CONSIGLIO REGIONALE DELLA BASILICATA
VII LEGISLATURA
165^ SEDUTA CONSILIARE PUBBLICA
del 26 ottobre 2004
PRESIEDE
IL PRESIDENTE
De Filippo
Resoconto integrale
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
INDICE
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ........................................................ 3
PRESIDENTE (DE FILIPPO)........................................................................................................... 3
MELFI............................................................................................................................................... 3
DIGILIO............................................................................................................................................ 4
DISCUSSIONE SULLE VICENDE CHE STANNO INTERESSANDO L’OSPEDALE DI
TRICARICO ......................................................................................................................................................... 7
DIGILIO............................................................................................................................................ 7
VITA ................................................................................................................................................. 8
MELFI............................................................................................................................................... 8
OLIVIERI ....................................................................................................................................... 15
CALICCHIO ................................................................................................................................... 16
STRAZIUSO................................................................................................................................... 24
PISANI............................................................................................................................................ 28
PENNACCHIA ............................................................................................................................... 30
PICI ................................................................................................................................................. 31
SALIERNO ..................................................................................................................................... 33
MOLLICA....................................................................................................................................... 37
VITA ............................................................................................................................................... 39
DIGILIO.......................................................................................................................................... 42
PAGLIUCA..................................................................................................................................... 45
STRAZIUSO................................................................................................................................... 49
CHIURAZZI ................................................................................................................................... 51
CALICCHIO ................................................................................................................................... 58
MELFI............................................................................................................................................. 60
SALIERNO ..................................................................................................................................... 62
MELFI............................................................................................................................................. 64
VITA ............................................................................................................................................... 65
MELFI............................................................................................................................................. 69
PARCO GALLIPOLI COGNATO – DELIBERA C.D. N. 155 DEL 6.07.2004 –
APPROVAZIONE BANDO DI CONCORSO PER TITOLI ED ESAMI – ASSUNZIONE DI N.1
ISTRUTTORE AMMINISTRATIVO – NOMINA COMMISSIONE ESAMINATRICE – CONTROLLO
– TRASMISSIONE PARERE ........................................................................................................................... 70
PARCO CHIESE RUPESTRI DEL MATERANO - DELIBERAZIONE DELLA COMUNITA’
DEL PARCO N. 3 DEL 16.7.2004 – MODIFICHE ALLO STATUTO DELL’ENTE PARCO DELLA
MURGIA MATERANA – CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE ................................................... 71
ATER POTENZA – DELIBERA A.U. N. 96 DEL 30.6.2004 – VARIAZIONE AL BILANCIO
DI PREVISIONE 2004- – CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE .................................................... 71
ARPAB - DELIBERA DEL DIRETTORE GENERALE N.96 DEL 28.6.2004 –
APPROVAZIONE DELL’ASSESTAMENTO DI BILANCIO DI PREVISIONE DELL’ANNO 2004 E
DELLE VARIAZIONI DA APPORTARE AL BILANCIO STESSO – CONTROLLO – TRASMISSIONE
PARERE .............................................................................................................................................................. 71
APT DI BASILICATA - DELIBERA DELL’AMMINISTRATORE UNICO N. 129 DEL
19.08.2004 – ASSESTAMENTO AL BILANCIO DI PREVISIONE 2004 – RIADOZIONE - –
CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE................................................................................................. 71
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
La seduta ha inizio alle ore 12.15.
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Procediamo all’approvazione del resoconto stenografico della seduta del 12 ottobre
2004. Ci sono interventi? Ha chiesto la parola il consigliere Melfi, ne ha facoltà.
MELFI
Faccio presente che nella bozza del resoconto del 12 ottobre è contenuta
un’espressione non corrispondente a quanto da me affermato. Questo è avvenuto perché in
quel momento mi ero allontanato dal banco, come per esempio in questo momento, e quindi
è stata registrata semplicemente mezza frase, e precisamente: “La polizia sta caricando i
cittadini di Tricarico”. Questa affermazione non è corrispondente al vero, tant’ è che in un
mio comunicato stampa è stata riportata la frase completa che è la seguente: “Ma che cosa
si vuole, che la polizia arrivi a caricare la gente di Tricarico?”. La pregherei, in sostanza, di
inserire questa correzione nel verbale.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Sul resoconto integrale leggo testualmente: “Non vedo il Presidente Bubbico, da
qualche giorno mi sono rivolto pure a “Chi l’ha visto”, in televisione, ma non ci sono riuscito,
non ci sono riusciti nemmeno quelli del TG3, perché se non lo sapete a Tricarico stanno
succedendo cose veramente terribili, ci sono persone che vengono bastonate dalla Polizia”.
Che non sia vero lo sappiamo, questo è il testo della registrazione del consigliere Melfi.
MELFI
Ho fatto un comunicato stampa dove ho spiegato perché la frase principale non è
stata registrata ed è stata riportata semplicemente l’ultima parte.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La prego, però, di fare una comunicazione alla Presidenza, non solo il comunicato
stampa.
MELFI
L’ho già fatta. Devo ripeterla?
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
L’ha fatta a noi?
MELFI
Sì!
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La sta facendo ora?
MELFI
No, l’ho già fatta al responsabile dell’ufficio, il dottor Pace.
DIGILIO
Non possiamo fare un processo alle intenzioni oppure mettere in dubbio certe cose: il
consigliere Melfi ha fatto una dichiarazione, il Consiglio ne prende atto e procede alla
modifica. Punto. Non dobbiamo cercare di menare il can per l’aia. Non è un problema che
riguarda l’Aula, se c’è stata una dichiarazione ufficiale il Consiglio prende atto formalmente
che manca qualcosa nel testo.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Mi consenta, nella sua cartella, consigliere Digilio, lei ha un resoconto che è stato
trascritto sulla base di una registrazione probabilmente manchevole. Dato che si deve
correggere un resoconto, stavo semplicemente acquisendo più informazioni.
Con questa variazione, questa integrazione e questo chiarimento del consigliere Melfi,
metto in votazione il resoconto della seduta precedente.
(Votazione)
Il Consiglio approva. Do lettura degli atti pervenuti.
Proposte di legge:
A firma del consigliere Radice: “Costituzione e disciplina del Comitato Consultivo
Regionale per la valorizzazioni degli ordini, collegi ed associazioni professionali”, pervenuta il
20.10.2004, trasmessa nella stessa giornata alla Prima e Seconda Commissione.
Atti amministrativi:
Delibera di Giunta Regionale n. 2183/04: “ELBA – Deliberazione del Direttore n. 71 del
2.9.04 – Assestamento bilancio di previsione dell’esercizio 2004 ed approvazione delle
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
conseguenti variazioni” - controllo, pervenuta il 12.10.2004, trasmesso nella stessa giornata
alla Seconda Commissione Consiliare.
Delibera di Giunta Regionale n. 2184/04: “Parco Chiese Rupestri del Materano –
Deliberazione C.D. n. 22 del 16.7.04 – Adozione variazione al Bilancio di previsione 2004 –
controllo, pervenuta il 12.10.2004 e trasmessa nella stessa giornata alla Seconda
Commissione Consiliare.
Delibera di Giunta Regionale n. 2186/04: “ATER Matera – Deliberazione A.U. n. 124
del 26.7.04 – Approvazione Bilancio consuntivo anno 2003” - controllo, pervenuta il
12.10.2004 e trasmessa nella stessa giornata alla Seconda Commissione Consiliare.
Delibera di Giunta Regionale n. 2205/04: “ARBEA – Deliberazione A.U. n. 123 del
28.6.04 – Assestamento Bilancio di Previsione per l’esercizio finanziario 2004” - controllo,
pervenuta il 12.10.2004 e trasmessa nella stessa giornata alla Seconda Commissione
Consiliare.
Delibera di Giunta Regionale n. 2294/04: “L.R. 26/98 – Norme per la promozione e il
sostegno delle Università della Terza Età in Basilicata – programma di riparto – richiesta
parere alla IV Commissione Consiliare – Anno accademico 2004/2005”, pervenuta il
25.10.2004 e trasmessa nella stessa giornata alla Seconda e Quarta Commissione
Consiliare.
Do lettura delle interrogazioni pervenute:
Interrogante consigliere Martinelli (risposta scritta): “Interrogazione relativa ai bandi
POR Basilicata 2002”.
Pervenuta risposta scritta del Presidente della Giunta.
Interrogante
consigliere
Digilio
(risposta
scritta):
“Interrogazione
relativa
al
trasferimento dei fondi alle Province, come previsto dall’art. 40 della L.R. 6/01 (Disciplina
delle attività di gestione dei rifiuti ed approvazione del relativo Piano)”.
Ritirata dal proponente con nota n. 5935/C del 12.10.2004.
Interrogante
consigliere
Digilio
(risposta
scritta):
“Interrogazione
relativa
alla
insufficienza dei posti a sedere sui pullman adibiti al trasporto degli studenti pendolari, che
dai paesi della provincia si recano a Potenza”.
Interrogante
consigliere
Corbo
(risposta
scritta):
“Interrogazione
relativa
alla
informatizzazione nei centri per l’impiego”.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Interrogante consigliere Pici (risposta scritta): “Interrogazione relativa alla presenza di
focolai di carbonchio ematico in alcuni Comuni ricadenti nell’ambito territoriale di competenza
della ASL del Lagonegrese e nel parco del Pollino”.
Interrogante consigliere Radice (risposta scritta): “Interrogazione relativa allo stato di
attuazione della strada Rionero in Vulture – Ginestra - Ripacandida”.
Interrogante consigliere Pici (risposta scritta): “Interrogazione relativa ai poteri di
controllo di cui dispone l’ATO sulle opere pubbliche realizzate o in fase di realizzazione”.
Interrogante consigliere Pagliuca (risposta orale): “Interrogazione relativa alla chiusura
dello Stabilimento EUGEA e l’apertura dell’AIMA”.
Hanno presentato domande di congedo i consiglieri Di Sanza, Radice, Martinelli e
Brusco.
Mi è stato consegnato in questo momento un ordine del giorno…
MELFI
Vorrei sapere se la mia proposta di legge “Contributi per acquisto combustibile”,
presentata da più di un mese, è stata acquisita dagli uffici dato che non la vedo nell’elenco.
Ci sono stati dei problemi?
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Forse ne è stata già data comunicazione nella scorsa seduta.
MELFI
Non lo so, è probabile che sia stata comunicata.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Va bene, le daremo la risposta tra qualche minuto.
MELFI
Grazie.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
E’ stato consegnato in questo momento un ordine del giorno, a firma del consigliere
Digilio e altri, relativo alla festa del nonno.
Si passa alla discussione del primo punto all’ordine del giorno, così come richiesto dal
consigliere Melfi ed altri, ai sensi dell’articolo 3, terzo comma del regolamento interno del
Consiglio:
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
DISCUSSIONE
SULLE
VICENDE
CHE
STANNO
INTERESSANDO
L’OSPEDALE DI TRICARICO
La parola al consigliere Melfi.
DIGILIO
La seduta straordinaria del Consiglio è stata richiesta da noi, come è pur vero che il
consigliere Melfi , come altri, così come è apparso sulla stampa, non ha capeggiato alcuna
“rivolta”.
Non hanno fatto altro che raccogliere delle impressioni e degli umori. A questo punto
l’Assessore alla Sanità ha detto che avrebbe riferito nella prossima seduta consiliare.
Attendiamo, quindi, prima di tutto una relazione da parte dell’Assessore su quanto
riportato sulla
stampa, e cioè che l’assessore Chiurazzi ha ricevuto una delegazione
dell’assemblea popolare, e questo notizia evidentemente è stato diramata da qualcuno del
vostro ufficio stampa alle 20.10. “La Giunta Regionale – ha concluso Chiurazzi – avrà modo
di approfondire tali questioni (tema della riabilitazione, ecc.) nel corso del dibattito che si
svilupperà nella prossima riunione del Consiglio Regionale”.
Credo che sia doveroso, proprio perché ne stiamo discutendo, che l’assessore faccia
una relazione in merito, se poi dobbiamo andare in ordine sparso e continuare a perdere del
tempo necessario e prezioso per altri, non vedo il motivo di...
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Digilio, sull’ordine dei lavori deve consentirmi di dire che avrei io la
prerogativa di decidere. Generalmente quando c’è una richiesta...
DIGILIO
Presidente, sappiamo che lei è molto democratico, e quindi procederà per la sua
maggioranza e mi rendo conto…
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La prego, consigliere Digilio, non sconfini in osservazioni che esulano dalla
discussione…
(Fase interlocutoria)
Generalmente quando la
richiesta di convocazione del Consiglio è a firma dei
consiglieri essa viene in qualche modo motivata ed anche rappresentata e descritta dai
consiglieri. Ha chiesto di intervenire il consigliere Vita, ne ha facoltà.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
VITA
Intervengo anche per confermare quello che stava dicendo prima il Presidente, perché
sinceramente non capisco la richiesta avanzata dal collega Digilio. Al primo punto è stata
iscritta la: “Discussione sulle vicende che stanno interessando l’ospedale di Tricarico”, ma
questo è avvenuto sulla base dell’art. 47, terzo comma, del regolamento.
Mi sembra di aver capito che la richiesta in base a quanto previsto nel regolamento è
stata fatta appunto dal collega Melfi ed altri, come ha affermato il Presidente del Consiglio, e
quindi non vedo il perché di questa richiesta da parte del collega Digilio. Mi sembra, altresì,
che applicando il regolamento ed applicando le norme questa cosa è stata giustamente
iscritta all’ordine del giorno come primo punto, così penso che l’Aula si attenda
l’intervento
del primo firmatario.
DIGILIO
Presidente, non abbiamo alcuna difficoltà ad iniziare, però le faccio presente che,
quando ci sono state altre richieste in tal senso, la prima relazione è stata svolta, come
quella relativa alle scorie, al petrolio o all’elettrodotto di Santa Sofia, dal Presidente Bubbico.
Se per l’ospedale di Tricarico vogliamo invertire il tutto, sempre in virtù di quella democrazia
di maggioranza, fate pure.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
In questa circostanza non capisco cosa centri la maggioranza o la minoranza. In
generale, le cose alle quali lei ha fatto riferimento riguardano comunicazioni che la Giunta
ha fatto in molte circostanze. Credo che sia utile ed opportuno per il Consiglio ascoltare le
motivazioni della richiesta sottoscritta da molti Consiglieri, i quali hanno chiesto la
convocazione consiliare e hanno sentito prima di altri l’esigenza di questa riunione. La parola
al consigliere Melfi.
MELFI
Grazie, Presidente, di avermi concesso la parola e naturalmente mi faccia anche
esprimere l’apprezzamento per la sensibilità che ha dimostrato nel convocare questa seduta
consiliare, anche se dopo un po’ di giorni. Mi risulta, però, che lei ha fatto tutto il possibile
perché il Consiglio Regionale si svolgesse subito, ma non ha trovato le disponibilità dei
consiglieri, né ha incrociato subito la disponibilità del Presidente della Giunta Regionale che
voleva essere presente e, mi dispiace, oggi non vederlo.
E poi le devo dire sinceramente, Presidente, che i tricaricesi sono venuti qui a seguire
la seduta consiliare. Si poteva quindi fare a meno che all’interno del Consiglio Regionale ci
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fossero gli apparati, così come sono stati definiti, dei poliziotti, cioè manganelli e caschi. La
Polizia deve tutelare l’ordine pubblico fuori dal palazzo del Consiglio Regionale. La invito,
pertanto, se ancora dovessero esserci manganelli e caschi all’interno del palazzo, di volerli
far portare fuori, oppure in posti dove è idoneo portarli.
E per questo motivo che mi sono permesso come Consigliere Regionale di dire al
dirigente dell’ordine pubblico che non era assolutamente consentito all’interno del Palazzo
del Consiglio Regionale presentarsi in questo modo.
Ma, al di là di questo passaggio che ho ritenuto doveroso anche a tutela dei cittadini
tricaricesi, i quali da venti giorni, come lei sa, Presidente, e sanno i Consiglieri, sono, in
modo assolutamente corretto,
in assemblea permanente, naturalmente consentita e
autorizzata a distanza davanti l’ospedale. Oggi sono a Potenza per seguire i lavori del
Consiglio Regionale.
Ai colleghi devo dire che questa storia, se così possiamo definirla, nasce nel dicembre
del 2003, con un piano di risanamento e di sviluppo, definito programma pluriennale dell’ASL
numero 4. Il programma sottoscritto, assessore Chiurazzi, diventa applicabile solo dopo aver
ottenuto l’approvazione del Governo Regionale. E a me non sembra che questa sia
intervenuta.
C’è stato un momento in cui si è detto: “No, è intervenuta per silenzio-assenso”, un
modo molto strano di gestire atti rilevanti come quello di un piano di risanamento e di
sviluppo. Immediatamente ho scritto una lettera-diffida, come si suol dire, al Presidente della
Giunta Regionale. Chiedo al Presidente del Consiglio di poterla leggere, se mi concederà
qualche minuto in più sui tempi consentiti.
“Invito la Signoria Vostra a non procedere all’approvazione del piano di sviluppo e
risanamento Azienda Sanitaria numero 4 di Matera, programma pluriennale 2003-2007, così
come formulato, di cui alla delibera 584, del 17.12 2003, dell’ASL n. 4 per i seguenti motivi
di diritto: il termine in questione relativamente alla struttura ospedaliera di Tricarico
nell’ambito della programmazione pluriennale 2003-2007, prevedendo in fase finale la
realizzazione di una struttura così composta, 64 posti letto di riabilitazione, 20 posti letto di
RSA, 40 posti letto di medicina ad indirizzo geriatrico e lunga degenza, 8 posti letto di day
surgery, devasta e confligge in modo stridente ed appariscente con quanto il legislatore
regionale ha previsto per gli ospedali distrettuali nella delibera del Consiglio Regionale del 30
dicembre 1996, n. 478, piano sanitario regionale 97-99.
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A mente della quale, delibera che gli ospedali in questione mantengono e garantiscono
la continuità assistenziale ospedaliera mediante i reparti ed i servizi esistenti ed allocando ad
implementazione degli stessi lungodegenze e riabilitazione di secondo livello (vedi piano
sanitario regionale), in grado (riporto quanto nel piano sanitario regionale scritto) di
soddisfare la domanda espressa in ambito USL per il codice 56 e 60 nonché un modulo di 20
posti letto di RSA.
Naturalmente, qui richiamando anche l’attenzione dell’Assessore quando arriverò a
questo punto, che la RSA, la Residenza Sanitaria Assistita, non ha niente a che vedere con
una struttura ospedaliera, la RSA è una struttura extraospedaliera, ben definita dal Piano
sanitario regionale nella sua funzione e nelle sue finalità.
Non è dato vedere nel Piano indicato, inoltre, alcuna previsione di allocazione presso il
nosocomio di Tricarico del servizio di dialisi così come deliberato dal Governo regionale con
deliberazione n. 1428 del 28 luglio 2003.”
Naturalmente a questa mia nota non ho assolutamente avuto risposta. Per non
sollecitare nel modo più assoluto la sensibilità della gente, che ormai si vedeva così assalita
in un loro diritto, che può anche essere messo in discussione, mi preoccupavo di scrivere al
Direttore Generale del Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale, dottor Marra: “Il
sottoscritto
Consigliere Regionale Antonio Melfi, al fine dell’espletamento del proprio
mandato, chiede alla S.V. copia di tutti gli atti conseguenti alla delibera di Giunta Regionale
n. 1428 del 28 luglio 2003, istituzione di sei posti di dialisi presso l’Ospedale di Tricarico,
copia del bilancio preventivo 2004 dell’ASL n. 4, copia del piano di risanamento dell’ASL n.
4, programmazione pluriennale 2003-2007, copia di tutti gli atti conseguenti all’approvazione
dell’articolo 16, gestione dell’attività riabilitativa del presidio ospedaliero di Tricarico, della
legge regionale 7 agosto 2003, n. 28, assestamento di bilancio di previsione per l’esercizio
finanziario 2003 (come i Consiglieri ricorderanno con quell’articolo 16 a maggioranza si
approvò l’affidamento della gestione dell’attività riabilitativa del presidio ospedaliero di
Tricarico alla fondazione Don Gnocchi, con legge regionale del 7 agosto 2003, n. 28); copia
degli atti conseguenti alla decisione del Direttore Sanitario dell’Ospedale di Tricarico di
allocazione presso il reparto di Medicina Donne del nosocomio e degli ambulatori sanitari di
secondo livello; copia degli atti di istituzione del servizio di radiologia e di laboratorio di
analisi in servizio diurno; copia di tutti gli atti per la realizzazione dell’opera di ristrutturazione
e costruzione della nuova ala dell’ospedale di Tricarico”. Naturalmente anche a questo non
abbiamo avuto alcuna risposta.
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Abbiamo inoltre fatto, in data 23 aprile 2004, una interrogazione urgente all’Assessore
Sicurezza e Solidarietà Sociale, dove si diceva: “Per conoscere ed avere la disponibilità alla
consultazione delle procedure propedeutiche all’attuazione del Piano succitato, nello
specifico si chiedono i riferimenti documentali del ricevimento da parte della Giunta
Regionale del piano in questione; gli annunciati o supposti chiarimenti richiesti dalla Giunta
all’ASL n. 4 in merito alla formulazione del piano de quo; gli atti ufficiali della discussione e
della susseguente eventuale approvazione dello stesso piano con apposita delibera della
Giunta Regionale.
