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Attualità
1 marzo 2015
Indagine di Manuela Garau sulla dinastia sardo-iberica
Il patrimonio archivistico
e librario
della famiglia Aymerich
L
’autrice di questo monumentale lavoro cartaceo ma con
supporto informatico essendo il libro dotato di un CDRom, edito da Editoriale Documenta di Cargeghe nel 2014, che
indaga sulla potentissima famiglia Aymerich, è Manuela Garau
di Pabillonis, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di
storia, beni culturali e territorio dell’Università degli Studi di
Cagliari. Garau ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Fonti
scritte della Civiltà Mediterranea”, discutendo la tesi su “I
fondi archivistici e bibliografici della famiglia Aymerich negli
archivi e nelle biblioteche di Cagliari”. Questo pregevole lavoro di tesi le ha fruttato l’assegnazione del premio
“Bibliographica 2011”, bandito dalla Biblioteca di Sardegna. Il
lavoro svolto dalla ricercatrice tratta un argomento inedito in
quanto ricostruisce per la prima volta in chiave storico archivistica l’originario fondo librario e documentario prodotto dalla famiglia sardo – iberica nel corso di cinque secoli.
L’autrice ha lavorato su un patrimonio immenso costituito da
4073 unità archivistiche, ovvero da migliaia di documenti, e da
490 libri ed opuscoli suddivisi tra le biblioteche della Camera
di Commercio e dell’Università di Cagliari, e tra l’archivio di
Stato cittadino e quello storico comunale. In sostanza il libro
ricostruisce tutta l’attività dispiegata dalla nobile famiglia la
quale conservava tutte le carte quale elemento alla continuità
genealogica e del lignaggio, atteggiamento preminente della
classe nobiliare. L’enorme mole di materiale ha indotto Manuela
Garau a preferire il supporto informatico per la presentazione
dei vari inventari, elenchi e censimenti, con l’intento di
riunificare in un inventario informatizzato tutto il patrimonio
dell’illustre casata di origine iberica che in Sardegna ha operato per tanti secoli. Nel CD – Rom è catalogato il fondo Aymerich
della sezione libraria della Camera di Commercio ed è
inventariato il fondo Aymerich presente nell’archivio di Stato.
Il fondo Laconi della biblioteca universitaria e il fondo Aymerich
presente nell’archivio storico del comune di Cagliari suddiviso in: a) atti notarili; b) epistolario; c) carte Stamento militare;
d) carte Senatore Ignazio Aymerich; e) carte marchesato
Samassi; f) carte contea Villamar; g) carte viscontado Sanluri;
h) carte baronia Ploaghe.
Il libro cartaceo si dipana in quattro capitoli. L’inizio è dedicato alla storia della antica e nobile famiglia. Martino Aymerich
parrebbe essere il primo componente storicamente accertato
in Sardegna , nel 1400, anche se già nel 1300 era attivo a Cagliari il mercante barcellonese Pietro Aymerich e sempre nel
‘300 si registra la presenza del vescovo della diocesi arborense
di Bosa, Amerigo Nicolò Aymerich. L’autrice Manuela Garau
dedica una scheda biografica a tutti gli Aymerich, dal vescovo di Bosa testé citato a don Ignazio VI Aymerich, che fu il
nono Conte di Villamar, il sedicesimo Visconte di Sanluri,
l’undicesimo Marchese di Laconi, il Barone di Ploaghe, il Signore di Stunnu, Crastu, Lionesu, Riutortu e Montis de Ledda.
Suo padre, don Ignazio V, fu l’ultima Prima voce dello Stamento
militare del Parlamento sardo. Partecipò nel 1847 alla delegazione sarda inviata a Torino per chiedere al sovrano Carlo
Alberto la perfetta fusione degli Stati del Regno di Sardegna e
venne eletto senatore al Parlamento subalpino di Torino nel
1848. La potentissima famiglia Aymerich aveva creato una fitta rete di traffici commerciali tra la Sardegna e Barcellona,
Valenza, Palma di Maiorca e il Mediterraneo occidentale. Sotto la loro influenza numerosissime famiglie maiorchine decisero di trasferirsi in Sardegna, a Villamar, andando a stabilirsi nel
centro storico del paese al punto che questo verrà indicato
nei documenti con la denominazione di “viçindado mallorquìn”.
Lo stemma nobiliare ha avuto nel tempo un’evoluzione dovuta ad importanti imprese militari compiute da esponenti della
famiglia. L’insegna araldica, originariamente a forma di semplice scudo, è stata arricchita con delle simbologie, conferendo un sempre maggior prestigio alla casata. Infatti, nel 1476 il
re Giovanni II d’Aragona concesse di unire le spade degli
Americh con le armi reali di Sicilia. Nel 1535 Carlo V accordò a
don Salvatore il privilegio di fregiare il suo scudo con l’aquila
bicipite imperiale. Nel 1643, quando il re Filippo IV eresse la
signoria di Mara in contea di Villamar, lo stemma familiare si
arricchì della corona di conte, costituita da un cerchio d’oro
gemmato sostenente nove perle. Successivamente, a seguito
di successione del titolo di Grande di Spagna, nello scudo
apparve il manto rosso che contraddistingue tale qualifica.
Nel secondo capitolo si analizza il patrimonio della nota famiglia che da fondo privato divenne pubblico, in quanto tra il
1930 – ’40 gli Aymerich ebbero grosse difficoltà finanziarie,
per ovviare le quali furono vendute consistenti parti dell’archivio e dei volumi ai già citati quattro enti pubblici. Il terzo
capitolo tratta dei libri acquistati dalla Camera di Commercio
in tre diversi momenti, nell’agosto del 1937, nel dicembre del
’38 e nel dicembre del 1939, che comportò il trasferimento di
ben 269 opuscoli e di 191 libri, per un totale di 460 unità. Libri
preziosissimi del 1500, del 1600, del 1700 e del 1800, oggigiorno introvabili e pubblicati in latino, spagnolo, francese,
catalano, inglese ed in italiano e che fruttò alla famiglia un
introito di diverse migliaia di lire. Il lavoro prodotto dalla ricercatrice Manuela Garau è un lavoro scientifico, di tipo
archivistico ma dal quale emerge uno spaccato della vita e
della storia della Sardegna. È un libro che può e deve essere
letto da tutti perché se è vero che è ricco di sigle ed indici,
come è giusto che sia essendo un lavoro archivistico, è però
anche di facile lettura nei suoi primi capitoli, quelli in cui si
tratteggia la famiglia, la sua influenza, la sua ricchezza. È un
libro che deve essere presente in tutte le biblioteche di paesi
sardi perché la famiglia era ramificata in tutta l’isola. Gli
Aymerich hanno scritto pagine importanti di storia sarda unendo inscindibilmente il proprio nome alle vicende della Sardegna.
Lorenzo di Biase
PABILLONIS
Espone ad Abu Dhabi l’artista Giuseppe Floris
Si arricchisce di ulteriori riconoscimenti la carriera artistica di Giuseppe Floris Serra, pittore e scultore che alterna la sua attività di artista
con quella di dipendente nel
Comune di Pabillonis. Dopo
il “Premio Internazionale
d’Arte Raffaello Sanzio
2014" ritirato a Lecce, nel
mese di dicembre, e l’attestato di artista per la Pace
sponsorizzato, tra l’altro,
dall’Onu, Giuseppe Floris
Serra è stato invitato ad
esporre anche ad Abu Dhabi
(Emirati Arabi Uniti). Lo stato arabo si va affermando
come la nuova culla mondiale della cultura con la realizzazione di musei d’arte moderna e pinacoteche, mostre
d’arte, incontri, dibattiti, ma
soprattutto grande fermento
artistico e culturale. Ed è in
questo contesto che l’artista
arburese è stato selezionato
ed invitato ad esporre le sue
opere in occasione dell’assegnazione degli Oscar de-
gli Ammirati Arabi 2015 Gran
Premio “Città di Abu Dhabi”
che si terrà presso il Centro
culturale Abu Sion il 12, 13 e
14 maggio.
L’importante rassegna per
l’artista sardo non è che l’ultimo riconoscimento di una
lunga serie di successi riscossi sia in Italia che all’estero. Due anni fa il suo
talento artistico è stato riconosciuto anche dai critici
francesi in occasione dell’inaugurazione della XII edizione di Expò Art Nice. L’artista, alla presenza di famosi
critici e personalità d’Oltralpe, ha ricevuto “Il primo premio della commissione”.Di
particolare rilevanza, inoltre,
la nomina di Accademico Benemerito dell’Accademia dei
Dioscuri assegnato a Roma
a Palazzo Barberini, di premi
e apprezzamenti avuti in Gre-
cia, in Portogallo e in tante
Accademie e associazioni artistiche nazionali. Di lui hanno parlato eminenti critici: da
Vittorio Sgarbi a Teodosio
Martucci, da Marpanoza ad
Angelora, Di Risio, Pedro
Fiori.Ha detto il critico A. De
Bono: «è il creatore della “
goccia brillante” puntilinista
che struttura tutta una serie
di stupendi paesaggi che avvincono per la poesia che
esprimono».
Particolarmente significativo
anche l’ultimo giudizio del
critico Giuseppe Maci
espresso in occasione del
premio “Artista per la Pace”
che si è tenuto a Brindisi.
«L’artista Giuseppe Floris ci
offre uno scorcio idilliaco del
paesaggio,calda e avvolgente è la stesura dei colori quasi come un omaggio al sole,
al divino. Il colore prende
vita con velature di malinconica poesia che tutto avvolge»
Dario Frau
La Gazzett@ffari
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Cultura
Serrramana. Iniziativa culturale dell’associazione “Il Pungolo”
Giovani generazioni di scrittori crescono
L’Associazione culturale Il Pungolo ripropone le pubblicazioni di alcuni giovani serramannesi durante
una serata in stile caffè letterario
nella sala dell’ex Montegranatico.
Cinque autori da qualche tempo si
sono cimentati con grande passione nell’avventura di scrittori e così,
considerato il gradimento del pubblico, è stato opportuno rilanciare
l’occasione di incontro fra autori e
lettori.
«Da sempre con la nostra associazione - spiega Maria Grazia Cossu,
presidente dell’Associazione nonché organizzatrice dell’evento - abbiamo voluto stabilire un contatto
privilegiato con gli autori sardi che, in modo diverso, raccontano il nostro tempo e spesso la nostra sardità. Per questo
abbiamo voluto ospitare anche gli scrittori locali. Nel corso
del dibattito, abbiamo apprezzato il loro grande entusiasmo, la
voglia di mettersi in gioco e di confrontare motivazioni, generi, stili e anche difficoltà incontrate lungo il percorso».
Gli autori presentati sono scrittori non di professione ma non
per questo meno appassionati. Dedicarsi alla scrittura rimanda al bisogno atavico di rimanere nella memoria individuale e
nello spirito di una collettività. Talvolta si affrontano esperienze di vita molto intense e chiunque ne rimane coinvolto e
vive una trasfigurazione. Come è possibile trasmettere così
efficacemente questa voglia di vivere?
