Tomorrow Tomorrow needs needs commitment commitment Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio. Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio. Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia. con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia. Affrontiamo il futuro con serenità. Affrontiamo il futuro con serenità. www.ca-suisse.com www.ca-suisse.com ABU DHABI - BASILEA - BEIRUT - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - SINGAPORE - ZURIGO ABU DHABI - BASILEA - BEIRUT - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - SINGAPORE - ZURIGO Intervista con il Professor Ugo Amaldi Driving America La storia dellauto attraverso Detroit ed Henry Ford © Inter IKEA Systems B.V. 2013 Giorni di festa da trascorrere insieme. Editoriale di Giangi Cretti La Rivista Editore Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Direttore - Giangi CRETTI Comitato di Redazione A.G. LOTTI, C. NICOLETTI, S. SGUAITAMATTI Collaboratori C. BIANCHI PORRO, M. CALDERAN, G. CANTONI, M. CARACCIOLO DI BRIENZA, V. CESARI LUSSO, M. CIPOLLONE, P. COMUZZI, D. COSENTINO, A. CROSTI, L. D’ALESSANDRO, F. FRANCESCHINI, T. GATANI, G. GUERRA, M. LENTO, F. MACRÌ, G. MERZ, A. ORSI, V. PANSA, C. RINALDI, G. SORGE, N. TANZI, I. WEDEL La Rivista Seestrasse 123 - Cas. post. 1836 8027 Zurigo Tel. ++41(0)44 2892328 Fax ++41(0)44 2015357 [email protected], www.ccis.ch Pubblicità Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123 - Casella postale 8027 Zurigo Tel. ++41(0)44 2892319 Fax ++41(0)44 2015357 e-mail: [email protected] Abbonamento annuo Fr. 60.- Estero: 50 euro Gratuito per i soci CCIS Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la CCIS. La riproduzione degli articoli è consentita con la citazione della fonte. Periodico iscritto all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero) Appare 11 volte l’anno. Progetto grafico, CMSGRAPHICS 83048 – Montella (Av) – Italy [email protected] Marco De Stefano Emanuela Burli Maurizio De Vito Stampa e confezione Nastro & Nastro srl 21010 Germignaga (Va) - Italy Tel. +39 0332 531463 Fax +39 0332 510715 www.nastroenastro.it C’era una volta. E adesso non c‘è più. O se c’è, c’è molto meno. Erano i tempi dei fermenti giovanili. Tempi in cui, da uno studio di Cernobbio, Valeria - oggi professionalmente accasata presso la RSI – rimbalzando da un ripetitore piazzato sul Piz Groppera, rilanciava la sua voce su tutta la Svizzera tedesca e Roger Schawinski, indiscusso pioniere della pirateria radiofonica, si faceva beffe di permessi e concessioni federali. Eugenio Finardi cantore della Musica Ribelle (“che ti vibra nelle ossa che ti entra della pelle”) inneggiava che una radio libera ”ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente”. Chi c’era, e ancora c’è, sa come le cose sono evolute, tutto sommato abbastanza rapidamente: la Confederazione è riuscita ad inquadrare le radio libere in un sistema di emittenti locali dentro un quadro normativo che ne riconosce la legittimità territoriale e ne circoscrive il raggio di diffusione. Queste emittenti sono oggi una realtà consolidata: fortemente radicate sul territorio ne sono, con fondamento, considerate autentica espressione. In tal senso, riducendo all’osso, senza velleità di fornire una lettura sociologica, si potrebbe parlare di un percorso virtuoso: quella delle radio libere è un’esperienza che, nata dalla volontà di contrapposizione sociale si è affermata come strumento di integrazione sociale. Sintomatica, dentro questo percorso, è la traiettoria descritta dalle trasmissioni in lingua italiana, che per anni hanno arricchito i palinsesti di queste emittenti locali. C’era una volta. Adesso non c’è più. O, se c’è, c’è molto meno. Ci fu un tempo in cui le radio locali, della Svizzera d’Oltralpe, facevano a gara per proporre un programma in lingua italiana: alcune - soprattutto quelle che si definivano orgogliosamente alternative, che rinunciavano, e ancora rinunciano al supporto della pubblicità - accontentandosi di programmi confezionati artigianalmente dall’entusiasmo di molti volontari; altre,come il caso della prima Radio 24 di Roger Schawinski, selezionando accuratamente con una approccio rigorosamente professionale. Pur nelle differenze, stabilite soprattutto dal budget di cui disponevano, era pressoché impossibile sintonizzarsi su un’emittente locale, che, almeno una volta la settimana, non proponesse un programma in lingua italiana. Oggi non è più così. Le radio locali che ancora offrono nel loro palinsesto programmi in lingua italiana si contano sulle dita di una mano. Molteplici le ragioni. Generalizzando, si potrebbe dire che da un punto di vista del mercato non rappresentano un valore aggiunto, perché il potenziale di pubblico è diminuito e disinteressato. Gli italiani sono sempre meno culturalmente isolati: merito della parabolica e del cavo, per non dire delle enormi potenzialità offerte dal web, oggi chi vuole può sintonizzarsi sui programmi dell’universo modo; per giunta, ed è un bene,, secondo logica federale di mutua reciprocità, la RSI diffonde il suo segnale su tutto il territorio elvetico e non vi è dubbio che fra gli radioascoltatori più assidui vi si ano i nostri connazionali. Gli italiani si sentono (e sono) sempre un po’ di meno italiani e sempre un po’ di più svizzeri, d’altronde la maggioranza è ormai nata in terra d’Elvezia. L’italiano, complice anche un’immagine paese che nell’ultimo decennio, ci piaccio o non ci piaccia, non è stata fra le più seducenti, è un idioma che non viene preferito: non bastasse la forza dei numeri,talvolta infingardi o comunque addomesticabili, o l’ineluttabilità dell’esperienza quotidiana, si dia uno sguardo a quanto sta, purtroppo, accadendo in ambito scolastico. In questo scenario, qui grossolanamente tratteggiato, ci sono (sempre di meno ma ancora ci sono) trasmissioni in lingua italiana, diffuse su alcune radio locali, che hanno un loro pubblico fedele, consolidato nel corso di decenni e altre che invece sono fortemente intenzionate a conquistarselo. Sono testimonianza di un passato, che c’era una vota, che forse, anche se c’è di meno, comunque c’è ancora e si annuncia ancora presente. A loro, (ad alcune di loro,ma sono quasi tutte), abbiamo dedicato il nostro tema di copertina. [email protected] Sommario La Rivista 1 4 Editoriale Sommario PRIMO PIANO INCONTRI fisica è come il maiale: 31 «La non si butta via nulla» Intervista con il Professor Ugo Amaldi economica solida debole sviluppo il talento femminile 15 Situazione 36 Valorizzare della produttività a lungo termine Donne in carriera: Renata Pelati Rapporto dell’OCSE 2013 sulla politica economica della Svizzera CULTURA progetto a Expo Milano 2015 di Uri (1231) 17 Dal 41 LaLa Franchigia Padiglione Italia al Quirinale. Carta di Faenza (1240) Il Patto del Rütli (1291) Viavai, il progetto culturale che valorizza La Svizzera prima della Svizzera 19 l'italianità 48 AUGUSTO Fino al 9 febbraio 2014, alle Scuderie del Quirinale dell’Impressionismo 50 Gemme Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard Fino al 24 febbraio al Museo dell’Ara Pacis di Roma locali e quel che resta delle 52 Radio trasmissioni in lingua italiana C’era una volta nella Svizzera non italiana DOLCE VITA crescita superiore alle aspettative 60 Una Turismo internazionale dei “siti Unesco” sui flussi turistici 61 L’impatto in Italia è la regina della produzione enoica 62 L’Italia mondiale Con i 45 milioni di ettolitri di vino previsti il vino bianco più premiato 63 Èdalleil Verdicchio guide italiane per il 2014 extra né vergine 64 Né2° Rapporto sulle Agromafie Marnin di Locarno scelta a 66 Lafarpasticceria parte di Swiss Delicatessen 68 I Nuovi Panettoni e la sfida del Sud America: la storia dell’auto 71 Driving attraverso Detroit ed Henry Ford di guida 76 Impressioni Alfa Romeo MiTo MY 2014 Emozioni tecnologiche Il nuovo Mitsubishi Outlander PHEV 4x4 Plug-in ibrido con 3 motori Il fascino dei commerciali leggeri Piaggio 77 Docar AG - Il mito e la storia Flaminio Bertoni La Rivista Sommario IL MONDO IN FIERA IL MONDO IN CAMERA 2014: 82 SWISSTECH Messe Basel, 18 - 21 novembre 2014 Salone professionale internazionale per i materiali, i componenti e la costruzione modulare di Barolo, Barbaresco, vini di 90 Degustazione Alba, Langhe e Roero a Zurigo il prossimo 27 gennaio Piemont Health & Beauty-Partnering Event Manor chiama Italia Piemonte: il cluster della tecnologia italiana Accedere agli appalti pubblici in Svizzera Servizio di Recupero IVA 2014: 83 SIGEP Rimini Fiera, 18 – 22 gennaio Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali 84 Homi: Milano Fiera, 19 – 22 Gennaio Il nuovo grande Macef 85 Motor Bike Expo: Veronafiere, 24 - 26 gennaio La fiera delle moto 1° febbraio 2014 92 Dal Ripartono a Zurigo i corsi per Sommelier in lingua italiana 2014 94 Contatti Commerciali 96 Servizi Camerali 2014: 86 FIERAGRICOLA Verona Fiere, 6 – 9 Febbraio Fiera internazionale dell’agricoltura Build: 87 Future Fiere di Parma, 13 – 16 Febbraio Le Rubriche Salone della Sostenibilità 6 In breve 28-29 9 Italiche 39 L’elefante invisibile 11 Europee 46 Scaffale 13 Internazionali 51 Benchmark 21 , Cultura d impresa 57 Sequenze 22 25 Burocratiche 59 Diapason Angolo Fiscale 68 Convivio 26 Angolo legale Italia 75 Motori 27 Angolo legale Svizzera Convenzioni Internazionali In copertina: studio radiofonico di un’emittente locale In Breve La Rivista A Berna un convegno sulle lingue minoritarie in Svizzera In occasione del 50° anniversario dell'adesione della Svizzera al Consiglio d'Europa, l’Ufficio federale della cultura e la Direzione del diritto internazionale pubblico organizzano a Berna, nella sede del Rathaus (foto), il 9 dicembre prossimo, un convegno sulle lingue minoritarie in Svizzera e sulla promozione della diversità culturale. Alle presenza del consigliere federale Alain Berset, l'incontro permetterà di rievocare gli impegni che la Svizzera ha preso aderendo alla Convenzionequadro per la protezione delle minoranze nazionali e alla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, strumenti chiave del Consiglio d'Europa. I dibattiti verteranno sull'insegnamento delle lingue, tema di attualità che riveste un'importanza particolare per la coesione nazionale. Il convegno, che riunirà una ventina di esperti svizzeri e internazionali, sarà incentrato sul quadro legislativo nazionale di ampio respiro di cui si è dotata la Svizzera e sulle convenzioni internazionali cui ha aderito. In vista del 2014, anno in cui la Svizzera presiederà l'OCSE, l'Alto commissario dell'OCSE per le minoranze nazionali presenterà il suo approccio ai diritti linguistici e illustrerà le linee direttrici tematiche in materia di diritti linguistici per gli Stati membri. La promozione del plurilinguismo e della comprensione tra le comunità linguistiche è uno dei pilastri della politica linguistica svizzera. La legge federale sulle lingue, entrata in vigore il 1° gennaio 2010, punta a rafforzare gli scambi tra le comunità linguistiche, a migliorare le competenze linguistiche individuali e istituzionali e a salvaguardare le lingue e le culture romancia e italiana. La Svizzera si è impegnata a perseguire questi obiettivi nell'applicazione della Convenzionequadro per la protezione delle minoranze nazionali e della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. 6 - La Rivista dicembre 2013 Rafforzare l’italiano nei licei di tutta la Svizzera L'italiano è offerto praticamente in tutti i licei svizzeri. Tuttavia, non sempre rientra fra le materie di maturità, come invece dovrebbe in base al regolamento sul riconoscimento degli attestati di maturità liceale. Sono queste le conclusioni del rapporto di un gruppo di lavoro della Commissione svizzera di maturità (CSM) pubblicato lo scorso 5 novembre. Nel mese di marzo 2012, a seguito delle difficoltà riscontrate in alcuni Cantoni, la CSM ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di analizzare la situazione dell’insegnamento dell’italiano nei licei svizzeri e di elaborare proposte volte a rafforzarne la posizione. Il rapporto rivela che nella Svizzera tedesca l’italiano è offerto come materia di maturità, ossia come disciplina fondamentale o come opzione specifica, in sei scuole su sette. Un’offerta in tutti i licei c’è soltanto nella Svizzera francese. La situazione riscontrata non soddisfa quindi totalmente i requisiti del regolamento sul riconoscimento degli attestati di maturità liceale che, secondo l’interpretazione del gruppo di lavoro, prevede l’insegnamento di una terza lingua nazionale in tutte le scuole. Per rafforzare la posizione dell’italiano nelle scuole, il gruppo di lavoro della CSM propone di lasciare un maggior margine di manovra ai Cantoni nell’impostazione dell'offerta di una terza lingua nazionale. L’italiano, al di là della disciplina fondamentale o dell’opzione specifica, dovrebbe essere proposto anche come opzione comple- mentare, disciplina che prevede un numero inferiore di ore d’insegnamento. In compenso, i Cantoni avrebbero l’obbligo di prevedere in ogni scuola l’insegnamento dell’italiano in una delle tre discipline sopra menzionate, valide per l’attestato di maturità. L’Ufficio federale della cultura, dal canto suo, dovrebbe verificare le possibilità che offre la legislazione federale sulle lingue per mitigare le conseguenze finanziarie per i Cantoni e aiutarli a realizzare un’offerta formativa per la terza lingua nazionale. Oltre alle proposte riguardanti l’offerta, il rapporto contiene anche suggerimenti per invogliare un numero maggiore di giovani a scegliere l’italiano. In prima linea, accanto a misure organizzative, troviamo la promozione dei contatti diretti, tramite gli scambi tra studenti, o l’acquisizione di alcune competenze di base in italiano per tutti i liceali. Il gruppo di lavoro ritiene inoltre necessario sondare le opportunità derivanti dallo studio precoce delle lingue nella scuola dell'obbligo e dall'applicazione dell’approccio didattico plurilingue. Stando al rapporto, l’importanza delle competenze nelle lingue straniere è indiscussa. Da un punto di vista civico, conoscere le lingue nazionali è fondamentale perché è il presupposto della comunicazione fra gruppi linguistici e della mobilità nazionale. Le lingue nazionali, inoltre, permettono di creare legami con i Paesi limitrofi e promuovono la mobilità internazionale, importante dal punto di vista economico. I licei hanno un ruolo cardine nell’insegnamento delle lingue nazionali poiché il loro programma è l’unico che prevede, oltre alla prima lingua nazionale e all’inglese, seppur di innegabile importanza, l’insegnamento approfondito di altre due lingue nazionali. In Breve La Rivista Petizione: avanti con l'italiano nel Canton Argovia Adducendo motivi di risparmio, il Canton Argovia intende dimezzare l’insegnamento dell’italiano come materia facoltativa alla Bezirksschule/Sekundarschule/Realschule. Per evitare che ciò accada è stata lanciata questa petizione che chiede al Consiglio di Stato del Canton Argovia di lasciare inalterata e senza riduzioni l’offerta della lingua italiana nella scuola pubblica. «Al Consiglio di Stato del Canton Argovia Abbiamo preso conoscenza con sorpresa e dispiacere che fra le proposte di risparmio del Governo, l’insegnamento dell’italiano come materia facoltativa alla Sek I, sarà offerto solo nell’ultimo anno e, di conseguenza, dimezzato. Vi chiediamo di voler soprassedere a questa misura per i seguenti motivi: L’ambasciatore Regazzoni lascia Roma per Parigi Il ticinese Bernardino Regazzoni, attuale ambasciatore svizzero a Roma, dall'anno prossimo ricoprirà la carica di ambasciatore straordinario e plenipotenziario per la Repubblica francese e il Principato di Monaco, con residenza a Parigi. La decisione è stata presa ieri dal Consiglio federale, che ha anche disposto 53 altri avvicendamenti nelle ambasciate svizzere. • Il numero di ore in dotazione finora (tre ore settimanali per due anni), è conforme alle moderne esigenze dell’insegnamento di una lingua straniera. Una riduzione significherebbe aprire le porte alla superficialità. • Nel Canton Ticino e nelle regioni italofone gli studenti imparano obbligatoriamente il tedesco. Gli scambi linguistici promossi dal Canton Argovia ed anche dal Canton Ticino sono condotti con successo e hanno senso solo con la premessa di una buona conoscenza linguistica. • L’italiano è una materia facoltativa scelta da studenti che non si accontentano di un sapere minimale. Sosteniamoli in questo orientamento di studio con una buona offerta linguistica che è anche sostegno per gli allievi superdotati. • L’italiano è una lingua nazionale: l’articolo costituzionale sulle lingue e la legge sulle lingue sostengono la comprensione tra le varie regioni linguistiche. Il Canton Argovia funge da esempio. • L’italiano è ancor oggi l’idioma parlato da molte persone la cui lingua madre non è il tedesco. Nella sanità e nei settori dell’industria e dell’edilizia, l’italiano è „lingua franca“ che permette una buona comunicazione di partenza. Inoltre, per moltissimi abitanti del Canton Argovia, è tutt’ora la lingua che si parla in famiglia! • Due anni d’insegnamento dell’italiano alla scuola pubblica gettano le basi per proseguirne lo studio al liceo e per usufruirne nell’apprendistato.» La petizione può essere sottoscritta online su: http://goo.gl/QA0Ia2 A Roma la Svizzera sarà rappresentata da Giancarlo Kessler, anch’egli ticinese essendo nato a Sorengo nel 1959, che a Roma ha operato come consigliere economico d’Ambacsiata dal 2000 al 2004, ed attualmente è ambasciatore e capo della Divisione Politiche estere settoriali (DPES) al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Nel comunicato diramato dalla Confederazione si conferma che Kessler, il quale stabilirà come prassi la sua residenza nella capitale italiana, rappresenterà la Svizzera anche per la Repubblica di Malta e la Repubblica di San Marino L’alta sartoria napoletana “fa il nodo” all’automobile tedesca “Una cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita”: parola di Oscar Wilde. Con le cravatte, quindi, non si scherza. E non hanno alcuna intenzione di prendere il problema alla leggera i tedeschi dell’Audi, che si sono rivolti all’alta sartoria napoletana di Ulturale per realizzare una linea di cravatte con il brand “Audi” destinata al top management ed agli stakeholder dell’azienda di Colonia. “Oltre alla particolarità dei tessuti prescelti – spiega l’azienda partenopea - ciò che più desta curiosità è il fatto che i tedeschi hanno voluto che venisse creata, esclusivamente per loro, una variante della linea Tie’ con il marchio Audi tridimensionale, realizzato in argento, cucito sul passantino della cravatta”. La Tie’ è una cravatta settepieghe in pura seta, realizzata da esperti artigiani, che al suo interno cela un amuleto portafortuna, ovvero un cornetto in prezioso corallo. Per cui, la tradizione partenopea, in particolar modo il binomio alta sartoriascaramanzia, ha conquistato anche i manager tedeschi. Particolarmente accattivante e fortemente stilizzato è anche il packaging, con una scatola porta cravatta effetto fibra di carbonio. “Il raggiungimento di questo accordo con l’Audi - dichiara il presidente e responsabile commerciale Giancarlo Auriemma – è la dimostrazione che il Made in Italy è sempre molto apprezzato ovunque nel mondo. Per noi è motivo di grande soddisfazione vedere abbinato il nostro brand con quello di uno delle case automobilistiche più prestigiose in assoluto. D’altro canto anche un colosso industriale come l’Audi osserva per il proprio ciclo produttivo regole ben precise, non molto distanti, nella filosofia, a quelle seguite da una piccola azienda artigianale come la nostra. Pertanto – conclude Auriemma – questa intesa è la dimostrazione che quando la qualità diventa il comune denominatore, anche una piccola impresa può andare a braccetto con una multinazionale. La Rivista Italiche di Corrado Bianchi Porro Non mollare la presa Difficile fare previsioni in economia, si afferma, soprattutto se riguardano il futuro. D’altronde l’economia è quella scienza che ti permette di comprovare che quanto ritieni giusto può essere sbagliato. E viceversa. Per questo le previsioni vanno sempre ricorrette e riconsiderate con i dati che emergono dalla realtà. Fatto sta che l’OCSE, nel suo recente out-look sulle previsioni per quest’anno e il prossimo biennio 2014-2015, ha abbassato le previsioni di crescita per l’eurozona di circa mezzo punto rispetto alle indicazioni della scorsa primavera, soprattutto motivato dal fatto che, a parte la Cina, i Paesi emergenti non fungono più da locomotiva del mondo. In sostanza il Pil italiano crescerà, secondo l’Organizzazione dei Paesi industrializzati che ha sede a Parigi, dello 0,6% l’anno prossimo e dell’1,4% nel 2015. Comunque un risultato positivo, tra l’altro confortato dai dati di Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, che indica nel terzo trimestre dell’anno 2013 per la Penisola un calo del Pil limitato allo 0,1% sul trimestre precedente. Ciò che induce a ipotizzare un’uscita dalla recessione nell’ultimo trimestre dell’anno. Secondo l’Ocse, tuttavia, la ripresa in Italia che si annuncia marginale l’anno prossimo e più pronunciata in quello successivo, avrà effetti limitati sull’occupazione. Infatti, secondo l’Ocse, il tasso di disoccupazione quest’anno previsto dal 12,1% crescerà ancora al 12,4% l’anno prossimo per tornare al 12,1% nel 2015. Il motivo di tutto questo trova spiegazione nella considerazione che la crescita senza occupazione è trainata principalmente dalle esportazioni e non vi è da rilevare una forza trainata (come avviene in Svizzera) da una sostenuta domanda interna innescata dal contributo derivante da una costante immigrazione di elevata qualità. La domanda interna in Italia riprenderà invece a crescere nel corso del 2015 (+1,1%). Il trend per il mese di settembre sulle curve destagionalizzate mostra nella Penisola una netta ripresa degli ordinativi esteri, ed una stabilizzazione di quelli interni. Nel complesso si rileva, in effetti, una chiara tendenza al rialzo. Per gli ordinativi totali, si registra un incremento congiunturale dell’1,6%, sintesi di un aumento del 4,8% degli ordinativi esteri e una flessione dello 0,8% di quelli interni. Nel confronto con il mese di settembre 2012, l’indice marca un aumento del 7,3% (destagionalizzato +4%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+39,5%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (-14,5%). Ci sono poi chiari segnali di ripresa nell’elettronica e nei mezzi di trasporto, ma anche nella farmaceutica e macchinari. La difficoltà che riscontra l’Italia è comune ad altre aree mediterranee dell’Europa. Da parte mia, commenta Jean-Pierre Bonny, ex Consigliere nazionale svizzero del Canton Berna e specialista della politica regionale nella Confederazione, la grossa pecca dell’Europa oggi è appunto quella di non avere una adeguata politica regionale. Quello che ho cercato di fare io con i Cantoni più deboli e le regioni di montagna in Svizzera è, infatti, una sana politica di redistribuzione delle risorse e d’incentivi mirati, al fine di aiutare le aree in difficoltà e non condannarle ad una progressiva marginalizzazione. Allo stesso modo, l’Europa deve organizzarsi in questo senso, favorendo politiche di sviluppo e di ridistribuzione e non solo con l’unico occhio puntato al rispetto dei paradigmi contabili. La collegialità, afferma Bonny, non va intesa in modo unilaterale. C’è una responsabilità collegiale del singolo nei confronti del Governo, ma c’è anche una collegialità del Governo nei confronti di ognuno dei suoi membri. Per ritornare ai conti dell’Ocse, nonostante il successo del Governo italiano nel proseguire il consolidamento fiscale, il debito pubblico italiano secondo l’Organizzazione dei Paesi industrializzati continua a salire in rapporto al Pil. Dovrebbe, infatti, crescere al 133,2% l’anno prossimo per poi scendere al 132,5% nel 2015. Migliori invece i conti sul deficit. Dal 3% previsto quest’anno, si scenderà al 2,8% nel 2014 e al 2% nel 2015. “L’Italia è quasi arrivata al traguardo di aggiustamento fiscale” ha commentato il capo economista dell’OCSE, Pier Carlo Padoan. Per questo “non molli la presa adesso”. L’invito che emerge è di accelerare la riduzione degli scompensi con un programma più ambizioso. Se si accelera la compressione del debito, conclude Pier Carlo Padoan, i benefici in termini di premio sul debito (come lo spread) potrebbero essere assai importanti. Ma per questo sono “necessarie misure che colpiscano la spesa e contengano invece l’aumento delle tasse”. “Necessarie misure che colpiscano la spesa e contengano invece l’aumento delle tasse” Dunque, la “spending review” è essenziale perché permette il taglio delle imposte che danneggiano l’occupazione. Bisogna utilizzare i risparmi di spesa, afferma il commissario straordinario Carlo Cottarelli, per il taglio del cuneo fiscale che grava sul lavoro e le imprese. dicembre 2013 La Rivista - 9 La migliore pasta all’uovo italiana dal gusto incomparabile! NOVITÀ Rendete speciale il vostro menù con tutto il gusto e la qualità della pasta all’uovo Emiliane Barilla. Pasta all’uovo Emiliane ora in tante ottime varietà alla vostra Coop! La Rivista Europee di Viviana Pansa Occhi puntati sulla ripresa L’Unione Europea torna a concentrarsi sull’andamento dell’economia e sui tentativi di “agganciare la crescita” messi in campo dai Paesi più in difficoltà. Lo fa con la riunione dell’Ecofin, che include i ministri dell’Economia e delle Finanze di tutti gli Stati membri, e con le raccomandazioni formulate dalla Commissione Europea per il consolidamento della ripresa in vista della prima parte del 2014 e i pareri adottati da quest’ultima sulle manovre di bilancio di 13 tra i Paesi facenti parte dell’area euro (sono esclusi i 4 Paesi inseriti in programmi di assistenza macroeconomica). Se il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, parla della necessità di “riforme più ambiziose per costruire una crescita più duratura”, Olli Rehn, vice presidente e commissario per gli Affari economici e monetari, mette in guardia da un canto di vittoria che risulterebbe prematuro, se il percorso sin qui compiuto non venisse approfondito sino a dare i frutti sperati: una crescita dell’occupazione in primis, affiancata da una ripresa di investimenti e consumi. Preoccupazioni cui fanno eco i dati sull’andamento del Pil nel terzo trimestre del 2013: una battuta d’arresto per l’economia francese, con il Pil che scende dello 0,1%, mentre aveva fatto ben sperare nel secondo trimestre una crescita dello 0,5% (battuta d’arresto in gran parte dovuta, per l’Istituto francese di statistica, alla frenata dei consumi interni e a cui si associa il declassamento di Standard & Poor’s rispetto al debito francese, più difficile da colmare dato il livello di disoccupazione raggiunto) e un rallentamento della locomotiva tedesca (l’Istituto tedesco di statistica registra una crescita del Pil nel terzo trimestre dello 0,3%, rispetto al +0,7% del trimestre precedente). Seppure faticosamente innescata, secondo le stime annunciate da Rehn per l’anno prossimo, la crescita non dovrebbe inoltre superare lo 0,7%. Una ripresa, dunque, che il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, definisce a ragion veduta “debole, fragile e irregolare”, garantendo una politica monetaria “accomodante” “per tutto il tempo necessario”; impegno che si è tradotto in un abbassamento del costo del denaro dello 0,25%, così da favorire esportazioni – primo effetto un abbassamento del valore della moneta unica rispetto al dollaro (scesa a 1,3) - e circolazione della moneta. L’intervento, non condiviso dalla Germania, ha messo ancora una volta in luce gli squilibri esistenti in Europa, su cui tarda a sopraggiungere una ricomposizione a livello politico. La Germania non ha necessità di ulteriori spinte sui mercati esteri e teme d’altro canto – per ragioni in qualche modo “storiche” - una possibile inflazione. Ma la deflazione sembra essere ora il problema dell’eurozona, anche dal punto di vista del Tesoro americano, che nel suo rapporto semestrale sulle valute e le politiche economiche dei Paesi concorrenti accusa proprio la Germania del diffondersi di un “effetto deflazionistico”, anche al di fuori dell’Europa, e di impedire una più spedita ripresa dell’eurozona per la sua eccessiva dipendenza dell’export, a fronte di un anemico tasso di crescita della domanda interna. Una critica che accresce i motivi di tensione nei rapporti tra i due Paesi, dopo le vicende di spionaggio ai danni della cancelliera Angela Merkel, e che il ministero dell’Economia tedesco ha definito “incomprensibile”. La Commissione Europea ha in questo frangente difeso la Germania, sottolineando come il Paese sia la locomotiva della zona euro e dell’Ue, annunciando però di seguito, nel documento che riporta i pareri sulle manovre economiche degli Stati europei, l’intenzione di voler approfondire le “posizioni sull’estero e gli sviluppi interni” della situazione economica tedesca, “in modo da verificare l’eventuale esistenza di squilibri nel Paese”. Posizione che non ha nulla a che fare con eventuali problemi di deficit e debito pubblico il cui sforamento è a rischio in Paesi come Italia, Spagna, Malta, Lussemburgo e Finlandia, ma che sottolinea come il Paese più forte sia ancora chiamato a fare la sua parte, rilevante, per la ripresa dell’eurozona. Ci si aspetta insomma qualcosa in più dalla Germania, proprio in virtù della sua posizione di forza e alla luce della ormai conclamata erronea valutazione dell’impatto delle politiche di austerity, riconosciuta dallo stesso Fondo Monetario Internazionale e richiamata da ultimo dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, nel discorso pronunciato all’incontro “South for Growth” organizzato alcune settimane fa ad Atene dagli europarlamentari di Spagna, Irlanda, Italia, Grecia, Cipro, Malta e Portogallo. In questa occasione Schulz, oltre a fare appello alla solidarietà tra Stati, ha segnalato l’inchiesta aperta dalla Commissione economica e monetaria del Parlamento proprio sul lavoro della Troika in Grecia, a Cipro, in Portogallo e Irlanda. In un intervento apparso su un quotidiano italiano alcuni giorni fa, Romano Prodi, già presidente del Consiglio dei Ministri e a cui si deve in larga parte la partecipazione dell’Italia al progetto della moneta unica europea, sollecitava un’alleanza strategica tra Francia, Spagna e Italia per un mutamento dei rapporti di forza all’interno dell’Unione finalizzato ad una rimodulazione della politica europea. Un’ipotesi di non facile attuazione, considerati i problemi interni dei primi due Paesi e la mancanza di credibilità sul fronte internazionale del nostro Paese, che alla bocciatura della nuova manovra finanziaria da parte della Commissione replica prima minimizzando, poi con una serie di annunci sulle politiche in cantiere – privatizzazioni, spending review – messe puntualmente in discussione dal moltiplicarsi delle spaccature nei partiti che sostengono il governo. Più efficace sembrerebbe un aumento della domanda interna tedesca stimolata da misure come quella del salario minimo richiesto dalla Spd per la formazione del governo di coalizione con la Cdu della Merkel. Ma potrà bastare? dicembre 2013 La Rivista - 11 nuova ALFA ROMEO GIULIETTA Da chf 25 500.– 1 Dimentica il nuovo design. Dimentica l’eleganza deI nuovI internI. Dimentica i nuovi colori. Dimentica alfa Uconnect™. E adesso guida. Ora con Swiss full LEASING al 2.9% 4 ANni Leasing 4 ANni SWISS FREE SERVICE 4 ANni GARANzia 4 ANni Road assistance 2 Esempio di finanziamento: Nuova Alfa Romeo Giulietta 1.4 120 CV Progression, prezzo di listino: CHF 27 500.– IVA inclusa, meno bonus cash di CHF 2000.–, prezzo di vendita: CHF 25 500.–; prezzo consigliato; rata leasing mensile da CHF 279.– IVA inclusa, pagamento speciale: CHF 5536.–, durata: 48 mesi, 10 000 km/anno, tasso d’interesse annuo effettivo: 2.9%. 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Maggiori informazioni sul Swiss Full Service su www.alfaromeo.ch 1 La Rivista Internazionali di Michele Caracciolo di Brienza Il surriscaldamento del clima e le sue conseguenze Koyaanisqatsi è un suggestivo film documentario del 1982 che mostra con efficacia l’inarrestabile movimento distruttivo della società industriale. Le immagini accelerate di ciminiere da cui escono fumi terribili e i supermercati immensi e le luci velocissime delle autostrade di notte sono una dura rappresentazione del costo ambientale dei consumi di tutta l’umanità. I recenti fenomeni meteorologici che hanno colpito con violenza le Filippine, gli Stati Uniti e la Sardegna sono una conseguenza diretta e misurabile delle variazioni climatiche provocate dall’attività umana. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, ha reso noto all’inizio di novembre a Ginevra l’ultimo bollettino sulle emissioni di gas a effetto serra. I risultati sono ufficiali e inquietanti. La quantità di gas a effetto serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo livello record nel 2012. L’aumento percentuale di anidride carbonica nell’atmosfera nel corso del 2012 è superiore all’aumento percentuale medio dell’ultimo decennio. Dall’inizio dell’era industriale a metà Settecento la concentrazione di anidride carbonica è aumentata del 41%. Il bollettino dimostra ancora una volta che “[…] i gas prodotti dall’attività umana che intrappolano il calore nell’atmosfera hanno turbato l’equilibrio naturale dell’atmosfera terrestre e contribuiscono notevolmente al cambiamento del clima”, così ha dichiarato Michel Jarraud, Segretario Generale dell’OMM, al momento della presentazione del bollettino, come riportato dall’ANSA del 6 novembre. Secondo il quinto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), presentato a Stoccolma alla fine di settembre, gli ultimi tre decenni sono stati uno più caldo dell’altro. I ghiacci si stanno ritirando quasi ovunque e gli oceani aumentano il loro livello di un centimetro ogni tre anni. L’IPCC è un ente scientifico che opera sempre nell’ambito delle Nazioni Unite. Questo gruppo di scienziati indipendenti ha tracciato quattro scenari. In quello più ottimista la temperatura globale cresce di 1°C nel giro di ottant’anni, ma ciò avverrà solo se si ridurranno della metà le emissioni di anidride carbonica provocate dalla combustione di petrolio, carbone e metano. Lo scenario peggiore, quello verso cui ci stiamo dirigendo, vede invece un aumento della temperatura media globale di 3,7°C. Quali saranno le conseguenze se non si ripensa il modo di produrre energia? Una è già percepibile: come detto sopra, i fenomeni meteorologici diverranno molto più violenti. L’altra conseguenza è la siccità crescente in molte regioni dell’Africa e dell’Asia. Aumenterà la diffusione delle malattie tropicali e le zone costiere saranno modificate nel giro di pochi anni provocando la migrazione di intere popolazioni. Secondo i dati dell’IPCC, l’attività industriale ha aumentato i livelli di diossido di carbonio nell’atmosfera da 280 parti per milione a 379 parti per milione negli ultimi centocinquant’anni. Questa crescita dei gas serra non ha precedenti negli ultimi 10'000 anni. C’è chi semplicemente accusa il sole per l’aumento di temperatura. Tuttavia, aggiunge l’IPCC, dal 1750 ad oggi l’attività solare è rimasta costante. Se il surriscaldamento fosse davvero causato da una maggiore attività solare allora le temperature sarebbero maggiori in tutti gli strati dell’atmosfera e non soltanto negli strati inferiori come oggi avviene. Di fatto, i gas serra fanno aumentare la temperatura solo negli strati inferiori dell’atmosfera. Cosa fare per rallentare questo processo che pare inarrestabile? Applicare la logica della convenienza economica non basta. Ci potranno anche essere degli accordi internazionali e delle legislazioni interne agli stati che incentivano l’uso di fonti rinnovabili di energia, ma il rallentamento del fenomeno va affidato all’intelligenza e non soltanto all’avidità. Come nel caso della protezione di una specie in via di estinzione, non è tanto l’esistenza della specie minacciata ad essere importante di per sé ma è fondamentale la capacità dell’uomo di rendersi conto che la sua condotta sta facendo un danno alla natura e che il porvi rimedio è un’azione intelligente per la propria generazione e per quelle future. Un tale ragionamento si può applicare anche al rallentamento del surriscaldamento globale. È un fenomeno inarrestabile, ma che può essere frenato in modo da evitare danni peggiori alla generazione presente e a quelle future. dicembre 2013 La Rivista - 13 La Rivista Rapporto dell’OCSE 2013 Situazione economica solida sulla politica economica debole sviluppo della produttività a lungo termine della Svizzera Stando all’ultimo rapporto OCSE sulla politica economica della Svizzera, negli ultimi anni l’economia elvetica ha resistito bene grazie alla robusta domanda interna e a una politica monetaria espansiva. Per poter garantire a lungo termine l’elevato reddito pro capite è tuttavia necessario rafforzare la produttività del lavoro. A tale scopo occorre agevolare la costituzione di imprese, proseguire le riforme nel settore agricolo e migliorare l’integrazione nel mercato del lavoro dei gruppi svantaggiati. È inoltre indispensabile utilizzare meglio il potenziale economico delle donne migliorando l’offerta di custodia dei figli, eliminando gli incentivi fiscali negativi per le persone con una doppia occupazione e sviluppando opportunità di carriera per le donne. Per poter realizzare la strategia energetica 2050 si dovrebbero inoltre sfruttare maggiormente i meccanismi di mercato. Robusto sviluppo economico L’OCSE attesta che negli ultimi anni la Svizzera ha vissuto un solido sviluppo economico e che dispone di finanze pubbliche sane. La pressione al rialzo sul franco svizzero e quindi i rischi di deflazione e le difficoltà per il settore dell’esportazione hanno potuto essere attenuati con l’istituzione di un tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per euro. La politica monetaria espansiva attuale e il tasso minimo sono giustificati dal fatto che l’inflazione è molto debole, che continuano a sussistere rischi di flussi di capitali esteri verso il franco e che l'attività economica si situa ancora al di sotto delle capacità produttive dell'economia. Il rapporto evidenzia tuttavia la presenza di segnali di surriscaldamento sul mercato immobiliare in alcune regioni. Se questi dovessero intensificarsi, sarebbero opportune ulteriori misure macroprudenziali. Si dovrebbe inoltre verificare la possibilità a medio termine di dare priorità alle spese pubbliche della Confederazione che contribuiscono all’incremento della produttività. del lavoro in Svizzera ha subito un rallentamento e che da questo punto di vista la Svizzera è chiaramente uscita dai primi posti della classifica dell’OCSE. Negli ultimi decenni la crescita economica in Svizzera era stata possibile soprattutto grazie a un aumento dell’offerta di lavoro. L’OCSE ritiene indispensabile individuare le cause di questo debole sviluppo della produttività. Il settore della costituzione di nuove imprese, ad esempio, è poco dinamico, anche a causa di ostacoli amministrativi. Il ritmo delle riforme nel settore agricolo dovrebbe essere aumentato con il passaggio a un sistema basato sui pagamenti diretti e su una maggiore apertura internazionale. Inoltre, gli scolari socialmente sfavoriti o gli scolari di origini straniere