Tomorrow
Tomorrow
needs
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commitment
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Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio.
Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio.
Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione
Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione
a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo
a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo
con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia.
con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia.
Affrontiamo il futuro con serenità.
Affrontiamo il futuro con serenità.
www.ca-suisse.com
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ABU DHABI - BASILEA - BEIRUT - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - SINGAPORE - ZURIGO
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
Intervista con il Professor Ugo Amaldi
Driving America
La storia dell’auto attraverso Detroit ed Henry Ford
© Inter IKEA Systems B.V. 2013
Giorni di festa da
trascorrere insieme.
Editoriale
di Giangi Cretti
La Rivista
Editore
Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera
Direttore - Giangi CRETTI
Comitato di Redazione
A.G. LOTTI, C. NICOLETTI,
S. SGUAITAMATTI
Collaboratori
C. BIANCHI PORRO, M. CALDERAN, G.
CANTONI, M. CARACCIOLO DI BRIENZA,
V. CESARI LUSSO, M. CIPOLLONE,
P. COMUZZI, D. COSENTINO, A. CROSTI,
L. D’ALESSANDRO, F. FRANCESCHINI,
T. GATANI, G. GUERRA, M. LENTO,
F. MACRÌ, G. MERZ, A. ORSI, V. PANSA,
C. RINALDI, G. SORGE, N. TANZI, I. WEDEL
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C’era una volta. E adesso non c‘è più.
O se c’è, c’è molto meno.
Erano i tempi dei fermenti giovanili.
Tempi in cui, da uno studio di Cernobbio,
Valeria - oggi professionalmente accasata
presso la RSI – rimbalzando da un ripetitore piazzato sul Piz Groppera, rilanciava la sua voce su tutta la Svizzera
tedesca e Roger Schawinski, indiscusso
pioniere della pirateria radiofonica, si
faceva beffe di permessi e concessioni
federali. Eugenio Finardi cantore della
Musica Ribelle (“che ti vibra nelle ossa
che ti entra della pelle”) inneggiava che
una radio libera ”ma libera veramente,
piace ancor di più perché libera la mente”.
Chi c’era, e ancora c’è, sa come le cose
sono evolute, tutto sommato abbastanza
rapidamente: la Confederazione è riuscita
ad inquadrare le radio libere in un sistema
di emittenti locali dentro un quadro
normativo che ne riconosce la legittimità
territoriale e ne circoscrive il raggio di
diffusione.
Queste emittenti sono oggi una realtà
consolidata: fortemente radicate sul
territorio ne sono, con fondamento, considerate autentica espressione. In tal
senso, riducendo all’osso, senza velleità
di fornire una lettura sociologica, si
potrebbe parlare di un percorso virtuoso:
quella delle radio libere è un’esperienza
che, nata dalla volontà di contrapposizione sociale si è affermata come strumento di integrazione sociale.
Sintomatica, dentro questo percorso, è la
traiettoria descritta dalle trasmissioni in
lingua italiana, che per anni hanno arricchito i palinsesti di queste emittenti locali.
C’era una volta. Adesso non c’è più.
O, se c’è, c’è molto meno.
Ci fu un tempo in cui le radio locali,
della Svizzera d’Oltralpe, facevano a gara
per proporre un programma in lingua
italiana: alcune - soprattutto quelle che
si definivano orgogliosamente alternative, che rinunciavano, e ancora rinunciano
al supporto della pubblicità - accontentandosi di programmi confezionati artigianalmente dall’entusiasmo di molti
volontari; altre,come il caso della prima
Radio 24 di Roger Schawinski, selezionando
accuratamente con una approccio rigorosamente professionale.
Pur nelle differenze, stabilite soprattutto
dal budget di cui disponevano, era pressoché impossibile sintonizzarsi su un’emittente locale, che, almeno una volta la
settimana, non proponesse un programma
in lingua italiana.
Oggi non è più così. Le radio locali che
ancora offrono nel loro palinsesto programmi in lingua italiana si contano sulle dita
di una mano. Molteplici le ragioni. Generalizzando, si potrebbe dire che da un punto
di vista del mercato non rappresentano un
valore aggiunto, perché il potenziale di
pubblico è diminuito e disinteressato.
Gli italiani sono sempre meno culturalmente
isolati: merito della parabolica e del cavo,
per non dire delle enormi potenzialità
offerte dal web, oggi chi vuole può sintonizzarsi sui programmi dell’universo modo;
per giunta, ed è un bene,, secondo logica
federale di mutua reciprocità, la RSI diffonde il suo segnale su tutto il territorio
elvetico e non vi è dubbio che fra gli radioascoltatori più assidui vi si ano i nostri
connazionali.
Gli italiani si sentono (e sono) sempre un
po’ di meno italiani e sempre un po’ di più
svizzeri, d’altronde la maggioranza è ormai
nata in terra d’Elvezia. L’italiano, complice
anche un’immagine paese che nell’ultimo
decennio, ci piaccio o non ci piaccia, non
è stata fra le più seducenti, è un idioma
che non viene preferito: non bastasse la
forza dei numeri,talvolta infingardi o comunque addomesticabili, o l’ineluttabilità
dell’esperienza quotidiana, si dia uno sguardo a quanto sta, purtroppo, accadendo in
ambito scolastico.
In questo scenario, qui grossolanamente
tratteggiato, ci sono (sempre di meno ma
ancora ci sono) trasmissioni in lingua
italiana, diffuse su alcune radio locali, che
hanno un loro pubblico fedele, consolidato
nel corso di decenni e altre che invece
sono fortemente intenzionate a conquistarselo. Sono testimonianza di un passato,
che c’era una vota, che forse, anche se c’è
di meno, comunque c’è ancora e si annuncia
ancora presente.
A loro, (ad alcune di loro,ma sono quasi
tutte), abbiamo dedicato il nostro tema di
copertina.
[email protected]
Sommario
La Rivista
1
4
Editoriale
Sommario
PRIMO PIANO
INCONTRI
fisica è come il maiale:
31 «La
non si butta via nulla»
Intervista con il Professor Ugo Amaldi
economica solida debole sviluppo
il talento femminile
15 Situazione
36 Valorizzare
della produttività a lungo termine
Donne in carriera: Renata Pelati
Rapporto dell’OCSE 2013 sulla politica
economica della Svizzera
CULTURA
progetto a Expo Milano 2015
di Uri (1231)
17 Dal
41 LaLa Franchigia
Padiglione Italia al Quirinale.
Carta di Faenza (1240)
Il Patto del Rütli (1291)
Viavai, il progetto culturale che valorizza
La Svizzera prima della Svizzera
19 l'italianità
48 AUGUSTO
Fino al 9 febbraio 2014, alle Scuderie del Quirinale
dell’Impressionismo
50 Gemme
Dipinti della National Gallery of Art di
Washington.
Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard
Fino al 24 febbraio al Museo dell’Ara Pacis di Roma
locali e quel che resta delle
52 Radio
trasmissioni in lingua italiana
C’era una volta nella Svizzera non italiana
DOLCE VITA
crescita superiore alle aspettative
60 Una
Turismo internazionale
dei “siti Unesco” sui flussi turistici
61 L’impatto
in Italia
è la regina della produzione enoica
62 L’Italia
mondiale
Con i 45 milioni di ettolitri di vino previsti
il vino bianco più premiato
63 Èdalleil Verdicchio
guide italiane per il 2014
extra né vergine
64 Né2° Rapporto
sulle Agromafie
Marnin di Locarno scelta a
66 Lafarpasticceria
parte di Swiss Delicatessen
68 I Nuovi Panettoni e la sfida del Sud
America: la storia dell’auto
71 Driving
attraverso Detroit ed Henry Ford
di guida
76 Impressioni
Alfa Romeo MiTo MY 2014
Emozioni tecnologiche
Il nuovo Mitsubishi Outlander
PHEV 4x4 Plug-in ibrido con 3 motori
Il fascino dei commerciali leggeri Piaggio
77 Docar
AG - Il mito e la storia Flaminio Bertoni
La Rivista
Sommario
IL MONDO IN FIERA
IL MONDO IN CAMERA
2014:
82 SWISSTECH
Messe Basel, 18 - 21 novembre 2014
Salone professionale internazionale per
i materiali, i componenti e la costruzione
modulare
di Barolo, Barbaresco, vini di
90 Degustazione
Alba, Langhe e Roero a Zurigo il prossimo
27 gennaio
Piemont Health & Beauty-Partnering Event
Manor chiama Italia
Piemonte: il cluster della tecnologia italiana
Accedere agli appalti pubblici in Svizzera
Servizio di Recupero IVA
2014:
83 SIGEP
Rimini Fiera, 18 – 22 gennaio
Salone internazionale della gelateria,
pasticceria e panificazione artigianali
84
Homi:
Milano Fiera, 19 – 22 Gennaio
Il nuovo grande Macef
85
Motor Bike Expo:
Veronafiere, 24 - 26 gennaio
La fiera delle moto
1° febbraio 2014
92 Dal
Ripartono a Zurigo i corsi per Sommelier
in lingua italiana 2014
94 Contatti Commerciali
96 Servizi Camerali
2014:
86 FIERAGRICOLA
Verona Fiere, 6 – 9 Febbraio
Fiera internazionale dell’agricoltura
Build:
87 Future
Fiere di Parma, 13 – 16 Febbraio
Le Rubriche
Salone della Sostenibilità
6
In breve
28-29
9
Italiche
39
L’elefante invisibile
11
Europee
46
Scaffale
13
Internazionali
51
Benchmark
21
,
Cultura d impresa
57
Sequenze
22
25
Burocratiche
59
Diapason
Angolo Fiscale
68
Convivio
26
Angolo legale Italia
75
Motori
27
Angolo legale Svizzera
Convenzioni Internazionali
In copertina: studio radiofonico
di un’emittente locale
In Breve
La Rivista
A Berna un convegno sulle
lingue minoritarie in Svizzera
In occasione del 50° anniversario
dell'adesione della Svizzera al Consiglio
d'Europa, l’Ufficio federale della cultura
e la Direzione del diritto internazionale
pubblico organizzano a Berna, nella sede
del Rathaus (foto), il 9 dicembre prossimo,
un convegno sulle lingue minoritarie in
Svizzera e sulla promozione della diversità
culturale. Alle presenza del consigliere
federale Alain Berset, l'incontro permetterà
di rievocare gli impegni che la Svizzera
ha preso aderendo alla Convenzionequadro per la protezione delle minoranze
nazionali e alla Carta europea delle lingue
regionali o minoritarie, strumenti chiave
del Consiglio d'Europa. I dibattiti verteranno sull'insegnamento delle lingue, tema
di attualità che riveste un'importanza
particolare per la coesione nazionale.
Il convegno, che riunirà una ventina di
esperti svizzeri e internazionali, sarà incentrato sul quadro legislativo nazionale
di ampio respiro di cui si è dotata la
Svizzera e sulle convenzioni internazionali
cui ha aderito. In vista del 2014, anno in
cui la Svizzera presiederà l'OCSE, l'Alto
commissario dell'OCSE per le minoranze
nazionali presenterà il suo approccio ai
diritti linguistici e illustrerà le linee direttrici tematiche in materia di diritti linguistici per gli Stati membri.
La promozione del plurilinguismo e della
comprensione tra le comunità linguistiche
è uno dei pilastri della politica linguistica
svizzera. La legge federale sulle lingue,
entrata in vigore il 1° gennaio 2010, punta
a rafforzare gli scambi tra le comunità
linguistiche, a migliorare le competenze
linguistiche individuali e istituzionali e a
salvaguardare le lingue e le culture romancia e italiana. La Svizzera si è impegnata a perseguire questi obiettivi
nell'applicazione della Convenzionequadro per la protezione delle minoranze
nazionali e della Carta europea delle lingue
regionali o minoritarie.
6 - La Rivista dicembre 2013
Rafforzare l’italiano nei
licei di tutta la Svizzera
L'italiano è offerto praticamente in
tutti i licei svizzeri. Tuttavia, non sempre rientra fra le materie di maturità,
come invece dovrebbe in base al regolamento sul riconoscimento degli attestati di maturità liceale. Sono queste
le conclusioni del rapporto di un gruppo di lavoro della Commissione svizzera di maturità (CSM) pubblicato lo
scorso 5 novembre.
Nel mese di marzo 2012, a seguito
delle difficoltà riscontrate in alcuni
Cantoni, la CSM ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di analizzare
la situazione dell’insegnamento dell’italiano nei licei svizzeri e di elaborare proposte volte a rafforzarne la
posizione.
Il rapporto rivela che nella Svizzera
tedesca l’italiano è offerto come materia di maturità, ossia come disciplina fondamentale o come opzione
specifica, in sei scuole su sette. Un’offerta in tutti i licei c’è soltanto nella
Svizzera francese. La situazione riscontrata non soddisfa quindi totalmente i requisiti del regolamento sul
riconoscimento degli attestati di
maturità liceale che, secondo l’interpretazione del gruppo di lavoro, prevede l’insegnamento di una terza
lingua nazionale in tutte le scuole.
Per rafforzare la posizione dell’italiano
nelle scuole, il gruppo di lavoro della
CSM propone di lasciare un maggior
margine di manovra ai Cantoni nell’impostazione dell'offerta di una terza
lingua nazionale. L’italiano, al di là
della disciplina fondamentale o dell’opzione specifica, dovrebbe essere
proposto anche come opzione comple-
mentare, disciplina che prevede un numero inferiore di ore d’insegnamento.
In compenso, i Cantoni avrebbero l’obbligo di prevedere in ogni scuola l’insegnamento dell’italiano in una delle tre
discipline sopra menzionate, valide per
l’attestato di maturità. L’Ufficio federale
della cultura, dal canto suo, dovrebbe
verificare le possibilità che offre la legislazione federale sulle lingue per mitigare
le conseguenze finanziarie per i Cantoni
e aiutarli a realizzare un’offerta formativa
per la terza lingua nazionale.
Oltre alle proposte riguardanti l’offerta,
il rapporto contiene anche suggerimenti
per invogliare un numero maggiore di
giovani a scegliere l’italiano. In prima
linea, accanto a misure organizzative,
troviamo la promozione dei contatti
diretti, tramite gli scambi tra studenti,
o l’acquisizione di alcune competenze
di base in italiano per tutti i liceali. Il
gruppo di lavoro ritiene inoltre necessario
sondare le opportunità derivanti dallo
studio precoce delle lingue nella scuola
dell'obbligo e dall'applicazione dell’approccio didattico plurilingue.
Stando al rapporto, l’importanza delle
competenze nelle lingue straniere è indiscussa. Da un punto di vista civico,
conoscere le lingue nazionali è fondamentale perché è il presupposto della
comunicazione fra gruppi linguistici e
della mobilità nazionale. Le lingue nazionali, inoltre, permettono di creare
legami con i Paesi limitrofi e promuovono
la mobilità internazionale, importante
dal punto di vista economico. I licei
hanno un ruolo cardine nell’insegnamento delle lingue nazionali poiché il loro
programma è l’unico che prevede, oltre
alla prima lingua nazionale e all’inglese,
seppur di innegabile importanza, l’insegnamento approfondito di altre due
lingue nazionali.
In Breve
La Rivista
Petizione: avanti con l'italiano
nel Canton Argovia
Adducendo motivi di risparmio, il Canton
Argovia intende dimezzare l’insegnamento
dell’italiano come materia facoltativa alla
Bezirksschule/Sekundarschule/Realschule.
Per evitare che ciò accada è stata lanciata
questa petizione che chiede al Consiglio
di Stato del Canton Argovia di lasciare
inalterata e senza riduzioni l’offerta della
lingua italiana nella scuola pubblica.
«Al Consiglio di Stato del Canton Argovia
Abbiamo preso conoscenza con sorpresa
e dispiacere che fra le proposte di risparmio
del Governo, l’insegnamento dell’italiano
come materia facoltativa alla Sek I, sarà
offerto solo nell’ultimo anno e, di conseguenza, dimezzato.
Vi chiediamo di voler soprassedere a questa
misura per i seguenti motivi:
L’ambasciatore Regazzoni
lascia Roma per Parigi
Il ticinese Bernardino Regazzoni, attuale
ambasciatore svizzero a Roma,
dall'anno prossimo ricoprirà la carica
di ambasciatore straordinario e plenipotenziario per la Repubblica francese
e il Principato di Monaco, con residenza
a Parigi. La decisione è stata presa ieri
dal Consiglio federale, che ha anche
disposto 53 altri avvicendamenti nelle
ambasciate svizzere.
• Il numero di ore in dotazione finora
(tre ore settimanali per due anni), è conforme alle moderne esigenze dell’insegnamento di una lingua straniera. Una
riduzione significherebbe aprire le porte
alla superficialità.
• Nel Canton Ticino e nelle regioni italofone gli studenti imparano obbligatoriamente il tedesco. Gli scambi linguistici
promossi dal Canton Argovia ed anche
dal Canton Ticino sono condotti con successo e hanno senso solo con la premessa
di una buona conoscenza linguistica.
• L’italiano è una materia facoltativa
scelta da studenti che non si accontentano di un sapere minimale. Sosteniamoli in questo orientamento di studio
con una buona offerta linguistica che è
anche sostegno per gli allievi superdotati.
• L’italiano è una lingua nazionale: l’articolo costituzionale sulle lingue e la
legge sulle lingue sostengono la comprensione tra le varie regioni linguistiche. Il Canton Argovia funge da esempio.
• L’italiano è ancor oggi l’idioma parlato
da molte persone la cui lingua madre
non è il tedesco. Nella sanità e nei settori
dell’industria e dell’edilizia, l’italiano è
„lingua franca“ che permette una buona
comunicazione di partenza. Inoltre, per
moltissimi abitanti del Canton Argovia,
è tutt’ora la lingua che si parla in famiglia!
• Due anni d’insegnamento dell’italiano
alla scuola pubblica gettano le basi per
proseguirne lo studio al liceo e per usufruirne nell’apprendistato.»
La petizione può essere sottoscritta
online su: http://goo.gl/QA0Ia2
A Roma la Svizzera sarà rappresentata
da Giancarlo Kessler, anch’egli ticinese
essendo nato a Sorengo nel 1959, che
a Roma ha operato come consigliere
economico d’Ambacsiata dal 2000 al
2004, ed attualmente è ambasciatore
e capo della Divisione Politiche estere
settoriali (DPES) al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Nel comunicato diramato dalla Confederazione si conferma che Kessler, il quale
stabilirà come prassi la sua residenza
nella capitale italiana, rappresenterà
la Svizzera anche per la Repubblica di
Malta e la Repubblica di San Marino
L’alta sartoria napoletana
“fa il nodo” all’automobile
tedesca
“Una cravatta bene annodata è il primo
passo serio nella vita”: parola di Oscar
Wilde. Con le cravatte, quindi, non si
scherza. E non hanno alcuna intenzione
di prendere il problema alla leggera i
tedeschi dell’Audi, che si sono rivolti all’alta
sartoria napoletana di Ulturale per realizzare una linea di cravatte con il brand
“Audi” destinata al top management ed
agli stakeholder dell’azienda di Colonia.
“Oltre alla particolarità dei tessuti prescelti
– spiega l’azienda partenopea - ciò che
più desta curiosità è il fatto che i tedeschi
hanno voluto che venisse creata, esclusivamente per loro, una variante della linea
Tie’ con il marchio Audi tridimensionale,
realizzato in argento, cucito sul passantino
della cravatta”.
La Tie’ è una cravatta settepieghe in pura
seta, realizzata da esperti artigiani, che
al suo interno cela un amuleto portafortuna, ovvero un cornetto in prezioso corallo. Per cui, la tradizione partenopea, in
particolar modo il binomio alta sartoriascaramanzia, ha conquistato anche i manager tedeschi. Particolarmente accattivante e fortemente stilizzato è anche il
packaging, con una scatola porta cravatta
effetto fibra di carbonio.
“Il raggiungimento di questo accordo con
l’Audi - dichiara il presidente e responsabile commerciale Giancarlo Auriemma –
è la dimostrazione che il Made in Italy è
sempre molto apprezzato ovunque nel
mondo. Per noi è motivo di grande soddisfazione vedere abbinato il nostro brand
con quello di uno delle case automobilistiche più prestigiose in assoluto. D’altro
canto anche un colosso industriale come
l’Audi osserva per il proprio ciclo produttivo
regole ben precise, non molto distanti,
nella filosofia, a quelle seguite da una
piccola azienda artigianale come la nostra.
Pertanto – conclude Auriemma – questa
intesa è la dimostrazione che quando la
qualità diventa il comune denominatore,
anche una piccola impresa può andare a
braccetto con una multinazionale.
La Rivista
Italiche
di Corrado
Bianchi Porro
Non mollare
la presa
Difficile fare previsioni in economia, si afferma,
soprattutto se riguardano il futuro. D’altronde l’economia è quella scienza che ti permette di comprovare
che quanto ritieni giusto può essere sbagliato.
E viceversa. Per questo le previsioni vanno sempre ricorrette
e riconsiderate con i dati che emergono dalla realtà. Fatto sta
che l’OCSE, nel suo recente out-look sulle previsioni per
quest’anno e il prossimo biennio 2014-2015, ha abbassato le
previsioni di crescita per l’eurozona di circa mezzo punto
rispetto alle indicazioni della scorsa primavera, soprattutto
motivato dal fatto che, a parte la Cina, i Paesi emergenti non
fungono più da locomotiva del mondo.
In sostanza il Pil italiano crescerà, secondo l’Organizzazione
dei Paesi industrializzati che ha sede a Parigi, dello 0,6% l’anno
prossimo e dell’1,4% nel 2015. Comunque un risultato positivo,
tra l’altro confortato dai dati di Eurostat, l’Ufficio statistico
dell’Unione europea, che indica nel terzo trimestre dell’anno
2013 per la Penisola un calo del Pil limitato allo 0,1% sul
trimestre precedente. Ciò che induce a ipotizzare un’uscita
dalla recessione nell’ultimo trimestre dell’anno.
Secondo l’Ocse, tuttavia, la ripresa in Italia che si annuncia
marginale l’anno prossimo e più pronunciata in quello successivo,
avrà effetti limitati sull’occupazione. Infatti, secondo l’Ocse,
il tasso di disoccupazione quest’anno previsto dal 12,1%
crescerà ancora al 12,4% l’anno prossimo per tornare al 12,1%
nel 2015. Il motivo di tutto questo trova spiegazione nella
considerazione che la crescita senza occupazione è trainata
principalmente dalle esportazioni e non vi è da rilevare una
forza trainata (come avviene in Svizzera) da una sostenuta
domanda interna innescata dal contributo derivante da una
costante immigrazione di elevata qualità.
La domanda interna in Italia riprenderà invece a crescere nel
corso del 2015 (+1,1%). Il trend per il mese di settembre sulle
curve destagionalizzate mostra nella Penisola una netta ripresa
degli ordinativi esteri, ed una stabilizzazione di quelli interni.
Nel complesso si rileva, in effetti, una chiara tendenza al rialzo.
Per gli ordinativi totali, si registra un incremento congiunturale
dell’1,6%, sintesi di un aumento del 4,8% degli ordinativi
esteri e una flessione dello 0,8% di quelli interni. Nel confronto
con il mese di settembre 2012, l’indice marca un aumento del
7,3% (destagionalizzato +4%). L’incremento più rilevante si
registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica
(+39,5%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (-14,5%). Ci sono poi
chiari segnali di ripresa nell’elettronica e nei mezzi di trasporto,
ma anche nella farmaceutica e macchinari.
La difficoltà che riscontra l’Italia è comune ad altre aree
mediterranee dell’Europa. Da parte mia, commenta Jean-Pierre
Bonny, ex Consigliere nazionale svizzero del Canton Berna e
specialista della politica regionale nella Confederazione, la
grossa pecca dell’Europa oggi è appunto quella di non avere
una adeguata politica regionale. Quello che ho cercato di fare
io con i Cantoni più deboli e le regioni di montagna in Svizzera
è, infatti, una sana politica di redistribuzione delle risorse e
d’incentivi mirati, al fine di aiutare le aree in difficoltà e non
condannarle ad una progressiva marginalizzazione. Allo stesso
modo, l’Europa deve organizzarsi in questo senso, favorendo
politiche di sviluppo e di ridistribuzione e non solo con l’unico
occhio puntato al rispetto dei paradigmi contabili. La collegialità,
afferma Bonny, non va intesa in modo unilaterale. C’è una
responsabilità collegiale del singolo nei confronti del Governo,
ma c’è anche una collegialità del Governo nei confronti di
ognuno dei suoi membri.
Per ritornare ai conti dell’Ocse, nonostante il successo del
Governo italiano nel proseguire il consolidamento fiscale, il
debito pubblico italiano secondo l’Organizzazione dei Paesi
industrializzati continua a salire in rapporto al Pil. Dovrebbe,
infatti, crescere al 133,2% l’anno prossimo per poi scendere
al 132,5% nel 2015. Migliori invece i conti sul deficit. Dal 3%
previsto quest’anno, si scenderà al 2,8% nel 2014 e al 2% nel
2015. “L’Italia è quasi arrivata al traguardo di aggiustamento
fiscale” ha commentato il capo economista dell’OCSE, Pier
Carlo Padoan. Per questo “non molli la presa adesso”. L’invito
che emerge è di accelerare la riduzione degli scompensi con
un programma più ambizioso. Se si accelera la compressione
del debito, conclude Pier Carlo Padoan, i benefici in termini
di premio sul debito (come lo spread) potrebbero essere assai
importanti. Ma per questo sono “necessarie misure che colpiscano la spesa e contengano invece l’aumento delle tasse”.
“Necessarie misure che
colpiscano la spesa e
contengano invece
l’aumento delle tasse”
Dunque, la “spending review” è essenziale perché permette il
taglio delle imposte che danneggiano l’occupazione. Bisogna
utilizzare i risparmi di spesa, afferma il commissario straordinario
Carlo Cottarelli, per il taglio del cuneo fiscale che grava sul
lavoro e le imprese.
dicembre 2013 La Rivista - 9
La migliore pasta all’uovo italiana
dal gusto incomparabile!
NOVITÀ
Rendete speciale il vostro menù con tutto il gusto e la qualità
della pasta all’uovo Emiliane Barilla. Pasta all’uovo Emiliane
ora in tante ottime varietà alla vostra Coop!
La Rivista
Europee
di Viviana Pansa
Occhi puntati
sulla ripresa
L’Unione Europea torna a concentrarsi sull’andamento dell’economia e sui tentativi di “agganciare
la crescita” messi in campo dai Paesi più in difficoltà.
Lo fa con la riunione dell’Ecofin, che include i ministri dell’Economia e delle Finanze di tutti gli Stati membri, e con le raccomandazioni formulate dalla Commissione Europea per il consolidamento della ripresa in vista della prima parte del 2014 e i
pareri adottati da quest’ultima sulle manovre di bilancio di 13
tra i Paesi facenti parte dell’area euro (sono esclusi i 4 Paesi
inseriti in programmi di assistenza macroeconomica).
Se il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, parla
della necessità di “riforme più ambiziose per costruire una
crescita più duratura”, Olli Rehn, vice presidente e commissario
per gli Affari economici e monetari, mette in guardia da un
canto di vittoria che risulterebbe prematuro, se il percorso sin
qui compiuto non venisse approfondito sino a dare i frutti
sperati: una crescita dell’occupazione in primis, affiancata da
una ripresa di investimenti e consumi. Preoccupazioni cui
fanno eco i dati sull’andamento del Pil nel terzo trimestre del
2013: una battuta d’arresto per l’economia francese, con il
Pil che scende dello 0,1%, mentre aveva fatto ben sperare nel
secondo trimestre una crescita dello 0,5% (battuta d’arresto
in gran parte dovuta, per l’Istituto francese di statistica, alla
frenata dei consumi interni e a cui si associa il declassamento
di Standard & Poor’s rispetto al debito francese, più difficile
da colmare dato il livello di disoccupazione raggiunto) e un
rallentamento della locomotiva tedesca (l’Istituto tedesco di
statistica registra una crescita del Pil nel terzo trimestre dello
0,3%, rispetto al +0,7% del trimestre precedente). Seppure
faticosamente innescata, secondo le stime annunciate da
Rehn per l’anno prossimo, la crescita non dovrebbe inoltre
superare lo 0,7%.
Una ripresa, dunque, che il presidente della Banca centrale
europea, Mario Draghi, definisce a ragion veduta “debole,
fragile e irregolare”, garantendo una politica monetaria “accomodante” “per tutto il tempo necessario”; impegno che si
è tradotto in un abbassamento del costo del denaro dello
0,25%, così da favorire esportazioni – primo effetto un
abbassamento del valore della moneta unica rispetto al dollaro
(scesa a 1,3) - e circolazione della moneta. L’intervento, non
condiviso dalla Germania, ha messo ancora una volta in luce
gli squilibri esistenti in Europa, su cui tarda a sopraggiungere
una ricomposizione a livello politico. La Germania non ha
necessità di ulteriori spinte sui mercati esteri e teme d’altro
canto – per ragioni in qualche modo “storiche” - una possibile
inflazione. Ma la deflazione sembra essere ora il problema
dell’eurozona, anche dal punto di vista del Tesoro americano,
che nel suo rapporto semestrale sulle valute e le politiche
economiche dei Paesi concorrenti accusa proprio la Germania
del diffondersi di un “effetto deflazionistico”, anche al di fuori
dell’Europa, e di impedire una più spedita ripresa dell’eurozona
per la sua eccessiva dipendenza dell’export, a fronte di un
anemico tasso di crescita della domanda interna. Una critica
che accresce i motivi di tensione nei rapporti tra i due Paesi,
dopo le vicende di spionaggio ai danni della cancelliera Angela
Merkel, e che il ministero dell’Economia tedesco ha definito
“incomprensibile”.
La Commissione Europea ha in questo frangente difeso la
Germania, sottolineando come il Paese sia la locomotiva della
zona euro e dell’Ue, annunciando però di seguito, nel documento
che riporta i pareri sulle manovre economiche degli Stati
europei, l’intenzione di voler approfondire le “posizioni sull’estero
e gli sviluppi interni” della situazione economica tedesca, “in
modo da verificare l’eventuale esistenza di squilibri nel Paese”.
Posizione che non ha nulla a che fare con eventuali problemi
di deficit e debito pubblico il cui sforamento è a rischio in
Paesi come Italia, Spagna, Malta, Lussemburgo e Finlandia,
ma che sottolinea come il Paese più forte sia ancora chiamato
a fare la sua parte, rilevante, per la ripresa dell’eurozona. Ci
si aspetta insomma qualcosa in più dalla Germania, proprio
in virtù della sua posizione di forza e alla luce della ormai
conclamata erronea valutazione dell’impatto delle politiche
di austerity, riconosciuta dallo stesso Fondo Monetario Internazionale e richiamata da ultimo dal presidente del Parlamento
Europeo, Martin Schulz, nel discorso pronunciato all’incontro
“South for Growth” organizzato alcune settimane fa ad Atene
dagli europarlamentari di Spagna, Irlanda, Italia, Grecia, Cipro,
Malta e Portogallo. In questa occasione Schulz, oltre a fare
appello alla solidarietà tra Stati, ha segnalato l’inchiesta aperta
dalla Commissione economica e monetaria del Parlamento proprio
sul lavoro della Troika in Grecia, a Cipro, in Portogallo e Irlanda.
In un intervento apparso su un quotidiano italiano alcuni
giorni fa, Romano Prodi, già presidente del Consiglio dei Ministri
e a cui si deve in larga parte la partecipazione dell’Italia al
progetto della moneta unica europea, sollecitava un’alleanza
strategica tra Francia, Spagna e Italia per un mutamento dei
rapporti di forza all’interno dell’Unione finalizzato ad una
rimodulazione della politica europea. Un’ipotesi di non facile
attuazione, considerati i problemi interni dei primi due Paesi
e la mancanza di credibilità sul fronte internazionale del nostro
Paese, che alla bocciatura della nuova manovra finanziaria da
parte della Commissione replica prima minimizzando, poi con
una serie di annunci sulle politiche in cantiere – privatizzazioni,
spending review – messe puntualmente in discussione dal
moltiplicarsi delle spaccature nei partiti che sostengono il
governo. Più efficace sembrerebbe un aumento della domanda
interna tedesca stimolata da misure come quella del salario
minimo richiesto dalla Spd per la formazione del governo di
coalizione con la Cdu della Merkel. Ma potrà bastare?
dicembre 2013 La Rivista - 11
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La Rivista
Internazionali
di Michele Caracciolo
di Brienza
Il surriscaldamento
del clima e le sue
conseguenze
Koyaanisqatsi è un suggestivo film documentario
del 1982 che mostra con efficacia l’inarrestabile
movimento distruttivo della società industriale.
Le immagini accelerate di ciminiere da cui escono
fumi terribili e i supermercati immensi e le luci
velocissime delle autostrade di notte sono una
dura rappresentazione del costo ambientale dei
consumi di tutta l’umanità.
I recenti fenomeni meteorologici che hanno colpito con
violenza le Filippine, gli Stati Uniti e la Sardegna sono una
conseguenza diretta e misurabile delle variazioni climatiche
provocate dall’attività umana. L’Organizzazione Meteorologica
Mondiale (OMM), una delle agenzie specializzate delle Nazioni
Unite, ha reso noto all’inizio di novembre a Ginevra l’ultimo
bollettino sulle emissioni di gas a effetto serra. I risultati
sono ufficiali e inquietanti.
La quantità di gas a effetto serra nell’atmosfera ha raggiunto
un nuovo livello record nel 2012. L’aumento percentuale di
anidride carbonica nell’atmosfera nel corso del 2012 è superiore
all’aumento percentuale medio dell’ultimo decennio. Dall’inizio
dell’era industriale a metà Settecento la concentrazione di
anidride carbonica è aumentata del 41%. Il bollettino dimostra
ancora una volta che “[…] i gas prodotti dall’attività umana
che intrappolano il calore nell’atmosfera hanno turbato
l’equilibrio naturale dell’atmosfera terrestre e contribuiscono
notevolmente al cambiamento del clima”, così ha dichiarato
Michel Jarraud, Segretario Generale dell’OMM, al momento
della presentazione del bollettino, come riportato dall’ANSA
del 6 novembre.
Secondo il quinto rapporto dell’Intergovernmental Panel on
Climate Change (IPCC), presentato a Stoccolma alla fine di
settembre, gli ultimi tre decenni sono stati uno più caldo
dell’altro. I ghiacci si stanno ritirando quasi ovunque e gli
oceani aumentano il loro livello di un centimetro ogni tre
anni. L’IPCC è un ente scientifico che opera sempre nell’ambito
delle Nazioni Unite. Questo gruppo di scienziati indipendenti
ha tracciato quattro scenari. In quello più ottimista la temperatura globale cresce di 1°C nel giro di ottant’anni, ma ciò
avverrà solo se si ridurranno della metà le emissioni di anidride
carbonica provocate dalla combustione di petrolio, carbone
e metano. Lo scenario peggiore, quello verso cui ci stiamo
dirigendo, vede invece un aumento della temperatura media
globale di 3,7°C. Quali saranno le conseguenze se non si
ripensa il modo di produrre energia? Una è già percepibile:
come detto sopra, i fenomeni meteorologici diverranno molto
più violenti. L’altra conseguenza è la siccità crescente in
molte regioni dell’Africa e dell’Asia. Aumenterà la diffusione
delle malattie tropicali e le zone costiere saranno modificate
nel giro di pochi anni provocando la migrazione di intere
popolazioni.
Secondo i dati dell’IPCC, l’attività industriale ha aumentato
i livelli di diossido di carbonio nell’atmosfera da 280 parti
per milione a 379 parti per milione negli ultimi centocinquant’anni. Questa crescita dei gas serra non ha precedenti negli
ultimi 10'000 anni. C’è chi semplicemente accusa il sole per
l’aumento di temperatura. Tuttavia, aggiunge l’IPCC, dal 1750
ad oggi l’attività solare è rimasta costante. Se il surriscaldamento fosse davvero causato da una maggiore attività solare
allora le temperature sarebbero maggiori in tutti gli strati
dell’atmosfera e non soltanto negli strati inferiori come oggi
avviene. Di fatto, i gas serra fanno aumentare la temperatura
solo negli strati inferiori dell’atmosfera.
Cosa fare per rallentare questo processo che pare inarrestabile?
Applicare la logica della convenienza economica non basta.
Ci potranno anche essere degli accordi internazionali e delle
legislazioni interne agli stati che incentivano l’uso di fonti
rinnovabili di energia, ma il rallentamento del fenomeno va
affidato all’intelligenza e non soltanto all’avidità. Come nel
caso della protezione di una specie in via di estinzione, non
è tanto l’esistenza della specie minacciata ad essere importante
di per sé ma è fondamentale la capacità dell’uomo di rendersi
conto che la sua condotta sta facendo un danno alla natura
e che il porvi rimedio è un’azione intelligente per la propria
generazione e per quelle future. Un tale ragionamento si
può applicare anche al rallentamento del surriscaldamento
globale. È un fenomeno inarrestabile, ma che può essere
frenato in modo da evitare danni peggiori alla generazione
presente e a quelle future.
dicembre 2013 La Rivista - 13
La Rivista
Rapporto
dell’OCSE 2013
Situazione economica solida
sulla politica economica
debole sviluppo della produttività a lungo termine
della Svizzera
Stando all’ultimo rapporto OCSE
sulla politica economica della Svizzera, negli ultimi anni l’economia
elvetica ha resistito bene grazie
alla robusta domanda interna e a
una politica monetaria espansiva.
Per poter garantire a lungo termine l’elevato reddito pro capite è tuttavia necessario rafforzare la produttività del lavoro.
A tale scopo occorre agevolare la costituzione di imprese, proseguire le riforme nel
settore agricolo e migliorare l’integrazione
nel mercato del lavoro dei gruppi svantaggiati. È inoltre indispensabile utilizzare
meglio il potenziale economico delle donne
migliorando l’offerta di custodia dei figli,
eliminando gli incentivi fiscali negativi
per le persone con una doppia occupazione
e sviluppando opportunità di carriera per
le donne. Per poter realizzare la strategia
energetica 2050 si dovrebbero inoltre sfruttare maggiormente i meccanismi di mercato.
Robusto sviluppo economico
L’OCSE attesta che negli ultimi anni la
Svizzera ha vissuto un solido sviluppo
economico e che dispone di finanze pubbliche sane. La pressione al rialzo sul
franco svizzero e quindi i rischi di deflazione e le difficoltà per il settore dell’esportazione hanno potuto essere attenuati
con l’istituzione di un tasso di cambio
minimo di 1,20 franchi per euro. La politica
monetaria espansiva attuale e il tasso
minimo sono giustificati dal fatto che
l’inflazione è molto debole, che continuano
a sussistere rischi di flussi di capitali esteri
verso il franco e che l'attività economica
si situa ancora al di sotto delle capacità
produttive dell'economia. Il rapporto evidenzia tuttavia la presenza di segnali di
surriscaldamento sul mercato immobiliare
in alcune regioni. Se questi dovessero
intensificarsi, sarebbero opportune ulteriori
misure macroprudenziali. Si dovrebbe inoltre verificare la possibilità a medio termine
di dare priorità alle spese pubbliche della
Confederazione che contribuiscono all’incremento della produttività.
del lavoro in Svizzera ha subito un rallentamento e che da questo punto di
vista la Svizzera è chiaramente uscita
dai primi posti della classifica dell’OCSE.
Negli ultimi decenni la crescita economica in Svizzera era stata possibile
soprattutto grazie a un aumento dell’offerta di lavoro. L’OCSE ritiene indispensabile individuare le cause di questo
debole sviluppo della produttività. Il
settore della costituzione di nuove imprese, ad esempio, è poco dinamico,
anche a causa di ostacoli amministrativi.
Il ritmo delle riforme nel settore agricolo
dovrebbe essere aumentato con il passaggio a un sistema basato sui pagamenti diretti e su una maggiore apertura
internazionale. Inoltre, gli scolari socialmente sfavoriti o gli scolari di origini
straniere dovrebbero ricevere un sostegno mirato nella formazione, come avviene ad esempio in Finlandia.
Potenziale economico delle donne
Secondo l’OCSE il potenziale economico
delle donne in Svizzera non è sufficientemente sfruttato; un migliore utilizzo
avrebbe ripercussioni positive sulla
produttività del lavoro e sulla crescita.
Benché il tasso di occupazione femminile in Svizzera, nel confronto con gli
altri Stati dell’OCSE, sia relativamente
elevato, anche la percentuale di lavoratrici a tempo parziale è una tra le più
alte di questo gruppo di Paesi. Inoltre,
le donne sono fortemente sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali. Per
rafforzare il ruolo delle donne nell’economia, l’OCSE raccomanda un aumento
dei contributi dei Comuni e dei Cantoni
destinati ad ampliare le offerte di cu-
stodia dei figli in età prescolastica e scolastica. Si dovrebbe anche eliminare la
«penalizzazione del matrimonio» in modo
da migliorare le condizioni fiscali delle
famiglie con doppio reddito. L’OCSE individua un’altra lacuna da colmare nelle
opportunità di carriera per le donne: sarebbe opportuno garantire una maggiore
rappresentanza femminile nelle direzioni
aziendali inserendo nello « Swiss Code of
Best Practice for Corporate Governance»
obiettivi in materia di genere per le imprese. La quota di donne andrebbe aumentata anche nei consigli d’amministrazione
fissando nello «Swiss Code» obiettivi ambiziosi in base principio «comply or explain»,
secondo cui eventuali deroghe vanno motivate, o introducendo apposite quote.
Strategia energetica 2050
Secondo l’OCSE, la strategia energetica
2050 dovrebbe sfruttare maggiormente e
in modo prioritario
Variazione i meccanismi di mercato per conseguire
i propri obiettivi. Essa
della ricchezza
ritiene inoltre
fondamentale
potenziare
totale 2012–2013
la ricerca in campo energetico e rafforzare
la cooperazione internazionale in quest’ambito. Secondo la sua analisi, raggiungere entro il 2020 l’obiettivo di politica
climatica svizzera, che prevede la riduzione
delle emissioni di gas serra del 20 per
cento rispetto al 1990, sarà una sfida
impegnativa. Raccomanda pertanto di
introdurre una tassa sul CO2 sui carburanti
poiché in questo ambito esiste un potenziale di riduzione relativamente conveniente ma pressoché inutilizzato.
Il rapporto può essere ordinato
presso l’OCSE all’indirizzo:
http://www.oecdbookshop.org
Rallentamento dello sviluppo della
produttività del lavoro L’OCSE con-
stata che l’incremento della produttività
dicembre 2013 La Rivista - 15
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La Rivista
Padiglione Italia
al Quirinale
Dal progetto a Expo Milano 2015
Aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2014, la mostra è ricca di
filmati, rendering e disegni architettonici, e comprende anche il
plastico in scala 1:50 del nostro
Padiglione all’Esposizione Universale del 2015
espositivo e rimarrà come uno dei più
importanti lasciti materiali di Expo al
territorio. L’intero Padiglione sarà un
luogo icona in grado di rappresentare
il meglio delle eccellenze delle Regioni
e delle “mille” città italiane e rappresenterà per 184 giorni la “porta d’ingresso”
del Paese per gli oltre sette milioni di
turisti stranieri attesi.
Il cammino di Padiglione Italia comincia
dal Quirinale. Nella Sala della Guardia
d’Onore è infatti stata allestita la Mostra
“Padiglione Italia. Dal Progetto a Expo
Milano 2015”. Alla presentazione dell’esposizione alla stampa sono intervenuti:
Louis Godart, Consigliere del Presidente
della Repubblica per la Conservazione
del Patrimonio artistico, Diana Bracco,
Presidente di Expo 2015 S.p.A. e Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia, e Michele Molè, di Nemesi
& Partners, progettista del Padiglione
Italia. “È un grande onore poter esporre
al Quirinale il progetto esecutivo del Padiglione Italia, a pochi giorni dall’avvio
della gara che abbiamo indetto per scegliere chi avrà il compito di costruirlo”,
ha affermato Diana Bracco. “Si tratta di
un’iniziativa di grande trasparenza e valore simbolico e, che sono certa contribuirà a coinvolgere sempre più gli italiani
nell’Expo, rinsaldando il senso della nostra comunità nazionale. Durante il semestre dell’Esposizione Universale, l’Italia
sarà davvero al centro dell’attenzione
del mondo, e questo ci permetterà di
rilanciare la nostra immagine, restituendo fiducia e orgoglio nell’Italia ai cittadini, a cominciare dai più giovani, come
ci ha più volte esortato a fare il Capo
dello Stato. Dobbiamo rendere l’Expo una
missione-Paese che valorizzi, come è
scritto nell’articolo 9 della nostra Carta
Costituzionale, l’immenso patrimonio
artistico, paesaggistico ed enogastronomico italiano. In particolare il Padiglione
Italia - ha concluso Diana Bracco - sarà
anche un vivaio di idee e talenti capace
di coniugare passato e futuro, tradizione
e innovazione”. Al centro della Mostra,
ricca di filmati, rendering e disegni architettonici, c’è il plastico in scala 1:50
del nostro Padiglione all’Esposizione
Universale del 2015. In quanto “Casa”
del Paese ospitante, sarà il cuore del sito
Una foresta urbana
Il progetto architettonico del Padiglione è il risultato di un concorso internazionale di progettazione aggiudicato
da Expo 2015 S.p.A. nell’aprile 2013.
Il raggruppamento vincitore - costituito da Nemesi & Partners Srl, Proger
SpA e BMS Progetti Srl - ha proposto
un edificio che si presenta come una
“foresta urbana”, in cui l’architettura
assume, attraverso la propria pelle ed
articolazione volumetrica, le sembianze
di una grande albero in cui il visitatore
potrà immergersi e scoprire una suggestiva architettura-paesaggio. Il progetto interpreta il Tema di Expo Milano
2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per
la Vita”, declinandolo secondo i caratteri peculiari dell’identità italiana, da
sempre identificata con l’energia che
scaturisce dallo stare insieme: l’energia
della comunità è rappresentata dalla
Piazza centrale coperta, cuore simbolico
e partenza del percorso espositivo. Palazzo Italia rappresenta a suo modo una
“Architettura Naturale”, in cui poetica
progettuale e sperimentalità tecnologica
si fondono, dando vita ad un organismo
spettacolare ed energeticamente sostenibile. Il Palazzo è organizzato secondo
quattro blocchi funzionali collegati tra
loro, vere e proprie quinte urbane che
definiscono il grande vuoto della piazza
centrale, luogo di accoglienza e simbolo
di comunità. In termini architettonici è
concepito definendo l’immagine dell’intero secondo asse del Sito Expo e accompagnando il visitatore alla scoperta
del Sistema Italia.
I visitatori potranno accedere alla mostra
con ingresso gratuito e senza bisogno
di prenotazione, dalla Piazza del Quirinale, nei giorni feriali da martedì a sabato
dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore
15:30 alle ore 18:30, mentre l'orario
domenicale resta fissato dalle ore 8:30
alle ore 12.00, in concomitanza e con le
disposizioni dell'apertura al pubblico
delle sale di rappresentanza.
La mostra rimarrà chiusa tutti i lunedì
e festivi, nonché i giorni 8, 22 e 29
dicembre 2013.
Il plastico del Padiglione Italia
dicembre 2013 La Rivista - 17
La Rivista
Viavai, il progetto
culturale che valorizza
l'italianità
Un momento della presentazione al Centro svizzero di Milano
di Michele Novaga, swissinfo.ch
Tra l’autunno del 2014 e la primavera del 2015 un fitto programma
