Direzione Generale per il bilancio e la programmazione economica,
la promozione, la qualità e la standardizzazione delle procedure
Il MiBAC con
le autonomie locali
per la promozione
del patrimonio culturale
EURO P.A.
SALONE DELLE AUTONOMIE LOCALI
VIII EDIZIONE
RIMINI
4-7 giugno 2008
Fiera di Rimini
Edizioni MP MIRABILIA srl
Il MiBAC
con le autonomie
locali per la
promozione del
patrimonio culturale
Il MiBAC con le Autonomie Locali per la promozione del Patrimonio Culturale
Direzione Generale per il bilancio e la programmazione economica,
la promozione, la qualità e la standardizzazione delle procedure
Direttore Generale Maddalena Ragni
Euro P.A. – Salone delle Autonomie Locali
Rimini, 4 – 7 Giugno 2008
Il programma di partecipazione (progettazione e realizzazione opuscolo, materiali grafici e stand,
organizzazione convegno e incontri allo stand) è stato organizzato dal:
Servizio IV - Comunicazione e Promozione
Responsabile Antonella Mosca
con Monica Bartocci, Antonella Corona, Eleonora Isola, Maria Cristina Manzetti, Maria Tiziana Natale,
Amedeo Natoli, Alessio Noè, Simona Pantella, Susanna Puccio, Maria Siciliano, Laura Simionato
Rapporti con i media
Vassili Casula
Comunicazione multimediale
Alberto Bruni, Renzo De Simone, Francesca Lo Forte, Emilio Volpe
Supporto logistico
Edoardo Cicciotto, Maurizio Scrocca
Il MiBAC con le autonomie locali per
la promozione del patrimonio culturale
Dal rapporto pubblicato nell’ottobre dello scorso
anno dall’Unione Europea, si evince che il settore
dei beni culturali, nel nostro continente, produce un
giro d’affari di quasi 654 miliardi di euro di cui
120 in Italia. Il 2,3% del prodotto interno lordo
dell’UE appartiene al settore culturale per un ammontare di diversi miliardi di euro di fatturato e
genera l’occupazione di quasi 6 milioni di persone.
Si deve osservare però che Paesi che hanno dotazioni culturali comparabili a quelle italiane, come
Francia, Gran Bretagna e Germania, sono capaci
di valorizzare le loro risorse culturali in modo più
significativo del nostro, sia per la capacità di produrre fatturato attraverso un’opportuna valorizzazione dei beni culturali, sia per la capacità di produrre occupazione.
Il nostro Paese, infatti, pur essendo considerato il più
grande giacimento di risorse culturali e pur non mancando di creatività e di livelli qualitativi eccellenti, ha
ancora molto da imparare per fare impresa.
La Cultura deve essere un valore condiviso anche
dalla popolazione e percepito come fattore decisivo dello sviluppo economico e del benessere sociale, di cui è sicuramente una risorsa straordinaria,
che può contribuire a riequilibrare un sistema
socio-economico in difficoltà.
In un Paese come l’Italia, lo sviluppo del territorio
non può prescindere dal settore della cultura e non
può escludere l’idea di una cultura che si configuri
non solo come fattore costitutivo della comunità,
ma anche come possibile volano di sviluppo economico.
Allo stesso tempo occorre, però, anche una forte
integrazione tra i comparti interessati (turismo,
spettacolo, ricerca e università, formazione, artigianato) per non fare della cultura soltanto un servizio, ma un fattore di attrazione economica, il cui
più immediato beneficio è quello del cosiddetto
“turismo culturale”.
Inoltre, investire sulla produzione di cultura significa sviluppare settori in cui l’occupazione creata
può raggiungere numeri di tutto rispetto. A livello
nazionale e internazionale, si registrano esempi di
territori e città che, a seguito di importanti e significativi investimenti, hanno ridefinito la propria
identità ed attratto risorse e funzioni, così da incontrare la domanda di un pubblico sempre più vasto
ed esigente. Basti fare l’esempio di Torino che da
città industriale è divenuta, negli ultimi anni, uno
dei più importanti poli turistici e culturali d’Italia.
Tuttavia, non basta solo affermare che la cultura
deve essere uno dei fattori trainanti dello sviluppo
socio-economico, ma è necessario intervenire con
un deciso e straordinario sforzo di innovazione e
di investimenti.
La cultura non ha solo un grande valore comunicativo ma è anche l’immagine con cui un territorio si
presenta in modo unitario, nel complesso delle sue
caratteristiche economiche, sociali e urbanistiche:
un veicolo dinamico di promozione che ha bisogno della partecipazione di tutti gli attori locali per
mettere a punto progetti condivisi che sostengano
idee e proposte, con un effettivo coordinamento fra
il livello nazionale, regionale e locale.
Sulla base di questi presupposti, il MiBAC ha scelto di partecipare ad Euro P.A., per promuovere il
confronto e la collaborazione con gli Enti locali e
per avvicinare, sempre di più, il cittadino alle realtà amministrative e alla conoscenza del Patrimonio
e delle risorse culturali.
L’obiettivo è quello di fare il punto della situazione
sui rapporti del MiBAC con gli Enti Locali, nell’ambito dei quali le Direzioni Regionali costituiscono i
referenti principali.
Queste, istituite con l’obiettivo di orientare ed integrare l’attuazione delle iniziative progettuali per la
valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e le
attività di sviluppo in atto nel territorio, incentivano
la creazione di una rete di connessione tra gli
organismi centrali, gli istituti periferici del MiBAC e
gli Enti Locali attuando un processo di condivisione
e integrazione degli obiettivi e delle strategie per
lo sviluppo territoriale.
Anche il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
ha fissato i termini della cooperazione tra Stato,
Regioni e Territorio adeguando lo scenario normativo per la valorizzazione e la gestione dei beni
culturali alle nuove disposizioni contenute nella
riscrittura del Titolo V della Costituzione ed alle
nuove istanze che provengono dal mondo privato
anche con le recenti modifiche introdotte prima
con il D. Lgs. 24.3.2006, n. 156 e per ultimo con
il D. Lgs. 26.3.2008, n. 62.
Per rappresentare in un quadro più ampio ed esaustivo le problematiche legate all’argomento, il Ministero, nell’ambito del Salone di Rimini, ha organizzato il convegno “Programmazione 2007-2013:
le risorse culturali nella politica regionale unitaria”,
cercando di stimolare un momento di confronto
sulle linee e sui programmi strategici da attivare
per una politica nazionale unitaria e partecipativa.
Maddalena Ragni
Direttore Generale per il bilancio e la programmazione
economica, la promozione, la qualità
e la standardizzazione delle procedure
S
O
8
M
M
A
R
I
O
Risorse Comunitarie e Risorse Nazionali per la Valorizzazione
dei Beni Culturali
Maurizio Di Palma
22
Le risorse statali del settore culturale
Alessandro Leon
25
Relazione sull’attività di programmazione annuale e pluriennale
degli interventi ordinari e straordinari di tutela e valorizzazione
del patrimonio culturale. Annualità 2007-2008-2009
Paolo D’Angeli, Cinzia Gobbato, Stefano Maurizi, Federico Milocco
35
Il recupero dell’Archivio storico dell’Assemblea Regionale Siciliana
a 60 anni dall’autonomia
Elena Montagno Cappuccinello
39
CulturaItalia, un patrimonio da esplorare
Karim Ben Hamida, Sara Di Giorgio
40
Programma Operativo Nazionale per la “Sicurezza e lo Sviluppo
del Mezzogiorno d’Italia”. Misura 1.3. Programma Comunitario
2000-2006
Maria Concetta Cassata
44
Distretto Tecnologico dei Beni Culturali della Regione Calabria
Cultura e Innovazione scarl
46
Il futuro della memoria. Storia segni e disegni della città di Benevento
tra XVII e XIX secolo. Il centro urbano. Mostra Archivio di Stato
di Benevento 24 marzo – 31 dicembre 2006
Valeria Taddeo
47
Disegni e mappe dell’Archivio di Stato di Benevento
Giuseppe Vetrone
48
“Che cos’è la Biblioteca”
Maria Cristina Di Martino
50
“Libro Parlato - audiolibri su web per disabili visivi e dislessici
rete biblioteche statali”
Maria Rosaria Capasso
52
Un osservatorio sull’ambiente
Maria Pasca – Raffaella Di Leo
53
Monumenti sempre aperti
Maria Pasca
56
Dalla collaborazione alla conservazione
Paola Monari
58
La nuova sede dell’Archivio di Stato di Piacenza
nel monastero di S. Agostino
Gian Paolo Bulla
60
La mostra su Giovannino Guareschi a Parma. Un’azione sinergica
tra Autonomie locali e Mibac
Lauretta Campanini
62
Il Museo Nazionale di Ravenna: le collaborazioni
con gli enti locali
66
Gruppo di lavoro per la redazione di uno schema di manuale
di gestione delle antiche Istituzioni bolognesi
Il MiBAC con le Autonomie Locali
per la promozione del Patrimonio Culturale
70
“Con magnificenza e con decoro”. I Comuni e la devozione civica nel
territorio romano tra ‘700 e ‘800: luoghi, riti, feste, protagonisti
Daniela Sinisi e Maria Grazia Branchetti
72
I Musei Civici di Albano Laziale
Giuseppe Chiarucci
75
Scuderie Aldobrandini – Museo Tuscolano
Giuseppina Ghini
78
Il Polo Museale di Monte Porzio Catone
Massimiliano Valenti
80
Multimedia per l’archeologia. Il Museo Civico archeologico
di Valmontone
Giovanna Rita Bellini
83
Il Museo di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani
87
Il progetto MICHAEL in Liguria
Cristina Bartolini, Elena Calandra
89
“Progetto di recupero dell’ex convento di Santa Chiara in Cagliari”
Paolo Margaritella
94
Tabernacoli a Carmignano. Un modello di collaborazione fra MiBAC
e Enti Locali per la catalogazione dei Beni Culturali
Lia Brunori
96
La rete MINERVA
Marzia Piccininno
98
MICHAEL: una rete di portali per l’accesso online alla cultura europea
Giuliana De Francesco
101
Museo & Web: l’esperienza del Progetto MINERVA per i musei
e le altre istituzioni culturali
Maria Teresa Natale
103
URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico: ”Continuità ed innovazione”
Gaspare Carlini
104
Il Call Center del MiBAC
105
CCTPC - Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
110
ALES - Arte Lavoro e Servizi S.p.A
112
BBS software Srl
In questa sezione sono inseriti i testi inerenti le risorse
statali e comunitarie per il settore culturale
previste nel Quadro Strategico Nazionale relative
alla programmazione 2007-2013 e la relazione
del MiBAC dedicata all’attività
di programmazione pluriennale (2007-2008-2009)
degli interventi di tutela
e valorizzazione del patrimonio culturale
PROGRAMMAZIONE 2007–2013: LE RISORSE CULTURALI NELLA POLITICA
REGIONALE UNITARIA
Risorse Comunitarie e Risorse Nazionali per la Valorizzazione
dei Beni Culturali
Maurizio Di Palma
Caratteristiche del processo di programmazione unitaria riguardano in particolare:
- l’utilizzazione delle diverse fonti di finanziamento finalizzate a politiche settoriali e territoriali
di natura diversa (Politica di coesione comunitaria: FESR e FSE, Politica Comunitaria per lo sviluppo rurale: FEASR, Politica della Cooperazione Territoriale Europea, Politica di coesione
nazionale: FAS, etc.) in un quadro unitario di scelte, nel quale la strategia e la struttura gerarchizzata degli obiettivi (Generali, specifici, operativi) sono definite unitariamente;
- la concentrazione degli interventi verso grandi opzioni strategiche privilegiando l’approccio integrato (in termini di fonti finanziarie, operatori istituzionali, territori, settori/comparti di intervento)
ed evitando la dispersione di risorse tra tutti i possibili settori o sotto settori di intervento;
- il partenariato istituzionale e delle forze economiche e sociali per condividere le scelte nel contesto di processi di concertazione;
- l’integrazione degli obiettivi di coesione economico-sociale con gli obiettivi e le problematiche
ambientali e delle pari opportunità nelle politiche per la crescita economica;
- l’adozione di un processo di valutazione unitaria che nelle varie fasi della programmazione e
implementazione delle scelte adottate per l’utilizzazione delle risorse disponibili (Valutazione
ex ante, in itinere ed ex post) accerti e valuti la correttezza e l’impatto conseguito in termini di
efficienza ed efficacia (grado di conseguimento degli obiettivi).
Documenti predisposti e da predisporre nell’ambito del processo
di programmazione unitario a livello delle AA.CC. e RR.:
– Documento Strategico Preliminare Regioni
– Documento Strategico Preliminare Nazionale
(DSR)
(DSPN)
– Documento Strategico Mezzogiorno
DSM
– Quadro di riferimento strategico nazionale
QSN
Documento Unico di Programmazione (DUP)
Documento Unitario di Strategia Speciale DUSS
Programmi Operativi Nazionali (POR) – (FESR –
FSE)
Programmi Operativi Nazionali (PON) – (FESR –
FAS)
Programmi di Sviluppo Rurale Regionali (PSR)
Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo
Rurale (PSN)
Programma Operativo Nazionale (PON) (FEP)
Programmi di Attuazione Regionali (PAR)
Programmi di Attuazione Nazionale (PAN)
Programmi Operativi Interregionali
Programmi di Attuazione Interregionale
8
Quadro strategico Nazionale (QSN)
Allegato FAS - QSN
Programmi Operativi Regionali (POR)
Programmi Nazionali
Convergenza (FESR)
FESR - FSE
FAS
PON Sicurezza per lo Sviluppo
Obiettivo CRO
Obiettivo CONV
Valle d'Aosta, Piemonte,
Liguria, P.A. Bolzano, P.A.
Trento, Lombardia, Friuli
Venezia Giulia, Veneto, Emilia
Romagna, Toscana, Marche,
Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise
Campania, Puglia,
Calabria, Sicilia
PON Ambienti per
l'apprendimento
PAN Istruzione
PON Ricerca e competitività
PAN Ricerca e competitività
PON Reti e Mobilità
PAN Reti e Mobilità
PON Governance e Assistenza
Tecnica
PAN Governance AT e AS
Convergenza (FSE)
Aree in regime transitorio
Sardegna (Phasing in)
Basilicata (Phasing out)
Programmi di Attuazione Regionali (FAS)
Centro Nord
Mezzogiorno
Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria,
P.A. Bolzano, P.A. Trento,
Lombardia, Friuli Venezia Giulia,
Veneto, Emilia Romagna, Toscana,
Marche, Umbria, Lazio
Abruzzo, Molise,
Campania, Sicilia,
Calabria, Puglia
Basilicata (Phasing
out), Sardegna
(Phasing in)
PON Competenze per lo
Sviluppo
PON Governance e Azioni di
sistema
Competitività regionale
e occupazione (FSE)
PON Azioni di Sistema
Programmi interregionali
Convergenza (FESR)
Mezzogiorno (FAS)
POIN Energie rinnovabili e
risparmio energetico
PAIn Energia rinnovabile
POIN Attrattori culturali,
naturali e Turismo
PAIn Cultura e Turismo
A - Attività sviluppata ed in fase di conclusione
Intesa Stato - Regioni
Documenti strategici preliminari
Nazionale
Regionali
Quadro strategico Nazionale
(QSN)
Documento Strategico
Mezzogiorno (DSM)
Allegato FAS - QSN
PON – FESR/FSE
POR – FESR/FSE
POIn - FESR
9
B – Attività da sviluppare nel rispetto delle indicazioni del QSN
A livello Nazionale
Documento unitario di
strategia specifica (DUSS)
A livello Regionale
Documento unitario di
Programmazione (DUP)
Documento unitario
di programmazione
Programmazione risorse FAS, nel rispetto
della delibera CIPE in attuazione del Quadro
Strategico Nazionale – QSN 2007-2013
(PAN; PAR; PAIn)
Contenuto del Quadro di riferimento strategico nazionale (QSN)
Lo Stato membro presenta un Quadro di Riferimento Strategico Nazionale che rappresenta uno
strumento di riferimento per la preparazione della programmazione dei Fondi.
(Attualmente l’Italia ha predisposto una bozza tecnico amministrativa dell’aprile 2006)
Il Quadro di Riferimento Strategico Nazionale contiene i seguenti elementi:
a) un'analisi delle disparità, dei ritardi e delle potenzialità di sviluppo, tenendo conto delle tendenze dell'economia europea e mondiale;
b) la strategia scelta in base a tale analisi, comprese le priorità tematiche e territoriali.
c) l'elenco dei programmi operativi per gli obiettivi «Convergenza» e «Competitività regionale
e occupazione»;
d) la dotazione annuale indicativa di ciascun Fondo per Programma;
e) unicamente per le regioni dell'obiettivo «Convergenza»:
- l'azione prevista per rafforzare l'efficienza amministrativa dello Stato membro;
- l'importo della dotazione annuale complessiva prevista nell'ambito del FEASR e del FEP;
- le informazioni necessarie per la verifica ex ante del rispetto del principio di addizionalità di
cui all'articolo 15;
Reg. 1083/2006 art. 27
10
Il Processo di Programmazione Regionale Unitaria
DOCUMENTO UNITARIO DI PROGRAMMAZIONE
PER LA POLITICA DI COESIONE REGIONALE 2007-2013
Fondi comunitari:
Politica agricola Comune
Politica comune della Pesca
Fondi strutturali della politica di
coesione comunitaria
Obiettivo
Competitività regionale ed
Occupazione (CRO)
POR - FESR 2007-2013
POR - FSE 2007-2013
Fondi Nazionali
(FAS)
Obiettivo
Cooperazione territoriale Europea
(CTE)
Programmi Transfrontalieri e Transnazionali
PSR -FEASR
2007-2013
Programma Operativo
Nazionale Pesca -FEP
PROGRAMMA DI ATTUAZIONE
FAS 2007 - 2013 (APQ)
Adriatico
Mediterraneo Interno
Europa Sudorientale
VALUTAZIONE EX ANTE
VALUTAZIONE EX ANTE
VALUTAZIONE
AMBIENTALE
STRATEGICA
STRUMENTO
REGIONALE
STRUMENTO REGIONALE
DI ATTUAZIONE
VALUTAZIONE EX ANTE
VALUTAZIONE EX
ANTE
VALUTAZIONE EX
ANTE
VALUTAZIONE
EX ANTE
VALUTAZIONE
AMBIENTALE STRATEGICA
VALUTAZIONE
AMBIENTALE
STRATEGICA
VALUTAZIONE
AMBIENTALE
STRATEGICA
VALUTAZIONE AMBIENTALE
STRATEGICA(APQ)
STRUMENTO REGIONALE
DI ATTUAZIONE
STRUMENTO REGIONALE
DI ATTUAZIONE
STRUMENTO REGIONALE
DI ATTUAZIONE
STRUMENTO DI ATTUAZIONE REG.
I macro obiettivi e le priorità tematiche/identificate nel processo partenariale di formulazione del
QSN riguardano:
a) Sviluppare i circuiti di conoscenza
Priorità di riferimento:
– miglioramento e valorizzazione delle risorse umane (Priorità 1);
– promozione, valorizzazione e diffusione della Ricerca e dell’innovazione per la competitività
(Priorità 2).
b) Accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l'inclusione sociale nei territori
Priorità di riferimento:
– energia e ambiente: uso sostenibile e efficiente delle risorse per lo sviluppo (Priorità 3);
– inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l'attrattività territoriale (Priorità 4);
c) Potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza
Priorità di riferimento:
– valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività per lo sviluppo (Priorità 5);
– reti e collegamenti per la mobilità (Priorità 6);
– competitività dei sistemi produttivi e occupazione (Priorità 7);
– competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani (Priorità 8).
d) Internazionalizzare e modernizzare
Priorità di riferimento:
– apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse (Priorità 9);
– governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali e efficaci (Priorità 10);
11
Sintesi del Quadro Finanziario Globale per la
Programmazione Unitaria 2007-2013
(milioni di euro)
Programmazione 2007-2013
FAS
Totale risorse disponibili Mezzogiorno
(1)
53.782,050
FS (2)
Co-fin. FS
(2)
Totale
Totale
generale
22.992,548
24.311,049
47.303,597
101.085,647
16.134,615
Accantonamento e riserva programmazione
16.134,615
Amministrazioni centrali
17.817,981
6.396,148
6.938,100
13.334,248
31.152,229
Regioni
18.069,164
15.276,931
16.593,480
31.870,411
49.939,575
1.760,290
1.319,469
1.319,469
2.638,938
4.399,228
9.490,950
4.972,767
7.622,592
12.595,359
22.086,309
Programmi interregionali
Totale risorse disponibili Centro Nord
Accontonamento e riserva programmazione
1.728,190
1.728,190
Amministrazioni centrali
2.218,779
24,856
37,544
62,400
2.281,179
Regioni
5.543,981
4.947,911
7.585,048
12.532,959
18.076,940
TOTALE
63.273,000
27.965,315
31.933,641
59.898,956
123.171,956
(1) L’importo in LF2007 è pari a 64,379 mld di euro, di cui circa 1,106 è stato già destinato dal CIPE a copertura dei tagli su precedenti assegnazioni in articolato alla
medesima LF. L’importo al netto di tale destinazione è pari a 63,273 mld di euro. La chiave di riparto tra macroaree è 85% Mezzogiorno, 15% Centro-Nord.
(2) Non comprende le risorse dell’Obiettivo Cooperazione territoriale.
Quadro delle risorse FAS per il periodo 2007-2013 (I)
- Risorse Complessive(1)
- Risorse già assegnate
64.379,000 (M¤)
1.106,000
- Risorse programmabili
delle quali
a) Risorse disponibili per il Centro Nord
b) Risorse disponibili per il Mezzogiorno
63.273,000
(1)
9.490,950
53.782,050
Calcolate pari allo 0,6% del PIL stimato per il periodo 2007-2013, valutato a prezzi correnti
12
Programmazione risorse FAS 2007-2013 per il Mezzogiorno (II)
Totale (M)
A
Totale risorse disponibili Mezzogiorno
B
Accantonamento per particolari destinazioni e riserva di programmazione
53.782,050
16.134,615
B1
Progetto “obiettivi di servizio”
3.012,000
B2
Fondo premiale per progetti innovativi e di qualità
1.500,000
B3
Destinazione a progetti strategici speciali(*)
3.699,269
B3.1
Progetto salute Mezzogiorno
1.500,000
B3.2
Progetto straordinario nazionale per il recupero economico-produttivo di siti
industriali inquinati
2.149,269
Progetto straordinario per la tutela delle collettività residenti in aree a rischio
50,000
B3.3
B4
C
Riserva di programmazione
7.923,346
Risorse Programmi FAS in attuazione Priorità QSN 2007-2013
37.647,435
C1
Programmi di interesse strategico nazionale
17.817,981
C2
Programmi di interesse strategico regionale
18.069,164
C3
Programmi interregionali
1.760,290
(*) Progetti di particolare interesse strategico che sono definiti e vengono attuati con modalità differenziate di governance adeguate
alla natura dei progetti stessi.
Riparto delle risorse FAS 2007-2013 per il Mezzogiorno
per Priorità del QSN (III)
Totale
(M)
Priorità QSN
1
Miglioramento e valorizzazione delle Risorse umane
Di interesse
strategico nazionale
2.111,609
1.822,502
di cui: istruzione
1.874,231
1.585,124
di cui: altro
237,378
237,378
Di interesse
strategico
interregionale
Di interesse
strategico
regionale
289,107
-
-
Promozione, valorizzazione e diffusione della Ricerca e
dell’innovazione per la competitività
5.247,900
3.935,925
1311,975
2
3
Energia e ambiente: uso sostenibile ed efficiente delle risorse per lo
6.031,611
1.409,731
3.807,881
813,999
sviluppo
di cui: energia rinnovabile e risparmio energetico (interreg.)
4
Inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l’attrattività
813,999
-
-
3.352,134
1.484,406
1.867,728
2.700,561
884,051
870,220
813,999
-
territoriale
5
Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività per
lo sviluppo
di cui: grandi attrattori culturali, naturali e turismo (interreg.)
6
946,291
-
-
Reti e collegamenti per la mobilità
8.055,172
4.027,586
4.027,586
3.598,560
2.399,040
-
3.372,009
-
7
Competitività dei Sistemi produttivi e occupazione
5.997,600
8
Competitività e attrattività delle città e sistemi urbani
3.372,009
9
Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse
449,820
449,820
Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali efficaci
329,020
197,412
131,608
37.647,435
17.817,981
18.069,164
10
946,291
946,291
Totale risorse disponibili per il Mezzogiorno
-
-
-
-
1.760,290
13
Programmi di interesse strategico nazionale FAS Mezzogiorno (IV)
Programma di riferimento: ambito tematico
Istruzione
Risorse umane
Ricerca e Competitività
Totale
(M)
Priorità del
QSN
1.593,113
Priorità 1
237,378
Priorità 1
6.634,395
Priorità 2
Priorità 7
Priorità 9
400,000
Società dell’informazione nella PA
Ambiente
Priorità 2
Priorità 3
1.000,000
Contributo a “Progetto straordinario nazionale per il recupero economicoproduttivo di siti industriali inquinati” – quota risorse interesse strategico nazionale
409,731
Priorità 3 in
integrazione con
Priorità 7
Sicurezza
484,406
Priorità 4
Inclusione
1.000,000
Priorità 4
884,051
Priorità 5
4.027,586
Priorità 6
Priorità 7
Risorse naturali, culturali per lo sviluppo
Reti e servizi per la mobilità
Competitività sistemi agricoli e rurali
725,000
Internazionalizzazione
224,910
Priorità 9
Governance
197,412
Priorità 10
17.817,981
Totale
Riparto delle risorse attribuite alle Regioni - FAS Mezzogiorno (V)
Regioni Mezzogiorno
Chiave di riparto
Totale (M)
Abruzzo
854,657
4,73
Molise
476,589
2,64
Campania
4.105,504
22,72
Puglia
3.271,700
18,11
900,264
4,98
1.868,431
10,34
Sicilia
4.313,481
23,87
Sardegna
2.278,538
12,61
18.069,164
100
Basilicata
Calabria
Totale delle risorse per Programmi di interesse strategico regionale
Criteri di riparto delle risorse FAS 2007-2013 per le Regioni del Mezzogiorno
Pesi
70%
30%
100%
35%
Reciproco
Superficie
Indice di
dimensione
1
2
3=1+2
4,37
2,02
13,71
6,80
1,09
19,52
16,93
5,57
70,00
2,62
2,44
4,72
3,68
1,08
3,31
6,27
5,87
30,00
Popolazione
REGIONI
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sardegna
Sicilia
TOTALE
14
6,99
4,46
18,43
10,48
2,17
22,83
23,20
11,44
100,00
PIL
procapite
2002-2004
20%
Recirpoco del
Tasso di
Occupazione
2002-2004
4
5
28,27
33,82
36,27
37,37
30,02
36,79
35,07
31,54
35,00
15,91
19,00
20,28
20,66
17,71
20,46
21,39
18,13
20,00
15%
Reciproco del
tasso di
occupazione
femminile
2002-2004
6
9,73
13,75
15,63
15,421
12,22
15,84
17,09
12,53
15,00
15%
15%
Reciproco
popolazione 20-24
Reciproco
anni con almeno
dell'accessibilità
istruzione
media SLL 2001
secondaria sup.
2002-2004
7
14,49
14,58
13,90
4,74
14,48
14,38
14,21
20,87
15,00
8
12,30
13,45
15,31
13,67
12,95
15,19
15,74
16,76
15,00
100%
Indice di
svantaggio
9= somma (4-
8)
80,70
94,60
101,39
101,86
87,38
102,66
103,50
99,83
100,0
Correzione
per svantaggi
specifici
Decalage
Abruzzo e
compensazioni
Basilicata e
Sardegna
10
11
0,20
0,40
-0,94
0,50
0,80
0,60
1,10
3,10
0,44
0,00
Programmazione FAS 2007-2013 Centro Nord (VI)
Totale (M)
A
Totale risorse disponibili Centro Nord
9.490,950
B
Accantonamento per destinazioni particolari e riserva di programmazione
1.728,190
Progetti strategici speciali
630,000
B1
B1.1
Progetto straordinario nazionale per il recupero economico-produttivo di siti
industriali inquinati
B1.2
450,000
180,000
Progetto Valle del Fiume PO
Riserva di programmazione
B2
Risorse Programmi FAS in attuazione Priorità QSN 2007-2013
C
1.098,190
7.762,760
C1
Programmi di interesse strategico nazionale
2.218,779
C2
Programmi di interesse strategico regionale
5.543,981
Programmi di interesse strategico nazionale FAS Centro – Nord (VII)
Programma di riferimento: ambito tematico
Risorse umane, Istruzione e Inclusione sociale
Totale (M)
201,000
Priorità del
QSN
Priorità 1
Priorità 4
Ricerca e Competitività
576,779
Priorità 2
Priorità 7
Priorità 9
Società dell’informazione nella PA
85,000
Priorità 2
Qualità dell’ambiente e biodiversità
140,000
Priorità 3
Priorità 5
Sicurezza
200,000
Priorità 4
Infrastrutture
820,000
Priorità 6
Competitività sistemi agricoli e rurali
150,000
Priorità 7
46,000
Priorità 10
Governance
TOTALE
2.218,779
15
Riparto delle risorse attribuite alle Regioni - FAS Centro Nord (VIII)
Regioni Centro
Nord
Piemonte
Valle d’Aosta
Regioni
Centro Nord
Chiave di
riparto
Totale (M)
889,255
16,04
41,580
0,75
Totale (M)
Chiave di
riparto
Liguria
342,064
6,17
Emilia Romagna
286,069
5,16
846,566
15,27
Toscana
757,308
13,66
Bolzano
85,932
1,55
Umbria
253,360
4,57
Trento
57,657
1,04
Marche
240,609
4,34
Veneto
608,729
10,98
Lazio
944,694
17,04
Friuli VG
190,159
3,43
Lombardia
100
5.543,981
Totale delle risorse per Programmi di interesse strategico regionale
Criteri di riparto delle risorse FAS 2007-2013 per le Regioni del Centro - Nord
Pesi
70%
30%
100%
Popolazione
Superficie
Indice di
dimensione
1
2
3=1+2
REGIONI
Piemonte
Valle d’Aosta
Lombardia
Trentino Alto Adige
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
TOTALE
8,03
0,23
17,41
1,81
8,73
2,24
2,96
7,69
6,69
1,59
2,82
9,78
70,00
4,27
0,55
4,01
2,29
3,10
1,32
0,91
3,72
3,87
1,42
1,63
2,90
30,00
12,30
0,78
21,42
4,10
11,83
3,56
3,87
11,41
10,56
3,01
4,45
12,68
100,00
35%
20%
15%
Reciproco Recirpoco del
PIL
Tasso di
procapite Occupazione
2002-2004 2002-2004
4
20,21
18,77
19,59
18,92
19,81
20,04
20,74
18,37
20,09
20,52
19,92
22,25
20,00
15%
Reciproco
Reciproco
dell'accessibilità
media SLL 2001
2002-2004
5
35,97
31,00
32,32
31,66
36,06
35,84
37,09
32,90
37,41
42,44
41,00
36,22
35,00
15%
Reciproco del
tasso di
occupazione
femminile
popolazione 20-24
anni con almeno
istruzione
secondaria sup.
100%
Indice di
svantaggio
Indice di
Correzioni per
svantaggio al
svantaggi
quadrato
specifici
2002-2004
6
7
8
14,85
13,53
14,62
14,22
15,29
15,63
15,29
12,96
15,13
15,01
14,85
17,62
15,00
14,13
15,75
14,43
16,32
14,52
14,00
14,58
14,74
15,62
15,79
15,91
15,02
15,00
15,83
16,39
15,40
15,07
14,63
14,19
15,05
14,95
15,14
13,41
14,45
14,61
15,00
9= somma (410
8)
100,99
101,98
95,44
91,10
96,36
92,87
96,19
92,54
100,31
100,63
99,70
99,39
102,75
105,57
93,92
88,23
103,39
106,89
107,17
114,84
106,13
112,63
105,72
111,77
100,00
100,00
11
0,10
0,10
0,10
0,10
0,10
0,50
Riparto delle risorse attribuite ai Programmi Operativi interregionali (IX)
Programmi interregionali
Totale (Meuro)
Energie rinnovabili e risparmio energetico
813,999
Attrattori culturali, naturali e turismo
946,291
1.760,290
Totale risorse FAS per Programmi
interregionali
Programmi interregionali
Energie rinnovabili e risparmio energetico
Attrattori culturali, naturali e turismo
Totale
16
Ob. Convergenza
( r isor se F E S R )
Cof.
FESR
Nazionale
803,893
803,893
Totale
1.607,786
Regione Mezzogiorno geografico
( F A S)
Cof.
FAS
Totale
Nazionale
813,999
-
813,999
TOTALE
FESR
803,893
Cof.
Nazionale
803,89
FAS
813,999
Totale
2.421,785
515,576
515,576
1.031,152
946,291
-
946,291
515,576
515,576
946,291
1.977,443
1.319,469
1.319,469
2.638,938
1.760,290
-
1.760,290
1.319,469
1.319,469
1.760,290
4.399,228
Riparto delle risorse attribuite ai Programmi Operativi Nazionali (X)
Totale (Meuro)
Programmi Operativi Nazionali
Risorse disponibili - Regioni Mezzogiorno
Risorse disponibili - Regioni Centro Nord
2.218,779
Totale risorse FAS per Programmi Nazionali
20.036,760
Ob. Convergenza (risorse FESR e FSE)
Programmi operativi
nazionali
17.817,981
FESR e FSE
Cof.
Nazionale
Totale
Regioni Mezzogiorno geografico
(FAS)
FAS
Cof.
Nazionale
Totale
Totale
FESR e
FSE
Cof.
Nazionale
FAS
Totale
Sicurezza per lo Sviluppo
579,040
579,040
1.158,080
484,406
484,406
579,040
579,040
484,406
1.642,486
Ambienti per l'apprendimento
247,655
247,655
495,310
1.593,113
1.593,113
247,655
247,655
1.593,113
2.088,423
742,965
742,965
742,965
0,000
1.485,930
Competenze per lo Sviluppo
742,965
1.485,930
Ricerca e competitività
3.102,697 3.102,697
6.205,394
6.734,395
6.734,395 3.102,697 3.102,697 6.734,395 12.939,789
Reti e Mobilità
1.374,729 1.374,729
2.749,458
4.027,586
4.027,586 1.374,729 1.374,729
Governance e Assistenza Tecnica
Governance e Azioni di
sistema
Totale
138,095
138,095
276,190
207,143
207,143
414,286
6.392,324
6.392,324
12.784,648
197,412
13.036,916
4.027,586
6.777,044
138,095
138,095
197,412
473,602
207,143
207,143
0,000
414,286
13.036,916 6.392,324 6.392,324 13.036,916
25.821,564
197,412
Principi Generali della Programmazione Strategica
I Documenti Unitari di Programmazione (DUP) o di Strategia Specifica (DUSS) definiscono le
modalità di conseguimento degli obiettivi generali della politica regionale unitaria e delle
Priorità del QSN nel rispetto del principio di aggiuntività in rapporto alle politiche ordinarie
I DUP/DUSS devono:
– essere approvati da ciascuna Amministrazione Regionale/Nazionale entro cinque mesi dalla
data di approvazione della Delibera CIPE di attuazione del QSN;
– essere trasmessi al MISE DPS (che li porta a conoscenza delle altre AA, realizzando di fatto
una conoscenza necessaria per la condivisione istituzionale della strategia.);
– contenere una parte dedicata agli obiettivi di servizio previsti dal QSN (par. III.4) e considerati nella delibera del 3 agosto 2007 “Regole di attuazione del meccanismo di incentivazione legato agli obiettivi di servizio del QSN”
Approvazione, adozione, diffusione del DUP/DUSS risultano presupposti necessari per il trasferimento delle risorse FAS a seguito delle procedure di approvazione dei documenti di programmazione del FAS da parte del MISE/DPS.
17
Condivisione Istituzionale di Obiettivi Prioritá Strumenti e Responsabilitá
In coerenza con quanto previsto dal QSN e dalla normativa istitutiva (legge n. 662/96, art. 2)
l’Intesa Istituzionale di Programma costituisce il luogo di condivisione della strategia di politica
regionale unitaria e delle strategie settoriali delle Amministrazioni centrali delineate nei rispettivi
DUP e DUSS, e perviene alla individuazione delle priorità da conseguire in ambito di cooperazione istituzionale Stato-Regione e/o fra più Regioni nonché delle regole e delle modalità con cui si
attua tale cooperazione e dell’assunzione formale degli impegni reciproci, compresa l’individuazione delle distinte responsabilità attuative.
Con successiva delibera, entro il 30 giugno, quanto contenuto nelle delibere 29/97 e 14/06
sarà integrato per tener conto delle esigenze di adeguamento dell’intesa agli indirizzi del QSN.
