Soroptimist Alto Novarese
Questioni di Cuore
Come prevenire le malattie cardiovascolari nelle donne
Epidemiologia e prevenzione delle malattie cerebro e cardiovascolari
Il Progetto CUORE è nato nel 1998 ed è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Dal 2005 è integrato nei progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle
malattie, Ministero della Salute, Roma.
Attività fisica
I materiali relativi al sodio nell’alimentazione sono stati realizzati sulla base di una collaborazione
Secondo
l’Organizzazione
della Sanità,
per attività
fisica si intende
“qualunque
sforzoSuperiore
tra il Centro
Nazionale diMondiale
Epidemiologia
Sorveglianza
e Promozione
della
Salute, Istituto
di Sanità, dal
e il sistema
Centro per
la Valutazione dell’Efficacia
dell’Assistenza
Sanitaria
(CeVEAS)
– Servizio
esercitato
muscolo-scheletrico
che si traduce
in un consumo
di energia
superiore
Sanitario Regionale Regione Emilia-Romagna.
a quello in condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano quindi non solo le attività sportive
ma anche semplici movimenti quotidiani come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare
Testi e progettazione editoriale a cura di: Giulio Formoso, Barbara Paltrinieri, Emilio Maestri, Nicola
giardinaggio e lavori domestici.
Magrini (CeVEAS - Modena), Simona Giampaoli (Iss).
La sedentarietà è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete e i tumori. Quindi
Vignette efisica
illustrazioni
curadegli
di Creatività
& Co.
(Parma)per
e Mitra
Divshali
(Roma)
un’attività
regolare èa uno
elementi più
importanti
mantenersi
in buona
salute.
Con
la pratica
di un’attività
fisica regolare
cuore diventa più robusto e resistente alla fatica.
Prestampa,
stampa
e confezione
Andersenil SpA
L’attività aerobica aumenta la richiesta di ossigeno da parte del corpo e il carico di lavoro di cuore e
polmoni,
circolazione2011
più efficiente. Un cuore allenato pompa una quantità di sangue
Finito direndendo
stamparelaSettembre
maggiore senza dispendio supplementare di energia: 10 battiti cardiaci in meno al minuto significano
Edizione ebattiti
diffusione
cura di Soroptimist International d’Italia - Club Alto Novarese
5.256.000
all’annoa risparmiati.
Tutto il materiale è tratto dal sito dell’I.S.S. Si ringraziano i responsabili del Progetto cuore per la
disponibilità all’utilizzo per questa pubblicazione.
Non è mai troppo tardi per cominciare a muoversi, non c’è un livello minimo per avere dei benefici:
un po’ di attività è meglio di niente. E i benefici cominciano non appena si inizia a essere più attivi.
Questioni di Cuore
Come prevenire le malattie cardiovascolari nelle donne
CHI SIAMO?
Il Soroptimist International d’Italia è parte di un’organizzazione internazionale di
donne impegnate nelle professioni che si battono in tutto il mondo per l’avanzamento della condizione femminile, per il riconoscimento dei loro diritti, per la valorizzazione del loro potenziale. Attraverso la rete globale delle socie, il Soroptimist
promuove tutte le azioni che ne possano migliorare la vita, compresi ovviamente
tutti gli aspetti che riguardano la loro salute.
Uno dei temi sui quali focalizzare l’attenzione lanciato dall’Unione italiana per
l’anno in corso riguarda proprio l’ Educazione alla salute della donna con l’ intento
di comunicare informazioni sui fattori di rischio, educare alla medicina di genere,
promuovere attivamente la cultura della prevenzione in particolare su osteoporosi
e malattie cardiovascolari.
Che cos’è la medicina di genere? Tutti gli studi sul farmaco, anche per le patologie tipicamente femminili, vengono compiuti sul genere maschile. Siamo nell’era
del genoma umano eppure non abbiamo ancora capito come mai la donna abbia
bisogno di percorsi terapeutici diversi. La medicina di genere si occupa di questo
percorso e si chiede: uomini e donne vanno curati in modo diverso ?
IL NOSTRO PROGETTO
Il Soroptimist Alto Novarese, in linea con questo programma, con lo scopo di
sviluppare nelle donne del nostro territorio una maggiore consapevolezza del problema e favorire l’adozione di comportamenti e stili di vita più adeguati a ridurre
il rischio di malattie cardiovascolari, ha promosso nel marzo 2010 un incontro
pubblico a Borgomanero su questo tema con la dottoressa Simona Giampaoli
del Centro nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute
dell’Istituto Superiore di Sanità. Da questo incontro è nato il progetto Questioni di
cuore che non è il titolo di una rubrica di lettere per cuori infranti…ma appunto
una campagna per prevenire le “rotture”. Si è deciso di procedere ad una azione di
sensibilizzazione nei confronti della popolazione femminile che prevede la stampa
e la diffusione di questo opuscolo informativo.
L’opuscolo è stampato in proprio con una tiratura di 3.000 esemplari e ne verrà
avviata la distribuzione sul territorio.
Si ringraziano tutti gli enti che hanno appoggiato la nostra iniziativa concedendoci
il loro patrocinio: la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, i Comuni “rosa” di
Ameno, Borgomanero, Briga Novarese, Cureggio e Gozzano, l’Asl e la Fondazione
Salvatore Maugeri. Un ringraziamento particolare alla dottoressa Arabella Fontana
direttore sanitario dell’ASL Novara, al dottor Pantaleo Giannuzzi direttore dell’Istituto di Veruno, alla dottoressa Simona Giampaoli e naturalmente alla nostra socia
Marinella Gattone che ha fatto “scoccare la scintilla” e acceso il nostro interesse
sul problema, seguendo poi tutte le fasi di realizzazione del progetto.
Enrica Resini
Presidente 2010-2012
Soroptimist Alto Novarese
PRESENTAZIONE
PERCHE’ NOI?
1
UN APPROCCIO … DI “GENERE”
PRESENTAZIONE
E’ ampiamente consolidata l’idea che stili di vita non salutari influenzino l’insorgenza di malattie croniche in entrambi i sessi. In generale sono malattie che hanno origine in età giovanile, ma che richiedono anche decenni prima di manifestarsi
clinicamente. Alla base delle principali malattie croniche, tra cui le malattie cardiovascolari, ci sono fattori di rischio comuni e modificabili, come alimentazione
poco sana, consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica. Vi sono
poi fattori di rischio non modificabili, come l’età o la predisposizione genetica.
2
“Per troppo tempo la medicina, come un abito di sartoria, è stata tagliata sui corpi
degli uomini” – ha dichiarato in un recente convegno sulla Medicina di Genere la
dott.ssa Flavia Franconi, farmacologa all’Università di Sassari e presidente del GISeG - Gruppo Italiano Salute e Genere - “Oggi è necessario ridurre questo gap di
conoscenze sul corpo femminile, studiando il modo in cui l’appartenenza al genere
condiziona lo sviluppo e l’impatto delle malattie e la risposta alle terapie.”
Durante gli ultimi 20 anni diversi studi si sono occupati delle differenze di genere
per quel che riguarda le manifestazioni cliniche e la prognosi delle malattie cardiovascolari, in particolare della malattia coronarica. I risultati di questi studi hanno
dimostrato alcune importanti diversità correlate al sesso. Affrontando questo problema occorre chiarire le differenze tra la definizione di “sesso” e “genere”.
Con il concetto di genere ci si riferisce ad una complessa interrelazione e integrazione tra il sesso - inteso come differenza biologica e funzionale dell’organismo – e il comportamento psicologico e culturale dell’individuo che deriva dalla
formazione etnica, educativa, sociale e religiosa. La salute umana è strettamente
correlata alle due fondamentali costituenti del genere.
Mentre sono stati ampiamente studiati gli effetti che sesso, invecchiamento e
comportamento culturale hanno sulla salute dell’uomo e della donna, manca, a
tutt’oggi, un’analoga attenzione sull’impatto che le differenze di genere hanno sulla fisiopatologia e, quindi, sul trattamento delle più comuni malattie sociali – tra
cui, ad esempio, le malattie cardiovascolari. E’ crescente il numero di segnalazioni
in letteratura riguardanti la generale sottostima per quel che riguarda la diagnosi
di cardiopatia ischemica nella donna, la diagnosi in stadio troppo avanzato di
malattia o ancora di trattamento meno aggressivo rispetto a quello riservato al
paziente uomo.
