Anno IV - Numero 186 - Sabato 8 agosto 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Attualità
Brasile
Sport
Marò: l’India
non molla la presa
Cronista scomodo
eliminato in diretta
Con Juve-Lazio
sfida planetaria
Traboni a pag 3
A pag 6
Colosimo a pag 12
VIENE A GALLA L’IPOCRISIA DEL GIORNALISMO NOSTRANO CHE TENTA DI COPRIRE IL PD CON UN GARANTISMO SU MISURA. EVITARE CONFUSIONE TRA PERSONE PERBENE E MASCALZONI
di Francesco Storace
mprovvisamente, finiscono
le certezze. Il rossume nostrano, quello che si esibisce ogni giorno sulle gazzette che ne ospitano le
opinioni lautamente retribuite,
ha smesso di prendere per oro
colato ogni virgola proveniente
dal fantastico mondo di Mafia
capitale. Ora che il fango prende alla gola nel mondo di mezzo
la sinistra per le rivelazioni di
Salvatore Buzzi, ecco il fiorire
dei distinguo. “E’ un delinquente”, si strilla. Vero, però
la sinistra lo frequentava e si
faceva foraggiare e assumere.
Non andavano troppo per il
sottile, i compagni di Buzzi.
La cooperativa 29 giugno era
una miniera. Ora non più.
Finora era toccato ad ambienti
di destra penare per le accuse,
pesantissime. Ma se gli schizzi
lambiscono il potere rosso,
ecco riemergere l’afflato garantista. Due pesi e due misure,
questa è la verità nei commenti,
nelle opinioni, nel saccheggio
delle notizie.
Abbiamo vissuto con angoscia
la stagione aperta il 2 dicembre
dell’anno scorso, quando abbiamo visto cadere sul campo
per le legnate giudiziarie e di
stampa, figure importanti per il nostro
mondo, a partire da Gianni Alemanno.
Se l’inchiesta riguarda questa parte
del campo, si trattava di mafiosi acclarati, ci veniva detto, ammonito,
sventolato sotto il naso. E noi lì a cercare giustificazioni, difese, incredulità
da diffondere.
Invece, se riguarda loro, a partire da
Marino e Zingaretti, che pure da Buzzi
i contributi li hanno ricevuti eccome,
I
che non quadra c’è.
Aiutare una persona a trovare
lavoro sembra essere diventato
un reato. Cosa dovremo rispondere ai tanti disperati che si
rivolgono a ciascuno di noi?
Certo, se per dare lavoro trucchi
un appalto, il reato è un altro;
ma il semplice sostegno ad un
disoccupato non può rappresentare un fatto criminale.
Poi ci sono tanti politici, soprattutto a sinistra, che hanno
preso da Buzzi un fiume di denaro. Costoro - se non sono
condannati - farebbero bene
comunque a donare altrettanti
quattrini in beneficenza se intendono ricandidarsi; e a spiegare come mai era così facile,
nelle loro frequentazioni capitoline, non accorgersi del motivo
per cui Buzzi elargiva quattrini
con tanta facilità. L’inchiesta
Mondo di mezzo non riguarda
solo una meta’ del mondo...
Comunque, arriveranno presto
i processi, spero. E tra quello
che riguarderà la sola gara Cup
della regione Lazio - l’appalto
da 60 milioni di euro nella sanità - e quello che riguarderà
poi (se abbiamo capito bene
dalle parole di Pignatone dello
scorso primo luglio in Parlamento) più vastamente Mafia
capitale, si leggeranno i nomi
degli imputati. E si capirà chi rischia
e deve difendersi; e chi non è stato
nemmeno sfiorato, anche se ne parla
Buzzi. Contano le indagini, per mettere
spalle al muro chi sbaglia; e le sentenze, per deciderlo.
In mezzo, la politica. Che si deve rigenerare, evitando confusioni interessate tra persone perbene e mascalzoni.
E non tra destra e sinistra, che è solo
ipocrita.
MEZZO MONDO
Mafia capitale scopre le responsabilità della sinistra e solo ora
tutti a maledire Buzzi. Ma accettavano soldi e assunzioni da lui
tutti a giurare che i compagni sono
diventati vittime del delinquente. Che,
appunto, non era però uno sconosciuto
per loro. Se da questa parte del campo
c’è chi è stato al suo gioco facendosi
finanziare e assumere elettori, sono
piovuti arresti e denunce per mafia e
condanne a mezzo stampa. Quando
Buzzi lo ha fatto per la sinistra, una
spruzzata di corruzione, un po’ di domiciliari, e inni al garantismo che non
IL LEADER COMUNISTA COREANO ORDINA:
LANCETTE INDIETRO DI TRENTA MINUTI
si ascoltavano da anni.
In realtà, Buzzi ha prosperato in un
sistema che lo ha favorito smodatamente e non solo dal 2008 al 2013,
quando in Campidoglio regnava Alemanno. Un sistema che ora scarica,
come fa anche con Carminati.
“Buzzi è stato una colonna della sinistra romana”, disse più o meno in
una coraggiosa intervista Goffredo
Bettini, padre politica della covata
RECORD DI EMENDAMENTI A PALAZZO MADAMA, LA NON ELETTIVITÀ ADESSO TRABALLA
Senato: il Pd vede le streghe
di Robert Vignola
I
IL DITTATORE
CHE FERMA IL TEMPO
Di Giorgi a pag 5
ingrata che governa comune di Roma
e regione Lazio.
Dice Umberto Marroni, che nell’epoca
Alemanno era il capogruppo Pd un
po’ consociativo, di aver difeso la 29
giugno alla luce del sole, a viso aperto.
Ed è vero, mentre altri compagni trescavano, assumevano, incassavano.
Poi, certo, c’è anche il capitolo a destra, triste e vergognoso se provato.
Da provare, appunto, perché qualcosa
l Senato elettivo val
bene mezzo milione di
emendamenti? Evidentemente sì. Li ha presentati
da sola la Lega, che evidentemente non teme di
perdere la voce per spiegare a Palazzo Madama che
le riforme di Renzi vanno
stoppate. Sfidando così le
“tagliole” che già in passato
sono state utilizzate per
troncare il dibattito. Ma la
sfida arriva pure da sinistra
verso destra, perché se i
grandi numeri sono della
Lega, quelli da tenere d’occhio sono gli emendamenti
presentati dal Pd. Che stavolta si è portato il lavoro
avanti e infatti si presenta
spaccato già al traguardo
degli emendamenti: 31
sono della fazione più fe-
dele a Renzi, il cui contenuto, se non si tratta di sesso
degli angeli, poco ci manca;
17 invece quelli della minoranza, tutti volti invece a
rendere di nuovo elettiva
la Camera alta del Parlamento italiano. Una sfida
verso destra, si diceva: in
particolare verso Forza Italia. I dietrologi hanno avuto
ampia sponda nei fatti degli
ultimi giorni, con quell’accordo sotto il tetto della Rai
in nome del quale si vorrebbe risorto il Patto del
Nazareno. Sicuramente non
ne fanno parte i verdiniani,
anche loro fautori di un Senato elettivo (con alcune
eccezioni personali). Che
Il senatore Vannino Chiti,
animatore degli oppositori
interni al Pd, legge possibili
scossoni:“Importanti le parole del senatore Buemi
sull’emendamento di 12
componenti del gruppo Autonomie per un Senato eletto direttamente dai cittadini.
28 senatori Pd e 12 del
gruppo delle Autonomie in maggioranza - Sel e M5S,
Lega e Fi si ritrovano su
questa impostazione.Vi sarebbero dunque le condizioni per un’intesa ampia”.
Il Pd vede le streghe e Renzi
manda i due vicesegretari
a recitare un classico copione. Il poliziotto buono
lo fa Debora Serracchiani
(“siamo impegnati su un
cammino di riforme talmente importante che se le altre
forze politiche vorranno discutere saremo sempre disponibili. Se vorranno, parteciperanno”), quello cattivo
Lorenzo Guerini (“siamo
sempre disponibili a confrontarci e portare miglioramenti al testo ma diciamo
che sono possibili cambiamenti purché non riportino
al punto zero il cammino
della riforma”). Non resta
che attendere il finale…
2
Sabato 8 agosto 2015
ATTUALITA’
L’EUROPA ASSEDIATA DAGLI IMMIGRATI
L’accoglienza fa corto circuito
L’Alto commissariato Onu per i rifugiati si scaglia contro Gran Bretagna e Francia per il “ghetto” di Calais, ma censura
anche la Grecia. Tsipras scarica la colpa sull’Ue. Intanto emergono nuove crudeltà degli scafisti arrestati in Sicilia
di Robert Vignola
un corto circuito che attraversa la spina dorsale della
Vecchia Europa: dal Mar
Egeo alla Manica, dalle
Colonne d’Ercole al Canale
di Sicilia, con ormai ben poche distinzioni. È quello dei cosiddetti migranti, che al netto del lessico buonista
imposto dal Pensiero (debole) Unico
e accettato di buon grado da larga
parte della stampa. Ed è un corto
circuito la cui causa è facilmente
ascrivibile ad un fenomeno: quando
c’è da mettersi in mostra nella gara a
soccorrere i poveri immigrati sui barconi, le marinerie di mezza Europa
sono in prima fila a scaricare in Sicilia
i naufraghi. Quando però quelle stesse
persone bussano ai confini della nazione la cui bandiera batteva sotto il
sole degli eroici soccorsi, le porte si
chiudono in maniera implacabile.
Ecco così le ire dei professionisti
dell’accoglienza concentrarsi su Francia e Gran Bretagna per il blocco
dell’Eurotunnel, ma anche fissarsi
sulla Grecia, come se non avesse
abbastanza guai per conto suo. Da
Ginevra il direttore per l’Europa dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati
(Unhcr), Vincent Cochetel, ne ha un
po’ per tutti. “Lavoro per l’Unhcr da
30 anni ho visitato Paesi in Africa e in
Asia e non ho mai visto qualcosa di
simile. Questa è l’Unione europea
ed è totalmente vergognoso”, ha
detto Cochetel in riferimento a una
È
sua missione sulle isole di Lesvos,
Kos e Chios. Le autorità greche devono “guidare e coordinare la risposta”, ha proseguito Cochter. L’Ue
deve inoltre supportare la Grecia finanziariamente e tecnicamente e
l’Unhcr è pronto a fare la sua parte.
“Non dobbiamo lasciare che si sviluppino altri Calais in Europa”, ha
aggiunto, insistendo sulla natura di
rifugiati, e non di migranti economici,
che arrivano nel Paese ellenico.
Alexis Tsipras ha puntualmente incassato lo schiaffo e lo ha rigirato
verso l’Europa. “Adesso è il momento di vedere se è l’Ue della solidarietà o l’Ue dove ognuno cerca
di proteggere i suoi confini”. D’al-
tronde il premier nelle ore precedenti era pure stato informato che
il mezzo miliardo di aiuti promessi
da Bruxelles sono a rischio.
Un appello all’accoglienza è arrivato
anche dal Vaticano: rispondendo alla
domanda di un giovane indonesiano,
Papa Francesco ha fatto riferimento
“a quei nostri fratelli Rohingya che
sono stati cacciati via da un Paese a
un altro” e quando “arrivano a un
porto, a una spiaggia, gli danno un
po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li
cacciano via sul mare. Questo è un
conflitto non risolto, questo è guerra,
questo si chiama violenza, si chiama
uccidere”. Matteo Salvini (Lega Nord)
non ha perso l’occasione di prendere
le distanze, seppure con poche parole
(su Twitter ha scritto “Respingere i
clandestini un crimine? No, un dovere.
Sbaglio?”) che hanno immediatamente acceso un dibattito.
Intanto le testimonianze di chi arriva
dai barconi diventano un altro chiaro
segnale che alimentare questo traffico
sul Mediterraneo significa anche e
soprattutto arricchire personaggi senza
scrupoli. Sui cinque presunti scafisti
arrestati a Palermo dopo l’ennesima
tragedia del mare grava l’accusa di
omicidio plurimo per aver provocato
la morte accertata di 26 migranti e
quella presunta di circa 200 persone
che mancherebbero all’appello. Il
viaggio sarebbe stata un’odissea da
subito, con la chiusura nella stiva degli
immigrati africani (perché avevano
pagato meno), nonostante una falla
l’avesse allagata. Inoltre secondo le
testimonianze gli scafisti avrebbero
marchiato con i coltelli la testa di
coloro che non obbedivano agli ordini,
specie quelli di etnia africana; gli arabi,
invece, sarebbero stati picchiati con
cinture e gli uomini sposati con calci
e pugni. I sopravvissuti dicono di aver
pagato il viaggio con cifre che vanno
dai 1.200 a 1.800 dollari a persona.
IL CENTRO ABRUZZESE IL PROSSIMO 20 AGOSTO SALUTERÀ CON UNA MANIFESTAZIONE POPOLARE L’UOMO “DEL POPOLO E DELLE ISTITUZIONI”
Carunchio rende omaggio a Teodoro Buontempo
i sarà un vicolo dedicato a un grande uomo.
E il vicolo sarà nel paese dal quale è partita la sua
parabola nel cielo politico,
ma soprattutto umano, di
una nazione che questo
grande uomo ha profondamente amato. Il cielo di Carunchio d’altronde è spesso
limpido, eppure vicino alle
montagne d’Abruzzo, quelle
che sono un po’ la spina
dorsale dello Stivale. Qui
Teodoro Buontempo, il 21
gennaio del 1946, vide la
luce, all’alba di un’esistenza
che avrebbe dedicato a una
C
idea. Con fedeltà e realismo,
fermezza e semplicità, ostinazione tutta abruzzese e
aspirazione senza confini ad
un mondo più giusto e più
libero.