La Programmazione del Fas
Attuazione degli interventi della politica nazionale aggiuntiva finanziata con il FAS e realizzata
attraverso la definizione di un Documento di Programmazione attuativa:
– Programma attuativo FAS Nazionale, per le AACC destinatarie di risorse del fondo (è il caso
del MIBAC)
– Programma attuativo FAS Regionale, per le AARR destinatarie di risorse del fondo
– Programma attuativo FAS Interregionale, per più AARR e AACC.
Tali documenti programmatici dovranno contenere i profili operativi atti a esplicitare i contenuti di
programmazione strategica (definiti nei DUP/DUSS), i relativi obiettivi ed azioni (linee di intervento) e tali quindi da consentire ex ante l’univoca interpretazione della strategia e le previste attività di valutazione in itinere ed ex post.
Mutuazione del Processo di Utilizzazione dei Fondi Comunitari
Nel processo di utilizzazione delle risorse FAS è prevista la mutuazione in larga parte dei principi che regolano il processo di programmazione, implementazione, valutazione e monitoraggio dei fondi strutturali della politica regionale di coesione.
Ciò con riferimento ai seguenti aspetti:
– Il periodo di riferimento programmatico (dai 3 ai 7 anni);
– La struttura del Programma operativo (regionale, interregionale, nazionale) nel contesto di un
processo di programmazione unitaria;
– I principi di base;
– Ambiti di intervento;
– I principi di attuazione;
– Modalità e procedure di approvazione e attuazione dei documenti programmatici;
– Governance e sorveglianza dei programmi (organismi di gestione, di certificazione, di controllo, Comitati di Sorveglianza);
– Indirizzi e criteri per l’attuazione;
– Valutazione;
– Monitoraggio
18
Caratteristiche e Contenuti del Documento Programmatico
Lo schema di riferimento, definito e diffuso dal DPS alle AACC e Regionali destinatarie delle
risorse FAS, prevede la costruzione di un documento programmatico, articolato nei seguenti
punti:
a) inquadramento e/o richiamo del Programma attuativo FAS nell’ambito della strategia di politica regionale unitaria per conseguire uno o più obiettivi specifici di tale strategia;
b) articolazione di obiettivi, linee di azione, strumenti, tempistica e risultati attesi, secondo le
Priorità definite dal QSN;
c) integrazione di tali obiettivi e linee di azione e strumenti con quelli previsti da un lato dalla
programmazione comunitaria e dall’altro dalla politica ordinaria;
d) esplicitazione dei risultati attesi sia con indicatori e target, sia con altre modalità che consentano di apprezzare ex ante e valutare, in itinere ed ex post, l’efficacia del programma;
e) Indicazione e motivazione delle linee di azione, con le relative risorse, la cui attuazione richiede il ricorso alla cooperazione istituzionale ed è quindi condizionata dalla stipula di APQ e
indicazione e motivazione delle linee di azione, con le relative risorse, la cui attuazione è prevista attraverso strumenti di attuazione diretta;
f) criteri e modalità di individuazione delle azioni cardine;
g) esplicitazione delle modalità di attuazione, coerenti, anche qualora diverse in relazione allecaratteristiche degli obiettivi e degli interventi specifici del Programma, con quelle previste per
l’utilizzo dei fondi strutturali.
Principi Generali di Attuazione
Gli strumenti e le modalità di attuazione della strategia di politica regionale unitaria garantiscono:
a) la realizzazione dei livelli di cooperazione istituzionale necessari;
b) ampia e funzionale partecipazione dei soggetti istituzionali coinvolti;
c) condizioni adeguate di efficienza ed efficacia nelle procedure e modalità per il conseguimento dei risultati.
Le linee di intervento dei programmi si attuano mediante Accordi di Programma Quadro (APQ)
e strumenti di attuazione diretti.
Gli interventi realizzati con le risorse FAS assegnate alle AACC sono, di norma, attuati in APQ.
I Programmi Nazionali FAS quale eccezione motivata e esplicitamente assentita dal relativo
Comitato di indirizzo e attuazione possono contenere anche opzioni a favore dell’attuazione
mediante strumenti diretti, che dovranno essere indicati espressamente fra quelli già istituiti ovvero descritti nelle caratteristiche principali.
19
Azioni Cardine
Le azioni cardine consistono in progetti specificamente definiti e localizzati, ovvero interventi
complessi dalla cui realizzazione compiuta dipende il raggiungimento degli obiettivi specifici del
Programma.
La rilevanza che le azioni cardine rivestono nella programmazione 2007-2013 richiede che a
queste venga associata una quota significativa, in relazione agli obiettivi perseguiti e alle
Priorità di inquadramento, delle risorse assegnate a ciascuna Amministrazione.
Per le azioni cardine, tendenzialmente caratterizzate sul piano attuativo da maggiore complessità e dimensionamento finanziario, il MISE-DPS promuove meccanismi volti a favorire l’efficace
realizzazione delle azioni stesse e a garantire il concorso dei livelli di cooperazione istituzionale eventualmente necessari per la loro realizzazione.
Modalità e Procedure per la Definizione e Approvazione
dei Programmi Fas - 1
Titolarità dei Programmi FAS:
1. Nazionali
Amministrazioni centrali di riferimento;
2. Regionali
Amministrazioni regionali
3. Interregionali
Amministrazioni regionali e centrali interessate
Compiti dell’Amministrazione di riferimento:
– Assume la presidenza del Comitato di indirizzo e di attuazione;
– Svolge funzioni propulsive e di coordinamento tecnico delle altre Amministrazioni centrali interessate;
– Presenta per nome e per conto delle altre Amministrazioni interessate, il Programma al MISEDPS ai fini delle successive fasi di verifica propedeutiche all’approvazione da parte del CIPE.
20
Governance e Sorveglianza dei Progammi Fas - 1
Modello di attuazione caratterizzato dall’individuazione:
– di un organismo responsabile della programmazione;
– di un organismo di certificazione, autorità abilitata a richiedere i pagamenti del FAS;
– di un sistema di gestione e controllo relativo all’intero Programma.
Per i Programmi FAS Regionali l’organismo di programmazione e quello di certificazione sono
individuati nell’ambito dell’amministrazione regionale.
Per la programmazione e l’attuazione dei Programmi FAS Nazionali è istituito il Comitato di
Indirizzo e di Attuazione, presieduto dall’Amministrazione di riferimento, con le funzioni di
accompagnamento della programmazione e attuazione e di espressione della cooperazione istituzionale ivi previste. Per i Programmi attuativi FAS Nazionali e Interregionali che realizzano
azioni di rafforzamento e integrazione dei corrispondenti Programmi Operativi Nazionali (PON)
e Programmi Operativi Interregionali (POIN) delle Regioni dell’obiettivo “Convergenza”, tali funzioni, con gli eventuali opportuni adeguamenti, sono svolte dai relativi già istituiti Comitati di
Indirizzo e di Attuazione (dei PON) e Comitati tecnici congiunti (dei POIN).
21
PROGRAMMAZIONE 2007–2013: LE RISORSE CULTURALI NELLA POLITICA
REGIONALE UNITARIA
Le risorse statali del settore culturale
Alessandro Leon
Le risorse finanziarie a disposizione del Ministero per i beni e le attività culturali sono per definizione scarse in rapporto alle esigenze di tutela e di valorizzazione della cultura italiana. La
discrepanza tra la dimensione del patrimonio e le risorse allocate dallo Stato è nel tempo aumentata considerevolmente, come testimoniato dalle numerose analisi e studi sull’andamento della
spesa. Alcuni analisti hanno rilevato che a fronte di una riduzione della spesa statale si è assistito ad un fenomeno opposto, quello dell’incremento di risorse allocate da altri soggetti responsabili del patrimonio e delle attività culturali, come le Autonomie locali (Regioni, Province e
Comuni) e i privati (Fondazioni bancarie, Diocesi).
Purtroppo i dati disponibili sono parziali ed incompleti ed anche se una compensazione è effettivamente avvenuta, tuttavia la riduzione della spesa statale impatta direttamente sugli istituti
d’antichità e d’arte più importanti e conosciuti, sulle imprese dello spettacolo dal vivo più rinomate e sul cinema, ed infine sulle biblioteche e sugli archivi: per questi enti non ha luogo alcuna compensazione finanziaria diretta o indiretta.
Si assiste, inoltre, ad un fenomeno contradditorio:
– da un lato, la spesa pubblica statale è diminuita, anche in risposta alla difficile situazione della
finanza pubblica;
– dall’altro, la nuova programmazione economica per il periodo 2007-2013 orientata allo sviluppo, dai fondi strutturali a quelli nazionali, investe risorse rilevanti e crescenti sul settore dei
beni e le attività culturali e ambientali, anche in relazione agli effetti indiretti ed esterni promossi dalla cultura sulla filiera del turismo, della creatività, del commercio e dell’industria culturale.
La particolare situazione della finanza pubblica italiana è tuttora irrisolta: il rapporto deficit/PIL è
oggi al di sotto del 3% ma il rapporto debito/PIL è al 106%, contro un obiettivo dell’Unione del 60%.
Gli obblighi comunitari non permettono, al momento, un recupero della condizione di “normalità”, e la
spinta verso la riduzione della spesa pubblica, secondo le modalità scelte di anno in anno dal Ministero
del Tesoro, è proseguita senza sosta per tutte le amministrazioni pubbliche centrali e periferiche.
Per il Ministero per i beni e le attività culturali, la pressione sulla spesa è stata avvertita molto
tardi, anni dopo la crisi economica del 1992 (anno che ha dato avvio alle numerose manovre
della finanza pubblica) e la firma del Trattato di Maastricht. Solo dal 2002 il Governo italiano
ha inciso negativamente il settore dei beni e le attività culturali, con un picco negativo nel 2004,
come illustrato nella Tab.1.
Tab.1 – Spesa complessiva del Ministero per i beni e le attività culturali dal 2001 al 2007 (*)
Euro a prezzi correnti e a prezzi costanti (base = 2000)
Spesa totale
Euro Prezzi correnti
Spesa complessiva
Euro a prezzi costanti
2001
2002
2003
2004
Valori assoluti
2005
2006
2007
TVMA
(**)
Valore
cumulato
dal 2001
al 2007
2.420
2.167
2.413
2.177
2.232
2.210
1.969
- 3,4
- 1.351,94
2.335
2.025
2.157
1.868
1.871
1.804
1.584
- 6,3
- 2.698,58
Numeri indice 2001 = 100
Spesa complessiva in euro
Prezzi correnti
Spesa complessiva
Euro a prezzi costanti
100,0
89,6
99,7
90,0
92,2
91,3
81,4
100,0
86,7
92,4
80,0
80,1
77,3
67,9
Fonte: MiBAC
(*): Valori da bilancio consuntivo dal 2001 al 2006. Valore da bilancio previsivo per il 2007.
Calcolo deflatori basato su Istat, “Contabilità economica nazionale”.
(**): Tasso di variazione medio annuo
22
Dai 2,4 miliardi di euro del 2001, si è giunti a circa 1,9 miliardi di euro nel 2007, una riduzione media annua del 3,4% a prezzi correnti e del 6,3%, quasi il doppio, a prezzi costanti.
La riduzione della spesa è stata perciò sensibile, per un valore cumulato dal 2001 al 2007 di
circa 1,4 milioni di euro a prezzi correnti e 2,7 miliardi di euro a prezzi costanti. In sostanza,
in termini reali, il MiBAC ha perso in sette anni qualcosa di più di un’annualità di bilancio.
Il taglio delle risorse ha riguardato soprattutto le spese in conto capitale (Graf.1), che calano dal
2001 del 12,5% in media annua, contro una flessione assai più lieve delle spese in conto corrente, del 3,5%. L’andamento altalenante delle spese in conto corrente mostra che, di fatto,
tenendo conto dei picchi positivi e negativi nel periodo di osservazione, l’ammontare in termini
correnti è rimasto approssimativamente invariato.
Come è avvenuto per altre amministrazioni centrali, il MiBAC ha tagliato soprattutto il flusso di
investimenti (restauri, catalogazione, contributi allo spettacolo ecc.), e in modo massiccio il
Fondo Unico dello Spettacolo (FUS). La riduzione delle spese correnti è stata assai inferiore,
anche perché gran parte di queste sono destinate al personale. In realtà, il MiBAC ha cercato
di tagliare anche le spese correnti, intervenendo sulle spese di funzionamento (beni e servizi,
informatica, ecc.) e il blocco del turn-over. Tuttavia, tali spese sono difficili da ridurre, senza mettere a repentaglio l’apertura delle istituzioni di antichità e d’arte, tanto che nella maggior parte
dei casi, molte di queste economie hanno prodotto uno spostamento nel tempo dei relativi pagamenti, contribuendo a quel particolare andamento ciclico a spirale degli anni 2000 (si veda
ancora il Graf.1).
Dal 2005, si è assistito ad un parziale recupero, riportando le spese destinate al FUS ad un livello comparabile a quello del 2004, anche se ci troviamo ben al di sotto ancora del livello assoluto segnato nel 2001.
Ministero per i beni e le attività culturali
Spesa in conto corrente e in conto capitale
valori a prezzi costanti 2000
2.000
1.500
1.000
1.488,10
1.431,55
1.468,39
1.317,26
1.259,26
1.182,64
1.198,47
846,94
593,72
689,07
551,30
611,81
621,72
386,46
500
0
2001
2002
Spesa in conto corrente
2003
2004
2005
2006
2007
Spesa in conto capitale
23
Queste brevi annotazioni sull’andamento della spesa destinata ai beni e le attività culturali,
dimostrano la difficoltà di un approccio fondato sulla mera logica dei tagli incrementali ai capitoli e dell’obiettivo del mantenimento di un certo saldo di bilancio. Il Ministero del Tesoro italiano non ha prodotto per il settore culturale una chiara e coerente strategia: come tutti quei settori che sono largamente “pubblici” (beni di merito), il mero contenimento della spesa pubblica,
nel lungo periodo, ottiene, a volte, la posticipazione di costi comunque sostenuti; o a volte, il
taglio permanente di servizi, la riduzione delle attività di tutela, la perdita netta di fruizione culturale.
Si assiste anche ad un’incoerenza più grave: il Quadro Strategico Nazionale destina molte risorse allo sviluppo locale, specie nel Mezzogiorno, per rafforzare il settore culturale e per questa
via i settori economici collegati. Se la gestione dei beni e le attività culturali, come è ben noto,
è in parte passiva e dipendente da contributi pubblici in conto corrente, gli effetti esterni non
possono avere luogo, arrestando i processi di sviluppo collegabili a questa fonte.
Gli investimenti nel settore culturale implicano sempre un incremento di spesa corrente nel lungo
periodo: sta nella programmazione delle attività fare in modo che tale spesa avvenga in modo
efficiente ed efficace, che non sia eccessiva ed inferiore agli effetti esterni prodotti. Un duraturo
processo di crescita si ripaga sempre attraverso le tasse e le imposte future, migliorando il bilancio dello Stato tramite uno stabile incremento successivo delle entrate.
Stabilizzare la finanza pubblica nel settore dei beni e le attività culturali è perciò esercizio dinamico e non statico. Non ci si nasconde che tale principio è di difficile attuazione poiché molti
Ministeri potrebbero accampare analoghe ragioni. Tuttavia è possibile applicare il principio con
intelligenza ed in modo selettivo, ad esempio là dove è necessario rendere produttiva la spesa
del QSN, una componente importante della strategia nazionale, che richiede ai tecnici del bilancio pubblico di programmare non solo tagli (a volte) ma anche incrementi di spesa (in certe aree,
a favore di cerii beni).
Dare luogo a processi di sviluppo economico è sempre un esercizio difficile: ma sarebbe irresponsabile farli fallire per fatali errori di natura economica, facendo prevalere in modo burocratico il principio del rigore di bilancio, su quello dello sviluppo economico e sociale.
24
LE RISORSE CULTURALI NELLA POLITICA NAZIONALE ORDINARIA
Relazione sull’attività di programmazione annuale
e pluriennale degli interventi ordinari e straordinari
di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Annualità 2007-2008-2009
Paolo D’Angeli, Cinzia Gobbato, Stefano Maurizi, Federico Milocco
Direzione Generale per il bilancio
e la programmazione economica,
la promozione, la qualità e la
standardizzazione delle procedure
Direttore Generale: Maddalena Ragni
Servizio II – Programmazione
Dirigente: Paolo D’Angeli
Il Ministero per i beni e le attività culturali esercita le funzioni di tutela,
gestione, e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, privilegiando il metodo della programmazione (art. 1, comma 1, D. Lgs. 20 ottobre 1998, n. 368) e della conservazione programmata (art. 29 D.Lgs
22 gennaio 2004, n. 42 del Codice dei beni culturali e del paesaggio
e s.m.i) considerando l’attività di programmazione annuale e pluriennale come uno strumento idoneo a conferire organicità ed unitarietà di
indirizzi, sotto il profilo metodologico, agli interventi sull’intero territorio nazionale.
Le attività di programmazione – degli interventi aventi ad oggetto la
tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale si distinguono in:
Via del Collegio Romano, 27
00186 Roma
Tel. 06 67232919
A) Programmazione triennale ordinaria 2008-2010 – elenco annuale
dei lavori per l’anno 2008.
L’art. 128, comma 1, del D. Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 “Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle
direttive 2004/17 CE e 2004/18/CE” prevede che l’attività di realizzazione dei lavori pubblici d’importo superiore a € 100.000,00 si
svolga sulla base di un programma triennale e di suoi aggiornamenti
annuali che le pubbliche amministrazioni predispongono ed approvano, nel rispetto dei documenti programmatori, previsti dalla normativa
vigente, e della normativa urbanistica, unitamente all’elenco dei lavori
da realizzare nell’anno stesso.
Ai fini della loro pubblicità e della trasparenza amministrativa, gli schemi adottati dei programmi triennali ed i relativi elenchi annuali, devono
essere affissi, prima dell’approvazione, per almeno sessanta giorni consecutivi, nella sede dell’amministrazione procedente (art. 128, comma
2, del predetto decreto legislativo), e successivamente definiti, sulla
base delle osservazioni nel frattempo pervenute. Entro 90 giorni dall’approvazione della legge di bilancio le Amministrazioni dello Stato
procedono all’aggiornamento definitivo del Programma triennale unitamente all’elenco annuale dei lavori da realizzare nel primo anno ai
sensi dell’art. 13, comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica
n. 554/99. I programmi e gli elenchi devono essere trasmessi, inoltre,
all’Osservatorio dei lavori pubblici ed al CIPE per la verifica della loro
compatibilità con i documenti programmatori vigenti.
In particolare, per quanto riguarda l’attività di programmazione del
Ministero, in base al combinato disposto dell’art. 7 del Decreto Legge
20 maggio 1993, n. 149, convertito con modificazioni nella Legge 19
luglio 1993, n. 237 e dell’art. 3, comma 3, del Decreto Legislativo 20
ottobre 1998, n. 368, e dell’art. 13, comma 2, lettera a) del Decreto
del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233 –
Regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività
culturali, il Ministro approva il programma degli interventi nel settore
dei beni e delle attività culturali, sulla base delle proposte pervenute
dagli organi centrali e periferici, sentito obbligatoriamente il parere del
Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici.
Per quanto attiene la programmazione triennale 2008-2010, elenco
25
annuale dei lavori per l’anno 2008, con circolare n. 247 del 16 ottobre 2007, si è inteso diramare presso gli uffici competenti le direttive
circa le modalità procedurali, i tempi, i criteri e le priorità in base alle
quali sviluppare l’attività di programmazione degli interventi, diretti ed
indiretti, di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.
Il processo di definizione del piano delle opere pubbliche si è progressivamente delineato iniziando dalle proposte avanzate dalle
Soprintendenze competenti per settore ai rispettivi Direttori regionali, i
quali, previa attività istruttoria volta a conferire un ordine prioritario ed
intersettoriale alle proposte, le hanno trasmesse ai Direttori generali,
ognuno per il settore di propria competenza.
I Direttori generali, previa attività istruttoria volta a conferire unitarietà
al programma di settore, hanno inviato al Direttore generale per il
bilancio e la programmazione economica l’elenco delle proposte
ammissibili a finanziamento redatte per ciascun settore di competenza,
e al termine dell’attività istruttoria è stato elaborato il programma
annuale e pluriennale degli interventi adottato con D.M. 12 aprile
2008, per un importo triennale di Euro 319.642.097,17 e l’elenco
annuale dei lavori per l’anno 2008 di Euro 110.050.287,90 (al lordo
degli accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge
finanziaria 2007 che ammontano ad Euro 11.573.351,00 determinando un netto programmabile di Euro 98.476.936,90);
Il piano adottato è stato reso pubblico, mediante circolare n. 76 del 14
aprile 2008, nella rete intranet e pubblicato inoltre sul sito internet all’indirizzo: www.beniculturali.it - Programmazione ordinaria. Le eventuali
osservazioni al predetto piano, prima dell’approvazione con decreto
ministeriale, dovranno prevenire entro i sessanta giorni di pubblicazione
alle Direzioni generali competenti, alle Direzioni regionali territorialmente competenti ed alla Direzione generale per il bilancio e la programmazione economica in formato cartaceo ed in via telematica all’indirizzo di
posta elettronica [email protected]. Al termine dei sessanta giorni di pubblicazione, recepite le predette osservazioni e sentito in merito il parere del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici si provvederà ad approvare il programma triennale dei lavori e l’elenco annuale mediante decreto del Ministro.
B) Programmazione triennale lotto 2007-2009
L’attività di programmazione triennale lotto degli interventi, finanziati
ai sensi dell’art. 3 comma 83, della Legge 23 dicembre 1996 n. 662,
ha luogo osservando le procedure previste dall’art. 128 del Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, sulla base di un
programma triennale senza aggiornamenti annuali.
Per quanto attiene la programmazione triennale lotto 2007-2009, con
circolare n. 122 del 22 giugno 2006, si è inteso diramare presso gli
uffici competenti le direttive circa le modalità procedurali, i tempi, i criteri e le priorità in base alle quali sviluppare l’attività di programmazione degli interventi. Mediante D.M. 19 giugno 2007 è stata approvata la programmazione triennale lotto 2007-2009 per un importo
complessivo di Euro 353.609.176,00 – e di Euro 117.357.704,00 per
l’annualità 2008. In seguito all’entrata in vigore dell’art. 2 commi 615,
616, e 617 della legge finanziaria 2008 è stato previsto che a decorrere dall’anno 2008 non si dia luogo alle iscrizioni di stanziamenti
negli stati di previsione dei Ministeri in correlazione a versamenti di
somme all’entrata del bilancio dello Stato autorizzate dai provvedimen-
26
ti legislativi di cui all’elenco 1 allegato alla legge, ad eccezione degli
stanziamenti destinati a finanziare le spese della categoria 1 “redditi
da lavoro dipendente”. Prosegue la norma, prevedendo l’istituzione di
appositi fondi da ripartire negli stati di previsione dei Ministeri con
apposito decreto dei rispettivi Ministri, nel rispetto delle finalità stabilite dalle stesse disposizioni legislative, la cui dotazione a decorrere dall’anno 2008 è determinata nella misura del 50% dei versamenti riassegnabili nell’anno 2006.
Per quanto attiene il Ministero per i beni e le attività culturali, è stato
istituito il capitolo di bilancio 2401 “Fondo da ripartire per le finalita’
previste dalle disposizioni legislative di cui all’elenco 1 allegato alla
legge finanziaria 2008 ecc”, presso il Centro di Responsabilità amministrativa Bilancio e Programmazione economica, per un importo complessivo, in termini di competenza e cassa, di Euro 42.794.000,00,
pari a circa il 50% delle somme riassegnate al Mibac – considerando
tutte le leggi dell’allegato 1 - nell’anno 2006 che complessivamente
ammontavano ad Euro 85.679.240,00.
L’importo relativo alla seconda tranche dei fondi lotto (che il Mibac ha
sempre richiesto al Ministero dell’Economia quale riassegnazione, a
giugno di ogni anno, mentre la prima tranche veniva attribuita direttamente in bilancio nel Fondo unico degli investimenti - da quest’anno
abrogato - per un importo pari ad Euro 46.568.535,00 al lordo degli
accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge finanziaria 2007, che, se resi effettivi, determinano una riduzione dello stanziamento pari ad Euro 7.491.383,01 – e un netto programmabile di
Euro 39.077.152,99) ammontante ad Euro 77.468.535,00 è stata inserita nella base di calcolo per la determinazione della dotazione del
capitolo 2401 e quindi ridotta per l’annualità 2008 ad Euro
38.695.533,23 (pari a circa il 50% di Euro 77.468.535,00). La riduzione a tale importo è subordinata alla condizione che nella ripartizione del fondo, da attuare con decreto del Ministro, si decida di applicare, nella determinazione degli importi, l’incidenza percentuale della
dotazione dei fondi lotto in relazione all’incidenza finanziaria delle
altre autorizzazioni legislative che determinano complessivamente
l’ammontare delle somme riassegnabili. In ogni caso, si deve procedere alla rimodulazione degli importi in senso riduttivo relativamente alla
programmazione lotto 2007-2009 con riferimento all’annualità 2008,
a causa del necessario adeguamento alle nuove minori disponibilità
finanziarie, che si assestano, fatti salvi i criteri di riduzione sopra esposti, ad Euro 77.772.686,22.
Per tale ragione, si è provveduto con circolare n. 64 del 28 marzo
2008, a richiedere a tutti gli uffici competenti l’elenco degli interventi
per i quali non sono state avviate le procedure di gara per l’affidamento dei lavori alla data del 28 marzo 2008, effettuando una possibile
ricognizione circa la riducibilità degli importi dei finanziamenti per
l’annualità 2008.
C) Programmazione annuale degli interventi ai sensi dell’art. 1 comma
1142, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 - legge finanziaria
2007 – annualità 2008 programmata per un importo di Euro
24.359.445,37
La succitata norma consente al Ministero per i beni e le attività culturali di far fronte con interventi urgenti al verificarsi di emergenze che possano pregiudicare la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici e
27
di procedere alla realizzazione di progetti di gestione di modelli
museali, archivistici, e librari, nonché di progetti di tutela paesaggistica e archeologico-monumentale e di progetti per manutenzione, il
restauro e la valorizzazione di beni culturali e paesaggistici e, pertanto, è autorizzato, a partire dall’anno 2008, lo stanziamento annuo di
Euro 87.000.000,00.
Per quanto riguarda l’annualità 2008, la programmazione delle relative risorse, assegnate al capitolo 1321, si è assestata su un importo di
Euro 24.359.445,37 approvato con D.M. 12 aprile 2008, poiché
mediante l’originario stanziamento è stata data copertura finanziaria
ad alcune disposizioni della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 – legge
finanziaria 2008 - e ad impegni per accordi sindacali, secondo i fabbisogni di seguito indicati:
– art. 2, comma 401: Euro 3.500.000,00 – incremento dei contributi
statali erogati alle istituzioni culturali
– art. 2 comma 410: Euro 3.000.000,00 - Centro per il libro e la lettura
– art. 3 comma 110: Euro 14.621.242,00 – concorsi per assunzioni
di personale
– art. 1 comma 507 legge finanziaria 2007 – Euro 16.435.254,36
compensazione di disaccantonamenti per impegni scaturenti da
accordi sindacali: Euro 25.084.058,17.
In data 2 aprile 2008, il Consiglio superiore per i beni e culturali e
paesaggistici ha espresso parere favorevole in merito alla programmazione in questione condizionandone l’approvazione alla verifica che
nel capitolo 1321 ci fossero le risorse sufficienti ad ottemperare agli
impegni assunti dall’Amministrazione in materia di personale.
D) Programmazione annuale degli interventi ai sensi dell’art. 1 comma
1138, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 – legge finanziaria 2007
– annualità 2008 programmata per un importo di Euro 31.500.000,00
La succitata norma stabilisce che a favore di specifiche finalità relative
ad interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio nonché di progetti per la loro gestione è assegnato al Ministero un
contributo di Euro 31.500.000,00 per ciascuno degli anni 2007,
2008, 2009. Con D.M. 3 aprile 2008 è stato approvato il programma annuale 2008 degli interventi, per il relativo importo, con imputazione al capitolo 8093.
E) Programmazione annuale degli interventi finanziari a favore del proprietario, possessore o detentore del bene culturale, ai sensi degli artt.
31, 35 e 36 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, approvato
con D.M. 3 aprile 2008 - annualità 2008 programmata per un importo di Euro 26.200.000,00
Con circolare n. 247 del 16 ottobre 2007, Titolo II, punto A, si è inteso diramare agli uffici competenti le direttive concernenti l’attività di
programmazione degli interventi finanziari del Ministero a favore del
proprietario, possessore o detentore del bene culturale, ai sensi degli
artt. 31, 35 e 36 del Codice. Per l’anno 2008 sono stati stanziati sul
capitolo 8070/PG 2 Euro 26.200.000,00 finalizzati all’erogazione
di contributi per interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa dei
proprietari dei beni medesimi o imposti dal Ministero. L’attività istruttoria svolta dalla Direzione generale per il bilancio e la programmazione economica ha implicato, sulla base delle richieste pervenute dalle
Direzioni regionali, il calcolo della percentuale di incidenza delle
28
richieste di contributo di ciascuna regione sul totale dei contributi
richiesti, e la conseguente suddivisione tra le Direzioni regionali dello
stanziamento di Euro 26.200.000,00 e nell’ambito di ciascuna regione si è proceduto al finanziamento delle richieste di contributo secondo l’ordine di data di collaudo dei lavori.
F) Programmazione annuale degli interventi a sostegno di istituzioni e
grandi eventi di carattere culturale, ai sensi dell’art. 1, comma 1140
della legge finanziaria 2007- approvata mediante D.M. 15 febbraio
2008, annualità 2008 – Euro 20.000.000,00 e finanziata mediante il
Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche cinematografiche (istituito dall’art. 12 comma1, del D.Lgs n.
28/2004).
La succitata norma assegna al fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche cinematografiche un contributo di
Euro 20 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009 finalizzato a favore di interventi di sostegno a istituzioni, grandi eventi di carattere culturale, nonché ulteriori esigenze del settore dello spettacolo.
G) Programmazione degli interventi a sostegno di attività culturali svolte sul territorio nazionale per l’attuazione degli accordi di cofinanziamento tra lo Stato e le autonomie ai sensi degli artt. 1136 e 1137 della
legge finanziaria 2007 – approvata con D.M. 25 luglio 2007 e 5
novembre 2007 di Euro 60.000.000,00.
La succitata norma assegna al fondo per l’attuazione di accordi di cofinanziamento tra lo Stato e le autonomie un contributo di Euro 20 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009 finalizzato a favore di
interventi di sostegno per interventi in materia di attività culturali svolte
sul territorio italiano.
H) Programmazione degli interventi di demolizione di immobili ed
infrastrutture mediante il Fondo per il ripristino del paesaggio finanziato ai sensi dell’art. 1 comma 404 della legge finanziaria 2008 –
annualità 2008 Euro 15.000.000,00. La succitata norma prevede che
al fine di consentire interventi di demolizione di immobili ed infrastrutture, la cui realizzazione ha prodotto un danno al paesaggio in aree
di particolare valenza culturale, paesaggistica e naturale incluse nel
perimetro di riconoscimento dei siti italiani UNESCO è istituito nello
stato di previsione del Ministero il Fondo per ripristino del paesaggio
(cap 8094) con una dotazione di Euro 15.000.000,00 per ciascuno
degli anni 2008, 2009 e 2010. Con decreto del Mibac di concerto
con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio sono individuati gli interventi e le modalità attuative delle disposizioni di legge.
I) Programmazione annuale degli interventi con finalità di conservazione
e fruizione dei beni culturali e a favore delle attività culturali e dello spettacolo da assegnare alla Società ARCUS S.p.a, annualità 2007 e 2008,
ai sensi dell’art. 1 comma 78, della legge 23 dicembre 2005, n. 266
dell’art.1 comma 977, della Legge 27 dicembre 2006 n. 296 e dell’art.
2 comma 257, della Legge 24 dicembre n. 244 e relativi Decreti interministeriali di quantificazione delle risorse Infrastrutture ed Economia e
delle Finanze 4 marzo 2008 ed Infrastrutture e Beni culturali 12 aprile
2008 di finalizzazione parziale dei fondi per l’annualità 2007.
Ai sensi della circolare RGS n. 15 del 28 febbraio 2007, relativa alle
29
procedure da seguire per l’utilizzo di contributi pluriennali (L.
296/2006), l’eventuale attualizzazione dei contributi pluriennali
(accensione di mutuo a rata fissa pari al contributo annuale) deve essere disposta con decreto del Ministro competente di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze secondo la procedura prevista
dall’art. 1, commi 511 e 512, della legge 296/2006 (finanziaria
2007) ed è indispensabile l’autorizzazione della Ragioneria generale
dello Stato e del Dipartimento del Tesoro.
Con il Decreto interministeriale Infrastrutture ed Economia e Finanze 4
marzo 2008, sono stati individuate le rate annuali di mutuo a durata
quindicennale (e relativo ammontare di capitale concedibile) a favore
della Società ARCUS S.p.a. da destinare ad interventi in favore di beni
e attività culturali. Tali rate annuali si determinano in ragione del 5%
calcolato sull’importo del contributo quindicennale destinato ad interventi di competenza del Ministero delle Infrastrutture provenienti - dalle
leggi di rifinanziamento della legge obiettivo - n. 266/2005,
296/2006, a decorrere dall’anno 2007, ed in ragione del 3% relativamente alle leggi 296/2006 e 244/2007 a decorrere dall’anno
2008. Per quanto riguarda l’annualità 2007, è stato destinato ad
ARCUS S.p.a, a fronte di una rata quindicennale a decorrere dall’anno 2007 di Euro 7.163.550,00 provenienti dalla legge n. 266/2005
ed Euro 3.250.000,00 provenienti dalla Legge 296/2006, un ammontare complessivo di capitale concedibile da programmare pari ad Euro
107.390.067,42, dei quali Euro 61.525.000,00 già finalizzati mediante il D.M. 9 aprile 2008 e la restante parte ammontante ad Euro
45.865.067,42 da finalizzare. Per quanto riguarda invece l’annualità
2008, sono stati destinati ad ARCUS S.p.A , a fronte di una rata quindicinnale a decorrere dall’anno 2008 di Euro 2.158.574,00 provenienti dalla legge 977/2006 e di Euro 2.988.000,00 dalla Legge
244/2007 per un ammontare complessivo di capitale concedibile da
programmare pari ad Euro 55.537.822,75.
L) Programmazione degli interventi per Roma, capitale della Repubblica ai sensi della Legge 15 dicembre 1990 n. 396 finanziata complessivamente dall’art. 1 comma 949 della Legge n. 296/2006 per il
triennio 2007-2009 per un importo di Euro 595.000.000,00 suddiviso
nel modo seguente: Euro 212.500.000,00 per l’anno 2007, Euro
212.500.000,00 per l’anno 2008, Euro 170.000.000,00 per l’anno
2009. Per quanto riguarda il Mibac nell’anno 2007 sono stati programmati per il triennio interventi per complessivi Euro 40.500.000,00
così suddivisi: anno 2007 Euro 14.505.000,00; anno 2008 Euro
14.505.000,00; anno 2009 Euro 11.490.000,00. Il programma di
Roma Capitale viene approvato in primis da una delibera del Consiglio Comunale di Roma, inviato in seguito per l’approvazione unanime alla Commissione Roma Capitale (presieduta dal Presidente del
Consiglio o da un suo delegato e composta inoltre dal Ministro dei
lavori pubblici, dei trasporti, dell’ambiente, dei beni culturali – rappresentato dal Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del
Lazio - dal Presidente della regione Lazio, dal Presidente della Provincia di Roma, dal Sindaco del Comune di Roma) e, in ultima istanza,
con decreto del Presidente del Consiglio.
30
M) Programmazione degli interventi straordinari di conservazione di
beni culturali ai sensi del D.P.R. 10 marzo 1998 n. 76, derivante dalla
ripartizione della quota dell’otto per mille dell’Irpef devoluta alla diretta gestione statale.
Per quanto riguarda l’annualità 2007, la programmazione degli interventi ha complessivamente raggiunto l’importo di Euro 46.503.979,20
comprendendo interventi di tutte le categorie previste dalla legge: interventi per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati,
conservazione di beni culturali. La quota assegnata ad interventi di
competenza del Mibac - ovvero effettuati dalle Direzioni regionali o
dalle Soprintendenze che ne hanno avanzato richiesta – ammonta ad
Euro 4.805.920,00. (la quota di risorse finanziarie con la quale sono
effettuati interventi straordinari di restauro è in realtà superiore poiché
quest’ultime possono essere attribuite, previa sussistenza di requisiti
soggettivi, oltre che alle pubbliche amministrazioni, anche alle persone giuridiche ed agli enti pubblici e privati senza fine di lucro che effettuano attività di conservazione di beni culturali). Per quanto riguarda
l’annualità 2008, la procedura è in corso di svolgimento e l’importo
complessivo da programmare sarà determinato dalle risultanze dei
conteggi della quota dell’otto per mille dell’IRPEF destinata nell’anno
2007 dai contribuenti italiani alla diretta gestione statale.
