DELLA
CONTIENE INSERTO
ANNO XXXIV
7 NOVEMBRE 2009
E 1,00
P
don AGOSTINO CLERICI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
AGGIORNAMENTO
DEL CLERO
IL CROCIFISSO NELLE
AULE SCOLASTICHE
Sul prossimo numero de Il Settimanale i riflessi approfonditi dell’incontro del clero con il prof.
Gisbert Greshake e il programma completo dell’aggiornamento
del clero.
Al suo
posto...
il vuoto!
DVD E LIBRO
TERRA SANTA
Sono in fase di preparazione il
dvd con le fotografie e il libro con la raccolta di omelie
del Vescovo monsignor Diego
Coletti, le interviste e gli approfondimenti dopo il pellegrinaggio
diocesano in Terra Santa dello
scorso settembre. Testo e dvd saranno a disposizione nel mese
di dicembre. Chi desidera prenotarli può telefonare presso la
segreteria de Il Settimanale allo
031-263533 (da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e
dalle ore 15.00 alle ore 18.00)
AMAREZZA
E PERPLESSITÀ
PER LA LA SENTENZA
DELLA CORTE
EUROPEA
DEI DIRITTI
DELL’UOMO
PRIMO
ANNIVERSARIO
DELLA MORTE
DI MONS.
MAGGIOLINI
La S. Messa nel primo anniversario della morte di mons.
Alessandro Maggiolini verrà
celebrata mercoledì 11 novembre, alle ore 21.00, in Cattedrale: sarà presieduta dall’arcivescovo emerito di AnconaOsimo mons. Franco Festorazzi (il vescovo Diego nei giorni dal
9 al 12 novembre è ad Assisi per
l’assemblea generale straordinaria della CEI). Sacerdoti, comunità parrocchiali, associazioni,
religiose e religiosi sono invitati
a una presenza numerosa. I sacerdoti che desiderassero concelebrare devono portare il camice. Il ritrovo è presso la sacrestia
del Duomo.
PRIMO PIANO a pagina 3
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
overo crocifisso! Non c’è
pace per lui. Adesso ci
si è messa pure la Corte europea dei diritti
dell’uomo, che, accogliendo il ricorso presentato da
Solie Lautsi (moglie finlandese
di un cittadino italiano e madre di due ragazzi che frequentavano una scuola statale di
Abano Terme), ha stabilito che
la presenza dei crocefissi nelle
aule scolastiche costituisce
«una violazione del diritto dei
genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una
violazione alla «libertà di religione degli alunni».
In Italia la questione si era
risolta ribadendo il valore del
crocifisso come simbolo culturale, oltre che religioso, segno
di una identità storica in nessun modo obbligante ad una
fede. Ma la Corte di Strasburgo
ha voluto dare ragione alla contestazione della donna e ha
dato fiato alla tesi secondo cui
il crocifisso in aula “impressionerebbe” i più piccoli, togliendo loro la possibilità di scegliere se aderire o meno ad una religione. Pochi in Italia hanno
ufficialmente esultato per questa decisione (contro cui il governo italiano ha annunciato di
aver presentato ricorso), ma
essa è l’ennesima prova di un
clima avvelenato e di un orientamento culturale contrario
alla religione e al cristianesimo in particolare.
Non voglio commentare questa sentenza (di cui si attendono le motivazioni per poter entrare nel merito giuridico), ma
mi permetto di fare una semplice riflessione. Nelle aule scolastiche sono ben altre le «violazioni al diritto dei genitori ad
educare i figli secondo le loro
convinzioni», e le... zucche vuote o i costumi da fantasmino
che abbiamo appena visto tra i
banchi ne sono una prova. Il
crocifisso appeso al muro - e
spesso soltanto lì, e questa
semmai è la vera questione religiosa e culturale nell’Europa
scristianizzata - non è un simbolo pericoloso per nessuno. Il
vero rischio sta nell’emarginazione della dimensione religiosa a fenomeno privatistico, e
questo sì è un danno educativo
di immani proporzioni per l’autentica umanità di tutti. Una
istruzione pubblica che eliminasse la dimensione religiosa in nome di una falsa idea di rispetto e di una malintesa laicità - non sarebbe un’istruzione neutrale, ma di parte. Paradossalmente, il crocifisso è il
simbolo di quella laicità che si
vorrebbe violata... Ciò che maggiormente preoccupa non è
l’eventualità che il crocifisso inteso come suppellettile - venga tolto dal muro, ma che sia
sostituito dal «nulla» che questo orientamento anticristiano
serpeggiante in Europa vuole
mettere al suo posto. Il «nulla»
non è mai un punto di partenza ideale per l’esercizio di qualsivoglia libertà o per il formarsi di una coscienza retta o per
l’educazione del senso critico
dei nostri ragazzi. I muri disabitati non sono bianchi, sono
semplicemente vuoti.
41
DIOCESI
COMO
STRANIERI: SONO
40MILA I “COMASCHI”
SONDRIO
GENITORI: COSA
SARÀ DOPO DI NOI?
dati del rapporto Caritas/
Migrantes confermano la
progressiva crescita della
popolazione straniera anche sul territorio della provincia di Como. Raggiunta la
quota storica di 40 mila residenti. È marocchina la comunità più rappresentativa.
Nel corso di un interessante
convegno, svoltosi nei giorni
scorsi nel capoluogo valtellinese, un gruppo di genitori e di
persone con familiari disabili o
con altre fragilità, si è confrontato su un tema molto delicato:
quale futuro per i propri cari?
I
A PAGINA 17
AZIONE
CATTOLICA
«QUESTO
È IL TEMPO»
ALLE PAGINE 10 E 11
A PAGINA 30
PELLEGRINAGGIO
DIOCESANO
DEI SACERDOTI:
SULLE ORME DEL
CURATO D’ARS
A PAGINA 6
COMO
IL PREFETTO:
«PORTERÒ COMO
NEL CUORE»
Nostra intervista a Sante
Frantellizzi, a riposo dopo
aver trascorso quasi tre
anni sul Lario.
A PAGINA 18
VISITA
PASTORALE
IL VESCOVO
INIZIA LA VISITA
NELLA ZONA
VALTELLINA
SUPERIORE
ALLE PAGINE 8 E 9
CARITAS
AVVENTO
E NATALE 2009
A PAGINA 14
Domenica 15 novembre sarà la Giornata
de “Il Settimanale della diocesi di Como”.
Entro lunedì 9 novembre è possibile
prenotare le copie del numero speciale
telefonando allo 031-263533,
dalle ore 9.00 alle ore 18.00.
I giornali potranno essere ritirati a partire
dal pomeriggio di mercoledì 11 novembre
presso la portineria del Centro Pastorale,
in viale Cesare Battisti 8, a Como
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
UN SAGGIO DELLO STORICO MICHAEL HESEMANN
PIO XII, IL PAPA CHE
SI OPPOSE A HITLER
I
l processo della causa di
beatificazione di Pio XII ha
riacceso in modo acuto il dibattito sul ruolo che papa
Eugenio Pacelli giocò nella
Seconda guerra mondiale. Avrebbe potuto fermare gli orrori del
nazismo, se avesse apertamente
condannato la guerra e la Shoah?
Dopo aver raccolto tutti i dati
più recenti della ricerca, dopo
aver esaminato diversi documenti negli Archivi vaticani,
dopo essersi confrontato a lungo
con il postulatore e massimo
esperto di Pio XII, padre Peter
Gumpel, il giornalista e storico
Michael Hesemann sradica tutte le accuse contro i «silenzi» del
Papa. Dati alla mano, Hesemann
dimostra che Eugenio Pacelli fin
da quando era nunzio a Berlino
nel 1924 aveva condannato la
«volgare e brutale campagna»
dei nazisti contro ebrei e cattolici. Più avanti, come cardinale
segretario di Stato, si trovò co-
stretto nel 1933 a firmare il Concordato con il Terzo Reich per
tutelare la Chiesa in Germania.
Ma fu lui a redigere la bozza finale dell’enciclica Mit brennender
Sorge (Con grande preoccupazione) con cui Pio XI nel 1937 condannava l’ideologia hitleriana:
parole che portarono a immediate ritorsioni contro i cattolici.
Una volta eletto Papa, Pio XII
poté continuare ad agire solo nel
segreto. Sensazionale la descrizione fatta da M. Hesemann del
coinvolgimento di Pacelli nella
congiura interna contro il regime. Così come è commovente ripercorrere il suo impegno personale per salvare un maggior numero possibile di ebrei e perseguitati, levando alta e chiara la
voce ogni volta che fosse possibile. Pio XII sfidò il dittatore in camicia bruna con tutte le proprie
forze. Fu, certamente, il più insidioso avversario del terrore nazista. Come ha detto Benedetto
Bibbia
Il Nuovo Testamento
estratto da La Bibbia
di Gerusalemme
viene proposto da
EDB in due versioni:
nel formato più
tradizionale e in
versione economica
(euro 9,90).
La versione
tradizionale in carta
india e copertina
cartonata in tela
rossa è elegante e
maneggevole
(euro 14,90)
a cura di AGOSTINO CLERICI
I GIOVANI E LA FEDE
MICHAEL HESEMANN,
Pio XII. Il papa che si
oppose a Hitler,
Paoline, pagine 336,
euro 24,00
XVI, «scelse il silenzio per salvare gli ebrei ed evitare il peggio».
L’edizione della biografia su
Pio XII edita da Paoline , rispetto all’originale tedescoi, rappresenta una versione riveduta e
corretta, aggiornata e ampliata.
ANNA MARIA CANOPI
MARIA, DONNA DELLA
BELLEZZA INTERIORE
U
ndici meditazioni che
propongono l’esperienza di Maria di Nazaret
e, in essa, le caratteristiche del cammino di
fede: la fatica di credere e di
aprirsi al mistero, ma soprattutto l’ascolto orante della Parola e
l’abbandono in Dio per lasciare
spazio alla sua volontà. Nel libro
la vita di Maria è messa a fuoco
attraverso alcune istantanee che
- attingendo e commentando sia
passi del Vangelo che dei documenti del Concilio Vaticano II evidenziano gli atteggiamenti interiori profondi della Vergine,
come il silenzio, la fede, il servizio, la preghiera, la speranza, la
gratitudine, la gioia; da essi scaturiscono il servizio, la tenerezza
di madre e la carità.
NOVITÀ IN LIBRERIA
ANNA MARIA CANOPI, Maria
donna della bellezza interiore,
Paoline, pagine 106, euro 12,00
«Tra le cose di cui si è persa la memoria
c’è anche il riferimento della vita alla
fede. È venuta meno la naturalità del
processo di trasmissione della fede, che
aveva i suoi canali propri nella famiglia, anzitutto, e poi in una serie di contesti sociali in cui, in modo convergente, fino a ieri, risuonava la tradizione
cristiana: la scuola, i luoghi della festa,
perfino quelli del lavoro...». In una riflessione di taglio pastorale, nata per i
responsabili degli uffici catechistici
diocesani, mons. Giuseppe Betori (già
segretario generale della CEI e ora arcivescovo di Firenze) affronta i nodi dell’esperienza umana che, emergendo
come decisivi nell’esperienza giovanile,
chiedono di essere interpellati dalla fede. Individuando le scelte
pastorali che possono sorreggere la risposta alle attuali emergenze culturali, egli invita a scommettere con fiducia sui giovani. Il suo testo è corredato di una selezione di brani della Sacra
Scrittura, della Tradizione e del Magistero della Chiesa, offerti
come occasione di meditazione e approfondimento. GIUSEPPE
BETORI, L’annuncio della fede ai giovani. Atteggiamenti e
temi, EDB, pagine 80, euro 6,50.
Ecco un sussidio originale per la pastorale degli adolescenti e dei giovani:
a partire dal Vangelo della domenica,
l’autore propone un breve commento
sotto forma di e-mail inviata a un ragazzo o ragazza per illuminare un problema, un’esperienza, un desiderio tipico dell’età adolescenziale. Lo sviluppo è breve, quasi schematico: ai ragazzi d’oggi non piacciono i discorsi lunghi, e la brevità può anche favorire, con
l’approccio al testo, una riflessione e
una preghiera personale più ricca e
aperta. Al termine di ogni “lettera”, la
proposta di un impegno per la settimana. SALVATORE BARBETTA,
Permetti una Parol@? Cammino
epistolare per adolescenti con il vangelo della domenica,
Elledici, pagine 166, euro 9,00.
Ecco un altro sussidio originale per organizzare gli incontri con i gruppi di
giovani. Il libro di don Pino Fanelli (sacerdote della Società San Paolo impegnato nella pastorale giovanile e universitaria a Roma) presenta una serie
di canzoni di alcuni fra i cantautori più
seguiti dai giovani con l’obiettivo di farli
entrare nel testo imparando a leggerlo
criticamente. Da Vasco Rossi a Eros
Ramazzotti, da Franco Battiato a Renato Zero, a tanti altri: il sussidio è una
piccola antologia di testi corredati da
riflessioni e domande utili per un confronto e una discussione di gruppo sui
messaggi che si celano nei testi stessi,
che spesso passano in secondo piano rispetto alla musica che più facilmente
cattura l’attenzione. PINO FANELLI,
Musicattivo. Giovani e messaggi dalle canzoni, Elledici,
pagine 110, euro 9,00.
TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B
Parola
FRA
noi
1RE 17,10-16
SAL 145
EB 9,24-28
MC 12,38-44
L’elemosina della
vedova, anticipo del
dono di Gesù Cristo
di ANGELO SCEPPACERCA
QUARTA SETTIMANA
del Salterio
DUE SPICCIOLI DI VITA... SUL LEGNO DELLA CROCE
P
rotagoniste della Liturgia di oggi sono due vedove, povere e generose.
La miseria della donna
di Sarepta è commovente. Non ha più nulla, aspetta solo
la morte che arriverà per fame.
Elìa chiede a quella vedova le ultime cose rimaste: un pugno di
farina e un dito d’olio, ma le promette che nella sua casa non
mancheranno mai più. La donna
crede al profeta che parla a nome
di Dio e gli impasta l’ultima focaccia. La vedova di Sarepta ha per
futuro la morte, ma non si rannicchia disperandosi. Crede ancora che Dio può capovolgere le
condizioni degli uomini. Ha il coraggio della fede ed è libera di donare l’ultimo resto. Questa donna povera è così forte da mettere
in crisi ogni nostra opinione sulla misura della condivisione.
Non si è chiesta se Elìa avesse
proprio bisogno o se “ci marciava”. La promessa che farina e olio
non sarebbero mai più mancati è
venuta dopo.
Non sappiamo se identica promessa del
“centuplo” futuro sia stata fatta alla vedova del
Vangelo. Anche lei “nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva
per vivere”.
Riguardo ai beni spartiti, Gesù non indica “il
di più”, quello che avanza ed è residuo di abbondanza, ma il necessario, pure quando è meno di
una porzione. Anche la vedova del Vangelo si affida alla manna per smorzare l’angoscia sul
niente che le resta per vivere. Il suo “venire” al
tempio finisce in un gesto che pare abituale, ordinario; lo fa in silenzio, senza che nessuno
glielo abbia suggerito, senza pensare di essere
osservata.
Gesù un giorno aveva detto che l’elemosina si
fa proprio così, in segreto, quasi di nascosto. Il
segreto del dono difende la dignità del povero
che riceve. Il segreto permette la ricompensa
della manna dal cielo perché, come dice Gesù,
“il Padre tuo, che vede nel segreto ti ricompenserà”. Non c’è più il caso, la fortuna, ma un padre della misura di Dio.Gesù si riconosce nel
gesto della vedova. Anche lui si sta preparando
alla morte. Ha consumato tutta la sua esistenza, non trattenendo nulla per sé. Gli rimangono
ormai solo “due spiccioli” di vita, che presto offrirà sulla croce. Sul calvario i carnefici tireranno ai
dadi la sua tunica e si spartiranno i vestiti.
P A G I N A
3
CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
A UN ANNO DALLA SCOMPARSA DI MONS. MAGGIOLINI
LA DIOCESI DI COMO
RICORDA MONSIGNOR
MAGGIOLINI
Alle 22.13 di martedì 11 novembre 2008, presso l’Ospedale Valduce di Como, tornava alla
casa del Padre il vescovo emerito della diocesi di Como monsignor Alessandro Maggiolini. Ricoverato da poco più di un mese presso
la struttura ospedaliera, le sue condizioni si aggravarono improvvisamente. Solo nell’ultima ora
di vita monsignor Maggiolini era più sereno, dopo
una giornata di profonda sofferenza, offerta per
la Chiesa, amata e servita per oltre 53 anni. Nonostante le precarie condizioni di salute, il vescovo rimase cosciente per tutto il giorno. Anche nell’ultima ora recitò il santo Rosario insieme al fratello, alla cognata, alle due consacrate che lo avevano seguito negli ultimi anni e ad alcuni sacerdoti. Tanti i preti che per tutto il giorno si erano
recati in visita a monsignor Maggiolini. Nei due
giorni successivi, presso la camera ardente allestita in Duomo, continuo l’omaggio della gente al
vescovo che guidò la Chiesa comense per quasi 18
anni - dal 1989 al 2006 -, e molteplici sono state le
comunicazioni di cordoglio dalle autorità religiose e civili di tutta Italia. Molti lasciarono fiori bianchi sul confessionale di monsignor Maggiolini;
mentre furono una quindicina i libri di firme di
partecipazione al lutto. Le esequie, presiedute dal
cardinale Dionigi Tettamanzi, si celebrarono nel
pomeriggio del 13 novembre. Dallo scorso maggio
il vescovo Alessandro è tumulato, come da lui richiesto nel testamento spirituale, in Cattedrale,
presso l’altare della Virgo potens. Sulla lapide del
sepolcro è riportata la frase indicata dallo stesso
Maggiolini Ne mors dissociet, quos sociavit amor
(la morte non separi coloro che l’amore ha unito).
Lo scorso 1 novembre, nella festa di Tutti i Santi,
nel pomeriggio, in Cattedrale, il vescovo Diego
Coletti ha presieduto la celebrazione dei Vespri
solenni. Un pensiero particolare lo ha dedicato al
suo predecessore. «Nella prima lettera di Giovanni – è stata la riflessione di Coletti – l’apostolo ci
dice che “vedremo Dio come Egli è”. Questo non è
il frutto della nostra scalata alla verità di Dio ma
il compimento del suo abissale atto d’amore. Oggi
pomeriggio desidero rivolgere il pensiero al vescovo Alessandro, il quale qui, in questa Chiesa, ha
trascorso lunghi anni, testimoniando Dio e l’amore di Gesù con la vita e con la preghiera. Quante
Messe ha celebrato attorno a questo altare… Ora
il vescovo Alessandro “vede Dio come Egli è”. Lo
ricordiamo con affetto e gratitudine… E preghiamo il Signore perché interceda alla nostra Chiesa
tutte le grazie che le sono necessarie». Al termine
dei Vespri Vescovo, canonici e fedeli, si sono recati
al sepolcro di monsignor Maggiolini per la preghiera finale e la benedizione. Il vescovo Alessandro è stato ricordato anche durante la S. Messa
di mercoledì 4 novembre, alle ore 18.30, presieduta da monsignor Coletti in suffragio di tutti
i vescovi della diocesi di Como e dei canonici defunti. La S. Messa nel primo anniversario
della morte di monsignor Maggiolini sarà
mercoledì 11 novembre, alle ore 21.00, in Cattedrale: sarà presieduta dall’arcivescovo emerito
di Ancona-Osimo monsignor Franco Festorazzi (il
vescovo Diego nei giorni dal 9 al 12 novembre è
ad Assisi per l’assemblea generale straordinaria
della CEI).
BIOGRAFIA ESSENZIALE
Monsignor Alessandro Maggiolini nacque a Bareggio (Mi) il 15 luglio 1931. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955. La sua cultura e preparazione lo avevano portato presto ad intrecciare
la sua vita con il mondo accademico: docente di
Filosofia nei seminari ambrosiani e di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica, assistente diocesano degli universitari cattolici, vicario episcopale per le università di Milano. Ma
anche assistente diocesano dei giuristi cattolici,
direttore di una rivista culturale del mondo cattolico italiano. Il 7 aprile 1983 fu eletto vescovo
di Carpi, e consacrato il 29 maggio 1983. Trasferito alla diocesi di Como il 31 gennaio 1989,
vi fece il suo ingresso solenne il 19 marzo
1989. È stato membro della Commissione episcopale per la Dottrina delle fede e la catechesi, membro della Commissione episcopale italiana per la
cultura e la scuola e unico vescovo italiano nel
Comitato di redazione del Catechismo della Chiesa cattolica. Intensa la sua attività pastorale, editoriale, giornalistica. Il 2 dicembre 2006 annuncia ufficialmente che il suo successore alla guida
della diocesi di Como è monsignor Diego Coletti.
Il 14 gennaio 2007 monsignor Maggiolini si congeda, in Cattedrale, dalla diocesi che ha guidato
per 17 anni, chiedendo di poter continuare la sua
opera di confessore in Duomo. Il 30 maggio 2008
il vescovo emerito presiede il pontificale nel
XXV di ordinazione episcopale. L’11 novembre 2008, ritorna alla casa del Padre.
TESTIMONE VERO DI FEDE
E DELL’AMORE DI DIO
CHI È
Monsignor Attilio
Cavalli, che firma
questo articolo, è
compagno di ordinazione di monsignor
Maggiolini. Dal 1955
al 1974 presso il Seminario ambrosiano è insegnante di Lettere e
Rettore delle Medie;
dal 1974 al 1986 è parroco in un rione di Varese (Giubiano); dal
1986 al 1996 è parroco a S. Maria della Passione in Milano; dal
1996 al 2008 Penitenziere Maggiore in Duomo; ora è a Saronno dove è di aiuto alle parrocchie ed è esorcista.
M
i è stato domandato di
esprimere
qualche pensiero sul Vescovo Alessandro Maggiolini nel primo anniversario
della sua morte. Non posso sottrarmi alla richiesta:
ho troppi motivi di gratitudine verso mons. Maggiolini. Ho vissuto con lui il
momento determinante
della nostra vita: siamo
stati ordinati presbiteri
dall’arcivescovo Giovanni
Battista Montini nel Duomo di Milano il 26 giugno
1955... siamo stati i primi
Preti ordinati dal futuro
Paolo VI. A quel “momento
magico” ci eravamo preparati attraverso il cammino
esigente ed entusiasmante della formazione seminaristica.
I primi anni poi del nostro
ministero da Sacerdoti li
abbiamo trascorsi ancora
insieme nell’impegno di insegnamento ai seminaristi, assai numerosi allora.
Accanto a lui posso dire di
aver vissuto “gomito a gomito” per due decenni circa: è stato un periodo ricco
di scambi, di divergenze, di
incitamenti reciproci, di
attese... Quando ci siamo
incontrati in Seminario da
adolescenti, lui aveva perso il papà da diversi anni e, poco tempo prima, il fratello maggiore: questi eventi hanno certamente segnato la sua vita, tanto ricca di sensibilità. Penso a
come ha accolto e seguito
diverse altre paternità, che
ha successivamente trovato lungo il suo cammino. A
due di queste paternità ha
fatto cenno nel suo testamento spirituale: quella
“pastorale” dello zio mons.
Carlo Maggiolini, prevosto
di Rho, e quella “formativa”
del cardinal Giovanni Colombo, nostro indimenticato Rettore prima e Arcivescovo poi.
Oso aggiungere la ricca
“paternità culturale” che é
stata esercitata su di noi
dai maestri di quella che
viene chiamata la “Scuola
di Venegono”: é stata per
noi una grande fortuna
poter avere quel sicuro riferimento di dottrina e di
vita...l’inoltrarci negli anni
ce l’ha fatto apprezzare
sempre più fortemente.
Non mi meraviglio perciò
se, nelle due Diocesi da lui
guidate, preti e fedeli hanno potuto trovare in lui
una vera paternità spirituale. In parecchi altri
ambiti l’ha pure mostrata,
questa paternità spirituale. I tanti, tanti giovani che
sono ricorsi a lui hanno
sempre trovato comprensione e indirizzo sicuro.
La sua paternità l’ha trattenuto per innumerevoli
ore nel confessionale del
Duomo di Milano (pur tra
tanti altri impegni) e ha
ispirato la sua richiesta di
poter esercitare il ministero della Riconciliazione,
anche da Vescovo emerito,
nel Duomo di Como.
Mi sento di riconoscere un
segno della sua paternità
spirituale anche nell’abbondanza delle sue pubblicazioni (...quanta facilità
nello scrivere...e quanta
invidia suscitava in noi
quel suo essere sempre il
primo nel consegnare il
tema di italiano...) - ritengo che i suoi scritti nascessero sì dal suo pensiero, ma
anche dal desiderio di comunicare intuizioni utili,
di offrire spunti per riflettere - per vincere l’apatia...
E anche nella malattia non
si é per nulla smentita la
sua intensa paternità spirituale. La malattia mi fa
ritornare con il pensiero
commosso all’abbraccio
che ci siamo scambiati sulle porte del Policlinico di
Milano, prima del suo intervento chirurgico.
Ringrazio il Signore per
quanto ho ricevuto attraverso di lui - e invito tutti
quelli, che si trovano nelle
mie stesse condizioni, a
farlo, di cuore.
mons. ATTILIO CAVALLI
I LIBRI E I SUOI SCRITTI
Un tesoro di carte
È
di prossima uscita,
per i tipi delle edizioni Cantagalli di
Siena, il libro “Paul
Claudel – Opere poetiche – antologia di testi
religiosi”. In questo volume
sono pubblicate alcune poesie di Claudel scelte e tradotte da monsignor Alessandro Maggiolini. «Nella
poesia “a tema religioso” di
Claudel – spiega la casa
editrice – traspare tutto lo
stupore e la letizia di un
incontro di menti e di cuore tra il signore che si offre
e l’uomo che si converte ed
accoglie». «Il libro che uscirà a breve – ci confida Maria Carla Buzzi, la consacrata che ha seguito monsignor Maggiolini negli ultimi anni – è stato il penultimo libro del vescovo; ha
cominciato a lavorarci a
fine giugno del 2008 ed ha
proseguito per tutta estate. È stato un lavoro che lo
ha appassionato moltissi-
mo, e si entusiasmava
quando leggeva e poi traduceva le poesie, gustandone tutta la bellezza e la
profondità! Lo ha eseguito
con cura e precisione e ha
terminato la stesura definitiva della biografia di
Claudel, che si trova all’inizio del libro, nel mese di
ottobre, in ospedale, prima
che le sue condizioni si aggravassero. Era molto soddisfatto di questo libro!
Sempre in ospedale, al Valduce – anticipa sempre la
professoressa Buzzi – ha
terminato un altro piccolo
volumetto di preghiere, da
lui voluto per aiutare i fedeli nell’adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Sono 31 brevi meditazioni e invocazioni a partire dalle parti della Santa
Messa, dall’Offertorio in
poi. Anche questo volume
è stato affidato all’editore
Cantagalli».
Nello scorso mese di feb-
braio, inoltre, per interessamento del Vescovo Diego Coletti e per volontà di
Luciano Maggiolini, è stato donato il Fondo Alessandro Maggiolini all’Archivio storico della diocesi
di Como, che ha sede presso il Centro studi “Nicolò
Rusca”. Il fondo è costituito quasi nella sua totalità
da documentazione inerente all’attività di professore,
di scrittore e di giornalista,
a cui si deve aggiungere
materiale del periodo di
formazione in seminario:
quaderni di appunti, dispense di lezioni e di incontri e, soprattutto, manoscritti e bozze dattilo-scritte di libri, nonché degli interventi radiofonici. Consistente poi è la raccolta di
articoli di giornale per quotidiani e per settimanali.
Sono stati donati anche i
circa 80 tra libri e opuscoli
scritti dal Vescovo, comprese alcune edizione straniere, e numerosi volumi di
periodici, italiani e non,
contenenti saggi sempre di
Maggiolini. Di particolare
interesse è la raccolta di
articoli di giornale, la cui
consistenza è di oltre 2.000
pezzi, per un arco di tempo
che va dal 1964 fino al
2008. Questa raccolta, che
permette di ricostruire le
problematiche della Chiesa e dell’intera società per
quasi cinquant’anni. Presso il Centro Rusca sarà
possibile consultare il formato digitale degli articoli, oltre alla copia cartacea.
SOCIETÀ
P A G I N A
4
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
MURO DI BERLINO - 9 NOVEMBRE1989 / 2009
CROCIFISSO
NELLE SCUOLE:
CEI SU SENTENZA
STRASBURGO, “UNA
VISIONE PARZIALE
E IDEOLOGICA”
E’ necessario ricordare...
U
n evento atteso, ma inaspettato: così è stata la caduta
del muro di Berlino, il 9 novembre di vent’anni fa. Non
solo come grande fatto storico in sé, ma anche nelle conseguenze che si dispiegano nell’Europa e nel mondo, per
molti anni, fino si può dire ad oggi.
Si chiude un ciclo, il ciclo della grande guerra europea, iniziato
nel 1914, e se ne apre un altro, quello della globalizzazione, con i
suoi equilibri e le sue dinamiche, ancora aperte. Cade una frontiera: questo è il dato più macroscopico. Su questa frontiera, che
risaliva al 1917, in alcune sue radici, e in altre al 1945-47, si era
costruito un mondo e l’Europa aveva preso una forma particolare.
Da un lato un’Europa atlantica, quella delle democrazie prospere
ed avanzate, dall’altra il cosiddetto socialismo realizzato… alla
sovietica. Cade il muro e l’Europa faticosamente riprende a respirare, come voleva il grande papa Giovanni Paolo II, con due polmoni. Si creerà l’Unione Europea nel 1992, progressivamente allargata e in via di ulteriore allargamento verso l’area balcanica.
In Europa la caduta del muro si è prodotta nel vivo di quello che
è stato definito il “tornante neo-liberale”, con effetti immediati
nei paesi ex comunisti. Gli anni novanta anche all’ovest sono stati un momento di forte ristrutturazione. In particolare questo è
stato evidente proprio qui in Italia, il solo grande paese occidentale, oltre la Germania, ad essere stato attraversato, anche se non
in senso geografico, salvo il caso drammatico delle terre giulianodalmate, dalla frontiera della guerra fredda. In Italia è cambiato
il sistema politico e anche il cosiddetto sistema delle partecipazioni statali.
Ma la caduta della frontiera dentro l’Europa ha anche cambiato gli equilibri geo-politici globali, con l’emergere di un’unica superpotenza da un lato e dall’altro il profilarsi del ruolo planetario
dell’unico grande paese formalmente comunista, la Cina. L’11 settembre a sua volta ha sfidato gli Stati Uniti e l’occidente da un
altro profilo, quello di un certo islamismo.
Insomma, vent’anni dopo il mondo del muro è sempre più lontano, anche se è necessario ricordare. E’ necessario ricordare a quanto
può arrivare la mistificazione ideologica, ma anche quali sono i
suoi limiti strutturali, perché alla base del comunismo, come di
ogni totalitarismo, c’è un “errore antropologico”, come scrisse Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus. E prima o poi viene a
galla. Ecco: il Papa è stato un grande protagonista di questa storia accelerata, perché ha accettato la sfida, ha portato la sfida a
tutto campo, prima e dopo la caduta del muro, sulla base di una
fede incarnata nella storia. Rileggiamo il quinto capitolo dell’enciclica Centesimus Annus: c’è una linea per sostenere la sfida del
cambiamento, e proiettarla appunto sul nuovo orizzonte
globalizzato, che ancora oggi è una bussola precisa per tutti.
“La decisione della Corte di
Strasburgo suscita amarezza
e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni,
in base a una prima lettura,
sembra possibile rilevare il
sopravvento di una visione
parziale e ideologica”. Questa
la posizione della Cei sulla
sentenza di martedì 3 novembre della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo la
quale il crocifisso nelle aule
scolastiche costituisce “una
violazione al diritto dei genitori di educare i figli in linea
con le loro convinzioni e con il
diritto dei bambini alla libertà di religione”. “Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso,
che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale”
precisa la nota della Cei.
