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Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza
1-15 MARZO 2007 - ANNO XXVI N.5
CRISTIANI OGGI
QUINDICINALE DELLE CHIESE CRISTIANE EVANGELICHE “ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA”
L’O SS E RVATO R I O E VAN G E L I CO
Festival
“moderno”
embra che alcuni avvenimenti, come il
festival nazionale della canzone italiana,
S
le cui luci si sono spente non da molto, siano lo specchio della nostra società.
Quest’anno qualche canzone è stata
condita con i piccanti accenti di alcune
parole volgari e questo è piaciuto, è stato
ritenuto di moda, fa tendenza, con una
parola: è moderno.
Non è nostra intenzione essere castigatori dei moderni costumi, non siamo ciechi
bacchettoni, né siamo animati da furia iconoclasta, ognuno è libero di fare quel che
vuole, ma non comprendiamo l’attribuzione
dell’aggettivo “moderno”.
Se consultassimo un buon dizionario,
troveremmo questo significato del termine:
“Ciò che è proprio o peculiare del nostro
tempo, o ne ha gli aspetti e le caratteristiche, soprattutto con riferimento al progresso e all’evoluzione che caratterizzano l’età
contemporanea. Anche in opposizione ad
antiquato e vecchio, tradizionale e classico,
obsoleto e convenzionale”. Riflettiamo brevemente sul concetto.
Se moderno significa trasgressivo, allora
quanto accade non è moderno ma vecchio, ossia insito nella natura ribelle dell’uomo, che allontanatosi dal suo Creatore,
ha sempre trovato piacere in ciò che
dispiace a Dio. Vogliamo ricordare l’umanità ai tempi del diluvio? Oppure come erano gli abitanti della città di Sodoma prima
della distruzione? Quanto soffrì il giusto Lot
durante la sua permanenza in quella città.
Incompreso dai generi, che non lo prendevano sul serio, dalla moglie, che voleva
restare nella città perché non credeva che
sarebbe stata distrutta, dalle figlie, che avevano assunto i costumi e l’etica del posto.
Se moderno è dunque l’atteggiamento
morale di chi è spavaldo nell’ostentare il
male, il vero credente preferisce essere tradizionale, classico, convenzionale, e piacere a Dio in ogni cosa.
Un altro concetto frequentemente collegato alla modernità è quello secondo il
quale, per tenere il passo con i tempi,
occorre possedere una forte stima di sé,
essere ancorati al “secondo me”. “Secondo
me non c’è niente di male...”, ecco servito
il relativismo.
“Non si possono ridurre ad unità - si
dice - i compositi valori culturali della
società multietnica, né ricondurre ad uno
tutti quei differenti principi etici, a volte tanto soggettivi e spesso in contrasto fra loro,
che caratterizzano la società pluralistica
segue a pagina 3
Non deludere
Gesù
Le più grandi delusioni
date dai discepoli
a Gesù durante il Suo
ministerio terreno
sono ricollegabili
ai tre annunci
della Sua passione
In viaggio verso Cesarea
di Filippo
Nel capitolo 8 del Vangelo di
Marco si legge di Gesù e dei discepoli in viaggio verso Cesarea
di Filippo, il luogo più a nord raggiunto dal Signore. La città si trovava vicino alle due sorgenti del Giordano e alle
rocce del monte Ermon, non era agevolissimo
raggiungerla.
Lungo il cammino Gesù parlò della Sua morte
e resurrezione, del Suo sacrificio espiatorio.
Quando fece l’annunciò per la prima volta,
“…Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo” (Marco 8:32), lo stesso Pietro che aveva da poco riconosciuto in Gesù il Cristo (cfr.
Marco 8:29).
Che grande delusione per il Maestro, che fu
costretto a rimproverare duramente il Suo discepolo, Lui sì a ragione, dicendo: “…Vattene via
da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di
Dio, ma delle cose degli uomini” (Marco 8:33).
Quanti uomini si permettono di criticare quel
che Gesù ha dichiarato, quanti come Pietro si
prendono la licenza di giudicarne l’operato semplicemente perché non riescono a comprendere il
Suo piano divino.
continua a pagina 3
La croce di Cristo
A distanza di secoli possiamo ancora contemplare la morte di Gesù
in croce e compiere, inevitabilmente, un’introspezione della nostra vita
L’evangelista Matteo, narrando la passione
di Gesù, fornisce un particolare interessante:
“...un di loro corse a prendere una spugna… e
postala in cima ad una canna, gli die’ da bere”
(Matteo 27:48).
Da fonti storiche si apprende che, in genere,
la croce quale mezzo di supplizio era posta ad
altezza d’uomo, mentre i racconti evangelici
dichiarano che per dare da bere a Gesù il soldato romano dopo aver imbevuto una spugna in
una mistura, aveva dovuto porla in cima ad
una canna. Il motivo? La croce di Cristo era posta in alto! Lo era, innanzitutto, per evidenziare
una crudeltà: la croce era decretata per i peggiori delinquenti, a coloro che erano privi del godimento dei pieni diritti civili. I romani, nel porre
in alto la croce di Gesù, vollero impartire una
lezione ai giudei: “Guardate la fine che faranno
continua a pagina 2
tutti coloro che cercheranno di usurpare il posto
di Cesare come re”.
I N Q U E STO N U M E RO
Osservatorio Evangelico
Festival “moderno” ......................................................................... pag.1,3
Non deludere Gesù .......................................................................... pag.1,3
La croce di Cristo ................................................................................ pag.1,2
Da principio non era così ...................................................... pag.4-5
Cronaca Internazionale ...................................................... pag.4,8
Non farmi la predica ..................................................................... pag.6-7
Cronaca Italiana .................................................................................... pag.7
La testimonianza
Ho scelto di adorare Dio
“in Spirito e verità” ............................................................................... pag.8
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CRISTIANI OGGI
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La croce di Cristo
continua dalla prima pagina
Tuttavia, mediante questo crudele gesto, i romani, a loro insaputa, fecero sì che Cristo nell’ora più buia, nella morte, si distinguesse. Quel
giorno chi entrava ed usciva da Gerusalemme, i
viandanti, i forestieri, i passanti potevano veder
morire Gesù, il Salvatore del mondo, da lontano,
sul Golgota.