Annualmente, entro il 31 luglio la Presidenza del Consiglio dei ministri
elabora sulla base delle richieste pervenute alla stessa Presidenza del
Consiglio entro il 15 marzo antecedente, lo schema del piano di ripartizione. Entro il 30 settembre di ogni anno il Presidente del Consiglio
dei Ministri sottopone alle competenti commissioni parlamentari per il
parere, lo schema di decreto di ripartizione della quota e lo adotta
definitivamente entro il 30 novembre. La Commissione dell’otto per
mille che valuta l’ammissibilità delle richieste di finanziamento di tutti
gli interventi straordinari di restauro è composta da funzionari tecnici
ed amministrativi del MiBAC.
N) Altri fondi provenienti da delibere CIPE da programmare
Per quanto riguarda la programmazione delle risorse Fas fino all’anno
2006 provenienti dalle delibere CIPE .n.20/2004, n.35/2005 e
n.3/2006 e destinate alle Intese istituzionali di programma, il Mibac,
avendo adempiuto alle fasi procedurali per la definizione e la stipula
di accordi di programma quadro con le Regioni, ha maturato l’attribuzione delle risorse premiali – anche se non ancora formalmente comunicate dal CIPE - per un importo complessivo di Euro 4.500.000,00 da
programmare per attività di assistenza tecnica e azioni di sistema prevalentemente volte a garantire un’adeguata progettazione degli interventi da inserire in Accordo di programma quadro ed Euro
1.500.000,00 attribuite direttamente dalla delibera n.3/2006.
La delibera CIPE n. 75/2006 prevede inoltre la possibilità per il MIbac
di programmare annualmente un contributo quindicinnale a partire dall’anno 2007 di Euro 4.000.000,00 (al lordo degli accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge finanziaria 2007 che ammontano ad Euro 643.742,00 determinando un netto programmabile di
Euro 3.356.528,00) per interventi di restauro e sicurezza di musei,
archivi e biblioteche di interesse storico, artistico e culturale che nell’anno 2008 non sono ancora stati finalizzati. Nella medesima delibera si finalizza un ulteriore contributo quindicinnale per interventi di
restauro alla Domus Aurea di Euro 3.000.000,00.
31
O) Programmazione dei Fondi Speciali di parte corrente e capitale
mediante proposizione di disegni di legge da presentare in Parlamento
da parte del Ministero – Quota Mibac degli importi riportati nelle
Tabelle A e B della Legge finanziaria 2008.
Fondo speciale di parte corrente (Tabella A) Legge finanziaria 2008
Anno 2008 – Euro 6.513.000,00
Anno 2009 - Euro 3.378.000,00
Anno 2010 – Euro 13.255.000,00
Fondo speciale di parte capitale (Tabella B) Legge finanziaria 2008
Anno 2008 – Euro 10.000.000,00
Anno 2009 - Euro 41.000.000,00
Anno 2010 – Euro 41.000.000,00
La conferma dei suddetti importi resta subordinata alla verifica in corso
da parte della Ragioneria generale dello Stato.
Riepilogo risorse certe Mibac - Esercizio finanziario 2008
Programma
Programma ordinario LL.PP.
Lotto
Progetti integrati
Comma 1138 LF 2007
Contributi
Paesaggio
Arcus*
Roma Capitale
Delibera Cipe n. 75/2006
Fase del procedimento
Importo
%
adottato
approvato e registrato
approvato e in registrazione alla Corte
approvato e in registrazione alla Corte
approvato e in registrazione alla Corte
da programmare
da programmare
approvato e in registrazione alla Corte
da programmare
98.476.936,90
77.772.686,22
24.359.445,37
31.500.000,00
26.200.000,00
15.000.000,00
55.537.822,75
14.505.000,00
3.356.528,00
346.708.419,24
28,40
22,43
7,03
9,09
7,56
4,33
16,02
4,18
0,97
100,00
* La concessione del mutuo relativo all'importo da programmare è sottoposta all'autorizzazione Tesoro-RGS
32
IN SINTESI
A) Programmazione triennale ordinaria 2008-2010 – elenco annuale
dei lavori per l’anno 2008 - adottato mediante D.M. 12 aprile 2008
per un importo di Euro 110.050.287,90 (al lordo degli accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge finanziaria 2007 che
ammontano ad Euro 11.573.351,00 determinando un netto programmabile di Euro 98.476.936,90);
B) Programmazione triennale lotto 2007-2009, approvata con D.M.
19 giugno 2007 - annualità 2008 - Euro 117.357.704,00 (al lordo
degli accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge
finanziaria 2007 che ammontano ad Euro 7.491.383,01 - calcolati sull’importo di Euro 46.568.535,00 della prima tranche in bilancio - determinando un netto programmabile di Euro 39.077.152,99 e della
seconda tranche derivante dalla finalizzazione del Fondo da ripartire
relativo al capitolo 2401 istituito presso il CdR DG Bilancio presumibilmente pari ad euro 38.695.533,23 per un totale di Euro
77.772.686,22 da rimodulare in seguito all’entrata in vigore dell’art.
2 comma 615, 616, e 617 della legge finanziaria 2008);
C) Programmazione annuale degli interventi ai sensi dell’art. 1 comma
1142, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 - legge finanziaria
2007 – annualità 2008 programmata per un importo di Euro
24.359.445,37
D) Programmazione annuale degli interventi ai sensi dell’art. 1 comma
1138, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 – legge finanziaria
2007 – annualità 2008 programmata per un importo di Euro
31.500.000,00
E) Programmazione annuale degli interventi finanziari a favore del proprietario, possessore o detentore del bene culturale, ai sensi degli artt.
31, 35 e 36 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, approvato
con D.M. 3 aprile 2008 - annualità 2008 programmata per un importo di Euro 26.200.000,00
F) Programmazione annuale degli interventi a sostegno di istituzioni e
grandi eventi di carattere culturale ai sensi dell’art. 1, comma 1140 della
legge finanziaria 2007- approvata mediante D.M. 15 febbraio 2008,
annualità 2008 – Euro 20.000.000,00, finanziata mediante il Fondo per
la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche cinematografiche (istituito dall’art. 12 comma1, del D.Lgs n. 28/2004);
G) Programmazione triennale degli interventi a sostegno di attività culturali svolte sul territorio nazionale per l’attuazione degli accordi di
cofinanziamento tra lo Stato e le autonomie ai sensi degli artt. 1136 e
1137 della legge finanziaria 2007 – approvata con D.M. 25 luglio
2007 e 5 novembre 2007 per Euro 60.000.000,00.
H) Programmazione degli interventi di demolizione di immobili ed
infrastrutture mediante il Fondo per il ripristino del paesaggio finanziato ai sensi dell’art. 1 comma 404 della legge finanziaria 2008 –
annualità 2008 da programmare Euro 15.000.000,00
33
I) Programmazione annuale degli interventi con finalità di conservazione e fruizione dei beni culturali e a favore delle attività culturali e dello
spettacolo da assegnare alla Società ARCUS S.p.a, ai sensi dell’art. 1
comma 78, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 dell’art.1 comma
977, della Legge 27 dicembre 2006 n. 296 e dell’art. 2 comma 257,
della Legge 24 dicembre n. 244 e relativi Decreti interministeriali di
quantificazione delle risorse Infrastrutture ed Economia e delle Finanze
4 marzo 2008 ed Infrastrutture e Beni culturali 12 aprile 2008 di finalizzazione parziale dei fondi per l’annualità 2007. Annualita 2007
Euro 45.865.067,42 da programmare. Annualità 2008 Euro
55.537.822,75 da programmare.
L) Programmazione degli interventi per Roma, capitale della
Repubblica ai sensi della Legge 15 dicembre 1990 n. 396 finanziata,
per il triennio 2007-2009, dall’art. 1 comma 949 della Legge n.
296/2006 per un importo complessivo di Euro 595.000.000,00 suddiviso nel modo seguente: Euro 212.500.000,00 per l’anno 2007,
Euro 212.500.000,00 per l’anno 2008, Euro 170.000.000,00 per
l’anno 2009. Il Mibac ha programmato per il triennio interventi per
complessivi Euro 40.500.000,00 così suddivisi: anno 2007 Euro
14.505.000,00; anno 2008 Euro 14.505.000,00; anno 2009 Euro
11.490.000,00.
M) Programmazione degli interventi di conservazione di beni culturali ai
sensi del D.P.R. 10 marzo 1998 n. 76, derivante dalla ripartizione della
quota dell’otto per mille dell’Irpef devoluta alla diretta gestione statale.
(Annualità 2007 programmata per complessivi Euro 46.503.979,20 –
quota per interventi di competenza Mibac - Euro 4.805.920,00)
Annualità 2008 non ancora determinata. La procedura è in corso di
svolgimento presso la Presidenza dei Consiglio dei Ministri.
N) Altri fondi provenienti da delibere CIPE da programmare
Delibere CIPE n. 20/2004, n. 35/2005, n. 3/2006: risorse Mibac da
programmare per azioni di sistema ed assistenza tecnica volta a
garantire un’adeguata progettazione degli interventi da inserire negli
APQ per complessivi Euro 6.000.000,00
Delibera CIPE n. 75/2006 risorse Mibac da programmare annualmente per interventi di restauro e la sicurezza nei musei archivi e biblioteche di interesse storico, artistico e culturale Euro 4.000.000,00(al lordo
degli accantonamenti previsti dall’art. 1 comma 507, della legge
finanziaria 2007 che ammontano ad Euro 643.742,00 determinando
un netto programmabile di Euro 3.356.528,00);
O) Programmazione dei Fondi Speciali di parte corrente e capitale
mediante proposizione di disegni di legge da presentare in Parlamento
da parte del Ministero – Quota Mibac degli importi riportati nelle
Tabelle A e B della Legge finanziaria 2008.
34
DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI
Soprintendenza Archivistica per la Sicilia
Il recupero dell’Archivio storico dell’Assemblea Regionale
Siciliana a 60 anni dall’autonomia
Elena Montagno Cappuccinello
Le celebrazioni per il 60° anniversario dell’Autonomia siciliana non
potevano non trovare migliore espressione e riconoscimento se non nell’inaugurazione dell’Archivio Storico dell’Assemblea Regionale
Siciliana. Se celebrare è ricordare, il ricordo va preservato e conservato in quella che è la sua stessa massima espressione in concretezza,
consistenza e attualizzazione ovvero la memoria fisica sia cartacea,
oggi, ma, domani, anche su altri supporti purché stabili ed immutabili.
Il 14 giugno 2007, l’inaugurazione ufficiale alla presenza del Capo
dello Stato, Giorgio Napolitano, dell’Archivio Storico dell’ARS, è testimonianza, oltre che frutto, di una pregevole prassi di buon governo
nata dal sodalizio e la cooperazione tra Stato, Soprintendenza
Archivistica per la Sicilia, Regione Siciliana Soprintendenza per i Beni
Culturali ed Ambientali di Palermo, Assemblea Regionale Siciliana.
Tale sodalizio si è concretizzato in una significativa e pregevole
Mostra dal titolo “Sedea il Parlamento … Documenti sui Parlamenti di
Sicilia“ nella quale viene rievocato e ripercorso il lungo cammino della
creazione dell’istituto parlamentare in Sicilia: dai Normanni che introdussero nell’Isola una sorta di Parlamento inteso come Assemblea costituita però solo dalla compagine feudale, al grande Federico II lo Svevo
che aggiunse ai due preesistenti bracci parlamentari, militare o baronale ed ecclesiastico, anche la rappresentanza del braccio demaniale; ai “Capitula Regni Siciliae” espressione di quella particolare legislazione pattizia che rappresenta gli albori della potestà legislativa del
Parlamento, alla moderna Costituzione del 1812 redatta su modello di
quella inglese e con la quale la feudalità venne dichiarata decaduta,
alla nuova Costituzione del 1848 ove verrà affermato il principio illuminista del Montesquieu della separazione dei poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, sino a giungere allo Statuto dell’Assemblea
Regionale Siciliana del 1946, per la prima volta tra l’altro esposto al
pubblico proprio in occasione della mostra anzidetta.
A meno di un anno dalla sua inaugurazione, l’Archivio storico della
Regione Sicilia è stato oggetto, il 22 febbraio 2008, di un seminario di
studi cui hanno partecipato tutte le Istituzioni coinvolte in questo proget-
Direzione Generale per gli Archivi
Direttore Generale: Antonia Pasqua Recchia
Coordinamento per la Comunicazione:
Patrizia Ferrara
Via Gaeta, 8a
00185 Roma
Tel. 06 4969928 – Fax 06 4882358
Soprintendenza Archivistica
per la Sicilia
Soprintendente: Giuseppina Giordano
Via Mariano Stabile, 160
90139 Palermo
Tel. 091 322079 - 589698
Fax 091 589698
[email protected]
35
to di recupero ma soprattutto di valorizzazione e fruizione. Le tematiche
affrontate, ampiamente interessanti ed esaustive, sono state le seguenti:
il dr. Paolo Massa “Organizzazione, funzionamento e finalità
dell’Archivio storico della Camera dei Deputati”; dr.ssa Laura Salamone
“Presentazione dell’Archivio storico dell’Assemblea regionale siciliana”;
sig.ra Maria Romano ”Gli archivi dei consigli regionali: titolario, classificazione e regolamenti”; prof. Andrea Romano “Archivi parlamentari
in Sicilia, importanza storico-culturale e loro valorizzazione.
L’aver ridato alle carte dell’Archivio Storico dell’Assemblea Regionale
Siciliana la dignità di “bene culturale” ha permesso la ricostruzione
non solo della storia amministrativa degli uffici e dell’organizzazione
dell’Assemblea Regionale siciliana ma, soprattutto, ha permesso la
ricostruzione della storia di un Istituto parlamentare le cui origini “autonomiste” possono e si devono far risalire ancor prima di quel momen-
to cronologicamente certo quale il 1946.
L’istituzione dell’Assemblea siciliana deve la propria nascita allo
Statuto della Regione Sicilia, approvato, ed ad esso allegato, con
Regio Decreto il 15 maggio 1946. A nome del Sovrano Umberto II, lo
Statuto siciliano porta, inoltre, le firme degli autorevoli rappresentanti
dell’allora Governo di unità nazionale, ovvero dei padri fondatori
della futura Repubblica italiana: De Gasperi, Nenni, Togliatti, Gronchi,
Romita, Scoccimarro, Gullo, Corbino, Scelba.
Nonostante alcune forze politiche premessero affinché l’approvazione
dello Statuto siciliano avvenisse solamente all’indomani della proclamazione del nuovo Stato italiano e della sua nuova Costituzione, lo
Statuto siciliano venne approvato ancor prima che il resto del Paese
esprimesse il proprio consenso, il 2 giugno del 1946, alla formazione
di uno Stato italiano repubblicano o monarchico e quindi ancor prima
dell’approvazione di una nuova carta costituzionale repubblicana o
monarchica.
Così facendo, si volle riconoscere alla Sicilia quella autonomia che per
36
oltre 60 anni aveva invano atteso, e che, già all’indomani della proclamazione dell’Unità d’Italia nel 1860 il Consiglio straordinario di
Stato era sul punto concederle, ma che venne sacrificata sull’altare
delle cosiddette ragioni centraliste del nuovo Stato italiano unitario.
All’indomani della II guerra mondiale, il timore, inoltre, che l’ideologia
separatista del Movimento per l’Indipendenza Siciliana (MIS) guidato
da Camillo Finocchiaro Aprile potesse far breccia nel cuore dei siciliani, diede una spinta propulsiva in più all’accelerazione autonomista.
Il 25 maggio del 1947 si riunisce per la prima volta l’Assemblea regionale siciliana, e se il Parlamento nazionale si riunirà solo dopo le elezioni del 18 aprile del 1948 si può dunque affermare che la prima riunione parlamentare nella storia della Repubblica italiana sia stata quella del Parlamento siciliano. “Un omaggio della Repubblica a meno di
un anno dalla sua nascita, alla Sicilia e alla storia antica e molteplice
del Parlamento siciliano” così come ricordato dal Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della seduta solenne
dell’Assemblea Regionale Siciliana nella summenzionata giornata del
14 giugno 2007.
L’esperienza siciliana influenzerà notevolmente la scelta dell’Assemblea
costituente nel coniugare quella visione unitaristica dello Stato italiano
alla necessità di un riconoscimento regionalistico e autonomistico non
solo siciliano e meridionale, ma che abbracciasse l’intero Paese attraverso una nuova articolazione dello Stato nella scelta istitutiva delle
Regioni, sia quelle a statuto ordinario che quelle a statuto speciale.
Alla Regione Sicilia vennero conferiti pieni poteri non solo amministrativi ma, le fu riconosciuta piena identità politica conferendole, inoltre,
il potere di legiferare sulle materie più importanti per lo sviluppo e il
benessere dell’Isola. Oltre, infatti, alle materie relative al suolo e al sottosuolo (vista la natura prevalentemente agricola ed estrattiva dell’economia siciliana), industria e commercio, lavori pubblici, pesca e caccia, alla Regione siciliana vennero attribuite anche competenza esclusiva nelle disciplina in materia turistica e dei beni culturali (musei,
biblioteche, accademie, scavi archeologici), eccezion fatta per il patrimonio archivistico sia pubblico che privato. Con due decreti del
Presidente della Repubblica nn. 635 e 637 entrambi del 30 agosto
1975 alla Regione siciliana vennero trasferiti i compiti di vigilanza e
37
tutela sulle Accademie, biblioteche, paesaggio, antichità e belle arti
(opere artistiche, musei, pinacoteche, gipsoteche e quant’altro).
Lo Statuto istituì, inoltre, in Roma, un’Alta Corte che avrebbe giudicato
non solo sulla costituzionalità delle leggi promulgate dalla Regione siciliana, ma avrebbe dovuto garantire che le leggi e i regolamenti emanati dallo Stato italiano fossero conformi allo Statuto siciliano.
L’esperienza siciliana oggi merita profonda attenzione e considerazione da parte di tutti coloro che hanno intrapreso o vogliono intraprendere il percorso delle riforme necessarie per la modernizzazione del
Paese in un mondo sempre più globalizzato.
Il recupero della memoria autonomistica della Regione siciliana, la
conoscenza di essa attraverso la storia delle sue carte dal 1947 sino
al 1967, appena iniziato con la schedatura mediante l’utilizzo delle
nuove tecnologie e più specificatamente attraverso l’utilizzo del software SESAMO, offerto dalla Soprintendenza Archivistica per la Sicilia, si
coniuga perfettamente con tutto il fermento politico, intellettuale ed economico in atto nel nostro paese, volto ad un “forte recupero di credibilità e di prestigio di tutte le nostre istituzioni democratiche”.
La schedatura degli atti e dell’attività assembleare attraverso l’uso della
più moderna tecnologia informatica non solo sarà fonte di conoscenza
per gli storici o per i cosiddetti addetti ai lavori, ma per tutti quei cittadini che vorranno avvicinarsi alle istituzioni anche attraverso la conoscenza e la fruibilità del nostro immenso patrimonio culturale, poiché è
vero che non possiamo modificare il presente senza porre domande al
passato.
38
DIREZIONE GENERALE PER IL BILANCIO E LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA,
LA PROMOZIONE, LA QUALITÀ E LA STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE
DIREZIONE GENERALE PER L’ORGANIZZAZIONE, L’INNOVAZIONE, LA FORMAZIONE,
LA QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE E LE RELAZIONI SINDACALI
CulturaItalia, un patrimonio da esplorare
Karim Ben Hamida, Sara Di Giorgio
CulturaItalia è il portale della cultura italiana voluto dal Ministero per i beni e
le attività culturali per consentire la fruizione in rete del patrimonio culturale italiano, attraverso un unico punto di accesso da cui partire per l’esplorazione
delle risorse digitali dei vari settori della cultura nazionale. Le regioni, le università e altri importanti istituti culturali italiani sono partner strategici per lo sviluppo del Portale. Con CulturaItalia si mette in rete un servizio innovativo di
consultazione multimediale del patrimonio, un portale a 360 gradi che tratta
di archeologia, architettura, arti visive, ambiente e paesaggio, cinema e
media, letteratura, musica, spettacolo, tradizioni popolari, scienze umane.
Il portale è un aggregatore di contenuti che consente di scoprire risorse culturali di ogni genere. Con questo progetto il Ministero realizza per la prima volta
su larga scala un accesso integrato a basi di dati diverse appartenenti a diversi settori, rendendo interoperabili le numerose banche dati sviluppate dagli istituti del Ministero nei diversi settori. La grande ambizione consiste nel realizzare l’accesso integrato non solo alle banche dati di proprietà del Ministero e dei
suoi istituti, ma anche a quelle di quanti, enti pubblici o privati, vogliono aderire a CulturaItalia. Questa operazione è resa possibile grazie all’applicazione di standard internazionali condivisi e ai risultati dei progetti europei MINERVA e MICHAEL, coordinati dal Ministero.
CulturaItalia è quindi una rete collaborativa di istituzioni pubbliche e private in
continua crescita, che recepisce il dibattito europeo e internazionale sull’accesso in linea del patrimonio culturale per tutti i cittadini. Le risorse contenute all’interno del portale sono consultabili in diverse modalità: con interrogazioni al
sistema per parole chiave; attraverso una ricerca per temi; per accesso geografico tramite mappe; consultando liste di risorse distribuite nelle categorie
del ‘Chi’, ‘Cosa’, ‘Dove’ e ‘Quando’ del patrimonio culturale italiano. Offrendo le informazioni su più livelli di approfondimento, il portale si rivolge a
un’utenza diversificata per formazione, interessi, nazionalità, età, mirando a
un target trasversale e ampio: dagli amministratori del patrimonio, agli operatori dell’istruzione, a quelli turistici, ma anche ai liberi professionisti, agli studiosi o ai viaggiatori che vogliono conoscere il nostro paese. A illustrare quotidianamente al visitatore i contenuti del portale ci sono i contributi della redazione, che pubblica articoli relativi al patrimonio archiviato in rete, legandoli
all’attualità del panorama culturale italiano. Il modello di sviluppo di
CulturaItalia si basa sul costante e progressivo arricchimento di nuovi contenuti. Per questo motivo il Ministero promuove la campagna “Aderisci a
CulturaItalia”, rivolta a tutti i nuovi fornitori sia pubblici che privati, con lo
scopo di alimentare il portale di contenuti inerenti tutte le aree tematiche dai
beni culturali, alla letteratura, dalla cultura scientifica alla formazione.
Direzione Generale per il bilancio
e la programmazione economica,
la promozione, la qualità
e la standardizzazione delle procedure
Direttore Generale: Maddalena Ragni
Via del Collegio Romano, 27
00186 Roma
Direzione Generale
per l’organizzazione,
l’innovazione, la formazione,
la qualificazione professionale
e le relazioni Sindacali
Direttore Generale: Bruno De Santis
Via del Collegio Romano, 27
00186 Roma
Tel. 06 672321
CulturaItalia
Responsabile del progetto: Rossella Caffo
Viale Castro Pretorio 105
00185 Roma
Tel. 06 49210402 Fax 06 4959302
www.culturaitalia.it
[email protected]
39
DIREZIONE GENERALE PER L’ORGANIZZAZIONE, L’INNOVAZIONE, LA FORMAZIONE,
LA QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE E LE RELAZIONI SINDACALI
Direzione Generale per l’Innovazione,
la Formazione, la Qualificazione
Professionale e le Relazioni Sindacali
Direttore Generale: Bruno De Santis
Via del Collegio Romano, 27
00187 Roma
Responsabile del Progetto:
Programma Operativo Nazionale per la
Sicurezza e lo Sviluppo del Mezzogiorno
d’Italia - Misura 1.3
Programma Comunitario 2000-2006
Maria Concetta Cassata
Direttore del Servizio III
Programma Operativo Nazionale per la “Sicurezza
e lo Sviluppo del Mezzogiorno d’Italia”. Misura 1.3.
Programma Comunitario 2000-2006
Maria Concetta Cassata
La tutela del patrimonio culturale, sancita dalla Costituzione, e tutte le
attività ad essa collegate, sono da tempo considerate come fattori
imprescindibili della crescita civile, sociale e dello sviluppo economico
della Nazione.
Il bene culturale si configura, pertanto, come bene pubblico ed il principio della sicurezza e della tutela del bene culturale è stato da tempo
associato a quello più generale della sicurezza, costituendo rispetto al
passato, una importante svolta innovativa.
Nell’ambito del Programma Operativo Nazionale per la Sicurezza del
Mezzogiorno di Italia “ il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con
il concerto del Ministero dell’Interno- Dipartimento della Pubblica Sicurezza, del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Ministero dell’Economia e Finanze- ha presentato il Progetto “Tecnologie
per la tutela delle risorse culturali e ambientali“ che è stato inserito nel
Programma comunitario 2000-2006 Mis. 1.3.
Il progetto ha avuto la finalità di potenziare il sistema di controllo tecnologico del territorio attraverso l’adozione di tecnologie per il miglioramento della protezione e vigilanza nelle grandi aree archeologiche
e nei complessi monumentali, adibiti a musei ed archivi del Mezzogiorno, il cui mancato sviluppo va ricollegato, come si è detto, anche
alle varie forme di “imprese criminali”, operanti più che altrove in tale
contesto, corrispondendo in tal modo alle esigenze di sicurezza stabilite dall’Unione Europea, oltre che dalle raccomandazioni di organismi
sovrannazionali , quali l’UNESCO.
L’impegno che il PON Sicurezza si è posto, nasce proprio dalla considerazione che il legame negativo tra criminalità e mancata crescita
economica delle Regioni del Sud, dove, s’è detto, più marcati sono i
modelli di “impresa criminale”, potesse essere spezzato attraverso un
cospicuo investimento in termini di sicurezza, intesa quale stabile componente di un equilibrato sviluppo economico.
Tali progetti incentrati su interventi di mappatura e monitoraggio del
territorio, protezione passiva e tele vigilanza dei siti, sono stati selezionati in base ad un criterio di urgenza nell’individuazione di circoscritte realtà territoriali particolarmente a rischio, scelte quali “aree campione nell’ambito delle Regioni dell’Obiettivo 1” (Campania, Calabria,
Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) e si sono perfettamente integrati con gli eventuali sistemi organismi di vigilanza esistenti, interagendo
con le centrali operative delle Forze dell’Ordine, realizzando un valore aggiunto in termini di sicurezza.
Nello specifico, le Azioni di intervento sono state principalmente:
Potenziamento del sistema per il controllo tecnologico del territorio,
attraverso l’adozione di sistemi informativi geografici in cui si sono localizzati, con opportune basi di dati a carattere settoriale, gli ambiti del
patrimonio diffuso, suscettibili di rischio (trafugamento in aree di scavo,
manomissione del contrasto ambientale, furto di oggetti d’arte, etc.)
Protezione da azioni criminose di siti di particolare rilevanza, con elevata esposizione al rischio, tramite il miglioramento della protezione e
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vigilanza nelle grandi aree archeologiche e museali, nonché dei complessi monumentali adibiti a diverse destinazioni d’uso nel
Mezzogiorno, per corrispondere alle esigenze di conservazione, valorizzazione e fruizione.
Recupero di beni confiscati alle organizzazioni criminali e destinati alla
fruizione e conservazione dei beni archeologici.
L’importanza del Progetto, inoltre, si configura anche in termini di
impatto ambientale e soprattutto di collaborazione sinergica con gli
Enti locali interessati al singolo intervento e quindi si poggia su un rapporto innovativo tra lo Stato, le istituzioni locali, il mondo imprenditoriale e tutte quelle realtà socio culturali operanti sul territorio.
La prima fase realizzativa del progetto ha fatto registrare, purtroppo,
una serie di criticità gestionali, connesse, soprattutto, ad una dispersiva attribuzione di competenze
Dal 18 gennaio 2006 l’attuazione del progetto è stata affidata al
Serv.III dell’Ufficio del Segretario Generale del M.I.B.A.C., già Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici, e la sottoscritta, in qualità di
Dirigente del predetto Serv.III è stata nominata “Responsabile del Progetto” ed ha curato in sinergia con le altre Istituzioni pubbliche interessate, nonché quelle locali e, soprattutto, con il Comando Generale
dell’Arma dei Carabinieri- Responsabile di Misura, Generale di Brigata Dott. Pasquale Lavacca come pure con il Nucleo di Tutela del
Patrimonio Culturale e con il Ministero dell’Interno, gli adempimenti formali e propedeutici alla realizzazione di tutti gli interventi previsti dal
progetto.
Tale attività è tuttora in corso ed è stata realizzata, seppure nella limitatezza del personale a disposizione, grazie alla fattiva collaborazione, nel corso del tempo dei funzionari: dottor Marco Biscione, della
dottoressa Gabriella Cetorelli Schivo, del dottor Dario de Roberto, del
dottor Stefano Tamburini.
Sotto questo profilo i progetti che meglio esprimono tale nuovo coinvolgimento sono i seguenti:
Sardegna: Il Progetto “I Sentieri della Memoria” - Carte e guide di
accesso al territorio.
Curato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
della Sardegna in collaborazione con tutte e 4 le Soprintendenze di
Settore e del Nucleo di Tutela dei beni culturali del Comando dell’Arma
dei Carabinieri l’intervento si è avvalso anche della grande collaborazione degli Enti Locali e Territoriali, con il coinvolgimento di circa 150
Comuni.
L’intervento ha avuto come scopo la realizzazione di un modello di
conoscenza del territorio, attuato principalmente mediante la rilevazione e la schedatura dei beni artistici e naturalistici, per un ammontare
complessivo di circa 3.000 beni censiti e attraverso la creazione di un
sistema informativo geografico.
Ciò ha consentito la pubblicazione di carte e guide dettagliate in 4 lingue (italiano- inglese- francese- tedesco) realizzate da un consorzio di
imprese con a capo l’Istituto Geografico De Agostini di Novara.
Il lavoro ha inteso, pertanto, coniugare sicurezza, accessibilità e fruizione, presentando e valorizzando la Sardegna e il suo patrimonio
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archeologico, monumentale e paesaggistico e sviluppando un turismo
alternativo alla Sardegna “mare e spiagge”.
Il progetto, infatti ha individuato dieci ambiti territoriali campione tra
quelli più distanti dalle solite rotte turistiche, accessibili con difficoltà e
sottratti al controllo degli Enti preposti a vario titolo alla tutela,e delle
popolazioni locali e, pertanto, esposti maggiormente al rischio
ambientale e antropico.
Sul Progetto sono stati, altresì, effettuati convegni, giornate di studio,
ed apposite conferenze di presentazione:
– il 30 novembre 2006 a Mantova nell’ambito del VI Convegno
Nazionale ARCo (Associazione per il recupero del costruito)
– il 4 maggio 2007, a Roma, al Ministero BAC nella Sala dello
Stenditoio,
– il 12 maggio 2007 a Macomer (NU) presso la Biblioteca Comunale
– il 22 maggio 2007 al Forum della P.A. nel corso del Convegno
“Sistemi informativi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio
culturale”
– il 14 e 15 luglio 2007 a Romana (SS) nell’ambito delle manifestazioni indette per celebrare Brancaleone da Romana
– il 29 e 30 settembre 2007 a Cagliari nell’ambito delle Giornate
Europee del Patrimonio presso la Biblioteca Universitaria, con escursione presso alcuni siti.
Tale progetto è stato, infine, espressamente citato quale “realizzazione
particolarmente significativa nell’ambito del rapporto annuale di esecuzione del programma PON Sicurezza”.
Campania: Progetto GIS “Sistema Informativo Geografico territoriale.”
Il Progetto ha previsto, come obiettivo comune primario, l’identificazione e il posizionamento georeferenziato su carta tecnica regionale vettoriale in scala 1:5.000 e su carte topografiche in formato digitale in
scale 1:25.000, 1:50.000 e 1:100.000 di aree, siti e monumenti di
interesse archeologico, architettonico e paesaggistico vincolati, noti ed
emergenti, o anche solo individuati mediante ricognizioni e considerati di interesse culturale, sottoposti a rischio.
Il progetto consta di 4 sottoprogetti, interessanti altrettante aree campane
(Conca di Avellino e Media valle del Calore, Massiccio del Matese e dorsale dei monti Pietravairano, Costiera Amalfitana e Versante occidentale
vesuviano), selezionate quale modelli del territorio regionale in base ai tipi
di rischio presenti e a precise caratteristiche geo-morfologiche, ambientali e paesaggistiche, realizzando in particolare i seguenti studi:
– studio del rischio ambientale ed antropico
– studio del fenomeno delle persistenze/interferenze insediative
– studio del paesaggio storico
– studio di sistemi di salvaguardia e sviluppo turistico culturale.
Tali modelli interpretativi sono stati applicati a specifiche aree campione del territorio campano, in modo da costituire altrettanti modelli
applicativi, replicabili in contesti simili ed integrabili tra loro.
Attraverso tali modelli si è intrapresa, altresì, una analisi sistematica
del territorio campano, da analizzare nelle varie manifestazioni singole e macroscopiche ad un livello di maggiore approfondimento, sintetizzabili in carte tematiche e “storicizzate” a scala di dettaglio, insieme alle basi di dati documentarie e catalografiche che le sottendono e
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ne costituiscono il presupposto scientifico e conoscitivo.
Tali strumenti appaiono dunque indispensabili, nelle attività di tutela,
controllo, valorizzazione e progettazione ordinarie e straordinarie, in
collaborazione con le Forze dell’Ordine, gli Enti Pubblici e i Soggetti
cointeressati in ambito regionale e nazionale .
Basilicata: Progetto Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.
I lavori effettuati nel Museo di Metaponto (Comune di Bernalda MT) e
nell’area antistante sono stati tutti finalizzati al potenziamento delle misure di sicurezza passiva ed elettronica , alla riqualificazione degli accessi e della zona verde, al miglioramento delle condizioni di visita, ed alla
costituzione di un autonomo impianto di produzione di energia.
Il Museo è stato potenziato nel sistema di sicurezza fisso, implementata
l’illuminazione esterna, creato un sistema di rilevamento con telecamere
posizionate all’esterno del museo, che consentono il monitoraggio continuo dell’intera area di pertinenza del museo stesso e dei relativi accessi.
Inoltre, sul versante sud del complesso è stato predisposto un impianto
fotovoltaico per la produzione di energia elettrica ,destinata in parte
per uso interno in parte (le eccedenze) da cedere al gestore.
Tale impianto ha consentito di fornire una illuminazione più estesa, più
intensa e continua, specie durante il periodo invernale, quando la
popolazione di Metaponto si riduce in maniera considerevole ed
aumentano i rischi di intrusione e furto.
Inoltre Metaponto usufruisce ancor oggi di una rete elettrica rurale, spesso soggetta ad interruzione dell’erogazione e la produzione autonoma
di energia ha sensibilmente ridotto questa evenienza, consentendo il
mantenimento di un costante livello di sicurezza all’interno e all’esterno
della struttura museale, senza dover dipendere dall’erogazione pubblica, ma anzi, come detto, contribuendo al potenziamento della stessa.
Calabria: Progetto Cirò.
Prevede l’adeguamento di un immobile confiscato alla criminalità organizzata da destinare alla fruizione e alla conservazione di beni
archeologici.
L’idea progettuale è stata dettata dalla volontà di porre in sicurezza e
garantire una corretta fruibilità del patrimonio archeologico mobile
reperito nel territorio di Cirò (KR) e confiscato alle organizzazioni criminali.
Il materiale è di provenienza protostorica e greco arcaica, oltre che
inerente a sporadici elementi di materiale italico di IV- III secolo a.C.,
connessi agli insediamenti brettii lungo la costa. Il progetto è stato finalizzato alla musealizzazione di tale patrimonio archeologico, attraverso interventi conservativi, di protezione e di valorizzazione, anche
attraverso la realizzazione di attività culturali complementari mirate
alla rivalutazione delle risorse locali e alla interazione tra le stesse.
L’immobile sarà destinato a Museo Civico Archeologico ed a Polo
Culturale.