dovrebbero ricevere un sostegno mirato nella formazione, come avviene ad esempio in Finlandia. Potenziale economico delle donne Secondo l’OCSE il potenziale economico delle donne in Svizzera non è sufficientemente sfruttato; un migliore utilizzo avrebbe ripercussioni positive sulla produttività del lavoro e sulla crescita. Benché il tasso di occupazione femminile in Svizzera, nel confronto con gli altri Stati dell’OCSE, sia relativamente elevato, anche la percentuale di lavoratrici a tempo parziale è una tra le più alte di questo gruppo di Paesi. Inoltre, le donne sono fortemente sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali. Per rafforzare il ruolo delle donne nell’economia, l’OCSE raccomanda un aumento dei contributi dei Comuni e dei Cantoni destinati ad ampliare le offerte di cu- stodia dei figli in età prescolastica e scolastica. Si dovrebbe anche eliminare la «penalizzazione del matrimonio» in modo da migliorare le condizioni fiscali delle famiglie con doppio reddito. L’OCSE individua un’altra lacuna da colmare nelle opportunità di carriera per le donne: sarebbe opportuno garantire una maggiore rappresentanza femminile nelle direzioni aziendali inserendo nello « Swiss Code of Best Practice for Corporate Governance» obiettivi in materia di genere per le imprese. La quota di donne andrebbe aumentata anche nei consigli d’amministrazione fissando nello «Swiss Code» obiettivi ambiziosi in base principio «comply or explain», secondo cui eventuali deroghe vanno motivate, o introducendo apposite quote. Strategia energetica 2050 Secondo l’OCSE, la strategia energetica 2050 dovrebbe sfruttare maggiormente e in modo prioritario Variazione i meccanismi di mercato per conseguire i propri obiettivi. Essa della ricchezza ritiene inoltre fondamentale potenziare totale 2012–2013 la ricerca in campo energetico e rafforzare la cooperazione internazionale in quest’ambito. Secondo la sua analisi, raggiungere entro il 2020 l’obiettivo di politica climatica svizzera, che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento rispetto al 1990, sarà una sfida impegnativa. Raccomanda pertanto di introdurre una tassa sul CO2 sui carburanti poiché in questo ambito esiste un potenziale di riduzione relativamente conveniente ma pressoché inutilizzato. Il rapporto può essere ordinato presso l’OCSE all’indirizzo: http://www.oecdbookshop.org Rallentamento dello sviluppo della produttività del lavoro L’OCSE con- stata che l’incremento della produttività dicembre 2013 La Rivista - 15 6LJQRUHH6LJQRUL VWLDPRSHUHYYP]HYLD)YPUKPZP 7PHUVKP]VSVLZ[H[L +LZ[PUHaPVUP KHWLYA\YPNV 3\U4HY4LY.PV=LU:HI+VT )YPUKPZP 3HTLaPH +LZ[PUHaPVUP KHWLY)LYUH 3\U4HY4LY.PV=LU:HI+VT )YPUKPZP *H[HUPH 6SIPH 7YLUV[H[LPS]VZ[YV]VSVJVTVKHTLU[LZ\ ^^^OLS]L[PJJVT La Rivista Padiglione Italia al Quirinale Dal progetto a Expo Milano 2015 Aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2014, la mostra è ricca di filmati, rendering e disegni architettonici, e comprende anche il plastico in scala 1:50 del nostro Padiglione all’Esposizione Universale del 2015 espositivo e rimarrà come uno dei più importanti lasciti materiali di Expo al territorio. L’intero Padiglione sarà un luogo icona in grado di rappresentare il meglio delle eccellenze delle Regioni e delle “mille” città italiane e rappresenterà per 184 giorni la “porta d’ingresso” del Paese per gli oltre sette milioni di turisti stranieri attesi. Il cammino di Padiglione Italia comincia dal Quirinale. Nella Sala della Guardia d’Onore è infatti stata allestita la Mostra “Padiglione Italia. Dal Progetto a Expo Milano 2015”. Alla presentazione dell’esposizione alla stampa sono intervenuti: Louis Godart, Consigliere del Presidente della Repubblica per la Conservazione del Patrimonio artistico, Diana Bracco, Presidente di Expo 2015 S.p.A. e Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia, e Michele Molè, di Nemesi & Partners, progettista del Padiglione Italia. “È un grande onore poter esporre al Quirinale il progetto esecutivo del Padiglione Italia, a pochi giorni dall’avvio della gara che abbiamo indetto per scegliere chi avrà il compito di costruirlo”, ha affermato Diana Bracco. “Si tratta di un’iniziativa di grande trasparenza e valore simbolico e, che sono certa contribuirà a coinvolgere sempre più gli italiani nell’Expo, rinsaldando il senso della nostra comunità nazionale. Durante il semestre dell’Esposizione Universale, l’Italia sarà davvero al centro dell’attenzione del mondo, e questo ci permetterà di rilanciare la nostra immagine, restituendo fiducia e orgoglio nell’Italia ai cittadini, a cominciare dai più giovani, come ci ha più volte esortato a fare il Capo dello Stato. Dobbiamo rendere l’Expo una missione-Paese che valorizzi, come è scritto nell’articolo 9 della nostra Carta Costituzionale, l’immenso patrimonio artistico, paesaggistico ed enogastronomico italiano. In particolare il Padiglione Italia - ha concluso Diana Bracco - sarà anche un vivaio di idee e talenti capace di coniugare passato e futuro, tradizione e innovazione”. Al centro della Mostra, ricca di filmati, rendering e disegni architettonici, c’è il plastico in scala 1:50 del nostro Padiglione all’Esposizione Universale del 2015. In quanto “Casa” del Paese ospitante, sarà il cuore del sito Una foresta urbana Il progetto architettonico del Padiglione è il risultato di un concorso internazionale di progettazione aggiudicato da Expo 2015 S.p.A. nell’aprile 2013. Il raggruppamento vincitore - costituito da Nemesi & Partners Srl, Proger SpA e BMS Progetti Srl - ha proposto un edificio che si presenta come una “foresta urbana”, in cui l’architettura assume, attraverso la propria pelle ed articolazione volumetrica, le sembianze di una grande albero in cui il visitatore potrà immergersi e scoprire una suggestiva architettura-paesaggio. Il progetto interpreta il Tema di Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, declinandolo secondo i caratteri peculiari dell’identità italiana, da sempre identificata con l’energia che scaturisce dallo stare insieme: l’energia della comunità è rappresentata dalla Piazza centrale coperta, cuore simbolico e partenza del percorso espositivo. Palazzo Italia rappresenta a suo modo una “Architettura Naturale”, in cui poetica progettuale e sperimentalità tecnologica si fondono, dando vita ad un organismo spettacolare ed energeticamente sostenibile. Il Palazzo è organizzato secondo quattro blocchi funzionali collegati tra loro, vere e proprie quinte urbane che definiscono il grande vuoto della piazza centrale, luogo di accoglienza e simbolo di comunità. In termini architettonici è concepito definendo l’immagine dell’intero secondo asse del Sito Expo e accompagnando il visitatore alla scoperta del Sistema Italia. I visitatori potranno accedere alla mostra con ingresso gratuito e senza bisogno di prenotazione, dalla Piazza del Quirinale, nei giorni feriali da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15:30 alle ore 18:30, mentre l'orario domenicale resta fissato dalle ore 8:30 alle ore 12.00, in concomitanza e con le disposizioni dell'apertura al pubblico delle sale di rappresentanza. La mostra rimarrà chiusa tutti i lunedì e festivi, nonché i giorni 8, 22 e 29 dicembre 2013. Il plastico del Padiglione Italia dicembre 2013 La Rivista - 17 La Rivista Viavai, il progetto culturale che valorizza l'italianità Un momento della presentazione al Centro svizzero di Milano di Michele Novaga, swissinfo.ch Tra l’autunno del 2014 e la primavera del 2015 un fitto programma culturale promosso da Pro Helvetia inonderà i territori al di qua e al di là della frontiera. Con l’obiettivo di rafforzare, anche sotto il profilo culturale, i rapporti bilaterali tra Italia e Svizzera. Si chiama “Viavai, contrabbando culturale Svizzera-Lombardia” e coinvolge i cantoni Vallese e Ticino, la città di Zurigo, la Fondazione Ernst Gohner e la Regione Lombardia. Un grande evento culturale promosso dalla Fondazione Pro Helvetia, che anticiperà di fatto l’Esposizione di Milano del 2015. Centinaia gli artisti di entrambe le nazionalità si esibiranno per presentare le loro creazioni in tanti luoghi e città al di qua e al di là del confine. Grazie al linguaggio dell’arte, si propongono di rafforzare i rapporti italo-svizzeri, già intensificatisi con la partecipazione della Svizzera a Expo 2015. L’iniziativa è stata concepita sul modello di La Belle Voisine - che tra il 2007 e il 2008 coinvolse centinaia di artisti svizzeri e francesi - e del programma trinazionale Triptic, attualmente in corso tra Alsazia, Baden Wurttemberg e la Svizzera Nordoccidentale. Rafforzare le relazioni bilaterali Due gli assi principali attorno ai quali ruota l’iniziativa che ha previsto un investimento di 2,5 milioni di franchi: da un lato l’asse transalpino che vede coinvolti principalmente i grandi centri urbani come Milano e Zurigo e indaga sul rapporto tra arte e tecnologia. E dall’altro quello transfrontaliero che pone al centro una riflessione sull’impatto della lingua e della cultura italiana nei territori di confine, valorizzando l’importanza dell’italianità. Come ribadisce il Console generale della Svizzera a Milano Massimo Baggi, «con questo progetto riposizioniamo la cultura al centro delle nostre relazioni bilaterali, che di solito riassumiamo sotto forma di cifre di interscambio commerciale dimenticando che in mezzo, tra i due paesi, ci sono idee». «Viavai ci riporta alla centralità della lingua italiana che ha valore storico e fondante per la Svizzera, ma che possiede anche una valenza innovativa e di progres- so per l’Europa», ha aggiunto Massimo Baggi durante il lancio del progetto al Centro svizzero di Milano, a cui hanno preso parte anche l’assessore alla Cultura e alla Identità della regione Lombardia, Cristina Cappellini, il consigliere di Stato ticinese Manuele Bertoli e rappresentanti dei cantoni Ticino, Vallese e della città di Zurigo. Contrabbando di idee, non di merci Con l’apertura nei prossimi anni della ferrovia di base del San Gottardo, il territorio insubrico e i grandi centri urbani a nord delle Alpi si avvicineranno ulteriormente. E nel sottotitolo del progetto “Contrabbando culturale Svizzera Lombardia”, quasi a voler indicare il reciproco influsso di genti e culture essenziale per l’evoluzione della produzione artistica contemporanea dei due paesi, si fa riferimento in chiave ironica a quello che è stato in passato il traffico illegale di merci. «La missione di Pro Helvetia è di favorire il dialogo fra le quattro regioni linguistiche della Svizzera promuovendo scambi con l’estero e occupandoci di progetti di rilievo internazionale che abbiano attenzione per le minoranze linguistiche», spiega Marco Annoni, presidente della fondazione svizzera per la promozione della cultura. Meglio di ogni altro, Marco Annoni incarna la sintesi del movimento di idee e persone che hanno attraversato e attraversano ogni giorno le frontiere italo-svizzere. I suoi nonni emigrarono infatti dall’Italia alla Svizzera agli inizi del ‘900, come racconta lui stesso. «Spesso ci si dimentica che nel mondo ci sono due paesi in cui l’italiano è lingua nazionale. E uno di questi, oltre a San Marino, è la Svizzera. La nostra non è un’iniziativa isolata ma si ascrive nel quadro più ampio di scambi transfrontalieri. Il concorso ha avuto grande interesse e ciò conferma il bisogno di scambi transculturali: ci sono pervenuti 70 progetti e una giuria composta da esperti del mondo della cultura ne ha selezionati 19». Vasta offerta culturale I progetti selezionati vanno da Balabiott (parola che in dialetto significa sciocco o credulone), uno spettacolo teatrale itinerante sulla comunità hippie del Monte Verità, agli eventi performativi multimediali proposti dal Teatro San Materno di Ascona e racchiusi nel titolo Arttransit, Performing Art in Motion. Non mancheranno le mostre di carattere storico e artistico come quella intitolata Ma partono cantando con la speranza in cuor, dedicata alla storia degli anarchici tra cui Michail Bakunin accolti a Lugano e Locarno tra il XIX e il XX secolo. E nemmeno le sfilate-concerto di moda rivisitate in un contesto contemporaneo come quella proposta sotto il titolo XIVIX-1515 da Klanbox di Martigny, che farà sfilare 12 abiti utopici creati da 12 artisti e 12 compositori. Da segnalare anche la proposta del Consorzio Associazioni Culturali di Pavia dedicata alla produzione alimentare, che costituisce un tratto specifico e unificante dell’italianità del territorio e che, sotto il titolo E.A.T. Etnografie Alimentari Transfrontaliere, anticipa di fatto il tema dell’alimentazione su cui verterà l’Expo del 2015. Pro Helvetia È una fondazione di diritto pubblico, interamente finanziata dalla Confederazione e che opera in modo sussidiario, completando la promozione della cultura svolta da cantoni e comuni. Si occupa di progetti di rilevanza nazionale e, su mandato della Confederazione, promuove la creazione artistica in Svizzera, coltiva gli scambi culturali, si impegna a diffondere la cultura svizzera all’estero e favorisce la mediazione artistica. Pro Helvetia sostiene la cultura sulla base di richieste di finanziamento tramite la sua rete di centri culturali e uffici di collegamento all’estero, nell’ambito di programmi d’impulso o di scambio culturale. dicembre 2013 La Rivista - 19 Precisione svizzera e flair italiano… dal 1945 il partner competente e affidabile da e per l'Italia • Linee dirette da e per i maggiori centri commerciali italiani • Competenze tecniche, doganali e linguistiche • Distribuzione capillare • Rappresentanze fiscali • Sdoganamenti comunitari • Logistica vino MAT TRANSPORT SA Basilea, Berna, Cadenazzo, Lucerna e Zurigo Telefono gratuito: +41 (0) 800 809 091 [email protected] www.mat-transport.com La Rivista Cultura d’impresa di Enrico Perversi Le generazioni e l’innovazione Il 2012 è stato definito dalla Comunità Europea l’anno dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni. La situazione, tuttavia, pr esenta realtà molto contraddittorie: le aziende tendono ad espellere i cinquantenni ormai da almeno un decennio, le generazioni più giovani faticano molto ad entrare nel mondo del lavoro ed in generale nelle aziende gli organici sono stati drasticamente ridotti, perdendo esperienza e professionalità in misura significativa. Le ricerche indicano che più è basso il numero di lavoratori attivi dopo i 50 anni, più bassa è anche l’occupazione delle generazioni più giovani. In sintesi, viene espulsa la competenza manageriale senza che si abbia il tempo né il materiale umano per ricrearla nelle nuove generazioni: questo è uno degli effetti più drammatici della crisi. Segnali positivi Fortunatamente esistono però anche segnali positivi. Il report del marzo 2012 della Kauffman Foundation for Entrepreneurship segnala che la generazione dei Baby Boomers è quella che avvia nuove società ad un tasso mai raggiunto prima, mentre i più giovani sembrano in difficoltà: un blog dello Washigton Post si chiede, a questo proposito, se non stiamo assistendo al passaggio del testimone dell’innovazione alla generazione precedente; in Italia vengono pubblicati libri, quali I ragazzi di sessant’anni di Enrico Oggioni o Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo di Federico Rampini, che testimoniano la disponibilità, la volontà e la capacità dei Baby Boomers di fornire un contributo positivo, mentre quotidiani quali Il Sole 24 Ore trattano il tema mediante editoriali che segnalano come l’esperienza di gestione dei processi sia un ingrediente decisivo anche nei casi di innovazione dirompente. Il tema generazionale è quindi un punto importante sul quale chi si occupa di impresa dovrà fare leva per supportare l’innovazione che consenta la crescita e lo sviluppo. Negli ultimi anni sono avvenuti fatti molto importanti dal punto di vista sociale ed economico con rilevanti impatti sul sistema aziendale, a cominciare dalla presenza simultanea di 4 generazioni nello stesso ambiente di lavoro: sono infatti entrati i cosiddetti Millenials o Generazione Y (1978-1994) affiancandosi alla Generazione X (1965-1977), ai Baby Boomers (1946-1964) ed ai Veterans (1923-1945). I giovani appartenenti alla generazione Y sono i figli dei Baby Boomers, dunque abbiamo la prima generazione cresciuta con la tv che convive con la prima generazione cresciuta con internet e gli apparati digitali, la generazione di “un’azienda per la vita” con la generazione dell’assenza di certezze e della costruzione delle competenze nel “villaggio globale”. Questa novità, unita al fatto che quasi un terzo della forza lavoro totale ha più di 50 anni, crea questioni mai affrontate prima, ma la storia ci dice che il successo di un’impresa risiede anche nella capacità di innovare i sistemi gestionali per accogliere le diversità rispetto a capacità e competenze, ma anche, se non soprattutto, a valori, cultura e stili di vita: in tutto il mondo quindi si è avviata la sperimentazione resa ancora più urgente dagli interventi normativi riguardanti il pensionamento. Sperimentare nuove soluzioni Nella mia esperienza di coach ho spesso incontrato questi argomenti, che mi sono stati proposti da entrambi gli attori citati. Ricordo, ad esempio, il caso in cui un manager quasi sessantenne e decisamente di successo esplorò con soddisfazione la tematica delle ultime generazioni che gli ponevano questioni che mai aveva affrontato: la consapevolezza delle novità che era chiamato a gestire lo rigenerò e creò addirittura entusiasmo ed impazienza di confrontarsi con le opportunità e le nuove sfide. Inutile dire che la sua motivazione, che dichiarò essere “rivoluzionaria”, e le sue indubbie capacità lo portarono al successo, favorendo nel contempo la crescita professionale dei giovani con cui aveva lavorato. Questo esempio sintetizza il problema gestionale che concretamente si pone a manager ed aziende: si devono affrontare situazioni nuove, l’esperienza del passato non può essere utile, non ci sono eccellenze da studiare e da riprodurre. Si deve pertanto cercare di analizzare il contesto con visioni nuove e sperimentare nuove soluzioni che ci consentano gradualmente di progredire e di apprendere. Certamente la generazione di maggiore esperienza ha una responsabilità più grande, in quanto spesso detiene le posizioni di direzione, tuttavia anche i giovani possono fare qualcosa per fornire un contributo positivo. Ricordo il caso di un giovane definito, con una tipica espressione del gergo d’azienda, ad “alto potenziale”, che aveva conseguito risultati molto brillanti col il suo progetto per un nuovo business che sfruttava tecnologie e modalità mai utilizzate in azienda. I suoi risultati erano certamente molto buoni e altrettanto sembravano essere le prospettive future, tuttavia era ritenuto una persona “che non sa stare in azienda”. Lavorammo insieme in un percorso di coaching che lo ha aiutato a sviluppare una modalità di comunicazione con il senior management del Gruppo che, dopo un anno di infruttuosi tentativi, concesse gli investimenti necessari alla sua divisione per consolidare e ulteriormente sviluppare la crescita importante avvenuta nei 2 anni precedenti. In conclusione, dunque, da un’osservazione della realtà quotidiana si evince che sperimentazione ed innovazione nei sistemi di gestione siano la direzione obbligata per una integrazione positiva tra generazioni che sarà la chiave di volta che ci permetterà di riprendere il cammino verso lo sviluppo e la crescita. [email protected] dicembre 2013 La Rivista - 21 La Rivista Burocratiche di Manuela Cipollone Razionalizzazione della Pubblica Amministrazione Connettività wireless nelle aule Pagamento online delle prestazioni sanitarie Pubblica amministrazione, immigrazione, istruzione. Tanti e importanti i provvedimenti - legislativi e non – entrati in vigore nell’ultimo mese. Atteso, discusso e dibattuto è diventato legge il cosiddetto decreto-D’Alia, che ha l’ambizioso obiettivo di razionalizzare le Pubbliche Amministrazioni. Un serio contributo alla normalizzazione Anche se lo stesso Ministro nel presentare il testo ha deciso di tenere il basso profilo - "non è una riforma epocale" ma è comunque un "contributo serio e importante alla normalizzazione del pubblico impiego" – la legge contiene norme importanti: da quelle di maggiore impatto sull’opinione pubblica - come la riduzione delle famigerate auto blu – ai tagli alle consulenze esterne per dare più spazio alle professionalità esistenti, ai "controlli certi per tagli reali", fino alle nuove assunzioni, possibili solo se serve – è incredibile che debba essere precisato in una legge, ma tant’è – e solo se l’Amministrazione taglia gli sprechi entro il prossimo 31 dicembre. ra gli articoli della legge, il numero 9 riguarda le scuole italiane all’estero: in sintesi, questo articolo assegna loro dirigenti e docenti, in deroga a quanto previsto dalla spending review per farle funzionare meglio, ma sempre senza nuovi oneri per lo Stato e solo “per specifiche ed insopprimibili esigenze didattiche o amministrative”. L’istruzione riparte "L’Istruzione riparte" lo slogan coniato dal Governo all’approvazione del decreto - misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca – da parte del Parlamento. 22 - La Rivista dicembre 2013 In vigore dallo scorso 12 novembre, la legge prevede borse per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica, finanziamenti per potenziare l’orientamento in uscita dalla scuola secondaria e per la lotta alla dispersione, innovazioni nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro. Ma anche un piano triennale di assunzioni dei docenti e degli Ata, la stabilizzazione di oltre 26mila insegnanti di sostegno, novità sul fronte dell’edilizia scolastica. Circa 178 i milioni di euro che verranno investiti a partire dall’anno prossimo a sostegno di studenti e famiglie. 100 milioni serviranno ad aumentare il Fondo per le borse di studio degli studenti universitari; altri 15 vengono stanziati per il 2014 per garantire agli studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione. I fondi saranno assegnati secondo criteri stabiliti in autonomia dalle Regioni e serviranno per coprire spese di trasporto, con particolare riferimento ai disabili. Potranno accedere alle erogazioni gli studenti delle scuole secondarie di I e II grado. Sono 15 i milioni spendibili "subito" per la connettività wireless nelle scuole secondarie, con priorità per quelle di secondo grado; 3 milioni nel 2014 saranno destinati a premi per gli studenti iscritti alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. E ancora: la legge prevede fondi per l’acquisto di ebook; 15 milioni per la lotta alla dispersione scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado; altri 6,6 per potenziare da subito l’orientamento degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado. Ben 13,2 milioni serviranno a potenziare l’insegnamento della geografia generale ed economica, materia che verrà impartita un’ora in più negli istituti tecnici e professionali al biennio iniziale. Infine, 3 milioni, nel 2014, serviranno a finanziare progetti didattici nei musei, nei siti di interesse storico, culturale e archeologico o nelle istituzioni culturali e scientifiche. La legge prevede detrazioni fiscali al 19% anche per le donazioni a favore di Università e Istituzioni di Alta formazione artistica, sempre che le donazioni riguardino innovazione tecnologica, ampliamento dell’offerta formativa e edilizia. Sicurezza e permessi di soggiorno Pubblicato in Gazzetta anche il decreto del Ministero dell’Interno che contiene "Regole di sicurezza relative al permesso di soggiorno". Il decreto – che ha avuto il via libera del Garante per la protezione dei dati personali – dispone una serie di innovazioni tecnologiche e procedimentali che adeguano il modello di permesso di soggiorno, in uso in Italia, a quello comunitario. Il documento, simile ad un bancomat, sarà dotato di un microchip con tecnologia a radiofrequenze: il microchip conterrà i dati personali del richiedente o del titolare del permesso di soggiorno, i dati identificativi del documento, le immagine del volto e le impronte digitali. Per rilascio, rinnovo, annullamento, revoca e controllo del Permesso sarà utilizzato l'Archivio informatizzato dei permessi La Rivista di soggiorno, presso il Centro elettronico nazionale. I dati verranno conservati in questo Archivio per tutta la durata del permesso nel caso dei soggiornanti di lungo periodo, e per un periodo non superiore a dieci anni per le altre tipologie di permesso di soggiorno. In Gazzetta anche il decreto del Presidente del Consiglio che, in dieci articoli, definisce le modalità con cui le Asl dovranno consentire il pagamento online delle prestazioni sanitarie e anche la consegna, tramite web, posta elettronica certificata e altre modalità digitali, dei referti medici. Il decreto, si precisa nell’articolo 1, non si applica alle analisi genetiche. Inoltre, "per gli accertamenti sull'HIV, resta fermo l'obbligo che l'art. 5 della legge 5 giugno 1990, n. 135, (Piano degli interventi urgenti in materia di prevenzione e lotta all'AIDS) pone a carico dell'operatore sanitario e di ogni altro soggetto che venga a conoscenza di un caso di AIDS ovvero di infezione di HIV, di adottare ogni misura o accorgimento per la tutela dei diritti della persona e della sua dignità". personali di cittadini italiani a gestori di call center Extra Ue usando un modulo appositamente redatto e pubblicato sul sito istituzionale www.garanteprivacy.it; questa comunicazione deve essere fatta – entro il prossimo mese di dicembre – anche da chi ha già trasferito i dati fuori dell'Unione europea. Tra gli accordi internazionali entrati in vigore nell’ultimo mese, segnaliamo quello con il Governo del Marocco relativo alle modalità di realizzazione della conversione del debito del Marocco nei confronti dell'Italia in investimenti pubblici e il Memorandum d'Intesa con il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel campo della Difesa. Infine, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che stabilisce la durata dell’ora legale l’anno prossimo. Dal decreto – che viene inviato anche alla Corte dei Conti per la registrazione – apprendiamo, quindi, che nel 2014 l’ora legale inizierà il 30 marzo e terminerà il 26 ottobre. "per gli accertamenti sull'HIV, resta fermo l'obbligo che l'art. 5 della legge 5 giugno 1990, n. 135, (Piano degli interventi urgenti in materia di prevenzione e lotta all'AIDS) pone a carico dell'operatore sanitario e di ogni altro soggetto che venga a conoscenza di un caso di AIDS ovvero di infezione di HIV, di adottare ogni misura o accorgimento per la tutela dei diritti della persona e della sua dignità". Protezione dei dati personali Al passo coi tempi anche la delibera del Garante per la protezione dei dati personali, emanata visto l’utilizzo sempre maggiore di call center situati all’estero da parte delle aziende italiane che, all’estero, inviano i nostri dati personali. Il garante interviene in particolare nel caso in cui il call center si trova fuori dall’Europa, visto che dentro l’Unione – si legge nella delibera - "sono assicurate le adeguate garanzie per i diritti degli interessati previste dalla normativa comunitaria". Dunque i gestori di call center devono specificare a chi chiama (e a chi viene chiamato) in quale Paese si trova l’operatore; devono comunicare al Garante il trasferimento dei dati Be Ze[^k`hkhfZgh]bIKBFBLLBF: IKBFBLLBF: <E:LL> Ng BeOB<MHKB: OB<MHKB:Ze[^k`hkhfZgh]b <E:LL> Ng Zg`heh]bjnb^m^g^e\^gmkhlmhkb\h:]n^iZllb]ZObZO^& Zg`heh]bjnb^m^g^e\^gmkhlmhkb\h:]n^iZllb]ZObZO^& g^mh^]Zee^ob^ib_Zfhl^i^keh¿lahiibg`À Be OB<ÍL;:K g^mh^]Zee^ob^ib_Zfhl^i^keh¿lahiibg`ÀBe OB<ÍL;:K % % ibZ\^ohe^ ingmh]Í ]Íbg\hgmkh bg\hgmkh:e :eKBLMHK:GM> KBLMHK:GM> ;>EBL:KBH ibZ\^ohe^ ingmh ;>EBL:KBH lÖsbhlZ\n\bgZbmZebZgZBe`bZk]bghi^glbe^ LHIK: BIBGB% lÖsbhlZ\n\bgZbmZebZgZBe`bZk]bghi^glbe^ LHIK: BIBGB% ;:K >KBLMHK:GM> %khfZgmb\hkbmkhoh^lmboh ;:K >KBLMHK:GM>%khfZgmb\hkbmkhoh^lmboh K'A'Pbkma K'A'Pbkma A'Anghe]@^g'FZgZ`^k A'Anghe]@^g'FZgZ`^k ObZ<ZfiZgbZ-*hh*10KhfZ!BmZer" ObZ<ZfiZgbZ-*hh*10KhfZ!BmZer" M^e'hh,2h/-+,0h*?Zqhh,2h/-10*12h M^e'hh,2h/-+,0h*?Zqhh,2h/-10*12h >&fZbe3bg_h@ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf >&fZbe3bg_h@ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf Bgm^kg^m3ppp'ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf Bgm^kg^m3ppp'ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf BSI è orgogliosa di essere al fianco di Giovanni Soldini e del suo team. Insieme, sfida dopo sfida. Banchieri svizzeri da 140 anni. Con passione. Un’impresa sportiva richiede impegno, preparazione, passione: gli stessi valori che BSI mette nel suo lavoro di tutti i giorni. Che si tratti di performance, di persone, di investimenti. www.bsibank.com La Rivista Angolo fiscale di Tiziana Marenco Ristrutturazione aziendale Indennizzo per scioglimento del regime dei beni in sede di divorzio Prelevamento privato imponibile Recentemente il Tribunale Federale Svizzero (TF) è stato chiamato a giudicare su una fattispecie banale (2C_1019/2012 del 7 agosto 2013): Un piccolo imprenditore decide (i) di trasformare la sua ditta individuale che aveva ripreso dal padre in una società anonima e (ii) in tale occasione di estinguere il debito che aveva nei confronti della ex moglie, dalla quale si era separato quasi vent'anni prima, assegnandole il 48% delle azioni della nuova SA per un valore totale di ca. 1.5 milioni di franchi a saldo del prestito a suo tempo costituito in proroga del pagamento dell'indennizzo derivante dallo scioglimento del regime dei beni. Nella sua sentenza chiara e concisa il TF ha ricordato che la trasformazione di un'azienda a carattere personale, come per esempio di una ditta individuale o di società in nome collettivo o in accomandita, in una SA, giusta le disposizioni della Legge Federale sull'imposta Federale Diretta (LIFD), della Legge sull'armonizzazione fiscale (LAF) e delle corrispondenti norme dei codici fiscali cantonali, può essere realizzata senza conseguenze fiscali se attivi e passivi della ditta vengono ripresi dalla SA ai valori contabili fiscali e l'assoggettamento fiscale in Svizzera continua in capo alla nuova società. La ripresa soggiace però a un periodo di blocco di 5 anni entro il quale le nuove azioni della SA non possono essere alienate, pena il conteggio relativo alle riserve occulte nella misura della differenza tra il capitale proprio e il valore di alienazione, cioè il valore della controprestazione. Nella fattispecie era evidente che il periodo di blocco non era stato rispettato, perché in occasione della costituzione della nuova SA il 48% delle azioni che davano diritto al patrimonio aziendale apportato alla SA era stato assegnato non al proprietario della ditta individuale, bensì alla ex moglie. Evidente pure il valore delle azioni, fissato allo stesso ammontare del debito derivante dallo scioglimento del regime matrimoniale dei beni. L'analisi del carattere della cessione delle azioni alla ex moglie del contribuente non poteva che confermare che con la stessa era stata estinto un debito di carattere privato dell'imprenditore. Mentre lo scioglimento del regime dei beni in sede di divorzio da luogo ad un credito di carattere puramente pecuniario, il trasferimento di beni a saldo della pretesa pecuniaria va esaminato separatamente e costituisce un'alienazione a titolo oneroso. Qualora il debito privato dell'imprenditore venga estinto per mezzo del trasferimento di patrimonio aziendale, la transazione costituisce un prelievo di sostanza privata imponibile in misura delle riserve occulte realizzate. Nella fattispecie le stesse ammontavano a CHF 1,396 milioni di franchi ed erano imponibili in capo all'imprenditore. In Svizzera, se comparati al numero effettivo di ristrutturazioni aziendali, raramente i tribunali vengono chiamati a giudicare casi simili. È ben radicata infatti la pratica del ruling fiscale secondo la quale il contribuente, patrocinato o meno che sia, può chiedere all'ufficio tassazione competente di esaminare il piano di ristrutturazione aziendale ed esprimersi su eventuali conseguenze fiscali in capo alla società o in capo all'imprenditore. Data la facilità con la quale è possibile ottenere il ruling fiscale, le autorità saranno oltremodo severe al momento di giudicare una ristrutturazione per la quale non si è richiesto il ruling dell'autorità competente. [email protected] dicembre 2013 La Rivista - 25 La Rivista Angolo legale Italia di Viviana Sforza Modifiche legislativa ai nuovi tipi di società a responsabilità limitata La nuova s.r.l. semplificata e la nuova s.r.l. con capitale sociale inferiore a 10 mila euro Nei numeri di maggio e giugno scorso de La Rivista sono stati analizzati i tratti salienti di due nuovi “tipi” di società a responsabilità limitata, introdotti dal legislatore italiano con le leggi di conversione dei cosiddetti “Decreti Sviluppo” e “Decreto Crescita”, ossia la “società a responsabilità limitata sem-plificata” (“s.r.l.s.”) e la “società a responsabilità limitata a capitale ridotto” (“s.r.l.c.r.”). L’intento del legislatore era stato quello di facilitare lo start up di iniziative economiche soprattutto da parte di giovani imprenditori. Le caratteristiche principali delle s.r.l.s. risiedevano difatti (i) nella necessità che la società fosse costituita da persone fisiche di età inferiore ai 35 anni, (iii) nell’obbligo di utilizzare un modello di statuto standard predisposto con decreto del Ministero della Giustizia, ed in generale un tipo societario semplificato, con la conseguente riduzione dei costi di costituzione, e (iii) nella necessità che gli am-ministratori fossero scelti solo tra soci. Quanto alle s.r.l.c.r., a differenza delle s.r.l.s., queste (i) potevano essere costituite solo da persone fisiche di età superiore ai 35 anni, (ii) non era previsto un modello “rigido” di statuto, e (iii) gli amministratori potevano essere anche non-soci. Per entrambi i tipi di società il capitale sociale doveva essere compreso tra euro 1 ed euro 9.999,99 (ricordo che il capitale sociale minimo obbligatorio previsto per le s.r.l. “ordinarie” 26 - La Rivista dicembre 2013 è di euro 10.000). È di tutta evidenza che i due tipi societari, così come inizialmente congegnati dal legislatore, presentavano molte (forse troppe) somiglianze, e che l’unica vera differenza era costituita dal requisito dell’età massima dei soci, che ha sollevato sin dall’inizio non pochi problematiche in relazione (a) alla sorte della società al raggiungimento della soglia massima di età dei soci, e (b) all’effettiva utilità della s.r.l.s. È stato obiettato, tra le altre cose, che se l’intento del legislatore era stato quello di facilitare lo start up di nuove iniziative economiche, in realtà tale facilitazione era stata ingiustamente limitata ai soli infratrentacinquenni, dimenticando altre categorie di persone ugualmente meritevoli di incentivo all’attività di impresa, come le donne, i disoccupati, ecc.. Il legislatore ha quindi fatto uno “step back”, e con la legge 9 agosto 2013, n. 99, di conversione del D.L. 28 giugno 2013, n. 76 (il “Decreto Lavoro”), ha (1) riformato la s.r.l.s., in particolare eliminando il requisito dell’età minima dei 35 anni per i soci, e (2) eliminato la s.r.l.c.r. dall’ordinamento giuridico, e previsto al suo posto, dalle “macerie” della s.r.l.c.r., un nuovo tipo (o meglio sottotipo) di s.r.l. che consiste semplicemente in una “s.r.l. ordinaria con capitale inferiore ad euro 10,000”. A seguito di tali modifiche, le s.r.l.s. rimangono società tenute ad adottare le clausole inderogabili previste dallo statuto standard di cui decreto del Ministero della Giustizia, e quindi un modello societario piuttosto rigido. Chi vuole quindi poter usufruire di questo tipo societario, e soprattutto dei ridotti costi di costituzione dovuti proprio alla mera compilazione di un modello predefinito, deve rinunciare, come contropartita, alla flessibilità che un diverso tipo societario garantirebbe in termini di statuto e modello di organizzazione societaria. In caso contrario, l’alternativa è la “s.r.l. ordinaria con capitale inferiore ad euro 10,000”, dove invece è ben possibile predisporre uno statuto “tailor made”, a tutto beneficio dell’autonomia statutaria. I soci della s.r.l.s. restano esclusivamente persone fisiche che possono però avere, a differenza del passato, come detto, un’età qualsiasi. Rimane il requisito del capitale sociale compreso tra euro 1 ed euro 9.999,99. Gli amministratori possono poi essere anche non-soci. Tra i tratti salienti della nuova “s.r.l. ordinaria con capitale inferiore ad euro 10,000”, vi è invece la previsione (trattandosi di una società poco capitalizzata) di una “progressiva patrimonializzazione forzosa”, che impone ai soci di dedurre dagli utili netti risultanti dal bilancio di ogni esercizio un importo pari ad almeno un quinto di tali utili, da destinare alla riserva legale, fino a che la somma di tale riserva e del capitale non raggiunga gli euro 10.000. Superato tale limite, si applicherà la regola ordinaria, secondo cui un ventesimo degli utili netti deve essere destinato alla riserva legale sino a quando questa non raggiunga un quinto del capitale sociale. [email protected] Angolo legale Svizzera di Massimo Calderan La Rivista Revisione del diritto in materia di risanamento Il 6 novembre 2013 il Consiglio federale (il governo) svizzero ha deciso l’entrata in vigore il 1° gennaio 2014 della revisione parziale della Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF), volta a rendere più facile il risanamento delle aziende in Svizzera. La LEF è datata aprile 1889 ed è, quindi, una legge piuttosto vecchia. Da allora, come è ovvio, è stata modificata di quando in quando, ancorché mai in maniera radicale. Si è discussa regolarmente la necessità di aggiornare le norme relative al risanamento delle aziende, confrontandole ad esempio con le relative norme di legge degli Stati Uniti d’America (in particolare il famoso Chapter 11, ovvero il Capitolo 11 della Legge fallimentare statunitense, che permette alle imprese (ma anche alle persone fisiche) in situazioni finanziarie di dissesto una ristrutturazione tramite un’amministrazione controllata dal giudice). Dopo il fallimento della Swissair nel 2001, è stata istituita una commissione di esperti, che ha tenuto conto anche del fallimento del Gruppo Erb (il secondo per importanza dopo quello della Swissair) secondo la quale le previsioni fondamentali della LEF andavano bene e che quindi era nessaria soltanto una modifica parziale. La revisione della LEF prevede varie modifiche, che dovrebbero eliminare diversi punti deboli dell’attuale ordinamento in materia di insolvenza, in particolare le seguenti: - La moratoria concordataria non terminerà più necessariamente come concordato o fallimento, ma potrà essere concessa anche al puro scopo di differimento dei pagamenti. - Per ottenere l’omologazione di un concordato non sarà più necessario garantire i crediti collocati in terza classe (i cosiddetti crediti chirografari). Oggi tale obbligo blocca sovente cospicui mezzi finanziari, ostacolando così di fatto la conclusione di un concordato. Inoltre, in caso di concordato ordinario, gli azionisti piuttosto che i soci dovranno contribuire in modo adeguato al risanamento, affinché vi sia una certa parità di trattamento con i creditori. - Per quanto riguarda i contratti di lunga durata (ad esempio, contratti di locazione o di leasing), in caso di insolvenza si distingueranno i casi