«È vero e personalmente - risponde Maria Grazia - ne sono
rimasta piacevolmente stupita perché dietro quelle storie, peraltro molto diverse per intreccio e ambientazione, ho percepito una grande maturità personale, il desiderio di dedicarsi alla
scrittura con serietà e impegno e il piacere di condividere con
gli altri emozioni e sentimenti. Pur
senza conoscere molto bene gli
autori, ho ritrovato nelle loro dichiarazioni gli interessi e gli ideali presenti nei loro libri»
E in futuro? È possibile immaginare una iniziativa simile in un
confronto con altri autori nella
cornice del Medio Campidano o
ci sono già i numeri per valorizzare le risorse vive nel nostro comune? «Direi che è doveroso rimarca Maria Grazia Cossu - proseguire in questa direzione. In
passato abbiamo ospitato scrittori e poeti del Medio Campidano
e ora sappiamo che il nostro comune può fregiarsi di numerosi autori locali. Al nostro incontro hanno partecipato cinque giovani, ma abbiamo contattato
anche altri scrittori che non hanno potuto partecipare. Se a
questi si aggiungono alcuni poeti e altri studiosi di storia,
letteratura e tradizioni, mi pare che Serramanna possieda delle
risorse significative per avviare iniziative culturali di sicuro
interesse».
Insomma è possibile fare cultura anche nel Medio Campidano,
il territorio di provincia più povero d’Italia. «È un triste primato – conclude Cossu – a cui si contrappongono attivamente
le associazioni impegnate nel settore. Il Pungolo opera in questo campo da anni e ha finora realizzato un alto numero di
iniziative, sempre a costo zero per l’amministrazione comunale che ci mette però a disposizione locali e strumenti. Tutto ciò
ci spinge a proseguire fiduciosi, per suscitare sempre nuove
occasioni di incontro e di dibattito sui temi dell’arte e della
cultura».
Giovanni Contu
SERRAMANNA
SERRAMANNA
Un libro per compagno di viaggio, Un’esperienza letteraria
Cristian Sanna si racconta
condivisa in cinque
Quando circa un anno fa ho
preso in mano per la prima
volta il mio libro stampato, ero
emozionatissimo. Credevo di
fermarmi lì, leggendo il mio libro e conservandolo gelosamente nella mia libreria personale. Ho deciso poi di andare
avanti, di renderlo pubblico e
farlo leggere anche ad altri.
Ora se ripenso a come tutto
ha avuto inizio, mi sembra che Cristian Sanna
le avventure del protagonista del mio romanzo siano state
proiettate nella realtà ed io le stia vivendo in maniera diversa
giorno dopo giorno, senza sapere nè quale sia stato l’inizio nè
quale potrebbe essere la fine.
Il mio libro ormai è il mio compagno di viaggio, anzi forse è più
giusto dire che io sono il suo compagno. Nel corso di questo
viaggio di vita, il bagaglio che mi sto portando appresso diventa sempre più importante. Ho conosciuto tante persone
che vivono, come me, nella convinzione di non essere dei veri
e propri scrittori, ma che hanno scritto un po’ di se stessi
insegnando qualcosa anche agli altri. Non le avrei mai conosciute senza il mio libro.
È tutto questo lo devo anche a mia moglie Valentina, che è
riuscita ad apprezzare il mio libro prima di tutti e che mi ha
sempre dato il suo appoggio. Per la prima presentazione del
mio libro, tenutasi alla sala dell’Ex Montegranatico di
Serramanna, ho messo da parte il mio carattere riservato e mi
sono messo in gioco. Mai avrei pensato di esserne capace.
Forse anche il legame che si è creato con gli altri scrittori del
mio paese mi aiuta ad essere me stesso e ad aprirmi agli altri
come non ho mai fatto.
È stata una bella esperienza e resterà nella memoria e nel
cuore. E per questo voglio ringraziare l’associazione Il Pungolo per aver dato questa possibilità a chi in punta di piedi
vuole continuare a sognare. Non so davvero quando finirà la
mia avventura, ma so per certo che il mio libro mi ha portato a
conoscere più profondamente me stesso e gli altri ed accorgermi che i tesori che cerchiamo potrebbero essere davanti a
noi, visibili e raggiungibili.
Cristian Sanna
Conoscevo
Francesca
Murgia diciamo tante vite
fa. Da allora qualcosa è
cambiato. Posso dire di
averla trovata bene, serena;
contenta è una parola grossa. Oggi, mamma a tempo
pieno, trova il tempo per
scrivere e manifesta la sua
passione. Ha presentato il
suo libro con altri quattro
autori emergenti. “L’espeFrancesca Murgia
rienza di una presentazione
di gruppo - spiega mi ha
dato modo di notare ancora una volta quanto le persone siano diverse eppure
uguali allo stesso tempo. Eravamo in cinque. Cinque
persone con l’identica passione della scrittura e con la
stessa emozione di stare davanti a tanti occhi puntati
addosso e tante orecchie che avrebbero ascoltato ciò
che avrebbero detto. Cinque libri diversi fra loro, presentati in cinque modi diversi”.
Mi racconta di come recentemente ha condiviso l’incontro durante il quale si è confrontata con il pubblico
e con altri suoi compagni di viaggio nell’avventura letteraria. Una sfida; lei ne ha vinte altre e certamente non
è stato un problema mettersi in relazione con gli altri.
Coglie l’aspetto emotivo delle cose. “Mi ha colpita l’accuratezza con cui Cristian ha preparato la sua presentazione, la passione che sentivo nella voce di Antonio
mentre parlava del suo libro e leggeva il brano, l’amore
di Ilaria per i personaggi, i luoghi e le culture che descriveva, la sicurezza con cui Debora mentre rispondeva alle domande ed il modo coinvolgente di raccontare
la sua favola. Ognuno nel suo modo ha raccontato il
suo libro, mostrando un po’ di se ai presenti e ognuno
ha regalato agli altri autori nuovi punti di vista sui quali riflettere. Non è stato quindi un semplice incontro,
ma una condivisione che ci ha arricchiti, un’esperienza
della quale far tesoro per migliorarci. “ Ringrazia con il
sorriso nel suo stile di sempre, maturo, vagamente malinconico ma decisamente non rassegnato. (g. c.)
1 marzo 2015
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Sanluri
Al via la stagione teatrale
È iniziata la stagione artistica al teatro del Polo culturale e
proseguirà fino al 21 giugno. La programmazione annuale è
divisa in due parti. “Acquario”, segno d’aria, elemento che
rappresenta l’intelletto e la capacità di ragionare e comunicare dell’individuo, per soddisfare un pubblico il più possibile eterogeneo, e vedrà protagonisti compagnie e artisti
di grande professionalità ed esperienza, impegnati in ogni
sfaccettatura del mondo teatrale. Dalla prosa alla danza,
passando per vari generi musicali fino ad arrivare alle proiezioni video. In programma anche dei matinée riservati alle
scuole. Gli appuntamenti della Stagione “Acquario” saranno sempre di domenica e sempre alle 19.
La politica dei prezzi dei singoli spettacoli e degli abbonamenti è stata quella di proporre condizioni estremamente
vantaggiose, per poter garantire la massima partecipazione
a qualsiasi fascia sociale della popolazione.
Il primo marzo, una proiezione video: Bellas Mariposas.
Presentato con successo nella sezione Orizzonti della 69
Mostra di Venezia nel 2012, il lungometraggio di Salvatore
Mereu è tratto da un racconto dello scrittore Sergio Atzeni.
Il film si affida alla spontaneità delle due protagoniste e di
un gruppo di giovanissimi (non) attori affiancati da professionisti.
Il 22 marzo Le Balentes - Live a cappel loop. Lulli Lostia,
Stefania Liori e Pamela Lorico in un concerto quasi interamente a cappella, con l’ausilio di piccole percussioni e con
l’utilizzo di una “loop station”, con la quale creare delle
armonizzazioni e dei “background vocali” che servono da
tappeto all’esecuzione live di alcuni brani.
Il 12 aprile MusicEveryWhere - “Gran Galà dell’Operetta”
(Musica Lirica). Elena Schirru (soprano), Matteo Loi (basso), Mauro Secci (tenore), Claudio Mosca (pianoforte) cantano il mondo fiabesco dell’Operetta, tracciando la rotta di
un viaggio nel tempo, capace di coinvolgere con allegria
anche lo spettatore più esigente.
Il 3 maggio Centro Down Cagliari - “Downartistallaltro”
(Progetto Speciale). A cura di Mariano Cirina, il progetto
Downartistallaltro nasce con l’obiettivo di individuare, formare e creare un nucleo stabile di artisti con Sindrome di
Down, creando un importante percorso di condivisione e
crescita sociale. Il 17 maggio Asmed, Il Balletto di Sardegna - “Il Combattimento” (Danza). Ideato e diretto da Senio
Giovanni Barbaro Dattena, con la coreografia di Davide
Cauli, lo spettacolo trae spunto da “Il Combattimento di
Tancredi e Clorinda” “opera” di Monteverdi su versi della
“Gerusalemme Liberata” del Tasso, con un ruolo anche per
il pubblico. Il 17 maggio Asmed, Il Balletto di Sardegna - “Il
Combattimento” (Danza). Ideato e diretto da Senio Giovanni Barbaro Dattena, con la coreografia di Davide Cauli, lo
spettacolo trae spunto da “Il Combattimento di Tancredi e
Clorinda” “opera” di Monteverdi su versi della
“Gerusalemme Liberata” del Tasso, con un ruolo anche per
il pubblico. Anche lui fa parte dello spettacolo. I l7 giugno
Abaco Teatro - “Bottecchia - Vite in volata...” (Prosa). Spettacolo parla di ciclismo ma non solo, e nello specifico narra
la storia di due ciclisti: due miti, due eroi : uno famoso per
tutti Ottavio Bottecchia campione degli anni ’20 e uno, famoso solo per Tiziano Polese autore e interprete della pièce:
il suo amico Raffaele. Sarà un percorso storico dagli anni
del fascismo fino al 1979.
Infine il 21 giugno Teatro di Sardegna - “Maratona di New
York” (Prosa) di Edoardo Erba, per la regia: Francesco
Brandi, con Corrado Giannetti, Luigi Tontoranelli, Maratona di New York non è solo un testo dove i due personaggi
corrono, nel vero senso della parola, per tutta la durata
dello spettacolo. E dietro l’apparente leggerezza di due
personaggi, c’ë lo stridore esistenziale di sentirsi irrisolti,
incompiuti. (s. r.)
Guspini
L’8 marzo presentazione
del libro “Villacidro in comunità”
Appuntamento per domenica 8 marzo alle 16,30 a Guspini,
presso le antiche Case a Corte, con la giovane scrittrice emergente Silvia Ferrau per la presentazione del suo primo romanzo “Villacidro in comunità”. L’iniziativa, che avverrà grazie alla
concessione degli spazi da parte dell’associazione culturale
“Bimbi a Bordo”, vedrà ospiti dell’evento, tra gli altri, la poetessa villacidrese Giulia Gioia Cirronis e gli amministratori della pagina Facebook “ A paradise called Sardinia” Andrea Sardu
e Federica Scroccow. L’ingresso è libero.
Francesca Virdis
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1 marzo 2015
Una giornata di festa:
divertimento e sicurezza
S
arà ricordato dal personale ospedaliero di San Gavino e
dai volontari della protezione civile come un Carnevale
all’insegna della moderazione e del buon senso, quello che
sabato 21 ha trovato con “Carnevalinas” la sua conclusione.
