Per Christum abundat consolatio nostra
CONSOLATIO
BOLLETTINO DI INFORMAZIONE DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE
AGOSTO:
IL MESE
DI
MARIA
ASSUNTA
IN CIELO
IN
CORPO
E ANIMA
Editoriale
Padre Giuseppe
Tagliareni
UN SEGNO GRANDE: MARIA ASSUNTA IN CIELO
“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1).
Si tratta della Vergine Maria assunta in cielo nella sua gloria e in lotta col dragone infernale precipitato sulla terra, dove i
figli di Dio fedeli a Gesù sono perseguitati. La Madre del Figlio di Dio “destinato a governare tutte le nazioni con scettro di
ferro” (Ap 12,5), condivide la sorte del Figlio suo e quella di tutti i redenti. Alla fine calpesterà la testa del serpente infernale, secondo l’antica promessa di Gen 3,15. Proprio perché unita in tutto a Gesù nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva: i
capostipiti della nuova umanità dei salvati. Immacolata e preredenta, splende Regina a fianco del Re nella corte celeste e dà
gloria a Dio e luce di grazia agli uomini.
CONSOLATIO
Fondatore dell’Opera
e responsabile
del Bollettino:
Padre Giuseppe
Tagliareni.
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SOMMARIO
Editoriale
Un segno grande: Maria Assunta
Domande al Padre - Discernimento
Spunti di meditazione
I tre banchetti
Introvigne sull’Enciclica del Papa
Per una nuova società
14 punti fermi per una nuova società
Dal Vaticano
Speciale GMG 2013
Olanda: chiudono le Chiese
Slide/
Trappole di Satana-Salvezza di Dio
Dagli scritti di Maria Valtorta.
“L’Assunzione in corpo e anima
di Maria Santissima”.
Omosessualità - Medjugorje
Da "La virtù della fede…”.
Con la fede cambia veramente tutto
Notizie e rubriche sull'Opera
Aiutateci!
Santa Caterina e l’omosessualità
La rivoluzione anticristiana in atto...
Lavori in corso
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Editoriale / CONTINUA DA PAG. 1
UN SEGNO GRANDE: MARIA ASSUNTA IN CIELO
La Chiesa contempla Maria risorta con Gesù
e assunta in Cielo, come colei in cui si è pienamente realizzato per i meriti del Redentore il piano di
Dio a salvezza dell’uomo. E perciò la vede vittoriosa sul peccato e sulla morte: due nemici che S. Paolo vede sempre insieme. Gesù risorto è la primizia
della risurrezione; dopo di Lui, quelli che sono suoi,
ciascuno nel suo ordine (cf. 1 Cor 15,20-26). E senza dubbio, dopo Gesù viene subito sua Madre Maria, l’Immacolata Concezione, che mai conobbe peccato e che non meritava la pena della morte e della
corruzione del sepolcro. La sua assunzione in corpo
ed anima appartiene pienamente alla fede cattolica
ed è per tutti i fedeli segno di consolazione e di
sicura speranza.
In Maria assunta in Cielo dobbiamo saper
vedere le grandi opere del Signore ed esaltare la
Sua Misericordia. Egli “abbatte i potenti dai troni
ed innalza gli umili” (Lc 1,52). In particolare, Egli
innalza la Vergine concedendole bellezza, grazia,
perenne giovinezza, gloria e nuova missione. Queste sono come cinque finestre attraverso le quali
possiamo vedere la luce divina concretizzata sulla
Vergine Maria. In qualche misura, ciò si realizza in
tutti i salvati.
La bellezza. Maria assunta in cielo è
l’incarnazione della suprema bellezza, dono di Dio
alla Sua creatura prediletta. La bellezza è equilibrio di parti e perfezione di proporzioni, che tanto
piace vedere e contemplare; essa affascina e riconduce immediatamente al Bello in persona, che è
lo Spirito santo di Dio. La bellezza data da Dio è
unica, perenne, incorruttibile. Solo i figli di Dio saranno belli in eterno, avendo vinto il peccato, che è
la fonte della corruzione e della morte. Gli uomini e
le donne amano la bellezza fisica e per averla ricorrono al trucco e alla chirurgia estetica: ben povera cosa di fronte a quella bellezza costituzionale
che viene data da Dio per sempre ai Suoi eletti.
La grazia. Dio inabita nel cuore degli eletti
e illumina della Sua luce divina l’anima, che è suo
tabernacolo. Questa luce traspare dagli occhi della
persona, che sono finestra dell’anima, e anche dal
sorriso che illumina il volto e dalle parole, piene di
verità e di amore che escono dalla bocca. Maria, la
“piena di grazia” (Lc 1,28), possiede in sommo grado questi doni di Dio. E questo possesso è ormai
stabile ed eterno. Gli uomini imitano la grazia divina in cose che affascinano come l’arte, le belle
forme, la poesia, la musica, lo stile elegante, etc.,
tutte cose che distinguono la persona e la fanno
eccellere; ma nessuna “grazia” umana può eguagliare quella divina, che si esprime nella santità della
vita, nella sapienza del discorso, nell’amore sublime
di carità fino al martirio.
La perenne giovinezza. È intuibile che gli
eletti non abbiano immaturità, né malattia, né senescenza, né alcuna imperfezione dovuta all’età. Gli
uomini e le donne si sforzano di mantenersi in forma, ma gli anni nessuno li può togliere. Non è così
in cielo. Molti veggenti testimoniano che la Madonna sembra avere 18-20 anni, in uno stato di perenne giovinezza che non conosce decadimento. Solo
Dio può dare la pienezza della vita, mentre tutti gli
sforzi umani possono al più dare una vecchiaia controllata, una certa longevità, una migliore qualità
della vita, ma non possono arrestare il decadimento e la morte. Dio invece, essendo l’Autore della
vita, dà la giovinezza eterna ai Suoi eletti.
La gloria. È la manifestazione della divinità,
della potenza e sapienza di Dio, della sua assoluta
superiorità a tutte le cose create e del suo dominio indefettibile. Dio partecipa la Sua gloria ai
Suoi eletti, che riveste di santità per farli pienamente a Sua immagine e somiglianza. Maria più di
tutti: è la Regina che splende alla destra del Re in
“ori di Ofir”; “gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. È presentata al Re in preziosi ricami” (Sal
45,10.14-15). “Vestita di sole e incoronata da dodici stelle” (Ap 12,1), è tutta splendore sul trono regale, degna di sedere alla destra di Cristo Re della
gloria. Il suo posto è al di sopra di tutte le gerarchie angeliche e di tutti i Santi. Al paragone, tutta
la gloria terrena, fatta di ricchezze e di successo
sugli altri, è “spazzatura”, destinata ad essere
perduta o gettata via.
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
La missione. Non si è mai
così attivi come si
è in cielo. Maria
SS. mette in atto
tutta la potenza
ricevuta da Dio
per salvare i suoi
figli, redenti dal
Sangue
dell’Agnello e perseguitati ed oppressi dal serpente antico. Su di
Lei, Satana non
può nulla; anzi egli
la teme, in certo
senso più di quanto teme Dio, perché sa che la sua
preghiera è onnipotente e la sua
luce rivela tutte
le trame oscure e
malefiche dei demoni contro gli
eletti di Dio. C’è
inimicizia tra Maria e Satana e vincitrice sarà la
Vergine: calpesterà la testa al serpente infernale.
Questa è la sua
missione affidatale da Dio. E così
sarà. Essa manda i
suoi Angeli e fa
collaborare i Santi del cielo a dare a tutti gli eletti
la salvezza di Cristo e confinare nell’abisso il dragone infernale (cf. Ap 20,1).
Maria SS. assunta in cielo è una luce splendida che nessuno potrà mai spegnere; è un segno di
sicura speranza per tutti gli eletti di Dio e di vera
consolazione degli afflitti in “questa valle di lacrime”. Ella ci indica dall’alto la via della salvezza, che
è Gesù, mediante l’ascolto della sua parola e la sua
Eucaristia. Maria ci aiuta ad avere quell’ascolto
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docile, umile ed obbediente che fu la sua caratteristica durante la vita terrena, perché Dio possa
condurci nel pieno rispetto della nostra libertà.
D’altra parte, ci insegna ad unirci a Cristo nel sacramento della S. Comunione: nessuno fu mai unito
a Gesù come Maria sua Madre nel pensiero, nel desiderio, nel fare la volontà del Padre, nell’opera di
evangelizzazione, nel sacrificio fino alla morte di
croce e alla risurrezione, in terra e in cielo. La S.
Messa ben partecipata è il momento privilegiato
per avere il migliore contatto con Gesù.
P a g i n a
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
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Domanda al Padre
“Si può sempre sbagliare a dare credito a voci sconosciute”
o, possono spiegare l'abbondanza di "voci" e di profezie di questi ultimi tempi. Dio vuole arrivare a
Padre Giuseppe, le mando questa mail per avere dei tutti. Comunque, ti do qualche altro criterio:
Domanda
chiarimenti in merito ad un sito che mi sono trovata a visitare che parla di presunte rivelazioni di
Gesù Cristo ad una donna europea che sembrano
combaciare con la seconda venuta di Cristo nella
parusia e con le profezie di Fatima. Pur mantenendo un approccio dubbioso sento il bisogno di conoscere la sua opinione su questa faccenda. Ecco il
sito:
http://messaggidagesucristo.wordpress.com
Risposta
VERI E FALSI PROFETI. ALCUNI CRITERI
* Che la profezia si realizzi: cfr. Deuteronomio
18,20-22. Solo Dio conosce il futuro.
* Che vi sia conformità con le Scritture: sono fonte sicura; Dio non si contraddice.
* Che riporti a Dio i cuori degli uomini. Ciò che viene da Dio, dà luce e a Dio riporta.
* Credibilità del veggente: cioè santità della vita e
coerenza con quanto dice.
* Sigillo divino: ci vogliono miracoli e grazie di conversione, che solo da Dio possono venire.
Cara D., ho consultato il sito che mi hai segnalato.
Mi pare che non dica cose sbagliate o dissonanti
dal Vangelo. Certo ci si può sempre sbagliare a dare credito a voci sconosciute. D'altro canto, nessuno può proibire a Dio o alla Madonna di parlare ancora, di apparire dove e come vogliono. L'importanza dell'argomento (la seconda venuta di Cristo) e
la salvezza di miliardi di creature che potrebbero
essere rapidamente eliminate dalla terra per eventi del tutto straordinari ed essere giudicate da Di-
“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in
veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro
frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle
spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce
frutti cattivi; un albero buono non può produrre
frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti
buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni
viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti
dunque li potrete riconoscere” (Mt 7,15-20).
Vuol dire saggio giudizio su tutte le cose. È l’espressione perfetta della sapienza. Solo l’uomo “spirituale” sa darlo, perché
lo Spirito di Dio lo illumina e gli ricorda le Sue leggi e le Sue
parole. L’uomo “carnale” al contrario, non capisce nulla di Dio
e nutrito solo da ragionamenti mondani, di ogni cosa o avvenimento dà una lettura sbagliata, travisando del tutto l’agire di
Dio e i Suoi fini. Così capita che l’empio, non vedendo fulmini
di Dio per la sua empietà, dica: “Non c’è Dio!”. E così l’ateo,
vedendo che riesce a vivere senza mai incontrare Dio, dica lo
stesso. L’uomo che riceve una mala sorte, a suo parere senza
meritarsela, dice lo stesso. E così chi riceve un’ingiustizia.
“Dov’è Dio?” chiedono, “Perché permette?”. E Dio tace. A
questi vecchi negatori di Dio oggi se ne aggiungono di nuovi:
quelli che si ammalano di delirio di onnipotenza per la troppa
scienza, il potere assoluto, le conquiste tecniche. In partico-
lare troppi oggi si credono di “essere come Dio” e quindi si
sentono autorizzati a prendere il Suo posto. Così ad esempio
chi vanta il dominio sulla genesi umana. E’ la nuova frontiera
della procreazione assistita, che è riuscita a svincolare la
generazione di un essere umano dai genitori naturali (padre e
madre), per ottenerlo a piacere: per fecondazione omologa
oppure eterologa, per “donazione” di ovuli, per uteri in affitto, per gestazione in vitro, etc. Tutti costoro dicono: “Noi
siamo come Dio, possiamo fare tutto, anche pezzi di ricambio
e organi da clonazione umana. Abbiamo superato ogni limite;
la natura non esiste più. Siamo onnipotenti e presto supereremo anche la morte”. Di Dio non c’è proprio bisogno. Dio non
c’è. Ma Dio c’è e da Lui tutto viene ed ha preso consistenza,
ordine e vita. Più ci si allontana da Dio e più piombiamo nel
caos.
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Se ben guardiamo la nostra società odierna,
siamo arrivati alla società del caos, della violenza gratuita, dell’esaltazione dell’orrido, del
vizio, del male; della giustificazione di ogni abuso, di ogni oltraggio alle buone regole
dell’onestà, del rispetto, dell’amore alla verità,
del riconoscimento del merito e della sanzione
della colpa. Siamo arrivati al diritto di uccidere i bambini nel seno materno e anche dopo la
nascita, al diritto di rescissione del patto matrimoniale, all’amore libero e senza regole, alla
negazione del matrimonio naturale tra uomo e
donna come base della famiglia e della società, alle nozze
gay, all’adozione gay, a mettere in galera per il crimine di
“omofobia” chi la pensi diversamente dalla lobby imperante e
legiferante. Un discernimento s’impone. Beato chi ha gli occhi in fronte e sa vedere le cose come stanno e come dovrebbero essere. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma non
tutti i pensieri sono veritieri. Gesù fa capire che per essere
nella verità occorre diventare suoi discepoli, altrimenti si
naviga nelle tenebre. “La verità vi farà liberi”, ha detto (cfr.
Gv 8,32). E la verità è che Dio c’è e che c’è pure un ordine di
natura da Lui stabilito con sapienza e amore. L’uomo può fare
tante cose, ma non è Dio né può mettersi al Suo posto. Dio
tace, ma non per sempre! Gli uomini di oggi, atei, empi, miscredenti, idolatri, superbi, ladri, assassini, mentitori, mistificatori, corrotti, effeminati, perversi, nemici del bene e
della verità non vedranno Dio né potranno mai entrare nel
Suo Regno. Vanno invocando su di sé la morte e la maledizione, di cui grazie a Satana loro padrone, sono diventati eredi.
Ma i figli di Dio non ci cascano né si lasciano fuorviare dalle
certezze di fede: quella fede luminosa e bella che proclama
Dio creatore, Gesù Cristo redentore, lo Spirito d’amore come
gli Autori di tutto il nostro bene presente e della vita beata
ed eterna a cui siamo stati chiamati. Dio è Trinità SS.: tutto
il creato, tutta la storia, tutta l’eternità canta la Sua gloria.
Chi non lo vede, è “carnale”, materiale, reso cieco dalle passioni disordinate e dall’ignoranza. Tutto canta la Gloria di
Dio, anche il male e il peccato,
perché fanno risaltare la Sua opera di giustizia e di misericordia:
con la prima punisce il male e con
la seconda apre la via al pentimento e a ricevere il perdono. Le tenebre fanno risaltare maggiormente la luce. Nell’agire di Dio vi
sono tre tempi. È buono saperlo:
tre tempi in cui si compie la Sua
opera di Creatore, di Redentore,
di Santificatore. Ciò che rivela la
creazione è la vita che fiorisce e
fruttifica, la verità che si rivela e
libera, la comunione che unisce
nell’amore. Qui c’è Dio. Ciò che
rivela la redenzione è il dolore
che espia, l’amore che si sacrifica, la vita che si immola perché
Dio sia amato e la vita piena sia
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restituita. Qui c’è Dio. Ciò che rivela la santificazione è il cuore puro, gli occhi limpidi, la carità perfetta. Qui c’è Dio. Guai ad uscire da questa visuale: non si capirebbe nulla della vita e
della storia. La vita tutta è dono di Dio e la storia tutta canta la Sua gloria. Beati gli occhi che
vedono Dio: fin d’ora i loro nomi sono scritti nei
cieli. Ratzinger, quando era cardinale ebbe a
dire a riguardo delle manipolazioni genetiche,
che quando nell’Eden l’uomo mise mano all’ albero
del bene e del male ne vennero tutti i mali del
mondo. Ora che si sta mettendo mano
sull’albero della vita, cosa avverrà? Lo vediamo già, pur- troppo: la vita è dissacrata a bene di consumo, i deboli sono eliminati, le donne sfruttate per povertà a mettere l’utero in affitto, a procreare a gettoni; l’uomo pretende di avere il dominio sull’uomo più piccolo come l’embrione o più debole come il
bambino. L’importante è il successo tecnico; l’importante è il
business; l’importante è dare ad ognuno quello che vuole, anche un bimbo, purché sano e fortunato. Le grandi lobby si
sono coalizzate contro la fede cristiana, contro la famiglia
naturale, contro la stessa dignità umana. E cantano quasi vittoria! Ma forse non sanno che da qualche parte sta scritto:
“Non praevalebunt!”. E che Dio ci tiene alla parola.
L’Apocalisse descrive la gran prostituta “seduta sopra una
bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e
dieci corna” (Ap 17,3), simbolo di Babilonia, “la città grande,
che regna su tutti i re della terra» (v.18). Si tratta del regno
fugace di tutti gli oppositori di Cristo e della sua Chiesa: le
potenze del vizio nelle sue sette teste fameliche, le dieci
corna delle varie potenti lobby che hanno il dominio del denaro, del commercio, dei mass-media, delle armi, del petrolio,
delle multinazionali, dei movimenti gay ed ecologisti, della
cultura e dello spettacolo: si sono da sé coronati e cercano
gloria, ma non quella di Dio. Vi si dice anche che c’è un’altra
“Donna”, che partorisce il “figlio maschio” (Ap 12,5) a cui è
dovuta l’obbedienza dei popoli. E’ inseguita dal dragone; le
sono date “le ali della grande aquila” (v.14) e un tempo di nascondimento nel deserto. Ma la
Bestia non riesce ad avere ragione
di lei. Questa piccola “Donna” è
colei che destinata a schiacciare
la testa al drago. E Michele,
l’arcangelo ha pronta la grande
catena. L’esito è segnato. Il male
non prevarrà; Maria è la vincitrice!
Il dogma della sua Assunzione in
corpo ed anima in cielo segna la
piena vittoria sulle forze della
corruzione e della morte: tale la
Madre e tale sarà la sua discendenza. Chi sta con la Vergine canterà vittoria e grande sarà la confusione di Satana e delle sue potenti schiere che devastano tutta
la terra. Dio c’è! E la Chiesa è la
sua Sposa: “la soccorrerà Dio prima del mattino” (Sal 46,6).
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
SPUNTI DI MEDITAZIONE
I tre banchetti
“Il regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di
nozze per suo figlio” (Mt 22,1-14). È Gesù stesso, Verbo
fatto carne per la nostra salvezza, che fa questo paragone
illuminante. Più volte nelle Sacre Scritture si parla di banchetti, come quello “di grasse vivande, di vini eccellenti”
preparato da Dio per i suoi eletti sul suo santo monte, dove
Egli si rivelerà pienamente e darà la vita e la gioia senza
fine (cfr. Is 25,6 ). Anche il N.T. dal Vangelo fino
all’Apocalisse ne parla più volte. Il filo che unisce i due Testamenti è il rapporto nuziale tra Dio e Israele, tra Gesù e
la Chiesa, tra Dio e l’anima. Tutta la storia è un rincorrersi
dei due amanti, come il Cantico dei Cantici mirabilmente
esprime, per possedersi nell’amore nuziale. Le nozze di Cana prefigurano tre banchetti nuziali diversi nella sostanza,
nel modo e nei tempi di attuazione. Gesù è sempre presente
e domina la scena: a Cana nella casa dei due sposi, a Gerusalemme nel Cenacolo durante l’ultima Cena, nella Nuova Gerusalemme del mondo rinnovato: Egli è lo Sposo promesso delle nozze eterne, di cui quelle di Cana sono annunzio e prefigurazione. Dall’altra parte c’è Israele, la Chiesa, l’umanità
intera, chiamata al banchetto del Regno eterno. Quali sono i
tre banchetti? E come si configurano? Ecco.
