adulatore,
veneno,
tocca,
provata
; lo
veneno,
che
le
stupore,
ad
che
ciò,
Ferrea*
non
? Questo
delegabile,
accoglienze
clericorum
le*
reprensibi-
layci ;
le altre
tutte
ad
Et
m.
ut a
sexus
ingannare
quello di lo basilico, le parole
armonia,
li
ferro
de
intra
infocati
ardenti,
de
lusingherò,
manere
piice, bellissimo
si m
è
tante
iste
le nienti, chi
come
piacevole,
tanto
modi,
te irta me
:
farà
se
faranno
gagliarde, "et indomite,
blando,
Prima
:
est;
inclusus
ini miai
portamus
frequentes accefsus
e rum
nobis
oslis
avari-
delectat
superbia,
viciis, hic
caremus
,
Oceanum
tes
in fiat
quatti,
pergimus
quocumque
sunt,
tia
o
sua
savio,
Benché
Perciò
o
grande
valente
questi
scrivendo
89
41
B.
eodem
sub
ne
-das
potes
credo'sia
modo
stimulus
haberet
se
liberato
da
circa
di
Io
dirò
meae.
?
fiero
et
che
medesmo:
sé
quello,
come
inimico,
quo-
già
era
ad
vecchi, nò
ad
è
quello
benché
né
:
che
respose,
perdona
non
Salomone
vecchio, dimandato
veneream
grande,
uno
fortior, nec
confexò
essendo
:
rem
presuntone,
tanta
carnis
Sophocles
stato
-
Sansone
Apostolo
Lo
vide
:
praeterita castìtaie confi
in
ne
sanclior, me
mihi
est
i$,
user
ma
dicendo
lo fa cauto,
Nepolianum^
sapieniior.
esse
Datus
tecto
Davide
nec
;
di
ad
Hieronymo
jovani.
lo
sexasenario,
son
cure,
lo
sedai
fames,
Si
ho
*che
io
povertà
studio, la
hanno
me
fatto
son
et
si
et
di
da
la
fatto
tutta
havere
mia
intra
mia
allo
le
deserto,
le
chiuse
orecchie
le
suo
liberò
et
in
et
fare
alla
Questa
che
non
me
volto
per
lo
una
ò
una
più
che
ho
peste, che
li
più
quello,
letto de
ha
li
toccato
che
le
lo
de
serti;
nelli devare
pro-
securamente
spalle
et
gendo.
fug-
quale jova più lo arco,
nella
speroni,
monstri,
battaglia, ubi
in
che
ma
mico,
ini-
vogliamo
non
nostre
voltando
nostra,
pugna,
in
indietro
che
et
Theseo
forza
entrare
,
salute
pugnale,
quello,
è
Victoria
tanti
per
et
se
questo
fuga.
vinto
fuggire,
Ulixe
le serene
da
la
per
Acille
le forze
de
de
canto
avea
consiglia
epso
experentia
per
vere
ha-
,
savio
Lo
et
grande
Hieronymo*
pugna^rara
provvedemo
il
et
più luoghi
continua
chi
ica
prat-
senza
serene
scampò
Dio,
quello,
morte;
Imperatore;
;
sst
colla
lo
non
de
ayuto
Hercules,
similmente;
se
lo
per
Enea
poco,
fuggire, nò scampato
di
udire
inimico.
in continua
Hieronymo.
non
per
Virgilio che
non
modo
il Beato
come
fuggio. Dice
si
né
orecchie,
amorem
fatto
,
chiuse
:
quello acerbo
Y arte
età, le
la
dice
se
credo
ne
per
età
la
quale
da
me
non
joventù
stato
la
,
scampato
questo,
voluntà, puro
la
non
che
ho
non
visto,
laspata. Quando
et
più da longo,
tempi passati, trovo,
più illusori nomini,
che
che
sta
quenon
90
lo
vulgo,
captivi
sotto
sapere
per
quello Imperio,
lo
quale per
excusare
li Dii,
li homini.
abstinenti
avari,
non
dicono, che
fiero
armata
inimico
alli vecchi,
ascoltiamo
; et
ulta
stimulos
pò
fare
questo,
più proprio
lo Poeta
quanto
et
è
di
alle
:
de
multe
Poeta
ragioni io
siglio,
con-
lloro
contra
da
glia
vo-
chi
ci
tutte
tale
et
tanto,
admonisce
;
a
et
questa
virtù,
et
ma
la
la
altre, che
dice, -che chi
masculo,
o
bestialità
;
perchè
la
castità è
grata
azochò
castità, la virginità,o
illustre
et de
le due
Costancia,
forsi in altro loco
nominerò
se
li oppone
veramente
"
carnale
Con-
Dio.
a
V. S.
intenda
vero
serenissime
Bianca,
donna,,
o
di lo tatto, lo peccato
placent superisi Ma
la vostra,
di
Aristotile
Divino, perchè alla castità
bestie,
Dio
Venerem,
firtnat, quam
Et
gusto,
casta
cara
Beatrice,
peri-
et
vogliono spiegare
amoris.
chiama
exo
lo
viduità, come
et
e
guardarse
per
usare
chiamare
pò
peccato
fexa
che
industria
avertere
vicio, che
un
di lo
se
fatiche,
dette
età
altri,,ma
,
lo savio
vires
magis
caeci
sia,
li
,
et
che
U
Lacedemoni;
come
grandi
la
jovani
lloro
nuda,
per
quali
ii
alli
ma
ingegqp
et
non
voluptà,
defetto,
ni;
savij homi-
de
et
li forti
et
le
con
pitati,
preci-
essere
Aristotile, giunsero
dice
et
vin-
non
lo lloro
valenti,
de
lasciva,
la
homicide,
peccato
Venere;
che.
berali,
li,
lettere, savii,
nelle
excusare
come
delicata
monstrare,
emendati,
forze,
poeti,
non
mescolavano
ha
sed
alla
Venere
non
le
li
questo
per
culi
solo
per
è
peccato
questo
Marte
pingeano
dotti
arme,
credo
tissimi,
san-
centi,
peccati, religiosi, inno-
inalivoli,non
non
alcuni
che
tanto
lo
nelle
homini
videre
Io
mundo,
altri, benefici, humani
crudeli, in questo
dicalivi, non
per
de
li volo»
sotto
il
tutto
posse
cosa
li altri
li beni
forti
nei
gran
puro
tutti
de
prudenti,
et
È
de
purissimi
clementi,
di lo Petrarcha,
errore,
suo
stati
son
Chi
perfido Tyranno.
et
lega lo trimpho
nome,
et
Ri, «Patriarchi, Philosophi,
sommi
come
la
dica
pu-
Ioanna,
Dionora,
;
et
dico, eh*
91
rechiede
ma
fore
lege de
di
da
opera
se
Iudei, de
la
adorata
della
li freni
N.
la
solo
ma
dire
dico:
Ghristiani
di'quella,.
da
è slata
pudicitia benché
nelle
libidine, che
lege le Hystorie
di
et volendo
pocha
le
tutte
comendata,
altre
stati
son
,
più sciolti
Chi
sé,
per
in
comprendere
pò
proposito:
nostro
Pagani, de
reveri la, et
terà
non
,
carte,
saria
virtù
Divioissima
questa
S.
mia
Gentili,
li sui
de
et
dei
sententia;
Apostoli,
ma
iudei,
de.
fe-
li p
et
cepii
re-
Evangelisti.,accep-*
et
quelle leggi è celebrata
in
puro
de
et
la nostra
in
non
.
la
pudicitia,
fede
casti, dum
ni
ma
inhonestà.
di
la
io
atto
li
exemplo
de
li Romani
Haveano
lloro
Dea
dishonesto,
il Bealo
che^si
Vesta,
la
virtù
li
barbare,
dice
de
Sacerdoti
di
Roma,
di
trecento
quelle
in
li
DonDe
fosse
de
da
le
Egiptii ; scrive
omne
Virgine
la terra.
Scrive
genti;
anchora
et
di Alhene,
in
mentione
de
de
Minerva,
Dice
in
gentibus
un
Dio
le
lo memorabile
atta
quale
le
ad
quella casta,
;
fare
veneraHiem.
esse
chiuso
Venere
uno
etiam
pudiciliam
Priapò,
de
in
Giove
adultera,
et
li
et
humana.
lo
de
lunone,
di Lucretia.
è
come
V.
S.
feris,et sanguinarti**
is,ac
che
casta,
persona
una
Siji pagani, infideli,li
di
Y uno,
et
figliolopersuasore
Satiri, extimavano
Christiano
vidua,
santa
barbar
corruptore
et
Diana,
Dido, di Asdrubale,
Confexo,
carne
de
castità';fa
la
servare
per
Virgini di Apolline,
Vesta,
quali adoravano
sexo;
amazarono
se
de
fine
ut sanctam
è
notte
una
li
de
,
tutte
è
Quanto
li Cimbri
de
di
deprehensa,
stata
'Sacerdoti
de
la
viduitate.
tutte
Barbare
Lia" et
sobto
viva
fossero-
precepti
riguardo
tanto
alcuna
Hyerophanti
de
li
et
cerdote*
Sa-
quique
:
Dio, che
avari
omne
Geruntiam
appretiata questa
stala
Volesse
vivo,
et
il Poeta
quali legono
precavano
ad
Hieronymo
marito,
Dice
bant.
marte
Sacerdoti,
danno
al
mogliere
li Sacerdoti.
vita
tali ogie li nostri
Hpo;
la
di
castità de
la
morto,
la
tanto
la
de
de
1' altro
li
castità,che
discipolo di quello Vergine,
et
ri
amo-
deve-
figliola
^2
•di la
di
Vergine?
virtuti, chi
tante
•continentia,
di
?ardore
libito
-dove
le
li
la
-diceva
età,
licito in
trovò
altre
de
infinito
la
anchora
in
era
che
di
Dario,
li amici
et
la
dolores
:
mezo
voluptà: il
sua
hebbe
Dario,
da
Donno,
alle
pò
nello
fosse
bellissime
de
lo popolo
exaitato
et
arbitrio
suo
numero
con
salvato,
la
Per
la conlinentia.
quella vittoria, che
mogliere
jocando
ds
fo
Joseph
contendalo
fo tanto
non
quanto
Alexandro
sua
era
Spagna
avea;
fede
et
Isdraele.
de
in
Scipione
et
sopra
solamente
altre:
Persicae
oculorum
sunt
#
puellae.
io,
magnanima
Artemisia
soglio comparare
consobrino,
suo
nelle
tnanera
]0
La
solo
de
lo
quale
di
guerre
intra
chi
le
fo
sepulchro al
li sepie
,
intanto
che
dicimo
-sepulchro,
animo,
la
Dido
volse
morire
per
molti
di
Ma
ha
dopo
la
fede
la morte
sua
al
la
dissipato le nubile
ha
grandi
del
Mau-
mundo;
virtù
di
dì de
fì al
quale
Cartilagine, che
del
marito:
suo
chi
riabbia
diramatola
et
luce
le
omne
è stata
pudicitia,
di
marito
suo
cenere
sua
verità, che
epsa
de
de
liégina di la gran
la
tale
bello, et sumptuoso
un
per
in
governo
miraculi
dodata
pudici tia;
servare
anni
fama
mundo.
quando
fo
celibrata
è
lo
mausoleo;
di
la
-
laudare
precipue
hogie
benché
voi imo
quando
con
portò,
se
splendideza
et
,
un
maritata
terra, nel
di
et
intra
numerato
la morte
dopo
mare.,
fece
quali
Caria, alla quale
prestantia, fo
vostra
nella magnificentia
stato,
opere,
la
di
Regina
tutto
per
'1 sole,
più che
infine
culata
ma-
chiaramente
monstrato
,
che
•sto
li
figmenti di Virgilio son
peccato,
infirmilati,
non
«sonscientia,
dove
morto
et
che
havea
meno
infamata
.
in testamento,
quale
havea
che
tanto
se
ci
marito, governò
anchora
quella grande
con
perduta
perdere
lege,
et
arme
quemulte
stimolato
quella castissima
fatigato. Lucrelia,
Per
da
vexato
et
sperava,
abrusciasse
voglia la pudicitia, volse
morto
Virgiliofo
altro, credo
per
manifeste.
menzogne
la
dalla
Donna,
lassò
opera,
nella
non
per
sua
vita. Zenobia
lo
stato
suo,
93defeselo
et
con
più laudata,
è
allo
fa
mai
le
ria
dire
la
in
captività,
morte.
et
vane
quante
credulità,
che
familiarità,
chi
multi,
Sonno
fede,
i*"
come
so,
de
sopra
dicono
mi
fosse
hanno
apparerò
in
dato
vorria
ho
chi
che
specchio,
videre
chi
è
in
o
si
lo
lo
cioè
la
Diavolo,
viditi, che
celebri,
belle,
fa parere
la
nell' altra.
le
stìttè virtù
la
nobiltà,
lo
ingegno,
per
non
puro,
questa
la
non
son
considero
una
vita:
per
il
vero
Donna
non
se
0
si
queste
le delusioni
no,
spiriliama-
dui
son
cose
IL gran
Signori,
lo sole, le laide
come
do
obscure
chiare,.
,
in questa
vita, et
la
senza
vale
non
la
non
le donne
adulatore,
tacere,
lo
jovane, bella, de
vere
la ptulicitia le fa
sole
et adorate.
pò
fanno-
pregne,
nega
de
peccato
questa
tenuto
essere
donne
non
lo stato,
non
o
acqua,
so*
virgini,
epsa
senza
certi
con
non
a
è questa,
desiderate, amate,
cjie dubito
perchè
morte,
la rfcheza,
non
vero
splendido,
virtù
Grande
son
o
donne
le fa nominate
conosciute
non
voglio.
,
ignobile fa nobile
de
ere-
ciò, che
ed
che
certo
ditto, che
Le
le fa
immortali,
et
cristallo
soa
legenza,
non
fi alli immundi
altro
perdonare.
et
por-
a
familiarità
Scriptura
Sacra
omne
non
sapere
ditto,
le creature
la castità. Ho
reVeriscono
donare,
per
corpo
tutte.
,
figliolivirgini,
anchora
che
teneno
Ri, et chi coprono
de
de
alli
intra
di
£t
oglio,
non
teneno
vero»
li fanno
per
man
,
spiriti,et
lo spettarlo
pudicilia
et
crudelissime
né
non
tenza
po-
signori fora
et
de
; che
nesto;
disin-
Homana
Christiane
sua
tormenli,
exernplo
uno
quanti Hi,
matrone
la
gravissimi
alla
infinita discorrere
et
; ma
atto
più mirabile
Fo
de
cosa
servare
per
Dico
tale
sia
Saria
che
di animo
omne
resistere
Homa.
Virgini, Vidue,
nostre
di
in
da
suo
possendo
Homa.
grandeza
et
lo corpo
menala
sua
afflitte de
state
defese
ultimonon
menati
De
che
captiva
di
prudentia,
gran
più gloriose
quale
alle
donne
belleza,
Ileroyna, si
io
diceria,
ve
adoFO,
alto
noi*
estimate,
son
Inclita
tutte
sangue,
et
dirò
quando*
-pru»
94
vidua, abstemia,
dente,
li diletti, et
tutti
modesta,
temperata,
che
et
mundo
piaceri di questo
ha
le
con
le
tacere
laudata
crescit;
merita
la
le
Seneca,
populus sui,
di
la
et
inimico
di
andata
non
exilio
ad
scoglio,
uno
stare
per
Paula
Santa
ingegno,
che
se
andò
ne
et
che
castello
de
ad
lo castello
Bari.
studiare,
jova-
lettere, che
dolce
patria
occupatione
mundanar.
teponerla
alla
medesimi
lochi.
et
V.
di
S.
letto
Medico,
la
lo
corpo
S.
son
la
de
io
Chi
non
de
in
da
in
vecchio,
et
secundo
dice
Platone,
albora
stato
son
et
ad
videre
Ho
vostri
in tante
figliatimei
quelli
di
ho
pace,
de
veduto,
et
gli occhi
bene, quando
quelli di
purità,et
ben
conosciuto
la
; et
però tenga
per
turbolente,
per
d* in-
appresso
son
et
omne
oserà
tempo
inimici
questo
vidua
santa
habitava
anni
et
in
domestico;
li costumi
casa,
remota
che
tanti
stato
pericoli de peste,
indeboliscono.
se
che
di
Io
Dio,
la
più bello
ancora
quella
sta
de
cose
Sybilla Cumea
incomenzano
mente
simplicità
V.
et
assai,
cose
di
casta
in
guerra,
quella insoletta
Par-
lauda
Volili
voi
soletta,
in-
una
Hieronymo
come
le
le laude
intra
Betlem.
per
donna
bone
la
vene
latro
una
chiudersi
contemplare
et
ed
tentacione,
In
Ischia;
de
dice
anchora
,
Betlem,
per
cogitur
tacesse
et
senza
in
non
come
quello
iniusto,
Dio?
de
V altro
Domini
ma
abandonata
appresso
non
travenire
pò
adorasse
non
tace
,
conoscesse,
chi
et
vero
o
et
Facta
saria
se
virtus
sa,
excusa
laudare;
non
voluntario
intra
thenope,
Alexandro:
verità,
grande
questo
puro
invidia, chi
et
la
in
Ma
lauda,
1' uno,
benché
per
quam
costantia,
bella, de
ne,.
(erre,
tara
illustre
de
chi
reprehendere
parichie velte
quale
Curtio
iniquità,
vera
se
il
Q.
et
bene.
da
timore,
:
dice:
Se
merita.
quello chi
de
fatte
homo
le
è da
se
non
male
cose
offltio de
alcuno
che
chi
de
più
et
laude,
bia^ma
è
laude
tinue
con-
Non
orationi, et jejunij, religiosissima, et pudica.
devono
biato
cam-
speranza
et
fermo,
tano
pericoli lon-
di
gran
pre-
96
aliam
video
stolo
legem
.
espirilo astuto,
chi
Diavolo,
per
et
entra
iracumio
Lo
•
le
guerre,
et
cupiditaii,
ciò
di
combattono
alla
diente
et
tmis,
alla
sobto
corpo
et
aìlo appetito
appetito*
erti
di
lo
di
la
nostro,
la
anima,
rationale.
Dio
si
che
è
co-
subtus
falli
mo
lo
ragione obe-
senza
extima
per-
noi
comanda:
illiits; si
parte
Et
quasi quelle
son
Dbnque
come
farimo
non
vostri?
Diavolo
dominaberts
tu
veneno
concupiscentie,
membri
carne.
iniurie-
Donde
Ep.
de
et
proposito.
suo
le vostre
de
nelli
tentacioni
mundo,
lo
arimo
manti
che
la
luxu-
persone,
al
di
capo
voi, si ntfn
in
le
de
convenienti
4.
lite
che
medesme
al
le
tenta-
de
tenta
rixe, questioni, lite,guerre,
Iacopo
le
dico,
de
tenta
il Meato
Scrive
tempi
de
lochi, opportunità
cupido
libidinoso
eommodità
partili,mezzi,
rie, oflarendoli
Lo
mostra,
contratti, furti,rapine,
sacrilegij.Lo
subordinationi,
usure,
mali
persegmV
conosce
via.
Lo
mene.
inelinatione
et
piana
et
utili,et
li
porgendo
avaricia,
costami,
più facile,
la
per
li
longa
experentia
et
callido,
et
mentis
legi
repugnantem
di
la
tentacione
_
alhora
inimico,
lo
di
abstinentia
patientia, et
di
scudo
la
alhora
mostracioni,
vincit
Fede
santa
Dio
con
continua
la
peccati, allora
nel
date
Te
fonte
execracioni,
nunciarimo
haverà
forza
quello
hoc
Delti
a
et
Sathana,
contra
de
Dei.
Ma
si
peccati, riabituati
de
a
tutte
noi,
et
e
fatto
comandamento
famulo
date
noi
nclli
a
opere
parte
de
rebelli
li
efficace
alhora
Dio
a
abre*
; alhora
sue
vicij, inobedienti
de
gratia
ni foro
saranno
non
obedirà
dispetto
suo
rimo
Dio, ad li monicioni
in
li
de
Principe
Diavolo;
le
de»
penitentia de'nostrt
; alhora
allo
da
sa
et
Io
vane
benedittioni, che
le
baptismo
minaze
le
con
lo
Antonio,.
haverimo
vigilate.Si stari mo
profigue
del
non
con
confexione,
saranno
sacro
et
grande
Si
opere,
cantare
eslote,
Io
con
Daemones.
le
con
porrimo
Apostoli: fratres sabrii
de
dire
poterimo
:
discede
Dio,
alti
Apostoli,
ad
alt
obstinatt
damenti
coman-
et
de
lì
97
altri
si
Santi;
la veste
dispogliarimo'
ne
candida, che
veste
leranno
noi
per
sìne, non
le
ni
li
meo
troverà
;
et
loco, in
tia
li nostri
Questa
da
parte
intende
se
dire
xaxoó,
e
peccatore
volimo
che
ma
Certamente
so
intra
de
li
Lo
sed.
ne
se
mali, che
osservatori
gabbiamo
de
debitori,
ne
overo
scellerato
Dio
libera
viro
iniquo,
contrarij, come
dice
paté Y homo,
FERRÀRIIS
non
non
ne
da
se
pò
venire
in
homine
tatione,
ten-
malo.
inimici, che li mali,
Pljnio.La major
li mali
fanno
non
induca
et ad
procedono
libera
può
TuooYipoQ,
wovYipoO
dice qbcò tou
non
,
altri
insegna
toO
che
fiottìo
pregamo^
precedente per questa
intendere/
ne
chi
al
,
non
gra-
la remissione
male, che
arcò
dice
de la innocencia
patire. V
dal
Greco
preghiere, che
DE
per
precedenti. Ne
hanno
li boni
de
le
continua
a
omne
MALO
A
libera
Pare, che
in
et
tentacione.
per
ne
santo,
suo
del crastino
nostri
alli
NOS
LIBERA
tentatione.
particola
riano
nome
pregamo
mala
omne
Dio, che
S. pregare
vole
lo Patre
; domandatilo
et
con
anima
conoscemo
offeso, o. fatto qualsevoglia injuria, et
scampa
la
mancarà,
ni
SED
per
quotidiano,
famulo
omne
sempre,
sua
stire,
ve-
non
portarci
libera
lo
fatta
la volontà
nostro
non
sia
suo;
Io
non
ab hoc
per
Dio,
a
peccati, et perdonamo
havessero
N.
tentarne
quali Dio
le elimo-
peregrinaci,
discedam
Cielo, benediciamo
tempo
che
speranza,
le
obedienti
Regno
vitto
lo
ni
nel
omne
sua
che
siamo
lo
spettamo
da
va-
non
non
templi,
li
non
ad
aperta
eterne,
è
che
nostro,
de
li fraticelli,non
porta
Però
Christiana.
baptismo, alhora
le orationi,
Satanasdirà;
la
alle' pene
epso
al
lo edificare
offerte,non
jejunij; alhora
li
data
non
sacrificij,
impinguare
et
ha
nupziale, quella
da
quello, che
cavitare
parte
V homo.
homini,
per
chi
tifere
Saluli
che
nop
propria
vor-
vir7
98
tu, et potentia de li mali
o
sia
masculo,
bene,
lloro
faza
sia
o
homini,
fondina,
male
o
sia
o
sia
o
justo,
talvolta
et
signore,
sia
o
più
nce
sia servo,
o
injusto,
fare
o
quelli
a
,
che
beoe,
male
non
fare
male.
Dio,
et
In
più volte
ho
Signora,
non
presto
uno
quelle notabili
mista
conversacione,
iniquus eris, et
mai,
Dimmi
natura
amicitia
la
chi
con
de
deletta,
se
che
potè»
non
tristo.
un
tou
ófxolov
del, cioè
cum
micitia,
può
se
dubito,
mali,
li
et
che
in
semo
più clemente,
minore
che
non
et
fraude,
son
tempo,
de
et
li
se
li
quello, che
Il beato
verbio:
profa.
La
di
deletta
se
simile
discacciare
li
Hieronymo
et
et
più mite/
son
et
solo,
deserto;
malicia, de
minore
fede,
Non
io
al
volte
a-,
ma
resteria
andarsene
spesse
gau-
costumi.
la vita ;
volesse
injusti,se
simili
diuturna
servare
disparitàde
majore
un
Greco, perchè è Greco
rabbia, de
astucia, de
homini, vedi
prattica. È
gauda/
pò
chi
et
iniquo
regula, che
li
approbamo
che
homini,
minore
li homini.
in
non
le fere, cbe
de
compagno
chi
prattica de
la
vitare
bisognarla fugire
farse
de
quello
amare
là
de
chi
et
Psal-
può
viro
cum
una
cioè
ó[/.ofou
^ot7rst
è disconvenienta,
dove
lo
costume
bono
paribus. Jfon
dica
ragione falle. Voi
dirò
Lo
boni,
cento
sforzala
con
homo
inclita
quanto
eris, et
che. ti dirò
va,
un
proverbio tò
par
una
ma
la conversa-
che
perveteris. È
per
me
co-
boni;
pure,
professione
monstrare
sanctus
perverso
compagnia
che
de
de
consiglio lloro. Più
anchora
secreti, et occulto
li
conoscere
lo
sua
malo;
volte,
rarissime
o
alla
sancto
cum.
li
Dirò
fare?
non
parole per
cum
più che
ponno
parole,
uno
a
viro
età
basta, perchè,
prattica lloro, fugimo
le
beni
inclinala
è
malo,
non
potimo
reducerà
malo
cento
non
la
ascoltamo
nostra
li mali
che
vogliamo
non
cione,
tu
ditto,
homine
ab
potencia
propria virtù
per
che
La
me.
Domine
me
lloro
natura
bisogna implorare lo ajuto
donque
questo
'..libera
dire
iniqua eripe
noi
perchè la
,
gratitudine,
dixe
:
satius est
99
rabiem
leonis,quam
nefitio
la ira del
mansueta
Gallio,
Aulo
denti
ma
de
li sui
al
ubi
mundo,
fare
nel
qui faciat bonum
est
dovemo
remissae
?
conversare
et
ad
Salvina
di
del
Poeta;
stachium
in
S.
Epistola ;
nos
ni
a
nos
li
di
Li
beni
le
son
et
alla
la
et
et
cioè
data
in
di corpo,
anima
virtuti
la
sonno
convenienti
beni,
altre
dal
dèi
bona
de
disposinone
et
ad
Eu-
dice
non
fo
solo
et\la
ipsi
et1 da
specie
tre
li mali.
exteriori, o
cose
le
cose
mali
de
Jn
le
re,
intende-
può
se
peccato,
sua
dere,
inten-
volimo
peccato,
se
partisi
Sedicono
di fortuna.
vero
intelligentia,la sapien-
intellettuali,et
sanità, lo vigore
bontà,
la
sonno
role
pa-
habemns,
non
disciplina.
beni
son
Et
questo
est. Si
tanti medesimi
et
et
principio di la
in
quante
est
quali
aspergitur. Non
questo
intendiamo
non
di la
inalo, cioè
malo,
a
beni
anima,
non
li
optimus, qui quasi
peccatimi
nobis
in
accadere,
poteno
oppositorum
dividiscono
corpo
nos
primo
trovano:
tia, et
veritas
et
portanza,
im-
scrivendo
urgetur.
ille est
loanne
quoniam
cata
pec-
minore
proximo,
peccato,, che
Scrive
sunt
Hieronymo
sorde
omne
dixeriwus,
libera
si
male,
de
al
quelli,
con
de
son
quiminimis
:
no
,
marito, dice,
suo
naevorum
Matre.
Ubera
chi
sed
rara
«etto
seducimus,
male,
lo
ille
oplimus
sua
si
sed
beni
è
la
et
di
morte
corpore
chi
quello,
la
dovemo
teda
quorum
beato
Lo
perdonarse.
virginitateserranda
de
pulchro
N.
ad
dava
an-
vivere
per
che
dannosi
et
scondesse
na-
se
,
peccati
li
quali
odiosi,
meno
più facili
son
li
nosi
vele-
finilla lo
responde
iniquitates,et
sunt
quelli de
con
,-
che
ma
;
li
di
per
:
maledicentia
et
,
quorum
li morsi
be-
scrive
di che
quello,
come
tuguriolo
povero
invida,
non
chi
con
leone,
invidi,et detrattori,anchora
la
trovare
et fece con
sustinere;
possette. evitare
non
al deserto
ad
hominis
tram
morali.
Li
beni
di lo
li sensi, et le altre
di
lo corpo.
Li
beni
nobiltà,prosperità di cognati,
cose
teriori
ex-
di parenti,
servi, animali; faculamici, Patre, Matre, figlioli;
100
late,
in
Invocamo
Idio,
che
timori, vani
anima;
debilitati
et
li infirmitati
viciosi
di la
et de
lo corpo,
di
rori,
er-
vani
et
speranze,
renti,
pa-
infortunati, da
et
inopia, servituti, odij, inimicitia,
invidie, detrattioni,
sole
che
del
male.
per
non
peccati, de li
vane
so
S.
da
et
omne
,
principalmente
amen,
amici
N.
di
ayuto
stra.
no-
,
,
calamità,
teneno
li
infirmitati
et
maledicentie
tempestati
de
dolori, che
vani
pestilentie, fame;
guerre,
di
le
lo
le
fantasie, de
cure,
parte
ignorancia
la
consanguinei,
et
et
da
gaudi j,
de
ultima
questa
libera
ne
soverchie
altra
alla condicione
pecunia, possessione,conducente
la
peccato,
Tutta
Evangelio
in
qual
di
mundo,
questo
gli stoyci
cosa
sed
libera
Luca,
si
claosola
questa
lege nello
se
li nomini
vexare
tws
malo,
a
in
non
sola
quello
Maiheo.
AMEN
»
»
Questa
altre
da
parto,
li
di
se
trova
et
cabuli
dico
Hebrayei,
et
vocabulo
cossi
salute
dico
Amen
:
amen,
fedelmenie,
di
et
santissima
la
vere
le
de
Respondit
omnis
vobis, quasi
ad
voi.
externi
vel
Nelle
di
la
in
et
in
servicio
mia,
in
Oratìone
opera
et
de
parte
ulique;
et
popnlus,
verità,et
chi
Dio,
la
et
vole
sia exposta,
et
di
di oratorie
cossi
S.
affetto,
con
de
li
vo-
questo
fideliter
V.
se
N.
amen.
expone
fiat aut
seu
de
se
o
più modi
in
interprelacioni
veritas
parte,
una
'Bibbia
gioni
re-
tra
qualsivoglia al-
Scriptura
dicessimo,
è
quale
da
venuta
nella
li lu-
profugo da quelle
,
anima
mettere
si
;
dubio
senza
fo
sia
exposta
come
Pentateucho
dire
che
multe
come
antiqua origine
Mesopotamia,
et
affirmativa;
solea
Patriarcha
venuta,
o
quasi fiatfiat: in altri lochi è
amen,
nel
Sira,
o
quali hebbero
Chaldea,.o
uatione,
lege
li
primo
Babilonia,
conterminala
amen
Fudaica,
Caldei, da
Abraam
dei, che
sia
o
S. et
;
et
per
dere,
legere, et inten-
declarata
questa
101
Non
mi
che
sento
multo
occulta, inclita Signora, che
cosa
le
del
poco
un
et
cose,
multo
ferro,
giere.
si ha
che
ultimas
in
Àgace:
è
male
fare, si
mali
Li
un
unguenti,
ferro, foco, fame,
non
et
acque,
Per
ranno
chi
positivo, et
et
de
vulgate
:
de
lloro
de
,
toscanigiare,
et
de
già
detrahere, mi
et
la
bastano
cossi
et
de
sarà.
tene-
quelli politi,
et
appellaranno barbaro.
me
et
con
di lo
et
Romance
leydo. Quelli, ichi
judicaranno
me
diluvij
si
più piace il parlare
male
elegante
bello
certo
uno
detto, eh' è peccato,
hanno
cantare
nei
non
Dio,
Algaravia,
stali alcuni
son
:
Sophocles
Medico
gramatici,
innocente,
nezio
per
le.
pravità,
dicono, simplice, me
exquisiti,
deletiano
se
teneranno
godono
ira
omne
come
chiamare
fanno
più
uso
Hvpocrate
terremoti,
guerre,
Rettorico; li Oratori,
per
se
de
dire
empiastri, né legieriremedij,
peste,
et
tanto, che
proposito: quelli,a chi
ad
Quelli, chi
me
fochi,
de
tornare
rustico,
nò
malagnie,
né
ad
tale
dice
savio
prendo
re-
le aposteme.
presto
venuti
son
de
come
che
medicine
il Divino
ad
nostri
che
et
et
dice
come
secare
son
che
doveria
Medico,
natura,
appartiene
non
lo
unguenti,
et
lamentationì, anzi
le
li
aegritudines curationes,
cioò
diranno,
dannaranno,
me
crudele
tale
non
mi
scrive,'
Ppilosophi, che
vicij, et che
non
di
chi
hypocriti, et chi voleno,
son
foco, che
lo
da
ad
che
et
si lo
Ma
li
Li
:
dicano,
se
apertamente
et
Ecclesiastici
Philosopho
non
più modestamente,
lo
Li
viciosi, et
Li
Catholico.
fazano
multi.
judicio de
al
mette
se
è
che
questa
in
modo
opera
,
sia
fatta in
mia
cione
come
vero
non
in
vulgare,
in
se
si le sentencie
et
se
vero
o
deiettano
che
si non
di
lo
roraanu,
N,
S,
quando parlava,se
non
di
di
lo
in
più forsa
fossero
o
facia intendere
de
o
latino, che
più quelli,chi
vulgare, de lo
la Latina,
la interi-
elegante,
troppo
non
riavessero
come
dire
sapesse
non
che
latino, anchora
vulgare:
intenderlo,
corno
io
la
toscano,
o
lingua Greca.
da la
multìtudine,
10*
Platone,
tica
grandi
li ludici
le
li artesani
Et
li loro
richeza,
Demosthene
alla
oratoria
arte
polo,
sententie,
vicij, che
io
reprendo,
io
parlasse
*in
prudentissima,
ha
ma
comandare,
et
sonano
mai
zoppo
le
arme,
sa
exhorto
ma
lo
chi
incita
trombette,
et
puro
lo pò-
co-
in le bone
sta
dato
corni,
tanto
ben
tamburi
li valenti
alcuni
antiquo
che
si
:
al
che
sole
curso.
i, forsi
homini
vitore,
ser-
giovene,
quella, chi
al
di
come
me,
tempo
vivere
corrctore
et
in
et
confexo,
Io
slati
macchia
di arrogante,
a
le
consiglio, et ad-
io
V.
S.
nome
me.
li altri ad
lo bon
Si
precepti
più di
si saranno
da
vecchio,
è stata
dare
exortano
offesi
alla
cose,
sarà
voglio
non
anchora
trovano
se
genere.
homo
non
puro
ma
et
daranno
mi
teneranno
in
assai
letto, mi
tanto
che
che
come
visto
ho
che
né
cosa,
alcuna
monisco
se
non
dettese
et
tragedie,
fatto
precipue
Quelli, chi
specie,
ma
grande
Aristophanes,
,
lloro
Lo
vostra,
casa
adulatore.
et
assentatore,
la
di
affettionati
poco
li vostri,
de
et
vostre,
le
udirli.
parole. Quelli, chi legeranno
le ornate
in
non
laude
vere
le
intendiano,
le
li dotti
ad
andare
et
ha-
non
oravano,
più gloriosa,
artesani, li servi, le femine.
li
questi
Sophocles
recitare
faceano
solo
non
quelli chi
per
et
Euripides,
Io Senato,
Philosophia,
la
più pecuniosa,
Terencio,
medie,
poteche
abandonò
più perfetta.Quando
Plauto.
solo
acquistare gloria populare,
per
non
Tullio, et Demostene,
quando
che
,
predicava
S.
Sacerdoti, li quali
et
anchora
ma
; forsi
plebe
N.
orationi, che
dice
se
lassavano
dice, che
se
le lloro
intendevano,
lettere, e.t già
veano
Principi
lingua AU
vocabuli, chi
alla
sua.
credere, che
da
è
pronunciavano
quando
et
Né
la dottrina
alli
non
ascoltavano.
lo
.
multitudine,
in
alcuni
predicava sempre
extimavano
non
scriveano
et
volgare, excepto
plebei. Socrate
erano
alla
parlavano,
quello tempo
in
non
li
Aristotile
et
et
mundo,
et
me
son
suntuoso,
pre-
può
catore,
pec-
accadere,
Quelli, chi
non
alla
toccaro
pugna,
104
Platone
io
bis
curandum
cat
is
un
Critone
:
est,
us
qui
Non
quid
ìnlelligit
agitur,
de
nobit
justa,
Finis.
Die
XX
[ulii,
1504.
Litij
o
vir
multi
atque
optime,
admotfam
loqvanhn\$ed
iitjusta,
ntque
no-
quid
di-
ipsa
rità*.
ve-
SUCCESSI
DELLA
ARMATA
TURGHESCA
NELLA
CITTÀ
D'
OTRANTO
BELL'ANNO
PROGRESSI
MCCCCLXXX
DELL'
ED
ESERCITO,
ARMATA
CONDOTTAVI
DA
ALFONSO
ANTONIO
CALABRIA
LATINA
LINGUA
IN
SCRITTI
DA
DI
DUCA
FERRARIIS
DE
»
DITTO
PROTOMEDICO
IL
REGNO,
DEL
TRADOTTI
IN
GIO.
RE
LINGUA
DI
DEL
MICHELE
PER
MARZIANO
OTRANTO
IN
IURE
CANONICO
LECCE
TIF08BAFIA
EDITRICI
MDCCCLXXI
SERENISSIMO*
NAPOLI
VOLGARE
DA
DOTTORE
MEDICO
B
FERRANTE,
E
GALATEO
SALIMTMA
L'ABBATE
successa
DILLA
ARMATA
TDRCeSSCA
"
le
Mentre
.stabilite in
volto,
averlo
che. vicino
no,
potenti lungo
del
suo
detto
Regno
;
di
tutto
avidissimo.
-come
e
di
potentissimo
di
senza
meno
del
sempre,
si fattamente
condusse
lor
si
divenne
molte
di
come
scana,
Tonon
ziani
signori- Veneil Re
i contini
della
signore
bardia
Lom-
offeriva, di abbassare
Mauhmeth
armata
prima
per
oltre
ai
fra
quel
su
si, che
da
me-
; conciosiachò
farsi
grossa
che
poco
allargando
a
cità,
feli-
tanta
quell'assedio,
fecero
una
preso
ro
occupato
che
che
come
non
turbata
aver
era
venisse
non
*Trovavasi,
aver
lui
ostarli, ricorsero
Ferdinando,
costui,
con
de'Turchi
temevano,
signoreggiare,
vago
Tracia,
re
mandasse
de'Turchi,
suole
scompiglio,
1' occasione,
disegni del Re
di
preda
ad
abominio,
fortuna,
ella
cambiò
spaventati
tempo
presa
,
come
quasi
stavano
ne
,
suo
questi perchè
:
Re
divenir
Fiorentini,
i
che,
in
messo
a
D' OTRANTO
se
Y inimica
contenta
Ferdinando
che
tanto
ben
non
eoe
Napoli
quiete,
leggiera
e
di
Regno
riposo,
suo
CITTA*
M£CCCLXXX
ordinaria
una
di
e
i
del
incostante
tutto
il
NELL'ÀNXO
cose
del
invrdiosa
NELLA
questa
danno
a
fosse
Bega,
per
sé
di
stesso
opportunità
del
Costantinopoli, domata
altre
Provincie
fraporvi molto
tempo
intanto
nel
la
che
mezze.
