Per Christum abundat consolatio nostra CONSOLATIO BOLLETTINO DI INFORMAZIONE DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE AGOSTO: IL MESE DI MARIA ASSUNTA IN CIELO IN CORPO E ANIMA Editoriale Padre Giuseppe Tagliareni UN SEGNO GRANDE: MARIA ASSUNTA IN CIELO “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1). Si tratta della Vergine Maria assunta in cielo nella sua gloria e in lotta col dragone infernale precipitato sulla terra, dove i figli di Dio fedeli a Gesù sono perseguitati. La Madre del Figlio di Dio “destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro” (Ap 12,5), condivide la sorte del Figlio suo e quella di tutti i redenti. Alla fine calpesterà la testa del serpente infernale, secondo l’antica promessa di Gen 3,15. Proprio perché unita in tutto a Gesù nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva: i capostipiti della nuova umanità dei salvati. Immacolata e preredenta, splende Regina a fianco del Re nella corte celeste e dà gloria a Dio e luce di grazia agli uomini. CONSOLATIO Fondatore dell’Opera e responsabile del Bollettino: Padre Giuseppe Tagliareni. Sede: “Casa S. Giorgio” Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato. Tel. 0925 997015 www.odc.altervista.org Blog:consolatio.altervista.org Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND) [email protected] CONTINUA A PAG. 2 SOMMARIO Editoriale Un segno grande: Maria Assunta Domande al Padre - Discernimento Spunti di meditazione I tre banchetti Introvigne sull’Enciclica del Papa Per una nuova società 14 punti fermi per una nuova società Dal Vaticano Speciale GMG 2013 Olanda: chiudono le Chiese Slide/ Trappole di Satana-Salvezza di Dio Dagli scritti di Maria Valtorta. “L’Assunzione in corpo e anima di Maria Santissima”. Omosessualità - Medjugorje Da "La virtù della fede…”. Con la fede cambia veramente tutto Notizie e rubriche sull'Opera Aiutateci! Santa Caterina e l’omosessualità La rivoluzione anticristiana in atto... Lavori in corso P a g i n a 2 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Editoriale / CONTINUA DA PAG. 1 UN SEGNO GRANDE: MARIA ASSUNTA IN CIELO La Chiesa contempla Maria risorta con Gesù e assunta in Cielo, come colei in cui si è pienamente realizzato per i meriti del Redentore il piano di Dio a salvezza dell’uomo. E perciò la vede vittoriosa sul peccato e sulla morte: due nemici che S. Paolo vede sempre insieme. Gesù risorto è la primizia della risurrezione; dopo di Lui, quelli che sono suoi, ciascuno nel suo ordine (cf. 1 Cor 15,20-26). E senza dubbio, dopo Gesù viene subito sua Madre Maria, l’Immacolata Concezione, che mai conobbe peccato e che non meritava la pena della morte e della corruzione del sepolcro. La sua assunzione in corpo ed anima appartiene pienamente alla fede cattolica ed è per tutti i fedeli segno di consolazione e di sicura speranza. In Maria assunta in Cielo dobbiamo saper vedere le grandi opere del Signore ed esaltare la Sua Misericordia. Egli “abbatte i potenti dai troni ed innalza gli umili” (Lc 1,52). In particolare, Egli innalza la Vergine concedendole bellezza, grazia, perenne giovinezza, gloria e nuova missione. Queste sono come cinque finestre attraverso le quali possiamo vedere la luce divina concretizzata sulla Vergine Maria. In qualche misura, ciò si realizza in tutti i salvati. La bellezza. Maria assunta in cielo è l’incarnazione della suprema bellezza, dono di Dio alla Sua creatura prediletta. La bellezza è equilibrio di parti e perfezione di proporzioni, che tanto piace vedere e contemplare; essa affascina e riconduce immediatamente al Bello in persona, che è lo Spirito santo di Dio. La bellezza data da Dio è unica, perenne, incorruttibile. Solo i figli di Dio saranno belli in eterno, avendo vinto il peccato, che è la fonte della corruzione e della morte. Gli uomini e le donne amano la bellezza fisica e per averla ricorrono al trucco e alla chirurgia estetica: ben povera cosa di fronte a quella bellezza costituzionale che viene data da Dio per sempre ai Suoi eletti. La grazia. Dio inabita nel cuore degli eletti e illumina della Sua luce divina l’anima, che è suo tabernacolo. Questa luce traspare dagli occhi della persona, che sono finestra dell’anima, e anche dal sorriso che illumina il volto e dalle parole, piene di verità e di amore che escono dalla bocca. Maria, la “piena di grazia” (Lc 1,28), possiede in sommo grado questi doni di Dio. E questo possesso è ormai stabile ed eterno. Gli uomini imitano la grazia divina in cose che affascinano come l’arte, le belle forme, la poesia, la musica, lo stile elegante, etc., tutte cose che distinguono la persona e la fanno eccellere; ma nessuna “grazia” umana può eguagliare quella divina, che si esprime nella santità della vita, nella sapienza del discorso, nell’amore sublime di carità fino al martirio. La perenne giovinezza. È intuibile che gli eletti non abbiano immaturità, né malattia, né senescenza, né alcuna imperfezione dovuta all’età. Gli uomini e le donne si sforzano di mantenersi in forma, ma gli anni nessuno li può togliere. Non è così in cielo. Molti veggenti testimoniano che la Madonna sembra avere 18-20 anni, in uno stato di perenne giovinezza che non conosce decadimento. Solo Dio può dare la pienezza della vita, mentre tutti gli sforzi umani possono al più dare una vecchiaia controllata, una certa longevità, una migliore qualità della vita, ma non possono arrestare il decadimento e la morte. Dio invece, essendo l’Autore della vita, dà la giovinezza eterna ai Suoi eletti. La gloria. È la manifestazione della divinità, della potenza e sapienza di Dio, della sua assoluta superiorità a tutte le cose create e del suo dominio indefettibile. Dio partecipa la Sua gloria ai Suoi eletti, che riveste di santità per farli pienamente a Sua immagine e somiglianza. Maria più di tutti: è la Regina che splende alla destra del Re in “ori di Ofir”; “gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. È presentata al Re in preziosi ricami” (Sal 45,10.14-15). “Vestita di sole e incoronata da dodici stelle” (Ap 12,1), è tutta splendore sul trono regale, degna di sedere alla destra di Cristo Re della gloria. Il suo posto è al di sopra di tutte le gerarchie angeliche e di tutti i Santi. Al paragone, tutta la gloria terrena, fatta di ricchezze e di successo sugli altri, è “spazzatura”, destinata ad essere perduta o gettata via. CONSOLATIO - AGOSTO 2013 La missione. Non si è mai così attivi come si è in cielo. Maria SS. mette in atto tutta la potenza ricevuta da Dio per salvare i suoi figli, redenti dal Sangue dell’Agnello e perseguitati ed oppressi dal serpente antico. Su di Lei, Satana non può nulla; anzi egli la teme, in certo senso più di quanto teme Dio, perché sa che la sua preghiera è onnipotente e la sua luce rivela tutte le trame oscure e malefiche dei demoni contro gli eletti di Dio. C’è inimicizia tra Maria e Satana e vincitrice sarà la Vergine: calpesterà la testa al serpente infernale. Questa è la sua missione affidatale da Dio. E così sarà. Essa manda i suoi Angeli e fa collaborare i Santi del cielo a dare a tutti gli eletti la salvezza di Cristo e confinare nell’abisso il dragone infernale (cf. Ap 20,1). Maria SS. assunta in cielo è una luce splendida che nessuno potrà mai spegnere; è un segno di sicura speranza per tutti gli eletti di Dio e di vera consolazione degli afflitti in “questa valle di lacrime”. Ella ci indica dall’alto la via della salvezza, che è Gesù, mediante l’ascolto della sua parola e la sua Eucaristia. Maria ci aiuta ad avere quell’ascolto P a g i n a 3 docile, umile ed obbediente che fu la sua caratteristica durante la vita terrena, perché Dio possa condurci nel pieno rispetto della nostra libertà. D’altra parte, ci insegna ad unirci a Cristo nel sacramento della S. Comunione: nessuno fu mai unito a Gesù come Maria sua Madre nel pensiero, nel desiderio, nel fare la volontà del Padre, nell’opera di evangelizzazione, nel sacrificio fino alla morte di croce e alla risurrezione, in terra e in cielo. La S. Messa ben partecipata è il momento privilegiato per avere il migliore contatto con Gesù. P a g i n a CONSOLATIO - AGOSTO 2013 4 Domanda al Padre “Si può sempre sbagliare a dare credito a voci sconosciute” o, possono spiegare l'abbondanza di "voci" e di profezie di questi ultimi tempi. Dio vuole arrivare a Padre Giuseppe, le mando questa mail per avere dei tutti. Comunque, ti do qualche altro criterio: Domanda chiarimenti in merito ad un sito che mi sono trovata a visitare che parla di presunte rivelazioni di Gesù Cristo ad una donna europea che sembrano combaciare con la seconda venuta di Cristo nella parusia e con le profezie di Fatima. Pur mantenendo un approccio dubbioso sento il bisogno di conoscere la sua opinione su questa faccenda. Ecco il sito: http://messaggidagesucristo.wordpress.com Risposta VERI E FALSI PROFETI. ALCUNI CRITERI * Che la profezia si realizzi: cfr. Deuteronomio 18,20-22. Solo Dio conosce il futuro. * Che vi sia conformità con le Scritture: sono fonte sicura; Dio non si contraddice. * Che riporti a Dio i cuori degli uomini. Ciò che viene da Dio, dà luce e a Dio riporta. * Credibilità del veggente: cioè santità della vita e coerenza con quanto dice. * Sigillo divino: ci vogliono miracoli e grazie di conversione, che solo da Dio possono venire. Cara D., ho consultato il sito che mi hai segnalato. Mi pare che non dica cose sbagliate o dissonanti dal Vangelo. Certo ci si può sempre sbagliare a dare credito a voci sconosciute. D'altro canto, nessuno può proibire a Dio o alla Madonna di parlare ancora, di apparire dove e come vogliono. L'importanza dell'argomento (la seconda venuta di Cristo) e la salvezza di miliardi di creature che potrebbero essere rapidamente eliminate dalla terra per eventi del tutto straordinari ed essere giudicate da Di- “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Mt 7,15-20). Vuol dire saggio giudizio su tutte le cose. È l’espressione perfetta della sapienza. Solo l’uomo “spirituale” sa darlo, perché lo Spirito di Dio lo illumina e gli ricorda le Sue leggi e le Sue parole. L’uomo “carnale” al contrario, non capisce nulla di Dio e nutrito solo da ragionamenti mondani, di ogni cosa o avvenimento dà una lettura sbagliata, travisando del tutto l’agire di Dio e i Suoi fini. Così capita che l’empio, non vedendo fulmini di Dio per la sua empietà, dica: “Non c’è Dio!”. E così l’ateo, vedendo che riesce a vivere senza mai incontrare Dio, dica lo stesso. L’uomo che riceve una mala sorte, a suo parere senza meritarsela, dice lo stesso. E così chi riceve un’ingiustizia. “Dov’è Dio?” chiedono, “Perché permette?”. E Dio tace. A questi vecchi negatori di Dio oggi se ne aggiungono di nuovi: quelli che si ammalano di delirio di onnipotenza per la troppa scienza, il potere assoluto, le conquiste tecniche. In partico- lare troppi oggi si credono di “essere come Dio” e quindi si sentono autorizzati a prendere il Suo posto. Così ad esempio chi vanta il dominio sulla genesi umana. E’ la nuova frontiera della procreazione assistita, che è riuscita a svincolare la generazione di un essere umano dai genitori naturali (padre e madre), per ottenerlo a piacere: per fecondazione omologa oppure eterologa, per “donazione” di ovuli, per uteri in affitto, per gestazione in vitro, etc. Tutti costoro dicono: “Noi siamo come Dio, possiamo fare tutto, anche pezzi di ricambio e organi da clonazione umana. Abbiamo superato ogni limite; la natura non esiste più. Siamo onnipotenti e presto supereremo anche la morte”. Di Dio non c’è proprio bisogno. Dio non c’è. Ma Dio c’è e da Lui tutto viene ed ha preso consistenza, ordine e vita. Più ci si allontana da Dio e più piombiamo nel caos. CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Se ben guardiamo la nostra società odierna, siamo arrivati alla società del caos, della violenza gratuita, dell’esaltazione dell’orrido, del vizio, del male; della giustificazione di ogni abuso, di ogni oltraggio alle buone regole dell’onestà, del rispetto, dell’amore alla verità, del riconoscimento del merito e della sanzione della colpa. Siamo arrivati al diritto di uccidere i bambini nel seno materno e anche dopo la nascita, al diritto di rescissione del patto matrimoniale, all’amore libero e senza regole, alla negazione del matrimonio naturale tra uomo e donna come base della famiglia e della società, alle nozze gay, all’adozione gay, a mettere in galera per il crimine di “omofobia” chi la pensi diversamente dalla lobby imperante e legiferante. Un discernimento s’impone. Beato chi ha gli occhi in fronte e sa vedere le cose come stanno e come dovrebbero essere. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma non tutti i pensieri sono veritieri. Gesù fa capire che per essere nella verità occorre diventare suoi discepoli, altrimenti si naviga nelle tenebre. “La verità vi farà liberi”, ha detto (cfr. Gv 8,32). E la verità è che Dio c’è e che c’è pure un ordine di natura da Lui stabilito con sapienza e amore. L’uomo può fare tante cose, ma non è Dio né può mettersi al Suo posto. Dio tace, ma non per sempre! Gli uomini di oggi, atei, empi, miscredenti, idolatri, superbi, ladri, assassini, mentitori, mistificatori, corrotti, effeminati, perversi, nemici del bene e della verità non vedranno Dio né potranno mai entrare nel Suo Regno. Vanno invocando su di sé la morte e la maledizione, di cui grazie a Satana loro padrone, sono diventati eredi. Ma i figli di Dio non ci cascano né si lasciano fuorviare dalle certezze di fede: quella fede luminosa e bella che proclama Dio creatore, Gesù Cristo redentore, lo Spirito d’amore come gli Autori di tutto il nostro bene presente e della vita beata ed eterna a cui siamo stati chiamati. Dio è Trinità SS.: tutto il creato, tutta la storia, tutta l’eternità canta la Sua gloria. Chi non lo vede, è “carnale”, materiale, reso cieco dalle passioni disordinate e dall’ignoranza. Tutto canta la Gloria di Dio, anche il male e il peccato, perché fanno risaltare la Sua opera di giustizia e di misericordia: con la prima punisce il male e con la seconda apre la via al pentimento e a ricevere il perdono. Le tenebre fanno risaltare maggiormente la luce. Nell’agire di Dio vi sono tre tempi. È buono saperlo: tre tempi in cui si compie la Sua opera di Creatore, di Redentore, di Santificatore. Ciò che rivela la creazione è la vita che fiorisce e fruttifica, la verità che si rivela e libera, la comunione che unisce nell’amore. Qui c’è Dio. Ciò che rivela la redenzione è il dolore che espia, l’amore che si sacrifica, la vita che si immola perché Dio sia amato e la vita piena sia P a g i n a 5 restituita. Qui c’è Dio. Ciò che rivela la santificazione è il cuore puro, gli occhi limpidi, la carità perfetta. Qui c’è Dio. Guai ad uscire da questa visuale: non si capirebbe nulla della vita e della storia. La vita tutta è dono di Dio e la storia tutta canta la Sua gloria. Beati gli occhi che vedono Dio: fin d’ora i loro nomi sono scritti nei cieli. Ratzinger, quando era cardinale ebbe a dire a riguardo delle manipolazioni genetiche, che quando nell’Eden l’uomo mise mano all’ albero del bene e del male ne vennero tutti i mali del mondo. Ora che si sta mettendo mano sull’albero della vita, cosa avverrà? Lo vediamo già, pur- troppo: la vita è dissacrata a bene di consumo, i deboli sono eliminati, le donne sfruttate per povertà a mettere l’utero in affitto, a procreare a gettoni; l’uomo pretende di avere il dominio sull’uomo più piccolo come l’embrione o più debole come il bambino. L’importante è il successo tecnico; l’importante è il business; l’importante è dare ad ognuno quello che vuole, anche un bimbo, purché sano e fortunato. Le grandi lobby si sono coalizzate contro la fede cristiana, contro la famiglia naturale, contro la stessa dignità umana. E cantano quasi vittoria! Ma forse non sanno che da qualche parte sta scritto: “Non praevalebunt!”. E che Dio ci tiene alla parola. L’Apocalisse descrive la gran prostituta “seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna” (Ap 17,3), simbolo di Babilonia, “la città grande, che regna su tutti i re della terra» (v.18). Si tratta del regno fugace di tutti gli oppositori di Cristo e della sua Chiesa: le potenze del vizio nelle sue sette teste fameliche, le dieci corna delle varie potenti lobby che hanno il dominio del denaro, del commercio, dei mass-media, delle armi, del petrolio, delle multinazionali, dei movimenti gay ed ecologisti, della cultura e dello spettacolo: si sono da sé coronati e cercano gloria, ma non quella di Dio. Vi si dice anche che c’è un’altra “Donna”, che partorisce il “figlio maschio” (Ap 12,5) a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. E’ inseguita dal dragone; le sono date “le ali della grande aquila” (v.14) e un tempo di nascondimento nel deserto. Ma la Bestia non riesce ad avere ragione di lei. Questa piccola “Donna” è colei che destinata a schiacciare la testa al drago. E Michele, l’arcangelo ha pronta la grande catena. L’esito è segnato. Il male non prevarrà; Maria è la vincitrice! Il dogma della sua Assunzione in corpo ed anima in cielo segna la piena vittoria sulle forze della corruzione e della morte: tale la Madre e tale sarà la sua discendenza. Chi sta con la Vergine canterà vittoria e grande sarà la confusione di Satana e delle sue potenti schiere che devastano tutta la terra. Dio c’è! E la Chiesa è la sua Sposa: “la soccorrerà Dio prima del mattino” (Sal 46,6). P a g i n a 6 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 SPUNTI DI MEDITAZIONE I tre banchetti “Il regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio” (Mt 22,1-14). È Gesù stesso, Verbo fatto carne per la nostra salvezza, che fa questo paragone illuminante. Più volte nelle Sacre Scritture si parla di banchetti, come quello “di grasse vivande, di vini eccellenti” preparato da Dio per i suoi eletti sul suo santo monte, dove Egli si rivelerà pienamente e darà la vita e la gioia senza fine (cfr. Is 25,6 ). Anche il N.T. dal Vangelo fino all’Apocalisse ne parla più volte. Il filo che unisce i due Testamenti è il rapporto nuziale tra Dio e Israele, tra Gesù e la Chiesa, tra Dio e l’anima. Tutta la storia è un rincorrersi dei due amanti, come il Cantico dei Cantici mirabilmente esprime, per possedersi nell’amore nuziale. Le nozze di Cana prefigurano tre banchetti nuziali diversi nella sostanza, nel modo e nei tempi di attuazione. Gesù è sempre presente e domina la scena: a Cana nella casa dei due sposi, a Gerusalemme nel Cenacolo durante l’ultima Cena, nella Nuova Gerusalemme del mondo rinnovato: Egli è lo Sposo promesso delle nozze eterne, di cui quelle di Cana sono annunzio e prefigurazione. Dall’altra parte c’è Israele, la Chiesa, l’umanità intera, chiamata al banchetto del Regno eterno. Quali sono i tre banchetti? E come si configurano? Ecco. 1° Banchetto: quello della Sapienza di Dio con l’anima che cerca la verità, la luce, la fonte della vita, le ragioni dell’essere e il senso dell’esistenza nel mondo, il perché del male, del dolore e della morte, le ragioni della colpa, la purezza della coscienza, la pace dell’anima. È la ricerca di Dio, della sua conoscenza, della sua intimità, nella fiducia che Egli parli, si riveli, risponda. In questa ricerca si può attingere Dio. Ciò può aversi solo se ci si apre come Maria Vergine nel suo: “Eccomi, sono la serva del Signore!” (Lc 1,38) al Dio che si rivela e si comunica. Allora non si ha solo una conoscenza per sentito dire, ma un’apprensione per contatto diretto, immediato, certissimo, perché la Sua Parola risuona nell’intimo del cuore e nell’assemblea convocata da Lui stesso, confermata dall’autorità di chi presiede. Ecco il primo incontro. Dall’incontro avviene una trasformazione simboleggiata dal cambiamento dell’acqua in vino: l’uomo che ha accolto in pieno la Parola di Dio e la Sua comunicazione si trasforma in discepolo: acquista una nuova disponibilità a seguire Cristo, come i primi discepoli dopo Cana: capirono che Gesù era veramente il Cristo e si confermarono nella sua sequela. Al contrario i vecchi giudei non si convertirono, pur conoscendo le profezie e le Sacre Scrit- ture, non assaporarono il vino nuovo di Gesù. A loro non giovò a nulla la conoscenza delle Scritture; erano duri di cuore e ciechi davanti alle novità di Dio, rotoli sigillati, idrie vuote e inutili persino per i riti di purificazione. Per loro si applicano le pesanti espressioni di Isaia e degli Evangelisti, che mettono a fuoco il rifiuto della conversione (cfr. Is 6,9-10; Mt 13,15; Gv 12,40; At 28, 26) e la chiusura a Colui che solo può dare l’acqua viva dello Spirito e risanare i cuori. In questo primo Banchetto non può mancare “la Madre”, come a Cana. Lei è la “Donna”, la nuova Eva, la Madre di tutti i viventi. I futuri discepoli di Cristo sono suoi figli, sia perché li dispone alla Parola: “Fate tutto quello che Lui vi dirà” (Gv 2,5), sia perché li precede nella fede che sarà anche di loro, sia perché col suo intervento di mediazione ottiene il miracolo e introduce i tempi nuovi, i tempi in cui il Messia si rivela. E l’acqua fu trasformata in vino. Per intervento di Maria e di Gesù la vecchia umanità povera e inutile se priva di acqua viva, diventa un’altra cosa: buon vino di Cristo, anime disposte a seguire Cristo e a portare altri a Lui. Gesù è colui che dà l’acqua viva di cui hanno bisogno le anime (cfr. Gv 4,10-11; Ap 22,1): l’acqua che purifica e dà vita e fecondità, acqua che simboleggia il dono dello Spirito. I veri discepoli fanno come i servi di Cana: riempiono di acqua le idrie per ordine di Gesù. “Dall’intimo di chi crede in Me –Egli dicescaturiranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38). La parola evangelica, la testimonianza della vita, il dono celeste dello Spirito trasformano gli uomini che si aprono a Cristo e ne fanno nuovi discepoli. 