Secondo i vescovi “non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana
l’esposizione del crocifisso nei
luoghi pubblici è in linea con
il riconoscimento dei principi
del cattolicesimo” come “parte del patrimonio storico del
popolo italiano”, ribadito dal
Concordato del 1984. “In tal
modo, si rischia di separare
artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali”, mentre,
conclude la nota, “non è certo
espressione di laicità, ma sua
degenerazione in laicismo,
l’ostilità a ogni forma di
rilevanza politica e culturale
della religione; alla presenza,
in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni
pubbliche”.
FRANCESCO BONINI
NOTA ECONOMICA
Il realismo dice che la crisi è ancora forte!
«
I
gnorare che l’uomo ha
una natura ferita, incline al male, è causa di
gravi errori nel campo
dell’educazione, della
politica, dell’azione sociale e dei
costumi… All’elenco dei settori
in cui si manifestano gli effetti
perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo
anche quello dell’economia»
(Caritas in Veritate, 34). L’insegnamento sociale pontificio è
sempre motivo e occasione per
riflettere, con disincanto, sulla
realtà del momento. Il momento attuale, nonostante la crisi e
gli scandali, non mi scoraggia.
Non ho dubbi: «La speranza cristiana è una potente risorsa
sociale a servizio dello sviluppo umano integrale… La speranza incoraggia la ragione e le
dà la forza di orientare la volontà”. Ho inteso sostenere che,
nonostante tutto nutro fiducia
nell’avvenire. La speranza-certezza che mi sorregge assicura
che: “Nonostante tutti i fallimenti la mia vita personale e la storia nel suo insieme, sono custodite nel potere indistruttibile
dell’Amore… Solo una tale speranza può… dare ancora il coraggio di operare e proseguire»
(Spe Salvi, 35), verso l’edificazione di un mondo più giusto.
Realisticamente, dico che il
quadro socio/politico italiano è
disorientante, preoccupante al
punto di fare temere il peggio:
il debito pubblico è in costante
crescita; i Distretti italiani hanno perso il 25% dell’export; la
produzione è in forte calo; i consumi sono in caduta; la disoccupazione è in aumento; il quadro politico è indecente. Vi è un
forte numero di consiglieri regionali indagati dalla Magistratura, uomini politici posti in discussione da scandali sessuali,
a volte con fasce imprenditoriali
disoneste o tangentare, a volte
con quelle malavitose. Risultato: i cittadini hanno perso la fiducia nelle Istituzioni e nella
classe politica di governo e di
opposizione.
Ciò premesso, passo a tratteggiare fatti significativi dello
scenario italiano. Il primo: il
Ministro Giulio Tremonti si oppone al “partito della spesa”, al
taglio dell’Irap e a quello delle
imposte e delle tasse in generale. Resta però impotente di
fronte alla caduta del reddito,
ossia dei compensi percepiti dai
cittadini per prestazioni di lavoro, o per possesso di capitali,
beni immobili e altri diritti,
cosicché il debito e il fabbisogno
del settore pubblico continuano
a crescere. Il governo non riesce a mantenere sotto controllo
il debito, perché il rigore finanziario non è stato associato a
politiche mirate, all’accelerazione della crescita. Ho inteso sot-
tolineare che non è più tempo
di mezze misure, di chiacchiere, di isterismi alla Di Pietro o
di demagogismi alla Diliberto
o alla Ferrero. Urgono scelte di
governo e decisioni politiche
capaci di unire la politica del
rigore a quella dello sviluppo.
Con pressapochismo molti politici, sindacalisti e imprenditori, sostengono che, per accelerare la ripresa, è necessario tagliare le imposte e le tasse sul
lavoro e sulle imprese, riattivare il credito alle imprese da
parte delle banche e velocizzare
i processi civili e penali, ridare
autorevolezza e prestigio alla
Magistratura. Tutte cose vere
e giuste per l’immediato, ma
insufficienti, parziali e di corto
respiro. Non tengono conto di
tre fatti. Il primo: la crisi è nata
oltre oceano, ha colpito l’intero
pianeta ed ha messo in ginocchio l’Occidente. L’uscita dalla
crisi non avverrà quindi solo
per le eccellenze che l’Italia saprà produrre, ma soprattutto
grazie alla ripresa, che pare iniziata negli Stati Uniti e soprattutto per quella in corso in Cina
ed India. Il secondo fatto: il taglio alle tasse sottende quello
alla spesa, quindi bisogna individuare e indicare dove è necessario tagliare e quali misure si
intendono prendere per dare sostegno e alternative, a quanti
perderanno il lavoro in seguito
ai tagli suaccennati. Non è più
tempo di crogiolarsi, come fanno molti uomini del Centrodestra, nel forno dell’ottimismo:
«Il peggio della crisi sembra alle
nostre spalle, è iniziata, sia pure lentamente la ripresa». Non
è vero. Credo che l’uomo responsabile e maturo debba essere
concreto e realista, ovvero sappia accettare che la situazione
è di crisi, per conseguenza è necessario operare delle scelte,
anche impopolari, a favore della ripresa. Se il governo, gli imprenditori, i sindacati intendono veramente lasciare alle spalle la crisi e guardare avanti,
debbono maturare la consapevolezza che è necessario sostenere la grande industria nell’azione di penetrazione sul
mercato cinese e indiano. Le
piccole e medie imprese, invece, dovranno essere indirizzate
sullo scacchiere economico del
Mediterraneo, perché i mercati
di destinazione dei prodotti italiani non saranno più solo quelli
di Germania, Francia e area anglosassone, ma si apriranno a
Libia, Marocco, Tunisia, Egitto,
Cina e India. Il Sole 24 Ore ha
quantificato in circa duecento
miliardi di dollari gli investimenti in infrastrutture in programma nell’area Mediterranea. Il Nord Africa sta cambiando e l’Italia, data la sua posizione geografica e politica, po-
trebbe diventare partner privilegiato di detta area, attraverso oculati accordi commerciali
e socio/economici. Il nostro
export/import avrebbe, grazie
ad una attenta e puntuale politica estera molte opportunità di
business. In Cina il nostro
export ha già ottenuto brillanti
risultati. Dunque se è vero che
l’export è crollato del 26%, altrettanto vero è che vi sono Distretti che hanno dimostrato di
essere competitivi anche sui
mercati extra europei. Non posso non ricordare che la caduta
della produzione industriale ha
provocato il consistente calo dei
consumi, con conseguente chiusura di tante piccole attività
commerciali, quindi l’esplosione
della disoccupazione è andata ad
opprimere sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi. I posti di lavoro persi in dodici mesi
sono stati 650 mila e altri se ne
perderanno entro l’anno, il peso
della Cassa integrazione sul
monte delle ore lavorate è passato dall’1,5% al 10%. I dati sulla
disoccupazione e l’alto numero di
lavoratori atipici (3.600.000) fanno comprendere che non ha senso vagheggiare di posto fisso di
lavoro e ancor meno ha senso
pensare che per garantire un
posto di lavoro a tutti, sia sufficiente “ridurre l’orario di lavoro
e ripartire il lavoro”.
GIANNI MUNARINI
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
ALDA MERINI NELLA “FOLLIA” LA RICERCA DELL’ALTRO
Incontro con l’indicibile
I
n una intervista di non molto tempo fa, Alda Merini
confidò che per lei il manicomio (“dove non si stava
poi male, lì ho trovato anime povere ma non disperate”)
era stato in realtà un esilio, aggiungendo poi che lì non si era
sentita sola, perché aveva avvertito “la presenza di Dio e della sua misericordia”. Cortese,
asciutta, senza concessioni alla
teatralità che pure il mito letterario della follia poteva favorire, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento (scomparsa il primo novembre all’età
di 78 anni) raccontava ciò che
abitualmente si ritiene indicibile, l’esperienza della follia.
Perché in fondo la follia è stata la cifra portante della sua
fama, il che la apparenta ad
un’altra grande figura del nostro Novecento poetico, il grande Dino Campana, il quale, tra
l’altro, rispondeva con simile
dignità e asciuttezza allo psichiatra che lo interrogava, dichiarando di aver scritto un
tempo qualche verso (i Canti
Orfici sono tra i capolavori assoluti della poesia non solo italiana) ma di non saperne fare
più. Un destino comune reso ancora più sorprendente dal fatto
che sia Campana che Ada
Merini (nata a Milano il 21
marzo del 1931) sono morti in
luoghi di cura della follia, il primo a Castel Pulci, presso Firenze, nel 1932, la poetessa nel
nosocomio San Paolo di Milano.
Somiglianza impressionante
tra i due destini, se non si dimentica però che molte altre rilevanti figure poetiche del nostro No-
vecento sono state sfiorate o condannate dal soffio di quella che
noi chiamiamo follia ed hanno
fatto salati conti con nosocomi e
case di cura. Segno tangibile della contiguità tra sensibilità, sofferenza ed arte.
Impossibile citare tutte le raccolte poetiche della Merini, ma
la data della prima, La presenza di Orfeo (si noti ancora una
contiguità con Campana, attraverso il riferimento ad Orfeo)
uscita nel 1953, parla già di una
precoce consegna alla voce interiore: nel 1950 Giacinto
Spagnoletti aveva compreso due
sue liriche nell’Antologia della
poesia italiana 1909-1949 e l’anno dopo il nome della Merini era
già presente nella antologia Poetesse del Novecento. Questo
vuol dire che la scrittrice a diciotto anni era già consacrata
ufficialmente all’altare della poesia, senza dimenticare che due
anni prima un’altra iniziazione
si era compiuta nel suo destino,
con il suo internamento nella clinica di Villa Turro.
In realtà la voce della poesia
nella Merini si nutre dell’incontro con l’indicibile, con la notte
e con l’assenza. L’incombere del
nulla e della negazione diviene
qualche volta possibilità di recuperare brandelli di visione in
cui riaggalla qualche segno d’altro: “le più belle poesie si scrivono/ davanti a un altare vuoto,/ accerchiati da argenti/ della divina follia” (da La Terra
Santa, edita nel 1983). La possibilità di tornare a comunicare gli urti dell’incubo, che la
accomunano ad altri altissimi
tentativi (come quello del
Lazzaro di Eliot nel Canto
d’amore di Prufrock che grida
“Vengo dal regno dei morti,/ torno per dirvi tutto, vi dirò tutto”) è una costante della sua
poesia: “Io sono certa che nulla
più soffocherà la mia rima,/ il
silenzio l’ho tenuto chiuso per
anni nella gola/ come una trappola da sacrificio” (La Terra
Santa”).
La sua lirica però non è rimasta fissa sulla contemplazione
della propria lacerazione, perché ha continuato a tenere gli
occhi aperti sul mondo, sulla
violenza degli uomini, sulla contaminazione della natura, sull’amore, sui rapporti familiari,
sulla divinità, che se da una
parte consegna il segno di
Giona (“e sei fratello a Giona”),
dall’altra dona vita vera: “in
mezzo a tanto orrore c’è una
certezza, credo io, molto felice;
la scelta di Dio” (Maria, 2001).
Con un linguaggio semplice,
talvolta spezzato da una
colloquialità nervosa –molte
sue poesie sono state dettate
talvolta addirittura al telefonocon un modo di costruire il verso o la frase sospeso tra il luogo
comune e l’improvvisa illuminazione, Alda Merini conduceva una sua personale ricerca
del Numinoso attraverso la
molteplicità, come se in essa
confluissero il pensiero zen e
l’essenzialità francescana, tesi
allo svelamento nell’uno divino:
“ma non piangerà certo un poeta per il ripudio di un uomo,
perché gli uomini sono tanti,
mentre Dio è uno solo” (Maria).
MARCO TESTI - critico letterario
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
NEVICA?
GOVERNO
PASTICCIONE!
Scherzando, quando piove
e invece dovrebbe esserci il
sole perché è programmata
una gita o una bella iniziativa all’aperto, confesso di aver
già usato tutti i dieci «smsmeteo» a cui, come parroco,
ho diritto ogni anno, per richiedere al Creatore il tempo desiderato... Mai avrei
pensato all’esistenza di un
vero e proprio «Ufficio modificazione del tempo», in
cui le cose si fanno con meno
approssimazione e con il ricorso alla scienza.
Altro che messaggini al
Creatore! Anche perché a
Pechino tutto è deciso dal
Partito (che è uno solo!) e
Dio non deve metterci il becco, perché proprio... non esiste. La meteorologia è una
scienza pianificabile, e a
Pechino sembra siano riusciti a produrre una nevicata memorabile, che ha persino messo in seria difficoltà la viabilità della metropoli cinese. Troppa grazia,
san Partito! Le 186 dosi di
ioduro d’argento riversate
sabato scorso nel cielo per
approfittare del brusco calo
della temperatura e delle
nuvole, infatti, invece che
produrre la pioggia per alleviare la persistente siccità, hanno scatenato una nevicata precoce che si è protratta sino al pomeriggio di
domenica, coprendo Pechino
con un’abbondante coltre
bianca. «Non ci facciamo
sfuggire occasione per provocare precipitazioni da
quando Pechino registra una
persistente condizione di siccità», ha spiegato Zhang
Qiang, responsabile dell’efficientissimo «Ufficio modificazione del tempo». Il fatto non
è nuovo: un’abbondante nevicata era stata prodotta il
19 febbraio scorso, dopo un
periodo di siccità durato ben
110 giorni. Anche in quel
caso la nevicata creò notevoli disagi viabilistici: furono chiuse tre autostrade
principali e ci vollero più di
6000 poliziotti per monitorare il traffico. Nel gennaio del 2008 la Cina orientale e centrale fu colpita da
una tempesta di neve, insolitamente violenta, che provocò la morte di almeno 21
persone. La stampa cinese,
in quell’occasione, non attribuì la nevicata a nessun
Ufficio. Forse si stava mettendo a punto la tecnica e
qualcosa andò storto. Forse,
invece, il prodigioso Ufficio
cinese ha un difetto non trascurabile nella sua pretesa
di modificare il tempo: riesce a far nevicare quando
imperversa la siccità, ma
non può impedire che nevichi quando a deciderlo è
madre natura (che, evidentemente, è al soldo del capitalismo straniero e non ubbidisce al Partito!).
Senza contare poi un altro difettuccio di minor gravità. La siccità si può combatterla producendo pioggia, evento atmosferico sicuramente meno problematico nella gestione viabilistica
rispetto alla neve. Come
mai il signor Zhang Qiang,
tutte le volte che vuole far
piovere, incappa in nevicate da record, che mettono in
ginocchio milioni di cinesi?
Governare il cielo è sicuramente più complicato che
governare la terra, e anche
la scienza, pur unita agli ordini dell’establishment comunista più tenace del mondo,
non riesce nell’impresa.
I miei finti messaggini al
Creatore riescono almeno a
creare qualche sorriso...
Chi ha cura
dell’«uomo quotidiano»?
L
’
uomo quotidiano quello che deve guadagnarsi di che vivere
ogni mese - sembra essere diventato ostaggio
dei fatti: fatti detti, smentiti,
assunti quali riferimento per
smentire chi la sa pensa diversamente. Ma i fatti non parlano! È chi li racconta che li fa parlare in un modo piuttosto che in
un altro! Tanti fatti che “si impongono” e alla fine schiacciano l’uomo quotidiano. E’ più facile - per lui - arrendersi ai fatti e affermare che essi si impongono poiché tutti li leggono
in una certa prospettiva.
IL RUMORE
DEI “FATTI”
In altre parole: ciò che accade- per il solo fatto di accadere- indica ciò che è giusto, ciò
che è valore. L’opinione della
maggioranza è diventata il
nuovo criterio etico. I fatti, il
dato oggettivo, ciò che è
verificabile: ecco i nuovi parametri etici! Eppure, guardando la realtà con più attenzione, ci accorgiamo che forse le
cose non stanno proprio così.
Il mito della scienza onnipotente e capace di spiegare tutto è caduto: ci si è accorti che
«i fatti» di cui la scienza può
darci una spiegazione sono
solo alcuni fatti e non tutti i
fatti. Ci si è finalmente resi
conto che dai fatti non deriva
nulla se non la constatazione
dei fatti stessi: i fatti sono muti
di fronte ai valori. Sono i valori che ci permettono di leggere i fatti in una prospettiva
piuttosto che in un’altra. La
scienza descrive, spiega, ci dice
che se si dà questo sì darà anche quest’altro e ce lo dice
provvisoriamente sotto la condizione della smentibilità.
L’uomo quotidiano, lucido e
consapevole del proprio destino, non si ferma alla spiegazione delle cause che hanno
prodotto certi fatti. Egli non
vuole pensare con la testa degli altri e non vuole pronunciare le parole altrui come se
fossero le proprie; egli si chiede quello che deve fare, quali
siano i suoi doveri e quando è
che egli erra. Se si fermasse
solo ai fatti, ogni discorso su
ciò che è giusto o non giusto
terminerebbe subito, proprio
perché non avrebbe alcun senso.
IL SILENZIO
DEL “SENSO”
Ma l’uomo quotidiano non può
arrendersi ai fatti, non accetta di esserne prigioniero. Egli
si sente chiamato a chiedersi
quale sia il senso dei suoi giorni limitati e sotto il segno del
bene e del male di cui ogni
giorno fa esperienza.
Egli si accorge di non
poter rinunciare a chiedersi se l’avventura dell’umanità
intera, nella
quale si colloca la sua
personale
vicenda, sia
«sensata» o
non piuttosto, per dirla con Dostoevskj,
«una storia raccontata da un
idiota». Edgard Lee Masters,
nell’Antologia di Spoon River,
fa dire ad uno dei sepolti, che
«giacciono sulla collina» ancora avvelenati dall’esistenza,
che «cercare un senso alla vita
può condurre alla follia, ma
vivere una vita senza senso
questa è la tortura».
Mai come in questi anni la
domanda di senso è presente,
seppure sottaciuta e nascosta
da facili risposte che, di fatto,
non rispondono a nulla. L’uomo quotidiano si accorge che
non può non scegliere un senso per la sua vita, per i giorni
che ha tra le mani! Che cosa
fare? Come ben vivere? C’è un
destino trascendente oppure
tutto è destinato a chiudersi
in questo mondo di «fatti»
spesso «fatti» da altri? Allora,
perché certe scelte piuttosto
che altre? Perché ribellarsi al
male? E, a quale male?
Il cristiano non ha risposte più
facili di chi cristiano non è.
Egli si richiama al senso di
una storia che lo precede: la
storia di Abramo, di Isacco, di
Giacobbe, la storia di Gesù di
Nazaret, messo a morte dagli
uomini ma da Dio risuscitato.
Egli coglie in essa una logica
di vita, un modo di gestire la
propria esistenza e di rapportarsi a quella degli altri. E sono
tanti gli uomini quotidiani che
si interrogano nel silenzio perché non trovano altri uomini
con i quali parlare. Siamo al
paradossale: le comunità cristiane appaiono a volte più interessate ad autoconservarsi
che ad accogliere gli interrogativi seri dei tanti uomini quotidiani che in essa e attorno ad
essa vivono. “Dove sono questi
uomini quotidiani?”: l’interrogativo attesterebbe che altri
sono gli interessi delle comunità, altri i progetti, altre le
priorità. Ma se anche nelle comunità cristiane gli uomini
quotidiani non sono accolti, di
quale vita e di quale Dio esse
continuano a parlare?
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
INGHILTERRA: “BABY RB”,
MPV CHIEDE DI NON STACCARE LA SPINA
“Ogni volta che vi sono dubbi su cure mediche che mantengono in
vita il paziente bisogna decidere con una presunzione a favore
della vita. Il valore della vita e la sua protezione non dovrebbe
mai venire giudicata in base alle opinioni sulla qualità della vita
della persona”: così Anthony Ozimic della “Società per la protezione dei bambini non nati”, del movimento per la vita britannico
commenta al Sir il caso di “Baby RB”, il bambino di un anno, chiamato così dalla stampa britannica per proteggere la sua identità,
nato con la “congenital myasthenic syndrome” che gli rende difficile respirare senza un ventilatore. Benché dipenda da una macchina per vivere, RB ama le favole, la musica e gioca con i giocattoli. L’ospedale che lo ha in cura è ricorso all’Alta Corte britannica
perché vuole spegnere la macchina che lo mantiene in vita poiché
i medici sostengono che la qualità di vita del piccolo non giustifica
il fatto di mantenerlo in vita. Il padre si oppone alla richiesta
dell’ospedale mentre la madre è d’accordo. Circa 300 persone nel
Regno Unito soffrono della stessa malattia di “baby RB”.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
DAL 16 AL 2O NOVEMBRE, PELLEGRINAGGIO NELL’ANNO SACERDOTALE
I preti sulle orme del Curato d’Ars
I
l Santo Padre Benedetto
XVI ha indetto un Anno
Sacerdotale. Aperto solennemente nella basilica di
San Pietro con i primi Vespri
della solennità del Sacro Cuore
di Gesù, si concluderà nella medesima solennità l’11 giugno
2010. Un’intuizione pastorale,
che forse deve ancora trovare nel
cammino della Chiesa qualche
attenzione e applicazione, per
rinnovare nel tessuto ecclesiale
quel senso vero e pieno del ministero sacerdotale, che non è
clericalismo, è ridare così alla
Chiesa il criterio appropriato di
ogni ministerialità oltre vaghi e
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 5
A Como, al mattino, Consiglio Episcopale.
DA GIOVEDÌ 5
POMERIGGIO
A SABATO 7
Visita pastorale Valtellina
Superiore: Valfurva.
DOMENICA 8
A Brescia, partecipazione
alla visita del Santo Padre
Benedetto XVI.
DA LUNEDÌ 9
A GIOVEDÌ 12
Ad Assisi, Assemblea generale straordinaria CEI.
VENERDÌ 13
A Como, nel pomeriggio,
incontro con l’Ordo Virginum
SABATO 14
A Nuova Olonio, Consiglio episcopale.
DOMENICA 15
A Fino Mornasco, alle ore
10.30, conferimento del sacramento della confermazione; a Como, presso la
chiesa di San Giuseppe,
alle ore 16.00, incontro del
gruppo ordine secolare francescano, a seguire (alle ore
17.00), S. Messa.
DA LUNEDÌ 16
A VENERDÌ 20
Pellegrinaggio con i preti
della diocesi per l’Anno Sacerdotale.
DA SABATO 21
A LUNEDÌ 23
Visita pastorale in Valtellina Superiore: Livigno e
Trepalle.
appiattiti sociologismi ancora
molto presenti.
Benedetto XVI, con la chiarezza
e la mirabile profondità teologica che lo distingue, ha scritto:
«Tale anno vuole contribuire
a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più
forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di
oggi». Non è intenzione del Papa
porre questioni di sociologia ecclesiale riguardo al posto che
compete al sacerdote nel tessuto
ecclesiale (errore già largamente compiuto e in atto anche per
altre componenti del Popolo di
Dio), ma va diritto alla questione di fondo: la santità di vita.
La santità di vita non si acquisisce in quanto risultato dello sforzo morale, semmai lo sforzo morale è il risultato della santità di
vita, che è la riuscita secondo Dio,
secondo i suoi disegni. Ecco perché a ragione Benedetto XVI cita
subito una espressione che fu di
san Giovanni Maria Vianney: «Il
sacerdozio è l’amore del Cuore di
Gesù». Credo sia una affermazione su cui vale la pena di riflettere
a lungo, soprattutto di pregare.
Proprio perché a noi preti non
serve una rilevanza sociale, ma
una santità di vita, non devono
mancare dei momenti particolari e speciali di preghiera, di verifica e di condivisone del nostro
cammino. Proprio perché siamo
chiamati ad essere l’amore del
Cuore di Gesù si tratta di maturare interiormente tale consapevolezza, prima e oltre ogni funzionalità e risultato pastorale o
ecclesiale.
Eccoci sacerdoti pellegrini,
insieme al nostro Vescovo,
sulle strade di Francia. Strade che ci presentano e ci fanno
incontrare un vissuto di santità
in tempi e in situazioni più difficili che non ai nostri giorni. Una
santità poi che non è rimasta
chiusa dentro i confini della terra di Francia, ma possiede per
tutta la Chiesa una rilevanza
innegabile e splendida: santa
Bernadette, santa Margherita
Maria e san Claudio, il santo Curato d’Ars, san Francesco di Sales
e santa Giovanna de Chantal.
A Nevers, cuore geografico della
Francia, incontreremo la figura
e la memoria di Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes.
Monsignor Francis Deniau, vescovo di Nevers, proporrà al clero comense una meditazione nella quale traccerà il rapporto tra
Bernadette e i sacerdoti. La scelta di spingerci fino a Nevers e di
iniziare con Bernadette il nostro
pellegrinaggio sacerdotale è dovuta al fatto che ricordiamo in
questo anno i 130 anni della sua
morte. Non si può mancare di ricordare quello che Bernadette
disse quando venne informata
della morte del suo parroco: «Siamo consolati soltanto dal sapere
che abbiamo in cielo un protettore in più».
A Paray le Monial, città del Sacro Cuore, accoglieremo la testimonianza di santa Margherita
Maria e di san Claudio. Quando
il Cuore di Gesù si manifestò a
Margherita Maria le assicurò un
punto di riferimento e un aiuto:
«Ti manderò il mio servo fedele e
il mio perfetto amico». Credo non
esista definizione più bella per
dire chi è il prete. Durante l’ottava del Corpus Domini del 1675
Gesù, chiedendo che fosse istituita una festa al suo Cuore, rivelò: «Ecco quel Cuore che ha tanto
amato gli uomini da non risparmiare nulla fino al sacrificio supremo senza limiti e senza riserve per dimostrare il suo amore.
La maggior parte di essi mi ricambia con l’ingratitudine che
manifestano con l’irriverenza, i
sacrilegi e con l’apatia e il disprezzo verso di me in questo
sacramento di amore. Ma ciò che
maggiormente mi affligge è il
vedermi trattato così anche
da cuori a me consacrati. Perciò vi chiedo che il venerdì dopo
l’ottava del Corpus Domini sia
celebrata una festa per rendere
culto al mio Cuore».
Ad Ars sur Formans ci confronteremo con la figura di san Giovanni Maria Vianney, patrono di
tutti i sacerdoti, di cui celebriamo i 150 anni della morte. Cogliere lo stile spirituale e lo stile
pastorale del santo Curato e soprattutto considerarne l’attualità è il motivo che ci vedrà sostare ad Ars per quasi due giorni.
Saremo guidati nella riflessione
da monsignor Guy Bagnard, ve-
IL PELLEGRINAGGIO ANNUALE
L’UNITALSI DI COMO E SONDRIO A LOURDES
Pusterla; a questa hanno assistito anche i malati e i pellegrini arrivati in aereo. Il mattino successivo, dopo la Santa Messa per il
personale alle 6.15, si è celebrata la funzione peni-tenziale per
ammalati e pellegrini, alla quale è seguita la foto di gruppo. Nel
pomeriggio la Via Crucis, per i
pellegrini nel suggestivo scenario a monte del Santuario, per i
malati nella Basilica San Pio X.
È quindi seguita la Santa Messa
quotidiana celebrata da mons.
Piercarlo Contini in Santa Bernardetta. In serata la caratteristica e affollatissima processione con i flambeaux.
Domenica 18 è iniziata con la S.
Messa internazionale nella grande basilica sotterranea intitolata a San PioX. La prima parte del
pomeriggio è stata dedicata ai
“Passi di Bernadette”, una visita
guidata ai luoghi più significativi che hanno segnato la vita della veggente negli anni trascorsi
nella città natale, fino alla partenza per il convento di Nevers,
a ventidue anni, dove rimarrà
fino alla morte del 1879. Nel pomeriggio l’importante momento
della processione eucaristica,
dalla prateria alla Basilica san
Pio X la processione eucaristica
è stata presieduta da don Giovanni Corradini, nominato lo
scorso anno cappellano onorario
della grotta e parroco di Cugliate
Fabiasco.. Una temperatura di
zero gradi ha accolto ammalati e
A
nche quest’anno, nel
mese di ottobre, le sottosezioni dell’Unitalsi
di Como e di Sondrio,
alle quali si sono unite quelle di Busto Arsizio, Varese,
Legnano e Milano, si sono recate
in pellegrinaggio a Lourdes, la
cittadina francese che può vantare uno dei Santuari più visitati dai pellegrini di tutto il mondo. Il tema pastorale di quest’anno era dedicato alla figura di santa Bernadetta Soubirous, la quattordicenne veggente che nel 1858
ha avuto diciotto apparizioni della Santa Vergine Maria, presentatasi nella terz’ultima di queste
come l’Immacolata Concezione.
Partito da Milano poco prima
delle 14 di giovedì 15 ottobre, il
convoglio è giunto a Lourdes il
mattino successivo alle otto, dove
si è provveduto alla sistemazione degli ammalati al “Salus”, la
casa albergo appositamente attrezzata dell’Unitalsi, e dei pellegrini nei rispettivi alberghi.
Quindi, per chi poteva muoversi
in autonomia-spazio per visite e
devozioni personali fino al pomeriggio, quando, nella chiesa di
santa Bernadetta, è stato presentato il filmato che il Santuario ha
realizzato sul tema dell’anno.In
serata dopo la cena, l’apertura
ufficiale del pellegrinaggio con la
Santa Messa di mons. Giorgio
DALLA
UFFICIO PER LA LITURGIA
MINISTRI DELLA COMUNIONE
DAL 1° NOVEMBRE
Almeno due volte all’anno i ministri straordinari della Comunione eucaristica operanti in diocesi sono convocati per una
seduta di formazione-aggiornamento. I ministri della Comunione eucaristica sono attesi per l’incontro autunnale:
• don Giampaolo Romano
collaboratore a San Fedele
Intelvi – incaricato della
pastorale giovanile Zona
VII “Valle Intelvi”.
• DOMENICA 8 NOVEMBRE, a Como, presso l’Istituto
Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.00.
• DOMENICA 15 NOVEMBRE, a Sondrio, presso l’Oratorio Sacro Cuore, via Vanoni, dalle ore 9.30 alle ore 12.30
(non è prevista la partecipazione insieme alla S.Messa).
Curia
scovo di Belley-Ars e dal cardinale primate di Francia sua eminenza mons. Philippe Barbarin,
arcivescovo di Lione. San Giovanni Maria Vianney ha cercato in
tutto il suo ministero di realizzare quanto il vicario generale di
Lione monsignor Courbon gli
aveva raccomandato inviandolo
ad Ars, che non era neppure una
parrocchia, ma una semplice
cappellania: «Non c’è molto amor
di Dio in quella parrocchia; voi
ce ne metterete». Il santo Curato
chiese nella sua preghiera con
insistenza la conversione della
sua parrocchia, pronto a qualunque fatica e sofferenza pur di ottenere da Dio tale grazia.
Ad Annecy, con una breve sosta
sulla via del ritorno a casa, rifletteremo su quella gigantesca figura di Vescovo moderno quale fu
Francesco di Sales. Saremo guidati nella riflessione da monsignor Remo Barcellini, vicario episcopale emerito. Francesco di Sales fu grande predicatore e direttore di anime, durante una predicazione a Digione incontrò Giovanna Francesca Frèmiot de
Chantal e la rese partecipe del
suo progetto di fondazione. Quanto egli non riuscirà a realizzare
e cioè un istituto di vita attiva,
sarà compiuto da un suo figlio
spirituale: san Vincenzo de’ Paoli.