In mancanza dei punti innanzi enucleati si chiede di conoscere i motivi per i quali su
una questione così complessa ed oggetto anche di sommovimenti popolari, il Dipartimento, a
Lei affidato e con esso l’intero Governo regionale abbiano ritenuto di non procedere
all’esame della suindicata deliberazione dell’ASL n. 4 Matera, privilegiando il ricorso alla
tecnica dello scorrere del tempo fino al raggiungimento del silenzio-assenso”.
Questa interrogazione era nata subito dopo l’occupazione della sala consiliare del
Comune di Tricarico dove si costituì un comitato donne che si portò avanti per parecchi
giorni, anche ricorrendo a manifestazioni abbastanza appariscenti, come quelle dello
sciopero della fame da parte di alcune donne di Tricarico per il piano di risanamento e di
sviluppo ed il programma pluriennale. In quel piano, ai punti n. 16 e 17 della pagina 34 e 35,
si parla di elaborazione di un progetto organico e rapidamente operativo di gestione e
riconversione della struttura ospedaliera di Tricarico, con l’avvio delle attività specialistiche
nel settore della riabilitazione entro il 2004. Quindi riconversione della struttura ospedaliera
come strategia del piano.
Punto 17: attivazione sul territorio di posti letto alternativi e sostitutivi alla degenza
ospedaliera inappropriata, attraverso l’attivazione di posti letto per lunga degenza, ospedale
di Tricarico, e di almeno una struttura di RSA, entro il 2004.
Ho già detto della struttura della RSA che è qualcosa che va al di fuori della struttura
ospedaliera, è una attività extraospedaliera ben definita dal piano sanitario regionale. Il piano
sanitario regionale a noi sembra che non parli mai di riconversione, ma di allocazione di
attività specialistiche riabilitative e di lungo degenza.
Il piano sanitario regionale non parla mai di soppressione ma parla, per quanto
riguarda il caso specifico, del reparto di ostetricia, parla di incardinamento nel Dipartimento
materno infantile e della ricerca di trovare nuove forme di assistenza al parto, cose che ad
oggi non abbiamo assolutamente avuto.
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Il piano sanitario regionale non parla di trasformazione da medicina generale a
medicina a vocazione geriatrica e di lunga degenza, non parla di eliminazione dell’attività di
ricoveri, così come avviene attualmente nell’ospedale di Tricarico con un recupero da parte
del Direttore Generale Maroscia dinanzi a questa osservazione della legge n. 21 del 1999.
Come i colleghi sanno è una legge che riguarda l’urgenza-emergenza e che prevede
l’allocazione nei presidi ospedalieri del PTS di terzo livello che è cosa completamente
diversa dalla eliminazione e dalla soppressione dei ricoveri in reparto, ma di questo si fa forte
il direttore generale. Naturalmente quando dico direttore generale dico non la persona fisica,
ma il rappresentante della Istituzione, sia ben chiaro. Si fa forte dicendo che secondo quella
legge, articolo 5, punto C, l’ospedale di Tricarico, e su questo richiamerei anche l’attenzione
dei colleghi e del Presidente della Giunta Regionale,
viene declassificato. Con il piano
sanitario regionale ’97-’99 la classificazione individuava l’ospedale distrettuale di AUSL, il
Presidente Bubbico lo ricorderà bene, perché era Assessore alla Sanità, considerando i
piccoli ospedali e gli ospedali distrettuali strutture intermedie operanti tra l’ospedale
accreditato al trattamento degli acuti ed ospedale per assistenza domiciliare e sul territorio.
Quindi questa era l’indirizzo legislativo.
Al punto 5, invece si dice: “Gli ospedali distrettuali non sono accreditati al trattamento
degli acuti”. Allora non essendoci il trattamento degli acuti, c’è la dismissione immediata,
così è stata portata avanti nei ricoveri presso i reparti. La protesta è aumentata, è stata
recuperata con un incontro, fatto qui presso gli Uffici del Presidente della Giunta Regionale,
con un comitato, un tavolo di concertazione che è stato, così si è detto, istituzionalizzato, in
cui era presente il Sindaco del Comune di Tricarico, il rappresentante del Comitato delle
donne che si era costituito, il direttore generale della ASL n. 4, il Presidente della Giunta
Regionale.
Fu fatto un protocollo di intesa con il recupero della soppressione del reparto di
ostetricia, ginecologia, pediatria e del servizio di nido di infanzia e con un prolungamento
dell’attività di servizio di laboratorio di analisi e di laboratorio della diagnostica radiologica
che passava dalla funzione ospedalizzata, cioè 24 ore su 24, ad una funzione, invece, di 12
ore. Furono spostate nel tempo queste due parti, e soprattutto per l’ostetricia e la ginecologia
si disse che se ne sarebbe parlato al 2008.
Dopo di che si è proseguito col piano di risanamento e con una nuova pagina
riguardante Tricarico dove in sostanza si prospettava l’ospedale che a Tricarico dovrebbe
andare a regime nel 2007.
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In questa pagina, in sostanza, la soppressione del reparto di ostetricia e ginecologia
non avveniva più nel 2008, ma veniva recuperata al momento dell’attivazione dei posti letti,
pari a 32, da allocarsi al secondo piano della vecchia struttura, al momento dell’allocazione
dei 32 posti letto, quindi con un anticipo sui tempi al 2005.
Detto anticipo, del resto, veniva consacrato negli atti conseguenti amministrativi, in
quello che erano nelle tabelle, tra i costi ed i ricavi dove non compariva nel modo più
assoluto né l’ostetricia, ginecologia, pediatria e nido di infanzia e né la chirurgia, la quale
viene trasformata da chirurgia generale, con implementazione così come voleva il piano
sanitario regionale della day surgery, in chirurgia con tecnica di day surgery e basta.
Questo è il quadro. Dinanzi a questo quadro nasce una protesta dello stesso comitato
delle donne che nel mese di agosto chiamano in campo l’assessore Chiurazzi. Dico
l’assessore Chiurazzi, questa volta lo identifico soggettualmente, perché il volantino era
proprio un appello all’assessore Chiurazzi di intervenire perché a Tricarico le donne volevano
sapere se esisteva ancora il ricovero presso l’ostetricia, la chirurgia, la medicina e via
discorrendo, se il laboratorio di analisi era di 12 ore e non era di 24, e così di seguito.
Non so se l’assessore Chiurazzi abbia avuto incontri con il comitato delle donne, con
coloro i quali chiedevano un suo intervento. So invece che il discorso è andato avanti,
Presidente, ed è andato avanti in una direzione, Lei me lo deve consentire, differente da
quella che Lei a Tricarico è venuto a dirci in quella famosa sera. Non solo, ma in un modo
diverso da quel protocollo che lei negli uffici della Giunta ha siglato, quanto meno per quanto
riguarda la parte specifica della soppressione del reparto di Ostetricia. Mi risulta che lei ha
portato avanti la battuta dicendo che la fondazione Don Gnocchi entra a Tricarico per
rafforzare la struttura ed è questo, in sostanza, ciò che si chiede. Non ci sono assolutamente
problemi, poi quando sarà avremo modo anche in questa sede, se del caso, di esprimere
giudizi di valutazione sull’andamento, lo si dirà in un secondo momento, ma sicuramente non
si possono fare processi preventivi.
Presso l’ospedale di Tricarico del resto, Presidente, non è una cosa nuova la
riabilitazione. Vennero concessi per l’ospedale di Tricarico due moduli di riabilitazione, per
un numero di 40 posti letto ed una struttura di RSA di 20 posti letto e allora si parlava di
allocazione. Del resto tutti sanno che Tricarico ha 17 miliardi per la costruzione di una nuova
area dove devono essere allocate riabilitazione ed RSA.
Allora si dice, questa è la richiesta, poi si è parlato tanto di Tricarico, però stiamo
parlando di ospedali distrettuali, stiamo parlando dell’ospedale di Tricarico, dell’ospedale di
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Stigliano, dell’ospedale di Tinchi, dell’ospedale di Venosa, dell’ospedale di Maratea,
dell’ospedale di Lauria, di Chiaromonte. Stiamo parlando dei piccoli ospedali. Stiamo in
sostanza sollecitando la discussione partendo da un fatto particolare che nasce da Tricarico.
Del resto anche il ’96 partì da Tricarico e si fece quella parte di piano sanitario regionale che
riguarda tutti gli ospedali distrettuali, però non possiamo non capire oggi come mai altri
ospedali distrettuali, Assessore, hanno regolarmente la funzione di ricovero e all’ospedale di
Tricarico invece non esiste. Ecco, come mai presso altri ospedali è avviato ed anche bene il
trattamento e l’accreditamento per il trattamento per gli acuti ed invece per l’ospedale di
Tricarico no, pur essendo gli altri ospedali classificati alla stregua, allo stesso modo con il
nome di ospedale distrettuali di AUSL.
Noi sappiamo che il Consiglio Regionale in questo momento non può assolutamente
deliberare. Può solo dare una interpretazione autentica del piano sanitario ’96-’99. Ed è
questo che si chiede perché il direttore generale dell’ASL ha affermato: “Io mi riservo di dare
una risposta alla vostra proposta nel momento in cui il Piano Sanitario Regionale sarà
interpretato in un modo diverso da come lo interpreto io”.
Un’ultima cosa, mi dovete consentire, Presidente, perché questo è veramente un fatto
importante. Come si può interpretare in modo diverso il Piano Sanitario Regionale nel breve
stacco di tempo di qualche mese? Il 30 giugno del 2003, il Direttore Generale compie,
effettua, delibera...
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Melfi, la pregherei sui tempi, grazie. Le ho dato un abbondante...
MELFI
Sì, sì, ho finito, Presidente.
Certo, certo, la ringrazio per tale cosa e gliene sarò riconoscente, come consigliere
regionale. Nei prossimi Consigli ridurrò il tempo che mi darà, ma mi sembra che questo sia
molto importante. Il 30 giugno del 2003, l’ospedale di Tricarico era così composto: chirurgia
generale 28 posti letto ordinari, e day hospital 4 posti letto per un totale di 32. Medicina
generale, ordinari 20 posti letto, 4 posti in day hospital, 8 per la lunga degenza, totale 32
posti letto. Ostetricia e ginecologia 22 posti letto, 2 posti in day hospital, totale 24 posti letto.
Pediatria, 7 più 1, 8, per un totale di 96 posti letto a Tricarico. Dopo qualche mese, il
Direttore Generale dice: “Il mio predecessore ha interpretato ed ha applicato il Piano
Sanitario Regionale in un modo diverso da come lo interpreto e lo applico io, pertanto chiedo
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al Consiglio Regionale di valutare la possibilità – ed è questa la richiesta – di un’attenta
lettura ed interpretazione del piano sanitario regionale”. Grazie.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Bene, grazie. Colleghi consiglieri, noi dovremmo un po’ contingentare i tempi perché la
seduta si dovrebbe concludere al massimo per le 14.30, compresa la relazione
dell’assessore Chiurazzi.
In questo momento ho una sola richiesta di iscrizione a parlare da parte del consigliere
Olivieri, al quale do immediatamente la parola, pregandolo di mantenersi entro cinque-dieci
minuti.
OLIVIERI
Presidente, consiglieri, l’intervento del consigliere Melfi merita una pubblicazione ad
hoc, perché illustra in maniera molto circostanziata e puntuale tutta la storia amministrativa e
sanitaria dell’ospedale di Tricarico. Io devo solo aggiungere che la storia dell’ospedale di
Tricarico ha inizio nel lontano dopoguerra quando uomini lucani illustri, e mi riferisco ad
uomini di cultura, professionisti ed uomini politici, hanno intravisto la necessità e l’opportunità
di creare in un territorio centrale della Valle del Basento un nosocomio che potesse far fronte
alle necessità sanitarie di un’area vastissima.
Grazie all’interessamento di uomini come Rossi Doria, il professor Rocco Mazzarone,
l’allora Vescovo di Tricarico, Monsignor Raffaello Delle Nocche, e l’allora Ministro Emilio
Colombo, si diede vita ad un grande nosocomio, appunto quello di Tricarico, che nel corso
degli anni ha largamente assistito le popolazioni.
Devo dire che grandi chirurghi e grandi internisti si sono succeduti nella gestione
sanitaria del nosocomio. Oggi, a distanza di circa 60 anni, la situazione si è notevolmente
evoluta. In Basilicata oggi sono presenti ed attivi sul territorio circa 25 ospedali, dei quali uno
regionale ed uno provinciale.
La razionalizzazione delle strutture sanitarie, già avviata da un decennio da illustri
ministri della Sanità, trova oggi in molte regioni concrete attuazioni. Va rimarcato che in
Basilicata tra i parametri più importanti da considerare vi sono la localizzazione, la
popolazione utente, la qualità ed il tipo di assistenza ospedaliera che si rende all’utenza.
L’ospedale di Tricarico, bisogna riconoscere, in quanto a localizzazione è in posizione
centrale e privilegiata rispetto a tanti paesi. Quanto ad utenza, serve una popolazione di
circa 40 mila abitanti, se si contano le popolazioni abitanti nei vari paesi circostanti. Offre un
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servizio di notevole efficacia e qualità e quindi ha tutti i parametri, direi, per tutelarne la
persistenza e la fruibilità.
La valutazione politica deve anche considerare l’opportunità di ampliarne le prospettive
e le prerogative, valutando l’inserimento nello stesso ospedale di qualificazioni aggiuntive,
quali possono essere quelle per la riabilitazione e l’assistenza ai disabili, specializzazioni
nelle quali la nostra regione è molto carente.
Ebbene la posizione dell’Udeur è quella che, nulla togliendo all’attuale conformazione
ospedaliera, la stessa possa essere integrata con un efficiente servizio riabilitativo che copra
le necessità dell’intera regione, e noi ravvisiamo nella fondazione don Gnocchi, alla quale si
è fatto ampio riferimento in questi giorni, un’ottima opportunità che possa assolvere a questa
funzione.
Ecco, anche per onorare la richiesta del Presidente De Filippo, in sintesi abbiamo
voluto esprimere quella che è la nostra posizione, però saremo molto attenti sia alle
indicazioni dell’assessore alla sanità Chiurazzi, sia a quelle dell’assemblea consiliare in toto.
Grazie.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie al consigliere Olivieri, anche per il rigoroso rispetto dei tempi. Prego, consigliere
Calicchio.
CALICCHIO
Signor Presidente, egregi colleghi, nel sottoscrivere la richiesta di affrontare in seduta
pubblica le questioni che riguardano l’ospedale di Tricarico, mi è tornata in mente una
domanda che è frequente in culture e religioni diverse dalle nostre: su che cosa si regge il
nostro mondo? E constato che siamo in una regione in cui i cittadini sono chiamati
frequentemente a scendere in piazza: ieri a Matera e a Pisticci si è scioperato per la centrale
e così via. Diventa sempre più pressante la domanda se le libertà civili sono al sicuro e dove
sono le nostre Istituzioni.
Vi è, di fatto, una comunità politica regionale caratterizzata da una compartecipazione
pubblica limitata, ritualizzata, elitaria, ma che, pur essendo così ristretta, è in grado di
mantenere in vita una forma di governo collegata esclusivamente ad un potere nei confronti
del quale ogni cittadino è passivo. Un sistema prevaricante che riduce e soffoca il compito
delle assemblee legislative ed il ruolo dei cittadini che con il loro apporto hanno contribuito a
formarle. Un apparato tiranneggiante ed opportunistico che sposta anche le scelte individuali
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a suo totale arbitrio, senza alcun fondamento e senza la consapevolezza che i doveri
vengono prima dell’utilità personale.
E allora viene da chiedersi se in questa Regione non stia in effetti trionfando
l’affermazione di George Bernard Shaw, vale a dire che la regola aurea è che non ci sono
regole auree. E ai tanti amministratori di ASL che dichiarano con aria di accondiscendenza
che l’unico principio che regola la loro azione è il rispetto della legge, non si può non far
notare che loro stessi manifestano con presunzione, tracotanza e superbia di essere invece
al servizio del mantenimento e della conservazione di equilibri politici costituiti e che loro
stessi sono impegnati nella difesa di interessi partitici, nel nome dei quali può essere
giustificato anche l’uso della menzogna. Va dichiarato infatti che, in assenza di un terreno
comune e di un comune quadro di riferimento, la società tende a dissolversi in fazioni in
contesa fra di loro.
Come possono i cittadini obbedire alle leggi, pagare le imposte, prestare la loro opera
nei servizi pubblici e privati, se non vi sono principi in grado di fungere da pietra angolare del
nostro edificio sociale e politico? Ogni società ha bisogno di un legame che tenga insieme
significati ed obiettivi comuni. Ogni società ha bisogno di una fortificazione comune per far sì
che le leggi siano viste come qualcosa che riflette e difende la libertà e la dignità dei cittadini
e che dunque, in un certo senso, possa essere l’espressione di loro stessi.
C’è di mezzo quindi l’idea stessa di uomo e di società, la prospettiva di futuro delle
nuove generazioni, la capacità di rispondere alle sfide poste dal saper scegliere i valori da
mettere al primo posto quando ci accingiamo ad emanare una legge, una riforma, un
regolamento.
Per compiere queste scelte è necessario avere un atteggiamento veramente e
autenticamente laico, scevro da ogni tipo di giudizio ideologico nei confronti di qualcosa o di
qualcuno. Bisogna sapere interrogare la realtà, fino al punto di lasciarsi sorprendere da
essa, guardando l’orizzonte e le stelle, e non solo il proprio ombelico.
Il sentimento del radicamento territoriale e il rispetto della continuità storica sono due
segni caratteristici di una sensibilità sviluppatisi nella comunità di Tricarico e dei paesi
circostanti, a testimonianza che ciò che lega insieme le persone è la loro storia comune.
Una discussione ampia e franca, ma anche aspra, sulla vicenda dell’Ospedale di
Tricarico, deve servire a sfatare la pericolosa idea che essere laici significhi non avere regole
auree, non avere principi, non avere valori e significhi consentire che le Amministrazioni
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operino come se questi valori, questi principi non vi fossero o non avessero rilevanza
sociale.
Ma quali sono in sanità i doveri violati? Il primo punto che noi abbiamo necessità di
stigmatizzare e di sottolineare è che va combattuta la prassi del “si fa ma non si dice”. Ed è
una prassi che trova il suo fondamento nella violazione del rispetto delle leggi, che
propugnano, sin dalla 502 in poi, che le Regioni devono adeguare i loro Piani Sanitari a
quelli Nazionali.
E’ vero che di volta in volta la Regione Basilicata può aver adottato degli atti,
soprattutto dopo l’entrata in vigore della cosiddetta riforma ter, la riforma Bindi, che
modificano in maniera parziale e non sostanziale alcune realtà, ma è anche vero che da
questo, secondo quanto ha affermato autorevolmente la Corte dei Conti, emerge
sicuramente l’inadeguatezza di un aggiornamento per segmenti di attività perché la
programmazione di una gestione amministrativa, in genere, risulta realmente efficace solo se
investe l’attività nel suo complesso. Inoltre la individuazione e gradazione degli obiettivi può
avvenire con adeguata consapevolezza ed efficienza solo se si considera e si pondera
comparativamente tutta l’attività da svolgere, soprattutto in un settore complesso come la
Sanità ove l’interdipendenza degli effetti delle distinte azioni appare particolarmente
significativa. Questi dati sono riportati nelle politiche di settore in materia di sanità nella
Regione Basilicata, programma di gestione e controllo degli anni 2002 e 2003, cioè ieri, non
avantieri.
Ed ancora, rispetto a questo ritardo noi continuiamo ad appassionarci, continuiamo a
discutere di una norma che ormai è cristallizzata in una società cristallizzata.
Allora vediamo di capire, visto che per noi il riferimento è la legge approvata nel 1997,
cosa dice il Piano Sanitario Regionale sugli ospedali distrettuali. Noi certamente non
facciamo parte di quel partito che molto sommessamente la stampa ha cercato di presentare
come dei capipopolo. No, noi facciamo parte del partito che vuole ridare legittimità e dignità
ai cittadini innanzitutto e al bisogno di salute.
E allora il bisogno di salute non può essere disatteso dalle amministrazioni rispetto ai
principi ordinamentali con i quali le amministrazioni si sono date le regole per funzionare. E
attualmente la regola della Regione Basilicata, pur essendo vetusta, pur essendo superata, è
quella dettata dal Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata del 5 febbraio del ’97, dove a
pagina 471 sugli ospedali distrettuali disegna un profilo che, allo stato attuale, non è smentito
da niente.
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Dice:
“L’ospedale
distrettuale
deve
assicurare
la
continuità
assistenziale,
rappresentando, sotto alcuni aspetti, una struttura intermedia fra l’ospedalizzazione per acuti
e l’assistenza domiciliare e territoriale. Negli ospedali distrettuali possono essere allocate
anche lungo degenze e riabilitazione, quest’ultima estrinsecantesi in riabilitazione complessa
ed intensiva. Sulla scorta di tali premesse, implementando progressivamente le nuove
funzioni assistenziali, e senza alcuna dismissione preventiva degli attuali reparti e servizi, le
funzioni minime sono attivabili e sono indicate”.
