incontro
PERIODICO
TRIMESTRALE
www.incontro alla realta.it
GRATUITO
ALL A
N.2 MAGGIO
2010
REA LTÀ
IN UN MONDO DI FUGGIASCHI (TUTTI INFATTI FUGGONO DI FRONTE ALL’INEVITABILITÀ DI STABILIRE UN SENSO PER LA VITA), LA PERSONA CHE PRENDE
LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA. IL CRISTIANO È COLUI CHE AVANZA NELLA DIREZIONE OPPOSTA. PERCIÒ VA INCONTRO ALLA REALTÀ
(T.S. ELIOT)
LA NUOVA CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE
INSERTO SPECIALE
SUGLI ORARI
DELLE SS. MESSE
NELLE 22 PARROCCHIE
DEL NOSTRO MUNICIPIO
MONTESACRO
INCONTRO DI PREFETTURA
A S. MATTIA
SULL'ENCICLICA
"CARITAS IN VERITATE"
TENUTO DA
DON MANLIO SODI
"CARA FAMIGLIA...
INSIEME PER COSTRUIRE"
IL CANTIERE DELLA FAMIGLIA
È UN'ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
CHE SI PROPONE DI ESSERE UN "LUOGO"
DI ACCOGLIENZA E DI RELAZIONE,
IN CUI ESPERTI DEL SETTORE METTONO A DISPOSIZIONE
LA PROPRIA PROFESSIONALITÀ,
A TITOLO DI VOLONTARIATO.
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PAG. 2
SOMMARIO
3
Racconto fotografico della consacrazione
della chiesa S. Maria delle Grazie
5
S. Maria delle Grazie
6
Crocifisso della chiesa S. Maria delle
Grazie
7
Nella parrocchia S. Maria della Speranza
8
Incontro a S. Mattia: Parliamone insieme
"Caritas in Veritate"
9
Parrocchia S. Clemente Papa
10 Roberto il calzolaio
11 Mappa delle parrocchie del Municipio
Montesacro
12 Orario delle Sante Messe delle parrocchie
del Municipio Montesacro
14 Chiese del Municipio Montesacro
incontro
PERIODICO
GRATUITO - ANNO 3
N.4 /2006
ALL A
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REA LTÀ
IN UN MONDO DI FUGGIASCHI (TUTTI INFATTI FUGGONO DI FRONTE ALL’INEVITABILITÀ DI STABILIRE UN SENSO PER LA VITA), LA PERSONA CHE PRENDE
LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA. IL CRISTIANO È COLUI CHE AVANZA NELLA DIREZIONE OPPOSTA. PERCIÒ VA INCONTRO ALLA REALTÀ
Periodico gratuito
Direttore Responsabile:
Rossana Ansuini
Direttore:
Giovanni Sozi
Segreteria di Redazione:
Alessandro Candi,
Carlo Fiorini, Franco Pietrosanti,
Francesco Pandolfi.
Antonio Pasquale, Mauro Raffaeli
Redazione:
Franco Cardano, Giampiero Petrilli
Marco Stocchi, Bruna Cola
Ferruccio Croia, Giorgio Signori
Rosario Cuglietta, Mauro Fumanti,
Vito Puce, Vittorio Altomare
Cesare Masala, Antonio Zarola
Don Mimmo Monteforte
Sergio Buratti, Tina Riccardi, Licia Pasquale
Robertto Di Donato
Hanno partecipato a questo numero:
Roberto Di Donato - Francesco Garofalo
Sharon Yoshie Miura - Valerio Acri
Aurora Simone Massimi - Alessandro Candi
Francesco Armieri - Giuliana Agostini
Mauro Raffaeli - Ferruccio Croia
Elio - Claudia - Giovanna
Fabrizio Scifoni - Pierluigi Lazzarini
Cico - Lidia Leo -Paola Pannicelli
Rossana Ansuini - Maurizio di Giorgio
Editrice
Associazione “Grazie al Cielo”
Via Peralba 16 - 00141 Roma
Reg. Trib. di Roma 563/07 del 17/12/2007
Pubblicità cell. 335 5844441
15 Associazione Banco di Solidarietà
"L'Armonia"
15 Banchi di Solidarietà
16 Il 1° Progetto del Movimento Identitario
Cattolico
17 "Gesù in Ufficio"
18 Alcune riflessioni di giovani di Montesacro
che hanno partecipato agli esercizi spirituali
a Rimini
19 "Il cantiere famiglia"
20 Un abbraccio al Papa dal mondo cattolico
21 Caritas S. Giovanni Crisostomo
22 Cosa c'entra Cristo con il mio umano
23 Non vagabondi, ma pellegrini con una meta
Stampa:
Capitolina ‘52 sas - Roma
24 Pellegrinaggio Macerata-Loreto
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Marco Primarosa
Coordinatore editoriale
[email protected]
Cell. 333 4338502
incontro alla realtà
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Racconto fotografico della consacrazione della chiesa
Santa Maria delle Grazie
di Roberto Di Donato
Consacrazione avvenuta il 1° maggio 2010
Il popolo di Dio all'inizio della consacrazione
In primo piano Giuseppe Ruggeri
Il popolo di Dio all'inizio della consacrazione
In primo piano Mons. Josia e Mons. Asta e
Alcuni preti della X prefettura
Padre Mario Aceto parroco di SS. Angeli Custodi
Coro parrocchiale.
La fonte battesimale
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Il cardinale Vallini versa l'olio Crismale sull'altare
Le pie donne che asciugano l'altare.
Preparazione dell'altare
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Il cardinale Vallini versa l'olio Crismale sull'altare
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Il cardinale Vallini verso l'olia Crismale sull'altare
Benedizione dell'incenso, profumo che sale al cospetto di Dio (simboleggia la preghiera).
Il cardinale Vallini in ginocchio davanti al tabernacolo
Il Vescono di Tora con il cardinale Vallini e il parroco
Il parroco Don Mimmo alla fine della consacrazione
Don Mimmo
ringrazia i parrocchiani e le autorità presenti.
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Santa Maria delle Grazie
di Francesco Garofalo e Sharon Yoshie Miura
Se l'architettura è semplice e astratta,
crediamo che le immagini sacre e i simboli
debbano rispondere invece a una tradizione
della figura che può parlare a tutti; e in
questo non vediamo una contraddizione.
Per il resto, piuttosto che applicare alle
strutture architettoniche una decorazione
come qualcosa di aggiunto e artificioso,
abbiamo preferito lasciare esprimere ai
materiali la loro bellezza e anche la loro
ricchezza: al marmo con queste straordinarie
venature, e al legno di acero il misurato
contrasto con l'intonaco bianco.
La chiesa in cui siamo riuniti è il frutto di
tanti anni di lavoro e di un grande impegno
collettivo. Desidero quindi ringraziare a
nome nostro e del nostro studio, Sua
Eccellenza Monsignor Mandara per questo
incarico così importante.
porta un contributo. Abbiamo cercato di
affrontare questo progetto ispirandoci ad
alcune idee.
L'immagine dell'edificio sacro deve rendersi
riconoscibile, anche a prescindere dai
simboli, che pure sono necessari e che molte
persone desiderano vedere.
Questa riconoscibilità si può ottenere
adottando le giuste proporzioni, con una
facciata unitaria rivestita in pietra, con la
presenza del campanile, scegliendo per il
centro parrocchiale una disposizione che
richiama un chiostro.
Mons. Mandara
Tra gli architetti si dice spesso che la chiesa è
un tema difficile. Sentiamo insieme il peso
della tradizione e la mancanza di un canone
moderno, alla cui ricerca ogni esperienza
Lo spazio interno è forse anche più
importante. Solennità, ampiezza,
luminosità, ci sono sembrati caratteri
necessari. Con queste qualità e la giusta
decorazione, pensiamo che si possano
esprimere nelle forme semplici e lineari,
direi persino austere, dell'architettura
contemporanea. Essa non ci interessa come
linguaggio o affermazione di principio, ma
solo per significare: ecco, siamo qui,
contemporanei del nostro tempo.
Per noi progettisti questo è un momento
felice, ma anche delicato: consegniamo
un'opera al giudizio della comunità
architettonica e soprattutto a quello della
comunità dei fedeli che l'amerà per tutto ciò
che di spirituale e di sociale una parrocchia
porta in un quartiere, ma che, speriamo,
potrà vederci un poco di funzionalità e di
bellezza.
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Santa Maria delle Grazie
Sul Crocifisso della nuovissima Chiesa a Casal Boccone
c'è il tocco artistico di Giovanna Aversa
di Valerio Acri
mestiere come quello dello scultore che ti
sottopone ad un impegno mentale costante.”
Per Santa Maria delle Grazie, sono previsti
un centro polisportivo e un'area verde aperta
a tutti, che rappresentano un importante
punto di riferimento per la socialità del quartiere. “Il giorno dell'inaugurazione ricorda Giovanna ha richiamato una folla indescrivibile di persone. Molto del merito è
di Don Mimmo, al quale mi sento molto
legata, la sua dedizione per i ragazzi è davvero ammirevole.” Complimenti allora a
lui, a Giovanna e benvenuta alla parrocchia
di Santa Maria delle Grazie!