Da Carunchio andò via presto, Buontempo, eppure
quella vita di paese così
poco generosa di agi lasciò
un’impronta indelebile nel
suo carattere, che mantenne
anche nell’impatto con la
grande città. E che anzi gli
diede una benevola mano
nel renderlo presto un punto
di riferimento per una comunità che cresceva, dibat-
teva e, nei ritagli di tempo
di una militanza straordinariamente inebriante e feconda di proposte innovatrici per l’ingessato mondo
politico di allora, doveva penare anche alla propria sopravvivenza.
Quel figlio di Carunchio, dedalo di vie abbracciate alla
montagna abruzzese che
pare essere sfuggito all’era
moderna, fu anche un figlio
dei nostri tempi. E tra i migliori interpreti di essi, grazie a un’intelligenza sicuramente non consueta. Che
fosse la sua voce roca a dif-
fondersi nell’etere romano
sulle frequenze della Radio
Alternativa, quando questo
incredibile esperimento
prese le mosse, la dice lunga. Poi il popolo seppe riconoscergli la sua vicinanza,
eleggendolo più volte a una
serie di cariche che impiegò
sempre per dare ancora più
peso alla parola data. Fino
al 24 aprile di due anni fa.
Ricordarlo è quindi un dovere per la sua comunità
ideale, ma anche per quella
di provenienza, alla quale
tornava appena poteva. E
Carunchio lo farà il 20 ago-
sto con una manifestazione
davvero meritevole di essere segnalata. Grazie all’ampia partecipazione e
l’impegno costruttivo del
sindaco Gianfranco D’Isabella, e con il sostegno della
famiglia, “la Festa del Vicolo
di Teodoro Buontempo” vedrà i suoi concittadini ricordarlo con un evento gioioso
e popolare, proprio come
quelli che organizzava lui,
quando tornava in paese.
Per l’occasione è stato indetto un Consiglio Comunale in piazza con la partecipazione della gente di Ca-
runchio,ospiti e autorità locali. A seguire un brindisi
con prodotti locali per inaugurare la targa della piazzetta dedicata a Buontempo
e una targa di riconoscimento che lo raffigura e recita così: “Una voce libera,
Teodoro Buontempo, uomo
del popolo e delle istituzioni”. Una “foto” quanto mai
fedele.
R. V.
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Francesco Storace
Amministratore
Roberto Buonasorte
CATANIA, L’ADDIO A GEMMA TRANTINO
S
i sono tenuti ieri a Catania i
funerali della signora Gemma
Albo Trantino, moglie del più
volte parlamentare (per l’Msi prima,
per An poi) Enzo e mamma di Maria
Novella ed Enrico, presidente della
Camera Penale di Catania e candidato capolista per La Destra al
Senato della Repubblica.
Alle esequie ha partecipato tantissima gente, a testimonianza della
forte presenza della signora Gem-
ma, donna mite ed elegante, nella
società catanese e siciliana. Presenti
alle esequie anche il segretario de
La Destra, Francesco Storace, e i
parlamentari all’assemblea regionale siciliana Nello Musumeci e
Gino Ioppolo.
Tante le esperienze nella vita sociale della signora Trantino che,
sempre accanto al marito e ai
figli, ha dedicato sempre grande
attenzione al mondo del volonta-
riato sociale.
Lei ed Enzo, a Catania e non solo
nella città dell’Elefante, sono stati
“la” coppia perfetta: sessant’anni
sempre insieme, entrambi provenienti da Licodia Eubea, un piccolo
centro di campagna del Calatino.
Alla famiglia sono giunti i messaggi di cordoglio delle istituzioni
siciliane, ai quali vogliamo fare
seguire quelli della redazione del
Giornale d’Italia.
Capo Redattore
Igor Traboni
Progetto grafico
Raffaele Di Cintio
Società editrice
Amici del Giornale d’Italia
Sito web
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Per la pubblicità
Responsabile Marketing
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n° 286 del 19-10-2012
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Sabato 8 agosto 2015
ATTUALITA’
DA LUNEDÌ PROSSIMO IL VIA ALLE UDIENZE AL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEL MARE DI AMBURGO
Marò: l’India affila le armi contro l’Italia
New Delhi ha ingaggiato due esperti di diritto internazionale per contrastare le richieste di Roma
di Igor Traboni
VOGLIONO ANCHE ENTRARE NEL NOSTRO ESERCITO
i avvicina l’ora di una prima, possibile svolta nel caso dei Marò, i
due soldati italiani da tre anni tenuti
in scacco dall’India (con l’accusa
di aver ucciso due pescatori mentre
facevano da scorta ad un cargo), ‘grazie’
soprattutto all’insipienza dei vari governi
Monti, Letta e Renzi. L’Italia ha infatti presentato ricorso al Tribunale internazionale
dei diritti del mare e lunedì prossimo inizieranno le udienze, che andranno avanti
almeno per un paio di settimane.
E sarà soprattutto una lunga battaglia
legale tra alcuni dei massimi esperti di
diritto internazionale quella che andrà in
scena ad Amburgo per stabilire la sorte
dei due Fucilieri di Marina, Massimiliano
Latorre e Salvatore Girone, a partire dalla
possibilita’ che il primo possa rimanere
in Italia (dove ora si trova per delle cure)
e il secondo possa almeno tornarvi (da
tempo si trova bloccato a New Delhi, impossibilitato a lasciare il perimetro della
nostra ambasciata in India) in attesa che
l’arbitrato internazionale stabilisca a chi
spetti la giurisdizione sul caso. La vicenda,
infatti, andrà poi a finire davanti alla Corte
permanente di arbitrato (Cpa) che ha
sede nella città olandese dell’Aja.
Per tornare invece alla vicenda processuale
E la comunità Sikh di Forlì tifa
per la liberazione dei due soldati
S
arà triplice quest’anno
l’appello che lancerà
la Comunità Sikh oggi
a Forlì, in occasione della
cerimonia di ricordo dei Caduti nella seconda Guerra
mondiale. Al tradizionale
richiamo alla pace se ne
abbineranno infatti altri due:
per la liberazione e perché
sia fatta giustizia vera per i
due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone; e
poi per potere fare parte
dell’Esercito italiano come
soldati Sikh, e dunque senza
elmetto ma con il turbante.
A spiegare il programma
della tre giorni di festa e
preghiera, in municipio a
Forlì, è stato il rappresentante della comunità Setnam
Singh.
La tensostruttura di fronte
al cimitero militare britannico che nella sezione in-
S
di Amburgo, l’India ha intanto affidato a
due esperti stranieri, Alain Pellet e di
Rodman Bundy, il compito di contrastare
le richieste italiane di misure provvisorie
riguardanti Latorre e Girone. L’India ha
già preannunciato una dura battaglia
legale, potendo peraltro far leva sul dato
di fatto – purtroppo abbastanza incontrovertibile proprio per l’inerzia dei nostri
governi di cu si diceva all’inizio – che
l’Italia in questi tre anni non si è neppure
degnata di presentare un ricorso interna-
zionale per cercare di riportare a casa in
maniera definitiva i due soldati.
Per quanto riguarda invece l’Italia, è Francesco Francioni, docente di diritto internazionale, il giudice ad hoc designato al
Tribunale internazionale sul diritto del
mare di Amburgo in vista delle udienze.
In base allo statuto del Tribunale, un
Paese coinvolto in una controversia può
nominare un giudice ad hoc della propria
nazionalità, se non ne ve ne è già uno tra
i membri della Corte.
dian army “ospita” su 1.400
caduti 700 Sikh, è già stata
montata. E per la cerimonia
sono attese almeno 1.000
persone, con rappresentanze da varie parti d’’Europa.
Ci sarà anche il presidente
della commissione Difesa
della Camera, Francesco
Saverio Garofani, che potrà
dunque ascoltare in diretta
gli appelli, e una delegazione dell’’Ambasciata britannica in Italia. “La Romagna deve loro molto”,
ha detto il sindaco di Forlì,
Davide Drei. La loro comunità, aggiunge, basa l’’integrazione con l’Italia sui
valori della libertà e della
democrazia. Al termine della cerimonia la comunità
Sikh si metterà ai fornelli
per fare assaggiare le sue
specialità strettamente vegetariane.
MA DA RENZI SONO ARRIVATE LE SOLITE PAROLE, COMPRESE QUELLE SUL ‘PIAGNISTEO’
Il Pd adesso fa finta di scoprire che esiste il Sud
Il portavoce del coordinamento dem per il Mezzogiorno è Cracolici, primo nemico di Crocetta
IL PRESIDENTE, ICONA DELLA SINISTRA, DIMENTICATO DAI SUOI
La casa di Pertini cade a pezzi?
Ci pensa la giunta di centro-destra
gni tanto – soprattutto in
questi tempi di magra
morale - lo ritirano fuori
dalla naftalina, dopo averne
fatto un’icona della ‘superiorità
morale’ della sinistra. Ma poi,
‘il presidente con la pipa’ torna
nel dimenticatoio, comprese le
sue memorie. Succede anche
a Stella, nel Savonese, il paese
natale di Sandro Pertini: dalla
casa-museo dell’ex presidente
socialista cadono infatti calcinacci e un po’ tutto l’edificio,
non solo la facciata, versa in
uno stato di semi-abbandono.
Un andazzo denunciato più volte
anche nel recente passato, ma
che ha trovato sostanzialmente
fredde le istituzioni liguri. Adesso però ci pensa la nuova amministrazione regionale (di centro-destra) a dare una mano
O
alla casa-museo di Sandro Pertini: “Sono pronti 100mila euro,
la salveremo in tempo per il
120esimo anniversario dalla
nascita del presidente”, ha detto
Ilaria Cavo, assessore regionale
alla Cultura, preventivando quindi un intervento per l’edificio
che ospita centinaia di cimeli
pertiniani, che raccontano anche
un po’ della storia d’Italia, anche
se di parte, fino alla collezione
delle famose pipe.
“Abbiamo scoperto che la casa
era in cattive condizioni – ha
aggiunto l’assessore in una dichiarazione resa a La Stampa
-. Allora è nata l’idea di una
legge regionale ad hoc per
creare un progetto Pertini
25/09/2016. A bilancio abbiamo
già 100mila euro per i lavori”.
Ig. Tr.
di Giuseppe Sarra
opo averlo messo in ginocchio,
i dem hanno istituito un coordinamento per “un confronto sul
Sud e per intraprendere un percorso
comune tra le singole Regioni perché
il Mezzogiorno è una delle priorità
nell’agenda del Partito Democratico”.
Un’ idea, sicuramente tardiva, a cui
hanno partecipato i capigruppo Antonello Cracolici (Sicilia), Pietro Rocco
(Sardegna), Sebastiano Romeo (Calabria), Mario Casillo (Campania), Roberto Cifarelli (Basilicata), Michele
Mazzarano (Puglia), Sandro Mariani
(Abruzzo), Francesco Totaro (Molise).
L’incontro è stato promosso da Cracolici, nemico numero uno del governatore Rosario Crocetta all’interno del
Pd. Tantissimi gli altolà e le accuse rivolte nei primi tre anni e mezzo della
legislatura all’amministrazione Crocetta, i cui risultati sono sotto gli occhi
di tutti. Oggi, purtroppo, la Sicilia è la
regione italiana con il più alto rischio
di povertà, pari al 41,8%.
“La sregolatezza di Crocetta ha avuto
un fascino iniziale, ma la luna di miele
è finita presto”, disse Cracolici un
anno fa, aggiungendo: “Ci raccontano
una Sicilia che non c’è”.
Dalla Sicilia alla Campania, una terra
martoriata da corruzione e malaffare,
che deve fare i conti ancora con la
pesante eredità e la “mala amministrazione” dell’ex presidente Antonio
Bassolino, predecessore di Stefano
Caldoro e Vincenzo De Luca. Fino alla
Puglia, dove l’amministrazione di Nichi
Vendola, con il Pd, non ha certamente
brillato.
Ma i compagni sembrano avere la
memoria corta e lanciano la sfida:
D
“Questo coordinamento – ha detto
Cracolici - deve servire a confrontarci
e mettere a punto un’iniziativa comune
nelle singole Regioni, nei confronti
del governo nazionale e del Pd. Il
Mezzogiorno deve recuperare la sua
‘unicità’ che in questi anni è stata in
parte vanificata da localismi e dalla
velleitaria interpretazione della coesistenza di ‘tanti Sud’”.
Dimenticando i guai causati, il capogruppo dem all’Assemblea siciliana
ha annunciato: “E’ ora che il Sud si
svegli: adesso è il tempo di far sentire
la nostra voce”.
E di Sud ieri ha parlato anche Matteo
Renzi, nel corso della direzione Pd,
ripetendo però gli stessi concetti dei
giorni scorsi, senza aggiungere elementi nuovi: “Il problema del sud
oggi non è la mancanza dei soldi. E’
la mancanza della politica. Non riapriamo la discussione se oggi i soldi
sono troppi o troppo pochi”, ha aggiunto. “Rottamare il piagnisteo non
vuol dire non denunciare ciò che non
va, ma ricordarsi che ti pagano per
risolverlo il problema. Non è vero, secondo un cliché prestabilito, che il
Mezzogiorno è la cosa peggiore in
Europa: dirlo è un elemento anticrescita per lo stesso Sud. Se non archiviamo il racconto di noi stessi basato
sulla pigrizia intellettuale di chi non
sa riconoscere le cose che stiamo facendo, non saremo mai credibili”.
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Sabato 8 agosto 2015
ATTUALITA’
BEN 200 GIUDICI ONORARI ACCUSATI DI AVERE INTERESSI NELLE STRUTTURE A CUI AFFIDANO BAMBINI
Quel business da oltre 1 miliardo di euro,
ignorato dalla giustizia, sulla pelle dei minori
Incompatibilità evidenziate pure dal Csm, ma il Guardasigilli ancora non interviene
di Marcello Calvo
C’
è chi lo ha definito
come “lo scandalo
giudiziario più sommerso d’Italia”. E chi,
invece, ha parlato di
un “meccanismo perverso” che rappresenta un “vergognoso business”.
