Missioni
Giovani & Adulti
2015 • 4 TRIMESTRE • AFRICA DEL SUD-OCEANO INDIANO
www.avventisti.it/missioni-nel-mondo
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SOMMARIO
21 NOV. - LA MANO DI DIO CHE SALVA (P. 2)
BOTSWANA
3 OTT. - IL GRIDO DI KALAHARI BOTSWANA
SUDAFRICA
28 NOV. - SCOPRIRE LA VIA DI DIO
MADAGASCAR
10 OTT. - L’INFEDELE
ZAMBIA
17 OTT.- ACCUSATO E DISPREZZATO
5 DIC. - FARE LE SCELTE GIUSTE
12 DIC. - ALLARGA LA MIA VISIONE
MALAWI
24 OTT. - UNA CARRIERA MOLTO SODDISFACENTE (P. 1)
ZIMBABWE
31 OTT. - UNA CARRIERA MOLTO SODDISFACENTE (P. 2)
19 DIC. - SOLO LA FEDE
7 NOV. - UNA RISPOSTA INATTESA
RISORSE
14 NOV. - LA MANO DI DIO CHE SALVA (P. 1)
26 DIC. - PROGRAMMA DEL 13° SABATO
CARI ANIMATORI,
Questo trimestre ci occuperemo della Divisione Africa-Oceano Indiano del Sud. Vivono in questa parte del mondo
176 milioni individui, di cui più di 3 milioni sono avventisti.
In questo trimestre andremo in Botswana, Madagascar,
Malawi, Sudafrica, Zambia e Zimbabwe. Paesi molto diversi per culture e tradizioni, ma la cosa bella è che Dio
agisce qui come in ogni altra parte del mondo.
ECCO GLI OBIETTIVI DI QUESTO TRIMESTRE:
• Costruire la scuola elementare Gateway nel Botswana.
• Clinica avventista a Gweru, nello Zambia.
• Ampliamento della mensa scolastica presso l’Università Solusi, in Zimbabwe.
• Progetto dei bambini: acquisto di attrezzature scolastiche per la scuola elementare in Botswana.
Rapporto Missionario per adulti
Pubblicazione periodica trimestrale a cura del Dipartimento Comunicazioni
Traduzione: Marilena De Dominicis
Adattamento: Lina Ferrara
Impaginazione: Gianluca Scimenes
Aggiornamento settimanale con schede per gli animatori,
Lezioni in PowerPoint e Il Nocciolo della questione su: www.avventisti.it/scuola-del-sabato
Video delle missioni su: www.avventisti.it/missioni-nel-mondo
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1° SABATO, 3 OTTOBRE
IL GRIDO DI KALAHARI
BOTSWANA
La sabbia era infuocata. Un piccolo boscimane correva
verso est nel vasto deserto del Kalahari, gettando continuamente uno sguardo preoccupato alla nuvola grigia nel
cielo davanti a lui. Sekoba seguiva le istruzioni che aveva
ricevuto in sogno. Un angelo gli aveva detto di cercare un
uomo di nome William che gli avrebbe parlato del vero Dio.
Così, come un tempo dei saggi seguirono una stella, ora Sekoba
seguiva quella nuvola fino a quando si fermò in corrispondenza
di un villaggio. Quando raccontò il suo sogno agli abitanti del villaggio, quelli lo presero in giro. Sekoba riprese il suo viaggio nel
deserto per circa un mese e alla fine trovò il pastore William,
che lo aspettava perché anche lui aveva ricevuto un sogno.
William parlò a Sekoba di Dio e a sua volta il boscimane
gli raccontò una storia meravigliosa, la sua. Era ancora molto giovane quando aveva sentito il desiderio di
imparare a leggere e a scrivere, e ora poteva leggere
da solo la Bibbia. Diversi anni prima, quando alcuni leoni affamati si aggiravano per il suo villaggio, assalendo
i greggi e uccidendo le pecore, Sekoba sentì che una
forza superiore poteva controllare i felini. Si rivolse in
preghiera a questa forza e i leoni abbandonarono il villaggio. Quando sentì parlare della religione cristiana,
Sekoba si mise alla ricerca di Dio e fu allora che ebbe il
sogno in cui un angelo gli parlò del pastore William.
Sekoba tornò a casa insieme con il pastore e fece conoscere Dio anche alla sua famiglia. Tutti si prepararono per
il battesimo e fu così che, durante un congresso spirituale
del 1948, furono battezzati i primi boscimani convertiti.
I boscimani sono una razza di piccola statura, che vivono in
piccoli gruppi, dedicandosi alla caccia e alla raccolta di frutti
selvatici. È un popolo nomade che ha imparato a sopravvivere anche nell’aspra regione desertica del Botswana.
Il paese ha generalmente un clima arido; nel deserto
del Kalahari, che ricopre la parte sud occidentale della
nazione, cadono poco più di 22 centimetri di pioggia in
un anno. Per molto tempo i boscimani hanno avuto con-
tatti con gli avventisti grazie alla dedizione dei medici
dell’ospedale Kanye.
ERA IL SOLO AIUTO CHE CONOSCEVA
Il sole del deserto picchiava senza pietà sul piccolo uomo che avanzava con il suo arco. Il suo aspetto
asciutto e rugoso faceva pensare che avesse settant’anni, ma il suo corpo era abituato alla scarsità di
cibo e d’acqua, e aveva riflessi molto veloci.
Aveva appreso la saggezza dei suoi antenati e sapeva
come muoversi, procedendo lentamente per avvicinarsi
di più alla piccola mandria di cervi che pascolava. Arrivato a una distanza di sicurezza, infilò una freccia avvelenata nell’arco e la scoccò. Colpì il cervo, ma la sua pelle
era dura e la freccia non riuscì a entrare in profondità.
L’animale si girò, caricò il boscimane e lo infilzò con le
sue terribili corna, ferendolo fino a fargli uscire gli intestini dall’addome. Dopo che il cervo si fu allontanato,
l’uomo si rialzò e cercò di camminare come meglio poteva per cercare aiuto nell’ospedale avventista che si
trovava a pochi chilometri di distanza.
Arrivò in ospedale appena cosciente. Il personale, sconvolto nel vederlo in quelle condizioni, lo trasportò di corsa
in sala operatoria, meravigliandosi per l’incredibile e disperata resistenza che lo aveva fatto arrivare lì. Il chirurgo pregò con fervore mentre ripuliva gli intestini, li ricollocava nella cavità addominale e suturava la grande ferita.
Sapeva che solo Dio avrebbe potuto salvare il boscimane.
Grazie alle molte cure e alle preghiere degli infermieri e dei medici, l’uomo riacquistò la salute e poté tornare dalla sua famiglia. Il
personale dell’ospedale si domandava se, oltre a guarire, avesse anche imparato l’amore di Dio durante la lunga degenza.
Diversi mesi più tardi, un piccolo uomo con un’orribile
cicatrice sull’addome arrivò in ospedale con una lunga
collana di perline realizzata a mano con utensili primitivi. Era il suo modo per ringraziare il dottore e dimostrargli quanto gli fosse grato per avergli salvato la vita.
I PIONIERI DI MISSIONE GLOBALE
Oltre al meraviglioso lavoro dell’ospedale avventista, i pionieri di Missione Globale portano il Vangelo nel Botswana.
Per tre anni, Mookodi Mokopotsa è stato un pioniere di Missione Globale nella piccola chiesa bianca del villaggio di Sojwe.
All’inizio del suo ministero c’erano solo pochi membri avventisti. Ora sono 42, inclusi alcuni bambini vivaci e felici.
Durante il suo ministero, Mookodi ha tenuto tante campagne di evangelizzazione, ha pregato ogni mattina
con i capi del villaggio, si è incontrato con gli studenti delle scuole locali e ha pregato con lo staff e i pazienti
dell’ambulatorio, senza parlare delle visite nelle famiglie per studiare la Bibbia.
Una parte del tredicesimo sabato aiuterà la costruzione di una scuola elementare nel Botswana. Siate generosi.
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2° SABATO, 10 OTTOBRE 2015
L’INFEDELE
MADAGASCAR
Mio padre, uomo molto religioso, ha cresciuto mio fratello e me, inculcandoci l’idea che i cristiani sono degli
infedeli da evitare assolutamente. Soprattutto, ci diceva, non dovevamo ma toccare il loro libro sacro: la
Bibbia.