108
ai
compiacque
che
sempre
ardente
onde,
:
si metteva
in
in
li suoi
mille
di
a
creato
tenendo
la
estade,
detto
Bassa,
Agomath
navigando
Colui
mai.
alla
giunse
l'armata,
di' ciò
quanto
al
il rimanente
mandò
avendo
di
numero
l' istesso
e
quella
fusse-
alcune
timane
set-
dì,
alcuni
ivi
trovato
diede
tovagliata
vet-
grandi'
ordine,,
tando
cavalli, rifiu-
settecento
servò
ordine
la
Chiedici),,
mistiere,
di
faceva
di
dopo
vento
nezia,
Ve-
Finalmente
Capitano
rinfrescato-
dove
Velona;
imbarcassero
si
che
a
golfo di
giugno
altro
quanto
con
andassero
parse,
di
nare
-tor-
il numero-
soprannome
per
favorevol
con
abbastanza
apparati,
fatto
'di Costantinopoli, avendo
fuori
ghi
luo-
ordine
uomini,
suo
la fine
verso
cito,
eser-
diversi
dell'Adriatico.
coraggioso e intendente,
ocmo
che
mila
del
terra
mini
uo-
numeroso
il medesimo
dieci
de' lati
nell'uno
armata
capo
di
-alla Velona,
approssimatasi
predetta
; ma,
e
procacciarsi
ogni prestezza
con
im-
:
di valorosi
e
prima
mata,
ar-
bisogno
(che sparsi in
volessero
cavalli
scelli
posto
condur
a
di
poteva
Berlebei, lor,comandò,
e
distanziare
faceva
tornava
potente
e
grossa
popolato,
che
predando)
Spay
ben
voglia,,
impadronirsene
ben
ai Corsari
Costantinopoli
"a
d'
malagevolmente
cosi
solo
all'istessa
più
quanto
a
Y avervi
non
givano
che
senza
ordinò
lui
una
ordine
Regno
un
ripieno
in
ragunata
perochè, giudicando
l'entrata
molto
e
,
troppo
pur
più
Veneziani
nei
Turchi
a
,
piedi ;
assalita
ad
Napoli,
di
Regno
fu
rano,
in
avere
non
della
da
potersi
era
nella
tornare
lecito
detta
di
armata
contrarli
volgere
vogliam dire, poste
a
che
mentre
ma
a
di
Branditio, oggi Brindisi, Città del
verso
subito
un
costretta
Agomath
come
le vele
aperse
di
le
si fermò
in
niun
nella
che
sforzevoli
indietro,
due
porticcioli,o cale,
prhna
.tempo
prima
e-
parendo-
ma
lunghe da Otranto,
divisati
Velona,
costarsi
venti,
in
molto
avvicinando,
si andava
prore
ricoverare
non
vi
i
senza
legni, a qual
da
lui
,
cala, luogo
parte
detto-
109
sai
le
presente
Era
mahoni,
doveva
armata.
È
che
capacissimo
si
offerisse
ad
Agomath
il
di
animo
avvisava
di
dunque
Y intento
avviene
che
di
lui, fu
i loro
con
quelli,
parte
a
molto
non
che
congiungersi
numeco
tempo
in
dell'armata,
di
diciotto
nell'arte
"Giaonizcri,
il
guardia
che
$on
senza
scoprì,
disavventura
le cose
il
ciascuno
co
giudi-
sbarcare
dovessero
che
ordine
che
persone
di
fra
tenuto
della
il simile
l'esercito,
mila
fu
Pai
le
il
faceva
lungo
esercitate
tutte
tra
gente,
sua
insieme
tutto
con
ancora
avvisando
l'artiglieria,
facendo
militare,
Baglio
picciola
governano
da
tente
po-
,
il medesimo
avevano
mente
coronelli
a
risolse
dei suoi,
nostra
per
approvandosi
imposto
e
come
concordevol
essi
dopo
soldati,
suo,
loro
'1 vento,
prendere
so alcuni
a
cuito
cir-
parendo
quale perchè
la
com-
e
quel
di
forze
to,
ven-
che
co
-
un
di
rinforzava,
le
sentire
del
lati
del
grandezza
si
sua
Puglia, ha
pensieri di doverla
suoi
chiamati
sempre,
fare
dei
sdegnato
più
il
della
attendevano
quasi
gio
viag-
quel porlo,
ripigliar quel camino,
Città di Otranto,
fra
contrasto;
la
contrario
il
di acqua,
fonti
dunque
badare,
essergli
parte
ogni rivoluzione
in
considerata
a
gran
seguire
di
della
copiosi
e
questi
inverno
il territorio
vento
alla
di
e
nell'jiuo
posta
porto
ranta
qua-
e
fra
e
cavalli,
seguente
Mentre
loro, qual fusse
loro,
nel
molti
troppo
in
i
Agomath
Brindisi
prospero
esercito
lungo
di
mura.
sue
di
ricetto
contiene
terribile
vedeva,
oggi
,
quali givano
popolata,
sempre
suo
chiamata
Corsari
d'impadronirsi
d' intorno
sono
delle
tre
più ol-
galere,
novanta
di
legni
securissimo
e
portevolmente
che
altri
cercando
città
la
di
l'intento
Era
esser
Adriatico,
vi
cala
altra
continente,
armata
soprai
Brindisi,
quale
r
questa
monizioni.
di
neir
medesimo
galeotte ed
quindici
delle
nel
miglia
Vadisco.
fra
il rimanente
e
,
quattro
di
Orte
,
quali
Negropònte,
e
vi
era
il Berbei
T
Agà
della
dei
Tra-
HO
eia,
mahoni,
che
di
sue
esercito
sbarcati
XXV
di
militare
si
il che
mura;
spazio di dieci
T ordine
i cavalli,
inviato
in
giorni, nò
furono
fatti
quindi
da
di
quei
dune
di
che
dentro
molli,
che
ancora,
dopo
poi
di
assalii
di
città
aver
la
impose
loro,
che
da
sprezzarsi del
non
quale
li assediali
la
era
a
ricevendo
di
guardia
solamente
allora
per
lei Giovan
certo
un
Francesco
Napolitano.
Costui, intesasi
Turco,
quattrocento
con
difesa, trovandosi
che
cento
persone.
della
che
nella
quelli suoi
con
lor
si
Si
di
da
città
erano
in
impossibile;
soggiunse
il
quali,
averli
a
fldeltà
a
a
che
loro,
stato
illustre
provisione del
mandato
alla
da
combattere,
uomini
di mille
ridutti
ciò
essi
e
seco
sua
quattro
i
tati'
depu-
la proposta,
d' udir
che
alla
Era
sangue
la
se
desima
me-
MauhmeilrRe
di
coloro,
Zurlo,
nella
lasciare
Zurlo,
suslenuto
nella
molte
che
come
presidio.
quel porto
offerte
calamità
giusto
era
siero
pen-
dei suoi
le
erano
la
il numero
Città, quali appena
faceva, respdsero
le
mille
facevano
in
alcuni
trattarlo:
riosi
fu-
cosi gagliarda,
cittadini, cadde
Ferdinando
soldati
è
si diversi
chiamati
fra
vedendo,,
desiderava
tutto, considerata
gline facessero, fu V ultima
e
a
si trovavano,
città giurando
che
dei
ire
ma.
Bassa, il quale
fosse,
dopo
e
patti; onde
dovessero.
mai
larghissime
del
animo
cosa,
difesa
grossi pezzi per
guadagnarlo,
di
le
terra
rallentando
favoriti
muri,
gli succedeva
non
ostinala
e
di
aperture
con*
si battuti, moren-,
tenibile
e
fossi
a
muro
animosamente
insolente
tante
più. volle
quelli alcuni
fra
ben
tempo
questo
te ri laro
erano
e
prima
più luoghi del
in
,
entrate:
batter
cinque
con
tolo
riconosciu-
e
profondità dei
la
per
no,
gior-
1' esercita
punto
Otranto,
e*
accostati
seguente
in
messo
fortuna,
facendosi
pari grado
con
nel
e
verso
che
altra
tentar
senza
tutti
e
adoperati, quindi
Luglio,
fuori, conobbero
veniva
lo
alli
ordine
con
nell*
furono
fu
affare,
grandissimo
Agamath
da
rano
li
di
uomo
era
non
del
tutta
si ritira-
112
sercito
Città,
la
assaltare
per
Pose
tutto.
seri
assediati,
non
di
i nemici
mattino
il seguente
come
avviso
questo
così
si
insieme
quella Città, incominciarono
di
passati pericoli,
al
tavano,
fine
continuare
del
Cristiano
nome
maggiore-
di
di
rivoluzioni
tante
i
a'
fedele
sempre
deputati
al
così
erano
non
altre
fatto
di
riverenza
porte,
lettere,
dal
tanto
tra
Ferdinando
squadre
avviso
della
Re.
che
del
notte
già
ruinati
tempo
ben
dunque
un
ognuno,
la
Furono
in
quel
Zurlo
dal
poco
di
in
di
ancor
quali attendevano
in
ai
dalle
dosi
gridan-
Dio,
di
e
le
raddoppiate
si
sopravvanzò
rifare alcuni
che
per
Era
facesse.
compagnia
santi
di
,
nella
del
desima
me-
d' Otranto
molti
che
uffici
bastioni
la brevità
Pendinello, Arcivescovo
Nardo),
mo
uo-
somma
costui
da
che
spazio
in
ciò
con
luoghi avuti sospetti per
poco
che
quali
alla Chiesa,
notte
consumato
avanzò
Stefano
i
Marco,
Ladislao
servizio
in
medesima
guardia
e
di
le chiavi
iinione
sandro
Alesmezza
fer-
vecchiezza
vicino
pozzo
da' tiri de* Turchi,
Vescovo
i
prese
San
quella Città,
in
e
Erano
poca
non
intervenne
la nobiltà
rinnegato,
fu
vi
quali
per
in
avevano
Chiesa
(prima
da
fra
e
popolo;
gittarono
se
antichi
nobili, che
famiglie nobili,
Diedero
quei di Casa
proponimento
meno
pieno
Fagà.
mantenuta
Coluccia,
Donadeo
Gaetano,
quale
la
Antonio
Angelo
lendo
vo-
indegno
Cristiani.
Re
quell'anno
in
Lanzilotto
e
ai
prima,
,
addietro
per
era
che
non
Gabriele
Caborto
si
cose,
Romani,
governo
Pietro, Notaro
a
di
a
avere
ufficio
fare
,
fra
i
si appresen-
loro
quella Città
macchiare
e
a' mi-
rammentare
a
risoluzioni
che
morire,
e~
stretti
puotè, ri-
che
conchiusero
le
fede
volte
mille
essi
presente
discorsi
medesima
nella
innanzi
varii
dopo
di
che
quelli,
e
meglio
fra
Y
passati assalti,
Nunziata, Chiesa
della
erano
spavento
poco
al
luoghi
concorrere
afflitti dalli
ciascuno
Chiesa
nella
non
trovano
incoratosi
meno
ciò doveva
in
che
e
diversi
per
suoi
erano
nonici,
ca-
de-
113
ascoltati
votamente
figliuolicon
i
-con
che
nita
fu
la
si sentirò
quindi
nel
i
Mentre
che
ripari
fossi
di
quali
di
ore
attendevamo
ad
alcune
e
di
non
e
vi
:
fra
e
questi
molti
altri
Leondari
ciò
Angelo
che
:
nobilissimo
lavorare
impeto
con
Città,non
da
mortari,
a
quali
durò
a
Marco
si è
come
Marco,
di
400
soldati, con
a
modo
i nemici
al
cento,
fra
numero
di
quali vi mori
Marco
ore
il
e
più
a
dar
Zurlo,
delli Falconi
banda
dopo
di
uomini
quasi
loro bastioni, morirono
nei
trecento,
picciol
non
fra loro
molto
non
alle
tornaro
quasi vicino
grossa
una
1' altro
quattro
Antonio
Giovanni
che
vituperosa fuga si ritirarono
da
sopravvenendo
e
tutto
ma
spazio di adoperare
i nostri
furono
Antonio
Turchi
assalto
seguente
successe
terribile
con
Michel
fu
bastioni,
si riceveva
detto
celate
notte
prima
in questo
quel Serissimo
De
la
:
mai
che
cessando
quando
strinsero
così
più
quella furia
capitano
sangue
non
duecento,
quali
fra
conto,
nelli medesimi
e
ingagliardendo,
sempre
de
giamenti
negli allog-
cinquanta
de
capo
sero,
fos-
uccisione
di
numero
e
dei
Antonio
di
spazio
molta
con
i
sopra
portati si
si ritirarono
al
nostri
cittadini
e
di
insegne,
Maiorano
conciosiachò
;
mura'della
loco
dei
soldati
invauo
danno
morirono
i nostri
giorno,
i
dell'
fin
lo
per
bravamente
li
per
ripieno
avendo
combattuto
da' nostri
ribattuti
le strade.
necessarie
ore
che
quel
Oriente, quasi
i Turchi
che
smisurata
città,e
cose
verso
; fu
due
greco
attesero
i nostri
di
perdita
con
è
che
meno
allegrezza:
colti per
nostri
le sedici
poi
verso
ancora
no;
gior-
nuovo
di
palle
della
case
dei
l'argine,assalirono
cinque
le
terra
a
quella parte
il
di molta
tiravano
perchè
molti
dentro,
uscito
segni
uccidevano
peggio,
ritirati;fi-
erano
cuni
giocare 1' artiglieria,e fra quella al-
a
battevano
si
ancora
de'nemici
campo
,
ben
non
incominciaro
grandezza,
pochi vecchi
insieme
Chiesa
nella
che
donne,
alcuni
notte»
mortari
era
dalle
nostri
De
poco
Marco,
meno
Pieri
con
dei
di
di
H4
San
Pietro, Giovan
rimase
de
malamente
ii Bassa
i suoi
o
i suoi
da
avessero
Marso
Bassa
non
la occasione
perciò
del
suoi
a
altri
con
fondata
del
cittadini.
che
tempo,
disegni contrario,
Costantinopoli fraudato
d'insignorirsi
Agosto,
ripari
ebbero
meno
le forze
naro
nostre
vuote
il muro,
loro
T
il
ora
sua
a
grosse
dell' alba
nella
che
ancora
in
vita.
queir
ferito, da
de
e
si
Petrarca
morirono
lì
e
a
Rago,
Cola
ore
è
detto)
in
Marco
si mori.
Era
valorosi
gnalo
guada-
grandissima
con
giorno,
il
volle
nel-
Zurlo,,
intefla=
onoratamente
di Giovanni
e
preso
in
di
tor-
entrare
lor
in
in
che
Antonio
molte
compagnia
de
Francesco
quali valorosamente
altri cittadini
trasto
con-
non
numero,
queir ultimo
finendo
Mazzapinta,
i
ardire,
i nemici'dunqua
:
avvenne
De
lunghissimo
cor
città, nella.quale, an-
passato
successo
ancora
poche
Marso,
con
nel
perchè
ma
incominciarono
Città. Mori
coll'Angelo
rono
incomincia-
grandissimo
si
(come
squadre
estremo
di dentro
inusitato
in
taglia
bat-
della
nella
di effetto
ferito
Il medesimo
delli Falconi,
erano
di
XI
dato, il segno
disfatti, dopo
avessero
che
ancor
perdita,
quale
venire
mostrato""
Turchi
in
tornare
dunque,
valorosamente;
l'entrata
i
che
come
mai
tutto
finalmente
i nostri
che
del
e
quei
mura,
che
più
erano
mattino
l'esercito
alle
difendersi
a
fu
innanzi, é
di
convenendoli
Venerdì
punto
accostarono
del
fierezza, che
lui molto
per
trarca
Pe-
presenti progrèssi della speranza
da
Regno.
in
messo
si
i loro
del
di
risoluzione
naturai
irato
era
solse,
ri-
più larga
quella parie
questa
sua
si
mattina,,
molto
da
era
Era
nella
meno
andava
sdegnato
tutti la seguente
Città, qual'
vano»
segui-
cose
quella pugna,
di
dell'altre
muro
Francesco
e
queste
molto
e
morir
a
nella
entrare
che
il fine
avessero
il Zurlo,
mentre
bragia
divisando
pernin' apertura
che
di
occhio
con
altri nobili,,e vi
molti
e
braccio
un
ferito. Ma
pensieri
che
p
Gaetano,
in
ferito
gravemente
Muro
fra
Tornasi
parti
tonio
An-
Alessandro,
quella giornata
il sangue
scor-
I1"
reva
Città, per
la
per
quali a palmo
i
quelli arrabbiati
di
quando
entrando
barbari
e
di
quel
al
di
Pretato
Casa
Morirono
in
quel
queir
in
non
si
io
queste
di
de
Pasca,
di
dell' ordine
Otranto,
celebre
che
la
per
scrivendo
frati
tempio
un
non
meno
navigazione
ugual
fortuna
di
buona
vita
letterata
li altri si
erano
di
e
di
in
:
alcuni
di S.
lontario*da
vezzo
a
Virgilio
in
Italia;
fra
quali
sico
fi-
vi erano
di nominare,
e
talina
Ca-
giovane
un
fa
morì
onorati
ricoverati
gelo
An-
Minerva,
Poèta,
sommo
dunque
corsero
e
tinsero
essi
che
tutti
come
,
vi
erano,
Abate
Pietro
San
quei canonici,
sangue
que
dun-
Abate
consacralo
essere
con
voglio
Pino;
de
Arcivescovo
miglio
di Enea
i-nomi
Casale, dell' ordine
di
lui
esso
sa
quella Chie-
di
esso
lascio
un-
di
con
detto
io
per
che
quella Chiesa
eia, persona
con
eh'
di
e
Nicola
San
menzione
la
poveri
di
è
Basilio, questo
uomini
del
nipote
con
Mazzapinta Dottore,
Marziano
questi degli altri
di
ancora
Cola
Nardo»
in
vivi. Erano
Angelo
Abate
fu
madre
meritevoli,
tempo
uh
atto
nato
ben
come
Monsignore,
Marcello
detto
M.
tata
por-
quali acciocché
alcun
Luna;
iseberzo
canonici, che
dei
di
il capo
cui
Cartelle, Cantore
Antonello
e
cameriere
i
delle
Pbrtararo;
de
Tanni,
per
la
caro,
tutti i
è proprio
crudelissimo
Galalina,
in
assistevano,
con
Pietro
; Abate
frati
tumulto
Antonello
costoro,
oltre
fiero
lasciarli
carte
molto
Pietro
smarriscano
Demetrio
Bassa
San
ufficio
il che
mozzato
di questo
ministro
Malelal
Baria
miseramente
quei
di
moltitudine
una
spaventevoli grida,
fu
popolo,
del
parte
una
quello
in
vita, che
togliendogli la mitra, poi per
pubblico ;' fu
chiamato
lui
di
quella nazione,
santo
nero
quel tempo
sopranominato
lo
buona
e
comunicare
a
reimpendolo
Chiesa
mani
dalle
difendevano
nella
Santa,
de
in
si
stiani,
poveri Cri-
dei
uccisione
palmo
a
attendeva
tempo
grande
cani. Era
Stefano
Arcivescovo
istesso
la
nella
fra
costumi,
Coluc*
Bernardo
quali
Città,ancora
insieme
che
come
416
lontani
da
quella,
sacco
vergini furono
violate.
Città quelle grandi
della
tempo
luogo
o
più d'ogni altra
e
Ladislao
de
su'l porto
e
si rinfrescava
in quella parte
nell'
come
del
le
tutte
Dedalo
:
di
di
galere
Regno,
Venezia.
Era
Italia, se
la
pietosa
dosi
coi
difesa
sua
di
man
in
1' ardito
e
fracassò
Sabba
poi
i
non
,
nel
grossa
l'
del-
dato
corso,
soc-
Grecia
armata
ottanta
avevano
essi loro
quindi
passato
golfo
affatto
l'avesse
di
d* altre
il resto
sono
Dio
con
e
tutto
impadronirsi
venendo
agevolmente
in
dissima
gran-
Italia,preso
per
quali
una
uomini
città che
una
mini
uo-
lapige. figlio
d'
trovò
porto
dagli
con
danni
gl'imperatori
ancora
messo
a
di
le
riguardo al
nobiltà, vediamo
e
trovò
non
Sabba
signori Veneziani,
nondimeno
li ruppe
il che
predando
questo
conciosiachè
lo
Otranto,
andò
che
navi
di
e
altra
nessuna
da
di. Africa
Re
così
Regno,
a
quel luogo
in
della
abbonda
edificata
stata
essere
l'aria,che
cose
avere
vorremo
potentissimo
saccheggiato
e
a
noi
che
nell'altre
del
cede
aria,
Tarmata,
oltre
che
non
quella di
è bellissima
quali due
poi alla ricchezza
prede abbondantissimo,
di
se
ella
quanto
se
armata
del
nobile
Creta, condotti
Sabba,
venuto
prima
e
altro
promontorio
quasi
aveva
non
luogo
pale,
princi-
al Bassa
salutifera, che
Europa
di lei, troveremo
dell'isola
che
di
imperocché
;
porto,
desimo
me-
niun
casa
finestre
sue
.vista, dalle
antiqua
esser
mondo
principio
di
altre
in
come
parte
una
nel
maggiormente
grandissima
una
sopra
è
da
dalle
vagheggiando
Fu
posta
casa
Città, e perciò
cara
già vittoriosa
Città,
delta
mai.
assegnata
capace
è la
Marco,
della
al Bassa
già
si fossero
usale
nel
ogni
per
crudeltà, che
Chiesa
bellissime
e
altre
usate
ancora
a-
donne
la
messa
legate, ed
barbare
e
molte
nobili
molte
altre
Erano
fu
tutto
per
miseramente
tempio,
potevano
parimenti uccise
spogliata dagli ornamenti,
e
nemici,
dei
venuta
correndosi
figliuole,insomma
e
la
salvarsi; vi furono
gevolmente
a
intesa
a
sero
aves-
ligangalere»
giornata
sopra
ad
!i7
la
Ancona
Lottano
spavento,
mosso
Iddio
Sabba
cosi
maggior
Africa,
Otranto
Città
cui
da
di
banda
Horatio
dei
ciascuno
1' animo,
dell'
caldo
vestiti,
e
lissima
sono
e
pur
abitatori
recano
grandissimo
a
poco
vedere
miglia, che
dà
uccelli, intanto
della
dall' altra
:
i molti
Provincia
è
abondanza
che
se
non
uè
di
parte
alberi
di
solo
sentono
spessa
due
mon-
insieme
due
vi
il maggior
di
veggono
neve-
bel-
una
vi
stagione
ogni
salutifere
e
bellissimo
un
delti
quando
in
dall'Aquilone
dispendio
nella
ben
1' Oriente
verso
ove
la detta
mare,
vi sono
si
sicuro
poco
dai
vi
e
Otranto,
me
co-
tutti fin
sima
è bellis-
di
ulive, quindi
sono
di altre
ma
commodità.
da
ma
una
tramontana
lago di circuito
pesci
parte
evi
Romani,
artificio
verso
quali agli
le
questa
,
molto
che
erbe,
da
piccolo giovamento
per
più oltre
sole
di
quella
a
esser
tutti
cingerlo, incominciata
tenta
qual città del
,
fiori,e
che
pericolo che
nel
massime
e
volta
campagna
non
ancora,
tralasciato
e
del
onta
in
Acrocerauni,
Vellona,
stesso.,
parte
mille
sempre
(abbiiea,che
qua
questa
fertilissima
il porto
di
dà
vi
ad
anno
ritornarono
Siede
sogliono
che
Y occhio,
e
quei
sito
il resto
e
detta
sé
per
di
i monti
sono
nemici
come
se
la
con
e
avanzare?
monte,
; vi è la bocca
naviganti
rallegrano
vi
rimpetto
infami,
'ticelli,
che
nel
e
sopra
affogarono,
partimmo,
che
non
quando-
mori
quel manifesto
bellezza
di
che
parte
gran
una
di
in
ristretti in Roma,
capitani
si
donde
pareggiarsi,
possa
in
è
i
impauriti
e
messi
contrastasse;
miseramente
sbattuti
in
popoli, mandò
che
tornando
Napoli
di
Regno
e
Ma
soprastava.
suoi
,
così l' Italia fu libera
e
chi
era
e
sono
in. quel tempa
vilmente
erano
tempesta
rimasero,
Sergio, che
dei
dell'armata
parte
signori Veneziani,
non
compassione
a
terribile
che
pochi
Sabba
con
gli altri luoghi che
e
Pietro, si
di
il che
per
i
Imperatore
Sedia
la
teneva
tutti
indeboliti
{ratto, onde
quel
Je
ardendo
prese,
quattro
cacciagionidi
molti
Ma
di
altri
dove
mi
luoghi
vado»
118
io
che
di
di sotto
due
che
senza
folto
bel
un
giardini
detti,
ben
inducono
lf aria
nò
freddo,
due
e
della
più
molto
caldo
dell'antri
ivi
natura
che
ha
maraViglioso
Qui
Città
i
sotto
correndo
Idra
le
giardini
malte
e
Città
della
mura
altre
e
onde
d* argento
se
quello
che
dini
i citta-
sue
qualità
della
1' occhi
in
detta
di
è cosa
valle,
sene
mare.
IN
da
Versa
In
LODE
l' urna
D'OTRANTO
di
forbito
gentil fresch' acque,
Hidro
Sten
CAVALIERO
D'UN
ì
cui
lapilli tuoi
rendo
il tuo
gemme
rivo
argento
e
cristalline,
più fine.
almo
gnando
ba-
viene
paesani, quasi
SOLETTO
FATTO
credibile
in-
:
parti irrigando,
n' entra
molto
formati
,
"jon
fiori
la maestra
che
d'erbe;
su
di
no,
stagioni dell'an-
contrarie
mezzo
per
lare,
par-
abitarvi:
si sente
piuttosto dalle
ma
,
chiamano
vi
in
possa
popoli ad
non
artifìcio
di
sono
questi vestiti
questi monti,
tra
che
è chi
non
vicini
adorni
sono
della
nome
due
vi sono,
stelle, poiché
fonti
dei
che
modo,
nelle
vi
con
dire.
a
dal
in
più
l'infinito
somiglianza
nanno
dirne,
lo
per
che
le
colli
a
i
spesso
temperata
lomoncelle
e
di frutti,
resti
non
racconterà
Chi
bosco;
varietà
distendono
si
numerare
superbissimi
grandissimo
molto
di
prima
e
molto
che
è
da
cedri,
giardini»
bellissimi
e
miglia.
di
e
mura
sue
tre
ardisca
di
ragionare
le
presso
narangie
non
essi
ristretti
o
di
alberi
degli
da
,
incominciano
spazio
vi
avendo
intrigando
concento.
120
di
luogo
in
sapeva,
il detto
affermava
ciosiachè
né
onde
Agomath,
il
in
quale
scompiglio,
tutte
di tanto
volle
piccole
con*
segnasse
gli con-
detto
esso
rimase
cose
di
come
che
eh'
quello,
scritto
sossopra
libertà;
egli origine dal detta
traer
era
alcune
con
e
Bassa
quale
la
concesse
contento
anco
nel
il libro
l'aveva,
premio, gli
niun
in
casa
valore,
fra
•
frammenti
tanti
Bassa
fu
di
Ladislao
libro,
allegrezza,
certa
il Bassa
che
detto
teneva
liberi
sciare
gli rispose
che
al
Signore;
animo
di
il Bassa
avendo
libertà
dar
almeno
ad
del
schiava
si trovava
onde
agevolmente,
moglie
e
chiamata
che
seco
voile
al detto
cosi
era,
dar
libertà,
menarle
loro
ugual
propria
questa
primi
miseria,
volontà
fosse
Eufrasina
assalti
alquanto,
era
e
due
ch'ella
figliuole;
risoluta
d'aver
quella che
da
di
Michele
meno
ottenne-
donna,
loro
due
Che
la
figliuole
donna
stimava
e
che
a
durare
la
Leandro
non
la
poiché
morte
la
così
Hgliuoline,,
bellissime
non
la
con
e
sua
a
con
lui
esse
la
non
dipartisse.Era
morto
luogo ricerca, eh' io
per
tuendo
resti-
Memmo
alle
desima
me-
figliuola
sue
Eufrasina,
come
volendo
non
detta
lui, al che
esso
Città. Questo
ciò
già
fortuna;
e
moglie
della
detta
non
soggiungendo,
piacerebbe,
non
la
queste
con
quella delle
senza
ma
imperocché
subito
alla
della
questo
Baglivo, Gabriele
figliuole, volle
consentire,
libertà
chiamare
due
menava,
disegnò
Baglivo di Negroponte,
fattasi
all'incontro
due
con
chio
vec-
pregarlo, che
a
parente
sua
famiglia di Catacusinò, la quale
gran
il buon
punto
tornò
una
la*
egli designato
,
,
volesse
schiavi
volerli
a
di
finita la domanda,
appena
si smarrì
non
franchezza
con
ma
:
possibile
era
non
suoi
figliuoli.Aveva
favella
nostra
sto
que-
libertà
la
per
il
che
per
umilmente
,
dono
farne
lui detti
esso
con.
della
contentezza
Città, lo pregò
della
del
mosso
speranza
,
nell'acquisto
di
da
ottenere
figliuoli
suoi
tre
d' infinita
fu
soprapreso
intiero
trovato
piena informazione
già
mi
nei
lati
di-
delle
121
in
cose
quella guerra
il Galateo
suo
Non
dunque
sono
autore
gentiluomini di
cui
con
la
dal
due
Eufrosina
ai suoi
Geronimo,
già tutti
avvezzi
del
guardiano
eh'
egli
del
e
paggi del Signore,
e
l'altro
la
fra
predetta scrittura
Facendo
pensieri quello
suoi
dava
via
tutta
dopo
molti
secreti
di
l'impresa
come
marziano
ritorno
era
all'
contrario
avuti
voleva,
Otranto,
a
detta
non
conveniva,
come
Brindisi,
lui
e
tanto
ecc.
fra
Y estade
di*
l'armata,
ritenere
tava
suoi, solleci-
i
egli guardare,
rimaneva
avesse
che
,
quasi di niuno
volendo
nei
teo
Mat-
rimanenti
tanto
mero
nu-
potuto seguire
più, intendendo
Città si rinforzava
successi
che
era
a
M.
era
divisando
e
ai
con
Imperocché
da
istoria,dico
vedendo
quel porto
capace
altri,che alcuni
Ladislao,
doveva,
far
la città
tutta
in latino
greco
soccorsi.
di
—
dunque
ragionamenti
gente, che
la
da
che
alcuni
quella infermità;
tradotta
di
nuco
Eu-
un
però,
predetti figliuolini,
sostenne
casa
del
bugio, vendendo
un
i nuovi
tuttavia
come
più età
per
uccise
i due
questi
presa
pestilenza in
non
essendo
da
aveva
pigliava per
palazzo
poco
erano
la peste
1' acquisto d' Otranto
non
come
Baiaseth
giorno nel parco
attaccata
costui
volta, il che
segni suoi, poiché
momento,
loro
nella
il Bassa
dimorando
dì,
nel
del
istesso,
fratelli di
due
mancavano
la detta
Fu
di
come
Tafuro.
fu
parco,
giardino.
da
erano
Mago-
dell'
opera
di Marco
pezza
secretamente
Costantinopoli,
che
per
di
figlidi Ladislao, quali
buona
Signore, agevolmente
frutti
e
si
tutte
quella servitù, conciosiachè
in
sollazzarsi
a
denari
figlioline,che
Bega;
tre
e
iscrizione
Costantinopoli accompagnava
Agomath,
Magometh
sopravvissuti
tempo
fogliouna
prieghi ottenuto. Geronimo
di
dei presenti
mano
ricuperate dalle, mani
Bassa
successore
di
di
in
un
quanto
diligente scrittore.
e
che
vidi in
le due
con
del
fratello
mesi
Patriarca
ciò altri veda
a
veridico
Marco
De
casa
pubblico di Cristiani
meth
e
fosse
ne
ben
Simeone
detta
seguite, che
muri
egli tutto
e
si
il
riem*:
2
122
di
piva più sempre
quei rispetti che
di
tenendo
rituali,che
piena
prigioni
su
nel
trovaro
del
fine
suo
suole
la cima
spiacque
nulla
obbedientemeote
mattina
però
legati
due
a
Città
nella
si
trovavano
perciò
erano
furono
Bassa
ristesso
la
fosse
che
mai
fine
a
prete
i
effetto
questo
del
parte
tempo
il detto
vi
che
vennero
in
abito
così
a
che
per
dei
suoi
egli,che
animo
a
condotti
furono
alcuni
ad
sontuoso
prete. Costui
della
casa
e
messo
ni
"
a
Ito
a
come
venisse
ragionare
luogo
col
dunque
per
nella
or*
ordine
più alta
padiglione, nel qual
magnifico
sedere
che
scemasse
così primo
Bassa,
il loro
accampare
desimo
me-
era,
punto
sì che
al detto
del
un
qual di ciò
animo
che
non
dri
pa-
dipartenze, ed
sapere
tuttavia
dissimo,
dei
si udivano,
tutto
sollecitando,
fa
si trovavano
non
quei rammarichi»
di terribile
attendeva
poco
lasciate
,
molti
fatte
piuttosto accrescesse,
dell' opera,
Cristiani
Bassa,
molti
ma
suo
Moplesi, che
poveri
i rumori,
la .seguente
propri figliuolisotto
intervengono
che
nazione
questa
perchè
Città
ancora
figliuoliche
la città
si
insieme
della
portati fuora
ma
intesi per
mandò
cagione;
perfidia del
la
tanti
i
con
lecito di
tutti
Signore,
i
fatti
erano
mura
che
aver
prede.,che
Turchi,
ai
suo
tutti
e
ancora
ordinario
per
donne
qual gli
stato
altre
dalle
furono
quindici anni;
padrone,
che
due
a
le
eccedere
col
si
che
che
come
ma
portarsi
spi»
cose
nostre,
era
le
ordine
sapessero,
nome
per
Costantinopoli, volle
colle
detto
stretto
loro
nelle
Papa
ordinando
d' un
soleva,
nelle
meno
:
diversi
detto
sinp allora
Città
il capo
,
quei schiavi
molto
e
della
su
lontano;
poco
di
niuno
a
galere,
sacco
menassero
sempre
il
gli ultimi
erano
per
Mopfesi
ha
numero
che
le
come
partire da
suo
del
; come
menarli
si
al
certezza
non
andare
Prete
suo
ordinario
per
questi
quella maggioranza
ha
dato
stato
era
'1
con
che
Talisman,
;
gli facevano
disegni. Finalmente
ragionamento
gente
nuova
sopra
vi
sopraggiunse
alcuoi
finissimi
4»
i
m
tzpelì, ivi ordinati, fattosi
^vecchi, e altri, che
le
«on
loro cosi
vi
cui
trovate,
della
(mercè
.soverchio
stessi
buono,
-co
pietoso
è
l' ufficio
vi
e
seguendo
il
morire.
bisogno
estremo
pronti
nel
nostra
invitta
perchè voi cosi
«
la
le
domato
ha
Tracia
impauriti
di
i
che
Quello
dunque
questa
che
afflizione,
vera
per
per
alla
fede
sia, potete
ordinario
da
chiamate,
nò
vedete
pur
vostri
se
ne
miseria
avete
non
di
avete
che
aprissimo
a
fare
del
nostro
i nostri
è
presente
si possono
niuno
altro
a
dire
di
popolo che
posito
pro-
con
sionevoli
compasriceverli.
abbiate
quale
atf
quanto
progressi, che
che
voi
lo
dete
ve-
che
vostri, eose
voi, che
fio
ora
liberarvi da
la
l' occhi
e
noi
Mahumeth,
su
Grecia
la
medesima
vostro,
senza
dalla
qui, quando
l' error
eserciti,
salute,
sin
può
dai
e
mi,
immaginar-
le braccia
conoscere
savii
io
ristretti
sol
vostro
vostra
dalla
è, che
bia
ab-
vi
che
difendervi
so
stanno
riconosciuto
fanno
che
ora
soggetti, ogni volta, ehe
agevolmente
questo
avventura
e
nostri
loro
non
tenuto
condanna
Provincie intiere, soggiogata
Principi
farsi
quale
conto
poco
insieme,
della
accostarvi
dalla
potenza,
del
tanto
in
che
V esercito
alla
valorosi
che
prò-
peccato,
sarete
rivolto
tutto
già pazzi più
foste
voi
mia
questo
a
voi
da
e
colui
sia
opportuno
come
vi
io
tanto
partito che
del
contro
che
è
è della
quello che
quale
vole
compassione-
tutto
gravezza
essere
giudicando
,
riceverlo,
quanto
issa
che
rimedio,
lo stato
nella
provate,
che
arme
vergognerò
mi
portar
a
alla
sia
qualche
io l'ordine
è solo
quale ardire
Non
porgervi
pigliar V
nel
avete
mmcsso
di
due
a
la voce
già siete,
del
quei
due
poteva
miseria
lo
quanto
riguardo
aver
senza
Signore,
a
lo vedete
di
a
infelice
la
poiché voi
ricordacelo,
sia;
erano
caduti
ostinazione)
alcuni
più che
grande
quanto
vostra
a
fessione,
abbiamo,
favellare. «Quanto
a
e
apertamente
e
detto
come
giunte legati, alzando
mani
Incominciò
in
d'avanti
menare
Cristiani
qui.abbia
moss»
vi
124
del
stali
Iddio
più
suoi,
dei
di
maggiori
non
sia
ne
di
il fatto
vostro
schiavi
vivere
ciosiachè
che
alle
voi
in
vedervi
non
per
assedio
avesse
già faceste,
che
più
le
neir
che
resta, che
che
lo repugna
,
dunque
questo
è
dove
la
punto
un
vita,
; oltre
occasione
di
di
vostra,
avventura
d'
e
vi
bassezza
soprastà, ed
non
che
è
invitati
e
a
cui
io
facendo
non
le
all'
alla
tutta
vera
chiamati
vi
a
e
con
altro, là
perderete in
vi si possa
vi viene
legge,
tanta
dovi
parten-
dunque
recando
vana:
vi
ragioni
potete
,
non
solo
uno
cbe
perando
vitu-
Re,
aguagli; conciosiachè
travaglio in che
e
legge
e
in questa
schiavi, ciò per
ignoranza
vostra
che
qual guadagno
ora
modo,
nostri;
di questo
all' uno
veggo
si
del
continuata
dei
meno
altrimenti
ritornare
questa
non
meno
questo
a
essere
stato, lasciale
questa
io
che
che
questa
non
Bega,
invittisssimo
la nostra
l'anima
e
d'avanti
parar
data
operare
come
il vostra
che
ostinatamente
per
stro
vo-
con
dato,
aver
schernire
a
nostro
con-
quei partiti onore*
rimedio
al menarvi
avete
non
tanti
voi
altro
vita, che
quanto
udite
vivere
volendo
altra
del
insegne
che
Signore Mahumeth
mio
così
avere
vi aveste-
che
vorreste
aveste
avendo
ora
sacre
come
veggo,
del
nome
difesa, ammazzando
la
sempre
miseria,
di
luogo ogni volta,
facemmo,
vi
vi
che
di vita
resta
quella credenza
fatti,non
innanzi
furono
in voi
principio, acciocché
a
tale
stesso
vi
pentite di
questa
ora
voli, che Agomath
vi
vi
che
so
innalza
infinitamente
miseri, cioè
che
prima
data
aveste
danno
gran
di
di
avere
per
profferte che
allora
rendere,
a
sarebbe
che
sé
per
è sola
che
ch'egli
cura
più liberata vi serba
dirvi
il rimanente
tutto
questo
e
grandezza
ingrandiscee
molto
potrei mai
toglie fin qui la speranza,
a
particolar
tutti loro
che
premii
vita,non
la
la
meno
non
che
Bega,
quanto
e
nell'altra
manifestò
il cbe
Mahumeth
nostro
tiene
a
l' arme,
noi
contro
altezza
di
partitevi ornai da
trovate
saprei dar grado
di presente,
di
miseria
125
«
afflizione;che
di
dir
suo
padiglione,
il
al detto
Moplesi da
lor
-all'
onor
l'aveva
a
alla
difendersi
Costui
il
quello
poco
avanti
dall'armi
le
l'ora
in
lor
dette, che
loro
nostro
a
lo persuadeva
di
tuttavia
dato
che
primo fu Antonio
:
«Noi
Cristo
«Jose
di
giorno, dopo
un
tutti insieme
quale
a
terna
in
vogliamo
sarà
noi
confessione
allegramente
cantaro
Martiri
sapevano
e
i
alcune
tutti
a
della
questa
per
nome
detto
di
Gesù
di
prego
la
morte,
della
segno
e-
santa
l'altro, dopo bacieremo
molto
non
Sacra
vi
gloria di vita
E
comunione».
santa
e
la
Croce:
saranno
vere,
accettare
ed
a
alcuni
Moplesi/ si fatta confusione
questo
noi
Il che
voce
lasciate
altri che
gli occhi
Maria.
fatto
dopo ad alla
Scrittura,
lettere, volgendo ed alzando
il
lui la Santa
morire,
l'un
perdono
Dio, altri il Misererò,
di
offerte
voltiamoci
bisogna
noi
poveri Cristiani
lodi
negare
rin-
tante
fossero
acquisteremo
volendo
della
perseguo
inteso
volessimo
intese
esso
,
cercarci
il terreno
con
volentieri
vita, che
punto
un
Pri-
abbiamo
con
l' avete
questi Turchi
di
l'offerte
conseguire
,
abbracciamo
ed
Cristo
arditi
come
imperatore.
