DEL
REGGIMENTO
STATI
DEGLI
FRA
DI
SAVONAROLA.
GIROLAMO
DUE
CO\
OPUSCOLI
GUICCIARDINI
DEL
E
L'APOLOGIA
LORENZO
DI
MEDICI
DE'
PISA
NICCOLÒ
PRESSO
co'
CARATTERI
MDCCCXVIII.
CAPURRO
DI
F.
DIDOT
3^
ai
AVVERTIMENTO
1
in
inserito
stato
Savonarola
celebre
Pubblicato
dentro
e
il
verso
di
Conte
fuori
d' Italia
i49^?
colle
venite
di-
Bonaccorsi
Francesco
,
presto rarissimo
ad
attualmente
;
tale
e
della
onta
,
scorrettissima
Londra
Ridotto
a
la
pessima
terza
uso
volta
più
la
coli'
e
,
comune
de
ve-
luce
detto
Discorso
medesimo
a
Carlo
pagnato
accom-
dal
Vili
,
fu spedito Oratore
quel Rcj,
che
Signore della
Sav.
città
narola
Savoquan.
de' Fiorentini
di volersi
minacciava
tografia
or-
,
»
dal
di
Vf^ilson.
Roberto
t
e
renze
Fi-
in
data
falsa
miglior lezione
secondo
per
colla
lyGSj
appresso
j,
anche
è
ristampa fattane
nel
do
per
Sig.
.
stampe
è
questa Collezione
chiarissimo
consiglio del
Napioney
del
Trattato
1 seguente
loro
.
a
a
far
II
Quale impressione facessero
del
sarebbe
non
se
menti,
d'
cosa
A
stata
che
due
a
da
suoi
Avvertimenti
in
fatti
già stampare
da
Parigi,
prima
del
Pier
e
per
la
Savonarodi Francesco
Clemente
Papa
di Firenze
vino;
ma
magnani-
il Discorso
l assedio
,
maggior
Firenze
operette
Guicciardini
Italia
di
la
esso
per
dietro
tengono
li in
re
timo-
senza
.
queste
dopo
ai^i^eni-
,
risposta datagli in
Capponi
dagli
ingannati,
sarà
investigarsi,
a
assicurarsi
può
ma
essere
forza
f adi
monizioni
am-
di Carlo,
animo
deducendola
che
non
nelV
Frate
le
del
Avvertimenti
di
Jacopo
Stato,
Corhinel-
Kemigio
quella del
di
molto
indegni del profondo
Storie
(i)
sepuente
del
L'edizione
Proemio:
suo
tempo
di Venezia
del
in
rentino
Fio-
Sanso-
rilievo
,
non
i
e
ristampati
di
opera
quindi per
i53o;
materia
pitivolte
VII.
Scrittore
e
le
del-
[i),
i588
è
preceduta dal
Ili
In
fine si
di
]Messer
ed
sconsulto,
d'
nel
ciò
fu
e
più
volte
de'Medicij
Commessario
le
altro
lettere, così
Prencipe,
rh'esso
in
era
nelle
mutava
ciò
Papa
le
rampo,
Leone
fatto
grande
fosse
quanto
Per
uomo.
delle
il
cose
ni, che
la dottrina
fra
tutti
altri
gli
delle
Istoria
spirito
per
come
lunga
utili
a
Principato
chi
come
prova
a
,
per
attende
in
,
in luce
in
beneficio
giudi,
alle
vita
Republica
di così
gio
maneg-
divenuto
eccellentissimo,
scriver
che
sugo,
de'
mondo
e
da
verse
dibia
ab-
eziandio
sti
que-
lui fermati
sendo
quali es-
governi,
abbiamo
to
tan-
con
parimente
il
la
,
infallibili. I
cose
essi
,
scrisse
e
e
,
le azzio-
per
nostra,
spera,
veri,
e
Scrisse
E
lo
maneggiò
e
,
pieni di
commune
e
negozj
per
,
sua
Stato,
sia.
che
presenti Avvertimenti,
per
governi
vede.
quali si
godere, quando
tre
men-
prudenza
la
e
dell'età
altro
ogn' un
lettere, delle
a
di
ch'eglivide
cose
,
li
uomini
meglio d'ogni
seppe
^oglia
al
dei
adunque,
lungamente
trattò
esso
che
correggeva,
pareva
,
,
si
qual
e
occasioni
consiglio
di Stato
cimo;
De-
Prencipi, conoscendo
d'essi
permissione
con
portanti,
im-
guerre
,
ciò
fu
e
le mani,
per
apriva,
le
ricercassero
di
come
che
to
Principa-
ogn' uno,
ad
,
secondo,
lamente
so-
,
Papa
noto
glipassavano
materie,
che
suo
del
che
non
esserciti
nelle
Chiesa,
eh' è
nel
ma
,
tutte
carichi
e
Ambasciadore
Italia,sotto
in
autorità
tanta
con
di S.
si fecero
Giuri-
gran
governi,
quali governò
Generale
che
molti
Repubblica,
ai
sotto
tu
,
della
tempo
Istori-
nobilissimo
tempi nostri,
per
ebbe
importanza,
,
Guicciardino
de'
renzo
Lo-
Medici
de
Pier-Francesco
gli altri
dì
l' Apologia
posta
Francesco
fra tutti
co
è
in
così
voluto
re
da-
,
di
tutto
il mondo
.
IV
assai
divenuta
da
rdra
molte
parti
chiesta
ri-
,
e
corretta
edizione
di
dagl'
errori
infiniti
,
dell'
che
dell'
il
Leida,
fu
ne
Appendice
del
Magnifico,
al^°.
fatta
celebre
stampa,
ri-
lxxxiv
di
J^ita
alla
nella
copiati
Lorenzo
Sig.
mo
Gugliel-
Roscoe
.
L'
intaglio
in
che
Savonarola,
volume
è
dell'
rame
effigie
cjuesto
accompagna
copiato
del
esattamente
nella
e
,
stessa
forma
dalla
Corniola
famosa
,
che
come
dall'
nella
conservasi
Illustrazione
si
R.
potrà
Galleria
meglio
di
conoscere
seguente
.
renze;
Fi-
ILLUSTRAZIONE
DELLA
INTAGLIATA
CORNIOLA
EFFIGIE
COLL'
DI
SAVONAROLA
GIROLAMO
F.
SCRITTA
SIC.
CHIARISSIMO
DAL
ZANNONI
ABATE
REGIO
ANTIQUÀRIO
Li intaglio coir effigiedel
riportato in istampa
del
alla
libro, appartiene
che
si
qui
,
maggiore
a
di Gemme
Savonarola
ornamento
lezione
Col-
ricchissima
Real
nel
conserva
,
di
Museo
Firenze
E
delle
Corniole
ebbe
che
tal
,
le Corniole
è la
quale
Pickler
che
in
la
,
Greco
L'
che
chè
per-
,
uscisse
dalle
sue
;
ed
mani,
giudizio del Vasari,
l'autorevol
fece
cognome
intagliòeccellentemente
piii bella,
secondo
Giovanni
di
opera
.
modo
certo
Giovanni
eco
giudicò degna
al
di
qualunque
Artefice.
ingegno
di Giovanni
tempo,
come
der
acca-
,
suole, sviluppo ed
del
ebbe
nel
alimento
dalla
qiiale egli visse,
cità
feliche
VI
del
quello fu
Diletta vasi
di
antiche
nella
molte
e
ne
che
Casa
sua
umano
fu
sapere
trodur
l'arte
in
avea
ospizio,quando
ogni
in-
per
chiamò
Firenze
colte
rac-
ad
quasi
,
dici.
Me-
straordinario
quest'uomo
Gemme,
dei
Lorenzo
Magnifico
a
da
se
,
varj paesi i
di
maestri
gli antichi
racconciarono
quali
i
essa,
lavori,
ne
e
lui
a
dussero
con-
di nuovi.
Sebbene
di
fossero
questi Maestri
quel
tempo,
loro
in
anco
dimeno
non
i
ri
miglio-
l'Arte
goleggiava
par-
Giovanni
ebbe
.
la
gloria di
detti
pel
trarla
il meccanismo,
alle
fece
meglio
Questo
anni
pili maturi
dall'
che
del
dopo
è da
si
a
Cenobita
che
nome,
che
fu
manifesto
nell' iscrizione,
al Ritratto,
attorno
a
to
chiama-
potè darglisi
non
lui
quei
il lavoro
Che
è
agli
po
do-
certamente
tempo,
di
operato.
ma
Savonarola.
der
ca-
che
ascriversi
egli era
questo
gira
martire:
non
che
Per
che
quel
avanti
Giovanni
1' infelice
esser
età
,
in
a
in
non
,
morte
appartenga
se
di
attenne
sapere,
tutto
gli altri
piìiverdi
la
tanto
intaglio
si
e
.
in dimenticanza
aveano
dai
Imparò
dell' antica
opere
intagliòcon
questo
fasce
.
Maestri
resto
dalle
con
infame
siip-
VII
tolta
plizio
la
vita,
il
consumato
Ciò
e
cadavere
il
perchè
noto,
della
parlano
Vasari
E
le
Pietra,
fiamme.
lo
non
che
no
han-
appartiene
questa
se
te,
par-
altri,
gli
e
di
ira
con
presente
avvertito
feroce
per
a
.
tal
ed
tempo,
è
la
che
mostrano,
di
bell'opera
dei
numero
gli
di
chiamare
usi
siamo
il
essa
accresce
quali
più
vanni,
Gio-
fatti,
che
uomini,
i
or
qualunque
genio
,
disciplina
vinti
professino
i
contemporanei
,
e
quei
che
intendono
gli precedettero
pre
sem-
,
a
rendere
quelli
essi
loro
poi
se
perfetti
ardito
con
procedono
ulteriore
più
e
e
rono
supera-
se
slancio
generoso
gradatamente
perfezione.
;
,
a
questa
NOTIZIE
SULLA
VITA
D
SAVONAROLA
F. GIPvOLAMO
K
Girolamo
acque
d'
Ferrara
il
suo
Savonarola
esercitata
al servizio
della
la saputa
senza
neir
d'Este
lo fece
anni
(a).Iva
fuggire
Si distinse
in
Aveva
.
ginazione
ima-
sua
dal
secolo,
dei
in
vesti
22
di S. Domenico
r abito
i452
medicina
la
approvazione
o
,
di
età
lode
con
Casa
ardente
e
nel
famiglia padovana (i )
una
avo
I
tori,
geni-
Bologna
altamente
.
nelle
scienze
e
in
,
soprattutto
ma
austerità
che
del
la
per
della vita
estratte
celebre
dei
di merito
Pignotti
di
quei tempi
(a) Alcune
queste
si
pag.
di esaminare
campo
altre
Notizie
XLIII.
nei
d'
che
le
più
si
lettere
sono
ogni
sor-
di Toscana
Regio
come
minute
pubblici Archivj
illustrazioni
citate colle
,
e
Magnifico,
dalla Storia
notizie
,
rlografo ebbe
costumi
il
(b).Lorenzo
queste
Lorenzo
santità
,
gliuomini
cercava
(i) Son
specie nella predicazione
Isto-
colarità
parti-
di Firenze
.
poste in fine di
alfabetiche
.
Vegga-
X
te,
l'attirò
del
convento
di
Firenze,
a
di S. Marco:
ma
lusingare l'ambizione
odiando
divenne
ove
de'
l'usurpazione del
si
tenne
cui,
superiori di
i
usi
fondatrice
come
il
visitava
Lorenzo
sdegnaiuìo
o
grandi,
da
del
sa,
quella Ca-
convento,
coltivare;
(e)
convento
fra
appariva
o
cella
però visse
Finche
.
osò
non
di lui
privatidiscorsi
ne'
la
contro
voce
moderazione
dalla
disarmato
o
,
pubblicamente
alzar
nella
(r/)benché
Lorenzo
d' attaccarlo
lasciasse
non
chiudeva
si
Girolamo
no
era-
qualora
e
,
nell'orto,
ovvero
dei Medici
governo
lontano
sempre
,
Priore
di
so,©
es-
,
Alla
.
e
sue
role
pa-
coraggio
di Firenze
del Governo
riforma
nella
il
glicrebbe
morte
sua
delle
r inefficacia
conoscendo
,
de'
•la cacciata
figlidi
predicazione
nella
,
dopo
de' Medici
Lorenzo
,
in
cui
divenuta
era
si
,
la
grande
mescolare
alle
sime
mas-
,
del
dritto
osò
fama
sua
di
Vangelo
le discussioni
parlareal popolo
ai
Consoli,
e
politiche.Il
adunato
che
,
parteneva
ap-
agi'Imperatori dopo
,
dell'Impero Romano,
la mina
della Cristiana
lo stabilimento
e
Religione
passato
era
,
ai ministri
del Santuario
.
capace
tumulti,
Quest' arme
d' eccitare
diveniva
e
sedare
,
anche
più
tissima
poteni
ri
popola-
formidabile
XI
ne' sacri
i
Ministri,
quali parlando a
Cielo,
sono
con
devota
onde
parzialità
;
di limitarsi
ai loro
(fjualorain
,
te
pardel
popoli, eccitarono
per
tumulti
più pericolosi
; e i secolari governi
loro
lo
presero
abusando
politici,
negli avvenimenti
ascendente
vece
,
doveri
sacri
moltitudine
dalla
ascoltati
del
nome
abbastanza
vegliare
mai
posson
non
sui
primere
re-
per
Tale
questi faziosi missionari
era
.
Girolamo.
Fra
principi
per
o
solo
il
preso
il
più
profetico de'
annunziare
Sacerdoti
te
perentoriamen-
del Cielo
che
va
parla-
,
colla
in
lingua ; e
sua
le donne
escludendo
e
predica,da
una
i fanciulli
i
,
il
Magistrati e
diffusamente
popolo,
e profezie(e)
politica,
Era
.
da
un
Cielo
prediche
air
Italia
perchè
,
avea
annunziato
politicopotea prevedere
voce
nelle
tuonando
riguardato
un'alta
e
sue
a
quelle disgrazie,che
conciliarono
logia,
teo-
seguito di cittadini
numeroso
ispiratodal
espose
principimescolando
i suoi
cui
invitò la
,
Signoria,
al
accetto
consigliòmodestamente,
la volontà
esser
re
popola-
governo
farsi
per
tuono
d'Lsdraello,osò
tale
o
,
popolo, non
ma
del
Amante
che
come
ri
anterio-
Firenze,
ogni
buon
verificate
,
considerazione.
dal pergamo
fra i due
e
La
gli
sua
partiti
XII
alla bilancia
die il tratto
de'
fu il
Accoppiatori
20
,
,
lui
a
gli altri
tutti
Ruinata
costretti.
si fece
d' essere
o
forma
cui
,
avessero
legittimamente capaci
i cittadini
impiegati
so
appres-
regnato
avea
Consiglio generale,in
un
tutti
voto
anni
60
per
,
e
l'antica
pertanto
che
aristocratica
uno
volontariamente,
o
il
obbedire
ad
primo
dalla carica ;
dimettendosi
al Frate
prevalere
Salviati,
Giuliano
popolare.
governo
fece
e
,
fu
in tal maniera
E
bilito
sta-
.
il
in Firenze
mescolossi
gì'Istorici
che
i
esso
.
tutti
come
,
Fiorentini
detto
il famoso
Girolamo
Fra
sempre
In
popolare
governo
Profeti
fan
ne
fede
del Machiavelli
a
lui diretto
veduti
li avea
armati
non
do
secon-
: ma
,
capitarmale
sempre
or
siamo
,
narrare
per
.
Era
la
divisa
Repubblica
Savonarola
si
e
,
perchè
gliavea
del
appellava la
l'austerità
accostumati
a
due
Fazioni:
politicidel
setta
de' Piagnoni,
religiosadel
Frate
deploraresui piaceri
,
le vanità
dal
in
i dommi
più grande seguiva
la
e
che
dell' avvenimento
conseguenze
alle
resistere
potè
non
,
mondane
malcontento
governo
che
,
detta, perchè non
:
d'
dei
l'altra
aver
ti
degliarrabbia-
perduto
Compagnacci
l'arbitrio
anche
seguitavano le rigidemas-
fu
XIII
sìme
di vita del Frate
cere
più il pia-
amavano
e
,
Se
de'
teneva
furono
la
fece
per
,
cui
varie
alle
ammesse
sua
cariche
Fra
.
dette
Cre-
Gonfaloniere
creato
stato
era
di
persone
partitante dei
Nero
del
Bernardo
di
crescere
prime
,
Medici
la
,
potenza
e
ai
palesemente
piìipotenti onde
moderazione
,
queste
aderiva
e
,
apparente
essa
.
vedendoli
Piagnoni
(2) Questa però
Medici
nascosa,
favore
te
piìistrettamen-
,
ai
detta
terza
una
che
quella
era
attaccata
era
si
che
Bigi,
anche
nomina
ne
.
.
Piero
tentare
un
colpo
nuovo
di Milano,
co' suoi
questa circostanza
opportuna
dal
Favorito
fautori
che
concertato
si levasse
Firenze
in
Duca
.
dai Senesi, avendo
e
per
more
ru-
,
al
suo
arrivo
,
Siena
s' avviò
e
di
si parti segretamente
Firenze
verso
800
valli
ca-
del di
28
con
,
3 mila
e
,
aprile
,
Gaggio
Sceso
,
i
la
Aspettò ivi
Fonti,
della
per
si
Nerìi.
commen
fu
a
S.
,
Piergattolini
S.
Porta
Porta
che
stessa
alcune
.
ore
a
IH, 4.
di
dietro
pose
colubrine
nella città si levassero
(2)
giorno
.
colpidi
torre
la mattina
e
il far del
dopo
presso
alle
evitare
dalla
poco
fanti ;
che
esse
per
si tiravano
già
serrata.
i suoi
rumore
e
,
amici
gli apris-
XIV
la Porta;
sero
qualche
il
ma
partito dominante
innanzi
ora
(3), e date
le opportune
lo che
difendersi
la
appresa
non
avendo
;
,
?
indugio credette
inutile
e
-mgo
.itirata, perchè
di
qualche corpo
Pisa
venendo
potevano
,
Piagnoni,
di
profeta(4)
La
•
(3)
Si
da
Tavernelle
cautela
le
ove
,
facea
genti
tutti i
l'avviso
alla
rimandato
indietro
dalle
ne
diede
notizia
Nardi
genti di
Piero
dà
l'Ammirato
il
sospetti
Piero
ore
a
Per
.
2.
600
ne
non
contadino
un
Ist. lib»
da
turale
na-
gato
obbli-
fu
due
però
che
genti a cavallo,
numero
più
viandanti, perchè
piìidi
non
lità
qua-
si rinfrescarono
.
le
la
di
scorciatoja,giunse
una
dei
setta
dimorar
città; che
portassero
prese
che
:
pioggiaa
sue
ritener
la
il fatto; la maniera
dirottissima
una
d' Elsa
,
città s' empi
dal Nardi
quella contata
è
da
verso
al Savonarola
variamente
narra
la
impedita
trionfò
Cosi
si confermò
e
dopo
ei
la Val
per
,
strada.
la
tagliargli
ed
trovandosi
che
quei
di
necessaria
gli fosse
non
ta
venu-
gli amici
visto
muoversi
osarono
sua
disposizioniper
,
Piero
avea
lo
cedevano,
pre-
Firenze,
a
Il Guicciardini
cavalli
e
fa
4ot" fanti
e
•,
,
descritto
noi
.
(4) Ammir.
Piero
quando
lib.
era
27.
vicino
il Benivieni
tumulto
Nardi,
a
lib.
1.
Firenze,
mandato
da
Narra
questo,
perciò la
e
uno
de'
,
Savonarola
e
con
un
Gesìi
glirisposecome
degli Apostoli:Modicce
Jldei
,
quare
Cristo
città in
Signori
glidicesse spaventato che il nemico
che il Frate, che
leggeva, alzando
sorriso
che
al
al
s'avvicinava,
il
capo
Principe
dubitasti?
Non
XVI
zione
che
lettera
una
con
gli fu
,
scritta al
in
di
la
sentire
i
de'
il
(a
trattato
nel tempo
del
Tornabuoni
di
provò
non
e
cipali
prinvelato
ri-
aver
che
era
to
no-
zo
Gonfalonierato) Loren-
suo
Giovanni
Niccolò
i
,
Cambi
Giannozzo
,
Pucci
ti
esamina-
,
cui si
,
cittadini, tratti
160
del Nero
rei, Bernardo
2.0
una
dichiararono
le prove
e
adunò
si
dello Stato, che
cariche
deposti
scelti
degli accusati
quali
di
Pratica
prime
furono
gliesami
relazione
straordinaria
Dieci,
dovergliparlare segretamente
lui il trattato,
cittadini per
dei
uno
spettanti alla Repubblica.
cose
da
Rivelato
dalle
di
lo avvertiva
cui
dopo
Gualterotti^
dosso,
ad-
trovata
,
Ridolfi
d'aver
di rimettere
tramato
,
i Medici
in Firenze
che
furono
ti
tut-
,
condannati
al
r ultima
a
avendo
Ma
morte.
Consiglio generale
riforma
dovea
essi
pellato
ap-
in cui secondo
,
esser
confermata
la
,
il
sentenza
,
in
SI
partito dominante
adunanza
numerosa
dei
parenti
perciò che
pel
,
favore
fossero
i rei
che
temeva
e
mure
pre-
,
salvati
,
tennero
Ot.
in
una
nuova
Adunanza
,
o
Pratica
di
Consiglieriscelti,la piìiparte
dalla loro
fazione
,
si potesse
per
fosse
deliberato
,
sospendere
impedire le
la
sedizioni
legge
:
dell'
meno
alse
appello
dice
asserendo
,
,
il
XVII
Guicciardini
che
per
,
le
leggiin
i tumulti
fuggire
dispensate (5);
la
pericolosaed ingiusta
qualche volta
fatto
volta in
una
il
presente
caso
,
si poteva
e
o
,
dovea
i motivi
e
sto
que-
pretesti
i
o
giacche in quel governo
de'
l'influenza
onde
la
o
,
diveniva
era
,
cuoprir
,
Non
.
temere
degliamici
violazione
le
ammettere
secolo
un
;
frivoli
appariscono
sempre
legge era
La
egualmente
tutti
.
più ingiusta
anche
stata
violarla
più
e
,
dal
proposta
crudele
,
della vita de' cittadini
partitoche
perchè
si
chè
per-
volea
trattava
furono
Grandi
renti
pa-
tosa
difet-
,
era
cessità
ne-
,
,
appena
la
giustifichino ricorrono
la
che
circostanze
ma
massi-
quale se
,
ha
essere
possono
,
simile
caso
no
concedo-
leggimedesime
che le
,
i
trasti
con-
.
su
questo
che
Intanto
la
legge
colla
e
pronti a
più
venire
vedendo
r esecuzione
I
.
della
stenevano
più imparzialiso-
alle mani
tanto
condanna
,
le
ist. Uh
.3.
il Gonfaloniere,
onde
propose
protestandoperò
leggi.Approvata
il partitovincitore
(5) Guicciard.
:
tumulto,
sentenza
si violavano
giunta
indecenza
scandolosa
,
che
violarsi.
dovea
non
Consiglio era
l'agitazione del
al sommo,
s' era
appello
temendo
,
la
ogni
XVIII
indugio,la
dopo
la
fece la
notte
notte
mezza
del
Nero
onde
settantacinqueanni,
ai
dannati.
con-
passati i
avea
il collo
porse
franchezza, dicendo
molta
con
la testa
mozza
Bernardo
carnefice
eseguire; e fa
stessa
al
che
,
poco
quello
era
tutti
no
Moriro-
glitoglievano
.
Altri
coraggio
con
dichiarati
ti
che
,
.
fuggiti
furono
,
ribelli, altri confinati,
bandi-
o
(6).
Questa
partiti,e riunì, e
Frate
(7).Nelle
Uh.
Nardi
della
GiUcc.
2.
due
sul
cosi
fazione, che
do-
lo
distrugger-
o
,
declamazioni
impetuose
sue
dir
per
illuminarlo
viepiù
o
(6)
concentrò
raggi dell'ira
i
veano
esasperògliodj de'
esecuzione
lib. 3. Atnm.
con-
lib. i-j. Nerli
lib. 4.
(7) Il
voler
persuadere
difendere
per
,
il Frate
che
,
fin dopo l'esecuzione
gli fu ignoto quest'affare
meschino
è un
e
sentenza
puerile compenso
forse
della
.
,
L' affare
fu
eh'
ma
era
delle
vennero
Inoltre
de'
fuori
in
premure
il Savonarola
tempo
favore
della
e
v'
entrava
more
cla-
tanto
con
di Firenze
il capo
era
più importanti
;
da
e
Ho
in
questi casi
Niun
consultato
la
coscienza
,
;
Oraziani
dei
rei
per
Vescovo
si
posero
,
di
iiomo
ottenere
da
parte
che
d'Amelia,
in
e
apologisti
senno
ammetterà
st'ignoranza,
que-
.
lasciando
.
fazione; l'affare
i suoi
concedono
-
degli accusati
,
appunto
era
anche
noto
era
,
qualche
agitatoper
l'autorità
assicura
ginocchionedavanti
l'appello. De
»
d'Anton
che
i
M.
ti
paren-
rola
al Savona-
casihiis viror.
illus
Il
.
XIX
il vizio
tro
non
fuggita di
gliera
e
che
la Chiesa
Chiesa
risparmiato la
avea
,
,
ne
qualche espressio-
bocca
d' Iddio
forma.
di ri-
bisogno
avea
Queste parole riportate,e forse
geratef al Pontefice,
i rimorsi
mai
) pur
gli eccitarono
da
farlo
sia
quello di
avvedere
la
Fiorentini,
nelle
e
colla
(8)
il Frate
delle
fanatico
Vedendo
il
Papa
minacciò
mercanti
de' loro
de' mali,
fiorentini
beni
Si
.
V avidità
da
scosse
fiorentina
Signoria,che
il Frate
( istoria
manoscritta
Cerretani
«
Fra
Girolamo
«
che
Dio
voleva
avesse
popolo
un
reali
la confisca
e
questa
dice
V esilio
,
si astenne
)
si
effetto il
adoperò
e
mandato
si facesse
in
più
a
Ma
.
sostenere
senza
Roma,
,
la
di
ecclesiastiche
ai
Signoria
fermezza
,
dei
lo chiese
risposta della
pene
osava
degl'interdetti
.
timor
di Firenze
Signoria
Santuario:
la determinata
scorge
Più
Clero
che
predicatore,
minacciò
di
lettere
del
.
nel
mano
to
parti-
pericolosoufi-
riformatore
di questo temerario
portar
parole del Frate,
quanto
il Papa si dolse
volte
dovea
piiiterribile
un
,
zio
la coscienza
delle
contro
conobbe
(seppur
troppo
la verità
rinfacciare
cui
a
esa-
:
al
»
cia
minacin
guisa
perqualFu
Fama
Magistrato
giustizia
che
a
dire
»
.
(8)
Si
trovano
nell'archivio
delle
Riformagioni.
XX
che
in
che
Pescia
ripeteva,e
la potenza
di Roma,
umile
con
pronto
detti,
emendarsi
a
(9).Pareva
dovesse
delle
dissiparla
al
che
del Pontefice
cenno
si vuole
la dottrina
forti
a
ticolari
par-
opprimere
teologica
.
e
litica
po-
,
de' due
Domenicani
convulsioni
le
eccitava
divoti
nei
lo
una
e
scendere
,
Intanto
ma
:
non
dettagli quando
alcuno
offriva
fatti, si
ammonire
di
se
risposta il Papa
in
fazioni
pesta
tem-
cui
in
Papa,
in
ogni
paternamente
massima
,
o
a
conoscendo
altro
tentò
lettera
in
errato
di
le declamazioni
Questo per
.
da
ce,
perchè più sempli-
,
accresceva
Girolamo
aveva
sua
Domenico
Fra
pergamo
fanatico
più
,
Fra
in
.
montava
vece
predicazione Allora
dalla
tempo
più
fazionarj che
,
ciechi
dal
fanatismo
della
decenza,
anche
ne'
quali deve
la devozione
,
ridicoli
mezzi
delle
e
gersi
ristrinin
ponevano
«
«
re
Dignetur
quod
ex
candum
et
,
«
«
«
vice,
et
ipsum,
E.
o
il carn^e-
divertirono
,
»
et
Sanctitas
et
S. V.
omnia
Savon.
communica-
,
omnibus
semper,
mihi
Vestra
,
ego
onde
,
volte edificarono
(9)
ca
prati-
farse
sacre
,
più
miti
li-
distinguendo i
non
id
quae
dixi
libentissime
et
scripsisit
taciam
,
sicut
mea
dixi,
dieta
epis.ad
et
etiam
narri
VI.
hac
scripsi,me
subijciocorrectioni
Alex.
revo-
S. R.
XXI
di Firenze.
vale
loro
Cosi
di
stuolo
numeroso
un
volta
una
ti
fanciulli,fat-
deputatiper {f) ogni Quartiere
i
umiltà
con
devozione
e
andarono
le
tutte
a
ne
istigazio-
a
mandando
do-
case
,
r
cioè
anatema
quello
tutto
,
vi
di
era
profano, e pitturelascive,e
che
modesti
poco
liberamente
che
,
libri
si concedevano
,
loro
e
:
il devoto
feminile
sesso
cedendo
,
umilmente
quelliinnocenti
a
predicatori si
,
spogliaredella più cara
lasciava
del mondo
muliebre
suppellettile
delle finte
e
capelliere
,
ed
altri
di Levante,
Ne
o
s' arrestava
qui
scacchiere
da
e
altri mezzi
cento
;
lo stesso
sotto
erano
dì
udita
avere
in
la messa,
testa
del
poi
di
bianco, portando
olivo
e
delle
,
rosse
in
mano
,
sulla
un
piramidalecatafalco
si trovavano
di
piacere, e
di
ove
,
era
in cui
,
cette
cro-
salmeggiando
vennero
piazza dei Signori
,
carnevale, dopo
vestiti
ghirlande d'
arpe
titolo confiscati.
,
Nell'ultimo
,
d' innocente
,
trastullo
lieri
tavo-
ma
giuoco
anche
ventare
in-
la bellezza
mentir
,
tutto
saputo
l'anatema
carte
te
pezzetdi
e
ha
per
,
,
liuti
femminile
accrescere
per
delle
testa,
belletti, odori,
r industria
ciò che
.
da
ornamenti
stato
eretto
te
superiormen-
depositatiquelliistrumenti
lusso profano. Sahti i fan-
XXII
ringhiera de' Signori
ciulli nella
laudi
delle
cantate
dopo
,
aver
putati
de-
spirituali i quattro
,
colle
scesero
torcie
accese
e
messero
,
alla
ilfuoco
di
le voci
Il
popolo
il
lo
ama
andò
che
delle
suono
da
dal
che
Nello
stesso
Girolamo
parola,per
per
riconoscersi
di
carnevale
la danza:
la
ci
segua-
Cristo
vwa
presentanza
rap-
corso
de'suoi
guerra
era
novità;
Riuniti
.
carnevale
nel
pertanto
in S. Marco
gridando
caldi fautori
,
co' frati
insieme
formando
di Chiesa
alternandosi
circolare
una
frate
un
il Padre
sulla
e
ampia
secolare
un
alte
,
entusiastiche
voci
za
piaz-
per
,
con
più
,
prendevano
si
:
i-suoi
Cristo
viva
facevagliescir
Girolamo
e
del
isdegnò
dire, di
cosi
la
nojoso
tempo
non
(io).
questa comica
solito
.
il Padre
fra
trombe
spettacolo, e
pilidilettato
maschere
consumandosi
,
gioja e
fu forse
e
pira
viva
no,
ma-
catena,
do
gridanCristo
,
e
ballando
saltando
e
esser
Cristo
bella
santa
e
impazzire
cosa
,
a
di
l'uso
siccome
(ii).E
le canzoni
ballo
,
te
no
asseriva-
stranamente
,
si componevano
Benivieni
da Girolamo
quei tempi
uno
dei
,
(io)
Nardi
(li)
Nardi
Is. lib.
lib.
y
2.
2
Nerli
Nerli
comin.
comm.
no
era-
que-
piìi caldi
lib. 4.
lib. 4-
per
XXIV
la di
uomo,
un
celebrità
cui
predicazione non
nella
muto
il suo
che
senza
stava
mente
lunata-
restar
potea
,
forza
e
credito
nasse.
decli-
,
Ad
delle
onta
tornò
improvvisamente
fulminò
Pontefice
a
di lui la scomunica,
contagio dovea
quelliche
tutti
che
per
dai
Tutto
Fa
«
del Frate
al foco
del
dipoi bollir
Premi
«
infine
D'umiltà,
Basta
«
a
pazzia mal
O
n
Da
«
il
solo
Non
quanto
pazzia
Io vo' darti
t' han
che
per
gettò
studio
le
nel
sue
ec.
anche
ma
il
fu sedotto
Porta
dal
più
tismo
fana-
,
a
d' abbandonar
segno
sentendo
declamare
1' arte
contro
in
la
sua
,
seduttrice
come
ec.
,
della
Savonarola
sommo
era
.
pazza
fiorentino
,
del
arte
Baccio
i Bre-
conosciuta
miglior Poeta
pittore
gran
color
furono
aggiungi tanto
far questa
«
tuttavia
ore,
dolor
e
ser
d'es-
timore.
tre
e
,
«
fanatici;
na,
Sie-
a
timore
per
devoti
de' nemici
mezzo
«
cui
s'arrestò
innanzi
venire
trucidato
vanni
Gio-
l'Interdetto
portava
pubblicarsiin Firenze,
osò
Messer
.
,
ne
comunicarsi
l'ascoltavano
da Camerino
per
il
.
contro
sacro
un
per
do
predicare asserenCielo
(g) Sdegnato
a
,
ispiratodal
essere
che
proibizionidel Papa,
;
e
pitture
in
i suoi
e
quei devoti
disegni
,
,
fuoco,
di
uno
1' abito
vestì
di fra Bartolommeo
tutto
Domenicano,
Vasari
.
e
Vita
,
di Fra
li
baccanail
suo
col
me
no-
Bart
.
XXV
vi affissi in varie
Girolamo
partidi
lasciata
hanno
forza
che
le
fra
asserì
,
ingiustecensure
Declamò
alcuna
la scandalosa
non
ilvigore
tutto
con
.
contro
Allora
.
ogni moderazione
,
pubblicamente
Firenze
vita del Clero
stenendo
so,
la Chiesa
che
vero
il Savonarola
non
volte
altri uomini
d'
in
E
necessità
avea
avea
.
Più
torto
Petrarca
e
ne' versi
ma
mai
se
declamazioni
dissolutezze
che:
ecclesiasti-
vi
fu
cui
lo
disonorarono
in
poneva
privatevendette
o
credono
che
Capri
(i3),e
veleno
(i4)) o
acquistarle
sacrificate.
delle vittime
che
per
,
le ricercate
che
delitti,ove
atroci
ferro, il
il
uso
più
insieme
di
recessi
Tiberio
stesso
da
eclissate
che
superato
cupi
siffatte
giuste, era
Papa,
avea
ne'
libidini,che
erano
sembrar
d'un
Vaticano
in
tempo
potessero
nel
figli
coi
me
co-
le
nel regno
appunto
gran
di lui fulminato
più
aveano
,
forma
ri-
ingegno
.
Dante
di
Tutti
l'ammanto
si
per
ze
ricchez-
quei però
ecclesiastico
e
,
V. Guicciardini
(i3)
e
tutti li Storici
.
manifesta
cosa
essere
(i4)
frequente del padre ( Alessandro
è
•
•
) non
i nemici
,
o
scellerata
per
le
persone
Sav.
solo
per
d'usar
veleno
assicurarsi
de'
consuetudine
stata
•
.
VI.
per
)e
sua
vendicarsi
sospetti
ma
,
( del
lentino
Va-
contro
eziandio
tà
cupiditàdi spogliaredelle propriefacolricche
ec.
Guicciard.
lib. 5.
e
XXVI
specialmenteil papale,qualunque individuo
in
rivesta, debba
coprire da ogni censura,
tutti i
somma
imbecilli
superstiziosi
della disobbedienza
;
s' indeboVi
e
preti dipendentisempre
altri Ordini
gli
dietro
dosi
declamare
a
Leonardo
dalizzarono
scan-
lamo
Giro-
partito
suo
I
.
dalla
di
Corte
ma,
Ro-
religiosirivali, traendi
numero
gran
di Fra
il
alquanto
si
la
contro
de' Medici
devoti,
ro
prese-
disobbedienza.
sua
dell' Arcivescovo,
Vicario
,
proibì al
di
d'assistere
Girolamo,
Fra
alle di lui
andassero
e
decisero
Frate
al
minacciarono
:
più
potenza
di
capace
del
(i5) Vedasi
come
a
testimone
e
fatto
questo
ne
di
pena
si fosse
non
(i5).Niente
a
mostrare
Nardi
la
de' Fiorentini,
Realmente
propositoil
oculare
la
l'entusiasmo
diminuito.
poltura
se-
predicasse, e
Medici
questo
me
co-
Magistratipartigiani
di tempo
ore
Frate,
benché
che
i
privati di
dall'officio di Vicario.
licenziato
e
comunioni,
e
ch'ei
Vicario
due
in
ribelle, se
che
,
tali
come
.
del
tutti
a
prediche, sarebbero
fu inutile
Tutto
diche
pre-
parrocchiani
rigettatidalle confessioni,
scomunicati,
alle
comandò
e
di protestare ai
i Parrochi
se
Clero
era
Ist. lib. 2,
parla lungamente.^
XXVII
il
grande
tuttavia
di
numero
attaccati
nel
e
stavano
quei che glire-
de'
cuore
quali le
,
devote,
opere
la
vita
Girolamo,
Fra
come
e
carattere,
altri
Potevano
primo.
la bilancia
pender
facevan
gì'ingiustiinterdetti
però
Animati
Roma,
e
dallo
e
dall'invidia
e
Frate
città
la
cui
con
IV.
il coraggio
e
disprezzati.
gli avea
dei
la considerazione
n'
che
Domenicano,
Compagnacci,
dei rivali
negli Ordini
dai
che
Santo
avea
stata
acqui-
dal
partito
pulpitidi
antagonisti Fra
concorso
non
Sette
arrabbiate
condursi
da
guardare
ragazzi
per
da
Marco
gente
per
l'altra
offendere
,
le
dalle
strade, ed
Girolamo
Fra
alla Cattedrale
Due
armata
sendo
es-
nel
a
si
far-
schiere
di
.
si battevano
spesso
quentissim
fre-
era
gl'insulti
aglistessi
obbligato
San
là
or
cri
sa-
nico.
Dome-
Fra
risparmiavano
neppur
battendosi
predicatori,
anche
si
e
di
e
due
gli altri
qua
stiniano,
Ago-
e
Croce,
S.