Quando terminammo le elementari, mio padre si mise
alla ricerca di una scuola che rispondesse ai requisiti
ritenuti da lui migliori per noi, inoltre doveva avere il corso di studi che desideravo seguire. Non la trovò. L’unica
all’altezza era la scuola convitto avventista in un’altra
città. L’istituto aveva una reputazione eccellente e,
seppure con riluttanza, mio padre decise di iscrivermi.
Prima però mi fece delle precise raccomandazioni: «Se
parlano del loro Dio, non devi ascoltarli». Promisi a me
stesso che avrei ignorato chiunque avesse cercato di
parlarmi di Dio e della Bibbia.
Studiai moltissimo per compiacere la mia famiglia.
Ben presto però mi resi conto che in quella scuola la
Bibbia era il fattore centrale di tutto l’insegnamento.
Non po¬tevo evitare di sentirne parlare. Ogni mattina
le lezioni iniziavano con un culto e un testo biblico. Le
classi di Bibbia erano obbligatorie e questo voleva dire
che dovevo toccare la Bibbia. Con riluttanza ne presi in
mano una.
I miei attuali insegnanti erano diversi dai precedenti.
Erano gentili e s’interessavano veramente ai miei progressi. Anche gli studenti erano diversi. Cominciai a
chiedermi: «Come possono queste persone essere degli infedeli se hanno una fede così profonda? Come può
la Bibbia essere un libro tanto terribile se è da essa che
traggono i loro principi?».
Ascoltai le lezioni e assistetti ai culti del mattino. Mi
sorpresi a pensare che quello che dicevano aveva un
senso. Un giorno presi la Bibbia e mi misi a leggerla.
Più andavo avanti, più la lettura mi appassionava. Feci
domande e chiesi di ricevere gli studi biblici.
Sapevo che questo mio interesse per la Bibbia avrebbe
suscitato le ire di mio padre, per cui non gliene parlai.
Fui costretto però a parlargli della mia intenzione di es-
sere battezzato. Temevo mio padre e quindi lo dissi alla
mamma, e lei mi capì.
Rientrato a casa per le vacanze, nessuno dei miei genitori mi fece domande sulla mia nuova fede. Mentre ero
a casa, mio padre voleva il mio aiuto nei campi e lavorai
intensamente ogni giorno. Il venerdì lavorai addirittura il
doppio per rimediare all’assenza del giorno dopo; infatti,
il sabato mattina mi recai in chiesa.
Mio padre non si accorse che il sabato non avevo lavorato, ma quando qualcuno gli disse di avermi visto
in chiesa, raddoppiò il lavoro che dovevo fare il venerdì
successivo e inoltre mi disse che dovevo lavorare anche
il sabato. Il venerdì mi fu impossibile portare a termine il
lavoro assegnatomi, ma il sabato mi rifiutai di lavorare e
promisi di finire tutto la domenica. Fui molto rispettoso
verso mio padre e gli spiegai i comandamenti di Dio e la
sacralità del sabato.
Lui però non voleva una discussione teologica, si aspettava solo ubbidienza e così mi disse: «Se mi disubbidisci e vai in chiesa, allora saranno gli avventisti a diventare la tua famiglia e a pagarti il vitto e le spese
scolastiche».
Sapevo quanto fosse difficile per mio padre diseredarmi
perché ero il suo figlio preferito.
Gli feci notare che gli avevo ubbidito sempre, ma ora
ero alla ricerca della saggezza e Dio era saggio ed era a
lui che dovevo ubbidire. «Permettimi di adorare Dio così
come egli mi chiede e continuerò a lavorare per te e a
essere tuo figlio», gli dissi. Ma mio padre rifiutò.
Quel sabato, dopo la funzione in chiesa, rientrai a casa
e preparai la valigia. Tornai a scuola e raccontai al preside quanto era avvenuto a casa. La scuola mi aiutò e
così riuscii a terminare gli studi.
Amo sempre la mia famiglia, ma ora sento che Dio è
mio padre e la mia chiesa si prende cura di me. Non ho
rimpianti. Ringrazio Dio per la scuola avventista, dove
l’ho conosciuto e ho imparato ad amarlo. Grazie per il
vostro sostegno.
INFO BOX
La scuola avventista di Mahajanga si trova nel Madagascar nord occidentale.
Ogni anno, 80 studenti in media sono battezzati in seguito all’impegno evangelistico della scuola.
Grazie all’ottima reputazione che gode nel paese, la scuola riceve talmente tante iscrizioni da non essere più in grado di accoglierle
tutte.
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3° SABATO, 17 OTTOBRE 2015
ACCUSATO E DISPREZZATO
MADAGASCAR
Sapevo molto poco degli avventisti, ma pensavo che
fossero alquanto strani. Comunque, quando appresi
che l’università avventista Zurcher cercava personale,
mi presentai.
Fui assunto e iniziai a lavorare. Seppi poi che nel mio
villaggio si svolgevano alcune delle riunioni di evangelizzazione e, volendo conoscere meglio i miei datori di
lavoro, decisi di frequentarle.
Quando l’oratore parlò del battesimo e spiegò che era
una dichiarazione pubblica di voler seguire Gesù e quindi la fede cristiana, nel pubblico ci fu un certo fermento. Come mai non era sufficiente farsi battezzare alla
nascita? Era questa la domanda che anch’io mi posi.
Poi però controllai i versetti suggeriti dall’oratore e vidi
che sulla Bibbia si parlava di battesimo per immersione come volontà liberamente espressa da una persona
che vuole seguire Gesù.
Dovetti rassegnarmi all’idea del battesimo, ma quando si
parlò del sabato, allora fui sicuro che stessero sbagliando. La settimana inizia il lunedì, pensai, per cui il settimo
giorno è di domenica e non di sabato. Ripresi in mano la
Bibbia e il dizionario e mi accorsi che la settimana inizia
la domenica e quindi termina il sabato, giorno di riposo.
Pur con riluttanza dovetti ammettere che gli avventisti
insegnavano verità bibliche inconfutabili e quindi presi
la decisione di lasciare la mia chiesa.
Parlai con mia moglie e le dissi che volevo diventare
avventista. La sua reazione fu piuttosto forte: «Ma sei
impazzito?», mi chiese, «Pensavo che gli avventisti non
ti piacessero e poi che cosa c’è che non va nella chiesa
che hai sempre frequentato?». I miei genitori e i miei
fratelli non capivano perché volessi appartenere a una
chiesa che nemmeno mi piaceva.
Iniziai a frequentare una piccola comunità avventista non
lontana da casa mia. Mia moglie borbottò quando mi rifiutai
di mangiare pietanze che contenevano carne di maiale; mio
padre non riusciva a capire perché volessi restituire il 10
per cento delle mie entrate a una chiesa, quando potevo a
malapena mantenere la mia famiglia. Fu difficile, ma rimasi
fermo e deciso a seguire gli insegnamenti della Bibbia.
A volte sentivo veramente solo perché, nella mia cultura, la famiglia è molto importante. Avevo una chiesa
che mi era vicina, ma tutti gli altri erano contro di me.
Continuai a leggere la Bibbia, nonostante la convinzione
di mia moglie che tutto quello studio mi avrebbe fatto
impazzire. Il lavoro presso l’università finì e la mia vita
divenne ancora più faticosa.
Poco a poco però le cose cominciarono a cambiare.
Trovai lavoro in una città lontana dalla mia e rimasi assente da casa per sei mesi. Al mio ritorno mi aspettava
una bella notizia: mia moglie si stava preparando per
il battesimo. Aveva studiato la Bibbia con un pastore,
durante la mia assenza, e l’indomani sarebbe stata battezzata. Che meravigliosa sorpresa!
Anche mia madre incominciò a interessarsi e mio padre
prese le mie difese contro i miei fratelli che mi accusavano di aver abbandonato la fede degli antenati. Disse loro
che dovevano lasciarmi stare e non mancarmi di rispetto.
In seguito, l’università avventista mi assunse come
guardia di sicurezza. Finalmente potevo avere un lavoro
sicuro vicino a casa mia.
Una notte, mentre ero di guardia, alcuni ladri entrarono
nel campus, mi puntarono contro un fucile, mi obbligarono ad aprire l’ufficio amministrativo, portarono via dei
soldi e fuggirono. La polizia arrivò e mi arrestò per aver
collaborato con i criminali. Rimasi un anno in prigione.
Intanto, i miei fratelli mi accusarono di aver portato la
disgrazia sulla famiglia perché ero diventato avventista.
