DELLA CONTIENE INSERTO ANNO XXXIV 7 NOVEMBRE 2009 E 1,00 P don AGOSTINO CLERICI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO AGGIORNAMENTO DEL CLERO IL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE Sul prossimo numero de Il Settimanale i riflessi approfonditi dell’incontro del clero con il prof. Gisbert Greshake e il programma completo dell’aggiornamento del clero. Al suo posto... il vuoto! DVD E LIBRO TERRA SANTA Sono in fase di preparazione il dvd con le fotografie e il libro con la raccolta di omelie del Vescovo monsignor Diego Coletti, le interviste e gli approfondimenti dopo il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa dello scorso settembre. Testo e dvd saranno a disposizione nel mese di dicembre. Chi desidera prenotarli può telefonare presso la segreteria de Il Settimanale allo 031-263533 (da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00) AMAREZZA E PERPLESSITÀ PER LA LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. MAGGIOLINI La S. Messa nel primo anniversario della morte di mons. Alessandro Maggiolini verrà celebrata mercoledì 11 novembre, alle ore 21.00, in Cattedrale: sarà presieduta dall’arcivescovo emerito di AnconaOsimo mons. Franco Festorazzi (il vescovo Diego nei giorni dal 9 al 12 novembre è ad Assisi per l’assemblea generale straordinaria della CEI). Sacerdoti, comunità parrocchiali, associazioni, religiose e religiosi sono invitati a una presenza numerosa. I sacerdoti che desiderassero concelebrare devono portare il camice. Il ritrovo è presso la sacrestia del Duomo. PRIMO PIANO a pagina 3 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ overo crocifisso! Non c’è pace per lui. Adesso ci si è messa pure la Corte europea dei diritti dell’uomo, che, accogliendo il ricorso presentato da Solie Lautsi (moglie finlandese di un cittadino italiano e madre di due ragazzi che frequentavano una scuola statale di Abano Terme), ha stabilito che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». In Italia la questione si era risolta ribadendo il valore del crocifisso come simbolo culturale, oltre che religioso, segno di una identità storica in nessun modo obbligante ad una fede. Ma la Corte di Strasburgo ha voluto dare ragione alla contestazione della donna e ha dato fiato alla tesi secondo cui il crocifisso in aula “impressionerebbe” i più piccoli, togliendo loro la possibilità di scegliere se aderire o meno ad una religione. Pochi in Italia hanno ufficialmente esultato per questa decisione (contro cui il governo italiano ha annunciato di aver presentato ricorso), ma essa è l’ennesima prova di un clima avvelenato e di un orientamento culturale contrario alla religione e al cristianesimo in particolare. Non voglio commentare questa sentenza (di cui si attendono le motivazioni per poter entrare nel merito giuridico), ma mi permetto di fare una semplice riflessione. Nelle aule scolastiche sono ben altre le «violazioni al diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni», e le... zucche vuote o i costumi da fantasmino che abbiamo appena visto tra i banchi ne sono una prova. Il crocifisso appeso al muro - e spesso soltanto lì, e questa semmai è la vera questione religiosa e culturale nell’Europa scristianizzata - non è un simbolo pericoloso per nessuno. Il vero rischio sta nell’emarginazione della dimensione religiosa a fenomeno privatistico, e questo sì è un danno educativo di immani proporzioni per l’autentica umanità di tutti. Una istruzione pubblica che eliminasse la dimensione religiosa in nome di una falsa idea di rispetto e di una malintesa laicità - non sarebbe un’istruzione neutrale, ma di parte. Paradossalmente, il crocifisso è il simbolo di quella laicità che si vorrebbe violata... Ciò che maggiormente preoccupa non è l’eventualità che il crocifisso inteso come suppellettile - venga tolto dal muro, ma che sia sostituito dal «nulla» che questo orientamento anticristiano serpeggiante in Europa vuole mettere al suo posto. Il «nulla» non è mai un punto di partenza ideale per l’esercizio di qualsivoglia libertà o per il formarsi di una coscienza retta o per l’educazione del senso critico dei nostri ragazzi. I muri disabitati non sono bianchi, sono semplicemente vuoti. 41 DIOCESI COMO STRANIERI: SONO 40MILA I “COMASCHI” SONDRIO GENITORI: COSA SARÀ DOPO DI NOI? dati del rapporto Caritas/ Migrantes confermano la progressiva crescita della popolazione straniera anche sul territorio della provincia di Como. Raggiunta la quota storica di 40 mila residenti. È marocchina la comunità più rappresentativa. Nel corso di un interessante convegno, svoltosi nei giorni scorsi nel capoluogo valtellinese, un gruppo di genitori e di persone con familiari disabili o con altre fragilità, si è confrontato su un tema molto delicato: quale futuro per i propri cari? I A PAGINA 17 AZIONE CATTOLICA «QUESTO È IL TEMPO» ALLE PAGINE 10 E 11 A PAGINA 30 PELLEGRINAGGIO DIOCESANO DEI SACERDOTI: SULLE ORME DEL CURATO D’ARS A PAGINA 6 COMO IL PREFETTO: «PORTERÒ COMO NEL CUORE» Nostra intervista a Sante Frantellizzi, a riposo dopo aver trascorso quasi tre anni sul Lario. A PAGINA 18 VISITA PASTORALE IL VESCOVO INIZIA LA VISITA NELLA ZONA VALTELLINA SUPERIORE ALLE PAGINE 8 E 9 CARITAS AVVENTO E NATALE 2009 A PAGINA 14 Domenica 15 novembre sarà la Giornata de “Il Settimanale della diocesi di Como”. Entro lunedì 9 novembre è possibile prenotare le copie del numero speciale telefonando allo 031-263533, dalle ore 9.00 alle ore 18.00. I giornali potranno essere ritirati a partire dal pomeriggio di mercoledì 11 novembre presso la portineria del Centro Pastorale, in viale Cesare Battisti 8, a Como P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 UN SAGGIO DELLO STORICO MICHAEL HESEMANN PIO XII, IL PAPA CHE SI OPPOSE A HITLER I l processo della causa di beatificazione di Pio XII ha riacceso in modo acuto il dibattito sul ruolo che papa Eugenio Pacelli giocò nella Seconda guerra mondiale. Avrebbe potuto fermare gli orrori del nazismo, se avesse apertamente condannato la guerra e la Shoah? Dopo aver raccolto tutti i dati più recenti della ricerca, dopo aver esaminato diversi documenti negli Archivi vaticani, dopo essersi confrontato a lungo con il postulatore e massimo esperto di Pio XII, padre Peter Gumpel, il giornalista e storico Michael Hesemann sradica tutte le accuse contro i «silenzi» del Papa. Dati alla mano, Hesemann dimostra che Eugenio Pacelli fin da quando era nunzio a Berlino nel 1924 aveva condannato la «volgare e brutale campagna» dei nazisti contro ebrei e cattolici. Più avanti, come cardinale segretario di Stato, si trovò co- stretto nel 1933 a firmare il Concordato con il Terzo Reich per tutelare la Chiesa in Germania. Ma fu lui a redigere la bozza finale dell’enciclica Mit brennender Sorge (Con grande preoccupazione) con cui Pio XI nel 1937 condannava l’ideologia hitleriana: parole che portarono a immediate ritorsioni contro i cattolici. Una volta eletto Papa, Pio XII poté continuare ad agire solo nel segreto. Sensazionale la descrizione fatta da M. Hesemann del coinvolgimento di Pacelli nella congiura interna contro il regime. Così come è commovente ripercorrere il suo impegno personale per salvare un maggior numero possibile di ebrei e perseguitati, levando alta e chiara la voce ogni volta che fosse possibile. Pio XII sfidò il dittatore in camicia bruna con tutte le proprie forze. Fu, certamente, il più insidioso avversario del terrore nazista. Come ha detto Benedetto Bibbia Il Nuovo Testamento estratto da La Bibbia di Gerusalemme viene proposto da EDB in due versioni: nel formato più tradizionale e in versione economica (euro 9,90). La versione tradizionale in carta india e copertina cartonata in tela rossa è elegante e maneggevole (euro 14,90) a cura di AGOSTINO CLERICI I GIOVANI E LA FEDE MICHAEL HESEMANN, Pio XII. Il papa che si oppose a Hitler, Paoline, pagine 336, euro 24,00 XVI, «scelse il silenzio per salvare gli ebrei ed evitare il peggio». L’edizione della biografia su Pio XII edita da Paoline , rispetto all’originale tedescoi, rappresenta una versione riveduta e corretta, aggiornata e ampliata. ANNA MARIA CANOPI MARIA, DONNA DELLA BELLEZZA INTERIORE U ndici meditazioni che propongono l’esperienza di Maria di Nazaret e, in essa, le caratteristiche del cammino di fede: la fatica di credere e di aprirsi al mistero, ma soprattutto l’ascolto orante della Parola e l’abbandono in Dio per lasciare spazio alla sua volontà. Nel libro la vita di Maria è messa a fuoco attraverso alcune istantanee che - attingendo e commentando sia passi del Vangelo che dei documenti del Concilio Vaticano II evidenziano gli atteggiamenti interiori profondi della Vergine, come il silenzio, la fede, il servizio, la preghiera, la speranza, la gratitudine, la gioia; da essi scaturiscono il servizio, la tenerezza di madre e la carità. NOVITÀ IN LIBRERIA ANNA MARIA CANOPI, Maria donna della bellezza interiore, Paoline, pagine 106, euro 12,00 «Tra le cose di cui si è persa la memoria c’è anche il riferimento della vita alla fede. È venuta meno la naturalità del processo di trasmissione della fede, che aveva i suoi canali propri nella famiglia, anzitutto, e poi in una serie di contesti sociali in cui, in modo convergente, fino a ieri, risuonava la tradizione cristiana: la scuola, i luoghi della festa, perfino quelli del lavoro...». In una riflessione di taglio pastorale, nata per i responsabili degli uffici catechistici diocesani, mons. Giuseppe Betori (già segretario generale della CEI e ora arcivescovo di Firenze) affronta i nodi dell’esperienza umana che, emergendo come decisivi nell’esperienza giovanile, chiedono di essere interpellati dalla fede. Individuando le scelte pastorali che possono sorreggere la risposta alle attuali emergenze culturali, egli invita a scommettere con fiducia sui giovani. Il suo testo è corredato di una selezione di brani della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero della Chiesa, offerti come occasione di meditazione e approfondimento. GIUSEPPE BETORI, L’annuncio della fede ai giovani. Atteggiamenti e temi, EDB, pagine 80, euro 6,50. Ecco un sussidio originale per la pastorale degli adolescenti e dei giovani: a partire dal Vangelo della domenica, l’autore propone un breve commento sotto forma di e-mail inviata a un ragazzo o ragazza per illuminare un problema, un’esperienza, un desiderio tipico dell’età adolescenziale. Lo sviluppo è breve, quasi schematico: ai ragazzi d’oggi non piacciono i discorsi lunghi, e la brevità può anche favorire, con l’approccio al testo, una riflessione e una preghiera personale più ricca e aperta. Al termine di ogni “lettera”, la proposta di un impegno per la settimana. SALVATORE BARBETTA, Permetti una Parol@? Cammino epistolare per adolescenti con il vangelo della domenica, Elledici, pagine 166, euro 9,00. Ecco un altro sussidio originale per organizzare gli incontri con i gruppi di giovani. Il libro di don Pino Fanelli (sacerdote della Società San Paolo impegnato nella pastorale giovanile e universitaria a Roma) presenta una serie di canzoni di alcuni fra i cantautori più seguiti dai giovani con l’obiettivo di farli entrare nel testo imparando a leggerlo criticamente. Da Vasco Rossi a Eros Ramazzotti, da Franco Battiato a Renato Zero, a tanti altri: il sussidio è una piccola antologia di testi corredati da riflessioni e domande utili per un confronto e una discussione di gruppo sui messaggi che si celano nei testi stessi, che spesso passano in secondo piano rispetto alla musica che più facilmente cattura l’attenzione. PINO FANELLI, Musicattivo. Giovani e messaggi dalle canzoni, Elledici, pagine 110, euro 9,00. TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B Parola FRA noi 1RE 17,10-16 SAL 145 EB 9,24-28 MC 12,38-44 L’elemosina della vedova, anticipo del dono di Gesù Cristo di ANGELO SCEPPACERCA QUARTA SETTIMANA del Salterio DUE SPICCIOLI DI VITA... SUL LEGNO DELLA CROCE P rotagoniste della Liturgia di oggi sono due vedove, povere e generose. La miseria della donna di Sarepta è commovente. Non ha più nulla, aspetta solo la morte che arriverà per fame. Elìa chiede a quella vedova le ultime cose rimaste: un pugno di farina e un dito d’olio, ma le promette che nella sua casa non mancheranno mai più. La donna crede al profeta che parla a nome di Dio e gli impasta l’ultima focaccia. La vedova di Sarepta ha per futuro la morte, ma non si rannicchia disperandosi. Crede ancora che Dio può capovolgere le condizioni degli uomini. Ha il coraggio della fede ed è libera di donare l’ultimo resto. Questa donna povera è così forte da mettere in crisi ogni nostra opinione sulla misura della condivisione. Non si è chiesta se Elìa avesse proprio bisogno o se “ci marciava”. La promessa che farina e olio non sarebbero mai più mancati è venuta dopo. Non sappiamo se identica promessa del “centuplo” futuro sia stata fatta alla vedova del Vangelo. Anche lei “nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Riguardo ai beni spartiti, Gesù non indica “il di più”, quello che avanza ed è residuo di abbondanza, ma il necessario, pure quando è meno di una porzione. Anche la vedova del Vangelo si affida alla manna per smorzare l’angoscia sul niente che le resta per vivere. Il suo “venire” al tempio finisce in un gesto che pare abituale, ordinario; lo fa in silenzio, senza che nessuno glielo abbia suggerito, senza pensare di essere osservata. Gesù un giorno aveva detto che l’elemosina si fa proprio così, in segreto, quasi di nascosto. Il segreto del dono difende la dignità del povero che riceve. Il segreto permette la ricompensa della manna dal cielo perché, come dice Gesù, “il Padre tuo, che vede nel segreto ti ricompenserà”. Non c’è più il caso, la fortuna, ma un padre della misura di Dio.Gesù si riconosce nel gesto della vedova. Anche lui si sta preparando alla morte. Ha consumato tutta la sua esistenza, non trattenendo nulla per sé. Gli rimangono ormai solo “due spiccioli” di vita, che presto offrirà sulla croce. Sul calvario i carnefici tireranno ai dadi la sua tunica e si spartiranno i vestiti. P A G I N A 3 CHIESA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 A UN ANNO DALLA SCOMPARSA DI MONS. MAGGIOLINI LA DIOCESI DI COMO RICORDA MONSIGNOR MAGGIOLINI Alle 22.13 di martedì 11 novembre 2008, presso l’Ospedale Valduce di Como, tornava alla casa del Padre il vescovo emerito della diocesi di Como monsignor Alessandro Maggiolini. Ricoverato da poco più di un mese presso la struttura ospedaliera, le sue condizioni si aggravarono improvvisamente. Solo nell’ultima ora di vita monsignor Maggiolini era più sereno, dopo una giornata di profonda sofferenza, offerta per la Chiesa, amata e servita per oltre 53 anni. Nonostante le precarie condizioni di salute, il vescovo rimase cosciente per tutto il giorno. Anche nell’ultima ora recitò il santo Rosario insieme al fratello, alla cognata, alle due consacrate che lo avevano seguito negli ultimi anni e ad alcuni sacerdoti. Tanti i preti che per tutto il giorno si erano recati in visita a monsignor Maggiolini. Nei due giorni successivi, presso la camera ardente allestita in Duomo, continuo l’omaggio della gente al vescovo che guidò la Chiesa comense per quasi 18 anni - dal 1989 al 2006 -, e molteplici sono state le comunicazioni di cordoglio dalle autorità religiose e civili di tutta Italia. Molti lasciarono fiori bianchi sul confessionale di monsignor Maggiolini; mentre furono una quindicina i libri di firme di partecipazione al lutto. Le esequie, presiedute dal cardinale Dionigi Tettamanzi, si celebrarono nel pomeriggio del 13 novembre. Dallo scorso maggio il vescovo Alessandro è tumulato, come da lui richiesto nel testamento spirituale, in Cattedrale, presso l’altare della Virgo potens. Sulla lapide del sepolcro è riportata la frase indicata dallo stesso Maggiolini Ne mors dissociet, quos sociavit amor (la morte non separi coloro che l’amore ha unito). Lo scorso 1 novembre, nella festa di Tutti i Santi, nel pomeriggio, in Cattedrale, il vescovo Diego Coletti ha presieduto la celebrazione dei Vespri solenni. Un pensiero particolare lo ha dedicato al suo predecessore. «Nella prima lettera di Giovanni – è stata la riflessione di Coletti – l’apostolo ci dice che “vedremo Dio come Egli è”. Questo non è il frutto della nostra scalata alla verità di Dio ma il compimento del suo abissale atto d’amore. Oggi pomeriggio desidero rivolgere il pensiero al vescovo Alessandro, il quale qui, in questa Chiesa, ha trascorso lunghi anni, testimoniando Dio e l’amore di Gesù con la vita e con la preghiera. Quante Messe ha celebrato attorno a questo altare… Ora il vescovo Alessandro “vede Dio come Egli è”. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine… E preghiamo il Signore perché interceda alla nostra Chiesa tutte le grazie che le sono necessarie». Al termine dei Vespri Vescovo, canonici e fedeli, si sono recati al sepolcro di monsignor Maggiolini per la preghiera finale e la benedizione. Il vescovo Alessandro è stato ricordato anche durante la S. Messa di mercoledì 4 novembre, alle ore 18.30, presieduta da monsignor Coletti in suffragio di tutti i vescovi della diocesi di Como e dei canonici defunti. La S. Messa nel primo anniversario della morte di monsignor Maggiolini sarà mercoledì 11 novembre, alle ore 21.00, in Cattedrale: sarà presieduta dall’arcivescovo emerito di Ancona-Osimo monsignor Franco Festorazzi (il vescovo Diego nei giorni dal 9 al 12 novembre è ad Assisi per l’assemblea generale straordinaria della CEI). BIOGRAFIA ESSENZIALE Monsignor Alessandro Maggiolini nacque a Bareggio (Mi) il 15 luglio 1931. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955. La sua cultura e preparazione lo avevano portato presto ad intrecciare la sua vita con il mondo accademico: docente di Filosofia nei seminari ambrosiani e di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica, assistente diocesano degli universitari cattolici, vicario episcopale per le università di Milano. Ma anche assistente diocesano dei giuristi cattolici, direttore di una rivista culturale del mondo cattolico italiano. Il 7 aprile 1983 fu eletto vescovo di Carpi, e consacrato il 29 maggio 1983. Trasferito alla diocesi di Como il 31 gennaio 1989, vi fece il suo ingresso solenne il 19 marzo 1989. È stato membro della Commissione episcopale per la Dottrina delle fede e la catechesi, membro della Commissione episcopale italiana per la cultura e la scuola e unico vescovo italiano nel Comitato di redazione del Catechismo della Chiesa cattolica. Intensa la sua attività pastorale, editoriale, giornalistica. Il 2 dicembre 2006 annuncia ufficialmente che il suo successore alla guida della diocesi di Como è monsignor Diego Coletti. Il 14 gennaio 2007 monsignor Maggiolini si congeda, in Cattedrale, dalla diocesi che ha guidato per 17 anni, chiedendo di poter continuare la sua opera di confessore in Duomo. Il 30 maggio 2008 il vescovo emerito presiede il pontificale nel XXV di ordinazione episcopale. L’11 novembre 2008, ritorna alla casa del Padre. TESTIMONE VERO DI FEDE E DELL’AMORE DI DIO CHI È Monsignor Attilio Cavalli, che firma questo articolo, è compagno di ordinazione di monsignor Maggiolini. Dal 1955 al 1974 presso il Seminario ambrosiano è insegnante di Lettere e Rettore delle Medie; dal 1974 al 1986 è parroco in un rione di Varese (Giubiano); dal 1986 al 1996 è parroco a S. Maria della Passione in Milano; dal 1996 al 2008 Penitenziere Maggiore in Duomo; ora è a Saronno dove è di aiuto alle parrocchie ed è esorcista. M i è stato domandato di esprimere qualche pensiero sul Vescovo Alessandro Maggiolini nel primo anniversario della sua morte. Non posso sottrarmi alla richiesta: ho troppi motivi di gratitudine verso mons. Maggiolini. Ho vissuto con lui il momento determinante della nostra vita: siamo stati ordinati presbiteri dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini nel Duomo di Milano il 26 giugno 1955... siamo stati i primi Preti ordinati dal futuro Paolo VI. A quel “momento magico” ci eravamo preparati attraverso il cammino esigente ed entusiasmante della formazione seminaristica. I primi anni poi del nostro ministero da Sacerdoti li abbiamo trascorsi ancora insieme nell’impegno di insegnamento ai seminaristi, assai numerosi allora. Accanto a lui posso dire di aver vissuto “gomito a gomito” per due decenni circa: è stato un periodo ricco di scambi, di divergenze, di incitamenti reciproci, di attese... Quando ci siamo incontrati in Seminario da adolescenti, lui aveva perso il papà da diversi anni e, poco tempo prima, il fratello maggiore: questi eventi hanno certamente segnato la sua vita, tanto ricca di sensibilità. Penso a come ha accolto e seguito diverse altre paternità, che ha successivamente trovato lungo il suo cammino. A due di queste paternità ha fatto cenno nel suo testamento spirituale: quella “pastorale” dello zio mons. Carlo Maggiolini, prevosto di Rho, e quella “formativa” del cardinal Giovanni Colombo, nostro indimenticato Rettore prima e Arcivescovo poi. Oso aggiungere la ricca “paternità culturale” che é stata esercitata su di noi dai maestri di quella che viene chiamata la “Scuola di Venegono”: é stata per noi una grande fortuna poter avere quel sicuro riferimento di dottrina e di vita...l’inoltrarci negli anni ce l’ha fatto apprezzare sempre più fortemente. Non mi meraviglio perciò se, nelle due Diocesi da lui guidate, preti e fedeli hanno potuto trovare in lui una vera paternità spirituale. In parecchi altri ambiti l’ha pure mostrata, questa paternità spirituale. I tanti, tanti giovani che sono ricorsi a lui hanno sempre trovato comprensione e indirizzo sicuro. La sua paternità l’ha trattenuto per innumerevoli ore nel confessionale del Duomo di Milano (pur tra tanti altri impegni) e ha ispirato la sua richiesta di poter esercitare il ministero della Riconciliazione, anche da Vescovo emerito, nel Duomo di Como. Mi sento di riconoscere un segno della sua paternità spirituale anche nell’abbondanza delle sue pubblicazioni (...quanta facilità nello scrivere...e quanta invidia suscitava in noi quel suo essere sempre il primo nel consegnare il tema di italiano...) - ritengo che i suoi scritti nascessero sì dal suo pensiero, ma anche dal desiderio di comunicare intuizioni utili, di offrire spunti per riflettere - per vincere l’apatia... E anche nella malattia non si é per nulla smentita la sua intensa paternità spirituale. La malattia mi fa ritornare con il pensiero commosso all’abbraccio che ci siamo scambiati sulle porte del Policlinico di Milano, prima del suo intervento chirurgico. Ringrazio il Signore per quanto ho ricevuto attraverso di lui - e invito tutti quelli, che si trovano nelle mie stesse condizioni, a farlo, di cuore. mons. ATTILIO CAVALLI I LIBRI E I SUOI SCRITTI Un tesoro di carte È di prossima uscita, per i tipi delle edizioni Cantagalli di Siena, il libro “Paul Claudel – Opere poetiche – antologia di testi religiosi”. In questo volume sono pubblicate alcune poesie di Claudel scelte e tradotte da monsignor Alessandro Maggiolini. «Nella poesia “a tema religioso” di Claudel – spiega la casa editrice – traspare tutto lo stupore e la letizia di un incontro di menti e di cuore tra il signore che si offre e l’uomo che si converte ed accoglie». «Il libro che uscirà a breve – ci confida Maria Carla Buzzi, la consacrata che ha seguito monsignor Maggiolini negli ultimi anni – è stato il penultimo libro del vescovo; ha cominciato a lavorarci a fine giugno del 2008 ed ha proseguito per tutta estate. È stato un lavoro che lo ha appassionato moltissi- mo, e si entusiasmava quando leggeva e poi traduceva le poesie, gustandone tutta la bellezza e la profondità! Lo ha eseguito con cura e precisione e ha terminato la stesura definitiva della biografia di Claudel, che si trova all’inizio del libro, nel mese di ottobre, in ospedale, prima che le sue condizioni si aggravassero. Era molto soddisfatto di questo libro! Sempre in ospedale, al Valduce – anticipa sempre la professoressa Buzzi – ha terminato un altro piccolo volumetto di preghiere, da lui voluto per aiutare i fedeli nell’adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Sono 31 brevi meditazioni e invocazioni a partire dalle parti della Santa Messa, dall’Offertorio in poi. Anche questo volume è stato affidato all’editore Cantagalli». Nello scorso mese di feb- braio, inoltre, per interessamento del Vescovo Diego Coletti e per volontà di Luciano Maggiolini, è stato donato il Fondo Alessandro Maggiolini all’Archivio storico della diocesi di Como, che ha sede presso il Centro studi “Nicolò Rusca”. Il fondo è costituito quasi nella sua totalità da documentazione inerente all’attività di professore, di scrittore e di giornalista, a cui si deve aggiungere materiale del periodo di formazione in seminario: quaderni di appunti, dispense di lezioni e di incontri e, soprattutto, manoscritti e bozze dattilo-scritte di libri, nonché degli interventi radiofonici. Consistente poi è la raccolta di articoli di giornale per quotidiani e per settimanali. Sono stati donati anche i circa 80 tra libri e opuscoli scritti dal Vescovo, comprese alcune edizione straniere, e numerosi volumi di periodici, italiani e non, contenenti saggi sempre di Maggiolini. Di particolare interesse è la raccolta di articoli di giornale, la cui consistenza è di oltre 2.000 pezzi, per un arco di tempo che va dal 1964 fino al 2008. Questa raccolta, che permette di ricostruire le problematiche della Chiesa e dell’intera società per quasi cinquant’anni. Presso il Centro Rusca sarà possibile consultare il formato digitale degli articoli, oltre alla copia cartacea. SOCIETÀ P A G I N A 4 INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 MURO DI BERLINO - 9 NOVEMBRE1989 / 2009 CROCIFISSO NELLE SCUOLE: CEI SU SENTENZA STRASBURGO, “UNA VISIONE PARZIALE E IDEOLOGICA” E’ necessario ricordare... U n evento atteso, ma inaspettato: così è stata la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre di vent’anni fa. Non solo come grande fatto storico in sé, ma anche nelle conseguenze che si dispiegano nell’Europa e nel mondo, per molti anni, fino si può dire ad oggi. Si chiude un ciclo, il ciclo della grande guerra europea, iniziato nel 1914, e se ne apre un altro, quello della globalizzazione, con i suoi equilibri e le sue dinamiche, ancora aperte. Cade una frontiera: questo è il dato più macroscopico. Su questa frontiera, che risaliva al 1917, in alcune sue radici, e in altre al 1945-47, si era costruito un mondo e l’Europa aveva preso una forma particolare. Da un lato un’Europa atlantica, quella delle democrazie prospere ed avanzate, dall’altra il cosiddetto socialismo realizzato… alla sovietica. Cade il muro e l’Europa faticosamente riprende a respirare, come voleva il grande papa Giovanni Paolo II, con due polmoni. Si creerà l’Unione Europea nel 1992, progressivamente allargata e in via di ulteriore allargamento verso l’area balcanica. In Europa la caduta del muro si è prodotta nel vivo di quello che è stato definito il “tornante neo-liberale”, con effetti immediati nei paesi ex comunisti. Gli anni novanta anche all’ovest sono stati un momento di forte ristrutturazione. In particolare questo è stato evidente proprio qui in Italia, il solo grande paese occidentale, oltre la Germania, ad essere stato attraversato, anche se non in senso geografico, salvo il caso drammatico delle terre giulianodalmate, dalla frontiera della guerra fredda. In Italia è cambiato il sistema politico e anche il cosiddetto sistema delle partecipazioni statali. Ma la caduta della frontiera dentro l’Europa ha anche cambiato gli equilibri geo-politici globali, con l’emergere di un’unica superpotenza da un lato e dall’altro il profilarsi del ruolo planetario dell’unico grande paese formalmente comunista, la Cina. L’11 settembre a sua volta ha sfidato gli Stati Uniti e l’occidente da un altro profilo, quello di un certo islamismo. Insomma, vent’anni dopo il mondo del muro è sempre più lontano, anche se è necessario ricordare. E’ necessario ricordare a quanto può arrivare la mistificazione ideologica, ma anche quali sono i suoi limiti strutturali, perché alla base del comunismo, come di ogni totalitarismo, c’è un “errore antropologico”, come scrisse Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus. E prima o poi viene a galla. Ecco: il Papa è stato un grande protagonista di questa storia accelerata, perché ha accettato la sfida, ha portato la sfida a tutto campo, prima e dopo la caduta del muro, sulla base di una fede incarnata nella storia. Rileggiamo il quinto capitolo dell’enciclica Centesimus Annus: c’è una linea per sostenere la sfida del cambiamento, e proiettarla appunto sul nuovo orizzonte globalizzato, che ancora oggi è una bussola precisa per tutti. “La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica”. Questa la posizione della Cei sulla sentenza di martedì 3 novembre della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale il crocifisso nelle aule scolastiche costituisce “una violazione al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”. “Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale” precisa la nota della Cei. Secondo i vescovi “non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo” come “parte del patrimonio storico del popolo italiano”, ribadito dal Concordato del 1984. “In tal modo, si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali”, mentre, conclude la nota, “non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche”. FRANCESCO BONINI NOTA ECONOMICA Il realismo dice che la crisi è ancora forte! « I gnorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi… All’elenco dei settori in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia» (Caritas in Veritate, 34). L’insegnamento sociale pontificio è sempre motivo e occasione per riflettere, con disincanto, sulla realtà del momento. Il momento attuale, nonostante la crisi e gli scandali, non mi scoraggia. Non ho dubbi: «La speranza cristiana è una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale… La speranza incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà”. Ho inteso sostenere che, nonostante tutto nutro fiducia nell’avvenire. La speranza-certezza che mi sorregge assicura che: “Nonostante tutti i fallimenti la mia vita personale e la storia nel suo insieme, sono custodite nel potere indistruttibile dell’Amore… Solo una tale speranza può… dare ancora il coraggio di operare e proseguire» (Spe Salvi, 35), verso l’edificazione di un mondo più giusto. Realisticamente, dico che il quadro socio/politico italiano è disorientante, preoccupante al punto di fare temere il peggio: il debito pubblico è in costante crescita; i Distretti italiani hanno perso il 25% dell’export; la produzione è in forte calo; i consumi sono in caduta; la disoccupazione è in aumento; il quadro politico è indecente. Vi è un forte numero di consiglieri regionali indagati dalla Magistratura, uomini politici posti in discussione da scandali sessuali, a volte con fasce imprenditoriali disoneste o tangentare, a volte con quelle malavitose. Risultato: i cittadini hanno perso la fiducia nelle Istituzioni e nella classe politica di governo e di opposizione. Ciò premesso, passo a tratteggiare fatti significativi dello scenario italiano. Il primo: il Ministro Giulio Tremonti si oppone al “partito della spesa”, al taglio dell’Irap e a quello delle imposte e delle tasse in generale. Resta però impotente di fronte alla caduta del reddito, ossia dei compensi percepiti dai cittadini per prestazioni di lavoro, o per possesso di capitali, beni immobili e altri diritti, cosicché il debito e il fabbisogno del settore pubblico continuano a crescere. Il governo non riesce a mantenere sotto controllo il debito, perché il rigore finanziario non è stato associato a politiche mirate, all’accelerazione della crescita. Ho inteso sot- tolineare che non è più tempo di mezze misure, di chiacchiere, di isterismi alla Di Pietro o di demagogismi alla Diliberto o alla Ferrero. Urgono scelte di governo e decisioni politiche capaci di unire la politica del rigore a quella dello sviluppo. Con pressapochismo molti politici, sindacalisti e imprenditori, sostengono che, per accelerare la ripresa, è necessario tagliare le imposte e le tasse sul lavoro e sulle imprese, riattivare il credito alle imprese da parte delle banche e velocizzare i processi civili e penali, ridare autorevolezza e prestigio alla Magistratura. Tutte cose vere e giuste per l’immediato, ma insufficienti, parziali e di corto respiro. Non tengono conto di tre fatti. Il primo: la crisi è nata oltre oceano, ha colpito l’intero pianeta ed ha messo in ginocchio l’Occidente. L’uscita dalla crisi non avverrà quindi solo per le eccellenze che l’Italia saprà produrre, ma soprattutto grazie alla ripresa, che pare iniziata negli Stati Uniti e soprattutto per quella in corso in Cina ed India. Il secondo fatto: il taglio alle tasse sottende quello alla spesa, quindi bisogna individuare e indicare dove è necessario tagliare e quali misure si intendono prendere per dare sostegno e alternative, a quanti perderanno il lavoro in seguito ai tagli suaccennati. Non è più tempo di crogiolarsi, come fanno molti uomini del Centrodestra, nel forno dell’ottimismo: «Il peggio della crisi sembra alle nostre spalle, è iniziata, sia pure lentamente la ripresa». Non è vero. Credo che l’uomo responsabile e maturo debba essere concreto e realista, ovvero sappia accettare che la situazione è di crisi, per conseguenza è necessario operare delle scelte, anche impopolari, a favore della ripresa. Se il governo, gli imprenditori, i sindacati intendono veramente lasciare alle spalle la crisi e guardare avanti, debbono maturare la consapevolezza che è necessario sostenere la grande industria nell’azione di penetrazione sul mercato cinese e indiano. Le piccole e medie imprese, invece, dovranno essere indirizzate sullo scacchiere economico del Mediterraneo, perché i mercati di destinazione dei prodotti italiani non saranno più solo quelli di Germania, Francia e area anglosassone, ma si apriranno a Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Cina e India. Il Sole 24 Ore ha quantificato in circa duecento miliardi di dollari gli investimenti in infrastrutture in programma nell’area Mediterranea. Il Nord Africa sta cambiando e l’Italia, data la sua posizione geografica e politica, po- trebbe diventare partner privilegiato di detta area, attraverso oculati accordi commerciali e socio/economici. Il nostro export/import avrebbe, grazie ad una attenta e puntuale politica estera molte opportunità di business. In Cina il nostro export ha già ottenuto brillanti risultati. Dunque se è vero che l’export è crollato del 26%, altrettanto vero è che vi sono Distretti che hanno dimostrato di essere competitivi anche sui mercati extra europei. Non posso non ricordare che la caduta della produzione industriale ha provocato il consistente calo dei consumi, con conseguente chiusura di tante piccole attività commerciali, quindi l’esplosione della disoccupazione è andata ad opprimere sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi. I posti di lavoro persi in dodici mesi sono stati 650 mila e altri se ne perderanno entro l’anno, il peso della Cassa integrazione sul monte delle ore lavorate è passato dall’1,5% al 10%. I dati sulla disoccupazione e l’alto numero di lavoratori atipici (3.600.000) fanno comprendere che non ha senso vagheggiare di posto fisso di lavoro e ancor meno ha senso pensare che per garantire un posto di lavoro a tutti, sia sufficiente “ridurre l’orario di lavoro e ripartire il lavoro”. GIANNI MUNARINI SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 ALDA MERINI NELLA “FOLLIA” LA RICERCA DELL’ALTRO Incontro con l’indicibile I n una intervista di non molto tempo fa, Alda Merini confidò che per lei il manicomio (“dove non si stava poi male, lì ho trovato anime povere ma non disperate”) era stato in realtà un esilio, aggiungendo poi che lì non si era sentita sola, perché aveva avvertito “la presenza di Dio e della sua misericordia”. Cortese, asciutta, senza concessioni alla teatralità che pure il mito letterario della follia poteva favorire, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento (scomparsa il primo novembre all’età di 78 anni) raccontava ciò che abitualmente si ritiene indicibile, l’esperienza della follia. Perché in fondo la follia è stata la cifra portante della sua fama, il che la apparenta ad un’altra grande figura del nostro Novecento poetico, il grande Dino Campana, il quale, tra l’altro, rispondeva con simile dignità e asciuttezza allo psichiatra che lo interrogava, dichiarando di aver scritto un tempo qualche verso (i Canti Orfici sono tra i capolavori assoluti della poesia non solo italiana) ma di non saperne fare più. Un destino comune reso ancora più sorprendente dal fatto che sia Campana che Ada Merini (nata a Milano il 21 marzo del 1931) sono morti in luoghi di cura della follia, il primo a Castel Pulci, presso Firenze, nel 1932, la poetessa nel nosocomio San Paolo di Milano. Somiglianza impressionante tra i due destini, se non si dimentica però che molte altre rilevanti figure poetiche del nostro No- vecento sono state sfiorate o condannate dal soffio di quella che noi chiamiamo follia ed hanno fatto salati conti con nosocomi e case di cura. Segno tangibile della contiguità tra sensibilità, sofferenza ed arte. Impossibile citare tutte le raccolte poetiche della Merini, ma la data della prima, La presenza di Orfeo (si noti ancora una contiguità con Campana, attraverso il riferimento ad Orfeo) uscita nel 1953, parla già di una precoce consegna alla voce interiore: nel 1950 Giacinto Spagnoletti aveva compreso due sue liriche nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 e l’anno dopo il nome della Merini era già presente nella antologia Poetesse del Novecento. Questo vuol dire che la scrittrice a diciotto anni era già consacrata ufficialmente all’altare della poesia, senza dimenticare che due anni prima un’altra iniziazione si era compiuta nel suo destino, con il suo internamento nella clinica di Villa Turro. In realtà la voce della poesia nella Merini si nutre dell’incontro con l’indicibile, con la notte e con l’assenza. L’incombere del nulla e della negazione diviene qualche volta possibilità di recuperare brandelli di visione in cui riaggalla qualche segno d’altro: “le più belle poesie si scrivono/ davanti a un altare vuoto,/ accerchiati da argenti/ della divina follia” (da La Terra Santa, edita nel 1983). La possibilità di tornare a comunicare gli urti dell’incubo, che la