culturale promosso da Pro Helvetia
inonderà i territori al di qua e al
di là della frontiera.
Con l’obiettivo di rafforzare, anche sotto
il profilo culturale, i rapporti bilaterali
tra Italia e Svizzera.
Si chiama “Viavai, contrabbando culturale
Svizzera-Lombardia” e coinvolge i cantoni
Vallese e Ticino, la città di Zurigo, la Fondazione Ernst Gohner e la Regione Lombardia. Un grande evento culturale promosso
dalla Fondazione Pro Helvetia, che anticiperà
di fatto l’Esposizione di Milano del 2015.
Centinaia gli artisti di entrambe le
nazionalità si esibiranno per presentare
le loro creazioni in tanti luoghi e città
al di qua e al di là del confine.
Grazie al linguaggio dell’arte, si propongono di rafforzare i rapporti italo-svizzeri,
già intensificatisi con la partecipazione
della Svizzera a Expo 2015.
L’iniziativa è stata concepita sul modello
di La Belle Voisine - che tra il 2007 e il
2008 coinvolse centinaia di artisti svizzeri
e francesi - e del programma trinazionale
Triptic, attualmente in corso tra Alsazia,
Baden Wurttemberg e la Svizzera Nordoccidentale.
Rafforzare le relazioni bilaterali
Due gli assi principali attorno ai quali ruota
l’iniziativa che ha previsto un investimento
di 2,5 milioni di franchi: da un lato l’asse
transalpino che vede coinvolti principalmente i grandi centri urbani come Milano
e Zurigo e indaga sul rapporto tra arte e
tecnologia. E dall’altro quello transfrontaliero che pone al centro una riflessione
sull’impatto della lingua e della cultura
italiana nei territori di confine, valorizzando
l’importanza dell’italianità.
Come ribadisce il Console generale della
Svizzera a Milano Massimo Baggi, «con
questo progetto riposizioniamo la cultura
al centro delle nostre relazioni bilaterali,
che di solito riassumiamo sotto forma di
cifre di interscambio commerciale dimenticando che in mezzo, tra i due paesi, ci
sono idee». «Viavai ci riporta alla centralità
della lingua italiana che ha valore storico
e fondante per la Svizzera, ma che possiede
anche una valenza innovativa e di progres-
so per l’Europa», ha aggiunto Massimo
Baggi durante il lancio del progetto al
Centro svizzero di Milano, a cui hanno
preso parte anche l’assessore alla Cultura
e alla Identità della regione Lombardia,
Cristina Cappellini, il consigliere di Stato
ticinese Manuele Bertoli e rappresentanti
dei cantoni Ticino, Vallese e della città
di Zurigo.
Contrabbando di idee,
non di merci
Con l’apertura nei prossimi anni della
ferrovia di base del San Gottardo, il
territorio insubrico e i grandi centri
urbani a nord delle Alpi si avvicineranno
ulteriormente. E nel sottotitolo del progetto “Contrabbando culturale Svizzera
Lombardia”, quasi a voler indicare il
reciproco influsso di genti e culture
essenziale per l’evoluzione della produzione artistica contemporanea dei due
paesi, si fa riferimento in chiave ironica
a quello che è stato in passato il traffico
illegale di merci.
«La missione di Pro Helvetia è di favorire
il dialogo fra le quattro regioni linguistiche della Svizzera promuovendo scambi
con l’estero e occupandoci di progetti di
rilievo internazionale che abbiano attenzione per le minoranze linguistiche»,
spiega Marco Annoni, presidente della
fondazione svizzera per la promozione
della cultura.
Meglio di ogni altro, Marco Annoni incarna la sintesi del movimento di idee
e persone che hanno attraversato e
attraversano ogni giorno le frontiere
italo-svizzere. I suoi nonni emigrarono
infatti dall’Italia alla Svizzera agli inizi
del ‘900, come racconta lui stesso. «Spesso
ci si dimentica che nel mondo ci sono due
paesi in cui l’italiano è lingua nazionale. E
uno di questi, oltre a San Marino, è la Svizzera. La nostra non è un’iniziativa isolata
ma si ascrive nel quadro più ampio di scambi
transfrontalieri. Il concorso ha avuto grande
interesse e ciò conferma il bisogno di scambi
transculturali: ci sono pervenuti 70 progetti
e una giuria composta da esperti del mondo
della cultura ne ha selezionati 19».
Vasta offerta culturale
I progetti selezionati vanno da Balabiott
(parola che in dialetto significa sciocco o
credulone), uno spettacolo teatrale itinerante sulla comunità hippie del Monte
Verità, agli eventi performativi multimediali
proposti dal Teatro San Materno di Ascona
e racchiusi nel titolo Arttransit, Performing
Art in Motion.
Non mancheranno le mostre di carattere
storico e artistico come quella intitolata
Ma partono cantando con la speranza in
cuor, dedicata alla storia degli anarchici tra
cui Michail Bakunin accolti a Lugano e
Locarno tra il XIX e il XX secolo. E nemmeno
le sfilate-concerto di moda rivisitate in un
contesto contemporaneo come quella proposta sotto il titolo XIVIX-1515 da Klanbox
di Martigny, che farà sfilare 12 abiti utopici
creati da 12 artisti e 12 compositori.
Da segnalare anche la proposta del Consorzio Associazioni Culturali di Pavia dedicata alla produzione alimentare, che costituisce un tratto specifico e unificante
dell’italianità del territorio e che, sotto il
titolo E.A.T. Etnografie Alimentari Transfrontaliere, anticipa di fatto il tema dell’alimentazione su cui verterà l’Expo del 2015.
Pro Helvetia
È una fondazione di diritto pubblico, interamente finanziata dalla Confederazione e che opera in modo sussidiario, completando la promozione della
cultura svolta da cantoni e comuni.
Si occupa di progetti di rilevanza nazionale e, su mandato della Confederazione,
promuove la creazione artistica in Svizzera, coltiva gli scambi culturali, si
impegna a diffondere la cultura svizzera all’estero e favorisce la mediazione
artistica. Pro Helvetia sostiene la cultura sulla base di richieste di finanziamento
tramite la sua rete di centri culturali e uffici di collegamento all’estero,
nell’ambito di programmi d’impulso o di scambio culturale.
dicembre 2013 La Rivista - 19
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Cultura
d’impresa
di Enrico Perversi
Le generazioni
e l’innovazione
Il 2012 è stato definito dalla Comunità Europea
l’anno dell’invecchiamento attivo e della solidarietà
tra generazioni.
La situazione, tuttavia, pr esenta realtà molto contraddittorie:
le aziende tendono ad espellere i cinquantenni ormai da almeno
un decennio, le generazioni più giovani faticano molto ad entrare
nel mondo del lavoro ed in generale nelle aziende gli organici
sono stati drasticamente ridotti, perdendo esperienza e
professionalità in misura significativa. Le ricerche indicano che
più è basso il numero di lavoratori attivi dopo i 50 anni, più
bassa è anche l’occupazione delle generazioni più giovani.
In sintesi, viene espulsa la competenza manageriale senza che
si abbia il tempo né il materiale umano per ricrearla nelle nuove
generazioni: questo è uno degli effetti più drammatici della crisi.
Segnali positivi
Fortunatamente esistono però anche segnali positivi. Il report
del marzo 2012 della Kauffman Foundation for Entrepreneurship
segnala che la generazione dei Baby Boomers è quella che avvia
nuove società ad un tasso mai raggiunto prima, mentre i più
giovani sembrano in difficoltà: un blog dello Washigton Post si
chiede, a questo proposito, se non stiamo assistendo al passaggio
del testimone dell’innovazione alla generazione precedente; in
Italia vengono pubblicati libri, quali I ragazzi di sessant’anni di
Enrico Oggioni o Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo di
Federico Rampini, che testimoniano la disponibilità, la volontà e
la capacità dei Baby Boomers di fornire un contributo positivo,
mentre quotidiani quali Il Sole 24 Ore trattano il tema mediante
editoriali che segnalano come l’esperienza di gestione dei processi
sia un ingrediente decisivo anche nei casi di innovazione dirompente.
Il tema generazionale è quindi un punto importante sul quale
chi si occupa di impresa dovrà fare leva per supportare l’innovazione che consenta la crescita e lo sviluppo.
Negli ultimi anni sono avvenuti fatti molto importanti dal punto
di vista sociale ed economico con rilevanti impatti sul sistema
aziendale, a cominciare dalla presenza simultanea di 4 generazioni
nello stesso ambiente di lavoro: sono infatti entrati i cosiddetti
Millenials o Generazione Y (1978-1994) affiancandosi alla
Generazione X (1965-1977), ai Baby Boomers (1946-1964) ed
ai Veterans (1923-1945).
I giovani appartenenti alla generazione Y sono i figli dei Baby
Boomers, dunque abbiamo la prima generazione cresciuta con
la tv che convive con la prima generazione cresciuta con internet
e gli apparati digitali, la generazione di “un’azienda per la vita”
con la generazione dell’assenza di certezze e della costruzione
delle competenze nel “villaggio globale”.
Questa novità, unita al fatto che quasi un terzo della forza
lavoro totale ha più di 50 anni, crea questioni mai affrontate
prima, ma la storia ci dice che il successo di un’impresa risiede
anche nella capacità di innovare i sistemi gestionali per accogliere
le diversità rispetto a capacità e competenze, ma anche, se non
soprattutto, a valori, cultura e stili di vita: in tutto il mondo
quindi si è avviata la sperimentazione resa ancora più urgente
dagli interventi normativi riguardanti il pensionamento.
Sperimentare nuove soluzioni
Nella mia esperienza di coach ho spesso incontrato questi
argomenti, che mi sono stati proposti da entrambi gli attori
citati. Ricordo, ad esempio, il caso in cui un manager quasi
sessantenne e decisamente di successo esplorò con soddisfazione
la tematica delle ultime generazioni che gli ponevano questioni
che mai aveva affrontato: la consapevolezza delle novità che
era chiamato a gestire lo rigenerò e creò addirittura entusiasmo
ed impazienza di confrontarsi con le opportunità e le nuove
sfide. Inutile dire che la sua motivazione, che dichiarò essere
“rivoluzionaria”, e le sue indubbie capacità lo portarono al
successo, favorendo nel contempo la crescita professionale dei
giovani con cui aveva lavorato. Questo esempio sintetizza il
problema gestionale che concretamente si pone a manager ed
aziende: si devono affrontare situazioni nuove, l’esperienza del
passato non può essere utile, non ci sono eccellenze da studiare
e da riprodurre. Si deve pertanto cercare di analizzare il contesto
con visioni nuove e sperimentare nuove soluzioni che ci consentano gradualmente di progredire e di apprendere.
Certamente la generazione di maggiore esperienza ha una
responsabilità più grande, in quanto spesso detiene le posizioni
di direzione, tuttavia anche i giovani possono fare qualcosa per
fornire un contributo positivo. Ricordo il caso di un giovane
definito, con una tipica espressione del gergo d’azienda, ad
“alto potenziale”, che aveva conseguito risultati molto brillanti
col il suo progetto per un nuovo business che sfruttava tecnologie
e modalità mai utilizzate in azienda. I suoi risultati erano
certamente molto buoni e altrettanto sembravano essere le
prospettive future, tuttavia era ritenuto una persona “che non
sa stare in azienda”. Lavorammo insieme in un percorso di
coaching che lo ha aiutato a sviluppare una modalità di comunicazione con il senior management del Gruppo che, dopo un
anno di infruttuosi tentativi, concesse gli investimenti necessari
alla sua divisione per consolidare e ulteriormente sviluppare la
crescita importante avvenuta nei 2 anni precedenti.
In conclusione, dunque, da un’osservazione della realtà quotidiana
si evince che sperimentazione ed innovazione nei sistemi di
gestione siano la direzione obbligata per una integrazione
positiva tra generazioni che sarà la chiave di volta che ci
permetterà di riprendere il cammino verso lo sviluppo e la
crescita.
[email protected]
dicembre 2013 La Rivista - 21
La Rivista
Burocratiche
di Manuela Cipollone
Razionalizzazione della
Pubblica Amministrazione
Connettività wireless
nelle aule
Pagamento online
delle prestazioni sanitarie
Pubblica amministrazione, immigrazione, istruzione.
Tanti e importanti i provvedimenti - legislativi e
non – entrati in vigore nell’ultimo mese.
Atteso, discusso e dibattuto è diventato legge il
cosiddetto decreto-D’Alia, che ha l’ambizioso obiettivo di razionalizzare le Pubbliche Amministrazioni.
Un serio contributo alla normalizzazione
Anche se lo stesso Ministro nel presentare il testo ha deciso
di tenere il basso profilo - "non è una riforma epocale" ma è
comunque un "contributo serio e importante alla normalizzazione
del pubblico impiego" – la legge contiene norme importanti:
da quelle di maggiore impatto sull’opinione pubblica - come
la riduzione delle famigerate auto blu – ai tagli alle consulenze
esterne per dare più spazio alle professionalità esistenti, ai
"controlli certi per tagli reali", fino alle nuove assunzioni,
possibili solo se serve – è incredibile che debba essere precisato
in una legge, ma tant’è – e solo se l’Amministrazione taglia
gli sprechi entro il prossimo 31 dicembre.
ra gli articoli della legge, il numero 9 riguarda le scuole
italiane all’estero: in sintesi, questo articolo assegna loro
dirigenti e docenti, in deroga a quanto previsto dalla spending
review per farle funzionare meglio, ma sempre senza nuovi
oneri per lo Stato e solo “per specifiche ed insopprimibili
esigenze didattiche o amministrative”.
L’istruzione riparte
"L’Istruzione riparte" lo slogan coniato dal Governo all’approvazione del decreto - misure urgenti in materia di istruzione,
università e ricerca – da parte del Parlamento.
22 - La Rivista dicembre 2013
In vigore dallo scorso 12 novembre, la legge prevede borse
per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e
il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica,
finanziamenti per potenziare l’orientamento in uscita dalla
scuola secondaria e per la lotta alla dispersione, innovazioni
nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro. Ma anche un piano
triennale di assunzioni dei docenti e degli Ata, la stabilizzazione
di oltre 26mila insegnanti di sostegno, novità sul fronte
dell’edilizia scolastica.
Circa 178 i milioni di euro che verranno investiti a partire
dall’anno prossimo a sostegno di studenti e famiglie.
100 milioni serviranno ad aumentare il Fondo per le borse
di studio degli studenti universitari; altri 15 vengono stanziati
per il 2014 per garantire agli studenti capaci e meritevoli
ma privi di mezzi il raggiungimento dei più alti livelli di
istruzione. I fondi saranno assegnati secondo criteri stabiliti
in autonomia dalle Regioni e serviranno per coprire spese di
trasporto, con particolare riferimento ai disabili. Potranno
accedere alle erogazioni gli studenti delle scuole secondarie
di I e II grado.
Sono 15 i milioni spendibili "subito" per la connettività wireless
nelle scuole secondarie, con priorità per quelle di secondo
grado; 3 milioni nel 2014 saranno destinati a premi per gli
studenti iscritti alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica,
musicale e coreutica. E ancora: la legge prevede fondi per
l’acquisto di ebook; 15 milioni per la lotta alla dispersione
scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado; altri 6,6
per potenziare da subito l’orientamento degli studenti della
scuola secondaria di primo e di secondo grado. Ben 13,2
milioni serviranno a potenziare l’insegnamento della geografia
generale ed economica, materia che verrà impartita un’ora in
più negli istituti tecnici e professionali al biennio iniziale.
Infine, 3 milioni, nel 2014, serviranno a finanziare progetti
didattici nei musei, nei siti di interesse storico, culturale e
archeologico o nelle istituzioni culturali e scientifiche. La
legge prevede detrazioni fiscali al 19% anche per le donazioni
a favore di Università e Istituzioni di Alta formazione artistica,
sempre che le donazioni riguardino innovazione tecnologica,
ampliamento dell’offerta formativa e edilizia.
Sicurezza e permessi di soggiorno
Pubblicato in Gazzetta anche il decreto del Ministero dell’Interno che contiene "Regole di sicurezza relative al permesso
di soggiorno".
Il decreto – che ha avuto il via libera del Garante per la
protezione dei dati personali – dispone una serie di innovazioni
tecnologiche e procedimentali che adeguano il modello di
permesso di soggiorno, in uso in Italia, a quello comunitario.
Il documento, simile ad un bancomat, sarà dotato di un
microchip con tecnologia a radiofrequenze: il microchip
conterrà i dati personali del richiedente o del titolare del
permesso di soggiorno, i dati identificativi del documento,
le immagine del volto e le impronte digitali.
Per rilascio, rinnovo, annullamento, revoca e controllo del
Permesso sarà utilizzato l'Archivio informatizzato dei permessi
La Rivista
di soggiorno, presso il Centro elettronico nazionale. I dati
verranno conservati in questo Archivio per tutta la durata
del permesso nel caso dei soggiornanti di lungo periodo, e
per un periodo non superiore a dieci anni per le altre tipologie
di permesso di soggiorno.
In Gazzetta anche il decreto del Presidente del Consiglio che,
in dieci articoli, definisce le modalità con cui le Asl dovranno
consentire il pagamento online delle prestazioni sanitarie e
anche la consegna, tramite web, posta elettronica certificata
e altre modalità digitali, dei referti medici.
Il decreto, si precisa nell’articolo 1, non si applica alle analisi
genetiche. Inoltre, "per gli accertamenti sull'HIV, resta fermo
l'obbligo che l'art. 5 della legge 5 giugno 1990, n. 135, (Piano
degli interventi urgenti in materia di prevenzione e lotta
all'AIDS) pone a carico dell'operatore sanitario e di ogni altro
soggetto che venga a conoscenza di un caso di AIDS ovvero
di infezione di HIV, di adottare ogni misura o accorgimento
per la tutela dei diritti della persona e della sua dignità".
personali di cittadini italiani a gestori di call center Extra Ue
usando un modulo appositamente redatto e pubblicato sul
sito istituzionale www.garanteprivacy.it; questa comunicazione
deve essere fatta – entro il prossimo mese di dicembre –
anche da chi ha già trasferito i dati fuori dell'Unione europea.
Tra gli accordi internazionali entrati in vigore nell’ultimo
mese, segnaliamo quello con il Governo del Marocco relativo
alle modalità di realizzazione della conversione del debito
del Marocco nei confronti dell'Italia in investimenti pubblici
e il Memorandum d'Intesa con il Governo dello Stato del
Kuwait sulla cooperazione nel campo della Difesa.
Infine, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri che stabilisce la durata
dell’ora legale l’anno prossimo.
Dal decreto – che viene inviato anche alla Corte dei Conti
per la registrazione – apprendiamo, quindi, che nel 2014 l’ora
legale inizierà il 30 marzo e terminerà il 26 ottobre.
"per gli accertamenti sull'HIV, resta fermo
l'obbligo che l'art. 5 della legge 5 giugno 1990,
n. 135, (Piano degli interventi urgenti in materia
di prevenzione e lotta all'AIDS) pone a carico
dell'operatore sanitario e di ogni altro soggetto
che venga a conoscenza di un caso di AIDS ovvero
di infezione di HIV, di adottare ogni misura o
accorgimento per la tutela dei diritti della persona
e della sua dignità".
Protezione dei dati personali
Al passo coi tempi anche la delibera del Garante per la
protezione dei dati personali, emanata visto l’utilizzo sempre
maggiore di call center situati all’estero da parte delle aziende
italiane che, all’estero, inviano i nostri dati personali. Il garante
interviene in particolare nel caso in cui il call center si trova
fuori dall’Europa, visto che dentro l’Unione – si legge nella
delibera - "sono assicurate le adeguate garanzie per i diritti
degli interessati previste dalla normativa comunitaria".
Dunque i gestori di call center devono specificare a chi chiama
(e a chi viene chiamato) in quale Paese si trova l’operatore;
devono comunicare al Garante il trasferimento dei dati
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La Rivista
Angolo
fiscale
di Tiziana Marenco
Ristrutturazione
aziendale
Indennizzo per scioglimento del regime dei
beni in sede di divorzio
Prelevamento
privato imponibile
Recentemente il Tribunale Federale Svizzero (TF) è stato
chiamato a giudicare su una fattispecie banale
(2C_1019/2012 del 7 agosto 2013):
Un piccolo imprenditore decide (i) di trasformare la sua
ditta individuale che aveva ripreso dal padre in una società
anonima e (ii) in tale occasione di estinguere il debito che
aveva nei confronti della ex moglie, dalla quale si era
separato quasi vent'anni prima, assegnandole il 48% delle
azioni della nuova SA per un valore totale di ca. 1.5 milioni
di franchi a saldo del prestito a suo tempo costituito in
proroga del pagamento dell'indennizzo derivante dallo
scioglimento del regime dei beni.
Nella sua sentenza chiara e concisa il TF ha ricordato che
la trasformazione di un'azienda a carattere personale,
come per esempio di una ditta individuale o di società in
nome collettivo o in accomandita, in una SA, giusta le
disposizioni della Legge Federale sull'imposta Federale
Diretta (LIFD), della Legge sull'armonizzazione fiscale (LAF)
e delle corrispondenti norme dei codici fiscali cantonali,
può essere realizzata senza conseguenze fiscali se attivi
e passivi della ditta vengono ripresi dalla SA ai valori
contabili fiscali e l'assoggettamento fiscale in Svizzera
continua in capo alla nuova società. La ripresa soggiace
però a un periodo di blocco di 5 anni entro il quale le
nuove azioni della SA non possono essere alienate, pena
il conteggio relativo alle riserve occulte nella misura della
differenza tra il capitale proprio e il valore di alienazione,
cioè il valore della controprestazione.
Nella fattispecie era evidente che il periodo di blocco
non era stato rispettato, perché in occasione della
costituzione della nuova SA il 48% delle azioni che
davano diritto al patrimonio aziendale apportato alla
SA era stato assegnato non al proprietario della ditta
individuale, bensì alla ex moglie.
Evidente pure il valore delle azioni, fissato allo stesso
ammontare del debito derivante dallo scioglimento del
regime matrimoniale dei beni.
L'analisi del carattere della cessione delle azioni alla ex
moglie del contribuente non poteva che confermare che
con la stessa era stata estinto un debito di carattere
privato dell'imprenditore. Mentre lo scioglimento del
regime dei beni in sede di divorzio da luogo ad un credito
di carattere puramente pecuniario, il trasferimento di beni
a saldo della pretesa pecuniaria va esaminato separatamente e costituisce un'alienazione a titolo oneroso. Qualora
il debito privato dell'imprenditore venga estinto per mezzo
del trasferimento di patrimonio aziendale, la transazione
costituisce un prelievo di sostanza privata imponibile in
misura delle riserve occulte realizzate. Nella fattispecie
le stesse ammontavano a CHF 1,396 milioni di franchi ed
erano imponibili in capo all'imprenditore.
In Svizzera, se comparati al numero effettivo di ristrutturazioni aziendali, raramente i tribunali vengono chiamati
a giudicare casi simili. È ben radicata infatti la pratica del
ruling fiscale secondo la quale il contribuente, patrocinato
o meno che sia, può chiedere all'ufficio tassazione competente di esaminare il piano di ristrutturazione aziendale
ed esprimersi su eventuali conseguenze fiscali in capo
alla società o in capo all'imprenditore. Data la facilità con
la quale è possibile ottenere il ruling fiscale, le autorità
saranno oltremodo severe al momento di giudicare una
ristrutturazione per la quale non si è richiesto il ruling
dell'autorità competente.
[email protected]
dicembre 2013 La Rivista - 25
La Rivista
Angolo
legale Italia
di Viviana Sforza
Modifiche legislativa ai nuovi tipi
di società a responsabilità limitata
La nuova s.r.l.
semplificata e la nuova
s.r.l. con capitale sociale
inferiore a 10 mila euro
Nei numeri di maggio e giugno scorso de La
Rivista sono stati analizzati i tratti salienti di
due nuovi “tipi” di società a responsabilità
limitata, introdotti dal legislatore italiano con
le leggi di conversione dei cosiddetti “Decreti
Sviluppo” e “Decreto Crescita”, ossia la “società
a responsabilità limitata sem-plificata” (“s.r.l.s.”)
e la “società a responsabilità limitata a capitale
ridotto” (“s.r.l.c.r.”).
L’intento del legislatore era stato quello di facilitare lo start
up di iniziative economiche soprattutto da parte di giovani
imprenditori.
Le caratteristiche principali delle s.r.l.s. risiedevano difatti
(i) nella necessità che la società fosse costituita da persone
fisiche di età inferiore ai 35 anni, (iii) nell’obbligo di utilizzare
un modello di statuto standard predisposto con decreto del
Ministero della Giustizia, ed in generale un tipo societario
semplificato, con la conseguente riduzione dei costi di
costituzione, e (iii) nella necessità che gli am-ministratori
fossero scelti solo tra soci.
Quanto alle s.r.l.c.r., a differenza delle s.r.l.s., queste (i)
potevano essere costituite solo da persone fisiche di età
superiore ai 35 anni, (ii) non era previsto un modello “rigido”
di statuto, e (iii) gli amministratori potevano essere anche
non-soci.
Per entrambi i tipi di società il capitale sociale doveva essere
compreso tra euro 1 ed euro 9.999,99 (ricordo che il capitale
sociale minimo obbligatorio previsto per le s.r.l. “ordinarie”
26 - La Rivista dicembre 2013
è di euro 10.000).
È di tutta evidenza che i due tipi societari, così come inizialmente congegnati dal legislatore, presentavano molte (forse
troppe) somiglianze, e che l’unica vera differenza era costituita
dal requisito dell’età massima dei soci, che ha sollevato sin
dall’inizio non pochi problematiche in relazione (a) alla sorte
della società al raggiungimento della soglia massima di età
dei soci, e (b) all’effettiva utilità della s.r.l.s.
È stato obiettato, tra le altre cose, che se l’intento del legislatore
era stato quello di facilitare lo start up di nuove iniziative
economiche, in realtà tale facilitazione era stata ingiustamente
limitata ai soli infratrentacinquenni, dimenticando altre
categorie di persone ugualmente meritevoli di incentivo
all’attività di impresa, come le donne, i disoccupati, ecc..
Il legislatore ha quindi fatto uno “step back”, e con la legge
9 agosto 2013, n. 99, di conversione del D.L. 28 giugno 2013,
n. 76 (il “Decreto Lavoro”), ha (1) riformato la s.r.l.s., in
particolare eliminando il requisito dell’età minima dei 35
anni per i soci, e (2) eliminato la s.r.l.c.r. dall’ordinamento
giuridico, e previsto al suo posto, dalle “macerie” della s.r.l.c.r.,
un nuovo tipo (o meglio sottotipo) di s.r.l. che consiste
semplicemente in una “s.r.l. ordinaria con capitale inferiore
ad euro 10,000”.
A seguito di tali modifiche, le s.r.l.s. rimangono società tenute
ad adottare le clausole inderogabili previste dallo statuto
standard di cui decreto del Ministero della Giustizia, e quindi
un modello societario piuttosto rigido. Chi vuole quindi poter
usufruire di questo tipo societario, e soprattutto dei ridotti
costi di costituzione dovuti proprio alla mera compilazione
di un modello predefinito, deve rinunciare, come contropartita,
alla flessibilità che un diverso tipo societario garantirebbe
in termini di statuto e modello di organizzazione societaria.
In caso contrario, l’alternativa è la “s.r.l. ordinaria con capitale
inferiore ad euro 10,000”, dove invece è ben possibile predisporre uno statuto “tailor made”, a tutto beneficio dell’autonomia statutaria.
I soci della s.r.l.s. restano esclusivamente persone fisiche che
possono però avere, a differenza del passato, come detto,
un’età qualsiasi. Rimane il requisito del capitale sociale
compreso tra euro 1 ed euro 9.999,99.
Gli amministratori possono poi essere anche non-soci.
Tra i tratti salienti della nuova “s.r.l. ordinaria con capitale
inferiore ad euro 10,000”, vi è invece la previsione (trattandosi
di una società poco capitalizzata) di una “progressiva patrimonializzazione forzosa”, che impone ai soci di dedurre dagli
utili netti risultanti dal bilancio di ogni esercizio un importo
pari ad almeno un quinto di tali utili, da destinare alla riserva
legale, fino a che la somma di tale riserva e del capitale non
raggiunga gli euro 10.000. Superato tale limite, si applicherà
la regola ordinaria, secondo cui un ventesimo degli utili netti
deve essere destinato alla riserva legale sino a quando questa
non raggiunga un quinto del capitale sociale.
[email protected]
Angolo
legale
Svizzera
di Massimo Calderan
La Rivista
Revisione del
diritto in materia
di risanamento
Il 6 novembre 2013 il Consiglio federale (il
governo) svizzero ha deciso l’entrata in vigore il
1° gennaio 2014 della revisione parziale della
Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento
(LEF), volta a rendere più facile il risanamento
delle aziende in Svizzera.
La LEF è datata aprile 1889 ed è, quindi, una legge piuttosto
vecchia. Da allora, come è ovvio, è stata modificata di quando
in quando, ancorché mai in maniera radicale. Si è discussa
regolarmente la necessità di aggiornare le norme relative al
risanamento delle aziende, confrontandole ad esempio con
le relative norme di legge degli Stati Uniti d’America (in
particolare il famoso Chapter 11, ovvero il Capitolo 11 della
Legge fallimentare statunitense, che permette alle imprese
(ma anche alle persone fisiche) in situazioni finanziarie di
dissesto una ristrutturazione tramite un’amministrazione
controllata dal giudice). Dopo il fallimento della Swissair nel
2001, è stata istituita una commissione di esperti, che ha
tenuto conto anche del fallimento del Gruppo Erb (il secondo
per importanza dopo quello della Swissair) secondo la quale
le previsioni fondamentali della LEF andavano bene e che
quindi era nessaria soltanto una modifica parziale.
La revisione della LEF prevede varie modifiche, che dovrebbero
eliminare diversi punti deboli dell’attuale ordinamento in
materia di insolvenza, in particolare le seguenti:
- La moratoria concordataria non terminerà più necessariamente come concordato o fallimento, ma potrà essere concessa
anche al puro scopo di differimento dei pagamenti.
- Per ottenere l’omologazione di un concordato non sarà più
necessario garantire i crediti collocati in terza classe (i
cosiddetti crediti chirografari). Oggi tale obbligo blocca
sovente cospicui mezzi finanziari, ostacolando così di fatto
la conclusione di un concordato. Inoltre, in caso di concordato
ordinario, gli azionisti piuttosto che i soci dovranno contribuire
in modo adeguato al risanamento, affinché vi sia una certa
parità di trattamento con i creditori.
- Per quanto riguarda i contratti di lunga durata (ad esempio,
contratti di locazione o di leasing), in caso di insolvenza si
distingueranno i casi di liquidazione (fallimento o concordato
con abbandono degli attivi), dove vi sarà la presunzione che
il rapporto contrattuale sia disdetto in via ordinaria, a
condizione che l’amministrazione fallimentare non intenda
continuare il contratto e non vi subentri, dai casi di moratoria
concordataria volta a risanare l’azienda e proseguirne l'attività,
dove il debitore avrà la possibilità di disdire, in via straordinaria,
il contratto con il consenso dell’amministratore (il cosiddetto
commissario), a condizione che la controparte riceva un
indennizzo integrale.
- I diritti di partecipazione dei creditori durante la moratoria
concordataria saranno rafforzati, proprio per tutelarli da
azioni di liquidazione affrettate. In caso di necessità, il giudice
del fallimento istituisce una delegazione rappresentativa dei
creditori, che ha il compito di vigilare sull’amministratore.
- Qualora una società insolvente trasferisse la sua azienda,
l’acquirente non sarà più obbligato a riprendere tutti i rapporti
di lavoro che fanno parte di tale azienda. Le parti potranno
negoziare se e quali rapporti di lavoro debbano essere trasferiti.
Vi saranno certamente casi in cui la società insolvente non
trasferirà un certo numero di rapporti di lavoro.
- Per compensare quest’ultimo aspetto possibilmente negativo
della revisione, essa introduce un obbligo generale di allestire
un piano sociale per le aziende con oltre 250 dipendenti che
intendono licenziarne più di 30 nel giro di 30 giorni (cosiddetti
licenziamenti collettivi), quando non vi è una situazione di
concordato o fallimento. Tale obbligo oggi è previsto soltanto
da alcuni contratti collettivi di lavoro. Il piano sociale prevede
le misure per evitare o almeno limitare il numero e le conseguenze dei licenziamenti, senza mettere a rischio l’esistenza
dell’azienda stessa. Dal 1° gennaio 2014 più di un terzo dei
lavoratori in Svizzera potrà beneficiare di questa nuova norma.
- Il privilegio in favore dei crediti risultanti dall’imposta sul
valore aggiunto (IVA) collocati in seconda classe, introdotto
il 1° gennaio 2010 con la nuova Legge federale svizzera
sull'IVA, è eliminato. Tale privilegio in questi ultimi quattro
anni ha ostacolato o impedito molti risanamenti aziendali
che sotto il diritto vigente fino al 31 dicembre 2009 sarebbero
stati possibili.
- L’azione revocatoria di un negozio giuridico (l’azione pauliana)
sarà agevolata, qualora un bene è trasferito a favore di una
persona vicina, anche e in particolare all’interno di un gruppo
di società.
[email protected]
dicembre 2013 La Rivista - 27
La Rivista
Convenzioni
Internazionali
di Paolo Comuzzi
A proposito
di BEPS (Base Erosion
and Profit Shifting)
Guardando il sito dell’OECD si legge (e non facciamo traduzioni) quanto segue: “ …
Over 300 senior tax officials from more than 100
jurisdictions and international organisations met
in Paris on 26-27 September 2013 during the 18th
Annual Tax Treaty Meeting to discuss solutions
to unintended double non-taxation caused by
base erosion and profit shifting (BEPS). Participants discussed the content of the Action Plan on
BEPS released on 19 July 2013 and ways through
which developing countries can engage and provide input. In an opening address to the gathering,
Pascal Saint-Amans, Director of OECD’s Centre
for Tax Policy and Administration, stressed the
importance of the work for developing countries,
noting that corporate income tax revenue constitutes a substantial part of their total tax revenues.
“We need to address BEPS issues in order to maintain and strengthen the existing framework to
eliminate double taxation, which is key for crossborder investments. The BEPS project is both exciting and challenging and we can work together
to achieve concrete results in the next 18-24
months,” he said. BEPS refers to tax planning
strategies that exploit gaps and mismatches in
tax rules to make profits ‘disappear’ for tax purposes or to shift profits to locations where there
is little or no real activity …
Questa parola (BEPS) deve mettersi bene nella testa sia
dei clienti che dei consulenti che con gli stessi clienti
operano tutti i giorni ed il termine BEPS ha un significato
preciso che andiamo delineare nel seguito venendo poi a
indicare qualche potenziale sviluppo.
Mancare di una qualsiasi considerazione con riferimento
28 - La Rivista dicembre 2013
a questo acronimo significa restare ancorati a schemi
vecchi (molto vecchi) e significa restare ancorati alla
visione per cui è fiscalità internazionale la manovra che
invece è di maggior interesse per il verificatore che per il
contribuente.
Commenti
In linea generale
Prima di andare in qualche dettaglio pratico diciamo che
(sempre guardando al sito) “ … in an increasingly interconnected world, national tax laws have not kept pace with
global corporations, fluid capital, and the digital economy,
leaving gaps that can be exploited by companies who avoid
taxation in their home countries by pushing activities
abroad to low or no tax jurisdictions. This undermines the
fairness and integrity of tax systems. The project, quickly
known as BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) is looking
at whether the current rules allow for the allocation of
taxable profits to locations different from those where the
actual business activity takes place and if not, what could
be done to change this. At the request of G20 Finance
Ministers, in July 2013 the OECD launched an Action Plan
on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), identifying 15
specific actions needed in order to equip governments with
the domestic and international instruments to address this
challenge. The plan recognises the importance of addressing
the borderless digital economy, and will develop a new set
of standards to prevent double non-taxation. This will
require closer international co-operation, greater transparency, data and reporting requirements. To ensure that the
actions can be implemented quickly, a multilateral instrument to amend bilateral tax treaties will be developed. This
Action Plan was fully endorsed by the G20 Finance Ministers
and Central Bank Governors at their July 2013 meeting in
Moscow as well as the G20 heads of state at their meeting
in Saint-Petersburg in September 2013. The actions outlined
in the plan are aimed to be delivered within the coming 18
to 24 months. For the first time ever in tax matters, nonOECD/G20 countries are involved on an equal footing.
La lotta è chiara: le Amministrazioni finanziarie si batteranno con la base erosion che significa la riduzione del cd
“taxable income”.
Oggi lo possiamo dire (senza fare grandi danni considerata
la riforma attuata nel nostro ordinamento nel 2004) ma
per l’Italia una delle forme più comuni di attuare base
erosion (anni addietro) era la stipula di contratti di Associazione in Partecipazione con soggetti esteri.
In buona sostanza quando la società da acquisire era molto
profittevole (ipotizziamo un profitto ante imposte di 1000)
e si doveva pagare per il 100% delle azioni una somma pari
a 10.000 si costruiva uno schema molto semplice: 1) veniva
incorporata una Newco con poco capitale (si pensi 100) e
questa entrava in un accordo di AIP con un soggetto estero
che si associava nell’impresa conferendo 9.900; 2) i soldi
erano usati per comprare la target e si fondeva tutto.
A questo punto del 1000 di utile della target la divisione
La Rivista
doveva essere proporzionale (per indicazione della Amministrazione Finanziaria e non per diletto del contribuente)
e quindi si poteva concedere al soggetto estero (che aveva
messo fondi per 9.900 su 10.000) una somma pari almeno
al 50% dell’utile ante imposte creando (come ammesso
dai contratti di AIP fino alla riforma del nostro ordinamento
fiscale) un costo sulla società italiana che restava debitore
di imposta solo su 500.
Siccome lo strumento AIP in qualche paese estero era letto
come “conferimento di capitale” il 500 volato verso il
paese del soggetto associato non veniva tassato in quel
paese e quindi si aveva: a) base erosion (mediante lo
strumento ibrido); 2) profit shifting (spostamento dell’utile
verso una country diversa); 3) riduzione delle imposta
complessive.
Nel complesso il gruppo pagava le imposte su 500 e non su
1000 in quanto una somma di 500 era considerata costo
nel paese di partenza e non era considerato un reddito
imponibile nel paese di arrivo.
Questo schema (AIP) presentava dei notevoli vantaggi rispetto
ad un normale contratto di finanziamento che avrebbe
comportato solo la deduzione di interessi passivi (collegati
comunque all’importo del finanziamento e non al reddito
ante imposte della società acquisita e quindi, anche ipotizzando un onere molto alto, possiamo ipotizzare che la
deduzione sarebbe stata inferiore e con l’ulteriore pregiudizio
della tassazione nel paese di residenza del destinatario).
Con questo semplice esempio abbiamo spiegato cosa voglia
dire “base erosion e profit shifting” e cosa si voglia combattere oggi con le affermazioni che abbiamo riportato in
precedenza e che devono tradursi in indicazioni pratiche.
Altro elemento sono le “value chain” modificate solo nella
forma e non nella sostanza operativa perché, al di là delle
parole usate, la catena della formazione del valore rimane
immutata e non trova alcun cambiamento sostanziale.
Questa impostazione dell’OECD implica una lotta al cd
“agressive tax planning” che viene attuato dall’imprenditore
globale mediante la riallocazione di funzioni per ridurre
la fiscalità complessiva della impresa (ricordiamo che la
riallocazione vera delle funzioni è una decisione di carattere
imprenditoriale che non è lecito discutere ma una riallocazione formale equivale ad una non riallocazione).
Sviluppi particolari
Lo sviluppo di questa impostazione, tesa in modo evidente
ad impedire una riduzione della base imponibile per il
paese, comporta una grande attenzione al ruolo che viene
assegnato alla società residente ed alle società estere del
gruppo (si pensi a situazioni come sono quelle che possono
insorgere da particolari forme di carattere contrattuale
che spostano il reddito assumendo che nella consociata
italiana vi siano rischi inferiori e lavoro minore mentre ad
un attento esame questa affermazione non si rivela conforme al modello di business).
In buona sostanza la “lotta” fiscale dovrebbe spostarsi da
una impostazione teorica (formale) ad una impostazione
pratica (fatemi capire quale sia la vera funzione del soggetto
che è auditato) e questo spostamento si vede anche in
qualche recente verifica dell’Agenzia delle Entrate che
contesta in primo luogo il ruolo che la società residente
dice di avere (e quindi contesta magari la impostazione
del sistema dei prezzi di trasferimento sostenendo che
non riflette il ruolo della consociata).
Lo sviluppo di questa impostazione richiede (come indicato)
“ …closer international co-operation, greater transparency,
data and reporting requirements. To ensure that the actions
can be implemented quickly, a multilateral instrument to
amend bilateral tax treaties will be developed …” e questo
è un punto rilevante in quanto implica una forte cooperazione delle diverse Amministrazioni Finanziarie.
Certo deve essere evidente che “ …BEPS refers to tax
planning strategies that exploit gaps and mismatches in
tax rules to make profits ‘disappear’ for tax purposes or to
shift profits to locations where there is little or no real
activity …” e quindi questo acronimo non deve diventare
sinonimo di una lotta contro l’imprenditore globale e la
riallocazione delle funzioni.
La sintesi è che “ … The joint challenges of tax evasion and
tax base erosion lie at the heart of the social contract. Our
citizens are demanding that we tackle offshore tax evasion
by wealthy individuals and re-vamp the international tax
system to prevent multinational enterprises from artificially
shifting profits, resulting in very low taxes or even double
non-taxation and thereby eroding our tax base. Base Erosion
and Profit Shifting can undermine the fairness and integrity
of our tax systems. BEPS practices fundamentally distort
competition, because businesses that engage in cross-border
strategies gain a competitive advantage compared with
enterprises that operate mostly at the domestic level …”.
Le affermazioni, come è facile intuire, sono molto pesanti
e lasciano intuire che la lotta sarà sostanzialmente “spietata” contro qualsiasi impostazione che sia puramente
artificiale e che non trovi alcun fondamento nella realtà
economica e questo è confermato quando si afferma che
“ … The Plan will be rolled out over the coming two year
and it will allow countries to draw up the co-ordinated,
comprehensive and transparent standards they need to
prevent BEPS. International tax rules ensure that businesses
don’t pay taxes in two countries – double taxation. This is
laudable, but unfortunately these rules are now being
abused to produce double non-taxation. We aim to address
this, so that multinationals pay their fair share of taxes …”.
Conclusioni
A noi pare che l’acronimo debba tendere a dare maggiore
forza a quel principio che è presente da anni nelle convenzioni contro le doppie imposizioni ovvero il contemperamento della lotta alla doppia imposizione con la lotta
contro la frode fiscale e possiamo dire che se lo strumento
riesce in questo intento certamente lo stesso deve considerarsi in modo positivo e deve essere uno strumento con
un utilizzo molto largo.
dicembre 2013 La Rivista - 29
costruttori di certezze
LA SCELTA DEL PARTNER AL QUALE AFFIDARE LA GESTIONE DEL
PROPRIO PATRIMONIO È UNA DECISIONE DELICATA E CRUCIALE͘
BANCA SVIZZERA È LA DEFINIZIONE CHE TRADIZIONALMENTE
IDENTIFICA CIÒ CHE L’INVESTITORE CHIEDE ALLA PROPRIA BANCA:
AFFIDABILITÀ E RISERVATEZZA ASSOLUTE, STABILITÀ DEI RISULTATI,
COMPETENZE PROFESSIONALI D’ECCELLENZA, TRASPARENZA,
AVVERSIONE AL RISCHIO E CAPACITÀ DI DIALOGO. SONO I VALORI
ATTORNO AI QUALI BANCA ZARATTINI & CO HA COSTRUITO LA
PROPRIA REPUTAZIONE.
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La Rivista
Intervista
con il Professor
Ugo Amaldi
di Michele Caracciolo di Brienza
«La fisica è come il maiale: non si butta via nulla»
L’8 ottobre scorso la Reale Accademia
Svedese delle Scienze ha annunciato i
vincitori del premio Nobel per la fisica per
il 2013. François Englert dell’Université
Libre de Bruxelles (Belgio) e Peter Higgs
della University of Edinburgh (Gran Bretagna). Come indica il comunicato dell’Accademia, il premio è stato conferito: “[…]
Per la scoperta teorica di un meccanismo
che contribuisce alla comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche, il quale è stato recentemente confermato grazie alla scoperta della particella
fondamentale prevista da parte degli esperimenti ATLAS e CMS presso il Large Hadron
Collider del CERN”.
CERN è l’acronimo di Conseil Europeen de
Recherche Nucléaire e abbiamo commentato via Skype l’assegnazione del premio
con il Professore Ugo Amaldi, classe 1934,
uno dei fisici italiani più noti a livello
internazionale, docente presso l’Università
di Firenze e poi di Milano e dal 1973 Senior
Scientist al CERN. Suo nonno Ugo era un
matematico, suo padre era il fisico Edoardo
Amaldi che negli anni Trenta faceva parte
di quel mitico gruppo di studio che, capitanato da Enrico Fermi, ottenne risultati
fondamentali nella fisica del nucleo, coronati nel 1938 dall'assegnazione del premio