Questo concetto della contestualità è costato il posto a qualche Direttore di ASL,
perché non aveva rispettato, nella gestione dell’ordinamento delle unità sanitarie locali, il
principio della contestualità: non ha senso dismettere se non hai rafforzato i principi
assistenziali e le funzioni assistenziali.
E qui va anche sciolto un altro dei nodi, cioè la distinzione fra attività di primo soccorso,
che è una attività squisitamente ospedaliera e che attiene ai servizi e alle unità operative
ospedaliere e quella del presidio territoriale del Dipartimento di emergenza: sono due
funzioni che si possono integrare ma non sovrapporre o elidere a vicenda.
Dopo di che si parla delle attività che ci devono essere all’interno di questi famosi
ospedali distrettuali, che rispetto ai 14 ospedali che questa regione Basilicata ha,
rappresentano la quota dominante.
Rispetto alla organizzazione gerarchica data da: ospedale di Potenza, ospedale di
Matera, ospedali sede di pronto soccorso attivo ed ospedale distrettuale si parla di area
medica, medicina di day hospital, chirurgie, si parla di attività di ostetricia e di ginecologia e
pediatria, che possono essere incardinate ma non sostituite nel dipartimento
perché il
dipartimento è una organizzazione funzionale, come noi ben sappiamo, non è una
sostituzione di assistenza, diagnostica di laboratorio e radiologia. E allora residenze
sanitarie, riabilitazione e quant’altro.
Il piano presuppone poi che a livello dell’ospedale di Tricarico, come di un qualsiasi
ospedale distrettuale,
vi è l’allocazione della riabilitazione codice 56 a doppio modulo:
allocazione della riabilitazione, non sostituzione della riabilitazione alle altre attività.
E anche qui noi non possiamo fare a meno di sottolineare due aspetti di questa
vicenda. Vale a dire, come è stato ampiamente dibattuto in questa sede di Consiglio
Regionale nel luglio del 2003, l’assestamento di bilancio di previsione per l’esercizio
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finanziario del 2003, legge regionale n. 28, articolo 16, ha previsto che la gestione delle
attività riabilitative del presidio ospedaliero di Tricarico siano affidate ad una struttura onlus.
Attenzione,
nell’ambito
della
programmazione
regionale
e
nell’ambito
delle
programmazioni sanitarie non ci può essere assolutamente un sinallagma contrattuale, per
dire: “Ti do questo e ti tolgo questo”. Questa è una legge regionale che ha solo individuato il
gestore, non è andata a dire che questo toglie qualcosa ad altri. Ma anche rispetto a questo
gestore, non si può non fare a meno di ribadire la nostra ferma contrarietà, non alla Don
Gnocchi ma al principio che ha consentito, per legge finanziaria, di individuare il gestore di
un’attività pubblica e che pertanto non può essere contraddetta da referendum o da attività di
altra natura, trattandosi appunto di legge finanziaria. Non possiamo fare a meno di
sottolineare che questa osservazione è preoccupante per il destino di Tricarico, innanzi tutto
perché già un primario di fisiatria è andato via.
In secondo luogo, non possiamo non dire che rispetto alla allocazione della Don
Gnocchi presso l’ospedale di Tricarico vi è stato un ricorso all’autorità garante per il
commercio e per la concorrenza. L’Autorità garante ha raccolto il 28.10.2003 una
segnalazione da parte di tutti i centri di riabilitazione della Basilicata sul principio della
violazione delle regole del commercio e delle regole della libera concorrenza, perché ora
stiamo ragionando da laici, non stiamo facendo un atto di fede; mi rivolgo ai colleghi che
parlavano di un atto di fede. Per me Don Gnocchi non è né bello, né brutto, per me Don
Gnocchi è una struttura privata alla quale la Regione Basilicata, con una legge che viola il
principio della concorrenza del mercato, ha affidato una gestione pubblica e questo
procedimento è stato concluso il 12.2.2004, sempre dall’autorità garante, con l’affermazione
che certamente la legge per un corretto funzionamento del mercato, perché di mercato
parliamo, non è un atto di fede, si deve limitare ad indicare criteri oggettivi e trasparenti.
Appare in ogni caso prevedibile la minore durata perché, anche a voler inserire questo
elemento contrattuale, qualcuno non può togliere le nubi che ci sono su un’assistenza
riabilitativa organizzata in un ospedale distrettuale, affidata alla gestione di una convenzione
attraverso un soggetto privato, che come tutti i soggetti privati potrebbe anche venire meno.
Oltretutto, in questo Consiglio Regionale, finora non è assolutamente arrivata la
questione di come è organizzata la convenzione. Queste premesse, per quanto lunghe, per
quanto apparentemente divergenti dal tema che stiamo affrontando, ci portano a capire qual
è il ruolo in questo momento rispetto al problema del piano di risanamento aziendale di
sviluppo dell’ASL 4.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Chi lo legge sulla scorta delle modalità di fare programmazione penso abbia cercato
più volte nelle leggi nazionali e nelle leggi regionali quali siano i principi che consentono di
definire un piano di sviluppo e risanamento delle ASL di Matera, che parte dal 2003 e arriva
al 2007. La legge regionale 39 parla, all’articolo 14, esclusivamente di un atto aziendale, che
è l’atto di gestione principale all’interno dell’azienda e che va ad organizzare i dipartimenti, le
Unità operative semplici e complesse secondo le disposizioni di legge regionali, anno per
anno, come per i piani attuativi.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere, può concludere ?
CALICCHIO
Non sono in grado di concludere, mi dispiace, Presidente, se mi vuole togliere la parola
chiudo qua.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
E’ da 22 minuti che sta parlando.
CALICCHIO
Sto parlando di un fatto importante e adesso, Presidente, glielo dimostrerò. Questa
Assemblea, come ho detto nelle premesse, è stata violentata da un’Istituzione che non è
Istituzione e le dimostro, come finora ho sempre fatto, che non faccio populismo o
demagogia.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Le ho chiesto soltanto se può ridurre l’intervento.
CALICCHIO
Sono argomenti importanti. Non dobbiamo infiammare la piazza, dobbiamo dare
risposte ai cittadini che in questo momento stanno protestando per una ragione storica.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Concluda il suo intervento.
CALICCHIO
Non sono in grado di concludere e ho bisogno ancora di tempo. Detto questo, per non
perdere il ragionamento, in questo stupefacente piano di approvazione di sviluppo e
risanamento, che non attiene né alla legge regionale 39, né ad altre leggi di riforma del
servizio sanitario regionale, la 502 e la 229, la ASL disegna un futuro che non è solo
organizzativo ma perfino economico. In questo futuro organizzativo ed economico si va ad
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una riqualificazione, per esempio, della pianta organica, sottraendo posti nelle attività che il
piano sanitario dice che devono essere mantenuti in piedi per l’ospedale di Tricarico:
radiologia e laboratorio vengono mantenuti in piedi al fine di essere convertiti in posti per il
Centro riferimento trapianti. Un centro che la Regione Basilicata ha attribuito solo con una
delibera presso l’ospedale di Matera, andando ad identificare con precisione quali sono le
strutture e le persone che vi devono fare riferimento, quindi la dotazione organica.
Ma udite, udite, nel cannibalismo di questa trasformazione di posti, si sottrae da una
parte e si sposta verso l’altra. Il problema non è se Matera è meglio di Tricarico, il problema
è uno solo: Matera ha senso di esistere e di andare avanti se fa ciò che Tricarico non può
fare, né gli altri ospedali. E allora noi andiamo a scoprire che questo Centro di riferimento
trapianti, le cui funzioni sono indicate dal piano sanitario regionale come attività di
coordinamento, viene ad essere inserito nell’area dell’emergenza. C’è da chiedersi in che
mondo e in che riferimenti concettuali e culturali noi ci stiamo muovendo.
Quindi si sottrae e si fa un impegno di spesa che progetta, entro il 2007, è inutile
ripeterlo perché è stato già brillantemente indicato prima, la soppressione di servizi con un
atto autonomo aziendale. E allora io mi chiedo quali sono le funzioni che la Regione
Basilicata può esercitare rispetto a queste. Parlo non di uomini ma di Istituzione e di
funzione, parlo anche di indirizzi vincolati da una direttiva che è vincolante per i direttori
generali delle aziende sanitarie fatta da questa Regione nella quale si sintetizza brevemente
che le funzioni devono consistere in un sapiente uso delle risorse, non parzialità, non
atteggiamenti avidi, non atteggiamenti famelici, non atteggiamenti accaparratori delle risorse.
Poi, guardate, in questo piano c’è una cosa stupefacente, lo si legge amabilmente nel
giro di mezz’ora, c’è il riferimento di un impegno annuo di 300 mila euro per attività di
marketing. Scusate, io penso che in sanità l’unica attività di marketing che il medico e le
strutture sanitarie possano fare è quella di dedicarsi ai pazienti, giorno per giorno, di lavorare
sulla salute, come dice il nuovo piano sanitario nazionale, e di accreditarsi in quel modo
verso la gente che è fatta di individui semplici e di individui singoli, ognuno dei quali chiede
assistenza e supporto. La Sanità si fa quotidianamente nel rapporto con l’utente.
Non è attività di marketing o attività che distribuisce chissà cosa, è un’attività sulla
quale dovremmo incominciare a ragionare, al di là delle scelte dei direttori generali di parte o
partigiani, affinché si possano determinare scelte di direttori generali che incidano finalmente
sulla tutela alla salute. La mole documentale è veramente elevata, vi siete affidati ad una
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tecnocrazia che è ben lungi dal fare salute, una tecnocrazia che ancora si basa su obiettivi
superati da ben due leggi nazionali.
Posso capire che quanto dice Sirchia può non essere tanto gradito, come piano
sanitario, ma c’è anche un piano sanitario della Bindi. Nessuno dei due piani è stato recepito
da questa Regione che ha un obbligo di legge entro 140 giorni di andare a ridisegnare le
strutture del servizio sanitario nazionale, da cui io mi auspico e mi auguro che si possa
giungere a due sole ASL in questa regione. Mi auguro e auspico che si possano veramente
mettere in rete tutti i sistemi sanitari.
Abbiamo bisogno di capire qual è questa geometria variabile del diritto, che ispira atti e
delibere dei nostri amministratori; abbiamo bisogno di capire perché Tricarico, perché non
Tinchi, perché non altre realtà regionali. E allora la convivenza, guardate, non può fondarsi
sull’etica del bene (si divideranno sempre gli uomini alla luce delle diverse ed irriducibili
visioni del mondo), bensì sull’etica del giusto.
Etica del giusto che non stabilisce quali beni la società promuoverà, ma piuttosto come
determinerà, date le aspirazioni e le istanze degli individui che la compongono, quali beni
promuovere, ovvero quali saranno le procedure di decisione.
E poi ci sono anche i fatti: siamo disposti a ragionare razionalmente sui fatti, siamo
disposti a ragionare razionalmente su quello che accade alla tutela della salute. E allora sul
caso Tricarico nessun atteggiamento mercantile, la stampa porta delle dichiarazioni, non
perché la stampa se le inventi. Qui non c’è alcun patteggiamento, alcun elemento mercantile,
né questo Consiglio Regionale può diventare una camera di patteggiamento mercantile.
Questo Consiglio Regionale, e chiudo Presidente, per farla contenta, può ricoprire un
ruolo che è stato regolarmente violato in questi cinque anni, ossia il ruolo che gli è assegnato
dalla legge regionale del piano sanitario.
Vale a dire, a pagina 683, che il Consiglio Regionale, anche al fine di agevolare e
stimolare il raggiungimento degli obiettivi del piano, verificherà le azioni con cadenza
semestrale. Da quando siamo qui siamo stati costretti a parlare due volte di sanità, su una
indagine per mobbing sulla ASL 4 e per una protesta civile, legittima, democratica di una
comunità come quella di Tricarico. Non ho mai ricevuto la relazione dell’Assessore alla
Sicurezza Sociale. Devo prendere gli atti dagli uffici e spesso mi devo anche scontrare con le
reticenze all’interno degli stessi.
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L’andamento del piano è importante, sia in termini di attuazione, che di
programmazione e di previsione, e risparmio tutti gli elementi di spesa. Parlo della
programmazione, quale unico atto qualitativo e significante per il Consiglio Regionale,
perché se entriamo nei termini di spesa, quando si produrranno gli effetti , se questa regione
dovrà aggiungere delle tasse accessorie per andare a coprire ciò che la Corte dei Conti dice,
nonostante il parere della Conferenza Stato Regioni,
cioè il buco nella sanità, allora
parleremo dei cittadini, se questo cioè può andar bene o male, come servizio sanitario.
Noi chiediamo il rispetto della funzione di quest’Aula, nel rispetto del mandato elettivo
ricevuto. Chiediamo di parlare di sanità e ragionare laicamente sui fatti e sui contenuti.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie. Consigliere, le volevo soltanto ricordare, visto che lei è un puntuale citatore di
norme, che l’articolo 71 del Regolamento prevede 15 minuti per l’intervento. Lei ha parlato
per 30 minuti, non viva questo privilegio come discriminazione. La parola al consigliere
Straziuso.
STRAZIUSO
Grazie, Presidente. Intervengo in questo dibattito per una serie di ragioni, intanto per la
mia particolare vicinanza all’ospedale di Tricarico, dove io ho vissuto le prime emozioni di
medico e di chirurgo. Le vicende di questo ospedale vengono seguite con particolare
attenzione dalla cittadinanza, perché particolare è la storia di questo ospedale, nata dal
sacrificio, l’ha richiamato il collega poco fa, di tanti cittadini di Tricarico, di tanti uomini illustri.
Voglio ricordare Monsignor Delle Nocche, Rocco Scotellaro, il professore Mazzarone che in
un pregevole opuscolo scritto alcuni anni fa, a proposito dell’ospedale di Tricarico, ne ha
fatto la storia.
Ma tutto ciò, se fa guardare con rispetto al passato di questo ospedale, non deve
indurci nell’errore di trattare questa materia alla stregua di una romanticheria, di una cosa
che è nata così e la vogliamo conservare così. Considero positivo questo dibattito di oggi.
Intanto perché un conflitto non necessariamente deve arrivare ad una sintesi positiva, per lo
più è così, ma devo anche dire, per il taglio che i colleghi hanno voluto dare alla loro
relazione, che è stato spostato il problema dal particolare al generale.
Credo che la discussione di oggi debba essere considerata come prologo di un
problema di sanità che c’è nella nostra regione, che sicuramente va affrontato. Così rincorsi
dai problemi, dalle necessità, dalle occasioni più o meno opportune, fino ad oggi non si è
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data una veste nuova, perlomeno nella rappresentazione, di un nuovo piano sanitario
regionale.
E certo questo non lo possiamo scrivere tra le cose di cui ci possiamo vantare, però
neanche bisogna considerare il piano sanitario regionale come tavola delle leggi che non
può essere cambiata da niente, perché in realtà il piano sanitario regionale viene modificato
dalle leggi e c’è stata anche la 229, la legge di riordino. Non bisogna pensare che la nostra
sanità è rimasta quella che era soltanto perché non si è cambiato il piano sanitario regionale
che resta pur sempre un atto importantissimo di programmazione e di indirizzo, ma sul quale
si può incidere con diversi altri strumenti, compreso le leggi finanziarie e le delibere di
Giunta e di Consiglio; altre volte lo abbiamo fatto.
Ma non sarei sincero con me stesso e non rispetterei abbastanza questo dibattito di
oggi se non dicessi che effettivamente il problema degli ospedali distrettuali è un problema
che va affrontato nel momento in cui si potrà dare soluzione. Io penso che con l’avvio del
118, che è partito in maniera parziale e dovrà esprimere le proprie capacità man mano,
sicuramente dovrà essere rivisitata la problematica degli ospedali per acuti e degli ospedali
non per acuti.
E lo dobbiamo fare nella dimensione di che cosa ha bisogno la gente. Io ho avuto
qualche esperienza in questo senso e tutte le volte che ho potuto spiegare alla gente, anche
affrontando molte volte assemblee in qualche maniera prevenute, alla fine il ragionamento
ha fatto sempre comprendere che in realtà quello che si vuol fare è una rivisitazione
profonda della materia.
Si è fatto in molte regioni, si deve fare anche qui e questo è il momento opportuno per
farlo, perché questo è il momento per cui la partenza, l’implementazione più capillare del 118
potrà sottrarre quella che è stata una provvisorietà del vecchio piano, cioè lasciare
temporaneamente una funzione per acuti ad alcuni ospedali che oggi continuare a
considerare così sarebbe pericoloso, oltre che impossibile.
L’ospedale di Tricarico, in particolare, io non lo dico oggi, i colleghi lo sanno ed anche
la gente lo sa, è avviato in una visione la più moderna possibile per quello che deve essere
oggi un ospedale di quelle dimensioni. Trent’anni fa su tutto il territorio avevano una funzione
vera, cioè quella di tutelare l’acuto, mantenere l’ammalato venti giorni in un ospedale, un
mese, anche perché forse non c’era neanche la casa. Adesso la logica è completamente
cambiata. Non è una cosa che vi devo dire io, perché lo sappiamo tutti. Oggi c’è una
distinzione netta tra l’ospedale per acuti e la diagnostica, non possiamo parlare in termini di
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sciopero, in termini di disperazione, caro Antonio, in un ospedale, ed io ho apprezzato anche
il rilievo più generale che tu hai voluto dare, un ospedale per il quale, tu stesso hai detto,
stiamo spendendo 17 miliardi per fare una riabilitazione nuova. Non è un dato che possiamo
trascurare, né possiamo lamentarci. Si è parlato di chiusura in Basilicata di un solo ospedale,
a due passi da noi hanno chiuso ospedali importanti.
Se un rilievo ci dobbiamo fare è quello di non averci messo mano, ma, ripeto, io
considero che sia stato prudente fino ad oggi, prima dell’avvio del 118, anche per la nostra
orografia, per le nostre distanze, non si potevano togliere dei presidi che…
(Interruzione)
Io ritengo che oggi, visto che vuoi mettere il dito nella piaga, alcune patologie per
acuti, la chirurgia, l’ostetricia non possono avere dappertutto la possibilità di quella
tecnologia, di quella multimodalità, di quella multidisciplinarità, di quella multiprofessionalità
che la gente vuole. Guardate, voglio fare chiarezza, ma è possibile che nel momento in cui
40 anni dopo Sharon ha deciso di dire che i terreni della striscia di Gaza non sono più i suoi,
ha deciso di rinunciare, noi non possiamo ancora dire queste cose? Siamo a fine legislatura,
ma è gioco forza che la prossima legislatura dovrà parlare chiaro, e dovrà dire che noi
possiamo
assicurare
quella
nuovissima
medicina,
molto
tecnologica,
molto
professionalizzata in un grosso ospedale. E negli altri ospedali che dobbiamo fare? Li
dobbiamo portare sul piano della modernizzazione e della innovazione. Su quello che è stato
detto nel ’97 possiamo anche trovare un difetto di adeguamento, l’ho già detto prima, ma
questo non giustifica che noi dobbiamo tenere un ospedale che non debba cogliere i
momenti di novità, di innovazione.
L’ospedale di Tricarico ha la Don Gnocchi, che è quanto di più moderno, che
rappresenta la nuova frontiera della riabilitazione in Basilicata. E’ stato collocato a Tricarico,
avrà una riabilitazione che sarà il motore e trascinerà tutto il resto della riabilitazione.
Voglio ritornare anche alla chirurgia, Antonio, e tu sai che io queste cose non te le dico
oggi ma le ho dette altre volte. Avete un aspetto moderno della chirurgia, il vostro chirurgo ha
interpretato una chirurgia moderna, ha implementato una chirurgia di day surgery in un
ospedale dove c’è stata anche una emigrazione da altre parti. E’ quello che deve fare, è la
dimensione che deve avere, è la dimensione moderna.
Dieci anni fa dopo un’operazione di ernia si stava dieci giorni a letto immobili, adesso si
va lì e il giorno dopo o la sera si va a casa. Ed è quello che avete fatto. Poi il nostro
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ospedale, la nostra sanità ha bisogno di fare il trapianto, l’hanno fatto tutte le regioni e lo
dovremmo fare anche noi. Fare la cardiochiurgia, avere una diversificazione di opzioni. Dieci
anni fa uno che aveva un infarto era curato a Tricarico come era curato a Potenza, oggi
cambia, e tu lo sai, hai avuto qualche esperienza non tua, ma familiare. Bisogna poter fare la
diagnosi, la terapia fibrinolitica, se non va bene, la disostruzione, se non va bene ancora si
va in sala operatoria.
Questo lo devono avere i nostri cittadini come ce l’hanno i cittadini di Milano, i cittadini
dell’Emilia Romagna. Io non mi voglio allargare in discussioni che riguardano il federalismo,
ma sapete con quanto affetto ho sempre seguito e seguo l’ospedale di Tricarico, un
ospedale che ha una dimensione proprio modello. Nelle regioni più evolute hanno fatto la
riabilitazione, la RSA.