2° Banchetto: è quello pasquale, come fu celebrato nell’Ultima Cena da Gesù e gli Apostoli nel Cenacolo, quando venne “la sua ora”, l’ora segnata ab aeterno di passare da questo mondo al Padre, dopo aver compiuto la redenzione dell’uomo. Allora lavò i piedi ai discepoli e concesse il rito della Nuova ed Eterna Alleanza con l’Eucaristia. Questo è il banchetto del Popolo nuovo, che consuma l’Agnello di Dio quello vero, quello che “toglie i peccati del mondo” (Gv 1,29), facendo uscire dal costato trafitto i fiumi della divina Misericordia. Il Corpo offerto e il Sangue sparso sono presenti nel pane consacrato e nel calice. Più che a Cana di Galilea, qui la potenza divina del Redentore trasforma non l’acqua in vino ma il vino in Sangue per il banchetto degli eletti di Dio. Questi sono i discepoli più cari, che lo hanno seguito ogni giorno fin qui. A loro ha dato tutte le parole di Dio, tutti i Suoi decreti, tutta la Sua volontà. Ed essi l’hanno accolto. Perciò li fa “diventare figli di Dio” (Gv 1,12). CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Ora non li chiama più servi ma amici e per la promessa della loro obbedienza concede l’impensabile: il suo Corpo SS. e il suo Sangue, perché abbiano la pienezza della sua vita divina in loro. Così da meri discepoli diventeranno figli, figli nel Figlio, figli dove il Figlio s’incarna di nuovo e continua a vivere sulla terra per la gloria del Padre. Essi credono e mangiano “il Pane vivo disceso dal Cielo” (Gv 6,51), secondo l’antica promessa e secondo lo stesso annunzio di Gesù. Egli aveva spasimato per quest’ora, fatta intravvedere ai giudei nella sinagoga di Cafarnao, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il banchetto eucaristico specie quello celebrato nel giorno dopo il sabato, il giorno della risurrezione del Signore, sarà il distintivo dei veri discepoli di Cristo, la fonte dove attingere la forza del martirio uniti a Cristo vivo. Egli disse: “Chi mangia di Me vivrà per Me, come Io vivo per il Padre” (Gv 6,57). L’Eucaristia è Gesù che in noi continua ad immolarsi per la gloria del Padre, ricevendo la promessa della Nuova Alleanza e Benedizioni su Benedizioni, tra cui eccelle il possesso del Regno dei Cieli. In questo secondo banchetto non manca la Madre: la troviamo ai piedi della Croce sul Calvario, dove esprime il suo più doloroso “fiat” alla volontà del Padre per il sacrificio del figlio. E Dio le regala una nuova maternità, eleggendola a Madre dei discepoli, degli eletti diventati figli, impersonati da Giovanni l’Apostolo, che la “prende con sé” (Gv 29,27) come l’eredità più preziosa del Maestro morente. Maria SS. sul Calvario diventa per divina disposizione la Madre di tutti i viventi nello spirito, la Madre dei redenti diventati figli di Dio, la dolce Mamma degli amici più cari di Gesù, la nuova Eva, la discepola che precede nella fede tutti i veri discepoli, la prima Corredentrice che mette nel calice del Sangue di Cristo tutte le sue lacrime, tutta la sua vita, trasformandosi in ostia purissima, gradita a Dio. 3° Banchetto: è quello apocalittico del Regno di Dio, delle nozze dell’Agnello vittorioso nella Gerusalemme che scende dal Cielo, da Dio, non fatta da mani d’uomo. Qui il Verbo fatto carne, ormai glorioso, si darà alla sua Sposa, la Chiesa, davanti agli occhi del Padre e a tutta la corte celeste, in un tripudio di festa senza pari: “Beati gli invitati alle nozze dell’Agnello” (Ap 19,9), è detto. Chi è la Sposa? La Chiesa è la Sposa: lo dice S. Paolo (cfr. Ef 5,25-27), lo dicono i Profeti, lo afferma Cristo stesso: Egli è lo Sposo che fu loro tolto nei giorni di digiuno sulla terra, nell’attesa di questo giorno, il Giorno del Signore. Al termine della “grande tribolazione” (Mt 24,21), verrà il Signore “a giudicare i vivi e i morti”, a dividere quelli che sono Suoi da quelli che appartengono a Satana. Farà la separazione: toglierà gli eletti dalla terra e abbandonerà i maledetti agli avvoltoi dell’Inferno; solleverà gli eletti e purificherà col fuoco la P a g i n a 7 terra. E saranno Cieli e Terra nuova. Allora instaurerà il Suo Regno, che sarà consegnato ai miti, ai poveri di spirito, ai portatori di pace, agli affamati di giustizia, ai misericordiosi, ai martiri di Cristo, ai Santi che con Lui regneranno. Allora gli afflitti saranno consolati: Dio asciugherà ogni lacrima dai loro volti e li condurrà alle fonti della vita. Non vi sarà più maledizione. E vi saranno le nozze dell’Agnello. La sua sposa sarà allora pronta e degna dello Sposo: sarà tutta bella, senza macchia né ruga. Sarà raggiunta la più grande santità della Chiesa, per l’effusione di tutti i carismi dello Spirito. Anche qui la Vergine ha una parte eccellente. Lei è la Madre della Sposa; tocca a Lei prepararle l’abito tutto intessuto d’oro di Ofir e tempestato di gemme preziose. Lei è la Regina Madre sia dello Sposo Cristo che della Sposa, la Chiesa. In Lei Dio ha generato il Figlio fatto uomo e i figli del Nuovo Patto, tutti verginalmente e per opera dello Spirito Santo. Nelle nozze dell’Agnello splenderà la Regina accanto al Re, Cristo Signore e tutti vedranno la bellezza sovrumana della “piena di grazia”, la Madre immacolata del Figlio, la Sposa SS. dello Spirito, Maria gloria della Trinità, Madre della Chiesa, vincitrice di Satana. In quest’ultimo Banchetto avverrà l’ultima trasformazione: quella in sposi del Verbo incarnato. L’anima amante di Dio, della Verità e dell’Amore possiederà totalmente Dio, perché lo sposo si lascia possedere dalla sposa e le concede il possesso di tutti i suoi tesori, la conoscenza di tutti i suoi segreti. Tra i due c’è fusione, piena rivelazione, possesso d’amore, totale e reciproca donazione, fecondità senza fine, gioia e canto di giubilo. Tutto a gloria di Dio Padre. E saranno Cieli e Terra nuova in cui abiterà la pace, la giustizia e la santità vera; tutti i popoli verranno a Sion, nella nuova Gerusalemme. E sarà il tempo del trionfo della Chiesa, fino all’ultimo epilogo della definitiva vittoria contro Satana e le sue orde ribelli nell’ultima battaglia della storia. Allora vi sarà l’estremo Giudizio divino e gli eletti di Dio risplenderanno come il sole e le stelle nel Regno eterno del Padre. E Dio sarà tutto in tutti: negli eletti sarà tutta la Misericordia, nei maledetti tutta la Giustizia, secondo le scelte e i meriti di ciascuno. Ad ognuno il suo: Cristo l’Unigenito e la sua Chiesa avranno il dolce Regno della luce increata del Padre, le sue interminabili gioie e le sue continue meraviglie di grazia; Satana, il ribelle, avrà il suo regno di tenebre, di fuoco e di zolfo, dove di Dio non ci sarà neanche l’ombra, ma la totale assenza, dove gusterà con tutti i suoi servi, che avranno voluto seguirlo nella ribellione, la dannazione eterna. Prima della fine, Dio invita tutti al Banchetto delle nozze di suo figlio: manda i suoi servi fin ai crocicchi delle strade, nelle periferie, nella campagne oltreché nella città. Vuole tutti alla sua festa e a tutti farà dare la tunica bianca che rende degni di entrare nella sua casa e sedere alla mensa del Regno. Ma non tutti accettano l’invito; altri addirittura uccidono i servi di Dio. Questo è il mistero più grande: molti non amano stare con Dio e non lo cercano. Ma Egli non desiste. Se i primi invitati non ne sono degni, chiamerà altri, anche se miseri e poveri e li farà entrare nella sala del Regno, purché amanti del Figlio suo e con le tuniche rese candide col Sangue dell’Agnello. Allora grande sarà la festa. P a g i n a 8 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 E splenderà il sorriso di Dio Padre. 1La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne. 2Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. 3Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: 4«Chi è inesperto accorra qui!». A chi è privo di senno essa dice: 5«Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. 6Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza» (Pro 9,1-6). Fino alla fine dei tempi risuonerà l’invito divino. Per questo hanno parlato i Profeti; per questo è venuto Gesù. Per questo ha lasciato il “Memoriale della sua Passione”; per questo ha mandato i suoi discepoli ad evangelizzare le genti. Tutto ciò è mirabilmente compendiato e divinamente attuato nella S. Messa, nei tre tempi della Liturgia della Parola, nella Consacrazione, nella Comunione. Nella Liturgia della Parola vi è il banchetto dell’anima con la Sapienza di Dio che parla in mezzo all’assemblea, per guidare il suo popolo alla salvezza. Ci vogliono orecchie aperte per sentire, cuore umile e amante per capire, membra pronte per partire. È l’atteggiamento di Maria SS. all’Annunciazione: “Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1). Allora la parola porta frutto, si fa carne e la volontà umana si allea a quella di Dio per la salvezza. Alla Consacrazione avviene il secondo banchetto che ci fa figli, se ci uniamo all’offerta di Cristo nel suo Mistero Pasquale di ritorno al Padre, di morte e risurrezione, accettando e in qualche misura condividendo la sua croce, la sua immolazione piena. Il celebrante fa memoria della Passione; il pane e il vino vengono transustanziati nel Corpo e Sangue del Signore e offerti al Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo a gloria della SS. Trinità, offerta suggellata dall’Amen di tutta l’assemblea. Il Pater noster che segue, preghiera dei figli nel Figlio, immette nell’abbraccio del Padre, che dona il Suo Spirito. Alla S. Comunione avviene il terzo banchetto che ci trasforma di figli in sposi. Il Verbo fatto carne per un attimo si lascia abbracciare, si lascia baciare dall’anima sua fidanzata e poi rapidamente fugge, facendo pregustare gli eterni sponsali del Cielo. Concede un vero pegno di amore ogni volta che l’anima lo vuole e lo cerca al di sopra di tutti gli altri amori, che devono cedere davanti all’Amato che è l’Amore in persona. Ogni Comunione santa è una piccola estasi, una stilla di dolcezza divina che appaga l’anima e stempera tutte le sue amarezze. È divina consolazione per tutte le afflizioni subite; è balsamo santo per le tante ferite degli uomini e del Maligno. È consumazione della piccola vittima unita alla grande Vittima che s’immola per la volontà del Padre. È alba di risurrezione e di vita. Finita la S. Messa, l’anima amante ne esce trasformata: ha una sola volontà, quella del Verbo, una sola parola, quella del Padre, un solo spirito, quello che ha accolto lo Spirito. Il suo cuore diventa sorgente d’acqua viva per i tanti assetati che incontrerà. Le sue mani sono pronte al servizio come la Vergine, umile serva del Signore, fino a farsi trafiggere come Gesù. Nell’ attesa della sua venuta l’anima è inviata nel mondo a fare echeggiare gli inviti della Sapienza a venire al santo banchetto. Beato chi accoglie l’annunzio, beato chi inizia il santo viaggio. È un invito a nozze che viene elargito, nozze speciali col Figlio di Dio. E allora tutta la vita cambierà. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore!” (Sal 34,9). CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 9 L’enciclica “Lumen Fidei” di Papa Francesco Il prof. Massimo Introvigne: “Una grande enciclica contro la fede light” Da questo numero di CONSOLATIO, per alcuni mesi, pubblichiamo un commento e una parte della Lumen fidei (La luce della fede), un’enciclica che completa la trilogia del Papa Emerito Benedetto XVI sulle virtù teologali (iniziata con la carità, Deus caritas est, del 2006, e proseguita la speranza, Spes salvi del 2007) e, al contempo, costituisce la prima enciclica di Papa Francesco. +++ «Una grande enciclica contro la fede light, senza contenuti, che è tipica del New Age ma penetra anche nel cristianesimo». Questa la lettura della «Lumen fidei» del sociologo torinese Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR). «Il cuore dell’enciclica – spiega Introvigne – sta nell’interpretazione di un dialogo fra Isaia e il re Acaz. Isaia dice al re che se la fede fosse solo un’emozione, qualche cosa di vago, il re farebbe bene a non fidarsi, a credere solo alla sua prudenza umana. Ma la fede non è affatto solo un’emozione e un sentimento. Comprende un elemento di conoscenza, di verità. Leggiamo che la fede senza la verità “è solo una bella fiaba”». Secondo Introvigne «non è difficile riconoscere le quattro mani, quelle di Benedetto XVI e quelle di Papa Francesco. Quest’ultimo insiste sulla sua tesi preferita, che la fede ci libera dall’ autoreferenzialità per cui parliamo sempre solo a noi stessi anziché “uscire” a parlare con gli altri. E Papa Ratzinger continua la sua polemica con chi vuole separare il cristianesimo dall’eredità greca contrapponendo la conoscenza tramite la ragione dei Greci e la conoscenza tramite l’amore degli Ebrei, la fede come visione greca e la fede come ascolto della Bibbia. In realtà secondo l’enciclica ogni separazione è arbitraria, nel cristianesimo le due prospettive vanno insieme. Si conosce sia con la ragione, sia con il cuore, sia con la visione della luce e della bellezza sia con l’ascolto della parola e della musica del creato, e solo questa conoscenza integrale evita la violenza e costruisce la pace». «Le ricerche sociologiche – conclude Introvigne – permettono di affermare che i due terzi degli italiani sono immersi nella fede light: non si dichiarano atei e agnostici, anzi dicono di credere, ma non hanno le idee chiare sul contenuto del loro credere e non mantengono nessun contatto con la Chiesa. A costoro soprattutto si rivolge l’enciclica di Papa Francesco». Fonte: Zenit.org del 5 Luglio 2013. PER SCARICARE IL TESTO DELL’ENCICLICA: WWW.VATICAN.VA P a g i n a 1 0 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Per una nuova società Quattordici punti fermi per una nuova società di P. Giuseppe Tagliareni 1) Dio c'è. Dio è Amore. Dio è il Signore. Lui vincerà. Tutto il creato è frutto dell’amore infinito di Dio. Tutto quello che non è dall’amore è tenebra, che alla fine farà risplendere come luce maggiormente l’amore. 2) Dio invita all'amore. (Cf. Rom 13,8:” Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge”). Alle creature è dato un tempo per rispondere all'invito di Dio. Chi ama, lavora con Dio per l’edificazione del Suo Regno. 3) Amare significa tendere a Dio, Autore della vita, e riconoscerlo come Signore di tutto. Questo poi significa sottomettersi alla Sua volontà, ben manifesta nelle leggi fondamentali dell'essere e dell'agire. In ciò consiste il bene ontologico e morale. L'esistenza è messa nelle nostre mani attraverso il dono del tempo e dello spazio, il dono della facoltà di decidere e di operare, il dono dell'intelligenza e della coscienza. Entro determinati limiti ad ogni uomo è concesso di dirigersi a Dio oppure no, di fare ciò che è bene o no, di procurarsi l'eterna gioia o l'infelicità. 4) Dio ha creato il cielo e la terra. L'uomo è creatura eccellente di Dio, creato per essere prima abitatore della terra e poi cittadino del cielo: il suo destino è l'eterna felicità nella casa di Dio, che è il Paradiso. Per questo è stato creato e a questo è chiamato. Chi risponde e si dirige verso Dio, vi arriverà, perché Dio lo aiuterà a superare ostacoli, errori e peccati. Gli ostacoli vengono da Satana, nemico di Dio e del bene; gli errori nascono da ignoranza e mancanza di sano discernimento; le colpe vengono da decisioni fatte contro la Legge di Dio e che devono essere necessariamente tolte, rimettendo la volontà in asse con quella di Dio. 5) L'uomo deve unirsi a Dio: questa è la sua felicità. Il peccato grave lo separa da Dio: questa è la più grande sventura. Gesù Cristo è venuto per espiare i peccati degli uomini e per riportare tutti a Dio. Ma è necessario il pentimento e la conversione. Allora ci si unisce a Gesù e Gesù ci riporta al Padre, nella più perfetta obbedienza. 6) Nel cuore dell'uomo vi è un cielo in cui abita Dio in modo nascosto. Di tanto in tanto Egli fa capolino, spesso fa sentire la Sua voce, i suoi muti appelli al bene, al vero, al bello, all'amore, all'unione con Lui. A volte fa sentire all'anima il rimprovero e dà rimorso; altre volte fa sentire la lode e la pace. Dio non s’impone; rispetta sempre la libertà dell'uomo; vuole essere cercato per amore e solo nell'amore si dà. 7) Nel cielo di Dio splendono i Suoi astri: corpi di luce che illuminano la notte. Così nel cielo interiore Dio fa risplendere alcuni valori assoluti che sono sicuro punto d’orientamento dell'uomo nel cammino della vita, nelle scelte in cui si gioca la nostra esistenza. Tali valori assicurano all'uomo la giusta direzione di marcia e l'armonico sviluppo dell'essere sotto lo sguardo benedicente di Dio. 8) Tali valori o punti di riferimento decisivi sono: Dio, il Suo Nome, la Sua volontà; la vita, il suo rispetto, il suo riprodursi in seno alla famiglia; la conoscenza e la testimonianza della verità; la scelta di ciò che è buono-vero-bello e giusto; la legge dell'amore e della fraternità universale; il rispetto della proprietà, dell'ambiente di vita e del mondo intero. 