I progetti sopra descritti valgono a solo titolo esemplificativo, atteso che
tutti i 27 progetti del PON Sicurezza, ivi compresi anche quelli realizzati con i fondi ricavati dalle economie derivanti dai ribassi d’asta
delle gare effettuate, si sono avvalsi, per la realizzazione, della fattiva
collaborazione sia degli Uffici territoriali del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, che degli Enti locali.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici della Calabria
Direttore Regionale: Paolo Scarpellini
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Teresa Sorrenti
Via Scylletion, 1
88021 Roccelletta di Borgia (CZ)
Tel. 0961 391087 – 48 – 89
Fax 0961 391033
[email protected]
Distretto Tecnologico dei Beni Culturali
della Regione Calabria
Cultura e Innovazione scarl
Ufficio di Presidenza: Sergio Iritale
Via Mario Nicoletta
88900 Crotone (KR)
Tel. +39 0962 902039
Fax +39 0962 662000
www.culturaeinnovazione.it
[email protected]
Cultura e Innovazione, è la società consortile costituita nel novembre
2005, promossa e presieduta dalla Provincia di Crotone, composta 19
soci tra Università calabresi, Enti Pubblici, Imprese ed il Parco
Scientifico e Tecnologico della provincia di Crotone -PST.KR; in questi
ultimi due anni, con il Progetto MESSIAH Metodologie, Strumenti e
Servizi Innovativi per l’ArcHeologia Subacquea ha implementato il
CMOT Centro Monitoraggio ed Osservatorio Tecnologico, ha potenziato con diverse attrezzature, le Università calabresi (Unical, Unirc e
Unicz) hanno sviluppato tecnologie e macchinari innovativi per la diagnostica e riproduzione virtuale e le aziende hanno realizzato progetti di ricerca industriale; il tema comune a tutti i partner di Cultura è la
ricerca industriale, lo sviluppo precompetitivo e alta formazione nel settore dei beni culturali, ma con un’attenzione particolare all’archeologia subacquea.
Il CMOT Centro di Monitoraggio e Osservatorio Tecnologico dei beni
culturali interviene nelle seguenti aree: analisi economica; analisi tecnologica; analisi dei fabbisogni formativi; promozione e comunicazione attività del Distretto. Con l’analisi economica ha mappato 230
imprese calabresi che si occupano di beni culturali e le ha suddivise in
7 macroaree: Edilizia, Edilizia Specializzata, Restauro, Informatica,
Grafica ed Editoria, Banche Dati, Estrazione mineraria; nello specifico,
l’analisi ha riguardato anche le imprese che effettuano lavori subacquei, che in Calabria sono 19. Con l’analisi tecnologica, ha mappato
CNR, Istituti e Aziende che dispongono di tecnologie e le ha inserite in
un apposito data base, a disposizione delle imprese calabresi: esse
spaziano dal georadar per l’individuazione non invasiva dei reperti
sotterranei alla Tac per la conoscenza e conservazione oppure al laser
per la pulitura. Per quanto concerne la formazione, essa si è indirizzata su tre direzioni: la prima è stata quella del monitoraggio delle professionalità esistenti e già formate, sui beni culturali, in Calabria: per
es. sono disponibili mosaicisti oppure tecnici per rilievo architettonico
o per la conservazione e valorizzazione del territorio; la seconda ha
creato professionalità, con alte competenze, che potranno operare nell’archeologia marina; la terza ha raccolto quelle che sono le esigenze
formative da parte delle imprese calabresi. Al CMOT, infine Cultura ha
assegnato il compito di promuovere il Distretto: si organizzano, a tal
fine, i Circoli per l’Innovazione in cui si mette in contatto, domanda e
offerta di tecnologie, legate al patrimonio dei beni culturali, con una
partecipazione di Aziende e mondo scientifico; da poco tempo è stato
completato il sito de Distretto che è www.culturaeinnovazione.it
Almeno una dozzina sono i laboratori Universitari calabresi potenziati con i fondi del progetto Messiah. L’Università di Catanzaro – Unical
- ad es. ha realizzato un sistema per mettere in rete riproduzioni virtuali in 3 D di reperti; si tratta di un tastatore, una punta che vede in 3 D,
sfiora l’oggetto e lo trasferisce a uno schermo; usando occhiali stereoscopici anche l’utente può vederlo in 3 D su un monitor posizionato in
una qualunque parte del mondo; inoltre il tastatore rileva perfettamente forma e dimensioni disponibili anche per calchi, riproduzioni etc..
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IL TASTATORE: visualizzare su un monitor l’oggetto reale ripreso da una
videocamera seguendone la ricostruzione 3D
Visualizzazione del risultato finale del rilievo 3D
In futuro questa tecnologia applicata all’archeologia subacquea potrebbe essere utile a rilevare i patrimoni sommersi in modo non invasivo e molto preciso.
Un altro studio ha riguardato l’uso di radiazioni elettromagnetiche
(ecografia radar) per rilevare cosa c’è sui fondali, tramite esami sui
riflessi delle onde emesse. Da non dimenticare che la Calabria merita
di essere menzionata anche per la presenza dell’rcheologia subacquea lacustre e gli studi di Cultura si muovono anche in tale settore;
infatti, in uno dei laghi della Sila, il lago di Cecita, si è scoperto che
esiste un santuario di età greca, una fabbrica di età romana che, proprio i chimici dell’Unical, hanno appurato essere di tipica pece silana
fatta con gli alberi del posto; nel lago di Arvo, invece, c’è un importante e raro insediamento dell’homo erectus di 3 km di estensione mentre nel lago Ampollino ci sarebbero insediamenti dell’età del bronzo e
un abitato medievale.
L’Univeristà di Reggio Calabria - UNIRC - ha puntato, invece, sulla stabilità dei monumenti vicino al mare e su esami spettroscopici per ricostruire oggetti antichi tenendo presente la composizione chimico-fisica.
L’Univeristà di Catanzaro –UNICZ- invece, ha portato avanti studi di
archeo-genetica sul Dna dei reperti archeologici.
Le aziende di Cultura, invece, si stanno occupando di sviluppare strumenti innovativi a supporto delle attività di archeologia subacquea, in
grado, da una parte, di rispondere efficacemente ai fabbisogni di
innovazione e, d’altra parte, di promuovere il Distretto nel suo potenziale ruolo di collegamento tra la gestione del patrimonio subacqueo
e le politiche di promozione del territorio della Regione Calabria.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Archivio di Stato di Benevento
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
Direttore Regionale: Luciano Scala
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209 – Fax 081 7645305
Archivio di Stato di Benevento
Direttore: Valeria Taddeo
Via Giovanni De Vita, 3
82100 Benevento
Tel. 0824 25414 - 21513
Fax 0824 24655
[email protected]
www.archivi.beniculturali.it/ASBN/
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Il futuro della memoria. Storia segni e disegni della città
di Benevento tra XVII e XIX secolo. Il centro urbano.
Mostra Archivio di Stato di Benevento
24 marzo – 31 dicembre 2006
Valeria Taddeo
L’iconografia della evoluzione storica di un centro urbano è l’oggettivazione simbolica del complesso divenire storico della sua identità collettiva.
Essa è, perciò, un bene culturale primario di cui tutta la comunità ha bisogno vitale. La matura consapevolezza di dover soddisfare questo bisogno ha favorito proficue sinergie tra Comune e Archivio di Stato nell’avviare lo studio e la fruibilità della preziosa documentazione specifica.
I documenti esposti, selezionati negli atti dei Notai che rogarono a
Benevento tra la metà del XVII e la metà del XIX secolo, sollecitano
un viaggio reale e fantastico nel centro urbano. Consentono di attraversarlo fisicamente, componendo o ricomponendo mentalmente la
concreta dimensione esistenziale di chi l’abitava, ma anche di cogliere le “forme dell’umano”, vita e valori - economici, sociali, religiosi che la caratterizzavano.
Questa mostra tenta, perciò, un percorso inattuale ma percepito sempre
più come necessario nella omologazione imperante: realizza un ritorno al
passato attraversando le sedimentazioni delle strutture materiali e simboliche della città. Alla ricerca di “strutture”, “segni” e “simboli” nei quali è
oggettivata l’esistenza storica di diverse generazioni di uomini e donne.
“Forme simboliche” che hanno generato l’oggi e continuano a catturarlo
o a trattenerlo, dalle quali nessun demiurgo, nemmeno la tecnica o la globalizzazione, riesce a svellere totalmente le radici dell’uomo.
Una passeggiata, con la guida di documenti notarili, attraverso due
secoli di vita del centro urbano: immersione nel passato, non fantastico ma realissimo, strutturato nella dimensione architettonica ed esistenziale del cuore della città. Ma, anzitutto, nella ben più solida ed evanescente struttura bio-psichica della coscienza, individuale e collettiva,
che in esse si è sedimentata. E ancora si proietta nel futuro con prepotenza maggiore di qualsiasi immaginazione fantastica.
Dai documenti esposti affiora così “l’anima dei luoghi” urbani, i cui
frammenti hanno segnato e segnano l’identità collettiva ancora oggi.
Ne emerge una dimensione, insieme reale e fantastica, dello spazio e
del tempo urbano e storico che nessun regista o artista, forse, avrebbe
potuto immaginare. Realizzata, invece, dall’anomica e anonima esistenza quotidiana degli uomini che l’hanno abitato, documentata da
questi disegni.
DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Archivio di Stato di Benevento
Disegni e mappe dell’Archivio di Stato di Benevento
Giuseppe Vetrone
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
Direttore Regionale: Luciano Scala
1695-1915: questo l’arco di tempo coperto dai disegni e dalle mappe
riprodotte.
Dalle opere di ricostruzione dopo il terremoto del 1688, attraverso gli
sconvolgimenti delle successive scosse del 1702 e del 1732, fino agli
interventi post unitari intesi a ridisegnare il tessuto urbanistico del centro urbano con l’apertura di corso Vittorio Emanuele, l’ampliamento
della sede stradale di corso Garibaldi, la creazione di nuovi varchi
nelle mura longobarde.
Il racconto di queste vicende ci viene illustrato da tecnici la cui figura
professionale va progressivamente precisandosi: inizialmente l’opera
di agrimensore o di tavolario può essere svolta dallo stesso notaio o
da un mastro muratore; in seguito compaiono gli architetti, poi gli ingegneri e i geometri.
Passiamo così dal tratto rapido e un po’ grossolano di Bartolomeo
Cocca da Colle, agrimensore regio e deputato del cardinale Orsini,
alla precisione del mastro architetto svizzero Cristoforo de Donatis,
agli splendidi disegni del sacerdote architetto Saverio Casselli, ai lavori delle coppie Colle De Vita-Mozzillo e Torre-Chiariotti, in cui all’architetto si associa il geometra.
Alcuni degli edifici rappresentati - la rocca pontificia, il campanile di
S. Sofia, il tratto orientale delle mura, le chiese di S. Maria della Verità,
S. Pasquale, S. Anna, il supportico di S. Gennaro - costituiscono ancora oggi delle emergenze nell’architettura cittadina. Altri sono comunque
facilmente riconoscibili: la costruzione acquistata per ampliare il Seminario arcivescovile, la calcara attigua alla chiesetta di S. Cristiano, il
palazzo sovrastante l’entrata laterale di S. Domenico, i complessi racchiusi tra la via Magistrale e la strettola della Dogana, le case realizzate riusando le pareti di un’antica chiesa dietro S. Vittorino.
Per altri siti - la nuova abitazione dell’architetto Pasquale De Iuliis, la
casa con giardino murato nel rione Trescene, la taverna dei Cavalieri l’individuazione è stata più laboriosa e si son dovuti considerare anche
atti relativi ad immobili confinanti con quelli in esame, seguendo un percorso fatto di rimandi e collegamenti che chiarisce il senso e il valore
del lavoro di ricerca e schedatura realizzato da Claudia Musto, Serena
Boscaino, Elena Checchi, Loredana Orsillo, Gaetano Cipolletti e Massimiliano Stravato: non una collezione di opere grafiche più o meno pregevoli, ma uno strumento archivistico insostituibile, un punto di accesso
da cui iniziare la navigazione attraverso un complesso documentario, il
fondo Notai, tanto ricco quanto di difficile esplorazione.
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209 – Fax 081 7645305
Archivio di Stato di Benevento
Direttore: Valeria Taddeo
Via Giovanni De Vita, 3
82100 Benevento
Tel. 0824 25414 - 21513
Fax 0824 24655
[email protected]
www.archivi.beniculturali.it/ASBN/
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Biblioteca Università di Napoli
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
“Che cos’è la Biblioteca”
Maria Cristina Di Martino
Direttore Regionale: Luciano Scala
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209 – Fax 081 7645305
Biblioteca Universitaria di Napoli
Direttore: Maria Cristina Di Martino
Via G. Paladino, 39
80138 Napoli
Tel. 081 5517025 – Fax 081 5528275
[email protected]
www.bun.na.it
La Biblioteca Universitaria di Napoli è da tempo impegnata nella progettazione ed erogazione di servizi per fasce di utenti svantaggiati.
Il primo approccio con le disabilità è stato il progetto “Libro parlato:
audiolibri sul Web per disabili visivi e dislessici – rete Biblioteche
Statali”.
Gli operatori della biblioteca, sulla base delle competenze finora
acquisite e delle esperienze avviate sul territorio, hanno individuato
nella rete socio-culturale (famiglia, scuola, associazioni di volontariato)
una risorsa imprescindibile per l’efficacia di servizi” per l’inclusione”.
L’esperienza ha avuto effetti importanti in termini di ricaduta sociale
ed ha avvicinato all’istituzione bibliotecaria nuove fasce di utenti una
volta presenti solo raramente negli istituti culturali.
Dal confronto con diverse tipologie di utenti diversamente abili e anche
a seguito del corso di aggiornamento organizzato dal MiBAC
“L’accessibilità universale al Patrimonio Culturale” è nata l’idea di rivolgere l’attenzione anche ad altre forme di disabilità, prioritariamente
quella cognitiva.
In tale contesto il progetto “Che cos’è la Biblioteca”, elaborato dalla la
dott.ssa Maria Rosaria Capasso (responsabile del procedimento), si
propone di presentare in maniera “amichevole” ed agile l’istituzione
bibliotecaria a quanti hanno facoltà cognitive limitate a causa di un
deficit di lieve o medio grado.
Tra gli aspetti innovativi del progetto sono la concretezza nell’approccio, l’orientamento all’accoglienza, il coinvolgimento anche emotivo in
esperienze di aggregazione e condivisione della realtà della biblioteca.
Il progetto nasce nel giugno 2007 ed è in progress , si rivolge a disabili cognitivi o audiolesi scolarizzati e ad associazioni di disabili con
deficit cognitivo. Una sua prima sperimentazione ha avuto luogo nella
sede della Biblioteca Universitaria di Napoli, in via G. Paladino,39.
(www.bun.na.it).
Dopo un primo contatto con i referenti per l’Handicap degli istituti scolastici e quelli delle associazioni dei disabili cognitivi è stata fatta loro
la proposta di “adottare la Biblioteca” per favorire l’inclusione anche
di questa fascia di utenti negli istituti culturali.
L’obiettivo è “arrivare alla loro mente” fornendo dei testi semplificati con
un linguaggio essenziale e diretto. L’oggetto in questa prima fase è stata
la Biblioteca, come servizio pubblico sociale che offre contenuti culturali su qualunque tipo di supporto. Si è scelta la metodologia delle visite
guidate personalizzate a seconda del tipo e grado di disabilità.
Il servizio ha una dimensione regionale in un territorio che presenta
notevoli ritardi sul piano sociale ed economico per l’integrazione dei
portatori di disabilità. Ci si è prefissi lo scopo di dare una risposta in
termini di servizi sociali e garantire le condizioni di pari opportunità e
di democratica fruizione del patrimonio culturale a tutti.
Il progetto “Che cos’è la Biblioteca” è una presentazione in powerpoint
che illustra tutte le opportunità che la biblioteca offre agli utenti.
Attraverso un dialogo semplificato si rende la fruizione del bene culturale gradevole e quasi ludica in un’ottica di usable accessibility. Inoltre
si è pensato di fornire una comunicazione non solo verbale ma anche
sensoriale ( è stato molto produttivo l’uso della vista e la gestualità). Il
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linguaggio è sempre diretto ed essenziale privo di metafore e frasi
fatte; si è pensato di attirare l’attenzione con i colori per favorire la
concentrazione.
E’ stato coinvolto il Centro per i Servizi Educativi del MiBAC, diversi
istituti scolastici del territorio napoletano e l’Associazione Italiana
Persone Down.
La prima fase è stata finalizzata ad acquisire maggiori conoscenze teoriche e pratiche sulle modalità di approccio e comunicazione con il
disabile cognitivo. A tale proposito è stata formativa la partecipazione
al corso di aggiornamento organizzato dalla Direzione Generale per
i Beni Librari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal titolo
“L’accessibilità universale al Patrimonio Culturale” 8-10 ottobre 2007 –
Roma” .
Successivamente è stato elaborato il programma per i disabili cognitivi del 2008 che, tra gli interventi a favore dei disabili cognitivi, includeva il progetto “Che cos’è la Biblioteca” con la modalità di presentazione del powerpoint .
L’obiettivo prioritario, l’inclusione di nuove fasce di utenti negli istituti
culturali, è stato raggiunto in quanto i destinatari del progetto sono
intervenuti molto positivamente richiedendo di riattivare l’esperienza
anche con altri contenuti. I referenti per l’handicap e i familiari dei
disabili hanno apprezzato lo sforzo di creare un ambiente sereno e
accogliente per far sì che il contenuto culturale che si offre venga associato all’idea di gradevolezza e serenità.
Dalle visite effettuate è emerso che alcuni disabili nel corso dell’interazione – momento di verifica verbale del contenuto proposto – hanno
mostrato di raggiungere obiettivi che a una prima analisi non si pensava che potessero raggiungere. Dalla positività dei risultati ottenuti è
emerso che il concetto di disabilità cognitiva non pesa più come una
condanna ma come una condizione con la quale l’operatore culturale
interagisce per integrare il disabile all’interno dell’istituzione bibliotecaria.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Biblioteca Università di Napoli
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
“Libro Parlato - audiolibri su web per disabili visivi
e dislessici - rete biblioteche statali”
Direttore Regionale: Luciano Scala
Maria Rosaria Capasso
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209 Fax 081 7645305
Biblioteca Universitaria di Napoli
Direttore: Maria Cristina Di Martino
Via G. Paladino, 39
80138 Napoli
Tel. 081 5517025 – Fax 081 5528275
[email protected]
www.bun.na.it
Si dispone di una postazione informatica che consente ai non vedenti,
ipovedenti e dislessici la consultazione , download e prestito di audiolibri grazie all’istallazione di un PC dotato di specifici applicativi software tecnologicamente all’avanguardia. Tutta la documentazione sul
progetto è disponibile su www.bibliotechepubblichestatali.it.
Oggi, grazie alla Convenzione stipulata dalla Direzione Generale per
i Beni Librari con i gestori del Libro Parlato Lions, la Biblioteca Universitaria di Napoli dispone di nuove tecnologie che offrono la possibilità all’utente con difficoltà visive o dislessico di scaricare audiolibri
in formato mp3. direttamente su lettori da portare via.
Per usufruire di tale servizio l’utente con diversa abilità visiva si iscrive
al sito www.libroparlatolions.it dalla postazione riservata presente
nella nostra sede. Dopo l’iscrizione riceverà una password di accesso
con un codice numerico di riconoscimento, grazie al quale può chiedere lo scaricamento di audiolibri su lettori mp3. Ciò avviene sia che
l’utente disabile della vista o dislessico abbia un suo lettore, sia che
prenda in prestito un lettore già in dotazione alla biblioteca (è stato
predisposto un meccanismo di protezione alla fonte degli stessi MP3,
al fine di evitarne inutili riproduzioni illegali).
La Convenzione stipulata dal MiBAC con i gestori del Libro Parlato
Lions ha fornito le biblioteche aderenti al progetto, tra cui la Biblioteca
Universitaria di Napoli, anche di 2 SW dedicati alle disabilità visive
che garantiscono all’utente disabile la maggiore autonomia possibile
nell’uso dello strumento informatico.
Essi sono:
Zoom Text 9.0 che ingrandisce fino a 36 volte lo schermo del PC e consente anche di aprire delle finestre e trascinarle a piacimento secondo le necessità e i desideri dell’utente. Possiede inoltre anche un’interfaccia di lettura dello schermo fruibile da chi è completamente privo
dell’uso della vista.
Window Eyes che fornisce la lettura dello schermo sia per il testo di un
file o di un qualsiasi scritto sia dei vari menu che lo schermo presenta
(Es. File, Modifica, Visualizza ecc…).
La Biblioteca Universitaria di Napoli ha accolto il tema della collaborazione con le autonomie locali per la promozione del patrimonio culturale. Nel gennaio 2008 è stata stipulata una convenzione con L’A.S.L.
NA3 per la diffusione e promozione delle iniziative riguardanti la fruizione di audiolibri con le nuove tecnologie a nostra disposizione.
La foto sopra riproduce il lettore mp3 collegato al PC attrezzato per le
disabilità visive in dotazione alla Biblioteca Universitaria di Napoli . Si
50
offre ai disabili visivi e dislessici la possibilità di iscriversi al servizio
del libro parlato e scaricare le tracce audio su lettori mp3 sia che siano
di proprietà dell’utente sia che siano, come quello nella foto, in dotazione alla biblioteca.
La foto riproduce il lato sinistro del SW per ipovedenti e non vedenti
ZoomText 9.0 in dotazione alla Biblioteca Universitaria di Napoli.
ZoomText 9.0 possiede due interfacce. L’interfaccia ingranditore, riservata agli ipovedenti, ingrandisce il testo fino a 36 volte; l’interfaccia
lettore consente anche ai non vedenti la lettura con voce elettronica
dello schermo.
La foto riproduce il lato destro del SW per ipovedenti e non vedenti
Zoom-text 9.0 in dotazione alla Biblioteca Universitaria di Napoli.
Zoom- text 9.0 possiede due interfacce. L’interfaccia ingranditore, riservata agli ipovedenti, ingrandisce il testo fino a 36 volte; l’interfaccia
lettore consente anche ai non vedenti la lettura con voce elettronica
dello schermo.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
Un osservatorio sull’ambiente
Maria Pasca – Raffaella Di Leo
Direttore Regionale: Luciano Scala
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209
Fax 081 7645305
Soprintendenza per i Beni
Architettonici e Paesaggistici
di Salerno e Avellino
Soprintendente: Anna Maria Affanni
Coordinatore per la Promozione
e le Attività Culturali: Maria Pasca
Via Botteghelle, 11
84121 Salerno
Tel. 089 2573111
Fax 089 251727
www.ambientesa.beniculturali.it
www.ingenioloci.it
[email protected]
Raffaella Di Leo
Responsabile Sez. Provinciale di Salerno
Italia Nostra
52
Nasce a Controne in provincia di Salerno il primo osservatorio sull’ambiente affidato ai ragazzi del paese.
L’esigenza di proseguire in modo nuovo l’impegno sviluppato nel corso
di attività di laboratorio sul restauro delle opere d’arte programmato
nel piano dell’offerta formativa dell’Istituto comprensivo di Castelcivita,
nella sede di Controne, dall’anno scolastico 2004 – 2005, ha determinato in modo quasi naturale l’idea di istituire un punto di osservazione permanente finalizzato alla conoscenza e alla tutela del territorio,
dei suoi beni, del suo paesaggio.
Infatti, seguire e partecipare a scuola al restauro di un’opera d’arte
rappresenta per i giovani un’occasione importante per avvicinarsi, in
maniera attiva e coinvolgente, alla conoscenza e al rispetto del proprio territorio. La valenza formativa del progetto denominato “se faccio...capisco” è nella molteplicità degli stimoli culturali che deriva da
un laboratorio pratico, in cui il manufatto artistico diventa un vero e
proprio libro di testo interdisciplinare che parla di cultura artistica, di
tradizioni popolari e religiose, di iconografia, di storia locale; che trasmette la percezione della fragilità del patrimonio e della responsabilità di ognuno nella sua conservazione. Imparare tecniche di restauro
significa soprattutto capire le cause che determinano il degrado del
patrimonio artistico e la necessità di studi e competenze per la sua
manutenzione. La verifica della gravità e, talvolta, della irreversibilità
dei danni causati al patrimonio artistico dall’incuria permette ai giovani di maturare un atteggiamento consapevole e critico nei confronti
della realtà circostante e la volontà di affrontare i problemi relativi non
più solo alle singole opere, ma al paese nel suo complesso.
Il laboratorio di restauro delle opere d’arte è stato progettato, infatti,
come laboratorio di formazione culturale all’interno di un più vasto progetto didattico Genius Loci che mira, attraverso azioni diverse, alla
valorizzazione dei beni culturali.
L’osservatorio sull’ambiente costituisce, appunto, una di queste azioni,
la più nuova e ambiziosa.
Anche la più complessa da realizzare in quanto richiede spazi dedicati e costantemente aperti al pubblico. I compiti che l’osservatorio si
pone si riassumono:
– nella promozione e realizzazione di iniziative volte alla raccolta di
dati e materiali che rappresentino la storia e la realtà contemporanea dei luoghi;
– nella costituzione di una mediateca (biblioteca, emeroteca, videoteca...) con particolare riferimento alle problematiche culturali e ambientali locali, che contenga, in particolare, un archivio documentario
delle esperienze e dei materiali prodotti dalle scuole del comprensorio.
Per tutti questi motivi è evidente che questo progetto non può realizzarsi senza la collaborazione delle istituzioni locali. A Controne questa
collaborazione è già attiva, grazie soprattutto all’impegno della Pro
Loco Controne 2001, che ha saputo coinvolgerle tutte.
Anche alle attività dell’Osservatorio concorreranno, oltre alla scuola, il
Servizio Educativo della Soprintendenza, il settore Educazione Ambiente di ItaliaNostra, la pro Loco, la comunità religiosa e l’Amministrazione comunale, che ha messo a disposizione una sede per le
attività dell’osservatorio.
DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CAMPANIA
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino
Monumenti sempre aperti
Maria Pasca
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
della Campania
Direttore Regionale: Luciano Scala
“Monumenti sempre aperti” è un progetto di valorizzazione del centro storico di Salerno, realizzato dalla Soprintendenza BAPPSAE di
Salerno e Avellino, dal Comune di Salerno e in collaborazione con la
Curia arcivescovile, strettamente collegato alla presenza e al ruolo
svolto a Salerno dalla Soprintendenza, istituita dopo il terremoto del
1980.
Con la ricostruzione post sismica è iniziato un importante recupero del
centro antico della città, che ancor prima del rovinoso evento versava
in condizioni di degrado e abbandono. La città moderna si era estesa
nella zona orientale, nei cosiddetti quartieri residenziali e il centro storico era diventato luogo di emarginazione e malvivenza. Dopo il terremoto la disponibilità di cospicui fondi per la ricostruzione ha determinato una significativa inversione di tendenza, con il progressivo
restauro di antichi palazzi gentilizi, di chiese e di aree degradate. Il
recupero edilizio realizzato dalla Soprintendenza ha inevitabilmente
condotto anche al recupero funzionale e alla rivitalizzazione del quartiere: non soltanto sono tornati ad abitarci coloro che l’avevano abbandonato, ma dagli anni ‘90 è esploso il fenomeno della movida che ne
ha fatto il centro di investimenti per attività turistiche e ricreative.
Così è stato anche per il patrimonio artistico. Gli interventi di restauro
degli edifici hanno portato alla riscoperta di antiche strutture che, nel
tempo, erano state coperte da successivi interventi e completamente
dimenticate. Questo fenomeno di costante sovrastrutturazione è una
caratteristica della città di Salerno, che dall’origine del suo impianto
urbano, cioè dall’VIII secolo, fino al secolo XIX, non ha superato i propri confini, non ha avuto nuove zone di espansione ma è cresciuta
sempre su se stessa, anche a causa della natura sismica e alluvionale
dei luoghi.
Accanto all’alacre attività di architetti e storici dell’arte intenti al recupero delle opere d’arte, la Soprintendenza ha sempre posto, con pari
interesse ed impegno, l’attività di comunicazione e promozione culturale sin dall’epoca della sua istituzione, facendo scelte anticipatrici di
una tendenza che si sarebbe sviluppata negli anni successivi.
L’attività culturale promossa dalla Soprintendenza si è sempre rivolta in
maniera prevalente al territorio, attraverso iniziative volte a far conoscere il patrimonio cittadino.
“Visitate Salerno”, “Passeggiate Salernitane” sono state iniziative pionieristiche che, già dal 1985, hanno proposto visite guidate in quartieri e locali, in quell’epoca ancora fatiscenti e degradati, e portato visitatori all’interno di luoghi normalmente non destinati alla fruizione pubblica.
Per la prima volta i cittadini di Salerno furono accompagnati in luoghi,
che, almeno dal dopoguerra, erano considerati pericolosi e malsani.
Furono appositamente aperti, con complicate procedure condotte con
il Ministero della Giustizia, gli antichi conventi adibiti per oltre un secolo a carceri giudiziarie, antichi teatri, ormai abbandonati, ex chiese,
stradine e vicoletti dalle caratteristiche strutture chiuse, tipiche dell’alto
medioevo. In quel tempo il percorso era ancora contrassegnato da
numerosi segni di inquietante degrado. Tuttavia si gettarono le basi per
attirare l’attenzione sull’antica città che nascondeva tracce importanti
di una storia importante.
Coordinatore per la Comunicazione:
Maria Rosaria Nappi
Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo
80100 Napoli
Tel. 081 2464209
Fax 081 7645305
Soprintendenza per i Beni
Architettonici e Paesaggistici
di Salerno e Avellino
Soprintendente: Anna Maria Affanni
Coordinatore per la Promozione
e le Attività Culturali: Maria Pasca
Via Botteghelle, 11
84121 Salerno
Tel. 089 2573111
Fax 089 251727
www.ambientesa.beniculturali.it
www.ingenioloci.it
[email protected]
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Uno degli aspetti più significativi di queste iniziative è stata sempre la
sinergia con gli Enti Locali, in particolar modo con il Comune di
Salerno, da sempre sostenitore delle proposte culturali della Soprintendenza. Questo è un aspetto non banale, in quanto la collaborazione tra Enti e Pubblica Amministrazione è una condizione indispensabile per il raggiungimento di obiettivi, nel nostro caso culturali e di tutela del patrimonio.
Il felice rapporto sinergico con gli Enti locali e le istituzioni cittadine si
è andato consolidando sempre più nel tempo, giungendo alla definizione di un programma più articolato, scaturito dall’esigenza di rendere fruibile il patrimonio cittadino in maniera continuativa, offrendo a
scuole e turisti un servizio costante di visite guidate affidate ai giovani
che sceglievano di prestare servizio civile presso la Soprintendenza,
adeguatamente formati. Anche in questo caso è stata indispensabile la
costante collaborazione della Curia e dei parroci che hanno dato sempre ampia disponibilità nell’autorizzare le visite all’interno dei luoghi
di culto e dell’Amministrazione Comunale che ha messo a disposizione un luogo per allestirvi un info point, per distribuzione di materiali
didattici e registrazione di prenotazioni.
Da questo impegno nasce il progetto Monumenti Sempre Aperti. Nel
2001 – essendo terminata la disponibilità del servizio civile – sono
state utilizzate le nuove opportunità offerte dal nuovo Mibac e la
Soprintendenza ha accolto immediatamente le istanze di associazioni
culturali che nel frattempo si erano formate ed erano impegnate sul territorio, stipulando convenzioni con esse per tenere aperti nei fine-settimana i principali monumenti cittadini. A monte delle convenzioni fu stipulato un protocollo d’intesa con il Comune, la Curia, associazioni ed
Enti che in vario modo detenevano il possesso dei beni di rilevante interesse culturale, in base al quale il Comune si assumeva l’onere economico e la Soprintendenza il coordinamento scientifico.
Quest’anno il progetto si è ulteriormente allargato fino a garantire
l’apertura dei monumenti ogni giorno, grazie al coinvolgimento della
Regione Campania che si è assunta l’onere economico di un più cospicuo contributo alle tre associazioni culturali cittadine protagoniste del
progetto: “Erchemperto”, Il Gruppo Archeologico Salernitano e “Il
Centro Storico”.
L’impegno condiviso del Comune e della Soprintendenza, con la collaborazione di tutti gli altri Enti e Associazioni della città, nel comune
obiettivo di valorizzarla e rafforzarne l’offerta turistico-culturale, ha
fatto sì che oggi è diventata una realtà quella che possiamo definire il
museo all’aperto della città, che si articola in un vasto percorso che
include anche monumenti dei quali trent’anni fa si avevano testimonianze solo documentarie.
La trentennale azione della Soprintendenza a Salerno, infatti, ha portato alla riscoperta di numerose e importantissime tracce della sua storia.
Il glorioso passato della nostra città, che affonda le sue radici nell’alto
medioevo, era prima rintracciabile soltanto attraverso i documenti e le
testimonianze storiche; al di là della Cattedrale e di altri monumenti,
erano pochi i segni visibili di quel glorioso passato, il resto era appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori. Oggi sono stati recuperati e
restituiti alla conoscenza del vasto pubblico gioielli come S. Pietro a
Corte, l’antica cappella del palazzo longobardo costruito nell’VIII secolo da Arechi II, la chiesa di S. Maria de Lama, nel cui ambiente ipogeo
si conservano le ultime testimonianze di pittura longobarda, la chiesa di
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S. Andrea de Lama, in cui sono state recentemente recuperate le strutture del IX secolo, il Giardino della Minerva che ripropone l’antico orto
botanico realizzato da Matteo Silvatico nel XIII secolo, che, insieme ad
altre numerose piccole tracce rinvenute in luoghi diversi, rappresentano
preziose tessere di un percorso storico-artistico di assoluto rilievo. Anche
l’apertura della cattedrale in un orario continuo dalle 9.00 alle 19.00,
che è parte del Progetto, non è cosa banale: in nessuna città si trovano le chiese aperte oltre l’orario della loro funzione di luogo di culto.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DELL’EMILIA – ROMAGNA
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia – Romagna
Dalla collaborazione alla conservazione
Paola Monari
Direttore Regionale: Luciano Marchetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Paola Monari
Via Sant’Isaia 20
40123 Bologna
Tel. 051 3397024
Fax 051 3397077
[email protected]
Comune di Forlì
Assessorato Cultura e Università,
Servizio Pinacoteca e Musei
Assessore: Gianfranco Marzocchi
Direttore Servizio Pinacoteca e Musei:
Luciana Prati
[email protected]
56
Nel 2003, all’interno della Direzione Regionale per i Beni Culturali e
Paesaggistici dell’Emilia-Romagna furono avviate le ricerche per una
mostra intitolata Immaginari collettivi. Arte e architettura di regime
lungo la Via Emilia. La Direzione Regionale si proponeva di studiare le
trasformazioni urbanistiche delle città lungo la via Emilia durante il ventennio fascista e di definire il ruolo degli artisti (pittori, scultori, mosaicisti) che, operando sui nuovi edifici pubblici contribuirono ad alimentare la fabbrica del consenso attraverso la rappresentazione e la strumentalizzazione di valori universali.
L’idea nasceva in seguito alla presentazione da parte del MinisteroDirezione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici del primo progetto de “La strada della Pace Lubecca-Roma” che prevedeva la realizzazione da parte di Soprintendenze, Enti locali e Associazioni di singole iniziative (mostre, convegni, pubblicazioni, ricerche, campagne
fotografiche), volte a trovare ‘segni di pace’ lungo un ideale percorso
che da Lubecca giunge a Roma, attraversando anche cinque regioni
italiane (Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio) e che,
per il tratto emiliano-romagnolo, coincide con la Via Emilia.
Al progetto aderì il Comune di Forlì, che si impegnò a finanziare un
video, commissionato all’artista milanese Paola di Bello, sull’Ex
Collegio Aeronautico della Gioventù Italiana del Littorio di Forlì.
L’edificio, progettato nel 1934 da Cesare Valle e dotato di un complesso apparato decorativo sul ‘mito del volo’, con mosaici, dipinti murali
e una monumentale statua di Icaro, è uno dei più rappresentativi dell’epoca a Forlì.
Motivi diversi hanno poi impedito la conclusione della ricerca e l’allestimento della mostra, con il rischio di disperdere i risultati ottenuti fra
il 2004 e il 2006.
Il sostegno del Comune di Forlì - Assessorato Cultura e Università,
Servizio Pinacoteca e Musei - è stato fondamentale per avviare un lavoro di recupero e di riorganizzazione del materiale acquisito, ed elaborare un progetto di mostra meno ambizioso, ma altrettanto qualificato
sia dal punto di vista scientifico che dell’immagine, da portare a termine entro il 2009.
Icarus Game, il video di Paola di Bello, è uno dei primi elementi del
nuovo progetto: è un viaggio virtuale che la video artista compie all’interno dell’Ex Collegio Aeronautico, accompagnando Icaro nel suo
sogno di fuga dal labirinto e nella scoperta del volo che rappresenta
la libertà.
L’opera è stata presentata a Forlì il 29 marzo 2008 nel corso della
“X Settimana della Cultura”. Dall’evento costruito intorno alla sua proiezione e dalla visita guidata all’Ex Collegio Aeronautico è nata anche
una nuova idea di collaborazione fra il Comune di Forlì e la Direzione
Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna per
il completamento del censimento regionale degli edifici pubblici con
decorazioni costruiti in Emilia-Romagna durante il ventennio.
