Il quinto anno del torneo“A suon di parole”
Utilizzando un’immagine non troppo originale, si può osservare che con l’edizione
2015 il torneo controversiale “A suon di parole” esce dall’infanzia e diventa “grande”.
“Grande” in molti sensi.
La prima osservazione da fare è che il torneo ha avuto la sua edizione iniziale, ancora
sperimentale, nell’anno scolastico 2010/11 e che, giunto al quinto anno di vita, si trova carico
di esperienze, innovazioni e entusiasmo rinnovato che l’hanno portato a crescere sotto molti
aspetti.
Dal punto di vista numerico il torneo nell’anno scolastico 2014/15 ha visto coinvolti 10
Istituti scolastici, 35 classi e 700 studenti circa (di essi circa 345 hanno partecipato alle fasi
inter-istituti). Le gare sono state 49 e i temi dibattuti 45. I referenti, i tutor - compresi gli
studenti di età maggiore che avevano partecipato alle gare degli anni precedenti -, i docenti
di dipartimento (di Lettere e Filosofia per lo più, ma anche di Matematica, a conferma che
l’argomentare è una competenza trasversale), i giudici e gli esperti a vario titolo che hanno
collaborato sono stati più di 160. A questi numeri vanno aggiunti gli studenti e i docenti dei 3
Istituti e i 6 team che hanno partecipato nell’anno scolastico 2014/15 al primo torneo
sperimentale in inglese “Word Games” e che sono stati più di 50: costoro hanno dibattuto 5
temi e fatto 6 gare.
Fa un certo effetto constatare che in 5 anni sono stati coinvolti circa 3000 studenti
delle classi IV e III del ciclo secondario di secondo grado che si sono esercitati nell’arte della
dialettica e della controversia, apprendendo metodi e principi che, ci si augura, faranno parte
del loro patrimonio di cittadini.
I numeri da soli non bastano però a spiegare il successo dell’iniziativa. Negli anni gli
studenti - così come i docenti - hanno compilato dei questionari semistrutturati in cui hanno
espresso la loro opinione sull’esperienza fatta. Le risposte ai questionari sono servite a
migliorare il progetto, ma sono anche la testimonianza di come la valutazione del torneo sia
rimasta sempre alta negli anni. Infatti l’esperienza è stata valutata positiva sia nel complesso
- più del 90% l’ha definita “molto buona” o “eccellente”- , sia nei suoi aspetti specifici, come il
potenziamento della capacità di ragionare in modo argomentato, di presentare le proprie
opinioni attraverso una strutturazione logica, di imparare a parlare in pubblico, di fare
emergere talenti e capacità, di favorire la collaborazione tra compagni ecc., con percentuali
di apprezzamento che si collocano tra il 75% e più del 90% 1.
Oltre a ciò sono state raccolte negli anni testimonianze, resoconti, riflessioni e
interviste filmate da parte dei protagonisti, docenti e studenti2. Proprio in occasione del
fascicolo che viene pubblicato ogni anno, ma che si voleva più “partecipato” per festeggiare il
primo lustro di “A suon di parole”, esperti, professori e alunni sono stati invitati a mandare le
proprie considerazioni e i racconti delle esperienze. Si tratta di testi che, come si potrà
leggere, danno corpo e anima ai dati statistici raccolti negli anni, confermano il valore
formativo del progetto e invitano a riproporlo nei prossimi anni.
1
Il resoconto dei risultati dei questionari si trova nei fascicoli realizzati ogni anno per le varie edizioni del torneo e sono
consultabili nel sito IPRASE alla pagina http://www.iprase.tn.it/ricerca/a-suon-di-parole/.
2
Nel sito sopra citato è riportato un filmato con la testimonianza di docenti e studenti, curato assieme al Liceo “A. Maffei”
di Riva del Garda”. Si vedano, inoltre gli scritti di Claudia Cristoforetti, Da gioco del contraddittorio a percorso formativo,
di Michele Dossi, L’esperienza in prima persona della controversia e di Laura Simeon, La verifica di una sperimentazione a
scuola, pubblicati anche nel sito dell’INDIRE.
1
Le testimonianze parlano di una crescita individuale e collettiva - di classe e di gruppo
- di gusto della sfida, di “tifo” degli amici e dei famigliari, di superamento di timidezze e di
scoperta di capacità personali ignorate, come il saper parlare in pubblico e il saper
convincere, di potenziamento delle capacità linguistiche e argomentative, della possibilità di
sentirsi protagonisti in prima persona di un’esperienza formativa ed educativa grazie a cui si
approfondiscono contenuti attuali, interessanti e non “scolastici” e in cui si si apprendono
“lezioni di vita”. Scrive una studentessa:
“ho riscoperto la Verità come qualcosa di assai labile, mai dovuto e mai scontato, un concetto
dinanzi al quale occorre mostrare flessibilità, senza rinunciare a perseguire ciò che appare
giusto, ma nemmeno fossilizzandosi irragionevolmente sulle proprie posizioni, imparando ad
esercitare una delle più nobili fra le arti della mente: l’arte di riconoscere i propri errori di
giudizio e, all’occorrenza, di cambiare idea. È questa la più significativa lezione di vita con cui
il progetto A suon di parole ha concorso alla formazione della mia persona.”
Un altro aspetto da sottolineare è che il metodo del dibattito controversiale ha
“contagiato” in questi anni non solo la didattica di classe, diventando un metodo di
insegnamento e apprendimento praticato sia nel triennio che nel biennio delle superiori, ma
anche le Assemblee degli studenti, come si può leggere nella testimonianza di un
rappresentante di Istituto del Liceo “Rosmini” di Rovereto.3
E non va peraltro dimenticato che gli studenti evidenziano anche che, nonostante l’impegno
richiesto: A suon di parole è proprio divertente!4
La formula di “A suon di parole” non ha solo coinvolto sempre più scuole e studenti
negli anni, ma si è fatta notare a livello nazionale e i referenti del progetto sono stati invitati e
contattati da varie istituzioni e agenzie fuori dal Trentino, anche per svolgere attività di
formazione. Ad esempio INDIRE ha dato ampio spazio nel 2014 al torneo nella sezione
“Innovazione e Ricerca”, ci sono state relazioni con la “Palestra di botta e Risposta”
dell’Università di Padova, con la rete di scuole lombarde di “We debate” e con “EXPONI le
tue IDEE!”. Quest’ultimo è un concorso dialettico nazionale sui temi di EXPO Milano 2015
promosso da WeWorld Intervita5. I rappresentanti di WeWorld hanno elaborato il modello del
concorso “EXPONI le tue IDEE!” anche a partire dall’esperienza di “A suon di parole” e,
come conseguenza della partnership tra WeWorld e il torneo trentino, la squadra che vincerà
il quinto torneo trentino potrà partecipare di diritto alla finale della gara che si terrà a Milano
all’interno di EXPO il 22, 23 e 24 ottobre 2015.
In tale significativa prospettiva, e con l’obiettivo di diffondere una cultura corretta
riferita ai temi del cibo e dell’alimentazione, tutti gli argomenti affrontati dalle squadre trentine
nelle fasi delle gare tra gli istituti - da gennaio alla finale di maggio - sono stati scelti con
riferimento al tema “Nutrire il pianeta. Energie per la vita”, tema, per l’appunto, di EXPO
2015.
Questa non è però l’unica novità di “A suon di parole 2015”: in quest’anno scolastico,
infatti, si è realizzato un progetto a cui si pensava già da qualche anno e che ha trovato
3
Si veda il testo di Leonardo Torelli, della IIB Classico del Liceo “A Rosmini” di Rovereto.
Si veda la testimonianza della classe IIISM del Liceo “L. Guetti” di Tione,
5
WeWorld è un’organizzazione no-profit italiana che promuove e difende a livello internazionale i diritti di donne e
bambini e che si impegna anche sul territorio italiano nell’ambiti dell’ istruzione, salute, parità di genere, diritti delle donne,
protezione e partecipazione (http://weworld.it/). Uno dei progetti di WeWorld è “EXPONI le tue IDEE!”, un concorso di
dibattito a livello nazionale in cui le scuole si confrontano sui temi di EXPO 2015. Le squadre finaliste gareggeranno a fine
ottobre all’interno di EXPO. Come si legge nel sito di WeWorld: “EXPONI le tue IDEE!, fa parte di un progetto più ampio
di partecipazione e cittadinanza attiva che coinvolge studenti ed insegnanti a livello nazionale, ha ottenuto i Patrocini di
EXPO Milano 2015 spa, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’Autorità Garante
dell’Infanzia e dell’Adolescenza ed è organizzata in collaborazione con Comitato Scientifico Expo 2015 del Comune di
Milano, Progetto Scuola EXPO Milano 2015, Meet - European Education Trust, Sodalitas, con il contributo di Fondazione
Cariplo ed in partnership con le Reti di Dibattito: I DebateLazio, We Debate Lombardia, La Gioventù Dibatte-Canton
Ticino, A suon di Parole-Trento.” Cfr. anche il sito: http://exponiletueidee.it/.
4
2
finalmente il modo di concretizzarsi. Si tratta della sperimentazione di un torneo in inglese
finalizzato a potenziare le capacità di argomentare in lingua straniera degli studenti, nella
prospettiva, oltre che di migliorare la comunicazione verbale in inglese, anche di promuovere
la partecipazione di squadre trentine alle gare di dibattito che si diffondono sempre più nel
resto di Europa. La sperimentazione ha funzionato e, una volta consolidato il modello delle
gare in inglese, l’ulteriore sfida è quella di promuovere dibattiti in lingua tedesca.
“A suon di parole” è l’unico progetto in Trentino che promuove su larga scala le
capacità comunicative e linguistiche nell’ambito della produzione orale6, assieme alle
competenze argomentative e di cittadinanza: tutte abilità ritenute essenziali nei documenti
educativi e scolastici a livello europeo, nazionale e provinciale, anticipando, dunque, alcuni
obiettivi essenziali contenuti nel piano “Trentino Trilingue”.7 È peraltro compito di un Istituto
come l’IPRASE, che ha tra i propri obiettivi l’innovazione, promuovere e sostenere, anche in
anticipo sui tempi, i progetti che guardano al futuro.
Nel fascicolo “A suon di parole 2015” si troverà, oltre che la testimonianza di quanto
sopra detto, la pubblicazione del Regolamento del torneo che finora è stato fatto circolare
solo tra le scuole che hanno partecipato alle gare, ma che sembra anch’esso “maturo” per
diventare pubblico e una Guida per gli studenti che si preparano al torneo che sarà senz’altro
utile per le classi che parteciperanno alle prossime gare.
In un’epoca in cui ogni cosa sembra aver valore solo se monetizzabile e ogni progetto
sembra importante solo se riccamente finanziato, pare significativo concludere con la
considerazione a cui è giunta, assieme alla propria docente tutor, una classe del Liceo “G.
Galilei” che ha partecipato al torneo, pur senza arrivare in finale8: insomma ci sembra di aver
fatto qualcosa gratis, ma che sapeva di buono.
Chiara Tamanini
Coordinatrice del progetto per IPRASE
6
Si veda il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER)
(http://www.coe.int/t/dg4/linguistic/cadre1_en.asp).
7
Cfr. www.vivoscuola.it.
8
Si veda in questo fascicolo la riflessione fatta dalla IVC del Liceo “G. Galilei” con la propria docente di Italiano, Cristina
Braga.
3
“A suon di parole”: un successo oltre le aspettative
Siamo giunti alla quinta edizione di “A suon di parole”, il gioco del contradditorio: si tratta
di un successo, che all’inizio non era possibile prevedere. Mi ricordo quando il collega Paolo
Sommaggio propose il progetto alle nostre istituzioni giuridiche, Facoltà e Dipartimento (di
quest’ultima allora ero direttore); entrambi eravamo ben consapevoli della provvisorietà e
forse anche della temerarietà dell’iniziativa. Ma il tentativo è divenuto una felice e stabile
realtà. Di questo il merito va certamente attribuito alla “magica sinergia fra soggetti
istituzionali” – come già ha scritto Paolo Sommaggio: all’Università degli Studi di Trento,
all’IPRASE e al Comune di Trento. Tutti i responsabili di questi partner istituzionali hanno
contribuito con entusiasmo e intelligenza al crescente successo delle edizioni che si sono
susseguite.
Com’è noto la riforma dell’art. 111 della nostra Costituzione ha consacrato il principio
cardine del confronto diretto tra le parti nel processo. Contradditorio e processo risultano
quindi definitivamente e indissolubilmente legati nel nostro ordinamento giuridico. Il
fenomeno non è stato negletto nella nostra Facoltà giuridica: studiosi del processo
costituzionale, civile, penale e della filosofia del diritto si sono occupati diffusamente del tema
a livello didattico e scientifico.
La novità del progetto di Paolo Sommaggio e degli altri partner è stata, tuttavia, quella di
pensare ad un modello educativo con una componente ludica tale da avvicinare con
interesse e desiderio gli studenti delle scuole superiori. Fra gioco, agonismo e studio pratico
e teorico delle prime tecniche retoriche, gli studenti, che si sono avvicendati nelle diverse
edizioni, hanno maturato sensibilità e consapevolezza per alcuni modelli comportamentali
che non sempre (e non ne faccio certo una colpa!) la scuola o l’ambito familiare sono in
grado di illustrare, già troppo impegnati su tanti altri importanti fronti. Modelli comportamentali
e culturali che, anzi, nella società attuale trovano troppo spesso fenomeni deteriori in
posizione antagonista.
Io ho sempre fatto veramente ben poco per la riuscita di questa iniziativa: mi sono
limitato a partecipare spesso come membro della giuria destinata a giudicare la finale delle
varie edizioni e, prima della celebrazione della finale, ho avuto sempre l’abitudine di leggere
gli opuscoli che descrivevano e commentavano il progetto calato di volta in volta nelle singole
edizioni. Li ho sempre letti con una certa attenzione, anche perché hanno il dono della
brevità e della varietà. Quando, in questa sede, i miei colleghi parlavano dei valori e dei
modelli culturali e sociali che il progetto poteva instillare nei partecipanti, cioè, capacità di
ascolto, necessità del confronto individuale e sociale, apertura costante al dialogo, capacità
di argomentazione critica, a volte mi veniva di pensare che i miei colleghi stessero forse un
po’ esagerando sebbene in bonam partem. Tuttavia questo mio pensiero regolarmente è
sempre svanito quando, assistendo come giudice alle varie finali, ho sempre potuto
constatare a volte con stupore, come questi modelli fossero veramente condivisi all’interno
del team e fuori da esso dagli studenti. Si tratta di modelli che certamente serviranno a farne
cittadini migliori pronti alla più autentica e democratica convivenza civile.