Nobel a Fermi.
Veniamo al premio Nobel per la
fisica assegnato all’inizio di ottobre. Si aspettava l’assegnazione a
Higgs ed Englert?
C’è un elevato contributo italiano
da parte dell’Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare all’acceleratore
LHC (Large Hadron Collider). Circa
3'000 fisici di 38 paesi lavorano
all’esperimento ATLAS e altrettanti all’altro esperimento CMS.
L’acceleratore è lo strumento
scientifico più sofisticato al
mondo ed è costato 7 miliardi
di euro. Un terzo dei magneti
superconduttori sono stati prodotti dall’Ansaldo e, a quanto
pare, l’anello in cui passa il fascio
di atomi accelerati è il luogo più
freddo dell’universo. Qual è la
presenza non solo di scienziati
italiani, ma anche di funzionari
al CERN? Penso alla dottoressa
Fabiola Giannotti, che a Milano
seguì il suo corso di Fisica della
Particelle, e al professor Guido
Tonelli dell’Università di Pisa a
capo rispettivamente dell’esperimento ATLAS e CMS (Compact
Muon Solenoid).
Il CERN è il prodotto della volontà e della
preveggenza di fisici del centro sud
dell'Europa. Contrariamente a quanto si
pensa, è stato voluto da un manipolo di
quattro o cinque persone, essenzialmente
italiani e francesi. Il francese più autorevole
era il professor Pierre Auger, un grande
fisico che a quel tempo dirigeva il Dipartimento delle Scienze dell'Unesco a Parigi.
Egli era, sin dall’inizio, in grande sintonia
con mio padre - Edoardo Amaldi - che è
stato segretario generale dell'organizzazione
Visione area della zona
a cavallo del confine
franco-svizzero dov’è
interrato l’acceleratore.
Attualmente in shut
down per migliorare
le condizioni di lavoro
e raddoppiare l'energia
delle collisioni
Se l'aspettavano tutti nel mondo della
fisica. Qualcuno addirittura se l'aspettava
l'anno scorso, perché la scoperta è stata
annunciata dal CERN il 4 luglio 2012, ma
i tempi della scelta dei premi Nobel sono
tali che non era possibile conferire il premio
in tempo. Tutti eravamo convinti che il
comitato Nobel, composto di scienziati
dell'Accademia Svedese delle Scienze che
chiedono anche un parere ad un centinaio
di fisici di tutto il mondo, avrebbe scelto
quest'anno gli scienziati che cinquant’anni
fa hanno proposto quest’idea completamente innovativa del campo scalare, che
dà massa a tutte le particelle fondamentali.
Il CERN è un’avventura scientifica
e tecnologica di primissimo piano.
dicembre 2013 La Rivista - 31
La Rivista
tra il ‘52 e il ’54. È stato il primo che ha
diretto quest’organizzazione che era ancora
nella sua fase preliminare. Sono loro che
hanno voluto costruire un laboratorio
concentrato in un unico sito – la Ginevra
internazionale del Palazzo delle Nazioni –
con il preciso scopo di portare la scienza
europea ai livelli ante guerra. I grandi
istituti di ricerca fondamentale in fisica
erano infatti stati distrutta dall'emigrazione
causata prima della guerra dal nazismo e
dopo la guerra dall'emigrazione dei molti
scienziati che non vedevano alcuna prospettiva nell’Europa distrutta.
Il CERN è un’organizzazione internazionale
nata formalmente nel 1954, quando i
parlamenti dei paesi fondatori approvarono
il trattato internazionale che la costituiva.
Ma già dal 1952 funzionava un’organizzazione provvisoria che aveva lanciato – su
un sito messo a disposizione dal Cantone
di Ginevra - la costruzione dei due primi
grandi acceleratori, un ciclotrone e un
sincrotrone. A quell'epoca stava nascendo
la CECA [N.d.r. Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio] con i sei paesi fondatori
dell'Unione Europea. Allora il CERN contava
ben dodici paesi compresi tutti quelli del
Nord Europa, che non erano membri della
CECA, e per di più anche con la Jugoslavia.
È stata una visione grandiosa che ha fatto
compiere un salto qualitativo alla collaborazione scientifica internazionale e aveva
uno scopo ben preciso: costruire un acceleratore, il ProtonSincrotrone, più potente
di quelli che esistevano allora negli Stati
Uniti. I frutti di questa visione sono arrivati
dopo molti anni. Per quasi vent'anni gli
Stati Uniti hanno continuato a produrre
risultati scientifici migliori e poi, dal 1973
- quando è stata scoperta al CERN la forza
debole neutra ad opera di una collaborazione internazionale diretta dal un francese
André Lagarrigue, di cui faceva parte il
gruppo di Ettore Fiorini dell'Università di
Milano - il CERN non ha fatto altro che
produrre scienza sempre più significativa.
È anche cresciuto di dimensioni tanto da
essere oggi il laboratorio di ricerca fisica
fondamentale più grande del mondo.
Gli stati membri, che ormai sono diventati
venti, pagano proporzionalmente al loro
prodotto nazionale lordo e negli ultimi
venti anni hanno investito la somma che
lei diceva per creare il più grande collisore
32- La Rivista dicembre 2013
di particelle mai realizzato. Producendo
delle collisioni ad energie così elevate
si possono produrre dei tipi di particelle
che sono scomparse circa un centesimo
di miliardesimo di secondo dopo il Big
Bang e che non esistono più intorno a
noi. In questo modo si riesce ad affrontare uno dei problemi centrali della fisica
odierna: perché le particelle hanno massa?
Secondo alcune immagini divulgative,
il campo di Higgs è una sorta di manto
di neve che permea l’universo e i bosoni
di Higgs non sono altro che i fiocchi
che lo formano e sono praticamente
infiniti. È corretta questa immagine?
Qual è la funzione di questo campo?
Nel mondo della divulgazione scientifica
le metafore sono molto utilizzate e
quella che lei ha detto è una buona
metafora per capire che cos'è la particella di Higgs e il suo campo; come
molte metafore è suggestiva ma, allo
stesso tempo, richiede alcune premesse
e precisazioni. Lo stesso accade quando
si spiega la struttura degli atomi dicendo
che essi sono sistemi solari in miniatura.
Nel caso del campo di Higgs bisogna
premettere un concetto molto importante che, purtroppo, nei nostri licei di
solito non viene spiegato. Le particelle
- ovvero quegli elettroni che girano
intorno al nucleo, quei quark che stanno
dentro ai protoni e ai neutroni dei nuclei
- non sono delle “particelle”, e cioè
piccole palline colorate. Esse sono delle
oscillazioni di un’entità impalpabile che
i fisici chiamano “campo” e che si estende a tutto lo spazio. Ciò vuol dire che
ogni tipo di particella che esiste
nell'universo non è altro che un’oscillazione localizzata di un campo ben specifico, che nel caso degli elettroni è il
“campo elettronico”. Le oscillazioni del
campo elettronico sono particelle chiamate “elettroni”, ma sono in realtà delle
piccole onde, potremmo dire delle “ondelle”, che si propagano nello spazio
trasportando una piccolissima massa.
Le collaborazioni internazionali ATLAS
e CMS, formate ciascuna di circa 3’000
fisici, hanno analizzato i dati raccolti
nel corso degli anni 2010-2012 e hanno
osservato la produzione di qualche centinaio di ondelle di tipo nuovo, le famose
“particelle di Higgs”. Si tratta di oscillazioni
di un nuovo campo molto diverse dagli
elettroni, in quanto a ciascuna corrisponde
una massa che è circa 250’000 volte maggiore della massa di un elettrone.
Va però detto che, poiché conosciamo già
24 tipi di particelle fondamentali diverse
- e una di esse è addirittura ancora più
massiccia della particella di Higgs - i fisici
di tutto il mondo non si sarebbere tanto
agitati se la particella di Higgs non fosse
veramente speciale. L’entusiasmo suscitato
da questa scoperta, attesa da molti decenni,
è legato al fatto che, dall’esistenza sperimentalmente provata di queste particelle,
segue che esiste un corrispondente “campo
di Higgs” che si estende a tutto l'universo:
le particelle di Higgs prodotte al CERN
sono le sue oscillazioni.
Diversamente da tutti gli altri campi, il
campo di Higgs ha una densità di energia
diversa da zero e può essere pensato –
ricordando la sua metafora delle neve fatta
da tantissimi fiocchi - come la sovrapposizioni di un numero grandissimo di ondelle
di Higgs. Per questa particolare caratteristica, il vuoto – cioè una qualsiasi regione
di spazio dalla quale sono state rimosse
tutte le particelle – non è veramente vuoto;
i fisici lo chiamano “condensato di Higgs”.
Gli altri 24 tipi di particelle, viaggiando
attraverso questo strano vuoto-pieno,
interagiscono in modo diverso venendo
più o meno rallentate a seconda
dell’intensità della loro interazione con il
campo di Higgs. Se il condensato di Higgs
non esistesse tutte le altre particelle si
muoverebbero nel vuoto-vuoto alla massima velocità possibile, cioè alla velocità
della luce. Ma le interazioni continue con
il condensato le rallentano, facendole
viaggiare a una velocità tanto più piccola
di quelle della luce quanto è maggiore
l’interazione con il campo di Higgs. L’effetto
è di dare una stessa massa a tutte le
particelle di uno stesso tipo, ondelle di
uno stesso campo; infatti, soltanto le particelle dotate di massa si muovono con
velocità inferiore a quella della luce. Per
esempio tutti gli elettroni dell’Universo
hanno una stessa piccola massa, perché
interagiscono poco con il campo di Higgs.
Esiste invece un tipo di quark – detto per
questo quark “top” - che ha massa trecentomila volta più grande dell’elettrone,
La Rivista
perché interagisce molto più fortemente
con il campo di Higgs.
È questo il meccanismo che gli scienziati
premiati con il Nobel all’inizio di ottobre hanno
predetto teoricamente cinquant’anni fa.
E ora? Qual è la prossima avventura in cui si cimenteranno gli
scienziati del CERN? Quali altre
sorprese ci riserva la fisica delle
particelle, secondo lei?
Per rispondere chiediamoci innanzitutto:
cosa implica questa scoperta?
In un certo senso essa chiude la fisica del
XX secolo, che per noi fisici si è aperto con
l'introduzione del concetto di fotone da
parte del grande fisico tedesco Max Planck,
il quale nel 1900 emise l’ipotesi che la
luce sia fatta di un grandissimo numero
di piccole onde del campo elettromagnetico; le ondelle di questo campo sono state
poi chiamate “fotoni”. I fotoni furono le
prime particelle riconosciute come oscillazioni di un campo preesistente esteso a
tutto lo spazio.
Poi, nel XX secolo furono scoperti una
trentina di campi, ciascuno caratterizzato
da un tipo diverso di oscillazioni; vi sono,
per esempio, tre tipi di elettroni e dodici
tipi di quark. Ma non riuscivamo a capire
come questi tipi di particelle avessero
masse tanto diverse. Ora è convincentemente provato che il campo “scalare”
di Higgs riempie lo spazio con il suo
tenuissimo condensato e dà massa a
tutte le particelle, ciascuna diversa.
Senza questo campo nulla esisterebbe.
Supponiamo, infatti, che il campo di
Higgs ad un certo istante scomparisse.
Immediatamente tutte le particelle perderebbero la loro massa; in particolare
gli elettroni - che, negli atomi, girano
intorno ai nuclei - partirebbero per la
tangente con la velocità della luce e,
poiché gli atomi non sarebbero più legati,
tutta la materia si disintegrerebbe e
l’universo scomparirebbe.
Questa scoperta non soltanto chiude la
ricerca di quali siano i campi che abitano
l'universo, ma rende coerente la visione
che noi abbiamo delle particelle come
oscillazioni localizzate di tutti questi
diversi campi. Il campo di Higgs non è
quindi un campo in più, ma è il campo
che spiega tutti gli altri. Da qui nasce
l'entusiasmo dei fisici di tutto il mondo
all’annuncio fatto al CERN nel luglio
dell'anno scorso della conferma sperimentale dell’esistenza di questo campo
speciale.
Voglio porre l’accento sul fatto che il
Nobel di quest’anno è stato assegnato,
idealmente, non a due ma a tre persone:
François Englert, Peter Higgs e Robert
Brout, che purtroppo è recentemente scomparso; come si sa, il premio Nobel non può
essere dato a persone decedute. Nel 1964
Englert e Brout pubblicarono per primi
l’dea del campo di Higgs come origine
della massa di alcune particelle e, poche
settimane dopo, Higgs propose, indipendentemente, un approccio diverso concludendo che, se questo campo “scalare”
riempie lo spazio, esso si manifesta attraverso le sue ondelle, che possono
essere osservate sperimentalmente e che
furono chiamate, molto anni dopo, “particelle di Higgs”.
Lei mi chiede cosa succederà. Ora abbiamo
25 campi – meglio (24+ 1) campi - con
25 tipi di particelle diverse, ma i fisici
vorrebbero capire perché esiste un campo
di Higgs, perché vi sono 24 altri campi e
non 25 e perché le loro ondelle hanno
interazioni tanto diverse con il vuotopieno. Queste domande saranno affrontate
dopo l'interruzione per i lavori di manutenzione dell'LHC.
Attualmente l’acceleratore è in shut down
per migliorare le condizioni di lavoro e
raddoppiare l'energia delle collisioni. Quando nel 2015 si ripartirà, l’aumentata energia
darà la possibilità di creare e osservare tipi
di particelle completamente diversi dai 24
che conosciamo. Le chiamiamo “superpar-
dicembre 2013 La Rivista - 33
La Rivista
ticelle”; esse sono previste da una teoria
– la Super-Simmetria detta familiarmente
SUSY – che richiede l’esistenza di almeno
un campo di Higgs. Se SUSY fosse vera il
campo di Higgs sarebbe una conseguenza
necessaria e non un’aggiunta alquanto
artificiosa agli altri 24 campi. Questa è la
prossima frontiera, che la maggiore energia
del Large Hadron Collider permetterà di
esplorare, cercando di osservare sperimentalmente la produzione di nuove particelle
“supersimmetriche”.
Cambiando
in parte argomento,
vorrei ripercorrere con lei le ricadute in ambito medico delle sue
ricerche scientifiche. Si deve in
buona parte alla sua attività la
costruzione del Centro Nazionale
di Adroterapia Oncologica (CNAO)
a Pavia, inaugurato il 15 febbraio
2010, primo centro in Europa destinato all'adroterapia, in grado
di trattare fino a 2’000 pazienti
all'anno. La terapia adronica funziona bersagliando il tumore con
particelle ionizzanti. Queste particelle danneggiano il DNA delle
cellule dei tessuti, provocando la
loro morte. A causa della loro
ridotta capacità di riparare il DNA
danneggiato, le cellule cancerose
sono particolarmente vulnerabili
a questi attacchi. Quali sono i
vantaggi di questa metodica?
Mi occupo di quest’argomento dal 1992,
quando decisi di lasciare la fisica delle
particelle per occuparmi delle applicazioni
mediche degli acceleratori di protoni e
altri ioni, che sono utilizzati al CERN per
la ricerca in fisica fondamentale. All’epoca
ero coordinatore (“spokesperson”) di una
delle quattro collaborazioni che avevano
costruito i rivelatori di particelle montate
al collisore di elettroni e positoni detto
LEP (Large Electron Positron collider). Il
nostro scopo principale era la ricerca della
particella di Higgs, che non osservammo
perché l’energia massima delle collisioni
era “soltanto” di 205 GeV. (Dopo i risultati
di LHC sappiamo che, se ne avessimo avuto
34 - La Rivista dicembre 2013
a disposizione 220 GeV, la scoperta
avrebbe avuto luogo al LEP nel 2000,
proprio alla chiusura del secolo!)
Decisi di cambiare attività perché negli
anni 60 avevo lavorato a Roma
all'Istituto Superiore di Sanità, dove mi
ero occupato delle applicazioni dei raggi
X alla cura dei tumori. Riprendendo
questo mio interesse, con un gruppo di
colleghi medici ed economisti della
sanità pubblica, nel 1992 creammo la
Fondazione TERA (Terapia con Radiazioni
Adroniche) per progettare e costruire
centri di terapia che utilizzano, anziché
i convenzionali raggi X, fasci di protoni
e di ioni carbonio.
In Italia ogni anno circa 120’000 concittadini e concittadine - metà di chi ha
un tumore - sono irradiati con i raggi X
e i risultati sui tumori radiosensibili sono
buoni. Tuttavia, circa il 5% di queste
persone ha un tumore cosiddetto “radioresistente”, cioè un tumore che resiste
all’irradiamento con i raggi X. Per trattare
con successo anche questi tumori gli
americani, negli anni ’80, e i giapponesi,
dal 1994, hanno usato efficacemente
gli ioni carbonio. Queste particelle nuclei degli atomi di carbonio fatti di
sei protoni e sei neutroni strettamente
legati - quando penetrano nel corpo del
paziente, sono efficaci nella terapia dei
tumori radioresistenti, perché producono
nel tumore, anche profondo, rotture multiple del DNA non riparabili dai soliti meccanismi cellulari.
Nel 1995, non senza difficoltà, riuscii a
convincere il direttorio del CERN a investire,
insieme alla Fondazione TERA e al Progetto
MedAustron austriaco, nella progettazione
di un sincrotrone per la cura dei tumori;
si tratta di una macchina acceleratrice di
25 metri di diametro ottimizzata per accelerare ioni carbonio a uso medico.
Con i miei collaboratori della Fondazione
TERA abbiamo poi progettato il Centro
Nazionale di Adroterapia Oncologica
(CNAO), che è basato sul sincrotrone disegnato con il CERN e, nel 2002, quando
Umberto Veronesi era Ministro della Salute,
ne ottenemmo l’approvazione da parte del
governo italiano. La Fondazione CNAO,
creata dal Ministero con TERA come organo
scientifico-tecnico, ha costruito il centro
a Pavia con un importante contributo
dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
A oggi il CNAO, che è il secondo centro
per i tumori radioresistenti al di fuori del
Giappone, ha trattato diverse circa duecento pazienti. L’altro centro si chiama
HIT e si trova ad Heidelberg in Germania.
È probabilmente inutile sottolineare che
i sincrotroni di questi centri di terapia di
Pavia usano le stesse tecnologie degli
La Rivista
acceleratori di particelle utilizzati per la
ricerca in fisica fondamentale, anche se
sono molto più piccoli. Noi di TERA contiamo sul fatto che, a seguito dei nostri
sforzi pluridecennali, ogni anno migliaia
di persone possano sopravvivere a questa
terribile malattia.
Ora vorrei ritornare al bosone di
Higgs e allo sforzo collettivo per
la sua scoperta. Si potrebbe quasi
fare un paragone tra la conquista
della luna e il CERN. Le ricadute
tecnologiche per queste due imprese scientifiche sono state imprevedibili e spesso esulano dalla
specifica applicazione nel loro
contesto scientifico. L’invenzione
del World Wide Web è infatti una
diretta conseguenza dell’attività
del CERN, ad esempio. Penso anche
al Grid creato per elaborare la mole
enorme di dati prodotti dall’acceleratore LHC. Secondo lei, questa
rete di calcolatori potrebbe essere
accessibile a tutti in futuro e con
quali applicazioni? Quali sono, a
suo avviso, le tecnologie sviluppate
di recente per la ricerca fonda-
mentale che avranno ricadute
nella vita di tutti i giorni?
Mi faccia dire innanzitutto che la scoperta del campo di Higgs è conseguenza
diretta del desiderio intellettuale degli
scienziati di comprendere i fenomeni
naturali, senza alcun riferimento alle
applicazioni pratiche. Ma quello che è
stato dimostrato dalla storia - fin dalla
scoperta da parte di Röntgen dei raggi
X nel 1895 - è che tutte le volte che si
sviluppano tecnologie per le ricerche di
fisica, i nuovi strumenti trovano applicazioni pratiche. L'applicazione quindi
non va cercata nella scoperta del campo
di Higgs, ma nelle ricadute degli strumenti tecnologici che è stato necessario
inventare e costruire per risolvere problemi scientifici di grande difficoltà.
I fisici sviluppano rivelatori e acceleratori
di particelle sempre più potenti perché
vogliono rispondere a domande di natura
fondamentale e, potremmo addirittura
dire, filosofica. Quello che l'esperienza
ci ha insegnato - e non dubito che sarà
così anche in futuro - è che questi strumenti della ricerca pura sono poi utilizzati in ambito diverso. Tutti i metodi
fisici di terapia del cancro hanno questa
origine. Si pensi soltanto ai raggi X che
salvano soltanto in Italia circa sessantamila pazienti all’anno: gli acceleratori
di elettroni, usati in tutti gli ospedali
per la loro produzione, sono stati inventati
dai fisici negli anni ‘45 - ‘47 per condurre
i loro esperimenti di fisica dei nuclei.
Un altro esempio: alla fine degli anni ‘80
noi fisici avevano bisogno di dialogare tra
di noi quando stava per entrare in funzione
il collisore LEP. Come lei ha ricordato,
l’informatico inglese Tim Berners Lee ha
inventato per questo il Web, che dopo 25
anni è il motore del 30% dell’economia
mondiale. Internet già esisteva, ma non
era utilizzabile dai non esperti; il Web l’ha
messo a portata di tutti. Anche la Grid,
questa enorme potenzialità di calcolo di
elaboratori connessi tra di loro, è nata per
analizzare la mole enorme di dati prodotti
dall'acceleratore LHC e potrà essere usata
in futuro da tutti. Sarà allora possibile
mettere a disposizione del vostro piccolo
computer portatile – attraverso la Grid - la
potenza di calcolo di milioni di calcolatori.
In conclusione, la mia esperienza di fisico
delle particelle e di fisico che si occupa di
applicazioni in ambito medico mi ha insegnato che nulla di quello che si apprende
nella ricerca della fisica fondamentale e
nessuno degli strumenti sviluppati in questo
campo è inutile. Qualche volta dico che la
fisica è come il maiale, di cui non si butta
via nulla. Alla fine il risultato di tutto
quello che facciamo nella ricerca fondamentale ha avuto o avrà ricadute sul benessere di tutti gli uomini.
dicembre 2013 La Rivista - 35
Donne
in
carriera
di Ingeborg Wedel
La Rivista
Renata Pelati
Valorizzare il
talento femminile
Il successo di Renata Pelati, classe
1956, nei panni di donna manager
intreccia la propria con la storia e
l’evoluzione di Gerard’s, impresa
fondata dallo zio Gerardo Barbieri
e attiva nel settore della profumeria.
Nel 1983, giovane madre di una bambina di
quattro anni, Renata fa il suo ingresso in
azienda, e nel corso dei primi nove anni
matura un’esperienza trasversale interessandosi ad ogni aspetto dell’attività. Un momento di svolta sopraggiunge però quando Gerardo Barbieri decide di ritirarsi, lasciando
le redini di Gerard’s nelle mani della nipote.
Tra il 1990 e il 1992 Renata diventa a tutti
gli effetti unica proprietaria e amministratrice dell’impresa di famiglia, che accompagna nel passaggio verso il settore dell’estetica professionale: una scelta quasi
obbligata per rilanciare l’azienda durante
il periodo di crisi perdurante degli anni
Novanta.
Questa occasione si rivela per Renata un
modo per esprimere la propria creatività e
il proprio amore per la natura e la
sostenibilità, concentrandosi su un comparto
in cui “la professionalità femminile trova
spazio a tutti i livelli, da quello prettamente
produttivo a quello relazionale e aperto al
pubblico, quindi del centro estetico, della
beauty farm, o della Spa”.
Coltivando l’ambizioso obiettivo di fare
della Gerard’s il numero uno del settore
estetico in Italia, Renata è riuscita progressivamente a fare crescere i volumi di fatturato e le quote di mercato conquistate,
puntando soprattutto sulla flessibilità, sull’innovazione e sulla ricerca. Nella linea
strategica adottata da Renata spicca l’importanza attribuita al ruolo attivo delle
figure professionali femminili, che ha favorito un forte spirito di coesione determinante
nel definire il vantaggio dell’azienda nei
confronti della concorrenza: facendo ricorso
a validi strumenti di conciliazione e di
36 - La Rivista dicembre 2013
valorizzazione delle risorse umane, Renata
ha saputo creare nella sua azienda un
ambiente sereno e di armonia, che al
contempo incide positivamente sulla
produttività complessiva. L’azienda offre
dunque un esempio di come la risorsa
donna possa essere considerata meritatamente una leva essenziale per la crescita
e lo sviluppo del Paese, puntando su quelle
caratteristiche che la contraddistinguono
notoriamente dal genere maschile.
Con la sua esperienza personale, Renata
Pelati intende contribuire al processo che
vede le donne, “ancor più nell'immediato
futuro, a differenza di quelle delle generazioni precedenti”, in possesso di tutti i
titoli e le qualità necessarie per accedere
a posizioni decisionali, ma che ancora
incontrano numerosi ostacoli lungo il
loro percorso professionale e personale.
Renata condivide l’opinione di chi ritiene
essenziale la promulgazione di politiche
trasversali che, attraverso azioni specifiche
e mirate, vadano a colpire le forme latenti
Renata
Pelati
di discriminazioni di genere, più o meno
evidenti: è necessario agire in modo omogeneo e decisivo in tale direzione, con il
coinvolgimento delle istituzioni e della
collettività, ad esempio incrementando e
monitorando i risultati di provvedimenti
volti ad assicurare condizioni di pari
opportunità nel settore pubblico. Troppo
spesso, infatti, i cambiamenti nella mentalità
degli individui tendono ad essere decisamente più lenti rispetto alle trasformazioni
della società.
Ormai da anni, invece, Gerard’s ha sviluppato
una serie di soluzioni lavorative pensate
per le dipendenti dell’azienda, che costituiscono l’80% del totale del personale e la
cui età media è 30 anni: perseguendo l’obiettivo del Work life balance, si propongono
orari di lavoro flessibili, telelavoro, part time
e congedi di maternità, rendendo possibile
in ogni circostanza la valorizzazione del
talento femminile.
L’impegno di Renata a favore del potenziamento del ruolo della donna all’interno della
Passione Italiana
società e dell’economia non si esaurisce tuttavia all’interno della
sua azienda. Convinta assertrice del Valore Donna, Renata Pelati,
in qualità di consigliere all’interno della Giunta della Piccola
Impresa di Brescia AIB, ha costituito con alcune colleghe imprenditrici AIB Femminile Plurale, gruppo direttamente collegato a
UIR Femminile Plurale, Comitato Strategico dell’Unione degli
Industriali e delle imprese di Roma.
Renata fa parte poi del gruppo European Women Management
Development (EWMD), network internazionale finalizzato alla
promozione dello sviluppo professionale delle donne, il quale
concorre attivamente ad un progressivo aumento della visibilità
e della partecipazione delle donne in relazione alle posizioni di
vertice in tutti i contesti economici e sociali, nella consapevolezza
del loro importante contributo potenziale.
Nonostante le numerose responsabilità alle quali deve rispondere
quotidianamente, siccome “non si è mai finito di imparare” Renata
trova il tempo per la sua famiglia e persino per interessi alternativi,
come corsi di scrittura creativa e la partecipazione a gruppi
incentrati sulla consapevolezza.
Interrogata su un suggerimento da rivolgere alle donne intenzionate
ad avvicinarsi al mondo imprenditoriale, Renata sottolinea l’importanza di tenere in alta considerazione e sempre presenti i valori
di creatività, passione e innovazione, in unione con motivazione,
coinvolgimento e, dove possibile, decentralizzazione. Fondamentale
è l’apertura costante alla sperimentazione e al cambiamento, così
da saper rispondere in modo tempestivo e originale ai bisogni
reali che si traducono in segnali sul mercato. Ciò va quindi
convertito in sistemi organizzativi flessibili, nella disponibilità a
partecipare a reti di imprese, e in scelte strategiche basate sulla
qualità e sulla soddisfazione dei clienti.
In innumerevoli modi, dunque, l’esperienza di Renata Pelati si
presenta come un vero e proprio modello di riferimento per tutte
le donne che aspirano ad ottenere il massimo dalla propria vita
professionale, screditando qualsiasi forma di pregiudizio e raggiungendo con orgoglio e dignità risultati ragguardevoli in ogni
circostanza.
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La Rivista
L’elefante
1
Invisibile
di Vittoria Cesari Lusso
Amore per gli animali?
Disamore per gli umani?
Zappando da un canale televisivo all’altro,
recentemente mi è capitato di vedere un’intervista fatta
a una giovane attrice di cui (chiedo venia) non ricordo il
nome. Le sue parole mi hanno colpito. L’intervistatore le
chiedeva il significato di un tatuaggio che portava sul
braccio (una casetta e alcuni simboli, credo). Lei ha risposto
che simboleggiava i suoi desideri più ardenti: avere un
nido accogliente, un compagno di vita con cui costruire
una bella e lunga storia d’amore, un cane di cui prendersi
cura. Bambini? No, per carità!
Questo è un esempio tra tanti che mi fanno sorgere un
interrogativo: è forse in atto una mutazione antropologica
nella relazione uomo-animale? Non più complemento alle
relazioni umane, ma soluzione di sostituzione. Non più
storie, come nel vecchio romanzo di successo Torna a casa
Lassie, dove veniva esaltata la relazione tra un bambino e
un collie, ma realtà dove i “pets” soddisfano appieno il
bisogno di filiazione.
In particolare, la relazione con i cani e i gatti sta dunque
diventando nella nostra società un’alternativa più attraente
della relazione genitore-figlio? (elefante questo più o meno
invisibile)
Per alcuni esseri umani contemporanei si direbbe
di sì. Vediamo alcuni indizi.
Ce lo dicono le statistiche. Com’è noto, alle nostre latitudini
il numero dei figli è diminuito drasticamente negli ultimi
decenni. Per contro, è aumentato significativamente il
numero degli animali domestici adottati da coppie senza
figli, senza distinzione di età.
I nomi attribuiti ai simpatici quattro zampe non sono più
quelli classici, tipicamente animaleschi, come Fido, Lupo,
Ringo, Felix, ecc… ma sempre più vengono pescati nel
repertorio una volta riservato alle persone: Nicola, Carlo,
Emma, Giulia, ecc.
Il linguaggio relazionale usato nei loro confronti non di
rado assomiglia a una modalità enfatizzata di quello
impiegato con i figli “Vieni a dare un bacio alla tua mamma”;
“Cattivone, non devi disubbidire al tuo papà!”; “Dov’è si è
nascosto il nostro tesoro?”.
E i tesori a volte accompagnano “mamma e papà” dappertutto. In televisione. In ufficio. Nella segreteria di
un’università svizzera capita di essere accolti oltre che
dall’impiegato/a anche dall’abbaiare, più o meno amichevole,
del relativo cane accampato sotto la scrivania.
Che dire poi degli adolescenti che ostentatamente portano
a spasso esemplari canini delle razze più aggressive? Si
direbbe che non potendo girare armati, ci tengono a
mostrarsi forti e minacciosi esibendo la possente mascella
dei loro quadrupedi.
Come interpretare tali fenomeni? Un antropologo
contemporaneo, Jean-Pierre Digard sta suscitando molte
polemiche per aver osato prendere una posizione molto
scomoda e politicamente scorretta. In un suo recente libro
(Les français et leurs animaux) compie un’accurata analisi
storica e geografica sulla questione sensibile della relazione
che gli umani intrattengono oggi nella nostra società con
gli animali domestici e mette in discussione lo status
attribuito a questi ultimi. L’autore parla di una crescente
confusione di identità tra umano e animale di compagnia,
amato quest’ultimo ormai come un tempo si amava un
genitore, un figlio, un coniuge. Egli stabilisce una correlazione tra la crescita della passione per l’animale domestico
e l’impoverimento dei legami sociali tra gli umani. La crisi
delle relazioni familiari e il bisogno di un animale come
prolungamento narcisistico sembrano andare di pari passo.
Un messaggio diverso ci proviene invece da un
simpatico romanzo di successo (Io e Marley, da cui
è stato tratto un film di altrettanto successo) che mostra
come figli e cani possano essere altamente complementari.
A condizione però che i genitori abbiano voglia di prendersi
cura degli uni e degli altri. Il libro racconta la storia di John
Grogan e della moglie che, appena sposati, decidono di
adottare un cane per mettersi alla prova come futuri genitori.
Si tratta di capire se sono all’altezza di occuparsi in futuro
di un figlio. Il piccolo cucciolo si dimostra subito parecchio
difficile da gestire: è sempre in movimento, distrugge tutto
quello che gli capita a tiro. Dopo un po’ di mesi, superata
la prova cane, la coppia si sente pronta per avere dei figli.
Star dietro a tutto è un’impresa titanica. Il cane è sempre
più irrequieto. I bambini richiedono tempo ed energie infinite.
Il libro si snoda con humor e tenerezza attraverso le vicissitudini della famiglia. Termina con una prova difficile, ma
molto istruttiva, per grandi e piccini: la morte del cane
ormai vecchio e la scoperta di quanto amore occorra per
capire quando è il momento di dire addio.
Una matura relazione tra esseri umani e animali
potrebbe, in effetti, servire anche a questo.
[email protected]
1Una vecchia leggenda indiana narra di un elefante che pur muovendosi tra la folla
con al sua imponente mole passava comunque inosservato. Come se fosse invisibile…
Dirige le collane Jonas: studi di psicoanalisi applicata (Franco Angeli) e Arcipelago:
ricerche di psicoanalisi contemporanea
dicembre 2013 La Rivista - 39
Il Gruppo Seal Consulting opera nel campo della
consulenza fiscale e societaria, sia nazionale che
internazionale, svolgendo altresì attività di ƚƌƵƐƚĞĞ
professionale.
Il Gruppo nasce per assistere persone fisiche e società
nei loro investimenti internazionali, da e verso l’estero.
Ad integrazione dell’attività internazionale Seal svolge
consulenza fiscale/contabile/societaria a favore di
società di diritto svizzero. Seal Consulting è specializzata
nell’individuazione di soluzioni ƚĂŝůŽƌĞĚ sulle esigenze
del cliente, offrendo i servizi di un ŵƵůƚŝͲĨĂŵŝůLJ ŽĨĨŝĐĞ
integrato. In particolare, il Gruppo è in grado di offrire
misure di ĂƐƐĞƚ ƉƌŽƚĞĐƚŝŽŶ assicurando tutela al
patrimonio della clientela specie nei delicati passaggi
generazionali di ricchezza.
Seal Group è in grado altresì di offrire assistenza tecnica
e giuridica sia a persone fisiche che a persone
giuridiche, intenzionate ad intraprendere anche una
“relocation
procedure”
(qualora
provenienti
dall’estero).
Il nostro Gruppo, comprende, ad oggi società operanti
nelle giurisdizioni di maggiore ĂƉƉĞĂů:
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- UAE – Dubai
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- URUGUAY
;ƌĞƉƌĞƐĞŶƚĂƚŝǀĞŽĨĨŝĐĞƐͿ
Nella prospettiva di integrare i servizi al cliente, il
Gruppo è altresì attivo attraverso ƉĂƌƚŶĞƌƐŚŝƉ
commerciali, in particolare nei seguenti Paesi:
- BRASILE, Sao Paolo
- UNGHERIA, Budapest
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La Svizzera
prima della
Svizzera
di Tindaro Gatani
La Rivista
La Franchigia di Uri (1231)
La Carta di Faenza (1240)
Il Patto del Rütli (1291)
I rapporti tra il Barbarossa e il
Papato (vedi La Rivista nr. 11,
novembre 2013) furono ora d’intesa e ora di scontri. Alle sfide
del primo, il secondo rispondeva
minacciando la scomunica. Tra
una discesa e l’altra in armi in
Italia dell’Imperatore, il Pontefice
di turno rispondeva organizzando
la resistenza delle città e dei
principi a lui fedeli.
Sicilia (dal 1198-1250), duca di Svevia
(1212-1216), re di Germania, e infine
Imperatore. Chiamato stupor mundi
(meraviglia e stupore del mondo) e
puer Apuliae (figlio della Puglia) fu un
uomo straordinariamente colto e pieno
d’iniziative: parlava e scriveva ben sei
lingue (siciliano, latino, italiano, greco,
francese e arabo). Si deve a lui e alla
sua corte l’utilizzo scritto di una lingua
romanza, quella italiana, che diede poi
inizio prima alla scuola poetica siciliana
e quindi al Dolce stil nuovo. Federico
II di Svevia fu un grande innovatore e il
suo regno fu caratterizzato da un’incisiva
rivoluzione culturale e di tolleranza tra
le varie etnie dei suoi sudditi. La sua
Corte fu infatti luogo di incontro di artisti
e scienziati arabi, latini, greci ed ebrei.
Quando fu incoronato Re dei Romani,
cioè di Germania, nella chiesa palatina
di Carlo Magno ad Aquisgrana (1215),
fece la solenne promessa di intraprendere
una nuova Crociata. Quell’impegno, rinnovato al momento dell’incoronazione a
Imperatore, in San Pietro (1220), davanti
La lotta tra Guelfi e Ghibellini invece di
placarsi, allora, si rinfocolò. Il progetto
del Barbarossa di costituire un Impero
universale si infranse con la cocente
sconfitta subita, il 26 maggio del 1176,
a Legnano, da parte della Lega Lombarda.
La pace definitiva, tra Impero e Papato,
sarebbe stata ratificata a Costanza il 25
giugno del 1183.
Gli imperatori svevi
Durante i festeggiamenti per l’accordo
raggiunto, che si tennero a Magonza,
nella primavera del 1184, il Barbarossa
propose di suggellare quel patto con il
matrimonio di suo figlio Enrico VI (11651197) con Costanza d’Altavilla (11541198), erede della dinastia normanna di
Sicilia. Con quell’unione, l’Italia meridionale sarebbe stata poi così unita all’Impero. La pace ritrovata fu suggellata
anche dalla partenza del Barbarossa per
la Terra Santa (Terza Crociata), dove il
terribile Saladino, dopo aver preso Gerusalemme, stava facendo strage di cristiani.
L’Imperatore non giunse tuttavia a destinazione e all’appuntamento con gli altri
regnanti europei, perché, dopo la difficile
marcia, attraverso i Balcani, e i ripetuti
scontri con gli eserciti locali, il 10 giugno
del 1190, morì annegato durante il guado
di un fiume in Anatolia.
La sua opera fu continuata dal figlio
Enrico VI, che ebbe, anch’esso, un rapporto
conflittuale con la Chiesa, e dal nipote,
l’imperatore Federico II di Svevia, che fu
prima il pupillo e poi il feroce nemico dei
Papi. Federico II di Hohenstaufen (Jesi,
26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia,
13 dicembre 1250), figlio di Enrico VI di
Svevia e di Costanza d’Altavilla, fu re di
Federico II di Svevia,
miniatura d'epoca.
dicembre 2013 La Rivista - 41
La Rivista
a papa Onorio III, fu più volte rimandato.
La sua prima spedizione non lasciò nemmeno la Puglia a causa di un’epidemia.
Altri tentativi non andarono oltre qualche
semplice proclama.
Il Passo del Gottardo
I motivi addotti dall’Imperatore per la
mancata partenza per la Crociata sembrarono a papa Gregorio IX solo pretesti e
scuse diplomatiche tanto che, il 29 settembre del 1227, lo scomunicò, mettendogli contro la nobiltà più vicina alla
Chiesa. Per riconquistare i principi ribelli,
nel mese di giugno del 1228, Federico,
con il suo esercito e un gran numero di
pellegrini, partì per la Terra Santa, dove
giunse il 7 settembre, accolto malvolentieri
dai cristiani e dagli ordini cavallereschi
locali, perché era scomunicato. Ancora
più dura fu la posizione della Curia romana
quando seppe che, invece di fare la guerra
agli infedeli, aveva avviato delle trattative
con il sultano d’Egitto al-Kamil, con il
quale aveva stipulato un accordo decennale per garantire il possesso di Gerusalemme, di Betlemme e di Nazaret e una
fascia costiera, ai Cristiani dando, in cambio, ai musulmani l’area del vecchio tempio
con la loro moschea. La Curia Romana
vide in quell’accordo un compromesso di
Federico II per non combattere i Musulmani, e, allora, al suo ritorno in Italia, la
dura contesa, tra Guelfi e Ghibellini, riprese
ancora più virulenta. E fu in quei frangenti
che s’innescò il meccanismo che avrebbe
poi portato alla fondazione della futura
Confederazione Elvetica.
Federico II, imperatore del Sacro Romano
Impero, e suo figlio Enrico VII, re di Germania e di Sicilia, avevano bisogno del
controllo del Passo del San Gottardo,
aperto al traffico intorno al 1200, per
accelerare il percorso dei loro messaggeri
e soprattutto per il transito delle loro
truppe in continui spostamenti. Senza
contare poi anche l’importanza commerciale di quella strada che, posta al centro
della Svizzera, collegava la Germania meridionale con l’Italia settentrionale. «Il San
Gottardo — come fa notare il Martin —
non era l’unico passaggio fra Germania e
Italia; il Brennero e il Julier erano più noti
e più frequentati. Tuttavia, esso non tardò
ad acquistare importanza economicamente, giustificata dall’intensità degli scambi
42 - La Rivista dicembre 2013
Charles l’Eplattenier:
La Battaglia di
Morgarten, Sala d’armi,
Castello di Colombier
(particolare)
fra le città lombarde e tedesche. Ma
soprattutto dal punto di vista politico,
gli imperatori dovettero attribuire un
grande valore al suo possesso. Sappiamo, infatti, che le ambizioni degli
Hohenstaufen erano dominate dalle
loro aspirazioni verso l’Italia». Perciò:
«Essere tagliati fuori dall’Italia…'85 sarebbe stato per essi il più grave smacco
e persino il maggior pericolo» (William
Martin, op. cit., p. 23). Il Paese di Uri,
posto a guardia appunto del San Gottardo, apparteneva, sin dall’853, per
donazione di Ludovico il Germanico al
convento di Fraumünster di Zurigo, che
riscuoteva le tasse e il censo, mentre il
diritto di avogadria, cioè l’amministrazione della giustizia, era, invece, appannaggio dell’Impero che l’affidava, dietro
pagamento di una gabella, a suoi vassalli. Nel 1218, alla morte di Bertoldo
V di Zähringer, il fondatore di Berna,
avogadro imperiale nel Paese di Uri, il
Matilde di Canossa in un quadro d’epoca.
diritto di avogadria fu rimesso all’Imperatore (Federico II) che lo concesse al conte
Rodolfo il Vecchio d’Asburgo.
L’affrancamento di Uri
La situazione cambiò quando gli Asburgo,
dopo aver incamerato larga parte dei
possedimenti degli Zähringer e poi dei
Kyburg, aumentando il loro potere, cominciarono a mostrarsi meno sottomessi all’Impero degli Hohenstaufen, senza tuttavia entrare ancora in completa opposizione.
Per non sottostare agli eventuali capricci
degli Asburgo, previa autorizzazione del
padre, con Lettera rilasciata il 26 maggio
1231, nella città alsaziana di Hagenau,
Enrico VII affrancava gli abitanti di Uri
dall’avogadria degli Asburgo, ponendoli
alla diretta dipendenza dell’Impero. In
pratica gli abitanti di Uri riscattavano con
il denaro la loro terra dagli Asburgo, ricevendo, dal punto di vista amministrativo
e giudiziario, lo statuto simile a quello di
La Rivista
una città dipendente solo dal sovrano,
senza intermediazione di feudatari locali.
I dubbi e i sospetti degli Hohenstaufen
sulla fedeltà degli Asburgo all’Impero si
mostrarono, comunque, presto fondati.
Infatti: dopo che per lungo tempo, per
mantenersi saldi in sella al potere, nel
corso della Lotta per le investiture, si erano
mostrati ora favorevoli al Papa e ora all’Imperatore, quando il gioco si fece duro
e bisognava fare una scelta netta, non ci
pensarono più due volte e scelsero il Papa.
Nel 1236, Federico II di Svevia aveva
iniziato la guerra che avrebbe dovuto
portare «all’unità dell’Impero» tutte le città
dell’Italia settentrionale e centrale, che
non riconoscevano la sua autorità. Il 20
marzo 1239, nel corso della solenne cerimonia della Domenica delle Palme, papa
Gregorio IX gli lanciò la seconda scomunica. L’Imperatore predispose allora un
piano d’attacco alle città ribelli e, l’anno
seguente, il 26 agosto 1240, pose l’assedio
a Faenza, perché, insieme a Bologna e a
Cesena, era inserita nello «scacchiere
politico» di quelle città romagnole tradizionalmente antimiperiali contrapposte a
quelle filoimperiali di Ravenna, Imola e
Forlì. Proprio quando stava per lanciare
l’attacco decisivo, Federico II fu abbandonato da diversi baroni dell’Impero, tra cui
anche Rodolfo il Taciturrno d’AsburgoLaufenburgo e Hartmann von Kyburg che,
con le loro valorose truppe svizzere, passarono improvvisamente dalla parte del
Papa. Non tutti però seguirono i baroni
ribelli, alcuni soldati di Uri, Schwyz e Unterwalden rimasero al servizio di Federico II.
Come feudatario di Svitto e di Unterwalden, Rodolfo il Taciturno, figlio di Rodolfo
il Vecchio, voleva ostacolare il passaggio
verso il Gottardo delle truppe fedeli all’Imperatore. Per tutta risposta, agli inizi dell’inverno del 1240, gli Svittesi inviarono,
proprio attraverso il San Gottardo, loro
truppe per rinforzare l’armata sveva davanti a Faenza, che Federico II aveva deciso
di prendere per sfinimento e per fame,
facendo edificare, tutto intorno, una circonvallazione fortificata con le caserme
per i soldati. Tra la fine di aprile e i primi
di maggio del 1241, l’esercito imperiale,
con in testa i ghibellini di Faenza, entrò
in città, costringendo gli avversari, capeggiati dalla famiglia guelfa dei Manfredi,
a prendere la via dell’esilio.
L’imperatore Federico
Barbarossa in tenuta
da crociato.
43 - La Rivista dicembre 2013
La Rivista
La Carta di Faenza
Gli Svittesi, appena giunti a Faenza, avevano chiesto e ottenuto, come ricompensa
del loro aiuto, di essere liberati dal dominio
dei vecchi feudatari asburgici. Federico II,
come testimonianza di riconoscenza per
la loro fedeltà, rilasciò loro un privilegio
ufficiale. Con una «lettera di libertà», datata
Faenza 20 dicembre 1240. «Federico II,
per Grazia di Dio Imperatore… — vi si legge,
tra l’altro — Avendo ricevuto da parte
vostra lettere e messaggi, e apprezzando
il vostro attaccamento e la vostra devozione alla Nostra Persona…'85 vogliamo concorrere favorevolmente con benevolenza
alle vostre buone intenzioni…'85 accogliendovi sotto le nostre ali e sotto quelle
dell’Impero, come si conviene di fare per
uomini liberi che non devono omaggio che
a noi e all’Impero…'85 vi accogliamo a braccia aperte…'85 ponendovi sotto la nostra
protezione speciale e quella dell’Impero…'85» (Museo dei Patti Federali, Svitto).
Il Martin ritiene, giustamente, che la lettera
di franchigia, concessa a Uri nel 1231,
«deve essere considerato il primo passo
verso la futura Confederazione», molto più
importante della stessa Carta di Faenza,
che «non ha un valore giuridico preciso».
Quest’ultima «non stabiliva — infatti —
per il paese di Svitto la diretta dipendenza
dall’Imperatore, perché ciò sarebbe stato
contrario agli usi feudali, e l’Imperatore
non possedeva diritti su Svitto». «La carta
del 1231 — sempre secondo il Martin —
ha conferito fondamento giuridico» alle
libertà della futura Confederazione, mentre
«l’atto del 1240 le ha conferito carattere
politico». In pratica quella di Uri, non era
stata una richiesta contro gli Asburgo, ma
«un semplice riscatto secondo le regolari
disposizioni del diritto feudale». La richiesta
degli Svittesi ricopriva invece «un carattere
rivoluzionario», perché «si rivolgeva contro
il signore, ma era leale nei confronti dell’Imperatore». E a quell’evento «risale l’immutabile politica dell’antica Confederazione, che in ogni circostanza rimase al fianco
dell’Imperatore contro il feudatario, o, meglio ancora, si schierò col potere più lontano contro il potere più vicino» (W. Martin,
op. cit., pp. 26-27).
Gli Svittesi fecero, infatti, buon uso della