La prima parte del censimento, frutto del lavoro svolto fra il 2004 e il
2006, è stata pubblicata nel sito istituzionale della Direzione Regionale in forma di itinerari curati da Chiara Magalini - Architettura pubblica in Emilia-Romagna durante il Ventennio e Le stazioni ferroviarie con il preciso intento di sensibilizzare il pubblico nei confronti di un
patrimonio edilizio che, se non conosciuto, potrebbe andare perduto.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DELL’EMILIA – ROMAGNA
Archivio di Stato di Piacenza
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia – Romagna
La nuova sede dell’Archivio di Stato di Piacenza
nel monastero di S. Agostino
Direttore Regionale: Luciano Marchetti
Gian Paolo Bulla
Coordinatore per la Comunicazione:
Paola Monari
Via Sant’Isaia 20
40123 Bologna
Tel. 051 3397024
Fax 051 3397077
[email protected]
Archivio di Stato di Piacenza
Direttore: Gian Paolo Bulla
Palazzo Farnese, Piazza Cittadella, 29
29100 Piacenza
Tel. 0523 338521
Fax 0523 384916
[email protected]
[email protected]
www.archiviodistatopiacenza.beniculturali.it
58
La storia
«Venimmo a dormire a Piacenza… città via assai grande… In fine io
non ci viddi nulla degno d’esser veduto, che il novo edificio di S.
Augustino… Questo edificio mi pare in corridori, dormitori e cantine,
et altra faccenda, il più suntuoso e magnifico che io abbia visto in niun
altro loco, se ben mi ricordo, per servigio di chiesa». Così Montaigne
nel Viaggio in Italia del 1581 descrive il monastero dei canonici
Lateranensi, da poco ultimato. Nei due secoli successivi, esso accrebbe prestigio e dotazioni, legandosi nel Settecento a certa cultura riformatrice, nel campo religioso e in quello dell’istruzione espletata nella
propria scuola-collegio.
La chiesa subì danni nel XVIII secolo poiché utilizzata come ospedale
militare nelle guerre di Successione polacca e austriaca e, infine, nelle
campagne napoleoniche. Nel 1798 l’Ordine fu soppresso e l’intero
complesso entrò nel prestito forzoso dovuto ai Francesi dal duca
Ferdinando il quale, per farvi fronte, vendette i beni ecclesiastici ai privati. Così fu per i beni dei Lateranensi, senz’altro tra i meglio amministrati dell’asse ecclesiastico; anche arredi, libri e oggetti d’arte furono
messi all’asta, mentre, in parte, reperti archeologici e monete confluirono nel Museo Reale di Parma. S. Agostino subì alterne vicende fino
a quando, nel 1863, passò al Demanio Militare e, fino al 1995, fu lungamente sede di caserma e poi dell’Ufficio di Leva.
Mentre la chiesa fu cominciata nel 1570 e terminata nel 1608, la
costruzione del monastero va dal 1550, data del progetto, al 1573.
Esso si articola in tre chiostri: un primo rettangolare d’ingresso, uno
centrale quadrato di 43 ml di lato (il meglio conservato) e un altro della
stessa grandezza, ricostruito nel lato sud dov’era il refettorio distrutto
nel 1945.
I loggiati in stile dorico, in gran parte tamponati, sono a pilastro e
semicolonne nell’ordine inferiore e in quello superiore presentano loggette a bifora in stile ionico. Tra le parti salienti si notano: finestre con
loggetta a serliana ossia a trifora soprastante 4 colonnine; grandi cor-
ridoi centrali, il principale dei quali, ora manipolato, che s’affacciava
al piano terra verso l’orto, era detto “della prospettiva”; scala ellissoidale con gradini a incasso sul lato ovest.
Il progetto
La vicenda prende le mosse nel 1998, quando l’esigenza di mettere
completamente a norma l’attuale sede in Palazzo Farnese (200 millesimi del compendio, con solo m2 1135 adibiti a depositi archivistici e
km 7 di scaffalature) si dimostra insuperabile, soprattutto per l’impossibilità di ampliare, per motivi strutturali e architettonici, i magazzini
come necessario ed urgente. L’Amministrazione degli Archivi di Stato
pertanto individuò parte di un prestigioso compendio del demanio storico-artistico per realizzare al più presto magazzini complementari e,
in prospettiva, la nuova unica sede dell’Archivio di Stato di Piacenza.
Si tratta del Monastero di S. Agostino (ex Caserma gen. Cantore)
posto al n. 35 dello Stradone Farnese, in zona ancora centrale in prossimità di un’ampia area comunale (già pertinente al monastero-caserma) oggetto di riqualificazione, al pari di un’altra sita poche centinaia più a est lungo lo stesso asse viario: l’ex Macello Municipale.
Dal 2000, pur nel mezzo di un processo lungo e complicato, l’ala est
(la cd. stecca con due finestre a serliana) funziona come stoccaggio
provvisorio del materiale archivistico (a partire da quello di nuovo
accesso) e dal 2002 è stata sottoposta a ingenti lavori di adeguamento. Dopo avere proceduto al consolidamento dei solai e al ripristino
della copertura, sono stati realizzati (e riempiti) nel 2007 i primi due
depositi per oltre 2 Km e ne sono stati appaltati altrettanti. L’entità dell’intervento, il primo su un complesso monumentale tra i più bisognosi
di recupero, e il favore che esso incontra nella città faranno del monastero un vero e proprio palazzo delle carte, l’Archivio dei piacentini. E
ciò in un’area – vicina al Politecnico e all’Urban Center - a stretta vocazione culturale dove anche l’Amministrazione Comunale ha avviato un
consistente processo di riqualificazione.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DELL’EMILIA – ROMAGNA
Biblioteca Palatina
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia – Romagna
La mostra su Giovannino Guareschi a Parma.
Un’azione sinergica tra Autonomie locali e Mibac
Direttore Regionale: Luciano Marchetti
Lauretta Campanini
Coordinatore per la Comunicazione:
Paola Monari
Via Sant’Isaia 20
40123 Bologna
Tel. 051 3397024
Fax 051 3397077
[email protected]
Biblioteca Palatina
Direttore: Andrea De Pasquale
Strada alla Pilotta, 3
43100 Parma
Tel. 0521 220411
Fax 0521 235662
[email protected]
Il 18 aprile 2008, nella Sala Maria Luigia della Biblioteca Palatina,
ospite Giorgio Forattini, è stata presentata alla stampa e, inaugurata il
giorno successivo nella Galleria San Ludovico, la mostra “Giovannino
Guareschi. Nascita di un umorista. “Bazar” e la satira a Parma dal
1908 al 1937”, in calendario fino al 1° giugno 2008.
Con questa mostra inedita la città di Parma celebra uno dei più amati
scrittori italiani, famoso in tutto il mondo per aver creato personaggi
immortali come Don Camillo e Peppone.
L’evento si inserisce all’interno delle celebrazioni dedicate a Giovannino
Guareschi nato a Fontanelle di Roccabianca nel 1908 e intende riscoprire le origini e la formazione culturale di uno straordinario umorista,
che ha raccontato il mondo con la parola scritta e il disegno satirico.
Il percorso espositivo si articola su tre sedi:
Galleria San Ludovico
Giovannino Guareschi. Nascita di un umorista
A cura di Giorgio Casamatti e Guido Conti
Biblioteca Palatina
I numeri unici satirico-umoristici a Parma
A cura di Giovanna Barca, Giorgio Casamatti, Michele Chiari, Guido
Conti, Cristina Doronzo, Marialuisa Spotti
Castello dei Burattini. Museo Giordano Ferrari
Dalle caricature ai burattini: il grottesco nelle vignette dei giornali satirici
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L’iniziativa è promossa dal Comune di Parma in collaborazione con il
Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di
Giovannino Guareschi, la Fondazione Monte di Parma, il Club dei
Ventitrè, la Biblioteca Palatina, il Museo castello dei Burattini, la Provincia di Parma, la Banca Monte Parma, MUP Editore, con il patrocinio
del MiBAC Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali;
essa costituisce un importante e concreto esempio di collaborazione attiva ed efficace fra Autonomie locali e MiBAC tesa ad assicurare la conoscenza e la fruizione gratuita del patrimonio culturale, nelle sue molteplice espressioni, a un bacino di utenza sempre più vasto. Una sinergia
che coniuga competenze specifiche con modalità di interventi differenti
volti ad un medesimo obiettivo: sviluppare azioni di supporto per un’offerta culturale capillarmente diffusa e di qualità.
Alla realizzazione dell’evento la Biblioteca Palatina ha contribuito in
misura determinante attingendo dai propri fondi bibliografici una
cospicua selezione di materiali originali.
Si tratta dei giornali umoristici della goliardia parmense, pubblicati
dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni Cinquanta del secolo scorso, pervenuti alla Biblioteca per diritto di stampa e conservati nel
Fondo “Numeri Unici”.
Della pregevole raccolta, la cui consistenza ammonta a 864 documenti
divisi in tre sezioni, sono esposti un centinaio di pezzi in un percorso che
ricostruisce una tra le più vive e interessanti espressioni della “parmigianità”, riconducibile ai grandi giornali umoristici europei.
Sono mostrate le testate su cui pubblicavano i maestri di Giovannino
Guareschi, da Latino Barilli a Erberto Carboni, da Cesare Gobbo a
Carlo Bisi e Cesare Zavattini.
Da segnalare è pure una sezione dedicata agli almanacchi e ai lunari di epoca romantica, tratti dalla ricca collezione di fogli volanti conservati nella Palatina, testimonianza significativa di un mondo popolare e contadino che ama esprimersi attraverso il burlesco e il grottesco.
I materiali esposti, analiticamente e scientificamente catalogati, rappresentano una ricchezza del territorio emiliano ed in particolare di quello parmense, di cui ricostruiscono l’ambiente culturale in un momento
di straordinaria vitalità, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni
Trenta, quando i caffè letterari della città erano il luogo d’incontro tra
pittori, artisti e scrittori di diverse generazioni.
Parma, in quegli anni, può essere infatti riconosciuta come una delle
capitali della cultura italiana, in cui si formarono personalità di primo
piano: nel campo dell’arte Erberto Carboni, Attanasio Soldati, Carlo
Mattioli, Remo Gaibazzi; del giornalismo Pietro Bianchi; della letteratura Antonio Delfini e Attilio Bertolucci; del cinema Cesare Zavattini.
Su questa straordinaria tradizione Giovannino Guareschi inventa il suo
primo giornale umoristico, “Bazar”, di cui usciranno otto numeri.
Il catalogo, a cura di Giorgio Casamatti e Guido Conti, è pubblicato
dall’Editore MUP.
61
DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DELL’EMILIA – ROMAGNA
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna,
Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia – Romagna
Il Museo Nazionale di Ravenna: le collaborazioni
con gli enti locali
Direttore Regionale: Luciano Marchetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Paola Monari
Via Sant’Isaia 20
40123 Bologna
Tel. 051 3397024
Fax 051 3397077
[email protected]
Soprintendenza per i Beni
Architettonici e Paesaggistici
per le province di Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Soprintendente: Giorgio Cozzolino
Museo Nazionale di Ravenna
Direttore: Cetty Muscolino
Via San Vitale 17
48100 Ravenna
Tel. 0544 543711
Fax 0544 543732
[email protected]
[email protected]
www.soprintendenzaravenna.beniculturali.it
62
Ormai da anni il Museo Nazionale di Ravenna ha avviato proficue collaborazioni con gli enti locali del territorio al fine di promuovere in
maniera integrata il patrimonio culturale di propria competenza.
Particolarmente significativa è stata la collaborazione con il Comune
di Ravenna - Museo d’Arte della Città e Biblioteca Classense - avviata
in occasione del 150° anniversario della nascita di Corrado Ricci
(Ravenna, 1858 - Roma, 1934), una delle personalità più complesse
della cultura italiana tra Ottocento e Novecento: studioso, museologo,
storico dell’arte e funzionario.
La mostra “La cura del bello. Musei, storie, paesaggi. Per Corrado
Ricci” non poteva non vedere coinvolta con intensa partecipazione la
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, di
cui Corrado Ricci fu il padre fondatore e costituisce nello stesso tempo
occasione speciale per riflettere sulle molteplici trasformazioni intercorse nel Paese nell’arco di un secolo.
La circostanza storica che ha visto nascere la Soprintendenza di
Ravenna, prima in Italia ed esperienza pilota per il sistema di tutela
pubblica del patrimonio storico-artistico nazionale, fa divenire questo
Istituto un osservatorio privilegiato degli attuali scenari sempre più articolati e variegati e induce a riconsiderare l’attuale ruolo delle
Soprintendenze, presidi di tutela e centri di alta competenza tecnica,
che assolvono al ruolo fondamentale di archivi e custodi delle memorie. Pur continuando a perseguire, secondo gli stessi principi etici, nell’opera di salvaguardia, tutela conservazione e restauro, non si può
fare a meno di registrare la delicatezza di questo momento storico in
cui le perenni innovazioni e il mutare delle norme e delle disposizioni
rendono difficile il lavoro quotidiano e del tutto incerto quello a lungo
termine. Nonostante la molteplicità delle problematiche, a fronte del
diminuire delle risorse umane ed economiche, permane costante la
determinazione di perseguire nel mandato istituzionale e il desiderio di
rendere omaggio al Ricci, primo Soprintendente d’Italia e funzionario
esemplare, le cui parole appassionate testimoniano le difficoltà, sempre attuali, dei funzionari:
“… provvedere a tutto, alla salvezza ed al decoro… è impresa spaventosa, e nel suo insieme impossibile: e sarebbe impossibile se anche le
nostre condizioni finanziarie fossero cento volte quelle che sono, e il
nostro personale cento volte più numeroso… E che cosa fa il
Ministero?… si lotta quotidianamente, disperatamente per salvare
quanto si può… La nostra lotta è spesso inane e qualche volta amarissima…”.
Dal 9 marzo al 22 giugno 2008 sono allestite presso il Museo
Nazionale di Ravenna le sezioni espositive “La Fanciulla di Anzio” e
“Documentare il restauro: dalle Tavole Storiche di Corrado Ricci alle
Tavole Digitali”. Infatti, fra i molti aspetti della poliedrica attività di
Corrado Ricci si è scelto di privilegiare il segmento della documentazione dei restauri musivi, materia di cui Ricci è stato pioniere con la
sua titanica opera ricognitiva delle superfici musive, confluita poi nelle
Tavole Storiche dei Mosaici di Ravenna, realizzate col fondamentale
contributo di Alessandro Azzaroni e Giuseppe Zampiga.
Nelle tavole si è cercato di visualizzare lo stato di fatto della superficie musiva, discriminando le aree originali, quelle di rifacimento anti-
co e gli interventi moderni. Operazione ambiziosa e molto complessa,
scaturita da un’impostazione metodologica storico-filologica, che prendeva le distanze dagli interventi del secondo Ottocento ispirati a un
mero storicismo stilistico.
Proseguire sul solco fondamentale tracciato da Ricci ha significato
entrare sempre più nello specifico di un manufatto, quello musivo per
l’appunto, che forse fino agli anni settanta è stato discriminato, compreso parzialmente o non opportunamente considerato. Il mosaico,
oggetto di ricerche e di approfondimenti da parte dei massimi studiosi per gli aspetti iconografici e iconologici, per i dati formali e stilistici,
diventava estremamente fragile quando si doveva entrare nel vivo
della materia, l’unica che può dare quelle informazioni utili a comprovare, confermare o confutare quanto è stato teorizzato per altre vie.
La Soprintendenza ha portato avanti con estrema coerenza questa area
di indagine, conseguendo nel tempo esiti di grande rilievo, anche attraverso l’attività della Scuola per il Restauro del Mosaico a partire dagli
anni ottanta. Dalle Tavole Storiche di Ricci si arriva alla successiva registrazione ed informatizzazione dei dati per documentare le molteplici
trasformazioni avvenute sulle superfici musive parietali dagli anni trenta
fino ai nostri giorni. Un lavoro lungo e difficile, che richiede grande
rigore e che può essere intrapreso in occasione dei restauri, momento
privilegiato per leggere mosaici e malte di sottofondo, per riuscire a
discriminare e discernere nell’intricato labirinto delle tessere musive. E’
parte di questa sezione espositiva anche un suggestivo ed innovativo
allestimento video, costituito da proiezioni multiple sincronizzate che
restituiscono in maniera dinamica i restauri delle decorazioni musive in
relazione alla documentazione storica e d’archivio relativa al Battistero
Neoniano e alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
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Sempre nelle sale del Museo Nazionale è possibile ammirare un autentico capolavoro dell’arte greca, scelto quale esempio emblematico dell’immenso lavoro condotto da Ricci, Direttore Generale delle Antichità e
Belle Arti dal 1906, nell’ambito del suo impegno archeologico a Roma.
Si tratta di un’opera molto suggestiva, la Fanciulla di Anzio, ritrovata
fortunosamente a seguito di una mareggiata che provocò il crollo di
una parete, ornata da nicchie, della Villa imperiale che Nerone possedeva ad Anzio, sua città natale.
La scultura, alta un metro e settanta, rappresenta una giovinetta che
indossa una tunica ed un ampio mantello, colta nell’atto di incedere.
La presenza di oggetti votivi posti sul vassoio che tiene in mano, una
benda di lana, un ramoscello di alloro ed una zampa di leone, hanno
fatto ipotizzare agli studiosi che si tratti di una sacerdotessa o di un
personaggio connesso al culto di qualche divinità.
Fu proprio grazie all’interessamento di Ricci che la raffinata scultura
venne acquisita dallo Stato italiano, sfuggendo così al tentativo di vendita agli Stati Uniti e provocando non poche polemiche per l’ingente
somma pagata.
Dalla collaborazione tra i Servizi educativi della Soprintendenza per i
Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna e il Comune di Ravenna
è nato alla fine degli anni novanta il Centro di Ricerca e
Sperimentazione Didattica Tessellae, che quest’anno festeggia 10 anni
di attività. Tessellae è un esempio concreto di efficace collaborazione
tra amministrazioni pubbliche che mettono in comune le rispettive com-
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petenze, strutture e professionalità per i medesimi fini. Tali fini riguardano non solo l’educazione e l’insegnamento delle varie discipline, ma
anche il tentativo di sviluppare nei ragazzi quelle attitudini alla curiosità, al piacere della scoperta, alla manualità, che sono alla base dell’amore per l’arte.
Da un esame delle attività realizzate in questi ultimi dieci anni emergono risultati estremamente incoraggianti: centinaia di materiali prodotti
tra video, pubblicazioni e iniziative, che hanno visto coinvolti migliaia
di studenti e docenti.
Fondamentale per la divulgazione della conoscenza del patrimonio
culturale e delle iniziative promosse dalla Soprintendenza e dal Museo
Nazionale è anche la collaborazione con il Sistema Museale della
Provincia di Ravenna, in relazione alla rivista quadrimestrale Museo
in•forma. Questa proficua collaborazione, avviata da oltre un decennio, si concretizza nella costante redazione di una pagina riservata a
questo Istituto all’interno della pubblicazione, grazie alla quale la
Soprintendenza rende note ad un vasto pubblico le attività svolte nei
vari ambiti di competenza.
Ultima, ma non per importanza, la feconda collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Verdi” di Ravenna, che vede da
alcuni anni la partecipazione degli allievi e dei docenti nell’organizzazione di stimolanti e originali iniziative trasversali all’insegna del sodalizio tra Arte e Musica.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DELL’EMILIA – ROMAGNA
Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia – Romagna
Gruppo di lavoro per la redazione di uno schema di
manuale di gestione delle antiche Istituzioni bolognesi
Direttore Regionale: Luciano Marchetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Paola Monari
Via Sant’Isaia 20
40123 Bologna
Tel. 051 3397024
Fax 051 3397077
[email protected]
Soprintendenza Archivistica
per l’Emilia-Romagna
Direttore: Euride Fregni
Galleria del Leone, 1
40125 Bologna
Tel. 051 225748 – 229148 – 261107
Fax 051 239400
[email protected]
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L’idea di predisporre uno strumento per supportare le istituzioni bolognesi associate nella “Consulta delle antiche istituzioni bolognesi”
nella organizzazione e gestione dei propri archivi, nasce da un’idea
del Presidente della Consulta, l’ing. Franchi Scarselli, recepita favorevolmente dal soprintendente, dott.ssa Euride Fregni.
Le istituzioni bolognesi aderenti alla Consulta vantano, non di rado,
una storia secolare, le cui tracce oggi riconosciamo come beni di valore inestimabile.
Complessi architettonici, carte e scritture familiari e personali, disegni
e arredi, manifesti e dipinti, fotografie ed oggetti, tappezzerie e suppellettili, mobili e strumenti, sono giunti fino a noi, testimoni, spesso
muti e dimenticati, di vicende uniche.
La nozione di bene culturale, oltre la connotazione meramente giuridica che assume nel nostro ordinamento, rimanda ad una percezione di
ricchezza “plurale”, sia nel senso di una eterogeneità tipologica diffusa, sia in quello di una gamma così vasta di soggetti, interpellati come
eredi ideali di tale patrimonio, da coincidere con l’intera città e con la
sua capacità di mantenere vivo il senso della propria storia.
Gli straordinari complessi documentari storici prodotti dalle antiche istituzioni sono noti, studiati, tutelati, ma proprio la consapevolezza della
grande rilevanza culturale dei propri patrimoni, ha spinto le istituzioni
ad occuparsi, per quanto concerne l’archivio, dei meccanismi attuali di
produzione e gestione di quelle carte oggi chiamate a supportare l’attività amministrativa, ma che andranno a sedimentarsi su complessi
spesso plurisecolari di documenti, a testimoniare quell’ininterrotta
custodia che è parte integrante della consapevolezza storica.
Il presente strumento si propone di fornire indicazioni operative per la
compilazione di un completo “manuale di gestione” dei documenti
archivistici.
Fin dalle prime battute della collaborazione instauratasi con la Soprintendenza Archivistica, la preoccupazione per la tutela e la salvaguardia dei patrimoni documentari è stata ben chiara ed evidente.
L’archivio, poi, è nozione tutta particolare. Non è un bene statico, di
cui si possano disporre collocazione e gestione una volta per tutte. E’
un organismo vivo, che accompagna e supporta le attività dell’ente
produttore e i cui meccanismi di formazione incidono profondamente
sulle architetture delle aggregazioni storiche, fonte primaria per la
conoscenza di istituzioni, uomini, attività, avvenimenti.
La Soprintendenza, in collaborazione con la Consulta, ha pertanto istituito e coordinato un gruppo di lavoro, rappresentativo delle istituzioni bolognesi, che si è posto come obiettivo quello di elaborare uno
schema di manuale di gestione dei flussi documentali, sulla scorta di
quanto sta avvenendo nelle pubbliche amministrazioni, a seguito dei
numerosi provvedimenti normativi in materia.
Si è discusso e ci si è confrontati sull’impostazione più idonea a migliorare le fasi di acquisizione, trattamento, conservazione dei documenti
che i singoli istituti sistematicamente producono ogni giorno, al fine di
fornire di una seconda gamba il cammino della tutela degli archivi: da
una parte la conservazione, l’ordinamento, l’inventariazione dei fondi
storici; dall’altra la razionalizzazione dei flussi documentali correnti
quale garanzia di sedimentazioni documentarie coerenti e logicamente esplicative, base e requisito di un archivio efficiente.
Troppo spesso la visione “museale” dell’archivio come patrimonio staticamente dato o peggio come insieme di pochi, sporadici documenti
preziosi pervenutici più o meno casualmente dal passato, spinge a sottovalutare come piuttosto il bene archivistico sia bene costantemente “in
produzione”, che interpella qualità e competenze organizzative, amministrative, oggi anche informatiche e tecnico scientifiche, tra le cui coordinate si gioca la partita dell’efficienza e del buon andamento delle attività pratiche di un’organizzazione, sia essa pubblica o privata.
Proprio quest’ultimo aspetto è risultato infine uno dei più produttivi: non
si è avvertita una differenza sostanziale tra la titolarità pubblica o privata degli istituti che hanno aderito all’iniziativa. La necessità di richiamare regole e procedure definite ha valicato i distinguo giuridici: una
buona organizzazione dei documenti sottende una buona organizzazione tout court e questa consapevolezza ha costantemente marcato i
lavori del gruppo costituitosi presso la Soprintendenza Archivistica
all’indomani della collaborazione con la Consulta tra le antiche istituzioni bolognesi.
Il corpus di regole che il legislatore italiano ha previsto per gli enti pubblici ha quindi costituito il punto di partenza della stessa struttura del
manuale basata sulle disposizioni dell’art. 5 del DPCM 31 ottobre 2000.
Affinché questo strumento possa dare i frutti sperati, va detto che suo
intento non è quello di fornire un testo base di manuale di gestione.
Sotto tale profilo, basterebbe effettuare una ricerca su Internet (il
manuale è documento pubblico) per accedere a decine di testi già elaborati da enti diversi, scegliere il più vicino alle esigenze dell’ente e,
sostituendo qualche denominazione o aggiustando qualche formula,
avere già pronto il proprio manuale.
Per dare concretezza e reale forza dispositiva al manuale di gestione
occorre effettuare piuttosto un percorso impegnativo che comporta:
– analisi delle attuali forme di organizzazione della gestione documentaria;
– confronto (per gli enti pubblici) con gli obblighi fissati dalla normativa vigente e verifica (anche per i privati) delle principali criticità
riscontrate nella ricezione, lo smistamento, la spedizione, l’organiz-
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zazione e la conservazione dei documenti;
– analisi dei principali strumenti di gestione documentaria (in particolare registro di protocollo, schema di classificazione o titolario,
piano di conservazione o massimario);
– analisi del software in uso per la gestione documentaria;
– reingegnerizzazione dei flussi documentali, orientati al miglioramento e all’innovazione dei processi, attraverso:
– la revisione degli strumenti archivistici;
– l’individuazione di definite responsabilità operative, in particolare un
responsabile del servizio di gestione documentaria;
– la redazione del proprio manuale di gestione, con descrizione precisa delle procedure adottate;
– la formazione o l’aggiornamento degli operatori coinvolti.
Come si evince dai pochi elementi accennati, il percorso è quindi tutto
iscritto all’interno dell’organizzazione, che attraverso incontri, analisi,
verifiche e proposte, intraprende un percorso di razionalizzazione e
innovazione del proprio sistema archivistico. Il manuale di gestione è
strumento strategico di tale itinerario solo se diviene la risultante finale
delle attività (faticose), di cui si è tracciata una rapida sintesi.
Vi sono poi - è l’esperienza di diversi anni di vigilanza esercitata sugli
enti pubblici a convincerci di tale assunto – alcuni requisiti cruciali per
la buona riuscita di un progetto simile, quali la convinta adesione del
cosiddetto top management, il quale deve non solo essere convinto
della centralità della corretta gestione documentale, ma fissare obiettivi concreti di realizzazione dei progetti di innovazione ed esigere
l’adeguamento funzionale della struttura organizzativa alle procedure
adottate e fissate nel manuale.
Altro requisito fondamentale è la professionalità oggi indispensabile
per affrontare temi con un coefficiente sempre più alto di complessità
archivistica, tecnologica, organizzativa e giuridico amministrativa. Il
consiglio è quello di istituire in ogni ente un gruppo di lavoro ristretto,
in cui l’archivista possa svolgere il ruolo di un primus inter pares, coordinando ed avvalendosi di professionalità diverse. L’archivista, poi, in
assenza di consolidate professionalità interne (condizione assai diffusa, quasi da rappresentare la regola) può essere coinvolto attraverso
incarichi esterni di consulenza, tenuto conto dei primi esiti di master
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specializzati che ormai varie università italiane hanno istituito.
La Soprintendenza Archivistica per l’Emilia Romagna poi ha sempre
manifestato la propria disponibilità a sostenere e supportare, nei limiti
delle possibilità operative, processi di questo tipo.
Lo schema di manuale pertanto individua i blocchi tematici, le aree di
lavoro, non i contenuti, che ciascuna istituzione dovrà definire e fissare in virtù del percorso di innovazione cui si è accennato.
Le varie sezioni sono corredate da un breve commento esplicativo, dal
rimando a disposizioni normative, che possono risultare cogenti per gli
enti pubblici, indicativi per quelli privati, il riferimento al modello di
manuale di gestione proposto dal Centro per l’Informatica nella
Pubblica Amministrazione (se dobbiamo ispirarci ad un testo tanto vale
farlo con una proposta ufficiale).
In alcuni casi sono stati inserite indicazioni desunte dalla recente
norma ISO-UNI 15489 sul Records Management, a riprova che l’uniformazione di prassi e metodiche su scala internazionale riguarda non
solo la Pubblica Amministrazione, ma rappresenta un’opportunità di
innovazione per ampie tipologie di organizzazioni.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DEL LAZIO
Archivio di Stato di Roma
Direzione Regionale per i
Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio
Direttore Regionale: Francesco Prosperetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Anna Maria Romano
Piazza di Porta Portese,1
00153 Roma
Tel. 06 5810565 – Fax 06 5810700
Archivio di Stato di Roma
Direttore: Luigi Londei
Palazzo della Sapienza
Corso del Rinascimento, 40
00186 Roma
Tel. 06 6819081 – Fax 06 68190871
[email protected]
www.archivi.beniculturali.it/asrm/index.html
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“Con magnificenza e con decoro”. I Comuni e la
devozione civica nel territorio romano tra ‘700 e ‘800:
luoghi, riti, feste, protagonisti
Daniela Sinisi e Maria Grazia Branchetti
La mostra, realizzata dall’Archivio di Stato di Roma, è dedicata ad un
tema che negli ultimi anni ha attratto l’attenzione di studiosi di diverse
discipline, in particolare, degli antropologi e l’interesse, in Italia, di
numerosi enti territoriali: la devozione popolare, o civica, com’ è stata
spesso definita, cioè quel particolare tipo di religiosità collettiva, che
da secoli si è manifestata e si manifesta ancora oggi nella venerazione verso il santo patrono, protettore della città o del luogo. In tale culto
erano coinvolte le diverse componenti di ogni comunità: le istituzioni di
governo, centrale e locale, le istituzioni ecclesiastiche, con il clero
regolare e secolare impegnato, insieme alle locali confraternite, a rendere onore al santo nelle maniere previste dalla tradizione, e la popolazione intera, la cittadinanza, che desiderava onorare con la giusta
“pompa e magnificenza” patroni e compatroni. Il legame che unisce
tutti, al di là della diversità stessa di idee e sentimenti, è il senso di una
comune identità che trova il suo simbolo e la sua incarnazione proprio
nel culto patronale.
Occasione e impulso per l’organizzazione di una mostra storico-documentaria dedicata a tale argomento è stato un recente lavoro d’inventariazione della serie “ Titolo VII-Culto” dell’archivio della Presidenza
di Roma e Comarca (anni 1830-1870). In tale serie documentaria,
accanto a carteggio relativo ad affari generali, per i vari comuni (sacre
missioni, predicatori della Quaresima, visite pastorali dei vescovi diocesani, visite dei pontefici etc.) sono presenti, anche per comunità piccole e povere, fascicoli relativi proprio alla devozione “civica”, intesa
nel senso sopra esposto, e, soprattutto, ai festeggiamenti tributati ai
santi patroni e ai restauri e alla manutenzione delle chiese di pertinenza comunale, eventi per i quali si chiedeva autorizzazione alla
Presidenza di Comarca, in caso di spese eccedenti quanto previsto nei
bilanci comunali.
Partendo da tale interessante spunto, non solo si è indagato in altri
fondi dell’Archivio di Stato (Sacra Congregazione del Buon Governo,
soprattutto, ma anche Camerale III- Comuni, Collezioni dei disegni e
mappe, Legazione di Velletri etc.), ma si è pensato di dedicare particolare attenzione agli archivi di quelli che sono i protagonisti principali della devozione civica: i Comuni, e in particolare i Comuni dell’area
romana, la Comarca, appunto, in epoca pontificia. Principalmente
all’epoca pontificia, e in particolare ai secoli XVIII e XIX, è infatti dedicato il percorso espositivo, perché, come è noto, a tale periodo si riferisce la stragrande maggioranza della documentazione dell’Archivio
di Stato di Roma. Anche i Comuni, che hanno partecipato all’iniziativa (Albano, Anzio con Nettuno, allora unite, Bracciano, Genzano,
Grottaferrata, S.Oreste, Tivoli e Velletri) hanno effettuato ricerche per
lo stesso periodo nelle loro carte, per aggiungere informazioni sempre
assai interessanti ed “attuali”, a quelle pur abbondanti reperite presso
l’Archivio di Stato.
Accanto alle fonti documentarie, come da tradizione per le iniziative
di divulgazione di questo tipo, si sono utilizzate varie fonti iconografiche, conservate in musei e istituti locali o statali ed anche, con la preziosa collaborazione dell’Istituto del catalogo e della documentazione,
fotografie che permettono di dare al visitatore un’occhiata d’insieme ai
luoghi della mostra, oggi. La mostra, realizzata su pannelli è corredata da un catalogo edito da Gangemi.
Nel corso del 2008 la mostra seguirà un percorso itinerante attraverso i Comuni del Lazio, che hanno aderito all’iniziativa.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DEL LAZIO
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Direzione Regionale per i
Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio
Direttore Regionale: Francesco Prosperetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Anna Maria Romano
Piazza di Porta Portese,1
00153 Roma
Tel. 06 5810565 – Fax 06 5810700
Soprintendenza per i Beni Archeologici
del Lazio
Soprintendente: Marina Sapelli Ragni
Via Pompeo Magno, 2
00192 Roma
Tel. 06 3265961 – Fax 06 3214447
[email protected]
Musei Civici di Albano
Direttore: Giuseppe Chiarucci
Viale Risorgimento, 3
00041 Albano Laziale
Tel. 06 9323490 – Fax 06 9325759
[email protected]
www.museicivicialbano.it
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I Musei Civici di Albano Laziale
Giuseppe Chiarucci
Nel grazioso edificio neoclassico di Villa Ferrajoli, immerso in un
parco di gigantesche magnolie, ha sede il Museo Civico Albano.
La facciata dell’edificio, mossa da un avancorpo centrale a forma di
pronao tetrastilo, è ornata da un bel frontone in terracotta che illustra
il mito di Cerere che insegna a Trittolemo la pratica dell’agricoltura.
La delicatissima decorazione pittorica degli interni, opera di
Giovanbattista Caretti, è ispirata all’arte classica e rinascimentale.
Il Museo, articolato in 23 sale espositive disposte su tre piani, raccoglie senza soluzione di continuità reperti archeologici che vanno dal
paleolitico al medioevo.
Tra i reperti più importanti ivi conservati si possono evidenziare quelli
dell’antica età della pietra, associati a resti di fauna paleolitica
(300.000-30.000 anni fa), quelli dell’età del Bronzo medio e quelli
relativi alla Civiltà Laziale che nel periodo più antico, quello del popolo degli Albani (XI - VII sec. a.C.), ebbe il maggior splendore.
Una spada corta in ferro con elsa decorata con lamina d’oro, argento
ed avorio nell’impugnatura, punte di lancia in bronzo di notevole misura e particolare decorazione, punte di lancia in ferro di varie tipologie
e due spade in ferro con fodero di legno, bene documentano la presenza di famiglie aristocratiche e di guerrieri in Alba Longa che presso l’attuale città di Albano ebbe il suo centro.
L’età arcaica è rappresentata egregiamente dalla testina policroma di
un guerriero latino del V sec. a.C., che costituisce uno dei reperti più
importanti del Museo e da un pregevole altorilievo templare in terracotta che rappresenta una danza di menadi e satiri.
Oggetti votivi provenienti dai santuari arcaico-repubblicani, reperti
relativi alla vita quotidiana, esposti per tematiche, spesso molto curiosi e interessanti, che vanno dalla repubblica alla prima età imperiale,
costituiscono le testimonianze archeologiche di questo periodo.
Gli oggetti esposti nelle sale successive documentano la presenza di
importanti ville come quella imperiale che fu prima di Pompeo Magno,
che ha restituito numerosi mosaici e reperti marmorei, tra i quali recentemente una statua femminile in marmo pario. Della villa in località
Cavallacci sono esposti la bella testa marmorea attribuita a Tiberio
Gemello e pregevoli terrecotte architettoniche. La testa marmorea di
Faustina Maggiore proviene dalla villa di via Cancelliera.
Certamente le sale dedicate alla Il Legione Partica, acquartierata in
Albano dall’imperatore Settimio Severo, destano un interesse particolare sia per i reperti ceramici e marmorei esposti che per l’epigrafia
legionaria.
Nell’esposizione museale non mancano reperti paleocristiani e medievali, provenienti dallo scavo delle Catacombe di S. Senatore e da varie
zone della città.
Una buona collezione numismatica permette di storicizzare ed illustrare lungo il percorso didattico le varie epoche succedutesi nel territorio
di Albano.