1° Banchetto: quello della Sapienza di Dio con l’anima che
cerca la verità, la luce, la fonte della vita, le ragioni
dell’essere e il senso dell’esistenza nel mondo, il perché del
male, del dolore e della morte, le ragioni della colpa, la purezza della coscienza, la pace dell’anima. È la ricerca di Dio,
della sua conoscenza, della sua intimità, nella fiducia che
Egli parli, si riveli, risponda. In questa ricerca si può attingere Dio. Ciò può aversi solo se ci si apre come Maria Vergine nel suo: “Eccomi, sono la serva del Signore!” (Lc 1,38) al
Dio che si rivela e si comunica. Allora non si ha solo una conoscenza per sentito dire, ma un’apprensione per contatto
diretto, immediato, certissimo, perché la Sua Parola risuona
nell’intimo del cuore e nell’assemblea convocata da Lui stesso, confermata dall’autorità di chi presiede.
Ecco il primo incontro. Dall’incontro avviene una trasformazione simboleggiata dal cambiamento dell’acqua in vino:
l’uomo che ha accolto in pieno la Parola di Dio e la Sua comunicazione si trasforma in discepolo: acquista una nuova disponibilità a seguire Cristo, come i primi discepoli dopo Cana: capirono che Gesù era veramente il Cristo e si confermarono nella sua sequela. Al contrario i vecchi giudei non si
convertirono, pur conoscendo le profezie e le Sacre Scrit-
ture, non assaporarono il vino nuovo di Gesù. A loro non giovò a nulla la conoscenza delle Scritture; erano duri di cuore
e ciechi davanti alle novità di Dio, rotoli sigillati, idrie vuote
e inutili persino per i riti di purificazione. Per loro si applicano le pesanti espressioni di Isaia e degli Evangelisti, che
mettono a fuoco il rifiuto della conversione (cfr. Is 6,9-10;
Mt 13,15; Gv 12,40; At 28, 26) e la chiusura a Colui che solo
può dare l’acqua viva dello Spirito e risanare i cuori.
In questo primo Banchetto non può mancare “la Madre”, come a Cana. Lei è la “Donna”, la nuova Eva, la Madre di tutti i
viventi. I futuri discepoli di Cristo sono suoi figli, sia perché
li dispone alla Parola: “Fate tutto quello che Lui vi dirà” (Gv
2,5), sia perché li precede nella fede che sarà anche di loro,
sia perché col suo intervento di mediazione ottiene il miracolo e introduce i tempi nuovi, i tempi in cui il Messia si rivela. E l’acqua fu trasformata in vino. Per intervento di Maria e di Gesù la vecchia umanità povera e inutile se priva di
acqua viva, diventa un’altra cosa: buon vino di Cristo, anime
disposte a seguire Cristo e a portare altri a Lui. Gesù è colui
che dà l’acqua viva di cui hanno bisogno le anime (cfr. Gv
4,10-11; Ap 22,1): l’acqua che purifica e dà vita e fecondità,
acqua che simboleggia il dono dello Spirito. I veri discepoli
fanno come i servi di Cana: riempiono di acqua le idrie per
ordine di Gesù. “Dall’intimo di chi crede in Me –Egli dicescaturiranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38). La parola evangelica, la testimonianza della vita, il dono celeste dello Spirito trasformano gli uomini che si aprono a Cristo e ne fanno
nuovi discepoli.
2° Banchetto: è quello pasquale, come fu celebrato
nell’Ultima Cena da Gesù e gli Apostoli nel Cenacolo, quando
venne “la sua ora”, l’ora segnata ab aeterno di passare da
questo mondo al Padre, dopo aver compiuto la redenzione
dell’uomo. Allora lavò i piedi ai discepoli e concesse il rito
della Nuova ed Eterna Alleanza con l’Eucaristia. Questo è il
banchetto del Popolo nuovo, che consuma l’Agnello di Dio
quello vero, quello che “toglie i peccati del mondo” (Gv 1,29),
facendo uscire dal costato trafitto i fiumi della divina Misericordia. Il Corpo offerto e il Sangue sparso sono presenti nel pane consacrato e nel calice. Più che a Cana di Galilea,
qui la potenza divina del Redentore trasforma non l’acqua in
vino ma il vino in Sangue per il banchetto degli eletti di Dio.
Questi sono i discepoli più cari, che lo hanno seguito ogni
giorno fin qui. A loro ha dato tutte le parole di Dio, tutti i
Suoi decreti, tutta la Sua volontà. Ed essi l’hanno accolto.
Perciò li fa “diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Ora non li chiama più servi ma amici e per la promessa della
loro obbedienza concede l’impensabile: il suo Corpo SS. e il
suo Sangue, perché abbiano la pienezza della sua vita divina
in loro. Così da meri discepoli diventeranno figli, figli nel
Figlio, figli dove il Figlio s’incarna di nuovo e continua a vivere sulla terra per la gloria del Padre. Essi credono e mangiano “il Pane vivo disceso dal Cielo” (Gv 6,51), secondo l’antica
promessa e secondo lo stesso annunzio di Gesù. Egli aveva
spasimato per quest’ora, fatta intravvedere ai giudei nella
sinagoga di Cafarnao, dopo la moltiplicazione dei pani e dei
pesci.
Il banchetto eucaristico specie quello celebrato nel giorno
dopo il sabato, il giorno della risurrezione del Signore, sarà
il distintivo dei veri discepoli di Cristo, la fonte dove attingere la forza del martirio uniti a Cristo vivo. Egli disse: “Chi
mangia di Me vivrà per Me, come Io vivo per il Padre” (Gv
6,57). L’Eucaristia è Gesù che in noi continua ad immolarsi
per la gloria del Padre, ricevendo la promessa della Nuova
Alleanza e Benedizioni su Benedizioni, tra cui eccelle il possesso del Regno dei Cieli.
In questo secondo banchetto non manca la Madre: la troviamo ai piedi della Croce sul Calvario, dove esprime il suo
più doloroso “fiat” alla volontà del Padre per il sacrificio del
figlio. E Dio le regala una nuova maternità, eleggendola a
Madre dei discepoli, degli eletti diventati figli, impersonati
da Giovanni l’Apostolo, che la “prende con sé” (Gv 29,27)
come l’eredità più preziosa del Maestro morente. Maria SS.
sul Calvario diventa per divina disposizione la Madre di tutti
i viventi nello spirito, la Madre dei redenti diventati figli di
Dio, la dolce Mamma degli amici più cari di Gesù, la nuova
Eva, la discepola che precede nella fede tutti i veri discepoli, la prima Corredentrice che mette nel calice del Sangue di
Cristo tutte le sue lacrime, tutta la sua vita, trasformandosi in ostia purissima, gradita a Dio.
3° Banchetto: è quello apocalittico del Regno di Dio, delle
nozze dell’Agnello vittorioso nella Gerusalemme che scende
dal Cielo, da Dio, non fatta da mani d’uomo. Qui il Verbo fatto carne, ormai glorioso, si darà alla sua Sposa, la Chiesa,
davanti agli occhi del Padre e a tutta la corte celeste, in un
tripudio di festa senza pari: “Beati gli invitati alle nozze
dell’Agnello” (Ap 19,9), è detto. Chi è la Sposa? La Chiesa è
la Sposa: lo dice S. Paolo (cfr. Ef 5,25-27), lo dicono i Profeti, lo afferma Cristo stesso: Egli è lo Sposo che fu loro
tolto nei giorni di digiuno sulla terra, nell’attesa di questo
giorno, il Giorno del Signore. Al termine della “grande tribolazione” (Mt 24,21), verrà il Signore “a giudicare i vivi e i
morti”, a dividere quelli che sono Suoi da quelli che appartengono a Satana. Farà la separazione: toglierà gli eletti
dalla terra e abbandonerà i maledetti agli avvoltoi
dell’Inferno; solleverà gli eletti e purificherà col fuoco la
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terra. E saranno Cieli e Terra nuova. Allora instaurerà il Suo
Regno, che sarà consegnato ai miti, ai poveri di spirito, ai
portatori di pace, agli affamati di giustizia, ai misericordiosi, ai martiri di Cristo, ai Santi che con Lui regneranno. Allora gli afflitti saranno consolati: Dio asciugherà ogni lacrima
dai loro volti e li condurrà alle fonti della vita. Non vi sarà
più maledizione. E vi saranno le nozze dell’Agnello. La sua
sposa sarà allora pronta e degna dello Sposo: sarà tutta bella, senza macchia né ruga. Sarà raggiunta la più grande santità della Chiesa, per l’effusione di tutti i carismi dello Spirito.
Anche qui la Vergine ha una parte eccellente. Lei è la Madre della Sposa; tocca a Lei prepararle l’abito tutto intessuto d’oro di Ofir e tempestato di gemme preziose. Lei è la
Regina Madre sia dello Sposo Cristo che della Sposa, la
Chiesa. In Lei Dio ha generato il Figlio fatto uomo e i figli
del Nuovo Patto, tutti verginalmente e per opera dello Spirito Santo. Nelle nozze dell’Agnello splenderà la Regina accanto al Re, Cristo Signore e tutti vedranno la bellezza sovrumana della “piena di grazia”, la Madre immacolata del
Figlio, la Sposa SS. dello Spirito, Maria gloria della Trinità,
Madre della Chiesa, vincitrice di Satana. In quest’ultimo
Banchetto avverrà l’ultima trasformazione: quella in sposi
del Verbo incarnato. L’anima amante di Dio, della Verità e
dell’Amore possiederà totalmente Dio, perché lo sposo si
lascia possedere dalla sposa e le concede il possesso di tutti
i suoi tesori, la conoscenza di tutti i suoi segreti. Tra i due
c’è fusione, piena rivelazione, possesso d’amore, totale e
reciproca donazione, fecondità senza fine, gioia e canto di
giubilo. Tutto a gloria di Dio Padre. E saranno Cieli e Terra
nuova in cui abiterà la pace, la giustizia e la santità vera;
tutti i popoli verranno a Sion, nella nuova Gerusalemme. E
sarà il tempo del trionfo della Chiesa, fino all’ultimo epilogo
della definitiva vittoria contro Satana e le sue orde ribelli
nell’ultima battaglia della storia. Allora vi sarà l’estremo
Giudizio divino e gli eletti di Dio risplenderanno come il sole
e le stelle nel Regno eterno del Padre. E Dio sarà tutto in
tutti: negli eletti sarà tutta la Misericordia, nei maledetti
tutta la Giustizia, secondo le scelte e i meriti di ciascuno.
Ad ognuno il suo: Cristo l’Unigenito e la sua Chiesa avranno il
dolce Regno della luce increata del Padre, le sue interminabili gioie e le sue continue meraviglie di grazia; Satana, il
ribelle, avrà il suo regno di tenebre, di fuoco e di zolfo, dove di Dio non ci sarà neanche l’ombra, ma la totale assenza,
dove gusterà con tutti i suoi servi, che avranno voluto seguirlo nella ribellione, la dannazione eterna.
Prima della fine, Dio invita tutti al Banchetto delle nozze di
suo figlio: manda i suoi servi fin ai crocicchi delle strade,
nelle periferie, nella campagne oltreché nella città. Vuole
tutti alla sua festa e a tutti farà dare la tunica bianca che
rende degni di entrare nella sua casa e sedere alla mensa
del Regno. Ma non tutti accettano l’invito; altri addirittura
uccidono i servi di Dio. Questo è il mistero più grande: molti
non amano stare con Dio e non lo cercano. Ma Egli non desiste. Se i primi invitati non ne sono degni, chiamerà altri,
anche se miseri e poveri e li farà entrare nella sala del Regno, purché amanti del Figlio suo e con le tuniche rese candide col Sangue dell’Agnello. Allora grande sarà la festa.
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
E splenderà il sorriso di Dio Padre.
1La
Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue
sette colonne. 2Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino
e ha imbandito la tavola. 3Ha mandato le sue ancelle a
proclamare sui punti più alti della città: 4«Chi è inesperto accorra qui!». A chi è privo di senno essa dice:
5«Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho
preparato. 6Abbandonate la stoltezza e vivrete,
andate diritti per la via dell’intelligenza» (Pro 9,1-6). Fino
alla fine dei tempi risuonerà l’invito divino. Per questo hanno
parlato i Profeti; per questo è venuto Gesù. Per questo ha
lasciato il “Memoriale della sua Passione”; per questo ha
mandato i suoi discepoli ad evangelizzare le genti.
Tutto ciò è mirabilmente compendiato e divinamente attuato nella S. Messa, nei tre tempi della Liturgia della Parola,
nella Consacrazione, nella Comunione. Nella Liturgia della
Parola vi è il banchetto dell’anima con la Sapienza di Dio che
parla in mezzo all’assemblea, per guidare il suo popolo alla
salvezza. Ci vogliono orecchie aperte per sentire, cuore umile e amante per capire, membra pronte per partire.
È l’atteggiamento
di Maria SS.
all’Annunciazione:
“Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1).
Allora la parola
porta frutto, si
fa carne e la volontà umana si
allea a quella di
Dio per la salvezza.
Alla Consacrazione avviene il secondo banchetto
che ci fa figli, se
ci
uniamo
all’offerta di Cristo nel suo Mistero Pasquale di
ritorno al Padre,
di morte e risurrezione, accettando e in qualche misura condividendo la sua
croce, la sua immolazione piena. Il celebrante fa memoria
della Passione; il pane e il vino vengono transustanziati nel
Corpo e Sangue del Signore e offerti al Padre per Cristo,
con Cristo e in Cristo a gloria della SS. Trinità, offerta suggellata dall’Amen di tutta l’assemblea.
Il Pater noster che segue, preghiera dei figli nel Figlio, immette nell’abbraccio del Padre, che dona il Suo Spirito.
Alla S. Comunione avviene il terzo banchetto che ci trasforma di figli in sposi. Il Verbo fatto carne per un attimo si
lascia abbracciare, si lascia baciare dall’anima sua fidanzata
e poi rapidamente fugge, facendo pregustare gli eterni
sponsali del Cielo. Concede un vero pegno di amore ogni volta
che l’anima lo vuole e lo cerca al di sopra di tutti gli altri
amori, che devono cedere davanti all’Amato che è l’Amore in
persona.
Ogni Comunione santa è una piccola estasi, una stilla di dolcezza divina che appaga l’anima e stempera tutte le sue amarezze. È divina consolazione per tutte le afflizioni subite;
è balsamo santo per le tante ferite degli uomini e del Maligno. È consumazione della piccola vittima unita alla grande
Vittima che s’immola per la volontà del Padre. È alba di risurrezione e di vita.
Finita la S. Messa, l’anima amante ne esce trasformata: ha
una sola volontà, quella del Verbo, una sola parola, quella del
Padre, un solo spirito, quello che ha accolto lo Spirito. Il suo
cuore diventa sorgente d’acqua viva per i tanti assetati che
incontrerà. Le sue mani sono pronte al servizio come la Vergine, umile serva del Signore, fino a farsi trafiggere come
Gesù.
Nell’ attesa della sua venuta
l’anima è inviata
nel mondo a fare echeggiare
gli inviti della
Sapienza a venire al santo banchetto.
Beato chi accoglie l’annunzio,
beato chi inizia
il santo viaggio.
È un invito a
nozze che viene
elargito, nozze
speciali col Figlio di Dio.
E allora tutta la
vita cambierà.
“Gustate e vedete quanto è
buono il Signore!” (Sal 34,9).
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
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L’enciclica “Lumen Fidei” di Papa Francesco
Il prof. Massimo Introvigne:
“Una grande enciclica contro la fede light”
Da questo numero di CONSOLATIO, per
alcuni
mesi,
pubblichiamo un
commento e una
parte della Lumen fidei (La
luce della fede),
un’enciclica che
completa la trilogia del Papa
Emerito Benedetto XVI sulle
virtù teologali
(iniziata con la
carità, Deus caritas est, del
2006, e proseguita la speranza, Spes salvi
del 2007) e, al
contempo, costituisce la prima enciclica di
Papa Francesco.
+++
«Una
grande
enciclica contro
la fede light,
senza contenuti,
che è tipica del
New Age ma
penetra anche
nel cristianesimo». Questa la lettura della «Lumen fidei» del sociologo torinese Massimo Introvigne, direttore del Centro
Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR).
«Il cuore dell’enciclica – spiega Introvigne – sta
nell’interpretazione di un dialogo fra Isaia e il re Acaz.
Isaia dice al re che se la fede fosse solo un’emozione,
qualche cosa di vago, il re farebbe bene a non fidarsi, a
credere solo alla sua prudenza umana. Ma la fede non è
affatto solo un’emozione e un sentimento. Comprende
un elemento di conoscenza, di verità. Leggiamo che la
fede senza la verità “è solo una bella fiaba”».
Secondo Introvigne «non è difficile riconoscere le
quattro mani, quelle di Benedetto XVI e quelle di Papa
Francesco.
Quest’ultimo insiste
sulla sua tesi preferita, che la fede ci libera dall’ autoreferenzialità per cui parliamo sempre solo a noi
stessi
anziché
“uscire” a parlare con
gli altri.
E Papa Ratzinger continua la sua polemica
con chi vuole separare
il
cristianesimo
dall’eredità greca contrapponendo la conoscenza tramite la ragione dei Greci e la
conoscenza
tramite
l’amore degli Ebrei, la
fede come visione
greca e la fede come
ascolto della Bibbia.
In realtà secondo
l’enciclica ogni separazione è arbitraria, nel
cristianesimo le due
prospettive vanno insieme. Si conosce sia
con la ragione, sia con
il cuore, sia con la visione della luce e della
bellezza
sia
con
l’ascolto della parola e
della musica del creato, e solo questa conoscenza integrale evita
la violenza e costruisce la pace».
«Le ricerche sociologiche – conclude Introvigne – permettono di affermare che i due terzi degli italiani sono
immersi nella fede light: non si dichiarano atei e agnostici, anzi dicono di credere, ma non hanno le idee chiare sul contenuto del loro credere e non mantengono
nessun contatto con la Chiesa. A costoro soprattutto si
rivolge l’enciclica di Papa Francesco». Fonte: Zenit.org
del 5 Luglio 2013.
PER SCARICARE IL TESTO
DELL’ENCICLICA:
WWW.VATICAN.VA
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Per una nuova società
Quattordici punti fermi per una nuova società
di P. Giuseppe Tagliareni
1) Dio c'è. Dio è Amore. Dio è il Signore. Lui vincerà. Tutto il
creato è frutto dell’amore infinito di Dio. Tutto quello che non è
dall’amore è tenebra, che alla fine farà risplendere come luce
maggiormente l’amore.
2) Dio invita all'amore. (Cf. Rom 13,8:” Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché
chi ama il suo simile ha adempiuto la legge”). Alle creature è
dato un tempo per rispondere all'invito di Dio. Chi ama, lavora
con Dio per l’edificazione del Suo Regno.