Preoccupante appare ancora un’apparente prognosi più severa nelle pazienti di
sesso femminile rispetto ai maschi di pari età, ciò indicando chiaramente come
differenze sesso-specifiche inciderebbero sostanzialmente sia sulla diagnosi che
sul trattamento della cardiopatia ischemica influenzando, in ultima analisi, la prognosi.
Per molti anni lo studio della malattia coronarica e dei suoi fattori di rischio ha
interessato prevalentemente gli uomini, data la maggiore frequenza della malattia
in età media, la comparsa in età più giovane rispetto alla donna e l’elevata letalità.
Fino alla menopausa, la frequenza della malattia ed i livelli dei fattori di rischio
sono più bassi rispetto agli uomini; con l’avanzare dell’età le differenze si riducono
ed i valori risultano simili o diventano più elevati rispetto a quelli riscontrati negli
uomini. Va inoltre sottolineato che anche queste considerazioni vanno prese con
riserva, perché il cambiamento dello stile di vita della donna la sta rendendo più
vulnerabile, abbassano la data di esordio della malattia.
La sensibilità e l’attenzione riservata all’approccio di genere in questo prezioso
opuscolo sottolinea la necessità di un percorso dal quale non si può prescindere
per promuovere una salute più equa per tutti, uomini e donne.
Dott.ssa Arabella Fontana
Direttore Sanitario
ASL NO – Novara
PRESENTAZIONE
La sostanziale sottostima del problema ha suggerito l’osservazione paradossale
che “forse il più importante fattore di rischio di cardiopatia ischemica nelle donne
è la percezione sbagliata che la cardiopatia ischemica non sia una malattia delle
donne”. Va tenuto conto, poi, dei notevoli cambiamenti socio-demografici avvenuti
negli ultimi venti anni che hanno profondamente modificato la struttura della popolazione occidentale e di quella italiana in particolare: la riduzione della natalità,
la diminuzione della mortalità totale, l’aumento dell’attesa di vita alla nascita e
nelle altre età, l’aumento della proporzione di donne nella popolazione generale ed
in particolare nell’età anziana.
3
PRESENTAZIONE
LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE NELLE DONNE
4
Le malattie cardio e cerebrovascolari sono la prima causa di morte in Italia e,
anche quando non sono letali, producono comunque diverse forme di invalidità nei soggetti colpiti, costituendo un rilevante problema di salute pubblica. La
probabilità di ammalarsi aumenta in presenza dei cosiddetti “fattori di rischio”
cardiovascolare:
elevati livelli di colesterolo nel sangue,
valori di pressione arteriosa al di sopra della norma,
presenza di diabete,
fumo di sigaretta,
sedentarietà,
obesità addominale,
condizioni di stress
predisposizione familiare alle malattie cardiovascolari.
Quando i fattori di rischio sono più di uno, il loro effetto si moltiplica, anziché semplicemente sommarsi, incrementando significativamente il rischio individuale.
Le donne, fino alla menopausa, sono relativamente risparmiate da queste patologie
grazie alla presenza protettiva degli estrogeni, ma nelle età più avanzate, venuta
meno la produzione ormonale, l’incidenza delle malattie cardio e cerebrovascolari
cresce progressivamente fino a diventare superiore a quella degli uomini di pari
età. Inoltre le donne sono in genere poco consapevoli di essere a rischio dopo la
menopausa e altrettanto carente è il loro livello di informazione riguardo agli interventi preventivi. La cosa non sorprende, dal momento che non sono mai state
condotte vere e proprie campagne informative di prevenzione cardiovascolare nelle
donne, come avviene invece per la prevenzione dei tumori femminili.
D’altra parte va considerato che prevenire efficacemente le malattie circolatorie
cardiache e cerebrali è per certi versi più complicato che prevenire certi tipi di
tumori, per i quali sono disponibili metodi diagnostici relativamente semplici e
periodicamente ripetibili come il pap-test o la mammografia che consentono di
effettuare uno screening di massa delle persone a rischio. Purtroppo non esistono
esami equivalenti in prevenzione cardiovascolare; i test esistenti, per la loro complessità, non sono proponibili per un utilizzo a tappeto nella popolazione generale,
ma trovano luogo solo nei soggetti a rischio particolarmente elevato o già con
sintomi sospetti.
Il modo più efficace quindi per ottenere una significativa riduzione delle malattie
circolatorie cardiache e cerebrali è quello di potenziare gli interventi preventivi
basati sull’informazione e sull’educazione alla salute, allo scopo di aumentare la
consapevolezza delle condizioni di rischio nella popolazione generale e di spingerla ad adottare idonee misure comportamentali preventive. E’ indispensabile
inoltre conoscere individualmente il proprio “profilo di rischio” sulla base delle
informazioni ottenute sia dagli esami del sangue (livelli di colesterolo, trigliceridi,
glucosio, acido urico), che dalle rilevazioni strumentali (pressione arteriosa, indice
di massa corporea, circonferenza della vita). Importante inoltre la raccolta della
storia familiare, personale e delle abitudini di vita (fumo, attività fisica, livello di
stress psico-fisico).
La Carta, disponibile sul sito dell’Istituto (http://www.cuore.iss.it), consente di valutare, nel singolo individuo, la probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare (infarto miocardico o ictus) nei successivi 10 anni, conoscendo il valore
di sei degli indicatori principali di rischio (sesso, età, diabete, abitudine al fumo,
pressione arteriosa sistolica e livello di colesterolo). Per calcolare il punteggio di
rischio individuale, si inseriscono in un apposito questionario i propri dati, relativi
agli indicatori citati. E’ consigliabile eseguire questa operazione con l’aiuto del
Medico curante, il quale potrà correttamente interpretarne i risultati e stabilire le
strategie preventive più efficaci nei singoli casi. E’ evidente infatti che fattori di
rischio come il fumo, la sedentarietà, l’obesità o lo stress sono prevalentemente
conseguenza di abitudini scorrette e quindi possono essere attenuati o addirittura
eliminati migliorando lo stile di vita. Altri, come il colesterolo elevato, il diabete e
l’ipertensione arteriosa richiedono invece interventi più complessi, che comprendono, oltre ad un adeguato stile di vita, anche terapie farmacologiche specifiche
e controlli sanitari periodici.
L’Istituto Superiore di Sanità, sempre nell’ambito del Progetto Cuore, ha preparato e messo a disposizione sul suo sito ampio materiale informativo riguardante i
fattori di rischio cardiovascolare e lo stile di vita. L’opuscolo informativo che qui
viene presentato ne comprende la parte relativa ai fattori di rischio e alle strategie di prevenzione cardiovascolare; abbiamo voluto contribuire a diffonderla nel
nostro territorio per aumentare nella popolazione femminile la consapevolezza del
problema e soprattutto incoraggiare l’adozione di comportamenti e stili di vita più
adeguati a ridurne il rischio cardiovascolare.
PRESENTAZIONE
Da alcuni anni abbiamo a disposizione, a tale proposito, un utile strumento: la
“Carta del Rischio” cardiovascolare, messa a punto sulla base di rilevazioni effettuate nella popolazione italiana dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione
con l’Associazione Nazionale dei Cardiologi ospedalieri e con i Medici di famiglia,
nell’ambito del Progetto Cuore.
Dott.ssa Marinella Gattone
Divisione Cardiologia riabilitativa
Fondazione Salvatore Maugeri, Veruno
5
Fattori di rischio
Condizioni di rischio e stili di vita: definizioni
➤ Ipertesione: pressione arteriosa sistolica ≥160 o diastolica 95 mmHg o trattamento specifico
border line: pressione arteriosa sistolica fra 140 e 159 o pressione arteriosa diastolica fra 90 e 94 mmHg.
Ipertensione e malattie cardiovascolari
L’ipertensione (pressione arteriosa superiore a 140/90 mmHg) non dà sintomi. Perciò, l’unico
modo per sapere se si è ipertesi è misurare la pressione arteriosa. È consigliabile misurarla almeno
una volta l’anno.