Foto di Roberto Di Donato
Il cielo è limpido, direi finalmente primaverile, e il rintocco delle campane annuncia la
S. Messa delle 18. La costruzione di Santa
Maria delle Grazie, dopo lunghi anni di attesa, è ormai una realtà e io sono sui gradini del
sagrato rivolto verso Via della Bufalotta
quando inizio a parlare con Giovanna
Aversa, la scultrice che ha ricevuto l'onere e
l'onore di ideare il Crocifisso all'interno della
Chiesa.
“Un lavoro che ha avuto un'elaborazione
molto lunga mi confida Giovanna, visibilmente e giustamente emozionata nel descrivere la sua opera. “Inizialmente, peraltro,
doveva essere affidato ad un altro scultore, di formazione più teologica, poi Don
Mimmo Monteforte si è rivolto a me perchè ne venisse fuori una rappresentazione
improntata ad uno stile semplice, maggiormente accessibile alla gente comune
che viene a Messa e frequenta la Chiesa.”
Giovanna ha così concepito la scultura “mettendo in secondo piano le simbologìe e privilegiando l'espressione, per riuscire a trasmettere l'umanità carismatica di Colui
che, attraverso il suo messaggio, ha segnato per sempre il corso della storia e degli
eventi. Ho cercato, per quanto possibile, di
penetrare nella dimensione del Suo sentire, immaginando quei momenti così umanamente drammatici che precedono la
Crocifissione, al termine peraltro del
Calvario, e di rimandarne all'esterno
l'impatto emotivo.”
L'intento è risultato vincente se, come mi con-
.
ferma Giovanna, tante persone, commosse e
piangenti di fronte al Crocifisso, le hanno
espresso sinceri apprezzamenti. Tra le particolarità dell'opera sulle quali Giovanna tiene
a soffermarsi: “i lineamenti del volto di
Gesù sono lontani dalla canonicità, le dita
delle braccia distese sulla Croce sono aperte a indicare il tre (due sulla mano destra e
uno su quella sinistra), il numero della
Santissima Trinità, o anche della nascita,
vita e morte. Inoltre i chiodi sulle sue mani
sono appena appoggiati, non fissati, una
maniera per evocare il fatto che la morte
non sarà l'ultima parola e spalancare il
cuore alla speranza.”
Giovanna è cresciuta con la passione per il
disegno e, dopo il Liceo Artistico, ha frequentato l'Accademia con indirizzo scultura,
partecipando anche ad alcune Mostre. Tra le
sue fatiche ci sono anche video-installazioni
di arte contemporanea che hanno riscosso
grandi consensi. Dalle sue parole percepisco
l'energia positiva di chi è animato da un
instancabile spirito di conoscenza. Lei conferma la mia impressione quando mi dice:
“Un lavoro funziona quando senti qualcosa, io ho lavorato immaginando sempre
ciò che potevo sentire io e, soprattutto, gli
altri quando avrebbero volto lo sguardo al
Crocifisso. Anche nei momenti di pausa,
fisiologici soprattutto quando si deve portare a compimento un'opera di queste
dimensioni, ha sempre prevalso il mio
grande desiderio di ricerca emotiva e spirituale, una risorsa preziosissima in un
Immob.bilia
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Via Roberto Bracco n. 39/A
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Nella parrocchia Santa Maria della Speranza
La signora Maria ha festeggiato i suoi 100 anni
di Aurora Simone Massimi
Sabato 24 aprile u.s. alle ore 18 nella parrocchia di Santa Maria della Speranza , gremita
come per le grandi feste, il parroco don
Roberto Colameo ed il decano della facoltà
di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano
Mons. Giorgio Zevini, hanno celebrato
l'Eucarestia per festeggiare i 100 anni della
signora MARIA ELEONORA
AUTELITANO, mamma della cooperatrice
salesiana Mimma Romeo.
I festeggiamenti sono proseguiti nel salone
delle riunioni della Parrocchia, dove la signora Maria, visibilmente commossa, ha potuto
salutare uno ad uno, oltre i suoi due figli
Mimma e Francesco, i nipoti, i tantissimi
amici e colleghi di Mimma.
Tra i presenti : le Figlie di Maria Ausiliatrice;
i Salesiani Cooperatori del Centro Spes e il
Laboratorio Mamma Margherita; le Figlie
dei Sacri Cuori; i Ministri Straordinari della
Comunione ed i Catechisti; l'Associazione di
Maria Ausiliatrice; gli ex Allievi e l'Infanzia
Missionaria.
Mons. Zevini, dopo i saluti ed un discorso
affettuoso, ha rivestito la Festeggiata del
“Manto della Felicità e della Perennità“,
come avviene in Oriente, quando vengono
omaggiate con questa solenne cerimonia le
persone importanti e le persone che compiono i 100 anni. L'orchestra dal vivo ha eseguito le più belle canzoni degli anni sessanta; un
abbraccio caloroso e commovente con i
Figli, quando l'orchestra ha eseguito la canzone MAMMA. Tutte, le mamme si sono sentite coinvolte e commosse!
I festeggiamenti sono proseguiti fino a sera,
con un ricca cena, seguite da danze, canti e
taglio della torta di compleanno.
Auguri Mamma Maria! Cento di questi
giorni!
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incontro alla realtà
Incontro a S. Mattia: Parliamone insieme "Caritas in Veritate"
“Uscì il seminatore a seminare…”
Seconda Parte
di Alessandro Candi
Qui l'enciclica ci tocca come persone, ci coinvolge come individui che vivono le realtà
delle famiglie, con i nostri giovani, con le problematiche di tipo sociale ed economico che
ne condizionano l'esistenza in modo serio,
altro che “bamboccioni”. Per carità, utilizzando quest'appellativo la mia non vuole
essere sterile polemica, ma la riflessione del
prof. Sodi su questo passaggio dell'Enciclica
è uno di quei punti salienti accennati
all'inizio, ci fa entrare in un altro aspetto
della concretezza della stessa. Questo pensiero del Papa illumina una delle sofferenze
sociali contemporanee: il disagio di vita,
soprattutto quella dei giovani, sbattuti come
canne al vento da eventi di cui non conoscono consistenza e forza, né durata; non si tratta di parlare di scansafatiche fannulloni che
non hanno altra aspirazione che farsi mantenere da mamma e papà, ma di giovani volenterosi e capaci, e sono la stragrande maggioranza, che con pazienza ed umiltà quotidianamente si impegnano nello studio prima e
nell'affannosa ricerca di un lavoro poi, e in
alcuni casi, con coraggio, affrontano il matrimonio, dimostrando di avere piena fiducia
nella Divina Provvidenza. Chi è impegnato
nelle realtà parrocchiali conosce i nostri giovani e le famiglie che sono alle loro spalle.
Ma torniamo con il professore sul nostro
argomentare. Il Papa sta lavorando con
l'Enciclica come un cesellatore, dal quadro
generale scende progressivamente nel problema concreto, pone a fuoco con la Sua
lente d'ingrandimento dettagli di profondo
respiro sociale. Proprio per quanto accennato sopra, non si limita ad individuare alcuni
motivi-conseguenze della crisi, ne analizza i
risvolti di tipo personale, ascoltiamo:”Quando l'incertezza diviene endemica,
si creano forme di instabilità psicologica”.(endemica cioè diffusa e lo scoraggiamento è generale). Tocca un aspetto delicatissimo! L'instabilità psicologica, determinata a volte da fattori esterni molto incisivi e
altre da fattori che rimangono solo a livello
psicologico, generati vuoi da situazioni fisiche vuoi da situazioni psicofisiche, che
comunque possono interferire con la persona, ecco perché il Papa dice:”…difficoltà a
costruire propri percorsi coerenti
nell'esistenza…” . Insiste il prof. Sodi: di
incertezza psicologica ne abbiamo tutti un
po'! Questo in fondo serve, perché esserne
consapevoli ci permette di non trasformarla
in “schizofrenia”. La quale porterebbe ad
una separazione interiore, che potrebbe essere psicologica o spirituale. Normalmente si
ricorre alle cure dello psicologo, ma la chiesa
viene in nostro aiuto con il Sacramento della
Riconciliazione, che certo non si può sostituire alle cure dello specialista, ma contribuisce alla ricomposizione dei due percorsi, e la
persona progressivamente ritrova la sua unità. Nelle ultime righe del paragrafo 25 dice il
Papa: “(ci sono) delle sofferenze forti sul
piano psicologico e spirituale….Il primo
capitale da salvaguardare e valorizzare è
l'uomo, la persona nella sua integrità:<l'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine
di tutta la vita economico-sociale>”.
Avviandosi alla chiusura di questo primo
incontro il prof. Sodi va direttamente al capitolo conclusivo dell'Enciclica che recita in
apertura:”Senza Dio l'uomo non sa dove
andare e non riesce nemmeno a comprendere
chi egli sia”. Con questa frase il Papa ci invita ad avvicinarci maggiormente alla preghiera, al dialogo interiore in armonia con Dio, a
sentirci membri della Sua famiglia come
suoi figli, questo ci permetterà di produrre un
nuovo pensiero e di esprimere nuove energie
a servizio di un umanesimo integrale.