3) Amare significa tendere a Dio, Autore della vita, e riconoscerlo come Signore di tutto. Questo poi significa sottomettersi alla
Sua volontà, ben manifesta nelle leggi fondamentali dell'essere e
dell'agire. In ciò consiste il bene ontologico e morale. L'esistenza
è messa nelle nostre mani attraverso il dono del tempo e dello
spazio, il dono della facoltà di decidere e di operare, il dono
dell'intelligenza e della coscienza. Entro determinati limiti ad
ogni uomo è concesso di dirigersi a Dio oppure no, di fare ciò
che è bene o no, di procurarsi l'eterna gioia o l'infelicità.
4) Dio ha creato il cielo e la terra. L'uomo è creatura eccellente di
Dio, creato per essere prima abitatore della terra e poi cittadino
del cielo: il
suo destino è
l'eterna felicità nella casa
di Dio, che è il
Paradiso. Per
questo è stato
creato e a questo è chiamato. Chi risponde e si dirige verso Dio,
vi arriverà, perché Dio lo aiuterà a superare ostacoli, errori e peccati. Gli ostacoli vengono da Satana, nemico di Dio e del bene;
gli errori nascono da ignoranza e mancanza di sano discernimento; le colpe vengono da decisioni fatte contro la Legge di Dio e
che devono essere necessariamente tolte, rimettendo la volontà in
asse con quella di Dio.
5) L'uomo deve unirsi a Dio: questa è la sua felicità. Il peccato
grave lo separa da Dio: questa è la più grande sventura. Gesù
Cristo è venuto per espiare i peccati degli uomini e per riportare
tutti a Dio. Ma è necessario il pentimento e la conversione. Allora ci si unisce a Gesù e Gesù ci riporta al Padre, nella più perfetta obbedienza.
6) Nel cuore dell'uomo vi è un cielo in cui abita Dio in modo
nascosto. Di tanto in tanto Egli fa capolino, spesso fa sentire la
Sua voce, i suoi muti appelli al bene, al vero, al bello, all'amore,
all'unione con Lui. A volte fa sentire all'anima il rimprovero e dà
rimorso; altre volte fa sentire la lode e la pace. Dio non
s’impone; rispetta sempre la libertà dell'uomo; vuole essere cercato per amore e solo nell'amore si dà.
7) Nel cielo di Dio splendono i Suoi astri: corpi di luce che illuminano la notte. Così nel cielo interiore Dio fa risplendere alcuni
valori assoluti che sono sicuro punto d’orientamento dell'uomo
nel cammino della vita, nelle scelte in cui si gioca la nostra esistenza. Tali valori assicurano all'uomo la giusta direzione di marcia e l'armonico sviluppo dell'essere sotto lo sguardo benedicente
di Dio.
8) Tali valori o punti di riferimento decisivi sono: Dio, il Suo
Nome, la Sua volontà; la vita, il suo rispetto, il suo riprodursi in
seno alla famiglia; la conoscenza e la testimonianza della verità;
la scelta di ciò che è buono-vero-bello e giusto; la legge dell'amore e della fraternità universale; il rispetto della proprietà,
dell'ambiente di vita e del mondo intero.
9) Il più gran lavoro dell'uomo è scoprire Dio e dirigere a Lui il
desiderio, le scelte, la vita fino ad amarlo con tutto il cuore, con
tutta la mente, con tutte le forze e far sì che Lui diventi il Signore
assoluto della propria anima e della propria esistenza (cf. Lc
10,28: "fa' questo e vivrai!"). In Cristo e mediante Cristo, Dio
deve diventare Colui che detta ogni scelta, dirige ogni desiderio,
ispira ogni anelito e ogni pensiero dell'uomo. Allora vi è l'unione
più bella tra Dio e l'uomo, che è lo scopo della vita. Per questo
siamo stati creati. Nella comunione Dio si dona senza più limiti.
Da qui la felicità.
10) I luoghi dove cercare Dio sono tre: il mondo interiore, cioè
l'io, la coscienza, il cuore; il mondo esteriore, cioè il creato, la
natura; la storia cioè la rivelazione di Dio nei fatti umani di cui si
è trasmessa memoria: gli eventi di Salvezza divina. La nostra vita
dev'essere una progressiva scoperta di Dio e una faticosa e gioiosa lotta per il Regno di Cristo, che è morto e risorto per noi; per
la Civiltà dell'amore che egli è venuto ad instaurare e che un
giorno splenderà in pienezza, quando il Regno e la Nuova Gerusalemme scenderanno dai Cieli sulla terra, dopo la grande tribolazione..
11)
Chi
sceglie
d’amare sarà vincitore, perché Dio sarà
con lui. "Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all'amore che Dio
ha per noi. Dio è Amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio
dimora in lui" (1Gv 4,16). "L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore" (Rom 13,10).
12) Chi ama, collabora con Dio alla creazione di quei "Cieli nuovi e Terra nuova in cui sempre abiterà la giustizia" (2 Pt 3,13).
“Il piano del Signore sussiste per sempre" (Sal 33,11). Il grande
travaglio del mondo è giunto ormai al suo epilogo. Al Venerdì
Santo seguirà il Sabato: giorno del grande riposo. E l'alba della
Risurrezione finalmente introdurrà il Giorno del Signore.
13) Chi ama, consola Dio e consola il prossimo. Se Dio è Amore e vuole che regni solo l'amore tra tutte le sue creature, allora si
può capire che il dolore di Dio è che manchi l'amore, che invece
dovrebbe esserci tra tutti. Dalla mancanza d'amore nascono tutti i
mali, fino alla disperazione. Chi ama, obbedisce a Dio, e gli dà
vera consolazione. Così fece Gesù, Dio-Uomo, che scelse di obbedire fino alla morte e alla morte di croce (cf. Fil 2,8). Così
fece la Vergine Maria che non impedì in nulla il sacrificio del
Figlio sul Calvario, ma si unì a lui nella più perfetta obbedienza
al Padre. Chi ama consola il prossimo sofferente proprio per
mancanza di amore; si rende conto del suo bisogno e come Buon
Samaritano versa sulle sue ferite l'olio e il vino: simbolo della
consolazione più genuina, nata dall'amore e cioè da Dio (cf. Lc
10,30-37).
14) Oggi, più che mai il mondo ha bisogno di consolazione, perché siamo ai tempi in cui "per il dilagare dell'iniquità, l’amore di
molti si raffredderà" (Mt 24,12). Siamo ai tempi della grande
tribolazione e della grande apostasia; l'umanità conosce la violenza di ogni genere, il pullulare delle sètte, la corruzione generalizzata, il caos sociale, l'esplodere dei fondamentalismi, il terrorismo, la persecuzione dei giusti, il martirio dei santi di questa generazione.
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
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Pubblichiamo a puntate il libro di Matteo Orlando: La virtù della fede nel tempo del “coniglismo”
Con la fede cambia veramente tutto
Nella splendida riflessione spirituale
che
migliaia di
persone
hanno potuto ascoltare durante
l’Udienza
Generale
del 17 ottobre del 2012 Benedetto XVI ha insegnato che la Chiesa,
“maestra di umanità”, «attraverso l’annuncio della Parola, la
celebrazione dei Sacramenti e le opere della carità ci guida
ad incontrare e conoscere Cristo, vero Dio e vero uomo. Si
tratta dell’incontro non con un’idea o con un progetto di vita, ma con una Persona viva che trasforma in profondità noi
stessi, rivelandoci la nostra vera identità di figli di Dio.
L’incontro con Cristo rinnova i nostri rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logica dell’amore. Avere fede nel Signore non è un
fatto che interessa solamente la nostra intelligenza, l’area
del sapere intellettuale, ma è un cambiamento che coinvolge
la vita, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane. Con la fede
cambia veramente tutto in noi e per noi, e si rivela con chiarezza il nostro destino futuro, la verità della nostra vocazione dentro la storia, il senso della vita, il gusto di essere
pellegrini
verso
la
Patria
celeste».
Le continue trasformazioni culturali nell’oggi della storia
«mostrano spesso tante forme di barbarie, che passano
sotto il segno di “conquiste di civiltà”: la fede afferma che
non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e
nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da
Dio, si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di
amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro. Dove c’è dominio, possesso, sfruttamento, mercificazione dell’altro per il proprio egoismo, dove
c’è l’arroganza dell’io chiuso in se stesso, l’uomo viene impoverito, degradato, sfigurato. La fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la
vita, anzi la rende pienamente umana» , «la fede in un Dio
che è amore, e che si è fatto vicino all’uomo incarnandosi e
donando se stesso sulla croce per salvarci e riaprirci le porte del Cielo, indica in modo luminoso che solo nell’amore consiste la pienezza dell’uomo» .
La fede «è accogliere questo messaggio trasformante nella
nostra vita, è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti
per noi. Certo, il mistero di Dio resta sempre oltre i nostri
concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio stesso che si auto-
comunica, si
racconta, si
rende accessibile. E noi
siamo
resi
capaci
di
ascoltare la
sua Parola e
di ricevere
la sua verità.
[…] Dio, nel
suo amore,
crea in noi – attraverso l’opera dello Spirito Santo – le condizioni adeguate perché possiamo riconoscere la sua Parola.
Dio stesso, nella sua volontà di manifestarsi, di entrare in
contatto con noi, di farsi presente nella nostra storia, ci
rende capaci di ascoltarlo e di accoglierlo».
«Il Cristianesimo non deve essere considerato come
“qualcosa del passato”, né deve essere vissuto con lo sguardo perennemente rivolto “all’indietro”, perché Gesù Cristo è
ieri, oggi e per l’eternità . Il Cristianesimo è segnato dalla
presenza del Dio eterno, che è entrato nel tempo ed è presente ad ogni tempo, perché ogni tempo sgorga dalla sua
potenza creatrice, dal suo eterno “oggi”. Per questo il Cristianesimo è sempre nuovo. Non lo dobbiamo mai vedere come un albero pienamente sviluppatosi dal granello di senape
evangelico, che è cresciuto, ha donato i suoi frutti, e un bel
giorno invecchia e arriva al tramonto la sua energia vitale. Il
Cristianesimo è un albero che è, per così dire, in perenne
“aurora”, è sempre giovane. E questa attualità, questo
“aggiornamento” non significa rottura con la tradizione, ma
ne esprime la continua vitalità; non significa ridurre la fede,
abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il contrario:
esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo portare l’“oggi” che viviamo alla misura dell’evento cristiano, dobbiamo portare l’“oggi” del nostro tempo nell’“oggi” di Dio».
L’annuncio centrale e potente della fede cristiana (il cosiddetto kerigma) è «Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto,
salvatore del mondo, che siede alla destra del Padre ed è il
giudice dei vivi e dei morti» .
Ancora nel 2013 c’è necessita che il Credo sia compreso,
pregato e, soprattutto, riconosciuto, per «scoprire il legame
profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana, perché queste verità siano veramente e concretamente - come sempre sono state - luce per
i passi del nostro vivere, acqua che irrora le arsure del nostro cammino, vita che vince certi deserti della vita contemporanea. Nel Credo si innesta la vita morale del cristiano, che in esso trova il suo fondamento e la sua giustificazione» .
.
CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
L'OMOSESSUALITA' FA SCHIFO ANCHE AI DEMONI
Santa Caterina da Siena condannò
con vigore l'omosessualità
Caterina nasce a Siena nel 1347. Ultima dei venticinque
figli del tintore Jacopo Benincasa, a dodici anni è promessa a un giovane senese, ma la giovane rifiuta il matrimonio combinato dai genitori (secondo le consuetudini del tempo), e per apparire meno bella si taglia i capelli. La reazione dei genitori è molto dura: la obbligano
ai lavori più umili e pesanti. La punizione familiare cessa
quando il padre, vedendola pregare, si rende conto che
non è come le altre figlie. Libera di seguire la sua strada, veste l'abito delle Mantellate del Terzo Ordine
domenicano e per tre anni si ritira in silenzio quasi assoluto nella sua casa. A vent'anni le appare Gesù con
Maria e altri santi, le pone
l'anello nuziale al dito e, in
una successiva visione, le
chiede di dedicarsi al rinnovamento della Chiesa. Caterina inizia così il suo impegno
nella vita pubblica, percorrendo le strade non solo della Torino e dell'Italia. Numerose personalità del tempo,
uomini e donne, politici e cardinali, religiosi e laici, sono
toccate dal suo carisma e si
stringono attorno a lei, scegliendola come loro madre e
maestra. Pur essendo semianalfabeta, detta un importante trattato di mistica,
numerose lettere e poesie, indicando Gesù come guida e
modello per tutti. La sua carità verso i poveri e i malati,
l'assistenza ai condannati a morte e le conversioni che
seguono, attirano l'attenzione e l'entusiasmo del popolo
semplice che la ritiene una santa, ma le procurano alcune calunnie e persecuzioni.
A Pisa, nella Chiesa di Santa Cristina, nel 1375, riceve
le stimmate, quale segno della sua perfetta identificazione con il Crocifisso; cinque piaghe che rimangono invisibili per significare i dolori soprattutto morali che
avrebbe sopportato per l'unità della Chiesa. Le sue lettere raggiungono anche il papa (lo chiama "il dolce Cristo in terra") che risiede esule ad Avignone, chiedendogli di porre fine al lungo esilio e fare ritorno a Roma.
Stremata dalla fatica di una vita intensa, Caterina si
spegne a Roma il 29 aprile 1380 a soli trentatré anni.
Canonizzata nel 1491, è proclamata dottore della Chiesa
da Paolo VI nel 1970. Insieme a Francesco d'Assisi è
patrona d'Italia e dal 1999 è anche compatrona d'Europa, insieme a Edith Stein e Brigida di Svezia, Benedetto di Norcia e Cirillo e Metodio. Protettrice delle
infermiere italiane, è invocata dalle donne contro l'asportazione del seno, nonché contro la cefalea e le pestilenze. Anche la grande santa Caterina da Siena
(1347-1380), maestra di spiritualità e Dottore della
Chiesa, condannò in maniera veemente l'omosessualità. Nel suo Dialogo della divina Provvidenza, in cui riferisce gli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, ella così
si esprime sul vizio contro
natura: "Non solo essi hanno
quell'immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati
per la vostra fragile natura
(benché la ragione, quando lo
vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non
raffrenano quella fragilità:
anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato
contro natura. Quali ciechi e
stolti, essendo offuscato il
lume del loro intelletto, non
conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me,
che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che
di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni
dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche
bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell'enorme peccato".
Don Marcello Stanzione
Fonte: Milizia di San Michele Arcangelo
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
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LA RIVOLUZIONE ANTICRISTIANA
IN ATTO NEL MONDO
La libertà dei cristiani si restringe: 1700 anni dopo la svolta costantiniana,
ci troviamo a lottare per difendere lo spazio sociale del Cristianesimo (unica alternativa: l'insignificanza)
La libertà dei cristiani si restringe sempre di più nel mondo. In
Medio Oriente, in Africa e in Asia aumentano gli attacchi sistematici contro le comunità cristiane. Il 27 maggio, a Ginevra, l'Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, parlando al Consiglio dei Diritti
dell'Uomo, ha citato i dati sconvolgenti secondo cui, ogni anno,
oltre centomila cristiani vengono uccisi per qualche motivo legato
alla loro fede. Da parte sua, la studiosa e ricercatrice austriaca
Gudrun Kugler, nel Rapporto dell'Osservatorio sull'intolleranza e
la discriminazione contro i cristiani, presentato il 23 maggio scorso a Tirana durante la conferenza dell'Ocse, ha documentato come le limitazioni alla libertà religiosa e di espressione dei cristiani crescono a ritmo esponenziale anche in Europa.
L'obiezione di coscienza – che riguarda i medici sull'aborto, così
come i farmacisti sulle pillole abortive o i dirigenti del Comune
sulle unioni civili o "matrimoni" gay – tende ad essere sempre più
ristretta, mentre in molti Paesi i cristiani non possono esprimere
opinioni contrarie all'omosessualità, neanche rifacendosi alla Bibbia, senza che queste vengano tacciate e sanzionate come
"discorso d'odio". In un editoriale apparso il 2 giugno 2013 sul
"Corriere della Sera" Ernesto Galli della Loggia ci offre una puntuale descrizione della situazione. «Una grande rivoluzione sta
silenziosa- mente giungendo al suo epilogo in Europa. Una rivoluzione della mentalità e del costume collettivi che segna una gigantesca frattura rispetto al passato: la rivoluzione antireligiosa.
Una rivoluzione che colpisce indistintamente il
fatto religioso in sé, da qualunque confessione
rappresentato, ma che per ragioni storiche, e
dal momento che è dell'Europa che si parla, si
presenta come una rivoluzione essenzialmente
anticristiana. Ormai, non solo le Chiese cristiane sono state progressivamente espulse quasi
dappertutto da ogni ambito pubblico appena
rilevante, non solo all'insieme della loro fede
non viene più assegnato nella maggior parte del
continente alcun ruolo realmente significativo
nel determinare gli orientamenti delle politiche
pubbliche - non solo cioè si è affermata prepotentemente la tendenza a ridurre il cristianesimo e la religione in genere a puro fatto privato - ma contro il cristianesimo stesso, a differenza di tutte le altre religioni, appare
oggi lecito rivolgere le offese più aspre, le più sanguinose contumelie». Galli della Loggia cita a questo punto alcuni esempi, tratti
in parte da una dettagliata denuncia pubblicata dal quotidiano
"Avvenire": «In Irlanda le chiese sono obbligate ad affittare le
sale per le cerimonie di loro proprietà anche per ricevimenti di
nozze tra omosessuali; a Roma, nel corso del concerto del Primo
Maggio un cantante ha mimato il gesto rituale della consacrazione
dell'ostia durante l'eucarestia avendo però tra le mani un preservativo al posto dell'ostia; in Danimarca il Parlamento ha approvato
una legge che obbliga la Chiesa evangelica luterana a celebrare
matrimoni omosessuali nonostante un terzo dei ministri di questa
si siano detti contrari; in Scozia due ostetriche cattoliche sono
state obbligate da una sentenza a prendere parte a un aborto
effettuato dalle loro colleghe, mentre dal canto suo l'Ordine dei
medici inglese ha stabilito che i medici stessi «devono» essere
preparati a mettere da parte il proprio credo personale riguardo
alcune aree controverse. Ancora: in un recente video di David
Bowie, in cui la celebre rockstar è abbigliato in modo che ricorda
Gesù, la scena mostra un prete che dopo aver percosso un mendicante entra in un bordello e qui seduce una suora sulle cui mani
subito dopo si manifestano le stigmate; in Inghilterra, a un'infer-
miera è stato proibito di portare una croce al collo durante l'orario di lavoro, mentre una piccola tipografia è stata costretta ad
affrontare le vie legali per essersi rifiutata di stampare materiale esplicitamente sessuale commissionatole da una rivista gay; in
Francia, in base alla legislazione vigente, è di fatto impossibile
per i cristiani sostenere pubblicamente che le relazioni sessuali
tra persone dello stesso sesso costituiscono secondo la loro religione un peccato. E così via in un profluvio impressionante di casi
(per informarsi dei quali non c'è che andare sul sito
www.intoleranceagainstchristians.eu). Senza contare che ormai
in quasi tutti i Paesi europei, al fine proclamato di impedire qualunque pratica discriminatoria, è stata cancellata l'erogazione di
fondi alle istituzioni cristiane, così come è stata cancellata la
clausola a protezione della libertà di coscienza nelle professioni
mediche e paramediche. Non si contano infine in tutte le sedi più
o meno ufficiali, a cominciare da quelle scolastiche, i casi di cancellazione, a proposito delle relative festività, della parola Natale, sostituita dal neutrale "vacanze invernali" o simili». Un quadro
più ampio, quotidianamente aggiornato, ci è offerto da Nocristianofobia.org, un eccellente sito che si propone di documentare le
aggressioni anticristiane nel mondo e di spiegarne le ragioni. Da
parte nostra vogliamo ricordare che proprio quest'anno cade il
1700esimo anniversario dell'Editto di Milano, con il quale l'imperatore Costantino diede piena libertà ai cristiani dopo tre secoli
di persecuzioni. Grazie a quell'evento, la legge morale del Vangelo
penetrò nelle istituzioni del Diritto Romano, trasformando le istituzioni e la mentalità. La Chiesa
venne riconosciuta giuridicamente e integrata nel
diritto pubblico. Nacque la Civiltà cristiana d'Occidente. Oggi, 1700 anni dopo la "svolta costantiniana", ci troviamo a lottare per difendere lo
spazio sociale del Cristianesimo, aggredito da
nuovi persecutori. Alcuni cattolici sognano un
Cristianesimo anti-costantiniano, che si sbarazzi
della Cristianità e i laicisti assecondano questo
sogno, perché sanno che la fine della Civiltà cristiana conduce inesorabilmente alla fine del Cristianesimo. Chi, in nome di una malintesa "libertà
religiosa", respinge il regime di protezione accordato al Cristianesimo nell'età costantiniana, disarma la Chiesa,
fingendo di ignorare che in tutta la sua storia Essa è sempre stata perseguitata da nemici che hanno evitato il confronto culturale
e morale per colpirla con i mezzi della politica, della magistratura e delle armi. In passato, quando la Chiesa è stata combattuta, ha trovato difensori non solo sul piano apologetico, ma su
quello politico, giuridico e militare. Non si trattava di imporre a
nessuno l'atto di fede, che è per definizione libero, ma di difendere la verità cristiana, all'interno e all'esterno della Cristianità.