Non aiutarono mia moglie né i miei figli, che comunque
però riuscirono a cavarsela ed entrambe le mie figlie
furono battezzate.
Alla fine trovarono i colpevoli della rapina e li arrestarono. Fui liberato e l’università mi offrì un altro lavoro.
Essere diventato avventista non ha reso più facile la mia
vita, ma vale sempre la pena seguire il Signore e non mi
sono mai pentito della scelta che ho fatto. Prego perché
un giorno tutta la mia famiglia dia la sua vita a Dio.
INFO BOX
Il Madagascar si trova al largo della costa orientale dell’Africa meridionale. È la quarta isola più grande del mondo. Circa l’80 per
cento della flora e della fauna del Madagascar non si trova in nessun’altra parte del pianeta.
I primi ad abitare l’isola furono gruppi di indonesiani e di africani della costa orientale. In seguito si aggiunsero indiani e arabi. Tutti
portarono nel paese le loro culture e soprattutto il culto degli anziani, che ancora sopravvive.
Oggi l’isola è abitata da circa 20 milioni di persone.
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4° SABATO, 24 OTTOBRE 2015
UNA CARRIERA MOLTO SODDISFACENTE (P. 1)
MALAWI
Harry e Alex lavoravano come guardie di sicurezza nel
Malawi. Spesso per superare la noia parlavano tra di
loro del più e del meno. Una sera Alex ebbe un’idea: «Ho
pensato a qualcosa che ci potrebbe far guadagnare del
denaro extra».
Harry fu subito interessato. Alex gli spiegò la sua idea:
«Potremmo usare le armi che abbiamo in dotazione per
un lavoretto. I ricchi hanno più del necessario, mentre noi
abbiamo meno di quanto avremmo bisogno. Potremmo
prendere un po’ da loro per stare meglio tutti e due ».
Harry non era convinto, ma poi si persuase. I due entrarono nella casa di una famiglia benestante e rubarono denaro contante e tutto quello che riuscirono ad arraffare.
Pochi giorni dopo entrarono in altre case. Ma una notte i
due furono colti sul fatto e arrestati. Solo nella sua cella,
Harry capì la serietà del suo crimine. Entrambi i ladri furono condannati a otto anni di lavori forzati e rinchiusi in
due diversi carceri di massima sicurezza.
Harry pensò subito a come fuggire. Sulla sua divisa da
carcerato era stampata la data del suo rilascio. Un giorno, Harry scommise con un altro detenuto la sua divisa.
Indossò la sua nuova divisa che portava una data di rilascio più vicina e gli fu assegnato un lavoro meno faticoso nell’orto della prigione. Harry notò che ogni pomeriggio la guardia armata che li sorvegliava si appisolava.
Una volta, mentre la sentinella sbadigliava, Harry lasciò
cadere la zappa e si dette alla fuga. Gli altri detenuti lo
seguirono.
Le guardie arrestarono tutti tranne Harry che si era
nascosto in mezzo a un mucchio di sassi. A sera, le
guardie abbandonarono la ricerca e rientrarono nella
prigione. Harry lasciò il suo nascondiglio e fuggì.
Trovò un lavoro e per 18 mesi si comportò bene. Poi un
giorno, entrando nella stazione per prendere l’autobus,
trovò la polizia ad attenderlo. Lo presero e lo riportarono
in prigione. Ora la condanna era salita a 10 anni.
Portato in cella, grande fu la sua sorpresa nel vedere che
il suo compagno di cella era Alex, il suo primo complice.
«Hey, ho un’idea» disse Alex non appena Harry finì di sistemarsi. «Spiegamela», e all’improvviso fu tutto come
prima.
Le mura della prigione erano fatte di mattoni ricoperti
da uno strato di cemento. Alex e Harry decisero di scavare un piccolo tunnel. Ci impiegarono solo tre giorni. I
due attesero che scendesse il buio, entrarono nel tunnel per poi uscire allo scoperto. Alla fine della galleria,
però, trovarono una sentinella che si mise a urlare. Le
guardie li inseguirono, ma Alex e Harry ebbero la meglio
e riuscirono a fuggire.
I due fermarono una macchina, fecero scendere l’autista e partirono. Arrivarono in città, vendettero la macchina e divisero il ricavato. Qualcuno però si insospettì e avvisò la polizia. Alex riuscì a fuggire, ma Harry fu
catturato. Questa volta fu rinchiuso in una prigione più
piccola, dove poteva essere guardato a vista. Fu una
decisione che gli cambiò la vita.
INFO BOX
Dopo 73 anni di protettorato inglese, Nyasaland riacquistò l’indipendenza il 6 luglio del 1964 e prese il nome di Malawi.
Il Malawi adottò la nuova costituzione il 18 maggio del 1994. Il sistema legale alla base della costituzione era di derivazione inglese.
Lilongwe è la capitale del Malawi.
La moneta corrente si chiama kwacha
Le lingue ufficiali del Malawi sono l’inglese e il chichewa, parlato dal 52 per cento della popolazione.
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5° SABATO, 31 OTTOBRE 2015
UNA CARRIERA MOLTO SODDISFACENTE (P. 2)
MALAWI
Alcuni laici cristiani erano soliti visitare ogni settimana la
prigione per parlare di Dio ai detenuti e uno di loro invitò
Harry alle riunioni. L’uomo accettò l’invito, ma in mente
aveva sempre la fuga dalla prigione. Uno dei laici gli regalò il libro «Il gran conflitto». Harry lo lesse ma era certo
che con tutti i crimini commessi Dio lo avrebbe ignorato.
Spesso di notte, alcuni carcerati cantavano e pregavano nelle loro celle. Una notte Harry si commosse nell’udire le parole di un canto: «Mi sono allontanato da Dio,
ma ora sto tornando a casa». Gli occhi gli si riempirono
di lacrime e pianse. La stessa cosa si ripeté alcuni giorni dopo. Harry capì che Dio gli stava chiedendo di tornare a casa e non poteva rifiutare il suo invito.
Esitò a legarsi a un particolare gruppo religioso perché
non sapeva quale fosse quello che si basava sulla Bibbia. Studiò diverse religioni e addirittura imparò l’arabo
per leggere il Corano. Nessuna delle religioni studiate
sembrava rispondere alle sue aspettative.
Poi si ricordò del libro che aveva ricevuto. Lo riprese
in mano e ricominciò a leggerlo. Più andava avanti più
sentiva che questo libro era sincero.
Decise di partecipare alle riunioni tenute dagli avventisti. Si unì alla classe battesimale e si preparò al battesimo. I responsabili della prigione però, tenuto conto
dei suoi precedenti, non gli concessero il permesso di
lasciare la prigione per essere battezzato.
Un mese dopo, Harry fu ritrasferito nel carcere da cui era
evaso. Al suo rientro le guardie lo salutarono. Avevano
sentito dire che era cambiato e volevano constatarlo personalmente. Convinsero persino altri detenuti a spiarlo.
Harry fu felice di sapere che gli avventisti tenevano riunioni anche in questa prigione. Continuò a studiare con
loro e alla fine riuscì a ottenere il permesso per essere
battezzato.
Harry scrisse alla sua famiglia e spiegò che ora aveva
consacrato la sua vita a Dio. Quando i suoi cari andarono a fargli visita, furono stupiti del suo cambiamento.
Harry pregò insieme ai familiari e, cosa sorprendente,
anche le guardie chinarono il capo per una preghiera.
Lo lasciarono persino solo con la madre perché ormai
erano sicuri che non avrebbe tentato la fuga.
All’interno del carcere, Harry iniziò un ministero dedicato ai detenuti. Tenne delle riunioni, iscrisse molti detenuti al corso per corrispondenza e distribuì diversi libri
di Ellen G. White. Quando, scontata la pena, fu rilasciato, nel penitenziario c’era un gruppo di 100 detenuti
che studiava la Bibbia.
A casa, Harry iniziò a lavorare come colportore e da
allora condivide con chiunque incontri la sua fede e il
suo amore per il Signore. Ora la sua carriera gli dà piena
soddisfazione ed è felice.
INFO BOX
David Livingstone, un missionario scozzese, arrivò sulle rive del Lago Malawi nel 1859.
Circa l’80 per cento della popolazione del Malawi è cristiana. La seconda religione più diffusa è l’islam, seguito dal 12 per cento
degli abitanti.
L’Unione avventista del Malawi fu organizzata nel 1923, gestisce tre scuole secondarie, numerosi ospedali, cliniche e dispensari, una
casa editrice, una televisione e una stazione radio.