,
tutti
plesi,
Mo-
alias
infiammato
e
sue
potendo tirare quei
dire
amato
tutti voi
come
queste
erano
invittissimo
e
e
della
onor
per
Turchi/ che
dai
fattene
quasi tarda,
era
non
mai
parlare
a
affrettare
Talismano,
stimando
:
fé* inten*
,
castigar loro
che
nel
era
quel giorno rimediare
il detto
che
che
volesse
Signore,
quelli Cristiani,
del
fede
da
fattene
di
che
consigliato
stato
più
mentre
promesse
la
che
di Mahumeth
incominciò
lunghe
dei suoi
uno
pigliar risoluzione
che
riponersi
fede, conveniva
lor
fine; alcuni
maldo
a
Bega
su
dunque
a
venuto
era
Mahumeth
parole fondate
il Bassa
bisognava
nazione,
di
Cristiani
lui
da
bellicosa
ma
avvertendolo
egli, come
maggiore*.Era
resta
non
Moplesi,
prima
poco
ragionamento,
«he
quella
a
più oltre il detto
per
dere
questo
da
non
al Cielo
mavano
chia-
a
smano,
Tali-
pose
nell' animo,
cha
di
volse
morire
per
spalle
le
vedendo
più di aprire la bocca,
osando
non
si
e
cosi
Cristo
di
amor
mise
allor
allegramente,
Bassa,.
del
padiglione
al
dietro
zia
(sostan-
tanta
,
il
caduto
quale
di
quelli Cristiani
Bassa,
così
che
padiglione,
busto
il cui
che
ei
bastarono
in
ritto
terra
egli neir
ha
gli diede
che
fu
il
che
Città
fece
il
vero
rivolto
solamente
che
:
e
grande
il Bassa
la
al
con
sola
d'iddio, per
terribile
faccia
Bassa
al
schiavo
era,
terribile
à
Cristiani,
la
metà
quel sangue
su
dunque
che
sua
colle, dove
del
giorni
fu
altra
quanto
del
gira
dimorando
che
desimo
me-
che-
poveri
,
molti
che-
al segno
inscrizione
cima
a-
luogo secreto,,
in
dissimo
fa
mero
nu-
denari,
di
suo
dei
rosso,
dileguarsi. Finita
e
che
mare
poco7
di
casco-
Memmo,
vecruto
perchè soggiace alla
tagijo, si tinse
mostruosa
abbiamo
con
come
non
Bassa, per quello ch'egli
Negroponte,
,
questo
mai
riposti
aveva
noi
sino
Gabriel
a
quantità
alcuna
del
carta
il sangue
miracolo
senza
e
di
pezzo
un
gira il porto
della
Fu
città
Baglivo di
Corse
nome.
erano.
sua
detto
al
seco
vita
terra
tutti
furono
stupore
la
numero-
tenuto
gran
senz^a saputa
proferito
essendo
dette
ricatto
della
assèdio
a
il che
«lasciata
insina
ogni
operasse
che
,
che
suo
morti
Dio;
\
predicò*
al
furo
corpi morti
dei Turchi,
di
schiavi
per
ciò
benché
per
Turchi
detti
dato
vendo
mani
il Bassa
altri
con
quali
i
Àuto*
ritto per
su
il
di Cristo,
amor
per
suo
mozzo
spettacolo
in
rimase
che
forze
gli altri
con
di
si
dalle
gli altri
con
le
tutte
tutti
morire,
a
cadesse
ciascuno
a
doloroso
e
Dio
ancora
e
fare, che
a
corpo
più,
e
fosse
morire
di
opera
al
cittadini, il quale primo
i
volessero
per
ottocento
sforzo
fra
gli altri indugiaro
tutti
di
che
sì fiero
a
il detto-
legati si appresentassero
passarvi avanti
principal
Cristiani
ai
ivano
principio
Primatdo
nio
al volto, ordinò
mostravano
come
nel
e
Diede
capo.
che
l' allegrezza
dispiacere, mirando
in estremo
quel
l'opera in?
mai
stata
Ladislao
de,
ver-
De
sia,
Marco,
1*8
quali parole Y Arcivescovo
la
ch'egli l'aspettava
Turchi,
quei
città di
Lecce,
l'Arcivescovo
con
nobile
venuti
:
tutti
lina
banda
dall'ora
depredando,
il guasto
bestiame.
Lecce
al
Il che
era
non
di
arrivavano,
quattrocento
non
perchè
quelli
Ferdinando
le
che
tanto
tra
ma
aveva,
le
di
come
in
quello di Toscana,
Otranto,
era
in
grandissima
chiamati
alcuni
parlamento,
perdita,
fu da
come
del
suoi,
molti
Regno.
quale
a
Egli poteva
in
a
rimentati;
espesavano,
pas-
dicemmo,
tutte
si
non
della
posta
detta
nel
tinente
con-
agevolmente
ogni tempo
di
guerra
il che
trionfare
ciò
sopra
curare
è
il che
per
tenendo
loro
partirsi dalla
cosi vicino
porta»
modo
di animo,
città che
una
della
non
doglioso della perdita di
essi
con
persuaso
dovendo
non
era
e
erano
tanti
a
questo
sopra
confusione
in
successa
ricoverarla,
della
dei
dentro
più dei nostri
in
cose
forze
sue
che
fuor
e
di
prede
dei nemici
neanco
più destri
erano
givano
predetti, che
a
del
di Lecce,
grosse
i cavalli
osi di uscire
erano
cia
Provin-
della
nell' animo,
più, i nostri
e
della
nell'arte
al territorio
sino
perchè
caccio,
Bran-
nemici, che
dei
biasimo
poco
Marino
esso
riportandone
e
; ma
Erano
sdegno
tanto
spingevano
paese
-si trovavano
numero
oltre
si
più volesse.
in aiuto
di cavalli
poi i cavalli
in
dentro
quali pochi giorni prima
re, i
risposta
questa
che
dando
al
con
messe
Bassa,
Ferrante
con
e
a
o
valorosissimo
e
a
caro
come
di Malli,
il Duca
rispose
desiderio,
con
campagna,
Napolitano,
milizia, piolto
erano
in
o
turbarsi
punto
senza
Toscana,
si
non
era
,
da
promettersi più
in un
respirar quei popoli,
altri
contro
con
di
i Turchi
contro
signore
lui
non
le
sue
della
e
altro
sopra
l'industria
di
più
nuove
cose
sarebbero
forze,
e
Toscana,
mai
molto
verrà
lasciando
tempo,
tutto
i
Pietro
de
:
gli
arditi
meno
come
Medici
ritenere
in tempo
ò
volta
gli
più de-
Fiorentini, che
mostravano
a
questa
macchinavano
ancora
che
quella città
ch'egli fattosi
ragionevole,
con
dop-
129
pia
potenza
far
solo
alla
si aveva,
acciocché
l'armata, la quale
di
così
questo,
di
come
neanche
credibile
era
lo
per
i
più tempestoso,
Turchi
che
Altri, considerando
Regno,
che
lasciare
potesse
quanto
Otranto
si
e
sito confacela
che
acqua,
vi
potuto
Loffredo,
dell'aria,
e
Francesco
signori Napolitani accreditati
appresso
specialmente
Loffredo:
di Toscana,
guerra
in
certo
più
i
la
che
quale
pensieri dei
seconda
e
con
il
tenere
più
al
laddove
nemici,
e
e
forsi
ottimo
parlava
alla
Rodrigo
Re
di
libera
Re,
e
dalla
quello, che
la fortuna
gli
leggiera, ucella
e
parole quasi che
nome
alla
per
in loro
correre
con
già chiaro,
per
illustre
aiuto:
uomo
andare
de
Avalos
le molte
il
tutto
mano
scana,
la To-
di valoroso,
costui/ che
era
per
così
in
ottenere
però debito
gli altri,D. Innico
e
d'anteporre
quasi di
e
si poteva
era
tavano
rappresen-
Provincia
una
Aragonese,
in altro tempo
certe
gli tornava
perdita di
miglior ventura;
con
del
di
conto
Regno, il quale spogliato di presidio, era
dei
altri
e
rimovere
quell'altro, che
biasimo, che
Toscana,
devota,
molti
Principi. Altri, quali piaceva più questa
opinione,
l'acquisto della
dei frutti,,
e
la Maestà
si doveva
di
quanto
e
Pappacoda,
che
volubile
come
Ferdinando
a
nobile,
dovendo
mano,
sua
prometteva,
lo
detto
per
l'esercito,dicevano
mantenere
a
del
cose
dei nemici
mano
per, la bontà
correre
soc-
Otranto.
pericolo alle
in
conservasse
loro
sono
Ciccarello
come
D.
Y Adriatico
vicinanza, ch'ò da quella città a'iuoghi del Turco,
quel
è
dentro
di
era
Velona,
nella
avrebbe
non
dargli
poteva
ritenersi
a
sarebbe
tre
Otranto, ol-
di
porto
poiché essendo
,
l' inverno
la
quanto
e
capace
dubbio, che
del
egli
che
come
picciolo circuito,non
commodità;
fatta
questo
servirsi
volendo
naufragare,
per
è
non
Brindisi,
tuttavia
quel porto,
da
a
,
di
cura
guadagnasse,
l'occhio
distorre
ritenervi
a
lo
non
aver
che
quello
di
ma
di
solamente
era
il nemico
poteva
non
ricuperazione;
sua
cosi
figliodi
prove
da
130
lui. fatte nei
movimenti
primo
da'
preso
essendo
-
Genovesi
reale
remando
la
molle
lui,
di
dunque
lui
movendosi
Al
gnore
là,
che
dei
che
subito
alla
il
viaggio
avevano
guardia
di
500
con
di
molti
ciò
e
di
Italia,che
di
Napoli,
nel
danni,
cere
pia-
si
rava
prepa-
intendendo,
Ferrante
Brindisi, mandò»
Giovan
racciolo
Ca-
Francesco
nella
ordine
il medesimo
tenendo
corsa
poco
Medici
fissi a
gli occhi
quella Città
fanti
di
non
si-*
ni
opportu-
diversi
e
non
farsi
per
con
particolarmente
e
ri-
Napoli,
a
Alfonso,
ad
sforzatamente
i nemici
tuttavia
tornasse
,
Fiorentini,
seguire
d'
ricevuto
aveva
riavere
per
Fiorentini, da' quali
i
castigar
presso
ap-
presidii di gente. Diede
nuovi
nobile
egli dunque
che
a
di
perdeva
quell'assedio
mentre
così
parte
da
onorata
supremo
perdere affatto l'occasione
di
presente
Alfonso, che
ne
se
dunque
era
l'Italia. L'autorità
giovane
Toscana
-
liberalità
dal
e
provisione
picciolo dispiacere
non
una
Napoli
a
far
il
radunar
a
parendogli
:
Regno, si
in tutta
a
subito
di
Ionica
Filippo Vi»
con
acquistato grado
il Re
avvisato
avviso
questo
meno
indusse
tuttavia
il
ridotto
di valoroso
dall'assedio
attendeva,
da
ritenuto
e
ricoverarsi
aveva
rante
Fer-
a
D.
questo
Caniberlingo del Regno, ed
come
onde
Otranto;
paggi,
Visconte
gran
e
Fu
sopravvisse, poiché
a
dignità si
altre
di
di
del
eletto
cari
che
Alfonso
morte
Ferrante
più
il tempo
tutto
perciò appresso
e
primo, nell' Isola di Ponsò,
Alfonso
con
dei suoi
uno
Spagna,
grandissima.
in slima
era
sconte
dopo
di
,
Città
di
di
la
cura
la
Gallipoli, sotto
Racle
di
300
con
Monopoli,
persona
fanti
ed
a
:
ad
di
Puccio
Alessandro
Ramundo
del
Tolomeo
Carrafa
Balzo
rone
Ba-
fu data
di
Conte
~
Ugento quella
che
menato
Provinciali.
terre
e
aveva
In
Matteo
modo
questo
di Marina
genti al
E
di Taranto.
numero
con
menandoci
Hispano
400
per
ordine
assicurandosi
ogni vigilanza attendeva
di
quattromila
fanti, oltre quelli
del
Ferdinando
a
radunar
quattrocento
e
Vice-Re
delle
fanti»
più
ca*
13»
Talli
la
maggior
pensieri divisando
l'esercito
del
parte
fatto attendere
che
i cavalli
il guasto
al
che
nemici
guerra,
di
napoletano,
dì
e
lo stendardo
Conte
tutte
con
gloria,
nella
guidato da
i cavalli
di
guardia
Lecce,
infestando,
come
poco
di
illustre
vi
nostri, che
e
francese,
Provincia,
nella
e
venuto
quale
della
persona:
di
Malfl,
di
quella guerra,
valoroso
a
cui
poco
oltre
che
cancellarsi
volesse
il
erano
egli
che
delli Monti
in
aveva
uscir
vituperio che
era
Lecce
dato
fuora,
s'era
amici
dei-suoi
di
sangue
detta
alla
innanzi
con
Y occhio
su
disceso
tempo
ogni Barone
molto
il duca
maggior
-e
in
nevolenza
be-
valoroso
persuase
la
con
e
andavano
tutto
d'alcuni
contratto
dunque
l' Arcivescovo
danno,
per
costui
alla
stavano
ne
se
savano,
pas-
cose
si erano
Francesco
mosso
,
arrivato
queste
dissimo,
fa
che
come
Era
aveva
grandissima
che
migliori prede
subilo.
accorse
cupido
,
Loffredo, incominciò
intollerabile
Corigliaoo, in compagnia
vassalli
dal
ricevuto
sogliono
rinchiusi
facevano
maggiori
le
della
cose
Filippo Guinnazzo,
trattanto
nostri, che
e
delle
si
che
quella città,da questo sdégno
signor
e
dei
ingiuria dei
tanta
di
Turchi,
assicurati
affatto
Antonio
gentiluomini napoletani,
Ciccarello
Ora,
Lecce.
verso
con
l'esercito, il quale s'avvicinava
aspettare
Provincia,
no,
dava-
luogotenente
generalato, il quale
del
quelle cerimonie
senza
inviarsi
ad
di
altri
molti
meno
al-
cosa
Giulio
intendente
persona
non
quel giudizio
tutto
titolo di
con
molto
della
mezzo
per
ciò
sopra
la
così fatto carico
a
il Conte
Era.
e
avuto
che
ogni dì
come
consultata
Conversano
gli mandò
di
condurre
facesse, impedire
dessero,
non
elesse
Conte
Alfonso.
nobile
di
suor
so,
giovane Alfon-
del
si
non
finalmente
pae$e:
conveniva,
Acquaviva
altro
pur
più fidati, e
suoi
la venuta
in tutto
potendosi, quando
di
il carico
i
fra
all'acquisto di quella città, parendogli
fosse ben
alcuni
Napoli, andava
dare
doveva
chi
a
di
corpo
con
tanti
un
cura
atto
giorni
132
durato
:
di
molto
lui,
dopo,
la
la
lor
mici
cosi ben
lo seppe
e
persuadere, che
dell' aiuto
e
con
che
nobil
una
fuga
dei
morte
e
riputazione, raffrenandosi
perduta
fra
insolenza; perciocché correndosi
sino
il
Taranto,
Monti
S.
a
di
e
non
che
il nemico
Otranto
verso
i nostri
ben
i Turchi
:
che
fronte
fecero
al
al
in gran
parte
carico
erano
il
verso
delli
cento,
due-
di
giorno, sopraggiunse
si avviava
trecento, veduto
a
venuto
e
ne»
col rimanente
di preda
presso
nemico
Lecce
numero
rischiarito
che
tempo,
a
si ricuperò
gli altri da
da
arrivavano
tutti
essendo
ancora
nemici
di Francesco
compagqia
Brancaccio, uscendo
Marino
cavalli
dei
in
Duca
torità
aunon
luogo più in là di Lecce
Pangrazio,
predetto
che
gli veniva,
esso
con
dall'
mosso
con
alle
esso
,
mani
lunga
e
onde
in
che
si
fuga
capitano il Duca
oltre
ed
di
Portatosi
di
capitano dei Turchi, che
fu
la
tanta
i medesimi
di
suoi
in
alla
aspettava
dal
era
dei
arditamente
che
che
reparare
tutto
il Conte
il
che
veniva,
conun
sopra;
la nuova
in
mici,
ne-
che
ogni modo
impazientissimo
con
il
senza
altre
tentare
se
i
ad
venuto
per
ne
quale
imprese,
munito
Otranto
egli
fra
mazza
era
valli,
ca-
roso
valo-
cavai iero
soccorso,
potere
i
ma
il Brancaccio
primo
sua
una
gli
Lecce,
Signore il nuovo
trattanto
il
disponendosi
città di
l'altri
da
altrettanto
il Bassa
cadde
ragionevole, lasciaro
suoi;,ora
di
nostri;
nel corso,
quella zuffa
valoroso
a
la forza
giudicava egli malagevolmente
siccome
veloci
Monti, entrando
gli arrecaro,
l'assedio
porre
animo
rabbia
in
fatto quanto
aver
dietro,
men
Malli, facendo
fatto provare
aveva
andato
come
dei
quarantadue,
a
loro
; fu
delli
Francesco
e
presso
furia
alla
luogo
l' incalzò,
altro.
far
dar
loro
salvaro
seguivano
potettero
fine
di
feriti,e morti
messi
non
alla
costretti
furono
portandosi valorosamente,
combattuto,
pezza
e
dato
guar-
facendo
stava
N
giorno le
Giulio, che
mura,
come
cingendole
detto
di
abbiamo,
nuovi
si
era
stioni,
bapar-
133
tito
da
la .gente
che
città ricoverato
parte
la
odio, la seguente
cavalli, andò
di
che
la
su
'1 fare
erano
fu
vicino
un'
in
alcuna
e
la
nemici,
con
prigione,
difesa
principio,
e
la
che
dai
condato
quali cir-
colto
con
dei
fu
presso
il corpo
tanto
non
fatto
da' cavalli
al
una
nostri
di
numero
non
dei
li strinse
nostri, ebbero
suoi
gran
di
non
non
salvarsi,
colti
essere
ad
lentare
al-
parte di essi
assalita, ed
mazzati
am-
trenta, gli altri messi
tagliando loro
in modo,
fuga
a'suoi
segno
parimente
degli altri cavalli voltaro
alcuni
una
quasi che
essi
che
in
finta
una
di
sospetto
dei
fare, maco'l
cercasse
incominciaro
imboscata
ma
in
tale
fa-
sua
cavalli
campagna,
de' nemici
furia
era
luoghi dove
come
con
spediti
nei
si poteva
poi
nendo
soste-
duecento
duecento,
animo
biasimevole
perchè
e
tare
ten-
menava
non
uno
briga dai
di
verso
da
vi si
giorno si abbattè
niuna
caduti
turchi
fattoseli incontro
resto
dei
era
non
da
;
senza
meno
o
innanzi
il Conte
dal
del
non
prima
con
Otranto
mai
i cavalli
furia;
con
in
egli di grandissimo
de'suoi, conciosiacosa,
de' loro
fuga
il
gnata,
espu-
numero
,
trascorrendo
ma
se
che
rimanervi
sul
sostenere
la
in
a
mani
vita
i cavalli
quella
innanzi
del
che
accompagnato
poco
poca,
voltassero
poteva
ma
notte
tornar
che
delle
salvò
in
era
De
mediocremente
facesse
città,quasi
una
non
stradetta, dove
menar
si
poco
più che
nemici;
riconoscere
a
giva, in
nemici,
era
di affrontarsi
dentro
star
sorte
Ladislao
con
Bassa
conobbe
come
desideroso
di
esso
i
con
intiero, pure
molto
cia,
quella Provin-
egli particolarmente
ristesso
guardavano,
fortuna
l'esercito
intese
Conte
che
come
di
tutta
,
Turchi, che
era
al
soddisfacendo
altra
Vice-Re
dai nemici
Otranto
riconoscere
ragionamenti
costui
da
:
cui
con
e
col
dopo la libertà datagli dal
Ifarco, che
questa
stretti
molti
Lecce, volle
a
ivi ridotta
era
tenendo
modo
giunto
Conversano,
che
verso
la
città;
il cammino,
sopraggiunti dopo
piccolo danno
:
erasi
frat-
1*4
rischiarito
tanto
potersi, con
.parte
e
perciò
dei suoi
fermare
giorno,
il
sicurezza
Città
dalla
uscendo
quella campagna,
in
dubbio, che i cavalli nemici
per
di
come
maggior
mero
nu-
ad
oltraggiarlo*
per
damento
ispiare l'an-
venissero
non
al Conte
parendo
non
,
parte
perchè il luogo
ancora,
dei
che
nemici,
siede
del
,Tia soddisfatto
l'assalto,poco
•che
di otto
in
mattino
nostri
piedi,
di
costui
gue
fatto
«che
si
guarisse, intese
non
l'esercito
che
il governo
del
notte
Bassa
in
avanti
Conte
non
fatta
al
con
prigione,
il
per
a
quale
a
dentro
le
avvisi
Brindisi,
Lecce
vittoria
si
e
vicino
l'
de'
avviso
molto
meno
ritrovavano;
di Ferdinando,
sotto
nella
aveva
mandato
senza
poco
tener
a
Baglivo
st'ordine
queuna
con
di
Negro-
in
la Ve-
le
istimjiva di poter ponere
dar
la stretta
il Conte
Giulio
a
sata
pas-
perciò il
il capo,
al
san*
ordinato
venir
a
avvezzo
provvisioni del Signore,
egli non
e
suoi»; entrò
mai
non
era
ma,
grandissi-
pentito, della cortesia
e
storo,
co-
ticolari
par-
copia del
islesso, che
fattogli mozzare
tutto
la
alcuni
su
debolezza
era
pochi giorni prima
sollecitare
gli ultimi
del
Bassa,
al
dopo le previsioni
tuttavia
i Cristiani,
ispedita galera diede
ponte,
molto
come
per
una
a
morti, fu rizzata
parole amorevoli,
con
spaventò,
sepoltura
interrogare
in
venne
per-
cognizione delle
oscura
Giulio, ch'era
poco
dare
menato
perchè
caduto
portato
aveva
non
ma
Bassa
fu
mero
nu-
il seguente
uscita
rimasti
lo fece
uscito, era
dal
di
e
loro»
i corpi morti
tra
per
cavallo
un
esercito,
rincorar
e
iona
di
il Bassa
nostro
gli era
che
su
dei
quattro
che
di cavalli
quel*
in
dei nostri al
uno
conciosia
Siciliana,
guerra;
del
quali rimasto
tutta*.
de'iurchi
altri, senza
quella campagna
riposto
nazione
della
cose
venti
banda
in
colle, rimanendo
suoi ; morirono
dei
rano,
Ser-
villa chiamata
una
presi vivi, mancarono
i
grossa
e
d'un
de'nemici,
mano
ch'erano
in
la cima
di
vivi,fra
una
verso
valor
meno
dai
furono
si inviò
sopra
atto
era
non
quali
sedio
l'as-
quelli, che
frattanto
(co*
136
Melpignano, si ritirassero nel Castello di Soleto,città
villa di
posta
diciotto miglia lontano
trovò
che' dei
suol
delle
Sternatia, una
a
sopraggiunsero le
prima
da
chiamar
a
due
dei suoi, si ritornò
tina
mat-
bande
di cavalli mandati
poco
Così il Conte
si avviò
verso
contesa:
nuova
-quel
egli molto
che
che
fusse
quel luogo
cosa
città,lasciarono
volendo
non
intendente
e
il Bassa,
che
danno
a
valoroso
l' avere
sicura
cosa
era,
a
tendere
con-
essi
avvezzo
sempre
le
maramente
far
a
vane
solevano
speranze,
molto
che
mulato
fra loro
da
più vivo
di vivere
quello ardente
neglianimi
desiderio
nobili
avendo
quali
un
spésso
di mira
nel resto
cose,
ardire
caduti
giorno
a
allo
correre
perciò,co*
molto
a-
quell'abbondanza di
bastandoglitanto
di
gloria,che
allargai confini
compariva così vicino alla città,che
tiravano
stosi
ripo-
quelle, che gli
come
con
né
fatto avevano,
pagna
cam-
ma
prede, sentivano
nuove
provvisionidel Conte,
toglievano la commodità
cose,
loro
la
verso
de' Cristiani,vietò loro l'uscir fuori. E
danno
me
tutte
luogo da dove
in
tiratosi
nemici,
con
tolse ai Turchi
\
loro
,
in
no
fra
parte dei fanti
una
molto
dei nostri. Il Conte, che
conoscendo
superasse
di ciò trionfasse,ordinato,
tempo
tutti i cavalli, ed
uscissero
non
che
la
ma
notte
mezza
il Conte
senza
libera la campagna,
poco
la
con
chi
giorno, fu da' Tur-
come
ma
rinforzato
su
avvenisse, ritirati tutti dentro
notabile
a
dal
scoverto
in questa parte di desiderio,
loro
per
a
quella
terre, ivi la seguente
de'suoi, quasi di nulla temendo
tirato
che bisognava
feriti,
data lor licenza di poter
e
l'arrivo
e
dopo
sue
Lecce.
Otranto,
molto
non
così gravemente
erano
col rimanente
in Lecce
notte
Otranto;
agio di curarsi,
lor dare
tornare
da
del
sti.
sempre
suo
i Turchi
rio,
impetro
di den-
squadrone dei suoi cavalli,non
di uscire
i nemici
a
loro
incontro
,
per
le
sdegno grandissimo, furo*
darli,sopramenando
fuora
trecento
e
più.
137
cavalli, i quali
scelti
il Conte
i
nemici
lo
serrato
e
dell'erta
i nemici
i
se
fossero
che
non
Turchi,
di
alla
fu
quello
del
niente
che
bontà
di
ordine
senza
a
a
in
nemici, avendo
un
Turco,
furiosa
bisognava,
erano
Carlo
di
d'una
fattosi
quasi cinto, dava
Conte,
quasi
come
grandissimi;
del
desto
fu
Conte
da
percosso
Alberigo,
ma
leggermente
dietro
sul
montato
e
che
dalla
zuffa
MABZIANO
proprio
cercava
il Conte
quando
e
stordito
non
—
a
salvarsi,come
gente
di
dopo
SUCCeSSÌ
$CC.
arma
lo
vano
tene-
ritirato
il
al stocco,
valore
segni
alla
salute
stato
ferendogli in due
e
quel
quindi poi morto;
medesimo
turco,
stendardo
suo
uscito
,
soddisfatto di quella preda,
spinto il cavallo, incominciò
molto
berigo
Al-
d'
mano
occupato
terra,
del
che
suo
che
cavallo
suo
andare
Turchi, essendo
dai
scure
l'aveva, ornandosi
ucciso
dietro,
del
,
parti l'elmo, lo cacciò
ma
ricatagli
sca-
colpi, quando
fare, onde
tutto
morto
di
tratto
conciosiachè
di
dato
sonno:
come
una*
con
da
lato, faceva
farsi
arruf-
venuto'sopra;
ai Turchi,
molto
dal
da
gli pendeva
che
loro
ad
quella prestezza, che
compagnia
incontro
rere
cor-
suoi, che
quasi lo fece
altri
venirgli sopra
ai
incontro
era
risentendosicon
Alfieri
Gesualdo,
gli
Telmo,
su
aumaa
primi
capitar male,
mazza
per
Siciliano
bravo
per
non
e
importava:
incominciarono
quel primo
molto
che
giori
mag-
cavalli,e bene
egli dei
fu
in
egli in quel tempo
chino,
poteva. I
come
manco
di
gara
ordine
coi
capo
che
Conte, il quale fatto segno
mettersi
una
che
desideravano
stimando,
,
sella
ca*
altro,
per
città il più che
dalla
Conte,
i nostri
volta
volessero
col
e
numero,
ti, quasi che
non
abbiamo, grandemente
strette
avanzando
come
ritrovarlo;e ciò
a
suoi
.
detto
alle
di
primi
dei
picciolcolle, aspettava
un
allontanarsi
per
siccome
venire
di
attese
guerra;
squadrone
,
valli, servendosi
della
loro»
capo
,
esperienza, nei maneggi
lunga
di
uomo
Mesith
guidati da
erano
arrivando,
non
avendo
a
tenergli
il
animo
3
volt
di
turco
dal
fu
gli
stocco,
arsegli incontro,
cadendo
e
di
facilmente
Conte
riavere
il
corsi
erano
stendardo
dietro,
in
sapraggiunti
intorno
rinnovato
tutto
ferendone
morte,
a
combattevano
le
Turchi,
i
di
cenno
i stocchi
le
tutte
parti
dai
nostri
più
tosto
turchi,
di
dei
tanto
ben
con
loro, ed
nostri
la
verso
cavalli
con
di
generale,
un
moro
di
rendette
con
si
le
mani
nostri,
in
a
perseguitarli,
che
statura,
gran
Erano
cavalli, questi raffrenata
si distaccassero
danno
del
di
incominciarono
dai
centocinquanta
tirar
a
allontanandosi
valor
dei
cavalli
alla
volta
più
che
attendeva
quei
ma
ga
la fu-
sempre
di. guerra
fanti,
giunto
soprag-
umilissimo.
atto
altri
ordine
erano
1' ordine
osservando
datosi
da
fuga
in
cento
con
solo
incominciarono
numero
Conte
il
per
uno
al
il
luogo
insieme
città
ordinatoli,
altri
e
ristretti
era
nostri
questo
dalla
campagna,
loro
i
tanto
messi
e
il Conte
che
quando
,
battaglia,
si
,
loro,
fra
quale
fra
prigione
lui, gli
fra
la
lasciar/
a
di soldato,
da
usciti
s'intese
che
zuffa
in
con
dei
armati
cora
an-
molti,
bande,
quasi
e
manco
seguiti,
fatto
aveva
come
tromba,
fra
ancora
due
,
che
della
tendeva
at-
dei
numero
ammazzandone
in#tutte
con
l'ardor
contrastandosi
e
ardire
grande
con
Turchi,
uno
cavalli
gran
lui],avevano
a
i
malamente
trattato
nostri
quel luogo,
con
i
perchè
ma
dei
e
na,
perso-
piegatosi, e rizzato,
,
nemici
della
il corpo
passato
il Conte
terra,
a
disarmato
come
tati
sperimen-
come
del
i
Conte
non
,
volendo
città, ed
far
egli partendosi
in
in
quel
padre,
creandolo
valoroso
Corigliano,
punto
di
suo
più pruova
il
Conte
Alberigo
soldato,
di
e
fortuna,
dal
territorio
terra
di
nella
lo
si voltarono
di
delli
di
detta
quella, dicendogli, che
imitasse
il
padre
nei
coverato
ri-
era
Monti
e
:
Siciliano
Francesco
zuffa, dicendo
stendardo
la
verso
Otranto,
Francesco
fé' chiamare
morto
gli consegnò
Alfiere
della
gliuolo
fi-
il valor
di
compagnia,
volesse
maneggi
essere
di guer-
13*
*ra,
Ferdinando
di
-sercito
«ciò
quetla medesima
in
ove
al
oltremodo
in
.stasse
Lecce
gli
ora
venne
già arrivato
era
così
Conte,
e
mandò
subito
che
nuova,
Taranto.
a
sollecitando
Carlo
egli molto
che
rinfrescatosi
tanto
Pandone
Otranto,
verso
valli, correndo
di
^desideroso
fra
gagliarda
poco
per
sentinelle,
le
nel
arrivatagli
a
piedi,
prigione nella
i Turchi
ciò
copioso,
molto
furono
in
fuor
che
presi
dai
fin dove
detto
Città,
signava
egli de-
Ladislao
fatto
rumore
che
si trovava
istesso
che
dei
nuova
detto
luogo
lui
mente
ottima-
sentinelle,
certe
guivano
se-
da
servito
costui
fonte,
un
lo
fatto
moro
un
perchè
suoi, che
che
la
nerva,
Mi-
ivi di acqua
era
nostri
che
molto
,
quella strada, questi ingannati
nostri,
impostogli dall' Agà
gno
i ca-
tirateglimolte
dei
due
città io
aver
così
tempo
ingannare
per
per
di
nell'Armata,
aveva
della
meno
continuavano
spesso
zuffa,
notte
non
Y
mezza
della
relazione
il
prese
patire quella notte,
a
quelli
egli fra
stancare
dove
pose
ucciso
aveva
fra
e
tenevano
e
quale
la
da
stesso
il Conte
passata
quella
in
per
quello
in
palla,
una
aveva
particolarmente
e
vicino
fu
al
ore
fossi
parte,
quella parte,
che
porto,
?cannonate,
acco*
ed
su
non
per
certa
una
le mura,
battere
quasi
l'argine dei
sopra
conoscere
le venti
arrivato
camminato
fin
poi
circa
notte
ove
lentamente
avendo
notte
pigliarne particolar nota,
a
quella
,
cammino
si
,
confidava,
e-
Piacque
,
,
Y
facendosi
non
capitano,
lor
abbiamo
e
loro
i nostri
erano
che
senza
da
dal
lor
altri
ro,
mo-
il
se*
passati
il
infestasse
,
"
cammino.
tornando
tutto
Era
intanto
il Conte
il
eia
quattrocento,
arrivavano
settecento,
e
e
al
1' esercito
suo
dal
in
Lecce
,
Melpignano.
disabitata, intese
come
di
a
giunto
di
terra
che
Pandone
Greci,
era
quando
ma
del
l'esercito
dal-
tornato
,
numero
più cavalli,
numero
più cavalli.
di
era
che
di
con
settemila
Trovandosi
cinquemila
fanti,
quelli della
provili*
e
cinquecenti,
dunque
il Conte
con
eoa
e
140
esercito,
questo
perder
come
Tarmata
intendendo,
ma
rovina
alla
il
senza
meglio, che
di
cavalli, che
200
potersi
Monti
delti
la
in
di
cura
di Mal fi
ai
ostare
dare
d'an-
quella parte*
con*
città dellar
dalle
usciti
Otranto/:
punto
il Duca
quei sarebbero
facilmente
Francesco
subito
in
in
era
rimediare
per
vi mandò
con
Puglia, giudicava
a
nemica
Puglia,
poteva,
accostò
si
tempo
nemici.
duemila
de
Die-
fanti
ac
,
Carlo
ch'era
Brancazzo,
avendo
condotta
la
Pandone
rimasto
rimanere
fatto
di
di
capo
60
l'armata
che
per
fra
Era
i nemici.
la
data
fu
alle città
valersi
in
questo
mezzo
molto
di
ancorché
Conte
toccasse
di
con
acre
parole
accusava
onde
fosse;
Brindisi,
proveder
soprafare-
per
il Conte
nobile
ar
che
come
alla
guardia
che
di
Napolitano,
a
mosse
lui,
a
della
le terre
vi mandò
atto
questo
il Caracciolo,
Ferdinando
da
mandalo
dell»
Caracciolo
il
Quinaccio,
età
di
al
predando,
Puglia, designava
morto
di
ilConte
andare
per
Monopoli,
tenera
1' Arcivescovo
sdegno
quello*
cavaliere
difficoltà
molte
Alfonso
Giovanni
subito
creò
e
,
di
cura
di
Tornaceli^
assicuratosi
tosto
racciolo,
Ca-
,
il Caracciolo
più
era
fanti,
Francesco
sangue
era
Marino
a
altri
Zappaglione
giudizio, onde
che
assedio
costui
di
persona
luogo
suo
e
duemila
Giovan
nobilissimo
turchesca
porre
Conte
Brindisi
cavalleria:
la
valore,
che
quale
di
anni
tutta
meno
non
in
cavalli,
trecento
col
da
mandandovi
vecchio
di
non
e
provincia,
essendo
Brindisi
e*
stato1
l'aveva
,
lascialo
sdegno
obedire
per
ma
l'Ascivescovo
di
guardia
Conte
di
pieno
Monopoli
dendo,
che
pregò
a
la
s'avviò
cura
volerlo
del
Hispano,
tutti
Monopoli
ricevuto
avevano
Hispano,
di
Matteo
di
persona
quelli
Matteo
lo
alla
conciosiachò
Era
eglf
aveva
,
provisto della
del
Conte.