Non c'è, sotto questo aspetto, discontinuità, ma continuità e sviluppo tra la Chiesa delle catacombe e la Chiesa costantiniana. I
martiri hanno creduto nella verità del Vangelo e l'hanno amata
fino ad offrire per essa la propria vita. Gli imperatori, i re, i condottieri cristiani, hanno amato la verità cristiana proteggendo,
con le leggi e con le armi, il suo diritto a svilupparsi ed espandersi
fino agli ultimi confini della terra. Questo diritto viene alla Chiesa da Gesù Cristo stesso, il Suo divino fondatore, e quella per
Cristo o contro Cristo è la vera battaglia oggi in atto nel
mondo.
Roberto De Mattei
Fonte: Radici Cristiane, Luglio 2013 (n. 86)
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Speciale. Giornata Mondiale della Gioventù 2013
“Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che
di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!”
Dal 22 al 29 luglio scorso, a Rio de
Janeiro (Brasile) si è tenuta la
XXVIII “Giornata” Mondiale della
Gioventù, durante il quale Papa Francesco ha compiuto il suo primo Viaggio
Apostolico all’estero. Molte le iniziative alle quali ha partecipato il Papa.
Ma andiamo con ordine. Nell’incontro
con i giornalisti durante il volo papale (22 luglio 2013) tra le altre cose il Papa ha detto che «questo primo
viaggio è proprio per trovare i giovani,
ma trovarli non isolati dalla loro vita,
io vorrei trovarli proprio nel tessuto
sociale, in società. Perché quando noi
isoliamo i giovani, facciamo
un’ingiustizia; togliamo loro
l’appartenenza. I giovani hanno una
appartenenza, un’appartenenza ad una
famiglia, a una patria, a una cultura,
ad una fede… Hanno un’appartenenza
e noi non dobbiamo isolarli! … Loro – davvero! – sono il futuro
di un popolo … Ma anche l’altro estremo della vita, gli anziani,
sono il futuro di un popolo. Un popolo ha futuro se va avanti
con tutti e due i punti: con i giovani, con la forza, perché lo
portano avanti; e con gli anziani perché loro sono quelli che
danno la saggezza della vita … la saggezza della storia, la
saggezza della patria, la saggezza della famiglia. E di questo
noi abbiamo bisogno! … È vero che la crisi mondiale non fa
cose buone con i giovani. Ho letto la settimana scorsa la percentuale dei giovani senza lavoro. Pensate che noi corriamo il
rischio di avere una generazione che non ha avuto lavoro, e
dal lavoro viene la dignità della persona di guadagnarsi il pane. I giovani, in questo momento, sono in crisi. Un po’ noi siamo abituati a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa
troppo spesso! Ma adesso anche con questi tanti giovani senza lavoro, anche a loro arriva la cultura dello scarto. Dobbiamo tagliare questa abitudine a scartare! No! Cultura della
inclusione, cultura dell’incontro, fare uno sforzo per portare
tutti alla società! E’ questo un po’ il senso che io voglio dare a
questa visita ai giovani, ai giovani nella società». Durante la
cerimonia di benvenuto nel Giardino del Palazzo Guanabara
(22 luglio 2013) Francesco ha detto «nella sua amorevole
provvidenza, Dio ha voluto che il primo viaggio internazionale
del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare
nell’amata America Latina, concretamente in Brasile, Nazione
che si vanta dei suoi saldi legami con la Sede Apostolica e dei
suoi profondi sentimenti di fede e di amicizia che sempre l’ha
tenuta unita, in modo singolare, al Successore di Pietro. Rendo grazie per questa benevolenza divina. Ho imparato che,
per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal
portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con
voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più pre-
zioso mi è stato dato: Gesù Cristo!
Vengo nel suo Nome per alimentare la
fiamma di amore fraterno che arde in
ogni cuore; e desidero che a tutti e
ciascuno giunga il mio saluto: “La pace
di Cristo sia con voi!”. … Con questa
mia visita desidero proseguire nella
missione pastorale propria del Vescovo
di Roma di confermare i fratelli nella
fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza
che scaturisce da Lui e di animarli ad
offrire a tutti le inesauribili ricchezze
del suo amore. … il motivo principale
della mia presenza in Brasile trascende i suoi confini. Sono venuto infatti
per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono venuto a incontrare giovani
arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo
Redentore. Essi vogliono trovare un
rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo Cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata: “Andate e
fate discepoli tutti i popoli”. Questi giovani provengono dai
diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di
culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle
loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di
una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al
di là di ogni diversità. Cristo offre loro spazio, sapendo che
non può esserci energia più potente di quella che si sprigiona
dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza
dell’amicizia con Lui. Cristo ha fiducia nei giovani e affida
loro il futuro della sua stessa missione: “Andate, fate discepoli”; andate oltre i confini di ciò che è umanamente possibile
e generate un mondo di fratelli. Ma anche i giovani hanno fiducia in Cristo: essi non hanno paura di rischiare con Lui l'unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi.
Nell’iniziare questa mia visita in Brasile, sono ben consapevole che, rivolgendomi ai giovani, parlo anche alle loro famiglie,
alle loro comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, alle
società in cui sono inseriti, agli uomini e alle donne dai quali
dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni.
È comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la
pupilla dei nostri occhi”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l'immagine della
pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di
noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo
andare avanti? Il mio augurio è che, in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria. E attenzione! La gioventù è la finestra attraverso la
quale il futuro entra nel mondo. È la finestra, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione si rivelerà
all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio. Questo significa: tutelarne le condizioni
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
La fede è intera, non si frulla. È la fede in Gesù. È la
fede nel Figlio di Dio fatto
uomo, che mi ha amato ed è
morto per me. Allora: fatevi
sentire; abbiate cura degli estremi della popolazione, che
sono gli anziani e i giovani;
non lasciatevi escludere
materiali e spirituali per il pieno
sviluppo;
dargli
solide fondamenta su cui possa
costruire la vita;
garantirgli la sicurezza e l'educazione affinché
diventi ciò che
può essere; trasmettergli valori
duraturi per cui
vale la pena vivere;
assicurargli
un orizzonte trascendente per la
sua sete di felicità autentica e la
sua creatività nel
bene; consegnargli l'eredità di un
mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori potenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti. Con questi atteggiamenti anticipiamo oggi il futuro che
entra dalla finestra dei giovani. … le braccia del Papa si allargano per abbracciare l'intera nazione brasiliana, nella sua
complessa ricchezza umana, culturale e religiosa.
Dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al
Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa». Durante la Santa Messa
nella Basilica del Santuario di Nostra Signora di Aparecida (24 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «la Chiesa,
quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e
chiede: “Mostraci Gesù”. È da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla
scia di Maria. Oggi, guardando alla Giornata Mondiale della
Gioventù che mi ha portato in Brasile, anche io vengo a bussare alla porta della casa di Maria – che ha amato ed educato
Gesù – affinché aiuti tutti noi, i Pastori del Popolo di Dio, i
genitori e gli educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più
giusti, solidali e fraterni. Per questo, vorrei richiamare tre
semplici atteggiamenti, tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella
gioia. … Quante difficoltà ci sono nella vita di ognuno, nella
nostra gente, nelle nostre comunità, ma per quanto grandi
possano apparire, Dio non lascia mai che ne siamo sommersi.
Davanti allo scoraggiamento che potrebbe esserci nella vita,
in chi lavora all’evangelizzazione oppure in chi si sforza di
vivere la fede come padre e madre di famiglia, vorrei dire
con forza: abbiate sempre nel cuore questa certezza: Dio
cammina accanto a voi, in nessun momento vi abbandona! Non
perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro
cuore! Il “drago”, il male, c’è nella nostra storia, ma non è lui
il più forte. Il più forte è Dio, e Dio è la nostra speranza! È
vero che oggi un po’ tutti, e anche i nostri giovani sentono il
fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio e sembrano dare speranza: il denaro, il successo, il potere, il piacere.
Spesso un senso di solitudine e di vuoto si fa strada nel cuore di molti e conduce alla ricerca di compensazioni, di questi
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idoli passeggeri.
Cari fratelli e sorelle, siamo luci di
speranza! Abbiamo uno sguardo
positivo sulla realtà. Incoraggiamo
la generosità che
caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare
protagonisti della
costruzione di un
mondo
migliore:
sono un motore
potente per la
Chiesa e per la
società. Non hanno bisogno solo di
cose, hanno bisogno
soprattutto
che siano loro
proposti quei valori immateriali che
sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi
leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza,
fraternità, gioia; sono valori che trovano la loro radice più
profonda nella fede cristiana. … Chi è uomo, donna di speranza - la grande speranza che ci dà la fede - sa che, anche in
mezzo alle difficoltà, Dio agisce e ci sorprende. La storia di
questo Santuario ne è un esempio: tre pescatori, dopo una
giornata a vuoto, senza riuscire a prendere pesci, nelle acque
del Rio Parnaíba, trovano qualcosa di inaspettato: un'immagine di Nostra Signora della Concezione. Chi avrebbe mai immaginato che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo in cui tutti i brasiliani possono sentirsi figli di
una stessa Madre? Dio sempre stupisce, come il vino nuovo
nel Vangelo … Dio riserva sempre il meglio per noi. Ma chiede
che noi ci lasciamo sorprendere dal suo amore, che accogliamo le sue sorprese. Fidiamoci di Dio! Lontano da Lui il vino
della gioia, il vino della speranza, si esaurisce. Se ci avviciniamo a Lui, se rimaniamo con Lui, ciò che sembra acqua fredda,
ciò che è difficoltà, ciò che è peccato, si trasforma in vino
nuovo di amicizia con Lui … se camminiamo nella speranza,
lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, nel
nostro cuore c’è gioia e non possiamo che essere testimoni di
questa gioia. Il cristiano è gioioso, non è mai triste. Dio ci
accompagna. Abbiamo una Madre che sempre intercede per
la vita dei suoi figli, per noi, come la regina Ester … Gesù ci
ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama. Il peccato e la morte sono stati sconfitti. Il cristiano
non può essere pessimista! Non ha la faccia di chi sembra
trovarsi in un lutto perpetuo. Se siamo davvero innamorati di
Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si
“infiammerà” di una gioia tale che contagerà quanti vivono
vicini a noi».
Visitando l'Ospedale São Francisco de Assis na Providência - V.O.T. (Rio de Janeiro, 24.7.2013) il Papa ha detto:
«in ogni fratello e sorella in difficoltà noi abbracciamo la
carne sofferente di Cristo. ... in questo luogo di lotta contro
la dipendenza chimica, vorrei abbracciare ciascuno e ciascuna
di voi, voi che siete la carne di Cristo, e chiedere che Dio
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
riempia di senso e di ferma speranza il vostro cammino, e
anche il mio. Abbracciare, abbracciare. Abbiamo tutti bisogno di imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, come ha
fatto san Francesco. Ci sono tante situazioni in Brasile, nel
mondo, che chiedono attenzione, cura, amore, come la lotta
contro la dipendenza chimica. Spesso, invece, nelle nostre
società ciò che prevale è l’egoismo. Quanti “mercanti di morte” che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo! La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e
semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta
la società. Non è con la liberalizzazione dell'uso delle droghe,
come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che
si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza
chimica. È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro.
Abbiamo tutti bisogno di guardare l’altro con gli occhi di amore di Cristo, imparare ad abbracciare chi è nel bisogno,
per esprimere vicinanza, affetto, amore. Ma abbracciare non
è sufficiente. Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è
caduto nel buio della dipendenza,
magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu
lo vuoi. … Sei protagonista della
salita; questa è la condizione indispensabile! Troverai la mano tesa
di chi ti vuole aiutare, ma nessuno
può fare la salita al tuo posto. Ma
non siete mai soli! La Chiesa e tante persone vi sono vicine. Guardate con fiducia davanti a voi, la vostra è una traversata lunga e faticosa, ma guardate avanti … non
lasciatevi rubare la speranza! Non
lasciatevi rubare la speranza! Ma
vorrei dire anche: non rubiamo la speranza, anzi diventiamo
tutti portatori di speranza! … Quante volte ci voltiamo
dall'altro lato e facciamo finta di non vedere! … Il Signore vi
è vicino e vi tiene per mano. Guardate a Lui nei momenti più
duri e vi darà consolazione e speranza. E confidate anche
nell’amore materno di Maria sua Madre … dove c’è una croce
da portare, lì accanto a noi c’è sempre Lei, la Madre». Ai
giovani italiani al termine della visita all'Ospedale São
Francisco de Assis na Providência - V.O.T. il Papa ha detto: «So che vi siete riuniti … per far festa e riflettere sulla
persona di Gesù e sulle risposte che solo Lui sa dare ai vostri
interrogativi di fede e di vita. Fidatevi di Cristo, ascoltatelo,
seguitene le orme. Non ci abbandona mai, neanche nei momenti più bui della vita. È Lui la nostra speranza». Visitando
la Comunità di Varginha [Manguinhos] (Rio de Janeiro, 25
luglio 2013) Papa Francesco ha detto: «questa Comunità …
oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile. Che bello essere
accolti con amore, con generosità, con gioia! Basta vedere
come avete decorato le strade della Comunità; anche questo
è un segno di affetto, nasce dal vostro cuore, dal cuore dei
brasiliani, che è in festa! … è importante saper accogliere; è
ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. Lo
dico perché quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei - un po’ di cibo, un posto
nella nostra casa, il nostro tempo - non solo non rimaniamo
più poveri, ma ci arricchiamo. So bene che quando qualcuno
che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trova-
te sempre un modo di condividere il cibo; come dice il proverbio, si può sempre “aggiungere più acqua ai fagioli”! Si può
aggiungere più acqua ai fagioli? ... Sempre? ... E voi lo fate
con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle
cose, ma nel cuore! E il popolo brasiliano, in particolare le
persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà, una parola - questa parola solidarietà spesso dimenticata o taciuta, perché scomoda. Quasi sembra
una brutta parola ... solidarietà. Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini
di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora
ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e
responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere
fine a tante ingiustizie sociali. Non è, non è la cultura
dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra
società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura
della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un
numero, ma un fratello. … Desidero incoraggiare gli sforzi
che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti
del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la
lotta contro la fame e la miseria.
Nessuno sforzo di “pacificazione”
sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società
che ignora, che mette ai margini e
che abbandona nella periferia una
parte di se stessa. Una società
così semplicemente impoverisce se
stessa, anzi perde qualcosa di essenziale per se stessa. Non lasciamo, non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto!
… solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica! … La misura
della grandezza di una società è data dal modo con cui essa
tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà! … la Chiesa, “avvocata della giustizia e difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili
che gridano al cielo” (Documento di Aparecida, 395), desidera offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa
significare un vero sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo.
Cari amici, certamente è necessario dare il pane a chi ha fame; è un atto di giustizia. Ma c’è anche una fame più profonda, la fame di una felicità che solo Dio può saziare. Fame di
dignità. Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero
sviluppo dell'uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali
che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che
è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la
famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo
sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce
ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di
produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere
integrale della persona, anche della dimensione spirituale,
essenziale per l'equilibrio umano e per una sana convivenza;
la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano. … cari
giovani, avete una particolare sensibilità contro le ingiustizie,
ma spesso siete delusi da fatti che parlano di corruzione, da
persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Uno potrebbe pensare che
ci sia una specie di eutanasia
nascosta, cioè non ci si
prende cura degli anziani;
ma c’è anche un’eutanasia
culturale, perché non li si
lascia parlare, non li si
lascia agire
proprio interesse.
Anche a voi e a
tutti ripeto: non
scoraggiatevi mai,
non perdete la fiducia, non lasciate
che si spenga la
speranza. La realtà
può
cambiare,
l’uomo può cambiare. Cercate voi per
primi di portare il
bene, di non abituarvi al male, ma
di vincerlo con il
bene. La Chiesa vi
accompagna, portandovi il bene
prezioso della fede, di Gesù Cristo,
che è “venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). … non siete soli, la Chiesa è con voi, il Papa è con
voi. Porto ognuno di voi nel mio cuore e faccio mie le intenzioni
che avete nell’intimo: i ringraziamenti per le gioie, le richieste
di aiuto nelle difficoltà, il desiderio di consolazione nei momenti di dolore e di sofferenza». Incontrando i giovani argentini nella Cattedrale di San Sebastián (25 luglio 2013)
Papa Bergoglio ha detto: «voglio che la Chiesa esca per le
strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità,
immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo,
da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscire fuori…, se
non lo fanno diventano una ONG e la Chiesa non può essere una
ONG. … io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perché ha
creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di
una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita
che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma
c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare,
non li si lascia agire. E l’esclusione dei giovani. La percentuale
che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, è molto
alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della
dignità guadagnata con il lavoro. Questa civiltà, cioè, ci ha
portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro.
Allora i giovani: devono emergere, devono farsi valere; i giovani devono uscire per lottare per i valori, lottare per questi
valori; e gli anziani devono aprire la bocca, gli anziani devono
aprire la bocca e insegnarci! Trasmetteteci la saggezza dei
popoli! … anziani: non venite meno nell’essere la riserva culturale del nostro popolo, riserva che trasmette la giustizia, che
trasmette la storia, che trasmette i valori, che trasmette la
memoria del popolo. E voi, per favore, non mettetevi contro gli
anziani: lasciateli parlare, ascoltateli e andate avanti. Ma
sappiate, sappiate che in questo momento voi, giovani, e gli
anziani, siete condannati allo stesso destino: esclusione. Non
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vi lasciate escludere. È chiaro! Per
questo credo che
dobbiate lavorare.