Contrariamente a quanto avvenuto nelle precedenti edizioni
della manifestazione, in cui l’abuso di alcolici e l’uso di sostanze stupefacenti tra i giovanissimi figuranti costituiva una
costante tale da determinare un triste scenario in cui agli infiniti decibel dei carri allegorici si sovrapponevano le sirene di
numerose ambulanze, quest’anno nulla ha turbato la baldoria
dei ragazzi. «È andato tutto bene - commenta con sollievo
un’infermiera del pronto soccorso di San Gavino - e rispetto
agli anni scorsi non potremmo definirci più soddisfatti: nella
serata conclusiva abbiamo soccorso solo quattro
“mascherine” un po’ sbronze, ma dopo una leggera flebo sono
state dimesse e hanno fatto ritorno a casa. È stata una piacevole sorpresa - prosegue - e una decisiva inversione di tendenza che fa ben sperare per il futuro. Ricordo ancora molto
bene che qualche tempo fa si era rivelato necessario allestire
una sorta di campo tenda per accogliere i pazienti, spesso
minorenni, che versavano in condizioni critiche e rischiavano
ben più di una lavata di capo da parte dei genitori. Ci auguriamo che lo stesso buon senso accompagni le sfilate anche nei
prossimi anni»
«Un Carnevale come sempre dovrebbe essere - ha commentato il vicepresidente Cisom del Medio Campidano Luciano Serpi
- e all’insegna della tranquillità, tanto
durante la sfilata per il paese, quanto
durante il ritrovo finale dei giovani al
Palapip. Nella serata del 21 gli otto
volontari della Cisom in turno hanno
effettuato soltanto tre interventi, a differenza di quanto accaduto in occasione delle filate degli scorsi anni. Non
potremmo ritenerci più soddisfatti».
Soltanto quattro gli interventi per la
Cooperativa Emergenza Soccorso. Pensieri non differenti da
quelli che nella notte di sabato hanno accompagnato gli interventi dei volontari della Volsoc: «Fortunatamente abbiamo
dovuto prestare soccorso solo a due giovani. Abbiamo impiegato otto volontari, divisi in due turni, e una sola ambulanza.
Fino a due anni fa eravamo soliti predisporre una sorta di
rudimentale pronto soccorso al palazzetto dello sport, chiamato Pma, in cui prestavano assistenza due medici e due infermieri. Si assisteva a uno vero e proprio spiegamento di
forze, in cui a darsi il cambio erano non soltanto le nostre
ambulanze, ma anche quelle di Villacidro, Arbus, Gonnos e
Pabillonis. Un San Valentino musicale alternativo». «Noi volontari - puntualizza Filippo Usai, 19 anni - ci confondevamo
in mezzo alla sfilata per evitare di intralciare le ambulanze del
118, e questo ci permetteva di prestare direttamente soccorso
a molte persone in stato di ubriachezza o ferite, che oggi preferiscono rimanere là “buttati”, come si suol dire, e non chiamare al nostro centralino. Nelle strade ho visto diversi ragazzi
molto giovani in condizioni critiche. Ma- afferma il giovane
volontario Volsoc- la prevenzione è stata indiscutibilmente
più efficace rispetto alle edizioni passate: oltre ai carabinieri di
Guspini c’erano i poliziotti antisommossa di Cagliari e diversi
agenti antidroga in borghese; la presenza di tanti tutori dell’ordine ha così scoraggiato persino le teste più calde».
Miracolosa inversione di tendenza o un maggior controllo da
parte delle autorità? Difficile a dirsi; ciò che conta è che sabato 21 in molti genitori hanno salutato il Carnevale col sorriso e
un pizzico di malcelato sollievo.
Francesca Virdis
Il 62° Carnevale Samassese si è concluso nel migliore dei modi
Come si rinasce dalle ceneri
A
vete presente che cosa accade alla fenice?! Dopo la morte
risorge ogni volta dalle sue ceneri. Questo è accaduto al
nostro carnevale. Dopo un 60° che tutti ricorderanno per la
drastica decisione del sindaco Enrico Pusceddu di annullare la
sfilata e un 61° scarno di partecipanti, la maggior parte dei
Samassesi è diventata scettica sulla ripartenza del carnevale,
invece il miracolo è avvenuto!
In realtà non è esattamente corretto parlare di “miracolo”, dietro l’organizzazione del 62° Carnevale Samassese si nascondono il lavoro e l’impegno di un gruppo di giovani che non ha
gettato la spugna dopo i primi insuccessi e che consapevole
dell’importanza che riveste la tradizionale carnevalesca
samassese ha trascorso mesi e mesi a progettare la manifestazione.
Tutto ha avuto inizio circa tre mesi fa nei primi di novembre. La
Pro Loco Samassi “Gianni Cattari” ha invitato in sede i gruppi
di carnevale del paese e proposto la realizzazione dell’edizione
2015 all’insegna della cooperazione.
Ogni settimana per i mesi successivi
si sono svolte delle riunioni in cui
ogni rappresentante del proprio gruppo, ogni carrista e anche chi ha voluto aderire all’iniziativa da socio della
Pro Loco ha potuto esprimere le proprie idee e proposte. Da questi incontri è nato un nuovo regolamento,
discusso e votato articolo per articolo. Intanto i carristi hanno espresso i
problemi nel trovare un luogo adatto,
dove poter realizzare le loro opere d’arte, le difficoltà a racimolare fondi in
questo delicato periodo e le grosse spese in cui devono incorrere ogni anno. Si sono presentati in sede stanchi e provati per
il loro lavoro, a volte sporchi di colla e farina, a volte di tinte
colorate. Non sono mai stati così belli, forse. In questi mesi il
sorriso non li ha mai abbandonati, nonostante la fatica e il
lavoro che li ha costretti a tante notti insonni.
Con la questua i ragazzi dello staff hanno incominciato a conoscersi e scherzare e soprattutto a portare un po’ di spirito in
ogni casa. Doveroso è il ringraziamento a tutti i Samassesi per
il grosso contributo dato, non solo di natura economica; questa manifestazione è stata possibile anche grazie alle critiche e
i consigli ricevuti dai cittadini.
Anche quest’anno si è replicato con i laboratori didattici nelle
scuole elementari per insegnare ai bambini l’arte della cartapesta e a realizzare dei costumi di carnevale in modo semplice.
Sono stati proprio loro a costruire fiori e cespugli che hanno
decorato il carro allegorico de “L’isola che non c’è”.
Il Carnevale è incominciato il 12 febbraio, con il giovedì grasso
interamente dedicato all’infanzia.
Le strade si Samassi sono state invase dai bambini della scuola
materna, elementare e dai ragazzi delle medie.
Mascherati da pirati, Peter Pan e Trilli con i loro balli hanno
coinvolto mamme, insegnanti e spettatori e riempito le vie di
coriandoli e stelle filanti. La sfilata si è conclusa con una
festa nel salone delle scuole elementari dove la Pro loco ha
offerto zeppole e bevande per tutti.
Venerdì 13 febbraio in collaborazione con il C.I.F. si è svolto
il “Carnevale alla casa di riposo”.
Gli anziani sono stati intrattenuti con una divertente commedia e poi a questa è seguita la distribuzione di fritti per i
presenti.
Ogni Samassese che si rispetti sa che la pioggia può rappresentare un grosso problema.
Che sia per carnevale, per la sagra del carciofo, la marcialonga
o addirittura per l’estate samassese le nuvole minacciano
sempre il paese e anche quest’anno il rischio non è mancato.
La “Prima Sfilata” è partita domenica 15 febbraio alle 16.30 e
nonostante un po’ di pioggia è da evidenziare la partecipazione di diversi gruppi mascherati e
carri allegorici, non solo di Samassi
ma di Nurri, Cagliari e altri paesi vicini. La pioggia non ha sicuramente
rovinato la cottura del vitello e tanti
sono accorsi per poterlo pregustare.
Lunedì 16 febbraio con “Nonni e nipoti in disco” il divertimento è stato
all’insegna di musica, balli e tantissimi coriandoli.
Il carnevale samassese si è concluso il 17 febbraio. Martedì grasso il
tempo è stato clemente e la sfilata è
incominciata senza intoppi intorno alle 16.30 da Piazza Resistenza.
Maschere singole e gruppi mascherati in testa per poi lasciare spazio ai carri allegorici che dopo aver terminato il loro giro
hanno continuato ad animare il paese grazie ai loro figuranti
e al coinvolgimento dei presenti.
La Pro Loco ha gentilmente offerto fritti e malvasia per tutti e
i festeggiamenti si sono conclusi solo a tarda sera con l’allegria e il divertimento alle stelle.
Il 62° Carnevale Samassese si è così concluso con successo.
All’arrivo in Piazza Resistenza le musiche non si sono spente, anzi tutti i partecipanti alla sfilata, i figuranti, i carristi, gli
organizzatori, i membri della Pro Loco e anche qualche spettatore hanno incominciato a ballare e cantare. Tutti insieme
hanno dato vita ad uno spettacolo unico.
I Samassesi si sono ripresi il proprio carnevale nel vero senso della parola e questo non è che l’inizio per ripartire e, si
spera, ritornare ai grandi fasti degli ultimi anni, ma senza la
degenerazione che ha caratterizzato le scorse edizioni.
Carola Onnis
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Maschere e riso ai coriandoli per il carnevale sangavinese
La pioggia non ha fermato l’allegria e la
fantasia delle maschere, dei gruppi e dei
carri allegorici. Così anche la trentunesima
edizione del carnevale sangavinese è stata un’esplosione di colori, musica e fantasia. La banda musicale del paese ha
aperto il variopinto corteo. A seguire l’allegro trenino dei bambini e l’originale
gruppo spontaneo sangavinese delle biciclette “per la salvaguardia del territorio
e dell’ambiente” con i più improbabili
mezzi a due ruote. Un “taxi turistico” viene condotto dal sangavinese Marco
Ennas e poi a seguire diverse centinaia
di figuranti al seguito dei carri allegorici
in cartapesta. Affollatissimo dai giovani
il gruppo “H20” di Samassi, poi un
coloratissimo carro di Nurri del gruppo
“Is Skissiausu”. A seguire i gruppi sangavinesi “The Music Express” e “Fibra Ottica” con al seguito più di
200 figuranti. Guspini fa il suo figurone con i carri de “La trombetta” e “La pernacchia” mentre da
Gonnosfanadiga giungono i tre gruppi “Il coriandolo”, “New G.P.S.” e “Caution Carnival”.
Martedì invece la Pro Loco con un gruppo di appassionati sangavinesi ha offerto in piazza Marconi
degustazioni di prodotti locali come riso, salsiccia e formaggio. «Siamo voluti ripartire –- spiegano Pietro
Atzori e Franco Serrenti –- dalle origini del carnevale sangavinese, mettendo al centro la voglia di stare
insieme e di divertirsi. Piero Meloni ha offerto il riso gratuitamente».
Gian Luigi Pittau
Successo
della degustazione
della Pro Loco
Un successo. Così la degustazione del “riso con i
coriandoli” ha rianimato il carnevale sangavinese
grazie all’iniziativa della Pro Loco e di un gruppo
spontaneo guidato da Pietro Atzori e Franco
Serrenti. Tutti in fila in piazza Marconi per degustare un riso multicolore con oltre mille piatti serviti: «La pietanza è stata arricchita – spiega il presidente Antonio Garau – dal bianco della cipolla,
dal giallo dello zafferano, dal rosso della salsiccia
fino al colore ambrato dei funghi. Per alcune ore abbiamo servito in piazza diverse centinaia di piatti accompagnati da un bicchiere di vino e dell’ottimo formaggio».