Gianni Santucci
Docente di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità
Facoltà di Giurisprudenza di Trento
4
“A suon di parole”. Il gioco del contraddittorio - Edizione 2015
Sono certo che un lustro di vita del progetto “A suon di parole. Il gioco del
contraddittorio” costituisca una ricorrenza importante e che, perciò, meriti qualche bilancio e
qualche proposito per l’avvenire.
Incominciamo dai bilanci. Questa nuova edizione ha visto molte novità: la nascita del
Torneo gemello in lingua inglese (Word Games), la scelta dei temi legati ad EXPO Milano
2015, il Regolamento del Torneo e l’incontro con altre realtà di dibattito che, nel panorama
nazionale, portano avanti una proposta simile alla nostra: il progetto “We debate” per la
regione Lombardia ed il progetto portato avanti dalla associazione We World. Insomma,
sembra proprio che questa rete di realtà stia cercando, in un contesto ludico, di sviluppare
proprio una “cultura del contraddittorio”. Tutto questo, forse, meriterebbe un momento di
riflessione condivisa al fine di creare uno standard nazionale. Se ciò potrà avvenire non sarà
certo grazie a qualche riforma più o meno illuminata della scuola. Dovrà essere onere dei
singoli istituti, legati da relazioni di scambio sempre più fitte, imporsi come realtà concreta e
autorevole.
Tuttavia mi corre l’obbligo di precisare, dopo il confronto con queste realtà amiche, che
il Progetto “A suon di parole. Il gioco del contraddittorio” si distingue, rispetto alle altre realtà
di dibattito, per l’attenzione nei confronti della controversialità: quella relazione oppositiva tra
fase della argomentazione (nella quale l’oratore mostra le ragioni a sostegno della propria
tesi) e della controargomentazione (fase nella quale l’oratore demolisce gli argomenti
dell’avversario). La peculiarità del nostro Torneo sta proprio in questo: la fase
controargomentativa è ben distinta da quella argomentativa, con la conseguenza che, anche
didatticamente, i due momenti non si sovrappongono ma si completano vicendevolmente (sia
consentito un rimando a: P. Sommaggio, Contraddittorio Giudizio Mediazione. La danza del
demone mediano, Franco Angeli, Milano 2012).
Per questo il nostro progetto sperimenta le buone ragioni del contraddittorio inteso come
un confronto socratico: quella opposizione che consente di incrociare le ‘istanze socratiche’
che provengono da ciascuna squadra ed ottenere, così, effetti aletici molto profondi.
Siamo infatti sempre più convinti che proprio il contesto oppositivo possa promuovere,
oltre che l’interesse dei ragazzi per l’aspetto agonistico-sportivo, una profonda educazione
all’ascolto dell’altro. In breve: chi cerca di superare i miei argomenti è proprio colui che più di
ogni altro è disposto ad ascoltarli, perché proprio sul loro superamento si baserà la sua
eventuale vittoria.
Il nostro prototipo prevede che sia l’esito concreto dell’incontro a decretare quali
argomenti (nel contenuto e nella forma) abbiamo prevalso. E’ sempre stato un punto cruciale
del Torneo stigmatizzare che non si tratta di due squadre che singolarmente espongono le
loro ragioni ad una giuria, ma di una relazione tra due parti che si scontrano, relazione in cui i
protagonisti sono proprio gli oratori che cercano di superarsi vicendevolmente. In altre parole,
la valutazione della giuria si basa sull’esito del contraddittorio, ovvero sulla capacità di
giocare questo gioco. Questo perché pensare per opposizioni genera un’esperienza
particolare: la tensione agonistica si trasforma in un “luogo” dove emergono non solo i
reciproci limiti ma, contemporaneamente, anche la necessità ed il rispetto del proprio
avversario.
Abituare al confronto, attraverso una formula ludico-agonistica, promuove nei nostri
ragazzi la voglia e la capacità di confrontare i ragionamenti sviluppando così, oltre allo stare
insieme, diverse abilità e capacità critiche che, purtroppo, non appaiono così sviluppate nelle
giovani generazioni.
5
Ribadisco che il nostro intento, comunque, non è di prescrivere formule o ricette per
“ragionare meglio”, o per argomentare in termini più efficaci, ma di creare un “campo di
gioco” in cui i ragazzi possano sentirsi liberi di confrontarsi.
Queste libertà, unite al confronto, hanno consentito ai ragazzi di scoprire da sé le
migliori strategie per rendere più ordinato e forte il percorso razionale proposto come
squadra. In questo modo gli studenti si sono avvicinati in maniera amichevole al mondo delle
regole (logiche, etiche e giuridiche) ed al loro valore sperimentando, attraverso una sorta di
processo, il valore dello stare insieme. Questo perché una reale e duratura convivenza civile
si costruisce nel momento in cui le differenze non si negano ma si confrontano, ovvero si
misurano in un luogo (il contraddittorio) deputato al confronto dei discorsi e dei ragionamenti
che le sottendono. Questa è una forma di cittadinanza attiva autentica poiché non si limita a
prescrivere comportamenti dall’esterno ma invita alla discussione critica, primo fondamento
di adesione ad ogni progetto di convivenza civile. Il contraddittorio, anche se vissuto per
gioco, favorisce infatti quell’apertura mentale necessaria ad evitare ogni pretesa dogmatica e
consolida l’esercizio della tolleranza e della democrazia. Tutti questi temi sono di importanza
primaria non solo nel campo dell’etica e della cittadinanza attiva, ma costituiscono il fulcro
della giuridicità e della convivenza civile.
Infine, alcune proposte sulle quali riflettere per i tornei prossimi.
Occorre forse evitare che i ragazzi si preparino con largo anticipo nei temi, rimanendo
così schiavi di ragionamenti e di discorsi già organizzati altrove e magari fissati per iscritto.
Occorre invece che la loro preparazione sia costituita da un addestramento continuo alla
esposizione-opposizione (magari anche “all’impronta”) e non alla sterile ripetizione (magari
attraverso la semplice lettura) di ragioni costruite prima e fuori rispetto al contraddittorio. In
questo modo si fornisce l’impressione (errata a mio giudizio) che vi sia un modo più “giusto”
di sostenere le proprie ragioni indipendentemente dal confronto concreto. Ecco perché
sarebbe utile considerare la possibilità di comunicare il tema con meno anticipo rispetto alle
gare.
Sarebbe inoltre auspicabile mantenere la dimensione ludica non solo per l’atmosfera
complessiva del gioco, ma altresì dei temi di discussione senza tenere conto dei programmi
ministeriali o di argomenti troppo astratti e poco vicini alla loro realtà.
Il gioco, questo gioco, non è pensato solo per i “primi della classe”.
Paolo Sommaggio
Docente di Filosofia del Diritto
Facoltà di Giurisprudenza – Università di Trento
6
Il sostegno al progetto da parte del Comune di Trento
Ancora una volta sosteniamo con convinzione il progetto "A suon di parole". Ancora una
volta perchè crediamo nell'importanza di lavorare con i giovani nell'ambito dell'educazione
alla cittadinanza.
E il tempo, infatti, ci conferma la validità del progetto rispetto a questo obiettivo. Perché
avvicina ragazzi e giovani a temi di attualità poco approfonditi, che non appartengono al
quotidiano, che spesso i programmi scolastici non affrontano, perché li porta a sviluppare
capacità critica e a comprendere la complessità delle questioni.
Per questa edizione sono stati proposti temi speciali: cibo e ambiente, sicurezza
alimentare, sostenibilità, temi oggetto di dibattito in sintonia con Expo 2015: "Nutrire il pianeta
energia per la vita", che guardano al presente e al futuro in una dimensione dal globale al
locale e ritorno.
Federica Graffer e Rosanna Wegher
Per lo staff delle Politiche giovanili
del Comune di Trento
7
Argomentazione e democrazia
C’è un nesso diretto tra capacità di argomentare e democrazia. Perché un punto di vista
possa essere efficacemente espresso occorre essere in grado di sostenerne la validità. Gli
argomenti usati a tale scopo saranno tanto più validi quanto più terranno conto delle possibili
obiezioni e dei punti di vista opposti. La ricchezza dell’argomentazione aumenterà in tal
modo anche nel confronto con le reali obiezioni altrui, consentendo la convergenza su singoli
argomenti o anche stabilizzando diverse possibili prospettive alternative su determinate
questioni. Il confronto di opinioni può così evitare di scadere nel litigio, in cui, al contrario,
punti di vista diversi si scontrano in modo sterile, in vista della vittoria di una parte sull’altra
per il semplice desiderio di prevalere, senza esiti riguardo alla questione affrontata.
La vita democratica è basata sul valore dato all’opinione altrui nel momento stesso in
cui ognuno è libero di sostenere con argomenti adeguati e convincenti il proprio autonomo
punto di vista. Kant sosteneva che l’uscita dallo stato di minorità, cioè l’emancipazione dalla
sistematica subordinazione di un’opinione a un’altra, è basata sulla decisione coraggiosa di
ciascuno di esprimere il proprio punto di vista, utilizzando fino in fondo la propria capacità di
ragionamento e di elaborazione autonoma delle informazioni.
Sottrarsi al principio di autorità significa dunque usare adeguatamente la propria
ragione, argomentando con un corretto uso della logica e comunicando in base a strategie
retoriche capaci anche di persuadere della bontà del proprio punto di vista. Questa capacità
non può che essere universale, cioè appartenere a tutti. Non si vuole sostenere con questo
una prospettiva relativistica, secondo la quale un’opinione equivale a qualsiasi altra, ma un
punto di vista costruttivista: la migliore interpretazione della realtà è costruibile attraverso un
confronto, anche serrato, in cui ognuno sostiene la propria posizione, rimanendo aperto ai
punti di vista altrui.
Un esempio storico ci sostiene: il teorema di Pitagora era noto alla cultura occidentale
ben prima di Euclide, ma il compito di dimostrarlo nel primo libro degli “Elementi” divenne
urgente nel momento in cui la democrazia ateniese si consolidava. Un punto di vista può
divenire patrimonio comune nel momento in cui si trovano argomenti che possono essere
sostenuti con il massimo rigore possibile, e condivisibili da tutti o dimostrati, come accade in
geometria.
È ben chiaro che pochissimi dei problemi che riguardano il vivere comune possono
essere risolti con l’applicazione del metodo geometrico, come invece alcuni filosofi in passato
hanno sostenuto. Tuttavia la ricerca della buona argomentazione, l’abitudine a confrontare i
diversi punti di vista è una delle basi indispensabili, direi condizione necessaria, anche se
non sufficiente, di una vera vita democratica.
Paola Giacomoni
Presidente della sezione SFI Trentino Alto Adige
Docente di Storia della Filosofia
Dipartimento di Lettere e Filosofia di Trento
8
Word Games. Una breve presentazione
“Word Games. Debate… in English!” è un torneo di public debate svolto interamente in
lingua inglese, nel quale squadre di studenti degli ultimi tre anni di scuola superiore si
confrontano in un dibattito regolamentato riguardante temi controversi e di attualità.
Word Games nasce con uno stretto legame con "A suon di parole", nel quale la
combinazione di tecniche di dibattito e tecniche di gioco di ruolo si è rivelata particolarmente
efficace nel promuovere uno studio ed una pratica dell’argomentazione, a vantaggio delle
capacità logiche e comunicative dei giovani.
La sfida accolta da Word Games è stata quella di unire a tali aspetti l'uso della lingua
straniera, nella consapevolezza che acquisire competenze linguistiche attive e passive è
priorità nella quale sono congiuntamente coinvolte le agenzie educative e formative, anche
alla luce di quanto sottolineato dalla Commissione Europea nel recente documento
“Language Competences for Employability, Mobility and Growth”. Il territorio trentino risulta
particolarmente idoneo ad accogliere questa sfida, data la sua dimensione europea, visibile,
ad esempio, nella vocazione internazionale dell'Università di Trento, nelle sperimentazioni da
anni condotte in ambito scolastico in favore di un Content Language Integrated Learning, e
nella recente decisione della Giunta Provinciale in merito al “Piano straordinario di legislatura
per l’apprendimento delle lingue - Trentino Trilingue".
In ambito italiano la conoscenza della lingua straniera (nonostante evidenti passi avanti
nella didattica) tende ad essere spesso più teorica che pratica: lo studente è raramente
propenso, invogliato o messo in condizione a misurarsi fattivamente con il “rischio” di
utilizzare la lingua straniera come strumento comunicativo. Proprio per ovviare a questo
limite, Word Games propone l'uso di un role play coinvolgente e collocato nella sana
competizione di un torneo a squadre per incoraggiare i giovani a superare ritrosie nell'uso
della lingua straniera, maturando anzi il desiderio di potersene avvalere con competenza e
confidenza.
Nel favorire una dimensione “praticata” della lingua straniera, Word Games si propone
di offrire anche altri vantaggi educativi legati al public debate, come, ad esempio, lo sviluppo
di capacità oratorie e di confronto; di abilità logico-argomentative, nonché la crescita della
self-confidence in contesti comunicativi aperti.
Ne è nato un percorso di sperimentazione “ad hoc” volto a sviluppare modelli di “public
debate” in inglese, necessariamente configurato per combinare nel migliore dei modi la
componente logico-argomentativa tipica del dibattito con la componente linguistica, vista sia
sotto il profilo di un uso corretto delle strutture sintattiche e grammaticali dell'inglese, sia sotto
quello della performance e della delivery, ossia della capacità di comunicare in modo
retoricamente efficace e linguisticamente corretto.
Al progetto hanno aderito, in questo primo anno di sperimentazione, tre scuole trentine:
il Liceo Linguistico “Scholl” di Trento, il Liceo “Rosmini” di Rovereto, il Liceo “Maffei” di Riva
del Garda.
Federico Reggio
Collaboratore della Facoltà di Giurisprudenza di Trento
9
LA PAROLA, SIGNORE POTENTE
L'esperienza del Liceo “G. Prati” al torneo di dibattito controversiale
“It is a very dangerous thing to listen. If one listens one may be convinced;
and a man who allows himself to be convinced by an argument
is a thoroughly unreasonable person.”