La fede in Gesù
Cristo non è uno
scherzo, è una cosa
molto seria. È uno
scandalo che Dio sia
venuto a farsi uno di
noi. È uno scandalo
che sia morto su una
croce ... La Croce
continua a far scandalo. Ma è l’unico
cammino
sicuro:
quello della Croce,
quello di Gesù, quello dell’Incarnazione
di Gesù. Per favore,
non “frullate” la fede in Gesù Cristo. C’è il frullato di arancia,
c’è il frullato di mela, c’è il frullato di banana, ma per favore
non bevete “frullato” di fede. La fede è intera, non si frulla. È
la fede in Gesù. È la fede nel Figlio di Dio fatto uomo, che mi
ha amato ed è morto per me. Allora: fatevi sentire; abbiate
cura degli estremi della popolazione, che sono gli anziani e i
giovani; non lasciatevi escludere e che non si escludano gli
anziani. Secondo: non “frullate” la fede in Gesù Cristo. … leggi
le Beatitudini che ti faranno bene. Se vuoi sapere che cosa
devi fare concretamente leggi Matteo capitolo 25, che è il
protocollo con il quale verremo giudicati. Con queste due cose
avete il Piano d’azione: le Beatitudini e Matteo 25. Non avete
bisogno di leggere altro. Ve lo chiedo con tutto il cuore».
Durante la festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di
Copacabana (25 luglio 2013) il Papa ha detto: «Anzitutto
voglio ringraziarvi per la testimonianza di fede che state
dando al mondo. Sempre ho sentito dire che ai carioca non
piacciono il freddo e la pioggia, ma voi state mostrando che la
vostra fede è più forte del freddo e della pioggia. Congratulazioni! Siete dei veri eroi! Vedo in voi la bellezza del volto
giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia! … Siete in
tanti! Venite da tutti i continenti! Siete spesso distanti non
solo geograficamente, ma anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano. Ma oggi siete qui, anzi oggi siamo
qui, insieme, uniti per condividere la fede e la gioia
dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli. Questa
settimana, Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e
giovane, perché voi avete risposto con generosità e coraggio
all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere
suoi amici. … Dal Corcovado, il Cristo Redentore ci abbraccia e
ci benedice. Guardando questo mare, la spiaggia e tutti voi, mi
viene in mente il momento in cui Gesù ha chiamato i primi discepoli a seguirlo sulla riva del lago di Tiberiade. Oggi Gesù ci
chiede ancora: Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere mio
amico? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? Nel cuore
dell'Anno della fede queste domande ci invitano a rinnovare il
nostro impegno di cristiani.
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Le vostre famiglie e le comunità locali vi hanno trasmesso il
grande dono della fede, Cristo è cresciuto in voi. Oggi desidera venire qui per confermarvi in questa fede, la fede nel
Cristo vivente che dimora in voi, ma sono venuto anche io per
essere confermato dall'entusiasmo della vostra fede! Voi
sapete che nella vita di un vescovo ci sono tanti problemi che
richiedono di essere risolti. E con questi problemi e difficoltà, la fede di un vescovo può rattristarsi. Che brutto è un
vescovo triste! Che brutto! Perché la mia fede non sia triste
sono venuto qui per essere contagiato dall’entusiasmo di tutti
voi! … In varie parti del mondo, in questo stesso momento,
tanti giovani si sono radunati per vivere insieme con noi questo momento: sentiamoci uniti gli uni con gli altri nella gioia,
nell’amicizia, nella fede. E siate certi: il mio cuore vi abbraccia tutti con affetto universale. Perché la cosa più importante oggi è questa vostra riunione e la riunione di tutti i giovani
che ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione.
… è bello essere qui insieme attorno a Gesù! È Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato anche le parole di Dio Padre: “Questi
è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!” (Lc 9,35). Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo
accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito
Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia. …
Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale,
allora tu “metti” il sale; manca l'olio, allora tu “metti” l'olio...
“Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra
vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso
e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione;
“metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la
tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo
cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che
camminano con te. Metti fede, metti speranza, metti amore!
… Ma chi può donarci tutto questo? Nel Vangelo sentiamo la
risposta: Cristo. «Questo è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». Gesù ci porta Dio e ci porta a Dio, con Lui tutta la nostra vita si trasforma, si rinnova e noi possiamo guardare la
realtà con occhi nuovi, dal punto di vista di Gesù, con i suoi
stessi occhi … "metti Cristo" nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; “metti Cristo” e vedrai crescere le
ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro;
“metti Cristo” e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una
vita feconda. Perché tutti noi desideriamo avere una vita feconda, una vita che sona vita agli altri! … in chi riponiamo la
nostra fiducia? In noi stessi, nelle cose, o in Gesù? Tutti abbiamo spesso la tentazione di metterci al centro, di credere
che siamo l'asse dell'universo, di credere che siamo solo noi
a costruire la nostra vita o di pensare che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma tutti sappiamo che
non è così! Certo l’avere, il denaro, il potere possono dare un
momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma, alla fine,
sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di
più, a non essere mai sazi. E finiamo “riempiti”, ma non nutriti, ed è molto triste vedere una gioventù “riempita”, ma debole. La gioventù deve essere forte, nutrirsi della sua fede e
non riempirsi di altre cose! “Metti Cristo” nella tua vita, metti in Lui la tua fiducia e non sarai mai deluso! Vedete cari amici, la fede compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana: ci toglie dal centro e mette al
centro a Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. Apparentemente sembra che non
cambi nulla, ma nel più profondo di noi stessi cambia tutto.
Quando c'è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza,
la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i
frutti dello Spirito Santo (cfr Gal 5, 22); allora la nostra
esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire
si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di
Dio. Cari amici, la fede è rivoluzionaria e io oggi ti chiedo: sei
disposto, sei disposta e entrare in quest’onda rivoluzionaria
della fede? Solo entrando in quest’onda la tua giovane vita
acquisterà senso e così sarà feconda! Caro giovane, cara giovane: “metti Cristo” nella tua vita. In questi giorni, Lui ti attende: ascoltalo con attenzione e la sua presenza entusiasmerà il tuo cuore; “Metti Cristo”: Lui ti accoglie nel Sacramento del perdono, con la sua misericordia cura tutte le ferite del peccato. Non avere paura di chiedere perdono a Dio
perché Lui nel suo grande amore non si stanca mai di perdonarci, come un padre che ci ama. Dio è pura misericordia!
“Metti Cristo": Lui ti aspetta anche nell'Eucaristia, Sacramento della sua presenza, del suo sacrificio di amore, e ti
aspetta anche nell’umanità di tanti giovani che ti arricchiranno con la loro amicizia, ti incoraggeranno con la loro testimonianza di fede, ti insegneranno il linguaggio dell'amore, della
bontà, del servizio. Anche tu caro giovane, cara giovane, puoi
essere un testimone gioioso del suo amore, un testimone coraggioso del suo Vangelo per portare in questo nostro mondo
un po’ di luce. Lasciati cercare da Gesù, lasciati amare da Gesù, è un amico che non delude».
Prima della Preghiera dell'Angelus Domini dal Balcone
centrale del Palazzo Arcivescovile St. Joaquim (Rio de
Janeiro, 26 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «Vorrei che
il mio passaggio per questa città di Rio rinnovasse in tutti
l'amore per Cristo e per la Chiesa, la gioia di essere uniti a Lui
e di appartenere alla Chiesa e l'impegno di vivere e di testimoniare la fede. Una bellissima espressione popolare della
fede è la preghiera dell’Angelus [in Brasile, l’Ora di Maria]. È
una preghiera semplice da recitarsi in tre momenti caratteristici della giornata che segnano il ritmo delle nostre attività
quotidiane: al mattino, a mezzogiorno e al tramonto. Ma è una
preghiera importante; invito tutti a recitarla con l’Ave Maria.
Ci ricorda un evento luminoso che ha trasformato la storia:
l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazaret. Oggi la Chiesa celebra i genitori della Vergine Maria, i
nonni di Gesù: i santi Gioacchino e Anna. Nella loro casa è
venuta al mondo Maria, portando con sé quello straordinario
mistero dell'Immacolata Concezione; nella loro casa è cresciuta accompagnata dal loro amore e dalla loro fede; nella
loro casa ha imparato ad ascoltare il Signore e a seguire la sua
volontà. I santi Gioacchino ed Anna fanno parte di una lunga
catena che ha trasmesso la fede e l’amore per Dio, nel calore
della famiglia, fino a Maria che ha accolto nel suo grembo il
Figlio di Dio e lo ha donato al mondo, lo ha donato a noi. Il
valore prezioso della famiglia come luogo privilegiato per trasmettere la fede! Guardando all’ambiante familiare vorrei
sottolineare una cosa: oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa
dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per
comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società!
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
«Vuoi essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani.
Dimmi: sei uno di quelli che si lavano le
mani, che fa il finto tonto e guarda
dall'altra parte? O sei come il Cireneo,
che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non
hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza … Gesù
ti sta guardando adesso e ti dice: mi vuoi
aiutare a portare la Croce?»
E come è importante l'incontro
e il dialogo tra le
generazioni, soprattutto all'interno della famiglia. Il Documento di Aparecida
ce lo ricorda: «I
bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei
popoli; i bambini
perché porteranno avanti la storia, gli anziani
perché trasmettono l'esperienza
e la saggezza
della loro vita» (n. 447).
Questo rapporto, questo dialogo tra le generazioni è un tesoro
da conservare e alimentare! … rivolgiamoci a Maria perché
custodisca le nostre famiglie, le renda focolari di fede e di
amore, in cui si senta la presenza del suo Figlio Gesù».
Durante la Via Crucis con i giovani sul Lungomare di Copacabana (Rio de Janeiro, 26 luglio 2013) il Papa ha detto:
«Siamo venuti oggi qui per accompagnare Gesù lungo il suo
cammino di dolore e di amore, il cammino della Croce, che è uno
dei momenti forti della Giornata Mondiale della Gioventù. …
nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa
di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella
propria vita. Tre domande vorrei che risuonassero nei vostri
cuori questa sera accompagnando il Signore: Che cosa avete
lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due
anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese? E che
cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi? E, infine,
che cosa insegna alla nostra vita questa Croce? … Gesù con la
sua Croce percorre le nostre strade e prende su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le
più profonde. Con la Croce Gesù si unisce al silenzio delle vittime della violenza, che ormai non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi; con la Croce, Gesù si
unisce alle famiglie che sono in difficoltà, e che piangono la
tragica perdita dei loro figli … Con la Croce Gesù si unisce a
tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che,
dall'altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno
tonnellate di cibo; con la Croce, Gesù è unito a tante madri e a
tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a
chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; nella Croce, Gesù è unito a tanti
giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche
perché vedono l'egoismo e la corruzione o che hanno perso la
fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani
e di ministri del Vangelo. Quanto fanno soffrire Gesù le nostre incoerenze! Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il
peccato dell’uomo, anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le
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braccia
aperte,
carica sulle sue
spalle le nostre
croci e ci dice:
Coraggio! Non sei
solo a portarle! Io
le porto con te e io
ho vinto la morte e
sono venuto a darti
speranza, a darti
vita (cfr Gv 3,16).
… Nella Croce di
Cristo c’è tutto
l’amore di Dio, c'è
la sua immensa
misericordia.
E
questo è un amore
di cui possiamo
fidarci, nel quale
possiamo credere.
Cari giovani, fidiamoci di Gesù, affidiamoci a Lui … perché Lui non delude mai
nessuno! Solo in Cristo morto e risorto troviamo la salvezza e
la redenzione. Con lui, il male, la sofferenza e la morte non
hanno l'ultima parola, perché Lui ci dona speranza e vita: ha
trasformato la Croce dall'essere uno strumento di odio, di
sconfitta e di morte ad essere un segno di amore, di vittoria,
di trionfo e di vita. … Il Cristo sofferente lo sentiamo vicino,
uno di noi che condivide il nostro cammino fino in fondo. Non
c'è croce, piccola o grande che sia, della nostra vita che il
Signore non condivida con noi. … la Croce di Cristo invita anche
a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a
guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto
chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un
gesto, la Croce ci invita ad uscire da noi stessi per andare loro
incontro e tendere loro la mano. … oggi ti chiedo: Tu come chi
di loro vuoi essere? Vuoi essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e
se ne lava le mani. Dimmi: sei uno di quelli che si lavano le mani,
che fa il finto tonto e guarda dall'altra parte? O sei come il
Cireneo, che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come
Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare
Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza. E tu, come chi di
questi vuoi essere? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?
Gesù ti sta guardando adesso e ti dice: mi vuoi aiutare a portare la Croce? … alla Croce di Cristo portiamo le nostre gioie,
le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo un Cuore
aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di
portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni
nostro fratello e sorella con questo stesso amore».
Durante la Santa Messa con i Vescovi della XXVIII GMG e
con i Sacerdoti, i Religiosi e i Seminaristi nella Cattedrale
di San Sebastiano (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) il Papa ha
detto: «vorrei riflettere con voi su tre aspetti della nostra
vocazione: chiamati da Dio; chiamati ad annunciare il Vangelo;
chiamati a promuovere la cultura dell’incontro … un vescovo, un
sacerdote, un consacrato, una consacrata, un seminarista non
può essere “smemorato”: perde il riferimento essenziale al
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
momento iniziale del suo cammino. Chiedere la grazia, chiederla alla Vergine, lei che aveva buona memoria; chiedere la
grazia di essere persone che conservano la memoria di questa
prima chiamata. Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per
rimanere con Gesù (cfr Mc 3,14), uniti a Lui. In realtà, questo
vivere, questo permanere in Cristo segna tutto ciò che siamo e
facciamo. È precisamente questa "vita in Cristo" ciò che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondità del nostro
servizio … (cfr Gv 15,16). Non è la creatività, per quanto pastorale sia, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, anche se aiutano e molto, ma quello che assicura il frutto è l’essere fedeli a Gesù, che ci dice con insistenza: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). E noi sappiamo
bene che cosa significa: contemplarLo, adorarLo e abbracciarLo, nel nostro incontro quotidiano con Lui nell'Eucaristia,
nella nostra vita di preghiera, nei nostri momenti di adorazione; riconoscerlo presente e abbracciarlo anche nelle persone più bisognose. Il “rimanere” con Cristo non significa isolarsi, ma è un rimanere per andare all’incontro con gli altri. …
Gesù è il Buon Pastore, è il nostro vero tesoro; per favore, non
cancelliamolo dalla nostra vita! Radichiamo sempre
più il nostro cuore in Lui (cfr Lc 12,34). … Dio chiede
che siamo missionari. … nella nostra patria o dove ci
ponga. Aiutiamo i giovani. Abbiamo l’orecchio attento per ascoltare le loro illusioni - hanno bisogno di
essere ascoltati -, per ascoltare i loro successi, per
ascoltare le loro difficoltà. Bisogna mettersi seduti,
ascoltando forse lo stesso libretto, ma con una musica diversa, con identità differenti. La pazienza di
ascoltare! Questo ve lo chiedo con tutto il cuore! Nel confessionale, nella direzione spirituale, nell’ accompagnamento.
Sappiamo perdere tempo con loro. Seminare, costa e affatica,
affatica moltissimo! Ed è molto più gratificante godere del
raccolto! Che furbizia! Tutti godiamo di più con il raccolto!
Però Gesù ci chiede che seminiamo con serietà. Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani! San Paolo
usa un'espressione, che ha fatto diventare realtà nella sua
vita, rivolgendosi ai suoi cristiani: «Figli miei, che io di nuovo
partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi» (Gal
4, 19). Anche noi facciamola diventare realtà nel nostro ministero! Aiutare i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia
della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio,
questo è molto difficile, ma quando un giovane lo comprende,
quando un giovane lo sente con l’unzione che gli dona lo Spirito
Santo, questo “essere amato personalmente da Dio” lo accompagna poi per tutta la vita; riscoprire la gioia, che Dio ha
dato suo Figlio Gesù per la nostra salvezza. Educarli, nella
missione, ad uscire, ad andare, ad essere "callejeros de la
fe" [girovaghi della fede]. Così ha fatto Gesù con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i
suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella
parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione
parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è
semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere,
ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Spingiamo i
giovani affinché escano. Certo che faranno stupidaggini. Non
abbiamo paura! Gli Apostoli le hanno fatte prima di noi. Spingiamoli ad uscire. Pensiamo con decisione alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani,
da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Loro
sono gli invitati VIP. Andare a cercarli nei crocevia delle
strade. … In molti ambienti, e in generale in questo umanesimo
economicista che ci è stato imposto nel mondo, si è fatta
strada una cultura dell’esclusione, una “cultura dello scarto”
Non c'è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non
c’è tempo per fermarsi con quel povero nella strada. A volte
sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due
“dogmi” moderni: efficienza e pragmatismo. Cari Vescovi,
Sacerdoti, Religiosi e anche voi Seminaristi che vi preparate
al ministero, abbiate il coraggio di andare controcorrente a
questa cultura. Avere il coraggio! … Abbiate il coraggio di
andare controcorrente a questa cultura efficientista, a questa cultura dello scarto. L’incontro e l’accoglienza di tutti, la
solidarietà - una parola che si sta nascondendo in questa cultura, quasi fosse una cattiva parola -, la solidarietà e la fraternità, sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente
umana. Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro! Vi vorrei quasi ossessionati in
questo senso. E farlo senza essere presuntuosi, imponendo “le nostre verità”, ma bensì guidati dall'umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non
può non annunciarla … siamo chiamati da Dio, con
nome e cognome, ciascuno di noi, chiamati ad annunciare il Vangelo e a promuovere con gioia la cultura
dell’incontro. La Vergine Maria è nostro modello. … Le chiediamo che ci insegni a incontrarci ogni giorno con Gesù. E
quando facciamo finta di niente, perché abbiamo molte cose
da fare e il tabernacolo rimane abbandonato, che ci prenda
per mano. Chiediamoglielo! Guarda, Madre, quando sono disorientato, conducimi per mano. Che ci spinga a uscire
all’incontro di tanti fratelli e sorelle che sono nella periferia,
che hanno sete di Dio e non hanno chi lo annunci. Che non ci
butti fuori di casa, ma che ci spinga ad uscire di casa, E così
che siamo discepoli del Signore. Che Ella conceda a tutti questa grazia». Incontrando la Classe Dirigente del Brasile nel
Teatro Municipale (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) Papa
Bergoglio ha detto: «Quanti, in una Nazione, hanno un ruolo di
responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro “con lo
sguardo calmo di chi sa vedere la verità” … vorrei condividere
con voi tre aspetti di questo sguardo calmo, sereno e saggio:
primo, l’originalità di una tradizione culturale; secondo, la
responsabilità solidale per costruire il futuro; e terzo, il dialogo costruttivo, per affrontare il presente. … è giusto valorizzare la dinamica originalità che caratterizza la cultura
brasiliana, con la sua straordinaria capacità di integrare elementi diversi. Il comune sentire di un popolo, le basi del suo
pensiero e della sua creatività, i principi fondamentali della
sua vita, i criteri di giudizio in merito alle priorità, alle norme
di azione, si fondano, si fondano e crescono su una visione
integrale della persona umana. Questa visione dell’uomo e della
vita così come è propria del popolo brasiliano, ha ricevuto
anche la linfa del Vangelo, la fede in Gesù Cristo,
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Vorrei che ci domandassimo
tutti, oggi: siamo ancora una
Chiesa capace di riscaldare il
cuore? Una Chiesa capace di
ricondurre a Gerusalemme?
Di riaccompagnare a casa?
nell’amore di Dio
e la fraternità
con il prossimo.