di liquidazione (fallimento o concordato con abbandono degli attivi), dove vi sarà la presunzione che il rapporto contrattuale sia disdetto in via ordinaria, a condizione che l’amministrazione fallimentare non intenda continuare il contratto e non vi subentri, dai casi di moratoria concordataria volta a risanare l’azienda e proseguirne l'attività, dove il debitore avrà la possibilità di disdire, in via straordinaria, il contratto con il consenso dell’amministratore (il cosiddetto commissario), a condizione che la controparte riceva un indennizzo integrale. - I diritti di partecipazione dei creditori durante la moratoria concordataria saranno rafforzati, proprio per tutelarli da azioni di liquidazione affrettate. In caso di necessità, il giudice del fallimento istituisce una delegazione rappresentativa dei creditori, che ha il compito di vigilare sull’amministratore. - Qualora una società insolvente trasferisse la sua azienda, l’acquirente non sarà più obbligato a riprendere tutti i rapporti di lavoro che fanno parte di tale azienda. Le parti potranno negoziare se e quali rapporti di lavoro debbano essere trasferiti. Vi saranno certamente casi in cui la società insolvente non trasferirà un certo numero di rapporti di lavoro. - Per compensare quest’ultimo aspetto possibilmente negativo della revisione, essa introduce un obbligo generale di allestire un piano sociale per le aziende con oltre 250 dipendenti che intendono licenziarne più di 30 nel giro di 30 giorni (cosiddetti licenziamenti collettivi), quando non vi è una situazione di concordato o fallimento. Tale obbligo oggi è previsto soltanto da alcuni contratti collettivi di lavoro. Il piano sociale prevede le misure per evitare o almeno limitare il numero e le conseguenze dei licenziamenti, senza mettere a rischio l’esistenza dell’azienda stessa. Dal 1° gennaio 2014 più di un terzo dei lavoratori in Svizzera potrà beneficiare di questa nuova norma. - Il privilegio in favore dei crediti risultanti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) collocati in seconda classe, introdotto il 1° gennaio 2010 con la nuova Legge federale svizzera sull'IVA, è eliminato. Tale privilegio in questi ultimi quattro anni ha ostacolato o impedito molti risanamenti aziendali che sotto il diritto vigente fino al 31 dicembre 2009 sarebbero stati possibili. - L’azione revocatoria di un negozio giuridico (l’azione pauliana) sarà agevolata, qualora un bene è trasferito a favore di una persona vicina, anche e in particolare all’interno di un gruppo di società. [email protected] dicembre 2013 La Rivista - 27 La Rivista Convenzioni Internazionali di Paolo Comuzzi A proposito di BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) Guardando il sito dell’OECD si legge (e non facciamo traduzioni) quanto segue: “ … Over 300 senior tax officials from more than 100 jurisdictions and international organisations met in Paris on 26-27 September 2013 during the 18th Annual Tax Treaty Meeting to discuss solutions to unintended double non-taxation caused by base erosion and profit shifting (BEPS). Participants discussed the content of the Action Plan on BEPS released on 19 July 2013 and ways through which developing countries can engage and provide input. In an opening address to the gathering, Pascal Saint-Amans, Director of OECD’s Centre for Tax Policy and Administration, stressed the importance of the work for developing countries, noting that corporate income tax revenue constitutes a substantial part of their total tax revenues. “We need to address BEPS issues in order to maintain and strengthen the existing framework to eliminate double taxation, which is key for crossborder investments. The BEPS project is both exciting and challenging and we can work together to achieve concrete results in the next 18-24 months,” he said. BEPS refers to tax planning strategies that exploit gaps and mismatches in tax rules to make profits ‘disappear’ for tax purposes or to shift profits to locations where there is little or no real activity … Questa parola (BEPS) deve mettersi bene nella testa sia dei clienti che dei consulenti che con gli stessi clienti operano tutti i giorni ed il termine BEPS ha un significato preciso che andiamo delineare nel seguito venendo poi a indicare qualche potenziale sviluppo. Mancare di una qualsiasi considerazione con riferimento 28 - La Rivista dicembre 2013 a questo acronimo significa restare ancorati a schemi vecchi (molto vecchi) e significa restare ancorati alla visione per cui è fiscalità internazionale la manovra che invece è di maggior interesse per il verificatore che per il contribuente. Commenti In linea generale Prima di andare in qualche dettaglio pratico diciamo che (sempre guardando al sito) “ … in an increasingly interconnected world, national tax laws have not kept pace with global corporations, fluid capital, and the digital economy, leaving gaps that can be exploited by companies who avoid taxation in their home countries by pushing activities abroad to low or no tax jurisdictions. This undermines the fairness and integrity of tax systems. The project, quickly known as BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) is looking at whether the current rules allow for the allocation of taxable profits to locations different from those where the actual business activity takes place and if not, what could be done to change this. At the request of G20 Finance Ministers, in July 2013 the OECD launched an Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), identifying 15 specific actions needed in order to equip governments with the domestic and international instruments to address this challenge. The plan recognises the importance of addressing the borderless digital economy, and will develop a new set of standards to prevent double non-taxation. This will require closer international co-operation, greater transparency, data and reporting requirements. To ensure that the actions can be implemented quickly, a multilateral instrument to amend bilateral tax treaties will be developed. This Action Plan was fully endorsed by the G20 Finance Ministers and Central Bank Governors at their July 2013 meeting in Moscow as well as the G20 heads of state at their meeting in Saint-Petersburg in September 2013. The actions outlined in the plan are aimed to be delivered within the coming 18 to 24 months. For the first time ever in tax matters, nonOECD/G20 countries are involved on an equal footing. La lotta è chiara: le Amministrazioni finanziarie si batteranno con la base erosion che significa la riduzione del cd “taxable income”. Oggi lo possiamo dire (senza fare grandi danni considerata la riforma attuata nel nostro ordinamento nel 2004) ma per l’Italia una delle forme più comuni di attuare base erosion (anni addietro) era la stipula di contratti di Associazione in Partecipazione con soggetti esteri. In buona sostanza quando la società da acquisire era molto profittevole (ipotizziamo un profitto ante imposte di 1000) e si doveva pagare per il 100% delle azioni una somma pari a 10.000 si costruiva uno schema molto semplice: 1) veniva incorporata una Newco con poco capitale (si pensi 100) e questa entrava in un accordo di AIP con un soggetto estero che si associava nell’impresa conferendo 9.900; 2) i soldi erano usati per comprare la target e si fondeva tutto. A questo punto del 1000 di utile della target la divisione La Rivista doveva essere proporzionale (per indicazione della Amministrazione Finanziaria e non per diletto del contribuente) e quindi si poteva concedere al soggetto estero (che aveva messo fondi per 9.900 su 10.000) una somma pari almeno al 50% dell’utile ante imposte creando (come ammesso dai contratti di AIP fino alla riforma del nostro ordinamento fiscale) un costo sulla società italiana che restava debitore di imposta solo su 500. Siccome lo strumento AIP in qualche paese estero era letto come “conferimento di capitale” il 500 volato verso il paese del soggetto associato non veniva tassato in quel paese e quindi si aveva: a) base erosion (mediante lo strumento ibrido); 2) profit shifting (spostamento dell’utile verso una country diversa); 3) riduzione delle imposta complessive. Nel complesso il gruppo pagava le imposte su 500 e non su 1000 in quanto una somma di 500 era considerata costo nel paese di partenza e non era considerato un reddito imponibile nel paese di arrivo. Questo schema (AIP) presentava dei notevoli vantaggi rispetto ad un normale contratto di finanziamento che avrebbe comportato solo la deduzione di interessi passivi (collegati comunque all’importo del finanziamento e non al reddito ante imposte della società acquisita e quindi, anche ipotizzando un onere molto alto, possiamo ipotizzare che la deduzione sarebbe stata inferiore e con l’ulteriore pregiudizio della tassazione nel paese di residenza del destinatario). Con questo semplice esempio abbiamo spiegato cosa voglia dire “base erosion e profit shifting” e cosa si voglia combattere oggi con le affermazioni che abbiamo riportato in precedenza e che devono tradursi in indicazioni pratiche. Altro elemento sono le “value chain” modificate solo nella forma e non nella sostanza operativa perché, al di là delle parole usate, la catena della formazione del valore rimane immutata e non trova alcun cambiamento sostanziale. Questa impostazione dell’OECD implica una lotta al cd “agressive tax planning” che viene attuato dall’imprenditore globale mediante la riallocazione di funzioni per ridurre la fiscalità complessiva della impresa (ricordiamo che la riallocazione vera delle funzioni è una decisione di carattere imprenditoriale che non è lecito discutere ma una riallocazione formale equivale ad una non riallocazione). Sviluppi particolari Lo sviluppo di questa impostazione, tesa in modo evidente ad impedire una riduzione della base imponibile per il paese, comporta una grande attenzione al ruolo che viene assegnato alla società residente ed alle società estere del gruppo (si pensi a situazioni come sono quelle che possono insorgere da particolari forme di carattere contrattuale che spostano il reddito assumendo che nella consociata italiana vi siano rischi inferiori e lavoro minore mentre ad un attento esame questa affermazione non si rivela conforme al modello di business). In buona sostanza la “lotta” fiscale dovrebbe spostarsi da una impostazione teorica (formale) ad una impostazione pratica (fatemi capire quale sia la vera funzione del soggetto che è auditato) e questo spostamento si vede anche in qualche recente verifica dell’Agenzia delle Entrate che contesta in primo luogo il ruolo che la società residente dice di avere (e quindi contesta magari la impostazione del sistema dei prezzi di trasferimento sostenendo che non riflette il ruolo della consociata). Lo sviluppo di questa impostazione richiede (come indicato) “ …closer international co-operation, greater transparency, data and reporting requirements. To ensure that the actions can be implemented quickly, a multilateral instrument to amend bilateral tax treaties will be developed …” e questo è un punto rilevante in quanto implica una forte cooperazione delle diverse Amministrazioni Finanziarie. Certo deve essere evidente che “ …BEPS refers to tax planning strategies that exploit gaps and mismatches in tax rules to make profits ‘disappear’ for tax purposes or to shift profits to locations where there is little or no real activity …” e quindi questo acronimo non deve diventare sinonimo di una lotta contro l’imprenditore globale e la riallocazione delle funzioni. La sintesi è che “ … The joint challenges of tax evasion and tax base erosion lie at the heart of the social contract. Our citizens are demanding that we tackle offshore tax evasion by wealthy individuals and re-vamp the international tax system to prevent multinational enterprises from artificially shifting profits, resulting in very low taxes or even double non-taxation and thereby eroding our tax base. Base Erosion and Profit Shifting can undermine the fairness and integrity of our tax systems. BEPS practices fundamentally distort competition, because businesses that engage in cross-border strategies gain a competitive advantage compared with enterprises that operate mostly at the domestic level …”. Le affermazioni, come è facile intuire, sono molto pesanti e lasciano intuire che la lotta sarà sostanzialmente “spietata” contro qualsiasi impostazione che sia puramente artificiale e che non trovi alcun fondamento nella realtà economica e questo è confermato quando si afferma che “ … The Plan will be rolled out over the coming two year and it will allow countries to draw up the co-ordinated, comprehensive and transparent standards they need to prevent BEPS. International tax rules ensure that businesses don’t pay taxes in two countries – double taxation. This is laudable, but unfortunately these rules are now being abused to produce double non-taxation. We aim to address this, so that multinationals pay their fair share of taxes …”. Conclusioni A noi pare che l’acronimo debba tendere a dare maggiore forza a quel principio che è presente da anni nelle convenzioni contro le doppie imposizioni ovvero il contemperamento della lotta alla doppia imposizione con la lotta contro la frode fiscale e possiamo dire che se lo strumento riesce in questo intento certamente lo stesso deve considerarsi in modo positivo e deve essere uno strumento con un utilizzo molto largo. dicembre 2013 La Rivista - 29 costruttori di certezze LA SCELTA DEL PARTNER AL QUALE AFFIDARE LA GESTIONE DEL PROPRIO PATRIMONIO È UNA DECISIONE DELICATA E CRUCIALE͘ BANCA SVIZZERA È LA DEFINIZIONE CHE TRADIZIONALMENTE IDENTIFICA CIÒ CHE L’INVESTITORE CHIEDE ALLA PROPRIA BANCA: AFFIDABILITÀ E RISERVATEZZA ASSOLUTE, STABILITÀ DEI RISULTATI, COMPETENZE PROFESSIONALI D’ECCELLENZA, TRASPARENZA, AVVERSIONE AL RISCHIO E CAPACITÀ DI DIALOGO. SONO I VALORI ATTORNO AI QUALI BANCA ZARATTINI & CO HA COSTRUITO LA PROPRIA REPUTAZIONE. ĂŶĐĂĂƌĂƫŶŝΘŽ͘^ /ŶǀĞƐƚŵĞŶƚDĂŶĂŐĞŵĞŶƚ WƌŝǀĂƚĞĂŶŬŝŶŐ͕ŽƌƉŽƌĂƚĞĞŶƚĞƌ ǁǁǁ͘ďĂŶĐĂnjĂƌĂƫŶŝ͘ĐŚ sŝĂWƌĞƚŽƌŝŽϭʹϲϵϬϬ>ƵŐĂŶŽ;^ǁŝƚnjĞƌůĂŶĚͿ sŝĂĂůĞƐƚƌĂϭϳʹϲϵϬϬ>ƵŐĂŶŽ;^ǁŝƚnjĞƌůĂŶĚͿ dĞů͗нϰϭϵϭϮϲϬϴϱϴϱ dĞů͘нϰϭϵϭϵϭϮϱϱϱϱ &Ădž͗нϰϭϵϭϮϲϬϴϱϵϬ &ĂdžнϰϭϵϭϵϭϮϱϱϮϮ ĨƵŶĚƐ͘ŵĂƌŬĞƟŶŐΛďĂŶĐĂnjĂƌĂƫŶŝ͘ĐŚ ŝŶƐƟƚƵƟŽŶĂůΛďĂŶĐĂnjĂƌĂƫŶŝ͘ĐŚ La Rivista Intervista con il Professor Ugo Amaldi di Michele Caracciolo di Brienza «La fisica è come il maiale: non si butta via nulla» L’8 ottobre scorso la Reale Accademia Svedese delle Scienze ha annunciato i vincitori del premio Nobel per la fisica per il 2013. François Englert dell’Université Libre de Bruxelles (Belgio) e Peter Higgs della University of Edinburgh (Gran Bretagna). Come indica il comunicato dell’Accademia, il premio è stato conferito: “[…] Per la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche, il quale è stato recentemente confermato grazie alla scoperta della particella fondamentale prevista da parte degli esperimenti ATLAS e CMS presso il Large Hadron Collider del CERN”. CERN è l’acronimo di Conseil Europeen de Recherche Nucléaire e abbiamo commentato via Skype l’assegnazione del premio con il Professore Ugo Amaldi, classe 1934, uno dei fisici italiani più noti a livello internazionale, docente presso l’Università di Firenze e poi di Milano e dal 1973 Senior Scientist al CERN. Suo nonno Ugo era un matematico, suo padre era il fisico Edoardo Amaldi che negli anni Trenta faceva parte di quel mitico gruppo di studio che, capitanato da Enrico Fermi, ottenne risultati fondamentali nella fisica del nucleo, coronati nel 1938 dall'assegnazione del premio Nobel a Fermi. Veniamo al premio Nobel per la fisica assegnato all’inizio di ottobre. Si aspettava l’assegnazione a Higgs ed Englert? C’è un elevato contributo italiano da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare all’acceleratore LHC (Large Hadron Collider). Circa 3'000 fisici di 38 paesi lavorano all’esperimento ATLAS e altrettanti all’altro esperimento CMS. L’acceleratore è lo strumento scientifico più sofisticato al mondo ed è costato 7 miliardi di euro. Un terzo dei magneti superconduttori sono stati prodotti dall’Ansaldo e, a quanto pare, l’anello in cui passa il fascio di atomi accelerati è il luogo più freddo dell’universo. Qual è la presenza non solo di scienziati italiani, ma anche di funzionari al CERN? Penso alla dottoressa Fabiola Giannotti, che a Milano seguì il suo corso di Fisica della Particelle, e al professor Guido Tonelli dell’Università di Pisa a capo rispettivamente dell’esperimento ATLAS e CMS (Compact Muon Solenoid). Il CERN è il prodotto della volontà e della preveggenza di fisici del centro sud dell'Europa. Contrariamente a quanto si pensa, è stato voluto da un manipolo di quattro o cinque persone, essenzialmente italiani e francesi. Il francese più autorevole era il professor Pierre Auger, un grande fisico che a quel tempo dirigeva il Dipartimento delle Scienze dell'Unesco a Parigi. Egli era, sin dall’inizio, in grande sintonia con mio padre - Edoardo Amaldi - che è stato segretario generale dell'organizzazione Visione area della zona a cavallo del confine franco-svizzero dov’è interrato l’acceleratore. Attualmente in shut down per migliorare le condizioni di lavoro e raddoppiare l'energia delle collisioni Se l'aspettavano tutti nel mondo della fisica. Qualcuno addirittura se l'aspettava l'anno scorso, perché la scoperta è stata annunciata dal CERN il 4 luglio 2012, ma i tempi della scelta dei premi Nobel sono tali che non era possibile conferire il premio in tempo. Tutti eravamo convinti che il comitato Nobel, composto di scienziati dell'Accademia Svedese delle Scienze che chiedono anche un parere ad un centinaio di fisici di tutto il mondo, avrebbe scelto quest'anno gli scienziati che cinquant’anni fa hanno proposto quest’idea completamente innovativa del campo scalare, che dà massa a tutte le particelle fondamentali. Il CERN è un’avventura scientifica e tecnologica di primissimo piano. dicembre 2013 La Rivista - 31 La Rivista tra il ‘52 e il ’54. È stato il primo che ha diretto quest’organizzazione che era ancora nella sua fase preliminare. Sono loro che hanno voluto costruire un laboratorio concentrato in un unico sito – la Ginevra internazionale del Palazzo delle Nazioni – con il preciso scopo di portare la scienza europea ai livelli ante guerra. I grandi istituti di ricerca fondamentale in fisica erano infatti stati distrutta dall'emigrazione causata prima della guerra dal nazismo e dopo la guerra dall'emigrazione dei molti scienziati che non vedevano alcuna prospettiva nell’Europa distrutta. Il CERN è un’organizzazione internazionale nata formalmente nel 1954, quando i parlamenti dei paesi fondatori approvarono il trattato internazionale che la costituiva. Ma già dal 1952 funzionava un’organizzazione provvisoria che aveva lanciato – su un sito messo a disposizione dal Cantone di Ginevra - la costruzione dei due primi grandi acceleratori, un ciclotrone e un sincrotrone. A quell'epoca stava nascendo la CECA [N.d.r. Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio] con i sei paesi fondatori dell'Unione Europea. Allora il CERN contava ben dodici paesi compresi tutti quelli del Nord Europa, che non erano membri della CECA, e per di più anche con la Jugoslavia. È stata una visione grandiosa che ha fatto compiere un salto qualitativo alla collaborazione scientifica internazionale e aveva uno scopo ben preciso: costruire un acceleratore, il ProtonSincrotrone, più potente di quelli che esistevano allora negli Stati Uniti. I frutti di questa visione sono arrivati dopo molti anni. Per quasi vent'anni gli Stati Uniti hanno continuato a produrre risultati scientifici migliori e poi, dal 1973 - quando è stata scoperta al CERN la forza debole neutra ad opera di una collaborazione internazionale diretta dal un francese André Lagarrigue, di cui faceva parte il gruppo di Ettore Fiorini dell'Università di Milano - il CERN non ha fatto altro che produrre scienza sempre più significativa. È anche cresciuto di dimensioni tanto da essere oggi il laboratorio di ricerca fisica fondamentale più grande del mondo. Gli stati membri, che ormai sono diventati venti, pagano proporzionalmente al loro prodotto nazionale lordo e negli ultimi venti anni hanno investito la somma che lei diceva per creare il più grande collisore 32- La Rivista dicembre 2013 di particelle mai realizzato. Producendo delle collisioni ad energie così elevate si possono produrre dei tipi di particelle che sono scomparse circa un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang e che non esistono più intorno a noi. In questo modo si riesce ad affrontare uno dei problemi centrali della fisica odierna: perché le particelle hanno massa? Secondo alcune immagini divulgative, il campo di Higgs è una sorta di manto di neve che permea l’universo e i bosoni di Higgs non sono altro che i fiocchi che lo formano e sono praticamente infiniti. È corretta questa immagine? Qual è la funzione di questo campo? Nel mondo della divulgazione scientifica le metafore sono molto utilizzate e quella che lei ha detto è una buona metafora per capire che cos'è la particella di Higgs e il suo campo; come molte metafore è suggestiva ma, allo stesso tempo, richiede alcune premesse e precisazioni. Lo stesso accade quando si spiega la struttura degli atomi dicendo che essi sono sistemi solari in miniatura. Nel caso del campo di Higgs bisogna premettere un concetto molto importante che, purtroppo, nei nostri licei di solito non viene spiegato. Le particelle - ovvero quegli elettroni che girano intorno al nucleo, quei quark che stanno dentro ai protoni e ai neutroni dei nuclei - non sono delle “particelle”, e cioè piccole palline colorate. Esse sono delle oscillazioni di un’entità impalpabile che i fisici chiamano “campo” e che si estende a tutto lo spazio. Ciò vuol dire che ogni tipo di particella che esiste nell'universo non è altro che un’oscillazione localizzata di un campo ben specifico, che nel caso degli elettroni è il “campo elettronico”. Le oscillazioni del campo elettronico sono particelle chiamate “elettroni”, ma sono in realtà delle piccole onde, potremmo dire delle “ondelle”, che si propagano nello spazio trasportando una piccolissima massa. Le collaborazioni internazionali ATLAS e CMS, formate ciascuna di circa 3’000 fisici, hanno analizzato i dati raccolti nel corso degli anni 2010-2012 e hanno osservato la produzione di qualche centinaio di ondelle di tipo nuovo, le famose “particelle di Higgs”. Si tratta di oscillazioni di un nuovo campo molto diverse dagli elettroni, in quanto a ciascuna corrisponde una massa che è circa 250’000 volte maggiore della massa di un elettrone. Va però detto che, poiché conosciamo già 24 tipi di particelle fondamentali diverse - e una di esse è addirittura ancora più massiccia della particella di Higgs - i fisici di tutto il mondo non si sarebbere tanto agitati se la particella di Higgs non fosse veramente speciale. L’entusiasmo suscitato da questa scoperta, attesa da molti decenni, è legato al fatto che, dall’esistenza sperimentalmente provata di queste particelle, segue che esiste un corrispondente “campo di Higgs” che si estende a tutto l'universo: le particelle di Higgs prodotte al CERN sono le sue oscillazioni. Diversamente da tutti gli altri campi, il campo di Higgs ha una densità di energia diversa da zero e può essere pensato – ricordando la sua metafora delle neve fatta da tantissimi fiocchi - come la sovrapposizioni di un numero grandissimo di ondelle di Higgs. Per questa particolare caratteristica, il vuoto – cioè una qualsiasi regione di spazio dalla quale sono state rimosse tutte le particelle – non è veramente vuoto; i fisici lo chiamano “condensato di Higgs”. Gli altri 24 tipi di particelle, viaggiando attraverso questo strano vuoto-pieno, interagiscono in modo diverso venendo più o meno rallentate a seconda dell’intensità della loro interazione con il campo di Higgs. Se il condensato di Higgs non esistesse tutte le altre particelle si muoverebbero nel vuoto-vuoto alla massima velocità possibile, cioè alla velocità della luce. Ma le interazioni continue con il condensato le rallentano, facendole viaggiare a una velocità tanto più piccola di quelle della luce quanto è maggiore l’interazione con il campo di Higgs. L’effetto è di dare una stessa massa a tutte le particelle di uno stesso tipo, ondelle di uno stesso campo; infatti, soltanto le particelle dotate di massa si muovono con velocità inferiore a quella della luce. Per esempio tutti gli elettroni dell’Universo hanno una stessa piccola massa, perché interagiscono poco con il campo di Higgs. Esiste invece un tipo di quark – detto per questo quark “top” - che ha massa trecentomila volta più grande dell’elettrone, La Rivista perché interagisce molto più fortemente con il campo di Higgs. È questo il meccanismo che gli scienziati premiati con il Nobel all’inizio di ottobre hanno predetto teoricamente cinquant’anni fa. E ora? Qual è la prossima avventura in cui si cimenteranno gli scienziati del CERN? Quali altre sorprese ci riserva la fisica delle particelle, secondo lei? Per rispondere chiediamoci innanzitutto: cosa implica questa scoperta? In un certo senso essa chiude la fisica del XX secolo, che per noi fisici si è aperto con l'introduzione del concetto di fotone da parte del grande fisico tedesco Max Planck, il quale nel 1900 emise l’ipotesi che la luce sia fatta di un grandissimo numero di piccole onde del campo elettromagnetico; le ondelle di questo campo sono state poi chiamate “fotoni”. I fotoni furono le prime particelle riconosciute come oscillazioni di un campo preesistente esteso a tutto lo spazio. Poi, nel XX secolo furono scoperti una trentina di campi, ciascuno caratterizzato da un tipo diverso di oscillazioni; vi sono, per esempio, tre tipi di elettroni e dodici tipi di quark. Ma non riuscivamo a capire come questi tipi di particelle avessero masse tanto diverse. Ora è convincentemente provato che il campo “scalare” di Higgs riempie lo spazio con il suo tenuissimo condensato e dà massa a tutte le particelle, ciascuna diversa. Senza questo campo nulla esisterebbe. Supponiamo, infatti, che il campo di Higgs ad un certo istante scomparisse. Immediatamente tutte le particelle perderebbero la loro massa; in particolare gli elettroni - che, negli atomi, girano intorno ai nuclei - partirebbero per la tangente con la velocità della luce e, poiché gli atomi non sarebbero più legati, tutta la materia si disintegrerebbe e l’universo scomparirebbe. Questa scoperta non soltanto chiude la ricerca di quali siano i campi che abitano l'universo, ma rende coerente la visione che noi abbiamo delle particelle come oscillazioni localizzate di tutti questi diversi campi. Il campo di Higgs non è quindi un campo in più, ma è il campo che spiega tutti gli altri. Da qui nasce l'entusiasmo dei fisici di tutto il mondo all’annuncio fatto al CERN nel luglio dell'anno scorso della conferma sperimentale dell’esistenza di questo campo speciale. Voglio porre l’accento sul fatto che il Nobel di quest’anno è stato assegnato, idealmente, non a due ma a tre persone: François Englert, Peter Higgs e Robert Brout, che purtroppo è recentemente scomparso; come si sa, il premio Nobel non può essere dato a persone decedute. Nel 1964 Englert e Brout pubblicarono per primi l’dea del campo di Higgs come origine della massa di alcune particelle e, poche settimane dopo, Higgs propose, indipendentemente, un approccio diverso concludendo che, se questo campo “scalare” riempie lo spazio, esso si manifesta attraverso le sue ondelle, che possono essere osservate sperimentalmente e che furono chiamate, molto anni dopo, “particelle di Higgs”. Lei mi chiede cosa succederà. Ora abbiamo 25 campi – meglio (24+ 1) campi - con 25 tipi di particelle diverse, ma i fisici vorrebbero capire perché esiste un campo di Higgs, perché vi sono 24 altri campi e non 25 e perché le loro ondelle hanno interazioni tanto diverse con il vuotopieno. Queste domande saranno affrontate dopo l'interruzione per i lavori di manutenzione dell'LHC. Attualmente l’acceleratore è in shut down per migliorare le condizioni di lavoro e raddoppiare l'energia delle collisioni. Quando nel 2015 si ripartirà, l’aumentata energia darà la possibilità di creare e osservare tipi di particelle completamente diversi dai 24 che conosciamo. Le chiamiamo “superpar- dicembre 2013 La Rivista - 33 La Rivista ticelle”; esse sono previste da una teoria – la Super-Simmetria detta familiarmente SUSY – che richiede l’esistenza di almeno un campo di Higgs. Se SUSY fosse vera il campo di Higgs sarebbe una conseguenza necessaria e non un’aggiunta alquanto artificiosa agli altri 24 campi. Questa è la prossima frontiera, che la maggiore energia del Large Hadron Collider permetterà di esplorare, cercando di osservare sperimentalmente la produzione di nuove particelle “supersimmetriche”. Cambiando in parte argomento, vorrei ripercorrere con lei le ricadute in ambito medico delle sue ricerche scientifiche. Si deve in buona parte alla sua attività la costruzione del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) a Pavia, inaugurato il 15 febbraio 2010, primo centro in Europa destinato all'adroterapia, in grado di trattare fino a 2’000 pazienti all'anno. La terapia adronica funziona bersagliando il tumore con particelle ionizzanti. Queste particelle danneggiano il DNA delle cellule dei tessuti, provocando la loro morte. A causa della loro ridotta capacità di riparare il DNA danneggiato, le cellule cancerose sono particolarmente vulnerabili a questi attacchi. Quali sono i vantaggi di questa metodica? Mi occupo di quest’argomento dal 1992, quando decisi di lasciare la fisica delle particelle per occuparmi delle applicazioni mediche degli acceleratori di protoni e altri ioni, che sono utilizzati al CERN per la ricerca in fisica fondamentale. All’epoca ero coordinatore (“spokesperson”) di una delle quattro collaborazioni che avevano costruito i rivelatori di particelle montate al collisore di elettroni e positoni detto LEP (Large Electron Positron collider). Il nostro scopo principale era la ricerca della particella di Higgs, che non osservammo perché l’energia massima delle collisioni era “soltanto” di 205 GeV. (Dopo i risultati di LHC sappiamo che, se ne avessimo avuto 34 - La Rivista dicembre 2013 a disposizione 220 GeV, la scoperta avrebbe avuto luogo al LEP nel 2000, proprio alla chiusura del secolo!) Decisi di cambiare attività perché negli anni 60 avevo lavorato a Roma all'Istituto Superiore di Sanità, dove mi ero occupato delle applicazioni dei raggi X alla cura dei tumori. Riprendendo questo mio interesse, con un gruppo di colleghi medici ed economisti della sanità pubblica, nel 1992 creammo la Fondazione TERA (Terapia con Radiazioni Adroniche) per progettare e costruire centri di terapia che utilizzano, anziché i convenzionali raggi X, fasci di protoni e di ioni carbonio. In Italia ogni anno circa 120’000 concittadini e concittadine - metà di chi ha un tumore - sono irradiati con i raggi X e i risultati sui tumori radiosensibili sono buoni. Tuttavia, circa il 5% di queste persone ha un tumore cosiddetto “radioresistente”, cioè un tumore che resiste all’irradiamento con i raggi X. Per trattare con successo anche questi tumori gli americani, negli anni ’80, e i giapponesi, dal 1994, hanno usato efficacemente gli ioni carbonio. Queste particelle nuclei degli atomi di carbonio fatti di sei protoni e sei neutroni strettamente legati - quando penetrano nel corpo del paziente, sono efficaci nella terapia dei tumori radioresistenti, perché producono nel tumore, anche profondo, rotture multiple del DNA non riparabili dai soliti meccanismi cellulari. Nel 1995, non senza difficoltà, riuscii a convincere il direttorio del CERN a investire, insieme alla Fondazione TERA e al Progetto MedAustron austriaco, nella progettazione di un sincrotrone per la cura dei tumori; si tratta di una macchina acceleratrice di 25 metri di diametro ottimizzata per accelerare ioni carbonio a uso medico. Con i miei collaboratori della Fondazione TERA abbiamo poi progettato il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), che è basato sul sincrotrone disegnato con il CERN e, nel 2002, quando Umberto Veronesi era Ministro della Salute, ne ottenemmo l’approvazione da parte del governo italiano. La Fondazione CNAO, creata dal Ministero con TERA come organo scientifico-tecnico, ha costruito il centro a Pavia con un importante contributo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. A oggi il CNAO, che è il secondo centro per i tumori radioresistenti al di fuori del Giappone, ha trattato diverse circa duecento pazienti. L’altro centro si chiama HIT e si trova ad Heidelberg in Germania. È probabilmente inutile sottolineare che i sincrotroni di questi centri di terapia di Pavia usano le stesse tecnologie degli La Rivista acceleratori di particelle utilizzati per la ricerca in fisica fondamentale, anche se sono molto più piccoli. Noi di TERA contiamo sul fatto che, a seguito dei nostri sforzi pluridecennali, ogni anno migliaia di persone possano sopravvivere a questa terribile malattia. Ora vorrei ritornare al bosone di Higgs e allo sforzo collettivo per la sua scoperta. Si potrebbe quasi fare un paragone tra la conquista della luna e il CERN. Le ricadute tecnologiche per queste due imprese scientifiche sono state imprevedibili e spesso esulano dalla specifica applicazione nel loro contesto scientifico. L’invenzione del World Wide Web è infatti una diretta conseguenza dell’attività del CERN, ad esempio. Penso anche al Grid creato per elaborare la mole enorme di dati prodotti dall’acceleratore LHC. Secondo lei, questa rete di calcolatori potrebbe essere accessibile a tutti in futuro e con quali applicazioni? Quali sono, a suo avviso, le tecnologie sviluppate di recente per la ricerca fonda- mentale che avranno ricadute nella vita di tutti i giorni? Mi faccia dire innanzitutto che la scoperta del campo di Higgs è conseguenza diretta del desiderio intellettuale degli scienziati di comprendere i fenomeni naturali, senza alcun riferimento alle applicazioni pratiche. Ma quello che è stato dimostrato dalla storia - fin dalla scoperta da parte di Röntgen dei raggi X nel 1895 - è che tutte le volte che si sviluppano tecnologie per le ricerche di fisica, i nuovi strumenti trovano applicazioni pratiche. L'applicazione quindi non va cercata nella scoperta del campo di Higgs, ma nelle ricadute degli strumenti tecnologici che è stato necessario inventare e costruire per risolvere problemi scientifici di grande difficoltà. I fisici sviluppano rivelatori e acceleratori di particelle sempre più potenti perché vogliono rispondere a domande di natura fondamentale e, potremmo addirittura dire, filosofica. Quello che l'esperienza ci ha insegnato - e non dubito che sarà così anche in futuro - è che questi strumenti della ricerca pura sono poi utilizzati in ambito diverso. Tutti i metodi fisici di terapia del cancro hanno questa origine. Si pensi soltanto ai raggi X che salvano soltanto in Italia circa sessantamila pazienti all’anno: gli acceleratori di elettroni, usati in tutti gli ospedali per la loro produzione, sono stati inventati dai fisici negli anni ‘45 - ‘47 per condurre i loro esperimenti di fisica dei nuclei. Un altro esempio: alla fine degli anni ‘80 noi fisici avevano bisogno di dialogare tra di noi quando stava per entrare in funzione il collisore LEP. Come lei ha ricordato, l’informatico inglese Tim Berners Lee ha inventato per questo il Web, che dopo 25 anni è il motore del 30% dell’economia mondiale. Internet già esisteva, ma non era utilizzabile dai non esperti; il Web l’ha messo a portata di tutti. Anche la Grid, questa enorme potenzialità di calcolo di elaboratori connessi tra di loro, è nata per analizzare la mole enorme di dati prodotti dall'acceleratore LHC e potrà essere usata in futuro da tutti. Sarà allora possibile mettere a disposizione del vostro piccolo computer portatile – attraverso la Grid - la potenza di calcolo di milioni di calcolatori. In conclusione, la mia esperienza di fisico delle particelle e di fisico che si occupa di applicazioni in ambito medico mi ha insegnato che nulla di quello che si apprende nella ricerca della fisica fondamentale e nessuno degli strumenti sviluppati in questo campo è inutile. Qualche volta dico che la fisica è come il maiale, di cui non si butta via nulla. Alla fine il risultato di tutto quello che facciamo nella ricerca fondamentale ha avuto o avrà ricadute sul benessere di tutti gli uomini. dicembre 2013 La Rivista - 35 Donne in carriera di Ingeborg Wedel La Rivista Renata Pelati Valorizzare il talento femminile Il successo di Renata Pelati, classe 1956, nei panni di donna manager intreccia la propria con la storia e l’evoluzione di Gerard’s, impresa fondata dallo zio Gerardo Barbieri e attiva nel settore della profumeria. Nel 1983, giovane madre di una bambina di quattro anni, Renata fa il suo ingresso in azienda, e nel corso dei primi nove anni matura un’esperienza trasversale interessandosi ad ogni aspetto dell’attività. Un momento di svolta sopraggiunge però quando Gerardo Barbieri decide di ritirarsi, lasciando le redini di Gerard’s nelle mani della nipote. Tra il 1990 e il 1992 Renata diventa a tutti gli effetti unica proprietaria e amministratrice dell’impresa di famiglia, che accompagna nel passaggio verso il settore dell’estetica professionale: una scelta quasi obbligata per rilanciare l’azienda durante il periodo di crisi perdurante degli anni Novanta. Questa occasione si rivela per Renata un modo per esprimere la propria creatività e il proprio amore per la natura e la sostenibilità, concentrandosi su un comparto in cui “la professionalità femminile trova spazio a tutti i livelli, da quello prettamente produttivo a quello relazionale e aperto al pubblico, quindi del centro estetico, della beauty farm, o della Spa”. Coltivando l’ambizioso obiettivo di fare della Gerard’s il numero uno del settore estetico in Italia, Renata è riuscita progressivamente a fare crescere i volumi di fatturato e le quote di mercato conquistate, puntando soprattutto sulla flessibilità, sull’innovazione e sulla ricerca. Nella linea strategica adottata da Renata spicca l’importanza attribuita al ruolo attivo delle figure professionali femminili, che ha favorito un forte spirito di coesione determinante nel definire il vantaggio dell’azienda nei confronti della concorrenza: facendo ricorso a validi strumenti di conciliazione e di 36 - La Rivista dicembre 2013 valorizzazione delle risorse umane, Renata ha saputo creare nella sua azienda un ambiente sereno e di armonia, che al contempo incide positivamente sulla produttività complessiva. L’azienda offre dunque un esempio di come la risorsa donna possa essere considerata meritatamente una leva essenziale per la crescita e lo sviluppo del Paese, puntando su quelle caratteristiche che la contraddistinguono notoriamente dal genere maschile. Con la sua esperienza personale, Renata Pelati intende contribuire al processo che vede le donne, “ancor più nell'immediato futuro, a differenza di quelle delle generazioni precedenti”, in possesso di tutti i titoli e le qualità necessarie per accedere a posizioni decisionali, ma che ancora incontrano numerosi ostacoli lungo il loro percorso professionale e personale. Renata condivide l’opinione di chi ritiene essenziale la promulgazione di politiche trasversali che, attraverso azioni specifiche e mirate, vadano a colpire le forme latenti Renata Pelati di discriminazioni di genere, più o meno evidenti: è necessario agire in modo omogeneo e decisivo in tale direzione, con il coinvolgimento delle istituzioni e della collettività, ad esempio incrementando e monitorando i risultati di provvedimenti volti ad assicurare condizioni di pari opportunità nel settore pubblico. Troppo spesso, infatti, i cambiamenti nella mentalità degli individui tendono ad essere decisamente più lenti rispetto alle trasformazioni della società. Ormai da anni, invece, Gerard’s ha sviluppato una serie di soluzioni lavorative pensate per le dipendenti dell’azienda, che costituiscono l’80% del totale del personale e la cui età media è 30 anni: perseguendo l’obiettivo del Work life balance, si propongono orari di lavoro flessibili, telelavoro, part time e congedi di maternità, rendendo possibile in ogni circostanza la valorizzazione del talento femminile. L’impegno di Renata a favore del potenziamento del ruolo della donna all’interno della Passione Italiana società e dell’economia non si esaurisce tuttavia all’interno della sua azienda. Convinta assertrice del Valore Donna, Renata Pelati, in qualità di consigliere all’interno della Giunta della Piccola Impresa di Brescia AIB, ha costituito con alcune colleghe imprenditrici AIB Femminile Plurale, gruppo direttamente collegato a UIR Femminile Plurale, Comitato Strategico dell’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma. Renata fa parte poi del gruppo European Women Management Development (EWMD), network internazionale finalizzato alla promozione dello sviluppo professionale delle donne, il quale concorre attivamente ad un progressivo aumento della visibilità e della partecipazione delle donne in relazione alle posizioni di vertice in tutti i contesti economici e sociali, nella consapevolezza del loro importante contributo potenziale. Nonostante le numerose responsabilità alle quali deve rispondere quotidianamente, siccome “non si è mai finito di imparare” Renata trova il tempo per la sua famiglia e persino per interessi alternativi, come corsi di scrittura creativa e la partecipazione a gruppi incentrati sulla consapevolezza. Interrogata su un suggerimento da rivolgere alle donne intenzionate ad avvicinarsi al mondo imprenditoriale, Renata sottolinea l’importanza di tenere in alta considerazione e sempre presenti i valori di creatività, passione e innovazione, in unione con motivazione, coinvolgimento e, dove possibile, decentralizzazione. Fondamentale è l’apertura costante alla sperimentazione e al cambiamento, così da saper rispondere in modo tempestivo e originale ai bisogni reali che si traducono in segnali sul mercato. Ciò va quindi convertito in sistemi organizzativi flessibili, nella disponibilità a partecipare a reti di imprese, e in scelte strategiche basate sulla qualità e sulla soddisfazione dei clienti. In innumerevoli modi, dunque, l’esperienza di Renata Pelati si presenta come un vero e proprio modello di riferimento per tutte le donne che aspirano ad ottenere il massimo dalla propria vita professionale, screditando qualsiasi forma di pregiudizio e raggiungendo con orgoglio e dignità risultati ragguardevoli in ogni circostanza. NUOVO per solamente limitato un periodo Disponibili nelle tabaccherie svizzere Il periodo natalizio rapprensenta dei momenti di piacere. Regalate per Natale il nostro sigaro Toscano. 