Certo di non ferire i “sociologi” della Chiesa e con l’assoluta consapevolezza della bellezza della
Chiesa in tutte le sue forme di
ministerialità, voglio concludere
con una affermazione del curato
d’Ars: «Dopo Dio, il sacerdote è
tutto!... Lui stesso non si capirà
bene che in cielo». Il Papa cita per
ben due volte queste parole del
santo curato, sia nella lettera di
indizione dell’Anno Sacerdotale
sia nell’omelia dei Vespri della
solennità del sacro Cuore. L’augurio per noi sacerdoti è che abbiamo a comprendere la grandezza, la bellezza e l’importanza del
nostro ministero nella Chiesa e
soprattutto a viverlo con la gioia
di servire il Signore e la sua Chiesa fino a comprendere in cielo
quel ministero affidatoci sulla
terra. In cielo abbiamo il compimento, la riuscita piena del nostro sacerdozio, perché vi è Cristo che è la sorgente e la pienezza di ogni sacerdozio.
don GIOVANNI ILLIA
pellegrini nell’ ultimo giorno di
permanenza a Lourdes per la celebrazione della Santa Messa alla Grotta di Massabielle, ove sono
avvenute le apparizioni. Nell’omelia mons Flavio Ferodi ha
messo in risalto come il pellegrinaggio serva per fare rinascere e
crescere nella fede; don Flavio ha
ricordato la visita pastorale che
il vescovo Diego sta svolgendo in
tutta la Diocesi chiedendo per lui
preghiere, anche per i giovani che
si avvicinano alla vita consacrata. Al termine della messa c’è stato il passaggio degli ammalati in
carrozzina sotto la Grotta con la
consegna da parte di don Giovanni Illia di un immagine ricordo.
Nel pomeriggio l’assistente regionale don Giovanni Frigerio ha
guidato la tradizionale funzione
dell’accoglienza per sorelle e
barellieri al primo anno di esperienza unitalsiana che nei giorni
precedenti hanno frequentato
anche degli incontri di formazione. Nella stessa cerimonia sono
stati ricordati anche gli anniversari di matrimonio. L’ultima serata in allegria, al settimo piano
del Salus, dove si è svolta un momento fraterno di canti, con l’arrivederci al prossimo anno.
Il prossimo appuntamento per i
soci dell’Unitalsi di Como domenica 29 novembre al don Guanella per l’assemblea annuale e
per la Giornata dell’adesione.
M. Cl.
CHIESA
CHIESALOCALE
P A G I N A
7
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
IL PONTIFICALE DI “TUTTI I SANTI”
LA SANTITÀ QUOTIDIANA:
AMARSI GLI UNI GLI ALTRI...
N
ella solennità di Tutti i
Santi tanti i fedeli presenti al solenne pontificale presieduto in
Duomo dal vescovo Diego Coletti. A concelebrare, insieme ai canonici della Cattedrale,
due presuli africani: monsignor
Rudolf Deng, vescovo della diocesi di Wau e presidente della conferenza episcopale del Sudan, e
monsignor Cornelius Fontem
Esua, arcivescovo della diocesi di
Bamenda, in Cameroun. «Accogliamo con gioia questi nostri fratelli – ha detto monsignor Coletti
– e con loro celebriamo la festa di
Tutti i Santi. Conosco don Rudolf
dai tempi in cui ero seminarista,
mentre forte è il legame che ci
unisce al Cameroun, considerata
la presenza della nostra missione diocesana. I vescovi sono qui
in Italia per il Sinodo africano
che si è appena concluso e che, ci
auguriamo, porti nuova linfa e
nuova speranza alle Chiese e ai
fedeli dell’Africa, ancora troppo
spesso sofferenti e perseguitati».
Qui di seguito riportiamo il testo
integrale dell’omelia di monsignor Coletti.
«Possiamo, forse, paragonare
questa festa a una visita al museo delle cere? Oppure a qualche
sorta di “rassegna degli uomini
illustri”? Al centro della nostra
attenzione ci sono i santi? Quelli
che conosciamo magari anche per
nome o per imprese, o quelli che
possiamo immaginarci nell’innumerevole schiera di cui ci ha parlato l’Apocalisse nella prima lettura? Direi di no… Direi che al
centro della nostra attenzione, in
questa festa di Tutti i Santi,
deve esserci la vittoria della
grandezza e dell’efficacia dell’amore di Dio che ci fa figli.
È questo amore che ha suscitato
i Santi! Se noi facciamo festa ai
fiori è perché c’è un sole che, con
il suo calore, li ha tratti dalla
putredine della terra e li ha fatti
sbocciare.
Mettiamo, quindi, a posto,
innanzitutto, la nostra visuale, il
nostro punto di osservazione. Del
resto è quello che ci è stato raccomandato nella seconda lettura. Quante volte avete letto, almeno una volta nella vita, le lettere di san Giovanni? Dall’inizio
alla fine si leggono tutte in un
quarto d’ora, venti minuti. Ebbene san Giovanni, o meglio, la Parola di Dio in san Giovanni, ci ha
detto: «Carissimi, vedete quale
grande amore ci ha dato il Padre
per essere chiamati figli di Dio».
Il grande amore del Padre,
manifestato in Gesù: questo
è il protagonista della festa di
tutti i santi. E contemplare questo amore ci permette di fissare
bene nel cuore e nelle mente al-
cune delle caratteristiche fondamentali della santità cristiana. I
santi cristiani hanno alcuni
tratti della loro identità che
non vanno confusi con nessun’altra idea di eroismo o di
perfezione religiosa.
Il primo di questi tratti è il fatto
che noi siamo figli: non dipendenti, non schiavi. La nostra relazione con Dio, dunque, non è una
relazione di “patti commerciali”:
io do e tu mi dai, io mi sacrifico e
tu mi garantisci, io verso sul conto e tu mi restituisci con l’interesse… Non siamo dipendenti,
clienti o schiavi: siamo figli! E la
nostra relazione con Dio, se
è una relazione cristiana,
deve essere una relazione
nella gratuità e per amore. Un
grande santo, che io amo molto,
un grande vescovo della Riforma
tridentina, che tutti voi avete
sentito certamente nominare,
san Carlo Borromeo – di cui, girando per la diocesi, trovo icone
e rappresentazioni in tantissime
delle nostre chiese – san Carlo
diceva – e notatevela bene questa sua espressione perché è indice di questo tipo di santità – al
Signore Gesù, al suo Padre e al
loro Spirito: «Se anche non sperassi ciò che spero, ti amerei come
ti amo». Solo un figlio può dire
così. Non uno che si aspetta che
la sua religione gli renda qualcosa. Che gli salvi l’anima. Che
lo metta a posto dalle paure e
dalle angustie dell’esistenza. «Se
anche non sperassi ciò che spero, ti amerei come ti amo».
La mia mamma, ogni tanto,
quando ero bambino, mi faceva
fare dei “pensi”. Si chiamavano
così in famiglia. Mi faceva scrivere sul quaderno, magari cento
volte, «devo essere più ubbidiente», «devo essere più buono»,
«devo essere più bravo»… fate
questo “penso”. Prima di sera,
ripetete cento volta questa
Fotoservizio William
frase e ditela con verità di
cuore. Capirete che cosa è. O
meglio, come si orienta, la
santità cristiana. «Se anche
non sperassi ciò che spero, ti
amerei come ti amo».
E se la santità cristiana fiorisce
sull’identità dei figli, allora bisognerebbe che ci riscoprissimo
veramente fratelli di Gesù e fratelli fra di noi. Egli è il primogenito di coloro che risuscitano dai
morti. Di coloro, cioè, che la smettono di vivere una vita da “morti
in piedi” e si mettono a vivere la
vita con la dignità e la libertà dei
figli di Dio. Fratelli di Gesù e fratelli tra noi. Comprendiamo, allora, perché Gesù disse: «Da questo vi riconosceranno che siete
miei discepoli». Noi dovremmo
dire: «da questo si riconosce il
santo cristiano». Dall’amore
che avrete gli uni per gli altri.
Ce l’abbiamo questa testimonianza? Possiamo dirlo, nel nostro piccolo, con tutti i nostri difetti? Che ci vogliamo bene. Che
consideriamo ogni nostro fratello, ogni nostra sorella oggetto
della dedizione e del servizio gratuito che noi dobbiamo offrire per
amore, non per interesse. Non
perché si concludano in attivo i
nostri conti personali. «Da questo vi riconosceranno: dall’amore che avrete gli uni per gli altri». Noi siamo chiamati a essere
prolungamento dell’incarnazione
del Verbo di Dio. Lui, il capo, e
noi membra del suo corpo che è
la Chiesa. E noi, addirittura,
come dice san Paolo, siamo membra gli uni degli altri. Ma capite, voi, quale intensità di affetto, quale disponibilità di
servizio, quale gradualità di
stima e di amore ci dovrebbe
essere fra noi cristiani? Questa è la santità!
Per cui, noi dobbiamo somigliare
a Gesù. Le beatitudini che abbiamo ascoltato nel Vangelo sono la
descrizione della nostra somiglianza con Gesù. Perché non
dobbiamo pensare che queste
beatitudini siano riempite di significato in base alla nostra esperienza umana, alla nostra sapienza umana. Ciascuna di questa beatitudine indica una caratteristica della vita, del cuore, dei
sentimenti, che noi dovremmo
vedere prima come si è realizzata in Gesù e poi, allora, la potremo capire e applicare alla nostra
vita. E dobbiamo ricordare che
tutto questo si traduce non in
gesti straordinari, non in momenti eccezionali della vita, ma
nella normalità del nostro quotidiano. Io non leggo nel Vangelo:
«beati quelli che fanno i miracoli». Io non leggo nel Vangelo: «beati quelli che fanno gesti eroici».
Io non leggo nel Vangelo: «beati
quelli che si sollevano da terra
RICORDANDO I NOSTRI CARI DEFUNTI
Nella mattinata del 2 novembre il Vescovo ha fatto visita al Cimitero maggiore di Como, celebrando l’Eucaristia e benedicendo
tutte le tombe: una “buona abitudine” che si ripete ogni anno, e
che stimola a rinnovare e testimoniare la fede nella risurrezione
della carne e nella vita eterna.
Non è il caso di motivare la necessità di questo richiamo annuale proprio in un “Camposanto”, luogo emblematico della confusione e dello scetticismo che regnano oggi in tanti fedeli a riguardo delle questioni decisive sul come morire e dunque sul
come vivere (non si dimentichi la presenza nel cimitero di Como
dell’unico forno crematorio del territorio diocesano, la cui attività meriterebbe qualche riflessione in più).
Commentando la pagina del “giudizio finale” (Mt 25,31-46), mons.
Vescovo ci ha ricordato che saremo giudicati sull’amore fattivo e
leale che nel corso della vita avremo voluto praticare. Il termine
di paragone non potrà essere che Cristo stesso: egli ci vaglia continuamente, e purifica il nostro desiderio di felicità. Volere la
felicità degli altri più che la propria, e per gli altri essere disposti anche a perdere la vita: non è solo un bell’ideale, ma è già una
realtà, che ricordiamo e ammiriamo in tante persone defunte e
che anche noi oggi possiamo e dobbiamo concretizzare.
Su questo orizzonte, comprendiamo e qualifichiamo la preghiera per i defunti. A questo proposito, la benedizione pronunciata
dal Vescovo al termine della Messa è un testo che merita di essere conosciuto e meditato: «Dio di infinita misericordia, che stringi in un unico abbraccio tutte le anime redente dal sangue del tuo
Figlio, noi ci presentiamo davanti a te con la mestizia e il
dolore per il distacco dai nostri cari defunti, ma con la fede e la
speranza che il tuo Spirito ha acceso nei nostri cuori. La morte
non ha distrutto la comunione di carità che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra alle sorelle e ai fratelli che hanno lasciato questo mondo. Accogli, o Signore, le preghiere e le opere che umilmente ti offriamo, perché le loro anime contemplino la gloria del
tuo volto. Fa’ che quando giungerà la nostra ora possiamo allietarci della tua dolce presenza nell’assemblea degli angeli e dei
santi e rendere grazie a te, termine ultimo di ogni umana attesa».
mentre pregano o portano nelle
loro mani e nei loro piedi le stigmate di Gesù». Non sono beati
questi. O, se sono beati, lo sono
anche perché sono capaci di costruire un cuore da povero…
Sono capaci di essere miti, di continuare ad avere fame e sete di
giustizia nonostante tutte le delusioni, di soffrire le calunnie
senza rispondere a esse con altrettanta cattiveria... Sono le cose
che Gesù ci ha detto parlando
della nostra vita di ogni giorno…
Ma il punto decisivo della nostra
somiglianza con Gesù è quello
che ci è stato accennato sempre
nel libro dell’Apocalisse, nella
prima lettura della Messa, quando ci è stato detto: «Hanno lavato le loro vesti immergendole nel
sangue dell’Agnello». Gesù ha
manifestato fino in fondo l’identità di Dio, la verità di Dio, la gloria di Dio, la santità di Dio quando ha dato se stesso per noi: ed è
questa l’unica misura della santità. Ed è questa l’unica misura
in cui noi siamo stati misurati
nel nostro battesimo, l’unica misura nella quale noi entriamo e
ci rifocilliamo e ci nutriamo sempre di nuovo tutte le volte che
partecipiamo all’Eucaristia.
Questo è ciò che la Chiesa, una e
santa, dovrebbe mostrare al
mondo. E la Chiesa, con diverse vocazioni, e diverse responsabilità, siamo tutti noi.
Mi è capitato più volte di fare, in
questi ultimi tempi, ai miei fratelli e alle mie sorelle, questo piccolo esempio che vorrei ripetere
qui, per voi, oggi. Come potrei far
conoscere il cristianesimo a un
amico cinese, o a un amico
musulmano che venisse a chiedermi non di parlargliene ma di
farglielo vedere? Cosa potremmo
mostrare a questi nostri amici
per dire: questo è il cristianesimo; questa è la santità cristiana.
Pensiamo alla vita di ogni giorno, ciascuno a suo modo, perché
lo Spirito Santo ha una fantasia
scatenata. Perché l’imitazione di
Gesù è inesauribile. Andando in
visita pastorale in Valle d’Intelvi,
ho visto la santità cristiana.
Quella che non necessariamente
andrà sugli altari. Quella di tante donne e di tanti uomini, nella
sofferenza, malati o accanto a
persone care malate, che, giorno dopo giorno, spendono la
vita in totale disinteresse di
sé e per un dono d’amore a coloro che amano. Se io dovessi
portare il taoista o il musulmano
a vedere il cristianesimo, dopo lo
porterei anche in chiesa… prima
lo prenderei per mano e gli direi:
guarda come i cristiani si vogliono bene!».
Al termine della Messa monsignor Cornelius Fontem Esua ha
rivolto un saluto a tutta l’assemblea: «Durante il sinodo – ha detto – abbiamo parlato del forte legame che lega la Chiesa d’Africa
a quella europea, in particolare
con l’Italia. Tantissimi i missionari che hanno portato il Vangelo e continuano a portarlo, arrivando a dare la propria vita e a
identificarsi con le nostre sofferenze. Ora l’impegno di tutti è per
portare riconciliazione, pace, giustizia in Africa e nel mondo».
P A G I N A
8
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
MONS. COLETTI INIZIA LA VISITA ALLE COMUNITÀ DELL’ALTA VALTELLINA
Prosegue
la visita
pastorale di
mons. Diego
Coletti alle
parrocchie
della
diocesi. Dal
7 novembre
al 13
dicembre
toccherà le
comunità di
Valfurva,
Livigno,
Trepalle,
Bormio
Valdidentro
e Valdisotto
IL VESCOVO IN VALTELLINA SUPERIORE
SULLE ORME DI SAN COLOMBANO
LA ZONA IN PILLOLE
N
ella conca che si
apre tra le valli, si
situa Bormio punto
di incontro di quattro comuni. A nord
di Bormio si sale la valle del
Braulio che conduce al passo
Umbrail (2500 mt) e al passo
Stelvio (2720-3500 mt), ambedue situati all’interno del comune di Bormio e chiusi durante i mesi invernali. Al passo Umbrail si trova il confine
con la Svizzera. A ovest,
Valdidentro (Premadio,
Pian del Vino, Pedenosso,
Isolaccia, Semogo) collega al
passo del Foscagno verso
Trepalle e Livigno. A sud,
Valdisotto (Piatta, S. Lucia,
Oga, Cepina, S. Maria Maddalena) è attraversata dalla
SS38 della Valtellina che porta al Comune di Sondalo. A
est, Valfurva porta a Santa
Caterina e al passo Gavia nel
cuore del Parco Nazionale
dello Stelvio. L’Alta Valtellina,
luogo considerato splendido
dagli escursionisti durante
Una veduta dal Monte Scale
l’estate, si trasforma magicamente appena cadono i primi
fiocchi di neve nello scenario
ideale per garantire il massimo divertimento ai tanti appassionati di sci. L’attività economica prevalente è quella
turistica. Il turismo a Bormio
e dintorni ha origini antichissime. Dapprima si trattava di
ospitalità ai numerosi viandanti che si recavano verso la
Germania valicando il passo
della Val Fraele, con e senza
merci. Poi, verso metà ‘800,
Alpinismo e Termalismo videro l’arrivo di grandi estimatori
da tutta Europa per godere
delle escursioni alpinistiche e
delle ricche acque termali.
Nel dopoguerra, il turismo ha
visto nuovi sviluppi.
San Colombano, il protettore della zona pastorale, ci
riporta ai primi secoli del Medio-Evo, quando il monachesimo occidentale ebbe tanta parte nella cristianizzazione e nell’elevazione spirituale dell’Europa. Fra i cam-
pioni di quest’opera di evangelizzazione un posto di assoluto rilievo spetta a San Colombano, monaco irlandese,
nato intorno al 540 nella cittadina di Navan nel Leister.
Peregrinò per buona parte
dell’Europa, fondando monasteri e venne anche in Valtellina, con un pugno di monaci
che lo seguivano, dopo aver
visitato alcune valli della Svizzera. Colombano si fermò,
dunque, per sua volontà, in
Valtellina, ma volle conserva-
La zona pastorale Valtellina
Superiore comprende cinque
comuni, Livigno, Valdidentro,
Valdisotto, Valfurva e Bormio
per un totale di 19697 abitanti. Sono presenti dodici parrocchie, sette parrocchie singole
e cinque parrocchie aggregate.
In zona pastorale sono presenti dieci parroci, due coadiutori,
due sacerdoti emeriti e due religiosi. I sacerdoti presenti sono sedici di cui tredici diocesani, due della congregazione
religiosa dei preti del Sacro
Cuore di Gesù di Betherram e
uno dell’opera don Folci, tre
Congregazioni di religiose: le
suore della carità Santi Bartolomeo Capitanio e Vicenza Gerosa dette di Maria Bambina,
le suore delle Poverelle, Istituto Beato Palazzolo, le suore
missionarie francescane del
Verbo incarnato, con un complessivo di 19697 abitanti.
re lo stile di vita improntato
alla più austera ascesi: così fu
di passaggio anche sui nostri
monti dove per ricordare il
suo peregrinare è stata eretta una piccola chiesetta a lui
dedicata in cima alla montagna che protegge tutta la zona
pastorale.
Consiglio pastorale zonale
Valtellina Superiore
In attesa del Pastore, tra preoccupazioni e speranze
Il Consiglio pastorale zonale è l’anima della zona pastorale: è composto dai referenti di ogni parrocchia e dai rappresentanti dei sacerdoti e dei laici delle diverse commissioni zonali. E’ presieduto dal
vicario foraneo don Giuseppe Negri, arciprete di Bormio, viene convocato quattro volte in un anno e
cerca di prestare attenzione alle esigenze di tutta la zona pastorale proponendo delle iniziative che
coinvolgano tutte le parrocchie per sentirsi e vivere in modo più sentito il senso di Chiesa. Un altro
obiettivo del Consiglio zonale è il sostegno alle parrocchie in difficoltà soprattutto per le iniziative
che riguardano i settori di evangelizzazione diventati più difficili. Le principali iniziative sono la
formazione dei catechisti, gli incontri di preghiera per gli adolescenti e i giovani, la formazione del
gruppo familiare, i corsi in preparazione al matrimonio cristiano, i momenti di preghiera per gli
operatori pastorali e le iniziative per le vocazioni e i ministranti. Un appuntamento annuale riguarda
il convegno che vede riunite le parrocchie attorno ad un tema di riflessione che possa aiutare la
diffusione della cultura della comunità in modo concreto e quotidiano. Si registra la nascita della
Caritas che sta attivando una serie di interventi e di iniziative.
Il lavoro comprende il settore artigianale e operaio, i servizi legati alla persona, al turismo e al
commercio. Il turismo continua a portare tanto benessere per tutti ma comporta implicitamente
l’andamento di una vita non regolare perché segue i movimenti dall’alta e bassa stagione. La maggior parte dei lavoratori passa da periodi di intenso lavoro all’assoluto riposo con i conseguneti
scompensi.
L’istruzione coinvolge le scuole materne gestite dalle parrocchie, le scuole primarie e secondarie di
primo e secondo grado, nello specifico l’istituto alberghiero, l’istituto commerciale e i licei, scientifico
e sportivo. Molti adolescenti sono costretti, però, a diventare pendolari, a vivere a Sondrio o in altre
città per l’intera settimana per motivi di studio. I giovani sono obbligati ed emigrare per l’università.
Pertanto per alcuni anni un’intera generazione
scompare
la visita
a Ponna e i giovani non sono più rintracciabili in modo continuo. Ritornano a studi conclusi o addirittura
rimangono in città per lavoro.
Lo sport si concentra negli sport invernali e in quelli legati alla montagna, ma anche altri settori come il calcio, la pallavolo, il nuoto sono di notevole
rilevanza. Queste esperienze sportive sono importanti e coinvolgono tutte le fasce d’età ma purtroppo forse prendono troppo tempo ed energie a molti
dimenticando quali sono le finalità dell’attività sportiva e perdendo di vista i fondamenti principali della vita.
La realtà sociale anche nel nostro territorio ha subito dei cambiamenti negli ultimi tempi registrando una maggior mobilità. Si sono inseriti gli immigrati
di altre nazionalità giunti per motivi di lavoro, in modo particolare le badanti che si occupano dei nostri anziani. Avvertiamo le problematiche, che coinvolgono
i giovani e anche gli adulti, dell’alcolismo, della droga ma più preoccupante è forse la mancanza di stimoli culturali che possano aiutare i giovani a non
trascurare il tempo e le loro capacità. Vi sono però anche giovani impegnati in diversi campi e che con fatica ma perseveranza difendono i valori della vita.
La famiglia vive accanto a chi si impegna nel mantenimento dei legami familiari, anche nella nostra zona sono sempre più frequenti le difficoltà familiari
legate alle separazioni e sono in aumento le convivenze. Decisamente preoccupante è la trascuratezza che subiscono i figli in ordine all’impegno messo nel
lavoro per assicurare un certo standard di vita.
La comunità intesa come realtà condivisa della vita quotidiana nei suoi aspetti concreti è segnata da una progressiva diffusione dell’individualismo. Ognuno
è impegnato più a pensare per sé che al bene comune. In questo senso l’andamento irregolare del lavoro e l’impegno così pieno nello sport non aiuta ad avere
questo tipo di attenzione e di investimento.
La fede risente ancora del turismo, infatti nei tempi liturgici forti la maggioranza di noi è impegnata nel lavoro più assiduo. E se in questi periodi i
parrocchiani sono assenti, le nostre chiese sono invase dagli ospiti presenti. La fede delle nostre comunità è ancora viva ma è evidente come anche nelle
nostre chiese assistiamo ad uno spopolamento non solo degli incontri pastorali di catechesi e di formazione ma anche della partecipazione della S. Messa
festiva. Emerge una certa trascuratezza nel vivere la fede che si pone accanto ad una dimensione di individualismo intimistico e poco comunitario ed
ecclesiale. Il genere maschile è piuttosto assente e disinteressato. La zona pastorale vive o sopravvive grazie alla tradizione di una cultura cristiana che
comincia a dare qualche segno di cedimento, accanto a chi vive la fede in modo autentico, cominciano ad emergere alcune superficialità o addirittura
estraneità ai contenuti e ai vissuti dell’essere cristiano. Il problema vocazionale è palese, considerata l’aridità della nostra terra in questi ultimi anni.
Appaiono evidenti le difficoltà nell’affrontare le contraddizioni presenti all’interno della chiesa ed è risaputa la mancanza della preghiera in famiglia.
CHIESA
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APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
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IL VESCOVO...
Venerdì 6 e
sabato 7
novembre
il Vescovo
arriva in
Valfurva per
l’inizio della
visita alla
zona
pastorale
Valtellina
Superiore.
SAN
NICOLÒ
L
a comunità parrocchiale di San Nicolò
Valfurva aspetta con
trepidazione la visita
pastorale di mons.
Diego Coletti del 6 e 7 novembre 2009. La comunità cristiana, in unione al proprio parroco, don Valerio Galli, è onorata di poter presentare al proprio Vescovo le strutture e le
attività religiose e sociali a favore della popolazione: dai
bambini della Scuola dell’Infanzia, alle attività oratoriali
e catechistiche, al CDD, alla
casa di riposo “Baita serena”.
La parrocchia di S. Nicolò
comprende tutte la frazioni del
fondovalle del comune di
Valfurva: da Uzza a S.
Caterina con una popolazione
di circa 2000 abitanti. La frazioni di Uzza, Teregua, S.
Nicolò, S. Antonio e S.
Gottardo sono, anche storicamente, nuclei abitati veri e
propri; S. Caterina da alpeggio
si è invece trasformata, dopo
gli anni ‘60, in una rinomata
stazione turistica specie per gli
sport della neve, con numerose strutture ricettive, con una
popolazione residente poco
numerosa e anche fisicamente distante (10 Km) dalle altre
frazioni del comune e dalla
parrocchiale. La vocazione turistica della Valfurva e la
stagionalità del turismo condiziona di fatto la pastorale
... IN VALFURVA
parrocchiale: da un lato comporta una maggiore disponibilità da parte della parrocchia
per soddisfare anche la partecipazione degli ospiti alle funzioni religiose; dall’altro si
evidenzia una maggiore
problematicità alla partecipazione alle attività parrocchiali, almeno in termini temporali, di una consistente fascia
di residenti impegnati a tempo pieno, domenica inclusa,
negli impegni legati alla gestione del turismo e agli sport
della neve. È però positivo che
gli ospiti presenti, sia come
gruppi di altre parrocchie, sia
come singoli, rendano testimonianza della loro fede e dell’integrazione sul territorio
partecipando, anche attivamente, alle attività sia liturgiche, sia parrocchiali. L’occasione della visita pastorale ha
posto alla comunità riflessioni sulla strada percorsa ed interrogativi sul possibile miglioramento e/o sulla scelta di
strategie alternative per rendere parrocchiani sempre più
missionari e aperti a nuove
iniziative e prospettive. In
questa ottica i suggerimenti e
le indicazioni del Vescovo saranno sicuramente preziosi
per un rinnovato percorso di
fede.
MADONNA DEI MONTI
STORIA DI UNA CONTRADA
DIVENUTA PARROCCHIA
1825: Due cappellani coadiutori di S.
Nicolò Valfurva conoscono, certificano
e dichiarano la necessità assoluta che
di continuo vi risieda nella Contrada
dei monti un sacerdote per il bene spirituale di quella contrada dove i fanciulli restano ignari delle dottrine cristiane e della scuola di leggere e scrivere.
1879: Convenzione sottoscritta dal
Prevosto di S.Nicolò Valfurva:
il don Giacomo Bonguglielmi, sotto la
debita dipendenza del parroco prevosto
locale si obbliga di prestare l’opportuno servizio spirituale a tutta la
Contrada del Carmine (otto gruppi di
case molto distanti dalla Chiesa Parrocchiale).
1935: Decreto di Fondazione della Parrocchia (580 abitanti). “La Parrocchia
fu voluta, dopo molto travaglio, dalla
tenace volontà di questa poverissima
popolazione (…) ma non vi è ragione di
lamentarsi: l’aria salubre, l’acqua fatta sgorgare, vuole la pia leggenda, dalla Vergine, il clima temperato, il sole
amico dei poveri, che sempre vi risplende consolano e ripagano ad ultra le lunghe giornate di solitudine e di oblio che
necessariamente deve trovare il Parroco …” (don Biagio 1938)
LA COMUNITA’ PARROCCHIALE
DI SAN NICOLO’ VALFURVA
1950: Il Rev. Arciprete di Bormio, per
delega del Vescovo, benedice e inaugura la Chiesa nuova. Sostituisce il primo Piccolo Oratorio dedicato alla Natività di Maria
Vergine (1605), poi ripetutamente ingrandito e onorato dal campanile con una bella cupola
a bulbo (1747).
1964: Viene inaugurato il nuovo Asilo – Oratorio
PROGRAMMA
Venerdì 6 novembre
20.30 incontro con il gruppo parrocchiale
Sabato 7 novembre
9.00 incontro con il parroco don Valerio Galli
10.00 incontro con gli ospiti della casa di riposo “Baita serena”
11.30 incontro al “Centro anziani” e tutte le Associazioni del
Comune
15.00 incontro in oratorio con tutti i ragazzi e i giovani della valle
18.00 Messa comunitaria
1965: Nella Visita Pastorale il Vescovo parlò anche dell’Asilo: “Ci sono alcuni debiti, ma
vedrete che li pagherete …” Parole di conforto e di incitamento per tutti, Parroco e Parrocchiani. (don Ezio) Già mons. Alessandro Macchi aveva “visitato” la Parrocchia tre volte.
Mons. Felice Bonomini, venne a Madonna dei Monti per quattro visite pastorali. Mons.
Teresio Ferraroni salì per la visita pastorale nel 1975 e 1980 e per ben 5 anni venne a
celebrare la Confermazione ai Ragazzi. Mons. Alessandro Maggiolini celebrò la Messa il
giorno 3 agosto ‘96 per annunciare il trasferimento di don Bruno a Bianzone.
“ … e il ritmo della vita parrocchiale ha subito dei fermi; non solo per la parte pratica
(completamento campo sportivo e progetto di ristrutturazione della casa parrocchiale,
conduzione asilo) ma soprattutto riguardo la pastorale … le varie attività realizzate anche a
scopo aggregativi hanno subito uno stop …” (Lettera del C.P.P. giugno 1997).
2009: Ora siamo in attesa del vescovo Diego Coletti. La Visita Pastorale è un “dono per una
profonda revisione della vita di fede”: vale per ogni Parroco e per ogni Cristiano.
“È momento privilegiato per far emergere un più chiaro e più forte slancio missionario (…)
per superare il rischio di accontentarsi di un’ordinaria amministrazione della vita cristiana,
priva di passione per il Regno e incapace di “contagio”.
LA COMUNITA’ PARROCCHIALE
DELLA MADONNA DEI MONTI
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CHIESA
AZIONECA
TTOLICA
AZIONECATTOLICA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
L’ASSOCIAZIONE VERSO L’ADESIONE
L’AZIONE CATTOLICA
SI INTERROGA E...
«QUESTO È IL TEMPO!»
C
è chi dice, spesso ripetendo sbrigativamente un luogo comune più che presentando argomentazioni persuasive, che l’Azione cattolica “ha fatto il suo tempo”.
Se la prendiamo sul serio,
come comunque merita, ci accorgiamo che questa affermazione contiene due giudizi distinti: l’uno, positivo, che riconosce implicitamente il valore
dell’esperienza associativa
come storicamente si è realizzata nel passato; l’altro, negativo, che suona invece chiaramente come una condanna senza appello per l’oggi. Ci sarebbe cioè un passato nobile, ma
irrimediabilmente tramontato,
in cui l’associazione avrebbe
incarnato lo spirito ecclesiale e
civile del suo tempo – come ben
testimoniato dalla sua rilevanza numerica e dall’incidenza anche politica del suo operato – e un presente a cui l’Ac sarebbe estranea e incapace di
offrire una prospettiva di senso e una possibilità di esperienza significativa.
’
A me sembra che l’inserto che
viene oggi distribuito con il Settimanale offra buone ragioni
per una conclusione diversa.