La ricchezza di
questa linfa può
fecondare
un
processo culturale
fedele
all’identità brasiliana e, al tempo
stesso, un processo costruttore di un futuro
migliore per tutti. Un processo
che fa crescere
l’umanizzazione integrale e la cultura dell’incontro e della
relazione; questo è il modo cristiano di promuovere il bene
comune, la gioia di vivere. E qui convergono fede e ragione, la
dimensione religiosa con i diversi aspetti della cultura umana:
arte, scienza, lavoro, letteratura… Il cristianesimo unisce
trascendenza e incarnazione; per la capacità di rivitalizzare
sempre il pensiero e la vita, di fronte alla minaccia della frustrazione e del disincanto che possono invadere i cuori e si
diffondono nelle strade. … la responsabilità sociale … richiede
un certo tipo di paradigma culturale e, conseguentemente, di
politica. Siamo responsabili della formazione di nuove generazioni, di aiutare ad essere capaci nell'economia e nella politica, e ferme sui valori etici. Il futuro esige oggi l'opera di
riabilitare la politica, riabilitare la politica, che è una delle
forme più alte della carità. Il futuro esige anche una visione
umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e
meglio la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà. Che nessuno sia privo del necessario e che a
tutti sia assicurata dignità, fratellanza e solidarietà: questa è
la strada proposta. … chi la vita ha unto come guida, deve
avere obiettivi concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli, ma anche ci può essere il pericolo della disillusione,
dell’amarezza, dell’indifferenza, quando le aspirazioni non si
realizzano. Qui faccio appello alla dinamica della speranza che
ci spinge ad andare sempre oltre, a impiegare tutte le energie
e le capacità in favore delle persone per cui si opera, accettando i risultati e creando condizioni per scoprire nuovi percorsi, donandosi anche senza vedere risultati, ma mantenendo
viva la speranza, con quella costanza e coraggio che nascono
dall'accettazione della propria vocazione di guida e di dirigente. È proprio della leadership scegliere la più giusta delle
opzioni dopo averle considerate partendo dalla propria responsabilità e dall’interesse del bene comune; per questa
strada si va al centro dei mali della società per vincerli anche
con l’audacia di azioni coraggiose e libere. È nostra responsabilità, pur sempre limitata, questa comprensione di tutta la
realtà, osservando, soppesando, valutando, per prendere decisioni nel momento presente, ma allargando lo sguardo verso
il futuro, riflettendo sulle conseguenze delle decisioni. Chi
agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai
diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio. Questo senso
etico appare oggi come una sfida storica senza precedenti,
P a g i n a
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dobbiamo cercarlo,
dobbiamo inserirlo
nella stessa società. Oltre alla razionalità scientifica e tecnica, nella
situazione attuale
si impone il vincolo
morale con una
responsabilità sociale e profondamente solidale. …
oltre all’umanesimo
integrale che rispetti la cultura
originale e alla responsabilità solidale, ritengo fondamentale per affrontare il
presente: il dialogo costruttivo. Tra l’indifferenza egoista e la
protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il
dialogo tra le generazioni, il dialogo nel popolo, perché tutti
siamo popolo, la capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti
alla verità. Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura
artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la
cultura della famiglia, e la cultura dei media, quando dialogano.
È impossibile immaginare un futuro per la società senza un
forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti. Considero anche fondamentale in questo dialogo il contributo delle grandi tradizioni
religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita
sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato,
che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete. Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un
consiglio, la mia risposta sempre è la stessa: dialogo, dialogo,
dialogo. L'unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società, l'unico modo per far progredire la vita dei
popoli è la cultura dell'incontro, una cultura in cui tutti hanno
qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di
buono in cambio. L'altro ha sempre qualcosa da darmi, se
sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi. Questo atteggiamento aperto, disponibile e senza pregiudizi, lo definirei come "umiltà sociale" che
è ciò che favorisce il dialogo. Solo così può crescere una buona
intesa fra le culture e le religioni, la stima delle une per le
altre senza precomprensioni gratuite e in un clima di rispetto
per i diritti di ciascuna. Oggi, o si scommette sul dialogo, o si
scommette sulla cultura dell'incontro, o tutti perdiamo, tutti
perdiamo. Per di qui va il cammino fecondo. … La fraternità tra
gli uomini e la collaborazione per costruire una società più
giusta non sono un sogno fantasioso, ma il risultato di uno
sforzo concertato di tutti verso il bene comune. Vi incoraggio
in questo vostro impegno per il bene comune, che richiede da
parte di tutti saggezza, prudenza e generosità».
P a g i n a
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Incontrando l'Episcopato brasiliano nell'Arcivescovado di Rio
de Janeiro (27 luglio 2013) il Papa ha detto: «l’umiltà … appartiene a Dio come tratto essenziale … è nel DNA di Dio. … In
Aparecida, sin dall’inizio, Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è
diviso. Muri, abissi, distanze presenti anche oggi sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione. … Ci sono pezzi di un
mistero, come parti di un mosaico, che andiamo incontrando.
Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa
vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa. … La gente semplice ha sempre spazio per far albergare
il mistero. Forse abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero
ad una spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero
entra dal cuore. Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto.
… Dio chiede di essere messo al riparo nella parte più calda di
noi stessi: il cuore. Poi è Dio a sprigionare il calore di cui abbiamo bisogno, ma prima entra con l’astuzia di colui che mendica. I pescatori coprono quel mistero della Vergine con il
manto povero della loro fede. Chiamano i vicini per vedere la
bellezza trovata; si riuniscono intorno ad essa; raccontano le
loro pene in sua presenza e le affidano le loro cause. Consentono così che le intenzioni di Dio si possano attuare: una grazia, poi l’altra; una
grazia che apre ad un’altra; una grazia
che prepara un’altra. Dio va gradualmente dispiegando l’umiltà misteriosa della
sua forza. C’è da imparare tanto da questo atteggiamento dei pescatori. Una
Chiesa che fa spazio al mistero di Dio;
una Chiesa che alberga in se stessa tale
mistero, in modo che esso possa incantare la gente, attirarla.
Solo la bellezza di Dio può attrarre. La via di Dio è l’incanto
che attrae. Dio si fa portare a casa. Egli risveglia nell’uomo il
desiderio di custodirlo nella propria vita, nella propria casa,
nel proprio cuore. Egli risveglia in noi il desiderio di chiamare i
vicini per far conoscere la sua bellezza. La missione nasce
proprio da questo fascino divino, da questo stupore
dell’incontro. Parliamo di missione, di Chiesa missionaria. Penso
ai pescatori che chiamano i loro vicini per vedere il mistero
della Vergine. Senza la semplicità del loro atteggiamento, la
nostra missione è destinata al fallimento. La Chiesa ha sempre
l’urgente bisogno di non disimparare la lezione di Aparecida,
non la può dimenticare. Le reti della Chiesa sono fragili, forse
rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi
transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole
manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri,
perché sempre è Lui che agisce. … il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla
creatività dell’amore. Servono certamente la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di
tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se
stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle
quali essa è chiamata a gettare le reti. Un’altra lezione che la
Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla
semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e
resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce
ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che
non possono darsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che
non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità,
importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra
gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva
delle condizioni che rendono possibile “pescare” Dio nelle
acque profonde del suo Mistero. … Dio appare negli incroci. La
Chiesa in Brasile non può dimenticare tale vocazione inscritta
in sé fin dal suo primo respiro: essere capace di sistole e diastole, di raccogliere e diffondere. … Non bisogna cedere al
disincanto, allo scoraggiamento, alle lamentele. Abbiamo lavorato molto e, a volte, ci sembra di essere degli sconfitti, e
abbiamo il sentimento di chi deve fare il bilancio di una stagione ormai persa, guardando a coloro che ci lasciano o non ci
ritengono più credibili, rilevanti. Rileggiamo in questa luce,
ancora una volta, l’episodio di Emmaus (cfr Lc 24, 13-15). I due
discepoli scappano da Gerusalemme. Si allontano dalla “nudità”
di Dio. Sono scandalizzati dal fallimento del Messia nel quale
avevano sperato e che ora appare irrimediabilmente sconfitto,
umiliato, anche dopo il terzo giorno (vv. 17-21). Il mistero
difficile della gente che lascia la Chiesa; di persone che, dopo
essersi lasciate illudere da altre proposte, ritengono che ormai la Chiesa - la loro Gerusalemme - non
possa offrire più qualcosa di significativo
e importante. E allora vanno per la strada
da soli, con la loro delusione. Forse la
Chiesa è apparsa troppo debole, forse
troppo lontana dai loro bisogni, forse
troppo povera per rispondere alle loro
inquietudini, forse troppo fredda nei loro
confronti, forse troppo autoreferenziale,
forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi, forse il mondo
sembra aver reso la Chiesa un relitto del passato, insufficiente per le nuove domande; forse la Chiesa aveva risposte
per l’infanzia dell’uomo ma non per la sua età adulta. Il fatto è
che oggi ci sono molti che sono come i due discepoli di Emmaus;
non solo coloro che cercano risposte nei nuovi e diffusi gruppi
religiosi, ma anche coloro che sembrano ormai senza Dio sia
nella teoria che nella pratica. Di fronte a questa situazione
che cosa fare? Serve una Chiesa che non abbia paura di entrare nella loro notte. Serve una Chiesa capace di incontrarli
nella loro strada. Serve una Chiesa in grado di inserirsi nella
loro conversazione. Serve una Chiesa che sappia dialogare con
quei discepoli, i quali, scappando da Gerusalemme, vagano
senza meta, da soli, con il proprio disincanto, con la delusione
di un Cristianesimo ritenuto ormai terreno sterile, infecondo,
incapace di generare senso. La globalizzazione implacabile e
l'intensa urbanizzazione spesso selvagge, hanno promesso
molto. Tanti si sono innamorati delle loro potenzialità e in essa
c’è qualcosa di veramente positivo, come, per esempio, la diminuzione delle distanze, l’avvicinamento tra le persone e le
culture, la diffusione dell’informazione e dei servizi. Ma,
dall’altro lato, molti vivevano i loro effetti negativi senza
rendersi conto di come essi pregiudicano la propria visione
dell’uomo e del mondo, generando maggiore disorientamento, e
un vuoto che non riescono a spiegare. Alcuni di questi effetti
sono la confusione circa il senso della vita, la disintegrazione
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
«La famiglia è importante
per l’evangelizzazione del nuovo
mondo. La famiglia è importante,
è necessaria per la sopravvivenza
dell’umanità. Se non c’è la famiglia, è a rischio la sopravvivenza
culturale dell’umanità. La famiglia, ci piaccia o no, è la base».
personale,
la
perdita dell’ esperienza di appartenere a un
“nido”, la mancanza di un luogo
e di legami profondi. E siccome
non c’è chi li accompagni e mostri con la propria vita il vero
cammino,
molti
hanno
cercato
scorciatoie, perché appare troppo
alta
la
“misura”
della
Grande Chiesa. Ci
sono anche quelli che riconoscono l’ideale dell’uomo e di vita
proposto dalla Chiesa, ma non hanno l’audacia di abbracciarlo.
Pensano che questo ideale sia troppo grande per loro, sia fuori
delle loro possibilità; la meta a cui tendere è irraggiungibile.
Tuttavia non possono vivere senza avere almeno qualcosa, sia
pure una caricatura, di quello che sembra troppo alto e lontano. Con la disillusione nel cuore, vanno alla ricerca di qualcosa
che li illuda ancora una volta, o si rassegnano ad una adesione
parziale, che, in definitiva, non riesce a dare pienezza alla loro
vita. Il grande senso di abbandono e di solitudine, di non appartenenza neanche a se stessi che spesso emerge da questa
situazione, è troppo doloroso per essere messo a tacere. C’è
bisogno di uno sfogo e allora resta la via del lamento. Ma anche
il lamento diventa a sua volta come un boomerang che torna
indietro e finisce per aumentare l’infelicità. Poca gente è
ancora capace di ascoltare il dolore; bisogna almeno anestetizzarlo. Davanti a questo panorama, serve una Chiesa in grado
di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una
Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con
la gente; una Chiesa capace di decifrare la notte contenuta
nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme; una
Chiesa che si renda conto di come le ragioni per le quali c’è
gente che si allontana contengono già in se stesse anche le
ragioni per un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere
il tutto con coraggio. Gesù diede calore al cuore dei discepoli
di Emmaus. ... In Gerusalemme abitano le nostre sorgenti:
Scrittura, Catechesi, Sacramenti, Comunità, amicizia del Signore, Maria e gli Apostoli... Siamo ancora in grado di raccontare queste fonti così da risvegliare l’incanto per la loro bellezza? Tanti se ne sono andati poiché è stato loro promesso
qualcosa di più alto, qualcosa di più forte, qualcosa di più veloce. Ma c’è qualcosa di più alto dell’amore rivelato a Gerusalemme? Nulla è più alto dell’abbassamento della Croce, poiché
lì si raggiunge veramente l’altezza dell’amore! Siamo ancora in
grado di mostrare questa verità a coloro che pensano che la
vera altezza della vita sia altrove? Si conosce qualcosa di più
forte della potenza nascosta nella fragilità dell’amore, del
bene, della verità, della bellezza? La ricerca di ciò che è
sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto
veloci, aerei veloci, rapporti veloci... E tuttavia si avverte una
disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La
Chiesa, sa ancora essere lenta: nel tempo, per ascoltare, nella
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pazienza, per ricucire e ricomporre?
O anche la Chiesa è
ormai travolta della
frenesia
dell’efficienza?
Recuperiamo ... la
calma di saper accordare il passo
con le possibilità
dei pellegrini, con i
loro ritmi di cammino, la capacità di
essere
sempre
vicini per consentire loro di aprire un
varco nel disincanto che c’è nei cuori,
così da potervi
entrare. Essi vogliono dimenticare Gerusalemme nella quale
abitano le loro sorgenti, ma allora finiranno per sentire sete.
Serve una Chiesa capace ancora di accompagnare il ritorno a
Gerusalemme! Una Chiesa che sia in grado di far riscoprire le
cose gloriose e gioiose che si dicono di Gerusalemme, di far
capire che essa è mia Madre, nostra Madre e non siano orfani!
In essa siamo nati. Dov’è la nostra Gerusalemme, dove siamo
nati? Nel Battesimo, nel primo incontro di amore, nella chiamata, nella vocazione! Serve una Chiesa che torni a portare
calore, ad accendere il cuore. Serve una Chiesa capace ancora
di ridare cittadinanza a tanti dei suoi figli che camminano
come in un esodo». A questo punto il Papa ha parlato delle
sfide della Chiesa in Brasile (la priorità della formazione di
Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici; la collegialità e la solidarietà della Conferenza Episcopale; lo stato permanente di
missione e conversione pastorale; il compito della Chiesa nella
società; l’Amazzonia come cartina di tornasole, banco di prova
per la Chiesa e la società brasiliane). Il Papa ha concluso dicendo: «la Chiesa non è mai uniformità, ma diversità che si
armonizzano nell’unità e questo vale in ogni realtà ecclesiale».
Intervistato alla radio dell'Arcidiocesi di Rio ("Radio Cattedrale" - 27 luglio 2013) Papa Francesco ha detto: «una
Radio cattolica oggi è il pulpito più vicino che abbiamo. È da
dove possiamo annunciare, attraverso la radio, i valori umani, i
valori religiosi, e soprattutto annunciare Gesù Cristo, il Signore; dare al Signore la grazia di farGli posto tra le nostre
cose. … solidarietà … è una parola che si tenta di mettere da
parte, sempre, perché è fastidiosa e tuttavia è una parola che
riflette i valori umani e cristiani che oggi ci vengono richiesti
per andare contro … la cultura dello scarto, secondo cui tutto
è scartabile. Una cultura che sempre lascia fuori la gente:
lascia fuori i bambini, lascia fuori i giovani, lascia fuori gli
anziani, lascia fuori tutti coloro che non servono, che non
producono e questo non può essere! Al contrario, la solidarietà
include tutti. Dovete continuare a lavorare per questa cultura
della solidarietà e per il Vangelo … la famiglia è importante per
l’evangelizzazione del nuovo mondo. La famiglia è importante, è
necessaria per la sopravvivenza dell’umanità. Se non c’è la
famiglia, è a rischio la sopravvivenza culturale dell’umanità. La
famiglia, ci piaccia o no, è la base».
P a g i n a
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Durante la veglia di preghiera con i giovani (Rio de Janeiro,
27 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «Guardando voi oggi
qui presenti, mi viene in mente la storia di san Francesco
d'Assisi. Davanti al Crocifisso sente la voce di Gesù che gli
dice: “Francesco, va’ e ripara la mia casa”. E il giovane Francesco risponde con prontezza e generosità a questa chiamata
del Signore: riparare la sua casa. Ma quale casa? Piano piano, si
rende conto che non si trattava di fare il muratore e riparare
un edificio fatto di pietre, ma di dare il suo contributo per la
vita della Chiesa; si trattava di mettersi a servizio della
Chiesa, amandola e lavorando perché in essa si riflettesse
sempre più il Volto di Cristo. Anche oggi il Signore continua ad
avere bisogno di voi giovani per la sua Chiesa. Cari giovani, il
Signore ha bisogno di voi! Anche oggi chiama ciascuno di voi a
seguirlo nella sua Chiesa e ad essere missionari. Cari giovani, il
Signore oggi vi chiama! Non al mucchio! A te, a te, a te, a ciascuno. Ascoltate nel cuore quello che vi dice. Penso che possiamo imparare qualcosa da ciò che è successo in questi giorni,
di come abbiamo dovuto cancellare, per il mal tempo, la realizzazione di questa Vigilia nel
“Campus Fidei”, a Guaratiba.
Forse, non è che il Signore
voglia dirci che il vero campo
della fede, il vero “Campus
Fidei”, non è un luogo geografico, bensì siamo noi stessi?
Sì! E’ vero! Ciascuno di noi,
ciascuno di voi, io, tutti! Ed
essere discepolo missionario
significa sapere che siamo il
Campo della Fede di Dio! Per
questo,
partendo
dall’immagine del Campo della
Fede, ho pensato a tre immagini che ci possono aiutare a
capire meglio che cosa significa essere discepolo-missionario: la prima immagine, il campo
come luogo in cui si semina; la seconda, il campo come luogo di
allenamento; e la terza, il campo come cantiere. … Gesù semina. Quando accettiamo la Parola di Dio, allora siamo il Campo
della Fede! Per favore, lasciate che Cristo e la sua Parola
entrino nella vostra vita, lasciate entrare la semente della
Parola di Dio, lasciate che germogli, lasciate che cresca. Dio fa
tutto, ma voi lasciatelo agire, lasciate che Lui lavori in questa
crescita! … Che tipo di terreno siamo, che tipo di terreno
vogliamo essere? Forse a volte siamo come la strada: ascoltiamo il Signore, ma non cambia nulla nella nostra vita, perché
ci lasciamo intontire da tanti richiami superficiali che ascoltiamo, Io vi domando, ma non rispondete adesso, ognuno risponda nel suo cuore: Sono un giovane, una giovane, intontito?
O siamo come il terreno sassoso: accogliamo con entusiasmo
Gesù, ma siamo incostanti davanti alle difficoltà non abbiamo il
coraggio di andare controcorrente. Ognuno di noi risponda nel
suo cuore: Ho coraggio o sono un codardo? O siamo come il
terreno con le spine: le cose, le passioni negative soffocano in
noi le parole del Signore … Ho l’abitudine nel mio cuore di
giocare in due ruoli: fare bella figura con Dio e fare bella
figura con il Diavolo? Voler ricevere la semente di Gesù e allo
stesso tempo annaffiare le spine e le erbacce che nascono nel
mio cuore? Oggi, però, io sono certo che la semente può cadere in terra buona. Ascoltiamo questi testimoni, come la
semente è caduta in terra buona. “No, Padre, io non sono terra
buona, sono una calamità, sono pieno di sassi, di spine, di tutto”. Sì, può darsi che questo sia nella superficie, ma libera un
pezzetto, un piccolo pezzo di terra buona, e lascia che cada lì
e vedrai come germoglierà. Io so che voi volete essere terreno
buono, cristiani veramente, non cristiani part-time; non cristiani “inamidati”, con la puzza al naso, così da sembrare cristiani e, sotto sotto, non fare nulla; non cristiani di facciata,
questi cristiani che sono “puro aspetto”, ma cristiani autentici.