Io ricordo che nella mia esperienza, in quell’occasione, la Giunta autorizzò anche le
attività dialitica a Tricarico. Allora si tratta di un ospedale che addirittura è potenziato, ma
oggi siamo a rischio di codice penale se facciamo una cosa, la necessità che abbiamo oggi è
quello di agganciare il territorio.
Allora questi ospedali, a me piacerebbe definirli ospedali distrettuali territoriali, devono
poter controllare l’uscita dei pazienti, seguirli, e devono poter controllare l’entrata, fare da
filtro. Poi che altro dobbiamo dare? E qui la protesta può essere più incisiva: dobbiamo dare
una diagnosi, bisogna rendere ridondanti, come pure ho sentito dire in qualche occasione
dal Presidente e dall’Assessore, le attività ambulatoriale, pretendere che a Tricarico si faccia
una diagnostica, perché è giusto che uno si vada a fare un intervento chirurgico importante
fuori, ma la diagnosi si può e si deve fare a Tricarico. Allora dovete rendere ridondanti i
servizi specialistici dall’ospedale di Matera, Assessore, si rechino lì due-tre volte la settimana
per rendere possibile una diagnostica.
Allora io credo che questo ospedale sia avviato su una funzione moderna di un
ospedale
distrettuale-territoriale,
che
dovrà
esplicitare
il
nuovo
piano.
Dobbiamo
preoccuparci per la vita dell’ospedale di Tricarico o batterci per mantenere lì patologie per
acuti, nella dimensione di un ragionamento che deve portare alle scelte più opportune che
individuino quali sono i bisogni veri della gente, con chiarezza.
In questo senso, io ritengo che il dibattito di oggi sia un dibattito utile, produttivo, non
soltanto all’oggi dell’ospedale di Tricarico ma anche per quelle scelte, per quella ricalibratura
complessiva che bisognerà fare della Sanità.
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PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie. Chi ha chiesto di intervenire? Prego, consigliere Pisani.
PISANI
Presidente e colleghi, i cittadini di Tricarico spesso sono costretti a scendere in piazza
in difesa del presidio sanitario della loro città. Non penso che ciò possa essere visto come
una generica preoccupazione per la conservazione di una struttura alla quale ovviamente
sono profondamente legati storicamente e culturalmente per i servizi importanti e significativi
che ha offerto nel recente passato.
Io penso che questa presa di posizione che i cittadini di Tricarico con molta frequenza
sono costretti a fare viene fuori da un equivoco di fondo che non è stato chiarito e che mi
auguro possa avere un momento di chiarezza anche attraverso l’intervento dell’Assessore o
del Presidente che immagino ci sarà. Basterebbe leggere il documento sottoscritto da tutti i
partiti politici rappresentati in quella comunità, il documento sottoscritto dall’Amministrazione
Comunale e dalla Comunità Montana per dire che il problema è risolto. In quel documento,
giustamente, si dice: “I nuovi posti di riabilitazione, i 64 posti letto non devono significare
sostituzione, ma aggiunta ai reparti e ai servizi che l’ospedale di Tricarico finora ha erogato”.
E fin qui siamo tutti d’accordo, ma io penso che nella gente, nella comunità di Tricarico, quel
documento non sia sufficiente a fugare dubbi e perplessità, che invece, a mio avviso,
nascono dal fatto che la gente verifica che non vi è coincidenza tra quello che è scritto sulla
carta e quello che effettivamente si traduce in risposte sanitarie, in servizi sanitari. Allora se
questa discussione oggi non vuole essere semplicemente teorica o accademica, bisogna
dare una risposta definitiva che tranquillizzi quella popolazione.
Ho grande rispetto per le idee del collega Straziuso, non soltanto nella veste di
consigliere, ma anche di ottimo, straordinario medico e chirurgo. Egli pone il problema in
termini generali, dicendo che gli ospedali distrettuali devono essere qualche cosa di
assolutamente diverso da quelli che sono stati nel passato.
Io che non ho la sua esperienza, le sue capacità, ho qualche perplessità ad accogliere
immediatamente questa sua proposta, però dico che si faccia almeno chiarezza, che
l’Assessore, il Presidente, tutto il Consiglio che non si è diviso nel documento tra
maggioranza e minoranza, diano una risposta concreta, immediata, definitiva su quello che è
il contenuto che deve avere l’ospedale distrettuale.
Questo varrà non soltanto per Tricarico, ma si farà un lavoro straordinario, importante
per tutti gli altri ospedali distrettuali, perché non dimentichiamo che se i cittadini di Tricarico,
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con cadenza quasi annuale, scendono in piazza, vi sono altri cittadini come a Maratea o in
altri posti che occupano ferrovie ed altro.
Allora dobbiamo porci il problema: c’è qualcosa che non va, certamente non c’è
chiarezza e allora se oggi diamo, soprattutto da parte dell’Assessore, che non mancherà di
farlo, una risposta in termini di chiarezza, sul concetto che si debba avere dell’ospedale
distrettuale, avremmo fatto un grande ed importante lavoro, pur avendo io espresso il mio
punto di vista che l’ospedale distrettuale debba continuare a dare i servizi che dava nel
passato, perché diversamente non è più ospedale e comunque non è più quell’ospedale che
la comunità di Tricarico e le altre comunità, sede ospedaliere, hanno visto nel passato.
L’equivoco non viene soltanto da questa necessità di interpretazione del concetto di
ospedale distrettuale, l’equivoco sorge anche dal fatto che molte volte, e ce lo dirà
l’assessore, per motivi di risorse economiche, per mancanza di organizzazione, per scelte
non condivisibili dai direttori generali, quello che è scritto sulla carta si traduce a zero in
termini di servizi.
Allora, Antonio, io sono d’accordo che quello che è scritto nel piano sanitario debba
rimanere negli ospedali dove è previsto, quindi anche la ginecologia, e questa è la risposta
che dobbiamo avere questa mattina, ma quando si dice che a Tricarico o a Maratea o in un
altro ospedale distrettuale ci deve essere la ginecologia, questa deve essere ginecologia
perché non si può mandare la gente a morire. Ginecologia significa non soltanto essere
attrezzati a dare risposte in quel settore, ma anche immaginare immediatamente dopo il
reparto neonatalità, perché se un bambino nasce con problemi, non basta avere il bravo
ginecologo ed il bravo chirurgo, è necessario il bravo pediatra, sono necessarie le
attrezzature importanti.
E allora il problema sta tutto quanto qui. Oggi vogliamo rendere utile questo dibattito?
Diciamo che va bene il documento sottoscritto dalle forze politiche e dall’Amministrazione
comunale, ma devono essere definiti in modo puntuale i servizi e i reparti. In sostanza i
cittadini di Tricarico, così come anche gli altri cittadini, sede di ospedali distrettuali, devono
vivere il rapporto con l’ospedale con grande serenità e soprattutto con grande sicurezza per
la salute della gente.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie al consigliere Pisani. Pregherei il pubblico, che è stato così educato e così
composto, di rimanere in silenzio, senza manifestare segni di approvazione o di dissenso,
gentilmente, grazie. La parola al consigliere Pennacchia.
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PENNACCHIA
Signor Presidente, amici consiglieri, ritengo che il merito della iniziativa di chi ha posto
all’ordine del giorno l’argomento di Tricarico sia proprio quello di parlare di sanità. E credo
che qui si stia parlando di sanità in termini di libera interpretazione di un piano sanitario,
libera interpretazione di quanto messo in atto dai direttori generali, libera interpretazione da
parte dei direttori generali di mettere in atto un piano sanitario che è datato 1997 e che aveva
una efficacia triennale, quindi fino al 1999.
Tutto questo che si sta creando ritenga debba farsi risalire ad una criticità di fondo:
aver avuto un piano sanitario datato ’99 e poi non essere riusciti a formulare un nuovo piano
sanitario.
Oggi si cerca l’interpretazione autentica di un piano sanitario che era un atto
amministrativo, non era una legge scritta dettagliatamente, e chiaramente si è derogati da
una responsabilità del Consiglio Regionale dando ai Direttori Generali la possibilità di una
libera, a volte ampia, interpretazione del piano sanitario regionale.
Il quinquennio che abbiamo attraversato è stato un quinquennio che in termini di
incisività nel settore della sanità ritengo abbia avuto un certo grigiore, un grigiore che non è
dipeso da una volontà politica ma da una serie di vicissitudini indipendenti senz’altro dalla
volontà politica.
Abbiamo verificato in questo quinquennio l’effetto di quel piano sanitario, l’effetto di
ospedali distrettuali non ben definiti nelle loro funzioni, l’effetto di una medicina territoriale
che non ha avuto un decollo valido, una incisività determinata. Osserviamo ancora oggi
l’improprietà di tutti i ricoveri ospedalieri, quindi quel filtro che doveva essere l’ospedale
distrettuale e l’attività territoriale per evitare l’improprietà dei ricoveri ospedalieri non hanno
avuto alcun risultato. In alcuni ospedali poi si sono create criticità organizzative e quindi fatti
interpretativi.
Oggi siamo alla vigilia di un percorso elettorale, siamo in presenza di Direttori Generali
nuovi, ritengo che si debba aggiungere una concertazione fra tutti i Direttori Generali perché
si possano tracciare delle linee guida per una programmazione sanitaria che a tutt’oggi
sembra alquanto confusa.
E bisogna mettere sotto luce critica e analitica quello che è successo con il piano
sanitario precedentemente approvato e attualmente scaduto. Bisogna analizzare nei
contenuti, nei risultati quello che è avvenuto e probabilmente tracciare delle nuove linee, dei
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nuovi orientamenti. Gennaro aveva tutt’altra interpretazione di come va riscritto il programma
della sanità in Basilicata. Ma questo lo dobbiamo scrivere e ne dobbiamo discutere in termini
istituzionali, per poi portarlo alla valutazione di un elettorato e di una popolazione.
Non possiamo oggi andare a fare interpretazioni minimalistiche o meno minimalistiche
di quanto è stato scritto circa otto anni addietro. Il mio auspicio è che si possa uscire quanto
prima, lasciando in un certo senso immodificato quanto finora è stato fatto perché andare a
muovere qualche tassello senz’altro creerà delle cascate in termini negativi. Quindi una
iniziativa forte, perché si possa giungere alla prossima tornata elettorale con un programma
sanitario ben chiaro e ben definito in tutte le sue articolazioni.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, consigliere Pennacchia. Consigliere Pici, prego.
PICI
Signor Presidente, sarò breve perché credo che ormai stiamo raggiungendo l’orario
fissato. Dal dibattito che è nato oggi dobbiamo fare delle considerazioni sia di ordine politico
che di ordine tecnico sulla vicenda dell’ospedale di Tricarico, a cui va la mia profonda
solidarietà, perchéquesti nostri concittadini che difendono con convinzione una loro
tradizione, che è stata qui ribadita anche da altri Consiglieri, mi ricordano le battaglie di due,
tre anni fa per l’ospedale di Maratea, che vedevano impegnati noi dall’opposizione: anche lì
sono emerse, l’abbiamo visto dai risultati, delle contraddizioni grandi, come stanno
emergendo qui in Consiglio Regionale. E’ bene fare chiarezza.
Dicevo al mio collega Nicola Pagliuca che è incredibile ascoltare alcuni nostri colleghi
della maggioranza assumere oggi un ruolo quasi di opposizione dopo aver condiviso delle
scelte chiare e precise, politiche, di politica sanitaria in questa regione.
Ecco, noi forse per difficoltà di comunicazione alla gente non siamo riusciti a dire dove
erano le strutture e la mancanza di chiarezza, perché la prima testimonianza della mancanza
di chiarezza nel piano sanitario scaduto lo si potrebbe citare su Maratea, oggi su Tricarico,
una volta sul 118, una volta sull’ospedale di Chiaromonte. Quindi io sottoscrivo per intanto la
dichiarazione fatta dal consigliere Pisani, capogruppo dello SDI, facente parte della
maggioranza, in cui dice che non c’è chiarezza, ovvero non c’è consequenzialità tra ciò che
si scrive e ciò che si fa.
E’ chiaro che poi i cittadini sono diffidenti. Noi l’unico piano sanitario che abbiamo è
quello che fu preparato e presentato dall’attuale presidente Bubbico, qui dobbiamo dargli
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atto, all’epoca assessore alla sanità nella Giunta Di Nardo. Fu scritto un progetto. Purtroppo
oggi, anche sotto la sua Presidenza, questo progetto non si è realizzato. E allora si vive una
sanità approssimativa in base alle esigenze.
E’ evidente che oggi il centro-sinistra della Basilicata, vedendo il movimento popolare,
ha difficoltà perché siete i primi voi a cavalcare questo, su tutti gli argomenti nazionali e
regionali, siete i primi che vi mettete in prima fila.
E allora come bisogna fare? Io sono convinto che oggi troveremo un accordo,
rimanderemo. Sono convinto che si rimanderà il problema, lasciando ancora di più i cittadini
diffidenti nei confronti di chi deve programmare e deve dire delle parole chiare e definitive su
un servizio così importante.
Torno al discorso di Maratea. Allora i cittadini avevano ragione, dico ai miei colleghi,
avevano ragione se oggi vedono un ospedale che non si è per niente riconvertito, un
ospedale che in effetti sta morendo, ovvero non è più un ospedale. Quella era la nostra
denuncia.
Allora vi dovete spiegare una volta e per sempre, dire se parliamo di ospedale o di
altro. Riconvertire un ospedale significa trasformarlo? Sottoscrivo anche la teoria del
consigliere Straziuso, di una sanità moderna, però dico al collega Straziuso: “Questa
maggioranza ha il coraggio di farla?”. Non l’ha avuto mai. E allora si danneggia il territorio, si
priva Tricarico dell’ostetricia, come è stata privata Maratea e si fa una sanità approssimativa.
Noi abbiamo sempre cercato di concorrere con la maggioranza a risolvere un problema
che è un problema che dovrebbe superare i colori politici. Assicuriamo una sanità moderna
ed efficiente a questa regione. Bene, questo non è avvenuto. Allora dice bene il consigliere
Pennacchia, per citare i colleghi della maggioranza che oggi naturalmente devono
contestare, pur stando in maggioranza: abbiamo un piano scaduto, un piano che non è più
attuale. Abbiamo avuto un cambio di assessori alla Sicurezza Sociale, mi pare che siamo a
tre, in questa legislatura, non possiamo oggi addossare all’assessore Chiurazzi certe scelte
naturalmente, perché anche qui il governo regionale ha dovuto cambiare probabilmente
anche politica sanitaria.
Questo mi dà fastidio sentirlo dire perché i cittadini devono sapere che in questa
Regione si è cambiato per tre volte l’Assessore alla Sicurezza Sociale. Il piano non si è fatto,
ogni Direttore Generale di questa Regione si sente autorizzato a programmare lui, non la
Regione, il futuro degli ospedali. Allora io mi auguro, e concordo col collega Melfi che sta
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conducendo insieme ad altri colleghi questa battaglia, che Tricarico non faccia la stessa
esperienza di Maratea, mi auguro che questa volta si mantenga fede ed io voglio ascoltare
con molta attenzione l’assessore Chiurazzi sulla proposta che dovrà fare qui in Consiglio di
programmazione per dare una parola definitiva anche perché siamo a fine legislatura. I
cittadini vogliono certezze, se non le si danno sul lavoro diamole almeno sulla sanità.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La parola alla consigliera Salierno.
SALIERNO
Dal dibattito che è in corso si capisce come la riforma della sanità in questa Regione
sia una coperta troppo stretta e come ciascuno di noi, anche in Consiglio Regionale, abbia il
suo ospedale territoriale da difendere. Questa è l’ottica purtroppo della sanità in Basilicata e
di come siamo costretti a svolgere il nostro ruolo di Consiglieri.
A parte alcuni ospedali, l’azienda di Matera, l’azienda di Potenza, l’ospedale di
Policoro, tutti gli altri ospedali in regione Basilicata sono ospedali distrettuali.
Alcuni di questi hanno avuto però molta più fortuna; stanno avendo molta più fortuna di
altri. Le cenerentole di questo Piano sanitario, di quanto avviato da
responsabilità più che altro dirigenziali sono,
questo Piano, per
nella provincia di Matera, l’ospedale di
Tricarico e quello di Stigliano.
Quando fu pensato il piano sanitario regionale del ’96-’97 si individuò per queste
strutture la funzione di ospedale distrettuale proprio per la sua natura aperta a più soluzioni.
L’ospedale distrettuale è infatti un contenitore da riempire secondo le esigenze del territorio,
secondo una visione della sanità nel territorio che si decide unitariamente di avere,
individuando cosa si fa da una parte e cosa da un’altra. Però abbiamo avuto troppo tempo
per riempire l’ospedale di Tricarico per dare certezza su quello che doveva diventare o
quanto meno di dare visibilmente, concretamente, tangibilità alle comunità, (perché
l’ospedale di Tricarico è l’ospedale di un comprensorio, non è solo l’ospedale dei tricaricesi)
con la garanzia e la certezza di un servizio sanitario ed assistenziale fatto bene.
La tutela della salute e come offrire i servizi sanitari che occorrono è il primo interesse
della comunità del comprensorio. Il secondo interesse della comunità è quello di avere un
centro vitale sanitario, ma soprattutto economico, perché l’ospedale è un centro dove ci
lavora gente, dove si fanno forniture, dove si crea un movimento interno ed esterno di
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persone, che porta anche economia, questo soprattutto alla comunità propriamente di
Tricarico.
E’ ovvio, lo dobbiamo riconoscere, che i
sette anni trascorsi hanno determinato
preoccupazioni e perplessità che sfociano oggi nelle proteste della gente, per l’incertezza e
forse anche per la insufficiente fiducia in un futuro della struttura che non abbiamo saputo
rappresentare bene. E’ solamente di qualche mese fa infatti la stessa convenzione con la
Don Gnocchi.
Con il Piano Sanitario Regionale 1996/1997, abbiamo deciso di fare
dell’ospedale distrettuale di Tricarico oltre ad un centro di eccellenza regionale per la
riabilitazione, attesa la sua vicinanza a Potenza, e l’insufficienza e le lunghe attese che si
riscontrano in altri centri della regione, o di fuori regione, come per esempio Cassano, di
farne un polo di attrazione, di movimentazione di persone, di professionalità e di quant’altro,
garantendo la cosiddetta continuità assistenziale dei servizi e l’allocazione del Distretto
Sanitario.
Abbiamo ritardato in questo. I servizi di diagnostica che sono fondamentali per
garantire non solo la continuità assistenziale sul territorio, ma anche per non creare
compromissioni ed impattamenti fra funzioni che si fanno o che si devono fare da una parte e
funzioni che si devono fare dall’altra, non le abbiamo sufficientemente fatte andare di pari
passo al processo di riqualificazione.
Ecco che davanti ad un laboratorio di diagnostica per immagini, come la radiologia,
obsolescente nei suoi macchinari, insufficiente a rendere un servizio, abbiamo speso troppi
soldi, escogitando tecniche per leggere le immagini, costose, che magari hanno fatto bene
all’incremento stipendiale di qualche dipendente che doveva fare su e giù con le lastre da
Tricarico a Matera. Ma non abbiamo investito in quel servizio, cosicché nessuno ha capito
che quel servizio, la diagnostica per immagini, al di là di tutto e soprattutto in previsione della
riabilitazione, non solo deve rimanere ,
ma deve essere ampliato e rafforzato, così da
servire anche ad una utenza che deve andare a fare un tipo di interventi da un’altra parte.
Lo stesso discorso vale per i servizi di diagnostica di laboratorio.
E’ evidente allora che il popolo in queste occasioni aiuta. Non basta dire e annunciare
gli investimenti pubblici, che pure ci sono, che pure abbiamo destinato e dedicato, e
sappiamo che quando la Pubblica Amministrazione impegna somme occorre vedere che
questi soldi sono effettivamente spesi per quanto programmato, il che non è uno scherzo
trattandosi di 17 miliardi.
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Qui, per l’Ospedale di Tricarico ci sono anche investimenti privati. La Don Gnocchi, lo
ricordiamo, partecipa già con due milioni di euro a questo progetto. Forse avremmo dovuto
prevedere anche un tipo di intervento sulla formazione del personale, che va motivata ed
adeguata professionalmente al nuovo tipo di attività, che, ripeto, va anche verso un tipo di
chirurgia, non solo l’attuale day surgery e one day surgery non solo generale, ma che
riguarderà anche le branche specialistiche ambulatoriali che saranno attestate nel distretto,
come per esempio l’oculistica o l’ortopedia e quant’altro.
Il problema è dunque che varie circostanze hanno determinato questa sollevazione, ed
ho già illustrato per una parte quali sono state le nostre insufficienze e la mancanza di
credibilità dei cittadini nei confronti del progetto,
rimasto per troppo tempo fermo.
Sicuramente se in questi sette anni avessimo realizzato quello che stiamo facendo ora,
probabilmente si avrebbe avuto contezza di quello che deve succedere.
Ma io mi chiedo anche come mai, l’avversione nasca nei confronti di una Fondazione
come la Don Gnocchi che abbiamo scelto proprio perché volevamo il meglio per Tricarico.
