Franco Grandicelli ... artista puro Cosi ridevano: da “la Domenica del Corriere” 22 Marzo 1936 Franco, se inizia a parlare, con lui fai mezzogiorno. Perchè ha tanto da dire e raccontare che ti attrae ma, nel contempo, il tempo passa e ad un certo punto lo devi fermare. Il suo capolavoro, tra gli altri, è l’“Azzurra” (in scala ridotta). Basta ammirarla e ti senti già in mare, il mare che Franco ama. volantone informativo culturale iroUn’altra sua meravigliosa opera la trovi nella strada nico satirico turistico spettacolatra i due porti: è una bellissima ed interessante merire aggiornante politicante ed altro diana che ti dà l’ora esatta. per la città. Ottobre 2009 - N° 5 Le sue opere le trovi nei posti più impensati e quindi, quando le vedi, le apprezzi. Ha un gusto per l’abbinamento dei colori tutto particolare intonato e gradevole... Bravo Franco! Insufficienza d’asilo Quando lo incontro, alle nove del matdalla redazione tino, gli dico che “tra cinque minuti ho l’aereo che mi parte” ... sennò con lui faccio l’una. Informiamo i gono esposte le linostri Consiglieri ste di attesa. Comunali di magSarebbe un buon gioranza e minoinizio della nuova ranza che, molte Giunta Comunale mamme le quali lavorano, trovano se, a tale carenza di posti in asilo, si negato l’accesso dei propri figli negli provvedesse e risolvesse con la massiasili comunali in base ad una classifima urgenza. ca di meriti. Sarà nostra premura seguire con atBasta andare nel sito del Comune tenzione l’operato della nuova Giunta di Pesaro, all’area scuola e servizi in merito a questo delicato problema. Eventi al Museo educativi e, provare per credere, ven- L’ ALBA NON BASTA UN FLASH... Una mostra e un museo No. Non basta proprio un flash per fermare il faustiano attimo fuggente: occorre pensare e sapere, sapere e pensare… E così, tanto per rubare un po’ a Goethe e un po’ a Confucio, ecco quanto presenta la mostra fotografica di Massimo Romoli allestita nei locali del museo “Arte della stampa”. Questo singolarissimo e impensabile spazio è stato voluto dalla intelligente volontà di un pesarese discepolo di Jhoann Gutenberg: Giorgio Montaccini. Egli ha con fatica, spesa e gusto raccolto e conservato un notevole numero di macchine per la stampa di varie e differenti forme ed epoche e volume… Il pubblico, alla vernissage della mostra di Romoli, del 13 Giugno u.s. ha avuto modo di soffermarsi su tre categorie di opere ciascuna avente una propria caratteristica, una propria sagoma espressiva e tecnica. E così le pietre (testimonianze dell’umano affanno), i cascinali rustici dei nostri predecessori e vecchi oggetti inermi (questa volta sobriamente illuminati da temprate colorazioni): tutte prerogative di queste opere, sono state illustrate dal prof. Franco Fiorucci con accenti e termini concisi e intelligibili sì da offrire alla rassegna la possibilità di essere ancor più compresa e apprezzata nel vibrante processo creativo che all’arte della fotografia Massimo Romoli contribuisce con dovizia e impegno. MARIO PERRUCCI Meraviglie di Natale La Scuola “Bertolt –Brecht” di Simona Furlani Corrispondente da Bonn A voi lettori sembrerà strano, ma per la sottoscritta, corrispondente Simona, le vacanze sono finite, in quanto il 17 Agosto, in Germania, già inizia la scuola. Nello stato federale della Westfalia si sono ieri riaperte le porte per migliaia di scolari, da quelle delle elementari a quelle superiori. Se le vacanze erano iniziate il 3 Luglio, la fine è arrivata solo dopo 6 settimane, dato che in Germania le vacanze scolastiche sono molto diverse, vengono scaglionate durante tutto l’anno e spezzettate tra autunno, inverno, carnevale, Pasqua, Ascensione ed appunto estate. Il mio impegno