Carta di Faenza, il cui effetto immediato
fu quello delle insurrezioni popolari di
Svitto e di Sarnen contro gli Asburgo.
44- La Rivista dicembre 2013
I contrasti continuarono anche dopo
l’estinzione, nel 1254, della Casa di
Svevia, e per tutto l’interregno, che durò
fino al 1° ottobre 1273, quando Rodolfo
I d’Asburgo (1218-1291), per volere di
papa Gregorio X, fu eletto Re dei Romani, (cioè di Germania) e incoronato il
24 ottobre successivo ad Aquisgrana
(Aachen / Aix-la-Chapelle). Con l’ascesa
di Rodolfo I a Schwyz, Uri e Nidwalden,
tornavano i funzionari degli odiati
Asburgo. La politica di Rodolfo, che
aveva conquistato mezza Europa, vin-
cendo re Ottocaro di Boemia, non era
gradita anche a molti principi tedeschi,
preoccupati dalla potenza acquistata dagli
Asburgo, soprattutto in Austria, Stiria e
Carinzia, i quali ostacolarono le sue aspirazioni a cingere la corona imperiale. Alla
notizia della sua morte, avvenuta il 15
luglio 1291, i rappresentanti delle tre
comunità di Uri, Schwyz e Unterwalden,
agli inizi di agosto, si riunirono sul campo
del Grütli o Rütli, sulla sponda del Lago
dei Quattro Cantoni, dove giurarono il
Patto perpetuo, impegnandosi a non ac-
Berta di Svevia,
da una vetrata
della chiesa
Rodolfo I d'Asburgo.
di Wimmis (Berna).
La Rivista
cettare mai più «giudici stranieri alle loro
vallate e ai loro costumi», ad «aiutarsi nei
pericoli», a considerare nemico di tutti
«l’aggressore di una sola di quelle
comunità», a far decidere dai loro saggi
ogni contenzioso interno, fissando gli impegni reciproci «per l’eternità».
Il Patto perpetuo
A prima vista, il Giuramento del Rütli,
potrebbe sembrare uno dei tanti patti di
mutuo soccorso che le comunità di allora
stringevano per aiutarsi vicendevolmente
e difendersi dalle minacce esterne. Questo
Patto era, però, diverso dagli altri, perché
in esso, oltre ai principi della sicurezza
collettiva e dell’arbitrato, c’erano già anche
quelli dell’indipendenza. Le tre comunità
promettevano dunque di assistersi e di
prestarsi aiuto reciprocamente «senza limiti
alcuni e nessuna riserva, contro chiunque
avesse loro arrecato perdite o danno», rifiutando di ricevere nelle vallate qualsiasi
giudice che fosse appaltatore della sua
carica o che non fosse originario del posto.
Come fa notare Charles Gilliard: «Con
questo articolo — che è il più importante e
il più significativo — quegli uomini esprimevano la loro rivendicazione essenziale:
quella di essere giudicati da uno dei loro
pari, da un uomo che fosse della loro stessa
condizione e conoscesse le loro consuetudini e i loro bisogni, e non da uno dei funzionari interessati…quale il balivo asburgico». In effetti, «ciò che volevano era
l’autonomia…Come i borghesi cittadini della
stessa epoca essi non aspiravano tanto a ciò
che più tardi verrà chiamata libertà, bensì
a quell’autonomia locale che a quel momento sembra la suprema garanzia dei beni più
preziosi». La «durata illimitata è un aspetto
che si troverà più tardi in tutte le alleanze
confederate e ne sarà il più solido fondamento» (Charles Gilliard, op. cit., pp. 18-19).
Il contenzioso con gli Asburgo, divenuti
intanto il più potente casato austriaco,
non si chiudeva tuttavia così. Anzi riprese,
con scontri anche armati, dei quali ricordiamo le battaglie di Morgarten (15 novembre 1315) e Sempach (il 9 luglio 1386),
nelle quali gli Svizzeri, prima dei Tre e
quindi Sette Cantoni, inflissero due cocenti
sconfitte agli “Austriaci” rispettivamente
di Leopoldo I e Leopoldo III d’Asburgo. Un
terzo e ultimo tentativo di riprendersi gli
antichi possedimenti del suo Casato, fu
poi compiuto, nel 1443, da Federico III
d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano
Impero, che aveva stretto un patto di
alleanza con Zurigo (Aquisgrana, 17
giugno e Zurigo 19 settembre 1442). Le
sue velleità svanirono per sempre quando, il 22 luglio 1443, le truppe di Schwyz
e di Glarona sconfissero quelle di Zurigo
comandate da Rudolf Stüssi, che morì
in combattimento, nei pressi della chiesa
di Sankt Jakob, proprio alle porte della
stessa città della Limmat.
Quello fu uno dei primi scontri tra Cantoni della stessa Confederazione, della
quale Zurigo faceva già parte sin dal
1351. Gli Asburgo d’Austria rinunceranno
poi, per sempre, alle loro pretese sulla
Svizzera centrale con la Pace perpetua
firmata a Costanza il 30 marzo del 1474.
Con il Giuramento del Rütli finisce, dun-
que, la Storia della Svizzera prima della
Svizzera e inizia quella della Confederazione Elvetica. Già allora, anche se la strada
sulla via dell’unificazione sarebbe stata
lunga e irta di mille difficoltà e contrasti,
il futuro Stato era, tuttavia, delineato nel
suo quadro culturale e linguistico generale.
L’ultimo grande rivolgimento linguistico
interno era, infatti, avvenuto nella prima
metà del Duecento, quando masse di contadini di lingua tedesca, partendo dall’Oberwallis, iniziarono le loro migrazioni verso
altre regioni. Questi Walliser o Walser,
attraverso i passi alpini, si erano spinti, a
ondate successive, nell’Urserental e nel
Rheinwald, incuneandosi poi, protetti dai
nobili di Sax-Misox, di Vaz e di Rhäzüns,
soprattutto all’interno dei Grigioni, dove
formarono isole linguistiche tedesche a
scapito della parlata italiana e ladina.
Giuramento del Rütli
in un’illustrazione
ottocentesca.
dicembre 2013 La Rivista - 45
La Rivista
Scaffale
Joseph Jung
Alfred Escher - Il fondatore della Svizzera
moderna - Armando Dadò Editore pp. 136; CHF 20.-Non esiste visione della Svizzera moderna, persino contemporanea,
senza che si percepisca l'impronta lasciata al XIX secolo da Alfred
Escher. Grazie a lui Zurigo è diventata la principale città del cantone,
la sede del Politecnico federale, una metropoli economica e un
centro decisionale. Nel 1848 Berna diventa capitale del giovane
Stato elvetico, il quale è in preda a turbolenze con i suoi grandi
vicini; Escher lavorerà per rafforzare la sua posizione diplomatica.
Questo libro descrive l'intreccio, di spirito molto radicale, degli
interessi politici ed economici, le battaglie per la ferrovia e una
prodezza tecnica mondiale, il tunnel ferroviario del Gottardo. Nella
stessa Zurigo Escher fonda il Credito Svizzero e due imprese divenute
degli imperi: Swiss Life e, nelle riassicurazioni, Swiss Re.
Autore di diverse pubblicazioni su Escher, Joseph Jung firma questo
ritratto dove, nelle sue lotte e nelle sue prove, vediamo vivere il
zurighese che occupò nel suo cantone dei posti pubblici a tutti i
livelli e fu parlamentare federale per 34 anni (dal 1848 al 1882).
Ad oggi, rimane il solo uomo ad essere stato eletto quattro volte
alla presidenza del Consiglio nazionale.
Federico Rampini
Banchieri - Storie del nuovo banditismo
globale - Mondadori pp 180; € 16,50
La crisi economica scoppiata nel 2008 con il fallimento della banca
d'affari americana Lehman Brothers sembra non avere fine, in Italia
come nel resto d'Europa: nonostante i governi e gli economisti si
arrovellino sulle misure da adottare, le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, i consumi crollano. E la responsabilità della
recessione in corso è stata addossata, di volta in volta, al mercato
dei mutui statunitensi - i famigerati «subprime» -, allo strapotere
della finanza, al peso schiacciante del debito pubblico. Cambiando
decisamente prospettiva, Federico Rampini non si chiede a «che
cosa» imputare la colpa ma piuttosto a «chi», e senza alcuna esitazione afferma: «I banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo.
Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti
danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri».
Dall'osservatorio privilegiato degli Stati Uniti, dove la crisi ha avuto
inizio, Rampini racconta chi sono i banchieri di oggi, come abbiano
potuto adottare comportamenti tanto perversi, assumersi rischi così
46 - La Rivista dicembre 2013
forti e agire in modo talmente dissennato da provocare un'autentica
Pearl Harbor economica, sprofondando l'Occidente nella più grave
crisi degli ultimi settant'anni. E tutto questo, contando sempre sulla
certezza dell'impunità. A pagare i loro errori sono, infatti, i cittadini
dei paesi sulle due sponde dell'Atlantico, e il prezzo è altissimo:
crescenti diseguaglianze, precarietà del presente, paura del futuro.
È anche alle loro «piccole» storie che Rampini rivolge lo sguardo, le
storie di chi deve affrontare ogni giorno i pesanti e spesso umilianti
cambiamenti di stili e condizioni di vita indotti dalle spericolate
manovre dell'«alta finanza». Perché, se le risorse impiegate per
salvare gli istituti bancari sono immense, ben poco i governi hanno
fatto per l'economia reale, sotto forma di crediti agevolati alle
famiglie o alle imprese, che ne hanno bisogno per consumare,
investire, assumere. Eppure, afferma Rampini, forse una via d'uscita
da questo tunnel apparentemente infinito esiste, ed è quella indicata
dal presidente Obama con il nome di «resilienza». Cioè la capacità
di resistere agli shock, di risollevarsi e di ritrovare un equilibrio,
indirizzando ogni sforzo verso l'attuazione di politiche che sappiano
arginare gli «spiriti animali» del mercato e investire invece
nell'istruzione, nella riqualificazione professionale dei disoccupati,
nelle reti di protezione sociale, nella ricerca scientifica. Che è poi
l'unico modo per insegnare alle nuove generazioni come crescere
in un mondo destinato a un perpetuo squilibrio.
Federico Rampini corrispondente della Repubblica da New York, ha
esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Già
vicedirettore del Sole 24 Ore, è stato editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino. Ha insegnato
alle università di Berkeley, Shanghai, e al Master della Bocconi. È
autore di numerosi saggi. Da Mondadori è uscito il suo libroconversazione con Giorgio Napolitano, La via maestra.
Gianrico Carofiglio
Il Bordo Vertiginoso delle Cose
Rizzoli pp 320; € 18,50
Un caffè al bar, una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome
che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Vallesi è un uomo
tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un
destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate.
Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria
non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e
tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti
anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di
riscoperta attraverso i ricordi di un’adolescenza inquieta, in bilico
fra rabbia e tenerezza. Un tempo fragile, struggente e violento
segnato dall’amore per Celeste, giovane e luminosa supplente di
filosofia, e dalla pericolosa attrazione per Salvatore, compagno di
classe già adulto ed esperto della vita, anche nei suoi aspetti più
feroci. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non
lascia tregua, Gianrico Carofiglio ci guida fra le storie e nella
La Rivista
psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell’esistenza, evoca,
nella banalità del quotidiano, “quel senso di straniamento che ci
prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane”. Romanzo
di formazione alla vita e alla violenza, racconto sulla passione per
le idee e per le parole, storia d’amore, implacabile riflessione sulla
natura sfuggente del successo e del fallimento, Il bordo vertiginoso
delle cose può essere letto in molti modi. Ma tutti riconducono a
un punto preciso, a una sorta di luogo geometrico dell’anima in cui
si incontrano la dolcezza e la brutalità, il desiderio e la paura, la
sconfitta e l’inattesa, emozionante opportunità di ricominciare.
Gianrico Carofiglio (Bari 1961) ha pubblicato, per Rizzoli, i romanzi
Il passato è una terra straniera (2004) e Il silenzio dell’onda (2011),
il graphic novel Cacciatori nelle tenebre (2007) con il fratello
Francesco, la raccolta di racconti Non esiste saggezza (2010) e il
saggio La manomissione delle parole (2010). È autore del ciclo di
romanzi dell’avvocato Guerrieri. I suoi libri sono tradotti in ventiquattro lingue.
Oreste Foppiani
servizi statunitensi e britannici, dando così un sapore giornalistico
inusuale per un testo accademico. L’antisemitismo della RSI è stato
volutamente trascurato per via dei numerosi studi presenti sull’argomento. Tutto sommato, per essere un testo accademico questo
lavoro di Oreste Foppiani ha avuto un ottimo esito editoriale e si
pensa ad una seconda edizione. La ricostruzione della politica
britannica è curata forse meno bene di quella statunitense. Il lavoro
di consultazione di archivio è stato sostanzioso: Foppiani seleziona
ed interpreta documenti custoditi presso i National Archives and
Records Administration (NARA) alle porte di Washington DC, presso
il Public Record Office vicino Londra e alcuni archivi privati.
“The Allies and the Italian Social Republic
(1943-1945)” - Peter Lang ed. pp. 390; € 58
Aldo Cazzullo
(M.C.B.) - La guerra civile italiana del ’44-‘45 è un elemento di
questo libro. È una tesi di dottorato sviluppata sulla falsa riga di
una tesi di economia. Si tratta di tre articoli accademici di diversa
lunghezza e messi insieme per formare questo libro di quasi 400
pagine. La prima parte narra dei rapporti tra gli alleati angloamericani durante la campagna d’Italia: dallo sbarco in Sicilia del
’43 alla fine della guerra nell’aprile-maggio ’45. I rapporti tra gli
alleati hanno attirato l’attenzione di Oreste Foppiani poiché è ormai
assodato essere un luogo comune il pensare che i britannici e gli
statunitensi andassero d’amore e d’accordo durante la seconda
guerra mondiale. Nella primavera del ’44 inizia la guerra partigiana
anche a causa delle prime chiamate alle armi della Repubblica
Sociale Italiana e la conseguente fuga verso i monti dei coscritti.
Il vero partito combattente era quello comunista per via dell’esperienza maturata durante la guerra civile spagnola. L’Italia del Sud
era occupata o meglio liberata e ha reagito con un armistizio. La
soluzione decisa dal re è stata attuata in modo assurdo creando dei
danni enormi. Est modus in rebus. È una ferita ancora aperta.
La seconda parte è dedicata alla propaganda fascista e a quegli
intellettuali che avevano collaborato con la RSI come il poeta
americano Ezra Pound e il giornalista inglese James Burns, i quali
crederanno nella RSI, in questa ultima avventura mussoliniana a
cui Mussolini fu costretto dai tedeschi.
La terza parte riguarda i prigionieri di guerra italiani e il loro
trattamento sotto i britannici e sotti gli statunitensi. Quali furono
le reazioni alla disfatta? I prigionieri di guerra tenuti in Australia,
negli altri paesi del Commonwealth e negli Stati Uniti ebbero un
trattamento diverso dopo il settembre ’43: i non cooperatori
mantennero lo stato di prigioniero di guerra, mentre altri diventarono
cobelligeranti, non alleati e non nemici, perdendo però lo status di
prigioniero di guerra. La cobelligeranza fu una definizione assurda
che non aveva precedenti in diritto internazionale e che culminerà
nella dichiarazione di guerra alla Germania da parte del regno
d’Italia il 13 ottobre del ’43. Molti prigionieri italiani, “cobelligeranti”
e non, furono tenuti in tale condizione fino al febbraio del ’47,
quando fu firmato il trattato di pace e ogni stato di prigioniero
cessava. Subirono delle torture psicologiche, minacce, privazioni
del sonno e malnutrizione.
Il testo è arricchito da varie interviste ad alcuni ex ufficiali dei
«Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora.
È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più
inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi
tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più
semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi. Però il futuro non
era un problema; era un'opportunità.» Aldo Cazzullo racconta ai
ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e
dei nonni, «che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato
prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto
di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. Mia bisnonna
sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta
con cui lamentarmi per le prime pene d’amore. Mio nonno fece la
Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi
con lui per il morbillo. L’altro nonno da bambino faceva a piedi 15
chilometri per andare al lavoro, perché non aveva i soldi per la corriera:
come lamentarmi se non mi compravano il motorino?».
I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame;
ma sapevano che c’erano state. Hanno assorbito l’energia di un
Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto
il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno
avuto le opportunità dell’era digitale, scrivevano lettere e non mail
o sms, ma proprio per questo hanno conosciuto il tempo in cui le
parole avevano un valore. Basta piangere! rievoca personaggi,
canzoni, film, libri e oggetti di un'Italia che si accontentava di poco:
Yanez e Orzowei, il mago Silvan e le piste per le biglie, i Giochi
senza frontiere e la Febbre del sabato sera, i miti dello sport e della
musica, le mode effimere e i cambiamenti profondi. Attraverso il
racconto degli ultimi decenni, Aldo Cazzullo ricostruisce l'inizio
della crisi e il modo in cui se ne può uscire: i quarantenni, anziché
beccarsi come i capponi di Renzo, si uniscano per cambiare il Paese.
E i ragazzi smettano di piagnucolare per qualcosa che ancora non
conoscono e che dipende soprattutto da loro: il futuro.
Aldo Cazzullo (Alba, 1966) è un giornalista e scrittore italiano,
editorialista del Corriere della Sera.
Basta piangere! - Mondadori pp. 144; € 14,90
dicembre 2013 La Rivista - 47
Fino al 9
febbraio
2014, alle Scuderie
del Quirinale
La Rivista
AUGUSTO
Organizzata in occasione del bimillenario della morte, si è aperta alle Scuderie del Quirinale di Roma la mostraomaggio che, sino al 9 febbraio 2014,
presenterà le tappe della folgorante
storia personale dell'imperatore Augusto in parallelo alla nascita di una
nuova epoca storica.
La mostra, ideata da Eugenio La Rocca e
curata dallo stesso insieme a Claudio Parisi
Presicce, Annalisa Lo Monaco, Cécile Giroire
e Daniel Roger, è promossa da Roma Capitale
- Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Azienda Speciale Palaexpo, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Roma,
Musei Capitolini, Musée du Louvre e Réunion
des Musées Nationaux – Grand Palais, in
collaborazione con Electa, che ne ha curato
anche il catalogo.
Figlio adottivo e pronipote di Cesare, Augusto fu un personaggio dotato di un eccezionale carisma e di uno straordinario intuito
politico. Riuscì, laddove aveva fallito persino
Cesare, a porre fine ai sanguinosi decenni
di lotte interne che avevano consumato la
Repubblica romana e a inaugurare una
nuova stagione politica: l'Impero.
Il suo principato, durato oltre quaranta anni,
fu il più lungo che la storia di Roma avrebbe
mai ricordato. In quegli anni, l'Impero raggiunse la sua massima espansione, con
un'estensione a tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia, al Maghreb,
alla Grecia, alla Germania.
I particolari della sua biografia e della sua
folgorante carriera ci sono trasmessi da lui
stesso e da storici di età successive, quali
Velleio Patercolo, Svetonio, Tacito, Cassio
Dione. Sono veramente pochi gli imperatori
romani per i quali disponiamo di un così
grande numero di fonti scritte. Possiamo in
tal modo ricostruire il completo svolgersi
della sua carriera politica, nel corso della
quale ricoprì tutte le più importanti cariche
pubbliche, e al tempo stesso seguire la serie
disastrosa di lutti familiari che lo privarono
in pochi decenni di Agrippa, suo luogotenente e genero, e degli eredi designati a
succedergli: il nipote Marcello, figlio della
sorella Ottavia; Gaio e Lucio Cesari, figli di
Giulia e Agrippa. L'Impero passò così alla
48 - La Rivista dicembre 2013
Statua togata, Augusto
capite velato come Pontefice
Massimo (da via Labicana),
particolare
Città romane della
Confederazione
sua morte nelle mani di Tiberio,
il figlio
formarsi diAventicum,
una nuova cultura e di un nuovo
di Livia, la sua terza e amatissima moglie.
linguaggio artistico, tutt'ora alla base della
Raurica
e
La fine delle guerre civili fu Augusta
abilmente
civiltà occidentale.
presentata quale epoca di pace,Vindonissa
prosperità
Fulcro visivo della mostra sono le grandi
e abbondanza: divennero allora centrali
statue di Augusto, riunite per la prima volta
concetti quali pax, pietas, concordia,
cantati da poeti del calibro di Virgilio e
Orazio, e da tutti gli intellettuali radunati
nel circolo cosiddetto di Mecenate.
La mostra alle Scuderie del Quirinale,
attraverso una selezione di assoluto pregio
artistico (circa 200 opere tra statue, ritratti, arredi domestici in argento, bronzo
e vetro, gioielli in oro e pietre preziose),
propone un percorso capace di intrecciare
la vita e la carriera del princeps con il
insieme: l’Augusto pontefice massimo da
via Labicana conservato a Roma in Palazzo
Massimo alle Terme, e l’Augusto di Prima
Porta dei Musei Vaticani, simbolo indiscusso
e ormai archetipo dell’idea stessa di
romanità; quest’ultima scultura è accostata
al suo modello classico, il celeberrimo Doriforo del Museo Archeologico Nazionale di
Napoli, canone per eccellenza della perfezione scultorea di età classica. Proveniente
da Atene e per la prima volta in Italia, è
Cammeo di Augusto
(cammeo Blacas),
età tiberiana © Londra,
The British Museum
La Rivista
inoltre possibile ammirare parte della statua
equestre in bronzo dell’imperatore restituita
dal mar Egeo, mentre proviene da Meroe
(Nubia, Egitto) lo splendido ritratto del
British Museum, anch’esso bronzeo.
Una nutrita congerie di opere d’arte evoca
il fiorire dell’età dell’oro: spiccano per importanza e bellezza i cosiddetti rilievi Grimani, raffiguranti animali selvatici intenti
ad allattare i propri cuccioli immersi in un
paesaggio bucolico, eccezionalmente riuniti
dalle attuali ubicazioni (il Kunsthistorisches
Museum di Vienna e il Museo di Palestrina),
e il gruppo frontonale dei Niobidi, originale
greco riallestito in età augustea negli horti
Sallustiani a Roma, qui ricomposto accostando le due statue in arrivo dalla Ny
Carlsberg Glyptotek di Copenhagen alla
statua di fanciulla ferita conservata al Museo
Nazionale Romano.
Una accurata scelta di pezzi, che esprimono
la complessa evoluzione del linguaggio figurativo d’età augustea, compone la più ricca
sezione della mostra: gruppi scultorei espressione di una nuova classicità si affiancano
a eccelsi documenti dell’arte decorativa in
ambito urbano e in contesti privati; oltre agli
arredi delle domus vesuviane e ai gioielli di
corredo, una nutrita selezione dal preziosissimo tesoro degli argenti di Boscoreale, eccezionalmente prestato dal Museo del Louvre.
Nel contesto di una sottile e ponderatissima
propaganda ideologica vanno inserite le
testimonianze numismatiche e della glittica:
di straordinario pregio, vanno ricordati i
preziosissimi cammei di Londra, Vienna e
del Metropolitan di New York, magistrali
rappresentazioni del potere delle immagini
nel mondo antico, utilizzati in qualità di
dono personale da parte dei membri della
famiglia imperiale a influenti personaggi
della loro cerchia.
Assume un valore centrale, in mostra, il
tema della morte dell’imperatore – 19 agosto
del 14 d.C., data di cui ricorre il bimillenario
- e la sua conseguente apoteosi. I visitatori
avranno così l'occasione di ammirare l’inedita ricostruzione di 11 rilievi della decorazione di uno straordinario monumento celebrativo eretto originariamente in Campania
e oggi divisi tra la Spagna e l’Ungheria: vi
è narrato, con grande efficacia, uno scontro
navale della battaglia di Azio, il fatidico
scontro che nel 31 a.C. mise fine alla guerra
civile tra Ottaviano e Marco Antonio aprendo
la strada al definitivo trionfo del princeps.
Statua di Augusto di
Prima Porta dei Musei
Vaticani, simbolo
indiscusso e ormai
archetipo dell’idea
stessa di romanità
dicembre 2013 La Rivista - 49
La Rivista
Fino al 24 febbraio
al Museo
dell’Ara Pacis
di Roma
Fu uno scambio di lettere tra il
presidente degli Stati Uniti Franklin
D. Roosevelt e il magnate e collezionista d’arte Andrew W. Mellon a
dare il via, nel dicembre 1936, all’affascinante storia della National
Gallery of Art di Washington.
Mellon scriveva al presidente per offrire la
sua straordinaria collezione d’arte allo stato
americano e, dopo soli quattro giorni, Roosevelt rispondeva dichiarandosi felice per
l'eccezionale proposta. L’anno successivo
cominciarono i lavori e, nonostante la morte
di Mellon nello stesso anno, proseguirono
ininterrottamente fino all’inaugurazione nel
1941. Da allora la collezione originaria fu
ampliata da altre donazioni private e dall’opera dei due figli di Mellon: Ailsa Mellon
Bruce (1901-1969) e Paul Mellon (1907-1999).
Nel 1978 veniva trasferita nell’ala al piano
terra del Palazzo Est anche la preziosa collezione impressionista e post-impressionista,
che fino ad allora Ailsa e Paul avevano conservato nelle proprie abitazioni private.
Giovane donna che tesse i suoi
capelli (1876) di Auguste Renoir
50 - La Rivista dicembre 2013
Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard
Città romane della
Confederazione
Aventic
Art Museum nello Stato
di Washington.
Dagli assolati prati di primavera di Alfred
La mostra degli impressionisti all’Ara Pacis
Sisley alle affascinanti nature morte di
Raurica e
raccoglie 68 opere ed haAugusta
un percorso suddiEdouard Manet e Paul Cézanne, agli interni
viso in sezioni tematiche
che
vanno
“Nabis” intensamente composti di Pierre
Vindonissadal
paesaggio al ritratto, dalla figura femminile
Bonnard e Edouard Vuillard, ai colori saturi
e vibranti di Pierre-Auguste Renoir, la
collezione comprende capolavori che raccontano l’ispirata innovazione nel colore,
nel tocco e nella composizione, che hanno
reso la pittura francese di fine ‘800 uno
dei momenti fondamentali della storia
dell’arte. Dallo scorso 23 ottobre, il Museo
dell’Ara Pacis di Roma costituisce l’unica
tappa europea del tour che porterà per la
prima volta fuori dalle sale della National
Gallery of Art di Washington la collezione
impressionista e post-impressionista del
Museo con la mostra “Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of
Art di Washington. Da Monet a Renoir da
Van Gogh a Bonnard”. Le tappe successive
saranno il Palazzo della Legione d’Onore
del Fine Arts Museums di San Francisco
in California, il McNay Art Museum di San
Antonio in Texas, il Mitsubishi Ichigokan
Museum di Tokyo in Giappone e il Seattle
alla natura morta, fino alle rappresentazioni
della vita moderna. Si tratta di un excursus
tematico ma anche temporale, a partire da
Boudin - precursore dell’Impressionismo e
maestro di Monet, celebre per aver raccontato
la vita mondana dell’epoca - fino all’apertura
dell’Impressionismo al nuovo secolo con
Bonnard e Vuillard.
Tra i tanti capolavori in mostra si potranno
ammirare: Alle corse (1875) di Manet; Argenteuil (1872) di Monet; Madame Monet e suo
figlio (1874), Raccogliendo i fiori (1875) e
Giovane donna che tesse i suoi capelli (1876)
di Renoir; Letti di fiori in Olanda (1883), tra
le prime pitture di paesaggio di van Gogh;
La battaglia dell’amore (1880) e le nature
morte di Cézanne; Ballerine dietro le quinte
(1876/1883) e Autoritratto con colletto bianco
(1857) di Degas; Autoritratto dedicato a
Carrière (1888 o 1889) di Gauguin; Studio
per “La Grande Jatte” (1884-5) di Seurat;
Carmen Gaudin (1885) di Henri de TolouseLautrec. Esposta anche Sorella dell’artista
alla finestra (1869), un’opera della protagonista femminile dell’Impressionismo Berthe
Morisot, la cui pittura fu definita da Mallarmé
come una sintesi di “furia e nonchalance”.
L’esposizione rimarrà aperta fino al 23 febbraio 2014. La mostra, promossa da Roma
Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività
e Promozione Artistica- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, National Gallery
of Art di Washington e organizzata da Zètema
Progetto Cultura, è a cura di Mary Morton,
responsabile del Dipartimento Pittura Francese della National Gallery con il coordinamento tecnico-scientifico per la Sovrintendenza Capitolina di Federica Pirani.
Il catalogo realizzato da De Luca editori
d’Arte ospita anche un saggio dello storico
dell’arte Renato Miracco, in cui vengono
analizzati i rapporti tra l’impressionismo
italiano e l’impressionismo francese.
Un prestito di altissimo valore, reso possibile
grazie ad uno scambio tra Istituzioni all’interno del progetto Dream of Rome. Infatti,
la “Rotunda” della stessa National Gallery of
Art di Washington ospiterà la splendida e
maestosa statua del Galata capitolino dai
Musei Capitolini, iniziativa che rientra in
2013 –Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti.
La Rivista
Benchmark
di Nico Tanzi
L’Italia che naviga su
Internet Ovvero:
quando per vincere non
basta essere grandi
Se l’espansione di Facebook, Twitter e compagnia
ha tolto interesse alla navigazione web tradizionale,
la conseguenza sul consumo di Internet è stata
una sorta di polarizzazione: i siti migliori – quelli
che più vanno incontro agli interessi degli utenti
– si sono rafforzati, a scapito dei più piccoli o
dei meno intriganti.
Una panoramica sul consumo web emerge dai risultati dei
“Macchianera Italian Awards”, un concorso che offre una
panoramica sulle preferenze “virtuali” del pubblico italiano.
Certo i risultati non vanno presi per oro colato, ma i 140'000
votanti dell’edizione 2013 rappresentano un campione rappresentativo per valutare le tendenze della navigazione in
rete in Italia.
Nella categoria più importante, quella del miglior sito, si sono
dati battaglia i colossi dell’informazione, Repubblica e Corriere
in testa. Ma a prevalere è stato un sito “di opposizione”, Il
fatto Quotidiano. Mentre la piazza d’onore è andata a un sito
di cucina come Giallo Zafferano, ormai il principale punto di
riferimento quando si tratta di trovare la ricetta giusta. Se
si aggiunge che il terzo posto è andato a Ilpost.it, quotidiano
online tutt’altro che ortodosso diretto da Luca Sofri, si ottiene
una conferma importante: i gusti e le dinamiche del pubblico
della rete non sono gli stessi che valgono per quello tradizionale. Con alcune eccezioni: ad esempio, nella classifica dei
migliori siti di informazione il colosso ANSA, la maggiore
agenzia giornalistica italiana, prevale su, nell’ordine, il fatto
Quotidiano, Repubblica e SkyTG24. La buona posizione di
quest’ultimo, che è legato a Sky Italia, a sua volta, dice molto
sull’importanza che la TV via satellite ha assunto nel panorama
italiano.
Qualche indicazione interessante viene pure dalle classifiche
dei siti tematici. Che sono fonte di buoni consigli per chi
cerca i posti giusti, dove raccogliere spunti e informazioni
fresche sulle proprie passioni, ma offrono anche utili indicazioni
di tendenza. Come miglior sito televisivo, ad esempio, è stato
votato Italiansubs.net, che mette a disposizione i sottotitoli
di centinaia di serie TV: quelle stesse serie che il pubblico
guarda online bypassando allegramente l’offerta mainstream
(e non) dei canali italiani. Una tendenza che va sempre più
affermandosi, in particolare fra i giovani che non hanno
nessuna voglia di attendere l’eventuale messa in onda “ufficiale” per guardare le proprie serie preferite (si fa prima a
scaricarle). Il più votato dei siti cinematografici a sua volta
è i400calci.com, una full immersion “nel cinema action, horror
ed eccezioni meritevoli”. Stile sbarazzino e scelte estreme,
per questo sito di nicchia che è riuscito ad avere la meglio
su sigle più note, come Mymovies.it (secondo in classifica).
Stesso discorso, quanto a scelte e stile, per Bastonate.wordpress.com, miglior sito musicale: che si è affermato
su colossi come Radio DJ e MTV, e su quella che per molti è
la bibbia del rock, la rivista Rolling Stone.
Ciò significa che questi siti – alcuni dei quali obiettivamente
poco noti al di fuori della cerchia degli appassionati – sono
più seguiti di quelli dai nomi più altisonanti? No, ovviamente.
Significa piuttosto che sono riusciti a catturare lettori e
follower più affezionati: tanto da prendersi la briga di andarli
a votare. È il caso del miglior sito letterario, Apprendistalibraio.blogspot.it (sottotitolo: Incontri ravvicinati con i clienti,
e non solo, di una libreria di provincia). Anch’esso, come il
secondo in classifica, Tutta colpa della maestra, è un blog. Il
che ci offre un’altra conferma: i blog – ma solo i migliori –
sono vivi e vegeti, nonostante la trasmigrazione in massa del
pubblico sui social network.
Ma non in tutte le aree tematiche ha funzionato così. In altri
settori, la potenza di fuoco dei grandi siti non è stata spodestata
dai blog. IlSole24ore.it, ad esempio, è stato di gran lunga il
primo sito di economia, e Radio DJ, Virgin Radio e Radio 105
hanno spopolato nella categoria radio-podcast. Vogue.it
invece solo a fatica ha avuto la meglio sui fashion-blogger.
Il Disinformatico, il sito di Paolo Attivissimo, ha superato di
un’incollatura Leganerd.com come miglior sito tecnicodivulgativo. La migliore agenzia di comunicazione web è la
milanese Hagakure di Marco Massarotto Infine, una curiosità:
il brand cui gli italiani sono più affezionati è Nutella. Ma
forse su questo non c’erano molti dubbi.
dicembre 2013 La Rivista - 51
C’era una
volta nella
La Rivista
Diego e Andrea nello studio
di Radio Cité Genève
Svizzera non italiana
Radio locali e quel che resta delle trasmissioni in lingua italiana
Città romane della
Aventicum,
dimostra il fatto che
nella Svizzera nuare il senso di lontananza e la nostalIn occasione dello SwissRadioDay Confederazione
tedesca
quattro
contributi
parlati su gia durante gli anni degli intensi flussi
tenutosi a Zurigo nel 2013 è stato Augusta Raurica e
cinque
sono
in
svizzero
tedesco,
meno migratori tra i due paesi.
presentato lo studio realizzato nel di uno su cinque in Hoch Deutsch.
I Di seguito vi proponiamo una breve
Vindonissa
2012 dall’istituto di ricerca Publi- programmi della Svizzera romanda sono presentazione di alcune (all’appello ne
com, il quale ha elaborato una
descrizione minuziosa della realtà
radiofonica in terra svizzera.
La scena delle radio private appare come
molto variegata, ma nelle varie emittenti
si nota in generale un netto ancoraggio
regionale soprattutto nella diffusione
dell’informazione, a livello politico, culturale e sociale.
Anche sul piano linguistico, è emersa
una forte appartenenza regionale, come
esclusivamente in lingua francese, quelli in Ticino vanno in onda in lingua
italiana.
Tuttavia, sussistono nei diversi cantoni
alcune radio che offrono al proprio
pubblico trasmissioni condotte in italiano, appuntamenti settimanali che
sanciscono un legame diretto tra l’Italia
e gli italiani in Svizzera, ma anche gli
appassionati della cultura italiana in
generale. Molti di questi programmi
sono nati proprio dall’esigenza di atte-
mancano infatti altre, anche se non sono
più molte) emittenti che ancora mettono
a disposizione uno spazio nel loro palinsesto dedicato all’italianità. Alcune traggono origine dal periodo in cui le radio
libere rappresentavano il fermento che
animava la ribellione giovanile, e propongono un modello comunicativo di
integrazione sociale. Altre sfruttano le
nuove tecnologie per proporsi come
modello atopico di comunicazione che
corre sul web.
Radio Lora Italiana
Zurigo 30 anni
al servizio dell’italianità
Gruppo di animatori in un interno
(studio registrazione di radio Lora)
52 - La Rivista dicembre 2013
Nel 1981 un gruppo di attivisti inizia a
trasmettere da un centro autonomo
giovanile, ovviamente senza autorizzazione, il segnale di quella che allora si
chiamava in modo esplicito Alternatives
Local Radio (ALR) che si affermerà ben
presto come Radio Lora ribandendo la
sua vocazione di (Local Radio). Solo nel
1983 riceve la concessione per trasmettere in modulazione di frequenza in
maniera legale. In quell’anno difatti
crolla il monopolio della radio svizzera
e nascono varie realtà di radio private
nel territorio elvetico. Fina dagli esordi
l’emittente locale zurighese dava la
possibilità ai diversi gruppi etnici ad
autogestire uno spazio di mezz'ora circa.
30 anni fa nasceva anche Radio Lora
Italiana, con mezz’ora ogni martedì,
nella vecchia sede nel quartiere di Seefeld,il programma di informazione e
cultura dedicato agli emigrati italiani
nella Svizzera tedesca.
Oggi, la sede si trova nel quartiere 5, e
le ore dedicate alla lingua italiana sono
cinque di domenica, e un’ora e mezzo il
sabato per un programma di musica
popolare. Radio Lora trasmette dei programmi in 20 lingue diverse, è un’associazione non profit e non è commerciale
e quindi non diffonde spot pubblicitari,
ma si autofinanzia con i contributi dei
soci. Radio Lora Italiana ha sempre svolto
un ruolo sociale e di integrazione molto
La Rivista
Radio pizza: la cucina delle idee
forte. Oggi la trasmissione è collegata ai
“social network” e si può ascoltare la in
diretta web. Radio Lora Italiana informa
la comunità italiana su temi di attualità
politica, culturale e musicale, con un
occhio di riguardo anche alla vicina patria,
ovvero l’Italia, coinvolgendo nei temi
trattati in trasmissione, anche personaggi
politici o artisti famosi e meno famosi,
che intervengono spesso anche in diretta.
Radio Lora Italiana vuol essere vicino alle
esigenze degli ascoltatori e tiene sempre
un microfono aperto per far dire la sua,
sia attraverso il telefono, un’intervista in
diretta o via lettera e mail. Ma a Radio
Lora Italiana si parla anche di cinema e
di musica italiana proponendo le novità
discografiche della musica leggera italiana
ospitando in studio tantissimi artisti e
cantautori italiani, dando anche spazio
a dei giovani artisti italiani che vivono
in Svizzera. Un piccolo spazio musicale
della domenica è poi dedicato anche alla
musica popolare italiana e alla nostalgia
degli anni 50, 60 e 70 e al cantautorato.
Ogni due settimane inoltre Radio Lora
Italiana dedica un’ora agli ascoltatori più
piccini con la rubrica “Lora dei bambini”.
Radio Lora Italiana è in onda
ogni domenica dalle 6 alle 11
FM 97,5 MhZ www.lora.ch
[email protected]
Negli anni è arrivata a rappresentare la
voce delle istituzioni e delle associazioni
italofone, proponendosi come valido
strumento a loro disposizione per farsi
conoscere e per relazionarsi con la
società. Piazza Italia è considerata ad
oggi come un punto di riferimento per
gli italofoni in Svizzera, tanto da essere
stata citata come esempio di integrazione
in Svizzera da una ricerca condotta
dall’Università di Friburgo.
Il programma, insomma, è arrivato ad
essere ciò che gli artefici, Waldimiro
Rossi e Luigi Farulli (Miro e Gigi per il
pubblico di radioascoltatori) si erano
prefissi di ottenere fin dal principio: un
intenso momento di svago, ma anche
di coesione culturale, arricchito da una
minuziosa selezione di musica in grande
stile. Il nome stesso del programma
trasmette l’intenzione di ricreare l’atmosfera tipica di convivialità e amicizia
delle piazze italiane.
Dai microfoni di Piazza Italia, che vanta
circa 80.000 ascoltatori, sono passate
numerosi personaggi del mondo musicale italiano, tra i quali Malika Ayane,
De Gregori, Claudio Baglioni, Pooh,
Lucio Dalla, Gigi D'Alessio, Anna Tatangelo, Max Pezzali, Ligabue, Pino
Daniele e altri ancora. Non mancano
mai, inoltre, rubriche di informazione,
cultura e intrattenimento.
Ormai da dieci anni, Miro e Gigi regalano
ogni settimana due ore di divertimento
e informazione, di cultura e buona compagnia, ricordando ai loro ascoltatori
l’importanza di sentirsi quotidianamente
italiani.
Piazza Italia su Radio Rabe 95.6
Mhz ogni sabato dalle 11 alle 13
La domenica dalle 13 alle 14, invece,
lo spazio radiofonico di Radio RaBe è
occupato dalla trasmissione Onda Libera
condotta Dj Salvi in lingua italiana, e
pensata soprattutto per gli amatori della
musica e della cultura italiana. Scegliendo uno stile dinamico e alquanto atipico,
fortemente improntato all’improvvisazione, Dj Salvi si è ispirato all’atmosfera
e alle tendenze degli anni Cinquanta,
quando la radio aveva una forza comunicativa e un impatto sociale superiore
a quello della televisione. Proponendo
senza sosta dalle 13 alle 14 di ogni
domenica musica, interviste e incontri
con personaggi di vario genere, è riuscito
a trasformare la sua passione per i vinili
e la musica italiana nella fonte di occasioni di condivisione e di svago per i suoi
affezionati ascoltatori. Grazie agli strumenti messi a disposizione dalle nuove
Radio RaBe a Berna
si fa in due
Radio RaBe 95.6 Mhz, la radio culturale
di Berna, si distingue sul panorama radiofonico svizzero come un’emittente
indipendente, finanziata da soci, sponsor
e contributi spontanei, che non trasmette
spot promozionali di alcun genere. Dal
suo studio a Berna offre ormai da anni
al suo folto pubblico una vasta gamma
di trasmissioni condotte in diverse lingue
e fasce orarie, alle quali va riconosciuto
il merito di contribuire all’integrazione
nella realtà quotidiana svizzera degli
stranieri presenti sul territorio.
Perfettamente in linea con questa filosofia tra le 11 e il 13 di ogni sabato, si
colloca la trasmissione Piazza Italia, nata
alla fine degli anni Novanta come servizio
a disposizione della comunità italofona.
Miro e Gigi di Piazza Italia
dicembre 2013 La Rivista - 53
La Rivista
tecnologia, ogni domenica la voce e le
sonorità di Onda Libera raggiungono,
grazie ad internet un pubblico davvero
internazionale, che ha la possibilità di
interagire contribuendo di volta in volta
con dediche e richieste allo svolgimento
della trasmissione.
Nella collaborazione con Radio RaBe,
estremamente liberale e attenta a temi
di carattere sociale, Dj Salvi ha visto
realizzato il sogno di condurre una trasmissione con un potere comunicativo
ed emozionale tale da fare sentire gli
ascoltatori italiani in Svizzera, ma anche
in tutto il mondo, in qualche modo più
vicini a casa e alle loro origini.
Onda libera su Radio Rabe 95.6 Mhz
ogni domenica dalle 13 alle 14
Mezz’ora Italia su Radio Cité
Genève 92.2 FM
"Se ascoltando la radio a Ginevra sentite
parlare italiano non vi siete sbagliati: è
Mezz'ora Italia, il programma radiofonico
di Cultura Italia".
Da marzo 2012 Mezz’ora Italia va in
onda su Radio Cité Genève 92.2 FM, la
seconda e quarta domenica del mese
alle ore 11:00 e in replica il mercoledì
successivo alle 20:30.
È gestita da Cultura Italia – sans frontières
(www.culturaitalia.ch). Trenta minuti di
musica, ospiti, notizie, eventi da non perdere.
Si parla dell’Italia a Ginevra e non solo.
Tra i tanti ospiti intervistati ricordiamo
Toni Servillo (attore), Pierluigi Bersani
(segretario PD), Nicoletta Maraschio
(Presidente dell'Accademia della Crusca),
Fabio Lo Verso (capo redattore de La
Cité), ecc.
Chiunque voglia segnalare un evento da
promuovere o più semplicemente un messaggio da condividere, può contattare i
conduttori via mail o tramite la nostra
pagina facebook: c’è la possibilità di esser
direttamente ospitati in studio.
La trasmissione può essere ascoltata in
diretta su FM nel cantone di Ginevra o
ovunque su internet. I podcast delle precedenti puntate Sono disponibili sul sito web
della radio http://www.radiocite.ch/
mezzora-italia.html
54 - La Rivista dicembre 2013
Radio Cité Genève 92.2 FM
Mezz’ora Italia - la seconda e
la quarta domenica del mese
alle ore 11:00
RadioPizza Svizzera
La radio corre sul web
(Gherardo Cantoni) - Il suo simbolo
non poteva che essere una margherita
stilizzata… non il fiore, ma la pizza.
Dopo Danimarca, Spagna e Olanda ora
anche la Confederazione ospita un’emittente web del “consorzio” RadioPizza. È l’unica rete di radio libere locali
dedicata agli italiani all’estero. Trasmette esclusivamente via web. Di fatti si
tratta di una radio web che si può
ascoltare anche con uno smartphone.
Ogni paese dove RadioPizza è presente
ha un gruppo di “radiopizzaioli” volontari che mettono in piedi una volta alla
settimana una trasmissione destinata
agli italiani residenti in quel paese.
Ogni lunedì alle 21 precise per gli
italiani residenti in Svizzera va in onda
su www.radiopizza.net una ricca trasmissione di un’ora e con rubriche di
attualità, di approfondimento, gastro-
nomia, viaggi e tanta musica, citazioni
di film e battute esilaranti con l’ospite
della settimana. Tutto avviene davanti
ad un bicchiere di vino… trasmettiamo
da una cucina. La trasmissione è rigorosamente in italiano e con diversi accenti
regionali: romano, genovese, napoletano,
voci maschili e femminili che informano
gli ascoltatori sugli eventi di Ginevra e
oltre. L’interazione con il pubblico è
fondamentale e le chiamate in diretta
via Skype (RadioPizza) sul tema della
puntata sono benvenute. RadioPizza è
una “cucina di idee”!
Manuela, lei partecipa a RadioPizza da
quanto tempo e perché? “Sono qui per
caso. Serviva una voce femminile e, nonostante il mio lieve accento romano, mi
hanno presa. Non mi ricordo com’è successo, come mi hanno coinvolta. Era ad
una cena forse e, dopo che mi hanno
detto che serviva una voce femminile,
mi ritrovo qui. Ero l’unica candidata!”.
Alessio Caprari, com’è iniziata l’avventura
di RadioPizza? “L’avventura iniziò tre
anni fa in Olanda e poi come un virus s’è
sparso in Danimarca, in Spagna e da poco
anche in Svizzera. Siamo i primi radiopizzaioli extracomunitari del network.
Presto saremo anche in Belgio”.
La corona incernierata sul capo di
Carlo magno è quella portata a
partire dal secolo XI dagli
imperatori del Sacro romano
impero. Questa corona identifica
Carlo come imperatore tedesco.
Ritratto idealizzato di Carlo Magno,
bottega di Albrecht Du rer, 1514,
olio su legno di tiglio. Prestito e
© Stiftung Deutsches Historisches
salvi di Onda libera
Museum, Dj
Berlino.
La
Rivista
Che
cos’è questo network? Chi sono gli
ascoltatori
di RadioPizza? Quanti sono?
“Sono
tanti soprattutto in Olanda dove,
dopo
tre anni di attività, vantano oltre
1'500
contatti ogni settimana. Qui a Gi

