Parrocchia Prepositurale “S. Maria Immacolata delle Grazie” Viale Papa Giovanni XXIII, 13 24121 - Bergamo Tel. 035∙237630 Fax 035∙3831379 E-mail [email protected] Il Santo Jesus delle Grazie Cominciamo con brevi annotazioni di carattere storico: non possediamo alcun documento che ci dica con chiarezza chi volle fare eseguire l’affresco, da chi fu eseguito e perché adornò inizialmente un’estremità del muro di cinta dell’antico Convento delle Grazie. Come committente dell’opera la “vulgata” che, di secolo in secolo, viene trasmessa, fa il nome di San Bernardino, il santo, allora superiore dei Conventuali di San Francesco in Città Alta, volle nel 1422 venissero eretti chiesa e convento delle Grazie: la prima dedicata a Maria Santissima delle Grazie, il secondo affidato ai Francescani Riformati. Non si sa a chi San Bernardino affidasse l’esecuzione dell’affresco: è bello immaginare gli sguardi colmi di meraviglia di quanti, passando all’esterno del muro di cinta del Convento, andando dal Borgo Palazzo al Borgo San Leonardo, avranno visto giorno dopo giorno, sempre meglio delinearsi la figura del Cristo, vestito di una tunica scarlatta, che sul cammino del Calvario, regge la Croce appoggiandosi sulla spalla destra in modo tutto particolare, come reggesse una lancia o una bandiera, e, volgendo la testa, guarda i fedeli in un chiaro invito alla sequela. Sarebbe interessante collocare l’esecuzione dell’affresco nel contesto delle testimonianze figurative della pietà popolare a Bergamo dal Medioevo alla Controriforma: l’argomento però, che ci porterebbe ad ampliare fuori misura queste note, è stato lodevolmente trattato dal signor Giosuè Bonetti, che ne ha fatto motivo di ricerca per la sua tesi di laurea (gentilmente passataci in visione), discussa nel 1985 presso l’Università Cattolica del S. Cuore. Nel 1890 la tipografia S. Alessandro in Bergamo editava un opuscolo dal titolo Breve notizia dell’Immagine di Nostro Signore detta il Gesù delle Grazie in Bergamo: non se ne conosce l’autore, ma si suppone dovuto alla penna di uno dei coadiutori della parrocchia di S. M. Immacolata delle Grazie. Lo stesso opuscolo vedeva, nel 1934, una nuova edizione voluta dal prevosto Musitelli presso la tipografia Fornaciari-Turani. Attingiamo ora alle pagine dell’opuscolo. Narrano le patrie storie, che sin dal principio, si fece l’osservazione che i passeggieri che camminavano per quella via, non andavan oltre senza fermarsi a farvi qualche preghiera. Poscia cominciò il popolo a recarvisi a far le sue visite, quindi di mano in mano andò crescendo il concorso e si venne in deliberazione di innalzare alla santa Immagine un nobile ed ornato altare, con decorosa Cappelletta ed addiacente oratorio onde provvedere insieme al maggior comodo di chi voleva trattenersi a far le sue preghiere. Verso la metà del 1700 venne eretto, dirimpetto alla Cappella, alto e spazioso portico, il quale nell’anno 1811 in cui si rifacevan le strade di circonvallazione, per ordine del Governo fu demolito, appunto per ampliarvi la strada che in quel sito era troppo angusta. Facciamo un passo indietro e torniamo al 1575, anno in cui avvenne un “solenne, segnalato prodigio”, di cui parleremo nei prossimi articoli. Poco dopo il prodigio, cominciarono a comparire nella Cappelletta più frequenti le tavole votive, le quali andarono poi crescendo, così che nel giro di pochi anni ne furono coperte le pareti...”; altro più prodigioso prodigio si verificò nel 1608: anche di questo parleremo nei prossimi articoli. La chiesetta-oratorio del “buon Gesù delle Grazie” per decenni ha attirato la devozione di quanti, passando dal Borgo San Leonardo al Borgo Palazzo lungo il percorso esterno alle Muraine, sostavano volentieri davanti all’immagine di Gesù Sofferente. Abbiamo ricordato che nel 1811 era stato abbattuto il portichetto costruito dinnanzi all’oratorio: nel disegno che riproduciamo infatti non figura