Ma la ragione decisiva è di
carattere teologico e l’ha limpidamente affermata Paolo VI nel
1977 rivolgendosi ai partecipanti alla III Assemblea nazionale: l’Azione Cattolica, in
quanto collaborazione dei laici
all’apostolato gerarchico della
Chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. Naturalmente, il
richiamo del fondamento teologico non intende né idealizzare
l’esperienza storica né celarne
i limiti, le mancanze, le fatiche;
ci autorizza però a dire che ogni
tempo è anche tempo dell’Ac.
Ce lo ricorda anche il testo di
formazione degli adulti, che si
intitola appunto “Questo è il
tempo”. Questo è il tempo –
come ogni tempo – dell’incontro
con il Signore; questo è il tempo – come ogni tempo – dello
stupore e della meraviglia per
un Dio che chiede di essere accolto nelle nostre case; questo è
L’Azione cattolica rinnova il suo impegno
e guarda al futuro con l’obiettivo di creare
un clima di familiarità, popolarità e fraternità,
sempre fedele al suo stile e al suo carisma
di FRANCESCO MAZZA, presidente dell’Ac della diocesi di Como
il tempo – come ogni tempo –
del perdono e dell’impegno che
ne nasce.
E questo è anche il tempo di
riannodare e stringere il legame che ci unisce, il tempo di allacciare legami nuovi, il tempo
di invitare a collegarsi: il tempo di rinnovare l’adesione all’associazione e di proporla nella sua autenticità. Questo sì
che pare fuori dal tempo!
Viviamo infatti in un tempo
– una cultura – che mostra insofferenza, quando non addirittura ripulsa, per i legami, considerati una minaccia per una
libertà idolatrata ed estenuata
fino al capriccio. Il legame sarebbe cioè la catena che impedisce il movimento, che imprigiona, che riduce in schiavitù;
il cappio che ti soffoca e ti strangola. Noi invece non abbiamo
timore di annodare un legame
forte e stabile, organizzativo e
affettivo, perché lo vediamo
piuttosto come la corda che ci
tiene uniti gli uni agli altri, che
dà sicurezza in montagna, che
aiuta a “star su” anche quando
si inciampa; è il legame che ti
salva, al quale vuoi aggiungere
altri stringendo con loro legami di amicizia, di solidarietà, di
fraternità.
Ci impegniamo – abbiamo
scritto nel documento finale
dell’Assemblea nazionale
dello scorso anno - a coltivare nella verità legami di comunione fra tutti gli aderenti e gli
assistenti in un clima di familiarità e popolarità, attento alle
persone e paziente con tutti, affinché tutta l’esperienza di vita
in Ac divenga pratica di fraternità.
Ma c’è dell’altro: Ci impegniamo anche a costruire un’associazione che pensa, vive e lavora
assieme in una dimensione unitaria, con progetti comuni, e che,
valorizzando l’apporto di tutti,
vede ragazzi, giovani e adulti
protagonisti a tutti i livelli della vita associativa.
Un’associazione che pensa,
che studia, che comprende e discerne; un’associazione che non
teme il paradosso, cioè l’affermazione di ciò che va contro il
pensiero comune, contro lo spirito del tempo. A cominciare
dalla concezione della libertà
come autonomia assoluta e
quindi solitaria.
Ha scritto recentemente il
teologo Giuseppe Angelini
sulla nostra rivista Dialoghi:
Pare che l’abitante della metropoli più di ogni altra cosa tema
questa, di creare legami. Creare legami, infatti, vuol dire assumere impegni, fare promesse,
dichiarare una prossimità impegnativa nei confronti di molti. Tutto questo spaventa; pare
infatti compromettere la libertà. Ma non sono proprio i legami quelli che consentono di davvero volere tutto quello che si fa,
e dunque di divenire liberi? Il
difetto di legami invece fa apparire tutte le cose che pure si
fanno come non essenziali; minaccia di far apparire superflua
la nostra stessa vita.
Assumere impegni, fare
promesse, dichiarare una
prossimità impegnativa nei
confronti di molti. Non è tutto questo la nostra vita associativa ?
Il legame di fraternità e di
impegno che ci unisce nell’Ac
non è una forma di intimismo
appagante ed esclusivo. Impegno, promesse e prossimità non
sono solo tra noi e per noi, ma
soprattutto per la nostra Chiesa locale e per il territorio in cui
siamo radicati. Come scrive il
presidente nazionale Franco
Miano nell’inserto, alla luce
della comunione sarà declinato
anche l’impegno per la promozione del bene comune, che ha
di per sé bisogno di una rete di
relazioni autentiche, nutrite dal
dialogo e dilatate dalla tensione alla giustizia, e che nei luoghi della vita comune, negli spazi della reciproca accoglienza,
trova il suo ambito di fondamentale realizzazione.
Questo è il tempo. Questo è il
nostro tempo. Questo è il tempo dell’Ac.
CHIESA
AZIONECA
TTOLICA
AZIONECATTOLICA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
INCONTRI A COMO E SONDRIO,
ISCRIZIONI ENTRO
SABATO 14 NOVEMBRE
PERCORSO
DI FORMAZIONE
ALLA
RESPONSABILITÀ
ASSOCIATIVA
R
iparte anche quest’anno un percorso formativo rivolto ai responsabili parrocchiali, zonali e diocesani di Azione cattolica e a tutti coloro
che desiderano avvicinare e conoscere un’associazione che
vive da centoquarant’anni e che
è sempre stata al servizio della
Chiesa locale, senza dimenticare la specificità della laicità.
Il percorso sarà in cinque tappe, che si svolgeranno in una
giornata, dal 28 novembre 2009
al 13 marzo 2010, in due località della diocesi (Como e
Sondrio). Due incontri saranno
unitari: il primo a Nuova Olonio
e il quarto, un fine settimana,
a Caspoggio. In tale modo i partecipanti potranno da una parte scegliere la località più comoda e dall’altra avranno anche la
possibilità di confrontarsi e
relazionarsi con un maggior
numero di persone.
Il titolo, “Questo è il tempo”,
oltre a riprendere uno slogan
nazionale di quest’anno, indica
l’urgenza, ma anche l’opportunità di poter rendere un migliore servizio alla responsabilità
associativa. Tale percorso, infatti, mira sotto il profilo associativo ad approfondire la conoscenza della realtà associativa
di Azione cattolica e ad approfondire la specificità del suo
servizio alla Chiesa locale, sotto il profilo ecclesiale ad accrescere e approfondire la conoscenza del Concilio Vaticano II,
sotto il profilo personale ad offrire occasioni di conoscenza,
dialogo, condivisione, amicizia
e fraternità e infine a conoscere il nostro tempo e a guardare
al futuro.
Le relazioni saranno tenute
da relatori qualificati a livello
nazionale e diocesano; aprirà il
percorso Andrea Favaro, consigliere nazionale del settore Gio-
vani di Ac. È un’occasione da
non perdere, da valorizzare al
massimo da parte sia di chi già
opera nell’associazione sia di
chi lavora nelle parrocchie a
vario titolo.
Maggiori informazioni si potranno avere telefonando alla
sede di Ac 031-265181, oppure
via mail: [email protected].
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P A G I N A
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NOVEMBRE 2009
Apostolato
della preghiera
Intenzione generale: “Perché tutti gli uomini
e le donne del mondo, specialmente quanti hanno responsabilità in campo politico ed economico, non vengano mai meno al loro impegno
nella salvaguardia del creato”.
L’impegno per la tutela della stabilità climatica è questione che coinvolge l’intera famiglia umana in una responsabilità comune, che pone anche una grave questione di giustizia: a sopportarne maggiormente le conseguenze sono
spesso le popolazioni a cui è meno imputabile il mutamento climatico. Anche questo rende particolarmente importante la Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, che si svolgerà nel mese di dicembre a Copenaghen
e nella quale la comunità internazionale dovrà definire le
linee di un’efficace azione di contrasto del riscaldamento
del pianeta per i prossimi decenni. Occorrerà, in particolare, una chiara disponibilità dei paesi più industrializzati –
anzitutto quelli dell’Unione Europea – all’assunzione di
responsabilità, muovendo i primi passi in un cammino che
non potrà comunque raggiungere i propri obiettivi senza il
contributo di tutti. Neppure il peso della crisi economicofinanziaria che investe l’intera comunità internazionale
può esonerare da una collaborazione lungimirante per individuare e attivare misure efficaci a garantire la stabilità
climatica: è un passaggio cruciale per verificare la disponibilità della famiglia umana ad abitare la terra secondo
giustizia. In quanto credenti, siamo chiamati a un particolare impegno di custodia del creato, perché l’essere cristiani implica sempre e comunque una precisa responsabilità
nei riguardi della creazione. «Il creato geme – lo percepiamo, quasi lo sentiamo – e attende persone umane che lo
guardino a partire da Dio»
(Benedetto XVI, Incontro con il clero di Bressanone). (IV
Giornata per la salvaguardia del creato, settembre 2009)
Intenzione missionaria: “Perché i credenti
delle diverse religioni, con la testimonianza di
vita e mediante un dialogo fraterno, diano una
chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace”.
L’incontro promosso ad Assisi dal Servo di Dio Giovanni
Paolo II pose opportunamente l’accento sul valore della
preghiera nella costruzione della pace. Siamo infatti consapevoli di quanto il cammino verso questo fondamentale bene sia difficile e talvolta umanamente disperato. La
pace è un valore in cui confluiscono tante componenti.
Per costruirla, sono certo importanti le vie di ordine culturale, politico, economico. In primo luogo però la pace
va costruita nei cuori. Qui infatti si sviluppano sentimenti che possono alimentarla o, al contrario, minacciarla, indebolirla, soffocarla. Il cuore dell’uomo, peraltro, è
il luogo degli interventi di Dio. Pertanto, accanto alla dimensione “orizzontale” dei rapporti con gli altri uomini, di
fondamentale importanza si rivela, in questa materia, la
dimensione “verticale” del rapporto di ciascuno con Dio,
nel quale tutto ha il suo fondamento. È proprio questo che
il Papa Giovanni Paolo II, con l’iniziativa del 1986, intese
ricordare con forza al mondo. Egli chiese una preghiera
autentica, che coinvolgesse l’intera esistenza. Volle per
questo che fosse accompagnata dal digiuno ed espressa
nel pellegrinaggio, simbolo del cammino verso l’incontro
con Dio. E spiegò: “La preghiera comporta da parte nostra
la conversione del cuore”. Tra gli aspetti qualificanti dell’Incontro del 1986, è da sottolineare che questo valore della
preghiera nella costruzione della pace fu testimoniato da
esponenti di diverse tradizioni religiose, e ciò avvenne non
a distanza, ma nel contesto di un incontro. In questo modo
gli oranti delle varie religioni poterono mostrare, con il
linguaggio della testimonianza, come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante
per un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di
diverse culture e religioni. Di questa pedagogia abbiamo
più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove
generazioni. Tanti giovani, nelle zone del mondo segnate
da conflitti, sono educati a sentimenti di odio e di vendetta, entro contesti ideologici in cui si coltivano i semi di
antichi rancori e si preparano gli animi a future violenze.
Occorre abbattere tali steccati e favorire l’incontro.
(Lettera di Benedetto XVI in occasione del XX anniversario
dell’incontro interreligioso di preghiera per la paca, settembre
2006)
Intenzione dei Vescovi italiani: “Il Signore
accolga nella luce del suo Regno tutti i defunti,
in particolare quelli più bisognosi di misericordia”.
E’ molto importante che noi cristiani viviamo il rapporto
con i defunti nella verità della fede, e guardiamo alla
morte e all’aldilà nella luce della Rivelazione. Già l’apostolo Paolo, scrivendo alle prime comunità, esortava i fedeli a “non essere tristi come gli altri che non hanno speranza”. “Se infatti – scriveva – crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà
con lui coloro che sono morti”. E’ necessario anche oggi
evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna,
realtà particolarmente soggette a credenze superstiziose e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi di
CHIESA
RUBRICHE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
PER LE PARROCCHIE
NOVEMBRE 2009
100
L’informatore
giuridico
ell’ultimo articolo era stato comunicato il provvedimento dell’Agenzia delle
Entrate del 2.9.2009 con cui è stato
approvato il modello che gli enti associativi devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate al fine di comunicare alcuni dati e notizie rilevanti ai fini fiscali, alla cui presentazione è subordinata la non
imponibilità, ai fini delle imposte dirette e
dell’I.V.A., dei corrispettivi, delle quote e dei contributi.
L’adempimento previsto doveva essere effettuato da tutti i soggetti in via telematica entro il
termine del 30.10.2009.
A seguito di molte obiezioni avanzate dagli enti
facenti parte del Terzo settore (enti no profit)
anche in riferimento ai termini ristretti di comunicazione l’Agenzia delle Entrate ha emesso in
data 15.10.2009 un comunicato stampa, con cui
ha individuato una serie di soluzioni concordate
al fine di agevolare l’assolvimento dell’onere da
parte delle associazioni senza limitare l’efficacia
della valenza informativa del modello.
In particolare ha individuato le seguenti soluzioni:
º% il termine di presentazione del modello Eas
slitta al 15 dicembre 2009, comportando un
congruo rinvio rispetto all’originaria scadenza del
30 ottobre;
º% l’Agenzia delle Entrate procederà a rafforzare ulteriormente l’impegno che gli uffici periferici stanno già profondendo per divulgare il più
possibile la conoscenza dell’onere della presentazione del modello di comunicazione. Tale sforzo sarà contemporaneamente profuso anche dall’Agenzia per le Onlus, dal Forum e dalle rappresentanze delle Associazioni di categoria, anche
con momenti di confronto con le Direzioni regionali delle Entrate;
º% in ossequio al dettato normativo dello Statuto dei diritti del contribuente, è prevista la presentazione di un modello ridotto per alcune
tipologie di enti già iscritti in particolari registri
o conosciuti dalla Pubblica Amministrazione.
Secondo anticipazioni di stampa (che peraltro
dovranno essere verificate, non costituendo tali
anticipazioni un provvedimento di legge e non
avendo quindi la stessa valenza di un provvedimento legislativo) sembrerebbe che le associazioni che potranno godere della presentazione di un
modello ridotto siano costituite dai partiti politici, dai sindacati, dalle organizzazioni di
volontariato iscritte ai registri regionali che svolgono attività commerciali e produttive marginali diverse da quelle individuate dal Decreto
Ministeriale del 25.5.1995, dalle associazioni di
promozione sociale iscritte ai registri della Legge 7.12.2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale), dalle associazioni sportive dilettantistiche iscritte al CONI e dalle associazioni riconosciute dalle confessioni
religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti,
accordi o intese, di cui all’art. 148, comma 6 del
D.P.R. n. 917/1986.
Si precisa che non sono tenute all’obbligo di
inviare il modello le associazioni dotate della
qualifica di Onlus, e, inoltre tale obbligo non riguarda enti diversi dalle associazioni.
Pertanto non vi sono in alcun modo tenute le
fondazioni, né gli enti ecclesiastici diversi
dalle associazioni di fedeli, né le parrocchie.
N
rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI
mischiarsi con mitologie di vario genere.
Nella mia Enciclica sulla speranza cristiana, mi sono
interrogato sul mistero della vita eterna. Mi sono chiesto: la fede cristiana è anche per gli uomini di oggi una
speranza che trasforma e sorregge la loro vita? E più radicalmente: gli uomini e le donne di questa nostra epoca
desiderano ancora la vita eterna? O forse l’esistenza terrena è diventata l’unico loro orizzonte? In realtà, come
già osservava sant’Agostino, tutti vogliamo la “vita beata”, la felicità. Non sappiamo bene che cosa sia e come
sia, ma ci sentiamo attratti verso di essa. E’ questa una
speranza universale, comune agli uomini di tutti i tempi
e di tutti luoghi. L’espressione “vita eterna” vorrebbe dare
un nome a questa attesa insopprimibile: non una successione senza fine, ma l’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo, il prima e il dopo non esistono più. Una pienezza di vita e di gioia: è questo che speriamo e attendiamo dal nostro essere con Cristo.
(Benedetto XVI, Angelus 2 novembre 2008).
Parola di vita
di CHIARA LUBICH
«È più facile che un cammello passi
per la cruna di un ago, che un ricco
entri nel regno dei cieli» (Mt 19,24)
T
i fa una certa impressione questa frase? Penso
che hai ragione di rimanere perplesso e di pensare a quanto è opportuno che tu faccia. Gesù
non ha detto niente per modo di dire. È necessario quindi prendere queste parole sul serio,
senza volerle annacquare.
Ma cerchiamo di capire il vero senso di esse da Gesù
stesso, dal suo modo di comportarsi con i ricchi. Egli
frequenta anche persone benestanti. A Zaccheo, che
dà soltanto metà dei suoi beni, dice: la salvezza è entrata in questa casa.
Gli Atti degli Apostoli testimoniano inoltre che nella Chiesa primitiva la comunione dei beni era libera e
quindi che la rinuncia concreta a tutto quanto si possedeva non era richiesta.
Gesù non aveva dunque in mente di fondare soltanto una comunità di persone chiamate a seguirlo […],
che lasciano da parte ogni ricchezza.
Eppure dice: «È più facile che un cammello passi per
la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei
cieli».
Cosa condanna allora Gesù? Non certamente i beni
di questa terra in sé, ma il ricco attaccato ad essi.
E perché?
È chiaro: perché tutto appartiene a Dio e il ricco invece si comporta come se le ricchezze fossero sue.
Il fatto è che le ricchezze prendono facilmente nel
cuore umano il posto di Dio e accecano e facilitano ogni
vizio. Paolo, l’Apostolo, scriveva: «Coloro che vogliono
arricchire cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli
uomini in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono
da se stessi tormentati con molti dolori» .
Già Platone aveva affermato: «È impossibile che un
uomo straordinariamente buono sia a un tempo straordinariamente ricco».
Quale allora l’atteggiamento di chi possiede? Occorre che egli abbia il cuore libero, totalmente aperto a
Dio, che si senta amministratore dei suoi beni e sappia, come dice Giovanni Paolo II, che sopra di essi grava un’ipoteca sociale.
I beni di questa terra, non essendo un male per sé
stessi, non è il caso di disprezzarli, ma bisogna usarli
bene.
Non la mano, ma il cuore deve star lontano da essi.
Si tratta di saperli utilizzare per il bene degli altri.
Chi è ricco lo è per gli altri.
«È più facile che un cammello passi per la cruna di
un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».
Ma forse dirai: io non sono ricco per davvero, quindi
queste parole non mi riguardano.
Fa’ attenzione. La domanda che i discepoli costernati hanno fatto a Cristo subito dopo questa sua affermazione è stata: «Chi si potrà dunque salvare?». Essa
dice chiaramente che queste parole erano rivolte un
po’ a tutti.
Anche uno che ha tutto lasciato per seguire Cristo
può avere il cuore attaccato a mille cose. Anche un
povero che bestemmia perché gli si tocca la bisaccia
può essere un ricco davanti a Dio.
Pubblicata per intero su Città nuova n. 12/1979
MIGRANTI: DAL 9 AL 12 NOVEMBRE
IL VI CONGRESSO INTERNAZIONALE
IN VATICANO
Sarà il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, ad aprire il 9 novembre prossimo - con
una celebrazione nella Basilica di San Pietro - il VI
Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i
Rifugiati sul tema: “Una risposta pastorale al fenomeno migratorio nell’era della globalizzazione. A cinque anni dall’Istruzione Erga Migrantes Caritas
Christi” (fino al 12). Lo ha annunciato il segretario
del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti,
mons. Agostino Marchetto, presentando il congresso
nel corso di una conferenza stampa. Dopo cinque anni
dalla promulgazione dell’Istruzione “Erga Migrantes
Caritas Christi” - ha detto mons. Marchetto - il “nostro Pontificio Consiglio ha ritenuto opportuno rievocarla anche con la convocazione di un Congresso Mondiale per la pastorale dei Migranti e dei Rifugiati”.
Dopo aver presentato il programma e i temi dei vari
relatori mons. Marchetto ha sottolineato che il “punto culminante” del Congresso sarà l’udienza con Papa
Benedetto XVI che, in occasione dell’ultima Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti ha sottolineato che “a
nessuno sfugge che la mobilità umana rappresenta,
nell’attuale mondo globalizzato, una frontiera importante per la nuova evangelizzazione”.
CHIESA
CHIESAMONDO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
P A G I N A
13
RIFLESSIONI DALLA RD DEL CONGO
L’OTTAVO
SACRAMENTO
DI YANONGE
Ci ha scritto una lunga lettera padre Benito
Amonini, missionario comboniano nativo di
Piateda e da tanti anni in Congo, trasferito da
un anno a Yanonge. Una riflessione sull’essere
missionari e sull’essere uomini
pagina a cura di BENEDETTA MUSUMECI
C
arissimi, bambini di
Dio noi siamo e sempre
sotto il suo occhio
provvidente giochiamo
a rimpiattino tra vicende alterne dove vinciamo e perdiamo e dove forse, credendoci
protagonisti, ci sforziamo di
vincere sempre, per poi trovarci talvolta a terra, spiazzati dall’imprevisto. E possiamo reagire con scoraggiamento o con
rabbia. E’ quanto mi è un po’
successo in questi ultimi due o
tre anni. Una sensazione non
del tutto nuova: la nostra vicenda umana si svolge un po’ a cerchi concentrici e come nei vecchi dischi, delle incrinature
ciclicamente ci fanno sentire
stonati e mosci.
ne. Morti, annegamenti, salvataggi miracolosi, apparizioni di
spiriti, delazioni, adulteri e cose
simili animano il mercato. Poi
la Chiesa (cattolica e altre simili) chiama a formazione,
catechesi, lavoretti di pulitura,
e andare a visitare malati, portare ai prigionieri da mangiare, assicurandone un po’ ai
carcerieri affamati, incontrarsi
per consolare la famiglia visitata da un lutto spesso non previsto, cercare di farsi restituire
un prestito, e vivere “spensierati”, se si può..., magari fuggendo in qualche litro di vino
di palma o in qualche capanna
dove chi ti accoglie si accontenta di pochi spiccioli.
RIPARTIRE A YANONGE
Allora mi domando: qual è
l’ottavo sacramento della comunità di Yanonge?
Per quasi 40 anni non hanno
avuto preti stabili, perché i
Simba che nel ’64 hanno ucciso
i 13 italiani a Kindu e 4 degli 8
comboniani a Isiro, in questa
diocesi di Kisangani e Wamba
hanno ucciso 25 dei missionari
Dehoniani che hanno fondato la
Missione. Yanonge nel 1999 è
stata affidata ai comboniani:
già da S. Camillo, dove ero parroco, venivo prima di stabilirmi qui di tanto in tanto. Nel
2001 pensavo di rientrare a
Yanonge, dove nel frattempo si
era installata con fatica una
nuova comunità. Dico con fatica perché tutto il gruppo
comboniano è sottoposto a
stress notevoli per le guerre
(non ancora terminate) e il dissesto totale del paese. Senza
dimenticare i problemi e sfide
della mondializzazione: l’Africa
per ora fa comodo per essere
sfruttata.
Che nuovo mondo è possibile?
E’ stato, questo primo anno a
Yanonge, poco lontano dall’equatore, un anno di ricerca di
quel che sono e di scoperta della nuova realtà. Tutti i cambiamenti di abitazione, di clima, di
missione, di lingua e genti, che
pensavo di conoscere un po’ mi
hanno “spiazzato”. Ho dovuto
ricominciare da capo. Sono stato tentato di dire sempre di sì a
tutti e scoprire che la gente non
sempre chiede quello di cui ha
più bisogno, ma sembra allettata più da un look di modernità che da saper leggere e scrivere, nascondendo la motivazione del suo agire quotidiano: sopravvivere. “Troverò oggi qualcosa per cibare la famiglia? a
sera troverò un piatto colmo di
manioca e erbe cotte da riempire lo stomaco?” Dentro la parentesi tra stasera e domani
sera mettici riposo, sveglia a
sbadigli, un mezzo secchio d’acqua e forse un pezzo di sapone
per farsi presentabile, al mercato, alla scuola come maestro
o come allievo, un po’ di
imbellettatura per le ragazze
che per vocazione illustrano la
bellezza del creato, prima della
corvée: andare al pozzo e mettersi in coda e rientrare con un
bidone in testa di 30 litri d’acqua e un secchio di vestiti lavati al torrente...e i “non intellettuali” ai campi fin nel pomeriggio assolato...poi i bambini padroni delle piazzuole, delle strade e delle strettoie tra i banchetti del mercato, centro primo culturale, università popolare degli illetterati, di
smistamento delle informazioni più o meno verificate e capite diversamente dalle radioline
gracchianti che tra canti e danze comunicano le informazioni
dei grandi avanzamenti dei
cantieri del presidente e delle
nuove tasse su ogni passaggio
di mano del grappolo di bana-
L’OTTAVO SACRAMENTO
Sono i cittadini consapevoli che
forzeranno a cambiare in meglio. Ci hanno imbrogliato facendoci credere che è necessario consumare per produrre,
mettendo l’uomo in un ingranaggio dove non deve pensare
perché tutto è programmato
dalla tecnica e la tecnica ha
prodotto nuovi colonialismi,
imbrogli e fallimenti colossali
dove milioni e miliardi di cittadini del mondo si trovano
sbattuti nel fango come da un
ciclone e “il si salvi chi può”
sembra l’unica risorsa. Se
aspettano i governanti che aggiustino le cose, saranno delusi. Voci nuove, indicazioni e segni di “coscienza” ci sono: è importante essere in ascolto, cercare e “mettersi insieme”. O ci
si unisce o si sarà sempre più
deboli, impoveriti e scoraggiati. Vale per la coppia e la famiglia, vale per le nostre comunità religiose e parrocchiali, per
la chiesa e le diverse società.
IN ITALIA E RITORNO
Lo scorso settembre a Roma si
è svolto il Capitolo generale dei
Comboniani. In Europa come
comboniani stiamo scomparendo. L’Europa sta per essere colonizzata per il suo invecchiamento, ha bisogno di immigrati e di prodotti importati, così
la chiesa e le chiese faticheranno sempre di più ad essere “vivaci”. Che fare? La storia si ripete. E’ maestra di vita, ma non
la si ascolta. E tutti ci facciamo protagonisti di quanto succede pensando che siamo capaci di meglio, ma gli “altri” sono
la causa se si “vive peggio, di
dentro soprattutto”.
Ho passato, come dicevo all’inizio, momenti di malcontento e ho tentato di vederne le
cause fuori di me. I mesi passati l’anno scorso in Italia sono
stati provvidenziali per incontri che mi hanno illuminato: ho
mancato di fede in quel Gesù al
quale ho affidato la mia vita. Il
ritorno a Yanonge e l’impatto
con la miseria umana, morale,
sociale mi ha fatto cercare dov’è Dio? L’ottavo sacramento.
Come mai si sentono cristiani,
cercano il battesimo, la preghiera e un certo impegno pastorale... anche se moralmente avrebbero bisogno di luce e forza,
catechesi, formazione... che fatichiamo a trasmettere, perché
la maggior parte è preoccupata
dal come sopravvivere e culturalmente sono molto impoveriti, senza capacità di riferimenti
geografici, storici. Il nostro parlare è quello dei libri; dovremmo stare sulle strade e al mercato, con loro. Madre Teresa di
Calcutta mi ha illuminato su
quello che sentivo essere la risposta alle mie domande. Come
essere? cosa fare? Dio dov’è? l’ottavo sacramento della comunità di Yanonge..”. Gesù ha sete,
di amarmi e di essere amato;
dirgli di sì. Il povero e miserabile è il volto di Cristo sofferente, al quale mi invia per annunciargli che Dio lo ama, gratuitamente, e a chi crede dona pace
e gioia. La lotta per sopravvivere è un segno della presenza di
Dio, la vitalità, l’accoglienza dei
figli, lo sforzo per la scuola... il
cantare e gioire anche del solo
stare insieme sono valori umani, doni di Dio: l’ottavo sacramento. Dio ama anche, o forse
più, quelli che “non sono in regola” e restano comunque aperti al “bene”.
SULL’ARCA DI NOE’
Yanonge è lontana. Il Settimanale della Diocesi di Como arriva in pacchetti di 8, 10 da qualcuno che li porta a Kisangani da
Kinshasa: un mese da Como a
Kinshasa, un mese e più da
Kinshasa a Kisangani e poi per
Yanonge una o due volte al
mese. Per cui faccio quaresima
sotto Natale e gli auguri di Natale dopo Pasqua. Ho risolto il
problema visitandovi in spirito
e preghiera; sono sempre più
convinto che sono frutto di migliaia di incontri e tutti voi siete parte di questa vita che cerco di vivere accettando il quotidiano con abbandono al Signore della storia, nel quale credenti e non credenti, tutti ci troviamo. Per lui Dio ci ama, in lui
possiamo avere speranza e futuro, e beati noi se vogliamo provare a dire: “Sì Signore, credo”.
Allora lui può amarci e darci da
amare. Tutto il resto non è che
cesto contenitore dei giorni.
A Yanonge non c’è antenna
internet: vi leggo quando viene
a Kisangani il mio confratello,
P. Fidelino. Ogni giorno penso a
tutti alla celebrazione della
messa e le vostre notizie e lutti
compresi diventano offerta. Il
viaggio in moto, attraversando
due fiumi in piroga, o il venire
in piroga mi pesa e, allora, vengo una volta l’anno, per qualche giorno di ritiro, silenzio, e
stare un po’ con voi. Sono venuto con un barcone a motore, 14
ore seduto, la notte, piedi bloccati dalle mamme sdraiate tutt’attorno. Si chiama Arca di
Noe’. Stiamo costruendo con fatica una casetta divisa in 4 camere che diventano poi studio/
cameretta con bagno. Poi dovremo riparare l’attuale, con rifacimento del tetto e miglior distribuzione degli spazi.
Continuiamo col fondo provinciale per le scuole a migliorare altre scuole e mettere banchi e attrezzature e contribuiamo ai salari dei professori. Altri sforzi sono per corsi di formazione e promozione sociale;
possiamo fare poco, ma sono
priorità nel nostro essere accanto con misericordia.
Siate allegri sempre perché il
vostro nome è scritto in cielo.
Guardate in alto e sorridete,
riassume così Madre Teresa i
suoi consigli, validi per tutti.
L’APPELLO
DEL SINODO
Un appello perché in Sudan,
Uganda, Ciad, Repubblica democratica del Congo e Repubblica Centrafricana “il linguaggio delle armi sia sostituito da
quello del dialogo e delle trattative”. Lo ha lanciato il
Sinodo dei vescovi per L’Africa riunitosi a Roma lo scorso
ottobre. La lettera, firmata da
mons. Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei
vescovi è stata inviata ai presidenti delle conferenze
episcopali dei Paesi dei Grandi Laghi. “Noi padri sinodali –
si legge – abbiamo appreso con
profondo dolore che nelle diocesi situate nella regione dei
Grandi Laghi perdurano azioni belliche che producono distruzioni, violenze, morte tra
la popolazione innocente”. “Per
salvare la propria vita, centinaia di migliaia di persone
sono state costrette ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi nei Paesi limitrofi in condizioni di estrema precarietà.
Non mancano, poi, preoccupanti fenomeni di bambini soldato, di orfani, di mutilati di
guerra e di persone con gravi
problemi di salute fisica e
psichica”. Da qui l’invito a un
dialogo perché “nel rispetto reciproco e nella pace, tutti i problemi possono essere risolti. La
guerra, invece, rende tutto più
difficile e in particolare tenta
di trasformare i fratelli in nemici da abbattere”.
P A G I N A
14
EDITORIALE
GUARDANDO
AL FUTURO
L
a decima Assemblea
diocesana, svoltasi
a Sondrio sabato 19
settembre scorso,
aveva un titolo eloquente: “Non conformatevi
a questo mondo. Per un discernimento comunitario”.