Girolamo
or
e
sorti
erano
Francescano,
Spiritocombattevano
Il
e
Arrabbiati,
e
del
la celebrità
contro
di
l'autorità
per
,
l'Ordine
del
rammentare
Sisto
zelo
dro
d'Alessan-
in favore
ancor
di
uomo
me
all'infa-
contrapposte
grossolanelascivie
e
,
d'un
austera
per
coi
difendere
sassi,
una
il Frate;
XXVIII
e
infanciuUendo
talora
anche
qualche volta.
si mescolavano
vi
dovea
dove
predicare fu
di sozzure,
e
coi
si facevano
ni
stra-
la
predicazione
tamburi
(i6).
la
di
lui
mina
del fanatico
pagno
com-
Ma
da Pescia
Domenico
Egli ebbe piii
.
l'imprudenza di
del
la dottrina
che
di
coperto
interromper
Fra
volte
brattato
im-
.
dall' indiscrezione
cominciò
Il pergamo
per
rumori
fino
vi
gra-
trovato
volta
una
Talora
pelled' asino
una
gliuomini
dal
asserire
maestro
suo
pergamo
cosi
era
vera
,
e
le
profezieispiratedal Cielo, che, quando
anche
a
fosse
ne
stato
Non
no
era-
Dio
per
passò
la simonia
dimostrare
Girolamo
Fra
Firenze
si manteneva
Igneo, di
città
stessa
e
la cieca
a
cui
fede
(i6) Nardi,
benché
opporsi troppo
in
che
lib.
moria
me-
si narrava,
il fuoco
traverso
d'un
l'imprudente offerta
diminuire
perstiziose
su-
mate
chia-
la
non
esso
avevano
2.
e
del
di
vescovo
vasse
appro-
,
.
poteva
le
,
di S. Pietro
nella
ragione
impropriamente
tanto
Giudizj di
che
dalla
affatto abolite
prove
non
fuoco
.
ancora
non
pronti
,
nel
entrando
confermarle
sarebbero
uopo
compagno,
vivamente
,
negli altri
in
lui;
e
per
fanatici
benché
XXIX
anch' ei
non
che
negasse
ricorrere
occorresse
si poteva
,
quella prova
a
,
però
della
che
può
vi
Ordini
Gli
quellodi
riflessioni
con
la disfida
accettar
numero
assai
uno
disfida
Realmente
nel
.
da
primo
,
del fanatismo
bollore
di loro,
fanatico
semplice e
trovarne
la
accettar
del
momento
di Puglia
Francesco
Fra
villose
ca-
disperando
non
grande
si
liberazion
de-
seria
dopo
,
,
un
offerta,
stessa
Croce
Santa
determinarono
fra
menico
Do-
nemici, specialmente
.
d'
Fra
predicatoridel partito contrario
i
cimentarvisi
a
la
volte
replicò più
sfidando
prudenza.
esser
tismo,
è fana-
dov'
imprudenza (17). Ma
non
pare
;
gentihnente il compagno
avvertisse
sua
quando
,
,
si offerse al
glifece
cimento;
de'
trovar
(18).Successe
pretestiper
dei Pilli fiorentino:
Niccolò
Ma
convien
si
ritrattar-
l'ardor
anche
agghiacciatoda più
fu
questo
sione
rifles-
coraggiosa offerta
lui nella
a
la fredda
ma
derazione
consi-
matura
fana-
il cieco
cercare
di
.
(17)
poi
Così
è
che
dice
il fatto dal
contato
disfida
la
venne
lib. 4- H
Nerli
dal
Predicatore
di
S.
,
Fra
Croce
Francesco
che
d' entrarvi
si vantò
esso,
,
Fra
Nardi
Girolamo
volesse
seguitarlo ma
,
espressioni,
pare
benché
(18)
anche
Nardi
piìiverisimile
nel diario
lib.
il
del Burcardo
pesando
racconto
del
se
le altre
Nerli,
ilNardi.
si seguiti
^
2.
XXX
onde
appunto
cioè
Clemente,
Fra
un
Si ritrovò
i frati laici
tra
esci
se
quellaclas-
in
più d'Ignoranza,e
ov'è
tismo
Bartolommeo
Fra
.
Rondinelli
(if)),che
fanatico
accettò
la
disfida,
La
proponimento
le
tra
r
cosi
Benché
che
purché
di Fra
del
moltissimi
asseriscono
come
(21),si
ardendo
Fra
a
i
Magistrati
(19) Questo
è il
ed
di .cui
caso
Tes
«
«
«
Pour
Ils
favoris zélés
autres
s'éxposerà tout
sont
Fait
dans
tous
tomber
ont
àge
cet
le bandeau
act.
a
2.
prudence
trop
où
,
liberarono
De-
contraria
tanto
parla Omar
avec
prova
dini
gravi citta-
altri
Voltaire, tragedie le Fanatisine
«
li
parzia-
maestro.
suo
esperienza
una
la
Savonaro-
suoi
,
sopra
.
pericolosoonore,
dal
volentieri
(20)
esporsialla
il
Domenico
fu ceduto
Girolamo
partitodel
per
me
(co-
sero
smascheras-
glistorici
soscrivessero
di
gì'importava
non
fiamme,
imposture
che
,
,
cui
fu tale
sicuro) l'antagonista,si
era
toccò
perseverò nel
e
costanza
sua
più
o
.
giunse ad asserire,
morire
riflessivo
meno
se.
to.
Maomet6.
,
d'expériencej
la maturile
,
de
credulité
,
%\
H
Il faut
un
ccEur
plussimple aveugle avec
,
casato
del
frate che
è chiamato
accettò
Francesco
fu
etc.
courage
Rondinelli,
da altri Giuliano:
ma
da
il Nardi
,
spettatore della
(20) Nelli,
(21) Nardi,
tragicommedialo chiama
lib. 4.
conien.
lib.
2.
cuno
al-
BartolommeO'
XXXII
combustibili,
materie
quale si
la
per
veder
illesi i loro
sabato
,
me
co,
di
bilonia.
Ba-
17
a-
me
delle Pal-
alla Domenica
avanti
di
di
fornace
l'esperimento pel
Fissato
prile
braccio
campioni
nella
giovani Ebrei
tre
si
mezzo
fazioni
due
dalle
sperava
passeggiare
i
nel
larghezza d' un
via della
apriva una
solo
e
,
dalla
la moltitudine
città
concorsa
presi provedimenti pel
Onde
ordine,
si sbarrò
la
le Porte
si chiusero
un
I
comparire
primi
Rondinelli,
un
profondo
palco
di
a
fra i
silenzio
e
furono
nò
Ordini
i Frati
parato
portava
neir
in
due
e
partiper
in
in
e
:
Fra
nel
il Sacramento
della
cevervi
ri-
indi in pompa
di S. Marco
entrar
forte
voce
qualiBar-
collocati
Vennero
ecclesiastica
con
rono
fu-
,
.
e
fissata
apparato
senza
legno diviso
i due
buon
all'ora
ReligiosiFrancescani,
tolommeo
mensa.
im-
piazza, e
.
i
,
spettacolofu
questo
a
la
dal-
e
campagna
,
rolamo
Gibernacolo;
ta-
piazza intuo-
terribile
il
versetto
,
,
Exurs;at Deus,
Fra
Domenico
in
numerosi
cantando
posto.
mano
inimici
dissipentur
et
Gli
.
fiaccole
Stando
alta
il
voce
fisso
Crocii loro
accompagnavano
partitanticon
ad
col
parato
ancor
era
ejus etc.
in
mano
,
;
e
pubblico
anch'
nella
essi
più
presero
ansiosa
XXXIII
espettazione
si
senti
delle difficoltà
nate
esser
,
Vollero
i Francescani
che
Fra
nico
Dome-
.
si
altri
spogliassede'
temendo
che
il Frate
e
ciocche
i suoi
un
che
in
entrar
gando
alle-
ti
gV idio-
fra
solenne
questa
,
dere
ar-
prova
Il Savonarola
avea
.
Rondinelli
frate
cimento
raggioso
co-
te
pubblicamen-
avea
credeva
che
il
:
sarebbe
arso
si
ma
,
sacrificava
egli
Pretese
nascerebbe
svantaggio in questo
asserito
me;
fiam-
il Sacramento»
seco
di Cristo
Corpo
gran
dalle
avversar]gli negarono
vedessero
il
qualche
Girolamo,
Fra
portando
lo scandolo
se
indosso
gli compiacque.
fiamme
vestisse
ne
lo difendesse
da
allora, consigliato,
nelle
e
,
avesse
,
fattucchieria,che
abiti
suoi
,
bene
pel
anche
Fra
pubblico, giacche
l'esito
Domenico
era
dendo
ar-
tro
con-
,
i Domenicani
col fuoco
verità
la
Perchè
.
che
pretendevano provar
delle profezie del Savonarola
che
,
vittorioso
egli restasse
il Rondinelli
ardesse
veniva
con,
Fra
e
menico
Do-
,
di che
illeso
restasse
forse
non
era
,
ben
che
Fra
Fra
persuaso
,
impegnato
,
per
Domenico
impedir
un
Girolamo
stesso
;
onde
dall' imprudenza del
sotterfugioproponesse
portasse
1'esecuzione
pagno
com-
che
,
il Sacramento,
come
,
re
pa-
di
fatto
per
avven-
XXXIV
uè
o
,
restando
illesa l'Ostia
il
restare
difesa;giacche non
prepararsiuna
per
sperò Fra
di
cox'po
sacrata,
Domenico?
Fra
Girolamo
che
pira nell'
alla vista della
esecuzione
si
fanatico
spaventerebbe :
lo deluse
Forse
due
glialtri
come
,
il Rondinelli
poteva
come
y
l'
del-
ora
l'intrepido
ma
L' ostinarsi
a
ler
vo-
non
.
nel
entrare
il rivale
quando
se
per
lo
era
ruinosa
che
tennero
trat-
ilgiorno,
quasi tutto
pioggia
si sciolse
il
esperimento.Un'adunanza
senza
curiosità
dalla
popolatissimaeccitata
e
ranza
spe-
straordinario
avvenimento
un
l'esperimento
impedir
,
il popolo adunato
d'
la domandava
lunghe dispute
.
congresso
ria,
necessa-
era
non
che
stesso
(23) Dopo
una
,
non
,
dopo
il Sacramento
senza
condizione
quando questa
e
fuoco
stretta
co,
lunga e nojosa espettaziodopo una
disciogliersi
quasi delusa, concepisce
,
ne
a
un
alta
quei che
indignazionecontro
impedito l'effetto. Questi
onde
;
i Domenicani
erano
e
de' loro
avanti
aveano
che
viver» in
tentato
quel tempo,
spese
che
racconta
i frati di S. Marco
in altre
d'impedire il pericolososperimento, ma
rivali ricusarono, vedendo
probabilmente
maniere
loro
devo-
,
(23)Il Cambi,
anche
di essi
contro
no
han-
ne
d'un
parte
.
loro
individuo
il vantaggioera
tutto
che
che
i
a
dalla loro
xxxv^
ti declamava
Girolamo
il
S.
Marco
dal
protetto
a
che
Sacramento
Giuntovi
salito in
e
,
.
di
ragguaglio
ciò
nelle
avea
in
invano
ma
a
:
de' suoi
molti
,
fosse
che
fece
della
quasi presago
eh'
disse
pronto
era
Dome«-
.
fatto da' suoi
;
soffrir la
morte
le
per
giorno predicando Fra
,
degliUghi
Mariano
,
disgraziaimminente,
a
il
pecorelle Ma
sue
sai
as-
pateticosermone
un
,
e
stato
cosi
credito, il giorno appresso
suo
delle Palme
nica
ve
bre-
un
impedito l'esperimento.Diminuito
il
ni
ma-
avvenuto
era
partitantirincrebbe
stessi
fu
appena
pulpito fece
che
torno
ri-
suo
,
difesa
propria
clie
segno,
Fra
nel
insultò
Lo
impostore.
a
chiamando
pubblico,
de' suoi
uno
discepoli
,
,
nella chiesa
tumulto
nemici
si
,
air armi
corse
si
le porte del
serrarono
,
il quale fu assalito
,
fazioni
forza
:
e
pubblica
fu
Girolamo
Fra
frate
Fra
Silvestro
amici
pilizelanti
riparatosialle
s'affollò il
del
restato
ar-
e
un
Maraffi
Francesco
.
de'
uno
e
,
,
Valori,
la
,
Domenico
,
terzo
due
del Governo
quietatoil tumulto
,
Fra
difeso dalle
e
,
d' ordine
andatavi
vento
con-
sue
principalicittadini,e degli
del
Frate,
case,
ove
popolaccio in
saccheggio
.
era
fuggito, e
il giorno
tumulto
Il Valori
vide
so
appresin
ranza
spe-
uccider-
XXXVI
si
gliocchi
sotto
volante
nel
moglie colpitada
la
si raccomandava
dalla
Procolo
Signoria andava
alcuni
Ridolfi
tirandogli con
,
l'uccise.
virtuoso
la libertà
per
di
,
,
delle
fervore
Si fece intanto
loro
nemici;
e
per
la mala
o
non
po' troppo
un
ai Frati
da'
E
dal
strati
Magi-
dal Papa
mandati
ficile
dif-
sempre
dei
caos
il cieco
o
il
Ma
giustizia.
.
fede
ne
Cato-
a
(24)-
assistervi
,
e
conosce
furono
fuori la verità
il trar
ove
quellamorte
il processo
Commissarj
e
da' Fiorentini
fazioni
cenzo
Vin-
e
ottimo,
un
rigidicostumi,
di
indegno
e
,
dannati
con-
patria,zelante
della
paragonato
severo
S.
a
roncola
una
il Valori
Fu
amante
uomo,
zieri
maz-
presso
cospirazionelo assalirono,
per
capo,
giunto
ma
coi
insieme
parenti degliultimi
dei
,
sul
mato
popolaccio: eglichia-
al
intrepidamente ;
sa
pas-
fattasi alla finestra
mentre
capo,
un
ti
partitera
al-
fanatismo
,
e
i fatti
confonde
e
più
le tenebre
che
molte
Pare
non
fossero
irregolarità
avviene
,
ad
invisa.
(24)
sempre
quando
ogni moflo
Silvano
l' odio
e
in
,
commesse
condannare
I tormenti,
dubitarsi
possa
.
vuole
addensa
,
,
me
co,
della
fazione
una
na
perso-
specie la corda,
Razzi, vita, di Francesco
Valori
.
XXXVII
di cui si fece
fecero
i rei
contro
uso
,
confessare,
disdirsi Fra
e
più
te
vol-
A
noi
Girolamo
.
appartiene F
non
del processo
tanti
i suoi
nella minuta
entrare
si
e
istorici
apologisti(25)
e
,
lunghi
condanna
(25)
Il Nardi
dice
che
sala,
ma
del
nemicissimo
molto
dopo
qualche
cala
Timoteo
,
vita
alla
di
i53o
nel
fu
Varchi
fatto
,
Guicciardini
del
che
la confessione
si
,
questa
su
nella
la
toglierdal-
fosse
stata
nell' istoria
del
,
sificazione
fal-
Lorenza
d'
equità
Il
.
credettero
molti
che
istoria
sua
consigliodi
che
al
supposto
e
ogni legge
pubblicò
lib. 3. Si dice
fabbricata
2.
asserisce
Savonarola
contro
asserisce
ancora
is. lib.
Spizelio assicura
giudicato, per
come
camera
altra
,
racconta
il processo
Ridolfi, doversi
moglie: che
fine s^ era tron-
schiarimenti
.
che
collo
sua
falsificato
Lo
molti
Benedetto
,
,
Notaro
Magliabechi ebbe
processo
Savonarola
.
dal
davanti
né
campagna
buon
a
del
pubblicato fu
Cecconi
un
camente
pubbli-
al
aggiunta qualche
e
colle
grandi cittadini,
intervenuto
presenza
Parigino nella
da
vero
de'
uno
Girolamo,
cosa
il processo
che
che
era
in
ligiosi
Re-
,
,
Fra
di
processo
ai rei
davanti
Frate
storico, gli confessò
dal
Degradati
trovandosi
tempo
i tre
letto il processo
fu
non
Magistrato. Aggiunge,
che
ebbero
morte.
,
nella
al
di
po
Do-
.
esami
replicati
e
consultare
possono
,
sione
discus-
che
falsamente
Cerretani
,
che
viveva
«
Domenico
«
rono
«
dro
«
poco
,
in
quel tempo
un
; vadanvi
mail
Commissario
frataccio
pure
questi tre
frati:
nulla, in modo
tiovaron
non
camparlo,
disse:
di
di
tutti
più,
tre
.
di
o
un
che
Papa
meno
«
in
Fra
pensa-
Alessan-
importa
XXXVIH
formalità,
solite
nel
di
in
quel posto
alta
antenna
da
sommità
di
l'antenna
legne
gettate in Arno
da
riprese colui
corpi
che
e
;
dato
degra-
esser
lo
errore
per
,
le
e
,
disdirsi
d'
atto
era
il supplizio
senza
trionfante
Chiesa
dalla
cui
Incontrarono
nell'
il
messo
.
costanza
Savonarola
il solo
,
la
tutta
con
la
,
,
ceneri
una
si rappresentava
i loro
arsi
a
verso
legno, onde
catasta
gran
circondata
traversata
appiccati;indi
croce,
una
a
altro
un
una
fuoco
braccia,
io
do-
istesso, ove
seguire l'esperimento del fuoco,
vea
colare
se-
sione,
maggio, vigiliadell'Ascen-
23
furono
al braccio
consegnati
e
rava
sepa-
considerato
Fu
.
da
un
partito come
dall' altro
martire
un
come
sedizioso
un
impostore
,
è facile fissarne
Non
.
precisioneil
con
di
che
i
illibati
,
poche
riflessioni
la
vita
sua
condannare
de'
senza
,
individui
giovare
:
alla morale
la rende
dipingesempre
dettati da
anche
i
adunanza
che
le
verrebbe
di-
umana
di
Cristiana
severi,
nuoce
,
difficile ed
col fulmine
alla
mano
e
di
invece
,
troppo
gorismo
ri-
un
nocenti
piaceriin-
società
rigorismo,
tarsi
dubi-
i costumi
pura,
ma
qualila
trista
una
feroci
fosse
teremo
conten-
può
Non
.
precettisanti
di
Ci
crattere.
chè
per-
austera,
un
e
Dio
XL
tempi Leggendo
de' suoi
nomato
le
si
in
trovano
che
(A)
de'
vero
pezziassai eloquenti
dalla
animati
sua
dalle lame
voce
,
,
di
alcuni
accennarne
Macchiavello
che
parla
ne
Liv.
TU.
sopra
politica Gli
che
di Paola,
da
rivelato
cabala
dalla
oppresso
1
della vita
dopo
dall' invidia
e
IV.
Paolo
L' altro
i558
an.
che
Bernar.
la canonizzazione
che
e
de'
S. Caterina
fondatrice
lucen.
Ricci,
del
è
Suor
e
Nerli
fautrici
di questo
frate per
E
da
notarsi
data
d'
Augusta
Commentar.
colla
stampata
1728,
an.
conosca,
indice
neir
alla
Papa
Rainaldus
an.
del Paradiso
Crocetta
sono
,
esistenti
uno
ambedue
detta
la S. de
in
di
libreria
che
dei
io
Ricci,
con
si
ma
dei
autografiperò
Magliabechiana
nell'altro
le Suore,
Ricci
che
Firenze,
lacuna
Ne' due
nella
ne
nell'edizio-
è la sola
che
scorgesiuna
mancanza
del
,
.
manoscritti,
che
però
Caterina
Suor
ivi citata
indicano
punti che
testimonianza
probabilmente
ma
nominata
pagina 76,
citano
,
al
Domenica
della
,
trova
Neri
,
due
lui
le di
Filippo
S.
Apol.
convento
,
state
fu
uomo
raccomandò
ne
.
i558.
dicendo
,
santo
.
sotto
lui
,
miracoli
facevan
ceneri
del Savonarola
quel
,
la
per
S. Francesco
sono
la morte
che
Dio,
stima
sia
questo
e
1,
grande elogiodi
un
,
esserglistato
cap.
anni
20
lettera
una
i.
pi
princi-
grandissima
con
la santità
altri per
.
fa in
Uh.
de' loro
la varietà
per
.
disc,
che
predi-
sue
.
si dice
la sola
,
si
terina
Ca-
in S. Vincenzo
essere
,
di Prato
.
Flaminio,
'"
Re
tuos,
,
et
o
dal seguente
dixit
crudeles
,
Parcite
sunt
,
ta
poe-
epigramma
Hieronyme, pascituraitus,
dilaniata
ligiosanctas
Flevit
«
si deduce
come
fu il celebre
,
fera fiamma
Dum
«
«
del Savonarola
gliammiratori
Fra
isto viscera
comas
parciteflammae
nostra
rogo
»
.
,
:
crime
che
lui formata
doveaii
il
popolo,
produrre
uditori
dall'idea
spargeva,
che
che
Le
.
di cui
assai
che
Dove
delle
alla falsa
d'
negli
preferibili
moderni
di molti
quale le
verità
sacri
vece
evangeliche in-
di decenti
ornate
essere
di asserire,
prediche son
sue
cliia-
assai
e
dubitiamo
non
dalla
oscurata
dizione
sua
eloquenza
oratori, nella
è
non
la
semplice, e
alcune
profeta,
un
frequentiapostrofie interrogazioni,
lo stile
abbondano, ne rendono
scolastica
e
ra,
di
1' interrompevano col
sovente
animato.
nebbia
fosse
s'era
effetto mirabile
un
,
pianto
che
spoglie
no
so-
,
anzi
in cui
travestite
si
temprati
la
colori delI suoi
.
in
specie i Domenicani,
sero
trasmi-
di
mo
quell'uo-
venerazione
posteri una
e
gonfio e rioorrato,
l'inspirazione (28)
senza
,
devoti, ed
eh'
i mal
scorgono
poesia
ai
in stile
durata
fino ai nostri
tempi (29)
Non
.
deve
(28)
viva
te.
Furono
voce
del
Neri/
Uh.
(ap)
de' 23
la
che
omettersi
Fino
raccolte
alla
Ser
si
del
metà
ciò
trovava
Vivoli,
Lorenzo
a
memoria,
caduto
che
secolo
chiamasi
piazza nel posto
sulla
quei frati, come
Snv.
da
fu
in cui
stesso
e
tlulhi
poi .scrii-
/\.
fiorita,sparsa
di
giorno
predicatoretenute
maggio
festa
il
farsi davanti
suol
qualche Santo
ove
la
mattina
in
Firenze
turon
alle chiese
.
d
ciati
bru-
la
nel-
XLH
in
arrestato
il Savonarola
Firenze
di
mori
,
Vili.
apoplessia Carlo
i
Frate
ritornerebbe
Cielo
del
ira
mici
ne-
essersi
l'
del-
stesso
ai
osservava
non
se
i
zia
profe-
per
fattaglidallo
la minaccia
verificata
amici
gU
,
;
la
smentita
essere
per
,
che
ambedue
favore
loro
in
partitiinterpetrarono
del
che
evento
,
tini
Fioren-
,
Protestanti
Molti
la fede
potevano
non
.
d'elogi
colmar
di
mancare
Clero
il Romano
contro
;
ed
te
specialmen-
essi
considerarlo
dovrebbero
declamatore
un
profeta
come
a-
,
predetta
vendo
ad
Intìdeles
«
Et
«
Christuni,
prosperabit
cui
A
.?
Quod
«
non
Fra
aggiungeva
excomunicatio
tenet,
Noi
et
fidem
non
de
servantes
eam
et
tioiie
renova
.
ejus
convertentur
.
sue
:
Patre
peccant
di
gliscrittori
sono
molti
Nardi
azioni
abbiamo
e
fino il
partitante, onde
nemico
abbiamo
tenendoci
,
supplizio.Egli
cercato
nella
.
bre
celevanti
da-
tenuto
che
contemporaneo
,
»
quest'uomo
,
del
Jeronlme
nostro
non
,
l'istoria
suo
.
erano
Domenico
facta
consultandone
.
le
solo
.
Numerosissimi
tutte
e
renovabitur,
et post flagella
flagellabitur,
Florentia
«
si
reformabitur.
et post flagella
flagellabitur,
Dei
Ecclesia
«
Girolamo
Fra
di
indiger reformatione,
Dei
Ecclesia
(3o)
avverata
profezie
Le
(3o)
«
chiesa
loro
nella
che
riforma,
una
osservò
ne
è
però
suo
contrapporgli il Nerli
strada
di
mezzo
.
ILLUSTPvAZIOOT
in Ferrara
{a) Nacqne
Elena
2
i452;
,
di
ria
Padova.
naturale
Il
austero
dimostrarono
da
sin
singolarità.Ebbe
alla
col
com'
proposito
ei
di
dal
diceva
di
sua
principio la
voler
Laico
esser
secolo
addossate
Ma
se
cattedre
ed
dall'applicazioneallo
in
né
,
si dilettava
il
j
in
poco
cosa
che
notte,
gelata
cui
abbandonar
da
notarsi
Celeste,
e
in
tutti i
Filosofia
nelle
formarono
re
Opela
che
per
di cui
sua
cuparsi
oc-
molto
22
quel
significati
parveglidormendo
anni
,
sul
secolare
fosse
salutifero
e
doccia
una
corpo
l'ultima
risvegliatofece
comecché
be
eglieb-
eh'
conoscer
.
,
che
giaudis-
la
eminente
Toscani
per
,
la vita
Religione
distuglies-
,
far versi
glipiovesse
da
ne.
Religio-
ebbe
per
fossero
,
all'età di
,
lo
distaccarsene
sapeva
genio Apollineo
(Jb)Giunto
grado
passar,
delia
quale
e
so,
Religio-
gli
se
d'Aquino. Queste
lettura
alctin
la
Teologia
la
trovava
Tommaso
costante
non
tale, che
,
,
di S.
per
governi
studio
sinia, specialmente per
che
i
fu
proposito non
Peripatetica
tarsi
,
le
questo
si conveniva,
di
secolo
nel
il
disposizione
sua
desiderio
presto
orgina-
era
giovane
a
Fami,
solitario, ed
,
state
l'
del-
e
questa
casa
vivere
che
più
grave
la
ma
modo
suo
e
oggi chiamasi
come
Settembre
1
Savonarola
,
Buonaccorsi,
il dì
glia
di Niccolò
darsi
stata
d'acqua
risoluzione
tutto
quella
una
a
una
gelo gliavesse
Dio
di
nella
chiamata
già spen-
XLIV
il fuoco
to
delie
tante
delle
ed
ebbe
non
Aprile i475
amici
Dicono
i
Metafisica,
e
di
occasione
i suoi
in
predicazione in
alla
S. Lorenzo,
ma
né
r azione
Città
fu
la guerra
riesci, nò
1' eloquenza
di attender
propose
di Lombardia
ritornò
nel
Fraìuesco
f^. Gio.
pubblicata dal
del
MiscflL
{?ì.)Le
Baluzio
sue
Laureziana
in
quetif,
p.
Venezia
Tom.
Cap.
IH.
I. cdiz.
si
Opere lilosofichc
Plut.
per
LXXIi Giunti
nel
1
in
qualche
per
e
chiamato
ri-
anno
di
però
Pico
citato
eser-
sforni-
del Savori,
P^iia
nelF
burlìmacchi,
delle
vento
Con-
un
istanze
mirandolx,
j4pp.
alle
di Lucca.
trovano
alcune
di
,
i4^9 maggiormente
della
Pico
né
esposizione
alle
tirsene
par-
si riconobbe
nell'eloquenzadel pidpito, sempre
(i)
a
Chiesa
voce,
trasferito
dopo
de' Medici
Lorenzo
Miiandola,
fu
però
di
tò
si cimen-
nella
la
Egli
all'
donde,
,
da
.
solamente
Intanto
Scritture.
dimorando
per
(2).
il Convento
gli altri
tra
Quaresima
una
non
per
,
della
Firenze
toccò
e
go
lun-
per
in
sgravare
Quivi
.
carico
tica
Dialet-
parte
Convenne
Girolamo
Fi'a
a
essere
ne
Religio-
di
Lettore
questa
,
Sacre
e
nella
talenti
questo
superflue
bocche
(i)
dimenticasse
egli si
.
delle
vita
.
Ferrara,
venire
parenti
menico.
di S. Do-
1'abito
sua
destinarono
Veneziani
coi
Ferrara
della
sostenne
e
in
parte
tempo,
L
lo
dei
di farsi Laico
conosciuti
Superiori
il dì
Quindi
nessun
vestì
e
sicurezza
,
volere, che
proposito
furon
Appena
di
saputa
senza
prima
la
questa
dubbio.
verun
gliScrittori
del
totalmente
che
mai
Divino
per
Fu
rivelazioni, della
e
fuggissia Bologna
,
accaduto
fervida.
più
visioni
sue
quali
d
a4
dell'età
delle
542.
MS
nel
Cod.
quali furono
XXIV.
anche
la
delpate
stam-
XLV
d'arte,
to
suppliva il suo
eglidiceva
,
e
cui
a
la
per
Dio
e
utilità;la
rivela
mi
i
voi
se
,
abbracciate
non
Il
più verosimile,
morale,
dipiù
in
sien
che
di scandali
da
e
guerre
secolari;
rivoluzioni
erigersiin
1' Apocalisse nella
di
concorso
oratore
arcana
parole
fervido,
Chiesa
Tre
cose
il
stume
co-
che
sconvolta
era
piena
ri-
era
turbolenze;
da
la
opportuna
incominciò
di S. Marco
e
di
che
gione
sta-
rinnovare
a
stante
che
delle
che
primo
;
un
rivelazioni,
ciascheduna
popolo
secondo
grandissimo
Libro,
santo
al
esporre
sia facile per
pretenda
cotesto
ad
con
quanto
sa
propose
.
si dovea
Chiesa
l' Italia
moltipliceintelligenzadi
e
travagli.Si
scorretto
àimo
Chiesa
dell'autorità
l'abusare
sa
co-
Profeta.
popolo. Ognun
troppo
vi è
non
egualmente
dunque
Era
suddetto
nel
Adunque
sue
tutta
e
.
per
r
era
di
e
nifesta
ma-
ti
prepara-
,
quel tempo
de'
son
dei
la Cattolica
tutta
è
ne
dell'imperfezio-
accader
per
degli Ecclesiastici
quello
mondo
sia nel
che
che
e
combinava
vi
Popolo glielcredeva, perchè
...
da,
coman-
stiana.
più perfetta'eCri-
vita
una
mei
dicare
pre-
corruttela
vostra
gastighiche
,
convien
Dio
Popolo, perchè
al
vostra
Mi
zelo.
la
l'Italia sarebbe
,
che
terzo
flagellata,
Perocché
le altre
materie
Domini
super
dius
delle
una
L'
(3)
in
di
amava
sue
Con
hrnnzn
predicar cose
terram.,
onor
sarebber
terribili
tedio
glirecavan
cito et
fu
richiesto
e
e
presto.
se;
minaccio-
fastidio
velociter,
di Predicare
epigrafefu impresso
qiiest'
in
cose
era
Gla-
:
questa
più frequentiripetizioni(3).
dopo
anno
le dette
suo
che
,
si
irova
il rovescio
nella^Galleria
in
Duomo,
d'ima
di 5.
Medaglia
A.
R.
XLVI
tiove si disse
sarebbe
che
fa
più
di ott' anni
lo
molte
destinar
e
de'
si
al
eh'
è,
affollate
talmente
eran
d'armati
(e) Avvi
inflessibile
ed
quando
popolo,
che
dell'animo
di
Marco
S.
già
Era
della
pregarlo
fece;
e
che
dici
Me-
Repubblica,
Il Savoitarola
noi
consigliassero,e
renzo
Lo-
.
vel
desiderarlo
eletto
Ordini
di
e
Priore
volerlo, rispose
da
non
Lorenzo
,
da
ma
i Fiati
stato
era
della
to
fat-
dotto
intro-
dei
Lorenzo
a
capo
protezione
sua
di
mostrasse
sempre,
come
quanto
per
dignità negli
presentarsi
a
riconoscerlo
per
tal
promossila
andassero
Regolari,
e
i
i rispetti
i49o, egli fu
suddetto
Convento
che
uso
condarlo
cir-
suo
tutti
a
.
r
le strade
tutte
bisognava
la natura
prova
Nell'anno
del
dal
tornava
orgogliosamente superiore
umani.
Priore
sempre
farglistrada.
per
fatto che
un
di
e
predicasse per
ei
Predica,
la
dopo
Convento
suo
1 fanciulli
Città, mantenendo
stessa
corso,
con-
giorni particolari.Quel
credito, in guisa tale che
Duomo
za
1' udien-
fu tale il
volte, escludere
maggior maraviglia
stesso
Chiesa
essa
Nonostante
loro
nella
di
vastità
comoda.
più
bisognò
donne,
la
per
stata
che
le
che
Dio
si
mai
né
mosse
,
fargliil
a
minimo
atto
di riverenza.
[d) Un'altra
di
mezzo
per
acciò
volta
desistesse
perchè
ciò
dal
termini
Cittadini
minacciar
molto
non
fece
de'
pregare
primi
il Frate
della
Città,
disgrazie e tribolazioni,
quella pace
Egli però
però
Lorenzo
stesso
cinque
alterava
incominciasse.
( in
lo
che
solo
pareva
non
allora
obbedì
ma
che
zi
an-
,
equivoci )
annunziò
al Po-
XLVill
divina,
non
quello
con
di poco
il
momento
di
una
detto
col
di
volta
la medesima,
gliuoldi
Re
il
di stabilire
Lorenzo.
nella
e
di
la commissione
di
forma
nuova
ragionamento
il
Grande
di
Popolo,
scelti
l' autorità
del d(!tto
piano
generalmente
(4)
Si
Ifgge
Rivelazioni
il Discorso
;
ed
è
riforma
al
Aggiunse
fatto
tjiielloche
in
per
di costumi
tale
lo
e
,
ora
.
stato
ficile
dif-
un
to
cer-
so
stes-
la
ne
perfezio-
che
se
si faces-
si posponesse
dimenticassero
si
nel
occasione
suo
Libro
le
del-
,
trovasi
a
pag.
,
;
al
mente
frequente-
ancora
bene,
comun
suo
do
istituen-
quali il Popolo
ne
una
presso
sarebbe
pubblico
con
69. di (jnesio libro.
le stampe,
perchè la prima edizione
fu ristampato nel i'^65 colla falsa data
si riproduce
quello che
che
dopo
recitò
.
d'
nel
s'istituisse
necessario
Qnesio Discorsoglireso
(5)
Signoria,
,
privatautilità
la
sua
esser
una
al medesimo
almeno
o
,
trasferisse
nella
ri,
gliUfizj e gliOno-
che
propose
dei
aveasi
Popolo,
perchè
ogni giorno,
pre
sem-
uno
popolare,
il
tutto
Ma
Cittadini
di
nuuiero
alla
governo
.
il
tutto
che
data
di distribuire
Maestà
congregare
fu
(5).Propose adunque
di
la suprema
fu
Merlici, fi-
Medici; onde,
de'
Casa
parlare avanti
nel-
della
Repubblica,
probità,
sistema
im
de'
era,
la fiducia
per
lorché
al-
ressimento
di Piero
della
sua
l autorità
stesse
difficoltà
Firenze,
a
com'egli
governo
Consigho
un
e
ebbe
non
nuovo
avversar] della
ragione, e
dottrina
un
Amatore
libertà
questa
quale
l'
Del-
quale
la cacciata
dopo
più formidabili
sua
rimase
però
scrivergli.
tumidtuante
per
Ei
servigioimportante egli rese
si trattò
e
sci
rie-
dire
suo
,
Altro
(4)ima
.
amicizia
qualche
ambasciata
era
di
quasi
divenuta
Londra;
subito
sima
raris-
ed
è
XLIX
gliodj
le
e
ingiuriedei tempi passati
finalmente
e
si
,
amministrasse
i buoni
la
Cittadini
al
te
i suoi
«
altre
lui recitato
questo
Jeronimo
«
avversar]
da
soleva
Pescia
il
Quaresima,
«
in
«
non
so
zio
così
«
fosse
ciò
come
breve
,
tutti i
«
nesti, e
«
le
potessero
Et
cogitazioni.
«
con
ordine
«
Ufiziali
»
che
fatti
umiltà
«
simili
cose
maladette
«
e
«
davano
«
vano
per
a
si
possa,
al
popolo
le
ricevevano,
Custodi,
spa-
di
casa
diso-
e
che
lor
tra
le
per
e
a' fanciulli
Signori, o
o
fanciulli,
medesimi
de'lor
de' Cittadini
case
mansuetamente,
( che
disoneste
disoneste
e
commise
Messeri,
)
,
una
di cavarsi
,
o
1' Anatema
lascive
ciascuna
nel detto
che
cattive
a
effetto
questo
chiedessero
e
ogni
con
chiamavano
così
scon)unicate
come
,
Dio,
tutto
benché
volgari,lascivi
persone
deputati
da
alla
figure,e dipinturedi ogni sorte,
ciascun
a
insino
dottrina, che
molta
non
come
Domenico
giorni festivi
credere
andasse
e
lui,
a
spiritoe devozione,
persuase
a
e
ciascuno
«
gistrato
al Ma-
isdegnaretanto
Frate
di
di loro
Quartieri,
gionamento
Ra-
lasciato Fra-
successe
tenuto
incitare
•"
«
ne'
Libr^,così latini, come
tutte
fare
compagno
tanto
con
apparenza
«
suo
predicando
,
«
Questo
davanti
avendo
non
per
persecutori,
e
,
«
in Duomo
(1496)
tempo
il predicare
volte
i cattivi.
Popolo.
(y)«Dopo
«
più incorrotta, premiando
condannando
e
fu da
ed
ti/.iala
giù
e
da' Canoni
ricercando,
casa,
certa
dalla
e
di S. Chiesa,
chiedendo;
quale qualche
benedizione
o
face-
e
simile
cosa
latina,
An-
volga-
o
„
«
«
re
ve.
ordinata
Sicché
loro dal
detto
Frate
molto
devota
e
bre-
,
dal
principiodella Quaresima
e
,
nelFAv-
infìno
vento
n
al GaruQvale
fu
data
lor
raccolsero
e
,
eglino
dipinture
e
,
morti
Levante
belletti
,
più
e
di
pregio,
Boccaccio,
Morganti,
e
il
cose
ordinatamente
essendo
«
in alto
H
condato
«.
dette
«
re.
«
"
'"
"
«
da
in forma
bestiai
e
di
popolo
de'
luogo
tina
del
carnesciale
per
nare
qrdinp del
essendo
custodi
nel
di S.
Marco
di Car-
giorno
l
efferato,
de'
Frate
e
fatto
l' anno
simili
feste
una
nella
la
Domenico
e
degli
desi-
dopo
fanciulli
tutti vestiti di
mat-
Cattedrale
Chiesa
Quartiere
carne-
Messa
solenne
tutti i detti
suo
pas-
fanciulli, avendo
,
ciascuno
la Chiesa
s' era
cantata
radunati
arde-
da
lasciando
maschere,
udita
detto
tutte
,
scialesche, le compagnie
«
«
vedere
co' loro
andarono
al-
,
bianco
e
con
,
«
ghirlande
di ulivo
in
i
sopra
ordine
materie
il
cir-
era
,
altre
poco
a
sederi
concorse
sassi, come
delle
iVngeli,divQtamente
'"
stipe,ed
a
poco
a
disposte per
spettacolo
«
"?
e
quale edificio
Il
di
tutte
suggesto
piramide-,ed
guisa
a
erano
scope,
gioco
in
gradi
magici
allogate
e
rilevato
e
^
quai
portate,
sorgeva
ritonda
una
sederi
il
tutto
salo,
di
fatto
così
novale
e
e
cose,
A
largo di giro
intorno
o
Le
giorno precedente.
basso
quali gradi
'«
il
piazza
libri
.
grande,
un
,
l'opere del
Sorte,
furon
liuti
arpe
,
mirabile
quantità
sopra
dadi
suonare,
di
libri
di Carnovale
giorno
fatto in
da
li
bel-
tavolieri
appresso
giocare, e
strumenti
superstiziosiuna
e
V,
da
carte
di
,
,
ed
di
odori
muscadi
lanfe
capelli
pezzette
,
vanità,
esimili
celere,
e
simili
e
delle donne
capo
gure
fi-
fatte
cosi
parimente
e
,
acque
,
sorte,
disoneste
di
ornamenti
e
maravigliosa di
moltitudine
una
capo,
e
crocette
rosse
in mano.
u
quindi poi
«
e
«
offersero
la
»
E
che
in
quei giorni aveano
fatto, andando
avendo
ciò
poveri vergognosiquel-
de'
Compagnia
elemosina,
cotanta
catfata.
«
alla
fOiidussero
sulla
«
tando
continuamente
«
Laudi
volgari,dal qual luogo
«
te
«
accese
«
pannuccio,
«
suono
fuoco
che
Fra
Burlamacchi
ci
vogliamo,
tutte
le
predette cose
Sin
dove
verso
Fra
Girolamo
in
parimente
mai
ed
i suoi
to
la
si fece
del
scorta
avanti
e
«
la
varono
«
sai del
primo
a
di donne
«
na
la Lena
«
zi
,
altre
e
«
Eravi
«
che
«
nuamente
«
ta
«
na;
«
e
più
la bella
cinquanta
scudi.
guardia acciò
e
anno
furono
l'anno
Bina,
as-
di sculture
la bella
come
^;-
ricco
più
teste
Benci-
de'Len-
la Maria
d'oro
Eravi
nulla
Scultori
accomodati,
avendola
e
di
miniature,
dintorno
fusse rubato.
processione,circondò
,
L'
!