più. Ma venne purtroppo anche il tempo della demolizione della Chiesetta; vediamo come servendoci della cronaca riportata da L’Eco di Bergamo del 22-23 marzo 1889. L’allargamento che si dovrà fare della via che dalla circonvallazione mette al Macello, le nuove costruzioni del locale dalla Casa di Ricovero, il rettifilo che è andato diventando sempre più conveniente in quella località, fece sorgere il pensiero di trasportare la venerata immagine del “Santo Jesus” in luogo migliore e più adatto. La Congregazione di Carità però lodevolmente si è ricordata in questa circostanza che, trattandosi di cosa sacra, non era e non poteva essere di sua esclusiva pertinenza e doveva essere regolata col consenso dell’Autorità Ecclesiastica. A questa pertanto ebbe ricorso. L’Autorità Ecclesiastica, esaminate le cose come stanno e tenuto conto delle circostanze approvò che la venerata effige del “Santo Jesus” venga trasportata nella Chiesa parrocchiale di S. Maria Immacolata delle Grazie, per essere collocata nella bella e spaziosa cappella che trovasi a destra del presbiterio...; il primo disegno era di trasportare tutto il pezzo di muro sul quale il “Santo Jesus” venne già dipinto; ma pare che ciò sia assai pericoloso, per essere il muro formato di ciottoli, per la qual cosa, nel taglio, potrebbe facilmente sfasciarsi...; pertanto la venerata effige verrà levata dal muro per opera del nostro bravo Steffanoni, abilissimo in questo genere di lavori. Qualche giorno dopo L’Eco di Bergamo, in data 2-3 aprile 1889, riferiva che “Steffanoni ha levato dal muro l’effige del Gesù delle Grazie (così lo chiamavano i nostri vecchi) che verrà trasportata dall’antico oratorio, che va ad essere demolito, nel luogo appositamente assegnatale nella parrocchiale delle Grazie”. Fin qui le doverose annotazioni ritenute opportune per inquadrare storicamente le vicende relative al nostro Santo Jesus: dall’apparire del prezioso affresco, per mano di ignoto artista, sul muro di cinta del Convento delle Grazie, alle costruzione della chiesetta-oratorio con relativo portichetto, per conservarlo e custodirlo, al trasporto dell’affresco stesso quando detta chiesetta venne demolita verso la fine del 1800. Il primo prodigio: 1575 Dall’opuscolo del 1890, Breve notizia dell’Immagine di Nostro Signore detta il Gesù delle Grazie in Bergamo, riportiamo: “... Quando nell’anno 1575 accadde un solenne, segnalato prodigio, col quale piacque al Signore illustrar la adorabile sua effige e diffondere ampiamente la fama del piccolo Santuario, ov’essa era custodita. Il fatto minutamente descritto nella storia: Della origine della serafica Religione Francescana, scritta dal Padre Francesco Gonzaga, Ministro Generale dell’ordine di S. Francesco e morto Vescovo di Mantova. Questa storia fu stampata in Roma l’anno 1587, vale a dire dodici anni dopo l’avvenimento, e mentre, come scrive il detto Gonzaga, viveva tuttavia la persona che fu spettatrice del prodigio. Passando un giorno certo giovane per la strada che conduce al Gesù mentre dirottamente pioveva, giunto alla Cappelletta fermossi e v’entrò per ripararsi dalla pioggia. Or mentre volge lo sguardo alla santa effige, vede (si pensi con quale sorpresa) che dalla fronte di Gesù scorreva il sangue, e si spandeva copioso sulle gote, e in altre parti. Gittatosi, fuori di sé, ginocchioni a terra, si mise a gridare miracolo, misericordia. Quindi correndo attorno a divulgare il prodigio, tutta ne fu commossa la città, e gli abitanti, affrettatisi a correre al Gesù, videro l’annunciata meraviglia. Trovavasi in quel tempo a Bergamo l’arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, che in qualità di Delegato apostolico andava scorrendo per la nostra diocesi e vi faceva la pastorale sua visita. Giunse all’orecchio del santo prelato la notizia di cui tutti parlavano, e convien dire che la prima esposizione dell’avvenimento gli avesse inspirato non lieve