Siamo mai andati sulla
Luna?
Breve guida per chi non crede o
non vuole capire…
Francesco Floris
La Bandiera!
Nelle foto mancano le stelle!
Le stelle non si vedono nelle foto (ma gli astronauti le
vedono) sulla Luna perché non si devono vedere. E'
questione di tecnica fotografica di base.
Le stelle sono fioche rispetto al suolo fortemente
illuminato dal sole. Per fare le foto senza
sovraesporre il suolo, bisogna chiudere molto il
diaframma dell'obiettivo e far entrare poca luce.
Facendo entrare poca luce, però, non si fa entrare la
luce fioca delle stelle. Ergo le stelle, nelle foto della
superficie lunare, non si vedono.
Se le si vuol vedere, bisogna aprire il diaframma della
macchina fotografica, nel qual caso però si
sovraespone il suolo (diventa tutto bianco). Solo che
agli astronauti interessava fotografare il paesaggio della
Luna, non le stelle, per cui hanno esposto la pellicola
per il tempo che serviva per fotografare correttamente il
suolo.
Se non ci credete, andate fuori di notte, quando ci sono
fuori le stelle, e cercate di fotografare il panorama
illuminato della città insieme alle stelle. Scoprirete che
non si può. Se esponete correttamente la foto in modo
da vedere i dettagli della città, le stelle scompaiono; se
esponete la foto in modo da far vedere le stelle, la città
è fortemente sovraesposta.
L'unica sorgente di luce sulla Luna è il sole e non c'è aria
per diffondere questa luce. Quindi le ombre devono essere
nerissime. Come mai quando gli astronauti sono in ombra,
sono invece visibili lo stesso, come se ci fosse una
seconda sorgente di luce? Sono state usate le lampade
dello studio cinematografico per rischiarare le ombre!
Avete mai notato che la Luna è visibile in cielo? Ebbene,
è visibile perché riflette la luce. Siccome la superficie
della Luna è riflettente (poco, ma comunque sufficiente a
creare una gran bella Luna piena), le zone in ombra
degli oggetti che si ergono sulla superficie lunare sono
semplicemente rischiarati dal riverbero proveniente dalla
superficie stessa.
Le ombre hanno direzioni diverse, invece di essere
parallele, come se ci fossero due sorgenti di luce. I
riflettori dello studio cinematografico!
Se davvero ci sono due sorgenti di luce, come mai nelle
foto non ci sono anche due ombre per ogni oggetto? Basta
guardare una partita di calcio in notturna per rendersi conto
che se ci sono due sorgenti di luce, tutti gli oggetti devono
formare due ombre.
Anche sulla Terra, di giorno, le ombre possono avere
direzioni diverse: hanno la stessa direzione soltanto
se cadono su superfici disposte nello stesso modo. E
sulla Luna, mancando ogni riferimento (oggetti
familiari di dimensione nota) che indichi la pendenza
del terreno, è molto facile non accorgersi che una
zona è inclinata rispetto a un'altra, come nella foto
precedente.
C'è una lettera C su un sasso in una foto! E c'è una
lettera C sul terreno accanto al sasso! Sono i riferimenti
dello scenografo!
Scusate, ma che senso avrebbe etichettare dei sassi di
scena con una singola lettera? E' un sistema di
etichettatura che permetterebbe soltanto ventisei
oggetti. Un po' pochi per un set che deve ritrarre la
Luna, la cui superficie è costellata di sassi, sassi e
ancora sassi.
E come farebbe la "C", se fosse davvero tracciata su un
lato inclinato di un sasso ruvido e irregolare, ad avere
una forma così sorprendentemente regolare dal punto di
vista di sbieco dal quale la si guarda in questa foto?
La "C" sul sasso è in realtà un pelucco, presente nelle
copie ma non negli originali. Lo si vede chiaramente
ingrandendo l'immagine, come nel dettaglio mostrato qui
sotto. Presumibilmente il pelucco si è attaccato alla
pellicola durante una delle tante duplicazioni delle foto
originali (ricordate che questa è fotografia chimica, nella
quale le copie non si fanno duplicando un file di
computer, ma rifotografando la fotografia).
C'è anche da considerare una singolare coincidenza: la
"lettera" trovata sul sasso è proprio una di quelle a curva
o linea semplice che un pelucco forma spontaneamente.
Non è, per esempio, una K o F o H o M o A.
Sotto il modulo lunare non c'è un cratere prodotto dal
razzo di discesa e non ci sono bruciature.
La gravità della Luna è un sesto di quella terrestre, quindi il
motore necessario per tenere librato un modulo lunare è
molto, molto meno potente di quello necessario sulla Terra
e quindi sposta molto meno ciò che gli sta sotto. Inoltre il
modulo lunare spegneva il motore poco prima di toccare
terra, quindi il suo getto agiva soltanto da una certa
distanza. Non deve formarsi un cratere.