.
adorno
fatto
vale
Carno-
venerazione
di valentissimi
marmi
il
Storico, ) tro-
citato
alcune
così
poi tutti
di
fatto
era
ornato
bellissime,
scolpitein
la
scrisse
ne
tempo
si
come
erano
Morella,
la
dunque
avevano
dove
tal Petrarca
valeva
edifizio
,
antiche
,
leardi.
compagni
giunti in piazza (dice il
il secondo
«
a
arsero
processione degli stessi fanciulli
Sai"onaro/a,
ca-
.
cieca
la
,
1498,
torce
rappresentazione
questa
giungeva
.
colle
così
e
secondochè
rinnovare
appresso,
finalmen-
Quartieri
dire
Girolamo,
di
Ecclesiastici,e
Inni
sopraddettoedificio, e
nel
,
negli anni
piazza si
sulla
discendendo
di
capi
e
,
di trombe
Piacqtie a
ed
Salmi,
custodi
messere
ac-
ringhiera,e loggia de' Signori can-
«
li quattro
Cattedrale
ritornati alla Chiesa
essendo
la detta
Venumacchi-
1' altra volta
come
pria aspersa
conti-
con
l'acquabe-
Lll
«
nedetta
«
ultimo
laudi
multe
con
i Custodi
vennero
In
la circondavano.
mentre
torchi
con
e
vi
accesi
ap-
,
piccorno il fuoco
«
«
le
ne,
«
trombe,
Signoria con
Te
tava
«
suonando
molti
e
con
le
festa
gran
della
musici
altri istru menti
clie
del popolo
grande allegrezza
Deuni
campa-
can-
,
laudamus
.
Prediche
(g)Le
di
più
di
quest'Oratoredovevano
effetto, quanto
che
conoscere,
imparate
mente
a
esse
naturale
il Savonarola
furon
d'interna
sfogo
bensì
da
da
di coloro
alcun
né
improvviso
un
Imperocché
le
quali
ma
,
scritte
studiate
persuasione.
le scriveva
non
ramente
chia-
potevan
erano
non
partivano
ma
,
e
gliuditori
che
to
tan-
aver
abbiamo
,
che
vano
ascolta-
le
.
(A) Checche
siasi
Savonarola
nel
però detto,
allorché
predicare
si
,
sentito
la
quanto
metodo,
eloquenza
sua
che
dove
l'editore
in dirotte
proruppero
il Predicatore
uientechè
Il
sabato
luogo
dopo
Quivi dopo
cuori
"?
."
posso
aver
ostinati
più:
Signore,
su
de'
è
la
lacrime
e
fa i
grida altissime
finisce
domenica
il
Signore
mancano:
quella Croce,
resimale,
Qua-
suo
di
ad
conchiude
non
la
ti
tut-
tal,
dovè
piangendo
di
e
colpi
gran
nel
di
e
gliascoltanti
cui
con
seconda
mi
eleganza
luogo
un
che
peccatori,così
le forze
che
avverte
anch'esso
predato
che
d'energia naturale
Vi ha
quello
to
sta-
credere,
di
quello
esser
degli uditori.
negli animi
del
suol
legge essere
duopo
mancava
abbondava
altrettanto
sentimento,
fa
volentieri,
tanto
del
la mediocrità
circa
minare.
ter-
Predica
Quaresima.
ammollire
:
dormi
»
Io
i
non
più,
esaudisci, Signore, que-
o
Lin
orazioni,
ste
«
gine gloriosa,o
Santi
geli, o Arcangeli,
«
per
il
vedi
«
Non
«
CI
'"
bene
«
divenuti
fanno
dileggiano,si
servi?
a' tuoi
noi,
mondo
del
l'obbrobrio
esaudirgi
ad
uomini
cattivi
questi
ci si volta
Ognun
pregate
.
di
beffe
Cielo,
tardi
non
che
Signore,
o
del
tutta
più
,
An-
o
,
Corte
o
che
Signore
tu,
Paradiso
del
Beati
o
Ver-
O
tui.
,
«
noi
Chrlsfì
respice infaciem
et
"
in
far
lascian
non
deriso, e
slam
abbiam
JNoi
fatta
.
«
orazione:
«
spiri!Dov'è
«
tua,
«?
la
Ckristi
«
Ubi
«
tante
«
vedi
Deh
tui.
«
sembrano
«
di
più,
«
so
«
altro
me
«
tu
«
tà, per
su
del
tui
«
le vedi
«
le ami
tu.
«
ti per
loro
«
ro
•"
si
«
Signore,
qui
tu
? Se
mi
Io
.
di
tutte
dire,
mi
mio?
fosti
leva
Io
mi
non
dico,
Non
? Tu
delle
Non
non
pos-
io
più
resta
la tua
per
non
meam,
la vita. Che
che
bon-
Christi
pecorelle.Non
tue
perseguitate?Non
venisti
crocifisso
tu
e
,
sten-
Signore,
o
ma
tutte
afflitte,
io//e aniniam
e
che
voglio scioglierein lagri-
compassione
quest'effetto
opera;
dica:
non
costoro,
potenza.
ad
tu
e
,
a
Signo-
Figlio: respiceinfaciem
tuo
Signore
? Non
tristo
o
digiuni
pe'nostri meriti,
Abbi
«
mi
che
Pergamo.
ci esaudisca
amor
tua
,
più
piangere
questo
però,
Stendi,
incorrigibili.
la
mano
so
non
che
«
divenuti
la tua
dunque
tanti
fatto,
respice in.
et
il Dio
bontà
la
,
e
so-
ogni giorno divengon peggiori
i cattivi
ornai
dov'è
Domine
infedele
dov'è
quanti
sparse,
tardate
non
popolo
penitenze han
che
sono
Àge ,Jac,
Deuseorum?
est
si
provvidenza,
tua
il
acciocché
re,
«
la
fedeltà.
tua
JacieiH
lagrime
quante
incarnar-
morto
per
buono
son
,
toglimidi
han
fatto
e
a
que-
mezzo,
tutte
lo-
o
le tue
tiv
? Esse
pecorelle
«
han
noti
fatto
nulla
Io
sono
il
Signore,
a'
.
«
"
calore;
al
«
«
abbi
peccati,
tuo
tutti
cuore,
la
lua
abbi
non
ma
riguardo
alle
misericordia.
tue
riguardo,
una
o
volta
viscere,
alla
e
tua
fa'
Signor
,
miei
dokezzu,
provare
Misericordia
pec-
a
mio
noi
TRATTATO
FR4TE
DI
SAVONAROLA
JERONIMO
CIRCA
Avendo
e
FIRENZE
DI
DELLA
CITTA
scritto
copiosamente,
eccellenti
molti
sapienza
GOVERNO
E
REGGIMENTO,
IL
di dottrina
e
uomini,
del
prestantissimi
grande
con
d'ingegno
e
delle
Governo
,
Città, e
parmi
simil
dei
Magnifici
Regni,
superflua
cosa
materia
ed
i libri
Signorie Vostre
del governo
che
ma
de'
grado mio,
di
essendo
Savon,
e
lasciando
posso
e
,
con
in
le,
genera-
del
tratti
quanto
nuovo
spetta
ogni allegazione e
più
onestamente
convenientissima
brevità
che
stato
I
al
fluità
super-
sia
denegare
allo
le
va
io scri-
che
non
delle Città
di Firenze
Città
parole
non
Regni,
particolarmente
della
Governo
richiedono,
mi
che
perchè
utilità*. Ma
senza
di
libri
altro
questo
,
multiplicare
Signori,
altri
componere
essendo
non
Eccelsi
sibile;
pos-
tal
sa,
co-
vostro,
TRATTATO
2
utile
ed
il
tutto
a
all'officio
molti
popolo,
Perchè,
mio.
anni
la Fede
provare
alcune
vera
le
venute
sono
cato
predi-
in
questa
terie;
ma-
ingegno
di
dimostrare
essere
la
somma
pienza;
sa-
futuje, delle quali
cose
le altre
e
mio
di
e
:
cristiana
vita
denunziare
e
Dio
ogni
con
esser
simplicitàdella
di
io
sente
pre-
prosequitate quattro
sforzatomi
cioè
al
avendo
volontà
per
città, e sempre
vostra
necessaria
e
di
hanno
corto
,
a
ed in
venire:
della
tre
Ferità
veda
il mondo
sana,
concorde
e
della
dottrina
fusse
lingua
in
composti
come
dai
ed
noi
ragione
Ed
naturale
avvengachè
il
aspetta
chiedendomi
volgare e
a
mi
Trattatello
stati
a
stati
le
secu-
Signorie
pochi quelli
comparazione
e
gioso
reli-
uno
brevissimamente
rincrescerà
;
tenzione
in-
ria
mate-
ancora
impacciarsi delli
latino,
mia
libri, e dichiarare
tre
si
za
scien-
ed alla
di questa
sono
quando
litterati,non
spedire questo
predichiamo
acciocché
utilità,essendo
commune
viamo
scri-
noi
che
primi
io scriva
lato
intito-
,
come
li
noi
trattare
intendono
che
,
a
che
libro,
terzo
in
biamo
ab-
non
materia
latina
e
più
uomini
quali però
sia di scrivere
e
quanto
per
già posto
quarta
Chiesa.
e
che
delle
alla
lari; nientedimeno,
Vostre
avendo
e
no
Gover-
nuovo
Profetica', resta
della
ancora
tutto
prime,
questo
pubblicato il
ancora
Della
di
Città:
vostra
le
iscritto
ultimo
degli
prima
dipoi quando
e-
pò-
DEL
trò
libero
più
essere
metterò
3
GOVERNO
dalle
al
mano
occupazioni
latino
ti
presen-
quella
con
grazia
,
che
concederà
ci
l'onnipotente
brevemente
dunque
Perchè
il
male,
dimeno
di
Firenze
edificare
dipoi
e
il
perchè
è
male
verno
Go-
del
mo
pessi-
bisogni
prima
il
a-
ottimo
Secondo
:
che
avvenga
.
àeìY
tratteremo
Città
della
Prima
Dio.
dere
esclu-
bene;
niente^
del
privazione
bene
,
si
non
si
il bene.
intendesse
do
l'ordine
della
dichiareremo
via
E
il
che
^«a/
Governo
però
dottrina,
ottimo,
Governo
il
intendere
poterla
del
il
^i'a
pessimo
e
male
è
prima
se
necessario,
*
secon-
trattare
prima
del
pessimo.
Terzo
noi
fondamento
da
non
da
fondare
fare
e
y
e
conservare
il
buon
presente
torre
fetto
per-
Governo
ciocché
ac,
diventi
ottimo
in
essa
città
di
Firenze
.
TRATTATO
PRIMO
CAPITOLO
buono
quale sia
J-J
libero
del
suo
difetto
ottimamente
modi
infonde
già
se
non
creature
non
dalla
e
impedite
accade
da
data
natura
ad
fine
da
senza
qualche
volte:
rare
onde
medesime,
se
alli fini
menate
ni
perfezio-
e
proprio
governano
governate
e
naturalmente
al
sono
il che
contraria,
intelletto
virtù
certe
mezzi
ché
Peroc-
creature.
inclinale
sono
li debiti
,
e
Governo.
hanno
non
infonde
quali
per
nelle
che
creature,
le
andare
sono
due
in
governo
arbitrio,
per
tali
quale
e
umane;
,
nelle
cosa
cose
cattivo
sia
il
Dio,
l'universo
tutto
la virtù
,
quale
e
y
onnipotente
regge
nelle
il Governo
è necessario
Che
PRIMO
proprj
le
lui. Ma
ma
da
Dio
che
creature
,
intelletto, come
hanno
per
tale
modo
governino
se
,
e
che
liberamente
lo
per
loro
la facoltà
il lume
medesime
è
:
che
vuole
ancora
dà
quello
a
intelletto
da
loro
è
loro
a
lui
che
l'
del-
conoscere
possano
arbitrio
quello
dello
e
da
sono
perchè
quale
utile,
del libero
l'uomo,
che
governate,
intelletto
quello
è
che
è
potere
inutile;
re
elegge-
piace. Ma
molto
chè
per-
debole,
b
TRATTATO
nella
massime
uomo
un
ogni
a
bisogni,
difendersi:
delle
medesimo
perchè,
ha
tutto,
instrumento
se
la
necessarie
potessino
acciocché
alcuni
facendo
le
a
insieme
un'arte,
scienze, ed arti
detto
che
chi
vive
per
una
la
o
trirlo,
nu-
alla preparazione
un
uomini
quale
o
che
,
bestia; cioè,
per
arti,
uomo
vivano
che
è tanto
o-
un'altra,
perfettodi
corpo
solitario
,
è
da
li
no
uma-
difficile che
altri ad
ed
un
:
cose
E
.
ajuti l'altro, dando
uno
tutto
possa
corpo
molto
che
necessario
stato
si
lo
e
molte
insieme
tutte
natore
gover-
predette cose
si richiedono
si
no
so-
non
conservarlo,
e
rono
cor-
ragione
infinite
quali saria impossibile, o
pera
e
quali
le
le
le
avere
lui
per
quasi
quali
delle
insieme,
no,
s'inferma-
,
a
me
d'ar-
e
Dio
del
fragilità
augumentarlo,
è
veste,
Ma
preparare
,
solo,
bisogno
.
dato
mani,
considerata
sono
hanno
si governano,
all' uomo
li
provvisto
quando
naturale,
provviste
del
ha
natura
ancora
desimo,
me-
tutti
a
medicinali, le quali cose
all'erbe
state
solo
se
spirituali.
cibo, di
di
ed
instinto
per
la
quasi
per
come
quello che
di
loro, cioè
vita
da
corporali
che
li animali
perla
per
così
vediamo
noi
tutti
massime
potendo provedene
non
Ond«
essendo
uomo;
adiuto-
senza
particolareinsufficiente
uomo
suoi
medesimo
se
reggere
dell'altro
rio
può perfettamente
puerizia, non
cosa
è
Dio,
te
tut-
bene
o
e
che
perfettouo-
è
8
che
TRATTATO
debiti, anzi fa
di fare bestia
le
modi
diversi
da
queste
a
in
vivere
in
quali i
chi è
se
è
ben
è
pace,
cattivi
siano
superiore,
da
e
non
ha
chi
quali
se-
ne
bili,
intollera-
guerre
necessitati
Perchè,
si
commune,
chi
a
abbia
umana,
Alcuni
e
insieme
di costituire
del
commune,
tale governo
al
non
fu dimandato
del
cura
tri
glial-
sopra
avesse
stare
che
ognuno
Regno,
del
cura
la
zione
conversa-
anderia
solo,
quale
vare
osser-
gli uomini,
dunque
un
non
particolareil
il mondo
uomini
fare
abbia
uomo
poterla
tutto
leggi se
potestà
ogni
le
premiati.
sopra
chi
vere
vi-
leggi,per
possono
qualcuno
non
fare
potestà
cercando
se
le
a
costituire
e
proprio bene,
e
è la superbia,
i buoni
puniti, e
necessario
ben
poi
trovare
,
ben
.
e
appartiene
commune
.
ammazzarsi
gli uomini
bisognato
non
non
stato
di
sono
congregazione degli altri, volendo
perchè
Ma
ed
dalle
dissensioni,
essendo
però,
E
a
loro
tra
invidia:
ed
li
crude-
offendersi,
da
nelli uomini
cose,
gli
gli uomini,
armi
martoriarsi,
ambizione,
guitan
fanno
diverse
trovano
cosi
quelle che
come
udirle,
a
ancora
le bestie
massime
modi
ne
s'immagina
crudeltà
fanno
specie,
quali etiam
Oltre
fa né
,
medesima
una
tempi
pensarle,anzi
Nella
non
insieme
guerre
a
quali ne
alcuna.
perchè
supera,
e
che
cose,
abominevoli,
sono
bestie, ne
le
come
serva,
non
in
fusione.
con-
convennero
cura
avesse
obbedisse,
e
Pie
colui
DEL
che
Alcuni
governava
uno,
o
della
prudenti
o
meglio
loro
parer
per
volendo
Comunità
che
distribuendo
diversi
tempi;
loro
tra
quale
Magistrati
i
a
gli paresse,
in
diversi
Civile
Essendo
Comunità
di
cerca
quale
ed
indurre
vivere
ben
vivere
virtù
e
quel
eterna;
il ben
accrescere
divino
:
mune,
co-
ed
alle virtù,
al culto
ed
E
e
attende
al
virtù
e
in
il ben
quel
comune
,
particolare,non
degli uomini,
è
utile
al
si chiama
governo
vista
bene
suo
quanto
non
tale
lascia
al
,
delle
se
che
è cattivo
sieme
inseguitare
con-
,
governo
mune,
co-
ogni diligenza
con
gli uomini
massime
e
alle
la felicità
mantenere,
ed
ben
il
,
tutti
a
,
facilmente
è buono
governo
mato
chia-
della
del
possano
darsi
e
chi
a
governo
cura
gli uomini
pacificamente,
più
avere
,
,
fu
questo
il
il
popolo
Magistrati
e
no
gover-
perchè appartiene
per
acciocché
i
adunque
trovato
il
verno
Goil
che
tutto
tempi,
,
i cittadini.
di
mani
distribuire
Governo
domandato
Altri volsero
nelle
avesse
fu
questo
e
degli Ottimati.
rimanesse
sì,
co-
tali governassero
,
,
in
potere
non
per
principali, e migliori,e più
nei
convennero
9
altri,
.
in
convertire
GOVERNO
buono,
è
generale
.
del
ben
Tirannico.
del
la necessità
quale
suo
né
e
governo
quale
do
curan-
ben
vivere,
particolare;
Sicché
negli
è cattivo
biamo
abmini,
uo-
no
gover-
IO
TRATTATO
CAPITOLO
il Governo
Avvengachh
di
sia
a
ben
temporale,
li
per
sìa
così
amministrato
che
sapere,
il Governo
Civile
del
è buono
essendo
l'unione
governo,
molto
unione
meglio
per
e
o
a
pace
quando
chi
ad
di
©dispiace
€
bene
tanto
quelli
un
come
rimane
meno
forte che
a
governano.
la
il
tutto
chi
e
o
polo,
po-
fa,
più, e
per
e
di
timore
uno,
uno
a
il fuoco
e
popolo
regna;
più
sono
ha
.
piace,
solo
unita
stringono
co-
uno,
chi
il
si
quello
a
quanto
la virtù
re
obbedi-
tutti
ma
chè
perno
han-
quello
rimane
unito,
;
Comunità
quando
dispersa: onde
conserva
e
risguarda
non
chè,
Per-
il fine
popolo
che
una
piace
Item
ottimo.
la moltitudine
nel
o
chi
altro;
unito,
che
si
solo,
un
più,
sono
altro, e
un
del
uno,
per
gli uomini
è
Re
pace
per
nell'amore,
Ma
solo,
un
per
distraggono in parte,
si
non
,
così
àe
meglio
risguardare ad
ha
mati
quello degli Otti-
e
e
pochi, che
quando
che
parlando assolutamente,
migliore, e quello
questa
buono,
per
,
e
buono
spirituale,come
principalidel popolo,
è da
buono,
però
è
non
governo
comune,
o
è
quando
uno^
ogni Comunità
dunque quel
del
cura
di
ottimo,
natura
sua
JEssendo
IL
è
più
più
for-
ha
quando
za
parti
che
unite
Conciosia
dunque
più
e
unita
di
che
.
del governo
che
uno
dilatate
e
sparse
la virtù
in
costretta
il governo
natura
sua
buono,
sia
ta
più segui-
in
natura
ottimo
natura
;
il
la natura,
che
Dio,
le
qualche
(come
la
per
le
che
seguita,
Re,
e
quel
tutti
nostro
Salvatore, volendo
in
e
che
sotto
un
;
finalmente
parlando,
buono,
saria
da
supera
instituire
che
uno,
il
re,
co-
umane,
di
sua
Onde
nella
in
si
il
Chiesa
di tutti
ogni
i
chia
Parroc-
governasse
capi minori
per
ro
fosse-
mente
Sicché, assoluta-
suo.
il governo
tutti
cose
capo
anzi
de
ve-
governo;)
governi.
tutti i
Vicario
capo
i
Pietro
ogni Diocesi,
volse
per
hanno
mettere
fece
governo,
Monastero
e
uno
tra
è
dell'anima
governatore,
un
per
per
corpo
delle
governo
sia ottimo
fedeli, ed
del
che
quali si
potenze
nell'altre,che
natura
ottimo
le
del-
que
adun-
uno,
nelle
u-
e
governate
i membri
s'amministra
sua
cose
mondo
da
governato
siano
un
ragione, e
è
delle
del
governo
naturali,
cose
governo,
e'I simile
che
sia
api per
Tarte
seguitando
e
la
del-
e
Conciosia
più perfetto.
il mondo
tutte
e
è
tanto
al
degli al«
mondo,
il governo
più
quanto
quando
efficace
del
governo
governo,
s'assomiglia
mane
di uno,
migliore, e più
sia
Item, essendo
tri.
la
sono
sue
,
che
è
le
le
insieme
costrette
e
quando
,
I 1
GOVERNO
BEL
d'uno,
gli altri
tale governo
buoni
in
quando
governi
ogni
Comu-
è
;
e
1 1
nità
TRA.TTATO
potesse, cioè, che
si
se
facesse
né
si
,
che
anzi
è ottimo
è lo
come
è ottimo
se
si debbe
cosa
molti
lo
nella
stato
tutti
i
né
negli
rlano
gli otri
vediamo
che
ancora
ed ottimo,
saria
veleno;
in
uno
che
a
in
inclinato
popolo
e
pessimo
e
teriano
,
ottimo,
alle
perchè
morte
infiniti
del
panno
nuovo
il
il vino
metta
si rompe-
Onde
vino
noi
.
cibo
se
in
lo
se
dissensioni
mangiasse
cattiva
a
a
qualche
saria
cattivo,
accaderia
dalla
è buono,
il Governo
quale però
nella
fa-
e
,
etiam
Principe,
al
il vecchio
perfetta,è
Così
spesso
mali
Salvatore
altrimenti
se
sura
scis-
nostro
qualcuno
un'aria
è
se
il
qualche
qualche complessione.
di
il
spargeriasi il
e
,
perchè
fariano
e
tal
né
,
niuno
e
è da
non
buona
rotnperia
vecchi,
otri
qualche
,
maggiore scissura,
nuovo
a
Cristiani,
saria
cucia
si
buono,
o
a
Niuno
nell'Evangelio:
altrimenti
lo,
quel-
sia
,
nientedimeno
dice
riasi
ogni
perfezione della
poteriano portare
Chiesa,
che
non
e
come
vecchio,
in
religioso,il quale
stato
attentare,
la
non
è buono
non
accade
della
stato
stato,
tale
imponere
volte
qualche luogo
in
spirituale,cioè
vita
in
molte
bedire.
ob-
a
attentare
assolutamente,
malo
persona,
debbe
si
sto,
giu-
,
perché
sia
questo
cordemente
con-
e
avesse
ognuno
che
notare,
né
può
Comunità,
quale
,
è da
Ma
Principe buono,
un
al
prudente
e
il popolo
tutto
la persecuzione,
quale
Comunità;
resul-
perchè,
il
morto
parte,
Principe
diversi
capi
Tiranno
di
della
il bene
tutto
mo
E
sotto.
volesse
assicurare,
il popolo
poteria
mai
sione,
e
Tiranno,
roba
Principe
saria
necessario
che
e
ai
ricchi,
di
;
nei
campi
non
uomini
tale
usi
chi
che
calde
e
a
gli
,
buone
nelle
stare
ni
alcu-
comjDles-
la
come
è
non
grandi, e
senza
di alcuni
consuetudine
fare
Uno
i
se
aggravas-
tale, che
è
quali
inconvenienti
,
e
dunque
Sono
il Governo
e
si
scacciasse
angherie,altrimenti
de'
natura
all' aria
volesse
il
.
intollerabili
stare
guaste-
^dimostrere-
come
popolo
assicurare
tollerare
gli
superasse
,
molte
con
popoli, la
può
città,
stabilirsi
e
la
potenti,e togliesse
si
chi
e
finalmente
e
tale
in
se
egli diventasse
che
;
in
si
civile, facendo-
^
,
ria
si dividerebbe
popolo
quello
di
tra
diventeria
altri
il
,
seguiterialaguerra
ne
e
K)
GOVERNO
DEL
camere
,
buone
con
infermare,
vesti, e
e
delicati, gli faria subito
cibi
morire
però gli
E
.
hanno
prudenti, i_^qualf
,
,
che
e
se
la
instituire
a
considerano
prima
natura
sua
la
o
uomini
savj e
qualche
del
natura
consuetudine
verno
go-
lo
popoè tale
,
,
facilmente
innanzi
questo
questo
il
natura
governo
di tal
gli
non
dargliil
ancora
pigliareil governo
di uno,
agli altri instituiscono;
governo
di
questo
possa
secondo
non
civile
convenisse
zano
sfor-
si
,
degli
lo potesse
con
se
ma
Ottimati.
E
se
no
patire,gli dan-
quelle leggi
che
alla
,
popolo
si
convengono
Ora
.
vedia-
l4
TRATTATO
di
quale
mo
al
buoni
questi Tre
il Governo
si
il
che
da
saria
UnOy
un
Fiorentino
Popolo
in
fusse
quale
sapienti, cosi
la
tale
conviene
di
ai
convenirsi
governo
di
servile, come
nelle
audaci
d'ingegno,
è facil
a
cosa
facili
a
macchinare
anzi
suo
Re,
come
insidie
lo
seguitano
si vede
di
nei
per
come
tura
na-
l'altro
del-
e
che
bondano
absiano
mancando
subietti
farglistare
contro
tale
no
manca-
quegli
nientedimeno
guerre,
gli
di
sono
forti di corpo,
son
Principe ; perchè
un
il
e
siderata
con-
non
dell'uno
o
perocché, avvengachè
di sangue,
che,
quegli, che
sono
come
dicono
popoli, che
d'ingegno,
o
sangue,
che
Però
ze,
senten-
Filosofi
Popolo,
questo
governo.
giusto, e
,
le
chiaramente,
natura
di
Prinoipe^ non
bene
dei
che
il Governo
prudente
ragioni
ligentement
di-
detto)
un
esaminiamo
Teologi, conosceremo
di
lui
noi
Ma
.
e
abbiamo
se
buono
città
considera
patisse
instituire
il
Tiranno,
chi
(per
quello,
se
nella
Firenze.
dubitare
può
viene
con-
III.
Civile è ottimo
di
Non
più
Fiorentino.
Popolo
CAPITOLO
Che
Governi
lui
son
non
la debilità
fanno
a
le
l'ingegno,
del-
api
Votoli aquilonari ;
l6
TRATTATO
cipi,
finalmente
anzi
,
vittoria.
La
è
da
non
la
per
che
che
solo
non
il Governo
di
ma
(essendo
un'altra
è inclinata
natura
a
gli
non
modo
un
lo
Popo-
questo
a
la
perocché
natura;
e
viene
con-
tudine
consue-
la
come
si
non
può
,
di
cavare
quello,
discendere,
forza
e
si
non
la
come
pietra è
fare
può
la consuetudine
così
salire
inclinata
se
non
in
si converte
consuetudini
son
tura,
na-
,
nella
e
per
mente
conveniente
i
in
naturale.
preso
che
di
a
«ittadini,
Ora
lui
che
il Popolo
il
tanta
questo
ogn' altro
è
suetudini
con-
anticamente
fatto
questo
la consuetudine
de'
dalle
popoli,
male, perchè tali
avendo
che, oltre
quasi impossibile
e
massime
fatte al loro
Civile^ha
Reggimento
naturale
e
etiam
Fiorentino,
ancora
difficile
gli uomini,
cavare
loro
è molto
a
per
,
ed
se
mo
intendere-
quello degli Ottimati^ perchè
è
E
,
ancora
,
i buoni,
Tiranno.
conviene
Uno
un
all'ambizione), o
diventasse
non
di
che
morto
e
polo
Po-
de' cittadini
più diligentemente consideriamo
che
tata
ripor-
perfetto;
e
animosità
inclinati
massimamente
ha
i cattivi
tradito,
saria
bisogneria
buono,
più
ed
ed
,
il governo
fosse
sempre
voluto
mai
di questo
dunque
che
sagacità,
cattivi,o
difeso
sopportare
essendo
perchè
ha
non
si é
natura
etiam
Principe,
che
quali
,
cedere
loro
Alli
Tiranni
e
tanto
saria
suetudine
con-
è
più
governo
,
impresso
difficile,e
GOVERNO
DEL
I7
E
che
avvenga
governatida
che
tempo,
grande
lo cavando
nella
vendo
modo,
chi
naturale, e della
suo
la forma
in tali
loro
la forma
amico
popolo,
è
a
tanto
è altro
non
lui fatta
E
fare
che
l'antica
nereria
tale
forma
al
contro
che
Comunità,
perdere
Perocché
e
che
E
un
in
che
gran
cittadino
quale poiché
usurpata
animi
del
Savon.
la
è
stato
governo
popolo
sono
cosa
sta
quele
far-
molto
non
glio
me-
delle
maestra
città
dai
ha
e
ge-
in
divisione,
di
renze
Fi-
li
Principae
mai
si è
scacciata
si è fatto Tiranno.
non
fatto
ha
,
libertà, ed
qual
nella
,
Il
è
,
naturale,
suo
questo
parte
una
lerla
vo-
pericolo di
a
che
il
occupato
quietata infino
l'altra
volta
ogni
è stata
sempre
metterla
a
governo
dissensione
e
l'esperienza,che
è stato
,
la
di
La
la libertà.
tutta
dichiara
arti.
consuetudine.
turbazione,
Civile nel
Governo
,
contro
però,
naturale, che
altra
dare
alterare, e
del
a
iMngistratinon
.
rimasta
del
Magistratiordinar];
era
essendo
il
del
lasciavano
i
città,e
del
governavano
onde
non
se
tal
per
sto
que-
astuzia
però l'occhio, che
entrasse
tadini
cit-
pigliasserola Signoria
si
consuetudine:
governo
principato in
tiranneggiavano
con
popolo, non
sua
il
anni
quei
,
non
ma
molti
già
nientedimeno
Tiranni
liberamente
tutto,
stati
si usurpavano
,
che
siano
tale governo.
da
quasi impossibilea rimuovergli
il ben
sempre
per
tal modo
che
comune,
stati
2
mal
gli
con-
l8
TRATTATO
tenti, ed
inquieti ;
al
saria
grazia
sua
diversi
dal
le
i
per
molte
chi
Dio
che
di Francia,
(i) in
è dubbio
non
città
che
giudizio
il
ma
in
sangue,
la
per
alcuno
consiglio
quale
fu
è
Dio,
in
che
per
libertà.
i suoi
(i) Dopo
che
cui
E
il ritorno
non
di
Virtù
mancò
che
che
qualde-
sua
da
ma
Divina,
uomini,
ha
non
Cosimo
furono
alla Sillana.
della
il
cittadini
ha
è
civile, il
governo
buoni
Re
si
lei,a mantenerla
chi
certo,
peccati perso
moltissimi
a
in
trovano
e.
uomini,
dei
orazioni
si
che
da
non
instrumento
le
donne,
sua
lei fondato
stato
mediante
e
te
sta-
del
venuta
l'ultima
,
.
vili,
ci-
essendo
per
era
no,
ma-
guerre
e
,
Ed
per
disfatte
e
questi tempi,
questa
,
struzione;
state
la
posto
di fuori.
come
odj
parentadi,
e
avesse
molto
di
sime
mas-
si
essendo-
molti
case,
vi
ti
scaccia-
ed
qua,
nutriti
non
sono
essa
do
essen-
governato,
seguitate discordie
e
dentro
in
ha
diverse
a
sparso
le cose,
trovato
da
tempo
fatte
se
case,
così
provvisti
,
si saria
gli avesse
non
cittadini, li quali furono
questo
quali
mente
massima,
,
trentaquattro
ingiurie
Dio
se
misericordia
e
tempi
lei in
in
presente,
e
,
,
i
ritornati
in
V ambizione
principalicittadini
dei
gliodj
per
scordia
divisa, e piena di di-
tempi passatiper
nei
per
fu
se
e
e
la
nel-
totalmente
giudizio naturale
dall'esilio,è
involti
il sangue
in
una
per
,
noto
zione,
proscriesser
reggiata
pa-
DEL
considerando
anni
in
in
governata,
può
sì
è
sì
le
in
sia
ta
sta-
Dunque
cludiamo
con-
dalla
civile
governo
,
nella
di
città
ed
ottimo,
al
benché
ai
il
vita
il
di
governo
in
è
é
quali
in
se
a
è
non
dunque
il
sia
qual
é
Ora
sia
deli
fealtro
Ab
ottimo
.
dichiarato
ottimo
governo
tempo
il
in
molti
qualche
ottimo
la
del-
stato
ottimo
buono
né
ottimo
quale
lo
come
spirituale
che
non
,
biamo
se
benché
uno,
buono,
però
é
vita
sia
non
di
benché
ottimo
Fiorentino;
della
Cristiani,
stato
è
non
Popolo
perfezione
qual
renze
Fi-
,
ottimo;
ottimo
se,
sia
divina,
presente
civile
governo
sia
se
tre
,
il
non
Dio.
precedenti
ragioni
per
non
l'autorità
il
da
stata
che
da
per
proceduto
è
negare,
conservata
e
che,
quale
I9
pericoli
quanti
non
qua,
GOVERNO
pessimo
di
il
primo
della
governo
città
il
dichiarare
in
punto,
secondo,
lei
.
di
cioè
ze.
Firen-
cioè,
TRATTATO
SECONDO
CAPIKÌLO
il Governo
Che
di
di
il
VJome
quello
,
è
/atto
è
cattivo^
di cittadino
che
,
così
i Governi
buono,
è
quando
è
ancora
il Regno
come
,
facile
è
così
a
quando
il
Item,
regna
è
che
sia
ottimo,
è
detto,
buono,
è buono;
è cattivo.
unita
dispersa. Quando
di
così
que
dun-
quando
la virtù
di
Prima,
Essendo
la virtù
me
co-
bene,
pessimo, quando
Tiranno
un
più
pessimo
al
contrario
ella è
to
quan-
governi.
all'ottimo.
abbiamo
quando
è
cattivo,
e
rannide
Ti-
;Nientedimeno,
i cattivi
di Uno
governo
forte,che
suo
tutti
è contrario
come
governo
ingiusto
bile,
sta-
diventa
tanto
governo,
il male
come
seguita
il
è
tra
pessimo
più
Peroccbè
di Più.
timo
ot-
in
converte
perfetto,e più stabile, quando
perchè
il
si
discordie.
generare
natura
sua
il
si dilata
più
facilmente
così
non
è
più
,
e
sia
Tiranno,
di Uno
Regno
tutti
tra
quando
UnOy
massime
pessimo
PRIMO
tal
è
più
que
duncattivo
,
è unita
i cattivi
in
che
Uno
;
perchè
e
i buoni
e
,
simile,
tutti
i cattivi
ogni
uomini
son
sempre
simile
cercano
ama
di
TRATTATO
22
unirsi
quegli, che
lui, massime
a
timore:
per
o
ma
in
non
e
trovandosi
pochi
ardire
conduce
quello
male
che
cattivi
più
più
hanno
non
più
tanto
si
il ben
comune
più
si
imperfetto.
fine di
ogni
da
cosa
il
,
dal
meno
perchè,
il ben
ogni
governo
ben
che
comune,
e
male
,
solo.
governo,
è
al
to
quan-
più perfetto,
è
tanto
la
acquista
cosa
fine,
suo
cattivo
di
che
molti
lo dividino
tra
si
sua
ta
cer-
scosta
si di-
quello
quelli più
più
standosi
disco-
e
imperfetto.Ma
comune,
avvenga
in
sparsa
quel
quello,
quello, diventa
che
è
cilmente
fa-
e
Tiranno
un
buon
accostarsi
perfezione per
no,
far
a
quello, tanto
Perchè
giusto
in-
e
Perchè, essendo
più s'allungada
quanto
in
più cattivo, quanto
è
comune.
a
quasi
impedisce
del regno
ha
ne
ben
accosta
e
quando
Ma
uno
forza
governo
parte dal
lo
unisce
.
regnano,
tanta
un
timore
perfezione
,
Itera
sono
cattivo
buona
cosa
desiderano, quanta
che
che
resistere;
si
Uno
a
la virtù
l'altro; ed essendo
che
,
deprava ogni
sono
di
del governo
ogni
,
ne,
terre-
perfetti,anzi
uomini
essendo
però
tutto
quello,
quelli
e
in
cose
perfetti,
per
tutto
la virtù
tutta
E
Uno.
non
di
coda;
hanno
seguitano,
le
amore
per
gli fanno
desiderano
ninno,
o
che
amano
pure
timore,
per
buoni,
ma
,
di
scono
si uni-
ancora
quegli uomini,
e
pravi
non
sono
e
molti
premiati,e onorati, e
esser
desiderano
di
u-
no
usurpi-
loro,
cioè
24
TRATTATO
peggiore degli altri, perchè
impedirlo,
che
sia
nientedimeno
di Più
la pace,
finalmente
e
che
e
temporali,
in
è
il
di
infiniti
di Più
che
ha-
,
)
differenza
sia
dal
dal
molto
per
o
i
modi
se
e
dinanzi
o
di
perchè
per
da
ricchezze,
dagli occhi
tutti
o
tedimeno
nien-
esilio
quegli,
di cittadino
questo
dal
che
o
,
di
lui
co-
gli bisogna
solamente
non
tivo
cat-
re
Signo-
colui, che
regnare,
o
è
vero
tri
alversar]
av-
eguali, o
fama:
che
per
suoi
quegli che gli sono
tutti
,
nobiltà,
vuol
morte,
Ed
di
più inconvenienti,
cittadini,
ma
di
governo
Tiranno;
primo; perocché
spegnere,
i
favore
governo
di naturale
è diventato
più
pessimo;
,
seguitano
li
ma-
si risolve
quando
Uno
detto
è diventato
e
scacci
cittadiii'O Tiranno.
di
governo
gran
Tiranno;
di
gna,
biso-
governo
,
ne
rimedia,
.
abbiamo
(come
che
il
e
corporali, e spirituali Tra
diventa
che
Più
comune,
seguita
ne
sime
mas-
superiore,e
perchè quello
popolo,
tivo
cat-
più parti, e
in
si
non
è, che
Uno,
avvenga
se
cosa
e
il massimo
quali
nel
qual
nel
il ben
parte rimanga
una
l'altra. Dalla
,
è diviso
dilacerare
a
ta
vol-
ilgover^iodi
fine; perchè quando
così si comincia
qualche
quello di Uno,
in
cattivo, incontinente
notare,
inconvenienti
che
cosa
il cattiv^o
governo
natura
sua
più grandi
governo
è
di
pessimo,
accadono
nel
piijdifficil
spegnerlo. Bisogna però
e
avvengachè
di Uno
è"
e
torsi
gli posso-
nr:L
dar
no
mali.
niti
sia
Ma
subietti,
alcuna
quelle sospezioni,
cittadino
fatto Tiranno.
hanno
è facile
dei
cattivi,e
tali
popoli
provvedere
si
non
ogn' altro peccato
in
a
aiutare
questo
onde
,
accrescerla
anzi
per
,
acciocché
ognuno
tal cosa,
in
questo
è
ne
dà
si
punendo
o
seguono
mo,
all'uo-
deve
mali,
sempre
non
cuna
al-
pena
ti,
tut-
a
dico
cennare
d'ac-
pensarla. E
chi
negligentea
nire,
pu-
appresso
al Tiranno,
infiniti
e
esempio
guardi,
di
gionasse,
ra-
ne
compassione
si
gravissimamente
principio
chi
di
accennasse;
dare
etiam
che
severe,
diminuire
compassionevole
pecca
perchè
ma
cosa
l'anima
si deve
non
bano
deb-
diligenza
e
e
gli aver
riserva, che
sione,
divi-
Tirannico,
compassione
aver
non
far
maledici,
leggi
tal
che
moltitudine
la
solamente
chi
vile
Ci-
degli uomini,
per
il
vive
Governo
o
alcuno
non
non
popoli,
nei
,
etiam
egli
ogni studio,
fare Tiranno
ma
alcuna,
perchè
governo
con
punizione,
ma
e
fortissime
con
possa
estrema
in
nel
incorrere
e
e
sussurroni,
usi
sa
co-
quali
Ottimati,
ogni giorno,
occorrono
nelle
discordie
perle
^
E
di
Governo
essendo
Onde
Stato.
suo
no,
alcu-
ha
non
macchinando
vanno
il
quello,che
in
i cittadini
e
infl-
seguitano
ne
accade
non
non
contro
in
che
questo
glisia eguale;
essere
vive
qualcosa
.