Oggi, ancora a distanza di secoli, chiunque si
accosta alla Scrittura può scorgere Gesù che muore in croce,
una crocifissione che, inevitabilmente, lo porterà alla riflessione.
Ai piedi della croce vi erano diverse categorie
di persone che commentavano l’orrenda scena.
Vi era innanzitutto la presenza dei passanti che
entravano ed uscivano da Gerusalemme (cfr.
Matteo 27:39,40).
Essi rappresentano la schiera dell’“indifferenza religiosa”: quanti, come loro, pur dichiarandosi “religiosi” rimangono indifferenti, insensi-
Considera la gravità
del peccato
Dinanzi alla morte di Gesù
Cristo ci si deve porre una domanda: “Qual è stata la causa
della Sua morte in croce?”. La
risposta è: il peccato, indubbiamente.
Allora sorge un’altra domanda: “Quanto è grave e
grande il peccato dell’uomo,
davanti a Dio, se ha richiesto
la morte di Gesù?”
Consideriamo, dunque, la rilevanza e la gravità del peccato.
Oggi si è soliti misurare il
peccato in base ai suoi effetti.
Ad esempio, per la condizione
in cui versa l’uomo: la sua crudeltà, di cui i mass media fanno quasi sfoggio
oggi giorno, la sua instabilità, la sua infelicità,
giacché nulla ormai è in grado di generare in lui
appagamento.
Oppure in relazione ai suoi effetti sulla famiglia: quante famiglie distrutte, rovinate, quanti
rapporti dilaniati, quante unioni smembrate perché regna l’incomprensione, la gelosia.
E ancora rispetto alla condizione giovanile:
giovani senza un futuro, coinvolti sempre più
spesso in ogni sorta di legami rovinosi.
Si pensa che il modo per recuperare l’uomo
dalla sua triste condizione consista nel curare gli
effetti del peccato, allora via alle tavole rotonde
con i migliori specialisti, i politici, gli educatori e
le altre figure istituzionali.
Nel guardare Gesù che muore in croce, lo
Spirito Santo ci porta a comprendere che Egli
non è morto per curare gli effetti, seppure devastanti, del peccato, bensì la causa di tanto male,
che è il peccato stesso.
Gesù non usa palliativi per attenuare i sintomi del male, Egli è la “medicina” (cfr. Marco
2:17). Gesù può e vuole sradicare il peccato da
ogni cuore: “…io medicherò le tue ferite, ti guarirò dalle tue piaghe…” (Geremia 30:17).
Considera la profondità dell’amore
Vedere Gesù che muore in croce attira l’attenzione sull’incommensurabile amore di Dio.
bili dinanzi all’annuncio della morte di Gesù.
Vi era poi un’altra schiera, i capi sacerdoti, gli
scribi e gli anziani, che evocano l’“ipocrisia religiosa”, quelli che con finezza e delicatezza fanno del sarcasmo su Dio: “Ha salvato altri e non
può salvar se stesso! Da che è il re d’Israele,
scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui.
S’è confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché ha detto: Son Figliuol di Dio”
(Matteo 27:42-43).
Vi erano i due ladroni, uno dei quali mostrò
come, nonostante la prospettiva della morte e
della sofferenza, il cuore sia capace d’indurirsi e
rifiutare l’ultima possibilità di salvezza, preferendo morire nel peccato. L’altro ladrone, invece, pur avendo iniziato a prender parte alle
ingiurie, finirà per confidare in Colui che stava
morendo per i suoi peccati e otterrà così, in
extremis, l’accesso al regno di Dio (cfr. Luca
23:40-43).
Infine, vi è il gruppo delle “…donne che
guardavano da lontano” (Matteo 27:55),
un’attitudine eloquente che evoca tutti coloro i
quali, per paura del giudizio della gente, preferiscono rimanere a distanza, nell’ombra, vivere
un cristianesimo freddo, senza un particolare
coinvolgimento. A questo proposito Gesù ha
detto: “…se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e
peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria
del Padre suo…” (Marco 8:38).
Nonostante tutto questo, la prima frase pronunciata da Gesù sulla croce fu: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”
(Luca 23:34).
L’amore di Dio si manifesta nel perdono ed è,
per questo, un amore che trasforma. Uno dei
due ladroni, infatti, osservando l’attitudine di
Gesù davanti ai Suoi accusatori, fu toccato profondamente e
convinto di peccato.
Quest’uomo, per amore di
Dio e non per alcun merito o
giustizia umana, ricevé non
solo il perdono dei peccati, ma
la “certezza della vita eterna”:
“E Gesù gli disse: Io ti dico in
verità che oggi tu sarai meco
in paradiso” (Luca 23:43).
L’amore divino non si esaurisce
con questa vita.
I Vangeli non dimenticano di
riportare che Gesù sulla croce
“…rendé lo spirito…” (Matteo
27:50). Egli sulla croce è morto, non è entrato in uno stato
comatoso, non è nemmeno
svenuto… è morto. L’amore di
Dio è concreto, Dio non ama il
mondo a parole, il Suo incommensurabile amore si fonda su
un fatto reale: la morte del Suo
diletto Figlio.
Considera l’efficacia
della grazia
La morte di Gesù fu accompagnata da diversi
eventi soprannaturali. In particolare ci soffermiamo su due di essi.
Il primo, quando “…la cortina del tempio si
squarciò in due, da cima a fondo”… (Matteo
27:51), dunque dall’alto verso il basso, figura
del fatto che la morte di Cristo ha donato all’uomo “libertà d’entrare nel santuario in virtù del
sangue di Gesù, per quella via recente e vivente
che Egli ha inaugurata per noi attraverso la
cortina, vale a dire la sua carne” (Ebrei 10:1920).