Infine nel marmorarium sono esposti sarcofagi, statue e cippi iscritti, in
gran parte a carattere funerario scolpiti sia in marmo che in peperino.
Punti multimediali video ed un ricco apparato didattico accompagnano il percorso museale.
Nell’accogliente Parco Archeologico retrostante la sede del Museo
sono esposti numerosi coperchi di tomba del tipo a “baule” della
Legione Albana con relative epigrafi funerarie.
Circuito Monumentale Archeologico di Albano
Sepolcro detto degli Orazi e Curiazi: Il monumento, che ancora oggi si
erge maestoso e pieno di fascino, costituisce un unicum per la sua
architettura. Il mausoleo, edificato in età repubblicana, nella prima
metà del I sec. a. C., risulta probabilmente una erudita ricostruzione
della tomba di Arunte da parte della famiglia Arruntia che nei pressi
aveva suoi possedimenti.
Villa imperiale già di Pompeo Magno: La villa fu costruita nell’Albanum
con grande sfarzo da Pompeo, tra il 61 e il 58 a. C. I ruderi, ancora
maestosi, occupano un’estensione pari a 9 ettari di superficie. Famosi,
tra i reperti, sono l’ara marmorea con le fatiche di Ercole (Musei
Capitolini), due Centauri in marmi policromi e il Bacco barbato (Museo
dei Doria Pamphili).
Porta Pretoria e Porta Principale Sinistra dell’accampamento della
Legione: I resti della Porta Pretoria, realizzata in opera quadrata, si
ergono ancora oggi imponenti. La porta, larga m. 36 ed alta m. 14,
è costituita da tre fornici protetti ai lati da due torri rettangolari ed è
articolata in due piani. Anche la Porta Principale Sinistra era costituita
da tre fornici e da una posterla.
Cisternoni: La grande cisterna dell’accampamento può senza dubbio
considerarsi uno tra i più spettacolari monumenti di Albano e del
mondo romano. Essa è divisa in 5 navate con volta a botte sostenute
da 36 pilastri. L’importanza di questi Cisternoni deriva non solo dalla
loro dimensione, che permette di immagazzinare più di 10.000 m3 di
acqua, ma soprattutto dal fatto che, dopo quasi duemila anni, ancora
funzionano perfettamente.
Terme dette di Cellomaio: Questo imponente complesso edilizio, che
nelle pareti più alte raggiunge i 30 m di altezza, realizzato in opera
cementizia rivestita da un’elegante cortina laterizia rossastra, fu fatto
costruire dall’imperatore Caracalla. L’alzato era costituito da tre piani
che si articolavano in grandi aule ariose e vaste, pavimentate con
marmi e mosaici e provviste di grandi finestroni sormontati da arcate.
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Anfiteatro: Edificato agli inizi del III sec. d. C., con forma pressoché
ellittica, fu realizzato in parte scavando il banco roccioso, in parte in
muratura. Rimangono ancora il primo piano sostenuto da una trentina
di fornici, parte degli ingressi trionfali e l’intera cavea che misura nell’asse maggiore m. 113. In origine l’anfiteatro raggiungeva un’altezza
di circa 22 m. e poteva ospitare 16.000 spettatori.
Catacombe di S. Senatore: Sono ubicate lungo la Via Appia Antica al XV
miglio da Roma sul luogo in cui preesisteva una arenaria. La catacomba
albana risulta la maggiore e la più importante tra quelle suburbicarie. Nella
cripta centrale sono ben conservati preziosi affreschi (IV-XII sec. d. C.).
Ninfeo domizianeo, oggi chiesa di S. Maria della Rotonda: Il santuario
sorge su di un grazioso ninfeo che costituisce una interessante replica
architettonica del famoso Panteon di Roma. L’interno della chiesa è molto
suggestivo per l’alternarsi di testimonianze pittoriche, scultoree e musive
di epoca romana e medievale. Annesso un piccolo Antiquarium.
Nuovo Museo della Seconda Legione Partica. Il Museo in corso di allestimento, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del
Lazio, con apertura prevista nell’estate 2008, è dedicato interamente
agli aspetti militari dei legionari albani con reperti attinenti alle loro
armature e alla vita quotidiana della nascente città di Albano, che si
originò e sviluppò velocemente attorno all’accampamento (Castra
Albana). Il museo si distingue per una decisa impronta didattica interattiva basata anche sulle attività di archeologia sperimentale
sull’Esercito Romano.
I Musei Civici conservano anche importanti collezioni storico-artistiche
e naturalistiche, (ancora non esposte); ad essi sono annessi anche un
Antiquarium, una Biblioteca Scientifica (8.000 volumi) e l’Archivio
Storico Comunale.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DEL LAZIO
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Scuderie Aldobrandini – Museo Tuscolano
Giuseppina Ghini
Le Scuderie Aldobrandini, già visibili nella incisione di Matheus
Greuter del 1620, erano nate come struttura di servizio dell’omonima
villa. Con il restauro architettonico progettato da Massimiliano Fuksas
è stato ideato uno spazio polifunzionale con originali innovazioni adeguate alla presentazione sia della collezione archeologica permanente che di mostre d’arte, laboratori didattici, spazi multimediali, auditorium.
La raccolta di reperti del Museo Tuscolano, ubicato al piano terra della
struttura, rappresenta una delle poche collezioni storiche della provincia di Roma. Il percorso di visita, cronologico-tematico, riferibile principalmente all’epoca repubblicana ed imperiale, si conclude nella
sezione storico-artistica in cui sono esposti dieci modelli delle Ville
Tuscolane, accanto a diverse e preziose incisioni antiche.
Il nucleo principale dei reperti del Museo Tuscolano è rappresentato da
materiali rinvenuti presso il sito dell’antica città latina di Tusculum. Di
particolare interesse sono un nucleo di urne cinerarie in pietra sperone
e peperino, databili al IV – III sec. a. C. e riferibili alla famiglia dei
Rabirii, un frammento angolare di sarcofago di eccezionale fattura, del
II sec. d. C., con rappresentazione di thiasos dionisiaco, in cui sono
riconoscibili una menade, un sileno e tre satiri, dei quali uno con cesto
di frutta sulla testa e, inoltre, un frammento di lastra fittile con scena di
accompagnamento all’Ade, databile al I sec. d. C..
Nell’ambito dei reperti scavati dall’archeologo Maurizio Borda nel
corso degli anni ’50 dello scorso secolo, è stato recentemente individuato un frammento con la rappresentazione di una Potnia Theron,
databile al IV sec. a. C.. Tra i ritrovamenti di maggior interesse condotti dalla Scuola Spagnola di Storia e Archeologia, che, dal 1994,
soprattutto su impulso del compianto Xavier Dupré Raventós, conduce
campagne di scavo presso l’antico sito, si segnala, oltre le lastre architettoniche fittili con rappresentazioni di Nikai tauroctone o in volo, satiri vendemmianti e motivi vegetali stilizzati, l’importante scultura costituita dalla parte inferiore di una figura femminile panneggiata individuabile dall’epigrafe che compare sul piedistallo su cui poggia e in cui
si legge RVTILIA L F MATER. Il reperto, databile in epoca tiberiana, è
probabilmente pertinente al busto capite velato attualmente conservato
presso il Castello di Aglié in Piemonte, dove è esposta la collezione di
materiali tuscolani rinvenuti nel corso degli scavi fatti condurre dalla
casa sabauda dopo il 1825, a cura dell’archeologo Luigi Biondi e dell’architetto Luigi Canina. Le ave della donna rappresentata sono state
invece immortalate nelle due sculture rinvenute nello stesso sito e oggi
conservate presso i Musei Vaticani.
Tra gli altri reperti esposti presso il Museo Tuscolano, rinvenuti sporadicamente e non in conseguenza di scavi sistematici, meritano una
menzione particolare la parte inferiore di una statua di dimensioni
maggiori del vero, recentemente datata in epoca cesariana, e derivante dalla Afrodite Urania fidiaca, nonché un frammento fittile di piccole
dimensioni in cui è rappresentato un volto maschile di eccezionale fattura, riconducibile a prototipi policletei e databile all’epoca augustea.
Sono inoltre di particolare interesse una testina in marmo con il volto
di Giove Serapide, del II sec. d. C. ed una statua acefala in cui è riconoscibile Irene che doveva tenere in braccio il piccolo Pluto, databile
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Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio
Direttore Regionale: Francesco Prosperetti
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Scuderie Aldobrandini
Museo Tuscolano
Piazza Marconi, 6
00044 Frascati
Telefax 06 9417195
Orario visite. 10,00-18,00 tutti i giorni,
lunedì chiuso
Sabato e festivi: 10,00-19,00
Chiuso il 1° gennaio, il 1° maggio
e il 25 dicembre
Bookshop Frascati Point 06 94015378
[email protected]
www.scuderiealdobrandini.it
75
al I sec. d. C.. Nel Museo si conservano inoltre una interessante base
onoraria marmorea del II sec. d. C. con la rappresentazione di una
Vittoria alata nell’atto di immortalare l’evento storico a cui si riferiscono le due scene scolpite ai lati con soldato romano che spinge un prigioniero in abiti orientali e, sull’altro, una panoplia; un sarcofago,
databile tra la fine del II e l’inizio del III sec. d. C., con la rappresentazione del volto del defunto, un fanciullo, all’interno di un clipeus sorretto da due eroti. Il cosiddetto Dioniso Braschi, accompagnato da una
pantera accovacciata, forma il gruppo scultoreo che conclude la visita
alla sezione permanente delle Scuderie Aldobrandini. Si tratta di copia
di epoca adrianea da originale del V sec. a. C.
La sezione storico artistica
Uno degli scopi fondamentali dei musei in genere è rappresentato
dalla possibilità di collegare quanto esposto con il contesto d’appartenenza. In rapporto a questa specifica funzione e per la presenza, nella
sezione storico-artistica del Museo Tuscolano, dei modelli lignei delle
Ville Tuscolane, è stato ampliato sistematicamente il patrimonio di incisioni antiche.
Le incisioni di Athanasius Kircher del 1671, e quelle di Pierre Mortier,
del 1704, da sole offrono una panoramica singolare e completa delle
antiche nobili dimore e del territorio in cui si innestano. Nonostante la
consistente antropizzazione dell’area dei Colli Albani, alcuni contesti
rendono ancora pienamente l’idea di quella che, come nel nostro
caso, dovette essere la quasi simultanea e felice occupazione, o
meglio rioccupazione, se si pensa alle ville di epoca repubblicana, del
versante tuscolano che si affaccia su Roma. Ed è inoltre interessante
individuare, tra una sapiente architettura ed una cornice vegetale, la
presenza di resti antichi che allora, come in parte ancora oggi, suggeriscono il carattere di continuità delle frequentazioni dall’antichità
all’epoca moderna. Le diciotto incisioni di Giovan Battista Falda, relative alle fontane scenografiche delle ville, accanto ai disegni originali
di Luigi Canina e Giacomo Palazzi, contribuiscono a sottolineare la
fantasia, il fasto e l’importanza attribuita alle nobili dimore dai loro
proprietari.
Di recente, l’Associazione Amici delle Scuderie Aldobrandini ha donato al Museo un interessante disegno del 1779 di Jacob Philip Hackert
(1737-1807), in cui è rappresentata la villa Grazioli vista dal basso.
Fissare lo sguardo sulle antiche incisioni e “contestualizzare” le ville,
attraverso la visione tridimensionale dei modelli lignei, aiuta il visitatore a comprendere con maggior facilità la configurazione della antiche
dimore e, allo stesso tempo, a scoprire sul territorio la loro miracolosa
presenza.
Accanto all’aspetto più importante rappresentato dalle Ville, il Museo
Tuscolano espone diverse medaglie antiche tra le quali meritano una
menzione particolare quelle rinascimentali di Gianfederico Bonzagni e
la versione ottocentesca di Luigi Gennari. Sul recto è rappresentato il
pontefice Paolo III Farnese, mentre sul verso la città di Frascati, racchiusa con il palazzo vescovile nella sua cinta muraria e, sullo sfondo, villa
Rufina, l’attuale Falconieri. Di particolare interesse sono anche le
medaglie e un ritratto di anonimo che ricordano il lungo cardinalato
del Duca di York a Frascati. Enrico Benedetto Duca di York (17251807), figlio di Giacomo III Stuart, re d’Inghilterra fu infatti per 42 anni
vescovo di Frascati, dove morì nel 1807, dopo aver realizzato, tra le
76
varie importanti iniziative, la famosa Biblioteca Eboracense, dotata di
oltre 12.000 volumi, tra i quali numerosi manoscritti e pergamene
miniate. Nel corso della seconda guerra mondiale, la preziosa raccolta fu trasferita nella Biblioteca Apostolica Vaticana e fu salvata dal
bombardamento che distrusse il Seminario che la ospitava.
Caratteristiche
Tipologia museale prevalente: Archeologia
Accesso per disabili
Biblioteca specializzata
Archivio fotografico
Laboratorio didattico
Servizio prenotazione biglietti
Servizio visite guidate
Sala conferenze
Spazi espositivi per mostre temporanee
Bookshop e merchandising
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Polo Museale di Monte Porzio Catone
Tel. 06 94341031
[email protected]
www.comune.monteporziocatone.rm.it
www.museumgrandtour.it
Museo Diffuso del Vino
Via Vittorio Emanuele II, 22, 32, 46
Museo della Città
Via Simone Pomardi, 1
Orari di apertura: Venerdì
Sabato e Domenica
9.00 – 13.00; 15.00 – 19.00
Parco archeologico del Barco Borghese
Via Frascati, 62
Orario invernale: visite guidate (obbligatorie)
ore 11.00; 12.00; 15.30
Orario estivo: visite guidate (obbligatorie)
ore 11.30; 16.00; 18.00
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Il Polo Museale di Monte Porzio Catone
Massimiliano Valenti
Fortemente voluto dall’amministrazione Comunale, il Polo Museale di
Monte Porzio Catone è il frutto di quasi dieci anni di progettazione e
si compone di tre distinte realtà, che vogliono contribuire alla valorizzazione e alla illustrazione del ricco patrimonio storico-artistico ed enologico del suo territorio.
Il Museo Diffuso del Vino, inaugurato nel 2000, è ospitato in tre distinti locali del centro storico deputati, fino a pochi anni or sono, proprio
alla lavorazione dell’uva, prodotto strettamente legato alla cultura e
all’economia di questo distretto, al centro della produzione del celebre
“Frascati”. La particolare denominazione si riferisce all’articolazione
modulare e non continua della struttura museale. Vi sono esposti, nelle
varie sezioni, articolate secondo una sequenza che percorre tutte le
fasi di lavorazione (dall’impianto della vigna alla vendemmia, dalla
torchiatura all’imbottigliamento), utensili, oggetti e macchinari, integrati da pannelli didattici, foto di grande formato e memorie di una cultura, manuale e materiale, oramai in via di estinzione, progressivamente sostituita dalla meccanizzazione e dall’industrializzazione. Gli spazi espositivi comprendono un angolo degustazioni, nel quale si promuovono i vini locali, e un percorso sotterraneo nelle sottostanti storiche cantine scavate nel banco di lapillo, destinate ad accogliere opere
e forme d’arte moderna ispirate al mondo e alla cultura del vino.
Quattro ambienti recentemente restaurati del nucleo seicentesco del
Duomo, accolgono invece le raccolte del Museo della Città, aperto nel
2005. Vi sono illustrate le dinamiche insediative di un territorio dalla
storia pluri-millenaria. L’esposizione è articolata in tre sezioni (antica,
rinascimentale e moderna) nelle quali l’eterogenea collezione, comprendente reperti archeologici (utensili di età neo-eneolitica, ceramiche
dell’età del ferro, romana, medioevale e rinascimentale (Fig. 1), uno
splendido mosaico policromo, frammenti di affresco di età imperiale,
terrecotte architettoniche, statuaria, iscrizioni e monete – romane,
medioevali e moderne - provenienti da Tusculum e dalle splendide ville
tuscolane), tele del XVII-XVIII secolo, incisioni e materiale documentario
originale del XVI-XIX secolo inerente il Grand Tour e la storia della
Comunità, è integrata da plastici e da un ricco apparato didattico-illu-
strativo (pannelli e postazioni video – informatiche). Il Museo è dunque
un esplicito invito alla riscoperta e alla visita del ricco patrimonio
archeologico e storico-artistico disseminato in questo distretto geografico, nel quale ricadono le rovine dell’antica Tusculum, il complesso
archeologico del Barco Borghese, il monumentale sepolcro denominato la “Casaccia”, l’antica cappella rurale dedicata a S. Antonino, la
rinascimentale Villa Mondragone (oggi sede del Centro Congressi
dell’Università di Roma – Tor Vergata), l’Osservatorio Astronomico con
il suo Museo didattico AstroLab e con le rovine della villa romana
appartenuta a Matidia Augusta, etc.).
È in questa prospettiva che va inquadrato il recente (2006) recupero e
l’apertura al pubblico del complesso archeologico del Barco Borghese,
vero e proprio Museo dell’ingegneria e della tecnica costruttiva antica.
Scenograficamente affacciato sulla Campagna Romana e su Roma, il
Barco è una vasta spianata di forma quadrangolare (circa 250 x 220
metri), decorata da una monumentale fontana centrale di età rinascimentale, sulla quale si affaccia un gruppo di casali coevi (già Altemps,
poi Borghese). Il terzo occidentale della spianata è impostato su un’articolata e spettacolare sequenza di vani voltati di età romana della
metà circa del I sec. a.C. (ne sono stati riconosciuti fino ad ora 180),
che si estende per una superficie di circa 16000 mq.. Le indagini
archeologiche avviate lungo la fronte nord-occidentale del complesso
hanno riportato alla luce una fronte monumentale articolata in aule
ornate sulle pareti da semicolonne doriche in muratura, mentre all’interno hanno testimoniato la lunga storia dell’edificio interessato da
cedimenti antichi, ristrutturazioni monumentali e riqualificazioni funzionali di singoli settori, tra il I e il II sec. d.C.. La visita al monumento si
svolge in un suggestivo itinerario sotterraneo (Fig. 2), tra storia, leggende e tecnologia antica, culminante nella visione di un raro corredo epigrafico di età romana, tracciato a pennello, a carboncino e a sgraffio
sull’intonaco di uno degli ambienti più interni. Tradizionalmente inteso
come basamento di una enorme villa romana, a causa della singolare
articolazione planimetrica delle sostruzioni, sembra difficilmente riconducibile a tale categoria costruttiva e si spera che il progredire delle
indagini possa contribuire al corretto inquadramento tipologico e funzionale del complesso (santuario?).
79
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Comune di Valmontone
Sindaco: Angelo Angelucci
Via Nazionale, 2
00038 Valmontone (RM)
www.comunevalmontone.it
Multimedia per l’archeologia. Il Museo Civico
archeologico di Valmontone
Giovanna Rita Bellini
Il territorio comunale di Valmontone si colloca nel contesto dell’Alta
Valle Latina, in corrispondenza del primo tratto del bacino idrografico
del Sacco, sostanzialmente coincidente con il Latium vetus e con il percorso iniziale della via Latina, ambito originariamente omogeneo
anche se oggi separato da infrastrutture che con i loro tratti continui
interrompono l’unitarietà del paesaggio (ferrovia Roma-Napoli via
Cassino, autostrada Roma-Napoli, ferrovia ad Alta Velocità).
La linea ferroviaria ad Alta Velocità, in particolare, segna il territorio
lungo la fascia degli attuali confini amministrativi, fascia che pur corrispondendo in antico ad un areale periferico rispetto ai grandi centri
latini, si colloca però sulle direttrici viarie tra questi, ed in particolare
tra Praeneste, Gabi, Artena, Labicum.
Proprio la conoscenza di dettaglio acquisita in occasione dei lavori per
la realizzazione della nuova ferrovia ha portato Soprintendenza ed
Ente locale alla condivisa consapevolezza della presenza di un ricco
patrimonio archeologico in una porzione di territorio altrimenti marginale e poco conosciuta, se non per la parte corrispondente alla Valle
di S.Ilario. I siti riportati in luce nella parte settentrionale del territorio (
una carbonaia a Colle Carbone ed un complesso insediamento con
area funeraria a Colle dei Lepri), insieme a quelli della Valle di S.Ilario
80
(la mansio di Colle Pelliccione, la fornace poco oltre, la viabilità riscoperta di Colle Pelliccione e quella di nuova individuazione a Colle
Maiorana) ed alla rilettura del complesso di S.Ilario, hanno consentito
di tracciare un quadro omogeneo delle trasformazioni della zona, inserite nel più ampio ambito della storia economica del Latium vetus, in un
arco cronologico che copre nove secoli di storia.
Nove secoli che narrano lo scorrere della vita tra le colline coltivate a
frutteti e vigneti, tra olmi e querce, caratterizzata da una economia
agricola ove attività come la produzione del carbone o quella dei laterizi è funzionale alla necessità di conduzione dei fondi, in una valle
segnata da tracciati stradali (siano essi le direttrici per Praeneste e
Gabi o la Via Labicana), che ne determinano le dinamiche insediamentali e la trasformazione dal mondo romano all’Alto Medioevo.
D’altra parte, la necessità di realizzare l’opera pubblica, che per motivi tecnici non poteva subire varianti di tracciato, ha posto il problema
di come poter salvaguardare la conoscenza di questo patrimonio, rendendolo fruibile anche al grande pubblico.
Nasce così l’idea condivisa di un Museo archeologico che potesse
conservare la memoria e raccontare al pubblico siti non più visibili e
che al tempo stesso avevano restituito una notevole quantità di informazioni sul territorio, ma scarsi reperti musealizzabili.
Le moderne tecnologie hanno consentito di superare le difficoltà, e quindi di arrivare alla realizzazione di un progetto innovativo che garantisce
sia la correttezza scientifica sia la promozione ottimale del patrimonio
culturale attraverso un percorso integrato. I monumenti, il loro contesto,
le ipotesi ricostruttive sono presentati, oltre che nei tradizionali pannelli
esplicativi, anche attraverso filmati che ripropongono i siti in 3D e nelle
ricostruzioni virtuali, plastici smontabili e diorami che ne illustrano dinamiche e funzionamento, ma soprattutto attraverso informatori multimediali dotati di sistema touch screen che danno accesso ad informazioni stratificate secondo vari livelli di approfondimento, da quella più generale a
quella riguardante le fonti storiche, i risultati di scavo e le ipotesi di ricerca, e dove le planimetrie interattive consentono di conoscere i monumen-
81
ti nelle loro varie fasi storiche e di trasformazione.
Il risultato finale del progetto, elaborato in ogni suo aspetto dalla
Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, deriva dalla collaborazione, sotto la direzione scientifica della stessa Soprintendenza,
delle società Ermes multimedia S.r.l., H.T.C. S.r.l., dello studio Marco
Travaglini Studio 3, col contributo di ALTAIR 4 multimedia.
Va sottolineato inoltre che la realizzazione del Museo si inserisce all’interno di un programma di recupero integrato dell’emergenza architettonica più significativa della Città, il Palazzo Doria Pamphilj, che grazie alla sinergia tra Ente locale, Soprintendenza Archeologica per il
Lazio e Società Treno Alta Velocità si è visto restituire alla fruibilità
un’ampia porzione di superficie che è stata poi destinata all’allestimento museale. A partire dalla fine degli anni Ottanta, l’edificio è stato –
ed è tuttora – oggetto di una capillare azione di recupero che vede
coinvolte anche la Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed
Etnoantropologici del Lazio, la Soprintendenza per i Beni Architettonici
e del Paesaggio del Lazio e l’Università degli studi di Roma “La
Sapienza”. Fulcro di questo progetto sinergico è lo splendido ciclo di
affreschi ospitato al piano nobile del Palazzo che rappresenta uno
degli esempi più significativi della pittura romana di metà Seicento.
Questo impegno congiunto ha fatto sì che il Palazzo Doria Pamphilj,
nelle sue varie componenti monumentali, artistiche ed archeologiche,
si presenti oggi al visitatore come una proposta turistico-culturale completa, inserita inoltre all’interno di una rete territoriale, il Sistema
Museale Museum Grand Tour che si prefigge di rivisitare idealmente i
luoghi e le vicende che hanno contribuito alla formazione del tessuto
storico di quella ampia porzione di territorio compresa tra i Castelli
Romani ed i Monti Prenestini.
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Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Il Museo di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani
Le finalità del percorso interattivo
Il nuovo Museo, che si muove su aspetti del sapere più problematici e
lontani di quelli legati alla cultura classica, è stato orientato da due
principi ispiratori: da una parte il rigore scientifico, nella raccolta e
nello studio dei materiali, dall’altra lo spirito didattico, sempre più presente in una struttura dedicata non tanto alla divulgazione sciatta e
fenomenale come quella televisiva, quanto alla formazione e allo stimolo delle menti.
L’impostazione rigidamente razionale di Karl Popper (Scienza e
Filosofia, 1969) sembra rendere molto semplici e chiari i modi e le finalità di operare che il gruppo di lavoro si era proposto di realizzare.
L’approccio scelto per la progettazione e l’allestimento di questo Museo
non è stato quello delle vaste e stupefacenti collezioni, bensì quello della
“paleontologia e dell’archeologia applicate” ovvero, queste scienze
sono state utilizzate come chiave di lettura per scoprire la storia più antica del territorio dei Colli Albani e della Campagna Romana, le trasformazioni che il mondo animale, vegetale e il paesaggio hanno subito
per arrivare a come oggi noi lo osserviamo e lo viviamo.
Le diverse sezioni, attraverso le quali si articola il percorso didattico, si
propongono di creare un collegamento diretto tra il Museo e il territorio, invitando il visitatore a compiere un cammino che partendo dai
campioni, dai pannelli didattici, attraverso i plastici eco-ricostruttivi e i
modelli delle faune e delle strutture antiche, giunga infine alla percezione congiunta degli spazi e dei suoni naturali e antropici riprodotti
con tecnologia digitale.
In generale, lo stile del Museo vuole favorire l’uso combinato di tutti i
sensi percettivi, prediligendo quello tattile, sia per dar modo anche ai
visitatori non vedenti di effettuare un viaggio attraverso le origini territorio, sia per lasciare a ciascuno il ricordo di un museo “sperimentato”
e non “subito”.
Direzione Regionale per i
Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio
Direttore Regionale: Francesco Prosperetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Anna Maria Romano
Piazza di Porta Portese,1
00153 Roma
Tel. 06 5810565 – Fax 06 5810700
Soprintendenza per i Beni Archeologici
del Lazio
Soprintendente: Marina Sapelli Ragni
Via Pompeo Magno, 2
00192 Roma
Tel. 06 3265961 – Fax 06 3214447
[email protected]
Musei Civici di Velletri
Direttore: Anna Germano
Museo Archeologico
Museo di Geopaleontologia
e Preistoria dei Colli Albani
Via G. Mameli, 6
00049 Velletri
Tel. 06 96158268 – Fax 06 96158239
Orari
tutti i giorni, domenica e festivi compresi
9.00-13.00/15.00-19.00
Giorno di chiusura: tutti i lunedì, 1 Gennaio,
Pasqua, 15 Agosto e 25 Dicembre
Museo di Geopaleontologia
e Preistoria dei Colli Albani
ogni ora 9.00-12.00/15.00-18.00
L’organizzazione degli spazi e il percorso espositivo
Iniziare quindi da un lungo corridoio è stato un tutt’uno con l’immaginare di percorrere un “condotto del fuoco” con le suggestioni, le luci,
i suoni, i colori, le immagini tridimensionali di un canale sgorgante di
lava, che dalle viscere del vulcano ci proietta nel passato più remoto
delle prime sale espositive. Qui è descritta l’evoluzione del territorio
attraverso alcuni plastici interattivi, che si dipanano lungo un itinerario
che attraversa la successione di ere geologiche. Il visitatore è immerso
83
nella visione di fossili, ambienti ricostruiti entro diorami interattivi,
immagini multimediali e mappe di questo pezzo di mondo dove viviamo e nello stesso tempo tanto sconosciuto.
Un’icona che contraddistingue il percorso, rende riconoscibile la sezione tematica in cui ci si trova e gli argomenti che tratta.
La trasformazione delle culture umane, dal paleolitico inferiore al neolitico fino alle forme protourbane sono spiegate, anch’esse, con l’ausilio di pannelli, foto e disegni, presentazione di materiale archeologico. L’aspetto didattico della ricerca archeologica è presentato mediante un apparato esplicativo-fotografico particolarmente ricco che illustra
le varie attività sul campo, (ricognizioni, analisi degli affioramenti geologici, scavi archeologici e illustrazioni delle analisi di laboratorio). Il
tutto trova il massimo della esemplificazione, nelle due salette chiuse
superiori, dove sono ricostruiti due contesti preistorici, “una grotta” utilizzata durante il Paleolitico superiore, oltre 35.000 anni fa e “una
capanna”, con attrezzature e strumenti utilizzati durante il Bronzo
tardo, oltre 4.000 anni fa.
L’esposizione manualistica, pannelli e vetrine
La costruzione della macchina espositiva e la soluzione allestitiva si
basa su di un sistema strutturale ricorrente, formato da varie tipologie
di vetrine, pannelli, plastici e diorami, realizzati con materiali atti ad
evidenziare ed esaltare le raccolte e tali da non ostruire la visione d’insieme del grande ambiente che ospita la nuova sezione.
I testi, dei pannelli e delle didascalie, sono sempre bilingui
(italiano/inglese) ed è in corso di realizzazione la preparazione dei
testi nelle lingue delle principali comunità straniere residenti (rumeno,
arabo, cinese).
Gli aspetti tecnologici
Numerosi espedienti scenici all’interno del percorso, connessi a supporti audiovisivi, determinano condizioni ambientali eccezionali e di
sicura suggestione. Anche la componente simbolica e spettacolare dell’illuminazione è attentamente usata al fine di rendere più efficace e
coinvolgente il recepimento dell’informazione ed il messaggio del racconto museale.
Tutta la nuova sezione del Museo s’ispira, quindi, al principio della
rappresentazione, del theatrum mundi. Il percorso museale tenta, infatti, di visualizzare una realtà, latente dispersa dimenticata scomparsa,
di tradurre e codificare in immagini un universo che sottende la nostra
84
quotidianità e di cui siamo l’ultimo risultato.
Un intento didattico già proposto, nel passato, da Tommaso Campanella che lo prospettava nella Città del Sole, dove un percorso all’aperto, e perciò visibile per tutti, illustrava “tutte le scienze ... e li figlioli,
senza fastidio, giocando si trovano a sapere tutte le scienze istoricamente prima che abbiano diece anni”. In quel caso il museo scientifico era legato alle nuove scoperte delle fisica e dell’astronomia; per
noi, si è trattato di “compendiare” ed illustrare la vita di un esteso territorio, tenendo conto che ci muoviamo in un contesto in trasformazione condizionato dalla molteplicità e velocità di comunicazione di informazioni e di immagini. L’esigenza fondamentale è stata, sulla scorta di
simili esperienze europee ed extra-europee, evitare la passività intrinseca ad un percorso tradizionale, creando la possibilità di attivare
gesti/azioni che stimolino curiosità, capacità, memoria e manualità.
Un Museo, quindi, dove “E’ vietato non toccare”.
Se un simile meccanismo cognitivo è ormai abituale nei paesi
dell’Europa settentrionale, qui in Italia, dove nacque la prima collezione pubblica di opere d’arte del mondo occidentale, spesso il rinnovamento del “sistema museo” in senso dinamico è stato trascurato.
Itinerario Bimbi
Un ulteriore strumento didattico, che fa della capacità comunicativa
uno dei punti di forza di questo Museo, è l’“Itinerario Bimbi”: un percorso di lettura realizzato con immagini (come un fumetto) ad altezza
di bambino. Il percorso, presente in tutte le sezioni, “traduce” i contenuti dei sovrastanti pannelli descrittivi italiano/inglese; il racconto è
condotto dall’immagine del Vulcano Laziale, con una grafica accattivante e un linguaggio semplice e divertente. Elemento cardine nella
storia dei Colli Albani, tanto da determinarne l’aspetto con le sue
esplosioni incandescenti, il Vulcano diventa la voce fuori campo e la
“mascotte-guida” dei visitatori più giovani.
Le Cinque Sezioni
Geologia
Il racconto della nascita dei Colli Albani ha inizio, nell’atmosfera irreale creata dai supporti audiovisivi, con l’espediente scenico del “condotto di fuoco” che catapulta il visitatore oltre cinquecentomila anni indietro, nel bel mezzo di un’eruzione vulcanica. Prosegue attraverso un
affascinante ed articolato percorso contraddistinto dal plastico della
piattaforma carbonatica (ricostruzione del territorio laziale di oltre cin-
85
quecento milioni di anni fa), dal diorama interattivo che mostra le
diverse escursioni altimetriche delle acque marine, rispetto al territorio
e da quello –anch’esso interattivo- del Vulcano Laziale, attraverso cui è
possibile riconoscere elementi geologici e morfologici presenti nel territorio e generati dall’attività vulcanica.
Paleontologia
La fossilizzazione è il primo tema affrontato, il punto di partenza per
indagare più a fondo la vita del passato.
La sezione ospita varie vetrine che espongono interessanti esemplari di
fossili, diversi plastici, tra cui uno con i dinosauri e calchi delle loro
impronte. Un filmato sulla nascita e l’evoluzione della vita nel territorio
dei Colli Albani prima della comparsa dell’uomo, va ad integrare il
racconto museale.
Antropologia
La sezione esamina le spinte biologiche e ambientali che hanno portato alla comparsa dell’uomo e le tappe principali della sua evoluzione.
Di grande impatto per immediatezza e forza espressiva l’installazione
dell’artista Sergio Gotti: nove sagome in legno dipinte a mano a grandezza naturale (dai primati a Homo sapiens), con accanto il calco del
relativo cranio, che illustrano la variazione delle forme, della postura,
e della mole del corpo, nonché lo sviluppo della capacità cranica nel
corso di 3 milioni di anni.
Preistoria
I cambiamenti che hanno caratterizzato il lungo cammino dell’uomo,
dal Paleolitico inferiore (il più antico momento della Preistoria) al
Neolitico sono rappresentati da numerose testimonianze di vita quotidiana, quali strumenti in pietra e materiali ceramici, da diversi diorami e dalla scenografica ricostruzione di una grotta, in cui il visitatore
può entrare in contatto diretto con l’ambiente e le abitudini dell’uomo
del Paleolitico.
Protostoria
Nell’area dei Colli Albani le caratteristiche climatiche e geomorfologiche e la ricchezza di risorse naturali hanno favorito, nel periodo dal
Bronzo antico all’Età del Ferro, stanziamenti umani sempre più stabili.
La sezione illustra i diversi tipi di organizzazione sociale ed economica in atto in tali fasi, presentando testimonianze materiali (provenienti
da numerosi scavi condotti negli ultimi anni), la ricostruzione interattiva di un rogo funebre e una capanna, ricostruita a dimensioni naturali, in cui è possibile entrare, interagire con i materiali esposti e assistere a filmati dove vengono documentate tecniche antiche di produzioni
metallurgiche e ceramiche, di filatura e tessitura.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA LIGURIA
Il progetto MICHAEL in Liguria
Cristina Bartolini, Elena Calandra
MICHAEL (Multilingual inventory of cultural heritage in Europe) costituisce un osservatorio privilegiato dei rapporti, nell’ambito dei beni culturali, fra centro e periferia, fra progettualità di caratura europea e specificità locali. Esso è stato avviato ufficialmente nel 2004 con finanziamento nell’ambito del programma comunitario eTEN, e si prefigge di
costruire un portale multilingue trans-europeo delle collezioni culturali
digitali, attraverso cui sia possibile reperire e accedere alle risorse
digitali culturali di una serie di paesi: inizialmente Francia, Regno Unito
e Italia, cui si sono aggiunti, grazie a una prosecuzione (Michaelplus,
giugno 2006 - maggio 2008), altri undici Stati dell’Unione europea:
Repubblica Ceca, Germania, Finlandia, Grecia, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Svezia, Spagna, Ungheria.
In Italia MICHAEL è stato coordinato centralmente dalla Direzione
Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione, mentre a livello locale il coordinamento è affidato alle Direzioni regionali per i beni
culturali e paesaggistici, che hanno effettuato la ricognizione preliminare del materiale esistente nel territorio, relativamente alle istituzioni di
competenza, al fine di catalogare le collezioni, che vengono successivamente censite in un sistema di schede collegate e pubblicate on line.
La Direzione Regionale Liguria, sin dall’inizio affiancata dalla Regione
Liguria, ha selezionato le collezioni digitali maggiormente rappresentative delle peculiarità del territorio in tema sia di tutela sia di valorizzazione, allo scopo di assicurare una copertura completa, ma anche
diversificata, delle realtà culturali del territorio ligure.