Signore naturale, perchè
stato
che
ad
Dalla
noja
2 0
GOVERNO
come
dal
cui
a
Dio,
no
gover-
dimostrere-
26
TRATTATO
di
nio
perchè quando
sotto;
che
vedono,
ardire,
le
e
a
mali, che
male,
e
dalla
debbe
civilmente,
più
tosto
Tiranno.
un
E
Tiranno, benché
altra
nondimeno
a
nel
quelli mali,
volta
ne
si governa
ogn' altro
verno
go-
lasciar
da
inten-
ognuno
del
governo
abbiamo
cato;
predialle
Capitolo,quanto
il voler
dire
tutti
i suoi
gravi peccati,
e
da
seguano
lui,
malizia,
è
possibile
im-
saria
e
IL
pessime condizioni
nome
di
di mala
uomo
del Tiranno.
vita
e
,
che
gli altri uomini,
tutti vuol
e
.
CAPITOLO
tra
scriveremo
de-
infiniti
essendo
1 iranno
che
maggiore intelligenzalo
,
Della
ne
abusioni,
che
tadini,
tali cit-
seguitasse dal
perchè
seguente
e
ha
di tutti
sopportare
seguita dal
principali:
perchè
mancamenti,
a
non
imperfetto, che
male
meglio quanto
cose
è
poco
di
tirannia
che
inconveniente,
a
causa
ogni popolo
civile, quando
sorgere
è
la Tirannia,
che
dunque,
gravemente,
seguono
però
e
conduce
si
poco
pietra.Colui
uomini
leggiere,prendono
son
gocciola dell'acqua
tal peccato
punito
i
la
cava
a
poco
la
come
poco
punizioni
i cattivi
regnare,
massime
per
forza
quello, che
si è fatto Tiranno
Perchè
,
prima
simo
pes-
sopra
di cittadino
è
ne-
dire
cessarlo
che
di
a' quali
quegli,
e
se,
eguali,anzi
i suoi
subietto.
essere
de'cittadini
massime
patire di
udire
dissimuli, e
acciocché
di
cruciato
con
fantasie,
lo rodono
sempre
delle
medicine
come
trova
volte,
rare
della
E
carne
.
in
tale stato,
di
quanto
il
tutto
che
é del
e
vie
occulte
e
,
questo
segue
tutti
la
che
desidera,
che
è
onde
avaro
inor-
ogni
ladro
e
,
ruba
il
si
ancora
oltre
le
,
che
rocché
pe-
lo,
quel-
usurpa
che
cose
tisce,
appe-
,
qualche
ranno,
Ti-
Principato, che
cittadini
togliea' particolari
e
mantenere
denari, segue,
popolo, ma
Comune,
dilettazioni
può
roba:
si
che
Tiranno,
piaceri
questo,
a
solamente
non
è di
i
che
però
e
:
alle
si
non
appetisca la
dinataraente
ha
darsi
moltitudine
senza
da
perché
né
mai
dedito
e
,
to
vitupera-
dilettazioni,
cerca
forse
non
lussurioso
sia
non
o
do,
mo-
timori,
e
afflizioni
sue
tal
glorioso'.Così
tristizie,
dentro,
legra
si ral-
: e
fosse
restasse
e
volte
molte
per
e
può
non
e
cuore
ogn' uomo
eglisolo
le gran
per
sempre
e
città,
sua
altri, benché
vorria, che
,
di
meriteria
tosto
dell'ignominie del prossimo
che
migliori
i
sopra
invidioso,
della
lodar
oda
è
tarsi
esal-
,
gloria degli altri uomini,
della
si contrista
più
però
E
volendo
superbo
sia
,
sopra
27
GOVERNO
DEL
volta
le,
caute-
con
manifeste
E
.
'1 Tiranno
abbia
mente
virtual-
,
i peccatidel
mondo.
superbia, lussuria,
e
Primo,
avarizia, che
perchè
sono
i8
TRATTATO
di tutti
le radici
i mali
Secondo
.
do
è
il
posto
che
cosa,
che
quando
fosse
sia
non
,
al
a
ha
però
e
alcuna
cosa
peccati del
in
mondo.
si ricorda
sempre
fraude,
di
piena
odj
di
tutti
del
sdegno.
posto
anzi
E
il
fiue
impossibilea
ninno
di
sé
,
questo
suo
cattive
il fine
tutti
i
verso
pernel
peccati
come
se
ogni parte
memoria
sua
di
cerca
dicarsi,
ven-
benefizj deglia-
i
macchinare
a
la volontà
mali:
è
rappresentazioni ;
adopra male,
perchè
a
lui
è
pieno
interviene,
che
tale stato,
in
mantenerlo
per
è
e
forza
e
prie
pro-
derisio-
d' ira
e
di
perchè
ha
,
è
difficile,
lungamente;
rocché
pe-
Onde,
cando
cer-
quello, che
per
perpetuo.
sia molto
cattivo, ogni
in
o
detrimento,
in
o
rovina, bisogna, che
essendo
che
adopra
violento
mantenere
i
ingiurie,e
altri
esteriori
prossimo
to,
Sta-
suo
di tutti
presto
ed
concupiscenze,
ne
il Tiranno
perversi desiderj: l'immaginazione
e
,
false, e
i sensi
tutti
sempre
inganni,
e
dal
depravata. La
dell'
l'intelletto
mici:
abito
perchè
segue,
diaienticasi
e
come
,
Onde
sia
sua
fare,
nello
in
o
debitore
.
dell'anima
a
,
seguono
fatti
gli avesse
però
perdona
non
Terzo,
ne
E
Stato,
mantenersi
per
però egliè
e
che
proposito
governo
popolo,
apparecchiato
dello
aven-
tiene, non
mantenerlo.
proposito
l'esperienzadimostra,
che
Stato
faccia per
non
è male
non
fine nello
suo
perchè
,
vigilante
Ed
.
cosa
a
lui ordina-
bisogna
la
il
pensare
non
se
meglio
onde
è
ifon
in
fa
bene,
alla
i beni
che
nella
quale per
più
della
luce
circa
che
del
servarsi
con-
di fuori
più
si
astuto,
maggiore
e
al
pessimo quanto
i sudditi
poca
importanza, perchè
o
governo,
e
più
verno,
go-
pochissime, e
si
circa
non
a
intendano
non
non
è
Seconda,
i cittadini
tra
di
cerca
maggior colpo.
alcuna
malizie.
superbia,
gelo
trasfiguranell'An-
si
cosa
sue
sime
mas-
e
quale principalmente attende
al
prima,
cose:
da
è
o
cie
spe-
il Tiranno
sua
é
tanto
dare
il Tirann
Ancora
tre
per
ce
di-
ha
fine
il Tiranno
^il quale
che
pure
che
via
e
ammaestrato
Diavolo
se
cosa
alla
ogni modo,
costumato,
più cattivo, et
e
:
,
ordina
però quanto
E
.
sagace
fa,
stato
superbi,
cattivo
a
si
poter-
per
superbia. Così
gran
tutti
dimostra
ordina
tutto
sua
qualche
bene^
perverso
male;
a
pure
se
far
per
dei
re
che
altro
qualche verità, e
di
quel
narsi,
immagi-
e
farsi amici
e
il Diavolo
pensa
né
la fa
non
nrjai
può
non
cattive,
cose
mantenere
come
però
e
ricordarsi,
né
Tiranno,
acquistar fama,
per
mai
cattiva;
qualcuna buona,
fa
ma
sia
fare
né
ne
che
29
GOVERNO
DEL
le
conoscano
di
di
scordia
di-
mettere
solamente
nelle
,
città,
e
ma
tra
i suoi
castella,
ministri
et
etiam
e
ville,
tra
e
se,
ca-
i consiglieri,
,
e
regno
nelle
etiam
di
familiari
un
vero
suoi; perchè così,
e
giusto Re
si
come
conserva
il
Ho
TRATTATO
dei
r amicizia
per
conserva
favorisce
il Tiranno
quale
tiene
l'altra
Terza,
cerca
sempre
assicurarsi
d'
o
ingegno,
vj
tiene
per
tor
ammazza,
reputazione,
senza
fama,
la
loro
Non
vuole
avere
servi.
Proibisce
per
ma
per
acciocché
radunale,
e
insieme,
amicizia
congiura
i cittadini
i
di
lui,
modo.
suo
le
sploratori,e
che
ciò
si
in
secolari.
e
cavino
conversino
i
quello,
segreti
che
e
che
cittadini
dei
o
grave
che
dicono
che
e
feriscono
gli re-
cosi
schi,
ma-
religiosi,
donna,
abbiano
donne,
da
re
fa-
gli e-
ha
e
dice,
sua
in
vendo
dissol-
e
fatti, cerca
preti,
la
si
volendoli
son
si
che
fare,
di
loro,
parenti,
l'altre
con
fanno,
o
fa, che
figliuole,o sorelle,
qualche
parenti,
così
Onde
facciano
ogni luogo,
fa,
guitati
se-
i cittadini,
non
di
che
i
tra
femmine,
come
come
spie
siano
più salvatichi,
dipoi,
E
sa-
congregazioni,
parentadi,
e
discordia
mettere
le
le amicizie^
matrimonj,
nobiltà,
fa schernire
si sforza
e
insieme
siano
conturbando
può,
a
di
contro
di
compagni
timore
per
capitare
non
gli uomini
per
potenti
o
gli
e
la
parti,
gli uorcflni
e
;
acciocché
.
ché
peroc-
fa mal
roba,
virtù
si
il Tiranno.
i
o
di
o
altra
di
o
fa forte
e
di abbassare
eccellenti,
uomini
gli
delle
una
bassa,
però
e
;
la Tirannia
degli uomini,
la discordia
per
così
sudditi,
le
zia,
amici-
acciocché
loro,
casa.
e
e
tutto
.Studia
di
Sa
TP.ATTATO
fanciulli,
fanciulle,
e
difendendole
Così
ingiurie
che
molte
mostra
lui;
che
gli
che
farli
si
e
mal
di
scusa
e
ne
che
quegli,
suoi
rano
er-
complici
da
ajutar-
potere
quegli
per
attribuisce
benevolenza
e
se
le riconosca
quegli, che
odiati
dignità
nel
polo
po-
,
fare, che
siano
le
di
non
,
per
,
minime
e
,
capitare,le
acquistare fama
per
onori
incolpatidai
o
dalle
ognuno
punizioni
e
povere,
cittadini, egli
ai
cerca
le
sono
a' Magistrati
,
tutti
e
ma
abbassarli,
li
di
persone
etiam
.
autore,
o
a
volte
distribuiscono
si
da
o
nei
sono
che
gistrati,
Ma-
dono
inten-
non
fraudi
sue
.
Similmente
al
dedito
di
cerea
culto
divino;
edificare
elemosine,
etiam
Conversa
si confessa
di
parere
per
altre
chiese, far
cose
ai suoi
dandoli
è
i loro
satelliti
e
figliuolie
spirituali
,
cittadino
faccia
e
tamente
simula-
dall'altra
ma
i
beneficj
,
complici
e
doli
cercan-
,
i beni
si usurpa
cosi
,
temporali
che
vuole
Non
alcun
,
.
alcuna
eccellente
cosa
,
maggiori palazzi
o
conviti
,
opere
per
parer
nel
lui
solo
o
chiese
,
governo
re
fa-
so
religio-
veramente
assoluto;
essere
,
per
te
cer-
zione.
ostenta-
per
parte guasta la Religione usurpando
e
certe
religipsi,e
chi
e
,
solamente
alle
con
da
religioso
templi, e cappelle, o
esimili
paramenti,
fa
ma
andare
esteriori, come
cose
apparire
o
nelle
,
singolare. E
come
o
,
guerre
molte
di
giori
mag-
lui,
volte
DEL
occultamente
abbassa
33
GOVERNO
grandi, e poiché
gli uomi
gli ha abbassati, gli esalta
che
più
ancora
lui
a
magnanimo,
lascia fare
Non
favorire
e
lui
a
di gravezze
pecunia
satelliti
con
e
del
i denari
della
altri
Comunità,
il
aggravare
e
E
.
e
che
fa
pigliarele
il
tenere
nel
molte
e
le armi
tori,
popolo
per
le
allevati,che
dei
figliole
abbassare,
nobili, ed esaltare
sa
che
gli saranno
Savon,
utilità,cioè,
solamente
lo fa
stabilirsi
del
pecunie
tutto,
perché
ai
ancora
per
meglio
ne
Comu-
palazzigrandi,e templi
appicca per
glorioso.A'suoi
donne,
delle
gare
pa-
vittoria, né
per
,
edifica
,
dà
e
magro
cantatrici
e
cagione
,
Ancora
volte
bisogna
vuole
né
cerca
onestamente
che
senza
guerre
d'altri,ma
cose
sue
più
questa
per
muover
Stato.
suo
qualche guadagno,
potere
per
quellenon
per
loro
popolo, dicendo,
i soldati
muove,
dar
per
la
del-
bisogno
senza
,
farseli amici,
e
volte
molte
Capitani
gregare
con-
Principi,
,
e
va
tro-
i suoi
nutrisce
al soldo
conduce
ce
pia-
e
angherie per
e
,
quale
,
essa
Comune,
per
,
chi
abbassare
o
ammazzare,
modi
nuovi
acquistar più favore.
per
Usurpasi
.
bligati
reputino ob-
ai giudiciordinar]
giustizia
per
,
si
te,
popolo lo reputi clemen-
il
che
,
e
acciocché
prima;
e
manifestamente
e
cerca
nutrisce
can
di
solo
esser
di bassa
sono
cittadini
torre
tali persone
fedeli,
e
la
nobili
,
dizione,
con-
per
reputazione
vili,le quali
perchè
non
j
hanno
34
TRATTATO
generosità d'animo,
essendo
tale amicizia
roba
e
più
i
tosto
amici.
quel
tale
o
doni;
ed
ha
le fa
se
fare
il
in
abbia
di
cerca
e
glie la
paura
che
citano
ec-
sente
pre-
gli piacciano
le rende
non
che
farglieneun
a
cose
mai.
di
volergli
campi,
e
,
glia
Spo-
parchi, o pianure,
giusto
o
e
lazzi,
pa-
piacere, promettendo
prezzo,
rende
casa,
poi
e
non
ne
la mercede
ancora
a
di
loro
E
pagarglidella
altri
se
.
che
non
,
qualche
mercatante
liti
satel-
d'altri, dando
meritano,
ha
acciocché
fallire
che
e
gliendo
to-
dandoli
gran
to,
credibia
ab-
ninno
,
credito
Esalta
roba
I suoi
gli officjdella città,e
di farlo
cerca
servirlo.
grazia a
officj o benelicj
ad
merita, volendo
come
,
a
uu
acciocché
gli adulatori,
darsi
da
Non
serve
ognuno
loro
di
.
lo
chi
seli
far-
guarda,
pupilli, fingendo
cose
metà
cittadini,
cosa
e
togliele possessioni,
e
altre
la
paga
le
poi
e
e
pagarli
di
per
esortano
volte
a' poveri, per
o
o
di sé
presso
le vedove,
case
qualche
vergogna,
prestare,
difendere,
i
,
per
molte
e
re
congrega-
di volerla
dimostra
quel tale,ed
:
vede
gli piaccia,la loda,
che
gesti, che
fa tali
per
forestieri,per
i
e
beatitudine.
presenta
Principi,e
quando
E
cittadino,
volte
lui,
superbe,
gran
volentieri
rare
pero
,
ma
essere
presenti riceve
di
bisogno
tali persone
comunemente
reputando
Li
hanno
ma
come
i cattivi
lui
.
i
uomini
,
quali senza
la
sua
sariano
protezione
ancora
medesimo
se
savio,
uomo
è
poj3olo che
tali
a
addosso,
tal
per
Chi
casa
per
nemico,
se
ha
male
etiam
i
i
lui, cercando
a
della
giovani
fargli nemici
e
suoi
nei
terra
avversar]
al
etiam
e
ed
in
di far loro
altre
Non
si
vogliasapere
infino
Esalta
facciano
o
il minore
e
virtù
miglioriad
discordia.
e
,
reputa
in
;
si
e
conviti,
poveri,
alcuno, che egli non
voglia fare;
palazzo
della
ed
famiglide'Ma
e
,
senza
,
minor
lui
diventino
suo
si
consenso
negli ufizjmolte
.
fratello
del
vuole, che
non
gistrati,
doli
provocan-
padri proprj
egli non
,
alli cuochi
go,
luo-
ricco.
che
anzi
notato
ogni
la roba
far offiziale
può
è
padre proprio
'Consumare
rimanga
presenta
malv.ìgiconsigli,
voluttà, acciocché
eglisolo
e
quelli, che
,
sforza
si
d'implicare tutti
suoi
tutti
a
.
giovani,
,
conducongli
nuocere
piazza,
contro
l'occhio
però glitiene
e
satelliti in
i suoi
i
meno
nientedi-
tiene
non
è in
sviando
vanno
virtù:
chi
do
mo-
dimostrare
per
loro,
ciocché
ac-
che
qual-
esalta
glipossano
non
quando
ed
questo
pure
sempre
corteggia,e
o
in
delle
buoni
e
che
sua,
al
Giustìzia,
dalla
lo fa
buono,
si fida di
lo
alla
e
:
amatore
non
e
non
e
savi,
modo,
che
puniti
difendine, difendendo
lo
al
35
GOVF-RIVO
DEL
volte
casa
il minor
che
o
sia
di
,
e
bontà,
invidia,
Non
si
per
e
può
esaltare
odio,
dar
e
i
maggiori,
mettere
sentenza,
tra
né
ro
lo-
lodo,
36
TRATTATO
far alcuna
né
favorire
di
cerca
l'altra,che
legge da
fare
a
:
città,
referisce
chi
ciò
onde
il
lo
,
di
fa le
infino
punire
quello
chi
E
di
dicare,
ven-
certo
ripiglia,e
tempo
tienlo
il Tiranno
nasconda,
nell'estreme
o
benché
che
,
tal
sempre
appresso
ogni
di
volte
omicidio;
il
grande
glirincresca
molte
ma
poi
quale simulando
misericordia,
di chieder
in
è
,
e
ni,
vele-
con
di rimuovere
simula
fatto
ha
si
;
sempre
fuggire occultamente,
Ancora
mamente
som-
nime
le mi-
etiam
vendette, ed
sue
governo
suo
d'altri.
voler
un
che
tradimenti
con
esser
non
morte
lo
e
del
della
dopo
è
agli altri, perchè egli
perchè desidera
ostacoli
lo fa
ni
gliuomi-
crudeltà
gran
perseguita etiam
altri modi
mostri
con
sparla di lui, bisogna
omicida
gli
hanno
tutti
che
tanto
timore
parti del mondo,
o
dà
d'ognuno.
paura
perchè
la,
vigichi
e
giusti.Ed
de'
in
ingiurie cerca
chi
chi
come
refugio di
T esterminio
dar
così
Ufizj
e
dice,
e
suo
,
vendicativo
E
leggia
tali ofiziali
a
egliè
per
si fa
che
rompere,
cor-
governo
fuori, ha
di
di
suo
nuove
come
parte
sua
scellerati,e
ha
al
,
.
della
e
volontà.
sua
Magistrati
i
abbassar
astuzia
contrarie
son
tutti
In
la
con
fa continuamente
ingiusto,e
dentro
secondo
leggicerca
perchè
proposito
parte, ed
una
è così
non
le buone
Tutte
lui, perchè eglisempre
senza
pace
di
se.
cosa
vuol
essere
DEL
giocare
nelle
etiam
superiore
ed
quali accade
può,
il
inganni
E
udienza,
e
fa
dà
e
vuol
che
E
con
quello
che
Signori ;
e
lizzino,o
una
ciascun
re,
aspetta-
bigue,
risposteam-
perchè
;
chiedere
il
bene;
però
ma
spesso
schernisce
mini
uo-
di
gli
si
atti, ridendo-
con
loro
.
gli altri Principi,
segreto
s'ha
vai
parola di
Giudice,
ce
di-
specie di bene,
a
glio
ha, fa consi-
che
fare, acciocché
egli solo
ed
vuol
però egli solo
e
re
pa-
quello,
no
ognu-
paja
dente,
pru-
investigatore dei segreti
e
gliuomini,
e
e
più
un
e
un
suo
dare
le
minimo
leggi a
suo
staffiere
dei
pò
appres
Magistrato, che
ogn
giustizia
.
In
somma,
sotto
a
ceri,
pia-
hanno
ventura,
savio,
fuori,
e
negare
complici
il
è difficile
a' suoi
cenni
a
parole,o
con
dicendo
non
e
a
di
.
risponda a
so
non
fraudo, e
breve,
segrete intelligenzecon
di
tutti
di
di volere,
o
inteso
i suoi
poi
virtù
attende
volte
inteso
mozze,
essere
Ha
cose,
sempre
sua
reputazione
in
essere
dabbene
e
con
udienza
loro
male,
se
parole
con
superiore
i cittadini
vergogni
si
è in
vuol
per
molte
e
stare
poi
che
cerca
quando
e
più
tenersi
e
che
primo;
re
corre-
.
per
dare
far
l'altre
tutte
concorrenza,
d'essere
cerca
in
in
come
parlare,in giostrare,in
in
,
d'essere
niinime,
cose
cavalli,in dottrina;
nelle
37
GOVERNO
il Tiranno
non
e
cosa
sta
38
TRATTATO
bile, perchè ogni
dalla
ma
di lui
la
per
in
sta
aria
lussuria;
e
quali
diversi
nei
non
al
prese
alla
che
modo,
che
discorrere
Tiranno
tato,
è molte
al
verremo
e
ove
e
sime
mas-
volte
le
ed
gono
ivi rimanla
stare
qualche
lunga
peccati,
al
che
presente
particolaredella
per
renza,
appavoler
cosa
mali,
e
mia,
sodo-
dedito
etiam
di
le
condotte
son
questi basteranno
; ma
e
molte
Saria
li
tutti
per
donne,
mazza,
dove
volte
sicuro.
sia
le
modi
è garzone
non
e
,
laccio; lasciando
quale
ruffiani
tutto
avvedono,
ne
ogni
,
occulte,
se
sotto
pericolo
in
sta
alla
grandi
ragione,
avarizia,
sua
per
sua
superbia, ogni
donna
ha
la
cittadino
sua
conducono
vie
che
donne,
per
conviti
hanno
tal
la
per
sua
figliuoled'altri
camere
la
per
pudicizia di
i
dalla
ogni
e
ruffiane,
secondo
retta
onde
pendente
in
ricchezza
è
non
passione;
sta
castità
quale
la
volontà,
si regge
cosa
città
fa il
trat.
di Firenze
.
CAPITOLO
e
delle
Beni
De
che
Cittày
il
governo
quali il Tiranno
del
il Governo
è massimamente
oe
i
TERZO
alla
nocivo
del
fra
Tiranno
è
Tiranno
vero
nella
città
di
V altre
,
Città
Città di Firenze.
pessimo
città, e provincia, massimamente
esser
impedisce
Firenze,
in
ogni
parmi questo
volendo
noi
^O
TRATTATO
popolo,
perseguitano
e
uomini
onde
;
Testamento
,
le
de' Giusti
persecuzioni
procedute
che
e
di
flagelli
venuti
i
hanno
sempre
Dio
nel
dei
le menti
buon
Re,
che
tali
son
che
e
essi
governo,
rompendo
cor-
Principi, ed
e
mini
uo-
peccati
popolo,
ogni
guasto
da
sono
i loro
per
,
chio
Vec-
troverete,
e
,
tutte
sti
giu-
e
rileggetenel
e
,
Nuovo
e
leggete
buoni,
i
sempre
altri
governatori.
dunque
Bisogna
città
nella
uomini,
perchè
crescendo
Primo
,
.
che
perchè
specialcura
hanno
Vecchio
,
di
andava
si
che
E
dei
nel
vino
Didei
Giu-
simo
mede-
questo
.
di Costantino
Teodosio
d' altri
e
,
si fanno
le
per
.
continuamente
ne
il Culto
,
principi religiosi Secondo,
che
fetto
per-
suoi
Testamento
di
e
da
orazioni,
quelli
che
son
,
deputati
sono
Culto
al
nella
ed
etiam
leggiamo
per
il
popolo
nel Vecchio
e
e
per
,
di tutto
città
Divino,
città
di
vere,
vi-
spesso
il regno
il Nuovo
grande
legge
meglio
in
si faccia
quando
sempre
bene
legge dopo
il
si
come
il ben
gli Angeli
e
,
cresceva,
o
ed
governo
Dio
piena
dell'altare,
Divino,
il
Testamento,
stava
ella sia
Ministri
il Culto
che
,
che
e
massime
è necessario
diligenza
gran
bene,
si viva
buoni
avere
nelle
dai
le
orazioni
solennità
Nuovo
che
buoni,
;
muni
co-
onde
Testamento
le
,
le orazioni
pericoli,e
essere
da
Dio
state
cavate
dotate
di grandissimi
d' innumera-
bili beni
buoni
spirituali,e temporali. Terzo,
consigli
i
augumentano
cittadini, sono
quali si
corde; cioè, nelle
rectis
di questo
mondo
illuminati.
Quarto,
è il ben
essendo
di
vivere
perocché
;
da
può
non
rimosse, cioè,
son
avarizia,
bisogna
che
forza
tempi passati che
fatti
son
e
li
grandi
Quinto,
dissipati.
sono
le buone
:
lium
Leggi
onde
dice
; cioè
,
Cresceria
in
le
onde
quali
:
per
ricchezze,
perchè
tesoro,
per
so-
Regno
.
il Regno
vivere
spendendo
non
if
per
e
ni
Cristia-
il
ferma
ben
questo
si
firmatur
Justitia
nell'erario
congregariano
infinito
l'unione
i buoni
si
nei
provato
la discordia
per
amano
la Giustizia
ancora
unione,
perla Giustizia,
Salomone
per
è
si
Regni piccoliper
i
grandi,
;
è
dove
e
zione,
ambi-
ed
superbia,
lussuria;
e
sia
la
esser
dia
discor-
della
le radici
Dio
perchè
,
tutte
Dio,
difficoltà
unione
Cristiano
i
lumen
sono
,
discordia
da
delle
cuore
la loro
per
buoni
tenehris
in
tenebre
i retti
ed
,
illuminati
est
exortum
:
i
per
conservano
regni perchè
specialmente
è scritto
dove
li
per
,
come
4'
GOVERNO
DEL
perfluamente,
su-
blico
pub-
quale pagheriano
gli soldati,ed officiali,
e
pasceriano gli poveri,
e
fariano
in
stare
i suoi
timore
nemici
e
,
che
mercatanti,
concorreriano
mal
intendendo
ed
il loro
altri uomini
alla città
governati
da
;
ed
buon
sime,
mas-
governo
i
ricchi, volentieri
i vicini
che
ro
fosse-
,
altri,desidereriano
il loro
42
TRATTATO
amici
averiano
le
tutte
qual
e
si
pochi
congregheria
suo
molte
il Culto
Fede, ed
Divino
ro,
teso-
la
parti ;
solamente
non
nella
infinito
un
e
,
verriano
in
regno
gli
de-
soldati
alla cit«
agli altri popoli, perchè
etiam
governati, ed
la
di
Virtù
e
buona,
saria
cosa
ma
ben
bisogno
dilateriasi il
e
loro, e benevolenza
Arti, e Scienze,
città, e quivi
tà,
runione
E per
governo.
sariano
si dilateria
,
il ben
vivere
Cristiano
cresceria
,
la
qual
saria
cosa
Salvatore
gloria di
gran
Gesù
Cristo
Dio
de' Re
Re
,
de'
e
Signori. Ora
il governo
guasta
Cosa,
che
culto
di
Cristo, ed
si sforza
di Cristo
Sacerdote,
in
dire
con
benefizjai
Così
e
suo
si trova
che
Cristiano,
l'altro
però
che
;
il
e
verità,
buon
Preti,
e
presenti.
e
ai suoi
cultamente.
oc-
vo,
Vesco-
che
lo
cautamente
sia
di
cerca
la
fa
E
il
Culto
vero
città, o di corrompere
cattivi
uno
lo faccia
qualche
il
rocché
pe-
ed
Religioso,massime
o
è
non
Tiranno,
città, benché
te
men-
dare
Ministri
ed
i
a
,
complici,
suoi
sono
Religiosi,e quegli
sempre
tutto
impedisce,
contrario,
può,
quanto
adulazione,
quegli, che
cattivi
la
dalla
rimuovere
sua
se
il
stro
no-
Signore
e
perchè
vivere
scacciare
si levi della
E
libero
il ben
di
cerca
Tiranno
in odio
direttamente
contrario
bene
questo
Tirannico;
abbia
più
è
o
tutto
del
e
,
cerca
il ben
che
e
della
i
lo adulano
.
di corrompere
vivere
favorisce
città,
la
come
tù,
giovencosa
lui
a
le
è
è molto
instituire
ottimo
che
giorno
se
,
certo,
saria
e
a
il mondo
tutto
fra
che
de'
e
di
come
buoni,
e
si vive
,
si
e
ed
fosse
essa
la contradizione
male
e
nella
di
città
e
Religiosi,
Se
fra
dunque
che
Questo
ingegni
ancora
che
,
quieto
cittadini
farebbe
tante
e
lei
,
vivere
tepidi,
e
vere
vi-
suasioni
perdai
sia maggior
la cresce,
vita
secuzioni
per-
ca
fruttifi-
quando
dentro,
rimossa
cattivi
Preti,
e
?
più conferma
si trovano
stiani,
Cri-
non
ogn'altra,
maggior perfezionedi
de'
giosi,
Reli-
di dentro
altra città, dove
di Dio
un
e
il ben
contro
,
in
ogni
al presente,
vediamo
pace
impedimenti
il Verbo
ed
,
primi
impedimenti
con
città di Firenze.
,
per
noi
tal modo
per
di
sa
co-
specchio di religione
tanti
è alcun'
numero,
della
de'
al vivere
onde
sia detto
né
nomina,
come
buon
un
Preti,
i cattivi
fra escomunicazioni,
e
buoni, che,
Divino,
proviamo
persecuzioni
tante
fuori,
noi
uno
:
perchè questo
fosse in lui
come
si ridurria
Firenze
re
maggio-
saria facilissima
se
fossero
non
,
perfettissimoculto
un
Cristiano,
vivere
governo,
lui
in
de' Cristiani
al Culto
inclinato
regno,
e
ancora
Prima,
pratica,onde
ha
ne
sia
che
pare,
questo è grande,
se
quelle
in
di Firenze.
città
popolo
chi
me
E
ogni città,
in
gravissimo
quali a
nella
sa
male
sommo
massime
tra
contraria.
sommamente
anzi
4^
GOVERNO
DEL
la sottilità
in lei
,
perocché
è
degli
noto
44
TRÀTTATQ
mondo,
il
tutto
a
che
sottili. Così
massime,
e
più
E
atti
sappiamo
che
tali
spiritisi volgano
che
in
tal bene
difficili
al
di Firenze
città
vi sia
ha
fatto
in
lei, ed
perocché
stuzie, che
hanno
in altre
tante
molte
e
dell'Italia,
noi
vicine,
,
il
no
alcu-
governo
a-
i Principi
ingannati
le
le
ma-
le loro
state
etiam
ma
gna
biso-
diligenza
in divisione
tenute
plicare
molti-
a
quanto
città
sono
volte
sarà
modo
per
sapendo
Tiranno,
.
però
gran
che
terra
bene
E
parti
e
fan.
sanare,
a
atti
aver
governo,
Tirannico,
le città
male,
,
saranno
diverse
in
chei vi sia buon
non
al
da
.
nella
colosissi
peri-
cosa
si avvezzino
volgono
si
se
pervertirgli,e
a
riti
spi-
moltiplicarei peccati in
,
difficile
esser
dipoi più
contrario
per
quello
sono
far
a
hanno
noi
ciulli,perchè
e
i Fiorentini
mente
sola-
non
E
remote
.
che
è città
perchè
può
niuno
essere
tutta
conferma
il detto
nostro,
per
violento
i
che
punire
e
,
bisogna
tal governo
che
sia
che
è
Tirannico
purgare
son
i
da
del
lo,
popo-
purgati, bisogna
ancora
rimossa
,
come
permesso
peccati
perchè
rimosso
non
detto)
perchè, parlando
e
,
,
l'Italia.
abbiamo
(come
quali poi, quando
cessi
ha
onde
lungamente
Tirannico
Cristiano, il governo
Dio
industriosa
confusione
perpetuo
quanto
,
,
il governo
durare
può
fare
può
in
messo
più
Ancora
ed
pecuniosa,
volte
molte
facilmente
più
tanto
questo
la causa,
l'effetto
Se
.
,
DEL
dunque
città,
tal governo
regni,
e
durare
può
visto
governava
civili
di
ne
l'Italia,e
più
e
imperfetto,
tanti
può
trovare,
ne
Firenze,
bene
chi
e
difficoltà
senza
del
altre, che
ed
il
flagelloalcuno
mondo
che
sia
,
di
peccato
desiderasse
nella
può
città
di
pensare
mali
né
comparazione
Dio
che
fare
questo
le
gusterà
intenderà
ed
,
in
che
e
se
o
o
di
ma
vita.
città
denti
preceè
non
gravità
farsi
é
na,
pe-
questo
tentasse,
o
del
cora
an-
Tiranno
che
si
,
piccola
a
l'Onnipotente
saprà punire
nell' altra
molto
in
alla
presente,
di tal peccato:
questa
non
cose
grave
cercasse,
lo
quale
nella
Firenze, poiché ogni pena
giusto giudice
rannico,
Ti-
governo
maggiori;
tanto
vita
se
,
di essere,
nella
che
dal
Tiranno,
proporzionato
colui, che
per
governo
,
né
mali.
,
gran
più,
né
si debbe
maggiormente
di
così
e
re
guer-
la commozio.
patire ogn' altro
quello
segue
e
è
chi
a
fatti di molti
son
rimuovere
tosto
che
stata
manifestamente,
si deve
città
lei è
contro
volte
ragioni dunque
lascio, appare
ogni
ne
si
si
,
alcune
li
ta-
onde
commozioni
queste
seguita
queste
brevità
in
è
ne
tutta
Per
da
e
;
in
spesso
cittadini
di
commozione
non
perocché
pace,
riposare ;
che
esperienza,
Firenze
a
si possono
non
per
qualche
massimamente
in
nell'altre
durare
può
non
lungo tempo
ingegni
45
GOVEmVO
come
ta
meri-
48
po
TR.VTTA.TO
volere
pericolosoa
la
sono
non
si faccia
però diciamo,
Tiranno
altro
avesse
gheria
dalla
sé la
a
perchè
che
poco
i cittadini
il
le ricchezze
da
così
tal ricco
perocché
;
bero
consentireb-
non
ed
Tiranno
quantità
parte
di
dino
citta-
un
farsi servi,
Perchè
essendo
si
dignità, e reputazione
la
abbia
i
più
cercano
nella
che
città
aiuta
reputazione
autorità
per
modo
Beneficj,ed Officj
poter
dare
città:
perocché questa
città
i
e
vedono
quando
Beneficj,e
a
chi
proprio
amando
Tiranno,
un
r onore,
è
volendo
esser
che
altrimenti
Onori
credono
,
di
tosto
denari,
l'uomo
che
ninno
di
alcuno
Dignità
e
,
fa nelle
maggior
eguali.
reputano
arricchirsi, bisogna provvedere,
cittadino
gran
sdegnandosi
i cittadini
essiche
la
,
loro
dunque
sapendo
ciascuno
naturalmente
chi
a
,
volendo
ed
u-
cittadini
,
pecunia
e
in
può
tanti
comprare
bisogno
ricchi,
voglia, non
si
quanto
grande
il
faccia
avere
città, potendo
,
città
ad
congre-
della
governo
si facesse
sia ricco
che
ricco
deglialtri cittadini,
,
na
cittadmo
un
cittadino
un
denari
pochi
uno
che
ricchezze, non
sperare
per
che
le
se
moltitudine
quale dipende
assai
e
alle ricchez-
principale,che
causa
,
non
termine
metter
a
de' cittadini;
ze
a' ricchi
,
difficile
troppo
la roba
tor
della
radice, che
la
molto
i cittadini
reputati. E
non
della
città,
che
li possa
rò
pe-
possono
si
mettono
sotto-
dare
.
E
COSÌ
crescendo
si sottomettono
più
sono
l'uno
combatta
È
Tiranno.
che
sia in
abbia
non
si
il
tutto
vittorioso,
che
onori
cittadino
un
risguardare all'altro,e
a
venta
di-
instituire,
ed
gliofficj,
acciocché
popolo,
che
ciascuno
non
possa
far
.
perchè
Ma
ogni giorno
un
certo
saria
piccol
difficile congregare
troppo
il
tutto
popolo
di
numero
da
questa autorità
il
te
finalmen-
dunque
necessario
reputi eguale all'altro,e
capo
che
e
rimane
che
distribuire
di
l'autorità
do
quan-
l'altro,e quello
contro
più seguito, o
ha
e
;
sogna,
tale autorità, bi-
divida,
il popolo si
che
quello, che
a
si usurpano
che
dei
numero
si fa il Tiranno
maggiore autorità,
ha
il
poco
a
poco
a
cittadini, che
49
GOVERNO
DEL
poterla
numero
bisogna
re
institui-
cittadini, che
il
tutto
,
popolo:
abbiano
perchè
ma
corrotto
esser
con
tuire
amicizie, e parentadi, e denari, bisogna costiun
forse
e
forse
vorria
ognuno
questo
la
di cittadini:
numero
gran
poteria
plebe
di questo
essere
ingerirsinel
perchè
numero
confusione,
generar
vorria
e
,
perchè
Governo,
la
quale presto partorirebbe qualche disordine,
bisogna
de'
a
limitare
cittadini,
che
disordinare,
possa
per
e
non
ancora
lamentare.
Fatto
il
di cittadini
,
Savon.
tal modo
v'entri
che
questo
chi
niun
dunque
quale si
è
numero
pericoloso
cittadino
questo
domanda
il
4
si
ro
nume-
Consiglio
5o
TRATT-VTO
Grande,
avendo
e
onori,
è
non
Città;
della
far
creato
ivi
dubbio,
e
pero
tre
cose
che
è
,
distribuire
a
è
questo
il
di
necessario,
gli
tutti
Signore
poi
che
è
.
stabilirlo
Prima,
debiti
con
modi
me
fortissi-
e
,
acciocché
Leggi,
lo Stato.
alla
E
di
Consiglio (per
la
vorria
al
congregasse
e
la
per
la seconda
che
del
lo faccia
debba
più
e
roba,
buon
la
fare,
di
e
Leggi
e
secondo
mano
obbligato
stabilire
pene
quello,
tore,
debi-
ognuno
ad
tanti
Stato
il
che
beni
abbiamo
e
per
del
dal
detto.
provisioni
firmare
la
dal
e
,
,
prio;
pro-
esporre
l'esperienza
mano,
lo
na
privarlo
considerato
che
in
sendo
es-
grave,
che
comune,
quanti
,
la terza
perocché
procedono
mali,
chi
non
essendone
vita, massime
tanti
altre
è
quello
governo
cattivo
ben
il
che
,
forza:
per
gnoria,
si-
sua
fosse
acciocché
amore
per
la
pagasse
pena
e
grave,
Consiglio,
amare
per
e
più
fare
vuol
non
la
e
curano
qual negligenza
debito,
,
volta
totalmente
si
impedito,
volta
prima
lità,
specia-
provedere,
tempo
legittimamente
tanto
loro
Consiglio perdere
disfarsi)si
e
si
non
tal
poteria
amorevoli
alla
però
tolto
esser
male
solleciti
comune,
al
radunarsi
non
più
a] ben
che
i cittadini
perchè
città, son
sua
gli possa
non
mili
Si-
gna
biso-
strando
dimo-
va
il Consiglio,
Signore
della
,
volta
de' cattivi
diventa
cattivo,
viziosi,
moltiplicano sono
causa
fare
potesse
fossi
alcuna
in
severo
punire,
rimovere
per
e
le
quali
può
saria
mini
uo-
Item
si
non
fave,
chiedere
chi
è
non
i
regni.
e
corrotto,
percliè
si faria
di
radici,
maggior
uomini:
distrutto,
male
esser
la
massime
o
sione
remis-
senza
conservare
Consiglio potesse
de' cattivi
mani
tali
che
pene,
imperfezioni, e
venire,
potesse
nelle
il
verni,
go-
provedere diligentemente
le
tutte
nei
.
punito: perchè
non
dunque
Bisogna
mali
in fallo
trovato
e
quando
possibile
è
intelligenze,né
fossi
tirannico:
e
di escludere
gravissime
chi
e
suffragi,
diventa
e
zia
per la mali-
molti
Consiglio, quanto
con
come
re,
Signo-
sciocci)i
e
di
bisogna provedere
provedere
Signore
è naturale
da'cattivi,
perchè gliuomini
dal
tale
Consiglio buono,
un
nerebbe.
rovi-
cosa
perchè
che
corrompere
così
Tiranno,
che
Tiranno:
uomo,
un
si lascia
quello, ogni
provedere
diventare
possa
qualche
via
si debbe
Secondo,
non
tolto
perchè
Città
SÌ
GOVERNO
DEL
parte,
nente
inconti-
il Tiranno
la
nel-
città
.