UMANESIMO, parola che più volte torna
nel testo dell'Enciclica; il Papa Giovanni
Paolo II rilanciò questo termine, umanesimo,
che da solo dice molto, perché è la persona,
nella sua uni totalità che ha bisogno sia di
recuperare le proprie radici sia di guardare
avanti in prospettive a misura d'uomo.
Nel secondo incontro mons. Sodi, avendo
dato la volta scorsa il compito di leggere
attentamente l'Enciclica, imposta la serata in
modo totalmente diverso, più centrato sul dialogo con l'assemblea; in questo incontro aiuterà gli intervenuti, dopo la conclusione delle
argomentazioni sull'Enciclica, ad affrontare
un questionario che mons. Josia ha fatto
distribuire all'ingresso. Anche nelle domande di questo foglietto l'argomento principe
sarà la carità.
La prima domanda posta al professor Sodi è:
che cosa intende il Papa con “ecologia umana”? L'Enciclica prende la problematica, non
come siamo abituati a sentire dal continuo
bombardamento mediatico del termine ”ecologia”! Es. Questo è ecologico; il sistema ecologico, ecc. Il Papa non si sofferma, ovviamente, al taglio dell'albero o alla raccolta differenziata, mira alla persona. Noi come per-
Don Manlio Sodi
..........................................................................................................................................................................................................................
sone non possiamo vivere staccati
dall'ambiente umano e naturale in cui ci troviamo, è impensabile. “le modalità con cui
l'uomo tratta l'ambiente influiscono sulle
modalità con cui tratta se stesso e,viceversa.”
Sappiamo che l'eco sistema è la gestione in
cui tutti gli elementi, persone, animali, natura ecc. hanno la loro vita e la loro vitalità.
Tant'è che quando si dice:<hanno rimesso i
lupi in Abruzzo! Perché? Perché si sa che
torna a vantaggio dell'ecosistema che, forse,
in altri tempi era stato violentato attraverso
gesti sconsiderati. Mentre noi guardiamo
l'ecologia umana, dell'uomo al centro, ci mettiamo in contrapposizione con quanti non la
pensano così. Con quanti pongono, diciamo,
più attenzione per queste cose
dell'ecosistema e non pongono attenzione
per la persona. A tal proposito a pagina 87 si
legge:”quando l'<ecologia umana>è rispettata dentro la società, anche l'ecologia
ambientale ne trae beneficio” . Ecco l'aspetto
ecologico detto un pochino in sintesi.
Perché si parla spesso di Vocazione? Non
bisogna meravigliarsi della enorme frequenza con cui ricorre la parola vocazione, che
deriva dal latino vocare, chiamare, perché
l'Enciclica mi interroga: - guarda come il
Signore mi sta chiamando da diverse prospettive! E io che credevo che la risposta
della vocazione fosse soltanto una-. La vocazione mira a che il cristiano possa rispondere
al progetto di Dio su di lui, in ordine a tutti i
problemi toccati dall'Enciclica. Un'altra
domanda? Che cosa è il bene comune; non
basterebbe una serata intera per spiegarlo
molto sinteticamente: il bene comune è quello che torna a vantaggio della persona che si
trova all'interno di una collettività. Le specificazioni dell'Enciclica ritornano nell'ambito
della politica, dell'economia, della salute, del
provvedere a far sì che la persona sia contenta del suo vivere e nel momento della sofferenza, dell'incertezza, psicologica e spiritua-
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le, possa essere sostenuta. Con questa
domanda si coniuga anche quella del “principio di sussidiarietà” e il “principio di solidarietà” (§58). E' importante leggere la prima
frase del §58:”Il principio di sussidiarietà va
mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa,perché, se la
sussidiarietà senza la solidarietà scade nel
particolarismo sociale, è altrettanto vero che
la solidarietà senza la sussidiarietà scade
nell'assistenzialismo che umilia il portatore
di bisogno”. Questo principio di solidarietà è
presentato in modo costante nella Dottrina
Sociale della Chiesa e sta a sottolineare che
dove c'è la mancanza o il bisogno di un dato
elemento, mentre questo è in abbondanza
nella stessa società da un'altra parte, deve
esserci questa intercomunione. Questo è
quel dato di fatto che non è assistenzialismo.
L'assistenzialismo è la morte
dell'intraprendenza, ecco perché l'Enciclica
dice che il principio di sussidiarietà va mantenuto connesso con quello di solidarietà e
viceversa. Perché la solidarietà si può o non
esprimere, mentre la sussidiarietà è molto di
più perché mi spinge ad intervenire, là dove
c'è bisogno.
Le domande poste nei due incontri ci dicono
che i problemi che sono sollecitati attorno a
questa Enciclica non sono banali, toccano il
nostro vivere ordinario, ma un vivere che si
muove con i suoi tempi, che sono medi e lunghi. Ricorda don Sodi di aver detto:”
l'enciclica non risolve in modo immediato il
mio problema, mi dà però la possibilità di
riflettere, su tempi piuttosto lunghi, su come
individuare le soluzioni”. Le encicliche non
sono testi normativi: si fa così da ora in poi.
No! Le encicliche sono testi di orientamento,
ti indicano la linea, la puoi seguire o anche
non seguire! E' sempre propositiva in senso
positivo, dipende sempre dalla libertà della
persona farne tesoro o meno. Riprendendo la
conclusione al § 78, il professore ricorda che
abbiamo visto:” Senza Dio l'uomo non sa
dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”, come è stato detto “conosci te stesso”, ma per poterlo fare bisogna
essere completi, bisogna accettare la dimensione spirituale che il Magistero ci offre. Il §
79 esordisce:”Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel
gesto della preghiera, cristiani mossi dalla
consapevolezza che l'amore pieno di verità,
caritas in veritate, da cui procede l'autentico
sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene
donato.” Dio non compie nei nostri confronti
assistenzialismo, Egli ci dona la sua grazia,
la sua bontà, i beni di Sapienza, ecc. ecc. ma
ci lascia sempre liberi di raccogliere o meno
PAG. 9
questi doni. Il testo continua dicendo:”Perciò anche nei momenti difficili e complessi, oltre a reagire con consapevolezza,
dobbiamo soprattutto riferirci al suo amore.
Lo sviluppo implica attenzione alla vita spirituale, seria considerazione delle esperienze
di fiducia in Dio, di fraternità spirituale in
Cristo, di affidamento alla Provvidenza e alla
Misericordia divine, di amore e di perdono,
di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace.” I problemi
declinati dall'Enciclica sono veramente
nostri e attendono da noi qualche tipo di sviluppo; non ci dobbiamo bloccare su quel che
abbiamo ascoltato in questi incontri, questa è
una traccia, siamo partiti dall'immagine di
Emmaus, da quella frase ”tornarono senza
indugio, lo riconobbero e lo annunciarono”,
questo è il paradigma di quello che succede
ogni domenica nelle nostre Parrocchie, il
lavoro che ci attende. Grazie al professor don
M. Sodi e a mons. Josia per questi doni che ci
hanno fatto.
Avevo dato come sottotitolo di questo articolo il brano:” Uscì il seminatore a seminare….”(Mc.4, 3-9) perché don Sodi è stato un
seminatore, noi siamo il terreno dove il
seme, la Parola, cade e dalla nostra qualità si
vedranno i frutti!
Parrocchia di San Clemente Papa
Una originale iniziativa per la diffusione dell'arte
di Francesco Armieri
Nei locali della parrocchia di "San Clemente
Papa" in vía Val Sillaro 22, sono iniziati gli
incontri del laboratorio di arti figurative
"Sophia", che si propone di risvegliare e
maturare la sensibilità per la bellezza e per
l'arte in ogni persona che lo desideri.
Per partecipare non è necessaria alcuna specializzazione iniziale; infatti il sistema adottato permette la collaborazione di persone
con i più vari livelli di conoscenze.
Il laboratorio di disegno e pittura si propone
innanzi tutto di insegnare a "vedere'', condizione imprescindibile del dipingere; è guidato dalla pittrice Laura Grosso, autore della
lunetta collocata sulla porta di entrata della
parrocchia, una "rivisitazione" del "Figliol
prodigo" di Rembrandt.
Il percorso di storia dell'arte e
dell'iconografia cristiana intende chiarire in
particolare il senso della cosiddetta "arte
sacra partendo dallo studio delle opere più
indicative, in rapporto all'iconografia occidentale e orientale e alle fonti scritturistiche
alle quali essa si ispira, vuol fornirne una esatta chiave di lettura.
Sono previsti anche incontri di approfondimento con guide autorevoli e visite alle
mostre o ai musei più interessanti.