diffidenza, e che dubbio gli fosse nato d’illusione e di frode, poiché comandò fosse distrutta la Cappella. Ma i principali cittadini di Bergamo, e fra questi il Capitolo della Cattedrale, si fecero a rappresentargli la antica devozione grandissima che tutti avevano al Gesù delle Grazie, aggiungendo che non era questo il primo miracolo che si fosse veduto operar dal Signore a gloria di quella santa Immagine e a benefizio dei devoti fedeli, e che appunto pochi giorni avanti uno stupendo ne era succeduto in favore d’una donna storpia da molti anni e dichiarata da’ medici incurabile, la quale, portatasi con le stampelle alla Cappella di Gesù, dopo aver fatto con istraordinario fervore le sue orazioni alla presenza di molte persone che colà trovavansi, gettò le stampelle e se ne tornò a casa perfettamente guarita. Quindi umilmente lo pregarono volesse con più maturo consiglio esaminare la cosa, che troppo gran dispiacere avrebbe recato ai bergamaschi la distruzione di questa santa Cappella. Accolse benignamente il santo Arcivescovo le loro istanze e comandò fosse istituito un regolare e diligente esame, e fatte le più accurate investigazioni, risultò la realtà e la certezza incontrastabile non solo del prodigio del sangue, ma ancora dell’altro della donna guarita. Dopo tale avveramento portossi il Borromeo a visitare il Gesù delle Grazie, e fatte con grande fervore le sue preghiere, partendo lasciò un’offerta. Così viene riferito dal mentovato scrittore contemporaneo. Grandissima dovette essere la consolazione e la gioia di tutti i devoti del Gesù in sentire la solenne approvazione data a quei miracoli da un giudice sì competente, sì illuminato, sì santo; tanto più che le stille di sangue onde fu aspersa in vari luoghi quella sacra immagine, restarono sempre visibili anche dappoi... Tutti quelli che avevano veduta i giorni innanzi quella Immagine, in nessuna parte della quale appariva traccia alcuna di sangue, e la miravano dopo di esso così aspersa, da quali pensieri, da quali effetti aver dovevano l’anima penetrata! Volò rapida fama del portentoso avvenimento per tutta la provincia... Ammirabile veramente e straordinario, il narrato prodigio...”. Val la pena di aggiungere, a quanto riportato sinora, qualche nota che ricaviamo da un articolo di padre Paolo Sevesi, O.F.M., apparso sulla rivista Studi Francescani del 1929, edita da Valsecchi – Firenze, dal titolo L’immagine miracolosa di Gesù che porta la Croce in S. Maria delle Grazie di Bergamo. Scrive il Sevesi: “... Si venerava il Gesù in una edicola, eretta lungo il muro di cinta dell’orto, annesso al convento, che fiancheggiava la via. I fedeli, passando, si soffermavano e pregavano. Si diceva che il Gesù sulle mura del convento dei Minori operava miracoli: le tavolette ed i voti appesi lo attestavano, una tavoletta del 1555, raffigurante il Gesù che concede la grazia ad una signora di Bergamo, portava questa scritta: “Una Madama di Bergamo non ritrovando rimedio humano si ricorse alo divino, la fece voto di far dipingere el nostro Salvatore in questo acto et ferirlo e questa nuova capella, vicina alle Grazie et fu esaudita de suo desiderio”. La tavoletta precede quindi di vent’anni l’evento prodigioso del 1575. Ecco come il Sevesi chiarisce alcune circostanze relative a questo evento: “II miracolo avvenne nel 1575, poiché il Gonzaga non dice soltanto negli anni passati – superioribus annis, ma si riferisce precisamente al tempo in cui S. Carlo esercitava il mandato pontificio di visitatore nella diocesi di Bergamo – tunc diocesis Bergamatis apostolicum visitatorem. Ora dagli Atti di visita di S. Carlo in Bergamo, appare che visitò tale diocesi nel 1575. Non fu precisato il giorno e il mese, però il Gonzaga determinò il tempo del miracolo, cioè durante la Quaresima – quadragesima tamen tempor – che in quell’anno decorse dal 17 febbraio (ceneri) al 2 aprile (sabato santo). Conclude il Sevesi