Il rilancio del carnevale può passare per la buona cucina: «Il riso e gli altri prodotti (tranne i funghi) erano tutti
locali. Per rilanciare il carnevale bisogna partire dalla passione dello stare insieme e dalla riscoperta dei saperi
come l’arte di fare le frittelle allo zafferano, is parafrittus ed altri piatti tipici. A San Gavino in tanti sono disposti
ad aprire le proprie case offrendo degustazioni in occasione del carnevale che in futuro deve essere sempre
legato allo zafferano». E proprio i più piccoli e le loro famiglie sono stati i protagonisti del martedì grasso con
Il trenino di allegria. Una delle mamme Francesca Piddiu con il marito ha intrattenuto i bambini con dolcetti e la
magia dei palloncini. Divertimento per tutti grazie al grande dj sangavinese Gianni Angei. La passione è tanta
e molte donne sangavinesi sono pronte a cucinare per tutti le frittelle allo zafferano. Il riso invece è stato
offerto da Piero Meloni. (g.l.p.)
Da San Gavino il Re Giorgio di Tempio
Il simbolo del Carnevale tempiese
opera dei carristi sangavinesi
“Lu Carrasciali Timpiesu” è da diversi anni uno
dei Carnevali più rinomati in tutta la Sardegna,
un’ottima vetrina per la cittadina di Tempio
Pausania e per tutta la Gallura. La sfilata dei carri
allegorici richiama sempre tanti turisti dall’isola
così come da tutto il continente per assistere ad
un vero e proprio spettacolo all’insegna della
musica, dei colori e dell’allegria. Simbolo incontrastato della manifestazione è Re Giorgio, pupazzo di cartapesta in onore del quale viene celebrata la festa che poi lo porterà al processo e al rogo
del martedì grasso che simboleggia la fine del Carnevale.
Quest’anno ha fatto tanto discutere la scelta degli organizzatori nel voler rappresentare Re Giorgio con le fattezze del sindaco di Tempio, Romeo
Frediani, una scelta che non ha alcun precedente
nella storia del Carnevale della città gallurese. In
pochi sanno, però, che proprio Re Giorgio e la
sua sposa, la popolana Mannena, sono opera dei
maestri della cartapesta sangavinesi. Guidati dal-
l’esperienza di Walter Piras, Maurizio Farci e Roberto Orrù più i diversi amici che nei fine settimana
hanno dato una mano nella realizzazione del carro
con uno spirito carnevalesco. “Abbiamo avuto
delle indicazioni ben precise- ci spiega Piras- per la
realizzazione del pupazzo. Siamo contenti del fatto
che sia stato apprezzato. Ci tengo a ringraziare
Maurizio e Roberto con i quali per mesi abbiamo
lavorato giorno e notte, e i tanti amici che ci hanno
dato una mano ben volentieri. Per noi è stato un
onore rappresentare il nostro paese nel Carnevale
di Tempio”.
A sorpresa, però, il martedì grasso Re Giorgio non
è finito sul rogo, o meglio la sua testa è stata sostituita. Il faccione autentico con le sembianze del
sindaco verrà custodito nel museo della cartapesta che verrà allestito a breve proprio a Tempio.
Una bella esperienza per dei carristi sangavinesi
che hanno visto riconosciuto il proprio lavoro e
che deve portare anche a delle riflessioni.
Lorenzo Argiolas
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1 marzo 2015
Gus
Migliaia di figuranti hanno
I
l carro allegorico Procurad’e Moderare, realizzato da Is Casermettas di Guspini,
si è aggiudicato il primo premio del Carnevalinas 2015, organizzato dalla Pro loco,
in collaborazione con il Comune di Guspini. La giuria ha voluto sul podio, rispettivamente con il secondo e terzo posto, l’associazione La Trombetta di Guspini con il
carro “A Bug’s life: il ritorno del Mega Mini Mondo” e Skissiaus di Nurri con “Alla
corte di sua maestà”. Quarti classificati:”Du Yu Spik Inglish del gruppo Galaxy Team
di Marrubiu.
Ad aprire il corteo “Is cambas de linna”, la maschera tradizionale di Guspini, trampolieri
in maschera, Is cogas de procuris di Tuili e i tamburi della Ratantina di Cagliari,
seguita da quindici carri arrivati da tutto il Medio Campidano, l’Oristanese e il Cagliaritano. Il Carnevalinas, che si svolge ormai da quindici anni, ha confermato il successo delle passate edizioni. Migliaia di figuranti hanno ballato dietro i carri, assieme a
tante altre maschere singole che si sono unite al corteo sempre più lungo e colorato.
Sanluri
Urla e salta
insieme a noi
Ad un mese dalla sfilata, rischiava di saltare la 64a edizione
del Carnevale sanlurese. Ma in soli venti giorni la Proloco, in
collaborazione con l’amministrazione comunale, le associazioni locali e la partecipazione attiva di tutta la comunità, è
riuscita ad organizzare la manifestazione più pazza dell’anno,
coinvolgendo carri allegorici e gruppi mascherati del territorio, e facendo divertire il numeroso pubblico con il motto
“Urla e salta insieme a noi”, promosso dagli organizzatori.
Eppure cinque mesi prima, l’associazione sanlurese “Rebus
Group” non si è persa d’animo e, con una decina di soci e
aiutanti in uno straordinario lavoro, ha fatto sì che l’unico carro allegorico di Sanluri a sfilare nel Carnevale sanlurese fosse
pronto per mettere in mostra la maestosa opera d’arte almeno
nelle sfilate di Samassi, Sardara e Guspini, competere con gli
altri grandi carri allegorici e inorgoglire e portare alto il nome
del proprio paese. Alessandro Melas, presidente di “Rebus
Group”, fa sapere: «È giusto che ci sia una sana competizione. Per noi è il secondo anno di attività su cartapesta e l’associazione mette alla prova le capacità di tutti noi. L’intenzione ora, visto il salto di qualità da un anno all’altro, è di migliorare sempre più e far “a spallate” con i grandi della cartapesta, per dimostrare che Sanluri non è da meno dei paesi dove
la cartapesta è tradizione».
Marisa Putzolu
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1 marzo 2015
pini
dato vita al Carnevalinas
In piazza XX Settembre, dove c’era il maggiore concentramento di persone (diverse miglia in tutto il percorso), i figuranti, guidati dai dj, si sono esibiti in
diverse coreografie per richiamare anche l’attenzione della giuria. La colorata
allegoria, anche se qualche decibel di troppo, ha divertito il pubblico. La sfilata
si è conclusa nell’asse mediano per le premiazioni. Quest’anno non ci sono stati
gli eccessi dell’anno scorso, quando diverse decine di giovani dovettero ricorrere alle cure dei medici. La sfilata è stata ordinata, anche se qualche giovane
ubriaco si è notato per le strade del paese, lontano dall’attenzione delle forze
dell’ordine.Dopo le premiazioni, tutti alla festa Carnevalinas nel Pala Pip della
zona artigianale, dove migliaia di maschere hanno ballato sino al mattino sulle
musiche dei dj Pippo Palmieri e Alan Caligiuri di Radio 105 per chiudere in bellezza il carnevale guspinese Cambas de Linna. (r. m. c.)
Servizio fotografico di Rinaldo Ruggeri
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1 marzo 2015
Sardara
Un paese in festa
Preceduto dalla sfilata per i bambini, organizzata dalla Proloco,
il Carnevale sardarese 2015, organizzato dall’associazione Is
Carretones, ha visto sfilare migliaia di maschere al seguito di
carri allegorici e gruppi per le vie del paese invase di coriandoli e stelle filanti. Una festa coinvolgente per ogni età, ordinata e sicura grazie alla presenza capillare di vigili urbani, carabinieri, barracelli, Protezione civile, 118 con le ambulanze di
primo soccorso. E grazie alla collaborazione di associazioni
locali e territoriali, commercianti, baristi, volontari e tutti i partecipanti che, con senso civico e comunitario, hanno reso
possibile un sereno e allegorico spirito carnevalesco.
Marisa Putzolu
Classifica Carri:
1- Ghostbusters – H2O (Samassi)
2- I back to 90 – Rebus Group (Sanluri)
3- I Pinguini (San Sperate)
4- I Pakittus (Sardara)
5- Viaggio di Nozze sull’Orient Express (HD Samassi)
6- Caution Carnival (Gonnosfanadiga) e Is Amigos (Pabillonis)
7- Cartoon (Samassi)
8- Il Coriandolo (Gonnosfanadiga)
9- The King (Samassi)
(Per propria scelta, il carro “I Guardiani del Tempo” degli organizzatori Is Carretones non si è messo in gara, ma ha vinto il
primo premio del Carnevale Samassese).
Categoria Gruppi:
1- Circus de Sardara
2- Autoscontro (Sardara)
3- Militari (Samassi)
Collinas
Giochi in piazza
e pentolaccia
Nonostante le condizioni meteorologiche incerte,
anche la comunità di Collinas ha percorso le vie del
paese con maschere e costumi, piccoli carri allegorici e il gruppo mascherato delle carte da gioco. La
sfilata, organizzata dalla Proloco, in collaborazione
con l’amministrazione comunale e le mamme degli
alunni delle scuole elementari, ha visto giovani e
meno giovani trascorrere insieme una serata
carnevalesca all’insegna del divertimento, con co-
riandoli, stelle filanti, i parafritti distribuiti ai passanti e i tradizionali giochi di carnevale in piazza. Tiro
alla fune per grandi e bambini, il gioco della mela, la
corsa coi cerchi e l’albero della cuccagna. Ma il carnevale forrese si è concluso lo scorso 21 febbraio
con la pentolaccia tenutasi nei locali delle ex scuole
medie, in un’atmosfera festosa e familiare di musica,
dolci, giochi e premi assegnati a chi si è divertito a
rompere le pentole di carta. (m. p.)
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Cultura
FINISCONO
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LA LORO STAGIONE I CACCIATORI DEL GIOVEDÌ E DELLA DOMENICA
Caccia sì, caccia no
U
n tempo lontano, nelle corti dei re, il gran ciambellano
urlava: “Il re è morto! W il re”. E se ne faceva un altro.
Oppure, nel regno del papa, un gran dignitario di corte strillava: “È morto il papa. W il papa!”. E se ne eleggeva uno
nuovo.
Così, i cacciatori: “La caccia grossa è finita! Abbiamo ammazzato centomila cinghiali. W il cinghiale!”. “La festa” esclamavano fregandosi le mani i cacciatori di frodo e contrabbando - “comincia adesso!”. A dire il vero, non sono
soltanto i cinghiali a rimetterci la pelle. Pure qualche nostro
simile, ogni tanto, in qualche battuta al cinghiale, tira le cuoia,
fatto fuori da una fucilata: a Villacidro, nel Montiferru, a
Seneghe, a Orunne… Anche a Gonnos, nelle campagne e sui
monti di Sìbiri, un altro della squadra ci ha rimesso un polpaccio, maciullato da un pallettone. “Ma, - dicono i cacciatori
assolvendosi – sono vicende e disgrazie che bisogna mettere in conto.”. Così si disobbligano. E si consolano. È davvero
grande la passione per la battuta (…di caccia)!
E c’è davvero un rapporto stretto tra la caccia e la morte. Nel
discorso sulla caccia è in gioco soprattutto il nostro affiatamento con la morte. Il cacciatore antico aveva con la morte
dell’animale un rapporto obbligatorio, indispensabile. La morte
dell’animale era la sua sopravvivenza. Ma oggi è ancora così?
Direi proprio di no: oggi il cacciatore uccide senza averne
alcun bisogno. La morte dell’animale è quindi profondamente
gratuita. L’uomo, d’altro canto, è uno dei pochi “animali” che
uccide senza averne necessità. Per sport, quindi, per passione, per divertimento, per passatempo! O per odio…”homo
homini lupus”, diceva un tale.
