DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE Via dell’Arcivescovado, 13 - Tel. 0961.721333 - 88100 Catanzaro - Spedizione in a.p.Tabella C - Autorizzazione DCO/DC CZ/063/2003 Valida dal 11/02/2003 FONDATO NEL 1982 PASQUA 2012 «Io sono la Resurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25) Il viaggio apostolico di Benedetto XVI a Cuba Quel "sì" senza riserve servizio a p. 10 Il Seminario Regionale a servizio del bene comune della Calabria servizio a p.4 ANNO XXXI N. 6 OLTRE L'ORIZZONTE TERRENO «I l solo e vero peccato è rimanere insensibili alla resurrezione». Isacco il Siro, padre della Chiesa antica, scolpiva così la ricchezza ed il senso della Pasqua. L’efficacia di queste parole é di grande attualità perché per la stragrande maggioranza delle persone il giorno di Pasqua scivola quasi inosservato a parte la possibilità di costruirsi (chi può, naturalmente) uno dei tanti ponti da trascorrere fuori porta. Anche la nostra Calabria, dove pure resistono riti e liturgie e dove più forte che altrove è la religiosità popolare e conserva la memoria cristiana, non fa più eccezione. Tuttavia, come ci suggerisce l’apostolo Paolo, bisogna guardare il Mistero non più con gli occhi di prima, non più con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, bensì con àzzimi di sincerità e di verità (1Cor 5.6b-8). Di fronte al buio di giorni futuri e di incertezze materiali e spirituali; di fronte alla dura e lancinante situazione di malessere, spesso non si è capaci di andare oltre gli occhi di carne, oltre i precetti e le regole, oltre i ragionamenti chiari e distinti, oltre le ultima oscurità della notte. E’ il senso della precarietà umana, figlia del terrore della morte, una potenza efficace non solo perché desta paura e angoscia, ma anche perché a causa di essa gli uomini diventano cattivi e peccano e così trasformano le aspettative di vita in odio per l’altro, in concorrenza, rivalità, sopraffazione. Questa è la morte contro la quale Gesù ha lottato fino a riportare la vittoria. Cristo è venuto per far balenare davanti ai nostri occhi anche quest’altra faccia della morte. Certo, non viene meno il volto tenebroso, fatto di solitudine, di lacerazione, persino di urlo lanciato a un Dio apparentemente distante. Ma all'alba del mattino pasquale il velo si squarcia e si intuisce l’oltrevita, l’altro viso della morte. Come si legge nell’Apocalisse, oltre c’è «la dimora di Dio con gli uomini. Là non ci sarà più la morte, né lutto né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» (21, 3-4). La Resurrezione di Gesù è dunque il sigillo posto dal Padre sulla lotta del Figlio, sul suo agón. Per fare esperienza piena del Risorto non si può stare troppo fermi né alla lettera dei racconti sacri, né alle leggi della natura, né vale chinarsi a guardare le bende, il sudario, i teli, la pietra rotolata per poter cogliere davvero il senso di ciò che è avvenuto. La Risurrezione del Signore ha rotto gli schemi della normalità. Ma allora, perché la Pasqua non è l’occasione per una ricarica della propria fede? In questa stagione particolare dello spirito, i cristiani dovrebbero anzitutto tornare alle sorgenti di luce, amore e bellezza e poi spingere i propri passi verso coloro che sono soli e abbandonati. Dovrebbero mostrare, davanti alla Risurrezione, che la vita è più forte della morte. E ciò agendo con giustizia, con l’accettare di spendere la propria vita per gli altri; rinunciando ad affermare se stessi su gli altri fino a pregare per gli stessi assassini. Insomma, i cristiani dovrebbero mettere in pratica quello che già secoli fa suggeriva l’apostolo Pietro: «Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. E questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza» (1Pt 3,15-16). Non si nasconde la fiaccola sotto il moggio, ma la si lascia risplendere «davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone». Credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza: solo così davvero l’ultima nostra parola non sarà la morte né l’inferno, ma la vittoria sulla morte e sull’inferno. La morte non fa più paura, i grandi interrogativi dell'aldilà trovano la loro risposta, anche se non completa nella sua fantastica bellezza. Risposta incompleta, perché la Resurrezione di Gesù non è il ritorno in vita di un cadavere, come è avvenuto nel miracolo di Lazzaro. In tal caso, la Risurrezione sarebbe un prolungamento della vita precedente prima della morte definitiva. Essa, invece, è un vertiginoso passo in avanti verso una vita totale che non conosciamo, ma dove né la morte né la corruzione della carne potranno più esserci. Gesù ha detto: «lo sono la Resurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25). Solo la fede può assicurarci che la vittoria sulla morte è possibile e che, dopo di essa, ci attendono le braccia amorose del Salvatore. La Pasqua apre per tutti l’orizzonte della vita eterna: che sia questa, allora, la Pasqua di tutti. Auguri! + Vincenzo Bertolone, Arcivescovo metropolita L’Agenda del Vescovo LA PASQUA DI OGNI VITA! Non è tua la vita, o morte: così il vento del Golgota sussurrò all’uomo falciato dal dolore; così l’aurora del Terzo Giorno proclamò al mondo la vittoria del Risorto! Non è tua la vita, o morte: quel Terzo Giorno distruggerà i sepolcri e le lacrime del tempo saranno perle di luce per vedere il volto dell’Eterno. Se buio, dolore e rimpianto trapuntano l’ora terrena, luce e speranza squarciano i cieli dell’Oltre…. per toccare il divino per godere la gioia per contemplare l’Eterno. MARZO 26 - Udienze; 27 - Partecipa alla conferenza stampa per la firma del protocollo d’intesa tra la regione Calabria e il Bambini Gesù; 28 - Ore 10.30 Catanzaro, Casa circodandariale, S. Messa Ore 17 Roccelletta di Borgia, Lectio sulla Quaresima; 29 - Udienze Ore 11 Catanzaro, Ospedale Ciaccio S.Messa Ore 15 Seminario San Pio X, interviene al primo convegno dell’Ordine distrettuale degli avvocati di Catanzaro 31 - Visita ai sacerdoti anziani della diocesi Ore 19,30 Incontra il Rotary per lo scambio degli auguri pasquali APRILE 01 - Domenica delle Palme 02 - Udienze 03 - Udienze Ore 19 Catanzaro, Chiesa del S. Rosario, partecipa a Concerto 04 - Udienze Ore 17 Chiesa Cattedrale, S. Messa Crismale 05 - Chiesa Cattedrale, ore 18 S. Messa in Coena Domini 06 - Chiesa Cattedrale, ore 16,30 Celebrazione della Passione Ore 18,30 Processione della Naca 07 - Chiesa Cattedrale, ore 22 Veglia Pasquale 08 - Squillace, ore 11 Solenne Pontificale di Pasqua 15 - Ore 11 Davoli Superiore, Amministra Sacramento della Confermazione Ore 17.30 Catanzaro, Rione Samà, parrocchia S. Francesco di Paola, Amministra Sacramento della Confermazione 16/18 Crotone, partecipa ai lavori della Conferenza Episcopale Calabra 18 - Ore 18 Isca sullo Jonio, Amministra Sacramento della Confermazione 24 - Seminario S. Pio X, presiede i lavori della Commissione Presbiterale Regionale Ore 18, Caraffa, Amministra Sacramento della Confermazione 25 - Gimigliano, ore 12 S. Messa in onore della Madonna di Porto Sersale, ore 17,30 Amministra Sacramento della Confermazione 26 Catanzaro, rione Germaneto, Amministra Sacramento della Confermazione E’ la Pasqua di ogni vita! R. F. “Comunità nuova” augura a tutti i lettori una Santa Pasqua di Risurrezione 2 Pasqua 2012 ABBONAMENTO CCP n. 10342889 intestato a “Comunità nuova” € 25,00 per l’Italia € 40,00 per l’estero Direttore Resposabile: Mons. Raffaele Facciolo Consiglio di redazione: Francesco Candia (Amministratore) Michele Fontana • Giovanni Scarpino Marcello Lavecchia • Fabrizio Marano Valeria Nisticò • Saverio Candelieri • Rita Doria Editore e Redazione ARCIDIOCESI METROPOLITANA DI CATANZARO-SQUILLACE Via Arcivescovado, 13 88100 - Catanzaro tel. 0961.721333 e-mail: [email protected] Iscritto al n. 2/1982 del Registro della Stampa del Tribunale di Catanzaro il 16 gennaio 1982. ISSN: 2039-5132 www.diocesicatanzarosquillace.it Educare nel tempo dei computer e dei social network S cuola e tecnologie informatiche. Computer, internet, social network, skype: sono realtà più o meno nuove e nuovissime che s’interfacciano sempre di più col meccanismo antico e fascinoso dell’educazione e della scuola. E in qualche modo vanno a modificare equilibri, modalità, relazioni. Non è detto che il mondo scolastico debba “rincorrere” le novità tecnologiche. Certo, però, non può fare a meno di considerarle, conoscerle e, probabilmente, “padroneggiarle”, nel senso che l’ambiente proprio della formazione e dell’educazione, della crescita di consapevolezza, è proprio sulla misura della consapevolezza (e della responsabilità) che si relaziona agli strumenti, alle tecnologie, ai mezzi di comunicazione. Detto questo, basta guardare con attenzione al mondo della scuola per scoprire ogni giorno sfaccettature e provocazioni nuove proprio sul rapporto con le tecnologie. Così, ad esempio, s’incontra il fenomeno dei “compiti on line”, con reti di compagni di scuola che trovano nuove modalità di studio insieme grazie alla comunicazione in tempo reale via Internet. Oppure ci s’imbatte in circolari preoccupate di dirigenti scolastici che “vietano” gli scambi tra docenti e allievi su Facebook. O, ancora – ed è questione potenzialmente più ampia – ci si ritrova a ripensare la costruzione e l’utilizzo dei classici “libri di testo” in chiave elettronica. O la didattica on line, magari a distanza. Si potrebbero aggiungere altri “fronti”, anche molto diversi tra loro, nei quali però il denominatore comune è la trasformazione culturale oltre che tecnologica (e indotta dallo sviluppo tecnologico) avviata nel campo scolastico ed educativo. La Fondazione Agnelli nel 2010 segnalava come il 72,2% degli studenti italiani possedesse una connessione Internet a casa (e la media europea è il 71,5%: siamo curiosamente all’avanguardia). Non solo: il 45,5% dei quindicenni usa il computer da quando aveva 10 anni. È la prospettiva dei “nativi digitali”. Se la tecnologia ha cambiato il mondo, anche e forse soprattutto quello dei nostri ragazzi, appare chiaro come la scuola ne sia fortemente provocata. In ordine, ad esempio, a una migliore conoscenza tecnica (essere protagonisti del proprio mondo – è una finalità del percorso educativo – vuol dire anche conoscere e usare bene i mezzi a disposizione) e, dicevamo, soprattutto in ordine alla consapevolezza e alla padronanza dei mezzi a disposizione. Facebook promuove o danneggia la relazione tra allievo e docente? Ha ragione un preside di preoccuparsi per un livello nuovo e quasi incontrollabile di comunicazione, potenzialmente “eversivo” delle reti codificate? Quanto viene messa in gioco la “distanza”, ma anche l’autorevolezza che pure fanno parte di una relazione educativa in un mondo di comunicazioni virtuali che, per definizione, abbattono proprio le distanze? Ruoli diversi, deontologia professionale… quante riflessioni si potrebbero fare. Tante domande, cui peraltro sono possibili risposte differenti. Ecco, sta qui la sfida degli educatori: lasciarsi provocare, scrutare il nuovo con passione, avendo a cuore il compito antichissimo eppure così contemporaneo di aiutare a crescere i più piccoli, valorizzando talenti e personalità, lo sviluppo integrale, la dimensione della ricerca, la capacità di relazioni autentiche. Nel mondo reale e virtuale di oggi. Alberto Campoleoni “Armoniosi Contrappunti” Una giornata per ricordare il “maestro” catanzarese Pino Michienzi C ome le arance succose, sanguigne e cariche di sole, sono le persone ricche dentro, maestre di umanità: con queste e altre mille suggestioni poetiche è stato ricordato Pino Michienzi, il grande interprete catanzarese scomparso lo scorso anno: presso il Politeama di Catanzaro, si è svolta infatti una speciale giornata-tributo dal titolo “Pino Michienzi. Armoniosi Contrappunti”, promossa dall’Assessorato regionale alla Cultura e dalla Provincia di Catanzaro. La manifestazione è coincisa con la prima edizione della Giornata regionale dell’attore. Per Anna Maria De Luca, che è stata compagna di Michienzi nella vita e sul palco, l’evento è stato occasione per ringraziare i tanti amici presenti , tra i quali Pippo Franco; e anche il figlio, Luca Maria Michienzi, ha sottolineato l’importanza di una giornata che ha lo scopo di "valorizzare la figura dell’attore – ha detto – troppo spesso celebrata in vita e dimenticata dopo la morte". Ad aprire l’evento, una mostra fotografica con i contributi del grande fotografo di scena calabrese Tommaso Le Pera, con il quale Michienzi più volte ha collaborato durante la sua