L’ipertensione si sviluppa quando le pareti delle arterie di grosso calibro perdono la loro elasticità
naturale e diventano rigide e i vasi sanguigni più piccoli si restringono. L’ipertensione affatica
il cuore, può aumentarne le dimensioni, renderlo meno efficiente e favorire l’aterosclerosi. Per
questo le persone che hanno la pressione alta corrono un rischio maggiore di infarto o ictus.
Inoltre, l’ipertensione può causare insufficienza renale e danneggiare la vista.
➤ Ipercolesterolemia: colesterolemia ≥240 mg/dl o trattamento specifico
border line: colesterolemia fra 200 e 239 mg/dl.
FATTORI DI RISCHIO
I fattori di rischio sono quelle caratteristiche (abitudini e stile di vita, esposizione
ambientale, genetica) che, se presenti in un soggetto esente da manifestazioni
cliniche della malattia, predicono la probabilità di ammalare in un certo periodo
di tempo. Sono causati soprattutto dall’esposizione a comportamenti e stili di vita
non salutari: alimentazione non corretta, abitudine al fumo, inattività fisica. Ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete e obesità sono i principali fattori
che influenzano il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari ➤ Diabete: glicemia ≥126 mg/dl o trattamento specifico.
border line: glicemia fra 110 e 125 mg/dl.
➤ Sindrome metabolica: presenza di tre o più delle seguenti componenti:
• obesità centrale (circonferenza vita >102 cm negli uomini e >88 cm nelle
donne)
• alterata regolazione della glicemia (glicemia a digiuno ≥110 mg/dl) o pregressa diagnosi di diabete
• trigliceridemia elevata (≥150 mg/dl)
• colesterolemia - HDL bassa (<40 mg/dl negli uomini e <50 mg/dl nelle
donne)
• pressione arteriosa elevata (≥130/85 mmHg) o in trattamento antipertensivo.
7
FATTORI DI RISCHIO
➤ Abitudine al fumo: viene considerato fumatore chi fuma anche solo una sigaretta al giorno, a settimana o al mese; non fumatori ed ex fumatori sono considerate
quelle persone che hanno smesso di fumare da almeno un anno.
➤ Sovrappeso: indice di massa corporea 25,0-29,9 Kg/m².
➤ Obesità: indice di massa corporea (IMC) ≥ 30 Kg/m².
➤ Adiposità addominale:
circonferenza vita > 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne
rapporto vita/fianchi > 0,95 negli uomini e 0,85 nelle donne.
8
➤ Sedentarietà: riguarda la sedentarietà nel tempo libero e nell’attività lavorativa.
➤ Familiarità: la familiarità per malattie cardiovascolari aterosclerotiche viene indagata con domande riguardanti familiari consanguinei di primo grado (genitori,
fratelli/sorelle, figli) ammalati o deceduti in età < 55 anni negli uomini e < 65 anni
nelle donne a causa di ictus e infarto del miocardio.
➤ Rischio cardiovascolare globale assoluto: probabilità di essere colpiti da un
evento fatale o non fatale coronarico o cerebrovascolare nei successivi 10 anni. È
costruito sulla base di otto fattori di rischio (età, sesso, abitudine al fumo, diabete,
colesterolemia totale e HDL, pressione sistolica, terapia antipertensiva).
Le malattie cardiovascolari riconoscono un’eziologia multifattoriale, cioè più fattori
di rischio (età, sesso, pressione arteriosa, abitudine al fumo di sigaretta, diabete,
colesterolemia) contribuiscono contemporaneamente al loro sviluppo. I fattori di
rischio sono caratteristiche che aumentano la probabilità di insorgenza della malattia. I fattori di rischio sono stati identificati ed è stata dimostrata la reversibilità
del rischio, pertanto la malattia cardiovascolare è oggi prevenibile. È possibile
dunque evitare di ammalarsi di infarto e di ictus.
I fattori di rischio cardiovascolare si dividono in modificabili (attraverso cambiamenti dello stile di vita o mediante assunzione di farmaci) e non modificabili.
I fattori di rischio non modificabili sono:
➤ età: il rischio aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età
➤ sesso maschile: gli uomini sono più a rischio delle donne. Nella donna il
rischio aumenta sensibilmente dopo la menopausa
➤ familiarità: parenti con eventi cardiovascolari in età giovanile (meno di 55 anni
negli uomini e di 65 nelle donne).
I fattori di rischio modificabili sono:
➤ Fumo. La nicotina accelera il battito cardiaco. Il monossido di carbonio diminuisce la quantità di ossigeno presente nel sangue e favorisce lo sviluppo dell’aterosclerosi.
➤ Pressione arteriosa. Una pressione arteriosa elevata costringe il cuore a un superlavoro e accelera la formazione di aterosclerosi nelle pareti delle arterie.
➤ Colesterolemia totale. Il colesterolo, una sostanza normalmente presente
nell’organismo, può trovarsi in quantità eccessive nel sangue. Maggiore è la sua
quantità, più alto è il rischio che si depositi nelle pareti delle arterie.
➤ HDL-colesterolemia. La HDL-colesterolemia è una lipoproteina utile per rimuovere la colesterolemia in eccesso; minore è la sua quantità, maggiore è il rischio
cardiovascolare.
PREVENZIONE E STILI DI VITA
Prevenzione e stili di vita
➤ Diabete. Il diabete, se non correttamente controllato, favorisce l’aterosclerosi,
incrementando il rischio cardiovascolare.
9
Il rischio che ogni persona ha di sviluppare la malattia cardiovascolare dipende
dall’entità dei fattori di rischio; il rischio è continuo e aumenta con l’avanzare
dell’età, pertanto non esiste un livello a cui il rischio è nullo.
PREVENZIONE E STILI DI VITA
Tuttavia è possibile ridurre il rischio cardiovascolare o mantenerlo a livello favorevole abbassando il livello dei fattori modificabili attraverso lo stile di vita sano.
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Come?
1. Smettendo di fumare.
Il fumo, dopo l’età, è il fattore più importante nell’aumento del rischio
cardiovascolare. Già dopo pochi anni dall’aver smesso, il rischio
cardiovascolare si riduce in modo rilevante. È dannoso sia il fumo attivo che
quello passivo.
2. Seguendo una sana alimentazione.
Un’alimentazione varia che prevede un regolare consumo di pesce (almeno
2 volte alla settimana), un limitato consumo di grassi di origine animale
(carne, burro, formaggi, latte intero), povera di sodio (contenuto nel sale)
e ricca di fibre (verdura, frutta, legumi) mantiene a un livello favorevole la
colesterolemia e la pressione arteriosa.
3. Svolgendo attività fisica. L’esercizio fisico regolare rafforza il cuore e migliora la circolazione del
sangue. Non è necessario fare sport o svolgere attività particolarmente
faticose: è sufficiente camminare per 30 minuti al giorno e, se possibile,
salire le scale a piedi.
4. Controllando il peso. Il peso è strettamente collegato al tipo di alimentazione e all’attività fisica
svolta: il giusto peso deriva dal giusto equilibrio tra le calorie introdotte con
l’alimentazione e quelle spese con l’attività fisica.
Fumo e malattie cardiovascolari
Smettere di fumare…
E’ la cosa più importante che un fumatore può fare per vivere più a lungo. Non è
mai troppo tardi per smettere e i benefici cominciano subito:
➤ dopo un anno il rischio di malattia cardiovascolare si dimezza
➤ dopo qualche anno il rischio di malattia cardiovascolare dovuto al fumo scompare completamente.
Dieci consigli per smettere di fumare
2. fissare una data favorevole per smettere
3. essere pronti a persistere nel raggiungimento del proprio obiettivo, senza
scoraggiarsi se il primo tentativo fallisce
4. tenere presente che lo stress iniziale è normale e diminuisce col tempo
Fumo
1. Volerlo assolutamente
5. cambiare le proprie abitudini: mangiare più leggero ed equilibrato, bere più
acqua e meno caffè e alcolici, fare regolare attività fisica
6. tenersi occupati per pensare il meno possibile alle sigarette
7. non usare un momento di crisi o una buona notizia come scusa per fumare
“solo una sigaretta”
8. evitare, in particolare all’inizio, tutte le situazioni che rappresentano un invito
a fumare
9. premiarsi di tanto in tanto, per esempio utilizzando i soldi risparmiati per
comprare qualcosa di speciale
10. smettere completamente.