Oscar Wilde
1.
Un torneo per educare all'ascolto
Il dialogo nella nostra società – e nella scuola, specchio della società di cui è espressione –
si riduce spesso a una serie di monologhi in cui ciascuno afferma la propria opinione senza
ascoltare davvero. Come educare al dialogo, quindi? Partendo dal principio che non esiste
autentico dialogo se non in forma oppositiva. Lo scontro non è elemento patologico della
relazione interpersonale, ma strumento attraverso il quale progredire. Esattamente come a
teatro non può esservi azione e catarsi se non a partire da istanze inconciliabili che vengono
a conflitto per sortire un equilibrio nuovo, ancorché spesso doloroso, così nel quotidiano
dialogare se non esiste vero confronto, in cui entrambi gli interlocutori siano disposti a
mettere in gioco le proprie convinzioni, è impossibile trovare mediazione alcuna.
Quanto mai educativo, quindi, il torneo "A suon di parole", proposto dall'Iprase e dal
Dipartimento di Scienze Giuridiche della Facoltà di Giurisprudenza con l'intento di
perfezionare un modello di gara dibattimentale che coinvolga un numero sempre crescente di
istituti superiori provinciali. Il Liceo "Prati" è stato coinvolto nel torneo a partire dalla seconda
edizione, nell'a.s. 2011/2012, e vi ha preso parte anche nel 2012/13 e nel corrente 2014/15.
In quest'ultima edizione la fase interna ha visto coinvolte le classi I E (tutor Maria Prodi), II E
(Chiara Goio) e II D (Marcello Bonazza) che si sono sfidate nel mese di gennaio in un torneo
all'italiana con gare di andata e ritorno. Considerato il limitato novero di classi partecipanti si
è optato per tale formula che garantisce - rispetto alle gare a eliminazione diretta - un
maggior numero di sfide, di conseguente divertimento per gli allievi, e un più assiduo
allenamento in contesto autentico di gara per la classe che si sarebbe laureata campione
d'istituto.
Assai combattuto il torneo, che ha laureato campione d'istituto la classe II D allenata dal
professor Marcello Bonazza, vincitrice di tre delle quattro partite disputate. Alcuni temi di
stringente attualità hanno suscitato particolare interesse e favorito un confronto accesissimo,
benché sempre improntato alla più assoluta correttezza: il 15 gennaio, mentre era ancora
viva l'impressione suscitata dall'attentato alla sede parigina di Charlie Hebdo, si è discusso
se la satira debba o non debba avere dei limiti; il 30 gennaio si è dibattuto se lo Stato debba
rifiutare o accettare di pagare un riscatto nei rapimenti terroristici internazionali.
L'avventura pratiana al torneo 2014/15 si è conclusa con il quarto di finale del 10 febbraio,
che ha visto prevalere sulla II D gli omologhi colleghi della II Classico “Arcivescovile”.
2.
Un gioco, preso sul serio
Fin qui la cronaca, un po' arida nella sua nudità. Dietro la cronaca, un grande e insospettabile
entusiasmo da parte di studenti e docenti coinvolti nell'iniziativa, che hanno vissuto
l'esperienza sempre consapevoli della sua natura essenzialmente ludica, ma dimostrando di
10
crederci davvero e fino in fondo. Una sorta di sospensione della routine scolastica si è
magicamente realizzata nel corso delle sfide eliminatorie d'istituto, ma anche nella fase
preparatoria, che ha visto più d'una classe sobbarcarsi a un impegnativo allenamento per
giungere competitiva alle sfide con le avversarie.
Miracolo del gioco, quando è preso sul serio (e, per converso, limite della scuola quando
rischia di essere l'opposto: una cosa seria trasformata in un prodotto artificiale, formale,
ritualmente iterativo). Pregio di una formula semplice ed efficace, che vede le due squadre
affrontarsi su una tesi di natura polare, ove tertium non datur, coinvolgendo l'intero gruppoclasse: non solo gli attori-oratori, che hanno il compito di esporre il discorso di fronte al
pubblico e alla giuria, ma anche i cercatori, che si occupano del reperimento di argomenti e
informazioni a supporto, gli estensori, cui compete di ordinare il materiale argomentativo
progettando la strategia dialettica, e i confutatori, che analizzano il discorso avversario per
contestarlo, individuandovi incongruenze, fallacie, contraddizioni. Un simile meccanismo, a
ben vedere, riproduce le partizioni classiche della retorica – inventio, dispositio, elocutio,
memoria, actio – semplicemente trasponendolo dal piano individuale del singolo oratore a
quello collettivo di una costruzione davvero condivisa.
Ed è forse questo il segreto del successo del torneo: in ogni singola sfida, a prescindere dal
tema dibattuto, si riproduce il miracolo del contraddittorio che trovò espressione sublime
nell'oratoria greca e latina: una palestra di libertà, ove esercitare la propria capacità dialettica
e in cui virtualizzare, su un piano di nobile astrazione, lo scontro di energie contrapposte
connaturato alla relazione umana. A vincere qui, però, non è il più bravo oratore, che mette a
frutto la propria abilità inventiva ed elocutoria, ma la classe che meglio sa fare squadra,
contemperando nel modo più efficace e collaborativo le capacità dei singoli studenti.
Per quanto riguarda il torneo interno del Liceo "Prati", novità dell'edizione 2014/15 è stata la
scelta di coinvolgere, come giudici, non solo docenti della scuola ma anche ex studenti
(Bruno Degasperi, Valentina Dematté, Claudia Giacomoni, Martina Sevegnani) alcuni dei
quali in gara nelle rispettive classi in precedenti edizioni del torneo, e la giovane scrittrice
anconitana Cecilia Cozzi, studentessa alla facoltà di Lettere Classiche dell'Ateneo trentino e
ospite del Collegio di merito "Bernardo Clesio", particolarmente apprezzata come presidente
di giuria.
3.
Un pretesto formativo: le competenze
Nel quadro così delineato, a rimanere sullo sfondo sono forse proprio gli argomenti delle
varie sfide. Non che essi risultino irrilevanti per la piena riuscita dell'iniziativa, ché anzi i
docenti tutor e gli esperti esterni hanno posto grande attenzione nella scelta di temi dal forte
impatto civico e sociale, per il diretto collegamento con l'esperienza di vita dei giovani o
l'attualità; ma è indubbio che a risaltare in una simile cornice sono i metamessaggi trasmessi
dagli accesi dibattiti intrecciati durante il torneo: l'ineludibile complessità del reale,
l'importanza di addurre argomenti a difesa delle proprie convinzioni e, più ancora, di
confrontarsi su un piano di convenzioni codificate dove la violenza verbale di argomenti e
contro-argomenti possa esplodere liberamente proprio perché incanalata nell'alveo di un
metodo razionale e non-violento di composizione del conflitto.
Tale messaggio è reso ancor più efficace da una semplice constatazione: a prevalere nelle
controversie non è stata sempre la tesi più agevole da difendere, o più intuitiva, o più
congeniale a un'oratoria giovanile, ma quella per cui sono stati escogitati gli argomenti
migliori, che meglio è stata organizzata ed esposta. In sostanza è emerso il potere supremo
della parola, "signore potente che in un piccolissimo corpo, affatto invisibile, divinissime
imprese sa compiere. Può dissolvere la paura, eliminare il dolore, indurre la gioia, accrescere
la pietà" (Gorgia, Encomio di Elena). Eternità e attualità dei Classici, che troppo spesso
proprio al Classico sono relegati in un aureo isolamento di incomunicabilità con i loro giovani
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destinatarî. Qui riposa, a ben vedere, il messaggio più autentico dei Sofisti, depurato dal
sospetto di strumentalità che talora ne ha inibito una piena comprensione.
In definitiva: quale migliore palestra di scuola autentica, nella sua nobile improficuità, di
quella in cui gli allievi abbiano l'occasione di esercitare la qualità che più di ogni altra ci rende
umani, all'interno di una cornice ludica costruita per valorizzare la loro capacità di leggere un
problema, nelle sue implicazioni concrete e non soltanto disciplinari? Vi si realizza, quasi
inavvertitamente, il contesto ideale e talvolta utopico di quella che chiamiamo "scuola delle
competenze", concordemente auspicata nei più recenti documenti normativi. Ludendo
discitur. La sfida vera consiste nel portare questo gioco, così educativo e coinvolgente,
dentro la scuola che facciamo ogni giorno. Prendendoci un po' meno sul serio.
Giovanni Ceschi
Docente di Italiano e Latino
Liceo Classico "G. Prati"
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Esperienza del Liceo “A. Rosmini” di Rovereto: le testimonianze degli studenti della
IIB del Liceo classico
Aurora Sartori – Una crescita personale e didattica
Sono partita con la convinzione che il progetto “A suon di parole” fosse un’attività didattica,
nulla più, e che la nostra adesione fosse stata caldeggiata, da parte della prof.ssa di italiano,
esclusivamente per fini scolastici: la capacità argomentativa, si sa, è estremamente utile in
sede di maturità. Dopo il fallimento dello scorso anno, però, dove la nostra partecipazione si
era limitata alla fase di istituto, quest’iniziativa ha assunto i caratteri di una vera e propria
sfida, come classe e come persona.
Sono diventata oratrice per caso, oserei dire in extremis, quando, per ben due occasioni, mi
sono offerta per sostituire gli oratori che, per quella sfortuna che è solita colpire la nostra
classe in queste attività, il giorno della sfida erano assenti: spirito di sacrificio, o
consapevolezza dell’importanza del mettersi in gioco, più che reale convinzione. Mi
consideravo, infatti, la persona più timida della terra. Da quella casualità, però, è nato poi un
impegno che, nonostante le difficoltà di organizzazione e gestione emotiva, mi ha regalato
non poche soddisfazioni. Perché mai una sfida, una finzione, un gioco in fondo, non
potrebbero portare ad una crescita personale, oltre che didattica? Non lo credevo fattibile,
eppure sono stata in grado di parlare davanti ad un pubblico: lavorare con impegno e fiducia
porta sempre al raggiungimento di risultati prima impensabili.
Al di là dei temi impegnativi, della preparazione difficilmente conciliabile con le esigenze
scolastiche e degli ostacoli personali nell’esposizione orale, ho a cuore questo progetto. Tutti,
poi, amici, parenti, compagni, conoscenti, seguono con apprensione gli sviluppi della sfida e
fanno il tifo per noi. Ed unità e compartecipazione altro non sono che una crescita aggiunta.
Per tutti.
Aurora Tezzele – La possibilità di “mettersi in gioco”
È dal 2010 che il progetto “A suon di parole” riceve un gran numero di adesioni e ritengo che
vi siano dei fattori di fondamentale importanza per la formazione di noi giovani che hanno
consentito una così larga partecipazione. È del resto già il secondo anno che il Liceo
“Antonio Rosmini” prende parte a tale progetto, con soddisfazione sia da parte degli alunni
che dei professori.
In primis il fattore che valorizza “A suon di parole” è la possibilità che riesce a offrire agli
studenti di “mettersi in gioco”, di esporre le proprie idee in modo chiaro e incisivo, con il fine
di lasciare un’impronta sull’ascoltatore.
Ciò che inoltre valorizza il progetto è che questa gara di retorica ha una base formativa
notevole: essa permette l’apprendimento e l’approfondimento di contenuti riguardanti
tematiche poco dibattute dai giovani, e per lo più superficialmente, e di ricavarne una propria
idea a prescindere dalla tesi sostenuta. Quest’anno, per esempio, è stata proposto, per la
fase di febbraio, un tema concernente la filiera corta, che ha consentito l’approfondimento di
un argomento non adeguatamente considerato, nonostante i continui dibattiti a riguardo.
Il progetto ha inoltre permesso alla classe di tener presenti e migliorare i propri punti di
debolezza (per esempio l’uso del linguaggio o la necessità di organizzazione nella redazione
delle argomentazioni) oltre che a cementare maggiormente i rapporti tra compagni, grazie a
un’esposizione delle proprie idee con un fine comune.
Eleonora Perea
Il progetto propostoci dalla nostra professoressa di italiano, in un primo momento, è stato
vissuto come una sorta di sfida in cui il gruppo classe si metteva attivamente in gioco; solo
successivamente, dopo esserci ritrovati a contatto con tematiche ben precise, abbiamo preso
consapevolezza di come questa proposta didattica potesse per noi risultare utile e concreta
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anche al di fuori del contesto scolastico, una vera e propria opportunità di crescita come
studenti, ma soprattutto come persone.
Avendo preso parte al progetto in particolare nel ruolo di argomentatrice della mia classe,
posso sostenere come "A Suon di Parole" sia stata una iniziativa utile a tutti gli effetti:
personalmente, infatti, mi ha consentito di ampliare le conoscenze in campi di diversa natura,
ma anche, ponendomi di fronte ad un pubblico da convincere della validità delle mie
argomentazioni, di abbattere la mia iniziale ritrosia nell’esprimermi in presenza di una
moltitudine di persone a me sconosciute.
Francesca Di Fazio – L’arte di riconoscere i propri errori
Quando, quasi un anno fa, il progetto fu proposto per la prima volta alla nostra classe, non lo
trovai particolarmente allettante: la “gara di retorica”, come fu tempestivamente ribattezzata,
si prospettava nella mia mente come un massiccio impiego di tempo, risorse ed energie da
sottrarre alla vita scolastica ed extrascolastica. Per di più, il principio stesso della
competizione non mi era gradito: in veste di contro-oratrice, ruolo che mi fu affidato fin da
subito e che non mi fu più tolto, mi appariva semplice, perfino naturale confutare le tesi
avversarie qualora non le condividessi. Ma se con le mie parole avessi dovuto sgretolare
idee in cui invece mi riconoscessi pienamente? Non mi era possibile neppure concepire
quella che consideravo una forma di suprema disonestà intellettuale, ossia voltare le spalle a
quanto si presentasse ai miei occhi come verità. Nonostante queste mie perplessità tuttavia il
progetto prese avvio e, ad oggi, ritengo sia stata una fortuna.