Sarebbe opportuno che nessuno scherzasse con la solita battuta che si costruisce nel
deserto perchè mi meraviglia poi l’atteggiamento di quei consiglieri di minoranza che in
questa aula hanno tanto combattuto per affidare la riabilitazione (o alcuni servizi di
riabilitazione), ivi compreso quella prevista a Tricarico, ad altre strutture private, tipo l’AIAS o
altre strutture materane.
Noi abbiamo tralasciato di considerare queste strutture locali (che non hanno garantito
molto sul territorio) e mi fa piacere che il collega Pagliuca intervenga a difesa perché
conferma la mia tesi. Dicevo abbiamo scelto di affidarci ad una Fondazione che ha
documentata e comprovata scientificità, che ha solidità e non può scherzare con i propri
investimenti. L’AIAS e quelli che aspiravano a gestire la riabilitazione anche a Tricarico,
difesi da esponenti della minoranza in questo Consiglio Regionale, si sono ribellati al punto
di proporre un ricorso al TAR e alla Corte di Giustizia europea per il fatto che questo
Consiglio ha affidato alla Don Gnocchi la struttura di Tricarico con una legge.
Allora la riabilitazione era benvenuta a Tricarico se fatta dall’AIAS, da altri no: vengono
molti dubbi!
E’ ovvio che alcuni servizi nell’Ospedale andranno rafforzati: allora la chirurgia
generale deve rimanere, come concordato anche dalle forze politiche e sociali del paese di
Tricarico, riferendo le attività di day surgery non solo alla chirurgia generale ma anche ad
altri tipi di interventi specialistici;
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i reparti ed i servizi di ginecologia, ostetricia e pediatria devono essere adeguati alla
necessità dell’utenza territoriale e comprensoriale afferente a Tricarico almeno fino a quando
non sarà andato a regime il nuovo sistema e le attività previste per questo ospedale
distrettuale;
deve essere sicuramente sollecitata l’azienda sanitaria all’avvio delle procedure che
possono rafforzare i laboratori di diagnostica per immagini ed anche di dialisi. Su questo
argomento abbiamo avuto tante discussioni tempo fa, e questa previsione come realizzato a
Tinchi, e come realizzato in altre strutture distrettuali di questa regione se avesse avuto
avvio, avrebbe anche questo costituito un investimento che dava contezza alla cittadinanza
che non si intende andare indietro nè in termini di numeri di personale, nè in termini di servizi
sanitari, ma si intende offrire servizi diversi. Non si possono fare due pesi e due misure.
C’era pure a riguardo uno studio fatto, considerando i dializzati di San Chirico e del
circondario di Tricarico, ma non si trovarono gli spazi tecnici adeguati.
L’impegno di questa Giunta deve essere quello di dare immediato avvio alla reperibilità di
spazi tecnici che possano consentire l’avvio del servizio di dialisi e non solo. Occorre
prevedere anche le figure professionali e tecniche che sono richieste per il servizio di dialisi ,
devono essere previste, visto che siamo già a chiusura dei bilanci nostri, delle aziende e
delle piante organiche. Ritengo che se si deve fare devono essere previste nuove figure,
spostamenti o formazione delle figure esistenti nel presidio ospedaliero in direzione della
nuova funzione di dialisi, che da sola necessita di circa dieci unità da tenere a disposizione.
Se si vuole si può fare. Così come abbiamo dimostrato nel 1997 sulla carta, adesso
dobbiamo dimostrarlo nei fatti, e dobbiamo convincere i cittadini della affidabilità di questo
governo, di questa maggioranza e dei responsabili delle Istituzioni che si confrontano con i
cittadini, e occorre che vengono individuati i responsabili di quello che va bene e di quello
che va male o rallenta.
Allora bisogna che la Giunta assuma un impegno, ed io a questo fine chiedo che
venga scritto un ordine del giorno con una serie di punti che diano contezza dei contenuti
dell’ospedale distrettuale; e fino a quando non vi sarà l’avvio totale delle nuove attività che
prevede l’ospedale distrettuale, nulla potrà muoversi. E mi sembra anche un buon
espediente per fare in fretta tutto quello che bisogna fare.
A questo riguardo è stata preparata una bozza di un ordine del giorno da concordare
tra tutti, anche con l’opposizione, e se ricorrono le condizioni anche di tempo, io chiedo una
sospensione del Consiglio per poterlo valutare.
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PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, consigliera Salierno; prego, la parola al consigliere Mollica.
MOLLICA
Presidente, colleghi, capisco le difficoltà che sorgono quando si parla di sanità.
L’abbiamo verificato più volte, quando abbiamo parlato in altri momenti dell’ospedale di
Maratea, di ciò che avviene in sanità, dell’AIAS, cui qualche ospedale distrettuale, dobbiamo
dirlo, ha dovuto cedere anche posti letto di riabilitazione per potergli dare continuità
nell’operatività, cosa che non è successa all’ospedale di Tricarico i cui posti nel piano
sanitario regionale sono addirittura anche aumentati con l’affidamento del servizio alla Don
Gnocchi.
Questo per dire che non si possono fare differenziazioni sul territorio, come del resto
succederebbe se trasformiamo e non chiudiamo nessun ospedale. Figuriamoci che
rivoluzione popolare avremmo se fossimo in Puglia dove con la politica sanitaria messa in
campo dal Presidente Fitto si chiudono alcuni ospedali. Questo è un ragionamento che vale
per Stigliano, per Chiaromonte, per Venosa, per Pescopagano, e per tutti gli ospedali che
sono sorti in questa regione in un determinato momento perché la Sanità in quel momento
era uguale dappertutto. Ce lo ricordava una persona che in quanto a professionalità gode del
rispetto e della stima non solo dell’intero Consiglio Regionale ma credo dell’intera comunità
della Basilicata, il collega Straziuso, che ha poi detto che la Sanità oggi si è modificata.
Questo è un primo principio sul quale bisogna ragionare, l’altro principio è quello del perché
gli ospedali nascevano e cosa rappresentavano per le comunità.
Gli ospedali che nascevano rappresentavano occupazione e sviluppo, ce lo ricordava
la consigliera Salierno. Anche i piani dei trasporti vengono tarati in funzione della presenza in
un territorio di una struttura ospedaliera. Questo vi fa capire che cosa si muove all’interno di
tutto ciò.
Quindi capisco che nel momento in cui si incomincia ad intravedere anche la sola
eventualità della soppressione di una ben minima disciplina all’interno dell’ospedale o se
qualcuno dovesse, e mi auguro che ciò non avvenga, far palesare che vi sarà la chiusura
totale, certamente avremo le popolazioni in rivolta.
E’ facile cavalcare il malcontento dalla parte dell’opposizione, nessuno è contento di
una sanità che non ha sempre di più. Chi non vorrebbe magari nel proprio Comune un
ospedale come quello di Potenza? Ma allora che cosa doveva fare Venosa, un comune che
conosco un po’ meglio, che ha un caso identico a quello di Tricarico?
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Collega Melfi, capisco che tu sei davanti alla tua popolazione, ma credo che stiamo
lavorando tutti quanti e vorremmo dare tutti il nostro contributo affinché le popolazioni che
rappresentiamo abbiano il meglio e affinché la sanità sia degna di questo nome. Altrimenti
saremmo i primi ad interrogare l’assessore nel momento in cui una donna partorisce a
Tricarico o a Venosa dove non c’è la rianimazione, se dovesse succedere qualcosa sul
perché quella persona non è stata portata nell’ospedale dove c’è quel servizio.
Probabilmente, in relazione a quello che effettivamente la finanza ci permette,
dovremmo anche eliminare nell’ambito della sanità quegli sprechi che potrebbero farci
recuperare e mantenere i livelli minimi essenziali di reparti in molti di quegli ospedali
distrettuali. In relazione a questo, devo dire che io condivido l’idea di dover stabilire che, non
essendo stato modificato questo piano sanitario regionale così come si prevedeva e come
certamente questo Consiglio Regionale dovrà fare, si deve mantenere all’interno di queste
strutture ciò che è previsto con una uniformità di interpretazione da parte dei diversi direttori
generali che si susseguono e che, rappresentando la volontà del Consiglio Regionale e
della Giunta, con le proprie direttive possano applicare sul territorio in maniera pedissequa
ciò che prevede il piano sanitario regionale a Maratea come a Tricarico, a Tricarico come a
Stigliano, a Stigliano come a Pescopagano. Fermo restando che io condivido quanto diceva
Straziuso che non possiamo mantenere dei servizi che rasentano l’illegalità.
Non siamo qui per modificare il piano sanitario regionale, l’unica cosa che possiamo
fare, ed è questo l’intendimento che forse la collega Salierno voleva esprimere nel suo
intervento e che credo lo stesso Antonio Melfi voleva rappresentarci, è formulare un ordine
del giorno raccogliendo ciò che ci suggerisce l’intera comunità.
Io auspico che nell’ordine del giorno si preveda di istituire, così come ci viene chiesto
anche dalla comunità, un organismo consultivo in cui l’Assessorato alla Sanità,
l’Amministrazione Comunale, l’ASL insieme alle forze sociali del Comune possano
veramente far capire quali sono gli effetti della trasformazione di un centro di eccellenza per
64 posti con la Don Gnocchi. Io non vorrei domani fare un’interrogazione su casi di
malasanità.
Dobbiamo formare una sanità giusta, all’altezza di una piccola popolazione come la
nostra, che faccia i conti con le nostre finanze magari eliminando, ed è questa forse
l’occasione giusta, qualche spreco in più nelle ASL. Dobbiamo fare magari un ragionamento
che porti, e qui concordo con il consigliere Calicchio, ad una riduzione delle ASL. Ne
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basterebbero due, una per provincia, fermo restando che i centri di eccellenza devono avere
all’interno prima di tutto dei servizi di qualità.
Dobbiamo creare il minore dei disagi per queste comunità che vedono sottrarsi pezzi
della propria storia, ma alle quali dobbiamo far capire che la trasformazione non è una
sottrazione ma una qualificazione dei servizi che la nuova sanità pretende e che soprattutto
deve pretendere la gente e la nostra comunità.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, c’è un ultimo intervento del consigliere Vita, poi daremo la parola all’assessore
Chiurazzi.
VITA
Grazie, Presidente, cercherò di non entrare nei particolari, ma voglio fare delle
riflessioni politiche ad alta voce sulle richieste, le domande, le tante sollecitazioni, non solo
del collega Melfi, ma anche degli altri colleghi e alle quali l’Assessore puntualmente potrà
rispondere.
Queste considerazioni le faccio nel rispetto di chi ha creduto in questo ospedale nel
passato, di chi vi crede oggi e di chi crede anche nelle sue prospettive.
Per questo eviterò passaggi strumentali o demagogici che per fortuna, anche da parte
degli altri colleghi, oggi non ci sono stati, per un grande senso di responsabilità che come
Consiglio dobbiamo avere dinanzi alle attese non solo dei tricaricesi ma di tutto l’hinterland
e, io dico, di tutta la Basilicata
Oggi discutiamo di sanità e mi duolo del fatto che questo discorso lo si stia facendo
estrapolandolo da tutto il contesto e dall’evoluzione che ha avuto la sanità, non solo in
Basilicata ma in tutto il nostro Paese, lo dico anche subendo quegli influssi che la
globalizzazione non poteva non portare.
Quindi, ogni volta che analizziamo un problema dobbiamo chiaramente avere un
quadro di riferimento complessivo, il cosiddetto contesto, che oggi qui, secondo me, non c’è
stato.
Non parlo soltanto del contesto culturale, quel modo diverso di intendere la sanità negli
ultimi anni, accelerato anche da un governo di centro-destra, non parlo solo di
privatizzazioni, penso proprio a quel contesto complessivo che ci viene da quelle scarse
risorse finanziarie che abbiamo a disposizione, e soprattutto dalla maggiore incidenza che le
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risorse finanziarie hanno nei bilanci nazionali e regionali, e io dico anche nei bilanci delle
nostre comunità più piccole.
Un dato, visto ieri sul Sole 24 ore, parla di una evoluzione continua, di un incremento
continuo dei costi in questo settore. Faccio riferimento ai ricoveri, parlo in senso generale
naturalmente, in cui c’è un aumento del 6,3%. Per una giornata di degenza c’è un
incremento dell’8,6%, un posto letto costa oggi, rispetto a un anno fa, e sono dati del 2002
rispetto al 2001, del 10% in più, e sappiamo benissimo che sono aumentati ancora negli
ultimi due anni.
E’ in questo contesto culturale, anche per via delle scarse risorse, credo vada
contestualizzato il nostro piano sanitario.
Nonostante questi riflessi, nonostante questo contesto, il nostro piano sanitario, anche
a distanza di sei, sette anni, secondo me è attualissimo. Non abbiamo pensato a quello che
sta succedendo in Puglia, non per fare campanilismi, o a quanto è successo in Umbria nel
passato, dove,dinanzi a queste difficoltà, non si è perso un solo minuto per chiudere le
strutture.
La chiusura assolutamente non fa parte della nostra cultura, lo abbiamo sempre detto
e lo abbiamo soprattutto praticato nel momento in cui abbiamo approvato questo piano.
Ebbene, noi oggi siamo qui ed è questo penso il motivo per cui ci ritroviamo: dare
consequenzialità a quel piano, che secondo noi è attuale, che naturalmente va rivisitato
anche alla luce delle nuove esigenze, naturali in sette, otto anni anche per fatti imprevedibili
che possono accadere sul nostro territorio.
Siamo qui per dare consequenzialità. Si è parlato di Maratea, mi rivolgo alla Giunta,
ma lo dico soprattutto ai colleghi che hanno voluto parlare di Maratea.
C’è stato un attimo nel passato, sulla questione di Maratea, in cui abbiamo perso
tempo, quando cioè non c’è stata la capacità di andare avanti. Mi riferisco all’INAIL verso il
quale, all’epoca, vi era una grande attesa anche in termini economici.
Dinanzi ai tentennamenti però il quadro è parzialmente mutato, quindi, a mio avviso, si
è perso tempo per poter caratterizzare quell’ospedale, come era giusto fare in quel
momento, in un determinato modo.
Vedo adesso, proprio nell’attività della Giunta, e anche per quello che qui sta
emergendo, che praticamente si vuole andare avanti e dare consequenzialità a tutte le cose
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che abbiamo detto nel piano e che ritroviamo anche in atti che vanno secondo me
interpretati e rivisti. Leggendolo attentamente, contestualizzandolo anche con i programmi
operativi, mi sembra che per Tricarico sia questo un momento importante. Proprio su questo
vorrei richiamare l’attenzione di tutti i tricaricesi e dell’Assemblea. E’ un momento importante
perché mi sembra che fra gli ospedali distrettuali, Tricarico in questo momento sia dinanzi
ad una sfida che va colta, secondo me; è un momento di grande innovazione, di grande
modernizzazione per questo ospedale. E’ vero che prima vi erano i centri di riabilitazione, vi
erano i due moduli, ma adesso mi sembra di capire che l’ospedale di Tricarico diventerà
modello di riferimento per tutta la nostra regione in questo settore.
Ed è questo l’impegno che sta venendo anche dal Consiglio, emerso anche in altri
passaggi. Ho letto in proposito qualche comunicato della Giunta, nei quali si ribadisce che
non si dismette alcuna attività.
E io penso che stiamo andando in questo senso. Se stiamo facendo degli interventi,
anche finanziari, in questo contesto così difficile, secondo me è perché vi è grande rispetto
verso l’ospedale, anche delle persone che hanno costruito e ci hanno creduto. In questo
senso bisogna andare avanti.
Questo lo dico alla Giunta, affinché acceleri alcuni processi perché, è vero, può
determinarsi confusione in questa fase di transizione.
Nel momento in cui acceleriamo certi processi, il quadro diventa più chiaro in tutti i
settori. Secondo me, non solo la comunità di Tricarico, ma io penso tutta la comunità della
Basilicata ci potrà ringraziare.
Dicevo, non voglio entrare nel merito, nel particolare, faccio soltanto alcune
sollecitazioni, Assessore; do alcuni suggerimenti, cosiddetti a bassa voce. Ho visto che
intanto vi è da parte della Giunta, ma anche da parte delle istituzioni, oltre che dei comitati
presenti sul territorio,
un grande scambio, una grande comunicazione. Sollecito una
ulteriore partecipazione, un ulteriore impegno ad informare sempre di più i tricaricesi e le
proprie rappresentanze istituzionali, perché penso che soltanto in questo modo si potrà
raggiungere quell’obiettivo che tutti auspichiamo.
Vorrei si facesse una riflessione sulle guardie mediche, quindi sul pronto soccorso
nelle 24 ore. Penso che una ulteriore riflessione si possa fare, Assessore, nel senso che al
momento vi sono sovrapposizioni di competenza nello stesso settore, probabilmente dovuti
ad una razionalizzazione: c’è il 118, c’è il PT e poi c’è la continuità assistenziale. Da una
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razionalizzazione in loco, che deriva dall’ esigenza di dare per 24 ore un punto di riferimento
certo all’interno del territorio, probabilmente questa potrebbe essere una risposta a breve
termine per la comunità.
Poi che dire? Il collega Melfi dava dei numeri secondo me esatti, parlava dei 96 posti
letto. A quanto vedo, è vero che ci sono 20 posti di RSA, che però in un nosocomio, in un
ospedale distrettuale moderno, naturalmente danno delle risposte attuali e moderne ad una
determinata utenza. Vedo che i numeri , invece, vengono esaltati, non parliamo più di 96
posti letto, parliamo adesso di 132 posti letto, con tutto quello che può rappresentare, non
solo da un punto di vista in termini di risposta sanitaria, ma in termini di risposta culturale, e
soprattutto in termini di risposta economica per tutto il territorio.
Quindi, concludo, mi auguro che il governo vada avanti così come si è imposto con il
piano e con tutti gli atti susseguenti. E soprattutto vada avanti ed acceleri i processi, perché,
come dicevo, nel momento in cui questo processo terminerà, probabilmente sarà a tutti più
chiaro che abbiamo dato all’ospedale di Tricarico un qualcosa di più moderno ed innovativo.
PRESIDENTE (ANTEZZA)
La parola al collega Digilio.
DIGILIO
Grazie della parola, che ci è stata data dopo 13-14 giorni dalla richiesta di questo
Consiglio straordinario, perché se non sbaglio il Regolamento prevede che entro 15 giorni si
doveva tenere un Consiglio straordinario.
Nonostante tutto, voi sapevate delle condizioni che si stavano verificando a Tricarico,
avete preferito parlare a mezzo stampa o far parlare qualche cornacchia dicendo che c’erano
dei dissidi ed addirittura degli scontri con la Polizia, e nonostante tutto non vi siete
preoccupati di indire un Consiglio straordinario in tempi brevi.
Ma questo è un fatto normale e lo dimostra il capogruppo dei DS che si è permesso di
darvi dei suggerimenti “sottovoce”. Oltretutto, se il piano sanitario regionale non è stato
capito dalla Giunta, io ancor meno ne ho capito la differenza fra una gestione e l’altra, visto
che si sono susseguiti tre assessori.
Ma il fatto che non l’ho capita io non importa, la deve capire però il terminale che è il
popolo di Tricarico in questo momento, ma potrebbe essere un ospedale qualsiasi o una
comunità qualsiasi.
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Quando si partecipa ad una importante manifestazione, ognuno, al ritorno, è portare a
commentare e a dare un giudizio su quanto accaduto e su quanto sia stato detto. E’ vero,
Maggio? Tu hai fatto il sindacalista per tanti anni.
Io non ho né la testa fra le nuvole, perché mi sono proposto magari qualche aeroporto,
né la testa in qualche mare, e né la testa da qualche altra parte dove ognuno poi cerca di
fare il populista come magari ha fatto qualche tuo collega di maggioranza, allorquando
voleva dettare delle norme di buon comportamento anche sulla sanità e mi riferisco
all’assessore Straziuso, oggi consigliere.
Quando si vanno ad impostare determinate scelte bisogna anche dare una risposta
certa. Allora la risposta certa all’ospedale di Tricarico qual è? Oggi la gente, e quindi anche i
consiglieri regionali, vogliono sapere che fine farà l’ospedale di Tricarico, se continuerà ad
esistere con una sigla diversa, oppure se non deve più esistere.
E’ inutile che si viene a fare demagogia dicendo che abbiamo fatto la specializzazione,
poi ne dobbiamo aprire qualche altro, poi dobbiamo chiudere, e poi ritorna la Don Gnocchi.
Non abbiamo messo noi in dubbio la Don Gnocchi , cara collega Salierno. La Don Gnocchi
è stata messa in dubbio dall’assessore Straziuso allorquando ha fatto il suo testamento
spirituale: quell’assessore, che è stato mandato via da questa Giunta, rammenta le questioni
intricate affrontate ad Acerenza per la Don Gnocchi.
Siccome passo per quello che poi è un attaccabrighe, pregherei di non eccedere in
queste manifestazioni, perché
altrimenti qualcuno giustamente potrebbe trarre delle
conclusioni diverse.
Allora, siccome voi state vivendo questo momento di confusione all’interno della
Giunta, perché il piano sanitario lo avete approvato voi, e se in dieci anni non siete riusciti
ancora a capirlo, non siete riusciti ancora a decifrarlo, non siete riusciti ancora ad attuarlo,
certamente non è colpa dei tricaricesi che ne sanno ben che meno di questa situazione.