accomunano ad altri altissimi tentativi (come quello del Lazzaro di Eliot nel Canto d’amore di Prufrock che grida “Vengo dal regno dei morti,/ torno per dirvi tutto, vi dirò tutto”) è una costante della sua poesia: “Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,/ il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola/ come una trappola da sacrificio” (La Terra Santa”). La sua lirica però non è rimasta fissa sulla contemplazione della propria lacerazione, perché ha continuato a tenere gli occhi aperti sul mondo, sulla violenza degli uomini, sulla contaminazione della natura, sull’amore, sui rapporti familiari, sulla divinità, che se da una parte consegna il segno di Giona (“e sei fratello a Giona”), dall’altra dona vita vera: “in mezzo a tanto orrore c’è una certezza, credo io, molto felice; la scelta di Dio” (Maria, 2001). Con un linguaggio semplice, talvolta spezzato da una colloquialità nervosa –molte sue poesie sono state dettate talvolta addirittura al telefonocon un modo di costruire il verso o la frase sospeso tra il luogo comune e l’improvvisa illuminazione, Alda Merini conduceva una sua personale ricerca del Numinoso attraverso la molteplicità, come se in essa confluissero il pensiero zen e l’essenzialità francescana, tesi allo svelamento nell’uno divino: “ma non piangerà certo un poeta per il ripudio di un uomo, perché gli uomini sono tanti, mentre Dio è uno solo” (Maria). MARCO TESTI - critico letterario CORSIVO di AGOSTINO CLERICI NEVICA? GOVERNO PASTICCIONE! Scherzando, quando piove e invece dovrebbe esserci il sole perché è programmata una gita o una bella iniziativa all’aperto, confesso di aver già usato tutti i dieci «smsmeteo» a cui, come parroco, ho diritto ogni anno, per richiedere al Creatore il tempo desiderato... Mai avrei pensato all’esistenza di un vero e proprio «Ufficio modificazione del tempo», in cui le cose si fanno con meno approssimazione e con il ricorso alla scienza. Altro che messaggini al Creatore! Anche perché a Pechino tutto è deciso dal Partito (che è uno solo!) e Dio non deve metterci il becco, perché proprio... non esiste. La meteorologia è una scienza pianificabile, e a Pechino sembra siano riusciti a produrre una nevicata memorabile, che ha persino messo in seria difficoltà la viabilità della metropoli cinese. Troppa grazia, san Partito! Le 186 dosi di ioduro d’argento riversate sabato scorso nel cielo per approfittare del brusco calo della temperatura e delle nuvole, infatti, invece che produrre la pioggia per alleviare la persistente siccità, hanno scatenato una nevicata precoce che si è protratta sino al pomeriggio di domenica, coprendo Pechino con un’abbondante coltre bianca. «Non ci facciamo sfuggire occasione per provocare precipitazioni da quando Pechino registra una persistente condizione di siccità», ha spiegato Zhang Qiang, responsabile dell’efficientissimo «Ufficio modificazione del tempo». Il fatto non è nuovo: un’abbondante nevicata era stata prodotta il 19 febbraio scorso, dopo un periodo di siccità durato ben 110 giorni. Anche in quel caso la nevicata creò notevoli disagi viabilistici: furono chiuse tre autostrade principali e ci vollero più di 6000 poliziotti per monitorare il traffico. Nel gennaio del 2008 la Cina orientale e centrale fu colpita da una tempesta di neve, insolitamente violenta, che provocò la morte di almeno 21 persone. La stampa cinese, in quell’occasione, non attribuì la nevicata a nessun Ufficio. Forse si stava mettendo a punto la tecnica e qualcosa andò storto. Forse, invece, il prodigioso Ufficio cinese ha un difetto non trascurabile nella sua pretesa di modificare il tempo: riesce a far nevicare quando imperversa la siccità, ma non può impedire che nevichi quando a deciderlo è madre natura (che, evidentemente, è al soldo del capitalismo straniero e non ubbidisce al Partito!). Senza contare poi un altro difettuccio di minor gravità. La siccità si può combatterla producendo pioggia, evento atmosferico sicuramente meno problematico nella gestione viabilistica rispetto alla neve. Come mai il signor Zhang Qiang, tutte le volte che vuole far piovere, incappa in nevicate da record, che mettono in ginocchio milioni di cinesi? Governare il cielo è sicuramente più complicato che governare la terra, e anche la scienza, pur unita agli ordini dell’establishment comunista più tenace del mondo, non riesce nell’impresa. I miei finti messaggini al Creatore riescono almeno a creare qualche sorriso... Chi ha cura dell’«uomo quotidiano»? L ’ uomo quotidiano quello che deve guadagnarsi di che vivere ogni mese - sembra essere diventato ostaggio dei fatti: fatti detti, smentiti, assunti quali riferimento per smentire chi la sa pensa diversamente. Ma i fatti non parlano! È chi li racconta che li fa parlare in un modo piuttosto che in un altro! Tanti fatti che “si impongono” e alla fine schiacciano l’uomo quotidiano. E’ più facile - per lui - arrendersi ai fatti e affermare che essi si impongono poiché tutti li leggono in una certa prospettiva. IL RUMORE DEI “FATTI” In altre parole: ciò che accade- per il solo fatto di accadere- indica ciò che è giusto, ciò che è valore. L’opinione della maggioranza è diventata il nuovo criterio etico. I fatti, il dato oggettivo, ciò che è verificabile: ecco i nuovi parametri etici! Eppure, guardando la realtà con più attenzione, ci accorgiamo che forse le cose non stanno proprio così. Il mito della scienza onnipotente e capace di spiegare tutto è caduto: ci si è accorti che «i fatti» di cui la scienza può darci una spiegazione sono solo alcuni fatti e non tutti i fatti. Ci si è finalmente resi conto che dai fatti non deriva nulla se non la constatazione dei fatti stessi: i fatti sono muti di fronte ai valori. Sono i valori che ci permettono di leggere i fatti in una prospettiva piuttosto che in un’altra. La scienza descrive, spiega, ci dice che se si dà questo sì darà anche quest’altro e ce lo dice provvisoriamente sotto la condizione della smentibilità. L’uomo quotidiano, lucido e consapevole del proprio destino, non si ferma alla spiegazione delle cause che hanno prodotto certi fatti. Egli non vuole pensare con la testa degli altri e non vuole pronunciare le parole altrui come se fossero le proprie; egli si chiede quello che deve fare, quali siano i suoi doveri e quando è che egli erra. Se si fermasse solo ai fatti, ogni discorso su ciò che è giusto o non giusto terminerebbe subito, proprio perché non avrebbe alcun senso. IL SILENZIO DEL “SENSO” Ma l’uomo quotidiano non può arrendersi ai fatti, non accetta di esserne prigioniero. Egli si sente chiamato a chiedersi quale sia il senso dei suoi giorni limitati e sotto il segno del bene e del male di cui ogni giorno fa esperienza. Egli si accorge di non poter rinunciare a chiedersi se l’avventura dell’umanità intera, nella quale si colloca la sua personale vicenda, sia «sensata» o non piuttosto, per dirla con Dostoevskj, «una storia raccontata da un idiota». Edgard Lee Masters, nell’Antologia di Spoon River, fa dire ad uno dei sepolti, che «giacciono sulla collina» ancora avvelenati dall’esistenza, che «cercare un senso alla vita può condurre alla follia, ma vivere una vita senza senso questa è la tortura». Mai come in questi anni la domanda di senso è presente, seppure sottaciuta e nascosta da facili risposte che, di fatto, non rispondono a nulla. L’uomo quotidiano si accorge che non può non scegliere un senso per la sua vita, per i giorni che ha tra le mani! Che cosa fare? Come ben vivere? C’è un destino trascendente oppure tutto è destinato a chiudersi in questo mondo di «fatti» spesso «fatti» da altri? Allora, perché certe scelte piuttosto che altre? Perché ribellarsi al male? E, a quale male? Il cristiano non ha risposte più facili di chi cristiano non è. Egli si richiama al senso di una storia che lo precede: la storia di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, la storia di Gesù di Nazaret, messo a morte dagli uomini ma da Dio risuscitato. Egli coglie in essa una logica di vita, un modo di gestire la propria esistenza e di rapportarsi a quella degli altri. E sono tanti gli uomini quotidiani che si interrogano nel silenzio perché non trovano altri uomini con i quali parlare. Siamo al paradossale: le comunità cristiane appaiono a volte più interessate ad autoconservarsi che ad accogliere gli interrogativi seri dei tanti uomini quotidiani che in essa e attorno ad essa vivono. “Dove sono questi uomini quotidiani?”: l’interrogativo attesterebbe che altri sono gli interessi delle comunità, altri i progetti, altre le priorità. Ma se anche nelle comunità cristiane gli uomini quotidiani non sono accolti, di quale vita e di quale Dio esse continuano a parlare? FUORI dal CORO ARCANGELO BAGNI INGHILTERRA: “BABY RB”, MPV CHIEDE DI NON STACCARE LA SPINA “Ogni volta che vi sono dubbi su cure mediche che mantengono in vita il paziente bisogna decidere con una presunzione a favore della vita. Il valore della vita e la sua protezione non dovrebbe mai venire giudicata in base alle opinioni sulla qualità della vita della persona”: così Anthony Ozimic della “Società per la protezione dei bambini non nati”, del movimento per la vita britannico commenta al Sir il caso di “Baby RB”, il bambino di un anno, chiamato così dalla stampa britannica per proteggere la sua identità, nato con la “congenital myasthenic syndrome” che gli rende difficile respirare senza un ventilatore. Benché dipenda da una macchina per vivere, RB ama le favole, la musica e gioca con i giocattoli. L’ospedale che lo ha in cura è ricorso all’Alta Corte britannica perché vuole spegnere la macchina che lo mantiene in vita poiché i medici sostengono che la qualità di vita del piccolo non giustifica il fatto di mantenerlo in vita. Il padre si oppone alla richiesta dell’ospedale mentre la madre è d’accordo. Circa 300 persone nel Regno Unito soffrono della stessa malattia di “baby RB”. CHIESA P A G I N A 6 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 DAL 16 AL 2O NOVEMBRE, PELLEGRINAGGIO NELL’ANNO SACERDOTALE I preti sulle orme del Curato d’Ars I l Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno Sacerdotale. Aperto solennemente nella basilica di San Pietro con i primi Vespri della solennità del Sacro Cuore di Gesù, si concluderà nella medesima solennità l’11 giugno 2010. Un’intuizione pastorale, che forse deve ancora trovare nel cammino della Chiesa qualche attenzione e applicazione, per rinnovare nel tessuto ecclesiale quel senso vero e pieno del ministero sacerdotale, che non è clericalismo, è ridare così alla Chiesa il criterio appropriato di ogni ministerialità oltre vaghi e AGENDA del VESCOVO GIOVEDÌ 5 A Como, al mattino, Consiglio Episcopale. DA GIOVEDÌ 5 POMERIGGIO A SABATO 7 Visita pastorale Valtellina Superiore: Valfurva. DOMENICA 8 A Brescia, partecipazione alla visita del Santo Padre Benedetto XVI. DA LUNEDÌ 9 A GIOVEDÌ 12 Ad Assisi, Assemblea generale straordinaria CEI. VENERDÌ 13 A Como, nel pomeriggio, incontro con l’Ordo Virginum SABATO 14 A Nuova Olonio, Consiglio episcopale. DOMENICA 15 A Fino Mornasco, alle ore 10.30, conferimento del sacramento della confermazione; a Como, presso la chiesa di San Giuseppe, alle ore 16.00, incontro del gruppo ordine secolare francescano, a seguire (alle ore 17.00), S. Messa. DA LUNEDÌ 16 A VENERDÌ 20 Pellegrinaggio con i preti della diocesi per l’Anno Sacerdotale. DA SABATO 21 A LUNEDÌ 23 Visita pastorale in Valtellina Superiore: Livigno e Trepalle. appiattiti sociologismi ancora molto presenti. Benedetto XVI, con la chiarezza e la mirabile profondità teologica che lo distingue, ha scritto: «Tale anno vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi». Non è intenzione del Papa porre questioni di sociologia ecclesiale riguardo al posto che compete al sacerdote nel tessuto ecclesiale (errore già largamente compiuto e in atto anche per altre componenti del Popolo di Dio), ma va diritto alla questione di fondo: la santità di vita. La santità di vita non si acquisisce in quanto risultato dello sforzo morale, semmai lo sforzo morale è il risultato della santità di vita, che è la riuscita secondo Dio, secondo i suoi disegni. Ecco perché a ragione Benedetto XVI cita subito una espressione che fu di san Giovanni Maria Vianney: «Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù». Credo sia una affermazione su cui vale la pena di riflettere a lungo, soprattutto di pregare. Proprio perché a noi preti non serve una rilevanza sociale, ma una santità di vita, non devono mancare dei momenti particolari e speciali di preghiera, di verifica e di condivisone del nostro cammino. Proprio perché siamo chiamati ad essere l’amore del Cuore di Gesù si tratta di maturare interiormente tale consapevolezza, prima e oltre ogni funzionalità e risultato pastorale o ecclesiale. Eccoci sacerdoti pellegrini, insieme al nostro Vescovo, sulle strade di Francia. Strade che ci presentano e ci fanno incontrare un vissuto di santità in tempi e in situazioni più difficili che non ai nostri giorni. Una santità poi che non è rimasta chiusa dentro i confini della terra di Francia, ma possiede per tutta la Chiesa una rilevanza innegabile e splendida: santa Bernadette, santa Margherita Maria e san Claudio, il santo Curato d’Ars, san Francesco di Sales e santa Giovanna de Chantal. A Nevers, cuore geografico della Francia, incontreremo la figura e la memoria di Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. Monsignor Francis Deniau, vescovo di Nevers, proporrà al clero comense una meditazione nella quale traccerà il rapporto tra Bernadette e i sacerdoti. La scelta di spingerci fino a Nevers e di iniziare con Bernadette il nostro pellegrinaggio sacerdotale è dovuta al fatto che ricordiamo in questo anno i 130 anni della sua morte. Non si può mancare di ricordare quello che Bernadette disse quando venne informata della morte del suo parroco: «Siamo consolati soltanto dal sapere che abbiamo in cielo un protettore in più». A Paray le Monial, città del Sacro Cuore, accoglieremo la testimonianza di santa Margherita Maria e di san Claudio. Quando il Cuore di Gesù si manifestò a Margherita Maria le assicurò un punto di riferimento e un aiuto: «Ti manderò il mio servo fedele e il mio perfetto amico». Credo non esista definizione più bella per dire chi è il prete. Durante l’ottava del Corpus Domini del 1675 Gesù, chiedendo che fosse istituita una festa al suo Cuore, rivelò: «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla fino al sacrificio supremo senza limiti e senza riserve per dimostrare il suo amore. La maggior parte di essi mi ricambia con l’ingratitudine che manifestano con l’irriverenza, i sacrilegi e con l’apatia e il disprezzo verso di me in questo sacramento di amore. Ma ciò che maggiormente mi affligge è il vedermi trattato così anche da cuori a me consacrati. Perciò vi chiedo che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini sia celebrata una festa per rendere culto al mio Cuore». Ad Ars sur Formans ci confronteremo con la figura di san Giovanni Maria Vianney, patrono di tutti i sacerdoti, di cui celebriamo i 150 anni della morte. Cogliere lo stile spirituale e lo stile pastorale del santo Curato e soprattutto considerarne l’attualità è il motivo che ci vedrà sostare ad Ars per quasi due giorni. Saremo guidati nella riflessione da monsignor Guy Bagnard, ve- IL PELLEGRINAGGIO ANNUALE L’UNITALSI DI COMO E SONDRIO A LOURDES Pusterla; a questa hanno assistito anche i malati e i pellegrini arrivati in aereo. Il mattino successivo, dopo la Santa Messa per il personale alle 6.15, si è celebrata la funzione peni-tenziale per ammalati e pellegrini, alla quale è seguita la foto di gruppo. Nel pomeriggio la Via Crucis, per i pellegrini nel suggestivo scenario a monte del Santuario, per i malati nella Basilica San Pio X. È quindi seguita la Santa Messa quotidiana celebrata da mons. Piercarlo Contini in Santa Bernardetta. In serata la caratteristica e affollatissima processione con i flambeaux. Domenica 18 è iniziata con la S. Messa internazionale nella grande basilica sotterranea intitolata a San PioX. La prima parte del pomeriggio è stata dedicata ai “Passi di Bernadette”, una visita guidata ai luoghi più significativi che hanno segnato la vita della veggente negli anni trascorsi nella città natale, fino alla partenza per il convento di Nevers, a ventidue anni, dove rimarrà fino alla morte del 1879. Nel pomeriggio l’importante momento della processione eucaristica, dalla prateria alla Basilica san Pio X la processione eucaristica è stata presieduta da don Giovanni Corradini, nominato lo scorso anno cappellano onorario della grotta e parroco di Cugliate Fabiasco.. Una temperatura di zero gradi ha accolto ammalati e A nche quest’anno, nel mese di ottobre, le sottosezioni dell’Unitalsi di Como e di Sondrio, alle quali si sono unite quelle di Busto Arsizio, Varese, Legnano e Milano, si sono recate in pellegrinaggio a Lourdes, la cittadina francese che può vantare uno dei Santuari più visitati dai pellegrini di tutto il mondo. Il tema pastorale di quest’anno era dedicato alla figura di santa Bernadetta Soubirous, la quattordicenne veggente che nel 1858 ha avuto diciotto apparizioni della Santa Vergine Maria, presentatasi nella terz’ultima di queste come l’Immacolata Concezione. Partito da Milano poco prima delle 14 di giovedì 15 ottobre, il convoglio è giunto a Lourdes il mattino successivo alle otto, dove si è provveduto alla sistemazione degli ammalati al “Salus”, la casa albergo appositamente attrezzata dell’Unitalsi, e dei pellegrini nei rispettivi alberghi. Quindi, per chi poteva muoversi in autonomia-spazio per visite e devozioni personali fino al pomeriggio, quando, nella chiesa di santa Bernadetta, è stato presentato il filmato che il Santuario ha realizzato sul tema dell’anno.In serata dopo la cena, l’apertura ufficiale del pellegrinaggio con la Santa Messa di mons. Giorgio DALLA UFFICIO PER LA LITURGIA MINISTRI DELLA COMUNIONE DAL 1° NOVEMBRE Almeno due volte all’anno i ministri straordinari della Comunione eucaristica operanti in diocesi sono convocati per una seduta di formazione-aggiornamento. I ministri della Comunione eucaristica sono attesi per l’incontro autunnale: • don Giampaolo Romano collaboratore a San Fedele Intelvi – incaricato della pastorale giovanile Zona VII “Valle Intelvi”. • DOMENICA 8 NOVEMBRE, a Como, presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.00. • DOMENICA 15 NOVEMBRE, a Sondrio, presso l’Oratorio Sacro Cuore, via Vanoni, dalle ore 9.30 alle ore 12.30 (non è prevista la partecipazione insieme alla S.Messa). Curia scovo di Belley-Ars e dal cardinale primate di Francia sua eminenza mons. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. San Giovanni Maria Vianney ha cercato in tutto il suo ministero di realizzare quanto il vicario generale di Lione monsignor Courbon gli aveva raccomandato inviandolo ad Ars, che non era neppure una parrocchia, ma una semplice cappellania: «Non c’è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete». Il santo Curato chiese nella sua preghiera con insistenza la conversione della sua parrocchia, pronto a qualunque fatica e sofferenza pur di ottenere da Dio tale grazia. Ad Annecy, con una breve sosta sulla via del ritorno a casa, rifletteremo su quella gigantesca figura di Vescovo moderno quale fu Francesco di Sales. Saremo guidati nella riflessione da monsignor Remo Barcellini, vicario episcopale emerito. Francesco di Sales fu grande predicatore e direttore di anime, durante una predicazione a Digione incontrò Giovanna Francesca Frèmiot de Chantal e la rese partecipe del suo progetto di fondazione. Quanto egli non riuscirà a realizzare e cioè un istituto di vita attiva, sarà compiuto da un suo figlio spirituale: san Vincenzo de’ Paoli. Certo di non ferire i “sociologi” della Chiesa e con l’assoluta consapevolezza della bellezza della Chiesa in tutte le sue forme di ministerialità, voglio concludere con una affermazione del curato d’Ars: «Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo». Il Papa cita per ben due volte queste parole del santo curato, sia nella lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale sia nell’omelia dei Vespri della solennità del sacro Cuore. L’augurio per noi sacerdoti è che abbiamo a comprendere la grandezza, la bellezza e l’importanza del nostro ministero nella Chiesa e soprattutto a viverlo con la gioia di servire il Signore e la sua Chiesa fino a comprendere in cielo quel ministero affidatoci sulla terra. In cielo abbiamo il compimento, la riuscita piena del nostro sacerdozio, perché vi è Cristo che è la sorgente e la pienezza di ogni sacerdozio. don GIOVANNI ILLIA pellegrini nell’ ultimo giorno di permanenza a Lourdes per la celebrazione della Santa Messa alla Grotta di Massabielle, ove sono avvenute le apparizioni. Nell’omelia mons Flavio Ferodi ha messo in risalto come il pellegrinaggio serva per fare rinascere e crescere nella fede; don Flavio ha ricordato la visita pastorale che il vescovo Diego sta svolgendo in tutta la Diocesi chiedendo per lui preghiere, anche per i giovani che si avvicinano alla vita consacrata. Al termine della messa c’è stato il passaggio degli ammalati in carrozzina sotto la Grotta con la consegna da parte di don Giovanni Illia di un immagine ricordo. Nel pomeriggio l’assistente regionale don Giovanni Frigerio ha guidato la tradizionale funzione dell’accoglienza per sorelle e barellieri al primo anno di esperienza unitalsiana che nei giorni precedenti hanno frequentato anche degli incontri di formazione. Nella stessa cerimonia sono stati ricordati anche gli anniversari di matrimonio. L’ultima serata in allegria, al settimo piano del Salus, dove si è svolta un momento fraterno di canti, con l’arrivederci al prossimo anno. Il prossimo appuntamento per i soci dell’Unitalsi di Como domenica 29 novembre al don Guanella per l’assemblea annuale e per la Giornata dell’adesione. M. Cl. CHIESA CHIESALOCALE P A G I N A 7 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 IL PONTIFICALE DI “TUTTI I SANTI” LA SANTITÀ QUOTIDIANA: AMARSI GLI UNI GLI ALTRI... N ella solennità di Tutti i Santi tanti i fedeli presenti al solenne pontificale presieduto in Duomo dal vescovo Diego Coletti. A concelebrare, insieme ai canonici della Cattedrale, due presuli africani: monsignor Rudolf Deng, vescovo della diocesi di Wau e presidente della conferenza episcopale del Sudan, e monsignor Cornelius Fontem Esua, arcivescovo della diocesi di Bamenda, in Cameroun. «Accogliamo con gioia questi nostri fratelli – ha detto monsignor Coletti – e con loro celebriamo la festa di Tutti i Santi. Conosco don Rudolf dai tempi in cui ero seminarista, mentre forte è il legame che ci unisce al Cameroun, considerata la presenza della nostra missione diocesana. I vescovi sono qui in Italia per il Sinodo africano che si è appena concluso e che, ci auguriamo, porti nuova linfa e nuova speranza alle Chiese e ai fedeli dell’Africa, ancora troppo spesso sofferenti e perseguitati». Qui di seguito riportiamo il testo integrale dell’omelia di monsignor Coletti. «Possiamo, forse, paragonare questa festa a una visita al museo delle cere? Oppure a qualche sorta di “rassegna degli uomini illustri”? Al centro della nostra attenzione ci sono i santi? Quelli che conosciamo magari anche per nome o per imprese, o quelli che possiamo immaginarci nell’innumerevole schiera di cui ci ha parlato l’Apocalisse nella prima lettura? Direi di no… Direi che al centro della nostra attenzione, in questa festa di Tutti i Santi, deve esserci la vittoria della grandezza e dell’efficacia dell’amore di Dio che ci fa figli. È questo amore che ha suscitato i Santi! Se noi facciamo festa ai fiori è perché c’è un sole che, con il suo calore, li ha tratti dalla putredine della terra e li ha fatti sbocciare. Mettiamo, quindi, a posto, innanzitutto, la nostra visuale, il nostro punto di osservazione. Del resto è quello che ci è stato raccomandato nella seconda lettura. Quante volte avete letto, almeno una volta nella vita, le lettere di san Giovanni? Dall’inizio alla fine si leggono tutte in un quarto d’ora, venti minuti. Ebbene san Giovanni, o meglio, la Parola di Dio in san Giovanni, ci ha detto: «Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio». Il grande amore del Padre, manifestato in Gesù: questo è il protagonista della festa di tutti i santi. E contemplare questo amore ci permette di fissare bene nel cuore e nelle mente al- cune delle caratteristiche fondamentali della santità cristiana. I santi cristiani hanno alcuni tratti della loro identità che non vanno confusi con nessun’altra idea di eroismo o di perfezione religiosa. Il primo di questi tratti è il fatto che noi siamo figli: non dipendenti, non schiavi. La nostra relazione con Dio, dunque, non è una relazione di “patti commerciali”: io do e tu mi dai, io mi sacrifico e tu mi garantisci, io verso sul conto e tu mi restituisci con l’interesse… Non siamo dipendenti, clienti o schiavi: siamo figli! E la nostra relazione con Dio, se è una relazione cristiana, deve essere una relazione nella gratuità e per amore. Un grande santo, che io amo molto, un grande vescovo della Riforma tridentina, che tutti voi avete sentito certamente nominare, san Carlo Borromeo – di cui, girando per la diocesi, trovo icone e rappresentazioni in tantissime delle nostre chiese – san Carlo diceva – e notatevela bene questa sua espressione perché è indice di questo tipo di santità – al Signore Gesù, al suo Padre e al loro Spirito: «Se anche non sperassi ciò che spero, ti amerei come ti amo». Solo un figlio può dire così. Non uno che si aspetta che la sua religione gli renda qualcosa. Che gli salvi l’anima. Che lo metta a posto dalle paure e dalle angustie dell’esistenza. «Se anche non sperassi ciò che spero, ti amerei come ti amo». La mia mamma, ogni tanto, quando ero bambino, mi faceva fare dei “pensi”. Si chiamavano così in famiglia. Mi faceva scrivere sul quaderno, magari cento volte, «devo essere più ubbidiente», «devo essere più buono», «devo essere più bravo»… fate questo “penso”. Prima di sera, ripetete cento volta questa Fotoservizio William frase e ditela con verità di cuore. Capirete che cosa è. O meglio, come si orienta, la santità cristiana. «Se anche non sperassi ciò che spero, ti amerei come ti amo». E se la santità cristiana fiorisce sull’identità dei figli, allora bisognerebbe che ci riscoprissimo veramente fratelli di Gesù e fratelli fra di noi. Egli è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti. Di coloro, cioè, che la smettono di vivere una vita da “morti in piedi” e si mettono a vivere la vita con la dignità e la libertà dei figli di Dio. Fratelli di Gesù e fratelli tra noi. Comprendiamo, allora, perché Gesù disse: «Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli». Noi dovremmo dire: «da questo si riconosce il santo cristiano». Dall’amore che avrete gli uni per gli altri. Ce l’abbiamo questa testimonianza? Possiamo dirlo, nel nostro piccolo, con tutti i nostri difetti? Che ci vogliamo bene. Che consideriamo ogni nostro fratello, ogni nostra sorella oggetto della dedizione e del servizio gratuito che noi dobbiamo offrire per amore, non per interesse. Non perché si concludano in attivo i nostri conti personali. «Da questo vi riconosceranno: dall’amore che avrete gli uni per gli altri». Noi siamo chiamati a essere prolungamento dell’incarnazione del Verbo di Dio. Lui, il capo, e noi membra del suo corpo che è la Chiesa. E noi, addirittura, come dice san Paolo, siamo membra gli uni degli altri. Ma capite, voi, quale intensità di affetto, quale disponibilità di servizio, quale gradualità di stima e di amore ci dovrebbe essere fra noi cristiani? Questa è la santità! Per cui, noi dobbiamo somigliare a Gesù. Le beatitudini che abbiamo ascoltato nel Vangelo sono la descrizione della nostra somiglianza con Gesù. Perché non dobbiamo pensare che queste beatitudini siano riempite di significato in base alla nostra esperienza umana, alla nostra sapienza umana. Ciascuna di questa beatitudine indica una caratteristica della vita, del cuore, dei sentimenti, che noi dovremmo vedere prima come si è realizzata in Gesù e poi, allora, la potremo capire e applicare alla nostra vita. E dobbiamo ricordare che tutto questo si traduce non in gesti straordinari, non in momenti eccezionali della vita, ma nella normalità del nostro quotidiano. Io non leggo nel Vangelo: «beati quelli che fanno i miracoli». Io non leggo nel Vangelo: «beati quelli che fanno gesti eroici». Io non leggo nel Vangelo: «beati quelli che si sollevano da terra RICORDANDO I NOSTRI CARI DEFUNTI Nella mattinata del 2 novembre il Vescovo ha fatto visita al Cimitero maggiore di Como, celebrando l’Eucaristia e benedicendo tutte le tombe: una “buona abitudine” che si ripete ogni anno, e che stimola a rinnovare e testimoniare la fede nella risurrezione della carne e nella vita eterna. Non è il caso di motivare la necessità di questo richiamo annuale proprio in un “Camposanto”, luogo emblematico della confusione e dello scetticismo che regnano oggi in tanti fedeli a riguardo delle questioni decisive sul come morire e dunque sul come vivere (non si dimentichi la presenza nel cimitero di Como dell’unico forno crematorio del territorio diocesano, la cui attività meriterebbe qualche riflessione in più). Commentando la pagina del “giudizio finale” (Mt 25,31-46), mons. Vescovo ci ha ricordato che saremo giudicati sull’amore fattivo e leale che nel corso della vita avremo voluto praticare. Il termine di paragone non potrà essere che Cristo stesso: egli ci vaglia continuamente, e purifica il nostro desiderio di felicità. Volere la felicità degli altri più che la propria, e per gli altri essere disposti anche a perdere la vita: non è solo un bell’ideale, ma è già una realtà, che ricordiamo e ammiriamo in tante persone defunte e che anche noi oggi possiamo e dobbiamo concretizzare. Su questo orizzonte, comprendiamo e qualifichiamo la preghiera per i defunti. A questo proposito, la benedizione pronunciata dal Vescovo al termine della Messa è un testo che merita di essere conosciuto e meditato: «Dio di infinita misericordia, che stringi in un unico abbraccio tutte le anime redente dal sangue del tuo Figlio, noi ci presentiamo davanti a te con la mestizia e il dolore per il distacco dai nostri cari defunti, ma con la fede e la speranza che il tuo Spirito ha acceso nei nostri cuori. La morte non ha distrutto la comunione di carità che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra alle sorelle e ai fratelli che hanno lasciato questo mondo. Accogli, o Signore, le preghiere e le opere che umilmente ti offriamo, perché le loro anime contemplino la gloria del tuo volto. Fa’ che quando giungerà la nostra ora possiamo allietarci della tua dolce presenza nell’assemblea degli angeli e dei santi e rendere grazie a te, termine ultimo di ogni umana attesa». mentre pregano o portano nelle loro mani e nei loro piedi le stigmate di Gesù». Non sono beati questi. O, se sono beati, lo sono anche perché sono capaci di costruire un cuore da povero… Sono capaci di essere miti, di continuare ad avere fame e sete di giustizia nonostante tutte le delusioni, di soffrire le calunnie senza rispondere a esse con altrettanta cattiveria... Sono le cose che Gesù ci ha detto parlando della nostra vita di ogni giorno… Ma il punto decisivo della nostra somiglianza con Gesù è quello che ci è stato accennato sempre nel libro dell’Apocalisse, nella prima lettura della Messa, quando ci è stato detto: «Hanno lavato le loro vesti immergendole nel sangue dell’Agnello». Gesù ha manifestato fino in fondo l’identità di Dio, la verità di Dio, la gloria di Dio, la santità di Dio quando ha dato se stesso per noi: ed è questa l’unica misura della santità. Ed è questa l’unica misura in cui noi siamo stati misurati nel nostro battesimo, l’unica misura nella quale noi entriamo e ci rifocilliamo e ci nutriamo sempre di nuovo tutte le volte che partecipiamo all’Eucaristia. Questo è ciò che la Chiesa, una e santa, dovrebbe mostrare al mondo. E la Chiesa, con diverse vocazioni, e diverse responsabilità, siamo tutti noi. Mi è capitato più volte di fare, in questi ultimi tempi, ai miei fratelli e alle mie sorelle, questo piccolo esempio che vorrei ripetere qui, per voi, oggi. Come potrei far conoscere il cristianesimo a un amico cinese, o a un amico musulmano che venisse a chiedermi non di parlargliene ma di farglielo vedere? Cosa potremmo mostrare a questi nostri amici per dire: questo è il cristianesimo; questa è la santità cristiana. Pensiamo alla vita di ogni giorno, ciascuno a suo modo, perché lo Spirito Santo ha una fantasia scatenata. Perché l’imitazione di Gesù è inesauribile. Andando in visita pastorale in Valle d’Intelvi, ho visto la santità cristiana. Quella che non necessariamente andrà sugli altari. Quella di tante donne e di tanti uomini, nella sofferenza, malati o accanto a persone care malate, che, giorno dopo giorno, spendono la vita in totale disinteresse di sé e per un dono d’amore a coloro che amano. Se io dovessi portare il taoista o il musulmano a vedere il cristianesimo, dopo lo porterei anche in chiesa… prima lo prenderei per mano e gli direi: guarda come i cristiani si vogliono bene!». Al termine della Messa monsignor Cornelius Fontem Esua ha rivolto un saluto a tutta l’assemblea: «Durante il sinodo – ha detto – abbiamo parlato del forte legame che lega la Chiesa d’Africa a quella europea, in particolare con l’Italia. Tantissimi i missionari che hanno portato il Vangelo e continuano a portarlo, arrivando a dare la propria vita e a identificarsi con le nostre sofferenze. Ora l’impegno di tutti è per portare riconciliazione, pace, giustizia in Africa e nel mondo». P A G I N A 8 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 MONS. COLETTI INIZIA LA VISITA ALLE COMUNITÀ DELL’ALTA VALTELLINA Prosegue la visita pastorale di mons. Diego Coletti alle parrocchie della diocesi. Dal 7 novembre al 13 dicembre toccherà le comunità di Valfurva, Livigno, Trepalle, Bormio Valdidentro e Valdisotto IL VESCOVO IN VALTELLINA SUPERIORE SULLE ORME DI SAN COLOMBANO LA ZONA IN PILLOLE N ella conca che si apre tra le valli, si situa Bormio punto di incontro di quattro comuni. A nord di Bormio si sale la valle del Braulio che conduce al passo Umbrail (2500 mt) e al passo Stelvio (2720-3500 mt), ambedue situati all’interno del comune di Bormio e chiusi durante i mesi invernali. Al passo Umbrail si trova il confine con la Svizzera. A ovest, Valdidentro (Premadio, Pian del Vino, Pedenosso, Isolaccia, Semogo) collega al passo del Foscagno verso Trepalle e Livigno. A sud, Valdisotto (Piatta, S. Lucia, Oga, Cepina, S. Maria Maddalena) è attraversata dalla SS38 della Valtellina che porta al Comune di Sondalo. A est, Valfurva porta a Santa Caterina e al passo Gavia nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. L’Alta Valtellina, luogo considerato splendido dagli escursionisti durante Una veduta dal Monte Scale l’estate, si trasforma magicamente appena cadono i primi fiocchi di neve nello scenario ideale per garantire il massimo divertimento ai tanti appassionati di sci. L’attività economica prevalente è quella turistica. Il turismo a Bormio e dintorni ha origini antichissime. Dapprima si trattava di ospitalità ai numerosi viandanti che si recavano verso la Germania valicando il passo della Val Fraele, con e senza merci. Poi, verso metà ‘800, Alpinismo e Termalismo videro l’arrivo di grandi estimatori da tutta Europa per godere delle escursioni alpinistiche e delle ricche acque termali. Nel dopoguerra, il turismo ha visto nuovi sviluppi. San Colombano, il protettore della zona pastorale, ci riporta ai primi secoli del Medio-Evo, quando il monachesimo occidentale ebbe tanta parte nella cristianizzazione e nell’elevazione spirituale dell’Europa. Fra i cam- pioni di quest’opera di evangelizzazione un posto di assoluto rilievo spetta a San Colombano, monaco irlandese, nato intorno al 540 nella cittadina di Navan nel Leister. Peregrinò per buona parte dell’Europa, fondando monasteri e venne anche in Valtellina, con un pugno di monaci che lo seguivano, dopo aver visitato alcune valli della Svizzera. Colombano si fermò, dunque, per sua volontà, in Valtellina, ma volle conserva- La zona pastorale Valtellina Superiore comprende cinque comuni, Livigno, Valdidentro, Valdisotto, Valfurva e Bormio per un totale di 19697 abitanti. Sono presenti dodici parrocchie, sette parrocchie singole e cinque parrocchie aggregate. In zona pastorale sono presenti dieci parroci, due coadiutori, due sacerdoti emeriti e due religiosi. I sacerdoti presenti sono sedici di cui tredici diocesani, due della congregazione religiosa dei preti del Sacro Cuore di Gesù di Betherram e uno dell’opera don Folci, tre Congregazioni di religiose: le suore della carità Santi Bartolomeo Capitanio e Vicenza Gerosa dette di Maria Bambina, le suore delle Poverelle, Istituto Beato Palazzolo, le suore missionarie francescane del Verbo incarnato, con un complessivo di 19697 abitanti. re lo stile di vita improntato alla più austera ascesi: così fu di passaggio anche sui nostri monti dove per ricordare il suo peregrinare è stata eretta una piccola chiesetta a lui dedicata in cima alla montagna che protegge tutta la zona pastorale. Consiglio pastorale zonale Valtellina Superiore In attesa del Pastore, tra preoccupazioni e speranze Il Consiglio pastorale zonale è l’anima della zona pastorale: è composto dai referenti di ogni parrocchia e dai rappresentanti dei sacerdoti e dei laici delle diverse commissioni zonali. E’ presieduto dal vicario foraneo don Giuseppe Negri, arciprete di Bormio, viene convocato quattro volte in un anno e cerca di prestare attenzione alle esigenze di tutta la zona pastorale proponendo delle iniziative che coinvolgano tutte le parrocchie per sentirsi e vivere in modo più sentito il senso di Chiesa. Un altro obiettivo del Consiglio zonale è il sostegno alle parrocchie in difficoltà soprattutto per le iniziative che riguardano i settori di evangelizzazione diventati più difficili. Le principali iniziative sono la formazione dei catechisti, gli incontri di preghiera per gli adolescenti e i giovani, la formazione del gruppo familiare, i corsi in preparazione al matrimonio cristiano, i momenti di preghiera per gli operatori pastorali e le iniziative per le vocazioni e i ministranti. Un appuntamento annuale riguarda il convegno che vede riunite le parrocchie attorno ad un tema di riflessione che possa aiutare la diffusione della cultura della comunità in modo concreto e quotidiano. Si