Terzo, bisogna
aggravato
s'abbia
i
a
cioè
,
radunare
Signori attendono
sudditi
commettono
provedere
che
alle
non
ogni
per
tanti
che
cittadini:
cose
le minori
sia
troppo
minima
onde
cosa
etiam
importanti,
:
e
conservandosi
ai
52
TRATTATO
però
e
Tautorità
sempre
via il
tor
abbiamo
che
si raduni
si abbino
che
fare
tal
dì,
l'elezioni
che
molte
particolare;
ma
quello, che
nel
diremo
di
bisogno
si
ciò,
e
tremo
po-
venire
più
Fiorentini
detto,
perchè
veranno
ser-
lo
quel-
e
avranno
simi,
mede-
loro
di
l'adiutorio
con
che
e
Noi
può.
e
Dio,
pranno
sa-
,
provvedere
ad
ogni
cosa
imparando ogni giorno meglio
Io
raduna,
Capitolo, non
istruzione,
vorranno
se
si
brevi,
abbiamo
noi
seguente
mia
che
i cittadini
se
insieme,
cose
che
a
ne,
provisioincomodi
siano
circa
cose
far
meno
di molte
in
me
co,
tempi
spediscano più presto,
dire
al
certi
glio,
va-
della Tirannia
però bisogna
e
a
a
modo,
trovar
si
principio
detto;
il suo
passiper
ognuno
cittadini, e radunare
ai
gliUffizj
,
Beneficj,acciocché
per
di distribuire
eccedere
vorria
non
a
a
poco
per
poco,
1' esperienza
dello
i termini
stato
.
mio,
per
nostri
di
dare
non
etiam
materia
mormorare.
II.
CAPITOLO
Di
quello, che
dar
Ciascun
buono
avrebbero
perfezione
cittadino
membro
ognun
agliavversar]
deve
a
fare
al Governo
per
Civile
.
Fiorentino,
della
i Cittadini
che
vuol
essere
me
città, ed ajutarla,co-
sua
volere
,
bisogna prima
che
,
DEL
creda
questo
stato
mandato
5^
GOVERJfO
Ci^'ileGoverno
Consiglio,e
da
Dio
essere
è in verità
come
non
,
,
solamente
da
Lui,
ha
qual
etiam
ma
chi
cosa,
della
passati,e
in
di
in
«aria
Dio,
tante,
che
e
che
fosse
non
perfette
noi
molte
debbe
fondamento,
il
ed
perfezione
:
gneria
che
la
qual
tutti
questo quattro
Prima,
che
il timor
ogni
etiam
lui la
prima
vediamo,
ogni
di
che
altro
derare,
desi-
dargli la
fare
maggior parte
Dio; perchè
governo
e
cosa
il
governa
governo
certa
procede
procede
che
causa,
che
in
sua
biso-
avessero
.
di
regno,
come
noi
la
o
cose
questo
,
,
,
ma
pri-
mancando
volendo
cosa
telletto,
l'in-
cittadino
può
quanto
operare
chè
per-
adjutorio
suo
quasi
ciascun
si
dato, fa le
dunque
avendo
non
ma
umano
col
Essendo
né
con
ci ha
imperfetto, e
parti,anzi
la
giorno
questo
a
.
ancora
ni
an-
fatto tal Governo
mai
al governo
imperfette,acciocché
Governo
tre
stata
ci esercitiamo
noi
della
senza
pochi adjutori:
appartengono
le facciamo
questi
totalmente
e
arbitrio, che
libero
e
cose
che
vuole,
in
infìno
,
Dio
che
,
:
potenti contradizioni,
si
insidiatori
tanti
tra
stato
se
mantenere
potuto
di Firenze
si saria
non
e
Città
cieco,
è
giudizio,è chiaro,
Ulano
è
essa
non
procede
Governo
specialprovvidenza
per
al presente
Dio
buon
perchè ogni
da
lui,
ogni
delle
cose
è,
cosa
da
Dio,
essendo
cosa;
natu-
e
54
TRA.TTATO
perfetto,e stabile, perchè
rali è
e
si
così
che
loro
avessero
Città,
Magistrati,ed
altre
loro
ogni
al ben
del
fosse
augumentato,
i Eomani
se
beni
il-
della
questa
che
meritando
non
senza
temporali
la
ave-
mente
facil-
tra
Dall'al-
lui.
da
comune
l'altre
il
ni,
ragioperio,
im-
suo
essi
perchè
assegna,
comune
sendo
es-
risguardan-
il ben
tanto
vuole
era
a
4ilatarono
ne
non
perchè
non
poteriano
tra
rimeritare
e
eterna,
renti,
pa-
,
ordinate
che
ed
loro,
onde
il ben
(ilquale
di
cose
meriteriano,
volendo
to
can-
l'occhio
affezioni
non
governo,
questa
Dio
proprie
nelle
amavano
solamente
dell'intelletto
parte
che
da
specialitàde'
fallaci,perocché
gli occhiali
errare
Dio
le
nei
sono
perchè quest'affettoprima
l'occhio
il fine
e
il ben
amassero
lasciassero
avessero
spogliatidi
do
lo
quel-
tutto
quando
dignità,
ed
comune,
lumineria
riano
che
che
e
proprietà,
ed amici,
di
.
bisogneria,
della
comune
perfezione
fare
a
,
Secondo,
Dio,
temessero
gl'illumineria di
e
governo,
al
repugnauo
alla
gli guideria
rali
natu-
cose
Comandamenti,
suoi
ai
dubbio
questo
non
i cittadini
se
sottomettessero
senza
e
,
governo;
suo
subiette
lui
a
sono
le
città;
e
operazione
alcun
bene
tale
opera
grazia) la
to
mol-
però
na
buo-
sia
remunerato
irvita
remeritò
corrispondenti all'opera,
56
TRA^TTATO
chi
volentieri
da
illuminati
poi
è
premiata
i buoni
i
cioè
,
quali
perchè
ancora
considerare
che
da
col
e
,
conviene
abbiamo
fede,
con
che
è
i
tal
buoni
dubbio,
che
diventeria
governo
quattro
breve
in
perfetto
si
,
che
consigli
fariano
di
,
Dio
l'illumineria
di
fare
;
sì etiam
perchè
illuminati
i
per
particolarità,che
essi
medesimi
e
trovare,
di
molte
:
ma
paradiso
grazie
se
non
per
nei
insieme
,
quali
lessero
vo-
loro
a
queste
osservassero
è
stato
verno
go-
e
,
predette, non
tempo
altro
detto
,
cose
la
giudizio del-
,
ed
Dio
volessero
Fiorentini
non
che
quello
credere
dato
loro
a
i suoi
giustizia.
con
i cittadini
che
ai
ragione,
che
volendo
diligentemente
ragione,
fece
come
,
retti
dunque
Se
sto
que-
te
giustizia det-
far
in
lentieri
vo-
per
questa
per
severi
erano
fossero
Dio
e
l'Imperio,
l'Imperio dell'universo,
popoli
si congregano
quali
:
giustizia
dilata
ai
Romani;
la
pre
sem-
no
moltiplica-
si
,
abita
ancora
virtù
la
e
giustizia e
,
poi
virtù
,
uomini
dove
leggi,
città, la quale
della
di
quali sono
le buone
tutte
bene
dalla
i
giustizia
;
di
Dio
riempie
si
questo
per
da
d'ogni
causa
8on
e
la
ama
,
così
e
già
quello
ro
cercasse-
li averla
suoi
servi
mente
specialdi
sapriano
non
averiano
averiano
fatto
molte
se
per
un
verno
go-
conseguitate
spirituali
,
vorranno
che
credere
come
di
li
tempora-
questo gover-
bisogno
né
loro
e
Dio
la
E
già
Dio
in
in
pieni
dimostra
il
andati
i^er
questo
tante
lui
di
vi
fuoco
sua,
questo
il
di
poiché
lume
Sicché
al
segni
visto
che
e
di
Gesù
son
fuori, essendo
da lui di
quello minacciati
per
si
le viscere
Cristo, che
quietarvi, perché
se
non
della
ormai
k"
le
presente
Voi
Dio
sono
sempre
ni
Fiorenti-
vuole,
essendosi
stia, non
contradizioni
dentro,
che
visto
non
sono
avendo
non
no,
gover-
hanno
quelliche
e
l'altro
nel-
naturale
loro
vero
governo,
li
qua-
inquieti di
,
Inferno.
i
nell'altro,
e
eterno,
essere
parte
governo
Signore
dell'ira
sempre
seguitare il
né
una
moXxì
prego,
li
figliuo-
perfettogoverno
inquieti patiscono
esso
del
da
saranno
sopranaturale,del quale
retti in
stati in
starà,
passione, e tristizie, e
di
questo
già
E
.
Dio
mondo,
staranno
nel
voluto,
né
da
e
segni
questo
questo
staranno
hanno
divisione,
ed a' loro
di questo
mostrati
in
vogliono aprire le orecchie,
e
pene
fatto
consumati,
ha
Dio
non
mente,
segni
sempre
insieme,
grazia
punirà
perchè
che
stare
ma
poco
a
data
essi
mune,
co-
voglieproprie, né
sue
consumeranno
sarà
ma
il ben
amare
il governo
giustizia,
poco
.
alle
attendere
si
a
il loro
essere
,
insieme,
fare
né
né
Dio
temere
né
Dio^
,
ma
amarsi
da
dato
loro
a
essere
no
'^7
GOVERNO
DEL
fatte
che
mutato
in
contro
di
gì'impugnatori
tante
punizioni
pietà del
siate
farete,
nostro
contenti
manderà
,
58
TRATTATO
flagelloassai
maggior
fatto
l'altro:
e
le
e' passati, e
sopra
ma
le quali
felicità,
capitolo
do,
mon-
nel seguente
descriveremo
III.
chi
de' Tiranni
ben
suoi
e
Jlissendo
dunque
zelo
dell'onore
osservando
le
predette
di
potranno
quanto
Dio,
con
ne
comu-
no
si sforzeran-
cose
,
ridurlo
a
perfezione
,
felicità
acquisteranno
che
ben
del
e
di
più
Governo
quei cittadini,
di
,
,
seguaci.
il presente
degli uomini,
miseria
e
regge
y
gran
questo
.
felicità di
DiOy che
ha
non
farete, conseguiterete
lo
CAPITOLO
Della
voi, che
perderete
voi
se
di
sopra
spirituale
terrena
,
ed
,
eterna
.
dalla
Prima, si libereranno
la
di
la
sia
quale quanto
quale
è
sopra
,
governo
ed
delle
ai loro
di
che
con
gli onori,
non
Potranno
e
l'argento
e
,
agli onesti
gaudio,
Dio
quando
tolti loro.
siano
libertà
vera
attendendo
città
sua
poderi,
E
o
,
,
ed
mente
la roba
foro
che
loro,
.
loro
in
chiarato
di,
nella
case
del Tiranno,
l'abbiamo
grande,
viveranno
più preziosa
sicuri
staranno
e
servitù
.il
gni,
guadae
quillità
tran-
moltiplicherà
avranno
andare
paura
in
villa
,
o
dove
Tiranno,
vorranno
e
maritare
senza
domandare
le loro
licenza
al
e figliuoli,
figliuole,
piacerà
come
ed
loro
a
59
GOVERNO
DF.L
far nozze,
e
,
che
quei compagni,
avere
e
darsi
o
dell'arti
alle
virtù,
le
quali
no,
piaceran-
fare
e
ze
scien-
delle
tre
al-
simili
,
,
cose,
loro
a
vorranno
come
,
agli studj
o
allegri
stare
felicità
certa
una
saranno
terrena
.
Di
poi
seguiteràla
ne
ciascuno
da
e
potrà
niuno
costretto
quando
nei
a
né
povertà,
tratti, perocché essendo
di
città, abbonderà
i
e
loro,
e
de'
perocché
loro,
manderà
la
ne
Scrittura, che
popoli,
e
potranno
reggere
i buoni
che
sarà
vi
non
giubilo,e
in
si
vedendo
Dio
donne,
moltiplicheràil
la buona
do
Pastori, dicen-
dà
tali
pastori
i Pastori
secondo
senza
i
mento
impedi-
pecorelle Moltiplicheranno
buoni
e
l'altro
la città
paradiso
canti,
e
me
Religiosi,massi-
vivere
potranno
scaccia
un
delle
.
si ridurrà
come
figliuoli
i
l'onestà
Dio
le loro
e
con-»
vorerà,
si la-
tutto
per
buoni
Sacerdoti,
contrario
tempo
e
rà
sa-
nella
governo
santamente.
che
Divino;
mente
cattivi
nutrire
circa
massime
giustizia,
ognuno
poveri guadagneranno,
fanciulli,e
Culto
un
ricchezze,
leggibuone
Faranno
far
a
buon
figliuolepotranno
e
fare
non
Magistrati perchè
per
alcuno
sarà
.
,
libero:
no,
Cristia-
vivere
Né
impedito
minacce
sarà
spirituale,
perchè
al bon
darsi
sarà
con
felicità
a
:
i
cattivi; perchè
così
e
breve
Religione,che
tanta
terrestre,
salmi;
in
e
e
i
vivei-à
fanciulli,
in
e
6o
TRATTATO
fanciulle
nel
saranno
viver
quali poi
Cristiano, e civile insieme:
al
più
tempo
questo
la felicità
eterna,
loro
corona
premio
chi
a
essendo
la
quando
la
maggior
conciò
in
cielo.
virtù
sia
sé, ed altri,e
un
che
regno,
seguitache
noi
è
massimo
perocché
sia
maggiore
virtù
maggior
se
comunità
una
in
vediamo
in
le arti si dà
al
principale
dell'arte
che
che
vita
Onde
maggior
le
tutte
cose
obbediscono
che
ai serventi
riti
me-
eterna.
regge
e
medesimo,
premio
premio
gere
reg-
comunità,
una
solamente
tutte
fa
e
,
premio;
grandissimo
che
virtù,
della
maggior
bene
regge
dà
le città:
uomo
la
crescerà
e
Dio
massime
reggere
chi
grandemente
premio
che
dunque
etiam
merita
tanto
cose,
.
no
meriteran-
bene
dell'
ta
cer-
mondo
meriti,
beatitudine
una
avranno
Perchè
governa
sarà
e
solamente
ma
i loro
augumenteranno
città il governo
,
questo
non
gli
per
terrestre
buoni, che
spiritualein
Terzo, per
nella
celeste, che
tosto
felicità
si farà
suo
la letizia dei
tanta
no
angeli, e gli nutriran-
come
al
,
principale; certo
maggior premio
dell'esercizio
soldati:
dà
nell'arte
e
maggior
che
premio
ai
Ilem, quanto
e
nell'arte
la
più
militare,
dell'edificare
al maestro,
manuali,
e
simile
Dio,
e
fa
al Capitano
che
similmente
ed
ai
si
tore,
all'architet-
é nell'altre arti.
operazione dell'uomo
onora
si dà
è
maggiore
più
cèllente,
ec-
utilità
ai
è
prossimi, tanto
che
dunque
massime
il
eccellente,
governare
che
e
Dio,
che
dubitare
abbiamo
che
o
premiato
che
e
che
a
Io
miei
dunque
per
pochi poveri
Dio, dicendo
dì
del
il
Giudizio
dal
dissima
gran-
chi
vatore
Sal-
volterà
Padre
apparecchiato daW
voi
nudo
si
le vedove
e
bene
a
le
città
fatto
miseri,
che
la loro
forza
darà
non
,
per
a
il
infiniti
pascono
delle
persone,
premie-
grande
molti
a
Se
me.
a
premio
si
cava
avete
fatto
avete
quale
pupilli;si
contro
il paese
che
quanto
una
della
iniqui
altrimenti
mi
e
,
,
Dio
particolari
ognuno,
provede
,
origine
visitato, quando
e
ancora
l'elemosine
buono
poveri,
avete
ai
sedete
pos-
fame
avevo
peregrino
e
ricevuto;
minimi,
governerà
governo
e
Io
fa
mente
grande-
è
nostro
si
benedetti
e
che
vediamo,
,
grandemente
e
é da
premio,
perocché quello
;
dei
tenti
per
non
sopra,
da
vestito,
e
y
infermo
chi
mini,
uo-
intendere
di
,
pasciuto
rà
delli
temporali
noi
pasce
ero
y
uno
l'onore
nel-
utilità all'anime,
grandissima
perchè quando
,
ero
,
massimamente
eccellente
Fenile
:
Regno
mondo
sete
una
sia
,
il
del
nel
dirrà
e
comunità
detto
merita
elemosina,
giusti
bene
facilmente
può
gloria.Item
una
Conciò
a' beni
ed
si
come
quello,
meritoria.
resulti
faccia
e
corpi,
e
più
tale,qual'è la Fiorentina, sia opera
una
di
6l
GOVERJfO
DEL
si difende
mani
si
de'popossono
difendere;
bera
si li-
da'ladri, ed assassini; si custodi-
62
TRATTA.TO
buoni;
i
scono
Culto
Divino,
simile
ogni
da
amato
essendo
simile,
tutte
chi
ha
non
il
maggior
di
e
onde
,
colui, che
alle ricchezze,
subietto
e
d'infelicità
ognuno,
dell'amicizia,
beni,
la
che
perchè
ognuno
quale
possa
non
in
è
vuole
nessuno
timore,
e
mori,
ti-
e
sogna
bi-
Stato
egli sta
serva
è
in
jdìù
privato
più
e
questo
eguale
massime,
;
tutti
a
maggiori,
l'uomo
aver
in
dipoi
dei
le
non
che
massime
mantenersi
benevolo:
ognuno
rena
ter-
d'animo,
tutti, bisognando, che
a
è infelice
Tiranno,
afflizioni
pensieri,
tener
verna;
go-
maggior premio.
essere
per
fatiche
non
quanto
assai
na
gover-
maggiori
e
perocché
continovi
to,
ama-
chi
primo,
farsi
tiene
che
,
merita
molte
DiOy
a
Dio
mondo,
subietto
e
da
questo
volendo
mondo,
più
in
per
que
dun-
proprie operazioni,
che
vuol
ra
anco-
manifesta,
cosa
chi
spendere
dolci
è
no
so-
sia
contrario
e
per
è
pericolo
corpo,
sono
simile
più
massime
ancora
può godere
e
molto
:
Dio,
a
alcune
conciò
nelle
governa;
mente,
Per
è
che
simili
amate:
giustamente
premiato,
quando
più
è
più
assomiglia
l'altre,vi
è governato^
governa
si
perchè
ma
Item,
tanto
e
le creature
governa
che
vivere, ed il
altri beni.
lui
a
lui, che
lui
y
e
più
amate;
a
da
colui
se
suo
tutte
simili
che
di
il
dunque
quelle
che
infiniti
lui, quanto
più
che
fannosi
ama
da lui
sono
e
il ben
mantiensi
e
a
sé,
perchè
64
TRATTATO
intendere
bene
esser
quello
che
è
male,
,
tepidiReligiosilo confessano,
i
edam
dimostrandoli
il bianco
misero
è
però
all'inferno
in
nell'altro, dove
più deglialtri
peccati che
uomini
commesso,
come
premiato
da
chi
punito
mamento
il
così
Dio,
Tutti
nelle
ed
spirituali,
è sopra
ed
onori,
del
i
tesori, oltre
Tiranno
:
i
e
imitando,
ogni
che
più
della
tutti
Ancora
del
medesime
per
loro
si
i
che
nelle
la libertà
la loro
ba,
ro-
in
sono
vanno
testà
potinuamente
con-
si sforzano
però
di fare
non
e
lui
nell'inferno
saranno
gravissima pena.
cittadini,
che
reputazione,
tutti
spendino,
sieno
non
ed
tutti
i
li cattivi
e
tenti
con-
partecipano
possono,
congregano
sono
non
civile, benché
rifarsi, e
bisogna
seria
mi-
sua
come
suoi
perchè
guitano
se-
,
che
infelicità,mancando
d'onori,
a
sua
governo
perchè
e
e
possono:
gliartefici
che
glipiace,ed assomigliarsia
che
cosa
è massi-
della
donne
peccati
dei
tri,
agli al-
ancora
perdono
e
figliuoli,
e
va
usurpato;
male,
regge
onde
eterne:
ne
sommamente
temporali
cose
tutti
è
partecipano
,
fare
ha
si
quelli
.
Tiranno,
così
fatto
bene,
chi
: e
la moltitudine
e
regge
nero
poi
e
solvono
as-
gravissima pena
l'offizio,che
per
perocché
ha
si per
,
ha
sì etiam
che
mondo,
questo
ed
il
per
,
onde
dai
buoni
di
ranni,
Ti-
ste
que-
ze,
ricchez-
amicizia, perchè
magri
uomini:
sono
ni
cittadionde
fuggi-
ti,
però
e
ma
le
per
e
zia,
amici-
vera
di
seguita gli cerca
li
cattive
farebbono,
non
bare;
ru-
fanno
migliaja
sono
inquieti
e
pieni di odj invidie,e
sempre
morazioni,
mor-
,
l'inferno
hanno
e
alcuno
con
compagnie
peccati,che
di core,
in
questo
do
mon-
nell'altro.
e
Essendo
dunque (come
simile
e
simile
a
lassare
sforsarsi
e
augumentare,
civile
chi
l'amore
di
felice,e
del
in
porta
Santo
Savon.
.
e
salute
e
e
ni,
affezioed
governo
dell'anime,
nell'altro
Gesù
Cristo
regna
in
col
e
ogni
conservare,
specialmente da
Signori,il quale
vive
Amen
.
e
proprie
,
,
rum
debbe
Lui
questa città, acciocché
Salvatore
de'
le
infelice
ed
male,
bene,
mondo
questo
nostro
Signore
Dio,
a
bene,
perfettoquesto
dato
stato
che
peccati,e
fare
e
essendo
regge
di reggere
onore
per
i
lice
provato) fe-
abbiamo
chi regge
Dio
al diavolo
cittadino
e
che
ognuno
e
di
hanno
non
65
GOVERJ.O
DEL
per
sia
zia
per gra-
de'Re,
Re
Padre,
sa^cula
sime
mas-
e
rito
Spi-
saeculo-
DISCORSO
A
CARLO
Vili.
DI
GIROLAMO
RE
FRANCIA
DI
FRA
SAVONAROLA
FU
QUANDO
PER
SPEDITO
LA
REPUBBLICA
-1
PISA
AMBASCIATORE
FIORENTINA
DISCORSO
Là Onnipotente
Ministro
via
se
però
unite, che
tanto
si
trovano
Le
in
il
beati
fa
dà
che
le fatiche
a
loro
che
il
della
mezzo
quello
si
e
meno
da
sono
re
creatu-
e
peccati,
dà
sono
participa della
abbiamo
può
facilmente
a
le
gloria più,
che
circa
Ai
loro
gloria
operazioni,
giustizia,perchè
ancora
si
fa
dannati
meritano.
non
e
la
per
vie
loro
dei
perchè
Fa
sua
due
Ai
meritavano
non
loro.
più,
de' beati
che
manco
misericordia,
maggiore,
e
cioè
;
sé,
perchè gli punisce
misericordia,
condigno,
creatura
le opere,
giustizia, perchè gli punisce
fa etiam
a
insieme.
sempre
giustizia.
traendo
quali
tutte
la via
per
scacciandola
volte
demeriti.
li suoi
sue
la
amore
suo
bontade
della
la via
per
giustizia,molte
della
per
e
misericordia,
della
al
buisce,
distri-
sua
vie, cioè
due
per
misericordia,
convertendo
He,
Giustizia
l'infinita
coramunica
la via
Per
Cristianissimo
Divina
è
quale
j
creature
sue
della
della
del
mano
ogni regnò,
Magno
e
alle
Dio, nella
ed
ogni potestà
e
SAVONAROLA
GIROLAMO
FRA
DI
e
meno,
affaticati.
E
degli
natura
detto
do
secon-
de'
chè
permi,
estre-
dannati,
comprendere
e
nel-
DISCORSO
^O
l'altre
giustiasempre
diverse
sé
benché
e
diversi
effetti:
perocché
chiamargli,
poiché
venuti,
sono
nignamente
perdonargli, be-
abbracciargli,clementemente
giustificarli,
largamente
nell'infinite
Alla
tollerato
aspettatolo,e
della
ricchezze
il
grazia
,
peccatore,
voluto
to,
chiama-
privarlo
della
la
torglile virtudi, subtrargli
lasciarlo
sua
re
cade-
,
ogni precipizio di peccati, farglicooperare
in
ogni
male,
in
cosa
dell'inferno
supplicio
l'immensa
dunque
uomini,
bontà
tant'anni
finalmente
di
e
volte
avendo
non
penitenza
pazienza
di
dei
suoi
Dio
in
voce
Avendo
gli
de-
amatrice
Dio,
tollerati
gli gravi
già
longanimemente
molti
suoi
del
e
te
suavemen-
servi
aprire le
ella voluto
la
conoscere
per
punirlo
fine.
senza
aspettatola a penitenza,
innumerabili
né
e
pazientissimamente
peccati dell'Italia,e
la
volte
venire,
luce, obtenebrargli r intelletto
far
gloria.
sua
longanimemente
e
molte
soavemente
essendo
non
nel
carli
glorifi-
giustiziaappartiene, poiché pazientemente
ha
sua
carli
magnifi-
grazia, e copiosamente
sua
i
aspettare
suavemente
dolcemente;
tirargli
nella
lerare
tol-
appartiene pazientemente
penitenza,
a
la
e
abbiano
peccati, longanimemente
peccatori
a
misericordia,
,
condizioni,
i
la
insieme
vanno
alla misericordia
e
ch^
cioè
creature:
suo
matola,
chiachie,
orec-
Pastore,
né
peccati, anzi convertendo
superbia,
e
moltiplican-
DISCORSO
?72
quello, che
verrà
nunziato,
è
che
la
mai
di Dio,
il
che
intendeva,
e
la
advenistiy
advenisdy
tu
tu
ha
se' venuto,
col
giustizia,e
che
i
le
tutto
lieto, sicuro
che
della
per
Croce.
attentamente
e
di
e
nostra
fatto
quelli che
ben
vivere
ascolta
le
:
la
perchè
superbia
o
Re
sternerà
pro-
rà
riforme-
e
dunque
Vieni
trionfò
,
rindirizzerà
virtudi,
trionfante, poiché
Nientedimeno,
amano
degli umili
deforme.
salute
cori,
rallegrare
le antiche,
rinnoverà
,
Noi
faccia
la
con
abbasserà
le
di
Giustizia.
e
ha
l'umiltà
è
finalmente
Ministro
della
tutti
te
per
che
dem
tan-
Dei
letificati i nostri
desiderano
quel
Minister
venuto.
nostre,
vizi, esalterà
torte,
cose
ha
esalterà
superbi,
sei
tu
Cristo,
Dio
Itaque
che
giocondo,
menti
di
i servi
sperano,
de'
le
dicare
pre-
accennava,
Dico
Ministro
cor
suo
,
venuta
tua
esaltate
tutti
la
La
Re,
o
ti riceviamo
lieta.
meno
nientedi-
aspettava.
Jiistitice,
Minister
sei venuto,
Dio,
la volontà
nominata,
advenistì,
Rex,
o
di
se
nominas-
non
essendo
si
son
nominati
latentemente
e
finalmente
quale
ne
quella, la quale egli nel
era
modo
ancora
inutile
non
pre-
quel
abbiamo
fosse
ancora
stato
e
in
questo
servo
Corona,
tua
Essa
di
e
quelli che
benché
E
dubbio
senza
tutti
testimonj
venuto,
ancora
detto,
stato
sopra.
è
non
colui
in
ti
il
su
da,
man-
Legno
Cristianissimo
parole mie,
y
e
legatele
DI
al
Il
core.
e
del
Dio
Signori
di
e
nella
(benché
molti
nella
la
città
molti
,
il
Da
riguardi, e
e'pupilli,e
la
Egli
ti ha
t'ammonisce
dal
stato
popolo
di Dio
che
difenda
l' innocenza
monisce
t'am-
e
le vedove,
i
peccati,
le forze
dei
perdonare
o
Te
te
non
do
quali moltiplican-
della
gran
potenza,
t'esorta, e
l'offese, cioè, che
da
,
sapendo
monaste-
per
parte di Dio
Da
volentieri
i
mamente
massi-
e
persone,
tu
altri
popoli
inclini
perdonare, perchè ignorantemente
non
tua
ogni diligenza
con
Cristo, acciocché
Fiorentino
offeso,
ti esorta,
inutile,
data.
a
sano
pos-
adjuvarti in questa
le miserabili
moltiplichino
che
dare
riguar-
,
di
debiliteriano
devi
tu
pudicizia prcesertim
spose
me
co-
più quietamente
parte
servo
però
secolo
nel
quali
i
per
te, ed
per
ha
,
acciocché
città
nella
Firenze,
peccati)
così
serve,
e
di
litudine
simi-
a
dia,
misericor-
ogni luogo
in
sua
Eeligione
espedizione.
si
da
Celestiale, Te
raonisce, che
am
siano
servi
pregare
rj delle
Signore
,
,
tu
la
del-
gliai
Dio, Fi-
vero
de' Re
Corte
ed
faccia
tu
massime
lei
Cristo
Re
la
tutta
esorta,
sua
in
idest
Dio,
,
lui mandato
quale
rivelato
stato
Figliuolo,e Spirito SantOj
Uomo,
vero.
di
parte
Salvatore, Gesù
Nostro
di
de'
da
Trinità, Padre,
SS.
è
inutile, al quale
servo
Sacramento,
questo
'J^
SAVONAROLA
G.
esser
mandato
se
tu
sei
l'animo
a
hanno
da
cato,
pecDio.
74
DISCORSO
del
Ricordati
in
DI
SA.VONA.ROLA.
il
Salvatore,
tuo
a' suoi
perdonò
croce
G.
quale
pendendo
crocifissori
Le
quali
.
cose
se
temporale,
tìnalmeate
tu
farai,
Re
o
e
ti
daratti
darà
Dio
vittoria
il
regno
dilaterà
in
perpetuo
il
tuo
regno
luogo,
ogni
.
e
DISCORSO
DI
FRANCESCO
GUICCIARDINI
CIRCA
ALLA
FATTO
RIFORMA
DI
PAPA
A
FIRENZE
VU.
CLEMENTE
l'assedio
DOPO
DÌ
A
l53l.
3o
GENNAIO
ISCORSO
D
DI
FRANCESCO
Ancora
di
che
chi
in
la
cessi
Firenze
GUlCCIARDmi
a
discorrere
prima
difficoltà
dello
che
non
Stato
no
soglio-
,
il
cioè
i fisici
avere
ha
la
conoscere
tura
na-
,
del
nondiraanco
male;
difficile
e
cosa,
una
nella
il potere
sustanziale
è
Non
debba
padrone
l'indugio
he
pigliar partito
questo
fine
è
non
il
no
me-
non
chi
n' è
risolversi, perchè
la
difficoltà;
di
abbandonarlo,
nessuno,
giovino
che
questo
differire
accresce
che
un'altra
per
.
di
disposizione
rimedj,
offendino
non
molto
materia
mala
accomodare
quest'infermo
a
è
se
e
deb-
manco
perchè
in
dannoso
non
e
disonorevole.
Le
difficoltà
che
Stato
questo
della
più parte
si
non
ed
entrate
si
non
il
alienissimi
ha
della
può
guadagnare
nervo
città
non
si
propria,
cerca
di
eh' è
o
di
conservare
di
:
da sé
la
ma,
pri-
gliuomini
augumentare
que
qualunla
conda,
se-
qualificatoin
senza
queste
tanto
con
benefizj;
è
nostro
,
due
versale
città, i quali in uni-
dolcezza,
il Dominio
che
che
possono
di
maniera
modo
principali mi pajono
grosse
consiste
indebolita, che
la
nelse
quell'industria
?78
DISCORSO
ci cad
vi è restata
che
era
Però
mano
è
necessario
il
ha
quale
impedito
rimedj gagliardi
molti
che
difficoltà
prime
ostasse,
da
era
fare
di
utile, né
che
si sa,
Ma
più potente chi
padrone di quella: e il
qualitàche
avendo
che
i nostri
diventano
ci
non
sempli
di
i
accade
non
capo,
pure
ogni
è
male
altri
;
fine
il
per
ci
perchè
alla
ribellare
Ma
tra
i
;
per
queste
prima
e
senza
tornare
dubbio
e
,
degnassi
al
non
da
gli esì
sono
noi
vamo
era-
a
ingrassando,
meglio
lo faranno
navicare
proposito, parmi
la città
quello
riservare
come
.
mantenere
servire
sono
si possano
occasione
di
insegnato
avevano
andiamo
noi
dì l'entrate
questo
difficultà,ricordandosi
nacessario
e
quali
sia
governarsi
,
bastanza,
che
rato;
conside-
e
se
replicarli,
savj gli Aretini
che
entrate,
sudditi
nostri
e
essendo
inutile,
amici;
tutti
quasi
freschi, che
più
poco
per
,
se,
è
importano
cosa;
peggio
ha
diminuire
alcuni
in
perchè
é
ne
non
tà
pie-
mali,
farebbono
ai sudditi
esenzioni
con
ogni
ragionevole aver
la città
quanto
usare
ragione
nuovo
potessino,
è
tanto
di
a
appropriati
fatti tanti
hanno
come
mai.
che
che
coloro,
quasi
di
cosa
potere
questa
se
,
essendo, né
non
e
il
erano
,
alle
ogni
rispetto assai
aver
.
questo,
dì
un
,
che
ad
per
altro
oblivione, cioè,
sempre
viva
tempo,
non
ne
poterse-
per
questo
ch'é
rispetto si
zione
fussi dila-
mancare
mai
So
in
DISCOBSO
di
qualche parte
la mala
che
è la loro
freddi,
vede
quali
il
chi
e
quelle
ho
ziale, ch'io
detto
noi
tali
però
che
da
via per
di chi
concetto
in
venisse
da
lo Stato.
E' modi
di fare
nuovi,
ma
egli
vecchi
non
ci è
che
portino;
im-
a
le
per
di
sta
que-
quali gli
buon
in
essere
più quanto
vivere
a
sicura,
in
certa
e
utili dati
sì
degna
in
del Libro
simili
bisogna
modo,
odioso
e
che
ne
all' universale
del
Principe
.
di
ch'io
per-
dimenti,
inten-
sieno
chi
si
modo
facili
sono
soscrizione,
bastano:
cessario
ne-
to
tan-
non
,
non
diventi
(i)Massima
massa
una
biasimo
non
onori,
e
avere
far
né
verrebbono
,
di
opinione
è
più qualificati,
persone
tanto
e
regge
tenere
amici
di
desiderare
a
a
sustan-
tantos,
de'
e
quelle cause,
hanno
uomini
inter
molti
che
tutte
eccetto
assai, perchè
numero
credo
e
do
aven-
capo
acquistare,
tanti, quanto
pascere
non
alcuna,
pochi
si possano
capitaledel
chè
per-
principio. Ma, perchè
compagni,
cercare
quando
gli,
trattener-
può,
l'altro
nel
siamo
si
cosa
disordinassino
che
fatto
che
se,
co-
tempo,
a
diligenza in
usare
rispetto a
questo
è
ventano
di-
delle
conto
non
lo
quel-
almanco
o
ordinare,
a
pericolo in viso,
il più
sosdisfargli
in
in
rovina,
indugia
è necessario
desiderare
tengono
non
e
gno,
lo sde-
conviene,
glifa
contentezza
spesso
le
che
quel
gli
teciperà
par-
(i)
^
DI
che
forzato
sia
in
più
poco
vecchi,
o
trovarne
in
modo,
in
condizioni
che
E
ordine, che
questa
Casa^
pensare
ad
può
che
la
a
un
modo,
per
se
a
riè
ed
nostre;
che
bene
parti-
cosa,
glieffetti
è
forma
di
nel
di
una
forma
poter
non
sarà
buoni
intera
e
il ridursi
Principato,non
né
che fusse
,
che
veggo
maggior
quando
necessario
,
tempo,
con
venisse
quasi
con
Savori.
fatta
la
e
occasione,
con
per
se
stessa,
proporzione
cesse
fa-
,
quelle cose
crederei
non
qualunque parte
maggior potenza
,
fare
in
nella
vi
gliar
pi-
e
però bisognerebbe
e
gli effetti
stesso
ora
a
lutti i
,
che
di
necessario
a
loro
e
i Fecchi
Duca,
forestiero
ridursi
totalmente
del
grandezza
cose
avesse
assiduo
capitaled'ogni
nell'età
delle
sicurtà
fussino
questa diligenzacosì minuta,
ma
presa
per
male
e
cose
essere
non
ciarla
accon-
effetto;
,
occasioni, farebbe
le
tutte
notizia
dia
le
se
avvertisse
e
far
sapesse
qualunque
avere
povertà
governarono
forse
direi
sperare
ha
in
altro; purché chi distribuisse
bene
si
certo,
le
gli utili,e gli onori,
volesse;
la
un
i modelli
su
quella diligenza,e
con
buono
e
Governo
seguitiquesto
ne
assai
nostre.
governate
consiste
non
in
stare
salvo
esser
de'nuovi, quanto
fa difficultà
culari,
Il che
popolo.
manco,
,
o
che
poter
non
allargare,o strignereil
in
tanto
al
di
Stato
uno
credere
a
8r
GurccrARniNi
F.
che
e
ed
con
durla
con-
in modo
zionare
propor-
si conviene
6
si
le
82
TRATTATO
membra
al capo
dominio,
E
il tirare
perchè
farebbe
pochi
disordinare
modello
io
vecchie,
s'eleggesseper
ora
mettendo
vi
60, o 80
che
da
provvisionedi i5o,
potrebbe
disegno
mai
elezione
pure
200
tutti
in
non
e
tre
per
li
loro
Darei
la
anni
tenere
per
e
da
sino
tanto
(1)Seconda
più
uffici
di
massima
.
a
sciare
la-
che
fizio
bene-
tutti
,
messarj, e questo perchè aglialtri
ma
pri-
,
pronti
divieto
per
quelli
Ambasciatori
eccetto
si
non
farei forse
tempo
si mostrassino
che
eleggerei con
,
in
tre
ol-
una
uno,
qualche freno,
tempo
ca-
co
man-
pubblico
.
offizjdi fuora,
sone
per-
tant'odio, che
o
con
Stato
200
principiale
,
di
di
questi
a
ducati
(r);
due
giornata non
dello
ed
dal
perpetui, ma
gli uomini
indietro
alla
o
per
il
spento
se
membro
Tanno
purgare
fussino
questa
Balia
una
sessanta,
si desse
li metterebbono
l'industria
acquistare;da questi si
già i
Stato,
lo,
so-
quelle chiacchiere
dentro
il
e fargli
l'adoperargli,
dello
il
za
sen-
o
quell'autorità
più, o
con
avevano
se
in
che
occorreva,
di
confidate, o
vassino
lo veggo
Consigli, e
cittadini, non
per
scacciare
senza
non
partiti;ma
de'
cosa
fare al presente,
possa
,
di
Feudatarj per
ogni
l'entrate, e
della città
scarsità
de'
amici.
si
questo
come
fare
cioè
,
e
amici
utilità,acciocché
gli
Comrestascon
DI
satisfazione
questa
e
la
con
nel
predetto
stessino
che,
le
.
gli uomini
fussino
molti
ad
che
con
tisfazione.
sa-
essere
sforsasse
simile
facesse
desiderare
alla
giornata
scesse
cre-
l'amore,
le
alla fine
può
non
volta
una
la
fede,
e
s'incarnano
non
se
che
e
banda
ogni
cose
sarà
che
amici,
essere
da
che
può
modo
e
rò
pe-
più qualità,perchè
non
caldi
essere
e
,
a
,
di
quali
di
è distinzione
Crederei
gliamici
gradi
più quelli del
anche
onorerei
che
numero,
non
di
simili, cioè
comodi
,
dove
si
diver-
sono
dissimili
anche
pratiche,e
più adoperargli
primo
è inconvenient
Né
contenti
cherà,
va-
ne
proprio degliStati stretti;e
è
d'onori, anzi
quando
,
loro
come
qualità,sieno
con
numero
ancora
di poter
speranza
,
entrare
di
83
GUICCIAr.DINI
F.
di
noi;
e
fatta
venire
si dia
bene,
se
questa
in
un
principio
a
non
so
zione
disposi-
dì,
assai
entrare
è
la
su
di far bene
strada
.