al
l'esercito
tutto
riceverete
da
questo
del
riposta in
era
sue
buone
molto
fidente,
con-
all*ubbidienza
rivolti
il Quinaccio,
verso
suo
Conte
mano
grazie:
mossa
e
ve-
di lui,
il Con*
141
molto
*ie. che
.acciocché
magnanimo
di
compagnia
Capuano
cavalli,
li
morto
Acquaviva
esercito
fra
che
gli
30
zuffa
dall' impeto
modo,
che
passo;
ma
"La
dei
troncandosi
Turchi,
del
luogo
altra
per
Fu
loro
il peso"opere
stato
non
le
tornare
il
dai
armi,
dato
di
dietro
a
che
una
con
altro
mezzo
su
l'occhi
quasi
della
nei
allo
mano
che
ripari della città.
egli
che
ancora
cisero
uc-
strettezza
patire grandissimo
ma
di
Conte,
l' adoperarsi,
nostri
a
che
città, ne
della
in
del
cavalli
benefìcio
cavallo;
agilissimo,
ffatti
sopra,
mure
cavalli
il Conte
morto
poco
delle
della
che
molto
danno,
na
perso-
l'occupasse
stocco
fatto
aveva
,
meravigliose, quando
quello
ariosamente
Bassa,
vicino
luo-
era
i nostri
che
industria, si salvarono
nondimeno
era
ai
a
porvi l'Artiglieria;
,
essendogli
su
vietava
che
alla città
ritirarono
in
100, li altri più- per
a
presso
tarono
ten-
venivano
Aldano,
si
colti
guadagnavano
se
nostri
coi
che
per
la strada
guardia
i Turchi
l'Artiglieria,li strinse
nostri,
loro
sua
che
erano
cito,
l'eser-
,
per
mentre,
e
guidava
impauriti «dai
quelli della
Conte
Lodovico
loro
di uomini
mani
soprastando
Turchi,
fra di
alle
animo
con
Otranto,
compagnie
un'ora,
dei
sopraggiungendo
banda
alcune
quasi
di
venuti
di
il Conte
l'
del-
resto
che
accorto,
dunque
disegni del
ai
perchè nel
quanto
e
sia
Gio-
servito
lungamente
all'assedio
e
,
piacque al Conte,
s
meno
collina, che
certa
grossa
morte
aveva
non
disordinare
su
la
era
abbiamo
accomodato
durò
egli
all'incontro,
di
cui
molti
come
o
una
Gismondo
di
morte
per
capitani. Venuto
i
detto
fecero
riporsi
la
e
starsi, gli diede
a
passati di febbre
congiunto,
suo
militare
generoso
avesse
vacava
giorni
perchè
tanto
non
che
veleno,
di
.accennavano
ciò
,
piùlieto animo
con
benignamente,
accoltolo
era
si
ritirò
con
giocava
che
i suoi
offertogliun
i suoi
dalla
cavalli
per
città
1'
cavallo, montando
artiglieria che
,
non
aveva
troppo
consentito
il
,
uscissero
fuora,
disegnando
di
142
quelli valersi
solamente
stegno
dell'esercito,
vietato
dalla
ciò
che
come
al
predare
per
contorno
fusse
gli
so*
per
in
•parte-
gran
%
vigilanza dei
sentire
a
non
l'Artiglieriain
ordine
alla
sdegnò,
nostri
collina
detta
li
là
die
ed
avevano,
città,
della
si
dell' esercito
avrebbero
che
:
tolti
nostri
me-
nemici,
della
parte
ricoverati
piano
collina
la
al
numero
così
e
che
i turchi
i
scaricata
credevano
£Ì
addosso
affatto
di
dalla
tutta
cima
lasciando
non
averli
colti
furiosa
la
del
colle;
di
che
mentre
,
città, avendone
della
eilitezza
che
avevano
successo,
non
aveva
Bassa,
il
dir
osava
nemica
la
di
quale
animo
confortato
altro, che
fortuna,
valore.
nel
Cosi
come
prima
ferirli.
di
fuga
i nostri
erano
11 Barlebéi
i suoi
avendo
confessava,
che
nel
disegnando
molti,
uccisi
alla
a
che
resto
di tentare
non
presso
\e
la
fa-
per
disperato
del
presenza
del
questa
ài
suoi
impresa,
era
capo
stata*
cati
man-
avessero
da
cipitati
pre-
tarli
persegui-
a
quasi
dietro
comparire
dali
difrau-
palle, che
a
loro-
fu
,
porte
nuta
ve-
buona*
loro
fra
e-
come
varcassero
messi
loro
tener
la
intesa
quasi
di
attesero
sero
aves-
il Berle-
all'improvviso,
tempesta
speranza,
che
quattrocento,
quali
segni
,
questi
i
segno,
essi"
donde
notte
di
altro
dati
da
e
resto
,
mezza
de'nostri,
attesero
nel
guadagnato
verso
fare
senza
addormentati,
fussero
punto
al
vicinanza
la
per
stava
seco
facilmente,
improvviso
un
alla volta
plù turchi, furono
non
guada**
a
i
a*
dì
nei
aveva
fare
poterlo
picciolo danno,
non
Natòlia,
dei
in
ne
se
di
all'
collina, così
detta
della
nostri
sarebbero
fatto
la
bei
i
assaliti
quando
avvisavano
si
quasi
risolverono
si
darà
,
nato
che
mossi
,
che
Bassa,
1' artiglieria
con
adunque
i turchi, che
ingiuriati
dal
fu
mattina
notte,
parole,
acre
con
la seguente
poco
ciò
a
che
messa
medesima
non
confortati
e
passati gridato
gnare
della
vano
incomincia-
che
tanto,
e
,
dovendosi
punto,
dai
tenevano
disagio
poco
batteria
nostri,
i
nostri^
144
i loro
osservare
movimenti
e
molto
non
dopo
,
loro, che
in
cadere
tornava
non
disordine, giunti che
qualche
di
inferiori
come
numero
più al basso,
quella
tutta
perciò
atta
menata,
alle
la
era
è
come
in
che
levante
al
perder
senza
occupati
cavalli
vittoria
onde
si
erano
avevano
fragilissima,
il
del
resto
e
di
sito
ripari
egudl
con
loro
dando
di
zuffa;
era
vi
tro
die-
messo
nei
subilo
con
che
nemici,
si
che
aver
che
ancora
cavalli
da
cosi
e
terribilissima
delli Monti,
il Loffredo
con
certi
combatteva,
nostri, soprawanzati
dei
impeto,
come
erano
dubbio
tanto
una
si
ordine
quali
per
altro
nostri, incominciarono
dietro
trincere
con
ad
in
,
costoro
mirai»
senza
e
i
nostri,
i
al
soprastanno
tornati
questo
sopra
alcuni
accorsi, Francesco
a
piano,
i nemici
monte
tutto
per
vennero
che
dei
perdita
fare
a
nemici,
mentre
erano
collina
quelle parti, che
andarono
tempo
velocemente,
e
che
del
cute
,
di
già
nel
in dietro, quando
la
abbandonata
non
per
,
volte
tutti
furono
tornar
per
avveduti
mine
quella città, fuor
mare
erano
i nostri
accortisi, che
attendali
più oltre
proposito andar
a
parendo
fianchi
con
,
banda
spedita
una
della
l'ardor
molto
non
poi giungendo
nostri,
si
questo
tempo
Conte
che
Giulio,
alzata
di
nostri
primo
che
alcuni
lo
spazio
la
del
che
soprastava
suoi,
di
una
ai
pochi cavalli
incominciato
nemici,
a
e
era*
tutto
av-
nimo
l'a-
correndo*
sbaragliar
vedendo
rivolto
il
veniva
ingannò
non
in
a' Turchi,
spavento
suoi, camminando
,
minimo
che
voce,
dai
che
senza
Conte; imperocché
dei
modo,
in
un
ma
e
.
un'ora,
tanto
aveva
scontrò
nemici
difendevano
mostrasse
nome
velluta
si
pena
noi
fra
dei
gii disordinò
gran
bande
dirittura,nel-
per
disegni
sbrigarsi da' nostri:
dei
ordine,
i
a
questo
messe
alcuni
con
delle
niuna
tentavano
egli
per
resto
loro
fra
cavalli,
combattette
dei
il
i lor
finalmente
vanzo;
col
e
battaglia raffrenava
ristretti
che
d'uomini,
la difficoltà,
dando
intrepido, guial
Berlibei
»
145
Il
quale nel
del
mezzo
all' ufficio
lui
con
di
soma
r
da
quel
tutto
suo
c'oda
della
suo:
terminasse
periglio,
poterà
giumenta
ciò
egli
fantaccino
il Conte
che
col
la
tutta
a
procurava
nella
afferrandosi
cavalcava
che
mentre
,
s' accostava
lorosamente
va-
l'occhio, acciocché
quel giorno
che
mentre
privato
un
battaglia attendeva
messogli
e
corpo
a
corpo
della
corpo
,
Berlebei
desideróso
meno
non
di
di
lui
,
alle
venir
chi
mani,
fusse
il Conte
'fé' reversare
soldati
cento
de/turchi,
il soccorso
di
e
non
la
che
il
dal
altri
a
collina,
i turchi
ritirarsi;né
fortuna
altra
che
attenti
quattro-
cavalli
.certo
vittoria
ma
stanchi
ordine
avendo
freschi
soldati
molto
dendo
ve-
quelfa vendetta,
che
essi
tenendo
incominciarono
di
i nostri
con
morte
vano
pote-
non
eranQ,
valoroso
animo
incominciarono
T ardire
di
,
più, atterriti della
farne
a
grossava
in-
non
,
che
con
banda
più
e
tanto
questo
Bassa
singoiar
una
quei
contro
i nostri,
della
volta
riportato
Conte, che
contrastare
la
la lor
se
mandatogli
duecento
di
,
i nostri
avrebbero
nell'anguinaglia,lo
morte
,
.
veramente
conoscesse
stoccata
mise
cavallo;
nell'animo
per
egli
trattagli una
dal
spavento
che
ancora
lor
del
capitano,
talo
rallen-
conveniva,
ancora
tar
ten-
fermarsi
a
e
,
di
molti
,
corsi
loro
il corpo
sopra
grandissimi gridi,
di
continuano
ai
sino
del
morto
che
veggiamo
come
cevano
fa-
Berlebei,
di
fare
,
presenti tempi, riportatolo dunque
nella
m
cfttà
fu
Bassa
dal
onorevolmente
fatto
seppellire
,
era
dispiaciuta
la
buona
Bassa,
che
Berlebei
parte
fosse
aveva,
•combattuto
però
cui
ma
potettero
come
persona,
dei
suoi
contepto
e
avevano,
per
fu
veduto
nella
quale
che
morte
sua
mente
amarissima-
,
lagrimare,
:
a
,
il
sotto
nella
multo],
che
egli
disegni. Pregarono
poco
persona
i soldati
già ottenerlo,
volendo
posto
ri-
i Turchi
il
quel carico,
di' rinnovar
quale
aveva
valorosamente
innanzi
di
un
ciò
il
che
pote
ni-
giovane,, suo
procurassero
il Bassa
in
non
,
ogni
mo-
146
do
così
che
ai
vezzo
che
bene
slava
alcuni
guerra;
prode
come
naturalmente
perciò
lebei
non
infinito
lor
sempre
volevano
uscire
solite
della
fare,
il
che
quasi che
fazioni
dimanda,,
giovane
nisse
pervedal
che
dall'ora
il che
dar
gui-
i soldati
ma
all'amore,
debito
guerra,
doveva
lor
dalla
desiderio,
portato,
alle
ciò
Ber-
innanzi
noi*
molestava
demente
gran-
,
l'animo
in
quel
del
tempo
che
non
loro
niuno
militare,
attribuire
detto
grandissima
somma
l'aveva,
i
fra
e
egli
chiamò
le
quello,
della
che
fatto
mettere
giornata
dunque
i
valore,
e
che
quel
ciò
dei
ragioni
che
letto
fusse
vero,
e
quanto
suo
nei
però
giovane
ricordò
far
a
loro
il Bassa,
cesse,
addu-
dei
Ro-
cioè -che
la
nel
ma
ben
tornava
inesperto
loro
se
il resto
soldati,
.non
cora,
an-
loro
favor
nell'istorie
non
e
oltre
detto
guerreggiare,
riposta
un
era,
dine
or-
va
pote-
Moplesi
dopo
a
li
11 valor
suo
di
egli
aveva
nel
grado
il
turchi
che
lendo
vo-
nisse
perve-
se
suoi,
per
,
quelli suole'guidare;
in
facendo,
contenti
non
da
rispetto dell'
eloquente
rimaner
era
ciò
avesse
molto
il Mo-
giovane
per
quelli, che
quali popoli imitauo
capo,
niun
che
Signore,
quel
meno
appresso
fece
del
ehe
stri
no-
quello, al quale
come
che
non
fraudare
degni;
mostrò
mani,
ciò
castigarli
rispetto dei
per
,
nome
parendogli,
a
parole, li
a
il
che
città,si risolse, che
la
pubblico
ufficio, costui, che
stima
alcune
e
timore,
a
mostravano
questo
sicuro,
consentire,
che
veniva
che
molto
riverenza,
quel grado,
a
in
in
giudicando,
e
circondata
portata
era
affatto
ne
era
tenevano
plesi favellasse
tutti
Bassa,
più.
molto
colui, che
cessavano
quel grado, parendo
fu
di
mostro-
ma
l'ordhie
su
av-
vedessero^
dimanda,
loro
poter
non
i soldati
Signore:
guerriero
di
sediziosi,
mostrando
a
alla
l'esperienza
altri, conchiudeva
lungamenie
uomo
perchè
e
compiacere
importasse
quanto
ad
avvertimenti, datigli dal
discorrendo,
e
si desse
cura
disegni della
non
loro
fatta
e
di
,
quello, che-
147
la
Fecesi
varo
milizia
primi padri della
i detti
mattina
del
meno
fanti
e-
così
rassegna
nei
buon
del
esser
i
nostri
mancata
il Duca
molti
nel
venuto
de'
ricercava;
non
affanno, vedendo
che
conveniva;
alle
forze
di
ma
potere
per
Diede
rè;
e
contento
non
anco
più spediti cavalli
sospetto
i nemici
delia
che
città
non
avesse
quella soprastavano,
a
Dostri, oltre
fossi, davano
i
buoni,
ripari, che
a' nostri
molto
fatto
da
ave-
de'suoi
a
il
nemici
questo
altre
e
nemico,
le
battere
i tanti
in
teneva
quelle,
con
mura-
monti
non
si
desiderio
che
stravano
mo-
dei
sull'argini di
avevano
pensare
tolse
credevano
stringendo
da
i bestiami^
che
alcuni
da
e
mano
porre
Lecce, il che
a
atto
menati
come
di
ordine,
perocché
trovato;
bisogno
questo
che
luogo
ancora
poco
quella provisione,
terra,
il Conte
tuttavia
trovare
a
in
il
ove
non
quelle marine,
per
smontare
Puglia, che
sentiva
mandando
di tanto,
da
,
salva
mano
a
scorrere
di
andava
stratagemme
come
a
che
sasse
avvi-
tenesse
lasciò
tutte
al promontorio
il Conte
egli si
adunque
si riducessero
cose
quei
agli andamenti
ciò fare
questo
che
accompagnata
al resto
a
pagna
cam-
mare,
insino
luoghi della
eh'
quanto
e
ibernici la commodità,
ai
i
conto
non
dell'ingegno.
le altre
a
non
avanti
pòco
teva
met-
la cura,
Otranto
Brindisi, attendesse
mettendo
non
; il che
danneggiare
a
cagione, che
guardar
a
di
territorio
nemici,
bisogno
gito
era
da
ne,
mari-
le
signor del
corno
valli,
ca-
pagna
cam-
prede, la
alle
galee
sono
la
scorrer
così grandmerà
; così
fu
Amalfi, che
di
cavalli,
il che
quanta
cinnei
libera
a
quanto
:
luoghi, specialmente quelli che
:
si tro-
e
duecento
luoghi vicini
ispedì alcuna
temere,
Leucadio
i
in
guardarla
in
usavano
nulla
senza
tutto
legni
e
sentendosi
da
e
lasciar
di
alcuni
la campagna,
conto,
Bassa,
ogni di diminuirsi
soldati, disegnò
predare
a
e
del
cavalli;
vedendo
a'nostri, mandando
ai posteri.
in precetto
ordine
per
ottanta
numero
per*il che
;
diedero
: e
ancor
che
que-
*48
si
Mi
fussero
del
era
il che
il
spazio di
per
malagevole
tutto
molestava
fatto
nemico
agiati nulla
fatta
aveva
altro
nuovo
cui
Otranto,
farsi.
negli animi
meno*
il
contro
cui
a
ciò
Monopoli,
alla
di
fede
in
lui,
poca
di
non
il
Ferdinando,
per
occasion
dicesse
per
quale
Conte
contro
che
le
che
quietare
l'animo,
troppo
ambizioso
almeno
o
gli ordini
del
il
Ferdinando,
del
Conte;
Conte,
l'amistà
venendo
del
quale
ma
come
per
lunga
Conte,
in
campo
e
fu
dal
alla
de
fuora
valesse
appresso
il
conosceva
Arcivescovo
conte
del
somma
.
poco
adoperandovi
che
vo,
dell'Arcivesco-
sperienza
dispose il medesimo
ciò
aveva
vivere
poter
ciò
repulsate
conoscere,
aspirava
a
scandalo.
il Conte
poteva
di
significato
facilmente
sdegnato
,
delle
teneva
esso
con
lui,
co-
ma
dell' Arcivescovo,
grandissimo
si
non
governo
il valor
che
affirmava,
ancor
sua;
pur
del
cosa
querele
sue
quale
di
vidia
in-
favellasse
che
e
quell'atto fusse
mondo
città
quell'ora
a
governatore
che
l'artiglieria,
nel
dell' esercito
governo
(ter la
come
e
menò
di Brindisi
meno
avergli levato
Lecce,
il
a
dal
di
fatto
lo
non
guardia
Furono
da
questo
proveduto
che
degli altri,
dispiaceva
nella
capitani,
de'suoi
alcuni
nando,
Ferdi-
Ferdinando,
di
e
Signore
grandissima
meno
il
altra
da
sino
che
atto
questo
fu l'Arcivescovo
e
di
non
che
Conte,
dal
i nemici
progresso,
Suscitò
di 'molti
più
«covertamele,
Provincie,
maggior
di
co'nostri
commendato
restringendo
che
il
fusse
a
il Conte
Era
quel
il Bassa
più, che
mandato
gli fusse
non
a
dentro,
stavano
tentar
non
Conte»
ogni
provocar
tanto
di
del
sino
(filanto
ne
se
curavano,
prima
pareva,
possibile
era
ciò
soccorso.
a
di
quelli che
risoluzione
se
di
terra,
a
l'esercito;
valoroso
di
mancava
ma
di
ferma
fortuna,
nuova
l'animo
Ferdinando
non
battaglia:
a
bene
avvisalo
s'aveva,
approssimar
potendosi
grandemente
quale tenendo
tempo
giorni battuti quasi
sette
il
mezzo
a
del
onorevolmente
lore
va-
rar
procucione,
Pan-
rice
-
i4»
vuto,
così
e
prendendo
nella
nome
Ea
solet
bellissima
molte
cui
sceperanf,
adventu
ad
modo
non
quidem
perinde
minime
me
gnitatem
Duce,
tu,
Inopinato
vel
hostes
ut
,
studio
Consilia
eligere.Nam
del
reale,
suo
aciem
instuxeram.
erat
Tuo
au-
ut
hostes
facile
spreto
profanata erant,
impune
ac
redibant:
manique
fruttuum
perfugium
depraedari
praesidio firmarain, selectorum
oh
nec
al-
; quorum
urbes
arctas
praefeceram,
mea
vir-
Hydruntum,
videbatur
ibi terra,
di-
putuvissem.
paucitutem
esse
ut
populis, mihique
ibant,
recrerentur,
Ducem
su**
successurum,
imminutam
Brundusiumque
populos
;
defendendam
tulissem,
Salentinos"
si ferocissimi
reliquos propinguos
moveram,
mihi
captum
Scytae possent
runi
ve-
censeatur
praefecerat.
universis
equitumque
simultates
perturbata fuerunt,
te
te
tio,
ra-
medullis,
in
tempia spoliata,sacra
amenitate
Castra
hanc
mea
animo
duo, reliquum
ne
ad
dignus
inuitum
advento
Lupias,
alterum
fontium
me
habebant
aliud, praeter
ac
Conte,
vivendi
mea
haereat
provinciam
aequo
turcarum
peditum,
terum
fero
viderferis; per
agros
nimiam
;
mihi
ductoribus, vel
gines construpatae,
na
del
si deinde
deferretur,
si
meam,
ipsi praesse
rem,
vesse
scri-
commendava
Comes,
benemeretur,
me
jussu Begis
vero
cum
del
suo
BRUNDUSINI
GALLI
etiaqi pio, divinoq
tem
disegni, che
egli molto
prestantissime
esse,
excitarit, is
Ego
Gallo
in lode
orazione
cose
ANTONII
qui de
ut
me
Antonio
dopo
animo.
ORATIO
•
aM.
le gentili maniere
l'affabilità,
e
Conte
Invitto
le
fra
ordinò
molto
non
partecipe de'suoi
e
una
suo
quale
signor
e
Brindisi»
di
che
accarezzato,
commiato,
lui
da
segretario
in
fattamente
redde-
hyber-
suavitare,
et
esset,
possent.
militum
et teterrimos
ho*
?50
in
stes
vero
Tu
Comes,
equitum
sentire
in
praesidium
omne
lium
vindicandam
videreris
simuliate
agebam,
ob
curares,
cibus
ob
quam
cognita,
fectò
moribus
tuis
celeritatem
summam
acerrimum
exagitabat,
tissime
ut
ut
tuas
optarim
mihi
enim
; tot
quam
consulerepofuisse,
perferebatur
:
modo
aut
tem,
vero
servitutis
Mi,
movebat,
esse
vero
satietas
tecum
censedam.
te
me
hostes
contra
tui, sed
enim
Postea
ferre,
tenebat
Provinciae
tu
precibus defendebam;
Christianos
tu
quic-
nec
,
eosque
abfuisse, quin
Comitis
tot
,
tulerim.modo
irrupisse
Non
huius
liben-
praelia
tot
subires, affirmabat.
tanti
adeo
tuus
esse
,
alii parum
iugum
parteui»
eam
labor
aegrè,molesteque
in
res
Heipublicae .defen-
opem
,
prò-*
quod
,
in
nun-
Dolui
communes
nec
fundebam?
lacrymando
preces
partibus
autem
me
meorum.
noverim
congressus
ferebaris, ut,
praeces
agebam.
Cbristianae
:
principium,
funeendo
'omnibus
molestias
subiisse
me
fine
a
consiliorum
piane
appelarim
illaesi,pra-
servarentur
inquies,
cum
te
bella
ad
agen-
ilio, ut
desiderarit, omnia
accepi,
tacente,
sorem
id
auctorem
; sed
mi
depositaque ani-
ab
te, nisi. hònorificentissime
de
quam
consi-
Deo
horas,
perspectaque
gestis
gratias immortali
libros, quos
testor
ciali
provin-
autem
timore,
populi
rem
Gallum
Testor
enim
in
Diversum
quidem
ego
evolvebam.
Re
singulas
contendebam.
fateor
emisso
cura»
rebus
tuis
metu
pò*
omni
universamque
advenlum
tuum
fero
ac
mini
abstuleris, non
putavisti. Gum
inauvidissem,
tuum
dum
liberandum
persequentium
teterrimo
libertatem
tur*
,
,
a
ego
curarara.
quanquam
hoc
io
mecum
soliicitudine
omniq:
sum
coarctandos
o
displicuit.Itaque evigilare capisti, meque
rum
te
ut
Lupijs
quod
tamen
angui
prestantissime
duceres,
mas
Iialiae
ardissimo
mor-
Quas
me
desiderium
imperium
homines
gasse
fu-
ego
sime
ampliscom-
divi*
armis,
praelis,e goluctibus de*
I
sori
grazia
divina
per
di Lecce
Caracciolo
Roberto
Fra
dell'ordine
d'Aquino,
Vescovo
de' Frati
Mi-
Confessore
e
di
Alfonso.
peritissimo,
Dottore
e
Nizzardo
Puteo
Antonio
Il Pontano,
Antonio
turchi,
il tutto
primi
Poeti, che
Re
Campo,
Ferrante,
del
Conte,
in
che
Giulio,
in
questa
già
Berlebei,
taglia,
gran
guarnito
e
nel
solo
dal
lato
presentare:
-dicesi
Re
degli antichi
dell'Arcivescovo,
delle
valore,
fatta
queste
e
parte
vincere,
eoa
che
e
e
altri
passavano
di
doni;
Persia.
volendo
nel
pomposamente
che
analmente
Regno
molto
la
laudò
non
Napoli
erano
del
dono
carissimo;
posta
prudenza
:
ora
fra
desisteva
è
la guardia
come
egli sapesse
questa
Fu
di lui
in
mano-
parto
s'allegrava, che
che
;
il Conte
era
a
sella
li fusse
accorto,
dopo
sino
della
cune
al-
per
prezzo.
Ferdinando
resto
di
cavallo
questo
la mandò
Rise
nanzi
in-
proprio del
mazza,
quietare
,
stesso,
di
non
grandissimo
l'accortezza
l'Arcivescovo
cose
una
dell' istesso
con
Era
li fornimenti
Giulio, li scrisse
col
si
tanto
cavallo
andava
Ferdinando,
che
Provincie,
Conte
presa
l'im-
all'Arcivescovo, talché
caro
di
come
del
ed
sé
sorti
valore,
zuffa.
stimava
ch'egli s'era
dei
alcuni
si
degno
e
del
resto
di
andava
cortese
esser
gli pendeva
infinitamente
volendo
gno,
Re-
informazione,
e
molte
dandole
gagliardo,
molto
e
giudicando
stati
del
scrisse
Y Arcivescovo
nell'ultima
morto
,
donò
di Ferrante
gli fé' dQno
parte,
gioie incastrate
quel
Protomedico
relazione,
doluto
agli altri, quanto
cedergli
Maestà
d'aversi
querelato
il Conte
mai
nostri.
il Galateo
per
fussero
de'cristiani.
come
mostrava
avendosi
ciò
appresso
tempi
della
ordine
per
d'Otranto,
E
a'
Ferraris, alias
de
dove
a
stima
i
Sannazaro,
e
Virgilio in sino
da
stati
ma
gran
del
Regente
e
Aglio Alfonso.
suo
de'
di
e
Auditor,
cosi bene
del
Conte
tanto,
che
d' andare
155
spiando
la
di
molti
di potere
che
come
che
vi
entrati
fossero
,
facilmente
muro,
nell'opera,
messo
nel
galee, che
le
prore" in
porto
danno,
nel
porticciuola, che
essi
le
della
i
volte
Bassa
chi
nostri
messo
Amadio
l'aiuto
d'una
la
dentro
a
presso
il Conte
in
scompiglio
alfiere di
squadra
di
marziano
tornato
—
e
ve
nemici,
salvo
Successi
con
ecc.
e
con
il
e
di
con
cavalli,
a
morti,
molto
più
cavalli,non
quale
spingendosi
innanzi
prigione Nasuf
fossi,
era
e
costui
con
di
masti,
ri-
avesse
nella
dei medesimi
dei
e
nemico,
dei
vaglio,
tra-
incominciarono
sarebbero
aiuto
il Conte:
grandissimo
alcuni
fatto
fuori
più
porticciuola,per la
del
aveva
schivare
mostrò, che
così
d'uomini,
ne
compagnia
soldati
che
come
potessero
in
era
banda
una
l'occasione
quello tira.to,e strascinato
giunto
e
sopraggiungendo
suoi
si attaccò
,
fosso; restarono
una
usciti
erano
una
per
ristretti insieme
si davano,
compagni
cinquanta,
se
d'alcuni
i soldati
città per la medesima
al
che
tirarsi,
ri-
a
scurità
pericolo ripiene, per l'o-
di
guidava le genti,
erano
le
l'arti*
il Conte
costrinsero
quali soprafatti i nemici
dei
quale usciti
i
subito
accorse
dall' arrivo
tornarsi
l'altro
offendevano
cacciato
vi
e
sendosi
es-
grandissimo
fare
zuffa,e tale,che
e
che
senza
l'uno,
città,ma
,
spavento,
notte,
colpi, che
delle
di
fossero
cose
il
sotto
gagliardamente
il fosso
dentro
una
l'assalto, voltate
potevano
crudelissima
una
i nostri
sopraggiunto da'nemici,
guarda
mico,
ne-
fatto di
avesse
nella
appena
impedimento
qual tempo
con
veduto
il
riuscì; perciocché
loro
a'nostri
perchè
,
altrettanto
e
l'entrata
quella parte, giocavano
glierie,le quali
gnato
sdeverso
tagliando di
poiché
non
erano,
mura
scacciarne
per
farsi
poteva
animo
con
fosso, ch'evolto
delle
resto
,
pesando
contra-
quella parte infestar
per
di fianchi
ripari, mancava
volta
nel
quasi che
del
parte
una
avvisando
quale
batterla, alla fine
air industria,
fortuna
guadagnare
il mare,
città por
luoghi della
i
con
capo
ancora
suoi
molta
con-*
sti4
154
i turchi
fra
ma
egli medesimo
che
riparata d'intorno
tutta
alcuni
il che
gittato
facendosi
terra
a
una
il che
per
poter
molestar
di
quelli
forsi;
i tu; c'ii accortisi
ma
quelle parti
continuamente
tirato
Francesco
Baglivo
da
quella
di
altro
contento
cristiani
con
la
come
alla
morte,
dalla
a
città
il
aveva
più crudele,
volontà
del
a
al
e
suo
il
che
quei
citta,
con-
senza
si
che
Bassa
Costantinopoli
tutti
Signore
data
che
tica
fa-
gran
della
a
turchi.,
quei
dio
dall'asse-
poterla difendere
come
cavallo;
superar
Velona,
ordine
,
che
suoi
per
verso
della
morto
il
alla difesa
l' armata
necessari
; riferì costui
per
cose
portava
guarnigione
schiavi
contraria
ritornò
dò
secon-
dunque,
mentre
stavano
soccorso,
dai
stato
nuove
questo
sotto
luogo
nulla,
vi rimanesse
uccisogli
era
pezzi dì
quel
in
nar
tor-
avevano
due
in
e
non
zuffa:
tentar
Negroponte
parevano
nostri
che
ostinatamente
nella
lui
a
dei
tutto
di
che
dell'arme,
partire subito
lasciando
mal
però
lui
con
dovesse
che
Monti;
così
che
cani,
duf
delli
macchinava
Conte
il
meno,
di
facendosi
non
non
di noi)
tempo
messovi
che
di
attendeva
banda
le prode
con
da
che
dubbio
questo
e
gilantis
vi-
speranza
disegno del Conte,
rivolte, tal
poco
fuori
tratto
galee
mancò
peso
fra
alla solita batteria,
tuttavia
dal
aggravato
sola
una
del
la
parti per
bastione,
un
tirar
a
attendeva
assalto
altre
si tentò
dentro,
artiglieria,oltre, quattro
si
in
si era
rinforzar
a
tolta
tere,
bat-
a
città, perciò
la
ottener
tare
asset-
i turchi
ma
tempo
quasi
nemici, da
dai
soprafatto
essere
via
fatto
giorni
cinque
mura;
di
era
dividersi
il Conte
potendo
da
sola
quella
per
di
delle
punto
nostri
ai
dentro
s'incominciasse
spazio
parte
gran
perdevano
non
dentro,
lo
per
bertà.
la li-
era
ciò
tutto
con
mura,
artiglieria, che
di
pezzi
le
città
la
che
questo,
quello,
di ottenere
desideroso
confessava,
da
ricco, per
paesi assai
suoi
il Conte
Intese
a
nei
,- e
rimasto
era
quei
cittadini
necessaria,
animo:
pose
e
del
questo
,
15$
del
avviso
Signore
Bassa
matti
egli continuando
pur
:
alla
anteponendo
settemila
turchi,
le
prese
prede
gliuoli, che
furono
giorno
parti dal
per
lasciò
e
più anni,
della
cose
in
per
li danni,
che
di
Conte
lui
tutto
di
sangue
molto
il
di
quel
settanta
nelle
da
del
con
ardire;
Otranto.
Il
incontro
con
dentro
i suoi
in
quelle
ancora
ma
in
qualche
fra
questo
costassero
s'ac-
disposti
della
della
venuta,
Otranto.
Ursino,
molta
Napoli
casa,
c'ome
Venivano
gran
cosa
Carn-
congiunto
esperienza
a
molto
non
e
di
di
giornate iti
gran
d'Alfonso
venuta
.sua
i
che
provvisioni
d'Avalos
Pietro
da
rivato
ar-
,
verso
di
fare
mezzo
trovando
le
Enrico
uomo
parte
potendosi
non
aspettare
D.
rine
ma-
batteria, pensò
animosamente
e
s'avviò
fare,
,
ripieno
il conte
avvisato
sua
di
aveva
per
,
di guerra
quei suoi
della
la
tuttavia
partiti dunque
Conte
era
,
ssnza
l'Aragonese,
nemica,
prima
posti
su
quei
,
e
che
marine
Alfonso
Ferdinando,
Regno;
dell'armata
ritirarsi. Era
giovane
compagni
mostrandosi
di
que
Signore. Piac-
continuare
che
e
a
seguirlo
le
avesse
argine
costretti
a
facevano
berlingo
Negroponte
avveduto
Gran
sospetto,
luoghi
assalto
Y
del
p^r
nei
muro
sópra
Napoli
Napoletani
per
ed
il
viaggio
suo
di
le
anco
uscito
vecchio
partenza
quel
banda,
questa
altro, furono
la
egli faceva
del
fin
seco
fi*
e
compagno
per
pratico
scorrendo
qualche
T apertura
in
il
Baglivo
Talisman,
l'ordino
era
al
che
mentre
il fosso
si
lui
quelli fatti già prima
tentare
che
il
e
molto
Tale
guerra.
scemato
di
con
,
come
: e
città
galera
bene
tenendo
,
resto
sta
que-
potthi schiavi
ancora
luogo
suo
esso
iufinitamente
oltre
dodici
e
e
gli altri, oltre
non
Àriadeno
con
fede,
,
in
nel
e
guardia della
Otranto
di
soprannome
governo
nella
tagliaticome
porto
rimase
solita
Ago-
,
ivi rimaste,
erano
di
cuore
nella
quei
con
,
che
detto
città
nel
cavalli,
cinquecento
e
non
Corfù,
vita, lasciando
nella
donne
verso
picciolo spavento
non
gli usci
allegramente
meno
da
lui
156
che
desiderata,
Quindi
molto
non
il Conte
e
gressi, che
di
necessaria
parole,
sieme
quell'ora
mattina
Alfonso
consapevole
molte
di
del
erano
dei
Conte?
testimonio
del
sua
altri
che
Idi-
seguente
lo
faceva,
,
cito
capitani dell'eserAlfonso
dato
commen-
padre
nell'elezione
letterali
fé*fede,
discorrendo
e
tutti in-
nella
il che
per
d'una
valore
suo
ad
giudizio del
dopo
come
che
nascoste;
il
che
più segreti
prò-»
maestà-
tanta
con
menando
e
luoghi
cose,
tutto
infinitamente
cuore;
alcuni
per
e
rico,
Er-
dei
l'altezza dell'animo,
meno
città»
predetti D.
invenzioni,
di
la
distintamente
fatti,
erano
non
vigilanza del
e
cosi
apparalo
commendavano
prodezza,
si
ispugnar
delli
presenza
ragionò
si ricco
e
in
dopo
Pierto
fin
giudicala per
dei
fatta-
aperto*
e
modi
tenuti
,
nell'assedio
quella città, conchiudeva,
più desiderare
potuto
che
non
quella ottenuta,
era
i temici
doverne
ch'egli
vittoria.
portar
di
le
Toscana,
Alfonso,
di
Erano
le
quali
e
molto
frattanto
guidava
si
valoroso
di
suo
quartiere
là dove
legni,
e
sua,
fra
i
quali Io
la
Bastia
cosi
vi
quali
li mandò
in
messi
erano
in
e
Capua,
dai
al
pitano
ca-
soldati-,
fatte, ma
molto;.
amavano
prima
pronto
S.
a
già
cesco,
Frannando
Ferdi-
dal
Conte
si risolvette
di
numero
caravelle
cariche
Generale
creando
Otranto
di
vicino
Otranto,
alcune
le compagnie
perciò vedendosi
molto
partitasi da
di
darvi
man-
ottanta,
di
dati
sol-
delta
mata
ar-
dentro
la
,
,
Galeazzo
Chiesa
i
genti, avvisato
sperava,
fonso,
dispiacere di Al-
poco
soldati,
altro
aveva
non
egli fu seppellito;
nemica,
dell'armata
con
nominato
era
tante
con
la
dei
parimente
e
il
naturale
morte
bene
se
tato
spaven-
amato
e
era.
cosi
arrivate
fazioni, ch'egli in quella guerra
molte
morì
per
Matteo
,
per
poiché
,
più che
si
non
nondimeno
aveva
questo,
per
che
operare
,
si
non
di
di
solennità
Santo
prima
Caracciolo, dandogli
Lorenzo
benedetto-
de'Frati
dal
lo
stendardo
Minori,
Vescovo
con
grandissima
d'Ischia
nomine
157
Marc' Antonio
Piota
di
Sorrento
imbarcare
suo
•detto
tanti
Galeazzo
signori,
valorosissimo
luoghi
l'aveva
-questo
Galeazzo
di
'Vico
nelli
che
ha
nella
dimostrato
altro
in
legge
di
suoi:
Re
di
in
d'Ariola
di
Cava-
il
guerra,
valorosissimo
si
ritrova
nel
e
che
di bellissime
nella
Chiesa
epitaffio si
suo
d'Otranto
che
venuta
tanto
più
dotato
anco
quella guerra
fra
disastro*
precise ultimamente
e
Napoli,
di
il Marchese
ma
maneggi
Galeazzo
di
e
valorosissimo
fu
Duca
nei
vita, ed
sua
considerato
Alfonso
Signor
fazioni,
generale
stato
delli
quale
conosciuto
Carbonaro
essere
mare.
fu
statua
Giovanni
S.
molte
navale
La
lettere.
il
glorioso
e
cavaliere
,
Signor libéralissimo,
Messina,
grand 'affare,
il
sere
es-
molti
a
come
guerra
gl'infrascrittiSignori,
guerra/
in
giornata
ogni
di
di
tutti, per
da
servizio
in
nascono
morto
di
di
maneggi
figliuolo diGol'Antonio,
samente
lier
nei
dimostrato
maneggi
Napolitani, perchè
universalmente
amato
era
Cavalieri
e
poi al
accompagnandolo
,
del
Y
fu
mata,
ar-
,
il tutto,
minutamente
e
parere
del
luogo,
da
continuando
ne
di
se
nei
tanto
ai
nemici
i
sei
un
rispetti, che
più* maggiori,
bastioni;
e
la
però sempre
col
discorrendo
per
quale per
due
buttato
a
questa
più
giovane
altri
dunque
nuove
gran
come
la
teneva
dal
ordinò
spazio di muraglia,
men*
giore,
mag-
sempre
primo
erano
grandezza
ripensando;
finalmente
che
prima
più
molto
egli
eagio*
impaziente
come
cose
da
che
cagione
Alfonso,
luoghi,
e
che
stato
era
stri
no-
mo.
dissi-
fa
poco
e
una
li
osi
quanto
lenta,
ancora
Il Conte
quello indugio,
roflferivav
nemici,
di
poco
perciò
perciò
erano
desimo
me-
si era,
fatto
giorni, e
non
quei
ordinati.
fortemente
di
muri,
divenuti
rinforzassero
Jbene, e
ire
spazio
sigli,
con-
del
la batteria
incominciato
prima
poco
per
dato
che
Giulio, ordinò
1' assalto
ora
avevano
lo
rovina
darvi
Ma
dove
per
grandissima
a
Conte
dai
partendosi punto
non
non
e
quello
la batteria
tasse;
rallen-
tentarono
138
i
nostri
di
ributtati, il
al
animo
del
assalto,
che
era
buio
fosso,
le
dar
della
vicine
in
da
grandissimo
quantità
ordire
imboscata
strada
Il
aspramente.
suo
disegno,
che
di
dal
anco
sua
,
di
compagnia
cavalli
duecento
e
quali
a
dovevano
\olendo
non
lui
a
di
parte
di
lasciar
sparsi in
anche
ghi,
luo-
due
iano
di Tro-
capitani,
molti
esservi,
non
come
delli
Francesco
e
si
dinar
or-
fanti
quella imboscata,
Alfonso,
di
ad
luogo
cinquecento
Gesualdo
con
confidati
mollo
capitani
Monti
essere
fine
suo
altri della
e
detto
d'ai»
valore
nel
quelli della compagnia
erano
andavano
Spinello, che
i
Carlo
a
uomo,
commendato,
era
Gesualdo,
andò
al
detto
valore
Carlo
a
destinando
quello
da
conOdando
e
mattina
seguente
l'inganno,
della
precise
e
fu
iì
Alfonso
ad
mostrato
di
e
ne
Immagi-
doli
danneggian-
mezzo,
Davalos,
Pietro,
suoi,
la
ca"a
al
giudizio,
Conte
cavalieri
dunque
scovertolo
e
g^ndissimo
come
cuni
Conte
i nostri,
tagliata lor
e
,
alquanti cavalli, colti in
con
nimali
d'a-
prede
accortisi
,
la
giare
danneg-
a
luogo detto
un
preso
la bocca*
per
correvano
questo
in
loro
una
fuori
riportavano
di
numero:
gran
disegnavano
dove
che
fomento;
uscir
osavano
campagne,
raccoglier
fattone
notte,
facilmente
turchi
di tanto
piò spediti cavalli
i
con
e
quei cani
a
dai
furono
ina
lui
con
era
•
arrivali
accompagnato;
rivedendo
andavano
in
di
cavalli
,
e
dal
scoverti
le
questi
mezzo,
si
giorno
della
tenebre
come
opprimerli.
si
detto
11 Conte,
della
che
tutti
con
i suoi
e
venuti
erano
abbiamo,
che
su
sopra
da
la.
nostri,
e
salito
as-
loro
colto
notte,
vano
compari-
centocinquanta:
e
incominciarono
d'intrepido
certi
sono
mezza
l'occasione
i
con
vi
mentre
presso
i nostri, che
spinsero
pianura
fu
che
mentre
appresso
imboscati
erano
notte,
osservando
bene
'tralassarli, subito
io
nemici
luogo,
detto
bassezze
questi cavalli
erano
mezzo
alcune
piccole colline,
ripostela d'alcune
da
al
dunque
valoroso
non
era
di
quelli colti
assaltarli,ed
animo
era,.