registra la nascita della Caritas che sta attivando una serie di interventi e di iniziative. Il lavoro comprende il settore artigianale e operaio, i servizi legati alla persona, al turismo e al commercio. Il turismo continua a portare tanto benessere per tutti ma comporta implicitamente l’andamento di una vita non regolare perché segue i movimenti dall’alta e bassa stagione. La maggior parte dei lavoratori passa da periodi di intenso lavoro all’assoluto riposo con i conseguneti scompensi. L’istruzione coinvolge le scuole materne gestite dalle parrocchie, le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, nello specifico l’istituto alberghiero, l’istituto commerciale e i licei, scientifico e sportivo. Molti adolescenti sono costretti, però, a diventare pendolari, a vivere a Sondrio o in altre città per l’intera settimana per motivi di studio. I giovani sono obbligati ed emigrare per l’università. Pertanto per alcuni anni un’intera generazione scompare la visita a Ponna e i giovani non sono più rintracciabili in modo continuo. Ritornano a studi conclusi o addirittura rimangono in città per lavoro. Lo sport si concentra negli sport invernali e in quelli legati alla montagna, ma anche altri settori come il calcio, la pallavolo, il nuoto sono di notevole rilevanza. Queste esperienze sportive sono importanti e coinvolgono tutte le fasce d’età ma purtroppo forse prendono troppo tempo ed energie a molti dimenticando quali sono le finalità dell’attività sportiva e perdendo di vista i fondamenti principali della vita. La realtà sociale anche nel nostro territorio ha subito dei cambiamenti negli ultimi tempi registrando una maggior mobilità. Si sono inseriti gli immigrati di altre nazionalità giunti per motivi di lavoro, in modo particolare le badanti che si occupano dei nostri anziani. Avvertiamo le problematiche, che coinvolgono i giovani e anche gli adulti, dell’alcolismo, della droga ma più preoccupante è forse la mancanza di stimoli culturali che possano aiutare i giovani a non trascurare il tempo e le loro capacità. Vi sono però anche giovani impegnati in diversi campi e che con fatica ma perseveranza difendono i valori della vita. La famiglia vive accanto a chi si impegna nel mantenimento dei legami familiari, anche nella nostra zona sono sempre più frequenti le difficoltà familiari legate alle separazioni e sono in aumento le convivenze. Decisamente preoccupante è la trascuratezza che subiscono i figli in ordine all’impegno messo nel lavoro per assicurare un certo standard di vita. La comunità intesa come realtà condivisa della vita quotidiana nei suoi aspetti concreti è segnata da una progressiva diffusione dell’individualismo. Ognuno è impegnato più a pensare per sé che al bene comune. In questo senso l’andamento irregolare del lavoro e l’impegno così pieno nello sport non aiuta ad avere questo tipo di attenzione e di investimento. La fede risente ancora del turismo, infatti nei tempi liturgici forti la maggioranza di noi è impegnata nel lavoro più assiduo. E se in questi periodi i parrocchiani sono assenti, le nostre chiese sono invase dagli ospiti presenti. La fede delle nostre comunità è ancora viva ma è evidente come anche nelle nostre chiese assistiamo ad uno spopolamento non solo degli incontri pastorali di catechesi e di formazione ma anche della partecipazione della S. Messa festiva. Emerge una certa trascuratezza nel vivere la fede che si pone accanto ad una dimensione di individualismo intimistico e poco comunitario ed ecclesiale. Il genere maschile è piuttosto assente e disinteressato. La zona pastorale vive o sopravvive grazie alla tradizione di una cultura cristiana che comincia a dare qualche segno di cedimento, accanto a chi vive la fede in modo autentico, cominciano ad emergere alcune superficialità o addirittura estraneità ai contenuti e ai vissuti dell’essere cristiano. Il problema vocazionale è palese, considerata l’aridità della nostra terra in questi ultimi anni. Appaiono evidenti le difficoltà nell’affrontare le contraddizioni presenti all’interno della chiesa ed è risaputa la mancanza della preghiera in famiglia. CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 P A G I N A 9 IL VESCOVO... Venerdì 6 e sabato 7 novembre il Vescovo arriva in Valfurva per l’inizio della visita alla zona pastorale Valtellina Superiore. SAN NICOLÒ L a comunità parrocchiale di San Nicolò Valfurva aspetta con trepidazione la visita pastorale di mons. Diego Coletti del 6 e 7 novembre 2009. La comunità cristiana, in unione al proprio parroco, don Valerio Galli, è onorata di poter presentare al proprio Vescovo le strutture e le attività religiose e sociali a favore della popolazione: dai bambini della Scuola dell’Infanzia, alle attività oratoriali e catechistiche, al CDD, alla casa di riposo “Baita serena”. La parrocchia di S. Nicolò comprende tutte la frazioni del fondovalle del comune di Valfurva: da Uzza a S. Caterina con una popolazione di circa 2000 abitanti. La frazioni di Uzza, Teregua, S. Nicolò, S. Antonio e S. Gottardo sono, anche storicamente, nuclei abitati veri e propri; S. Caterina da alpeggio si è invece trasformata, dopo gli anni ‘60, in una rinomata stazione turistica specie per gli sport della neve, con numerose strutture ricettive, con una popolazione residente poco numerosa e anche fisicamente distante (10 Km) dalle altre frazioni del comune e dalla parrocchiale. La vocazione turistica della Valfurva e la stagionalità del turismo condiziona di fatto la pastorale ... IN VALFURVA parrocchiale: da un lato comporta una maggiore disponibilità da parte della parrocchia per soddisfare anche la partecipazione degli ospiti alle funzioni religiose; dall’altro si evidenzia una maggiore problematicità alla partecipazione alle attività parrocchiali, almeno in termini temporali, di una consistente fascia di residenti impegnati a tempo pieno, domenica inclusa, negli impegni legati alla gestione del turismo e agli sport della neve. È però positivo che gli ospiti presenti, sia come gruppi di altre parrocchie, sia come singoli, rendano testimonianza della loro fede e dell’integrazione sul territorio partecipando, anche attivamente, alle attività sia liturgiche, sia parrocchiali. L’occasione della visita pastorale ha posto alla comunità riflessioni sulla strada percorsa ed interrogativi sul possibile miglioramento e/o sulla scelta di strategie alternative per rendere parrocchiani sempre più missionari e aperti a nuove iniziative e prospettive. In questa ottica i suggerimenti e le indicazioni del Vescovo saranno sicuramente preziosi per un rinnovato percorso di fede. MADONNA DEI MONTI STORIA DI UNA CONTRADA DIVENUTA PARROCCHIA 1825: Due cappellani coadiutori di S. Nicolò Valfurva conoscono, certificano e dichiarano la necessità assoluta che di continuo vi risieda nella Contrada dei monti un sacerdote per il bene spirituale di quella contrada dove i fanciulli restano ignari delle dottrine cristiane e della scuola di leggere e scrivere. 1879: Convenzione sottoscritta dal Prevosto di S.Nicolò Valfurva: il don Giacomo Bonguglielmi, sotto la debita dipendenza del parroco prevosto locale si obbliga di prestare l’opportuno servizio spirituale a tutta la Contrada del Carmine (otto gruppi di case molto distanti dalla Chiesa Parrocchiale). 1935: Decreto di Fondazione della Parrocchia (580 abitanti). “La Parrocchia fu voluta, dopo molto travaglio, dalla tenace volontà di questa poverissima popolazione (…) ma non vi è ragione di lamentarsi: l’aria salubre, l’acqua fatta sgorgare, vuole la pia leggenda, dalla Vergine, il clima temperato, il sole amico dei poveri, che sempre vi risplende consolano e ripagano ad ultra le lunghe giornate di solitudine e di oblio che necessariamente deve trovare il Parroco …” (don Biagio 1938) LA COMUNITA’ PARROCCHIALE DI SAN NICOLO’ VALFURVA 1950: Il Rev. Arciprete di Bormio, per delega del Vescovo, benedice e inaugura la Chiesa nuova. Sostituisce il primo Piccolo Oratorio dedicato alla Natività di Maria Vergine (1605), poi ripetutamente ingrandito e onorato dal campanile con una bella cupola a bulbo (1747). 1964: Viene inaugurato il nuovo Asilo – Oratorio PROGRAMMA Venerdì 6 novembre 20.30 incontro con il gruppo parrocchiale Sabato 7 novembre 9.00 incontro con il parroco don Valerio Galli 10.00 incontro con gli ospiti della casa di riposo “Baita serena” 11.30 incontro al “Centro anziani” e tutte le Associazioni del Comune 15.00 incontro in oratorio con tutti i ragazzi e i giovani della valle 18.00 Messa comunitaria 1965: Nella Visita Pastorale il Vescovo parlò anche dell’Asilo: “Ci sono alcuni debiti, ma vedrete che li pagherete …” Parole di conforto e di incitamento per tutti, Parroco e Parrocchiani. (don Ezio) Già mons. Alessandro Macchi aveva “visitato” la Parrocchia tre volte. Mons. Felice Bonomini, venne a Madonna dei Monti per quattro visite pastorali. Mons. Teresio Ferraroni salì per la visita pastorale nel 1975 e 1980 e per ben 5 anni venne a celebrare la Confermazione ai Ragazzi. Mons. Alessandro Maggiolini celebrò la Messa il giorno 3 agosto ‘96 per annunciare il trasferimento di don Bruno a Bianzone. “ … e il ritmo della vita parrocchiale ha subito dei fermi; non solo per la parte pratica (completamento campo sportivo e progetto di ristrutturazione della casa parrocchiale, conduzione asilo) ma soprattutto riguardo la pastorale … le varie attività realizzate anche a scopo aggregativi hanno subito uno stop …” (Lettera del C.P.P. giugno 1997). 2009: Ora siamo in attesa del vescovo Diego Coletti. La Visita Pastorale è un “dono per una profonda revisione della vita di fede”: vale per ogni Parroco e per ogni Cristiano. “È momento privilegiato per far emergere un più chiaro e più forte slancio missionario (…) per superare il rischio di accontentarsi di un’ordinaria amministrazione della vita cristiana, priva di passione per il Regno e incapace di “contagio”. LA COMUNITA’ PARROCCHIALE DELLA MADONNA DEI MONTI P A G I N A 10 CHIESA AZIONECA TTOLICA AZIONECATTOLICA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 L’ASSOCIAZIONE VERSO L’ADESIONE L’AZIONE CATTOLICA SI INTERROGA E... «QUESTO È IL TEMPO!» C è chi dice, spesso ripetendo sbrigativamente un luogo comune più che presentando argomentazioni persuasive, che l’Azione cattolica “ha fatto il suo tempo”. Se la prendiamo sul serio, come comunque merita, ci accorgiamo che questa affermazione contiene due giudizi distinti: l’uno, positivo, che riconosce implicitamente il valore dell’esperienza associativa come storicamente si è realizzata nel passato; l’altro, negativo, che suona invece chiaramente come una condanna senza appello per l’oggi. Ci sarebbe cioè un passato nobile, ma irrimediabilmente tramontato, in cui l’associazione avrebbe incarnato lo spirito ecclesiale e civile del suo tempo – come ben testimoniato dalla sua rilevanza numerica e dall’incidenza anche politica del suo operato – e un presente a cui l’Ac sarebbe estranea e incapace di offrire una prospettiva di senso e una possibilità di esperienza significativa. ’ A me sembra che l’inserto che viene oggi distribuito con il Settimanale offra buone ragioni per una conclusione diversa. Ma la ragione decisiva è di carattere teologico e l’ha limpidamente affermata Paolo VI nel 1977 rivolgendosi ai partecipanti alla III Assemblea nazionale: l’Azione Cattolica, in quanto collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. Naturalmente, il richiamo del fondamento teologico non intende né idealizzare l’esperienza storica né celarne i limiti, le mancanze, le fatiche; ci autorizza però a dire che ogni tempo è anche tempo dell’Ac. Ce lo ricorda anche il testo di formazione degli adulti, che si intitola appunto “Questo è il tempo”. Questo è il tempo – come ogni tempo – dell’incontro con il Signore; questo è il tempo – come ogni tempo – dello stupore e della meraviglia per un Dio che chiede di essere accolto nelle nostre case; questo è L’Azione cattolica rinnova il suo impegno e guarda al futuro con l’obiettivo di creare un clima di familiarità, popolarità e fraternità, sempre fedele al suo stile e al suo carisma di FRANCESCO MAZZA, presidente dell’Ac della diocesi di Como il tempo – come ogni tempo – del perdono e dell’impegno che ne nasce. E questo è anche il tempo di riannodare e stringere il legame che ci unisce, il tempo di allacciare legami nuovi, il tempo di invitare a collegarsi: il tempo di rinnovare l’adesione all’associazione e di proporla nella sua autenticità. Questo sì che pare fuori dal tempo! Viviamo infatti in un tempo – una cultura – che mostra insofferenza, quando non addirittura ripulsa, per i legami, considerati una minaccia per una libertà idolatrata ed estenuata fino al capriccio. Il legame sarebbe cioè la catena che impedisce il movimento, che imprigiona, che riduce in schiavitù; il cappio che ti soffoca e ti strangola. Noi invece non abbiamo timore di annodare un legame forte e stabile, organizzativo e affettivo, perché lo vediamo piuttosto come la corda che ci tiene uniti gli uni agli altri, che dà sicurezza in montagna, che aiuta a “star su” anche quando si inciampa; è il legame che ti salva, al quale vuoi aggiungere altri stringendo con loro legami di amicizia, di solidarietà, di fraternità. Ci impegniamo – abbiamo scritto nel documento finale dell’Assemblea nazionale dello scorso anno - a coltivare nella verità legami di comunione fra tutti gli aderenti e gli assistenti in un clima di familiarità e popolarità, attento alle persone e paziente con tutti, affinché tutta l’esperienza di vita in Ac divenga pratica di fraternità. Ma c’è dell’altro: Ci impegniamo anche a costruire un’associazione che pensa, vive e lavora assieme in una dimensione unitaria, con progetti comuni, e che, valorizzando l’apporto di tutti, vede ragazzi, giovani e adulti protagonisti a tutti i livelli della vita associativa. Un’associazione che pensa, che studia, che comprende e discerne; un’associazione che non teme il paradosso, cioè l’affermazione di ciò che va contro il pensiero comune, contro lo spirito del tempo. A cominciare dalla concezione della libertà come autonomia assoluta e quindi solitaria. Ha scritto recentemente il teologo Giuseppe Angelini sulla nostra rivista Dialoghi: Pare che l’abitante della metropoli più di ogni altra cosa tema questa, di creare legami. Creare legami, infatti, vuol dire assumere impegni, fare promesse, dichiarare una prossimità impegnativa nei confronti di molti. Tutto questo spaventa; pare infatti compromettere la libertà. Ma non sono proprio i legami quelli che consentono di davvero volere tutto quello che si fa, e dunque di divenire liberi? Il difetto di legami invece fa apparire tutte le cose che pure si fanno come non essenziali; minaccia di far apparire superflua la nostra stessa vita. Assumere impegni, fare promesse, dichiarare una prossimità impegnativa nei confronti di molti. Non è tutto questo la nostra vita associativa ? Il legame di fraternità e di impegno che ci unisce nell’Ac non è una forma di intimismo appagante ed esclusivo. Impegno, promesse e prossimità non sono solo tra noi e per noi, ma soprattutto per la nostra Chiesa locale e per il territorio in cui siamo radicati. Come scrive il presidente nazionale Franco Miano nell’inserto, alla luce della comunione sarà declinato anche l’impegno per la promozione del bene comune, che ha di per sé bisogno di una rete di relazioni autentiche, nutrite dal dialogo e dilatate dalla tensione alla giustizia, e che nei luoghi della vita comune, negli spazi della reciproca accoglienza, trova il suo ambito di fondamentale realizzazione. Questo è il tempo. Questo è il nostro tempo. Questo è il tempo dell’Ac. CHIESA AZIONECA TTOLICA AZIONECATTOLICA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 INCONTRI A COMO E SONDRIO, ISCRIZIONI ENTRO SABATO 14 NOVEMBRE PERCORSO DI FORMAZIONE ALLA RESPONSABILITÀ ASSOCIATIVA R iparte anche quest’anno un percorso formativo rivolto ai responsabili parrocchiali, zonali e diocesani di Azione cattolica e a tutti coloro che desiderano avvicinare e conoscere un’associazione che vive da centoquarant’anni e che è sempre stata al servizio della Chiesa locale, senza dimenticare la specificità della laicità. Il percorso sarà in cinque tappe, che si svolgeranno in una giornata, dal 28 novembre 2009 al 13 marzo 2010, in due località della diocesi (Como e Sondrio). Due incontri saranno unitari: il primo a Nuova Olonio e il quarto, un fine settimana, a Caspoggio. In tale modo i partecipanti potranno da una parte scegliere la località più comoda e dall’altra avranno anche la possibilità di confrontarsi e relazionarsi con un maggior numero di persone. Il titolo, “Questo è il tempo”, oltre a riprendere uno slogan nazionale di quest’anno, indica l’urgenza, ma anche l’opportunità di poter rendere un migliore servizio alla responsabilità associativa. Tale percorso, infatti, mira sotto il profilo associativo ad approfondire la conoscenza della realtà associativa di Azione cattolica e ad approfondire la specificità del suo servizio alla Chiesa locale, sotto il profilo ecclesiale ad accrescere e approfondire la conoscenza del Concilio Vaticano II, sotto il profilo personale ad offrire occasioni di conoscenza, dialogo, condivisione, amicizia e fraternità e infine a conoscere il nostro tempo e a guardare al futuro. Le relazioni saranno tenute da relatori qualificati a livello nazionale e diocesano; aprirà il percorso Andrea Favaro, consigliere nazionale del settore Gio- vani di Ac. È un’occasione da non perdere, da valorizzare al massimo da parte sia di chi già opera nell’associazione sia di chi lavora nelle parrocchie a vario titolo. Maggiori informazioni si potranno avere telefonando alla sede di Ac 031-265181, oppure via mail: [email protected]. P A G I N A 11 P A G I N A 12 NOVEMBRE 2009 Apostolato della preghiera Intenzione generale: “Perché tutti gli uomini e le donne del mondo, specialmente quanti hanno responsabilità in campo politico ed economico, non vengano mai meno al loro impegno nella salvaguardia del creato”. L’impegno per la tutela della stabilità climatica è questione che coinvolge l’intera famiglia umana in una responsabilità comune, che pone anche una grave questione di giustizia: a sopportarne maggiormente le conseguenze sono spesso le popolazioni a cui è meno imputabile il mutamento climatico. Anche questo rende particolarmente importante la Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, che si svolgerà nel mese di dicembre a Copenaghen e nella quale la comunità internazionale dovrà definire le linee di un’efficace azione di contrasto del riscaldamento del pianeta per i prossimi decenni. Occorrerà, in particolare, una chiara disponibilità dei paesi più industrializzati – anzitutto quelli dell’Unione Europea – all’assunzione di responsabilità, muovendo i primi passi in un cammino che non potrà comunque raggiungere i propri obiettivi senza il contributo di tutti. Neppure il peso della crisi economicofinanziaria che investe l’intera comunità internazionale può esonerare da una collaborazione lungimirante per individuare e attivare misure efficaci a garantire la stabilità climatica: è un passaggio cruciale per verificare la disponibilità della famiglia umana ad abitare la terra secondo giustizia. In quanto credenti, siamo chiamati a un particolare impegno di custodia del creato, perché l’essere cristiani implica sempre e comunque una precisa responsabilità nei riguardi della creazione. «Il creato geme – lo percepiamo, quasi lo sentiamo – e attende persone umane che lo guardino a partire da Dio» (Benedetto XVI, Incontro con il clero di Bressanone). (IV Giornata per la salvaguardia del creato, settembre 2009) Intenzione missionaria: “Perché i credenti delle diverse religioni, con la testimonianza di vita e mediante un dialogo fraterno, diano una chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace”. L’incontro promosso ad Assisi dal Servo di Dio Giovanni Paolo II pose opportunamente l’accento sul valore della preghiera nella costruzione della pace. Siamo infatti consapevoli di quanto il cammino verso questo fondamentale bene sia difficile e talvolta umanamente disperato. La pace è un valore in cui confluiscono tante componenti. Per costruirla, sono certo importanti le vie di ordine culturale, politico, economico. In primo luogo però la pace va costruita nei cuori. Qui infatti si sviluppano sentimenti che possono alimentarla o, al contrario, minacciarla, indebolirla, soffocarla. Il cuore dell’uomo, peraltro, è il luogo degli interventi di Dio. Pertanto, accanto alla dimensione “orizzontale” dei rapporti con gli altri uomini, di fondamentale importanza si rivela, in questa materia, la dimensione “verticale” del rapporto di ciascuno con Dio, nel quale tutto ha il suo fondamento. È proprio questo che il Papa Giovanni Paolo II, con l’iniziativa del 1986, intese ricordare con forza al mondo. Egli chiese una preghiera autentica, che coinvolgesse l’intera esistenza. Volle per questo che fosse accompagnata dal digiuno ed espressa nel pellegrinaggio, simbolo del cammino verso l’incontro con Dio. E spiegò: “La preghiera comporta da parte nostra la conversione del cuore”. Tra gli aspetti qualificanti dell’Incontro del 1986, è da sottolineare che questo valore della preghiera nella costruzione della pace fu testimoniato da esponenti di diverse tradizioni religiose, e ciò avvenne non a distanza, ma nel contesto di un incontro. In questo modo gli oranti delle varie religioni poterono mostrare, con il linguaggio della testimonianza, come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni. Di questa pedagogia abbiamo più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove generazioni. Tanti giovani, nelle zone del mondo segnate da conflitti, sono educati a sentimenti di odio e di vendetta, entro contesti ideologici in cui si coltivano i semi di antichi rancori e si preparano gli animi a future violenze. Occorre abbattere tali steccati e favorire l’incontro. (Lettera di Benedetto XVI in occasione del XX anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera per la paca, settembre 2006) Intenzione dei Vescovi italiani: “Il Signore accolga nella luce del suo Regno tutti i defunti, in particolare quelli più bisognosi di misericordia”. E’ molto importante che noi cristiani viviamo il rapporto con i defunti nella verità della fede, e guardiamo alla morte e all’aldilà nella luce della Rivelazione. Già l’apostolo Paolo, scrivendo alle prime comunità, esortava i fedeli a “non essere tristi come gli altri che non hanno speranza”. “Se infatti – scriveva – crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti”. E’ necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà particolarmente soggette a credenze superstiziose e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi di CHIESA RUBRICHE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 PER LE PARROCCHIE NOVEMBRE 2009 100 L’informatore giuridico ell’ultimo articolo era stato comunicato il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 2.9.2009 con cui è stato approvato il modello che gli enti associativi devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate al fine di comunicare alcuni dati e notizie rilevanti ai fini fiscali, alla cui presentazione è subordinata la non imponibilità, ai fini delle imposte dirette e dell’I.V.A., dei corrispettivi, delle quote e dei contributi. L’adempimento previsto doveva essere effettuato da tutti i soggetti in via telematica entro il termine del 30.10.2009. A seguito di molte obiezioni avanzate dagli enti facenti parte del Terzo settore (enti no profit) anche in riferimento ai termini ristretti di comunicazione l’Agenzia delle Entrate ha emesso in data 15.10.2009 un comunicato stampa, con cui ha individuato una serie di soluzioni concordate al fine di agevolare l’assolvimento dell’onere da parte delle associazioni senza limitare l’efficacia della valenza informativa del modello. In particolare ha individuato le seguenti soluzioni: º% il termine di presentazione del modello Eas slitta al 15 dicembre 2009, comportando un congruo rinvio rispetto all’originaria scadenza del 30 ottobre; º% l’Agenzia delle Entrate procederà a rafforzare ulteriormente l’impegno che gli uffici periferici stanno già profondendo per divulgare il più possibile la conoscenza dell’onere della presentazione del modello di comunicazione. Tale sforzo sarà contemporaneamente profuso anche dall’Agenzia per le Onlus, dal Forum e dalle rappresentanze delle Associazioni di categoria, anche con momenti di confronto con le Direzioni regionali delle Entrate; º% in ossequio al dettato normativo dello Statuto dei diritti del contribuente, è prevista la presentazione di un modello ridotto per alcune tipologie di enti già iscritti in particolari registri o conosciuti dalla Pubblica Amministrazione. Secondo anticipazioni di stampa (che peraltro dovranno essere verificate, non costituendo tali anticipazioni un provvedimento di legge e non avendo quindi la stessa valenza di un provvedimento legislativo) sembrerebbe che le associazioni che potranno godere della presentazione di un modello ridotto siano costituite dai partiti politici, dai sindacati, dalle organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali che svolgono attività commerciali e produttive marginali diverse da quelle individuate dal Decreto Ministeriale del 25.5.1995, dalle associazioni di promozione sociale iscritte ai registri della Legge 7.12.2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale), dalle associazioni sportive dilettantistiche iscritte al CONI e dalle associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, di cui all’art. 148, comma 6 del D.P.R. n. 917/1986. Si precisa che non sono tenute all’obbligo di inviare il modello le associazioni dotate della qualifica di Onlus, e, inoltre tale obbligo non riguarda enti diversi dalle associazioni. Pertanto non vi sono in alcun modo tenute le fondazioni, né gli enti ecclesiastici diversi dalle associazioni di fedeli, né le parrocchie. N rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI mischiarsi con mitologie di vario genere. Nella mia Enciclica sulla speranza cristiana, mi sono interrogato sul mistero della vita eterna. Mi sono chiesto: la fede cristiana è anche per gli uomini di oggi una speranza che trasforma e sorregge la loro vita? E più radicalmente: gli uomini e le donne di questa nostra epoca desiderano ancora la vita eterna? O forse l’esistenza terrena è diventata l’unico loro orizzonte? In realtà, come già osservava sant’Agostino, tutti vogliamo la “vita beata”, la felicità. Non sappiamo bene che cosa sia e come sia, ma ci sentiamo attratti verso di essa. E’ questa una speranza universale, comune agli uomini di tutti i tempi e di tutti luoghi. L’espressione “vita eterna” vorrebbe dare un nome a questa attesa insopprimibile: non una successione senza fine, ma l’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo, il prima e il dopo non esistono più. Una pienezza di vita e di gioia: è questo che speriamo e attendiamo dal nostro essere con Cristo. (Benedetto XVI, Angelus 2 novembre 2008). Parola di vita di CHIARA LUBICH «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19,24) T i fa una certa impressione questa frase? Penso che hai ragione di rimanere perplesso e di pensare a quanto è opportuno che tu faccia. Gesù non ha detto niente per modo di dire. È necessario quindi prendere queste parole sul serio, senza volerle annacquare. Ma cerchiamo di capire il vero senso di esse da Gesù stesso, dal suo modo di comportarsi con i ricchi. Egli frequenta anche persone benestanti. A Zaccheo, che dà soltanto metà dei suoi beni, dice: la salvezza è entrata in questa casa. Gli Atti degli Apostoli testimoniano inoltre che nella Chiesa primitiva la comunione dei beni era libera e quindi che la rinuncia concreta a tutto quanto si possedeva non era richiesta. Gesù non aveva dunque in mente di fondare soltanto una comunità di persone chiamate a seguirlo […], che lasciano da parte ogni ricchezza. Eppure dice: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». Cosa condanna allora Gesù? Non certamente i beni di questa terra in sé, ma il ricco attaccato ad essi. E perché? È chiaro: perché tutto appartiene a Dio e il ricco invece si comporta come se le ricchezze fossero sue. Il fatto è che le ricchezze prendono facilmente nel cuore umano il posto di Dio e accecano e facilitano ogni vizio. Paolo, l’Apostolo, scriveva: «Coloro che vogliono arricchire cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori» . Già Platone aveva affermato: «È impossibile che un uomo straordinariamente buono sia a un tempo straordinariamente ricco». Quale allora l’atteggiamento di chi possiede? Occorre che egli abbia il cuore libero, totalmente aperto a Dio, che si senta amministratore dei suoi beni e sappia, come dice Giovanni Paolo II, che sopra di essi grava un’ipoteca sociale. I beni di questa terra, non essendo un male per sé stessi, non è il caso di disprezzarli, ma bisogna usarli bene. Non la mano, ma il cuore deve star lontano da essi. Si tratta di saperli utilizzare per il bene degli altri. Chi è ricco lo è per gli altri. «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». Ma forse dirai: io non sono ricco per davvero, quindi queste parole non mi riguardano. Fa’ attenzione. La domanda che i discepoli costernati hanno fatto a Cristo subito dopo questa sua affermazione è stata: «Chi si potrà dunque salvare?». Essa dice chiaramente che queste parole erano rivolte un po’ a tutti. Anche uno che ha tutto lasciato per seguire Cristo può avere il cuore attaccato a mille cose. Anche un povero che bestemmia perché gli si tocca la bisaccia può essere un ricco davanti a Dio. Pubblicata per intero su Città nuova n. 12/1979 MIGRANTI: DAL 9 AL 12 NOVEMBRE IL VI CONGRESSO INTERNAZIONALE IN VATICANO Sarà il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, ad aprire il 9 novembre prossimo - con una celebrazione nella Basilica di San Pietro - il VI Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati sul tema: “Una risposta pastorale al fenomeno migratorio nell’era della globalizzazione. A cinque anni dall’Istruzione Erga Migrantes Caritas Christi” (fino al 12). Lo ha annunciato il segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, mons. Agostino Marchetto, presentando il congresso nel corso di una conferenza stampa. Dopo cinque anni dalla promulgazione dell’Istruzione “Erga Migrantes Caritas Christi” - ha detto mons. Marchetto - il “nostro Pontificio Consiglio ha ritenuto opportuno rievocarla anche con la convocazione di un Congresso Mondiale per la pastorale dei Migranti e dei Rifugiati”. Dopo aver presentato il programma e i temi dei vari relatori mons. Marchetto ha sottolineato che il “punto culminante” del Congresso sarà l’udienza con Papa Benedetto XVI che, in occasione dell’ultima Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha sottolineato che “a nessuno sfugge che la mobilità umana rappresenta, nell’attuale mondo globalizzato, una frontiera importante per la nuova evangelizzazione”. CHIESA CHIESAMONDO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 P A G I N A 13 RIFLESSIONI DALLA RD DEL CONGO L’OTTAVO SACRAMENTO DI YANONGE Ci ha scritto una lunga lettera padre Benito Amonini, missionario comboniano nativo di Piateda e da tanti anni in Congo, trasferito da un anno a Yanonge. Una riflessione sull’essere missionari e sull’essere uomini pagina a cura di BENEDETTA MUSUMECI C arissimi, bambini di Dio noi siamo e sempre sotto il suo occhio provvidente giochiamo a rimpiattino tra vicende alterne dove vinciamo e perdiamo e dove forse, credendoci protagonisti, ci sforziamo di vincere sempre, per poi trovarci talvolta a terra, spiazzati dall’imprevisto. E possiamo reagire con scoraggiamento o con rabbia. E’ quanto mi è un po’ successo in questi ultimi due o tre anni. Una sensazione non del tutto nuova: la nostra vicenda umana si svolge un po’ a cerchi concentrici e come nei vecchi dischi, delle incrinature ciclicamente ci fanno sentire stonati e mosci. ne. Morti, annegamenti, salvataggi miracolosi, apparizioni di spiriti, delazioni, adulteri e cose simili animano il mercato. Poi la Chiesa (cattolica e altre simili) chiama a formazione, catechesi, lavoretti di pulitura, e andare a visitare malati, portare ai prigionieri da mangiare, assicurandone un po’ ai carcerieri affamati, incontrarsi per consolare la famiglia visitata da un lutto spesso non previsto, cercare di farsi restituire un prestito, e vivere “spensierati”, se si può..., magari fuggendo in qualche litro di vino di palma o in qualche capanna dove chi ti accoglie si accontenta di pochi spiccioli. RIPARTIRE A YANONGE Allora mi domando: qual è l’ottavo sacramento della comunità di Yanonge? Per quasi 40 anni non hanno avuto preti stabili, perché i Simba che nel ’64 hanno ucciso i 13 italiani a Kindu e 4 degli 8 comboniani a Isiro, in questa diocesi di Kisangani e Wamba hanno ucciso 25 dei missionari Dehoniani che hanno fondato la Missione. Yanonge nel 1999 è stata affidata ai comboniani: già da S. Camillo, dove ero parroco, venivo prima di stabilirmi qui di tanto in tanto. Nel 2001 pensavo di rientrare a Yanonge, dove nel frattempo si era installata con fatica una nuova comunità. Dico con fatica perché tutto il gruppo comboniano è sottoposto a stress notevoli per le guerre (non ancora terminate) e il dissesto totale del paese. Senza dimenticare i problemi e sfide della mondializzazione: l’Africa per ora fa comodo per essere sfruttata. Che nuovo mondo è possibile? E’ stato, questo primo anno a Yanonge, poco lontano dall’equatore, un anno di ricerca di quel che sono e di scoperta della nuova realtà. Tutti i cambiamenti di abitazione, di clima, di missione, di lingua e genti, che pensavo di conoscere un po’ mi hanno “spiazzato”. Ho dovuto ricominciare da capo. Sono stato tentato di dire sempre di sì a tutti e scoprire che la gente non sempre chiede quello di cui ha più bisogno, ma sembra allettata più da un look di modernità che da saper leggere e scrivere, nascondendo la motivazione del suo agire quotidiano: sopravvivere. “Troverò oggi qualcosa per cibare la famiglia? a sera troverò un piatto colmo di manioca e erbe cotte da riempire lo stomaco?” Dentro la parentesi tra stasera e domani sera mettici riposo, sveglia a sbadigli, un mezzo secchio d’acqua e forse un pezzo di sapone per farsi presentabile, al mercato, alla scuola come maestro o come allievo, un po’ di imbellettatura per le ragazze che per vocazione illustrano la bellezza del creato, prima della corvée: andare al pozzo e mettersi in coda e rientrare con un bidone in testa di 30 litri d’acqua e un secchio di vestiti lavati al torrente...e i “non intellettuali” ai campi fin nel pomeriggio assolato...poi i bambini padroni delle piazzuole, delle strade e delle strettoie tra i banchetti del mercato, centro primo culturale, università popolare degli illetterati, di smistamento delle informazioni più o meno verificate e capite diversamente dalle radioline gracchianti che tra canti e danze comunicano le informazioni dei grandi avanzamenti dei cantieri del presidente e delle nuove tasse su ogni passaggio di mano del grappolo di bana- L’OTTAVO SACRAMENTO Sono i cittadini consapevoli che forzeranno a cambiare in meglio. Ci hanno imbrogliato facendoci credere che è necessario consumare per produrre, mettendo l’uomo in un ingranaggio dove non deve pensare perché tutto è programmato dalla tecnica e la tecnica ha prodotto nuovi colonialismi, imbrogli e fallimenti colossali dove milioni e miliardi di cittadini del mondo si trovano sbattuti nel fango come da un ciclone e “il si salvi chi può” sembra l’unica risorsa. Se aspettano i governanti che aggiustino le cose, saranno delusi. Voci nuove, indicazioni e segni di “coscienza” ci sono: è importante essere in ascolto, cercare e “mettersi insieme”. O ci si unisce o si sarà sempre più deboli, impoveriti e scoraggiati. Vale per la coppia e la famiglia, vale per le nostre comunità religiose e parrocchiali, per la chiesa e le diverse società. IN ITALIA E RITORNO Lo scorso settembre a Roma si è svolto il Capitolo generale dei Comboniani. In Europa come comboniani stiamo scomparendo. L’Europa sta per essere colonizzata per il suo invecchiamento, ha bisogno di immigrati e di prodotti importati, così la chiesa e le chiese faticheranno sempre di più ad essere “vivaci”. Che fare? La storia si ripete. E’ maestra di vita, ma non la si ascolta. E tutti ci facciamo protagonisti di quanto succede pensando che siamo capaci di meglio, ma gli “altri” sono la causa se si “vive peggio, di dentro soprattutto”. Ho passato, come dicevo all’inizio, momenti di malcontento e ho tentato di vederne le cause fuori di me. I mesi passati l’anno scorso in Italia sono stati provvidenziali per incontri che mi hanno illuminato: ho mancato di fede in quel Gesù al quale ho affidato la mia vita. Il ritorno a Yanonge e l’impatto con la miseria umana, morale, sociale mi ha fatto cercare dov’è Dio? L’ottavo sacramento. Come mai si sentono cristiani, cercano il battesimo, la preghiera e un certo impegno pastorale... anche se moralmente avrebbero bisogno di luce e forza, catechesi, formazione... che fatichiamo a trasmettere, perché la maggior parte è preoccupata dal come sopravvivere e culturalmente sono molto impoveriti, senza capacità di riferimenti geografici, storici. Il nostro parlare è quello dei libri; dovremmo stare sulle strade e al mercato, con loro. Madre Teresa di Calcutta mi ha illuminato su quello che sentivo essere la risposta alle mie domande. Come essere? cosa fare? Dio dov’è? l’ottavo sacramento della comunità di Yanonge..”