11
Il fumo, dopo l’età, è il fattore di rischio più importante per le malattie cardiovascolari.
➤ La speranza di vita di un fumatore è otto anni inferiore a quella di un non
fumatore
➤ chi fuma ha una probabilità doppia di essere colpito da infarto rispetto a chi
non fuma
➤ chi fuma ha una probabilità dieci volte superiore di essere colpito da cancro
ai polmoni.
Fumo
Due sostanze chimiche presenti nelle sigarette hanno effetti nocivi sul cuore: la
nicotina e il monossido di carbonio. La nicotina stimola il corpo a produrre adrenalina, che rende il battito cardiaco più veloce, costringendo il cuore a un maggior
lavoro. Inoltre favorisce la formazione di coaguli nel sangue (trombosi). Il monossido di carbonio riduce la quantità di ossigeno trasportata dal sangue ai vari organi
e tessuti del corpo.
Gli effetti negativi del fumo non sono legati solamente alle malattie cardiovascolari.
Fumare…
➤ danneggia le arterie, favorendo lo sviluppo di malattie cardiovascolari come
infarto e ictus
➤ provoca cancro ai polmoni
➤ favorisce il cancro alla laringe, alla bocca, al pancreas, alla vescica, ai reni,
alla cervice, all’esofago, allo stomaco e all’intestino
➤ è la principale causa di bronchite cronica ed enfisema
➤ provoca tachicardia
➤ toglie il fiato
➤ invecchia la pelle e favorisce lo sviluppo delle rughe
➤ provoca alito sgradevole, denti e dita giallastre e la tipica tosse da fumatore.
12
Donne in menopausa: fumo
In Italia, l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda il 18% nelle donne in menopausa
(età media 62 anni), con una media di 13 sigarette al giorno. Le ex fumatrici sono
l’11%.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest,
Centro, Sud e Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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•
•
Nord Est: l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda il 17% delle donne in menopausa, con una
media di 12 sigarette al giorno. Le ex fumatrici sono il 15%.
Nord Ovest: l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda il 19% delle donne in menopausa, con
una media di 12 sigarette al giorno. Le ex fumatrici sono l’11%.
Centro: l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda il 22% delle donne in menopausa, con una
media di 13 sigarette al giorno. Le ex fumatrici sono il 12%.
Sud e Isole: l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda il 14% delle donne in menopausa, con
una media di 13 sigarette al giorno. Le ex fumatrici sono il 7%.
13
Pressione arteriosa
Il cuore è una pompa che, con le sue contrazioni, invia il sangue a tutti gli organi e tessuti
del corpo. La pressione arteriosa è la pressione che il cuore esercita per far circolare il
sangue nel corpo. La pressione si misura in millimetri di mercurio (mmHg). Il valore della
pressione è dato da due numeri: il primo è la pressione sistolica, il secondo la diastolica.
➤ Pressione arteriosa sistolica: si misura al momento in cui il cuore si contrae e
pompa il sangue nelle arterie.
➤ Pressione arteriosa diastolica: si misura tra due contrazioni, mentre il cuore si
rilassa e si riempie di sangue.
Si considera “desiderabile” una pressione che non supera i 120 mmHg per la
sistolica e gli 80 mmHg per la diastolica.
Il valore della pressione varia normalmente nel corso della giornata: aumenta con
lo sforzo, le emozioni, il freddo o il dolore e diminuisce con il riposo e il sonno.
Pressione
Come mantenere la pressione arteriosa a un livello favorevole
La maggior parte dei casi di ipertensione è dovuta ad abitudini di vita non corrette.
Fin dalla giovane età è consigliabile mantenere la pressione arteriosa a livelli
desiderabili seguendo alcune semplici regole di comportamento.
➤ Avere un’alimentazione sana, in particolare:
• limitare il consumo del sale. Ridurre il consumo quotidiano di sale di circa
5 grammi al giorno può abbassare la pressione di circa 5 mmHg. Per le
esigenze del nostro organismo, è sufficiente la quantità di sale già contenuta
naturalmente negli alimenti
• mangiare molta frutta e verdura. Frutta e verdura sono ricche di potassio,
una sostanza che aiuta a mantenere bassa la pressione
• mangiare meno
• moderare il consumo di caffè.
➤ Praticare regolarmente attività fisica. Praticare, con regolarità, un’attività fisica
di moderata intensità (bastano 30 minuti di cammino a passo svelto al giorno)
aiuta a mantenere la pressione arteriosa a livello favorevole.
➤ Non fumare.
➤ Tenere sotto controllo il peso. Con l’aumento di peso il cuore deve pompare con
più energia per mandare il sangue in tutti i tessuti.
➤ Rilassarsi. Quando si è arrabbiati, eccitati, impauriti, sotto stress o mentre si
fuma la pressione aumenta.
14
Non è mai troppo tardi per migliorare lo stile di vita!
Donne in menopausa: pressione arteriosa
In Italia, nelle donne in menopausa (età media 62 anni), il valore medio della pressione arteriosa sistolica (massima) è 141 mmHg e il valore medio della pressione
arteriosa diastolica (minima) è 84 mmHg. Il 45% delle donne in menopausa è
iperteso e il 18% è in una condizione border line.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e
Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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Nord Est: nelle donne in menopausa, il valore medio della pressione sistolica è 141 mmHg
e il valore medio della pressione diastolica è 83 mmHg. Il 43% è iperteso e il 20% è in una
condizione border line.
Nord Ovest: nelle donne in menopausa, il valore medio della pressione sistolica è 139 mmHg
e il valore medio della pressione diastolica è 85 mmHg. Il 42% è iperteso e il 19% è in una
condizione border line.
Centro: nelle donne in menopausa, il valore medio della pressione sistolica è 140 mmHg e
il valore medio della pressione diastolica è 83 mmHg. Il 45% è iperteso e il 18% è in una
condizione border line.
Sud e Isole: nelle donne in menopausa, il valore medio della pressione sistolica è 142 mmHg
e il valore medio della pressione diastolica è 85 mmHg. Il 49% è iperteso e il 16% è in una
condizione border line.
15
Colesterolemia
Colesterolemia
Il colesterolo e i trigliceridi costituiscono la maggior parte dei grassi contenuti
nel nostro organismo. Il colesterolo è prodotto dal fegato ed è presente in tutte
le cellule dell’organismo. Serve per la sintesi di alcuni ormoni, gioca un ruolo
fondamentale nella produzione della vitamina D, è un costituente delle membrane
cellulari e di vari tessuti. Però, se presente in eccesso, può essere molto dannoso
per l’organismo.
Oltre alla quota prodotta normalmente dal corpo, il colesterolo può essere introdotto dall’esterno con l’alimentazione: è presente nei cibi ricchi di grassi animali,
come carne, burro, salumi, formaggi, tuorlo dell’uovo, frattaglie. I cibi di origine
vegetale (frutta, verdura, cereali) non contengono colesterolo.
Il fegato costruisce anche i trigliceridi, che rappresentano un’importante fonte di
energia per il nostro organismo; il loro livello nel sangue aumenta quando la dieta
contiene troppi grassi, carboidrati (zucchero, pane, pasta) o alcol.
Colesterolo e i trigliceridi vengono trasportati nel sangue da specifiche proteine,
le lipoproteine:
• le lipoproteine a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL) distribuiscono il colesterolo a tutti gli organi
• le lipoproteine ad alta densità (High Density Lipoproteins, HDL) rimuovono il
colesterolo in eccesso e lo portano al fegato dove viene eliminato.
Il colesterolo totale, l’HDL-coleserolo e i trigliceridi si misurano in milligrammi
per decilitro (mg/dl) o in millimoli per litro (mmol/l).
Il valore del colesterolo totale è “desiderabile” quando non supera i 200 mg/dl.
Il valore del colesterolo-LDL è “desiderabile” quando non supera i 100 mg/dl.
Il valore del colesterolo-HDL è “desiderabile” quando è uguale o superiore a 50 mg/dl.