Il secondo, quando si squarciò il cuore del
centurione che comandava l’esecuzione, perché
la sua coscienza fu risvegliata e lo spinse ad
esclamare: “Veramente, costui era Figliuolo di
Dio” (Matteo 27:54).
Il centurione era un soldato abituato a vedere
gente che moriva in croce, ma la morte di Gesù
fu per lui diversa da tutte le altre.
Ancora oggi, chiunque desidera realizzare la
grazia salvifica di Dio, può farlo mediante la
croce di Cristo. Gesù, che è stato appeso in croce
e poi deposto in una tomba, è infine risorto ed è
Vivente (cfr. Luca 24:6-7).
Calogero Paumbo
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Non deludere Gesù
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Il Signore ci aiuti, in
quanto credenti, ad avere il
senso delle cose di Dio, anziché il senso delle cose degli
uomini!
Gesù regna! La Sua volontà è perfetta! La Sua Parola è perfetta! Quando il Signore parla, siamo chiamati
ad ascoltare e a riflettere su
ciò che Egli ha detto, perché
è certamente importante.
Non vogliamo essere tra
coloro che ascoltano per criticare, ma tra quelli che lo
fanno per imparare.
In viaggio verso
Capernaum
Nel capitolo 9 del Vangelo
di Marco troviamo Gesù e i
Suoi discepoli in viaggio verso un’altra località: Capernaum. Nel “villaggio della consolazione”, questo il significato di quel nome, tante persone erano state effettivamente consolate da Gesù,
che vi si era stabilito (infatti,
Matteo la definisce la “…sua
città” - Matteo 9:1) e aveva
compiuto opere gloriose.
Il Signore, però, aveva da
dare qualcosa di ancor più
grande e avvicinandosi a Capernaum disse ai Suoi: “…Il
Figlio dell’uomo sta per essere dato nelle mani degli
uomini ed essi l’uccideranno; ma tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà”
(Marco 9:31).
Ecco pronta un’altra delusione per il Maestro. Proseguendo il cammino, i discepoli avevano discusso tra
loro su “…chi fosse il più
grande” (Marco 9:35).
Avrebbero dovuto considerare le parole di Gesù, meditare su quanto Egli stava
per fare umiliandosi fino alla
morte in croce, invece pensavano alla propria grandezza; avrebbero dovuto considerare la vera grandezza,
quella di Gesù che offriva la
Sua vita in sacrificio, mentre
pensavano alla loro.
Il Signore, saputolo, li apostrofò: “…Se qualcuno
vuol essere il primo sarà
l’ultimo di tutti e il servitore
di tutti” (Marco 9:35).
In viaggio verso Gerusalemme
Infine, nel capitolo 10 del Vangelo di Marco, Gesù e i discepoli sono in viaggio verso Gerusalemme e, approssimandosi
l’ora, Egli parlò ancora una volta del Suo sacrificio (cfr. Marco
10:33-34).
Era il terzo annuncio della morte e resurrezione del Signore
e, con esso, l’ennesima delusione: Giacomo e Giovanni chiedo-
L’OSSERVATORIO EVANGELICO
prosegue dalla prima pagina
Festival
“moderno”
no di poter stare alla destra e alla sinistra del Maestro nella
gloria (cfr. Marco 10:37).
Quell’ultimo annuncio era stato il più ricco di particolari,
Gesù aveva parlato degli scherni, degli sputi, della flagellazione
profetizzati già nell’Antico Testamento e ora rivelati in modo
chiarissimo.
Egli aveva voluto mostrare loro i particolari della Sua opera
al Calvario, ma non aveva trovato dei cuori disposti ad ascoltarlo.
È triste notare che furono proprio discepoli come Pietro, Giacomo e Giovanni a deludere particolarmente il Signore dopo gli
annunci della Sua passione e resurrezione, proprio quelli che
erano stati più a stretto contatto con Lui.
Dio ci aiuti affinché in noi non ci sia mai il desiderio di salire
su un piedistallo, di primeggiare, ma piuttosto quello di scendere sulle ginocchia per ringraziare Dio, che ha dato Gesù a morire per noi.
La risposta di Gesù alla richiesta di Giacomo e Giovanni è
considerata il verso chiave del Vangelo di Marco: “…il Figlio
dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e
per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”
(10:45).
Il Signore vuole parlarci e annunciarci importanti verità, facciamo attenzione a non deluderlo, “oggi, se udite la sua voce,
non indurite il vostro cuore…” (Salmo 95:8).
Silvano Colloraffi
contemporanea”. Il “secondo me” spazza
via ogni principio, si tratta dell’edonismo
di sansoniana memoria. Sansone, incurante dei problemi che avrebbe avuto e
dei dispiaceri che avrebbe procurato, volle a tutti i costi sposare una donna filistea
perché, diceva, “…mi piace” (Giudici
14:3).
Per tradurlo in termini attuali, sta crescendo sempre più una generazione di
“fai da te”, basata sul “secondo me”, che
esclude sempre più, tra tante altre cose,
Dio e la Sua Parola. Invece, chi lascia allo
Spirito di Dio la possibilità di scrivere le
sacre parole nel proprio cuore, vive al di
sopra dei personalismi paradossali e cerca il vero bene di tutti.
In realtà, con il termine “moderno” la
nostra società tende a celare, piuttosto
male a dire il vero, la sua indolenza e
superficialità. Con i propri atteggiamenti,
molte persone di fatto affermano: “Non
diteci di approfondire argomenti, ma
incuriositeci con fatti, divertiteci con
spettacoli, anche di dubbio gusto, ma
che l’occhio sia meravigliato e l’orecchio
solleticato...”.