. Gesù ha sete, di amarmi e di essere amato; dirgli di sì. Il povero e miserabile è il volto di Cristo sofferente, al quale mi invia per annunciargli che Dio lo ama, gratuitamente, e a chi crede dona pace e gioia. La lotta per sopravvivere è un segno della presenza di Dio, la vitalità, l’accoglienza dei figli, lo sforzo per la scuola... il cantare e gioire anche del solo stare insieme sono valori umani, doni di Dio: l’ottavo sacramento. Dio ama anche, o forse più, quelli che “non sono in regola” e restano comunque aperti al “bene”. SULL’ARCA DI NOE’ Yanonge è lontana. Il Settimanale della Diocesi di Como arriva in pacchetti di 8, 10 da qualcuno che li porta a Kisangani da Kinshasa: un mese da Como a Kinshasa, un mese e più da Kinshasa a Kisangani e poi per Yanonge una o due volte al mese. Per cui faccio quaresima sotto Natale e gli auguri di Natale dopo Pasqua. Ho risolto il problema visitandovi in spirito e preghiera; sono sempre più convinto che sono frutto di migliaia di incontri e tutti voi siete parte di questa vita che cerco di vivere accettando il quotidiano con abbandono al Signore della storia, nel quale credenti e non credenti, tutti ci troviamo. Per lui Dio ci ama, in lui possiamo avere speranza e futuro, e beati noi se vogliamo provare a dire: “Sì Signore, credo”. Allora lui può amarci e darci da amare. Tutto il resto non è che cesto contenitore dei giorni. A Yanonge non c’è antenna internet: vi leggo quando viene a Kisangani il mio confratello, P. Fidelino. Ogni giorno penso a tutti alla celebrazione della messa e le vostre notizie e lutti compresi diventano offerta. Il viaggio in moto, attraversando due fiumi in piroga, o il venire in piroga mi pesa e, allora, vengo una volta l’anno, per qualche giorno di ritiro, silenzio, e stare un po’ con voi. Sono venuto con un barcone a motore, 14 ore seduto, la notte, piedi bloccati dalle mamme sdraiate tutt’attorno. Si chiama Arca di Noe’. Stiamo costruendo con fatica una casetta divisa in 4 camere che diventano poi studio/ cameretta con bagno. Poi dovremo riparare l’attuale, con rifacimento del tetto e miglior distribuzione degli spazi. Continuiamo col fondo provinciale per le scuole a migliorare altre scuole e mettere banchi e attrezzature e contribuiamo ai salari dei professori. Altri sforzi sono per corsi di formazione e promozione sociale; possiamo fare poco, ma sono priorità nel nostro essere accanto con misericordia. Siate allegri sempre perché il vostro nome è scritto in cielo. Guardate in alto e sorridete, riassume così Madre Teresa i suoi consigli, validi per tutti. L’APPELLO DEL SINODO Un appello perché in Sudan, Uganda, Ciad, Repubblica democratica del Congo e Repubblica Centrafricana “il linguaggio delle armi sia sostituito da quello del dialogo e delle trattative”. Lo ha lanciato il Sinodo dei vescovi per L’Africa riunitosi a Roma lo scorso ottobre. La lettera, firmata da mons. Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi è stata inviata ai presidenti delle conferenze episcopali dei Paesi dei Grandi Laghi. “Noi padri sinodali – si legge – abbiamo appreso con profondo dolore che nelle diocesi situate nella regione dei Grandi Laghi perdurano azioni belliche che producono distruzioni, violenze, morte tra la popolazione innocente”. “Per salvare la propria vita, centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi nei Paesi limitrofi in condizioni di estrema precarietà. Non mancano, poi, preoccupanti fenomeni di bambini soldato, di orfani, di mutilati di guerra e di persone con gravi problemi di salute fisica e psichica”. Da qui l’invito a un dialogo perché “nel rispetto reciproco e nella pace, tutti i problemi possono essere risolti. La guerra, invece, rende tutto più difficile e in particolare tenta di trasformare i fratelli in nemici da abbattere”. P A G I N A 14 EDITORIALE GUARDANDO AL FUTURO L a decima Assemblea diocesana, svoltasi a Sondrio sabato 19 settembre scorso, aveva un titolo eloquente: “Non conformatevi a questo mondo. Per un discernimento comunitario”. E proprio sulla base di questo monito, il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, ha tracciato le linee programmatiche del cammino educativo che la Caritas propone a tutta la comunità. In questo spazio della “pagina Caritas” si vuole proporre, quindi, una sorta di “vademecum” a puntate per presentare gli obiettivi messi in evidenza durante l’Assemblea diocesana. L’ATTENZIONE AI GIOVANI «Un terzo obiettivo (il primo era dedicato alla “formazione” e il secondo alle “relazioni interpersonali”, ndr) è di aprire le nostre Caritas ai giovani e alla loro disponibilità al servizio... In questi anni è nostra intenzione approfondire la strada dell’anno di volontariato sociale che darà la possibilità ai giovani di mettersi a disposizione in modo volontario per un anno di servizio alla comunità, senza alcun tornaconto. Altro impegno che ci siamo assunti è quello di sviluppare il gruppo dei giovani che vogliono prepararsi per un impegno di volontariato internazionale, da compiersi nelle realtà dove noi, attraverso l’Avvento di solidarietà, andiamo ad intervenire con alcuni progetti, perché non siano progetti sterili di cose da costruire, ma diventino progetti condivisi anche attraverso la presenza di questi giovani che rappresentano la nostra comunità Diocesana». pagina a cura della CARITAS DIOCESANA CHIESA CARIT AS CARITAS IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 AVVENTO NATALE 2009 LA SOBRIETÀ FA SORRIDERE IL MONDO T empo di Avvento, tempo di preparazione al Natale, tempo di solidarietà verso il prossimo. La Caritas Diocesana di Como, anche quest’anno, si fa promotrice dell’iniziativa “Campagna di Avvento-Natale di fraternità 2009”, coinvolgendo tutte le persone di “buona volontà”, la comunità cristiana e in particolare le comunità parrocchiali di tutta la diocesi. Il tema su cui fondare la riflessione del tempo di Avvento e Natale è “La sobrietà fa sorridere il mondo”. L’invito è quello di riflettere sulla sobrietà; una sobrietà non fine a stessa, ma che si orienta alla solidarietà con chi vive in situazione di disagio estremo sia nella nostra realtà sia nelle zone più povere del mondo. TEMPO DI ATTESA VIRTUOSA «L’Avvento - come ricorda il direttore della Caritas Diocesana, Roberto Bernasconi - è tempo di attesa virtuosa, che ci permette di recuperare alcune dimensioni dell’uomo che la nostra società ci ha fatto perdere: la dimensione dell’ascolto; della famiglia; dell’accoglienza e della condivisione; della centralità dell’uomo; della mondialità (per condividere beni, culture diverse, modi di vita differenti); del giusto valore delle risorse sia economiche sia naturali». SOLIDARIETÀ A 360 GRADI Proprio per concretizzare questa solidarietà a 360 gradi, quest’anno la proposta dell’Avvento di Carità della Caritas Diocesana è condivisa con il Centro Missionario Diocesano, La Caritas Diocesana propone a tutta la comunità l’Avvento di Carità in occasione del Natale 2009. Quest’anno la proposta è condivisa con il Centro Missionario Diocesano che la riproporrà anche nel tempo di Quaresima con il quale si sono preparati momenti di riflessione e di condivisione per l’intero periodo dell’Avvento e si stanno portando avanti progetti che verranno realizzati in uno dei Paesi più poveri del mondo, il Burkina Faso, in particolare in due villaggi della diocesi di Dedougou. Le offerte che verranno raccolte dalla Caritas Diocesana di Como nel tempo di Avvento-Natale, infatti, saranno utilizzate per finanziare il Centro speranza di Wakara (che raccoglie persone disabili, alle quali vengono offerte opportunità di studio e di lavoro) e la costruzione di un ambulatorio medico nel villaggio di Gossina (un distretto di circa 10 mila persone). I progetti di Wakara e Gossina seguono le opere realizzate in Georgia (supporto alla mensa dei poveri e al poliambulatorio Caritas di Tbilisi) e in Sudan (finanziamento del progetto “Adottiamo una classe”, con incentivi economici ai maestri e sussidi alle scuole rurali) che si sono concretizzate grazie alla raccolta dell’Avvento 2008. Questo è il “manifesto” della campagna “Avvento-Natale di fraternità 2009” con una grafica allegra, accattivante e dal significato esplicito: la sobrietà, stile di vita virtuoso, è in grado di far sorridere un mondo triste, “imbrigliato” da paura, materialismo, egoismo e consumi sfrenati DUE SUSSIDI PER TUTTI La Caritas Diocesana ha realizzato due sussidi per la campagna “Avvento e Natale di fraternità 2009”, uno per i ragazzi (predisposto con “schede di lavoro” per i responsabili parrocchiali, i parroci, i vicari, gli incaricati Caritas e i catechisti) e uno dedicato ai giovani, agli adulti e alle famiglie. Quest’ultimo è un vero e proprio “percorso di crescita e di condivisione” da domenica 29 novembre a venerdì 25 dicembre, con la quotidiana lettura e un breve commento dei Vangeli e altri spunti di riflessione. Ricordiamo che questi sussidi sono scaricabili dal sito della Caritas Diocesana di Como all’indirizzo www.como.caritas.it. L’ARCIVESCOVO DI MILANO DIONIGI TETTAMANZI: «VIA PRIVILEGIATA ALLA SOLIDARIETÀ» Pubblichiamo alcuni stralci di un recente intervento dell’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, dedicato proprio al tema della sobrietà come stile di vita, intitolato “La bellezza della sobrietà” …Bisogna recuperare la gioia e la fatica della sobrietà…: la sobrietà è possibile e nella sobrietà c’è la vita buona, la vita bella, anche se a volte il cammino verso la sobrietà è difficile e impone di cambiare vita, cambiare lo stile di vita. Sobrietà come virtù di ritorno Con la sobrietà è in questione un “ritornare”, come se si fosse smarrita la strada. Abbiamo abusato. L’abuso è un peccato che oggi accomuna tutti. E’ in questione un “ritrovare” un valore, un tesoro che, dopo il riconosciuto e sofferto impoverimento a causa dell’abuso, torna ad arricchire la vita. Il presupposto per la sobrietà è, dunque, una conversione: siamo chiamati a invertire la rotta della nostra esistenza, a cambiare strada, a tornare alla vita. Sobrietà come questione di giustizia Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nelle nostre città c’è chi sta molto bene e sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica… La sobrietà ci aiuta a costruire giustizia. Per questo siamo in crisi anche di speranza: mettere al centro la sobrietà significa tornare a sperare; la speranza è il primo gradino di ogni rinascita. Ma che cosa è la sobrietà? Essa va intesa, anzitutto, come uno stile di vita complessivo: sobrietà nelle parole, nell’esibizione di sé, nell’esercizio del potere, nel vissuto quotidiano. La sobrietà non ha a che vedere solo con la quantità di beni materiali che consumiamo o meno, con quanto acquistiamo o non acquistiamo. Non è una questione solo economica, ma tocca una sfera molto più ampia del nostro agire e del nostro stesso essere… E’ una virtù che nasce e cresce attraverso un sapiente e coraggioso discernimento, che la mantiene intimamente collegata con la sua finalità: quella di essere al servizio del bene, a cominciare dall’amore per l’altro, dal dono di sé all’altro, dalla condivisione fraterna; in una parola, in riferimento alla solidarietà. Colui che abusa, pone al centro solo l’io; colui che è sobrio riconosce sé e l’altro, sente i suoi bisogni ma sa vedere anche quelli dell’altro. La sobrietà via privilegiata alla solidarietà La sobrietà: una via privilegiata che conduce alla solidarietà, alla condivisione vera e concreta, alla condivisione del pane. E per “pane” intendo tutto ciò che è necessario per vivere, per vivere secondo la dignità umana, che è di tutti, senza alcuna discriminazione. La sobrietà, non solo non si contrappone alla solidarietà, ma di questa è l’anima, la forza, il sostegno, ciò che le consente di durare e di crescere… CARITAS DIOCESANA 22100 Como, piazza Grimoldi 5 tel. 031.304.330 - fax 031.304.040 [email protected] CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO c/o Centro Pastorale Card. Ferrari 22100 Como, viale C. Battisti, 8 tel. e fax. 031.242.193 cmdcomo@centro missionariocomo.it COME SOSTENERCI Le donazioni per tutti i progetti (indicare sempre nella causale la destinazione) si possono effettuare su: - C.C.P. (Conto Corrente Postale) 20064226 intestato a Caritas Diocesana di Como, piazza Grimoldi 5, 22100 COMO - C/C (Conto Corrente Bancario) del Credito Valtellinese intestato a Caritas Diocesana di Como, piazza Grimoldi 5, 22100 COMO, IBAN IT95 F 05216 10900 0000 0000 5000 - direttamente presso la sede della Caritas Diocesana, che è disponibile anche per ulteriori informazioni, tel. 031. 304330, fax 031.304040, email [email protected]. CHIESA P A G I N A 15 VOCAZIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 FORMAZIONE DEI MINISTRANTI «LE VESTI BIANCHE CHE VOI PORTATE» « V orrei ricordarvi che le vesti bianche che voi portate, quando prestate servizio nelle sacre liturgie, ci sono perché anche voi un giorno avete ricevuto la veste del Battesimo». Così Giovanni Paolo II si esprimeva in un breve discorso pronunciato davanti ai ministranti di tutto il mondo, pellegrini a Roma. Il Battesimo è il punto di partenza di ogni servizio liturgico e proprio per questo il servizio liturgico diventa a sua volta stimolo a ripensare al proprio Battesimo e alla propria vocazione. Da questa semplice riflessio- ne, per altro da sempre recepita dalle nostre comunità con la lodevole tradizione del servizio liturgico dei chierichetti, è nata quest’anno una nuova collaborazione tra Seminario Diocesano, Ufficio per la liturgia, Centro Diocesano Vocazioni e Ufficio pastorale dei giovani, con l’intento di ripensare tutta la pastorale dei ministranti. I PICCOLI MINISTRANTI In primo luogo si vuole sostenere e promuovere la tradizione dei Gruppi dei piccoli ministranti, sia per aiutare i ragazzi a prendere familiarità con i misteri celebrati, sia per la notevole valenza vocazionale di tale servizio. Certo è fondamentale che i ragazzi si ritrovino per dei momenti di formazione di gruppo, seguiti in modo assiduo e con regolarità da un animatore, non necessariamente il sacerdote. A 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 PROPOSTE PER L’ANIMAZIONE MINISTRANTI 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 LE SCHEDE SU INTERNET 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Ogni quindici giorni vengono pubblicate sul sito diocesano 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 alcune serie di schede per l’animazione dei gruppi. Le si può 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 scaricare andando alla pagina www.diocesidicomo.it/cdv e sce1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 gliendo dal menù la pagina “Angolo Ministranti”. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1. Schede Samuel per i gruppi di ministranti maschi (sono 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 corredate da una scheda di spiegazione per l’animatore). La pub1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 blicazione è iniziata dal 29 ottobre. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 2. Schede per le piccole ministranti per i gruppi femminili. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 La pubblicazione quindicinale cominceràil 26 novembre. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 3. Schede David per i gruppi di ministranti più grandi, curate 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 dall’Ufficio per la liturgia e comprensive di spiegazioni per l’ani1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 matore. La pubblicazione comincerà il 12 novembre. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 LE PROPOSTE PER LE PARROCCHIE E LE ZONE 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Giornate parrocchiali 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 I seminaristi dell’Ufficio pastorale delle vocazioni sono a dispo1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 sizione per l’animazione di giornate parrocchiali per favorire la 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 nascita o il consolidamento dei Gruppi dei piccoli ministranti. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Meeting zonali 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Vengono anche proposti su richiesta incontri zonali per i 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 ministranti, sia come momenti di ritiro, sia come proposte di 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 formazione, sia anche solo come occasione di incontro. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Concorso Ministranti 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Ogni anno viene offerta la possibilità di un concorso tra gruppi 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 parrocchiali di ministranti come opportunità per una simpatica 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 attivazione del gruppo. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Due Giorni Ministranti 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 13-14 febbraio 2010 presso l’Opera don Folci di Valle di Colorina. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 È una proposta di aggregazione e formazione liturgica per i 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 ministranti dalla prima superiore in su. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Gruppo di Orientamento Vocazionale (GOV) 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Percorso vocazionale dedicato ai ragazzi dalla 3a media alla 4a 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 superiore, in Seminario, la terza domenica di ogni mese. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Gruppo Sicar 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Percorso vocazionale dedicato alle ragazze dalla 3a media alla 4a 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 superiore, in Seminario, la terza domenica di ogni mese. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Gite e pellegrinaggi 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 L’Ufficio pastorale delle vocazioni è a disposizione per fornire 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 suggerimenti e informazioni per possibili gite e pellegrinaggi 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 per i gruppi di ministranti. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Iniziative di formazione liturgica 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Possono esser realizzate con la collaborazione dell’Ufficio per la 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 liturgia iniziative di formazione in vista del servizio di lettore, 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 cantore, salmista, animatore del canto, animatore litur1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 gico. Per chi invece intende diventare organista, si suggerisce la 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Scuola Diocesana di Musica e Sacra Liturgia Luigi Picchi. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 LE PROPOSTE IN CATTEDRALE A COMO 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Servizio liturgico in Duomo 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 È possibile, inoltre, prestare il Servizio liturgico in Duomo, 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 sia come singoli che come gruppi parrocchiali, in qualcuna delle 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Domeniche del Tempo Ordinario e/o dei Tempi Forti. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Visita guidata alla Cattedrale 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 È possibile richiedere una visita guidata della Cattedrale con 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 particolari sottolineature degli aspetti celebrativi. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Gruppo Ministranti Duomo 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Si tratta di un gruppo che raduna i giovani che si rendano dispo1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 nibili per l’animazione liturgica di alcune celebrazioni con la 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 presidenza del Vescovo e in altre circostanze. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Informazioni: Seminario Vescovile Diocesano-Animazione 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 Vocazionale, 031- 3388111; Ufficio Pastorale per la Liturgia, 0311234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 3312216; Ufficio Pastorale delle Vocazioni- 031 3388149. 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901 • • • • • • • • • • • CALENDARIO NOVEMBRE-DICEMBRE 2009 CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI 15 NOVEMBRE GIORNATA VOCAZIONALE tal fine si proseguirà nella pubblicazione quindicinale su internet delle schede Samuel, corredate di note per l’animatore. Gruppi vocazionali GOV (ragazzi), SICAR (ragazze), “Strade per scegliere” (giovani) e “Venite e vedrete” (verso il Seminario). Tutte le iniziative hanno inizio, a partire dalle ore 8.30, in Seminario a Como. Altre info su www.cdvcomo.it LE PICCOLE MINISTRANTI 21 NOVEMBRE PELLEGRINAGGI VOCAZIONALI Nella nostra diocesi, in alcune parrocchie, sono presenti ragazze che si affiancano ai ministranti nel servizio all’altare. Non ci deve stupire, visto che per i fedeli laici che si rendono disponibili al servizio dell’assemblea liturgica non esistono distinzioni tra uomini e donne. Tuttavia, le notevoli differenze tra maschi e femmine in età scolare e l’opportunità di una proposta vocazionale mirata suggeriscono di mantenere distinto un eventuale Gruppo delle piccole ministranti. Presto comincerà, sempre via internet, la pubblicazione quindicinale di schede apposite per l’animazione del gruppo. ALCUNE PROPOSTE ZONALI O DIOCESANE Per favorire la nascita dei Gruppi dei piccoli ministranti, già da vari anni è vengono organizzate su richiesta Giornate parrocchiali o Incontri zonali, animati dai seminaristi e studiati secondo le esigenze di ciascuna realtà. Inoltre, su internet viene promosso un Concorso Ministranti e il Centro Diocesano Vocazioni è a disposizione per fornire informazioni e suggerimenti per la realizzazione di gite e pellegrinaggi con i gruppi. I MINISTRANTI “PIÙ GRANDI” Purtroppo al momento nella nostra diocesi, tranne lodevoli eccezioni, in genere l’età dei ministranti è racchiusa tra quella della Prima Comunione e quella della Confermazione. Ma servire all’altare è, per sua natura, un’azione adulta: è infatti partecipazione all’esperienza di Gesù, servo di Dio e dei fratelli con il dono di tutta la vita. Servire nella liturgia, impegna la vita dei protagonisti anche al di là del rito. Per far sì che, dove possibile, il servizio dei ministranti prosegua anche oltre l’età delle scuole medie, con la formazione di un Gruppo di ministranti più grandi con una maggiore preparazione e un ruolo di più forte responsabilità nell’animazione liturgica, vengono pubblicate in internet le schede David, curate da don Simone Piani dell’Ufficio per la liturgia. ALTRE PROPOSTE DIOCESANE PER I PIÙ GRANDI Altra novità di quest’anno sarà la proposta per i ministranti più grandi di una Due Giorni di formazione a livello diocesano presso la struttura dell’Opera Don Folci a Valle di Colorina: un’iniziativa più specificamente liturgica che si affianca ai già sperimentati Gruppi Vocazionali GOV e Sicar. È possibile, Ossuccio - Madonna del Soccorso (ore 7.00); Cavona (ore 7.00); Dongo (ore 7.30); Tirano (venerdì ore 20.45); Livigno / Bormio / Pradelle di Pedenosso (ore 7.00); Lezzeno (ore 8.00); Mese (ore 7.00); Olcio - S. Maria (ore 7.00); Sondrio - Sassella (ore 7.00); Bassa Valtellina; Como – Basilica di S.Giorgio (ore 7.30) 6 DICEMBRE GIORNATA DIOCESANA DEL SEMINARIO ALTRI ISTITUTI GUANELLIANI Altre info su www.guanelliani.it DISCOTECA DEL SILENZIO Como – Santuario S. Cuore (20.30 S. Messa, a seguire l’Esposizione Eucaristica fino alle ore 4.00) il 5-6 dicembre WEEKEND VOC “ITINERARIO DAMASCO” Como – CPF S. Giuseppe il 5-6 dicembre PREGHIERA VOC Como – Santuario S. Cuore l’11 novembre PELLEGRINAGGIO VOC Bulciago (Lc) – Santuario Madonna del Carmine il 3 dicembre CENACOLO DI PREGHIERA PER I SACERDOTI Incontro di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il terzo sabato del mese. Como, Santuario S. Cuore, 21 novembre PIME Altre info su www.pimemilano.com CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 2 Sabato 14 e domenica 15 novembre Villa Grugana, Calco (Lc) - “La responsabilità del cristiano” Relatore: p.Massimo Casaro, PIME CAMMINO BIBLICO: MAESTRO DOVE ABITI? 28-29 novembre - La nascita di Gesù, presso Villa Grugana, Calco (Lc). Relatore: padre Giancarlo Politi, missionario PIME. FIGLIE DELLA PRESENTAZIONE LECTIO DIVINA SUL LIBRO DEL CANTICO DEI CANTICI 5 dicembre: Intermezzo corale (3,6 - 11), Le nozze, giorno della gioia del cuore. Il sabato pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30 - Sacra Famiglia, via Dante 94 - Como GIM (GIOVANI IMPEGNO MISSIONARIO) MISSIONARI COMBONIANI Altre info su www.giovaniemissione.it IN CAMMINO CON IL LIBRO DELL’ESODO, CON OSTINATA SPERANZA Domenica 22 novembre a Venegono Superiore (Va), dalle 9.00 alle 18.00. Porta con te la Bibbia. “Resero loro amara la vita essere minoranza” (Esodo 1,1-22). inoltre, prestare il servizio liturgico in Duomo, sia come singoli che come gruppi parrocchiali, in qualcuna delle domeniche del Tempo Ordinario e/o dei Tempi Forti. Si può chiedere anche la Visita guidata alla Cattedrale con particolari sot-tolineature degli aspetti celebrativi. I MINISTERI DI ANIMAZIONE LITURGICA Infine, si vuole proporre ai giovani che abbiano proseguito il cammino nel Gruppo dei ministranti più grandi un’ulteriore assunzione di responsabilità nei riguardi dell’assemblea liturgica. L’Ufficio per la liturgia è pronto a concordare iniziative di specifica formazione in vista del servizio di lettore, cantore, salmista, animatore del canto, animatore liturgico. E per chi intende diventare organista, è aperta la Scuola Diocesana di Musica e Sacra Liturgia “Luigi Picchi”. Per i giovani è caldeggiata l’adesione al Gruppo Ministranti Duomo, che si rende disponibile per alcune celebrazioni con la presidenza del Vescovo e in altre circostanze. don FRANCESCO FRANZINI P A G I N A 16 CHIESA del PASTORALE LA VORO ASTORALELA LAVORO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 LAVORO, SPECCHIO DELLA DIGNITÀ DELL’UOMO Ogni essere umano trovare nella sua attività lavorativa la propria capacità di esprimere e realizzare integralmente la sua umanità. La questione è ampiamente trattata nei documenti della Chiesa NON SOLO PRODUZIONE DI BENI MA FONDAMENTO DELLA SOCIETÀ I pagina a cura dell’UFFICIO DIOCESANO DELLA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO l tema della dignità del lavoro è stato da sempre, per l’insegnamento sociale della Chiesa, una costante. Non poteva non essere così anche per Benedetto XVI. Nel capitolo quinto dell’enciclica “Caritas in Veritate” dedicato al tema della collaborazione della famiglia umana il Papa tratta nel corso di un intero paragrafo l’argomento del lavoro. Egli, riprendendo una frase del discorso fatto da Giovanni Paolo II in occasione del giubileo dei lavoratori, parla del “lavoro decente” (n.63). L’aggettivo “decente”, nelle intenzioni di Benedetto XVI, rafforza l’espressione “dignità del lavoro per ogni uomo”: espressione significativa ma nello stesso tempo troppo generica. Con essa il Santo Padre intende rimarcare con maggiore efficacia quella dimensione soggettiva del lavoro di cui parla la “Laborem exercens”: ogni uomo e ogni donna devono trovare nella loro attività lavorativa la propria capacità di esprimere e realizzare integralmente la loro umanità. E quindi con questa espressione “lavoro decente” il Papa dà alla interpretazione del lavoro una impostazione prettamente antropologica e culturale, tanto da cambiare sensibilmente il modo tradizionale con cui si concepiva il lavoro. Di fatto l’enciclica “Caritas in Veritate” riprende i tradizionali e consolidati significati del lavoro, dandone però una maggiore accentuazione antropologica. Accanto al lavoro inteso come produzione di beni, di risorse per se stessi e per la propria famiglia, va aggiunto un si- DALLA LETTERA ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” Il Papa nella sua enciclica ci esorta a usare gli strumenti dell’economia e del lavoro con rigore morale al fine di ottimizzarne l’efficacia per un bene comune. La dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato. Il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. L’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica. La Chiesa ritiene da sempre che l’agire economico non sia da considerare antisociale. Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul debole. La società non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest’ultimo comportasse ipso facto la morte dei rapporti autenticamente umani. Esso trae forma dalle configurazioni culturali che lo specificano e lo orientano. Perciò non è lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l’uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità personale e sociale. La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o «dopo» di essa. La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica. (CV 3, n.35,36) (dall’enciclica “Caritas in Veritate”) gnificato: quello della partecipazione responsabile di ciascuno alla edificazione della società per una crescita integrale di ogni singola persona. Ed è proprio in questa ottica che Benedetto XVI esplicita il significato del principio di sussidiarietà e di solidarietà. Il Papa affronta il tema della disoccupazione. Essa non deve essere letta solo FONDO DI SOLIDARIETÀ: LA SITUAZIONE Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane a favore del fondo “Famiglia Lavoro” della Diocesi di Como che al 31 ottobre 2009 è arrivato ad un totale di 426.724,67 euro; con un incremento nel mese pari a 78.982,64 euro. Sempre nel mese di ottobre, grazie alla collaborazione dei rev.mi parroci, il comitato dei garanti ha potuto esaminare 45 nuove richieste di sussidio e di riesaminarne 4 per le quali si era reso necessario un supplemento di indagine. Le richieste accettate sono state 28 per un totale erogato di 30.500 euro; per altre richieste sono in corso ulteriori accertamenti. Quindi finora sono state accettate 41 delle 71 richieste pervenute per un totale di 45.450 euro erogati. Il criterio di assegnazione del sussidio di norma copre tre mesi al termine dei quali verrà riesaminata ogni situazione. Oltre al sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per un possibile reinserimento del mondo del lavoro. in termini di perdita del posto di lavoro e di conseguenza di povertà economica, ma va letta in termini più radicali in quanto la disoccupazione lede la persona nella sua capacità di fornire il suo utile contributo alla costruzione di quella società civi- le e umana di cui il Papa si fa interprete. Inoltre non ci può essere un lavoro decente se esso non è capace di creare relazione tra tutti gli operatori del mondo del lavoro; questo significa che ogni persona deve trovare nell’organizzazione del lavoro la possibilità di esprimere quelle doti intellettuali e manuali che gli sono state donate dal Creatore. Alla luce di questa affermazione, il lavoro decente interpella l’organizzazione del lavoro perché sul piatto della bilancia la possibilità per un lavoratore di esprimere il meglio delle sue qualità deve essere almeno di pari peso rispetto all’esigenza di una produzione efficiente. Questo esclude lavori di serie “A” e lavori di serie “B”, in quanto ciascuna attività lavorativa in-teragisce sinergicamente con le altre; non esiste un lavoro umile o un lavoro nobile perché la dignità non è inscritta in quello che il lavoro produce ma nella persona che agisce. Un’altra questione connessa al lavoro decente è quella del “tempo”. Purtroppo l’organizzazione del lavoro pretende di essere gestore anche del tempo del lavoratore, la produzione detta i ritmi non solo operativi ma scandisce anche i tempi di vita del lavoratore. Non bisogna dimenticare che la vita dell’uomo è composta da una serie di tempi: oltre al tempo dedicato al lavoro, la vita della persona è cadenzata su un tempo per sé, un tempo per la famiglia, un tempo spirituale, un tempo per la cultura, un tempo per le relazioni, un tempo per le attività di volontariato e via dicendo, solo l’insieme di tutti questi tempi, che interagiscono armonicamente tra loro, consentono lo sviluppo integrale della persona, che è il motivo di fondo dell’enciclica “Caritas in Veritate”. NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO C’è movimento nell’ambiente del lavoro! L’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI ha suscitato interesse e curiosità in tutte le componenti del mondo del lavoro. Il Papa invita tutti ad un radicale cambiamento di prospettiva, spronandoci a fare nostri, rendendoli storicamente concreti, temi come: la fraternità, la solidarietà, la gratuità e il dono, la giustizia sociale, l’equità nello sviluppo. Temi troppo spesso dimenticati o posti in secondo piano rispetto ad altre parole d’ordine quali: finanza, libertà di impresa, liberismo. Il binomio carità-verità definisce la visione teologale dello sviluppo; infatti “la carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza” (n.2). Ed è proprio per evitare una interpretazione marginale e sentimentale della carità che il Santo Padre sente il bisogno di potenziarne la nozione riferendola alla verità della visione dell’uomo, su cui non solo essa si deve misurare, ma che esprime esattamente la forma piena della vita umana, personale e sociale. Si delinea così il carattere dell’enciclica: la prospettiva dell’elevazione dell’uomo, del singolo ma anche della comunità, verso il trascendente. Contemporaneamente i meccanismi dello sviluppo, la democrazia economica, le regole e le distorsioni del mercato, la disponibilità e la ripartizione dei beni sono analizzati e interpretati con la misura della difesa e della promozione della vita umana nella sua integrità. Un primo approfondimento per una riflessione e attualizzazione di questi temi caldi del mondo del lavoro cari al Magistero della Chiesa verrà organizzato dalla Pastorale Sociale e del Lavoro con un incontro tra le Associazioni, esteso anche a tutte le persone che si sentono coinvolte, martedì 15 dicembre 2009 presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” con la presenza di mons. Diego Coletti e del direttore dell’Ufficio Nazionale della Pastorale Sociale e del Lavoro, mons. Angelo Casile. P A G I N A 17 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 I I DATI DEL RAPPORTO CARITAS/MIGRANTES Stranieri: sono 40mila i comaschi Lo studio conferma la crescita costante della popolazione non italiana sul nostro territorio. È marocchina la nazionalità più rapprsentata gione. Secondo i dati Istat gli stranieri residenti in Lombardia a fine 2008 erano 904.816 (di cui la componente femminile rappresenta il 48,1%), con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Sulla base di queste cifre la Lombardia si conferma la prima regione in Italia per numero di immigrati. In Lombardia è infatti concentrato il 23,3% degli immigrati residenti in Italia, l’11,7% è in Veneto e l’11,6% è nel Lazio. Per quanto riguarda la ripartizione per province la maggiore concentrazione straniera è ancora nei territori a più alta vocazione industriale: vale a dire Milano (41,1% dell’intera regione), Brescia (16,6%), Bergamo (11,3%). In base agli ultimi dati forniti dal Ministero dell’Interno risulta che in Lombardia sono state 5263 le persone che nel 2006 hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Nel 2003 erano state 2195. La nazionalità più rappresentata sul territorio lombardo è rumena (13%), seguono Marocco (10,8%), Albania a cura di MARCO GATTI [email protected] cristiana, i musulmani sono un terzo, le religioni delle tradizioni orientali meno di un decimo e poi, in misura più ridotta, seguono altre appartenenze. Come arrivano gli stranieri? Prima di tutto il dossier aiuta a sfatare un mito, alimentato dai mass media: 36.951 sono le persone sbarcate nel 2008 (17.880 i rimpatriati), rispetto a un aumento complessivo dei residenti stranieri di 459mila unità e a una popolazione straniera che ha superato i 4 milioni. Vale a dire che gli sbarchi, anche in un anno di forte aumento come il 2008, hanno rappresentato solo una parte ridotta del fenomeno migratorio, sia rispetto ai nuovi flussi (10%) che alla popolazione insediata (1%). Per più della metà sono richiedenti asilo con diritto alla protezione secondo le conven- zioni internazionali e la costituzione italiana. Lasciano paesi colpiti da gravi crisi economiche, sociali, religiose e politiche. Nel mondo sono 42 milioni le persone costrette alla fuga da guerre e persecuzioni (fonte: Unhcr). In merito al rapporto immigrazione e criminalità: una recente ricerca del Dossier con l’agenzia Redattore Sociale ha portato a concludere: 1. Circa l’emergenza criminalità, il livello delle denunce è lo stesso del 1991; 2. Aumento della popolozione straniera e aumento della criminalità non vanno di pari passo; 3. Gli immigrati regolari hanno un tasso di criminalità simile a quello degli italiani. Il rapporto ci aiuta anche a mettere meglio a fuoco l’obiettivo e a concentrarci sulla nostra re- “NON PERSONE” A MILANO UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE “Non persone. L’esclusione dei migranti nella società italiana” è il titolo di un incontro promosso da Fim Cisl e Anolf Cisl Lombardia per il prossimo 11 novembre a Milano, presso il Cinema teatro “Gregorianum”, in via Settala 27. Questo il programma: ore 15, “Invisibili”, un monologo di Amed Ba, attore e musicista autore di uno spettacolo legato ad un fatto di cronaca reale; ore 15.45, incontro con Alessandro Dal Lago, docente di sociologia, autore del libro “Non persone. L’esclusione dei migranti in una società globale”. Introdurrà Ermanno Cova. Previsti interventi e testimonianze di migranti. Concluderà Roberto Benaglia. Coordinatore Costantino Corbari. Per informazioni 02-24426240; fim.lombardia@ci sl.it; www.fim.lombardia.cisl.it. (10%), Egitto (5,8) e Filippine (4,5%). In merito all’appartenenza religiosa risulta che in Lombardia il gruppo più numeroso professa la religione cristiana (44,5%), in seconda posizione troviamo la componente musulmana (38,3%). Seguono, a grande distanza: induisti (3,8%), buddisti (2,3%), animisti (1,4%), ebrei (0,2%). Nel gruppo dei cristiani prevalgono i cattolici (21,8%), seguiti da ortodossi (18,2%), protestanti (3,2%) e altri cristiani (1,3%). Soffermandosi sulla provincia di Como i residenti stranieri risultanti al 31 dicembre 2008 erano 40.495 (con un aumento del 12,3% rispetto all’anno precedente e del 142,9% rispetto al periodo 2002-2007), con un incidenza del 6,9% rispetto al totale della popolazione (584.762 abitanti). Rispetto al totale della popolazione straniera residente in provincia il 49,8% è donna, il 23,3% minore di 18 anni. I nati da famiglie straniere nel 2008 sono stati 823, 6638 gli iscritti a scuola. Sul fronte occupazionale in provincia di Como gli immigrati risultano prevalentemente impiegati nel settore delle costruzioni, così come a Bergamo, Cremona, Lodi e Pavia. In provincia di Brescia e Lecco l’attività si concentra soprattutto nell’industria dei metalli e a Mantova in quella tessile. A Milano e Varese gli occupati nati all’estero si dedicano specialmente ai servizi alle imprese. A Sondrio, infine, come sempre, il settore principale risulta quello degli alberghi e dei ristoranti. La nazionalità più diffusa a livello territoriale in provincia è quella marocchina, elemento che accomuna sei province lombarde su undici (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Mantova e Sondrio). Lombardia Popolazione residente totale: 9.742.676 - di cui stranieri: 904.816 - Incidenza %: 9,3 I cittadini stranieri residenti Province Bergamo Brescia Como Cremona Lecco Lodi Mantova Milano Pavia Sondrio Varese Lombardia Residenti stranieri 13.12.08 102.117 149.753 40.495 34.596 23.812 21.728 46.883 371.670 44.223 7.002 62.537 904.816 Prime 20 nazionalità aumento % 2002-2007 205,5 176,8 142,9 182,5 194,0 272,2 192,7 104,2 256,9 137,5 180,8 146,1 aumento % 2007/2008 14,1 11,8 12,3 14,4 13,0 15,7 14,6 7,9 17,2 13,8 10,6 11,0 quota su tot stranieri 2,6 3,8 1,0 0,9 0,6 0,6 1,2 9,6 1,1 0,2 1,6 23,3 Incidenza % donne 45,2 45,5 49,8 47,8 47,6 48,3 47,2 49,4 49,9 52,5 49,8 48,1 Aree continentali v.a. % v.a. % Romania 118.005 13,0 UE 174.627 19,3 Marocco 98.091 10,8 Europa centro-orientale 170.948 18,9 Albania 90.096 10,0 Europa altri 3.154 0,3 Egitto 52.788 5,8 EUROPA 348.729 38,5 Filippine 40.989 4,5 Africa settentrionale 177.245 19,6 Cina, Rep.Pop. 37.454 4,1 Africa occidentale 62.362 6,9 India 37.041 4,1 Africa orientale 9.550 1,1 Ecuador 36.041 4,0 Africa centro-meridionale 3.392 0,4 Perù 33.308 3,7 AFRICA 252.549 27,9 Ucraina 28.780 3,2 Asia occidentale 6.765 0,7 Senegal 26.165 2,9 Asia centro-meridion. 