CERCARE, DISTINGUERE,
CAMMINARE
Giuseppe Bon
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LA MORTE E IL MORIRE. CERCARE.
CERCARE, CERCARE FRA I NUMERI …
 … morte e morire … (3.100.000 voci in Google)
 … persone morte … (41.757 in Veneto, anno 2004,
Relazione socio-sanitaria, 2006)
 … malati terminali … (250.000 ogni anno in Italia,
Ministero della salute, 2007)
 … dolore, analgesici, hospice, …
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LA MORTE E IL MORIRE. CERCARE.
CERCARE, CERCARE FRA I NUMERI …
0,74 euro/pro capite analgesici oppioidi anno 2008 (Italia)
7,83 euro/pro capite analgesici oppioidi anno 2008 (Germania)
(M. Filippini, Cura del dolore, un segno di civiltà, IL SOLE 24 Ore Sanità,
2009)
0,72 posti letto Hospice/10.000 ab. in E.Romagna, 2008
0,08 posti letto Hospice/10.000 ab. in Campania, 2008
(F. Crippa Floriani, Cura del dolore, un segno di civiltà, IL SOLE 24 Ore
Sanità, 2009)
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LA MORTE E IL MORIRE. CERCARE
“Molti sono le cose inquietanti,
ma nulla è più inquietante dell’uomo,
(…)
apprese la parola e l’aereo pensiero
e impulsi civili
e come fuggire i dardi degli aperti geli e delle piogge.
D’ogni risorsa è armato
né inerme mai verso il futuro s’avvia:
solo dalla morte scampo non troverà;
ma rimedi ha escogitato a morbi immedicabili.
(…)
Sofocle, Antigone
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LA MORTE E IL MORIRE. CERCARE
“Ormai
è venuta l’ora di andare:
io a morire e voi, invece,
a vivere.
Ma chi di noi vada verso ciò che è meglio
è oscuro a tutti.
Tranne che al dio.”
Platone, Apologia di Socrate.
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LA MORTE E IL MORIRE. CERCARE
“Coro:
Promèteo:
Coro:
Promèteo:
Coro:
Promèteo:
Coro:
Promèteo:
Non sei forse andato oltre nei doni concessi?
Sì, distolsi i mortali dal tenere gli occhi fissi sulla
loro sorte mortale.
Quale farmaco per questo morbo trovasti?
In loro albergai cieche speranze.
Gran beneficio fu questo per gli uomini.
Ed oltre a questo, il fuoco donai.
Il fuoco, occhio di fiamma, ora posseggono?
E molte altre arti dal fuoco apprenderanno.”
Eschilo, Promèteo incatenato
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE STORICA”
Secondo Ph. Ariès, storico, il mondo occidentale è andato
incontro ad un processo di progressiva “negazione della
morte”:
- Per l’uomo medievale la morte era ”domestica”: di casa,
presente e condivisa nel contesto di vita.
- Per l’uomo contemporaneo la morte è “nascosta”, “espulsa”,
“tabuizzata”, “o-scena” (fuori di scena).
- Lo spartiacque si colloca nel XVIII secolo (fine delle epidemie
di peste; razionalizzazione della morte da parte dei filosofi
illuministi).
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE SOCIALE”
Secondo N. Elias (sociologo) e V. Thomas (antropologo) attualmente il
morire si caratterizza per alcuni elementi particolari:
- L’impoverimento dei simboli che caratterizzavano le relazioni con i
morenti (le parole, i suoni, i colori, i riti);
- L’igienizzazione zelante (la morte come fatto sanitario, da medicalizzare),
a discapito della dimensione relazionale.
- La burocratizzazione (ossia la amministrazione organizzativa, da “folla
solitaria”) a discapito della dimensione umana.
- La spettacolarizzazione anestetica (l’11 settembre, lo tsunami…).
- La menzogna ai bambini (Paperino, i Puffi, il “viaggio” del nonno …)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE INTERIORE”
Secondo E. Kubler-Ross (psicologa) il percorso di congedo dalla
vita è
- complesso (non sempre immediatamente decifrabile)
- articolato (in diverse fasi conseguenti)
- diffuso (coinvolge anche i familiari e i curanti)
Secondo P. Verspieren (teologo) le diverse domande del malato
sintetizzano due bisogni fondamentali:
- la vicinanza (contro il rischio di solitudine)
- l’accoglienza, l’amore (contro il rischio di abbandono).