PABILLLONIS. NEL
PALAZZO
LIBERTY
Ricordo con nostalgia quando, verso la metà degli anni ’80,
anche nel nostro paese si sviluppava una discussione forsennata su “CACCIA SÌ, CACCIA NO”. Io sognavo sempre cacciatori
che, al momento buono, invece di sparare si addormentavano
sul fucile. Era il tempo in cui al bar Collu ci si azzuffava tra
sostenitori e contrari alla caccia. Mauro si avvoltolava come
un fuso su se stesso per difenderne le ragioni. Persino nelle
sezioni dei partiti, presi in contropiede dal movimento degli
ecologisti, si andava alla ricerca D’UN’ANIMA VERDE contro i
fucilatori della domenica. I cacciatori, alla riscossa, urlavano
che anche il fucile aveva un’anima verde e che i veri ecologisti
erano loro. C’era in vista il Referendum sulla caccia; e, a settembre, un milione di doppiette si apprestavano alle ultime
battute. Per i boschi della Sardegna - raccontavano i media c’era in giro un misterioso “uomo mascherato” nemico dei
cacciatori. A Roma manifestavano oltre ventimila cacciatori.
Negli acquitrini d’Arborea qualcuno aveva importato la moda
del Polesine e all’alba si acquattava dentro la botte nell’attesa
delle ultime folaghe.
Fulco Pratesi era uno dei primi cacciatori pentiti e dava man
forte a raccogliere le 500 mila firme per eliminare la caccia. I
cacciatori partivano all’offensiva affermando che avrebbero
raccolto due milioni di firme, ma scendevano in campo con
eserciti dimezzati. Il 52 per cento degli italiani era contrario alla
caccia, preoccupato dalle notizie della stampa e della TV: si
sparavano, infatti, anche le cicogne e i pivieri e, in Sardegna,
cacciatori erano arrestati perché tiravano ed esplodevano ai
caprioli, ai cervi, e abbattevano due aquile reali. Oggi, invece,
pure (vedi gli arresti a Villacidro… E per una compagnia di
caccia grossa di Gonnos sono arrivati anche i guai…).
Gli ecologisti erano contro la “doppietta facile”, ma i cacciato-
DELL’EX MUNICIPIO
“Al di là dell’apparenza”
la mostra di Antonio Russo
È
ri sardi gongolavano perché l’amministrazione regionale proibiva finalmente la caccia ai non residenti. Gli uni e gli altri
andavano a caccia, ma di firme. E gli animi si scaldavano.
Molti si scoprivano “verdi” perché si raccontava che nel 2000
avremmo avuto un cielo senza uccelli. Il Referendum, intanto,
era dichiarato legittimo e, in seguito, tutto andò come doveva
andare: gli italiani fecero la loro scelta.
Tuttavia, in una lunga conversazione che ho avuto con Andrea Zurru e Ascanio Uccheddu - cacciatori e battitori delle
giovani generazioni - è saltato fuori che oggi, gli animi, sono
ormai più rasserenati e tranquilli. I toni esasperati
dell’”ECOTERRORISMO” si sono consegnati alla storia e anche i
“FUCILATORI DELLA DOMENICA” sono diventati più consapevoli. Una sorta di “pace armata” tra le due schiere ha sostituito
l’eccessivo risentimento; alla logica delle corporazioni e di chi
grida più forte, s’è sostituito un confronto più civile sulle
ragioni degli uni e degli altri. Perché, in questi quasi trent’anni
che son passati dal 1986, si sono moltiplicate le possibilità
culturali per tutti di decidere e di capire che la difesa del territorio conviene a entrambi. Non ci son più processi, insomma,
tra chiunque cerchi di porre freni alla “libertà di doppietta”, e
i dissidenti che un tempo proclamavano a urla che la caccia è
una conquista sociale e storica irrinunciabile; e che solo chi
spara è un ecologista. L’esempio di Fulco Pratesi ha fatto
breccia e, anche a Gonnos, si dice che schiere di cacciatori si
convertono a sparare…fotografie e a mangiare salsicce e
bruschette attorno ai falò, sotto i lentischi e gli olivastri di
“Pardu Atzei”, o di “Sìbiri”, o di “Zàiri”
Augusto Tomasi
il palazzo Liberty dell’ex municipio ad ospitare fino al 21
marzo le opere dell’artista Antonio Russo. Siciliano di
nascita, ma sardo di adozione, vive da oltre quarant’anni a
Villanovaforru dove ha il suo studio-atelier. Le sue opere sono
state vendute e richieste in tutto il mondo. La sua arte è apprezzata molto a New York e Sidney, ed ha ricevuto offerte per
alcune personali in Italia, sia nel Lazio sia in Sicilia. In programma, tra poco, la partecipazione alla collettiva d’arte “Premio Franca Rame” a Roma dove saranno presenti, oltre al
premio Nobel Dario Fo, numerosi personaggi della cultura,
del cinema e del giornalismo nazionale ed estero. Dopo i grandi eventi ecco qui a Pabillonis ad esporre i suoi capolavori.
Perché Pabillonis? «È la domanda che mi hanno fatto in tanti,
ma a cui è facile rispondere: ho accettato l’invito di alcuni
conoscenti di mettere in mostra le mie opere in un piccolo
paese di provincia, sia perché possiede una struttura ottimale
per l’esposizione dove già in passato ha avuto esperienze
positive in questo settore, ma soprattutto, ed è questo il motivo principale, poiché l’arte non ha bisogno di grandi suggestioni mediatiche e logistiche per essere fruita e apprezzata
dagli intenditori e dall’uomo qualunque. Pabillonis, come tanti piccoli centri, può e deve diventare un polo di attrazione
anche perché l’arte è un bene universale, un’espressione dell’essere umano che deve essere conosciuta,fruita, giudicata,
criticata e analizzata dagli altri simili in qualsiasi contesto
territoriale», spiega l’artista.
Ecco dunque la mostra, “Al di là dell’apparenza” di grande
valore culturale, (inaugurata dal vice sindaco Riccardo Sanna
insieme all’assessore alla cultura Osvaldo Porcu e alla Pubblica istruzione Roberto Piras) dove i visitatori possono apprezzare le sculture e i dipinti di un eccezionale artista poliedrico
e nello stesso tempo eclettico. Dipinti e sculture. Opere profonde, forse enigmatiche, ma indubbiamente comunicative ed
espressive: sono queste le figure rappresentate da Antonio
Russo. Il surreale traspare nei suoi capolavori. Un surreale
però personalizzato dove l’inconscio dell’artista trapela soprattutto in alcune opere presenti nelle tre sale della palazzina
Liberty. L’artista, infatti, scava in sé stesso per portare alla
luce le proprie emozioni che poi trasferisce nella materia che
utilizza sia essa il ferro, il legno, la pietra o gli stessi dipinti
dove il surrealismo sembra esprimere quel processo in cui
l’inconscio, vera musa ispiratrice, ha permesso di realizzare
quei capolavori che tutti possono ammirare nella mostra allestita nel palazzo dell’ex municipio. La mostra sarà aperta tutti
i sabati e le domeniche dalle 15,30 alle 19,00 e nei giorni feriali
in orario da concordare con l’artista e l’amministrazione comunale.
Dario Frau
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1 marzo 2015
Cultura
Su sadru chi seus pedrendu
Su Preideddu
E
st propriu berus su chi nàrat su diciu: S’omini propõit e Deus dispõit! Nasciu in d’ua
familia pobura ma intregàda a Deus, fut cresciu connoscendu is pregadorìas e s’arrosariu
chi s’aiaia spibionàt a totu dì. De candu iat imparau a caminai, sa mama ddu imbussàt béi, po no
tenni dannu, e dd’arregollìat cun fradis e sorris a Cresia. Bai e cìca it’iat a parri a custa criatura
s’omini bistiu cun ‘istimentas de onnia cabòri e frorìas, chi, donendu is pabas a sa genti, si
ponìat in s’artari, luxenti de stiaricas allutas e cuncodrau de froris de su tempus. Ascutàt
cussas pregadorìas, chi no cumprendìat sen’e nai nudda, mancu cand’iat imparau a nai cuncu
fueddu, e sen’e strobai cumenti fadìant totus is pipius de s’edadi sua. Candu su fueddu
inghitzat a nde ddi bessì a ligèru, biendu is santus me in is nicius, pedìat a sa mama: «Chi est
cuss’omini?» «Cuss’est Sant’Antõi.» «E cussu poita potat anangiu?» «Cussu est Santu Srebestiãu» «Mama ollu cussu carrixeddu cun is bois…» «Fillu miu no ti ddu potzu donài poita
ca est de Santu Sidoru.» «E ingui aintru ita ddoi at?» «Cuss’est su tabernaculu e ddoi est
Gesù Cristu.» «E poita dd’ant’acorrau, at fat’a mau?» «Ma candu mai! Issu at sravau a totus de
su pecau, ma custu dd’as a imparai cand’ast’essi prus matucheddu e as’andai a catechisimu.»
De sa dì no fadìat de mancu de pedì a sa mama e a is fradis chi a s’incrasi depìat andai a su
catechisimu. «Ascuta Gemilianu - dd’iat nau arroscia sa mama - no depis abarrai sempiri pedendu, cand’at’essi ora gei ti dd’ap’a nai deu!»
E aici candu, po sa gratzia de Deus fut arribau su tempus, Gemilianu andàt currendu
prexau a su catechisimu, pigàt su liburètu e
currìàt.
In pagu tempus iat imparau cosas mèda, tanti
fiat su famini de connosci su sciibili de sa
Cresia. Iat cumentzau a fai su sreghestaneddu, a srebì a missa e andai a is interrus. E
innoi est chi inghitzànt is daboris po fradixeddus e sorrixeddas e piciocheddus de
bixiãu. Gemilianu iat dezidiu: Obìat fai su
predi! Cussu, scedau penzàt ca fut u àti cument’e is atras e depìat inghitzai de piticheddu a imparai, naràt ca imou fut fadendu su
scienteddu de su predi. Po cussu obrigàt
totus is cumpangeddus, prima de giogài a
cali si siat giogu, a assisti a sa missa chi
fadìat cussu. S’artari ddu cuncodràt anant’e
sa ‘uch’e su forru, apitzus nci ponìat u arrogh’e stiarica alluta, u liburu bèciu po missabi, ua cruxi de canna acapiàda de cuss’e totu e su
calixi fatu cun d’ua tassa bècia, chi ua bixía ua dì fut scavuencinci, po s’acua e su bíu ponìat
duas butiglieddas de mexía e mancu malli ca ghetat fèti acua; po campanèdda potat u pitaiõu.
Naràt ua pariga de pregadorìas e pois dd’is donàt sa cumuniõi: po cussu ponìat u mossiu de
pãi ma po is atrus fiant fitas de arréga e a botas capitat marigòsa puru. «Est tropu marigosa
custa cumuniõi…» si fut chexada Crara. «Oit nai c’at fat’a maba, -arrespondìat seriu Gemilianusa mia fiat bona poita ca apu fat’a bonu.» «Gei ddu creu - fiat intrau in cristiõis Fruviu - po tui
at postu pãi.» «Gei ddu scièis ca su pãi est pagu e no ddu potzu ponni po totus.» Candu no biat
arribendu is cumpangeddus andàt cussu a domu insòru a ddus cicài: «No si parrit ora de béi a
sa missa?» «Cussa no est ua missa est u giogu.» «E insà benèi, candu nou no giogu prus cun
osatrus.»