Il motivo che mi ha portata ad apprezzare “A suon di parole” non risiede però nell’aver
constatato quanta energia, complice probabilmente l’adrenalina scaturente dalla
competizione, io, i miei compagni e l’insegnante siamo riusciti ad impiegare per ottenere
buoni risultati, né il nostro entusiasmo, in costante ascesa con il susseguirsi delle gare. Ciò
che ancora mi sorprende è invece il grado di consapevolezza a cui lavorare ad “A suon di
parole” mi ha condotta in pochi mesi. In questo lasso di tempo ho avuto modo di confrontarmi
con vari temi che mai prima avevo trattato approfonditamente, imparando a sostenerne la
validità con argomentazioni convincenti misurandomi, nel farlo, con avversari in grado di
giungere a conclusioni diametralmente opposte in modo altrettanto valido e convincente. Ad
entusiasmarmi non è stato certo il pur innegabile miglioramento nelle mie capacità
argomentative, ma l’arricchimento di tipo formativo che questa esperienza ha prodotto in me.
Se prima la mia visione delle situazioni era quasi manichea, saldamente imperniata sui
capisaldi del Vero e del Falso, adesso ho raggiunto la consapevolezza di come nessuna
posizione sia completamente giusta, poiché anche all’argomento apparentemente più
ragionevole è possibile opporre un’obiezione condivisibile, svelando ombre laddove sembra
regnare l’evidenza. Ho riscoperto la Verità come qualcosa di assai labile, mai dovuto e mai
scontato, un concetto dinanzi al quale occorre mostrare flessibilità, senza rinunciare a
perseguire ciò che appare giusto, ma nemmeno fossilizzandosi irragionevolmente sulle
proprie posizioni, imparando ad esercitare una delle più nobili fra le arti della mente: l’arte di
riconoscere i propri errori di giudizio e, all’occorrenza, di cambiare idea. È questa la più
significativa lezione di vita con cui il progetto, a suon di parole, ha concorso alla formazione
della mia persona
Elena Molinari – Una condivisione di idee, ascolto e collaborazione
Le sfide di retorica che si stanno tenendo in questi mesi e che mi hanno coinvolta
direttamente insieme alla mia classe, si sono rivelate, a mio giudizio, estremamente
interessanti dal momento che mi hanno portata a ragionare e analizzare tematiche di grande
attualità.
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L’elemento che in questo breve commento vorrei mettere in luce e che, tra i molti aspetti
positivi del progetto, ritengo prevalente, è il lavoro di preparazione che si svolge nei giorni
precedenti la gara.
Ragionare insieme sulle tematiche, ricercare materiale a supporto della propria tesi,
confrontarsi con i compagni (momento in cui tutti possono esprimere la loro opinione), vedere
le argomentazioni prender vita giorno dopo giorno mediante il costante lavoro di tutti i membri
del gruppo classe, l’unità, la cooperazione, il grande contributo di ciascuno in un lavoro
comune sono ciò che di più bello questa iniziativa ci possa offrire.
La gara d’oratoria è dunque solo il punto d’arrivo di un percorso fatto tutti insieme, è
certamente occasione straordinaria di presentare il lavoro della propria classe ad una giuria
attenta e precisa, ma è sicuramente più gratificante se prima si è svolto un lavoro insieme
basato sulla condivisione di idee, ascolto reciproco e collaborazione.
Silvia Amadori – Combattere con un’unica arma: la parola
Immaginatevi un campo di battaglia, due eserciti pronti a combattere l'uno contro l'altro. Ora
guardate con attenzione le loro armature, sono armati di argomentazioni forti, a loro avviso
indistruttibili; focalizzate l'attenzione sulle loro mani, non stringono armi, ma fogli e fogli di
documenti e i loro cuori non portano odio o rancore, ma la convinzione di poter vincere
l'avversario con l'arma più potente in assoluto, di cui spesso però ci dimentichiamo: la parola.
Tutto questo è la sfida di "A suon di parole", dove si combatte una guerra con la pace, dove
si cerca di convincere l' avversario con la propria eloquenza, invece che schiacciarlo, dove le
ferite sono punti persi e le vittorie parole che hanno raggiunto l'uditorio.
In questa battaglia gli avamposti sono occupati dagli oratori, coloro che sferrano l'attacco
iniziale e cercano fin da subito di indebolire l'avversario scagliando argomentazioni
convincenti che creino dubbi terribili negli sfidanti. Dopo questo primo round, in cui già un
gruppo prevarrà sull'altro, ha inizio la seconda fase dello scontro; è qui che si consuma il
vero e proprio duello, quando tre controargomentatori di un gruppo si fanno avanti e sfidano
quelli dell'altro. È qui che, con la sola arma dell'improvvisazione, non vengono risparmiati
latinismi e metafore pur di portare a casa il trofeo della vittoria. Un "esercito della parola",
però, per essere tale, ha bisogno di ogni suo componente e fondamentale è la preparazione
alla sfida quando tutti raccolgono le proprie forze e si sentono, forse per la prima volta, un
gruppo solo, con un solo obiettivo, tutti ambiscono allo stesso traguardo e non importa se
qualcuno emergerà rispetto agli altri, l'importante sarà l'esito.
Armata di dati e argomentazioni ho combattuto io stessa in prima fila, sia come
argomentatrice che come controargomentatrice e ho potuto così vivere questa esperienza
completamente, immergendomi fino in fondo in quello che è il mondo dell'oratoria. Questo
progetto dell' non vuole solo far riscoprire e valorizzare quest'arte, ma proporla come
strumento di pace e dimostrare che, con un po' di esercizio, è alla portata di tutti e che l'uomo
può davvero servirsene per cambiare il mondo. Non è facile, certo, ma se ci si allena è
possibile vincere “a suon di parole" l'avversario e incredibilmente, sfida dopo sfida, ho visto la
mia classe crescere e appassionarsi, ricercare sempre teorie nuove e convincenti, essere
davvero un gruppo.
Immaginate un campo di battaglia, un campo sul quale si sono appena versati fiumi di parole.
Un esercito trionfante e l'altro perdente, il vincitore applaude il vinto e il vinto il vincitore,
entrambi sono consapevoli di aver combattuto fino alla fine con un'unica arma: la parola.
Arianna Tomasi – Il consolidamento del gruppo classe
Quando ci venne presentato il progetto per la prima volta, non ne fui entusiasta: l’oratoria è
un’arte estremamente complessa ed ero sinceramente spaventata dall’idea di scontrarmi con
classi di diversi istituti in duelli combattuti, appunto, a suon di parole, in competizioni dunque
in cui il buon uso della dialettica si dimostrava fondamentale strumento di convincimento di
fronte al severo giudizio di una commissione competente. Inizialmente, l’ostacolo maggiore
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da affrontare era certamente costituito dalle tesi da sostenere, stabilite per ogni classe
tramite un sistema a sorteggio, che trattavano di problematiche non strettamente legate
all’ambito scolastico e alle diverse discipline studiate: la difficoltà principale era rappresentata
dal produrre argomentazioni valide secondo un fermo criterio di oggettività, alienandosi da
ogni concezione personale presente fino a quel momento, giungendo a convincersi della
propria tesi. Il problema primario era l’errato comportamento con cui ci ponevamo dinnanzi
ad una tesi magari, a nostro giudizio, ingiusta moralmente o comunque con la quale non ci
trovavamo minimamente in accordo. Altrettanto ostica tuttavia si rivelava anche la ricerca
delle informazioni, soprattutto quando si trattava di sostenere tesi dalle tematiche complesse,
sia che si trattasse di argomenti puramente scientifici, sia che bisognasse affrontare
questioni politiche o giuridiche. In questo modo, il lavoro di ricerca del materiale e la stesura
stessa delle argomentazioni si dimostrava un compito arduo, la speranza di una vittoria si
spegneva in una flebile fiamma e vano risultava il tempo dedicato all’attività. Nonostante
tuttavia la grande delusione causata dalla sconfitta conseguita durante la competizione per le
selezioni all’interno dell’istituto nel primo anno di partecipazione all’attività, decidemmo
comunque di aderire nuovamente al progetto con rinnovato coraggio e determinazione,
affrontando, uniti, ogni sfida, fino a giungere ad un livello al quale non avremmo mai pensato
di poter arrivare, se non nelle più remote aspirazioni. Adesso, guardando alla crescita
formativa che abbiamo avuto durante questo percorso, ai vantaggi che ne abbiamo tratto,
non solo come singoli individui, ma anche come gruppo classe, sono assolutamente in grado
di affermare di essermi ricreduta circa l’utilità dell’attività: non solo infatti è servita a migliorare
le nostre abilità oratorie, allenandoci nello sviluppare tesi a prescindere dall’argomento
trattato, ma è stato anche un efficacissimo mezzo tramite il quale ci siamo uniti
maggiormente come gruppo classe, consolidando rapporti già presenti e formandone di
nuovi, nell’aiutarci vicendevolmente alla luce di un comune obiettivo.
Elena Virone – Un’esperienza utile per il futuro
La gara di retorica è stata un esperimento interessante e sorprendente. Per la prima volta ho
potuto mettermi alla prova in un ambito sconosciuto. Infatti, io e i miei compagni, abbiamo
condiviso diverse ore di preparazione durante le quali abbiamo analizzato insieme le tesi
proposte cercando di capire il loro vero significato e ipotizzando le possibili contro
argomentazioni della squadra avversaria. Sono state “lezioni” in cui sono venuta a
conoscenza di molte informazioni nuove e importanti di attualità, ho potuto capire cosa
significhi lavorare in gruppo, dividersi i compiti e aiutarsi a vicenda. Quest’anno ho avuto
anche l’occasione di rivestire il ruolo di oratrice ed è stata una bellissima esperienza. Ho
provato a mettermi in gioco in prima persona e vedere se e come riuscivo nell’intento. Ho
dovuto collaborare con un gruppo di miei compagni, con l’aiuto dei quali, abbiamo effettuato
molte ricerche, richiesto opinioni a diverse persone e infine siamo riusciti a stendere un
discorso interessante e in grado di coinvolgere gli ascoltatori. Non sempre è stato facile
poiché le tesi proposte, di gara in gara, acquisivano una difficoltà sempre maggiore e,
sebbene fossero stimolanti, risultava difficile elaborare un testo di riferimento che ci
convincesse pienamente. L’importante però è esserci sempre riusciti, mettendo alla prova le
nostre capacità. Come oratrice ho vissuto con ancora maggiore partecipazione i momenti
della gara durante la quale tutti eravamo un po’ tesi e preoccupati, in ansia di vedere se il
duro lavoro avesse avuto i suoi risultati. Gli attimi prima della mia esposizione erano carichi
di agitazione ed emozione perché desideravo, davvero, coinvolgere e convincere il mio
uditorio. E’ un’esperienza che mi ha permesso di riflettere anche sulla mia personalità e le
mie capacità, capire quindi se questo genere di lavoro sia adatto a me e sono felice che alla
mia classe sia stata data l’opportunità di fare questa esperienza. E’ un’attività che consiglio di
far provare a tutti gli studenti perché permette di diventare persone in grado di ragionare e
approfondire argomenti di vario tipo e aiuta a prestare attenzione ad ogni piccolo particolare,
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come le sfumature di una parola e ciò credo che possa essere utile anche in futuro, nel
mondo lavorativo.
Bartolomeo Santuari – Uno spunto per approfondire la propria cultura
Nonostante fossi inizialmente scettico nei confronti del progetto, per motivi più che altro eticofilosofici, infatti sono contrario ad ogni tipo di competizione, quest’anno ho dovuto ricredermi,
perché mi sono trovato più coinvolto dell’anno scorso soprattutto grazie ai miei compagni di
classe.
I temi che dovevamo sostenere non mi sono sembrati molto stimolanti, ma offrono
sicuramente uno spunto per approfondire la propria cultura in campi altrimenti poco
considerati dalla maggior parte della popolazione.
La giuria, molto seriosa e dunque poco in sintonia con la mia personalità esuberante, ha
saputo dimostrarsi capace di valutare le prestazioni.
Lisa Martini – La crescita dello spirito di intraprendenza e iniziativa
Anche quest’anno, ci è stato proposto di partecipare, come classe, al progetto “A Suon di
Parole” promosso dall’Istituto , e ancora una volta ci siamo visti impegnati ad impiegare tutte
le nostre conoscenze e competenze in quello che si può definire propriamente un “torneo di
dibattito”. Nonostante il progetto inizialmente non mi entusiasmasse, ora, soprattutto a
questo punto del percorso, mi sono scoperta a rivalutare positivamente l’iniziativa,
trovandomi sempre più determinata all’idea di sostenere le tesi che ci vengono affidate ed
entusiasta di fare “gioco di squadra” con la mia classe, che si è dimostrata sempre
interessata, partecipe e molto attiva durante la preparazione allo “scontro dialettico”. Infatti,
uno dei maggiori pregi che è necessario riconoscere al progetto è quello di avere precisi
obiettivi, per esempio l’incentivazione del singolo individuo alla partecipazione ed allo spirito
di intraprendenza e iniziativa all’interno di un gruppo, anche di fronte alle indoli più timide e
“chiuse”, oppure il miglioramento delle capacità oratorie, dialettiche e argomentative di chi
mette in gioco le proprie abilità davanti ad un pubblico ed alla giuria competente, ma anche di
chi sta “dietro le quinte” e si occupa della stesura delle argomentazioni, della loro revisione o
del recupero di materiale.
Penso che sia un progetto valido e istruttivo, poiché non sono richieste esclusivamente le
abilità oratorie dei veri e propri argomentatori, ma è utile anche l’apporto di chi mette in
campo le proprie abilità logiche e di discussione: infatti, un momento che particolarmente
apprezzo non è il torneo in sé, ma quello che succede immediatamente dopo la
comunicazione della tesi che ci viene affidata, ovvero quello della sua discussione. È
particolarmente interessante, infatti, comprendere e sviscerare le varie sfumature di
significato che le parole portano con sé e ritengo che sia proprio durante questi specifici
momenti che si realizza il vero obiettivo del progetto: apprendere e comprendere le tesi che
ci sono state fornite, anche se complicate e relative alle volte ad ambiti che non ci sono
familiari; discuterle, farsi un’opinione, pur dovendo qualche volta sostenere affermazioni che
non coincidono con le nostre convinzioni, e quindi porsi delle domande e mettere in
discussione se stessi; punti interessanti che “A Suon di Parole” cerca di toccare, attraverso
un torneo di dibattito stimolante soprattutto per chi vuole avvicinarsi professionalmente al
mondo dell’oratoria.