Il valore dei trigliceridi è “desiderabile” quando non supera i 150 mg/dl.
Come mantenere i valori di colesterolo e trigliceridi a un livello
favorevole
L’ipercolesterolemia è legata a una alimentazione squilibrata, al fumo, alla sedentarietà, al sovrappeso, al diabete; più raramente è dovuta a un’alterazione
genetica.
Un’alimentazione sana può ridurre il colesterolo nel sangue fra il 5% e il 10%;
una riduzione del 10% della colesterolemia riduce la probabilità di morire di una
malattia cardiovascolare del 20%.
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La principale causa dell’ipercolesterolemia è un’alimentazione troppo ricca di
grassi saturi (di origine animale, come carni rosse, formaggi, insaccati): i grassi
saturi aumentano il livello di LDL-colesterolo e diminuiscono il livello di HDLcolesterolo.
I grassi polinsaturi (come l’olio di semi) e monoinsaturi (come l’olio d’oliva), in
quantità limitata, hanno un effetto positivo perché tendono ad abbassare il livello
di LDL-colesterolo.
Per questo è importante:
➤ limitare il consumo di grassi in generale
➤ sostituire i grassi saturi (burro, formaggi, carne grassa, insaccati) con
quelli polinsaturi (olio di semi) e monoinsaturi (olio di oliva)
➤ aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi
➤ limitare il consumo di dolci
È inoltre opportuno svolgere regolare attività fisica, abolire il fumo, tenere sotto
controllo la pressione arteriosa, e dimagrire se si è in sovrappeso.
Colesterolo e malattie cardiovascolari
L’insorgenza di malattie cardiovascolari è legata al livello di colesterolo nel sangue:
•
se i livelli di colesterolo-LDL sono troppo elevati, questo tende lentamente a depositarsi sulla
parete interna delle arterie, favorendo lo sviluppo dell’aterosclerosi
•
il colesterolo-HDL viene anche chiamato “colesterolo buono”, perché protegge le arterie,
rimovendo il grasso superfluo
•
elevati livelli di trigliceridi non favoriscono direttamente l’aterosclerosi, ma sono spesso associati a valori alti di colesterolo-LDL e bassi di colesterolo-HDL e ad altre malattie, come
il diabete e l’obesità
•
una concentrazione troppo alta di colesterolo (ipercolesterolemia) e trigliceridi rappresenta
un importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari.
Colesterolemia
➤ limitare il consumo di alcol.
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Donne in menopausa: assetto lipidico
In Italia, nelle donne in menopausa (età media 62 anni), il valore della colesterolemia è di 219 mg/dl e il valore medio della HDL-colesterolemia è di 58 mg/dl.
Il 36% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia e il 38% è in una
condizione border line.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e
Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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Nord Est: il valore della colesterolemia è di 213 mg/dl e il valore medio della HDL-colesterolemia è di 62 mg/dl. Il 30% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia e il 42% è in
una condizione border line.
Nord Est: il valore della colesterolemia è di 228 mg/dl e il valore medio della HDL-colesterolemia è di 62 mg/dl. Il 43% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia e il 37% è in
una condizione border line.
Centro: il valore della colesterolemia è di 221 mg/dl e il valore medio della HDL-colesterolemia
è di 56 mg/dl. Il 34% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia e il 41% è in una
condizione border line.
Sud e Isole: il valore della colesterolemia è di 214 mg/dl e il valore medio della HDL-colesterolemia è di 55 mg/dl. Il 34% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia e il 36% è
in una condizione border line.
Donne in menopausa: diabete e sindrome metabolica
In Italia, nelle donne in menopausa (età media 62 anni), il valore medio della glicemia a digiuno è 91 mg/dl. Il 12% è diabetico, mentre il 5% è in una condizione
border line (intolleranza al glucosio). Il 32% delle donne in menopausa è affetto
da sindrome metabolica.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e
Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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Nord Est: nelle donne in menopausa, il valore medio della glicemia a digiuno è 93 mg/dl.
L’11% è diabetico, mentre il 4% è in una condizione border line (intolleranza al glucosio).
L’25% delle donne in menopausa è affetto da sindrome metabolica.
Nord Ovest: nelle donne in menopausa, il valore medio della glicemia a digiuno è 88 mg/dl. Il
7% è diabetico, mentre il 5% è in una condizione border line (intolleranza al glucosio). L’22%
delle donne in menopausa è affetto da sindrome metabolica.
Centro: nelle donne in menopausa, il valore medio della glicemia a digiuno è 91 mg/dl. Il 12%
è diabetico, mentre il 6% è in una condizione border line (intolleranza al glucosio). Il 34%
delle donne in menopausa è affetto da sindrome metabolica.
Sud e Isole: nelle donne in menopausa, il valore medio della glicemia a digiuno è 92 mg/dl.
Il 15% è diabetico, mentre il 5% è in una condizione border line (intolleranza al glucosio). Il
42% delle donne in menopausa è affetto da sindrome metabolica.
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Glicemia e diabete
Molti dei cibi che mangiamo si trasformano in uno zucchero, il glucosio, che viene
usato dall’organismo per produrre energia. Il pancreas produce un ormone, l’insulina, che facilita l’ingresso del glucosio nelle cellule. Le persone che hanno il
diabete non producono abbastanza insulina o non sono in grado di usare l’insulina
come dovrebbero; questo provoca un innalzamento del livello di zuccheri nel sangue, cioè un aumento della glicemia.
La glicemia si misura in milligrammi per decilitro (mg/dl) o in millimoli per litro
(mmol/l). Si parla di diabete quando la glicemia misurata a digiuno almeno due
volte a distanza di una settimana è uguale o superiore a 126 mg/dl.
Glicemia e diabete
Esistono due forme di diabete:
• il diabete di tipo I o insulino-dipendente, da cui sono affette circa il 10% delle
persone diabetiche, colpisce i giovani
• il diabete di tipo II o non insulino-dipendente, da cui sono affette circa il 90%
delle persone diabetiche, è legato all’eccesso di peso.
Le cause del diabete di tipo I sono essenzialmente genetiche. Il diabete di tipo II
dipende dall’età, dalla familiarità e da abitudini non salutari, come uno stile di vita
sedentario, un’alimentazione troppo ricca, l’obesità.
Come mantenere il livello di glicemia favorevole
Il diabete è uno dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Le
persone diabetiche possono ridurre il proprio rischio cardiovascolare modificando
gli altri fattori di rischio:
➤ avendo un’alimentazione bilanciata, povera di zuccheri e grassi
➤ controllando il peso
➤ svolgendo regolarmente attività fisica. L’esercizio fisico non solo favorisce la
perdita di peso, ma contribuisce anche ad abbassare il livello di zuccheri nel
sangue
➤ limitando il consumo di alcol.
Diabete e malattie cardiovascolari
Il diabete è una malattia importante e, se non viene correttamente curata, presenta complicanze
macro e microvascolari. Il diabete aumenta il rischio di aterosclerosi, favorisce l’ipertensione e
l’ipercolesterolemia e riduce il livello dell’HDL-colesterolemia.
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Inoltre, il diabete può provocare complicanze a carico degli occhi (cecità), dei reni e del sistema
nervoso.
Sovrappeso e obesità
Una persona si definisce:
• sottopeso, se l’indice di massa corporea è minore di 18,5 Kg/m²
• normopeso, se l’indice di massa corporea è compreso tra 18,5 Kg/m² e 24,9 Kg/m²
• sovrappeso, se l’indice di massa corporea è compreso tra 25 Kg/m² e 29,9 Kg/m²
• obeso, se l’indice di massa corporea è uguale o superiore a 30 Kg/m².
La circonferenza vita deve essere misurata appena sopra l’ombelico. Viene considerata “desiderabile” se è inferiore a 94 centimetri negli uomini e 80 nelle
donne.
Eccesso di peso e malattie cardiovascolari
L’eccesso di peso aumenta il rischio di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, condizioni che
aumentano il rischio di malattia cardiovascolare e ictus.
Il peso del nostro corpo dipende dal rapporto tra energia assunta, attraverso il cibo che mangiamo,
ed energia utilizzata. Ogni rottura dell’equilibrio tra fabbisogno e assunzione di calorie si traduce
in aumento o diminuzione di peso: essere sovrappeso significa assumere più calorie di quante se
ne consumano.