Qual era la situazione ai tempi di
Gesù? Praticamente la stessa: alcuni pendevano dalle Sue labbra ed erano estasiati dalle Sue parole; altri lo ammiravano,
ma erano pronti a lasciarlo quando il
discorso si faceva troppo duro; altri
ancora cercavano Gesù non per le parole
di vita che recava, ma perché si aspettavano vantaggi materiali; infine vi era chi
cercava di farlo tacere, per paura, invidia,
orgoglio, odio.
I veri discepoli di ogni tempo prendono piacere nella Parola di Dio e dicono
continuamente di Gesù: “…nessun
uomo parlò mai come quest’uomo”
(Giovanni 7:46).
Simone Caporaletti
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Da principio
“Gesù, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio
e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non sono
non lo separi… Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di m
Nella nostra società la virtù cristiana del
matrimonio è sempre più rara.
Si pensa che non sia necessario sposarsi,
che sia più semplice convivere, e sempre più
spesso chi decide di sposarsi lo fa non
affrontando il matrimonio con la dovuta
serietà.
Si crede che al primo accenno di difficoltà,
nel caso in cui le cose cominciassero a non
andare, è sempre possibile rimediare con il
divorzio.
Un’indagine conoscitiva dell’ISTAT, resa
pubblica il 2 luglio 2004, evidenzia un progressivo aumento delle separazioni e dei divorzi in Italia.
I dati acquisiti presso le cancellerie dei
165 tribunali civili si riferiscono al periodo
1995-2002.
Dall’indagine emerge, in particolare, che
nell’anno 2002 le separazioni sono state
79.642 e i divorzi 41.835.
Negli ultimi dieci anni sia le separazioni
sia i divorzi sono aumentati di circa il 59%,
passando rispettivamente da 51.445 e
27.510 nel 1994 a 81.744 e 43.856 nel
2003.
La media degli ultimi anni è di un matrimonio sciolto ogni tre celebrati.
Significa che l’unione coniugale sta attraversando una profonda, drammatica e, forse,
inarrestabile crisi.
La gravità del problema ha allarmato
sociologi, religiosi e politici.
“Gli addetti ai lavori” stanno studiando da
tempo il problema, ma i suggerimenti che
arrivano da più parti per salvare il focolare
domestico, le ricette proposte non raggiungono risultati significativi.
A noi pare di capire che la soluzione sia
nelle parole di Gesù quando dice: “…da principio non era così”.
La crisi: non è più come “da principio”
Il matrimonio è un’istituzione divina,
quindi sacra, e nel progetto originario, è indissolubile: “L’uomo lascerà il padre e la
madre e s’unirà con la sua moglie e i due
saranno una sola carne. Talché non sono
più due, ma una sola carne; quello dunque
che Iddio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Matteo 19:5,6).
Il concetto d’indissolubilità del vincolo coniugale, stabilito da Dio “da principio”, è
stato violato a causa della caduta dell’uomo.
Le conseguenze del peccato sono state disastrose, hanno prodotto tanto dolore nella
vita delle persone, mandato in frantumi tanti
matrimoni, distrutto intere famiglie.
Le nubi che coprono l’orizzonte diventano
fiato ed hanno fatto impeto contro quella
casa; ed ella è caduta, e la sua rovina è stata grande” (Matteo 7:26, 27).
sempre più fosche, le unioni sono allo sfascio
e i figli sono quelli che pagano il prezzo più
alto.
Il male sta travolgendo le famiglie su più
fronti e le case edificate sulla sabbia dei beni
di questo mondo, sulle fragili fondamenta
delle ideologie umane, sui pilastri di valori
che si stanno irrimediabilmente sgretolando,
sono sempre più come quella descritta da
Gesù: “…un uomo stolto… ha edificata la
sua casa sulla rena. E la pioggia è caduta, e
sono venuti i torrenti, e i venti hanno sof-
La crisi matrimoniale può essere vissuta in
più modi.
Ci sono coppie che l’affrontano continuando a vivere sotto lo stesso tetto, ma venendo
meno alle responsabilità coniugali: “Mogli,
siate soggette ai vostri mariti, come si conviene nel Signore. Mariti, amate le vostre
mogli, e non v’inasprite contro a loro”
(Colossesi 3:18, 19).
Altre coppie affrontano la crisi ricercando
un nuovo legame sentimentale, illudendosi
così di risolvere il problema, ma in realtà fi-
La soluzione perché sia di nuovo
come “da principio”
Desiderio di ogni coniuge è che la crisi coniugale non lo riguardi mai personalmente.
Molte volte, però, la speranza si trasforma in
delusione e il proprio matrimonio inizia ad
affondare.
CRONACA INTERNAZIONALE
Albania: una lenta ma costante rinascita religiosa
Uno dei maggiori risultati dell’era post-comunista in Albania è stata, senza dubbio, l’abolizione
della norma emanata nel 1967 che vietava qualsiasi forma di pratiche religiose. Abolita ogni
interdizione dopo il crollo del regime nel 1991, si
è avuta nel Paese una rinascita graduale della religiosità in generale.
Attualmente in Albania operano rappresentanti di tutti i culti, ma la più ardente manifestazione
di fede è - a detta di molti - quella degli evangelici,
i quali sono particolarmente consapevoli che a
causa del proclamato ateismo di Stato, è cruciale
in Albania più che in ogni altro Paese ex-comunista, il bisogno di insegnamenti cristiani. A questo
scopo sono state stampate nell’ultimo decennio
centinaia di migliaia di Bibbie. Sebbene con una
moderazione che rispecchia l’atteggiamento tradizionale degli albanesi, le conversioni sono cresciute ed oggi si stima che siano presenti nel Paese circa 3.500 evangelici.
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CRISTIANI OGGI
PAGINA 5
non era così
o li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre
o più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo
mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così” (Matteo 19:4-8)
nendo per aggravarlo: “Il matrimonio sia
tenuto in onore da tutti e il letto coniugale
non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio
giudicherà i fornicatori e gli adulteri” (Ebrei
13:4 – vers. N.R.).