Benedetta Foradori – Potenziamento dello spirito critico
Durante quest'anno scolastico la nostra classe ha partecipato al progetto “A suon di parole”,
gara di retorica che in questa edizione ha affrontato un tema particolarmente attuale quale
l'alimentazione, in linea con EXPO 2015.
Ritengo che questo progetto sia molto interessante anzitutto perché permette a noi ragazzi di
approfondire temi particolarmente interessanti che riguardano la nostra società; noi quest'
anno abbiamo avuto l' occasione di approfondire e riflettere su aspetti legati al tema quali la
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filiera corta, l' uso di tecnologie per i prodotti alimentari o la validità dei programmi televisivi di
cucina.
Un aspetto non secondario di questa esperienza è stato il lavoro di gruppo, la collaborazione
di tutta la classe che si è divisa i compiti per riuscire a raggiungere lo scopo, cioè realizzare
tre argomentazioni efficaci che rendessero conto del lavoro e dell' impegno dedicati;
ciascuno di noi ha potuto mettere in campo le proprie capacità per dare il proprio contributo.
Io ho lavorato soprattutto nell' ambito della ricerca dati e nella selezione degli stessi; durante
la gara, come tutti, ho contribuito alla realizzazione delle contro-argomentazioni.
Ritengo l' esperienza fatta molto positiva perché mi ha aiutata a perfezionare il lavoro di
gruppo e a capire le modalità più efficaci nel sostenere una data tesi. Ho sicuramente
migliorato con questo lavoro il mio spirito critico nei confronti delle tesi sostenute anche dalla
controparte. Un aiuto notevole nel capire al meglio l'autorevolezza o meno di certi discorsi.
Stefania Raoss – Usare bene le parole
La parola, come ci insegna e ci dimostra la scienza, è la caratteristica che contraddistingue
l’essere umano dal semplice animale: essa permette all’uomo di comunicare, di mettersi in
relazione con i suoi pari, di spiegarsi e di rapportarsi con il mondo esterno. È infatti attraverso
l’uso della parola, o più propriamente del linguaggio, che un individuo esprime i propri
pensieri, le proprie opinioni, i propri stati d’animo e mette a disposizione di tutti le proprie
conoscenze. Ragione per cui è sempre bene ponderare ciò che si dice e tenere bene a
mente che le parole possono essere un’arma a doppio taglio: a seconda di come vengono
usate, esse possono ferire o alleviare le sofferenze, essere di sconforto o di aiuto, benefiche
o devastatrici. Il potere che abbiamo su di esse e grazie ad esse, in definitiva, è davvero
notevole: ecco perché è bene imparare ad usarle e a manipolarle nel modo giusto.
Partecipare al progetto “A suon di parole” è stata un’occasione per apprendere ed
approfondire questo concetto. Personalmente sono sempre stata attratta e affascinata dal
mondo della fonetica e della semantica, dal momento che ritengo che con le parole si possa
compiere qualsiasi azione: si può divertire, tediare, farsi disprezzare, seminare pace oppure
odio, amore o disprezzo, sostenere o confutare una tesi. Lavorare su questi ultimi due punti
mi ha dato modo di imparare a scegliere e a riconoscere un’argomentazione forte, mi ha
insegnato ad organizzare un discorso in modo logico, usando gli opportuni nessi, mi ha fatto
capire l’importanza di avvalersi di una scaletta per preparare l’intervento, ma, ancor prima, mi
ha permesso di capire che, a volte, è necessario scendere a compromessi e difendere una
tesi in cui non si crede o di cui si è solo parzialmente convinti. Il ruolo che ho avuto all’interno
della preparazione di ogni singola sfida è stato quello di preparare le orazioni che sarebbero
state pronunciate da altri componenti della mia classe, compito che, oltre alle abilità che ho
menzionato poc’anzi, mi ha aiutata a crescere e capire cosa sia un lavoro di squadra.
Ritengo quindi la mia esperienza all’interno del torneo “A suon di parole” estremamente
positiva, arricchente e ricca di stimoli anche per un futuro accademico non troppo lontano.
Aurora Spagnolli – Miglioramento delle capacità linguistiche
Differenti gruppi di lavoro, fogli che vengono sventolati da una parte all’altra della stanza in
una concitazione trascinante: sembra lo scenario della redazione di un quotidiano, invece si
tratta della nostra classe che sta preparando un’altra “sfida” del progetto “A suon di parole”.
Anche quest’anno infatti ci è stata proposta la partecipazione all’attività che vede confrontarsi
due squadre sul piano retorico, sostenendo delle tesi opposte e contro-argomentando quella
avversaria. Sono molti gli aspetti che questo progetto ci ha permesso di migliorare, sia
individualmente che a livello di classe. In particolare è doveroso elogiare “A suon di parole”
perché permette di esaltare le qualità del singolo, messe a disposizione degli altri, soprattutto
quando si intraprende lo sviluppo delle argomentazioni: ognuno ha un proprio compito ed è
consapevole di quanto il suo contributo sia rilevante in uno scenario in cui sei oratori
prendono la parola, ma presuppongono una notevole rete di collaborazione dietro di sé.
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Durante la preparazione delle sfide tenutesi quest’anno, è stata una piacevole sorpresa
scoprire nei compagni capacità che quotidianamente in classe non emergevano, come quella
di saper ricercare documenti inerenti la tesi in modo approfondito e puntuale oppure abilità
retoriche nell’elaborazione dei discorsi. Confrontandomi con le tesi aventi come fattore
comune il cibo e ritenendole particolarmente stimolanti in vista dell’EXPO, l’esposizione
universale che si terrà a Milano da maggio ad ottobre, io stessa ho fornito il mio contributo
nella ricerca delle fonti, sentendomi personalmente coinvolta, sebbene nelle gare fossi
soltanto una “spettatrice”.
Dunque, valutando quando questa attività abbia migliorato capacità retoriche e linguistiche,
ma anche argomentative e quindi logiche spendibili quotidianamente nelle attività
scolastiche, ribadisco la mia soddisfazione e consiglio di rinnovare il progetto “A suon di
parole” negli anni a venire, in quanto, in un mondo in cui l’idea prevalente di confronto
richiama solo “armi e distruzione”, i giovani vengono stimolati al dialogo pacifico e all’ascolto
degli altri.
Benedetta Bona – Una sfida con sé stessi
“A suon di parole”: già il nome rivela la natura del progetto cui abbiamo preso parte tanto
quest’anno scolastico, quanto lo scorso. Si tratta di un’attività che si fonda sull’abilità oratoria
- dal lessico utilizzato alla gestualità che si accompagna all’esposizione - , così come sulla
capacità di persuadere e di colpire l’attenzione dell’ascoltatore. Devo ammettere che, non
appena alla mia classe è stato proposto di parteciparvi, sono rimasta perplessa: da una parte
temevo che non saremmo stati in grado di viverla al meglio, mentre dall’altra credevo che
non fosse giusto obbligarci a sostenere tesi già stabilite, senza poterle discutere.
Eppure, con il tempo, mi sono ricreduta: ho cominciato a vedere questa esperienza come
un’opportunità di riflettere, di mettermi in discussione, di approfondire le mie conoscenze e di
riconsiderare le mie convinzioni. Inoltre ognuno di noi ha avuto la possibilità di comprendere
in quale campo d’azione impegnarsi maggiormente: nel progetto vi è infatti spazio per chi è
più portato a parlare in pubblico, per chi sa ricercare informazioni,
elaborare le
argomentazioni o trovare punti di forza e di debolezza in quanto affermato. Si tratta dunque
di un’attività che, oltre a farci approfondire tematiche che a lezione non sono spesso
affrontate, ci consente di scoprire le nostre capacità e di metterci in gioco. Come sosteneva
Sean Connery “Ogni sfida mostra ciò in cui l’uomo è migliore”: si parla qui di una sfida non
solo tra noi ed altre scuole, ma soprattutto con noi stessi. Come tutte le sfide però richiede
impegno, ognuno deve cercare di esporsi in prima persona superando le difficoltà e gli
impegni scolastici.
Elia Moscatelli – Affrontare temi di attualità
Il progetto “A suon di parole” ci ha permesso di confrontarci con temi di attualità che nelle
aule vengono generalmente trascurati. Essi si affrontano soltanto durante le assemblee di
istituto, momenti in cui abbiamo la vera opportunità di crearci una coscienza critica che vada
oltre le nozioni che ci vengono inculcate durante le lezioni scolastiche.
Grazie a questo progetto invece l’attualità è entrata prepotentemente nella nostra aula e ci
siamo potuti cimentare nella preparazione di dibattiti sui termini della convenzione di
Schengen, sui vantaggi della filiera corta, sulla qualità dei programmi televisivi e altri,
crescendo insieme come gruppo, unendoci sempre più ad ogni vittoria e guardando con
maggior consapevolezza ai temi sollevati da Expo Milano 2015.
Filippo Frisinghelli – Il buon uso della lingua italiana
La sfida di retorica risulta fruttifera e utile su tre diversi piani.
Il primo consiste nel buon uso della lingua italiana, nel saper formulare correttamente dei
periodi in cui sia chiaro il messaggio che si vuole comunicare, usando un lessico
adeguatamente elevato, cioè non eccessivamente ricercato, ma il più possibile espressivo.
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Inoltre è importante fare in modo che le frasi non risultino innaturali, devono infatti essere
fluenti e gradevoli all’ascolto.
In secondo luogo gli argomentatori e coloro che li aiutano a preparare le argomentazioni
sviluppano una capacità per la ricerca del materiale, ma soprattutto per la sua selezione, che
difficilmente si manifesterebbe se non venisse allenata. Per quanto riguarda i singoli oratori,
essi imparano ad esporre ragionamenti complessi con estrema disinvoltura, vincendo il
naturale stato di agitazione che si verifica nel parlare di fronte ad un gran numero di persone
e ad una giuria.
Infine fare il contro-argomentatore, esperienza che mi ha visto coinvolto in prima persona,
obbliga ad imparare a scandagliare i discorsi avversari, trovandone i punti di debolezza e a
smontarli, dimostrando che non hanno avuto efficacia nel supportare una determinata tesi.
Leonardo Torelli -Il modello di “A suon di parole” esteso all’Assemblea degli studenti
Grazie alla prof.ssa Raffaella Caldonazzi, la mia classe, II B liceo classico, ha partecipato ad
un’attività organizzata dall’IPRASE e dalla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento,
che consiste in un “torneo di retorica” che ha coinvolto molti istituti superiori del Trentino. Il
torneo prevede sfide tra classi alle quali presenziano dei giudici, solitamente rappresentanti
degli enti organizzatori, incaricati di giudicare quale classe esprima con maggior efficacia le
argomentazioni e le contro-argomentazioni inerenti ad una tesi assegnata, quest’anno
sempre legata al tema dell’alimentazione, per la concomitanza con l’ Expo di Milano 2015.
Colpito positivamente da questa attività ho deciso, insieme agli altri rappresentanti di istituto
della mia scuola, di riproporla nel corso di un’assemblea degli studenti. Abbiamo dunque
organizzato una gara di retorica incentrata sul tema: “La tecnologia migliora o non migliora la
vita dell’uomo?”. Non ci aspettavamo un’ampia adesione e siamo dunque rimasti sorpresi dal
gran numero di studenti che vi hanno partecipato sia come oratori, che come spettatori. I
ragazzi che hanno dibattuto sono stati particolarmente coinvolti, e in più occasioni si sono
realmente infervorati, combattendo a difesa della propria tesi. Riporto di seguito la
testimonianza di uno degli oratori, Francesco: “La sfida di retorica proposta durante
l’assemblea d’istituto è stata un’esperienza quantomeno particolare. Tutti “novellini” noi
partecipanti (mica grandi oratori come i compagni della II BC, impegnati nella gara di retorica
interscolastica), ma l’inesperienza non ci ha impedito di divertirci, cercando di sostenere tesi
difficili da difendere, confrontandoci per trovare le argomentazioni adatte, dandoci battaglia
con la parola”.
Loro, come noi, sono rimasti entusiasti dell’attività, che permette ad ognuno di valutare sé
stesso e le proprie capacità, non solo oratorie, comprendendo la potenza del dialogo e
l’importanza di saper assumere una posizione, difendendo le proprie idee e rispettando
quelle altrui.
A cura di: Raffaella Caldonazzi
Docente di Italiano
IIB Liceo Classico “A. Rosmini”
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Esperienza del Liceo “A. Maffei” di Riva del Garda: la testimonianza della IVB
Scientifico
Un’esperienza in cui buttarsi a capofitto
“A Suon di Parole” è stato come correre una maratona.
Ci siamo iscritti per la prima volta quando eravamo in terza: motivati, carichi, ma senza
sapere assolutamente niente di dibattiti. Eravamo corridori alle prime armi, a malapena in
grado di allacciarci i lacci delle scarpe!
Il primo anno è stato una grande prova generale, un allenamento per cominciare a
familiarizzare con le infinite emozioni che il progetto è stato in grado di regalarci.
Infatti, il nostro impegno non è bastato e siamo stati in grado di collezionare solo una
serie di magre sconfitte.
Ma non ci siamo scoraggiati, e con il prezioso aiuto dei nostri insegnanti abbiamo voluto
riprovarci una seconda volta quest’anno, ritenendo di essere più allenati e maturi per
affrontare quest’esperienza.
La perseveranza e l’allenamento costante si sono rivelati buoni compagni di avventura
per arrivare alla vittoria della fase interna al nostro istituto!
E’ stato sorprendente notare come prendere parte a questo progetto abbia aiutato il
nostro gruppo-classe ad evolversi, riuscendo a creare un equilibrio tutto nuovo e un ambiente
unito e collaborativo.
La sfida iniziava quando ci veniva assegnata la tesi: proprio come un corridore quando
si posiziona ai blocchi di partenza. La classe si trasformava in un vortice di idee, ricerche,
dati statistici, opinioni e discussioni accese e nel giro di pochi giorni la stesura dei discorsi
argomentativi era completa.
Era una caccia silenziosa alla curiosità e alla notizia da giocare come asso nella
manica!
Il “grande giorno” le emozioni della competizione e della sfida ci caricavano: nei nostri
occhi si intravedeva un luccichio, l’adrenalina pompava in tutto il corpo e il desiderio di
metterci in gioco per difendere la tesi ardeva nei nostri cuori.