A tenere banco, gli affidamenti minorili.
Secondo il sito Linkiesta, il caso è
prossimo ad arrivare sul tavolo del
Csm. In un dossier ci sarebbero
tutte le incongruenze dei presunti
rapporti tra i giudici onorari minorili
e le case famiglia. Circa un migliaio
di “arbitri” che si trovano all’interno
dei 29 tribunali minorili di tutto il
Paese così come nelle Corti d’Appello predisposte. Figure che hanno
certamente un peso determinante
nell’ambito dei procedimenti che
riguardano i “più piccoli” e gli affidamenti. A decidere, in tribunale,
due togati e altrettanti onorari. Mentre in corte d’appello sono tre i giudici e due gli onorari. Con l’aspirante magistrato che per essere insignito di tale onorificenza deve
avere la cittadinanza italiana e una
condotta incensurabile oltre che
essere un cultore di biologia, psichiatria, pedagogia e psicologia.
Requisiti che non possono vantare
tutti, certamente. Ma neanche poi
così difficili da possedere per decisioni veramente delicate come
quelle in questione. Per via di una
legge discussa che risale al 1956 e
che da quel momento in poi non ha
avuto praticamente variazioni.
Manca però un “titolo” fondamentale: quello dell’imparzialità (o terzeità) di questi “giudici”. Nonostante
i tanti, troppi buchi neri, almeno
200 di questi sarebbero incompatibili con la carica. Dunque, il 20%
sul totale. Questi, sono i dati contenuti in un dossier che l’associazione
“Finalmente Liberi Onlus” presenterà presto al Consiglio Superiore
della Magistratura. I nomi che fanno
parte della “lista nera”, oltre ad
avere grande peso specifico su affidamenti a casa famiglia e centri
protezione dei minori, secondo gli
esponenti dipenderebbero dalle
strutture stesse. Sono accuse pesanti, tutte da accertare. Tant’è, che
“NON ANDATE IN PENSIONE A 20 ANNI”
Il Papa esorta i ragazzi:
“No ai giovani… vecchi”
n giovane deve avere questa virtù del coraggio. Un
giovane senza coraggio
è un giovane annacquato, è un
giovane vecchio. Alcune volte
mi viene di dire ai giovani: Per
favore, non andare in pensione!,
perché ci sono giovani che se
ne vanno in pensione a 20 anni:
hanno tutto nella vita, tutto
tranquillo e non hanno la tensione. Come si risolve una tensione? Con il dialogo.
Così Papa Francesco si è rivolto,
incontrandoli nell’aula Paolo VI
in Vaticano, ai circa 1500 ragazzi
del Meg, il Movimento Eucaristico Giovanile promosso dai
Gesuiti nel centenario della fondazione.
“Quando in una famiglia c’è il
dialogo, quando in una famiglia
c’è questa capacità di dire spontaneamente cosa uno pensa,
le tensioni si risolvono bene”,
ha aggiunto Bergoglio.
Papa Francesco ha quindi esortato i giovani a “non avere paura
delle tensioni. Ma anche, essere
furbi, eh?, perché se tu ami la
tensione per la tensione, questo
ti farà male e tu sarai un giovane
che ama sempre essere in ten-
U
sione. La tensione viene per
aiutarci a fare un passo verso
l’armonia, ma l’armonia pure
provoca un’altra tensione per
essere più armonica. Per dirlo
in modo chiaro: primo, non
avere paura delle tensioni perché
ci fanno crescere; secondo, risolvere le tensioni con il dialogo,
perché il dialogo unisce, sia in
famiglia sia nel gruppo di amici
e si trova una strada per andare
insieme, senza perdere la propria identità. Terzo, non attaccarsi troppo a una tensione
perché questo ti farà male. Ho
detto che un giovane senza tensione è un giovane in pensione,
un giovane ‘morto’; ma un giovane che soltanto sa vivere in
tensione, è un giovane ammalato. Questo lo si deve distinguere”.
Rispondendo poi alla domanda
di un giovane, il Papa ha detto:
“In questo mondo ci sono tante
guerre. Siamo in una guerra:
io mi ripeto dicendo che questa
è la terza guerra mondiale, a
pezzi. Ma siamo in guerra. E
questo è negativo. Ma ci sono
segni di speranza e ci sono
segni di gioia…”.
meritano indagini concrete.
A vario titolo ci sarebbe chi ha contribuito a fondarle, chi ne è azionista
e chi ancora farebbe parte dei Consigli di Amministrazione. L’incompatibilità di questi soggetti sembrerebbe evidente, con le prove
schiaccianti. Con questi “arbitri”
che vengono retribuiti in base all’attività che svolgono: camere di
consiglio, udienze camerali e chi
più ne ha ne metta. Per un presunto
business che sarebbe davvero notevole: uno o due miliardi di euro
l’anno.
Tra i giudici onorari i casi di conflitto
di interessi paiono davvero troppi.
Eppure nessuno sembra accorgersene. Le circolari più volte emanate
dal Csm, dove si indicano criteri di
incompatibilità, continuano a restare
inascoltate. Quegli stessi tribunali
che dovrebbero sorvegliare, non
sempre lo fanno. Il tutto mentre il
ministero della Giustizia assiste impassibile a uno scandalo che sta
assumendo proporzioni gigantesche. Al Guardasigilli, il compito di
mettere fine a una vicenda davvero
vergognosa.
PRESSIONE FISCALE IN AUMENTO
La denuncia di Unimpresa:
meno detrazioni, più tasse
l taglio delle detrazioni tributarie a cui sta lavorando il
governo si traduce in un aumento secco delle tasse, se non
è contestualmente accompagnato dalla riduzione della pressione fiscale attraverso una diminuzione delle aliquote relative
alle imposte sui redditi sia delle
società sia delle persone fisiche.
L’eliminazione degli sgravi comporta di fatto una maggiore spesa sul versante tributario che
finirebbe con incrementare le
entrate nelle casse dello Stato.
E’ quanto dichiara il presidente
di Unimpresa, Paolo Longobardi,
in relazione alle ipotesi di intervento sulle detrazioni fiscali allo
studio del governo. “Ecco perché
- aggiunge Longobardi - abbiamo chiesto al governo di varare
immediatamente l’annunciato
I
piano di riduzione delle tasse
promesso a piú riprese dal premier Matteo Renzi in modo da
assicurare certezza e possibilità
di pianificazione”. Per ora si
parla di un taglio lineare a quasi
tutti i settori: verrebbero perciò
colpiti anche aiuti fiscali decisivi
per alcuni comparti dell’economia. In totale per il prossimo
anno potrebbero essere varati
interventi di tagli per complessivi
1,6 miliardi: si parla di riduzioni
per 330 milioni all’agricoltura,
9,5 milioni all’edilizia, 222 milioni
alle famiglie con la riduzione
delle detrazioni delle spese sanitarie, 180 milioni in meno all’autotrasporto, 97 milioni alle
imprese armatoriali, 11 milioni
alla pesca, 276 milioni alle pompe funebri, 55 milioni all’editoria
e via di questo passo.
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5
Sabato 8 agosto 2015
ESTERI
PYONGYANG CAMBIA FUSO ORARIO
Kim Jong-un controlla anche il tempo
Il leader coreano ha deciso di spostare le lancette indietro di mezz’ora
L’IMMAGINE SIMBOLO DI UNA PACE POSSIBILE
Palestinesi difendono
una poliziotta israeliana
Lo scatto del fotografo israeliano
Shaul Golan fa il giro del web
a fotografia di Shaul
Golan, fotografo del
giornale israeliano Yedioth Ahronoth parla da
sola. In essa si vedono due
uomini palestinesi che difendono una donna in divisa
della polizia israeliana durante una manifestazione
dei coloni nel territorio occupato.
Scontri dunque, con lancio di
pietre, tra attivisti contrari all’occupazione e estremisti israeliani, verificatisi – riporta l’Indipendent – nella zona tra l’insediamento di Aish Kedesh e il villaggio palestinese di Kusra. E a
proteggere il membro delle forze
dell’ordine, che rischiava di essere
colpita, non sono stati i suoi
connazionali ma due appartenenti
al popolo considerato dagli israeliani il nemico per eccellenza.
Uno dei difensori dell’agente è
Zakaria Sadah, che collabora con
un’associazione umanitaria israeliana: “Pur essendo normale che
le forze dell’ordine si identifichino
più con i propri connazionali, le
procedure che riguardano l’applicazione della legge in situazioni
L
di Cristina Di Giorgi
G
li orologi in Corea del Nord
non segneranno più l’ora indicata fino ad oggi. Lo ha deciso il leader Kim Jong-un,
che con tale provvedimento
di cambio del fuso orario ha inteso celebrare la liberazione dall’occupazione
giapponese dopo la fine della Seconda
Guerra mondiale. Una nota dell’Agenzia
di stampa statale Kcna ha infatti parlato
di “imperialisti giapponesi malvagi che
hanno privato la Corea anche del suo
tempo standard, modificando gli orologi
durante l’occupazione”. Ed è proprio
per questo che Pyongyag cambierà
l’orario. Se fino adesso dunque l’ora
locale della Corea del Nord e di quella
del Sud è stata la stessa (quella di
Tokyo), a breve non sarà più così. Pyongyang infatti, a partire sembra dalla
prossima settimana, porterà le lancette
indietro di trenta minuti.
La questione rischia però di creare non
pochi problemi nei rapporti già non
molto distesi tra le due metà del Paese:
da Seoul sono arrivati infatti commenti
piuttosto critici a questa decisione: “E’
probabile che tale cambiamento possa
provocare, a breve termine, disagi a
quelle persone che fanno avanti e indietro
dalla zona industriale di Kaesong (l’area
a sviluppo congiunto situata nel Nord
alla quale collaborano entrambi i Paesi)”
ha dichiarato Jeong Joon-hee, portavoce
del ministero dell’Unificazione. Che ha
aggiunto che secondo lui tale cambiamento “a lungo andare potrebbe avere
qualche ricaduta anche sugli sforzi per
unificare gli standard e ridurre le differenze tra le due Coree”.
Quanto alle motivazioni (l’idea di Kim
Jong-un è come detto quella di “sradicare
la memoria del passato coloniale” della
Corea) Jeong ha contestato il principio
della riforma di Pyongyang, osservando
che la prassi standard peri Paesi situati
tra due fusi orari contigui è scegliere
“quello a est” che per la penisola coreana è lo “standard time” nipponico.
“Non ha niente a che fare - ha concluso
- con il residuo di imperialismo. Piuttosto,
è utile per l’uso della luce solare e da
un punto di vista strettamente pratico”.
E se è vero, come sottolinea la BBC,
“non vi è alcun organismo internazionale
che approva il cambiamento di fuso
orario di un Paese, potendo ciascuno
Stato decidere per sé”, va anche ricordato che la Corea del Nord non è l’unico
Stato ad aver deciso di spostare le lancette degli orologi. Prima di Pyongyang
lo hanno fatto nel 2011 Samoa (per facilitare le comunicazioni con le vicine
Australia e Nuova Zelanda) e, nel 2007,
il Venezuela di Hugo Chavez, per “avere
una distribuzione più equa del sorgere
del sole”.
che coinvolgono israeliani violenti
devono essere definite con chiarezza ed implementate con coerenza” ha commentato l’organizzazione Rabbis for Human
Rights.
Resta, nel guardare la foto, l’idea
che “a volte la solidarietà delle
persone – commenta Huffington
post – va decisamente al di là
dei conflitti tra le nazioni di appartenenza”. L’immagine simbolo
di una pace possibile dunque?
Forse. Ad essa però, per rendere
la speranza davvero concreta,
andrebbe aggiunta un po’ di giustizia. E anche di obbiettività nel
trattare un conflitto che, anche
sui media internazionali, spesso
non viene raccontato con la necessaria attenzione alla verità.
CdG
DONBASS: FALLITI I TENTATIVI DI GIUNGERE AD UN ACCORDO
La parola passa ancora alle armi
Le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk contro Kiev: “Hanno avanzato troppe pretese”
di Tatiana Ovidi
nuovi scontri scoppiati in questi giorni
non hanno certo aiutato i processi di
pace in atto nel Donbass. Che non
sembrano quindi aver ottenuto alcun
risultato quanto al ritiro dei carri armati
e dell’artiglieria. Non fidandosi l’una
dell’altra infatti, le parti in conflitto si
sono riservate di tenere sotto il proprio
controllo le posizioni conquistate, soprattutto quelle che assicurano loro un
I
vantaggio tattico. E questo anche perché
sono proprio i nuovi confini a costituire
il cuore del dibattito. Che sembra essersi
arenato anche su altri punti, tra cui
tempi e zone di applicazione dello statuto
speciale del Donbass e elezioni locali
nei territori delle Repubbliche Popolari
di Donetsk e Lugansk.
Entrando nello specifico, va ricordato
che le trattative cosiddette Minsk 3 si
sono svolte mediante incontri trilaterali
tra OSCE, Russia e Ucraina, a cui si
sono aggiunti i rappresentanti delle autoproclamate Repubbliche Popolari di
Donetsk e Lugansk. Inoltre, sempre a
Minsk, si sono tenuti anche diversi incontri di gruppi di lavoro su argomenti
specifici, composti dai partecipanti alle
consultazioni.
Vladislav Deynego e Denis Pushilin, che
hanno rappresentato rispettivamente gli
interessi di Donetsk e Lugansk, hanno attribuito la responsabilità per il fallimento
dei negoziati alla delegazione ucraina, che
a loro dire avrebbe avanzato la richiesta
di introdurre nella discussione ulteriori
punti oltre a quelli già concordati.