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Zappando da un canale televisivo all’altro, recentemente mi è capitato di vedere un’intervista fatta a una giovane attrice di cui (chiedo venia) non ricordo il nome. Le sue parole mi hanno colpito. L’intervistatore le chiedeva il significato di un tatuaggio che portava sul braccio (una casetta e alcuni simboli, credo). Lei ha risposto che simboleggiava i suoi desideri più ardenti: avere un nido accogliente, un compagno di vita con cui costruire una bella e lunga storia d’amore, un cane di cui prendersi cura. Bambini? No, per carità! Questo è un esempio tra tanti che mi fanno sorgere un interrogativo: è forse in atto una mutazione antropologica nella relazione uomo-animale? Non più complemento alle relazioni umane, ma soluzione di sostituzione. Non più storie, come nel vecchio romanzo di successo Torna a casa Lassie, dove veniva esaltata la relazione tra un bambino e un collie, ma realtà dove i “pets” soddisfano appieno il bisogno di filiazione. In particolare, la relazione con i cani e i gatti sta dunque diventando nella nostra società un’alternativa più attraente della relazione genitore-figlio? (elefante questo più o meno invisibile) Per alcuni esseri umani contemporanei si direbbe di sì. Vediamo alcuni indizi. Ce lo dicono le statistiche. Com’è noto, alle nostre latitudini il numero dei figli è diminuito drasticamente negli ultimi decenni. Per contro, è aumentato significativamente il numero degli animali domestici adottati da coppie senza figli, senza distinzione di età. I nomi attribuiti ai simpatici quattro zampe non sono più quelli classici, tipicamente animaleschi, come Fido, Lupo, Ringo, Felix, ecc… ma sempre più vengono pescati nel repertorio una volta riservato alle persone: Nicola, Carlo, Emma, Giulia, ecc. Il linguaggio relazionale usato nei loro confronti non di rado assomiglia a una modalità enfatizzata di quello impiegato con i figli “Vieni a dare un bacio alla tua mamma”; “Cattivone, non devi disubbidire al tuo papà!”; “Dov’è si è nascosto il nostro tesoro?”. E i tesori a volte accompagnano “mamma e papà” dappertutto. In televisione. In ufficio. Nella segreteria di un’università svizzera capita di essere accolti oltre che dall’impiegato/a anche dall’abbaiare, più o meno amichevole, del relativo cane accampato sotto la scrivania. Che dire poi degli adolescenti che ostentatamente portano a spasso esemplari canini delle razze più aggressive? Si direbbe che non potendo girare armati, ci tengono a mostrarsi forti e minacciosi esibendo la possente mascella dei loro quadrupedi. Come interpretare tali fenomeni? Un antropologo contemporaneo, Jean-Pierre Digard sta suscitando molte polemiche per aver osato prendere una posizione molto scomoda e politicamente scorretta. In un suo recente libro (Les français et leurs animaux) compie un’accurata analisi storica e geografica sulla questione sensibile della relazione che gli umani intrattengono oggi nella nostra società con gli animali domestici e mette in discussione lo status attribuito a questi ultimi. L’autore parla di una crescente confusione di identità tra umano e animale di compagnia, amato quest’ultimo ormai come un tempo si amava un genitore, un figlio, un coniuge. Egli stabilisce una correlazione tra la crescita della passione per l’animale domestico e l’impoverimento dei legami sociali tra gli umani. La crisi delle relazioni familiari e il bisogno di un animale come prolungamento narcisistico sembrano andare di pari passo. Un messaggio diverso ci proviene invece da un simpatico romanzo di successo (Io e Marley, da cui è stato tratto un film di altrettanto successo) che mostra come figli e cani possano essere altamente complementari. A condizione però che i genitori abbiano voglia di prendersi cura degli uni e degli altri. Il libro racconta la storia di John Grogan e della moglie che, appena sposati, decidono di adottare un cane per mettersi alla prova come futuri genitori. Si tratta di capire se sono all’altezza di occuparsi in futuro di un figlio. Il piccolo cucciolo si dimostra subito parecchio difficile da gestire: è sempre in movimento, distrugge tutto quello che gli capita a tiro. Dopo un po’ di mesi, superata la prova cane, la coppia si sente pronta per avere dei figli. Star dietro a tutto è un’impresa titanica. Il cane è sempre più irrequieto. I bambini richiedono tempo ed energie infinite. Il libro si snoda con humor e tenerezza attraverso le vicissitudini della famiglia. Termina con una prova difficile, ma molto istruttiva, per grandi e piccini: la morte del cane ormai vecchio e la scoperta di quanto amore occorra per capire quando è il momento di dire addio. Una matura relazione tra esseri umani e animali potrebbe, in effetti, servire anche a questo. [email protected] 1Una vecchia leggenda indiana narra di un elefante che pur muovendosi tra la folla con al sua imponente mole passava comunque inosservato. Come se fosse invisibile… Dirige le collane Jonas: studi di psicoanalisi applicata (Franco Angeli) e Arcipelago: ricerche di psicoanalisi contemporanea dicembre 2013 La Rivista - 39 Il Gruppo Seal Consulting opera nel campo della consulenza fiscale e societaria, sia nazionale che internazionale, svolgendo altresì attività di ƚƌƵƐƚĞĞ professionale. Il Gruppo nasce per assistere persone fisiche e società nei loro investimenti internazionali, da e verso l’estero. Ad integrazione dell’attività internazionale Seal svolge consulenza fiscale/contabile/societaria a favore di società di diritto svizzero. Seal Consulting è specializzata nell’individuazione di soluzioni ƚĂŝůŽƌĞĚ sulle esigenze del cliente, offrendo i servizi di un ŵƵůƚŝͲĨĂŵŝůLJ ŽĨĨŝĐĞ integrato. In particolare, il Gruppo è in grado di offrire misure di ĂƐƐĞƚ ƉƌŽƚĞĐƚŝŽŶ assicurando tutela al patrimonio della clientela specie nei delicati passaggi generazionali di ricchezza. Seal Group è in grado altresì di offrire assistenza tecnica e giuridica sia a persone fisiche che a persone giuridiche, intenzionate ad intraprendere anche una “relocation procedure” (qualora provenienti dall’estero). Il nostro Gruppo, comprende, ad oggi società operanti nelle giurisdizioni di maggiore ĂƉƉĞĂů: - SVIZZERA – Lugano - UAE – Dubai - LUSSEMBURGO - SINGAPORE - NUOVA ZELANDA - USA - ROMANIA, TURCHIA, CINA - MOLDAVIA ;ďƌĂŶĐŚͿ - URUGUAY ;ƌĞƉƌĞƐĞŶƚĂƚŝǀĞŽĨĨŝĐĞƐͿ Nella prospettiva di integrare i servizi al cliente, il Gruppo è altresì attivo attraverso ƉĂƌƚŶĞƌƐŚŝƉ commerciali, in particolare nei seguenti Paesi: - BRASILE, Sao Paolo - UNGHERIA, Budapest - UCRAINA, Kiev IN PARTNERSHIP CON: Il Gruppo Seal Consulting Vi augura BUONE FESTE www.sealconsulting.ch La Svizzera prima della Svizzera di Tindaro Gatani La Rivista La Franchigia di Uri (1231) La Carta di Faenza (1240) Il Patto del Rütli (1291) I rapporti tra il Barbarossa e il Papato (vedi La Rivista nr. 11, novembre 2013) furono ora d’intesa e ora di scontri. Alle sfide del primo, il secondo rispondeva minacciando la scomunica. Tra una discesa e l’altra in armi in Italia dell’Imperatore, il Pontefice di turno rispondeva organizzando la resistenza delle città e dei principi a lui fedeli. Sicilia (dal 1198-1250), duca di Svevia (1212-1216), re di Germania, e infine Imperatore. Chiamato stupor mundi (meraviglia e stupore del mondo) e puer Apuliae (figlio della Puglia) fu un uomo straordinariamente colto e pieno d’iniziative: parlava e scriveva ben sei lingue (siciliano, latino, italiano, greco, francese e arabo). Si deve a lui e alla sua corte l’utilizzo scritto di una lingua romanza, quella italiana, che diede poi inizio prima alla scuola poetica siciliana e quindi al Dolce stil nuovo. Federico II di Svevia fu un grande innovatore e il suo regno fu caratterizzato da un’incisiva rivoluzione culturale e di tolleranza tra le varie etnie dei suoi sudditi. La sua Corte fu infatti luogo di incontro di artisti e scienziati arabi, latini, greci ed ebrei. Quando fu incoronato Re dei Romani, cioè di Germania, nella chiesa palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana (1215), fece la solenne promessa di intraprendere una nuova Crociata. Quell’impegno, rinnovato al momento dell’incoronazione a Imperatore, in San Pietro (1220), davanti La lotta tra Guelfi e Ghibellini invece di placarsi, allora, si rinfocolò. Il progetto del Barbarossa di costituire un Impero universale si infranse con la cocente sconfitta subita, il 26 maggio del 1176, a Legnano, da parte della Lega Lombarda. La pace definitiva, tra Impero e Papato, sarebbe stata ratificata a Costanza il 25 giugno del 1183. Gli imperatori svevi Durante i festeggiamenti per l’accordo raggiunto, che si tennero a Magonza, nella primavera del 1184, il Barbarossa propose di suggellare quel patto con il matrimonio di suo figlio Enrico VI (11651197) con Costanza d’Altavilla (11541198), erede della dinastia normanna di Sicilia. Con quell’unione, l’Italia meridionale sarebbe stata poi così unita all’Impero. La pace ritrovata fu suggellata anche dalla partenza del Barbarossa per la Terra Santa (Terza Crociata), dove il terribile Saladino, dopo aver preso Gerusalemme, stava facendo strage di cristiani. L’Imperatore non giunse tuttavia a destinazione e all’appuntamento con gli altri regnanti europei, perché, dopo la difficile marcia, attraverso i Balcani, e i ripetuti scontri con gli eserciti locali, il 10 giugno del 1190, morì annegato durante il guado di un fiume in Anatolia. La sua opera fu continuata dal figlio Enrico VI, che ebbe, anch’esso, un rapporto conflittuale con la Chiesa, e dal nipote, l’imperatore Federico II di Svevia, che fu prima il pupillo e poi il feroce nemico dei Papi. Federico II di Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), figlio di Enrico VI di Svevia e di Costanza d’Altavilla, fu re di Federico II di Svevia, miniatura d'epoca. dicembre 2013 La Rivista - 41 La Rivista a papa Onorio III, fu più volte rimandato. La sua prima spedizione non lasciò nemmeno la Puglia a causa di un’epidemia. Altri tentativi non andarono oltre qualche semplice proclama. Il Passo del Gottardo I motivi addotti dall’Imperatore per la mancata partenza per la Crociata sembrarono a papa Gregorio IX solo pretesti e scuse diplomatiche tanto che, il 29 settembre del 1227, lo scomunicò, mettendogli contro la nobiltà più vicina alla Chiesa. Per riconquistare i principi ribelli, nel mese di giugno del 1228, Federico, con il suo esercito e un gran numero di pellegrini, partì per la Terra Santa, dove giunse il 7 settembre, accolto malvolentieri dai cristiani e dagli ordini cavallereschi locali, perché era scomunicato. Ancora più dura fu la posizione della Curia romana quando seppe che, invece di fare la guerra agli infedeli, aveva avviato delle trattative con il sultano d’Egitto al-Kamil, con il quale aveva stipulato un accordo decennale per garantire il possesso di Gerusalemme, di Betlemme e di Nazaret e una fascia costiera, ai Cristiani dando, in cambio, ai musulmani l’area del vecchio tempio con la loro moschea. La Curia Romana vide in quell’accordo un compromesso di Federico II per non combattere i Musulmani, e, allora, al suo ritorno in Italia, la dura contesa, tra Guelfi e Ghibellini, riprese ancora più virulenta. E fu in quei frangenti che s’innescò il meccanismo che avrebbe poi portato alla fondazione della futura Confederazione Elvetica. Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, e suo figlio Enrico VII, re di Germania e di Sicilia, avevano bisogno del controllo del Passo del San Gottardo, aperto al traffico intorno al 1200, per accelerare il percorso dei loro messaggeri e soprattutto per il transito delle loro truppe in continui spostamenti. Senza contare poi anche l’importanza commerciale di quella strada che, posta al centro della Svizzera, collegava la Germania meridionale con l’Italia settentrionale. «Il San Gottardo — come fa notare il Martin — non era l’unico passaggio fra Germania e Italia; il Brennero e il Julier erano più noti e più frequentati. Tuttavia, esso non tardò ad acquistare importanza economicamente, giustificata dall’intensità degli scambi 42 - La Rivista dicembre 2013 Charles l’Eplattenier: La Battaglia di Morgarten, Sala d’armi, Castello di Colombier (particolare) fra le città lombarde e tedesche. Ma soprattutto dal punto di vista politico, gli imperatori dovettero attribuire un grande valore al suo possesso. Sappiamo, infatti, che le ambizioni degli Hohenstaufen erano dominate dalle loro aspirazioni verso l’Italia». Perciò: «Essere tagliati fuori dall’Italia…'85 sarebbe stato per essi il più grave smacco e persino il maggior pericolo» (William Martin, op. cit., p. 23). Il Paese di Uri, posto a guardia appunto del San Gottardo, apparteneva, sin dall’853, per donazione di Ludovico il Germanico al convento di Fraumünster di Zurigo, che riscuoteva le tasse e il censo, mentre il diritto di avogadria, cioè l’amministrazione della giustizia, era, invece, appannaggio dell’Impero che l’affidava, dietro pagamento di una gabella, a suoi vassalli. Nel 1218, alla morte di Bertoldo V di Zähringer, il fondatore di Berna, avogadro imperiale nel Paese di Uri, il Matilde di Canossa in un quadro d’epoca. diritto di avogadria fu rimesso all’Imperatore (Federico II) che lo concesse al conte Rodolfo il Vecchio d’Asburgo. L’affrancamento di Uri La situazione cambiò quando gli Asburgo, dopo aver incamerato larga parte dei possedimenti degli Zähringer e poi dei Kyburg, aumentando il loro potere, cominciarono a mostrarsi meno sottomessi all’Impero degli Hohenstaufen, senza tuttavia entrare ancora in completa opposizione. Per non sottostare agli eventuali capricci degli Asburgo, previa autorizzazione del padre, con Lettera rilasciata il 26 maggio 1231, nella città alsaziana di Hagenau, Enrico VII affrancava gli abitanti di Uri dall’avogadria degli Asburgo, ponendoli alla diretta dipendenza dell’Impero. In pratica gli abitanti di Uri riscattavano con il denaro la loro terra dagli Asburgo, ricevendo, dal punto di vista amministrativo e giudiziario, lo statuto simile a quello di La Rivista una città dipendente solo dal sovrano, senza intermediazione di feudatari locali. I dubbi e i sospetti degli Hohenstaufen sulla fedeltà degli Asburgo all’Impero si mostrarono, comunque, presto fondati. Infatti: dopo che per lungo tempo, per mantenersi saldi in sella al potere, nel corso della Lotta per le investiture, si erano mostrati ora favorevoli al Papa e ora all’Imperatore, quando il gioco si fece duro e bisognava fare una scelta netta, non ci pensarono più due volte e scelsero il Papa. Nel 1236, Federico II di Svevia aveva iniziato la guerra che avrebbe dovuto portare «all’unità dell’Impero» tutte le città dell’Italia settentrionale e centrale, che non riconoscevano la sua autorità. Il 20 marzo 1239, nel corso della solenne cerimonia della Domenica delle Palme, papa Gregorio IX gli lanciò la seconda scomunica. L’Imperatore predispose allora un piano d’attacco alle città ribelli e, l’anno seguente, il 26 agosto 1240, pose l’assedio a Faenza, perché, insieme a Bologna e a Cesena, era inserita nello «scacchiere politico» di quelle città romagnole tradizionalmente antimiperiali contrapposte a quelle filoimperiali di Ravenna, Imola e Forlì. Proprio quando stava per lanciare l’attacco decisivo, Federico II fu abbandonato da diversi baroni dell’Impero, tra cui anche Rodolfo il Taciturrno d’AsburgoLaufenburgo e Hartmann von Kyburg che, con le loro valorose truppe svizzere, passarono improvvisamente dalla parte del Papa. Non tutti però seguirono i baroni ribelli, alcuni soldati di Uri, Schwyz e Unterwalden rimasero al servizio di Federico II. Come feudatario di Svitto e di Unterwalden, Rodolfo il Taciturno, figlio di Rodolfo il Vecchio, voleva ostacolare il passaggio verso il Gottardo delle truppe fedeli all’Imperatore. Per tutta risposta, agli inizi dell’inverno del 1240, gli Svittesi inviarono, proprio attraverso il San Gottardo, loro truppe per rinforzare l’armata sveva davanti a Faenza, che Federico II aveva deciso di prendere per sfinimento e per fame, facendo edificare, tutto intorno, una circonvallazione fortificata con le caserme per i soldati. Tra la fine di aprile e i primi di maggio del 1241, l’esercito imperiale, con in testa i ghibellini di Faenza, entrò in città, costringendo gli avversari, capeggiati dalla famiglia guelfa dei Manfredi, a prendere la via dell’esilio. L’imperatore Federico Barbarossa in tenuta da crociato. 43 - La Rivista dicembre 2013 La Rivista La Carta di Faenza Gli Svittesi, appena giunti a Faenza, avevano chiesto e ottenuto, come ricompensa del loro aiuto, di essere liberati dal dominio dei vecchi feudatari asburgici. Federico II, come testimonianza di riconoscenza per la loro fedeltà, rilasciò loro un privilegio ufficiale. Con una «lettera di libertà», datata Faenza 20 dicembre 1240. «Federico II, per Grazia di Dio Imperatore… — vi si legge, tra l’altro — Avendo ricevuto da parte vostra lettere e messaggi, e apprezzando il vostro attaccamento e la vostra devozione alla Nostra Persona…'85 vogliamo concorrere favorevolmente con benevolenza alle vostre buone intenzioni…'85 accogliendovi sotto le nostre ali e sotto quelle dell’Impero, come si conviene di fare per uomini liberi che non devono omaggio che a noi e all’Impero…'85 vi accogliamo a braccia aperte…'85 ponendovi sotto la nostra protezione speciale e quella dell’Impero…'85» (Museo dei Patti Federali, Svitto). Il Martin ritiene, giustamente, che la lettera di franchigia, concessa a Uri nel 1231, «deve essere considerato il primo passo verso la futura Confederazione», molto più importante della stessa Carta di Faenza, che «non ha un valore giuridico preciso». Quest’ultima «non stabiliva — infatti — per il paese di Svitto la diretta dipendenza dall’Imperatore, perché ciò sarebbe stato contrario agli usi feudali, e l’Imperatore non possedeva diritti su Svitto». «La carta del 1231 — sempre secondo il Martin — ha conferito fondamento giuridico» alle libertà della futura Confederazione, mentre «l’atto del 1240 le ha conferito carattere politico». In pratica quella di Uri, non era stata una richiesta contro gli Asburgo, ma «un semplice riscatto secondo le regolari disposizioni del diritto feudale». La richiesta degli Svittesi ricopriva invece «un carattere rivoluzionario», perché «si rivolgeva contro il signore, ma era leale nei confronti dell’Imperatore». E a quell’evento «risale l’immutabile politica dell’antica Confederazione, che in ogni circostanza rimase al fianco dell’Imperatore contro il feudatario, o, meglio ancora, si schierò col potere più lontano contro il potere più vicino» (W. Martin, op. cit., pp. 26-27). Gli Svittesi fecero, infatti, buon uso della Carta di Faenza, il cui effetto immediato fu quello delle insurrezioni popolari di Svitto e di Sarnen contro gli Asburgo. 44- La Rivista dicembre 2013 I contrasti continuarono anche dopo l’estinzione, nel 1254, della Casa di Svevia, e per tutto l’interregno, che durò fino al 1° ottobre 1273, quando Rodolfo I d’Asburgo (1218-1291), per volere di papa Gregorio X, fu eletto Re dei Romani, (cioè di Germania) e incoronato il 24 ottobre successivo ad Aquisgrana (Aachen / Aix-la-Chapelle). Con l’ascesa di Rodolfo I a Schwyz, Uri e Nidwalden, tornavano i funzionari degli odiati Asburgo. La politica di Rodolfo, che aveva conquistato mezza Europa, vin- cendo re Ottocaro di Boemia, non era gradita anche a molti principi tedeschi, preoccupati dalla potenza acquistata dagli Asburgo, soprattutto in Austria, Stiria e Carinzia, i quali ostacolarono le sue aspirazioni a cingere la corona imperiale. Alla notizia della sua morte, avvenuta il 15 luglio 1291, i rappresentanti delle tre comunità di Uri, Schwyz e Unterwalden, agli inizi di agosto, si riunirono sul campo del Grütli o Rütli, sulla sponda del Lago dei Quattro Cantoni, dove giurarono il Patto perpetuo, impegnandosi a non ac- Berta di Svevia, da una vetrata della chiesa Rodolfo I d'Asburgo. di Wimmis (Berna). La Rivista cettare mai più «giudici stranieri alle loro vallate e ai loro costumi», ad «aiutarsi nei pericoli», a considerare nemico di tutti «l’aggressore di una sola di quelle comunità», a far decidere dai loro saggi ogni contenzioso interno, fissando gli impegni reciproci «per l’eternità». Il Patto perpetuo A prima vista, il Giuramento del Rütli, potrebbe sembrare uno dei tanti patti di mutuo soccorso che le comunità di allora stringevano per aiutarsi vicendevolmente e difendersi dalle minacce esterne. Questo Patto era, però, diverso dagli altri, perché in esso, oltre ai principi della sicurezza collettiva e dell’arbitrato, c’erano già anche quelli dell’indipendenza. Le tre comunità promettevano dunque di assistersi e di prestarsi aiuto reciprocamente «senza limiti alcuni e nessuna riserva, contro chiunque avesse loro arrecato perdite o danno», rifiutando di ricevere nelle vallate qualsiasi giudice che fosse appaltatore della sua carica o che non fosse originario del posto. Come fa notare Charles Gilliard: «Con questo articolo — che è il più importante e il più significativo — quegli uomini esprimevano la loro rivendicazione essenziale: quella di essere giudicati da uno dei loro pari, da un uomo che fosse della loro stessa condizione e conoscesse le loro consuetudini e i loro bisogni, e non da uno dei funzionari interessati…quale il balivo asburgico». In effetti, «ciò che volevano era l’autonomia…Come i borghesi cittadini della stessa epoca essi non aspiravano tanto a ciò che più tardi verrà chiamata libertà, bensì a quell’autonomia locale che a quel momento sembra la suprema garanzia dei beni più preziosi». La «durata illimitata è un aspetto che si troverà più tardi in tutte le alleanze confederate e ne sarà il più solido fondamento» (Charles Gilliard, op. cit., pp. 18-19). Il contenzioso con gli Asburgo, divenuti intanto il più potente casato austriaco, non si chiudeva tuttavia così. Anzi riprese, con scontri anche armati, dei quali ricordiamo le battaglie di Morgarten (15 novembre 1315) e Sempach (il 9 luglio 1386), nelle quali gli Svizzeri, prima dei Tre e quindi Sette Cantoni, inflissero due cocenti sconfitte agli “Austriaci” rispettivamente di Leopoldo I e Leopoldo III d’Asburgo. Un terzo e ultimo tentativo di riprendersi gli antichi possedimenti del suo Casato, fu poi compiuto, nel 1443, da Federico III d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, che aveva stretto un patto di alleanza con Zurigo (Aquisgrana, 17 giugno e Zurigo 19 settembre 1442). Le sue velleità svanirono per sempre quando, il 22 luglio 1443, le truppe di Schwyz e di Glarona sconfissero quelle di Zurigo comandate da Rudolf Stüssi, che morì in combattimento, nei pressi della chiesa di Sankt Jakob, proprio alle porte della stessa città della Limmat. Quello fu uno dei primi scontri tra Cantoni della stessa Confederazione, della quale Zurigo faceva già parte sin dal 1351. Gli Asburgo d’Austria rinunceranno poi, per sempre, alle loro pretese sulla Svizzera centrale con la Pace perpetua firmata a Costanza il 30 marzo del 1474. Con il Giuramento del Rütli finisce, dun- que, la Storia della Svizzera prima della Svizzera e inizia quella della Confederazione Elvetica. Già allora, anche se la strada sulla via dell’unificazione sarebbe stata lunga e irta di mille difficoltà e contrasti, il futuro Stato era, tuttavia, delineato nel suo quadro culturale e linguistico generale. L’ultimo grande rivolgimento linguistico interno era, infatti, avvenuto nella prima metà del Duecento, quando masse di contadini di lingua tedesca, partendo dall’Oberwallis, iniziarono le loro migrazioni verso altre regioni. Questi Walliser o Walser, attraverso i passi alpini, si erano spinti, a ondate successive, nell’Urserental e nel Rheinwald, incuneandosi poi, protetti dai nobili di Sax-Misox, di Vaz e di Rhäzüns, soprattutto all’interno dei Grigioni, dove formarono isole linguistiche tedesche a scapito della parlata italiana e ladina. Giuramento del Rütli in un’illustrazione ottocentesca. dicembre 2013 La Rivista - 45 La Rivista Scaffale Joseph Jung Alfred Escher - Il fondatore della Svizzera moderna - Armando Dadò Editore pp. 136; CHF 20.-Non esiste visione della Svizzera moderna, persino contemporanea, senza che si percepisca l'impronta lasciata al XIX secolo da Alfred Escher. Grazie a lui Zurigo è diventata la principale città del cantone, la sede del Politecnico federale, una metropoli economica e un centro decisionale. Nel 1848 Berna diventa capitale del giovane Stato elvetico, il quale è in preda a turbolenze con i suoi grandi vicini; Escher lavorerà per rafforzare la sua posizione diplomatica. Questo libro descrive l'intreccio, di spirito molto radicale, degli interessi politici ed economici, le battaglie per la ferrovia e una prodezza tecnica mondiale, il tunnel ferroviario del Gottardo. Nella stessa Zurigo Escher fonda il Credito Svizzero e due imprese divenute degli imperi: Swiss Life e, nelle riassicurazioni, Swiss Re. Autore di diverse pubblicazioni su Escher, Joseph Jung firma questo ritratto dove, nelle sue lotte e nelle sue prove, vediamo vivere il zurighese che occupò nel suo cantone dei posti pubblici a tutti i livelli e fu parlamentare federale per 34 anni (dal 1848 al 1882). Ad oggi, rimane il solo uomo ad essere stato eletto quattro volte alla presidenza del Consiglio nazionale. Federico Rampini Banchieri - Storie del nuovo banditismo globale - Mondadori pp 180; € 16,50 La crisi economica scoppiata nel 2008 con il fallimento della banca d'affari americana Lehman Brothers sembra non avere fine, in Italia come nel resto d'Europa: nonostante i governi e gli economisti si arrovellino sulle misure da adottare, le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, i consumi crollano. E la responsabilità della recessione in corso è stata addossata, di volta in volta, al mercato dei mutui statunitensi - i famigerati «subprime» -, allo strapotere della finanza, al peso schiacciante del debito pubblico. Cambiando decisamente prospettiva, Federico Rampini non si chiede a «che cosa» imputare la colpa ma piuttosto a «chi», e senza alcuna esitazione afferma: «I banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo. Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri». Dall'osservatorio privilegiato degli Stati Uniti, dove la crisi ha avuto inizio, Rampini racconta chi sono i banchieri di oggi, come abbiano potuto adottare comportamenti tanto perversi, assumersi rischi così 46 - La Rivista dicembre 2013 forti e agire in modo talmente dissennato da provocare un'autentica Pearl Harbor economica, sprofondando l'Occidente nella più grave crisi degli ultimi settant'anni. E tutto questo, contando sempre sulla certezza dell'impunità. A pagare i loro errori sono, infatti, i cittadini dei paesi sulle due sponde dell'Atlantico, e il prezzo è altissimo: crescenti diseguaglianze, precarietà del presente, paura del futuro. È anche alle loro «piccole» storie che Rampini rivolge lo sguardo, le storie di chi deve affrontare ogni giorno i pesanti e spesso umilianti cambiamenti di stili e condizioni di vita indotti dalle spericolate manovre dell'«alta finanza». Perché, se le risorse impiegate per salvare gli istituti bancari sono immense, ben poco i governi hanno fatto per l'economia reale, sotto forma di crediti agevolati alle famiglie o alle imprese, che ne hanno bisogno per consumare, investire, assumere. Eppure, afferma Rampini, forse una via d'uscita da questo tunnel apparentemente infinito esiste, ed è quella indicata dal presidente Obama con il nome di «resilienza». Cioè la capacità di resistere agli shock, di risollevarsi e di ritrovare un equilibrio, indirizzando ogni sforzo verso l'attuazione di politiche che sappiano arginare gli «spiriti animali» del mercato e investire invece nell'istruzione, nella riqualificazione professionale dei disoccupati, nelle reti di protezione sociale, nella ricerca scientifica. Che è poi l'unico modo per insegnare alle nuove generazioni come crescere in un mondo destinato a un perpetuo squilibrio. Federico Rampini corrispondente della Repubblica da New York, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, è stato editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino. Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai, e al Master della Bocconi. È autore di numerosi saggi. Da Mondadori è uscito il suo libroconversazione con Giorgio Napolitano, La via maestra. Gianrico Carofiglio Il Bordo Vertiginoso delle Cose Rizzoli pp 320; € 18,50 Un caffè al bar, una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Vallesi è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un’adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Un tempo fragile, struggente e violento segnato dall’amore per Celeste, giovane e luminosa supplente di filosofia, e dalla pericolosa attrazione per Salvatore, compagno di classe già adulto ed esperto della vita, anche nei suoi aspetti più feroci. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non lascia tregua, Gianrico Carofiglio ci guida fra le storie e nella La Rivista psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell’esistenza, evoca, nella banalità del quotidiano, “quel senso di straniamento che ci prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane”. Romanzo di formazione alla vita e alla violenza, racconto sulla passione per le idee e per le parole, storia d’amore, implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, Il bordo vertiginoso delle cose può essere letto in molti modi. Ma tutti riconducono a un punto preciso, a una sorta di luogo geometrico dell’anima in cui si incontrano la dolcezza e la brutalità, il desiderio e la paura, la sconfitta e l’inattesa, emozionante opportunità di ricominciare. Gianrico Carofiglio (Bari 1961) ha pubblicato, per Rizzoli, i romanzi Il passato è una terra straniera (2004) e Il silenzio dell’onda (2011), il graphic novel Cacciatori nelle tenebre (2007) con il fratello Francesco, la raccolta di racconti Non esiste saggezza (2010) e il saggio La manomissione delle parole (2010). È autore del ciclo di romanzi dell’avvocato Guerrieri. I suoi libri sono tradotti in ventiquattro lingue. Oreste Foppiani servizi statunitensi e britannici, dando così un sapore giornalistico inusuale per un testo accademico. L’antisemitismo della RSI è stato volutamente trascurato per via dei numerosi studi presenti sull’argomento. Tutto sommato, per essere un testo accademico questo lavoro di Oreste Foppiani ha avuto un ottimo esito editoriale e si pensa ad una seconda edizione. La ricostruzione della politica britannica è curata forse meno bene di quella statunitense. Il lavoro di consultazione di archivio è stato sostanzioso: Foppiani seleziona ed interpreta documenti custoditi presso i National Archives and Records Administration (NARA) alle porte di Washington DC, presso il Public Record Office vicino Londra e alcuni archivi privati. “The Allies and the Italian Social Republic (1943-1945)” - Peter Lang ed. pp. 390; € 58 Aldo Cazzullo (M.C.B.) - La guerra civile italiana del ’44-‘45 è un elemento di questo libro. È una tesi di dottorato sviluppata sulla falsa riga di una tesi di economia. Si tratta di tre articoli accademici di diversa lunghezza e messi insieme per formare questo libro di quasi 400 pagine. La prima parte narra dei rapporti tra gli alleati angloamericani durante la campagna d’Italia: dallo sbarco in Sicilia del ’43 alla fine della guerra nell’aprile-maggio ’45. I rapporti tra gli alleati hanno attirato l’attenzione di Oreste Foppiani poiché è ormai assodato essere un luogo comune il pensare che i britannici e gli statunitensi andassero d’amore e d’accordo durante la seconda guerra mondiale. Nella primavera del ’44 inizia la guerra partigiana anche a causa delle prime chiamate alle armi della Repubblica Sociale Italiana e la conseguente fuga verso i monti dei coscritti. Il vero partito combattente era quello comunista per via dell’esperienza maturata durante la guerra civile spagnola. L’Italia del Sud era occupata o meglio liberata e ha reagito con un armistizio. La soluzione decisa dal re è stata attuata in modo assurdo creando dei danni enormi. Est modus in rebus. È una ferita ancora aperta. La seconda parte è dedicata alla propaganda fascista e a quegli intellettuali che avevano collaborato con la RSI come il poeta americano Ezra Pound e il giornalista inglese James Burns, i quali crederanno nella RSI, in questa ultima avventura mussoliniana a cui Mussolini fu costretto dai tedeschi. La terza parte riguarda i prigionieri di guerra italiani e il loro trattamento sotto i britannici e sotti gli statunitensi. Quali furono le reazioni alla disfatta? I prigionieri di guerra tenuti in Australia, negli altri paesi del Commonwealth e negli Stati Uniti ebbero un trattamento diverso dopo il settembre ’43: i non cooperatori mantennero lo stato di prigioniero di guerra, mentre altri diventarono cobelligeranti, non alleati e non nemici, perdendo però lo status di prigioniero di guerra. La cobelligeranza fu una definizione assurda che non aveva precedenti in diritto internazionale e che culminerà nella dichiarazione di guerra alla Germania da parte del regno d’Italia il 13 ottobre del ’43. Molti prigionieri italiani, “cobelligeranti” e non, furono tenuti in tale condizione fino al febbraio del ’47, quando fu firmato il trattato di pace e ogni stato di prigioniero cessava. Subirono delle torture psicologiche, minacce, privazioni del sonno e malnutrizione. Il testo è arricchito da varie interviste ad alcuni ex ufficiali dei «Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi. Però il futuro non era un problema; era un'opportunità.» Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, «che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. Mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d’amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L’altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro, perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?». I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c’erano state. Hanno assorbito l’energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell’era digitale, scrivevano lettere e non mail o sms, ma proprio per questo hanno conosciuto il tempo in cui le parole avevano un valore. Basta piangere! rievoca personaggi, canzoni, film, libri e oggetti di un'Italia che si accontentava di poco: Yanez e Orzowei, il mago Silvan e le piste per le biglie, i Giochi senza frontiere e la Febbre del sabato sera, i miti dello sport e della musica, le mode effimere e i cambiamenti profondi. Attraverso il racconto degli ultimi decenni, Aldo Cazzullo ricostruisce l'inizio della crisi e il modo in cui se ne può uscire: i quarantenni, anziché beccarsi come i capponi di Renzo, si uniscano per cambiare il Paese. E i ragazzi smettano di piagnucolare per qualcosa che ancora non conoscono e che dipende soprattutto da loro: il futuro. Aldo Cazzullo (Alba, 1966) è un giornalista e scrittore italiano, editorialista del Corriere della Sera. Basta piangere! - Mondadori pp. 144; € 14,90 dicembre 2013 La Rivista - 47 Fino al 9 febbraio 2014, alle Scuderie del Quirinale La Rivista AUGUSTO Organizzata in occasione del bimillenario della morte, si è aperta alle Scuderie del Quirinale di Roma la mostraomaggio che, sino al 9 febbraio 2014, presenterà le tappe della folgorante storia personale dell'imperatore Augusto in parallelo alla nascita di una nuova epoca storica. La mostra, ideata da Eugenio La Rocca e curata dallo stesso insieme a Claudio Parisi Presicce, Annalisa Lo Monaco, Cécile Giroire e Daniel Roger, è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Azienda Speciale Palaexpo, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Musei Capitolini, Musée du Louvre e Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, in collaborazione con Electa, che ne ha curato anche il catalogo. Figlio adottivo e pronipote di Cesare, Augusto fu un personaggio dotato di un eccezionale carisma e di uno straordinario intuito politico. Riuscì, laddove aveva fallito persino Cesare, a porre fine ai sanguinosi decenni di lotte interne che avevano consumato la Repubblica romana e a inaugurare una nuova stagione politica: l'Impero. Il suo principato, durato oltre quaranta anni, fu il più lungo che la storia di Roma avrebbe mai ricordato. In quegli anni, l'Impero raggiunse la sua massima espansione, con un'estensione a tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia, al Maghreb, alla Grecia, alla Germania. I particolari della sua biografia e della sua folgorante carriera ci sono trasmessi da lui stesso e da storici di età successive, quali Velleio Patercolo, Svetonio, Tacito, Cassio Dione. Sono veramente pochi gli imperatori romani per i quali disponiamo di un così grande numero di fonti scritte. Possiamo in tal modo ricostruire il completo svolgersi della sua carriera politica, nel corso della quale ricoprì tutte le più importanti cariche pubbliche, e al tempo stesso seguire la serie disastrosa di lutti familiari che lo privarono in pochi decenni di Agrippa, suo luogotenente e genero, e degli eredi designati a succedergli: il nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia; Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia e Agrippa. L'Impero passò così alla 48 - La Rivista dicembre 2013 Statua togata, Augusto capite velato come Pontefice Massimo (da via Labicana), particolare Città romane della Confederazione sua morte nelle mani di Tiberio, il figlio formarsi diAventicum, una nuova cultura e di un nuovo di Livia, la sua terza e amatissima moglie. linguaggio artistico, tutt'ora alla base della Raurica e La fine delle guerre civili fu Augusta abilmente civiltà occidentale. presentata quale epoca di pace,Vindonissa prosperità Fulcro visivo della mostra sono le grandi e abbondanza: divennero allora centrali statue di Augusto, riunite per la prima volta concetti quali pax, pietas, concordia, cantati da poeti del calibro di Virgilio e Orazio, e da tutti gli intellettuali radunati nel circolo cosiddetto di Mecenate. La mostra alle Scuderie del Quirinale, attraverso una selezione di assoluto pregio artistico (circa 200 opere tra statue, ritratti, arredi domestici in argento, bronzo e vetro, gioielli in oro e pietre preziose), propone un percorso capace di intrecciare la vita e la carriera del princeps con il insieme: l’Augusto pontefice massimo da via Labicana conservato a Roma in Palazzo Massimo alle Terme, e l’Augusto di Prima Porta dei Musei Vaticani, simbolo indiscusso e ormai archetipo dell’idea stessa di romanità; quest’ultima scultura è accostata al suo modello classico, il celeberrimo Doriforo del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, canone per eccellenza della perfezione scultorea di età classica. Proveniente da Atene e per la prima volta in Italia, è Cammeo di Augusto (cammeo Blacas), età tiberiana © Londra, The British Museum La Rivista inoltre possibile ammirare parte della statua equestre in bronzo dell’imperatore restituita dal mar Egeo, mentre proviene da Meroe (Nubia, Egitto) lo splendido ritratto del British Museum, anch’esso bronzeo. Una nutrita congerie di opere d’arte evoca il fiorire dell’età dell’oro: spiccano per importanza e bellezza i cosiddetti rilievi Grimani, raffiguranti animali selvatici intenti ad allattare i propri cuccioli immersi in un paesaggio bucolico, eccezionalmente riuniti dalle attuali ubicazioni (il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo di Palestrina), e il gruppo frontonale dei Niobidi, originale greco riallestito in età augustea negli horti Sallustiani a Roma, qui ricomposto accostando le due statue in arrivo dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen alla statua di fanciulla ferita conservata al Museo Nazionale Romano. Una accurata scelta di pezzi, che esprimono la complessa evoluzione del linguaggio figurativo d’età augustea, compone la più ricca sezione della mostra: gruppi scultorei espressione di una nuova classicità si affiancano a eccelsi documenti dell’arte decorativa in ambito urbano e in contesti privati; oltre agli arredi delle domus vesuviane e ai gioielli di corredo, una nutrita selezione dal preziosissimo tesoro degli argenti di Boscoreale, eccezionalmente prestato dal Museo del Louvre. Nel contesto di una sottile e ponderatissima propaganda ideologica vanno inserite le testimonianze numismatiche e della glittica: di straordinario pregio, vanno ricordati i preziosissimi cammei di Londra, Vienna e del Metropolitan di New York, magistrali rappresentazioni del potere delle immagini nel mondo antico, utilizzati in qualità di dono personale da parte dei membri della famiglia imperiale a influenti personaggi della loro cerchia. Assume un valore centrale, in mostra, il tema della morte dell’imperatore – 19 agosto del 14 d.C., data di cui ricorre il bimillenario - e la sua conseguente apoteosi. I visitatori avranno così l'occasione di ammirare l’inedita ricostruzione di 11 rilievi della decorazione di uno straordinario monumento celebrativo eretto originariamente in Campania e oggi divisi tra la Spagna e l’Ungheria: vi è narrato, con grande efficacia, uno scontro navale della battaglia di Azio, il fatidico scontro che nel 31 a.C. mise fine alla guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio aprendo la strada al definitivo trionfo del princeps. Statua di Augusto di Prima Porta dei Musei Vaticani, simbolo indiscusso e ormai archetipo dell’idea stessa di romanità dicembre 2013 La Rivista - 49 La Rivista Fino al 24 febbraio al Museo dell’Ara Pacis di Roma Fu uno scambio di lettere tra il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e il magnate e collezionista d’arte Andrew W. Mellon a dare il via, nel dicembre 1936, all’affascinante storia della National Gallery of Art di Washington. Mellon scriveva al presidente per offrire la sua straordinaria collezione d’arte allo stato americano e, dopo soli quattro giorni, Roosevelt rispondeva dichiarandosi felice per l'eccezionale proposta. L’anno successivo cominciarono i lavori e, nonostante la morte di Mellon nello stesso anno, proseguirono ininterrottamente fino all’inaugurazione nel 1941. Da allora la collezione originaria fu ampliata da altre donazioni private e dall’opera dei due figli di Mellon: Ailsa Mellon Bruce (1901-1969) e Paul Mellon (1907-1999). Nel 1978 veniva trasferita nell’ala al piano terra del Palazzo Est anche la preziosa collezione impressionista e post-impressionista, che fino ad allora Ailsa e Paul avevano conservato nelle proprie abitazioni private. Giovane donna che tesse i suoi capelli (1876) di Auguste Renoir 50 - La Rivista dicembre 2013 Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard Città romane della Confederazione Aventic Art Museum nello Stato di Washington. Dagli assolati prati di primavera di Alfred La mostra degli impressionisti all’Ara Pacis Sisley alle affascinanti nature morte di Raurica e raccoglie 68 opere ed haAugusta un percorso suddiEdouard Manet e Paul Cézanne, agli interni viso in sezioni tematiche che vanno “Nabis” intensamente composti di Pierre Vindonissadal paesaggio al ritratto, dalla figura femminile Bonnard e Edouard Vuillard, ai colori saturi e vibranti di Pierre-Auguste Renoir, la collezione comprende capolavori che raccontano l’ispirata innovazione nel colore, nel tocco e nella composizione, che hanno reso la pittura francese di fine ‘800 uno dei momenti fondamentali della storia dell’arte. Dallo scorso 23 ottobre, il Museo dell’Ara Pacis di Roma costituisce l’unica tappa europea del tour che porterà per la prima volta fuori dalle sale della National Gallery of Art di Washington la collezione impressionista e post-impressionista del Museo con la mostra “Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard”. Le tappe successive saranno il Palazzo della Legione d’Onore del Fine Arts Museums di San Francisco in California, il McNay Art Museum di San Antonio in Texas, il Mitsubishi Ichigokan Museum di Tokyo in Giappone e il Seattle alla natura morta, fino alle rappresentazioni della vita moderna. Si tratta di un excursus tematico ma anche temporale, a partire da Boudin - precursore dell’Impressionismo e maestro di Monet, celebre per aver raccontato la vita mondana dell’epoca - fino all’apertura dell’Impressionismo al nuovo secolo con Bonnard e Vuillard. Tra i tanti capolavori in mostra si potranno ammirare: Alle corse (1875) di Manet; Argenteuil (1872) di Monet; Madame Monet e suo figlio (1874), Raccogliendo i fiori (1875) e Giovane donna che tesse i suoi capelli (1876) di Renoir; Letti di fiori in Olanda (1883), tra le prime pitture di paesaggio di van Gogh; La battaglia dell’amore (1880) e le nature morte di Cézanne; Ballerine dietro le quinte (1876/1883) e Autoritratto con colletto bianco (1857) di Degas; Autoritratto dedicato a Carrière (1888 o 1889) di Gauguin; Studio per “La Grande Jatte” (1884-5) di Seurat; Carmen Gaudin (1885) di Henri de TolouseLautrec. Esposta anche Sorella dell’artista alla finestra (1869), un’opera della protagonista femminile dell’Impressionismo Berthe Morisot, la cui pittura fu definita da Mallarmé come una sintesi di “furia e nonchalance”. L’esposizione rimarrà aperta fino al 23 febbraio 2014. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, National Gallery of Art di Washington e organizzata da Zètema Progetto Cultura, è a cura di Mary Morton, responsabile del Dipartimento Pittura Francese della National Gallery con il coordinamento tecnico-scientifico per la Sovrintendenza Capitolina di Federica Pirani. Il catalogo realizzato da De Luca editori d’Arte ospita anche un saggio dello storico dell’arte Renato Miracco, in cui vengono analizzati i rapporti tra l’impressionismo italiano e l’impressionismo francese. Un prestito di altissimo valore, reso possibile grazie ad uno scambio tra Istituzioni all’interno del progetto Dream of Rome. Infatti, la “Rotunda” della stessa National Gallery of Art di Washington ospiterà la splendida e maestosa statua del Galata capitolino dai Musei Capitolini, iniziativa che rientra in 2013 –Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. La Rivista Benchmark di Nico Tanzi L’Italia che naviga su Internet Ovvero: quando per vincere non basta essere grandi Se l’espansione di Facebook, Twitter e compagnia ha tolto interesse alla navigazione web tradizionale, la conseguenza sul consumo di Internet è stata una sorta di polarizzazione: i siti migliori – quelli che più vanno incontro agli interessi degli utenti – si sono rafforzati, a scapito dei più piccoli o dei meno intriganti. Una panoramica sul consumo web emerge dai risultati dei “Macchianera Italian Awards”, un concorso che offre una panoramica sulle preferenze “virtuali” del pubblico italiano. Certo i risultati non vanno presi per oro colato, ma i 140'000 votanti dell’edizione 2013 rappresentano un campione rappresentativo per valutare le tendenze della navigazione in rete in Italia. Nella categoria più importante, quella del miglior sito, si sono dati battaglia i colossi dell’informazione, Repubblica e Corriere in testa. Ma a prevalere è stato un sito “di opposizione”, Il fatto Quotidiano. Mentre la piazza d’onore è andata a un sito di cucina come Giallo Zafferano, ormai il principale punto di riferimento quando si tratta di trovare la ricetta giusta. Se si aggiunge che il terzo posto è andato a Ilpost.it, quotidiano online tutt’altro che ortodosso diretto da Luca Sofri, si ottiene una conferma importante: i gusti e le dinamiche del pubblico della rete non sono gli stessi che valgono per quello tradizionale. Con alcune eccezioni: ad esempio, nella classifica dei migliori siti di informazione il colosso ANSA, la maggiore agenzia giornalistica italiana, prevale su, nell’ordine, il fatto Quotidiano, Repubblica e SkyTG24. La buona posizione di quest’ultimo, che è legato a Sky Italia, a sua volta, dice molto sull’importanza che la TV via satellite ha assunto nel panorama italiano. Qualche indicazione interessante viene pure dalle classifiche dei siti tematici. Che sono fonte di buoni consigli per chi cerca i posti giusti, dove raccogliere spunti e informazioni fresche sulle proprie passioni, ma offrono anche utili indicazioni di tendenza. Come miglior sito televisivo, ad esempio, è stato votato Italiansubs.net, che mette a disposizione i sottotitoli di centinaia di serie TV: quelle stesse serie che il pubblico guarda online bypassando allegramente l’offerta mainstream (e non) dei canali italiani. Una tendenza che va sempre più affermandosi, in particolare fra i giovani che non hanno nessuna voglia di attendere l’eventuale messa in onda “ufficiale” per guardare le proprie serie preferite (si fa prima a scaricarle). Il più votato dei siti cinematografici a sua volta è i400calci.com, una full immersion “nel cinema action, horror ed eccezioni meritevoli”. Stile sbarazzino e scelte estreme, per questo sito di nicchia che è riuscito ad avere la meglio su sigle più note, come Mymovies.it (secondo in classifica). Stesso discorso, quanto a scelte e stile, per Bastonate.wordpress.com, miglior sito musicale: che si è affermato su colossi come Radio DJ e MTV, e su quella che per molti è la bibbia del rock, la rivista Rolling Stone. Ciò significa che questi siti – alcuni dei quali obiettivamente poco noti al di fuori della cerchia degli appassionati – sono più seguiti di quelli dai nomi più altisonanti? No, ovviamente. Significa piuttosto che sono riusciti a catturare lettori e follower più affezionati: tanto da prendersi la briga di andarli a votare. È il caso del miglior sito letterario, Apprendistalibraio.blogspot.it (sottotitolo: Incontri ravvicinati con i clienti, e non solo, di una libreria di provincia). Anch’esso, come il secondo in classifica, Tutta colpa della maestra, è un blog. Il che ci offre un’altra conferma: i blog – ma solo i migliori – sono vivi e vegeti, nonostante la trasmigrazione in massa del pubblico sui social network. Ma non in tutte le aree tematiche ha funzionato così. In altri settori, la potenza di fuoco dei grandi siti non è stata spodestata dai blog. IlSole24ore.it, ad esempio, è stato di gran lunga il primo sito di economia, e Radio DJ, Virgin Radio e Radio 105 hanno spopolato nella categoria radio-podcast. Vogue.it invece solo a fatica ha avuto la meglio sui fashion-blogger. Il Disinformatico, il sito di Paolo Attivissimo, ha superato di un’incollatura Leganerd.com come miglior sito tecnicodivulgativo. La migliore agenzia di comunicazione web è la milanese Hagakure di Marco Massarotto Infine, una curiosità: il brand cui gli italiani sono più affezionati è Nutella. Ma forse su questo non c’erano molti dubbi. dicembre 2013 La Rivista - 51 C’era una volta nella La Rivista Diego e Andrea nello studio di Radio Cité Genève Svizzera non italiana Radio locali e quel che resta delle trasmissioni in lingua italiana Città romane della Aventicum, dimostra il fatto che nella Svizzera nuare il senso di lontananza e la nostalIn occasione dello SwissRadioDay Confederazione tedesca quattro contributi parlati su gia durante gli anni degli intensi flussi tenutosi a Zurigo nel 2013 è stato Augusta Raurica e cinque sono in svizzero tedesco, meno migratori tra i due paesi. presentato lo studio realizzato nel di uno su cinque in Hoch Deutsch. I Di seguito vi proponiamo una breve Vindonissa 2012 dall’istituto di ricerca Publi- programmi della Svizzera romanda sono presentazione di alcune (all’appello ne com, il quale ha elaborato una descrizione minuziosa della realtà radiofonica in terra svizzera. La scena delle radio private appare come molto variegata, ma nelle varie emittenti si nota in generale un netto ancoraggio regionale soprattutto nella diffusione dell’informazione, a livello politico, culturale e sociale. Anche sul piano linguistico, è emersa una forte appartenenza regionale, come esclusivamente in lingua francese, quelli in Ticino vanno in onda in lingua italiana. Tuttavia, sussistono nei diversi cantoni alcune radio che offrono al proprio pubblico trasmissioni condotte in italiano, appuntamenti settimanali che sanciscono un legame diretto tra l’Italia e gli italiani in Svizzera, ma anche gli appassionati della cultura italiana in generale. Molti di questi programmi sono nati proprio dall’esigenza di atte- mancano infatti altre, anche se non sono più molte) emittenti che ancora mettono a disposizione uno spazio nel loro palinsesto dedicato all’italianità. Alcune traggono origine dal periodo in cui le radio libere rappresentavano il fermento che animava la ribellione giovanile, e propongono un modello comunicativo di integrazione sociale. Altre sfruttano le nuove tecnologie per proporsi come modello atopico di comunicazione che corre sul web. Radio Lora Italiana Zurigo 30 anni al servizio dell’italianità Gruppo di animatori in un interno (studio registrazione di radio Lora) 52 - La Rivista dicembre 2013 Nel 1981 un gruppo di attivisti inizia a trasmettere da un centro autonomo giovanile, ovviamente senza autorizzazione, il segnale di quella che allora si chiamava in modo esplicito Alternatives Local Radio (ALR) che si affermerà ben presto come Radio Lora ribandendo la sua vocazione di (Local Radio). Solo nel 1983 riceve la concessione per trasmettere in modulazione di frequenza in maniera legale. In quell’anno difatti crolla il monopolio della radio svizzera e nascono varie realtà di radio private nel territorio elvetico. Fina dagli esordi l’emittente locale zurighese dava la possibilità ai diversi gruppi etnici ad autogestire uno spazio di mezz'ora circa. 30 anni fa nasceva anche Radio Lora Italiana, con mezz’ora ogni martedì, nella vecchia sede nel quartiere di Seefeld,il programma di informazione e cultura dedicato agli emigrati italiani nella Svizzera tedesca. Oggi, la sede si trova nel quartiere 5, e le ore dedicate alla lingua italiana sono cinque di domenica, e un’ora e mezzo il sabato per un programma di musica popolare. Radio Lora trasmette dei programmi in 20 lingue diverse, è un’associazione non profit e non è commerciale e quindi non diffonde spot pubblicitari, ma si autofinanzia con i contributi dei soci. Radio Lora Italiana ha sempre svolto un ruolo sociale e di integrazione molto La Rivista Radio pizza: la cucina delle idee forte. Oggi la trasmissione è collegata ai “social network” e si può ascoltare la in diretta web. Radio Lora Italiana informa la comunità italiana su temi di attualità politica, culturale e musicale, con un occhio di riguardo anche alla vicina patria, ovvero l’Italia, coinvolgendo nei temi trattati in trasmissione, anche personaggi politici o artisti famosi e meno famosi, che intervengono spesso anche in diretta. Radio Lora Italiana vuol essere vicino alle esigenze degli ascoltatori e tiene sempre un microfono aperto per far dire la sua, sia attraverso il telefono, un’intervista in diretta o via lettera e mail. Ma a Radio Lora Italiana si parla anche di cinema e di musica italiana proponendo le novità discografiche della musica leggera italiana ospitando in studio tantissimi artisti e cantautori italiani, dando anche spazio a dei giovani artisti italiani che vivono in Svizzera. Un piccolo spazio musicale della domenica è poi dedicato anche alla musica popolare italiana e alla nostalgia degli anni 50, 60 e 70 e al cantautorato. Ogni due settimane inoltre Radio Lora Italiana dedica un’ora agli ascoltatori più piccini con la rubrica “Lora dei bambini”. Radio Lora Italiana è in onda ogni domenica dalle 6 alle 11 FM 97,5 MhZ www.lora.ch [email protected] Negli anni è arrivata a rappresentare la voce delle istituzioni e delle associazioni italofone, proponendosi come valido strumento a loro disposizione per farsi conoscere e per relazionarsi con la società. Piazza Italia è considerata ad oggi come un punto di riferimento per gli italofoni in Svizzera, tanto da essere stata citata come esempio di integrazione in Svizzera da una ricerca condotta dall’Università di Friburgo. Il programma, insomma, è arrivato ad essere ciò che gli artefici, Waldimiro Rossi e Luigi Farulli (Miro e Gigi per il pubblico di radioascoltatori) si erano prefissi di ottenere fin dal principio: un intenso momento di svago, ma anche di coesione culturale, arricchito da una minuziosa selezione di musica in grande stile. Il nome stesso del programma trasmette l’intenzione di ricreare l’atmosfera tipica di convivialità e amicizia delle piazze italiane. Dai microfoni di Piazza Italia, che vanta circa 80.000 ascoltatori, sono passate numerosi personaggi del mondo musicale italiano, tra i quali Malika Ayane, De Gregori, Claudio Baglioni, Pooh, Lucio Dalla, Gigi D'Alessio, Anna Tatangelo, Max Pezzali, Ligabue, Pino Daniele e altri ancora. Non mancano mai, inoltre, rubriche di informazione, cultura e intrattenimento. Ormai da dieci anni, Miro e Gigi regalano ogni settimana due ore di divertimento e informazione, di cultura e buona compagnia, ricordando ai loro ascoltatori l’importanza di sentirsi quotidianamente italiani. Piazza Italia su Radio Rabe 95.6 Mhz ogni sabato dalle 11 alle 13 La domenica dalle 13 alle 14, invece, lo spazio radiofonico di Radio RaBe è occupato dalla trasmissione Onda Libera condotta Dj Salvi in lingua italiana, e pensata soprattutto per gli amatori della musica e della cultura italiana. Scegliendo uno stile dinamico e alquanto atipico, fortemente improntato all’improvvisazione, Dj Salvi si è ispirato all’atmosfera e alle tendenze degli anni Cinquanta, quando la radio aveva una forza comunicativa e un impatto sociale superiore a quello della televisione. Proponendo senza sosta dalle 13 alle 14 di ogni domenica musica, interviste e incontri con personaggi di vario genere, è riuscito a trasformare la sua passione per i vinili e la musica italiana nella fonte di occasioni di condivisione e di svago per i suoi affezionati ascoltatori. Grazie agli strumenti messi a disposizione dalle nuove Radio RaBe a Berna si fa in due Radio RaBe 95.6 Mhz, la radio culturale di Berna, si distingue sul panorama radiofonico svizzero come un’emittente indipendente, finanziata da soci, sponsor e contributi spontanei, che non trasmette spot promozionali di alcun genere. Dal suo studio a Berna offre ormai da anni al suo folto pubblico una vasta gamma di trasmissioni condotte in diverse lingue e fasce orarie, alle quali va riconosciuto il merito di contribuire all’integrazione nella realtà quotidiana svizzera degli stranieri presenti sul territorio. Perfettamente in linea con questa filosofia tra le 11 e il 13 di ogni sabato, si colloca la trasmissione Piazza Italia, nata alla fine degli anni Novanta come servizio a disposizione della comunità italofona. Miro e Gigi di Piazza Italia dicembre 2013 La Rivista - 53 La Rivista tecnologia, ogni domenica la voce e le sonorità di Onda Libera raggiungono, grazie ad internet un pubblico davvero internazionale, che ha la possibilità di interagire contribuendo di volta in volta con dediche e richieste allo svolgimento della trasmissione. Nella collaborazione con Radio RaBe, estremamente liberale e attenta a temi di carattere sociale, Dj Salvi ha visto realizzato il sogno di condurre una trasmissione con un potere comunicativo ed emozionale tale da fare sentire gli ascoltatori italiani in Svizzera, ma anche in tutto il mondo, in qualche modo più vicini a casa e alle loro origini. Onda libera su Radio Rabe 95.6 Mhz ogni domenica dalle 13 alle 14 Mezz’ora Italia su Radio Cité Genève 92.2 FM "Se ascoltando la radio a Ginevra sentite parlare italiano non vi siete sbagliati: è Mezz'ora Italia, il programma radiofonico di Cultura Italia". Da marzo 2012 Mezz’ora Italia va in onda su Radio Cité Genève 92.2 FM, la seconda e quarta domenica del mese alle ore 11:00 e in replica il mercoledì successivo alle 20:30. È gestita da Cultura Italia – sans frontières (www.culturaitalia.ch). Trenta minuti di musica, ospiti, notizie, eventi da non perdere. Si parla dell’Italia a Ginevra e non solo. Tra i tanti ospiti intervistati ricordiamo Toni Servillo (attore), Pierluigi Bersani (segretario PD), Nicoletta Maraschio (Presidente dell'Accademia della Crusca), Fabio Lo Verso (capo redattore de La Cité), ecc. Chiunque voglia segnalare un evento da promuovere o più semplicemente un messaggio da condividere, può contattare i conduttori via mail o tramite la nostra pagina facebook: c’è la possibilità di esser direttamente ospitati in studio. La trasmissione può essere ascoltata in diretta su FM nel cantone di Ginevra o ovunque su internet. I podcast delle precedenti puntate Sono disponibili sul sito web della radio http://www.radiocite.ch/ mezzora-italia.html 54 - La Rivista dicembre 2013 Radio Cité Genève 92.2 FM Mezz’ora Italia - la seconda e la quarta domenica del mese alle ore 11:00 RadioPizza Svizzera La radio corre sul web (Gherardo Cantoni) - Il suo simbolo non poteva che essere una margherita stilizzata… non il fiore, ma la pizza. Dopo Danimarca, Spagna e Olanda ora anche la Confederazione ospita un’emittente web del “consorzio” RadioPizza. È l’unica rete di radio libere locali dedicata agli italiani all’estero. Trasmette esclusivamente via web. Di fatti si tratta di una radio web che si può ascoltare anche con uno smartphone. Ogni paese dove RadioPizza è presente ha un gruppo di “radiopizzaioli” volontari che mettono in piedi una volta alla settimana una trasmissione destinata agli italiani residenti in quel paese. Ogni lunedì alle 21 precise per gli italiani residenti in Svizzera va in onda su www.radiopizza.net una ricca trasmissione di un’ora e con rubriche di attualità, di approfondimento, gastro- nomia, viaggi e tanta musica, citazioni di film e battute esilaranti con l’ospite della settimana. Tutto avviene davanti ad un bicchiere di vino… trasmettiamo da una cucina. La trasmissione è rigorosamente in italiano e con diversi accenti regionali: romano, genovese, napoletano, voci maschili e femminili che informano gli ascoltatori sugli eventi di Ginevra e oltre. L’interazione con il pubblico è fondamentale e le chiamate in diretta via Skype (RadioPizza) sul tema della puntata sono benvenute. RadioPizza è una “cucina di idee”! Manuela, lei partecipa a RadioPizza da quanto tempo e perché? “Sono qui per caso. Serviva una voce femminile e, nonostante il mio lieve accento romano, mi hanno presa. Non mi ricordo com’è successo, come mi hanno coinvolta. Era ad una cena forse e, dopo che mi hanno detto che serviva una voce femminile, mi ritrovo qui. Ero l’unica candidata!”. Alessio Caprari, com’è iniziata l’avventura di RadioPizza? “L’avventura iniziò tre anni fa in Olanda e poi come un virus s’è sparso in Danimarca, in Spagna e da poco anche in Svizzera. Siamo i primi radiopizzaioli extracomunitari del network. Presto saremo anche in Belgio”. La corona incernierata sul capo di Carlo magno è quella portata a partire dal secolo XI dagli imperatori del Sacro romano impero. Questa corona identifica Carlo come imperatore tedesco. Ritratto idealizzato di Carlo Magno, bottega di Albrecht Du rer, 1514, olio su legno di tiglio. Prestito e © Stiftung Deutsches Historisches salvi di Onda libera Museum, Dj Berlino. La Rivista Che cos’è questo network? Chi sono gli ascoltatori di RadioPizza? Quanti sono? “Sono tanti soprattutto in Olanda dove, dopo tre anni di attività, vantano oltre 1'500 contatti ogni settimana. Qui a Gi nevra sta crescendo rapidamente. Il pub blico è formato dagli italiani all’estero. La nostra radio è la voce degli italiani all’estero, ma ci seguono anche gli italia ni in Italia che vogliono sapere come se la passano i loro connazionali fuori.” Una colonna portante di RadioPizza Svizzera è Andrea Pappalardo. Ci può raccontare l’entusiasmo degli inizi? “Con l’entusia smo di sempre quando s’iniziano le cose belle e i progetti luminosi. L’idea di Ra dioPizza è stata come un lampo nella notte. Erano anni che volevo intrapren dere un’iniziativa di radio web e sono sicuro che il nostro futuro è raggiante. Le idee sono tante, le menti sono fertili, la voglia e l’entusiasmo ci sono. Sono convinto che trasmissione dopo tra smissione contribuiremo all’informa zione e all’intrattenimento degli italia ni in Svizzera che ci vorranno seguire.” RadioPizza trasmette dai vari paesi in cui è presente in diversi giorni della settimana in modo da avere un palin sesto il più completo possibile. “Il web permette questa libertà e l’accesso alla produzione di contenuti di buon livello giornalistico è un’opportunità nelle mani di chiunque abbia voglia di docu mentarsi e di raccontare”, così ci ha detto Michele Caracciolo che collabora con RadioPizza per la breve rubrica “Carta Bianca” dedicata all’approfon dimento di tematiche di attualità. Le sinergie con le altre radio del network RadioPizza sono significative. Si va dalla condivisione di contenuti e di buone prassi sino all’uso comune del sito dove si possono ascoltare e scaricare tutte le puntate. Questo feno meno non è da sottovalutare. In un’Italia dove i mezzi d’informazione sono in crisi per il calo della pubblicità e i contenuti sono spesso autocensurati, è incorag giante trovare un gruppo di giovani vo lontari che cercano di fare un’informa zione utile e di qualità divertendosi e avendo a cuore i propri ascoltatori. In diretta ogni lunedì alle 21.00 su www.radiopizza.net I podcast di tutte le puntate si possono scaricare dallo stesso sito. Seguici anche su: www.facebook.com/radiopizzasvizzera SWISSTECH E PRODEX: UNA COMBINAZIONE VINCENTE PER LA FORZA DELL’INNOVAZIONE SVIZZERA. SWISSTECH 2014 presenterà le più importanti innovazioni per il settore dei metalli e della plastica nel moderno e ben strutturato padiglione 1 a Basilea! Parallelamente a SWISSTECH si terrà anche PRODEX: una combinazione vincente unica che vi permetterà di beneficiare di un margine d’azione e di un bacino di potenziali clienti ancora più ampi. 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Possiamo dunque ritenerci fortunati che la Schema Records di Milano faccia rinascere questo mitico gruppo, con una riedizione che avvalora un sound sfaccettato, energico, autentico, universale. Viene attribuito allo Hard Bop, il Viaggio Stellare di Alessandro Scala, sassofonista e clarinettista emiliano che da anni collabora con gruppi di vario genere, provenienti dal jazz, lounge e swing. Il nome di Scala si legge sulle produzioni discografiche di Bob Moses, Joe Garrison, Jimmy Owens e Marco Tamburini. Grazie a loro, l’artista non solo è riuscito a estenderdere il proprio orizzonte musicale e il repertorio, ma anche a guadagnarsi il merito di musicista valido. Notevole la partecipazione con il paroliere e organista hammond di Cesenatico, Sam Paglia, che in una maniera straordinariamente anticonformista celebra la rinascita del vintage sound, quello da svago firmato anni Settanta. Il presente disco di Scala comunque è di un genere contrapposto a quello di Paglia, molto meno spiritoso, tuttavia profondo: è un misto di suoni tradizionali e variazioni contemporanee che si manifestano in temi ben arrangiati, studiati a fondo, e perfettamente accessibili a chi li ascolta. È un viaggio denso di avvenimenti sonori. C’è molto da scoprire, soprattutto nei frammenti improvvisati. Non ci rimane che lodare il presente biglietto da visita di questo musicista “spaziale”, alla guida di un veicolo spaziale con il tastierista Nico Menci, il bassista Paolo Ghetti e il batterista Stefano Paolini a bordo. Giorgia Senza Paura (Sony) Neja – Neja Vu (Irma) Dal suo debutto al Festival di San Remo sono passati oramai quasi vent’anni. E tuttora Giorgia Todrani riscontra successo. Allora con il brano E Poi, che entrò a far parte dell’album Giorgia. Un lp che riscontrò gran successo, con vendite che superarono le 150'000 copie. Oggi la cantante romana ci fornisce 15 brani inediti nella raccolta intitolata Senza Paura: “Questo titolo è una tensione, un desiderio di eliminare quel velo di paura che diventa una specie di filtro con cui si vivono tutte le cose. La paura che mi disturba di più è quella che blocca l'espressione di sé”, spiega la cantante sul suo sito web. Un orgoglio che l’ha portata oltre oceano, negli Stati Uniti, per la produzione di I will pray, un duetto con la celebre cantante soul Alicia Keys. Non è rimasta l’unica collaborazione, anzi: il testo per Oggi vendo tutto proviene da Ivano Fossati. “Un bel regalo”, ammette Giorgia. Neja è il nome d’arte di Agnese Cacciola, cantante torinese, che ci propone 12 brani rivisti in chiave acustica, jazz e bossa nova. Brani noti, rielaborati da Neja stessa. Quindi un Neja Vu, titolo che si collega all’espressione francofona Déjà Vu. Crazy In Love, il primo brano dell’album, attesta perfettamente l’obiettivo di Cacciola: rallentare il flusso del ritmo dei brani originali, ridurre il loro volume, arricchirli con elementi scelti provenienti dalla musica leggera. Insomma, ridipingere completamente le versioni originali. Noti i brani Al That She Wants degli Ace Of Base e Last Night A DJ Saved My Life degli Indeep. Da rilevare il pezzo The Role Of Love che descrive l’eleganza di un corpo femminile. Neja si è esibita diverse volte davanti alle telecamere televisive, tra l’altro al Festivalbar. Tutti i brani, sia quelli originali di Neja stessa, sia le versioni cover sono stati rivisti dal musicista Nerio Poggi, il leader dei Papik, anch’esso specializzato nel jazz e bossa nova made in Italy. dicembre 2013 La Rivista - 57 La Rivista Sequenze di Jean de la Mulière The Counselor di Ridley Scott La trama è intricata e originale. Un avvocato di successo con qualche problema di liquidità, un losco intrallazzatore che gli propone un guadagno facile piazzando 625 kg di cocaina per un ammontare di 20 milioni di dollari. È troppo forte la tentazione di risolvere ogni problema in un sol colpo, per dare svolta decisiva alla sua vita, ma per poi accorgersi delle improvvise ed inattese conseguenze che si dovranno affrontare. Quando le cose si complicano, quando i nuovi “soci” in affari pretendono che qualcuno paghi per un piano finito in malora, quando si ha molto, forse troppo, ma non è mai abbastanza e allora si finisce giù all’inferno, dove l’unica via d’uscita sembra la morte. Nel mondo spietato, ironico e violentissimo di Corman McCarthy, qui al suo debutto come sceneggiatore, i soldi vengono prima di ogni altra cosa: per questo il giovane ed ambizioso procuratore senza nome (nel senso che non ci viene rivelato mai in tutta la tortuosa vicenda) non esita a invischiarsi in un'operazione irrinunciabile col proposito di fare una "toccata e fuga" per procurarsi le finanze per sposarsi con l'amata Laura e tornare al proprio lavoro di scrupoloso avvocato. Peccato che rubare al "cartello" che gestisce il traffico di droga tra Messico e Stati Uniti, significhi, di fatto ed inesorabilmente, un suicidio annunciato per l'ambizioso ma ingenuo protagonista, al quale toccherà sopportare un lungo e doloroso calvario dove a soffrire saranno sempre le persone a lui più vicine. In un crescendo di tensione e violenza, avvinti da un intrigo che cattura nonostante una certa complessità della trama assistiamo ad una macchinazione diabolica dove s’intrecciano la verve e l'umorismo nero caratteristici dell'autore s’intrecciano con uno scenario da incubo, un cast d’eccezione e un plot avvincente. Only lovers left alive di Jim Jarmusch Tra due città, Tangeri e Detroit, prese ad esempio di un decadentismo romantico-industriale, fanno da sfondo alla vicenda che vede protagonisti Adam, un musicista underground e la sua enigmatica amante Eva. Sono affascinanti, sono colti, sono buoni. Cultori e fautori delle arti e delle scienze, protagonisti di un amore puro e intenso, corrispondono allo stereotipo malinconico ma non son mai davvero decadenti. Sono artisti bohémien appassionati del bello, che sia musica, antiquariato, vintage o letteratura. Coinvolti in una storia d'amore, che dura da secoli, nel vero senso della parola perché i due sono vampiri, rischiano di veder il loro rapporto messo in discussione dalla giovane e incontrollabile sorella di Eva. Jim Jarmusch non ha mai smesso di sperimentare nel proprio cinema alla ricerca di linfa nuova da immettere in generi ormai abusati. Nel caso specifico tenta di rileggere sotto nuova luce uno degli archetipi narrativi più forti: quello del vampiro. La figura di esseri immortali vincolati a una vita nell'ombra o nelle tenebre la cui unica fonte di nutrimento è data dal sangue ha da sempre affascinato il cinema. Il regista la affronta decidendo di intervenire sul piano della decadenza dei tempi. Il suo giudizio sulla contemporaneità è assolutamente negativo e lo esplicita grazie a una fitta serie di citazioni colte relative a personaggi che hanno incrociato le loro esistenze mortali con quelle, destinate ad attraversare i secoli, di Adam ed Eva. Il gioco è intellettualmente stimolante che accetta il rischio di diventare sterilmente intellettualistico. È lo stesso Jarmusch ad affermarlo: "Adam ed Eva sono metafore dello stato attuale della vita umana - sono fragili e minacciati, così vulnerabili di fronte alle forze della natura e al comportamento irriflessivo e totalmente privo di una visione a lungo termine di coloro che sono al potere". Inside LLewyn Davis di Joel & Ethan Coen C'era una volta la capitale indiscussa del folk, quel Greenwich Village a partire dal quale Bob Dylan avrebbe cambiato la storia della musica. Ma questa storia comincia prima, quando la musica folk è ancora inconsapevolmente alla vigilia del boom e i ragazzi che la suonano provengono dai sobborghi operai di New York e sono in cerca di una vita diversa dalla mera esistenza che hanno condotto i loro padri. Llewyn Davis è uno di questi, un musicista di talento, che dorme sul divano di chi capita, non riesce a guadagnare un soldo e sembra perseguitato da una sfortuna sfacciata, della quale è in buona parte responsabile. Anima malinconica e caratteraccio piuttosto rude, Llewyn è rimasto solo, dopo che l'altra metà del suo duo ha gettato la spugna nel più drastico dei modi, e ha una relazione conflittuale con il successo, condita di ebraici sensi di colpa, purismo artistico e tendenze autodistruttive. Parafrasando la vera vita del folk singer Dave van Ronk, i fratelli Coen fanno del Llewyn Davis l’ennesimo loro personaggio in perenne affanno contro la vita e il suo irrimediabile caos, un artista di talento che si barcamena nell’esistenza quotidiana alla ricerca di un successo che è destinato a sfuggirgli: di un soffio ma a sfuggirgli. Il racconto si costruisce attraverso una successioni di momenti quotidiani e (spesso, per questo) paradossali, nei quali seguiamo il dibattersi inutile di Llewyn, condannato a mancare le cose per un soffio, ad un eterno ritorno negli stessi luoghi, all’amara presa di coscienza della circolarità dell’esistenza nonostante i suoi tentativi vadano in una direzione che si dimostra impossibile. Impossibile perché l’egoistica chimera inseguita da Llewyn gli sfugge di continuo, e perché lui si ostina testardamente a non prendere le deviazioni (metaforiche e fisiche) che incontra lungo il cammino, a ignorare i segno del fato, a lasciar andare ciò che gli si para di fronte proprio per essere afferrato. E lui rimane sconfitto sì per via delle circostanze ma anche per via di sé stesso. dicembre 2013 La Rivista - 59 La Rivista Turismo internazionale Una crescita superiore alle aspettative Secondo l’ultimo Barometro pubblicato dall’UNWTO – Organizzazione Mondiale del Turismo, nei primi otto mesi del 2013, la domanda turistica globale ha registrato una crescita superiore alle aspettative. Sull’onda dei buoni risultati di diverse destinazioni in Europa, Asia e Medio Oriente, il numero di turisti internazionali è cresciuto del 5,3%, raggiungendo la cifra record di 747 milioni di arrivi. Dopo un ottimo inizio d’anno, la domanda di turismo internazionale è rimasta solida anche a giugno (+5,9%), luglio (+2,8%) e agosto (+5,2%), mesi di alta stagione