E proprio sulla base di questo monito, il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, ha tracciato le linee programmatiche del cammino educativo
che la Caritas propone a
tutta la comunità. In questo spazio della “pagina Caritas” si vuole proporre,
quindi, una sorta di “vademecum” a puntate per presentare gli obiettivi messi in
evidenza durante l’Assemblea diocesana.
L’ATTENZIONE AI
GIOVANI
«Un terzo obiettivo (il primo era dedicato alla “formazione” e il secondo alle
“relazioni interpersonali”,
ndr) è di aprire le nostre
Caritas ai giovani e alla
loro disponibilità al servizio... In questi anni è
nostra intenzione approfondire la strada dell’anno di volontariato sociale che darà la possibilità ai
giovani di mettersi a disposizione in modo volontario
per un anno di servizio alla
comunità, senza alcun tornaconto. Altro impegno che
ci siamo assunti è quello di
sviluppare il gruppo dei
giovani che vogliono prepararsi per un impegno di
volontariato internazionale, da compiersi nelle
realtà dove noi, attraverso
l’Avvento di solidarietà,
andiamo ad intervenire con
alcuni progetti, perché non
siano progetti sterili di cose
da costruire, ma diventino
progetti condivisi anche
attraverso la presenza di
questi giovani che rappresentano la nostra comunità Diocesana».
pagina a cura della
CARITAS DIOCESANA
CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
AVVENTO NATALE 2009
LA SOBRIETÀ
FA SORRIDERE
IL MONDO
T
empo di Avvento, tempo di preparazione al
Natale, tempo di solidarietà verso il prossimo.
La Caritas Diocesana
di Como, anche quest’anno, si
fa promotrice dell’iniziativa
“Campagna di Avvento-Natale
di fraternità 2009”, coinvolgendo tutte le persone di “buona
volontà”, la comunità cristiana
e in particolare le comunità parrocchiali di tutta la diocesi. Il
tema su cui fondare la riflessione del tempo di Avvento e Natale è “La sobrietà fa sorridere
il mondo”. L’invito è quello di riflettere sulla sobrietà; una sobrietà non fine a stessa, ma che
si orienta alla solidarietà con
chi vive in situazione di disagio estremo sia nella nostra realtà sia nelle zone più povere
del mondo.
TEMPO DI ATTESA
VIRTUOSA
«L’Avvento - come ricorda il
direttore della Caritas Diocesana, Roberto Bernasconi - è tempo di attesa virtuosa, che ci permette di recuperare alcune dimensioni dell’uomo che la nostra società ci ha fatto perdere:
la dimensione dell’ascolto; della famiglia; dell’accoglienza e
della condivisione; della centralità dell’uomo; della mondialità (per condividere beni, culture diverse, modi di vita differenti); del giusto valore delle
risorse sia economiche sia naturali».
SOLIDARIETÀ
A 360 GRADI
Proprio per concretizzare
questa solidarietà a 360 gradi,
quest’anno la proposta dell’Avvento di Carità della Caritas
Diocesana è condivisa con il
Centro Missionario Diocesano,
La Caritas Diocesana
propone a tutta
la comunità l’Avvento
di Carità in occasione
del Natale 2009.
Quest’anno
la proposta
è condivisa con
il Centro Missionario
Diocesano che
la riproporrà
anche nel tempo
di Quaresima
con il quale si sono preparati
momenti di riflessione e di condivisione per l’intero periodo
dell’Avvento e si stanno portando avanti progetti che verranno realizzati in uno dei Paesi
più poveri del mondo, il Burkina Faso, in particolare in due
villaggi della diocesi di Dedougou. Le offerte che verranno
raccolte dalla Caritas Diocesana di Como nel tempo di Avvento-Natale, infatti, saranno utilizzate per finanziare il Centro
speranza di Wakara (che
raccoglie persone disabili,
alle quali vengono offerte
opportunità di studio e di
lavoro) e la costruzione di
un ambulatorio medico nel
villaggio di Gossina (un distretto di circa 10 mila persone). I progetti di Wakara e
Gossina seguono le opere realizzate in Georgia (supporto
alla mensa dei poveri e al poliambulatorio Caritas di Tbilisi)
e in Sudan (finanziamento del
progetto “Adottiamo una classe”, con incentivi economici ai
maestri e sussidi alle scuole
rurali) che si sono concretizzate
grazie alla raccolta dell’Avvento 2008.
Questo è il “manifesto” della campagna “Avvento-Natale
di fraternità 2009” con una grafica allegra, accattivante
e dal significato esplicito: la sobrietà, stile di vita virtuoso,
è in grado di far sorridere un mondo triste, “imbrigliato”
da paura, materialismo, egoismo e consumi sfrenati
DUE SUSSIDI PER TUTTI
La Caritas Diocesana ha realizzato due sussidi per la campagna “Avvento e Natale di fraternità 2009”, uno per i ragazzi (predisposto con “schede di
lavoro” per i responsabili parrocchiali, i parroci, i vicari, gli
incaricati Caritas e i catechisti) e uno dedicato ai giovani,
agli adulti e alle famiglie. Quest’ultimo è un vero e proprio
“percorso di crescita e di condivisione” da domenica 29 novembre a venerdì 25 dicembre,
con la quotidiana lettura e un
breve commento dei Vangeli e
altri spunti di riflessione. Ricordiamo che questi sussidi
sono scaricabili dal sito della
Caritas Diocesana di Como all’indirizzo www.como.caritas.it.
L’ARCIVESCOVO DI MILANO DIONIGI TETTAMANZI: «VIA PRIVILEGIATA ALLA SOLIDARIETÀ»
Pubblichiamo alcuni stralci di un recente intervento dell’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, dedicato proprio al tema della
sobrietà come stile di vita, intitolato “La bellezza della sobrietà”
…Bisogna recuperare la gioia e la fatica della sobrietà…: la sobrietà è possibile e nella sobrietà c’è la vita buona, la vita bella,
anche se a volte il cammino verso la sobrietà è difficile e impone di cambiare vita, cambiare lo stile di vita.
Sobrietà come virtù di ritorno
Con la sobrietà è in questione un “ritornare”, come se si fosse smarrita la strada. Abbiamo abusato. L’abuso è un peccato che oggi
accomuna tutti. E’ in questione un “ritrovare” un valore, un tesoro che, dopo il riconosciuto e sofferto impoverimento a causa
dell’abuso, torna ad arricchire la vita. Il presupposto per la sobrietà è, dunque, una conversione: siamo chiamati a invertire la rotta
della nostra esistenza, a cambiare strada, a tornare alla vita.
Sobrietà come questione di giustizia
Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nelle nostre città c’è chi sta molto bene e sempre più aumenta
il numero di chi fa più fatica… La sobrietà ci aiuta a costruire giustizia. Per questo siamo in crisi anche di speranza: mettere al
centro la sobrietà significa tornare a sperare; la speranza è il primo gradino di ogni rinascita.
Ma che cosa è la sobrietà?
Essa va intesa, anzitutto, come uno stile di vita complessivo: sobrietà nelle parole, nell’esibizione di sé, nell’esercizio del potere, nel
vissuto quotidiano. La sobrietà non ha a che vedere solo con la quantità di beni materiali che consumiamo o meno, con quanto
acquistiamo o non acquistiamo. Non è una questione solo economica, ma tocca una sfera molto più ampia del nostro agire e del
nostro stesso essere… E’ una virtù che nasce e cresce attraverso un sapiente e coraggioso discernimento, che la mantiene intimamente collegata con la sua finalità: quella di essere al servizio del bene, a cominciare dall’amore per l’altro, dal dono di sé all’altro,
dalla condivisione fraterna; in una parola, in riferimento alla solidarietà. Colui che abusa, pone al centro solo l’io; colui che è sobrio
riconosce sé e l’altro, sente i suoi bisogni ma sa vedere anche quelli dell’altro.
La sobrietà via privilegiata alla solidarietà
La sobrietà: una via privilegiata che conduce alla solidarietà, alla condivisione vera e concreta, alla condivisione del pane. E per
“pane” intendo tutto ciò che è necessario per vivere, per vivere secondo la dignità umana, che è di tutti, senza alcuna discriminazione. La sobrietà, non solo non si contrappone alla solidarietà, ma di questa è l’anima, la forza, il sostegno, ciò che le consente di
durare e di crescere…
CARITAS DIOCESANA
22100 Como,
piazza Grimoldi 5
tel. 031.304.330
- fax 031.304.040
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CENTRO
MISSIONARIO
DIOCESANO
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Card. Ferrari
22100 Como, viale
C. Battisti, 8
tel. e fax. 031.242.193
cmdcomo@centro
missionariocomo.it
COME SOSTENERCI
Le donazioni per tutti i progetti (indicare sempre nella
causale la destinazione) si
possono effettuare su:
- C.C.P. (Conto Corrente Postale) 20064226 intestato a
Caritas Diocesana di
Como, piazza Grimoldi 5,
22100 COMO
- C/C (Conto Corrente Bancario) del Credito Valtellinese
intestato a Caritas Diocesana di Como, piazza Grimoldi
5, 22100 COMO, IBAN IT95
F 05216 10900 0000 0000
5000
- direttamente presso la sede
della Caritas Diocesana, che
è disponibile anche per ulteriori informazioni, tel. 031.
304330, fax 031.304040, email [email protected].
CHIESA
P A G I N A
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VOCAZIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
FORMAZIONE DEI MINISTRANTI
«LE VESTI BIANCHE
CHE VOI PORTATE»
«
V
orrei ricordarvi che
le vesti bianche che
voi portate, quando prestate servizio
nelle sacre liturgie, ci sono perché anche voi un giorno avete
ricevuto la veste del Battesimo».
Così Giovanni Paolo II si esprimeva in un breve discorso pronunciato davanti ai ministranti di
tutto il mondo, pellegrini a
Roma. Il Battesimo è il punto di
partenza di ogni servizio liturgico e proprio per questo il servizio liturgico diventa a sua volta
stimolo a ripensare al proprio
Battesimo e alla propria vocazione. Da questa semplice riflessio-
ne, per altro da sempre recepita
dalle nostre comunità con la lodevole tradizione del servizio liturgico dei chierichetti, è nata
quest’anno una nuova collaborazione tra Seminario Diocesano, Ufficio per la liturgia, Centro Diocesano Vocazioni e Ufficio pastorale dei giovani, con
l’intento di ripensare tutta la pastorale dei ministranti.
I PICCOLI
MINISTRANTI
In primo luogo si vuole sostenere e promuovere la tradizione
dei Gruppi dei piccoli ministranti, sia per aiutare i ragazzi
a prendere familiarità con i misteri celebrati, sia per la notevole valenza vocazionale di tale servizio. Certo è fondamentale che
i ragazzi si ritrovino per dei momenti di formazione di gruppo,
seguiti in modo assiduo e con
regolarità da un animatore, non
necessariamente il sacerdote. A
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PROPOSTE PER L’ANIMAZIONE MINISTRANTI
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LE SCHEDE SU INTERNET
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Ogni quindici giorni vengono pubblicate sul sito diocesano
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alcune serie di schede per l’animazione dei gruppi. Le si può
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scaricare andando alla pagina www.diocesidicomo.it/cdv e sce1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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gliendo dal menù la pagina “Angolo Ministranti”.
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1. Schede Samuel per i gruppi di ministranti maschi (sono
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corredate da una scheda di spiegazione per l’animatore). La pub1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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blicazione è iniziata dal 29 ottobre.
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2. Schede per le piccole ministranti per i gruppi femminili.
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La pubblicazione quindicinale cominceràil 26 novembre.
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3. Schede David per i gruppi di ministranti più grandi, curate
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dall’Ufficio per la liturgia e comprensive di spiegazioni per l’ani1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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matore. La pubblicazione comincerà il 12 novembre.
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LE PROPOSTE PER LE PARROCCHIE E LE ZONE
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Giornate parrocchiali
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I seminaristi dell’Ufficio pastorale delle vocazioni sono a dispo1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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sizione per l’animazione di giornate parrocchiali per favorire la
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nascita o il consolidamento dei Gruppi dei piccoli ministranti.
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Meeting zonali
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Vengono anche proposti su richiesta incontri zonali per i
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ministranti, sia come momenti di ritiro, sia come proposte di
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formazione, sia anche solo come occasione di incontro.
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Concorso Ministranti
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Ogni anno viene offerta la possibilità di un concorso tra gruppi
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parrocchiali di ministranti come opportunità per una simpatica
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attivazione del gruppo.
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Due Giorni Ministranti
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13-14 febbraio 2010 presso l’Opera don Folci di Valle di Colorina.
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È una proposta di aggregazione e formazione liturgica per i
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ministranti dalla prima superiore in su.
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Gruppo di Orientamento Vocazionale (GOV)
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Percorso vocazionale dedicato ai ragazzi dalla 3a media alla 4a
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superiore, in Seminario, la terza domenica di ogni mese.
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Gruppo Sicar
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Percorso vocazionale dedicato alle ragazze dalla 3a media alla 4a
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superiore, in Seminario, la terza domenica di ogni mese.
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Gite e pellegrinaggi
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L’Ufficio pastorale delle vocazioni è a disposizione per fornire
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suggerimenti e informazioni per possibili gite e pellegrinaggi
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per i gruppi di ministranti.
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Iniziative di formazione liturgica
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Possono esser realizzate con la collaborazione dell’Ufficio per la
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liturgia iniziative di formazione in vista del servizio di lettore,
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cantore, salmista, animatore del canto, animatore litur1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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gico. Per chi invece intende diventare organista, si suggerisce la
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Scuola Diocesana di Musica e Sacra Liturgia Luigi Picchi.
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LE PROPOSTE IN CATTEDRALE A COMO
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Servizio liturgico in Duomo
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È possibile, inoltre, prestare il Servizio liturgico in Duomo,
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sia come singoli che come gruppi parrocchiali, in qualcuna delle
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Domeniche del Tempo Ordinario e/o dei Tempi Forti.
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Visita guidata alla Cattedrale
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È possibile richiedere una visita guidata della Cattedrale con
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particolari sottolineature degli aspetti celebrativi.
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Gruppo Ministranti Duomo
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Si tratta di un gruppo che raduna i giovani che si rendano dispo1234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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nibili per l’animazione liturgica di alcune celebrazioni con la
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presidenza del Vescovo e in altre circostanze.
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Informazioni: Seminario Vescovile Diocesano-Animazione
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Vocazionale, 031- 3388111; Ufficio Pastorale per la Liturgia, 0311234567890123456789012345678901212345678901234567890123456789012123456789012345678901
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3312216; Ufficio Pastorale delle Vocazioni- 031 3388149.
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CALENDARIO
NOVEMBRE-DICEMBRE 2009
CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI
15 NOVEMBRE
GIORNATA VOCAZIONALE
tal fine si proseguirà nella pubblicazione quindicinale su internet delle schede Samuel, corredate di note per l’animatore.
Gruppi vocazionali GOV (ragazzi), SICAR (ragazze), “Strade
per scegliere” (giovani) e “Venite e vedrete” (verso il Seminario). Tutte le iniziative hanno inizio, a partire dalle ore 8.30, in
Seminario a Como. Altre info su www.cdvcomo.it
LE PICCOLE
MINISTRANTI
21 NOVEMBRE
PELLEGRINAGGI VOCAZIONALI
Nella nostra diocesi, in alcune
parrocchie, sono presenti ragazze che si affiancano ai ministranti nel servizio all’altare. Non ci
deve stupire, visto che per i fedeli laici che si rendono disponibili al servizio dell’assemblea
liturgica non esistono distinzioni tra uomini e donne. Tuttavia,
le notevoli differenze tra maschi
e femmine in età scolare e l’opportunità di una proposta vocazionale mirata suggeriscono di
mantenere distinto un eventuale Gruppo delle piccole ministranti. Presto comincerà, sempre via internet, la pubblicazione
quindicinale di schede apposite per l’animazione del gruppo.
ALCUNE PROPOSTE
ZONALI O DIOCESANE
Per favorire la nascita dei
Gruppi dei piccoli ministranti,
già da vari anni è vengono organizzate su richiesta Giornate
parrocchiali o Incontri zonali,
animati dai seminaristi e studiati secondo le esigenze di ciascuna realtà. Inoltre, su internet viene promosso un Concorso Ministranti e il Centro Diocesano
Vocazioni è a disposizione per
fornire informazioni e suggerimenti per la realizzazione di gite
e pellegrinaggi con i gruppi.
I MINISTRANTI
“PIÙ GRANDI”
Purtroppo al momento nella
nostra diocesi, tranne lodevoli eccezioni, in genere l’età dei ministranti è racchiusa tra quella della Prima Comunione e quella
della Confermazione. Ma servire all’altare è, per sua natura, un’azione adulta: è infatti partecipazione all’esperienza di Gesù, servo di Dio e dei fratelli con il dono di tutta la vita. Servire nella
liturgia, impegna la vita dei protagonisti anche al di là del rito.
Per far sì che, dove possibile, il
servizio dei ministranti prosegua
anche oltre l’età delle scuole medie, con la formazione di un
Gruppo di ministranti più
grandi con una maggiore preparazione e un ruolo di più forte responsabilità nell’animazione liturgica, vengono pubblicate in internet le schede David,
curate da don Simone Piani dell’Ufficio per la liturgia.
ALTRE PROPOSTE
DIOCESANE
PER I PIÙ GRANDI
Altra novità di quest’anno sarà
la proposta per i ministranti più
grandi di una Due Giorni di
formazione a livello diocesano
presso la struttura dell’Opera
Don Folci a Valle di Colorina:
un’iniziativa più specificamente
liturgica che si affianca ai già
sperimentati Gruppi Vocazionali GOV e Sicar. È possibile,
Ossuccio - Madonna del Soccorso (ore 7.00); Cavona (ore 7.00);
Dongo (ore 7.30); Tirano (venerdì ore 20.45); Livigno / Bormio
/ Pradelle di Pedenosso (ore 7.00); Lezzeno (ore 8.00); Mese
(ore 7.00); Olcio - S. Maria (ore 7.00); Sondrio - Sassella (ore
7.00); Bassa Valtellina; Como – Basilica di S.Giorgio (ore 7.30)
6 DICEMBRE
GIORNATA DIOCESANA DEL SEMINARIO
ALTRI ISTITUTI
GUANELLIANI
Altre info su www.guanelliani.it
DISCOTECA DEL SILENZIO
Como – Santuario S. Cuore (20.30 S. Messa, a seguire l’Esposizione Eucaristica fino alle ore 4.00) il 5-6 dicembre
WEEKEND VOC “ITINERARIO DAMASCO”
Como – CPF S. Giuseppe il 5-6 dicembre
PREGHIERA VOC
Como – Santuario S. Cuore l’11 novembre
PELLEGRINAGGIO VOC
Bulciago (Lc) – Santuario Madonna del Carmine il 3 dicembre
CENACOLO DI PREGHIERA PER I SACERDOTI
Incontro di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il terzo sabato del mese. Como, Santuario S. Cuore, 21 novembre
PIME
Altre info su www.pimemilano.com
CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 2
Sabato 14 e domenica 15 novembre
Villa Grugana, Calco (Lc) - “La responsabilità del cristiano”
Relatore: p.Massimo Casaro, PIME
CAMMINO BIBLICO: MAESTRO DOVE ABITI?
28-29 novembre - La nascita di Gesù, presso Villa Grugana,
Calco (Lc). Relatore: padre Giancarlo Politi, missionario PIME.
FIGLIE DELLA PRESENTAZIONE
LECTIO DIVINA
SUL LIBRO DEL CANTICO DEI CANTICI
5 dicembre: Intermezzo corale (3,6 - 11), Le nozze, giorno
della gioia del cuore. Il sabato pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30
- Sacra Famiglia, via Dante 94 - Como
GIM (GIOVANI IMPEGNO MISSIONARIO)
MISSIONARI COMBONIANI
Altre info su www.giovaniemissione.it
IN CAMMINO CON IL LIBRO DELL’ESODO,
CON OSTINATA SPERANZA
Domenica 22 novembre a Venegono Superiore (Va), dalle 9.00
alle 18.00. Porta con te la Bibbia. “Resero loro amara la vita essere minoranza” (Esodo 1,1-22).
inoltre, prestare il servizio liturgico in Duomo, sia come singoli che come gruppi parrocchiali,
in qualcuna delle domeniche del
Tempo Ordinario e/o dei Tempi Forti. Si può chiedere anche
la Visita guidata alla Cattedrale con particolari sot-tolineature
degli aspetti celebrativi.
I MINISTERI
DI ANIMAZIONE
LITURGICA
Infine, si vuole proporre ai
giovani che abbiano proseguito
il cammino nel Gruppo dei ministranti più grandi un’ulteriore assunzione di responsabilità
nei riguardi dell’assemblea liturgica. L’Ufficio per la liturgia è
pronto a concordare iniziative di
specifica formazione in vista del
servizio di lettore, cantore,
salmista, animatore del canto, animatore liturgico. E per
chi intende diventare organista,
è aperta la Scuola Diocesana di
Musica e Sacra Liturgia “Luigi
Picchi”. Per i giovani è caldeggiata l’adesione al Gruppo Ministranti Duomo, che si rende
disponibile per alcune celebrazioni con la presidenza del Vescovo e in altre circostanze.
don FRANCESCO FRANZINI
P A G I N A
16
CHIESA
del
PASTORALE
LA
VORO
ASTORALELA
LAVORO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
LAVORO, SPECCHIO DELLA DIGNITÀ DELL’UOMO
Ogni essere umano
trovare nella sua
attività lavorativa
la propria capacità
di esprimere
e realizzare
integralmente
la sua umanità.
La questione
è ampiamente
trattata nei
documenti
della Chiesa
NON SOLO
PRODUZIONE
DI BENI MA
FONDAMENTO
DELLA SOCIETÀ
I
pagina a cura
dell’UFFICIO DIOCESANO DELLA
PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO
l tema della dignità del lavoro è stato da sempre, per
l’insegnamento sociale della Chiesa, una costante.
Non poteva non essere così
anche per Benedetto XVI. Nel
capitolo quinto dell’enciclica
“Caritas in Veritate” dedicato al
tema della collaborazione della famiglia umana il Papa tratta nel corso di un intero paragrafo l’argomento del lavoro.
Egli, riprendendo una frase del
discorso fatto da Giovanni Paolo II in occasione del giubileo
dei lavoratori, parla del “lavoro
decente” (n.63).
L’aggettivo “decente”, nelle intenzioni di Benedetto XVI, rafforza l’espressione “dignità del
lavoro per ogni uomo”: espressione significativa ma nello
stesso tempo troppo generica.
Con essa il Santo Padre intende rimarcare con maggiore efficacia quella dimensione soggettiva del lavoro di cui parla
la “Laborem exercens”: ogni uomo e ogni donna devono trovare nella loro attività lavorativa
la propria capacità di esprimere e realizzare integralmente la
loro umanità. E quindi con questa espressione “lavoro decente” il Papa dà alla interpretazione del lavoro una impostazione prettamente antropologica e culturale, tanto da cambiare sensibilmente il modo tradizionale con cui si concepiva il
lavoro.
Di fatto l’enciclica “Caritas in
Veritate” riprende i tradizionali e consolidati significati del
lavoro, dandone però una maggiore accentuazione antropologica. Accanto al lavoro inteso
come produzione di beni, di risorse per se stessi e per la propria famiglia, va aggiunto un si-
DALLA LETTERA ENCICLICA
“CARITAS IN VERITATE”
Il Papa nella sua enciclica ci esorta a usare gli strumenti
dell’economia e del lavoro con rigore morale al fine di ottimizzarne l’efficacia per un bene comune.
La dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato. Il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei
beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale
di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può
pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi
è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della
fiducia è una perdita grave. L’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui deve farsi carico anche e
soprattutto la comunità politica. La Chiesa ritiene da sempre
che l’agire economico non sia da considerare antisociale. Il
mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo
della sopraffazione del forte sul debole. La società non deve
proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest’ultimo
comportasse ipso facto la morte dei rapporti autenticamente
umani. Esso trae forma dalle configurazioni culturali che lo
specificano e lo orientano. Perciò non è lo strumento a dover
essere chiamato in causa ma l’uomo, la sua coscienza morale
e la sua responsabilità personale e sociale. La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti
autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno dell’attività economica e
non soltanto fuori di essa o «dopo» di essa. La sfera economica
non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e
antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio
perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata
eticamente. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica. (CV
3, n.35,36)
(dall’enciclica “Caritas in Veritate”)
gnificato: quello della partecipazione responsabile di ciascuno alla edificazione della società per una crescita integrale
di ogni singola persona. Ed è
proprio in questa ottica che
Benedetto XVI esplicita il significato del principio di sussidiarietà e di solidarietà.
Il Papa affronta il tema
della disoccupazione. Essa
non deve essere letta solo
FONDO DI SOLIDARIETÀ: LA SITUAZIONE
Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane
a favore del fondo “Famiglia Lavoro” della Diocesi di
Como che al 31 ottobre 2009 è arrivato ad un totale di
426.724,67 euro; con un incremento nel mese pari a
78.982,64 euro.
Sempre nel mese di ottobre, grazie alla collaborazione
dei rev.mi parroci, il comitato dei garanti ha potuto esaminare 45 nuove richieste di sussidio e di riesaminarne
4 per le quali si era reso necessario un supplemento di
indagine. Le richieste accettate sono state 28 per un totale erogato di 30.500 euro; per altre richieste sono in
corso ulteriori accertamenti.
Quindi finora sono state accettate 41 delle 71 richieste pervenute per un totale di 45.450 euro erogati.
Il criterio di assegnazione del sussidio di norma copre
tre mesi al termine dei quali verrà riesaminata ogni situazione. Oltre al sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per un possibile reinserimento del
mondo del lavoro.
in termini di perdita del posto
di lavoro e di conseguenza di povertà economica, ma va letta in
termini più radicali in quanto
la disoccupazione lede la persona nella sua capacità di fornire
il suo utile contributo alla costruzione di quella società civi-
le e umana di cui il Papa si fa
interprete.
Inoltre non ci può essere un
lavoro decente se esso non è capace di creare relazione tra tutti gli operatori del mondo del
lavoro; questo significa che ogni
persona deve trovare nell’organizzazione del lavoro la possibilità di esprimere quelle doti
intellettuali e manuali che gli
sono state donate dal Creatore.
Alla luce di questa affermazione, il lavoro decente interpella
l’organizzazione del lavoro perché sul piatto della bilancia la
possibilità per un lavoratore di
esprimere il meglio delle sue
qualità deve essere almeno di
pari peso rispetto all’esigenza
di una produzione efficiente.
Questo esclude lavori di serie
“A” e lavori di serie “B”, in quanto ciascuna attività lavorativa
in-teragisce sinergicamente con
le altre; non esiste un lavoro
umile o un lavoro nobile perché
la dignità non è inscritta in
quello che il lavoro produce ma
nella persona che agisce.
Un’altra questione connessa
al lavoro decente è quella del
“tempo”. Purtroppo l’organizzazione del lavoro pretende di essere gestore anche del tempo
del lavoratore, la produzione
detta i ritmi non solo operativi
ma scandisce anche i tempi di
vita del lavoratore. Non bisogna
dimenticare che la vita dell’uomo è composta da una serie di
tempi: oltre al tempo dedicato
al lavoro, la vita della persona
è cadenzata su un tempo per sé,
un tempo per la famiglia, un
tempo spirituale, un tempo per
la cultura, un tempo per le relazioni, un tempo per le attività di volontariato e via dicendo, solo l’insieme di tutti questi
tempi, che interagiscono armonicamente tra loro, consentono
lo sviluppo integrale della persona, che è il motivo di fondo
dell’enciclica “Caritas in Veritate”.
NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO
C’è movimento nell’ambiente del lavoro! L’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI ha
suscitato interesse e curiosità in tutte le componenti del mondo del lavoro. Il Papa invita tutti ad un
radicale cambiamento di prospettiva, spronandoci a fare nostri, rendendoli storicamente concreti,
temi come: la fraternità, la solidarietà, la gratuità e il dono, la giustizia sociale, l’equità nello sviluppo. Temi troppo spesso dimenticati o posti in secondo piano rispetto ad altre parole d’ordine
quali: finanza, libertà di impresa, liberismo. Il binomio carità-verità definisce la visione teologale
dello sviluppo; infatti “la carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa
e nostra speranza” (n.2). Ed è proprio per evitare una interpretazione marginale e sentimentale
della carità che il Santo Padre sente il bisogno di potenziarne la nozione riferendola alla verità
della visione dell’uomo, su cui non solo essa si deve misurare, ma che esprime esattamente la forma
piena della vita umana, personale e sociale.
Si delinea così il carattere dell’enciclica: la prospettiva dell’elevazione dell’uomo, del singolo ma
anche della comunità, verso il trascendente. Contemporaneamente i meccanismi dello sviluppo, la
democrazia economica, le regole e le distorsioni del mercato, la disponibilità e la ripartizione dei
beni sono analizzati e interpretati con la misura della difesa e della promozione della vita umana
nella sua integrità.
Un primo approfondimento per una riflessione e attualizzazione di questi temi caldi del mondo
del lavoro cari al Magistero della Chiesa verrà organizzato dalla Pastorale Sociale e del Lavoro con
un incontro tra le Associazioni, esteso anche a tutte le persone che si sentono coinvolte, martedì 15
dicembre 2009 presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” con la presenza di mons. Diego Coletti
e del direttore dell’Ufficio Nazionale della Pastorale Sociale e del Lavoro, mons. Angelo Casile.
P A G I N A
17
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
I
I DATI DEL RAPPORTO CARITAS/MIGRANTES
Stranieri: sono
40mila
i comaschi
Lo studio conferma la crescita costante
della popolazione non italiana
sul nostro territorio. È marocchina
la nazionalità più rapprsentata
gione. Secondo i dati Istat
gli stranieri residenti in
Lombardia a fine 2008
erano 904.816 (di cui la
componente femminile
rappresenta il 48,1%), con
un incremento dell’11%
rispetto all’anno precedente. Sulla base di queste cifre la Lombardia si
conferma la prima regione in Italia per numero di immigrati. In
Lombardia è infatti concentrato il 23,3% degli
immigrati residenti in
Italia, l’11,7% è in Veneto
e l’11,6% è nel Lazio.
Per quanto riguarda la
ripartizione per province la maggiore concentrazione straniera è
ancora nei territori a più
alta vocazione industriale: vale a dire Milano
(41,1% dell’intera regione), Brescia (16,6%), Bergamo (11,3%). In base
agli ultimi dati forniti dal
Ministero dell’Interno risulta che in Lombardia
sono state 5263 le persone che nel 2006 hanno ottenuto la cittadinanza
italiana. Nel 2003 erano
state 2195. La nazionalità più rappresentata
sul territorio lombardo è
rumena (13%), seguono
Marocco (10,8%), Albania
a cura di MARCO GATTI
[email protected]
cristiana, i musulmani
sono un terzo, le religioni
delle tradizioni orientali
meno di un decimo e poi,
in misura più ridotta, seguono altre appartenenze.
Come arrivano gli
stranieri? Prima di tutto il dossier aiuta a sfatare un mito, alimentato dai
mass media: 36.951 sono
le persone sbarcate nel
2008 (17.880 i rimpatriati), rispetto a un aumento complessivo dei residenti stranieri di 459mila
unità e a una popolazione straniera che ha superato i 4 milioni. Vale a
dire che gli sbarchi, anche
in un anno di forte aumento come il 2008, hanno rappresentato solo una
parte ridotta del fenomeno migratorio, sia rispetto ai nuovi flussi (10%)
che alla popolazione insediata (1%). Per più della metà sono richiedenti
asilo con diritto alla protezione secondo le conven-
zioni internazionali e la
costituzione italiana. Lasciano paesi colpiti da
gravi crisi economiche,
sociali, religiose e politiche. Nel mondo sono 42
milioni le persone costrette alla fuga da guerre e
persecuzioni (fonte: Unhcr).