lunga carriera. Poi, un incontro-dibattito che ha raccontato il libro di Michienzi “Guagliò. Storie di rughe”, autobiografia romanzata sui suoi primi anni di vita, edito postumo da Rubbettino: sullo sfondo dei vicoli delle pittoresche "rughe" catanzaresi, "Guagliò" racconta la storia intrecciata di tre vite, tre giovani esistenze legate da un sentimento di amicizia, in un bellissimo e colorito squarcio di vita popolana. Si scorge nel libro una finestra aperta su un mondo, tanto caro all’autore, denso di quella calabresità che è appartenenza etnica, storica e linguistica, quest’ultima intesa come idioma, lingua madre unica per l’intera regione, e non come vernacolo “tout-court”. Momento conclusivo della giornata, lo spettacolo “Aspru munti”, inedita riduzione teatrale di “Gente in Aspromonte” di Corrado Alvaro. Nel corso della bellissima giornata, abbiamo chiesto all’incantevole Annamaria De Luca, di parlarci della fede di suo marito: e lei ci ha fatto riflettere su come l’arte di Michienzi, in cui la fede è tutto, possa portare a penetrare nel mondo di Dio in modo sublime e profondo: e infatti ogni suo spettacolo sacro diventava, alla fine, non solo lo spazio per un’esperienza di “bellezza” intesa come occasione di arricchimento e rinnovamento interiore, ma un sublime, indimenticabile momento di preghiera collettiva.o E allora, in prossimità della Pasqua, ci piace ricordare, di Michienzi, quello splendido recital su Maria, “ Donna de’ Paradiso”, rappresentato non solo in tantissime chiese, ma in diversi convegni di mariologia, anche alla presenza del Card. Bagnasco. Un dramma al femminile in cui c’è prima di tutto la Madre “dolorosa” e “lacrimosa”, c’è la Sofferenza dell’umano fattosi donna. Ma, vogliamo aggiungere noi, in questo ripensamento interiore sulla Vergine con citazioni ghiotte da Peguy a Jacopone, da Dante a Petrarca, da Claudel a Pasolini, non c’è solo il dolore, ma c’è “l’eternità”. E quindi ci sono la Vita, e la Resurrezione, e la Speranza. C’è quell’ eternità che l’arte, coniugata al mistero di Dio, attraverso la mediazione dei grandi poeti ineffabilmente interpretati da Michienzi, riesce a far trasparire: e così, in questa narrazione che è teologica e intellettuale insieme, appare la statura eterna del femminile, di una Madre che, ci dice il Vangelo, è “in piedi” presso la croce di Gesù. L’uso del verbo "stare in piedi" suggerisce che Maria non è giunta lì travolta da tragici eventi, non è cioè soltanto una madre oppressa dal dolore, ma, di più, ella è liberamente e volontariamente presente, coraggiosamente, accanto al Figlio, a rischio della propria vita, mentre gli apostoli, che avevano giurato di esser pronti a morire per lui, erano fuggiti . “Donna de’ Paradiso”, allora, come promessa di eternità e di Vita. Di quella stessa Vita di cui vive, ancora, Pino Michienzi. Anna Rotundo 3 Pasqua 2012 Il Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Mariano Crociata, al “San Pio X” di Catanzaro Il Seminario Regionale a servizio del bene comune della Calabria «I cento anni di vita che questo seminario ha alle spalle è una premessa sicura per guardare avanti con fiducia, soprattutto per guardare avanti con nuovo slancio e con la certezza della chiamata e della missione a cui il Signore vi destina». Sono le parole del Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Mariano Crociata, intervenuto il 17 marzo scorso a Catanzaro durante un convegno sul tema “Il Seminario Regionale San Pio X a servizio del bene comune della Calabria”, in occasione delle celebrazioni per il centenario di fondazione del Seminario Regionale di Catanzaro. L’evento celebrativo, moderato dal direttore dell’Istituto Teologico Calabro, mons. Natale Colafati, è stato avvalorato dalla presenza degli Arcivescovi metropoliti mons. Vittorio Mondello (Reggio Calabria-Bova), Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, e mons. Vincenzo Bertolone (Catanzaro-Squillace), assieme ai vescovi mons. Luigi Cantafora (Lamezia Terme), mons. Luciano Bux (Oppido-Palmi), mons. Giuseppe Fiorini Morosini (Locri-Gerace) e mons. Antonio Cantisani (emerito di Catanzaro-Squillace). A porgere un saluto ai relatori ed ai convenuti anche il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, il parlamentare Mario Tassone e il vice presidente della Provincia, Emilio Verrengia, che hanno rinnovato l’impegno di vicinanza alla realtà del Seminario Regionale, da sempre “luce e faro della Calabria”. Nel suo saluto mons. Mondello ha ricordato come è necessario celebrare i cento anni del Seminario, guardando con speranza al futuro con un clero sempre più capace e pronto alla “nuova evangelizzazione”. Tra i progetti IN DIALOGO … Tramandare La via del comunicare risiede eminentemente nella carità: e nella forma più discreta di carità, come sono i gesti e le attenzioni che non contano agli occhi dei sapienti mondani. E, se la carità è la pienezza, la forma matura della fede passa attraverso la carità. La famiglia è un luogo elementare dove la fede passa. Più gli sposi si uniscono in Cristo e più la loro comune coppa, misura della loro vita, si riempie del vino di Cana, diventa miracolo. Clotilde Albonico 4 Pasqua 2012 di Mons. Mondello e dei vescovi della regione anche la volontà di istituire al più presto una Facoltà Teologica della Calabria. Il rettore del Seminario di Catanzaro, mons. Vincenzo Rocco Scaturchio, ha poi ribadito l’importanza dell’evento celebrativo in un contesto regionale. Per il rettore «festeggiare il centenario significa “fare memoria per meglio orientare il futuro”, affondare le radici nella tradizione precedente per trarre humus e saggezza e riempire il futuro di quella speranza tanto necessaria agli uomini e donne di questo tempo di crisi, ma soprattutto ai giovani che non vedono luce nel loro futuro». Mons. Crociata, riprendendo il messaggio di Benedetto XVI rivolto nei mesi scorsi ai superiori ed agli allievi dei seminari regionali, nella sua relazione ha evidenziato come «la Calabria è alimentata da un senso religioso ancora vivo grazie a solide tradizioni e devozioni, che possono tradursi in uno slancio inedito e profetico di “rinnovata evangelizzazione”. Il seminario regionale ha la possibilità di offrire un singolare contributo a questo cammino ecclesiale». Per mons. Crociata «essere presbiteri di questi tempi è allo stesso tempo affascinante e difficile, un impegno arduo e una sfida estrema, se si vuole, come si deve, rimanere fedeli fino in fondo, nei giorni buoni e nei giorni cattivi, nei giorni della consolazione e in quelli della desolazione e della tentazione». «La singolare comunità del seminario regionale - ha detto Crociata - permette ai seminaristi di prepararsi a vivere questa duplice dimensione e, inoltre, di porre le basi per sviluppare in futuro una fruttuosa collaborazione pastorale. Il seminario regionale è davvero un’autentica palestra di comunione presbiterale». A ricordare la storia del Seminario “San Pio X” nel contesto catanzarese e regionale è stato mons. Antonio Cantisani con un’appassionata e commovente narrazione. Era il 30 ottobre del 1908, quando Papa Pio X, cogliendo la voce dei vescovi di Calabria, scrisse al vescovo di Catanzaro Mons. Pietro Di Maria per incoraggiarlo a trovare un luogo dove poter costruire un seminario per tutte le 18 diocesi. Non mancò la risposta pronta del vescovo di Catanzaro che indicò al Papa il colle “Madonna dei Cieli”. Il 4 gennaio del 1912 il Seminario, di proprietà della Santa Sede, fu aperto agli alunni di filosofia e teologia. Interessanti anche le comunicazioni del professore Tullio Barni, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, e del magistrato Nicola Grateri, che, attraverso la propria esperienza, hanno ribadito la necessità di sinergia tra seminario, università e società civile per la crescita di una regione più intellettuale, libera e giusta. A tracciare le conclusioni, infine, è stato mons. Vincenzo Bertolone che, nel ringraziare i relatori per i contenuti offerti, ha evidenziato «come la Calabria ha bisogno di un clero ben formato non solo per trasmettere la fede, ma per rispondere alle attese e alle problematiche socio-culturali della regione». Iniziativa promossa dal Servizio per la Pastorale Giovanile Forever Young, per sempre giovani! F orever Young. Che tradotto in italiano fa: “Per sempre giovani ...”. Un auspicio? Di più. E’ il tema generale che accompagna la nuova iniziativa promossa dal Servizio per la Pastorale Giovanile dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, guidato dal responsabile don Ivan Rauti. Si tratta di una serie di appuntamenti itineranti (cinque per l’esattezza) destinati a ragazzi e giovani “alla scoperta dell’Eterno in ogni attimo”, come spiega d’altronde il sottotitolo della manifestazione. Ed il riferimento alla lettera pastorale “Ogni attimo è carico di Eterno” dell’arcivescovo Vincenzo Bertolone è evidente. I primi due incontri ai quali hanno partecipato, complessivamente, più di 250 ragazzi e giovan, si sono svolti, sempre dalle ore 18 in poi, domenica 4 marzo, nella parrocchia “Santa Maria della Roccella” in Roccelletta di Borgia, per le foranie di Catanzaro Sud e Squillace, e domenica 11 marzo, nella parrocchia di “Mater Domini” in Catanzaro per le foranie di Catanzaro Nord, Centro e Ovest. Altri due appuntamenti sono previsti per domenica 15 aprile, nella parrocchia “Maria Santissima Immacolata” di Soverato, per le foranie di Soverato, Chiaravalle e Serra San Bruno e domenica 6 maggio, nella parrocchia “Santa Maria Assunta” di Cropani, per le foranie di Sersale e Taverna-Gimigliano. La punta di diamante dell’intera iniziativa sarà la Veglia di Pentecoste prevista per sabato 26 maggio, alle ore 21, presso la Cattedrale di Catanzaro, che sarà presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone, con la partecipazione delle parrocchie, dei movimenti, dei gruppi, delle associazioni e di tutti coloro hanno ricevuto o riceveranno il sacramento della Confermazione nel 2012. La veglia sarà preparata in collaborazione con il Pontificio Seminario Teologico Regionale “S. Pio X”, nell’anno centenario della sua apertura. Le realtà ultime (quelle che i teologi, con un LA CARITAS PARROCCHIALE (Perché. Cos’é. Come nasce. Come partire. Come opera) Nell’articolo precedente sono state esaminate le voci: “perché” la Caritas Parrocchiale e “cos’è”. Ci si sofferma ora su: “ come nasce”, “come partire”. COME NASCE La Caritas è un organismo della parrocchia ed è presieduta dal Parroco. Si costituisce attraverso modalità diverse, a seconda della consistenza numerica e del grado di maturità delle parrocchie. Dalle esperienze in atto si possono ipotizzare 4 tipologie diverse di “Caritas parrocchiale”: a) La Caritas è costituita da rappresentanti delle diverse iniziative caritative presenti in parrocchia e dei gruppi di volontariato di ispirazione cristiana operanti nel territorio e con eventuale inserimento di qualche persona disponibile e sensibile; b) Il parroco chiama alcuni fedeli, possibilmente rappresentativi dell’intera comunità parrocchiale (giovani, anziani, coniugi, una religiosa/religioso,…) Essi avviano il lavoro di sensibilizzazione della comunità parrocchiale, promuovendo anche gruppi di volontariato in risposta ai bisogni esistenti; c) La Caritas parrocchiale si configura come una Commissione del Consiglio pastorale parrocchiale, nei cui confronti ha il compito di proporre i problemi e di attuarne le direttive. La Commissione può essere estesa ad altri operatori sensibili e attivi. La Caritas viene correttamente percepita come una cosa diversa dai gruppi caritativi; d) Nelle piccole parrocchie bisogna che almeno una persona, at- termine un po’ complicato, chiamano “escatologiche”) sono al centro della discussione negli incontri nelle varie zone pastorali. Si parla però, non semplicemernte di quello che ci aspetta dopo questa vita, ma soprattutto di come già qui ed ora è possibile fare esperienza della salvezza che il Signore Gesù ha realizzato per noi. E la morte è vista come un ritorno all’innocenza (prendendo in prestito le parole della canzone “Return To Innocence” degli Enigma). Ogni incontro si apre con un momento di preghiera, poi la proclamazione della Parola di Dio (Gv 12, 20-33) con una breve riflessione di don Ivan Rauti e don Antonio Scicchitano; un video che “allarghi” l’orizzonte della riflessione ed, infine, la possibilità di porre delle domande su questi temi, antichi ma sempre attuali, della nostra fede cristiana…ovviamente senza la pretesa