In Malawi ci sono 1.360 chiese avventiste, frequentate da 418.847 membri.
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6° SABATO, 7 NOVEMBRE 2015
UNA RISPOSTA INATTESA
MALAWI
Un piccolo gruppo di avventisti del Malawi aveva organizzato una serie di conferenze evangelistiche. La prima sera, pochissime persone parteciparono alle riunioni e gli organizzatori rimasero molto delusi. Pregarono,
ma anche le sere successive, i presenti non superarono
mai le trenta presenze. Alcuni suggerirono di cancellare le riunioni, ma l’oratore si rifiutò. «Se continuiamo a
pregare, Dio interverrà in un modo o nell’altro», affermò.
La sera successiva, la riunione iniziò con il solito numero di persone. Ci fu il canto e la preghiera, poi l’oratore
si alzò e improvvisamente fu investito da un frastuono
di applausi e incoraggiamenti.
Il caos aumentò a mano a mano che una folla di persone al seguito di un nyau (uno spirito vestito con un gonnellino di paglia frusciante, un complicato copricapo e
una maschera) si avvicinava al luogo della riunione. Probabilmente il nyau si stava dirigendo verso il cimitero.
Arrivato davanti al luogo della riunione, il nyau si fermò,
smise di danzare e si girò verso l’oratore. La folla che
lo seguiva, a sua volta, si fermò e il nyau non si mosse.
Anzi, si appoggiò a un muro, con l’apparente intenzione
di voler ascoltare l’evangelista. La folla che lo seguiva
smise di battere le mani e ascoltò l’oratore.
Il nyau rimase fino alla fine della conferenza; secondo qualcuno erano circa 200 le persone al suo seguito, rimaste
anch’esse ad ascoltare la predicazione. L’oratore era nervoso, ma comunque continuò a parlare del sogno di Nabucodonosor in Daniele 2. Dopo la preghiera conclusiva, il
nyau e il suo seguito proseguirono verso il cimitero.
La sera successiva, la riunione iniziò con i soliti trenta
partecipanti. Man mano che il programma andava avanti, altri se ne aggiunsero. Anche il nyau, sempre vestito
con la maschera e il gonnellino frusciante, si presentò
insieme con i suoi seguaci. Questa volta non rimase
all’esterno ma entrò sotto la tenda e si sedette. I seguaci a loro volta si sedettero. L’oratore non era sicuro
che questo nyau fosse lo stesso della sera precedente,
ma riconobbe molti dei suoi seguaci. A essi si aggiunsero altre persone, curiose di ascoltare una predicazio-
ne che sembrava interessare tanto il nyau. Quella sera
parteciparono alla riunione circa 80 persone.
La partecipazione continuò ad aumentare e qualche sera
più tardi l’oratore rivolse un appello ai presenti. 95 persone accettarono Gesù e chiesero di studiare la Bibbia.
La sera successiva, le persone presenti all’incontro
erano 200, inclusi due altri nyau, sempre vestiti con
abiti dismessi e con i volti coperti da strati di foglie.
Altre 50 persone, quella sera, risposero all’appello.
Le riunioni continuarono per 21 incontri. Nel giorno della
cerimonia battesimale, 145 persone scesero nelle acque del battistero e tra di loro c’era il nyau che quella
prima sera si era fermato ad ascoltare. Ora questo ex
nyau continua a rimanere fedele a Gesù.
La chiesa è stata ingrandita perché la precedente costruzione era diventata insufficiente per accogliere tutti i nuovi fratelli e sorelle e anche gli interessati, che continuano a
frequentare incuriositi dal messaggio che ha attirato degli
adoratori di Satana e li ha convinti ad adorare il vero Dio.
Nel 1908 nel Malawi fu aperto un piccolo ospedale, vicino a Makwasa. Per più di 100 anni questo ospedale ha
assistito sia fisicamente sia spiritualmente gli ammalati di uno dei paesi africani più poveri.
Nel Malawi abitano tredici milioni di persone, molti delle
quali vivono in povertà e hanno urgente bisogno di cure.
L’AIDS si diffonde sempre più e cambia il volto del paese.
Oggi, l’ospedale avventista di Malamulo ha più di 200 posti
letto e offre vari servizi di assistenza sanitaria. Vi è anche
una scuola infermieristica, un laboratorio e altre attrezzature mediche. La scuola è frequentata da studenti provenienti da tutte le parti del paese ed è importante anche dal
punto di vista dell’evangelizzazione. Gli studenti imparano
una professione che servirà loro per guadagnarsi da vivere
e migliorare anche la vita della comunità.
Una delle sfide più grandi è sconfiggere l’AIDS. Circa il
50-60 per cento degli adulti ricoverati in ospedale hanno
questa malattia. I numeri sono alti ma l’ospedale riesce
molto spesso a trasformare la vita dei pazienti, sia fisicamente sia spiritualmente. Grazie per il vostro sostegno.
INFO BOX
In Malawi vivono 16,36 milioni di abitanti.
Il territorio è formato da colline, seguite da lunghe pianure e qualche montagna.
La principale caratteristica di questo paese è il Lago Malawi, lungo 580 chilometri.
L’economia del Malawi è essenzialmente basata sull’agricoltura. Le maggiori esportazioni sono: tabacco, il the, zucchero e cotone.
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7° SABATO, 14 NOVEMBRE 2015
LA MANO DI DIO CHE SALVA (P. 1)
MALAWI
Wesley Banda svolgeva il suo lavoro di pastore in diversi
villaggi. La sua famiglia viveva in una casa di due stanze
senza elettricità e la moglie soleva cucinare all’aperto.
Una sera, dopo cena, la donna riaccese il fuoco per preparare il porridge per la colazione dell’indomani mattina,
mentre Wesley era seduto all’interno della casa intento a
preparare un sermone. I bambini sedevano tranquillamente nella loro stanza in attesa del culto serale e il figlio più
piccolo, Joshua, si era addormentato vicino al padre.
La casa era illuminata da una lampada che stava per
spegnersi. Wesley si alzò, prese il contenitore della paraffina per riempire il serbatoio del lume. A sua insaputa però, quella paraffina era stata contaminata con una
piccola quantità di gasolio e nel versarla nella lampada i
fumi si incendiarono, e la lampada gli esplose tra le mani.
Istintivamente il pastore Wesley gettò la lampada
dall’altra parte della stanza, ma i suoi abiti ormai avevano preso fuoco. La signora Banda intanto aveva sentito il rumore dell’esplosione e si era voltata in tempo
per vedere il marito che usciva dalla porta correndo con
i vestiti in fiamme. Immediatamente prese un secchio
d’acqua e glielo gettò addosso e riuscì a spegnere il
fuoco.
I bambini allora corsero fuori dalla casa, urlando: «Al
fuoco, al fuoco». Le fiamme si erano ormai impadronite
della stanza e nell’eccitazione del momento nessuno si
era accorto che mancava il piccolo Joshua. Solo pochi
istanti dopo, la signora Banda, guardando verso la por-
ta, vide Joshua che a carponi usciva di casa con i vestiti in fiamme. Urlando lo afferrò e lo gettò in un catino
pieno d’acqua. Il fuoco alla fine si spense, ma Joshua
riportò delle orribili ustioni.
I vicini si avvicinarono per vedere che cosa stesse accadendo. Si attivarono per spegnere il fuoco, ma ormai
la maggior parte dell’arredamento era ridotta in cenere.
Nel villaggio non c’erano né ambulatori, né ospedali, per
cui un vicino corse a casa di un contadino che possedeva un’automobile. Bussarono alla sua porta e lo supplicarono di aiutarli. Il contadino si precipitò ad accompagnare tutta la famiglia all’ospedale più vicino. Era ormai
mezzanotte quando arrivarono al pronto soccorso ed
erano trascorse più di 4 ore dall’esplosione.
I medici scossero la testa quando videro le ustioni che il
pastore e suo figlio avevano sul corpo. Quelle del padre
erano gravi, ma quelle del piccolo Joshua lo erano ancora
di più ed erano estese alle gambe, allo stomaco e al torace. A ogni movimento urlava dal dolore. I dottori si dettero da fare e continuarono a operare per tutta la notte, ma
comunque ritennero opportuno preparare la famiglia alla
possibilità che il bambino non ce la facesse.
La mamma, reagendo con grande fermezza e coraggio,
disse ai dottori di continuare a fare il possibile perché
Dio gli aveva salvato la vita e sicuramente avrebbe fatto l’impossibile per mantenerlo in vita.