So che voi non volete vivere nell'illusione di una libertà inconsistente che si lascia trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento. So che voi puntate in alto, a scelte definitive che diano senso pieno. E così o mi sbaglio? È cosi? Bene,
se è così facciamo una cosa: tutti in silenzio, guardiamo al
cuore e ognuno dica a Gesù che vuole ricevere la semente. Dite
a Gesù: guarda, Gesù, le pietre che ci sono, guarda le
spine, guarda le erbacce, ma
guarda questo piccolo pezzo
di terra che ti offro perché
entri la semente. In silenzio,
lasciamo entrare la semente
di Gesù. Ricordatevi di questo
momento, ognuno sa il nome
della semente che è entrata.
Lasciatela crescere, e Dio ne
avrà cura. … Il campo oltre ad
essere un luogo di semina è
luogo di allenamento. Gesù ci
chiede di seguirlo per tutta la
vita, ci chiede di essere suoi
discepoli, di “giocare nella sua
squadra”. ... che cosa fa un giocatore quando è convocato a far
parte di una squadra? Deve allenarsi, e allenarsi molto! Così è
la nostra vita di discepoli del Signore. … Gesù ci offre qualcosa
di superiore della Coppa del Mondo! … Gesù ci offre la possibilità di una vita feconda, di una vita felice e ci offre anche un
futuro con Lui che non avrà fine, nella vita eterna. … Ma ci
chiede che paghiamo l’entrata, e l’entrata è che noi ci alleniamo per “essere in forma”, per affrontare senza paura tutte le
situazioni della vita, testimoniando la nostra fede. Attraverso
il dialogo con Lui: la preghiera. … Io parlo con Gesù oppure ho
paura del silenzio? Lascio che lo Spirito Santo parli nel mio
cuore? Io chiedo a Gesù: che cosa vuoi che faccia, che cosa
vuoi della mia vita? Questo è allenarsi. Domandate a Gesù,
parlate con Gesù. E se commettete un errore nella vita, se
fate uno scivolone, se fate qualcosa che è male, non abbiate
paura. Gesù, guarda quello che ho fatto! Che cosa devo fare
adesso? Però parlate sempre con Gesù, nel bene e nel male,
quando fate una cosa buona e quando fate una cosa cattiva.
Non abbiate paura di Lui! Questa è la preghiera. E con questo
vi allenate nel dialogo con Gesù, in questo discepolato missionario! Attraverso i Sacramenti, che fanno crescere in noi la
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Abbiamo dovuto cancellare, per il mal
tempo, la realizzazione di questa Vigilia
nel “Campus Fidei”, a Guaratiba. Forse,
non è che il Signore voglia dirci che il
vero campo della fede non è un luogo
geografico, bensì siamo noi stessi? Sì! È
vero! Ciascuno di noi, ciascuno di voi...
sua
presenza.
Attraverso
l’amore fraterno,
il saper ascoltare, il comprendere, il perdonare,
l’accogliere,
l’aiutare gli altri,
ogni
persona,
senza escludere,
senza emarginare. Cari giovani,
siate veri “atleti
di Cristo”! … Quando il nostro cuore è una terra buona che
accoglie la Parola di Dio, quando “si suda la maglietta” … cercando di vivere da cristiani, noi sperimentiamo qualcosa di
grande: non siamo mai soli, siamo parte di una famiglia di fratelli che percorrono lo stesso cammino: siamo parte della
Chiesa. … Ti domando: volete costruire la Chiesa? … Vi animate
a farlo? … E domani avrete dimenticato di questo “sì” che
avete detto? … Siamo parte della Chiesa, anzi, diventiamo
costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. … non
mettetevi nella “coda” della storia. Siate protagonisti. Giocate
in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un
mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di
fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre! … Nella
Chiesa di Gesù siamo noi le pietre vive, e Gesù ci chiede di
costruire la sua Chiesa; ciascuno di noi è una pietra viva, è un
pezzetto della costruzione, e, quando viene la pioggia, se
manca questo pezzetto, si hanno infiltrazioni, ed entra l’acqua
nella casa. E non costruire una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone. Gesù ci chiede che la sua
Chiesa vivente sia così grande da poter accogliere l’intera
umanità, sia la casa per tutti! Dice a me, a te, a ciascuno:
“Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Questa sera rispondiamogli: Sì, Signore, anch’io voglio essere una pietra viva;
insieme vogliamo edificare la Chiesa di Gesù! Voglio andare ed
essere costruttore della Chiesa di Cristo! Vi animate a ripeterlo? Voglio andare ed essere costruttore della Chiesa di
Cristo, vediamo adesso… Poi dovete ricordare che l’avete
detto insieme. Il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un
mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti
giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per
esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I
giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri
siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno
il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A
voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non “guardate dal balcone” la
vita, mettetevi in essa, Gesù non è rimasto nel balcone, si è
immerso, non “guardate dal balcone” la vita, immergetevi in
essa come ha fatto Gesù. Resta però una domanda: da dove
cominciamo? A chi chiediamo di iniziare questo? Da dove co-
minciamo?
Una
volta hanno chiesto
a Madre Teresa di
Calcutta che cosa
doveva cambiare
nella Chiesa, se
vogliamo cominciare, da quale parete? Da dove - hanno chiesto a Madre
Teresa - bisogna
iniziare? Da te e da
me! rispose lei.
Aveva grinta questa donna! Sapeva da dove iniziare. Anche io
oggi le rubo la parola a Madre Teresa e ti dico: iniziamo? Da
dove? Da te e da me! Ognuno, ancora una volta in silenzio, si
chieda: se devo iniziare da me, da dove inizio? Ciascuno apra il
suo cuore perché Gesù gli dica da dove iniziare. Cari amici, non
dimenticate: siete il campo della fede! Siete gli atleti di Cristo! Siete i costruttori di una Chiesa più bella e di un mondo
migliore. Alziamo lo sguardo verso la Madonna. Essa aiuta a
seguire Gesù».
Nell’omelia durante la Santa Messa per la XXVIII Giornata
Mondiale della Gioventù - Rio de Janeiro (28 luglio 2013) il
Papa ha detto: «Andate, senza paura, per servire. Seguendo
queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia.
Cari giovani, nel ritornare alle vostre case non abbiate paura
di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo …
Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e
demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le
barriere dell'egoismo, dell'intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi!
La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre
di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la sua tenerezza: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Amen» . Prima
della Preghiera dell'Angelus Domini (Rio de Janeiro, 28 luglio
2013) Papa Francesco ha detto: «Gesù vi ha ripetuto con insistenza l’invito ad essere suoi discepoli missionari; avete
ascoltato la voce del Buon Pastore che vi ha chiamati per nome
e voi avete riconosciuto la voce che vi chiamava (cfr Gv 10,4).
Non è forse vero che, in questa voce risuonata nei vostri cuori,
avete sentito la tenerezza dell’amore di Dio? Avete provato la
bellezza di seguire Cristo, insieme, nella Chiesa? Avete capito
di più che il Vangelo è la risposta al desiderio di una vita ancora più piena? … Maria ci insegni con la sua esistenza che cosa
significa essere discepolo missionario. … Colei che ha ricevuto
il dono più prezioso da parte di Dio, come primo gesto di risposta si muove per servire e portare Gesù».
Circa l’incontro con il Comitato di Coordinamento del CELAM
nel Centro Studi di Sumaré (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013),
l’incontro con i Volontari della XXVIII GMG nel Padiglione 5
di Rio Centro (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013), le parole
durante la Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale
Galeão/Antonio Carlos Jobim (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013)
e quelle dette durante il viaggio aereo di ritorno, invitiamo
a consultare la pagina: WWW.VATICAN.VA
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
Ogni settimana, in Olanda, chiudono 2 edifici cristiani
Le chiamano le “chiese morte”. Due
edifici cristiani chiudono ogni settimana. È il record della secolarizzazione
detenuto dall’Olanda, il paese più libero, libertino e liberale d’Europa. Come ha denunciato Willem Jacobus
Eijk, arcivescovo di Utrecht, le chiese che chiudono sono “cento all’anno,
mille negli ultimi dieci anni”. Non è
raro ormai trovare oggetti rituali
usati nelle chiese olandesi nella Repubblica dominicana, in Indonesia,
Congo, Filippine ma anche nei paesi
ex comunisti, come l’Ucraina.
L’Olanda è infatti diventato il paese
più prolifico al mondo nella vendita e
nella esportazione di oggetti religiosi. Qui per la prima volta la secolarizzazione è diventata un grande
affare. L’Olanda è un paese dove è
molto facile registrare i cambiamenti sociali. Perché la divisione interna della società in tre pilastri (“zuilen”: protestanti, cattolici e laici) è stata una caratteristica fondamentale
della vita del paese dal Dopoguerra a oggi: un cattolico nasceva in un ospedale cattolico, frequentava scuole cattoliche,
leggeva quotidiani cattolici (de Volkskrant), ascoltava radio
cattoliche (RKK) e votava partiti cattolici. Ancora oggi scuole, ospedali, media portano etichette cattoliche, protestanti
o laiche a seconda delle loro origini. “In Olanda la presenza
domenicale cattolica era la più alta d’Europa, al novanta per
cento”, ha detto il reverendo Jan Stuyt di Nimega. “Adesso
è al dieci per cento”. Nei giorni scorsi il governo olandese ha
deciso di eliminare gli insegnanti di religione delle scuole elementari a causa dell’interruzione dei finanziamenti pubblici
all’educazione confessionale. Delle settemila chiese esistenti
in Olanda, quattromila figurano come monumenti, e le altre,
sempre più disertate dai fedeli, cambiano destinazione d’uso.
Ogni anno sessanta edifici di culto chiudono, oppure sono
venduti o demoliti. Dal 1970 al 2008, 205 chiese cattoliche
sono state demolite in Olanda e 148 convertite in librerie,
ristoranti, palestre, appartamenti e moschee. Si calcola che
delle restanti chiese, il venticinque per cento sia nelle mani
di congregazioni con meno di cento fedeli. Sono anch’esse
destinate a scomparire. Le “chiese morte” possono essere
acquistate anche su Internet, sui portali www.redres.nl e
www.reliplan.nl. Il ministero della Cultura olandese ha persino
stilato delle linee guida su come affrontare la conversione
delle chiese in disuso o abbandonate. La moschea Fitih Camii
di Amsterdam era una chiesa cattolica romana. In Olanda era
chiamata “chiesa mausoleo”, perché nessuno ci andava più.
Non è soltanto l’ateismo olandese a essere particolarmente
accentuato. È lo stesso cristianesimo ad avere una storia di
radicalismo. Una parabola di decadenza simboleggiata dal
teologo domenicano Edward Schillebeeckx che negli anni del
Concilio Vaticano II divenne una star di risonanza globale, il
campione della “nuova teologia” al passo con la cultura dominante e progressista, ma col tempo venne dimenticato. Nella
stagione postconciliare fu un altro cardinale olandese, quel
Bernard Jan Alfrink arcivescovo di Utrecht, creato cardinale da Giovanni XXIII, che partecipò ai lavori del Vaticano II
come membro della presidenza, a pubblicare un nuovo catechismo portatore di profonde aperture sui temi
dell’omosessualità, dell’aborto, degli
anticoncezionali, del sacerdozio delle
donne, del celibato dei preti. Lo
scontro fra Alfrink e il cardinale Alfredo Ottaviani, capo del
Sant’Uffizio, fece esplodere le contraddizioni del cristianesimo alle
prove con l’ultra liberalismo olandese.
Nel 1970, il Consiglio pastorale olandese si pronunciò a grande maggioranza per
una dissociazione tra sacerdozio e celibato.
La decisione a Roma fu presa come una sfida
allo stesso Paolo VI che, due anni prima, aveva promulgato l’enciclica “Sacerdotalis coelibatus”, in cui ribadiva la disciplina tradizionale. Allora si parlò di una “Olanda scismatica”.
Ma anche quella chiese è morta. Il loro idolo
è Adriano VI, l’unico olandese salito alla cattedra di Pietro 460 anni fa che si era mostrato “olandese” già a quei tempi, privando la
curia dei privilegi e inviando un delegato alla Dieta imperiale
che doveva discutere le tesi di Lutero. Era noto come “Papa
pacifico”. Stando a un rapporto del quotidiano Trouw, un
membro su sei del clero protestante olandese è oggi ateo o
agnostico. Di questo “nuovo clero secolarizzato” è esponente
di spicco il reverendo Klaas Hendrikse, che amministra il servizio domenicale nella chiesa di Gorinchem. Il religioso protestante sostiene che “non c’è vita dopo la morte” e che “Gesù
non è resuscitato fisicamente”. Il professor Hijme Stoffels
della VU University di Amsterdam ha scritto che l’Olanda
oggi crede nel “qualcosismo”, un misto di cristianesimo progressista e agnosticismo postmoderno. E anche la chiesa cattolica si è affidata al sincretismo. A Nimega, nella chiesa dei
frati agostiniani, la messa è presieduta congiuntamente da un
protestante e da un cattolico, che a turno curano uno la liturgia della Parola e il sermone, l’altro la liturgia eucaristica.
Il cattolico è un semplice laico, spesso una donna. Per la preghiera eucaristica, ai testi del messale si preferiscono i testi
composti da gesuiti progressisti. Il pane e il vino sono condivisi da tutti. La chiamano “chiesa democratica”. Quando nel
2007 Benedetto XVI annunciò il motu proprio (Summorum
Pontificum n.d.r.), le chiese olandesi risposero con “Kerk en
Ambt”, significa chiesa e ministero, una sorta di manuale per
la via olandese al cristianesimo in cui forte è l’influenza proprio di Schillebeeckx, che negli anni Ottanta finì sotto
l’esame della congregazione per la Dottrina della fede per
tesi vicine a quelle ora confluite nell’opuscolo. Una sorta di
“rito sostitutivo” in cui capita di frequente che alle ostie
consacrate si aggiungano ostie non consacrate e si distribuiscano tutte assieme per la comunione. Alla “chiesa piramide”
si deve rispondere con una “chiesa corpo” in cui il laicato è
protagonista. Una visione diversa dell’eucaristia. “L’idea che
la messa sia un ‘sacrificio’ è legata a un modello ‘verticale’,
gerarchico, un sacerdote maschio e celibe, come prescritto
da un’antiquata teoria della sessualità”, si legge nell’opuscolo.
In un paese con novecentomila immigrati arabi su sedici milioni di abitanti, e venti moschee nella sola Amsterdam, la
Oude Kerk, la più antica chiesa della città, costruita nel 1309
e oggi attorniata dal Red Light District delle prostitute, serve per esposizioni e può essere affittata per cene di gala.
Durante i giorni di Natale l’unico segno della festività sono i
berretti da Babbo Natale indossati dalle prostitute.
CONSOLATIO - AGOSTO 2013
La Neuwe Kerk, la chiesa dove venivano incoronati i re
d’Olanda, è invece un museo. Nel registro del seminario di
Haarlem, il numero di preti ordinati precipita alla fine degli
anni Sessanta. Nel 1968, nemmeno uno. I religiosi hanno registrato un drastico calo. Il numero di frati e monaci è calato
da 1.779 a 1.259. E il livello di sacerdoti è diminuito da 3.131
a 2.431. Il numero di seminaristi è crollato del 31 per cento
dal 1996. La chiesa di San Jacobus, una delle più grandi e
antiche della città di Utrecht, culla del cattolicesimo olandese, dove però le parrocchie sono passate da 316 a 49, è stata
appena trasformata in una residenza di lusso dagli architetti
Zecc, un gruppo specializzato proprio nella conversione di
chiese vuote in edifici pregiati in stile Bauhaus. Conosciuto
anche come “WoonkerkXL” o “La Chiesa Residenziale XL”,
questa inusuale casa è una delle rarissime chiese gotiche al
mondo a essere stata riadattata a questo scopo, forse
l’unica. Gli architetti hanno reinventato gli spazi della chiesa
per creare una casa in cui fosse “piacevole vivere”. I banchi
delle chiese olandesi vengono venduti in base alla dimensione.
I più corti, quelli da 3,6 metri, vengono venduti a 40 euro, i
più lunghi, da sei metri, a 60. Il curatore di musei d’arte
Marc de Beyer è stato ingaggiato dall’amministrazione pubblica per gestire la svendita degli edifici religiosi. Lui è diventato “l’uomo che chiude le chiese”. È una tendenza che
riguarda principalmente i cattolici, che vedranno sparire metà delle loro chiese nei prossimi anni. Solo la chiesa protestante perde 60 mila iscritti ogni anno. A questo ritmo, cesserà di esistere entro il 2050, secondo i funzionari ecclesiastici. A Helmond, cittadina a sud di Bilthoven, un supermercato si è spostato all’interno di una chiesa sconsacrata. Una
libreria è stata aperta in una chiesa dei domenicani a Maastricht, mentre due chiese di Utrecht e Amsterdam sono
state trasformate in moschee. Nella chiesa di San Giuseppe
alla fine di novembre ha aperto uno skate park, con rampe e
ostacoli nella navata centrale, con un biglietto da quattro
euro per trascorrere una giornata a pattinare tra figure sacre. A Santa Caterina, la chiesa di Doetinchem che sorge
sulla piazza centrale della città dell’Olanda orientale, il pastore protestante Klaas Bakker ha offerto ospitalità alla
cerimonia della “società del carnevale”. È stato issato un palo
nella navata centrale di quello che fino alla riforma protestante è stato uno dei luoghi principali del cattolicesimo della
regione. Poi è arrivata una ballerina di lap dance.
“Catharinakerk” era stata gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Originariamente era un edificio sacro cattolico, poi a partire dalla Riforma è passato ai protestanti nel 1591. Ad Amsterdam il
complesso “De Liefde”, l’amore, che comprendeva un convento, una chiesa e una casa parrocchiale, ha fatto posto a degli
appartamenti. Gran parte della popolazione olandese oggi è
“Buitenkerkelijk”, senza chiesa. Anche in regioni cattoliche e
operaie come il Limburgo i fedeli sono drasticamente calati.
Scenari impressionanti per un paese dove, fino alla guerra, la
vita individuale era dominata dal calvinismo e da un cattolicesimo tradizionalista. La domenica era sacra, non si poteva
neppure rifare i letti o leggere il giornale. Alcuni esperti e
commentatori da anni notano che, scomparsa dalla vita pubblica, la religione sta riaffiorando dentro alle case. Un libro,
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Le chiese che chiudono
sono cento all’anno,
mille negli ultimi dieci
“De Toekomst
van God” (il futuro di Dio),
racconta il nuovo spirito religioso nelle corporation, nelle
multinazionali, nelle grandi aziende dove, all’americana, sono
sempre più numerose le sessioni mattutine di preghiera. Poi
stanno fiorendo anche le “chiese di casa”, gruppi evangelici
fai da te. Nel paese più scristianizzato d’Europa spicca anche
la presenza in Parlamento del Partito Sgp, fondato nel 1918,
che ha aperto all’adesione delle donne solo nel 2006, ma non
alla loro candidatura ai vertici del partito. Il partito è portatore della più stretta visione calvinista della società ed esprime la rappresentanza della “fascia della Bibbia”, che dalla
Zelanda attraversa il sud dell’Olanda fino all’Overijssel. Anche i cattolici progressisti stanno scomparendo. Il celebre
“Gruppo dell’8 maggio”, che prese il nome dalle proteste contro la visita in Olanda nel 1985 di Giovanni Paolo II, è stato
chiuso nel 2003 per mancanza di membri. Se era cattolica il
42 per cento della popolazione olandese nel 1958, nel 2020 lo
sarà meno del dieci per cento. Una rivoluzione culturale che
esplose in tutta la sua evidenza proprio quando Giovanni Paolo
II si recò in visita in Olanda. Le strade di Utrecht, capitale
dei cattolici dei Paesi Bassi, erano vuote quando il Pontefice
passò in auto. Karol Wojtyla venne contestato al grido di
“Popie Jopie”, Papa Paoletto. Sventolava solo la bandiera vaticana. E a Den Bosch, durante la processione, arrivarono appena ottomila persone. In una strada di Utrecht, mentre passava il corteo del Papa, su un balconcino sono apparsi quattro
domenicani, vestiti con il loro lungo abito bianco e nero, e con
in mano tutti e quattro una grande fotografia di Leonardo
Boff, il francescano padre della teologia della liberazione.