Il 21 luglio scorso, seppure in termini
generali, sembra si fosse giunti ad un
accordo di massima sul ritiro dei mezzi
militari. In quell’occasione infatti, il presidente dell’OSCE Ivica Dačić aveva dichiarato che era stato concordato un
piano sugli armamenti. Nella stessa occasione DNR (Repubblica popolare del
Donetsk) e LNR (Repubblica popolare
di Lugansk) avevano annunciato di
essere disponibili a ritirare unilateralmente i propri mezzi militari fino a tre
chilometri di distanza dalla linea di contatto. I documenti però non erano stati
firmati.
Il nocciolo della questione, per la controparte ucraina, secondo quanto fatto
trapelare da fonti interne al quartier generale di Kiev, è l’avamposto di Shirokino.
Più precisamente le alture che circondano
questa città situata sulla costa del Mare
d’Azov. Se infatti i ribelli, sfruttando il
ritiro delle truppe, riuscissero a conquistare questo territorio – altamente
strategico – riuscirebbero a tenere sotto
tiro la città di Mariupol (area che di
fatto congiunge il Donbass con la Crimea). E potrebbero anche bombardarla
e distruggerla.
Si tratta insomma di zone di importanza
strategica notevolissima per entrambe
le parti. Che ovviamente “non si fidano
categoricamente l’una dell’altra”, come
afferma anche il colonnello in congedo
dell’esercito russo Dmitry Murakhovsky,
analista militare dell’agenzia di stampa
russa RBC, che sottolinea anche che
nell’area sono ancora in corso scontri,
seppure a livello di compagnie e plotoni.
Su questa stessa linea anche le dichiarazioni del rappresentante dell’amministrazione presidenziale ucraina Alexander
Motuznyak. Al di là di tutto, una cosa
sembra comunque ormai certa: la guerra
ha di nuovo sostituito la diplomazia.
Dal canto suo Kiev continua ad accusare
Mosca di appoggiare e sostenere i ribelli
e nel farlo arriva addirittura a smentire
un rapporto OSCE che nega la presenza
di soldati russi nel Donbass. Secondo il
presidente Petr Poroshenko, nelle ultime
settimane le forze nemiche hanno usato
contro l’esercito ucraino carri armati e
cannoni di calibro 100 mm, mentre
“questa settimana hanno iniziato ad
usare l’artiglieria di grosso calibro”. Dichiarazioni di parte chiaramente, tutt’altro
che in linea con quelle di chi sostiene
che invece ad intensificare il ricorso
alle armi è stato proprio il governo di
Kiev. Che, stando alle dichiarazioni di
esponenti del governo della DNR, ha
pesantemente bombardato il territorio
della Repubblica. E anche a Lugansk i
filorussi hanno segnalato che le forze
di sicurezza ucraine hanno ripreso a far
parlare le armi. Nessuna speranza dunque, almeno per ora, di raggiungere
una pace che, purtroppo, sembra sempre
più lontana.
6
Sabato 8 agosto 2015
ESTERI
Omicidio in diretta
BRASILE: GIORNALISTA RADIOFONICO UCCISO MENTRE ERA IN ONDA
Gleydson Carvalho aveva ripetutamente denunciato le malefatte della classe politica locale
BANGLADESH: LA RETE NEL MIRINO DEI MILITANTI ISLAMICI
Blogger laico eliminato
a colpi di machete
E’ il quarto assassinio del genere dall’inizio dell’anno
di Cristina Di Giorgi
tava parlando in diretta
dall’emittente radiofonica
presso cui lavorava e di
cui era direttore (Radio Liberdade FM). Durante la
trasmissione, due uomini non identificati sono entrati degli studi della
stazione radio, chiedendo di fare
un annuncio (secondo fonti citate
dai media locali, i due si erano
finti inserzionisti). Quelli che si
sono poi rivelati killer, dopo aver
fatto irruzione nel locale da cui
stava andando in onda la trasmissione in diretta, hanno intimato al
tecnico del suono di ripararsi dietro
un tavolo e hanno aperto il fuoco
su Gledyson Carvalho, sparandogli
contro diversi colpi di pistola: due
lo hanno raggiunto alla testa e uno
allo stomaco. Subito dopo sono
riusciti ad allontanarsi indisturbati
a bordo di una moto.
E’ accaduto a Camocin, una citta-
S
dina brasiliana distante poco meno
di 400 chilometri da Fortaleza, nello
Stato nord-orientale di Ceara. Secondo il sito Globo.com, il giornalista, gravemente ferito, è stato immediatamente caricato su un’ambulanza diretta all’ospedale Deputao Murilo Aguiar, ma è deceduto
prima di arrivarci. Dopo la sua
morte, un collega del giornalista
ha interrotto la programmazione
musicale per dare la notizia.
Carvalho era molto conosciuto in
città per essere il conduttore di un
programma di denuncia, che ogni
mattina metteva ripetutamente in
luce le malefatte e la corruzione
dilagante tra politici ed amministratori locali, con accuse esplicite,
circostanziate e dirette. Ed è forse
proprio in questa sua attività che
risiede il movente dell’omicidio,
anche se sul punto non vi è ancora
alcuna certezza. Il primo agosto il
giornalista aveva pubblicato un
post sul suo profilo facebook per
denunciare di essere stato offeso,
insultato e minacciato. Dalle parole
ai fatti dunque, a quanto pare.
“Oggi è stata fatta tacere una delle
voci più importanti della nostra regione, in un modo tragico ed inutile”
ha scritto in un comunicato pubblicato sul sito web il comune di Camoncin. E Carvalho non è purtroppo
l’unico reporter ad essere stato assassinato negli ultimi mesi in Brasile:
“negli ultimi cinque anni – scrive
Articolo21 – sono stati addirittura
trentadue i cronisti uccisi. Quattro
già quest’anno”. A maggio 2015 infatti, la stessa sorte di Carvalho era
toccata a due colleghi (uno di loro,
Evany Josè Metzker, aveva denunciato Narcos e pedofilia), uccisi in
meno di una settimana. Fatto che
aveva indotto la National Newspaper
Association a denunciare il “clima
di impunità” che regna nel Paese
per quanto riguarda le violenze di
cui sono continuamente vittime i
rappresentanti della stampa.
L’ostaggio francese Isabelle Prime, rapita nello
Yemen il 24 febbraio scorso da alcuni uomini in
uniforme della polizia mentre si recava al lavoro,
è stata liberata nella notte tra giovedì 6 e venerdì
7 agosto. Lo ha annunciato il presidente della Repubblica transalpina in un comunicato: “La Francia
ha fatto ogni sforzo per raggiungere il lieto fine in
questa vicenda. Isabelle Prime – si legge nella
nota – è attualmente sotto la protezione dei servizi
francesi e tornerà a casa nelle prossime ore”.
Hollande ha poi voluto personalmente ringraziare
tutti coloro che hanno contribuito alla liberazione
dell’ostaggio. Una fonte diplomatica ha inoltre
fatto sapere che la donna – che lavorava per la
Ayala Consulting Corporation, specializzata nella
protezione sociale, ed era giunta nello Yemen nel
2013 – è in buone condizioni.
Presidenziali americane: Donald Trump
domina il dibattito tra i repubblicani
Il primo dibattito della campagna elettorale per le
primarie dei repubblicani, andato in onda su Fox
News, ha visto la partecipazione di dieci dei diciassette candidati (scelti dall’emittente di Rupert
Murdoch sulla base dei risultati di recenti sondaggi
nazionali). Tra loro sembra aver decisamente prevalso Mr. Donald Trump, che ha dominato con le
sue provocazioni e i suoi attacchi agli altri candidati,
affermando tra l’altro che non sosterebbe i repub-
U
che la donna si è accorta di quel che
stava accadendo e ha chiesto aiuto,
ma nessuno ha risposto.
Neel probabilmente sapeva a cosa
andava in contro: in un post su facebook del 15 maggio aveva infatti
scritto che, dopo aver partecipato
ad una manifestazione di protesta
per l’uccisione di un collega, era
stato seguito da due giovani. Il blogger ha anche scritto di aver denunciato l’episodio alla polizia, che però
non avrebbe voluto registrare la denuncia e gli avrebbe consigliato di
lasciare il Paese.
Dopo l’omicidio – riporta la stampa –
gli attivisti laici hanno organizzato una
manifestazione nella piazza principale
della cittadina: “Stiamo protestando
contro la cultura dell’impunità in Bangladesh. Uno dopo l’altro – ha dichiarato uno dei partecipanti – i blogger
vengono uccisi senza che si faccia
nulla per fermare gli assassini”. CdG
STATI UNITI E SICUREZZA DELLA RETE
DAL MONDO
Libera la donna francese rapita nello Yemen
n gruppo di persone armate
di machete ha ucciso un blogger nella sua casa di Dhaka.
Niloy Neel – questo il nome dell’uomo
– era molto impegnato sul fronte
della battaglia per la laicità dello
Stato. Il suo è il quarto omicidio di
questo tipo in Bangladesh dall’inizio
dell’anno.
“Sono entrati nel suo appartamento
dopo aver spinto un suo amico da
parte e lo hanno colpito a morte. Era
un bersaglio dei militanti islamici” ha
dichiarato alla stampa il responsabile
del sito con cui Neel collaborava. La
polizia ha poi confermato che il blogger
è stato assassinato da un gruppo
composto da una mezza dozzina di
persone, introdottisi nel palazzo con
la scusa di cercare una casa in affitto.
In casa pare ci fosse anche sua moglie,
che però si trovava – per fortuna - in
un’altra stanza”. Un esponente delle
forze dell’ordine ha detto ai giornalisti
blicani se non dovesse vincere le primarie. Nel
caso quindi in cui non dovesse diventare il
candidato ufficiale del Partito per la corsa alla
Casa Bianca, il miliardario newyorkese potrebbe
dunque presentarsi come indipendente.
Kabul: attentato ad un palazzo dei servizi
segreti, 10 morti e 120 feriti
Poco dopo la mezzanotte di ieri, un autobomba è
esplosa nel quartiere Shah Shaeed di Kabul, nei
pressi di un palazzo sede dei servizi segreti militari.
L’attentato, riferiscono i media locali, ha provocato
oltre 10 morti e almeno 120 feriti, ma il bilancio
sembra sia purtroppo ancora provvisorio. Secondo
alcune testimonianze di residenti della zona, la deflagrazione è tata enorme. “Il terreno ha tremato.
Ho pensato si trattasse di un terremoto. E’ stato
orribile” ha riferito un testimone. E sulla situazione
generale, un altro cittadino commenta: “Siamo
tutti terrorizzati qui. La sicurezza peggiora di
giorno in giorno”. Dall’inizio del progressivo
ritiro delle truppe straniere, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, l’Afghanistan
è tornato ad essere terra di nessuno, di nuovo
in preda a violenti scontri tra le fazioni locali.
“Appena un paio di giorni fa – scrive Euronews
- 15 soldati erano morti nello schianto di un elicottero che potrebbe essere stato abbattuto dai
talebani che hanno rivendicato l’attacco, smentito
dalle autorità locali”.
Hacker all’attacco del Pentagono
I pirati informatici, secondo quanto riferito dal canale
televisivo NBC, sarebbero di nazionalità russa
I
l dipartimento della difesa degli
Stati Uniti ha bloccato il suo sistema
interno di posta elettronica dopo
aver subito, circa due settimane fa, un
“sofisticato attacco informatico”. I responsabili, secondo quanto riferito dal
canale televisivo NBC, sarebbero un
gruppo di hacker russi, che sarebbero
riusciti ad introdursi negli account di
circa quattromila dipendenti del dipartimento, sia militari sia civili. E a leggere
la loro posta “non riservata”.
Secondo l’emittente statunitense l’intrusione cibernetica non ha riguardato
documenti e comunicazioni riservate e
sarebbe avvenuta intorno al 25 luglio.
Quanto ai dettagli, pare che gli hacker
abbiano utilizzato un qualche tipo di sistema automatizzato in grado di raccogliere rapidamente enormi quantità di
dati, rendendoli disponibili su internet.
I funzionari del dipartimento hanno poi
dichiarato che non è ancora chiaro se
chi ha condotto l’attacco ha agito da
solo o con l’appoggio di strutture statali,
anche se quest’ultima ipotesi, data la
portata dell’azione, è ritenuta alquanto
probabile. La stessa fonte ha poi sottolineato che nessuna delle informazioni
acquisite dai pirati della rete è appartenente ad account “classificati” (di rilievo). E questo, probabilmente, perché
quasi immediatamente dopo l’intrusione,
il Pentagono ha preso la drastica decisione di chiudere, a scopo precauzionale,
l’intero sistema interno di posta elettronica. Che dovrebbe essere di nuovo
on line entro la fine di questa settimana.
I responsabili del Pentagono, infine, non
hanno escluso la possibilità di lanciare
in futuro una rappresaglia: a tal fine
sembra sia stato messo al lavoro un
team di esperti in grado di sviluppare
una cyber arma in grado di fare da deterrete nei confronti di eventuali ulteriori
attacchi.
CdG
7
Sabato 8 agosto 2015
STORIA
COMIZI ACCESI, ARTICOLI ENEREGICI, STUDIO FORSENNATO: COSÌ BENITO TRASCORRE QUESTO PERIODO
Mussolini a Trento: mesi intensissimi
Emerge un profondo e sentito nazionalismo: “La patria comune del genio fu ed è l’Italia”
di Emma Moriconi
enito Mussolini così giunge a Trento
e anche questo periodo della sua
vita è estremamente interessante.