160
da
levato
per
terra,
quei
in
barde, che
di certe
opra
si
tempi
il cerchio
rompendo
loro
da
del
il corpo
del
terra
ed
il» corpo,
cadde
giunto /
di
ammaestrato
rimanenti
victù
nel
; cosi
cittadini
di
sentir
sua
il
nemici,
tò
por-
lontano
luogo
cavallo
Sternatia,
a
allevato
stato
era
Signori fussero
del
cavalcare
che
molto
nelle
lor
il Conte
amavano
,
di
che
quello,
cosi
e
Battista
già
Castri
era, si
avvenuto
di
cento
a
presso
Auditori
Stomeo,
Luogotenente
camminando
dietro
proprio
cavallo
quello tinto
del
dalle
la
sero
mos-
daco
loro, il Sin-
Antonio
Rizzo
ed
del
sostenuto
da
a
da
maggiore
:
Antonio
«
Jesus,
e
Andriae,
e
totius
e
lo
e
Julius
e
onorato
come
autor
Antonius
Conversane
et
militiae, vel
dell'
di
trovarono
il corpo
subito
nella
più poteva
nella
gli fu
fatto
istoria, ed
Flaviani
peditatus, vel
de
è
sposizio
di-
cavalla
un
su
Sternatia, dove
Aquivivus
Sancti
suo
aveva
seppellito
fu
il
versando,
nell'armi, rimessolo
a
che
sangue,
conosciutolo
riportarono,
tadini,
altri cit-
Nuccio, ed
Bagnolo
Sternatia, dove
di
de
pista del
a
e
Soldati,
Galateo
nervi
alla
terra,
tutti,
Vasalli, Capitani,
da
Vito
proprie ferite
sue
corpo,
dietro
amaramente
,
strada, giunti
disteso
Conte
; i
pari
aveva
non
stati
mai
,
Angelo
chi
fu
non
quale Conte, siccome
quanti
terra
nuove,
nomine
il
il
ma
miglia quattro, dove
fine
il cavallo
mano,
dietro;
dai
Bagnolo,
a
peto,
im-
fatto
a
corso,
fine lasciato
dove
nell'arte
quella
li misero
e
,
incominciò
nemici,
ài veloce
sino
avvaozava
signore, presaghi
a
se
passando
Conte,
predetto
Regno
turchi
il miserabil
eseguito
era
cavalli
Signore
suo
colpi,
dei
dei
arrivarlo; alla
potesse
che
tirandogli il busto
suono
essendo
dissimo,
come
da' dove
i
Palmarigi;
verso
cavallo,
i turchi
dal
sella»,
quasi serrato,
tenevano
,
il cavallo
ritto nella
rimaneva
lo
usavano
perciò spaventato
correr
il corpo
che
e
pianto
dai
suoi
Chiesa
l'altare
al-
fio
epitaf-
un
to
l'infrascrit-
Aragonia
Comes,
nec
equitatus
Dux
non
Gene-
161
ralis. Anno
~*
humanitatis
1481
Dei
idus
sexto
Februarii
,
duo
-*
portato
«fu
capite
nella
di
Frati
che
sua
a
hic
curarsi
ad
per
suo
Monti
a
gli
era
Giudeo
un
Chirurgia. Era
zuffa
avuta
dai
nemici,
Conte
e
ne
mandò
via, che
-designato,
bene
tinta
via
tutti
la
all'esercito,
il Pandone
che
e
a
costui
ciò
era
la fortuna
tempo
morte
così
aveva
dèlia
seguite
cavalli
cento
del
guardia
per
in
Pan-
tra
un'al-
quel luogo
se
corpi dei nostri, dolenti
e
Alfonso,
mosso
nell'arte
camminar
alla
cosi
gii altri,
medesima
che
che
per
campagna:
vive, ed
con
del
disavventura
la
tava
por-
spogliata da'nemici,
di
coverta
sospirava per
dolore, poiché
valoroso,
e
la
dato
stato
cose
con
il
per
Alfonso
congiunger
campagna
accompagnavano
meramente
modo
sangue
conduceva
lagrime
di
la
tornarono
?altrettante
altri,facendo
si dovevano
pur
trovando
e
di
oltremodo,
altra
duecento
sotto
anco
vivo,
delle
Pagano
città,
nella
era
ad
niente
ma
nostri,
il Bassa
che
nuova
Troiano
,
dono
la
alla
nei
era
eccellente
che
corsa
subito
del
soccorso
già
suoi
mandò
informato,
più
e
sopra,
valente,
come
si tornarono
aggiunto
di
uscito
officiata
Conte,
entrati
erano
pena
molto
bisogno,
della
n'
nastero
Mo-
allegri di
inciampar
non
gran
ch'ò
del
dannosa,
per
nel
nemici
morte
dopo
l'esequie,
maggiori
dei
dunque
se
molto
rinnovatoli
suoi
muri
pugnando,
non
Conversano,
loro
a
marina
che
di
Ma
Fide,
agrum
acriter
pompa
più della
tanto
apud
»
dell'altri
giro largo,
delti
sangue,
recubat.
real
molto
della
Francesco
in
distantem
I cavalli
era
il
strada
molto
urbe
dell'isola
e
vita
"sittà,tenendo
~e
ab
con
Zoccoli.
acquisto,
la
Hydrunti
sepoltura
questo
per
oris
caesus,
Maria
S.
de
la
in
Conversano
a
messo
da
millia
passuum
Turcis
a
«
omnium
tuitione
et
«
religione, invictique Regis Ferdinandi
Christiana
prò
.+
denti
ar-
Conte
e
,
da
gli
doppia
aveva
tolto
oltre
opportuno,
tolta
e
,
ai
soldati
gran
cagione
capitano così
un
che
la
in
un
speranza
certo
di
162
più vivere
dover
tutti
pianto
ii
cui
a
Ursino,
e.
nella
valor
all'assedio
di
gente,
egli
e
quella città, ma
non
alcune
Calabria, destinando
di
Abruzzo
Calabria
Paolo
Giov.
Diego
Don
Coscia
di
fu
gione
ca-
Ab ruzza,
delle
40
pagnie
com-
quelle di
di
e
nobili
due
in tutto
nello
Cavaniglia,
egli
nondimeno»
Diede
Coronnellò
ambi
venire
persona,
compagnie
per
ed
,
il trovarsi
Testasse.
ne
se
infinita»
Davalos
del
della
meno
poco
avviso,
che
ancora,
figliuolo, e
nando,
Ferdi-
subito
quasi già risoluto
allora
per
perdita
da
anco
più da
dato
aveva
del
si facessero
che
ordine,
della
era
di
eh'
Alfonso
degli altri,
persona
sfornito
e
al
confidasse
mente
molto
tutti
fra
e
tutti,fu
,
giovane
qualità
la
considerata
in
sospirato
e
,
da
dunque
amato
; come
Napolitani
,
,
e
molto
subito
dei
da
amati
il
farle, perchè
a
di
capitani
Rossano.
Salerno.
bisogno
E
del
Fabio
della
gl'infrascritti
sono
Crotospatari
Capani
Cesare
Attorre
Ta*
Giovan
,
Briti,
gl'infrascrittidella
sono
città di
Geronimo
Filippo Zurro,
Coscia
nomi
I
Campagna,
Antonio
.
Toscano,
urgentissimo.
era
Marco
Foggia
glfaferro, Mario
Risi.
,
Amarcllis,
Livio
si inviarono
ordine
suo
con
Cavaniglia
Francesco
Caposachi,
Aloisi
Ferrante,
Pirro
Curiali,
città di
pione
Sci-
Pinti,
,
da
limele,
Vicariis, Orazio
Francesco
Corniti, Troiano
nio
Nori.
Ma
la
nobiltà
di
freno,
che
di
sproni
quelli di
della
di
Barilli,
e
del
Giovanni
d'Origlio,
Tufo,
Re,
suo
e
Ettore
Anto**
furono
come
di
Mastri
casa
di
Assapani,
casa
So*
piuttosto bisogna
Bozzuti,
casa
di
ice, Paolo
aveva
seguire, il
a
Grilli, Milio
Antonio
Gavasel
Napoli
Minutuli,
casa
Gatta, de
d' Aversa
di
Cantelmo,
casa
di
Giudici,
Capani,
Mar
amai,
delle
famiglie nobili
della
Valle, Antonio
,
della
tanto
Calce, Francesco
la
testa
turchi
dentro
faceva
battere
del
la
le
d'Azzia,
Giulio
Conte
città,
mura,
e
da
come
Antonio
portata
Pellegrino. Era
in
quella parte,
che
processione
da
quelli cani
dove
fra
dai
Alfonso
sapessero
a
i63"
il dolore
punta
dei
da
lunge: onde
ben
nella
spedita galera,
eziandio
fu
; ma
quale
tani
capi-
ducati
se
che
i turchi,
ancora
anzi
poiché
nella
Velona
delli
Francesco
turalmente
na-
n' ebbero
una
con
guarito delle
ben
ancora
non
mandato
ai
Alfonso.
,
la mandarono
gli occhi,
si vedesse-
diecimila
loro
consentirono,
non
che
picca,
intendere
pagherebbe
nimi
all'a-
raddoppiavano
una
fece
quella restituissero
avari,
ferite
sopra
questo
per
città, che
nostri
saziato
quella vista
con
nostri, portandola
della
ai
che
Aveva
Monti.
,
più di
costui
animo,
molto
le
mentre
di
valore,
Galeazzo
mandato
era
nel
andavano
cose
Ferdinando
guidata,
Caracciolo
nei
venuta
Brindisi,
a
%met
danno
della
lì intorno.
possedeva
i nemici
molestare
fossi stavano
che
in gran
rimaste
dubitando
della
dalla
tornare
dello
in
arrivo
:
quel
menati
tratto
dei
di
mare,,
i turchi
per
con
fra
questo,
e
seguiva
di
cristiani
essi
ma
dar
dasse
an-
Mago*
di
così
avevano
quanto
di
che
nuova
nei mari
nostre
del
porta
alle
dei
lere,
ga-
ristesso, conciosiachò
andare,
pochi
alla
capitò
e
nanzi
dì in-
Velona
d'Otranto, messi
in
quel viaggio
galere, p.er ordine
grandissima
ordine
nel
là profondità
per
s'avventurarono
facilmente
pagnie
com-
Alfonso
tanto
ardivano
non
delle
pochi
alcune
quei luoghi, che
di
:
turchi
indi
intiepidita la stagione,
poteva
desiderosi
valoroso
stanziare
quella sicurezza,
con
alcune
vigilante Caracciolo
sbarcando
badava
armata
quattro
perchè
ma
nostra
Tarmata
dal
ed
sicuri, nondimeno
non
dell'armata
barca
una
per
erano,
Onde
Non
modo
Verona,
facevano.
e
più che
al
città,che
la
munita
ben
Velona,
Signore. Ora,,
,
a
suo
liere
cava-
come
detto,
n'andò
che
proposito,
con
al
Taranto
a
d'Otranto,
se
onde
del
si è detto,
abbiamo
de'più scelti soldati,
di
il valor
dono
che
giunta
era
mari
in
modo
come
,
giorni
turchi
ai
mostrato
particolarmente, quella mattina,
e
di
volta
una
del
diligenza guardavano
in
Caracciolo
loro
mano;
nella
furono
presenza
164
d'Alfonso,
e
del
1a
dei
l'Orsino,
di§costavano', incominciò
rimedio
T ultimo
che
era
da
queir assedio
in
:
questi
dicessero, niuno
cose
città, ma
la
il Conte
nel
Giulio
fosso,
l'entrata
ciò
e
la
l'Orsino,
e
Era
questa
dal
Davalos
Gesualdo
gente
quello effetto guidassero. Dall'altra
di
come
giudizio
delle
Alfonso, che
assedio,
che
riverenza,
e
per
volesse
nemici,
la
credenza,
Alfonso
tal
da
procacciar'
quel
che
impresa
tare
tenlagevole,
ma-
approvata
che
.
avvertito
quella
il Dava-
parte
la
per
lunga
rienza
espe-
ad
soggiungeva
ricovrarsi
lungo
senza
in
quel tempo
da
passati progressi
là costui
le portava,
finalmente
rimuoverlo
cose
come
Era
conosceva.
infinita
e
ai
e
e
,
quella città per
le
entrare
coloro,
esser
più riposato
il violentar
si
gevolmente
non
era
l'animo
accrescer
padre,
non
che
e
di
più castigato,
cose
,
vi condiscendessero
\olentieri, offerendosi
los
che
quello
il muro,
più che
a
cuperar
re-
l'esercito,designava di
molto
Carlo
di
eseguire in ogni modo
mattina.
non
diverse
e
di doveròda
ch'era
di
punto
seguente
questo
per
che
ancora
in
messo
fatiche
tante
di
si
veder
l'ordine
Alfonso
,
lui
da
mai
molte
che
è
Davalps
volessero
che
quella parte
da
veduto
e
il
se
accettavano
aveva,
città, risoluto
nella
tutto
gli
tagliando
e
quelli
le lettere,
picciolo di-
non
come
ricordandosi
detto
ordine,
primo
di
Alfonso
pigliarsi dopo
,
durate
o
dire
guardavano
non
a
raro,
loro
a
che
portavano,
Alfonso
nel
dine,
disor-
qualche
,
ebbe
nemici,
questi di
che
ancora
loro
con
chiamato
il che
per
:
in
ricevute
:
che
,
posta
altramente
degli animi
saldezza
la
quella che
nemici
correr
non
furono, che
lette, che
galera fosse
galere dei
ancora
uscirono
fosso,, non
spiacere
di
lasciar
non
per
e
le
,
dubbio
per
erano,
sola
una
quella preda
conducesse
porto
che
ancora,
e
autorità
era
a
reputandolo,
quel pensiero,
oltre
Ferdinando
lo
pregava
alle
a»
sima,
grandis-
ogn'uno l'aveva,
come
uno
Ja
suo
che
quali parole
165il Davalos
contradicendo
egli animosamente
,
alcune
che
di
sicuro
del
occulte
fòsso
perdita dei
con
grandemente,
messa
le
tutte
ciò
mira
la
quel
a
riconosciuto
onde
quelle che
lui
esso
Alfonso
in
quanta
mille
con
fanti
e-
,
del
Giovan
Tufo
di
la medesima
con
e
ogni
l'esercito,e
prò gli pareva,
cavalli
trecento
a
prese
dubitavano
,
coraggiosi conosciuti, radunando
condizione
ciò
volse
segno
era
mo,
abbia-
detto
come
di
,
quella parte
vigilanza la guardavano.
scelte
compagnie
soldati
con
molla
ma,
Era
i turchi, che
e
:
la fortezza,
tentare
Giulio,
Conte
suoi
con
tutto
con
modo
a
dal
giudizio egli
morire.
quella guerra
a
tentata
intrìnseco
cagioni, ed
aver
non
rispondeva
,
valoroso
come
soldato
sul
,
far
del
l'intero
del
'e di
Romano:
imperio
animo
con
di
volavano
il segno
; incominciò
dalle
Gesualdo
facendo
soldati
dùnque
numero
di
del
fuori
ninna
ad
un
ogni
terra,
Alfonso
riguardo
di
da
in
faceva
T
loro
il
gli
le
tutte
:
palle
sti
que-
erano
quantità
di
l'Orsino,e
suoi
lorosi
va-
combattendosi
:
bande
di
terreno,
in
accorsero
ai
nostri
in
tanto
capitano,
ufficio
di
e
zuffa. Si
questa
avendo
non
soldato
a
di
e
,
nemici
che
nemici
dei
e
piede
punto
cosa
capitano
,
più
scaldata
scompiglio già messa,
i cavalli
con
,
che
valoroso'
le
gran
,
porre
avvanzare
quando
tempo,
cosa
da
coi
là dove
fosso,
prodezze
i turchi
palle,
però che
,
portò
cipe
prin-
acquistato-
quella posta
a
menati
di
molte
stavano
intrepido animo
erano
la
y
bocca
gran
concesso
senza
d'un
.aveva
azzuffarsi
ad
ne
tentavano
con
era
non
alla
accorsero
se
subito
galera sparate,
soldati,
le
quelli di dentro,
a
di
guidando
degno
d' Italia
sprezzando
quali vigilantemente
dato
l'Orsino
Davalos,
l'altre
fra
sopra
che
ancora
quella fortissima famiglia nato, che
Serenissimo,
di
nemico,
invitto, veramente
ragunando
pregio
al
presentò
consentimento
vanguardia
li
si
giorno
per
lo
che
essendo
medesimo
mai
la
zuffa, ed
il sole
alto dalla
fosso
andando
in-
166
la
tanto,
che
parte
della
turco,
che
tutti
di
di
su
Alfonso,
amorevolezza,
portava,
e
turchi
molti
per
da
di
altro
in
dentro
città
della
e
il
mare
nuotando
in
in
le
Tarme,
dandoli,
quali tirate
soldati
vano
quella
dalle
mura
dietro
venivano,
fu
conveniente
lo
spazio
ira
e
parte,
se
a
di
delle
di
atto
questo
Alfonso
soldato, che
a
generale. Si
più di qualtr'ore,
non
il Davalos
si
era
con
e
ottenuto
una
grossa
era
nel
di
mare,
lito,tene»
tiri che
dai
fesa.
of-
ricever
molto
valoroso,
considerato,
combattuto
desiderato
banda
ferite
dell'una,
morendone
il fine
rando
aspi-
a'suoi, i
via
fuorché
pista*
della
quel
egli altrimenti
poteva
non
che
li
molte
in
disteso
lui, e parte badandoli
ristretta,
sene
vendicar-
mura
di
e
mura
erano,
la medesima
per
le
che
venuti
arrivandolo,
tendosi
met-
,
dalle
sopra
lo lasciò
colila
guerra,
di
palle
ter
po-
non
sotto
pericoloso, più ardito, che
nientemeno
ma
a
di
ogni. modo
quelle
fretta
molto
strada
Veramente
fine
la
tutto
erano
su
cavallo,
gran
con
quali parte mise
al
e
da
riversato
tornandosene
Li
nemici., che
vittoria,
alla
stima
punto
risguardo,
parendogli
pervenne
risoluto
facendo
non
altro
più valoroso,
ria,
vitto-
quella
pensando
turco
terminato
di
senza
,
aver
Alfonso
e
.sdegno,
segno
,
cillà da
potendo
non
altiero
,
-vano
e
che
indorate,
Alfonso
ma
andasse
infinito
sé
Alfonso
di
morte
barbaro
quel
perseguitarlo
a
dare
amato
pinnacchi singolari, dai
di
era
il nome
,
soprapreso
diede
tenuto
di
gentilezza,
sua
per
un
paggi
dei
napolitano,
l' arme
per
ornamenti
Alfonso
per
paggio
quella
più oltre
cavallo;
nobile
Tolfa
gli altri signori
il detto
e
soffrire, che
si
tutti
da
e
da
tra
e
vicino,
uno
scure
reversò
lo
della
Carlo
era
una
fosso
spinto
era,
con
tramortito
n"stri,
cingeva
di detto
cavallo
sì fieramente
i
dell'esercito
passo
veloce
un
che
paggio
da
nel
dietro
in
parte
citta, ch'era
Alfonso,
del
rimanente
percosse
,
dare
fecero
loro,
dei
soccorso
da
soldati
e
0er
e
Tal-
Alfonso;
accorso
168
muraglie
galere, che
nostre
i
perchò
dimeno
,
ufficio, avendo
T
non
interveniva
sco.
Era
di
fra
nemici,
di
furono
turchi
che
quelli
su
condussero
innanzi
di
esercito
la
con
la
prima
secondo
al
ottenerlo.
facilmente
di
e
trenta
i-
più, si
e
di Rodi,
altro
un
di
la
guerra,
numero
di
sercito
l'e-
come
ma
eoa
Paleologo,.
casa
impresa,
avvisando
in
vi
genti, che
più oltre
era.
maggior
quella prima
a
mente]:
facil-
smontati
riputazione,
Bassa
aveva
galera
,
mettere
Intese
la
quelli intese
Masith
pel gran
da'nostri,
ma
nostri
dì
e
facesse
rinnovasse
assedio
galea
una
all'assedio
numero,
di
turche-
si salvò
nostre
numero
mandato
guidata
si
che
designava
di
Signore
armata
dalle
Alfonso, da
persona
Velona
questi veduti
navigli dai
Bega,
il
ciò, che
tutto
dalla
turchi:
erano'
scemato
vascello
presi dal generale,
i
ad
Maumeth
assai
tornato
menati
vigilante Caracciolo»
grossi navigli, pieni di molte;
lontana
molto
e
il
diligentemente-
altramente
ben
dei
il porto;
ciò
in
venuta
contrasto
spedita,
come
non»
uscir
due
essa
con
e
cinto
tenevano
mezzo
la
sotto
porto
della
generale
poter
questo
senz'altro
furono
e
loro
per
nel
oscurità
d'ingannare nell'.
facevano
nostri
pertinenti al vitto
cose
che
legni loro, che
tentassero
erano,
le
notte
dei
alcuni
che
ancora,
sto
quedava
man-
il Bassa
che
,
che
cosi
era
stato
del
governo
ma
perchò
crudelmente
mirato
quale
di
doveva
s'era
prima
menarli
di
valore»
così
e
si suole
fra
gli altri diligentemente
era
per
avuti
aver
da
fra
bassa
che
fecero
assai
«se
i suoi,
più
di
Alfonso
e
era
il
che
discorrendo
debito
e
il*
strando
mo-
quello,,
,
l'assedio
sto
que-
assai,
Alfonso, vecchio
guardato
settimane
fatto morire»-
Costantinopoli;
ingegno
lui, voleva, che
poche
a
privato*
stato
era
averli
fortuna, ordinò
che
l'avvisi
ciò
già
per
non
quei d'Otranto,
con
che
e
all'acquisto,
resto
in
ciò
e
informava
trovato
nel
aveva
malocchio,
dell'armata,
che
turco
proceduto
r
d'Otranto
fussesopra*
non*
fine, poco,
o»
169
tìiun' altra
l'armata
nuovo
volendo
qualche
à
mosso
ragioni alla
costoro
lontano
il mare,
facilmente
déntro,
accordo
dovendo
còse
molte
serrato,
al
vitto,e
travaglio dell'impresasi sarebbero
di
desiderosi
come
curando
poco
loro
al
ed
dei
gli
rimessi
nel
nelle
mani
il continuo
la difendevano
vino
Cor-
cristiano»
1' esercito
contro
da
era
gnata
turchi, guada-
i
che
mentre
a
era
proferto da Matthia
stato
era
vita,
la
salvar
di
fine
1or
affannati, pure
molto
; costui
dell'Ungheria
la. città
agli
mancar
profitto,oltrecchò
l'aveva
nostri
aspettarsi l'aiuto, che
Re
giunta
nemica
perdita di quella città, la quale
della
di
che
qual-
a
stanchi
riposo; dovendocelo
Signore di niuno
combattere
si faceva
venuto
ragionevolmente
necessarie
che
,
i turchi
l'armata
che
peto
quell'im-
come
essi loro
intese
parere
tormentando
con
ragionevole, prima
di
le
mava
chia-
fare
da
e
e
molte
il Gesualdo
e
erano
sempre
si sarebbe
fosse, imperocché
assediati
costoro
e
ciò
per
diverse,
tutto
tenendosi
l'esercito,
infestando,
e
in
sua
; conciosiacchè
rovinar
senza
che
mentre
già
nella città,e
entrate
di
sdegno,
a
più risoluto, avendo
atto
abbattute,
mura
questo
per
consiglio il Davalos, l'Orsino,
a
del
Ma,
sopravvenendovi
avere;
artiglieriefatto di molte
parti delle
vi
nemica.
venire
nostre
da
si poteva
speranza
,
come
buono
a
fedele
e
di
Dio
e
,
ai
turchi,
il governo
sotto
Otranto.
presso
Alfonso,
di
raffrenando
batterie ;
e
approssimarsi
fecero
grandissima,
Italia,onde
su
fare
a
solo
le solile
i turchi
l'argine dei fossi,
discostare
non
tentando
i desideriiristretti,
tener
tanto
e
verso
questo il giovane
per
ogni impeto, attendeva
potendo
non
lo
Biagio Mangaro, mandandola
io tutta
ma
mini
d'uo-
banda
valorosissima
una
l'autorità del. Davalos
Era
Alfonso,
di
ordinato
aveva
nemicissimo
sopratutto
il che
tirò
non
lantissim
vigifonso,
Al-
meno
,
che
dagnare
marziano—
i due. altri nominati
il fosso
da
Successi
a
tentar
quella parte, dove
ecc.
di
altre
nuovo
volte
di guja?
non
era
$
'
170
riuscito
prode
lo tenevano
la
per
della
Conte
Pietro
scelti
nostra
avido
Ursino
cavalli
che
importante,
la
con
già guadagnando
e
,
introdotto
aveva
alcune
l'avevano
i suoi
tirate
su
il
da'
che
già guadagnato
chi
della
porticciola uscendo
cóntro
tirare
i nostri
calati
e
il Conte
Pietro
grandissimo,
messi
da
fosso
di
prendendone
fuori,
modo,
per
la
per
trovando
pagnato,
in
a
tornando
e
che
; facendo
della
vi
cava
nella
entrare
per
dentro
di
gridi,
rata
nel
in
e
di
ai
turchi, che
si
che
fatto
strada,
in
i
turchi
grandissimo
per
parte
acconti-
fosso, li urtò
i nostri,
dell'una
tenevano
e
ripa,
pezzi di artiglieria,in quella
che
vi
la
erano
; per
spavento,
tutto,
nel
e
dà'suoi
pezzi, passando
i turchi
erano
strascinavano
quella parte del
da
che
qual-
avevano
dentro,
reversava
porticciolai nostri
lumi
in
e
alcuni
mero,
nu-
danno
offendere
la medesima
parte, che
uccise,
a
impeto;
senza
li
i turchi
Jur-
che
ricevere
poter
dispetto degli altri
l'altra dei fossi, riversando
e
di
cava,
ne
tagliandone molti
medesima
grandissimo
con
impeto
quelli turchi
vivi
molti
il loro
crescendo
ritirarsi
dell' argine
qua
quel poco
sopra
fossi, incominciavano
parendogli
volendo
non
parte
,
Ursino,
i riemici
parte
i nostri
sopra
erano
pezzi di artiglieria,ancora
giù quattro
piccoli, tiravano
nei
1'
che
,
sopravvenuti
poi sempre
e
palle
fortificarsi
fossi
raffrenati
il cammino,
quando
aveva,
,
medesimi
nei
perìcolo di molte
turchi, disegnava
terreno
più dell'altre spedite
che
divideva
di
pezzo
trovando
come
che
cava,
spezzato
e
compagnie,
seguito,
larghissima
una
buon
da
impeto
,
quella parte
lo
banda
una
a* fare
soldati, incominciò
e
i soldati
difficoltosa; il
e
notte
mezza
rispetto
questo
ora
confortati
armata,
su
le
voltate
,
; e cessando
quella impresa
a
nemici
galere dei
guardato
presenza
invitavano
di
i tiri delle
per
e
nostra
:
fecero
il che
messi
già ripiena
armata
impeto
i turchi
la Città
quasi
porto, giudicando il vigilante Caracciolo, che
en-
la
171
Città
quasi vicina
era
le
dalla
mura
le case,
il che
la
aprendo
nostri, quando
ritirò
là della
Spinello per
il
un
il Conte
dubitando
Pietro,
si
speranza,
fu
costretto
1
questa
volta; per
che
vi
mancassero
che
fu loro
di
di
di
V
sostenuto
I
tale, che
gli altri capitani,
e
da
cosi
nostri
che
Gerissimo
città,dove
il terreno,
rifare
Alfonso
di
tuttavia
gran
dopo
fuga, se n'erano
per
averne
tornati
di
le
alcuni
di
tro.
den-
dell'Ursino,
de'soldati.
sapendo
mura
di
datoli
conduceva
turchi
più volte
aveva
a
qual
profittoloro si fosse,
andamenti;
la via che
quantità
esperimentato
l'ardire
maggiore
rinforzare
i loro
vedevano
assalto
di
di grandissimo
uomo
i bastioni
non
che
più, e quello
l'animosità
ancora
con
bisognò
banda
Sinan,
così stretti si vedevano,
partito più attenersi, che
attendevano
nel
eglf
più
turchi
assai
singolare ardire
commendato
quella parte,
lungamente
de' nostri
impeto
turchi, che
vi mori
come
con
guerra,
molto
Fu
con
e
turchi
di
e
danno,
maggior
conto,
n,elle cose
molti,
certa
combattuto
l'altra
e
giorno,
co'suoi,pur
dai
come
dendo
ve-
e
da
a
fu mai
; non
e
prodezze
le
mosso
si ritirava
dall'una
il che
tuttavia
Alfonso
ordine,' così da'nostrf,
buono
tanto
far il medesimo
a
combattettero,
avvicinato
tuttavia
si
presa,
Gesualdo,
con
Alfonso
ma
sopra
restar
già facendosi
banda
una
il Conte
che
trovando
e
de'suoi;
e
mille
andavano
non
lui
valorosamente
con
era
di
soprastava,
appresso
fosso
ritirarsi, laudando
a
loro
fuora
testa
de' turchi, e
numero
Conte
facendo
e
terrando
at-
grandissimo danno; per
messi
il medesimo
pezzo
incominciarono
del
Città,e
per
cava,
alquanto alta,
pericolo, che
il
della
soldati, camminando
i
la mira
teva
bat-
i bombardieri
tenendo
e
ai turchi
facevano
porta
grandissima furia
mare,
Caracciolo
vedendo
i turchi
del
banda
del
ordine
per
perdersi,con
a
dentro,
di
alla
lavoravano
porta
per
presi, mettendo
salvi ; la seguente mattina
nuovo
i
ma
un
della
abbassar
gli altri in
tentarono
172
di
l'assalto ad
di dar
nuovo
veramente
come
,
la notte
giorni dopo entrando
ne' molti
del
la bocca
numero
Città
"contrasto
di
d'
Re
di
ciò
grandemente,
di
di
noltg
lor
di
bisogno
in
far
a
voglia
calati
l'un
già
che
calati
e
se
ciò
la
per
non
che
non
fosse
da
il Conte
correva
morti,
ma
Pietro
del
in
mezzo
duti
ca-
I
salir
a
nostri
il
a
muro
da
fonso
Al-
e
fortandosi
con-
le mura,
salirvi
passo;
gran
piantarvi l'insegna,
per
del muro,
colsero
insieme
soccorso,
sopravvenendo
ma
mezzo
il Davalos
con
fosso, che
in
volta
rimanevano
i
si
mentre
confortati
per
a
contro
spesso
quel lato, dove
l'estremo
su
fonso
Al-
vino,
indo-
i turchi
tanto
entrata,
porticciola del fosso
Città, vi
o
èra
ciò
se
e
ad
tutto
molto
e
mani.
facilissima
Trani
impeto, dall'altea parte
della
i fossi
giù sì posero
di
qualche
con
pertinenti al vitto, uscivano
incominciarono
l'altro,
Cristoforo
sercito
l'e-
per questo
tra
alle
nostri
dato, così
molti
Città;
coi
caduco
era,
la
cose
riempire
il che
come
nuova
di
come
piccola preda,
di
Italia
questa
qualche
erano
chi
stan-
d'ottenere
avviso
di speranza
tanto
molte
affaticavano
e
Davalos,
più facilmente
ottenere
in
Piacque
altro
quale diede
la
:
in molto
come
posti in quelli confini,
sono
al
e
prin-
via,
ritirati; per
gli diede
entrato
era
soccorso.
suo
i turchi
grandissima
speranza
Ungheria
la
verso
la medesima
per
erano
Ferdinando
popoli, che
in
veniva
in
era
gliandoli
trava-
ma
,
i nostri, nondimeno
contendere, si
tanto
oltre
:
del
ne
schivar
Alfonso
giovane
la
potuto
avessero
quelli del
che
ancora
da quel
trincera, la quale guardava
una
fosso, ed
siderando
con-
grandissimo affanno
i nostri
a' turchi
guadagnato
avevano
il
a'nemicr
Città, dava
della
cipal porta
Alfonso
quella parte, eh' è volta
da
vinando
ro-
il Davalos
pericoloso
troppo
che
muro,
ma
profondità degli fossi rimosse
la
desiderio
l'entrata;
facilissima
fatta
aveva
del
parte
una
verso
cora
an-
i turchi
i
nostri,
facendo
la porta
cento
nostri, i turchi
gionier
prila-
*73'
sciata T impresa,
a'
perciò libera l'entrata,e
e
nostri, si rimisero
di
"senza
poca
le
Ganchi
tentar
alla
d'una
Fra
spavento.