Il sabato mattina alle nove
Per informazioni telefonare al numero
3406411573 oppure 3406794975. Francesco
Armieri
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incontro alla realtà
Roberto il calzolaio
Un testimone della fede tra suole e tacchi
di Giuliana Agostini
Quando entri nella sua bottega diresti di trovarti in un oratorio: musica di sottofondo con
canzoni mariane provenienti da Radio Maria,
immagini della Madonna, di Gesù
Misericordioso e di santi tappezzano le pareti
e opuscoli sacri sono a disposizione di tutti.
E' questo l'ambiente in cui lavora Roberto
Attisani a Largo Sciascia (Monte Sacro Alto),
di professione calzolaio.
Tra le altre immagini appese mi ha incuriosito
una foto della cella di Padre Pio; Roberto mi
ha spiegato che l'ha scattata quando si è recato
in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo
per ringraziare San Pio per aver ottenuto la
grazia della sparizione di forti dolori retaggio
di un incidente di moto; dopo aver sviluppato
la foto si è accorto che in essa era comparso il
profilo scuro del Santo sullo sfondo bianco
della porta della sua cella.
Ho osservato inizialmente un po scettica
pensando fosse un'ombra che solo con la
fantasia poteva apparire il profilo del santo,
ma ho dovuto ricredermi: quell'immagine è
ben nitida!
estiva nella sua Calabria, ha con generosità
ospitato nella sua casa dei ragazzi venuti in
pellegrinaggio accompagnandoli anche in
giro per Roma; in quella occasione è stato liberato in modo definitivo da un fastidioso problema di salute che lo affliggeva : il Signore
non si è lasciato vincere in generosità.
I racconti fluiscono dalle sue labbra improntati ad una grande umiltà (dice sempre che è
tutto dono di Dio) e ad una fiducia totale nella
Provvidenza.
Riconosce che senza la preghiera non potrebbe far niente e per questo tutte le sere, chiusa
la bottega, si reca nel santuario del Divino
Amore, dove è esposto il Santissimo
Sacramento, e lì rimane per alcune ore in adorazione del Signore.
Ci confida che anche per i suoi tre figli chiede
a Dio di poter trasmettere la fede anzichè i
beni materiali.
Da cristiano convinto ha trasformato il suo
luogo di lavoro in uno di apostolato; sarebbe
contento di lui san Ecrivà de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, che ai suoi figli spirituali
raccomandava sempre di santificare il lavoro,
di santificarsi nel lavoro e di santificare gli
altri per mezzo del lavoro.
Così fa il nostro calzolaio che, mentre ripara
le scarpe, trasmette alle persone che avvicina
consigli, incoraggiamenti e certezze di vita
eterna.
Spesso rammenta alla gente che una domenica senza eucarestia è come una domenica
senza sole, triste e fredda.
Si potrebbe dire che Roberto aggiusta scarpe
alle persone per aiutarle a camminare verso
Dio.
Giuliana durante l'intervista a Roberto.
RISTORANTE
PIZZERIA
Forno a legna
Roberto parla volentieri della sua vita, di quando, proveniente dalla Calabria, ha cominciato
a lavorare a 15 anni, delle difficoltà di portare
avanti la famiglia con tre figli, del suo impegno in parrocchia ( è ministro straordinario
dell'eucarestia) ma anche del suo amore per il
sano divertimento, frequenta infatti con la
moglie un gruppo di ballo.
Racconta di aver fatto un percorso di crescita
nella fede come quando, in occasione del
Giubileo del 2000, rinunciando alla vacanza
Specialità carne e pesce
(Lunedì chiuso)
Via Nomentana, 442 - 448
(P.zza Sempione - P.te Vecchio)
00141 Roma - Tel. 0682003894 -Tel.e Fax 0682086637
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incontro alla realtà
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PARROCCHIE DEL MUNICIPIO MONTESACRO
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PAG. 12
di Ferruccio Croia, Mauro Raffaele
e Tonino Pasquale
Settore NORD
PREFETTURA X
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PREFETTURA IX
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Associazione Banco di Solidarietà "L'armonia"
Fare per gli altri: come condividere un bisogno concreto per condividere il bisogno piu' grande,
il bisogno di felicita' che ci costituisce.
di Elio, Claudia e Giovanna
E'da circa un anno che un gruppo di amici
una volta al mese si ritrovano per preparare il
“pacco”, per poi consegnarlo a persone o
famiglie in difficoltà segnalate da amici e
conoscenti.
Di che cosa si tratta? che cos'è Il pacco?
Un programma televisivo?
No. Semplicemente alcuni amici , facenti
parte della associazione “Il Banco di
solidarietà: L'Armonia”, si sono messi
insieme per aiutare concretamente famiglie
che hanno problemi economici.
Non si tratta di “fare volontariato” o di un
puro e semplice “fare per gli altri” ma di
condividere un bisogno concreto per
condividere il bisogno più grande e più
vero che accomuna chi dà e chi riceve: il
bisogno di felicità che ci costituisce.
Claudia: portare il pacco mensilmente non
risolve la situazione dell'altro, non c'è
nessuna bravura o competenza personale
anzi talvolta il contatto con l'altro è
limitatissimo. Ma, proprio perché è un atto
essenziale, costringe a chiedersi sempre le
ragioni del perché lo si fa e a domandare che
Cristo, che solo può dare senso a ciò, si faccia
presente.
Dal desiderio di approfondire la conoscenza
delle persone che aiutiamo è nata l'idea di
proporre a tutti una giornata di festa in cui
poter mangiare insieme, giocare e donare
giocattoli ai bambini. Proprio a proposito di
questo Danilo, uomo imponente che non si
perde in smancerie, dice: «Gli occhi
sbalorditi di quei ragazzini, con il fiato
sospeso non me li levo più dalla testa».
Le vicende di quest'anno testimoniano che
da un semplice gesto di carità,che non ha
alcuna pretesa di risolvere tutti i problemi
delle persone che vengono aiutate, nasce una
sovrabbondanza di vita.
Come dice Giovanni: «Andare al Banco è
stato per me un positivo imprevisto, ho
avuto l'impressione che quello fosse un
luogo eccezionale,nascosto in questa
grande città. Un luogo fatto di persone che
compiono un'opera che sentono per sé e
per questo ridestano il cuore dalla
scontentezza del tran- tran quotidiano».
Dedicarsi ad aiutare un altro uomo,
commuoversi per lui è il modo più vero
attraverso cui chi ci sta a fianco possa
desiderare di conoscere la verità del suo
essere in modo compiuto. Infatti lo stesso
Papa ha detto che la solitudine è “la prima
forma di povertà”, per questo offrire una
compagnia è motivo di rinascita della
speranza.
Banchi di solidarietà
Un gesto che apre al mistero
Centocinquanta associazioni in tutta
Italia. E decine di migliaia di assistiti che
ogni settimana ricevono un pacco di viveri. Ma in questo modo di rispondere a un
bisogno (reso ancora più acuto dalla crisi)
c'è molto di più di una ricetta che funziona. Ci sono rapporti, amicizie, umanità. E
cinquemila persone che, attraverso la caritativa, imparano assieme a chi viene aiutato l'unica, vera legge della vita Negli
innumerevoli siti internet dei Banchi di
Solidarietà (Bds) sparsi in tutta Italia campeggia lo slogan comune: “Condividere i
bisogni per condividere il senso della
vita”. Frase semplice, come è semplice
tutto nell'attività dei Banchi. La gente ha
fame, le si porta il pacco. Il pacco di cibo.
Se si può, la si incontra. Nessuna struttura,
nessun discorso, a volte nemmeno un grazie, e non è un modo di dire. A Trento due
persone ogni due settimane si ostinano a
bussare a una porta che non si apre mai.
Una voce da dentro urla: «Lasciate il
pacco e via». I due depositano e se ne vanno, succede così da tre anni. È ragionevole? No, se lo scopo è sentirsi dire: «Bravi,
grazie». O fare assistenza. O anche allacciare un rapporto. Perché uno al quale
porti da mangiare non ti guarda neppure in
faccia? Mistero. Ecco. Il Banco è un gesto
che apre al mistero. Non c'è altra ragione.
Negli ultimi anni il Bds è diventato uno
dei modi più semplici con cui tanti hanno
ricominciato a fare caritativa (uno dei
gesti essenziali nel percorso educativo di
Cl, ndr). «L'educazione alla carità è
l'unico nostro scopo, questa è un'opera
che vive della pura carità», dice Andrea
Franchi, il presidente della Federazione
nazionale dei Banchi. Il metodo è altrettanto essenziale: a due a due si va nelle
case a portare il pacco di alimenti. «In due
ci si richiama al motivo del gesto», spiega
Franchi. Un sistema inventato in Palestina
duemila anni fa. «Io ho conosciuto il
Banco di Solidarietà su invito di alcune
famiglie di Abbiategrasso, il paese dove
ero andato ad abitare», racconta, «e ancora adesso non mollo il mio gesto personale
di consegnare il pacco in una cascina a
Fallavecchia di Morimondo. Mi ricorda
che il primo bisognoso sono io, e che
davanti ho un uomo nel quale mi viene
incontro il Mistero. E dobbiamo ripetercelo, perché ce ne dimentichiamo continuamente». I Banchi sono nati una decina
"dal mensile Tracce"
d'anni fa per aiutare persone sole, disoccupate, malate, genitori separati, immigrati. Le statistiche sulla povertà e le
inchieste sulle famiglie che non arrivano a
fine mese non erano drammatiche come
oggi: ma il punto di partenza non è stato
un'analisi sul crollo del potere d'acquisto.