Sovrappeso e obesità
Comunemente si utilizzano due indicatori che tengono conto del peso, dell’altezza e della quantità di grasso presente nel corpo: l’indice di massa corporea
(body mass index, BMI) e la circonferenza della vita e dei fianchi. Un accumulo
di grasso intorno alla vita è particolarmente dannoso, soprattutto per le malattie
cardiovascolari.
L’indice di massa corporea si ottiene dividendo il peso (espresso in chilogrammi)
per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).
Per mantenere il peso a un livello favorevole
è necessario sia avere un’alimentazione equilibrata e sana (riducendo i grassi, il
consumo di alcol e, più in generale, l’apporto di calorie) sia svolgere regolarmente
attività fisica.
Se abbiamo deciso di perdere peso è fondamentale farlo lentamente e costantemente: è più sano ed è più difficile riprende i chili persi. La perdita di peso porta
alla riduzione della pressione, della glicemia e del colesterolo LDL, all’aumento
del colesterolo HDL, e quindi a una diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari.
Inoltre, perdendo peso ci si sente meglio e si ha un aspetto migliore.
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Donne in menopausa: sovrappeso e obesità
In Italia, nelle donne in menopausa (età media 62 anni), in media, l’indice di massa corporea (IMC) è 28 Kg/m2. La circonferenza della vita è 89 cm e la circonferenza fianchi è di 104 cm. Il rapporto fra circonferenza vita e circonferenza fianchi
è di 0,86. Il 30% delle donne in menopausa è obeso e il 39% è in sovrappeso.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e
Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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Nord Est: l’IMC è di 27 Kg/m2. La circonferenza della vita è 89 cm e la circonferenza fianchi
è di 103 cm. Il rapporto fra circonferenza vita e circonferenza fianchi è di 0,86. Il 24% delle
donne in menopausa è obeso e il 42% è in sovrappeso.
Nord Ovest: l’IMC è di 26 Kg/m2. La circonferenza della vita è 86 cm e la circonferenza
fianchi è di 102 cm. Il rapporto fra circonferenza vita e circonferenza fianchi è di 0,84. Il 21%
delle donne in menopausa è obeso e il 36% è in sovrappeso.
Centro: l’IMC è di 27 Kg/m2. La circonferenza della vita è 87 cm e la circonferenza fianchi
è di 102 cm. Il rapporto fra circonferenza vita e circonferenza fianchi è di 0,85. Il 26% delle
donne in menopausa è obeso e il 44% è in sovrappeso.
Sud e Isole: l’IMC è di 29 Kg/m2. La circonferenza della vita è 93 cm e la circonferenza
fianchi è di 108 cm. Il rapporto fra circonferenza vita e circonferenza fianchi è di 0,87. Il 42%
delle donne in menopausa è obeso e il 37% è in sovrappeso.
Donne in menopausa: sedentarietà
In Italia, il 48% delle donne in menopausa (età media 62 anni) non svolge alcuna
attività fisica durante il tempo libero.
Donne in menopausa
I dati seguenti sono organizzati secondo la divisione geografica per macroaree (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e
Isole). I dati riportati (non standardizzati per età) si riferiscono a uomini e donne esaminati tra il 1998 e il 2002.
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Nord Est: il 32% delle donne in menopausa non svolge alcuna attività fisica durante il tempo
libero.
Nord Ovest: il 40% delle donne in menopausa non svolge alcuna attività fisica durante il
tempo libero.
Centro: il 50% delle donne in menopausa non svolge alcuna attività fisica durante il tempo
libero.
Sud e Isole: il 61% delle donne in menopausa non svolge alcuna attività fisica durante il
tempo libero.
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Alimentazione
La salute e l’efficienza dell’uomo dipendono in gran
parte dall’alimentazione, che contribuisce a costruire,
rigenerare, mantenere il corpo e a fornire l’energia
indispensabile al buon funzionamento dell’organismo.
ALIMENTAZIONE
Mangiare troppo e in maniera non corretta
può causare sovrappeso, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete, e
quindi aumentare il rischio di malattie
cardiovascolari, diabete e tumori.
Mangiare lentamente aiuta a mantenersi in forma e riduce il rischio di
sovrappeso e obesità: assaporare i
cibi e masticare a lungo permette
ai recettori del gusto di inviare al
cervello il “messaggio di sazietà”.
L’ampia varietà di cibi di origine animale e vegetale costituisce il
fondamento di un’alimentazione sana e bilanciata.
Aumentare il consumo di frutta fresca, verdure e ortaggi di tutti i tipi,
privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre.
Aumentare il consumo di legumi, come fagioli, piselli, ceci, fave e
lenticchie. I legumi rappresentano una fonte preziosa di proteine e
sono privi di grasso: per questo possono sostituire la carne.
Aumentare il consumo di pesce. L’effetto protettivo è dovuto al tipo di
grassi contenuti nel pesce (omega-3) che riducono il rischio di malattie cardiovascolari. Mangiare pesce due o tre volte alla settimana.
Privilegiare gli oli vegetali, in particolare l’olio extra-vergine di oliva e
gli oli di semi (di mais, di girasole), limitando il consumo di grassi di
origine animale come il burro, il lardo, lo strutto e la panna, che contengono elevate quantità di grassi saturi. Ricordare che gli oli hanno
un alto valore energetico.
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Privilegiare le carni magre, come pollo e tacchino (senza pelle), vitello e coniglio, limitando il consumo di carni rosse e grasse, come
maiale, oca, anatra. È buona norma eliminare il grasso visibile e non
raccogliere il grasso di cottura. È preferibile la cottura alla griglia, alla
piastra o al vapore, limitando tutti i piatti che necessitano di salse
ricche di grassi. Non consumare carne tutti i giorni.
Limitare il consumo di insaccati, come salsicce, wurstel, salame,
mortadella. Preferire i salumi magri, come prosciutto crudo, speck,
bresaola, ricordando comunque che possiedono un alto contenuto di
sale.
Ridurre il consumo di dolci, perché questi alimenti sono ricchi di
grassi e zuccheri. Preferire i dolci fatti in casa, purché preparati con
grassi vegetali e in quantità moderate. Limitare il consumo di dolci di
produzione industriale.
Privilegiare gli alimenti ricchi di amido, come pane, pasta, patate,
polenta, cercando di utilizzare prodotti integrali ricchi di fibre. Questi
alimenti hanno un alto valore energetico ma non contengono elevate
quantità di grasso. Limitare pasta, pane e riso in caso di sovrappeso
o obesità.
Limitare il consumo di cibi con elevato contenuto di colesterolo, come
le uova, a non più di due volte a settimana. Fanno parte di questa
categoria anche le frattaglie (cervello, fegatini, rognone).
Limitare il consumo di sale, perché aumenta la pressione arteriosa.
Ridurre il sale aggiunto agli alimenti sia durante la cottura che prima
del consumo, sostituendolo con spezie ed erbe aromatiche. Prestare
attenzione al sale contenuto nei cibi confezionati (formaggi, pane,
cibi in scatola, insaccati, alimenti conservati sotto sale, sott’olio o in
salamoia).
ALIMENTAZIONE
Limitare il consumo di formaggi, preferire i formaggi freschi a basso
contenuto di grassi (come la ricotta di mucca). I formaggi non vanno
mangiati alla fine del pasto, ma vanno considerati sostitutivi della
carne o del pesce.
Limitare l’uso di bevande zuccherate, preferendo spremute e succhi
di frutta non zuccherati.
Controllare il consumo di bevande alcoliche: non più di 2-3 bicchieri
di vino al giorno per gli uomini e 1-2 per le donne, tenendo conto che
una lattina di birra o un bicchierino di liquore possono sostituire un
bicchiere di vino. Vino e birra, consumati durante il pasto purché in
quantità moderata, possono ridurre il rischio di infarto e ictus. L’alcol
aumenta la pressione arteriosa e danneggia il fegato. Pertanto non è
indicato in coloro che hanno la pressione elevata. Ricordare che l’alcol interferisce con i farmaci e può provocare effetti indesiderati.