Ungari
questo
alla
de'
venuta
segni d'allegrezza,
ma
lo
Biagio Mangone,
che
volesse
quei
via
suoi
a
soldati, venuti
de' cristiani
qualche
ristoro,
parte, eh' è volta
si
godevano
nella
bellissimo
un
radice
di
diede
tempio
dopo
,
di
due
turchi,
e
che
tenti
senza
loro
a
a
ricevere
delti
offesa
i turchi
che
,
ed
farsi.
prevedendo
condotti
i nostri
tanto
i turchi
afflitti dalle
Mustafà,
la loro
a
cui
di
rarli
onosione
occa-
duecento
scosta,
na-
alla loro
dentro
non
con.
alquanti de' loro,
si ritirarono
intenti
di dentro
continue
era
il
era
fin
di questo
felicemente
niuna,
a
valloni, dati
due
fossi, ammazzati
grandemente
cui
sto
po-
ai nostri
come
ardire, che
tanto
con
di
bellissima
una
quella strada,
da
una
luogo
desiderosa
fortuna
loro
guardia
dalla Città presso
ristretta
alloggiamenti. In
pevano
la
ma
pigliar
a
in questo
sopra
perseguitarli, furono
Città
entrando
molestavamo
verno
per
ella
sentinella,messi
della
;
uscendo
camminando
essendo
i fossi
Diana
di
oggi Minerva,
monticciuolo
un
giorni presentò
conciosia
:
in
fonte, chiamato
,
famoso
Alfonso
l'oriente; accampati
verso
pregò,
lo
pericolo per cosi lunga
così loro
e
in così opportuno
il valore
mostrare
gli confortò
:
bracciand
ab-
quale
costui
:
degli
fatti molti
il
Alfonso,
poter
tanto
con
l'esercito
ringraziava, che
di
sotto
grandissimo
nostri
soccorrerlo
a
dargli occasione
soccorso
prima
venuto
era.
da
fine
senza
dai
furono
quali
in
non
di
disfar
a
già arrivato
era
mezzo
,
tempo
ai turchi
messi
i turchi
furono
torre,
quali
,
incominciandosi
fine
la
i
i nostri
quel giorno altro, facevano
per
mente
mala-
mancando
fosso,
cacciarne
potevano
non
vergogna:
mura'
del
così
d'aver
pentiti
e
queir altra parte
guardato
Città
dentro,
dèi fossi
uscita
al solito
; per
nei
lavoro
il cho
mentati
tor-
vigilie, non
rimasto
rovina, incominciò
tutto
ad
sa*
il
go*
esortare
474
più pratichi, che
de'suoi
alcuni
d'
la fortuna
che
T
i nostri,
ingannare
so
per
malagevole
stessa
armata
teneva
molte
volte, quello, che
in
facilissimo, assalita la
si rende
eh'
è
turba
l'Adriatico, quella costrinse
a
luoghi,
altri
tramontana,
restò
e
libera
che
veggendo,
forza,
nemici,
si condusse
rivisti in
turchi
subbito,
un
fatto
e
T istessa
notte
tornò
nella
salva
Velona,
soccorsi;
erano
a
dar
che
i nostri
sopra
da
indi
indi
a
suoi,
ne'
che
le
a
ripieni di grande
fuori, quando
con
in
mura
mano
dei
della
tà:
cit-
se
pericolo per
ne
se
Signore del pericolo
una
armata
grossa
il loro
tenevano
capi,
fossi
la medesima
nando
giornate cammiil
con
quali
cessata,
costoro
e
rosi
deside-
come
la notte
lavoravano
ultimo
Città per la rottura
accorsivi
zuffa,
seguente
mentre
e
noi
il fosso
spavento,
sforzo
delle
cominciò
gli Ungari, s'inmente,
valorosa-
combattendosi
e
i turchi
gli Ungari pregarono
un
poter
,
contrasto
libero
di
grandissima
con
gran
coi nostri, furono
grandissima
lasciarono
nella
ancora
li volevano,
scacciar
dopo lungo
cederli,che
era
già
entrandoci
,
una
e
che
Città de'nuovi
mani
alle
venire
Brindisi, ed
di venir
ancora
che
mentre
la
viaggio, arricchita
maggiormente
particolar notamento,
ed
i
Serissimo
un
pratichi nella guerra,
non
si trovavano
in che
di
mare
altro
un
credeva
Costantinopoli per avvisare
verso
non
nel
che
fortuna,
che
men
fatica sotto
galera,
,
la
in
da
porto,
era
molto
la
perchè
ma
partirsiverso
quando
grande
con
alcuni
portava
quello
entrando
non
era
,
facendo, cosi remigando,
i nostri, già
ingannare
porto;
è difficile
l'uscita del
galea spedita da'nemici,
una
Velona,
Città:
della
armata
di greco,
e
del
nostra
vento
tassero
ten-
riuscire, cosi ben
a
tempo
un
ire alla
stato
girate le bocche
nostra
barche
due
con
dello
quel governator
avvisassero
impresa
pigliando
:
per
ributtati
non
Alfonso, che
mura:
dunque
ma
i turchi,
più
di uscir
osavano
potessero
gari
degli Un-
il valor
volesse
procurar
Alfonso
con**
l'entrata
common-
176
loro
ratore
loro
mandar
a
molte
cose
la morte
di
il medesimo
stringer
le
galera,
loro
che
i turchi
turchi
i
Alfonso
dentro
dandovi
an
che
Alfonso
compiacque
favorito
suo
sua
mostrato
che
loro
loro
costui
a
e
avevano,
e
la
Alfonso, che
ad
dire
libertà, e
menare
di sopra
ad
con
con
tutte
aveva,
erano
Alfonso,
1' Ursino
dei
loro
con
con
turchi;
e
mandar
grande
tutto
ciò
Gesuardo,
questi, ancora
li
nella
mandare
così
e
della
ma
fu
delle
lo
vita
sua
nome
di
delle
nizioni,
mo-
a
rie
necessa-
cose
che
do*
loro
egli darebbe
artiglierie,e li
Velona,
ho
come
a
cesse
fa-
detto
sciato
partendosi la-
Agomath
loro
cora
an-
zione
l'ele-
fatta
pregarono
riferendogli,chiamati
incominciò
man-
Tolfa,
restituirglila Città; costui
che
dei
ciò
a
apparato
ogni volta che
che
l'artiglierie,
per
che
ascoltarli
sopratutto
armata
con
niuno
della
questo
per
arnesi,cavalli, ed
la sua
la detta
volesse
fosse,
all'alimento, e pigliato commiato,
vesse
i nuovi
tentar
a
Alfonso,
ad
il
più
tanto
arrivò
Giacomo
incominciò
persona,
; fu
a
oratore,
bio,
dub-
ò
e
necessità,
nell'esercito
grande
e
nuovo
lettere, per le quali pregavano
nominato
carico
senza
valorosissimo,
di
:
a
si potesse
fare
prima
Capitani de' turchi, che
de'suoi
uno
fossi alcune
nei
buttarono
moveva,
il
non
sempre
di
la
pubblicare
non
che
incominciarono
fidandosi
non
e
egli
gli comandava
armata,
così
non
dentro
di
;
per
ma
ed
avviso,
più tempo,
un'
rante
Fer-
re
Chiesa, intesa
mentre
gloria sogliono
per
del
intento, facilmente
manderebbe
vi
d'accordo
Alfonso
altro
dell'impero;
che
Alfonso,
con
tramettendosi
dove
quanto
ad
era
Bajasetto
successori
subito
dell'assedio, acciocché
cose
ricuperare, là
potente,
della
tra
la sedia
teneva
aiuto
per
gli diede
ne
ordine
de'turchi
che
allora
quella guerra
in
Mahunieth,
tenendo
successor
che
che
mentre
; e
risparagnata l'entrata
aveva
non
Tarmate
Sisto
pensavano,
Pietro, il quale
di
allora
per
i
Davalos,
proporre
giudicassero, che
tornato
la
e
cosa
l'allungar
177
l'assedio
qualche
per
da
Ferrante,
generale, che
di
e
di
che
il
fu
potendo
che
fosse, desiderando,
usciti
frattanto
combattere,
dentro
bacile, dandole,
un
le
i cavalli
offerendosi
Caracciolo,
con
questo
mezzo
l'armata
Città, dove
ebbero
loro
e
a
questi fecero
quelle pafti
alloggiamento,
Ferrante
e
per
loro
i suoi
diede
quelli mandò
atta
che
luoghi del
ma
grandissi-
a
lor
salve
chi
tur-
Giunse
due
loro
turchi
cito
l'esernella
lose
miraco-
la Madre
di
in
Chiesa
alcune
li
dominio
avere
pitano
Ca-
Galeazzo,
entrassero
con
e
molti,
Velona.
prima
prigione
Città
i rimanenti
alla
suo
a
della
l'Agà
desiderando
; e
a
avessero
senza
ordinò
e
al
i turchi
:
con
pochi giorni con
si trovava
Velona
imposto
loro
Città,verso
dopo
prigioni di Alfonso
non.
allegro volto,
che
trionfo,
della
licenza
dalli Monti, che
trovandosi
e
conchiusa
Città,ringraziando
nella
tutti
quale
guidandoli
mare,
tilezze,
gen-
da
e
chiavi
essi
menati
grandissimo
con
molte
se
con
prospero,
sua
Ferrante
di Matthia,
con
generale del
a
come
fossero
egli
nemici
tempo
,
le
dissimo
gran-
,
come
consignandole
e
con
napolitani
Alfonso
portandosi
prieghi indusse
ed
nobili
quali ricevendo
umanamente
che
astren-
della
pratica
ordine,
ad
glieria,
l'arti-
aver
trattare
eseguisse l'ordine
con
consegnarono
in
ad
Tulfa
Alfonso
prima
molti
Città
dalla
riverenza,
per
si
di
figliuolo in compagnia
fra
della
a
da
la
avviso
Ferrante
aver
fonso,
giovane Al-
de' turchi
lodato
conchiuse
questo
con
e
,
volta
il capo
molto
rispettiavvisati
volessero, che
menar
donandoli
onore,
parimente
altri
molto
il medesimo
un'altra
; e vi andò
negozio
e
si
il
aveva
cordo
ac-
dal desiderio
questi, ma
Toscana
i turchi
loro
con
suo
non
da
mandare
dai
mossi
l'offerta,senz'altramenterig uardando
accettar
gli
in
tornare
conchiusero
gesse
solo
non
partorire un
per
; nondimeno
più vantaggio
con
sarebbe
giorno
tere
let-
mandò,
racco-
cesco
Fran-
Costantinopoli,
di
libertà, con
molto
affare,
promissione
173
la
riuscendo
di
avessero
bene
Francesco,
libertà, per
qual
se
la fede
Ferrante
che
Cavaliere
di
tutto
ciò
di
Ladislao
e
meritevoli
se
privilegi di gran
del
tutto
:
Maggiore,
la
reconciliare
per
che
quelle
stata
di alcuni
città,
detta
Papa
Sisto
o§sa,
che
dentro
a
l'Arcive
alper
la Chiesa
facesse, volse
profanata da quei bar*
città vicine
erano
,
divozione
portate
molti
si vedevano
fabbricò
una
:
medesimo
Santa
Maria
quale oggi si
ordine
del
Conte
di
de'
Alfonso
con
uomo,
parte
ne
i signori
menarono
quelli corpi quasi ogni
sopra
per
colle
serve
Giulio,
quel famoso
gran
luminari
nel
Per
di
pochi, diede
tanto
popoli dell'altre
i
tadini,
quei cit-
si trovasse,
in
l'Arcivescovo
questo
napoletani, perchè
la
fra
raccolte
Chiesa, essendo
correndovi
ma
di
erano
fuori, si riponessero
prima
e
diligenza
uno
momento
ordinò
in
di Prato
cui
altri
siderio
de-
lasciò
città di Gallipoli,onorandoli
della
stavano
ne
alcuni
ed
Marco,
di Brindisi, che
bari,
ni
portati si
altri doni
ancora
che
quali così fedelmente
il governo
come
dalla
Lecce,
ma
dal
Leonardo
fare, Fra
città di
della
Rodi
Città;
alla
in Toscana,
come
che
costoro
la guerra
potesse
questi iscu-
giorni, molestato
poi finito di resarcire,
i
fuor
molti
Città
bastioni,
che
intorno
fatto
era
di risolvere
luogo, perchè
suo
si
che
aveva
della
mura
ancora,
avevano,
egli dimorarvi
potendo
non
vi
di pò*
più oltre
come
le
così
fu
; e
maravigliato dei miracolosi
fabbricati
l'induggio,
resarcire
cagione»
fra termine
Francesco,
far
a
infinitamente
i turchi
sasse
il detto
non
pur
la
servitù
che
questi due,
di
che
fosse
ne
loro
nella
ritornar
a
nuovo
; attese
restando
che
detto
rimandarono
mesi
diremo
fu
sua
osservata
chi
del
altrettanto
farebbero
essi
di
opera
di
Dio
e
,
quella città
Martiri, dandoli
competente
dai
Francesco
Frati
di
S.
furono
rinnovate
ordine
veramente
intervenendovi
con
tutto
minata
no-
entrata,
di Paola.
le pompe
reale
si
dopo
Chiesa
una
notte
a
funerali
memoria
l' esercita
179
in
compagnia
ad
Alfonso,
detta
de'suoi,
delli
molto
non
ragguagliò
Bajasetto,
e
e
la
lingua
di
molti
il
prese
Otranto
Giulio
padre
otto
in
viaggio
continui
Ferrante
così
di
con
affabile
possedevano.
Napoli,
verso
mesi,
e
quindi
Siena,
e
Acquaviva.
Finb
cinque
in
e
bene
Dimorò
poi
nuovo
nopoli
Costanti-
appresa
di
venuto
vede
lode,
che
ed
veduto,
si
rivato
ar-
infinita
sua
maniera,
Bajasetto,
a
Costui
del
costui
chiaramente
come
li
da
amorevolmente
Ferrante
oggidì
andamenti
avendo
carissimo
doni,
che
col
da
gli
ai
suoi
Alfonso
con
avendo
prima
di
Francesco
Barletta.
a
Bajasetto
con
era
divenuto
fu
tutti
Ferrante,
turchesca;
Napol'i
giorni
di
turchi
mandato
fu
tregua
onore
questo
per
in
molto
con
da'
dati
trionfare
per
trovarlo
a
venne
di
dopo
trattar
a
dopo
s'erano
che
Napoli
verso
Ferrante
poco
turchi,
cavalli
salvo
riportato
Monti,
dei
s' inviarono
dopo
guerra,
e
era
nuovo
rato
ono-
cessori,
suc-
alcuni
fortissimo
cito
eser-
in
consumato
di
lui
il
Conte
LE
MESSAPICHE
ISCRIZIONI
DAI
CA.Y.
DUCA.
LUIGI
MAGGItJLLI
SIGISMONDO
CASTROMBDIJLNO-
LECCE
TDOfllATU
IDITOGI
XDGGGLXXI
ULIHTIHJt
Proprietà
Letteraria
«Il
V"
di
nome
^
dai
tempi del
Galateo
mi
dialetto,
di
passo
fin
raessapico, che
si da
dove
Strabone
sto
quesul
fondato
ben
pare
a
che
dice
sta
significa teo ppivréatov
ppévrtov,
nella
di cervo
Mommsbn.
che
Il lavoro
concittadini,
in
Iscrizioni
diversi
tempi
raccolte
di studi
messapiche
da
e
giovani nostri
o
,
pretensioni,se
dai cultori
delle
Messapiche, p. 8.
Iscr.
presentiamo
ha
non
gradito
essere
vi
lingua Messapica
secondochè
fuori
e
qua
colà
da
e
di
no
So-
simigliane.
dotti
taluni
quella
non
sparse»
noi
stessi
simo
dall'antichis-
venute
,
della
suolo
Oiapigia
Terra
La
Salentina
,
delle
lapidi da
d'altra
Messapia
di sommi
essere
oggi
,
quale
e
ciò
rimase
per
interrogate
altro
non
sia
non
,
uomini
parte, che
che
dialetto
o
significato ;
senza
della
e
volta
una
appellata*
gli sforzi
e
morta,
Calabria
lingua de' Messapi
muta
noto
patria nostra,
,
,
d'Otranto
ostante
È
classica
quelle
e
la
ancora
scarsezza
confrontate.
d'una
lingua
rimase, quanto
più.,
di
potersene,
che
il concetto
di
gni
desinenze
Fu
solo,
non
di
; ma
ce
ne
cui
coperte.
dire
è
più
Ad
salda
solo
forse
ma
ognora
estendemmo
Fasano
thia,
non
a
e
messa
da
chi
a
secondo
colpa
sua
nome
della
Euvo,
della
dove
certi,
Salentina
pare
che
dere
infon-
Uà
trovammo
ce
E
tenti
in-
nessuna
di Bari
in terra
nei
stio,
re-
duole.
ne
sfuggire
indagini
ossia
dovunque.
:
lasciarne
mandammo
do-
Tutti
dintorni
sin»
di Gna-
,
fra i Salentini
non
per
,
rore,
ro,
pove-
fra mani.
nulla.
è
Plinio
da
tale
lo pone
se
promessa
Monopoli
assai
da
,
dopo
le nostre
ci
quanto
sei anni,
Avanzo
domandare
non
blicate
pub-
scritti
o
ma
nire
riu-
a
le iscrizioni!
per
cinque
codesto
pur
facemmo
favorircela
a
spinse
tutte
trascurammo
non
e
di
pensiero.
speranza
averne
ci
il numero,
spazio
,
che
altri in diversi
accrescerne
il
son
fascio,
un
da
ora
nacque
vero
a
in
nello
concesso
che
a
possibile Io
movente
come
fin
messapiche
fu
l'unico
questo
da
il velo
di sollevare
se»
rendon
ecc.
,
sforzo
gliere
co-
parole, di frasi, di
di
ecc.
parte
inciso.
vi si trova
replicate ricorrenza
Le
in tutto, io
non
se
la speranza
s'accresce
meglio
moltiplicano, tanto
si
perchè
ma
s'estendeva
ancora
a' suoi
tempi
colà
si trovino
e
sino
er*
il
a
frammenti
lingua dei Messapi.
Giungemmo
accresciuto
così ad
aver
119
iscrizioni, numero
dalle 60 del Mommsen,
con
2 1 tolte da
Vii
diversi
libri
altri
abbiamo
compiendo
evitato
ogni
ci siamo
e
che
altro, servono
in
cui
attenuti
poche
a
ad
indicare
ricopiammo,
il nomadi
e
stre
no-
rimenti,
chia-
e
che
tosto
ed
il
luogo
dei libri da
che
coloro
ci siamo
somma
Ciò
sizione
disqui-
note
l' epoca
dissepolte,il titolo
vennero
In
di
sorta
precedendo l'epigrafi,
più
ad
le
inedite.
insopportabilealle
glossografica,peso
forze,
affatto
38
con
e
,
le favorirono.
ce
comportati
cui
stancabil
l'in-
come
namente
raccoglitore di fossili,il quale diuturvisita le
impossessarsene,
alla
gabinetto
di
cave
e
poscia
disamina
geologi.
Più,
prima
che
tutte
cioè
le lettere
necessario
forma
qualche
in
dei
spiegazione
un
alfabeto, dove
e
fórma
per
tanto
è
modificarle
presenti tavole
sig. Cavaliere
d'incisione
quindi
che
ci
le altre
diati.
stu-
d'avvertire, che credemmo
che
ed
la loro
stramba
allo scopo
la incisione
Giovambattista
dove
solo
manuscritti
colla nitidezza
affidammo
e
monumenti
nei
alquanto
nei
È da sapersi ancora,
e
si
conosciute;
usi tata,
-corrette,
si scontrano
ci si mostrò
ne
per
alla
messapiche
della
quelle
raramente
Non
e
deposita
aggiunto
parate più nobili
son
li
cui escono,
#
vi abbiamo
scorgono
pietra,da
e
d'avere
esattezza
sparata
di-
le
giore,
mag-
alla valentia
Zambelli
del
sore
Profes,
a
Milano, il quale anche
in que-
VUI
sto
la
la fama
ismentì
non
sua
arte
Chi
più
voglia,
ne
che
scritto
sen
il quale, se
ad
ricorra
al volumetto
delle
in italiano
in
ed
che
di codeste
in tedesco
vorrebbero
aperse
da
T.
mosia
la bra-
varco
pel primo»
risultati
a
e
ci sia
reso
perdonato
buon
lo accresca,
quella
della
Finalmente
due
altre
alle lettere
svolga,
ma
sarà
solo,
;
1'
corre
che
e
che
se
compensato
dalla
della
nostra,
più
ma
obbligo
si
dalla
di
tavole
giudicate
non
messa-
ed
tendemm
in-
nuove,
e
dispersione,sorte
ringraziamo
ci fornirono
aggiungere
nelle
osservano
storiche
spinti da patriotticozelo,
e
tivo,
na-
Altri
amato.
greche, è, perchè inedite
alle nostre
;
luogo
patria.
salvarle
comune
al
e
cosi
i difetti,lo corregga,
e
non
d'aver
orgoglio,
enumeri
ci
cose
portiamo opinione,
anzi
delle epigrafi da noi stessi
piche,
più
sciupato
avere
non
svisceratamente
gratitudine
nostra
da
lo
di
il nobile
noi
lavoro
nostro
che
servizio
da
cotanto
del
crediamo
nostra
inutilmente,
un
il
'
parte
tempo
Momm-
disvelato
già
notarsi
un
spe*
Messapi*
positivi.
il
e
intieramente
cifre, può
decisamente
Da
onoro
altre fonti
Iscrizioni
soddisfece
non
di coloro
mistero
rilevato
in Italia.
zialmente
che
d'aver
molto
archeologiche
tutti
ci furono
delle iscrizioni
coloro
i
quali,
larghi di
che
non
vizie
do-
sigli,
con-
aveva-
IX
:mo.
Con
essi
ce
ne
dividiamo
aspetta,
volentieri
e
-che
Belle
a
Arti
sue
della
proprie
«opuscoletto
fossero
Lecce
Giugno
dei
la
incise.
1871.
le
tavole
se
ha
quale
del
cuna
al-
missione
Com-
Storici
Monumenti
Provincia,
spese
lode,
colla
spezialmente
Conservatrice
di
la
voluto,
presente
e
"XU
Ostimi,
78,
itugge,
94,
Jluvo,
Soleto,
98,
116,
115,
83.
77.
45,
i,
47,
46,
vedi
Valesio,
Yaste,
54,
92.
Taranto,
Ugento,
5:1,
Rudia,
o
81,
80,
79,
95,
fialesio.
109.
48.
82,
55,
117.
104.
59,
57,
58,
59,
60,
61,
93,
NUMERI
Che
indicano
le
iscrizioni
messapiche
nelle
tavole
edite
per
la
volta
prima
presenti.
.
3,
83,
Ili,
6,
7,
85,
112,
8,
93,
43,
94,
113/
44,
49,
95,
97,
114,
115,
50,
55,
98,
99,
116,
56.
58,
57,
101,
117,
102,
118,
59,
105,
119.
60,
109,
61,
67„
110,,
hotixie
dei
alla
del
menzione
cultori
più
gratitudine
il solo, che
e
di
dovere
XVI
e
a
mancarono
Di
tutti
detto
e
uno
far lo stesso
de
dei
nostri
corse
come
sia
non
iscrizioni
si fosse
di
fin dal secolo
lui,
e
pato,
occu-
tori
scrit-
municipali
in
pregio.
altri italiani
i nomi
Situ
che
però ci spinge
:
e
Non
stranieri.
eccoli.
Ferrari, da Galatone
il Galateo, De
e
fortunato,
Ora
le tennero
rammenteremo
1. Antonio
Mommsen,
non
oggi, i nostri
conto
a
T.
rammentare,
prima
tutto
n' ebbero
a
la via.
messapiche
avvegnaché
XV
tedesco
per intiero
spaziosa
e
volentieri
facemmo
interpretare la lingua
maggiori, sebbene
più dritta
emaniti
illustri delle italiche vetustà,
d'
ventura
b
indirizzo
Nell'antecedente
onorata
MESSAP1CHE
ISCRIZIONI
DELLE
Iapigyae.
sua
patria
2
MESSAP1CHE
ISCRIZIONI
%
Quinto
2.
ad
Venezia
di Giovinazzo
Paglia
Antonio
'
3. Girolamo
di Lev
Marciano
di Terra
Successi
e
manuscrittafinoal
fu
stampata
ai
1855, nel qual
di
tempi
suoi
e
la
ricordato
dal
de' Marchesi
di
di
di vanità,
tichità
an-
Marciano.
Corigliana
citato
sangue
di
oggi
come
di lettere
aumentò
nobiltà
sua
menico
Do-
,
de Monti
si osserva,
d'
raccoglitore
Lecce/
d'Otranto, il quale invece
frequente
tanto
sol-
anno
aggiunte di
con
masta
ri-
opera
Albanese.
Prioli
Scipione
5.
Descrizione,
evano,
d'Otranto,
Napoli
a
Tommaso
4. Vittorio
rispondendo
Epistolarium^
,
1655.
Origini
di Oria,
Corrado
Mario
e
di dottrine
anche
dal
,
Marciano.
6. Bernardino
di Nardo,
Tafuri
di storiche
nozioni
critico
ma
fesso
inde-
collettore
stizzoso
da
,
fuori
metter
talvolta
dei
che
documenti
fanno-
,
dubitare
della
7. Annibale
molto
e
con
Gaspare
di Brindisi, che
Arcivescovo
illustrare
questa
manuscritti
brindisina
8.
genuinità.
de Leo
ad
ebbe
stampate,
loro
da
conservati
con
opere
blioteca
nella Bi-
lui fondata.
Papatodero
Oria, libro di pregio, ma
città
di
che
Oria
-~
Fortuna
di
difetta per eccessivo
municipalismo.
9. Domenico
Cronologica
Tommaso
Albanese
dell9 antichità
di Oria, Istoria
della città di Oriar
manuscritto
3
MESSAPICHB
ISCRIZIONI
Provinciale
nel, Museo
esistente
di
Lecce.
•10.
alla
Giuseppe Lombardi
di Oria,
Fortuna
del
11.
a
Casotti.
Francesco
Barone
Gregorio Schiavoni
Fondazione
sulla
stampate
del medesimo,
spese
Martini, di Francesco
di Tommaso
e
anche, di Oria, Giunte
de
Napoli
—
di Manduria,
di Manduria,
Pace
1858.
Ricerche
manuscritto
servato
con-
nel sopradetto Museo.
12.
Luigi Cepolla di Lecce, Manuscritti.
dotto
fu
strambissimo
i documenti
per
de
Brindisi.
Napoli 1830,
intiera
40
neva
messa
a
di Roma,
di
cere,
pia-
di
che
fu
suoi
lavorare
s'erano
bozze
ne
a
a
ne
nuscritti.
ma-
; ma
ir fine
sciupati.
chi le desiderava,
saccheggiarono
che
da lui medesimo
disposizione
quell'anno, senza
altri
Sillogefinalmente
iscrizioni
il quale
Passione
toccarono
non
molto
quelliche
sua
Gallipoli—
della
e
molto
però quelle sue
vi furon
idee. La
ebbe
i suoi studi
cagione degli occhi,
Offerendo
a
raccoglitore di Messapiche
leggende, pelle quali
sventuratamente
di
Tommasi
V Accademia
Infaticabile
a
quale storpiava
chità,
anti-
poscia interpetrarlia piacere.
Capricci poetici per
a
interpetre delle
della
13. Giovambattista
tenuta
ché
Tutto-
dell' Istituto
nel
le
conte*
1834
archeologico
nel Bollettino
fece
menzione
che
coi documenti
le
avesse
riprodotte.
ISCRIZIONI
WSSAPICHE
1
4
Bartolomeo
14.
storiche
di
della
Profilo
Messapografia,
Memorie
della
dei
quale desideriamo
di Muro-leccese,
d' Otranto
di Terra
in Provincia
nati
non
il Nardelli,
Laviosa,
1773,
il Mola,
Giornale
Kalafati
quelli nati
nel
Lepsius,
ciò
o
di Napoli
Vescovo
lettino
Minervini, BolAtti
non
meglio
Italia, oltre il Mommsen,
il Grutero,
Etrusca
Giornale
il Friedlander
Ma
il Padre
festata
mani-
Quaranta,
,
fuori
dell 'Accademia
Kuhn,
ma
pri-
Pontoniana.
Società
il
Bernardo
e
:
Monopoli
di Oria, il Corcia, Iannelli, Giulio
napoletano
sono
letterario
1798, il Pighio, Alessandro
contiamo
di
storiche
edizione.
Niccola
di
tro
li-
parte.
Numismatica
seconda
Sul
di Mesa-
Tommaso
Luigi Maggiulli
lìfc Cavaliere
^
nomi
fu
ovvero
la seconda
stampasse
Monografia
del
1870,
Lecce
di Lecce,
Oria.
di
Fortuna
Mesagne.
E
Gallipoli,
Origini di Ostimi*
Casotti
Francesco
Antonio
18.
della
di
anche
di Ostuni,
Iurleo
17. Barone
I
Cataldi
de
M.
Stefano
16.
e
Gallipoli,Memorie
illustrata.
Alezio
gne,
di
Ravenna
Gallipoli.
Niccola
15.
si
MBSSÀPICHR
ISCRIZIONI
e
—
Baurghet, Saggi
Cortona,
tom.
I. il
Linguistica Comparata*
Giorgio
basta
per
di
di
il
A
obbligo
Curtius.
noi
per
di
amor
di retribuire
a
zia,
giusti-
ciascuno
6
MBS8APICHE
ISCRIZIONI
«poetici pubblicati da lei Bel
e
persuaso
«
chità
di
«
sto
«e
mili
«e
questa
«
sentarle
«
Bramo
studi
il solo
per
ciocché
dalla
«
del
«
pidi Messapiche
«
quelle
opuscolo
suo
lei
da
«studio
rare
una
«
che
non
«
esatte
«
da
«
si
«
sori
base
dai
«
pubblicità,e
«
me
«
Roma,
«
risce
«
votissimo
«
Dottore
i loro
dove
verrà
ed
in
che
deside-
in
quei
pae~
quei
secoli
gli
avevano
pure
li 26
alla
di
luce
della
novembre
De^
Mommsen
».
inviato
a
lei ci favo1845.
Teodoro
ebbe
co.
Archeologico
ciò che
Germania
te-
certamente
giornale così stimato
Umilissimo—
Tommasi
assicurata
di
discaro
stampato
della
copia
alcuni
dell9 Istituto
Napoli
Dritto
il de
un
uno*
obbligherà più:
inedite
compagni
ciò ih
ecc.
ecc.
però'
per
a
sono
tanti
avrà
gli Annali
sono
come
liberato
cui
a
non
condurre
Dopo
ha
carceri
«
e
sarebbe
ella mi
tuttavia
che
«condannati,
copia.
-queste la-
poche,
nuovo
altre, che
prelei...
una
esprimerle, mandandomi
molti, restano
Lei
e
a
agio. Siccome
sono
più estesa,
possa
delle
mio
di
e
da
gentilezza
si»
a
scienze
di ottenere
sua
pubblicate
difficile
così
delle
que-
messo
ini fo arditamente
tutto
a
io
poter studiare
per
amore
pubblicare
a
anche
bramo
io
le anti-
caldo
quel
amore
felice contrada,
ottenere
«
spinto
essendo
saggio:
suo
di
e
paese
l'ha
patria che
la
per
bel
restato
sono
rischiarare
quell'ardore per
di questo
«
1830,
al Dottor
«
numero
delle
nella
lettera
ebbi
Non
ed
tempo
fare
«
mi
«
sonale
*«
vute
«
dell'Istituto,letterato
^
sa,
«
questa comuuicazione,
«
letto italico
«"
altro
al
ben
E
desideroso
«
«
lia
«
dubitano
e
ancora
ed
In
"chi
in
che
ecc.
forse
le
per
forse
per-
copie
rice-
della
direzione
europea,
com'ella
essa
s' ebbe
non
di
importanza
scoprendoci
ora
sto
conoscenza
dell'
accorse
luglio
Lecce
per
«
che
coloro
ed
uomini
ecc.
dia-
un
nessuno
dimostrava
si
coi
osservare
che
gli aveva
esso
la bocca
(sono
vogliono
va
quelle iscriintimamente
sono
in Ita-
conosco
ma
assai
propri
distinti,che
ne
».
in
ad
0ria9
Lecce
qualche
a
nell'ottobre
Brindisi,
altro
quel rapido
giorni, egli fu
1 846
chiudere
genuine,
sono
venne
in
di fama
Messapiche
in Germania
Difatti
che
sua
false. Io, è vero,
essere
persuaso
fu
23
inviate
parole) a
sue
zioni
«
del
venire
-de Tommasi
Siccome
Welcher
fin
di cui
le iscrizioni
occhi
questa
».
altra
con
si
pure
ecc.
di studiare
:
comunicate
sig. Cavaliere
esso
sentore
della
l'onore
avendo
ma
un' al-
viaggio nel regno,
procaccerà
;
agio
che
1846
difficilissima.
e
-«
un
iscrizioni
marzo
quale gli diceva
curiosa
lingua
7
nuove
al
richieste, si elle
jgliaveva
«
MBSSAPICHB
buon
Mommsen
tra
ISCRIZIONI
suo
luogo
a
1846
Ostuni,
di
viaggio,
del
questa
che
soddisfattissimo
non
fu
e
ranto,
Ta-
a
vincia.
Prodi po-
solo
di
'
$
ISCRIZIONI
veduto
aver
coi
trovati
nel .1845
e
che
oritana,
sue
dei
lingua
e
registrato in
certo
luce
in tre
tavole
Iscrizioni
nel
passatempo
il Mommsen
della
va
ave-
in
uno
sincerità
di notizie
state
erano
59
all'alfa»
manuscritto.
suo
ond'
luoghi
il quale
numismatica
alla
ed
di
e
conosciuta
aver
intorno
opinioni
gni
maci-
grandi
trascrivere
"
iscrizioni, provveduto
sui
in
poterle
letterario
suo
Certificatoadunque
di tali
di
Messaci
per
due
sopra
Messa*
Giuseppe Lombardi,
varie
gli comunicò
iscrizioni
due
eziandio
; ma
l'Arcidiacono
in Oria
beto
Ostuni
in
i calchi
cavarne
occhi
propri
ch'erano
piche,
ME9SAPICHE
menti
chiari-
e
diedene
cavate,
ha
opuscolo, che
Messapiche, pubblicato
in
tolo
ti-
Roma
1848.
DI
VASTE
I.
È questa la prima
della
metà
a
aureo
suo
proposito
«
«
Dista
Vaste;
e
la
più antica lapide con
lingua Messapica
del XV,
Vaste,
o
e
avvertita
principiidel
tramandataci
de
trattato
Situ
così
si
otto
miglia
esprime
altrettanto
XVI
ratteri
ca-
l' ultima
tra
secolo,
dal
venuta
rin-
nel
Galateo
fapygiae,
dove
su
tal
:
di là da Muro
è lontana
da
la
borgata
Otranto.
di
Altri
«
la dicono
«
ora
«
miglie. La
«
avente
«
piano.
«
pieni di
«
e
«
bronzo
«
non
«
ultimi
«
lettere, che
«
sto
«
quie
di
altri Vasten
Vaste,
città
basso
parte sopra
Fuori
dal
rose
abbastanza
anni
ed
antichità
furono
«
tere
«
naturali
«
più
rettamente
«
che
o
«
lettere
«
nuta
«
i
«
quale
Brindisi
«
mente
perì,come
«
la Volsca,
;
quali le
Imperocché,
pagane.
Messapiche,
d' Idomeneo
delle
Di
ed
«
re
«
dire
«
Cariteo, al Summonte,
al
esemplare
Pontano,
ad
delle
medesime
Ermolao,
e
ad
nella
ad
alcuni
intierala
Osca,
in sì
lunga
altro
lettere, le quali volli
queste
ve-
detto,
Peucezia,
rimane
non
sono
della
ho
come
molte
altre
etni-
penso,
l'Egizia, la Punica,
«
Un
stimano
di cervo,
significa capo
quella lingua
poche
o
let-
giudicano
quali prima
si servivano,
l'Etnisca
que-
dai
saracene
come
Giapigi. La lingua Messapa
«Vetustà.
Queste
remota...
credute
i
seguenti
queste le sole reli-
tanto
coloro
e
questi
riportare in
credere, dico, che
mio
a
rozzi,
in
colle
di
armi
oro
trovata
di
sono
erroneamente
ma
di
anelli
tralascerò
luogo, imperocché
nel
sepolcri,
in alcuni
lapide scolpita
non
parte
e
elegantissima forma,
levigati. Fu
una
d'una
di
di morti, ed
tempo
giusto giro,
e
moltissimi
di creta
ceneri
e
ossa
quindici fa-
poggetto
vi si trovano
vasetti
da
di mediocre
era
È appena
Vastan.
o
abitato
piccolo villaggio
un
9
MESSAPICHE
ISCRIZIONI
che
trascrivevolli spe-
Azzio
al
altri. Tutti
10
x
«
convennero
«
piche
ISCRIZIONI
meco
che
rimase
fosse
pare
un
la
per
Galateo
secolo
prima
volta
Bonifacio.
da
in
nelle
in
a
del
righe.
intendiamo
morte,
fece
nel
custodia
Avoran
vaccae
la
1735.
ex
dici,
tre-
con
turpata
de-
d' in-
più
rono
si scontra-
fuori.
sore
profes-
Baurghet
per
dare
le
lingue
che
ne
animaliumque
late
neglectae
taiefactae de/ormem
tumoribus
saggio
un
trattare
decoratimi
lem) peperuni per/oratus
lo
e
tare,
trasmu-
Olaustrum
quo
la
peggio
yenute
usavano
:
cosi
osarono
mai
quale,
mellifluafonte
Jluxione
fu
offerire la traduzione
Eccola
in Tarantoo
l'uri
presunzione
fu Ludovico
padri nostri
forse
Lepsius
Poscia
che
del
della
mano
man
stesso
lapidi nuovamente
i
che
le lettere
maniera
Neufchatel,
come
Lo
quelli,ch'ebbero
tale
seguitato
per-
dino
Bernar-
siccome
la tramandarono
otto
con
fuor
Oria
che
coloro
seguito
ce
di
e
quella iscrizione,
alterata
di costoro
Uno
liberi pensatori
e
monte
però,
terpetrarla,i quali fino
ed
arditi
il Marchese
ristampando.
l'altro
fatto stani*
1558
oltre
Avvenne
Grutero
e
più
esule
copistiavevano
andavano
nel
al
prima
manuscritto,
provincia, il quale, infelice
patria, intendiamo
proseguirono
dei
uno
correva
stesso
Messa-
intorno
composto
mezzo
da
di questa
i
lettere
queste
esser
del
Basilea
a
APICHE
».
Il Trattato
1510
MKSS
efosso
boves
(s.e.
otscuris
in
(i.e.)
proJo-
ISCRIZIONI
(i. e.) vuccas
i"es
melleam
in
custodia
rustica
Nel
una
riprodurla
però
Pighio,
credendolo
forma
le
dei
dare
può
attenersi
principale
dove
luogo
la
del
amore
osserviamo
forse'
si
legge
nella
lapide
più
tanto
stessa
Bauboa,
Pleutingeriana,
pare
o
forse
sicché
che
oltre
l'odierna
del
tute
po-
da
po
trop-
attentamente
laddove
non
una
altra
ripetuta
linea
Baubota
l'
Y
e
se
vien
sieno
M'apra-
nome
eccitato
Però
SacrTac,
Solo
entrambe
taluno
linea,
prima
tutte
tardi.
più
la
per
mostrano
rinvenuta,
Basta
terza
quella
tocca,
almeno
Messapi,
natio.
parola
nella
nulla
Taranto,
fu
da
luogo
volta
che
del
Basta,
e
de*
città
pietra
la
all'esemplare
lui, quell'Opia
Oria
introdotte
essere
da
scoperte
secondo
sospettò,
xt$oy a"7Tsi|3a"7Ta,ossia
della
guidato
lo
quanto
per
Messapiche
iscrizioni
pecudes.
regolarissimo
caratteri,
dicamento
me-
irrigationi
il Mommsen,
volle
critica,
infe-
immissoque
sunt
immissae
et
sana
dato
mundatae
effusaeque
fructus
aquam
destillationibus
aliquoties
ordinatim
4uctae
in
infundemnt
istiusmodi
statis
li
MKSSAPICHK
zione
corru-
per
di
siam
ci
delle
giunse
secondo
Parabita.
città
del
la
viso
av-
per
due
ricordate
conda
se-
una
pari
tavola
i 2
MESSAPIGHB
ISCRIZIONI
DI
LECCESE
MURO
H
III
e
(la 3.* inedita)
sull'orlo
scritta
Sta
metà,
a
(calcarea-tenera),per
nel
Muro-leccese
giulliche
al
luogo
che
coccio
al N.
3 delle
poi
ossa
una
fu
priva
forse
moneta
le
scontrate-
ecco
di due
lettere
tavole.
All'
ingresso
scoperchiata
d'argento
dei
una
si scorgono
tomba
di Taranto,
quali
interna
del tempietto
esterno
delle
Di
diciamo,,
parte
graffite,e quali
una
e
di base.
dell'altro
della
labro
suo
testa,
vasi, dell'uno
più tardi, e
del
della
dentra
rovesciata
quale
servitale
dentro, sul teschio
umane
Ed
Tara, sulla
menzione
torno
in-
proseguire gli scavi
stava
faremo
a
Il Mag-
tempietto circolare,
i frammenti
alcune
contadino.
un
genda
leg-
rinvenuta
caso
per
d'un
fianco
serba
zata
spez-
la stessa
cosa
uscita.
era
di mattone,
colonnetta
un
fece
di bronzo
statuetta
una
da
1859
donde
al fondo
qual
Fu
la osservò
fondamenta
di cui
la
mutilata.
è pur
vasca
lustrale, di pietra leccese
fonte
o
parte di
d'una
con
delle
quali posava'
ed ai
piedi una
di Terina.