In merito al rapporto
immigrazione e criminalità: una recente ricerca
del Dossier con l’agenzia
Redattore Sociale ha portato a concludere:
1. Circa l’emergenza
criminalità, il livello delle denunce è lo stesso del
1991;
2. Aumento della popolozione straniera e aumento della criminalità
non vanno di pari passo;
3. Gli immigrati regolari hanno un tasso di criminalità simile a quello
degli italiani.
Il rapporto ci aiuta anche a mettere meglio a
fuoco l’obiettivo e a concentrarci sulla nostra re-
“NON PERSONE”
A MILANO UN APPUNTAMENTO
DA NON PERDERE
“Non persone. L’esclusione dei migranti nella società italiana” è il titolo di un incontro promosso
da Fim Cisl e Anolf Cisl Lombardia per il prossimo 11 novembre a Milano, presso il Cinema teatro “Gregorianum”, in via Settala 27.
Questo il programma:
ore 15, “Invisibili”, un monologo di Amed Ba, attore e musicista autore di uno spettacolo legato ad
un fatto di cronaca reale;
ore 15.45, incontro con Alessandro Dal Lago,
docente di sociologia, autore del libro “Non persone. L’esclusione dei migranti in una società globale”.
Introdurrà Ermanno Cova. Previsti interventi e
testimonianze di migranti. Concluderà Roberto
Benaglia. Coordinatore Costantino Corbari.
Per informazioni 02-24426240; fim.lombardia@ci
sl.it; www.fim.lombardia.cisl.it.
(10%), Egitto (5,8) e Filippine (4,5%). In merito
all’appartenenza religiosa risulta che in Lombardia il gruppo più numeroso professa la religione cristiana (44,5%), in
seconda posizione troviamo la componente musulmana (38,3%). Seguono, a
grande distanza: induisti
(3,8%), buddisti (2,3%),
animisti (1,4%), ebrei
(0,2%). Nel gruppo dei cristiani prevalgono i cattolici (21,8%), seguiti da ortodossi (18,2%), protestanti (3,2%) e altri cristiani (1,3%).
Soffermandosi sulla
provincia di Como i residenti stranieri risultanti al 31 dicembre 2008
erano 40.495 (con un aumento del 12,3% rispetto
all’anno precedente e del
142,9% rispetto al periodo 2002-2007), con un incidenza del 6,9% rispetto
al totale della popolazione (584.762 abitanti). Rispetto al totale della popolazione straniera residente in provincia il
49,8% è donna, il 23,3%
minore di 18 anni. I nati
da famiglie straniere nel
2008 sono stati 823, 6638
gli iscritti a scuola.
Sul fronte occupazionale in provincia di Como
gli immigrati risultano
prevalentemente impiegati nel settore delle costruzioni, così come a
Bergamo, Cremona, Lodi
e Pavia. In provincia di
Brescia e Lecco l’attività
si concentra soprattutto
nell’industria dei metalli
e a Mantova in quella tessile. A Milano e Varese gli
occupati nati all’estero si
dedicano specialmente ai
servizi alle imprese. A
Sondrio, infine, come sempre, il settore principale
risulta quello degli alberghi e dei ristoranti.
La nazionalità più
diffusa a livello territoriale in provincia è quella marocchina, elemento che accomuna sei province lombarde su undici
(Bergamo, Brescia, Como,
Lecco, Mantova e Sondrio).
Lombardia
Popolazione residente totale: 9.742.676 - di cui stranieri: 904.816 - Incidenza %: 9,3
I cittadini stranieri residenti
Province
Bergamo
Brescia
Como
Cremona
Lecco
Lodi
Mantova
Milano
Pavia
Sondrio
Varese
Lombardia
Residenti
stranieri 13.12.08
102.117
149.753
40.495
34.596
23.812
21.728
46.883
371.670
44.223
7.002
62.537
904.816
Prime 20 nazionalità
aumento %
2002-2007
205,5
176,8
142,9
182,5
194,0
272,2
192,7
104,2
256,9
137,5
180,8
146,1
aumento %
2007/2008
14,1
11,8
12,3
14,4
13,0
15,7
14,6
7,9
17,2
13,8
10,6
11,0
quota su tot
stranieri
2,6
3,8
1,0
0,9
0,6
0,6
1,2
9,6
1,1
0,2
1,6
23,3
Incidenza %
donne
45,2
45,5
49,8
47,8
47,6
48,3
47,2
49,4
49,9
52,5
49,8
48,1
Aree continentali
v.a.
%
v.a.
%
Romania
118.005
13,0
UE
174.627
19,3
Marocco
98.091
10,8
Europa centro-orientale
170.948
18,9
Albania
90.096
10,0
Europa altri
3.154
0,3
Egitto
52.788
5,8
EUROPA
348.729
38,5
Filippine
40.989
4,5
Africa settentrionale
177.245
19,6
Cina, Rep.Pop.
37.454
4,1
Africa occidentale
62.362
6,9
India
37.041
4,1
Africa orientale
9.550
1,1
Ecuador
36.041
4,0
Africa centro-meridionale
3.392
0,4
Perù
33.308
3,7
AFRICA
252.549
27,9
Ucraina
28.780
3,2
Asia occidentale
6.765
0,7
Senegal
26.165
2,9
Asia centro-meridion.
98.212
10,9
Pakistan
24.117
2,7
Asia orientale
85.051
9,4
Sri Lanka
22.482
2,5
ASIA
190.028
21,0
Tunisia
21.099
2,3
America settentrionale
2.725
0,3
Bangladesh
13.792
1,5
America centro-meridion.
110.276
12,2
Moldova
12.606
1,4
AMERICA
113.001
12,5
Ghana
11.922
1,3
OCEANIA
389
0,0
Brasile
11.578
1,3
Apolidi
Bulgaria
8.642
1,0
N. D.
120
0,0
Serbia
8.571
0,9
Totale
904.816
100,0
Totale
904.816 100,0
Istat: residenti al 31.12.2008
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su fonti varie
Incidenza %
minori
26,2
26,9
23,3
27,7
25,5
27,2
26,8
21,9
24,3
23,5
24,3
24,3
nati
2008
2.556
3.805
823
877
562
490
1.146
6.508
972
141
1.252
19.132
Iscritti a scuola
2008/2009
18.151
26.101
6.638
7.006
4.084
3.919
8.904
57.999
7.403
1.198
10.495
151.898
Popolazione
Incidenza %
residente stranieri su tot.
1.075.592
9,5
1.230.159
12,2
584.762
6,9
360.223
9,6
335.420
7,1
223.630
9,7
409.775
11,4
3.930.345
9,5
539.238
8,2
182.084
3,8
871.448
7,2
9.742.676
9,3
Settori di occupazione
Agricoltura e Pesca
Industria: totale
Industria in senso stretto
di cui Metalli
di cui Tessile
di cui Alimentare
di cui Meccanica
di cui Altre Industrie
Costruzioni
Servizi: totale
di cui Commercio all'ingrosso
di cui Commercio al dettaglio
di cui Servizi alle imprese
di cui Attività presso famiglie
di cui Sanità
di cui Alberghi e ristoranti
di cui Trasporti
di cui Altri servizi
Attività non determinate
Totale
Inail: occupati al 31.12.2008
Indice integr.
Rapporto Cnel
Alta
Alta
Alta
Massima
Alta
Alta
Massima
Alta
Media
Media
Massima
Massima
Primi 20 paesi di nascita
v.a.
14.296
221.818
125.890
42.588
16.405
9.155
12.225
45.517
95.006
342.034
16.628
18.464
135.985
23.408
20.994
46.260
43.940
36.355
11.719
%
2,4
37,6
21,3
7,2
2,8
1,6
2,1
7,7
16,1
58,0
2,8
3,1
23,1
4,0
3,6
7,8
7,4
6,2
2,0
589.867
100,0
v.a.
Romania
90.959
Marocco
54.026
Albania
44.664
Egitto
31.401
Senegal
20.044
Cina Rep. Pop.
19.760
Filippine
18.733
Ecuador
18.551
India
18.258
Perù
18.123
Svizzera
15.114
Ucraina
14.794
Pakistan
13.495
Tunisia
12.491
Germania
11.857
Brasile
11.538
Serbia - Montenegro 11.204
Sri Lanka
10.868
Francia
8.916
Moldavia
8.845
TOTALE
589.869
%
15,4
9,2
7,6
5,3
3,4
3,3
3,2
3,1
3,1
3,1
2,6
2,5
2,3
2,1
2,0
2,0
1,9
1,8
1,5
1,5
100,0
Lombardia
mmigrazione:
conoscenza e solidarietà”, con
questo titolo è
stato dato alle
stampe, e ufficialmente
presentato a Roma la
scorsa settimana, il Dossier statistico 2009 redatto da Caritas e dalla Fondazione Migrantes. Una
fotografia dettagliata dell’Italia che cambia, cresce
e muta abitudini, costumi
e… colore, giunta ormai
alla XIX edizione.
Una crescita continua,
nonostante lo scenario di
grave crisi economica e
occupazionale che ha attraversato anche l’Italia.
Questo il primo dato che
si rileva dal rapporto.
In Italia i cittadini stranieri residenti erano
2.670.514 nel 2005 e sono
risultati 3.891.295 alla
fine del 2008 (pari al
45,7% in più; nell’UE l’aumento è stato assai più
contenuto, pari al 14,4%),
ma si arriva a circa
4.330.000 includendo anche le presenze regolari
non ancora registrate in
anagrafe.
Se poi si tiene conto che
la regolarizzazione di settembre 2009, pur in tempo di crisi, ha coinvolto
quasi 300mila persone
nel solo settore della collaborazione familiare,
l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni
di presenze: siamo sulla
scia della Spagna (oltre 5
milioni) e non tanto distanti dalla Germania
(circa 7 milioni).
Il 2008 è stato il primo
anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione (6,5%) si è collocata al di sopra della
media europea e, seppure ancora lontana dalla Germania e specialmente dalla Spagna (con
incidenze rispettivamente dell’8,2% e dell’11,7%),
ha superato la Gran
Bretagna (6,3%).
Questi i dati più generali legati all’intero Paese.
Rispetto alla nazione
di provenienza il Paese
più rappresentato risulta
la Romania (il 20,5% del
totale degli stranieri), di
cui il 53,1% donne; a seguire: Albania (11,3%, di
cui il 45,2% donne); Marocco (10,4%, di cui donne il 42,1%) ; Cina (4,4%,
di cui il 47,8% donne) e
Ucraina (il 4%, di cui il
79,9% donne). In base a
questi numeri si nota
come oggi la società italiana si configuri come un
contesto multiculturale
con grandi collettività di
origine immigrata (formate da centinaia di migliaia di persone) e numerose altre piccole e piccolissime.
Oltre un quarto degli
stranieri è comunitario,
circa la metà europeo, il
13% è nato in Italia.
Un accenno alla questione religiosa: a turbare molti, per una malintesa volontà di difesa
della religione cristiana,
è il panorama multireligioso: in realtà oltre la
metà degli immigrati è
“
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
NOSTRA INTERVISTA A SANTE FRANTELLIZZI
«Una provincia
che mi porterò
nel cuore»
U
n commiato con
un ampio sorriso. L’abbraccio
di una città che
ha imparato a
conoscerlo e stimarlo.
Sante Frantellizi ha salutato così, ufficialmente,
venerdì scorso, 30 ottobre,
la città di Como e i “compagni” della squadra che
lo hanno affiancato nel
delicato lavoro di questi
tre anni. Tornerà con la
moglie a Latina per godersi la pensione e i nipoti (divisi tra la stessa Latina e Milano). Ma riapparirà, lo promette, talvolta, sul “Lario”, che gli
è rimasto nel cuore.
Lo incontriamo nel “posto di comando” da cui ha
diretto, in questi tre anni,
l’attività prefettizia.
Buonasera
dott.
Frantellizzi, ricorda il
suo “primo giorno” a
Como?
«Arrivai qui il 4 gennaio 2007, da Sondrio, dove
avevo assolto l’incarico di
Prefetto per due anni».
Possiamo azzardare
un confronto tra le due
province?
«Vi sono alcune aree del
territorio della provincia
di Como che assomigliano molto alla Valtellina.
Mi riferisco in particolare alla zona che va dalla
Valle d’Intelvi fino all’Alto Lago. Nel complesso si
tratta, però, di due realtà
abbastanza diverse. Como è molto più complessa. Non a caso abbiamo a
che fare con un territorio
di 550mila abitanti, mentre a Sondrio erano circa
178mila. Una settantina
di Comuni contro i 162
del Comasco. Solo questi
numeri rendono già l’idea
della maggiore complessità del territorio, con il
quale noi prefetti siamo
chiamati a mantenere un
proficuo e continuativo
rapporto di scambio di informazioni e collaborazioni. Una sostanziale diversità tra il Comasco e la
Valtellina l’ho registrata
dal punto di vista turistico. Il turismo comasco
guarda al lago e alla montagna, due straordinarie
ricchezze, complementari
tra loro. Il turismo valtellinese ha invece specializzato, e qualificato, la
sua proposta prettamente
sul taglio montano e
sciistico.
Altre differenze ho registrato rispetto alle realtà
economico-imprenditoriali e al tessuto produttivo,
assai più complesso e consistente nel Comasco rispetto a Valtellina e Valchiavenna».
Sondrio, Como. Ed
ora la chiusura di un
ciclo, e il tempo della
Il Prefetto arrivato sul Lario il 4
gennaio 2007. A quasi tre anni
dal suo insediamento è arrivato
il tempo della pensione. Lo abbiamo
incontrato per ripercorrere con lui
traguardi e difficoltà incontrate a Como
di MARCO GATTI
In questa pagina
il Prefetto
e alcuni momenti
della sua vita “comasca”
pensione. Qual è il suo
stato d’animo oggi?
«Da un lato sono soddisfatto del percorso compiuto. Avrei certo ancora
avuto lo spirito per continuare questa attività, se
non fosse sopraggiunto il
collocamento a riposo. Ciò
perché questa è una professione che ho sempre
svolto con passione. Si
tratta di un’istituzione in
cui ho sempre creduto e
che ho svolto con molto
piacere. Per questo non
nego di smettere con un
pizzico di rammarico…».
Come ha visto cambiare la provincia di
Como in questi anni?
«Debbo dire di essere
arrivato a Como in un periodo molto difficile. Appena giunto ricordo sulla
mia scrivania le note relative alla crisi della Mantero. Una provincia che
ha visto vacillare, attraverso la crisi del tessile,
uno dei suoi punti di forza. Crisi che si è espressa
ancora con maggior vigore nel 2008.
Nonostante le fatiche
attraversate dal territorio
la mia sensazione è che la
struttura produttiva di
cui questa provincia è dotata le abbia permesso di
contenere i colpi della crisi globale. E forti sono i
segnali che indicano spiragli per una possibile via
d’uscita. Un tessuto solido fondato sulla ricchezza e sulla solidità di molte imprese ha consentito,
tutto sommato, di cadere
in piedi...»
Quale settore trainante indicherebbe,
oggi, in grado di proiettare realmente Como oltre la crisi?
«Senza dubbio alcuno
indicherei il turismo. L’intero territorio presenta
infatti le condizioni ambientali ideali per far rendere al meglio questa risorsa. E registro con piacere che, negli ultimi anni, di passi in questa direzione ne sono stati compiuti molti. Anche se occorrerà lavorare meglio
su sinergie e strategie
condivise».
In che senso?
«Una maggiore sinergia
tra i diversi enti che guidano il territorio è il presupposto indispensabile
perché, insieme, si possano definire e sviluppare
progettualità finalizzate
al suo sviluppo. E, riguardo a ciò non penso, ovviamente, soltanto al turismo. Il mio auspicio, per
il futuro, è che si riesca ad
andare oltre la logica della contrapposizione e dello scontro. Logica che,
spesso, in questi anni ha
accompagnato la dialettica politica. E che si converga su idee e progetti
realmente funzionali alla
crescita di questo territorio. La mia non vuole essere un’accusa, sia ben
chiaro, bensì un auspicio
per il futuro: che si sappia alzare lo sguardo oltre il proprio orizzonte per
cogliere la visione d’insieme...».
Veniamo ai progetti
realizzati di concerto
con la Prefettura in
questi anni.
«Abbiamo lavorato mol-
to sul tema della sicurezza attraverso un migliore
coordinamento delle forze
di polizia e una migliore
interazione con i sindaci
e le diverse istituzioni del
territorio. Ciò ci ha portato alla sottoscrizione di
alcuni patti di sicurezza
urbana in grado di assicurare maggiori forme di
controllo e vigilanza del
territorio, ma anche di
rendere più efficaci i canali di comunicazione tra
i diversi enti, così da poter intervenire con maggiore tempestività in caso
di urgenza.
Abbiamo anche lavorato sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso l’istituzione di
un comitato chiamato a
discutere della tematica
(composto da Inail, Inps,
associazioni di categoria,
sindacati etc.) e a valutare eventuali strategie d’azione. Tra le iniziative
proposte richiamo l’istituzione di un corso per la
movimentazione dei mezzi da cantiere (gru etc.)
così da dotare gli operatori del settore delle necessarie competenze in
merito.
Altro fronte d’impegno
è stato la sicurezza stradale tramite l’attivazione,
anche in questo caso, di
un apposito comitato permanente di analisi e valutazione per permettere
iniziative finalizzate a
rendere sicura la guida.
Tra i progetti avviati segnalo il protocollo d’intesa sottoscritto con le autoscuole che ha inserito
tra le materie d’insegnamento la conoscenza degli effetti dell’alcol. In merito gli istruttori di scuola guida sono stati preparati da alcuni tecnici
dell’Asl. Altro protocollo
d’intesa è stato sottoscritto con i gestori dei locali
pubblici, impegnandoli
all’osservanza di alcune
regole basilari al fine di
una migliore sicurezza
dell’utenza: la distribuzione gratuita di alcol
test, la raccomandazione
di non guidare in stato di
ebbrezza, lo spegnimento
delle luci stroboscopiche e
l’abbassamento della musica un’ora prima della
chiusura del locale e la
proiezione di immagini di
incidenti stradali quale
forma di deterrente all’abuso».
Che cosa dire del
rapporto instaurato
con la gente?
«All’inizio ho percepito,
da parte della popolazione, poca conoscenza nei
confronti dell’istituto che
rappresento. Istituto che
molto spesso viene identificato solo nella figura
del prefetto, trascurando
invece le molteplici competenze che la stessa Prefettura assolve: pensiamo
soltanto al mantenimento dell’ordine pubblico,
all’impegno profuso sul
fronte della tossicodipendenza, delle politiche migratorie o in sede elettorale. Si è lavorato molto
proprio nella direzione
“informativa” e di sensibilizzazione, partendo anche dai più piccoli. Nume-
rose sono le scolaresche
transitate dalla Prefettura in questi anni alle quali abbiamo cercato di spiegare come funziona questa macchina».
Ha accennato le politiche migratorie. La
popolazione straniera
cresce.
«In provincia abbiamo
ormai toccato quota 40
mila unità. La popolazione straniera non va però
vista come un problema
bensì come una risorsa
per il territorio. Tutto sta
in una oculata gestione
dei flussi, che regolino con
equilibrio le presenze, anche in base alla capacità
ricettiva di un territorio,
e ad un fermo contrasto
nei confronti dell’immigrazione clandestina. In
ogni caso, in questi anni,
al di là di qualche isolato
episodio, non ho mai registrato evidenti situazioni di intolleranza o di tensione grave legati alla
presenza di stranieri».
Per chiudere due parole di saluto ai comaschi.
«Ai comaschi va un sincero grazie per il clima
con cui mi hanno consentito di lavorare. Un clima
di collaborazione e di simpatia che ricambio senza
riserve. Mi porto dentro il
ricordo di un’esperienza
bella e interessante che
mi ha arricchito dal punto di vista professionale.
Lascio con rammarico ma
Como resterà nel mio cuore e non mancherò di tornarci in futuro, anche se
solo da semplice turista».
CRONACA
P A G I N A
Como
19
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
Importante
accordo tra Intesa
Sanpaolo e
Confindustria
Como finalizzato
a promuovere
misure volte
a garantire
l’afflusso
di credito
al sistema
produttivo della
provincia lariana
di GIUSEPPE CORTI
ell’incontro
pubblico, tenutosi presso la
sede di Confindustria Como
lunedì 2 novembre, è stato illustrato l’accordo stipulato in mattinata tra
Intesa Sanpaolo e Confindustria Como, denominato “Crescere insieme
alle imprese”. Scopo dell’accordo è promuovere
misure volte a garantire
l’afflusso di credito al sistema produttivo della
provincia di Como. Verrà
messo a disposizione da
Banca Intesa Sanpaolo
un plafond di 200 milioni
di euro per favorire la ripresa delle piccole e medie imprese. Gli interventi saranno destinati alla
liquidità e alla patrimonializzazione delle stesse
imprese.
L’accordo si inserisce
nella più ampia convenzione nazionale siglata il
3 luglio scorso tra Intesa
Sanpaolo e Confindustria. È stato illustrato da
Corrado Passera, consigliere delegato e CEO Intesa Sanpaolo; Giuseppe
Morandini, presidente
Piccola Industria Confindustria; Bruno Bossina,
direttore direzione regionale Lombardia Intesa
Sanpaolo; Ambrogio Taborelli, presidente di Confindustria Como; Bianca
Corti, presidente Piccola
Industria Confindustria
Como; Gregorio De Felice,
capo economista Intesa
Sanpaolo ed Enrico Monti, vice presidente Confidi Lombardia.
L’accordo siglato tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Como è orientato
a facilitare l’accesso al
credito da parte delle pic-
UNIONE INDUSTRIALI
Crescere
insieme
alle imprese
RIMPASTO DI GIUNTA
Caradonna
lascia
Palazzo
Cernezzi
N
Foto archivio William
Un momento
dell’incontro
di lunedì scorso.
Foto William
cole imprese, che sono più
svantaggiate rispetto alle
grandi imprese. Solo se
alle piccole e medie imprese sarà data vera possibilità di accedere al credito per progettazioni e
innovazioni, sarà possibile salvaguardare un patrimonio economico di
grande rilevanza per la
nostra economia, come lo
sono le piccole e medie imprese e aiutarle ad essere pronte per non farsi
scavalcare da aziende estere quando la ripresa
economica, di cui si sentono le prime timide avvisaglie, si farà più robusta. L’intesa prevede vari
strumenti di intervento. Il
primo consiste nel soddisfare il bisogno di liquidità fornendo continui flussi di credito verso il sistema produttivo permettendo così di superare l’attuale fase della crisi anco-
ra difficile.
Un secondo strumento
consiste nel gestire in modo flessibile i finanziamenti in corso attraverso
il rinvio del pagamento
della rata di mutui e leasing per 12 mesi.
Inoltre la banca concede una specifica linea di
credito aggiuntiva agli
affidamenti già in atto
per favorire la gestione
degli insoluti, problema
assai avvertito in questo
momento.
Infine sono previsti, per
le aziende costituite in
forma di società di capitale che vogliono rafforzare il loro patrimonio, un
finanziamento anticipato
fino a due volte l’entità di
rafforzamento stesso.
L’incontro è stato altresì occasione per far il punto della situazione. Essa
è ancora assai delicata e
grave se si pensa che oggi
le aziende producono
quanto si produceva 20
anni fa. Occorre dunque
una robusta politica economica da parte del governo perché i ritmi di ripresa non si limitino a cifre con lo zero davanti, in
tal caso ci vorranno più di
vent’anni perché il nostro
sistema possa produrre
quanto produceva prima
della crisi e non è detto
che nel corso di così lungo tempo sistemi economici di altre nazioni si
facciano più agguerriti a
nostro danno. E da ultimo emersa anche una forte preoccupazione per
quanto riguarda il futuro
dell’occupazione, un futuro tutto da decifrare viste
le attuali incertezze rispetto alla vera dinamica
della ripresa: l’andamento occupazionale è da seguire con particolare attenzione.
IL RIFUGIO RIELLA: 100 ANNI
E PIÙ IN FORMA CHE MAI.
I RESTAURI DEL CAI COMO
E IL PRANZO PER I SOCI
Cento anni in piena forma. Si presenta così il rifugio Riella, posto sul monte Palanzone. Proprio
nella ricorrenza di questo anniversario il Cai di
Como ha provveduto al suo restauro, restituendolo così all’antico splendore.
L’intervento, terminato nella scorsa primavera,
ha riguardato il rifacimento del tetto e la realizzazione di una terrazza e di un servizio per disabili,
oltre ad opere accssorie.
Per celebrare questo evento il consiglio direttivo
del Cai di Como ha deciso di organizzare, per domenica 22 novembre alle ore 12.30, un pranzo presso il rifugio aperto a tutti i socui, sia per constatare di persona quanto realizzato sia per promuovere un momento di coesione e di partecipazione alla
vita della sezione.
In base a quanto disposto dall’organizzazione ciascuno potrà raggiungere il rifugio secondo l’itinerario preferito, oppure aggregandosi ad uno dei gruppi selezionati (informazioni presso ciascun gruppo).
Il costo del pranzo, comprese le bevande, è di 20 euro, mentre per i ragazzi fino a 15 anni è di 10.
L’organizzazione raccomamda l’iscrizione presso la segreteria del Cai di Como entro venerdì 13 novembre attraverso il versamento di una caparra di 10 euro (5 per i ragazzi).
Nessuna crisi, e rischio elezioni comunali anticipate scongiurato a Palazzo Cernezzi. Dopo quasi 40 giorni di polemiche, di una infinita discussione in consiglio comunale a Como, infatti il “caso
paratie” ha visto il suo epilogo politico con le dimissioni dell’ex assessore alle grandi opere, Fulvio
Caradonna, peraltro due settimane sfiduciato a
Palazzo Cernezzi. Le auspicate dimissioni sono
arrivate dopo un esplicito invito da parte del sindaco Stefano Bruni che ha sempre difeso
Caradonna nel corso della bufera politica che si è
abbattuta sulla città a metà settembre con la denuncia, da parte di un cittadino, della realizzazione di un alto muro nel cantiere del lungolago.
Il primo cittadino è stato costretto alla decisione
di revocare l’assessore dopo un incontro avvenuto con il coordinatore del Pdl Alessio Butti ed in
particolare dopo il faccia a faccia con il suo gruppo consiliare. In effetti la situazione si stava presentando particolarmente complessa in quanto,
come noto, la scorsa settimana la Lega Nord aveva annunciato la propria astensione dal voto delle delibere proposte dal sindaco fino a quando
Caradonna non fosse stato dimesso. E favorevole
alle dimissioni è giunto anche l’esito del vertice a
Milano tra il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà e del suo vice Massimo Corsaro. “Su
Como - ha dichiarato Podestà - credo si esca da
questa situazione andando avanti cercando di litigare meno. Escludo elezioni anticipate”. Con
queste indicazioni restava una sola via d’uscita:
l’addio di Caradonna alla giunta. Il vertice dell’intero gruppo del Pdl ha visto il sindaco, il coordinatore provinciale Alessio Butti e il suo vice
Giorgio Pozzi proporre la soluzione che, anche se
con qualche polemica (Veronica Airoldi, ma anche i due ex An Claudio Corengia e Francesco
Pettignano) ha trovato l’accordo del gruppo affiancato anche a un documento di 16 punti che contiene gli obiettivi da qui al 2012. Le dimissioni di
Caradonna portano nell’esecutivo Stefano
Molinari, fedelissimo di Butti e grande contestatore del Sindaco fino a pochi giorni fa. Il Bilancio
andrà all’Assessore alla Cultura Sergio Gaddi,
mentre ad Ezia Molinari andranno i servizi sociali e, soprattutto, la carica di vicesindaco.
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
CONFORTANTI I DATI DEGLI ULTIMI MESI
Turismo:
la ripresa
è già
iniziata
Contro ogni più rosea previsione
il segno più è già tornato a fare
bella mostra nelle tabelle degli arrivi
e delle presenze. Qualcosa finalmente
si muove, anche se restano indietro
i turisti di matrice anglosassone, poco
agevolati dal cambio
offia aria buona
sul Lario. Lo dicono gli ultimi dati
relativi ai flussi
turistici del terzo
trimestre 2009. Numeri
che confermano l’andamento positivo di un settore che, finalmente, vede
comparire qualche segno
più in tabella, dopo tanti
meno.
«L’interesse e l’attenzione nei confronti del comparto turistico crescono
progressivamente - spiega Achille Mojoli, assessore provinciale al Turismo -. Lo conferma il positivo rapporto stretto,
nell’ultimo anno, con la
Camera di Commercio e
l’associazione albergatori.
Rapporto che ci consente
un tempestivo incrocio
dei dati e la loro conseguente divulgazione. Da
quest’anno i rendering
relativi al turismo sono
considerati di pari dignità rispetto a quelli degli
altri settori. E non poteva essere altrimenti vista
l’incidenza che l’intesto
sistema ha nei confronti
del Prodotto interno lordo provinciale. Le stime
indicano il 17-18% di in-
S
cidenza in termini di occupazione e di produzione di reddito da parte del
comparto turistico, un
dato di rilievo se si pensa
che il tessile sfiora quota
21%...».
Dunque il turismo tiene e… rilancia.
Segnali positivi si diceva, contro ogni aspettativa… «Le proiezioni d’inizio anno - prosegue Mojoli
- davano indicazioni di una possibile ripresa, pur,
però, con qualche segnale negativo. I dati rivelano invece un’accelerazione che fa ben sperare per
il futuro…
Ma vediamoli questi
numeri. In termini di arrivi il periodo luglio-settembre 2009 ha fatto registrare un più 12,5% rispetto allo stesso periodo
dello scorso anno e un +
8,98% per quanto riguarda le presenze. In generale a crescere è il turismo
di matrice italiana, più
lento il recupero sul fronte straniero. Guardando
oltre confine aumentano
i turisti provenienti dalla Germania, dai Paesi
Bassi, dalla Svizzera, dalla Francia, dal Belgio,
dall’Austria. In calo il turismo anglosassone, vista
la non convenienza sul
cambio dollaro/sterlinaeuro. In diminuzione anche il turismo giapponese, mentre crescono i russi e (in maniera rilevante) i cinesi.
Se andiamo ancora più
indietro nel tempo notiamo come dal 2005 al 2009
la nostra provincia abbia
fatto registrare (per il periodo gennaio-settembre)
un più 36,83% di arrivi
(passando da 546.337 a
747.534) e un più 36,3%
di presenze (passando da
1.146.491 a 2.001.406).
«Il lago di Como, di fronte alla crisi ha saputo reagire con forza - continua
Mojoli - adattandosi al
momento difficile. Gli albergatori hanno scelto la
strada delle offerte promozionali e delle iniziative mirate, e ciò ha contribuito nel muovere il mercato anche se le loro entrate, per queste ragioni,
si sono contratte di circa
il 20%. Premiante è stata
questa sinergia d’azione
che, se da un lato ha portato gli albergatori a
rimodulare la proposta,
VISITA A S. BARTOLOMEO E AL SANTUARIO
DEL CROCIFISSO CON IL TOURING CLUB
E MONDO TURISTICO
I Consoli comaschi del Touring Club Italiano, con l’assistenza tecnica
dell’Associazione Culturale “Mondo Turistico”, organizzano per sabato 14
novembre una visita guidata alla chiesa di S. Bartolomeo e al Santuario
del SS. Crocifisso a Como.
Il ritrovo con i Consoli TCI è fissato per le ore 14.30 a Como, davanti alla
chiesa di S. Bartolomeo, in Via Milano, 161.