Quando
questo
difficultà
non
pure
si
può
la
far
farebbe,
uscita,
tanto
se
che
modo
povertà
ria
piacesse, peraltro sa-
del
che
peggio,
si
pubblico
senz'accrescere
quest'assegnamento,
Signore
costasse
qualche
ritrarsene, benché
non
vorrebbe
esser
le
gravare
riserrare
potesse
al
,
e
le
quando
per
si
spese
l'ajuto di
volto
spese,
quell'altra
l'anno,
cosa
quale
a
vasse
ca-
Nostro
verebbe
de-
non
Sua
tità
San-
assegnamen-
84
to
a
DISCORSO
perchè bisognerebbe
questo,
salarj uscissino
odioso
più
a
no
mano
debite;
la
alla sorte,
ma
si
molti,
anche
meschini,
si
in
massime
di
più
avere
tinio
sia
le
loro
più
altri
Di
solo
levar
o
nel
e
,
più
la
massima
si
e
che
così, non
farlo
non
farlo,
potesse:
ma
a
dico
in
parte
fa
,
solamente
e
tenerla
questo
chi
a
no,
alcuda
tutti
gli
minor
mero,
nu-
niente; perchè
mi
non
in
nocivi.
sono
,
alcuna,
gare
pa-
trarre
per
ridurla
star
sustanzialità
a
,
lasciarla
o
che
fatto benefizio
frutto
Signoria
fuora
,
gettativia
son
squit-
procedere
necessari
sono
terne
po-
lo
desti
vorrei
fusse
non
utile
non
in
gli uomini
somma
per
bene
Vorrei
questa
con
quelli
eccetto
si satisfanno
sorte
.
de' nostri
è
non
cose
della
modo
tenere
In
gravezze
le
tutte
che
quella larghezza
necessaria, per
o
qualificati,
uomini
gli altri.
da
stretto
ed
,
questo
come
bene
cupidi,
troppo
domandarne
vergognerebbono
nità
importu-
gli amici,
sono
è
perchè
anche
è
non
parere
se
gli
rimetter-
sperare,
concorrenza
non
per
che
spezialità,e
forse
e
ognora
può
alle
dì
degli uomini,
a
più frutto,
non
impossbile ogni
mettere
far
per
considerazioni
diligenza, e
farebbe
ne
se
città
si distribuissi-
gli uffizjtutti
se
con
questi
avesse.
ne
è che
Certo
dalla
direttamente
chi
che
par
viva
bene,
sta
consitutto,
che
con
o
DI
questi
debbo
stato
tà
gradi
di
e
e
niente.
qualch'iino,
pasce
conservarsi
far
onori,
si
85
GUICCIARDINI
F.
piacere
con
con
gli
tutte
può
quanto
agli
amici,
utili,
ma
quelle
non
etiam
cose
e
che
solo
con
non
Io
lia
chi
facul-
la
con
le
costano
gli
ranze,
spe-
AVVERTIMENTI
U
Principe,
n
col
che
del
mezzo
ingannar l'altro,deve
vuole
perchè
l'Ambasciatore,
efficacia
credendo
prima ingannar
parla
e
opera,
così
che
tore
Ambascia-
suo
con
gior
mag-
la
sia
mente
,
del
che
ognuno,
a
per
altro
un
farebbe
non
se
credes-
se
il medesimo
ed
simulazione,
essere
usi
il che
Principe,
suo
ricordo
d'altri
mezzo
vuole
suadere
per-
il falso
.
II.
fare
Dal
o
fare
non
ben
depende
avvertito
essere
e
che
cosa,
nelle
paia
di
momento
spesso
però
e
una
ma,
mini-
portantissi
im-
cose
picciole devesi
cose
considerato
.
,
III.
Facil
al
cosa
è
racquistarlo ; però
fare
deve
scir
di
ogni
chi
sforzo
difficile
bell'essere
guastarsi un
,
si
di
in buon
truova
do
gra-
lasciarselo
non
u-
mano.
IV.
E
le
pazzia sdegnarsi con
quali
di
per
poter
la
quelle
grandezza loro, tu
vendicarti,
però
,
puoi
non
se
con
persone
ben
ti
rare
spepare
AVVERTIMENTI
90
ingiuriato da
essere
questi
bisogna patire
,
e
,
simulare
.
V.
Nelle
di
cose
un'altra
infinite varietà,
viltà
delle
avverse
a
chi
li presenta
se
dura
perchè
ora
deve
a
gliare
piné
prospere
,
che
qual-
nasce
spesso
questo
ma
un'
si deve
non
nuove
perchè
;
mutazione,
però
delle
animo
troppo
da
nascono
guerra
che
insegnare,
l'occasione
la
non
perda,
poco.
VI.
il fine
Come
il
fallire,quello
così
è
de' mercanti
spesso
de'
di chi
è il
più
delle
volte
il sommergere;
naviganti
lungamente
il fine
governa
male
capitar
.
VII.
Le
volte
rare
motto
riescono;
alle cose,
e
ragione è,
la
alli
li
che
chi
poil
danno
communemente
fini, di che
gliappetiti di
assai
te,
desidera-
universalmente
sono
quelli,che
sono
rj
che
cose,
contra-
sono
molti
.
vili.
le
Tutte
son
buone,
d'altre
e
condizione
nissuna
accomodarsi
potestà
sicurtà, che
di
si possono
fede,
degli uomini,
altra
in
è
migliore
modo,
d'offenderti
.
ma
e
,
più
cheTinimico
messe
pro-
la mala
per
dei
variazione
e
di
amici,
di
assicurazioni;
nimico
dell'i-
avere
pi
tem-
che
ferma
,
non
abbia
m
GUICCIARDINI
F.
9I
IX.
Nessuna
mondo,
questo
che
ridotto
tali
termini
a
tanto
l'inimico
vedere
quanto
deve
farsi
cioè,
terra,
l'abbia
tu
e
zione:
discre-
a
regole
ha
particolare,che
eccezione,
che
qualche
in
,
ragione,
lari,
partico-
casi
quei
no
han-
insegnare altrimenti, che
male
possono
cosa
eccellenti.
diversa
siano
quali
ma
laudabile
perdonare,
a
generosi, ed
sono
questo,
l'usarla
clemente
esser
accade
chi
a
gloriosocon
Questi ricordi
si
che
è felice
propria degli animi
caso
in
prostrato
tà,
felici-
sua
a
,
ma
mente,
più
attribuirlo
né
in
1' uomo
più
desiderare
deve
cosa
la discrezione
con
.
XI.
È laudato
^Toverhìo: Magistratus
mo
questo
con
il
per
poco
no
che
peso
ma
per
,
le affezioni
l'uomo
potestà, e
dell'animo,
freno,
manco
da
quel
che
ostendit, perchè
e
gliè
si
solo
l'uomo
se
sia, perchè quanto
tanto
guidare
la
ha,
è verissi,
,
virum
non
paragone
si
ed
gliantichi
appresso
è
conosce
d'assai, o da
licenza
si scuopro-
cioè, di
altrui
che
è
rispettoha
ra
natu-
più
de,
gran-
lasciarsi
a
naturale
.
XII.
Ingegnatevi
appresso
né
di chi
vi fidate
di
è
non
venire
in
mal
concetto
superiore nella patria vostra,
del buon
governo
del
viver
vostro,
AVVERTIMENTI
9^
che
tale, che
sia
nelle
mani,
di
casi
pensati
il
anzi
ha
se
voglia
aspetti il tempo,
li
lui
di
e
;
di
verso
con-
punire,
di
e
te,
precipitosamenquali
le
che
sorte,
senza
appassionato, potrà
o
non
per
l'occasione,
e
verranno
scoprirsi maligno,
al
di
lo faccia
non
pitar
ca-
infiniti, e
nascono
bisogno
aver
di te,
dubbio
senza
perchè
superiore
vendicarsi
pensiate d'averglia
non
sfare
sodi-
desiderio.
suo
XIII.
Tutti
gli uomini
utilità del male,
piacere, o
cavano
il ben
del
che
il male
mondo
interesse
e
savj Legislatorifu
violentare
:
ma
il
inclinano
ro
lo-
le
tele
corrut-
sjjesso
al male
Io
per
dai
Però
,
fondamento
per
premio
gli uomini,
inclinazione
e
non
piace più
varie
sono
loro,
fragilità
proprio
trovato
buoni, cioè, dove
sono
la
e
delle
bliche
Repubnon
pena,
per
perchè seguitino
ma
la
naturale
.
XIV.
Chi
ha
lira,
punire
delinquenti
a
popoli,
soldi
bisogna
li
glia
vo-
quindici per
punirli tutti,
misericordia
e
ordinariamente
castigato ogni delitto, ma
qualche
che
i
o
che
sappia
è necessario
ma
sia
far
città,
governare
corretti,
tener
basta
da
eccetto
che
si
in
può
dei casi
fetto
ef-
ben
ci,
atro-
,
dare
esempio.
XV.
Se
gli
Scrittori
fussero
discreti,
o
grati, sa-
F.
DI
rebbe
onesto
GiriCCI
debito
e
che
,
volte
delle
d
altra
loro
con
perchè
ma
e
la
eoa
il
sono
quando
li straccano,
o
li beneficiassero
padroni
natura,
,
andare
utile
potessero,
li lasciano
j)ieni,o
i
,
quanto
più
93
ORDINI
sono
è
però
più
stretta
mano
e
,
trattenendoli
che
tanto
con
basti
fare che
a
loro
dar
speranza,
si
non
effetti
di
disperino.
XVI.
Il ricordo
che
di sopra,
bisogna
di
l'acquistarnome
faccia; che
non
della
che
più
,
fa
esempio
che
ti valerà
uno
che
non
abbino
abbia
da
a
sto
que-
mente
natural-
uomini
la
ranza
spe-
agli altri,e più
presso
tu
ed
,
perché
signoria negli
tanta
modo,
beneficiarne
con
regola qualchuno,
ha
cento
fugghino
gli uomini
in
benefattore,
esser
provede facilmente,
si
fuor
non
usarlo
beneficiato, che
te
razione
rimune-
avuto
.
xvu.
Più
tengono
che
i
gli uomini
memoria
a
beneficjricevuti,
si ricordano
dei
beneficj
anzi
l' ingiuria,
quando
lo fanno
nell'
,
ne-
sua
più
minore,
che
che
non
ragionevolmente
gli altri
imagitar
meri-
Il contrario
meritano
si
fa
.
dell'ingiuria,che
ve
fu, riputandosi
non
pure
termini
quellipiaceri, che
duole
ad
doseria
non
più,
necessità
dispiacere uguale
,
che
dolere, però do--
pari, guardatevi
son
di
ognuno
perchè
fanno
per
ad
la
di far
un
tro
al-
ragione
q4
avvertimenti
di sopra,
detta
si
perde
si
in grosso
che
più
,
non
guadagna.
XVIII.
Più
potete fare in
fondamento
di
bisogno
voi,
in
ch'abbia
o
che
comune
in
eli'abbia
uno
qualche
eh' abbia
uno
teresse
l'in-
caso
ricevuto
,
da
beneficio,
noi
che
non
sono
tuoi,
nel
o
fa' maggior
uomini,
esperienza
de,
ve-
nel
disegnar disponer
gli
de-
in
chi
in
s'ha
chi
rimunerarti, perchè
per
si
grati, però
fondamento
utilità, che
consegue
solo
per
gli uomini
i calcoli
fare
perchè
da
muover
effetto
in
ne
fici
i bene-
si dimenticano
.
XIX,
Ho
i ricordi
posto
vivere,
sopra
quel
riconosciate
e
acciocché
non
di
vi ritiriate
perchè sappiate
,
le
che
dal
cose
possono,
beneficiare
chè
per-
,
oltre che
buon
è
cosa
si
animo,
che
ne
beneficio
ed
anche
ed
è credibile
eh' è sopra
nobili,
l'azioni
.senza
molti,
e
però
tal volta
consenta
è rimunerato
di
spesso
gli uomini
non
da
procede
pur
paga
quella potestà
che
vede, che
qualche
sorte,
e
generosa,
che
a
piaccino
che
siano
frutto.
XX.
Ingegnatevi
buoni
in
tempi,
penserete,
non
lo
d'avere
può
e
degli amici, perchè
luoghi,
questo
considerare
e
ricordo
casi, che
benché
profondamente
voi
son
non
volgalo,
quanto
96
AVVERTIMENTI
nondimeno
trario
se
la
per
,
il cervello
glimette
negazione
gagliarda
partito.
a
XXIV.
incredibile
E
che
solo
non
i
suoi
ed
azioni.
E
che
mille
commenti,
gli dà
gran
riputazione, però
a
i suoi
tacer
le cose,
che
tutte
quelle, che
gli
uomini
osservare
a
si
moto,
interpretazioni,il
e
avvezzare
sono
posancora
ma
minimo
suo
fanno
doverebbe
si sanno,
sospetti
e
strazione,
ammini-
segrete, perchè
fa
pensieri,
d'ogni
ha
interrotti,
,
attoniti
sempre
sue
sieno
sue
disegni suoi, quando
l'ignorare i
le
cose
prevenuti
esser
stanno
le
chi
giovi a
quanto
mai
si
è
non
chi
tal
è in
ministri
non
sappino,
ma
utile, che
si
che
do
gralo
so-
cor
an-
blichino
pub-
.
XXV.
Osservai
quando
savio,
e
o
impresa
non
prima
,
ma
giustificava,
e
si
per
divulgava, il Re
far
quel
ricevute
che
già
pareva
è
incredibile
le
sue
la
doverebbe
che
deliberazioni.
la
in
animo,
le tali
ni
cagio-
si
dopo pubblicando-
giusto
con
poi
e
arte, che
usava
per
portanza
d'im-
cosa
pubblicava,
ch'aveva
fare
voleva
altra
o
nuova,
quello
questo, in modo,
Tspagna
d'Aragona Principe
il contrario
s'intendesse
innanzi
in
glorioso, che egli quando
guerra,
una
Ferdinando
il Re
appresso
Ambasciatore
ero
ad
ognuno
quanta
laude
o
erano
cessario,
ne-
DI
GUlCCIARDmi
F.
i)"]
XXVI.
non
possono
,
sorte
virtù
che
sieno
tu
vali.
in
sima
grandis-
abbattersi
o
quelle
prezzo
,
in che
la fortuna
sia
non
quel tempo,
a
nascere
quelle occasioni
parti,o
che
negare,
alla prudenza,
tutto
escludere
virtù, s'ingegnano
o
a
tribuendo
quelli,che
Ancora
XXVII.
infiammati
che
voglio già ritirar quelli
Non
,
dall'amor
della
rimetterla
dico
suo
in
patriasi
chi
mutazione
hai
scacciati,
e
vi
uomini
:
affaticate
perchè
male,
medesimo
ti faccia
di
nella
lunga
gran
ghi
ti obblitu
sempre
quelli, che
tu
a
III.
quelle mutazioni,
partoriscono altro, che
non
ne
be-
ti uccidino.
XXV
Non
che
inoltre
tornino
non
tati
trat-
poi quando
travaglio,perchè
dubitare,
losa,
perico-
cosa
sempre,
disegnato, ed
perpetuo
un
quasi
e
ma
per
pochissimi
conseguisci
non
hai
tu
da
hai
si vede
tu
che
a
effetti, che
con
è successo,
quel
savio, perchè è
quelliche riescano;
sono
pericolo per
distato
mutazione
cerca
è
non
si vede
e
a
libertà, e liberarla da'Tiranni;
bene, che
interesse
mettono
che
o
i visi
mutare
beneficio
ti
dispetto, che
reca
se
ti faccia
che
degli
quel
tro,
Pie-
Giovanni?
XXIX.
Chi
pur
Savon.
vuole
attendere
a' trattati,
si
?}
ricordi,
ijS
che
AVVERTIMENTI
condurre
volerH
di
far
vuol
si scoprono
di chi
queste
sono
dalla
liberarsi
è
più
che
credere,
potestà
si
qual
sa
cau-
pratiche. Ed
fortuna,
eseguire
co
an-
l'animo
sotto
sdegni
ed
sua,
chi vuol
con
assicurarsi; però
qualche pericolo,
con
sicurtà.
troppa
con
dalla
cose,
cose,
volerli
sicuro
che
la
implica
tempo,
manco
simili
sempre
il desiderio
sicuri, perchè chi
mescola
più
e
più, che
troppo
interponere
per
più uomini,
è da
li rovina
cosa
nessuna
XXX.
disegnate
jNTon
spendete
volte
li
su
si vede
il
falliscono
la
o
quando
questo,
che
cominciata
avevi
de'
li
ma
o
di modo
per
futuro,
guadagno
vengono,
non
li mercanti
che
moltiplicazione
disegno,
tu
volte,
determinato,
tempo
volte,
il
per
maggior
cambi,
a
delle
più
come
si
molte
inviluppato,
ti trovi
e
né
avete,
non
futuri, perchè
guadagni
succedono,
non
d'un
quello, che
su
si
gros-
speranza
sui
entrano
quali
è
certa,
guadagni
e
molte
allungano più,
quella impresa,
utile, ti
e
che
che
nosissima.
dan-
riesce
XXXI.
Se
bene
ancora
avete
che
innanzi
che
tamen
il
fallito,pensatela bene,
il
caso
in
fusse
molto
giudice diligente
,
e
a
misuratela
prigione, perchè
entriate
è incredibile
e
difficile
quante
desideroso
di
cose
a
prire,
sco-
pensa
trovare
la
DI
Terità; ed
ogni
far venire
tutto
GUICCIARDiril
F.
minimo
99
bastante
spiraglio è
a
luce
a
.
xxxir.
desiderato
Io ho
r utile
e
insin
e
qui
,
il
sopra
ho
alcuna
dentro
che
la
sete
bastare
doveria
ad
ho
che
ben
chi
a
ceduto
suc-
vi
non
quelle cose,
di
è
quando
desideravo,
imaginato; ragione,
avevo
di Dio
nondimeno
e
che
re
l'ono-
uomini
grazia
per
disegno,
conseguito quel,
trovato
gli altri
come
mi
la considerasse,
estinguere
sai
as-
degli uomini.
xxxni.
di
grandezza
La
perchè
di
il male
fuori,
chi
quale
vedesse
voglia perchè
quel
è
sospetti,
che
nime
di
mille
altra
beata,
e
travagli,e
desiderabile
cosa
ci
di
il
fatiche.
è
che
Ma
nell
certo
in
possiamo assomigliare a
a-
d'essere
s' ha
il che
tanta
li,
perico-
ancora
che
massime,
atteso
risce
appa-
forse
dubbio
l'appetito,
è
lei
occulto,
dentro
senza
superiore agli altri uomini,
bella,
eh' è in
avrebbe
ne
piena
la fa forse
purgate,
sta
non
,
di
il bene
tutto
è desiderata,
universalmente
stato
cosa
nessuna
Dio
.
XXXIV.
Le
cose
non
più,
grande,
animo
non
si
prevedute,
che
e
le
previste, però
perito quello,
sbigottisceper
senza
nuocono
li
che
pericoli, ed
parazione
com-
chiamo
regge,
accidenti
io
e
AVVERTIMENTI
lOO
subiti,
che
repentini, cosa
e
giudicio
a
è
mio
rarissima
.
XXXV.
è dubbio
Non
che
più
nemente
l'avarizia.
cresce
che
rag'one
è bene
gumenta
l'appetito,e
la
non
più
quanto
alle
la
vive,
si
del
cose
che
la
mondo,
più
vecchia,
in-
s'au-
e
tri
gli al-
sia,
vera
l'uomo
più
e
non
lussuria, (dico
ragione
tanto
chè
per-
che
la crudeltà
forza)
vizj; però credo,
che
capace,
ne' vecchi
che
veggo,
il contrario
per
è
non
nuisce,
dimi-
l)isogno,quanto
minor
inoltre
commu-
quel vecchio,
ignorante
ed
me
a
vecchia,
in-
l'animo
,
averne
conosce
Si dice
perchè
causa,
esserne
l'uomo
più
quanto
,
tua
s'abi-
conseguente,
per
l'ama
più
.
XXXVI.
ragione fa, che
medesima
La
invecchia,
più
sempre
e
vive
se
come
le
con
,
fatica
più gli par
tanto
azioni,
sapesse
più
quanto
e
non
mo
l'uo-
il morire,
li
con
sieri
pen-
mai
avere
a
morirti
.
XXXVII.
crede,
Si
passano
che
ed
che
le
la
terza
Dio
anco
ricchezze
male
vede
per
rienza,
espe-
acquistate, non
generazione. Sant'Agostino
permette,
goda
in rimunerazione
fatto
in
vita,
si
spesso
ma
che
di
jdoì non
chi
l'ha
acquistate
qualche bene,
passano
ce,
di-
che
troppo
ha
in-
DI
nanzi,
è
perchè
che
così
dissi
Io
giudicio di
vada
un'altra
la
che
avendo
arte,
stata
acqui-
a
ha
stata
acqui-
i
; ma
ricchi, non
da
l'acquistarroba,
e
non
conservarla, facilmente
di
modo
da
allevato
nati,ed allevati
sia
correva
oc-
me
l'arte di conservarla
sa
e
cosa
o
che
padre,
un
communemente
sono
sanno,
la
è
l'ama,
che
figliuoli
male
ragione, jjerchèchi
robba,
povero,
ad
te,
ordinariamen-
Dio
la robba
di male
già
.
lOI
GUICCIARDNl
F.
dissipano.
XXXVIII.
Non
si
biasimare
può
perchè
è
specie
chi
è natiJrale:
di felicità
gli ha
buoni
non
che
eziandio
dubbio
che
to
mol-
consolazione
,
.
in mio
dì
era
di
figliuoli;
però pensate
di mala
gliuoli,
fi-
aver
bene,
perchè
senza
loro
l'ho veduto
esempio
ha
savj,
e
dico
ma
averne,
più dispiacerein
L'esempio
l'appetitodi
di Firenze
padre,
di
padre
che
a'siioi
ben
dotato
stia, chi gli ha
come
sorte
.
XXXIX.
biasimo
Non
del
sommaria
:
perchè
chi
giudica
ragionevolmente, spedisce
giustamente,
e
di tempo,
nei
nostri
chi
ha
le
libera
le
avere
da
sono
spesso
avuto
a
la metà
parti
quali cose
giudizj; che
ragione
giustiziacivile
piuttosto precipitosa, che
è
che
Turco,
la
interamente
da
chiusi
occhi
delle
spese,
tenute
farebbe
priina la
cause
e
dita
permale
più
per
senteu-
AVVERTIMENTI
I02
za
che
contra,
dei
ignoranza
per
o
delle
osservanza
che
travagli,senza
tanti
e
conseguirla dopo
o
fa del
tà,
maligni-
per
giudici,ed
leggi si
dio,
dispen-
tanto
ancora
per
bianco
nero.
che
legge
mette
ri-
rimessi
a
XL.
crede,
chi
Erra
che
i
casi
la
,
ad
ed
volontà,
sua
legge
grazia, ma
a
voluto
delle
varietà
determinazione,
ed
onesto;
a
dar
,
gli dà
si
particolari,
darne
gli pare
precisa
dice,
giu-
più giusto,
l'intendesse,
della
perchè
può
di far
facultà
farne
di
all'arbitrio del
altrimente
conto
determinato,
casi
che
la forza
perchè
averne
nei
circostanze,
quel,
chi
e
potestà
la
coscienza, che, considerato
sua
faccia
il tutto,
dar
si rimette
alla
sieno
beneplacito, perchè
potendo
non
cioè
giudice,
suo
ha
gli
non
perla
del
arbitrio
legge lo
il
scusare
sempre
ma
di
caso
non
,
della roba
dono
assolve
avendo
non
s' inganna,
d'altri.
XLI.
Si vede
conto
poco
lo Illudo
de' servitori
ed
que' servitori,
suoi, che
di
loro,
salvando
,
padroni tengono
e
per
che
più
il che
ogni
da
appetito gli mettono
padroni, tengono
faccia
i
,
commodità,
da'
esperienza, che
per
parte,
pigliando esempio
conto
degl'interessi
però consiglio,che
l' onore
e
,
sua
si
la fede
.
XLU.
E
impossibile,che
l'uomo
(se bene
è d'otti-
T04
e
AVVERTIMENTI
considerano
non
che
si veggono
non
siano
quanto
grandi
i
beni,
.
XLV.
ha
Chi
autorità,
stenderla
ancora
sudditi
non
molte
è, cedono
la
to
appun-
che
maggiore
che
a
i
imaginandosi
anzi
tua
quelle cose
a
costringere
potestà
perchè
sue,
misurano
non
e
puoi fare,
tu
volte
forze
le
sopra
veggono,
che
quel
Signoria può spingersi, e
e
tu
non
,
li
non
potresti
.
XLVI.
Chi
si
non
buona
d'essere
cura
fama, bisogna
è
impossibile
buono,
che
che
,
sia
desidera
ma
buono,
ti
altrimen-
lungamente
sia
tenuto
buono
.
XLVII.
fui
Io
già d'opinione di
ma
quel
assai
pensare
,
che
non
l'esperienzaho
con
sissimo,
però
Quanto
vedere
vedevo
presto
dice
le cose,
:
fal-
essere
di chi
si pensano
col
etiam
conosciuto
fatevi beffe
più
s'intendono,
non
ti.
altrimen-
tanto
meglio
si fanno
e
.
XLviir.
Quando
ti
verrà
desideri, piglialasenza
le
non
non
del
cose
si
può
sia in
cosa,
mondo
dire
che
ti
cosa
perdere tempo,
si variano
d'aver
E
mano.
di
occasione
cosa
quando
dispiace,cerca
tanto
proposta
tu
perchè
che
spesso,
alcuna,
ti è
che
fin
che
che
qual-
-il differirla
più
DI
che
Io5
GUICCIARDINI
r.
puoi, perchè ogni
tu
ti
porta accidenti, che
tempo
difficoltà
s' ha
così
e
,
che
dicono
il beneficio
i
savj
quel
verbio,
pro-
godere
si deve
che
il
di queste
cavano
intendere
da
che,
vede,
si
ora
,
del tempo.
XLIX.
alcuni
Sono
savja
uomini
desiderano, altri che
non
ne
utile
è
la
ti dà
sicuri
in simili
sperare
perchè
e
ben
sono
lo
mai
;
dubbio
senza
e
che
insin
credono,
casi poco,
ti fa
speranza
quello che
sperare
mancare
più
molto,
che
di
diligenza
la
cosa
più dispiacere quando
,
non
succede
.
L
Se
tu
vuoi
de' Tiranni,
menzione
Augusto
quali
conoscere
leggi Cornelio
degli
ultimi
sieno
i
pensieri
fa
Tacito, quando
ch'ebbe
ragionamenti
Tiberio
con
.
LI.
Il medesimo
considera,
da
Cornelio
insegna
chi
governare
Tacito,
sotto
a
un
ben
chi
eccellenza
per
vive
a
lo
s' ha
come
tiranno.
LII.
Quanto
Jata
tante
cosa
ben
nolentes
disse
colui
trahunt:
se
^
esperienze,
alcuna
che
a
si dicesse
Ducunt
:
ne
me
veggono
non
pare,
volentes
ogni
che
di
mai
meglio
.
o
LUI.
Il Tiranno
fa
estrema
diligenzadi scoprire
Io6
AVVERTIMENTI
l'animo
cioè,
tuo,
considera
gli andamenti,
d'intenderlo
ragionar
da
domandarti
bisogna, che
diligenza,da'
che
abbiano
ragionando,
possa
il che
cavare;
ti circonviene
può,
tuoi
e
seco
che
non
,
di sorte,
ti
se
quell'obbietto,che
sempre
guardando
,
riuscirà,
ti
mini
ter-
usar
non
sospetto
rispondendo
e
tenda,
t'in-
che
grandissima
con
gì'intimi
con
con
e
vuoi
egli usa,
dar
a
parli, etiam
come
ti
che
mezzi
care
cer-
ponerti partiti,e
guardi
ti
con
,
non
se
stato;
teco
e
cose,
tuo
tuoi,
conversa
però
parere:
modi
e
chi
di varie
teco
del
ti contenti
se
poni
presup-
egli quanto
scoprirti
per
.
LIV.
chi
A
ha
Tiranno
un
dare
sanguinoso,
poche regole
l'esilio
torsi
di
cercare
ma
non
di
sia per
sempre
stare
il
per
denza,
pru-
si governa
qualificatodeve
ed
assai
animoso
,
,
in
perchè
o
stato
suo
da
forzato, perchè
il che
posson
eccetto
Tiranno,
ben
uomo
né
e
il
del
tenuto
essere
buone
sotto
,
quieto,
accarezza,
;
un
natura
è
sieiio
si
,
necessità
per
sospetto,
con
che
sia
patria, e
bestiale,
e
quando
Ma
.
o
nella
condizione
cerca
non
allora
di
non
faria
se
tal
ti
onde
di
di far
causa
modo
che
è necessitato
spegnerti
ti
.
vità
no-
to,
inquie-
conoscesse
,
l'occasione
se
il Tiranno
caso
darti
ogni
pensa
fermo
cupido d'altercare,
tu
non
pensare
DI
1
GUICCIARDINI
F.
O^
LV.
Secondo
il termine
dei
essere
più
perchè
se
non
del Tiranno,
acccarezza
te
mol-
in
ma
la
valere
che
teco,
di
ma
chi
ha
vina
ro-
ricordo
questo
non
i
con
nella
grandezza,e
sua
grande:
può
nella
sicurtà
a
godi
tu
ne
grande
ti
manco
diventi
sua
confidenti
e
solo
meglio
è
sopra,
,
suoi; così
non
intimi
non
fa
cose,
di
condizione
patria.
sua
LVI.
differenza
E
averli
mal
d'avere
perchè quelli non
contenti
,
ad
mai
altro, che
etiam
cercano
con
tamen
che
da
pericolo,questi
desiderano
e
le
invitano
non
se
no
pensa-
di stato,
mutazione
a
suo
si contentano,
non
disperati,ad
i sudditi
venghino
cose
occasioni,
se
la
e
bene
nuove,
no
aspetta-
ma
.
LVII.
si possono
Non
severità, perchè la
così
cerca
e
za
sen-
uomini
destrezza
con
,
dimostrazione,
acciocché
la crudeltà
che
per
mescolar
,
far
bene
malignità degli
si vuol
ma
i sudditi
governare
necessità
e
piace,
non
salute
,
gliuomini
ma
dano,
cre-
che
l'usi
pubblica.
LVIIl.
Si doveria
mostrazioni,
attendere
e
quanta
appresso
agli effetti,
non
superficie,e
grazia,
gli uomini
e
nondimeno
favore
le carezze,
alle di*
e
ti
è
credibile
in-
concilino
la umanità
di
Io8
AVVERTIMENTI
parole:
si
e
tieni
la
credo
ragione
stima,
glipar
e
però
si
quel
conto
che
sia, perchè ognuno
lui, che
non
vede, che
sdegna, quando
di
che
più
meritare
le,
va-
tu
non
gli convenga
se
.
LIX.
E
se
onorevole
cosa
quello
non
che
tutti
fare
accade
promesso,
se
cos'i hai
s'ha
scuse,
da
aggirare
brutto
prepondera
però
ti
di
parola
l'uomo
non
la mente;
mancano
non
sciano
si la-
nondimeno
è
che
sua
hai
tu
tragga dal
ingegnare
ma
obblighino precisamente
non
si
questo
,
di
trario;
con-
tenersi
trat-
risposte generali
con
speranza,
che
con
si
si deve
può
buona
che
che
grossi, che
sì
parole,
ogni utilità,
perchè
fanno
all'atto
sono
ragione.
promette,
soddisfatto
alla
quanto
piene
chi
casi, che
venire
con
mancare
e
a
molti
e
mente,
giusta-
e
dalla
governare
l'esperienzadi quello
e
pure
spesso
molti
neghi,
tu
soddisfatti, perchè gli uo
interviene
intervengono
chi
a
nemente
comu-
ma
osservare,
,
si lasciano
non
promettere
non
uomo
vuole
mal
Il contrario
e
un
quelli
restano
mini
a
di sorte,
e
,
che
.
LX.
Guardatevi
e
non
quello,
tutto
giovare, però
non
dite
da
mai
cino, perchè
senza
è
necessità
pazzia
farsi
in
che
vi
può
presenza
cose,
nimico
che
senza
d
cere,
nuo-
altri,
dispiacprò
F.
DI
posilo,
e
in
erra
lo
ve
GUICCIARDfNI
ricordo,
IO9
perchè
quasi
ognuno
leggerezza.
questa
Lxr.
Chi
che
animoso
vi
è
che
quello,
cagione
quel,
bestiale;
conoscendo
francamente,
entra
onorevol
per
si chiama
importino,
o
possano,
ma
considerare
ne'pericolisenza
entra
o
i
coli,
peri-
necessità,
per
o
.
Lxri.
Credono
tutti
i
sono
di
pericoli, non
contraria
savio
giudizio,
che
che
molti,
chi
stima
si
non
che
è
non
deve;
ma
confuso,
è
i
l'uomo
schifa
devesi
franchezza
sua
:
di
pericolo,più
questo
so
pas-
che
non
alcuni
perchè
,
altri il
istesso
caso
e
mille
i
ma
sperare
ritirarsi
di
caso
.
dall'
tutti
dove
far favore
imprese
i
tutti
prudenza quel,
d'ajutarsi, e
gli può
milmente
paura
con
il
farsi
,
virili
pericoli
tutti
mettere
che
presupponere,
e
discorrere
può
li deve
pericoli,non
entrata,
via; però chi
portano
nascono,
ne
diligenza, ed industria,
,
che
ser
es-
manca
considerare,
effetto
la
con
il
Io
possa
avventura
per
pericolihanno
non
perchè
avvenire
,
tutti
che
animoso,
ad
animoso.
essere
possa
opinione,
chi
vede
savio, perchè
un
ed
che
conosce
cidenti,
ac-
nosce
co-
ad
succedano,
che
altrui
verisi-
caso
animo,
onorevoli
,
,
e
esser
né
per
nel
1
AVVFRTIMENTI
I O
Lxni.
chi
Erra
il cervello
stano
vero
le
che
dice,
degli uomini,
V ha
debole,
il naturale
buono,
chi
a
il buon
lettere, e glistudj
naturale
fanno
le lettere
lo fauno
è
vano
tro-
perfetto,perchè
col
congiunto
buonissima
forse
perchè
dove
ma
gu.-»-
buono
cidentale
ac-
composizione.
Lxrv.
furono
Non
a
trovati
loro, perchè
i
servitù
gravissima, ma
perchè
f ussero
è
non
bene
ha
Principe
più
si sarebbe
nessuno
Principe,
un
de'
governati; però
più rispetto a
che
se,
in
messo
interesse
per
cio
benefi-
far
Principi per
popoli,
come
ai
un
popoli,
è Tiranno.
ma
LXV.
È
comparazione più
senza
Principe Tavariza,
perchè
avendo
gli uomini
che
e
ha
nere,
dato
senza
tutto
ma
per
uso,
in
deve
più:
privato
può
ne
in
e
da
è tutto
e
d'alcuno
quello, che
il
sé, frauda
ha
suo
uso
per
giusta querela
beneficio
solo
perchè quello,
suo,
,
un
distribuire, priva
etiam
ma
in
privato, non
un
facoltà
più
tanto
un
che
detestabile
,
dispo-
Principe, gliè
d'altri, e
gli uomini
di
però
nendolo
rite-
quel,
che
loro
.
LXVl.
Dico
non
che
solo
facendo
fa
il
Principe
cosa
quello
che
vergognosa,
che
fa
mercanzia
,
,
è officio
ma
de'
è
Tiranno,
privati, e
non
AVVERTIMENTI
112
eh'
ingeno
un
del
tempo,
la vita
sappia
le
capita-
lamentarsi,
di
causa
tare
cose,
tempo
il
utilmente
spendere
e
che
ad
breve, perchè può attendere
sia
avanza
ha
non
che
e
capace,
tempo
nite
infi-
gl^
e
,
.
LXX.
vuole
Chi
faccende
delle
possessione
l'adito,
alla
causa
che
ti
in
negozio,
il
dall'
la
dà
la
per
adattare
questo
cosa
nasce
come
porta il trovarti
a
anco
seconda,
che
di
cavare
perchè
,
l'altra, sì per
nasce
si lasci
travagliare,non
una
prima
riputazione,
però
e
si
può
Di
proverbio:
cosa
.
LXXI.
è facile
Non
difficile
questi
trovare
eseguirli,perchè
ma
la natura,
sforzate
del
mezzo
quale,
vi
ancora
che
e
però
volendo
un
comanda
la
buon
sce,
cono-
usarli,
abito,
farete
solo
non
col
questi, ma
fatica
fatto,senza
verrà
vi
l'uomo
fatevi
più
è
ma
,
spesso
in atto;
mette
non
ricordi
lo,
quel-
tutto
,
ragione.
Lxxir.
si
Non
maraviglierà
molti
di
Tacito, che
e
vivere
sotto
ranno
e
popoli
i Romani
in
dell'animo
chi
leggerà
soliti
a
in
dominare
gloria,servivano
tanta
l'Imperio, che
superbo,
basso
aveva
esosa
Tiberio,
tanta
e
vile
ser-
Cornelio
il
do,
mon-
sì umilmente
uomo
ti.
gine.
dappocag-
DI
ii3
GurccrARnmi
F.
LXXIII.
Se
mala
avete
sodisfazione
potete, che
quanto
subito
si ahenerà
d'uno, ingegnatevi
non
da
n'accorga,perchè
se
voi
e
tempi
che
occasioni
e
servirebbevi
non
vi
servire,
possono
,
col dimostrare
se
molti
vengono
,
d'averlo
e
in
,
mal
concetto,
utilità n'ho
ho
tempo
l'avesti
ve
fatto
avuto
giocato;ed
mia
con
l'esperienza,che
in
mal
d'uno,
animo
verso
accorgendosene, m'ha
non
io
m'è
giovato, e
in
poi
qualche
che
qualche
casione
oc-
amico.
stato
LXXIV.
L'ambizione
utile
e
è così
Non
la
è
ed
che
i
bietto,
piano
e
e
gliconforti
roba,
il
e
vita
dabile,
lau-
agli
causa
e
se.
eccel-
grandezza, perchè
averla
mali.
per
Però
hanno
che
freno
hanno
della
della
simili
dà
generose
d'infiniti
Signori
non
cose
idolo, vuol
causa
gloriaè
della
e
perchè
fare
quella
piglia per
nefas,
mo
mondo,
al
di pensare
uomini
chi
dell'onore,
alcuno,
fas
veggia-
questo
e
o-
ftinno
un
deglialtri, purché
rispettodella
e
così
grandezza
sua
.
LXXV.
L'imprese e
per
impeto,
assai
vanno
da
cose,
ma
più
che
da accadere
hanno
perchè prima
in
lungo
che
si consumano,
si credeva
non
,
principio,perchè gli uomini
si ostinano
patire, e patiscono, e sopportano
che
non
Savon,
si sarebbe
non
molto
Però
creduto
a
più,
veggiamo
.