Su Il Popolo dell’11 febbraio 1909
scrive di Marx e di Darwin, definendoli “i pensatori più importanti del secolo
XIX”. Di questo periodo si ricordano i molti interventi di Mussolini in comizi pubblici, un
confronto con Alcide De Gasperi, che dopo le
parole di Mussolini però si limita a “giustificare
- come scrisse un cronista e come riportano
Pini e Susmel - l’atteggiamento dei cristianosociali nella presente lotta operaia, fa appello
alla concordia, gratifica di signori i presenti e
di onorevoli i socialisti; ammette che gli intervenuti sono socialisti quasi tutti e rinuncia a discutere col compagno Mussolini, traendo a
pretesto la solita partenza per affari urgentissimi
[...] I commenti ironici si convertono in una sonorissima fischiata che saluta la fuga del campione del cristianesimo sociale”. Aggiungono
poi Pini e Susmel che “attraverso la Lega per
la cultura sociale in Trento, egli creò una scuola
di propaganda del partito”. La sua azione è
sempre potente, conduce a buon fine una battaglia per la categoria del falegnami che lo festeggiano: è il 5 giugno 1909. Parla a loro e
dice: “Un giornale di Trento ci ha chiamati violenti. Se l’anonimo scrittore fosse qui, dovrebbe
convincersi di aver mentito. Fummo altra volta
chiamati malfattori. Ebbene, se violenti e malfattori sono tutti quelli che hanno in odio le
bassezze, le iniquità, le ingiustizie; se malfattori
e violenti sono tutti quelli che tendono gli sforzi
alla realtà dell’ideale, noi siamo allora malfattori
e violenti e siamo fieri di esserlo”.
Ancora a giugno, per essere esatti il 12 del
mese, pubblica su Il Popolo un’intervista alla
“Santa di Susà”: l’articolo viene pubblicato
anche in un opuscolo in vendita a 6 centesimi
“pro L’Avvenire del Lavoratore”. Si tratta della
vicenda di una donna che viene usata da un
sacerdote il quale pretende che lei si finga
B
una santa che fa miracoli: Benito si reca a Susà,
un villaggio alpestre, e la intervista.
È della fine di agosto - siamo costretti a procedere a passi lunghi - un pezzo in cui analizza
il fenomeno della disoccupazione: “Questo
fenomeno, che costituisce una specie di malattia incurabile della società capitalistica, si
verifica in tutti i paesi”. Una statistica precisa
sul tema - dice, prendendo spunto da Vilfredo
Pareto - è impossibile, e ricerca la ragione di
questo fenomeno “nella imperfetta ed ingiusta
organizzazione produttiva della società borghese, nella quale capitale e lavoro sono divisi
e nemici fra loro, e la produzione è fatta per il
lucro individuale del capitalista, non già in
vista della necessità sociale o della utilità
pubblica”. Come sottolineano Pini e Susmel,
“Il suo lavoro fu così intenso che la somma
degli scritti e discorsi da lui prodotti negli
otto mesi di soggiorno a Trento occupa oggi
un intero volume dell’Opera Omnia”. Proprio
per questa ragione è impossibile dettagliare
qui questo periodo: in realtà tutta la sua vita è
talmente densa che racchiuderne un solo
frammento in una pagina di giornale è un’impresa impossibile. Anche il sentimento nazionalista emerge nei suoi scritti di questo periodo:
“L’Italia attuale va perdendo le caratteristiche
di un cimitero. Dove un tempo sognavan gli
amanti e cantavan gli usignoli, oggi fischiano
le sirene delle officine. L’italiano accelera il
passo nello stadio dove le nazioni corrono la
grande Maratona della supremazia mondiale.
Gli eroi hanno lasciato il posto ai produttori.
Dopo aver combattuto si lavora. L’aratro feconda
la terra e il piccone sventra le vecchie città.
L’Italia si prepara a riempire di sé una nuova
epoca nella storia del genere umano. La patria
comune del genio fu ed è l’Italia”. Estremamente
interessante il punto di vista sull’emigrazione
italiana all’estero: “Un giornale di Innsbruck
- scrive - s’occupa dell’emigrazione italiana
europea e transoceanica e afferma fra l’altro
che i 60.000 italiani che lavorano in Germania
devono essere riconoscenti ai tedeschi per il
lavoro, l’ospitalità, il pane. È una cosa stomachevole! Sembra che gli italiani vadano in
Germania ad esercitare l’accattonaggio, mentre sono gli italiani che non solo in Germania,
ma in tutta l’Europa centrale rappresentano
la civiltà del lavoro. È alla mano d’opera
italiana che si devono i grandi esercizi pubblici
di molte città: le strade, i canali, le gallerie
perigliose e meravigliose, come quelle del
Sempione o l’altra del Jungfrau. L’operaio italiano ha qualità che mancano agli operai di
altre operai di altre nazionalità: è tenace, coraggioso, sobrio e spesso si lascia docilmente
sfruttare. Se vi sono debiti di riconoscenza
fra italiani e tedeschi, non possono essere
che reciproci!”.
IL 2 AGOSTO VIENE CHIAMATO DA CESARE BATTISTI A DIVENTARE CAPO REDATTORE DE “IL POPOLO”
Polemista vigoroso
“Uomo di un sol pezzo, che nell’opera giornalistica sa portare tutta
l’esuberanza del sentimento, tutta la fierezza del carattere romagnolo,
temperato da una cultura multiforme e moderna”
un periodo fervidissimo in termini di produzione scritta: pubblica tra l’altro una serie di
quattro racconti a sfondo cupo “che
risentivano - scrivono Pini e Susmel
- della tragica immaginazione di
Poe ma insieme anticipavano certo
surrealismo moderno ed alcune impostazioni alla Bontempelli e alla
Pirandello. Sfogava così in prosa commentano ancora gli studiosi - il
fantastico lirismo che aveva cessato
di esprimere in versi”. Innumerevoli
sono i suoi scritti, anche su Pagine
Libere, la rivista di cui abbiamo mostrato copia nello speciale dedicato
lo scorso anno alla mostra sul giovane Mussolini a Predappio.
Il 2 agosto Benito viene assunto da
Battisti come capo redattore: “Egli
è noto - dice Battisti - ai nostri lettori,
come scrittore agile, incisivo, come
polemista vigoroso, come uomo di
un sol pezzo, che nell’opera giornalistica sa portare tutta l’esuberanza del sentimento, tutta la fierezza
È
del carattere romagnolo, temperato
da una cultura multiforme e moderna”. Così il ventiseienne Benito
sale al primo piano di un palazzo
di via Torre Verde, a Trento, e prende
il suo posto a fianco di Battisti. Al
piano terra c’è la tipografia dove si
stampa il giornale. La sua cultura è
vastissima, al punto che tutti si rivolgono a lui con mille domande.
Battisti è costretto ad affiggere questo avviso in bacheca:“I signori redattori e i signori collaboratori sono
pregati di far meno domande e di
avere più fiducia nelle loro individuali possibilità”. Il lavoro lo assorbe
quasi totalmente. Quasi, già, perché
il tempo per il “sesso gentile” lo
trova sempre:“Ebbi diverse relazioni
- scriverà - Non faccio nomi perché
sono troppo recenti”. Si sa, fa parte
della sua personalità. Tra queste
storie, si conosce quella con Fernanda Oss Fachinelli, dalla quale
ha un figlio che muore dopo pochi
mesi. Anche la donna, che gestì la
sua relazione con Benito con estrema discrezione, muore poco tempo
dopo: era ammalata di tubercolosi.
Mussolini non ha mai dimenticato
nessuno, lo abbiamo detto e ripetuto
più volte, e il lettore dovrà tenere a
mente questo importante aspetto
del suo carattere perché ci tornerà
utile a breve. Non ha mai dimenticato nessuno e a nessuno è mai
mancato il suo aiuto: quando sarà
Duce degli italiani non esiterà ad
aiutare la madre di Fernanda, Virginia Facchinelli, che abitava in vicolo Rogge 1, nel 1935 in via del
Suffragio 9 (Pini e Susmel, informazione riservata, in “Mussolini l’uomo
e l’opera”), anziana e bisognosa di
cure. Fernanda era morta da un
pezzo, eppure Benito non fece mancare il suo sostegno all’anziana madre. Ricordiamocene perché a breve
questo concetto tornerà in merito
ad una vicenda sulla quale ci soffermeremo per un po’. Una vicenda
che svelerà aspetti - documenti alla
mano, come sempre
- che faranno saltare
dalla sedia qualcuno
che nel tempo ha
osato un po’ troppo
in termini denigratori. Ma facciamo un
passo alla volta e restiamo ancora per
un poco sul tema
odierno.
La polemica anticlericale gli crea non
pochi problemi, anche con la giustizia.
È un contraddittorio
quotidiano, quello di
Benito e dei rappresentanti della Chiesa. Si vocifera in breve di uno “sfratto”:
“dichiaro altamente
che me ne infischio”,
risponde. Abbiamo
parlato del rapporto
di Benito con la
Fede (e presto torneremo anche su
questo in maniera chiara e completa): qui vale appena riferire un
passaggio:“Noi siamo gli ‘anarchici’
e i ‘desperados’, ma anche per i
patrizi di Roma pagana ‘desperados’
eran gli umili che alla parola di
Gesù vibravan di speranze e di
fede. E pure il mite apostolo di Galilea diceva ai ‘desperados’: ‘Voi
siete il sale della terra’”. Anche
questo va segnato tra gli appunti
delle cosine da ricordare per il nostro futuro ragionamento sulla religione e sulla spiritualità di Benito
Mussolini. Il lettore ricorderà che
già in passato, e più volte, abbiamo
trovato indizi interessanti in merito.
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8
Sabato 8 agosto 2015
DA ROMA E DAL LAzIO
LA LINEA A È RIMASTA CHIUSA FINO ALLE 14. SOSPESA UNA PARTE DELLA METRO B PER IL ROGO SULLA TIBURTINA
Un venerdì nero, tra sciopero e incendio
Ridotta la Roma-Lido, nonostante le insurrezioni dei residenti nelle scorse settimane
n altro venerdì nero per i romani, i
turisti e i pendolari, vittime dell’ennesimo sciopero e di un incendio
scoppiato sulla Tiburtina nel tardo
pomeriggio, costringendo alla chiusura metà della metro B.
Un’astensione dal lavoro, questa volta, solo di
quattro ore, dalle 8 e 30 alle 12 e 30, che ha
creato comunque non pochi disagi agli utenti,
nonostante la fascia oraria ridotta. La Metro A
è stata chiusa, colpendo in particolare i tantissimi turisti diretti in centro, mentre il servizio
delle linee B e C, dei bus e dei tram è stato
sostanzialmente regolare, al di là di qualche
ritardo.
Un’adesione di oltre il 40%, secondo l’Unione
sindacale di base. Solo del 7,5%, ha replicato
l’Atac, spiegando che “altri dati sullo sciopero
diffusi da terzi sono da considerarsi privi di
fondamento”.
Qualche disagio si è verificato anche per il
trasporto su gomma, a seguito del secondo
sciopero di quattro ore, dalle ore 8 e 30 alle
12 e 30, indetto da Cgil, Cisl e Uil solo per la
rete dei bus gestita da Roma Tpl.
Attive con riduzioni di corse la Roma-Viterbo
e la Termini-Centocelle, mentre altri disagi si
sono verificati sulla Roma-Lido, dove sono sfociate le insurrezioni degli utenti nelle scorse
settimane, che ha viaggiato con treni ridotti e
una frequenza di 30 minuti, gravando ulteriormente le criticità della linea sui residenti.
Per far defluire il traffico, il Comune di Roma
U
ha previsto la disattivazione dei varchi delle
Ztl per tutto il giorno, consentendo la circolazione anche ai veicoli privi di permesso.
Mentre la linea A della metropolitana è stata
riattivata intorno alle 14, in anticipo rispetto ai
tempi tecnici stimati.
Al centro della protesta, “la disdetta da parte
di Atac degli accordi sindacali siglati dal 1962
ad oggi, contro il piano industriale, che chiede
un aumento dell’orario di lavoro trasformando
lo straordinario in ordinario; per la sicurezza
e contro il nuovo “Manuale dell’operatore” e
contro la limitazione del diritto di sciopero”,
ha spiegato il sindacato di base.
L’Usb se l’è presa anche con i sindacati maggiori,
Cgil-Csil-Uil, rei di aver sottoscritto “l’accordo
sul nuovo piano industriale, legittimando di
fatto Atac ad operare tagli sul salario” peggiorando così “le condizioni di lavoro” e spianando
“la strada al processo di privatizzazione”.
L’assessore ai Trasporti e alla Mobilità, Stefano
Esposito, ha risposto per le rime alle critiche
del sindacato: “Mi dispiace per i disagi causati
ai romani e turisti da uno sciopero incomprensibile e strumentale, come sempre di venerdì,
dall’Usb”, ha scritto il neo assessore su Twitter.
“La strumentalità è proprio questa: utilizzare i
cittadini come scudo contro i lavoratori, che
nella maggior parte dei casi, e questa volta in
Atac ancor di più, difendono soprattutto il ser-
vizio pubblico, attaccato da avvoltoi pronti a
privatizzare tutto, a depauperare il patrimonio
pubblico, a ridurre conseguentemente la
qualità dei servizi e, se possibile, anche i
livelli di sicurezza”, ha replicato l’Usb all’assessore alla Mobilità.
Nel tardo pomeriggio, però, la metro B è stata
chiusa a metà per un incendio in via Tiburtina,
all’angolo con via Palmiro Togliatti. E’ stata
così sospesa la tratta da Tiburtina a Rebibbia.
Il fumo sprigionatosi dal rogo - ha spiegato
Atac - è finito all’interno della stazione Ponte
Mammolo, che è stata chiusa.
Anche gli autobus nella zona hanno registrato
ritardi e deviazioni.
IL CAPOGRUPPO DE LA DESTRA STANA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO
“Zingaretti chiude il Consiglio,
ma fa nomine ad agosto”
E’ la denuncia di Francesco Storace, che ha presentato un’interrogazione
sul conferimento della direzione dell’Area “Pianificazione” dell’Agenzia di Protezione civile
Nottetempo, in modo quasi carbonaro e clandestino, viene sconvocato
e poi chiuso per l’estate il Consiglio,
ma intanto vengono fatte nomine agostane con bandi quanto meno raffazzonati”. E’ la denuncia di Francesco Storace,
vicepresidente del Consiglio regionale
e segretario nazionale de La Destra,
che ha presentato, ieri, un’interrogazione
urgente a risposta scritta sull’avviso
pubblico del 31 luglio scorso concer-
“
nente il conferimento dell’incarico di
direzione dell’Area “Pianificazione” dell’Agenzia di Protezione civile.