riportando quanto scritto dal Gonzaga: “Il Cardinale Borromeo fece uno scrupoloso esame sul miracolo del sangue stillato dal volto di Gesù e gli risultò essere stato vero. Perciò il Santo ritirò l’ordine di demolire la cappella, anzi egli stesso con grande devozione offrì voti alla Taumaturgica Immagine. Non abbiamo atto del processo istituito da S. Carlo. Le indagini per rintracciarlo furono negative. Onde è da ritenersi che il santo non fece stendere in iscritto il processo, ma si accontentò di un processo verbale, e permise che i fedeli venerassero la miracolosa effige. Negli Atti di Visita del Santo nella diocesi del 1575, non si fa parola dove si tratta della visita in Santa Maria delle Grazie il che fa credere che il Santo, o venisse direttamente da Milano, ovvero terminata la visita in città si trovasse già nelle parrocchie rurali, quando si divulgò il miracolo. La devozione dei fedeli si mantenne sempre viva, e si moltiplicavano le tavolette e i voti delle grazie ricevute”. Il secondo evento prodigioso: 1608 Prima del 1608, come si è visto, l’affresco raffigurava Gesù, portante sulle spalle la croce, in atto di cadere sotto il peso del duro tronco, e con la mano destra poggiata sopra un masso di pietra quasi a sostegno della persona, perché non stramazzasse a terra. Oggi l’affresco raffigura Cristo in piedi mentre porta la croce e rivolge lo sguardo allo spettatore; il mutamento è dovuto al prodigio del 15 settembre 1608 di cui furono unici testimoni due bambini fermatisi a pregare davanti al cancelletto della cappelletta. Da un opuscolo apparso presso l’editore Valsecchi nel 1929, riportiamo quanto ha scritto padre Paolo Sevesi, O.F.M., sul prodigioso evento: “… Ai 15 settembre, giorno di lunedì, nel 1608 verso le ore dieci, il giovinetto Francesco Brecci di anni 11, figlio del fu Pietro, amministratore di giustizia, e di Onesta Solari, abitante nel suburbio di S. Leonardo della città di Bergamo, ebbe la grazia del Signore di vedere coi propri occhi il miracolo. Franceschino, che aveva due sorelline, Caterina e Domenica di 12 anni, viene mandato con Domenica a portare il desinare ai lavoratori, che tagliavano il fieno in un suo campo presso l’orto del convento di S. Maria delle Grazie. Nel giorno ed ora indicati, Franceschino colla sorella, passando dall’edicola di Gesù, si soffermò alquanto per recitare alcune preghiere. Il buon fanciullo aveva già detto due Pater ed Ave, mentre Domenica, osservando le tavolette ed i voti sulle pareti, esclamava con semplicità: «Oh quanti miracoli ha operato questo Gesù!». Intanto Franceschino, mirando il volto sanguinante di Gesù, vede con sua meraviglia la figura di Gesù prendere vita, come fosse realmente vivo. Osserva che Gesù, togliendosi la croce dalle spalle, d’un tratto si alza in piedi, innalza la croce sopra il capo e la tiene alta colle proprie mani. Alla vista del miracolo si rivolta alla sorella: «Vedi, vedi, Domenica», le dice, «che stanno innalzando Gesù là dietro i cristalli», e le riferisce quanto ha osservato. Anche Domenica contempla con meraviglia il Gesù, che si è levato in piedi. Con grande devozione il pio Franceschino recitò i Pater ed Ave fino a cinque volte. Indi incominciando a piovere, s’affrettò colla sorella a recarsi al campo, e di là pel brutto tempo, senza raccontare il prodigio ai lavoratori, tornò con sollecitudine nella casa di Caterina Benaglia che li ospitava. Domenica, che era maggiore di età di Francesco, narrò per filo e per segno il miracolo avvenuto, come lo aveva udito dal fratello. A questo racconto, Elisabetta, che doveva essere una servente di Caterina, credendo ad una puerile suggestione, interruppe con ironia: «Forse quel Gesù, dipinto sul muro, si sentiva tanto affaticato dal peso della croce, da aver bisogno di levarsi in piedi?». Ma Franceschino, quasi scandalizzato dall’incredulità di Elisabetta, sussurrò alla sorella: «Il parlar cosi è