professionale mi vede direttamente interessata in questo ambito, ma dall’altra parte, in qualità di insegnante di teatro e danza, dato che la scuola superiore “Bertolt– Brecht” offre ai ragazzi “Attivita artistiche (teatrali)” come materia ufficiale scolastica. Non a caso il nome della scuola è’ stato dedicato al poeta e drammatico tedesco del 20esimo secolo Bertolt Brecht, che rivoluzionò il Teatro Tedesco, porgendo l’occhio nei suoi testi e drammi teatrali alle persone povere, alla classe proletaria e le discrimanazioni sociali di quel periodo prima e dopo la seconda Guerra mondiale. Saluti da Bonn! se si continua così.... Le Signorine in gambali - Scusi, Signore, le dà noia il fumo? Dalle nove della sera alle cinque del mattino di Giorgio Montaccini Dalle nove della sera alle cinque del mattino... Massimo B., lo chiamerò così, è un “ragazzo” dagli occhi color vetro cristallino attenti e profondi: ventisei anni trascorsi a controllare un forno che scioglie il vetro, con lo sguardo sempre vigile perchè, se la sostanza che il calore deve sciogliere supera i tempi calcolati, l’opera non è più vendibile. Un anonimo operaio. Massimo B. è un gran lavoratore, dalle mani d’oro in casa, ha la sua bella famiglia, due bravi figli. Massimo B. non ha mai avuto premi, riconoscimenti, diplomi, attestati. La sua soddisfazione è godersi la famiglia ed il suo lavoro. Quanti Massimo B. anonimi ci sono nel mondo. A questi “Massimo” mai nessuno ha dedicato un monumento. Massimo B. è vicino al pensionamento... è questione di mesi ed è in apprensione: “vista questa situazione economica, mi dice, il mio pensionamento potrebbe anche slittare”. ... Massimo B. per ventisei anni dalle nove alle cinque del mattino tutti i giorni ... Oggi in fabbrica gli hanno detto che andrà in mobilità. Noi dell’Alba siamo vicini a tutti i “Massimo” e vogliamo ringraziarli per l’esempio che danno a noi tutti. Essi rappresentano il vero “capitale” d’Italia e del Mondo. Ecco il vero “Cavaliere del Lavoro”! Elogio dell’errore di stampa di Marco Picasso Forse pochissimi sanno che dobbiamo la divisione della giornata in 24 ore a un errore di stampa. Tutto accadde in un pomeriggio di giugno del 1876 in Irlanda e precisamente sulla banchina deserta della stazioncina ferroviaria di Bandoran. Ed esattamente alle 5,35, anzi alle 17,35 come diremmo oggi (escluso in Gran Bretagna, naturalmente). Quel pomeriggio Sir Sandford Fleming, canadese ma scozzese di nascita, era lì ad attendere il treno delle 5,35 p.m. per Belfast. Vanamente, perché il treno era passato in perfetto orario, ma alle 5,35 a.m., cioè del mattino! Ma sull’orario, che Sir Fleming aveva in tasca, era segnato p.m. anziché a.m. Un banale errore di stampa. Durante la notte, nell’attesa del treno della mattina successiva, Sandford Fleming, che era un valente ingegnere (e ironia della sorte un pioniere delle ferrovie canadesi) e inventore di diversi sistemi di misurazione, decise che la giornata si sarebbe dovuta dividere in 24 ore e non due volte in 12 ore. Per maggiore ironia della sorte, tra le tante attività che aveva svolto nella sua vita, Sir Sandford Fleming era anche un valente litografo che sulle sue pietre incise numerose mappe e carte topografiche con le quali iniziò la sua fortuna. Questa e altre curiosità tipografiche le potete trovare sul sito: www.metaprintart.info Citazione Citabile Ama il lavoro, se non ne abbisogni per mangiare, fallo come medicina; è salutare al corpo, è benefico alla mente, previene le conseguenze dell’ozio. Dall’opuscolo «Corso di Calligrafia» del Prof. Luitprando Pretelli (1904) Le citazioni pubblicate sono disponibili in formato 35x50 su cartoncino Murillo Fabriano presso “Montaccini Oggi” Strada