di avere risposte esaurienti, ma soltanto piccoli lumi di speranza, che si accendono a partire dall’esperienza di Gesù. Le parole di una canzone di Bob Dylan, appunto “Forever Young”, fanno poi da sfondo alla preghiera conclusiva: “Sempre giovane, sempre giovane, possa tu rimanere per sempre giovane”. Luigi Mariano Guzzo tenta e capace, individuata dal parroco, assuma il ruolo di animatore Caritas, per fungere da stimolo e proposta agli altri fratelli nella testimonianza di carità. In ogni caso è importante che sia bene identificato il responsabile della Caritas parrocchiale come espressione del Consiglio Pastorale e come collegamento costante con la Caritas diocesana. Dopo un adeguato cammino di esperienza e di riflessione, la Caritas parrocchiale può darsi un regolamento e dotarsi di un minimo di strumenti (sede, telefono,…) di sussidi (opuscoli, diapositive, manifesti,…) che favoriscono lo svolgimento delle proprie attività. La Caritas parrocchiale nasce sulla base di uno statuto concordato con la Caritas diocesana . COME PARTIRE Il primo impegno che la Caritas parrocchiale dovrà affrontare non sarà operativo , ma di studio: riflettere sulla natura della Caritas, sul suo inserimento nella vita parrocchiale e nella programmazione pastorale, sulle finalità che è chiamata a perseguire. La Caritas parrocchiale nasce per aggregare e potenziare le energie esistenti, non sarà perciò “tempo sprecato” quello che si impiega per chiarire natura, modalità e obiettivi di questo nuovo organismo pastorale, perché è importante che si parta nella chiarezza, con precisione e con uno stile di dialogo. Si termina questa fase formulando uno Statuto della Caritas parrocchiale che verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio pastorale e fatto conoscere a tutta la Comunità cristiana. (continua) a cura del “Laboratorio diocesano per la promozione e l’accompagnamento delle Caritas parrocchiali 5 Pasqua 2012 La meditazione dell’ultimo ritiro del clero dettata da Padre Michele Mazzeo RILEGGERE “L’APOCALISSE DI GESU’ CRISTO” OGGI E ’ su questo tema che P. Michele Mazzeo, cappuccino e docente di S. Scrittura presso l’Istituto Teologico Calabro S. Pio X e al Pontificio Ateneo “Antonianum” in Roma, ha aiutato i sacerdoti e i diaconi a riflettere nel ritiro del mese di marzo 2012.Il relatore, per dare degli spunti di meditazione, ha esordito sottolineando che la chiave di lettura e il filo conduttore dell’intero libro è Ap 3,20: “Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. E’ Cristo che sta alla porta della Chiesa e bussa continuamente e chiede un rapporto di reciprocità.Visto che il contesto è liturgico( la visione è in un giorno di festa) e ci introduce ad una prospettiva originale del mistero pasquale, questo rapporto si realizza specialmente nell’Eucaristia. E’ lo Spirito che guida questo tempo della Chiesa ed aiuta a comprendere il rapporto tra Parola e persona.Sorvolando la questione dell’autore, se sia Giovanni apostolo o Giovanni il presbitero, paradossalmente si potrebbe dire che l’Apocalisse non è di Giovanni, ma di Gesù perché per ben 29 volte ricorre il termine “agnello”. Tutta la Bibbia confluisce nell’Apocalisse con uno sguardo escatologico sulla Chiesa, sull’umanità e sull’intera creazione, aprendo la vita presente sul futuro dell’incontro definitivo con Dio in Cristo. E’, così, la sintesi complessiva della Rivelazione e propone una lettura della storia da credenti attraverso un linguaggio simbolico. Le prospettive di lettura devono tenere presenti: narratore (Dio), personaggi, intreccio, lettore (che è chiamato alla comunicazione e condivisione). Il libro è composto nel tempo della persecuzione per dare incoraggiamento alla comunità nei duri momenti della prova. Il genere letterario è “apocalittico” e si fonda sull’apocalittica giudaica presente specialmente in Daniele e sui discorsi apocalittici di Gesù. Si presenta come un libro da fare proprio perché rivela, comunica. Si divide in due parti: I parte capp. 1-3: Cristo Figlio e le chiese d’Asia che “ama”;II parte capp. 4-22: Cristo Agnello, Dio: dalle chiese ai piani e all’azione di Dio nella storia verso una nuova creazione. E’ questo il GIORNATA SPIRITUALE PER GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA S i è svolto nei giorni scorsi il ritiro spirituale per gli insegnanti di Religione Cattolica della diocesi. Tanti gli insegnanti in servizio nelle scuole di ogni ordine e grado presenti all’incontro che si è svolto nella chiesa di San Rocco nella città capoluogo. “Ogni attimo è carico di eterno” – Adora il Signore Dio tuo, questo il titolo dato alla giornata spirituale ripreso dalla lettera pastorale di SE il Vescovo Mons Vincenzo Bertolone. Ha dato inizio al momento di preghiera 6 Pasqua 2012 vangelo eterno da annunciare. Una costante è il dialogo liturgico iniziale e finale con lo schema: Cristo-Chiesa; da Cristo alle Chiese e dalle Chiese all’azione di Dio nella storia. L’Apocalisse Esorta la Chiesa e i cristiani ad entrare nella storia da credenti. Il titolo di apertura (Ap1,1-8) sottolinea che è Dio che si rivela, che si manifesta e arriva sino a noi attraverso le coordinate: Dio- Gesù Cristo – Angelo – Apostolo - cristiani. Il simbolismo del numero 7 che ricorre spesso indica la perfezione e la totalità universale. E’ importante il risalto che si dà all’amore di Cristo verso di noi: “A colui che ci ama e ci ha liberati” (1,6): l’azione dell’amante è sempre al presente, ci sta amando ora e ci ha liberati dal peccato. Da notare che in tutto il libro, il Padre è solo il Padre di Gesù Cristo, mai dei credenti. Quando deve coinvolgere i credenti l’autore usa la formula di alleanza: “Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio” (21,7). Dio parla direttamente e il rapporto con i credenti è nel Cristo.Forte è anche il richiamo alla conversione universale e a ciò che avverrà quando vedremo Dio faccia a faccia. Nel passo 1, 9-20 vi è la Cristofania e il conferimento della missione e si mette in evidenza come la Chiesa nasce nel giorno del Signore, è nelle mani di Cristo (il Primo e l’Ultimo) e nessuno la può togliere, né l’avversario né il Padre perché la missione una volta affidata è irrevocabile. Il cap. 12 è il più famoso per la lettura mariologica che si fa, ma è importante per l’oridon Procopio che ha messo in rilievo l’importanza di partecipare agli incontri programmati per gli insegnanti IRC per il grande arricchimento spirituale necessario a vivere intensamente la Parola di Dio e a trasmettere più vivamente i saperi religiosi ai propri alunni. E’ quindi seguito un forte momento di orazione iniziato con la recita delle lodi mattutine e continuato con i Salmi, il Cantico di Zaccaria e con le Invocazioni. A completare l’intenso momento di preghiera, coordinato dalla segretaria dell’Ufficio IRC Rosangela Marino, era presente don Luciano Palombo , Rettore del Seminario Minorile, che si è egregiamente espresso sulle letture bibliche del giorno domenicale evidenziando le particolarità che le contraddistinguono . Don Luciano soffer- gine del mistero del male.Il termine “Donna” ricorre 9 volte, il drago che vuole divorare il bambino è creatura celeste; il rosso significa violenza e morte; le sette teste e corna indicano il potere forte. Anche la bestia si riferisce al potere forte . Il v. 5 cita il Salmo 2 che un salmo messianico-regale. Il bambino rappresenta tutti quanti noi, il popolo di Dio che partorisce nel dolore i credenti. Il popolo nella sofferenza va nel deserto come l’antico Israele. Il drago-serpente-diavolo-satana indicanoil potere del male, l’anti-persona che assume tutti volti. L’Apocalisse veramente squarcia il velo della Chiesa, della storia, della politica, dell’economia del tempo in cui è stata scritta e del nostro tempo. Mentre descrive l’azione dello Spirito nei confronti della Chiesa porta alla centralità di Cristo nella storia e mette in cammino verso un’opera di continua purificazione. L’angelo a cui parla potrebbe essere il vescovo, il pastore, o chiunque ha un compito di responsabilità. E’ Cristo stesso che si rivolge: “conosco le tue opere”. L’Apocalisse è il libro che più che insegnare vuole esortare alla speranza escatologica e personale e cosmologica: Il Cristo Alfa e Omega attrae tutto verso di sé ed è qui la chiave della speranza. Egli è il primogenito delle creature e quindi viaggiamo verso la creazione nuova. Nei capp. 16-17-18: c’è tutta la vita attuale: la religione per la religione e l’economia per l’economia che diventano idolatria. Nel cap. 21, 1-8 “i suoi” popoli, “dimora di Dio con gli uomini”, ritorna la formula dell’alleanza e assicura che tutti gli abitanti della terra incontreranno Dio e non vi sarà più lutto né pianto perché “Io faccio nuove tutte le cose”. Il male viene definitivamente squarciato perché viene definitivamente sconfitto il serpente antico. La speranza attraversa tutto il libro dell’Apocalisse e si radica nel fatto che è Dio (narratore) che parla e con lui entra la rivelazione nella nostra storia.Il messaggio vivo ed attuale è che questa storia, questa chiesa, con i suoi limiti è rivelazione di Dio. Come allora, anche oggi ci sono già i martiri testimoni di Cristo, parte delle Chiese e fonte di questa rivelazione. Pino Silvestre mandosi sul periodo quaresimale tempo forte dell’anno liturgico dopo l’Avvento, ha evidenziato lo scopo primario della Quaresima, quello di una autentica conversione cristiana, che non è tristezza e sofferenza, ma impegno, anche laborioso che porta alla gioia. La Quaresima ricorda Gesù nel deserto dove rimase per quaranta giorni tentato da Satana, don Luciano ha quindi invitato tutti a vivere questo tempo considerando l’esperienza del deserto come un dono da chiedere allo Spirito per ritrovare e rafforzare l’armonia con Dio, con il creato, con noi stessi, eliminando o alleggerendo tutto ciò che impedisce o rende difficile questa armonia: il superfluo, l’inutile, il dannoso, l’ingombrante, i cedimenti alle tentazioni del potere. Rosanna Paravati “IO SONO LA PORTA” I n quest'epoca di persecuzione e di difficoltà il mondo e' di nuovo chiamato, come tante volte nella sua storia, a "varcare la soglia della speranza": a questo nuovo appuntamento ci convoca il Vicario di Cristo indicandoci la porta della fede come luogo privilegiato dell'incontro con il Salvatore. Oltrepassare quella soglia significa per il credente tornare a riflettere sull'affermazione di Gesù Cristo "Io sono la porta" e sul cammino, fatto di insufficienze e silenzi, di incomprensioni e smarrimenti, di cui e' cosparsa la vita. In questo percorso Gesù "in persona" si accosta delicatamente e cammina insieme a noi, specialmente quando discutiamo delle nostre delusioni, delle nostre aspirazioni tradite, del mondo nelle tenebre, delle nostre debolezze ed infedeltà, dei fatti umani che non comprendiamo e non sappiamo spiegare. E nonostante Egli abbia continuato nel tempo a condurci "fuori dal deserto" per- mane il buio ai nostri occhi, anche quando Lui ci parla e ci ripete "Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria ?" i nostri occhi sono perlopiù "incapaci di riconoscerlo". Dopo ben quarantacinque anni dall'ultimo Anno della Fede, l'11 Ottobre 2012 inaugureremo, nel nuovo Millennio, un nuovo Anno della fede: e' un momento di grazia nel quale siamo chiamati sopratutto a ritrovare una fede che sgorga dal cuore, non come fatto privato, ma come intuizione divina che si espande e pervade l'universo dei nostri rapporti; così, proprio come i viandanti di Emmaus, potremo dire, senza capire perché il cuor tanto ci detta, "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Basterà seguire il cuore che già solo per questo il Signore non proseguirà il Suo viaggio ma entrerà "per rimanere" con noi. Se confesseremo la fede in pienezza e testimonieremo credibilmente la carità fruttuosa, allora in questo "pane spezzato" si apriranno i nostri occhi e lo riconosceremo. Sia dunque la testimonianza "franca e coraggiosa" della fede, dall'uomo liberamente scelta, non una nuova occasione per disputare con Dio ma un inno di ringraziamento della Creatura verso il suo Creatore. *Nunzio Raimondi IL CONTRIBUTO DELL' UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO AL CONVEGNO REGIONALE “L' Islam in mezzo a noi: dialogo, approccio pastorale, annuncio” “D io è la luce dei cieli e della terra, e si rassomiglia la Sua luce a una nicchia, in cui è una lampada...” E' uno dei tanti versi del Corano, la cui assonanza è facilmente rintracciabile nel nostro