La visita di queste due chiese è abbinata a ricordo dell’antica processione miracolosa del XVI secolo. S. Bartolomeo edificata nelle vicinanze di un
ponte sul torrente Cosia nel 1163 aveva una funzione di accoglienza e di
assistenza dei pellegrini diretti a Milano ed era collegata al convento dei
Crociferi con annesso ospedale. La Chiesa medievale mantenne un aspetto semplice e piuttosto dimesso (pianta rettangolare, navata unica e copertura a capriate) fino alla metà del Seicento, quando fu radicalmente rifatta. Ristrutturazioni varie si sono succedute nel tempo per cui oggi il tempio è ricco di decorazioni di un certo pregio.
L’imponente edificio barocco, situato a ridosso delle mura cittadine, invece, è oggi uno dei santuari più frequentati dai comaschi; conserva l’immagine miracolosa del Cristo che spezzò la catena al ponte di S. Bartolomeo,
durante una processione. La chiesa ha origini antiche, ma è stata più volte
rimaneggiata ed arricchita con arredi di grande pregio. Una visita di questa chiesa, che è anche la parrocchia della SS. Annunciata, è un modo per
conoscere profondamente le tradizioni religiose e il grande spirito di devozione degli abitanti di Como.
La quota di partecipazione è di 7 euro per i soci, di 8 euro per i non soci.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): APT Como, tel.
031.3300128; Libreria “Nonsololibri” di Como, tel. 031.268762.
ha spinto anche la Provincia a perseguire nuove
strategie promozionali,
più finalizzate al coinvolgimento di tour operator esteri (92 nel 2009,
in rappresentanza di 14
nazioni), giornalisti e televisioni. Meno si è puntato sulle fiere (ad eccezione di quelle più importanti) anche in relazione ai
loro eccessivi costi. Questo lavoro “di semina”, di
cui già si nota qualche
frutto, avrà ricadute positive a partire dal 2010».
Tra le iniziative promosse da Villa Saporiti
anche la guida “I giardini
del lago di Como”, recentemente presentata in occasione della manifestazione “Orticolario”. «Questa guida - spiega Mojoli
- risponde ad un obiettivo da tempo perseguito da
questo ente che mira a
porre in essere una serie
di strumenti che possano
intercettare le passioni
del turista. Abbiamo già
realizzato una guida rivolta agli appassionati di
motociclismo, di trekking,
di mountain bike. L’ultima si inserisce proprio all’interno di questo percor-
so. Il turista va coccolato
e accompagnato, accolto
in un luogo che lo faccia
sentire a suo agio e in grado di rispondere alle sue
richieste».
Soddisfatto dei risultati anche Alberto Proserpio, presidente dell’associazione Albergatori: «Finalmente si è compreso
quali strategie mettere in
atto per rilanciare il settore, e ciò non può che vederci ampiamente soddisfatti. Ora occorre andare avanti. Una delle sfide
dovrà essere quella di superare la stagionalità. Ed
è una strada possibile. Ho
già sperimentato che, attraverso una diversificazione dell’offerta e la gestione di pacchetti completi è possibile avere turisti anche gli ultimi giorni dell’anno. Certo dovrà
trattarsi di un generale
cambio di mentalità».
«L’apertura per l’intero
anno è un obiettivo ambizioso a cui si potrà tendere il là nel tempo - spiega
Mojoli -. Da parte nostra
saremmo ben contenti se
il lago si orientasse su un
periodo di chiusura che si
limiti dal 15 novembre al
1° marzo, senza nulla togliere, certo, all’enorme
positività di chi riesca, invece, a posticipare ancora più in là da data di
chiusura o ad anticipare
l’apertura. L’allungamento della stagione turistica rientra, in ogni caso,
tra gli obiettivi del nostro
territorio nell’arco del
prossimi decennio. Una
rimodulazione della stagionalità che che dovrà,
ovviamente, essere accompagnata dall’incremento delle presenze
(puntiamo al raddoppio in
10 anni) e dall’ampliamento delle strutture alberghiere, preservando,
però, la qualità del paesaggio».
«La nostra provincia conclude Mojoli - deve
puntare su un turismo
d’eccellenza. Con ciò, sia
ben chiaro, non significa
investire soltanto sul lusso e sull’élite, ma anche
sulla qualità dei bad &
breakfast, dei due stelle…
Eccellenza significa mettersi al lavoro perché l’intera filiera sia in grado di
proporsi al meglio, intercettando i bisogni e i desideri di tutti».
MEDICO E INFERMIERE ALLA
SBARRA... IN BIBLIOTECA COMUNALE
FOTOAMATORI
DEL LARIO
La segreteria provinciale di Como dell’Associazione Sindacale Medici e Dirigenti e il Centro Ricerche Scienze Giuridiche di Como presentano:
“Medico e infermiere alla sbarra” presso la
Biblioteca Comunale di Como, venerdì 13 novembre alle ore 14.15. Modererà il dr. Antonio Paddeu.
Il programma prevede:
14.30 Saluto autorità
15.00 Introduzione: dr. Giovanni Melfa, segretario provinciale Cimo
15.15 Requisiti della cartella clinica: dr.ssa Annalisa Fumagalli Ospedale Sant’Anna
15.45 Indagine in Provincia di Como sull’utilizzo della documentazione infermieristica: dr. Stefano Citterio, presidente IPASVI Como
16.10 La responsabilità civile in ambito sanitario: dr. Marco Mancini, giudice Tribunale di Como;
coffee break
17.00 La responsabilità penale in ambito sanitario: dr. Mariano Fadda, sostituto procuratore della
Repubblica, Como;
17.30 Il consenso informato: avv. Biagio Giancola
del Foro di Como; avv. Giuseppe Sassi, presidente Camera Penale;
18.15 La medicina difensiva: dr.ssa Laura Chiappa, direttore sanitario OSA
19.00 chiusura lavori.
L’Associazione “Fotoamatori del Lario” organizza il 1° Concorso fotografico per file in bianco e nero avente come
tema “Ritratti e paesaggio urbano - 2009”.
I premi saranno così distribuiti:
- 1° premio: stampante
Epson Pro 2820
- 2° premio: scanner professionale Epson
- 3° premio: buono acquisto Eliolux del valore di
200 euro per prodotti
Epson.
Per le modalità di iscrizione e partecipazione
visitare il sito: www.foto
amatoridellario.it, oppure www.eliolux.it.
Nel mese di febbraio
2010 l’Associazione Fotoamatori del Lario organizza un seminario
sui sistemi di stampa.
A
CRONACA
Arte&Cultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
IL FUTURO DELL’ARTE SACRA OGGI /FINE
Alfonso Salardi:
tradizione
e modernità
SEGUE DAL NUMERIO SCORSO
Pubblichiamo
la seconda parte
dell’intervento di
don Straffi legata
al prestigioso
artista comasco
a seconda tappa
del rapporto tra la
Chiesa e il mondo
dell’arte è stata la
lettera di Giovanni Paolo II (e il successivo incontro per il giubileo
del 2000), datata 4 aprile
1999. L’originalità della
circostanza fu ben sottolineata dal card. Poupard:
“Una lettera scritta con
intimità e verità di accenti, sincerità di stato d’animo, partecipazione... di
‘collega’ Giovanni Paolo
II, papa, ma anche poeta,
drammaturgo e attore, entra così nell’animo stessa
dell’artista: lo esplora,
perché lo conosce, artista
lui stesso”.
Così scriveva Giovanni
Paolo II: “Nessuno meglio
di voi… può intuire qualcosa del pathos con cui
Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle
sue mani”.
Mons. Timothy Verdon
commenta: “Il Papa imposta il discorso in termini
dell’identificazione personale dell’artista con il
Deus artifex: un’identificazione sperimentata
precisamente nell’emozione che l’uomo prova davanti a qualcosa che ha
fatto, la cui origine Giovanni Paolo II vede in Dio
stesso! Il tono, l’atmosfera dell’apertura - di tutta
la Lettera infatti - è di
“stupore” (parola ripetuta ben cinque volte nel
testo), una vibrazione dell’emozione di Dio riflessa
L
nello sguardo con cui l’artista, avvinto “dello stupore per il potere arcano dei
suoni e delle parole, dei
colori e delle forme”, ammiri l’opera del proprio
estro! Così l’artista s’identifica con Dio, e il Papa
con l’artista, in un progetto unitario (...) di salvezza mediante la bellezza”.
Un grande Papa intellettuale del rango di Benedetto XVI, un filosofo e un
teologo del suo livello, non
poteva non essere sensibile agli argomenti affrontati con straordinario
profetico coraggio dai suoi
predecessori. Ed ecco
quindi l’incontro con gli
artisti organizzato per il
21 novembre prossimo.
Il direttore dei Musei
Vaticani, Antonio Paoluc-
ci, scrive: “Agli esordi del
secolo e del millennio la
questione del rapporto fra
la Chiesa e le arti - quelle
figurative, ma non solo non ha perso di significato né di attualità. Semmai, dopo il dibattito avviato da Paolo VI, se ne
avverte sempre di più la
drammatica urgenza e
sempre di più ci si interroga sulle ragioni del divorzio.
Chi, come me, dall’osservatorio privilegiato dei
Musei Vaticani considera
la storia delle arti sotto il
segno della Chiesa di Roma non può non provare
sentimenti di stupore e di
gratitudine. Gratitudine,
naturalmente, per i capolavori di bellezza e di sapienza che il messaggio
cristiano ci ha regalato,
ma anche, e soprattutto,
stupore e ammirazione di
fronte ai meravigliosi azzardi che, nei secoli, la nostra Chiesa ha saputo giocare.
La Chiesa per molti secoli ha saputo guardare al
mondo delle arti con spregiudicato coraggio. Ne ha
accettato gli stili, li ha vivificati e trasfigurati con
i suoi contenuti, senza per
questo mortificare o condizionare le ragioni dell’arte. (...) forse oggi ci
sono le condizioni favorevoli perché la Chiesa possa giocare con successo
l’ultimo azzardo. Nella
dissoluzione dei linguaggi e dei modelli, nell’afasia espressiva che distingue il nostro tempo, la
Chiesa deve farsi sguardo e ascolto.
Vi confesso che aspetto
con ansia il 21 novembre,
anche perché papa Ratzinger, anche da teologo,
ha sempre insistito sullo
stretto legame tra l’esperienza estetica e il cammino teologico.
Non ho ancora parlato
di Alfonso Salardi.
Eppure da tutte queste
considerazioni, così ampie
e complesse, è possibile
dedurre la grandezza l’azzardo - della sua pro-
duzione sacra.
Mi permetto solo di dire
che in lui ho visto la possibilità di questa conciliazione: tra tradizione e modernità, tra figurativo ed
astratto, tra sacro e profano. Tra arte e fede.
Una sola, rapida esemplificazione, che rappresenta però uno dei vertici
- se non IL vertice - dell’arte sacra salardiana: la
vetrata che raffigura la
Crocifissione presso la
chiesa del Collegio S. Chiara.
Innanzitutto si può notare la sapienza e l’ardimento compositivo nella
scelta, concordata con
l’architetto della chiesa,
di distribuire due raffigurazioni, dietro l’altare, dal
verticalismo accentuato.
Sono due vetrate infatti
che misurano 1 m. di larghezza x 8 di altezza, e
che rappresentano l’Annunciazione a Maria e il
Crocifisso con la Madre. Il
tema mariano è coerente
con il resto delle vetrate
(di cui parlerà Tajana) e
presenta due momenti
fondamentali della vita
della Vergine.
Veniamo però alla sola
Crocifissione. Il crocifisso
per ogni artista (non solo
credente) rappresenta
una delle sfide più ardite
I “CANNE DA ZUCCHERO” PER L’AISM
Sabato 14 novembre, alle ore 21.00, allo Spazio Gloria in via Varesina a Como, la Tribute Band “Canne da Zucchero”, di Reggio Emilia, si esibirà in una serata musicale tutta dedicata al grande artista italiano, di fama internazionale, Zucchero Sugar Fornaciari.
“Canne da Zucchero” nascono a Cavriago agli inizi dell’Estate 2002
dal desiderio del trombonista, Stefano Beltrami, di rivivere quelle emozioni che fin dall’adolescenza hanno accompagnato lui e
migliaia di altre persone: ripresentare, riarrangiare e riassaporare
i classici del nostro conterraneo Zucchero. Data la frenetica attività musicale della provincia di Reggio Emilia, l’alta qualità e lo
spirito di amicizia che lega chi vi fa parte, non è stato difficile trovare i componenti giusti. Tutti i componenti provengono da varie
realtà musicali e hanno alle spalle esperienze diverse: chi proviene dal funky, chi dal rhythm’n’blues, chi dal jazz, chi dal pop. La
fusione di tutte queste esperienze e lo spirito comune che li lega
non poteva sfociare se non nel “soul emiliano” delle “Canne da
Zucchero”.
Ognuno dei componenti della band ha un bagaglio di esperienze
tali da far sì che il palco non sia uno sconosciuto o qualcosa di cui
essere intimoriti, bensì il luogo migliore in cui esprimere il lavoro
di tanti mesi di prove. Di questo ne sono esempi lampanti le esibizioni live del gruppo. Già dopo poco più di un anno dalla formazione le “Canne da Zucchero” hanno partecipato attivamente al ra-
duno nazionale del Fan Club di Zucchero esibendosi di fronte ad
un grande pubblico. Motivo d’orgoglio di tutta la band è stato anche il duetto tra il cantante e Zucchero stesso.
Il gruppo si compone di un’eclettica sezione ritmica (basso e batteria) che è l’anima ed il groove del gruppo; da una sezione armonica (chitarra e tastiere) che puntualmente trasporta tutti quanti
nella dimensione “zuccheriana” del pezzo; da una sezione fiati
(trombone, tromba e sax) che è l’anima spumeggiante del concerto; insieme a questo travolgente insieme di musicisti un cantante
ed una corista completano la formazione ideale per trascinare il
pubblico. Lo spettacolo risulta quindi garantito dal forte impatto
che tutti, in un modo o nell’altro, riescono ad imprimere alla serata. Il divertimento è quindi garantito (www.cannedazucchero.it).
L’incasso della serata sarà devoluto a favore della gestione del
Centro Aism di Como che offre alle persone con SM del territorio,
in un’unica sede, tutta la gamma di interventi socio sanitari che
la patologia stessa richiede e diventa un luogo di aggregazione in
cui rafforzare le autonomie ed instaurare nuove relazioni sociali.
La serata è organizzata in collaborazione con le classi del 52, 53 e
54 aderenti a La Stecca di Como.
I biglietti posso essere acquistati in prevendita con un’offerta
minima di dieci euro chiamando l’Aism allo 031/523358 oppure
scrivendo a [email protected].
P A G I N A
21
e difficili, perché in quel
mistero di morte e di amore si rivela il volto drammatico del suo abbassamento e il vertice supremo del suo amore. “Era
tanto sfigurato il suo aspetto da non avere neanche la parvenza di uomo”
dice la profezia di Isaia,
ma Paolo arriva ad affermare che “nella croce risplende la gloria del Figlio di Dio”.
Salardi non ripete un
modulo conosciuto e banale e non trasfigura il
dramma in una rappresentazione evanescente.
Costruisce la sua composizione in maniera del
tutto originale, fondendo
in un unico corpo il Figlio
e la Madre, ad esprimere
la partecipazione al medesimo dolore.
Il Cristo ha le braccia
strette e tese verso l’alto.
Le mani sembrano benedicenti, come nei crocifissi cosiddetti ‘giansenisti’.
Ma è così diverso il loro
Cristo da questo: lì il Cristo appare tutto teso nello sforzo individualistico
e titanico del proprio sacrificio, isolato da tutto e
da tutti, spesso emergente dalle tenebre buie dello sfondo. Non così in Salardi. La comunione con
la Madre è stringente ed
è espressa da vari espedienti. Innanzitutto i due
sembrano guardarsi: il
volto di Gesù, che strapiomba in avanti è in diretta corrispondenza con
quello di Maria.
I due corpi si fondono,
letteralmente: il sangue
che sgorga dal costato di
Cristo sembra colare ed
essere parte del corpo
stesso di Maria.
La Madre, con le braccia alzate verso il Figlio,
sembra piegare e sollevare una gamba, quasi ad
esprimere la tensione e il
desiderio di essere lei, lì,
sulla croce.
E poi c’è il suo urlo. Gli
occhi sono socchiusi, ma
la bocca è aperta in una
smorfia di dolore. Il grido
di Maria - anzi l’urlo, perché il riferimento a Munch è tutt’altro che forzato
o scontato - non è un lamento sordo, ma diventa
il Corpo stesso di Cristo.
Se in Munch l’urlo è quello muto della disperazione e della pazzia, l’urlo
del non senso e del nichilismo dei tempi moderni,
qui l’urlo del dolore prende la carne e il volto di
Cristo. Salardi ci dice che
il dolore, anche il più violento e assurdo ha una
speranza in Lui.
Infine c’è il colore. Non
un particolare nella produzione di Salardi e ancor
meno in questa composizione. Lo stridore del rosso e del verde, colore di
morte e putrefazione, si
stempera nelle braccia tese al cielo di Cristo. Un
braccio ancora nella penombra. Un braccio, che
sembra “toccare il cielo
con un dito”, già immerso
nella luce. La speranza
non è morta.
L’unica altra macchia
gialla della composizione
è il volto della Vergine. E’
lei il paradigma della vera fede. La fede che non
muore neanche di fronte
alla morte.
Maria è la Madre della
speranza.
CRONACA
P A G I N A
Como
23
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
LA CRONACA DI UN 31 OTTOBRE DIVERSO
Nuovi Orizzonti
e l’altra
Halloweenti
Qui accanto il poster
che pubblicizzava
l’iniziativa di Nuovi
Orizzonti,
in collaborazione
con numerose
altre realtà diocesane
ento missionari
per le strade e nei
locali della nostra
città!
Nuovi Orizzonti,
con la collaborazione di
tante realtà diocesane di
Como e di altre città del
nord Italia, Pastorale Giovanile, seminaristi del seminario di Como e del seminario di Milano, parrocchie con i loro sacerdoti e ragazzi, Caritas, Rinnovamento nello Spirito,
Sentinelle del Mattino di
Lecco, Varese e Milano,
hanno organizzato per il
3° anno, “La luce nella
notte” sabato 31 ottobre,
notte dei Santi.
Con questa iniziativa
hanno incontrato più di
500 giovani per le strade
della città e li hanno invitati ad entrare in chiesa
ad incontrare Gesù.
La chiesa di S. Giacomo
è rimasta aperta fino alle
3 del mattino ed ha accolto tantissime persone che
sono “tornate a casa” dopo
tanto tempo, offrendo loro
la possibilità di parlare
con uno dei più di 20 sacerdoti presenti, che hanno confessato incessante-
C
La scorsa
settimana,
in occasione
di una delle notti
più attese
e contestate
dell’anno,
è andata in scena
la terza edizione
di “La luce nella
notte”
mente dalle 21 alle 2 di
notte ora in cui si è svolta la S. Messa domenicale dei Santi ed assistendo, come raccontano, a veri e propri miracoli.
Ecco, questa è l’altra
Halloween, quella in cui
tanti piccoli sono tornati
alla casa del Padre!!!
31 ottobre, chiesa di S.
Giacomo - Como - ore
21.00: si apre il portone.
Per chi? Per che cosa?
La notte dei Santi... La
notte di Halloween...
Chi siete voi ragazzi del
2000 con magliette dai colori sgargianti, riconoscibili anche da lontano? E
quelle scritte:
“Chi ha sete venga a
me”.
“E Gioia sia!”
“Tutto passa, solo l’Amore resta”. Chi siete?
Piccole matite, piccolissimi strumenti nelle mani
di un Padre che vuole chiamare quella moltitudine
di suoi figli che non sanno nemmeno che Lui esiste, che non sanno più dove andare, che non si trovano più. Che stanno morendo nel cuore e nell’anima per mancanza di Amore vero.
Quanta sete di Te, Padre, abbiamo trovato anche questa notte per le
strade di questa città, per
le strade del Tuo Regno.
Sete di Gioia piena, sete
di Pace vera. Occhi spenti, zero sogni.
E tante maschere.
Halloween per mascherare che dentro sono morto, Halloween, alcol e sostanze per illudermi con
giochi in cui non trovo
quello che sto cercando ve-
ramente.
Poi arrivate
voi, a due a
due, (come
chi? Gli Apostoli dell’inizio, mandati
già allora
fino agli estremi confini della terra....) e mi
chiedete chi
sono, come
mi chiamo.
Sento i vostri nomi,
vedo le magliette, ma soprattutto gli occhi. Cosa hanno
questi occhi che io non ho?
E il sorriso ...pieno, vero.
Sento che in quello sguardo c’è qualcosa che è verità e che mi scalda il cuore. E poi ... mi ascoltate?!
E io voglio urlare il mio
no, il mio dolore, la mia
solitudine, la mia povertà.
E voi la accogliete.
Non so se voglio venire
con voi in chiesa, ma vorrei non lasciarvi andare
subito, non così presto ...
Sono qui, entro con voi,
all’inizio spaesato, ma c’è
tanto calore qui, quanta
pace, c’è armonia. Cosa
succede? E lì sull’altare?
Mi accompagnate e mi dite che lì c’è mio Padre, che
è Lui che mi sta cercando
e che mi ama pazzamente
anche se conciato e fuori
di testa come sono. Mi inginocchio, musica, candele, sacerdoti, tanta, tanta
gente e tu che preghi il Padre per me, con il mio nome e io piango.
Non so perché, cosa mi
stia capitando, ma è come
se fossi a casa. Nessuno
che mi guarda storto, che
mi giudica, ma sorrisi, la-
crime e
tanto Amore. Non vado
più via. E tu sei ancora accanto a me e mi abbracci.
Ma sai da quanto tempo
nessuno mi abbracciava
più?
E in quell’abbraccio
sento che è vero, mio Padre c’è!
Prima di uscire mi chiedi se voglio parlare con un
sacerdote. Mai fatto! Non
so .... ma anche gli occhi
di questo meraviglioso uomo di Dio mi bloccano lì
dove trovo il perdono. Anche per me.
CONVIVIALE UCID
L’impresa e la crisi economica secondo Giulio Sapelli
L
unedì 26 ottobre
il gruppo UCID di
Como ha ospitato
alla consueta conviviale il prof.
Giulio Sapelli, docente
di Storia Economica alla
Università Statale di Milano, esperto, tra l’altro, di
Analisi culturale dei processi organizzativi,dei
progetti Erasmus e Socrates, e dirigente del
Centro per la Cultura
d’Impresa della Camera
di Commercio di Milano.
Il tema che gli era stato proposto riguardava “Il
ruolo dell’impresa oggi
nel momento di crisi economica”.
L’oratore ha premesso
una analisi della crisi economica attuale. Nata nel
mondo finanziario, per
mancanza di limiti etici e
giuridici alla moltiplicazione abnorme di titoli
con i quali raccogliere i risparmi della gente nel
mondo globalizzato, la crisi è poi passata alla “economia reale”, cioè alla
produzione e distribuzione di beni e servizi,con la
conseguenza di estesa disoccupazione. Ma si prospetta già una ulteriore
crisi finanziaria, perché le
misure prese per regolare il settore sembrano
non adeguate. In Italia la
Docente di Storia
Economica alla
Università Statale
di Milano l’ospite
ha definito
il ruolo delle
piccole imprese
per risollevare
l’attuale sistema
produttivo
Giulio Sapelli
accanto
al prefetto
Sante Frantellizzi
Foto William
di ATTILIO SANGIANI
crisi è meno grave per la
maggiore prudenza delle
banche, specie le coop di
credito e popolari. Il mondo sembra spezzato in
due: da una parte (USA in
particolare ) non si risparmia da tempo e vengono
drenati i risparmi altrui;
dall’altra si rischia di non
poter più risparmiare, per
la diminuzione dei redditi monetari. Gli economisti non hanno capito gli
aspetti antropologici e
psicologici delle imprese.
Infatti sono entrate in crisi soprattutto le grandi
imprese, cui si dirige di
preferenza il risparmio
veicolato dalle grandi
banche, mentre, per ora,
si salvano quelle piccole.
Ma le dimensioni delle
maggiori banche hanno
difficoltà a comprendere
le esigenze delle piccole
imprese, che rischiano
pure di entrare in crisi.
Cosa debbono fare, quale è il ruolo delle piccole
imprese per risollevare il
sistema economico ?
Si possono indicare tre
direttici: 1) rafforzare la
memoria della “pratica”
d’impresa e della trasmissione generazionale della
“cultura d’impresa”. Cultura che genera un tenore di vita personale e familiare più morigerato,
meno teso al consumo, ma
più al risparmio, per dotare l’impresa di capitali
per rinnovare gli investimenti secondo il progresso tecnologico. Pare che il
conflitto tra la tendenza
al “rigore” nella finanza
pubblica e quella alla
“spesa” per soddisfare le
istanze popolari sia riconducibile alla esigenza di
risparmiare per investire
e non per consumare. 2)
Le necessarie innovazioni debbono scaturire, essere sollecitate dalle imprese,con l’aiuto delle Università, e non viceversa.
Sono le esigenze e le intuizioni pratiche degli imprenditori a indicare i
campi di ricerca, (senza,
peraltro, escludere le geniali intuizioni di ricercatori, ndr). 3) Sviluppare la
“cultura di impresa”, che
va al di là del fattore puramente economico, per
includere la dimensione
psicologica, antropologica
e morale. Compresa la dimensione “estetica”. Gli
uffici e le fabbriche, dove
passano buona parte della loro vita gli addetti alla
produzione,debbono essere “belli”, oltre che funzionali e confortevoli.
In Italia il vasto settore delle piccole imprese e
dell’artigianato, trainante della economia nazionale, sembra un “gigante
economico” e un “nano politico-culturale”. Occorre
che prenda contatto e accolga più organicamente
la cultura umanistica. In
Lombardia, in particolare, sembra dissipata la
morale cattolica, che ha
sempre animato la proverbiale laboriosità dei
lombardi, per cedere il
passo all’avarizia, alla cupidigia ed all’egoismo.
Gli spunti offerti dall’oratore hanno suscitato diverse domande, di cui ricordo in particolare quella posta dal dr. Frantellizzi, (prefetto della nostra provincia, prossimo
al pensionamento) riguardante la commistione fra
gli interessi delle grandi
imprese e delle grandi
banche.
Il prof. Sapelli ha ribadito quanto anticipato
nella relazione: la commistione esiste anche in
Italia e danneggia le piccole imprese; tuttavia me-
no gravemente che nelle
altre economie. Troppo
potere alle banche.
Alla domanda relativa
al compito delle imprese
il relatore ha risposto lapidariamente: fare bene il
proprio dovere, secondo le
tre linee esposte nella relazione.
Un intervento ha domandato se la globalizzazione è in atto e se è benefica o dannosa. Sapelli
ha chiarito che certamente è in atto, ma è ancora
troppo timida, tanto che
era ben più efficiente addirittura prima della
guerra ‘15-‘18. Ma poi è
distorta da vari fattori negativi.
Quanto poi alla emergenza politica nel nostro
Paese, Sapelli ha confermato quanto già scritto in
un “blog” in internet: una
crisi extra-parlamentare, che vanifichi il voto popolare, sarebbe devastante e farebbe retrocedere
l’Italia nella stima della
affidabilità politica, economica e finanziaria,
compresa la possibilità di
collocare i titoli del debito pubblico. In tal caso
non sarebbe da escludere
una prospettiva come
quella infausta dell’Argentina di non molti anni
fa.
CRONACA
P A G I N A
24
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
VENERDÌ 6 NOVEMBRE ALLE ORE 21 PRESSO LA SALA CIVICA
Alla scoperta
di Camnago Volta
enerdì 6 novembre, alle
ore 21, presso
la sala civica di
piazza Martignoni a Camnago Volta,
per il ciclo “I Venerdì della Cultura”, la Circoscrizione 4 organizza la presentazione dell’opuscolo
“Camnago Volta scoprirlo
per ricordarlo”, a cura di
Franca Ronchetti. Spiega
l’autrice che, oltre ad essere la presidente del parlamentino del quartiere, è
anche un’apprezzata ricercatrice storica e curatrice di diversi volumi:
«L’idea di questa pubblicazione è nata con il corso “Genitori efficaci nella
comunicazione”, promosso lo scorso anno dalla
Circoscrizione 4, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale di Como
e la collaborazione del
C.I.F. - Sportello Scuola e
Volontariato. In quell’occasione, ad ogni incontro,
avevamo distribuito una
scheda con alcune note
geografiche, storiche ed
artistiche di Camnago,
per dar modo ai partecipanti di conoscere più approfonditamente il nostro
quartiere, per sentirsi ac-
V
L’occasione sarà la presentazione
di un opuscolo realizzato
a cura di Franca Ronchetti
di SILVIA FASANA
colti, per ricordarlo. Ed
ecco che abbiamo voluto
raccogliere in un piccolo
volumetto divulgativo
quei contributi, ampliati,
arricchiti e corredati di illustrazioni».Continua
Ronchetti: «È un piccolo
segno per fare apprezzare e amare una realtà appena discosta da quella
urbana, appartata, ma legittimamente fiera di essere stata prediletta dal
grande Alessandro Volta,
di cui ne conserva anche
le spoglie. Tanto più in
questo 2009, nella ricorrenza del 210° anniversario della invenzione della
pila. Questa iniziativa fa
parte di un programma di
valorizzazione portato avanti dalla Circoscrizione
per offrire la possibilità di
scoprire un ambiente, così
facilmente raggiungibile,
ancora a misura d’uomo.
Ma questo volumetto non
è solo rivolto a chi viene
da fuori, ma anche e so-
prattutto ai camnaghesi,
perché attraverso la maggiore conoscenza della realtà che li circonda, ne
sappiano andare fieri e
sviluppare un forte e radicato senso di appartenenza». Sfogliando le pagine dell’opuscolo, scopriamo diverse “chicche”
del quartiere comasco,
Comune autonomo fino al
1943, quando fu inglobato in quello di Como. Una
curiosità: il nome Camnago, secondo Maurizio
Monti, deriverebbe dai
termini celtici Camn, signore, prefetto e ago dimora, suggerendo il luogo come residenza di un
importante personaggio
celtico. Due millenni dopo
circa, nel 1863 un decreto reale legò ad un altro
importante personaggio,
Alessandro Volta, il secondo nome del centro.
Molto a Camnago parla
del grande scienziato, non
solo il nome: la villa di
Campora, sua residenza
di campagna preferita, i
luoghi che lo videro bambino, adulto, anziano e furono scenario ai suoi studi e alle sue scoperte scientifiche, la tomba, dove
riposa dal 1831. Ma Camnago è anche uno di quei
luoghi “della memoria”
dove, nonostante le forti
trasformazioni urbanistiche degli ultimi anni, si
possono ancora respirare
atmosfere “di una volta”,
inconsuete per una periferia urbana ma più tipiche di un paese con le sue
frazioni: Camnago centro,
Scott, Camnago superiore, Campora, Ravanera,
Roncaccio, Cà Rotta, Paradiso e Navedano.
Un paese tra le ultime
propaggini del Triangolo
Lariano ed il torrente Cosia, che con le sue cascatelle, le forre, i famosi
“bottini” (ovvero le “marmitte dei giganti”) non è
il corso d’acqua regimato,
coperto e “dimenticato”
nel centro città, ricettacolo di scarichi e rifiuti,
ma un ambiente ancora
ben conservato. Qui il Cosia scorre ancora tra boschi, campi e terrazzamenti coltivati, storiche
cascine, nuclei rurali,
l’antico Mulino Beretta di
Navedano e una vecchia
fornace per mattoni. Ricordi di un passato contadino, di filari di gelsi, di
vitigni “maritati” a piante da frutto (con cui si produceva il ciarett, asprigno
vinello locale, a bassa gradazione alcolica), di coltivazioni di piante aromatiche e di ortaggi per cui
Camnago era famosa al
mercato di Como. Ricordi
di quando il tram, che collegava Como ad Erba e
poi a Lecco, si “arrampicava” letteralmente sul
fianco della valle, condotto da abili tranvieri e
bigliettai: ora il sedime
tranviario è diventato un
godibilissimo percorso
pedonale, accessibile a
tutti, con la possibilità di
scorci panoramici. Un piacevole percorso come piacevole è la lettura di questo opuscolo, per renderci
più attenti e consapevoli
delle piccole grandi bellezze che ci circondano.