nevra
sta crescendo rapidamente. Il pub
blico
è formato dagli italiani all’estero.

La
nostra radio è la voce degli italiani

all’estero,
ma ci seguono anche gli italia­
ni
in Italia che vogliono sapere come se
­
la
passano i loro connazionali fuori.” Una

colonna
portante di RadioPizza Svizzera
è


Andrea Pappalardo. Ci può raccontare
l’entusiasmo
degli inizi? “Con l’entusia
€
smo
di sempre quando s’iniziano le cose
‚
belle
e i progetti luminosi. L’idea di Ra 
dioPizza
è stata come un lampo nella

notte.
Erano anni che volevo intraprenƒ­
dere
un’iniziativa di radio web e sono
„
sicuro
che il nostro futuro è raggiante.
­
Le
idee sono tante, le menti sono fertili,

la
voglia e l’entusiasmo ci sono. Sono

convinto
che trasmissione dopo tra­
smissione
contribuiremo all’informa
zione
e all’intrattenimento degli italia
ni
in Svizzera che ci vorranno seguire.”
­
RadioPizza
trasmette dai vari paesi in

cui
è presente in diversi giorni della
settimana
in modo da avere un palin

sesto
il più completo possibile. “Il web
 „
permette
questa libertà e l’accesso alla
‚
produzione
di contenuti di buon livello

giornalistico
è un’opportunità nelle

mani
di chiunque abbia voglia di docu­‚
mentarsi
e di raccontare”, così ci ha
­€
detto
Michele Caracciolo che collabora
‚ con
RadioPizza per la breve rubrica
“Carta
Bianca” dedicata all’approfon€…†
ƒ
dimento
 di
tematiche
 di
attualità.
„
Le
… sinergie
con
le
altre
radio
del
network
RadioPizza sono significative.
ƒ
Si
va dalla condivisione di contenuti
e

di buone prassi sino all’uso comune
del
sito
dove
si
possono
ascoltare
e
scaricare
tutte le puntate. Questo fenoƒ
meno
non è da sottovalutare. In un’Italia

††
dove
i mezzi d’informazione sono in crisi

ƒ
per
il calo della pubblicità e i contenuti
„
sono
spesso autocensurati, è incorag­
giante
trovare un gruppo di giovani vo

lontari
che cercano di fare un’informa
ƒƒ
zione
utile
e di
qualità
„ divertendosi
e
avendo a cuore i propri ascoltatori.
In
diretta ogni lunedì alle 21.00
su
www.radiopizza.net
I
podcast di tutte le puntate si
possono
scaricare dallo stesso
sito.
Seguici anche su:
www.facebook.com/radiopizzasvizzera