Purtroppo non siamo stati in grado di tagliare il traguardo della nostra “maratona”
perché siamo stati sconfitti dal Liceo “Rosmini” di Rovereto. Ma abbiamo vinto la gara più
grande: diventare protagonisti di questo progetto e renderlo nostro, arricchendoci. Abbiamo
imparato a valorizzare i nostri talenti, vincere le nostre paure diventando studenti in grado di
confrontarsi e scambiarsi delle opinioni, anche se differenti, e di osservare la realtà che ci
circonda da diversi punti di vista.
Questo è un consiglio a tutti i lettori: non abbiate paura di intraprendere una strada che
ancora non conoscete, in un’esperienza come questa potete buttarvi a capofitto!
Non potrete rimanere che soddisfatti.
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Esperienza del Liceo Linguistico “S.M. Scholl” di Trento
Lo sviluppo della capacità argomentativa
Sono un’insegnante di Lettere del Liceo linguistico “Sophie Scholl” ed ho partecipato
quest’anno per la prima volta al progetto “A suon di parole” con la mia classe 4a F.
L’esperienza si è rivelata fin da subito stimolante e coinvolgente. In preparazione alla
sfida abbiamo dato vita a contraddittori interni alla classe, che hanno fin da subito coinvolto le
studentesse. L’esercizio di argomentazione e contro-argomentazione le ha messe
indubbiamente a dura prova: hanno dovuto rendersi conto di quanto sia difficile sostenere
una tesi con argomenti validi, pertinenti e chiaramente formulati.
All’inizio di quest’anno scolastico avevo anticipato che avremmo lavorato molto proprio
sull’argomentazione, per sviluppare quelle competenze di logica e coerenza argomentativa
che si richiedono all’Esame di Stato - nella redazione di un saggio breve o, in alternativa, di
un articolo di giornale - ma che sono comunque competenze trasversali e importanti anche al
di fuori della pratica scolastica.
Tuttavia, la capacità argomentativa richiede una chiarezza di pensiero che spesso gli
studenti non riescono a manifestare perché probabilmente poco abituati ad esprimere
pensieri complessi. Così accade che diano per scontate informazioni/premesse invece
necessarie alla comprensione delle loro affermazioni, che saltino da un argomento all’altro
senza alcuna logica, che ripetano ciò che era già chiaro, o addirittura che cadano in
contraddizione. Quando però, davanti a loro, si sottolineano queste mancanze, è difficile che
si rendano conto dell’errore, forse anche per la convinzione, radicata più o meno in ogni
studente, che l’insegnante sia pignolo, puntiglioso, troppo esigente.
L’occasione del contraddittorio interno alla classe da questo punto di vista ha aiutato
moltissimo proprio nella presa di coscienza dell’errore: in questo caso non era l’insegnante a
non capire, a evidenziare contraddizioni, o a sottolineare la debolezza degli argomenti, ma gli
stessi compagni, costretti a “fermare il gioco” e a chiedere chiarimenti di fronte ad un
argomento mal formulato, non avendo capito quale fosse l’idea da confutare.
Il momento della gara vera e propria è stato vissuto con molta partecipazione da parte
di tutto il gruppo, ma naturalmente l’emozione è stata soprattutto delle argomentatrici e
contro-argomentatrici, che per la prima volta si sono esposte di fronte ad una platea
numerosa e ad una giuria, da cui sapevano di essere valutate non solo per ciò che dicevano,
ma anche per la chiarezza e la sicurezza con cui si esprimevano: cosa non facile, soprattutto
nella fase contro-argomentativa, in cui gli argomenti venivano preparati in poco tempo e la
formulazione orale era affidata all’improvvisazione.
Il gioco di squadra, tuttavia, non ha sempre funzionato: soprattutto durante le ore di
preparazione in classe sono emersi rivalità e malumori personali che hanno pregiudicato –
credo – in parte un possibile esito positivo della seconda gara: alcune ragazze si sono tratte
in disparte, altre, che già avevano argomentato con successo durante la prima gara, non
hanno accettato di rimettersi in gioco ritenendo che toccasse ad altre esporsi, anziché
considerare questo come un riconoscimento di merito da parte delle compagne.
Credo in ogni caso che, al di là delle dinamiche scatenatesi all’interno della classe,
l’esperienza sia stata davvero utile e formativa. Terminate le gare, ho voluto riprendere
l’esercizio di argomentazione, assegnando alcuni titoli da sviluppare secondo la tipologia
usata nel torneo: formulazione della tesi, presentazione di tre argomenti a sostegno della
stessa, conclusione.
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Con mia soddisfazione ho potuto verificare un evidente miglioramento rispetto alle prime
prove di argomentazione. Soprattutto mi è sembrato di rilevare un atteggiamento diverso,
nell’attenzione – a volte vera preoccupazione – di ciascuna studentessa a strutturare
un’argomentazione logica, coerente, chiara nello sviluppo e nella forma.
Continueremo naturalmente il percorso intrapreso, ma posso dire che “A suon di
parole”, e dunque l’esperienza concreta del contraddittorio, sono stati determinanti
nell’insegnare un metodo di lavoro e nel riportare l’attenzione sull’importanza della parola, a
scuola e in qualsiasi altro ambiente comunicativo.
Grazie dell'opportunità che ci avete offerto e del lavoro svolto, assolutamente non
indifferente!
Paola Andreotti
Docente di Italiano Liceo “S.M.Scholl”
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Esperienza del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Trento
Un consiglio per le classi: partecipate!
Cos’è “A suon di parole”? Come funziona?
Il progetto nasce principalmente dall’esigenza di educare i giovani a formulare
ragionamenti in maniera autonoma e approfondita, poiché il dibattito pubblico nella nostra
società è, purtroppo, molto debole, in particolare tra noi ragazzi. Inoltre l’attività è finalizzata
allo sviluppo delle competenze sociali, logiche e argomentative. Si può definire come un
torneo di dibattito tra studenti. È promosso dall’IPRASE e dalla Facoltà di Giurisprudenza con
l’appoggio dell’Assessorato alla Cultura e alle politiche giovanili del Comune di Trento.
Quest’anno è la quinta edizione e vi partecipano scuole superiori di tutto il Trentino. Gli
studenti si affrontano con lo scopo di vincere delle gare basate sulla capacità di argomentare
e contro argomentare una tematica attuale,solitamente di carattere civico. In sintesi gli
studenti si sfidano proprio “A suon di parole”.
Perché partecipare?
Provo a rispondere attraverso la mia esperienza, infatti con la mia classe, la IV I del
Liceo Scientifico “Da Vinci”, abbiamo aderito al progetto. Siamo riusciti a superare le
selezioni all’interno dell’istituto sfidando, inizialmente in un'esercitazione e poi in una vera e
propria gara, la classe IV A. Il primo tema che ci è stato assegnato riguardava lo ‘ius soli’; le
due tesi contrapposte erano: "La cittadinanza va concessa/non va concessa in base allo ius
soli". È stato un incontro avvincente: eravamo emozionati, e ci eravamo preparati sia durante
le lezioni che durante incontri pomeridiani. Il secondo argomento è stato: “E' giusto/non è
giusto che i mezzi di comunicazione si occupino dei comportamenti privati dei politici”; anche
in questo caso dovevamo sostenere la tesi positiva.
Vincendo il dibattito siamo arrivati alla fase del torneo successiva, ovvero agli incontri
con le classi vincitrici degli altri istituti. In verità non eravamo molto “allenati” a causa delle
poche classi iscritte al progetto nel nostro liceo e dunque alla ridotta possibilità di
sperimentarci (un vero peccato poiché penso sia un’esperienza davvero valida).
Da questa fase in poi le tesi riguardavano il tema dell’alimentazione in linea con EXPO
2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, perché probabilmente per le classi vincitrici ci
sarà la possibilità di partecipare all’esposizione a Milano.
Per noi la sfida è stata contro la IV F del Liceo linguistico “Scholl”; dovevamo sostenere
che "la dieta vegana non è una forma di alimentazione sostenibile". Siamo riusciti a vincere,
che soddisfazione! È stata un’occasione per conoscere le caratteristiche di questo tipo di
dieta, i vantaggi, gli svantaggi, i costi, l'impatto sulla salute, l’economia e l’ambiente.
Il bello del progetto, secondo me, è che riesce a unire la classe; ci si sente parte di un
gruppo. Tra di noi c’è stata grande armonia e solidarietà: ciascuno ha portato il proprio
contributo, abbiamo lavorato per un obiettivo unico. Essere in tanti ad approfondire un
determinato tema ci ha permesso di analizzarlo da diversi punti di vista e ciò rappresenta una
grandissima ricchezza sia nella fase di argomentazione che in quella in cui si tenta di
“smontare” le argomentazioni avversarie.
Siamo rimasti decisamente soddisfatti: abbiamo lavorato molto e ne è valsa la pena, ad
ogni dibattito ci sentivamo più sicuri e riuscivamo a cogliere con evidenza i nostri progressi.
Purtroppo il punteggio ottenuto non ci ha permesso di passare direttamente alla fase
successiva: abbiamo dovuto affrontare uno spareggio con la classe II B del Liceo classico
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“Rosmini” di Rovereto, che ci ha ospitato con grande gentilezza nella propria scuola. Il tema
del dibattito era “I programmi TV sulla cucina migliorano/non migliorano la qualità della nostra
alimentazione”. Noi dovevamo sostenere la tesi negativa. È stata proprio una bella gara, di
alto livello. Seppur di poco, purtroppo abbiamo perso; siamo rimasti comunque soddisfatti,
consapevoli di aver fatto un buon percorso e di poter lasciare questo torneo a testa alta.
Penso che “A suon di parole” ci abbia fatto crescere come studenti e come persone
nella capacità di parlare in pubblico, di gestire la nostra emotività, di considerare ed esporre
idee per difendere opinioni che non sempre coincidevano con le nostre, e di collaborare.
Inoltre è stato importante per affrontare in classe alcuni temi che riguardano la nostra
quotidianità, con modalità attive e dinamiche.
Dunque, alle classi quarte del prossimo anno consiglio di partecipare!
Marta Cozzio IV I
Liceo Scientifico “L. Da Vinci”
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Esperienza del Liceo “L. Guetti” di Tione
Un gioco di squadra
Scrivo a nome della 3SM per riportare le nostre impressioni riguardo il progetto “A suon
di parole”. Confrontandoci in classe è stato possibile delineare alcuni aspetti secondo i quali
siamo in grado di affermare la validità del progetto. Principalmente ci siamo accorti che
risultano maggiormente arricchiti gli studenti che partecipano in prima persona in qualità di
argomentatori e controargomentatori: hanno infatti la possibilità di misurarsi con
un’esperienza che riteniamo possa rivelarsi molto importante anche in futuro, e cioè parlare
davanti a un gruppo di persone dovendo esporre un preciso ragionamento. Inoltre hanno una
grossa responsabilità! Sicuramente è un buon allenamento che porta a crescita e
maturazione personale.
Ciò che vien detto dagli oratori presuppone però un lavoro molto approfondito avvenuto
in classe dove ognuno collabora per approfondire un tema nuovo e formulare valide
argomentazioni, cosa che poi resta sia come competenza che come bagaglio culturale.
Un’altra capacità che abbiamo acquisito consiste nell’essere in grado di formulare un
ragionamento a supporto anche di un argomento che non si condivide, sforzandosi di
“mettersi nei panni dell’altro” ed essere più razionali e coerenti possibile.
Possiamo inoltre affermare che oltre a richiedere impegno e qualche preoccupazione da
superare, il progetto “A suon di parole” è proprio divertente!
Concludo nella speranza che queste mie parole possano essere uno stimolo in più per
far sì che questo progetto prosegua accompagnato dall’entusiasmo e interesse di tutti gli
studenti.
Giorgio Roat
3SM Liceo “L. Guetti” - Tione
Esperienza del Liceo “B. Russell” di Cles
“A suon di parole” – un progetto da riproporre
Quest’anno la nostra classe ha potuto partecipare al progetto “A suon di parole”. E’ il
primo anno che la scuola aderisce a questo progetto e i commenti, da parte della nostra
classe, non sono stati altro che positivi.
“A suon di parole” non solo ci ha permesso di metterci in gioco come classe, ma ha
anche contribuito a darci una sicurezza individuale.
Oltre a questo siamo riusciti a sviluppare e migliorare le nostre capacità linguistiche e
didattiche. Abbiamo dovuto svolgere ricerche e interessarci di argomenti attuali per i quali, a
volte, non eravamo completamente d’accordo.
Questo è stata secondo noi la parte più difficile del progetto, che ci ha fatto imparare a
tener conto di altre idee che non condividevamo o che non conoscevamo.
Nel preparare le argomentazioni ci siamo confrontati, abbiamo discusso e siamo così
arrivati a una conclusione condivisa e questo ci ha permesso di conoscerci meglio e legare
come classe, metterci in discussione e riuscire a trovare un compromesso.
In conclusione consigliamo vivamente di far conoscere e mantenere “ A suon di parole”
nelle scuole e far appassionare i ragazzi all’attualità e al superamento di obbiettivi, che li farà
di certo crescere e maturare al meglio.
Classe 3Lb
Liceo “B. Russell” - Cles
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Esperienza del Liceo “G. Galilei” di Trento
Le occasioni e altro, una riflessione fatta con la classe IV C
Riporto una bella riflessione che ho fatto con una classe, la 4 C sa, che ha partecipato
alle due ultime edizioni di “A suon di parole” e che potrebbe intitolarsi “LE OCCASIONI E
ALTRO”.
Negli anni in cui ho avuto modo di osservare e vivere le varie fasi del Torneo (tutte
tranne la prima) mi sembra con un qualche “orgoglio” che i ragazzi capiscono che in fondo si
tratta di un'occasione di sviluppare in loro, oggi studenti, domani futuri cittadini, a breve
laureati, uno spirito curioso e più consapevole con cui distinguere le cose vere da quelle
false, che ci travolgono, e che magari a scuola è difficile si affrontino, o anche si trattino
semplicemente.
Trovo con loro che il Torneo possa, nel suo complesso, fornire gli strumenti per usare la
razionalità, gestendo la propria emotività in modo costruttivo, che è la maniera, credo, oggi
più efficace per difendersi dalle truffe e dalle bugie che sono sempre più in agguato ovunque
saper considerare gli aspetti umani ed etici delle questioni e prepararsi per le difficili scelte
sui temi del futuro che riguarderanno l'Italia: insomma ci sembra di aver fatto qualcosa gratis,
ma che sapeva di buono.