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE - CONTRO”
“Don Fabrizio si guardò nello specchio dell’armadio: riconobbe
più il proprio vestito che se stesso: altissimo, allampanato,
con le guancie infossate, la barba lunga di tre giorni (…)
Perché mai Dio voleva che nessuno morisse con la propria
faccia?”
(G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 219)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE PERSONALE”.
LA STORIA, LA GEOGRAFIA, LA VISIONE DEL MONDO.
“Non abbellirmi, illustre Odisseo, la morte!
Vorrei da bracciante servire un altro uomo, un uomo senza
podere che non ha molta roba, piuttosto che dominare tra
tutti i morti viventi.”
(Omero, Odissea)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE PERSONALE”.
LA STORIA, LA GEOGRAFIA, LA VISIONE DEL MONDO.
“Noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un
batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba.
Squillerà, infatti, la tromba, e i morti risorgeranno incorruttibili e noi
saremo trasformati.
Poiché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta di incorruzione
e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità.”
(S. Paolo, 1 Cor., 15,51-53)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE PERSONALE”.
LA STORIA, LA GEOGRAFIA, LA VISIONE DEL MONDO.
“Ridurre il dolore e sottrarsi ad esso, ossia alla vita: è questo
morale?
Procurare dolore a sé e agli altri, per arrivare al culmine della
vita, alla vita del vincitore, questa è la mia aspirazione.”
(F. Nietzsche, Die Unschuld des Werdens)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE PERSONALE”.
LA STORIA, LA GEOGRAFIA, LA VISIONE DEL MONDO.
“Di bambini ne avevamo ormai visti morire:
Il terrore, da mesi, non sceglieva affatto: (…)
Il dolore inflitto a quegli innocenti
non aveva mai finito di sembrargli quello che in verità era,
ossia uno scandalo.”
(A. Camus, La peste)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE PERSONALE”.
LA STORIA, LA GEOGRAFIA, LA VISIONE DEL MONDO.
“Per me, chi desidera prolungare la vita
al di là del termine giusto, è un folle.
Un cadere lungo dei giorni aumenta il dolore.
Se vai oltre, niente è piacevole più.”
(Sofocle, Edipo a Colono)
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LA MORTE E IL MORIRE. DISTINGUERE
LA MORTE COME “QUESTIONE ETICA”.
“Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si
saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà
sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell’uomo, la
lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le
malattie inguaribili, l’amore non corrisposto, l’amicizia
respinta o tradita, la mediocrità di una vita meno vasta dei
nostri progetti o più opaca dei nostri sogni.”
(Marguerite Yourcenaur, Memorie di Adriano)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
LA PROPORZIONALITA’ DELLE CURE E IL RISCHIO DI
OSTINAZIONE.
“… può essere definito come un trattamento di documentata
inefficacia in relazione all’ obiettivo, a cui si aggiunga la
presenza di un rischio elevato e/o di una particolare
gravosità per il paziente con una ulteriore sofferenza, in cui la
eccezionalità dei mezzi a disposizione risulta chiaramente
sproporzionata rispetto agli obiettivi della condizione
specifica.”
(Comitato Nazionale per la Bioetica, Questioni bioetiche
relative alla fine della vita, 1995)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
LA PROPORZIONALITA’ DELLE CURE E IL RISCHIO DI
OSTINAZIONE.
“Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente
laddove espresse, deve astenersi dalla ostinazione in
trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa
fondatamente attendere un beneficio per la salute del
malato e/o un miglioramento della qualità della vita.”
(FNOMCEO, Codice di Deontologia Medica, 2006, art. 16)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
LA PROPORZIONALITA’ DELLE CURE E IL RISCHIO DI
OSTINAZIONE.
“L’infermiere tutela la volontà dell’assistito di porre
dei limiti agli interventi che non siano proporzionati
alla sua condizione clinica e coerenti con la
concezione da lui espressa della qualità della vita.”
(Codice Deontologico dell’Infermiere, 2009, art. 36)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
IL CONTROLLO DEL DOLORE.
“Si è negato a lungo – con tutta una serie di dimostrazioni di tipo scientifico
e di sperimentazioni di vario genere - che il neonato potesse sentire
dolore. Fino a vent’anni fa si decideva che si trattava di dolore
sottocorticale, che la coscienza del dolore non c’era, che i neonati non se
lo ricordavano, che veniva percepito ma non localizzato, non elaborato,
che vi erano in circolo le endorfine che impedivano di sentire il dolore;
insomma, la pratica era che gli interventi chirurgici sul neonato, in
particolare sul neonato prematuro venivano fatti senza anestesia.”