C’è chi fa risalire questa radicale secolarizzazione alla storia
olandese. L’imperatore Carlo V tentò di arrestare la diffusione delle dottrine protestanti bruciando i libri di Lutero e
istituendo l’Inquisizione nel 1522. Ma alla metà del secolo
XVI il protestantesimo si era affermato nelle province settentrionali, mentre le province meridionali rimanevano prevalentemente cattoliche. La maggioranza degli olandesi abbracciò il calvinismo, che fu forza di aggregazione nel corso della
lotta contro i dominatori spagnoli. La ribellione esplose nel
1568 e il conflitto si protrasse fino al 1648, quando la Spagna, con la pace di Vestfalia, rinunciò a qualsiasi pretesa sul
paese. I Paesi Bassi divennero una nazione protestante. E il
culto cattolico fu messo al bando. Niente più messe e niente
più chiese. L’ostracismo nella patria della tolleranza durò tre
secoli fin quasi alla fine del XIX secolo, quando le autorità
olandesi fecero cadere ufficialmente il divieto. Adesso è
l’iconoclastia ateistica a disegnare i contorni del paesaggio
olandese. Quando Wojtyla fece tappa in Olanda, a Utrecht
un gruppo di giovani imbrigliò con corde metalliche la statua
equestre di san Villibrordo, il patrono dei Paesi Bassi, per
tirarla giù dal piedistallo. Segno dei tempi che verranno con i
paramenti aboliti, le ostie sostituite con pezzi di galletta,
l’altare ripudiato in favore d’un lungo tavolo e il resto delle
chiese messe all’asta su eBay. Quello che accade in questo
minuscolo e popolatissimo angolo di Vecchio Continente,
“qualcosismo”, dove la secolarizzazione si è come compiuta fatalmente,
progressista e può accadere altrove. Per dirla con il giornalista britannico Douglas Murray, “dove l’Olanda va, gli altri paesi
anche la chiesa europei seguono”.
© Giulio Meotti - FOGLIO QUOTIDIANO
L’Olanda oggi crede nel
un misto di cristianesimo
agnosticismo postmoderno. E
cattolica si è affidata al sincretismo...
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CONSOLATIO - AGOSTO 2013
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CONSOLATIO
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Dagli scritti di Maria Valtorta
L’Assunzione in corpo e anima di Maria Santissima
Quanti giorni son passati? È difficile stabilirlo con sicurezza . Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo
esanime si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se
si giudica dalle fronde d'ulivo su cui posano i fiori freschi,
fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi,
posati, come tante reliquie, sul coperchio del cofano, si
deve concludere che sono passati dei giorni ormai. Ma il
corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di
morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore
sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo
indefinibile che sa d'incenso, di gigli, di rose, di mughetti, e
di erbe montane, insieme mescolati. Giovanni, che chissà
mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla
stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al
muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo
volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal
piangere. L'alba deve essere ormai incominciata perché il suo debole
chiarore rende visibili all'occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la
casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta,
fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena. Ad un tratto una
gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d'azzurro, quasi
fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell' alba e quella
della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina . Poi in questa luce paradisiaca
si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce
già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d'ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse dalle quali viene come un mormorio
armonico, arpeggiato, dolcissimo. Le creature angeliche si dispongono
a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo
immobile e, con un più forte agitar d'ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come
prodigiosamente s'aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco
loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a
cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse
da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente
come un suono d'organo. Giovanni, che s'era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato
dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per
quel suono potente e per una forte corrente d'aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta,
forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai
vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e spegnendo, con un forte picchio, la porta aperta. L'apostolo si
guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto
di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il
tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre
fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale, o per un
richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la
mano per guardare, senza avere l'ostacolo del nascente sole
negli occhi. E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di
vita, ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che
sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un
ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno
al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla
terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l'osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve. Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio
concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla
Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai
raggi del sole che è sorto, esce dall'estasi che le ha separata l'anima dal
corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni
propri ai corpi già glorificati. Giovanni guarda, guarda, il miracolo che
Dio gli concede e gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere
Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non
più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d'uomo, né parola umana, né
opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile. Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto
della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di
Dio -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da
Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo Incarnato 8)
- che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede
Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l'incontro
della Madre Santissima col suo Santissimo Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal
Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, più fulgenti di due
astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto. Il vedere di Giovanni
è finito.
Domande e risposte sull’omosessualità
Pubblichiamo un illuminante documento sull’omosessualità a firma del compianto dott. Bruto Maria Bruti.
7. L’atto omosessuale è conseguenza di abitudini sbagliate?
San Tommaso d’Aquino spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in
due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine. Le creature inferiori e corruttibili possono
andare incontro a patologie, che però rientrano nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine al tutto. L’ordine dell’universo
comporta che alcuni esseri possano patire difetti ma da questi procedono, per la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire
all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che vi siano anche esseri
corruttibili che non sarebbero tali se mai soggiacessero a corruzione o difetto ( cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, I, q. 48; I
Sent., d. 44. q. 1, a. 2, ad 5 ). Il mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di vista della natura – universale – certi fenomeni sono
naturali – come uccidere un animale per procurarsi il cibo – ma nello stesso tempo si oppongono a una natura – particolare -: nessun corpo, infatti, tende naturalmente alla propria distruzione ma, al contrario, si oppone attivamente ad essa. Certe devianze, poi, da cui sono
colpiti gli animali all’interno della loro natura particolare – le quali vanno distinte dai comportamenti propri delle varie specie, finalizzati
alla loro sopravvivenza – non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè dei – progetti – del Creatore, ma sarebbero il risultato,
come dice la Rivelazione, di una misteriosa ferita originale che ha sconvolto non solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico e
materiale (cf. San Paolo, Rom. 8,19–22). L’uomo, però, è sostanzialmente diverso dall’animale perché, a differenza dell’animale, è capace
di conoscere con la ragione le finalità della natura e può guidare l’istinto con la volontà, solo lui è in grado di capire ciò che è male e può
intervenire per cercare di rimediare alla privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza e l’angoscia per la malattia
e la morte, solo in lui vi è l’esigenza di una felicità perfetta, la quale rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto e la sua nostalgia per il paradiso perduto. L'atto omosessuale, per quanto riguarda la natura umana, è conseguenza di abitudini sbagliate e, nella maggior parte dei casi, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia
difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica.
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CONSOLATIO
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Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti
e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua
gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli
dice: « Grazie, mio Dio! Grazie! lo presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano
ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l'Assunzione. ... Ma forse
Tu stesso l' hai voluto, o Dio, perché io non turbassi
quel momento e non soffrissi troppo... . Sì, Certo Tu lo
hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già
glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere
Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O
dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia
suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere
Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna,
splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser
felici d'esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste? Quale il gaudio
degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m' ha dato il vedere la
Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi,
che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che
avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in
Maria e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa perché
vi ho visto riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio. E grazie per avermi
dato modo, anche per una creatura, santissima, ma sempre umana, di
vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l'ultimo giudizio, e la
risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo
spirito, salito al Cielo all'ora della morte. Non avevo bisogno di vedere
per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola
del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire,
giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per
suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la
morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita
all'anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio. Potrò
dire: "Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine
dei secoli, e alla vita eterna e dell'anima e dei corpi, vita beata per i
santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi,
come da santi vissero Gesù e Maria per avere la loro stessa sorte. Io ho
visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da
giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e
corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle". Grazie
ancora, o Dio! Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti
dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli.
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Serviranno... sì, serviranno a dare aiuto e consolazione
ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò...
». Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza, tenendoli in un lembo della veste. Nota allora più attentamente l'apertura del tetto, ed
esclama: « Un altro prodigio! E un'altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio,
da se risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del
Sepolcro e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo.
Maria, Santissima, ma figlia dell'uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo, e,
sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo
lo spirito tornò ad animare. il Corpo mentre esso era
ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far
tacere i suoi nemici, e per confermare nella fede i suoi
seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché
per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta
dell'Infinita Sapienza di Dio!... » . Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi
unisce quelli raccolti fuori, e li depone tutti sul coperchio del cofano.
Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio,
scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei: il fuso e la conocchia, le sue stoviglie, e le unisce alle altre cose. Chiude il cofano e
si siede sullo sgabello esclamando: «Ora tutto è compiuto anche per
me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la Divina Parola che il Maestro mi ha data
perché io la dia agli uomini. Insegnare l'Amore. Insegnarlo perché credano nell'Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto
Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito
perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a
Gesù Cristo per 1' Eucarestia e rinnovare il Rito e il Sacrificio come
Egli comandò di fare. Tutti doni dell'Amore perfetto! Far amare l'Amore perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo
22) . Seminare l'Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per
il Signore . L'amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel Collegio Apostolico,
colui che ama, l'amante per eccellenza, l'antitesi dell' Iscariota che fu
l'odio, come Pietro l'irruenza, e Andrea la mitezza, i figli d' Alfeo la
santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via . Io, l'amoroso, ora che non ho più 23) il Maestro e la Madre da amare in Terra,
andrò a spargere l'amore tra le genti 24). L'amore sarà la mia arma e
dottrina. E con esso vincerò il Demonio, il paganesimo, e conquisterò
molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l'amore perfetto in Terra».
Da : Maria Valtorta , Il Poema dell' Uomo Dio , Isola del Liri (FR) , ed.
Pisani, Anno Santo 1975 ; (voll. 1-10) , vol. 10° , pp. 341-46
Medjugorje: messaggi della Regina della pace
Messaggio del 5 agosto 2013 (Ivan)
Cari figli, anche oggi, in questa mia grande gioia, guardando tutti voi con cuore aperto e con cuore gioioso, vi invito
tutti a pregare responsabilmente per la pace. Pregate, cari figli, affinché la pace regni nel mondo, affinché la pace
regni nel cuore degli uomini, nel cuore dei miei figli. Perciò siate i miei portatori di pace in questo mondo inquieto;
siate il mio segno vivo, un segno di pace là dove vi incontrate con gli uomini, nella vostra parrocchia. Siate il mio segno, siate la mia luce, il
mio specchio per gli altri. Sappiate, cari figli, che sono sempre con voi, che prego per tutti voi e che intercedo per tutti voi presso Gesù,
presso mio Figlio. Perciò perseverate nella preghiera. Grazie per aver detto sì anche oggi alla mia chiamata.
Messaggio del 2 agosto 2013 (Mirjana)
Cari figli, se solo sapeste, se solo vorreste, in piena fiducia, aprire i vostri cuori, capireste tutto, capireste con quanto amore vi chiamo,
con quanto amore desidero cambiarvi, per rendervi felici, con quanto amore desidero rendervi seguaci di mio Figlio e donarvi la pace nella
pienezza di mio Figlio. Capireste l’immensa grandezza del mio amore materno, perciò, figli miei, pregate, perché solo attraverso la preghiera cresce la vostra fede e nasce l’amore, amore con il quale anche la croce non sarà più insopportabile perché non la porterete da soli. In
unione con mio Figlio, glorificate il nome del Padre Celeste. Pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è l’unica verità, l’amore
perdona tutto, serve tutti e vede tutti come fratelli. Figli miei, apostoli miei, grande è la fiducia che il Padre Celeste, attraverso me, la
Sua serva, vi ha dato, per aiutare coloro che non lo conoscono, affinché si riappacifichino con Lui, affinché Lo seguano, perciò vi insegno ad
amare, perché solo se avrete amore potrete risponderGli. Nuovamente vi invito: amate i vostri pastori, pregate affinché in questo tempo
difficile il nome di mio Figlio si glorifichi attraverso la loro guida. Vi ringrazio.
Messaggio del 25 luglio 2013
Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. Decidetevi
figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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CONSOLATIO
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CONSOLARE DIO E IL PROSSIMO.
Regola per Consolatori
65.
La “Casa S. Giorgio”, con tutte le sue pertinenze, fa parte integrante dell’Opera ed è retta da
un apposito Statuto (v. infra) e Regolamento, che la
gestisce come “Casa Madre” dell’Opera e punto di
riferimento per tutti i membri e Gruppi di Consolatori che potranno esserci.
66.
Cenacoli mariani e Gruppi di Consolatori potranno nascere in ogni parrocchia. Si organizzano autonomamente con un Animatore e possibilmente un Assistente ecclesiastico. Aderiscono all’Opera mediante la condivisione della sua spiritualità, l’iscrizione all’Albo dei Gruppi e Cenacoli, la partecipazione
dei rispettivi Animatori all’Assemblea dei Membri dell’Opera.
67. L’Assemblea generale dei membri dell’Opera si raduna una volta all’anno per eleggere i componenti
del Consiglio Direttivo dell’Opera. Per diventare membri bisogna fare la domanda al Presidente del Consiglio Direttivo e la promessa pubblica di osservanza della Regola dell’Opera, dopo il positivo accoglimento della domanda.
68.
L’economia si regge sulle erogazioni liberali, sulle donazioni e lasciti, amministrati dal Consiglio
direttivo. Beni mobili e immobili sono delle persone che ne conservano la proprietà, oppure
dell’Associazione della Divina Consolazione-Onlus”, che ha il suo statuto e la sua personalità giuridica civile e il suo legale rappresentante con il relativo Consiglio. L’Associazione è parte integrante dell’Opera.
CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO
Notizie dell’Opera
Padre Giuseppe Tagliareni, fondatore dell’Opera della Divina Consolazione, vive presso la “Casa S. Giorgio” in
Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il
sabato.
Tel. 0925 997015 - www.odc.altervista.org
Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND). E-Mail: [email protected]
ORARI: Colloqui e Benedizioni: Martedì pomeriggio (ore 16-18); Sabato mattino (ore 9,30) e pomeriggio (ore
16-18); S. Messa feriale: ore 10; S. Messa festiva: ore 19 (18 ora solare). Per prendere appuntamento,
telefonare in anticipo.
Per fare delle offerte: - CCP. n. 88905179 intestato a: Associazione della Divina Consolazione–Onlus Sciacca.
-Per il 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della
Dichiarazione dei redditi. Dio ricompensi i nostri benefattori in terra e in Cielo.
BENEFATTORI - LUGLIO 2013
Casa Maria (Licata); Agró Calogera (Racalmuto); Raffa Rosa Maria (Misilmeri); Balano Elena-Vito
(Castelvetrano); Vizzaccaro Walter (Roma); Scarantino-Valenza (Agrigento); Friscia Annamaria
(Sciacca).
Ogni giorno viene celebrata una Santa Messa per voi tutti.
Dio vi benedica e ricompensi la vostra generosità.
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www.odc.altervista.org
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Carissimi amici e fratelli in Cristo, L’Opera della Divina Consolazione ha bisogno di
voi. E’ un’opera di Dio, ma come tutti sappiamo Dio non fa tutto da solo: vuole che Gli
diamo una mano e diventiamo Suoi collaboratori. A Suo tempo ce ne darà merito e
premio. Nella fede e carità viviamo e nella speranza ci muoviamo, sospirando la Patria dei Cieli, dove saremo abbondantemente ristorati e glorificati, se avremo faticato per Dio. L’Opera della Divina Consolazione lavora per Dio, per portare gli afflitti a Dio e per far gustare agli afflitti le consolazioni di Dio. Molti di voi lo hanno
concretamente sperimentato, forse più volte. Non avete forse un sentimento di
gratitudine a Dio per quest’Opera? Ebbene è venuto il momento di attuarlo o di farlo rifiorire. Dovendo rifare il prospetto di Casa San Giorgio, sede dell’Opera, ormai
vetusto e bisognoso di urgenti migliorie, ho bisogno di tanto aiuto. Ho chiesto al Signore e chiedo anche a voi un intervento, nella fiducia che non resterò deluso. Molti
di voi avete avuto bisogno di me, anche più volte. Dio mi ha toccato il cuore perché
potessi darvi ascolto, tempo e intelletto d’amore. Sia lode a Lui solo. Ora sono io che
ho bisogno di voi e non mi pare disonorevole dirvelo, come ad amici fedeli e fratelli
in Cristo. Alcuni si sono già fatti presenti e li ringrazio pubblicamente. I loro nomi
sono scritti su Consolatio. Dio non mancherà di ricompensarli con abbondanti Benedizioni. Potete pagare il costo di un pannello? (€ 150). Se sì, vi ringrazio di cuore e vi
benedico. Vi tengo presenti davanti a Dio nelle preghiere mie personali e di tutta la
comunità, ricordandomi delle vostre necessità spirituali e materiali.
Vostro p. Giuseppe Tagliareni
P.S.
Come fare un versamento? Ecco:
-CCB n. IT69P0301983170000000000766
intestato a: Tagliareni Giuseppe
Hanno già offerto uno o più pannelli
Giovanna Sausa (Palermo); Alessandro Costa (Ribera); Daniela Abruzzo (Ribera); Famiglia
Quartararo (Calamonaci); Isabella e Valter Vizzaccaro (Roma); Giuseppe Amodio (Roma); Ernesto Calarca (San Giovanni Gemini); Nino Maida (San Giovanni Gemini); Pino e Caterina
Randazzo (Partanna); Carmela Chillura (Calamonaci); Peppino Bono (Sciacca); Carmela Virzì e
Vita (Ribera); Alessandra e Giovanna Tortorici (Agrigento); Anna e Pippo Ruffo (Sciacca); Linda e Duilio Panepinto (San Giovanni Gemini); Giuseppe e Giuseppina Sanfilippo (Sciacca); Gisella Pace (Favara); Pina Giacomarra (Palermo); Ilia e Delia Stornaiuolo (San Giovanni Gemini); Maria Casa (Licata). Il Signore ricompensi con abbondanti Benedizioni tutti i Benefattori
dell’Opera, in particolare quelli che hanno acquistato uno o più pannelli per Casa S. Giorgio
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Aiutateci!
Casa S. Giorgio ha bisogno di un nuovo prospetto. La struttura è ancora buona, ma vi sono
numerose crepe nelle colonne della facciata e cominciano a cadere pezzi d’intonaco. Prima che la ruggine attacchi le strutture portanti è necessario intervenire. Così consigliano persone competenti. Un intervento appropriato costa parecchio, perché la casa è
grande. Per non gravare sullo stato o sulla Regione Sicilia, che sono in profondo rosso,
come tutti ben sanno, abbiamo rinunciato a chiedere finanziamenti pubblici e deciso di
affidarci agli aiuti della Provvidenza e dei benefattori. Volete essere tra di questi? Ve
ne sarò profondamente grato e riconoscente, ben sapendo che le difficoltà economiche
oggi sono generali. Per questo, ringrazio in anticipo tutti per qualunque offerta e preghiera.
Come fare un versamento? Ecco:
-CCB n. IT69P0301983170000000000766 intestato a: Tagliareni Giuseppe
-CCP n. 88905179 int. a: Ass. Della Divina Consolazione – Onlus - Sciacca
-destinando la quota del 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi
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Consolatio N. 39 - L`Opera