Cust’amebetzu fiat su chi movìat sa cambaràda, tocàt amarolla a bandai poita ca fiat Gemilianu
chi imbentat is giogus nous. Sa pedrìca dda lassat a buch’e sabori: a scurigadroxu po is fradis
e sorris e sa mama puru ca fiat coxinendu su mandiari po xenai. S’iat cuncodrau su microfunu
cun d’u arrogh’e tubu e u imbudeddu stichiu aintru, nci pesàt a sa mesa e inghitzat a pedricài.
Ghetat a pari su chi ddi passàt in conca, mancai cosas intendias de su predi in cresia, pregadorias e, arguai de su chi no ascutàt cun atenziõi. Candu s’intendìat sa crìca de su potabi, sa
predìca fiat acabada: su babu fiat furriendu. De pressi ndi cabàt de sa mesa, cuàt totu e ndi
‘ogàt su cuadernu po fai bì ca fut fadendu is compitus de scolla. Ua dì iat pedìu a sa mama de
ddi onài u arrosariu e dd’imparai a ddu nai, issa dd’iat
arrespostu: «Fillu miu, ses
ancora tropu pitìu po spibionài s’arrosariu!»
Gemilianu no si fut pedriu de
coragiu e iat cumentzau, in
su tempus, a allogài pis’e
nespula e pois, cun sa sua
de su babu, ca s’arrangiàt a
fai su sabatèri, ddus stampàt. De s’aiaia, prexada ca su
nebodeddu fadìat a predi,
s’iat fàtu fibài ua soga de líu
e, castiendu s’arrosariu de
issa, iat aciunt’a pari is
grãus. Sa gruxi si dd’iat giàda s’aiaia e totu, cosa ch’iat agatau bessend’e cresia. Candu morrìat
cuncu cãi o pisitu de bixãu, ecus ca Gemilianu si cuncodràt cun d’ua manta niedda e, cun
cudd’arrosariu in mãus fatu de cuss’e totu e is cumpangeddus avatu a cambaràda, fadìat
s’interru. Biendu ca su pipiu tiràt mèda a sa cresia, acabadas is sa scollas elementaris, su babu
e sa mama, intendiu primas su conzillu de s’arratori nce dd’iant postu in d’u collegiu de predis.
Aici, chi sa voluntadi de Deus fessat de fai su predi, Gemilianu iat’ai fatu su predi.
Ma is cosas no fiant andadas aici. Ua mobadìa maba, fiat abarrau cuaturu mesis mobàdiu,
dd’iat fatu lassai is su studius e s’annu apustis ddi fut passada sa gana. Iat imparau u àti,
diventendu u bravu operaiu e cun d’ua bona piciòca iat pesau sa familiedda sua onoràda
arrispetada de totus. Nc’iat passau s’ecèsa contendu contus a is nebodeddus, prus che totu,
su contu de cussu pipieddu chi obìat fai su predi e invecias iat pesàu ua familia! Mellus u bonu
bab’e familia che u predi mau. S’omini propõit e Deus dispõit!
A si ‘ntendi mellus. tziu Arremundicu
Scracàlius
di Gigi Tatti
Ci funt momentus chi unu contixeddu allirgu fai beni gana bella e fai praxeri. Po cussu,
custus “scracàlius” serbint po ci fai passai calincunu minutu chene pensai a is tempus lègius
chi seus passendi in custus annus tristus e prenus de crisi. Aici, apu pensau de si fai scaresci
calincunu pensamentu, ligendi e arriendi cun custus contixeddus sardus chi funt innoi. Sciu
puru, ca cussus chi faint arrì de prus, funt cussus “grassus” e unu pagu scòncius, ma apu
circau de poni scèti cussus prus pagu malandrinus, sciaquendiddus cun dd’unu pagheddu de
aqua lìmpia. Bonu spassiu. Est bellu puru, poita calincunu, circhendu de ddus ligi imparat
prus a lestru a ligi in sa lingua nostra. E custa, est sa cosa chi m’interessat de prus.
Marieddu est cristionendi cun su babbu Alfonsu.
Marieddu: Biadus is piciocheddus chi, in s’istadi, andant a scola in su Polo Nord.
Alfonsu: Po cali motivu?
Marieddu: Poita inguni, nanca ddoi funt “I banchi di ghiaccio”!
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Tziu Samueli nd’est arrutu de sa scala imbrachinendi s’afaciada de domu sua, in su mentris chi
est passendi s’amigu Leocrino.
Leocrino: Ma ita ndi ses arrutu de sa scala? Perigulu de ti strupiai po totu sa vida.
Tziu Samueli: Veramenti no ndi seu arrutu.
Leocrinu: E insandus, ita fiat cussa arritroxa chi apu biu?
Samueli: No fiat arritroxa. Deu de sa scala ndi calu comenti mi parrit e praxit!
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Unu giornalista est visitendi unu manicòmiu impari cun su diretori.
Su diretori: Custu chi seu visitendi imoi est sa sala de sa litura, aundi is malàdius si podint
agiornai ligendi librus e giornalis.
Su giornalista: Biu ca medas funt ligendu cun atentzioni. Ma diretori cali est su libru chi ddis
praxit de prus?
Su diretori: Dd’at a parri stranu, ma su libru preferiu innoi aintru e su libru de “Le pagine gialle”.
Su giornalista: Diaderus interessanti. Mi scusit diretori, ma ita fait cussu malàdiu crocau asuba de
sa mesa cun totus is atrus malàdius a giru?
Su diretori: Est fàcili. Cussu crocau asuba de sa mesa, si creit su giornali: “La Gazzetta del Medio
Campidano” e cussu chi ddu càstiant funt ligendiddu!
Su giornalista: Meda interessanti. Ma spieghimì puru ita fait cussu piciocu chi est aintru de
cussu cestinu, ita s’intendit mali?
Su diretori: No. S’intendit meda beni.
Su giornalista: E insaras poita est in cussa positzioni?
Su diretori: Poita cussu fiat sa “Gazzetta” de su mesi passau, e dd’ant giai lìgia! Imoi sigamì, ca ddi
fatzu vitai sa sala de su tempus lìberu. Aundi is malàdius si podint spassiai. Comenti funt fadendi
imoi. Ddus biri comenti funt spassiendusì arriendi?
Su giornalista: Ge ddu biu cantu funt arriendi. Ma ita est fadendi cussu piciocu chi est in mesu?
Est narendi numèrus e is atrus chi funt a rodeu, funt scraxendusì de s’arrisu.
Su diretori: In custa casa di cura, ant numerau is barzelletas, po no abarai sempri contendiddas.
Aici cussu chi est in mesu, narat unu nùmeru, e is atrus s’arregordant de cali barzelleta fiat, e si
ponint a arrì.
Su giornalista: Balla, diaderus una bella idea. Imoi bollu provai a nai unu numèru deu puru. Bollu
biri si arrint.
Su diretori: Andit a provai. Ca bollu biri si cussa barzelleta ddus fait arrì.
Il giornalista si mette al centro e a voce alta dice un numero.
Su giornalista: Ma diretori, innoi non arriri nemus. Comenti mai? Fortzis no conosciànt sa barzelleta?
Su diretori: Nossi. Ge fiat una barzelleta conota. Scèti ca is barzelletas, caru giornalista, tocant
scìpias puru contai! Imoi si spostaus e ddi fatzu visitai puru sa piscina chi est in fasi de ultimatzioni,
cun trampolinus fias a dexi metrus de altesa.
Su giornalista: Bella. Ma at biu comenti cussu piciocu, si tufat beni de su trampolinu prus altu?
Su diretori: Custu est nudda. At a bit comenti at essi ancora prus bravu, candu in sa piscina at essi
finia e candu ci poneus s’àqua aintru! E po finì ddi fatzu biri comenti fadeus traballai is malàdius
po ci passai su tempus. Ddu biri cussu chi est traballendi a màlia? Cussu est fadendusì unu
malioni po s’istadi.
Su giornalista: Ddu biu ,est meda bravu sferrutzendi. Ma poita est acuetendi aici?
Su diretori: Poita est timendi de finì sa lana, e poi tenit pressi, prima chi finat s’ierru!
Su giornalista: Interessanti diaderus. Biu ca funt totus funt impenniaus e ativus. Ma ita est
fadendi cussu malàdiu chi est passendi cun su carrùciu furriau a s’imbressi?
Su diretori: Ah, cussu est unu malàdiu furbu e mandroni.
Su giornalista: Poita furbu e mandroni?
Su diretori: Poita m’at nau, ca si po sbàliu passat cun su carruciu postu beni, si ddu prenint de
giarra pesanti e tocat a ce ddu portai atesu!
Su giornalista: Diaderus furbu! Ma cussu totu bistiu beni chi est scavuendu dinai in ària chi est?
Su diretori: Scedau, cussu est unu maladiu fissau.
Su giornalista: Fissau de ita?
Su diretori: Est unu chi creit de essi unu arricu, e nanca tenit dinai a scavuadura
Su giornalista: Ma est dinai veru?
Su diretori: Veru? Si fiat veru, segundu fostei iap’essi innoi fueddendi?
Su giornalista: E cuss’atru chi est a scusi donendi una busta?
Su diretori: Cussu est unu chi si creit unu impresàriu. E cussu chi est pighendi sa bustarella est
unu polìticu, chi s’est donau a macu po no pagai s’osteria.
Su giornalista: Ma est unu politicu veru?
Su diretori: Si. Cussu fiat unu polìticu famosu. E comenti bit non at pèrdiu su vitziu ne mancu
innoi e bolit abarrai in allenamentu!
Su giornalista: E cussu chi est narendi cosa a s’origa de su polìticu chi est?
Su diretori: Ah, cussu est s’abogau difensori, chi est consillendiddi comenti fai, po no si fai
cassai! Imoi ddi fatzu biri datu ca seus passendi acanta sa coxina aundi si papat e si coxinat.
Su giornalista: Ma scusit, spieghimì ita est fadendi cussu piciocu sartiendu cussu pratu de
pastasciuta
Su diretori: Ah, si ddu nau luegus. A cussu malàdiu dd’at ordinau du dotori de abarrai a dieta. E
issu comenti bit est sartiendu su pastu!