C'era gente che aveva bisogno e altra
gente che se n'è accorta e ha pensato di
rispondervi come possibile. Borse della
spesa più piene, il sostegno degli amici,
l'aiuto del Banco alimentare (qualcuno ha
aperto un Bds per continuare l'esperienza
di carità vissuta nella Colletta di fine
novembre), e oggi una rete di 150 realtà in
tutta Italia, con circa cinquemila volontari
e decine di migliaia di assistiti.
L'incremento maggiore è avvenuto negli
ultimi tre-quattro anni. Educazione di
popolo Riecheggiano le parole di don
Giussani dopo la strage di Nassirya: «Se
ci fosse un'educazione di popolo tutti starebbero meglio». I Bds sono opere in cui
questa educazione popolare sta riprendendo. E ricomincia tra chi li fa, prima che
tra chi riceve.
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Il 1° progetto del Movimento Identitario Cattolico
di Fabrizio Scifoni (presidente)
L 'espressione "borgo sociale" è qui intesa
come gruppo di case integrate in un sistema
polifunzionale autosufficiente, dotato cioè di
tutte le strutture e le infrastrutture necessarie
allo svolgimento della vita civica e sociale di
ogni individuo.
Tale progetto è stato ideato al fine di risolvere le problematiche inerenti all'emergenza
abitativa della Regione Lazio (in base ai
dati forniti dai comuni l'entità del fabbisogno
di alloggi ammonta a 48.808 unità abitative,
dati questi destinati a salire a seguito della
crisi economica e del conseguente aumento
della povertà), di quelle delle persone che
non hanno reddito sufficiente per vivere
dignitosamente e per le coppie che, pur
volendo sposarsi e costituire un nucleo familiare, non hanno le risorse economiche per
comprare o affittare una casa ai prezzi di mercato correnti.
Il borgo sociale si differenzia profondamente dalla attuale c.d. edilizia popolare che
spesso crea fenomeni di emarginazione per
chi vi risiede. Esso mira, al contrario, ad
integrare i residenti attraverso la costruzione di una struttura armonica a misura di
uomo.Edificato con materiali bioecologici e
con tecniche innovative in materia di fonti
energetiche rinnovabili, attraverso
l'abbattimento dei costi per la sua realizzazione (come meglio specificato nei paragrafi
seguenti) permetterebbe l'acquisto di un
immobile alle persone meno abbienti al prezzo del suo costo reale (materiali edili e manodopera) e con il ricorso al mutuo speciale.
Questa formula di finanziamento prevede
una rata priva di interessi applicati alla rateizzazione e che non può superare il quinto
delle entrate di chi ne ha fatto richiesta. Essa
verrà bloccata in caso di disoccupazione.
La proprietà della casa acquisita con il mutuo
speciale non può essere rivenduta, affittata,
messa a garanzia di un prestito o ipotecata
fino all 'estinzione dello stesso. La casa così
ottenuta è quindi economicamente inerte
(non può essere né pignorata né confiscata) e
deve essere utilizzata esclusivamente come
abitazione per chi ne è proprietario.
Per la copertura finanziaria del progetto verranno inizialmente utilizzati i fondi regionali
destinati all'emergenza abitativa, per le politiche di edilizia pubblica e quelli specifici
dell 'U.E. Successivamente alla realizzazione del borgo sociale e all 'assegnazione del
mutuo speciale, si utilizzeranno i pagamenti
mensili di questo ultimo. I locali commerciali del borgo sociale verranno messi a reddito
e forniranno opportunità di lavoro per i residenti. In tal modo il progetto non dovrà ricorrere a continui interventi di finanziamento da
parte dello Stato.
"BORGO SOCIALE"ANALISI
Il "Borgo Sociale" è un progetto volto alla
realizzazione di un centro abitativo con
alloggi a basso costo da assegnare, tramite
bando pubblico comunale, a famiglie e persone che altrimenti non potrebbero acquistare una casa propria.
Dopo il bando, le famiglie e le persone che,
secondo i requisiti necessari imposti dal bando, risulteranno idonei si costituiranno in
Cooperative.
Il comune metterà a disposizione l'area demaniale risultante idonea, sia per estensione e
sia per infrastrutture esistenti (urbanizzazione primaria e secondaria), e realizzerà i servizi necessari per il buon funzionamento del
"Borgo".
Le Cooperative realizzeranno in economia
gli alloggi assegnati avvalendosi di un
mutuo speciale che, come vedremo in
seguito, non inciderà, come succede oggi
con i mutui correnti, sull'andamento economico familiare.
In sostanza la Cooperativa paga solo il costo
di costruzione ed al resto provvede il comune
di appartenenza avvalendosi dei finanziamenti Regionali e Comunitari.
Il progetto pilota, allegato, evidenzia
anche il fatto che il borgo non è solo un dormitorio ma un vero e proprio mini comune, avendo in esso tutti i servizi sociali che
permettono di vivere una vita serena e con
attività ludiche (Centro culturale, Teatro,
impianti sportivi ecc.) e sociali (asili nido,
casa per anziani, farmacia comunale,
poliambulatorio ecc.).
Le strutture sociali realizzate verranno gestite da una "Associazione Territoriale" che
provvederà alla creazione di posti di lavoro e
controllerà il buon funzionamento dellestrutture che, date anche in affitto a società
esterne (poste, polisportive ecc.) renderà possibile anche il proprio sostentamento.
L 'Associazione Territoriale è direttamente
collegata al comune di pertinenza e all 'Associazione Generale Regionale che ne coordina le risorse sia umane che materiali.
Tornando agli alloggi, scopo principale del
progetto essi saranno, come detto in precedenza, realizzati in economia dalle
Cooperative, nel rispetto del progetto redatto
dai tecnici incaricati ed allegato al bando pubblico.
Gli alloggi previsti sono divisi in tre
Tipologie; da 65, 75 e 85 mq.
La Tipologia "1 " di 65 mq. è composta da:
Soggiorno/pranzo, cucina abitabile, camera
matrimoniale, bagno, ripostiglio, terrazzo
(mq. 24), box auto (mq. 15) e cantina (mq. 6)
; per un totale di Mq. 83,50 (commerciali);
La Tipologia "2" di 75 mq. è composta da:
soggiorno/pranzo con angolo cottura, camera matrimoniale, camera singola, 2 bagni,
ripostiglio, terrazzo (mq. 24), box auto (mq.
15) e cantina (mq. 6) ; per un totale di Mq.
93,50 (commerciali);
La Tipologia "3" di 85 mq. è composta da:
Soggiorno/pranzo, cucina, camera matrimoniale, camera singola, 2 bagni, ripostiglio, terrazzo (mq. 27), box auto (mq. 15) e cantina
(mq. 6) ; per un totale di Mq. 104,50 (commerciali).
I fabbricati saranno composti da 4 appartamenti a piano per un massimo di 5 piani su
piloty attrezzato al piano terra.
Da un'attenta analisi dei costi dei materiali,
della manodopera e dei costi di sicurezza per
la realizzazione di un fabbricato con le caratteristiche qualitative medio/alte il prezzo al
metro quadrato può essere compreso tra i
900 e 1.100 euro/mq.
Prendendo il prezzo medio C 1.200/mq. il
costo degli alloggi sarà:
Tipologia "1" di 83,50 mq. commerciali x E.
1.000,00 = 6 83.500,00
Tipologia "2" di 93,50 mq. commerciali x E
1.000,00 = e 93.500,00
Tipologia "3" di 104,50 mq. commerciali x
E. 1.000,00 = E. 104.500,00
Come detto in precedenza il costo
dell'alloggio verrà finanziato con mutuo speciale con rate mensili concordate sulle possibilità economiche del singolo nucleo familiare per non incidere sulla qualità di vita
della stessa.
Il "Borgo" prevederà la realizzazione ( sempre in funzione delle aree e della potenzialità
di espansione del Comune di pertinenza) di
circa 440 alloggi più i servizi sociali sopraccitati .
La realizzazione di questo progetto permetterà di risolvere (anche se in minima parte),
oltre al problema casa, anche il problema
occupazionale nei vari settori e nelle varie
fasce di età.
Il progetto del "Borgo Sociale", alla luce di
quanto sopra esposto, potrà essere 'clonato'
sia nelle varie province regionali sia a livello
nazionale
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"Gesù in ufficio"
L'interessante volume di Rita Proni, scrittrice del nostro quartiere
di Pierluigi Lazzarini
Viviamo tempi in cui essere cristiani significa abbracciare la croce dell'incomprensione,
della discriminazione, del ridicolo, col
rischio di sembrare retrogradi in una società
che si vanta di essere moderna.