“Nell’avviso - scrive Storace - si legge
che “i dirigenti interessati all’incarico
devono inviare al Direttore della Direzione
Risorse umane la loro candidatura, con
allegato il curriculum aggiornato, entro e
non oltre il 7/08/2015. E già sette giorni
ad agosto sembrano davvero pochi. Inoltre,
le caratteristiche del posto da ricoprire,
contenute nell’avviso, appaiono troppo
generiche e non sono rispondenti alle
specifiche funzioni che il soggetto incaricato
dovrà esercitare soprattutto dopo la nascita
dell’Agenzia di Protezione civile che deve
marcare una discontinuità funzionale e
organizzativa rispetto al recente passato.
Infatti, appare piuttosto chiaro che l’Avviso
risente dell’assetto organizzativo precedente
all’istituzione dell’Agenzia , quando le aree
“Pianificazione di protezione civile”, “Vo-
lontario ed enti locali – Sala operativa regionale” e “Centro funzionale regionale”
erano incardinate all’interno della Direzione
regionale “Infrastrutture”“.
Storace ha quindi chiesto al presidente
Zingaretti “se non sia il caso di annullare
l’Avviso almeno per scriverne uno che
abbia caratteristiche più specifiche”.
Inoltre, aggiunge il capogruppo de La
Destra, “voglio sapere se sono state
date indicazioni strategiche da parte
LO SCALO FERROVIARIO È SEMPRE PIÙ INSICURO, IN BALIA DI VERE BANDE CRIMINALI
Termini: sputi a un operatore, Fs si ribella
n’altra vile aggressione ai
danni di un controllore di
Ferrovie dello Stato è andata
in scena alla stazione Termini,
dove sono stati reintrodotti i varchi
di accesso ai binari, al momento
ancora mobili.
Durante i consueti controlli, “i
soliti malviventi che gravitano intorno alla stazione”, fa sapere Fs,
hanno sputato in faccia a un addetto di protezione aziendale. Una
situazione sempre più insostenibile, quella allo scalo romano, in
balia di vere bande criminali.
“Si fanno sempre più frequenti le
molestie ai danni degli operatori:
dalle percosse alla trasformazione
U
del look per mimetizzarsi con i
lavoranti di stazione sino a quest’ultima tipologia di ‘aggressione’”, lamenta ancora Fs, ricordando che “lo sputo infatti non è
solo una forma di disprezzo e un
gesto ignobile, può anche essere
un veicolo di infezioni o patologie
gravi”.
“Una nuova subdola modalità per
scoraggiare il personale”, spiega
ancora Fs, sottolineando che per
l’ennesima volta un loro dipendente è dovuto ricorrere alle cure
mediche all’ospedale Spallanzani
per “la necessaria profilassi”.
Anche in questo caso, l’aggressore
è stato prontamente identificato
dalla Polizia Ferroviaria. Purtroppo, però, il fermato tornerà ancora
lì tra qualche giorno, vanificando
il lavoro del personale di Fs e
degli agenti che lo hanno foto
segnalato. Una routine.
“Tutto questo accade nonostante
gli sforzi profusi da Polizia e
Carabinieri che dall’inizio dell’anno - ricorda Fs - hanno già
effettuato oltre 600 arresti e migliaia di denunce a piede libero
per furti, borseggi, aggressioni
e altri reati”.
Una stazione sempre più insicura,
a cui è stata una numerosa presenza di uomini delle forze di polizia per l’Expo di Milano.
della Giunta al Direttore delle “Risorse
Umane” per adeguare le declaratorie
sui posti a bando da Dirigente che appaiono troppo generiche e non specialistiche per l’esercizio di competenze
così puntuali e se non appaia poco congruo che si pubblichi un avviso ad agosto, con soli sette giorni di tempo per
rispondere, quando molti dirigenti che
potrebbero aspirare alla carica potrebbero
trovarsi in ferie”.
9
Sabato 8 agosto 2015
DALL’ITALIA
TERRORISMO A PERUGIA
NAPOLI
Erano “vicini a Jihad”:
espulsi coniugi albanesi
Immigrati in rivolta,
letti e mobili in strada
Per lamentarsi delle condizioni di vita devastano
la strutture e bloccano la statale: traffico in tilt
Il provvedimento è stato disposto dal ministero dell’Interno dopo le indagini della Digos
I due cercavano di reclutare adepti attraverso internet: sono stati riaccompagnati a Tirana
A
givano indisturbati alla ricerca
di nuovi adepti per la jihad.
Per questo una coppia di coniugi albanesi, residenti in
provincia di Perugia, è stata
espulsa dal territorio nazionale in esecuzione di un provvedimento di prevenzione in materia di terrorismo disposto dal ministro dell’Interno.
Entrambi erano da tempo monitorati
dal personale della questura del capoluogo umbro. Secondo le prime indiscrezioni lui ha 32 anni e aveva un impiego da artigiano; lei ha 23 anni. Vivevano secondo i dettami della Shariʿah
(in arabo la legge di Dio) e dalle indagini
della Digos è emersa la loro vicinanza
a posizioni jihadiste, per le quali la
coppia avrebbe fatto attività di indottrinamento e proselitismo.
È per questo che i poliziotti della Digos
di Perugia hanno chiesto e ottenuto un
provvedimento di espulsione, che giovedì è stato convalidato dal giudice di
pace di Perugia.
I due, con regolare permesso di soggiorno e dunque apparentemente insospettabili, sono stati rintracciati nella
loro abitazione e quindi scortata in Albania dai poliziotti della questura.
A dare la comunicazione alla stampa è
stato il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci che ha espresso “apprezzamento e soddisfazione”
VENEZIA
Non ha una casa,
tenta di darsi fuoco
Tragedia evitata grazie all’intervento
del sindaco. L’uomo vive da mesi in barca
ragedia evitata per
un soffio a Venezia.
Un uomo ha minacciato di darsi fuoco
in Municipio, ma l’intervento del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, lo
ha convinto a desistere
dal gesto.
Dietro la protesta ci sarebbe
un problema di assegnazione
della casa.
Francesco Eurisiol, 53enne veneziano, invalido al cento per
cento, lamentava il fatto di vivere
da dicembre in barca, e protestava per lo slittamento in graduatoria della sua domanda per
un alloggio.
Per questo ieri mattina si è presentato nell’atrio di Ca’ Farsetti
con una tanica di benzina, l’ha
sparsa a terra tenendo accendino in mano. L’intenzione era
quella di darsi fuoco se non
fosse stato accontentato.
Il peggio è stato evitato solo
grazie all’intervento delle persone presenti che si sono radunate attorno all’uomo (che
T
per il lavoro della Digos.
“Dopo un anno di indagini - ha spiegato
- sono state acquisite informazioni che
hanno portato al provvedimento di espulsione per la coppia che era in regola
con il permesso di soggiorno. Un’attività,
quella degli investigatori, condotta con
grande professionalità e riservatezza
che dimostra come alta sia l’attenzione
del governo sulla sicurezza nazionale
attraverso un’opera prevalentemente di
prevenzione oltre che di repressione.
Bisogna esserne orgogliosi”.
Rimane nel riserbo più assoluto su come
marito e moglie siano entrati in contatto
con determinati “ambienti” di matrice
islamica. Complice potrebbe essere
stato il web, dove ormai da tempo gli
estremisti reclutano nuovi adepti.
Ora la coppia, come previsto dalle nome
anti terrorismo in caso di allontanamento
per motivi di prevenzione, dovrà stare
lontana dall’Italia per diversi anni (tra
un minimo di cinque anni ed un massimo
di dieci anni).
L’espulsione della coppia albanese è
solo l’ultimo episodio di una serie di
provvedimenti che hanno colpito alcune
cellule della Jihad sul nostro territorio.
Lo scorso luglio un’imponente operazione
della polizia di Stato contro il terrorismo
internazionale (denominata “Martese!”)
aveva portato a molti arresti e perquisizioni nelle province di Milano, Bergamo,
Grosseto e in una città dell’Albania.
Barbara Fruch
etti, materassi e mobili buttati in strada. È l’ennesima,
clamorosa, protesta degli
immigrati avvenuta venerdì mattina, verso le nove, a Giugliano,
in provincia di Napoli: si lamentano delle condizioni di vita
nei centri d’accoglienza della
zona e al numero elevato di
persone ospitato nelle strutture.
La manifestazione è durata circa
quattro ore ed è terminata alle
13, grazie all’intervento degli
agenti del commissariato di
Giugliano, coordinati dal primo
dirigente Pasquale Trocino.
Secondo quanto si è appreso i
trecento stranieri, tutti provenienti dal centro di accoglienza
denominato “ex ristorante di
Francia”, hanno devastato la
struttura, in cui sono ospitati,
gettando dalle finestre e dai
balconi materassi e mobili lungo
la strada statale Domiziana.
Oltre ad ostacolare l’accesso
all’interno della struttura, inevitabili le conseguenze anche
dal punto di vista della del traf-
L
LIVORNO
Fugge con il figlio,
ritrovato in un parco giochi
L’uomo si era allontanato con il bambino, eludendo la sorveglianza
degli assistenti sociali. Sono stati rintracciati all’Acquavillage di Cecina
E
pare non sia nuovo a gesti di
quel tipo).
Immediato anche l’intervento
per primo cittadino che, informato del fatto, ha lasciato il
suo ufficio incontrando il
53enne.
I due hanno parlato per un po’
e alla fine il sindaco Luigi Brugnaro ha cercato di far ragionare il mal capitato e lo ha convinto a lasciar stare, promettendo di interessarsi del caso.
Sul posto sono arrivati anche i
vigili del fuoco e gli operatori
del 118.
Una tragedia, fortunatamente
evitata, che evidenzia, ancora
una volta, i grevi problemi che
affliggono i cittadini, non solo
occupazionali ma anche abitativi.
B,F.
fico con rallentamenti di quanti
erano diretti verso il litorale.
Gli immigrati scesi in strada si
sono lamentati del trattamento
loro riservato. Condizioni disumane, a loro dire, per il cibo,
definito “cattivo”, e la scarsa
igiene.
Non solo: hanno manifestato
anche perla mancata ricezione
dei ticket money.
I referenti dell’associazione che
gestiscono il centro di accoglienza hanno letto loro i diritti
degli accordi internazionali, assicurandoli che a breve gli verranno consegnati i ticket e alcuni
di loro saranno spostati in altre
strutture.
Non è la prima volta che gli
stranieri protestano per come
vengono trattati. Extracomunitari
che, una volta in Italia, pretendono vitto e alloggio, oltre a
soldi in tasca. Il tutto, si ricorda,
in un periodo storico in cui
molte famiglie italiane faticano
a mettere insieme il pranzo con
B,F.
la cena.
ra fuggito giovedì sera con il
figlio di 5 anni eludendo la sorveglianza degli assistenti sociali,
da Livorno. Il padre è stato rintracciato
ieri pomeriggio in un parco acquatico
a Cecina.
Secondo quanto reso noto l’uomo è
costretto a vedere il bambino solo in
presenza degli incaricati dell’Asl dopo
la separazione dalla moglie e una durissima battaglia legale con la donna.
L’uomo, 39 anni, era fuggito via a bordo
di un furgone Nissan nv 200 grigio
chiaro portandosi il piccolo durante
un incontro protetto con gli assistenti
sociali. Era riuscito a scappare dalla
sua casa chiedendo al bimbo di seguirlo in una stanza per prendere un
giocattolo. Subito dopo aveva chiuso
la porta a chiave e si era allontanato
da un ingresso secondario dell’abitazione.
Non è chiaro se abbia potuto contare
sull’appoggio di qualcuno che abbia
dato loro ospitalità.
La squadra mobile di Livorno lo ha
cercato per tutta l’altra notte. Una
caccia che è terminata nel pomeriggio
di ieri.
Il 39enne e il figlio sono stati ritrovati
in un parco giochi acquatico, l’Acquavillage di Cecina, appena 50 chilometri
lontano da casa. Aveva spento il cellulare e non aveva fatto prelievi ai
bancomat.
I due stavano giocando su uno scivolo,
quando sono stati avvicinati da alcuni
agenti in borghese. Gli agenti hanno
chiesto loro di seguirli e tutti insieme
si sono poi allontanati dal parco giochi.
Il bambino sta bene. Il padre per il
momento sarebbe rimasto in silenzio.
Entrambi sono tornati a Livorno su
un’auto della polizia. Da quanto appreso
sembra che l’uomo sia stato visto, insieme al bambino, su uno dei giochi
del parco. Ancora da chiarire se siano
stati riconosciuti da qualcuno che ha
poi allertato le forze dell’ordine.
Secondo i servizi sociali che seguono
la famiglia, l’uomo è una persona “molto tormentata e con rapporti conflittuali”. Secondo i vicini di casa era “un
uomo molto taciturno e anche il figlio
lo si vedeva molto di rado”.
Il 39enne da tempo lamentava la sua
condizione e aveva già messo in pratica
una serie di iniziative per sensibilizzare
l’opinione pubblica: lettere ai giornali,
lunghi e amari post sulla sua pagina
Facebook e, l’ultima in ordine di tempo,
un volantinaggio sul litorale livornese
solo pochi giorni fa.
Accusava la ex moglie, le forze dell’ordine e annunciava che prima o poi
avrebbe portato via con se il piccolo.
B.F.