(continua)
INFO BOX
L’ospedale Malamulo è un’istituzione avventista e si trova a 65 chilometri a sudest della città di Blantyre.
La chiesa aveva comprato il terreno in cui si trova la struttura sanitaria nel 1902. I missionari avevano chiamato la proprietà Malamulo che nella lingua chichewa significa «comandamenti». Negli anni successivi, erano state costruite una scuola secondaria, una
scuola di formazione per insegnanti e pastori e una casa editrice. Nel 1915 fu inaugurata la prima clinica e nel 1927 furono aperti
anche tutti gli altri reparti dell’ospedale. Da allora, la Missione Malamulo è cresciuta e ora include una scuola elementare, una facoltà
di scienze della salute e una chiesa molto attiva. Al centro della proprietà c’è l’ospedale.
L’ospedale serve una popolazione di 129.000 persone di due distretti confinanti e in media cura mensilmente 6.000 pazienti sia
degenti sia in ambulatorio.
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8° SABATO, 21 NOVEMBRE 2015
LA MANO DI DIO CHE SALVA (P. 2)
MALAWI
Ogni giorno le infermiere rimuovevano le bende e pulivano le ustioni con acqua salata. Poi con delicatezza
toglievano la pelle morta per prevenire le infezioni. Le
infermiere insegnarono alla signora Banda a lavare le
ferite e ad applicare gli unguenti. La donna rimase in
ospedale con il marito e il figlio per preparare loro i pasti
e per dare una mano nelle cure.
Trascorsi due mesi, il pastore Wesley disse di non poter più stare in ospedale. I muscoli si erano indeboliti
e a malapena riusciva a camminare, ma ciò che più lo
preoccupava erano la sua chiesa e la cura dei membri.
Il pastore quindi tornò a casa e in ospedale rimasero
la moglie e il figlio per altri 4 mesi. Il bambino a poco a
poco si riprese, ma era difficile per tutta la famiglia restare separati così a lungo e con pochissime possibilità
di visite. Rimanevano solo le preghiere.
Dopo sei mesi Joshua fu trasferito presso un reparto
di riabilitazione e passò poi altri tre mesi in un istituto fisioterapico. Non poteva camminare, ma imparò a
spo¬starsi con l’aiuto di un deambulatore. La mamma
iniziò una nuova routine di cure giornaliere. Immergeva
le gambe del piccolo in acqua calda e poi ne tirava i
muscoli. Era doloroso, ma invece di piangere spingeva
il figlio a cantare.
Arrivò finalmente per Joshua il giorno di tornare a casa.
Quando vide i suoi amici giocare all’aperto, anche lui
volle partecipare. Miracolosamente, dopo un anno di
convalescenza e di terapie amorevoli della sua mamma,
Joshua fu in grado di camminare da solo e di giocare.
La convalescenza fu lunga anche per il pastore Banda.
Per esempio, non poteva ancora spostarsi in bicicletta
e questo rendeva difficile andare da una chiesa all’altra
nel vasto territorio di sua competenza. Intanto le sue
comunità continuarono a crescere di dimensioni e anche nella fede.
Il pastore Banda sa che lungo tutto quel calvario il Signore è stato accanto a ciascun membro della sua famiglia , incoraggiando, benedicendo, guarendo. Al suo
rientro al lavoro, dopo aver lasciato l’ospedale, la chiesa
crebbe ancora di più.
Anche sua moglie è estremamente grata al Signore per
l’aiuto ricevuto e per aver salvato il figlio e il marito. Un’esperienza, afferma, che le ha insegnato a passare più
tempo con la sua famiglia e di averle fatto scoprire nel
piccolo Joshua alcune qualità fino prima sconosciute.
Per esempio, che il piccolo aveva una voce bellissima di
cui non si era resa conto fino a quando non l’aveva sentito cantare nel letto dell’ospedale. Aveva anche avuto il
tempo di diventare buoni amici, tra di loro e con Dio.
INFO BOX
Il Malawi è una nazione che si trova nell’Africa sudorientale. Confina a nordovest con lo Zambia, a nordest con la Tanzania e a est,
sud e ovest con il Mozambico.
Nelle acque del Lago Malawi ci sono più specie di pesci che in qualsiasi altro lago del mondo.
Il Malawi ha un clima sub-tropicale con una stagione delle piogge che va da novembre a maggio, e una stagione arida, da maggio a novembre.
Nel Malawi ci sono circa 750 specie diverse di uccelli.
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9° SABATO, 28 NOVEMBRE 2015
SCOPRIRE LA VIA DI DIO
SUDAFRICA
Vivo in una citta del Sudafrica nordorientale. Ho frequentato fin dalla nascita la chiesa e la scuola domenicale, ma la mia vita è cambiata drasticamente il giorno
in cui, in una zona della mia città, comparve una grande
tenda.
Apparvero in città dei poster con le parole «Lui sta per
tornare!». «Ma chi sta per tornare?», mi chiedevo. Alcuni mi avevano detto che le riunioni sotto la tenda erano
sponsorizzate da una setta satanica, per cui all’inizio
ebbi timore a frequentarle.
Poi udii una donna dire: «Questa sera parleranno del
ritorno di Gesù». Questa frase attrasse la mia attenzione. Gesù è già venuto in forma di neonato, perché mai
dovrebbe ritornare? Fino allora non ne avevo mai sentito parlare e mi chiesi se dopotutto fossero veramente
delle riunioni cristiane.
La curiosità ebbe la meglio e quella sera mi avvicinai
alla tenda. Ero veramente curioso di sentire quello che
l’oratore avrebbe detto. Non ero però così convinto di
entrare. Avevo ancora un po’ di paura. «Se quello che
dice mi spaventa, restando fuori posso sempre allontanarmi in fretta», pensavo.
Un signore, vedendomi, mi salutò e mi regalò una Bibbia. La presi e mio malgrado mi sedetti su una sedia di
plastica dentro la tenda. Quell’uomo sembrava del tutto
normale e per niente minaccioso. Nell’attesa dell’oratore, sfogliai la Bibbia. A casa avevo un Nuovo Testamento, ma non avevo mai posseduto l’intera Bibbia.
L’oratore iniziò il suo discorso, mostrandoci una serie di
diapositive che illustravano il sermone e i testi biblici di
cui parlava. Citò talmente tanti versetti che subito mi
chiesi se le dicerie che circolavano in realtà non fossero
vere. I satanisti non citano la Bibbia, pensai. Ogni testo
biblico confermava quello che l’oratore diceva e mi convinsi che stava dicendo la verità.
Alla fine della riunione mi scoprii a pensare di aver trovato qualcosa di prezioso. Nella nostra chiesa, la Bibbia
era usata raramente, mentre quest’oratore la usava
per sostenere tutto ciò che diceva.
La Parola di Dio mi riportò ogni sera sotto quella tenda.
Imparai tanto su Dio, cose che prima non conoscevo. Lo
dissi all’oratore aggiungendo che volevo dare la mia vita
a Dio e che volevo unirmi alla sua chiesa.
Il pastore m’invitò a frequentare una classe di studio
della Bibbia. Accettai immediatamente e mi preparai
per il battesimo.
I miei genitori sapevano delle mie frequentazioni sotto
la tenda, ma non ne parlavano. Erano convinti che terminate le riunioni, avrei ripreso le mie normali abitudini,
dimenticandomi completamente degli avventisti. Non
furono quindi contenti quando vennero a sapere che
non solo studiavo la Bibbia, ma volevo diventare un avventista.
In realtà, non loro soltanto, ma anche molte altre persone non accolsero bene la notizia che una trentina di
persone avevano chiesto di diventare avventiste. I pastori e i responsabili delle altre chiese della città fecero
di tutto per scoraggiare chi voleva far parte della chiesa
avventista e arrivarono addirittura a tenere delle riunioni pubbliche per scoraggiarci.
Alcuni cedettero alle pressioni e rimasero nelle loro
chiese, mentre io ero deciso a voler seguire il Signore.
Quando tutto si fu calmato, molti altri si unirono alla
chiesa e alla fine ci furono 40 battesimi. Furono i primi
membri della mia città. In città rimasero due pionieri
di Missione Globale a insegnarci come condividere la
nostra fede. Andavamo di porta in porta e pregavamo
con le persone. Oggi in chiesa siamo 80 membri, oltre a
molti ospiti e a tanti bambini.
INFO BOX
Ingwavuma è una città del Sudafrica nordorientale. É vicina allo Swaziland e al Mozambico.