nell’emisfero settentrionale del pianeta. La causa principale del relativo rallentamento della crescita a luglio potrebbe essere la diminuzione nel numero dei viaggi nei Paesi a maggioranza musulmana durante il Ramadan: i musulmani tendono a viaggiare molto prima e dopo – ma poco durante – il periodo di digiuno rituale, che quest’anno è coinciso in buona parte proprio con il mese di luglio. Il positivo andamento dei mesi estivi ha colto di sorpresa persino gli operatori pubblici e privati del settore interpellati dall’agenzia ONU per la consueta indagine quadrimestrale di rilevazione dell’Indice di fiducia turistica: il periodo maggio-agosto 2013 ha, infatti, ricevuto, dal gruppo di 300 esperti selezionati dall’UNWTO, la valutazione più alta 60 - La Rivista dicembre 2013 dalla metà del 2011 a oggi. In termini assoluti, l’Europa è la regione mondiale che ha ricavato i maggiori benefici da questa crescita, con circa 20 milioni di turisti in più rispetto al periodo gennaioagosto del 2012, pari a un incremento del 5,4%, superiore al trend di lungo periodo dell’area. I migliori risultati sono stati registrati nell’Europa Centro - orientale (+7,4%) e Meridionale (+6,1%). In area Mediterranea, in particolare, si sono distinte la Grecia (+12,9%) e la Turchia (+11,3%), mentre continuano a crescere a forte velocità alcune piccole destinazioni emergenti come l’Albania, la Bosnia - Erzegovina, la Serbia e la Macedonia. Destinazioni mature come la Spagna (4,3%) e l’Italia (+2,5%) confermano la solidità del loro inbound ma crescono a ritmi inferiori. Incrementi più modesti si sono verificati in Nord Europa e in Europa Occidentale, nonostante l’ottima performance della Francia (+7,5%), sempre in testa alla classifica delle principali destinazioni del turismo internazionale. La regione “Asia e Pacifico” si è segnalata per una crescita del 6,3%, forte della spinta esercitata dal Sud-est Asiatico (+11,8%), area che negli ultimi anni sta vivendo un periodo di forte slancio del turismo inbound, alimentato dalla domanda proveniente da Cina, Hong Kong, Taiwan e Russia. La Malesia, destinazione più popolare dell’area e decima al mondo con 25 milioni di arrivi internazionali nel 2012, ha segnato un incremento record del 7,9% nei primi sei mesi di quest’anno. L’Asia Nord - orientale, destinazione principale del continente in termini di arrivi, ha registrato un risultato più modesto (+2,9%), nonostante il +21,4% del Giappone e incrementi significativi in altri Paesi; la media subregionale è stata abbassata dalla flessione degli arrivi nella maggiore destinazione della regione, la Cina (-4,5% ). Le Americhe, nei primi otto mesi del 2013, hanno marcato una crescita inferiore alla media (+3,2%), nonostante il buon risultato degli Stati Uniti (+6,5%). Buono l’andamento degli arrivi sul continente africano (+5%), grazie soprattutto alla ripresa del turismo in Nord Africa (+6,1%). La crescita più forte è stata registrata in Medio Oriente (+6,8%). L’Arabia Saudita, principale destinazione dell’area, ha visto crescere i propri arrivi internazionali del 20%, anche se è bene sottolineare che questo risultato fa seguito a una flessione del -18,4% nel 2012. L’Egitto, che nel 2012 e nella prima metà del 2013 aveva mostrato segnali di ripresa, ha sofferto gravi perdite a luglio (-24,5%) e ad agosto (-45,6%) a causa dei recenti sviluppi politici. L’andamento positivo degli arrivi si è riflesso sulle entrate da turismo internazionale, cresciute nella maggior parte delle destinazioni che hanno riportato all’UNWTO dati statistici sull’impatto economico dei flussi inbound nei primi sei-otto mesi dell’anno. Tra i primi dieci Paesi per entrate, si sono distinti la Tailandia (+26,6%), Hong Kong (+15,9%), il Regno Unito (+18,2%) e gli Stati Uniti (+10,8%). Germania, Spagna, Italia (+2,2%) e Francia hanno registrato percentuali più basse, mentre la Cina (-5,8%) è l’unica nella top ten ad aver accusato un vero e proprio calo. Dal punto di vista della spesa, sono ancora le economie emergenti a segnare il passo della crescita: tutti i Paesi BRIC, eccetto l’India, hanno riportato percentuali di crescita a doppia cifra. La Cina, con un +30,6% tra gennaio e giugno, conferma il primo posto tra i mercati emissari di valuta in termini di turismo internazionale raggiunto l’anno scorso; la Russia, quinto mercato al mondo, ha visto crescere la spesa per turismo outbound del 28,2% nello stesso periodo; il Brasile, al dodicesimo posto, ha conosciuto un incremento del 14,6 nei primi otto mesi del 2013. Tra i Paesi che hanno registrato un calo della spesa, figurano il Giappone (-5%), l’Australia (-0,7%) e l’Italia (-2,6%). La Rivista I Sassi di Matera L’impatto dei “siti Unesco” sui flussi turistici in Italia L’Italia è il Paese al mondo con il maggior numero di siti dichiarati dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Sono 49, ben il 5% circa del totale mondiale, e ne contano anche altri quattro nella categoria dei beni “immateriali”. Un grande patrimonio collocato sul territorio di 302 comuni: quasi tutte le grandi aree urbane (Roma, Genova, Firenze, Torino, Milano e Napoli); molte città di medie dimensioni, da Pisa a Siena a Verona a Mantova; poi, un gran numero di piccoli comuni collocati in contesti di grande pregio artistico o naturalistico. Il fatto di rientrare nel novero dei luoghi più significativi dell’umanità ha un ovvio effetto positivo sul prestigio e di conseguenza sulla notorietà internazionale di ambiti territoriali che, in molti casi, sarebbero altrimenti relativamente poco visibili. È facile immaginare che, in generale, vi sia un effetto positivo anche in termini di aumento dei flussi turistici; del resto, nei territori coinvolti vi sono circa 23.000 strutture ricettive e più o meno 710.000 posti letto, pari al 15% del totale dell’offerta esistente in Italia. Isnart (Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche) ha cercato di verificare in concreto l’impatto sulla domanda turistica determinato dal fatto di essere (quello che per comodità linguistica è comunemente indicato) un “sito Unesco”, anche con l’intento di capire come tale impatto potrebbe essere “rafforzato”. Domanda destagionalizzata I dati confermano che nei “siti Unesco” le performance sono generalmente migliori. Sia nel 2011 che nel 2012 e nei primi sei mesi di quest’anno, il tasso di occupazione delle camere è stato sempre nettamente maggiore, con poche eccezioni, in tutti i mesi; interessante osservare che le differenze maggiori (nell’ordine del 15-20%) si manifestano nei mesi subito prima e subito dopo l’estate. La comparazione dell’andamento delle vendite delle camere da gennaio 2011 a giugno 2013 nelle strutture collocate nei “siti Unesco” e in quelle nelle altre destinazioni conferma che questi ultimi riescono a destagionalizzare in maniera molto maggiore la domanda, con presenze proporzionalmente numerose anche in autunno e primavera. Nei “siti Unesco”, inoltre, oltre il 71% delle strutture ricettive prevede il booking on –line, contro il 64% di quelle collocate nelle destinazioni “normali”. Si evidenzia, dunque, una maggiore diffusione delle tecnologie e migliori competenze di gestione avanzata delle relazioni con i clienti. Un risultato che almeno in parte testimonia che l’opportunità derivante dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità ha attivato dei processi di rafforzamento dell’offerta turistica, finalizzati appunto a sfruttare al meglio il prevedibile impatto Villa Adriana a Tivoli che esso ha sulla domanda. A fronte di questi dati positivi, non sembra però corrispondere un vantaggio anche per quanto riguarda la spesa dei turisti. La differenza della spesa media sul territorio è di meno del 5% (pari ad appena € 3 in valore assoluto); ancora minore, nel caso della spesa per alloggi. Più significativa è la maggior spesa per il viaggio, a testimonianza che il differenziale di attrattività dei “siti Unesco” risulta particolarmente forte nel caso della domanda internazionale. Un potenziale ancora inespresso Sembra, dunque, che il fatto di essere riconosciuto patrimonio dell’umanità rafforza la capacità del territorio di attrarre la domanda turistica, anche al di fuori dei tradizionali canoni della vacanza estiva; impatta però poco sulla sua capacità di stimolare la spesa del turista. Insomma, un grande potenziale che rimane però in buona parte inespresso. Rispetto a questo problema, si osservano situazioni molto diverse. Come noto anche dalle cronache, ci sono casi in cui è mancata qualsiasi gestione in chiave di sviluppo turistico dell’attributo di “sito Unesco”, essendo per altro stata del tutto deficitaria anche la gestione degli aspetti rilevanti per mantenere tale riconoscimento. In molte altre situazioni, il fatto di essere patrimonio dell’umanità è stato sfruttato solo in termini di comunicazione: una citazione e un logo nelle brochure o poco più. Solo in pochi casi, la nomina dell’Unesco ha innestato un processo virtuoso di rafforzamento dell’offerta e un conseguente aumento del valore proposto ai turisti, e, di qui della loro spesa sul territorio. Per avviare questo processo, occorre a monte aver sufficientemente delineato una strategia di marketing della destinazione di ampio respiro; solo nell’ambito di tale strategia è, infatti, possibile delineare misure per sfruttare in maniera consistente le implicazioni del fatto di essere sito Unesco. È anche necessaria una forte coesione tra i vari attori pubblici e le principali forze private affinché si abbia uno sviluppo organico dell’offerta territoriale più direttamente coinvolta nell’area patrimonio dell’umanità. Tale condizione è particolarmente rilevante nei casi – frequenti- in cui l’area patrimonio ricada nel territorio amministrato da più enti locali. La capacità di questi di operare in maniera fortemente unitaria è del tutto essenziale per far derivare conseguenze positive e concrete dalla comune condizione di sito Unesco. dicembre 2013 La Rivista - 61 La Rivista Con i 45 milioni di ettolitri di vino previsti L’Italia è la regina della produzione enoica mondiale Ma nei numeri regna ancora l’incertezza, mentre i dati sull’export (che supererà i 5 miliardi di euro) mettono tutti d’accordo Nel mondo del vino, si sa, l’incertezza dei numeri regna sovrana, per questo vanno sempre presi con le dovute precauzioni. Anche quando incoronano l’Italia del vino come primatista mondiale in termini produttivi, a quota 45 milioni di ettolitri, staccando la Francia, ferma a 44 milioni di ettolitri (che, però, è giusto ricordarlo, ha dovuto fare i conti con grandinate ed alluvioni che hanno sferzato un po’ tutto il Paese nell’estate). A dirlo è il bilancio sulla vendemmia, della Coldiretti, che registra un aumento del 2% sul 2012, con una qualità buona con punte eccezionali per i grandi rossi, dal Barolo al Chianti, dal Brunello di Montalcino all’Aglianico. Un’ottima notizia, comunque, per il Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, che ha sottolineato come il merito sia “unicamente dei produttori e delle organizzazioni di categoria che, con la loro 62 - La Rivista dicembre 2013 tenacia e la loro professionalità, hanno portato - secondo i dati del Ministro - ad una produzione che si aggira tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri prodotti (ben più di quanto calcolato da Coldiretti, ndr). Peraltro, anche dal punto di vista della qualità, ci saranno dei miglioramenti rispetto al 2012 e al 2013”. Un aumento produttivo che ha consentito di battere i concorrenti francesi, dove, secondo l’Organizzazione Mondiale della Vigna e del Vino (Oiv), il raccolto è comunque aumentato del 7%. L’andamento climatico anomalo ha capovolto le previsioni iniziali, e consente all’Italia di conquistare nel 2013 la leadership nella produzione di vino a livello internazionale dove, dietro la Francia, si classifica al terzo posto la Spagna, con una produzione in forte crescita a 40 milioni di ettolitri (+23%), seguita dagli Stati Uniti. In Italia la produzione destinata per oltre il 40% ai vini a denominazione di origine controllata (Doc) o a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), per il 30% ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola. Il modo migliore per festeggiare la fine della vendemmia è ricordando le grandi performance del vino tricolore all’estero, che, secondo le proiezioni Coldiretti sui dati Istat dei primi sette mesi del 2013, sonno avviate a segnare un record storico con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro, grazie ad un aumento del 9% degli acquisti oltre confine. “Il valore del nostro vino - ricorda il Ministro De Girolamo - si misura anche attraverso l’export, che quest’anno ha generato un fatturato sul quale il Governo deve riflettere e pur con le difficoltà della situazione economica deve agire con la massima determinazione per sostenere un settore che davvero può fare la differenza nel processo di ripresa del nostro Paese. Da questo punto di vista continua il Ministro - sarà strategica l’azione di sburocratizzazione, una lenzuolata di snellimento delle procedure che da sola potrebbe consentire ai valorosi produttori italiani di tutto il comparto agroalimentare di conquistare nuovi mercati. Il ministero da settimane è già al lavoro per la semplificazione di molte procedure e i primi risultati saranno visibili entro la fine dell’anno”. Secondo Coldiretti, s realizzare le migliori performance sono stati gli spumanti, che mettono a segno un aumento in valore del 18%, togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani la maggioranza del fatturato all’estero viene realizzata sul mercato statunitense, dove l’export in valore aumenta del 10% mentre al secondo posto si classifica la Germania che mette a segno un positivo aumento del 9%. Un aumento del 10% si registra anche in Russia e una crescita record (+23%) anche in Australia. Un dato significativo se si considera che lo stato oceanico è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. Positivo anche il dato sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3%, con un apprezzabile aumento del 6% in Cina, che è il Paese con maggiore crescita dei consumi. La Rivista È il Verdicchio il vino bianco più premiato dalle guide italiane per il 2014 È il Verdicchio il vino bianco fermo più premiato dalle guide italiane per il 2014. A rivelarlo, a pochi giorni dalla pubblicazione delle guide enologiche più influenti del settore, uno studio di Gabriele Micozzi, docente di marketing dell’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con l’Istituto di tutela dei vini delle Marche, che ha catalogato i vini vincitori e i premi assegnati dalle sei pubblicazioni più autorevoli (Duemilavini Bibenda, Slow Wine, I Vini d’Italia del Gambero Rosso, I Vini d’Italia de L’Espresso, Guida Oro I Vini di Veronelli, Vinibuoni d’Italia del Touring Club Italiano). L’indagine è articolata su due diversi filoni: i vini vincitori di almeno un premio assegnato nelle recensioni e una seconda analisi su credibilità, affidabilità e diffusione delle guide stesse tra i consumatori. Dal primo filone, è emerso che, tra i vitigni a bacca bianca, il Verdicchio si posiziona in testa alla classifica dei bianchi fermi più premiati dalle guide 2014. Complessivamente, il vino ambasciatore delle Marche si aggiudica 57 massimi riconoscimenti, davanti a Fiano (35), Sauvignon (31), Soave (30), Friulano (27) e Chardonnay (26). Per Alberto Mazzoni, direttore l’Istituto di tutela dei vini delle Marche (www.imtdoc.it), consorzio che, con 850 aziende e 16 denominazioni, rappresenta il 90% dell’export enologico delle Marche, “l’apprezzamento delle guide riflette la crescita del Verdicchio e il grande lavoro fatto dai suoi produttori verso la qualità totale. Un lavoro che è lo specchio dell’unicità di un vitigno autoctono che dà origine a un vino longevo e di grande struttura. Negli ultimi 10 anni, il bianco fermo campione d’Italia ha aumentato il fatturato di quasi il 500% ed ha visto una crescita importante del prezzo medio per bottiglia. Un’impennata che si riflette anche nell’export, che quest’anno si avvia verso un altro risultato in doppia cifra (10%)”. “Il successo del Verdicchio - ha aggiunto dal canto suo il curatore dello studio è l’esempio di come sarebbe opportuno partire dal Verdicchio per fare sistema a livello regionale e sviluppare un progetto complessivo di valorizzazione del brand territoriale. Un unico progetto, che sfrutti le risorse previste nei Piani di sviluppo rurale (Psr) e nell’Ocm vino e che faccia da volano per l’affermazione sui mercati internazionali anche delle altre Doc e Docg regionali”. Per proiettare l’indagine in un contesto “consumer”, si è studiata anche l’affidabilità e la credibilità delle guide attraverso un questionario diffuso a livello nazionale su 1.357 soggetti rappresentativi dell’intera popolazione Italiana. Dall’analisi, poi, si è ricavato un “indice di credibilità” delle guide stesse, che vede in testa il Gambero Rosso (indice: 0,86), mentre Veronelli (0,77) e Bibenda (0,72) si piazzano rispettivamente al secondo e al terzo posto. Ponderando, infine il numero di premi vinti dalle tipologie di vino per l’indice di credibilità, il Verdicchio si impone in modo assoluto come il miglior vino bianco italiano seguito a distanza dagli altri della top 6 che così si modifica rispetto alla classifica dei soli premi ricevuti: Verdicchio (33,18), Sauvignon (22,18), Fiano (20,39), Chardonnay (18,21), Soave (18,07) e Friulano (15,11). Con 240.000 quintali di uve prodotte nella campagna 2013, il Verdicchio è il primo vino prodotto sul territorio marchigiano e il più esportato con oltre il 50% delle bottiglie destinate all’estero. dicembre 2013 La Rivista - 63 La Rivista 2° Rapporto sulle Agromafie Né extra né vergine Non è tutto "oro giallo" quello che si utilizza ogni giorno in milioni di case italiane. Anzi, l’olio extravergine d’oliva, tra i prodotti cardine della dieta mediterranea e uno dei fiori all’occhiello del cosiddetto made in Italy, purtroppo talvolta di "oro" non ha quasi nulla. La denuncia arriva dal 2° Rapporto sulle Agromafie, realizzato da Eurispes e Coldiretti, dal quale l'Italia risulta prima importatrice mondiale di olio, spesso di bassa qualità, poi venduto da marchi "sedicenti" italiani, a danno dei consumatori, che divengono così vere e proprie "vittime di truffa". I dati forniti da Eurispes rilevano che il saldo della bilancia commerciale del settore oleario è negativo, almeno per quanto riguarda i volumi in quantità. Infatti, se le esportazioni nette per il 2012 hanno un saldo positivo di 114,2 milioni di euro (+295,5% rispetto all’anno precedente, spiegato da una contemporanea crescita del valore delle esportazioni e diminuzione 64 - La Rivista dicembre 2013 di quello delle importazioni), dal punto di vista delle quantità tale saldo diventa negativo e pari a -183mila tonnellate nel 2012 (comunque in ripresa rispetto al biennio 2010-2011 in cui il saldo negativo era ben oltre le 200mila tonnellate). La quantità maggiore di olio di oliva importato nel 2012 risulta essere quello spagnolo con 392mila tonnellate (pari al 65,5% del totale), seguito dall’olio greco con circa 117mila tonnellate (pari al 19,5% del totale) e da quello tunisino con 76mila tonnellate (pari al 12,7%). Il caso dell’olio proveniente dalla Tunisia merita un discorso a parte: infatti, con 76mila tonnellate, monopolizza le importazioni dai Paesi extracomunitari, coprendo il 96% di esse e facendo registrare un notevole aumento rispetto al 2011. Primo importatore mondiale di olio di oliva L’Italia è dunque paradossalmente il primo importatore mondiale di olio di oliva, detenendo una quota pari al 35% (2011) e superando Paesi come Stati Uniti, Germania e Regno Unito; al contrario, riguardo alle esportazioni, la quota italiana è del 22% nel 2011, ampiamente al di sotto del livello della Spagna che si attesta su una quota di circa il 50%. "Queste cifre", spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, "dimostrano che i consumatori sono vittime di vere e proprie truffe alimentari dal momento in cui, dietro al paravento di marchi sedicenti italiani ed etichette fuorvianti, vengono commercializzati oli di oliva di bassissima qualità, spesso ottenuti attraverso la raffinazione degli oli importati". Il procedimento adottato per la contraffazione, in sintesi, è il seguente: vengono importati oli grezzi provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia sfruttando il loro basso costo di produzione (derivante sia da metodi di coltivazione iper-intensivi che dalla scarsa remunerazione del lavoro); in secondo luogo, dal momento che tali oli risultano essere di infima qualità, vengono miscelati con basse quantità di oli realmente italiani e successivamente "deodorati" (cioè trattati attraverso lavaggi chimici, non ammessi per legge per l’olio extravergine) in modo da modificarne le caratteristiche organolettiche, correggendone quindi i difetti. La Rivista L’obiettivo del processo di deodorazione è quello di eliminare il forte odore, il gusto acre e l’eccessiva acidità derivanti da una cattiva conservazione delle olive raccolte, che vengono lasciate per lungo tempo sotto al sole in cumuli oppure stipate nei cassoni degli autocarri favorendo la formazione di alcol metilici ed etilici degli acidi grassi attraverso un processo di fermentazione; infine, questi oli "taroccati" vengono imbottigliati e la bottiglia viene sommersa da riferimenti all’italianità del prodotto, in modo da rendere graficamente meno evidente l’etichetta sulla quale deve essere obbligatoriamente riportata la dicitura di "miscela" per gli oli così ottenuti. Penalizzati i produttori di autentico olio made in Italy "È chiaro che questo processo ha ricadute economiche ben precise, che spiazzano i produttori di vero olio made in Italy", osserva Fara, "costringendoli a una guerra di prezzi al ribasso che non si può coniugare con una qualità elevata: infatti, a fronte di un prezzo medio superiore ai 6 euro al litro per un buon olio extravergine di oliva che si possa classificare come italiano, il prezzo di un olio "deodorato" si può attestare su pochi euro al litro. Com’è facilmente comprensibile, la preoccupazione risiede nel fatto che tali acquisizioni, più che a rilanciare i marchi, punti nei fatti a "svuotarli" utilizzandoli come veicoli per commercializzare gli oli di bassa qualità: in questo modo, sfruttando quindi la fama dei marchi italiani nel mondo, sarebbe possibile trovare uno sbocco commerciale anche agli oli spagnoli, tunisini, greci che altrimenti avrebbero scarso (se non addirittura nullo) appeal". Il piano di sorveglianza attivato a livello nazionale sulle aziende produttrici attraverso un campionamento di olio su tutto il territorio italiano ha prodotto risultati allarmanti: rispetto alla non conformità secondo il limite di 30 mg/kg, ben il 49% del totale esaminati, sono risultati non conformi (di questi il 54% provenienti dal Sud, il 24% dal Nord e il 22% dal Centro) e il 51% conformi (27% dal Sud, 33% dal Nord e 40% dal Centro). Nel settore delle frodi sanitarie (prodotti contraffatti, sofisticati, adulterati e potenzialmente dannosi per la salute) solo la Guardia di Finanza nel 2012 ha sequestrato beni per un totale di 10.649.040 chili: di questi il 74% (8.195.709 chili) erano rappresentati dall'olio. Numerose anche le operazione del Nucleo Agroalimentare della Forestale, che ha sequestrato 450 tonnellate di olio extravergine di oliva deodorato destinato a essere commercializzato per un valore di circa 4 milioni di euro e dei Nas che hanno recentemente sgominato un'organizzazione che operava tra Toscana e Lazio e sequestrato 2.500 litri di olio d'oliva privi di rintracciabilità, 5.000 litri di olio contraffatto e dichiarato extravergine, barattoli di betacarotene e decine di chili di clorofilla, sostanze con cui si tramuta fraudolentemente l'olio di semi in olio extravergine di oliva dicembre 2013 La Rivista - 65 La pasticceria Marnin di Locarno La Rivista scelta a far parte di Swiss Delicatessen di Augusto Orsi Presenza Svizzera progetto del Dipartimento federale degli affari esteri per promuovere gli interessi e gli atout della Svizzera all’estero nelle sue strategie di comunicazione e diffusione ha anche sviluppato il settore riguardante il “patrimonio culinario” presentando prodotti svizzeri di qualità simbolo di un territorio e di competenze sconosciuti oltre confine. In questo modo è nato Swiss Delicatessen per presentare la qualità, la diversità e la cultura culinarie svizzere. Concretamente il progetto comprende 8 composizioni di vini-pasti svizzeri, messi in scena per valorizzarne le ricchezze gastronomiche elvetiche. Nel 2012 è stato realizzato un progetto pilota che ha fatto il giro del mondo e che ha riscontrato un successo clamoroso a Washington (USA), a Wellington (Nuova Zelanda), a Londra, Monaco di Baviera, 66 - La Rivista dicembre 2013 Bruxelles e Mosca. Per la seconda edizione di Delicatessen, il Dipartimento federale degli affari esteri DFAE (Presenza svizzera) ha informato la pasticceria Marnin, tramite lettera dell’ambasciatore Nicolas Bideau, che uno dei suoi prodotti parteciperà alla nuova edizione della manifestazione. “Sono molto lieto di poterle confermare che Presenza Svizzera ha selezionato il suo Panettone Nostrano per la nuova versione di Swiss Delicatessen”. La partecipazione della Marnin a Delicatessen rappresenta un riconoscimento ufficiale della bontà gastronomica di un prodotto tipico dell’arte pasticciera ticinese della Marnin. La pasticceria Marnin in città vecchia a Locarno, apre i battenti il 18 ottobre 1989. Titolare è Arno Antognini, un “Marnin”, approdato a Locarno da Vira Gambarogno (paese sull’altra sponda del lago Maggiore) sede della pasticceria paterna, dove sin da piccolo muove i primi passi nell’arte dolciaria. Arno è rappresentante della quarta generazione della famiglia di pasticceri Marnin: il capostipite, Angelo Antognini, fondò a Vira il primo laboratorio di panetteria e pasticceria nel 1852. Sono dunque quasi 160 anni che i Marnitt si tramandano le ricette di padre in figlio, (quali per esempio quella delle pastafrolle) rappresentando una delle tradizioni dolciarie più antiche del Canton Ticino. A Locarno, Arno Antognini affiancato dalla moglie Franca, ha unito alla tradizione di famiglia le innovazioni nel settore dolciario scaturite dalla continua ricerca per perfezionare con professionalità i propri prodotti. La filosofia di Arno è quella di migliorare il più possibile le ricette di base per garantire dolci non sofisticati, ma ben bilanciati nella loro struttura: da qui ne scaturisce la cura del dettaglio. Emozioni per il palato Indiscussa specialità della casa oltre alle pastafrolle (biscotti tondi di frolla) è la famiglia dei prodotti lievitati quali i panettoni, le colombe, il pandananas. Marnin oggi è sinonimo di pasticceria del tutto artigianale: ogni prodotto lievitato passa nelle mani di Arno che ne cura con professionalità rara ogni aspetto: dalla selezione delle materie prime alla lunga e La Rivista complicata lavorazione. Il risultato? Un’emozione unica per il palato, un impasto soffice come l’ovatta che si scoglie in bocca. Trent’anni di ricerca nel mondo della pasta lievitata che, il Natale scorso, hanno iniziato a dare i propri frutti: il panettone Marnin di Arno Antognini viene classificato primo con netto distacco dagli altri in una degustazione effettuata a Milano, aggiudicandosi il consenso della giuria all’unanimità. Marnin di Arno Antognini possiede tre punti vendita. Il primo “casa madre” è situato in Piazza S.Antonio a Locarno: qui vi è annesso anche un caffè tea-room, dove potersi rilassare e gustare l’ottima cioccolata della casa, i diversi tè selezionati, oppure un buon cappuccino. Il secondo negozio è anch’esso situato in città vecchia, in via S.Francesco: qui è collocata la panetteria ed è presente il forno alimentato a legna da cui viene sfornato l’omonimo pane (una miscela di farine scure ispirata al pane della Vallemaggia). Dal 2008 ,Marnin è presente anche sul suggestivo lungolago di Ascona con una piccola confiserie, dove ai prodotti lievitati si affiancano tutte le specialità di amaretti, (altro dolce divenuto ormai simbolo della tradizione dolciaria ticinese), da quelli semplici bianchi a quelli con diverse farciture al cioccolato. MarninAscona è un’importante vetrina sul turismo elvetico ed internazionale attento alle specialità dolci del nostro territorio. Un’arte tira l’altra La pasticceria viene definita dagli addetti ai lavori “l’arte bianca”, e si sa, un’arte ne richiama spesso un’altra. In questi vent’anni di attività, Marnin ha visto nascere delle iniziative che sposano il concetto di ricerca estetica nell’esternazione di emozioni e sentimenti: iniziative che sono poi sfociate in collaborazioni con l’arte pittorica, cinematografica, letteraria e musicale. Nel 2008 Marnin in collaborazione con il Festival del Film di Locarno e la Sacher Film di Roma, ospita il regista italiano Nanni Moretti. Nel 2009 nella sala da tè vengono esposti i ritratti dell’artista Jürg Stamm realizzati con sfumature del caffè. La collezione verrà poi racchiusa, per iniziativa del collezionista d’arte, Hermann Alexander Beyeler nel volume Schizzi di Caffè, contenente anche la storia romanzo del Marnin di Locarno. Nel 2010 è la volta del regista inglese Peter Greenaway che espone una versione dolce delle 92 valige esposte alla galleria d’arte il Rivellino di Locarno. Artista artigiano Arno Antognini: un artigiano-artista nasce l’8 febbraio 1961 a Vira Gambarogno da Angelo e Anna Antognini. Ultimo di quattro fratelli, seguendo le orme di famiglia effettua il suo apprendistato di pasticciere confettiere in Svizzera interna. Rientra in Ticino e lavora nella pasticceria di famiglia seguendo costantemente dei corsi di aggiornamento sia in Italia (dai maestri Massari e Zoja), sia in Francia (scuola di Lenôtre e di Brunstein). Nel 1989 con la moglie Franca Campagnuolo (ex docente e giornalista),a pre il “Marnin” in piazza S. Antonio a Locarno. Nel 1992 nasce Fosco ,nel 1993 nasce Kevin e nel 1996 nasce Naomi. A Franca Marnin-Campagnuolo abbiamo chiesto cosa rappresenta per la pasticceria Marnin il far parte di Swiss Delicatessen: “È una grande soddisfazione. La nostra famiglia: mio marito, i miei figli ed io siamo contenti ed orgogliosi di rappresentare in Delicatessen l'arte dolciaria ticinese e svizzera e farla meglio conoscere nel mondo. Mi auguro di continuare a migliorare i nostri prodotti”. dicembre 2013 La Rivista - 67 La Rivista Convivio di Domenico Cosentino I Nuovi Panettoni e la sfida del Sud L’appuntamento più importante dell’anno per il mondo del panettone (Il Pan de Toni) si tiene, ogni anno nel mese di novembre, ovviamente a Milano, dove è nato! Alla sesta edizione 2013 di Re Panettone, per due giorni si sono dati appuntamento i 36 migliori produttori artigianali del panettone, provenienti da tutta Italia, che hanno presentato i propri prodotti, tutti in degustazione negli stand e tutti in vendita allo stesso prezzo: 20 euro al chilo. E come ogni anno, anche in questa sesta edizione, tra i protagonisti ci son stati numerosi pasticcieri artigiani meridionali che, come qualcuno ha scritto, “sono partiti all’assalto della Bastiglia nordica”. All’inizio con tentativi più o meno riusciti di imitare l’arte dei più esperti colleghi del Nord. Ma ormai il livello raggiunto non è quello della semplice imitazione. Aggiungendo che, per qualità e personalità, i panettoni del Sud non sono più fratellini minori o curiosi esperimenti. Dal Lazio alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, questo tipico dolce natalizio ha conosciuto la sua piccola rivoluzione, e in molti laboratori artigianali, si producono eccellenze, con panettoni che riescono ad entrare di diritto nel ristretto gruppo dei migliori d’Italia. Tradizionalisti e Innovatori A confronto due filoni: I Tradizionalisti puri, quelli che, pur operando al Sud, prendono la ricetta del panettone classico e la replicano, mettendoci di proprio solo maestria e scelte delle materie prime ma, di fatto, realizzando solo panettoni milanesi a tutti gli effetti, come nel caso di uno dei pionieri del panettone made in Sud, il napoletano Pasquale Merigliano. Dall’altro, ci sono però gli Innovatori che sulla base classica innestano i prodotti del proprio territorio, creando panettoni meridionali a tutto tondo. A questa schiera appartengono La signora Costa con panettone al limoncello 68 - La Rivista dicembre 2013 La Rivista Pietro Marcellaro di Sant’ Angelo, Salerno, Nicola Colavolpe, Belmonte, Cosenza, Emanuele Lenti, Grottaglie, Taranto e Nicola Fiasconaro, Palermo, che così teorizzano la loro scelta: “per noi anche fare un panettone diventa un mezzo per dare voce ad un territorio povero, incontaminato, ma ricco di prodotti agroalimentari eccellenti, materie prime tipiche del Mezzogiorno d’Italia, che ci “spingono” a tentare abbinamenti insoliti”. Ecco allora Nicola Fiasconaro che, nei laboratori del Parco delle Madonie s’inventa un inedito mix tra la cassata siciliana e il panettone; Emanuele Lenti, maestro pasticciere pugliese che si specializza in panettoni di grande formato, da 5 a 10 chilogrammi e sulla cottura nel forno a legna, particolarmente complessa da realizzare; Nicola Colavolpe, che nel piccolo centro calabrese, nella sua storica pasticceria così teorizza il matrimonio: “Una sintesi tra i Nord e il Sud Italia, il panettone realizzato secondo l’antica ricetta del nord con l’aggiunta di profumati frutti tipici del Sud, dai fichi secchi al cedro” . E, infine, Alfonso Pepe, artigiano campano che, negli ultimi anni, vince un premio dopo l’altro, con il suo panettone al cioccolato o quello al limoncello preparato con i limoni della Costiera Amalfitana. Dalle polverine chimiche alla lievitazione naturale Fosse in vita ancora Angelino Motta, mi domando come si sarebbe pronunciato sulla “creazione” dei panettoni meridionali e come avrebbe reagito al fatto che oggi Milano non ne è più la sola capitale. Lui che nel lontano 1919, nella sua pasticceria di Via Chiusa a Milano, appunto, aveva intuito, per primo, che la ricetta del Pane di Natale – così si chiamava allora - che si faceva lievitare con lievito di birra o polverine chimiche, con risultato di un impasto massiccio, basso e sodo, andava modificato! Angelino Motta, con un’idea semplice ma geniale, decise che si doveva tornare alla lievitazione naturale. In brevissimo tempo, così trasformato, maestoso nella lievitazione, slanciato, soffice, ricco di uova e burro, con uvetta, cedro, scorza di arancia e canditi, il nuovo panettone conquistò non solo la città di Milano, ma con gli anni, diventò il simbolo delle feste Natalizie di tutti gli italiani, pronto a soddisfare l’occhio, ma soprattutto il palato durante i giorni di Natal e Capodanno. Oggi questo dolce a forma di “cupola”, racchiuso nella sua elegante carta o scatola colorata e con il cappio da agganciare al dito , prodotto secondo la tradizione milanese o innovativo come il Pandolivotto pugliese, un divertente panettone nero, alla crema di olive nere, o come quell’altro gustato nel Vulture, in provincia di Potenza, dove all’impasto si aggiunge del vino Aglianico, è diffuso in tutto il mondo, pronto per il tempo della esta che viene. cercando d’interpretare la cucina dei Giorni di Festa! A partire dagli avanzi della settimana – quelli che noi oggi differenziamo nella pattumiera- trasformando, più di una volta, la pasta del pane o della pizza, in un dolce dalle mille varianti, che l’industria del dopoguerra ha reso un simbolo dell’identità nazionale. Non ci fosse stato il successo delle produzioni di qualità dei piccoli pasticcieri artigianali, che ha segnato una rinascita dopo decenni di avvilimento industriale, il panettone degli ultimi anni sarebbe rimasto un decaduto, dozzinale e svilente prodotto da supermercato e venduto a sottocosto per invitare il cliente ad altri più remunitivi acquisti. I dolci delle “Donne di Natale”, per quanto mi ricordo, erano quelli che preparavano mia nonna e mia madre, che poi erano quelli che mi portava Gesù bambino. E qui debbo confermare che la capacità creativa delle donne nel vestire a festa i pochi elementi che la cucina contadina esprimeva al meglio erano: La Pignolata (bastoncini di pasta frolla fritti in olio bollente, amalgamati con miele di zagara e decorati con confetti colorati; Le crocette di fichi al forno, le scorzette di arance candite, le zeppole o il torrone alle nocciole o mandorle. Una grande festa allora! Un teatro della vita quel Natale, che esordiva con semplici dolci fatti in casa e che calava il sipario dodici giorni dopo con l’epifanico arrivo dei Magi alla grotta del presepio che mio padre aveva costruito e, nella calza della Befana, lasciavano il posto a qualche mandarino e un po’ di frutta secca, segno inequivocabile che la festa era finita. La riscossa di un dolce della memoria E il tempo dei giorni di festa, in questo inquieto quadro del presente, mi porta a ripensare al Natale della tradizione, quando al facolare e alla cucina (carbone o gas) c’erano loro: “Le Donne del tempo di Natale” che, con pochissimi soldi e molti problemi, esaltavano la loro capacità creativa, dicembre 2013 La Rivista - 69 La Ricetta LA GASTRONOMIA ITALIANA IN SVIZZERA Viva la cucina italiana ! Da noi vi offriamo le vere specialità italiane. Lasciatevi incantare dal nostro ambiente mediterraneo, dalle nostre eccellenti pizze con il marchio « vera pizza napoletana DOC », dalle tipiche pietanze a base di carne o di pesce, nonché dalla nostra prelibata pasta fresca e dai succulenti dolci. Il tutto accompagnato da una vasta selezione di vini provenienti da tutte le regioni d’Italia. Buon appetito ! SOUFFLÉ DI PANETTONE SECONDO GUALTIERO MARCHESI Ingredienti per 4 persone: - 2 cucchiai di succo d’arancia, - 2 cucchiai di Gran Marnier, - 2 cucchiai di sciroppo di zucchero, - 300 g di salsa inglese preparata con 250 di panna, - 2 tuorli, - 25 g di zucchero, - 20g di uvetta tritata, - 20 g di cedro candito, - 20 g di arancia candita, - 100 g di albumi montati, - 30 g di zucchero, - 80 g di panettone senza la crosta, - il succo di mezzo limone, - la scorza di mezza arancia, - la scorza di mezzo limone. Come lo prepara: Riunisce in una casseruola il succo d’arancia, i canditi, il Gran Marnier, lo sciroppo di zucchero, li fa bollire e li fa ridurre la metà. Incorpora alla metà della salsa inglese ancora calda, aggiunge il panettone tagliato a pezzetti, lascia raffreddare e incorpora gli albumi montati con 30 g di zucchero. Mette il composto negli appositi stampini e cuoce al forno a 160°C per 25 – 30 minuti. Distribuisce la rimanente crema inglese nei singoli piatti e sforma al centro i singoli soufflé. Vino consigliato: Un Moscato naturale. 