Vangelo: all'insegna di questa conoscenza reciproca, propedeutica preziosa all'approccio pastorale, si è svolto presso l'Hotel 501 di Vibo Valentia il convegno di studio: “L' Islam in mezzo a noi: dialogo, approccio pastorale, annuncio”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Calabra- Commissione regionale per la cooperazione missionaria tra le chiese. L' incontro è stato introdotto da S.E. Mons. Giuseppe Morosini, Vescovo di Locri-Gerace, Presidente della succitata Commissione, ed è stato arricchito dalle relazioni di Padre Aldo Giannasi, missionario dei Padri Bianchi, docente presso il CUM di Verona. Significativo è stato il contributo della nostra diocesi di Catanzaro Squillace, presente nella persona di Don Pino Fiorenza, direttore dell'ufficio missionario diocesano, e di fedeli interessati e partecipi. - E' quantomai importante- ha affermato don Pino- approfondire la reciproca conoscenza tra Cristianesimo e Islam, vista la notevole presenza di immigrati musulmani sul nostro territorio: ciò, al fine di una pacifica convivenza, come già avvenne tra Romani e Goti, per opera della sapiente mediazione di Cassiodoro. Padre Aldo Giannasi ha messo in evidenza come le relazioni tra Cristianesimo e Islam non siano state e non siano ancora facili: basti pensare ad alcuni misteri fondamentali della no- stra fede, quali la Trinità e la Redenzione, che sono categoricamente rifiutati dall'Islam. Ma accanto alle differenze, ci sono i valori comuni condivisi: la fede in Dio, il senso della giustizia, il rispetto per la vita, l'attenzione al povero. Sono questi i valori che possono fondare l'amicizia e la collaborazione. Ci si può domandare: che senso ha, questo, a livello dell'annuncio cristiano della salvezza? Si risponde che è soltanto all'interno di una atmosfera di armonia, amicizia e convivialità che l'esempio di vita cristiano e un primo annuncio del Vangelo può essere compreso dal musulmano. – A noi Gesù chiede l’annuncio-ha ribadito padre Aldo- la conversione , eventualmente, la attuerà lo Spirito Santo- Intenso è stato il dibattito al termine delle relazioni e nei gruppi di studio: tra i contributi della nostra diocesi, Don Pino ha sottolineato il “mistero dell'iniquità” che purtroppo avvolge il dialogo interreligioso col mondo musulmano e Anna Rotundo si è soffermata sui diritti delle donne, tristemente violati in gran parte del mondo islamico, ostacolo notevole alla pacifica convivenza, poichè noto parametro di misura del grado di civiltà di un popolo è proprio la tutela dei diritti delle donne. L' atteggiamento di Gesù in tal senso è stato esemplare. Certamente, si è affermato nelle conclusioni del proficuo incontro, lo Spirito Santo ci precede nel nostro impegno missionario e rilevanza fondamentale hanno le testimonianze di vita a servizio del prossimo, che non sono teologia astratta, o soltanto fatti edificanti, ma reali atti d'amore volti a fratelli e sorelle musulmani. Cristo, durante la sua vita pubblica, ha praticato un apostolato itinerante andando incontro a tutti: si è avvicinato ai pagani e agli stranieri, come nel caso della donna cananea e di quella samaritana. Ha ammirato la fede dei pagani, come nel caso del centurione romano. E i primi cristiani non venivano forse riconosciuti dai pagani in base all’amore che regnava tra loro, con quel bellissimo “ Guardate come si amano? “? Allora, siamo chiamati anche noi ad andare incontro ai fratelli musulmani. Un incontro fatto di rispetto, confortato dalla testimonianza e dall'esempio dell'agire evangelico, che potrà aprire il musulmano a orizzonti nuovi e aiutarlo a cercare quale ne sia la radice. A noi di rivelare che la radice affonda nella “Luce del mondo” che è Cristo. a.r. 7 Pasqua 2012 Pubblichiamo per intero l’omelia di Mons. Arcivescovo pronunciata durante la Santa Messa Crismale “Lasciamoci convertire dall’annuncio di Colui che è nostra roccia e nostra salvezza!” F ratelli e sorelle, Dilettissimi fratelli nel sacerdozio ordinato, tutti voi qui convenuti dalle vostre comunità parrocchiali e religiose in prossimità della celebrazione del mistero di Cristo morto e risorto, per partecipare a questa gioiosa celebrazione che possiamo chiamare la “Festa del sacerdozio”, sia grazia a voi e pace dal Padre che, mediante gli oli e il crisma, affida ogni anno al ministero della Chiesa i suoi molteplici doni! Grazia e pace a voi da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra! Grazia a voi e pace dallo Spirito Santo, che inonda di sempre nuovi dinamismi sacramentali e virtuosi il suo popolo consacrato. Nel luogo dov’era cresciuto biologicamente, educativamente e religiosamente durante la sua infanzia, adolescenza e giovinezza, - il villaggio di Nazaret - Gesù entra in sinagoga nel giorno dello Shabbàt. Come ogni ebreo, egli conta il tempo e lo domina alla luce del grande giorno, girando le spalle alla frenesia ed al fare tipico degli altri giorni della settimana, per attuare finalmente nel sabato comandato da Dio il patto eterno a cui è stato ammesso dall’Altissimo. Giorno della celebrazione, della distensione, della contemplazione delle meraviglie della creazione, il sabato, come per gli ebrei così anche per noi; giorno fatto di momenti consacrati al pasto e alla convivialità, alla visita alle persone anziane o malate, al condividere le conoscenze e alla lettura; giorno che ricorda altresì ad ogni ebreo il punto culminante della creazione antica e della nuova creazione; giorno in cui è Mitzvah, un precetto, il partecipare alla preghiera comunitaria, per confermare in tal modo la relazione con gli altri, la responsabilità verso di loro e assicurare la continuità della comunità. In questo giorno consacrato all’Altissimo dalla pietà ebraica, il figlio di Maria e di Giuseppe partecipa, da devoto osservante, agli uffizi della sinagoga del villaggio. Gli viene affidata la proclamazione di un brano tratto dal rotolo del libro del profeta Isaia, contenente – come oggi sappiamo – gli oracoli del profeta pre-esilico Isaia, nonché di altri profeti che, nella sua scia dopo il ritorno dall’esilio e dopo la ricostruzione del tempio di Gerusalemme, continuano a proclamare al popolo messaggi in nome di Dio. È un brano, 8 Pasqua 2012 quello che Gesù proclama anche a noi qui oggi, tratto dalla terza parte del libro di Isaia (che comprende i capitoli da 56 a 66 i quali, con la parte seconda, hanno in comune la prospettiva della salvezza universale). Questi capitoli conclusivi mostrano una rilevante attenzione agli aspetti legati alla pratica del culto, al tempio, all’osservanza della Legge e, in particolare, all’osservanza devota del sabato: quel sabato che, oggi, anche l’uomo cresciuto nel villaggio di Nazaret sta appunto santificando in sinagoga. In giorno di sabato, come in ogni comunità ebraica e poi anche cristiana, si studia particolarmente la Scrittura, si riflette su di essa, la si discute in gruppo sotto la guida dei lettori e degli esperti, per non rimanere mai senza l’acqua della vita e così inaridirsi nel deserto dell’esistenza quotidiana. Il brano della Scrittura proclamata non è, però, una semplice lettura di un testo, una delle tante proclamazioni tradizionali. È anzitutto una parola profetica, un annuncio di fiducia, detto oggi ad un popolo per altri versi sfiduciato, segnato dalla crisi e dalla mancanza di prospettive, fatto di miseri e di cuori spezzati, di gente dal cuore in lutto e dallo spirito mesto. È una parola pronunciata dal punto di vista di Dio, in grado dunque di cambiare le prospettive usuali dei giorni e delle opere; prospettiva che sa addirittura vedere letizia dove c’erano cenere e lutto, gioia e consolazione dove prevalevano afflizione e dolore. Ma soprattutto, essa è parola performativa, che cioè fa cose mentre dice, realizza efficacemente quanto an- nuncia, parola sacramentale che fa accadere nella realtà quanto proclama: sì, gli schiavi sono davvero liberati, i prigionieri sono scarcerati, l’anno giubilare di grazia del Signore viene promulgato; sì, davvero inizia l’era messianica attesa dai tempi antichi! Iddio, in qualche modo, attraverso queste parole del profeta Gesù - «profeta potente in opere e parole davanti a Dio e davanti al popolo» (Lc 24,19) – spazza via le false immagini che potremmo esserci fatti di Lui. Egli. Pur avendo il potere di dare la vita e riprenderla di nuovo (Gv 10,18), egli ci viene proposto dalla lettura dell’Apocalisse, come l’alfa e l’omèga, l’Onnipotente, il Cristo Signore che, tuttavia, ama mostrarsi soprattutto come “Colui che hanno trafitto”. Insomma, il Messia di Dio si dà a vedere nella forma dell’annichilimento e del nascondimento della crocifissione. È un Dio per contrariam speciem. Ci aspetteremmo, forse, il Giusto che castiga l’errore, ma troviamo invece il Consolatore che, come l’olio terapeutico, lenisce le ferite della nostra sofferenza. Ci aspetteremmo forse il Potente che ci manda le giuste punizioni per le nostre mancanze, ma troviamo il nostro vero Pane quotidiano, che ci consola dalle afflizioni e, mediante il crisma battesimale e crismale, cosparge sul nostro capo un olio di letizia, distruggendo l’abito da lutto del peccato e dell’errore. In Lui crocifisso-risorto, nell’abbandonato della Croce, troviamo all’opera un Risorto glorioso che, come un olio salutare per gli infermi, ci fa percepire sensibilmente la tenerezza del Padre, facendoci battere il petto in segno di riconoscimento del peccato e di richiesta di perdono. Quel giorno, questo giorno, tocca al Nazareno proclamare, per noi uomini e per la nostra salvezza, quel testo profetico annunciato in nome di Dio. Ma quel Gesù che oggi lo proclama non è soltanto una voce, non è soltanto un lettore che ricorda antichi testi: è l’incarnazione di quell’antica profezia, così come commenta egli stesso, nel brano evangelico lucano, dopo aver ri-avvolto il rotolo profetico: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». La frase lapidaria che Gesù pronuncia a commento di ciò che ha letto mentre gli occhi sono tutti fissi su di lui, dichiara che il Regno di Dio è stato inaugurato e la profezia si è davvero compiuta e coincide, dunque, con il compimento della scrittura profetica, proprio nel giorno, il sabato, che richiama liturgicamente il riposo dell’Altissimo dopo la fatica della creazione di tutti gli elementi: aria, acqua, terra, fuoco, esseri viventi, uomo. In questo nuovo sabato senza tempo, in questo clima di vera festa del sacerdozio ministeriale all’interno di un popolo tutto sacerdotale, dobbiamo orientare la nostra attenzione verso il Cristo, il cui nome significa appunto, consacrato mediante l’unzione dello Spirito Santo, Figlio di Dio mandato tra noi per consacrare e santificare ogni creatura. Oggi, hodie. Non si tratta di un ricordo del passato, né di un’attesa di un futuro che tarda a venire. Oggi avviene qualcosa, viene Qualcuno. Ci ricorda la fede cristiana che l’unico Figlio del Padre oggi viene consacrato con l’unzione dello Spirito santo e viene per noi costituito Messia e Signore. È significativo il dinamismo operativo implicito in questa consacrazione. L’unto messianico, nella visione profetica, non è l’esponente di un potere statico, ma uno che deve andare, incamminarsi, comunicare, agire. È inviato a tutti, in quanto «è» e proclama la buona notizia; ma particolarmente, Egli è mandato a portare ai poveri il suo lieto annuncio. In cosa consiste il vangelo cristiano del Regno, che cosa comporta, che cosa proclama? È anzitutto annunzio di liberazione per coloro che sono ai margini e nell’indigenza; è ripristino della struttura umana originaria, così come pensata dal Creatore, anche nelle sue componenti sensibili e vitali; è instaurazione di una nuova destinazione dello stesso tempo storico: questo, infatti, non sarà più ripetizione dell’identico o addizione di opere e giorni da custodire negli annali della memoria, bensì “anno di grazia”, cioè anno giubilare che trasforma tutti i tempi, ogni tempo e ritmo umano e cosmico, nel grande sabato di Dio. Tempo infinito ed eterno, in cui tutto ritornerà ai legittimi possessori, in cui tutti i rapporti umani saranno finalmente purificati e trasfigurati, tempo in cui perfino le cose, l’aria, la luce, il fuoco, l’olio, l’acqua, l’ambiente otterranno una diversa gestione da parte umana. O Padre, tu hai consacrato il tuo unico Figlio con l’unzione dello Spirito Santo e lo hai costituito per noi Messia e Signore. Tu hai mandato lo Spirito del Signore sopra di lui e l’hai inviato a portare ai poveri il lieto annuncio. Concedici