La popolazione è in maggioranza formata da contadini che coltivano pomodori, patate dolci, e allevano anche il bestiame. In genere
c’è molta povertà.
L’Aids è un problema grave che riguarda quasi una persona su tre nella regione che circonda Ingwavuma.
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10° SABATO, 5 DICEMBRE 2015
FARE LE SCELTE GIUSTE
ZAMBIA
Julius vive nello Zambia ed è cresciuto in una famiglia senza
vere radici religiose. A 14 anni alcuni amici lo avevano spinto
a entrare a far parte di una gang. Non si era reso conto di
quanto fosse pericoloso bere alcolici e usare le droghe. Così
cadde nel tunnel della dipendenza. All’uso di queste sostanze stupefacenti si unì anche la partecipazione a varie attività illecite, ma molto stimolanti.
In città scoppiarono dei disordini e Julius e i suoi amici vi
presero parte. Prima, per avere maggiore coraggio, fumarono e bevvero, e quando arrivarono sul luogo dei disordini,
trovarono la polizia che era intervenuta per sedare gli animi.
Julius e i suoi amici irruppero in una casa e portarono via
tutti gli oggetti preziosi che riuscirono ad arraffare. Poi fuggirono, ma videro in lontananza un poliziotto. Cercarono di
aggirarlo, però il poliziotto intimò loro di fermarsi. Uno dei
giovani lo assalì e nel trambusto che seguì, furono sparati
dei colpi di arma da fuoco. Julius sentì qualcosa di strano al
collo e si accorse di avere del sangue sulla camicia. Era stato colpito. Un altro ragazzo aveva una ferita allo stomaco,
cadde a terra e morì là, sulla strada.
In un attimo, da guerrieri coraggiosi, i ragazzi si tramutarono
in adolescenti terrorizzati. Accompagnarono Julius a casa
per medicargli la ferita. Non era grave e Julius si rese conto
di essere stato fortunato.
Quella sera, andò a trovarlo Alex, un suo vecchio amico. Alex
aveva sentito parlare dei disordini e conoscendolo sapeva
che Julius aveva bisogno di cambiare vita. L’invitò in chiesa
e, seppure con una certa riluttanza, Julius accettò, puntualizzando che non voleva saperne di Dio.
Alex era diverso dagli altri ragazzi. Quando Julius e i suoi
amici lo prendevano in giro perché frequentava la chiesa,
Alex non si arrabbiava. Lui voleva diventare amico di Julius.
Quella notte Julius fece un sogno. Vide un uomo che seduto su un trono giudicava uomini e donne. Alcuni li mandava
in paradiso, altri all’inferno. Julius si chiese dove, quell’uomo che rassomigliava a Gesù, lo avrebbe mandato. Fissò
lo sguardo su di lui che però rimase in silenzio. Subito dopo
scese dal trono e sparì.
Julius si svegliò all’improvviso, convinto che Dio gli stesse
parlando, ma che cosa voleva dirgli?
Il mattino successivo, uno degli suoi amici andò a trovarlo.
Gli offrì della marijuana, e ben presto i due non furono più
coscienti. Julius dimenticò il suo sogno.
La sera successiva il sogno si ripeté. Questa volta vide tre
angeli che tenevano in mano tre libri neri e gli parlavano di
Gesù. Quando si svegliò, Julius capì che Dio lo stava chiamando. Si vestì, andò dai suoi amici e disse loro: «Voglio
dare la mia vita a Gesù, non berrò né fumerò più». Gli amici
non gli credettero e lo presero in giro, ma questa volta Julius
era determinato. Voleva cambiare. Ripensò all’amico morto
e ad Alex che lo aveva invitato in chiesa. Così, il ragazzo lasciò gli amici e si preparò per andare in chiesa.
In chiesa, quella sera, Julius vide vari gruppi di persone che
studiavano la Bibbia. Si fermò accanto a uno di essi e ascoltò l’animatore che diceva cose assolutamente nuove per
lui. Le trovò molto veritiere e pensò di essere arrivato nella
chiesa giusta. Ne parlò con Alex e gli disse che avrebbe frequentato quella chiesa con lui.
Da quel sabato in poi Julius non smise mai di studiare la
Bibbia e qualche tempo dopo disse all’amico Alex e al pastore che voleva diventare un avventista del settimo giorno.
Per essere più tranquilli, i due amici spesso andavano fuori
città per trovare un angolino dove poter studiare meglio. Agli
amici che lo invitavano a bere una birra e a fumare marjuana,
Julius rispondeva con un secco e deciso «no». Or¬mai non
voleva più tornare indietro, alla sua vecchia vita.
Julius ben presto si rese conto che non era così facile disintossicarsi, ma Alex gli fu sempre vicino, sia nello studio sia
nella preghiera. Insieme, e naturalmente con l’aiuto di Dio,
riuscirono a vincere la battaglia contro l’alcol e la droga. Non
appena quest’obiettivo fu raggiunto, Julius fu battezzato.
Dio usò Alex per guidare Julius verso Gesù e ora è Julius che
fa conoscere Dio agli altri suoi amici. C’è ancora qualcuno
che lo prende in giro, ma a tutt’oggi due suoi amici sono
stati battezzati.
Le vostre offerte servono a formare giovani e adulti che possano condividere la fede con gli altri.
INFO BOX
La capitale dello Zambia è Lusaka
Il nome del paese è stato ricavato dal fiume Zambesi e significa «il cuore di tutti».
Le cascate Vittoria si trovano lungo il corso del fiume Zambesi e
sono una delle sette meraviglie naturali del mondo. Nella lingua
locale sono chiamate «Mosi-os-Tunya», cioè: «il fumo che tuona».
La moneta corrente dello Zambia è il kwacha
Il ferro e il rame vengono estratti nello Zambia da più di 2000 anni.
La lingua ufficiale è l’inglese.
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11° SABATO, 12 DICEMBRE 2015
ALLARGA LA MIA VISIONE
ZAMBIA
Non avevo mai pensato di diventare un cristiano. Incontrai Dio mentre studiavo in una scuola convitto pubblica. Avevo conosciuto una ragazza che mi piaceva e
con la quale volevo uscire. Mi feci coraggio e le proposi
un appuntamento nel salone del convitto delle studentesse. Quando ci incontrammo, vidi che stava leggendo
un opuscolo. Mi sedetti vicino a lei e le chiesi che cosa
stesse leggendo. La ragazza mi passò il foglio perché
lo leggessi e, per farle piacere, lo presi. Le proposi un
appuntamento fuori dal convitto, ma lei rifiutò, chiedendomi però di tenere l’opuscolo. La sera lo lessi. Era una
lezione della Voce della Speranza che parlava dell’inferno. Mi fece paura e quella notte non dormii.
Ero uno studente alquanto ribelle e spesso mi mettevo nei guai. Il sabato successivo al giorno in cui avevo
chiesto l’appuntamento alla ragazza, andai in presidenza per vedere se ancora una volta mi era stata data una
punizione.
Stavo scorrendo la lista quando un ragazzo si avvicinò
e mi chiese se volevo andare con lui nell’aula magna,
dove si stava svolgendo un servizio religioso. La religione, come ho già detto, non m’interessava, ma per
qualche misteriosa ragione accettai l’invito. Non immaginavo lontanamente che la ragazza che m’interessava
fosse avventista.
In tasca avevo due dollari che volevo spendere la sera
in un bar, ma senza rendermene conto, li misi nel sacchetto delle offerte. Solo dopo aver donato il denaro,
capii che quella sera non avrei potuto bere le mie solite
bevande alcoliche.
Sebbene non avessi accettato di partecipare al culto
a causa della ragazza, fui felice di vederla lì. Lei mi salutò amichevolmente e mi aiutò a sentirmi a mio agio
in mezzo a gente che non conoscevo. Continuò, però, a
rifiutarsi di uscire con me.
Sin dal mio primo ingresso nella chiesa, decisi di smettere di bere e di fumare, e grazie a Dio ci riuscii. Mi allontanai dai vecchi amici di bevute che, venuti a sapere
dei miei nuovi interessi religiosi, mi presero in giro. Di
tanto in tanto insistevano nell’invitarmi a bere con loro,
ma io rifiutavo invariabilmente. In chiesa trovai diversi
amici e alcuni mesi dopo detti la mia vita a Cristo, e mi
battezzai. Avevo 17 anni.