La catalogazione, avviata in Liguria nel giugno 2007, ha portato entro
lo stesso 2007 al censimento e alla schedatura dettagliata di 175 collezioni, cui se ne stanno aggiungendo, grazie a un ulteriore finanziamento ministeriale, altre 80; tutte sono pubblicate e fruibili all’indirizzo
http://michael-culture.it/mpf/pub-it/index.html (nella finestra indicare
“liguria”). Per il secondo semestre del 2008 si prevede un’ulteriore prosecuzione, garantita dalla Regione Liguria, volta sia a censire e schedare nuove collezioni digitali, sia ad aggiornare e svolgere attività di
manutenzione dei dati relativi alle collezioni già pubblicate.
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici della Liguria
Direttore Regionale: Pasquale Malara
Coordinamento per la comunicazione:
Laura Giorgi
Coordinamento per le iniziative
per l’innovazione in Liguria: Elena Calandra
Coordinamento per il progetto MICHAEL
in Liguria: Cristina Bartolini, Elena Calandra
Via Balbi, 10
16126 Genova
Tel. 010 248801
Fax 010 2465532
[email protected]
www.liguria.beniculturali.it
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L’interesse suscitato a livello locale da MICHAEL ha fatto sì che molte
istituzioni (da segnalare il mondo della scuola, da qualche tempo)
abbiano preso contatti e aderito spontaneamente all’iniziativa – va
infatti considerato che la partecipazione non comporta oneri, e si limita alla comunicazione di dati tramite un’intervista.
Alla prima fase del progetto hanno preso parte 53 tra istituzioni ed
enti, mentre altri 26 sono coinvolti nella seconda campagna di censimento, che si sta concludendo in questi giorni.
Si ritiene opportuno a questo punto trarre un sintetico bilancio sulla
prima tranche della schedatura. Come emerge dal grafico, la partecipazione più consistente interessa il settore musei, con il 55% di collezioni digitali; tra questi prevalgono i musei d’arte, i musei-dimora, i
musei di storia e archeologia; non mancano i Musei Diocesani e di
Arte Sacra e quelli specializzati che rendono conto delle peculiarità
del territorio.
Elaborazione grafica: Giorgia Teso
I risultati della prima campagna di censimento testimoniano un mondo
digitale dai forti legami col territorio, dal momento che quasi i tre quarti delle collezioni digitali censite documentano specificità regionali o
locali: delle 137 collezioni, su 175, che contengono rimandi alla specificità dei luoghi, la maggior parte riguardano l’architettura, la scultura e la pittura; molte altre testimoniano un forte interesse nei confronti
della storia e dei personaggi di rilievo locale (ad es. lo scultore
Venzano o gli artisti vadesi), delle arti minori (ad es. la lavorazione del
vetro e della ceramica) e del “saper fare”; sono pure documentate la
storia dell’arte marinara, la scrittura popolare e la geografia locale.
Elaborazione grafica: Giorgia Teso
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA SARDEGNA
Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio per la Sardegna
“Progetto di recupero dell’ex convento di Santa Chiara
in Cagliari”
Paolo Margaritella
Direzione Regionale
per i Beni Culturali e Paesaggistici
della Sardegna
Direttore Regionale: Elio Garzillo
Coordinamento: Sandra Violante
Introduzione
Il presente lavoro mira a fornire un orientamento, fra i diversi possibili, per un corretto approccio allo studio delle problematiche dei “vuoti
urbani”, tanto comuni nelle città italiane, e che in Cagliari si registrano in modo sensibilmente diffuso anche per le particolari vicissitudini
storiche della città.
L’area considerata nel presente studio, l’Ex Convento delle monache
Clarisse di Santa Chiara in Stampace, può essere compresa nella tipologia dei luoghi che hanno perso la propria funzione vitale nei confronti della comunità, dopo aver attraversato lunghi periodi in cui hanno
invece rivestito ruoli di un certo peso e, spesso, piuttosto differenti l’uno
dall’altro a seconda dell’epoca: nel nostro caso, convento, mercato rionale, sede di pubblico istituto ed infine, l’abbandono più completo.
L’amministrazione locale, negli ultimi anni, si è posta il problema del
recupero di questo spazio, inserito nel cuore storico della città, ma
completamente estraneo ad essa.
Da tempi relativamente recenti, le pertinenze dell’ex convento sono
state adibite a luogo di passaggio per l’accesso ad uno degli ascensori panoramici pubblici che conducono al quartiere fortificato di
Castello, il più eminente dei rioni storici della città: l’ex convento rimane comunque un luogo recesso, difficilmente individuabile e poco frequentato dagli stessi abitanti del quartiere.
Via dei Salinieri, 20-22
09126 Caqgliari
Tel. 070 34281
Fax 07034282091
Soprintendenza per i Beni
Architettonici e il Paesaggio
per la Sardegna
Via C. Battisti, 2
09123 Cagliari
Tel. 070 20101
Fax 070 252277
[email protected]
www.ambienteca.arti.beniculturali.it
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Ebbe più fortuna quando, dal secondo dopoguerra e fino a pochi
decenni or sono, venne adibito, con le pertinenze costituite anche dallo
spazio aperto del chiostro, a mercato rionale per la vendita al dettaglio.
In relazione al sito in argomento, è stato sottoscritto tra il Comune di
Cagliari e la Soprintendenza ai Beni Architettonici della Provincia di
Cagliari un accordo di programma per il recupero dell’area.
L’impegno delle due istituzioni è quello di prevedere il recupero dell’intero spazio, ora in stato di completo abbandono ed inutilizzo, al quale
si affiancano parte delle strutture superstiti del piccolo mercato rionale
tuttora in attività.
Si punta, quindi, al rilancio del sito consentendo attività complementari a quelle del mercato adiacente, quali un’esposizione e vendita di
prodotti florovivaistici, la promozione mediante esposizione temporanea di prodotti tipici del settore agroalimentare, ma anche proposizione di eventi culturali attraverso mostre temporanee all’aperto di scultura, prodotti dell’artigianato ed eventi similari.
L’intento del progetto è anche quello di ridare a questo settore del
rione, attualmente da considerarsi marginale rispetto al resto del quartiere cittadino di Stampace, una prerogativa di grande strategicità logistica in quanto punto di passaggio verso il quartiere storico di Castello
che risulta essere uno degli obiettivi principali di visita da parte dei turisti, degli studenti e dei visitatori in generale, sia locali che forestieri.
Pertanto, l’antico spazio claustrale ospiterà un ufficio informazioni turistiche mirato a proporre itinerari per la visita a piedi di Castello, considerato che, come si è già accennato, nelle adiacenze del complesso
è collocato uno degli ascensori panoramici della città.
Il collegamento verticale con il quartiere di castello verrà ottimizzato
con la sostituzione dell’attuale ascensore con un altro, di minore impatto visivo sia nei confronti del paesaggio al contorno che nei confronti
del decoro monumentale della adiacente chiesa di Santa Chiara.
Si attuerà, principalmente, la completa rimozione delle superfetazioni
e delle strutture relative alla parte del mercato in disuso, il restauro conservativo delle preesistenze monumentali superstiti ed il loro consolidamento e l’intervento di rivisitazione degli unici due volumi superstiti dell’antico convento, ormai privi di copertura e spogliati di qualunque uso
e significato in quanto si mostrano come due scatole murarie vuote
casualmente collocate nei pressi della chiesa di Santa Chiara.
90
Inquadramento urbanistico
Il complesso di Santa Chiara è situato nel quartiere di Stampace Alto,
nel settore centro occidentale della città, uno dei tre quartieri storici che
fanno da corona al quarto e più elevato di tutti, Castello, antica roccaforte della città di Cagliari.
L’area nella quale è inserito il complesso di Santa Chiara è caratterizzata da un edificato storico decisamente compatto, racchiusa da quattro assi viari principali che sono scalette Santa Chiara, Scalette Santa
Margherita, Piazza Yenne e Via del Cammino Nuovo.
Costituiscono cerniera Fra Piazza Yenne e le Scalette Santa Chiara la
scalinata ed il sagrato della stessa chiesa attraverso i quali si accede,
oltre che ad essa, anche al mercato rionale già citato.
Essa è un’area della città dal sapore prettamente medievale o, comunque, con un tessuto viario tradizionale per la evidente mancanza di
strade carrabili e per la presenza di parecchie rampe di scale, essendo il quartiere “aggrappato” alle falde del colle di Castello.
Dello storico quartiere, circondato di mura e bastioni, costituisce una
tappa intermedia per l’accesso ad esso, anche se si tratta di una tappa
celata ai più in quanto defilata rispetto ai consueti accessi carrozzabili: infatti, l’unico ingresso allo spazio del chiostro sono le scalette Santa
Chiara, poco agevoli per i visitatori ed impossibili da intraprendere
per persone diversamente abili.
Nel vicolo che costeggia il complesso, e che separa lo stesso dalla
chiesa vera e propria, è attualmente collocato l’ascensore pubblico
panoramico che collega il livello del vicolo con la parte intermedia di
Via del Cammino Nuovo dalla quale si accede, nelle vicinanze della
Torre dell’Elefante, al rione di Castello.
Il chiostro con le sue antiche preesistenze costituisce un’enclave di tranquillità rispetto alle arterie di grande traffico come il Largo Carlo Felice
e Via Santa Margherita, che distano poche decine di metri, o come le
strutture dell’adiacente mercato rionale che ogni giorno ospitano centinaia di persone.
L’edificato circostante il convento è caratterizzato da un’edilizia notevolmente degradata a causa della compresenza di strutture storicamente rilevanti e di edifici di basso valore architettonico risalenti alle decadi 60’ e 70’ del secolo scorso.
Il complesso risulta, quindi, inserito nel tessuto storico del quartiere di
Stampace ma avulso da esso in quanto rudere in stato di abbandono
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e, per di più, circondato da un’edilizia spontanea caratterizzata da
notevoli episodi di superfetazione dannosi per la percezione d’insieme
del contesto.
L’azione del presente progetto è volta al recupero dell’area, non solo
dal punto di vista architettonico ma anche vocazionale, con il conferimento di nuove funzioni compatibili con le preesistenze, con il tessuto
socio-economico circostante e con le valenze strategiche, dal punto di
vista urbanistico, del sito.
Cenni storici
L’antico monastero e la chiesa di Santa Chiara risalgono, in base a
fonti documentali d’archivio, al secolo XIV d.c. ma con diverso nome:
il primo documento di cui si ha riscontro, datato 1326, cita il nome di
“Santa Margarita” per il convento e la sua chiesa, occupanti lo stesso
sito anche se con fisionomia certamente diversa da ciò che appare
oggi nelle vestigia superstiti.
La fondazione del complesso, quindi si fa risalire al secolo XIV d.c.
come attestano altri documenti inerenti concessione di una quantità
annuale di grano alle monache di clausura da parte del re aragonese
Alfonso o da una lettera delle monache indirizzata al “Rev. Monsignor
Canonico” riferente una situazione di malgoverno della madre badessa o, ancora, una lettera rinvenuta nel convento dei frati minori di
Oristano, datata 1353, ma ancora citante il convento di Cagliari come
“Santa Margarita”.
Mentre è a partire dal 1420 che si ritrova in vari documenti il nome di
Santa Chiara riferito sia alla chiesa che al monastero, nome che tutt’oggi viene conservato.
I due edifici sono di proprietà del comune di Cagliari dal 1911 e
durante la Seconda Guerra Mondiale hanno subito i bombardamenti
che hanno flagellato tutta la città.
Dell’antico monastero, allo stato attuale, sono riconoscibili il chiostro,
il cui perimetro è definito su due lati dalle antiche strutture occupate
attualmente in parte dai box del mercato ed in parte da locali di deposito; è riconoscibile inoltre parte della facciata prospiciente il sagrato
della chiesa ed il vicoletto compreso tra il chiostro e la chiesa, un
tempo costituito da ambienti disposti su più piani, che rendevano
comunicanti i due edifici.
A partire da diversi decenni addietro, lo spazio del chiostro è stato utilizzato come rivendita del mercato con tanto di box e tettoie che occupavano, ed occupano ancora, lo spazio del chiostro, nonostante quest’area non venga più utilizzata come mercato e versi in uno stato di
abbandono totale.
Il progetto
La proposta di recupero dell’ex convento, attuata dalla Soprintendenza
ai beni architettonici con la collaborazione dell’arch. Carla Curreli e
dell’Ing. Matteo Serreli che hanno curato la veste grafica, consiste nel
restauro e consolidamento dei due corpi di fabbrica superstiti, caratterizzati da murature portanti in pietra calcarea di Cagliari e bucati da
aperture con mostre scolpite con motivi tipici del gotico aragonese, nell’eliminazione dei corpi aggiunti in tempi recenti, come le strutture di
copertura del mercato in attività sino a pochi anni or sono, complementare all’attuale mercato ancora in esercizio; inoltre, l’intervento mira
alla creazione di un volume destinato ad ufficio informazioni turistiche
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che sostituisce il volume di un corpo previsto in demolizione, nel recupero delle due scatole murarie originarie dei due bracci del convento,
realizzando un telaio in acciaio e legno lamellare indipendente dalle
strutture murarie, e da copertura anch’essa in legno lamellare e rivestimento in lamine ramate che conferiscono al nuovo inserimento un
carattere di riconoscibilità rispetto alle strutture originarie: il progetto
delle strutture è stato portato avanti in collaborazione con l’Ing. Daniel
Meloni del Dipartimento di Strutture dell’Università di Cagliari.
Ma, principalmente, il progetto è teso alla riconfigurazione dello spazio dell’antico chiostro con il recupero dell’antico livello pavimentale,
la realizzazione, nello spazio aperto non più occupato da strutture
superstiti, di setti murari, rivestiti in pietra e sostenuti da un particolare
telaio in acciaio, aventi funzione di quinta per effettuare esposizioni di
varia natura; inoltre, si favorirà la riapertura dei passaggi di collegamento del chiostro vero e proprio con il vicolo dirimpetto alla chiesa di
Santa Chiara, onde permettere l’accesso all’ascensore panoramico esistente che collega il livello piazza con Via del Cammino Nuovo.
Negli ambienti recuperati dei due bracci delle strutture esistenti troveranno posto, ai piani terra, un punto di ristoro e le botteghe per la
rivendita dei prodotti di floricultura, mentre ai piani superiori saranno
collocate delle sale per attività multimediali.
Scopo dell’intervento è quello di rivitalizzare questo settore urbano,
nonché quello di offrire attività complementari al vicino mercato rionale, ma, soprattutto, l’intento è quello di offrire al visitatore, sia locale
che forestiero, un invito ed un ulteriore supporto per favorire la visita
del rione di Castello.
Questa operazione favorirà la funzione di cerniera di questo sito tra
l’area del porto e di Piazza Yenne, zone di alta frequentazione e di
traffici, con la città alta, sede di importanti vestigia e di istituzioni culturali di alto livello come il Museo Archeologico Nazionale,
l’Università degli Studi, la Pinacoteca Nazionale e vari edifici sedi di
pubblici uffici.
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DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA TOSCANA
Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici della Toscana
Direttore Regionale: Mario Lolli Ghetti
Coordinatore per la Comunicazione:
Rosalba Tucci
Lungarno A. M. Luisa dè Medici, 4
50122 Firenze
Tel. 055 27189750
Fax 055 27189700
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Tabernacoli a Carmignano. Un modello di collaborazione
fra MiBAC e Enti Locali per la catalogazione
dei Beni Culturali
Lia Brunori
Non solo nel chiuso degli edifici, che siano chiese, palazzi o musei,
vivono le testimonianze artistiche del passato ma, come vera peculiarità del nostro Paese, queste sono disseminate in ogni angolo del paesaggio.
Iscrizioni, stemmi, lapidi e soprattutto tabernacoli punteggiano le strade dei centri urbani o occhieggiano in luoghi appartati come segnali
di un tessuto storico, sociale e culturale che affonda le proprie radici in
anni lontani ma accompagna quotidianamente la vita delle persone.
Questo intreccio, apparentemente semplice, ma in realtà ben più complesso, di storia e tradizione, di religiosità e cultura crea un “sistema”
di fondamentale importanza che deve essere mantenuto vivo e preservato con particolare attenzione poiché estremamente soggetto a
dispersioni e manomissioni.
A Firenze già il Granduca Cosimo I, richiamandosi a più antiche disposizioni della Repubblica, emanò nel 1571 una legge che proibiva di
rimuovere, nascondere, o offendere, “Armi, insegne, imprese, titoli,
inscrizioni o altre memorie” esistenti in ogni luogo esterno sia pubbli-
co che privato e nel 1854 Leopoldo II estese esplicitamente tale divieto ai tabernacoli. A fine Ottocento fu proprio Guido Carocci, Regio
Ispettore dei Monumenti e “fondatore” dell’Ufficio Catalogo della
Soprintendenza fiorentina a proporre al Ministero la necessità di istituire un Catalogo degli oggetti vincolati da servitù pubblica e dal 1890
compilò con la sua elegante scrittura impiegatizia numerose schede
che documentano con precisione centinaia di tabernacoli, lapidi e
iscrizioni del territorio. Negli anni settanta del Novecento, sotto la direzione di Antonio Paolucci, l’Ufficio ha prodotto centinaia di schede
relative agli arredi viari nascosti anche nei luoghi più impervi della provincia di Firenze e Pistoia come nelle aree appenniniche dell’Alto
Mugello o del pistoiese.
Nel solco di questa importante tradizione di tutela nel 2007 l’Ufficio
Catalogo dell’allora Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico e
Etnoantropologico di Firenze, Pistoia e Prato (ora confluita nella
S.B.A.P.S.A.E. di Firenze, Pistoia e Prato), ha accolto con interesse la
possibilità di collaborare col Comune di Carmignano (Provincia di
Prato) per estendere al sistema di catalogazione nazionale la già meritoria operazione di censimento generale dei tabernacoli che l’Amministrazione locale aveva intrapreso.
Da tale propedeutico rilevamento, in accordo con il Comune, sono stati
selezionati trentasette tabernacoli di particolare interesse storico-artistico (tutte le targhe ceramiche più antiche, sovente prodotte dalla
Manifattura Ginori di Sesto Fiorentino e le edicole con strutture architettoniche di rilievo) per i quali la Soprintendenza ha finanziato la campagna fotografica svolta da un professionista del settore ed il Comune
ha coperto le spese della catalogazione affidata ad una giovane
esperta della materia. Sono state così realizzate le schede secondo la
normativa ministeriale ICCD e queste sono state tempestivamente inserite nel progetto nazionale ART-PAST (Applicazione informatica in Rete
per la Tutela e la valorizzazione del Patrimonio culturale nelle aree
Sottoutilizzate obiettivo 1) che l’Ufficio Catalogo stava svolgendo ed
avente come scopo il popolamento del data base nazionale SIGEC
attraverso l’informatizzazione e la normalizzazione delle schede di
catalogo esistenti. In questo contesto la catalogazione di Carmignano
si è aggiunta alle circa 143.000 schede di opere d’arte informatizzate nel progetto nazionale e disponibili per la consultazione in rete per
diffondere la conoscenza del nostro patrimonio culturale quale presupposto fondamentale per la sua tutela.
Infine, il materiale così elaborato unitamente al censimento completo è
stato pubblicato in un volume curato dal Comune e realizzato con il
contributo della Provincia di Prato.
Questa collaborazione col Comune di Carmignano ha sperimentato
nel diretto contatto con il territorio, un’efficace metodologia di lavoro
per la catalogazione dei beni culturali, ottimizzando le risorse sia economiche che umane degli Enti pubblici interessati. In particolare si è
rivelata particolarmente significativa nel settore del censimento dei
tabernacoli che in quest’ultimi anni sono stati oggetto di molteplici
studi, tutti encomiabili ma improntati alle più diverse caratteristiche.
È invece importante che questo patrimonio di conoscenze possa sfuggire all’estemporaneità delle situazioni e raccordarsi ad un più ampio
disegno di salvaguardia e tutela nel quale la cooperazione fra MiBAC
e Amministrazioni locali rappresenta una fondamentale strategia di
lavoro.
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PROGETTI EUROPEI
La rete MINERVA
Marzia Piccininno
Minerva
Coordinamento: Rossella Caffo
Viale Castro Pretorio, 105
00185 Roma
Tel. 06 49210426
Fax 06 4959302
www.minervaeurope.org
[email protected]
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Il progetto MINERVA (Ministerial Network for Valorising Activities in digitisation) è stato finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma
IST (Tecnologie per la società dell’informazione), Quinto Programma Quadro
di ricerca e sviluppo tecnologico, e riunisce i ministeri dei paesi europei preposti alla cultura, coordinati da quello italiano; la sua nascita è il risultato di
una stretta collaborazione tra la Commissione europea e gli Stati Membri, con
l’obiettivo di facilitare la creazione di una visione comune nella definizione
delle azioni e dei programmi nel campo dell’accessibilità e fruibilità in rete dei
beni culturali.
Il progetto ha avuto inizio nel marzo 2002; la sua prima fase è terminata con
successo nel luglio 2005, ottenendo risultati ben oltre le aspettative.
MINERVAplus, l’estensione di MINERVA ai paesi di nuova accessione (per un
totale di ben 29 Stati, i 27 aderenti all’Unione, più Israele e Russia), si è concluso nel gennaio 2006. Dal 1° ottobre 2006 è in corso MINERVA eC, terzo
atto del progetto MINERVA, che riunisce i ministeri di oltre 20 paesi europei e
oltre 150 istituzioni culturali. MINERVA eC ha come obiettivo principale quello di sviluppare azioni di supporto per la costruzione di Europeana (Biblioteca
digitale europea) in aderenza agli indirizzi della Commissione europea e sulla
base dei risultati ottenuti dai precedenti progetti MINERVA e MINERVAplus.
Le attività di MINERVAeC continuano e rinforzano le seguenti linee di azione:
• l’integrazione dei vari settori del patrimonio;
• le tematiche dei diritti di proprietà intellettuale, dell’interoperabilità e del multilinguismo;
• la condivisione di buone pratiche di digitalizzazione;
• il coordinamento negli e tra gli Stati membri;
• il monitoraggio dei progressi.
MINERVA opera su due livelli, politico e tecnico. Il livello politico consiste nel
garantire una stretta collaborazione tra gli Stati membri attraverso i Ministeri
preposti alla tutela del patrimonio culturale, e tra questi e la Commissione europea. In tale prospettiva MINERVA si propone di dare visibilità alle iniziative
nazionali, di promuovere lo scambio di buone pratiche e di assicurare la diffusione e la conoscenza delle politiche e dei programmi comunitari a livello
nazionale e locale.
Il livello tecnico riguarda invece la creazione di una piattaforma condivisa
dagli Stati membri, costituita da raccomandazioni e linee guida per la digitalizzazione e la fruizione del patrimonio culturale attraverso la rete.
Il progetto MINERVA ha avuto nel corso degli anni un notevole impatto sulle
istituzioni che tutelano e gestiscono il patrimonio culturale. In alcuni paesi europei sono stati avviati programmi nazionali riguardanti la digitalizzazione del
patrimonio culturale ispirati ai principi e alle linee guida di MINERVA.
Il progetto MINERVA ha prodotto importanti e tangibili risultati:
• ha costituito una rete di centinaia di referenti europei per la digitalizzazione;
• ha avviato la pubblicazione del volume Coordinating digitisation in Europe,
la relazione annuale sullo stato della digitalizzazione del patrimonio culturale nell’Unione Europea;
• ha prodotto strumenti concreti per una comunicazione web culturale di qualità e per una corretta digitalizzazione: il Manuale per la qualità dei siti
Web pubblici culturali (novembre 2003; aggiornamento in corso); i 10 principi per la qualità di un sito web culturale e il manuale di applicazione;
Museo & Web, il kit di progettazione di un sito web culturale di qualità, dotato anche di Content Management System e distribuito gratuitamente a tutti
gli istituti culturali pubblici e privati; il Manuale di buone pratiche per la digitalizzazione del patrimonio culturale; le Linee guida tecniche per i programmi di creazione di contenuti culturali digitali;
• sta elaborando strumenti concreti per guidare le istituzioni culturali nell’am-
bito delle problematiche connesse al diritto di proprietà intellettuale;
• ha dato attuazione concreta ai propri risultati elaborando nuove iniziative
progettuali quali MICHAEL, MICHAEL Plus e MEDCULT (quest’ultimo con il
sostegno dell’UNESCO).
I risultati di MINERVA sono stati notevoli anche in ambito nazionale poiché il
Ministero ha coinvolto nella loro diffusione esperti di tutte le proprie amministrazioni centrali e periferiche, del Coordinamento delle regioni, del CNIPA e
del mondo accademico.
In merito al tema della qualità dei siti web culturali è inoltre da segnalare la
Direttiva recante le linee guida per il piano di comunicazione coordinata dei siti
web afferenti agli uffici del Ministero per i beni e le attività culturali per la loro
accessibilità e qualità. Questo atto contiene sei linee di indirizzo che, oltre a
ribadire l’importanza per la divulgazione di elaborare applicazioni web riconoscibili, accessibili e usabili, conferma l’adozione degli standard e degli strumenti messi a punto dai progetti MINERVA e MICHAEL, con particolare riferimento alla qualità dei siti web culturali e alla descrizione delle risorse digitali.
A sostegno di tutte le istituzioni culturali che devono aggiornare o realizzare i
loro siti web o svolgere attività di digitalizzazione, il Ministero ha istituito
l’OTEBAC, l’Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali, un servizio che nasce dall’esigenza interna dell’amministrazione di utilizzare strumenti innovativi, con particolare riferimento alla digitalizzazione dei contenuti, alla
comunicazione e promozione via Internet dei progetti e dei siti web sviluppati
dai propri istituti, alla creazione di contenuti digitali e dei censimenti delle
risorse digitali.
Tramite l’OTEBAC il Ministero fornisce anche un supporto a tutte le istituzioni
culturali per rendere accessibili i propri siti web sulla base della legge n.
4/2004, Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici (c.d. Legge Stanca), e a quelli che intendono catalogare le proprie risorse digitali nell’ambito del progetto MICHAEL,
L’Osservatorio promuove l’adozione di standard condivisi, per l’allineamento
e l’interoperabilità dei portali e dei siti web culturali nazionali anche al fine di
rendere possibile la fruizione del patrimonio culturale digitale italiano nelle reti
globali.
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PROGETTI EUROPEI
MICHAEL: una rete di portali per l’accesso online
alla cultura europea
Giuliana De Francesco
Michael
Coordinamento: Rossella Caffo
Viale Castro Pretorio, 105
00185 Roma
Tel. 06 49210426
Fax 06 4959302
www.michael-culture.org (portale europeo)
www.michael-culture.eu (sito web del progetto)
www.michael-culture.it (portale italiano)
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Il servizio internazionale MICHAEL Culture è stato lanciato, alla presenza del
ministro Rutelli, in occasione della conferenza “Museums, libraries and archives
online: MICHAEL service and other international initiatives” (Roma, Complesso
del San Michele, 5-6 dicembre 2006).
Il servizio vuole promuovere presso un pubblico mondiale il patrimonio culturale europeo, offrendo un canale di accesso semplice e veloce, che metta in
contatto gli utenti potenziali con le collezioni digitali sviluppate negli anni dalle
istituzioni culturali europee.
MICHAEL è l’acronimo del progetto Multilingual Inventory of Cultural Heritage
in Europe, sviluppato congiuntamente da Italia, Francia e Regno Unito, finanziato dal programma eTen della Commissione europea e avviato nel giugno
del 2004 con il coordinamento dal Ministero per i beni e le attività culturali.
Fin dalle sue prime fasi operative il progetto ha attratto l’interesse di vari altri
partner nazionali in tutta l’Unione Europea; con l’avvio del progetto
MICHAELplus (1° giugno 2006) si è sancita l’estensione delle attività ad altri
11 paesi dell’Unione (Finlandia, Germania, Grecia, Malta, Paesi Bassi,
Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, Ungheria); più recentemente hanno aderito al progetto Bulgaria, Estonia, Comunità fiamminga del
Belgio e Slovacchia, per un totale di 18 nazioni coinvolte.
Ogni aspetto della realizzazione del progetto è stato orientato dalle raccomandazioni di MINERVA in tema di standard e linee guida tecniche e di inventari
di contenuti digitali; in particolare, si è fatto riferimento alle Technical
Guidelines for Digital Cultural Content Creation Programmes e alle
Specifications for Inventories of Digital Cultural Content.
Il portale europeo MICHAEL Culture, in linea dal mese di dicembre 2006, offre
un catalogo tendenzialmente esaustivo delle collezioni culturali digitali create
o gestite da istituzioni culturali pubbliche o private, nazionali, regionali o locali e appartenenti a ogni settore o dominio, aventi sede in ciascuno dei paesi
partner.
Gli utenti possono reperire agevolmente in modalità multilingue informazioni sulle
risorse digitali europee di interesse culturale, sulle istituzioni che le producono o
gestiscono, sui progetti nel contesto dei quali risorse e servizi sono realizzati e
sulle collezioni fisiche eventualmente digitalizzate nell’ambito di tali progetti; una
volta identificate le collezioni digitali di proprio interesse, si viene indirizzati
verso i servizi on-line e off-line che mettono a disposizione le risorse.
Attualmente il portale europeo rende disponibili solo contenuti relativi ai tre
paesi che hanno avviato il progetto, ovvero Francia, Italia e Regno Unito. Il
sistema può essere interrogato in ciascuna delle tre lingue nazionali supportate; per agevolare la comprensione dei contenuti, parte della descrizione delle
risorse è offerta nella lingua selezionata per la navigazione; per i contenuti a
testo libero, è offerto uno strumento per la traduzione automatica. Entro il termine del progetto (maggio 2008) si prevede una estensione sostanziale del
multilinguismo, con l’acquisizione dei dati raccolti dai nuovi partner di
MICHAELplus e quindi il supporto di ulteriori 15 lingue nazionali.
Il consorzio MICHAEL attualmente abbraccia 37 fra ministeri e agenzie nazionali responsabili per le politiche culturali, altre istituzioni culturali di rilievo
nazionale, università e società di servizi e ha recentemente dato vita all’associazione internazionale senza fini di lucro (AISBL, Association internationale
sans but lucratif) “MICHAEL Culture”, di diritto belga, allo scopo di garantire
la sostenibilità del progetto una volta esaurito il finanziamento europeo.
L’Associazione, fondata nel luglio 2007, vede già rappresentati fra i suoi membri Italia, Francia e Regno Unito; oggetto sociale è offrire servizi per agevolare l’accesso alle risorse culturali digitali e garantire la manutenzione e lo sviluppo del servizio europeo MICHAEL. L’AISBL MICHAEL Culture è titolare della
piattaforma software di MICHAEL, di cui ha avviato le procedure di pubblicazione open source.
Il 30 settembre 2005, oltre un anno dopo l’avvio del progetto MICHAEL, la
Commissione europea pubblica la comunicazione “i2010: Digital Libraries”,
con la quale lancia il progetto di un unico punto di accesso multilingue al patrimonio culturale e scientifico europeo distribuito che coprisse ogni tipo di materiale culturale a prescindere dal luogo e dall’istituzione incaricata della conservazione e manutenzione.
Un progetto assolutamente in linea con obiettivi e metodi perseguiti da MICHAEL,
tanto che il Consiglio dei ministri delle Comunità europee riconosce MICHAEL
come uno dei due pilastri su cui dovrà fondarsi la costituenda Biblioteca digitale europea (Conclusioni del Consiglio del 13 novembre 2006). Dal 2006
MICHAEL è parte attiva nel processo di costruzione di Europeana, la Biblioteca
digitale europea: prende parte al progetto EDLNet, che ha l’obiettivo di definirne raccomandazioni e soluzioni tecniche; i partner di MICHAEL partecipano all’attività del gruppo di esperti sull’interoperabilità istituito dalla
Commissione europea; l’AISBL MICHAEL Culture è membro della Fondazione
EDL (European Digital Library), recentemente costituita (14 settembre 2007).
A disposizione di Europeana MICHAEL pone un catalogo tendenzialmente
esaustivo delle collezioni digitali europee di interesse culturale, prezioso per
identificare e localizzare le risorse cui darà accesso la BDE; oltre alle informazioni sulle istituzioni responsabili, il catalogo di MICHAEL include informazioni importanti ai fini dell’interoperabilità tecnica e semantica, quali le terminologie adottate dalle banche dati, i formati digitali, i protocolli per la trasmissione dei dati ecc.
La rete di migliaia di istituzioni mobilitate da MICHAEL in tutta Europa è un’altra risorsa fondamentale per il successo della Biblioteca digitale europea.
La piattaforma software si compone di un modulo di produzione e di un modulo di pubblicazione, entrambi sviluppati a partire dalla piattaforma software
open source adottata dal francese Ministère de la culture et de la communication per il Catalogue des fonds culturels numérisés e basati su moduli software
open source ampiamente conosciuti e diffusi, quali Apache Cocoon, Apache
Lucene, SDX, eXist, XDepo. Il modulo di produzione consente la creazione,
modifica, importazione e gestione dei record descrittivi e dei legami che li
interconnettono attraverso un browser web; questo rende possibile l’attivazione di una rete di catalogatori che descrivono le risorse digitali gestite dalle istituzioni locali. I record prodotti sono in formato XML e possono essere scaricati e reimpiegati in altre applicazioni.
Il modulo di pubblicazione permette la creazione di un portale nazionale, conforme ai criteri di qualità di MINERVA, che offre una interfaccia intuitiva per la
ricerca e la navigazione via web nella base dati XML, e può essere adattato
alle diverse esigenze grafiche e funzionali espresse da ciascun paese partner
del progetto.
Alla base della piattaforma software è il modello dei dati MICHAEL, sviluppato dal gruppo tecnico del progetto a partire dalle specifiche MINERVA per gli
inventari di contenuti culturali digitali; il MICHAEL Data Model è correlato strettamente allo standard RSLP per la descrizione delle collezioni e al Dublin Core
Collection Application Profile.
Ogni installazione nazionale della piattaforma software produce, a partire dal
database XML, un repository OAI-PMH che rende disponibile l’insieme dei dati
tanto nel formato MICHAEL che nello standard Dublin Core semplice. Questo
significa che i dati possono essere inviati automaticamente tramite il protocollo OAI-PMH al servizio europeo MICHAEL Culture e al tempo stesso messi a
disposizione di altri servizi culturali nazionali e internazionali.
Il portale europeo raccoglie dunque tramite cattura automatica (harvesting) i
dati messi a disposizione dai database nazionali, i quali sono a propria volta
interrogabili autonomamente tramite interfacce nelle lingue nazionali.
Attualmente sono online i portali di Francia (www.michael-culture.fr) Regno
99
Unito (www.michael-culture.org.uk), Italia (www.michael-culture.it).
In Italia, MICHAEL procede in stretto coordinamento con il progetto
CulturaItalia, il portale della cultura italiana. Le banche dati MICHAEL e
CulturaItalia vengono rese interoperabili attraverso la mappatura del modello
dei dati di MICHAEL nel profilo di applicazione di CulturaItalia e la conseguente attivazione di un modulo software per la cattura automatica dei metadati.
Attraverso i dati di MICHAEL, CulturaItalia offrirà dunque ai propri utenti un
catalogo esauriente delle collezioni digitali di interesse culturale create o gestite da istituzioni italiane. Gli utenti interessati alla descrizione dettagliata di tali
risorse verranno invitati ad approfondire la ricerca sul portale MICHAEL.
Il censimento sistematico che MICHAEL va svolgendo consente inoltre a
CulturaItalia di identificare potenziali fornitori di contenuti appartenenti ai più
diversi domini o settori: pubblici e privati, di rilievo nazionale, regionale o
locale, responsabili di attività culturali quali la lettura, il cinema o lo spettacolo dal vivo o della tutela e valorizzazione di beni archivistici, librari, archeologici, architettonici, storico-artistici, etnologici, multimediali, istituti per la formazione o di ricerca.
Il Ministero per i beni e le attività culturali ha infatti coinvolto nelle attività di
censimento delle collezioni digitali tutte le articolazioni del Ministero stesso, le
Regioni e, attraverso una partnership con la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), i 77 atenei italiani.
Il CASPUR (Consorzio inter-universitario per le applicazioni di supercalcolo per
università e ricerca della Sapienza di Roma) garantisce la gestione e la manutenzione del server, del software e della banca dati.
Attualmente (aprile 2008) la banca dati MICHAEL italiana descrive quasi
5000 collezioni digitali, censite coinvolgendo 1500 organizzazioni culturali.