70 - La Rivista dicembre 2013 I 18 ristoranti pizzerie Molino in Svizzera vi accolgono 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno. Inoltre, offriamo a tutti i membri su presentazione della tessera della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera uno sconto del 10% su tutte le consumazioni ! MOLINO Basilea Steinenvorstadt 71 4051 Basilea T 061 273 80 80 MOLINO Montreux Place du Marché 6 1820 Montreux T 021 965 13 34 MOLINO Berna Waisenhausplatz 13 3011 Berna T 031 311 21 71 MOLINO Thônex Rue de Genève 106 1226 Thônex T 022 860 88 88 MOLINO Crans-Montana Rue de Pas-de-l’Ours 6 3963 Crans-Montana T 027 481 90 90 MOLINO Uster Poststrasse 20 8610 Uster T 044 940 18 48 MOLINO Dietikon Badenerstrasse 21 8953 Dietikon T 044 740 14 18 MOLINO Vevey Rue du Simplon 45 1800 Vevey T 021 925 95 45 MOLINO Friborgo 93, rue de Lausanne 1700 Friborgo T 026 322 30 65 MOLINO Winterthur Marktgasse 45 8400 Winterthur T 052 213 02 27 MOLINO Molard, Ginevra Place du Molard 7 1204 Ginevra T 022 310 99 88 MOLINO Zermatt Bahnhofstrasse 52 3920 Zermatt T 027 966 81 81 MOLINO La Praille, Ginevra Centre Commercial La Praille 1227 Carouge T 022 307 84 44 MOLINO Select, Zurigo Limmatquai 16 8001 Zurigo T 044 261 01 17 LE LACUSTRE, Ginevra Quai Général-Guisan 5 1204 Ginevra T 022 317 40 00 MOLINO Stauffacher, Zurigo Stauffacherstrasse 31 8004 Zurigo T 044 240 20 40 MOLINO Glattzentrum Einkaufszentrum Glatt 8301 Glattzentrum T 044 830 65 36 Aperto da lunedì a sabato MOLINO Frascati, Zurigo Bellerivestrasse 2 8008 Zurigo T 043 443 06 06 www.molino.ch Driving America: la storia La Rivista Testo: Romina Michelotti Foto Tommaso Michelotti dell’auto attraverso Detroit ed Henry Ford “Don't find fault, find a remedy; anybody can complain” - E Henry Ford Raccontare Detroit è raccontare la storia dell’automobile. E parlare dei suoi passati successi e recenti ricadute va quasi di pari passo con l’andamento delle azioni societarie di General Motors (GM), Ford e Chrysler, baluardi dell’impero automobilistico che la città ospita. 60, ha impoverito la città riducendo i redditi tassabili e innescando un circolo vizioso: il municipio ha avuto sempre meno fondi per pagare i servizi pubblici, il che ha reso la città sempre meno accogliente e ciò ha favorito l'emigrazione. “L'emigrazione di gran parte della classe media verso i sobbor- ghi ha avuto come conseguenza la chiusura e l'abbandono di uffici e negozi in centro. La popolazione rimasta era più povera e più dipendente da servizi pubblici che la città era sempre meno in grado di fornire” sintetizzava uno studio dell'Aia l'associazione Usa degli architetti e urbanisti - del 2008. E mentre a fine luglio, lo Stato del Michigan si preparava a festeggiare i 150 anni della nascita di Henry Ford - pioniere di questa industria - Detroit dichiarava bancarotta. E la celebrazione di uno dei padri del capitalismo in concomitanza con il fallimento strutturale più profondo del modello industriale-sociale che Henry Ford ha sempre voluto e predicato per Detroit fa profondamente riflettere. Simbolo della deindustrializzazione La notizia del fallimento del più grande ente locale della storia degli Stati Uniti era nell’aria probabilmente da decenni. In effetti, Detroit è da anni il simbolo della deindustrializzazione a stelle e strisce. L’epicentro di una catastrofe economica, sociale e demografica, che ha piegato su se stessa una delle più grandi metropoli del Midwest americano. Dal 2000 la disoccupazione in città è quasi triplicata ed è più del doppio della media nazionale. Il tasso di omicidi è a livelli da record: Detroit è una delle città più pericolose degli States. Nel primo trimestre del 2013, circa il 40% dei lampioni dell'illuminazione stradale era fuori uso. Una chiamata d'emergenza alla polizia ci impiega in media 58 minuti ad ottenere risposta, a fronte della media nazionale di 11 minuti. Nel 1950 Detroit era ricca, al picco del suo sviluppo economico e sociale e con 1,85 milioni di abitanti era la quarta metropoli americana. GM, Ford e Chrysler producevano quasi tutte le automobili vendute in America e la musica della Motown spopolava nelle radio e per le strade. Dopodiché è seguito un declino finora inarrestabile: l'esodo della popolazione bianca verso i sobborghi più ricchi, accelerato dopo le proteste dei neri a fine anni dicembre 2013 La Rivista - 71 La Rivista La crisi dell'auto anche causata dal confronto del mercato automobilistico locale con le case giapponesi, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro (ben prima dell'ultima recessione), ha fatto il resto. Purtroppo ogni tentativo di rivitalizzare la città si è rivelato vano – dalla costruzione del Renaissance Center (ora sede di General Motors) negli anni ‘80 alle proposte dell'Aia di rimpicciolire Detroit e trasformarla in una metropoli verde utilizzando le aree dismesse. I trasferimenti di uffici in centro, come la sede della Quicken Loans o alcuni uffici di Chrysler, sono gocce nel mare troppo recenti per avere avuto modo di aiutare. Di qualsiasi colore purché sia nero Forte dell'esortazione del suo capo, Ford tornò al lavoro. E decise che era arrivato il momento di mettersi in proprio: nel 1903 fondò la Ford Motor Company, introducendo per la prima volta il concetto di catena di montaggio, che gli permise di ottimizzare l'assemblaggio, diminuire i costi e distaccare i (pochi) concorrenti. Grazie a esso, il tempo necessario a realizzare un'automobile calò da venti ore a un'ora e mezza: uno dei modelli realizzati da Ford, la celebre Model T, fu venduta in oltre 10 milioni di esemplari. Rimase in produzione fino al 1927 e fruttò a Ford un guadagno stimato in 199 miliardi di dollari: si pensi che la metà delle automobili in circolazione negli anni venti sulle strade americane erano Model T. “Any customer can have a car (Ford T) Il simbolo di un modello economico Ma mentre le immagini della “macchina che ha cambiato il mondo” sono quelle di edifici in rovina e di interi isolati abbandonati, poco lontano la fa da padrone l’Henry Ford Museum – che, anche nella piena consapevolezza che quella macchina oggi sia il segno di un modello economico, imprenditoriale e produttivo superato - racconta comunque con nostalgico orgoglio la storia di chi ha portato l’automobile nel garage di ogni americano medio. Henry Ford non ha inventato l’automobile, né il motore a scoppio. Eppure ha cambiato la vita di molte persone, rivoluzionando un intero settore industriale e mettendo una tecnologia avanzata – almeno per la sua epoca – a disposizione di tutti. Henry Ford nacque il 30 luglio 1863 a Dearborn, in Michigan, da una famiglia di agricoltori di origine irlandese. A 16 anni lasciò la casa natale e si trasferì a Detroit, dove divenne apprendista macchinista e imparò a manovrare i motori a vapore dell'epoca. Il suo talento gli assicurò presto una certa fama nel campo: fu assunto come ingegnere alla Edison Illuminating Company e iniziò ad appassionarsi al settore automobilistico. Ideò e costruì nel 1896 una carrozza senza cavalli, che chiamò Ford Quadricycle; nello stesso anno, sottopose il progetto allo stesso Edison, che lo incoraggiò ad andare avanti e progettare un modello migliore e più rifinito. 72 - La Rivista dicembre 2013 Un modello di auto presidenziale Uno dei modelli realizzati da Ford, la celebre Model T, fu venduta in oltre 10 milioni di esemplari La Rivista painted any colour that he wants so long as it is black”, ovvero, “ogni cliente può ottenere una Ford T colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero” in quanto il nero era l’unico colore disponibile a causa della bassa velocità di asciugatura. Grazie a questi guadagni esorbitanti, l'imprenditore aumentò a 5 dollari al giorno, equivalenti a circa 90 euro di oggi, la paga dei suoi operai. Tutti erano fieri di lavorare per la Ford Motor Company. E, di conseguenza, tutti sarebbero rimasti fedeli all'azienda. In ogni caso, non era così facile entrare a far parte della famiglia Ford. L'imprenditore ordinò la costituzione di un dipartimento sociale dell'azienda, che osservava e valutava il comportamento di tutti quelli che facevano domanda di assunzione. Era richiesta la massima rispettabilità: giocatori d'azzardo, bevitori e playboy venivano inesorabilmente messi alla porta. Ford fu anche pacifista e filantropo: si oppose strenuamente alla Prima Guerra Mondiale e creò una fondazione per sovvenzionare ricerca, sviluppo ed educazione. Morì per un'emorragia cerebrale il 7 aprile 1947, a ottantatré anni, lasciando il controllo dell'azienda a suo nipote Henry Ford II. Ad Henry Ford e alle sue scoperte è stato dedicato a Deaborn il museo dell’automobile con oltre 130 veicoli, percorsi interattivi, postazioni multimediali e maxischermi per immergersi nella storia degli Stati Uniti al volante. E che tutto riparta da qui! “Don't find fault, find a remedy; anybody can complain” era noto pensare Henry Ford. Nel 1950 Detroit era ricca, al picco del suo sviluppo economico e sociale e con 1,85 milioni di abitanti era la quarta metropoli americana. GM, Ford e Chrysler producevano quasi tutte le automobili vendute in America e la musica della Motown spopolava nelle radio e per le strade. Dopodiché è seguito un declino finora inarrestabile. Il grafico rappresenta la parabola dell’andamento demografico di Detroit dal 1900 ad oggi dicembre 2013 La Rivista - 73 La Rivista Henry Ford Museum Il museo racchiude un affascinante patrimonio di cimeli della cultura americana, come la sedia su cui sedeva Lincoln quando fu assassinato, la limousine presidenziale in cui fu ucciso Kennedy, la Wienermobile ossia l’automobile a forma di hot dog della Oscar Mayer e l’autobus sul quale Rosa Parks rifiutò di cedere il proprio posto ad un bianco. La grande esposizione è suddivisa in cinque sezioni principali: Timeline che ripercorre la storia cronologica; Family Car che esamina l'importanza delle auto più grandi negli spostamenti delle famiglie; Power Options per capire le alternative ai carburanti tradizionali; Alternative to Cars che mostra gli altri veicoli disponibili sul mercato e Racing per conoscere l'evoluzione delle vetture da corsa dalle prime competizioni a oggi. Tra i reperti storici nella sezione Timeline ci sono degli esemplari veramente di riguardo come la rarissima Roper del 1865, una specie di carro con le ruote, la più antica vettura americana sopravvissuta ad oggi; una Duryea del 1896, ultimo esempio ancora "vivo"; la Ford T del 1909 perfettamente conservata; una Bugatti Royale del 1931, la terza delle sei mai costruite al mondo. E poi tante "muscle car" e modelli più o meno attuali fino alle moderne elettriche e ibride. 74- La Rivista dicembre 2013 La Rivista Motori di Graziano Guerra La nuova Alfa Romeo Giulietta: bella fuori e dentro Tanto stile, importanti innovazioni tecnologiche e un motore nuovo a basso consumo per Giulietta Model Year 2014. Il cuore di un’autovettura è il motore. Risaputo. Per un’Alfa Romeo questo conta ancora di più. Giulietta ha ora una potenza più raffinata, che tiene conto della sostenibilità ambientale, in particolare il nuovo 2 litri JTDM con sistema d’iniezione Common Rail di terza generazione. Giulietta conquista sempre, perché è bella, fuori e dentro. Con il nuovo propulsore 2.0 JTDM da 150 CV è molto silenziosa. Grazie a un compatto turbocompressore, e forte di una coppia motrice di 380 Nm a 1750 giri/minuto, dimostra un’elasticità ai bassi regimi che cerca confronti. Il cambio manuale a 6 marce è preciso, e ingrana che è un piacere. La serie 2014 utilizza sistemi infotainment di nuova generazione, al passo con i tempi. L’esperienza di guida è arricchita dal dispositivo multimediale Uconnect con touch-screen da 5" (o 6,5”), che consente di gestire in modo pratico il navigatore satellitare, comandi vocali e più sorgenti e uscite multimediali. Si può accedere alle funzioni principali, dalla radio analogica e digitale (DAB) ai principali supporti, come mediaplayer, iPod, iPhone, smartphone, collegabili via USB e connettore Aux-in. Include l'interfaccia Bluetooth per chiamate telefoniche o lettura tramite text-to-speech degli SMS ricevuti. L'innovativo Audio Streaming consente la riproduzione di file musicali e di web radio direttamente dal proprio smartphone. L’uso di materiali di alta qualità rende l’ambiente ancora più sportivo e raffinato, con le note sportive che rendono ogni Alfa Romeo molto particolare. Per Giulietta, cerchi da 16'', 17'' e 18'', quattro allestimenti (Progression, Distinctive, Exclusive, Quadrifoglio Verde) e 7 motori. I benzina 1.4 TB da 105CV e 120CV, 1750 TBi da 235 CV e 1.4 TB 170CV (anche con cambio automatico Alfa TCT) e i turbodiesel 1.6 JTDM 105CV, 2.0 JTDM 170CV e il nuovo 2.0 JTDM 2 150CV; a doppia alimentazione (GPL e benzina) 1.4 TB 120CV. In Svizzera la quota di mercato occupata nel segmento dalla 5 porte è del 4,8% (7° posto); finora sono state vendute in totale 7.082 Giulietta, di queste 1.703 Quadrifoglio Verde. L’obiettivo di vendita nel 2014 dichiarato è di 1.545 unità. Il ventaglio prezzi: da 27'500 franchi per la 1.4 turbo 120 CV Progression ai 42'750 della 2.0 JTDM 170 CV Exclusive, passando per i 38'750 della Quadrifoglio Verde 1750 TBi da 235 CV. dicembre 2013 La Rivista - 75 La Rivista Auto Moto News Impressioni di guida: Alfa Impressioni di guida: Il nuovo Romeo MiTo MY 2014 Mitsubishi Outlander Emozioni tecnologiche PHEV 4x4 Plug-in (Graziano Guerra) - Dopo Giulietta ecco la MiTo. Il motore romba, ma all’interno della nuova MiTo l’ambiente è ovattato, silenzioso. In prova la Quadrifoglio Verde, la potenza del motore da 170 CV si sente tutta, e i sedili dimostrano un perfetto sostegno laterale. La macchina in prova appartiene alle super-versioni speciali per la Svizzera (prezzo vantaggioso fino a CHF 1050). Alfa Romeo, con i Model Year 2014 porta sul mercato una serie di maggior valore della compatta MiTo. All’anteriore la rinnovata compatta si riconosce per lo Scudetto, cornice cromata e fari a fondo brunito. Nuovo il colore grigio antracite, e debuttano pure 4 sellerie e 3 plance con lavorazioni specifiche a seconda degli allestimenti. Sulla nuova MiTo spicca il sistema Uconnect con touchscreen a colori da 5" realizzato da Continental, e disponibile anche con sistema di navigazione sviluppato con Tom Tom. Basta un tocco sullo schermo per scaricare e ascoltare la musica giusta e viaggiare a tempo di rock. Novità anche per quanto riguarda le motorizzazioni, che ora soddisfano la normativa Euro+. Particolarmente interessante il TwinAir 0.9 potenziato a 105 CV che garantisce basse emissioni di CO2 e bassi consumi di carburante senza rinunciare alle prestazioni: velocità max 184 Km/h e da 0 a 100 all’ora in 11,4 secondi. La gamma 2014 in Svizzera prevede gli allestimenti: Progression, Distinctive, Superbike e Quadrifoglio Verde e si può scegliere tra un'ampia gamma di propulsori: benzina 1.4 da 70 e da 78 CV, 1.4 MultiAir Turbo da 135 CV (con cambio manuale o automatico "Alfa TCT") e da 170 CV; il nuovo 0.9 Turbo TwinAir da 105 CV. Turbodiesel JTDM: 1.3 da 85 CV e un 1.6 da 120 CV. GPL: 1.4 Turbo da 120 CV. Alfa Romeo MiTo MY 2014 è disponibile a partire da 18'500 franchi. 76 - La Rivista dicembre 2013 ibrido con 3 motori (grg) - Due motori elettrici e uno a benzina garantiscono tanta potenza e basse emissioni. L’innovativo SUV PHEV si distingue non solo per i due motori elettrici, uno attivo all’asse anteriore e l’altro a quello posteriore, ma anche per lo stile particolare derivante dal Dual Design. La nuova regolazione dell’assetto irrobustisce parecchio la guida delle ruote anteriori. La raffinata trazione dei due propulsori elettrici si combina con il rinomato sistema integrale “S-AWC 4WD” della Casa. La mancanza di albero cardanico o di altri elementi meccanici riduce gli attriti, rende la marcia più fluida e più preciso il controllo. La sensazione di forza è sempre presente, grazie alle prestazioni di un 2.0 litri a benzina da 121 CV e degli elettrici da 82 CV l’uno. La potenza erogata dal sistema ibrido è pari a 203 CV, che in situazioni particolari può arrivare a 285. L’erogazione è regolata elettronicamente, ed è sempre in atto un bilanciamento automatico fra il propulsore termico e quelli elettrici. In discesa e in frenata si attiva il recupero energetico. Durante la marcia, premendo un tasto si può ricaricare in parte le batterie. Sono tre le possibilità di guida, elettrica al 100%, ibrida e ibrida parallela. Con la prima, i due motori elettrici muovono i rispettivi assi senza consumare un goccio di benzina a emissioni zero e, secondo la tipologia del percorso, lo stile di guida, il carico e le condizioni climatiche, si possono fare 52 Km. Ibrida: il motore termico funziona come generatore per quello elettrico. La terza vede i motori elettrici come supporto in fase di accelerazione e in altre situazioni. Le batterie agli ioni di litio sono sistemate fra gli assi nel fondo della vettura e si possono ricaricare in 6 ore dalla presa di casa o a una stazione pubblica, tramite cavo in dotazione. Un pratico caricatore domestico (ricarica in 4 ore) è in vendita a CHF 1'890, senza le spese di montaggio. Il nuovo SUV Plug-in ha due prese, una per carica rapida secondo le norme CHAdeMO: 80% in 30 minuti. All’interno il nuovo offre spazio a sufficienza per cinque passeggeri, e varie combinazioni, per esempio a due posti con funzione di transporter. Il vano di carico, completamente piatto, può raggiungere una lunghezza di 169 cm. Il carico rimorchiabile è di 1.500 Kg. Il nuovo SUV Outlander PHEV ha un’autonomia totale di 824 chilometri. È in vendita da 49'999 franchi presso 80 concessionari certificati MiEV. La Rivista Nella foto: Flaminio Bertoni (@Giorgio Rottigni ARCHIFOTOCITROEN) Flaminio Bertoni febbraio del 1964, dopo aver disegnato il frontale a quattro fari carenati che caratterizzerà la seconda serie della DS che verrà presentata quattro anni più tardi. Si è svolto alla villa Recalcati di Varese, lo scorso mese di novembre, un convegno su Flaminio Bertoni, genio del design che ha segnato la storia di Citroën e del design mondiale. Il fascino dei commerciali leggeri Piaggio Il mito e la storia In occasione dei 110 anni dalla sua nascita, l’Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, il Museo Bertoni e la provincia di Varese hanno celebrato uno dei maggior stilisti della storia di Citroën e dell’automobile. Ideatore delle forme della Citroën Traction Avant, stilista della 2CV del Citroën T.U.B, della DS e l’Ami6, dal 1932 al 1964 la storia di Citroën è fortemente legata al genio creativo di Flaminio Bertoni. In questa occasione particolare dell’anniversario dei 110 anni dalla sua nascita, Citroën Italia ha celebrato il designer che rappresenta meglio lo spirito innovativo dei modelli della Marca, fonte d’ispirazione inesauribile per i nostri designer attuali. Il convegno ha accolto grandi testimoni dell’era “Flaminio Bertoni” per raccontare l’influenza dei suoi lavori, i terreni di ricerca artistica, ma anche alcuni aspetti poco noti della sua vita privata. Presso Villa Recalcati di Varese, giornalisti, scrittori, designer, professori, curatori di museo e collaboratori hanno raccontato della figura poliedrica di Flaminio Bertoni, che non rinunciò mai alla propria dimensione di artista (scultore, pittore, architetto) misurandosi in una sfida costante con le esigenze e le problematiche industriali e di mercato tipiche di un grande costruttore come Citroën. Tanti sono i modelli della Marca entrati oggi nell’immaginario collettivo, dei quali più dei due terzi sono vetture disegnate da Flaminio Bertoni. La tre giorni dedicata a Flaminio Bertoni prevedeva pure un raduno di vetture storiche Citroën sulle colline del varesotto. La giornata è stata anche l’occasione di una visita speciale al Museo Flaminio Bertoni di Varese dove sono custoditi opere, lavori e progetti del designer. Flaminio Bertoni, nato a Varese 110 anni fa, ha collaborato una prima volta con Citroën nel 1925 per poi divenire il responsabile dello stile della Marca il 20 luglio del 1932. Nel 1932, ritocca le C4 e C6, trasformandole nelle 8 e 10 CV (più note come “Rosalie”), e in seguito progetta la Traction Avant che debutterà nel 1934. Alla fine degli anni ‘30, con lo straordinario team tecnico di Citroën, Flaminio Bertoni disegnerà il primo veicolo commerciale moderno: il TUB, da cui (a guerra finita) nascerà il furgone “tipo H” rimasto ininterrottamente in produzione dal 1948 al 1981. Nel 1948 Flaminio Bertoni crea la sagoma della Citroën 2CV, un successo assoluto con più di 5.000.000 di esemplari, comprese le “derivate” tra il 1948 ed il 1990! Flaminio Bertoni disegna la straordinaria forma della DS19: modello emblematico della Marca che verrà prodotta dal 1955 in quasi un milione e mezzo di esemplari per più di vent’anni. Nel 1961 viene presentata l’AMI6, nata quasi per scommessa: costruire una “tre volumi” spaziosa, con un buon bagagliaio, sul telaio della 2CV. Sarà la sua ultima auto perché Flaminio Bertoni scomparirà il 7 Docar AG Da più di 12 anni la Docar AG di Coira ha distribuito con successo i veicoli commerciali di piccola taratura Piaggio. A ottobre 2013 il Marchio è stato rilevato dal Gruppo Frey e da quella data le attività d’importazione e distribuzione della Docar AG, diretta da Peter Torresan, sono condotte da Safenwil. Jo Mathis, il quale nel segmento si è fatto un nome con la Docar AG, affiancherà con le sue conoscenze sui veicoli commerciali Piaggio il nuovo responsabile. La rete di distribuzione, in costante crescita, conta oltre 50 concessionari presenti in tutta la Svizzera. Porter e Maxxi I Piaggio Porter e Maxxi (con ruote gemellate) sono considerati veri allrounder con infinite possibilità d‘impiego. Per esempio il Porter, che può essere utilizzato come furgone per le consegne, oppure come veicolo rispettoso dell’ambiente per le esigenze invernali. Con trazione 4x4 può venire infatti utilizzato come mezzo spargisale o spazzaneve. Compatto e maneggevole rappresenta una soluzione ideale su percorsi stretti e tortuosi come pure nell’impegnativo contesto cittadino. La carrozzeria specializzata dell‘Autocenter di Safenwil esegue lavori di adattamento su misura. Sempre a Safenwil nello showroom Piaggio sono esposti tutti i modelli Piaggio Veicoli Commerciali. Bifuel, elettrico, diesel o a benzina La nuova gamma motori presenta un 1,3 litri a benzina Multitech, un 1,2 litri diesel Euro 5, il greenpower bifuel CNG + benzina come pure un economico motore elettrico. Porter e Maxxi sono disponibili anche a trazione 4x4 con riduzione inseribile. Piaggio APE: fascino da oltre 60 anni L‘Ape è ormai considerata un oggetto di culto, evoca ricordi della scorsa estate in Italia e d’altri tempi. Con il suo design unico e speciale suscita ovunque simpatia. Usato come veicolo promozionale, per un servizio limousine o come oggetto da collezione, con la sua costruzione dall’inconfondibile design affascina sempre e comunque. Ape è versatile, si può adattare come pick-up, ribaltabile o furgoncino. Il modello Ape Calessino è un gioiello indiscusso per i collezionisti e per gli amanti del cosiddetto “Italian Style”. dicembre 2013 La Rivista - 77 La Rivista Starbene Nel Belpaese giovanissimi soffrono del complesso di Adone. I disturbi alimentari fra i ragazzi sono più comuni di quanto ci si aspetti, mentre il fenomeno si pensa erroneamente confinato solo alle ragazze. I maschi estremamente preoccupati per il proprio peso e fisico sono invece il 17,9%. Anoressia, bulimia, fissazione per i muscoli sono in aumento, così come il consumo di sostanze pericolose come integratori, ormoni della crescita e steroidi, diete ferree e depressione. Lo dimostra un'indagine svolta su 5.527 teenager americani al Children's hospital di Boston, pubblicata su Jama Pediatrics. Il problema è presente sempre di più anche in Italia. Il 9,2% dei maschi è particolarmente preoccupato per la muscolosità, il 2,5% vorrebbe essere più magro e il 6,3% è preoccupato per l'aspetto. Chi si fissa con i muscoli consuma integratori e ormoni due volte di più rispetto agli altri ed è anche più predisposto al consumo di alcolici. I ragazzi esasperati dal peso sono invece più soggetti a sintomi depressivi, anoressia e bulimia nervosa, si legge sulla ricerca. "Il fenomeno è presente anche in Italia", spiega Andrea Vania del Dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile università Sapienza di Roma: "Il principale disturbo di condotta alimentare dei giovani maschi italiani è il complesso di Adone, detto anche vigoressia o bigoressia, ovvero la fissazione di voler diventare più vigorosi e muscolosi". "Essendo disturbi nuovi mancano ancora gli strumenti per indagare e conoscere il fenomeno - precisa Vania -. Mentre per anoressia e bulimia ci sono test diagnostici precisi, ancora non ce ne sono di ampiamente accettati per questi nuovi problemi. Medici e famiglie devono essere però consapevoli di questo rischio, in parte normale per l'adolescenza ma conseguente anche alla globalizzazione dei modelli di riferimento e ad una accelerazione della società che oggi fornisce facilmente scorciatoie con cui l'adolescente trova mezzi rapidi per evitare i problemi, senza affrontarli davvero". Nuovi materiali e nuove allergie Sono centinaia le sostanze chimiche e naturali che quotidianamente vengono a contatto con la nostra pelle procurando reazioni allergiche e irritazioni, ma a preoccupare gli esperti è la comparsa di nuove allergie e l'aumento di alcune già conosciute. Tra le novità emerse al congresso dei dermatologi e allergologi dell'ambiente gli effetti potenzialmente nocivi dei metalli pesanti e dei nanomateriali ormai presenti in oggetti di uso quotidiano come cellulari, computer, batterie, contenitori per alimenti, applicazioni dentali. Senza trascurare le reazioni alla bigiotteria, shampoo, deodoranti, tinture per capelli, farmaci e cosmetici che vengono utilizzati quotidianamente da milioni di persone. ''Ecco perché oggi è importante - affermano Ornella De Pità dell'Idi e Antonio Cristaudo, dell'Istituto San Gallicano - tenere sotto controllo le nuove sostanze inquinanti immesse nell'ambiente e il loro effetto sulla cute come primo organo che ne manifesta i sintomi, 78 - La Rivista dicembre 2013 ma che può avere gravi implicazioni anche a livello sistemico''. La dermatite irritativa e quella allergica sono le reazioni più comuni: la prima, spiegano gli esperti, si sviluppa quando una sostanza irritante danneggia la pelle causando prurito, desquamazione e arrossamento della pelle. Frequenti le irritazioni nei soggetti predisposti e con pelli sensibili a detergenti, detersivi e prodotti cosmetici. La dermatite allergica si verifica in persone che sono allergiche a uno o più ingredienti di un prodotto specifico e quando il sistema immunitario del corpo reagisce contro la sostanza che ritiene estranea e dannosa. Le sostanze che possono causare la dermatite allergica sono il nichel (nel 20% delle giovani donne) contenuto appunto nella bigiotteria; il cobalto, il cromo, alcuni componenti della gomma, alcuni antibatterici. E poi vi sono numerose sostanze maneggiate durante le attività lavorative come le tinture per capelli. Pochi sanno che il 7% delle persone affette da dermatiti professionali lascia la propria attività lavorativa, dato che aumenta fino al 18% tra i parrucchieri. La ginnastica durante la gravidanza fa bene al bebè Fare ginnastica in gravidanza dà una marcia in più allo sviluppo del cervello del bebè che risulterà più maturo e più reattivo a certi stimoli sin dai primi giorni di vita, con un impatto potenziale sulla vita futura del bambino. A fare la differenza basta un regime moderato di attività fisica: 20 minuti per tre volte a settimana. Lo rivela una ricerca presentata al congresso Neuroscience 2013, che si è tenuto le scorse settimane a San Diego, e condotta da Dave Ellemberg dell'Università di Montreal. Si tratta del primo studio di questo tipo in cui si confronta lo sviluppo e la reattività cerebrale di neonati le cui mamme sono state fisicamente attive in gravidanza con quelli di neonati le cui mamme sono state sedentarie. Gli esperti hanno diviso in due gruppi un campione di gestanti al secondo trimestre di gravidanza. Un gruppo doveva fare un po' di sport (20 minuti per tre giorni a settimana), l'altro invece no (gruppo di gestanti sedentarie). A pochi giorni dalla nascita è stata misurata la reattività cerebrale dei bebè (nel sonno) in risposta a certi stimoli di tipo sonoro, usando un elettroencefalogramma con elettrodi morbidi. Ebbene è emerso che i figli delle mamme attive fisicamente in gravidanza mostravano un'attività neurale più ''matura'', segno che il loro cervello si era sviluppato più rapidamente. Adesso gli esperti proseguiranno lo studio per andare a verificare se lo sport in gravidanza ha un impatto duraturo sul cervello del bebè con influssi sullo sviluppo linguistico, cognitivo e motorio visibili nei primi anni di vita. La Rivista Magnesio contro il declino delle attività cerebrali Mentre una carenza di magnesio può essere implicata nell’insorgere e l’aggravarsi della demenza, il declino cognitivo e perfino nella malattia di Alzheimer, buoni livelli di questo minerale possono ridurre il rischio e favorire la formazione delle sinapsi, il ripristino delle funzioni cerebrali, ringiovanendo addirittura il cervello. Il magnesio è un Sale minerale importante per la salute. Sono note per esempio le sue proprietà nel formare il tessuto osseo, insieme a Calcio e fosforo. Ma è nota anche la sua azione benefica sul sistema nervoso e muscolare. Quello che forse tuttavia non si conosce così tanto è l’azione sul cervello e sulla salute mentale. A questo proposito è utile conoscere i risultati di un recente studio sul magnesio-Ltreonato (MGT) condotto su modello animale dai ricercatori cinesi del Tsinghua-Peking Center for Life Sciences, School of Medicine, Tsinghua University e pubblicato sul Journal of Neuroscience, la rivista ufficiale della Society for Neurocience. Il dottor Guosong Liu e colleghi della TU hanno scoperto che un aumento dei livelli di magnesio nel cervello, per mezzo dell’assunzione di magnesio-L-treonato (MGT), esercita effetti positivi sostanziali sulle sinapsi cerebrali in un modello murino affetto dalla malattia di Alzheimer (AD) e riporta il cervello invecchiato alla sue condizioni giovanili. «Il corpo del nostro lavoro peer-reviewed e pubblicato sottolinea che il magnesio-L-treonato può aiutare a mantenere un’attività cerebrale sana – spiega Liu – Non vi è dubbio che il magnesio-L-treonato abbia portentosi effetti nel prevenire la perdita di sinapsi e nell’invertire il declino della memoria nei topi con malattia di Alzheimer». I risultati di un ultimo studio, infine, mostrano che l’MGT «può avere un potenziale terapeutico per il trattamento della malattia di Alzheimer negli esseri umani». Adeguati livelli di magnesio nel sangue possono quindi aiutare non solo a mantenere sane le ossa, il sistema nervoso e muscolare, ma a quanto sembra anche a proteggere il cervello. Se vogliamo assicurarci di avere buone quantità nell’organismo di questo minerale è bene sapere che si può trovare in alimenti come le alghe Agar essiccate (che sono il cibo che ne contiene di più in percentuale), il basilico e il coriandolo essiccati (ma anche altre piante aromatiche), la crusca di frumento, i semi di zucca, il cacao amaro e il cioccolato fondente, molta della frutta secca e in parte anche in frutta, verdura e legumi. Non facciamo quindi mancare il magnesio nella nostra dieta. invernali che coincidono con le feste natalizie sono in genere proprio quelli in cui aumenta il consumo di frutta secca e a guscio. Abbiamo perciò un motivo in più per portare in tavola questo genere di alimento che, tra le altre cose, è un ottimo aiuto nella prevenzione dell’ossidazione dell’organismo e delle malattie cardiovascolari – come suggerito da numerosi studi. Ma, di certo, l’azione preventiva sul rischio di cancro al pancreas ha il suo peso, dato che questo tipo di tumore ancora oggi è uno tra i più temibili, con la sua alta percentuale di mortalità. Per questo studio i ricercatori del Dipartimento di Medicina, Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston hanno esaminato l’associazione tra il consumo di noci e il rischio di tumore del pancreas in 75.680 donne che facevano parte del “Nurses’ Health Study” (NHS), con nessuna precedente storia di cancro. L’analisi dei dati ha evidenziato come vi fosse una significativa riduzione del rischio di cancro del pancreas nelle donne che consumavano circa 28 g di frutta a guscio, due o più volte a settimana, rispetto a quelle che consumavano meno o per nulla frutta secca. «La riduzione del rischio – sottolinea il dottor Ying Bao, autore principale dello studio – era indipendente dai fattori di rischio stabiliti o presunti per il cancro del pancreas tra cui l’età, l’altezza, l’obesità, l’attività fisica, il fumo, il diabete e altri fattori dietetici». A dispetto di coloro che ancora credono che le noci (inteso come la frutta secca in genere) fanno ingrassare, lo studio ha anche evidenziato che le donne che mangiavano maggiori quantità di frutta a guscio pesavano meno delle altre – per cui, anche se l’aumento di peso fa accrescere il rischio di cancro del pancreas, non è questo il caso. «Le donne del nostro studio di coorte che hanno consumato la maggior parte delle noci tendono a pesare di meno», conferma infatti il dott. Bao. E, oltre a ciò, una recente analisi riguardo questo studio di coorte, pubblicato online sul British Journal of Cancer, ha associato il consumo di noci a un rischio inferiore di aumento di peso e obesità. Mangiare frutta a guscio, infine, è stato associato a un ridotto rischio di diabete mellito, che è un noto fattore di rischio per il cancro del pancreas. Questa ulteriore conferma non fa altro che aggiungere peso al corpo di evidenze che la frutta a guscio fa bene, e non è soltanto buona da mangiare. La frutta secca riduce il rischio di cancro al pancreas Non solo noci, ma anche mandorle, nocciole, anacardi, pinoli, noci pecan e del Brasile, pistacchi… Mangiare uno o più di questi tipi di frutta a guscio è risultato essere inversamente proporzionale al rischio di cancro al pancreas – indipendentemente dagli altri potenziali fattori di rischio. Buone notizie, dunque. Anche perché i mesi autunnali e dicembre 2013 La Rivista - 79 6)((-8-:-8ª %**-(%&-0-8ª )'303+-% -ZIGSWMTVSJIWWEEJEZSVIHIMZEPSVMGLMEVM'SRTVSKIXXMHMZIMGSPM TMSRMIVMWXMGMGLITIVWIKYSRSMRVIEPXkWSPSHYISFMIXXMZM GSRWIRXMVIEMRSWXVMGPMIRXMHMERHEVIEZERXMWSXXSSKRMTYRXSHMZMWXE IXYXIPEVIP´EQFMIRXIRIPQMKPMSVIHIMQSHM'SRYREKEQQEGSQTPIXE HMQSHIPPMMRKVEHSHMSJJVMVIPEWSPY^MSRIKMYWXETIVUYEPWMEWMEXXMZMXk HMXVEWTSVXS -:)'37ZM^^IVE7%3FIVJIPHWXVEWWI/PSXIRXIP La Rivista Mondo in Fiera Motor Bike Expo: Veronafiere, SWISSTECH 2014: Messe Basel, 24-26 gennaio 18 - 21 novembre 2014 Salone professionale internazionale per i materiali, La fiera delle moto i componenti e la costruzione modulare FIERAGRICOLA 2014: Verona Fiere, 6 – 9 Febbraio SIGEP 2014: Rimini Fiera, 18 – 22 gennaio Fiera internazionale dell’agricoltura Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali Future Build: Fiere di Parma, HOMI: Milano Fiera, 19 – 22 Gennaio 13 – 16 Febbraio Il nuovo grande Macef Salone della Sostenibilità dicembre 2013 La Rivista - 81 SWISSTECH 2014: Messe Basel, La Rivista 18 - 21 novembre 2014 Salone professionale internazionale per i materiali, i componenti e la costruzione modulare All’insegna della forza innovativa svizzera si svolgerà dal 18 al 21 novembre 2014 a Basilea la SWISSTECH, una delle manifestazioni più importanti in Europa nel settore della subfornitura. Fiera concomitante sarà la PRODEX, Salone Internazionale per le macchine utensili, attrezzature e misurazione e metrologia meccanica. In entrambe le manifestazioni sarà possibile incontrare fornitori e decision-maker al fine di creare un’attiva rete di contatti. La SWISSTECH, Salone professionale internazionale per i materiali, i componenti e la costruzione modulare, si presenta in chiave attrattiva e moderna nel nuovo padiglione 1 del complesso fieristico di Basilea. L’affascinante architettura dell’immobile coniuga estetica e funzionalità conferendo alla fiera un’allure molto particolare. La ripartizione fra i vari settori chiara e attenta alle esigenze dei visitatori garantisce una piacevole esperienza fieristica. SWISSTECH offre una visione completa dei settori materiali di fabbricazione, elementi costruttivi di dispositivi e macchinari, costruzioni di arnesi, trattamento delle superfici e trattamento termico, prodotti tecnici, costruzione modulare e infrastrutture tecniche. La fiera rappresenta il punto di incontro per tutti i settori specialistici per i componenti meccanici e tecnici e le soluzioni modulari. Oltre a discussioni tecniche, networking e scambio di informazioni la fiera offre vari workshop, conferenze, un giorno dedicato a apprendisti e studenti e il Swiss Innovation Forum 2014. Quest’ultimo si tiene il 20 novembre 2014 e offre una piattaforma unica per la promozione dell’innovazione e della creatività imprenditoriale: circa 1000 decision-maker provenienti dai settori dell’economia, delle scienze, della formazione e della politica prenderanno parte al congresso dell’innovazione svizzero. I visitatori potranno approfittare di sinergie importanti in un concentrato di forza innovativa svizzera: nella precedente edizione del 2012 SWISSTECH e PRODEX hanno infatti accolto più di 52.000 visitatori provenienti dalla Svizzera e dai paesi esteri confinanti. Espositori e visitatori hanno sottolineato in un sondaggio quanto sia unico trovare un tale livello di sinergie e esperienza in un unico posto in Svizzera. Basilea è quindi il più importante luogo di incontro e di mercato del settore della produzione industriale svizzera! La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera organizzerà anche quest’anno, grazie al successo ottenuto nella precedente edizione, una propria collettiva di operatori italiani all’interno della manifestazione. Per informazioni sulla fiera e la possibilità di partecipare in qualità di espositori siete pregati di contattare: Sig. Luigi Palma, Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Seestrasse 123, 8002 Zurigo, Tel. 0041/44/289 23 29, Fax 0041/44/201 53 57, [email protected], www.ccis.ch. Entri a fare parte di questa rete all’insegna della forza innovativa svizzera - La aspettiamo dal 18 al 21 novembre 2014. Per maggiori informazioni: Exhibit & More SpA, Bruggacherstrasse 185, Postfach 185, CH-8117 Fällanden Iris Sorgalla, Exhibition Manager, [email protected] Lea Maurer, Communications Manager, [email protected] T +41 (0)44 806 33 33, F +41 (0)44 806 33 43 www.swisstech-messe.ch, www.prodex.ch 82 - La Rivista dicembre 2013 SIGEP 2014: Rimini Fiera, La Rivista 18 – 22 gennaio Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali Al via il 18 gennaio 2014 la 35a edizione di SIGEP, il salone del dolciario artigianale più importante al mondo. Gelateria, pasticceria, panificazione, caffè, ma anche cake design, tecnologie, arredamenti, concorsi internazionali. Sezioni tematiche, concorsi internazionali e campionati, dimostrazioni, corsi e seminari di aggiornamento, esposizioni, concorrono a farne un unico grande evento . Il Salone Internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali Sigep è la manifestazione su scala mondiale più importante per il comparto della gelateria. Di edizione in edizione l'evento Sigep si consolida e acquisisce ulteriore prestigio livello europeo anche nei settori della Pasticceria e della Panificazione artigianale. Una ricca esposizione di arredi, attrezzature, macchinari ed impianti, accessori per la presentazione del prodotto, materie prime ed ingredienti caratterizza la vetrina altamente specializzata del Sigep, accanto alla quale si snodano una serie di eventi unici nel settore. Convegni, concorsi internazionali, dimostrazioni tecniche ed artistiche sono parti integranti della manifestazione e contribuiscono a rendere il Sigep il Salone professionale privilegiato dagli operatori del comparto, siano essi gelatieri o pasticcieri. Con le sue sezioni Gelato, Pasticceria, Cioccolato, Caffè, Pane, Pizza&Pasta, Dolciario il Sigep