Molte volte, guardate, l’ospedale non rappresenta per la comunità la radice storica.
L’ospedale, in una comunità come Tricarico, o in altre realtà, rappresenta un punto di vitale
importanza. E’ un fatto sociale quello di avere l’ospedale perché mette in moto determinati
meccanismi che gli altri colleghi hanno ricordato, quali l’economia, il pendolarismo,
l’incentivazione dei trasporti.
Allora, se vengono a perdersi tali questioni, non si vuole più bene alle comunità ma si
cerca invece di fomentare il dissidio per poi fare quelle osservazioni che ha fatto il
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capogruppo dei DS dicendo: “Ma noi ci troviamo in queste situazioni perché la colpa è del
centro-destra a livello nazionale che non manda fondi”.
Guardate, siete un po’ menzogneri, ma d’altro canto lo siete sempre stati, perché
questo è un fatto che abbiamo ereditato già negli anni 90, quando eravate voi al governo
delle Città, delle Regioni e dello Stato italiano, mica c’era il centro-destra. Sono questioni che
avete impostato voi e mi meraviglia che non c’è stato ancora qualcuno che è venuto a
Tricarico, perché è vero che Melfi è stato definito il Masaniello, però quando qualche altro va
a capeggiare le rivolte, viene accolto come il salvatore della Basilicata, ed è sempre quel
qualcuno che comunque ha contribuito a determinare certe situazioni.
Faccio un esempio, ieri c’è stato lo sciopero a Pisticci, sulla centrale. Voglio vedere
quanti di voi, della maggioranza, stanno prendendo posizione e con quale faccia tosta volete
assumerle quando un atto del Presidente della Giunta dice che non c’era alcuna questione
in atto, cioè nulla osta a che venga fatta la centrale da ottocento megawatt, come è successo
per le scorie e come è successo per Santa Sofia. Il problema è un altro: voi non siete
consequenziali nelle vostre scelte perché vigliaccamente utilizzate il popolo a fini strumentali
ed elettorali.
Non mi meraviglio se oggi esce un documento della maggioranza e della Giunta che
dica: “Diamo proroga per altri 3, 4. 5 anni a questa questione” solo perché ci saranno le
elezioni regionali l’anno venturo.
Scusate, i presidi ospedalieri, o come voi li chiamate, non li avete sempre tenuti in
piedi per una questione politica, perché c’erano le mucche da mungere per i voti elettorali ?
Non l’avete fatto fino ad oggi. Allora abbiate il coraggio di dire che questa è la fine che farà
Tricarico.
Vogliamo sapere se l’ospedale di Tricarico, chiamatelo come volete, rimarrà aperto o
chiuso. Se rimarrà aperto a che condizioni, se chiuso a quali.
Lo dovete dire: non potete menare il can per l’aia, addossando responsabilità ad altri
che non hanno perché dal piano sanitario regionale ad oggi tutti gli Assessori che si sono
succeduti sono in questa Aula. Allora io non voglio che vi mettiate a litigare tra di voi, ma
quanto meno che facciate un po’ di chiarezza, altrimenti a Tricarico, è una barzelletta che
poi ve la racconterà qualche altro, c’è sempre un dubbio: se in piazza litigavano perché
quello che vola in cielo è un nibbio o è un falco.
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Non potete far rimanere ancora nel dubbio la popolazione di Tricarico, sapendo che
molte donne stanno all’addiaccio perché si presenta l’inverno, senza definire la questione e
non potete neanche addossare responsabilità ad altri. Che ci vuole a dire che Tricarico farà
questa fine, che ci vuole a dire che Tricarico non farà questa fine, oppure si potrebbe anche
dire: “Guardate, siccome dal punto di vista economico l’ospedale di Tricarico non è più
remunerativo, noi lo chiudiamo”. Allora ditelo, ma se lo dite, allora qualcuno dell’opposizione
vi farà un’eccezione diversa dicendo che: “Guardate, siccome l’ospedale di Tricarico svolge
anche una funzione sociale per quei paesi che si stanno spopolando, allora è opportuno
inventarsi qualche cosa per far rimanere determinate strutture sul posto”.
Ma scusate, vi ricordate quando vi siete inventati l’ortopedia a Pescopagano, in un
paese che rimaneva isolato per sei mesi? E perché l’ortopedia ve la siete inventata a
Pescopagano? Ve lo siete dimenticati che forse c’era un assessore di Pescopagano? Vi
ricordate quando vi siete inventati qualche altra cosa sulle cliniche di Lauria e di Lagonegro,
e tutto questo perché? Perché c’era un politico influente in quelle zone. Allora abbiate il
coraggio di dire la verità, di com’è lo stato di salute della sanità regionale e abbiate anche il
coraggio di dire alla gente di Tricarico che fine farà l’ospedale, solo così si raggiungerà la
chiarezza e solo così si andranno a giustificare le parole che il Presidente Bubbico disse
all’assessore Straziuso quando fu liquidato dal suo incarico, che i motivi non erano politici,
ma erano soltanto motivi di trasparenza amministrativa.
Allora, se ci sono motivi di trasparenza amministrativa anche su Tricarico, abbiate il
sacrosanto dovere di rispondere in Consiglio Regionale e alla cittadinanza tutta.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie consigliere Digilio; la parola al consigliere Pagliuca.
PAGLIUCA
Grazie, Presidente. Credo che a conclusione possiamo dire che il dibattito sicuramente
è stato costruttivo, al di là di qualche nota polemica che evidentemente non poteva non
esserci. Tanta è la tensione che si è accumulata in questi venti giorni di presidio dei
tricaricesi, ai quali tante forze politiche hanno dato sostegno, però devo dire che
complessivamente questo dibattito ha posto l’accento su questioni importanti che partono sì
dalla questione di Tricarico, sulla quale tornerò per arrivare alla questione più generale della
sanità in Basilicata.
Assessore, il dato chiaro è uno: c’è un piano sanitario, ormai scaduto ed inattuato.
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Il piano è il momento principe della programmazione, non me ne voglia il collega
Straziuso del quale ho tanta stima sotto il profilo professionale, ma non sono d’accordo con
lui, nel dover dire o nel poter dire che la programmazione, o meglio che la Sanità può essere
governata anche attraverso diversi metodi, quali leggi nazionali o delibere di Giunta o magari
delibere del direttore generale che di volta in volta tamponano questa o quella situazione.
No, caro collega Straziuso, la programmazione è un atto principe ed è l’atto per il quale
questo Consiglio Regionale è deputato a svolgere una funzione importante. Programmare
significa poter individuare bene le azioni e in questo caso, proprio riferendosi alla questione
di Tricarico, quel piano sanitario regionale, che aveva tentato di fare una programmazione, in
realtà aveva già rappresentato un forte momento di contrasto con la comunità tricaricese,
trovando successivamente proprio in quel piano una sintesi sulla quale la comunità
tricaricese era concorde.
Oggi l’assurdo è che la comunità tricaricese altro non sta chiedendo che l’applicazione
di un piano datato che doveva essere rivisto. Quante cose non sono state fatte di quel piano
in tutta la Regione? Pare che il 118 fosse un po’ il cardine intorno al quale ruotava l’intero
sistema del servizio sanitario regionale. Sulla carta è detto “avviato” nella realtà tutti
sappiamo che ha grandi buchi perché è solo parzialmente avviato, oltretutto da pochissimo
tempo. E quindi è evidente che qualsiasi altra scelta, che va a rivedere un’impostazione
senza aver recuperato delle volontà, un ragionamento all’interno del Consiglio che è
l’organismo deputato a fare questo, non può essere accettata.
Invece questo è ciò che è avvenuto fino ad oggi. Tutto ciò che si sta facendo viene
fatto utilizzando metodi che evidentemente non sono quelli della programmazione, ivi inclusa
la vicenda della stessa don Gnocchi, Istituto sul quale nessuno di noi ha mai avuto nulla da
dire sul piano della qualità dell’Istituzione, ma sul piano del metodo condivido le cose già
dette dai colleghi, anche sul piano del metodo di individuazione del soggetto perché credo
che la don Gnocchi non era soggetto che poteva tenere i confronti, laddove si fosse aperta
un’azione di concorrenza, senza dover passare attraverso le maglie della finanziaria che
sappiamo essere l’unica legge che di questa regione non può essere impugnata in nessun
luogo.
Fatta questa parentesi, non voglio cadere nella polemica alla quale pure mi invitava la
collega Salierno, che non vedo in Aula in questo momento. La consigliera ha parlato
dell’AIAS, ma al riguardo voglio ricordare che sull’AIAS il populismo è stato fatto da questo
centro sinistra. Voglio ricordare, infatti, che il dibattito sull’AIAS è scaturito perché nel 2000,
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in piena campagna elettorale, qualcuno ha stilato un documento creando aspettative che
dovevano concretizzarsi successivamente, ma ciò non è avvenuto. La situazione è simile a
quella che si sta determinando oggi. Ho sentito alcuni colleghi che hanno già avanzato
l’ipotesi di rinviare il tutto di qualche anno, evidentemente con l’intento di superare, come è
sempre avvenuto, il passaggio delle elezioni. Voglio sperare, però, che in questo caso si
possa fare diversamente. Non mi pare, cioè, che fino ad ora si sia fatto del populismo o che il
dibattito
sia stato di natura demagogica; mi pare, invece, che quanto affermato
egregiamente dal collega Calicchio e dagli altri interventi ponga in evidenza la necessità di
dover realmente fare quella chiarezza che allo stato non esiste.
Ho ascoltato attentamente tutti gli interventi dei colleghi del centro sinistra e,
naturalmente, anche quelli del centro destra e devo dire che in quelli del centro destra c’è un
filo comune. Mi sembra cioè che tutti si esprimano nella richiesta di definire una diversa
politica ospedaliera. Sulla questione specifica non vi è
una difesa
conservatrice del
passato, ma la difesa di alcune presenze importanti all’interno di quell’ospedale e
un’apertura forte all’innovazione, ugualmente necessaria.
Negli interventi, invece, del centro sinistra ho notato una grande confusione di pensiero
e mi è veramente difficile in questo momento riuscire a tracciare qual è il messaggio che i
colleghi consiglieri hanno inteso dare alla Giunta Regionale. Siamo passati da interventi di
pura contestazione rispetto a quello che si pensa di dover fare, ad interventi che, come
quello della stessa collega Salierno, in qualche maniera dicono di volere le stesse cose che
in pratica vuole il collega Melfi. Leggo, per evitare di sbagliare, che si vuole mantenere la
chirurgia generale, che si vuole un’adeguata ostetricia e ginecologia all’interno dell’ospedale.
Sono cose condivisibili, ma mi sembrano esattamente l’opposto di ciò che dovrà avvenire,
mentre poi il collega Vita, rivolgendosi all’Assessore, ha detto: “Assessore, vada avanti, vada
avanti in fretta secondo ciò che avete definito”. Non so su che cosa. A questo punto tutto
diventa veramente difficile.
Assessore, Presidente, il nostro invito è quello di cogliere veramente questo momento
di dibattito che, ricordo, c’è stato perché una comunità intera si è mossa, perché questa
comunità per venti giorni ha fatto presidio, altrimenti questo dibattito non ci sarebbe
nemmeno stato.
Grazie, quindi, a chi ha avuto il coraggio di resistere. Bisogna cogliere questo
elemento per poter realmente dire su questa questione e sulle altre in generale, che
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riguardano un settore delicato, come quello della Sanità, qual è l’indirizzo che si intende
perseguire.
Siamo a fine legislatura? Non ci sono i tempi per l’applicazione del piano sanitario?
Anche se notizie di corridoio già un anno fa dicevano che probabilmente c’è una bozza di
piano sanitario su cui ragionare?
Perché questa bozza di piano non è mai stata portata in Consiglio, in Commissione?
Perché evidentemente non avendo regole, si può di volta in volta decidere per il meglio, per
accontentare tizio o caio, per accontentare magari qualche primario, qualche altra cosa? Noi
non vogliamo credere a questo e vi invitiamo ad uscire allo scoperto, ad avere il coraggio di
affrontare la problematica in generale, perché possa consentire a tutti, innanzi tutto al popolo
lucano, di capire qual è il sistema verso il quale andremo.
Non è la tecnica del rinvio, Assessore, che può risolvere la questione, è invece quella
dell’approfondimento, anche in un confronto più serrato, fatto magari in altre sedi, ma
finalizzato a chiudere la questione con una linea di indirizzo che sia condivisa innanzi tutto
con i soggetti direttamente interessati.
La qualità della sanità, diceva bene il collega Calicchio, non può essere espressa
solamente con azioni di marketing o pubblicitarie. La percezione di una buona qualità della
sanità la si può registrare attraverso la diminuzione dell’emigrazione sanitaria, attraverso
l’attaccamento alle proprie strutture, attraverso quindi una serie di indicatori. Ed è su questo
che bisogna fare perno per poter andare avanti in una direzione che eviti gli sprechi. Ed è
anche quella la strada che ci consente di poter reggere il confronto con altre regioni senza
nasconderci dietro la falsa notizia della diminuzione delle risorse perché poi, ci diceva uno
dei tanti Assessori alla Sanità che si sono susseguiti, in realtà questa regione, a conti fatti,
ha preso più soldi di quanti ne prendeva prima per una serie di ragioni, perché in sede di
riparti siamo stati i più bravi a ottenere in maniera diversa le assegnazioni dei fondi. Non
diciamo allora bugie, perché ormai il life motiv che esiste in Italia è che la finanziaria stringe
e alla fine le regioni hanno meno soldi perché c’è Berlusconi al governo.
Questo non è vero, nel caso della Basilicata non è vero! Diciamolo più chiaramente,
abbiamo preso più soldi, dobbiamo investirli meglio e possiamo fare più qualità, ed è quello
che noi vogliamo, mantenendo determinate cose che evidentemente all’interno di alcuni
presidi sono importanti.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Il collega Mollica ricordava l’esperienza fatta sulla ASL numero 1 che io credo vada
ricordata come best pratices. E’ quello che ho detto anche agli amici di Tricarico quando
sono andato a trovarli presso l’ospedale durante una giornata piovosa. E’ best pratices
perché in quel caso le comunità non sono insorte, siamo riusciti a reggere il confronto,
mantenendo un equilibrio delle strutture ospedaliere sul territorio e non spaventando chi
evidentemente pensava, giustamente, che ci potesse essere in questo caso un allentamento
della presenza sul territorio.
Lo si è fatto ragionando in sede locale e forse lì eravamo avvantaggiati, caro amico
Franco, perché confrontarsi con comunità più o meno delle stesse dimensioni, infatti non
c’era il polo di Matera che, evidentemente, amici miei di Tricarico, finisce per essere
assorbente di alcune vostre necessità, era più semplice. In qualche maniera lo spazio per
poter definire cose che vadano bene a tutti esiste ed è su questo spazio che bisogna
lavorare, è questo lo sforzo che bisogna fare, anche nell’organizzare un eventuale ordine del
giorno, che non sia dilatorio, o una presa in giro, ma che sia invece atto di forte indirizzo a
cui questa Giunta deve rifarsi inserendolo come punto cardine nel piano sanitario. Questo
permetterebbe di fissare paletti fermi, necessari e importanti per questo ospedale, come per
tante altre situazioni e che nel caso di specie passano dal non smantellamento di alcuni dei
reparti attuali, vedi ostetricia, e dall’apertura di tutto ciò che è innovativo.
E quindi va bene la diagnostica, va bene l’apertura o il rafforzamento della struttura
sotto l’aspetto della riabilitazione, e tutto ciò che può consentire di poter non solamente far
sopravvivere una struttura per le ragioni dell’economia e del territorio, che sono importanti
fino ad un certo punto nel ragionamento della sanità, ma per le ragioni che stanno alla base
del mantenimento di una buona qualità dell’erogazione di un servizio, quello che dovremmo
porre al centro del nostro dibattito sulla qualità della vita all’interno della regione Basilicata.
Sappiamo quant’è distante Tricarico, quali sono le condizioni geomorfologiche nelle
quali è ubicata, condizioni che oggi non fanno percepire, attraverso il 118, alcuna possibilità
di cambiamento rispetto a quei presidi minimi che erano stati rivendicati ed ottenuti già dal
’97.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Straziuso, per motivi personali, prego.
STRAZIUSO
Presidente, intervengo soltanto per
rispondere al consigliere
Digilio, al quale
evidentemente non interessa fare chiarezza sulla politica regionale.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Io ho avuto il coraggio di dire quello che penso, da persona che durante il periodo in
cui ha ricoperto l’incarico di assessore ha assegnato all’ospedale di Tricarico 17 miliardi per
la ristrutturazione e per l’adeguamento alla 626, da persona che ha assegnato contributi
ulteriori alla Don Gnocchi. Mi sono battuto per la dialisi a Tricarico, anche per la Don Gnocchi
a Tricarico, dato che la sanità è costituita da tre fattori: prevenzione, cura e riabilitazione.
Questo nuovo capitolo in Basilicata, o questo capitolo che si vuole rendere più
moderno, l’abbiamo assegnato all’ospedale di Tricarico.
Detto questo convengo, e l’ho detto, che bisogna affrontare il tema della
omogeneizzazione degli ospedali distrettuali, non posso rinunciare a dire quello che penso
perché siamo venuti qui, in questo consesso, per fare pensiero, non per temere di dire una
parola, sia pure a degli amici.
Il problema di dovere ricontestualizzare la questione degli ospedali distrettuali è un
problema che la Giunta e il Consiglio devono affrontare e ho dato una giustificazione, pur
ritenendo, e l’ho detto, che certo non è un modello il fatto che fino ad oggi non sia stato
calibrato questo argomento.
Però ho giustificato, perché in assenza del 118 certamente non si poteva lasciare degli
ospedali in condizioni di precarietà. Le azioni però devono essere compiute: se a Tricarico
dobbiamo lasciare l’ostetricia, dobbiamo portare la neonatologia, dobbiamo portare la
rianimazione, ecc.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Straziuso, la prego.
STRAZIUSO
Se è possibile fare questo, io sono il primo ad impegnarmi. Ma dobbiamo dire con
chiarezza..
MELFI
Dica le motivazioni per le quali non si può fare.
STRAZIUSO
Io voglio fare chiarezza e voglio dire che se dobbiamo portare la chirurgia, dobbiamo
portare la TAC.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Straziuso, non mi faccia pentire di avergli dato la parola per motivi
personali. Mi consenta…
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STRAZIUSO
Spero che non sia il primo a togliere la parola, perché io sono stato richiamato per la
mia capacità di parlare con chiarezza e devo dire…
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Straziuso, ogni Consigliere ha un solo turno, mi consenta. Se do due turni
a lei sono costretto a dare due turni a tutti.
STRAZIUSO
Io sono intervenuto per fatto personale, per chiarire la mia posizione, che non sono
abituato ad andarmi a nascondere dietro le parole, questa è opera dei sofisti, non del
sottoscritto.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie al consigliere Straziuso, mi scuserà ma ci sono…
(Interruzione)
Chiedo scusa al pubblico, vi prego, siete stati perfetti fino ad ora, continuate a stare nel
mondo della perfezione, vi prego. Siete perfetti, avete avuto un comportamento esemplare
che fa onore alla storia di questo gloriosissimo paese della nostra regione. Grazie. La parola
all’assessore Chiurazzi.
CHIURAZZI
Io non indugerò su due aspetti che però vorrei menzionare perché fanno parte delle
questioni, dei termini entro cui la Sanità lucana si muove, nel suo percorso difficile, articolato,
complesso. Non indugerò, però vorrò citarli, collega Pagliuca: il primo è il tema della finanza
pubblica. E’ un tema che pesa in maniera determinante sulla programmazione e sulla
fisiologia del sistema sanitario di questa regione.
E’ vero che noi abbiamo avuto soldi, ma li abbiamo avuti in una dinamica che è stata
quella dell’accordo di programma, del 3 per cento in più e basta, ed il resto è dipeso più
dall’aver fatto valere le ragioni nostre al consesso delle altre regioni.
E’ mancato, però, un indirizzo negli ultimi anni dello Stato centrale che, per esempio,
diceva: le regioni che hanno un’articolazione territoriale particolarmente complessa, dove c’è
dispersione demografica, diamogli lo 0,8 per cento in più. Alla Regione Basilicata si danno i
soldi per quanti abitanti siamo, sia che i nostri 100 mila abitanti siano concentrati, sia nel
caso contrario. Facendo una media di 3 mila abitanti, ce ne vogliono 30 di comuni, oppure
come nel caso della Puglia basta un solo comune per realizzare e conseguire questo
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
obiettivo. Ci danno i soldi per quanti abitanti siamo, il correttivo dell’età non c’entra, perché la
nostra popolazione è vecchia quanto quella della Puglia, della Campania, del Lazio e della
Lombardia.
Potrei anche indugiare, non lo faccio come nel primo caso, sull’altro aspetto
consequenziale, per dire che noi abbiamo come in tutta l’area dei servizi la difficoltà di
governo. A Bitonto noi abbiamo tre ufficiali sanitari, per servire la stessa popolazione in
Basilicata il fondo sanitario regionale ne deve pagare 33, ma non indugio perché mi piace
soffermarmi sull’altro aspetto, cioè sulle scelte, sui programmi e sull’attività di governo.