100
OSSERVATORIO TECNOLOGICO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
Museo & Web: l’esperienza del Progetto MINERVA
per i musei e le altre istituzioni culturali
Maria Teresa Natale
La progettazione di “Museo & Web: kit di progettazione di un sito di qualità
per un museo medio-piccolo” ha costituito l’occasione per trasporre molte delle
esperienze maturate nell’ambito del Progetto MINERVA: in particolare, si sono
seguite le linee guida contenute nel Manuale per la qualità dei siti web culturali pubblici e sono stati applicati i dieci Principi europei per la qualità di un
sito web culturale. Circa l’accessibilità, si è tenuto conto, a seguito di quanto
prescritto dalla legge n. 4 del 9 gennaio 2004 Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici (c.d. Legge Stanca), dei
ventidue requisiti per l’accessibilità, così come definiti nel Decreto Ministeriale
che stabilisce le linee guida recanti i requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità e le metodologie tecniche per la verifica dell’accessibilità dei siti
Internet, nonché i programmi di valutazione assistita utilizzabili a tale fine, firmato dal Ministro per l’innovazione e le tecnologie l’11 luglio 2005, dopo che
il 6 luglio la Commissione europea, ai sensi della direttiva 98/34/CE, aveva
dato il via libera all’adozione del provvedimento. In una prima fase, il progetto era destinato ai musei medio-piccoli, basandosi sulla constatazione che in
Italia, e in genere in Europa, i musei locali e territoriali sono molto diffusi, ma
spesso sono privi di siti web propri. Infatti, trattandosi di piccole istituzioni,
sono molte volte carenti di risorse economiche e umane. Si è voluto perciò offrire uno strumento che potesse essere utilizzato dai musei sia come guida nella
progettazione dell’architettura del sito web, sia nella realizzazione pratica.
In una seconda fase, il kit di progettazione è stato adattato ad altre categorie
di soggetti culturali pubblici, come archivi, biblioteche, direzioni regionali,
soprintendenze, scuole.
Il kit si articola in diverse parti:
1) “struttura e contenuti del prototipo”: contiene modelli di riferimento per l’organizzazione dei contenuti e dei servizi, corredati da numerosi esempi relativi a siti italiani e stranieri:
Osservatorio Tecnologico per i Beni
e le Attività Culturali
Coordinamento: Rossella Caffo
Viale Castro Pretorio 105
00185 Roma
Tel. 06 49210426
Fax 06 4959302
www.otebac.it
[email protected]
www.otebac.it/prototipo.html
Informazioni e richiesta codici CMS:
www.minervaeurope.org/structure/workinggro
ups/userneeds/prototipo/cms.html
Archivi
www.otebac.it/siti/realizzare/direttive/modelli/archivio.html
Biblioteche
www.otebac.it/siti/realizzare/direttive/modelli/biblioteca.html
Musei
www.otebac.it/prototipo.html
Direzioni Regionali
www.otebac.it/siti/realizzare/direttive/modelli/direzioneregionali.html
Soprintendenze
www.otebac.it/siti/realizzare/direttive/modelli/soprintendenze.html
Scuole
www.otebac.it/siti/realizzare/direttive/modelli/soprintendenze.html
2) “tutorial”: si offrono suggerimenti per la costruzione delle pagine web sulla
base delle regole dell’accessibilità e dell’usabilità e si forniscono informazioni pratiche relative all’architettura, alla gestione, all’interoperabilità, ai
problemi legati al copyright, al multilinguismo ecc.;
3) “verifica della qualità”: si forniscono degli strumenti pratici per la valutazione dell’applicazione al proprio sito web;
4) strumenti pratici: modelli di pagine XHTML e il Content Management System
messo a disposizione in open source dal Ministero per i beni e le attività
culturali.
Museo&Web CMS Open Source
Il modello Museo & Web è stato adattato a un sistema integrato di Content
Management (CMS) per la gestione e il controllo di documentazione informa-
101
tiva multi-formato ed eterogenea, da pubblicare in rete.
Con questo CMS , che consente anche di gestire il multilinguismo, è possibile
creare, modificare, controllare tanto le singole pagine che intere sezioni logiche della propria documentazione web, stabilendo regole, ruoli e livelli di
accesso secondo le proprie specifiche esigenze.
Il sistema consente, anche a personale non esperto, di partecipare attivamente al processo di creazione e pubblicazione dei contenuti, apportando in
tempo reale il proprio contributo, secondo la propria qualifica e competenza.
Il CMS può essere utilizzato GRATUITAMENTE dai musei ma anche dalle altre
istituzioni culturali, pubbliche e private, adattandolo alle proprie esigenze.
Con questo CMS si ampliano le classiche funzionalità di editing di testi e immagini web: vengono, infatti, resi disponibili strumenti che consentono il mantenimento di strutture gerarchiche fra le pagine, link incrociati, menu, formattazione di testi, gestione di news, eventi, rassegna stampa, normativa, bandi e concorsi, pubblicazioni e molte altre funzionalità aggiuntive (come il catalogo
degli oggetti del museo e la possibilità di pubblicare percorsi tematici), perfettamente integrabili con il sistema di base e realizzate secondo le esigenze specifiche.
Il CMS sviluppato si compone di tutte le funzionalità, di base e accessorie, atte
a garantire rigore architetturale e semplicità d’uso nelle fasi d’implementazione e aggiornamento dei contenuti.
Il sistema è fornito con licenza Open Source. Per ogni versione pubblicata sono
disponibili il codice sorgente, il manuale di utilizzo, la licenza d’uso, una
demo online.
È inoltre attiva una lista di discussione per condividere dubbi, suggerimenti e
informazioni sul CMS e sulle attività correlate.
L’Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali organizza periodici
corsi di formazione e aggiornamento su Museo & Web, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali.
Tutte le informazioni sono disponibili sul sito dell’Osservatorio tecnologico per
i beni e le attività culturali.
102
DIREZIONE GENERALE PER L’ORGANIZZAZIONE, L’INNOVAZIONE,
LA FORMAZIONE, LA QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE E LE RELAZIONI SINDACALI
URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico:
”Continuità ed innovazione”
Gaspare Carlini
Sono trascorsi sei anni dalla istituzione dell’Ufficio per le Relazioni con
il Pubblico presso il Segretariato Generale del Ministero e nonostante
vicissitudini non sempre positive per la ottimale gestione della struttura,
possiamo dire che l’entusiasmo non è mai venuto meno nelle persone
che sono chiamate a condurlo. Ne sono una prova:
– il numero dei contatti intervenuti con i cittadini e le risposte fornite
– la collaborazione con il CNR
– gli incontri promossi su materie riguardanti la comunicazione e la cultura
– la consulenza fornita a studenti laureandi in Scienza delle Comunicazioni
– la promozione tendente ad avviare la creazione di URP in altre
dipendenze MIBAC
– la cortesia, la professionalità e la disponibilità del personale
(in gran parte, purtroppo, ancora precario).
Direzione Generale per
l’Organizzazione, l’Innovazione,
la Formazione, la Qualificazione
Professionale e le Relazioni Sindacali
Servizio I – Affari generali,
sistemi informativi,
tecnologie innovative
URP- Ufficio Relazioni con il Pubblico
Responsabile: Gaspare Carlini
Via del Collegio Romano, 27
00186 Roma
Tel 06 67232980 - 2990 – Fax 06 6798441
[email protected]
orario di apertura
lunedì-venerdì
9.00-14.00/14.30-17.30
Nei giorni che vedono l’insediamento del nuovo Governo della Repubblica ci auguriamo che la valorizzazione della Comunicazione Istituzionale e di settore trovi la giusta rispondenza nei nuovi responsabili.
Riportiamo, a titolo indicativo, alcuni dati sulla entità del lavoro svolto:
43.088 sono i contatti intervenuti dalla istituzione dell’URP al 31
marzo 2008;
i contatti telefonici gestiti dal personale adibito al servizio del numero
verde (800991199) sono stati 998.277.
L’Ufficio Relazioni con il Pubblico, attraverso il suo responsabile e su
incarico del Capo dell’Area Ricerca, Innovazione e Organizzazione,
partecipa al progetto del CNR denominato “URPINSIEME”, collaborazione tra Amministrazioni Pubbliche nel campo della comunicazione e
dei servizi resi al cittadino.Nell’edizione del COM.P.A. di Bologna
2005, nel corso di un affollato convegno, è stato presentato il portale
www.urpinsieme.it che riporta, in maniera agile ed accattivante, quanto di meglio ed aggiornato figura nelle seguenti aree:
Programmazione e finanziamenti
Formazione
Lavoro
Internazionale
Documentazione
Servizi e appalti
Manifestazioni ed eventi
Partecipano al portale:
Inizio modulo
Consiglio Nazionale delle Ricerche - CNR
Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente - ENEA
Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori - ISFOL
Ministero dell’università e della ricerca
Ministero dell’economia e delle finanze
Ministero della pubblica istruzione
Ministero delle infrastrutture
Ministero per i beni e le attività culturali
Università La Sapienza di Roma
Università degli Studi di Tor Vergata
Università di ROMA TRE.
103
CALL CENTER
Il Call Center del MiBAC
Referente: Stefania Subinaghi
Via Cristoforo Colombo, 6
20094 Corsico (MI)
Tel. 06 784417243
Fax 06 784417333
Nell’ambito delle competenze del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali si colloca il servizio di call center atto a migliorare l’accesso
alla fruizione del patrimonio culturale nazionale da parte dei cittadini
italiani e stranieri nonché dei turisti in visita nel nostro Paese, per fornire informazioni (in lingua italiana, inglese e spagnola) inerenti le attività di pertinenza del Ministero, su musei, mostre temporanee, archivi,
biblioteche attraverso il numero verde 800 99 11 99.
Il Servizio è interamente affidato alla Società Omnia Network*, che
gestisce le chiamate tramite il numero verde attivo tutti i giorni, compreso i festivi, dalle 9 alle 19. L’operatore di front office, mediante la consultazione di Banche Dati ed un costante collegamento al sito Internet
del Ministero, è in grado di fornire tutte le informazioni richieste, ivi
comprese quelle relative alla struttura organizzativa del Ministero ed
alle competenze istituzionali dello stesso.
L’operatore ha a disposizione anche un banca dati integrata curata dal
personale di back office di Omnia Network contenente le informazioni relative a manifestazioni, beni, musei, eventi di pertinenza non statale (comunali, privati, etc.).
Nello specifico, il front office svolge:
un servizio di ricezione reclami da parte del Cittadino e di segnalazione all’Amministrazione;
un servizio di supporto all’Ufficio Relazione con il Pubblico (URP);
un servizio di supporto al Servizio II Comunicazione, promozione e
Marketing della direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la
promozione.
un servizio di segnalazioni al Comando dei Carabinieri per la Tutela
del Patrimonio Culturale;
L’attività di back office consiste in:
attività di verifica e segnalazioni delle necessità di aggiornamento dei
dati presenti sul sito del Ministero dei Beni culturali;
acquisizione di informazioni sulle iniziative culturali in essere su tutto il
territorio nazionale con partecipazione diretta o indiretta del
Ministero;
acquisizione di informazioni al servizio del cittadino sui principali siti
non statali mediante la creazione di un Data Base interno a favore del
Front office;
diffusione di informazioni mirate nei confronti di soggetti terzi quali
scuole, università, organismi culturali secondo valutazioni di opportunità da parte del Ministero. Tali informazioni sono fornite sul numero
complessivo di 10.000 contatti annui.
A fronte delle suddette attività, vengono prodotti periodicamente report
statistici quantitativi e qualitativi, che consentono una continua analisi
e monitoraggio dei servizi resi.
*Omnia Network s.p.a., gestore del servizio, è uno dei principali operatori italiani nel settore della progettazione, realizzazione e gestione
dei servizi di outsourcing alle imprese.
104
CCTPC - COMANDO CARABINIERI TUTELA PATRIMONIO CULTURALE
Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è stato istituito nel
1969, precedendo in tal modo di un anno la Convenzione Unesco di
Parigi del 1970, con la quale si invitavano tra l’altro gli Stati Membri
ad adottare le opportune misure per impedire l’acquisizione di beni illecitamente esportati e favorire il recupero di quelli trafugati, nonché a istituire uno specifico servizio a ciò finalizzato. Il Comando, inserito funzionalmente nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
quale Ufficio di diretta collaborazione del Ministro, svolge compiti concernenti la sicurezza e la salvaguardia del patrimonio culturale nazionale attraverso la prevenzione e la repressione delle violazioni alla legislazione di tutela dei beni culturali e paesaggistici. Il particolare settore
di tutela è un comparto di specialità che è stato affidato in via prioritaria all’Arma con Decreto del Ministero dell’Interno del 12 febbraio
1992, successivamente ribadito con Decreto del 28 aprile 2006 del
medesimo Ministero, che, nel confermare il ruolo di preminenza dell’Arma nello specifico settore, ha attribuito al Comando CC TPC la funzione di polo di gravitazione informativa e di analisi a favore di tutte le
Forze di Polizia. Il Comando è composto da militari in possesso di qualificata preparazione, acquisita con la frequenza di specifici corsi in
materia di “Tutela del Patrimonio Culturale”, organizzati d’intesa dal
Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’attuale articolazione del
Comando Carabinieri TPC prevede a livello centrale un Ufficio Comando, quale organo di supporto decisionale del Comandante nell’azione
di comando, controllo e coordinamento delle attività di istituto in Patria
ed all’estero, un Reparto Operativo con competenza territoriale areale,
nonché di coordinamento operativo sull’intero territorio nazionale per le
indagini di più ampio spessore (a sua volta suddiviso in tre sezioni
Antiquariato, Archeologia, Falsificazione e Arte Contemporanea) e, a
livello periferico, 12 nuclei con competenza regionale o interregionale,
ubicati a Bari, Bologna, Cosenza, Firenze, Genova, Monza, Napoli,
Palermo, Sassari, Torino, Venezia ed Ancona.
Reparto
Indirizzo
Comando CC
TPC Roma
Roma
Tel.06.6920301 [email protected]
Piazza di Sant’Ignazio, Fax 06.69203069
152
Reparto CC TPC Roma,
Via Anicia, 24
Roma
Telefono/Fax
e-mail
Piazza Sant’Ignazio, 152
00186 Roma
Tel. 06 6920301
Fax 06 69203069
www.carabinieri.it
[email protected]
Competenze
territoriali
Tel.06.585631
[email protected]
Fax 06.58563200
Lazio
Abruzzo
Nucleo CC TPC
Torino
Torino,
Via XX Settembre, 88
Tel.011.5215636 [email protected]
Fax 011.5170000
Piemonte
Valle D’Aosta
Nucleo CC TPC
Monza
Monza,
Via Brianza, 2
Tel.039.2303997 [email protected]
Fax 039.2304606
Lombardia
Nucleo CC TPC
Venezia
Venezia
P.zza S. Marco, 63
Tel.041.5222054
[email protected]
Fax 041.5222475
Veneto
Trentino A.A.
F.V.Giulia
Nucleo CC TPC
Genova
Genova,
Via S. Chiara, 8
Tel.010.5955488
Fax 010.5954841 [email protected]
Liguria
Nucleo CC TPC
Bologna
Bologna,
Via Castiglione, 7
Tel.051.261385
Fax 051.230961
Emilia
Romagna
Nucleo CC TPC
Ancona
Ancona,
Via Pio II
Pal. Bonarelli
Tel.071/201322
Fax 071/2076959 [email protected]
[email protected]
Comandante Gen. Giovanni Nistri
Marche
105
[email protected]
Toscana
Umbria
Nucleo CC TPC
Firenze
Firenze,
Via Romana, 37/a
Tel.055.295330
Fax.055.295359
Nucleo CC TPC
Napoli
Napoli,
Via Tito Angelici, 20
Tel.081.5568291 [email protected]
Fax.081.5784274
Campania
Nucleo CC TPC
Bari
Bari,
P.zza Federico II, 2
Tel.080.5213038
Fax.080.5218244 [email protected]
Puglia
Molise
Basilicata
Nucleo CC TPC
Cosenza
Cosenza,
Via Colletriglio, 4
Tel.0984.795548 [email protected]
Fax.0984.784161
Calabria
Palermo,
C.so Calatafimi, 213
Tel.091.422825
Fax.091.422452
Sicilia
Sassari,
Strada Prov.le
La Crucca, 3
Tel.079.3961005
[email protected]
Fax.079.395654
Nucleo CC TPC
Palermo
Nucleo CC TPC
Sassari
[email protected]
Sardegna
Il Comando CC TPC espleta i suoi compiti per la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale attraverso molteplici modalità operative che possono riassumersi in:
– controlli di aree archeologiche e di attività commerciali, fisse e ambulanti;
– attività investigativa specialistica volta al recupero di beni culturali e
oggetti d’arte, anche attraverso il monitoraggio di siti web dedicati;
– gestione della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti
(art.85 D.Lgs. 42/2004);
– consulenza specialistica a favore del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali e dei suoi organi territoriali.
In particolare, le attività condotte sono indirizzate principalmente a:
– individuare i responsabili dei reati perpetrati in danno dei beni culturali (quali furti, ricettazioni, scavi archeologici illegali, falsificazioni) e deferirli all’Autorità Giudiziaria;
– recuperare i beni culturali sottratti o esportati illecitamente dal territorio nazionale, estendendone le ricerche anche all’estero, nei limiti
stabiliti dalle diverse convenzioni e nell’ambito della cooperazione
giudiziaria tra gli Stati, attraverso i Ministeri degli Affari Esteri e della
Giustizia, nonché, mediante INTERPOL, con le Forze di Polizia delle
altre Nazioni;
– contribuire all’individuazione di violazioni alle norme di tutela paesaggistica;
– effettuare controlli in occasione di mostre e di mercati d’antiquariato, sui cataloghi delle più importanti case d’asta, anche on-line, nonché presso antiquari e presso laboratori di restauro e di altri operatori del settore;
– effettuare servizi di prevenzione dei reati in aree archeologiche particolarmente sensibili, in cooperazione con l’Arma territoriale, il
Raggruppamento Aeromobili Carabinieri, le pattuglie a cavallo ed
altri mezzi dell’Arma, anche navali.
Il Comando CC TPC conduce attività all’estero, non solo nell’ambito
della cooperazione internazionale di polizia, ma anche per:
– supporto specialistico a operazioni di peace-keeping, come in Iraq
dal 2003 al 2006;
– attività di formazione di operatori di polizia e delle dogane di Stati
che lo richiedano;
106
– consulenza al Ministero per i Beni e le Attività Culturali per le attività volte alla restituzione di reperti archeologici appartenenti al patrimonio nazionale ed esposti in Musei e collezioni private stranieri.
Nel 1980 il Comando Carabinieri TPC qualificava ulteriormente l’attività investigativa predisponendo uno strumento informatico che si
sarebbe rivelato, nel tempo, un supporto investigativo di straordinaria
utilità ed efficacia, indispensabile per la lotta al particolare crimine: la
“Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, ora normativamente prevista dall’art. 85 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. In essa sono quotidianamente inserite tutte le informazioni
descrittive e fotografiche relative ai beni culturali da ricercare che pervengono al Comando dalle numerose Stazioni dell’Arma distribuite sul
territorio nazionale, dalle altre Forze di polizia, dalle Soprintendenze
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali o dagli Uffici doganali.
Attraverso INTERPOL giungono altresì le informazioni riguardanti i beni
sottratti all’estero. La Banca Dati, quindi, proprio in ragione dell’utilizzo di una sofisticata tecnologia informatica e delle numerose informazioni in essa contenute (circa 120.000 eventi e 3.900.000 oggetti, con oltre 324.000 immagini informatizzate), costituisce un punto di
riferimento per tutti i Reparti dell’Arma dei Carabinieri e per le altre
Forze di Polizia italiane ed estere e consente, tra l’altro, di elaborare
una attenta analisi del fenomeno “furti di beni culturali”, così come di
altre tipologie delittuose, fornendo indicazioni idonee ad indirizzare
con maggiore precisione l’attività preventiva e investigativa dei vari
reparti. La stessa, alimentata giornalmente:
– è strutturata in moduli che consentono da un lato, l’inserimento e la
ricerca di eventi, persone, oggetti e le loro relazioni, dall’altro l’elaborazione di statistiche;
– impostata su interfaccia WEB e supporto multilingua, consente
modalità di ricerca visuale e capacità di georeferenziazione degli
eventi;
– interagisce in tempo reale con palmari e personal computer portatili,
agevolando la redazione di rapporti/schede sul luogo dell’intervento e la consultazione e l’alimentazione diretta.
Per quanto attiene specificatamente alla funzione di comparazione
delle immagini, un software di indicizzazione le analizza assegnando
loro un’“impronta” sulla base di definite informazioni, quali il colore,
il contrasto, la forma e la trama.
Relativamente alla georeferenziazione degli eventi, un apposito programma consente:
– il posizionamento delle entità sul territorio in base al collegamento
tra dati alfanumerici e geografici, nonché l’individuazione di zone a
rischio e dei percorsi legati alla criminalità;
– la rappresentazione grafica di tutte le connessioni logiche tra le informazioni censite, integrandole con dati locali e remoti attinti per fini
investigativi e tabulati telefonici (società italiane).
La complessa architettura del sistema consente altresì una concreta
interoperabilità con le altre Forze di Polizia ed Enti della Pubblica
Amministrazione, quali le Soprintendenze e gli Uffici Esportazione, e
la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha concesso un accesso
privilegiato al suo database informatizzato.
Inoltre, l’abbattimento delle barriere doganali nell’ambito dell’Unione
Europea, nonché una sempre maggiore facilità di movimento di persone e merci a livello transnazionale, ha suggerito al Comando di utiliz-
107
zare le eccezionali potenzialità offerte dalla rete Internet per diffondere in qualsiasi parte del mondo le informazioni relative ai beni culturali sottratti, indicazioni utili alla cittadinanza, attraverso il sito istituzionale www.carabinieri.it. Nello stesso, infatti, alla sezione “Banche
Dati”, è presente un ben strutturato motore di ricerca attraverso il quale
possono essere consultati circa 14.500 beni culturali di grande valore,
tra reperti archeologici, dipinti, sculture, oggetti chiesastici, beni librari, estratti dalla Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti del
Comando. Peraltro nello stesso database i cittadini possono accedere
ad un cospicuo elenco di immagini e di descrizioni di beni archeologici saccheggiati durante i due conflitti bellici avvenuti negli ultimi anni
in IRAQ, oltre che avvalersi di “link” diretti alle pagine del sito UNESCO dedicate alle “Red list” di Paesi a rischio. Per facilitare la consultazione di tali informazioni e favorire il recupero dei beni culturali da
ricercare, il data-base e le pagine web del Comando sono in corso di
duplicazione in lingua inglese, ed è altresì in atto una loro ulteriore
implementazione.
Nell’apposita sezione tematica del sito www.carabinieri.it (Beni d’interesse culturale) sono disponibili “consigli” per orientare gli utenti che
intendano avvicinarsi al mercato dell’arte (tra cui un “decalogo” contro gli incauti acquisti di opere d’arte contemporanea, redatto con la
collaborazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna) o che subiscano furti di beni culturali.
Dal sito è inoltre possibile scaricare un modulo “Documento dell’opera
d’arte - Object ID” (vedasi foto) che peraltro può essere richiesto presso qualsiasi comando dell’Arma. Compilando questa “scheda preventiva”, ciascuno può costituirsi un archivio fotografico e descrittivo dei
propri beni culturali, determinante in caso di furto, poiché ne consente
l’agevole informatizzazione nella Banca Dati, in modo da favorire la
costante comparazione con quanto giornalmente sia oggetto di controllo. Un’opera rubata, infatti, se fotografata ed adeguatamente descritta, può essere recuperata più facilmente.
Inoltre, per evitare di acquistare un bene culturale trafugato, ovvero per
Esempio di modello - “Documento dell’opera d’arte” - Object iD
108
conoscere l’eventuale illecita provenienza di uno posseduto, il cittadino può richiedere al Comando o ai Nuclei dislocati sul territorio un
controllo presso la Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti.
In caso di riscontro negativo il Comando rilascerà un’attestazione in
cui è indicato che in quel momento il bene controllato non risulta
segnalato tra le opere da ricercare presenti in Banca Dati. Un eventuale esito positivo dell’accertamento darà luogo ai dovuti riscontri di polizia giudiziaria.
109
ALES S.P.A.
Via Cristoforo Colombo, 98
00147 Roma
Tel. 06 70450922
Fax 06 77591514
Via S. Brigida, 51
80133 Napoli
Tel. 081 7810701
Fax 081 5511518
Via Toledo, 153
80132 Napoli
Tel. 081 19562115
Fax 081 4206001
www.ales-spa.it
ALES Arte Lavoro e Servizi S.p.A è una società a capitale pubblico partecipata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Svolge servizi finalizzati alla conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali per strutture centrali e periferiche del MiBAC.
Attiva dal 1999 ALES fornisce numerosi servizi all’interno di parchi,
aree archeologiche, musei, aree espositive, edifici e giardini storici,
biblioteche, archivi e uffici nel Lazio e nella Campania.
Il costante intervento sul territorio da parte di personale qualificato e la
particolare attenzione alla formazione continua dei lavoratori, ha permesso ad ALES di imporsi come importante realtà nella progettazione
e realizzazione di attività relative alla tutela e alla promozione dei
beni culturali.
ALES ha ottenuto la Certificazione di Qualità ISO 9001:2000 e l’attestazione SOA per le categorie OG1, OG2, OS24.
ALES arte lavoro e servizi, s.p.a. attualmente cura, per conto del
Mibac, ventidue progetti localizzati sul territorio del Lazio e della
Campania, garantendo la conservazione e incrementando la fruibilità
dei beni appartenenti al patrimonio culturale del nostro Paese, nonché
migliorando la qualità dei servizi offerti.
I progetti attuati da ALES riguardano:
La gestione di musei ed aree archeologiche
I servizi di sorveglianza, accoglienza, informazione e biglietteria,
hanno consentito, in alcuni casi, l’apertura al pubblico di spazi espositivi altrimenti non visitabili ed in altri casi un miglioramento della fruizione di musei, parchi pubblici ed aree archeologiche quali il Museo
Archeologico Nazionale a Napoli, il Museo Narrante di Hera Argiva
alla foce del Sele, il Museo H.C. Andersen a Roma, l’Antiquarium di
Avella, il Parco di Capodimonte, l’area archeologica di Cuma, Avella,
Atripalda di Villa dei Quintili e di Villa Capo di Bove a Roma, del
Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, e della Villa di Orazio a Licenza
La manutenzione del verde presso aree archeologiche e presso aree a
verde di pertinenza di edifici storici
Questi servizi, oltre ad assicurare una costante cura e manutenzione di
aree archeologiche e di spazi verdi in edifici storici, hanno permesso
anche l’ampliamento di superfici visitabili garantendo una migliore funzionalità ed accessibilità al pubblico dei percorsi di visita dei siti
archeologici.
Le attività sono garantite presso il Santuario di Ercole Vincitore e il Tempio
della Tosse a Tivoli, la Villa di Orazio a Licenza, la Villa di Nerone a
Subiaco, le aree archeologiche di Ostia Antica, Veio, Atripalda, Avella,
Cuma, Paestum e Mirabella Eclano, il Santuario di Hera Argiva alla foce
del Sele, le Terme di via Terracina, il Teatro di Teano, l’Anfiteatro Flavio
di Pozzuoli e presso i cortili ed i giardini dell’Archivio di Stato di Napoli
e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La manutenzione architettonica di edifici vincolati e di edifici civili
I servizi di manutenzione ordinaria si basano sul principio cardine
della conservazione e tutela del bene preservando l’organismo architettonico in tutte le sue componenti.
Per l’organizzazione del servizio di manutenzione sono state individuate due strategie manutentive:
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Strategia predittiva o secondo condizione
Tale strategia consiste nell’ attuazione di ispezioni, svolte con tempistica periodicamente prestabilita, allo scopo di conservare le caratteristiche operative e funzionali dell’organismo architettonico, individuando
in occasione di tali controlli programmati il guasto o la sua imminenza;
Strategia a rottura o a guasto avvenuto
In tale tipologia rientrano gli elementi per i quali non è possibile prevedere né periodicità di guasto né periodicità d’ispezione.
In tale ottica la manutenzione è quindi supportata da un’attività di verifica e controllo ciclica finalizzata alla verifica periodica dello stato di
conservazione dei beni, all’identificazione di eventuali anomalie o
guasti e alla definizione di piani di ripristino e di mantenimento delle
strutture architettoniche. Il servizio di manutenzione è garantito a
Napoli presso Palazzo Reale, Castel Sant’Elmo, Villa Floridiana, Villa
Pignatelli, Certosa di S. Martino, Museo di Capodimonte, Palazzotto
Borbonico a Capodimonte e Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio
Emanuele III” ed a Paestum presso il Museo Archeologico Nazionale.
La manutenzione ordinaria di strutture archeologiche
I Servizi riguardano la manutenzione ordinaria di murature, pavimentazioni ed intonaci di strutture archeologiche localizzate all’interno di
parchi archeologici ed ha l’obiettivo di preservare i monumenti in
maniera continuativa al fine di evitare interventi più invasivi e più
costosi sul bene. Il servizio è garantito presso le aree archeologiche di
Avella, Atripalda e presso il Parco archeologico di Mirabella Eclano.
Il supporto al funzionamento di Archivi e Biblioteche
I servizi di supporto agli archivi e biblioteche perseguono sia l’obiettivo di
sia di collaborare con l’Amministrazione per fornire una migliore qualità di
servizi al pubblico e conservare e tutelare il patrimonio archivistico e librario. Le attività primarie consistono nella movimentazione dei volumi per gli
utenti, nella gestione degli spazi, nell’ordinamento e condizionatura dei documenti di archivio, nella spolveratura e nell’accoglienza e vigilanza in sala.
Il servizio viene garantito a Roma presso la Biblioteca di Palazzo Venezia
e quella della GNAM; a Napoli pressol’Archivio di Stato, la Biblioteca
Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”, la Biblioteca specialistica di
storia dell’arte “Bruno Molajoli”; a Caserta presso l’Archivio di Stato.
Il supporto tecnico-amministrativo agli uffici del MiBAC
Il servizio di supporto agli uffici del MiBAC, erogato presso gli uffici
delle Direzioni generali e presso alcune strutture periferiche del
MiBAC, è volto al miglioramento della qualità dei servizi istituzionali
offerti al pubblico ed ha l’obiettivo di agevolare e snellire le procedure amministrative, tecniche e logistiche degli uffici e nel caso del supporto agli uffici presso il Palazzo Reale di Napoli è mirato al potenziamento dell’attività vincolistica dei beni culturali e alla promozione turistica dei beni e delle attività culturali sul territorio.
Il servizio viene garantito presso lo Sportello Informa e gli uffici della
Soprintendenza BAPPSAE di Napoli e provincia, a Palazzo Reale di
Napoli, presso gli uffici della Soprintendenza Speciale per il Polo
Museale Napoletano, gli uffici dei Dipartimenti e le Direzioni Generali
del MiBAC e presso gli uffici della Soprintendenza BAPPSAE di
Caserta e Benevento all’interno della Reggia di Caserta.
111
BBS SOFTWARE S.R.L.
BBS software s.r.l.
Via del Bettolino, 3
25050 Paderno Franciacorta (BR)
www.bbsitalia.com
www.companytv.it
112
BBS Software ha realizzato il progetto Company TV, una innovativa
televisione d’attesa in grado di fornire informazioni TV on demand grazie all’utilizzo di codici a barre.
Questa tecnologia, realizzata nell’ambito di un progetto di ricerca
finanziato dalla Regione Lombardia, permette ad Enti ed Aziende di
fornire informazioni aggiuntive on demand a visitatori e clienti, in
modo semplice, interattivo, immediato e multilingua.
Infatti grazie al codice a barre posizionato sulla documentazione cartacea a corredo di un servizio o un prodotto, il sistema è in grado di
fornire tutte le informazioni necessarie per approfondire i singoli argomenti. Grazie ad un lettore ottico e ad una pulsantiera per la selezione della lingua, con un semplice e facile testo, l’utente può facilmente
interrogare il palinsesto TV per approfondire gli argomenti di suo interesse con filmati, video, immagini e testi animando la documentazione
cartacea esposta. Turismo, prodotti tipici e servizi sono i primi settori
nei quali la tecnologia Company TV è già stata applicata con successo in oltre 190 installazioni in Italia e all’estero.
Nell’ambito dei beni culturali la tecnologia permette di costruire e
divulgare palinsesti TV sui siti archeologici, musei, monumenti e rendere fruibili in modo semplificato all’utente visitatore nella propria lingua
di consultazione tutte le informazioni disponibili sul luogo che si sta
visitando e su quelle ad esso collegate.
La forza della soluzione Company TV si manifesta nella realizzazione
di circuiti culturali nei quali più Company TV vengono posizionate
all’ingresso di siti archeologici, musei e monumenti non solo per fornire informazioni sul luogo che si sta vistando ma su tutta l’offerta museale dell’intero circuito, accattivando il visitatore con immagini e filmati
forniti dalla Company TV.
La realizzazione di circuiti museali Company TV permette inoltre
all’Ente di recuperare risorse finanziarie da sponsor fortemente interessati a divulgare la propria immagine attraverso questo nuovo e originale media, facilmente personalizzabile in occasione di manifestazioni ed eventi.
L’utilizzo della tecnologia Company TV permette di ridurre la quantità
di carta stampata, riducendo il numero di pagine di guide e opuscoli,
favorendo la fruizione dell’informazione via Company TV.
Il contenuto delle Company TV viene preconfezionato fornendo all’Ente
cliente una Company TV già riempita di contenuti nel palinsesto principale; in automatico e in totale autonomia, l’utente può aggiornare semplicemente i singoli contenuti decidendo di inviare i dati alla Company
TV desiderata attraverso una connessione internet ad un sistema di
gestione dei contenuti fornito col sistema.
Orari, servizi aggiuntivi, informazioni sempre aggiornate: tutto questo
facilmente e in modo diretto può essere immesso dal gestore del
museo. In automatico i dati inseriti si distribuiscono sulle Company Tv
del circuito fornendo le informazioni aggiornate agli utenti.
Infine per rendere il palinsesto più accattivante ed interessante, la tecnologia Company TV viene fornita con Notizie Ansa aggiornate ogni
ora e Previsioni meteo aggiornate quotidianamente.
1
G. SPANO, Guida alla città di Cagliari e dintorni, Cagliari 1861
2
G. SPANO, op. cit., pp.127-128
2 0 0 8
P R O G R A M M A Z I O N E
2-5 aprile
FERRARA
Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali
12-15 maggio
ROMA
Forum P.A. Il Forum della Pubblica Amministrazione
4-7 giugno
RIMINI
Euro P.A. Salone delle Autonomie Locali
21-23 ottobre
MILANO
Com-pa Salone Europeo della Comunicazione Pubblica
dei Servizi al Cittadino e alle Imprese
23-24 ottobre
LUCCA
Lu.Be.C. Digital Technology
13-16 novembre PAESTUM
XI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico
La Direzione Generale per il bilancio e la programmazione economica, la promozione, la qualità e la
standardizzazione delle procedure svolge funzioni e compiti in materia di bilancio e programmazione delle risorse
finanziarie, di qualità e standardizzazione delle procedure; cura, previa istruttoria degli istituti culturali interessati,
la promozione della conoscenza e dell’immagine dei beni e delle attività culturali in ambito nazionale ed
internazionale. Uno dei compiti istituzionali della Direzione è il coordinamento delle politiche comunicative che
costituisce l’elemento centrale del programma di Comunicazione, ed è svolto nell’ambito di un sistema integrato,
fondato sull’uniformità delle basi informative e dei linguaggi e su strategie di comunicazione e marketing. Questo
sistema di comunicazione opera come momento di coesione e sviluppo per dar vita ad una strategia unitaria che
punti all’efficienza, ai risultati e ad offrire un servizio di sempre maggiore qualità, utilizzando un progetto organico
di iniziative visibile, trasparente, coordinato ed efficace, rivolto ad un’utenza più ampia.
Nello specifico:
- offre un servizio di informazione e comunicazione immediatamente fruibile per il grande pubblico, per le altre
Amministrazioni, per le Autonomie regionali e locali, per le scuole, le università, le associazioni di categoria, i
soggetti attuatori e gestori di finanziamenti, ecc.;
- assicura il coordinamento ed orientamento delle fonti di informazione esistenti a livello nazionale, locale e
comunitario;
- favorisce, oltre alle attività tradizionali (ricerche, pubblicazioni, conferenze), un uso strategico delle più moderne
tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in particolare promuove gli strumenti telematici quali fonti
di accesso e d’interazione tra l’utente ed i servizi informativi collegati;
- migliora la comunicazione (URP) attraverso un sistema di collegamento di reti e di sportelli (fisici o virtuali)
destinati al pubblico.
Via del Collegio Romano, 27 - 00186 Roma
Direzione Generale per il bilancio e la programmazione economica,
la promozione, la qualità e la standardizzazione delle procedure
Servizio IV - Comunicazione e Promozione
Tel. 06.6723.2851-2927 - Fax 06.6723.2538
[email protected]
URP - Ufficio Relazioni con il Pubblico
Tel. 06.6723.2980-2990 - Fax 06.6798.441
[email protected]
www.beniculturali.it
numero verde 800 99 11 99
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Opuscolo - Ministero dei Beni e le Attività Culturali