oggi di sentirci parte integrante del tuo unico popolo, in cui ognuno di noi è diventato membro del Cristocapo, per portare a tutto il corpo l’annuncio ed i segni della salvezza ed i veri doni messianici, adombrati in questi oli e in questo crisma che oggi consacriamo! Il veggente di Patmos, nella seconda lettura, ci ricorda che l’Unto del Signore – colui che noi peccatori abbiamo trafitto – oggi regna dall’alto del trono della sua croce, per insegnarci che chi regna è sempre come colui che serve (cf Lc 22,27). Egli, con la sua obbedienza al Padre, ha così ottenuto l’invio dello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita e che, trasformandoci radicalmente il cuore, fa di noi tutti un regno di sacerdoti per il Dio e Padre nostro. Sì, fratelli e sorelle del laicato: noi tutti, figli nel Figlio, siamo un unico popolo sacerdotale; tutti, in quanto battezzati e iniziati sacramentalmente alla vita cristiana ed ecclesiale, abbiamo ricevuto il dono del sacerdozio comune dei fedeli che partecipa dell’unico sacerdozio di Cristo, in modo che proprio in virtù di questo regale sacerdozio si possa concorrere all’oblazione dell’Eucaristia, si ricevano i sacramenti, si esercitino la preghiera e il ringraziamento, nonché la testimonianza di una vita santa fatta di abnegazione e di operosa carità (cf Lumen gentium, n. 10). Ma in questo popolo tutto sacerdotale, cari confratelli nel sacro Ordine, oggi riconosciamo e celebriamo anche la particolare unzione che, nel Cristo-capo, è divenuta anche nostra, unzione sacra di persone ordinate. Quando, nel corso del rito dell’Ordinazione, ci furono unte dal Vescovo le mani con il sacro crisma, noi presbiteri diventammo ministri dei segni sacri ed efficaci della redenzione, sacramentalmente partecipi dell’unzione sacerdotale del Cristo-Re e Messia. Da quel momento la potenza dello Spirito Santo, riversatasi abbondantemente su di noi, ha trasformato per sempre la nostra esistenza. Essa perdura in noi e ci accompagnerà sino alla morte, confe- rendoci la potestà sacra di cui siamo umili strumenti, chiamati per vocazione particolare a formare e reggere il popolo sacerdotale, compiendo, in unione col Vescovo, il sacrificio eucaristico in persona di Cristo, per offrirlo a Dio a nome di tutto il popolo sacerdotale, profetico e regale. In mezzo a questo popolo tutto sacerdotale, noi sacri ministri dobbiamo annunciare e realizzare l’anno di grazia del Signore. Abbiamo sempre corrisposto, in ogni attimo della nostra esistenza, all’unzione speciale ricevuta da Colui che è il solo Santo? Abbiamo fedelmente osservato le esigenze delle nostre promesse sacerdotali? Fummo, siamo e saremo disponibili a riconoscerci peccatori inadempienti ed a chiedere perdono? Abbiamo costantemente davanti agli occhi la schiera delle persone sofferenti che attendono il nostro annuncio ministeriale: gli affamati e gli asse- tati, le vittime della violenza e della sopraffazione, i malati con tutti i loro dolori, le loro speranze e disperazioni, i perseguitati e i calpestati, le persone col cuore affranto, gli orfani, le vedove, gli abbandonati e soli, soprattutto i poveri e i derelitti? Gli oli sacri ed il crisma, benedetti e consacrati, oggi da semplici elementi del cosmo che già esprimevano i doni di Dio creatore, redentore e santificatore, si trasformano in sostanze terapeutiche, aromatiche e conviviali, le quali medicheranno, per mezzo delle mani del ministro sacro, le ferite materiali e spirituali dei fratelli e delle sorelle. L’olio per l’unzione dei catecumeni, quello per l’unzione degli infermi e il crisma per i grandi Sacramenti che conferiscono lo Spirito Santo (Confermazione, Ordinazione sacerdotale e Ordinazione episcopale) profumeranno le nostre membra vive con il buon odore del Cristo-Messia, allieteranno la mensa eucaristica con l’unzione dello Spirito santo. Assunta nel simbolismo biblico-liturgico, la natura del crisma e degli altri oli è caricata di un particolare valore, per esprimere, appunto, l’unzione stessa dello Spirito Santo, il quale risana, illu- mina, conforta, consacra e permea di doni e di carismi tutto il corpo della Chiesa, articolato nelle sue varie membra, ognuna dotata di carismi particolari per il bene comune, che chiedono di essere esercitati ministerialmente per la con-costruzione del corpo di Cristo che è la Chiesa. Miseri, piagati, schiavi del consumismo e delle mode terrene, poveri, inoccupati e sottoccupati, stritolati dal mercato del lavoro, tutti gli ultimi attendono oggi da noi quest’unzione trasformatrice e apportatrice di letizia e gioia. Sacramentali e sacramenti esistono, infatti, nella Chiesa, per attivare continuamente l’anno di grazia del Signore, avviare la liberazione degli oppressi, trasformare i morti a nuovi nati alla vita eterna, non certo come segni magici o meramente cultuali e devozionali. Abbiamo avviato adeguati percorsi di iniziazione cristiana ed ecclesiale per i piccoli e per gli adulti che non hanno ancora ricevuto i sacramenti d’iniziazione, come ci ricorda oggi particolarmente l’olio dei catecumeni? Dedichiamo buona parte del nostro tempo pastorale con i malati ed i sofferenti, ai quali occorre far sentire la tenerezza di Dio e la vicinanza con Colui che fu trafitto, come ci ricorda oggi l’olio degli infermi? Crediamo fermamente all’azione efficace dello Spirito Santo nei cuori umani, come ci ricorda oggi il crisma che sarà utilizzato per i grandi sacramenti della Cresima e dell’Ordine gerarchico? Ma carissimi amici sacerdoti dobbiamo essere pure disponibili con tutti i confratelli. È un’esigenza che è inscritta nell’unico presbiterio. Chiediamo ed offriamo comprensione perché siamo tutti impastati di terra ordinaria e non siamo al di sopra di ogni difetto. Esaminiamo tutti la nostra coscienza morale, riconosciamo i nostri errori, i nostri ritardi e le nostre resistenze all’oggi di Dio. Lasciamoci convertire dall’annuncio di Colui che è nostra roccia e nostra salvezza! Allora, Grazia a voi e pace dal Padre che - mediante gli oli e il crisma - affida ogni anno al ministero della Chiesa i suoi molteplici doni! Grazia e pace a voi da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra! Grazia a voi e pace dallo Spirito Santo, che inonda di sempre nuovi dinamismi sacramentali e virtuosi il suo popolo consacrato! Alla Vergine santissima, Madre della Chiesa, affido la nostra Chiesa particolare. Alla sua scuola potremo meglio capire il dono dell’Eucaristia, sorgente dell’amore. Ed invoco anche dai gloriosi santi Agazio e Vitaliano, nostri venerati patroni, di continuare a vegliare su questa diletta Arcidiocesi. Amen. + Vincenzo Bertolone,Arcivescovo 9 Pasqua 2012 Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI a Cuba Quel "sì" senza riserve "I n Cristo, Dio è venuto realmente nel mondo, è entrato nella nostra storia, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, adempiendo così l’intima aspirazione dell’essere umano che il mondo sia realmente una casa per l’uomo”. Lo ha detto Benedetto XVI, celebrando la messa (ore 17,30 locali, ore 01,30 in Italia), in occasione del 400° anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre nella piazza Antonio Maceo di Santiago de Cuba. “Al contrario – ha aggiunto -, quando Dio è estromesso, il mondo si trasforma in un luogo inospitale per l’uomo, frustrando, nello stesso tempo, la vera vocazione della creazione di essere lo spazio per l’alleanza, per il ‘sì’ dell’amore tra Dio e l’umanità che gli risponde. Così ha fatto Maria, come primizia dei credenti, con il suo ‘sì’ al Signore, senza riserve”. La vera libertà. Nel giorno della festa dell’Annunciazione, “contemplando il Mistero dell’Incarnazione”, il Papa ha invitato a rivolgere lo sguardo a Maria, “per riempirci di stupore, di gratitudine e d’amore al vedere come il nostro Dio, entrando nel mondo, ha voluto fare affidamento sul consenso libero di una sua creatura”. Infatti, solo quando la Vergine ha risposto il suo “sì” all’angelo, “il Verbo eterno del Padre iniziò la sua esistenza umana nel tempo”. Per il Pontefice, “è commovente vedere come Dio non solo rispetta la libertà umana, ma sembra averne bisogno”. E vediamo anche come l’inizio dell’esistenza terrena del Figlio di Dio “è segnato da un doppio ‘sì’ alla volontà salvifica del Padre: quello di Cristo e quello di Maria”. Questa obbedienza a Dio, ha sottolineato il Santo Padre, “è quella che apre le porte del mondo alla verità, alla salvezza”. In effetti, “Dio ci ha creati come frutto del suo amore infinito; per questo, vivere secondo la sua volontà è il cammino per trovare la nostra autentica identità, la verità del nostro essere, mentre allontanarsi da Dio ci allontana da noi stessi e ci precipita nel vuoto”. “L’obbedienza nella fede – ha ribadito Benedetto XVI - è la vera libertà, l’autentica redenzione, che ci permette di unirci all’amore di Gesù nel suo sforzo di conformarsi alla volontà del Padre. La redenzione è sempre questo processo di condurre la volontà umana alla piena comunione con la volontà divina”. Riprendendo le parole di Sant’Agostino, il Papa ha osservato: “Maria 10 Pasqua 2012 concepì Cristo prima nel suo cuore con la fede, che fisicamente nel suo grembo; Maria credette e si compì in Lei ciò che credeva”. Di qui l’invito a pregare “il Signore che aumenti la nostra fede, che la renda attiva e feconda nell’amore. Chiediamogli di essere capaci, come Lei, di accogliere nel nostro cuore la Parola di Dio e praticarla con docilità e costanza”. Dedicare la vita a Cristo. La Vergine Maria è anche “l’immagine e il modello della Chiesa. Anche la Chiesa, come fece la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere in sé il Mistero di Dio che viene ad abitare in essa”. “Cari fratelli – ha continuato-, so con quanto sforzo, audacia e abnegazione lavorate ogni giorno affinché, nelle circostanze concrete del vostro Paese, e in questo momento storico, la Chiesa rifletta sempre più il suo vero volto come luogo nel quale Dio si avvicina e incontra gli uomini”. La Chiesa, corpo vivo di Cristo, “ha la missione di prolungare sulla terra la presenza salvifica di Dio, di aprire il mondo a qualcosa di più grande di se stesso, all’amore e alla luce di Dio”. Vale la pena, dunque, “dedicare tutta la vita a Cristo, crescere ogni giorno nella sua amicizia e sentirsi chiamati ad annunciare la bellezza e la bontà della propria vita a tutti gli uomini, nostri fratelli. Vi incoraggio nel vostro compito di seminare il mondo con la parola di Dio e di offrire a tutti l’alimento vero del corpo di Cristo”. Nell’approssimarsi della Pasqua, il Pontefice ha invitato a seguire “senza timori né complessi” Gesù nel suo cammino verso la croce. “Accettiamo con pazienza e fede qualsiasi contrarietà o afflizione, con la convinzione che, nella sua risurrezione, Egli ha sconfitto il potere del male che tutto oscura e ha fatto germogliare un mondo nuovo, il mondo di Dio, della luce, della verità e della gioia. Il Signore non smetterà di benedire con frutti abbondanti la generosità del vostro impegno”, ha evidenziato. Le armi della pace e del perdono. Il Santo Padre ha parlato anche della “dignità incomparabile di ogni vita umana”. Per questo, “nel suo progetto di amore, fin dalla creazione, Dio ha affidato alla famiglia fondata sul matrimonio l’altissima missione di essere cellula fondamentale della società e vera Chiesa domestica. Con questa certezza, voi, cari sposi, dovete essere, in modo speciale per i vostri figli, segno reale e visibile dell’amore di Cristo per la Chiesa. Cuba necessita della testimonianza della vostra fedeltà, della vostra unità, della vostra capacità di accogliere la vita umana, specialmente la più indifesa e bisognosa”. Infine, “davanti allo sguardo della Vergine della Carità del Cobre”, “un appello perché diate nuovo vigore alla vostra fede, viviate di Cristo e per Cristo, e, con le armi della pace, del perdono e della comprensione, vi impegnate a costruire una società aperta e rinnovata, una società migliore, più degna dell’uomo, che rifletta maggiormente la bontà di Dio”. La prolusione del card. Bagnasco al Consiglio permanente Cei UN FIDUCIOSO REALISMO S iamo costretti, in questa stagione, a “dare una nuova forma ai nostri stili di vita”. Non è nuova questa fondamentale constatazione, negli interventi del presidente della Cei. Nella prolusione al consiglio episcopale di primavera, tuttavia, viene declinata in termini ampi, realistici e programmatici. A partire dalla sintonia piena con l’indicazione del Papa, “il suo e nostro assillo, la