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ALIMENTAZIONE
Ridurre sale e sodio: tutti possono riuscirci...
ma perché, e come?
Il sale da cucina contiene sodio che
favorisce l’aumento della pressione
arteriosa, principale causa di infarto
e ictus. In condizioni normali il nostro organismo ha bisogno di piccole
quantità di sodio, che corrispondono
a circa 1 grammo di sale al giorno.
Attraverso l’alimentazione, però, un
italiano introduce in media 10 grammi di sale ogni giorno, in totale fra
quello normalmente contenuto negli
alimenti e quello aggiunto. Diminuire
questa quantità può aiutare a mantenere la pressione arteriosa a livelli
ottimali, e quindi a ridurre il rischio di
infarto o ictus.
Quanto è “troppo”?
Come raccomanda l’Organizzazione
Mondiale della Sanità, ogni giorno
non bisognerebbe consumare più di
5 grammi di sale da cucina, che corrispondono a circa 2 grammi di sodio.
Per dare una idea più chiara, 5 grammi di sale sono il corrispettivo di un
cucchiaino da te’.
Come si riduce la pressione e il
rischio di infarto o ictus?
Diminuendo il consumo di sodio a
meno di 2 grammi, si può ridurre la
pressione sistolica (massima) fino a 8
millimetri di mercurio (mm Hg) e la diastolica (minima) fino a 4.
Questa riduzione della pressione è simile a quella che si può ottenere dimagrendo
10 kg o facendo 30 minuti al giorno di cammino a passo sostenuto. Limitare il
consumo di sodio è importante non solo per le persone che soffrono di ipertensione, comprese quelle che seguono una terapia con farmaci anti-ipertensivi, ma
anche per chi ha la pressione arteriosa normale.
Diversi studi hanno infatti evidenziato che se tutti riducessimo della metà la quantità assunta di sale, si eviterebbero ogni anno molte migliaia di morti per infarto o
ictus, sia tra gli ipertesi che tra i non ipertesi.
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Dove è contenuto il sodio?
Soprattutto nel sale e negli alimenti salati ...
• più della metà (54%) è contenuto nei cibi
conservati e precotti (è quello utilizzato
nella preparazione industriale)
• quello presente nei cibi freschi è molto
meno (circa il 10%)
• quello aggiunto con il sale quando si
cucina o in tavola è circa il 36%
Fonte: Istituto Nazionale per la Ricerca sull’Alimentazione e la Nutrizione (INRAN)
A partire dal 2008 numerosi Paesi europei, fra cui l’Italia, si sono impegnati a realizzare azioni concrete per ridurre il contenuto di sale nei cibi e rendere così più
facile a ognuno l’obiettivo di non superare i 2 grammi di sodio al giorno.
In particolare sono state individuate alcune categorie di alimenti responsabili di
un elevato apporto giornaliero di sodio, tra cui cibi confezionati o precotti, pane,
formaggi e carni. Ogni Paese dovrà realizzare piani nazionali per la riduzione del
sale, agendo per esempio attraverso accordi con l’industria alimentare e le altre
associazioni di produttori, oltre che attraverso campagne informative. Mettere in
pratica una riduzione di sale dei cibi non è facile. Va infatti considerato che il sale,
tradizionalmente usato nell’industria alimentare per migliorare la conservazione
dei cibi, viene usato anche come ingrediente per migliorarne il sapore (soprattutto
dei cibi di scarsa qualità). Ciò nel tempo ha contribuito ad abituare tutti noi a un
gusto “salato”, tanto che i cibi meno salati rischiano di non essere apprezzati.
Ciò nonostante, diversi paesi stanno realizzando importanti programmi di riduzione del sodio: in Finlandia ormai da decenni sono state promosse azioni legislative,
con l’obbligo ad esempio di evidenziare in etichetta se l’alimento ha un elevato
contenuto di sodio; sono inoltre state realizzate numerose campagne informative
che hanno migliorato le conoscenze della popolazione sui rischi di una eccessiva
assunzione di sale. Tutto ciò ha contribuito alla riduzione del sodio mediamente
assunto dalla popolazione (circa un quarto in meno in 20 anni). Anche Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Spagna si sono da alcuni anni distinte per accordi con
l’industria alimentare e campagne conoscitive rivolte alla popolazione, e stanno
raccogliendo i primi risultati in termini di meno sodio nei cibi e meno sodio assunto dalla popolazione.
ALIMENTAZIONE
Meno sale nei cibi: che cosa succede in Europa?
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In Italia si comincia dal pane meno salato
Anche in Italia sono state avviate iniziative che vanno nella direzione dettata dai
Paesi europei: nel 2007 il Ministero della Salute ha avviato i lavori per un accordo,
poi siglato nel 2009, con i produttori di pane (sia a livello industriale che artigianale) per diminuire il contenuto di sale del 15% entro il 2011.
Si tratta di una diminuzione minima che non sarebbe praticamente percepita a
livello di gusto, ma importante per prevenire molti casi di infarto e ictus. Infatti il
pane può portare a un sensibile consumo di sodio nell’arco della giornata: una sola
fetta ne porta circa 0,15 gr, ma in genere se ne consumano diverse al giorno.
ALIMENTAZIONE
Ad esempio ...
basta una pizza per raggiungere la
quantità limite giornaliera (2 grammi)
se invece di un panino con salume
crudo se ne sceglie uno con mozzarella e pomodoro si può evitare circa 1
grammo di sodio
se per la pasta e legumi si usano i legumi freschi o secchi invece di quelli
in barattolo si evita mezzo grammo di
sodio.
Attenzione ...
pane, crakers, grissini: non sono fra
gli alimenti più ricchi di sodio, ma
ne possono apportare molto perché
nell’arco della giornata se ne consumano più porzioni. Mangiando invece
pane sciapo praticamente non si assume sodio
Acqua: sono davvero utili quelle a basso contenuto di sodio?
Ci sono sul mercato acque minerali povere di sodio. Tuttavia nella maggior parte
delle acque minerali il contenuto di sodio è inferiore a 0,05 grammi per litro, il
che significa che per arrivare a 2 grammi di sodio bisognerebbe berne più di 40
litri al giorno! Con due litri di acqua, ogni giorno si introducono in media da 0,02
a 0,1 grammi di sodio, cioè solo dall’1 al 5% della quantità giornaliera massima
consigliata.
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Bambini: meno sale = meno obesità?
È stato dimostrato che i ragazzi che mangiano
più salato consumano maggiori quantità di bevande gassate e zuccherate, che possono contribuire a un eccesso di peso. Per l’alimentazione di bambini e adolescenti sarebbe quindi
importante scegliere, fra gli alimenti industriali
pronti, quelli a più basso contenuto di sodio, oltre naturalmente a evitare aggiunte
di sale nella preparazione dei cibi.
Sin da bambini bisognerebbe evitare di abituare il gusto a eccessive quantità di
sale, limitando così il rischio di essere ipertesi da adulti. In questo modo si impara
inoltre a riconoscere il sapore vero del cibo, spesso camuffato dal sale.
Ci sono cibi che contengono discrete quantità di sodio, anche se non sembrano
salati. E’ il caso per esempio di alcuni tipi di cereali per la colazione o biscotti:
questo può accadere perchè il sodio presente viene nascosto alle nostre papille
gustative dallo zucchero presente fra gli ingredienti. Anche per questo può essere
utile consultare l’etichetta.
Sale iposodico: è davvero un’alternativa?
I cosiddetti sali iposodici o “sostituti del sale” hanno generalmente un terzo della
quantità di sodio rispetto al sale da cucina. In questi prodotti il sodio è in parte
sostituito dal potassio, e le persone in buona salute possono utilizzarlo tranquillamente perché la quantità di potassio che si può assumere in una giornata è circa
3 volte in più di quella del sodio. Alcuni devono invece fare attenzione all’uso di
questi sali: sono ad esempio le persone con malattie renali e diabete, e coloro che
assumono farmaci che diminuiscono l’eliminazione del potassio. Per questo motivo, l’uso di questi prodotti deve essere valutato con il proprio medico, verificando
se il loro uso è opportuno oppure no.