98.212 10,9 Pakistan 24.117 2,7 Asia orientale 85.051 9,4 Sri Lanka 22.482 2,5 ASIA 190.028 21,0 Tunisia 21.099 2,3 America settentrionale 2.725 0,3 Bangladesh 13.792 1,5 America centro-meridion. 110.276 12,2 Moldova 12.606 1,4 AMERICA 113.001 12,5 Ghana 11.922 1,3 OCEANIA 389 0,0 Brasile 11.578 1,3 Apolidi Bulgaria 8.642 1,0 N. D. 120 0,0 Serbia 8.571 0,9 Totale 904.816 100,0 Totale 904.816 100,0 Istat: residenti al 31.12.2008 FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su fonti varie Incidenza % minori 26,2 26,9 23,3 27,7 25,5 27,2 26,8 21,9 24,3 23,5 24,3 24,3 nati 2008 2.556 3.805 823 877 562 490 1.146 6.508 972 141 1.252 19.132 Iscritti a scuola 2008/2009 18.151 26.101 6.638 7.006 4.084 3.919 8.904 57.999 7.403 1.198 10.495 151.898 Popolazione Incidenza % residente stranieri su tot. 1.075.592 9,5 1.230.159 12,2 584.762 6,9 360.223 9,6 335.420 7,1 223.630 9,7 409.775 11,4 3.930.345 9,5 539.238 8,2 182.084 3,8 871.448 7,2 9.742.676 9,3 Settori di occupazione Agricoltura e Pesca Industria: totale Industria in senso stretto di cui Metalli di cui Tessile di cui Alimentare di cui Meccanica di cui Altre Industrie Costruzioni Servizi: totale di cui Commercio all'ingrosso di cui Commercio al dettaglio di cui Servizi alle imprese di cui Attività presso famiglie di cui Sanità di cui Alberghi e ristoranti di cui Trasporti di cui Altri servizi Attività non determinate Totale Inail: occupati al 31.12.2008 Indice integr. Rapporto Cnel Alta Alta Alta Massima Alta Alta Massima Alta Media Media Massima Massima Primi 20 paesi di nascita v.a. 14.296 221.818 125.890 42.588 16.405 9.155 12.225 45.517 95.006 342.034 16.628 18.464 135.985 23.408 20.994 46.260 43.940 36.355 11.719 % 2,4 37,6 21,3 7,2 2,8 1,6 2,1 7,7 16,1 58,0 2,8 3,1 23,1 4,0 3,6 7,8 7,4 6,2 2,0 589.867 100,0 v.a. Romania 90.959 Marocco 54.026 Albania 44.664 Egitto 31.401 Senegal 20.044 Cina Rep. Pop. 19.760 Filippine 18.733 Ecuador 18.551 India 18.258 Perù 18.123 Svizzera 15.114 Ucraina 14.794 Pakistan 13.495 Tunisia 12.491 Germania 11.857 Brasile 11.538 Serbia - Montenegro 11.204 Sri Lanka 10.868 Francia 8.916 Moldavia 8.845 TOTALE 589.869 % 15,4 9,2 7,6 5,3 3,4 3,3 3,2 3,1 3,1 3,1 2,6 2,5 2,3 2,1 2,0 2,0 1,9 1,8 1,5 1,5 100,0 Lombardia mmigrazione: conoscenza e solidarietà”, con questo titolo è stato dato alle stampe, e ufficialmente presentato a Roma la scorsa settimana, il Dossier statistico 2009 redatto da Caritas e dalla Fondazione Migrantes. Una fotografia dettagliata dell’Italia che cambia, cresce e muta abitudini, costumi e… colore, giunta ormai alla XIX edizione. Una crescita continua, nonostante lo scenario di grave crisi economica e occupazionale che ha attraversato anche l’Italia. Questo il primo dato che si rileva dal rapporto. In Italia i cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008 (pari al 45,7% in più; nell’UE l’aumento è stato assai più contenuto, pari al 14,4%), ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Se poi si tiene conto che la regolarizzazione di settembre 2009, pur in tempo di crisi, ha coinvolto quasi 300mila persone nel solo settore della collaborazione familiare, l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze: siamo sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni). Il 2008 è stato il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione (6,5%) si è collocata al di sopra della media europea e, seppure ancora lontana dalla Germania e specialmente dalla Spagna (con incidenze rispettivamente dell’8,2% e dell’11,7%), ha superato la Gran Bretagna (6,3%). Questi i dati più generali legati all’intero Paese. Rispetto alla nazione di provenienza il Paese più rappresentato risulta la Romania (il 20,5% del totale degli stranieri), di cui il 53,1% donne; a seguire: Albania (11,3%, di cui il 45,2% donne); Marocco (10,4%, di cui donne il 42,1%) ; Cina (4,4%, di cui il 47,8% donne) e Ucraina (il 4%, di cui il 79,9% donne). In base a questi numeri si nota come oggi la società italiana si configuri come un contesto multiculturale con grandi collettività di origine immigrata (formate da centinaia di migliaia di persone) e numerose altre piccole e piccolissime. Oltre un quarto degli stranieri è comunitario, circa la metà europeo, il 13% è nato in Italia. Un accenno alla questione religiosa: a turbare molti, per una malintesa volontà di difesa della religione cristiana, è il panorama multireligioso: in realtà oltre la metà degli immigrati è “ CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 NOSTRA INTERVISTA A SANTE FRANTELLIZZI «Una provincia che mi porterò nel cuore» U n commiato con un ampio sorriso. L’abbraccio di una città che ha imparato a conoscerlo e stimarlo. Sante Frantellizi ha salutato così, ufficialmente, venerdì scorso, 30 ottobre, la città di Como e i “compagni” della squadra che lo hanno affiancato nel delicato lavoro di questi tre anni. Tornerà con la moglie a Latina per godersi la pensione e i nipoti (divisi tra la stessa Latina e Milano). Ma riapparirà, lo promette, talvolta, sul “Lario”, che gli è rimasto nel cuore. Lo incontriamo nel “posto di comando” da cui ha diretto, in questi tre anni, l’attività prefettizia. Buonasera dott. Frantellizzi, ricorda il suo “primo giorno” a Como? «Arrivai qui il 4 gennaio 2007, da Sondrio, dove avevo assolto l’incarico di Prefetto per due anni». Possiamo azzardare un confronto tra le due province? «Vi sono alcune aree del territorio della provincia di Como che assomigliano molto alla Valtellina. Mi riferisco in particolare alla zona che va dalla Valle d’Intelvi fino all’Alto Lago. Nel complesso si tratta, però, di due realtà abbastanza diverse. Como è molto più complessa. Non a caso abbiamo a che fare con un territorio di 550mila abitanti, mentre a Sondrio erano circa 178mila. Una settantina di Comuni contro i 162 del Comasco. Solo questi numeri rendono già l’idea della maggiore complessità del territorio, con il quale noi prefetti siamo chiamati a mantenere un proficuo e continuativo rapporto di scambio di informazioni e collaborazioni. Una sostanziale diversità tra il Comasco e la Valtellina l’ho registrata dal punto di vista turistico. Il turismo comasco guarda al lago e alla montagna, due straordinarie ricchezze, complementari tra loro. Il turismo valtellinese ha invece specializzato, e qualificato, la sua proposta prettamente sul taglio montano e sciistico. Altre differenze ho registrato rispetto alle realtà economico-imprenditoriali e al tessuto produttivo, assai più complesso e consistente nel Comasco rispetto a Valtellina e Valchiavenna». Sondrio, Como. Ed ora la chiusura di un ciclo, e il tempo della Il Prefetto arrivato sul Lario il 4 gennaio 2007. A quasi tre anni dal suo insediamento è arrivato il tempo della pensione. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere con lui traguardi e difficoltà incontrate a Como di MARCO GATTI In questa pagina il Prefetto e alcuni momenti della sua vita “comasca” pensione. Qual è il suo stato d’animo oggi? «Da un lato sono soddisfatto del percorso compiuto. Avrei certo ancora avuto lo spirito per continuare questa attività, se non fosse sopraggiunto il collocamento a riposo. Ciò perché questa è una professione che ho sempre svolto con passione. Si tratta di un’istituzione in cui ho sempre creduto e che ho svolto con molto piacere. Per questo non nego di smettere con un pizzico di rammarico…». Come ha visto cambiare la provincia di Como in questi anni? «Debbo dire di essere arrivato a Como in un periodo molto difficile. Appena giunto ricordo sulla mia scrivania le note relative alla crisi della Mantero. Una provincia che ha visto vacillare, attraverso la crisi del tessile, uno dei suoi punti di forza. Crisi che si è espressa ancora con maggior vigore nel 2008. Nonostante le fatiche attraversate dal territorio la mia sensazione è che la struttura produttiva di cui questa provincia è dotata le abbia permesso di contenere i colpi della crisi globale. E forti sono i segnali che indicano spiragli per una possibile via d’uscita. Un tessuto solido fondato sulla ricchezza e sulla solidità di molte imprese ha consentito, tutto sommato, di cadere in piedi...» Quale settore trainante indicherebbe, oggi, in grado di proiettare realmente Como oltre la crisi? «Senza dubbio alcuno indicherei il turismo. L’intero territorio presenta infatti le condizioni ambientali ideali per far rendere al meglio questa risorsa. E registro con piacere che, negli ultimi anni, di passi in questa direzione ne sono stati compiuti molti. Anche se occorrerà lavorare meglio su sinergie e strategie condivise». In che senso? «Una maggiore sinergia tra i diversi enti che guidano il territorio è il presupposto indispensabile perché, insieme, si possano definire e sviluppare progettualità finalizzate al suo sviluppo. E, riguardo a ciò non penso, ovviamente, soltanto al turismo. Il mio auspicio, per il futuro, è che si riesca ad andare oltre la logica della contrapposizione e dello scontro. Logica che, spesso, in questi anni ha accompagnato la dialettica politica. E che si converga su idee e progetti realmente funzionali alla crescita di questo territorio. La mia non vuole essere un’accusa, sia ben chiaro, bensì un auspicio per il futuro: che si sappia alzare lo sguardo oltre il proprio orizzonte per cogliere la visione d’insieme...». Veniamo ai progetti realizzati di concerto con la Prefettura in questi anni. «Abbiamo lavorato mol- to sul tema della sicurezza attraverso un migliore coordinamento delle forze di polizia e una migliore interazione con i sindaci e le diverse istituzioni del territorio. Ciò ci ha portato alla sottoscrizione di alcuni patti di sicurezza urbana in grado di assicurare maggiori forme di controllo e vigilanza del territorio, ma anche di rendere più efficaci i canali di comunicazione tra i diversi enti, così da poter intervenire con maggiore tempestività in caso di urgenza. Abbiamo anche lavorato sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso l’istituzione di un comitato chiamato a discutere della tematica (composto da Inail, Inps, associazioni di categoria, sindacati etc.) e a valutare eventuali strategie d’azione. Tra le iniziative proposte richiamo l’istituzione di un corso per la movimentazione dei mezzi da cantiere (gru etc.) così da dotare gli operatori del settore delle necessarie competenze in merito. Altro fronte d’impegno è stato la sicurezza stradale tramite l’attivazione, anche in questo caso, di un apposito comitato permanente di analisi e valutazione per permettere iniziative finalizzate a rendere sicura la guida. Tra i progetti avviati segnalo il protocollo d’intesa sottoscritto con le autoscuole che ha inserito tra le materie d’insegnamento la conoscenza degli effetti dell’alcol. In merito gli istruttori di scuola guida sono stati preparati da alcuni tecnici dell’Asl. Altro protocollo d’intesa è stato sottoscritto con i gestori dei locali pubblici, impegnandoli all’osservanza di alcune regole basilari al fine di una migliore sicurezza dell’utenza: la distribuzione gratuita di alcol test, la raccomandazione di non guidare in stato di ebbrezza, lo spegnimento delle luci stroboscopiche e l’abbassamento della musica un’ora prima della chiusura del locale e la proiezione di immagini di incidenti stradali quale forma di deterrente all’abuso». Che cosa dire del rapporto instaurato con la gente? «All’inizio ho percepito, da parte della popolazione, poca conoscenza nei confronti dell’istituto che rappresento. Istituto che molto spesso viene identificato solo nella figura del prefetto, trascurando invece le molteplici competenze che la stessa Prefettura assolve: pensiamo soltanto al mantenimento dell’ordine pubblico, all’impegno profuso sul fronte della tossicodipendenza, delle politiche migratorie o in sede elettorale. Si è lavorato molto proprio nella direzione “informativa” e di sensibilizzazione, partendo anche dai più piccoli. Nume- rose sono le scolaresche transitate dalla Prefettura in questi anni alle quali abbiamo cercato di spiegare come funziona questa macchina». Ha accennato le politiche migratorie. La popolazione straniera cresce. «In provincia abbiamo ormai toccato quota 40 mila unità. La popolazione straniera non va però vista come un problema bensì come una risorsa per il territorio. Tutto sta in una oculata gestione dei flussi, che regolino con equilibrio le presenze, anche in base alla capacità ricettiva di un territorio, e ad un fermo contrasto nei confronti dell’immigrazione clandestina. In ogni caso, in questi anni, al di là di qualche isolato episodio, non ho mai registrato evidenti situazioni di intolleranza o di tensione grave legati alla presenza di stranieri». Per chiudere due parole di saluto ai comaschi. «Ai comaschi va un sincero grazie per il clima con cui mi hanno consentito di lavorare. Un clima di collaborazione e di simpatia che ricambio senza riserve. Mi porto dentro il ricordo di un’esperienza bella e interessante che mi ha arricchito dal punto di vista professionale. Lascio con rammarico ma Como resterà nel mio cuore e non mancherò di tornarci in futuro, anche se solo da semplice turista». CRONACA P A G I N A Como 19 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 Importante accordo tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Como finalizzato a promuovere misure volte a garantire l’afflusso di credito al sistema produttivo della provincia lariana di GIUSEPPE CORTI ell’incontro pubblico, tenutosi presso la sede di Confindustria Como lunedì 2 novembre, è stato illustrato l’accordo stipulato in mattinata tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Como, denominato “Crescere insieme alle imprese”. Scopo dell’accordo è promuovere misure volte a garantire l’afflusso di credito al sistema produttivo della provincia di Como. Verrà messo a disposizione da Banca Intesa Sanpaolo un plafond di 200 milioni di euro per favorire la ripresa delle piccole e medie imprese. Gli interventi saranno destinati alla liquidità e alla patrimonializzazione delle stesse imprese. L’accordo si inserisce nella più ampia convenzione nazionale siglata il 3 luglio scorso tra Intesa Sanpaolo e Confindustria. È stato illustrato da Corrado Passera, consigliere delegato e CEO Intesa Sanpaolo; Giuseppe Morandini, presidente Piccola Industria Confindustria; Bruno Bossina, direttore direzione regionale Lombardia Intesa Sanpaolo; Ambrogio Taborelli, presidente di Confindustria Como; Bianca Corti, presidente Piccola Industria Confindustria Como; Gregorio De Felice, capo economista Intesa Sanpaolo ed Enrico Monti, vice presidente Confidi Lombardia. L’accordo siglato tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Como è orientato a facilitare l’accesso al credito da parte delle pic- UNIONE INDUSTRIALI Crescere insieme alle imprese RIMPASTO DI GIUNTA Caradonna lascia Palazzo Cernezzi N Foto archivio William Un momento dell’incontro di lunedì scorso. Foto William cole imprese, che sono più svantaggiate rispetto alle grandi imprese. Solo se alle piccole e medie imprese sarà data vera possibilità di accedere al credito per progettazioni e innovazioni, sarà possibile salvaguardare un patrimonio economico di grande rilevanza per la nostra economia, come lo sono le piccole e medie imprese e aiutarle ad essere pronte per non farsi scavalcare da aziende estere quando la ripresa economica, di cui si sentono le prime timide avvisaglie, si farà più robusta. L’intesa prevede vari strumenti di intervento. Il primo consiste nel soddisfare il bisogno di liquidità fornendo continui flussi di credito verso il sistema produttivo permettendo così di superare l’attuale fase della crisi anco- ra difficile. Un secondo strumento consiste nel gestire in modo flessibile i finanziamenti in corso attraverso il rinvio del pagamento della rata di mutui e leasing per 12 mesi. Inoltre la banca concede una specifica linea di credito aggiuntiva agli affidamenti già in atto per favorire la gestione degli insoluti, problema assai avvertito in questo momento. Infine sono previsti, per le aziende costituite in forma di società di capitale che vogliono rafforzare il loro patrimonio, un finanziamento anticipato fino a due volte l’entità di rafforzamento stesso. L’incontro è stato altresì occasione per far il punto della situazione. Essa è ancora assai delicata e grave se si pensa che oggi le aziende producono quanto si produceva 20 anni fa. Occorre dunque una robusta politica economica da parte del governo perché i ritmi di ripresa non si limitino a cifre con lo zero davanti, in tal caso ci vorranno più di vent’anni perché il nostro sistema possa produrre quanto produceva prima della crisi e non è detto che nel corso di così lungo tempo sistemi economici di altre nazioni si facciano più agguerriti a nostro danno. E da ultimo emersa anche una forte preoccupazione per quanto riguarda il futuro dell’occupazione, un futuro tutto da decifrare viste le attuali incertezze rispetto alla vera dinamica della ripresa: l’andamento occupazionale è da seguire con particolare attenzione. IL RIFUGIO RIELLA: 100 ANNI E PIÙ IN FORMA CHE MAI. I RESTAURI DEL CAI COMO E IL PRANZO PER I SOCI Cento anni in piena forma. Si presenta così il rifugio Riella, posto sul monte Palanzone. Proprio nella ricorrenza di questo anniversario il Cai di Como ha provveduto al suo restauro, restituendolo così all’antico splendore. L’intervento, terminato nella scorsa primavera, ha riguardato il rifacimento del tetto e la realizzazione di una terrazza e di un servizio per disabili, oltre ad opere accssorie. Per celebrare questo evento il consiglio direttivo del Cai di Como ha deciso di organizzare, per domenica 22 novembre alle ore 12.30, un pranzo presso il rifugio aperto a tutti i socui, sia per constatare di persona quanto realizzato sia per promuovere un momento di coesione e di partecipazione alla vita della sezione. In base a quanto disposto dall’organizzazione ciascuno potrà raggiungere il rifugio secondo l’itinerario preferito, oppure aggregandosi ad uno dei gruppi selezionati (informazioni presso ciascun gruppo). Il costo del pranzo, comprese le bevande, è di 20 euro, mentre per i ragazzi fino a 15 anni è di 10. L’organizzazione raccomamda l’iscrizione presso la segreteria del Cai di Como entro venerdì 13 novembre attraverso il versamento di una caparra di 10 euro (5 per i ragazzi). Nessuna crisi, e rischio elezioni comunali anticipate scongiurato a Palazzo Cernezzi. Dopo quasi 40 giorni di polemiche, di una infinita discussione in consiglio comunale a Como, infatti il “caso paratie” ha visto il suo epilogo politico con le dimissioni dell’ex assessore alle grandi opere, Fulvio Caradonna, peraltro due settimane sfiduciato a Palazzo Cernezzi. Le auspicate dimissioni sono arrivate dopo un esplicito invito da parte del sindaco Stefano Bruni che ha sempre difeso Caradonna nel corso della bufera politica che si è abbattuta sulla città a metà settembre con la denuncia, da parte di un cittadino, della realizzazione di un alto muro nel cantiere del lungolago. Il primo cittadino è stato costretto alla decisione di revocare l’assessore dopo un incontro avvenuto con il coordinatore del Pdl Alessio Butti ed in particolare dopo il faccia a faccia con il suo gruppo consiliare. In effetti la situazione si stava presentando particolarmente complessa in quanto, come noto, la scorsa settimana la Lega Nord aveva annunciato la propria astensione dal voto delle delibere proposte dal sindaco fino a quando Caradonna non fosse stato dimesso. E favorevole alle dimissioni è giunto anche l’esito del vertice a Milano tra il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà e del suo vice Massimo Corsaro. “Su Como - ha dichiarato Podestà - credo si esca da questa situazione andando avanti cercando di litigare meno. Escludo elezioni anticipate”. Con queste indicazioni restava una sola via d’uscita: l’addio di Caradonna alla giunta. Il vertice dell’intero gruppo del Pdl ha visto il sindaco, il coordinatore provinciale Alessio Butti e il suo vice Giorgio Pozzi proporre la soluzione che, anche se con qualche polemica (Veronica Airoldi, ma anche i due ex An Claudio Corengia e Francesco Pettignano) ha trovato l’accordo del gruppo affiancato anche a un documento di 16 punti che contiene gli obiettivi da qui al 2012. Le dimissioni di Caradonna portano nell’esecutivo Stefano Molinari, fedelissimo di Butti e grande contestatore del Sindaco fino a pochi giorni fa. Il Bilancio andrà all’Assessore alla Cultura Sergio Gaddi, mentre ad Ezia Molinari andranno i servizi sociali e, soprattutto, la carica di vicesindaco. L.CL. CRONACA P A G I N A 20 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 CONFORTANTI I DATI DEGLI ULTIMI MESI Turismo: la ripresa è già iniziata Contro ogni più rosea previsione il segno più è già tornato a fare bella mostra nelle tabelle degli arrivi e delle presenze. Qualcosa finalmente si muove, anche se restano indietro i turisti di matrice anglosassone, poco agevolati dal cambio offia aria buona sul Lario. Lo dicono gli ultimi dati relativi ai flussi turistici del terzo trimestre 2009. Numeri che confermano l’andamento positivo di un settore che, finalmente, vede comparire qualche segno più in tabella, dopo tanti meno. «L’interesse e l’attenzione nei confronti del comparto turistico crescono progressivamente - spiega Achille Mojoli, assessore provinciale al Turismo -. Lo conferma il positivo rapporto stretto, nell’ultimo anno, con la Camera di Commercio e l’associazione albergatori. Rapporto che ci consente un tempestivo incrocio dei dati e la loro conseguente divulgazione. Da quest’anno i rendering relativi al turismo sono considerati di pari dignità rispetto a quelli degli altri settori. E non poteva essere altrimenti vista l’incidenza che l’intesto sistema ha nei confronti del Prodotto interno lordo provinciale. Le stime indicano il 17-18% di in- S cidenza in termini di occupazione e di produzione di reddito da parte del comparto turistico, un dato di rilievo se si pensa che il tessile sfiora quota 21%...». Dunque il turismo tiene e… rilancia. Segnali positivi si diceva, contro ogni aspettativa… «Le proiezioni d’inizio anno - prosegue Mojoli - davano indicazioni di una possibile ripresa, pur, però, con qualche segnale negativo. I dati rivelano invece un’accelerazione che fa ben sperare per il futuro… Ma vediamoli questi numeri. In termini di arrivi il periodo luglio-settembre 2009 ha fatto registrare un più 12,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e un + 8,98% per quanto riguarda le presenze. In generale a crescere è il turismo di matrice italiana, più lento il recupero sul fronte straniero. Guardando oltre confine aumentano i turisti provenienti dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Svizzera, dalla Francia, dal Belgio, dall’Austria. In calo il turismo anglosassone, vista la non convenienza sul cambio dollaro/sterlinaeuro. In diminuzione anche il turismo giapponese, mentre crescono i russi e (in maniera rilevante) i cinesi. Se andiamo ancora più indietro nel tempo notiamo come dal 2005 al 2009 la nostra provincia abbia fatto registrare (per il periodo gennaio-settembre) un più 36,83% di arrivi (passando da 546.337 a 747.534) e un più 36,3% di presenze (passando da 1.146.491 a 2.001.406). «Il lago di Como, di fronte alla crisi ha saputo reagire con forza - continua Mojoli - adattandosi al momento difficile. Gli albergatori hanno scelto la strada delle offerte promozionali e delle iniziative mirate, e ciò ha contribuito nel muovere il mercato anche se le loro entrate, per queste ragioni, si sono contratte di circa il 20%. Premiante è stata questa sinergia d’azione che, se da un lato ha portato gli albergatori a rimodulare la proposta, VISITA A S. BARTOLOMEO E AL SANTUARIO DEL CROCIFISSO CON IL TOURING CLUB E MONDO TURISTICO I Consoli comaschi del Touring Club Italiano, con l’assistenza tecnica dell’Associazione Culturale “Mondo Turistico”, organizzano per sabato 14 novembre una visita guidata alla chiesa di S. Bartolomeo e al Santuario del SS. Crocifisso a Como. Il ritrovo con i Consoli TCI è fissato per le ore 14.30 a Como, davanti alla chiesa di S. Bartolomeo, in Via Milano, 161. La visita di queste due chiese è abbinata a ricordo dell’antica processione miracolosa del XVI secolo. S. Bartolomeo edificata nelle vicinanze di un ponte sul torrente Cosia nel 1163 aveva una funzione di accoglienza e di assistenza dei pellegrini diretti a Milano ed era collegata al convento dei Crociferi con annesso ospedale. La Chiesa medievale mantenne un aspetto semplice e piuttosto dimesso (pianta rettangolare, navata unica e copertura a capriate) fino alla metà del Seicento, quando fu radicalmente rifatta. Ristrutturazioni varie si sono succedute nel tempo per cui oggi il tempio è ricco di decorazioni di un certo pregio. L’imponente edificio barocco, situato a ridosso delle mura cittadine, invece, è oggi uno dei santuari più frequentati dai comaschi; conserva l’immagine miracolosa del Cristo che spezzò la catena al ponte di S. Bartolomeo, durante una processione. La chiesa ha origini antiche, ma è stata più volte rimaneggiata ed arricchita con arredi di grande pregio. Una visita di questa chiesa, che è anche la parrocchia della SS. Annunciata, è un modo per conoscere profondamente le tradizioni religiose e il grande spirito di devozione degli abitanti di Como. La quota di partecipazione è di 7 euro per i soci, di 8 euro per i non soci. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): APT Como, tel. 031.3300128; Libreria “Nonsololibri” di Como, tel. 031.268762. ha spinto anche la Provincia a perseguire nuove strategie promozionali, più finalizzate al coinvolgimento di tour operator esteri (92 nel 2009, in rappresentanza di 14 nazioni), giornalisti e televisioni. Meno si è puntato sulle fiere (ad eccezione di quelle più importanti) anche in relazione ai loro eccessivi costi. Questo lavoro “di semina”, di cui già si nota qualche frutto, avrà ricadute positive a partire dal 2010». Tra le iniziative promosse da Villa Saporiti anche la guida “I giardini del lago di Como”, recentemente presentata in occasione della manifestazione “Orticolario”. «Questa guida - spiega Mojoli - risponde ad un obiettivo da tempo perseguito da questo ente che mira a porre in essere una serie di strumenti che possano intercettare le passioni del turista. Abbiamo già realizzato una guida rivolta agli appassionati di motociclismo, di trekking, di mountain bike. L’ultima si inserisce proprio all’interno di questo percor- so. Il turista va coccolato e accompagnato, accolto in un luogo che lo faccia sentire a suo agio e in grado di rispondere alle sue richieste». Soddisfatto dei risultati anche Alberto Proserpio, presidente dell’associazione Albergatori: «Finalmente si è compreso quali strategie mettere in atto per rilanciare il settore, e ciò non può che vederci ampiamente soddisfatti. Ora occorre andare avanti. Una delle sfide dovrà essere quella di superare la stagionalità. Ed è una strada possibile. Ho già sperimentato che, attraverso una diversificazione dell’offerta e la gestione di pacchetti completi è possibile avere turisti anche gli ultimi giorni dell’anno. Certo dovrà trattarsi di un generale cambio di mentalità». «L’apertura per l’intero anno è un obiettivo ambizioso a cui si potrà tendere il là nel tempo - spiega Mojoli -. Da parte nostra saremmo ben contenti se il lago si orientasse su un periodo di chiusura che si limiti dal 15 novembre al 1° marzo, senza nulla togliere, certo, all’enorme positività di chi riesca, invece, a posticipare ancora più in là da data di chiusura o ad anticipare l’apertura. L’allungamento della stagione turistica rientra, in ogni caso, tra gli obiettivi del nostro territorio nell’arco del prossimi decennio. Una rimodulazione della stagionalità che che dovrà, ovviamente, essere accompagnata dall’incremento delle presenze (puntiamo al raddoppio in 10 anni) e dall’ampliamento delle strutture alberghiere, preservando, però, la qualità del paesaggio». «La nostra provincia conclude Mojoli - deve puntare su un turismo d’eccellenza. Con ciò, sia ben chiaro, non significa investire soltanto sul lusso e sull’élite, ma anche sulla qualità dei bad & breakfast, dei due stelle… Eccellenza significa mettersi al lavoro perché l’intera filiera sia in grado di proporsi al meglio, intercettando i bisogni e i desideri di tutti». MEDICO E INFERMIERE ALLA SBARRA... IN BIBLIOTECA COMUNALE FOTOAMATORI DEL LARIO La segreteria provinciale di Como dell’Associazione Sindacale Medici e Dirigenti e il Centro Ricerche Scienze Giuridiche di Como presentano: “Medico e infermiere alla sbarra” presso la Biblioteca Comunale di Como, venerdì 13 novembre alle ore 14.15. Modererà il dr. Antonio Paddeu. Il programma prevede: 14.30 Saluto autorità 15.00 Introduzione: dr. Giovanni Melfa, segretario provinciale Cimo 15.15 Requisiti della cartella clinica: dr.ssa Annalisa Fumagalli Ospedale Sant’Anna 15.45 Indagine in Provincia di Como sull’utilizzo della documentazione infermieristica: dr. Stefano Citterio, presidente IPASVI Como 16.10 La responsabilità civile in ambito sanitario: dr. Marco Mancini, giudice Tribunale di Como; coffee break 17.00 La responsabilità penale in ambito sanitario: dr. Mariano Fadda, sostituto procuratore della Repubblica, Como; 17.30 Il consenso informato: avv. Biagio Giancola del Foro di Como; avv. Giuseppe Sassi, presidente Camera Penale; 18.15 La medicina difensiva: dr.ssa Laura Chiappa, direttore sanitario OSA 19.00 chiusura lavori. L’Associazione “Fotoamatori del Lario” organizza il 1° Concorso fotografico per file in bianco e nero avente come tema “Ritratti e paesaggio urbano - 2009”. I premi saranno così distribuiti: - 1° premio: stampante Epson Pro 2820 - 2° premio: scanner professionale Epson - 3° premio: buono acquisto Eliolux del valore di 200 euro per prodotti Epson. Per le modalità di iscrizione e partecipazione visitare il sito: www.foto amatoridellario.it, oppure www.eliolux.it. Nel mese di febbraio 2010 l’Associazione Fotoamatori del Lario organizza un seminario sui sistemi di stampa. A CRONACA Arte&Cultura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 IL FUTURO DELL’ARTE SACRA OGGI /FINE Alfonso Salardi: tradizione e modernità SEGUE DAL NUMERIO SCORSO Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento di don Straffi legata al prestigioso artista comasco a seconda tappa del rapporto tra la Chiesa e il mondo dell’arte è stata la lettera di Giovanni Paolo II (e il successivo incontro per il giubileo del 2000), datata 4 aprile 1999. L’originalità della circostanza fu ben sottolineata dal card. Poupard: “Una lettera scritta con intimità e verità di accenti, sincerità di stato d’animo, partecipazione... di ‘collega’ Giovanni Paolo II, papa, ma anche poeta, drammaturgo e attore, entra così nell’animo stessa dell’artista: lo esplora, perché lo conosce, artista lui stesso”. Così scriveva Giovanni Paolo II: “Nessuno meglio di voi… può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani”. Mons. Timothy Verdon commenta: “Il Papa imposta il discorso in termini dell’identificazione personale dell’artista con il Deus artifex: un’identificazione sperimentata precisamente nell’emozione che l’uomo prova davanti a qualcosa che ha fatto, la cui origine Giovanni Paolo II vede in Dio stesso! Il tono, l’atmosfera dell’apertura - di tutta la Lettera infatti - è di “stupore” (parola ripetuta ben cinque volte nel testo), una vibrazione dell’emozione di Dio riflessa L nello sguardo con cui l’artista, avvinto “dello stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme”, ammiri l’opera del proprio estro! Così l’artista s’identifica con Dio, e il Papa con l’artista, in un progetto unitario (...) di salvezza mediante la bellezza”. Un grande Papa intellettuale del rango di Benedetto XVI, un filosofo e un teologo del suo livello, non poteva non essere sensibile agli argomenti affrontati con straordinario profetico coraggio dai suoi predecessori. Ed ecco quindi l’incontro con gli artisti organizzato per il 21 novembre prossimo. Il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paoluc- ci, scrive: “Agli esordi del secolo e del millennio la questione del rapporto fra la Chiesa e le arti - quelle figurative, ma non solo non ha perso di significato né di attualità. Semmai, dopo il dibattito avviato da Paolo VI, se ne avverte sempre di più la drammatica urgenza e sempre di più ci si interroga sulle ragioni del divorzio. Chi, come me, dall’osservatorio privilegiato dei Musei Vaticani considera la storia delle arti sotto il segno della Chiesa di Roma non può non provare sentimenti di stupore e di gratitudine. Gratitudine, naturalmente, per i capolavori di bellezza e di sapienza che il messaggio cristiano ci ha regalato, ma anche, e soprattutto, stupore e ammirazione di fronte ai meravigliosi azzardi che, nei secoli, la nostra Chiesa ha saputo giocare. La Chiesa per molti secoli ha saputo guardare al mondo delle arti con spregiudicato coraggio. Ne ha accettato gli stili, li ha vivificati e trasfigurati con i suoi contenuti, senza per questo mortificare o condizionare le ragioni dell’arte. (...) forse oggi ci sono le condizioni favorevoli perché la Chiesa possa giocare con successo l’ultimo azzardo. Nella dissoluzione dei linguaggi e dei modelli, nell’afasia espressiva che distingue il nostro tempo, la Chiesa deve farsi sguardo e ascolto. Vi confesso che aspetto con ansia il 21 novembre, anche perché papa Ratzinger, anche da teologo, ha sempre insistito sullo stretto legame tra l’esperienza estetica e il cammino teologico. Non ho ancora parlato di Alfonso Salardi. Eppure da tutte queste considerazioni, così ampie e complesse, è possibile dedurre la grandezza l’azzardo - della sua pro- duzione sacra. Mi permetto solo di dire che in lui ho visto la possibilità di questa conciliazione: tra tradizione e modernità, tra figurativo ed astratto, tra sacro e profano. Tra arte e fede. Una sola, rapida esemplificazione, che rappresenta però uno dei vertici - se non IL vertice - dell’arte sacra salardiana: la vetrata che raffigura la Crocifissione presso la chiesa del Collegio S. Chiara. Innanzitutto si può notare la sapienza e l’ardimento compositivo nella scelta, concordata con l’architetto della chiesa, di distribuire due raffigurazioni, dietro l’altare, dal verticalismo accentuato. Sono due vetrate infatti che misurano 1 m. di larghezza x 8 di altezza, e che rappresentano l’Annunciazione a Maria e il Crocifisso con la Madre. Il tema mariano è coerente con il resto delle vetrate (di cui parlerà Tajana) e presenta due momenti fondamentali della vita della Vergine. Veniamo però alla sola Crocifissione. Il crocifisso per ogni artista (non solo credente) rappresenta una delle sfide più ardite I “CANNE DA ZUCCHERO” PER L’AISM Sabato 14 novembre, alle ore 21.00, allo Spazio Gloria in via Varesina a Como, la Tribute Band “Canne da Zucchero”, di Reggio Emilia, si esibirà in una serata musicale tutta dedicata al grande artista italiano, di fama internazionale, Zucchero Sugar Fornaciari. “Canne da Zucchero” nascono a Cavriago agli inizi dell’Estate 2002 dal desiderio del trombonista, Stefano Beltrami, di rivivere quelle emozioni che fin dall’adolescenza hanno accompagnato lui e migliaia di altre persone: ripresentare, riarrangiare e riassaporare i classici del nostro conterraneo Zucchero. Data la frenetica attività musicale della provincia di Reggio Emilia, l’alta qualità e lo spirito di amicizia che lega chi vi fa parte, non è stato difficile trovare i componenti giusti. Tutti i componenti provengono da varie realtà musicali e hanno alle spalle esperienze diverse: chi proviene dal funky, chi dal rhythm’n’blues, chi dal jazz, chi dal pop. La fusione di tutte queste esperienze e lo spirito comune che li lega non poteva sfociare se non nel “soul emiliano” delle “Canne da Zucchero”. Ognuno dei componenti della band ha un bagaglio di esperienze tali da far sì che il palco non sia uno sconosciuto o qualcosa di cui essere intimoriti, bensì il luogo migliore in cui esprimere il lavoro di tanti mesi di prove. Di questo ne sono esempi lampanti le esibizioni live del gruppo. Già dopo poco più di un anno dalla formazione le “Canne da Zucchero” hanno partecipato attivamente al ra- duno nazionale del Fan Club di Zucchero esibendosi di fronte ad un grande pubblico. Motivo d’orgoglio di tutta la band è stato anche il duetto tra il cantante e Zucchero stesso. Il gruppo si compone di un’eclettica sezione ritmica (basso e batteria) che è l’anima ed il groove del gruppo; da una sezione armonica (chitarra e tastiere) che puntualmente trasporta tutti quanti nella dimensione “zuccheriana” del pezzo; da una sezione fiati (trombone, tromba e sax) che è l’anima spumeggiante del concerto; insieme a questo travolgente insieme di musicisti un cantante ed una corista completano la formazione ideale per trascinare il pubblico. Lo spettacolo risulta quindi garantito dal forte impatto che tutti, in un modo o nell’altro, riescono ad imprimere alla serata. Il divertimento è quindi garantito (www.cannedazucchero.it). L’incasso della serata sarà devoluto a favore della gestione del Centro Aism di Como che offre alle persone con SM del territorio, in un’unica sede, tutta la gamma di interventi socio sanitari che la patologia stessa richiede e diventa un luogo di aggregazione in cui rafforzare le autonomie ed instaurare nuove relazioni sociali. La serata è organizzata in collaborazione con le classi del 52, 53 e 54 aderenti a La Stecca di Como. I biglietti posso essere acquistati in prevendita con un’offerta minima di dieci euro chiamando l’Aism allo 031/523358 oppure scrivendo a [email protected]. P A G I N A 21 e difficili, perché in quel mistero di morte e di amore si rivela il volto drammatico del suo abbassamento e il vertice supremo del suo amore. “Era tanto sfigurato il suo aspetto da non avere neanche la parvenza di uomo” dice la profezia di Isaia, ma Paolo arriva ad affermare che “nella croce risplende la gloria del Figlio di Dio”. Salardi non ripete un modulo conosciuto e banale e non trasfigura il dramma in una rappresentazione evanescente. Costruisce la sua composizione in maniera del tutto originale, fondendo in un unico corpo il Figlio e la Madre, ad esprimere la partecipazione al medesimo dolore. Il Cristo ha le braccia strette e tese verso l’alto. Le mani sembrano benedicenti, come nei crocifissi cosiddetti ‘giansenisti’. Ma è così diverso il loro Cristo da questo: lì il Cristo appare tutto teso nello sforzo individualistico e titanico del proprio sacrificio, isolato da tutto e da tutti, spesso emergente dalle tenebre buie dello sfondo. Non così in Salardi. La comunione con la Madre è stringente ed è espressa da vari espedienti. Innanzitutto i due sembrano guardarsi: il volto di Gesù, che strapiomba in avanti è in diretta corrispondenza con quello di Maria. I due corpi si fondono, letteralmente: il sangue che sgorga dal costato di Cristo sembra colare ed essere parte del corpo stesso di Maria. La Madre, con le braccia alzate verso il Figlio, sembra piegare e sollevare una gamba, quasi ad esprimere la tensione e il desiderio di essere lei, lì, sulla croce. E poi c’è il suo urlo. Gli occhi sono socchiusi, ma la bocca è aperta in una smorfia di dolore. Il grido di Maria - anzi l’urlo, perché il riferimento a Munch è tutt’altro che forzato o scontato - non è un lamento sordo, ma diventa il Corpo stesso di Cristo. Se in Munch l’urlo è quello muto della disperazione e della pazzia, l’urlo del non senso e del nichilismo dei tempi moderni, qui l’urlo del dolore prende la carne e il volto di Cristo. Salardi ci dice che il dolore, anche il più violento e assurdo ha una speranza in Lui. Infine c’è il colore. Non un particolare nella produzione di Salardi e ancor meno in questa composizione. Lo stridore del rosso e del verde, colore di morte e putrefazione, si stempera nelle braccia tese al cielo di Cristo. Un braccio ancora nella penombra. Un braccio, che sembra “toccare il cielo con un dito”, già immerso nella luce. La speranza non è morta. L’unica altra macchia gialla della composizione è il volto della Vergine. E’ lei il paradigma della vera fede. La fede che non muore neanche di fronte alla morte. Maria è la Madre della speranza. CRONACA P A G I N A Como 23 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 LA CRONACA DI UN 31 OTTOBRE DIVERSO Nuovi Orizzonti e l’altra Halloweenti Qui accanto il poster che pubblicizzava l’iniziativa di Nuovi Orizzonti, in collaborazione con numerose altre realtà diocesane ento missionari per le strade e nei locali della nostra città! Nuovi Orizzonti, con la collaborazione di tante realtà diocesane di Como e di altre città del nord Italia, Pastorale Giovanile, seminaristi del seminario di Como e del seminario di Milano, parrocchie con i loro sacerdoti e ragazzi, Caritas, Rinnovamento nello Spirito, Sentinelle del Mattino di Lecco, Varese e Milano, hanno organizzato per il 3° anno, “La luce nella notte” sabato 31 ottobre, notte dei Santi. Con questa iniziativa hanno incontrato più di 500 giovani per le strade della città e li hanno invitati ad entrare in chiesa ad incontrare Gesù. La chiesa di S. Giacomo è rimasta aperta fino alle 3 del mattino ed ha accolto tantissime persone che sono “tornate a casa” dopo tanto tempo, offrendo loro la possibilità di parlare con uno dei più di 20 sacerdoti presenti, che hanno confessato incessante- C La scorsa settimana, in occasione di una delle notti più attese e contestate dell’anno, è andata in scena la terza edizione di “La luce nella notte” mente dalle 21 alle 2 di notte ora in cui si è svolta la S. Messa domenicale dei Santi ed assistendo, come raccontano, a veri e propri miracoli. Ecco, questa è l’altra Halloween, quella in cui tanti piccoli sono tornati alla casa del Padre!!! 