Altre ancora l’affrontano semplicemente
svincolandosi dal legame coniugale prima
possibile, contrariamente a quanto stabilito
da Dio: “…niuno agisca perfidamente verso
la moglie della sua giovinezza. Poiché io
odio il ripudio, dice l’Eterno… e chi ripudia
copre di violenza la sua veste… Badate
dunque allo spirito vostro, e non agite perfidamente” (Malachia 2:15, 16).
Qual è dunque la soluzione?
Il matrimonio in crisi può essere salvato, il
legame coniugale può essere reso più forte
solo se marito e moglie si rivolgono a Dio e
lasciano che sia Lui a ristabilire l’ordine,
come “da principio”. “Sia benedetta la tua
fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù… e sii sempre rapito nell’affetto suo”
(Proverbi 5:18, 19 – vers. N.R.).
I matrimoni in difficoltà, anche quelli
ridotti ormai ad un cumulo di macerie, possono essere ricostruiti potentemente da Dio:
“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile
per il Signore?” (Genesi 18:14 – vers. N.R.).
La benedizione: sarà come “da principio”
Il vincolo matrimoniale è saldo se marito e
moglie sono strettamente uniti a Dio, secondo il principio che “…una corda a tre capi
non si rompe così presto” (Ecclesiaste
4:12).
I coniugi che seguono le indicazioni divine
avranno un matrimonio felice, benedetto e
duraturo, perché se è vero che quando
“...l’Eterno non edifica la casa, invano vi si
affaticano gli edificatori…” (Salmo 127:1),
chi confida in Dio sarà come “…un uomo il
quale, edificando una casa, ha scavato e
scavato profondo, ed ha posto il fondamento sulla roccia; e venuta una piena, la fiu-
mana ha investito quella casa e non ha
potuto scrollarla per che era stata edificata
bene” (Luca 6:48).
I credenti che hanno nel cuore l’amore di
Dio, amano anche il coniuge, agiscono per il
suo bene e quello della famiglia, manifestando sempre carità cristiana: “L’amore è
paziente, è benevolo; l’amore non invidia;
l’amore non si vanta, non si gonfia, non si
comporta in modo sconveniente, non cerca
il proprio interesse, non s’inasprisce, non
addebita il male, non gode dell’ingiustizia,
ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa,
crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta
ogni cosa” (I Corinzi 13:4-7).
Sia il tuo matrimonio, caro lettore, fondato
su Cristo Gesù, sui principi della Parola divina, vissuto secondo l’ordine stabilito da Dio
“da principio” e non crollerà.
Paolo Faia
C O M U N I C AT O S TA M P A
I dati ISTAT sulla famiglia italiana
Cresce il numero delle coppie di fatto, diminuisce quello dei matrimoni,
sono sempre più numerose le coppie di fatto che scelgono di avere figli.
L’incidenza dei bambini nati al di fuori del matrimonio, attesta l’Istat, è attualmente intorno al 15%, cioè quasi 80.000
nati l’anno, circa il doppio rispetto a 10 anni fa. Crescono anche le unioni civili e i matrimoni nei quali almeno uno dei
due sposi è straniero: nel 2005 sono il 12,5%, contro il 4,8% del ’95
500.000 le coppie di fatto
“Questo fenomeno - spiega l’Istat - va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Sono, infatti,
sempre più numerose le coppie, ormai oltre
500.000, che scelgono di formare una famiglia al
di fuori del vincolo del matrimonio”.
Più matrimoni al Sud
I dati poi si diversificano secondo le aree del
Paese. Ci si sposa più al Sud e nelle isole (rispettivamente 4,9 e 4,6 matrimoni per 1000 abitanti)
che al Nord (3,8 per mille abitanti). Il numero più
alto di matrimoni si registra in Campania (5,3 per
1000 abitanti), il più basso in Emilia Romagna
(3,5). In Campania si registra anche l’età più bassa per le spose, in media 27,9 anni, mentre in
molte regioni del Nord la loro età media supera i
30 anni.
matrimoni, che arrivano a quasi il 10% del totale.
Anche in questo caso, sono il Nord e il Centro a
registrare la maggiore diffusione.
Più matrimoni misti al Nord e al Centro
L’8,8% dei matrimoni celebrati in Italia nel
2004 era misto, cioè uno degli sposi era straniero.
Celebrati “solo” 250.000 matrimoni
Al Nord e al Centro, nello stesso anno, si sono
Nel 2005 sono stati celebrati poco più di
rilevati 12 matrimoni misti ogni 100 celebrazioni.
250.000 matrimoni. Rapportato al ’72, quando
Al Sud l’incidenza è del 4,5%.
ne erano stati celebrati 419.000, il calo è vistosisÈ molto più frequente il caso in cui lo sposo è
In aumento i matrimoni civili
simo.
italiano e la sposa straniera, per il 49% proveIl matrimonio civile è scelto nel 32,4% dei
niente dall’Europa centro-orientale. Il 60% dei
Si alza l’età delle nozze
casi: solo 10 anni fa l’incidenza non arrivava al
partner stranieri ha lo stesso livello di istruzione
Oltre alla tendenza a vivere la vita di coppia
20%. La percentuale sale, però, al 43% al Nord e di quelli italiani, e le differenze di età sono contesenza contrarre matrimonio, si è rafforzata nel
al 35% al Centro, mentre scende al 18% al Sud. nute in genere nell’ordine dei 3/4 anni.
2005 (anno di riferimento dell’indagine) la tenTra le città, le percentuali più alte si registrano a
Preferita la separazione dei beni
denza a posticipare l’età delle nozze: attualmente Bolzano, Siena e Firenze.