Queste due cose le menziono solamente, perché se le ingigantissi le utilizzerei come
argomento per giustificare talune cose che pure sono state segnalate, ma in tutta onestà, se
non le menzionassi proprio direi che noi partiamo da un approccio al tema e all’argomento
che è deviante.
Io mi sento di dire senza trionfalismi ed anche con disinvoltura, perché ho la
responsabilità solo da pochi mesi e quello che sto per pronunciare non spetta assolutamente
al mio merito personale, che tuttavia anche in questo contesto di grande difficoltà la sanità in
Basilicata ha un governo che non è di quelli formali, quelli che quando succede un buco nel
proprio bilancio lo fanno prima cadere e poi lo recuperano attraverso le formule che noi
conosciamo, quale vendere un pezzo di Sanità pubblica alla Sanità privata. Si vende, nulla
poi interessa del destino del paziente nelle mani di un privato che gestisce un settore così
socialmente qualificato oppure quando prevedendo e no un intervento e determinando un
buco nei propri bilanci, ricorre nuovamente alle tasche dei cittadini, come accade in Puglia
ed in altre regioni dove a fine anno i conti non sono quelli nostri, per i quali si richiamano i
direttori generali a misurare le proprie azioni e si decide se il ticket di un euro debba
diventare un euro e dieci o un euro e venti. Qui, in questa nostra regione, ormai da nove anni
e senza merito mio personale, se non indiretto, si è deciso di non prelevare dalle tasche dei
cittadini nessuna altra lira aggiuntiva se non quella del fondo sanitario regionale.
In questa difficoltà ancora una volta nel ’97 questa Regione ha deciso di non privarsi di
nessuna di queste strutture sanitarie ospedaliere sul territorio, nemmeno una, fissando il
principio che queste strutture debbano permanere sul territorio, per tante ragioni. Io non le
ripeto, perché il rischio della retorica sarebbe altissimo, ma sono lì, ferme, in una condizione
sicuramente precaria di assoluta fragilità e presenti sul territorio. Eppure molti avevano
indicato nell’anno successivo all’approvazione del piano, cioè nel ’98 l’anno in cui Tinchi,
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Chiaromonte, Maratea, Tricarico, Stigliano e per certi aspetti anche Venosa avrebbero
chiuso i battenti. E questo non è avvenuto.
La sanità che deve tenere conto di queste cose insieme è una sanità che non può
stare ferma. Noi nel ’97 lo abbiamo detto, non può stare ferma, deve rimodularsi, deve
riaggiornarsi e deve riorganizzarsi. Io per un attimo toglierei anche l’aspetto propriamente
economico, che pure è argomento con il quale ogni mattina facciamo i conti, ma deve
aggiornarsi per la semplice considerazione che sono mutati profondamente i bisogni sanitari,
non sono più quelli di prima e se noi ci ostiniamo tenacemente a difendere quel che c’è,
senza contestualizzarlo e senza farlo entrare in un circuito fatto di strutture moderne, noi
abbiamo dichiarato, abbiamo sancito, sentenziato davvero la chiusura di queste strutture.
Tricarico ne è un esempio.
Con tutta onestà noi possiamo dire che il tasso di presenze, di ricoveri in
quell’ospedale è basso, si riduce a 31, a 33, a 36 pazienti al giorno. Ora noi possiamo
invocare elementi che probabilmente hanno anche qualche influenza, il primario che c’è, il
primario più bravo, la struttura che c’è, la diagnostica che non funziona, ma il vero problema
è che quell’ospedale se si candida a dare risposte solo vecchie, cioè solo di quelle risposte
che ha dato per vent’anni, per trent’anni non può rimanere come struttura, non può stare più
in piedi, perché non può esistere un ospedale che ammesso che le cose funzionino bene,
cosa determinerà? Che i 120 parti diventeranno 135? I 36 ricoveri 41? Ma anche quando
avessimo raggiunto questi livelli, siamo nelle condizioni noi, per la responsabilità che
abbiamo, di dire che può rimanere in piedi quella struttura? Io credo di no. Allora i processi
vanno governati, noi li dobbiamo governare e li dobbiamo governare tenendo conto della
qualità dei servizi, delle esigenze e dei bisogni della gente e delle garanzie che le persone
hanno.
Lo dico ai colleghi che hanno posto l’accento sul perché questo piano nella parte di
rete ospedaliera tarda a procedere. A parte che vi inviterei a fare una riflessione più
approfondita, ma non vuole essere un richiamo, perché ovunque da Chiaromonte a Tinchi, a
Stigliano ed in altri centri il processo cammina. Ma cammina secondo quali procedure?
Quelle che noi ci siamo assegnati. Nel piano, in quelle fatidiche giornate di programmazione,
noi fissammo il principio, ed è un principio che pesa anche finanziariamente, che far tardare
l’operazione di rinnovamento non avrebbe giovato, però l’abbiamo fatto perché senza
demagogia alcuna, le genti, le popolazioni, i Sindaci, ci chiesero questa condizione e la
condizione fu la contestualità delle operazioni. Ed anzi si disse di più, e lo dice il piano in un
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
passaggio importante: “Nulla si tolga se prima non si fa”. Evoca un principio notissimo della
fisica e noi a quel principio stiamo dando molto valore e questo complica le operazioni,
perché dobbiamo cantare e portare la croce per i cattolici, per i laici è un po’ fischiare mentre
si pedala. Operazione ancora complicata, però l’abbiamo messa in campo.
Ed è quello che accade a Tricarico, che rientra in questo quadro. Non c’è un
trattamento particolare, una distratta attenzione verso Tricarico, c’è il contrario.
Io lo voglio dire anche qui. A Tricarico arriva la Don Gnocchi, che è un istituto che è
quel che è, se ne è già parlato, ma l’effetto di questa presenza noi dobbiamo esaminarlo.
Intanto è una scelta, che si fa lì e sapete che se si fa lì non si può ripetere. 64 posti letto di
riabilitazione, di quella qualità, non li possiamo ripetere in altri nove ospedali, perché non c’è
un fabbisogno di 64 posti letto per dieci, cioè di 640 posti per la riabilitazione.
Quindi è una scelta precisa, fatta quella sì dentro una programmazione. Sono sicuro,
questa volta sì, che tutta la nostra generazione,
da quarant’anni in poi, tra vent’anni
apprezzerà l’azione politica che noi stiamo mettendo in campo in un settore particolare. La
riabilitazione, infatti, non è l’attività medico sanitaria fatta per quelli che sono in fin di vita,
per questa ragione se fatta per loro fa somigliare l’ospedale che lo ospita ad un ospedale in
fin di vita.
L’attività di riabilitazione parte mediamente da 55 anni e finisce non più a 70 anni, ma
dove finisce la vita media di ogni lucano, cioè 83-84 anni. Noi parliamo di una base di
cittadini che è più di un terzo e immaginiamo di dover organizzare una sanità sulle esigenze
della popolazione. Solo perché non c’è ancora un sindacato forte degli anziani, pur essendo
migliaia, noi dovremmo orientarci a fare scelte contro una base vastissima della nostra
utenza?
E invece molte volte accade, io lo voglio dire perché sono provocato alla chiarezza,
che quel sindacato dei tecnici, fatto di dieci dipendenti, cioè di dieci cittadini, siccome ha la
forza di intercettare e di interferire con la volontà pubblica, condiziona anche i nostri processi
e molte volte questo è accaduto, così che in sanità la democrazia va a farsi friggere perché
migliaia di persone debbono sottostare al condizionamento di poche persone che,
esercitando le funzioni, in aree particolari come quelle della sanità è innegabile, hanno una
capacità di condizionamento. Noi dobbiamo superare il corporativismo e il governo di questa
Regione è un governo che supera le corporazioni.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Quando noi chiediamo ai medici di famiglia e ai farmacisti di tagliare la spesa
farmaceutica e gli effetti sono dinanzi agli occhi nostri perché dobbiamo recuperare un 2%
nel giro di un anno, lo facciamo sapendo che qualche amarezza all’una e all’altra categoria,
corporazioni molto molto influenti in questa regione, qualche dispiacere noi glielo
provochiamo e però siamo lì.
Quando diciamo in giro che c’è uno sbilanciamento e dobbiamo recuperarlo tra le
attività ospedaliere e le attività del territorio, e c’è lo sbilanciamento, perché noi dobbiamo
liberare almeno un 4% di spesa sanitaria dalla spesa ospedaliera e portarla nei servizi di
base, perché ci sono troppi handicappati che stanno soli, ci sono troppe persone che vivono
in una condizione precaria, che non hanno l’assistenza dovuta, lo possiamo fare se
finanziariamente facciamo questo processo. Noi ci assumiamo un coraggio particolare,
senza grandi sforzi di gloria, ma facendo appieno il nostro servizio.
Tricarico sta in questo contesto. Qual è il contesto? Noi nel piano abbiamo definito gli
ospedali distrettuali. Li abbiamo definiti come una realtà che sta a metà tra le attività
territoriali e le attività per acuti. Ora, la logica, al di là delle competenze che Straziuso ha e io
no, ci dice che parlare di un ospedale che sta tra gli acuti e il territorio è come scegliere una
località che sta tra Roma e Milano, che può essere Pisa, Firenze, Bologna, non può essere
Piazza Navona, perché noi non abbiamo fatto questa scelta.
Noi non abbiamo fatto un piano qualsiasi, abbiamo fatto un piano chiaro, abbiamo
detto che ci sono gli ospedali per acuti, ci sono le attività territoriali e poi c’è una attività
ospedaliera fatta di diagnostiche, di attività particolari ed anche di ricovero e cura che sono
ben definite.
Qual è lo spazio che noi abbiamo dato ai Direttori Generali? Glielo abbiamo dato noi,
consapevolmente in un passaggio nel quale abbiamo detto che il modello funzionale non è
rigidamente predeterminato e può variare in relazione alle condizioni strutturali e funzionali
del presidio, alle caratteristiche della domanda che c’è sul territorio, ai risultati che si
verificano sull’andamento dei reparti che sono in attività, considerata la dimensione
innovativa e sperimentale della struttura.
In questo quadro, questa scelta noi l’abbiamo fatta consapevolmente, non per non
scegliere, perché la scelta, Nicola, è chiara, è netta, non ci nascondiamo dietro il dito, le
attività per acuti in questi ospedali non si possono fare, è chiara la scelta.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Quale altra cosa noi abbiamo detto? Non possiamo ripetere modelli pedissequi, cioè a
Tricarico come a Tinchi come a Stigliano, perché le realtà mutano, immaginiamo Tinchi che
sta nel metapontino rispetto a Stigliano che sta al nord, immaginiamo Maratea con le sue
specificità rispetto a Chiaromonte.
Dentro questo quadro, tenendo conto della esperienza dei reparti che ci sono e
soprattutto tenendo conto dei bisogni sanitari che ci sono attorno, noi dobbiamo organizzare
il nuovo efficiente piano utilizzato dell’ospedale, perché l’obiettivo che noi dobbiamo
conseguire è questo: l’ospedale avrà successo quando sarà una struttura accettata dalla
utenza. Il metro di misura è quello, noi dobbiamo andare in quella direzione, perché quel
giorno vorrà dire che noi abbiamo programmato incontrando le esigenze della gente.
Io non ci vedo in questa organizzazione una distonia dell’azione del dottor Maroscia
perché quel piano, che pure annunzia questa parola cosiddetta forte e che suscita le
preoccupazioni, di soppressione, che cosa vuole dire? Vuole dire quello che dice il piano,
cioè un modello non c’è più, non ci sarà più.
Del resto, se non dicesse questa cosa farebbe un piano pieno di contraddizioni,
farebbe un piano fumoso, aleatorio, populistico, come lo vogliamo definire. Quando deve
accadere questa cosa, dice il Direttore Generale nel suo programma? Quando, in rispetto
alle linee del piano, il nuovo che è nato sarà entrato in regime.
Quando entra in regime il nuovo? Noi sappiamo che l’azienda dovrà costruire l’ala che
ospiterà la riabilitazione a Tricarico e nel contratto di appalto che è stato siglato ha reclamato
800 giorni per realizzare l’opera, quindi due anni e due, tre mesi.
C’è da ritenere che i mesi dispari combacino con la fine di quest’anno, quindi volendo
fare calcoli alla mano noi dovremmo ritenere che, se le cose vanno bene, se l’azienda
presenta la struttura, passano il 2005 ed il 2006. Il 2007 sarà l’anno in cui noi
sperimenteremo questa attività, cioè sperimenteremo se davvero le attività riabilitative sono
state attività apprezzate che hanno riempito di funzioni vere ed autentiche quell’ospedale. Se
questo è il quadro io lo vedo un po’ meno preoccupante, perché non ci sono scadenze a
gennaio del 2005.
Non c’è scritto nel piano di Maroscia che l’Ostetricia si chiude nel 2005. Non c’è scritto,
non esiste e non ci può essere scritto. Maroscia dice: “E’ prevedibile – noi dobbiamo vedere
quello che scrive, non interpretare – il completamento della nuova struttura nel 2008”. A
quella data noi faremo la verifica di cui abbiamo parlato.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Ma queste cose non le diciamo adesso, le abbiamo dette anche quando è nata, a
marzo o aprile, una fortissima preoccupazione come quella di questi giorni, quando un
comitato che aveva tante persone al suo seguito, con una prevalenza di donne, è venuto a
parlarci di questi problemi. In quella circostanza fu siglato un documento a firma di Maroscia,
del Presidente Bubbico, che a quell’epoca aveva l’assessorato ad interim, del Sindaco e
dell’Amministrazione, in cui queste cose sono state scritte e vi è chiara l’indicazione che il
nuovo si introdurrà quando la riabilitazione avrà prodotto i suoi effetti.
Questa quindi non è una novità, e in tutta sincerità io voglio dirvi, non me ne vogliano
Melfi né i suoi colleghi, che credo che in questo quadro ci sia poco da chiarire, ci sia poco da
fare esegesi o letture di un piano, che a mio avviso è chiaro, perché sono chiare le
indicazioni e gli obiettivi che noi vogliamo conseguire.
Li vogliamo conseguire, non voglio fare retorica, li dobbiamo portare avanti perché
l’esperienza dell’Inail di Maratea, citata, è un’esperienza che da qui a qualche mese,
probabilmente ci farà dire che titubanze, riluttanze, distrazioni, rallentamenti, alla fine
nuoceranno più della scelta che si doveva produrre.
Non vuole essere un condizionamento psicologico, ma deve essere, invece, la
valutazione esatta del contesto nel quale noi siamo e lì dobbiamo andare avanti,
consentendo ad aprile alla Don Gnocchi di attivare le sue attività già in quel secondo piano
che noi abbiamo destinato a questa attività. Se da un lato vi può essere preoccupazione per
quel nuovo che verrà, dall’altro lato non sottovalutiamo il significato di questa scelta che
abbiamo fatto.
Consentiamo che le cose procedano perché la Don Gnocchi è venuta in Basilicata ma
poteva andare altrove. Se ha scelto questa regione è perché ha trovato disponibilità ed una
regione con tutte le cose in ordine al punto che ha ritenuto che la sua più che essere
un’avventura era un’estensione delle sue attività nell’area del mezzogiorno.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, assessore Chiurazzi.
MELFI
Chiedo una sospensione per una Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
E’ quello che stavo per proporre. C’era già la consigliera Salierno che aveva
annunciato la stesura di un ordine del giorno sul quale l’Aula poteva lavorare. Sospendiamo
il Consiglio, spero per pochi minuti, e confrontatevi se ci sono le condizioni per procedere.
La seduta è sospesa.
La seduta viene sospesa alle ore 15.40 e riprende alle ore 18.20.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Riprendiamo la seduta. Vi ricordo che su questo punto noi possiamo approvare un
ordine del giorno perché lo stesso è collegato alla discussione. E’ previsto l’intervento del
presentatore dell’ordine del giorno, di un consigliere a favore e di uno contrario. Possono
parlare per un massimo di cinque minuti ognuno, dopo di che si votano gli ordini del giorno.
CALICCHIO
A nome dei Consiglieri che hanno sottoscritto questo ordine del giorno, i colleghi Melfi,
Martinelli, Mancusi e Pagliuca, lo leggo:
“Premesso che il dibattito tenutosi riguardo alle questioni dell’ospedale di Tricarico ha
evidenziato la necessità di fare chiarezza sulla delibera n. 584 del 2003 del Direttore
Generale della ASL n. 4 di Matera, che contraddice pienamente quanto stabilito nel piano
sanitario regionale;
rilevato che già nella prima fase prevista dalla succitata delibera saranno occupati, in
una unica area funzionale di circa 40 posti letto, i restanti reparti ospedalieri di Chirurgia,
Medicina, Ostetricia e Pediatria, e non vengono assicurate le condizioni minime di assistenza
sanitaria previste dalle norme vigenti con grave pregiudizio per l’utilizzo della struttura da
parte dell’utenza;
rilevato che nella predetta delibera già si prevede la rideterminazione e riqualificazione
della dotazione organica aziendale, con la soppressione di due unità in radiologia e
laboratorio d’analisi, necessarie invece per l’attività diurna di radiologia e laboratorio d’analisi
previste nella seconda fase;
ritenuto che l’ospedale di Tricarico non possa essere riconvertito in solo polo
specialistico di riabilitazione;
chiede:
che le attività attualmente esistenti siano garantite in condizioni di qualità e sicurezza,
senza pregiudizio per la salute dei ricoverati, sia nella fase di ristrutturazione che in quella
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
successiva, in particolare si chiede il mantenimento in questa fase e a regime dei seguenti
reparti e servizi:
1.
reparto di chirurgia generale con posti letto e chirurgia con tecnica di day
surgery e one day surgery;
2.
reparto di medicina con posti letto di medicina generale più posti letto di lunga
degenza e day hospital;
3.
reparto di ostetricia e ginecologia ridimensionato ma non soppresso;
4.
servizio di anestesia operante nelle 24 ore;
5.
servizio di laboratorio di analisi operante nelle 24 ore;
6.
servizio di radiologia operante nelle 24 ore;
7.
pronto soccorso, secondo quanto previsto dal piano sanitario ‘97-’99, operante
24 ore su 24 integrato con l’emergenza-urgenza;
8.
un modulo di venti posti letto di RSA, (residenza sanitaria assistita);
9.
60 posti letto di riabilitazione, codice 56 e codice 60;
10.
attivazione dei posti di dialisi con immediatezza, così come previsto dalla
delibera di Giunta Regionale del luglio 2003;
11.
continuazione del servizio del nido d’infanzia.
Questo ordine del giorno impegna la Giunta Regionale a voler intervenire affinché
quanto richiesto venga assunto nel piano attuativo della ASL 4, di cui alla delibera numero
584 del 17.12.2003 ai sensi dell’articolo 39 della legge regionale numero 39/2001 che abilita
a verificare la conformità dei piani attuativi e la congruenza delle attività programmate alle
disposizioni del piano sanitario regionale, dettando eventuali prescrizioni.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie al consigliere Calicchio. La parola ad un consigliere che si esprime a favore di
questo ordine del giorno. Prego, consigliere Melfi.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
MELFI
Presidente, noi abbiamo cercato di presentare un ordine del giorno dalla forma e dai
contenuti molto chiari, evitando frasi ed espressioni che potessero invece dare luogo da qui
a qualche giorno a diverse interpretazioni.
Ecco perché abbiamo ritenuto necessario fare una elencazione precisa delle richieste
che non si discostano nel modo più assoluto da quanto, a nostro modo di vedere, il piano
sanitario regionale prevede e da quanto fino ad oggi presso l’ospedale di Tricarico è stato in
funzione.
Abbiamo quindi specificato, in sostanza, una volontà assoluta che è quella della non
riconversione della struttura ospedaliera di Tricarico in solo polo specialistico di riabilitazione.
Abbiamo detto con molta correttezza che l’attività specialistica di riabilitazione è la
benvenuta a Tricarico e che di ciò non possiamo che ringraziare coloro i quali hanno voluto
aggiungere questa specialistica a rafforzamento dell’esistente perché questo è quello che è
scritto nel piano sanitario regionale.
Abbiamo evitato, lo diciamo con molta chiarezza, di usare frasi che potessero far
pensare al fatto che prima o poi, ad una verifica dell’attività riabilitativa a regime, si
ripresenterà il problema della soppressione di alcuni reparti ed in particolare di quello di
ostetricia e ginecologia.
Abbiamo
ritenuto
importante,
Presidente,
che
la
Giunta
Regionale
verifichi
necessariamente, in base all’articolo 39 della legge regionale 39/2001 che abbiamo riportato,
l’attuazione dei piani attuativi e la congruenza delle attività programmate con le disposizioni
del piano sanitario regionale.
Questo ci sembra un fatto da ribadire, una certezza che è un controllo dovuto in base
alla legge. Come pure ci siamo preoccupati, Presidente, perché non potevamo non farlo, di
dire: “Guardate, che voi volete collocare 40 posti letto, ai restanti reparti ospedalieri di
chirurgia, medicina, ostetricia e pediatria non vengono assicurate le condizioni minime di
assistenza sanitaria previste alle norme vigenti e ciò con grave pregiudizio per l’utilizzo della
struttura da parte degli utenti”.