31 ottobre, chiesa di S. Giacomo - Como - ore 21.00: si apre il portone. Per chi? Per che cosa? La notte dei Santi... La notte di Halloween... Chi siete voi ragazzi del 2000 con magliette dai colori sgargianti, riconoscibili anche da lontano? E quelle scritte: “Chi ha sete venga a me”. “E Gioia sia!” “Tutto passa, solo l’Amore resta”. Chi siete? Piccole matite, piccolissimi strumenti nelle mani di un Padre che vuole chiamare quella moltitudine di suoi figli che non sanno nemmeno che Lui esiste, che non sanno più dove andare, che non si trovano più. Che stanno morendo nel cuore e nell’anima per mancanza di Amore vero. Quanta sete di Te, Padre, abbiamo trovato anche questa notte per le strade di questa città, per le strade del Tuo Regno. Sete di Gioia piena, sete di Pace vera. Occhi spenti, zero sogni. E tante maschere. Halloween per mascherare che dentro sono morto, Halloween, alcol e sostanze per illudermi con giochi in cui non trovo quello che sto cercando ve- ramente. Poi arrivate voi, a due a due, (come chi? Gli Apostoli dell’inizio, mandati già allora fino agli estremi confini della terra....) e mi chiedete chi sono, come mi chiamo. Sento i vostri nomi, vedo le magliette, ma soprattutto gli occhi. Cosa hanno questi occhi che io non ho? E il sorriso ...pieno, vero. Sento che in quello sguardo c’è qualcosa che è verità e che mi scalda il cuore. E poi ... mi ascoltate?! E io voglio urlare il mio no, il mio dolore, la mia solitudine, la mia povertà. E voi la accogliete. Non so se voglio venire con voi in chiesa, ma vorrei non lasciarvi andare subito, non così presto ... Sono qui, entro con voi, all’inizio spaesato, ma c’è tanto calore qui, quanta pace, c’è armonia. Cosa succede? E lì sull’altare? Mi accompagnate e mi dite che lì c’è mio Padre, che è Lui che mi sta cercando e che mi ama pazzamente anche se conciato e fuori di testa come sono. Mi inginocchio, musica, candele, sacerdoti, tanta, tanta gente e tu che preghi il Padre per me, con il mio nome e io piango. Non so perché, cosa mi stia capitando, ma è come se fossi a casa. Nessuno che mi guarda storto, che mi giudica, ma sorrisi, la- crime e tanto Amore. Non vado più via. E tu sei ancora accanto a me e mi abbracci. Ma sai da quanto tempo nessuno mi abbracciava più? E in quell’abbraccio sento che è vero, mio Padre c’è! Prima di uscire mi chiedi se voglio parlare con un sacerdote. Mai fatto! Non so .... ma anche gli occhi di questo meraviglioso uomo di Dio mi bloccano lì dove trovo il perdono. Anche per me. CONVIVIALE UCID L’impresa e la crisi economica secondo Giulio Sapelli L unedì 26 ottobre il gruppo UCID di Como ha ospitato alla consueta conviviale il prof. Giulio Sapelli, docente di Storia Economica alla Università Statale di Milano, esperto, tra l’altro, di Analisi culturale dei processi organizzativi,dei progetti Erasmus e Socrates, e dirigente del Centro per la Cultura d’Impresa della Camera di Commercio di Milano. Il tema che gli era stato proposto riguardava “Il ruolo dell’impresa oggi nel momento di crisi economica”. L’oratore ha premesso una analisi della crisi economica attuale. Nata nel mondo finanziario, per mancanza di limiti etici e giuridici alla moltiplicazione abnorme di titoli con i quali raccogliere i risparmi della gente nel mondo globalizzato, la crisi è poi passata alla “economia reale”, cioè alla produzione e distribuzione di beni e servizi,con la conseguenza di estesa disoccupazione. Ma si prospetta già una ulteriore crisi finanziaria, perché le misure prese per regolare il settore sembrano non adeguate. In Italia la Docente di Storia Economica alla Università Statale di Milano l’ospite ha definito il ruolo delle piccole imprese per risollevare l’attuale sistema produttivo Giulio Sapelli accanto al prefetto Sante Frantellizzi Foto William di ATTILIO SANGIANI crisi è meno grave per la maggiore prudenza delle banche, specie le coop di credito e popolari. Il mondo sembra spezzato in due: da una parte (USA in particolare ) non si risparmia da tempo e vengono drenati i risparmi altrui; dall’altra si rischia di non poter più risparmiare, per la diminuzione dei redditi monetari. Gli economisti non hanno capito gli aspetti antropologici e psicologici delle imprese. Infatti sono entrate in crisi soprattutto le grandi imprese, cui si dirige di preferenza il risparmio veicolato dalle grandi banche, mentre, per ora, si salvano quelle piccole. Ma le dimensioni delle maggiori banche hanno difficoltà a comprendere le esigenze delle piccole imprese, che rischiano pure di entrare in crisi. Cosa debbono fare, quale è il ruolo delle piccole imprese per risollevare il sistema economico ? Si possono indicare tre direttici: 1) rafforzare la memoria della “pratica” d’impresa e della trasmissione generazionale della “cultura d’impresa”. Cultura che genera un tenore di vita personale e familiare più morigerato, meno teso al consumo, ma più al risparmio, per dotare l’impresa di capitali per rinnovare gli investimenti secondo il progresso tecnologico. Pare che il conflitto tra la tendenza al “rigore” nella finanza pubblica e quella alla “spesa” per soddisfare le istanze popolari sia riconducibile alla esigenza di risparmiare per investire e non per consumare. 2) Le necessarie innovazioni debbono scaturire, essere sollecitate dalle imprese,con l’aiuto delle Università, e non viceversa. Sono le esigenze e le intuizioni pratiche degli imprenditori a indicare i campi di ricerca, (senza, peraltro, escludere le geniali intuizioni di ricercatori, ndr). 3) Sviluppare la “cultura di impresa”, che va al di là del fattore puramente economico, per includere la dimensione psicologica, antropologica e morale. Compresa la dimensione “estetica”. Gli uffici e le fabbriche, dove passano buona parte della loro vita gli addetti alla produzione,debbono essere “belli”, oltre che funzionali e confortevoli. In Italia il vasto settore delle piccole imprese e dell’artigianato, trainante della economia nazionale, sembra un “gigante economico” e un “nano politico-culturale”. Occorre che prenda contatto e accolga più organicamente la cultura umanistica. In Lombardia, in particolare, sembra dissipata la morale cattolica, che ha sempre animato la proverbiale laboriosità dei lombardi, per cedere il passo all’avarizia, alla cupidigia ed all’egoismo. Gli spunti offerti dall’oratore hanno suscitato diverse domande, di cui ricordo in particolare quella posta dal dr. Frantellizzi, (prefetto della nostra provincia, prossimo al pensionamento) riguardante la commistione fra gli interessi delle grandi imprese e delle grandi banche. Il prof. Sapelli ha ribadito quanto anticipato nella relazione: la commistione esiste anche in Italia e danneggia le piccole imprese; tuttavia me- no gravemente che nelle altre economie. Troppo potere alle banche. Alla domanda relativa al compito delle imprese il relatore ha risposto lapidariamente: fare bene il proprio dovere, secondo le tre linee esposte nella relazione. Un intervento ha domandato se la globalizzazione è in atto e se è benefica o dannosa. Sapelli ha chiarito che certamente è in atto, ma è ancora troppo timida, tanto che era ben più efficiente addirittura prima della guerra ‘15-‘18. Ma poi è distorta da vari fattori negativi. Quanto poi alla emergenza politica nel nostro Paese, Sapelli ha confermato quanto già scritto in un “blog” in internet: una crisi extra-parlamentare, che vanifichi il voto popolare, sarebbe devastante e farebbe retrocedere l’Italia nella stima della affidabilità politica, economica e finanziaria, compresa la possibilità di collocare i titoli del debito pubblico. In tal caso non sarebbe da escludere una prospettiva come quella infausta dell’Argentina di non molti anni fa. CRONACA P A G I N A 24 Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 VENERDÌ 6 NOVEMBRE ALLE ORE 21 PRESSO LA SALA CIVICA Alla scoperta di Camnago Volta enerdì 6 novembre, alle ore 21, presso la sala civica di piazza Martignoni a Camnago Volta, per il ciclo “I Venerdì della Cultura”, la Circoscrizione 4 organizza la presentazione dell’opuscolo “Camnago Volta scoprirlo per ricordarlo”, a cura di Franca Ronchetti. Spiega l’autrice che, oltre ad essere la presidente del parlamentino del quartiere, è anche un’apprezzata ricercatrice storica e curatrice di diversi volumi: «L’idea di questa pubblicazione è nata con il corso “Genitori efficaci nella comunicazione”, promosso lo scorso anno dalla Circoscrizione 4, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale di Como e la collaborazione del C.I.F. - Sportello Scuola e Volontariato. In quell’occasione, ad ogni incontro, avevamo distribuito una scheda con alcune note geografiche, storiche ed artistiche di Camnago, per dar modo ai partecipanti di conoscere più approfonditamente il nostro quartiere, per sentirsi ac- V L’occasione sarà la presentazione di un opuscolo realizzato a cura di Franca Ronchetti di SILVIA FASANA colti, per ricordarlo. Ed ecco che abbiamo voluto raccogliere in un piccolo volumetto divulgativo quei contributi, ampliati, arricchiti e corredati di illustrazioni».Continua Ronchetti: «È un piccolo segno per fare apprezzare e amare una realtà appena discosta da quella urbana, appartata, ma legittimamente fiera di essere stata prediletta dal grande Alessandro Volta, di cui ne conserva anche le spoglie. Tanto più in questo 2009, nella ricorrenza del 210° anniversario della invenzione della pila. Questa iniziativa fa parte di un programma di valorizzazione portato avanti dalla Circoscrizione per offrire la possibilità di scoprire un ambiente, così facilmente raggiungibile, ancora a misura d’uomo. Ma questo volumetto non è solo rivolto a chi viene da fuori, ma anche e so- prattutto ai camnaghesi, perché attraverso la maggiore conoscenza della realtà che li circonda, ne sappiano andare fieri e sviluppare un forte e radicato senso di appartenenza». Sfogliando le pagine dell’opuscolo, scopriamo diverse “chicche” del quartiere comasco, Comune autonomo fino al 1943, quando fu inglobato in quello di Como. Una curiosità: il nome Camnago, secondo Maurizio Monti, deriverebbe dai termini celtici Camn, signore, prefetto e ago dimora, suggerendo il luogo come residenza di un importante personaggio celtico. Due millenni dopo circa, nel 1863 un decreto reale legò ad un altro importante personaggio, Alessandro Volta, il secondo nome del centro. Molto a Camnago parla del grande scienziato, non solo il nome: la villa di Campora, sua residenza di campagna preferita, i luoghi che lo videro bambino, adulto, anziano e furono scenario ai suoi studi e alle sue scoperte scientifiche, la tomba, dove riposa dal 1831. Ma Camnago è anche uno di quei luoghi “della memoria” dove, nonostante le forti trasformazioni urbanistiche degli ultimi anni, si possono ancora respirare atmosfere “di una volta”, inconsuete per una periferia urbana ma più tipiche di un paese con le sue frazioni: Camnago centro, Scott, Camnago superiore, Campora, Ravanera, Roncaccio, Cà Rotta, Paradiso e Navedano. Un paese tra le ultime propaggini del Triangolo Lariano ed il torrente Cosia, che con le sue cascatelle, le forre, i famosi “bottini” (ovvero le “marmitte dei giganti”) non è il corso d’acqua regimato, coperto e “dimenticato” nel centro città, ricettacolo di scarichi e rifiuti, ma un ambiente ancora ben conservato. Qui il Cosia scorre ancora tra boschi, campi e terrazzamenti coltivati, storiche cascine, nuclei rurali, l’antico Mulino Beretta di Navedano e una vecchia fornace per mattoni. Ricordi di un passato contadino, di filari di gelsi, di vitigni “maritati” a piante da frutto (con cui si produceva il ciarett, asprigno vinello locale, a bassa gradazione alcolica), di coltivazioni di piante aromatiche e di ortaggi per cui Camnago era famosa al mercato di Como. Ricordi di quando il tram, che collegava Como ad Erba e poi a Lecco, si “arrampicava” letteralmente sul fianco della valle, condotto da abili tranvieri e bigliettai: ora il sedime tranviario è diventato un godibilissimo percorso pedonale, accessibile a tutti, con la possibilità di scorci panoramici. Un piacevole percorso come piacevole è la lettura di questo opuscolo, per renderci più attenti e consapevoli delle piccole grandi bellezze che ci circondano. SABATO 7 NOVEMBRE “DISCOTECA DEL SILENZIO” A CAMNAGO VOLTA IL PROGETTO “TESTA E CUORE” Prende il via a Camnago Volta domenica 8 novembre alle ore 14.00, il progetto “Testa e cuore”, la nuova iniziativa di animazione rivolta ai bambini da 7 a 12 anni e di formazione per i loro genitori ed educatori organizzata dalla Circoscrizione 4 di Camnago Volta, con la collaborazione del CIF (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Como, dello Sportello Scuola & Volontariato ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Como. L’iniziativa segue di un anno il grande successo del corso “Genitori efficaci nella comunicazione. Passo dopo passo… sulla via della comprensione reciproca” e del ciclo di incontri per bambini “Giocare per crescere” e ne vuole essere l’ideale continuazione. In più, quest’anno, il progetto intende ricordare e celebrare i 210 anni dall’invenzione della pila da parte di Alessandro Volta, proprio nei luoghi da lui vissuti e amati. Presso l’Auditorium “A. Volta” a Camnago la psicopedagogista Lucia Todaro, per il “Percorso Cuore”, affronterà il tema “Intelligenze: razionalità ed emotività in dialogo ed equilibrio (essere “intelligenti” e diventare “capaci”)” con i genitori e gli educatori. Per i loro bambini, impegnati nel “Percorso Testa”, l’appuntamento è invece presso la Sala Civica di piazza Martignoni con il laboratorio “... e da una scintilla fu l’elettricità. Costruiamo la pila”. Alle ore 16.15 genitori e figli si riuniranno presso l’Auditorium per partecipare alla tradizionale “Festa dei nonni”, con il saggio conclusivo del progetto “Giocolandia”, organizzato la scorsa primavera dalla Circoscrizione 4 in collaborazione con il Pool Comense. Al termine del saggio i bambini, i genitori e i nonni saranno allietati da uno spettacolo teatrale dal titolo “Pinocchio Pinocchio”, con testo e regia di Giuseppe Di Bello, produzione Accademia Teatro - ONGUF. Questa originale e curiosa versione di Pinocchio è la ripresa dello spettacolo che Giuseppe Di Bello ha allestito con il Teatro Città Murata, rappresentato con grande successo in tutte le principali rassegne nazionali con più di 300 repliche. L’ingresso allo spettacolo è libero. Ricordiamo anche che la partecipazione ai laboratori e agli incontri è gratuita. Per informazioni Roberto Todeschini tel. 347-8452378; e-mail: [email protected]. Per iscrizioni al Progetto “Testa e cuore” (obbligatorie): Circoscrizione 4 di Camnago Volta, tel. 031-302337 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00). S.F. Sabato 7 novembre presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa prefestiva; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani guanelliani con preghiere, canti, ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi, dalle 23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle ore 4.00 della domenica mattina. Domenica 8 novembre prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella). L’invito è esteso a tutti. Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031-296783; e-mail: [email protected]. LA FESTA DELL’ASL AL S. MARTINO L’Asl di Como invita alla seconda edizione de “L’Asl della provincia di Como incontra...”. Appuntamento mercoledì 11 novembre presso l’area del S. Martino, in via Castelnuovo 1, con il seguente programma: ore 10.30 S. Messa presso la chiesa della B. V. Assunta; ore 11.15 saluto del direttore generale; ore 12 aperitivo. Nel corso della cerimonia la Famiglia Comasca presenterà il restauro del “catino absidale” della chiesetta la cui esecuzione è stata affidata all’Accademia Galli di Como. CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 P A G I N A 25 DA BULGORELLO L’ULTIMO SALUTO A Dio, don Alberto Mangiacavalli Si è spento all’alba di lunedì scorso. Nato nel 1914 era stato ordinato sacerdote nel 1939. Era stato parroco di Ardena (1939-44), vicario di S. Salvatore in Como e vice direttore PCA (Pontificia commissione di assistenza) (1944-46) e parroco di Bulgorello (1946-93). Risiedeva presso la casa ecclesiastica dell’Ospedale Valduce on Alberto ci ha lasciati: ha reso la sua anima a Dio; è salito al cielo dove Maria, che tanto ha pregato alla grotta di Massabielle, nei suoi cento pellegrinaggi, l’aspettava. D Parlare di lui non è facile, si ha paura di far violenza sul suo riserbo. I talenti però non devono restare sotto la terra. Ma devono essere riportati alla luce come le lampade accese non trovano posto sotto il moggio, ma in alto in cima al monte. Parroco di Ardena, frazione di Brusimpiano dal 1939 al 1944, quando fu inviato come coadiutore in San Salvatore a Como; nel 1945 nominato membro della sezione comasca della “Pontificia commissione di assistenza” quindi parroco di Bulgorello dal 1946 al 1993, per ben 47 anni, quando gli successe don Giuseppe Scherini. Primo parroco nomina- to dalle autorità religiose, in quanto la parrocchia alla sua costituzione fu “di nomina regia”. A un certo momento della sua vita ebbe seri problemi di salute; si recò a Lourdes, ne visse l’esperienza e colse una voce che gli suggeriva di far vivere quell’esperienza anche alla comunità che il suo Vescovo gli aveva affidato: portò centinaia di persone, trovò anche il modo di offrire il viaggio anche a chi non poteva permetterselo e tutto con grande discrezione. Maria divenne il suo punto di riferimento: in suo nome fece cesellare l’artistico ostensorio lourdiano, in suo nome organizzò il primo maggio del 1952 la “Giornata dell’ammalato”, trasformando Bulgorello in una piccola Lourdes e nel 1954 la “Missione Mariana” predicata dal sac. Silvio Riva e chiusa poi il 12 settembre di quell’anno con la benedizione di più di 200 malati. Sempre invocando l’aiuto della Madonna, negli anni settanta iniziò la costruzione della nuova casa parrocchiale, con annessi locali per catechesi e oratorio. La portò a termine solo e soltanto come amava dire lui con “aere et sudore pauperum” - con il respiro e il sudore dei poveri; la parrocchia allora contava circa seicento anime. Don Alberto condusse una vita sempre con alto senso di spiritualità, di povertà cristiana, di grande rigore sia verso di sé e verso gli altri, tanto da vederlo alle volte in contrasto con la modernità del mondo che avanzava. Nel giugno del 1993 in punta di piedi durante la Messa domenicale ha salutato i suoi parrocchiani e senza feste o clamori ha lasciato la parrocchia per la Casa del Clero presso l’Ospedale Valduce di Como, come aveva fatto il suo predecessore, don Alessandro Bianchi che era rimasto a Bulgorello per 53 anni, prima da vicario poi da parroco. A Dio don Alberto da don Mario Fiorani, attuale parroco, e dai tuoi parrocchiani tutti. SCUOLA DELL’INFANZIA PARITARIA “CAV. DON GIUSEPPE BERNASCONI” Da Civiglio un appello contro i tagli alle scuole d’infanzia paritarie U na lettera aperta ai parlamentari comaschi, al presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, al prefetto della provincia di Como, al presidente della Provincia e al sindaco. A recapitarla è il presidente del Cda della scuola dell’infanzia “G. Berna-sconi di Civiglio”, Claudio Bianchi, presidente della Fism di Como. «Le famiglie, gli insegnanti, gli amministratori della scuola dell’infanzia paritaria “Cav. Don Giuseppe Bernasconi” di Civiglio (Como) - si legge nella missiva - chiedono con forte determinazione ai parlamentari italiani e al governatore della Lombardia, che si attivino con urgenza e garante impegno verso le Istituzioni centrali, perché venga reintegrato il taglio dei trasferimenti statali alle scuole dell’infanzia paritarie, previsto dal disegno di Legge Finanziaria 2010. Si tratta di ben 135 milioni di euro - spiega il presidente del Cda Claudio Bianchi - che andranno recuperati, ma non solo, occorre assolutamente dare attuazione in modo concreto e definitivo alla legge 10 marzo 2000, n. 62 “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”, perché vi sia realmente un unico sistema dell’istruzione pubblica formato dalle scuole gestite dallo Stato e da quelle paritarie, entro il ASCOLTO DON BRUNO MAGGIONI AL GALLIO IL 9 NOVEMBRE L’associazione “ascolto” gruppo di cultura organizza per lunedì 9 novembre, alle ore 21, presso il Collegio Gallio di Como, un incontro con mons. Bruno Maggioni che continuerà il corso biblico 20092010 dedicato al Vangelo di Matteo. Il tema della serata sarà: “A voi è stato detto, ma io vi dico…”, la novità cristiana nei confronti dei giudei e dei pagani. quale venga finalmente garantito il diritto costituzionale alla libera scelta educativa delle famiglie, senza alcuna discriminazione. Ci rivolgiamo a voi: a nome delle famiglie, perché abbia termine questa ingiustizia del carico di doppia imposizione fiscale, cioè di cittadini che sorreggono in parte (attraverso l’IRPEF) i costi della scuola dell’infanzia statale e nel contempo, con i contributi versati dalle famiglie (ex rette), i costi della scuola paritaria che hanno scelto… a nome degli insegnanti e del personale dipendente, che svolgono il loro servizio educativo con indiscussa intel- ligenza, passione, preparazione professionale, che a causa delle difficoltà nelle quali si trovano le nostre scuole, rischiano lo stesso posto di lavoro… a nome degli amministratori tutti volontari di questa scuola dell’infanzia paritaria, che non sopportano più tagli, ritardi, incertezze economiche e legislative posti su un percorso molto spesso irto di serie difficoltà, dai costi gestionali in continuo aumento… Questa scuola dell’infanzia di Como-Civiglio è stata fondata nell’anno 1906, 103 anni fa, ancor prima della istituzione delle scuole dell’infanzia statali (1968) e da sempre è attenta all’educazione dei bambini. In condizioni spesso insostenibili, “miracoli” ne abbiamo fatti tanti per continuare ad offrire il prezioso servizio educativo all’infanzia a costi accessibili, così come richiede e si addice ad una scuola voluta dai cittadini. Oggi però si avverte uno scoramento nuovo, questi tagli e questo continuo tergiversare e ricorrente disapplicazione della norma a ciò che la Costituzione e le leggi prevedono, non sono più accettabili. La difficoltà del nostro operare non ci esime dall’evidenziare e ricordare il grande risparmio che ne trae la finanza pubblica, laddove funziona una scuola dell’infanzia paritaria; è noto infatti che una sezione di scuola del- AL CINEMA GLORIA SI PRESENTA “RADICI DI FERRO” Spazio99, l’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta e F38F vi invitano, sabato 7 novembre alle 16.00, presso il Nuovo Cinema Gloria di Como, in via Varesina 72, alla presentazione della pubblicazione “Radici di ferro - Dongo, la Ferriera, il territorio”, edito da Silvana Editoriale. Nell’occasione verrà proiettata una sintesi del documentario “El risciun” di Paolo M. Gagliardi e sarà inaugurata la mostra delle fotografie di Paolo Mazzo. Interverranno: Paolo M. Gagliardi, Paolo Mazzo, Valter Merazzi, Alberta Contarello, autori della pubblicazione ed inoltre: Giorgio Gandola, direttore de “La Provincia”; Carlo Piano, giornalista; Giorgio Roverato, storico dell’economia e dell’impresa; ed ancora: Alessandro Tarpini, segretario generale della Camera del Lavoro di Como; Alberto Zappa, segretario provinciale della Fim Cisl di Como. Il contesto in cui nasce e si sviluppa “Radici di ferro” è il centenario della fondazione delle Acciaierie e Ferriere Lombarde, avvenuta il 26 gennaio 1906. Il centenario è diventato l’occasione per un’indagine, per una riscoperta, per una inedita e approfondita comprensione di cent’anni di vicende storiche, sociali e culturali, considerate alla luce dei cambiamenti e delle dinamiche indotte dalla presenza della fabbrica, che ha modellato la comunità e l’ambiente circostanti. l’infanzia statale costa 11 volte in più rispetto ad una sezione delle nostre scuole paritarie. I sindaci, inoltre, conoscono bene l’ammontare delle spese che fanno capo al proprio Comune quando sul territorio è operante una scuola dell’infanzia statale o comunale. La nostra scuola dell’infanzia paritaria Fism di Civiglio (Como), inserita nel sistema unico nazionale di istruzione, ci rende consapevoli che in Italia rappresentiamo una risorsa preziosa di libertà. A prescindere da tutto, continueremo il nostro impegno al servizio dei bambini/e delle famiglie della nostra comunità comasca, della Lombardia e di tutto il Paese». P A G I N A 26 CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 LA REALTÀ DI UNA NUOVA ASSOCIAZIONE Un territorio da vivere... senza pensieri Piccoli borghi, chiese, musei, antiche abbazie, mostre d’arte, divertimento sulla neve, panorami mozzafiato sono solo alcuni degli ingredienti delle proposte di “Scacciapensieri” che si propone di aiutare a guardare la realtà che ci circonda con occhi diversi S “ cacciapensieri” è il simpatico nome della nuova Associazione culturale nata a Como lo scorso aprile. Ne parliamo con la responsabile, Isabella Avati, giovane laureata in lingue con un grande entusiasmo che ha saputo contagiare persone di tutte le età: «Siamo un’Associazione che si propone di aiutare a guardare la realtà che ci circonda con occhi diversi, andando alla scoperta degli aspetti talvolta nascosti e ignorati. Intendiamo pertanto promuovere visite guidate a luoghi vicino a noi in cui si mescolano interessi di carattere culturale, artistico, naturalistico ed enogastronomico, offrendo ai partecipanti la possibili- tà di ampliare le proprie conoscenze e perché no… le proprie amicizie. Viaggi, paesaggi, arte e sapori si intrecceranno con semplicità, creando lo sfondo delle nostre esperienze di ricerca e di scoperta. Se dovessimo usare tre parole per descrivere la nostra Associazione, queste sarebbero “curiosità”, “simpatia”, “spensieratezza”, perché ci piace gioiosamente quello che facciamo». Piccoli borghi, chiese, musei, antiche abbazie, mostre d’arte, divertimento sulla neve, panorami mozzafiato sono solo alcuni degli ingredienti delle proposte di Scacciapensieri; ma non mancheranno visite guidate organizzate ai luoghi guanelliani (dato che Isabella sta avendo modo di vivere un’esperienza guanelliana offrendo un anno di Servizio Civile), per permettere di conoscere maggiormente il carisma di don Luigi Guanella e proposte formulate sulla base di specifiche richieste e necessità. Inoltre l’Associazione promuove la partecipazione a spettacoli musicali e teatrali presso il teatro Sociale di Como e il Teatro Giuditta Pasta di Saronno fino ad esaurimento biglietti. È anche possibile associarsi, usufruendo di agevolazioni per la partecipazione alle diverse iniziative. Le prossime proposte: 28 Novembre “Tra abbazia e lago: Piona e Gravedona” Visita guidata dell’abbazia di Piona, il chiostro e la sua storia. Possibilità di acquistare i prodotti dell’abbazia: liquori e tisane. Pranzo al sacco all’interno dell’abbazia. Visita guidata di Gravedona. Viaggio in pullman GT. Contributo di partecipazione: 30 euro (25 partecipanti), 38 euro (20 partecipanti). Iscrizione e acconto di 23 euro entro il 15 novembre. Dicembre “Vivi la leggenda: gli Inca a Brescia” Visita guidata della mostra “Origine e misteri delle Civiltà dell’oro” e del Museo di Santa Giulia a Brescia e passeggiata con guida nel centro della città. Pranzo con piatti tipici della Bassa Lombardia. Viaggio in pullman GT. Iscrizione e acconto entro il 4 dicembre. Dicembre “Giornata sulla neve” Sci o passeggiate sulla neve (possibilità di affiancarsi a un maestro e di noleggiare l’attrezzatura). Prezzi e luogo da definire in base alle iscrizioni e alle disponibilità della neve sulle piste (si raccolgono adesioni). Dicembre/Gennaio “Trenino rosso del Bernina” Spettacolare e indimenticabile tour sul Trenino Rosso del Bernina (patrimonio dell’Unesco) da Tirano a St. Moritz. Passeggiata nella famosa cittadina Svizzera e rientro (si raccolgono adesioni). Per maggiori informazioni l’Associazione Culturale Scacciapensieri che riceve su appuntamento: cell. 345.3302077; e-mail: assoscacciapensie [email protected]; sito internet: http://scacciapensieriisa.blogspot.com/. AD ALBIOLO L’8a FIERA DI S. MARTINO ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 Questi i nuovi orari: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.30 Albiolo organizza l’ottava fiera di S. Martino in programma sabato 7 e domenica 8 novembre. La fiera troverà realizzazione presso lo spazio espositivo messo a disposizione dal Comune, accanto allo splendido oratorio di S. Martino. Il programma prevede: - sabato 7 novembre, alle ore 19.00: cena a base di carni bovine “razza piemontese” lesso, brasato, e altro; - domenica 8 novembre, alle ore 9.00: apertura della manifestazione con il seguente programma: mostra zootecnica, ritrovo delle macchine agricole, S. Messa alla tensostruttura, degustazione caldarroste. Alle ore 12.00 apertura cucina (polenta, trippa, brasato, ecc.). Nel pomeriggio sono previsti laboratori ed educazione alimentare (pasta fresca con farina di castagne); gimkana e spettacolo di trattori; esibizione della Banda Giovani del Corpo Musicale Olgiatese. Una simpatica iniziativa sarà quella di indovinare il peso della scultura di cioccolato, preparata dalla “Pasticceria Ghielmetti Alberto”. Degustazione dei prelibati chisciulit. A cura del “Gruppo Missionario” mostra e vendita di 150 presepi provenienti dall’Africa e dall’America Latina. Ci saranno giochi per i bimbi organizzati dal “Gruppo Giovani Marmotte” e la partecipazione del “Gruppo Centro Adozioni cani levrieri”. Per tutta la giornata ci sarà la degustazione e vendita dei prodotti tradizionali della Provincia di Como: miele, formaggi, salumi, pesce ecc. Gruppi di hobbysti saranno disposti lungo un percorso, che si snoda verso il centro paese. Con l’occasione i negozi di Albiolo saranno aperti. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco Albiolo, in collaborazione con le altre associazioni del paese. Per informazioni: Pro Loco Albiolo, tel. e fax. 031-808060; www.prolocoalbio lo.it; e-mail: info@ prolocoalbiolo. it. S.F. CAVALLASCA CICLO DI INCONTRI Per una salute senza età L’Amministrazione Comunale di Cavallasca, assessorato ai Servizi Sociali, propone, a partire da lunedì prossimo, un percorso sul tema della salute, che abbraccia una molteplicità di questioni molto vicine alla popolazione anziana. Otto incontri, per lo più in orari pomeridiani o mattutini, per approfondire, conoscere, tematiche chiave legate allo scorrere e all’incedere del tempo. Medici, volontari ed esperti del settore, si alterneranno nel tentativo di arricchire, in termini di conoscenza, il bagaglio informativo dei presenti, con l’intento di offrire gli elementi utili per vivere con serenità, e in buona salute, gli anni che passano. O per gestire al meglio difficoltà o situazioni di criticità. Un percorso gratuito, di carattere informativo-preventivo, che affronta diverse voci di interesse generale, senza peraltro aver la pretesa di esaurirle. Di seguito il programma degli incontri, che avranno luogo presso Villa Imbonati (Palazzo Comunale) a Cavallasca. Lunedì 9 novembre ore 15.30 Mente mia, non ti conosco… Quando l’Alzheimer bussa in famiglia. Perché e che cosa occorre sapere. Incontro con la dott.ssa Luciana Quaia, associazione “Donatori del Tempo”. Venerdì 20 novembre ore 15.30 Mangiare bene, vivere meglio. Una sana alimentazione alla base di una vecchiaia serena. Dott. Alfredo Vanotti, responsabile Servizio Nutrizione Clinica e Dietetica Asl provincia di Como. Domenica 29 novembre, dalle 9 alle 12 Mattinata di misurazione fattori di rischio: colesterolo, pressione, glicemia. Star bene con il cuore. La prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari. A cura dell’associazione Comocuore. Venerdì 11 dicembre, ore 15.30 Non fermiamoci mai. Come difendere il nostro corpo dall’incedere del tempo: tra sport e riabilitazione. Dott. Francesco Floris, medico specialista in ortopedia e medicina dello sport. Venerdì 18 dicembre, ore 21 Respirazione e ansia Incontro teorico pratico. Dott. Maurizio Monti, medico di medicina generale. Sabato 16 gennaio 2010, ore 10 Occhio alla testa. L’ictus cerebrale: conoscerlo per saperlo affrontare. Dott. Simone Vidale, neurologo e i volontari dell’associazione Alice. Sabato 23 gennaio 2010, ore 10 Vediamoci chiaro. Quando gli occhi danno problemi. I problemi della vista nella terza età. Dott. Daniele Baricci, oculista. Venerdì 5 febbraio ore 15.30 L’Anziano e l’Azienda sanitaria locale. Come il territorio risponde ai nostri bisogni. Dott. Marco Orsenigo, responsabile Anziani Asl. CRONACA P A G I N A 27 Lago&Valli IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 S. FEDELE INTELVI Caterina e quel curato sconosciuto... e non credi non ci sono prove, se credi non ti servono …”. Così incominciavano le storie più fantastiche e incredibili che ci raccontavano gli anziani, vicino al camino, nei secoli scorsi e tramandate di generazione in generazione. Una delle più belle e fantasiose riguardava proprio il periodo di fine ottobre e la prima settimana del mese di novembre. Quella del pizzo maledetto. Non chiedetemi perché si chiamava proprio così, ma molte persone della mia età l’avranno sentito raccontare anche in varie maniere. Questa storia ha però la particolarità di essere suffragata da tanti indizi che ancora possiamo riscontrare: l’antica conformazione del paese di S. Fedele, lo spostamento e l’ampliamento di ben due cimiteri nell’arco di poco più di un secolo, le tradizioni legate alla ricorrenza della novena dei morti. Forse è il caso di raccontarla in questo periodo dolce che si presta ad antichi ricordi. E’ la storia di una piccola, forse vissuta (il forse è d’obbligo) verso la metà del settecento che si chiamava Caterina, primogenita di ben sei sorelle. Data la sua costituzione robusta e il suo buon carattere, e forse anche perché in casa abbondavano le donne, Caterina era diventata piano piano l’ombra di suo padre, che di mestiere faceva il carrettiere e il boscaiolo. Però sua madre, quando raggiunse l’età giusta, si intestardì di insegnare a Caterina i primi rudi- S “ Una storia d’altri tempi tramandata di generazione in generazione di RINA CARMINATI FRANCHI menti per preparare il suo corredo, cosa che poteva durare anche un decennio. Il primo passo d’obbligo era la confezione di un pizzo lavorato all’uncinetto, che veniva attaccato al primo lenzuolo e alle federe. Era naturalmente un pizzo facilissimo e abbastanza bello, ma lei, con le sue mani forti e robuste, proprio non riusciva ad ingranare il lavoro così, questo, alla fine sembrava più una ragnatela che un pizzo. Stava appunto “litigando” ancora con il lavoro quando lo zio sacrestano, che abitava al paese di sopra, chiese alla sorella se per lei fosse tanto d’incomodo andare l’indomani mattina, alle quattro e mezzo, a suonare l’Ave Maria, così lui avrebbe potuto godere di una mezz’ora in più di sonno. In questo compito, di solito, lo sostituiva il parroco, ma quella sera era a letto con la febbre e lui non osava chiederglielo. Caterina si offrì subito volontaria, perché così avrebbe avuto la scusa di smettere il suo lavoro e andarsene a letto presto. Fu proprio questo fatto, però, che ingarbugliò le cose. Forse con il pensiero dell’impegno preso, forse perché non era abituata a dormire così a lungo, si svegliò di soprassalto, certa di essere in ritardo, ma la vecchia pendola della cucina invece segnava solo le dodici e mezzo. Ormai sveglia, pensò di preparare tutto per il mattino, ma quale non fu la sua stizza quando si accorse che lo zio aveva dimenticato di lasciare al solito posto la chiave del campanile. Decise di andare subito a prenderla perché ormai non aveva più sonno. In paese regnava il silenzio, non c’era anima viva in giro, ma Caterina non aveva paura e, avvolta ben bene nel mantello di suo padre, si avviò su per la ripida salita. Non aveva ancora percorso un quarto di strada quando sentì un cancello cigolare, si voltò e vide che un sacerdote, vestito con l’abito talare nero e la cotta bianca, la seguiva leggendo nel contempo il breviario. Non cercò di riconoscerlo, perché era convintissima che fosse il parroco, ma provò a fermarsi, ma lui pure si fermò; lei proseguì, ma la figura continuava a seguirla. Arrivata al bivio, dove la strada si divideva, si nascose appena voltata la curva e aspettò, per vedere più da vicino quello strano personaggio. Lui arrivò e senza far rumore imboccò la strada che scendeva verso il cimitero nuovo, poi si voltò e sorrise, alzò la mano benedicente verso la ragazzina e continuò a scendere. Caterina continuò la sua strada, ma allo zio, che stupefatto la vide arrivare a quell’ora di notte tutta sola, fece le sue rimostranze contro il parroco e gli comunicò che i preti erano tutti matti... raccontandogli per filo e per segno quello che le era accaduto. Ma quale non fu la tragedia che seguì. Nessuno le credeva, nemmeno i suoi genitori tanto che la ragazzina si sentì tradita negli affetti più cari. Anche i suoi compaesani la guardavano in malo modo, tacciandola per una grande bugiarda. Per un po’ di tempo lei si difese, poi anche il parroco le ingiunse di tacere e lei si rinchiuse in se stessa e divenne scontrosa e scostante con tutti. Poi arrivarono gli ultimi giorni di novembre con il ritorno degli emigranti; Natale e gennaio con le loro feste e così la storia di Caterina si perse nel dimenticatoio di tutti, eccezione fatta per lei che se la portò dietro per tutta la vita. Si sposò, ebbe figli e la sua vita fu lunga e normale, ma una sera, mentre era seduta accanto al fuoco e guardava sua nipote alle prese con il pizzo, si ricordò di un particolare che non aveva detto a nessuno, perché le era parso trascurabile: la cotta bianca del sacerdote che aveva visto quella lontana notte di novembre era ornata del pizzo con lo stesso disegno. Lo disse a sua nipote e questa, in un giorno in cui gli operai stavano riesumando le salme del cimitero e avevano trovato una tomba senza nome, la curiosità la spinse ad andare con altra gente a vedere di cosa si trattava e, aperta che fu la bara, si vide ancora intatto il corpo di un sacerdote che nessuno ricordava; aveva in mano il breviario e portava l’abito talare con la cotta ornata dello stesso pizzo che la nonna le aveva descritto. La soluzione del mistero, se così si può chiamare, venne da uno scritto segreto della fabbriceria che attestava che tanti anni prima un sacerdote, nato in paese, aveva lasciato come ultime sue volontà quella di essere sepolto tra la sua gente, ma dato che era morto di peste, i buoni uomini avevano fatto tutto in segreto per non allarmare la popolazione. Fatto sta però che uno spirito aveva seguito e protetto una ragazzina che viaggiava in piena notte e lei con la sua innocenza aveva potuto vederlo. Però la domanda che ci frullava più sovente in mente era: se la piazza e il sagrato della chiesa erano più o meno come ai giorni nostri dove era il cancello che Caterina aveva sentito stridere? La risposta era sempre la stessa: “Non chiederlo a me, non me l’anno mai detto”. Tornando ai giorni nostri, però, pochi decenni fa, per merito dell’Appacuvi, è saltata fuori una stampa settecentesca che indicava che la chiesa di S. Antonio Abate era ancora circondata dal cimitero in cui si vedono distintamente ben due cancelli. Dunque davvero non ci sono prove per chi non crede, e per chi crede non ne servono. IL CORO “G.P DA PALESTRINA” A S. AGOSTINO (COMO) Una S.Messa solenne sarà celebrata nella chiesa di S. Agostino, a Como, domenica 8 novembre alle ore 11.15 in occasione del 45° di fondazione del coro “G.P. da Palestrina” di Albese con Cassano. Durante la S.Messa saranno eseguiti diversi brani. Il coro Palestrina nei suoi 45 anni di attività ha creato un repertorio di musica sacra ampliamente eseguito ed apprezzato sia in Italia che all’estero. con solisti e gruppi strumentali cameristici. Attualmente il coro sta preparando un programma completamente polifonico suddiviso in due parti, la prima dedicata alle composizioni di Palestrina e la seconda ai compositori del XX secolo. Questo programma verrà eseguito nella prossima primavera e sarà proposto a parrocchie e enti culturali. A CRONACA P A G I N A 29 ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 CUNARDO INAUGURATO IL PROGETTO IN MEMORIA DELLA GIOVANE Pellegrini insieme alla cara Claudia... È stata inaugurata sabato pomeriggio a Cunardo la mostra d’arte Sulla strada del pellegrino, voluta dagli “Amici di Claudia” per ricordare l’amica scomparsa in un incidente stradale nel giugno scorso mentre si stava recando, in bicicletta, in pellegrinaggio al santuario di Santiago di Compostela in Spagna. Nella bella sala consiliare del comune – da poco sistemata ed arredata – sono state esposte le opere di una decina di giovani artisti della zona che hanno voluto interpretare a modo loro il tema del pellegrinaggio legandolo al loro ricordo di Claudia. Il risultato è stata una raccolta di lavori che spazia nelle diverse discipline dell’arte e mostra le capacità artistiche degli autori che hanno partecipato all’iniziativa. Un bel catalogo predisposto da Raffaella Bardelli raccoglie tutto ciò che è stato esposto e ne spiega il significato in relazione alla mostra. È stato il sindaco Angelo Merisi che ha inaugurato la mostra e ha ricordato Claudia, tracciandone con partecipazione e affetto la figura di ragazza partecipe della vita del paese, sempre pronta nel servizio e generosa nell’aiuto agli altri. Lo stesso sindaco, dopo aver ringraziato i promotori dell’iniziativa e gli organizzatori della mostra, ha lanciato la proposta di rendere annuale la mostra, rinnovando anche per il futuro l’appun- tamento con i giovani artisti per dare loro un’opportunità in più di esprimersi. La giornata dedicata al ricordo di Claudia è poi proseguita, secondo il programma predisposto, con la S. Messa in suffragio presso la chiesa della Madonna del Rosario, la polentata alla scuola materna e, si è conclu- sa con la compagnia Sale & Pepe di Gemonio che al teatro parrocchiale ha proposto i due atti unici: La sposa e la cavalla e Miseria bella, di Peppino De Filippo. Tutto il ricavato della manifestazione è destinato all’assegnazione di borse di studio a sostegno degli alunni della scuola media di Cunardo. Don Domenico: novantatre anni! D È stata inaugurata lo scorso 24 ottobre, a Gemonio, la Mostra Mercato Missionaria che la parrocchia ed il locale Gruppo Missionario propongono, ormai da più di trent’anni, per raccogliere fondi a favore di varie attività missionarie in tutto il mondo. Sede della mostra è la palestra della “Casa della Gioventù” ubicata in piazza Vittoria, nel centro del paese, proprio davanti alla chiesa parrocchiale e di fianco all’oratorio. Nell’ampio locale saranno esposti per la vendita oggetti dell’artigianato africano, orientale e sud americano, tappeti orientali e tanti prodotti locali; “… Tante idee per i regali natalizi”, come hanno scritto gli organizzatori sui volantini e sugli avvisi informativi che in questi giorni sono stati distribuiti nelle varie parrocchie della zona. Durante tutto il periodo della manifestazione verranno raccolti dai volontari presenti alla mostra, anche i fondi destinati quale “Contributo allo studio per un bambino africano”. È un’iniziativa propria della zona pastorale Valli Varesine che la ripropone con successo ormai da tanti anni. Con un versamento di 60 euro è possibile, infatti, pagare un intero anno di scuola ad un bambino africano, ma sono accettate anche offerte a piacere: “tante piccole offerte insieme – scrivono gli organizzatori – serviranno per lo studio di molti bambini”. La mostra resterà aperta sino all’8 novembre prossimo con i seguenti orari: giorni feriali, dalle ore 15.00 alle ore 19.00; il venerdì e il sabato dalle ore 15.00 alle ore 22.00; la domenica dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 22.00. BEDERO-MASCIAGO UN COMPLEANNO CONDIVISO DA TUTTI on Domenico Valmaggia compie 93 anni! Vive ancora a Bedero e tutta l’Unità pastorale di BederoMasciago si stringe intorno a lui per spegnere le candeline di un compleanno così importante. MOSTRA MERCATO MISSIONARIA Tutti lo ricordano con affetto, perché è stato parroco dei due paesi fino al 2004, quando, ormai vecchio e malato, ha dovuto lasciare la reggenza della parrocchia a don Stefano. Don Domenico nacque a Cuvio il 9.11.1916. Dopo le scuole elementa- ri, entrò nel seminario di Como, dove compì il corso ginnasiale. Spinto dalla grazia di una forte vocazione missionaria, decise di entrare nei Comboniani, prima a Vengono Superiore, poi a Verona, dove fu ordinato sacerdote nel 1940, ma, per celebrare la sua prima S. Messa, ritornò alla sua Cuvio, cui è sempre stato legato. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale gli impedì di partire per l’Africa, dove tanto avrebbe voluto svolgere un apostolato missionario diretto. Insegnò, così, nel seminario che i Comboniani avevano appena aperto a Como, poi a Rebbio, infine a Crema. Nel 1946, partì per l’Inghilterra e, finalmente, qualche anno più tardi, fu mandato in Sudan, a Khartoum, dove coronò il suo sogno missionario. Insegnò nel grande Comboni College, che accoglieva più di mille studenti di diverse nazionalità. Purtroppo si ammalò e fu costretto a tornare in Inghilterra, dove si dedicò alla preparazione dei nuovi missionari da inviare in Africa. Durante i fine settimana, fu sempre presente in molte parrocchie inglesi e scozzesi, per supplire a sacerdoti mancanti, per predicare e aiutare dove ci fosse bisogno. Nel 1970, per rimanere vicino alla madre malata, ritornò in Valcuvia, che lo vide parroco a Cabiaglio (due anni), a Orino (un anno). Dal 1976 fu parroco di Bedero e, dal 1985, anche di Masciago Primo. Auguri, caro don Domenico, da parte di tutti i suoi vecchi parrocchiani, ai quali, col suo apostolato, ha dedicato parte della sua vita. GEMONIO INCONTRI D’AUTUNNO Organizzati dalla Commissione Cultura del comune di Gemonio e dalla biblioteca civica e con la partecipazione dell’oratorio Don Bosco, si svolgeranno nelle prossime settimane di novembre gli “Incontri d’Autunno 2009", gli ormai abituali appuntamenti con fatti, personaggi, iniziative legate al territorio valcuviano e gemoniese in particolare. Il calendario ed i temi prescelti per quest’anno, sono i seguenti: • giovedì 12 novembre – ore 21.00 (Salone Tetro Oratorio): “I Promessi sposi”, brani dal romanzo di A. Manzoni tradotti in dialetto comasco dal poeta Piero Collina e proposti dal Gruppo Teatro della Associazione “F. Spindler” di Como; • giovedì 19 novembre – ore 21.00 (Museo Bodini): “Vicende, curiosità e storia delle meridiane di casa nostra”, con Renato Cova, gnomonista e realizzatore di meridiane e con Antonio Paganoni astronomo del gruppo Astronomico Tradatese. Durante la serata saranno proiettate immagini astronomiche varie e un breve filmato girato nel 1912 all’osservatorio astronomico di Brera relativo ad un’eclisse parziale di sole allora avvenuto; • giovedì 26 novembre – ore 21.00 (Museo Bodini): “San Biagio di Cittiglio: una chiesa nel cuore della gente” con Antonio Cellina, presidente del Gruppo Amici di San Biagio, l’archeologo Roberto Mella, Monica Campanerut e Raffaella Bardelli. Al termine di ogni serata verrà offerto ai partecipanti un rinfresco a tema. CESI PER NEO-GENITORI Il Consultorio familiare del Distretto Socio Sanitario di Cittiglio offre a tutti i neo-genitori la possibilità di partecipare al corso “Insieme con i genitori, nel primo anno di vita del bambino”. Si tratta di quattro incontri a cadenza bimestrale che iniziano dopo il secondo mese di vita del bambino e vogliono essere d’aiuto per seguire lo sviluppo del bambino nel suo primo anno di vita. I corsi sono così previsti: • 2° - 3° mese: una rielaborazione dell’esperienza della nascita e del ruolo di genitori nella vita di tutti i giorni; • 4° - 5° mese: lo svezzamento come un momento di separazione fisica ed emotiva, la ripresa del lavoro e il disagio del distacco; • 7° - 8° mese: lo sviluppo psico-emotivo del bambino nella relazione con il mondo esterno; • 1° anno: l’atteggiamento educativo e l’autonomia nell’esperienza del bambino. Per informazioni rivolgersi al numero 0332-62.53.29. IN AIUTO DELL’ABRUZZO Dopo l’inaugurazione della materna di Pizzoli, ora l’appuntamento è per fine dicembre con la consegna nido/materna di Goriano Sicoli. A fissare l’importante appuntamento il presidente della Provincia di Varese Dario Galli. La consegna della materna di Pizzoli in tempi strettissimi, l’ottima riuscita del progetto, la consegna e l’accoglienza ricevuta dagli amministratori abruzzesi, ma soprattutto lo stupore e la gioia dei bambini, che sono tornati in una scuola moderna, sicura e pensata proprio per loro in ogni dettaglio. P A G I N A 30 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 SONDRIO UNA SERATA DI APPROFONDIMENTO CON LA COOPERATIVA IPPOGRIFO Genitori: e la vita dopo di noi? Le mamme e i papà che hanno in famiglia persone con fragilità di vario tipo si interrogano su quale potrà essere il futuro dei propri cari di CIRILLO RUFFONI I genitori che hanno all’interno della loro famiglia persone con fragilità di vario tipo (fisica, psichica e cognitiva) si occupano generalmente della cura e dell’assistenza, ma, con il passare degli anni, si trovano di fronte anche il grave interrogativo: a chi affidare i propri cari, dopo che essi non ci saranno più? Da alcuni anni è sorta perciò l’associazione «Dopo di noi, la vita», che si occupa di questo delicato problema. La finalità originaria del «dopo» si è poi arricchita con un’articolata offerta di servizi che riguardano anche il «durante», cioè quando la famiglia è ancora nel pieno delle sue risorse. Il nome dell’associazione è perciò diventato «Dopo di noi, insieme a noi». Martedì 27 ottobre, presso il Policampus di Sondrio, in collaborazione con la cooperativa sociale Ippogrifo, che da anni svolge un servizio di formazione all’autonomia, è stato promosso un incontro, che ha avuto lo scopo di sviluppare una riflessione sul tema dell’autonomia delle persone disabili e, nello stesso tempo, di conoscere le iniziative che si stanno sviluppando in altre aree della Regione Lombardia. Va detto subito che al convegno hanno partecipato soprattutto persone direttamente coinvolte nelle problematiche (anche per motivi professionali), che conoscono quindi la terminologia, le sigle, le normative al riguardo ed è risultato per certi versi molto tecnico, soprattutto nelle prime relazioni. Ciò, naturalmente, non ha agevolato molto chi, invece, ha avuto il compito di capire e di far conoscere i problemi ad un pubblico più vasto. Guido De Vecchi, dell’associazione «Oltre noi, la vita» di Milano, si è soffermato sul problema di assegnare una casa alle persone disabili e sul ruolo importante che possono svolgere le «fondazioni di partecipazione», soprattutto nella gestione delle donazioni. Antonella Copes, dell’Ufficio di DIECI ANNI FA L’INAUGURAZIONE DELL’ATTRAVERSAMENTO DI LECCO Sessanta milioni di veicoli – e si tratta di un calcolo approssimativo – in dieci anni di “attività”. Questi i numeri dell’attraversamento di Lecco: undici chilometri e duecento metri di asfalto, gallerie, viadotti e svincoli costati 600 miliardi delle vecchie lire e un cantiere lungo decenni di lavori. I tunnel che hanno reso più scorrevole il viaggio verso Lecco e la provincia di Sondrio furono inaugurati il 25 ottobre 1999. L’opera, accolta come infrastruttura epocale, il giorno del taglio del nastro aveva già 33 anni, perché idee e progetti risalivano al 1966, gli anni del boom economico, quando tutta l’area subì un’intensa industrializzazione e terziarizzazione, mentre il benessere aveva dotato quasi tutte le famiglie di un’automobile e nasceva la voglia di vacanze e fine-settimana in montagna. A distanza di dieci anni l’attraversamento – circonvallazione sotterranea urbana fra le più lunghe in Italia – mostra tutti i suoi limiti e la sua inadeguatezza. «Poca informazione e poca sicurezza»: questa la denuncia delle testate locali del lecchese. Il tracciato accidentato, le colonnine del soccorso fuori uso come le telecamere di monitoraggio, i pannelli a messaggio variabile, i numerosi incidenti (che in galleria lasciano poche alternative e si deve rimanere in coda mentre nel resto delle arterie si formano ingorghi) mettono in evidenza le carenze e la necessità di nuovi interventi. Problematica si rivelerà la situazione la prossima primavera, con i lavori di adeguamento e rinforzo della galleria Monte Piazzo, che richiederà forti limitazioni alla circolazione: inutile sottolineare che si prevedono le vecchie code… La manutenzione dell’attraversamento, percorso quotidianamente dai 70 agli 80mila veicoli, costa 100mila euro l’anno. Nonostante tutto, però, resta “infrastruttura epocale”, per la complessità dell’opera e del contesto naturale e cittadino in cui è inserita (fra lago, montagne dalla geologia non semplice e un tessuto urbano altamente antropizzato). Rispetto al passato, i tempi di percorrenza verso la provincia di Sondrio si sono dimezzati e la stessa città di Lecco è tornata a respirare, liberata dalla morsa del traffico. Un bilancio, insomma, di un decennio fra luci e ombre, che richiede, ora, interventi soprattutto sul fronte della sicurezza. Piano di Sondrio, ha illustrato l’iter che viene normalmente seguito per l’assistenza ai disabili, dalla segnalazione iniziale fino al progetto elaborato per ciascuna persona. Tra le iniziative sviluppate negli ultimi anni per migliorare la qualità della vita delle persone disabili vi è certamente l’inserimento nel mondo del lavoro. Coloro che hanno già determinate competenze, come ha illustrato bene Ivano Saini, possono utilizzare la «borsa lavoro», per trovare un’occupazione adeguata. Il problema si pone per tutti i soggetti che non possiedono competenze specifiche. Per loro bisogna svolgere appositi corsi di formazione, che riguardano anche l’autonomia nel gestirsi, nel prendere i mezzi di trasporto, nello svolgere piccole mansioni. In seguito bisogna trovare le ditte o gli uffici che abbiano la disponibilità e le caratteristiche adatte per i vari soggetti. Gli scopi dell’iniziativa non sono assolutamente economici, ha affermato Ivano Saini, ma sono prima di tutto psicologici e sociali. Anche se il lavoro riguarda poche ore o pochi giorni alla settimana, le persone trovano in esso una motivazione per alzarsi dal letto, vestirsi, uscire di casa, socializzare con gli altri, trovano piccole gratificazioni che li fanno sentire utili. L’apporto dell’iniziativa alla qualità della vita è stato notevole, come è apparso bene anche da un’indagine svolta recentemente. Oggi il Servizio di Integrazione Sociale del Comune di Sondrio segue 47 casi , di cui 37 disabili. Molto chiara e ordinata la relazione di Elisa Mottarella, che ha dapprima illustrato l’attività svolta dal Servizio Formazione Autonomia (SFA). Questo si propone di dare ai soggetti le autonomie basilari che realmente servono nella vita, che rendono l’individuo autosufficiente all’interno della famiglia, lo aiutano ad emanciparsi da essa e gli conferiscono un ruolo nella società. Un momento importante per l’integrazione sociale della persona disabile, inoltre, è costituito dal tempo libero, perché proprio in quella circostanza gli individui possono sperimentare l’autonomia che hanno conseguito. Per questo, l’associazione Ippogrifo ha elaborato un semplice, ma interessante progetto, che ora viene presentato ai ragazzi delle scuole e delle varie associazioni. Consiste in questo. Si cercano dei volontari che siano disponibili a invitare persone disabili a quelle attività che solitamente vengono svolte nel tempo libero, come andare al cinema, in pizzeria o semplicemente fare due chiacchiere «sul giro». Meglio ancora se i ragazzi disabili vengono coinvolti nel gruppo, in modo che possano «respirare l’aria di partecipazione e di inclusione sociale». Altrettanto chiara, ma di impronta nettamente giuridica, la relazione di Gino Pedrotti, che ha illustrato la figura dell’ «amministratore di sostegno», introdotta recentemente nella legislazione italiana. Le persone che, raggiunta la maggior età, non sono pienamente capaci di intendere e di volere e quindi non hanno la «capacità di compiere atti giuridici», un tempo potevano ricevere solamente l’interdizione e l’inabilitazione. Entrambi i provvedimenti hanno una connotazione negativa, nel senso che viene tolto qualcosa alle persone, prevalentemente per tutelare il patrimonio. Oggi è stato introdotto un concetto nuovo: si vuole offrire al disabile un sostegno, che si occupi soprattutto della tutela della persona. Chi volesse avere una conoscenza più approfondita di questi temi può consultare anche i siti www.oltrenoilavita.it e www.personaedan no.it. CAMERA DI COMMERCIO NOMINA REGIONALE PER IL PRESIDENTE Bertolini nel Comitato Montagna I l presidente della Camera di Commercio di Sondrio Emanuele Bertolini è stato nominato dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni quale membro del Comitato per la Montagna in rappresentanza di Unioncamere Lombardia. È stato proprio il presidente dell’Unione delle Camere di Commercio lombarde Francesco Bettoni a comunicare a Bertolini l’avvenuta firma di Formigoni sul decreto di nomina. Con il rappresentante del sistema camerale si è così completata la composizione del Comitato per la Montagna appena rinnovato. Per Bertolini, che dal luglio scorso è componente del Comitato Esecutivo dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio, è una grande soddisfazione: “Ringrazio il presidente Bettoni e tutta Unioncamere Lombardia che mi hanno designato in questo importante organismo regionale - dichiara il presidente Bertolini . Da esponente del sistema camerale, ma, soprattutto, da rappresentante dell’unica provincia interamente montana della Lombardia mi impegnerò affinché le problematiche che affliggono la montagna siano tenute nella giusta considerazione in ambito lombardo. Conosciamo bene le criticità del nostro territorio e le diffi- coltà che i nostri imprenditori incontrano nello svolgimento del loro lavoro, ma dobbiamo anche essere consapevoli delle nostre peculiarità che abbiamo il dovere di preservare e salvaguardare. Qualsiasi azione per la montagna dovrà dunque considerare questo duplice aspetto. In Regione c’è grande attenzione alla montagna e l’azione di questo Comitato lo conferma: sono certo che si potranno ottenere risultati importanti”. Il Comitato per la Montagna, istituito a seguito dell’entrata in vigore della legge regionale sulla montagna, è attualmente presieduto dal consigliere regionale Carlo Saffioti. Al suo interno sono rappresentati la Regione Lombardia, l’Uncem, l’Unione dei Comuni e delle Comunità Montane, l’Upl, l’Unione delle Province Lombarde, Federbim, il Cai e Unioncamere. È l’organo consultivo della Giunta regionale per il coordinamento delle azioni di valorizzazione, promozione e tutela del territorio montano. Spetta al Comitato proporre iniziative in favore del territorio montano, esprimere un parere sugli interventi per la montagna e sulla classificazione del territorio montano, contribuire ad individuare le linee prioritarie di intervento per la montagna. CRONACA P A G I N A 31 Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 CHIAVENNA L’ARCIVESCOVO DI WAU (SUDAN) MONS. RUDOLF DENG Incontro con un amico G razie al chiavennasco padre Eugenio Caligari, operante da anni a Raga in Sud Sudan nella diocesi di Wau, il vescovo africano di quella diocesi - approfittando del fatto che si trovava a Como - è venuto in Valchiavenna, domenica pomeriggio 1° novembre, a trovare i compaesani e i parenti del missionario comboniano. Una visita molto gradita, che ci ha riempito il cuore di gioia ma ci ha fatto anche riflettere sui grandi bisogni di cui le comunità cattoliche africane soffrono, nei confronti dei quali i nostri problemi sono poca cosa. Mons. Rudolf Deng nel corso dell’Eucaristia celebrata per la comunità di Chiavenna ha ringraziato tutti per il generoso sostegno che padre Eugenio riceve dai suoi compaesani a favore dei bambini e dei tanti poveri affidati alla sue cure. Alla sera, poi, parlando a un centinaio di ascoltatori convenuti nella chiesa di Campo Mezzola, l’illustre prelato, - che festeggiava proprio quel giorno i 65 anni d’età che nessuno gli avrebbe dato vista la sua statura alta e slanciata e la voce squillante - ha continuato le sue riflessioni sulla condizione umana, economica e religiosa dell’Africa, e, in particolare, della sua diocesi di Wau. Una diocesi con circa tre milioni e mezzo di abitanti, di cui il 70 per cento cattolici, con soltanto una ventina di sacerdoti, contando i preti indigeni e i mis- sionari. Le riflessioni del vescovo sono state molto puntuali e concrete, avendo avuto modo di confrontarsi lungamente con tanti altri confratelli vescovi nel corso del recente Sinodo Africano svoltosi dal 4 al 25 ottobre in Vaticano. Festa con il Centro diurno disabili C II C4 va in piazza con “1914-2009: novantacinquesimo anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale”. A meno di un mese dall’iniziativa dedicata alla Madonna di Gallivaggio e alla scoperta dell’America, sabato, dalle 9 alle 17.30, i collezionisti saranno di nuovo in piazza sotto le arcate del palazzo comunale nell’esposizione di una carrellata di documenti d’epoca provenienti dai diversi stati che presero parte al conflitto. La guerra sarà analizzata attraverso una delle più efficaci armi che videro la luce in quel periodo, cioè la propaganda, tant’è vero che si sviluppò anche una “teoria del proiettile magico” per spiegare gli effetti di questo tipo di comunicazione sulla popolazione. In questa occasione il C4 raddoppia: nella mattinata di domenica, giornata dedicata all’Unità nazionale e alle forze armate, la mostra sarà visitata in una seconda fase di apertura. Si tratta di un doppio sforzo per l’associazione chiavennasca che, in questo periodo, è impegnata anche a Sondrio. Fino al 14 novembre nel capoluogo valtellinese sarà aperta la mostra “II Notgeld e la grande inflazione, Germania 1914-1923”. «La data del 4 novembre oltre a essere considerata il simbolo del compimento dell’idea risorgimentale dell’Unità d’Italia è anche la festa delle Forze armate spiegano dal C4 -, che dopo gli alti e bassi del periodo bellico potevano finalmente ricordare i propri eroi». S.BAR. CHIAVENNA IL 6 NOVEMBRE A CASSIANO CONCERTO DEI TIRAMISÙ entro diurno disabili in festa con una cena a “km zero”. Venerdì, il “Deserto” di Chiavenna ha accolto un’iniziativa promossa dal Centro diurno disabili. Da diversi anni gli utenti del Cdd di Chiavenna portano avanti un’attività di coltivazio- LE INIZIATIVE DEL CIRCOLO C4 ne di verdura e frutta. Il gruppo di ergoterapia partecipa alla coltivazione di un grande orto situato nei pressi della nuova sede di via Raschi. Si tratta di un lavoro lungo e impegnativo: prima si prepara il terreno, poi si passa alla semina e si curano le fasi successive. Non si utiliz- zano concimi chimici: i prodotti sono biologici e vengono venduti nei mercatini. I valchiavennaschi hanno acquistato in piazza Crollalanza gli ortaggi e la frutta del Cdd, una struttura gestita dalla Cooperativa Nisida per conto della Fondazione Casa di riposo. «Andare in piazza a ven- UNA GIORNATA DEDICATA ALLA FAMIGLIA Una giornata per scoprire il valore della famiglia. È quanto propone l’Azione Cattolica ai valchiavennaschi per domenica 8 novembre. L’equipe valchiavennasca dell’importante associazione laicale cattolica guidata in passato da personaggi come Luigi Gedda e Vittorio Bachelet organizza una giornata di formazione e convivialità, pensata dalle famiglie per le famiglie. «Una giornata spiegano gli organizzatori - che negli intenti vuole essere un’occasione preziosa offerta alla coppia per “riprendere fiato” e fermarsi a riflettere su chi è nel nostro cuore sempre: i nostri figli». Il titolo della giornata è, infatti, “Figli di Noi, Figli di Dio” e ben rappresenta come verrà sviluppato il tema attraverso il racconto di testimoni, riflessioni personali e confronto in gruppo. La giornata si aprirà alle ore 9.30 con il ritrovo, seguito alle ore 10.00 dalla celebrazione della Santa Messa. Inizio dei lavori alle ore 11.00 sotto la supervisione della Piccola Sorella del Vangelo Suor Anna. Alle ore 12.30 pranzo con il primo piatto caldo offerto dalla comunità di San Pietro e il secondo al sacco. Alle ore 14.00 incontro di riflessione con don Ivan Salvadori. Alle ore 16.00 merenda e saluti finali. Durante la giornata saranno organizzati giochi per bambini e ragazzi. Per maggiori informazioni e adesioni è possibile contattare Michela e Loris all’indirizzo e-mail mielgial [email protected] oppure al numero 0343-48050. NOVEMILA TURISTI SULLA VIA SPLUGA, UN VERO SUCCESSO Novemila passaggi al Cardinello: quest’anno la Via Spluga ha fatto il pieno di escursionisti. Nei giorni scorsi si è concluso il rilevamento dei passaggi di turisti appassionati di trekking sulla via storica che unisce Chiavenna e Thusis, cittadina dei Grigioni. Rispetto al passato c’è stato un notevole incremento sia nei passaggi che nei pacchetti acquistati da chi ha scelto di affrontare la Via Spluga puntando sulle proposte degli enti del turismo italiano e svizzero. «Le cifre di questa stagione fanno segnare un vero e proprio record sul piano numerico - afferma con soddisfazione Federico Scaramellini, direttore del Consorzio di promozione turistica della Valchiavenna -. Sono stati acquistati duemila pacchetti, nel 98% dei casi da stranieri, e complessivamente si sono registrati novemila passaggi, sia nei week-end che durante la settimana, da giugno a settembre. E non va dimenticato l’aspetto qualitativo: si tratta di gruppi composti in media da trequattro persone, particolarmente attenti alle specificità del territorio. Il bilancio è estremamente positivo. Siamo già attivi per la preparazione della stagione del 2010, nella quale celebreremo i dieci anni di Via Spluga». Gli operatori del settore hanno già espresso la propria soddisfazione. Anche nei musei ci sono stati ottimi riscontri attraverso la promozione delle visite attraverso la consegna di biglietti d’ingresso agli escursionisti. S.BAR. dere i prodotti che abbiamo coltivato con tanta fatica e cura è un motivo di grande soddisfazione», hanno spiegato i ragazzi del Centro. Venerdì alcuni di questi prodotti sono stati gli ingredienti più gustosi di una cena a km zero, almeno per la frutta e la verdura. Nel menù hanno trovato spazio sedano e melanzane insieme agli affettati, fagiolini, patate, erbette e catalogna con l’arrosto e la zucca nel tortino. Alla serata, oltre ai venticinque ragazzi del Centro, agli operatori e ai familiari, hanno preso parte anche i rappresentanti dell’associazione “Il quadrifoglio”. Erano presenti anche Sandro Braga, presidente della Fondazione Casa di riposo, il sindaco Maurizio De Pedrini e il vice Gianfranco Cerfoglia per il comune di Chiavenna e Luca Della Bitta, sindaco di Verceia e presidente dell’assemblea distrettuale dei sindaci. «Il Cdd di Chiavenna è un vero e proprio luogo d’eccellenza nei servizi - spiega Della Bitta -. Come amministratori apprezziamo sia la preparazione dello staff che il programma delle iniziative, caratterizzato da un ventaglio di attività davvero rilevante». Della Bitta, che oltre a essere primo cittadino di Verceia conosce il settore da vicino visto che lavora come assistente sociale, si sofferma anche sul legame fra la struttura di via VILLA HA IL SUO VESSILLO È stato presentato il 4 novembre il gonfalone comunale che rappresenta d’ora in poi la comunità di Villa di Chiavenna. La decisone è stata presa dall’attuale maggioranza comunale, guidata dal sindaco Giglio Maraffio, recuperando il lavoro svolto negli anni Settanta da un’apposita commissione che si adoperò per definire lo stemma del paese, che non ne possedeva uno. Al progetto lavorò anche lo storico Guido Scaramellini, attuale presidente del Centro studi storici valchiavennaschi. L’iniziativa promosse le ricerche nell’araldica locale, permettendo di recuperare vecchi simboli rappresentativi del paese. Il gonfalone ufficiale è stato presentato in anteprima alla stampa sabato dal sindaco Maraffio, nella sala consiliare. Su campo bianco campeggia un grande ponte in pietra simbolo dell’unione e del collegamento tra le comunità italiane e svizzere attraverso la frontiera che separa Villa da Castasegna. Sulla sinistra del ponte si erge solitaria una torre, che rappresenta la vedetta. Sotto, una grande “v” divide in tre lo scudo. In origine il gonfalone fu adottato da numerosi comuni medioevali, appeso per un lato minore ad un’asta orizzontale a sua volta incrociata con una verticale. G.L.P. Raschi e la comunità valchiavennasca. «Il nostro Cdd ha saputo instaurare molti contatti con le istituzioni e le associazioni di volontariato aggiunge -. Questo aspetto è fondamentale per gli utenti che attraverso le iniziative del Cdd diventano protagonisti di manifestazioni promosse nei singoli paesi. Sono tante e tutte interessanti le attività promosse dal Cdd di Chiavenna. Lavoretti con il legno, tanta musica e persino due film. Il gruppo di ergoterapia si dedica al lavaggio di auto e ai lavori di falegnameria, realizzando piccoli oggetti di legno. Il Cdd ha anche un gruppo folkrock, i Tiramisù. Venerdì 6 novembre, alle ore 21.00, all’oratorio di San Cassiano ci sarà un concerto della band del Centro. Altri utenti prendono parte ai due laboratori sulle emozioni. C’è anche un’area culturale e didattica: è composta da un gruppo che lavora per l’aggiornamento di un blog, da una redazione del giornale del Centro e dai laboratori di comunicazio- ne sui linguaggi alternativi. Non manca lo sport: ci sono diverse attività con la fisioterapista, oltre alle lezioni in piscina, alle gite con gli sci e al pattinaggio. Negli ultimi mesi il Cdd si è trasformato anche in un set cinematografico. Utenti e operatori stanno lavorando nella realizzazione di due film. Il primo è una storia ideata da Nicola Falcinella, l’altro - “Out of time” è tutto “made in Cdd”. Venerdì durante la festa è stato presentato al pubblico il trailer di quest’ultimo lavoro. Il Cdd è gestito dalla Cooperativa Nisida (www.nisida.coop), una realtà nata in Valchiavenna proprio per rispondere alle esigenze delle persone disabili e delle loro famiglie. Tra le attività della Nisida c’è anche la gestione dell’ostello del “Deserto”, una struttura che raccoglie l’attenzione di gruppi di turisti per il pernottamento, ma anche di molte associazioni valchiavennasche per la disponibilità di spazi ampi e funzionali come le cucine e i saloni. S.BAR. P A G I N A 32 CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 TRAONA INIZIATIVA CON LA «PICCOLA OPERA» La cucina del cuore... Nel corso della presentazione - che ha coinvolto le sorelle della Piccola Opera rappresentate dalla direttrice sorella Anna - Paolo Lorenzini e Dorotea Bianchini, curatori del volume - sono state illustrate alcune ricette, intervistando sorella Nicolina. L’occasione è servita anche per anticipare la nascita del progetto “Una dolcezza È stato presentato la scorsa settimana Le ricette di sorella Nicolina. Questo libro raccoglie ricette che sorella Nicolina ha ereditato e custodito gelosamente, e che da oltre quarant’anni sono da lei utilizzate per allietare i palati di tutti coloro, bambini, ragazzi e non, che vivono alla Piccola Opera di Traona. La Piccola Opera, da oltre cinquant’anni, contribuisce alla crescita armonica degli ospiti della casa dove “il mangiare bene è il primo contri- buto per vivere bene”. Con questo pensiero Amelia Pierucci, fondatrice delle Minime Oblate, Istituto Religioso che gestisce la struttura, ha sempre voluto sottolineare l’importanza che riveste la buona cucina per creare un clima di famiglia. Acquistando il volume sarà possibile contribuire alla realizzazione di alcuni progetti ed iniziative che aiuteranno a far vivere questa importante realtà, unica nel suo genere, nella provincia di Sondrio. Il volume, composto da una settantina di pagine a colori, svela i segreti - o almeno una parte - della cucina di suor Nicolina, tanto apprezzata per i suoi deliziosi manicaretti. In abbinamento, ogni pagina presenta alcune immagini suggestive della storia della Piccola Opera. L’iniziativa editoriale è stata promossa dall’associazione educativa “Immacolata” onlus di Chiavenna. Molte le autorità che hanno preso parte alla serata. PROGETTI TANTE E DIVERSE LE REALTÀ BENEFICIARIE DEI FONDI il secondo bando di Pro Valtellina rte, cultura e ambiente, ma anche educazione e sensibilizzazione dei cittadini da un lato, promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico e naturalistico dall’altro. Con il Secondo Bando 2009, pubblicato la primavera scorsa, la Pro Valtellina ha concentrato la sua attenzione, e le sue risorse economiche, su ambiti che più di altri caratterizzano la sua azione, puntando però sull’innovazione, sul coinvolgimento dei privati e sulla collaborazione a più livelli per ottimizzare le risorse. La volontà, esplicata nei requisiti richiesti dal bando, è stata quella di soste- A nere progetti realmente significativi in grado di sviluppare azioni sinergiche e di catalizzare l’interesse della comunità. Su questi presupposti, il Consiglio di Amministrazione presieduto da Marco Dell’Acqua ha deliberato la concessione di 43 contributi esaurendo la dotazione finanziaria di 400 mila euro garantiti da erogazioni della Fondazione Cariplo. «In questi settori le necessità sono crescenti e le disponibilità degli Enti Pubblici sempre più scarse, perciò crediamo di aver fornito un aiuto concreto a tante realtà provinciali che, altrimenti, sarebbero state in sofferenza – spiega il presidente Marco Dell’Ac- qua –. Ci siamo scrupolosamente attenuti ai requisiti richiesti dal bando premiando i progetti che ne hanno colto più di altri le opportunità. Arte, cultura e ambiente rappresentano un patrimonio di inestimabile valore che è nostro dovere non solo conservare ma anche valorizzare e promuovere come fattori di sviluppo sociale ed economico. La nostra provincia ha una ricchezza di cui forse è poco consapevole e attraverso queste azioni come Pro Valtellina e come Fondazione Cariplo (Dell’Acqua è anche membro della Commissione Centrale di Beneficenza dell’organismo filantropico lombardo, ndr) intendiamo colla- A SONDRIO, ALLA CREDARO, UNA MOSTRA NUMISMATICA La Banca Popolare di Sondrio, per celebrare l’ottantacinquesima Giornata Mondiale del Risparmio, organizza, fino al 14 novembre, presso la “Biblioteca Luigi Credaro” in Sondrio, la mostra: “Il Notgeld e la grande inflazione – Germania 1914 – 1923”. La rassegna ha per oggetto alcuni pezzi rari di “monete di emergenza” (notgeld) che vennero diffuse in Germania agli inizi della Prima Guerra Mondiale, in sostituzione delle monete correnti, fatte oggetto di accaparramento. Per certi aspetti, il “notgeld” si può paragonare ai nostri miniassegni di qualche decennio fa, anche se nel caso di specie l’emissione ebbe luogo a causa di una catastrofica inflazione dell’epoca, tant’è che il “notgeld” si sostituì a tutti gli effetti alla moneta corrente per l’acquisto dei beni di prima necessità. I pezzi esposti presso la “Biblioteca Luigi Credaro” sono particolarmente pregiati oltre ad essere, a volte, delle vere opere d’arte. La collezione è di proprietà di un privato che è legato a un sodalizio di collezionisti della provincia di Sondrio (Circolo Culturale Collezionistico Chiavennasco) noto a livello nazionale. «POMERIGGI MUSICALI» IN ONCOLOGIA A SONDRIO Prosegue la quarta edizione de “I Pomeriggi Musicali dell’Oncologia”, evento organizzato dall’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, in collaborazione con Univale onlus, la Civica scuola di musica della provincia di Sondrio e l’Associazione culturale ASMA. I prossimi due appuntamenti sono: “Musica in relazione” il 28 novembre; “Buon Natale in musica” il 19 dicembre. Le manifestazioni sono gratuite e aperte al pubblico di parenti ed amici. «I concerti dell’Oncologia – osserva il direttore Alessandro Bertolini – sono il mezzo più utile per trasformare, nell’immaginario collettivo, la visione oggi imperante di un ospedale quale luogo tecnologico, originatore di timori oscuri, in luogo aperto alla società civile e quindi più umano. I concerti abbattono le barriere tra chi ha bisogno e chi cura». borare con la comunità per far crescere una nuova coscienza fra i cittadini, a cominciare dai più giovani». Tra le numerosissime richieste presentate entro il termine del 15 settembre scorso da parrocchie, enti pubblici e associazioni, suddivise tra i cinque comprensori della provincia, con una prevalenza di progetti provenienti dal sondriese e dalla Bassa Valle, ne sono state finanziate 43, quelle che rispondevano ai requisiti espressamente indicati nel bando, che sono state attentamente valutate dal Consiglio di Amministrazione della fondazione. L’elenco dettagliato dei beneficiari è consultabile sul sito internet www. provaltel lina. org. Le richieste ammontavano a poco meno di 800mila euro a fronte di progetti per un valore totale di tre milioni. Quattrocentomila gli euro distribuiti, tutti quelli messi a disposizione, assegnati per il restauro di chiese o di beni architettonici e artistici di particolare pregio, per lo sviluppo di programmi di educazione ambientale, per eventi culturali e musicali e per iniziative di vario genere che coinvolgono la comunità provinciale, i turisti e le scuole. Numerosi i temi oggetto delle richieste: dall’arte alla fotografia, dai percorsi educativi alla sentieristica, dalla fotografia all’acqua fino alle tradizioni e all’astronomia. I progetti sono stati finanziati fino a un massimo del 50% con contributi di diversa entità compresi tra i tremila e i 25 mila euro: la quota re- d’amore” che sarà presentato successivamente e il cui logo campeggia già sulla copertina del libro. Come detto il ricavato della vendita del libro, che presto sarà disponibile nei punti autorizzati, servirà per sostenere iniziative e attività della Piccola Opera che dà asilo e alloggio ai minori in difficoltà e anche alle loro famiglie. LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO Nella seconda settimana di novembre Unitre di Sondrio propone le seguenti attività: lunedì 9, Arturo Mapelli, presidente del Comitato di Bioetica ed ex primario di rianimazione del Policlinico San Matteo di Pavia, presso la sala Vitali del Credito Valtellinese, presenterà La bioetica come problema anche sociale; mercoledì 11, Ettore Napoli, primo docente di Storia della musica al Conservatorio di Milano, parlerà di Claudio Monteverdi e la nascita dell’opera: da Mantova a Venezia, da palazzo Gonzaga al teatro pubblico; giovedì 12 alle ore 15.30, presso il cinema Excelsior verrà proiettato a prezzo ridotto (euro 4) il film d’essai in programma per la sera; venerdì 13, Giacomo Mojoli, docente presso l’Università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo e vice presidente del movimento internazionale Slow Food, proporrà i Nuovi modelli gastronomici per una buona alimentazione; lunedì 16, Francesca Orestano, docente di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Milano, esporrà L’opera narrativa di Virginia Woolf: un universo tutto al femminile. Tutti gli incontri, salvo diversa indicazione, si tengono presso la sede di Unitre in via Cesare Battisti 29 a partire dalle ore 15.30. A Tirano, invece, l’Unitre locale propone sabato 7 alle 16, in collaborazione con l’Amministrazione comunale il Collegamento con Gian Luigi Rondi in ricordo del fratello Brunello, nato a Tirano; martedì 10 alle ore 15.00, Eliana e Nemo Canetta, studiosi di demo-etno-antropologia, parleranno delle loro esperienze di viaggio trattando il tema Luci di speranza nella Russia del Nord: dai Gulag alla riscoperta della Russia vecchia e nuova; venerdì 13 alle ore 15.00, il socio di Unitre, Marcello Iafisco, curerà il cine-caffè proponendo Film e Registi degli anni Cinquanta; martedì 17 alle ore 15.00, la naturalista Edy Romani terrà una lezione di scienze su Minerali e cristalli della Valle di Poschiavo e della media Valtellina. stante dovrà essere coperta dai beneficiari con fondi propri e i progetti realizzati entro il 3 novembre del 2010. Il Secondo Bando 2009, così come il Primo incentrato sull’area del sociale, è un “bando a raccolta”, che impegna cioè i destinatari delle donazioni a trovare contributi, in questo caso pari al 30% di quanto loro assegnato: così la Pro Valtellina potrà quindi incrementare il Fondo patrimoniale di 120 mila euro. E il traguardo dei cinque milioni di raccolta che, una volta raggiunto, consentirà alla fondazione comunitaria di riceverne altrettanti da Fondazione Cariplo, è sempre più vicino. «Ormai siamo a quattro milioni, dopo che nelle ultime settimane abbiamo avuto i contributi del Comune di Sondrio e Aler, che hanno versato 50 mila euro ciascuno – spiega il presidente Dell’Acqua –. Si tratta di un segnale molto importante per noi e per l’intero territorio: confido che la sensibilità e l’attenzione dimostrate dai due enti contribuiscano a far crescere la fiducia dei cittadini nei confronti della Pro Valtellina. Perché sostenere la fondazione comunitaria significa contribuire al perseguimento dei suoi scopi statutari: il miglioramento della qualità della vita, la crescita sociale e culturale del nostro territorio». CRONACA SondrioVolontariato IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 SONDRIO INCONTRO IL 6 NOVEMBRE ALLE ORE 20.45 IN SALA VITALI Diritto al cibo per tutti L a Bottega della Solidarietà di Sondrio, realtà attiva dal 1992 nella promozione del commercio equo e solidale, invita tutti gli interessati a partecipare all’incontro pubblico Cibo: diritto, identità, territorio, che si tiene venerdì 6 novembre alle ore 20.45 presso la Sala Vitali in via delle Pergole a Sondrio. La serata è organizzata nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e informazione “Diritto al cibo” (www.dirittoal cibo.it), nata in seno al consorzio Ctm altromercato e sostenuta da più di 100 botteghe del commercio equo e solidale in tutta Italia. Interverranno Vittorio Rinaldi, antropologo ed esperto di cooperazione internazionale, Paolo Ciapparelli, presidente dell’associazione Produttori Valli del Bitto – presidio Slow Food, Piero Roccatagliata e Patrizio Mazzucchelli del presidio Slow Food grano saraceno della Valtellina. Il diritto al cibo è riconosciuto a livello internazionale dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma, come altri diritti previsti dal- la Dichiarazione, resta, di fatto, un diritto a molti negato. Più di un miliardo di persone soffrono la fame e le ragioni non stanno in una carenza di cibo, ma nell’impossibilità di accedere al cibo, impossibilità determinata da decenni di politiche agricole internazionali che hanno smantellato i si- stemi agricoli regionali a favore di un’agricoltura industrializzata e fortemente orientata all’esportazione. Il cibo, oltre ad essere indispensabile per la vita di ogni essere vivente, è anche espressione della cultura e dell’identità di un popolo ed ha un portato simbolico, oggi spesso ignorato. E come negare il legame tra il cibo e il territorio? La produzione del cibo può essere altamente dannosa per l’ambiente (pensiamo solo alla deforestazione in sudamerica per fare posto ai pascoli destinati ad ingrassare bovini, all’inquinamento ambientale legato all’utilizzo di pesticidi, da cui non è immune nemmeno la provincia di Sondrio, alla scomparsa della biodiversità per favorire poche colture…), ma può costituire anche un fattore per la conservazione, la tutela e la valorizzazione del territorio. L’incontro del 6 novembre “Cibo: diritto, identità, territorio” prenderà in esame le dinamiche globali che condizionano l’accesso al cibo e la realtà di Valtellina e Valchiavenna. «Ci auguriamo - dicono i promotori - che questa serata possa essere non solo una occasione di conoscenza e di informazione, ma anche uno stimolo a ripensare al nostro ruolo di consumatori che, se esercitato con consapevolezza e spirito critico, può contribuire a modificare e orientare le politiche legate alla produzione e alla commercializzazione del cibo». SONDRIO IL PROGETTO È PROMOSSO DAL CENTRO LAVOPS Mappatura della città antibarriere roMuovere-Accessibilità per tutti. Un progetto per dotare la città di Sondrio di una mappa dell’accessibilità e ripensare l’ambiente urbano per renderlo realmente godibile e accessibile a tutte le fasce della popolazione. Lo realizzerà Lavops con un giovane neolaureato valtellinese grazie al Bando dell’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale di Sondrio “Giovani strategie per lo sviluppo e l’innovazione” sul Piano Locale Giovani, promosso dal Ministero delle Politiche Giovanili e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Il progetto si propone di sensibilizzare la comunità locale promuovendo il tema e la cultu- P ra dell’accessibilità urbana e facendo interagire i diversi attori sociali interessati, in primis il comune di Sondrio e le associazioni del territorio, così da realizzare una ricerca sull’accessibilità urbana nella città di Sondrio e permettere al comune capoluogo di avere una mappa aggiornata delle barriere presenti in città. L’intento finale è quello di migliorare la qualità della vita di soggetti deboli del territorio, come anziani, disabili e bambini, che risultano fortemente limitati nella loro vita sociale dal perdurare di barriere architettoniche, che influiscono sulla loro autonomia. «Questo lavoro è strategico non solo per porre l’attenzione sulla si- MORBEGNO: CAROVANA ANTIMAFIE Domenica 15 novembre a Morbegno ci sarà la tappa valtellinese e valchiavennasca della Carovana Antimafie. Il gruppo arriverà in piazza Sant’Antonio alle ore 10.00; seguirà un incontro pubblico all’Auditorium Sant’Antonio con la testimonianza dei “carovanieri”. Alle ore 12.30 è in programma il “pranzo della legalità”, a base di prodotti di Libera Terra, del commercio equo-solidale e a “km 0” presso la mensa sociale (contributo di 15 euro). Prenotazioni entro il 14 novembre al 338-2707979 (Tonino) e 333-8086759 (Patrizia). La tappa provinciale della Carovana continuerà alle ore 14.00 con una sosta nel chiostro di Sant’Antonio, dove si potranno trovare banchetti informativi delle associazioni promotrici. Alle ore 15.00 la Carovana proseguirà per altre tappe. tuazione dell’accessibilità urbana nella città di Sondrio, ma anche per permettere alle associazioni di lavorare insieme al fine di ragionare su un nuovo modello di città che possa essere più accogliente e fruibile per tutti – spiega Massimo Pinciroli, direttore del Centro Servizi per il volontariato Lavops – promuovere la cultura dell’accessibilità aiuterà ad incrementare l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale e socioeconomica della città. Le politiche che hanno come obiettivo il miglioramento dell’accessibilità degli ambienti fisici e sociali urbani contribuiscono a favorire l’equità sociale». Il progetto prenderà avvio con l’attivazione e lo sviluppo di una rete di attori sociali e la crea- zione di un gruppo di lavoro composto da organizzazioni di volontariato e associazioni (tra cui la FAD-Federazione delle Associazioni Disabili in provincia di Sondrio, l’associazione “Tecnici Senza Barriere” e associazioni dell’area anziani), altre realtà del Terzo Settore, istituzioni e tecnici in grado di collaborare per co-progettare e realizzare l’analisi e la rilevazione dei bisogni e delle problematiche in relazione all’accessibilità urbana nella città di Sondrio. Il giovane neo laureato sarà coinvolto sin dalle fasi di progettazione e sarà il cardine operativo intorno al quale ruoteranno i consulenti esterni e gli operatori dello staff Lavops. La rete attivata, con il coordinamento costante del CSV, P A G I N A 33 FUORI PORTA: SPORT E DISABILITÀ SI INCONTRANO IL PROSSIMO APPUNTAMENTO A MORBEGNO IL 27 NOVEMBRE Si è svolto la scorsa settimana il primo appuntamento del progetto “Fuori porta” proposto da Anffas (Associazione nazionale di famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e Coni – Comitato provinciale di Sondrio. È stato il primo di una lunga serie di appuntamenti ed ha avuto come palcoscenico l’oratorio del Sacro Cuore del capoluogo. Una ottantina di ragazzi (con una quindicina di accompagnatori) ha dato vita all’incontro affrontandosi nelle tre discipline previste: calciobalilla, freccette e calcio a 5. “Fuori porta” è un suggerimento, una richiesta che parte da Anffas e che, all’interno di un progetto dedicato alla coesione sociale, vuole proporre a tutta la comunità della provincia di Sondrio una sfida. Uscire fuori porta oggi è sempre più difficile a causa di paure, condizionamenti e problematiche relazionali; la sfida è quella di trovare il coraggio per andare all’aperto, staccarsi dal vischio televisivo, mediatico, virtuale per riabituarsi a condividere momenti insieme, per creare e ricreare forme di aggregazione il più possibile esenti da eccessiva professionalizzazione e disumanizzazione. Una ricerca di semplicità e solidarietà in attività collettive fondate sul divertimento e sulla condivisione. Anffas e Coni propongono questa sfida utilizzando lo “strumento” dello sport grazie alla collaborazione con Lavops e numerose altre realtà che operano nel sociale senza scopo di lucro, in sinergia con alcune società sportive della provincia di Sondrio. Queste le azioni che si vogliono proporre: promuovere delle manifestazioni sportive in diverse località della provincia di Sondrio; fornire la possibilità di effettuare delle esperienze per avvicinarsi a vari tipi di sport; offrire a persone, a gruppi e associazioni la possibilità di svolgere un’attività di volontariato sportivo piacevole con la possibilità di effettuare dei momenti di incontro per verificare l’interesse e valutare la frequenza degli incontri; proporre dei momenti di conoscenza e esperienza all’interno di associazioni sportive per poi valutare se per alcune persone sarà possibile proseguire la pratica dello sport sperimentato, superando gli ostacoli dati da scarsa conoscenza, pregiudizi culturali e “fisici” (trasporti, barriere architettoniche). Si vorrebbe infatti realizzare un incontro tra associazioni sportive che intendono aprirsi e fornire “ospitalità” e coinvolgimento attivo a persone con disabilità e a persone appartenenti alle cosiddette “fasce deboli” sia attraverso le relative associazioni, cooperative, famiglie sia attraverso un contatto con le singoli persone. Per tale azione è stata prevista la presenza iniziale di educatori per poi valutare la possibilità di frequentare l’associazione sportiva senza di essi. Prossimo appuntamento alla palestra del Comune di Morbegno, in piazza S. Antonio, il 27 novembre con un torneo di pallavolo riservato a ragazzi con disabilità intellettive – disagio psichico. produrrà una mappatura sull’accessibilità e la fruibilità dei luoghi in termini fisici, attraverso verifiche sul territorio che coinvolgeranno sia gli “utenti” finali rappresentati dalle associazioni di volontariato che tecnici (in particolare con l’aiuto dell’associazione “Tecnici Senza Barriere” e dell’Ufficio Tecnico del Comune) in grado di individuare gli impedimenti alla mobilità presenti sul territorio. Il progetto godrà della supervisione scientifica del Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi di Milano. «Ci auguriamo che il lavoro di ricerca e sensibilizzazione pubblica possa stimolare in seguito lo sviluppo di interventi edilizi di riqualificazione strutturale di spazi urbani pubblici e privati – sottolinea Pinciroli – e contribuire all’attivazione di aziende del mondo imprenditoriale locale verso il tema dell’accessibilità, generando anche un ritorno di carattere socio-econo- mico sul territorio». Il concetto di accessibilità urbana si collega al concetto di buona fruibilità degli spazi che compongono la città, siano essi aperti o chiusi, quindi l’accessibilità ad un luogo. L’accessibilità urbana può però essere ripensata anche in termini dei bisogni che spingono ad andare in una determinata zona della città. In questo caso si parlerà di accessibilità basata sul tipo di attività che si vuole fare in un luogo preciso: lavorative, personali, del tempo libero... «Per il CSV sarebbe importante riuscire ad analizzare in futuro non solo l’accessibilità ai servizi e alle attività in determinati luoghi, come ospedali, negozi, scuole, parchi, uffici… – conclude il direttore di Lavops – ma anche legare il concetto di accessibilità alle relazioni sociali; infatti quanto più per una persona sarà facile raggiungere la rete di familiari e amici, tanto più si sentirà sostenuta e integrata socialmente». CRONACA P A G I N A 34 Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 TIRANO AL VIA IL QUARTO CORSO, QUEST’ANNO INTITOLATO ALLA MEMORIA DI MONSIGNOR PEDRINI Gli «accompagnatori pastorali» S abato 24 ottobre, nel salone “Beato Mario” di Madonna di Tirano, si è tenuta la prima lezione del 4° corso di formazione per “accompagnatori pastorali” dell’Associazione “Terzo Millennio” operanti presso il Santuario “Basilica dell’Apparizione della Madonna di Tirano”. L’invito a partecipare, rivolto anche ai volontari dell’Università delle Tre Età e dell’associazione “Amici Anziani” di Tirano che collaborano all’apertura completa del Santuario nei mesi da giugno a settembre, è stato accolto da numerose persone. Dopo l’intervento di Giuseppe Garbellini che ha parlato dettagliatamente delle attività degli accompagnatori pastorali di Terzo Millennio, ha introdotto i lavori il presiden- te di “Terzo Millennio” Angelo De Michielli che, oltre che ringraziare i numerosi presenti, il rettore mons. Aldo Passerini per l’ospitalità, ha presentato il relatore prof. Gianluigi Garbellini, cultore di storia e di arte della Valtellina ed in modo particolare di questo Santuario e socio onorario di Terzo Millennio, che ha guidato i presenti, attraverso l’ausilio di diapositive, nella lettura critica del Santuario della Madonna, il più importante monumento del Rinascimento in Valtellina, in un interessante excursus sulla storia con particolare riguardo le profonde significanze religiose e devozionali dello stesso, per quanto riguarda in modo particolare le novità dal punto di vista storico, artistico, architettonico. IL GIRO D’ITALIA IN PROVINCIA DI SONDRIO «Il nostro territorio avrà un’altra grande occasione per mostrarsi al grande pubblico e per promuovere la sua offerta turistica, le sue bellezze paesaggistiche e le sue eccellenze enogastronomiche. Per il terzo anno consecutivo e per la sesta volta negli ultimi otto anni, gli organizzatori del Giro d’Italia hanno scelto la provincia di Sondrio. Per tutti noi che ci abbiamo creduto, proponendo anche per la prossima edizione le nostre candidature, è una grande soddisfazione. Queste due tappe premiano il lavoro e l’impegno di Enti Pubblici e operatori privati che hanno unito le forze e le risorse finanziarie per raggiungere l’obiettivo comune di offrire al territorio l’opportunità di sfruttare la vetrina mondiale e l’eco mediatica del Giro d’Italia». Così l’assessore provinciale al Turismo e allo Sport Alberto Pasina che la scorsa settimana ha guidato la delegazione sondriese alla presentazione del Giro d’Italia 2010, a Milano. La prossima edizione della corsa rosa, la 93esima, partirà l’8 maggio da Amsterdam e si concluderà il 30 maggio a Verona. Dopo il passaggio delle scorse edizioni, per il 2010 la Valtellina entrerà in scena nella parte conclusiva, quella decisiva per l’assegnazione della maglia rosa finale. La carovana, composta da tremila persone fra ciclisti, tecnici, giornalisti e operatori, arriverà in Valtellina venerdì 28 maggio con la tappa che si concluderà ad Aprica, dopo che i corridori avranno superato Mortirolo e Santa Cristina. Il giorno successivo, sabato 29 maggio, la tappa, la penultima del Giro e quindi decisiva, partirà da Bormio: i ciclisti saranno attesi dal Gavia dal quale probabilmente uscirà il vincitore della 93esima edizione. INAUGURAZIONE NUOVO REPARTO DI MEDICINA TRASFUSIONALE ALL’OSPEDALE DI SONDRIO Sabato 14 novembre, presso l’Aula Magna dell’ospedale di Sondrio ci sarà l’inaugurazione della nuova sede dedicata alla donazione di emocomponenti del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del nosocomio del capoluogo. Il programma prevede, a partire dalle ore 10.30, dopo i saluti del direttore generale Marco Votta e quelli delle autorità; alle ore 11.00 ci sarà la relazione La programmazione regionale della raccolta di emocomponenti, con Davide Rosi, Responsabile Centro Regionale di Coordinamento e Compensazione - Regione Lombardia; alle ore 11.15, Il contributo del Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia di Sondrio al piano di autosufficienza regionale, con Claudio Velati, Direttore del DMTE di Sondrio; alle ore 11.30 La cooperazione tra istituzione associazionismo volontario, con Bruno Mazzini, presidente AVIS Provinciale di Sondrio; seguirà, intorno alle ore 11.45, il taglio del nastro e visita alla nuova sede. Questo Santuario è per eccellenza il cuore della devozione mariana della Valle, il luogo di identificazione per eccellenza dei valtellinesi e il punto di riferimento nei momenti difficili della storia, tanto da meritare il riconoscimento ufficiale dal pontefice Pio XII che proclamò solennemente nel 1946 la Madonna di Tirano “Patrona celeste della Valtellina”, titolo che onora la Sua materna presenza di cinquecentocinque anni nella valle dell’Adda... Particolarmente significativa la relazione del prof. Gianluigi Garbellini attinente ai recenti restauri dell’abside, della cantoria, della statua di san Michele, e dell’ancona lignea già nello xenodochio di santa Perpetua. De Michielli, interpretando il pensiero ed i sentimenti di tutti i partecipanti, ha brevemente ricordato il caro socio monsignor Ugo Pedri- ni, al quale è dedicato questo 4° corso di formazione, prima con una preghiera personale, poi ricordando che don Ugo, nel 2003, con la sua solita bravura, aveva concluso la bella giornata del corso di formazione con dei consigli, delle riflessioni per gli accompagnatori pastorali di Terzo Millennio. Il suo intervento aveva avuto un taglio chiaramente pastorale che è sempre attualissimo: «i “volontari” che accompagnano i visitatori nei santuari valtellinesi e valchiavennaschi, non sono assimilabili a guide turistiche. Il loro compito non è principalmente quello di fare apprezzare le bellezze architettoniche e i pregi artistici di cui sono ricche le chiese più amate e frequentate da tutti noi. Essi devono aiutare a scoprire i messaggi, di cui i Santuari mariani sono depositari e a percepirne la forza e l’attualità. Gli “accompagnatori pastorali” si pongono al servizio di coloro che, per qualsiasi motivo, sostano in queste “oasi dello spirito” per ritrovare in se stessi la volontà di vivere con entusiasmo la fede del Battesimo». «Caro don Ugo – dicono i volontari – non dimenticheremo mai le tue parole, i tuoi insegnamenti, noi “Accompagnatori pastorali volontari” di Terzo Millennio ne faremo tesoro per la nostra attività di volontariato che, anche quest’anno, da maggio a settembre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica, dalle ore 12.30 alle ore 14.30, ha ancora accolto e accompagnato ben oltre 10.000 pellegrini». Successivamente, la presenza di mons. Aldo Passerini, rettore del Santuario, è stata di particolare apporto, sottolineando la fattiva presenza degli accompagnatori pastorali volontari in Basilica e puntualizzando alcuni passaggi e interventi operativi nel Santuario. Alle ore 18.00 è stata celebrata una santa messa in ricordo del socio onorario mons. Ugo Pedrini, mancato recentemente e che, fin dagli inizi, ha seguito, formato e sostenuto gli accompagnatori pastorali di Terzo Millennio, donandoci un Inno a Maria Santissima di Tirano che rimane preziosa e perenne testimonianza della sua particolare devozione mariana. Il secondo incontro, tenuto da mons. Aldo Passerini, è previsto per il 20 novembre e il terzo incontro, con il prof. Gianluigi Garbellini è stabilito in data 23 gennaio 2010. POSCHIAVO RECITAL SU UN SANTO ATTUALE L e comunità parrocchiali della Valposchiavo stanno vivendo una mini-missione popolare. Tra gli appuntamenti proposti, in collaborazione con l’associazione “Padre Francesco Pianzola”, assieme alle suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace ci sarà il musical “Don Niente”. Lo spettacolo, che sarà presentato sabato 7 novembre, alle ore 20.00, nelle palestre comunali di Poschiavo, condurrà gli spettatori a conoscere la vita di padre Pianzola, di cui saranno tratteggiati gli aspetti più vivi della sua spiritualità, molto attuale. La passione di essere annunciatore del Vangelo nella sua terra, prediligendo i poveri, gli umili, i dimenticati delle campagne e delle fabbriche, spinge padre Pianzola alla predicazione itinerante, rivolgendosi al popolo e ai giovani. Padre Francesco, è il fondatore dei Padri Oblati diocesani dell’Immacolata e delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace. I Padri Oblati, espressione della scelta radicale della vita missionaria nella Chiesa locale, sono pronti a condividere la situazione della gente. Un progetto semplice il suo: «Oblato vuol dire povero strumento delle meraviglie di Dio – affermava –. Mi studierò di essere un don Niente». P A G I N A 35 SPOR T SPORT IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009 SPORT E CULTURA FINO AL 10 GENNAIO A MENDRISIO, IN TICINO, UN’INTERESSANTE MOSTRA Alla scoperta degli atleti di Zeus Le gesta dello sport e delle gare tramandate dalle antiche civiltà esposte nella vicina Svizzera Un discobolo intento al lancio, raffigurato su un’anfora pagina a cura di LUIGI CLERICI P resso il Museo d’arte di Mendrisio viene presentata, fino al 10 gennaio, una vasta mostra dedicata all’arte dell’antichità classica. Organizzata in occasione degli ultimi Mondiali di ciclismo su strada a Mendrisio, il tema dell’esposizione è la figura dell’atleta. Attraverso 150 oggetti, dalla scultura all’arte vascolare, dai bronzi alle piccole terrecotte, viene indagata l’importanza della figura dell’atleta, e del suo gesto, nelle arti , così come sono stati concepiti dall’origine nella cultura occidentale e quindi tramandati, immutati, fino ai nostri giorni. Un’esposizione che, fra torsi, teste, anfore, bronzi, coppe, oggetti tipici del mondo delle palestre, strigili e boccette di oli profumati, mira a rievocare tutto il fascino del mondo dello sport nell’antichità, i suoi valori e le sue storie mitiche. Una mostra di antichità classica che ospita pezzi provenienti dalle collezioni archeologiche di alcuni tra i maggiori musei europei: Augusta, Basilea, Berna, Dresda, Erlangen, Francoforte, Ginevra, Karlsruhe, Kassel, Losanna, Monaco, Würzburg e Zurigo. Nell’antica Grecia l’attività sportiva assume un ruolo predominante nella formazione individuale, è un elemento decisivo nella strutturazione del tessuto sociale dell’epoca. Nell’Iliade (fine dell’VIII secolo a.C.) i giochi funebri dedicati a Patroclo servono a garantire la coesione della comunità e, allo stesso tempo, ribadiscono l’eccellenza degli eroi. Con il concetto di “bello e buono” si designa un ideale maschile assoluto, dove l’aspetto estetico è diretto retaggio della mentalità eroica. Per questa ragione l’atleta vittorioso, nella società greca, beneficia dell’aura epica: le sue vittorie danno lustro alla comunità di appartenenza che, più o meno implicitamente, lo elegge come suo “campione” e figura che la rappresenti il più degnamente possibile. Sullo sfondo della Grecia classica, popolata di atleti alle prese con intensi allena- menti, con la vita dei ginnasti, con gare e vittorie nelle tradizionali discipline olimpiche, prendono vi- ta le vicende narrate da Omero: del grande Ulisse, di Aiace Telamonio, di Antiloco, del valoroso Diomede e di altri eroi dell’Iliade. Ma, prima fra tutte, ancora più antica degli eroi omerici, appare la figura mitologica di Ercole, figlio di Zeus, che per primo traccia le linee di un sacro campo, dedicandolo a suo padre e consacrandolo allo sport ed al culto. La mostra si apre con una sezione incentrata sulle origini del mito e della storia, ricca di capolavori e animata da alcune opere di diverse civiltà (egizia, assira, nuragica oltre che greca), per passare poi alle discipline sportive, alla preparazione in palestra, alle gare ed alle vittorie. Oltre alle competizioni proprie dell’atletica (le corse, il salto in lungo, il giavellotto, il pentathlon) trovano ampio spazio compe- IL “REGNO” DEGLI ATLETI GRECI La vita in palestra Un’anfora esposta a Mendrisio tizioni come il pugilato, il pancrazio (lotta in cui era solo proibito mordere, graffiare ed accecare), le gare ippiche, tutte classiche discipline olimpiche documentate da capolavori come l’Anfora panatenaica coi lottatori, opera di Exekias (540-535 a.C.), il Discobolo in bronzo di epoca romana, ispirato all’originale di Mirone (450 a.C.) o la Coppa dipinta di Macrone, ceramica attica a figure rosse (490 a.C.). Ma il percorso è costellato anche da altri capolavori quali la celebre Choe del Pittore di Achille (480-440 a.C.) o la splendida testa di Diaudumeno, copia romanda da Policleto (420 a.C.) o l’Anfora panatenaica con lottatori, ceramica attica a figure nere del Pittore di Berlino 1833 (490 a.C.) o l’Anfora con l’effige del vincitore, opera del Pittore di Hears (425-400 a.C.), oltre a interessanti e curiosi reperti come la Corona (IV-III sec. a.C.), un Tripone in bronzo dell’epoca di Omero (750 a.C.), un premio per il vincitore, un antico Disco in bronzo, o la Mano di pugile con “caestus” (un primo, antico guantone) in marmo di epoca romana che ricorda i cruenti incontri dipinti con grande verismo dagli antichi su vasi e anfore. PER UNA VISITA La mostra “Gli atleti di Zeus - lo sport nell’antichità” sarà visitabile fino al 10 gennaio 2010 presso il Museo d’arte di Mendrisio (orari: da martedì a venerdì dalle 10-12, sabato-domenica dalle 1018, esclusi i festivi. Lunedì chiuso. Ingresso: euro 7, ridotto e gruppi (da 10 persone): euro 8). Prima di passare all’attività fisica, preparatoria o agonistica, gli atleti greci si cospargevano di olio, per rendere più elastica la loro pelle e per poter meglio scivolare alla presa di un avversario nella lotta. L’uso dell’olio sarebbe stato introdotto quando gli atleti, in particolare i corridori, abolirono il perizoma a favore della nudità completa durante le gare. Coloro che praticavano gli sport pesanti (lotta, pancrazio e pugilato) avevano cura di coprirsi i capelli con apposite cuffie, non solo per non sporcarli ed essere più liberi nei movimenti, ma anche per non offrire una facile presa all’avversario. Dopo l’allenamento gli agonisti si liberavano dello strato di sudiciume della pelle (sabbia, sudore e olio) facendo uso dello “strigile”, una INFORMATIVA PER GLI ABBONATI paletta ri-curva, incavata a canale, con maniLa società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, co, che poteva essere di bronzo, d’argento, d’avorio o di legno du-ro. titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti COMO NUOVA SCONFITTA FOLIGNO FORZA 3 COMO NUOTO IL 5 DICEMBRE AL VIA LA STAGIONE Il convincente pareggio per 0-0 di 2 settimane fa al Sinigaglia aveva dato l’impressione che qualcosa sarebbe potuto cambiare, in meglio, per il Como. Ci ha invece pensato il Foli-gno di Luca Fusi, ex centro-campista di ben altro Co-mo, a riportare l’ambiente a fare i conti con la desolante realtà di soli 8 punti in classifica raccolti e tre soli gol all’attivo in undici giornate di campionato. Gli azzurri di Oscar Brevi sono tornati dall’Um-bria con un nuovo umiliante fardello: 3-0 e classifica sempre più preoccupante con gli azzurri fermi ad 8 punti (solo la Paganese, ferma a 5, ha saputo fare peggio). Si evidenziano, quindi, in maniera lampante le vistose carenze di questa squadra. Dopo tutto, però, non si deve chiamare in causa la sfortuna, ma piuttosto recitare il detto “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Il Como ha vinto anche e molto per fortuna i play-off nel mese di giugno scorso. Ha affrontato largamente incompleto la preparazione e non si è affatto rinforzato per il campionato di I Divisione che è tutt’altra cosa rispetto al passato. Purtroppo tante sembrano le affinità di questa annata con la serie B conquistata, anche in quella situazione per caso dai “monelli di Tar-delli”. Allora in B ci si fermò una sola stagione. Quest’anno ci sono tutte le carte in regola per ripetere una medesima esperienza. La Federazione Italiana Nuoto ha reso noto con anticipo i calendari relativi ai due gironi, Nord e Sud, del campionato di serie A2 di pallanuoto. Nel girone A è inserita la Como Nuoto. Il campionato inizierà il 5 dicembre prossimo, un sabato, come da radicata tradizione. La stagione della compagine lariana è contrassegnata, finora, da incertezza e ambizioni limitate. Sono, infatti, lontani i tempi in cui la Como Nuoto militava in serie A1 riuscendo anche a raggiungere lusinghieri risultati, perfino a livello internazionale con la conquista, ad esempio, della Coppa Comen. Curioso il fatto che le prime due partite della Co-mo Nuoto coincidano con altrettanti inediti derby di serie A/ 2, contro le due neopromosse, ovvero Como Nuoto-Brescia e, sette giorni dopo, Vigevano-Como Nuoto, ovvero il match tra il settebello lariano e la formazione dell’ex mister comasco Rudy Cattino e dei tanti ex in acqua, ora nella rosa avversaria. La terza partita è a Muggiò contro il forte Camogli, poi due uscite insidiose, a Bologna ed a Padova. Un bu-on abbrivo potrebbe far marciare con relativa tranquillità il rinnovatissimo gruppo guidato dal coach Pozzi. Al contrario, una partenza con risultati negativi potrebbe pregiudicare ulteriori risultati positivi. Ultima di campionato contro Trieste. Questo, comunque, il calendario dettagliato della stagione della Como Nuoto 2009/ 2010: 5/12/09 Como Nuoto-PN Brescia (6/3/10); 12/12/09 Vigevano Nuoto-Como Nuoto (13/3/10); 19/12/09 Como Nuoto-RN Camogli (20/3/10); 9/1/10 President BolognaComo Nuoto (27/3/10); 16/1/10 Plebiscito Padova-Como Nuoto (10/4/10); 23/1/10 Como Nuoto-Torino 81 (17/4/10); 30/1/10 PN Bergamo-Como Nu-oto (24/4/10); 6/2/10 Como Nuoto-SC Quinto (2/5/10); 13/2/10 Modena Nuoto-Como Nuoto (8/5/10); 20/2/10 Como Nuoto Chiavari Nuoto (15/ 5/10); 27/2/10 PN Trieste-Como Nuoto (22/5/10). Tra parentesi i match di ritorno. per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. 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