(M. Orzalesi, B. de Caro, L’alba dei sensi, 1998, in S. Spinsanti,
Il dolore non necessario: decisioni etiche nelle terapie antalgiche, 2004)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
IL CONTROLLO DEL DOLORE.
“ (…) A fronte di consistenti sforzi normativi e formativi si registrano, in più Aziende,
ancora ritardi, conseguenti a problemi organizzativi, culturali e formativi, nella
attuazione degli indirizzi regionali e nel consolidamento di pratiche che
garantiscano maggior tutela dei cittadini con dolore assistiti presso le strutture e i
servizi sanitari.”
(DGR Veneto n. 1090 del 6 maggio 2008: Sviluppo dei programmi regionali di lotta
al dolore.)
“Ogni individuo ha diritto di evitare quanta più sofferenza possibile, in ogni fase
della sua malattia.”
(Active Citizenship Network, Carta Europea dei Diritti del Malato, 2002, art. 11)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
IL CONTROLLO DEL DOLORE.
“Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica
dell’uomo e il sollievo della sofferenza nel rispetto della libertà e della
dignità della persona umana, senza distinzioni di età, sesso, razza,
religione, nazionalità, condizione sociale, di condizione sociale, di
ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le
condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
(FNOMCEO, Codice di Deontologia Medica, 2006, art. 3)
“L’infermiere si attiva per prevenire e contrastare il dolore e alleviare la
sofferenza. Si adopera affinché l’assistito riceva tutti i trattamenti
necessari.”
(CD dell’Infermiere, 2009, art. 34)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
L’ ACCOMPAGNAMENTO.
“Le cure palliative sono il prendersi cura attivo e globale del paziente la cui
malattia non è più responsiva alle terapie specifiche. E’ fondamentale il
controllo del dolore e degli altri sintomi, unitamente all’attenzione ai
problemi psicologici, sociali e spirituali.” (OMS, Dolore da cancro e cure
palliative, 1990)
“Le cure palliative costituiscono una serie di interventi terapeutici ed
assistenziali finalizzati alla cura attiva, totale di malati la cui malattia di
base non risponde più a trattamenti specifici. Fondamentale è il controllo
del dolore e degli altri sintomi e, in generale, dei problemi psicologici,
sociali e spirituali. L’obiettivod elle cure palliative è il raggiungimento
della migliore qualità di vita possibile per i malati e le loro famiglie.”
(Conferenza Stato-Regioni, Linee guida sulla realizzazione delle attività
assistenziali concernenti le cure palliative, 2001)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
L’ACCOMPAGNAMENTO.
“In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase
terminale, il medico deve improntare la sua opera ad atti e
comportamenti idonei a risparmiare inutili sofferenze psico-fisiche e
fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto
possibile, della qualità di vita e della dignità della persona.”
(FNOMCEO, Codice di Deontologia Medica, 2006, art. 39)
“L’infermiere presta assistenza qualunque sia la condizione clinica e fino al
termine della vita dell’assistito, riconoscendo l’importanza del conforto
ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale.”
(Fed. Naz. Collegi IPASVI, Codice Deontologico dell’Infermiere, 2009, art. 35)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
L’ ACCOMPAGNAMENTO DEI FAMILIARI.
“L’infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento
dell’assistito, in particolare nella evoluzione terminale della
malattia e nel momento della perdita e della elaborazione
del lutto.”
(CD dell’Infermiere, 2009, art. 39)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
ACCOMPAGNARE, ESSERE ACCOMPAGNATI.
“Non sapevamo ancora quando sarebbe arrivata la morte, ma
eravamo legati dalla certezza della sua imminenza, legati
dentro noi stessi e legati l’un l’altro da questo vincolo
invisibile. Quando la malattia entra in una casa non si
impossessa soltanto di un corpo, tesse tra i cuori una oscura
rete che seppellisce la speranza. Come una ragnatela che
avvolgeva i nostri progetti e il nostro respiro, il giorno dopo
la malattia inghiottiva la nostra vita.”
(Muriel Burbery, L’eleganza del riccio, 2006, p. 65)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
IL RISPETTO DELLA VOLONTA’ DEL MALATO.
L’ ANTICIPAZIONE.
“Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che
caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa dalla
persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e
autonomia della stessa. (…) Il medico, se il paziente non è in grado di
esprimere la propria volontà, deve tenere conto nelle proprie scelte di
quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e
documentato.” (FNOMCEO, CD del Medico, 2006, art. 38)
“L’infermiere, quando l’assistito non è in grado di esprimere la propria
volontà, tiene conto di quanto da lui chiaramente espresso in precedenza
e documentato.” ( Fed. Naz. Coll. IPASVI, CD dell’Infermiere, 2009, art. 37)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE.
IL RISPETTO DELLA VOLONTA’ DEL MALATO.
L’ ANTICIPAZIONE.
“E’ l’ora in cui Mefistofele potrebbe apparirmi e propormi di
ridiventare
giovine.
Non
accetterei.
Rifiuterei
sdegnosamente. Ma cosa gli domanderei allora io che non
vorrei neppure essere vecchio e che non desidero morire? Dio
mio! Come è difficile domandare qualcosa quando non si è
più un bimbo!”
(I. Svevo, Il vegliardo, p. 178)
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LA MORTE E IL MORIRE. CAMMINARE
IL RISPETTO DELLA VOLONTA’ DEL MALATO.
L’ANTICIPAZIONE.
 “DICHIARAZIONI” O “DIRETTIVE”? (IL LIVELLO DEL VINCOLO)
“Padroni” oppure “Custodi” delle nostre vite?
 “VICINANZA” O “DISTANZA”?
(IL VALORE DEL TEMPO)
“Zolle nella terra” oppure “Abitatori della linea del tempo”?
 “MEDIAZIONE” O “INTRALCIO”? (IL RUOLO DI FIDUCIARIO)
“Viaggiatori solitari” oppure “Accompagnati da angeli”?
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Chi sta morendo ha diritto a:
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10.
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12.
Essere considerato come persona sino alla morte.
Essere informato sulle sue condizioni, se lo desidera.
Non essere ingannato e ricevere risposte veritiere.
Partecipare alle decisioni che lo riguardano e al rispetto della su volontà.
Il sollievo dal dolore e dalla sofferenza.
Cure e assistenza continue nell’ambiente desiderato.
Non subire interventi che prolunghino il morire.
Esprimere le sue emozioni.
L’aiuto psicologico e il conforto spirituale secondo le sue convinzioni e la sua
fede.
La vicinanza dei suoi cari.
Non morire nell’isolamento e in solitudine.
Morire in pace e con dignità.
(Fondazione Floriani, MI)
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LA MORTE E IL MORIRE.
RIFLESSIONI SULLA TERMINALITA’.
Dopo un grande dolore viene un sentimento composto
Siedono cerimoniosi i nervi /Come tombe
Il cuore irrigidito chiede se proprio lui
Soffrì tanto. E fu ieri o tanti secoli fa?
I piedi , meccanici, vanno in giro/Per un’arida via
Di terra o d’aria o di qualsiasi cosa
Indifferenti ormai
Una pace di quarzo, come una pietra
Questa è l’ora di piombo /Ricordata, se si sopravvive
Come gli assiderati/Rammentano la neve
Prima il freddo, poi lo stupore, infine
Il lasciarsi andare.
(E. Dickinson, L’ora di piombo)
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(Piero della Francesca, La morte di Adamo (part.),
1452-1458, Basilica di san Francesco, Arezzo)
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10.
AA.VV., La morte oggi, Feltrinelli, MI, 1985.
Ariès Ph., L’uomo e la morte dal medioevo ad oggi, (1977), Laterza,
BA, 1989.
A. Bompiani, Dichiarazioni anticipate di trattamento ed eutanasia.
Rassegna del dibattito bioetico, EDB, BO, 2008.
Curi U.,( a cura di), Il volto della Gorgone. La morte e i suoi
significati, B. Mondadori, MI, 2001.
De Septis E., Eutanasia. Tra bioetica e diritto, Messaggero, PD, 2008.
Gioffrè D., (a cura di), Il dolore non necessario. Prospettive medicosanitarie e culturali, Bollati Boringhieri, TO, 2004.
Morandini S., Pegoraro R., Alla fine della vita. Religioni e bioetica,
Gregoriana, PD, 2003.
Reale G., Corpo, anima e salute. Il concetto di uomo da Omero a
Platone, Raffaello Cortina, MI, 1999.
Reichlin M., L’etica e la buona morte, Edizioni di Comunità, TO, 2002.
Turoldo F., Vazzoler G., Il testamento Biologico, Cafoscarina, VE,
2005.
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LA MORTE E IL MORIRE. RIFLESSIONI SULLA TERMINALITA`