Statale Adriatica 16, n 339 - Pesaro. Mila e Mira Montaccini sono liete di riceverVi per presentarVi la nuova e prestigiosa collezione di oggetti. Cristalli, argenti, carillon da collezione, porcellane, tessuti per l ’arredamento, carte pregiate, biglietti d’autore Natalizi. Marchi prestigiosi per un Regalo di Classe. Strada Statale Adriatica 16, n. 339 - Pesaro - Tel. 0721 403803 Una “generale” con “testate” Simpatie per l’Alba Riceviamo dai lettori ... di Mario Perrucci Continuazione (da L’Alba n° 3) Attesa l’importanza dell’avvenimento, furono invitate le maggiori “testate” dei quotidiani italiani ed anche di qualche giornale estero. Questi signori critici, titolari presso quelle “testate”, in numero notevole erano presenti, quindi, e prima che si alzasse il sipario, il brusìo e l’attesa donavano alla manifestazione una coloritura a forti tinte del tutto emozionante. Si abbassano le luci, zittìo generale: sipario. Avanza verso il proscenio un “praticabile” con attori… che emozione… e così la recita man mano si svolgeva con soddisfazione per gli astanti in sala e trepidazione dietro le scene dei tecnici, attori, sarte, macchinisti, ecc.ecc. Siamo all’ultimo scena – quadro secondo – del dramma: all’improvviso, un gran rumore, uno squasso di luci pendolanti… cosa accadeva? Un “bilancia all’americana” (una sorta di asse arricchita da diversi spot da 500 o 1000 wat) dondolando minacciosamente atterriva gli attori e il pubblico, in piedi, seguiva palpitando gli avvenimenti magari temendo anche per la propria incolumità. Fu chiuso il sipario e dopo qualche minuto, Franco Enriquez, con una sorta di pallore in viso, con accenti costernati, avvisò il pubblico che l’incidente aveva compromesso il finale. Tante scuse e la preghiera di accomodarsi al buffet per rifocillarsi. Il pubblico defluì vociando. Chi imprecava, chi sorrideva, chi mugghiava e chi era indifferente. Il gruppetto di gitici italiani, subito formatosi, incuranti dei colleghi stranieri, parlottavano a bassa voce. Tra questi, Mario Stefanile, il critico de’ IL Mattino, teneva un po’ banco… Dopo un’oretta circa, varie strette di mano e saluti concludevano la serata. Ma non per tutti: infatti Enriquez chiamò tutti noi operatore e collaboratori – anzi, impose – di tornare al lavoro per “montare” il finale. Ora gli era venuto alla mente come risolvere il finale. Infatti, con quasi raccapriccio mi accorsi che tra lui, il regista e Antonio Mercuri, il capo macchinista, era intercorsa una intesa: quella di procurare l’incidente dato che il regista non aveva ancora risolto secondo il suo intendimento il finale dell’opera. E allora, ecco una “generale” (prova) con “testate” (di giornali ) del tutto singolare e indimenticabile. Finita la stagione, Franco Enriquez, con Valeria Morioni, Mario Scaccia e Glauco Mauri formò ditta cioè la “ Compagni dei quattro” con il citato Emanuele Luzzatti e il sottoscritto e girò l’Italia con “Il rinoceronte”. Shakespeare ed altri autori per alcuni anni con grandissimi successi di pubblico e critica. FINE The End Volantone informativo curioso, volenteroso, spassoso, “cavolatoso”, leggero, pesante, poetico, nostalgico, familiare, giornaliero, settimanale, quindicinale o mensile? (ancora non sappiamo). Ideato e redatto da Giorgio Montaccini, corretto da Mira Montaccini, impaginato da Mila Montaccini su Apple Imac 24”. Collaborano in questo numero: Vittorio Cassiani, Giancarlo Nori, Museo Arte della Stampa, Simona Furlani, Marco Picasso, Mario Perrucci. Stampato in proprio in litografia, colore nero profondo con carattere Times, Giustezza 14 righe tipografiche, carta Palatina delle Cartiere Fabriano da gr. 85, tutto a spese della ditta Montaccini Oggi ([email