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La Rivista
Diapason
di Luca D’Alessandro
The Revelations Alessandro Scala
(Schema)
Viaggio Stellare (Schema)
Library Music: un anglicismo proveniente dal mondo del
cinema e la televisione, e che descrive un genere che
collega il jazz, il big band sound, il funk e lo swing. Musica
da catalogo, se vogliamo chiamarla così, che negli anni
Settanta venne utilizzata principalmente per la creazione
di colonne sonore o jingles televisivi. The Revelations è un
gruppo italiano che in quegli anni si muoveva in queste
circostanze. Giacomo Dell’Orso dirigeva l’orchestra di base
composta di Silvano Chimenti, Giovanni Tommaso, Enzo
Restuccia e Mario Scotti. Un insieme di musicisti flessibili
e aperti a tutti i generi, che, all’epoca, in questa formazione
non sono riusciti a riscontrare grande successo. In considerazione di ciò, pare ovvio che il loro disco sia stato
pubblicato nel 1971 in una versione limitata, oggi ricercatissima. Possiamo dunque ritenerci fortunati che la Schema
Records di Milano faccia rinascere questo mitico gruppo,
con una riedizione che avvalora un sound sfaccettato,
energico, autentico, universale.
Viene attribuito allo Hard Bop, il Viaggio Stellare di Alessandro
Scala, sassofonista e clarinettista emiliano che da anni
collabora con gruppi di vario genere, provenienti dal jazz,
lounge e swing. Il nome di Scala si legge sulle produzioni
discografiche di Bob Moses, Joe Garrison, Jimmy Owens e
Marco Tamburini. Grazie a loro, l’artista non solo è riuscito
a estenderdere il proprio orizzonte musicale e il repertorio,
ma anche a guadagnarsi il merito di musicista valido. Notevole
la partecipazione con il paroliere e organista hammond di
Cesenatico, Sam Paglia, che in una maniera straordinariamente
anticonformista celebra la rinascita del vintage sound, quello
da svago firmato anni Settanta. Il presente disco di Scala
comunque è di un genere contrapposto a quello di Paglia,
molto meno spiritoso, tuttavia profondo: è un misto di suoni
tradizionali e variazioni contemporanee che si manifestano
in temi ben arrangiati, studiati a fondo, e perfettamente
accessibili a chi li ascolta. È un viaggio denso di avvenimenti
sonori. C’è molto da scoprire, soprattutto nei frammenti
improvvisati. Non ci rimane che lodare il presente biglietto
da visita di questo musicista “spaziale”, alla guida di un
veicolo spaziale con il tastierista Nico Menci, il bassista Paolo
Ghetti e il batterista Stefano Paolini a bordo.
Giorgia
Senza Paura (Sony)
Neja – Neja Vu (Irma)
Dal suo debutto al Festival di San Remo sono passati
oramai quasi vent’anni. E tuttora Giorgia Todrani riscontra
successo. Allora con il brano E Poi, che entrò a far parte
dell’album Giorgia. Un lp che riscontrò gran successo, con
vendite che superarono le 150'000 copie. Oggi la cantante
romana ci fornisce 15 brani inediti nella raccolta intitolata
Senza Paura: “Questo titolo è una tensione, un desiderio
di eliminare quel velo di paura che diventa una specie di
filtro con cui si vivono tutte le cose. La paura che mi disturba
di più è quella che blocca l'espressione di sé”, spiega la
cantante sul suo sito web. Un orgoglio che l’ha portata
oltre oceano, negli Stati Uniti, per la produzione di I will
pray, un duetto con la celebre cantante soul Alicia Keys.
Non è rimasta l’unica collaborazione, anzi: il testo per
Oggi vendo tutto proviene da Ivano Fossati. “Un bel regalo”,
ammette Giorgia.
Neja è il nome d’arte di Agnese Cacciola, cantante torinese,
che ci propone 12 brani rivisti in chiave acustica, jazz e
bossa nova. Brani noti, rielaborati da Neja stessa. Quindi
un Neja Vu, titolo che si collega all’espressione francofona
Déjà Vu. Crazy In Love, il primo brano dell’album, attesta
perfettamente l’obiettivo di Cacciola: rallentare il flusso
del ritmo dei brani originali, ridurre il loro volume, arricchirli
con elementi scelti provenienti dalla musica leggera.
Insomma, ridipingere completamente le versioni originali.
Noti i brani Al That She Wants degli Ace Of Base e Last
Night A DJ Saved My Life degli Indeep. Da rilevare il pezzo
The Role Of Love che descrive l’eleganza di un corpo femminile. Neja si è esibita diverse volte davanti alle telecamere
televisive, tra l’altro al Festivalbar. Tutti i brani, sia quelli
originali di Neja stessa, sia le versioni cover sono stati
rivisti dal musicista Nerio Poggi, il leader dei Papik, anch’esso
specializzato nel jazz e bossa nova made in Italy.
dicembre 2013 La Rivista - 57
La Rivista
Sequenze
di Jean de la Mulière
The Counselor
di Ridley Scott
La trama è intricata e originale. Un avvocato di successo con qualche
problema di liquidità, un losco intrallazzatore che gli propone un
guadagno facile piazzando 625 kg di cocaina per un ammontare di
20 milioni di dollari. È troppo forte la tentazione di risolvere ogni
problema in un sol colpo, per dare svolta decisiva alla sua vita, ma
per poi accorgersi delle improvvise ed inattese conseguenze che si
dovranno affrontare. Quando le cose si complicano, quando i nuovi
“soci” in affari pretendono che qualcuno paghi per un piano finito
in malora, quando si ha molto, forse troppo, ma non è mai abbastanza
e allora si finisce giù all’inferno, dove l’unica via d’uscita sembra
la morte. Nel mondo spietato, ironico e violentissimo di Corman
McCarthy, qui al suo debutto come sceneggiatore, i soldi vengono
prima di ogni altra cosa: per questo il giovane ed ambizioso
procuratore senza nome (nel senso che non ci viene rivelato mai in
tutta la tortuosa vicenda) non esita a invischiarsi in un'operazione
irrinunciabile col proposito di fare una "toccata e fuga" per procurarsi
le finanze per sposarsi con l'amata Laura e tornare al proprio lavoro
di scrupoloso avvocato. Peccato che rubare al "cartello" che gestisce
il traffico di droga tra Messico e Stati Uniti, significhi, di fatto ed
inesorabilmente, un suicidio annunciato per l'ambizioso ma ingenuo
protagonista, al quale toccherà sopportare un lungo e doloroso
calvario dove a soffrire saranno sempre le persone a lui più vicine.
In un crescendo di tensione e violenza, avvinti da un intrigo che
cattura nonostante una certa complessità della trama assistiamo
ad una macchinazione diabolica dove s’intrecciano la verve e
l'umorismo nero caratteristici dell'autore s’intrecciano con uno
scenario da incubo, un cast d’eccezione e un plot avvincente.
Only lovers left alive
di Jim Jarmusch
Tra due città, Tangeri e Detroit, prese ad esempio di un decadentismo
romantico-industriale, fanno da sfondo alla vicenda che vede
protagonisti Adam, un musicista underground e la sua enigmatica
amante Eva. Sono affascinanti, sono colti, sono buoni. Cultori e
fautori delle arti e delle scienze, protagonisti di un amore puro e
intenso, corrispondono allo stereotipo malinconico ma non son mai
davvero decadenti. Sono artisti bohémien appassionati del bello,
che sia musica, antiquariato, vintage o letteratura. Coinvolti in una
storia d'amore, che dura da secoli, nel vero senso della parola perché
i due sono vampiri, rischiano di veder il loro rapporto messo in
discussione dalla giovane e incontrollabile sorella di Eva. Jim Jarmusch
non ha mai smesso di sperimentare nel proprio cinema alla ricerca
di linfa nuova da immettere in generi ormai abusati. Nel caso
specifico tenta di rileggere sotto nuova luce uno degli archetipi
narrativi più forti: quello del vampiro. La figura di esseri immortali
vincolati a una vita nell'ombra o nelle tenebre la cui unica fonte
di nutrimento è data dal sangue ha da sempre affascinato il cinema.
Il regista la affronta decidendo di intervenire sul piano della
decadenza dei tempi. Il suo giudizio sulla contemporaneità è
assolutamente negativo e lo esplicita grazie a una fitta serie di
citazioni colte relative a personaggi che hanno incrociato le loro
esistenze mortali con quelle, destinate ad attraversare i secoli, di
Adam ed Eva. Il gioco è intellettualmente stimolante che accetta
il rischio di diventare sterilmente intellettualistico. È lo stesso
Jarmusch ad affermarlo: "Adam ed Eva sono metafore dello stato
attuale della vita umana - sono fragili e minacciati, così vulnerabili di
fronte alle forze della natura e al comportamento irriflessivo e totalmente privo di una visione a lungo termine di coloro che sono al potere".
Inside LLewyn Davis
di Joel & Ethan Coen
C'era una volta la capitale indiscussa del folk, quel Greenwich Village
a partire dal quale Bob Dylan avrebbe cambiato la storia della
musica. Ma questa storia comincia prima, quando la musica folk
è ancora inconsapevolmente alla vigilia del boom e i ragazzi che
la suonano provengono dai sobborghi operai di New York e sono
in cerca di una vita diversa dalla mera esistenza che hanno condotto
i loro padri. Llewyn Davis è uno di questi, un musicista di talento,
che dorme sul divano di chi capita, non riesce a guadagnare un
soldo e sembra perseguitato da una sfortuna sfacciata, della quale
è in buona parte responsabile.
Anima malinconica e caratteraccio piuttosto rude, Llewyn è rimasto
solo, dopo che l'altra metà del suo duo ha gettato la spugna nel
più drastico dei modi, e ha una relazione conflittuale con il successo,
condita di ebraici sensi di colpa, purismo artistico e tendenze
autodistruttive.
Parafrasando la vera vita del folk singer Dave van Ronk, i fratelli
Coen fanno del Llewyn Davis l’ennesimo loro personaggio in perenne
affanno contro la vita e il suo irrimediabile caos, un artista di talento
che si barcamena nell’esistenza quotidiana alla ricerca di un successo
che è destinato a sfuggirgli: di un soffio ma a sfuggirgli. Il racconto
si costruisce attraverso una successioni di momenti quotidiani e
(spesso, per questo) paradossali, nei quali seguiamo il dibattersi
inutile di Llewyn, condannato a mancare le cose per un soffio, ad
un eterno ritorno negli stessi luoghi, all’amara presa di coscienza
della circolarità dell’esistenza nonostante i suoi tentativi vadano
in una direzione che si dimostra impossibile. Impossibile perché
l’egoistica chimera inseguita da Llewyn gli sfugge di continuo, e
perché lui si ostina testardamente a non prendere le deviazioni
(metaforiche e fisiche) che incontra lungo il cammino, a ignorare
i segno del fato, a lasciar andare ciò che gli si para di fronte proprio
per essere afferrato. E lui rimane sconfitto sì per via delle circostanze
ma anche per via di sé stesso.
dicembre 2013 La Rivista - 59
La Rivista
Turismo
internazionale
Una crescita superiore alle aspettative
Secondo l’ultimo Barometro pubblicato dall’UNWTO – Organizzazione Mondiale del Turismo, nei
primi otto mesi del 2013, la domanda turistica globale ha registrato una crescita superiore alle
aspettative.
Sull’onda dei buoni risultati di diverse
destinazioni in Europa, Asia e Medio Oriente, il numero di turisti internazionali è
cresciuto del 5,3%, raggiungendo la cifra
record di 747 milioni di arrivi.
Dopo un ottimo inizio d’anno, la domanda
di turismo internazionale è rimasta solida
anche a giugno (+5,9%), luglio (+2,8%) e
agosto (+5,2%), mesi di alta stagione
nell’emisfero settentrionale del pianeta.
La causa principale del relativo rallentamento della crescita a luglio potrebbe
essere la diminuzione nel numero dei viaggi
nei Paesi a maggioranza musulmana durante il Ramadan: i musulmani tendono a
viaggiare molto prima e dopo – ma poco
durante – il periodo di digiuno rituale, che
quest’anno è coinciso in buona parte proprio con il mese di luglio. Il positivo andamento dei mesi estivi ha colto di sorpresa
persino gli operatori pubblici e privati del
settore interpellati dall’agenzia ONU per
la consueta indagine quadrimestrale di
rilevazione dell’Indice di fiducia turistica:
il periodo maggio-agosto 2013 ha, infatti,
ricevuto, dal gruppo di 300 esperti selezionati dall’UNWTO, la valutazione più alta
60 - La Rivista dicembre 2013
dalla metà del 2011 a oggi. In termini
assoluti, l’Europa è la regione mondiale
che ha ricavato i maggiori benefici da
questa crescita, con circa 20 milioni di
turisti in più rispetto al periodo gennaioagosto del 2012, pari a un incremento
del 5,4%, superiore al trend di lungo
periodo dell’area. I migliori risultati sono
stati registrati nell’Europa Centro - orientale (+7,4%) e Meridionale (+6,1%). In
area Mediterranea, in particolare, si sono
distinte la Grecia (+12,9%) e la Turchia
(+11,3%), mentre continuano a crescere
a forte velocità alcune piccole destinazioni emergenti come l’Albania, la Bosnia
- Erzegovina, la Serbia e la Macedonia.
Destinazioni mature come la Spagna
(4,3%) e l’Italia (+2,5%) confermano la
solidità del loro inbound ma crescono a
ritmi inferiori. Incrementi più modesti si
sono verificati in Nord Europa e in Europa
Occidentale, nonostante l’ottima performance della Francia (+7,5%), sempre in
testa alla classifica delle principali destinazioni del turismo internazionale. La
regione “Asia e Pacifico” si è segnalata
per una crescita del 6,3%, forte della
spinta esercitata dal Sud-est Asiatico
(+11,8%), area che negli ultimi anni sta
vivendo un periodo di forte slancio del
turismo inbound, alimentato dalla domanda proveniente da Cina, Hong Kong,
Taiwan e Russia. La Malesia, destinazione
più popolare dell’area e decima al mondo
con 25 milioni di arrivi internazionali
nel 2012, ha segnato un incremento
record del 7,9% nei primi sei mesi di
quest’anno. L’Asia Nord - orientale, destinazione principale del continente in termini
di arrivi, ha registrato un risultato più
modesto (+2,9%), nonostante il +21,4%
del Giappone e incrementi significativi in
altri Paesi; la media subregionale è stata
abbassata dalla flessione degli arrivi nella
maggiore destinazione della regione, la
Cina (-4,5% ). Le Americhe, nei primi otto
mesi del 2013, hanno marcato una crescita
inferiore alla media (+3,2%), nonostante
il buon risultato degli Stati Uniti (+6,5%).
Buono l’andamento degli arrivi sul continente africano (+5%), grazie soprattutto
alla ripresa del turismo in Nord Africa
(+6,1%). La crescita più forte è stata registrata in Medio Oriente (+6,8%). L’Arabia
Saudita, principale destinazione dell’area,
ha visto crescere i propri arrivi internazionali
del 20%, anche se è bene sottolineare che
questo risultato fa seguito a una flessione
del -18,4% nel 2012. L’Egitto, che nel 2012
e nella prima metà del 2013 aveva mostrato
segnali di ripresa, ha sofferto gravi perdite
a luglio (-24,5%) e ad agosto (-45,6%) a
causa dei recenti sviluppi politici. L’andamento positivo degli arrivi si è riflesso sulle
entrate da turismo internazionale, cresciute
nella maggior parte delle destinazioni che
hanno riportato all’UNWTO dati statistici
sull’impatto economico dei flussi inbound
nei primi sei-otto mesi dell’anno. Tra i primi
dieci Paesi per entrate, si sono distinti la
Tailandia (+26,6%), Hong Kong (+15,9%),
il Regno Unito (+18,2%) e gli Stati Uniti
(+10,8%). Germania, Spagna, Italia (+2,2%)
e Francia hanno registrato percentuali più
basse, mentre la Cina (-5,8%) è l’unica
nella top ten ad aver accusato un vero e
proprio calo. Dal punto di vista della spesa,
sono ancora le economie emergenti a segnare il passo della crescita: tutti i Paesi
BRIC, eccetto l’India, hanno riportato percentuali di crescita a doppia cifra. La Cina,
con un +30,6% tra gennaio e giugno, conferma il primo posto tra i mercati emissari
di valuta in termini di turismo internazionale raggiunto l’anno scorso; la Russia,
quinto mercato al mondo, ha visto crescere
la spesa per turismo outbound del 28,2%
nello stesso periodo; il Brasile, al dodicesimo
posto, ha conosciuto un incremento del
14,6 nei primi otto mesi del 2013. Tra i
Paesi che hanno registrato un calo della
spesa, figurano il Giappone (-5%), l’Australia (-0,7%) e l’Italia (-2,6%).
La Rivista
I Sassi di Matera
L’impatto dei “siti Unesco” sui flussi turistici in Italia
L’Italia è il Paese al mondo con il maggior
numero di siti dichiarati dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Sono 49, ben il 5%
circa del totale mondiale, e ne contano
anche altri quattro nella categoria dei beni
“immateriali”. Un grande patrimonio collocato sul territorio di 302 comuni: quasi tutte
le grandi aree urbane (Roma, Genova, Firenze, Torino, Milano e Napoli); molte città di
medie dimensioni, da Pisa a Siena a Verona
a Mantova; poi, un gran numero di piccoli
comuni collocati in contesti di grande pregio
artistico o naturalistico. Il fatto di rientrare
nel novero dei luoghi più significativi
dell’umanità ha un ovvio effetto positivo
sul prestigio e di conseguenza sulla notorietà
internazionale di ambiti territoriali che, in
molti casi, sarebbero altrimenti relativamente poco visibili. È facile immaginare che, in
generale, vi sia un effetto positivo anche in
termini di aumento dei flussi turistici; del
resto, nei territori coinvolti vi sono circa
23.000 strutture ricettive e più o meno
710.000 posti letto, pari al 15% del totale
dell’offerta esistente in Italia. Isnart (Istituto
Nazionale di Ricerche Turistiche) ha cercato
di verificare in concreto l’impatto sulla
domanda turistica determinato dal fatto di
essere (quello che per comodità linguistica
è comunemente indicato) un “sito Unesco”,
anche con l’intento di capire come tale
impatto potrebbe essere “rafforzato”.
Domanda destagionalizzata
I dati confermano che nei “siti Unesco” le
performance sono generalmente migliori.
Sia nel 2011 che nel 2012 e nei primi sei
mesi di quest’anno, il tasso di occupazione
delle camere è stato sempre nettamente
maggiore, con poche eccezioni, in tutti i
mesi; interessante osservare che le differenze maggiori (nell’ordine del 15-20%)
si manifestano nei mesi subito prima e
subito dopo l’estate. La comparazione
dell’andamento delle vendite delle camere
da gennaio 2011 a giugno 2013 nelle strutture collocate nei “siti Unesco” e in quelle
nelle altre destinazioni conferma che questi
ultimi riescono a destagionalizzare in maniera molto maggiore la domanda, con
presenze proporzionalmente numerose
anche in autunno e primavera.
Nei “siti Unesco”, inoltre, oltre il 71% delle
strutture ricettive prevede il booking on
–line, contro il 64% di quelle collocate
nelle destinazioni “normali”. Si evidenzia,
dunque, una maggiore diffusione delle
tecnologie e migliori competenze di gestione avanzata delle relazioni con i clienti.
Un risultato che almeno in parte testimonia
che l’opportunità derivante dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità ha attivato dei processi di rafforzamento dell’offerta turistica, finalizzati appunto a
sfruttare al meglio il prevedibile impatto
Villa Adriana a Tivoli
che esso ha sulla domanda. A fronte di questi
dati positivi, non sembra però corrispondere
un vantaggio anche per quanto riguarda la
spesa dei turisti. La differenza della spesa
media sul territorio è di meno del 5% (pari
ad appena € 3 in valore assoluto); ancora
minore, nel caso della spesa per alloggi. Più
significativa è la maggior spesa per il viaggio,
a testimonianza che il differenziale di attrattività dei “siti Unesco” risulta particolarmente
forte nel caso della domanda internazionale.
Un potenziale ancora inespresso
Sembra, dunque, che il fatto di essere riconosciuto patrimonio dell’umanità rafforza la
capacità del territorio di attrarre la domanda
turistica, anche al di fuori dei tradizionali
canoni della vacanza estiva; impatta però
poco sulla sua capacità di stimolare la spesa
del turista. Insomma, un grande potenziale
che rimane però in buona parte inespresso.
Rispetto a questo problema, si osservano
situazioni molto diverse. Come noto anche
dalle cronache, ci sono casi in cui è mancata
qualsiasi gestione in chiave di sviluppo turistico dell’attributo di “sito Unesco”, essendo
per altro stata del tutto deficitaria anche la
gestione degli aspetti rilevanti per mantenere
tale riconoscimento. In molte altre situazioni,
il fatto di essere patrimonio dell’umanità è
stato sfruttato solo in termini di comunicazione: una citazione e un logo nelle brochure
o poco più. Solo in pochi casi, la nomina
dell’Unesco ha innestato un processo virtuoso
di rafforzamento dell’offerta e un conseguente
aumento del valore proposto ai turisti, e, di
qui della loro spesa sul territorio. Per avviare
questo processo, occorre a monte aver sufficientemente delineato una strategia di marketing della destinazione di ampio respiro; solo
nell’ambito di tale strategia è, infatti, possibile
delineare misure per sfruttare in maniera
consistente le implicazioni del fatto di essere
sito Unesco. È anche necessaria una forte
coesione tra i vari attori pubblici e le principali
forze private affinché si abbia uno sviluppo
organico dell’offerta territoriale più direttamente coinvolta nell’area patrimonio
dell’umanità. Tale condizione è particolarmente rilevante nei casi – frequenti- in cui
l’area patrimonio ricada nel territorio amministrato da più enti locali. La capacità di
questi di operare in maniera fortemente
unitaria è del tutto essenziale per far derivare
conseguenze positive e concrete dalla comune
condizione di sito Unesco.
dicembre 2013 La Rivista - 61
La Rivista
Con i 45 milioni
di ettolitri
di vino previsti
L’Italia è la regina della produzione enoica mondiale
Ma nei numeri regna ancora
l’incertezza, mentre i dati sull’export (che supererà i 5 miliardi
di euro) mettono tutti d’accordo
Nel mondo del vino, si sa, l’incertezza
dei numeri regna sovrana, per questo
vanno sempre presi con le dovute precauzioni. Anche quando incoronano l’Italia del vino come primatista mondiale
in termini produttivi, a quota 45 milioni
di ettolitri, staccando la Francia, ferma
a 44 milioni di ettolitri (che, però, è
giusto ricordarlo, ha dovuto fare i conti
con grandinate ed alluvioni che hanno
sferzato un po’ tutto il Paese nell’estate).
A dirlo è il bilancio sulla vendemmia,
della Coldiretti, che registra un aumento
del 2% sul 2012, con una qualità buona
con punte eccezionali per i grandi rossi,
dal Barolo al Chianti, dal Brunello di
Montalcino all’Aglianico. Un’ottima notizia, comunque, per il Ministro delle
Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo,
che ha sottolineato come il merito sia
“unicamente dei produttori e delle organizzazioni di categoria che, con la loro
62 - La Rivista dicembre 2013
tenacia e la loro professionalità, hanno
portato - secondo i dati del Ministro
- ad una produzione che si aggira tra
i 47 e i 48 milioni di ettolitri prodotti
(ben più di quanto calcolato da
Coldiretti, ndr). Peraltro, anche dal
punto di vista della qualità, ci saranno
dei miglioramenti rispetto al 2012 e al
2013”. Un aumento produttivo che ha
consentito di battere i concorrenti
francesi, dove, secondo l’Organizzazione Mondiale della Vigna e del Vino
(Oiv), il raccolto è comunque aumentato del 7%. L’andamento climatico
anomalo ha capovolto le previsioni
iniziali, e consente all’Italia di conquistare nel 2013 la leadership nella produzione di vino a livello internazionale
dove, dietro la Francia, si classifica al
terzo posto la Spagna, con una produzione in forte crescita a 40 milioni di
ettolitri (+23%), seguita dagli Stati
Uniti. In Italia la produzione destinata
per oltre il 40% ai vini a denominazione di origine controllata (Doc) o a
denominazione di origine controllata
e garantita (Docg), per il 30% ai 118
vini a indicazione geografica tipica (Igt)
riconosciuti in Italia e il restante 30% a
vini da tavola. Il modo migliore per festeggiare la fine della vendemmia è
ricordando le grandi performance del
vino tricolore all’estero, che, secondo le
proiezioni Coldiretti sui dati Istat dei
primi sette mesi del 2013, sonno avviate
a segnare un record storico con un valore
delle vendite che raggiunge per la prima
volta i 5 miliardi di euro, grazie ad un
aumento del 9% degli acquisti oltre
confine.
“Il valore del nostro vino - ricorda il
Ministro De Girolamo - si misura anche
attraverso l’export, che quest’anno ha
generato un fatturato sul quale il Governo deve riflettere e pur con le difficoltà
della situazione economica deve agire
con la massima determinazione per sostenere un settore che davvero può fare
la differenza nel processo di ripresa del
nostro Paese. Da questo punto di vista continua il Ministro - sarà strategica
l’azione di sburocratizzazione, una lenzuolata di snellimento delle procedure
che da sola potrebbe consentire ai valorosi produttori italiani di tutto il comparto agroalimentare di conquistare nuovi
mercati. Il ministero da settimane è già
al lavoro per la semplificazione di molte
procedure e i primi risultati saranno visibili entro la fine dell’anno”. Secondo
Coldiretti, s realizzare le migliori performance sono stati gli spumanti, che
mettono a segno un aumento in valore
del 18%, togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani
la maggioranza del fatturato all’estero
viene realizzata sul mercato statunitense,
dove l’export in valore aumenta del 10%
mentre al secondo posto si classifica la
Germania che mette a segno un positivo
aumento del 9%. Un aumento del 10%
si registra anche in Russia e una crescita
record (+23%) anche in Australia. Un
dato significativo se si considera che lo
stato oceanico è oggi il primo Paese
esportatore di vino tra quelli extraeuropei
e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. Positivo anche il
dato sui mercati asiatici, con una crescita
complessiva del 3%, con un apprezzabile
aumento del 6% in Cina, che è il Paese
con maggiore crescita dei consumi.
La Rivista
È il Verdicchio il vino bianco
più premiato dalle guide italiane per il 2014
È il Verdicchio il vino bianco
fermo più premiato dalle guide
italiane per il 2014. A rivelarlo,
a pochi giorni dalla pubblicazione
delle guide enologiche più influenti del settore, uno studio
di Gabriele Micozzi, docente di
marketing dell’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con l’Istituto di tutela dei
vini delle Marche, che ha catalogato i vini vincitori e i premi
assegnati dalle sei pubblicazioni
più autorevoli (Duemilavini Bibenda, Slow Wine, I Vini d’Italia
del Gambero Rosso, I Vini d’Italia de L’Espresso, Guida Oro I
Vini di Veronelli, Vinibuoni d’Italia del Touring Club Italiano).
L’indagine è articolata su due diversi
filoni: i vini vincitori di almeno un
premio assegnato nelle recensioni e
una seconda analisi su credibilità,
affidabilità e diffusione delle guide
stesse tra i consumatori. Dal primo
filone, è emerso che, tra i vitigni a
bacca bianca, il Verdicchio si posiziona
in testa alla classifica dei bianchi
fermi più premiati dalle guide 2014.
Complessivamente, il vino ambasciatore delle Marche si aggiudica 57
massimi riconoscimenti, davanti a
Fiano (35), Sauvignon (31), Soave (30),
Friulano (27) e Chardonnay (26). Per
Alberto Mazzoni, direttore l’Istituto
di tutela dei vini delle Marche
(www.imtdoc.it), consorzio che, con
850 aziende e 16 denominazioni, rappresenta il 90% dell’export enologico
delle Marche, “l’apprezzamento delle
guide riflette la crescita del Verdicchio
e il grande lavoro fatto dai suoi produttori verso la qualità totale. Un lavoro
che è lo specchio dell’unicità di un vitigno autoctono che dà origine a un vino
longevo e di grande struttura. Negli ultimi 10 anni, il bianco fermo campione
d’Italia ha aumentato il fatturato di quasi il 500% ed ha visto una crescita importante del prezzo medio per bottiglia.
Un’impennata che si riflette anche nell’export, che quest’anno si avvia verso
un altro risultato in doppia cifra (10%)”.
“Il successo del Verdicchio - ha aggiunto
dal canto suo il curatore dello studio è l’esempio di come sarebbe opportuno
partire dal Verdicchio per fare sistema
a livello regionale e sviluppare un progetto complessivo di valorizzazione del
brand territoriale. Un unico progetto,
che sfrutti le risorse previste nei Piani di
sviluppo rurale (Psr) e nell’Ocm vino e
che faccia da volano per l’affermazione
sui mercati internazionali anche delle
altre Doc e Docg regionali”. Per proiettare l’indagine in un contesto “consumer”, si è studiata anche l’affidabilità
e la credibilità delle guide attraverso
un questionario diffuso a livello nazionale su 1.357 soggetti rappresentativi
dell’intera popolazione Italiana. Dall’analisi, poi, si è ricavato un “indice di
credibilità” delle guide stesse, che vede
in testa il Gambero Rosso (indice: 0,86),
mentre Veronelli (0,77) e Bibenda (0,72)
si piazzano rispettivamente al secondo
e al terzo posto.
Ponderando, infine il numero di premi
vinti dalle tipologie di vino per l’indice
di credibilità, il Verdicchio si impone in
modo assoluto come il miglior vino
bianco italiano seguito a distanza dagli
altri della top 6 che così si modifica
rispetto alla classifica dei soli premi
ricevuti: Verdicchio (33,18), Sauvignon
(22,18), Fiano (20,39), Chardonnay
(18,21), Soave (18,07) e Friulano (15,11).
Con 240.000 quintali di uve prodotte
nella campagna 2013, il Verdicchio è il
primo vino prodotto sul territorio marchigiano e il più esportato con oltre il
50% delle bottiglie destinate all’estero.
dicembre 2013 La Rivista - 63
La Rivista
2° Rapporto
sulle Agromafie
Né extra né vergine
Non è tutto "oro giallo" quello
che si utilizza ogni giorno in
milioni di case italiane. Anzi,
l’olio extravergine d’oliva, tra i
prodotti cardine della dieta mediterranea e uno dei fiori all’occhiello del cosiddetto made in
Italy, purtroppo talvolta di "oro"
non ha quasi nulla.
La denuncia arriva dal 2° Rapporto sulle
Agromafie, realizzato da Eurispes e
Coldiretti, dal quale l'Italia risulta prima
importatrice mondiale di olio, spesso di
bassa qualità, poi venduto da marchi
"sedicenti" italiani, a danno dei consumatori, che divengono così vere e proprie
"vittime di truffa".
I dati forniti da Eurispes rilevano che il
saldo della bilancia commerciale del settore oleario è negativo, almeno per quanto
riguarda i volumi in quantità. Infatti, se
le esportazioni nette per il 2012 hanno
un saldo positivo di 114,2 milioni di euro
(+295,5% rispetto all’anno precedente,
spiegato da una contemporanea crescita
del valore delle esportazioni e diminuzione
64 - La Rivista dicembre 2013
di quello delle importazioni), dal punto
di vista delle quantità tale saldo diventa
negativo e pari a -183mila tonnellate
nel 2012 (comunque in ripresa rispetto
al biennio 2010-2011 in cui il saldo
negativo era ben oltre le 200mila tonnellate). La quantità maggiore di olio di
oliva importato nel 2012 risulta essere
quello spagnolo con 392mila tonnellate
(pari al 65,5% del totale), seguito dall’olio
greco con circa 117mila tonnellate (pari
al 19,5% del totale) e da quello tunisino
con 76mila tonnellate (pari al 12,7%).
Il caso dell’olio proveniente dalla Tunisia
merita un discorso a parte: infatti, con
76mila tonnellate, monopolizza le importazioni dai Paesi extracomunitari, coprendo il 96% di esse e facendo registrare un
notevole aumento rispetto al 2011.
Primo importatore mondiale di
olio di oliva
L’Italia è dunque paradossalmente il
primo importatore mondiale di olio di
oliva, detenendo una quota pari al 35%
(2011) e superando Paesi come Stati
Uniti, Germania e Regno Unito; al contrario, riguardo alle esportazioni, la quota
italiana è del 22% nel 2011, ampiamente
al di sotto del livello della Spagna che si
attesta su una quota di circa il 50%.
"Queste cifre", spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, "dimostrano che
i consumatori sono vittime di vere e proprie
truffe alimentari dal momento in cui, dietro
al paravento di marchi sedicenti italiani ed
etichette fuorvianti, vengono commercializzati oli di oliva di bassissima qualità,
spesso ottenuti attraverso la raffinazione
degli oli importati".
Il procedimento adottato per la contraffazione, in sintesi, è il seguente: vengono
importati oli grezzi provenienti da Spagna,
Grecia e Tunisia sfruttando il loro basso
costo di produzione (derivante sia da metodi di coltivazione iper-intensivi che dalla
scarsa remunerazione del lavoro); in secondo luogo, dal momento che tali oli
risultano essere di infima qualità, vengono
miscelati con basse quantità di oli realmente italiani e successivamente "deodorati" (cioè trattati attraverso lavaggi chimici, non ammessi per legge per l’olio
extravergine) in modo da modificarne le
caratteristiche organolettiche, correggendone quindi i difetti.
La Rivista
L’obiettivo del processo di deodorazione
è quello di eliminare il forte odore, il gusto
acre e l’eccessiva acidità derivanti da una
cattiva conservazione delle olive raccolte,
che vengono lasciate per lungo tempo
sotto al sole in cumuli oppure stipate nei
cassoni degli autocarri favorendo la formazione di alcol metilici ed etilici degli
acidi grassi attraverso un processo di fermentazione; infine, questi oli "taroccati"
vengono imbottigliati e la bottiglia viene
sommersa da riferimenti all’italianità del
prodotto, in modo da rendere graficamente
meno evidente l’etichetta sulla quale deve
essere obbligatoriamente riportata la dicitura di "miscela" per gli oli così ottenuti.
Penalizzati i produttori di autentico
olio made in Italy
"È chiaro che questo processo ha ricadute
economiche ben precise, che spiazzano i
produttori di vero olio made in Italy", osserva Fara, "costringendoli a una guerra
di prezzi al ribasso che non si può coniugare
con una qualità elevata: infatti, a fronte
di un prezzo medio superiore ai 6 euro
al litro per un buon olio extravergine di
oliva che si possa classificare come italiano, il prezzo di un olio "deodorato" si
può attestare su pochi euro al litro.
Com’è facilmente comprensibile, la preoccupazione risiede nel fatto che tali
acquisizioni, più che a rilanciare i marchi,
punti nei fatti a "svuotarli" utilizzandoli
come veicoli per commercializzare gli
oli di bassa qualità: in questo modo,
sfruttando quindi la fama dei marchi
italiani nel mondo, sarebbe possibile
trovare uno sbocco commerciale anche
agli oli spagnoli, tunisini, greci che altrimenti avrebbero scarso (se non addirittura nullo) appeal".
Il piano di sorveglianza attivato a livello
nazionale sulle aziende produttrici attraverso un campionamento di olio su
tutto il territorio italiano ha prodotto
risultati allarmanti: rispetto alla non
conformità secondo il limite di 30 mg/kg,
ben il 49% del totale esaminati, sono
risultati non conformi (di questi il 54%
provenienti dal Sud, il 24% dal Nord e il
22% dal Centro) e il 51% conformi (27%
dal Sud, 33% dal Nord e 40% dal Centro).
Nel settore delle frodi sanitarie (prodotti
contraffatti, sofisticati, adulterati e potenzialmente dannosi per la salute) solo la
Guardia di Finanza nel 2012 ha sequestrato
beni per un totale di 10.649.040 chili: di
questi il 74% (8.195.709 chili) erano rappresentati dall'olio. Numerose anche le
operazione del Nucleo Agroalimentare
della Forestale, che ha sequestrato 450
tonnellate di olio extravergine di oliva
deodorato destinato a essere commercializzato per un valore di circa 4 milioni di
euro e dei Nas che hanno recentemente
sgominato un'organizzazione che operava
tra Toscana e Lazio e sequestrato 2.500
litri di olio d'oliva privi di rintracciabilità,
5.000 litri di olio contraffatto e dichiarato
extravergine, barattoli di betacarotene e
decine di chili di clorofilla, sostanze con
cui si tramuta fraudolentemente l'olio di
semi in olio extravergine di oliva
dicembre 2013 La Rivista - 65
La pasticceria
Marnin di Locarno
La Rivista
scelta a far parte
di Swiss Delicatessen
di Augusto Orsi
Presenza Svizzera progetto del
Dipartimento federale degli affari
esteri per promuovere gli interessi
e gli atout della Svizzera all’estero
nelle sue strategie di comunicazione e diffusione ha anche sviluppato il settore riguardante il
“patrimonio culinario” presentando prodotti svizzeri di qualità
simbolo di un territorio e di competenze sconosciuti oltre confine.
In questo modo è nato Swiss Delicatessen per presentare la qualità,
la diversità e la cultura culinarie
svizzere.
Concretamente il progetto comprende 8
composizioni di vini-pasti svizzeri, messi
in scena per valorizzarne le ricchezze
gastronomiche elvetiche.
Nel 2012 è stato realizzato un progetto
pilota che ha fatto il giro del mondo e che
ha riscontrato un successo clamoroso a
Washington (USA), a Wellington (Nuova
Zelanda), a Londra, Monaco di Baviera,
66 - La Rivista dicembre 2013
Bruxelles e Mosca.
Per la seconda edizione di Delicatessen,
il Dipartimento federale degli affari
esteri DFAE (Presenza svizzera) ha informato la pasticceria Marnin, tramite
lettera dell’ambasciatore Nicolas Bideau,
che uno dei suoi prodotti parteciperà
alla nuova edizione della manifestazione.
“Sono molto lieto di poterle confermare
che Presenza Svizzera ha selezionato il
suo Panettone Nostrano per la nuova
versione di Swiss Delicatessen”.
La partecipazione della Marnin a Delicatessen rappresenta un riconoscimento
ufficiale della bontà gastronomica di
un prodotto tipico dell’arte pasticciera
ticinese della Marnin.
La pasticceria Marnin in città vecchia
a Locarno, apre i battenti il 18 ottobre
1989. Titolare è Arno Antognini, un
“Marnin”, approdato a Locarno da Vira
Gambarogno (paese sull’altra sponda
del lago Maggiore) sede della pasticceria
paterna, dove sin da piccolo muove i
primi passi nell’arte dolciaria. Arno è
rappresentante della quarta generazione
della famiglia di pasticceri Marnin: il
capostipite, Angelo Antognini, fondò a
Vira il primo laboratorio di panetteria e
pasticceria nel 1852.
Sono dunque quasi 160 anni che i Marnitt
si tramandano le ricette di padre in figlio,
(quali per esempio quella delle pastafrolle)
rappresentando una delle tradizioni dolciarie più antiche del Canton Ticino.
A Locarno, Arno Antognini affiancato dalla
moglie Franca, ha unito alla tradizione di
famiglia le innovazioni nel settore dolciario
scaturite dalla continua ricerca per perfezionare con professionalità i propri prodotti. La filosofia di Arno è quella di migliorare il più possibile le ricette di base
per garantire dolci non sofisticati, ma ben
bilanciati nella loro struttura: da qui ne
scaturisce la cura del dettaglio.
Emozioni per il palato
Indiscussa specialità della casa oltre alle
pastafrolle (biscotti tondi di frolla) è la
famiglia dei prodotti lievitati quali i panettoni, le colombe, il pandananas. Marnin
oggi è sinonimo di pasticceria del tutto
artigianale: ogni prodotto lievitato passa
nelle mani di Arno che ne cura con
professionalità rara ogni aspetto: dalla
selezione delle materie prime alla lunga e
La Rivista
complicata lavorazione. Il risultato? Un’emozione unica per il palato, un impasto
soffice come l’ovatta che si scoglie in bocca.
Trent’anni di ricerca nel mondo della pasta
lievitata che, il Natale scorso, hanno iniziato a dare i propri frutti: il panettone
Marnin di Arno Antognini viene classificato
primo con netto distacco dagli altri in una
degustazione effettuata a Milano, aggiudicandosi il consenso della giuria
all’unanimità. Marnin di Arno Antognini
possiede tre punti vendita. Il primo “casa
madre” è situato in Piazza S.Antonio a
Locarno: qui vi è annesso anche un caffè
tea-room, dove potersi rilassare e gustare
l’ottima cioccolata della casa, i diversi tè
selezionati, oppure un buon cappuccino.
Il secondo negozio è anch’esso situato in
città vecchia, in via S.Francesco: qui è
collocata la panetteria ed è presente il
forno alimentato a legna da cui viene
sfornato l’omonimo pane (una miscela di
farine scure ispirata al pane della Vallemaggia). Dal 2008 ,Marnin è presente
anche sul suggestivo lungolago di Ascona
con una piccola confiserie, dove ai prodotti
lievitati si affiancano tutte le specialità
di amaretti, (altro dolce divenuto ormai
simbolo della tradizione dolciaria ticinese),
da quelli semplici bianchi a quelli con
diverse farciture al cioccolato. MarninAscona è un’importante vetrina sul turismo elvetico ed internazionale attento
alle specialità dolci del nostro territorio.
Un’arte tira l’altra
La pasticceria viene definita dagli addetti
ai lavori “l’arte bianca”, e si sa, un’arte
ne richiama spesso un’altra. In questi
vent’anni di attività, Marnin ha visto
nascere delle iniziative che sposano il
concetto di ricerca estetica nell’esternazione di emozioni e sentimenti: iniziative che sono poi sfociate in collaborazioni con l’arte pittorica,
cinematografica, letteraria e musicale.
Nel 2008 Marnin in collaborazione con
il Festival del Film di Locarno e la Sacher
Film di Roma, ospita il regista italiano
Nanni Moretti. Nel 2009 nella sala da
tè vengono esposti i ritratti dell’artista
Jürg Stamm realizzati con sfumature
del caffè. La collezione verrà poi racchiusa, per iniziativa del collezionista
d’arte, Hermann Alexander Beyeler nel
volume Schizzi di Caffè, contenente
anche la storia romanzo del Marnin di
Locarno. Nel 2010 è la volta del regista
inglese Peter Greenaway che espone una
versione dolce delle 92 valige esposte alla
galleria d’arte il Rivellino di Locarno.
Artista artigiano
Arno Antognini: un artigiano-artista nasce
l’8 febbraio 1961 a Vira Gambarogno da
Angelo e Anna Antognini. Ultimo di quattro
fratelli, seguendo le orme di famiglia effettua il suo apprendistato di pasticciere
confettiere in Svizzera interna. Rientra in
Ticino e lavora nella pasticceria di famiglia
seguendo costantemente dei corsi di aggiornamento sia in Italia (dai maestri Massari e Zoja), sia in Francia (scuola di Lenôtre
e di Brunstein). Nel 1989 con la moglie
Franca Campagnuolo (ex docente e giornalista),a pre il “Marnin” in piazza S. Antonio
a Locarno. Nel 1992 nasce Fosco ,nel 1993
nasce Kevin e nel 1996 nasce Naomi.
A Franca Marnin-Campagnuolo abbiamo
chiesto cosa rappresenta per la pasticceria
Marnin il far parte di Swiss Delicatessen:
“È una grande soddisfazione. La nostra famiglia: mio marito, i miei
figli ed io siamo contenti ed orgogliosi di
rappresentare in Delicatessen l'arte dolciaria ticinese e svizzera e farla meglio conoscere nel mondo. Mi auguro di continuare
a migliorare i nostri prodotti”.
dicembre 2013 La Rivista - 67
La Rivista
Convivio
di Domenico Cosentino
I Nuovi Panettoni
e la sfida del Sud
L’appuntamento più importante dell’anno per il mondo del
panettone (Il Pan de Toni) si tiene, ogni anno nel mese di
novembre, ovviamente a Milano, dove è nato! Alla sesta
edizione 2013 di Re Panettone, per due giorni si sono dati
appuntamento i 36 migliori produttori artigianali del panettone,
provenienti da tutta Italia, che hanno presentato i propri
prodotti, tutti in degustazione negli stand e tutti in vendita
allo stesso prezzo: 20 euro al chilo.
E come ogni anno, anche in questa sesta edizione, tra i
protagonisti ci son stati numerosi pasticcieri artigiani meridionali che, come qualcuno ha scritto, “sono partiti all’assalto
della Bastiglia nordica”. All’inizio con tentativi più o meno
riusciti di imitare l’arte dei più esperti colleghi del Nord. Ma
ormai il livello raggiunto non è quello della semplice imitazione.
Aggiungendo che, per qualità e personalità, i panettoni del
Sud non sono più fratellini minori o curiosi esperimenti. Dal
Lazio alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, questo tipico
dolce natalizio ha conosciuto la sua piccola rivoluzione, e in
molti laboratori artigianali, si producono eccellenze, con
panettoni che riescono ad entrare di diritto nel ristretto
gruppo dei migliori d’Italia.
Tradizionalisti e Innovatori
A confronto due filoni: I Tradizionalisti puri, quelli che, pur
operando al Sud, prendono la ricetta del panettone classico
e la replicano, mettendoci di proprio solo maestria e scelte
delle materie prime ma, di fatto, realizzando solo panettoni
milanesi a tutti gli effetti, come nel caso di uno dei pionieri
del panettone made in Sud, il napoletano Pasquale Merigliano.
Dall’altro, ci sono però gli Innovatori che sulla base classica
innestano i prodotti del proprio territorio, creando panettoni
meridionali a tutto tondo. A questa schiera appartengono
La signora Costa con
panettone al limoncello
68 - La Rivista dicembre 2013
La Rivista
Pietro Marcellaro di Sant’ Angelo, Salerno, Nicola Colavolpe,
Belmonte, Cosenza, Emanuele Lenti, Grottaglie, Taranto e
Nicola Fiasconaro, Palermo, che così teorizzano la loro
scelta: “per noi anche fare un panettone diventa un mezzo
per dare voce ad un territorio povero, incontaminato, ma
ricco di prodotti agroalimentari eccellenti, materie prime
tipiche del Mezzogiorno d’Italia, che ci “spingono” a tentare
abbinamenti insoliti”.
Ecco allora Nicola Fiasconaro che, nei laboratori del Parco
delle Madonie s’inventa un inedito mix tra la cassata siciliana
e il panettone; Emanuele Lenti, maestro pasticciere pugliese
che si specializza in panettoni di grande formato, da 5 a 10
chilogrammi e sulla cottura nel forno a legna, particolarmente
complessa da realizzare; Nicola Colavolpe, che nel piccolo
centro calabrese, nella sua storica pasticceria così teorizza
il matrimonio: “Una sintesi tra i Nord e il Sud Italia, il
panettone realizzato secondo l’antica ricetta del nord con
l’aggiunta di profumati frutti tipici del Sud, dai fichi secchi
al cedro” . E, infine, Alfonso Pepe, artigiano campano che,
negli ultimi anni, vince un premio dopo l’altro, con il suo
panettone al cioccolato o quello al limoncello preparato
con i limoni della Costiera Amalfitana.
Dalle polverine chimiche alla lievitazione naturale
Fosse in vita ancora Angelino Motta, mi domando come si
sarebbe pronunciato sulla “creazione” dei panettoni meridionali
e come avrebbe reagito al fatto che oggi Milano non ne è
più la sola capitale. Lui che nel lontano 1919, nella sua
pasticceria di Via Chiusa a Milano, appunto, aveva intuito,
per primo, che la ricetta del Pane di Natale – così si chiamava
allora - che si faceva lievitare con lievito di birra o polverine
chimiche, con risultato di un impasto massiccio, basso e sodo,
andava modificato! Angelino Motta, con un’idea semplice ma
geniale, decise che si doveva tornare alla lievitazione naturale.
In brevissimo tempo, così trasformato, maestoso nella lievitazione, slanciato, soffice, ricco di uova e burro, con uvetta,
cedro, scorza di arancia e canditi, il nuovo panettone conquistò
non solo la città di Milano, ma con gli anni, diventò il simbolo
delle feste Natalizie di tutti gli italiani, pronto a soddisfare
l’occhio, ma soprattutto il palato durante i giorni di Natal e
Capodanno. Oggi questo dolce a forma di “cupola”, racchiuso
nella sua elegante carta o scatola colorata e con il cappio da
agganciare al dito , prodotto secondo la tradizione milanese
o innovativo come il Pandolivotto pugliese, un divertente
panettone nero, alla crema di olive nere, o come quell’altro
gustato nel Vulture, in provincia di Potenza, dove all’impasto
si aggiunge del vino Aglianico, è diffuso in tutto il mondo,
pronto per il tempo della esta che viene.
cercando d’interpretare la cucina dei Giorni di Festa! A partire
dagli avanzi della settimana – quelli che noi oggi differenziamo nella pattumiera- trasformando, più di una volta, la
pasta del pane o della pizza, in un dolce dalle mille varianti,
che l’industria del dopoguerra ha reso un simbolo dell’identità
nazionale. Non ci fosse stato il successo delle produzioni di
qualità dei piccoli pasticcieri artigianali, che ha segnato
una rinascita dopo decenni di avvilimento industriale, il
panettone degli ultimi anni sarebbe rimasto un decaduto,
dozzinale e svilente prodotto da supermercato e venduto a
sottocosto per invitare il cliente ad altri più remunitivi
acquisti. I dolci delle “Donne di Natale”, per quanto mi
ricordo, erano quelli che preparavano mia nonna e mia
madre, che poi erano quelli che mi portava Gesù bambino.
E qui debbo confermare che la capacità creativa delle donne
nel vestire a festa i pochi elementi che la cucina contadina
esprimeva al meglio erano: La Pignolata (bastoncini di pasta
frolla fritti in olio bollente, amalgamati con miele di zagara
e decorati con confetti colorati; Le crocette di fichi al forno,
le scorzette di arance candite, le zeppole o il torrone alle
nocciole o mandorle. Una grande festa allora! Un teatro
della vita quel Natale, che esordiva con semplici dolci fatti
in casa e che calava il sipario dodici giorni dopo con l’epifanico
arrivo dei Magi alla grotta del presepio che mio padre aveva
costruito e, nella calza della Befana, lasciavano il posto a
qualche mandarino e un po’ di frutta secca, segno inequivocabile che la festa era finita.
La riscossa di un dolce della memoria
E il tempo dei giorni di festa, in questo inquieto quadro del
presente, mi porta a ripensare al Natale della tradizione,
quando al facolare e alla cucina (carbone o gas) c’erano
loro: “Le Donne del tempo di Natale” che, con pochissimi
soldi e molti problemi, esaltavano la loro capacità creativa,
dicembre 2013 La Rivista - 69
La
Ricetta
LA GASTRONOMIA ITALIANA IN SVIZZERA
Viva la cucina italiana !
Da noi vi offriamo le vere specialità italiane. Lasciatevi incantare
dal nostro ambiente mediterraneo, dalle nostre eccellenti pizze
con il marchio « vera pizza napoletana DOC », dalle tipiche pietanze
a base di carne o di pesce, nonché dalla nostra prelibata pasta
fresca e dai succulenti dolci. Il tutto accompagnato da una vasta
selezione di vini provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Buon appetito !
SOUFFLÉ
DI PANETTONE SECONDO
GUALTIERO
MARCHESI
Ingredienti
per 4 persone:
-
2 cucchiai di succo d’arancia,
-
2 cucchiai di Gran Marnier,
-
2 cucchiai di sciroppo di zucchero,
-
300 g di salsa inglese preparata
con 250 di panna,
-
2 tuorli,
-
25 g di zucchero,
-
20g di uvetta tritata,
-
20 g di cedro candito,
-
20 g di arancia candita,
-
100 g di albumi montati,
-
30 g di zucchero,
-
80 g di panettone senza la crosta,
-
il succo di mezzo limone,
-
la scorza di mezza arancia,
-
la scorza di mezzo limone.
Come
lo prepara:
Riunisce
in una casseruola il succo d’arancia, i canditi,

il
Gran Marnier, lo sciroppo di zucchero, li fa bollire e
li
fa ridurre la metà. Incorpora alla metà della salsa
inglese
ancora calda, aggiunge il panettone tagliato a
pezzetti,
lascia raffreddare e incorpora gli albumi montati

con
30 g di zucchero. Mette il composto negli appositi

stampini
e cuoce al forno a 160°C per 25 – 30 minuti.