Ecco, questo è il nostro ordine del giorno. Un ordine del giorno, scaturito del resto da
tutti gli interventi che sono stati fatti in questa Aula sia da parte della minoranza sia da parte
della maggioranza, che ringrazio dell’attenzione che ha posto al problema sollevato e
soprattutto per il grosso contributo che ha dato.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Non credo di aver tolto qualcosa agli interventi che ci sono stati. Abbiamo chiesto
chiarezza, poi vedremo come verrà riformulato il piano attuativo, se il Direttore Generale
dell’Asl n. 4 ritiene di riformularlo. Ecco perché noi staremo attenti fino a quando non ci
troveremo dinanzi ad un piano attuativo che raccolga l’auspicio fatto in questo momento in
Consiglio Regionale. Se questo auspicio non verrà raccolto, non abbiamo risolto niente.
Io ci terrei affinché chi parlerà contro questo ordine del giorno ci faccia capire in che
cosa la nostra proposta è diversa. Saremo pronti e disponibili a confrontarci ulteriormente
sulla negatività che ci sarà sfuggita e che abbiamo portato in questo piano. Grazie,
Presidente.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, consigliere Melfi. Chi si esprime non a favore di questo ordine del giorno?
(Interruzione)
Consentiremo alla maggioranza la presentazione del suo ordine del giorno, sono due
votazioni separate, sicuramente. Mettiamo in votazione questo ordine del giorno.
MITIDIERI
Quindi dovremmo votare tutti a favore?
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Vedremo che cosa succederà. Vi spiego dopo il voto quello che sta succedendo.
(Votazione).
Il Consiglio non approva. C’era da fare un’interpretazione nel nostro regolamento su
questa questione degli ordini del giorno. A me sembra che la giornata della discussione è
stata tale da consentire alla minoranza l’ampio spazio per la presentazione dell’ordine del
giorno, e alla maggioranza uno spazio, almeno pari a quello della minoranza, per la
presentazione del proprio. Non troverete nel regolamento un caso simile a quello che stiamo
vivendo in questa giornata.
In questi casi, l’interpretazione, discutibile, contestabile, è quella della Presidente.
Quindi chi intende presentare l’ordine del giorno della maggioranza? Prego, consigliera
Salierno.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
SALIERNO
Presidente, forse se avessimo diretto i lavori diversamente, si sarebbe notata anche
una sostanziale convergenza su alcuni punti.
Noi presentando un ordine del giorno della maggioranza, non abbiamo inteso
ovviamente richiamare quanto nella legge e nel piano sanitario è già chiaro, quanto per
esempio è riferito alle residenze sanitarie assistite, ma chiarire i punti che hanno potuto
creare divergenze o errate interpretazioni.
Do lettura dell’ordine del giorno: “Il Consiglio Regionale della Basilicata,
-
preso atto della discussione odierna in ordine alla questione ospedale di
Tricarico e del piano di riqualificazione per esso previsto già dal piano sanitario
regionale ’97-’99;
-
considerato che occorre ribadire in linea con la natura di ospedale distrettuale
prevista dal piano la specifica funzione che dovrà avere il presidio di Tricarico,
di garantire la continuità assistenziale con le attività che affiancheranno il centro
di eccellenza per la riabilitazione specialistica di cui alla convenzione con la
fondazione Don Gnocchi;
-
confermando che nella programmazione a regime della struttura di Tricarico i
posti letto previsti sono n.132, distinti per le diverse attività,
impegna la Giunta:
-
affinché nell’ospedale di Tricarico siano mantenuti reparti, funzioni e servizi
oltre alle attività riabilitative;
-
al mantenimento dei posti letto previsti nel reparto di chirurgia, ostetricia,
medicina, lungo degenza e pediatria, secondo la programmazione aziendale
(40 posti letto ordinari ed 11 day hospital), garantendo attività di day surgery e
one day surgery, non solo alla chirurgia generale, ma anche ad interventi di
specialistica (oculistica, ortopedia, ecc.);
-
al mantenimento di reparti, funzioni e servizi di ginecologia, ostetricia e
pediatria, adeguandoli alle necessità dell’utenza e comunque con le stesse
dotazioni di posti letto e di personale, fino alla verifica delle nuove attività
riabilitative nella loro piena funzionalità di 64 posti letto e fermo restando la
nuova programmazione regionale;
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
-
a sollecitare l’azienda nell’avvio delle procedure finalizzate all’acquisto di nuove
ed adeguate attrezzature di diagnostica radiologica e laboratoristica al fine di
garantire la valenza di un servizio diagnostico su 12 ore e garantendo il servizio
notturno e festivo
attraverso la reperibilità di un tecnico di radiologia e il
necessario supporto laboratoristico;
-
a garantire la possibilità di ricovero per le patologie non urgenti nell’arco delle
24 ore attraverso l’accettazione del medico del reparto competente;
-
a garantire per le patologie urgenti il presidio medico per 24 ore nel PTS, la
continuità assistenziale notturna e festiva e la postazione di 118 attivo su 24
ore;
-
a garantire l’avvio del servizio di dialisi non appena ottenuta la disponibilità di
spazi tecnici adeguati e a tal fine prevedendo già le dovute figure tecniche e
professionali da formare per la nuova, delicata funzione sanitaria;
-
a garantire che pur mantenendo gli attuali servizi e reparti, in attesa della fine
dei lavori della nuova ala, venga comunque avviata l’attività riabilitativa ed
avviate tutte le attività specialistiche ambulatoriali previste nel presidio, quale
sede di distretto sanitario di secondo livello;
-
ad accelerare l’avvio delle attività di riabilitazione nella sua prima fase
all’interno dell’attuale struttura per un numero di 34 posti letto.
Questo l’ordine del giorno. E’ ovvio, Presidente, colleghi della maggioranza e del
Consiglio che va tenuto anche presente, rispetto ai documenti firmati da molti partiti politici
locali, dalle associazioni sindacali, sociali, comitati costituiti, l’auspicio di una verifica
costante delle azioni e quindi mantenere con i comitati e con gli organismi dei costanti
rapporti a partire appunto dalle istituzioni locali, le forze politiche locali e sociali e i comitati
costituiti, per consentire il contributo di questi nell’interesse dell’ospedale e del suo ottimale
funzionamento.
Questa è una parte auspicata dai documenti che provengono dalle forze politiche,
sociali, organizzative ed associative di Tricarico, ed anche se non è inserito nell’ordine del
giorno chiedo che comunque se ne tenga conto e possa costituire una parte da aggiungersi
all’ordine del giorno.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, consigliere Salierno. La parola al consigliere Melfi.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
MELFI
Devo considerare, Presidente, che si è già parlato a favore e quindi il mio è un
intervento di chi parla contro. Purtroppo devo necessariamente dire che si vuole continuare a
non essere chiari e a ingenerare equivoci molto gravi.
Voi auspicate al primo punto che nell’ospedale di Tricarico siano mantenuti reparti,
funzioni e servizi, oltre alle attività riabilitative e al secondo che siano mantenuti i posti letto
previsti nel reparto di chirurgia, ostetricia, medicina, lungodegenza e pediatria, secondo la
programmazione aziendale, quindi 40 ordinari ed 11 di day hospital, però non dite
assolutamente come questi 40 posti letto vanno distribuiti.
Lo dice invece Maroscia, quando parla di 32 posti letto di medicina generale, medicina
interna ad indirizzo geriatrico e di lungodegenza, più 8 di day surgery, per cui arriviamo ai 40
posti letto. Quindi vi pregherei di specificare meglio, se volete essere chiari.
Inoltre, si parla del mantenimento di reparti, funzioni e servizi di ginecologia, ostetricia
e pediatria, ma faccio notare che un fatto è il reparto e un altro fatto è il servizio; un fatto è il
reparto con ricovero per l’ostetricia e un fatto è il servizio ambulatoriale per l’ostetricia e la
ginecologia, per cui anche qui non siete abbastanza chiari.
Si legge, infatti: “Adeguandolo alle necessità dell’utenza e comunque con le stesse
dotazioni di posti letto e di personale”, ma questo si riferisce ai reparti e non ai servizi. Allora,
si fa la specificazione del servizio di ostetricia e ginecologia perché non si vuole essere
chiari.
Poi si dice: “Fino alla verifica delle nuove attività riabilitative nella loro piena
funzionalità, 64 posti letto”, ma questo che cosa significa? Che quando i 64 posti letto
saranno andati a regime si procederà a quello che oggi si vuole fare, cioè alla soppressione
dell’ostetricia e della chirurgia generale ed al ridimensionamento dei servizi?
Allora io dico innanzi tutto che dovete togliere la parte in cui si dice “fino alla verifica
delle nuove attività riabilitative nella loro piena funzionalità”, perché ritengo che non si debba
parlare né oggi né domani né dopodomani di soppressione o di riconversione, perché la
finalità, ripeto, non è quella della riconversione dell’ospedale di Tricarico in polo riabilitativo,
ma è quella di allocare la riabilitazione all’interno dell’ospedale di Tricarico senza mettere in
discussione l’esistente né adesso, né in futuro.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Melfi, aveva a disposizione cinque minuti.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
MELFI
Presidente, io posso anche finire, non ho difficoltà, ma vorrei richiamare l’attenzione
dei colleghi nel rimodulare questo ordine del giorno. Qui non vi si chiede niente, se non
semplicemente un po’ di chiarezza, che si può avere eliminando questa frase e sostituendola
con “ferma restando la nuova programmazione regionale”, nel senso che se da qui a qualche
giorno, o a qualche mese e a qualche anno verrà fatto un piano, allora si rimetterà tutto in
discussione.
In effetti noi abbiamo fatto venti giorni di sciopero, di manifestazioni proprio perché era
già scritto nel piano di attività dell’azienda che, nel momento in cui si fosse partiti con i 64
posti letto, si sarebbe rimesso in discussione tutto, ma questo noi non possiamo
assolutamente accettarlo e quindi vi prego, in nome della chiarezza, di rivedere questa parte
dell’ordine del giorno, prima di votarlo, perché sarebbe un fatto veramente negativo. Quindi
mi permetterei di chiedere una sospensione, anche se siamo in votazione.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Prego, consigliere Vita.
VITA
In rappresentanza della maggioranza e confermando il voto favorevole all’ordine del
giorno presentato dalla collega Salierno, devo dire che mi dispiace che questa sera non si
sia trovato un accordo, soprattutto alla luce di quello che è scaturito dal dibattito, che è stato
pacato, senza strumentalizzazioni e con l’obiettivo di dare un quadro chiaro a tutti noi e un
quadro di riferimento alla Sanità e soprattutto a quella che gravita intorno all’ospedale di
Tricarico.
Io ho ascoltato con grande attenzione quello che ha detto prima l’Assessore e mi
sembra che sia stato di una chiarezza assoluta: ha fatto riferimento al piano sanitario ed ha
anche riportato alcune delle frasi più importanti che all’epoca che ci hanno visti coinvolti in
una kermesse particolare alla fine del ’96, mi sembra anche con l’adesione del collega Melfi
su un passaggio.....
MELFI
Ha già parlato un Consigliere a favore e un altro contro.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Siete in una condizione di tempi realisticamente e oggettivamente di vantaggio rispetto
alla maggioranza; se la qualità del dibattito si dovesse dimostrare nei tempi, sareste al
doppio dei tempi. La consigliera Salierno ha presentato l’ordine del giorno, lei ha parlato
contro e il consigliere Vita sta parlando a favore, per cui lasciamo che completi il suo
intervento.
VITA
Il passaggio in questione è il seguente: “Sulla scorta di tali premesse, implementando
progressivamente le nuove funzioni assistenziali e senza alcuna dismissione preventiva degli
attuali reparti SLU…”, quindi qualcosa di acquisito, un riferimento chiaro per noi e del resto
l’Assessore questa sera ci ha confermato la volontà della Giunta di non dismettere
assolutamente nulla, anzi di mantenere l’esistente in questo momento e di creare i
presupposti perché vi sia anche un polo della riabilitazione.
Quindi una opportunità in più per la comunità di Tricarico. Io pensavo che alla fine del
dibattito proprio dinanzi a questo commento dell’Assessore che del resto mi sembra è stato
anche chiaro, cambiano le modalità, cambia il contesto, non solo finanziario, ma anche le
esigenze della medicina, cambiano le risposte in termini sanitari che dobbiamo dare sul
nostro territorio. Penso che avevamo trovato anche un punto di incontro, del resto ho detto
che abbiamo chiesto il coinvolgimento della minoranza ed ho apprezzato anche lo sforzo
fatto dalla stessa nel voler entrare nel merito del nostro ordine del giorno. Guardando poi
però l’ordine del giorno da loro presentato e le motivazioni per cui non hanno aderito al
nostro al quale farò riferimento, è chiaro che tutte quelle strumentalizzazioni che nella prima
fase del dibattito non ci sono state, appaiono tutte evidenti. Mi riferisco soprattutto ad un
passo nel quale abbiamo tanto parlato e che secondo me…
MELFI
Presidente, adesso sta commentando un ordine del giorno già votato. Ma perché
bisogna snaturare l’andamento dei lavori?
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Assolutamente, consigliere Melfi!
MELFI
Allora parlasse dell’ordine del giorno suo, ha già votato contro al nostro.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Melfi, la sto già richiamando troppe volte, non mi costringa a fare cose...
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
MELFI
Allora ce ne dobbiamo andare?
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Melfi, la prego di sedersi.
MELFI
Fino a quando lei...
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La prego di sedersi, se no la faccio allontanare dall’aula, la prego di sedersi.
MELFI
Allora lo faccia.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La prego di sedersi. Prego, consigliere Vita.
MELFI
Non credo che abbia comportamenti tali da farmi allontanare dall’aula.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
La prego di sedersi!
MELFI
Non credo che abbia avuto di questi comportamenti, Presidente.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Se lei interrompe il consigliere Vita, mi costringe a fare cose che non vorrei fare.
MELFI
Non credo che abbia avuto di questi comportamenti.
VITA
Presidente, ritornavo a quel passo famoso che qualche dubbio ha posto alla
minoranza, ma io invito la minoranza ed anche il collega Melfi a ripensare, ed eventualmente
a firmare con noi. Il loro dubbio viene soprattutto quando si parla dei mantenimenti dei vari
reparti e così via, poi si dice che “fino alla verifica delle nuove attività riabilitative nella loro
piena funzionalità”, cioè i 64 posti.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Questa è un’ulteriore garanzia, un’ulteriore chiarezza in un quadro che io penso che
sia altrettanto chiaro qui questa sera e quindi non comprendo assolutamente perché questa
frase qui, questa sera, non doveva essere ancor di più rimarcata.
Sta a significare ancora una volta e lo ripetiamo, che ci sarà il mantenimento
dell’esistente, assolutamente non ci saranno dismissioni e questa frase penso possa
tranquillizzare anche quelli che naturalmente erano tra i più scettici.
Quindi io inviterei la minoranza, se è d’accordo, a ripensare, ed eventualmente ad
approvare questo ordine del giorno dal quale naturalmente si evince che vengono mantenuti
tutti i reparti, funzioni e servizi, oltre alle attività riabilitative. Il preambolo della minoranza fa
riferimento ad un solo polo specialistico. Ancora c’è la convinzione assurda che si parli di un
solo polo specialistico quando noi qui rimarchiamo, e non ce n’era bisogno, l’assoluto
mantenimento di tutto l’esistente, anzi andiamo anche ad impinguare, accogliendo alcune
sollecitazioni che ci vengono non solo dall’Amministrazione, ma dalla più parte delle forze
politiche e sociali che ci sono in Tricarico.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Vita, i tempi! La prego di concludere.
VITA
Non solo questo, cogliamo soprattutto alcune sollecitazioni che ci vengono da questo
documento appena enunciato, in cui accettiamo anche e sollecitiamo la Giunta a fare anche
alcuni interventi di specialistica, come l’oculistica e l’ortopedia all’interno sempre di quel
concetto del day surgery.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Chiedo scusa, al pubblico, gentilmente, grazie.
VITA
Inoltre, per un’ulteriore tranquillità, invitiamo l’azienda, laddove ci sono delle
perplessità, mi riferisco soprattutto ai servizi di diagnostica…
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere Vita, non mi costringa a toglierle la parola. Deve concludere il suo
intervento.
VITA
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
…ed ai laboratori. Sollecitiamo la Giunta a fare ulteriori investimenti in questo caso,
così tutte le paure e tutti i timori che vengono dal territorio ed anche dagli interventi che mi
hanno preceduto non hanno modo assolutamente di esistere.
Quindi concludo a nome della maggioranza, convinto che oggi c’è stato un buon
lavoro. Il quadro è assolutamente chiaro, è un quadro di chiarezza, ma è anche di grande
prospettiva, secondo me, per l’ospedale di Tricarico. In questo primo punto noi ricalchiamo
ancora una volta che oltre alle attività riabilitative siano mantenuti i reparti funzione e servizi
ed è questa la sollecitazione che noi diamo.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Grazie, mettiamo in votazione questo ordine del giorno. Prego.
MELFI
C’è stato un invito a ripensare. Volete fare proprio il colpo di mano, non c’è niente da
fare, volete fare un colpo di mano. C’è stato un invito…
(Interruzione)
Guarda, consigliere Maggio, io sono in piazza ed in Consiglio Regionale, perché
mantengo sempre un comportamento corretto e leale.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Consigliere, può consentire all’aula di votare almeno?
MELFI
Io non impedisco all’aula di votare. C’è stato da parte del Capogruppo un
ripensamento. Presidente, lei sta…
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Non ci sono più dichiarazioni di voto.
MELFI
Chiedo la parola per dichiarazione di voto, Presidente.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Favorevoli all’ordine del giorno...
MELFI
Mi faccia parlare per dichiarazione di voto!
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
Lei contesterà il regolamento!
MELFI
Mi faccia parlare, Presidente, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Chiedo scusa, ma non vi faccio parlare. Metto in votazione l’o.d.g.
(Votazione)
Il Consiglio approva.
MELFI
Lei ha commesso un grosso abuso, Presidente. Mi dia la parola per dichiarazione di
voto, per favore.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Ci sono atti di controllo. Per quanto mi concerne la votazione è già avvenuta.
MELFI
Lei ha commesso un colpo di mano, Presidente. Noi abbandoniamo l’Aula in segno di
protesta.
PRESIDENTE (DE FILIPPO)
Lei contesterà la procedura. Passiamo agli atti di controllo:
PARCO GALLIPOLI COGNATO – DELIBERA C.D. N. 155 DEL 6.07.2004 –
APPROVAZIONE
ASSUNZIONE
BANDO
DI
COMMISSIONE
N.1
DI
CONCORSO
ISTRUTTORE
ESAMINATRICE
–
PER
TITOLI
ED
AMMINISTRATIVO
CONTROLLO
–
–
ESAMI
–
NOMINA
TRASMISSIONE
PARERE
Si comunica che su questo punto la Prima Commissione ha espresso parere
favorevole. Dato che non ci sono interventi, metto in votazione il provvedimento.
(Votazione)
Approvato.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
PARCO CHIESE RUPESTRI DEL MATERANO COMUNITA’
STATUTO
DEL
PARCO
DELL’ENTE
N.
3
DEL
PARCO
DELIBERAZIONE DELLA
16.7.2004
DELLA
–
MODIFICHE
MURGIA
ALLO
MATERANA
–
CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE
Il parere della Prima Commissione Consiliare è favorevole al diniego. Metto in
votazione l’atto perché non ci sono interventi.
(Votazione)
Il Consiglio approva.
ATER POTENZA – DELIBERA A.U. N. 96 DEL 30.6.2004 – VARIAZIONE
AL BILANCIO DI PREVISIONE 2004- – CONTROLLO – TRASMISSIONE
PARERE
Si comunica che la Seconda Commissione Consiliare ha espresso parere
favorevole.
(Votazione)
Il Consiglio approva.
ARPAB - DELIBERA DEL DIRETTORE GENERALE N.96 DEL 28.6.2004 –
APPROVAZIONE DELL’ASSESTAMENTO DI BILANCIO DI PREVISIONE
DELL’ANNO 2004 E DELLE VARIAZIONI DA APPORTARE AL BILANCIO
STESSO – CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE
Il parere della Seconda Commissione è sempre favorevole.
(Votazione)
Il Consiglio approva.
APT DI BASILICATA - DELIBERA DELL’AMMINISTRATORE UNICO N.
129 DEL 19.08.2004 – ASSESTAMENTO AL BILANCIO DI PREVISIONE
2004 – RIADOZIONE - – CONTROLLO – TRASMISSIONE PARERE
Il parere è favorevole.
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Consiglio Regionale del 26 ottobre 2004
(Votazione)
Il Consiglio approva. La seduta è chiusa.
La seduta è tolta alle ore 19.05.
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Il Presidente del Consiglio
(Vito De Filippo)
Il Consigliere Segretario
( Nardiello )
Il Consigliere Segretario
( Martinelli)
Il Segretario del Consiglio
( Domenico Addamiano)
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