Dopo aver terminato il liceo, lavorai come colportore
per tre anni. Un giorno entrai in un ospedale e vidi una
persona dall’aria familiare. Lo riconobbi a mala pena:
era uno dei miei compagni di bevute, un amico d’infanzia. Stava morendo di tubercolosi e Aids. Ero scioccato
nel vederlo lì, in quel letto, quasi incosciente. Era troppo
tardi per parlargli di Cristo, ma non potei fare a meno
di pensare che se avessi rifiutato l’appello di Dio, ora
potevo essere lì al suo posto. Il mio amico morì pochi
giorni dopo. Quest’esperienza mi convinse: dovevo accettare l’appello di Dio in qualsiasi momento. Rifiutarlo
poteva equivalere a morire.
Decisi di continuare per tutta la vita la mia attività di
colportore, dopotutto era stata proprio la pagina stampata a portarmi a Cristo. Il campo locale però mi chiese
di diventare il pastore di tre chiese. Non avevo ricevuto una formazione pastorale né avevo mai pensato
di diventare un pastore. All’inizio faticai ad accettare
quest’appello, ma alla fine decisi di seguire la direzione
che Dio mi stava proponendo.
Dopo essere stato nel ministero per diversi anni, la Federazione mi pagò gli studi presso l’università Solusi,
nello Zimbabwe. Durante le vacanze scolastiche tenni
di¬verse conferenze; andavo ovunque m’invitassero a
parlare. Presto si sparse la voce della mia disponibilità
e mi arrivarono molti inviti. Scoprii che questo era ciò
che più amavo fare.
Durante una campagna di evangelizzazione della scuola un oratore ci disse di espandere la nostra visione, di
permettere a Dio di usarci in vari modi e di non «limitarlo». Le sue parole furono per me una sfida. Che cosa potevo ancora aspettarmi da Dio? Mi aveva già dato tutto,
o comunque più di quanto mi fossi mai aspettato.
Alcuni mesi dopo mi fu chiesto di tenere una campagna
di evangelizzazione in Sudafrica. Il problema era che le
date coincidevano con quelle dei miei esami finali. Che
cosa dovevo fare? Né le une né le altre potevano essere spostate. Non mi restava che pregare e digiunare
perché Dio mi aprisse la strada. Ci credevo fermamente e, infatti, così fu. Gli esami furono spostati di una
settimana e fui libero di partire. La campagna di evangelizzazione ebbe molto successo; si concluse con 19
battesimi.
Dio ha fatto per me delle cose incredibili. Ho terminato
gli studi e ora sono un pastore consacrato in Zambia.
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12° SABATO, 19 DICEMBRE 2015
SOLO LA FEDE
ZIMBABWE
John era cresciuto con la netta convinzione che Dio lo
chiamasse al ministero e per questo desiderava fortemente frequentare l’università di Solusi. Nello Zimbabwe, però, è quasi impossibile per gli studenti trovare lavoro, per cui John doveva contare sull’aiuto della
madre.
Spinto dall’amore per le persone, John passò l’estate
viaggiando e tenendo brevi campagne di evangelizzazione. Fu felice alla fine dell’estate di aver portato a
Cristo 100 persone.
Tornato a casa, John apprese che non c’erano i soldi
che servivano a pagare la retta scolastica. La mamma
non era riuscita a racimolare la cifra necessaria. «Forse
dovrai aspettare un semestre prima di continuare gli
studi», gli disse. John le rispose di non preoccuparsi.
Dio lo avrebbe aiutato!
Il ragazzo preparò la valigia e salì sul pullman che doveva portarlo a Solusi. Non aveva in tasca nemmeno i
soldi per il biglietto di ritorno. Non aveva altro che la
sua fede.
Arrivato a scuola, passò la notte nella stanza di un amico. Il mattino seguente andò a parlare con il precettore,
il quale si dimostrò restio ad assegnargli una stanza
senza che ci fosse una copertura finanziaria. Comunque l’uomo conosceva John e alla fine acconsentì a
condizione che per le cinque del pomeriggio successivo
lui avesse i soldi necessari per la retta.
John lo ringraziò. Entrò in camera, s’inginocchiò e pregò: «Dio, grazie per il tempo che mi è stato concesso di
occupare questa stanza. Se però non la pagherai, sarò
costretto a lasciarla domani stesso, quindi Signore,
sono nelle tue mani. Grazie. Amen».
John aveva sentito dire che la sua amica, la sorella Jeremiah, un’evangelista, teneva una serie di conferenze
nel campus e andò a trovarla. La donna gli chiese: «Hai
pagato la retta?».
«No», rispose John, «Non abbiamo i soldi e sono venuto
da te per pregare insieme». «Non chiedere a Dio i soldi,
ringrazialo solo per quello che farà», disse lei.
Quel giorno i soldi non arrivarono. John comunque era
tranquillo e a tutti quelli che gli chiedevano come andavano le cose e se avesse trovato i soldi per pagare
la retta, rispondeva che tutto era nelle mani di Dio. La
notte arrivò e dei soldi ancora non si vedeva neanche
l’ombra. John andò a dormire tranquillamente e di nuovo mise tutto nelle mani di Dio.
Il giorno seguente, si alzò e andò al culto del mattino.
L’oratore chiese a un volontario di pregare e fu John
a farlo. Pregò per gli altri studenti e silenziosamente
anche per se stesso.
Due ore dopo incontrò un amico che gli chiese: «Va tutto bene?»
«Sì» rispose John.
«Come sta tua madre?»
«Sta bene, ma è preoccupata per la mia retta».
«Quanto ti serve», gli chiese l’amico.
«50.000 dollari (dello Zimbabwe)»
L’amico mise le mani in tasca e tirò fuori 250 «pula»
(moneta del Botswana) che corrispondevano a 23.000
dollari dello Zimbabwe. John lo abbracciò ringraziandolo. Grazie Dio, ma ora come faccio e cambiare questi
soldi per iscrivermi?
Detto fatto, trovò qualcuno che glieli cambiò e così
ebbe tra le mani la metà della somma che gli serviva.
Felice e contento telefonò subito alla mamma e le chiese di mandare la sorella in banca a depositare 25.000
dollari. La mamma, naturalmente, gli disse che lei non
aveva quei soldi, ma John le disse di mandare comunque la sorella in città, perché Dio avrebbe provveduto a
farle trovare la somma necessaria.
Piuttosto perplessa, la mamma ubbidì e mandò la figlia,
Mercy, in città. Nel frattempo John aveva depositato
nella banca di Solusi i suoi 25.000 dollari. Ritelefonò
alla mamma per sapere le ultime notizie e la mamma
gli disse che aveva cercato di raggiungerlo telefonicamente per dirgli che Mercy aveva incontrato un amico
di John che aveva già pensato di dargli del denaro per
la retta. L’amico le aveva dato altri 25.000 dollari dello
Zimbabwe e Mercy li aveva depositati sul conto di John.
John era commosso e quasi pianse nel costatare come
Dio aveva risposto alle sue preghiere. Ritornò velocemente a scuola, prima che l’ufficio amministrativo
chiu¬desse. Il suo cuore esultava nel pensare al miracolo che Dio aveva fatto per un giovane che non aveva
altro che la sua fede.
Nell’università di Solusi studiano oltre 1.000 studenti.
La scuola cresce rapidamente e ha bisogno di una sala
da pranzo più grande. Grazie per il vostro aiuto.
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13° SABATO, 26 DICEMBRE 2015
TREDICESIMO SABATO
PARTECIPANTI: DUE NARRATORI
Narratore: Questo trimestre la nostra attenzione si
sposta sulle popolazioni della Divisione Africa-Oceano
Indiano del Sud e particolarmente sulle istituzioni educative e sanitarie in questa parte del mondo. Ora ascolteremo una storia sul ruolo importantissimo avuto dal
sistema educativo avventista nella nascita e crescita
della chiesa in Zambia, uno dei paesi di questa Divisione.
Lettore 1: I coniugi W. H. Anderson, e molti altri dopo
di loro, non arrivarono in Zambia a bordo di un aereo o
guidando una macchina. Viaggiarono su di un carro trainato da buoi. Dopo giorni di duro viaggio su strade quasi
impraticabili, finalmente arrivarono sull’appezzamento di
terreno che il capo villaggio locale aveva riservato alla
chiesa cristiana avventista perché vi aprisse una scuola.
Appena arrivati, la signora Anderson volle subito darsi
da fare e si mise ad accendere il fuoco per preparare un pasto caldo, mentre il marito andava in giro ad
esplorare il terreno. Localizzò subito il posto ideale per
la scuola, ma il compito che lo attendeva era immane.