9) Il più gran lavoro dell'uomo è scoprire Dio e dirigere a Lui il desiderio, le scelte, la vita fino ad amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e far sì che Lui diventi il Signore assoluto della propria anima e della propria esistenza (cf. Lc 10,28: "fa' questo e vivrai!"). In Cristo e mediante Cristo, Dio deve diventare Colui che detta ogni scelta, dirige ogni desiderio, ispira ogni anelito e ogni pensiero dell'uomo. Allora vi è l'unione più bella tra Dio e l'uomo, che è lo scopo della vita. Per questo siamo stati creati. Nella comunione Dio si dona senza più limiti. Da qui la felicità. 10) I luoghi dove cercare Dio sono tre: il mondo interiore, cioè l'io, la coscienza, il cuore; il mondo esteriore, cioè il creato, la natura; la storia cioè la rivelazione di Dio nei fatti umani di cui si è trasmessa memoria: gli eventi di Salvezza divina. La nostra vita dev'essere una progressiva scoperta di Dio e una faticosa e gioiosa lotta per il Regno di Cristo, che è morto e risorto per noi; per la Civiltà dell'amore che egli è venuto ad instaurare e che un giorno splenderà in pienezza, quando il Regno e la Nuova Gerusalemme scenderanno dai Cieli sulla terra, dopo la grande tribolazione.. 11) Chi sceglie d’amare sarà vincitore, perché Dio sarà con lui. "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è Amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv 4,16). "L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore" (Rom 13,10). 12) Chi ama, collabora con Dio alla creazione di quei "Cieli nuovi e Terra nuova in cui sempre abiterà la giustizia" (2 Pt 3,13). “Il piano del Signore sussiste per sempre" (Sal 33,11). Il grande travaglio del mondo è giunto ormai al suo epilogo. Al Venerdì Santo seguirà il Sabato: giorno del grande riposo. E l'alba della Risurrezione finalmente introdurrà il Giorno del Signore. 13) Chi ama, consola Dio e consola il prossimo. Se Dio è Amore e vuole che regni solo l'amore tra tutte le sue creature, allora si può capire che il dolore di Dio è che manchi l'amore, che invece dovrebbe esserci tra tutti. Dalla mancanza d'amore nascono tutti i mali, fino alla disperazione. Chi ama, obbedisce a Dio, e gli dà vera consolazione. Così fece Gesù, Dio-Uomo, che scelse di obbedire fino alla morte e alla morte di croce (cf. Fil 2,8). Così fece la Vergine Maria che non impedì in nulla il sacrificio del Figlio sul Calvario, ma si unì a lui nella più perfetta obbedienza al Padre. Chi ama consola il prossimo sofferente proprio per mancanza di amore; si rende conto del suo bisogno e come Buon Samaritano versa sulle sue ferite l'olio e il vino: simbolo della consolazione più genuina, nata dall'amore e cioè da Dio (cf. Lc 10,30-37). 14) Oggi, più che mai il mondo ha bisogno di consolazione, perché siamo ai tempi in cui "per il dilagare dell'iniquità, l’amore di molti si raffredderà" (Mt 24,12). Siamo ai tempi della grande tribolazione e della grande apostasia; l'umanità conosce la violenza di ogni genere, il pullulare delle sètte, la corruzione generalizzata, il caos sociale, l'esplodere dei fondamentalismi, il terrorismo, la persecuzione dei giusti, il martirio dei santi di questa generazione. CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 1 1 Pubblichiamo a puntate il libro di Matteo Orlando: La virtù della fede nel tempo del “coniglismo” Con la fede cambia veramente tutto Nella splendida riflessione spirituale che migliaia di persone hanno potuto ascoltare durante l’Udienza Generale del 17 ottobre del 2012 Benedetto XVI ha insegnato che la Chiesa, “maestra di umanità”, «attraverso l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e le opere della carità ci guida ad incontrare e conoscere Cristo, vero Dio e vero uomo. Si tratta dell’incontro non con un’idea o con un progetto di vita, ma con una Persona viva che trasforma in profondità noi stessi, rivelandoci la nostra vera identità di figli di Dio. L’incontro con Cristo rinnova i nostri rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logica dell’amore. Avere fede nel Signore non è un fatto che interessa solamente la nostra intelligenza, l’area del sapere intellettuale, ma è un cambiamento che coinvolge la vita, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane. Con la fede cambia veramente tutto in noi e per noi, e si rivela con chiarezza il nostro destino futuro, la verità della nostra vocazione dentro la storia, il senso della vita, il gusto di essere pellegrini verso la Patria celeste». Le continue trasformazioni culturali nell’oggi della storia «mostrano spesso tante forme di barbarie, che passano sotto il segno di “conquiste di civiltà”: la fede afferma che non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da Dio, si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro. Dove c’è dominio, possesso, sfruttamento, mercificazione dell’altro per il proprio egoismo, dove c’è l’arroganza dell’io chiuso in se stesso, l’uomo viene impoverito, degradato, sfigurato. La fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la vita, anzi la rende pienamente umana» , «la fede in un Dio che è amore, e che si è fatto vicino all’uomo incarnandosi e donando se stesso sulla croce per salvarci e riaprirci le porte del Cielo, indica in modo luminoso che solo nell’amore consiste la pienezza dell’uomo» . La fede «è accogliere questo messaggio trasformante nella nostra vita, è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi. Certo, il mistero di Dio resta sempre oltre i nostri concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio stesso che si auto- comunica, si racconta, si rende accessibile. E noi siamo resi capaci di ascoltare la sua Parola e di ricevere la sua verità. […] Dio, nel suo amore, crea in noi – attraverso l’opera dello Spirito Santo – le condizioni adeguate perché possiamo riconoscere la sua Parola. Dio stesso, nella sua volontà di manifestarsi, di entrare in contatto con noi, di farsi presente nella nostra storia, ci rende capaci di ascoltarlo e di accoglierlo». «Il Cristianesimo non deve essere considerato come “qualcosa del passato”, né deve essere vissuto con lo sguardo perennemente rivolto “all’indietro”, perché Gesù Cristo è ieri, oggi e per l’eternità . Il Cristianesimo è segnato dalla presenza del Dio eterno, che è entrato nel tempo ed è presente ad ogni tempo, perché ogni tempo sgorga dalla sua potenza creatrice, dal suo eterno “oggi”. Per questo il Cristianesimo è sempre nuovo. Non lo dobbiamo mai vedere come un albero pienamente sviluppatosi dal granello di senape evangelico, che è cresciuto, ha donato i suoi frutti, e un bel giorno invecchia e arriva al tramonto la sua energia vitale. Il Cristianesimo è un albero che è, per così dire, in perenne “aurora”, è sempre giovane. E questa attualità, questo “aggiornamento” non significa rottura con la tradizione, ma ne esprime la continua vitalità; non significa ridurre la fede, abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il contrario: esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo portare l’“oggi” che viviamo alla misura dell’evento cristiano, dobbiamo portare l’“oggi” del nostro tempo nell’“oggi” di Dio». L’annuncio centrale e potente della fede cristiana (il cosiddetto kerigma) è «Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto, salvatore del mondo, che siede alla destra del Padre ed è il giudice dei vivi e dei morti» . Ancora nel 2013 c’è necessita che il Credo sia compreso, pregato e, soprattutto, riconosciuto, per «scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana, perché queste verità siano veramente e concretamente - come sempre sono state - luce per i passi del nostro vivere, acqua che irrora le arsure del nostro cammino, vita che vince certi deserti della vita contemporanea. Nel Credo si innesta la vita morale del cristiano, che in esso trova il suo fondamento e la sua giustificazione» . . CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO P a g i n a 1 2 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 L'OMOSESSUALITA' FA SCHIFO ANCHE AI DEMONI Santa Caterina da Siena condannò con vigore l'omosessualità Caterina nasce a Siena nel 1347. Ultima dei venticinque figli del tintore Jacopo Benincasa, a dodici anni è promessa a un giovane senese, ma la giovane rifiuta il matrimonio combinato dai genitori (secondo le consuetudini del tempo), e per apparire meno bella si taglia i capelli. La reazione dei genitori è molto dura: la obbligano ai lavori più umili e pesanti. La punizione familiare cessa quando il padre, vedendola pregare, si rende conto che non è come le altre figlie. Libera di seguire la sua strada, veste l'abito delle Mantellate del Terzo Ordine domenicano e per tre anni si ritira in silenzio quasi assoluto nella sua casa. A vent'anni le appare Gesù con Maria e altri santi, le pone l'anello nuziale al dito e, in una successiva visione, le chiede di dedicarsi al rinnovamento della Chiesa. Caterina inizia così il suo impegno nella vita pubblica, percorrendo le strade non solo della Torino e dell'Italia. Numerose personalità del tempo, uomini e donne, politici e cardinali, religiosi e laici, sono toccate dal suo carisma e si stringono attorno a lei, scegliendola come loro madre e maestra. Pur essendo semianalfabeta, detta un importante trattato di mistica, numerose lettere e poesie, indicando Gesù come guida e modello per tutti. La sua carità verso i poveri e i malati, l'assistenza ai condannati a morte e le conversioni che seguono, attirano l'attenzione e l'entusiasmo del popolo semplice che la ritiene una santa, ma le procurano alcune calunnie e persecuzioni. A Pisa, nella Chiesa di Santa Cristina, nel 1375, riceve le stimmate, quale segno della sua perfetta identificazione con il Crocifisso; cinque piaghe che rimangono invisibili per significare i dolori soprattutto morali che avrebbe sopportato per l'unità della Chiesa. Le sue lettere raggiungono anche il papa (lo chiama "il dolce Cristo in terra") che risiede esule ad Avignone, chiedendogli di porre fine al lungo esilio e fare ritorno a Roma. Stremata dalla fatica di una vita intensa, Caterina si spegne a Roma il 29 aprile 1380 a soli trentatré anni. Canonizzata nel 1491, è proclamata dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. Insieme a Francesco d'Assisi è patrona d'Italia e dal 1999 è anche compatrona d'Europa, insieme a Edith Stein e Brigida di Svezia, Benedetto di Norcia e Cirillo e Metodio. Protettrice delle infermiere italiane, è invocata dalle donne contro l'asportazione del seno, nonché contro la cefalea e le pestilenze. Anche la grande santa Caterina da Siena (1347-1380), maestra di spiritualità e Dottore della Chiesa, condannò in maniera veemente l'omosessualità. Nel suo Dialogo della divina Provvidenza, in cui riferisce gli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, ella così si esprime sul vizio contro natura: "Non solo essi hanno quell'immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell'enorme peccato". Don Marcello Stanzione Fonte: Milizia di San Michele Arcangelo CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 1 3 LA RIVOLUZIONE ANTICRISTIANA IN ATTO NEL MONDO La libertà dei cristiani si restringe: 1700 anni dopo la svolta costantiniana, ci troviamo a lottare per difendere lo spazio sociale del Cristianesimo (unica alternativa: l'insignificanza) La libertà dei cristiani si restringe sempre di più nel mondo. In Medio Oriente, in Africa e in Asia aumentano gli attacchi sistematici contro le comunità cristiane. Il 27 maggio, a Ginevra, l'Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, parlando al Consiglio dei Diritti dell'Uomo, ha citato i dati sconvolgenti secondo cui, ogni anno, oltre centomila cristiani vengono uccisi per qualche motivo legato alla loro fede. Da parte sua, la studiosa e ricercatrice austriaca Gudrun Kugler, nel Rapporto dell'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, presentato il 23 maggio scorso a Tirana durante la conferenza dell'Ocse, ha documentato come le limitazioni alla libertà religiosa e di espressione dei cristiani crescono a ritmo esponenziale anche in Europa. L'obiezione di coscienza – che riguarda i medici sull'aborto, così come i farmacisti sulle pillole abortive o i dirigenti del Comune sulle unioni civili o "matrimoni" gay – tende ad essere sempre più ristretta, mentre in molti Paesi i cristiani non possono esprimere opinioni contrarie all'omosessualità, neanche rifacendosi alla Bibbia, senza che queste vengano tacciate e sanzionate come "discorso d'odio". In un editoriale apparso il 2 giugno 2013 sul "Corriere della Sera" Ernesto Galli della Loggia ci offre una puntuale descrizione della situazione. «Una grande rivoluzione sta silenziosa- mente giungendo al suo epilogo in Europa. Una rivoluzione della mentalità e del costume collettivi che segna una gigantesca frattura rispetto al passato: la rivoluzione antireligiosa. Una rivoluzione che colpisce indistintamente il fatto religioso in sé, da qualunque confessione rappresentato, ma che per ragioni storiche, e dal momento che è dell'Europa che si parla, si presenta come una rivoluzione essenzialmente anticristiana. Ormai, non solo le Chiese cristiane sono state progressivamente espulse quasi dappertutto da ogni ambito pubblico appena rilevante, non solo all'insieme della loro fede non viene più assegnato nella maggior parte del continente alcun ruolo realmente significativo nel determinare gli orientamenti delle politiche pubbliche - non solo cioè si è affermata prepotentemente la tendenza a ridurre il cristianesimo e la religione in genere a puro fatto privato - ma contro il cristianesimo stesso, a differenza di tutte le altre religioni, appare oggi lecito rivolgere le offese più aspre, le più sanguinose contumelie». Galli della Loggia cita a questo punto alcuni esempi, tratti in parte da una dettagliata denuncia pubblicata dal quotidiano "Avvenire": «In Irlanda le chiese sono obbligate ad affittare le sale per le cerimonie di loro proprietà anche per ricevimenti di nozze tra omosessuali; a Roma, nel corso del concerto del Primo Maggio un cantante ha mimato il gesto rituale della consacrazione dell'ostia durante l'eucarestia avendo però tra le mani un preservativo al posto dell'ostia; in Danimarca il Parlamento ha approvato una legge che obbliga la Chiesa evangelica luterana a celebrare matrimoni omosessuali nonostante un terzo dei ministri di questa si siano detti contrari; in Scozia due ostetriche cattoliche sono state obbligate da una sentenza a prendere parte a un aborto effettuato dalle loro colleghe, mentre dal canto suo l'Ordine dei medici inglese ha stabilito che i medici stessi «devono» essere preparati a mettere da parte il proprio credo personale riguardo alcune aree controverse. Ancora: in un recente video di David Bowie, in cui la celebre rockstar è abbigliato in modo che ricorda Gesù, la scena mostra un prete che dopo aver percosso un mendicante entra in un bordello e qui seduce una suora sulle cui mani subito dopo si manifestano le stigmate; in Inghilterra, a un'infer- miera è stato proibito di portare una croce al collo durante l'orario di lavoro, mentre una piccola tipografia è stata costretta ad affrontare le vie legali per essersi rifiutata di stampare materiale esplicitamente sessuale commissionatole da una rivista gay; in Francia, in base alla legislazione vigente, è di fatto impossibile per i cristiani sostenere pubblicamente che le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso costituiscono secondo la loro religione un peccato. E così via in un profluvio impressionante di casi (per informarsi dei quali non c'è che andare sul sito www.intoleranceagainstchristians.eu). Senza contare che ormai in quasi tutti i Paesi europei, al fine proclamato di impedire qualunque pratica discriminatoria, è stata cancellata l'erogazione di fondi alle istituzioni cristiane, così come è stata cancellata la clausola a protezione della libertà di coscienza nelle professioni mediche e paramediche. Non si contano infine in tutte le sedi più o meno ufficiali, a cominciare da quelle scolastiche, i casi di cancellazione, a proposito delle relative festività, della parola Natale, sostituita dal neutrale "vacanze invernali" o simili». Un quadro più ampio, quotidianamente aggiornato, ci è offerto da Nocristianofobia.org, un eccellente sito che si propone di documentare le aggressioni anticristiane nel mondo e di spiegarne le ragioni. Da parte nostra vogliamo ricordare che proprio quest'anno cade il 1700esimo anniversario dell'Editto di Milano, con il quale l'imperatore Costantino diede piena libertà ai cristiani dopo tre secoli di persecuzioni. Grazie a quell'evento, la legge morale del Vangelo penetrò nelle istituzioni del Diritto Romano, trasformando le istituzioni e la mentalità. La Chiesa venne riconosciuta giuridicamente e integrata nel diritto pubblico. Nacque la Civiltà cristiana d'Occidente. Oggi, 1700 anni dopo la "svolta costantiniana", ci troviamo a lottare per difendere lo spazio sociale del Cristianesimo, aggredito da nuovi persecutori. Alcuni cattolici sognano un Cristianesimo anti-costantiniano, che si sbarazzi della Cristianità e i laicisti assecondano questo sogno, perché sanno che la fine della Civiltà cristiana conduce inesorabilmente alla fine del Cristianesimo. Chi, in nome di una malintesa "libertà religiosa", respinge il regime di protezione accordato al Cristianesimo nell'età costantiniana, disarma la Chiesa, fingendo di ignorare che in tutta la sua storia Essa è sempre stata perseguitata da nemici che hanno evitato il confronto culturale e morale per colpirla con i mezzi della politica, della magistratura e delle armi. In passato, quando la Chiesa è stata combattuta, ha trovato difensori non solo sul piano apologetico, ma su quello politico, giuridico e militare. Non si trattava di imporre a nessuno l'atto di fede, che è per definizione libero, ma di difendere la verità cristiana, all'interno e all'esterno della Cristianità. Non c'è, sotto questo aspetto, discontinuità, ma continuità e sviluppo tra la Chiesa delle catacombe e la Chiesa costantiniana. I martiri hanno creduto nella verità del Vangelo e l'hanno amata fino ad offrire per essa la propria vita. Gli imperatori, i re, i condottieri cristiani, hanno amato la verità cristiana proteggendo, con le leggi e con le armi, il suo diritto a svilupparsi ed espandersi fino agli ultimi confini della terra. Questo diritto viene alla Chiesa da Gesù Cristo stesso, il Suo divino fondatore, e quella per Cristo o contro Cristo è la vera battaglia oggi in atto nel mondo. Roberto De Mattei Fonte: Radici Cristiane, Luglio 2013 (n. 86) P a g i n a 1 4 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Speciale. Giornata Mondiale della Gioventù 2013 “Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!” Dal 22 al 29 luglio scorso, a Rio de Janeiro (Brasile) si è tenuta la XXVIII “Giornata” Mondiale della Gioventù, durante il quale Papa Francesco ha compiuto il suo primo Viaggio Apostolico all’estero. Molte le iniziative alle quali ha partecipato il Papa. Ma andiamo con ordine. Nell’incontro con i giornalisti durante il volo papale (22 luglio 2013) tra le altre cose il Papa ha detto che «questo primo viaggio è proprio per trovare i giovani, ma trovarli non isolati dalla loro vita, io vorrei trovarli proprio nel tessuto sociale, in società. Perché quando noi isoliamo i giovani, facciamo un’ingiustizia; togliamo loro l’appartenenza. I giovani hanno una appartenenza, un’appartenenza ad una famiglia, a una patria, a una cultura, ad una fede… Hanno un’appartenenza e noi non dobbiamo isolarli! … Loro – davvero! – sono il futuro di un popolo … Ma anche l’altro estremo della vita, gli anziani, sono il futuro di un popolo. Un popolo ha futuro se va avanti con tutti e due i punti: con i giovani, con la forza, perché lo portano avanti; e con gli anziani perché loro sono quelli che danno la saggezza della vita … la saggezza della storia, la saggezza della patria, la saggezza della famiglia. E di questo noi abbiamo bisogno! … È vero che la crisi mondiale non fa cose buone con i giovani. Ho letto la settimana scorsa la percentuale dei giovani senza lavoro. Pensate che noi corriamo il rischio di avere una generazione che non ha avuto lavoro, e dal lavoro viene la dignità della persona di guadagnarsi il pane. I giovani, in questo momento, sono in crisi. Un po’ noi siamo abituati a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa troppo spesso! Ma adesso anche con questi tanti giovani senza lavoro, anche a loro arriva la cultura dello scarto. Dobbiamo tagliare questa abitudine a scartare! No! Cultura della inclusione, cultura dell’incontro, fare uno sforzo per portare tutti alla società! E’ questo un po’ il senso che io voglio dare a questa visita ai giovani, ai giovani nella società». Durante la cerimonia di benvenuto nel Giardino del Palazzo Guanabara (22 luglio 2013) Francesco ha detto «nella sua amorevole provvidenza, Dio ha voluto che il primo viaggio internazionale del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare nell’amata America Latina, concretamente in Brasile, Nazione che si vanta dei suoi saldi legami con la Sede Apostolica e dei suoi profondi sentimenti di fede e di amicizia che sempre l’ha tenuta unita, in modo singolare, al Successore di Pietro. Rendo grazie per questa benevolenza divina. Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più pre- zioso mi è stato dato: Gesù Cristo! Vengo nel suo Nome per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore; e desidero che a tutti e ciascuno giunga il mio saluto: “La pace di Cristo sia con voi!”. … Con questa mia visita desidero proseguire nella missione pastorale propria del Vescovo di Roma di confermare i fratelli nella fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza che scaturisce da Lui e di animarli ad offrire a tutti le inesauribili ricchezze del suo amore. … il motivo principale della mia presenza in Brasile trascende i suoi confini. Sono venuto infatti per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono venuto a incontrare giovani arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo Redentore. Essi vogliono trovare un rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo Cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Questi giovani provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al di là di ogni diversità. Cristo offre loro spazio, sapendo che non può esserci energia più potente di quella che si sprigiona dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza dell’amicizia con Lui. Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione: “Andate, fate discepoli”; andate oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e generate un mondo di fratelli. Ma anche i giovani hanno fiducia in Cristo: essi non hanno paura di rischiare con Lui l'unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi. Nell’iniziare questa mia visita in Brasile, sono ben consapevole che, rivolgendomi ai giovani, parlo anche alle loro famiglie, alle loro comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, alle società in cui sono inseriti, agli uomini e alle donne dai quali dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni. È comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l'immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti? Il mio augurio è che, in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria. E attenzione! La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo. È la finestra, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio. Questo significa: tutelarne le condizioni CONSOLATIO - AGOSTO 2013 La fede è intera, non si frulla. È la fede in Gesù. È la fede nel Figlio di Dio fatto uomo, che mi ha amato ed è morto per me. Allora: fatevi sentire; abbiate cura degli estremi della popolazione, che sono gli anziani e i giovani; non lasciatevi escludere materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita; garantirgli la sicurezza e l'educazione affinché diventi ciò che può essere; trasmettergli valori duraturi per cui vale la pena vivere; assicurargli un orizzonte trascendente per la sua sete di felicità autentica e la sua creatività nel bene; consegnargli l'eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori potenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti. Con questi atteggiamenti anticipiamo oggi il futuro che entra dalla finestra dei giovani. … le braccia del Papa si allargano per abbracciare l'intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa. Dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa». Durante la Santa Messa nella Basilica del Santuario di Nostra Signora di Aparecida (24 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «la Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: “Mostraci Gesù”. È da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla scia di Maria. Oggi, guardando alla Giornata Mondiale della Gioventù che mi ha portato in Brasile, anche io vengo a bussare alla porta della casa di Maria – che ha amato ed educato Gesù – affinché aiuti tutti noi, i Pastori del Popolo di Dio, i genitori e gli educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, solidali e fraterni. Per questo, vorrei richiamare tre semplici atteggiamenti, tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella gioia. … Quante difficoltà ci sono nella vita di ognuno, nella nostra gente, nelle nostre comunità, ma per quanto grandi possano apparire, Dio non lascia mai che ne siamo sommersi. Davanti allo scoraggiamento che potrebbe esserci nella vita, in chi lavora all’evangelizzazione oppure in chi si sforza di vivere la fede come padre e madre di famiglia, vorrei dire con forza: abbiate sempre nel cuore questa certezza: Dio cammina accanto a voi, in nessun momento vi abbandona! Non perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro cuore! Il “drago”, il male, c’è nella nostra storia, ma non è lui il più forte. Il più forte è Dio, e Dio è la nostra speranza! È vero che oggi un po’ tutti, e anche i nostri giovani sentono il fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio e sembrano dare speranza: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Spesso un senso di solitudine e di vuoto si fa strada nel cuore di molti e conduce alla ricerca di compensazioni, di questi P a g i n a 1 5 idoli passeggeri. Cari fratelli e sorelle, siamo luci di speranza! Abbiamo uno sguardo positivo sulla realtà. Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare protagonisti della costruzione di un mondo migliore: sono un motore potente per la Chiesa e per la società. Non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, fraternità, gioia; sono valori che trovano la loro radice più profonda nella fede cristiana. … Chi è uomo, donna di speranza - la grande speranza che ci dà la fede - sa che, anche in mezzo alle difficoltà, Dio agisce e ci sorprende. La storia di questo Santuario ne è un esempio: tre pescatori, dopo una giornata a vuoto, senza riuscire a prendere pesci, nelle acque del Rio Parnaíba, trovano qualcosa di inaspettato: un'immagine di Nostra Signora della Concezione. Chi avrebbe mai immaginato che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo in cui tutti i brasiliani possono sentirsi figli di una stessa Madre? Dio sempre stupisce, come il vino nuovo nel Vangelo … Dio riserva sempre il meglio per noi. Ma chiede che noi ci lasciamo sorprendere dal suo amore, che accogliamo le sue sorprese. Fidiamoci di Dio! Lontano da Lui il vino della gioia, il vino della speranza, si esaurisce. Se ci avviciniamo a Lui, se rimaniamo con Lui, ciò che sembra acqua fredda, ciò che è difficoltà, ciò che è peccato, si trasforma in vino nuovo di amicizia con Lui … se camminiamo nella speranza, lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, nel nostro cuore c’è gioia e non possiamo che essere testimoni di questa gioia. Il cristiano è gioioso, non è mai triste. Dio ci accompagna. Abbiamo una Madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli, per noi, come la regina Ester … Gesù ci ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama. Il peccato e la morte sono stati sconfitti. Il cristiano non può essere pessimista! Non ha la faccia di chi sembra trovarsi in un lutto perpetuo. Se siamo davvero innamorati di Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si “infiammerà” di una gioia tale che contagerà quanti vivono vicini a noi». Visitando l'Ospedale São Francisco de Assis na Providência - V.O.T. (Rio de Janeiro, 24.7.2013) il Papa ha detto: «in ogni fratello e sorella in difficoltà noi abbracciamo la carne sofferente di Cristo. ... in questo luogo di lotta contro la dipendenza chimica, vorrei abbracciare ciascuno e ciascuna di voi, voi che siete la carne di Cristo, e chiedere che Dio P a g i n a 1 6 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 riempia di senso e di ferma speranza il vostro cammino, e anche il mio. Abbracciare, abbracciare. Abbiamo tutti bisogno di imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, come ha fatto san Francesco. Ci sono tante situazioni in Brasile, nel mondo, che chiedono attenzione, cura, amore, come la lotta contro la dipendenza chimica. Spesso, invece, nelle nostre società ciò che prevale è l’egoismo. Quanti “mercanti di morte” che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo! La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell'uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro. Abbiamo tutti bisogno di guardare l’altro con gli occhi di amore di Cristo, imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, per esprimere vicinanza, affetto, amore. Ma abbracciare non è sufficiente. Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi. … Sei protagonista della salita; questa è la condizione indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto. Ma non siete mai soli! La Chiesa e tante persone vi sono vicine. Guardate con fiducia davanti a voi, la vostra è una traversata lunga e faticosa, ma guardate avanti … non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza! Ma vorrei dire anche: non rubiamo la speranza, anzi diventiamo tutti portatori di speranza! … Quante volte ci voltiamo dall'altro lato e facciamo finta di non vedere! … Il Signore vi è vicino e vi tiene per mano. Guardate a Lui nei momenti più duri e vi darà consolazione e speranza. E confidate anche nell’amore materno di Maria sua Madre … dove c’è una croce da portare, lì accanto a noi c’è sempre Lei, la Madre». Ai giovani italiani al termine della visita all'Ospedale São Francisco de Assis na Providência - V.O.T. il Papa ha detto: «So che vi siete riuniti … per far festa e riflettere sulla persona di Gesù e sulle risposte che solo Lui sa dare ai vostri interrogativi di fede e di vita. Fidatevi di Cristo, ascoltatelo, seguitene le orme. Non ci abbandona mai, neanche nei momenti più bui della vita. È Lui la nostra speranza». Visitando la Comunità di Varginha [Manguinhos] (Rio de Janeiro, 25 luglio 2013) Papa Francesco ha detto: «questa Comunità … oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile. Che bello essere accolti con amore, con generosità, con gioia! Basta vedere come avete decorato le strade della Comunità; anche questo è un segno di affetto, nasce dal vostro cuore, dal cuore dei brasiliani, che è in festa! … è importante saper accogliere; è ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. Lo dico perché quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei - un po’ di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo - non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo. So bene che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trova- te sempre un modo di condividere il cibo; come dice il proverbio, si può sempre “aggiungere più acqua ai fagioli”! Si può aggiungere più acqua ai fagioli? ... Sempre? ... E voi lo fate con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore! E il popolo brasiliano, in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà, una parola - questa parola solidarietà spesso dimenticata o taciuta, perché scomoda. Quasi sembra una brutta parola ... solidarietà. Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è, non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. … Desidero incoraggiare gli sforzi che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di “pacificazione” sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa. Una società così semplicemente impoverisce se stessa, anzi perde qualcosa di essenziale per se stessa. Non lasciamo, non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto! … solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica! … La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà! … la Chiesa, “avvocata della giustizia e difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo” (Documento di Aparecida, 395), desidera offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa significare un vero sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo. Cari amici, certamente è necessario dare il pane a chi ha fame; è un atto di giustizia. Ma c’è anche una fame più profonda, la fame di una felicità che solo Dio può saziare. Fame di dignità. Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell'uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l'equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano. … cari giovani, avete una particolare sensibilità contro le ingiustizie, ma spesso siete delusi da fatti che parlano di corruzione, da persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire proprio interesse. Anche a voi e a tutti ripeto: non scoraggiatevi mai, non perdete la fiducia, non lasciate che si spenga la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare. Cercate voi per primi di portare il bene, di non abituarvi al male, ma di vincerlo con il bene. La Chiesa vi accompagna, portandovi il bene prezioso della fede, di Gesù Cristo, che è “venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). … non siete soli, la Chiesa è con voi, il Papa è con voi. Porto ognuno di voi nel mio cuore e faccio mie le intenzioni che avete nell’intimo: i ringraziamenti per le gioie, le richieste di aiuto nelle difficoltà, il desiderio di consolazione nei momenti di dolore e di sofferenza». Incontrando i giovani argentini nella Cattedrale di San Sebastián (25 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscire fuori…, se non lo fanno diventano una ONG e la Chiesa non può essere una ONG. … io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l’esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro. Questa civiltà, cioè, ci ha portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro. Allora i giovani: devono emergere, devono farsi valere; i giovani devono uscire per lottare per i valori, lottare per questi valori; e gli anziani devono aprire la bocca, gli anziani devono aprire la bocca e insegnarci! Trasmetteteci la saggezza dei popoli! … anziani: non venite meno nell’essere la riserva culturale del nostro popolo, riserva che trasmette la giustizia, che trasmette la storia, che trasmette i valori, che trasmette la memoria del popolo. E voi, per favore, non mettetevi contro gli anziani: lasciateli parlare, ascoltateli e andate avanti. Ma sappiate, sappiate che in questo momento voi, giovani, e gli anziani, siete condannati allo stesso destino: esclusione. Non P a g i n a 1 7 vi lasciate escludere. È chiaro! Per questo credo che dobbiate lavorare. La fede in Gesù Cristo non è uno scherzo, è una cosa molto seria. È uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi. È uno scandalo che sia morto su una croce ... La Croce continua a far scandalo. Ma è l’unico cammino sicuro: quello della Croce, quello di Gesù, quello dell’Incarnazione di Gesù. Per favore, non “frullate” la fede in Gesù Cristo. C’è il frullato di arancia, c’è il frullato di mela, c’è il frullato di banana, ma per favore non bevete “frullato” di fede. La fede è intera, non si frulla. È la fede in Gesù. È la fede nel Figlio di Dio fatto uomo, che mi ha amato ed è morto per me. Allora: fatevi sentire; abbiate cura degli estremi della popolazione, che sono gli anziani e i giovani; non lasciatevi escludere e che non si escludano gli anziani. Secondo: non “frullate” la fede in Gesù Cristo. … leggi le Beatitudini che ti faranno bene. Se vuoi sapere che cosa devi fare concretamente leggi Matteo capitolo 25, che è il protocollo con il quale verremo giudicati. Con queste due cose avete il Piano d’azione: le Beatitudini e Matteo 25. Non avete bisogno di leggere altro. Ve lo chiedo con tutto il cuore». Durante la festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di Copacabana (25 luglio 2013) il Papa ha detto: «Anzitutto voglio ringraziarvi per la testimonianza di fede che state dando al mondo. Sempre ho sentito dire che ai carioca non piacciono il freddo e la pioggia, ma voi state mostrando che la vostra fede è più forte del freddo e della pioggia. Congratulazioni! Siete dei veri eroi! Vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia! … Siete in tanti! Venite da tutti i continenti! Siete spesso distanti non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano. Ma oggi siete qui, anzi oggi siamo qui, insieme, uniti per condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli. Questa settimana, Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e giovane, perché voi avete risposto con generosità e coraggio all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere suoi amici. … Dal Corcovado, il Cristo Redentore ci abbraccia e ci benedice. Guardando questo mare, la spiaggia e tutti voi, mi viene in mente il momento in cui Gesù ha chiamato i primi discepoli a seguirlo sulla riva del lago di Tiberiade. Oggi Gesù ci chiede ancora: Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere mio amico? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? Nel cuore dell'Anno della fede queste domande ci invitano a rinnovare il nostro impegno di cristiani. P a g i n a 1 8 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Le vostre famiglie e le comunità locali vi hanno trasmesso il grande dono della fede, Cristo è cresciuto in voi. Oggi desidera venire qui per confermarvi in questa fede, la fede nel Cristo vivente che dimora in voi, ma sono venuto anche io per essere confermato dall'entusiasmo della vostra fede! Voi sapete che nella vita di un vescovo ci sono tanti problemi che richiedono di essere risolti. E con questi problemi e difficoltà, la fede di un vescovo può rattristarsi. Che brutto è un vescovo triste! Che brutto! Perché la mia fede non sia triste sono venuto qui per essere contagiato dall’entusiasmo di tutti voi! … In varie parti del mondo, in questo stesso momento, tanti giovani si sono radunati per vivere insieme con noi questo momento: sentiamoci uniti gli uni con gli altri nella gioia, nell’amicizia, nella fede. E siate certi: il mio cuore vi abbraccia tutti con affetto universale. Perché la cosa più importante oggi è questa vostra riunione e la riunione di tutti i giovani che ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione. … è bello essere qui insieme attorno a Gesù! È Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato anche le parole di Dio Padre: “Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!” (Lc 9,35). Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia. … Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l'olio, allora tu “metti” l'olio... “Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te. Metti fede, metti speranza, metti amore! … Ma chi può donarci tutto questo? Nel Vangelo sentiamo la risposta: Cristo. «Questo è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». Gesù ci porta Dio e ci porta a Dio, con Lui tutta la nostra vita si trasforma, si rinnova e noi possiamo guardare la realtà con occhi nuovi, dal punto di vista di Gesù, con i suoi stessi occhi … "metti Cristo" nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; “metti Cristo” e vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro; “metti Cristo” e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una vita feconda. Perché tutti noi desideriamo avere una vita feconda, una vita che sona vita agli altri! … in chi riponiamo la nostra fiducia? In noi stessi, nelle cose, o in Gesù? Tutti abbiamo spesso la tentazione di metterci al centro, di credere che siamo l'asse dell'universo, di credere che siamo solo noi a costruire la nostra vita o di pensare che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma tutti sappiamo che non è così! Certo l’avere, il denaro, il potere possono dare un momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma, alla fine, sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi. E finiamo “riempiti”, ma non nutriti, ed è molto triste vedere una gioventù “riempita”, ma debole. La gioventù deve essere forte, nutrirsi della sua fede e non riempirsi di altre cose! “Metti Cristo” nella tua vita, metti in Lui la tua fiducia e non sarai mai deluso! Vedete cari amici, la fede compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana: ci toglie dal centro e mette al centro a Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. Apparentemente sembra che non cambi nulla, ma nel più profondo di noi stessi cambia tutto. Quando c'è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo (cfr Gal 5, 22); allora la nostra esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di Dio. Cari amici, la fede è rivoluzionaria e io oggi ti chiedo: sei disposto, sei disposta e entrare in quest’onda rivoluzionaria della fede? Solo entrando in quest’onda la tua giovane vita acquisterà senso e così sarà feconda! Caro giovane, cara giovane: “metti Cristo” nella tua vita. In questi giorni, Lui ti attende: ascoltalo con attenzione e la sua presenza entusiasmerà il tuo cuore; “Metti Cristo”: Lui ti accoglie nel Sacramento del perdono, con la sua misericordia cura tutte le ferite del peccato. Non avere paura di chiedere perdono a Dio perché Lui nel suo grande amore non si stanca mai di perdonarci, come un padre che ci ama. Dio è pura misericordia! “Metti Cristo": Lui ti aspetta anche nell'Eucaristia, Sacramento della sua presenza, del suo sacrificio di amore, e ti aspetta anche nell’umanità di tanti giovani che ti arricchiranno con la loro amicizia, ti incoraggeranno con la loro testimonianza di fede, ti insegneranno il linguaggio dell'amore, della bontà, del servizio. Anche tu caro giovane, cara giovane, puoi essere un testimone gioioso del suo amore, un testimone coraggioso del suo Vangelo per portare in questo nostro mondo un po’ di luce. Lasciati cercare da Gesù, lasciati amare da Gesù, è un amico che non delude». Prima della Preghiera dell'Angelus Domini dal Balcone centrale del Palazzo Arcivescovile St. Joaquim (Rio de Janeiro, 26 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «Vorrei che il mio passaggio per questa città di Rio rinnovasse in tutti l'amore per Cristo e per la Chiesa, la gioia di essere uniti a Lui e di appartenere alla Chiesa e l'impegno di vivere e di testimoniare la fede. Una bellissima espressione popolare della fede è la preghiera dell’Angelus [in Brasile, l’Ora di Maria]. È una preghiera semplice da recitarsi in tre momenti caratteristici della giornata che segnano il ritmo delle nostre attività quotidiane: al mattino, a mezzogiorno e al tramonto. Ma è una preghiera importante; invito tutti a recitarla con l’Ave Maria. Ci ricorda un evento luminoso che ha trasformato la storia: l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazaret. Oggi la Chiesa celebra i genitori della Vergine Maria, i nonni di Gesù: i santi Gioacchino e Anna. Nella loro casa è venuta al mondo Maria, portando con sé quello straordinario mistero dell'Immacolata Concezione; nella loro casa è cresciuta accompagnata dal loro amore e dalla loro fede; nella loro casa ha imparato ad ascoltare il Signore e a seguire la sua volontà. I santi Gioacchino ed Anna fanno parte di una lunga catena che ha trasmesso la fede e l’amore per Dio, nel calore della famiglia, fino a Maria che ha accolto nel suo grembo il Figlio di Dio e lo ha donato al mondo, lo ha donato a noi. Il valore prezioso della famiglia come luogo privilegiato per trasmettere la fede! Guardando all’ambiante familiare vorrei sottolineare una cosa: oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! CONSOLATIO - AGOSTO 2013 «Vuoi essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani. Dimmi: sei uno di quelli che si lavano le mani, che fa il finto tonto e guarda dall'altra parte? O sei come il Cireneo, che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza … Gesù ti sta guardando adesso e ti dice: mi vuoi aiutare a portare la Croce?» E come è importante l'incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all'interno della famiglia. Il Documento di Aparecida ce lo ricorda: «I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita» (n. 447). Questo rapporto, questo dialogo tra le generazioni è un tesoro da conservare e alimentare! … rivolgiamoci a Maria perché custodisca le nostre famiglie, le renda focolari di fede e di amore, in cui si senta la presenza del suo Figlio Gesù». Durante la Via Crucis con i giovani sul Lungomare di Copacabana (Rio de Janeiro, 26 luglio 2013) il Papa ha detto: «Siamo venuti oggi qui per accompagnare Gesù lungo il suo cammino di dolore e di amore, il cammino della Croce, che è uno dei momenti forti della Giornata Mondiale della Gioventù. … nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella propria vita. Tre domande vorrei che risuonassero nei vostri cuori questa sera accompagnando il Signore: Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese? E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi? E, infine, che cosa insegna alla nostra vita questa Croce? … Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade e prende su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde. Con la Croce Gesù si unisce al silenzio delle vittime della violenza, che ormai non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi; con la Croce, Gesù si unisce alle famiglie che sono in difficoltà, e che piangono la tragica perdita dei loro figli … Con la Croce Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che, dall'altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno tonnellate di cibo; con la Croce, Gesù è unito a tante madri e a tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; nella Croce, Gesù è unito a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono l'egoismo e la corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo. Quanto fanno soffrire Gesù le nostre incoerenze! Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo, anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le P a g i n a 1 9 braccia aperte, carica sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita (cfr Gv 3,16). … Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c'è la sua immensa misericordia. E questo è un amore di cui possiamo fidarci, nel quale possiamo credere. Cari giovani, fidiamoci di Gesù, affidiamoci a Lui … perché Lui non delude mai nessuno! Solo in Cristo morto e risorto troviamo la salvezza e la redenzione. Con lui, il male, la sofferenza e la morte non hanno l'ultima parola, perché Lui ci dona speranza e vita: ha trasformato la Croce dall'essere uno strumento di odio, di sconfitta e di morte ad essere un segno di amore, di vittoria, di trionfo e di vita. … Il Cristo sofferente lo sentiamo vicino, uno di noi che condivide il nostro cammino fino in fondo. Non c'è croce, piccola o grande che sia, della nostra vita che il Signore non condivida con noi. … la Croce di Cristo invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto, la Croce ci invita ad uscire da noi stessi per andare loro incontro e tendere loro la mano. … oggi ti chiedo: Tu come chi di loro vuoi essere? Vuoi essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani. Dimmi: sei uno di quelli che si lavano le mani, che fa il finto tonto e guarda dall'altra parte? O sei come il Cireneo, che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza. E tu, come chi di questi vuoi essere? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria? Gesù ti sta guardando adesso e ti dice: mi vuoi aiutare a portare la Croce? … alla Croce di Cristo portiamo le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella con questo stesso amore». Durante la Santa Messa con i Vescovi della XXVIII GMG e con i Sacerdoti, i Religiosi e i Seminaristi nella Cattedrale di San Sebastiano (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) il Papa ha detto: «vorrei riflettere con voi su tre aspetti della nostra vocazione: chiamati da Dio; chiamati ad annunciare il Vangelo; chiamati a promuovere la cultura dell’incontro … un vescovo, un sacerdote, un consacrato, una consacrata, un seminarista non può essere “smemorato”: perde il riferimento essenziale al P a g i n a 2 0 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 momento iniziale del suo cammino. Chiedere la grazia, chiederla alla Vergine, lei che aveva buona memoria; chiedere la grazia di essere persone che conservano la memoria di questa prima chiamata. Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per rimanere con Gesù (cfr Mc 3,14), uniti a Lui. In realtà, questo vivere, questo permanere in Cristo segna tutto ciò che siamo e facciamo. È precisamente questa "vita in Cristo" ciò che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondità del nostro servizio … (cfr Gv 15,16). Non è la creatività, per quanto pastorale sia, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, anche se aiutano e molto, ma quello che assicura il frutto è l’essere fedeli a Gesù, che ci dice con insistenza: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). E noi sappiamo bene che cosa significa: contemplarLo, adorarLo e abbracciarLo, nel nostro incontro quotidiano con Lui nell'Eucaristia, nella nostra vita di preghiera, nei nostri momenti di adorazione; riconoscerlo presente e abbracciarlo anche nelle persone più bisognose. Il “rimanere” con Cristo non significa isolarsi, ma è un rimanere per andare all’incontro con gli altri. … Gesù è il Buon Pastore, è il nostro vero tesoro; per favore, non cancelliamolo dalla nostra vita! Radichiamo sempre più il nostro cuore in Lui (cfr Lc 12,34). … Dio chiede che siamo missionari. … nella nostra patria o dove ci ponga. Aiutiamo i giovani. Abbiamo l’orecchio attento per ascoltare le loro illusioni - hanno bisogno di essere ascoltati -, per ascoltare i loro successi, per ascoltare le loro difficoltà. Bisogna mettersi seduti, ascoltando forse lo stesso libretto, ma con una musica diversa, con identità differenti. La pazienza di ascoltare! Questo ve lo chiedo con tutto il cuore! Nel confessionale, nella direzione spirituale, nell’ accompagnamento. Sappiamo perdere tempo con loro. Seminare, costa e affatica, affatica moltissimo! Ed è molto più gratificante godere del raccolto! Che furbizia! Tutti godiamo di più con il raccolto! Però Gesù ci chiede che seminiamo con serietà. Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani! San Paolo usa un'espressione, che ha fatto diventare realtà nella sua vita, rivolgendosi ai suoi cristiani: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi» (Gal 4, 19). Anche noi facciamola diventare realtà nel nostro ministero! Aiutare i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio, questo è molto difficile, ma quando un giovane lo comprende, quando un giovane lo sente con l’unzione che gli dona lo Spirito Santo, questo “essere amato personalmente da Dio” lo accompagna poi per tutta la vita; riscoprire la gioia, che Dio ha dato suo Figlio Gesù per la nostra salvezza. Educarli, nella missione, ad uscire, ad andare, ad essere "callejeros de la fe" [girovaghi della fede]. Così ha fatto Gesù con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Spingiamo i giovani affinché escano. Certo che faranno stupidaggini. Non abbiamo paura! Gli Apostoli le hanno fatte prima di noi. Spingiamoli ad uscire. Pensiamo con decisione alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Loro sono gli invitati VIP. Andare a cercarli nei crocevia delle strade. … In molti ambienti, e in generale in questo umanesimo economicista che ci è stato imposto nel mondo, si è fatta strada una cultura dell’esclusione, una “cultura dello scarto” Non c'è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero nella strada. A volte sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due “dogmi” moderni: efficienza e pragmatismo. Cari Vescovi, Sacerdoti, Religiosi e anche voi Seminaristi che vi preparate al ministero, abbiate il coraggio di andare controcorrente a questa cultura. Avere il coraggio! … Abbiate il coraggio di andare controcorrente a questa cultura efficientista, a questa cultura dello scarto. L’incontro e l’accoglienza di tutti, la solidarietà - una parola che si sta nascondendo in questa cultura, quasi fosse una cattiva parola -, la solidarietà e la fraternità, sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana. Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro! Vi vorrei quasi ossessionati in questo senso. E farlo senza essere presuntuosi, imponendo “le nostre verità”, ma bensì guidati dall'umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla … siamo chiamati da Dio, con nome e cognome, ciascuno di noi, chiamati ad annunciare il Vangelo e a promuovere con gioia la cultura dell’incontro. La Vergine Maria è nostro modello. … Le chiediamo che ci insegni a incontrarci ogni giorno con Gesù. E quando facciamo finta di niente, perché abbiamo molte cose da fare e il tabernacolo rimane abbandonato, che ci prenda per mano. Chiediamoglielo! Guarda, Madre, quando sono disorientato, conducimi per mano. Che ci spinga a uscire all’incontro di tanti fratelli e sorelle che sono nella periferia, che hanno sete di Dio e non hanno chi lo annunci. Che non ci butti fuori di casa, ma che ci spinga ad uscire di casa, E così che siamo discepoli del Signore. Che Ella conceda a tutti questa grazia». Incontrando la Classe Dirigente del Brasile nel Teatro Municipale (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «Quanti, in una Nazione, hanno un ruolo di responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro “con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità” … vorrei condividere con voi tre aspetti di questo sguardo calmo, sereno e saggio: primo, l’originalità di una tradizione culturale; secondo, la responsabilità solidale per costruire il futuro; e terzo, il dialogo costruttivo, per affrontare il presente. … è giusto valorizzare la dinamica originalità che caratterizza la cultura brasiliana, con la sua straordinaria capacità di integrare elementi diversi. Il comune sentire di un popolo, le basi del suo pensiero e della sua creatività, i principi fondamentali della sua vita, i criteri di giudizio in merito alle priorità, alle norme di azione, si fondano, si fondano e crescono su una visione integrale della persona umana. Questa visione dell’uomo e della vita così come è propria del popolo brasiliano, ha ricevuto anche la linfa del Vangelo, la fede in Gesù Cristo, CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Vorrei che ci domandassimo tutti, oggi: siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore? Una Chiesa capace di ricondurre a Gerusalemme? Di riaccompagnare a casa? nell’amore di Dio e la fraternità con il prossimo. La ricchezza di questa linfa può fecondare un processo culturale fedele all’identità brasiliana e, al tempo stesso, un processo costruttore di un futuro migliore per tutti. Un processo che fa crescere l’umanizzazione integrale e la cultura dell’incontro e della relazione; questo è il modo cristiano di promuovere il bene comune, la gioia di vivere. E qui convergono fede e ragione, la dimensione religiosa con i diversi aspetti della cultura umana: arte, scienza, lavoro, letteratura… Il cristianesimo unisce trascendenza e incarnazione; per la capacità di rivitalizzare sempre il pensiero e la vita, di fronte alla minaccia della frustrazione e del disincanto che possono invadere i cuori e si diffondono nelle strade. … la responsabilità sociale … richiede un certo tipo di paradigma culturale e, conseguentemente, di politica. Siamo responsabili della formazione di nuove generazioni, di aiutare ad essere capaci nell'economia e nella politica, e ferme sui valori etici. Il futuro esige oggi l'opera di riabilitare la politica, riabilitare la politica, che è una delle forme più alte della carità. Il futuro esige anche una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà. Che nessuno sia privo del necessario e che a tutti sia assicurata dignità, fratellanza e solidarietà: questa è la strada proposta. … chi la vita ha unto come guida, deve avere obiettivi concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli, ma anche ci può essere il pericolo della disillusione, dell’amarezza, dell’indifferenza, quando le aspirazioni non si realizzano. Qui faccio appello alla dinamica della speranza che ci spinge ad andare sempre oltre, a impiegare tutte le energie e le capacità in favore delle persone per cui si opera, accettando i risultati e creando condizioni per scoprire nuovi percorsi, donandosi anche senza vedere risultati, ma mantenendo viva la speranza, con quella costanza e coraggio che nascono dall'accettazione della propria vocazione di guida e di dirigente. È proprio della leadership scegliere la più giusta delle opzioni dopo averle considerate partendo dalla propria responsabilità e dall’interesse del bene comune; per questa strada si va al centro dei mali della società per vincerli anche con l’audacia di azioni coraggiose e libere. È nostra responsabilità, pur sempre limitata, questa comprensione di tutta la realtà, osservando, soppesando, valutando, per prendere decisioni nel momento presente, ma allargando lo sguardo verso il futuro, riflettendo sulle conseguenze delle decisioni. Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio. Questo senso etico appare oggi come una sfida storica senza precedenti, P a g i n a 2 1 dobbiamo cercarlo, dobbiamo inserirlo nella stessa società. Oltre alla razionalità scientifica e tecnica, nella situazione attuale si impone il vincolo morale con una responsabilità sociale e profondamente solidale. … oltre all’umanesimo integrale che rispetti la cultura originale e alla responsabilità solidale, ritengo fondamentale per affrontare il presente: il dialogo costruttivo. Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni, il dialogo nel popolo, perché tutti siamo popolo, la capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verità. Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media, quando dialogano. È impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti. Considero anche fondamentale in questo dialogo il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete. Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio, la mia risposta sempre è la stessa: dialogo, dialogo, dialogo. L'unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società, l'unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell'incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. L'altro ha sempre qualcosa da darmi, se sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi. Questo atteggiamento aperto, disponibile e senza pregiudizi, lo definirei come "umiltà sociale" che è ciò che favorisce il dialogo. Solo così può crescere una buona intesa fra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza precomprensioni gratuite e in un clima di rispetto per i diritti di ciascuna. Oggi, o si scommette sul dialogo, o si scommette sulla cultura dell'incontro, o tutti perdiamo, tutti perdiamo. Per di qui va il cammino fecondo. … La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono un sogno fantasioso, ma il risultato di uno sforzo concertato di tutti verso il bene comune. Vi incoraggio in questo vostro impegno per il bene comune, che richiede da parte di tutti saggezza, prudenza e generosità». P a g i n a 2 2 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Incontrando l'Episcopato brasiliano nell'Arcivescovado di Rio de Janeiro (27 luglio 2013) il Papa ha detto: «l’umiltà … appartiene a Dio come tratto essenziale … è nel DNA di Dio. … In Aparecida, sin dall’inizio, Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è diviso. Muri, abissi, distanze presenti anche oggi sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione. … Ci sono pezzi di un mistero, come parti di un mosaico, che andiamo incontrando. Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa. … La gente semplice ha sempre spazio per far albergare il mistero. Forse abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero ad una spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero entra dal cuore. Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto. … Dio chiede di essere messo al riparo nella parte più calda di noi stessi: il cuore. Poi è Dio a sprigionare il calore di cui abbiamo bisogno, ma prima entra con l’astuzia di colui che mendica. I pescatori coprono quel mistero della Vergine con il manto povero della loro fede. Chiamano i vicini per vedere la bellezza trovata; si riuniscono intorno ad essa; raccontano le loro pene in sua presenza e le affidano le loro cause. Consentono così che le intenzioni di Dio si possano attuare: una grazia, poi l’altra; una grazia che apre ad un’altra; una grazia che prepara un’altra. Dio va gradualmente dispiegando l’umiltà misteriosa della sua forza. C’è da imparare tanto da questo atteggiamento dei pescatori. Una Chiesa che fa spazio al mistero di Dio; una Chiesa che alberga in se stessa tale mistero, in modo che esso possa incantare la gente, attirarla. Solo la bellezza di Dio può attrarre. La via di Dio è l’incanto che attrae. Dio si fa portare a casa. Egli risveglia nell’uomo il desiderio di custodirlo nella propria vita, nella propria casa, nel proprio cuore. Egli risveglia in noi il desiderio di chiamare i vicini per far conoscere la sua bellezza. La missione nasce proprio da questo fascino divino, da questo stupore dell’incontro. Parliamo di missione, di Chiesa missionaria. Penso ai pescatori che chiamano i loro vicini per vedere il mistero della Vergine. Senza la semplicità del loro atteggiamento, la nostra missione è destinata al fallimento. La Chiesa ha sempre l’urgente bisogno di non disimparare la lezione di Aparecida, non la può dimenticare. Le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri, perché sempre è Lui che agisce. … il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore. Servono certamente la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti. Un’altra lezione che la Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono darsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile “pescare” Dio nelle acque profonde del suo Mistero. … Dio appare negli incroci. La Chiesa in Brasile non può dimenticare tale vocazione inscritta in sé fin dal suo primo respiro: essere capace di sistole e diastole, di raccogliere e diffondere. … Non bisogna cedere al disincanto, allo scoraggiamento, alle lamentele. Abbiamo lavorato molto e, a volte, ci sembra di essere degli sconfitti, e abbiamo il sentimento di chi deve fare il bilancio di una stagione ormai persa, guardando a coloro che ci lasciano o non ci ritengono più credibili, rilevanti. Rileggiamo in questa luce, ancora una volta, l’episodio di Emmaus (cfr Lc 24, 13-15). I due discepoli scappano da Gerusalemme. Si allontano dalla “nudità” di Dio. Sono scandalizzati dal fallimento del Messia nel quale avevano sperato e che ora appare irrimediabilmente sconfitto, umiliato, anche dopo il terzo giorno (vv. 17-21). Il mistero difficile della gente che lascia la Chiesa; di persone che, dopo essersi lasciate illudere da altre proposte, ritengono che ormai la Chiesa - la loro Gerusalemme - non possa offrire più qualcosa di significativo e importante. E allora vanno per la strada da soli, con la loro delusione. Forse la Chiesa è apparsa troppo debole, forse troppo lontana dai loro bisogni, forse troppo povera per rispondere alle loro inquietudini, forse troppo fredda nei loro confronti, forse troppo autoreferenziale, forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi, forse il mondo sembra aver reso la Chiesa un relitto del passato, insufficiente per le nuove domande; forse la Chiesa aveva risposte per l’infanzia dell’uomo ma non per la sua età adulta. Il fatto è che oggi ci sono molti che sono come i due discepoli di Emmaus; non solo coloro che cercano risposte nei nuovi e diffusi gruppi religiosi, ma anche coloro che sembrano ormai senza Dio sia nella teoria che nella pratica. Di fronte a questa situazione che cosa fare? Serve una Chiesa che non abbia paura di entrare nella loro notte. Serve una Chiesa capace di incontrarli nella loro strada. Serve una Chiesa in grado di inserirsi nella loro conversazione. Serve una Chiesa che sappia dialogare con quei discepoli, i quali, scappando da Gerusalemme, vagano senza meta, da soli, con il proprio disincanto, con la delusione di un Cristianesimo ritenuto ormai terreno sterile, infecondo, incapace di generare senso. La globalizzazione implacabile e l'intensa urbanizzazione spesso selvagge, hanno promesso molto. Tanti si sono innamorati delle loro potenzialità e in essa c’è qualcosa di veramente positivo, come, per esempio, la diminuzione delle distanze, l’avvicinamento tra le persone e le culture, la diffusione dell’informazione e dei servizi. Ma, dall’altro lato, molti vivevano i loro effetti negativi senza rendersi conto di come essi pregiudicano la propria visione dell’uomo e del mondo, generando maggiore disorientamento, e un vuoto che non riescono a spiegare. Alcuni di questi effetti sono la confusione circa il senso della vita, la disintegrazione CONSOLATIO - AGOSTO 2013 «La famiglia è importante per l’evangelizzazione del nuovo mondo. La famiglia è importante, è necessaria per la sopravvivenza dell’umanità. Se non c’è la famiglia, è a rischio la sopravvivenza culturale dell’umanità. La famiglia, ci piaccia o no, è la base». personale, la perdita dell’ esperienza di appartenere a un “nido”, la mancanza di un luogo e di legami profondi. E siccome non c’è chi li accompagni e mostri con la propria vita il vero cammino, molti hanno cercato scorciatoie, perché appare troppo alta la “misura” della Grande Chiesa. Ci sono anche quelli che riconoscono l’ideale dell’uomo e di vita proposto dalla Chiesa, ma non hanno l’audacia di abbracciarlo. Pensano che questo ideale sia troppo grande per loro, sia fuori delle loro possibilità; la meta a cui tendere è irraggiungibile. Tuttavia non possono vivere senza avere almeno qualcosa, sia pure una caricatura, di quello che sembra troppo alto e lontano. Con la disillusione nel cuore, vanno alla ricerca di qualcosa che li illuda ancora una volta, o si rassegnano ad una adesione parziale, che, in definitiva, non riesce a dare pienezza alla loro vita. Il grande senso di abbandono e di solitudine, di non appartenenza neanche a se stessi che spesso emerge da questa situazione, è troppo doloroso per essere messo a tacere. C’è bisogno di uno sfogo e allora resta la via del lamento. Ma anche il lamento diventa a sua volta come un boomerang che torna indietro e finisce per aumentare l’infelicità. Poca gente è ancora capace di ascoltare il dolore; bisogna almeno anestetizzarlo. Davanti a questo panorama, serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente; una Chiesa capace di decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme; una Chiesa che si renda conto di come le ragioni per le quali c’è gente che si allontana contengono già in se stesse anche le ragioni per un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere il tutto con coraggio. Gesù diede calore al cuore dei discepoli di Emmaus. ... In Gerusalemme abitano le nostre sorgenti: Scrittura, Catechesi, Sacramenti, Comunità, amicizia del Signore, Maria e gli Apostoli... Siamo ancora in grado di raccontare queste fonti così da risvegliare l’incanto per la loro bellezza? Tanti se ne sono andati poiché è stato loro promesso qualcosa di più alto, qualcosa di più forte, qualcosa di più veloce. Ma c’è qualcosa di più alto dell’amore rivelato a Gerusalemme? Nulla è più alto dell’abbassamento della Croce, poiché lì si raggiunge veramente l’altezza dell’amore! Siamo ancora in grado di mostrare questa verità a coloro che pensano che la vera altezza della vita sia altrove? Si conosce qualcosa di più forte della potenza nascosta nella fragilità dell’amore, del bene, della verità, della bellezza? La ricerca di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei veloci, rapporti veloci... E tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa, sa ancora essere lenta: nel tempo, per ascoltare, nella P a g i n a 2 3 pazienza, per ricucire e ricomporre? O anche la Chiesa è ormai travolta della frenesia dell’efficienza? Recuperiamo ... la calma di saper accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro ritmi di cammino, la capacità di essere sempre vicini per consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori, così da potervi entrare. Essi vogliono dimenticare Gerusalemme nella quale abitano le loro sorgenti, ma allora finiranno per sentire sete. Serve una Chiesa capace ancora di accompagnare il ritorno a Gerusalemme! Una Chiesa che sia in grado di far riscoprire le cose gloriose e gioiose che si dicono di Gerusalemme, di far capire che essa è mia Madre, nostra Madre e non siano orfani! In essa siamo nati. Dov’è la nostra Gerusalemme, dove siamo nati? Nel Battesimo, nel primo incontro di amore, nella chiamata, nella vocazione! Serve una Chiesa che torni a portare calore, ad accendere il cuore. Serve una Chiesa capace ancora di ridare cittadinanza a tanti dei suoi figli che camminano come in un esodo». A questo punto il Papa ha parlato delle sfide della Chiesa in Brasile (la priorità della formazione di Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici; la collegialità e la solidarietà della Conferenza Episcopale; lo stato permanente di missione e conversione pastorale; il compito della Chiesa nella società; l’Amazzonia come cartina di tornasole, banco di prova per la Chiesa e la società brasiliane). Il Papa ha concluso dicendo: «la Chiesa non è mai uniformità, ma diversità che si armonizzano nell’unità e questo vale in ogni realtà ecclesiale». Intervistato alla radio dell'Arcidiocesi di Rio ("Radio Cattedrale" - 27 luglio 2013) Papa Francesco ha detto: «una Radio cattolica oggi è il pulpito più vicino che abbiamo. È da dove possiamo annunciare, attraverso la radio, i valori umani, i valori religiosi, e soprattutto annunciare Gesù Cristo, il Signore; dare al Signore la grazia di farGli posto tra le nostre cose. … solidarietà … è una parola che si tenta di mettere da parte, sempre, perché è fastidiosa e tuttavia è una parola che riflette i valori umani e cristiani che oggi ci vengono richiesti per andare contro … la cultura dello scarto, secondo cui tutto è scartabile. Una cultura che sempre lascia fuori la gente: lascia fuori i bambini, lascia fuori i giovani, lascia fuori gli anziani, lascia fuori tutti coloro che non servono, che non producono e questo non può essere! Al contrario, la solidarietà include tutti. Dovete continuare a lavorare per questa cultura della solidarietà e per il Vangelo … la famiglia è importante per l’evangelizzazione del nuovo mondo. La famiglia è importante, è necessaria per la sopravvivenza dell’umanità. Se non c’è la famiglia, è a rischio la sopravvivenza culturale dell’umanità. La famiglia, ci piaccia o no, è la base». P a g i n a 2 4 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Durante la veglia di preghiera con i giovani (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) Papa Bergoglio ha detto: «Guardando voi oggi qui presenti, mi viene in mente la storia di san Francesco d'Assisi. Davanti al Crocifisso sente la voce di Gesù che gli dice: “Francesco, va’ e ripara la mia casa”. E il giovane Francesco risponde con prontezza e generosità a questa chiamata del Signore: riparare la sua casa. Ma quale casa? Piano piano, si rende conto che non si trattava di fare il muratore e riparare un edificio fatto di pietre, ma di dare il suo contributo per la vita della Chiesa; si trattava di mettersi a servizio della Chiesa, amandola e lavorando perché in essa si riflettesse sempre più il Volto di Cristo. Anche oggi il Signore continua ad avere bisogno di voi giovani per la sua Chiesa. Cari giovani, il Signore ha bisogno di voi! Anche oggi chiama ciascuno di voi a seguirlo nella sua Chiesa e ad essere missionari. Cari giovani, il Signore oggi vi chiama! Non al mucchio! A te, a te, a te, a ciascuno. Ascoltate nel cuore quello che vi dice. Penso che possiamo imparare qualcosa da ciò che è successo in questi giorni, di come abbiamo dovuto cancellare, per il mal tempo, la realizzazione di questa Vigilia nel “Campus Fidei”, a Guaratiba. Forse, non è che il Signore voglia dirci che il vero campo della fede, il vero “Campus Fidei”, non è un luogo geografico, bensì siamo noi stessi? Sì! E’ vero! Ciascuno di noi, ciascuno di voi, io, tutti! Ed essere discepolo missionario significa sapere che siamo il Campo della Fede di Dio! Per questo, partendo dall’immagine del Campo della Fede, ho pensato a tre immagini che ci possono aiutare a capire meglio che cosa significa essere discepolo-missionario: la prima immagine, il campo come luogo in cui si semina; la seconda, il campo come luogo di allenamento; e la terza, il campo come cantiere. … Gesù semina. Quando accettiamo la Parola di Dio, allora siamo il Campo della Fede! Per favore, lasciate che Cristo e la sua Parola entrino nella vostra vita, lasciate entrare la semente della Parola di Dio, lasciate che germogli, lasciate che cresca. Dio fa tutto, ma voi lasciatelo agire, lasciate che Lui lavori in questa crescita! … Che tipo di terreno siamo, che tipo di terreno vogliamo essere? Forse a volte siamo come la strada: ascoltiamo il Signore, ma non cambia nulla nella nostra vita, perché ci lasciamo intontire da tanti richiami superficiali che ascoltiamo, Io vi domando, ma non rispondete adesso, ognuno risponda nel suo cuore: Sono un giovane, una giovane, intontito? O siamo come il terreno sassoso: accogliamo con entusiasmo Gesù, ma siamo incostanti davanti alle difficoltà non abbiamo il coraggio di andare controcorrente. Ognuno di noi risponda nel suo cuore: Ho coraggio o sono un codardo? O siamo come il terreno con le spine: le cose, le passioni negative soffocano in noi le parole del Signore … Ho l’abitudine nel mio cuore di giocare in due ruoli: fare bella figura con Dio e fare bella figura con il Diavolo? Voler ricevere la semente di Gesù e allo stesso tempo annaffiare le spine e le erbacce che nascono nel mio cuore? Oggi, però, io sono certo che la semente può cadere in terra buona. Ascoltiamo questi testimoni, come la semente è caduta in terra buona. “No, Padre, io non sono terra buona, sono una calamità, sono pieno di sassi, di spine, di tutto”. Sì, può darsi che questo sia nella superficie, ma libera un pezzetto, un piccolo pezzo di terra buona, e lascia che cada lì e vedrai come germoglierà. Io so che voi volete essere terreno buono, cristiani veramente, non cristiani part-time; non cristiani “inamidati”, con la puzza al naso, così da sembrare cristiani e, sotto sotto, non fare nulla; non cristiani di facciata, questi cristiani che sono “puro aspetto”, ma cristiani autentici. So che voi non volete vivere nell'illusione di una libertà inconsistente che si lascia trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento. So che voi puntate in alto, a scelte definitive che diano senso pieno. E così o mi sbaglio? È cosi? Bene, se è così facciamo una cosa: tutti in silenzio, guardiamo al cuore e ognuno dica a Gesù che vuole ricevere