Il cristianesimo può apparire talvolta una religione scomoda, che obbliga a rompere gli
schemi del nostro benessere. È più comodo
imporre agli altri la nostra maniera di pensare che unire le forze e lavorare in squadra; più
facile assecondare le esigenze del proprio
egoismo che impegnarsi nel servizio del prossimo.
I laici cristiani avvertono un senso di forte
minoranza soprattutto negli ambienti di lavoro. Si sentono quasi mosche bianche quando
testimoniano un modo evangelico di vivere.
`Gesù in ufficio' risponde ad un diffuso bisogno tra le persone delle nostre comunità di
interrogarsi, di riscoprire ed approfondire i
valori profondi e fondanti della propria esistenza e del proprio vivere insieme.
Rita Proni, l'autrice, ha uno stile molto personale, una vena inconfondibile di saggezza, di
scherzo e di slancio, di fantasia disincantata.
Smitizza un po' il suo lavoro, presentandolo
quasi come un normale impegno nel collega
re direttamente tra loro le testimonianze di
uomini e donne, fatti e luoghi.
Il linguaggio, sempre scintillante, vivo ed
avvincente, aderisce con perfetta sincronia
alle atmosfere elegiache, sentimentali e
romantiche delle singole storie narrate, sicché la trama è mantenuta su un costante pregevole equilibrio tonale, lessicale e stilistico.
Ciò rende più vivace e movimentata la narra-
zione, che traccia un vasto affresco di un
ambiente di particolare interesse e suggestione.
Capire la realtà, quella racchiusa nel cuore
degli uomini. Capire per far capire agli altri,
per cercare insieme 'una via d'uscita'. I personaggi rimangono impressi nella memoria del
lettore grazie ad un racconto agile e fluido.
Un'opera di particolare attualità in un
momento in cui l'uomo, specie i giovani,
comincia ad avvertire la necessità di ripristinare certi ideali e valori morali senza i quali
non si possono affrontare e superare le inevitabili difficoltà del mondo moderno. A volte
pensiamo che la vita con noi è stata avara ma,
confrontando altre realtà, potremo scoprire
che molte nostre lamentele non sono poi così
fondate.
Rita Proni vuol simboleggiare metaforicamente lo sfogliare di un album fotografico,
per cercare quei ritratti che anticipano la
vista del luogo verso cui il viaggio conduce.
Le storie vengono caratterizzate come oggetti inquadrati da una cinepresa montata su un
carrello.
Le terre da evangelizzare sono diventate
oggi, ahimè, le nostre città, gli uffici, le scuole, gli ospedali! Evangelizzare significa
annunciare un messaggio di gioia. Questa
connotazione originaria è irrinunciabile: un
Vangelo che si comunichi nella tristezza o
porti alla tristezza è un perfetto controsenso.
Quando si ha la grazia di una fiammella interiore, la luce della fede, allora l'orizzonte si
arricchisce di una lettura nuova. E quelle,
che a occhio umano appaiono circostanze e
casualità, diventano il dito di Dio. La testimonianza cristiana va esercitata sempre,
nelle piccole e nelle supreme occasioni. Essa
è dettata dalla fede ed è coerenza tra il credere del cristiano e il suo operare.
Ricordava Papa Giovanni Paolo I, il compiantoAlbino Luciani, che "il Signore conse-
gna ad ognuno di noi un quaderno nuovo,
tutto bianco. Su quel quaderno ciascuno scriverà la sua storia. Scrivere, dunque, una bella
e buona storia dipende da voi".
Il libro è tanto gradevole da leggere quanto
più informato, pieno di notizie, ricordi, riferimenti, e anche spunti poetici.
La narrazione procede sicura, senza nulla
concedere alla retorica od alla apologia. Vi si
alternano temi e toni di crudo verismo e indugi garbatamente ironici, nei quali si delineano caratteri o si stemperano i contorni aspri
di molti episodi rievocati.
Perché leggere 'Gesù in ufficio'?
Perché, scorrendone le pagine, troviamo
molto di noi, degli affanni che ognuno — per
motivi diversi — incontra nella vita quotidiana, dove si ha spesso bisogno di una
buona parola. Quando siamo noi a darla,
quando a noi hanno domandato consiglio
oppure aiuto, allora la vita pare dirci qualcosa.
Nel momento in cui incontriamo Cristo e
diventiamo suoi amici, nei nostri cuori entrano la pace e la gioia, due frutti della fede che
non possono rimanere chiusi in noi stessi, ma
debbono essere trasmessi e condivisi.
Su un vecchio crocifisso fiammingo del
1632 era scritto:
Io sono la luce e voi non mi vedete. Io sono la
via e voi non mi seguite.
Io sono la verità e voi non mi credete. Io sono
la vita e voi non mi cercate.
Io sono il maestro e voi non mi ascoltate. Io
sono il capo e voi non mi obbedite.
Io sono il vostro Dio e voi non mi pregate.
Io sono il vostro grande amico e voi non mi
amate.
Se siete infelici non accusate me!
Uno semina, un altro innaffia e Dio fa crescere... Buona lettura!
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Alcune riflessioni di giovani di Montesacro che hanno partecipato
agli esercizi spirituali dei giovani lavoratori di CLa Rimini 7-8-9 maggio 2010
di Cico
Può un uomo nascere di nuovo quando è
vecchio? Sembra paradossale rivolgere
questa domanda ad un popolo composto da
migliaia di giovani lavoratori. Eppure la
vecchiaia, intesa come quella condizione che
impedisce al cuore dell'uomo di stupirsi e
lasciarsi provocare da tutto il reale che lo
circonda, è esperienza di molti, se non di
tutti, indipendentemente dall'età anagrafica.
Durante gli Esercizi Spirituali di Rimini, don
Eugenio ci ha aiutati nel percorrere il
cammino ideale verso il paterno abbraccio di
Cristo, cui tutta la nostra vita anela. “Il pesce
che non ha fame non abbocca”, affermano
con saggezza i pescatori: il ladrone che ha
riconosciuto Cristo non era più “buono” del
suo collega, semplicemente non aveva mai
rinunciato alla propria umanità, non aveva
mai smesso di percepirne tutto il dramma.
Ha capito tutto in un istante, ha capito cosa
cercava, perché per Chi aveva fatto quello
che aveva fatto. Il primo passo perciò è la
lealtà con se stessi ed il proprio desiderio. Il
desiderio di ricevere il perdono, come è
capitato all'adultera descritta nei Vangeli, e
nello stesso tempo il desiderio di pienezza e
di significato, così come può percepirlo una
madre che ingiustamente perde il proprio
figlio. E tuttavia spesso il nostro slancio si
arresta qui, vinto da un caparbio moto di
resistenza: quanto abbiamo di più umano,
cioè la capacità di riconoscere, tra tutto, il
segno di ciò che più ci corrisponde, lascia
spazio al pregiudizio, alla vecchiaia, così
come poco fa l'ho definita. Ipocriti! A tutti - e
ciò è quanto di più commovente possiamo
tener presente nel guardare ai nostri
compagniè stata data intelligenza
sufficiente per riconoscerLo, anche se a
nessuno, e per tutti diversamente, è stata
risparmiata la fatica del cammino. Qui entra
in gioco il secondo fattore decisivo: la nostra
libertà, che Gesù ama a tal punto da fermarsi
di fronte ad essa; l'Onnipotente nulla può
senza di noi. Ma noi nulla possiamo da soli,
ed è il terzo fattore, l'amicizia, la compagnia
che Cristo ci consegna per tenderci la mano.
Accecati dalla preoccupazione di sbagliare,
odiamo tutte le cose che potenzialmente
potrebbero, mentendo, mandarci fuori
strada. Ma come in montagna, per fare un
salto che da soli non si avrebbe il coraggio di
fare, la mano tesa di Cristo ci ha raggiunto.
La vera soddisfazione, è che ci venga
regalato più di quanto ci aspettiamo, lo
capiscono benissimo i bambini! E' che venga
restituito più di quanto ad ognuno può essere
stato tolto. L'introdursi dello sguardo di
Cristo nella nostra vita, la presenza di Gesù
tra noi, è l'unica vera Giustizia che ci possa
soddisfare. Si, si può nascere di nuovo
quando si è vecchi ma, così come il bambino
concentra tutte le sue forze nel pianto,
bisogna fare la fatica di riconoscere di aver
fame e sete.
di Lidia Leo
Sant'Agostino aveva sempre il terrore di non
essere lì dove il Signore lo stava aspettando.