fede”, per arrivare ai giovani: “Siamo profondamente persuasi che i giovani di oggi siano in grado di dare una spinta decisiva al cambio di passo del nostro Paese”. Tutto si tiene, perché ai giovani, su cui nuovamente scommette, come veri attori del cambiamento, si rivolge in termini che hanno colpito gli osservatori e dice con chiarezza: “Stiamo andando verso una società nella quale sempre di più conterà la formazione completa”. Insomma, viene proposto un orizzonte di cambiamento che poggi su sicuri fondamenti. A ben vedere è questa la grande scommessa per l’Italia e per i Paesi cosiddetti maturi. Perché, nelle parole molto franche e realistiche sull’eutanasia, sull’infanticidio, c’è anche un’alternativa a questo cambiamento che poggia su sicuri fondamenti. C’è il “piano inclinato” della miscela di individualismo e materialismo che da decenni rappresenta una pesante ipoteca, fondata sulla “dissoluzione della realtà e la negazione radicale di qualsiasi ipotesi di verità”. Un piano inclinato all’apparenza dolce che tuttavia, con il mordere della crisi, denuncia tutta la sua drammatica illusorietà e il suo volto di violenza. Bisogna essere vigilanti, quando “stanno indebolendosi i presidi all’umano”. Il tono tuttavia è fiducioso. Avere ben presenti i rischi e i problemi impone anzi un fiducioso realismo. Di qui le parole sulla famiglia, sulla domenica, sulla prospettiva di un welfare condiviso, insomma su un “civismo responsabile”. Anche a proposito del delicato e centrale nodo del lavoro, si tratta di dare una risposta “alla paura che la gente avverte per la situazione di crisi in cui si trova, la più grave dal dopo-guerra”. Sarà lunga ed allora viene assecondato lo sforzo del governo, ricordando in ogni caso l’impegno a “tenere insieme equità e rigore”. Il Paese insomma deve misurarsi con il quadro globale, ma “starci dentro con la nostra cifra sociale”: è questo l’elemento decisivo. GIORNATA REGIONALE DELLE SCUOLE A CATANZARO “Eucarestia e Vita. La Meraviglia del quotidiano” L a IX Commissione della Conferenza Episcopale Calabra, diretta dall’Arcivescovo delegato mons.Domenico Graziani e dalla responsabile regionale Annamaria Fonti Iembo, direttore altresì della Pastorale Scolastica della Diocesi di Catanzaro, ha realizzato una Giornata Regionale delle Scuole che nell’anno scolastico precedente hanno partecipato al concorso “Eucarestia e Vita.La Meraviglia del quotidiano”, bandito dalla C.E.I. con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, in concomitanza al Congresso Eucaristico di Ancona. L’evento si è svolto nella Casa delle Culture dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro alla presenza di Mons.Arcivescovo Graziani, di Mons.Raffaele Facciolo in rappresentanza dell’arcivescovo mons.Vincenzo Bertolone e di numerosi ospiti tra Forze dell’Ordine, Dirigenti Scolastici, Docenti e Genitori ,oltre ad una folta schiera di Allievi delle diciotto Scuole invitate da ogni parte della Regione . Moderatore della giornata è stato Domenico Gareri conduttore televisivo, non nuovo agli eventi di pastorale scolastica, sensibile e preparato artefice di coreografie e sequenze molto pregevoli. La mattinata è stata aperta dalla voce di Ila- SCUOLE PARTECIPANTI Direzione Didattica 3° Circolo di Rende e Tortora (Cosenza)-Istituti Comprensivi “Piria “ di Scilla-Sanata Domenica di Ricadi-Taverna di Montalto-“C.Alvaro” di Chiaravalle-Maierato-“Lonetti Senior” di Rossaano-Cariati-“F.Bruno di PaolaSan Sperato- “San Valentini” di Dipignano- Istituti Superiori :Itas “Chimirri” di Catanzzaro, Geometri “Petrucci” di Catanzaro-“E.Siciliano” di Bisignano“L.Vinci” di Castrovillari- “L.Della Valle” di Cosenza-Ist.Paritario Linguistico “Nuova Europa” di Reggio Calabria “Righi di Reggio Calabria ria, allieva dell’ITAS “Chimirri”i di Catanzaro, che ha letto i versi impressi nella locandina, scritti da Madre Candida dell’Eucarestia, suora nata a Catanzaro , beatificata da Giovanni Paolo II. Subito dopo è stato dato Il saluto iniziale dalla responsabile Fonti Iembo che ha collegato i versi di Madre Candida alle parole del Papa Benedetto XVI ,il quale di Gesù ha detto che , nell’Eucarestia, si fa “compagno di viaggio” di ogni persona. La Fonti Iembo ha accentuato molto la splendida realtà del Signore che si fa “compagno di viaggio”, questo Compagno di Viaggio, ha detto, è colui che ci sprona al bene, è chi infiamma la nostra passione per la Vita, è l’Autore del rinascere, del lavacro che monda, è Chi ci sostiene e ci guida verso il Cielo!”. Ha preso poi la parola Mons.Raffaele Facciolo, Vicario generale della Diocesi di Catanzaro,compiacendosi dell’iniziativa ed elevando un sentito plauso ai numerosi Ragazzi e Giovani presenti per il lavoro svolto per il concorso. Con la sua parola concisa e affascinante, pur impregnata di profondi riferimenti assiologici, mons Facciolo ha tracciato un elegante parallelismo tra la Cultura che si ispira al Divino e i Valori che , per questo, la Cultura esprime. H a incoraggiato tutti ad ubbidire senza riserve i precetti della Chiesa e ,e, a proposito dell’Eucarestia, ha ricordato il famoso passo della Bibbia del profeta Elia che, sfiduciato e abbattuto dalla vita, trova nel Pane la forza di reagire, alzarsi, camminare e riprendere, quindi, la sua missione. Si sono quindi succeduti al microfono gli Allievi rappresentanti delle Scuole. Ognuno di loro ha illustrato brevemente i contenuti del lavoro a suo tempo presentato per il concorso. Sono stati ottimi interventi che hanno dimostrato la valenza educativa delle nostre Scuole, protese alla formazione spirituale dei nostri Figlioli. Fin dalla scuola elementare il tema dell’Eucarestia è stato trattato con dovizia di approfondimenti non solo religiosi, ma anche esistenziali; attraverso le parole dei Ragazzi abbiamo percepito anche , con grande compiacimento, che la nostra amata Religione è comunque nel cuore dei giovani. Ha preso la parola, a conclusione della Giornata, Monsignor Graziani: riconosciamo nei suoi arguti e pur dolcissimi passaggi, la voce del Docente dotto, del l’ accorto e assennato Pedagogista, del profondo Teologo, conoscitore soprattutto delle dinamiche metodologiche ed educative.Mons.Graziani è stato ascoltato con grande attenzione da tutti soprattutto dagli Allievi, trascinati da una parola suadente epaterna. Il Prelato ha dato, in apertura del suo dire, i vari significati dell’Eucarestia: spezzare il pane, farmaco dell’immortalità perché chi ne mangia non muore, rafforzando il valore simbolico delle immagini e delle parole.Eiucarestia è Parola, Tradizione, Trasmissione dei Valori. A tal proposito mons.Graziani ha spiegato all’uditorio il profondo significato dei beni immateriali rammentando che accanto a quelli materiali, la persona umana deve preoccuparsi dei beni immateriali in cui si racchiude sempre il senso della Vita autentica e vera. Ha chiuso dando dell’Eucarestia una immagine plastica e prospettica di grande effetto sull’uditorio, mons. Graziani ha chiamato il sacro Cibo “Peace building”, costruttrice di Pace! Ha preso la parola quindi il dottor Antonio Blandino, responsabile dell’Ufficio provinciale scolastico di Catanzaro, in rappresentanza degli altri coordinatori di Reggio Calabria, di Vibo Valenzia e di Cosenza, nonché del Direttore Generale. Il dott.Balndino da dato come sempre prova della sua profonda preparazione tecnica , richiamando con parole forbite ed efficaci , l’impegno della Scuola attiva che deve proporsi innanzi tutto la formazione morale e religiosa dei ragazzi per contrastare il rifiuto dei Valori fondamentali , l’illegalità, l’egocentrismo, il disfacimento dell’humanitas . A lui la responsabile Fonti Iembo ha consegnato un Vangelo con impressa una Croce d’argento, pregandolo di dare gli altri tre ai colleghi impediti a partecipare: il dono, ha detto laIembo, rappresenta un più forte vincolo per l’Amministrazione Scolastica, ad essere vicina e sostenitrice attenta delle Pastorali Scolastiche . La Giornata si è chiusa con la consegna degli attestai e di un quadro di contenuto religioso. Tra i lavori presentati , tutti pregevoli, è stato dato ampio spazio a quello dell’ITAS “Chimirri” di Catanzaro che ha vinto il primo premio nazionale del concorso con la trattazione “Eucarestia e Matrimonio”. A.F.I. 11 Pasqua 2012 Quelle “insospettabili” violenze in famiglia UN CONVEGNO DELL’ASSOCIAZIONE DI IMPEGNO SOCIO-CULTURALE SOLIDALES N on è un caso che l’incontro di sensibilizzazione sulla problematica delle violenze alle donne sia stata organizzata dall’associazione socio-culturale "Solidales" in prossimità dell’8 marzo. Così come non è un caso che al convegno presso la sala della Banca di Credito Cooperativo abbiano preso parte anche tanti uomini e giovani: la nuova associazione di volontariato "Solidales" di Montepaone Lido è stata costituita - dietro ammissione dello stesso presidente, Saverio Candelieri - proprio con lo scopo di "formare e aggregare" soprattutto le giovani generazioni, affinché diventino protagoniste di un percorso di cambiamento cul- turale attraverso la riscoperta della solidarietà. Quella stessa solidarietà che Caterina Salerno, presidente del Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro che ha dato sostegno all’iniziativa, ha voluto intendere come "cittadinanza attiva": l’impegno del volontariato, del resto, non è limitato all’assistenza ed alla fornitura di servizi a basso costo, ma è di tipo culturale, e si avvale dell’esempio di cittadini responsabili e impegnati attivamente sul territorio. E da professioniste motivate e attente alle tematiche sociali, quali l’avvocato Rosanna Voci e la psicologa Anna Maria Leone - moderate con bravura dalla giornalista Angela Rosa Paone - è venuto il monito a riconoscere la violenza, che il più delle volte si attua in famiglia, e quindi a prevenirla. Senza l’intervento preventivo da parte di tutti, specie al momento in cui la vittima trova il coraggio di denunciare il suo carnefice, si continuerà, infatti, ad assistere inermi ai servizi di cronaca mandati in tv. Ed anche se le leggi in materia oggi non mancano (basti pensare alla n.66/96, alla 154/01 ed alla più recente 38/09 che prevede il reato di "stalking" e la condanna, a querela di parte, per tutti gli atti persecutori), non sarà possibile, secondo l’avvocato Voci, parlare di legalità fino a quando ad una donna e ad un bambino sarà fatta violenza. Il delitto, in effetti, è solo la punta dell’iceberg: la violenza, nella maggior parte dei casi, ha inizio molto prima, e sotto varie forme: "La violenza, sessuale e fisica, economica e psicologica, è perlopiù ritenuta dalle donne "un’esperienza da dimenticare" - ha proseguito la Leone, psicologa presso il Consultorio familiare di Catanzaro - "Solo il 18% delle donne considera la violenza subita un reato: ecco perché le denunce sono così poche, ed ecco perché le donne si auto-colpevolizzano per quello che patiscono". I legami affettivi, infatti, complicano la percezione della violenza: il senso di vergogna e l’amore verso il partner spingono le vittime alla tolleranza degli atti scellerati nella convinzione che, con il pentimento, il loro aguzzino tornerà alla normalità. Ma è solo una pericolosa illusione. Le donne si risveglieranno più deboli e segnate di prima, dovendo per sempre convivere con le tristi conseguenze di un amore malato. Benedetta Garofalo Si chiude la fase diocesana della causa di beatificazione di don Gaetano Mauro FONDATORE DEI PII OPERAI CATECHISTI RURALI ARDORINI La Congregazione dei Pii Operai Catechisti Rurali Missionari Ardorini, con “gratitudine al Signore” e con “animo aperto alla speranza”, annunciano la chiusura della fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del servo di Dio don Gaetano Mauro, apostolo del mondo giovanile, fondatore e padre dei Missionari Ardorini. La celebrazione si svolgerà sabato 21 aprile 2012 alle ore 18.00. A presiederla mons. Salvatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, nel Santuario della Madonna della Serra in Montalto Uffugo. A Simeri Crichi un ufficio per la pastorale familiare P er accompagnare le coppie sposate, in tempi di crisi e di difficoltà per le famiglie, nel dicembre 2011, nella parrocchia San Nicola di Bari in Simeri Crichi, è stato inaugurato l’Ufficio di pastorale familiare. Grazie alla disponibilità di don Luigi Talarico, circa 80 coppie di sposi, giovani e meno giovani, si sono coinvolte in un cammino, alla continua riscoperta della scelta d’amore per la vita. Negli incontri di riflessione, a cadenza mensile, vengono trattati diversi argomenti: il progetto di Dio sul matrimonio, le insidie nella coppia, il rapporto genitori e figli, la famiglia come chiesa domestica, l’educazione alla fede delle giovani generazioni. Don Luigi li chiama “momenti di rigenerazione e di ristoro” per le coppie che si pongono in ascolto della parola di Dio, pur tra il frenetico ritmo familiare e gli impegni della quotidianità. 