Inoltre sulla Luna non c'è aria, quindi non si produce un
nuvolone di polvere: semplicemente la polvere schizza
via in tutte le direzioni. E infatti in tutti i filmati degli
allunaggi si vede la polvere che schizza via quasi
orizzontalmente, appunto senza formare le volute che
invece formerebbe in presenza d'aria, a riprova del fatto
che le immagini sono state riprese nel vuoto.
Non ci sono bruciature perché il carburante è sì caldo
quando esce dall'ugello, ma si disperde grosso modo in
un cono nel vuoto, raffreddandosi immediatamente a
causa della propria espansione. Qualsiasi gas si
raffredda quando si espande; è il principio sul quale si
basano i frigoriferi.
Come è possibile che quasi 40 anni fa, quando non
esistevano nemmeno le calcolatrici, si sia andati sulla
Luna, dove di fatto non si era potuta fare nessuna prova
precedente, con un regolo e dei comandi "manuali"?
Primo: le prove precedenti, di attracco e sgancio e
riattracco, di rendezvous orbitale eccetera, sono state fatte
eccome, nelle missioni Gemini. Prima dello sbarco sulla
Luna, si è fatta la prova generale per ben quattro volte con
l'Apollo 7, 8, 9 e 10 (fonte: NASA). I comandi non erano
affatto manuali, ma computerizzati con supervisione
umana. I computer di bordo erano molto limitati e
dipendevano dai grandi calcolatori a terra.
Secondo: la tecnologia degli anni Sessanta era modesta
rispetto a oggi ma comunque sufficiente. Lasciate fare agli
ingegneri, senza imporre loro limiti di spesa come si fece
allora, e vedrete cosa vi fanno. Esempio: il Concorde.
Terzo: i veicoli Apollo avevano comunque a bordo dei
computer molto rudimentali ma sufficienti allo scopo,
anche perché i computer principali erano a terra e a
bordo non c'erano due fruttivendoli, ma piloti esperti
rigorosamente addestrati a fare i calcoli per le manovre.
Quarto: se pensate che la tecnologia USA fosse così
insufficiente, allora pensate che anche le missioni
sovietiche siano bufale? I sovietici erano
tecnologicamente ancora più primitivi.
Perché mai nessuno ha ritentato
l'impresa?
Perché costa ed è rischiosa, e non si spendono miliardi
e rischiano vite solo per fare contenti i complottisti. A
meno che, naturalmente, paghino loro e si offrano come
passeggeri. Ci deve essere un motivo molto forte per
rischiare e spendere pur di andare sulla Luna, e per
ora, passato il prestigio politico del primo sbarco,
questo motivo non c'è.
Il segreto meglio tenuto
della storia?
Per far funzionare tutta questa messinscena
bisognerebbe riuscire a tenere vincolate alla
consegna al silenzio per decenni le centinaia di
migliaia di persone (non esagero, sono cifre di
dominio pubblico) che hanno lavorato al progetto.
Sono ormai passati quasi cinquant'anni, e non c'è
stata neppure una confessione in punto di morte di un
ex dipendente della NASA o di una delle tantissime
società private coinvolte nel progetto.
Filmati fisicamente impossibili
Sarebbe stato comunque impossibile realizzare in
studio i filmati dello sbarco. Ci sono alcune
caratteristiche fisiche dell'ambiente lunare, come la
mancanza d'aria e la gravità ridotta, che non si
possono duplicare sulla Terra.
•La polvere sollevata dalle ruote del Lunar Rover
(l'automobilina portata sulla Luna nelle missioni
successive) viene proiettata secondo un arco perfetto:
se ci fosse aria, formerebbe delle volute turbinose.
Questo è un effetto ottenibile soltanto nel vuoto.
•Il modo in cui gli astronauti saltellano sulla superficie
lunare è realizzabile soltanto in un ambiente a gravità
ridotta. Se si cerca di ricreare l'effetto usando fili o altre
tecniche tipiche del mondo cinematografico, come il
rallentatore, si ottiene un comportamento vistosamente
diverso e rilevabile anche da un occhio non esperto.
La burocrazia
Naturalmente c'è anche l'immensa mole di dati
pubblicamente consultabili: i progetti, gli schemi tecnici, il
software, i piani di volo, gli archivi, gli inventari, le infinite
procedure burocratiche, gli appalti, i collaudi... Tutti
meticolosamente documentati e protocollati come solo un
progetto governativo sa fare.
Per creare la messinscena, sarebbe stato necessario
inventare di sana pianta tutto questo monumentale apparato
di scartoffie, e inventarlo senza mai cadere in
contraddizione. Un'impresa forse ancora più difficile che
andare sulla Luna per davvero.
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Siamo mai andati sulla Luna? - Liceo scientifico Michelangelo