protected] - Pesaro Strada Statale Adriatica 339 - Tel 0721 403803) distribuito ovunque gratuitamente (per adesso), quinta tiratura copie 5.000= Si accettano contributi da devolvere al Museo Arte della Stampa Associazione Culturale. Grazie Giorgio per avermi fatto conoscere.. ‘L’Alba’. Veramente carino, finalmente un giornale interessante che non ti lascia l’amaro in bocca ma ti fa riflettere, sorridere e ti incuriosisce con una finestra sul mondo. Spero che me ne invierai altri; li leggerò volentieri. Affettuosi auguri. A presto. Paola Severi L’ ALBA Grazie Giorgio & C. Veramente bello, complimenti!!! Un consiglio, che è quello che poi hanno dato a me: è di scrivere meno fitto che poi la gente non legge. Meno articoli, più grandi e sotto titoli più corposi. Un abbraccio a presto volantone informativo culturale ironico satirico turistico spettacolare aggiornante politicante ed altro per la città. Ottobre 2009 - N° 5 Una riflessione in re minore Alessandro Di Domenico Eccoti accontentato! Grazie dei consigli. di Giorgio Montaccini Se potessi musicare la riflessione che seguirà lo farei in re minore adagio per sottolineare la tristezza che si prova nel nostro giornaliero vivere. Ho chiesto, nel solito bar ad alcune persone che significato ha la parola “Pil...” ! Qualcuno mi ha risposto di traverso, altri si sono messi a ridere e hanno cambiato discorso; dopo svariati tentativi una ragazza con una cartella in mano mi ha detto che Pil vuol dire Prodotto Interno Lordo. Ringraziandola ho anche appreso che questa erudita signorina è la commercialista che cura la contabilità del titolare del bar. Pil, recessione, aziende in crisi, cassa integrazione, disoccupazione, sperperi di denaro pubblico, borsa che cala, borsa che scende... Insomma, tutte le mattine leggendo il giornale o ascoltando la radio o la tv apprendiamo che siamo in piena crisi, che il Pil scenderà di 5 punti, che la disoccupazione è in aumento e che nel mondo c’è un miliardo di persone senza cibo. Non ci sono spiragli per un miglioramento. Un mio amico tipografo mi ha confidato che l’80% delle ricevute bancarie da lui emesse per lavori effettuati non vengono onorate. Si apprende anche che bollette di acqua e luce (così salate) molti non riescono a pagarle. Mi è capitato un volantino che offre un prestito di cinquanta mila euro ai pensionati fino a 90 anni di età anche in presenza di protesti. Ma il colpo più grosso l’ho avuto leggendo, domenica 14 giugno, su un quotidiano nazionale la seguente dicitura: finanziamento agevolato a tasso fisso senza spese per pagare le tasse... Ho letto svariate volte questo annuncio perchè credevo di aver letto male. Invece avevo letto bene. Mi fermo per non far commenti. Un lecito e doloroso sfogo lo lascio ai lettori de L’Alba. Ho ragione!? Una mesta partitura in re minore sarebbe appropriata alla riflessione offertavi?. «...Con una stretta di mano... da buoni amici sinceri ...» Il clima, la cucina, la moda, l’arte e tutta l’Italia piace alla Signora Alla Doroshuk (ucraina) che, soggiorna a Pesaro da cinque anni ed è entusiasta di lavorarci. Presto sarà raggiunta dalla figlia Victoria. La Signora Alla, unitamente alla Sorella Larissa, ha scelto “L’Alba” per far giungere il suo sentito ringraziamento per tutto l’affetto ricevuto in questi anni dai Signori Ivana Badioli e Paolo Gaspari congiuntamente a Gaia e Simone facenti parte della famiglia. Tante altre parole e auguri di riconoscenza vorrebbe aggiungere. Auspicando che sia gradita, dona una poesia che parla delle difficoltà di vivere lontano dai propri affetti, senza poter vedere crescere i propri figli e nipoti per tanto tempo. Riproduciamo in originale la poesia della compaesana Svitlana. Cosi