Nel 56% dei casi nel 2005 gli sposi hanno
gli uomini alle prime nozze hanno un’età media
Più divorzi e seconde nozze
scelto la separazione dei beni, solo al Sud prevaintorno ai 32 anni e le donne quasi 30, quattro
Il numero medio di divorzi in Italia è arrivato al le, anche se di poco, il regime della comunione.
anni in più dell’età media dei loro genitori.
da VE
15%, in decisa crescita, come del resto i secondi
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Non farmi
Oggi il più grande bisogno che ha il mondo è l’
“Non farmi la predica”! Quante volte dai
nostri figli o dai nostri amici abbiamo ricevuto, con tono deciso, l’obiezione di chi non
vuole ascoltare un discorso che ritiene fastidioso e monotono.
C’è un tipo di “predica”, però, che deve occupare sempre un posto
importante, è l’annuncio
della Parola di Dio. Il relativismo che caratterizza la
nostra società non deve
minare la fede del credente nell’autorità e nel ruolo
essenziale che ricopre la
predicazione dell’Evangelo.
L’annuncio della Parola
non deve perdere la sua
centralità. Nel XIX secolo,
forse presagendo il pericolo, il noto predicatore evangelico inglese Spurgeon scriveva: “Il fatto è
che molti vorrebbero unire
chiesa e palcoscenico, carte da gioco e preghiere,
ballo e sacramenti! Se
proprio non riusciamo ad
arginare questo torrente,
potremmo almeno avvertire gli uomini della
sua esistenza ed implorarli di starsene alla
larga. Quando la vecchia fede tramonta e
l’entusiasmo per il Vangelo si spegne, non c’è
da meravigliarsi se la gente va in cerca di
palliativi che la trastullino! Mancando il pane, si nutre di cenere! Rifiutando le vie del
Signore, si accalca con foga lungo i sentieri
della follia”.
La Chiesa non può accantonare la predicazione della Parola di Dio a favore di “nuove
tecniche o nuovi metodi”, considerati oggi
particolarmente “efficaci” per attrarre le persone. Il gusto del nostro tempo non deve
chiedere alla predicazione di essere oltremodo
concisa, interessante e capace di intrattenere
piacevolmente i presenti, perché essa è, e deve continuare ad essere, un momento solenne durante il quale Dio parla al cuore dell’uomo.
Un ruolo insostituibile
La Chiesa di Cristo non può sostituire alla
predicazione la musica, i concerti, la pantomima, la gestualità, allo scopo di suscitare
emozioni forti e calamitare così l’attenzione
delle persone. Non è accettabile che l’Evan-
gelo sia predicato in questo modo. Questi
metodi quale tipo di fede possono generano
in chi ascolta? La Scrittura non li contempla.
L’apostolo Paolo, che conosceva la filosofia greca, preferiva non servirsene nell’annuncio dell’Evangelo:
“Quant’è a me, fratelli,
quando venni a voi, non
venni ad annunziarvi la
testimonianza di Dio con
eccellenza di parola o di
sapienza poiché mi proposi di non saper altro
fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Ed io
sono stato presso di voi
con debolezza, e con timore, e con gran tremore; e la mia parola e la
mia predicazione non
hanno consistito in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in
dimostrazione di Spirito e
di potenza, affinché la
vostra fede fosse fondata
non sulla sapienza degli
uomini, ma sulla potenza
di Dio” (I Corinzi 2:1-5).
Se diamo uno sguardo
al libro degli Atti degli Apostoli, dove sono
narrate le origini della Chiesa, noteremo il
ruolo insostituibile della predicazione. Nel
giorno della Pentecoste, appena riempito di
Spirito Santo, Pietro predicò Cristo e che cosa
produsse quella predicazione? La conversione di ben tremila persone! (cfr. Atti 3:12 e
segg.).
Nell’episodio successivo è riportata la guarigione dello zoppo, che giaceva presso la
porta del tempio detta “Bella”. L’enfasi di Pie-
C O M U N I C AT O S TA M P A
La tecnologia digitale applicata al Codex sinaiticus
A Lipsia, in Germania, si sono riuniti i rappresentanti delle biblioteche che in Egitto, Russia,
Inghilterra e Germania conservano con gran
cura il Codex Sinaiticus, un manoscritto su pergamena conosciuto anche come “Bibbia del
Sinai” e risalente al IV secolo dopo Cristo. Si
tratta dell’edizione più completa della Bibbia a
noi pervenuta, solo il Codex Vaticanus, conservato nella Biblioteca Vaticana a Roma, può fargli
concorrenza per grado di completezza. La “Bibbia del Sinai” è un manoscritto in greco conservato separatamente nel monastero di Santa
Caterina, sulla penisola egiziana del Sinai, nella
biblioteca di San Pietroburgo, nella British
Library di Londra, e nella biblioteca universitaria
di Lipsia.
Si ritiene facessero parte del codice altre pagine, circa 330, in pratica la parte mancante dell’Antico Testamento. Scopo dell’incontro è stata
la firma di un accordo per la digitalizzazione dell’antico codice da depositare poi in una banca
dati, su internet, in modo da permetterne lo studio ad un maggior numero di esperti. Il testo, oltre ad essere la più antica Bibbia cristiana pervenutaci, è anche uno dei primi libri rilegati, codex
appunto, giunti fino a noi, per di più in un’edizione di lusso. Fu realizzato in un momento storico molto importante, all’epoca della vittoria
dell’imperatore Costantino nella battaglia di Ponte Milvio del 312 e dell’editto di Milano del 313, con il quale l’imperatore riconobbe formalmente il cristianesimo e
mise fine alle persecuzioni dei cristiani. Nella
sua forma attuale, la “Bibbia del Sinai” consiste
di circa 400 fogli di pergamena, pelle quasi
sempre di vitello, grandi 38 per 34,5 cm.
Nei fogli è presente circa la metà dell’Antico
Testamento nella versione greca detta dei LXX,
alcuni testi considerati apocrifi, l’intero Nuovo
Testamento e due scritti dei primi secoli dell’era
cristiana.