Cristina Braga
Docente di Italiano Liceo “G. Galilei” - Trento
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Liceo “A Rosmini” di Rovereto
L’esperienza del torneo sperimentale Word Games
Word Debate: a brand new experience
When invited to take part in that contest, we were totally unaware, not only of its wellestablished existence throughout the world, but we didn't have the faintest idea as how to
perform il. Though quickly and superficially informed about the rules, we immediately took to
it having appreciated the possible outcomes for our experience, not only in the field of
English, but especially in the possibility of entering the world of legal, constitutional,
historical, ethical and economical debate. Moreover the subject matters proposed deal with
important issues of the day, which means a further incentive to go deeper and deeper into
fields which otherwise would remain to us almost unexplored.
Word Debate, of course, has its rules, format and approach which must be learned, and yet,
besides all those intellectual achievements, what we like the most is the push we've received
to cooperate all together to reach our goal, which means not only thinking of and looking for
ideas and information regarding the thesis we are allotted to support, but especially
foreseeing the possible reasons brought about by our opponents. Word Debate has turned
out to be a fantastic training field to develop our abilities in the use of English at higher leveI
and a stimulus to discover new skills in ourselves to meet the requirernent.
Despite all the advantages, though, there are some weak points, in our opinion, which might
be improved. For instance, the teams involved should be told clearly and well in advance
what it is about and its rules and criteria of assessrnent, It could be useful, too, to openly
know points of criticism which usually impair the effectiveness of a group's performance. We
would also suggest having the possibility to use images and pictures to further implement
and support ideas and information.
To come to a conclusion, we feel that this form of debate should deserve more incentive and
a wider spreading among the students in our age, so as to enhance the ability of individually
and collectively thinking to support one of the most important civil achievements of our time:
liberty.
The team representing Liceo “A. Rosmini”
Azri Iman
Bortuzzo Anna
Foss Federico
Lopardo Antonio
Meneghini Edoardo
Tomasoni Michelangelo
(with the supervision of their English language teacher: Gabriella Ricupero)
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Liceo “S.M. Scholl” di Trento
The project should be carried on in the future
‘Word Games – Debate in English’ was a new experience both for me and for most of the
students who participated in the project. I had never taken part in debate competitions before,
neither as a student nor as a teacher, so I did not know what to expect or how to prepare the
students for this challenge. Since the very beginning, however, I had a feeling that this type
of competition could definitely contribute to strengthening linguistic and logical skills at the
same time.
I worked with students from about eight different classes, and I knew very few of them. I
thought it would be quite difficult for them to work together, but the groups soon developed a
positive team spirit: after the first couple of training sessions, they began to give each other
suggestions on how to improve and to cooperate effectively.
The support of the experts was invaluable in building up confidence and competence: they
explained how to master debate and at the same time they valued what students already
knew and could do, so they never felt discouraged.
Choosing debate to boost linguistic competence was certainly a successful idea: the students
were motivated by the element of competition and they soon realized that good arguments
are made much stronger by good linguistic skills. They not only tried to improve their
pronunciation and vocabulary, but also their intonation and their use of body language. In
short, they realized that using the correct words and syntax is only the first step to mastering
a language.
Another positive aspect of the project was the focus on logical competence and on the need
to develop arguments cohesively and coherently, using facts to support points of view.
After the internal competition at school, while they were waiting for the results to be
announced, some students told me they although they did want to win, they would be happy
even if they did not, because they felt this project had helped them improve their linguistic
and logical abilities, which would be very useful at school and more generally in life. This, I
think, proves that the project should be carried on in the future: if students have the feeling
they have actually learnt something useful, their motivation will encourage them to continue
learning and improving.
Prof.ssa Clara Fioravanti
Docente di Inglese Liceo “S.M. Sholl” - Trento
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Le gare e i temi del torneo sperimentale Word Games 2014-2015
1.
Gara interna al Liceo “A. Rosmini”
22 aprile 2015 – Freedom of Press: should it be limited?
Insegnanti e giudici: Luciano Di Maio, Gabriella Ricupero, Federico Reggio (Ann Smyth era
nella giuria).
Team 1 (vincitore): Tomasoni Michelangelo, Imen Azrei, Antonio Lopardo, Edoardo
Meneghini, Anna Bortuzzo e Federico Foss;
Team 2: Guglielmo Grillo, Ivo Maffei, Mirko Facchinelli, Anna Tait, Michela Borz e Caterina
Dossi.
2.
Gara interna al Liceo “A. Maffei”
21 aprile 2015 - Freedom of satire: should it be limited?,
Squadra A - vincitrice (tutor e trainer: prof. M. Michelotti)
Eleonora Vivaldelli
Alessandro Righi
Romina Fonti
Anna Boninsegna
Martina Avancini
Noemi Tappainer
Claudia Malfer
Virginia Santoni
Caterina Ioppi
Sabrina Santorum
Laura Markovic
Squadra B (tutor e trainer: Claudia Prandi)
Aaron Portugheis
Eleonora Miorelli
Piazzolla Antonella
Francesco Bernardi
Amanda Torboli
Martintoni Davide
Vittoria Zanoni
Filippo Bertolini
Matea Zunic
30
3.
Gara finale al Liceo “S. M. Scholl”
26 Marzo 2015
"Using animals in medical research helps people " (“S.M.Scholl”: Trento. Data della gara 26
Marzo)
Studenti
TEAM A
Arnoldi Sofia
Popescu Otilia
Tait Francesca
Capra Alessandro
Dalla Palma Furio Hermann
Dellai Gloria
De Carli Filippo
Facchinelli Noemi
Dragà Domenica
Pilati Silvia
TEAM B (vincente)
Cimino Chiara
Zeni Alessia Sara
Malfer Elena
Sciarotta Gaetano
Stenico Anna Chiara
Decarli Sophia
Rossi Denise
Viliotti Federica
Zannier Luigi
A cura di: Federico Reggio
Collaboratore della Facoltà di Giurisprudenza di Trento
31
Le gare e i temi del torneo di dibattito “A suon di parole” 2014-2015
Questa quinta edizione di “A suon di parole” vorrebbe segnare l'uscita del torneo dalla
fase di sperimentazione dei primi anni, e l'ingresso in una fase di stabilizzazione che passa
(tra l'altro) per la predisposizione di un Regolamento e la maggiore responsabilizzazione
“operativa” delle Scuole coinvolte nel progetto. In particolare, quest'anno l'organizzazione e
la gestione dell'intera Fase di Istituto del torneo (svoltasi tra novembre 2014 e gennaio 2015)
è stata affidata alle Scuole in totale autonomia, senza alcun intervento del Gruppo di
Coordinamento né per la scelta dei temi e delle giurie né per la scelta del modulo
organizzativo del torneo interno: alcune scuole hanno adottato la formula del girone
all'italiana con classifica finale, altre invece quella degli scontri diretti a eliminazione. Così
individuate, le squadre rappresentanti le dieci Scuole coinvolte si sono quindi affrontate, nel
mese di Febbraio, in una Fase Eliminatoria per individuare le Semifinaliste: le cinque squadre
vincitrici nei singoli scontri sono state ordinate in una classifica in base al punteggio ottenuto,
per individuare le quattro col punteggio migliore che avrebbero guadagnato l'accesso alle
Semifinali. Poiché in questa classifica si è verificato un ex aequo, si è poi proceduto a
un'ulteriore gara di spareggio, da cui sono risultate le squadre che si sono affrontate, ad
aprile, nelle Semifinali.
Riportiamo qui di seguito il calendario completo di tutte le fasi del torneo, con
indicazione di squadre, temi ed esito degli singoli scontri (in grassetto la squadra vincitrice).
l
Alvise Schiavon
Collaboratore della Facoltà di Giurisprudenza di Trento
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GARE ELIMINATORIE [FASE D'ISTITUTO]
LICEO “L. DA VINCI” – TRENTO
10 dicembre 2014
"La cittadinanza va/non va concessa in base allo jus soli"
IV I vs IV A
21 gennaio 2015
“E' giusto/non è giusto che i mezzi di comunicazione si occupino dei comportamenti privati
dei politici”
IV I vs IV A
LICEO SCIENTIFICO “G. GALILEI” – TRENTO
15 dicembre 2014
“È/non è opportuno liberalizzare il gioco d'azzardo”
III B vs IV C Scienze applicate
21 gennaio 2015
“L'azione politica è/non è legata a un comportamento etico”
IV B Scienze applicate vs IV B
26 gennaio 2015 (finale d'istituto)
“Il modello di sviluppo economico europeo è/non è sostenibile”
IV C Scienze applicate vs IV B
LICEO CLASSICO “G. PRATI” – TRENTO
15 gennaio 2015
“La satira deve/non deve avere dei limiti”
II E Classico vs II D Classico
“La pubblicità è/non è arte”
II D Classico vs I E Classico
22 gennaio 2015
“A scuola meglio classi divise per genere/classi miste”
I E Classico vs II E Classico
“Le ICT a scuola sono un progresso apparente/reale”
II D Classico vs II E Classico
30 gennaio 2015
“Lo Stato deve rifiutare/deve accettare di pagare un riscatto alle organizzazioni terroristiche”
I E Classico vs II D Classico
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“Il volontariato deve coordinarsi con le istituzioni/deve essere libero”
II E Classico vs I E Classico
CLASSIFICA FINALE: II D (6 PUNTI); II E (4 PUNTI); I E (2 PUNTI)
LICEO “ARCIVESCOVILE” – TRENTO
12 gennaio 2015
“La movida in città: pro e contro”
IV Liceo scientifico vs IV Liceo linguistico
“La divisa scolastica: pro e contro”
III Liceo classico vs III Liceo scientifico
“Il numero chiuso all’università è/non è utile”
IV Liceo scientifico vs IV Liceo classico
“L’abbreviazione del percorso di studi dalla primaria alle superiori è/non è utile”
III Liceo classico vs IV Liceo linguistico
“Le opere d’arte conservate nei paesi stranieri dovrebbero/non dovrebbero essere restituite
ai paesi d’origine”
III Liceo scientifico vs IV Liceo classico
Classifica: IV LC; III LC; IV LS; IV LL; III LS.
LICEO LINGUISTICO “S. M. SCHOLL”– TRENTO
30 gennaio 2015
"La libertà di opinione e di espressione deve/non deve avere dei limiti"
IVF vs IVE
ISTITUTO “A. TAMBOSI – L. BATTISTI” – TRENTO
15 dicembre 2014
“Nell’era digitale ogni limite è inutile nell’uso delle tecnologie e strumenti digitali/è necessario
porre dei limiti nell’uso delle tecnologie e strumenti digitali”
III A Relazioni internazionali per il marketing vs IV B Sistemi informatici
16 dicembre 2014
“E’ giusto/ingiusto che uno stato democratico legiferi contro il diritto alla vita”
IV C Amministrazione finanza e marketing vs IV A Relazioni internazionali per il marketing
16 gennaio 2015
“Una democrazia ha bisogno/non ha bisogno di una lingua comune per svilupparsi e
funzionare”
III RA vs IV AC
34
LICEO “A. MAFFEI” – RIVA DEL GARDA
19 novembre 2014
“Chi fa da sé fa per tre”
IV B Scientifico vs IV B Scienze Umane
“Test Invalsi: sì o no?”
IV B Scientifico Scienze applicate vs IV A Scientifico
3 dicembre 2014
“Vox Populi vox Dei”
IV B Scienze Umane vs IV A Scientifico Scienze applicate
“E’ giusto tassare il junk food, il cosidetto cibo spazzatura?”
IV A Scientifico vs II A Classico
17 dicembre 2014
“Le droghe leggere sono da legalizzare”
IV A Scientifico Scienze applicate vs IV B Scientifico
“Il fregio del Partenone va restituito alla Grecia”
II A Classico vs IV B Scientifico Scienze applicate
28 gennaio 2015 (finale)
“Gli OGM devono essere utilizzati in agricoltura”
IV B Scientifico vs II A Classico
I.I.S “L. GUETTI” - TIONE
14 novembre 2014
“La felicità personale ha/non ha a che fare con le condizioni politiche”
IV A Scienze Umane vs IV Scientifico della Montagna
“Per tutelare al meglio l'ambiente sono più efficaci i divieti/gli incentivi”
IV A Linguistico vs III Scientifico della montagna
“La felicità personale non ha a che fare con le condizioni socio-economiche”
III Scientifico della montagna vs IV A Scientifico
“Riservare quote di genere non è/è un mezzo efficace per garantire le pari opportunità”
IV Scientifico della montagna vs IV A Scientifico scienze applicate
16 gennaio 2015
“L’età della classe politica dirigente non incide/incide sul buon funzionamento del sistema
politico”
IV A Linguistico vs IV A Scientifico
“Le nuove tecnologie non favoriscono/favoriscono la qualità dell’informazione”
IV A Scienze Umane vs IV A Scientifico scienze applicate
35
29 gennaio 2015
“La libertà di espressione deve/non deve essere regolamentata”
III Scientifico della montagna vs IV A Scienze Umane
LICEO “A. ROSMINI” – ROVERETO
28 gennaio 2015
“In nome della sicurezza, è giusto/non è giusto rivedere i termini della convenzione di
Schengen che permette la libera circolazione delle persone all’interno del territorio
dell’Unione europea”
III C Linguistico vs II B Classico
LICEO “B. RUSSELL” – CLES
21 novembre 2014
“La scuola secondaria superiore si deve concludere con un esame di Stato?”
III A Linguistico vs IV E Scientifico
“Il modello di sviluppo occidentale è sostenibile?”
III B Linguistico vs IV C Scientifico
2 dicembre 2014
“Il commercio online è preferibile al commercio tradizionale?”
III A Linguistico vs IV E Scientifico
“Il comportamento privato dei politici ha rilevanza pubblica?”
III B Linguistico vs IV C Scientifico
17 dicembre 2014
“E' preferibile un'esistenza lunga e anonima oppure un'esistenza breve e gloriosa”
IV E Scientifico vs III B Linguistico
FASE ELIMINATORIA
10 febbraio 2015- Trento, Liceo “Arcivescovile”:
Gara tra le classi IV LC Liceo Arcivescovile e II D Liceo “G. Prati”
Argomento del dibattito: “La dieta vegana è (II D)/non è (IV LC) una forma di alimentazione
sostenibile”.