10
Sabato 8 agosto 2015
DALL’ITALIA
SCONTRI TRA TIR E AUTO: E ANCHE I MAIALI INVADONO LA CARREGGIATA
Venerdì nero sulle strade: morti e code
Due incidenti sull’A1, deceduti una donna e un uomo. Sei i feriti. Traffico in tilt
S
contri, code e disagi. Comincia in
modo tragico il week end di esodo
estivo sulle autostrade italiane. Due
persone sono morte e sei sono rimaste
ferite in tre incidenti, due sull’A1 e
l’altro sull’A14. Sull’Autostrada del Sole, nel
tratto da Piacenza e Parma in direzione Sud,
le code sono arrivate sino a 13 km. Il tratto è
stato riaperto intorno alle 12, dopo ore di
blocco.
Scontro auto-Tir, un morto - Una persona
è morta nel primo dei due gravi incidenti
che, dalle 2 circa dell’altra notte, hanno provocato la chiusura dell’A1 in direzione di
Bologna tra Piacenza sud e Parma. Avvenuto
poco prima delle 24 all’altezza del km 102,
ha coinvolto un’auto e due tir: è stato necessario chiudere il tratto tra l’allacciamento
con la A15 e Parma. Per liberare gli occupanti
della vettura (una Citroen Picasso), marito
e moglie, sono intervenuti i vigili del fuoco.
Sonia Baiocchi, impresaria edile di 52 anni
residente a Sorbolo (Parma), sarebbe morta
sul colpo; il marito Mauro Mora è ferito e ricoverato in Ortopedia al Maggiore di Parma.
Il secondo scontro è avvenuto circa un’ora
dopo al chilometro 100 sempre in carreggiata
sud. Si tratta di un tamponamento in coda
con il coinvolgimento di tre mezzi pesanti e
un’auto: il mezzo pesante che trasportava
maiali vivi si è ribaltato occupando gran
parte della carreggiata con dispersione del
carico. Nella vettura viaggiava una famiglia
lombarda, con una bimba di 5 anni: la
piccola ha riportato lesioni non gravi, la
mamma è stata ricoverata in ortopedia per
fratture, più serie le condizioni del padre,
in osservazione nel reparto di medicina
d’urgenza.
strada, 118, vigili del fuoco, protezione civile e
polizia municipale parmigiana sono stati impegnati anche veterinari dell’Ausl e personale
del Comune di Parma per la “caccia” ai suini
che vagavano in strada e nei campi vicini.
Un morto ad Ancona, coinvolto mezzo disabili
- Un incidente mortale è avvenuto anche sulla
A14 Bologna-Taranto, ad Ancona Sud, dove si
contano una vittima e due feriti. Coinvolto un
furgone attrezzato per il trasporto dei disabili,
sul quale viaggiava una famiglia di tre persone,
originaria della provincia di Pesaro Urbino:
padre, madre e figlio. La vittima è il padre,
che era alla guida e che avrebbe perso il controllo del mezzo, uscito di strada.
I percorsi alternativi – All’interno del tratto
chiuso si è formata una lunga coda, mentre la
società Autostrade ha suggerito percorsi alternativi. Chi era in viaggio verso Bologna è
stato dirottato sulla A21, per poi proseguire
per A7, A12, A11, con rientro in A1 all’altezza
di Firenze. A chi non era ancora in viaggio è
stato consigliato di ritardare le partenze, o di
percorrere la A4 fino al bivio con la A22, per
poi proseguire fino al bivio con la A1. Con Pol-
Le code - Code chilometriche si sono formate
lungo la A1, dove molti sono stati gli interventi
del 118 dovuti a malori e colpi di sole. La riapertura del tratto è stata annunciata alle 12.12
di ieri dalla società Autostrade per l’Italia che,
poco dopo le 15, segnalava sul proprio sito
una situazione traffico in via di normalizzazione
con code a tratti tra Piacenza Nord e bivio A1diramazione Fiorenzuola e fra Terre di Canossa
e il bivio A1-A22 per traffico intenso. Per lo
stesso motivo, traffico intenso, code a tratti
anche tra Modena sud e il bivio A1-A14. Ieri
mattina nel tratto chiuso, tra Piacenza sud e
Parma, ci sono stati ben 13 km di coda. Un’altra
coda di 7 km si era formata sulla carreggiata
nord dell’Autosole, tra Parma e Fidenza verso
Milano, per curiosi che rallentavano all’altezza
degli incidenti che hanno bloccato la circolazione. Verso sud, tra Fiorenzuola e il bivio
A15-A1 la coda attorno alle 11 era di undici
chilometri.
La Protezione civile e personale Aspi, sottolinea
la società Autostrade che ha messo in strada
tutto il personale disponibile, hanno cominciato
appena possibile la distribuzione di acqua
fresca alle persone in sosta sotto il sole, anche
se molti automobilisti hanno lamentato di non
essere stati raggiunti dai soccorsi. Fermi, con
temperature percepite di oltre 40 gradi, anche
bambini e anziani. In mattinata i sanitari del
118 sono intervenuti per soccorrere persone
colpite da lievi malori, complici il grande
caldo e l’afa.
Barbara Fruch
DA NORD A SUD L’ONDATA DI CALORE UCCIDE
Caldo killer: sette le vittime
Il caldo killer continua a
mietere vittime.
Due vittime in Liguria –
Due anziane sono decedute
in spiaggia. La prima, ottantacinquenne milanese, è
stata colta da un malore intorno alle 12 di ieri mentre
camminava in riva al mare
di Marinella di Sarzana, in
provincia di La Spezia. Subito è intervenuto un medico che si trovava lì in vacanza, ma i soccorsi sono
stati vani. L’altra anziana è
morta poco dopo le 13, a
Spotorno, provincia di Savona, colta da un malore
mentre faceva un bagno. Il
bilancio delle vittime per
malori legati all’afa in Liguria sale così a sette.
Un morto in Toscana – Un
uomo 72enne è deceduto
ieri pomeriggio sul litorale del parco di San Rossore, allo Gombo. Si è sentito male mentre stava
nuotando verso la spiaggia, dopo essersi tuffato
da una barca su cui era in
compagnia di moglie e fi-
gli. Inutili i soccorsi.
Due annegati in Abruzzo
– Due turisti sono morti annegati ieri mattina in Abruzzo in due distinte località.
A Silvi Marina (Teramo) è
deceduto un 85enne dell’Aquila, l’uomo stava facendo il bagno gli investigatori
stanno cercando di accertare
le cause del decesso, non è
escluso un malore. Il corpo
è stato rinvenuto in acqua,
davanti allo stabilimento balneare “Lido La Perla” e un
bagnino è subito intervenu-
to, ma è stato inutile anche
il tentativo dei medici di rianimare l’anziano.
L’altro decesso è avvenuto
sulla costa di Ortona (Chieti), dove a perdere la vita è
stato un 56enne di Pianella
(Pescara), che a quando
pare non sapeva nuotare.
L’uomo stava passeggiando
in acqua da solo in località
Ghiomera, una frazione del
Comune teatino, e si sarebbe spinto un po’ al largo,
dove l’acqua superava la
sua altezza, ed in un tratto
di mare privo dell’assistenza
ai bagnanti.
Gli incidenti nel Cilento
– Ancora morti sulle spiagge
salernitane. A perdere la
vita sono stati due cittadini,
uno di 25 anni e l’altro ultrasettantenne, entrambi
presenti nel comune di Casal Velino, in località Marina.
Il primo, morto nel pomeriggio di mercoledì, era un
ragazzo bulgaro che lavorava presso una struttura
balneare della zona. Dopo
aver mangiato all’ora di
pranzo, si è tuffato in piscina.
A nulla sono valsi i tentativi
di rianimarlo: il giovane è
morto quasi certamente per
una congestione. Sul posto,
oltre ai sanitari del 118, sono
giunti i carabinieri della
Compagnia di Vallo della
Lucania. Nella mattinata di
mercoledì deceduto anche
un ex dipendente delle Poste, residente a Vallo della
Lucania, A.G le sue iniziali,
che si trovava nel mare della
nota località cilentana.
Quando, all’improvviso, è
stato colto da un infarto davanti agli occhi degli altri
bagnanti. Per lui non c’è
stato nulla da fare.
B.F.
RIMINI – IL TAR HA RIGETTATO L’ISTANZA DI SOSPENSIVA
Il Cocoricò resta chiuso: respinto il ricorso
I
Intanto sono state registrate una cinquantina di minacce al questore che ha deciso lo stop
l Cocoricò resterà chiuso. Il
Tar dell’Emilia Romagna ha
infatti rigettato l’istanza di sospensiva presentata dagli avvocati
della discoteca di Riccione contro
lo stop di quattro mesi imposto
dal Questore Maurizio Improta.
“Ritenuto che l’afflittività della misura cautelare preventiva con riferimento al principio ordinamentale, anche Comunitario, di proporzionalità meglio potrà essere
apprezzata in sede di esame collegiale – si legge nel dispositivo
del Tar – quando poco più di un
quarto del periodo di interdizione
dell’attività sarà trascorso”.
“Rilevato che l’affermazione di
una gestione (rinnovatasi da appena cinque mesi) fortemente impegnata in una importante opera
di prevenzione e di contrasto del
c.d. ‘sballo’, mal si concilia con
l’adombrato conflitto di interessi
dell’Autorità emanante e con la
chiamata in causa dei ‘genitori’,
fermo restando che il grado di
coinvolgimento dei suddetti soggetti esula completamente dagli
apprezzamenti giuridici da formulare in questa sede processuale”,
scrive il giudice decidendo di respingere l’istanza di sospensiva.
Va ricordato che il Cocoricò è
stato chiuso dopo che un ragazzo
di 17 anni di Città di Castello è
morto in discoteca per aver assunto
Mdma.
In base alla conferma di chiusura
da parte del Tar tutto viene rimandato alla trattazione collegiale
nel merito, per la quale la camera
di consiglio è stata fissata per il
10 settembre.
Sulla questione il Codacons ha richiesto un incontro al Tar, al quale
prenda parte anche il questore
Improta, e invitato il tribunale am-
ministrativo a non prendere decisioni prima di aver ascoltato le
parti.
Intanto proprio colui che ha decretato la chiusura del locale, il
questore di Rimini Improta, ha ricevuto minacce di morte. Sono
una cinquantina, soprattutto su internet e social network, gli “avvertimenti” già raccolti dalla polizia
postale e consegnate in un’informativa alla Procura.
11
Sabato 8 agosto 2015
CULTURA
AL DI FUORI DEGLI SCHEMI LINGUISTICI E CULTURALI LA PROPOSTA “LA LINGUA NON SI LEGA”, IN COLLABORAZIONE CON LA FITA REGIONALE
Teatro alle Ville Venete
Tre appuntamenti nel calendario del Festival: agli eventi gratuiti si potrà fare una donazione volontaria per le vittime del tornado
di Emma Moriconi
l via è per martedì 11 agosto a Quinto di
Treviso con “El Garofalo Rosso”, poi venerdì
28 sarà la volta di Gambellara (Vi) con “I Promessi “Sposi”, infine il 29 a Vazzola (Tv) va in
scena “Un ragazzo di campagna”. Sono questi
i tre appuntamenti del Festival delle Ville Venete
che vede la collaborazione della FITA regionale, la
Federazione Italiana Teatro Amatoriale del Veneto,
una realtà da anni impegnata nella promozione e
tutela del teatro amatoriale che conta oltre 20.300
soci in tutta Italia e oltre 1.200 associazioni artistiche
federate. Il Veneto ne ha ben 224, con quasi quattromila soci ed è la regione in cui la Federazione registra il più alto numero di aderenti. Basti pensare
che nel 2014 gli spettacoli messi in scena da compagnie FITA sono stati 988: di questi 440 in dialetto
veneto e 548 in italiano. Oltre un milione di spettatori
hanno assistito lo scorso anno alle rappresentazioni.
“Il rapporto con l’Istituto Regionale Ville Venete fa sapere Mauro Dalla Villa, consigliere FITA Veneto
e referente per il Festival delle Ville Venete - parte
da collaborazioni attivate in passato”. E aggiunge:
“Ringraziamo l’IRVV per aver riconosciuto come
valida e seria la nostra proposta teatrale, che quest’anno si caratterizza per tre appuntamenti molto
diversi fra loro che vedono coinvolte altrettante as-
I
sociazioni artistiche, tra le più attive
del mondo FITA Veneto, di comprovata esperienza e capaci di rappresentare opere di alta qualità, interpretandole in maniera eccellente.
Sono tre realtà nate e cresciute in
luoghi diversi del Veneto: La Trappola
a Vicenza, Teatro Immagine a Venezia
e Teatro Insieme a Rovigo, ma tutte
radicate nell’intero territorio del Veneto”. Riguardo alla “amatorialità”
di questo tipo di teatro, Mauro Dalla
Villa dice: “Non si pensi al termine
amatoriale come sinonimo di bassa
qualità e approssimazione, lo si leghi
piuttosto all’amore e alla passione incondizionata
per il teatro che caratterizza le compagnie FITA e
che rende impressionante la potenza artistica delle
loro produzioni teatrali”.
L’appuntamento di martedì 11 agosto alle 20:45 è
con la compagnia teatrale “La Trappola”, che mette
in scena “El garofalo rosso” a Villa Memo Giordani
Valeri, Quinto di Treviso, diretto da Alberto Bozzo.