12 Pasqua 2012 Finalità degli incontri è di aiutare le famiglie a cogliere il mistero dell’amore umano, nel mistero dell’amore di Cristo per la Chiesa, perché continuamente si alimenti e si rinnovi, per divenire come quello di Cristo, il quale “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1), fino al dono della vita. Infatti, al pari di quello di Cristo, l’amore cristiano è chiamato ad essere totale, uni¬co, eterno, fecondo. “Totale”: gli sposi cristiani sono chiamati ad amarsi con tutto se stessi: corpo e anima, carne e spirito. “Unico”: l’amore matrimoniale è fedele, non si tira mai indietro, è per sempre, sino alla fine. “Fe¬condo”: aperto alla vita. Nei figli, l’amore dei due cammi¬na e continua oltre loro stessi: i figli sono il futuro dell’a¬more dei due. A conclusione degli incontri, prima del periodo estivo, è programmato un pellegrinaggio in un santuario, per un ringraziamento al Signore ed alla Madre Sua, che come alle nozze di Cana manifesta perenne solerzia per la famiglia, una revisione del cammino svolto e una nuova progettazione, con la presenza del Vicario Episcopale Don Gesualdo De Luca. Emily Colao Una solenne concelebrazione presieduta da Mons. Arcivescovo Dedicazione del nuovo altare nella chiesa matrice di Palermiti L’ arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, ha presieduto, domenica 25 marzo, la solenne concelebrazione per la dedicazione del nuovo altare della chiesa matrice di Palermiti. Presenti anche il sindaco Franco Aloisi, i sindaci di Squillace, Guido Rhodio, e di Gasperina, Domenico Lomanni, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Girifalco, capitano Vitantonio Sisto, il comandante della stazione di Squillace, maresciallo aiutante Antonio De Nardo, altre autorità locali e numerosi fedeli, il parroco don Antonio De Gori ha sottolineato che il nuovo altare è stato realizzato grazie alle offerte dei fedeli e ad artisti e maestranze locali. In particolare, sotto la supervisione dell’architetto Romano Marcella, la messa in opera è stata realizzata da Giuseppe Truglia e Giuseppe Gullà, mentre Claudio Valentino e Tony Aiello hanno restaurato la volta dell’abside e l’edicola monumentale della Madonna di Murorotto. «E’ un giorno di festa – ha poi affermato don Antonio – perché l’altare è il centro del tempio e il luogo della rinascita delle anime e della persona. Per noi è un'esplosione di gioia, anche perché il nostro arcivescovo giunge a Palermiti per la terza volta». Il sindaco Aloisi, nel suo indirizzo di saluto, ha rivolto un appello alla comunità «ad impegnarsi per un rinnovato patto di amicizia e di riconciliazione sociale, ricercando la strada della solidarietà e l’unione del paese. Il nuovo altare è un’opera che impreziosisce questo luogo mèta di tanti pellegrinaggi in onore della Madonna della Luce. La ristrutturazione dell'opera racconta la storia della nostra comunità ed onora Maria Santissima della Luce, protettrice del nostro paese». Per mons. Bertolone, «consacrare un altare significa avvolgerlo di tutti i segni che ricordano Gesù. Poi occorre alimentare la propria fede intorno all’altare e intorno a Cristo. L'altare è un oggetto, una pietra, noi invece siamo pietre vive». Commentando le letture del giorno, l'arcivescovo si è soffermato sull'adesione a Cristo, sull'umiltà di Gesù e sulla profondità della fede. Il presule ha, quindi, proceduto all’unzione, all’incensazione, alla copertura e all’illuminazione dell’altare, sotto il quale ha deposto alcune reliquie di San Nicola, Santa Rita, Santa Teresa e dei beati Cardinal Ferrari e Francesco Spoto, insieme alla bolla episcopale di dedicazione. Salvatore Taverniti Gimigliano: riaperta al culto la Chiesa dell’“Assunta” Sentita la partecipazione alle feste del “1° Martedì” e del Patrono S. Giuseppe M olte sentite le due festività vissute dalla comunità gimiglianese nelle prime due decadi di marzo . La prima festa del “1° Martedì di Marzo”, fa memoria del furto e restituzione, dell’Immagine acheropita della “Madonna di Costantinopoli o di Porto”, nel 1807,da parte delle truppe francesi. La restituzione dell’Immagine che, in seguito ad un prodigio prodotto dalla stessa, secondo la tradizione, probabilmente, è avvenuta il primo martedì del mese di marzo 1807, appena qualche giorno dopo il trafugamento, ha dato origine e denominazione alla suddetta festa. Il tema evangelico della “gioia del ritrovamento del bene perduto” è stato sviluppato nell’omelia della S. Messa di quest’anno presieduta la mattina del 6 marzo dal vicario episcopale e parroco di Siano don Gesualdo De Luca. La seconda S. Messa, sospesa al mattino a causa delle avverse condizioni meteorologiche che avevano impedito la processione del venerato Quadro dalla Chiesa Madre a quella dell’“Assunta”, dove avrebbe dovuto presiedere la celebrazione l’Arcivescovo Metropolita di CatanzaroSquillace Mons. Vincenzo Bertolone, è stata poi celebrata pomeriggio dal parroco che ha invitato i fedeli a “saper affrontare le situazioni difficili e dolorose della vita tendendo sempre a quell’oltre di risurrezione e di gioia a cui si perviene se si rimane nella giustizia e nella fedeltà al Signore”. Come già nell’anno 2010, a motivo delle celebrazioni per la proclamazione della Patrona della Provincia di Catanzaro, anche quest’anno la storia ha confermato che è possibile rinviare al pomeriggio dello stesso giorno le manifestazioni sospese al mattino in caso di avversità atmo- sferiche. Tutto è riuscito con grande soddisfazione dei partecipanti, a cui si è aggiunta l’altra grande gioia per la riapertura al culto della chiesa S. Maria Assunta, dopo oltre quattro mesi di chiusura, a causa delle urgenti opere di manutenzione da eseguire. L’esultanza dei fedeli si è prolungata nella settimana successiva per i festeggiamenti in onore di S. Giuseppe Patrono di Gimigliano che, come per la festività precedente, coinvolge entrambe le parrocchie promuovendo uno spirito di vera comunione ecclesiale, civile e sociale nella collettività gimiglianese. Comunione mantenuta costantemente viva anche mediante il reciproco rapporto con i gimiglianesi emigrati nel Nord America e particolarmente con le comunità stabilitesi a Niagara Falls e ad Edmonton in Canada. In considerazione dei debiti contratti con l’impresa realizzatrice dei lavori che hanno consentito la riapertura della Chiesa dell’Assunta per quest’anno si è dovuta diminuire considerevolmente la spesa per i tradizionali fuochi d’artificio. Ad arricchire l’una o l’altra o entrambe le festività anche numerose partecipazioni istituzionali. 13 Pasqua 2012 Formazione teologico-pastorale nella forania di Squillace S i sono tenuti il 13 ed il 20 Marzo c.a., nel salone della parrocchia S. Nicola Vescovo di Squillace Lido i primi due incontri dell’itinerario di formazione teologico-pastorale della forania di Squillace (settore pastorale est). Tale incontri hanno avviato il programma triennale di formazione ed approfondimento di cultura religiosa aperto a tutti i fedeli. Sono previsti nove incontri che saranno tenuti da specialisti della materia in sedi diverse della stessa forania. L’argomento di questo primo anno è incentrato sulla Bibbia, il secondo anno su Gesù Cristo, il terzo anno sulla Chiesa a cui ci si augura di aggiungere un quarto anno sui Sacramenti. Il vicario foraneo don Giuseppe Megna ha aperto il primo incontro sottolineando che l’inizio dell’itinerario di formazione nasce nel “kairos” quaresimale, foriero di una metanoia del cuore. La ricorrenza del 50° del Concilio Vaticano II ci dà l’occasione per rileggere ed approfondire i documenti del Concilio ed in modo particolare la costituzione conciliare “Dei Verbum” ,sulla Parola di Dio, a cui far seguire l’Esortazione post-sinodale “Verbum Domini” di Benedetto XVI Il Vicario episcopale del settore, Mons. Pino Silvestre ha relazionato sull’introduzione alla Bibbia. Alcuni argomenti trattati: Il termine “Bibbia” significa libri e risale a S. Giovanni Crisostomo, IV sec. a.C.. Prima veniva chiamata Scrittura, ma anche Legge, Torà, Profeti, termini usati da Gesù stesso. La formazione della Bibbia: dalla tradizione orale, tramandata di generazione in generazione nella famiglia, alla trasmissione nel culto liturgico, dalla incisione su tavole di pietra alla scrittura su pergamena. I primi documenti scritti della Bibbia risalgono a circa 1300 aa a.C. Essi coprono un arco di tempo così vasto in cui si intrecciano e si avvicendano culture diverse, momenti storici ed eventi diversi che rendono la Bibbia non omogenea sia nella forma che in senso letterario, ci sono generi letterari diversi, da qui la necessità di dare strumenti adeguati per interpretare il vero senso della Scrittura ed a cui questi incontri sono finalizzati. Ciò che unisce tutta la Bibbia è il messaggio d’amore di Dio, di questo Dio sempre fedele che prende l’uomo per mano e lo conduce verso la realizzazione del progetto salvifico. La Bibbia è anche un libro storico, con riferimenti a fatti, eventi e personaggi storici. Come leggere la Bibbia? Mons. Silvestre rifacendosi al card. Martini suggerisce di iniziare con la lettura del Vangelo di Mc e poi passare agli altri libri, ciò consente di avere un primo approccio a Gesù Cristo e alla possibilità di fare una lettura cristologica di tutta la Bibbia. Il primo incontro è terminato con una riflessione Programma per l’anno in corso 1. Introduzione: la Bibbia alla luce della costituzione conciliare Dei Verbum e dell’esortazione post-sinodale Verbum Domini; 2. Dalla tradizione orale alla scrittura: Il Pentateuco; Es 19-20 (Alleanza e Decalogo); 3. I libri storici; lettura Neemia 8, 1-12 (la forza della parola); 4. Libri poetici e sapienziali; Lettura Salmi 1-2 e 50-51; 5.Llibri profetici; lettura Osea 11 (la tenerezza di Dio); 6. L’origine e formazione dei Vangeli; lettura Mt 5, 1-12 (le Beatitudini); 7. Gli Atti degli Apostoli: la Chiesa muove i primi passi; lettura At 2, 42-47 e 4, 32-35 (la vita della prima comunità); 8. Le lettere paoline; lettura 1Cor. 13, 1-13 (l’inno alla carità); 9. Le lettere cattoliche e Apocalisse; lettura: 1Gv. 3 (vivere da figli di Dio). A STALETTÌ PREHIERA COMUNITARIA PER RICORDARE LA SERVA DI DIO CONCETTA LOMBARDO F ar risaltare una figura di santità che Stalettì sta “dimenticando”. E' ciò che intende attuare il parroco don Roberto Corapi, il quale ritiene "giusto e santo" invitare tutta la comunità locale per un momento di preghiera per la causa di beatificazione della Serva di Dio Concetta Lombardo. Nata a Stalettì il 7 luglio 1924, Concetta era una giovane dell'Azione Cattolica, che svolgeva con zelo il compito di catechista, professando la regola del Terzo Ordine francescano. Venne uccisa all'età di 24 anni da tal Vincenzo Messina, un fruttivendolo di Gasperina, sposato e con figli, al termine dell'ennesimo tentativo di condurre la giovane a vivere con lui. L'omicidio, che av- 14 Pasqua 2012 venne in una campagna di località Serusi, dove Concetta era intenta a raccogliere della frutta, suscitò profonda impressione a Stalettì, tanto che la morte della ragazza venne considerata subito come un vero martirio. Si diffuse presto il desiderio della sua glorificazione e l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Antonio sul brano Neemia 8, 1-13: quando tutto sembra perso, distrutto come succede anche oggi, con le catastrofi nucleari, ambientali, terremoti ecc. in cui si resta senza niente, nudi materialmente e moralmente e bisogna ricominciare: da dove ripartire? L’episodio ci indica che bisogna ripartire dall’ascolto della parola di Dio, essa tiene unita una folla di disperati che trova fiducia speranza e forza non nelle proprie forze e sicurezze ma nella parola di Dio ed in questo Dio che non li abbandona. Il messaggio conclusivo: l’accoglienza della parola di Dio nel nostro cuore ci porta alla solidarietà ed alla condivisione, essa opera in noi un cambiamento ed una trasformazione, se viene accolta e siamo docili ai suoi suggerimenti può cambiare la nostra vita e di quelli che ci stanno attorno. La Chiesa, come dice Benedetto XVI nella Verbum Domini è la casa della Parola