,
Copia
fu tosto
esattissima
della
iscrizione
spedita dal Maggiulli
Archeologica
di
della
all' Istituto
Roma,
e
con
fonte-
di Corrispondenz
essa
14
ME8SAPIOHK
ISCRIZIONI
il drappo; sicché
avanti
il nudo
d'una
larga
V
stide
la
sotto
-discesa
bronzo
mostra
donne
sulla
dell'Ari-
diverso
Però
pieghe
molte
con
poco
la forma
disegnarsi
a
inclinata.
alcun
piedi la castola, specie
sui
dalle
tata
gola viene
ed
il nostro
ivi scovrendo
di veste
por*
ed attaccata
carne,
giù
•dalle mammelle.
sia muliebre
Che
più
addimostra
figurina
lo
rante,
caratteristicamente
e
in
trarre
il segno
che
esteso
virile la nostra
petto protube-
il
ancora
rotondo/
l'artefice
equivoco
più
e
che
tosto
più
sulla
agl'idolettifigulinidiscoperti
«molti
nei
anni
musei
«ciani
con
Non
e
di
archeologi
altri
che
Torino,
ha
non
che
e
il Bne«-
ravvisarvi
assicurano
dei
l'Afrodite
somiglia
ras-
ritrovane!
ora
greci,
nel
nella
Romani
"dizi del
Venere
doppio
sesso,
colle vesti
scettro
nelle
credenza
la Venere
della
misticismo
gli Egizii ed
Presso
della
l'apparente anomalia
è nuova
statuetta
Era
Cagliari
e
fondo
pro-
o
la
dei latini.
Venere
e
di
Sidonia, ossia
ì'Astarte
aveva
Sardegna,
nella
non
poppa
insomma
papilla.Nell'insieme
della
per
tracciò
vi
dovesse
non
e
della
i
Greci,
talvolta
e
a
teologia.
pagana
ed
anche
presso
si scorgevano
Cipro
la
muliebri, lunga barba
nostra
sua
gl'instatua
nel mento
mani.
presso
quale
i
popoli più primitivi,che
e' intratteniamo
fosse
i
uomo
e
donna
ad
da
tov
Aristofane
Filocoro
donna,
le donue
e
sagrificare
alla
furono
volta
(Macrobio,
la nostra
Luna
la
trovasi
la
dotto
in
lo
ora
vaso
che
pezzi, e
del
quale
chiaro
conferma.
davano
bianco
Che
fonte
il cavallo
e
ce
fondo
ne
fanno
medaglia
Padova
Questo
1615
alato
vaso
alle abluzioni
fatto
di Mer-
dipinto
un
ri*
e
parlare».
i suoi,,
aveva
avuto
cavallo
alato
come
alle
541
anco
pur
alcuni
frena,
lo
pinto
dieoa
vere
Belleroa
rio
Mercu-
antichi
e
immagini
mei
cam-
anche
Sebastiano
presso
Le
—
di
imprese
servito
che
Antinoo
pag.
rendosi
rife-
frammenti
testimonianza
Cartari
( Vincenzo
colo
vin-
s.ul dosso.
questo Dio
di
ha
e
ci serbammo
nero
fosse
di Perseo
aventi
avevan
divedere,
cavalcione
uomo
un
sul
alcuno
Venere
dicemmo
Tuttocchè
—
a
lo prova
ce
dubbio
figliodi
stesso
Lo
edilìzio
entrambe
ep|/.?is,
coll'altra
Ermafrodito
Che
i sessi.
scoperto
senza
tal*
Bacco
e
parola "9po$fca,la quale
strettissimo
ad
solevano
sia vera,
quale
"
abiti da
uomo
Giove
allo
8, 3),
con
tutti due
con
intorno
sulla
incisa
che
statuetta
sua
fonte
la stessa
gli uomini
e
,
disegnati
e
Saturnali
quelli da
con
opinione
di Muro,
curio.
che
ci assicura,
A"ppo$C-
perciò denominata
tempo,
un
iS
MBSSAP1CHE
ISCRIZIONI
una
Erizzo
degli JDeL
).
adunque
dobbiam
quotidiane
esprimere
dei
uno
crederlo
servito
sacerdoti, i quali vi
dei
moltissimi
sim-
16
MBSSÀPICHB
ISCRIZIONI
ad
boli alludenti
ed
relative
dall'esposizioni mitologiche,
si videro
non
di Arsinoe
col
del
della
avventure
su
cui
è
alludere,
puote
non
vaso
ai
pure
dalla
devoti
H.
nel
bullettino
IX
Archeologica
frodito,
Erma-
dipinto
delle
una
la fonte
Messapica
non
vi
Hesiodo
Venere
a"ppo"Tov
vo1546
dell'Istituto
in
ipsam
propter
di
p.
il
aggiunge
di Eom|t
corda
ri-
di Venere
nascimento
Basilea
che
il
ad
generationem
ciò
Zefi-
finalmente
De
—
nella
non
che
concedere
omnia
ascoltiamo
Ora
sed
spuma
(Plut. Opera
cari
G.
est
B
mare?
se
parola
non
il mistico
del
spuma
«"ppu, hoc
se
la iscrizione
'repugnarenondecet,
eco
Dea.
stessa
vergata
la
per
affermare,
cpsì possiamo
miti
di Venere
nome
rite, ed in quello di Mercurio
noto
due
tali
altri casi,
accoppiati in
deificazione
che
nere
Ve-
a
essendoci
Ed
cavallo.
quel
a
moltiplicifavole
delle
una
317).
signor
denza
Corrispon-
quel medesimo
anno.
«
Il chiaro
di
«cortesia
«
signor Maggiulli, egli dice, ebbe
di
simile
di
«.mese
mandare
codesto
Istituto
lapide Messapica
una
aprile di quest'anno
eia di Terra
d'Otranto)
«
riproduzione (vedi
«
quale
«
della
è incisa
del
iserfa.
l'iscrizione
lunghezza
«arandoci
a
di
quale
a
palmi due
forma
nel
ce.
(provin-
ecco
2.). La
è
il fac-
ritrovata
in Muro
la
l'esatta
pietra
d'una
sulla
fonte
napoletani. Sem-
l'iscrizione, concepita
in
un
.dialetto
«
tanto
«
ne
poco
ISCRIZIONI
MESSAPlCHE
conosciuto,
di
mandammo
«
quello idioma,
«
lino,
«
le
ci favorì
all'
«contribuire
di Ber-
di Kiel, dei
notizie
seguenti
di
interpetrazione
quali
per
quel.monu-
mentino.
riguardo paleografico
In
«
caratteri
già pei
V iscrizione
è inte-
dritta
da
correnti
«
ressante
«
sinistra, della quale particolarità(Mommsen
«
Unterr.
«
che
itàl. dial.
L'alfabeto
«
montato
«
del
«
non
"i
(p.49
«
Il
«
Ceglie {nostra tav.
poi compilato
quale egli non
nella
Afrodite
nome
dita,
mentre
«
vefce
del tp,
«
simo
congetturare
«
piuttosto un
*
ci offre
«popolo
per
«
un
"t" greco
nella
ma
vien
certo
indizio
messapico
quanto
la
;
del
F
ma
non
doversi
fatta
della
questione
alla
forma
strana,
menzione
r ? La
lapide
rimpiazzato
invece
di
coltura
basta
sulla
se
dubbiosa.
sulla
particolaritàassai
decidere
In
63),
au-
medesimo
rimase
anche
.12!).
esempio,
dal
mentovata
ricorre
«
tav
{Jianquoria)"
altro
nota),la quale gli
—
viene
9
conosceva
iscrizione
nella
nostra
dal Mommsen
il carattere
mediante
a
conosciamo,
non
esempio (Lizza nella
solo
un
p.47) fin'ora
«e
«
di
scopritore
linguista, il signor Giorgio
all'università
prof,
quest'ultimo
sì allo
interesse,*
signor prof. Mommsen
sì al valente
e
«.Curtius,
«
il
lieve
non
copia
una
I T'
di
Aprodal
se
in-
u
voles-
leggere
Afrodita
greca
del
certamente
di lui
origine.
separazione della parola
ci
18
ISCRIZIONI
più probabile di distinguere
«
pare
«
seguente
«
ma
«
minativo
hanquoria
:
credendo
d'un
72).È
che
si
«
p.
«
hanquorias,
laonde
«
schile
nello
stesso
«
sciuta
da
«
guente
parola
«
caso
«
che
ta. Ed
«
dell' accusativo
«
greca,
«
fatto
«
babile
«
nere
«
famiglia linguistica.Arroge
te
rità. G.
«
comparata
«
seg.) ha
gua
€
vien
più
da
anche
per
n
molte
Stier, cioè nel
compilato
messapica
in
in n,
ossia
sanan.
più
del-
arricchì-
r
opinione
altre
non
(Bopp.
tosto
un'altra
dal Kuhn
di
a
qual
me
prò*
alla greca
particola-
linguistica
VI,
(voi..
poche analogie
Ueier
forma
cagioni, apparte-
Giornale
ed albanese.
alla
italici. Il
Siccome
quest'ultima l'accusativo
ne
la terza
e
la terminazione
si accosta
Messapico più
rilevato
se-
,
confermare
il dialetto
mina
parola
conoscenza
che
notare
in
a
cono-
esempio, cosic-
quella dei dialetti
a
ma-
è
decisamente
«
viene
la
che
nostra
V idioma
che
forma
ma
nessuno
«
è di
nome
femminili, del qual
accusativi
Messapico
[id*
distinguere
siasi di ciò, la seconda
questa parola la
il no-
della
un
cui
probabile
conoscevamo
da
la
.....
ad anafore
Me
anche
esempi;
meno
ci offrono
non
83)
p.
risulterebbe
caso,
ma
prima parola
potrebbe
numerevoli
Comunque
«
nella
(Mommsen
panni
maniera
proprio femminile,
nome
vero
Della
aproditam
sanan
ravvisare
già di darathora
«
MRSSÀPICHB
das
tra
p. 142
la Unte
quindi
del
te
tor-
singolare
Albanesiscàe,
19
ISCRIZIONI-MESSAPICHE
«
1855, p. 4; G. Stier; Hieronimi
Bert.
«
Carmina
«
così
italo-albanica,
ci si
una
Rada,
1856, p. 16)
Brunsw.
in ciò
presenta
de
de
corrispon-
nuova
denza.
iscrizione
V
«
«
d'una
«
aggiunto
«
sembra
di
statua
«
confrontandolo
«
Stav. L'ultima
«
bo
quale
epiteto, sul
soltanto
emettere
possono
alla
Venere,
come
con
e.
p.
parola come
di
modochè
quoria
am
la dedicazione
contenere
cui
significato si
delle
congetture,
nel
AiavYiv
pare,
la
tutta
è forse
sanan
contiene
il
direbbe
frase
di
senso
:
ver-
Han-
,
«
«
«
L'accusativo
37
numero
Ora
a
(divam?)
è
posto
che
fonte
ed
colla
facciamo
iscrizione,
sapere,
lettere
donati, dov'esistono,
si trovano
di Terra
scopritore
d'Otranto
e
in
191,
gere
aggiun-
che
tanto
la
di bronzo
graffitedel
al Museo
3
n.
ciale
Provin-
Lecce, dallo stesso
illustratore
primo
Osca
c,pag.
la statuetta
come
colle
il frammento
1.
studi volessero
nuovi
all'argomento
posuit (?).
nell'iscrizione
come
Mommsen
presso
coloro
Venerem
Cavaliere
loro
Mag-
giulli.
DI
LECCE
IV.
Conservata
l'ebbe
fra
il Mommsen,
ISCRIZIONI
MESSAPICHE
le
carte
che
la
di
Luigi Cepolla
pubblicò.
Era
se
stata
3
9Q
trovata
PÌU
della
la medesima
via
di
incontrate
poi, e
d' iscrizione
Museo
è la
presso
anfiteatro,
«
da
e
di Maleanio,
ne?
che
Lunga
consimili
sino
a
dei
più
bei
fondatore
fraw*
che
e
Ricordiamo
alla strada
di Lecce
la
sótto
da talim"a
attribuiti
tal'altro
quest'ultima
un
di S. Oronzio
cuniculi
numeri
tempi,
Provinciale.
piazza
si sor*
ai
riporteremo
latina
quale serpeggiano
un
che
'
nel
qo,nserva
qui
Pizziniaco.
iscrizioni
altre
le fonda-
sotto
113, oltre parecchi sepolcri, e
e
Sdento
che
di Antonio
casa
S. Chiara
largo
Spezierie, e proprio
Quattro
". 1 12
dal
nella strada
Lecce
a
menta
$i
MJSSSAPKWB
ISCRIZIONI
e
aotterra^
di'Bugge,
conduceva.
città
V.
Riportata
nella
così
•
e
«
tere
«
e
sua
opera
su
da Girolamo
ciano
Mar-
d'Otranto, dove
Terra
parla.
fce
Si
pejr la; pri»a volte
conserva
un
città di Lecce
nella
di
marino
queste antiche
in casa
del chiajissiDfcfr
diligentissimo inveetjjgatbre (fello
«antiche
Vittorio
D.
di
«
zione
«
quale
«
città
«
conservata.
«
marmo
zio Don
suo
furono
di
ritrovate
Lecce,
—
dice:
e
La
dal
Prioli,con
Scipione
in
un
sottoscrizione
erulus
est
una
De
antico
medesimo
let-
con
del
ummorw
sottoscfidal
Monti,
muro
della
diligenza
medesima
supérior lapis
lite*
22
ISCRIZIONI
di bronzo,
Mercurio
colo
fuori. La
venduto
già
copiata
mente
Occorrendo
nella
selciato,
la
d'Otranto,
che
ossa
dentro
quale
se
di scheletri
da
il
Luigi
degli scavi
cura
di vasi
frammenti
;
to,
vuo-
di
,
di avorio
De
di Terra
qualche sepolcro
non
e
ivi presso
di Antichità
lui affidò la
a
metri.
centi-
32
si rinnovasse
ricerche
altre
Commissione
si rinvenne
non
ma
quest'anno 1871,
di
di
e
diligente»
di
si fecero
della
Simone,
molto
linea
una
occupava
in
vi
alquanto mutilato
iscrizione
JS. Antonio
via
MBSSÀPICHB
tri,
ve-
di bronzo.
e
VN.
(inedita)
dal
Favoritaci
la
seguente
nel
dì 11
marzo
«
nel
fondo
del
1839, in
giardino
l'altro lato
«
do.
«
2 Va per
In
1 Vi
detta
Giovanni
di
pietra
Pranzo,
rotte, mattoni
leccese
a
sepolcro
Francesco
il
dietro
con
Lecce
scavato
Lom-
quale
S.
dal-
Leonar-
palmi napoletani
».
contrada
riguardevoli
del fu
al vicolo
risponde
Lapide
un
Costa
Trovata
«
S. Bartolommeo,
bardi, contrada
«
Giuseppe
dichiarazione.
sua
«
«
Professore
nel
1869
sotto
restaurandosi, furono
avanzi
d'antico
ottangolati e
la
casa
di
rinvenuti
fabbricato, scolture
avanzi
di musaico.
£3
MBSS1PICHK
ISCRIZIONI
vili.
(inedita)
Dissepolta
L'architetto
alla
veramente
fosse.
non
di
grossi massi
anfore.
delle
tombe
Altre
quali
rimane
buon
le lettere
non
pure
fattovi
pari fu scoperto
nella
bronzo
cadere
tempo,
quantità
dà
e
greca
l'aveva
stava
d'un
di
numero
noi
stessi
una
pochi
la sigla
rilevarne
Conteneva
113.
pitturatie
sopra
nello
deposito
un
se
d' intorno,
per
nota
giustò
ag-
ne
,
disgraziatamente
; ma
stesso
forse
buon
ove
fittili
vasi
comune
sbadatamente
pezzi, e
v'erano
ancora
di
tutti. Nello
un
sognate alla
numero
che
pietra e
siapio discesi
vi
piazza (v.not. 4).
greca
tomba
La
,
giorni dietro
e
forma
delle
la via
copiandola
Campasena,
i caratteri
fra
l'altra della
Spezierie,e
palazzo
il
sotto
d'Arpe all'angolo tra
di Alessandro
Quattro
1864
nel
Lecce
a
di grandezza
un
sasso
li frantumò
stesso
di metallo
luogo del
ridotto
a
quintale circa,
duto
cre-
del
tro
den-
chi lo vide.
BRINDISI
DI
IX.
Fu
scoperta nel
il verziere
mese
della
di
gennaio
famiglia
Leanza
1785
fuori
porta
24
ISCRIZIONI
occidentale,
Leo, che
De
raccolta,
nel
ed
i suoi
l'ave»
Museo,
suo
gli Ateniesi
ne.
lacu-
con
e
potersi riferire ad
'tra
VII). Vedi
mutilata
osserva
la serbava
crede
e
federazione
cid.
si
qual
1IESSAP1CHB
i
manuscritti
vetusta
una
Messapi. (TuBiblioteca
nella
di Brindisi.
«
Che
Brindisi, scrive
a
«
anche
«
Messapica
«
in
«
pico, n'
«
nome
rimasto
nella
«
cora
nel secolo
di
sta
occupazione
«
la
pubblica,
tempi
è
disi tutto
a
biblioteca,
«
suo
«
zo.
«
come,
«
tra
«
come
parte di
Gran
nel
casino
del Barone
parte del porto,
tutte
pure
vi si
tine, invano
solamente
€
re.
Che
io
«
sfigurate, e perchè
trovate
le
Villanova
dall'ai-
sa
messapica^
sieno
la-
copie
nelle
molto
distrutte
la scienza
per
il testo
fatte ;
se
del
poche
iscrizioni
ben
a
potuto verifica-
l'ho
esatto, perchè vi trovo
sue
avan-
non
Diamo
trovarle!
che
«
non
il
si ritrova,
Se
sarebbe
«
credo
le donò
un
l'iscrizione
cercano.
vantaggio
a
alla
ora
quasi le migliori iscrizioni
nascoste
riuscisse
ma
,
ed
nemmeno
però
esso
fune-
di Brin-
Puglie
male,
a
an-
nella
Ma
delle
rimane
non
"\el
indigena
lapidario che
tesoro
il Messa-
degli uomini
Augusto
andava
pell'Osca),
parlasse
etimologia
francese
del
si
memoria
il Museo
fondatore,
«
«
la
pruova
«
«
remoti
tanto
non
pella lingua
riguarda
cippo Abbellanò
il
come
la
e
(ilquale
il Mommsen
Leo,
lettere
latine
ma
si
ha
la la-
«
pide
«
intera
«
esametri
logora
era
ci fosse
e
Sinistra
a
sul
danneggiata.
vi
pervenuta
come
98
MÈSSAPICHB
ISCRIZIONI
si ravviserebbero
Calassi
vaso
Se
di Cere
».
VALESIO
DI
X.
Balesio
maccheti
notico.
sue
Appia
avuto
in
della
e
da
mare
e
superbi
avanzi
ad
Si
Otranto.
fonte
e
ne
se
nel
suo
dice
addita
avere
il sito
s' in-
terreno
sepolcri,iscrizioni, vasi, bronzi, gemme
e
romane
della
monete
e
Grecia, della
attribuisce
iscrizione,
l'avesse
rinvenutasi
e
crede
spedita
intitolato;
località la presente
aletta
che
probabilmente
al Mola, il
d'Una
Su
tra
pietra
quale
dell'antica
le rovine
pubblicò.
alla fine
Ma
citato
in
lib. 1,
dell'ultima
ad
vero
15
un
nella
giugno
1798)
parola, la riporta
:
«
E
colo
arti-
leggenda
suo
9, aggiungendovi
Oria, così dicendo
il de
Balesio
nel
l'Albanese
e.
in
greca
con
lapigia. (Giornale di Napoli n.41,
nuscritto
Magnagrecia,
bizantine.
Il Mommsen
la
Ver-
viatrajana, proseguimento
Brindisi
una
i
tra
sta
disco-
S. Pier
presso
ancora
voragine. Spesso
contrano
Leo.
dal
guardano
mezzo
una
incise
si
mura
deir
ov'è
circa
Ivi
—
distrutta
paludi dell'agro brindisino,
miglia
tre
delle
le
e
affatto
è città
Valesio,
o
come
mentre;
ma-
la X
venuta
rin-
che
si
26
MESSAPICHB
ISCRIZIONI
fabbricava
«
di Paola
«
chiesa
la
nel 1759,
venuto
«
largo ed alto
«
si disfece
in
«
pinto
questo
«
rie
«
ta, anche
«
su
e
un
quindici palmi
sette
fu rin-
sotterra
nello
sepolcro
così
incisa
stava
detto
colorati, e
il
del
stata
essere
tempi di Ortenzio
marmo
tal
e.
quale
Fortuna
sua
5, dove
suo
spiega
La
Pagano.
1 1,
nel
rinvenuta
cre-
».
nella
Diss.
1865.
va-
di
di
Papatodero
pubblicata
Di-
con
vasi
coperchio
la iscrizione
manuscritto
Oria, edizione
interno
molti
un
che
dentro
dell* aria.
al contatto
polvere
la tolse, e incontrasi
di
Francesco
cadavere
un
con
vaghe figure; conteneva
cui
Dal
frati di S.
sepolcro lungo palmi undici, cinque
«
era
dei
paese
ferma
afai
cro
sepol-
così:
di Damatria.
DI
LIZZA.
XI
In
amenissimo
uno
novella
sorge
e
medioevali
in
e
del
chiesa
molti
nelle
avanzi
origine
le
per
sue
e
guerre
abitazioni
tra
denominata
quali vicinanze
antichi.
borgata
detta
ture
sven-
rifuggiarono profughi
(ò la parrocchiale)
cinquecento,
Lizza,
la grossa
soffertesi
quei di Gallipoli.Fuori
una
dell'agro gallipolino
sito
prospera
dove
Villapicciotti,
XII
e
lo stile
Santa
si
scavano
Vogliono,
si scorge
ed
gotico
Maria
della
talvolta
il Cataldi
lo
all' evidenza,
addimostra
Aletium.
oriente
cento
lapidio
nel
nel
Qui
pagsi
vivo
d'argento
poscia
Poetici
sen
e
citato
a
che
riportate.Pare
ed
monete
raccolse
suoi
pubblicate nei
riprodotte dal
questo luogo
il Mommsen
parola Alezio,
il Ravenna
di
Capricci
Momm-
Cataldi.
Appartengono
la
iscrizioni,
Il de Tommasi
finalmente
furono
dal
che
con
vi furono
Messapiche
greco.
riscrizioni
chiusi
1744
pieni
ad
Raggi
borgo,
di creta
vasi
di conio
dal
tagliati,nel
sasso
molti
e
detto
podere
discosti
l'antica
il sito del-
stato
essere
scoperchiati sepolcri con
oltre i vari
27
MBSSAP1CHB
ISCRIZIONI
le due
nella
il Iannelli
entrambe
riproducendole
noi
1 1 vi scorgesse
che
ed avverte,
da
qui
le
starono.
gua-
XIII.
Giusta
le
osservazioni
dev'essere
iscrizione
due
piacque
come
dividerla, scrivendo
Si
legge
da
al de
del
Mommsen
una
sola
Tommasi
con
il
S
destra
a
e
la presente
in
già
non
ed al Cataldi
primo
e
con
a
il
di
condo.
se-
sinistra.
XIV.
Il Cataldi
trecchè
la fa
il de
correre
ce
la offre
Tommasi
su
lungo
colle
una
sola linea,
quattro
ultime
due. Il primo di essi però
men-
lettere
aggiun-
28
ISCRIZIONI
così.
gè
Un
«
MESSAP1CHE
amico
nostro
la
«
to
trasmetterci
«
noi
riportata,e interpetratain
«
xum
«
E
«
contenere
k
delle
disertum
che
conveniamo,
pure
tal
un
concetto
dono
simile
un
tal modo:
Hoc
( nomine
)
possa
attendiamo
ci
e
sa-
Tibas~
F iscrizione
,
altre
compiacili-
dell'epigrafeda
spiegazione
tegitjuvenem
noi
s'è
letterato
».
XV.
che
Ecco
taldi
«
p.50
a
chiesa
:
dice
ne
«
In
della
nostro
onorevole
«
tonio
Arciprete
«
le fondamenta
«
di
«
discendevasi
«
eravi
«
eziandio
«
stesso
de
di
Pace,
rinvenne
scolpita
signor Arciprete,
due
parole
di
essere
una
conserva
distinte,
sola, diversa
il secondo
Vi
mi
al
per
quale
al muro
si scavò
assicurò
sestario
un
leggenda
quest' ultima
ovvero
An-
lo
».
XVII.
dividersi, seguendo
leggende
faccia
iscrizione.
e
al
profondità
sotterraneo,
In
D.
il suolo
alla
d'argilla,che
vaso
XVI
Le
concittadino
scala.
F antica
della
lungi
scavandosi
un
una
per
Ca-
Lizza) appartenente
casamento
un
lo stesso
molto
non
ed erudito
«
un
quest'altra
podere
un
(S. Maria
palmi... si
di
il Mommsen,
secpndo
dall'altra
vocabolo,
trebbero
po-
in due
il Cataldi
che
unicamente
qual
si vedrà
marne
for-
al
30
«
di
«
ta,
«
estratto
«
già rotto,
«
ma
«.
badanti,
«
scernevano.
Gallipoli,si
dei
uno
i
MESSAPICHB
scavarono
due
sebbene
che
le
tra
di
«
ruderi
"c
nel
«
dosi
«
linetta
ove
«
stanza
di
«
e
«
si
«
massi
«
loro connessi,
«
sei, e quattro di larghezza, ed
«
giudizio dei
«
non
«e
di fortezza
pavimenti
la
circa
passi
profondità di
parte di
una
di
già di
della
un
di
XVIII,
Tommasì
Saverio
e
Villapicciotti;
doven-
di-
a
medesima,
di
costruito
muro
riquadrati, e
altri
dovea
il
due, che
a
basamento,
di
ma
tra
palmi
ciascuno
privato edilìzio,
un
o
esser
sono
palmi sotterra,
trenta
lunghezza
periti
e
e
pie della col-
a
dalla
benissimo
carparo
or
parrocchiale
quaranta
circa
si di-
siti sotto
anni
tre
taglio
com-
non
provinciale,
un
e
;
mosaico,
antico
E
la chiesa
sorge
scoverse
Marchese
strada
il livello fare
per
nella
Il de
abitazioni.
tempo
piombo
in vari
osservato
il terreno
costruirvi
di
affatto
«
di antiche
un
riuniti
erano
commessure
in oltre
dei
loro
cre-
osservato,
spranghe
con
di
vasi
volte
più
me
risarcito
e
grandi
da sotterra, sembrava
intiero
pezzi
da
quali
Abbiamo
«
ISCRIZIONI
muro
un
qualche tepapio ».
XIX,
le
XX,
dice
XXI,
XXII.
scoperte
Palmieri, contrada
nel
casino
Rocci
in altre carte, secondo
del
presso
il Momm-
ISCRIZIONI
in
sen,
1844
podere
un
contigui
olivato
il detto
presso
di
casino.
XXIII,
òtto
Rossi
in
nel
quattro
palmi ciascuno,
lucerne,
tazze,
ossa,
Niccola
Stavano
sepolcri, lunghi
contenenti
3f
MESSAPICHE
lagrimatoi.
e
XXV.
XXIV,
m
«
di tufo, scrive
Lapidi
che
racchiudevano
«
polcri
«
scavati
insignificanti,
1846,
«
«
de
Tommasi
ossa
alla
umane,
Lizza
del
lettera
con
di tre
nel
e
se*
vasi
dicembre
dall' instancabile
inviatemi
or*ora
e
il Mommsen,
17 gennaro
sig.
1847».
XXVL
Si
di
legge
nel
in
Villapicciotti
del
dì
nel
Mezzi,
3
na
che
In
vari
un
di
quel
quei sepolcristavano
vaso
rotto
S'osservi
leggenda
con
che
la
si riscontra
Salvadore
iscrizioni
riportata al
Cancelliere
e
una
nell'altra
n.
76
(l'u-
n.
e
23),
che
qual-
che.
rusti-
coppa
prima parola della
sig.
Coma-
ossami
pure
patera
una
come
Gallipoli,
due
l'altra
l'indir
al-
e
censuitogli dal
sepolcricon
copiate da
1847/
3 gennaro
dicembre
foudo
quali è questa,
vennero
naie.
del
Sotto-intendente
coltivando
delle
data
dell'antecedente
Frisulli, trovò
dell'Eletto
registro Copia lettere
presente
delle
nostre
tavole.
Similmente
un
altro
sepolcro
ivi medesimo
fu
MBSSAP1QHB
ISCRIZIONI
del
spiato,che
Il
conteneva.
più
pari una
proprietarioperò
quello
oltre
scavo
XXVII,
In
si
alla
quanto
rilegga
non
permise
ne
copiata.
essere
per
iscrizione
consimile
terza
XXVIII
e
di
prima
il principio del
due
queste
iscrizioni
17.
n.
0
NARDO"
DI
XXIX.
la dice
Il Marciano
(iNeritini
nelle
fra i Salentini
fondamenta
di
Ratta'. Citata
scritto
trovata
dal
de
dal
T
a
ricordati
son
una
Nardo,
a
di
casa
fu ri,
e
fu
Tommasi,
Neretum
da
Plinio),
della
Alfonso
da
tratta
un
manu-
pubblicata
pure
dal
Mommsen.
DI
ORIA
XXX.
Oria
e
i nomi
trovano
città
è
dei
Messapia.
magistrati roR,
nelle
sue
parimente
fa rinvenuta
della
monete,
sono
o
La
roRO,
un
o
secondo
Messapici. Questa
scolpita in
parola
pezzo
aa,
OPPA
che si
il Mommsen,
iscrizione
di
ivi
pietra, che
sembrava
un'urna,
stata
essere
33
MESSAJPICHK
ISCB1ZIQNI
o
di
angolo
un
altare,
antico
*
XXXI.
nel
Scoperta
detto
luogo
Collana
sotto
una
pila.
XXXII
XXXIIL
e
dal Iannelli
Stampate
L'ultima
il Mommsen.
alla
stava
XXXIV
Scavandosi
coperchio
once
tre,
Le
e
all'altra da
dei
le trasse
di
largo
sei sopra
due
tre
e
riportarsial
di
deir834
pietra tufacea.
XXXV.
fu trovata
cui
de
le
tizie
no-
il Mommseu
si trovarono,
del
che
non
Tommasi.
Corrispondenza Archeologica
pag.
ed
oritane, insieme
39,
numero
dalle carte
a
su
quarti.
riferite iscrizioni
tutte
avverte
sepolcro lungo palmi cinque
sepolcri in
JBullettino
su
maniera
giardino nel 1829
un
d'un
e.
sua
Vedi
di Roma
55.
XXXVL
Dall'edizione
Tolta
a
una
della
lapide di
Fortuna
tufo. Si
di
legge
Oria
in
del
1856.
quell'opera,
34
MBSSAPIGHB
ISCRIZIONI
•
che
la
parola tabaRà,
dal
significare circa
sicché
può
segnata
di
anche
della
che
duria,
II
e,
scorgeva
al
troverassi
ossia
polcro;
se-
in
come
Elafda
isolata, fu
ma
di Oria;
lapide
tra
scon-
genere,
di
sepolcro
parola,
altra
si
alla
dell'iscrizione
contesto
interpetrarsi :
in
si
vi
T
l'intiero
medesima
La
Fana.
parola
escavatio,
murum
rivi
de-
solo
lapidi di questo
nelle
frequentemente
può
detta
siccome
;e
a
che
par
aggiuntavi
Ta"pp, Tappo;
greco
la vocale
dorica
tabaRios
o
invece
ma
di Man-
quella
delle
84
numero
venuta
rin-
tavola
presenti.
XXXVII.
Parimente
in
qualche
mezzo
linea
movente
irROAl
In
trovata
con
tal
caso
di Muro
glie
si
da dritta
a
sinistra,
più probabilità-de ve
troverebbe
si vedrà
interpetra
:
le notizie
e
al
num.
al
num.
Il
2,
al
e
63.
sepolcro
n.
1 0.
Forse
dove
la
leggersi
corrispondenza
XXXVIII.
Leggi
di tufo.
avea
scorgendovisi
corrosione,
riportata
che
pietra
su
con
di
parola
ArROAK
coir* altra
quella
Intanto
una
in
Aprodita.
di
Ce-
quel
bro
li-
38
MESSAPICHB
ISCRIZIONI
XXXIX.
Riportata
dove
dal
la
dice
logora
le linee.
compiute
sono
non
che
Mommsen,
XL.
Vedi
detto:
solo*
non
Oria, edizione
veduta
stata
essere
e la spiega
riferitagli,
d'Oaxi
città
La
di
Fortuna
si
legge
della tomba
Oaxi
sepolcro
in Creta,
trovasi
OASiftN.
dall'autore,
H
:
citata, in cui è
e
nelle
originaria
Fosse
ma
d'Oaxi.
sue
nete
mo-
di colà
la
?
XLI.
*
Opera
nel
monte
citata.
trovato
copiata dall'originale
Fu
dei Caratar*,
Vescovile
fatto
e
di Oria
da
trasportare
nel palazzo
Kalefati.
Monsignor
spiegata: Il sepolcro di Taf
Viene
*
ora
e
di
Cri-
tabua.
XLII.
Tolta
Oria
all'opuscolosul
del
quale
ISCRIZIONI
Barone
assicura
MESSAPICHE
Libro
Francesco
che
della
Casotti
Giuseppe
di
Fortuna
di Lecce,
Lombardi
la
il
tra*
4
36
MESSAPICHB
ISCRIZIONI
dalla
scrisse
in
faccia
quella
d'una
interba
città
nel
scoperta
crale
pietra sepol1853.
XLIII.
(inedita)
Ancho
e
lai veduta
da
dal
favoritaci
nelie
denominato
del
carte
sig. Casotti,
Lombardi.
citato
XLIV.
(inedita)
Ritrovata
Cenobio
anche
1856
dal
dei
«
«
Offertaci
Oria.
provengono
dicono
:
«
e
città
sì al greco
Le
la
più
possono
che
in
AOEEN
rara
delle
adattarsi, dice il
all'alfabeto
quattro
dalla raccolta
trovate
XLVIII.
XLVII,
OEAN,
di questa
aggiunge
si
di
si conserva
UGENTO
XLVI,
leggenda
Mommsen,
Ed
tuttora
sig. Casotti.
XLV,
monete
che
sanna
Su-
Santa
Torre
e
Conventuali
DI
La
Oria
tra
pietra,
grossa
su
nel
nel
iscrizioni
Messapico.
di Ugento
del de Tommasi,
sepolcri
ivi
scavati
dove
nel
SB
«
MBSSÀPICHR
ISCRIZIONI
v
che
significare quello
teva
distesamente
tra.
iscrizioni
moltissime
altre
in
«
vasi
«
gione, cioè
«
che
«
me
«
trebbe
«
geve.
ter
«
Nta
potea spiegarsi luvencula,
«
sultare
«
non
«
le
che
Tabara,
:
proprio del seppellito: sicché
senso
:
poteva anche
di donna
prio
ed
Idaoza
DI
CAROVIGNO
LI
due
Queste
pubblicata
la
prima
e
nella
dal
Maggiulìi
di Terra
d?
sua
nella
di Bun-
di ri-
modo
se
pure
prò-
nome
».
ritrovate
distrutta
dal
volta
in
opera
dai
caratteri
scritta
e
seconda
a
Caro-
Tarentini,
Corcia,
Monografia
Otranto, prima
DI
in
Iuventia
furono
poscia ed
Mommsen
po-
LII.
Carbinia,
correttamente
dal
in italiano
il cognome
e
iscrizioni
vigno, l'antica
e
no-
giovinetta Idaoia;
intendersi
e
poi dissero,.che
iscrizione
La
re-
riferirsi al
interpetrarsi: Sepolcro
la seconda
il
questa
importa sepolcro,
seguenti parole potevano
il tutto
di
Tua
più
liessapici
in tedesco,
Numismatica
edizione.
RUGGE
LUI.
Ed
eccoci
a
patria di Ennio,
Rugge,
non
Rudia,
volute
della
le rovine
quale, perchè
amezzogior-
oo
Lecce,
presso
quante
Rudie
tante
e
fantasie
nacquero
anche
errore
ebbe
villa, tutti
Palumbo
sopra
la
appoggia
1795, costruendosi
le dette
rovine
Atti
Marino,
oggi
palazzo
Monteroni.
conservata
È
si
citazioni,
malamente,
dei
ducale
se
pètrati.Il primo
non
de'
da
e
noi
strada,
ed
all'auto*
forastiere,
invocato.
rinvenuta
che
allora
da
Lecce
pubblicata
Amali
di Gaetano
nelle
sale
signori Lopez-y-Royo
a
oltre
ancora,
di
Strabone,
malignamente
talvolta
due
vi sostenne
è difficile
originalmente
appoggia
ai
critico
degli
Monumenti
e
1 858,
tanto
sull'iscrizione
attraversa,
per»
Lecce
ci affidiamo
volte
una
La
leggere
disertare, tuttoché
dotto
più
al nostro
verità, che
suo
vece
un
è il Mommsen
si
il
sua
di
gravissima
Costui
•del
in
Ma
a
la
altrimenti
leccese.
negli
si
di Franca*
Lala, il quale
Saverio
scommettere
Storia
di Ennio.
patria
vittoriosamente
nel
e
ragioni
Grottaglie
nellflsua
inviteremmo
Francesco
quant'
di
quali
i
lustrazione
rità
iu
trasse
oppositori e controppositori
Battista
Pietro
Pietro
amico
il citare
sarebbe
da
buon
vollero
disputarne.
a
Nojoso
di
false
e
la
lungamente
cai
apparenti
con
che
Errore,
i forastieri, per
stizzosamente
Poetasi
del
per
che
coloro
tutti
e
concittadini.
altrove
create
a
bella gloria le contrastarono,
addimostrare
39
MBSSAPICHB
ISCRIZIONI
passi
quali disegna
a
alle
grandi
verse
di-
tanto
iuterpen-
4D
ISCRIZIONI
sellate
ove
quella parte
la nostra
che
di
Otranto,
vuol
qua
«
contrada
«
teroni,
«
l'antica
a
deserta
Rudia,
«
che
«
T iscrizione
nella
sia
fa menzione
«
era
celebre
detto
di
mare,
per
passi
terra,
per
della
vi collocava
patria di
lui, e lo dimostra
Tuccio
controversia
codesta
intiero
MO
EQ.
PUB.
MUNICIPI
AED.
ITEM
M.
AC
A.
Cerilli
SACRATISSI
AUO.
HADRIANO
PRINCIPE
PATRONO
OPTIMO
Fab.
AED1LI
TUCCIUS
PIISSIMO
VIR.
I1II.
BRUNDISI
AUGAZIO
FILIO
OB
CUIUS
infatti
senza
mentovata
lapide sopra
M.
EXORNATO
fa, che
Ed
eccola
M.
En-
chec-
s'ingannò,
rudin
la
una
Mon-
verso
cinquantanni
riferirla per
piace
Lecce
di
municipes
è
scrittore,
non
contro
sciogliere
ajuto decisivo
:
ad
essere
per
ivi rinvenuta
difficile
noi
approdare
Il Galateo
quale credenza
«
A
per
quella, o
da
miglio
mezzo
ora
nio
«
a
il tedesco
aggiunge
«
ne
recarsi
ad
nunzia,
an-
Grecia
da
veleggiando
può
ci
patria di Ennio.