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Cultura
1 marzo 2015
LA SARDEGNA NEL CUORE
21
di Sergio Portas
Alla Bit l’isola che c’è
S
e è vero che sono già stati venduti 8 milioni di biglietti stregate dalle promesse degli operatori turistici sardi, voleran(di cui 5 milioni all’estero) per l’Expo del maggio milane- no sul mare (beate loro che hanno ali e non dovranno pagare
se, a cento giorni da che l’evento prenda il via, al di là il biglietto a Meridiana) o preferiranno fare la traversata
delle polemiche che l’hanno fin qui funestato, ricordiamo per acquattate sui ponti turistici di qualche nave Tirrenia. E qui
tutte le dimissioni a seguito di tangenti percepite da prestigiosi casca l’asino, e scusate se oggi eccedo nella metafora
personaggi che ne avrebbero dovuto curare l’allestimento, animalista, che il busillis del caro trasporti dal continente alsembra di capire che nel bene e nel male costituirà prestigiosa l’isola ancora non è stato risolto, e pur ammettendo che tutti i
vetrina per un numero davvero notevole di turisti che nel pe- turisti stranieri (ricchissimi sempre per statuto ontologico)
riodo visiteranno il Belpaese che ci ospita. E sarà quindi stra- possano considerarlo dettaglio trascurabile, così non è per
tegico riuscire ad accaparrarsene una parte anche da quelle quegli italiani che ne fanno giustamente punto affatto seconregioni più lontane da quella lombarda, facendo magari segui- dario, specie in una congiuntura economica come quella che
to a quella traccia che contraddistingue l’evento milanese, il stiamo vivendo, di vacche magrissime (e ridagli!).
cibo nelle sue mille articolazioni e contraddizioni, traccia che Quest’anno la Bit è diversamente organizzata, si rivolge pratiauspicano i responsabili del turismo sardo faccia sì che varca- camente ai cosiddetti “buyer”, che sarebbero i compratori, i
re il mar Tirreno non costituisca fastidio più grande del noleg- “tour operator”, le grandi agenzie di viaggi, purtuttavia è imgio di una gondola sul Canal grande di Venezia.
possibile non notare che lo stand della regione Sardegna è
In Sardegna per che cosa? L’assessore
davvero poco appariscente, specie se
al turismo Francesco Morandi, uno dei I costruttori di torri che scolpirono
confrontato con quelli che sono i connuovi “professori” che il presidente i giganti a guardia dei loro morti
correnti diretti: la regione Puglia in
Pigliaru ha voluto nella sua giunta, è
confronto la batte cinque a zero,
già coltivavano i vitigni di oggi,
qui alla Bit 2015 e la scorsa settimana,
calcisticamente parlando. Per carità, le
sempre a Milano, era presente ad uno ne facevano bevande effervescenti
spiagge riprodotte in grandi pannelli
dei 42 tavoli tematici in cui 500 esperti di storie; venite genti in Sardegna
sotto i quali si svolgono le contrattahanno gettato le basi della cosiddetta a sentirle raccontare dai loro nipoti, zioni ti fanno dispiacere di aver lascia“Carta di Milano” che seguivano quatto a casa il costume da bagno, ma gli
tro percorsi: le dimensioni dello svilup- ve ne offriranno più di un bicchiere. spazi in cui si debbono muovere gli
po tra equità e sostenibilità, la cultura
operatori turistici sardi sono davvero
del cibo, l’agricoltura gli alimenti e la salute per un futuro esigui, ideati senza un briciolo di originalità, asettici. Mettiasostenibile, la città umana e i futuri possibili tra smart e slow mo pure che non sia l’abito che fa il monaco, l’anno scorso il
city. Tutte problematiche (magari la quarta no, e poi ci sono turismo sardo è aumentato di un bel 9% e quest’anno sono 69
troppi inglesismi) che avrebbero fatto piangere di gioia l’ex gli operatori sardi del settore che sono qui presenti, quasi il
presidente della provincia del Medio Campidano Fulvio Toc- doppio del 2014, a conferma che il “marchio Sardegna” si fa
co, che su questi temi si era speso politicamente da sempre. pubblicità da sé, senza troppi “testimonial” che ne aiutino la
Rilevando quanto spazio ci fosse nelle campagne della sponsorizzazione. Eppure quando vado a parlare con quelli
Marmilla e non solo, per un discorso che parlasse di qualità del Tartheshotel di Guspini e mi mostrano un volantino di
della vita, di filiere corte per prodotti autoctoni, per contadini “vivere una miniera” relativa a Montevecchio e alla Costa
che dovevano diventare dei veri e propri custodi di un territo- Verde che lo sottende davvero miserrimo, e i posti sono quelli
rio millenario, livellato dalla natura e dal lavoro degli uomini a in cui è situato anche il loro hotel a quattro stelle (una stella in
quinta di un teatro unico nel suo genere.
più e sarebbe stato grillino ad honorem), un poco di scoraAnche se molti dei miei amici sono tra quelli che sospettano mento mi prende nel dover constatare quanto ancora ci sia da
questi eventi “epocali” servano in realtà perché le multinazio- lavorare perché le istituzioni locali (leggi i comuni di Arbus, di
nali del settore si mettano in tasca più soldi di quanto già Guspini) si mettano in rete per non sprecare eventi di questo
facciano, non si può non sottolineare quanto l’evento sia tipo per propagandare le bellezze del loro territorio, se non ora
mediamente (inteso come sistema delle comunicazioni) impor- quando? L’assessore Morandi si è scelto come testimonianza
tante, unico, non c’è media mondiale che vi si possa sottrarre, che anche la Sardegna è terra di cultura (il 67% del turisti
dal New York Times che mette al primo posto Milano (e l’Expo) stranieri viene in Italia per visitare città d’arte, solo il 14% per
come città che si “deve visitare”, a papa Francesco che manda il suo mare) i giganti di Monte’e Prama. Se ho ben capito vuole
un suo messaggio perché non ci si scordi che troppo è il cibo metterne copia negli scali aeroportuali di Cagliari e Olbia e
che viene buttato via dai paesi che contano, con Lula che gli Alghero, che diano il benvenuto agli ospiti. Addirittura Franfa eco dal Brasile plaudendo perché finalmente ci si ricorda cesca Barracciu, che nel governo di Renzi Matteo è viceministro
che la fame è ancora un problema che tocca troppe parti del di Franceschini alla cultura, aveva adombrato la possibilità di
mondo. Quindi l’Expo è lo specchietto per quelle allodole che, trasportarne un paio di quelli veri, in arenaria chiara, proprio
qui all’Expo. È di
questi giorni la polemica che ha negato un analogo viaggio all’Annunciazione leonardesca e quindi chi vorrebbe ammirarsela in santa pace dovrà fare un salto agli Uffizi di Firenze, per i nostri giganti non so ancora se è stata detta l’ultima
parola. È vero che hanno molto dormito in solide casse lignee
da quando sono apparsi in pezzi nelle campagne di Cabras
una quarantina d’anni fa, il 1975 o giù di lì, una delle loro teste
dagli occhi a doppio cerchio era già venuta alla luce vicino a
un nuraghe di Narbolia anni prima, e solo da poco si sono
eretti nella loro statura di oltre due metri, pugilatori e arcieri,
guerrieri insomma che dovevano vegliare sulle tombe dei nostri antenati di quasi due millenni fa, in quel monte delle palme
che sarà poco più di cinquanta metri sulla pianura del Sinis,
con Tharros che si intravvede sulla sinistra adagiata sul mare
morto di capo san Marco, i fenici la fondarono intorno all’ottavo secolo e i giganti di Monte ‘e Prama certo li videro sbarcare
con apprensione. Saprebbero narrarne delle belle questi giganti a chi venisse in Sardegna a rendere loro omaggio, i loro
fratelli di bronzo da cui sembra abbiano attinto forma sono
numerosi e altrettanto misteriosi, unici nella cultura mediterranea. Spesso sepolti presso torri di pietre ponderose: i Turrenòi
i costruttori di torri erano quelli che li fondevano, li diffusero
in tutto il mondo conosciuto, li troviamo nelle tombe etrusche
di Volterra e Populonia e di Vulci e Arezzo e Cervetri e Cortona,
di Sala Consilina e Pontecagnano in Campania, ma anche a
Creta e nell’Attica. L’unica volta che sono stato a Luxor li ho
visti, coi loro tipici elmi dalle lunghe corna, scolpiti sulle pareti
che inneggiavano alle guerre vittoriose del grande Ramesse,
quali sue guardie del corpo, invincibili come si conviene ai
guerrieri del faraone-dio. E a voler dare ascolto a uno che di
storie da narrare se ne intende, Sergio Frau giornalista e scrittore, è Strabone nel suo quinto libro a lasciar scritto che “i figli
di Eracle, arrivati in Sardegna, coabitarono con i Barbari che
possedevano l’isola e che questi erano Turrenòi, successivamente i fenici di Cartagine imposero il loro dominio”.
Vengano le genti anche a vedere il monte d’Ercole, l’Arquentu,
sulla cui cima furono rinvenute anche monete romane, con la
sua cresta di dinosauro a dominare le dune dorate di Piscinas,
vengano le genti a visitare le miniere già scavate dai romani e
che furono tra le maggiori d’Europa. È da poco che a un tiro di
schioppo di Monte ‘e Prama, zona nuragica di “Sa Osa”, a
Cabras, una squadra di archeobotanici ha scoperto dei pozzi
che fungevano da “paleofrigoriferi” per alimenti, oltre 1.500
semi di vino tipo vernaccia e malvasia risalenti a circa tremila
anni fa (col carbonio 14). Da quelle parti i costruttori di torri
che scolpirono i giganti a guardia dei loro morti già coltivavano i vitigni di oggi, ne facevano bevande effervescenti di storie; venite genti in Sardegna a sentirle raccontare dai loro nipoti, ve ne offriranno più di un bicchiere.
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22
1 marzo 2015
R
Rubriche & Commenti
Diseguaglianze, privilegi e discriminazioni
Sanluri
Incontro pubblico “Oltre la disabilità”
Borse di studio per gli evasori fiscali
In memoria di Gigi Floris:
testimonianze e ricordi
Il principio di eguaglianza enunciato all’articolo 3 della nostra Costituzione è un principio supremo fondamentale e
inalienabile: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e
sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.». Al primo comma è esplicitata la
cosiddetta ‘eguaglianza formale’ la quale prescrive che si
debbano trattare situazioni eguali in modo eguale e situazioni diverse in modo diverso vietando, in sostanza, di creare
privilegi o discriminazioni ingiustificate verso gli individui.
Discriminazioni che contrasterebbero con il sistema democratico, ma ciò non rappresenta un divieto in maniera assoluta: sono previste, per esempio, norme che favoriscano l’occupazione femminile, che incentivino il lavoro giovanile nelle aree economicamente depresse e che agevolino l’accesso
all’istruzione di studenti meno abbienti… Vi è semplicemente il divieto di introdurre disposizioni che creino
discriminazioni nel godimento dei diritti e delle libertà e handicap sociale. Il principio di ‘eguaglianza sostanziale’ è, invece, espresso al secondo comma: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando, di fatto, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
La Costituzione ricorda, dunque, che è compito fondamentale della Repubblica far in modo che l’uguaglianza si
concretizzi senza creare alcuna distinzione fra i cittadini.
Purtroppo questo non sempre avviene, anzi, spesso i cittadini non solo non vedono rispettato il diritto di uguaglianza
sostanziale, ma sono vittime di non poche ingiustizie. «La
scuola è aperta a tutti. […] I capaci e meritevoli, anche se
privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti
degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con
borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze,
che devono essere attribuite per concorso.»
L’articolo 34 della Costituzione si esprime in questi termini
per tutelare il diritto all’istruzione, ricordando che per il rispetto dell’uguaglianza ogni individuo ha diritto di ricevere
un’istruzione anche se privo dei mezzi economici necessari,
è dunque lo Stato a dover concedere tali ‘mezzi’. Nascono
per questo borse di studio per i più meritevoli, rimborsi viaggio, case di studio, esenzioni e altri aiuti non indifferenti.
Che cosa succede, però, quando a usufruire di tali
agevolazioni sono soggetti che in realtà non ne avrebbero
alcun bisogno? Si parla di finti poveri che dichiarano reddito
pari a zero e poi hanno conti in banca da capogiro. Studenti
che vanno a lezione con la Ferrari - com’è successo a Romamentre nella dichiarazione dei redditi non dichiarano più di
5000 euro.Nel 2013 la Guardia di Finanza ha effettuato 546
controlli sulle autocertificazioni degli studenti di tre diverse
facoltà e ben 340 sono risultati irregolari. Si tratta di evasioni
fiscali vere e proprie. Non solo gli interessati non versano le
tasse universitarie dovute, ma usufruiscono delle borse di
studio che spetterebbero altrimenti ad altri ragazzi che realmente ne necessitano.