di Dio, come cristiani dobbiamo essere la prassi della Parola, di essa dobbiamo nutrirci, alimentarci ed essere testimoni autentici. Il secondo incontro è stato tenuto dal biblista don Erminio Pinciroli che ha dato interessanti spunti di riflessione commentando la creazione ed il fine dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio. Il significato di immagine e somiglianza viene chiarito dal Salmo 8:” … l’hai fatto poco meno di un Dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”. Il dominio che Dio ha dato all’uomo sul creato è quello di “custodire e coltivare” con riferimento al “ Buon Pastore”. L’analogia è fra Dio “sorgente di vita” e l’uomo “pro-creatore” partner nel progetto di Dio sul creato. L’uomo è il Suo capolavoro, fragile perchè creato dalla polvere della terra e divino perché in lui è stato spirato il soffio vitale di Dio. Questa alta dignità a cui l’uomo è vocato non trova riscontro in nessuna altra religione: L’”Eden” in cui l’uomo viene posto, che deve coltivare e custodire ed a cui tutte le scoperte scientifiche, mediche ecc, sono finalizzate, è la Storia umana. Essa trova il suo compimento in Cristo, anticipo di salvezza per l’uomo, redenzione del creato e fine della stessa storia. In conclusione la dignità della vita dell’uomo trova il suo fondamento nel rapporto “verticale“con Dio, che “santifica” ogni azione e rapporto “orizzontale con il creato e le creature. Dice un proverbio pagano africano: “Annoda l’aratro ad una stella” rifacendosi al bisogno di trascendenza insito nel cuore di ogni uomo in ogni sua attività. Bruno Trovato Cantisani, introdusse la causa di canonizzazione di Concetta Lombardo nel 1990, dando inizio al processo canonico sulla vita, le virtù e il martirio della Serva di Dio. Conclusa la fase diocesana, ora il processo prosegue a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi. Il momento di preghiera proposto da don Roberto Corapi si svolgerà ogni 22 del mese, con la recita del santo Rosario e la celebrazione di una messa. Secondo il parroco, «questi momenti servono per riflettere sempre di più sul martirio cristiano, sulla difesa dei valori, e sulla purezza di cuore e di spirito che sempre dobbiamo difendere. La nostra comunità deve essere grata al Signore per la Serva di Dio Concetta Lombardo, perché è un esempio di santità per tutte le famiglie e i giovani. Bisogna affidarsi a lei e bisogna invocarla sempre». Carmela Commodaro A Sersale in tanti i fedeli devoti sulla vetta del monte Crozze Quest’anno, dopo quella dell’8, per la quale non si è esitato a sfidare le previsioni climatiche per niente favorevoli, la processione del 21 marzo è stata particolarmente partecipata sia per il numero dei presenti (più di duemila) che per il raccoglimento con cui i fedeli hanno accompagnato la Santa Patrona sul monte Crozze da dove in passato il Suo sguardo benedicente e salvifico aveva fermato il monte Angaro che, a seguito del sisma e sopravvenuto alluvione, aveva preso a scivolare rovinosamente a valle con tutto il presepe di case che caratterizza il paesaggio sersalese. La lunga fila orante si snodava lungo i tornanti del colle in un coro di preghiere e di canti alternato alle impeccabili esecuzioni della banda musicale di S. Pietro Magisano. Il tutto sotto i raggi tiepidi di un sole foriero della bella stagione. Il Parroco, nell’omelia, ricordando la riconoscenza popolare tramandata di generazione in generazione alla Madre Celeste per la Grazia ricevuta, aveva, non a caso, voluto stigmatizzare questo nostro tempo in cui l’eccessivo ed abusato benessere, di cui già si intravedono profonde le crepe, ha esaltato gli animi inducendoli a confidare più nelle proprie forze e nel progresso della scienza che nella Provvidenza del Padre. Tutti gli occhi, oggi, erano rivolti, forse più intensamente del solito, alla Madonna del Carmine che, come da tradizione, aveva sostituito il mantello bianco del lutto della precedente processione con quello azzurro della letizia: sguardi fissi su di Lei che conosce la pena d’ogni suo figlio, i drammi di tante famiglie, le tragedie dei popoli, le catastrofi naturali e non che incombono in ogni epoca sull’umanità ignara. Ed era davvero palpabile l’intima convinzione con cui uomini e donne andavano intonando fiduciosi: - …e senza Maria salvarsi non si può. Don Fabio, che in queste emozioni nuove e, nello stesso tempo antiche, ha intravisto quasi come una rinascita interiore del sentimento religioso, ha voluto, dopo la benedizione, congedare i suoi parrocchiani con l’auspicio che questa primavera della fede possa travalicare i nostri monti silani per diffondersi entro tutti i confini della Terra. Serafino Schipani ITINERARIO DELL’ESPERIENZA TURISTICO-RELIGIOSA 1° Giorno LAMEZIA TERME – MONACO 2° Giorno MONACO - LAGO DI CHIEMSEE 3° Giorno MONASTERO DI ETTAL-CHIESA DI WIES - CASTELLO DI LINDERHOF – CASTELLO DI NEWSCHWANSTEIN 4° Giorno STRADA ROMANTICA: ROTHENBURG - RATISBONA 5° Giorno PASSAU – REICHERSBERG – ALTOETTING 6° Giorno ALTOETTING – FREISING – MONACO – LAMEZIA Voli di linea Alitalia da Lamezia Terme Guida esperta parlante italiano durante tutto il tour Quota di partecipazione in camera doppia € 1.280 Quota di partecipazione in camera singola € 1.425 Prenotazioni entro il 15 aprile tel. 0961.721333 (int.2) - cell. 338 5483409 15 Pasqua 2012 Una riflessione di mons. Crociata a Collevalenza EDUCARE ALLA MISERICORDIA “R esistere al male” e seguire “la via della benevolenza” per diventare “testimoni di misericordia”. È l’appello che il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, ha rivolto il 24 marzo a Collevalenza, intervenendo al primo convegno nazionale sulla misericordia, organizzato con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione e della Conferenza episcopale umbra. La reciprocità tra educazione e misericordia. “Educare alla misericordia” è il tema su cui mons. Crociata è stato chiamato a riflettere, ed è partito dal cogliere la “reciprocità” che vi è tra educazione e misericordia. “L’educazione – ha esordito – è processo fondamentale di ogni società umana a partire dal suo nucleo, la famiglia, per la sussistenza stessa della persona e della convivenza umana; è la condizione naturale e culturale imprescindibile di umanizzazione, perché il piccolo dell’uomo possiede tutte le potenzialità ma nessuna capacità in atto: può conseguirle solo attraverso un processo di apprendimento e di sviluppo”. Certo, “anche la migliore riuscita educativa deve mettere in conto, fisiologicamente, battute d’arresto, rallentamenti, errori, deviazioni temporanee”; “non c’è dubbio che l’esercizio della responsabilità educativa richiede la graduale crescita in autonomia del ragazzo e del giovane; ma a essa si arriva solo attraverso un sapiente dosaggio di spazi di libertà e di autorevolezza da parte dell’educatore”. E, secondo il segretario generale della Cei, “la misericordia costituisce un atteggiamento dello spirito che presenta forti analogie con il cammino educativo”. “Essa – ha aggiunto – può essere compresa soltanto nell’orizzonte della rivelazione biblica, in quanto attributo divino, modo di essere e agire di Dio verso l’uomo”. “Importante è intendere che la misericordia non esprime un aspetto temporaneo, provvisorio, occasionale dell’essere e dell’agire di Dio, ma la sua identità divina: Dio è in sé misericordioso, e quindi lo è sempre”. Giustizia e misericordia. Riflettendo sulla misericordia di Dio, il segretario generale della Cei ha osservato che “il peccato dell’uomo e la sua infedeltà non riescono a cancellare l’amore di Dio per la sua creatura e a scalfire la fedeltà di Dio a se stesso”. “Amore per la creatura e fedeltà a se stesso – ha evidenziato – stanno insieme in Dio, perché è la fedeltà a se stesso, la sua stabilità nella volontà d’amore e di salvezza che spiega come Dio non dimentichi mai e non perda di vista il volto originario incontaminato della sua creatura. Nell’essere umano più devastato dal male Dio riesce sempre a vedere l’immagine di sé che ha impresso in lui e, soprattutto, a intervenire e agire per ricostruirla”. Mons. Crociata ha quindi affrontato “il delicato rapporto tra giustizia e misericordia”, dove la contrapposizione tra questi due termini “è frutto di una comprensione povera e riduttiva, antropomorfica. In realtà per Dio essere giusto equivale a essere se stesso. Essere e agire come Dio: in questo sta la giustizia di Dio, e giustizia e fedeltà in lui si equivalgono. Ma agire secondo giustizia significa, per Dio, essere misericordioso, poiché egli è essenzialmente misericordia”. “Dio – ha ricordato – distingue il peccato dal peccatore e mira a separarli definitivamente”, con una “volontà d’amore ostinato” dove “la misericordia consiste nella capacità dell’amore di avere occhi per vedere ciò che ancora non c’è e di cominciare a crearlo: una creatura riscattata e un figlio perfino sotto la veste di un dissennato e di un dissoluto”. L’azione dello Spirito. È la misericordia di Dio, Nomine di Mons. Arcivescovo Don Pasquale Gentile, Economo diocesano. Don Vitaliano Smorfa, Assistente diocesano per l’Apostolato della preghiera; Don Roberto Celia, Assistente Diocesano della Fraternità di Comunione e Liberazione. NELLE PARROCCHIE Don Fiore Capace, Amministratore parrocchiale della parrocchia “Santa Domenica” e collaboratore nel Santuario diocesano “Madonna della Grazie” in Torre di Ruggiero; Don Giuseppe Fiorenza, Parroco della parrocchia “Santa Maria Assunta” in Sant’Elia di Catanzaro; Don Bruno Larizza, Rettore del Santuario “Santa Maria del Bosco” in Serra San Bruno; Don Alexi Ekutshu Aleki OlaKa, Amministratore parrocchiale della parrocchiale “Santa Maria delle Grazie” in Mongiana. 16 Pasqua 2012 ha sottolineato mons. Crociata, a far vedere “che il male e il peccato non sono l’ultima parola”, né quella “più importante”: al contrario, “la parola più importante è il perdono”. Dunque, un atteggiamento misericordioso “viene da Dio in modo assolutamente gratuito e nell’uomo può essere prodotto solo dall’azione dello Spirito e mai ottenuto dal solo sforzo umano”; ciononostante si possono delineare tre passi per “educare alla misericordia”, inteso come “proposta”, “invito”, “accompagnamento ad assumere atteggiamenti rispondenti all’obiettivo educativo che s’intende perseguire”. Il primo è “il passo della fede”, accompagnando “a riconoscere e ad accogliere la misericordia di Dio su di noi, su di me”. Secondo, “imparare a guardare noi stessi, me stesso, con gli occhi e con il cuore della misericordia di Dio: con la gratitudine e la gioia del perdonato e redento, con l’umiltà ma anche la serenità di chi riconosce il proprio male e il proprio peccato, di chi accetta le proprie ferite e accetta, soprattutto, di essere salvato attraverso di esse”. Infine, “imparare ad avere questo sguardo che vede sempre l’uomo nella sua dignità d’immagine di Dio e di figlio suo, e di vedere così tutti gli altri, il prossimo con cui viviamo, il prossimo che incontriamo, il prossimo che ci raggiunge attraverso i media e le comunicazioni”. 25 aprile 2012 Pellegrinaggio diocesano al Santuario Madonna di Porto in Gimigliano Presiederà la giornata con la partecipazione delle aggregazioni laicali S.E. Mons. Vincenzo Bertolone Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace. Sarà presente S.E. Mons. Ignazio Zambito, Vescovo di Patti (ME). Ore 9.30: ritrovo delle aggregazioni laicali sulla SP (via Cammino del pellegrino) che conduce al Santuario Ore 11.00: Solenne Concelebrazione Eucaristica Ore 14.30: ritrovo delle aggregazioni laicali in Santuario. Momento di lode con animazione e testimonianze. Ore 16.30: S. Messa - ore 17.00 S. Rosario Ore 18.00: S. Messa Don Salvatore Scalise, Rettore delle Chiese “Sant’Anna” e S. Omobono” in Catanzaro; Don Simone Marchese, Parroco di della parrocchia “Santa Maria Assunta” e Rettore del Santuario “Madonna della Luce” in San Pietro Magisano; Amministratore parrocchiale nelle parrocchie “Santa Maria delle Grazie” in Fossato Serralta, “San Nicola di Bari” in Maranise e “San Nicola di Bari” in Sellia Superiore. Don Carlo Nocchi, Vicario parrocchiale della parrocchia “San Nicola di Bari” in Sellia Superiore; Don Fabrizio Fittante, Vicario parrocchiale nelle parrocchie “Santa Maria Assunta” in San Pietro Magisano, “Santa Maria delle Grazie” in Fossato Serralta e “San Nicola di Bari” in Maranise; Don Piero Scicchitano, Vicario parrocchiale della parrocchia “Madonna di Pompei” in Catanzaro. A tutti auguriamo un buon lavoro nella “Vigna del Signore”.