Si tratta di una pièce in lingua veneta di Antonio
Fogazzaro incentrata attorno alle vicende della contessa Marieta, astiosa cieca che vive in un ospizio
per nobili decaduti. Nobiltà e popolo, sentimenti ed
affetti, in un contesto caratterizzato da una scenografia
naturale, quella di Villa Memo – Giordani. La compagnia Teatro Immagine venerdì 28 agosto alle 21,
al Palazzo Cera di Gambellara (VI), propone “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, sarà una rivisitazione di Benoit Roland: “non uno spettacolo recitato - dice il comunicato - bensì giocato, dove
l’attore non è uno strumento di un testo, di un
regista, d’una scenografia, ma di se stesso. Perché
I Promessi Sposi non hanno mai varcato le Alpi? continua - Cosa rinchiude di speciale questo
romanzo, che da quasi due secoli fa parte della coscienza collettiva di tutto un popolo? Tante sono le
domande che hanno alimentato il lavoro della com-
pagnia teatrale veneziana”. Infine sabato 29 agosto
alle 20:45 al Palazzo Tiepolo di Vazzola (TV) andrà
in scena “Un ragazzo di campagna, una commedia
di Peppino De Filippo. La regia è di Barbara Grande,
che dice: “Peppino De Filippo aprì la strada ad un
teatro di farsa e di comicità, utilizzando un linguaggio
vivo ed attuale nel quale lo spettatore ritrova quella
verità di espressione che è abituato ad ascoltare
tutti i giorni in famiglia, al lavoro e nella vita quotidiana”. In scena la compagnia Teatro Insieme di
Sarzano (RO).
In questo contesto è bene ricordare che continuano
le azioni di solidarietà nei territori veneti colpiti dal
tornado dello scorso 8 luglio che ha causato enormi
danni al territorio e ad alcune Ville Venete: la presidente dell’IRVV Giuliana Fontanella ha lanciato una
campagna di sensibilizzazione per raccogliere fondi
a sostegno delle strutture colpite e anche il Festival
rientra in questo progetto: nel corso degli eventi
gratuiti, infatti, si potrà donare un contributo a sostegno delle vittime colpite dagli eventi atmosferici.
Nel corso delle serate saranno allestiti punti di
raccolta per chi volesse donare qualcosa, anche il
governatore Zaia si è mosso in questo senso
aprendo un conto corrente sul quale possono
essere effettuati versamenti, ecco i dati: “Emergenza
tornado in Veneto 8/7/2015”
Iban: IT 57 V 02008 02017 000103827353.
L’OBIETTIVO È AIUTARE GLI STUDENTI DI ARCHITETTURA A SVILUPPARE NUOVE SOLUZIONI SOSTENIBILI PER AMPLIFICARE IL SUONO NEI TEATRI INAGIBILI
Villa Pennisi in musica: ecco LEGO Architecture
Il nuovo contest #FillTheTheatre nell’antico Teatro Bellini di Acireale
l nuovo contest di LEGO Architecture,
che ha l’obiettivo di aiutare gli studenti
di architettura a sviluppare nuove soluzioni sostenibili per amplificare il suono
nei teatri inagibili, si svolgerà nell’antico
I
Teatro Bellini di Acireale durante Villa
Pennisi in Musica. Si chiama #FILLTHETHEATRE ed è una sfida agli studenti di
architettura partecipanti al workshop di
Villa Pennisi in Musica “a progettare strut-
ture interne che permettano al teatro di
assolvere di nuovo alla sua funzione di
sala da concerti, usando più di 1.200
mattoncini compresi nel set di LEGO Architecture Studio”. Un workshop di architettura davvero unico nel suo genere:
si tratta della progettazione architettonica
di una struttura che amplifichi il suono e
reinserisca la musica nei teatri inagibili.
L’Antico Teatro Bellini di Acireale è un
teatro barocco, un tempo cuore della
musica e della cultura della città, distrutto
da un incendio negli anni Cinquanta e ricostruito solo parzialmente. Le strutture di
si sicurezza inserite in seguito all’incendio
lo hanno reso inutilizzabile per i concerti:
ed ecco la sfida, recuperarlo alla musica e
dunque alla cultura nel senso più pieno del
termine. Saranno gli studenti di architettura
a dover studiare strutture interne che consentano al teatro di tornare ad essere anche
una sala da concerto: gli strumenti sono
appunto i 1.200 mattoncini del set di LEGO
Architecrture. Pennisi in musica è l’occasione
giusta: esibisce l’eccellenza della musica
classica, dell’architettura e del performance
design. Quindici giorni di performance live,
mostre, presentazioni, workshop e conferenze dei maggiori esperti di musica classica
e dei migliori professionisti del suono, del
design e dell’architettura.
LEGO Architecture Studio è stato lanciato
lo scorso anno a livello mondiale e ha riscosso notevole successo: infinite sono
le possibilità di sperimentazione nei settori
dell’architettura e del design, con un set
che fornisce l’opportunità di creare attraverso il molteplice utilizzo di oltre 1200
mattoncini LEGO e grazie ad un manuale
da cui trarre ispirazione e consigli lasciando
ampio spazio alla fantasia. Villa Pennisi in
musica è stata selezionata come partner
tra diversi studi di architettura e di eventi
“perché condivide i valori LEGO, secondo
cui la creatività stimola l’apprendimento,
e mira allo stesso obiettivo, ovvero ispirare
e sviluppare i costruttori del domani”. La
LEGO Group è un’azienda privata a conduzione familiare che ha sede in Danimarca
e uffici in tutto il mondo, si tratta com’è
noto di una delle più grandi case produttrici
di giochi utili anche per l’apprendimento.
L’evento a Pennisi in musica si protrae
fino al 14 agosto.
E.M.
Siena, la “Divina Bellezza”
Fino al 30 settembre il progetto di History Telling
in Italia, 800 mq di proiezione frontale sul Duomo
i chiama “La Divina Bellezza - Discovering Siena” ed è il progetto
di History Telling iniziato a luglio
e che si protrarrà fino al 30 settembre:
uno show di video proiezioni in 3D che
racconta la storia di Siena, 800 mq di
proiezione frontale sul Duomo con musiche originali in cui ogni immagine
proiettata pesa 6 milioni di mega pixel.
L’iniziativa è del Comune di Siena e
dell’Opera della Metropolitana della città
in collaborazione con Filmmaster Events
e Opera Gruppo Civita che oggi fanno
parte di IEN – Italian Entertainment
Network. L’innovativa iniziativa è un
progetto che spazia dall’arte alla cultura
S
in generale, dalla storia alla tecnologia.
La tendenza di video mapping in 3D ha
assunto valenza internazionale e sono
molti i siti storici che propongono iniziative di questo genere nel mondo: è il
caso, per esempio, del cortile interno
del Palazzo dei Papi ad Avignone che
con “Luminessences D’Avignon ha registrato 75mila spettatori. O de “La
nuit aux invalides” a Parigi, con i suoi
166mila spettatori andata onair lo scorso
anno e che riprenderà nell’estate 2016.
E poi ancora “Osaka Castle 3D” in Giappone, “Royal Garden of Lights” presso
Wilanow, il Palazzo reale di Varsavia. A
Siena l’appuntamento è in piazza Jacopo
della Quercia, per una “esperienza visiva
in 5 atti che permetterà di ripercorrere
la storia di un luogo unico al mondo,
ma soprattutto di conoscere la storia
del Duomo e del Duomo Nuovo, un’occasione per raccontare l’intera città, i
suoi luoghi, la sua gente, la sua storia.
Un evento che punta alla spettacolarizzazione dell’arte per trasmettere
valori, messaggi e rievocazioni storiche
e che rappresenta una tendenza a livello
mondiale: quella di far vivere i monumenti, raccontarne la storia e l’identità.
Un progetto pilota che aspira a dare
immagini e raccontare le bellezze di
tutta Italia come patrimonio da vivere
dai milioni di turisti ma anche dagli
stessi italiani”. Dunque c’è, naturalmente, il Palio, ma anche il passaggio
tra Medioevo e Rinascimento, e poi la
tragedia della peste, il Duomo Nuovo.
Ogni giorno, con due proiezioni al giorno. Il progetto è stato scritto e ideato
da Alfredo Accattino, Direttore Creativo
& Partner Filmmaster Events, che ha
legato il suo nome all’ideazione e pro-
duzione di importanti eventi internazionali come le Cerimonie dei Giochi
Olimpici e Paralimpici di Torino 2006,
lo spettacolare show di lancio di Fiat
500 e le Cerimonie per Giochi del Mediterraneo. Nel 2014 firma il permanent
Show Enigma e nel 2015 la Cerimonia
di Apertura dell’Expo 2015. E’ stato
eletto per due volte Direttore Creativo
dell’anno al Best Events Award. E.M.
12
Sabato 8 agosto 2015
SPORT
ALLO SHANGAI STADIUM (14 ORA ITALIANA) SI ASSEGNA IL PRIMO TROFEO DELLA STAGIONE
Dallo scudetto del 2000 alla finalissima del 2015:
Amarcord Lazio-Juve, in palio c’è la Supercoppa
Allegri sceglie Dybala accanto a Mandzukic, Pioli affida l’attacco alla leggenda Klose
In Cina è in arrivo un forte tifone che potrebbe portare all’annullamento del match
di Federico Colosimo
er spiegare bene il significato della finalissima che
oggi pomeriggio alle 14
(ora italiana) andrà in scena allo Shangai Stadium
tra Juventus e Lazio per il primo trofeo della stagione 2015-2016, quando
si assegnerà la Supercoppa italiana,
occorre
tornare
indietro di 15 anni.
E più precisamente al 14 maggio
del 2000. Per rievocare alla mente
quello stranissimo, convulso, certamente
indimenticabile pomeriggio che assegnò
ai biancocelesti il secondo scudetto della
propria storia.
14 maggio 2000 - Il campionato di Serie
A si appresta a disputare la sua ultima
giornata. E’ bel tempo ovunque nella
Pensiola. Solo sulla zona di Perugia, dove
i bianconeri si apprestano a sfidare il
Grifone per portare a casa lo scudetto,
si addensano nuvole minacciose. In contemporanea, allo stadio Olimpico di
Roma, scendono in campo la Lazio e la
Reggina. La partita non ha storia e i padroni di casa vincono per 3-0 con gol di
Inzaghi, Veron e Simeone. Il tutto mentre
sopra al “Renato Curi” si scatena un
temporale fortissimo che rende il campo
ai limiti del praticabile. Prima la sospensione e poi la ripresa: Alle 17:11, quando
P
i capitolini hanno già archiviato la pratica
calabrese, a Perugia inizia il secondo
tempo. Giocatori e tifosi biancocelesti in
campo, seduti sul manto erboso con la
radiolina accesa. Un’attesa interminabile,
infinita. Nel momento in cui la palla viene
portata a centrocampo, Lazio e Juve
hanno entrambe 72 punti e solo lo spareggio potrebbe dare un nome alla squadra campione d’Italia. Ma al 4° minuto,
arriva la svolta grazie al gol di Calori
che insacca in rete l’unica conclusione
indirizzata nello specchio di Van der Sar
in tutta la partita. La Vecchia Singora, gelata, tenta l’assalto finale e con Inzaghi,
all’ultimo minuto di gioco, fallisce il gol
del pareggio. Triplice fischio finale, la
Lazio è campione d’Italia. All’Olimpico
è tripudio biancoceleste.
Tutto questo è Lazio-Juventus. Un grande
classico del calcio italiano, sempre
emozionante. E’ il remake della
sfida del 2013, quando i bianconeri
espugnarono l’Olimpico con un secco 0-4 che non lasciò spazio a repliche. Gli aquilotti non festeggiano
dal 2009, quando proprio in Cina
(a Pechino), arrivò una vittoria meravigliosa quanto inaspettata contro
la grande Inter di Mourinho.
Allegri, che deve rinunciare a Khedira, Chiellini e Morata (tutti infortunati), opterà per la difesa a 4 con
Pereyra dietro le punte Dybala (ma occhio
a Zaza) e Morata. Nessun dubbio per
Pioli. Con la Lazio che si disporrà con il
4-3-3. Assenze pesanti pure in casa biancoceleste, con Lulic e Parolo out per
squalifica. A centrocampo Onazi è favorito
su Morrison, mentre il neo acquisto Milinkovic-Savic potrebbe debuttare nella
ripresa. Il tridente sarà composto da Candreva e Felipe Anderson larghi e Klose
terminale offensivo.
Tutto pronto, anzi no. Perché a Shangai è
in arrivo un forte tifone che potrebbe
portare a un clamoroso annullamento
del match. Con lo spostamento della
sfida a dicembre a Doha (negli Emirati).
Dal Renato Curi di Perugia passando
per l’Olimpico, fino ad arrivare a Shangai.
E’ sempre Lazio-Juve, una sfida che non
finisce mai. Tempo permettendo.
PL AY-OF F CHAMPIONS , E VITAT E
L E INS IDIE UNIT E D E VAL E NCIA
I biancocelesti pescano
il Bayer Leverkusen
arà il Bayer Leverkusen
l’avversario della Lazio
nei play off di Champions League. L’urna di Nyon
mette di fronte biancocelesti
e tedeschi. Un sorteggio complicato, ma certamente poteva andare peggio ai capitolini. Evitata la super potenza
Manchester United e l’insidia
Valencia.
La gara di andata si giocherà
all’Olimpico il 18 o il 19 agosto, quella di ritorno alla BayArena il 25 o il 26 dello
stesso mese.
Gli aquilotti ripartono da dove
avevano cominciato la grande
avventura europea. D’altra
parte, le i teutonici sono stati
la prima squadra che ha incontrato la Lazio nel suo percorso Champions nel ‘99.
S
Agenzia Regionale per lo Sviluppo
e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio
Quella allenata da Roger
Schmidt è arrivata quarta nella scorsa Bundesliga giocando a tratti il miglior calcio di
Germania. Tra le sue fila fuoriclasse del calibro di Bellarabi e l’ariete Kiessling. Una
formazione insidiosa che il
tecnico dei biancocelesti,
Stefano Pioli, ha detto di conoscere alla “perfezione”.
La testa ora è tutta alla Supercoppa, ai i play off di
Champions si penserà da domani.
Sfida affascinante tra Monaco-Valencia. Sorridono i Red
Devils che pescano il Club
Brugge. Lo Sporting Lisbona
di Aquilani trova il Cska Mosca, mentre il Rapid Vienna
se la vedrà con lo Shakhtar
Donestk.
F.Co.
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