In Sardegna l’E.R.S.U. (l’Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario) ogni anno è minacciato dagli scioperi e le
denunce di studenti arrabbiati perché idonei non beneficiari,
ma nessuno pensa agli altri studenti? Quelli che ad ogni nuovo anno accademico vedono aumentare le tasse per finanziare le agevolazioni dei colleghi senza ottenere alcun servizio
dal proprio ateneo. Aule fatiscenti, servizi scarsi e insufficienti e tasse universitarie spropositate.Dietro l’università c’è anche
questo.
Ci sono i soliti furbi che riescono a frodare lo Stato danneggiando chi paga la retta e anche chi si ritrova alla fine della
graduatoria della borsa di studio nonostante ne abbia un bisogno vitale per poter continuare la propria carriera universitaria. Nel loro piccolo tutti sanno. Tutti conoscono chi dichiara il falso, ma non denunciano perché è compito dello Stato far
in modo che ciò non avvenga; è proprio l’articolo 3 della Costituzione che investe la Repubblica di tale compito. Da cittadini italiani abbiamo il diritto di essere trattati tutti allo stesso
modo, tutti devono pagare le tasse in base alle loro possibilità
e usufruire degli stessi servizi.
La borsa di studio dovrebbe essere un premio per il buon
rendimento scolastico, non data in base al reddito dichiarato
da uno studente che per via degli scarsi controlli può addirittura dichiarare determinati valori Isee rispetto a quelli reali.
Per il 2015 è prevista la realizzazione di una nuova metodologia
da applicare per smascherare chi presenta false
autocertificazioni con valori patrimoniali dimezzati, si spera in
questo modo di poter risolvere il problema degli evasori almeno dal punto di vista universitario.
Con tutta onestà io credo che la strada sia ancora lunga, l’evasione è un fenomeno in costante crescita è non è semplice da
smascherare, ma sicuramente intensificare i controlli potrebbe essere un buon punto di partenza.
Carola Onnis
Collinas. Ancora considerazioni sull’Imu agricola
Comuni svantaggiati: in attesa di pagare
Le numerose assemblee popolari svoltesi di recente in molti Comuni della zona, non hanno portato
all’individuazione di certezze circa il pagamento dell’IMU agricola 2014 nelle aree ex “Svantaggiate”.
Ciò perché alle legittime attese dei proprietari, che confidano in una benevola decisione da parte del Tar
del Lazio, si contrappone l’assoluta esigenza da parte dei Comuni di poter contare urgentemente sulle
rimesse dei proprietari terrieri, a copertura dei tagli operati dal governo.Allo scopo di fornire ulteriori
elementi di valutazione ai fini della scelta che ciascuno sarà liberamente chiamato a fare, si ritiene
opportuno proporre alcune considerazioni.Premesso che, salvo improbabili miracoli, l’IMU per il 2015
dovrà in ogni caso essere pagata entro la scadenza naturale, quella nei riguardi del 2014 è, invece,
condizionata del pendente parere del Tar del Lazio, atteso per il 17 giugno.
Nell’attesa cosa fare, dunque? Se si tiene fede alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente dell’Anci
Sardegna Pier Sandro Scano, pubblicata dall’Unione Sarda del 4 febbraio u.s. nella pagina dedicata
all’Economia, che recita testualmente «i contribuenti dei comuni che prima erano esentati e ora, secondo il nuovo decreto legge sono tenuti a pagare entro il 10 febbraio, in attesa del pronunciamento del Tar
del Lazio previsto per il 17 giugno, potranno sanare entro sei mesi, sostanzialmente senza sanzione, col
così detto ravvedimento operoso», l’opzione ovvia sembra quella di non pagare fino al pronunciamento del Tar, dal momento che il «ravvedimento operoso» sarebbe indolore. Peraltro anche in caso di
ravvedimento “oneroso”, le norme in vigore stabiliscono una sanzione del 3,5% con la maggiorazione
dell’1% per interesse legale. In questo ultimo caso, ciascuno dovrebbe fare le proprie valutazioni in
relazione all’imposta da pagare, tenendo comunque presente che pagando entro i termini, in caso di
pronunciamento favorevole da parte del Tar, con i tempi che corrono, non si avrebbero sufficienti
garanzie sui tempi e sulle modalità di rimborso.
Per quanto concerne l’appartenenza o meno alle figure professionali beneficiarie di una tassazione
ridotta, appare opportuno precisare che:
a) È C.D.- Coltivatore Diretto, chi dedica abitualmente e continuativamente la sua attività lavorativa alla
conduzione della propria azienda agraria, con un potenziale lavorativo pari ad almeno 104 giornate
lavorative convenzionali anno, titolare di partita IVA e regolarmente iscritto al registro delle imprese e
all’INPS;
b) È I.A.P.- Imprenditore Agricolo Professionale, chi dedica almeno il 50% del proprio tempo complessivo di lavoro alla conduzione della propria azienda e che ne ricava almeno il 50% del proprio reddito
complessivo di lavoro, sempre con l’obbligo d’iscrizione all’INPS, al Registro delle Imprese ed al
Partitario IVA. Tali percentuali sono ridotte al 25% per le “Zone Svantaggiate”.
I pensionati soddisfano le condizioni di appartenenza alle suddette categorie solo se continuano ad
esercitare l’attività lavorativa, siano iscritti al Registro delle Imprese, titolari di Partita Iva e abbiano optato
per la prosecuzione volontaria nel pagamento degli oneri previdenziali, nella misura ridotta del 50%.
Francesco Diana
A pochi mesi dalla prematura scomparsa del caro Gigi Floris,
la sezione pensionati della Uil di Sanluri, col suo nuovo segretario Pasquale Ruggiero, d’intesa con i vertici regionali, ha
voluto organizzare un interessante convegno dedicandolo alla
sua memoria.
Gigi meritava ampiamente questo riconoscimento. Chi ha avuto
l’opportunità di conoscerlo e la fortuna di lavorare con lui, lo
ricorderà come persona estremamente generosa e disponibile, con spiccate capacità di operare in campi diversi dove
riusciva sempre a farsi apprezzare per la serietà e l’onestà.
Giusto e corretto ci è sembrato anche il tema del convegno
“Oltre la disabilità: dai diritti negati all’inclusione sociale”
perché questi erano i temi e le sue battaglie quotidiane, questi
erano i soggetti ai quali dedicava il suo impegno. Lui era fatto
così; un istinto quasi innato lo portava a battersi contro le
ingiustizie e le discriminazioni, soprattutto a fianco delle persone più deboli e le meno fortunate.
Anche Gigi apprese i primi rudimenti del suo impegno sociale
e politico nella vecchia sezione di Partito; impegno continuato ed arricchito poi in fabbrica dove aveva accresciuto il suo
bagaglio di conoscenza e di esperienza. La fabbrica o meglio
le fabbriche dove aveva lavorato, ma che tante sofferenze e
delusioni gli avrebbero poi provocato.
Negli ultimi anni il suo impegno fu tutto nel sindacato, dove
ebbe la opportunità di prendersi qualche bella soddisfazione
e soprattutto di farsi conoscere ed apprezzare per le sue grandi capacità di organizzatore e di dirigente stimato dalla gente.
Una qualità spiccata di Gigi era quella di comprendere e di
applicarsi anche in materie complesse e ostiche per una persona con limitata istruzione scolastica come la sua. Ultimamente, quando il suo “grande” cuore aveva cominciato a creargli qualche problema e si era affidato alla cura dei medici,
aveva cominciato a studiare le cause della sua malattia e i
problemi del cuore. Alla fine ne sapeva più degli stessi medici. La conoscenza, il coraggio, la serenità con la quale affrontava la malattia non gli hanno però evitato di soccombere.
Infine il suo amore più grande: la sua famiglia, che lui adorava
e della quale andava orgoglioso; anche perché dalla sua famiglia ha ricevuto tutte le più grandi e le più belle soddisfazioni
che un marito e un genitore possano desiderare.
Ciao Gigi, riposa in pace; conserveremo sempre un ottimo
ricordo di Te.
Antonello Mancosu
La cecità degli amministratori e funzionari comunali
Viene da chiedersi se vigili urbani, assessori, consiglieri e sindaci siano dotati di occhi vedenti. Se siano spericolati, spregiudicati, menefreghisti, o se veramente non riescano a vedere i
pericoli delle strade e luoghi che amministrano. Si contano a centinaia i cartelli stradali sbiaditi
al punto da essere irriconoscibili. Altrettanti sono quelli storti. Poi ci sono quelli sporchi e
anche quelli errati. Pali della luce consumati dalla ruggine che stanno in piedi per opera dello
spirito santo. Addirittura a Sardara due pali della linea telefonica non toccano terra. Sospesi
in aria, tenuti su dal fragile cavo della linea telefonica stessa, stanno così, a penzoloni, da
svariati mesi, da quando un incendio ne divorò la base. L’unica spiegazione logica, e non ci si
accusi di terrorismo mediatico, è che ci sia una legge che vieta di intervenire.
La situazione non è spiegabile diversamente. Pochi soldi nelle casse comunali? Patto di
stabilità? Le cose non erano certamente diverse prima di questi vincoli. Zio Dino dice che, per
i cartelli storti, basterebbero due operai del Comune per raddrizzarli. Il cugino Hans spiega
che, se non ci sono i soldi per cambiare i pali marci della luce, bisognerebbe toglierli e mettere
in sicurezza l’area. Ma forse si preferisce rischiare che accada qualche tragedia piuttosto che
non avere luce in strada. Franz dice che i cartelli sbiaditi sono indice di scarsa qualità del
materiale e ride perché sa che in questi casi quando si cerca il risparmio si spende due volte.
Poi ci sono i cartelli spesso puntati là dove non dovrebbero. Cosa costa raddrizzarli o rimetterli nella loro giusta posizione? Basta un operaio del comune e una scaletta. Invece ci passano davanti amministratori e vigili, tutti i giorni per anni, e a nessuno viene in mente di farli
sistemare. Forse è vero che in questi ultimi anni i comuni sono messi male e maltrattati da
Stato e Regione, ed è quindi vero che hanno i portafogli bloccati. Ma è altrettanto vero che
alcune cose non richiedono l’impegno di soldi, bastano piccole attenzioni.
Sono quelle cose che ti fanno capire quanto gli amministratori e i funzionari di un comune
tengono al proprio paese. Quanto siano veramente attenti e vigili. Forse quando percorrono
le strade sono distratti o se ne fregano. Peter dice che gli amministratori dovrebbero, prima di
farsi eleggere, sostenere un tirocinio formativo in qualche nazione del nord Europa. E, secondo lui, è necessaria anche una visita oculistica e psichiatrica. Le stesse cose che sono richieste a chi svolge lavori particolari, quei lavori in cui si ha a che fare con la vita delle persone.
Vedi piloti di linea, per esempio. E pensare che il comandante di un volo di linea è responsabile
di 300 persone, mentre un amministratore politico ne ha a bordo spesso svariate migliaia. Che
male ci sarebbe a far sì che la formazione degli amministratori sia più appropriata? Troppo
spesso si nascondono dietro l’alibi del patto di stabilità per cui dicono di non poter fare nulla
e di avere le mani legate. In passato però sono stati loro che, con le loro spese folli, sbagliate
e spesso inutili, hanno contribuito a svuotare le casse dello Stato. Con le tasse che abbiamo
pagato e che paghiamo, dovremmo avere le strade placcate d’oro. In ogni caso, quando si
possono fare cose a costo zero, e non vengono fatte, non esistono scuse. E ora, tutti a
festeggiare la fine dei lavori della 131! Che bravi son stati.
Saimen Piroddi
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12-22 - La Gazzetta del Medio Campidano