ridevano: da “la Domenica del Corriere” 22 Marzo 1936 IL LINGUAGGIO DELLE SCARPE Primi approcci Conoscenza Luna di miele Due anni dopo Fidanzamento Dopo 15 anni.... (Dis. di Galbiati) Sono aperte le iscrizioni Dimagrire allegramente con: Informazioni: Maria Grazia Antimi 380 7383132 www.welcomeweight.it Sede di Pesaro: Via Podgora, 10 Tel. 0721 403803 Giorgio M. Un noto giornalista, lo chiamerò Sauro B., in un casuale incontro presso il Bar Astra, mi ha espresso tutta la sua simpatia per il nostro Alba. Mi ha pure confidato che il suo tempo per la lettura è sempre più stretto ed approfitta per leggerlo attentamente quando si “rilassa in bagno”. Poichè Sauro B. è un mio vecchio e caro amico ho pensato di stamparne alcune copie, per lui, su carta crespata....! Giorgio M. Pesaresità di Vittorio Cassiani Il secondo dopoguerra evidenzia alcune figure di grande talento, alta espressione di pesaresità: Grugen, la Ciulena, Jop Jop drin drin, Ciclon e, soprattutto, Grill. Nato a Montegridolfo, nel 1902, ma pesarese a tutto tondo, ha riversato i tesori di una saggezza antica, fra i due colli, fino alla conclusione del suo cammino terreno avvenuta il 14 luglio del 1977. Grill aveva un bellissimo rapporto con Bacco: “Pronto! La centrale del latte? Par mè a podé chiuda: me a berrò el lat quand le munghen le magna l’uva!” A sera gli effetti del vino si facevano sentire. I passanti gli dicevano: “An t’ved! T’si imbriegh…Va a chesa!” E lui che aveva ottime conoscenze geografiche-scientifiche, avendo frequentato l’Università della strada, feconda di insegnamenti pratici, così rispondeva: “Se è vera che la terra la jè tonda e la gira, el purton de chesa mia l’ha da pasè maché davanti... Allora me: zagh! A bugh dentra al volo”. Un giorno, nel mese di agosto, viene chiamato, da un commerciante, a scaricare damigiane di vino. Erano trascorse già due ore, faceva caldo e nessun gli aveva detto: “Grill, t’ha set…T’vo beva ‘na goccia!” Allora Grill fa tutto da solo. Lascia cadere una damigianina che, al contatto con il suolo, va in mille frantumi. Si pone allora “a buchion” per terra e si mette a bere. Passa di lì un vigile che lo redarguisce: “An t’ved, lascia gi giò in tla chiaviga!” A questo punto il risentimento s’impossessa di lui che così risponde: “T’me sa dì che differenza c’è fra me e ‘na chiaviga!” SUPPLEMENTO solo per mail E Una “Generale” Con “Testate” testo integrale ugene Jonesco (scrittore e drammaturgo rumeno – francese, 1909/1994 ) nella seconda parte degli anni ’50 fu tra i più interessanti e applauditi autore di commedie dalla drammaticità pseudo astratta e paradossale (era stato preceduto dal nostro Achille Campanile…) e segnatamente il suo atto unico “La cantatrice calva” fu tra i più applauditi spettacoli di quegli anni. Il “ Teatro stabile di Napoli”, con sede presso il teatro “Mercadante” (un tempo detto “Fondo”) dopo le esigue esperienze direttoriali di un Giulio Pacuvio ed Ernesto Grassi (per quanto Napoli sia stata tra le città più ricche di teatri tra il XVIII e XIX secolo) ebbe a Direttore artistico il fiorentino Franco Enriquez (19271980) mentre la parte amministrativa veniva curata dal Teatro di San Carlo di cui era Sovrintendente il notissimo commendatore Pasquale Di Costanzo. Siamo alla fine di quegli anni detti della “ricostruzione” e Franco Enriquez, un magniloquente toscano dai modi rudi e dittatoriali che aveva alle spalle positive ed interessanti esperienze di regista nel teatro drammatico e in televisione contava trentadue primavere e si presentava al pieno della sua energia volitiva. La stagione 1959-1960 era andata abbastanza bene con spettacoli ricchi e interessanti ai quali il pubblico aveva risposto con entusiasmo e