8
,
Il4
AVVERTIMENTI
ch'una
l'incomodità, per
ha
modi,
s'abbia
che
guerra
di
mancamento
più lungo
creduto
finire per
a
che
tratto
danari,
per
li
esimi-
prima
non
ad
intraviene
ancora
come
fame,
rebbe
sa-
uno
,
che
d'etico
muore
prolunga
si
sempre
i
avuta
che
più tempo,
si regge
hanno
inanzi
mercante
un
vita
sua
l'opinione che
che
dagli interessi,
consumato
essere
la
tisico, che
oltra
così
medici;
fallisca, per
di
o
creduto.
era
non
LXXVI.
Chi
a
conversa
da
cavallo
carezze
gli uomini
E
favore.
tanto
questo
deve
più
franco
è
più
zar
bal-
e
affogarlinel
difficile
sbigottirti,e
ti lasciar
non
li
superficia-
comunemente
vogliono,
come
levar
si lasci
non
dimostrazioni
fanno
essi
quanto
,
il campo
e
quali
le
con
,
grandi
con
levare
dersi
difen-
a
col
tenere
facilmente.
LXXVTT.
Non
potete
miglior parte,
aver
che
tenere
dell'onore, perchè chi fa questo
conto
i
fa mai
pencoli, né
però
tenete
fermo
che
impossibile,
pertus loquor
questo
tutto
non
cosa
che
capo,
sia
e
vi succeda
me
te-
non
brutta,
sarà
quasi
bene:
ex-
.
LXXVIU.
Fatevi
non
perchè
più
beffe
di
di tutti,ma
dico
ognuno
bene
questi che predicano
in
di
uno
n'eccettup
questi tali,che
stato
la libertà,
ben
pochi,
re
ave-
sperasse
stretto, c}ie in
un
li-
m
bero,
GUicci\Rnr-v[
F.
vi correrebbe
tutti
loro
il
,
rispetto dell'interesse
vagliala gloria,e
quanto
5
perchè quasi
pochissimi quelli che
son
e
le poste,
per
posponeranno
1 1
conoscono
l'onore.
LXXfX.
M'è
parso
abbia
difficile
sempre
che
permettere,
a
Lodovico
abbino
scelleratamente
e
il
della
rovina,
seguitiin
padre
lìia
suo
è
Dio
Duca
stato,
d'Italia,e di
servitù
e
figliuolidel
i
usurparlo
per
,
credere, che
goder quello
a
considero, che
io
a
do
quan-
usurpato
stato
causa
tanti
gli
trava-
Cristianità.
tutta
LXXX.
che
Dico
solo
patria,non
è
sicurtà
sua
per
buon
un
,
in
avuto
della
cittadino,
deve
è
ma
in
col
ancora
buoni,
molti
questi
li biasimano
che
fresca
città,
ne
gli viedi
opere
molti
vorire
fa-
mali;
e
pazzi, perchè
loro,
e
altri che
attorno
avesse
non
la
,
con
sono
,
starebbe
così
disfavorire
e
benefìcio
per
consigli,e
con
tiranno
pericolo quando
patria,perchè governandosi
occasione
della
amatore
trattenersi
perchè
sospetto,
e
il tiranno
se
tristi.
LXXXI.
Laudo
chi
è
chi
potente
di stato, che
fugge
e
nelle
di sorte,
non
il
d'altri
guerre
ha
da
ha
o
temere
pericolo, e
i disordini
la
neutrale,
sta
tal considerazione
il
spesa,
vincere, perchè
e
d' altri
possono
la
chezza,
strac-
pararti
6
I I
AVVERTIMENTI
qualche
buona
occasione:
la neutralità
della
parti,corri
vittòria, ma
rilevi
questi
si
di
doti
attaccan-
colo
peritu
mezzo
voglia
,
ni
termi-
solamente
stando
chi
vinca
e
di
pazzia, perchè
una
delle
una
con
è
fuor
pre
sem-
.
LXXXFI.
La
de'
natura
di volere
ti
che
si trovano,
prime
li
non
e
fermi,
anzi
le
do
conceden-
più,
facevano
non
col darli
spesso
,
la
che
in
loro
domandar
a
,
grado
negare
perchè
gì'inviti
istanza
principio percnè
accresce
del
prudenza
domandano,
maggior
con
è
però
che
cose,
quella de'priva-
come
augumentare
sempre
,
è
popoli
da bere
da
gli
se
sete
.
LXXXIII.
Osservate
fanno
perchè
che
che
altro
uno
non
considera
d'
sia sempre
quello che
tutto
tempo
ma
alle
lume
de'
cose
tempi
future,
sati,
passit
cum
,
il mondo
e
diligenzale
con
,
sotto
medesima
una
è
e
è
le medesime
diversi
nomi
solo
diligentemente
no,
ritorna-
cose
colori; però ogni
e
ma
in
stato
,
perchè
le conosce,
sarà
,
te,
sor-
chi
è
savio^
e
le
.
LXXXIV.
Senza
mondo,
un
certo
che
dubbio
ha
miglior tempo
più lunga vita,
modo
felice,chi
si
e
è
può
in
questo
chiamare
d'ingegno più
in
so,
bas-
gno
questi intelletti elevati; perchè l'inge-
nobUe,
serve
piuttosto a travaglio,e
cru-
di
ciato
chi
l'uno
l'ha; nondimeno
dell'animai
più
TI7
GUICCIARnmi
F.
DI
grado dell'uomo,
il
l'altro
d'uomo,
che
bruto
partecipa
alle
più
s'accosta
e
scende
tra-
celesti
nature
.
LXXXV.
Se
osservate
mutano
non
vestire,
i
gusti
bene,
solamente
i
e
costumi,
i
si vedeetiam
instruzioni,
ma
che
più,
è
versità
di-
di
medesimo
delle
gustide'cibi, e degli
dei
ancora
del
modi
è diversità
solo
non
si
età
questa
e
tempo
un
in
e
quel
dell'arme,
in
dove
in paese,
paese
vocaboli,
ancora,
ma
l'inclinazioni
e
d'età
che
trovate
appetiti varj degli uomini
.
LXXXVI.
i
r
alla
modi
del
cecità
e
via
delle
d'altra sorte,
poteva
ra
in
ed
così vedemmo
Regno
fortuna
:
di
dipoi
data
era
senza
Napoli
d'un
i
flitti
con-
in
do
mo-
difficilmente
si
ridusse,
;
e
solo
la
in
della
lancia
di
e-
ra,
guerciti
eser-
alla
tratto
un
sentenza
il Ducato
la
guerra;
perdersi il
Milano,
e
con
la
,
giocarsitutto
lo
,
gli
chi
due
erano
se
romper
che
vinta
aveva
si veniva
campagna,
giornata,
questi
,
momento
un
da
sangue,
Stato
della campagna,
in
come
sa,
ognuno
città, le uccisioni,
uno
tolto
padrone
come
senza
la
aperse
diversi
quasi
e
aveva
esser
molto
guerra
oppugnazione
chi
Lodovico
Duca
bizione,
l'am-
qual tempo
d'Italia,
erano,
rovina
della
che
nel
al MCCCCXCIV.
Inanzi
stato
de' Ve-
Il8
AVVERTIMENTI
nelle
di
modo
ha
terre
padrone
della
bene
questo
campagna
chi
di
Milano
tersi
met-
di
la
ha
come
chi
rebbe
riusci-
non
avesse
non
col
impeto
ma
;
di-
,
V
soggiogato
a
che
guerra
de'popoli favorevole,
quella
ha
S-ignor Prospero primo
diverso
raostrato
era
il
Oggi
neziani.
zione
disposiegli
avuto
i Francesi
contra
.
LXXXVll
.
medesime
Le
difficilissime,
state
sono
quando
Voccasione,
altrimenti, perchè
solo
non
porti pericolo, che
guasti
bono
per
tempo
soao
si vuole
tarle
ten-
del
fuor
tentate
ma
tenuti
savj
le
non
sareb-
facilmente
che
quel tempo,
dal-
succedono,
l'averle
con
riuscite, però
ti
non
po,
tem-
e
le tenti
tu
se
di
impossibili,
facilissime, però
sono
suo,
fuor
o
dal
accompagnate
sono
tempo
fatte
che
imprese,
i
pazienti.
LXXXVIII.
Ho
è
mi
ne' miei
osservato
inanzi
venuta
una
governi,
che
che
causa
quando
ho
avuto
,
qualche giusto rispetto
per
ho
non
varie
che
stato
parti
nel
se
parlato d'accordo,
dilazioni,
medesime
desiderio
e
stracchezze
l'hanno
principio
ributtato
s
è
ricercato;
io l' avessi
ridotto
col
ma
ho
darla,
d'accorre
mette-
fatto,che
così
quello,
è venuto
pregato
.
che
termine
,
quando
saria
proposto,
in
le
,
il tempo
io
suo
,
ne
sono
to
sta-
AVVERTIMENTI
I20
iasegni
bro, che
Y
lume
lo
te
dia
è
ma
,
la
prima
necessario,
che
questo
natura
poi
U
e
,
rienza
espe-
.
XCII.
giudicio
mio
A
in
quelle
ora
bisogna,
e
solo
non
ha
accidenti,
li bisogna,
ramente
ve-
,
abbia
che
che
modo
in
e
varj,che di
casi
e
no
so-
provvedere,
ma
io
reputo
d'Argo
occhi
più
l'importanza sua,
per
che
che
gli presentano,
se
perchè
esercito,
a
autorità
o
qualità eccellente,
e
uno
cose,
infiniti
comandare,
in
d'
Capitano
un
infinite
ora
grado,
nessun
più prudenza,
si ricerca
che
in
la
per
denza,
pru-
altro
ogni
,
so,
pe-
niente
.
xeni.
Chi
disse
perchè egli è
pazzo,
lontane
la
Tolomeo,
veramente
un
di
pieno
mostro
un
d'errore, perchè
e
tanto
disse
popolo,
un
le
fusione,
con-
opinioni
sue
dalla
verità, quanto
Spagna
dall'India,
è
no
so-
do
secon-
xciv.
E
differenza
i
i
conosce
e
tema
abbia
tosto
e
se
non
quello
gire
fug-
non
più
del debito
paura
il
né
stia
può
saldo
,
ma
,
danno,
perchè
che
la
si risolve
vergogna.
e
si confida
fusse questa
gliaspettarebbe, questo
non
più
pericoli,ma
difendere,
potersene
non
animoso,
essere
pericoli,per rispetto dell'onore; l'uno,
l'altro
che
ad
fidenza
con-
esser
perchè
a
voler
DI
12
GUICCIARDINI
F.
1
XCV.
che
salga in
uno
in
c'ha
colui
Come
grado
un
che
quel
è
o
stato
vuol
lo
ha
prima
ha
che
operato
di
tarlo,
essere
ingrato
merita
questo
per
per
usar
di
sia
l'altro;ed egli ha giusta causa
né
il
cancellar
a
fatto, volendo
gli
causa,
re
governa-
,
comincia
quel grado, già
benefìcio, che
se,
aiutato,
non
quel,
comporchiamato
.
xcvi.
s'attribuisca
Non
fa
quelle cose,
meriteria
le
laude, chi fa,
a
quali
omettesse,
se
chi
o
o
non
facesse
biasmo.
xcvii.
il
Dice
proverbio Castigliano
,
dal
in
lato
più
concorrenza
potente
o
la
:
che
sempre
comparazione
pensi
di
è
il
più
,
che
ostante,
la
gratitudinevolesse
s' ha
ragione,
,
più
bole,
de-
l'onestà,
o
il contrario
venire
chi
succumbe
rispettato più
o
non
o
debole
il fil si
rompe
perchè
più rispettoall'interesse
munemente,
co-
che
al debito
.
XCVIII.
Non
riputazione
sono
io, né
passo
così,
e
di
farmi
quelle cose,
saria
tamen
perché
so
é
tu
sia
che
più
in
grande
Con
.
che
utile fare
hanno
questo
darmi
né
verità
incredibile, quanto
riputazione, e opinione,
che
bello,
rumore
non
il
trario,
con-
giovi
la
ni,
gli uomisolo ti
AVVERTIMKNTr
122
dietro,
corrono
che
senza,
n'abbia
tu
venire
a
al cimento.
Ninno
ìì
i
padrone,
sudditi, perchè
lui
tali
quali
si
vero
non
si
non
lui
e
,
superiore
innalzi
presentano
aglialtri,anzi
presentano
coprirsi a
in
il
proporzionatamente
e
suoi, che
li servitori
peggio
conosce
j^arere d'altra
a
cano
cer-
sorte, che
sono
.
e.
Concordano
tutti
quando
uno
è
buoni;
e
concludono,
di buono
è
buono,
le
e
che
diventa
migliorelo
essere
di
che
ragioni
sono
quello
d'
pochi,
più
cattivo, che
successione,
per
padre
buono
perchè
savio, succede
e
dichiarato
considerate
una
pericoli,qual
e
città
nel
,
molti,
di
o
do
quanad
un
mile.
figliuolosi-
tutte
sorte
di cadere
o
volte
un
queste
,
zioni,
do
quan-
ro
questi politicim'avesse-
vorrei, che
Però
facilmente
più
rare
così
:
gli altri, e
cattivo, è peggiore di tutti, tanto
va
ti,
di mol-
e
manifeste
uno
di
stato
abbia
condi.
desiderare
a
d'uno
governo
o
di
,
pochi.
CI.
Tu,
che
desideri
Stai
in
corte,
adoperato
essere
di starli tuttavia
d'ora
commette
in
a
e
ora
chi
da lui
dinanzi
in
faccende,
agliocchi,
occasioni,
nascono
vede,
grande, e
seguitiun
o
a
chi
gli
è
che
gegnati
in-
chè
per-
egli
più propin-
DI
che
quo,
ti si
avesse
a
chi
e
picciolo,perde
adito
a
grandi
cose
aspettare
o
cercare,
commetterebbe,
benché
e
ti
se
lai
GUICCIARDINI
r.
perde
non
principio
un
rintroduzione,
spesso
.
cu.
Io
lo dico
ve
di
nuovo
de' servitori
conto
e
,
strascinano
fanno
facendo
non
fede, e
padroni
per
ogni
il medesimo
però
co
poli
savj
sono
i
i padroni,
verso
sia
che
cosa,
fanno
interesse
rispetto; però
senza
servitori, che
i
,
la
contra
l'onore.
CHI.
Chi
si
conosce
l'impresecon
che
la
sorte
in
può
vedrà
in
una
tempo,
a
molte
nelle
per
in
nelle
perchè
specie di
particolareho
di Febbraio
tre
bonissima
sorte,
mercanzie,
cercandoli
non
dietro,
naturalmente
che
ma
come
essere
in-
avuto
non
negli onori,
e
che
mi
serva
os-
nati
fortu-
MDXXIII,
tamen
di
chi
essere
un'altra
in
e
cose,
io in mio
dì
molti
,
tire
avver-
simo
mede-
tempo
un
tentar
varia
essere
cose
esperienza
d'avere, perchè
pare
può
anco
è da
ma
,
questo
cose
ma
varia
esser
sfortunati, ed
sino
solo
non
può
sorte,
maggior animo,
,
tempo
buona
avere
in
l'ho simile
io
co
cer-
corrono
comincio
a
l'uomo,
che
carli,
cer-
si discostino,
civ.
Non
stesso,
ha
maggiore
perchè quasi
inimico
tutti
i
se*
mali, pericoli, e
124
A.VVERT1MENTI
travaglisuperflui che
dalla
altro, che
ha,
cupidità
troppa
sua
da
procedono
non
.
cv.
Le
del
cose
hanno
mondo
sempre
finire
e
,
al camino
tardano
ma
perchè
la vita
nostra,
tempo
suo,
die
che
è
lungo,
più tardi, che
sono
ci
non
natura,
sua
per
accorgiamo
questo
sono
breve,
sono
che
ancora
il
secondo
passi suoi
i
però
nostri,
che
si
de'suoi
falsi i
dere
cre-
secondo
non
i
non
spesso
spesso
e
e
il
più, che
le misuriamo
non
è
gionevolmente
ra-
re
anda-
da
hanno
spesso
,
nostro,
che
a
,
natura
sua
anzi
,
progresso
per
ferme
stanno
non
sì
e
di
tar-
movino,
moti,
per
e
ciamo.
fac-
noi
giudizj che
evi.
L'appetito
o
mal
della
composto,
che
se
il vivere
del
reputazione,
in
con
le
prezzo,
mondo,
è
un
chi
rotto
cor-
ra
deside-
desiderare
a
virtù,
le
rilucono
in
è
tro,
al-
per
essendo
ma
come
necessitato
quali
basso,
animo
si desiderasse
non
essa
sono
povero
e
ba,
ro-
sono
mate,
sti-
poco
conosciute,
manco
e
da
nasce
poterla gorlere,
per
perchè
roba
cvri.
Non
,
a
so
chi
volta
una
perchè
ben
usare,
chiamare
si devono
se
ma
si
chi
senza
presenta
non
è
dubbio
fortunati
una
grande
prudente,
sono
li
quel-
non
la
casione,
oc-
sa
fortunatissi-
DI
quelli, a' quali una
mi
si
cosi da
sa
ppia
ad
avere
dove
usare,
seconda
la
cosi in questo
e
ha
primo
la
luogo
sione
occa-
è
non
volta
mo
uo-
la
non
secondo
caso
l'obbligazione
tutta
nel
volte, perchè
che
poco,
grande
merlesima
due
presenta
1^5
GUrCCTARDINI
F.
la
con
s'ha
fortuna,
prudenza,
ovili.
libertà
La
delle
giustizia,perchè
se
non
difensione,
per
dall' altro
,
che
in
la
libertà.
è
Questa
quali era
nei
,
delle
vasse
s'osser-
pochi
derare
desi-
di
ragione, che
laudarono
non
presso
op-
ro,
sicu-
essere
causa
la
fine,
sia
vivono
in
della
gli
de-
libertà,ma
meglio provvisto alla
leggie
gli
più
,
que'governi, che
altri
di
avrebbe
Filosofi
e
o
altro
non
potesse
d'uno,
giustizia,non
Savj
quelli
chi
ad
l'uno
che
però
stato
uno
la
antichi
è fondata
non
della
è ministra
Repubbliche
servazione
con-
giustizia,
cix.
le
Quando
e
sieno
verisimili,
nuove
di
invenzione
crede
e
,
più
stravaganti, o
orecchi
quello,
di
che
questo
.
quello
che
facilmente
s'aspettao
,
non
se
sono
ho
invenzioni,
è
in
veduto
si
,
vi presto
fare
incerto,
aspettate, io li presto
inaspettate, perchè
agli uomini
e
o
fede, perchè gli uomini
poca
fanno
d'autore
s' hanno
nuove
alcuna
in molte
nuove,
manco
o
corre
oc-
dersi
persua-
zione,
consideravolte
sperienza
l'e-
126
AWERTiaiENTI
ex.
Gran
è
sorte
che
quella degli astrologi, che
la loro
professione sia
,
difetto
dell'arte, o
verità, che pronosticano, che
una
negli uomini
tamen
e
che
bugia
una
che
si sta
di
altro
il
sapere
chi
di
fa
di
professione
il
di
falsità;
fa
uno
,
,
l'altre verità,
che
mini
gliuo-
avendo
non
credono
certezza,
gli dà
ch'hanno
grande
per
contrario,
da
tutte
futuro,
avere
all'infermo
il
reprobata
crederli
dal desiderio
modo
a
sia
a
sospeso
procede
e
che
fede
cento
intraviene
,
o
,
più
taraen
suo,
vanità
cora
an-
te,
facilmen-
saperlo lordire,
medico,
li
che
me
co-
la
promette
salute
.
CXT.
ogni
Fate
perchè
avete
ne
le
tutte
si
chi
cosa
che
ancora,
banchi
piazze, e
dove
trova
etiam
né
si
vostra,
andare
può
a
come
giustificarsi,
a
vince,
si
porta
de,
lau-
sempre
merito
suo
senza
si
si perde,
colpa
vi sia
non
carico,
sempre
dove
trovarvi
non
per
.
cxn.
vantaggio come
E
in
trovarsi
non
suo
e
sono
è
comparazione
quelle cose,
sa
nelle
possessione antica
si mutano,
il
ognun
che
stati,o dalla
i modi
che
de'giudicje
maggior
dipendono
volontà
di
le
,
ordinar],e fermi,
molto
te,
priva-
cose
ni
ragio-
di
ma
sigliare
con-
senza
vantaggio
dagliaccidenti
quelli,che
domina-
in
gli
de-
laS
do,
AVVERTIMENTI
bisogna
tua
,
lodato,
ben
del Re,
in effetto
o
nel
far
la
co
man-
d'un
persona
in dosso
degna:
farsi
può
in che
in
messi
d'altra persona
suo
non
none
la
sono
grado
stato
consiste
commedia,
chi
ma
t'appresentala
allo
lode
una
a
,
panni
che
,
rappresenta
quelli
che
,
la
in
chi
vuole,
conformi
tutta
come
l'uomo
quelle
sono
però
bene,
servo
che
e
nato
sua
far
spesso
sorte,
sei
che
faccende,
le
e
i
no
ognu-
onore,
cxvi.
in
Ognuno
quali
maggiore,
nasce
gliaccidenti
in
quelli,che
do
secon-
s'abbattono
importanza
,
o
na
buoad
rare
er-
dalle quali
disordine.
seguila manco
ne
danno,
minor
o
di minore
cose
deglierrori, dai
casi, che seguitano,ma
e
,
hanno
sorte
fa
mondo
questo
CXVfl.
E
non
felicità potere
gran
si
riceva, né
chi s'adduce
patire
a
o
il
difesa
quella che
è vero,
che
si fa
si fa
bisogna
per
avere
necessitato,
mio
per
per
o
così
giusta
offeso,
l'offesa ti è fatta:
distinguere i casi,
darsi
a
causa
senza
ad
malignità,dove
in
con
vero
non
né
dere
inten-
prevenire, neper
sospetto volere
gravare
ag-
gliare
consigliopi-
essere
non
quando
ben
necessitato
esser
né
devi
deve
sia
vantaggio,perchè è
superflua paura
d
né
a
quella,che
come
per
tratto
ingiuriaad altri,ma
che
,
,
che
modo
in
,
si faccia
grado,
in
vivere
pidità,
cu-
hai,
allargarequesto
la violenza, che
timore, giustificare
tu
fai
.
GUlCCIARPmi
T.
DI
129
CXVill.
uomini
Negli
bastanti
pazienza,
l'urtare
l'altra
gli uomini,
l'occasioni, però
e
l'uno,
sarebbe
divino;
credo,
,
che
l'impeto e
la
che
chi
è
tesse
po-
laudabile
sibile
imposla
tis
computa
maggiori
po,
tem-
al tempo
ciascuno
sia
se,
co-
nuoce
e
perchè questo
ma
le
col
converso,
omnibus
condurre
per
è
usare
raoderazion
e
l'uno
sforzare
quello
in
giova l'altro, ed
congiugnerli, e
suo,
e
straccarli, e vincerli
lo
con
l'impeto sono
e
grandi,perchè
partorire cose
a
con
opera
eia
y
in
cipe
Prin-
un
fine, che
a
cose
zienza
pa-
precipitazione,
cxix.
bene
Se
gliuomini
glieffetti
,
incerte
sono
si vuole
ma
però
sono
le
come
darsi
andar
uomo
savio, ha
da
consiglio buono,
cattivo, che
se
in
cattivi,
na
fortu-
ragione, e
essersi
mosso
l'effetto
chi
con
sia stato
consigliocattivo,
un
to
tan-
non
alla
preda
che
siglio
con-
nondimeno
la
di
ancor
con
;
con
contentarsi
buon
con
spesso
future
cose
bestia
come
,
è
deliberano
se
aves-
r effetto buono
avuto
.
cxx.
Nelle
è
risecare
in
quello
è chi
,
Safon.
il verbo
dell'Economica,
cose
che
tutte
mi
le
pare,
fa le medesime
superflue, ma
spese
che
pale
princi-
consista
spese
con
9
stria
l'indu-
più
van-
T
3o
AVVERTIMENtl
faggio, e
soldo
si dice
come
spendere
,
il
quattrini
quattro
per
volgarmente
.
cxxi.
Tenete
che
mente,
a
può spendere qualche
è
tamen
guadagnare
trovi
il
tempo,
di
bella,
l'ha
non
e
e
ricordo
tenetelo
a' miei
dì infiniti
ha
saputa
non
hai
l'occasione
del
e
mentre
se
di
più
essa
ella
bene
ti
ro
perduè
to
tenu-
l'occasione
bene;
questo
e
perchè
mente,
a
è
,
hai
avuta
usare
dagna,
gua-
largamente
l'onore, perchè alla fine
e
cervello, chi
poco
non
passata che
prima,
ben
se
prima
se
sempre,
acconcio,
come
povero
che
più
pazzia spendere
dura
non
ti sei
non
di
cosa
capitale, perchè
buono
dura
guadagna,
de'guadagni,
sul fondamento
tanto
chi
ho
visto
errori.
CXXIT.
Diceva
padre,
un
borsa,
in
molto
né
da
che
che
notare,
non
nelle
perchè
ma
,
ti fa
onore
dieci, che
mancare
per
più
hai
ne
freno
role
pa-
do,
sordi-
onorevoli,
cose
ti sian
spesi:
diventar
per
cato
du-
un
e
gionevoli
ra-
fuggire le
a
superflue
cose
.
CXXFII.
Rarissimi
si
gli
falsificano,ma
uomini
di
cose
dopo
la
pensano
le
bono
gli instromenti,
sono
che
fatti
da
cipio
prin-
secondo
che
,
malizia
che
o
nel
neggiare
ma-
,
s'accorgono
bisogno,
si
cerca
di
quello
far dire
avreb-
alli instro-
F.
DI
quello,
menti,
che
l'uomo
però quando
farveli
vorrebbe,
gli
sono
levare
subito,
averli
e
in
cessero;
di-
che
di
instromenti
abbiate
d'importanza,
vostre
cose
l3l
GUICCFARDINI
usanza
per
forma
in
casa
autentica.
cxxiv.
E
certo, che
ai
popoli
fanno
si
speri, che
non
si
tien
per
li
neficj,lascino
che
perchè
buon
concetto,
senza
pure,
memoria,
sì
e
sarà
che
questi,a
che
chi
qualche
chi è
a
a'
buon
si
quanto
li,
popola
diate,
pere
nome,
della
fatica,
giova quella
caso
beneficiato,
i benefici
proprj
conviene;
se
non
co
alman,
e
sono
pressione,
questa lor leggieraim-
tocca
può
nondime-
assai
frutto
è
come
di
de'be-
servizio
in
suo
un
memoria
per
viene
ne
in
in
presenti l'occasione
rimuove
parte
la
se
che
caldamente,
tanti
vi si
quando
lui
per
il fare
tanto
sprezzate
non
proprio;
commodità;
loro
una
col
popoli, ed università,
che
o
in
servito
s'affatichino
pericolo, o bisogno,
na
toccando
particolare,perchè
s'affatica
chi
però
quelli,che
di
come
,
nessuno
ti
servizjfat-
dei
conto
in universale
in
comune,
si tien
non
alcuna
che
gratitudine,
volta
si sente
mettendo
da
sieme
in-
re
tutti,esse-
notabile.
cxxv.
Del
vede
far
un'opera buona,
sempre
il frutto
,
però
e
laudabile
chi
non
non
si
si satisfa
iSa
AVVERTIMENTI
far
del bea
solum
di
utilità;ma
parendogli trarne
non
degli uomini
frutto
evidente,
ti
è inganno
questo
ti
non
buon
sparge
di te, la
opinione
ben
se
farlo,
picciolo,perchè
non
laudabilmente,
lasci di
stesso,
se
quale
altro
portasse
nome,
molti
in
il fare
buona
e
tempi,
casi
e
utilità incredibile,
reca
cxxvi.
Chi
la
ha
d'una
cura
combattuta,
dì
che
assai
ogni
che
cosa,
picciolo alli nimici,
più,
un'ora
e
mo
pochissigano,
allun-
po,
tolga tem-
perchè
spesso
accidente
qualche
porta
re
esse-
a
quei rimedj, che
in tutti
stimare
etiam
un
fare
assediata, deve
o
fondamento
e
abbia
che
terra,
la libera
.
cxxvri.
facesse
Chi
il
in
un
accidente
glieffetti,che
savio
uomo
su
nasceranno,
giudicio,troverebbe
si
come
trova
a
le
strologi perchè
,
lo
veder-
a
poche
del
mondo
cate,
verifi-
cose
dell'anno
capo
cose
vesse
scri-
e
tornando
un
,
sì
di tempo
progresso
giudicare da
degli apo
trop-
sono
,
varie
.
CXXVIIl.
Nelle
cose
giudicio,
perchè
tutto
notizia
importanti
chi
spesso
non
bene
sa
può
tutti
circonstanzia,
una
il caso,
non
ma
vi
dico
i
fare
particolari,
minima,
e
bene
buon
che
non
ria
va-
ha
,
di altro
che
,
di
generali
e
,
questo
me-
intesi
giudicapeggio
desimo
chi
molti
perfettoe
confonde
particolari,si
to
mol-
intendendo
passioni,facilmente
dalle
netto
particolari,
chè
per-
i
molto
ha il cervello
non
33
I
GUICC[A.RDINI
F.
DI
varia.
e
cxxix.
Spesso s'inganna
avvisi, che
delle
vengono
i
su
perchè
cose,
più caldi, e più spaventosi
sempre
primi
no
vengo-
che
non
,
riescono
poi
necessitato
in
si risolve
chi
,
gli effetti
con
gli altri
chi
i secondi
aspettisempre
mano
però
;
è
non
di
e
no
ma-
,
.
cxxx.
combatter
Non
le cose,
da
che
Dio
,
nelle
mai
che
pare,
la
con
immediate
ha
obietto
degli uomini
menti
con
,
dependano
perchè questo
né
religione
forza
troppa
.
cxxxr.
d'
Se
s' intende
uno
suo
commodo,
che
il
che
legge, che
interesse,
o
si deve
bene,
poi
o
chiamar
ami
alcuno
senza
il
più
bestia,
e
male,
non
mo,
uo-
naturale.
dell'appetito
manca
cxxxii.
credete
Non
la
mano
e
sene
d'essere
lassate
avere
nel
hanno
ridotti
sdegno,
questi, che
quiete, e
sempre
sono
a
o
a
per
vede
vita
le
predicano
stracchi
cuore
il
appartata,
il
a-
zione,
dell'ambi-
faccende, perchè quasi
necessità, o per
tutto
che
contrario,
e
quieta,
pazzia:
e
o
si
per
pio
l'esem-
dì, j^erchèa questi tali
l34
AVVERTIMENTI
s'appresenta qualche spiraglio di
che
subito
abbandonano
grandezza,
vi si
e
ad
fuoco
mettono
una
la
te,
quie-
quel pericolo,che
con
cosa
lodata
tanto
secca
fa il
.
CXXXIII.
L'inclinazioni, e deliberazioni
fallaci,e
tanto
dalla
suo,
ragione, che
in
non
ad
chi
col
è
perchè opporsi
sulla
in
dal
spesso
regola il
altro, che
grande
essere
più
menate
de'popolisono
traino
che
del
viver
giudizio,
poco
che
piuttosto ventura
'
d'avere
speranza
ha
popolo,
caso
senno
.
cxxxiv.
È buon
mezzo
quelli,da
a
di
favore
nella
a
farli
favori
chi
guadagnare
capaci
n'hai
quale
degli uomini,
di
ed
per
la
più
presi da quella vanità,
de'
ancora
,
cominciano
avrebbono
altro
il
te
par-
o
bizione,
am-
ticati
dimen-
che
modo,
in
strare
mo-
quella cosa,
bisogno, perchè
più urgenti,
quello, che
di
autori
,
rispetticontrarj
e
vuoi
tu
vi si affezionano
i
il
guadagnarsi
più ragionevoli
favorire
a
disfavorito.
cxxxv.
Infinite
pensieri degli uomini,
nare
che
per
né
cosa,
né
o
che
però
uè
possa
si
cadere
e
dei
imagine,
ragio-
d'alcuno;
bia
dire, ch'altri ab-
sentirete
che
può
contra
il cervello
secondo
fatto cosa,
nature,
si
non
stravagante,
quando
questo
detto,
sì
sia
non
delle
le varietà
sono
non
in
vi
concetto
mile,
parrà verisi-
d'uomo,
l33
AVVERTIMENTI
TI rimedio
deliberassi.
tu
è sforzarsi
molestia
di
di
liberarsi
riandare
da questa
le
tutte
ni,
ragio-
,
che
bine,
souo
fa, che
che
contrarietà,
e
le
di
che
quello,
che
ragioni
paiano più
inde, perchè questo
et
ti
maggior
appresenti innanzi,
concedevano,
si
ti
non
di
importanza
o
peso
veramente
corso,
con-
,
sono.
cxxxix
.
Uno
può
è
che
uomo,
reggere
molto
chi
dà
consiglio;
senza
consiglio
ha
che
quello, che
a
ogni
considerazione
all' interesse
di
importantissimo
benché
lo
che
s'abbatta
male
so-
gravissimo
e
far
non
fa
peggio
e
,
che
amici
con
pericolo di
porta
pigliarconsiglio, e
a
e
quell'altro,però dico,
grado bisogna,
fedeli, altrimenti
domanda;
lo
picciolo rispetto,
suo
,
tal
egli
nondimeno
più
spesso
,
suo,
propone
disfazione
in
si
non
pericoloso pigliar consiglio, perchè
all'interesse
anzi
prudente,
sia
non
a
le
ma-
non
pigliare.
CXL.
Chi
sul
far
qualche deliberazione,
tal
su
anderà,
cosa
questo
per
mondo,
caso,
viene
che
non
tal
cose,
molte
mai
modo,
e
volte
in
vuol
spesso
piglia il
delle
fu
come
nel
o
discorso
la varietà
futuro
giudicio del
suo
o
calcula,
nel
la
tale,
e
partito,perchè
degli
in
pigliare
del
accidenti
terzo
o
considerazione,
quarto
e
che
F.
JDI
difficilmente
imm.ìginato,che potesse
si sarebbe
molte
essere,
1S7
GUICCIARDINI
volte
si
ingannato.
trova
CXLI.
Non
si
lungamente,
questo
è
viene
il fine delle
imputare
infelicità
legge, che
è
patria, che
nel
gli altri
quali ha
ai
nella
più presto
nascere
sottoposto
tutti
a
né
umane,
1'essere
comune
bassezza, perchè
a
cose
quei cittadini,
sono
che
città
una
,
fiorita
sua
infelice
chiamare
può
ci
infeli-
ma
;
la
dato
te
sor-
della
buona
sua
può
quella
a
declinazione
della
tempo
si
tuna.
for-
cxLir.
Quando
se
nelle
alcuno
i
sieno
che
partitidi
contraria
o
per
a
quello,
che
delle
più
gli
volte
che
altri
o
capaci,
che
abbia
chè
pernon
lano
ca-
all'openioper
,
essere
loro
non
i contradittori
quello,
a
non
par
approvato,
perchè
anco
e
,
,
è
il
volentieri
di
qualche partito
sempre
ma
pareri contrarj,
sono
con
mezzo,
peggiori,
più
ne
fuora
esce
quasi
mezzo,
consulte
si
non
spiacere
di-
gettano
sputa
di-
manco
.
CXLIIT.
Un
Principe, che
astrologi, che
non
per
l'anno
il
quando
futuro,
torre
i
stampano
avrebbe
che
volesse
si
stampa
fusse
agli
mente,
giudici universal-
facil
più
il credito
modo,
il
che
mandare,
co-
ro,
giudicio lo-
ristampato,
eap-
l38
AVVERTIMENTI
piccato con
loro
esso
perchè gli
quanto
sforzati
vendosi
che
le
ha
bugie
quello
sareb-
da
ed
a-
,
dell'anno
passato,
di
gli uomini
hanno
che
mente
facil-
gli inclina
essere,
prestarlifede
a
in
al futuro
prestar fede
non
naturale,
quel
sapere
rileggendo
sato,
pas-
apposti del passato,
dimenticato
la curiosità
giudiciodeiranrio
uomini
si sieno
poco
bono
il
.
CXLIV.
male
Possono
lodare
o
per
le azioni
molto
non
le
sapere
il cervello
zoad
e
de'
i tini delle
molto
diverso
è dall'avere
diverse,
occhio,
ed
in
si
e
si
e
fine,
ancorché
discorrono
giudicano
all'uno
però
le
cose
con
no
so-
con
diverso
con
le misura
l'uno
avvez-
lo stato,
f ussero
interessi
cora
an-
avvezzo
le considerazioni
allaltro,
come
ser
es-
per
e
Principi,ad ayerlo
egli
cose,
solo
incogniti
; ma
fini
de'privati,fa che,
uso
noti
i loro
uso
stanno,
come
differenza
la
ad
de'Principi,non
cose
gli interessi, e
perchè
privatibiasimare
gli uomini
dicio,
giu-
diversa
dall' altro
misura
.
CXLV.
è
Chi
suo
in
sono
ancora,
richiesto
desiderio,
poterglifar
ch'elle
fare
più
da
ogni
delle volte
e
un'amico
le
mostra
la
ottenere
sieno
opera
comincia
d'aiutar
vere,
e
che
qual-
difficoltà,che
desiderata,
cosa
che
risponda
possibile fa
che
lerne
vo-
colui
il
non
lo
,
a
che
credere
,
voglia
servire:
larghezza
di
più
acquista
il
iSg
GUICCIARDINI
F.
DI
intraviene
contrario
e
speranza,
colui
facilità,
di
fa
chi
perchè
l'effetto
che
ancor
a
si
sca
rie-
non
,
:
così
vede
si
chi
che
si
,
o
per
più
dir
meglio,
grato,
altro,
se
e
non
ignoranti
più
da
al
fa
essere
il
fatto
la
mondo
suo;
più
che
,
in
quello
che
,
qualche
con
desiderano.
arte
con
governa
è
avvertenza,
né
parte
da
procede
degli
s'ingannano
ni
uomimente
facil-
APOLOGIA
DI
DI
LORENZO
DE'
PIER
MEDICI
FRANCESCO
l44
LETTERA
che
trìa^acciò
voi
ai
quali, pare
che
sia
governato
male,
e
di
io abbia
vedranno
eh' io
quello cK
ho
fatto;perchè
dura
che
tali
di
segreti; ma
l'animo
d'
importanza
in tal
avessino
di
di
tutti
(e
che
considereranno
se
voi
vi
con
persona
io
mi
vo
pote-
d' intendere
cioè
tenevo
imagi-
potrete
quelli che
di
altro
far
nessuna;
io
mi
ma
animo,
quelle diligenze,che
mancai
non
usare,
quelliy
a
poco
conferire
sia
cosa
,
di
potevo
non
,
nare
danno
mi
e
contro
fatto bene,
giudizio; perchè
poco
bene
difendiate
mi
parevano
che
certo
non
,
caso
a
allora
alla
mancare
il Tiranno
che
Patria)
vivo
era
simamente
mas-
e
non
,
credere
potevo
che
avessino
morto
a
mancare
a
medesimi
loro
.
averlo
Di
e
averlo
non
,
di
par
parlarne, perchè queste
farle quando
perchè
;
di
cose
e
in
erano
in
son
quando
le
ragioni
occasione
volersi
servire
mal
animo
a
eh'
e
:
nel
por
alcuno,
e
gravezze^
neW
voleva
non
aver
nella
tosto
non
e
le,
vuo-
son
per
egliera
la
per
rovina
eletto
altro
il
di
del
coperta
in
ricoli
pe-
manifesta
si pensava
spendere
le
in
libertà
differires" incorreva
città, che sapete
a
si
d'Jffrica, pareva
di questa paura,
opik
infiniti,
della
chi
gna
biso-
adesso, quando
fiore
vincitore
tornava
mi
non
che
cose
non
o
tempo
,
dare
che
può,
ilfarlo innanzi
Cesare
Italia, e
suo
si
disputandola,
ancorché
m.e
fatto
senza
tempo,
ad
altro
profìtto
che
il
I^S
LETTERA
Jlessandro
Signore
data
aver
Vitelli
fuorCy
era
grand' occasione
di
eh' è
Cittadini,
seguitodopo
vi
averei
fuggito
V
e
salva
in
la
quale
il
io
da
mi
che
sangue
volta
fece
mi
che
mano,
neW
che
temere
volendo
pezzo,
far
risolvetti d' uscire
di
mancai
mi
stata
era
mala
andare
attorno
bisognava
volse
sorte
eli io
Di
andai
se
mi
ne
niente
messi
sempre
cascare
a
se
possibile
,
Savori,
si
non
che
per
e
per
con
io
mi
non
la
Sal-
Messer
perder tempo,
chi mi
per
e
credesse.
tare
solleci-
qualchepericolo
luoghi sospetti,tenendo
che
la
tanti
mali
non
cosa
piedi; perchè
dopo
così
potetti;ma
alla Mirandola
speranza,
in
a
trovar
facesse., e
passare
ferma
segreto
eli io scontrai,
Bologna,
così ebbi
e
innanzi
me
tener
il primo
che
a
spingermi più
poi
si
non
buona:
cosa
quellediligenze
credette,
mi
non
morsa
fuori di Firenze, dove
Jldobrandini
vestro
farlo ;
,
.,
mia
suo
,
manifestasse quello,che
un
io
dinaria
quantità straor-
in
usciva
in
di
animo
in
avessi
,
una
che
riserbo
io
,
ma
quello
alcuno,
conto
impiegarla un'altra
ancorché
servizio
non
di
solo
non
Patria
la vita
messo
per
che
qualil
e
^
ilfatto.,scusimi
,
pur
poter
mancato
aver
dimostra
che
di
,
giovato alla
avrei
non
ma
i
diligenzadopo
certa
di
e
^
ali essermi
Circa
chiamati
una
Città
disporreil prefato Signore per
verso.
aver
pare
quei Cittadini
a
pigliare la superioritàdella
pensare
mi
mi
non
potesse
pareva
avessimo
non
IO
a
l46
LETTERA.