Io sono ormai sei anni che nella mia esperienza di ambulante studentessa fuorisede ho
la grazia di poter affermare che il Signore mi
aspetta ogni mercoledì, alle nove, nei locali
della parrocchia attraverso l'abbraccio di una
compagnia di amici. L'appuntamento degli
esercizi di Rimini è stata ancora una volta la
conferma di questa tenerezza di Dio alla mia
vita. Non si tratta dei soliti esercizi spirituali
come la generalità delle persone la intendono
ma un vero è proprio lavoro, fatto di attenzione, sacrificio, silenzio e sguardi. I punti che
sono stati affrontati da Don Eugenio sono
molteplici e il tema dell'incontro “Può un
uomo nascere di nuovo quando è vecchio?”
era alquanto impegnativo. Gli aspetti che
però più mi hanno colpito sono due. In primis
il fatto che Dio ci viene incontro attraverso
tutto ciò che noi siamo: sia essa una depressione come nel caso di Don Aldo Trento; sia
essa l'esperienza del detenuto che ha incontrato Cristo in un carcere. Tutta la nostra umanità se non è bloccata, se nulla è omesso, è
sede dell'incontro con Dio. E' Lui, che vuole
farci fare esperienza di quella commozione
che la nostra umanità vive quando si sente
soddisfatta. Ognuno di noi è capace di riconoscere i segni dell'azione di Dio: nessuno è
incapace, basta non fare fuori il nostro umano. Gesù è venuto per aiutarci in questo lavoro. Lui ci ha già trasmesso il metodo. Egli parlava della vigna, del sole, degli operai e guardava a questa realtà fino al fondo dove c'era
l'incontro del Padre. Ma basta che anche un
solo preconcetto, che un solo pregiudizio sia
presente, che questo lavoro si ferma. L'altro
punto che penso sia rilevante è la risposta
conclusiva alla domanda dell'incontro.
Ognuno di noi come Nicodemo può rinascere,ma deve farlo dall'alto. E' l'azione dello
Spirito che si manifesta nei carismi di cui la
Chiesa è valida tesoriera a compiere questo
rinnovamento. Io questo incontro l'ho fatto
nel movimento di Comunione e Liberazione
e imploro ogni giorno il Signore di donarmi
la grazia necessaria per riconoscere questa
sua commozione per la mia vita.
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“Il cantiere della famiglia”
di Paola Pannicelli
rivela agli adulti, (e l'adulto è sempre genitore in senso pedagogico), impone una riflessione. E' quindi evidente, la utilità di un
sostegno che possa dar forza e spinta agli
adulti per rendere meno fragile quel nucleo
imprescindibile che la Famiglia è per ognuno
di noi. I nostri ragazzi mostrano i segni del
disagio e sta a noi tutti intervenire, contrastare l'estendersi di una vera e propria falsificazione che esalta “l' emozione intesa
come valore assoluto”.
Ghirlande, durlindane, destrieri al galoppo,
nuvole di polvere e danze tra veli variopinti
al ritmo di tamburelli e nacchere… Queste
immagini sono evocate dalle parole e dai
suoni della voce calda e sicura di Vittoria
Maioli Sanese e sono immagini epiche perché generate dalla passione, dal coraggio.
Nel suo linguaggio fantastico e reale al
tempo stesso, ci rivela che questi sono gli
elementi indispensabile per camminare
assieme e riuscire a svolgere il difficile compito di educare. Vittoria Maioli Sanese - psicologa della coppia e della Famiglia Direttrice del Consultorio Familiare (associato UCIPEM) di Rimini è una testimone importantissima per tutti noi, le tante
famiglie seguite dal consultorio da Lei stessa
fondato nei primi anni settanta e i metodi elaborati dal Suo gruppo di lavoro, portano ricchezza e fortificano la proposta de IL
CANTIERE DELLAFAMIGLIA.
Nelle note introduttive Emma Buscemi ha
delineato gli obiettivi ai quali tende il gruppo
di lavoro, “una Associazione per la promozione sociale che si propone di essere luogo
di accoglienza e relazione, in cui esperti del
settore mettono a disposizione la propria professionalità, a titolo volontario, a favore
della famiglia e dei suoi membri.”
Ma è proprio il carattere, il tono, il linguaggio utilizzato da Vittoria Maioli Sanese, a
far di questo evento una occasione speciale,
preziosa. L'urgenza che il disagio dei figli
Spiega Vittoria Sanese “Gli adulti sono il
modello, il genitore deve esser capace di
decidere, di leggere ciò che è Bene e ciò che
è Male. Abbiamo bisogno di capire
l'Umano Vero perché solo così possiamo
re n d e re s u g g e s t i v a l a p ro p o s t a
dell'Umano che offriamo ai nostri figli.
Possiamo opporci alla omologazione invece di sottostare al giudizio che vede la
diversità come pericolo.
La confusione e l'ambiguità dominano le
nostre famiglie e sono generati da un
grave errore: l'aver confuso il ruolo genitoriale con la cura, con la profusione di
attenzioni e di energia nella soddisfazione
dei desideri dei figli. Ma lo scopo di un
genitore è far imparare se stesso e la realtà.
Gli adulti devono esser sostenuti, accompagnati nel cammino per recuperare il
punto di origine, per entrare in rapporto
col proprio Essere, con il cuore della persona per costruire legami. Dobbiamo
avere un orizzonte che non sia chiuso, che
si spalanchi verso l'infinito.
Gli adolescenti fanno emergere il disagio,
ma siamo noi ad aver bisogno di essere educati, in un cantiere nel quale siamo impegnati senza sosta e proprio per questo
appassionati, capaci di apprendere anche
dagli errori. La nostra legge non è chiusa,
meccanicistica. Dobbiamo riprendere in
mano il cuore, senza timore dell'abisso sul
quale possono condurci le nostre domande. Senza paura, solo andando a fondo possiamo diventare ciò che siamo veramente.
La famiglia è prima di noi, è un dono preziosissimo e non è un bene di consumo. È
un lavoro.
La partecipazione di Olimpia Tarzia è stata
salutata con grande entusiasmo, perché
come ha ben sottolineato Maurizio
Dell'Unto, avvocato socio fondatore de IL
CANTIERE DELLA FAMIGLIA , la promozione sociale è prevista dal nostro ordinamento giuridico e dovrebbe esser vista con
particolare favore dalle istituzioni.
Olimpia Tarzia, come rappresentante del
Movimento per la Vita e vicepresidente dei
Consultori di Ispirazione Cristiana nonché
direttrice del Ce.F.E.S., ha ribadito con
forza la necessità di affermare e difendere la
cultura della famiglia.
Da sinistra Emma Buscemi, Vittoria Maioli Sanese
e Olimpia Tarzia
I promotori dell'incontro promosso da
"Il cantiere della famiglia"
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Dott. Antonio Pasquale
Medico Chirurgo
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Tel. 0687195524 Cell. 334 7411457
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Un abbraccio al Papa dal mondo cattolico
Il 16 maggio a piazza San Pietro
di Rossana Ansuini
Dopo Malta, Torino e il viaggio in
Portogallo, papa Benedetto XVI, senza
nascondere la sua intensa gioia, si è abbandonato all'abbraccio dei duecentomila fedeli
accorsi da tutto il Paese per celebrare insieme a lui il Regina Coeli, il 16 maggio scorso.
"Sono confortato dalla vostra presenza
così numerosa! Qui vediamo presente tutta
l'Italia. Grazie della vostra fiducia" ha detto a
braccio commosso il Papa alla fine della celebrazione.
Tante le sigle presenti: Azione cattolica,
Comunione e liberazione, Rinnovamento
dello spirito, Focolarini, Neocatecumenali,
decine e decine di associazioni parrocchiali,
tra le quali non mancavano i giovani e le famiglie delle parrocchie del nostro quartiere, da
Sant'Achille a San Clemente alla parrocchia
di Sant'Alberto Magno, SS. Angeli Custodi.
"Scopo di questa iniziativa", spiegava il
presidente nazionale di Rinnovamento
dello Spirito Salvatore Martinez, " è stringersi nel grande abbraccio della preghiera
al Santo Padre e ribadire al Pontefice vicinanza spirituale per le incomprensioni
che soffre". Facevano eco a Martinez i giovani di Comunione e Liberazione, accorsi
così numerosi da superare qualsiasi previsione. In un comunicato Cl ribadiva di volersi
stringere a Benedetto XVI come "figli col
padre, desiderosi di portare un poco del
peso che la situazione attuale carica sulle
sue spalle. È il gesto più semplice e più
vero che possiamo compiere per esprime-
re la vicinanza al Santo Padre, alla Chiesa,
a chi ha sofferto per il male subito.
Vogliamo testimoniare nella penitenza e
nell'unità con il Papa, che l'esperienza cristiana è esperienza di bellezza, di pienezza, di misericordia capace di abbracciare
tutti gli uomini. Il desiderio della giustizia,
ferita dal male dell'uomo, incontra Cristo
crocifisso e risorto, speranza più forte
della morte".
Parlando dell'Ascensione del Signore Gesù
il Santo Padre ha detto: "Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li
prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo,
affinché la salvezza sia proclamata ovunque.
Gesù stesso dice loro: "Di questo voi siete
testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui
che il Padre mio ha promesso" (cfr Lc 24,4749). Il Signore attira lo sguardo degli
Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo
per indicare come percorrere la strada del
bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia,
rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a
causa della fede, è nel cuore di quanti sono
emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare,
vedere e toccare il Signore Gesù nella
Chiesa, specialmente mediante la Parola e i
sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi
e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare
fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente
alla Confessione e all'Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare
invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché "nella loro vita e azione si distinguano per una
forte testimonianza evangelica". Ha aggiunto il Papa: "Cari fratelli e sorelle, il Signore,
aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare
già su questa terra la vita divina. Un autore
russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: "Osservate più spesso le
stelle. Quando avrete un peso nell'animo,
guardate le stelle o l'azzurro del cielo.
Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, ... intrattenetevi ... col cielo. Allora la
vostra anima troverà la quiete". Cari amici,
voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché,
nell'impegno di rinnovamento spirituale e
morale possiamo sempre meglio servire la
Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono
a noi con fiducia. Il vero nemico da temere e
da combattere è il peccato, il male spirituale,
che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo - dice il
Signore - ma non siamo del mondo (cfr Gv
17, 14), anche se dobbiamo guardarci dalle
sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il
peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell'amore, nel
servizio. E' quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene
spirituale e materiale delle persone in ogni
parte del mondo. E' quello che specialmente
voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l'uomo nel nome di
Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e
coerenza. E' bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l'immensa
moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo
oggi questo appello, confortato dalla vostra
presenza così numerosa!
Grazie!"
incontro alla realtà
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incontro alla realtà
Cosa c'entra Cristo con il mio umano
appunti “a caldo” dell'incontro con Padre Aldo Trento
presso l'Università Urbaniana a Roma
sul capitolo "La carità" del libro di don Giussani "Si può vivere così?"
di Maurizio di Giorgio
Quando Tonino mi ha chiesto di scrivere per
la rivista "Incontro alla realtà", trimestrale
delle 22 parrocchie di Montesacro,
sull'incontro con Padre Aldo, stavo per trovare una scusa ( vista l'ora e l'urgenza che mi
metteva) per dire, garbatamente, no. Ma,
immediatamente, mi sono venute in mente le
parole che poco prima lo stesso Padre Aldo
aveva detto "la prima forma di carità è raccontare agli altri quello che c'è fra di noi",
per cui era naturale dicessi di sì e cercassi, sinteticamente, di raccontare (insieme a mio
figlio Pietro, anch'egli presente all'incontro)
cosa ci ha colpito di questa serata.
Padre Aldo è un sacerdote che da vent'anni
vive e lavora ad Asunciòn, in Paraguay, portando avanti, come dice lui, "l'opera del
Signore", che in concreto è l'accoglienza e
l'assistenza di malati terminali ( soprattutto
di AIDS), di bambini e bambine vittime di
violenza e di abusi di pedofili, di emarginati
da tutti e da tutto.
Padre Aldo, rispondendo ad una domanda, ci
diceva che il primo oggetto della carità
dell'uomo è Gesù Cristo, riprendendo e
spiegando cosa volesse dire questa frase di
Don Giussani.
Egli ha sviluppato questo tema attraverso la
testimonianza viva ed appassionata di fatti e
incontri che hanno descritto, a chi ascoltava,
una umanità amata, abbracciata e, quindi, salvata dall'incontro con Cristo.
Alcuni punti mi sento di riportare fra i tanti.
Ha raccontato “pezzi” della sua vita, segnata
dalla malattia, dal peccato, dal suo limite di
uomo e come la sua umanità sia rinata nel
momento in cui si è sentito guardato e amato
da Cristo per quello che lui è, attraverso il rapporto con Don Giussani. Questo “sentirsi
abbracciato” continua oggi attraverso il rapporto di amicizia con don Carròn e con altri
amici del Movimento in Brasile.
"La realtà è la più grande amica della mia
vita - ha affermato padre Aldo. È guardando
e vivendo fino in fondo la realtà cui ogni giorno ciascuno è messo di fronte, che è possibile
l'incontro con Cristo".
Un passaggio “dirompente” l'affermazione
che per lui stare accanto ai malati, abbracciandoli e baciandoli, abbracciare e baciare
questi bambini e uomini moribondi e ridotti a
relitti umani, è abbracciare e baciare Cristo,
perché loro sono Cristo, e a lui interessa solo
amare Cristo.
Concludo queste righe con le parole di padre
Aldo: "Vi auguro di sperimentare la misericordia di Cristo…perché io ( cioè ciascuno di noi), ho bisogno di qualcuno che mi
voglia bene".
Giampaolo Scoppa, Padre Aldo e Pietro Sciumè in un incontro nel 2009 con AVSI.
Ciò che è riportato sotto nel riquadro è quanto ci ha detto in quella occasione.
“IL MONDO CAMBIA SE TU TI
LASCI AMARE DA CRISTO”
Vorrei riprendere qui quello che mi ha
commosso molti anni fa quando Giussani
ha detto: «Vi auguro di non essere mai tranquilli».
Più che parlarvi delle opere, rendo omaggio a Giussani, perché io vivo di lui: c'è
lui, c'è Dio e c'è lui, dietro tutto quello che
potete vedere o leggere. «Padre Aldo - mi
disse - ho deciso di mandarti in
Paraguay». «Ma come, sto vivendo una
grande depressione e tu mi vuoi mandare
in missione?». Mi guardò come quella
volta che Gesù fissò con tenerezza il giovane ricco, Zaccheo, la Maddalena,
Matteo e mi disse: «Ti mando perché solo
adesso mi sento sicuro di te». Ma cosa era
successo prima, perché mi accadesse tutto
questo?
A sette anni la chiamata ad essere tutto di
Gesù. II 28 luglio 1958 abbandonai la
famiglia e in autostop fermai un trattore
che mi portò in seminario. Furono anni difficili, belli e rabbiosi; nel '71 fui ordinato
sacerdote. Ero totalmente di Cristo, ma
l'insoddisfazione e il desiderio di un
mondo nuovo mi portarono a simpatizzare
per Potere Operaio.
Un giorno quattro ragazzini mi cambiarono la vita. Avevo partecipato a organizzare
uno sciopero contro l'imperialismo del
Vietnam e quei quattro mi dissero: «Professore, non è così che lei cambia il mondo, il mondo cambia se cambia lei, e lei
cambia se si lascia amare da Gesù». Una
possibilità di vita nuova apparì
nell'orizzonte della mia vita: potevo prendere sul serio la mia umanità senza censurare niente.
Si ama, si è padri solo se si è amati. Io vivo
facendo compagnia all'uomo che grida.
Quanto è nato e creato da Dio, è stato voluto perché io possa fare a tutti quello che
Giussani ha fatto a me: compagnia. Così,
quando ho visto per la prima volta un cadavere per la strada me lo sono preso, l'ho
portato a casa, l'ho pulito.
Realmente il dolore è una grazia che ti permette di essere contento, perché ti permette di amare e di vivere la verginità, che è
l'unica, reale e concreta vocazione
dell'uomo: la pienezza dell'io. La verginità è l’io compiuto già come possibilità
affettiva adesso.
A 62 anni sono un uomo contento dentro:
un inizio di compiutezza che mi fa guardare la morte con serenità. Ho accompagnato a morire più di 500 persone in quattro
anni, tutte con il sorriso sulle labbra. Sono
diventato padre di decine di bambini che
non hanno nessuno: li metto a letto la sera,
li prendo la mattina e li accompagno a
scuola. Grazie e pregate per me.
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Non vagabondi ma pellegrini con una meta
Parrocchia Bambin Gesú, Sacco Pastore
Pellegrinaggio a Lourdes in aereo
dal 29 maggio al 1 giugno
S. UGO
Pellegrinaggio Fatima e Santiago de Compostela
11 - 17 luglio
SAN MATTIA
Pellegrinaggio a Fatima
dal 20 al 24 luglio
SANTA FELICITA E FIGLI MARTIRI
Pellegrinaggio
7 - 12 giugno a Fatima e Santiago de Compostela
S.MARIA della SPERANZA
Pellegrinaggio dal 4 - 11 settembre a Fatima
Tel. 0687131027
PARROCCHIA SS. REDENTORE
pellegrinaggio Padre Pio
14 - 15 giugno
PARROCCHIA S. MARIA DELLE GRAZIE
Pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo
Sabato 27 e domenica 28 giugno
tel. 0687133241
SAN CLEMENTE
Pellegrinaggio a Padre Pio
dal 8 al 10 giugno
S. UGO
S.GIOVANNI CRISOSTOMO
Pellegrinaggio a Padre Pio
dal 8 al 10 giugno
29 maggio Bolsena, Viterbo
Tel.06 86802247
PARROCCHIA S. ACHILLE
S. MARIA ASSUNTA
SS. ANGELI CUSTODI
Pellegrinaggio in Terra Santa e Giordania
8 - 16 luglio 2010
Pellegrinaggio Todi, Collevalenza, Massa Martana
6 giugno 2010
S. INNOCENZO I PAPA
Pellegrinaggio Madonna di Montevergine
2 giugno 2010
S.GIOVANNI CRISOSTOMO
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Il vero protagonista della storia è il mendicante
SABATO 12 GIUGNO 2010
° PELLEGRINAGGIO A PIEDI
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Macerata
Loreto
ORE 20,30 - STADIO HELVIA RECINA - MACERATA
Proposto da Comunione e Liberazione
Per informazioni telefonare a Tonino cell. 333 4338502
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Anno 7 Numero 25 (Maggio)