individua dei veri e propri percorsi specializzati, all’ interno dei quali i visitatori potranno sperimentare e conoscere tecnologie e prodotti innovativi per ogni area di interesse, e partecipare a seminari e corsi specifici. Nelle ultime 5 edizioni SIGEP è passato dai 92.732 visitatori professionali totali del 2009 ai 144.803 del gennaio scorso. Un progresso impetuoso che riguarda anche la componente estera: gli operatori internazionali erano 16.109 nel 2009, sono stati 26.247 nell´ultima edizione. Per il 2014, SIGEP ha voluto creare la ´Times Square´ del dolce artigianale. Come sulla famosa piazza newyorkese, l´area creata tra i padiglioni D7 e B7 diventerà un enorme crocevia all´insegna dell´internazionalità e delle performance dei grandi maestri mondiali, un palcoscenico in diretta streaming collegato con tutto il mondo. Inoltre sono in programma l´attesissima Coppa del Mondo della Gelateria con 12 paesi partecipanti; la seconda edizione di The Pastry Queen, il campionato mondiale di pasticceria riservato alle donne con 12 sfidanti provenienti dai cinque continenti; The Star of Chocolate, il Concorso Internazionale del Cioccolato; i Campionati italiani baristi; i Campionati Italiani Juniores e Seniores di pasticceria. Per ulteriori informazioni: Camera di commercio italiana per la Svizzera Ufficio di Ginevra Rue du cendrier 12/14 Case postale -1211 Genève 1 Tel: 0041 (0) 22 906 85 95 Fax: 0041 (0) 22 906 85 99 [email protected] - www.ccis.ch dicembre 2013 La Rivista - 83 HOMI: Milano Fiera, La Rivista 19 – 22 Gennaio Il nuovo grande Macef HOMI è il nuovo grande Macef, l’innovativa opportunità per il business del settore lifestyle. Il nuovo grande progetto di Fiera Milano dedicato alla persona e agli stili di vita, una nuova idea di fiera da scoprire, dal 19 al 22 gennaio 2014: una nuova idea di fiera che ruota intorno alla persona, ai suoi stili, ai suoi spazi. Tutto questo è HOMI, la casa a 10 dimensioni. Tante dimensioni della casa, un solo percorso di idee e soluzioni: tutto in HOMI, che racconta i suoi valori già nel nome, semplice, eppure ricco di sensi, giocati sulla O, intesa come il cerchio che racchiude e avvolge simbolicamente ambiente e persona, e la MI finale, che Per ulteriori informazioni: Camera di commercio italiana per la Svizzera Ufficio di Ginevra Rue du cendrier 12/14 Case postale -1211 Genève 1 Tel: 0041 (0) 22 906 85 95 Fax: 0041 (0) 22 906 85 99 [email protected] - www.ccis.ch 84 - La Rivista dicembre 2013 omaggia Milano, la capitale dello stile. Il nuovo grande progetto di Fiera Milano racconterà la persona, il suo ambiente e le sue abitudini attraverso un percorso dinamico e fluido, nato intorno al concetto di satellite. Lo spazio espositivo si frammenterà in 10 aree espositive che rappresentano altrettante visioni dell’abitare e del vivere: tendenze per la casa indoor e outdoor, idee per valorizzare il giorno e la notte, soluzioni per sperimentare e condividere il benessere in ogni sua sfumatura. In primo piano un nuovo negozio ideale, allestito per temi trasversali, in grado di ampliare le occasioni di business grazie a nuovi territori di incontro tra espositori e compratori. Visione e narrazione del negozio di domani, HOMI racconta gli stili di vita di un consumatore multiculturale, e attento al benessere della persona e dell’ambiente che lo circonda, valorizzando le singole merceologie, ma mantenendo un’identità coerente, sintesi di eleganza ed eccellenza italiana, unica nel decodificare stili diversi con un linguaggio proprio. Accoglienza italiana, gusti internazionali in continua evoluzione, un futuro di grandi opportunità che cambierà gli spazi e le abitudini e una nuova idea di fiera per raccontarlo e anticiparlo. Un futuro in cui HOMI crescerà e da Milano conquisterà con il suo stile innovativo America, Asia e Russia e porterà il suo mondo a stupire il Mondo: così l’arte del vivere protagonista di HOMI sarà presto anche un progetto internazionale di Fiera Milano, ormai sempre più presente come organizzatore di manifestazioni fieristiche nei maggiori mercati esteri. Motor Bike Expo: Veronafiere, 24-26 gennaio La Rivista La fiera delle moto Al via il 24 gennaio 2014 la sesta edizione del Motor Bike Expo 2014, il salone per gli appassionati più puri che da semplici spettatori diventano protagonisti, nonché il più importante show europeo del settore custom a livello mondiale. Il successo di una fiera che anno dopo anno ha saputo rinnovarsi, cogliendo tutte le tendenze del mondo motociclistico, si misura anche con i numeri: nel 2013 il Motor Bike Expo ha occupato sette padiglioni del quartiere fieristico veronese, per una superficie totale di 73.000 metri quadrati al coperto, più altri 35.000 di aree esterne destinate a gare ed esibizioni. L’edizione scorsa ha anche consentito di valicare il tetto delle 130.000 presenze in tre giorni con oltre 750 marchi provenienti da tutto il mondo e poco più di 400 giornalisti e operatori della comunicazione accreditati. Nel progetto della prossima edizione la produzione di serie, il settore racing e il segmento custom continueranno a convivere armoniosamente. Non mancheranno sorprese per gli appassionati delle moto sportive e off-road mentre chi è alla ricerca di un mezzo per la mobilità urbana o degli accessori più recenti potrà spaziare attraverso l’intera produzione mondiale. Per il custom non mancherà l’ormai tradizionale parterre affollato da grandi protagonisti della scena internazionale ed italiana che mostreranno le proprie ultime creature e parteciperanno ai contest. Agli amanti delle personaliz- zazioni il Motor Bike Expo2014 dedicherà un’importante novità: per la prima volta, infatti, un’area sarà interamente riservata al mondo delle cafe racer e scrambler, intercettando dunque una delle tendenze più evolute. Dopo il successo delle prime due edizioni, sarà riproposto il settore dedicato al turismo su due ruote, sede di incontri tra viaggiatori, moto club e tour operator. A conferma della sua leadership come fiera “B To C” (Business To Consumer), il Motor Bike Expo 2014 tornerà a presentare, nel corso dei tre giorni, incontri, conferenze e workshop aperti al pubblico che potrà ascoltare la voce degli esperti ed offrire il proprio contributo al dibattito. Il programma è fitto di appuntamenti e sarà costantemente aggiornato sul sito www.motorbikeexpo.it. Per ulteriori informazioni: Camera di commercio italiana per la Svizzera Ufficio di Ginevra Rue du cendrier 12/14 Case postale -1211 Genève 1 Tel: 0041 (0) 22 906 85 95 Fax: 0041 (0) 22 906 85 99 [email protected] www.ccis.ch dicembre 2013 La Rivista - 85 FIERAGRICOLA 2014: Verona Fiere, 6–9 Febbraio La Rivista Fiera internazionale dell’agricoltura Nata nel 1898 a Verona, Fieragricola da sempre accompagna il mondo agricolo in un percorso di crescita e di confronto con le esigenze della modernità, dell’innovazione, del mercato. All’insegna della trasversalità: i protagonisti si chiamano agricoltori, allevatori, mangimisti, agrituristi, imprenditori delle agro-energie, veterinari, contoterzisti, dealer di macchine agricole. Le novità dedicate agli operatori rendono Fieragricola ancora più competitiva nel panorama fieristico europeo. Al servizio delle imprese espositrici e dei visitatori, inoltre, è stata potenziata l’area delle prove dinamiche, con una tribuna coperta per ospitare il pubblico e un’arena dove trattrici agricole, macchine e attrezzature verranno presentate da un esperto di meccanica. Due interi padiglioni (il 4 e il 5) saranno integralmente dedicati alle sezioni 86 - La Rivista dicembre 2013 Vigneto e Frutteto. Con un’area Forum, un’area commerciale dedicata alle trattrici e alle macchine specializzate per vigneto, frutteto, i trattori isodiametrici e i cingolati, ma anche i prodotti, le attrezzature, i servizi e i prodotti e il vivaismo per il vigneto e frutteto. Sul piano della meccanizzazione agricola, sostenibilità e sicurezza saranno alcuni degli elementi trainanti di Fieragricola. Sotto la lente, in particolare, l’agricoltura di precisione e l’agricoltura blu, due sfide in grado di rispondere alle esigenze di sostenibilità economica, ambientale e produttiva. Grande attenzione sarà assicurata anche alle colture protette, in serra, ai sistemi idroponica e alle novità legate al piano integrato per la riduzione dei fitosanitari, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014 e che prevede sanzioni non trascurabili per i trasgressori. Fieragricola mette al centro della rassegna anche la meccanizzazione agricola, la zootecnia, le fonti rinnovabili in agricoltura, le agro-forniture e il terziario al servizio dell’agricoltura. La strada dell’innovazione a Fieragricola, passa attraverso le nuove tecnologie a sostegno dell’agricoltura: smartphone, tablet, sistemi satellitari e di guida assistita. Per ulteriori informazioni: Camera di commercio italiana per la Svizzera Ufficio di Ginevra Rue du cendrier 12/14 Case postale -1211 Genève 1 Tel: 0041 (0) 22 906 85 95 Fax: 0041 (0) 22 906 85 99 [email protected] www.ccis.ch Future Build: Fiere di Parma, La Rivista 13 – 16 Febbraio Salone della Sostenibilità Si terrà dal 13 al 16 febbraio 2014 a Fiere di Parma, la seconda edizione di "Future Build - Salone della Sostenibilità". Forte della positiva esperienza della prima edizione, la manifestazione si ripresenterà nel 2014 puntando ad un deciso consolidamento e presentando molteplici nuove iniziative. Future Build è realizzato con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti gli attori della filiera dell’edilizia. Si tratta di soggetti che spesso operano in una rete che si determina per lo più sulla base di esigenze specifiche. Future Build coinvolge in modo organico tutti i soggetti in modo da realizzare una rete stabile e strutturata di relazioni e sinergie: dalla progettazione, ricerca e sviluppo di prodotti sino ai proprietari di immobili. Riqualificazione energetica degli edifici e "Smart City" sono i temi in primo piano. La manifestazione vuole essere una vetrina per presentare nuovi prodotti e sistemi costruttivi. Saranno 4 giorni di particolare intensità dove gli attori di tutta la filiera del sistema delle costruzioni avranno l’opportunità di confrontarsi e creare opportunità di collaborazione. Tra le novità, la creazione in Fiera di due aree: “Future Build Smart City”: Il recupero e la riqualificazione delle città sarà nei prossimi anni un’emergenza nel nostro Paese se si vuole evitare il degrado del tessuto abitativo. Ricomposizione architettonica, riqualificazione energetica e sostenibilità dei quartieri costituiranno le linee guida degli interventi in campo urbanistico da realizzare. In tale ottica Future Build presenterà il “Piano per la riqualificazione delle città” indicando linee guida e sensibilizzando i soggetti interessati affinché siano assunte le opportune scelte politiche in tale settore. Con "Future Build Europe" si vuole poi creare collegamenti con altri paesi europei per verificare le possibilità di operare oltre i confini nazionali invitando operatori internazionali e realizzando appositi incontri su tale tematica. Con l’obiettivo di fornire informazioni tecniche ed operative su impianti e pro- dotti anche mediante simulazioni e “messe in opera”, la manifestazione dedicherà “aree dimostrative ed interattive” che si andranno ad integrare con la parte espositiva. Tali aree potranno ospitare workshops e brevi corsi, rivolti sia ad applicatori/installatori sia ai progettisti, organizzati da quelle aziende che vogliono rendere dinamica la partecipazione alla fiera, mostrando “sul campo” soluzioni operative ed applicative. Infine esperti provenienti dal mondo universitario, della ricerca, professionale , istituzionale si confronteranno nel “Future Build Smart Forum”, un programma articolato di Convegni e Seminari di assoluto valore. Il Forum vede il coinvolgimento ed il patrocinio di Associazioni, Istituzioni, Federazioni, Ordini, Collegi professionali di diverse regioni e città. Per ulteriori informazioni: Camera di commercio italiana per la Svizzera Ufficio di Ginevra Rue du cendrier 12/14 Case postale -1211 Genève 1 Tel: 0041 (0) 22 906 85 95 Fax: 0041 (0) 22 906 85 99 [email protected] www.ccis.ch dicembre 2013 La Rivista - 87 twitter.com/goitalych www.facebook.com /pages/wwwgo-italych/229002748483 Emozioni in movimento www.go-italy.ch: partner dell’eccellenza Emozioni in movimento declinate, anche nella lingua, all’insegna dell’italianità. Con la dichiarata volontà di privilegiare, pur in una situazione di italofonia precaria, la lingua italiana, di rendere riconoscibile un'esplicita impronta identitaria aperta e ricettiva, di valorizzarne l'immagine dentro e fuori i confini nazionali. In rete con un mondo italofono e italofilo che, per ragioni economiche, culturali ed emotive, s'incrocia, s'incontra e interagisce. La Rivista Mondo in Camera Degustazione di Barolo, Barbaresco, vini di Alba, Langhe e Roero a Zurigo il prossimo 27 gennaio Accedere agli appalti pubblici in Svizzera Piemont Health & Beauty-Partnering Event Servizio di Recupero IVA Manor chiama Italia Contatti commerciali Piemonte: il cluster della tecnologia italiana Servizi camerali dicembre 2013 La Rivista - 89 La Rivista Mondo in Camera DEGUSTAZIONE DI BAROLO, BARBARESCO, ALBA, LANGHE E ROERO A ZURIGO IL PROSSIMO 27 GENNAIO Come tutti gli anni il Consorzio di tutela di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera hanno il piacere di invitarvi alla degustazione delle eccellenze piemontesi. Lunedì, 27 gennaio 2014 Hotel Baur au Lac, Zurigo Per informazioni e iscrizioni: Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Bruno Indelicato Marketing & Projects Seestrasse 123 - 8027 Zürich Tel. 044 289 23 23 [email protected] PIEMONT HEALTH & BEAUTYPARTNERING EVENT La Camera di commercio italiana per la Svizzera, in collaborazione con il Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte (CEIP), ha accompagnato operatori elvetici del settore medicale ad incontrare le imprese piemontesi all’evento di riferimento in Italia per il settore medicale e salute: Torino Health & Beauty che ha avuto luogo a Torino il 4 e il 5 dicembre 2013 scorsi. tramite incontri B2B, visite aziendali e rientro degli operatori in Svizzera MANOR CHIAMA ITALIA La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera in collaborazione con la catena svizzera di grandi magazzini al dettaglio Manor organizza viaggi di scouting e selezione di fornitori italiani di prodotti agroalimentari, da importare e rivendere in Svizzera nei punti vendita della catena. I prodotti selezionati devono avere una forte caratterizzazione territoriale ed un contenuto di qualità e tipicità legate alle tradizioni del territorio. Tali caratteristiche si devono riflettere soprattutto nei metodi di produzione e nel packaging dei prodotti che deve comunicare al consumatore finale trasparenza ed evocare antiche tradizioni. L’offerta della Camera di rivolge a CCIAA e loro Aziende Speciali, Regioni ed altri enti, associazioni di imprenditori e consorzi, distretti e reti d’impresa territoriali. PIEMONTE: IL CLUSTER DELLA TECNOLOGIA ITALIANA Il Piemonte rappresenta una delle realtà industriali più attive e dinamiche nel settore della meccanica, dell’elettronica e dell’automazione industriale. La sua vocazione internazionale è nettamente superiore a quella delle altre regioni italiane: circa un quinto del fatturato infatti è realizzato con committenti esteri. La subfornitura piemontese è in grado di mettere a disposizione della committenza industriale qualsiasi tipo di lavorazione e di prodotto intermedio più o meno complesso • dalla lavorazione dei metalli alla realizzazione di particolari in plastica e gomma, • dalla produzione di componenti elettronici all’offerta di servizi specializzati. Il sistema delle imprese piemontesi è conosciuto dai committenti nazionali e internazionali per la capacità di operare con elevati standard qualitativi e le loro competenze tecniche non sono applicate solo nella realizzazione di lavorazioni e prodotti su specifiche del committente, ma molto spesso sono messe al servizio del committente nella fase di progettazione del prodotto. I committenti industriali svizzeri interessati quindi a verificare la possibilità di collaborazione con i fornitori e subfornitori piemontesi possono compilare il modulo allegato e saranno ricontattati dalla Camera senza impegno per verificarne le esigenze. Interessati a conoscere nuovi fornitori italiani? Contattate via e-mail: [email protected] oppure via fax 044/201 53 57 ACCEDERE AGLI APPALTI PUBBLICI IN SVIZZERA La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, in partnership con gli studi legali Schneider Rechtsanwälte AG di Zurigo e Lalive di Ginevra, offre per la prima volta un seminario di informazione sugli appalti pubblici svizzeri a livello federale e cantonale, destinato alle aziende italiane alla ricerca di opportunità sui mercati esteri. Il seminario verrà realizzato in diverse Regioni d’Italia su incarico di enti pubblici territoriali, Camere di Commercio, Associazioni industriali e altri soggetti associativi ed istituzionali, con lo scopo d’informare le imprese sulle possibilità di accesso per le aziende dell’Unione Europea al mercato degli appalti svizzero. Temi trattati nel corso del seminario : 90 - La Rivista dicembre 2013 La Rivista 1. L‘appalto pubblico: panoramica generale 2.Considerazioni preliminari: di cosa tenere conto come offerente e come consulente degli enti pubblici? 3. Fondamenti giuridici internazionali ed interni 4. Principi ed obiettivi del diritto degli appalti 5. Procedimento: ambito di applicazione; limiti; valore del contratto 6.Procedure di aggiudicazione 7. Contenuto dei bandi di gara a) Criteri di idoneità b) Criteri di aggiudicazione 8. Disamina delle offerte: le varie fasi Vi preghiamo di contattarci per avere maggiori informazioni, tenendo conto che le date disponibili nel corso del 2014 sono limitate. Fabrizio Macrì (Tel. 0041 (0) 44 289 23 23 - [email protected]) Christian Pitardi (Tel. 0041 (0)44 289 23 23 - [email protected]) SERVIZIO DI RECUPERO IVA Il servizio, offerto a condizioni molto vantaggiose, è rivolto sia imprese svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia, alle imprese italiane che recuperano l’IVA pagata in Svizzera ed alle imprese svizzere che recuperano l'IVA in Germania. Recupero Iva Italiana Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e la Svizzera, la legislazione italiana consente agli imprenditori svizzeri di ottenere il rimborso dell’IVA italiana. La CCIS: • fornisce la necessaria documentazione; • esamina la documentazione compilata; • recapita l’istanza di rimborso in Italia all’Autorità fiscale competente; • avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo ufficio di Pescara; • fornisce assistenza legale. Recupero Iva Svizzera Grazie agli accordi di reciprocità tra Italia e Svizzera la legislazione svizzera consente agli imprenditori italiani il rimborso dell’IVA svizzera. La CCIS: • fornisce un servizio di informazione e prima consulenza; • diventa il Vostro rappresentate fiscale; • esamina la completezza della Vostra documentazione; • invia la documentazione alle autorità svizzere e segue l’iter della vostra pratica. Recupero Iva Tedesca Grazie agli accordi di reciprocità tra la Germania e la Svizzera, la legislazione tedesca consente agli imprenditori svizzeri di ottenere il rimborso dell’IVA tedesca. La CCIS: • fornisce la necessaria documentazione; • esamina la documentazione compilata; • recapita l’istanza di rimborso in Germania all’ Autorità fiscale competente; • avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo ufficio di Pescara; • fornisce assistenza legale. La CCIS è a vostra completa disposizione per ottenere maggiori informazioni e richiedere la documentazione sul servizio per il rimborso dell’IVA italiana, tedesca e/o di quella svizzera. dicembre 2013 La Rivista - 91 Dal 1° febbraio 2014 La Rivista Ripartono a Zurigo i corsi per Sommelier in lingua italiana 2014 La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) e l’Associazione Svizzera dei Sommelier Professionisti (ASSP) organizzano a Zurigo i corsi per sommelier in lingua italiana. I corsi sono riconosciuti dall’Association Suisse des Sommeliers Professionnels e dall’Associazione Mondiale dei Sommeliers (ASI) e si indirizzano non solo ai collaboratori e ai quadri della ristorazione ma anche a tutti gli interessati e amanti del vino. Scopo del corso è di informare ed educare il consumatore, quindi di preparare in modo adeguato il personale addetto al servizio dei vini. I corsi non hanno scopo di lucro. Il corso è programmato secondo moderni canoni di formazione professionale al fine di fare acquisire ai partecipanti un adeguato bagaglio tecnico-culturale anche in funzione del superamento dell’esame finale (facoltativo), il quale darà diritto al titolo di sommelier. Struttura del corso Il corso, che si svolgerà nelle giornate di sabato, è strutturato in tre livelli indipendenti di dodici unità didattiche per ogni livello, normalmente distribuite su tre sabati (dalle9.15 alle 17.45). Il 1° livello è dedicato alla viticoltura, alla tecnica di degustazione, alla legislazione, ai distillati e al marketing. Il 2° livello alla geografia vitivinicola. Il 3° livello all’abbinamento cibo-vini. Al termine di ogni livello, il corsista ha la facoltà di presentarsi ad un esame, superato il quale avrà diritto ad un certificato di frequenza. Sede dei corsi è Zurigo. Il 1° corso avrà inizio sabato 1 febbraio 2014 e avrà cadenza mensile. Esami finali Al termine del primo, rispettivamente del secondo livello, il corsista potrà sostenere un esame consistente in: analisi organolettica di un vino; prova scritta, per la quale è richiesta la risposta corretta al 70% delle domande; colloquio 92 - La Rivista dicembre 2013 con il Commissario d’esame per accertare la conoscenza degli argomenti trattati. Per quanto concerne l’esame finale del terzo corso, lo stesso sarà organizzato come segue: 1. Prova scritta con domande su tutti e tre i livelli 2. Analisi organolettica di due vini 3. Prova pratica di abbinamento cibo-vini 4. Prova orale con domande su tutti e tre i livelli 5. Prova pratica di servizio Alle prove 4 e 5 saranno ammessi solo coloro che supereranno le prime tre prove dell’esame finale. Il candidato che non supera l’esame finale potrà ripeterlo al massimo per un’altra volta nella sessione d’esami successiva. Costi ed iscrizione Termine ultimo per le iscrizioni: 10 gennaio 2014. Dato il numero limitato dei posti, i candidati saranno accettati secondo l’ordine d’arrivo delle adesioni. Coloro che non saranno ammessi saranno informati per iscritto. I costi sono stati fissati come segue: 1° livello: CHF 1'190.-tassa d’esame intermedio inclusa 2° livello: CHF 1'140.-tassa d’esame intermedio inclusa 3° livello: CHF 1'250.-- tassa d’esame finale inclusa La Rivista Corsi per Sommelier in lingua italiana 2014 Zurigo - Programma delle lezioni 1° LIVELLO (VITICOLTURA, ENOLOGIA, DEGUSTAZIONE) SABATO 1° febbraio 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 1ª lezione, La viticoltura Cenni storici dell’evoluzione della vite, diffusione della vite nel mondo, vitigni e ciclo biologico, sistemi di allevamento e potatura, clima, terreno, ecologia, malattie della vite 2ª lezione, Vinificazione Dall’uva al vino, componenti del mosto, principali trattamenti del mosto, tecniche di vinificazione, la fermentazione, costituenti del vino, caratteristiche organolettiche, maturazione e/o invecchiamento 3ª e 4ª lezione, Enologia Alterazioni, difetti e malattie, vini speciali, vini spumanti, vini aromatizzati, vini liquorosi e mistelle SABATO 1° marzo 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 5ª lezione, Tecnica della degustazione Esame visivo: Cenni di anatomia degli organi dei sensi, metodo di degustazione secondo l’A.S.S.P., impiego della scheda analiticodescrittiva, impiego e significato della terminologia 6ª lezione, Tecnica della degustazione Esame olfattivo: Stimoli e sensazioni, classificazione degli aromi percepiti, valutazione dei difetti 7ª lezione, Tecnica della degustazione Esame gustativo: Stimoli e sensazioni, temperatura e influenza sul gusto, riconoscimento dei componenti del gusto 8ª lezione, Tecnica della degustazione Metodologia: Analisi organolettica di tre vini, tecnica della degustazione, metodo di degustazione, scheda analitico-descrittiva, impiego della terminologia SABATO 29 marzo 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 9ª lezione, distillati, liquori e birra I diversi alambicchi, principali distillati, metodo di degustazione, produzione della birra 10ª lezione, Enogastronomia Alimentazione e gastronomia, principi fondamentali dell’abbinamento, successione dei vini a tavola 11ª lezione, Il Sommelier - Marketing Consigli per la vendita attiva, promozioni, gestione e contabilità di una cantina, la carta dei vini 12ª lezione, Il sommelier Pratiche di servizio, accessori ESAMI INTERMEDI 1° LIVELLO 2° LIVELLO (GEOGRAFIA VITIVINICOLA) SABATO 12 aprile 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 1ª lezione, Piemonte-Aosta-LombardiaLiguria Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini regionali 2ª lezione, Trentino Alto Adige-VenetoFriuli Venezia Giulia Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini regionali 3ª lezione, Toscana-Emilia RomagnaMarche-Umbria-Lazio-Molise Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini regionali 4ª lezione, Abruzzo-Puglia-BasilicataCalabria-Campania-Sicilia-Sardegna Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini regionali SABATO 24 maggio 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 5ª lezione, La Svizzera Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vini e specialità dei diversi Cantoni, analisi organolettica di alcuni vini svizzeri 6ª lezione, La Svizzera - Ticino Enografia e legislazione ticinese Vitigni autoctoni, vitigni d’importazione, classificazione dei vini 7ª lezione, Resto d’Europa 1 Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini europei 8ª lezione, resto d’Europa 2 Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini del Mondo SABATO 21 giugno 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 9ª lezione, La Francia 1. parte Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vini e specialità, analisi organolettica di alcuni vini francesi 10ª lezione, La Francia 2. parte Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vini e specialità, analisi organolettica di alcuni vini francesi 11ª lezione, Resto del mondo Cenni storici riferiti alla diffusione del vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e legislazione, analisi organolettica di alcuni vini mondiali ESAMI INTERMEDI 2° LIVELLO 3° LIVELLO (ABBINAMENTO CIBO-VINI) SABATO 20 settembre 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 1ª lezione, Tecnica dell’abbinamento cibo-vino L’evoluzione dell’abbinamento cibo-vino, tecnica per un abbinamento armonico dei componenti del cibo e del vino: scheda grafica, scala dei valori del vino, scala dei valori del cibo, terminologia 2ª lezione, Principi alimentari e nutritivi Menzione di dietetica, fisiologia della digestione, tecniche di cottura, mutazioni dovute alla cottura e alla conservazione 3ª lezione, Funghi, tartufi, ortaggi e legumi Funghi e tartufi: classificazione e produzione; ortaggi e legumi: classificazione e produzione 4ª lezione, Carni bianche, rosse, selvaggina, prodotti di salumeria Carni e salumi: composizione e classificazione SABATO 25 ottobre 2014 (dalle ore 9:15 alle ore 17:45) 5ª lezione, Uova e salse Prova pratica per il riconoscimento dei diversi sapori, utilizzo in cucina e classificazione delle salse 6ª lezione, Condimenti, erbe aromatiche, spezie e prodotti ittici Classificazione degli olii e degli aceti, il burro e altri condimenti grassi, pesci, crostacei e molluschi, composizione e classificazione, caratteristiche organolettiche 7ª lezione, I formaggi Cenni sulla composizione e conservazione, produzione e classificazione dei formaggi 8ª lezione, Dolci, gelati e frutta Le principali paste di base, la pasticceria secca e fresca, i dolci al cioccolato VENERDÌ 14 novembre 2014 (dalle ore 18:15 alle ore 19:30) 9ª lezione, Cereali e derivati Prova pratica per il riconoscimento dei diversi sapori, utilizzo in cucina e classificazione dei prodotti a base di cereali e derivati (pasta, riso ecc.) 10ª lezione, Cena didattica (dalle 19:30 alle ore 21:30) SABATO 15 novembre 2014 (dalle ore 14:00 alle ore 17:00) 10ª lezione, Servizio dei vini (lezione di 3 ore) Il corretto servizio del vino e la sua decantazione, conoscenza dei bicchieri e degli accessori ESAMI FINALI SCRITTI (dalle ore 10:00 alle ore 13:00) SABATO 13 dicembre 2014 (secondo convocazione) - ESAMI ORALI E PRATICI dicembre 2013 La Rivista - 93 CONTATTI COMMERCIALI Dal mercato italiano OFFERTE DI MERCI E SERVIZI Pasta fresca e secca Laboratorio Carafa sas Via Metropolia 22 I – 88832 Santa Severina KR Tel. 0039/3936177856 [email protected] www.laboratoriodelcarafa.it Marketing & PR Pubblipromo di Raso Nicola Via Dante Alighieri 6 I - 27053 Lungavilla (PV) Tel. 0039 0383804492 Fax 0039 0383641734 [email protected] www.pubblipromo.com Impianti tecnologici Euroelettrica Impianti srl Via Umberto I, 255 I - 27053 Lungavilla (PV) Tel: 0039/0383371161 Fax 0039/038376207 [email protected] www.euro-elettrica.it Organizzazione di eventi Eventifuturi sas Via Fabroni 9 I - 50134 Firenze Tel: +39 393 8665105 [email protected] www.eventifuturi.com Buste per fiori e piante 3F di Baetta Carla & C. snc Via Vittoria 4° Località Canove de Biazzi I - 26038 Torre de’ Picenardi (CR) Tel. 0039/037594295 Fax 0039/0375394075 [email protected] www.baetta3f.it Impianti di perforazione Massenza Impianti di perforazione srl V. Emilia 58/E/F I - 43012 Parola (PR) Tel. +39 0521 825284 Fax: +39 0521 825353 [email protected] www.massenzarigs.it 94 - La Rivista dicembre 2013 Caffè Mokador srl Via Provinciale Granarolo 139 I - 48018 Faenza (RA) Tel.: +39 0546 22422 Fax: +39 0546 646975 [email protected] www.mokador.it Forniture per esterni Five Stars Italy Via Mareno 51 I - 31025 S. Lucia di Piave TV Tel. +39 0438460161 Fax +39 0438460480 [email protected] www.fivestarsitaly.it Salumi Zaffagnini srl via Galvani 9/A I - 48018 Faenza (RA) Tel: +39 0546 620140 Fax +39 0546 620607 [email protected] www.zaffagnini.it Abbigliamento bambino Baby cross Srl Via Campagna 3 I - 36073 Cereda di Cornedo VI Tel. +39 0445952318 Fax.+39 0445952819 [email protected] www.babycross.com Ceramiche artistiche Signora Silvia Diana via della Dogana, 4 I - 51027 Pracchia PT Tel: +39 0573 490531 [email protected] www.silviadiana.com Facciate in vetro per edifici VetroVentilato srl Via L. 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Il prodotto affumicato viene presentato sul mercato in una vasta gamma di formati e confezioni tali da soddisfare le più svariate esigenze del consumatore. L’azienda è interessata a entrare in rapporti di affari con agenti / distributori interessati a vendere i suoi prodotti sul mercato svizzero. Gli interessati sono pregati di prendere contatto con la Camera di Commercio italiana per la Svizzera. gettazione, costruzione fornitura e montaggio di edifici ed impianti prefabbricati in carpenteria metallica ad uso commerciale ed industriale. La sua grande esperienza nazionale ed internazionale accumulata in questi anni ne fa un punto di riferimento del settore industriale. • Unifer S.p.A. si è imposta nel settore siderurgico, garantendo alla propria clientela prodotti di qualità, proponendo soluzioni specifiche nella produzione dei manufatti, offrendo il relativo supporto tecnico. Abbiamo riunito uno staff dotato di competenze di altissimo livello, in grado di interpretare le rinnovate esigenze del mercato, e spesso di anticipare le richieste di prodotti che consentano soluzioni innovative nella prefabbricazione e nell’edilizia industrializzata. Lo spirito dinamico ed innovativo dell’azienda si integra con le competenze ed esperienze dei comparti produttivi, nella realizzazione di prodotti di elevato standard qualitativo. Con impegno ed entusiasmo stiamo progettando e realizzando tecnologie di nuova concezione, rivolte alla immissione sul mercato di materiali finalizzati a rinnovate e competitive metodologie di costruzione. Piccoli frantoi per olio di oliva Marokko Dream Zuercherstrasse 62 Dal mercato svizzero RICERCA DI MERCI E SERVIZI Prodotti in polistirolo ASKOMA AG Industriestrasse 1 CH-4922 Bützberg Tel: +41 62 958 70 89 Fax +41 62 958 70 81 [email protected] www.askoma.com CH-5432 Neuenhof Tel: +41 79 392 03 69 Fax +41 56 406 04 16 [email protected] OFFERTA DI MERCI E SERVIZI Trasporti internazionali Planzer Transport AG Lerzenstrasse 14 CH - 8953 Dietikon Tel: +41 447446222 [email protected] www.planzer.ch Per le richieste riguardanti annunci e /o contatti rivolgersi a: Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestr. 123, casella postale, 8027 Zurigo - Tel.: +41 44 289 23 23 Fax: +41 44 201 53 57 [email protected] sitoweb: www.ccis.ch Affittasi ufficio di rappresentanza studio nelle vicinanze di Roma Superficie: 140 m2 Prezzo: €140 /anno/m2 Ufficio di grande metratura, composto da cinque stanze luminose e di ampio respiro, due bagni e una grande terrazza, dotato di pavimenti in parquet e di aria condizionata, situato in Italia, nel centro di Ciampino (20 km da Roma). 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La qualità del prodotto, la cura costante per le esigenze dei clienti e l’interessante rapporto Qualità/Prezzo costituiscono da sempre i tratti distintivi dell’azienda piacentina: grande esperienza unita ad un servizio di eccellenza per la fornitura di prodotti sempre all’avanguardia. • Wellco Spa è una società di ingegneria che nasce nel 1976 nel campo della pro- dicembre 2013 La Rivista - 95 ATTIVITÀ E SERVIZI Con i suoi circa 800 Soci la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, fondata nel 1909, è un‘associazione indipendente ai sensi del Codice Civile Svizzero. Il suo compito precipuo consiste nella assistenza alle imprese dedite all‘interscambio tra Italia, Svizzera ed il Principato del Liechtenstein. La gamma dei suoi servizi, certificati ISO 9001, è molto variegata e comprende tra l‘altro: • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Ricerche su banche dati di produttori, importatori, grossisti, commercianti, agenti/rappresentanti dei seguenti Paesi: Italia e Svizzera Informazioni riservate su aziende italiane: visure, bilanci, assetti societari, protesti, bilanci, rapporti commerciali, ecc. (disponibili on-line in giornata) Segnalazioni di potenziali fornitori ed acquirenti Ricerca e mediazione di partners com merciali italiani e svizzeri Organizzazione di incontri e workshop tra operatori, con l‘ausilio di servizi di interpretariato e segretariato Recupero di crediti commerciali, con particolare riguardo alla ricerca di soluzioni amichevoli e extragiudiziali Recupero dell‘IVA svizzera in favore di operatori italiani, nonché dell‘IVA italiana per imprese elvetiche Consulenza ed assistenza legale in materia di diritto commerciale, socitario e fiscale Assistenza e consulenza in materia doganale Informazioni statistiche ed import/esport Informazioni finanziarie e riservate sulla solvibilità di imprese italiane e svizzere Ricerca di prodotti, marchi di fabbricazione e reperimento di brevetti Azioni promozionali e di direct marketing Arbitrato internazionale Informazioni relative all‘interscambio, normative riguardanti gli insediamenti in Svizzera ed in Italia Seminari e manifestazioni su temi specifici di attualità Traduzioni Viaggi di Studio Certificato di Italiano Commerciale rilasciato in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Roma 96 - La Rivista dicembre 2013 • • Swiss Desk Porti italiani La CCIS fornisce informazioni su Fiere e Mostre italiane. Rappresentanza ufficiale di Fiera Milano e di Verona Fiere PUBBLICAZIONI • • • • • • • • • • • La Rivista periodico ufficiale mensile (11 edizioni all‘anno) Calendario delle Fiere italiane Annuario Soci Indicatori utili Italia-Svizzera Agevolazioni speciali per i Soci Recupero crediti in Svizzera Regolamento di Arbitrato e di Conciliazione della Camera Arbitrale della CCIS Compra-vendita di beni immobili in Italia Costituzione di società affiliate di imprese estere in Italia Il nuovo diritto societario italiano Servizi camerali Rue du Cendrier 12-14, Casella postale, 1211 Ginevra 1 Tel.: +41 22 906 85 95, Fax: +41 22 906 85 99 E-mail: [email protected] IVA-Nr. 326 773 Seestrasse 123, Casella postale, 8027 Zurigo Tel.: +41 44 289 23 23 Fax: +41 44 201 53 57 E-mail: [email protected] www.ccis.ch IVA-Nr. 326 773 RICERCA DI PARTNER COMMERCIALI Grazie alla propria rete di contatti e alla conoscenza delle esigenze e dei bisogni del mercato elvetico e di quello italiano, la Camera di Commercio offre ad imprese sia svizzere che italiane intenzionate ad RECUPERO IVA ITALIANA Il servizio, offerto a condizioni molto vantaggiose, è rivolto sia alle imprese svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia che alle imprese italiane che recuperano l’IVA pagata in Svizzera. Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e la Svizzera, la legislazione italiana consente agli imprenditori svizzeri di ottenere il rimborso dell’IVA italiana. La CCIS: • • • • fornisce la necessaria documentazione; esamina la documentazione compilata; recapita l’istanza di rimborso in Italia all’Autorità fiscale competente; avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo ufficio di Pescara; fornisce assistenza legale RECUPERO IVA SVIZZERA Grazie agli accordi di reciprocità tra Italia e Svizzera la legislazione svizzera consente agli imprenditori italiani il rimborso dell’IVA svizzera. La CCIS: • • • • fornisce un servizio di informazione e prima consulenza; diventa il Vostro rappresentate fiscale; esamina la completezza della Vostra documentazione; invia la documentazione alle autorità svizzere e segue l’iter della vostra pratica. Informazioni più dettagliate contattare la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Tel.: +41 44 289 23 23 esportare i propri servizi e prodotti all’estero un’accurataricerca di controparti commerciali. Attraverso un’analisi sistematica del mercato obiettivo ed identificati i partner commerciali ritenuti più idonei per le imprese a diventare affidabili interlocutori nel settore di riferimento, viene organizzato un incontro presso le aziende target così selezionate permettendo alle imprese italiane o svizzere un rapido ed efficace ingresso sui rispettivi mercati di riferimento. Per ulteriori informazioni ed un preventivo sul servizio, potete contattarci al seguente indirizzo mail [email protected] © Inter IKEA Systems B.V. 2013 Giorni di festa da trascorrere insieme. Tomorrow Tomorrow needs needs commitment commitment Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio. Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio. Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia. con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia. Affrontiamo il futuro con serenità. Affrontiamo il futuro con serenità. www.ca-suisse.com www.ca-suisse.com ABU DHABI - BASILEA - BEIRUT - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - SINGAPORE - ZURIGO ABU DHABI - BASILEA - BEIRUT - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - SINGAPORE - ZURIGO Intervista con il Professor Ugo Amaldi Driving America La storia dellauto attraverso Detroit ed Henry Ford