Vince la classe IV LC del Liceo “Arcivescovile”
11 febbraio 2015 - Trento, Liceo “S. M. Scholl”:
Gara tra le classi IV F Liceo “S.M. Scholl” e IV I Liceo “L. Da Vinci”
Argomento del dibattito: “La dieta vegana è (IV F)/non è (IV I) una forma di alimentazione
sostenibile”.
Vince la classe IV I del Liceo “L. Da Vinci”
36
12 febbraio 2015 - Trento, Istituto “A. Tambosi”:
Gara tra le classi III RA “A. Tambosi” e IV B ord Liceo “G. Galilei”
Argomento del dibattito: “La dieta vegana è (IV B ord)/non è (III RA) una forma di
alimentazione sostenibile”.
Vince la classe III RA dell'Istituto “A. Tambosi”
25 febbraio 2015 - Rovereto, Sala Mozart della Sede IPRASE:
Gara tra le classi IV B scientifico Liceo “A. Maffei” e II B classico Liceo “A. Rosmini”
Argomento del dibattito: “La filiera corta assicura (II B)/non assicura (IV B) una minore
impronta ambientale”.
Vince la classe II B del Liceo “A. Rosmini”
27 febbraio 2015 – Trento, Liceo “G. Galilei”:
Gara tra le classi IV E Liceo “B. Russell” e III SM Liceo “L. Guetti”
Argomento del dibattito: “La filiera corta assicura (IV E)/non assicura (III SM) una minore
impronta ambientale”.
Vince la classe III SM Liceo “L. Guetti
CLASSIFICA DELLE SQUADRE VINCITRICI IN BASE AL PUNTEGGIO OTTENUTO
IV LC “Arcivescovile” 153
III RA “A.Tambosi” 150
IV I “L. Da Vinci” e III SM “L. Guetti” ex aequo 147
II B “A. Rosmini” 144
SPAREGGIO PER IL QUARTO POSTO IN SEMIFINALE
18 marzo 2015 – Rovereto, Liceo “A. Rosmini”:
Gara tra le classi II B Liceo “A. Rosmini” e IV I Liceo “L. Da Vinci”
Argomento del dibattito: “I programmi TV sulla cucina migliorano (II B)/non migliorano (IV I) la
qualità della nostra alimentazione”.
Vince la classe II B del Liceo “A. Rosmini”
SEMIFINALI
21 aprile 2015 – Trento, Facoltà di Giurisprudenza:
Gara tra le classi II B Liceo “A. Rosmini” e IV LC Liceo “Arcivescovile”
Argomento del dibattito: “Lo sviluppo tecnologico garantisce (IV LC)/non garantisce (II B) la
sicurezza alimentare”.
Vince la classe IV LC del Liceo “Arcivescovile”
37
22 aprile 2015 – Trento, Facoltà di Giurisprudenza:
Gara tra le classi III RA Istituto “A. Tambosi” e III SM Liceo “L. Guetti”
Argomento del dibattito: “Lo sviluppo tecnologico garantisce (III RA)/non garantisce (III SM)
la sicurezza alimentare”.
Vince la classe III SM del Liceo “L. Guetti”
GARA FINALE DEL TORNEO
22 maggio 2015 - Trento, Facoltà di Giurisprudenza
Gara fra le classi 4 LC del Liceo “Arcivescovile” di Trento e III SM dell'Isituto “L. Guetti” di
Tione.
Argomento del dibattito: “Nella scelta di un alimento vanno considerate con maggiore
attenzione le proprietà organolettiche e chimico-fisico/le proprietà legate alla cultura
locale e alla tipicità del territorio”.
MIGLIORI SQUADRE CHE HANNO PARTECIPATO AL TORNEO
Si riportano di seguito i nominativi degli studenti e degli insegnanti responsabili delle classi
che si sono distinte nella Fase d'Istituto: laddove le Scuole hanno scelto il girone ad
eliminazione diretta, sono indicate le squadre giunte alla finale di istituto; ove invece si sia
optato per il girone all'italiana (con classifica finale), sono riportate le prime due classificate.
TRENTO – Liceo “L. Da Vinci”
IV SA (Stefano Oss)
Andreatta Paolo
Bertoni Jacopo
Biondo Maria
Bosetti Giovanni
Brolis Vittoria
Bruschetti Matteo
Cappelletti Chiara
Carbonari Enrica
Casonato Giulia
Dal Bianco Federico
De Franceschi Tiziano
Dorigatti Emilio
Gazzin Elisa
Maistri Filippo
Pallanch Serena
Paoli Federica
Papalini Sara
Paternoster Caterina
Pedrotti Chiara
Perciballi Stefania
Scalet Chiara
Simula Emiliano
38
Tabarelli De Fatis Elena
Valenti Claudio
Weber Sophie
Zampiero Ermanno
IV I Scientifico (Claudia Dinale e Alessandro Genovese)
Bertuzzi Elisa
Bonmassar Davide
Cammelli Manuela
Cozzio Marta
Cristoforetti Sabrina
Dalsant Sofia
De Martin Daniele
Deanesi Valeria
Demattè Federico
Holler Lorenzo
Jachemet Giulia
Kurdoglu Emma
Lenti Ceo Luca
Mazzeo Flavia
Montagnaro Vito
Mosca Federico
Olivieri Luca
Pilati Mattia
Pojer Alessandra
Salizzoni Annalisa
Tamburini Maddalena
Tarter Silvio
Trenti Sara
TRENTO – Liceo “G. Galilei”
IV B (Francesca Paternolli)
Bertoldi Simone
Betalli Vittorio
Bonvicini Giorgio
Cioffi Simone
Collini Elettra
D'Acunto Edoardo
Ferrari Jakub
Gardenghi Chiara
Gardenghi Sara
Massenzana Cecilia
Mori Alessia
Nardelli Sathya
Ochner Francesco
Odasso Margherita
Paoli Alessandro
Passarella Cecilia
Pergola Daniel
Russo Giovanni
39
Volpato Nicola
Zancanella Daniele
Zenatti Andrea
IV C Scienze applicate (Cristina Braga)
Bailoni Niko
Baldo Michele
Brezzi Nicola
Casagranda Andrea
Dalla Maria Elena
D'Amato Giacomo
Delama Giulio
Fox Andrea
Frate Agustina
Ghezzer Luigi
Helaoui Hazem
Maffei Massimiliano
Marinelli Alessia
Pedrini Giulia
Pedrotti Alessandro
Reinhard Erik
Rensi Samuele
Roner Ingrid
TRENTO – Liceo “G. Prati”
II E Classico (Chiara Goio)
Battan Maria Sole
Calliari Marco
Chiesa Emily
Cima Lorenzo
Delaiti Giulio
Gammino Leonardo
Gosetti Valentina
Malfatti Gloria
Marcolla Maddalena
Nardelli Camilla
Pasquali Athos
Rosatti Elisabetta
Rossi Sebastiano
Salvetta Maria Sofia
Torresani Gianluca
Visentin Caterina
Volpe Marica
Zampedri Federica
Zardi Chiara
II D Classico (Marcello Bonazza)
Acler Maddalena
Aichner Martino
Banal Paola
40
Baratt Raffaele
Bizzaro Pietro Giovanni
Carazzai Nicolò
Caruso Stefania
Clementel Alice
Dalsass Alice
Ferrari Vittorio
Girardi Benedetta
Miori Giorgia
Nicoletti Giulia
Nicolussi Moz Chelle Clelia
Pedrolli Francesca
Previdi Sara
Puecher chiara
Rodi Fiamma
Strocchi Virginia
TRENTO – Liceo “Arcivescovile”
III LC (Alessia Curzel)
Antoniolli Veronica
Berlanda Daniele
Bonetti Lisa
Ceresato Miriam
Dalmaso Caterina
Donati Giammarco
Fedrizzi Giulia
Girardi Alessio
Girardini Alessandro
Grassi Giulia
Ottaviani Valeria
Pretti Stefano
Rizzi Davide
Sacilotto Elena
Tarabelli Enea
Torregiani Matteo
Vegher Alessia
IV LC (Fadanelli Franco)
Beltrami Marilisa
Braghieri Elena
Demarinis Ilaria
Gasperetti Eva
Giovanelli Mattia
Gullà Chiara
Iori Chiara
Maier Vittorio
Oss Deborah
Polla Margherita
Rizzoli Tobia Francesco
Tabarelli Giorgia
41
TRENTO – Liceo Linguistico “S. M. Scholl”
CLASSE 4F (Paola Andreotti, Maria Grazia Leccese)
Bertò Sara
Bolognani Giorgia
Comandatore Kelly
D'Achille Giulia
Decarli Sophia
Dragà Domenica
Fronza Lisa
Gregori Jennifer
Kouchnir Susanna
Marchi Annalisa
Nicolussi Castellan Ester
Pedrolli Valentina
Pilati Silvia
Piovani Chiara
Refatti Giulia
Rossi Denise
Tomasi Veronica
Vianini Martina
CLASSE 4E (Caterina Bianchi, Cristina Fait)
Carbonari Silvia
Iuni Chiara
Kosowski Luca
Laino Alessandro
Manfrini Andrea
Memmo Alessandro
Micheli Ilaria
Navarro Margherita
Pasini Linda
Poli Elisa
Segantini Caterina
Sommadossi Stefania
Spina Alessandra
Terentii Irina
Zandonai Athena
TRENTO – Istituto “A. Tambosi”
III RA (Stefano Leitempergher)
Biotti Alessia
Carpentari Gianluca
Conte Federico
Ferrais Giulia
Girardi Francesco
Gottardi Giacomo
42
Grazioli Elisa
Leonardelli Federico
Nardelli Sara
Pogliese Marika
Reverdito Bove Maddalena
Sarzi Sartori Pauline
Tabarelli Anna
Ullal Aamos Immanuel
Vinante Chiara
Zanotelli Anna
IV AC (Gabriella Voltolini)
Agostini Elisa
Bertoldi Fabrizio
Cappelletti Alice
Colangelo Antonio
Dagostin Luca
Familuyi Mathilda Toju
Ghimp Adriana
Grebanosu Aleftina
Mihalache Ana
Pedrotti Miriana
Piffer Francesca
Rappa Massimiliano
Rossetti Mattia
Scaltrito Domenico
Seferi Evzal
Tabarelli Verena
Tincul Ion
RIVA – Liceo “A. Maffei”
II A Classico (Tiziano Dongilli e Tiziana Cerino)
Bettoni Chiara
Bombardelli Sara
Bortolotti Marco
Bresciani Martina
Bubola Federica
Campo Asja
Copat Martina
D'Onofriio Ashia
Evangelista Gaia
Giupponi Matilde
Iannello Laura
Menoni Pietro
Patuzzi Arianna
Pellegrini Alice
Righi Alessandro
Torboli Amanda
43
IV B Scientifico (Maria Chiara Betta e Paola Andreoli)
Baldessari Linda
Colombo Juan
Di Gregorio Giuseppe
Farina Antonia
Favaro Eleonora
Gilli Andrea
Hitthaler Elena
Intennimeo Timothy Edward
Kociasi Isla
Miorelli Eleonora
Miori Giorgia
Morndi Cristina
Pellegrini Riccardo
Pifferi Anna
Planchestainer Francesco
Viscardi Stefania
Zamboni Giorgia
Zanetti Martina
Zanin Stefano
Zucchelli Chiara
TIONE – I.I.S. “don L. Guetti”
III Liceo Scientifico della Montagna (Paola Ferrari)
Bertolini Michele
Caola Giovanni
Cavallar deborah
Cunaccia Marco
Cusini Clarissa
Delpero Filippo
Donati Luca
Fusari Chiara
Lucarelli Benedetta
Masè Francesco
Olivietti Cesare
Parisi Chiara
Roat Giorgio
Simoni Filippo
Stenico Davide
Villa Valerio
Viviani Mattia
IV Scienze Umane (Claudia Polla)
Bertelli Caterina
Binelli Chiara
Borzaghini Chiara
Ceron Esquivel Wendy Mariana
44
Chiappani Alessia
Ferremi Alessia
Grossi Silvia
Lavezzari Anna
Levorato Antonella
Marchiori Lorenza
Parolari Silvia
Rodini Karin
Simoni Martina
Simoni Oriana
Trenti Luisa
Zocchi Valentina
ROVERETO – Liceo “A. Rosmini”
III B Linguistico (Lucia Debiasi)
Andronic Alexandra Petronela
Battisti Isotta
Bertagnolli Amanda
Cavalieri Aurora
Famà Dario
Galassi Greta
Gatti Alessi
Giacobuzzi Martina
Iob Diletta
Libardi Carlotta
Parisi Elena
Peric Stefano
Pontillo Elisabeth
Postinghel Elisa
Sartori Matilde
Tolettini Alessia
Tomasi Gaia
Zendri Carolina
II B Classico (Raffaella Caldonazzi)
Amadori Sivia
Bona Benedetta
Cainelli Andrea
Di Fazio Francesca
Foradori Benedetta Noella
Frinsighelli Filippo
Marasca Lorenzo
Martini Lisa
Molinari Elena
Moscatelli Elia
Perea Eleonora
Raoss Stefania
Santuari Bartoloeo
Sartori Aurora
Spagnolli Aurora
45
Tezzele Aurora
Tomasi Arianna
Tonelli Leonardo
Virone Elena
CLES – Liceo “B. Russell”
IV E (Estella Longo)
Arnoldi Valentina
Barragan Christopher Patricio
Battisti Chiara
Bettelli Agnese
Cavallar Chiara
Chini Jasmine
Corradini Simone
Iori Guido
Leonardi Martina
Mochen Lorenzo
Noldin Valentina
Odorizzi Giada
Puller Mattia
Sandri Martina
Seppi Denise
Seppi Nicole
Stanchina Alessandro
Zucal Jacopo
III LB (Mattia Maistri)
Arnoldi Debora
Berti Miriam
Borzaga Diana
Branz Sonia
Brusinelli Veronica
Costiug Simone
Emer Asja
Giordani Anna
Giva Anthea
Gjeka Morena
Lima Madalena
Margoni Michela
Maurina Arianna
Moscon Veronica
Pancheri Alessandra
Rizzi Claudia
Tonidandel Cristiana
Turcanu Cristina
Wegher Alessia
46
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Fascicolo A suon di parole 2015