peccato, perché Gesù si è levato in piedi; l’ho veduto io coi miei occhi». Intanto Franceschino usci da Bergamo per eseguire alcuni ordini della mamma. Ma il fatto miracoloso si divulgò in un baleno per tutta la città, e attrasse una moltitudine di fedeli a venerare la sacra immagine... Nel mattino seguente il pio fanciullo, di ritorno da Gussanga (luogo fuori di città), venne chiamato dal P. Francesco da Corte, guardiano del convento di S. Maria delle Grazie, e dinanzi a lui e di un altro Padre, depose con processo sommario quanto ebbe veduto. La verbale deposizione venne scritta da questo Padre, di cui non fu ricordato il nome. Ma siccome il miracolo si divulgò anche nelle terre più lontane, i religiosi di S. Maria delle Grazie giudicarono di lasciarne memoria giuridica a gloria di Gesù Redentore. Ai 10 ottobre, del medesimo anno, fu steso in iscritto il processo verbale. Nella chiesetta di S. Margherita, presso S. Maria delle Grazie di Bergamo, venne invitato il detto Franceschino a deporre. Fungevano da segretario fra Giacomo Comminacio da Lovere, d’anni 22, chierico teologo, da testimoni Gian Paolo Ferrari Regazzoli, dottore (di legge), Francesco Benaglio, cittadino di Bergamo, Antonio e Nicola di lui figliuoli, ed il P. Silvestro Nobili da Bergamo, sagrestano di S. Maria delle Grazie. Dal processo appare la legalità richiesta per renderci certi delle affermazioni del fanciullo Francesco. Non sappiamo però spiegare il perché della mancanza di altra ufficialità ecclesiastica, richiesta in simili contingenze. Certo il processo assume maggior importanza dalla Nota aggiunta nel 1666, controfirmata dal P. Passera, Ministro Provinciale. La forma poi dell’interrogatorio è simile alla procedura, usata in quella modalità che toglie perfino l’ombra del sospetto di invenzione, di allucinazione o di superstizione. Difatti si interroga Francesco, il solo che vide il movimento rapido della mutazione dell’atteggiamento di Gesù, frescato sulla parete dell’edicola. E l’interrogatorio procede con logica stringente: prima sul fatto prodigioso in genere e da chi fu veduto e in quali circostanze avvenne; poi sul modo in cui avvenne, indi sulla sorella Domenica; in seguito sul modo che si divulgò, e chi andò a verificare il fatto narrato da Francesco; da ultimo se il pio fanciullo venne da qualcuno istruito per narrare il miracolo. I responsi di Francesco lasciano intravvedere tale semplicità e tanta veracità da togliere qualsiasi timore di inganno... La devozione al Gesù che sorregge la croce si mantenne sempre viva, conservata anche dalla diffusione delle immagini, rappresentanti il Gesù nello stato che si ammirava prima del 1608, e nella nuova posizione che assunse Gesù dopo quest’anno...”. Riportiamo i passaggi più significativi del “processo” storico sul miracolo, avvenuto nella chiesetta di S. Margherita, così come, in buona traduzione dal latino, sono riportati nella tesi di laurea già citata, di Giosuè Bonetti. Sentiamo il piccolo Francesco: “Ritrovandomi io un giorno di lunedì alli 15 settembre prossimo passato a casa mia in Borgo S. Leonardo fui chiamato dalla signora Cattarina figliuola del signor Gio. Giacomo Benagli maritata nel signor Sali abitante ivi a S. Rocco, quale mi pregò che io volessi insieme con mia sorella Domenica, la quale habita in casa d’esso signor Sali e della detta signora Catterina Giogali andar ad aiutare a portar da desinare ad alcuni loro lavoranti, che segavano della stopia in una pezza di terra arativa e vidata giacente appresso al Casalino, onde noi tutti due andassimo e portassimo il detto desinare, ed essendo noi giunti alla Capella del Giesù delle Gratie, qual’è vicina alla già detta pezza di terra, ed essendo l’hora che si sonava la messa alta in città, noi ambidue mia sorella ed io s’ingenochiassimo alla detta Capella del Giesù, ivi aponto alla ferrata di fuora via, ed io particolarmente per gratia del Signore viddi che