ALIMENTAZIONE
Quando il sapore inganna: quel salato non salato
Meno sodio: tutti possono riuscirci
Cambiare dall’oggi al domani le proprie abitudini
alimentari non è facile. Abituarsi gradualmente
al consumo di cibi meno “salati” è invece più
semplice.
Si può partire da obiettivi minimi
(da realizzare con poco sforzo) per
raggiungere col tempo traguardi
che richiedono impegno
via via maggiore.
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Attività fisica
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per attività fisica si intende “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”. In questa definizione
rientrano quindi non solo le attività sportive ma anche semplici movimenti quotidiani come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e
lavori domestici.
ATTIVITÀ FISICA
La sedentarietà è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete e
i tumori. Quindi un’attività fisica regolare è uno degli elementi più importanti per
mantenersi in buona salute.
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Con la pratica di un’attività fisica regolare il cuore diventa più robusto e resistente
alla fatica. L’attività aerobica aumenta la richiesta di ossigeno da parte del corpo
e il carico di lavoro di cuore e polmoni, rendendo la circolazione più efficiente. Un
cuore allenato pompa una quantità di sangue maggiore senza dispendio supplementare di energia: 10 battiti cardiaci in meno al minuto significano 5.256.000
battiti all’anno risparmiati.
Non è mai troppo tardi per cominciare a muoversi!
Non c’è un livello minimo per avere dei benefici: un po’ di attività è meglio di niente. E i benefici cominciano non appena si inizia a essere più attivi.
Praticare esercizio fisico
in modo regolare e moderato:
➤ aiuta a perdere il sovrappeso
➤ migliora la pressione arteriosa
➤ brucia i grassi e migliora
il tasso di colesterolo nel sangue
➤ aiuta a prevenire e controllare
il diabete
➤ è un ottimo antistress
➤ fa diminuire la voglia di fumare
➤ è un buon modo per socializzare
➤ è il miglior cosmetico.
Per arrivare a 30 minuti di attività fisica
moderata al giorno è sufficiente:
➤ andare a lavorare a piedi
o in bicicletta
➤ evitare la macchina per piccoli
spostamenti
➤ organizzare una passeggiata con
gli amici o una corsa nel parco
➤ fare le scale invece di prendere
l’ascensore
➤ scendere prima dall’autobus
➤ dedicarsi al giardinaggio o ai lavori
di casa
➤ andare a ballare o giocare con i
bambini.
Ogni settimana prova ad aumentare il livello della tua attività fisica.
Ecco come cominciare…
Se sei discontinuo (svolgi attività fisica non regolare)
Cerca di diventare più costante dedicandoti alle attività indicate al centro della
piramide:
➤ trova attività che ti piacciono
➤ pianifica le attività da svolgere nell’arco della giornata
➤ poniti obiettivi realistici.
Se sei costante (fai attività fisica almeno quattro volte a settimana)
Scegli attività dall’intera piramide e, se ti annoi:
➤ cambia la tue attività quotidiane
➤ prova nuove attività.
ATTIVITÀ FISICA
Se sei inattivo (raramente svolgi attività fisica)
Aumenta il numero di attività giornaliere che sono alla base della piramide:
➤ fai le scale invece di prendere l’ascensore
➤ nascondi il telecomando e alzati dalla poltrona ogni volta che cambi canale
➤ cammina di più: attorno alla casa, in giardino
➤ fai stretching mentre sei in fila
➤ sfrutta ogni occasione per camminare.
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Carta del rischio cardiovascolare
CARTA DEL RISCHIO
La carta del rischio cardiovascolare serve a stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei
10 anni successivi, conoscendo il valore di sei fattori di rischio: sesso, diabete,
abitudine al fumo, età, pressione arteriosa sistolica e colesterolemia.
La carta del rischio:
➤ deve essere usata dal medico
➤ è valida se i fattori di rischio vengono misurati seguendo la metodologia standardizzata
➤ è utilizzabile su donne e uomini di età compresa fra 40 e 69 anni che non
hanno avuto precedenti eventi cardiovascolari
➤ non è utilizzabile nelle donne in gravidanza
➤ non può essere applicata per valori estremi dei fattori di rischio: pressione arteriosa sistolica superiore a 200 mmHg o inferiore a 90 mmHg e colesterolemia
totale superiore a 320 mg/dl o inferiore a 130 mg/dl.
Al fine della valutazione del rischio cardiovascolare, i valori degli esami clinici di
glicemia e colesterolemia sono utilizzabili se eseguiti da non più di tre mesi.
Si consiglia di eseguire la valutazione del rischio cardiovascolare attraverso la
carta almeno:
➤ ogni sei mesi per persone a elevato rischio cardiovascolare (rischio superiore o
uguale al 20%)
➤ ogni anno per persone a rischio da tenere sotto controllo attraverso l’adozione di
uno stile di vita sano (rischio superiore o uguale al 5% e inferiore al 20%)
➤ ogni 5 anni per persone a basso rischio cardiovascolare (rischio inferiore al
5%).
Come utilizzare la carta?
• Posizionarsi nella zona fumatrici/non fumatrici
• Identificare il decennio di età
• Collocarsi sul livello corrispondente a pressione arteriosa sistolica e
colesterolemia
Identificato il colore, leggere nella legenda sotto il livello di rischio
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Il rischio cardiovascolare è espresso in sei categorie di rischio MCV (da I a VI): la
categoria di rischio MCV indica quante persone su 100 con quelle stesse caratteristiche sono attese ammalarsi nei 10 anni successivi.
I fattori di rischio considerati sono:
1. genere
3. età espressa in anni e considerata in decenni
4. abitudine al fumo di sigaretta espressa in due categorie, fumatrici e non fumatrici. Si definisce fumatrice chi fuma regolarmente ogni giorno (anche una sola
sigaretta) oppure ha smesso da meno di 12 mesi. Si considera non fumatrice chi
non ha mai fumato o ha smesso da più di 12 mesi
5. pressione arteriosa sistolica espressa in mmHg; rappresenta la pressione sistolica come media di due misurazioni consecutive eseguite secondo la metodologia
standardizzata. È suddivisa in quattro categorie. Per persone che hanno il valore
della pressione arteriosa sistolica superiore a 200 mmHg o inferiore a 90 mmHg
non è possibile utilizzare la carta per la valutazione del rischio
6. colesterolemia espressa in mg/dl; è suddivisa in cinque intervalli.
Per persone che hanno il valore della colesterolemia totale superiore a 320 mg/
dl o inferiore a 130 mg/dl non è possibile utilizzare la carta per la valutazione del
rischio.
CARTA DEL RISCHIO
2. diabete espresso in due categorie, diabetico e non diabetico. Viene definita
diabetica la persona che presenta, in almeno 2 misurazioni successive nell’arco
di una settimana, la glicemia a digiuno uguale o superiore a 126 mg/dl oppure
è sottoposta a trattamento con ipoglicemizzanti orali o insulina oppure presenta
storia clinica personale di diabete
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e colesterolemia.
• Identificato il colore, leggere nella legenda a fianco il livello di
rischio.
CARTA DEL RISCHIO
Donne non diabetiche
Carta del rischio cardiovascolare
donne diabetiche
rischio cardiovascolare a 10 anni
Come utilizzare la carta
• Posizionarsi nella zona fumatore / non fumatore.
• Identificare il decennio di età.
• Collocarsi sul livello corrispondente a pressione arteriosa sistolica
e colesterolemia.
• Identificato il colore, leggere nella legenda a fianco il livello di rischio.
Donne diabetiche
Le carte del rischio sono on-line sul sito del Progetto Cuore ‘www.cuore.iss.it’
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Le malattie cardiovascolari costituiscono la causa principale di morte, di ricovero
ospedaliero e una delle più frequenti cause di invalidità. Nel genere femminile dopo
la menopausa, l’incidenza si impenna rispetto alle età più giovanili che godono della
protezione fornita dagli estrogeni, tuttavia l’identificazione delle situazioni di rischio e gli
interventi preventivi in queste persone è ancora carente. I fattori di rischio sono quelle
caratteristiche che, se presenti in un individuo, indicano una maggiore probabilità di
andare incontro alla malattia. Attraverso la riduzione dei fattori di rischio è possibile
ridurre o ritardare la comparsa degli eventi e a questo mirano gli interventi preventivi.
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