Rugge,
«
Giapigia
il secondo
giungervi più presto,
Rudia
per
taluno
se
ed
Rudia.;
di Brindisi, sia costretto
la volta
se
della
mediterranea
Salapia (correggi Alezio) e Lupia, Leceer
con
si scontra
o
11 KSSAPICHR
lo
»*
zione
iscri-
PKOMISIT
MEMORIAM
HS.
LXXX
FILI1
XH.
HS.
AUQUSTALIBUS
POPULO
JTEM
ci
piace
ivi
diseppolta
nel
Conservasi
D.
detto
sito
e
HS,
così
STOICHAIDI
XX.
N.
HS.
Vili.
X.
N.
N.
un'altra
i
e
iscrizione
nell'epoca
stessa
di
Cappuccini
Vadacca
Francesco
dice
HS.
D.
medesimo,
presso
in Lama,
D.
NATALIS
MERCURIALIB.
N.
riferire
ancora
anche
latina
SING.
VIRITIM
%L.
DIE
V1SCERATIONIS
DECUR.
DIVIDATUR.
RUD1N.
EORUM
ANNIS
OMNIBUS
SUI
NOMINE
E
MUNICIPIB.
REDITU
EX
UT
N.
41
MESSAPICHE
ISCRIZIONI
basso.
di S.
tro
Pie-
:
VXORI
ATTICI
PUBBLICE
Chi
non
nella
scorge
pica,
ed
nelle
nostre
tavole
veniamo
alla
prima
parola
una
genitivo latinizzato,
un
di
quelli
vediamo
spesso
Messa-
uscire
che
ia
IHI?
Ma
Sta
grafita
terra
d'un
cotta
pezzetto
s'attacca
Fu
con
détto
Luigi
nella
presente messapica leggenda.
parte superiore
del
labbro,
il manico,
vaso
Corona
vernice
cattiva
trovato
di Lecce
ed
e
d'un
nera,
vaso
mancante
proprio quello
il principio delle
a
Rugge
di
in
cui
lettere.
dal fabbro
-ferraio
avido
folle di-
ignorante,
e
%%
ISCRIZIONI
delle
stuttore
MBSSAP1CHE
antichità
del
rudiane,
quale iu
luogo (Cittadino Leccese) dicemmo,
tro
lui fu venduto
il Museo
per
che
e
al*
da
di Berlino.
LIV.
Due
del
de
la
il
Tommasi,
da
e
diverse
copie
seconda,
forse
di Leuca,
Capo
In
—
per
dov'
a
errore,
da
del
veniente
pro-
nel 1838,
del
grotta
una
qua.
d'ac-
sorgente
di testo
copia poi, servita
carte
le carte
come
Rugge
una
pure
tra
l'una
attesta
trovata
era
terza
una
nelle
Mommsen,
quale
pietra
una
esistevano
ne
al
l'asseriscono
Cepolla
di Lecce.
LV
LVI.
e
(inedite)
Ci
sia
di diffonderci
concesso
sulle
quali
nel
trovate
Rugge
a
Cittadino
Leccese
il quale chiamòla
che
Rugge,
creare
in
s'ebbe
il
Consiglio
ott.
l'onore
di
monumenti
Provinciale
la creazione
in
Lecce
articolo,,
un
1868,
8
anno
attenzione
sullo
sulle
si commettea
d'Otranto
Terra
dei
e
provocarono
(12
tamente
minu-
iscrizioni, lo
due
queste
pubblica
di continuo
e
di
notizie
po'più
un
15)
n.
pio
scem-
rovine
di
spingere il Governo
la Commissione
storici
ad
e
affidare
d'un
di belle
a-
servatrice
con-
arti,
sima
alla mede-
patrio Museo.
La
«
del
sera
che
mi
«
giorno, scoperchiandosi
e
rinvenuta
«
tratta
«
vinare
«
sapici
«
e
«
coll'originale.Mi
«
Grande,
copia,
la
del
«:
scopèrti
«
Poco
«
nacato
€
colore
«
la
27
l'alno
profondi
e
la
delle
prima
con
e
nella
fine
la seconda
la
prima
i
e
Salvatore
nel
si
nello
toccavano.
ed
per
di
era
pure
copiata
riportate,
furono
iscrizioni
franta
into-
ornati
interno
ma
dipinti
pur
stali
»
—
che
nel
due
va-
nelle
vole
ta-
stati omessi.
sono
sig.
yespro
V interno
strisce
aveva
luogo,
sepolcri
fedelmente
due
dall'incaricato
Commissione
due
Mes-
offertami
fiori,i quali, riproducendola
presenti,
due
Dipinta
indo-
Stampac-
eccoci
avevan
con
molto
stata
signori
l'altro
rosso
più carico.
copia
Leonardo
Ed
suolo,
nel
dipinto
epigrafe
i
Eran
avanti
sul
recarmi
della
Cosetti.
avèvan
ne
in caratteri
decisi
Lupinacci,
stata
fu facile
e
essere
alla ricerca
principio
e
esibirono,
seguirono
Antonio
e
male,
Meno
esattezza
Errico
«
sellini
mi
Quindi
chia,
è
la
me
sepolcro, v'era
un
primo sguardo
a
verificare
Le
e
narra,
medesimo
nel
Rugge
a
un'iscrizione.
«
eh'
avviso,
si
vi
p. p. settembre,
27
«
giunse
43
MBSSAPIGHB
ISCRIZIONI
degli
De
poscia
scavi
Simone,
nell'intonaco
azione
e
di
della
recate
non
atmosferica,
è
perte
sco-
nuovo
sopradetta
al
Museo
più intiera,
affatto
nita.
sva-
;
m
44
1IBSSAPICHB
ISCRIZIONI
LVII
LVIII.
e
(inedite)
dal
Favoriteci
ai 3
l'uno
aprile
palmi napoletani
in
1841
e
altro
un
anche
alto
Giuseppe Costa,
copiate dagli originali
lui stesso
ge,
Professore
in
1842
sette
e
tre
due
palmi
LIX
mezzo.
£
LX.
Rug-
l'altro
quarti, e
e
a
sepolcro lunga
un
di sei
sepolcro
rinvenuti
da
e
due
su
nel
mezzo,.
e
(inedite)
cotta
terra
primo
vernice
senza
cinque,
i
privi
ed
piramidali quadrati
di
rinvenuti
Il
dieci
centimetri
alto
larga sette,
base
ma
piccoli massi
due
Sono
e
mezzo
il secondo
quali al pari di
d'iscrizione
a
sopra
nove
altri
più
o
e
una
su
mezzo
grandi,
meno
nel
si veggono
Rugge.
Museo
vinciale
Pro-
di Lecce.
uscire
Sogliono
nostre
antiche
i loro
segui
sepolcri.Tronchi
sulle
e
che
terreni
da
città, e talvolta
ivi li attraversa
Dei
dai
un
facce,
o
sulla
hanno
tronca
sopra
o
da
le
tro
den-
alquanto nell'apice
fiorellino
dei meandri
rìcuoprono
parallelo alla
talvolta
base.
tati
impron-
parte superiore. Il
46
MESSAPJCHB
ISCRIZIONI
Bistro
del
anche
il seguente
2
segno
nel nostro
pietre trovarsi
v'era
la conteneva
che
sepolcro
inciso
le due
Entrambe
—
Museo.
CEGLIE
DI
LXII.
Incisa
a
fu
nel
Ceglie
in
rinvenuta
d'un
parie di dentro
lato dalla
un
in
1828
polcro
seuna
Cristoforo.
cripta posta nel giardino di Giuseppe
LXIII.
Vi
dal
si sente
vedi
parola arcpoSiTa,
la
lannelli,
di
scorniciato
sulla
via,
e
incisa
stava
pedo
piccolo parallelepi-
su
dimenticato
pietra leccese
ad
trasportato
2. Edita
n.
,
da
Oria
quel
vescovo
Ealefati.
LXIV,
Anche
terza
e
LXVI
pubblicate dal lannelli.
però
coperchi
presso
LXV
di
altrettanti
Ceglie.
località, e
nel
rinvenute
da
Intorno
lui
sepolcri sulla
alle
iscrizioni
riportate, il
che
«
Giuseppe Allegretti,ch'ebbi
varia
seconda
al di fuori
1823
«
la loro
La
lezione
dalle
di
la
due
via
Àppia
di
questa,
vuole:
Mommsen
viene
e
lettere
di
del
de*
colle carte
ISCRIZIONI
*
Tommasi,
«
intervalli
«
le
copiò
nella
quale
fra le
da
del
si scorgono
tutte
Dice
parole.
quelle
47
MBSSAPICHB
senza
l'Allegretti,che
Carlucci
».
LXVII
•Vi
si
legge
il
di aprspsc.
nome
LXVIII.
copia
Datane
do
a
Ceglie
già
Era
stato
da
col
recossi
da
al Mommsen
orefice
un
tempo
poco
Friedlander.
amico
suo
quan-
in
rinvenuta
un
se»
polcro.
LXIX.
Dipinta suir intonaco
ed
in parte svanita,
circa
Edite
dal
Iannelli.
e
due
Le
sepolcro,
il 1838.
LXXII
LXX,LXXI,
di altro-
interno
LXX1II.
rinvenutene!
prime
1815.
LXXIV.
In
un
giardino della parte posteriore del
dei
maggio
sei
e
Cappuccini
del 1833
in
largo quattro.
un
di
Ceglie fu
trovata
nel
circa
palmi
sepolcro lungo
Dentro
vi stava
vento
con-
uno
scheletro-
,
-46
MBSSAP1CHH
ISCRIZIONI
lucerne
due
•con
lati alle
di terra
due
gambe
la testa
Presso
vasi
aveva
località
ventidue
l'uno
fino
e
s'
e
dai
co.
l'altro rusti-
vasi
più piccoli
di
rame.
La
i piedi.Nella
sa
stes-
moneta
una
lo avanti
per
due
dov'erano
fu vergata
iscrizione
sugli omeri,
pure
teschio
figurati, e nel
cotta
altri
scontrati
erano
sepolcri.
LXXV.
Sopra la lapide d'un
dimensioni
or
ora
altro
sepolcro
delle
moltissimi
dentro
riferite,con
stesse
frantumati.
vasi
LXXVI.
(inedita)
Nel
che
seppe,
fondamenta
rezione
sei
o
nei
sette
altra
la
vasi
e
fabbrichi
di
strada
della
tombe,
tomba
consimile
iscrizione
con
ai
le
in di-
rinvenute
iscrizioni,
ma
che
tanto
ricoperte.Frat-
nuovo
ivi medesimo
vi si recò,
quattro scheletri,
Ceglie
fuori l'abitato
con
di
vennero
a,
scavandosi
Mesagne,s'eran
tutte
luce, ed egli
presente
recatosi
giorni antecedenti,
di nuovi
copiate,
non
la
il Castromediano
1864
e
vi trovò
piedi dei
tutta
quali
la esattezza
deva
rive-
pochi
stava
sibile.
pos-
ISCRIZIONI
DI
4$
MBSSAP1CHB
TARANTO
LXXVII.
Dal
Capecelatro,
città
-questa
Borgiana
caduceo
di
dei due
teste
che
montoni
nella
osserva
sopra
della
e
tavolagli
1847),
idee.
esistito
iscrizione
il Mommsen
può
non
quale
certamente
le desinenze,
entrambe
che
poteva
non
l'alfabeto
né
(Bull. Arch.
poscia
dai
di
Nap.
presente
d'un
rio,
falsa-
inventare
messapico,
s'ignoravano
DI
la
l'invenzione
essere
di
consimile
d'un
aggiunge,
(Att.
servirsi
occupò
esatta
si
gnostico
per
che
due
come
1817
dal
ne
se
delle
vi scrisse
Quaranta
Il Minervini
veramente
ed
di porco,
ritenuto
giudicarlo copia
sospettato,
quelle di
-particolarefin
ma
Museo
Invece
potè, spiegandolo,
non
caduceo
moderni.
in grugno
Pont.v.IU),
a
falso
perchè
finiscono
nostra
nel
ora
vi si scorgono
Soc.
ebbe
bronzo
presso
collezione
alla
serpi
memoria
gnostiche
allora
Napoli,
una
arnese,
il
di
di Taranto,
donato
fu
fra i bronzi
quivi
messo
ed
rinvenuto,
un
Nazionale
Arcivescovo
né
mentrechè
dotti.
OSTUNI
LXXVII1.
Stefano
Jurleo
di Ostuni,
la
e
riporta nelle
la dice
trovata
tavole
nel
delle
1844
gini
Oriin
un
9
80
ISCRIZIONI
detto
giardino
in
Rosara
sepolcro
un
.le loro
avevano
MBSSAP1CHB
appartenente
due
a
altri
leggende
dal
quali esaminate
de
Messapiche
contigui, che
(vedi num.
Tommasi,
81
pur
82), le-
e
furon
spedite a
tosto
e
quel capitolo
a
da
lui
putate
re-
Roma.
LXXIX
già nel
di Ostuni,
sig. Marchesi
vivo
tra
che
da
scheletro, divenne
Un
allora
greco,
l'avevano
che
la
quale
mentis.
LXXX,
LXXXI
queste, chi
intercalata
pósero
ora
cenere
affermò
divinae
di
L'ultima
nella
e
su
d'una
più
la trascrisse.
e
sa
Fu
quale giaceva
greca
agli eleménti
dire
Sire*
LXXXIL
quando
discoverta,
lapide moderna,
porta della
ma
cata.
toc-
appena
volesse
in un'altra
esiste,
non
cello
orti-
to.
cemen-
professore di lingua
greci, orgogliosamente
cantor
tava
addi-
un'
senza
di Brindisi, ridottala
seminario
nus
uniti
contenuta,
esso
di fronte
gentile,
massi
con
dei
casa
doppia lapide della pie*
denominano
paese
cassa
uno
nel
di
raglie
mu-
ed architettura
arte
con
la
sorge
noi*
e
le
presso
Scolpita
scafato
lo circondava
La
Mòmmsen,
Zaccaria.
sagso. Munito
nel
il Jurleo,
proprio dove
e
sepolcro
nel
secondo
il
secondo
1845
un
1795,
nel
Rinvenuta
città
che
pubblicata
d' Ostuni,
di là il Mòmmsen
altra
volta
dal
ISCRIZIONI
Jannelli*
rinvennesi
e
Tommasi.
del de
lib. Vili
233
Mario
ad
medesima
Aldo
est
sextum
milliore
nella
il Giovane,
scrisse.
quando
ad
decimum
natia, sed fractus
E g
omnes
videri
dicata
corrispondeesattamente.
literae
epistola
sua
lapis
genere
ai
fra le carte
forse intendeva
Corrado
Uterarum
Bodem
anche
copiata
Della
parlare Quinto
51
MESSAPICHE
possint.
non
La
est
ut
in*
distanza
SOLETO
DI
LXXXIII.
(inedita)
dal sig. Casotti,
Favoritaci
piata da
forse
a
il solo
in
del defunto,
nome
(laSallenzia
l'assicurò
da lui stesso
co*
grande pietrasepolcrale,contenente
una
Soleto
e
di Stefano
colà
conservata
come
loro rimessa.
una
DI
scoperta
Oggi
nel
1856
Bizantino) e
dai
non
sig.
ce
zini
Carroz-
y'è più.
MANDURIA
LXXXIV.
Trovata
dero
da
in Manduria,
Giuseppe
1858)
ISCRIZIONI
vedi
MSSÀPICHE
Pacelli
num.
e
al
comunicata
(Fortuna
di
Papato-
zione
Oria, edi-
10, 33, 36, 37, 38
e
40
5
•
#2
lSC$l?ipjri
delle
tavole,
nostre
JIKSS^PICHR
un'altra
parola
la stessa
ove
s'incontra.
volta
LXXXV.
(inedita)
Nello
stps"Q
l'opuscolo
luogo
rinvenuta,
libro
della
Sul
Casotti,
signor
e
LXXXVI
Riportate
dal
4^1
Canonico
Mommsen
serie
di
i
LXXXVII.
e
dal
rinvenute,
insieme
particolari
tutti
quali
le
Provengono
due
sepolcro d'Egnazia
del
1712
scoperto,
grossi macigni
insieme
questa
serve
divisa
presso
ed
ora
ad
uso
si
da
la
il cielo
e
costanzia
cir-
dove
luogo
rono
fu-
sero.
legges-
un
dioso
gran-
ma
pri-
assai
Fasano
incisa,
detto
prima,
in
un
delle
d'una
monumento
la
e
,
altra
nella
del
lunga
preghiamo
formanti
ad
a
iscrizioni
componenti
camere
seconda
da
Oria
FATANO
DI
due
di
Fortuna
di Oria.
Lombardi
dei
d^Jr
appare
comunicata
lui
a
come
leggenda
sua
parete.
di cisterna.
isolata,
Il riferito
ma
polcro
se-
54
ISCRIZIONI
notizia
ilNardelli.
«
Nel
1743, scriveva
«
fondamenta
«
ero
«
la zappa
«
no
«
tro, che«conservansi
«
di
Monopoli,
«
in
fronte,
Monopoli Manifestata.
egli,nello
d'un
tempio
stritolò.
due
greci
«
cazione
Alzata
vasi, cinerario
e
ed
V
da
lagrimale
V al-
Manfredi
col teschio
indorato,
questa
iscrizione
latini, e fin'ora
s'ignora
con
ritrovaro-
Domenico
ossame
un
sepol-
idrie, chfr
lapide si
uno,
D.
delle
un
tre
con
la
1773^
scavamento
ritrovossi
di gentile personaggio
«
caratteri
con
la
signifi-
sua
».
riproducendola
Il Mommsen
indicandoci
del
MBSSAPICHR
messapico
la traccia
dialetto.
essere
portante,
im-
più settentrionale
com'è
Sfigurata
le
si riconoscono
attesta
simo
pochis-
parole.
sue
*
•
DI
RUVO
CXII.
Dal
proprio
di Ruvo,
e
caratteri
abbastanza
qualcuno
là
ri
s
corsiva
vorrebbe
la credesse
lunata,
il
non
si scontra
assicurarci
di Roma,
linguaggio
copiata
stesso
Mommsen
in
da
nel
palazzo Chieca
pietra sepolcrale con
una
antichi
ivi
più recente, perchè
dimentichi
nelle
di
questo
epicorio
Se
conservata.
quante
vi scorge
volte
la
medaglie pugliesi.Egli
più,
che
estremo
non
era
nel
lembo
ancora
quinto
colo
se-
d' Italia
radicai-
ISCRIZIONI
estirpato,e
mente
bilingui,in
ben
che
altro
55
MESSAP1CHE
di
però
senso
rimasti
v'eran
Pugliesi
i
quello
intéso
•da Orazio.
RUGGE
DI
xeni.
(inedita)
Coccio
d'un
rinvenuto
vase
praticandovisi gli scavi
d'antichità.
Il segno
impresso,
V orlo
della
conto
per
nei
Rugge
a
sione
Commis-
mente
profonda-
vi si scorge
è
1869
sano.
XCIV.
(inedita)
cifra, o segno
La
sulla
apposto
nel
ir fondo
cui
su
alato, la prima
mano,
ed
la
ara
una
seconda) poste
da
cui
sorge
di questa
a
un
di detto
due
con
Baccante
certo
gran
di
nero
figure
rosse
e
tirso
e
patera
Napoli.
Invalso
Il
ver-
(un
nella
parte d'una
È sulla
si stende.
pio
am-
cembalo
con
e
dall'altra
fiamma.
ch'esso
è
vaso
corona
con
dall'una
Rugge
a
36, ed altrettanto
dipinte sono
uomo
scoperto
vaso
centimetri
bocca,
nella
niciato,
pancia d'un
alto
1868,
qualunque, qui riprodottoè
parte prospettica
vaso
lo
fu
duto
ven-
spirito di
56
ISCRIZIONI
di
guadagno,
di
del
amore
quanto
che
coloro
XBSSAPICHB
ci
non
dicono
priva!
raccogliere
:
E
ci
pur
son
vendere
e
per
paese.
VASTE
DI
XCV.
(inedita)
di
Iscrizione
messapica
non
parte
desinenza
memoria.
piana
d'uno
d'ulivo
corona
scarabeo
lo
e
d'oro,
donna
una
specchio,
DI
a
o
il
e
greca
per.
rinvenuta
Fu
incisa
mostra
convessa
trascritta
qui
; ma
la
prettamente
non
dersene
per-
Vaste
sulla
quale
dalla
seduta
colla
che
ilsistro
sia.
LECCE
XCVI.
vasi
Conserva
con
minuscole
in
trovata
con
Il Mommsen
colle
lettere
tra
le carte
greche,
un
podere
quella
la
del
e
di
colla
presso
N.
Luigi Cepolla
64
nota
di
Lecce.
Ha
delle
tavole
riporta quasi diremmo
messapiche.
essere
scritta
sitata
denza
corrisponpresenti.
restaurata
*
57
MESSAPlCHB
ISCRIZIONI
XCV1I.
(inedita)
E
di bronzo
suggello
un
dietro.
di
Stampacchia,
si
parola
lettera
lasciamo
lungi
dal
tempio
dedicato
stata
di
stesso
antico
che
Chi
dei
Leuca)
mune
ne
e
di
preciso.
Giuseppe
).
terra
non
ma
la
e
quale
cimeli
di
il
Veneri
ed
Tasselli
(Cenno
al
re,
ma-
da
il Fano,
dicesi
dove
appunto
altro
anche
(Le
non
da
servi
es-
il
avea
medesima
estratti
più,
molto
presso
chiamata
Noi
saperne
;
conoscere
e
Fauno,
a
dei
La
sebbene
di far
accennato
fa menzione.
e
Capo
messapiche
Salve,
Della
consulti
Salve
punto
Cassandra.
vasi
voglia
leggende,
da
città,
una
del
alle
collinetta
una
di
campi
l'occasione
promontorio
s'innalza
vinciale.
Pro-
Museo
agli esperti.
miglia
quattro
a
nome
giudizio
Leonardo
Avv.
messapica,
pare
prendiamo
come
un
non
rassomigli
il
Intanto
del
nello
l'a-
spezzato
nostro
nei
indicazione
impressavi
qualche
ne
rinvenuto
seuza
sig.
nel
conserva
Dicesi
Leuca,
del
Deposito
s'è
cui
suno
nes-
mo
vedem-
quel
delle
antichità
Storico*$ul
lo.
suo-
sue
di
Co-
£8
I"R1ZI0NI
XISSAPICE!
RUGGE
DI
XCVIII.
(inedita)
rinvenuto
Vasellino
dal
comperato
nel
Rugge
a
sopradetto
1852,
ed
ora
Provinciale.
Museo
DIEGNAZIA
XCIX.
proveniente
Lucerna
dallo
che
Museo,
stesso
Pontari.
La
da
Egnazia,
l'ebbe
posseduta
acquistando
iscrizione
sua
e
è tenuta
la
colta
rac-
da
noi
messapica.
per
DI
MOTTOLA
C.
(inedita)
A
cotta
qual
uso
smalto
sènza
conserva
incidere
fosse
nel
per
Museo
essere
servito
non
questo
pezzo
sappiamo
Provinciale,
deciferato
dai
di creta
spiegare.
e
lo facemmo
dotti.
Si
ISCRIZIONI
DI
MESSAPICHB
591
•
VALESIO
CI.
?
(inedita)
di bronzo,
Suggello
di
piede
l'anello
umano
certi
Fu
la
se
in
i?
in altra
*k
"ci è
ed
parola
la
dietro
Di
—
contenutavi
ina
or-
ancora
e
sia
sebbene
messapica,
dialetto
questo
di
d' un'
conserva
Valesio,
tuttocchè
in ss,
figura
cato
proprietà dell'indi-
a
in
iscrizione
piaciuto
ha
rinvenuto
chiara
essendo
non
che
e
corrispondente
Museo.
non
che
/
rinvengasi
Ceglie, vedi
N.
nenza
desi-
la
"paX*-
75, pur
di riferirla.
DI
LIZZA
PICCIOTTI
O
CU.
(inedita)
*
*
Nello
Villa
s
le
scavare
Picciotti
lapide
nel
fu ritrovata
d'uno
«piace
non
13
Marzo
la
di
poterne
ignoto
fondamenta
d'
1868
presente
su
chiesa
una
d'una
leggenda.
a
rotta
V
cortezza
ac*
quelli abitanti,
ripetere
salvava
alla
il nome,
scienza
,
parola messapica, copiandola
del
quale
perchè
dimasto
ri-
quest' altra
immediatamente.
'
60
ISCRIZIONI
HBSSAP1CHB
'
ORIA
DI
CHI.
?
in
Trovata
patodero,
Vedi
carte.
1 0, 33.
N.
dal
tempi
fra
gelosamente
conservata
e
ai suoi
città
questa
le
36, 37, 40, 84, 1 07
DI
Pasue
1 09.
e
OSTUNI
C1V.
iscrizione
Questa
riprodotta dal
ripetizionedell'
sen,
vedi
qualche
altra
78, avendola
la
Iurleo
riportata dal
diversificata
diamo
cre-
Momm-
soltanto
ia
lettera.
CEGLIE
DI
CV.
(inedita)
Favoritaci
dal
trovata
accuratezza
a
sig. Giuseppe
Ceglie,
a
da
del fu
trascritta
sacerdote
un
incaricato
cesco,
Fran-
molta
con
dal Lombardi
far simili ricerche.
DI
Inserite
dal
FASANO
CVII
CVI,
scritta
e
Elia
e
Mommsen
in Italiano,
ma
CVIII.
non
nella
nella
Tedesca.
sua
opera
41
MBSSAP1CHB
ISCRIN0N1
LECCESE
MURO
DI
CXI.
(inedita)
figura riportata
La
missile
piombo.
la
due
con
lettere
incisevi
delle
cinque
Ciascuna
appartengono
seguono,
ghiande
consimili,
lettere, dono
senza
quali
del
pastori, si
parecchie
altre
Maggiulli,
fino ad
servono
eh' è di lana, ed
delle
nel
esistono
della
oggi
sassolini
usano
Muro
alle
Intorno
fatto
massi
e
raccolsero
ne
d*
evidenti
e
non
di
guerre
fu
innumerevoli.
assalto
poderoso
difesa
una
lettere
Le
furono
uno
le
come
in ÌTerra d'Otranto,
si scontrano
di
Messapi
proprio questo,
son
e
dove
forte
colà
ed
che
Messapi.
contro
ne
pre
sem-
reliquie
lungo
testimoni
di cui
e
*a
parecchie
Sono
altrettanto
calcatevi
muraglie
semiciclopica
cemento,
senza
fu-
motto
vetustissime
,
se
fionda,
invece
proiettili
per
costruzione
Leccese
grandi
loro
palle di piombo.
trovate
rono
i
spezialmente
e
ghiande delle quali abbiamo
Le
•se
altre
cinque
ed
di contado,
fanciulli
I nostri
che
isolate,che
lettere
purea
di
è
Essa
sopra.
Provinciale.
Museo
di
le
ghianda
d'una
quella
è
venuto,
av-
nata.
osti-
quelle
Chi
scorgiamo
sa
gli
ISCRIZIONI
l'assedio
che
di maniera,
che
avanzi,
e
delle
nulla
dato
conoscere,
dai
resti
interamente
greci
quello
delle
appunto
di
cioppi Monografia
veder
a
DI
ci
viene
forse
riguardévole
vedi'ra-
Il
signor
monografia
la luce
ci è
piche,
semiciclo-
Muro,
a
Moliterno).
giulliha scritto estesissima
città, prossima
nome
e
(Intorno
grandezza!
sua
suo
muraglie,
sue
veneranda
reliquia'assai
della
oggi
vandola,
tro-
mandarcene
tra-
curarono
il
di
più
non
si
non
? Nemmeno
e
la citfà distrusse,
romani
e
memorie
sue
63*
MESSAPICHE
colla
di
Ma-
questa
stampa.
LECCE
CXIL
(inedita)
dal
Favoritaci
d'Otranto, il quale
presente
tra
tombe
vennero
delle
scoprì
ai
mentre
che
della
chiesa
dell' Educandato
dei Tribunali,
Spezierie,
Quattro
contigue,
ma
disotterrate
granaglie.
La
si
tutte
con
pietra che
rinforzavano^
vedi
la
usate
damenta
fon-
Principe
prosieguo
vuote,
fosse
di Terra
principiidell'anno
1871,
in via
Umberto
la
mone
Si-
De
sorveglia-
d' antichità
Storici
dei Monumenti
G.
Luigi
collega alla Commissione
nostro
trice
signor Giudice
4.
N.
ivi
a
delibaiAlcune
medesimo*
ripostiglidi
riporta, spezzata
in
"ft
MESSÀMCHB
ISCRIZIONI
parti;si
ire
si riu
ed
vennero
di
Provinciale.
Museo
vasellini
alcuui
pure
moneta
una
nel
conserva
Vespasiano
Vi
unguentari,
di bronzo.
CXIIL
(inedita)
«È questa
stessi
da
rilevata
il
sotto
che
il
volte
quante
da
di
due
4
e
Sono
8.
la
ricuoprono
traverso
esiste,
e
vedersi
può
proprietario voglia permetterlo,
occidente.
d'essere
mostra
nota
delle
via
nella
Arpe
noi
esistente
ancora
vedi
ancora
ad
oriente
le altre
che
pietre,
stessa,
sita
D'
Spezierie a -Lecce,
tre
tomba
signori
da
dicemmo
sepolcro
un
dei
palazzo
Quattro
sulle
che
la .iscrizione,
cifra,
una
graffiatecon
sono
prima
La
vi fu
e
punta
denza
evi-
con
scolpita;
di ferro.
MESAGNE
DI
CXIV.
Riportata
al N.
«
18Q4
«
nel
a
49
nella
56,
e
due
larghi
«
e
tutti
T altro
detto
sei. Sul
si
legge:
dell' abitato,
Palude
sepolcri
due
Messapografia
dove
pochi passi
giardino
«
citata
l'uno
«
e
In
Gennaio
di Scavano
contiguo
di essi
era
filo
Pro-
propriamente
cinque piedi,e lungo
primo
del
una
si
prirono
sco-
all'altro,
uno
nove
lapide
ISCRIZIONI
5
avente
«
H
la iscrizione
Comandante
«
poi profondo
«
coli vasi, che
«
voratori
"$
MBSSÀPICHfr
inierpetrata,
(riferitae
dei soldati
aitati).Nelsepolcro
cinque piedisi rinvennero
un
in
infranti
rimasero
parte
pio-
dai la-
».
#
RUGGE
Dr
cxv.
«
(inedita)
sepolcraleproveniente
Pietra
Provinciale
dove
ivi
Rugge,
1850, ed acquistata dal Museo
al
intorno
trovata
da
si
conserva.
CXVI.
(inedita)
è
In
Lequile giunge
nell* estremo
di Rugge,
tal
certa
con
la contrada
1869
più
e
da
Lecce
lembo
dove
proprio
chiamata
conservate
la
le
Cupa,
verso
dell' aja
Y alto
quale rapiditàs' inchina
vi esistevano
e
via, che
della
quel punto
piano
per formare
fino all'inverno
reliquiepiù belle,più
dell' antica
ridionale
me-
città
( un
del
se,
este-
tratto
di 30 metri
nome
è
del fondo, il cui
Al proprietario
circa).
barba*
meglio tacere, perchè se commise
rie, fu per
tutto
e
ignoranza, piacque diroccarle, e già
T avanti
di
quel
monumento
è
giù
per
ter-
66
ISCRIZIONI
e
ra,
non
MBSSAPKHE
rimarrebbe
ne
più segnò,
della
Conservatrice
riparare
a
corsa
il danno
che
il mal
grande,
è
dal
massi
pochi
giacciono
vicino
dal
questi,e
lato
ove
il
poggiava
Ma
loro posto
Gli
città.
che
alcuni
meno
fosse
parte.
sperperati. Sotto
ancora
lato
in
della
interno
missione
Com-
non
nel
restano
trasportati via,
altri furono
Provincia
fatto, almeno
non
e
la
se
colà
di
uno
s' è
muro
vata
tra-
graffiata la riportata leggenda,
CXVII.
(inedita)
In
nel
Provinciale
Museo
che
una
soglion coprire
da oltre
conservata
di
seria
quei
ci parve
lettere
genuina,
in
parte
punta
1 0 anni
dintorni.
trovammo
È
tiamo
di
Rugge,
sepolcri
che
di coltello.
iscrizione
con
trovano
tali dubbi
al lettore.
nella
solo
ed
stalla d'una
da
mas
ed
e
però
le due
riscontro
osservazioni
-
non
nata,
disami-
persone
lettere
Sette
fr
e
principio
toccate
pidi,
la-
rinvenuta
posteriormente
state
erano
ivi
altre
con
ma
) giunge
solite
Veduta,
sapiche .indubitatamente,
della
i
1871
p^rte delle
presente iscrizione. Dicesi
colla
con
(16 Giugno
momento
questo
le
sue
allargate
son
mes-
prime parole
al N.
che
79.
la presene
67"
MESSAPICHE
ISCRIZIONI
VALESIO
DI
CXVIIL
(inedita)
favoritaci
Copiata e
Lecce, da lui trovata
Valesio.
a
incisa
nel
Lecce
mo
la
del N.
96,
che
sia
una
lapide
simile
noi ocularmente
ma
terra
sua
su
cui
sta
Provinciale.
fosse trasportata al Museo
prima parola par
sua
sepolcro d*
disposto che
S'è
di
Scarambone
dall' orefice
La
di
all'altra
non
vedem-
l' originale.
ancora
CABALLINO
DI
CXIX.
.
(inedita)
è
dietro
ad
vasi,
ossa
di
lettera
Questa
una
patera
umane
e
sepolcro trovato
un
in
un
nel 1866
come
detto
verziere
intorno
giacevano
tre
e
ISCRIZIONI
di
Le
scheletri
fuori insieme
di bronzo
rottame
a
ad altri
mezzogiorno,
da
tiguo
con-
Caballino, e propriamente
al medesimo
di bronzo,
fibule
uscita
qualche
alle abitazioni
fu da noi veduta
smalto
nero
su
Si
Orte.
nella
piena
cui posavano
quasi fossero
di
notava
terra
più,
vi
altri frammenti
stati di collane, di
di borchie.
MBSSÀPIGHK
6
68
MEBSÀMCHft
ISCRIZIONI
da
veruna
Caballino
e
pia,
è
da
discosto
mezzo
notati
van
Il primo che
ivi di
dette
in
è
dove
vera
che
nome
di
viamo
«
stata
straniero
o
della Siba-
che
ma
non
ancora
li
fatta
populi
«
tuguri ordinati,
«
lu
«
cii-Anello, cioè anello
«
nel
circuitu
menzione,
falso
alle rovine
Provinciale,
tro*
:
oggi
una
che
de molti
nessuno
apocrifo, col
nel Museo
segue
Lupia
fece
Lelli, intorno
Alfonso
«
suo
tri
al-
avvertire
fece
ci sia noto,
manuscritto
però
poggiu
e
contrade,
fosse
di
scovrono.
sospetta
in queste
conservato
quanto
è
si
sue
ed
le gemme
avvertì
per quanto
uno
Iacopo
Àviano
delle
•
in
Rugge,
sciuta,
scono-
giganteschi
precisamente
municipale
meno
città
Lu-
mucchi
il quale le
Pausania
medesime,
autore
lometri
chi-
massi
appurato.
Delle
di
da
posta
sguardo
ingenti
frequente
rovine
fa il Castromediano,
ris
noi
l'antica
Lecce,
le monete,
le tombe,
cimeli, che
lo
resti d'una
dai
muraglie semiciclopiche,
pietre,oltre
richiamare
piccolo villaggio quattro
un
fra cui
da
questo luogo.
su
circondato
ma
importanza
si fosse
non
se
di
occasione
degli archeologi
avrebbe
non
stessa,
se
per
come
presa
isolata
lettera
Detta
dispersi,deve
Titani
specie
di città
certi
cu
pigliavano da dove
oggi
leccesi, che lo chiamano
ancora
di
Lupia,
lo
o
Licio,
et
è
Liavea
porticu del cavallo,
70
MESSÀP1CHB
ISCRIZIONI
Ha"riani
manufactus portus
tingit thesaurum
dedicaruht
Caesaris
.Ms
Sytaritarum
civitas
Lyiiae
Con-
opus.
Cirenei
quem
et alia.
VALESIO
DI
CXX.
(inedita)
sepolcrale rinvenuta
Pietra
al 1850,
e
rimasta
masseria
una
di
appunto
a
finirsi di
È stata
di
avuta
la
su
negletta
contrade.
la nostra
In
intorno
fin
in
ora
questo
mento
mo-
opericciolaviene
ci
addizioniamo.
giunge,
Così
ne
e
simo
aves-
più.
cimelii.
egli che
messapiche
gentilezza
DI
del Museo
conto
originali su
diversi
d' averla,
alle
e
fortunatamente
altre sette
altre
relativi
cui
acquistata per
dove
cura
in
stampare,
avute
ebbe
quelle
volentieri
alle altre
ed
occulta
a'Valesjo
Il
pur
ciale,
Provin-
no,
pietra esisto-
sig.
De
si occupa
Simone
di studi
iscrizioni, siccome
ha
d'assicurarci.
RUGGE
CXXI.
(inedita)
Altro
frammento
d' iscrizione
or
T antecedente, acquistata dal Museo
ora,
e
dopo
Provinciale,
ISCRIZIONI
rinvenuta
interna
di
ieri 14
le
presso
Lequile
in
1871
Agosto
sue
dentro, ed alcuni
caratteri
e
che
uno,
meno
neri
V
aveva
di sopra
contornata
vernice,
con
fregi
via
gruppata
rag-
iscrizione
tinta
da
calce
senza
La
nera.
fascia
sopra
vasi
la
con
molta
con
nell'aia
Rtigge
a
confinanti
mura
sepolcro
un
71
MBSSAP1GHB
ocra
tinti
in
è
rossa,
ocra
con
gialla.
alla
Intorno
nica
con
linea
una
intera
nell' ultima
osservano
di
cocto
tener
non
solo, eh'
forse, la quale si sappia fino
incisa
s*
presente avvertiamo
qualche
prezzarsi,perchè
e
la cifra, se
non
sia
DI
o
nessi,
non
se
esempio,
raro
u-
questo punto
a
di cifre
di esse,
è V
e
qual
voglia
si
quasi
da
il presente,
complicato come
cifra,riportataal N. 94.
LECCE
CXXII.
(inedita)
Mettendo
la
sotto
presente
il torchio
altra
acquistata
iscrizione
dal sopra
L' abbiamo
scavata
molto
nel recinto,
lunge
d'una
detta
o
presso
questo folio ci giunge
nel
enunziato
Museo
di Lecce,
le
Cappella
simo
mede-
momento
sue
rurale
non
mura,
vinciale.
Pro-
perchè
ma
non
intitolata
a
71
".
ISCRIZIONI
Oromio
di
dalla
olivato.
singolari
È
seconda
dai
nata.
Agosto
distante
fuori,
città
la
MKSSÀP1CHB
1871*
quali
tre
settentrione
verso
che
nella
o
in
possediamo
seconda
lometri
chi-
quattro
fondo
un
i
con
linea
è
nessi
termi*