la figura e imagine di quel Christo, la quale era ivi dentro alli cristalli nell’altare d’essa capella qual era vestito tutto di bianco, egli da se stesso si levò in piedi e si levò la croce dalla spalla e se la rivoltò di sopra dalla testa e se la pose d’avanti, tenendola in mano nella maniera a ponto che hoggidì si vede; ed io all’hora, vedendo questo, subito chiamai mia sorella e gli dissi, guarda un poco che alzano il detto Signore; e tutto quello, che ho già detto. Et essa Domenica mia sorella lo vidde poi solamente in piedi, e nella maniera che sta hora, per quanto ella mi disse...”. Gli viene chiesto: “La detta mutatione di croce, et il detto levar in piedi della detta imagine, che tu mi hai detto da te veduta, fu egli fatto subitamente in un momento, cioè in un istante overo in molto spatio di tempo?”. Risponde: “Fu fatto in un instante, e prestamente”. Gli viene chiesto: “All’hora tua sorella Domenica che mirava ella?”. Risponde: “Ella mirava le tavolette e diceva: O quante gratie e quanti miracoli ha egli fatto: et alhora aponto nel dir ella queste parole io viddi il detto miracolo e quanto v’ho detto di sopra; et alhora apunto io havevo detto solamente due Pater noster, e seguitai poi a dire altri tre Pater noster, ed altrettante Ave Maria fino al numero di cinque, e poi andassimo subito, perché voleva piovere, a portare il desinare alli detti lavoratori”. Alla domanda: “Raccontasti voi poi questo fatto ai detti lavoranti?”. Risponde: “Gionti che fossimo là pioveva, e gli lasciassimo il desinare, e subito ritornassimo a casa dei detti Sali, i quali ci haveano mandati e ivi mia sorella Domenica, la quale haveva circa anni dodeci, raccontò alla detta signora Cattarina sua patrona tutto quello che io avevo veduto, ed era seguito al Giesù, essendo noi ambidue là, come ho detto: e Madona Isabetta, quale sta in casa del detto Sali incominciò a burlarsi di ciò dicendo alla detta mia sorella: Forsi doveva esser stanco il Giesù e però si levò in piedi: il che mi fu detto subito da mia sorella alla quale io risposi dicendo: questo è peccato: perché questo certamente è vero ed io andai via. Subito mandato da mia madre a Giussanga a trovar una mia ghidaccia per intendere e vedere quando volevano segare il miglio, per andarvi poi a spigolare; e così la sera poi sul tardi io ritornai a casa; e la mattina seguente mi fu detto che era concorsa molta gente alla capella del Giesù per vedere la detta mutatione e miracolo da me raccontato, e per vedere se io havevo detto il vero. Et quell’istessa mattina io fui mandato a chiamare dal reverendo P. Fra. Francesco da Corte guardiano delle Gratie, e subito gl’andai, e gli raccontai tutto questo fatto, come apunto vi ho detto, presente un altro padre, del quale non so il nome il quale scrisse tutto il mio detto”. Gli viene fatta un’ultima domanda: “La detta Sig. Cattarina andò ella a vedere il lunedì aponto li 15 settembre sudetto la detta Capella e il detto Giesù?”. Risposta: “Io intesi che ella vi andò a vedere in compagnia d’altri tutti di casa, perché fu avisata di ciò ancora da una sor Margarita del Terz’Ordine; onde ella da poi mi disse che io havevo detto il vero”. Nell’opuscolo già menzionato “Breve notizia sul Gesù delle Grazie”, ricordate le particolari indulgenze concesse dai papi Paolo V e Leone XII a quanti facevano visita all’oratorio che custodiva l’immagine, è scritto: “Costante fu la fiducia dei cittadini nostri nella protezione del Gesù... Se si temeva qualche pubblica disgrazia, se strabocchevoli piogge, se ostinata siccità... minacciavano il guasto alle nostre campagne si vedevano le scuole della dottrina cristiana radunarsi a processione e portarsi al Gesù... il quale lodevole costume durò fino all’anno 1797, epoca della rivoluzione dei Francesi”. La sera del 4 aprile 1889 Dopo le opportune intese tra la Congregazione di Carità e l’Autorità ecclesiastica si era convenuto di staccare