La prima cosa da fare era imparare la lingua locale per
poter comunicare con gli abitanti del posto. Poi bisognava trovare dei volontari che lo aiutassero a tagliare
gli alberi per costruire la scuola. Infine voleva imparare
a coltivare il terreno come facevano i cittadini locali,
per poter aprire anche una scuola agricola. Se lavorerò
mattina e sera, si disse, potrò aprire la scuola tra due
anni.
Lettore 2: Quello stesso giorno, un ragazzo si avvicinò al signor Anderson e con l’aiuto di un traduttore,
gli disse: «Maestro, sono venuto a studiare nella sua
scuola». «Scuola!», esclamò Anderson, «Ma noi non
abbiamo ancora una scuola». «Ma lei non è forse un
maestro?», continuò il ragazzo. Anderson annuì e il ragazzo gli disse: «E allora m’insegni». Il ragazzo non aveva l’intenzione di andarsene e seguì Anderson fino al
carro accanto al quale sua moglie preparava il pranzo.
«Questo ragazzo vuole venire a scuola», disse alla moglie, scuotendo la tenda. «Non c’è modo di convincerlo,
non vuole tornare a casa».
Lettore 1: La signora Anderson, scuotendo la testa e con la massima calma rispose: «Che tu sappia, Gesù ha mai mandato a casa qualcuno?». Anderson capì. Il ragazzo voleva imparare, anche se
non c’erano libri, non c’era una scuola e Anderson
non conosceva la lingua locale. Tutto quello che
aveva erano qualche matita e alcune diapositive.
Il
giorno
seguente
altri
quattro
ragaz-
zi chiesero di studiare, e così, all’improvviso la nuova scuola iniziò essere operativa!
Anderson mise al lavoro i ragazzi: disboscarono una radura e iniziarono a coltivare un orto. Dopo aver lavorato
tutto il giorno, la sera i ragazzi e il loro maestro si sedevano attorno a un fuoco da campo per studiare. Parola,
dopo parola, Anderson imparò la lingua locale, il chitonga. Scriveva i suoni che sentiva, poi li copiava su una lavagna e infine insegnava ai ragazzi a scrivere le parole.
Ben presto riuscì a mettere insieme una storia della Bibbia da far leggere agli studenti nella loro lingua.
Arrivarono altri giovani e la scuola crebbe. Un mese dopo
c’erano già 40 studenti, tra i quali anche alcune ragazze.
Nel giro di un anno Anderson aveva scritto la storia della
creazione fino al diluvio nella lingua Chitonga. I ragazzi
ricevettero il primo libro della loro vita e lo impararono a memoria. A questo primo libro se ne aggiunsero
molti altri. Nel frattempo continuarono a lavorare per
costruire la scuola e i locali della fattoria. Coltivarono
mais e verdure. Ben presto ci fu il primo convitto, fatto
di mattoni, con il pavimento in terra battuta e il tetto
di paglia. Allestirono una sala da pranzo, un’aula e una
chiesa. Con il legno ricavato dalle scatole d’imballaggio,
Anderson costruì una tavola lunghissima. Di notte i ragazzi dormivano sul pavimento.
Lettore 2: Ma il convitto non riusciva a contenere tutti
gli studenti che arrivavano. Un sabato, dopo il culto, il
direttore trovò cinque ragazzi seduti vicino a casa sua.
Capì che volevano frequentare la scuola, ma veramente
non c’era posto per loro. Ascoltò la loro storia e dopo
aver sentito che avevano fatto più di 200 chilometri
a piedi per poter frequentare la scuola, Anderson si
arrese. «Che cosa possiamo fare?», chiese a Detja, il
suo maestro africano, «Gli studenti occupano già tutto il pavimento disponibile. Dove li mettiamo a dormire!
La stagione delle piogge sta arrivando e non c’è altra
paglia per il tetto. Non possiamo proprio accettarli».
Detja ci pensò su un momento e poi disse: «Maestro, il
pavimento è già al completo, ma nessuno dorme ancora sul tavolo!» E così per cinque mesi il tavolo servì per
mangiare, studiare e dormire.
Lettore 1: I ragazzi impararono velocemente e la loro
mente fu colma di gioia e dell’amore di Dio. David Livingstone, il famoso missionario, aveva detto che cambiare
il cuore di un bitonga sarebbe stato un vero miracolo.
Ed era accaduto. I bambini bitonga cambiarono completamente in quella piccola scuola dal tetto di paglia.
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Quei ragazzi furono i primi studenti della scuola missionaria di Rusangu, un istituto che continua ancora oggi
a trasmettere ai bambini l’amore di Dio.
Lettore 2: La scuola avventista di Rusangu esiste tuttora e svolge al meglio la sua opera educativa e missionaria. La costruzione originale è stata naturalmente
rimpiazzata da una struttura più solida e moderna. Nello stesso campus c’è anche una scuola secondaria e
un’università che ha ricevuto, alcuni anni fa, un’altra offerta del tredicesimo sabato per allestire la biblioteca.
Narratore: L’offerta di oggi contribuirà alla costruzione
di una scuola elementare avventista nel nord del Botswana, dove già esistono alcune scuole secondarie ma
nessuna elementare. Nel Botswana le scuole avventiste sono molto conosciute e apprezzate e molti studenti che le frequentano in seguito scelgono di essere
battezzati. Diventano poi dei missionari nelle rispettive
famiglie e con gli amici.
Lettore 1: Oltre alla scuola elementare nel Botswana,
l’offerta di oggi servirà anche a migliorare le condizioni di vita degli studenti dell’università di Solusi, nello
Zimbabwe. Dalla sua istituzione, nel 1894, la scuola si
è enormemente ingrandita e ora conta più di 14.000
studenti. L’università avventista di Solusi è stata la prima istituzione universitaria dello Zimbabwe. L’offerta di
oggi servirà ad ampliare la sala da pranzo, dove giornalmente si affollano migliaia di studenti.
Lettore 2: La salute ha un’importanza prioritaria nella
nostra chiesa e l’offerta di oggi servirà ad aprire un centro sanitario avventista a Gweru, nello Zimbabwe. Sarà
una clinica/ambulatorio aperta a tutta la cittadinanza,
dai cittadini più indigenti a quelli più facoltosi. Ci sarà
anche un ambulatorio pediatrico aperto a tutti i bambini della zona.
Narratore: Abbiamo ascoltato le sfide e le opportunità
che i membri di questa Divisione desiderano cogliere
per diffondere il Vangelo nei loro rispettivi paesi. Siamo
quindi generosi verso le popolazioni del Botswana e dello Zimbabwe.
16
17
124
842
1,366
1,029
407
1,173
724
2,319
1,468
9
9,461
Total:
37,827
130,205
429,950
315,181
142,162
150,458
242,446
944,898
772,560
4,991
1,866,000
25,802,000
16,338,000
24,336,000
8,654,000
58,877,000
12,981,000
14,187,000
13,038,000
188,000
Lower Gweru Clinic, Zimbabwe
Solusi University Dining Hall Extension, Zimbabwe
2
3
3,170,678 176,267,000
Mogoditshane Adventist Primary School, Botswana
13,157
1
PROJE
PROJECTS:
Stats as of 1st Qtr 2014
95
1,177
1,681
1,622
599
425
1,218
3,695
2,605
40
Pretoria
LESOTHO
Bloemfontein
3
Maputo
MALAWI
MOZAMBIQUE
SWAZILAND
Mbabane
BOTSWANA
Gaborone
1
2
Harare
KENYA
Y
YA
TANZANIA
BURUNDI
NDA
UGANDA
ZIMBABWE
Lusaka
ZAMBIA
DEM. REP.
OF CONGO
SOUTH AFRICA
Cape Town
NAMIBIA
Windhoek
ANGOLA
CHURCHES COMPANIES MEMBERSHIP POPULATION
Botswana
Indian Ocean
Malawi
Mozambique
North-Eastern Angola
Southern Africa
South-Western Angola
Zambia
Zimbabwe
Sao Tome and Principe
CONFERENCE
ATLANTIC
OCEAN
Luanda
CONGO
Divisione Africa-Oceano Indiano del Sud
SAO TOME & PRINCIPE
MADAGASCAR
Antananarivo
COMOROS
INDIAN
OCEAN
OBIETTIVI DEL TREDICESIMO SABATO
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Rapporto Missioni - PDF A4