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la predica
’ ascolto della predicazione della Parola di Dio
tro e Giovanni, però, non fu sul miracolo
bensì sulla predicazione della Parola, che
aveva prodotto una guarigione ben più importante: quella dell’anima. Per questo gli
apostoli “…annunziavano la Parola di Dio
con franchezza” (Atti 4:31).
Quando le autorità religiose del tempo cercarono a tutti i costi di impedire non che gli
apostoli operassero miracoli di guarigione,
ma che predicassero, perché era la loro predicazione ad infastidirli, la risposta degli interessati fu: “…non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite” (Atti
4:20).
Sempre nel libro degli Atti si parla della
persecuzione scoppiata a Gerusalemme e della dispersione di un certo numero di credenti.
Che cosa fecero queste persone? “Allora
quelli che erano dispersi se ne andarono di
luogo in luogo, portando il lieto messaggio
della Parola” (Atti 8:4). Predicare la Parola
era allora l’obiettivo principale della Chiesa:
“Filippo, disceso nella città di Samaria, vi
predicò il Cristo” (Atti 8:5).
Predicazione risoluta
Per il bene dell’uomo, è importante in questi tempi difficili che la Chiesa di Cristo conservi una predicazione risoluta, schietta,
franca, biblica e cristocentrica. C’è bisogno di
una proclamazione della Verità senza compromessi, sotto l’unzione dello Spirito Santo,
perché le anime siano salvate. “Predica la
Parola…” (2 Timoteo 4:2), furono le parole
risolute di Paolo a Timoteo, perché un buon
cristiano non ha altro da annunciare nel
mondo!
In questo modo, soltanto in questo modo,
l’uomo del nostro tempo scoprirà che
l’Evangelo “…è potenza di Dio per la sal-
vezza di chiunque crede…” (Romani 1:16).
Il termine greco originale, tradotto qui con
“potenza”, è dunamis. Dallo stesso termine
deriva la parola “dinamite”, che descrive in
modo sufficiente ciò che produce la predicazione della Parola di Dio, capace di determinare la salvezza del più spregevole dei peccatori e di trasformare il più caparbio dei cuori,
a differenza di qualsiasi “nuovo metodo” o
stratagemma umano.
Il tuo più grande bisogno, caro lettore, è
quello di ascoltare la predicazione della
Parola di Dio. Nessuna tecnica di persuasione, dunque, o full immersion di emozioni,
ma solo l’Evangelo, che è potenza di Dio,
una potenza capace di invadere il tuo cuore e
determinarne la rigenerazione spirituale (cfr.
I Pietro 1:23).
Domenico Modugno
CRONACA ITALIANA
Isola Capo Rizzuto (KR): Incontro interprovinciale
Anche quest’anno, il 6 Gennaio,
i credenti delle province di Crotone, Catanzaro e Cosenza si sono
ritrovati insieme per trascorrere
una giornata intorno alla Parola di
Dio. L’incontro è stato organizzato
nel locale di culto della Chiesa di
Isola Capo Rizzato (KR), che si è
riempito fin dalla mattina.
Dopo il benvenuto dato dal pastore locale, Antonino Mortelliti,
abbiamo offerto un culto di adorazione al Signore. Nella predicazione, tratta dal libro del profeta Daniele, capitolo 6, è stato sottolineato come sia possibile, in un contesto ostile e corrotto, essere integri
e fedeli, purché guidati e sostenuti
da uno spirito straordinario. Al cul-
to ha fatto seguito lo studio biblico
dal titolo “Carattere cristiano”, tratto da II Timoteo 2:3-14 ed esposto
da Rodolfo Arata, pastore a Palermo. Sviluppato in tre parti, sono
stati considerati i sentimenti, il temperamento e le convinzioni del cristiano.
Conclusa la sessione mattutina,
anche le ore del pranzo e della successiva passeggiata nelle zone adiacenti la chiesa sono state di beneficio. Alle ore 16.00 ci siamo ritrovati nella sala per un tempo di
preghiera, seguito dal culto conclusivo. Nel frattempo il numero dei
partecipanti è cresciuto e il locale si
è ulteriormente riempito.
Nel culto siamo stati edificati
dall’adorazione e dal canto e que-
sto ha bendisposto i nostri cuori
all’ascolto della Parola, predicata
dal pastore Arata. Meditando sul
testo biblico di II Cronache 29 e
considerando le scelte operate da
Ezechia, siamo stati esortati a liberarci da ogni male per dare la priorità alle cose di Dio. Tutti noi, come
questo re, abbiamo avuto “…in
cuore di fare un patto col Signore…” (2 Cronache 29:10).
Nel salutarci, abbiamo ringraziato Dio per l’ulteriore opportunità
che ci ha concesso di essere incoraggiati nella fede e a proseguire il
cammino fino alla meta.
Abele Trosino
contrario, sperimenti sempre la vittoria che gli è donata in Cristo. La
Sposa deve avere buoni desideri:
“…camminate per lo Spirito e non
adempirete i desideri della carne.
Perché la carne ha desideri contrari
allo Spirito…” (Galati 5:16-17).
Dio, sensibile ai giusti desideri dei
Suoi, adempie quelli di chi lo teme,
ne ode il grido e li salva. Senza
desiderio non ci può essere vera
comunione con Dio, perché Egli
non sopporta un rapporto ipocrita
e formale. L’invito del Signore è:
“Figliuol mio dammi il tuo cuore…”
(Proverbi 23:26).
Al termine dello studio la pausa
del pranzo, consumato nello stesso
Hotel, quindi l’ultimo culto pomeri-
diano. Anche in questa occasione
la predicazione è stata affidata al
pastore Sebastiano Bozzon, che ha
meditato un testo tratto dal libro di
Neemia, capitolo 13, e ci ha ricordato che chiunque desideri piacere
al Signore, deve evitare tutto ciò
che contamina la vita. Il Signore ci
aiuti a comprendere l’importanza di
vivere santamente, giacché noi siamo il tempio di Dio e “se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà
lui…” (I Corinzi 3:17).