l’affresco del “Santo Jesus” e trasportarlo nella nostra chiesa parrocchiale per collocarlo nella bella e spaziosa cappella che trovasi alla destra del presbiterio. Compiuto lo stacco, come abbiamo già ricordato per opera di Giuseppe Steffanoni, la venerata immagine venne traslata la sera del 4 aprile 1889: vediamo come L’Eco di Bergamo in data 5-6 aprile di quell’anno ricorda, con colorita cronaca, l’avvenimento. “Da tutte le vie una vera processione di gente moveva alla volta della chiesa di S. Maria Immacolata delle Grazie per assistere alla solenne traslazione della venerata Immagine del Santo Jesus. Mancavano dieci minuti alle diciannove quando il Vescovo entrò nella chiesa per indossare i sacri paramenti. Al centro della chiesa, nel bel mezzo del tempio, era collocato un trono, predisposto per accogliere la sacra immagine. Preceduta da Vescovo si formò la processione, che si recò all’Oratorio del “Santo Jesus” seguendo la linea segnata da numerosi archi a vari colori… Le piccole campane dell’Oratorio cominciarono a squillare… Intanto alle finestre dei palazzi e delle case fuori di Porta Nuova comparivano numerosi lumi. La processione andava spiegandosi fino presso la Chiesa di S. Maria della Neve. Alzate le Croci, in lunghissime file, donne, fanciulli, uomini, membri di associazioni cattoliche, in gran numero con i ceri accesi nelle mani, procedevano pregando… La banda musicale dei giovanetti dell’Istituto Botta accompagnava il cammino dei devoti. Venivano poi alcuni Padri Cappuccini, poi il Clero, con vari Vicari e Prevosti della città. Finalmente, portata da Sacerdoti, in rosse tunicelle, ecco la venerata effigie del “Santo Jesus” sotto un bel padiglione di velluto rosso, ornato di trine d’oro. Il corteo s’apriva a stento la via in mezzo alla sterminata moltitudine, tranquillissima… Quando s’avvicinava la Sacra Immagine, era da per tutto un curvare della fronte e un piegar di ginocchia, come a implorare e a ricevere la benedizione del “buon Gesù delle Grazie” e quella del venerato e amato nostro Vescovo, che assistito dai Canonici Salvi, Donzelli e Bana, seguiva la Sacra Immagine, benedicendo i suoi amati figliuoli. Chiudevano la processione le rappresentanze della Congregazione di Carità, del Seminario Vescovile e della Fabbriceria della Parrocchia. Chi cercava di penetrare nella Chiesa dopo entratavi a stento la processione, non vi poté riuscire che a funzione finita. E fuori, per la vasta piazza, era tutto un mare di gente, che guardava in Chiesa per la porta spalancata e contemplava la illuminazione magnifica. Al vedere tanta moltitudine di popolo, che per tutta la sera si succedette nel tempio, ci tornavano a mente le generazioni dei nostri padri e maggiori, che per oltre quattro secoli e mezzo sono venute piene di fede e di speranza a inginocchiarsi davanti alla santa immagine, implorando e ottenendo grazie… Si vide ieri sera che quella benedizione del “buon Gesù delle Grazie” continua ancora sopra di noi. Nessuno si aspettava ieri sera lo spettacolo stupendo e imponentissimo che ha dato spontaneamente Bergamo cattolica. E anche oggi, per tutto quanto il giorno, fu un viavai continuo alla Chiesa per pregare dinnanzi alla veneratissima immagine. Domattina, dopo la celebrazione delle Messe, l’Immagine del “santo Jesus” verrà trasportata nella cappella che comincerà a essere chiamata “del Santo Jesus” dove resterà d’ora innanzi, speriamo, per molti e molti secoli.” Chi visita oggi la Cappella trova, appena entrati dalla chiesa, due lapidi in pietra nera: una, a sinistra, elenca le indulgenze che erano state dal papa Leone XIII annesse al vecchio oratorio e ora confermate per questa cappella; l’altra, a destra, in buon latino, ricorda la storia della sacra immagine, avvenuta prid. non. Aprilis MDCCCLXXXIX essendo prevosto don Giovanni Cornaro e vescovo Gaetano Camillo Guindani. A cura di Tarcisio Fornoni e Andrea Mora Archivista.