"T
pensare
uniti
essere
tendevano
Capi
il luogo
di
ogni sospezione
succedere
se
di
questo
a
avesse
ognuno
da
massime
e
l'uno
fede
che
questo
certo
e
;
modo
in
pareva^
Tirannide,
facilmente
si fosse avuto
vivere
suo;
aW
da
gliuomini
le altre
bene
il bene
cose
altro
avesse
pensato
e
loro
Patria
spenta
succedeva
ne
vogliono prima
della
i
che
ne
,
che
che
sapendo
,
che
e
tutte
ri-
non
,
i loro
cuoprono
che
fanno
io ho
che
speranza
da
eh'
bisogno
medicine
che
del
assai
di
potenti
aver
mostro
alla
mia
privo
d'una
a
sapere
Tiranno.
tera
tener
dove
Patria
Libertà; avendo
della
di
Ma
fatto
aver
pare
vi
eh' ella
S
io
fusse per
per
certo,
;
sorte,
qual
sia
io
non
cose
parendomi
fede,
e
satisfatto
e
,
tiene
perdita
sì
questa
esser
pensato,
carico
queste
la mia
modo
troppa
si
povera
poco
conto
sottoposta più
che
questa
alcuno
ve
sendo
satisfazione
vi
,
che
se
medicina
codesta
mia
possa
avessi
dar
la
tutte
con
pure
non
sapete,
dubbio
in
sto
che
qualche
in
ch'egli
e
il tristo, menono
è ridotta
Mondo,
Patria
mi
non
al
st'ulcere
que-
,
che
del
,
della
doglio
mi
non
io
male
che
in
levare
che
dominio.
città, e Usuo
io
nel
; tanto
la miseria
atteso
quello
medicar
egliincancherisca
piuttostoil
io desidero
a
più gagliardirimedi;
buono
far
meglio informati
stesso
se
per
innanzi
abbi
de'
un
,
s' abbia
vero
di
far meglio. Nondimeno
poter
non
per
dire
appetiti con
l'averci
let'
potete
scritta
ì
LETTERA
mi
non
ma
tristo
letta
che
corso
si
non
possa
nuocere
parlare
imperò
;
cK
averà
la
el-
fatto
sfogandomi,
che
sì
in
sicuro
ella
perchè
^J
siamo
sarete
;
volta
ogni
suo
noi
possa
ardendola
erete,
av
vi
non
il
che
V
che
intendere,
pare
termine
ì
vi
io
,
abbia
quella
mostro
fede
eh'
ho
io
voi
in
do
aven,
voi
mi
che
certo
per
abbiate
non
abbiate
che
è
difendere
larga
abbiate
io
sono
,
darò
qui f
voglio
ne
a
e
che
certificandovi
fin
come
padre
vostro
prima
nostra:
mi
di
sarà
animo
conosciuto
vostro,
esser
e
;
dell'
qui
anzi
mio;
onor
dovunque
fede
l'amicizia
stata
all'
mancare
a
a
eh'
credo
voi,
grado
questo
,
facendo
tale
in
mio
(quale
che
adesso)
dirvi
senz'altro
in
gno,
biso-
ogni
evento
stato,
sono
raccomando
.
Di
I
Venezia
li
5
Febbrajo
1
536.
e
a
APOLOGIA
DI
LORENZO
DI
DE'
SOPRA
FRANCESCO
PIER
MEDICI
LA
D'ALESSANDRO
DE'
PRIMO
io avessi
Oe
di
coloro,
o
e
a
i
uomini
quali
altra
debbono
cose
: e
rara,
di
dimostrare,
che
sono,
e
che
ancora,
totalmente
contraria
parimente
com'egli
dalla
de' secondi
è stato
nelle
Tirannide,
a
al viver
odiarla
hanno
chi
la Libertà
sa,
è
male, presupponendo
la
politico,
le
tutte
sopra
questa
liberata
stati
sono
parlare a
pratica, che
è
essendo
la loro
reputati degni
dopo gli Edificatori
onori
avendo
com'
in
bliche;
Repub-
prevaluto, oltre
quelli,che
vandosi
tro-
durabile
manco
Governo
gli
del viver
più
cosa
conseguenza,
dimostrerei
opinione, che
per
per
sia Libertà,
cosa
molte
desiderare
appresso
,
che
e
che
che
libertà
di
azioni
m'ingegnerei
poliziapiù
Tirannide
la. Ma
in
sorte
e
Patria
io
ragioni,
politico,e
ogni
FIRENZE
sanno
non
debbono
la
MEDICI
le mie
giustificare
con
non
DI
DUCA
Tirannide,
provare
MORTE
E
NASCITA,
e
per
bene,
questo
parleròparticolarmente della
mia
di
quel,
ragione,
e
la
rannide
Ti-
sale,
univer-
azione,
1
5o
non
APOLOGIA
domandarne
per
che
dimostrare
che
a
che
medesimo,
E
che
(che
quelli,che
son
sua
però
van
tanto
essere
dall'utilità,che
era
più
de'Medici)
e
ignoranti, né
tanto
re
al
Pubblico,
alla verità:
né
che
Tiranni,
sien
la
nostra
eletti dal
sono
non
quale
Città
quelli,che
popolo
ha
come
ha
molti
per
anni
minima
coh
ebbe
ella mai
tanto
che
questo
limitata,insino
a
la città
la
di
renze
Fi-
popolo,
suo
comandano,
la,
comandar-
per
dici,
de'Me-
superioritàdella
con
ticipazionedella
tutto
no,
Tiran-
fatto la Casa
la
ottenuto
no
era-
numero,
lo reputava
perdi'essendo
tutti
seguila,che
vero
se'
contrapesa,
possessione del
antica
per
ne
modo
,
bene
lor
a
del
che
Mondo
del
resto
cati
acce-
ch'egli
tornava
in alcun
possono
non
te
par-
pote-
conoscessero
guitavano quella fortuna; i quali in
di poca
uomini
qualità,ed in poco
tal che
non
la
non
poco
non
,
già
se
tener
per
io
il Duca
dubiti, che
ne
me
note,
ricchi, i quali
particolare,curandosi
a
fatto.
Patria,
perchè
Ma
Tiranno.
che
non
ma
Patria, ed
cose
nostra
divenivan
ne
cittadino
alla
favorirlo,
per
lo,
quel,
chiamava
della
Tiranno
buon
per
fatto
io ho
dalle
si
ma
,
l'avessi
non
alcuno,
è
non
Alessandro
fusse
io
se
cominciarmi
per
dico
ed
mancato
lode
o
solamente
non
obbligato ogni
è
averci
io
premio
parte
dopo
epar-
consenso,
del
popolo;
autorità,
molte
se
né
non
alterazio-
j5a
può
APOLOGIA.
che
pensare,
fosse
se
Alessandro
al
stato
così
uè
come,
angusti
mutare,
ie
con
gli faceva
di Nerone,
però
poi
posson
tanti
altri
tanti
stati
e
crudeltà
si
e
essere
stali
causa,
e
cose
e
da
e
tanza
impordi
morti
certi, che
inoltre
prede,
ma
,
essere
stati
essere
tante
usate
profane
solamente
sua
satelliti,solamente
troveranno
adulterii,
morti
tati
decapi-
nessuna
avvelenati,
verà
tro-
dalla
perseguitatie
fortuna, in ch'egliera
e
e
sett' altri
stati cacciati
senza
de'suoi
estorsioni,
nelle
e
vergognarsi
nella
e
pato,
princi-
Falari, sciegliendoli
essere
esilio,tanti
in
essere
a
avere
veduto
nel
più scelerati,a proporzione
cittadini,
propria,o
tante
i
di
e per
parole di
sospetti,
,
non
dini;
citta-
con
comparare
tempo
poco
processo,
vani
de'suoi
ch'eglivisse
Caligola,e
moltissimi
mano
semplice
della città,e dell'imperio,perchè si
loro
senza
per
si
di
in sì
Patria
si saziando
possibile,non
morte
la vita loro
tutta
per
felicità
allungare l'in-
e
libidine, e per avarizia,
per
stato
,
ch'era
la
me
insie-
in tale
e
di
e
voltare,
né
murati
co' mattoni
i sett'anni,
empietà
per
dire
potevan
desimo
me-
luoghi
vivi in
potessero
miseramente
con
talché
e
si
più
mostro
si
non
pietre, e
loro
quel
che
nutrire
tormenti,
gliuomini
,
ma
di
sorti
murare
to,
premia-
poiché egli
tempo,
suo
escogitava nuove
morti,
l'avrebbe
l'avevano
nato,
state
sacre
e
levato;
al-
fatte
commessi
violenze,
nelle
per
non
lo
so-
ancora
,
\
PO
r
ch'egliapparirà difficile
più,
o
ziente,
e
sceleralo,
vile
il
all'ora
massime
.si,che
nel
stato
in
opinione
che
Tiranno,
abbia
Tiranno,
fare
autorità
Firenze
ne'
Fiorentino
quando
autorità
e
di
ti
neglista-
peratore
l'Im-
ben
si
la
crudeltà
può
di
l'averebbono
Jerone,
e
di
fu chiamato
essendo
Jerone
le
tutte
sua
il Re
è
non
avarizia,
fatto Tiranno
conoscere
per
il
:
sempio
l'e-
Siracusani;
Jeronimo
di
gioni,
ra-
tal ch'ei fusse
che
Re,
tre
ol-
avuto
avesse
con
e-
tere
met-
de'Medici;
dissoluta, la
manifestamente
quali l'uno
perchè
vita
sua
i53o,
potesse
l'Imperatore
farlo, e l'avesse fatto
col popolo
del
eh' e' non
do,
mo-
nessun
fece
del Mondo,
giustificazioni
di Francia,
sua
in
la servitù
sotto
l'ha
-eglinon
dell'assedio
più legittimo Prencipe
stato
dei
fare
Capitoli,ch'ei
dichiarato
quella Città
che
poteva
alla fine
spressamente
che
essere
per
particolaredi
nel
e
causa,
lo
egli non
essendosi
la
nire.
l'avve-
dro
Alessan-
d'investire
autorità
cotesta
giusta
senza
berarla
li-
a
dall'Imperatore, qual'è
,
e
star-
glipare, s'ingannano,perchè quando
chi
da
per
che
si pensassero,
Firenze
abbia
essendo
speranza
la vita loro
chiamar
pasop.
nello
pericolo
to
sta-
o
avendo
qualche
assicurar
quelliche
messo
il
con
si dovesse
non
il
gravi calamità,
certo
mettersi
sia
giudicare chi
a
empio
così
più
patria,e
Però
l53
A.
T
popolo Fiorentino,
anni
tanti
portato
ed
G
O
e
l'altro
no;
Tiran-
quella santità
di
l54
APOLOGIA.
testificano
vita, che
desiderato
to,
mentre
visse,
sua
da'suoi
cittadini, ma
che
e
la
per
trista
sua
la
da
sì che
i
i costumi
Principi tiranni
le
tutte
eh' è
del
io
io
eglidi
altra
che
dovevo
servitore,
suo
i
me:
del
e
Ma
risponder
a
e
essendo
fidandosi
e
suo,
portassino
malignità loro, se
gli facesse parenti, servidori,
Dio
del
della
Tiranno
loro
a
no,
Tiran-
ammazzare,
vorrei, che
quali non
quello,
provar
eglifusse
sangue
dell'invidia,
pena
,
divenire
Mondo
del
ancorché
lo
non
padre
l'investiture,
tutte
a
sole, vengo
quelli, che dicono,
che
fanno
più parole in
chiaro
lebrati,
ce-
e
.
consumar
più
il
e
riputiti parricidi;
e
successioni
ragioni,e
non
per
contro
lodati,
morto
quelli,che
son
Tiranno;
furono
biasimati,
stati
da'medesimi
odiato
dove, s'eglinoavessino
sarebbono
to,
sta-
successione
sua
morì
e
l'ammazzarono
quelli che
nello
,
vita così
cittadini, ch'eglivisse,
morie
lo,
figliuo-
suo
confermato
più
parere
.tm.i
la
dopo
Jeronimo
più legittimomediante
e
fu
poteva
gli scrittori, fu
tutti
Patria
e
non
denti
confiè
non
se
,
Città
na
di
per
che
esse
colpa
intenzione
le fussino
quando
forza
male
tanto
pochi; poiché
di
la buona
oscurare
bono
desiderare
empia
troppo
cosa
di
alcuna
con
farlo
e
,
che
di
io
che
sostengo,
Alessandro,
né
lui
io
era
non
fui
del
mai
sangue
u-
cercano
queste
lunnie,
ca-
avreb-
non
vere,
ad
tanto
più
servitore
mio,
o
,
l55
APOLOGIA.
mio
parente,
di
proverò, che
e
volontariamente.
me
che
sia
uno
si fidò mai
non
di
servitore
o
si
modi
due
In
servo
ei
può
re
di-
altro^
un
,
pigliando
o
da
lui
esserglifedele,
sudditi
si
essendo
o
di
nome
è chiaro
(a
io,
ancora
solo
non
stipendio alcuno,
parte delle gravezze,
io
io fussi
fummo
pari, sì
fusse
della
io
di viHssimo
agli ultimi
a
di
servizi
in
Dubitasi
ed
della casa,
il Duca
Lorenzo
Fuoruscito,
ebbe
se
ch'egliera
e
,
in
renzo
Lo-
tata
mari-
era
quel tempo,
in
ma
chi
quando
è così
e
una
a
fare
accadde
s' egli accadde
uomini,
che
Vecchio,
il Duca
casa
,
volta;
nifesto,
ma-
fimo,
d'in-
donna
una
Colle
da
serviva
parente, è
mio
e
Ch'egli non
vetturale, e intìn qui è manifestissimo.
un
serva
noi
né potevo
fui mai,
non
nato
stato,
che
di Roma,
quel
e' dovette
me
,
.
perchè egliera
e
di
più
servitore
suo
de' Medici,
casa
suddito,
suo
s'ingannava quando
che
chiamato
esser
ni,
cittadi-
,
eh' ei
del
o
la
lui
a
glialtri
vassallo, perch'egli poteva
conoscere
premio,
pagavo
come
che
s'eglicredeva
e
di saperlo)
cura
ricevevo
che
ma
io
chiarissimo,
è
si
chi
non
i
sotto
Che
servitore.
di Alessandro
che
o
di
fussi schiavo
come
mia
compresi
son
e
per
e
schiavo, perchè
non
servo,
servirlo,
per
suo
ordinariamente
questo
non
premio
più
non
,
imperito
della
donna
legge,
ha
del
questa
con
d'una
gli
de-
consenso
eh' ei
marito,
sappia,
non
e
ch'ei
sia
i56
APO
lei,ancorch'ella
dove
il corpo
ga
tutti i
e
l'onestà
sa
per
son
si
la
nobiltà
noto
può.
vecchio
né
le
il
e
quel vetturale, e
ch'eglinon
aveva
ch'egliera
altro
meco
figliuolodi
do
secon-
figliuolodi
era
Lorenzo;
interesse,
tanto
non
se
della
vetturale
un
non
sto
è manife-
Alessatidro,
del duca
non
sta
que-
cognome)
ne
questo
divine,
e
adunque
nome,
mondo,
leggi umane
Se
(dellaquale
vetturale
un
tutto
a
che
giudicati,
sempre
,
e
ogiruno,
casa
de' Medici
lo
si fidasse di me,
Ch'eglinon
volle mai
perch'eglinon
acconsentire,
vo
pro-
.
,
io
portassi armi,
faceva
come
avea
tutti
meco
solo
egli armato,
tre
o
che
l'ultimi,
la .sfrenata
stata
a
mutare
libidine
contro
rae
,
se
perchè
si
non
non
amò
gliuomini
quelli,che
(i ) Vedi
sua
fidò
mai
che
d'uomo
persona;
E
amano
.
in fine.
seco
quella notte
l'accecò,e
fidasse
del
e
lo
Ma
di
mondo?
te
ordinariamen-
fidare,
ch'eglinon
,
fusse
non
ch'egli si
si posson
non
la Nota
mai
aveva
vogliaproposito.
egli essere,
poteva
come
a
si fidò
,
fidato, se
,
fece
quali egli
senz'armi
continuo,
si sarebbe
sua
i
io fussi
sempre
satelliti ; né
che
to,
disarma-
sempre
questo eglimai
del
che
quattro de'suoi
fu
tenne
glialtri cittadini,
ancor
ed
che
mi
mri
sospetti.Oltre
,
.
servar
perchè le leggivogliono con-
Colle
sua
di
,
quanto
a
trista,e ch'ella espoii
fa
(a)da
maritata
era
A.
I
alla libidine
suo
del marito?
serva
G
sia
ch'ella
figliuoli
sono
si
LO
se
amasse
non
di
mai
A
anzi
persona,
P
O
1
alla
insino
dovevano
fhegli
ed
il Cardinale
delle
io
scelleratezze
fussono
cose
vi facesse
Ma
natura
raonii, infinite
d'onde
si
sa
altra
per
faceva
la fama
esercizi
c|ueicittadini,
città la
con
menare
nato
per
per
testi-
sto
que-
vivendo
molti
terra
la,
el-
ignobiltà;
anni
in
dezza,
gran-
sua
povertà,
sin
tanto,
l'avarizia del Tiranno
da lui n'erano
per
stati
nostra
insieme
sero
cacciati,volsua
d' ond'
era
mostrare
a
sua
Allora
Maestà
la vergogna
(quale lui
Alessandro
della
non
che
dasse
coman-
tosi
scorda-
non
pietà, e
ebbe
e
che
all'Imperatorea Napoli questa
Firenze.
Madre
sono
fuggitadalla
avevan
non
per
mostro,
sua
nella
la
lavorar
io le
propria Madre,
colui, il quale ei comportava,
a
della
e
stato
queste
freschissima,
perchè
non
lasciata
che
crudeltà,
che
quelli,
Madre
a
la
della
fusse
egli l'aveva
suoi
se
testimonianza
perchè, ancorché
che
infiniti
sono
q|ae questo
avvelenare
causa,
grandezza
posso,
examine,
fece
portento,
io
ci
certo,
tato
ripu-
finte,che
di questo
per
la
quello ch'elle
di
Madre,
carico, perchè
ciall'averle
incredibili
più
darli
che
,
ch'era
pensare,
per
lontano
.
nei
me
sce,
cono-
veleni
la
cioè
care,
vorrei, che
più semplicemente,
le fare
non
più
non
finte da
tanto
son
dico
lor
Io
si
più propinque,
sue
Ippolitode'Medici,
Cugino.
suo
cose
esser
ogn'uno,
perseguitò con
e
le
morte
iSy
I A
G
ch'egliodiasse
poi ch'egliodiò,
e
O
dell'amor
mai)
ma
per
t58
apologia
sua
sua
madre
alla
crudeltà, eferità, commesse,
innata
una
fusse
di Cesare,
presenza
ch'ella
avanti,
morta
il che
vecchia, che
povera
le
pascer
dal
•nessuno
:
pecore
sì inumana,
cosai
filar la
a
non
la
sì orrenda
e
lana, e
va
teme-
non
ei
se
e
a
ben
più
sperava
almeno
figliuolo,
suo
li fusse
imma^^inandosi
stava
s'ella
e
andasse
quanto
difficile, si può considerare,
una
che
non
,
oltre al
fusse stato,
del
uomo
crudele
più
ei
Mondo,
e
poteva
almanco
viva,
aggiugnere
leratezza.
da
tener
E
e
dove
voler
al
tornar
per
che
de'
alcuno;
io
che
fidare
si fidò
quelli,che
per
io
di
Ma
me.
male
esser
,
ragioni; mostrino
e
delle
morto
azioni
infino
sce-
do,
conclu-
madre,
sua
altro
amò
esser
i
fra
proprj
mo,
amia-
parente,
bene,
par
informati,
ch'io ho
molto
contro
gli uomini,
fratelli per
o
per
ad
errato
le
dette
sopradformati
in-
manco
a
ci
non
non
e' mi
ne
li
quel-
di
detto,
allegandone
leggiordinate
lodate
ho
servitore, né
suo
Alessandro
delle
io
quelli,che
qualch' altro rispetto,dicono
ammazzare
né
alcuno
come
di
fui mai
non
egli mai
né
perchè,
e
noi
possiamo
né
tener
più congiunti, egli non
gli erano
,
mai
Medici,
vesse
l'a-
non
neftmda
proposito
amò
non
in
all'ignobiltàsua
così
e
vitujjJBrio,
tanto
che, poiché lui
il Cardinale
se
la poteva
madre,
non
condurla
pure
qualche luogo segretamente,
voluta
il più insensato
Tiranni
,
che
hanno
la libertà
del
i6o
Apologia
da
ch'era
più
questa
legge, che
di
non
io
credo
pigliare.Se
è fra
bono
del
consorzio,
ci fanno
che
essendo
nel
di
noi,
di
e
Tiranni,
più vita,
perchè
le
gli
da
le
non
più
loro
cattiva
fede,
e
sta
que-
debba
offendere
e
i buoni
tutti
a
lo
stumi,
co-
di levargli
cercar
fanno,
più
tanto
buona
una
potrebbe
per
offeso
il Mondo
ge
leg-
Tiranni
in
rispondere
a
siano
che
nessuno
quelli in
eglidi
e
io
vostra
egli
uno,
non
legge
morti
Io
non
dicono
ser
es-
bisogno
concludo,
.
quelli, che
cui
vengo
di
i
che
e' si ammazzino,
modo
ben
ognj
avrebbe
non
sì che
qualunque
spenghino,
di
vigore di questa
fortezze;
o
durre,
intro-
,
il Tiranno
da persona,
guardie,
vorrebbesi
che
fida, perchè fidandosi
i
con
pervertono,
sarebbe
per
ai
obbligati contro
prima
questa
ze
for-
questo
ancora
sono
Certo
,
per
osservare
l'usanze
quanto
bruti
di
e
questa
leggi, e
tutte
i Tiranni
ma
si
lità,
qua-
.
per
si
che
siccome
lodare
da
sono
e
Ma
uomini
leggi,e
di terra,
doWe
sottoposta
manco
,
tutte
così
e
umane.
si abbia
confondono
tutte
parte di loro
la conseguenza
amicizia
mo,
uo-
manchereb-
maggior parte
una
casi, e alle necessità
vuole
essere
superiori agli animali
resto
via,
fede, dell'amicizia,
della
della
e
levata
peggio
bestia, perchè gli uomini
principalmente
e
santissima,
fida, fusse
si
eh' e' sarebbe
certo
che
gli uomini
chi
ingannare
consenso*,
questo
e
ora
già,
a
che
l6l
APOLOGIA.
facesse
io
che
bene
io errai
la morte;
pò
ad
errore
ai
Alessandro,
ammazzare
del
nel modo
quali mi
sarà
procedere dop-
un
che
pare
la loro
accompagni
loro
si
alcun
altra
considerazione, ancorché
totalmente
così
sieno
savj
alieni
savie
operazioni,
tristo
biasimevole; le
e
buono.
Io
che
che
e'
io
feci;
io
ma
ancor
danno
resultava
ne
Dico
Firenze,
Ma
mezzo.
alla
perchè
e
comunicarlo
che
manifesto,
e
si
in
,
condurre
fin che
io
allora
io
non
a
potevo
fare
potevo
far
allargarmi, e
consigliomi
a
Savon.
far
più
che
quanto
di liberare
il
a
simili,
le potere
far da
compagnia,
cosa
e
alcuna
domandare
lo,
so-
pericolo
non
risolvetti
il
fino alla
bisognava ;
io
ma
1 1
stavo
me
do
quan-
da
ajuto;
insinoall'ora
era
condur
cose
allargare
del
il
era
questa
per
felicemente
successe
d'Alessandro,
senza
simo.
bia-
me
era
potevo
quanto
fine; io mi
a
che
volevo
corre
ed
Alessandro
non
non
nella vita
tanto
non
io
quello
altro, che
causa,
io conoscevo,
un'impresa,la quale
strare,
dimo-
di
più
tentava
l'ammazzare
e
lo sortiscano
il fine mio
che
dunque
buone,
le
questo
a
fare
io
se
cose
l'effetto sortisca
oltre
potevo
non
avere
triste ancorché
voglio
dal
ni
gli uomi-
lodare
che
ancor
senza
giudicare le
dal
dagli eventi, ch'eglino usino
e
to
l'even-
opinione;
quale
muovono
cile
diffì-
più
poco
ris])ondere,che aglialtri;perchè
il
ma
me,
quai
te
mor-
ficiente
suf-
d'allora
iGa
APOLOGIA.
io mi
io V
che
con
altra
bisogno d'ajuto,perchè
aver
solo
trovavo
avevo
non
e
ad
cominciai
in qua
senz'amici,
che
arme
domandar
ch'erano
e
in
nel
Firenze, sopporta
che
sapendo,
pazienza,
quanta
con
gli erano
si
JNIDXKX.
la loro
virtuosamente
animo
libertà,
viltà
e
la
vono
di
parte
trovati
erano
in
avendo
quanto
con
la loro
di riavere
loro, cercavano
contrario
e
io
sperare
quellidi Firenze;
in
ardore,
quanto
con
ajuto,
convenientemente
quellidi fuora,che
visto
con
,
.
più
potevo
quella spada
morto
avevo
Bisognandomi dunque
non
confidenti,
e
per
quelli,
servitù;
quelli,che
difendere
a
libertà
e
il
che
e
così
resto
e-
,
fuoruscili
rano
volontarii
d' onde
si
poteva
,
più
sperare
in
poiché quelli
vivevano
volevano
questi
servi; sapendo
e
tenendo
tutti
quelli,che
per
più
esser
di
quei
la libertà
unitamente
Firenze
vi
giudicare degli eventi,
in
tanta
dico
che
par
da
occasione
o
che
cerchino
tre:
e
in
da
me
volessero
che
che
eh' io
si
in
,
vedde,
vano
vole-
vale il
quella città
tutta
ma
questi tali
oltre
; in
fuora
si
fu chi
non
cittadino,
buon
due
che
e
mati,
ar-
quelli, che
il che
la Tirannide,
anco
di
mescolati
erano
erano
sapendo
e
,
;
ribelli, che
tosto
disarmatissimi
che
dentro
Tirannide,
i fuorusciti
che
ancora,
certo,
la
sotto
di dentro
quei
quellidi
in
portasse,
da
mi
non
fuor
uomo,
biasimano
,
aveva
ad
andar
l65
APOLOGIA
convocando
le
il Tiranno
loro
mostrar
parole
avessero
conoscono
a
Firenze
nell'aiutarmelo
servitore, che
così
egliavea
agio
che
e
corso
al
pensare
li
ancora
,
avvilito
tanto
a
di lui
che
alcuna.
sendo
si
nel
tutti
nella
i suoi
io
del
Guardia
gnare
dise-
a
pensare,
Tiranno,
dove
casa,
che
servitori
essendo
la
e
erano
notte
per
,
sorte
lume
un
essere
di luna
passifuor
tre
della
la testa, che
dove
mantello,
solo
io
e
il
da
quella
uno,
se
quella si poteva
io
avevo
chi
sospetto
mi
a
io
ero
ch'avevo
che
mi
io,
potevo
ammazzasse,
hanno
ingannati,
di
tenuto
che
che
perchè
che
giunto
ag-
mini
gli uo-
massime
contraria
mente
pensare
che
e
un
essendo
alcuno,
creduto?
ordinario,
o
sotto
indrizzarmi,
averebbe
vata
le-
gliavessi
celar
in Firenze
tentati
essere
che
me,
porta? E
a
to
fat-
io avessi
tagliatasi trasfiguratanto,
testa
di
che
prima
conoscendo
non
confidassi,
una
splendidissimo d'aver
morto
e
oppresso,
e
correre,
potevo
non
medesima
fatto,
il
poteva
avevo
non
della
mezzo
dire
può
E
era
pericolo,che
,
cosa
mio
si
doppo
,
per
Piero
ammazzare
animosamente
poich'egli ebbe
era
solo, che
Dico
pazzo?
corpo
gridando
,
come
portato
spalla quel
andar
e
quale
il
,
da' fatti. Io
mosso
in
facchino
di
uso
vogliono, che
e
stato
levarmi
a
libertà,e
quel popolo
essere
dunque
morto
morto;
mosso
non
avevo
il popolo alla
la città
per
uno
a
di trovar
credesse,
]64
APOLOGfA
che
la
che
averebbe
data
potendo
quel
per
che
causa,
occultarla,
rimasto
v'egliera
morto,
mossi
non
restò
che
ch'io
dicono,
Tiranno,
e
che
loro
venire
mi
di
in
poi quando
che
chiamare
io
somma
le
cose
questo
non
da
era
non
e'
almanco
verso,
già che
primi
moti
il loro
Signore,
,
o
per
avessero
domandar
e
state
la
il dolore
morto
in
jjreda;
mio
tere
po-
la discorrono
che
in
se
in
come
Repubblica,
conoscono
confidare
conoscono
del
loro
Questi, che
si conveniva.
la Guardia
darmi
fussero
rano
s'e-
altri
quello stato
restituita
avesse
il Tiranno
libertà;e
in
,
un
Certi
morto,
conservassero
e
la
fusse.
non
in
che
e
recuperare
mostrarglielo
successore,
e
a
ave-
i fuorusciti
che
così
dovevo
di
do-
quello che
scoperto
inteso
per
vece
cercai
possibile,che
stato
e
io in
quella stanza
come
si fusse
tempo
era
me
fusse
se
medesimo
da
morto
di
,
voluto,
rei
ria
contra-
tanto
te,
potetti in quell'instan-
la chiave
portai meco
e
ch'io
alla
nocere
d'Alessandro,
morte
più
e
do
proceden-
che
costoro,
parte la
in
più
io fui di
traria,
con-
Tirannide,
così
e
;
potevo
di
quella
pubblicare la
di
io
giovare. Però
a
la
fusse
vendicata
verso,
opinione
alla parte
volevano
che, io morto,
parere,
d'Alessandro
morte
importava assai,
caso
reputazione
quelli che
a
e
quel
in
mia
morte
conto
di
veder
me,
per
nel
polo
po-
alcuno;
soldati
quei
me
co-
come
in
lì
ma
quei
morto
è veri-
A
simile
che
insieme
averebbe
e
vuto
da
meco
a
lontani
finir
venire
animo,
e
or
io
e
la
maligno
stato
da
libertà?
loro,
e
s'io
temerario
partito prima
che
Cosimo
non
mi
venne
de' Medici
non
avessi
non
avessero
non
solo
vivo,
non
s'io
che
avessi
ch'alcun
mai
in
dovesse
ma
che
certo,
da
l'Imperatore
e
non
in
e' la domandavano;
per
e' mi
Certo
tanto
con
libertà
era
gli avessero
a
l'animo, ch'io
dovessero
che
e
e
poli
Na-
a
loro
che
a-
cominciato;
perla
tener
e
un
preso
frescamente
chi
potenza,
loro,
in
visto
la
io confesso
avevo
Napoli,
a
e
io
.
alla
nociuto
avendo
cosi
morto,
non
raddoppiare,
a
gnato
inge-
sono
Ma
ch'era
Tiranno
avevo
Spagna
averci
io
così unitamente
non
mi
reputazione,
tanta
poi ch'egli era
vevo
visti
ranno
Ti-
alie-
sempre
i fuorusciti
dell'Imperatore,a
genero
così
non
l'opera, che
con
del
presenza
stato
partiti,se
io avendoli
far
Patria; pel qual
la
io
errato
che
ognuno
voluto
all'onormio.
simili
so
per-
pensieri degli altri
i
modo,
d'avere
o
perchè
sono
C)5
io averci
avesse
pensiero,
sperare,
perchè
in
io
come
nell'un
questi,
io
liberare
non
mio
facilmente
e
che
nell'altro
causa,
di
vita,
tenere
che
I
I A.
l'onore;
nel
di
G
o
la
così
nissimo
r
fatto, che
creduto
concetto,
o
l'avessero
me,
Sì
p
venire
parebbe
sperato
avessi
altro,
essere
questo
sto
que-
confesso,
considerazione,
succedere
pigliar
ri-
a
preso
lo
a-
ad
che
Ales-
i66
APOLocrA.
Sandro,
io
mi
non
mi
non
che
sarei
noi
che
Egli è
le
io doveva
fare allora
io
gli uomini,
alla
preporre
incerta,
za
differenn'è
dal
fatto; però quelli
il
facilmente
si fussero
se
perchè
farle,quanta
a
così
ora
la
altrettanta
doppo
cose
discorrono
cose
;
doppo
fortuna
gloria la
certa
e
discorrere
le
che
savj dovessero
ambizione.
discorrere
io feci
come
immaginato,
reputiamo
trista
dal
che
creduto
e
altrimenti
governato
mai
presente,
vera
e
sarei
del Tiranno,
morte
l'avessi pensato,
quando
ma
quello
che
trovati
sul
,
fatto avrebbero
impossibile sollevare
era
ed
che
si
avvilito, battuto,
in corpo
trovava
Fortezza, che
una
a
Firenze;
al
ch'oltre
cosa
Guardia
di
più
portare
il
che
avuto
le
era
a
da
fuorusciti
un
con
così
lita
inso-
le,
diffici-
me
de' Medici
nome
della
Tirannide
E
le
son
mal
lato
successe
se
era
così
alcuno
era
mi
ro
avesse-
ro
avesse-
difficultà,dall'altro
uniti
credeva,
al tornare
levato
fatto,e
quando
reputazione,
ricchi, così
il mondo
allora
tanta
tanta
il
doppo
cose
in
per
e
in
la
che
tanto
via
mero,
nu-
avessero
non
Firenze
; io credo
i
libertà, come
,
il Tiranno
vento,
spa-
,
consigliar
a
ostacolo
ed
nuova,
,
tutto
in capo
e
maggiore
tanto
più
era
discorrono
che
visto
diviso
e
.
che
q^uelli,
veggono
popolo sbigottito,
,
d'amatore
concetto
to
quan-
disarmato,
tanto
e
considerato
un
una
gliera
la
quanto
in
po' meglio
un
che
poiché
sareb-
l68
di
APOLOGIA.
pochi
non
lor
vittoria, che
i
quali quando
vono
fuorusciti
Però
governare;
doppo
la
di
più
fatto la metà
ayessin
allora, e che
et
perchè
tali d'essermi
questi
d'Alessandro
morte
fatto
aver
questo
in
che
io
contrario,
ad
assai
e
se
ammazzarlo,
subito, essendo
così
Firenze
potenti,
e
di
contendere
animo,
;
ch'io
e
mi
per
conciossiachè
loro
a
e
allora
che
la
di
me
usciti
morto,
giudizio
to
fat-
io avessi
salvarmi,
e
fuori
carono
giudi-
se
tanti
dini
citta-
reputazione,
tanta
libertà,
si
io
non
ridino
che
glio
vo-
né
che
per
co
po-
,
partissidi
soperchio
mi
a
doppo
,
pensino
non
confessare
l'avevo
fecero
che
ora
feciono
che
confessano
ch'io
la
riavuta
avesse
se
giudizio,in quello
se
parve
ti
lascia-
certa
governato
loro
ma
ro
avrebbe-
ragione
voglio
medesimo
salvo;
ero
perdere.
e' dovevano,
ch'altra
istante, ch'eglino intesero
e
mo
uo-
,
quando
mal
se
i
immediatamente
può allegare.Ancora
ne
ogni
cosa
sforzo,
dello
volsono;
non
da
si fussero
la
era
feciono
non
che
allora
essi
d'Alessandro
morte
che
tanto
potesse
libertà,se
tanto
potè-
giudicare secondo
nuovo
che
in
e
si
,
non
vinto,
non
conoscerà
Firenze
messo
se
che
vorrà
gli eventi,
vincitori
d'aver
mai
speravan
un'impresa,
giudicato
non
non
si veddero
persero
chi
agli avversar] quella
medesimi
credere
ancor
era
data
avesse
Firenze
desiderio
stimerebbono
di
re
vive-
di
trop-
1G9
APOLOGIA
po
giudizio,se
poco
infino
alla salute
mai
pericolo;
con
pensarvi,
s'io
e
solo andate
e
la mala
se
a
loro
dir
d'aver
perchè
io abbia
solo
non
andato
son
che
ho
io
io
far
Patria
di
e
O
s'io
che
ho
ne
mancato
se
certo
tutti
;
nel
quello
non
che
resto
se
mi
i cittadini
verso
com'io
la
non
eh' e'
fusse
di
Firenze
è
essere?
quello che
d'altri, se
possono,
stato
Patria, che
ebbi
in
domandate
non
bertà
la li-
per
ad
avevano
l'aiuto
senza
savo,
pen-
quella prontezza
poss'io? Guardino
fare
potuto
che
e
colpa dunque
di
trovati
ma
tare
solleci-
e
potevano,
che
E
quell'ardore,
più
Tiranno,
esortare
che
dola
aven-
alcuno;
conto
più degli altri
loro
gli ho
non
più
possono
non
il
.
la mia
to
riusci-
Firenze,
in
ad
sapevo
volessino
della
cose
disperate;
sarebbe
morto
io medesimo
quelli che
stantinopoli
Co-
a
perseguitato
che
mancato
e-
nevole
ragio-
le
veddi
ma
liberato
Tiranno,
senza
che
è
queste ragioni io posso
tutte
presto vantarmi
tavo,
trat-
vo
pensa-
poi
m'avesse
non
.
lasciata
quand'io
quel viaggio non
Ter
vano
non
quello eh'
cammino,
fortuna
fin là, forse
in
mal
io
considei
n'andai
me
io lo feci
non
di
più
mia
dugiato
in-
avesse
se
ma
ch'io
e' conosceranno,
tutto,
io
all'ora, perchè quel che
si trattava
remo
che
volessero
io
ho
ni
dagliuomie
tenete
per
possibilefare, che
fussero
di
doverebbono,
rispetto per
levar
mo
quell'aniche
via
si
co-
il Ti-
APOLOGIA
170
ch'era
ranno,
propostomi,
il
mezzo
mettere
vita
mia,
mio
fratello,
e
le
manifesto
a
lasciare
e
conseguire
per
pericolo
abbandono
in
mie
care
la
madre,
mia
più
cose
fine
il
e
mettere
,
la
tutta
mia
in
casa
eh'
rovina
quella
ella
si
,
al
trova
mi
sarebbe
la
servizio
che
vita
della
e
né
il
per
fatica
tanta
parso
sangue,
certo
che
presente,
quello
loro
nostra
de'
né
più
Patria
.
miei
io
fine
istesso
spargere
non
il
insieme;
avessimo
gloriosamente,
prio
pro-
do
essen-
potuto
che
nire
fi-
in
INDICE
Awertimento
Pag.
Illustrazione
dell'
del
Effigie
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