A conclusione Guerino Perugini,
pastore a Foggia, che presiedeva la
riunione, ha rinnovato l’appuntamento per il prossimo incontro
provinciale, il 2 giugno 2007.
*
Ortanova (FG): Incontro provinciale
Ringraziamo Dio per la giornata
di comunione fraterna goduta dai
credenti della provincia di Foggia e
anche ad alcuni giunti da fuori provincia: l’adesione è stata massiccia,
oltre trecento persone. L’incontro
si è tenuto nel salone dell’Hotel
Herdonia di Ortanova (Fg).
Durante i culti, tenuti sia la mattina sia la sera, si sono alternati vari
servi di Dio. La mattina la predicazione è stata affidata a Giovanni De
Fano, responsabile della chiesa di
Mola di Bari, che ha illustrato la figura del prode guerriero Eleazar, il
quale brandì la spada e lottò fino
allo stremo delle forze, tanto che la
spada gli si attaccò alla mano, pur
di sconfiggere i nemici del popolo
di Dio, i filistei (cfr. II Samuele
23:8-10). Ringraziamo Dio per
questo incoraggiante invito a servire e perseverare fino alla vittoria.
Dopo il culto una breve pausa,
poi lo studio biblico dal titolo “Il
mio desiderio mi ha resa simile ai
carri d’Amminadab” (Cantico dei
Cantici 6:10-12), presentato da
Sebastiano Bozzon, pastore a San
Severo, San Marco e San Giovanni,
in provincia di Foggia.
La Sposa di questo poema, figura della Chiesa, paragona il proprio
desiderio di piacere allo Sposo, figura di Cristo, al potente, invincibile, inarrestabile esercito di Giuda.
La volontà di Dio è che la Chiesa
non sia apatica e vegetativa ma, al
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L A T E STI M O N IAN ZA
Ho scelto di adorare Dio
“in Spirito e Verità”
Un servo di Dio mi illustrò il piano divino della salvezza
mi invitò a casa sua e insieme alla famiglia, per la prima volta,
pregai Dio “in Spirito e Verità”
i chiamo Giuseppe e sono
nato in un piccolo paese
M
della provincia di Messina.
Avevo sette anni quando mio
padre venne a mancare e mia
madre, nonostante i suoi problemi di salute, prese su di sé
tutto il peso della famiglia.
Tra le altre cose, mia
madre non rinunciò a darci
un’educazione religiosa tradizionale.
Io ero particolarmente assiduo alle funzioni, partecipavo
a tutte le attività della mia
chiesa e il sacerdote era contento di me.
All’età di 12 anni espressi
persino il desiderio di entrare
in convento, ma mia madre
non fu d’accordo.
Finita la scuola, iniziai a
lavorare e proprio sul posto di
lavoro incontrai un giorno un
uomo, uno svizzero, che si trovava a Messina
come missionario evangelico.
Di lui mi colpì subito la semplicità e l’umiltà.
Quando ci lasciammo mi diede un opuscolo,
mi immersi in quella lettura con un desiderio
che non saprei descrivere, più lo leggevo e più
volevo leggerlo, affermava che Gesù è il
nostro personale Salvatore.
A distanza di un mese rividi quella persona
e iniziai a fargli delle domande.
Questo servo di Dio mi illustrò il piano divi-
no della salvezza, mi invitò
a casa sua e insieme alla
famiglia, per la prima volta,
pregai Dio “in Spirito e
Verità”.
In quello stesso istante
nel mio cuore entrò la pace e
nella mia vita tutto iniziò a
cambiare, a cominciare dall’odio che nutrivo verso alcune persone che mi avevano fatto del male.
A seguito della mia esperienza di fede, affrontai tante lotte in famiglia e con il
sacerdote che mi aveva visto
crescere ma non accettava la
mia scelta di adorare Dio “in
Spirito e Verità”, come insegna la Bibbia.
Ho avuto molte prove e
afflizioni, ma Gesù è stato
un Amico fedele che mi ha
sempre sostenuto.
Sono passati 40 anni dal giorno in cui quel
missionario evangelico mi parlò di Gesù vivente e oggi non solo io, ma anche la famiglia che
il Signore mi ha dato la gioia di avere, adora
Dio “in Spirito e Verità”.
Giuseppe Chillemi
CRONACA INTERNAZIONALE
India: continui attacchi contro i cristiani
L’India continua a non essere un paese sicuro per la
sua piccola minoranza cristiana. In base ai dati del censimento del 2001, i cristiani sono soltanto il 3% della
popolazione.
Dal “Libro bianco sulle violenze compiute in India
contro i cristiani nel 2006” risulta che lo scorso anno
essi hanno subito ripetuti e continui attacchi: la stampa
ne ha segnalati 128 nell’arco di dodici mesi, cioè circa
un attacco ogni tre giorni, ma è probabile che il numero
Da VE/ENI
effettivo sia più alto.
Novità editoriali
La “missionaria martire” della Birmania
Ann H. Judson è una figura da annoverare tra
coloro che hanno segnato la storia delle missioni
evangeliche nel mondo.
Definita la “missionaria martire” della Birmania,
Cristiani Oggi - Quindicinale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”
Direttore Responsabile ai sensi di legge: Francesco Toppi
Comitato di Redazione di Cristiani Oggi - Risveglio Pentecostale: Francesco Toppi, Eliseo Cardarelli, Salvatore
Cusumano, Vincenzo Martucci, Vincenzo Specchi
Potete richiedere questo libro a:
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00185 Roma
Ann H. Judson, E.R. Pitman, ADI-Media, pagg. 88 Corrispettivo euro 3,20
dedicò la sua vita per proclamare l’Evangelo in
questa lontana nazione asiatica.
Direzione e Amministrazione: Via dei Bruzi, 11
00185 Roma - Tel. 06.491518/491165
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