la semente. Dite a Gesù: guarda, Gesù, le pietre che ci sono, guarda le spine, guarda le erbacce, ma guarda questo piccolo pezzo di terra che ti offro perché entri la semente. In silenzio, lasciamo entrare la semente di Gesù. Ricordatevi di questo momento, ognuno sa il nome della semente che è entrata. Lasciatela crescere, e Dio ne avrà cura. … Il campo oltre ad essere un luogo di semina è luogo di allenamento. Gesù ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi discepoli, di “giocare nella sua squadra”. ... che cosa fa un giocatore quando è convocato a far parte di una squadra? Deve allenarsi, e allenarsi molto! Così è la nostra vita di discepoli del Signore. … Gesù ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo! … Gesù ci offre la possibilità di una vita feconda, di una vita felice e ci offre anche un futuro con Lui che non avrà fine, nella vita eterna. … Ma ci chiede che paghiamo l’entrata, e l’entrata è che noi ci alleniamo per “essere in forma”, per affrontare senza paura tutte le situazioni della vita, testimoniando la nostra fede. Attraverso il dialogo con Lui: la preghiera. … Io parlo con Gesù oppure ho paura del silenzio? Lascio che lo Spirito Santo parli nel mio cuore? Io chiedo a Gesù: che cosa vuoi che faccia, che cosa vuoi della mia vita? Questo è allenarsi. Domandate a Gesù, parlate con Gesù. E se commettete un errore nella vita, se fate uno scivolone, se fate qualcosa che è male, non abbiate paura. Gesù, guarda quello che ho fatto! Che cosa devo fare adesso? Però parlate sempre con Gesù, nel bene e nel male, quando fate una cosa buona e quando fate una cosa cattiva. Non abbiate paura di Lui! Questa è la preghiera. E con questo vi allenate nel dialogo con Gesù, in questo discepolato missionario! Attraverso i Sacramenti, che fanno crescere in noi la CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 2 5 Abbiamo dovuto cancellare, per il mal tempo, la realizzazione di questa Vigilia nel “Campus Fidei”, a Guaratiba. Forse, non è che il Signore voglia dirci che il vero campo della fede non è un luogo geografico, bensì siamo noi stessi? Sì! È vero! Ciascuno di noi, ciascuno di voi... sua presenza. Attraverso l’amore fraterno, il saper ascoltare, il comprendere, il perdonare, l’accogliere, l’aiutare gli altri, ogni persona, senza escludere, senza emarginare. Cari giovani, siate veri “atleti di Cristo”! … Quando il nostro cuore è una terra buona che accoglie la Parola di Dio, quando “si suda la maglietta” … cercando di vivere da cristiani, noi sperimentiamo qualcosa di grande: non siamo mai soli, siamo parte di una famiglia di fratelli che percorrono lo stesso cammino: siamo parte della Chiesa. … Ti domando: volete costruire la Chiesa? … Vi animate a farlo? … E domani avrete dimenticato di questo “sì” che avete detto? … Siamo parte della Chiesa, anzi, diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. … non mettetevi nella “coda” della storia. Siate protagonisti. Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre! … Nella Chiesa di Gesù siamo noi le pietre vive, e Gesù ci chiede di costruire la sua Chiesa; ciascuno di noi è una pietra viva, è un pezzetto della costruzione, e, quando viene la pioggia, se manca questo pezzetto, si hanno infiltrazioni, ed entra l’acqua nella casa. E non costruire una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone. Gesù ci chiede che la sua Chiesa vivente sia così grande da poter accogliere l’intera umanità, sia la casa per tutti! Dice a me, a te, a ciascuno: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Questa sera rispondiamogli: Sì, Signore, anch’io voglio essere una pietra viva; insieme vogliamo edificare la Chiesa di Gesù! Voglio andare ed essere costruttore della Chiesa di Cristo! Vi animate a ripeterlo? Voglio andare ed essere costruttore della Chiesa di Cristo, vediamo adesso… Poi dovete ricordare che l’avete detto insieme. Il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non “guardate dal balcone” la vita, mettetevi in essa, Gesù non è rimasto nel balcone, si è immerso, non “guardate dal balcone” la vita, immergetevi in essa come ha fatto Gesù. Resta però una domanda: da dove cominciamo? A chi chiediamo di iniziare questo? Da dove co- minciamo? Una volta hanno chiesto a Madre Teresa di Calcutta che cosa doveva cambiare nella Chiesa, se vogliamo cominciare, da quale parete? Da dove - hanno chiesto a Madre Teresa - bisogna iniziare? Da te e da me! rispose lei. Aveva grinta questa donna! Sapeva da dove iniziare. Anche io oggi le rubo la parola a Madre Teresa e ti dico: iniziamo? Da dove? Da te e da me! Ognuno, ancora una volta in silenzio, si chieda: se devo iniziare da me, da dove inizio? Ciascuno apra il suo cuore perché Gesù gli dica da dove iniziare. Cari amici, non dimenticate: siete il campo della fede! Siete gli atleti di Cristo! Siete i costruttori di una Chiesa più bella e di un mondo migliore. Alziamo lo sguardo verso la Madonna. Essa aiuta a seguire Gesù». Nell’omelia durante la Santa Messa per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù - Rio de Janeiro (28 luglio 2013) il Papa ha detto: «Andate, senza paura, per servire. Seguendo queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia. Cari giovani, nel ritornare alle vostre case non abbiate paura di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo … Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell'egoismo, dell'intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la sua tenerezza: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Amen» . Prima della Preghiera dell'Angelus Domini (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013) Papa Francesco ha detto: «Gesù vi ha ripetuto con insistenza l’invito ad essere suoi discepoli missionari; avete ascoltato la voce del Buon Pastore che vi ha chiamati per nome e voi avete riconosciuto la voce che vi chiamava (cfr Gv 10,4). Non è forse vero che, in questa voce risuonata nei vostri cuori, avete sentito la tenerezza dell’amore di Dio? Avete provato la bellezza di seguire Cristo, insieme, nella Chiesa? Avete capito di più che il Vangelo è la risposta al desiderio di una vita ancora più piena? … Maria ci insegni con la sua esistenza che cosa significa essere discepolo missionario. … Colei che ha ricevuto il dono più prezioso da parte di Dio, come primo gesto di risposta si muove per servire e portare Gesù». Circa l’incontro con il Comitato di Coordinamento del CELAM nel Centro Studi di Sumaré (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013), l’incontro con i Volontari della XXVIII GMG nel Padiglione 5 di Rio Centro (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013), le parole durante la Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale Galeão/Antonio Carlos Jobim (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013) e quelle dette durante il viaggio aereo di ritorno, invitiamo a consultare la pagina: WWW.VATICAN.VA P a g i n a 2 6 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Ogni settimana, in Olanda, chiudono 2 edifici cristiani Le chiamano le “chiese morte”. Due edifici cristiani chiudono ogni settimana. È il record della secolarizzazione detenuto dall’Olanda, il paese più libero, libertino e liberale d’Europa. Come ha denunciato Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, le chiese che chiudono sono “cento all’anno, mille negli ultimi dieci anni”. Non è raro ormai trovare oggetti rituali usati nelle chiese olandesi nella Repubblica dominicana, in Indonesia, Congo, Filippine ma anche nei paesi ex comunisti, come l’Ucraina. L’Olanda è infatti diventato il paese più prolifico al mondo nella vendita e nella esportazione di oggetti religiosi. Qui per la prima volta la secolarizzazione è diventata un grande affare. L’Olanda è un paese dove è molto facile registrare i cambiamenti sociali. Perché la divisione interna della società in tre pilastri (“zuilen”: protestanti, cattolici e laici) è stata una caratteristica fondamentale della vita del paese dal Dopoguerra a oggi: un cattolico nasceva in un ospedale cattolico, frequentava scuole cattoliche, leggeva quotidiani cattolici (de Volkskrant), ascoltava radio cattoliche (RKK) e votava partiti cattolici. Ancora oggi scuole, ospedali, media portano etichette cattoliche, protestanti o laiche a seconda delle loro origini. “In Olanda la presenza domenicale cattolica era la più alta d’Europa, al novanta per cento”, ha detto il reverendo Jan Stuyt di Nimega. “Adesso è al dieci per cento”. Nei giorni scorsi il governo olandese ha deciso di eliminare gli insegnanti di religione delle scuole elementari a causa dell’interruzione dei finanziamenti pubblici all’educazione confessionale. Delle settemila chiese esistenti in Olanda, quattromila figurano come monumenti, e le altre, sempre più disertate dai fedeli, cambiano destinazione d’uso. Ogni anno sessanta edifici di culto chiudono, oppure sono venduti o demoliti. Dal 1970 al 2008, 205 chiese cattoliche sono state demolite in Olanda e 148 convertite in librerie, ristoranti, palestre, appartamenti e moschee. Si calcola che delle restanti chiese, il venticinque per cento sia nelle mani di congregazioni con meno di cento fedeli. Sono anch’esse destinate a scomparire. Le “chiese morte” possono essere acquistate anche su Internet, sui portali www.redres.nl e www.reliplan.nl. Il ministero della Cultura olandese ha persino stilato delle linee guida su come affrontare la conversione delle chiese in disuso o abbandonate. La moschea Fitih Camii di Amsterdam era una chiesa cattolica romana. In Olanda era chiamata “chiesa mausoleo”, perché nessuno ci andava più. Non è soltanto l’ateismo olandese a essere particolarmente accentuato. È lo stesso cristianesimo ad avere una storia di radicalismo. Una parabola di decadenza simboleggiata dal teologo domenicano Edward Schillebeeckx che negli anni del Concilio Vaticano II divenne una star di risonanza globale, il campione della “nuova teologia” al passo con la cultura dominante e progressista, ma col tempo venne dimenticato. Nella stagione postconciliare fu un altro cardinale olandese, quel Bernard Jan Alfrink arcivescovo di Utrecht, creato cardinale da Giovanni XXIII, che partecipò ai lavori del Vaticano II come membro della presidenza, a pubblicare un nuovo catechismo portatore di profonde aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, degli anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Lo scontro fra Alfrink e il cardinale Alfredo Ottaviani, capo del Sant’Uffizio, fece esplodere le contraddizioni del cristianesimo alle prove con l’ultra liberalismo olandese. Nel 1970, il Consiglio pastorale olandese si pronunciò a grande maggioranza per una dissociazione tra sacerdozio e celibato. La decisione a Roma fu presa come una sfida allo stesso Paolo VI che, due anni prima, aveva promulgato l’enciclica “Sacerdotalis coelibatus”, in cui ribadiva la disciplina tradizionale. Allora si parlò di una “Olanda scismatica”. Ma anche quella chiese è morta. Il loro idolo è Adriano VI, l’unico olandese salito alla cattedra di Pietro 460 anni fa che si era mostrato “olandese” già a quei tempi, privando la curia dei privilegi e inviando un delegato alla Dieta imperiale che doveva discutere le tesi di Lutero. Era noto come “Papa pacifico”. Stando a un rapporto del quotidiano Trouw, un membro su sei del clero protestante olandese è oggi ateo o agnostico. Di questo “nuovo clero secolarizzato” è esponente di spicco il reverendo Klaas Hendrikse, che amministra il servizio domenicale nella chiesa di Gorinchem. Il religioso protestante sostiene che “non c’è vita dopo la morte” e che “Gesù non è resuscitato fisicamente”. Il professor Hijme Stoffels della VU University di Amsterdam ha scritto che l’Olanda oggi crede nel “qualcosismo”, un misto di cristianesimo progressista e agnosticismo postmoderno. E anche la chiesa cattolica si è affidata al sincretismo. A Nimega, nella chiesa dei frati agostiniani, la messa è presieduta congiuntamente da un protestante e da un cattolico, che a turno curano uno la liturgia della Parola e il sermone, l’altro la liturgia eucaristica. Il cattolico è un semplice laico, spesso una donna. Per la preghiera eucaristica, ai testi del messale si preferiscono i testi composti da gesuiti progressisti. Il pane e il vino sono condivisi da tutti. La chiamano “chiesa democratica”. Quando nel 2007 Benedetto XVI annunciò il motu proprio (Summorum Pontificum n.d.r.), le chiese olandesi risposero con “Kerk en Ambt”, significa chiesa e ministero, una sorta di manuale per la via olandese al cristianesimo in cui forte è l’influenza proprio di Schillebeeckx, che negli anni Ottanta finì sotto l’esame della congregazione per la Dottrina della fede per tesi vicine a quelle ora confluite nell’opuscolo. Una sorta di “rito sostitutivo” in cui capita di frequente che alle ostie consacrate si aggiungano ostie non consacrate e si distribuiscano tutte assieme per la comunione. Alla “chiesa piramide” si deve rispondere con una “chiesa corpo” in cui il laicato è protagonista. Una visione diversa dell’eucaristia. “L’idea che la messa sia un ‘sacrificio’ è legata a un modello ‘verticale’, gerarchico, un sacerdote maschio e celibe, come prescritto da un’antiquata teoria della sessualità”, si legge nell’opuscolo. In un paese con novecentomila immigrati arabi su sedici milioni di abitanti, e venti moschee nella sola Amsterdam, la Oude Kerk, la più antica chiesa della città, costruita nel 1309 e oggi attorniata dal Red Light District delle prostitute, serve per esposizioni e può essere affittata per cene di gala. Durante i giorni di Natale l’unico segno della festività sono i berretti da Babbo Natale indossati dalle prostitute. CONSOLATIO - AGOSTO 2013 La Neuwe Kerk, la chiesa dove venivano incoronati i re d’Olanda, è invece un museo. Nel registro del seminario di Haarlem, il numero di preti ordinati precipita alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968, nemmeno uno. I religiosi hanno registrato un drastico calo. Il numero di frati e monaci è calato da 1.779 a 1.259. E il livello di sacerdoti è diminuito da 3.131 a 2.431. Il numero di seminaristi è crollato del 31 per cento dal 1996. La chiesa di San Jacobus, una delle più grandi e antiche della città di Utrecht, culla del cattolicesimo olandese, dove però le parrocchie sono passate da 316 a 49, è stata appena trasformata in una residenza di lusso dagli architetti Zecc, un gruppo specializzato proprio nella conversione di chiese vuote in edifici pregiati in stile Bauhaus. Conosciuto anche come “WoonkerkXL” o “La Chiesa Residenziale XL”, questa inusuale casa è una delle rarissime chiese gotiche al mondo a essere stata riadattata a questo scopo, forse l’unica. Gli architetti hanno reinventato gli spazi della chiesa per creare una casa in cui fosse “piacevole vivere”. I banchi delle chiese olandesi vengono venduti in base alla dimensione. I più corti, quelli da 3,6 metri, vengono venduti a 40 euro, i più lunghi, da sei metri, a 60. Il curatore di musei d’arte Marc de Beyer è stato ingaggiato dall’amministrazione pubblica per gestire la svendita degli edifici religiosi. Lui è diventato “l’uomo che chiude le chiese”. È una tendenza che riguarda principalmente i cattolici, che vedranno sparire metà delle loro chiese nei prossimi anni. Solo la chiesa protestante perde 60 mila iscritti ogni anno. A questo ritmo, cesserà di esistere entro il 2050, secondo i funzionari ecclesiastici. A Helmond, cittadina a sud di Bilthoven, un supermercato si è spostato all’interno di una chiesa sconsacrata. Una libreria è stata aperta in una chiesa dei domenicani a Maastricht, mentre due chiese di Utrecht e Amsterdam sono state trasformate in moschee. Nella chiesa di San Giuseppe alla fine di novembre ha aperto uno skate park, con rampe e ostacoli nella navata centrale, con un biglietto da quattro euro per trascorrere una giornata a pattinare tra figure sacre. A Santa Caterina, la chiesa di Doetinchem che sorge sulla piazza centrale della città dell’Olanda orientale, il pastore protestante Klaas Bakker ha offerto ospitalità alla cerimonia della “società del carnevale”. È stato issato un palo nella navata centrale di quello che fino alla riforma protestante è stato uno dei luoghi principali del cattolicesimo della regione. Poi è arrivata una ballerina di lap dance. “Catharinakerk” era stata gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Originariamente era un edificio sacro cattolico, poi a partire dalla Riforma è passato ai protestanti nel 1591. Ad Amsterdam il complesso “De Liefde”, l’amore, che comprendeva un convento, una chiesa e una casa parrocchiale, ha fatto posto a degli appartamenti. Gran parte della popolazione olandese oggi è “Buitenkerkelijk”, senza chiesa. Anche in regioni cattoliche e operaie come il Limburgo i fedeli sono drasticamente calati. Scenari impressionanti per un paese dove, fino alla guerra, la vita individuale era dominata dal calvinismo e da un cattolicesimo tradizionalista. La domenica era sacra, non si poteva neppure rifare i letti o leggere il giornale. Alcuni esperti e commentatori da anni notano che, scomparsa dalla vita pubblica, la religione sta riaffiorando dentro alle case. Un libro, P a g i n a 2 7 Le chiese che chiudono sono cento all’anno, mille negli ultimi dieci “De Toekomst van God” (il futuro di Dio), racconta il nuovo spirito religioso nelle corporation, nelle multinazionali, nelle grandi aziende dove, all’americana, sono sempre più numerose le sessioni mattutine di preghiera. Poi stanno fiorendo anche le “chiese di casa”, gruppi evangelici fai da te. Nel paese più scristianizzato d’Europa spicca anche la presenza in Parlamento del Partito Sgp, fondato nel 1918, che ha aperto all’adesione delle donne solo nel 2006, ma non alla loro candidatura ai vertici del partito. Il partito è portatore della più stretta visione calvinista della società ed esprime la rappresentanza della “fascia della Bibbia”, che dalla Zelanda attraversa il sud dell’Olanda fino all’Overijssel. Anche i cattolici progressisti stanno scomparendo. Il celebre “Gruppo dell’8 maggio”, che prese il nome dalle proteste contro la visita in Olanda nel 1985 di Giovanni Paolo II, è stato chiuso nel 2003 per mancanza di membri. Se era cattolica il 42 per cento della popolazione olandese nel 1958, nel 2020 lo sarà meno del dieci per cento. Una rivoluzione culturale che esplose in tutta la sua evidenza proprio quando Giovanni Paolo II si recò in visita in Olanda. Le strade di Utrecht, capitale dei cattolici dei Paesi Bassi, erano vuote quando il Pontefice passò in auto. Karol Wojtyla venne contestato al grido di “Popie Jopie”, Papa Paoletto. Sventolava solo la bandiera vaticana. E a Den Bosch, durante la processione, arrivarono appena ottomila persone. In una strada di Utrecht, mentre passava il corteo del Papa, su un balconcino sono apparsi quattro domenicani, vestiti con il loro lungo abito bianco e nero, e con in mano tutti e quattro una grande fotografia di Leonardo Boff, il francescano padre della teologia della liberazione. C’è chi fa risalire questa radicale secolarizzazione alla storia olandese. L’imperatore Carlo V tentò di arrestare la diffusione delle dottrine protestanti bruciando i libri di Lutero e istituendo l’Inquisizione nel 1522. Ma alla metà del secolo XVI il protestantesimo si era affermato nelle province settentrionali, mentre le province meridionali rimanevano prevalentemente cattoliche. La maggioranza degli olandesi abbracciò il calvinismo, che fu forza di aggregazione nel corso della lotta contro i dominatori spagnoli. La ribellione esplose nel 1568 e il conflitto si protrasse fino al 1648, quando la Spagna, con la pace di Vestfalia, rinunciò a qualsiasi pretesa sul paese. I Paesi Bassi divennero una nazione protestante. E il culto cattolico fu messo al bando. Niente più messe e niente più chiese. L’ostracismo nella patria della tolleranza durò tre secoli fin quasi alla fine del XIX secolo, quando le autorità olandesi fecero cadere ufficialmente il divieto. Adesso è l’iconoclastia ateistica a disegnare i contorni del paesaggio olandese. Quando Wojtyla fece tappa in Olanda, a Utrecht un gruppo di giovani imbrigliò con corde metalliche la statua equestre di san Villibrordo, il patrono dei Paesi Bassi, per tirarla giù dal piedistallo. Segno dei tempi che verranno con i paramenti aboliti, le ostie sostituite con pezzi di galletta, l’altare ripudiato in favore d’un lungo tavolo e il resto delle chiese messe all’asta su eBay. Quello che accade in questo minuscolo e popolatissimo angolo di Vecchio Continente, “qualcosismo”, dove la secolarizzazione si è come compiuta fatalmente, progressista e può accadere altrove. Per dirla con il giornalista britannico Douglas Murray, “dove l’Olanda va, gli altri paesi anche la chiesa europei seguono”. © Giulio Meotti - FOGLIO QUOTIDIANO L’Olanda oggi crede nel un misto di cristianesimo agnosticismo postmoderno. E cattolica si è affidata al sincretismo... P a g i n a 2 8 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a Trappole di Satana - Salvezza di Dio 2 9 P a g i n a 3 0 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Trappole di Satana - Salvezza di Dio CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a Trappole di Satana - Salvezza di Dio 3 1 P a g i n a 3 2 CONSOLATIO CONSOLATIO- -GIUGNO AGOSTO2012 2013 Dagli scritti di Maria Valtorta L’Assunzione in corpo e anima di Maria Santissima Quanti giorni son passati? È difficile stabilirlo con sicurezza . Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d'ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati, come tante reliquie, sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai. Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d'incenso, di gigli, di rose, di mughetti, e di erbe montane, insieme mescolati. Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere. L'alba deve essere ormai incominciata perché il suo debole chiarore rende visibili all'occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena. Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d'azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell' alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina . Poi in questa luce paradisiaca si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d'ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo. Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d'ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s'aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d'organo. Giovanni, che s'era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d'aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e spegnendo, con un forte picchio, la porta aperta. L'apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale, o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare, senza avere l'ostacolo del nascente sole negli occhi. E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita, ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l'osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve. Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall'estasi che le ha separata l'anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati. Giovanni guarda, guarda, il miracolo che Dio gli concede e gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d'uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile. Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo Incarnato 8) - che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l'incontro della Madre Santissima col suo Santissimo Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto. Il vedere di Giovanni è finito. Domande e risposte sull’omosessualità Pubblichiamo un illuminante documento sull’omosessualità a firma del compianto dott. Bruto Maria Bruti. 7. L’atto omosessuale è conseguenza di abitudini sbagliate? San Tommaso d’Aquino spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine. Le creature inferiori e corruttibili possono andare incontro a patologie, che però rientrano nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine al tutto. L’ordine dell’universo comporta che alcuni esseri possano patire difetti ma da questi procedono, per la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che vi siano anche esseri corruttibili che non sarebbero tali se mai soggiacessero a corruzione o difetto ( cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, I, q. 48; I Sent., d. 44. q. 1, a. 2, ad 5 ). Il mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di vista della natura – universale – certi fenomeni sono naturali – come uccidere un animale per procurarsi il cibo – ma nello stesso tempo si oppongono a una natura – particolare -: nessun corpo, infatti, tende naturalmente alla propria distruzione ma, al contrario, si oppone attivamente ad essa. Certe devianze, poi, da cui sono colpiti gli animali all’interno della loro natura particolare – le quali vanno distinte dai comportamenti propri delle varie specie, finalizzati alla loro sopravvivenza – non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè dei – progetti – del Creatore, ma sarebbero il risultato, come dice la Rivelazione, di una misteriosa ferita originale che ha sconvolto non solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico e materiale (cf. San Paolo, Rom. 8,19–22). L’uomo, però, è sostanzialmente diverso dall’animale perché, a differenza dell’animale, è capace di conoscere con la ragione le finalità della natura e può guidare l’istinto con la volontà, solo lui è in grado di capire ciò che è male e può intervenire per cercare di rimediare alla privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza e l’angoscia per la malattia e la morte, solo in lui vi è l’esigenza di una felicità perfetta, la quale rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto e la sua nostalgia per il paradiso perduto. L'atto omosessuale, per quanto riguarda la natura umana, è conseguenza di abitudini sbagliate e, nella maggior parte dei casi, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica. CONSOLATIO CONSOLATIO - AGOSTO- GIUGNO 2013 2012 Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice: « Grazie, mio Dio! Grazie! lo presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l'Assunzione. ... Ma forse Tu stesso l' hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo... . Sì, Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d'esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste? Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m' ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa perché vi ho visto riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio. E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima, ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l'ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all'ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all'anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio. Potrò dire: "Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell'anima e dei corpi, vita beata per i santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle". Grazie ancora, o Dio! Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. P a g i n a 3 3 Serviranno... sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò... ». Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza, tenendoli in un lembo della veste. Nota allora più attentamente l'apertura del tetto, ed esclama: « Un altro prodigio! E un'altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da se risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo. Maria, Santissima, ma figlia dell'uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo, e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo lo spirito tornò ad animare. il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici, e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell'Infinita Sapienza di Dio!... » . Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori, e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio, scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei: il fuso e la conocchia, le sue stoviglie, e le unisce alle altre cose. Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando: «Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la Divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l'Amore. Insegnarlo perché credano nell'Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per 1' Eucarestia e rinnovare il Rito e il Sacrificio come Egli comandò di fare. Tutti doni dell'Amore perfetto! Far amare l'Amore perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo 22) . Seminare l'Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore . L'amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel Collegio Apostolico, colui che ama, l'amante per eccellenza, l'antitesi dell' Iscariota che fu l'odio, come Pietro l'irruenza, e Andrea la mitezza, i figli d' Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via . Io, l'amoroso, ora che non ho più 23) il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l'amore tra le genti 24). L'amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il Demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l'amore perfetto in Terra». Da : Maria Valtorta , Il Poema dell' Uomo Dio , Isola del Liri (FR) , ed. Pisani, Anno Santo 1975 ; (voll. 1-10) , vol. 10° , pp. 341-46 Medjugorje: messaggi della Regina della pace Messaggio del 5 agosto 2013 (Ivan) Cari figli, anche oggi, in questa mia grande gioia, guardando tutti voi con cuore aperto e con cuore gioioso, vi invito tutti a pregare responsabilmente per la pace. Pregate, cari figli, affinché la pace regni nel mondo, affinché la pace regni nel cuore degli uomini, nel cuore dei miei figli. Perciò siate i miei portatori di pace in questo mondo inquieto; siate il mio segno vivo, un segno di pace là dove vi incontrate con gli uomini, nella vostra parrocchia. Siate il mio segno, siate la mia luce, il mio specchio per gli altri. Sappiate, cari figli, che sono sempre con voi, che prego per tutti voi e che intercedo per tutti voi presso Gesù, presso mio Figlio. Perciò perseverate nella preghiera. Grazie per aver detto sì anche oggi alla mia chiamata. Messaggio del 2 agosto 2013 (Mirjana) Cari figli, se solo sapeste, se solo vorreste, in piena fiducia, aprire i vostri cuori, capireste tutto, capireste con quanto amore vi chiamo, con quanto amore desidero cambiarvi, per rendervi felici, con quanto amore desidero rendervi seguaci di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio Figlio. Capireste l’immensa grandezza del mio amore materno, perciò, figli miei, pregate, perché solo attraverso la preghiera cresce la vostra fede e nasce l’amore, amore con il quale anche la croce non sarà più insopportabile perché non la porterete da soli. In unione con mio Figlio, glorificate il nome del Padre Celeste. Pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è l’unica verità, l’amore perdona tutto, serve tutti e vede tutti come fratelli. Figli miei, apostoli miei, grande è la fiducia che il Padre Celeste, attraverso me, la Sua serva, vi ha dato, per aiutare coloro che non lo conoscono, affinché si riappacifichino con Lui, affinché Lo seguano, perciò vi insegno ad amare, perché solo se avrete amore potrete risponderGli. Nuovamente vi invito: amate i vostri pastori, pregate affinché in questo tempo difficile il nome di mio Figlio si glorifichi attraverso la loro guida. Vi ringrazio. Messaggio del 25 luglio 2013 Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. P a g i n a 3 4 CONSOLATIO CONSOLATIO--GIUGNO AGOSTO 2012 2013 CONSOLARE DIO E IL PROSSIMO. Regola per Consolatori 65. La “Casa S. Giorgio”, con tutte le sue pertinenze, fa parte integrante dell’Opera ed è retta da un apposito Statuto (v. infra) e Regolamento, che la gestisce come “Casa Madre” dell’Opera e punto di riferimento per tutti i membri e Gruppi di Consolatori che potranno esserci. 66. Cenacoli mariani e Gruppi di Consolatori potranno nascere in ogni parrocchia. Si organizzano autonomamente con un Animatore e possibilmente un Assistente ecclesiastico. Aderiscono all’Opera mediante la condivisione della sua spiritualità, l’iscrizione all’Albo dei Gruppi e Cenacoli, la partecipazione dei rispettivi Animatori all’Assemblea dei Membri dell’Opera. 67. L’Assemblea generale dei membri dell’Opera si raduna una volta all’anno per eleggere i componenti del Consiglio Direttivo dell’Opera. Per diventare membri bisogna fare la domanda al Presidente del Consiglio Direttivo e la promessa pubblica di osservanza della Regola dell’Opera, dopo il positivo accoglimento della domanda. 68. L’economia si regge sulle erogazioni liberali, sulle donazioni e lasciti, amministrati dal Consiglio direttivo. Beni mobili e immobili sono delle persone che ne conservano la proprietà, oppure dell’Associazione della Divina Consolazione-Onlus”, che ha il suo statuto e la sua personalità giuridica civile e il suo legale rappresentante con il relativo Consiglio. L’Associazione è parte integrante dell’Opera. CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO Notizie dell’Opera Padre Giuseppe Tagliareni, fondatore dell’Opera della Divina Consolazione, vive presso la “Casa S. Giorgio” in Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato. Tel. 0925 997015 - www.odc.altervista.org Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND). E-Mail: [email protected] ORARI: Colloqui e Benedizioni: Martedì pomeriggio (ore 16-18); Sabato mattino (ore 9,30) e pomeriggio (ore 16-18); S. Messa feriale: ore 10; S. Messa festiva: ore 19 (18 ora solare). Per prendere appuntamento, telefonare in anticipo. Per fare delle offerte: - CCP. n. 88905179 intestato a: Associazione della Divina Consolazione–Onlus Sciacca. -Per il 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi. Dio ricompensi i nostri benefattori in terra e in Cielo. BENEFATTORI - LUGLIO 2013 Casa Maria (Licata); Agró Calogera (Racalmuto); Raffa Rosa Maria (Misilmeri); Balano Elena-Vito (Castelvetrano); Vizzaccaro Walter (Roma); Scarantino-Valenza (Agrigento); Friscia Annamaria (Sciacca). Ogni giorno viene celebrata una Santa Messa per voi tutti. Dio vi benedica e ricompensi la vostra generosità. CONSOLATIO CONSOLATIO - AGOSTO- GIUGNO 2013 2012 P a g i n a 3 5 www.odc.altervista.org P a g i n a 3 6 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 Carissimi amici e fratelli in Cristo, L’Opera della Divina Consolazione ha bisogno di voi. E’ un’opera di Dio, ma come tutti sappiamo Dio non fa tutto da solo: vuole che Gli diamo una mano e diventiamo Suoi collaboratori. A Suo tempo ce ne darà merito e premio. Nella fede e carità viviamo e nella speranza ci muoviamo, sospirando la Patria dei Cieli, dove saremo abbondantemente ristorati e glorificati, se avremo faticato per Dio. L’Opera della Divina Consolazione lavora per Dio, per portare gli afflitti a Dio e per far gustare agli afflitti le consolazioni di Dio. Molti di voi lo hanno concretamente sperimentato, forse più volte. Non avete forse un sentimento di gratitudine a Dio per quest’Opera? Ebbene è venuto il momento di attuarlo o di farlo rifiorire. Dovendo rifare il prospetto di Casa San Giorgio, sede dell’Opera, ormai vetusto e bisognoso di urgenti migliorie, ho bisogno di tanto aiuto. Ho chiesto al Signore e chiedo anche a voi un intervento, nella fiducia che non resterò deluso. Molti di voi avete avuto bisogno di me, anche più volte. Dio mi ha toccato il cuore perché potessi darvi ascolto, tempo e intelletto d’amore. Sia lode a Lui solo. Ora sono io che ho bisogno di voi e non mi pare disonorevole dirvelo, come ad amici fedeli e fratelli in Cristo. Alcuni si sono già fatti presenti e li ringrazio pubblicamente. I loro nomi sono scritti su Consolatio. Dio non mancherà di ricompensarli con abbondanti Benedizioni. Potete pagare il costo di un pannello? (€ 150). Se sì, vi ringrazio di cuore e vi benedico. Vi tengo presenti davanti a Dio nelle preghiere mie personali e di tutta la comunità, ricordandomi delle vostre necessità spirituali e materiali. Vostro p. Giuseppe Tagliareni P.S. Come fare un versamento? Ecco: -CCB n. IT69P0301983170000000000766 intestato a: Tagliareni Giuseppe Hanno già offerto uno o più pannelli Giovanna Sausa (Palermo); Alessandro Costa (Ribera); Daniela Abruzzo (Ribera); Famiglia Quartararo (Calamonaci); Isabella e Valter Vizzaccaro (Roma); Giuseppe Amodio (Roma); Ernesto Calarca (San Giovanni Gemini); Nino Maida (San Giovanni Gemini); Pino e Caterina Randazzo (Partanna); Carmela Chillura (Calamonaci); Peppino Bono (Sciacca); Carmela Virzì e Vita (Ribera); Alessandra e Giovanna Tortorici (Agrigento); Anna e Pippo Ruffo (Sciacca); Linda e Duilio Panepinto (San Giovanni Gemini); Giuseppe e Giuseppina Sanfilippo (Sciacca); Gisella Pace (Favara); Pina Giacomarra (Palermo); Ilia e Delia Stornaiuolo (San Giovanni Gemini); Maria Casa (Licata). Il Signore ricompensi con abbondanti Benedizioni tutti i Benefattori dell’Opera, in particolare quelli che hanno acquistato uno o più pannelli per Casa S. Giorgio CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 3 7 Aiutateci! Casa S. Giorgio ha bisogno di un nuovo prospetto. La struttura è ancora buona, ma vi sono numerose crepe nelle colonne della facciata e cominciano a cadere pezzi d’intonaco. Prima che la ruggine attacchi le strutture portanti è necessario intervenire. Così consigliano persone competenti. Un intervento appropriato costa parecchio, perché la casa è grande. Per non gravare sullo stato o sulla Regione Sicilia, che sono in profondo rosso, come tutti ben sanno, abbiamo rinunciato a chiedere finanziamenti pubblici e deciso di affidarci agli aiuti della Provvidenza e dei benefattori. Volete essere tra di questi? Ve ne sarò profondamente grato e riconoscente, ben sapendo che le difficoltà economiche oggi sono generali. Per questo, ringrazio in anticipo tutti per qualunque offerta e preghiera. Come fare un versamento? Ecco: -CCB n. IT69P0301983170000000000766 intestato a: Tagliareni Giuseppe -CCP n. 88905179 int. a: Ass. Della Divina Consolazione – Onlus - Sciacca -destinando la quota del 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi P a g i n a 3 8 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 CONSOLATIO - AGOSTO 2013 P a g i n a 3 9