quindi, corroborato dal successo, Enriquez riuscì ad allestire la prima italiana de’ “ Il rinoceronte”: un’opera, per l’appunto di Eugene Jonesco, complessa e ricca di suggestive proposte per gli interpreti tutti che in tre atti impegnava tutte le forze della Compagnia. Questa, formata da Marcello Moretti (il grandissimo “ Arlecchino” che morirà poco tempo dopo durante l’impegno contrattuale), Mario Scaccia, Valeria Morioni, il giovane pesarese Glauco Mauri ( che poi sostituirà nel personaggio Berger il povero Moretti) e tanti altri attori di vasta notorietà professionale. Le scene e i costumi di quel mago, quel suggestivo scenografo e pittore che fu Emanuele Luzzatti. Per quanto concerneva le musiche, il maestro compositore del teatro, il sottoscritto, fu impegnato in una durissima lotta col tempo dato che da una parte il regista mutava spesso opinione; l’amministrazione lesinava sulla spesa degli orchestrali ma alla fine vi fu soddisfazione per tutti. Comunque, non intendo trattare qui parlare di me bensì attirare l’attenzione del gentile lettore su quell’avvenimento davvero singolare che accadde alla importantissima “prova generale” de “Il rinoceronte”. Attesa l’importanza dell’avvenimento, furono invitate le maggiori “testate” dei quotidiani italiani ed anche di qualche giornale estero. Questi signori critici, titolari presso quelle “testate”, in numero notevole erano presenti, quindi, e prima che si alzasse il sipario, il brusìo e l’attesa donavano alla manifestazione una coloritura a forti tinte del tutto emozionante. Si abbassano le luci, zittìo generale: sipario. Avanza verso il proscenio un “praticabile” con attori… che emozione… e così la recita man mano si svolgeva con soddisfazione per gli astanti in sala e trepidazione dietro le scene dei tecnici, attori, sarte, macchinisti, ecc.ecc. Siamo all’ultimo scena – quadro secondo – del dramma: all’improvviso, un gran rumore, uno squasso di luci pendolanti… cosa accadeva? Un “bilancia all’americana” (una sorta di asse arricchita da diversi spot da 500 o 1000 wat) dondolando minacciosamente atterriva gli attori e il pubblico, in piedi, seguiva palpitando gli avvenimenti magari temendo anche per la propria incolumità. Fu chiuso il sipario e dopo qualche minuto, Franco Enriquez, con una sorta di pallore in viso, con accenti costernati, avvisò il pubblico che l’incidente aveva compromesso il finale. Tante scuse e la preghiera di accomodarsi al buffet per rifocillarsi. Il pubblico defluì vociando. Chi imprecava, chi sorrideva, chi mugghiava e chi era indifferente. Il gruppetto di gitici italiani, subito formatosi, incuranti dei colleghi stranieri, parlottavano a bassa voce. Tra questi, Mario Stefanile, il critico de’ IL Mattino, teneva un po’ banco… Dopo un’oretta circa, varie strette di mano e saluti concludevano la serata. Ma non per tutti: infatti Enriquez chiamò tutti noi operatore e collaboratori – anzi, impose – di tornare al lavoro per “montare” il finale. Ora gli era venuto alla mente come risolvere il finale. Infatti, con quasi raccapriccio mi accorsi che tra lui, il regista e Antonio Mercuri, il capo macchinista, era intercorsa una intesa: quella di procurare l’incidente dato che il regista non aveva ancora risolto secondo il suo intendimento il finale dell’opera. E allora, ecco una “generale” (prova ) con “testate” (di giornali ) del tutto singolare e indimenticabile. Finita la stagione, Franco Enriquez, con Valeria Morioni, Mario Scaccia e Glauco Mauri formò ditta cioè la “ Compagni dei quattro” con il citato Emanuele Luzzatti e il sottoscritto e girò l’Italia con “Il rinoceronte”. Shakespeare ed altri autori per alcuni anni con grandissimi successi di pubblico e critica. Mario Perrucci