­€

Distribuisce
la rimanente crema inglese nei singoli piatti
‚
eƒ
sforma al centro i singoli soufflé.
Vino
consigliato: Un Moscato naturale.
„
70
- La Rivista dicembre
2013
I 18 ristoranti pizzerie Molino in Svizzera vi accolgono
7 giorni su 7, 365 giorni all’anno. Inoltre, offriamo a tutti
i membri su presentazione della tessera della Camera di
Commercio Italiana per la Svizzera uno sconto del
10% su tutte le consumazioni !
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America: la storia
La Rivista
Testo: Romina Michelotti
Foto Tommaso Michelotti
dell’auto attraverso
Detroit ed
Henry Ford “Don't find fault, find a remedy; anybody can complain” - E Henry Ford
Raccontare Detroit è raccontare
la storia dell’automobile. E parlare dei suoi passati successi e
recenti ricadute va quasi di pari
passo con l’andamento delle
azioni societarie di General Motors (GM), Ford e Chrysler, baluardi dell’impero automobilistico
che la città ospita.
60, ha impoverito la città riducendo i
redditi tassabili e innescando un circolo
vizioso: il municipio ha avuto sempre
meno fondi per pagare i servizi pubblici,
il che ha reso la città sempre meno
accogliente e ciò ha favorito
l'emigrazione. “L'emigrazione di gran
parte della classe media verso i sobbor-
ghi ha avuto come conseguenza la chiusura e l'abbandono di uffici e negozi in centro.
La popolazione rimasta era più povera e
più dipendente da servizi pubblici che la
città era sempre meno in grado di fornire”
sintetizzava uno studio dell'Aia l'associazione Usa degli architetti e urbanisti - del 2008.
E mentre a fine luglio, lo Stato del Michigan si preparava a festeggiare i 150
anni della nascita di Henry Ford - pioniere
di questa industria - Detroit dichiarava
bancarotta. E la celebrazione di uno dei
padri del capitalismo in concomitanza
con il fallimento strutturale più profondo
del modello industriale-sociale che Henry
Ford ha sempre voluto e predicato per
Detroit fa profondamente riflettere.
Simbolo della
deindustrializzazione
La notizia del fallimento del più grande
ente locale della storia degli Stati Uniti
era nell’aria probabilmente da decenni. In
effetti, Detroit è da anni il simbolo della
deindustrializzazione a stelle e strisce.
L’epicentro di una catastrofe economica,
sociale e demografica, che ha piegato su
se stessa una delle più grandi metropoli
del Midwest americano. Dal 2000 la disoccupazione in città è quasi triplicata ed
è più del doppio della media nazionale. Il
tasso di omicidi è a livelli da record: Detroit
è una delle città più pericolose degli States.
Nel primo trimestre del 2013, circa il 40%
dei lampioni dell'illuminazione stradale
era fuori uso. Una chiamata d'emergenza
alla polizia ci impiega in media 58 minuti
ad ottenere risposta, a fronte della media
nazionale di 11 minuti.
Nel 1950 Detroit era ricca, al picco del
suo sviluppo economico e sociale e con
1,85 milioni di abitanti era la quarta metropoli americana. GM, Ford e Chrysler
producevano quasi tutte le automobili
vendute in America e la musica della Motown spopolava nelle radio e per le strade.
Dopodiché è seguito un declino finora
inarrestabile: l'esodo della popolazione
bianca verso i sobborghi più ricchi, accelerato dopo le proteste dei neri a fine anni
dicembre 2013 La Rivista - 71
La Rivista
La crisi dell'auto anche causata dal confronto
del mercato automobilistico locale con le
case giapponesi, con la perdita di decine di
migliaia di posti di lavoro (ben prima
dell'ultima recessione), ha fatto il resto.
Purtroppo ogni tentativo di rivitalizzare
la città si è rivelato vano – dalla costruzione del Renaissance Center (ora sede di
General Motors) negli anni ‘80 alle proposte dell'Aia di rimpicciolire Detroit e trasformarla in una metropoli verde utilizzando le aree dismesse. I trasferimenti di
uffici in centro, come la sede della Quicken
Loans o alcuni uffici di Chrysler, sono
gocce nel mare troppo recenti per avere
avuto modo di aiutare.
Di qualsiasi colore
purché sia nero
Forte dell'esortazione del suo capo,
Ford tornò al lavoro. E decise che era
arrivato il momento di mettersi in
proprio: nel 1903 fondò la Ford Motor
Company, introducendo per la prima
volta il concetto di catena di montaggio, che gli permise di ottimizzare
l'assemblaggio, diminuire i costi e
distaccare i (pochi) concorrenti. Grazie
a esso, il tempo necessario a realizzare
un'automobile calò da venti ore a un'ora
e mezza: uno dei modelli realizzati da
Ford, la celebre Model T, fu venduta in
oltre 10 milioni di esemplari. Rimase in
produzione fino al 1927 e fruttò a Ford
un guadagno stimato in 199 miliardi di
dollari: si pensi che la metà delle automobili in circolazione negli anni venti
sulle strade americane erano Model T.
“Any customer can have a car (Ford T)
Il simbolo di un modello
economico
Ma mentre le immagini della “macchina
che ha cambiato il mondo” sono quelle
di edifici in rovina e di interi isolati
abbandonati, poco lontano la fa da padrone l’Henry Ford Museum – che, anche
nella piena consapevolezza che quella
macchina oggi sia il segno di un modello
economico, imprenditoriale e produttivo
superato - racconta comunque con nostalgico orgoglio la storia di chi ha portato l’automobile nel garage di ogni
americano medio.
Henry Ford non ha inventato l’automobile, né il motore a scoppio. Eppure
ha cambiato la vita di molte persone,
rivoluzionando un intero settore industriale e mettendo una tecnologia
avanzata – almeno per la sua epoca –
a disposizione di tutti.
Henry Ford nacque il 30 luglio 1863 a
Dearborn, in Michigan, da una famiglia
di agricoltori di origine irlandese. A 16
anni lasciò la casa natale e si trasferì a
Detroit, dove divenne apprendista macchinista e imparò a manovrare i motori
a vapore dell'epoca.
Il suo talento gli assicurò presto una
certa fama nel campo: fu assunto come
ingegnere alla Edison Illuminating Company e iniziò ad appassionarsi al settore
automobilistico. Ideò e costruì nel 1896
una carrozza senza cavalli, che chiamò
Ford Quadricycle; nello stesso anno, sottopose il progetto allo stesso Edison, che
lo incoraggiò ad andare avanti e progettare un modello migliore e più rifinito.
72 - La Rivista dicembre 2013
Un modello di auto
presidenziale
Uno dei modelli realizzati
da Ford, la celebre Model
T, fu venduta in oltre 10
milioni di esemplari
La Rivista
painted any colour that he wants so long
as it is black”, ovvero, “ogni cliente può
ottenere una Ford T colorata di qualunque
colore desideri, purché sia nero” in quanto
il nero era l’unico colore disponibile a
causa della bassa velocità di asciugatura.
Grazie a questi guadagni esorbitanti,
l'imprenditore aumentò a 5 dollari al giorno, equivalenti a circa 90 euro di oggi, la
paga dei suoi operai. Tutti erano fieri di
lavorare per la Ford Motor Company. E, di
conseguenza, tutti sarebbero rimasti fedeli
all'azienda. In ogni caso, non era così facile
entrare a far parte della famiglia Ford.
L'imprenditore ordinò la costituzione di
un dipartimento sociale dell'azienda, che
osservava e valutava il comportamento di
tutti quelli che facevano domanda di assunzione. Era richiesta la massima
rispettabilità: giocatori d'azzardo, bevitori
e playboy venivano inesorabilmente messi
alla porta. Ford fu anche pacifista e filantropo: si oppose strenuamente alla Prima
Guerra Mondiale e creò una fondazione
per sovvenzionare ricerca, sviluppo ed
educazione. Morì per un'emorragia cerebrale il 7 aprile 1947, a ottantatré anni,
lasciando il controllo dell'azienda a suo
nipote Henry Ford II.
Ad Henry Ford e alle sue scoperte è stato
dedicato a Deaborn il museo dell’automobile con oltre 130 veicoli, percorsi interattivi, postazioni multimediali e maxischermi
per immergersi nella storia degli Stati Uniti
al volante.
E che tutto riparta da qui! “Don't find fault,
find a remedy; anybody can complain” era
noto pensare Henry Ford.
Nel 1950 Detroit era ricca, al picco del suo
sviluppo economico e sociale e con 1,85
milioni di abitanti era la quarta metropoli
americana. GM, Ford e Chrysler producevano
quasi tutte le automobili vendute in America
e la musica della Motown spopolava nelle
radio e per le strade. Dopodiché è seguito un
declino finora inarrestabile. Il grafico rappresenta la parabola dell’andamento demografico
di Detroit dal 1900 ad oggi
dicembre 2013 La Rivista - 73
La Rivista
Henry Ford Museum
Il museo racchiude un affascinante patrimonio di cimeli della cultura americana, come la sedia su cui sedeva Lincoln
quando fu assassinato, la limousine presidenziale in cui fu ucciso Kennedy, la Wienermobile ossia l’automobile a forma
di hot dog della Oscar Mayer e l’autobus sul quale Rosa Parks rifiutò di cedere il proprio posto ad un bianco. La grande
esposizione è suddivisa in cinque sezioni principali: Timeline che ripercorre la storia cronologica; Family Car che
esamina l'importanza delle auto più grandi negli spostamenti delle famiglie; Power Options per capire le alternative
ai carburanti tradizionali; Alternative to Cars che mostra gli altri veicoli disponibili sul mercato e Racing per conoscere
l'evoluzione delle vetture da corsa dalle prime competizioni a oggi. Tra i reperti storici nella sezione Timeline ci sono
degli esemplari veramente di riguardo come la rarissima Roper del 1865, una specie di carro con le ruote, la più antica
vettura americana sopravvissuta ad oggi; una Duryea del 1896, ultimo esempio ancora "vivo"; la Ford T del 1909
perfettamente conservata; una Bugatti Royale del 1931, la terza delle sei mai costruite al mondo. E poi tante "muscle
car" e modelli più o meno attuali fino alle moderne elettriche e ibride.
74- La Rivista dicembre 2013
La Rivista
Motori
di Graziano Guerra
La nuova Alfa
Romeo Giulietta:
bella fuori e dentro
Tanto stile, importanti innovazioni tecnologiche e
un motore nuovo a basso consumo per Giulietta
Model Year 2014. Il cuore di un’autovettura è il
motore. Risaputo. Per un’Alfa Romeo questo conta
ancora di più.
Giulietta ha ora una potenza più raffinata, che tiene conto della
sostenibilità ambientale, in particolare il nuovo 2 litri JTDM con
sistema d’iniezione Common Rail di terza generazione.
Giulietta conquista sempre, perché è bella, fuori e dentro. Con
il nuovo propulsore 2.0 JTDM da 150 CV è molto silenziosa.
Grazie a un compatto turbocompressore, e forte di una coppia
motrice di 380 Nm a 1750 giri/minuto, dimostra un’elasticità
ai bassi regimi che cerca confronti. Il cambio manuale a 6 marce
è preciso, e ingrana che è un piacere.
La serie 2014 utilizza sistemi infotainment di nuova generazione,
al passo con i tempi. L’esperienza di guida è arricchita dal
dispositivo multimediale Uconnect con touch-screen da 5" (o
6,5”), che consente di gestire in modo pratico il navigatore
satellitare, comandi vocali e più sorgenti e uscite multimediali.
Si può accedere alle funzioni principali, dalla radio analogica
e digitale (DAB) ai principali supporti, come mediaplayer, iPod,
iPhone, smartphone, collegabili via USB e connettore Aux-in.
Include l'interfaccia Bluetooth per chiamate telefoniche o lettura
tramite text-to-speech degli SMS ricevuti. L'innovativo Audio
Streaming consente la riproduzione di file musicali e di web
radio direttamente dal proprio smartphone.
L’uso di materiali di alta qualità rende l’ambiente ancora più
sportivo e raffinato, con le note sportive che rendono ogni Alfa
Romeo molto particolare. Per Giulietta, cerchi da 16'', 17'' e
18'', quattro allestimenti (Progression, Distinctive, Exclusive,
Quadrifoglio Verde) e 7 motori. I benzina 1.4 TB da 105CV e
120CV, 1750 TBi da 235 CV e 1.4 TB 170CV (anche con cambio
automatico Alfa TCT) e i turbodiesel 1.6 JTDM 105CV, 2.0 JTDM
170CV e il nuovo 2.0 JTDM 2 150CV; a doppia alimentazione
(GPL e benzina) 1.4 TB 120CV.
In Svizzera la quota di mercato occupata nel segmento dalla
5 porte è del 4,8% (7° posto); finora sono state vendute in
totale 7.082 Giulietta, di queste 1.703 Quadrifoglio Verde.
L’obiettivo di vendita nel 2014 dichiarato è di 1.545 unità. Il
ventaglio prezzi: da 27'500 franchi per la 1.4 turbo 120 CV
Progression ai 42'750 della 2.0 JTDM 170 CV Exclusive, passando
per i 38'750 della Quadrifoglio Verde 1750 TBi da 235 CV.
dicembre 2013 La Rivista - 75
La Rivista
Auto Moto
News
Impressioni di guida: Alfa
Impressioni di guida: Il nuovo
Romeo MiTo MY 2014 Mitsubishi Outlander
Emozioni tecnologiche
PHEV 4x4 Plug-in
(Graziano Guerra) - Dopo Giulietta ecco la MiTo.
Il motore romba, ma all’interno della nuova MiTo
l’ambiente è ovattato, silenzioso.
In prova la Quadrifoglio Verde, la potenza del motore da 170 CV
si sente tutta, e i sedili dimostrano un perfetto sostegno laterale.
La macchina in prova appartiene alle super-versioni speciali per
la Svizzera (prezzo vantaggioso fino a CHF 1050). Alfa Romeo,
con i Model Year 2014 porta sul mercato una serie di maggior
valore della compatta MiTo. All’anteriore la rinnovata compatta
si riconosce per lo Scudetto, cornice cromata e fari a fondo
brunito. Nuovo il colore grigio antracite, e debuttano pure 4
sellerie e 3 plance con lavorazioni specifiche a seconda degli
allestimenti. Sulla nuova MiTo spicca il sistema Uconnect con
touchscreen a colori da 5" realizzato da Continental, e disponibile
anche con sistema di navigazione sviluppato con Tom Tom. Basta
un tocco sullo schermo per scaricare e ascoltare la musica giusta
e viaggiare a tempo di rock. Novità anche per quanto riguarda
le motorizzazioni, che ora soddisfano la normativa Euro+.
Particolarmente interessante il TwinAir 0.9 potenziato a 105 CV
che garantisce basse emissioni di CO2 e bassi consumi di
carburante senza rinunciare alle prestazioni: velocità max 184
Km/h e da 0 a 100 all’ora in 11,4 secondi. La gamma 2014 in
Svizzera prevede gli allestimenti: Progression, Distinctive, Superbike e Quadrifoglio Verde e si può scegliere tra un'ampia gamma
di propulsori: benzina 1.4 da 70 e da 78 CV, 1.4 MultiAir Turbo
da 135 CV (con cambio manuale o automatico "Alfa TCT") e da
170 CV; il nuovo 0.9 Turbo TwinAir da 105 CV. Turbodiesel JTDM:
1.3 da 85 CV e un 1.6 da 120 CV. GPL: 1.4 Turbo da 120 CV. Alfa
Romeo MiTo MY 2014 è disponibile a partire da 18'500 franchi.
76 - La Rivista dicembre 2013
ibrido con 3 motori
(grg) - Due motori elettrici e uno a benzina garantiscono tanta potenza e basse emissioni.
L’innovativo SUV PHEV si distingue non solo per i due motori
elettrici, uno attivo all’asse anteriore e l’altro a quello posteriore,
ma anche per lo stile particolare derivante dal Dual Design. La
nuova regolazione dell’assetto irrobustisce parecchio la guida
delle ruote anteriori. La raffinata trazione dei due propulsori
elettrici si combina con il rinomato sistema integrale “S-AWC
4WD” della Casa. La mancanza di albero cardanico o di altri
elementi meccanici riduce gli attriti, rende la marcia più fluida
e più preciso il controllo. La sensazione di forza è sempre presente,
grazie alle prestazioni di un 2.0 litri a benzina da 121 CV e degli
elettrici da 82 CV l’uno. La potenza erogata dal sistema ibrido
è pari a 203 CV, che in situazioni particolari può arrivare a 285.
L’erogazione è regolata elettronicamente, ed è sempre in atto
un bilanciamento automatico fra il propulsore termico e quelli
elettrici. In discesa e in frenata si attiva il recupero energetico.
Durante la marcia, premendo un tasto si può ricaricare in parte
le batterie. Sono tre le possibilità di guida, elettrica al 100%,
ibrida e ibrida parallela. Con la prima, i due motori elettrici
muovono i rispettivi assi senza consumare un goccio di benzina
a emissioni zero e, secondo la tipologia del percorso, lo stile di
guida, il carico e le condizioni climatiche, si possono fare 52
Km. Ibrida: il motore termico funziona come generatore per
quello elettrico. La terza vede i motori elettrici come supporto
in fase di accelerazione e in altre situazioni. Le batterie agli ioni
di litio sono sistemate fra gli assi nel fondo della vettura e si
possono ricaricare in 6 ore dalla presa di casa o a una stazione
pubblica, tramite cavo in dotazione. Un pratico caricatore
domestico (ricarica in 4 ore) è in vendita a CHF 1'890, senza le
spese di montaggio. Il nuovo SUV Plug-in ha due prese, una per
carica rapida secondo le norme CHAdeMO: 80% in 30 minuti.
All’interno il nuovo offre spazio a sufficienza per cinque passeggeri,
e varie combinazioni, per esempio a due posti con funzione di
transporter. Il vano di carico, completamente piatto, può raggiungere una lunghezza di 169 cm. Il carico rimorchiabile è di
1.500 Kg. Il nuovo SUV Outlander PHEV ha un’autonomia totale
di 824 chilometri. È in vendita da 49'999 franchi presso 80
concessionari certificati MiEV.
La Rivista
Nella foto: Flaminio Bertoni
(@Giorgio Rottigni
ARCHIFOTOCITROEN)
Flaminio Bertoni
febbraio del 1964, dopo aver disegnato il frontale a quattro fari
carenati che caratterizzerà la seconda serie della DS che verrà
presentata quattro anni più tardi.
Si è svolto alla villa Recalcati di Varese, lo scorso
mese di novembre, un convegno su Flaminio
Bertoni, genio del design che ha segnato la storia
di Citroën e del design mondiale.
Il fascino dei commerciali
leggeri Piaggio
Il mito e la storia
In occasione dei 110 anni dalla sua nascita, l’Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, il Museo Bertoni e la provincia di Varese
hanno celebrato uno dei maggior stilisti della storia di Citroën e
dell’automobile. Ideatore delle forme della Citroën Traction Avant,
stilista della 2CV del Citroën T.U.B, della DS e l’Ami6, dal 1932 al
1964 la storia di Citroën è fortemente legata al genio creativo di
Flaminio Bertoni. In questa occasione particolare dell’anniversario
dei 110 anni dalla sua nascita, Citroën Italia ha celebrato il designer
che rappresenta meglio lo spirito innovativo dei modelli della Marca,
fonte d’ispirazione inesauribile per i nostri designer attuali. Il
convegno ha accolto grandi testimoni dell’era “Flaminio Bertoni”
per raccontare l’influenza dei suoi lavori, i terreni di ricerca artistica,
ma anche alcuni aspetti poco noti della sua vita privata.
Presso Villa Recalcati di Varese, giornalisti, scrittori, designer,
professori, curatori di museo e collaboratori hanno raccontato della
figura poliedrica di Flaminio Bertoni, che non rinunciò mai alla
propria dimensione di artista (scultore, pittore, architetto) misurandosi
in una sfida costante con le esigenze e le problematiche industriali
e di mercato tipiche di un grande costruttore come Citroën. Tanti
sono i modelli della Marca entrati oggi nell’immaginario collettivo,
dei quali più dei due terzi sono vetture disegnate da Flaminio Bertoni.
La tre giorni dedicata a Flaminio Bertoni prevedeva pure un
raduno di vetture storiche Citroën sulle colline del varesotto. La
giornata è stata anche l’occasione di una visita speciale al Museo
Flaminio Bertoni di Varese dove sono custoditi opere, lavori e
progetti del designer.
Flaminio Bertoni, nato a Varese 110 anni fa, ha collaborato una
prima volta con Citroën nel 1925 per poi divenire il responsabile
dello stile della Marca il 20 luglio del 1932. Nel 1932, ritocca le C4
e C6, trasformandole nelle 8 e 10 CV (più note come “Rosalie”), e
in seguito progetta la Traction Avant che debutterà nel 1934. Alla
fine degli anni ‘30, con lo straordinario team tecnico di Citroën,
Flaminio Bertoni disegnerà il primo veicolo commerciale moderno:
il TUB, da cui (a guerra finita) nascerà il furgone “tipo H” rimasto
ininterrottamente in produzione dal 1948 al 1981. Nel 1948 Flaminio
Bertoni crea la sagoma della Citroën 2CV, un successo assoluto con
più di 5.000.000 di esemplari, comprese le “derivate” tra il 1948 ed
il 1990! Flaminio Bertoni disegna la straordinaria forma della DS19:
modello emblematico della Marca che verrà prodotta dal 1955 in
quasi un milione e mezzo di esemplari per più di vent’anni. Nel 1961
viene presentata l’AMI6, nata quasi per scommessa: costruire una
“tre volumi” spaziosa, con un buon bagagliaio, sul telaio della 2CV.
Sarà la sua ultima auto perché Flaminio Bertoni scomparirà il 7
Docar AG
Da più di 12 anni la Docar AG di Coira ha distribuito
con successo i veicoli commerciali di piccola
taratura Piaggio.
A ottobre 2013 il Marchio è stato rilevato dal Gruppo Frey e da
quella data le attività d’importazione e distribuzione della Docar
AG, diretta da Peter Torresan, sono condotte da Safenwil. Jo Mathis,
il quale nel segmento si è fatto un nome con la Docar AG, affiancherà
con le sue conoscenze sui veicoli commerciali Piaggio il nuovo
responsabile. La rete di distribuzione, in costante crescita, conta
oltre 50 concessionari presenti in tutta la Svizzera.
Porter e Maxxi
I Piaggio Porter e Maxxi (con ruote gemellate) sono considerati veri
allrounder con infinite possibilità d‘impiego. Per esempio il Porter,
che può essere utilizzato come furgone per le consegne, oppure
come veicolo rispettoso dell’ambiente per le esigenze invernali. Con
trazione 4x4 può venire infatti utilizzato come mezzo spargisale o
spazzaneve. Compatto e maneggevole rappresenta una soluzione
ideale su percorsi stretti e tortuosi come pure nell’impegnativo
contesto cittadino.
La carrozzeria specializzata dell‘Autocenter di Safenwil esegue lavori
di adattamento su misura. Sempre a Safenwil nello showroom
Piaggio sono esposti tutti i modelli Piaggio Veicoli Commerciali.
Bifuel, elettrico, diesel o a benzina La nuova gamma motori
presenta un 1,3 litri a benzina Multitech, un 1,2 litri diesel Euro 5,
il greenpower bifuel CNG + benzina come pure un economico motore
elettrico. Porter e Maxxi sono disponibili anche a trazione 4x4 con
riduzione inseribile.
Piaggio APE: fascino da oltre 60 anni
L‘Ape è ormai considerata un oggetto di culto, evoca ricordi della
scorsa estate in Italia e d’altri tempi. Con il suo design unico e
speciale suscita ovunque simpatia. Usato come veicolo promozionale,
per un servizio limousine o come oggetto da collezione, con la sua
costruzione dall’inconfondibile design affascina sempre e comunque.
Ape è versatile, si può adattare come pick-up, ribaltabile o furgoncino.
Il modello Ape Calessino è un gioiello indiscusso per i collezionisti
e per gli amanti del cosiddetto “Italian Style”.
dicembre 2013 La Rivista - 77
La Rivista
Starbene
Nel Belpaese giovanissimi soffrono
del complesso di Adone.
I disturbi alimentari fra i ragazzi sono più comuni di quanto ci si
aspetti, mentre il fenomeno si pensa erroneamente confinato solo
alle ragazze. I maschi estremamente preoccupati per il proprio peso
e fisico sono invece il 17,9%. Anoressia, bulimia, fissazione per i
muscoli sono in aumento, così come il consumo di sostanze pericolose
come integratori, ormoni della crescita e steroidi, diete ferree e
depressione. Lo dimostra un'indagine svolta su 5.527 teenager americani
al Children's hospital di Boston, pubblicata su Jama Pediatrics.
Il problema è presente sempre di più anche in Italia. Il 9,2% dei
maschi è particolarmente preoccupato per la muscolosità, il 2,5%
vorrebbe essere più magro e il 6,3% è preoccupato per l'aspetto.
Chi si fissa con i muscoli consuma integratori e ormoni due volte
di più rispetto agli altri ed è anche più predisposto al consumo di
alcolici. I ragazzi esasperati dal peso sono invece più soggetti a
sintomi depressivi, anoressia e bulimia nervosa, si legge sulla ricerca.
"Il fenomeno è presente anche in Italia", spiega Andrea Vania del
Dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile università
Sapienza di Roma: "Il principale disturbo di condotta alimentare
dei giovani maschi italiani è il complesso di Adone, detto anche
vigoressia o bigoressia, ovvero la fissazione di voler diventare più
vigorosi e muscolosi".
"Essendo disturbi nuovi mancano ancora gli strumenti per indagare
e conoscere il fenomeno - precisa Vania -. Mentre per anoressia e
bulimia ci sono test diagnostici precisi, ancora non ce ne sono di
ampiamente accettati per questi nuovi problemi. Medici e famiglie
devono essere però consapevoli di questo rischio, in parte normale
per l'adolescenza ma conseguente anche alla globalizzazione dei
modelli di riferimento e ad una accelerazione della società che oggi
fornisce facilmente scorciatoie con cui l'adolescente trova mezzi
rapidi per evitare i problemi, senza affrontarli davvero".
Nuovi materiali e nuove allergie
Sono centinaia le sostanze chimiche e naturali che quotidianamente
vengono a contatto con la nostra pelle procurando reazioni allergiche
e irritazioni, ma a preoccupare gli esperti è la comparsa di nuove
allergie e l'aumento di alcune già conosciute. Tra le novità emerse
al congresso dei dermatologi e allergologi dell'ambiente gli effetti
potenzialmente nocivi dei metalli pesanti e dei nanomateriali ormai
presenti in oggetti di uso quotidiano come cellulari, computer,
batterie, contenitori per alimenti, applicazioni dentali. Senza trascurare
le reazioni alla bigiotteria, shampoo, deodoranti, tinture per capelli,
farmaci e cosmetici che vengono utilizzati quotidianamente da
milioni di persone.
''Ecco perché oggi è importante - affermano Ornella De Pità dell'Idi
e Antonio Cristaudo, dell'Istituto San Gallicano - tenere sotto
controllo le nuove sostanze inquinanti immesse nell'ambiente e il
loro effetto sulla cute come primo organo che ne manifesta i sintomi,
78 - La Rivista dicembre 2013
ma che può avere gravi implicazioni anche a livello sistemico''. La
dermatite irritativa e quella allergica sono le reazioni più comuni:
la prima, spiegano gli esperti, si sviluppa quando una sostanza
irritante danneggia la pelle causando prurito, desquamazione e
arrossamento della pelle. Frequenti le irritazioni nei soggetti predisposti
e con pelli sensibili a detergenti, detersivi e prodotti cosmetici.
La dermatite allergica si verifica in persone che sono allergiche a
uno o più ingredienti di un prodotto specifico e quando il sistema
immunitario del corpo reagisce contro la sostanza che ritiene estranea
e dannosa. Le sostanze che possono causare la dermatite allergica
sono il nichel (nel 20% delle giovani donne) contenuto appunto nella
bigiotteria; il cobalto, il cromo, alcuni componenti della gomma, alcuni
antibatterici. E poi vi sono numerose sostanze maneggiate durante
le attività lavorative come le tinture per capelli. Pochi sanno che il
7% delle persone affette da dermatiti professionali lascia la propria
attività lavorativa, dato che aumenta fino al 18% tra i parrucchieri.
La ginnastica durante la gravidanza
fa bene al bebè
Fare ginnastica in gravidanza dà una marcia in più allo sviluppo del
cervello del bebè che risulterà più maturo e più reattivo a certi
stimoli sin dai primi giorni di vita, con un impatto potenziale sulla
vita futura del bambino. A fare la differenza basta un regime
moderato di attività fisica: 20 minuti per tre volte a settimana. Lo
rivela una ricerca presentata al congresso Neuroscience 2013, che
si è tenuto le scorse settimane a San Diego, e condotta da Dave
Ellemberg dell'Università di Montreal.
Si tratta del primo studio di questo tipo in cui si confronta lo sviluppo
e la reattività cerebrale di neonati le cui mamme sono state
fisicamente attive in gravidanza con quelli di neonati le cui mamme
sono state sedentarie. Gli esperti hanno diviso in due gruppi un
campione di gestanti al secondo trimestre di gravidanza. Un gruppo
doveva fare un po' di sport (20 minuti per tre giorni a settimana),
l'altro invece no (gruppo di gestanti sedentarie).
A pochi giorni dalla nascita è stata misurata la reattività cerebrale
dei bebè (nel sonno) in risposta a certi stimoli di tipo sonoro, usando
un elettroencefalogramma con elettrodi morbidi. Ebbene è emerso
che i figli delle mamme attive fisicamente in gravidanza mostravano
un'attività neurale più ''matura'', segno che il loro cervello si era
sviluppato più rapidamente. Adesso gli esperti proseguiranno lo
studio per andare a verificare se lo sport in gravidanza ha un impatto
duraturo sul cervello del bebè con influssi sullo sviluppo linguistico,
cognitivo e motorio visibili nei primi anni di vita.
La Rivista
Magnesio contro il declino
delle attività cerebrali
Mentre una carenza di magnesio può essere implicata nell’insorgere
e l’aggravarsi della demenza, il declino cognitivo e perfino nella
malattia di Alzheimer, buoni livelli di questo minerale possono ridurre
il rischio e favorire la formazione delle sinapsi, il ripristino delle
funzioni cerebrali, ringiovanendo addirittura il cervello.
Il magnesio è un Sale minerale importante per la salute. Sono note
per esempio le sue proprietà nel formare il tessuto osseo, insieme a
Calcio e fosforo. Ma è nota anche la sua azione benefica sul sistema
nervoso e muscolare. Quello che forse tuttavia non si conosce così
tanto è l’azione sul cervello e sulla salute mentale. A questo proposito
è utile conoscere i risultati di un recente studio sul magnesio-Ltreonato (MGT) condotto su modello animale dai ricercatori cinesi
del Tsinghua-Peking Center for Life Sciences, School of Medicine,
Tsinghua University e pubblicato sul Journal of Neuroscience, la rivista
ufficiale della Society for Neurocience. Il dottor Guosong Liu e colleghi
della TU hanno scoperto che un aumento dei livelli di magnesio nel
cervello, per mezzo dell’assunzione di magnesio-L-treonato (MGT),
esercita effetti positivi sostanziali sulle sinapsi cerebrali in un modello
murino affetto dalla malattia di Alzheimer (AD) e riporta il cervello
invecchiato alla sue condizioni giovanili. «Il corpo del nostro lavoro
peer-reviewed e pubblicato sottolinea che il magnesio-L-treonato può
aiutare a mantenere un’attività cerebrale sana – spiega Liu – Non vi
è dubbio che il magnesio-L-treonato abbia portentosi effetti nel
prevenire la perdita di sinapsi e nell’invertire il declino della memoria
nei topi con malattia di Alzheimer». I risultati di un ultimo studio,
infine, mostrano che l’MGT «può avere un potenziale terapeutico per
il trattamento della malattia di Alzheimer negli esseri umani». Adeguati
livelli di magnesio nel sangue possono quindi aiutare non solo a
mantenere sane le ossa, il sistema nervoso e muscolare, ma a quanto
sembra anche a proteggere il cervello. Se vogliamo assicurarci di
avere buone quantità nell’organismo di questo minerale è bene sapere
che si può trovare in alimenti come le alghe Agar essiccate (che sono
il cibo che ne contiene di più in percentuale), il basilico e il coriandolo
essiccati (ma anche altre piante aromatiche), la crusca di frumento,
i semi di zucca, il cacao amaro e il cioccolato fondente, molta della
frutta secca e in parte anche in frutta, verdura e legumi. Non facciamo
quindi mancare il magnesio nella nostra dieta.
invernali che coincidono con le feste natalizie sono in genere proprio
quelli in cui aumenta il consumo di frutta secca e a guscio. Abbiamo
perciò un motivo in più per portare in tavola questo genere di alimento
che, tra le altre cose, è un ottimo aiuto nella prevenzione dell’ossidazione
dell’organismo e delle malattie cardiovascolari – come suggerito da
numerosi studi. Ma, di certo, l’azione preventiva sul rischio di cancro
al pancreas ha il suo peso, dato che questo tipo di tumore ancora oggi
è uno tra i più temibili, con la sua alta percentuale di mortalità. Per
questo studio i ricercatori del Dipartimento di Medicina, Brigham and
Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston hanno
esaminato l’associazione tra il consumo di noci e il rischio di tumore
del pancreas in 75.680 donne che facevano parte del “Nurses’ Health
Study” (NHS), con nessuna precedente storia di cancro. L’analisi dei
dati ha evidenziato come vi fosse una significativa riduzione del rischio
di cancro del pancreas nelle donne che consumavano circa 28 g di
frutta a guscio, due o più volte a settimana, rispetto a quelle che
consumavano meno o per nulla frutta secca. «La riduzione del rischio
– sottolinea il dottor Ying Bao, autore principale dello studio – era
indipendente dai fattori di rischio stabiliti o presunti per il cancro del
pancreas tra cui l’età, l’altezza, l’obesità, l’attività fisica, il fumo, il
diabete e altri fattori dietetici». A dispetto di coloro che ancora credono
che le noci (inteso come la frutta secca in genere) fanno ingrassare,
lo studio ha anche evidenziato che le donne che mangiavano maggiori
quantità di frutta a guscio pesavano meno delle altre – per cui, anche
se l’aumento di peso fa accrescere il rischio di cancro del pancreas,
non è questo il caso. «Le donne del nostro studio di coorte che hanno
consumato la maggior parte delle noci tendono a pesare di meno»,
conferma infatti il dott. Bao. E, oltre a ciò, una recente analisi riguardo
questo studio di coorte, pubblicato online sul British Journal of Cancer,
ha associato il consumo di noci a un rischio inferiore di aumento di
peso e obesità. Mangiare frutta a guscio, infine, è stato associato a
un ridotto rischio di diabete mellito, che è un noto fattore di rischio
per il cancro del pancreas. Questa ulteriore conferma non fa altro che
aggiungere peso al corpo di evidenze che la frutta a guscio fa bene,
e non è soltanto buona da mangiare.
La frutta secca riduce il rischio
di cancro al pancreas
Non solo noci, ma anche mandorle, nocciole, anacardi, pinoli, noci
pecan e del Brasile, pistacchi… Mangiare uno o più di questi tipi di
frutta a guscio è risultato essere inversamente proporzionale al rischio
di cancro al pancreas – indipendentemente dagli altri potenziali fattori
di rischio. Buone notizie, dunque. Anche perché i mesi autunnali e
dicembre 2013 La Rivista - 79
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La Rivista
Mondo
in Fiera
Motor Bike Expo: Veronafiere,
SWISSTECH 2014: Messe Basel,
24-26 gennaio
18 - 21 novembre 2014
Salone professionale internazionale per i materiali, La fiera delle moto
i componenti e la costruzione modulare
FIERAGRICOLA 2014: Verona Fiere,
6 – 9 Febbraio
SIGEP 2014: Rimini Fiera, 18 – 22 gennaio
Fiera internazionale dell’agricoltura
Salone internazionale della gelateria,
pasticceria e panificazione artigianali
Future Build: Fiere di Parma,
HOMI: Milano Fiera, 19 – 22 Gennaio
13 – 16 Febbraio
Il nuovo grande Macef
Salone della Sostenibilità
dicembre 2013 La Rivista - 81
SWISSTECH
2014: Messe Basel,
La Rivista
18 - 21 novembre 2014
Salone professionale internazionale per i materiali, i componenti e la costruzione modulare
All’insegna della forza innovativa
svizzera si svolgerà dal 18 al 21 novembre 2014 a Basilea la SWISSTECH, una delle manifestazioni più
importanti in Europa nel settore della subfornitura. Fiera concomitante
sarà la PRODEX, Salone Internazionale per le macchine utensili, attrezzature e misurazione e metrologia
meccanica. In entrambe le manifestazioni sarà possibile incontrare
fornitori e decision-maker al fine di
creare un’attiva rete di contatti.
La SWISSTECH, Salone professionale internazionale per i materiali, i componenti e la
costruzione modulare, si presenta in chiave
attrattiva e moderna nel nuovo padiglione
1 del complesso fieristico di Basilea. L’affascinante architettura dell’immobile coniuga
estetica e funzionalità conferendo alla
fiera un’allure molto particolare. La ripartizione fra i vari settori chiara e attenta
alle esigenze dei visitatori garantisce una
piacevole esperienza fieristica.
SWISSTECH offre una visione completa
dei settori materiali di fabbricazione, elementi costruttivi di dispositivi e macchinari,
costruzioni di arnesi, trattamento delle
superfici e trattamento termico, prodotti
tecnici, costruzione modulare e infrastrutture tecniche. La fiera rappresenta il punto
di incontro per tutti i settori specialistici
per i componenti meccanici e tecnici e le
soluzioni modulari.
Oltre a discussioni tecniche, networking
e scambio di informazioni la fiera offre
vari workshop, conferenze, un giorno
dedicato a apprendisti e studenti e il
Swiss Innovation Forum 2014. Quest’ultimo si tiene il 20 novembre 2014 e offre
una piattaforma unica per la promozione
dell’innovazione e della creatività imprenditoriale: circa 1000 decision-maker
provenienti dai settori dell’economia,
delle scienze, della formazione e della
politica prenderanno parte al congresso
dell’innovazione svizzero.
I visitatori potranno approfittare di sinergie importanti in un concentrato di
forza innovativa svizzera: nella precedente edizione del 2012 SWISSTECH e
PRODEX hanno infatti accolto più di
52.000 visitatori provenienti dalla Svizzera e dai paesi esteri confinanti. Espositori e visitatori hanno sottolineato in
un sondaggio quanto sia unico trovare
un tale livello di sinergie e esperienza
in un unico posto in Svizzera. Basilea è
quindi il più importante luogo di incontro
e di mercato del settore della produzione
industriale svizzera!
La Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera organizzerà anche quest’anno,
grazie al successo ottenuto nella precedente edizione, una propria collettiva di
operatori italiani all’interno della manifestazione. Per informazioni sulla fiera
e la possibilità di partecipare in qualità
di espositori siete pregati di contattare:
Sig. Luigi Palma, Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera, Seestrasse 123,
8002 Zurigo, Tel. 0041/44/289 23 29,
Fax 0041/44/201 53 57, [email protected],
www.ccis.ch.
Entri a fare parte di questa rete all’insegna
della forza innovativa svizzera - La aspettiamo dal 18 al 21 novembre 2014.
Per maggiori informazioni:
Exhibit & More SpA,
Bruggacherstrasse 185,
Postfach 185, CH-8117 Fällanden
Iris Sorgalla, Exhibition Manager,
[email protected]
Lea Maurer, Communications
Manager, [email protected]
T +41 (0)44 806 33 33,
F +41 (0)44 806 33 43
www.swisstech-messe.ch,
www.prodex.ch
82 - La Rivista dicembre 2013
SIGEP 2014:
Rimini Fiera,
La Rivista
18 – 22 gennaio
Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali
Al via il 18 gennaio 2014 la 35a
edizione di SIGEP, il salone del
dolciario artigianale più importante al mondo. Gelateria, pasticceria,
panificazione, caffè, ma anche
cake design, tecnologie, arredamenti, concorsi internazionali.
Sezioni tematiche, concorsi internazionali e campionati, dimostrazioni, corsi e seminari di aggiornamento, esposizioni, concorrono
a farne un unico grande evento .
Il Salone Internazionale della Gelateria,
Pasticceria e Panificazione Artigianali
Sigep è la manifestazione su scala mondiale più importante per il comparto
della gelateria. Di edizione in edizione
l'evento Sigep si consolida e acquisisce
ulteriore prestigio livello europeo anche
nei settori della Pasticceria e della Panificazione artigianale.
Una ricca esposizione di arredi, attrezzature, macchinari ed impianti, accessori
per la presentazione del prodotto, materie prime ed ingredienti caratterizza la
vetrina altamente specializzata del Sigep,
accanto alla quale si snodano una serie
di eventi unici nel settore. Convegni,
concorsi internazionali, dimostrazioni
tecniche ed artistiche sono parti integranti della manifestazione e contribuiscono a rendere il Sigep il Salone professionale privilegiato dagli operatori
del comparto, siano essi gelatieri o pasticcieri.
Con le sue sezioni Gelato, Pasticceria,
Cioccolato, Caffè, Pane, Pizza&Pasta,
Dolciario il Sigep individua dei veri e
propri percorsi specializzati, all’ interno
dei quali i visitatori potranno sperimentare e conoscere tecnologie e prodotti
innovativi per ogni area di interesse, e
partecipare a seminari e corsi specifici.
Nelle ultime 5 edizioni SIGEP è passato
dai 92.732 visitatori professionali totali
del 2009 ai 144.803 del gennaio scorso.
Un progresso impetuoso che riguarda
anche la componente estera: gli operatori
internazionali erano 16.109 nel 2009,
sono stati 26.247 nell´ultima edizione.
Per il 2014, SIGEP ha voluto creare la
´Times Square´ del dolce artigianale.
Come sulla famosa piazza newyorkese,
l´area creata tra i padiglioni D7 e B7
diventerà un enorme crocevia all´insegna dell´internazionalità e delle
performance dei grandi maestri mondiali, un palcoscenico in diretta streaming collegato con tutto il mondo.
Inoltre sono in programma l´attesissima Coppa del Mondo della Gelateria
con 12 paesi partecipanti; la seconda
edizione di The Pastry Queen, il campionato mondiale di pasticceria riservato alle donne con 12 sfidanti provenienti dai cinque continenti; The Star
of Chocolate, il Concorso Internazionale del Cioccolato; i Campionati italiani baristi; i Campionati Italiani Juniores e Seniores di pasticceria.
Per ulteriori informazioni:
Camera di commercio
italiana per la Svizzera
Ufficio di Ginevra
Rue du cendrier 12/14
Case postale -1211 Genève 1
Tel: 0041 (0) 22 906 85 95
Fax: 0041 (0) 22 906 85 99
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dicembre 2013 La Rivista - 83
HOMI:
Milano Fiera,
La Rivista
19 – 22 Gennaio
Il nuovo grande Macef
HOMI è il nuovo grande Macef,
l’innovativa opportunità per il business del settore lifestyle. Il nuovo
grande progetto di Fiera Milano
dedicato alla persona e agli stili
di vita, una nuova idea di fiera da
scoprire, dal 19 al 22 gennaio
2014: una nuova idea di fiera che
ruota intorno alla persona, ai suoi
stili, ai suoi spazi. Tutto questo è
HOMI, la casa a 10 dimensioni.
Tante dimensioni della casa, un solo
percorso di idee e soluzioni: tutto in
HOMI, che racconta i suoi valori già nel
nome, semplice, eppure ricco di sensi,
giocati sulla O, intesa come il cerchio
che racchiude e avvolge simbolicamente
ambiente e persona, e la MI finale, che
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84 - La Rivista dicembre 2013
omaggia Milano, la capitale dello stile.
Il nuovo grande progetto di Fiera Milano racconterà la persona, il suo
ambiente e le sue abitudini attraverso
un percorso dinamico e fluido, nato
intorno al concetto di satellite. Lo
spazio espositivo si frammenterà in
10 aree espositive che rappresentano
altrettante visioni dell’abitare e del
vivere: tendenze per la casa indoor e
outdoor, idee per valorizzare il giorno
e la notte, soluzioni per sperimentare
e condividere il benessere in ogni sua
sfumatura.
In primo piano un nuovo negozio ideale, allestito per temi trasversali, in
grado di ampliare le occasioni di business grazie a nuovi territori di incontro tra espositori e compratori. Visione
e narrazione del negozio di domani,
HOMI racconta gli stili di vita di un
consumatore multiculturale, e attento
al benessere della persona e dell’ambiente che lo circonda, valorizzando le singole
merceologie, ma mantenendo un’identità
coerente, sintesi di eleganza ed eccellenza italiana, unica nel decodificare
stili diversi con un linguaggio proprio.
Accoglienza italiana, gusti internazionali
in continua evoluzione, un futuro di
grandi opportunità che cambierà gli
spazi e le abitudini e una nuova idea di
fiera per raccontarlo e anticiparlo. Un
futuro in cui HOMI crescerà e da Milano
conquisterà con il suo stile innovativo
America, Asia e Russia e porterà il suo
mondo a stupire il Mondo: così l’arte del
vivere protagonista di HOMI sarà presto
anche un progetto internazionale di Fiera
Milano, ormai sempre più presente come
organizzatore di manifestazioni fieristiche nei maggiori mercati esteri.
Motor Bike
Expo:
Veronafiere,
24-26 gennaio
La Rivista
La fiera delle moto
Al via il 24 gennaio 2014 la sesta
edizione del Motor Bike Expo
2014, il salone per gli appassionati
più puri che da semplici spettatori
diventano protagonisti, nonché il
più importante show europeo del
settore custom a livello mondiale.
Il successo di una fiera che anno dopo
anno ha saputo rinnovarsi, cogliendo
tutte le tendenze del mondo motociclistico, si misura anche con i numeri: nel
2013 il Motor Bike Expo ha occupato
sette padiglioni del quartiere fieristico
veronese, per una superficie totale di
73.000 metri quadrati al coperto, più altri
35.000 di aree esterne destinate a gare
ed esibizioni. L’edizione scorsa ha anche
consentito di valicare il tetto delle
130.000 presenze in tre giorni con oltre
750 marchi provenienti da tutto il mondo e poco più di 400 giornalisti e operatori della comunicazione accreditati.
Nel progetto della prossima edizione
la produzione di serie, il settore racing
e il segmento custom continueranno
a convivere armoniosamente. Non
mancheranno sorprese per gli appassionati delle moto sportive e off-road
mentre chi è alla ricerca di un mezzo
per la mobilità urbana o degli accessori
più recenti potrà spaziare attraverso
l’intera produzione mondiale.
Per il custom non mancherà l’ormai
tradizionale parterre affollato da grandi
protagonisti della scena internazionale
ed italiana che mostreranno le proprie
ultime creature e parteciperanno ai
contest. Agli amanti delle personaliz-
zazioni il Motor Bike Expo2014 dedicherà
un’importante novità: per la prima volta,
infatti, un’area sarà interamente riservata
al mondo delle cafe racer e scrambler,
intercettando dunque una delle tendenze
più evolute. Dopo il successo delle prime
due edizioni, sarà riproposto il settore
dedicato al turismo su due ruote, sede
di incontri tra viaggiatori, moto club e
tour operator.
A conferma della sua leadership come
fiera “B To C” (Business To Consumer),
il Motor Bike Expo 2014 tornerà a presentare, nel corso dei tre giorni, incontri,
conferenze e workshop aperti al pubblico
che potrà ascoltare la voce degli esperti
ed offrire il proprio contributo al dibattito.
Il programma è fitto di appuntamenti e
sarà costantemente aggiornato sul sito
www.motorbikeexpo.it.
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dicembre 2013 La Rivista - 85
FIERAGRICOLA
2014: Verona
Fiere, 6–9 Febbraio
La Rivista
Fiera internazionale dell’agricoltura
Nata nel 1898 a Verona, Fieragricola da sempre accompagna il
mondo agricolo in un percorso di
crescita e di confronto con le
esigenze della modernità, dell’innovazione, del mercato.
All’insegna della trasversalità: i protagonisti si chiamano agricoltori, allevatori,
mangimisti, agrituristi, imprenditori delle
agro-energie, veterinari, contoterzisti,
dealer di macchine agricole.
Le novità dedicate agli operatori rendono
Fieragricola ancora più competitiva nel
panorama fieristico europeo. Al servizio
delle imprese espositrici e dei visitatori,
inoltre, è stata potenziata l’area delle
prove dinamiche, con una tribuna coperta
per ospitare il pubblico e un’arena dove
trattrici agricole, macchine e attrezzature
verranno presentate da un esperto di meccanica. Due interi padiglioni (il 4 e il 5)
saranno integralmente dedicati alle sezioni
86 - La Rivista dicembre 2013
Vigneto e Frutteto. Con un’area Forum,
un’area commerciale dedicata alle trattrici e alle macchine specializzate per
vigneto, frutteto, i trattori isodiametrici
e i cingolati, ma anche i prodotti, le
attrezzature, i servizi e i prodotti e il
vivaismo per il vigneto e frutteto.
Sul piano della meccanizzazione agricola, sostenibilità e sicurezza saranno
alcuni degli elementi trainanti di Fieragricola. Sotto la lente, in particolare,
l’agricoltura di precisione e l’agricoltura
blu, due sfide in grado di rispondere alle
esigenze di sostenibilità economica,
ambientale e produttiva.
Grande attenzione sarà assicurata anche
alle colture protette, in serra, ai sistemi
idroponica e alle novità legate al piano
integrato per la riduzione dei fitosanitari,
che entrerà in vigore dal 1° gennaio
2014 e che prevede sanzioni non trascurabili per i trasgressori.
Fieragricola mette al centro della rassegna anche la meccanizzazione agricola,
la zootecnia, le fonti rinnovabili in agricoltura, le agro-forniture e il terziario al
servizio dell’agricoltura.
La strada dell’innovazione a Fieragricola,
passa attraverso le nuove tecnologie a
sostegno dell’agricoltura: smartphone,
tablet, sistemi satellitari e di guida assistita.
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Future Build:
Fiere di Parma,
La Rivista
13 – 16 Febbraio
Salone della Sostenibilità
Si terrà dal 13 al 16 febbraio 2014
a Fiere di Parma, la seconda edizione di "Future Build - Salone della
Sostenibilità". Forte della positiva
esperienza della prima edizione, la
manifestazione si ripresenterà nel
2014 puntando ad un deciso consolidamento e presentando molteplici nuove iniziative.
Future Build è realizzato con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti gli
attori della filiera dell’edilizia. Si tratta
di soggetti che spesso operano in una
rete che si determina per lo più sulla base
di esigenze specifiche. Future Build coinvolge in modo organico tutti i soggetti
in modo da realizzare una rete stabile e
strutturata di relazioni e sinergie: dalla
progettazione, ricerca e sviluppo di prodotti sino ai proprietari di immobili.
Riqualificazione energetica degli edifici
e "Smart City" sono i temi in primo piano.
La manifestazione vuole essere una vetrina per presentare nuovi prodotti e
sistemi costruttivi.
Saranno 4 giorni di particolare intensità
dove gli attori di tutta la filiera del sistema
delle costruzioni avranno l’opportunità
di confrontarsi e creare opportunità di
collaborazione.
Tra le novità, la creazione in Fiera di due aree:
“Future Build Smart City”: Il recupero e
la riqualificazione delle città sarà nei
prossimi anni un’emergenza nel nostro
Paese se si vuole evitare il degrado del
tessuto abitativo. Ricomposizione architettonica, riqualificazione energetica e
sostenibilità dei quartieri costituiranno
le linee guida degli interventi in campo
urbanistico da realizzare. In tale ottica
Future Build presenterà il “Piano per la
riqualificazione delle città” indicando
linee guida e sensibilizzando i soggetti
interessati affinché siano assunte le opportune scelte politiche in tale settore.
Con "Future Build Europe" si vuole poi
creare collegamenti con altri paesi europei
per verificare le possibilità di operare
oltre i confini nazionali invitando operatori internazionali e realizzando appositi
incontri su tale tematica.
Con l’obiettivo di fornire informazioni
tecniche ed operative su impianti e pro-
dotti anche mediante simulazioni e
“messe in opera”, la manifestazione
dedicherà “aree dimostrative ed interattive” che si andranno ad integrare
con la parte espositiva. Tali aree potranno ospitare workshops e brevi corsi,
rivolti sia ad applicatori/installatori sia
ai progettisti, organizzati da quelle
aziende che vogliono rendere dinamica
la partecipazione alla fiera, mostrando
“sul campo” soluzioni operative ed
applicative.
Infine esperti provenienti dal mondo
universitario, della ricerca, professionale
, istituzionale si confronteranno nel
“Future Build Smart Forum”, un programma articolato di Convegni e Seminari di assoluto valore. Il Forum vede
il coinvolgimento ed il patrocinio di
Associazioni, Istituzioni, Federazioni,
Ordini, Collegi professionali di diverse
regioni e città.
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dicembre 2013 La Rivista - 87
twitter.com/goitalych
www.facebook.com
/pages/wwwgo-italych/229002748483
Emozioni in movimento
www.go-italy.ch: partner dell’eccellenza
Emozioni in movimento declinate, anche nella lingua, all’insegna dell’italianità.
Con la dichiarata volontà di privilegiare, pur in una situazione di italofonia
precaria, la lingua italiana, di rendere riconoscibile un'esplicita impronta identitaria
aperta e ricettiva, di valorizzarne l'immagine dentro e fuori i confini nazionali.
In rete con un mondo italofono e italofilo che, per ragioni economiche, culturali
ed emotive, s'incrocia, s'incontra e interagisce.
La Rivista
Mondo
in Camera
Degustazione di Barolo, Barbaresco, vini di Alba,
Langhe e Roero a Zurigo il prossimo 27 gennaio
Accedere agli appalti
pubblici in Svizzera
Piemont Health & Beauty-Partnering Event
Servizio di Recupero IVA
Manor chiama Italia
Contatti commerciali
Piemonte: il cluster della tecnologia italiana
Servizi camerali
dicembre 2013 La Rivista - 89
La Rivista
Mondo in
Camera
DEGUSTAZIONE DI BAROLO,
BARBARESCO, ALBA, LANGHE E
ROERO A ZURIGO IL PROSSIMO
27 GENNAIO
Come tutti gli anni il Consorzio di tutela
di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e
Roero in collaborazione con la Camera
di Commercio Italiana per la Svizzera
hanno il piacere di invitarvi alla degustazione delle eccellenze piemontesi.
Lunedì, 27 gennaio 2014 Hotel Baur
au Lac, Zurigo Per informazioni e iscrizioni: Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera Bruno Indelicato Marketing
& Projects Seestrasse 123 - 8027 Zürich
Tel. 044 289 23 23 [email protected]
PIEMONT HEALTH & BEAUTYPARTNERING EVENT
La Camera di commercio italiana per la
Svizzera, in collaborazione con il Centro
Estero per l’Internazionalizzazione del
Piemonte (CEIP), ha accompagnato operatori elvetici del settore medicale ad
incontrare le imprese piemontesi all’evento di riferimento in Italia per il settore
medicale e salute: Torino Health & Beauty che ha avuto luogo a Torino il 4 e
il 5 dicembre 2013 scorsi. tramite incontri B2B, visite aziendali e rientro degli
operatori in Svizzera
MANOR CHIAMA ITALIA
La Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera in collaborazione con la
catena svizzera di grandi magazzini
al dettaglio Manor organizza viaggi
di scouting e selezione di fornitori
italiani di prodotti agroalimentari, da
importare e rivendere in Svizzera nei
punti vendita della catena. I prodotti
selezionati devono avere una forte
caratterizzazione territoriale ed un
contenuto di qualità e tipicità legate
alle tradizioni del territorio. Tali caratteristiche si devono riflettere soprattutto nei metodi di produzione e nel
packaging dei prodotti che deve comunicare al consumatore finale trasparenza ed evocare antiche tradizioni.
L’offerta della Camera di rivolge a
CCIAA e loro Aziende Speciali, Regioni
ed altri enti, associazioni di imprenditori e consorzi, distretti e reti d’impresa
territoriali.
PIEMONTE: IL CLUSTER DELLA
TECNOLOGIA ITALIANA
Il Piemonte rappresenta una delle
realtà industriali più attive e dinamiche
nel settore della meccanica, dell’elettronica e dell’automazione industriale.
La sua vocazione internazionale è
nettamente superiore a quella delle
altre regioni italiane: circa un quinto del
fatturato infatti è realizzato con committenti esteri. La subfornitura piemontese è in grado di mettere a disposizione
della committenza industriale qualsiasi
tipo di lavorazione e di prodotto intermedio più o meno complesso
• dalla lavorazione dei metalli
alla realizzazione di particolari
in plastica e gomma,
• dalla produzione di componenti
elettronici all’offerta di servizi
specializzati.
Il sistema delle imprese piemontesi è
conosciuto dai committenti nazionali e
internazionali per la capacità di operare
con elevati standard qualitativi e le loro
competenze tecniche non sono applicate
solo nella realizzazione di lavorazioni e
prodotti su specifiche del committente,
ma molto spesso sono messe al servizio
del committente nella fase di progettazione del prodotto. I committenti industriali svizzeri interessati quindi a verificare la possibilità di collaborazione con
i fornitori e subfornitori piemontesi possono compilare il modulo allegato e
saranno ricontattati dalla Camera senza
impegno per verificarne le esigenze.
Interessati a conoscere nuovi
fornitori italiani?
Contattate via e-mail: [email protected]
oppure via fax 044/201 53 57
ACCEDERE AGLI APPALTI
PUBBLICI IN SVIZZERA
La Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera, in partnership con gli studi
legali Schneider Rechtsanwälte AG di
Zurigo e Lalive di Ginevra, offre per la
prima volta un seminario di informazione
sugli appalti pubblici svizzeri a livello
federale e cantonale, destinato alle
aziende italiane alla ricerca di
opportunità sui mercati esteri. Il seminario verrà realizzato in diverse Regioni
d’Italia su incarico di enti pubblici territoriali, Camere di Commercio, Associazioni industriali e altri soggetti associativi
ed istituzionali, con lo scopo d’informare
le imprese sulle possibilità di accesso
per le aziende dell’Unione Europea al
mercato degli appalti svizzero.
Temi trattati nel corso del seminario :
90 - La Rivista dicembre 2013
La Rivista
1. L‘appalto pubblico: panoramica generale
2.Considerazioni preliminari: di cosa
tenere conto come offerente e come
consulente degli enti pubblici?
3. Fondamenti giuridici internazionali
ed interni
4. Principi ed obiettivi del diritto degli
appalti
5. Procedimento: ambito di applicazione;
limiti; valore del contratto
6.Procedure di aggiudicazione
7. Contenuto dei bandi di gara a) Criteri
di idoneità b) Criteri di aggiudicazione
8. Disamina delle offerte: le varie fasi
Vi preghiamo di contattarci per avere
maggiori informazioni, tenendo conto
che le date disponibili nel corso del 2014
sono limitate.
Fabrizio Macrì
(Tel. 0041 (0) 44 289 23 23 - [email protected])
Christian Pitardi
(Tel. 0041 (0)44 289 23 23 - [email protected])
SERVIZIO DI RECUPERO IVA
Il servizio, offerto a condizioni molto vantaggiose, è rivolto
sia imprese svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia,
alle imprese italiane che recuperano l’IVA pagata in Svizzera
ed alle imprese svizzere che recuperano l'IVA in Germania.
Recupero Iva Italiana
Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e la Svizzera,
la legislazione italiana consente agli imprenditori svizzeri
di ottenere il rimborso dell’IVA italiana. La CCIS:
• fornisce la necessaria documentazione;
• esamina la documentazione compilata;
• recapita l’istanza di rimborso in Italia all’Autorità fiscale
competente;
• avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo
ufficio di Pescara;
• fornisce assistenza legale.
Recupero Iva Svizzera
Grazie agli accordi di reciprocità tra Italia e Svizzera la
legislazione svizzera consente agli imprenditori italiani il
rimborso dell’IVA svizzera. La CCIS:
• fornisce un servizio di informazione e prima consulenza;
• diventa il Vostro rappresentate fiscale;
• esamina la completezza della Vostra documentazione;
• invia la documentazione alle autorità svizzere e segue
l’iter della vostra pratica.
Recupero Iva Tedesca
Grazie agli accordi di reciprocità tra la Germania e la
Svizzera, la legislazione tedesca consente agli imprenditori
svizzeri di ottenere il rimborso dell’IVA tedesca. La CCIS:
• fornisce la necessaria documentazione;
• esamina la documentazione compilata;
• recapita l’istanza di rimborso in Germania all’ Autorità
fiscale competente;
• avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo
ufficio di Pescara;
• fornisce assistenza legale.
La CCIS è a vostra completa disposizione per ottenere maggiori
informazioni e richiedere la documentazione sul servizio per
il rimborso dell’IVA italiana, tedesca e/o di quella svizzera.
dicembre 2013 La Rivista - 91
Dal 1°
febbraio
2014
La Rivista
Ripartono a Zurigo i corsi per Sommelier in lingua italiana 2014
La Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera (CCIS) e l’Associazione Svizzera dei Sommelier
Professionisti (ASSP) organizzano
a Zurigo i corsi per sommelier
in lingua italiana.
I corsi sono riconosciuti dall’Association
Suisse des Sommeliers Professionnels e
dall’Associazione Mondiale dei Sommeliers (ASI) e si indirizzano non solo ai
collaboratori e ai quadri della ristorazione ma anche a tutti gli interessati e
amanti del vino.
Scopo del corso è di informare ed educare il consumatore, quindi di preparare
in modo adeguato il personale addetto
al servizio dei vini. I corsi non hanno
scopo di lucro.
Il corso è programmato secondo moderni
canoni di formazione professionale al
fine di fare acquisire ai partecipanti un
adeguato bagaglio tecnico-culturale
anche in funzione del superamento dell’esame finale (facoltativo), il quale darà
diritto al titolo di sommelier.
Struttura del corso
Il corso, che si svolgerà nelle giornate
di sabato, è strutturato in tre livelli
indipendenti di dodici unità didattiche
per ogni livello, normalmente distribuite
su tre sabati (dalle9.15 alle 17.45).
Il 1° livello è dedicato alla viticoltura,
alla tecnica di degustazione, alla legislazione, ai distillati e al marketing.
Il 2° livello alla geografia vitivinicola.
Il 3° livello all’abbinamento cibo-vini.
Al termine di ogni livello, il corsista ha
la facoltà di presentarsi ad un esame,
superato il quale avrà diritto ad un certificato di frequenza. Sede dei corsi è Zurigo.
Il 1° corso avrà inizio sabato 1 febbraio
2014 e avrà cadenza mensile.
Esami finali
Al termine del primo, rispettivamente
del secondo livello, il corsista potrà
sostenere un esame consistente in: analisi organolettica di un vino; prova scritta,
per la quale è richiesta la risposta corretta al 70% delle domande; colloquio
92 - La Rivista dicembre 2013
con il Commissario d’esame per accertare la conoscenza degli argomenti
trattati.
Per quanto concerne l’esame finale
del terzo corso, lo stesso sarà organizzato come segue:
1. Prova scritta con domande
su tutti e tre i livelli
2. Analisi organolettica di due vini
3. Prova pratica di abbinamento
cibo-vini
4. Prova orale con domande
su tutti e tre i livelli
5. Prova pratica di servizio
Alle prove 4 e 5 saranno ammessi solo
coloro che supereranno le prime tre
prove dell’esame finale. Il candidato
che non supera l’esame finale potrà
ripeterlo al massimo per un’altra volta
nella sessione d’esami successiva.
Costi ed iscrizione
Termine ultimo per le iscrizioni:
10 gennaio 2014.
Dato il numero limitato dei posti, i candidati
saranno accettati secondo l’ordine d’arrivo
delle adesioni. Coloro che non saranno
ammessi saranno informati per iscritto. I
costi sono stati fissati come segue:
1° livello:
CHF 1'190.-tassa d’esame intermedio inclusa
2° livello:
CHF 1'140.-tassa d’esame intermedio inclusa
3° livello:
CHF 1'250.-- tassa d’esame
finale inclusa
La Rivista
Corsi per
Sommelier
in lingua italiana 2014
Zurigo - Programma delle lezioni
1° LIVELLO
(VITICOLTURA, ENOLOGIA, DEGUSTAZIONE)
SABATO 1° febbraio 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
1ª lezione, La viticoltura
Cenni storici dell’evoluzione della vite, diffusione della vite nel mondo, vitigni e ciclo
biologico, sistemi di allevamento e potatura,
clima, terreno, ecologia, malattie della vite
2ª lezione, Vinificazione
Dall’uva al vino, componenti del mosto,
principali trattamenti del mosto, tecniche
di vinificazione, la fermentazione, costituenti
del vino, caratteristiche organolettiche,
maturazione e/o invecchiamento
3ª e 4ª lezione, Enologia
Alterazioni, difetti e malattie, vini speciali,
vini spumanti, vini aromatizzati, vini liquorosi
e mistelle
SABATO 1° marzo 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
5ª lezione, Tecnica della degustazione
Esame visivo: Cenni di anatomia degli organi
dei sensi, metodo di degustazione secondo
l’A.S.S.P., impiego della scheda analiticodescrittiva, impiego e significato della terminologia
6ª lezione, Tecnica della degustazione
Esame olfattivo: Stimoli e sensazioni, classificazione degli aromi percepiti, valutazione dei difetti
7ª lezione, Tecnica della degustazione
Esame gustativo: Stimoli e sensazioni,
temperatura e influenza sul gusto, riconoscimento dei componenti del gusto
8ª lezione, Tecnica della degustazione
Metodologia: Analisi organolettica di tre
vini, tecnica della degustazione, metodo di
degustazione, scheda analitico-descrittiva,
impiego della terminologia
SABATO 29 marzo 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
9ª lezione, distillati, liquori e birra
I diversi alambicchi, principali distillati, metodo
di degustazione, produzione della birra
10ª lezione, Enogastronomia
Alimentazione e gastronomia, principi fondamentali dell’abbinamento, successione dei
vini a tavola
11ª lezione, Il Sommelier - Marketing
Consigli per la vendita attiva, promozioni,
gestione e contabilità di una cantina, la
carta dei vini
12ª lezione, Il sommelier
Pratiche di servizio, accessori
ESAMI INTERMEDI 1° LIVELLO
2° LIVELLO (GEOGRAFIA VITIVINICOLA)
SABATO 12 aprile 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
1ª lezione, Piemonte-Aosta-LombardiaLiguria
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di
alcuni vini regionali
2ª lezione, Trentino Alto Adige-VenetoFriuli Venezia Giulia
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di
alcuni vini regionali
3ª lezione, Toscana-Emilia RomagnaMarche-Umbria-Lazio-Molise
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di
alcuni vini regionali
4ª lezione, Abruzzo-Puglia-BasilicataCalabria-Campania-Sicilia-Sardegna
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di
alcuni vini regionali
SABATO 24 maggio 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
5ª lezione, La Svizzera
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vini e specialità dei diversi Cantoni,
analisi organolettica di alcuni vini svizzeri
6ª lezione, La Svizzera - Ticino
Enografia e legislazione ticinese
Vitigni autoctoni, vitigni d’importazione,
classificazione dei vini
7ª lezione, Resto d’Europa 1
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di alcuni
vini europei
8ª lezione, resto d’Europa 2
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di alcuni
vini del Mondo
SABATO 21 giugno 2014
(dalle ore 9:15 alle ore 17:45)
9ª lezione, La Francia 1. parte
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vini e specialità, analisi organolettica
di alcuni vini francesi
10ª lezione, La Francia 2. parte
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vini e specialità, analisi organolettica
di alcuni vini francesi
11ª lezione, Resto del mondo
Cenni storici riferiti alla diffusione del
vino, vitigni e vini: ampelografia, vini e
legislazione, analisi organolettica di alcuni
vini mondiali
ESAMI INTERMEDI 2° LIVELLO
3° LIVELLO (ABBINAMENTO CIBO-VINI)
SABATO 20 settembre 2014 (dalle ore
9:15 alle ore 17:45)
1ª lezione, Tecnica dell’abbinamento
cibo-vino
L’evoluzione dell’abbinamento cibo-vino,
tecnica per un abbinamento armonico dei
componenti del cibo e del vino: scheda
grafica, scala dei valori del vino, scala dei
valori del cibo, terminologia
2ª lezione, Principi alimentari e nutritivi
Menzione di dietetica, fisiologia della digestione, tecniche di cottura, mutazioni dovute
alla cottura e alla conservazione
3ª lezione, Funghi, tartufi, ortaggi e legumi
Funghi e tartufi: classificazione e produzione;
ortaggi e legumi: classificazione e produzione
4ª lezione, Carni bianche, rosse, selvaggina,
prodotti di salumeria
Carni e salumi: composizione e classificazione
SABATO 25 ottobre 2014 (dalle ore 9:15
alle ore 17:45)
5ª lezione, Uova e salse
Prova pratica per il riconoscimento dei diversi
sapori, utilizzo in cucina e classificazione
delle salse
6ª lezione, Condimenti, erbe aromatiche,
spezie e prodotti ittici
Classificazione degli olii e degli aceti, il burro
e altri condimenti grassi, pesci, crostacei e
molluschi, composizione e classificazione,
caratteristiche organolettiche
7ª lezione, I formaggi
Cenni sulla composizione e conservazione,
produzione e classificazione dei formaggi
8ª lezione, Dolci, gelati e frutta
Le principali paste di base, la pasticceria
secca e fresca, i dolci al cioccolato
VENERDÌ 14 novembre 2014 (dalle ore
18:15 alle ore 19:30)
9ª lezione, Cereali e derivati
Prova pratica per il riconoscimento dei diversi
sapori, utilizzo in cucina e classificazione
dei prodotti a base di cereali e derivati (pasta,
riso ecc.)
10ª lezione, Cena didattica (dalle 19:30
alle ore 21:30)
SABATO 15 novembre 2014 (dalle ore
14:00 alle ore 17:00)
10ª lezione, Servizio dei vini (lezione di 3 ore)
Il corretto servizio del vino e la sua decantazione, conoscenza dei bicchieri e degli
accessori
ESAMI FINALI SCRITTI (dalle ore 10:00
alle ore 13:00)
SABATO 13 dicembre 2014 (secondo convocazione) - ESAMI ORALI E PRATICI
dicembre 2013 La Rivista - 93
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Varese, i laghi e la Svizzera c’è la pricipale
azienda italiana che produce salmone
affumicato : la Fjord SpA.
La Fjord SpA iniziò nel 1969 la prima
attività italiana specializzata nell’affumicazione del salmone , oggi a oltre 40
anni di distanza ha saputo conquistare
la leadership di settore che la annovera
tra le più importanti aziende europee di
salmone affumicato ed è a tutti gli effetti
una azienda a ciclo completo nella lavorazione del salmone.
La linea affumicati comprende oltre al
salmone, tonno, spada, storione e altri
ittici. Il processo di affumicazione avviene
in maniera tradizionale, e richiede non
meno di 12 ore. Il prodotto affumicato
viene presentato sul mercato in una
vasta gamma di formati e confezioni tali
da soddisfare le più svariate esigenze
del consumatore. L’azienda è interessata
a entrare in rapporti di affari con agenti
/ distributori interessati a vendere i suoi
prodotti sul mercato svizzero. Gli interessati sono pregati di prendere contatto
con la Camera di Commercio italiana
per la Svizzera.
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in carpenteria metallica ad uso commerciale ed industriale. La sua grande esperienza nazionale ed internazionale accumulata in questi anni ne fa un punto
di riferimento del settore industriale.
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siderurgico, garantendo alla propria
clientela prodotti di qualità, proponendo
soluzioni specifiche nella produzione dei
manufatti, offrendo il relativo supporto
tecnico. Abbiamo riunito uno staff dotato
di competenze di altissimo livello, in
grado di interpretare le rinnovate esigenze del mercato, e spesso di anticipare le
richieste di prodotti che consentano
soluzioni innovative nella prefabbricazione e nell’edilizia industrializzata.
Lo spirito dinamico ed innovativo dell’azienda si integra con le competenze ed
esperienze dei comparti produttivi, nella
realizzazione di prodotti di elevato standard qualitativo.
Con impegno ed entusiasmo stiamo progettando e realizzando tecnologie di nuova
concezione, rivolte alla immissione sul
mercato di materiali finalizzati a rinnovate
e competitive metodologie di costruzione.
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1966 grazie all’intuizione del fondatore
Alberto Ricchetti, che vide nel polistirene
espanso (Eps) la possibilità di sviluppare
un nuovo fiorente business per il settore
degli imballaggi. L’impegno aziendale
che ci guida oggi è quello di orientare
energie e pensiero verso l’innovazione e
la ricerca costante di nuove soluzioni,
offrendo sempre e con rapidità la qualità
che ciascun mercato richiede. La qualità
del prodotto, la cura costante per le
esigenze dei clienti e l’interessante rapporto Qualità/Prezzo costituiscono da
sempre i tratti distintivi dell’azienda
piacentina: grande esperienza unita ad
un servizio di eccellenza per la fornitura
di prodotti sempre all’avanguardia.
• Wellco Spa è una società di ingegneria
che nasce nel 1976 nel campo della pro-
dicembre 2013 La Rivista - 95
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Con i suoi circa 800 Soci la Camera di
Commercio Italiana per la Svizzera, fondata
nel 1909, è un‘associazione indipendente
ai sensi del Codice Civile Svizzero. Il suo
compito precipuo consiste nella assistenza
alle imprese dedite all‘interscambio
tra Italia, Svizzera ed il Principato del
Liechtenstein. La gamma dei suoi servizi,
certificati ISO 9001, è molto variegata e
comprende tra l‘altro:
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Ricerche su banche dati di produttori,
importatori, grossisti, commercianti,
agenti/rappresentanti dei seguenti Paesi:
Italia e Svizzera
Informazioni riservate su aziende italiane:
visure, bilanci, assetti societari, protesti,
bilanci, rapporti commerciali, ecc.
(disponibili on-line in giornata)
Segnalazioni di potenziali fornitori
ed acquirenti
Ricerca e mediazione di partners com
merciali italiani e svizzeri
Organizzazione di incontri e workshop
tra operatori, con l‘ausilio di servizi di
interpretariato e segretariato
Recupero di crediti commerciali, con
particolare riguardo alla ricerca di
soluzioni amichevoli e extragiudiziali
Recupero dell‘IVA svizzera in favore di
operatori italiani, nonché dell‘IVA italiana
per imprese elvetiche
Consulenza ed assistenza legale
in materia di diritto commerciale,
socitario e fiscale
Assistenza e consulenza in materia
doganale
Informazioni statistiche ed import/esport
Informazioni finanziarie e riservate sulla
solvibilità di imprese italiane e svizzere
Ricerca di prodotti, marchi di
fabbricazione e reperimento di brevetti
Azioni promozionali e di direct marketing
Arbitrato internazionale
Informazioni relative all‘interscambio,
normative riguardanti gli insediamenti
in Svizzera ed in Italia
Seminari e manifestazioni su temi
specifici di attualità
Traduzioni
Viaggi di Studio
Certificato di Italiano Commerciale
rilasciato in collaborazione con la Società
Dante Alighieri di Roma
96 - La Rivista dicembre 2013
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La CCIS fornisce informazioni su Fiere
e Mostre italiane. Rappresentanza
ufficiale di Fiera Milano e di Verona Fiere
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La Rivista periodico ufficiale mensile
(11 edizioni all‘anno)
Calendario delle Fiere italiane
Annuario Soci
Indicatori utili Italia-Svizzera
Agevolazioni speciali per i Soci
Recupero crediti in Svizzera
Regolamento di Arbitrato
e di Conciliazione della
Camera Arbitrale della CCIS
Compra-vendita di beni
immobili in Italia
Costituzione di società affiliate
di imprese estere in Italia
Il nuovo diritto societario italiano
Servizi camerali
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Tel.: +41 22 906 85 95,
Fax: +41 22 906 85 99
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che recuperano l’IVA pagata in Italia che
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recapita l’istanza di rimborso in Italia
all’Autorità fiscale competente;
avvia e controlla l’iter della Vostra pratica
tramite il suo ufficio di Pescara;
fornisce assistenza legale
RECUPERO IVA SVIZZERA
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e Svizzera la legislazione svizzera consente
agli imprenditori italiani il rimborso dell’IVA
svizzera. La CCIS:
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prima consulenza;
diventa il Vostro rappresentate fiscale;
esamina la completezza della Vostra documentazione;
invia la documentazione alle autorità
svizzere e segue l’iter della vostra pratica.
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Svizzera, Tel.: +41 44 289 23 23
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Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio.
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Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione
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a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo
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con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia.
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Intervista con il Professor Ugo Amaldi
Driving America
La storia dell’auto attraverso Detroit ed Henry Ford
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Radio locali e (quel che resta) delle trasmissioni in lingua italiana