SABATO 7 NOVEMBRE “DISCOTECA DEL SILENZIO”
A CAMNAGO VOLTA
IL PROGETTO “TESTA E CUORE”
Prende il via a Camnago Volta domenica 8 novembre alle
ore 14.00, il progetto “Testa e cuore”, la nuova iniziativa di
animazione rivolta ai bambini da 7 a 12 anni e di formazione per i loro genitori ed educatori organizzata dalla Circoscrizione 4 di Camnago Volta, con la collaborazione del CIF (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Como, dello Sportello
Scuola & Volontariato ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Como.
L’iniziativa segue di un anno il grande successo del corso
“Genitori efficaci nella comunicazione. Passo dopo passo…
sulla via della comprensione reciproca” e del ciclo di incontri per bambini “Giocare per crescere” e ne vuole essere l’ideale continuazione. In più, quest’anno, il progetto intende ricordare e celebrare i 210 anni dall’invenzione della pila da
parte di Alessandro Volta, proprio nei luoghi da lui vissuti e
amati.
Presso l’Auditorium “A. Volta” a Camnago la psicopedagogista Lucia Todaro, per il “Percorso Cuore”, affronterà il
tema “Intelligenze: razionalità ed emotività in dialogo ed
equilibrio (essere “intelligenti” e diventare “capaci”)” con i genitori e gli educatori. Per i loro bambini, impegnati nel “Percorso Testa”, l’appuntamento è invece presso la Sala Civica
di piazza Martignoni con il laboratorio “... e da una scintilla
fu l’elettricità. Costruiamo la pila”.
Alle ore 16.15 genitori e figli si riuniranno presso l’Auditorium per partecipare alla tradizionale “Festa dei nonni”,
con il saggio conclusivo del progetto “Giocolandia”, organizzato la scorsa primavera dalla Circoscrizione 4 in collaborazione con il Pool Comense. Al termine del saggio i bambini, i
genitori e i nonni saranno allietati da uno spettacolo teatrale dal titolo “Pinocchio Pinocchio”, con testo e regia di Giuseppe Di Bello, produzione Accademia Teatro - ONGUF. Questa originale e curiosa versione di Pinocchio è la ripresa dello spettacolo che Giuseppe Di Bello ha allestito con il Teatro
Città Murata, rappresentato con grande successo in tutte le
principali rassegne nazionali con più di 300 repliche.
L’ingresso allo spettacolo è libero. Ricordiamo anche che
la partecipazione ai laboratori e agli incontri è gratuita. Per
informazioni Roberto Todeschini tel. 347-8452378; e-mail:
[email protected]. Per iscrizioni al Progetto “Testa e cuore” (obbligatorie): Circoscrizione 4 di Camnago Volta, tel. 031-302337 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle
12.00).
S.F.
Sabato 7 novembre presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como,
si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica
notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle
ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa prefestiva; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani guanelliani con preghiere, canti,
ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi, dalle
23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle ore 4.00 della domenica
mattina.
Domenica 8 novembre prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di
Pastorale Giovanile della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti
della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale
delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella).
L’invito è esteso a tutti.
Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale
Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031-296783; e-mail: [email protected].
LA FESTA DELL’ASL AL S. MARTINO
L’Asl di Como invita alla seconda edizione de “L’Asl della provincia di Como incontra...”.
Appuntamento mercoledì 11
novembre presso l’area del S.
Martino, in via Castelnuovo
1, con il seguente programma:
ore 10.30 S. Messa presso la
chiesa della B. V. Assunta;
ore 11.15 saluto del direttore
generale;
ore 12 aperitivo.
Nel corso della cerimonia la
Famiglia Comasca presenterà il restauro del “catino absidale” della chiesetta la cui
esecuzione è stata affidata all’Accademia Galli di Como.
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
P A G I N A
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DA BULGORELLO L’ULTIMO SALUTO
A Dio, don Alberto
Mangiacavalli
Si è spento all’alba di lunedì scorso.
Nato nel 1914 era stato ordinato
sacerdote nel 1939. Era stato parroco
di Ardena (1939-44), vicario di S.
Salvatore in Como e vice direttore PCA
(Pontificia commissione
di assistenza) (1944-46) e parroco
di Bulgorello (1946-93).
Risiedeva presso la casa ecclesiastica
dell’Ospedale Valduce
on Alberto ci ha
lasciati: ha reso
la sua anima a
Dio; è salito al
cielo dove Maria, che tanto ha pregato
alla grotta di Massabielle,
nei suoi cento pellegrinaggi, l’aspettava.
D
Parlare di lui non è facile, si ha paura di far violenza sul suo riserbo. I
talenti però non devono
restare sotto la terra. Ma
devono essere riportati
alla luce come le lampade accese non trovano posto sotto il moggio, ma in
alto in cima al monte.
Parroco di Ardena, frazione di Brusimpiano dal
1939 al 1944, quando fu
inviato come coadiutore
in San Salvatore a Como;
nel 1945 nominato membro della sezione comasca
della “Pontificia commissione di assistenza” quindi parroco di Bulgorello
dal 1946 al 1993, per ben
47 anni, quando gli successe don Giuseppe Scherini.
Primo parroco nomina-
to dalle autorità religiose,
in quanto la parrocchia
alla sua costituzione fu
“di nomina regia”.
A un certo momento
della sua vita ebbe seri
problemi di salute; si recò
a Lourdes, ne visse l’esperienza e colse una voce
che gli suggeriva di far vivere quell’esperienza anche alla comunità che il
suo Vescovo gli aveva affidato: portò centinaia
di persone, trovò anche il
modo di offrire il viaggio
anche a chi non poteva
permetterselo e tutto con
grande discrezione. Maria divenne il suo punto
di riferimento: in suo nome fece cesellare l’artistico ostensorio lourdiano, in
suo nome organizzò il primo maggio del 1952 la
“Giornata dell’ammalato”, trasformando Bulgorello in una piccola Lourdes e nel 1954 la “Missione Mariana” predicata
dal sac. Silvio Riva e chiusa poi il 12 settembre di
quell’anno con la benedizione di più di 200 malati.
Sempre invocando l’aiuto della Madonna, negli
anni settanta iniziò la costruzione della nuova casa parrocchiale, con annessi locali per catechesi
e oratorio. La portò a termine solo e soltanto come
amava dire lui con “aere
et sudore pauperum” - con
il respiro e il sudore dei
poveri; la parrocchia allora contava circa seicento
anime.
Don Alberto condusse
una vita sempre con alto
senso di spiritualità, di
povertà cristiana, di grande rigore sia verso di sé e
verso gli altri, tanto da
vederlo alle volte in contrasto con la modernità
del mondo che avanzava.
Nel giugno del 1993 in
punta di piedi durante la
Messa domenicale ha salutato i suoi parrocchiani
e senza feste o clamori ha
lasciato la parrocchia per
la Casa del Clero presso
l’Ospedale Valduce di Como, come aveva fatto il
suo predecessore, don Alessandro Bianchi che era
rimasto a Bulgorello per
53 anni, prima da vicario
poi da parroco.
A Dio don Alberto da
don Mario Fiorani, attuale parroco, e dai tuoi parrocchiani tutti.
SCUOLA DELL’INFANZIA PARITARIA “CAV. DON GIUSEPPE BERNASCONI”
Da Civiglio un appello contro i tagli
alle scuole d’infanzia paritarie
U
na lettera aperta ai parlamentari comaschi, al
presidente della
regione Lombardia Roberto Formigoni, al prefetto della provincia di Como, al presidente della Provincia e al
sindaco. A recapitarla è il
presidente del Cda della
scuola dell’infanzia “G.
Berna-sconi di Civiglio”,
Claudio Bianchi, presidente della Fism di Como.
«Le famiglie, gli insegnanti, gli amministratori della scuola dell’infanzia paritaria “Cav. Don
Giuseppe Bernasconi” di
Civiglio (Como) - si legge
nella missiva - chiedono
con forte determinazione
ai parlamentari italiani e
al governatore della Lombardia, che si attivino con
urgenza e garante impegno verso le Istituzioni
centrali, perché venga
reintegrato il taglio dei
trasferimenti statali alle
scuole dell’infanzia paritarie, previsto dal disegno
di Legge Finanziaria
2010. Si tratta di ben 135
milioni di euro - spiega il
presidente del Cda Claudio Bianchi - che andranno recuperati, ma non solo, occorre assolutamente
dare attuazione in modo
concreto e definitivo alla
legge 10 marzo 2000, n.
62 “Norme per la parità
scolastica e disposizioni
sul diritto allo studio e all’istruzione”, perché vi sia
realmente un unico sistema dell’istruzione pubblica formato dalle scuole
gestite dallo Stato e da
quelle paritarie, entro il
ASCOLTO
DON BRUNO
MAGGIONI
AL GALLIO IL 9
NOVEMBRE
L’associazione “ascolto” gruppo
di cultura organizza per lunedì 9
novembre, alle ore 21, presso il
Collegio Gallio di Como, un incontro con mons. Bruno Maggioni che
continuerà il corso biblico 20092010 dedicato al Vangelo di Matteo. Il tema della serata sarà: “A
voi è stato detto, ma io vi dico…”,
la novità cristiana nei confronti
dei giudei e dei pagani.
quale venga finalmente
garantito il diritto costituzionale alla libera scelta educativa delle famiglie, senza alcuna discriminazione.
Ci rivolgiamo a voi:
a nome delle famiglie, perché abbia termine questa ingiustizia del
carico di doppia imposizione fiscale, cioè di cittadini che sorreggono in
parte (attraverso l’IRPEF) i costi della scuola
dell’infanzia statale e nel
contempo, con i contributi versati dalle famiglie
(ex rette), i costi della scuola paritaria che hanno
scelto…
a nome degli insegnanti e del personale
dipendente, che svolgono il loro servizio educativo con indiscussa intel-
ligenza, passione, preparazione professionale, che
a causa delle difficoltà
nelle quali si trovano le
nostre scuole, rischiano
lo stesso posto di lavoro…
a nome degli amministratori tutti volontari di questa scuola dell’infanzia paritaria, che
non sopportano più tagli,
ritardi, incertezze economiche e legislative posti
su un percorso molto
spesso irto di serie difficoltà, dai costi gestionali
in continuo aumento…
Questa scuola dell’infanzia di Como-Civiglio è stata fondata nell’anno 1906,
103 anni fa, ancor prima
della istituzione delle
scuole dell’infanzia statali (1968) e da sempre è attenta all’educazione dei
bambini. In condizioni
spesso insostenibili, “miracoli” ne abbiamo fatti
tanti per continuare ad
offrire il prezioso servizio
educativo all’infanzia a
costi accessibili, così come
richiede e si addice ad una scuola voluta dai cittadini. Oggi però si avverte uno scoramento nuovo,
questi tagli e questo continuo tergiversare e ricorrente disapplicazione della norma a ciò che la Costituzione e le leggi prevedono, non sono più accettabili. La difficoltà del nostro operare non ci esime
dall’evidenziare e ricordare il grande risparmio che
ne trae la finanza pubblica, laddove funziona una
scuola dell’infanzia paritaria; è noto infatti che
una sezione di scuola del-
AL CINEMA GLORIA SI PRESENTA “RADICI DI FERRO”
Spazio99, l’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta e F38F vi invitano,
sabato 7 novembre alle 16.00, presso il Nuovo Cinema Gloria di Como, in via Varesina 72,
alla presentazione della pubblicazione “Radici di ferro - Dongo, la Ferriera, il territorio”,
edito da Silvana Editoriale.
Nell’occasione verrà proiettata una sintesi del documentario “El risciun” di Paolo M.
Gagliardi e sarà inaugurata la mostra delle fotografie di Paolo Mazzo.
Interverranno: Paolo M. Gagliardi, Paolo Mazzo, Valter Merazzi, Alberta Contarello,
autori della pubblicazione ed inoltre: Giorgio Gandola, direttore de “La Provincia”; Carlo
Piano, giornalista; Giorgio Roverato, storico dell’economia e dell’impresa; ed ancora: Alessandro Tarpini, segretario generale della Camera del Lavoro di Como; Alberto Zappa,
segretario provinciale della Fim Cisl di Como.
Il contesto in cui nasce e si sviluppa “Radici di ferro” è il centenario della fondazione
delle Acciaierie e Ferriere Lombarde, avvenuta il 26 gennaio 1906. Il centenario è diventato l’occasione per un’indagine, per una riscoperta, per una inedita e approfondita comprensione di cent’anni di vicende storiche, sociali e culturali, considerate alla luce dei
cambiamenti e delle dinamiche indotte dalla presenza della fabbrica, che ha modellato la
comunità e l’ambiente circostanti.
l’infanzia statale costa 11
volte in più rispetto ad una sezione delle nostre
scuole paritarie. I sindaci, inoltre, conoscono bene
l’ammontare delle spese
che fanno capo al proprio
Comune quando sul territorio è operante una
scuola dell’infanzia statale o comunale. La nostra
scuola dell’infanzia paritaria Fism di Civiglio (Como), inserita nel sistema
unico nazionale di istruzione, ci rende consapevoli che in Italia rappresentiamo una risorsa preziosa di libertà. A prescindere da tutto, continueremo
il nostro impegno al servizio dei bambini/e delle
famiglie della nostra comunità comasca, della
Lombardia e di tutto il
Paese».
P A G I N A
26
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
LA REALTÀ DI UNA NUOVA ASSOCIAZIONE
Un territorio
da vivere...
senza pensieri
Piccoli borghi,
chiese, musei,
antiche abbazie,
mostre d’arte,
divertimento sulla
neve, panorami
mozzafiato sono
solo alcuni
degli ingredienti
delle proposte di
“Scacciapensieri”
che si propone
di aiutare
a guardare
la realtà
che ci circonda
con occhi diversi
S
“
cacciapensieri” è il simpatico nome
della nuova
Associazione
culturale nata a Como lo
scorso aprile. Ne parliamo con la responsabile,
Isabella Avati, giovane
laureata in lingue con un
grande entusiasmo che
ha saputo contagiare persone di tutte le età: «Siamo un’Associazione che si
propone di aiutare a guardare la realtà che ci circonda con occhi diversi,
andando alla scoperta
degli aspetti talvolta nascosti e ignorati. Intendiamo pertanto promuovere visite guidate a luoghi vicino a noi in cui si
mescolano interessi di carattere culturale, artistico, naturalistico ed enogastronomico, offrendo ai
partecipanti la possibili-
tà di ampliare le proprie
conoscenze e perché no…
le proprie amicizie. Viaggi, paesaggi, arte e sapori
si intrecceranno con semplicità, creando lo sfondo
delle nostre esperienze di
ricerca e di scoperta. Se
dovessimo usare tre parole per descrivere la nostra
Associazione, queste sarebbero “curiosità”, “simpatia”, “spensieratezza”,
perché ci piace gioiosamente quello che facciamo».
Piccoli borghi, chiese,
musei, antiche abbazie,
mostre d’arte, divertimento sulla neve, panorami mozzafiato sono solo
alcuni degli ingredienti
delle proposte di Scacciapensieri; ma non mancheranno visite guidate organizzate ai luoghi guanelliani (dato che Isabella
sta avendo modo di vivere un’esperienza guanelliana offrendo un anno di
Servizio Civile), per permettere di conoscere
maggiormente il carisma
di don Luigi Guanella e
proposte formulate sulla
base di specifiche richieste e necessità. Inoltre
l’Associazione promuove
la partecipazione a spettacoli musicali e teatrali
presso il teatro Sociale di
Como e il Teatro Giuditta
Pasta di Saronno fino ad
esaurimento biglietti. È
anche possibile associarsi, usufruendo di agevolazioni per la partecipazione alle diverse iniziative.
Le prossime proposte:
28 Novembre “Tra
abbazia e lago: Piona e
Gravedona”
Visita guidata dell’abbazia di Piona, il chiostro
e la sua storia. Possibilità di acquistare i prodotti dell’abbazia: liquori e tisane. Pranzo al sacco all’interno dell’abbazia. Visita guidata di Gravedona. Viaggio in pullman
GT. Contributo di partecipazione: 30 euro (25 partecipanti), 38 euro (20
partecipanti). Iscrizione e
acconto di 23 euro entro
il 15 novembre.
Dicembre “Vivi la
leggenda: gli Inca a
Brescia”
Visita guidata della mostra “Origine e misteri
delle Civiltà dell’oro” e del
Museo di Santa Giulia a
Brescia e passeggiata con
guida nel centro della città. Pranzo con piatti tipici della Bassa Lombardia.
Viaggio in pullman GT.
Iscrizione e acconto entro
il 4 dicembre.
Dicembre “Giornata
sulla neve”
Sci o passeggiate sulla
neve (possibilità di affiancarsi a un maestro e di
noleggiare l’attrezzatura). Prezzi e luogo da definire in base alle iscrizioni e alle disponibilità della neve sulle piste (si raccolgono adesioni).
Dicembre/Gennaio
“Trenino rosso del Bernina”
Spettacolare e indimenticabile tour sul Trenino
Rosso del Bernina (patrimonio dell’Unesco) da Tirano a St. Moritz. Passeggiata nella famosa cittadina Svizzera e rientro (si
raccolgono adesioni).
Per maggiori informazioni l’Associazione Culturale Scacciapensieri
che riceve su appuntamento: cell. 345.3302077;
e-mail: assoscacciapensie
[email protected]; sito internet:
http://scacciapensieriisa.blogspot.com/.
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Albiolo organizza l’ottava fiera di S. Martino in programma sabato 7 e domenica 8 novembre.
La fiera troverà realizzazione presso lo spazio espositivo messo a disposizione dal Comune, accanto allo splendido oratorio di S. Martino.
Il programma prevede:
- sabato 7 novembre, alle ore 19.00: cena a base di carni bovine “razza
piemontese” lesso, brasato, e altro;
- domenica 8 novembre, alle ore 9.00: apertura della manifestazione con il
seguente programma: mostra zootecnica, ritrovo delle macchine agricole, S.
Messa alla tensostruttura, degustazione caldarroste. Alle ore 12.00 apertura cucina (polenta, trippa, brasato, ecc.). Nel pomeriggio sono previsti laboratori ed educazione alimentare (pasta fresca con farina di castagne);
gimkana e spettacolo di trattori; esibizione della Banda Giovani del Corpo
Musicale Olgiatese. Una simpatica iniziativa sarà quella di indovinare il
peso della scultura di cioccolato, preparata dalla “Pasticceria Ghielmetti
Alberto”. Degustazione dei prelibati chisciulit.
A cura del “Gruppo Missionario” mostra e vendita di 150 presepi provenienti dall’Africa e dall’America Latina.
Ci saranno giochi per i bimbi organizzati dal “Gruppo Giovani Marmotte” e
la partecipazione del “Gruppo Centro Adozioni cani levrieri”.
Per tutta la giornata ci sarà la degustazione e vendita dei prodotti tradizionali della Provincia di Como: miele, formaggi, salumi, pesce ecc.
Gruppi di hobbysti saranno disposti lungo un percorso, che si snoda verso il
centro paese. Con l’occasione i negozi di Albiolo saranno aperti.
La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco Albiolo, in collaborazione
con le altre associazioni del paese.
Per informazioni: Pro Loco Albiolo, tel. e fax. 031-808060; www.prolocoalbio
lo.it; e-mail: info@ prolocoalbiolo. it.
S.F.
CAVALLASCA CICLO DI INCONTRI
Per una salute
senza età
L’Amministrazione Comunale di Cavallasca, assessorato ai Servizi Sociali, propone, a partire da lunedì prossimo, un percorso sul tema della salute,
che abbraccia una molteplicità di questioni molto
vicine alla popolazione anziana.
Otto incontri, per lo più in orari pomeridiani o
mattutini, per approfondire, conoscere, tematiche
chiave legate allo scorrere e all’incedere del tempo.
Medici, volontari ed esperti del settore, si alterneranno nel tentativo di arricchire, in termini di conoscenza, il bagaglio informativo dei presenti, con
l’intento di offrire gli elementi utili per vivere con
serenità, e in buona salute, gli anni che passano. O
per gestire al meglio difficoltà o situazioni di criticità.
Un percorso gratuito, di carattere informativo-preventivo, che affronta diverse voci di interesse generale, senza peraltro aver la pretesa di esaurirle.
Di seguito il programma degli incontri, che avranno luogo presso Villa Imbonati (Palazzo Comunale) a Cavallasca.
Lunedì 9 novembre ore 15.30
Mente mia, non ti conosco…
Quando l’Alzheimer bussa in famiglia.
Perché e che cosa occorre sapere.
Incontro con la dott.ssa Luciana Quaia,
associazione “Donatori del Tempo”.
Venerdì 20 novembre ore 15.30
Mangiare bene, vivere meglio.
Una sana alimentazione alla base
di una vecchiaia serena.
Dott. Alfredo Vanotti, responsabile Servizio Nutrizione Clinica e Dietetica Asl provincia di Como.
Domenica 29 novembre, dalle 9 alle 12
Mattinata di misurazione fattori di rischio:
colesterolo, pressione, glicemia.
Star bene con il cuore. La prevenzione
e la cura delle malattie cardiovascolari.
A cura dell’associazione Comocuore.
Venerdì 11 dicembre, ore 15.30
Non fermiamoci mai.
Come difendere il nostro corpo dall’incedere
del tempo: tra sport e riabilitazione.
Dott. Francesco Floris, medico specialista
in ortopedia e medicina dello sport.
Venerdì 18 dicembre, ore 21
Respirazione e ansia
Incontro teorico pratico.
Dott. Maurizio Monti,
medico di medicina generale.
Sabato 16 gennaio 2010, ore 10
Occhio alla testa.
L’ictus cerebrale: conoscerlo
per saperlo affrontare.
Dott. Simone Vidale, neurologo
e i volontari dell’associazione Alice.
Sabato 23 gennaio 2010, ore 10
Vediamoci chiaro.
Quando gli occhi danno problemi.
I problemi della vista nella terza età.
Dott. Daniele Baricci, oculista.
Venerdì 5 febbraio ore 15.30
L’Anziano e l’Azienda sanitaria locale.
Come il territorio risponde ai nostri bisogni.
Dott. Marco Orsenigo, responsabile Anziani Asl.
CRONACA
P A G I N A
27
Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
S. FEDELE INTELVI
Caterina e
quel curato
sconosciuto...
e non credi
non ci sono
prove, se credi non ti servono …”.
Così incominciavano le
storie più fantastiche e
incredibili che ci raccontavano gli anziani, vicino
al camino, nei secoli scorsi e tramandate di generazione in generazione.
Una delle più belle e
fantasiose riguardava
proprio il periodo di fine
ottobre e la prima settimana del mese di novembre. Quella del pizzo maledetto. Non chiedetemi
perché si chiamava proprio così, ma molte persone della mia età l’avranno sentito raccontare anche in varie maniere.
Questa storia ha però la
particolarità di essere
suffragata da tanti indizi
che ancora possiamo riscontrare: l’antica conformazione del paese di S.
Fedele, lo spostamento e
l’ampliamento di ben due
cimiteri nell’arco di poco
più di un secolo, le tradizioni legate alla ricorrenza della novena dei morti.
Forse è il caso di raccontarla in questo periodo
dolce che si presta ad antichi ricordi.
E’ la storia di una piccola, forse vissuta (il forse è d’obbligo) verso la
metà del settecento che si
chiamava Caterina, primogenita di ben sei sorelle.
Data la sua costituzione robusta e il suo buon
carattere, e forse anche
perché in casa abbondavano le donne, Caterina
era diventata piano piano l’ombra di suo padre,
che di mestiere faceva il
carrettiere e il boscaiolo.
Però sua madre, quando
raggiunse l’età giusta, si
intestardì di insegnare a
Caterina i primi rudi-
S
“
Una storia d’altri
tempi tramandata
di generazione
in generazione
di RINA CARMINATI FRANCHI
menti per preparare il
suo corredo, cosa che poteva durare anche un decennio. Il primo passo
d’obbligo era la confezione di un pizzo lavorato
all’uncinetto, che veniva
attaccato al primo lenzuolo e alle federe. Era naturalmente un pizzo facilissimo e abbastanza bello,
ma lei, con le sue mani
forti e robuste, proprio
non riusciva ad ingranare il lavoro così, questo, alla fine sembrava più una
ragnatela che un pizzo.
Stava appunto “litigando”
ancora con il lavoro quando lo zio sacrestano, che
abitava al paese di sopra,
chiese alla sorella se per
lei fosse tanto d’incomodo
andare l’indomani mattina, alle quattro e mezzo,
a suonare l’Ave Maria,
così lui avrebbe potuto godere di una mezz’ora in
più di sonno.
In questo compito, di
solito, lo sostituiva il parroco, ma quella sera era
a letto con la febbre e lui
non osava chiederglielo.
Caterina si offrì subito volontaria, perché così avrebbe avuto la scusa di
smettere il suo lavoro e
andarsene a letto presto.
Fu proprio questo fatto,
però, che ingarbugliò le
cose. Forse con il pensiero dell’impegno preso, forse perché non era abituata a dormire così a lungo,
si svegliò di soprassalto,
certa di essere in ritardo,
ma la vecchia pendola
della cucina invece segnava solo le dodici e mezzo.
Ormai sveglia, pensò di
preparare
tutto per il
mattino, ma
quale non fu
la sua stizza
quando si accorse che lo
zio aveva dimenticato di
lasciare al
solito posto
la chiave del
campanile.
Decise di andare subito a
prenderla
perché ormai non aveva
più sonno. In paese regnava il silenzio, non c’era
anima viva in giro, ma
Caterina non aveva paura e, avvolta ben bene nel
mantello di suo padre, si
avviò su per la ripida salita. Non aveva ancora
percorso un quarto di
strada quando sentì un
cancello cigolare, si voltò
e vide che un sacerdote,
vestito con l’abito talare
nero e la cotta bianca, la
seguiva leggendo nel
contempo il breviario.
Non cercò di riconoscerlo,
perché era convintissima
che fosse il parroco, ma
provò a fermarsi, ma lui
pure si fermò; lei proseguì, ma la figura continuava a seguirla. Arrivata al bivio, dove la strada
si divideva, si nascose appena voltata la curva e aspettò, per vedere più da
vicino quello strano personaggio. Lui arrivò e
senza far rumore imboccò la strada che scendeva
verso il cimitero nuovo,
poi si voltò e sorrise, alzò
la mano benedicente verso la ragazzina e continuò
a scendere. Caterina continuò la sua strada, ma
allo zio, che stupefatto la
vide arrivare a quell’ora
di notte tutta sola, fece le
sue rimostranze contro il
parroco e gli comunicò che
i preti erano tutti matti...
raccontandogli per filo e
per segno quello che le era
accaduto.
Ma quale non fu la tragedia che seguì. Nessuno
le credeva, nemmeno i
suoi genitori tanto che la
ragazzina si sentì tradita
negli affetti più cari. Anche i suoi compaesani la
guardavano in malo modo, tacciandola per una
grande bugiarda. Per un
po’ di tempo lei si difese,
poi anche il parroco le ingiunse di tacere e lei si
rinchiuse in se stessa e
divenne scontrosa e scostante con tutti. Poi arrivarono gli ultimi giorni di
novembre con il ritorno
degli emigranti; Natale e
gennaio con le loro feste e
così la storia di Caterina
si perse nel dimenticatoio
di tutti, eccezione fatta
per lei che se la portò dietro per tutta la vita. Si
sposò, ebbe figli e la sua
vita fu lunga e normale,
ma una sera, mentre era
seduta accanto al fuoco e
guardava sua nipote alle
prese con il pizzo, si ricordò di un particolare che
non aveva detto a nessuno, perché le era parso
trascurabile: la cotta bianca del sacerdote che aveva visto quella lontana
notte di novembre era ornata del pizzo con lo stesso disegno. Lo disse a sua
nipote e questa, in un giorno in cui gli operai stavano riesumando le salme del cimitero e avevano trovato una tomba senza nome, la curiosità la
spinse ad andare con altra gente a vedere di cosa
si trattava e, aperta che
fu la bara, si vide ancora
intatto il corpo di un sacerdote che nessuno ricordava; aveva in mano
il breviario e portava l’abito talare con la cotta ornata dello stesso pizzo che
la nonna le aveva descritto. La soluzione del mistero, se così si può chiamare, venne da uno scritto
segreto della fabbriceria
che attestava che tanti
anni prima un sacerdote,
nato in paese, aveva lasciato come ultime sue
volontà quella di essere
sepolto tra la sua gente,
ma dato che era morto di
peste, i buoni uomini avevano fatto tutto in segreto per non allarmare la
popolazione.
Fatto sta però che uno
spirito aveva seguito e
protetto una ragazzina
che viaggiava in piena
notte e lei con la sua innocenza aveva potuto vederlo.
Però la domanda che ci
frullava più sovente in
mente era: se la piazza e
il sagrato della chiesa
erano più o meno come ai
giorni nostri dove era il
cancello che Caterina aveva sentito stridere? La
risposta era sempre la
stessa: “Non chiederlo a
me, non me l’anno mai
detto”. Tornando ai giorni nostri, però, pochi decenni fa, per merito dell’Appacuvi, è saltata fuori una stampa settecentesca che indicava che la
chiesa di S. Antonio Abate era ancora circondata
dal cimitero in cui si vedono distintamente ben
due cancelli.
Dunque davvero non ci
sono prove per chi non
crede, e per chi crede non
ne servono.
IL CORO “G.P DA PALESTRINA” A S. AGOSTINO (COMO)
Una S.Messa solenne sarà celebrata nella chiesa di S. Agostino, a
Como, domenica 8 novembre alle ore
11.15 in occasione del 45° di fondazione del coro “G.P. da Palestrina”
di Albese con Cassano.
Durante la S.Messa saranno eseguiti diversi brani.
Il coro Palestrina nei suoi 45 anni
di attività ha creato un repertorio
di musica sacra ampliamente eseguito ed apprezzato sia in Italia che
all’estero. con solisti e gruppi strumentali cameristici.
Attualmente il coro sta preparando un programma completamente
polifonico suddiviso in due parti, la
prima dedicata alle composizioni di
Palestrina e la seconda ai compositori del XX secolo.
Questo programma verrà eseguito nella prossima primavera e sarà
proposto a parrocchie e enti culturali.
A
CRONACA
P A G I N A
29
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
CUNARDO INAUGURATO IL PROGETTO IN MEMORIA DELLA GIOVANE
Pellegrini insieme
alla cara Claudia...
È
stata inaugurata
sabato pomeriggio
a Cunardo la mostra d’arte Sulla
strada del pellegrino, voluta dagli “Amici di Claudia” per ricordare l’amica scomparsa in
un incidente stradale nel
giugno scorso mentre si
stava recando, in bicicletta, in pellegrinaggio al
santuario di Santiago di
Compostela in Spagna.
Nella bella sala consiliare
del comune – da poco sistemata ed arredata –
sono state esposte le opere di una decina di giovani artisti della zona che
hanno voluto interpretare a modo loro il tema del
pellegrinaggio legandolo
al loro ricordo di Claudia.
Il risultato è stata una
raccolta di lavori che
spazia nelle diverse discipline dell’arte e mostra le
capacità artistiche degli
autori che hanno partecipato all’iniziativa. Un bel
catalogo predisposto da
Raffaella Bardelli raccoglie tutto ciò che è stato
esposto e ne spiega il significato in relazione alla
mostra. È stato il sindaco
Angelo Merisi che ha
inaugurato la mostra e ha
ricordato Claudia, tracciandone con partecipazione e affetto la figura di
ragazza partecipe della
vita del paese, sempre
pronta nel servizio e generosa nell’aiuto agli altri. Lo stesso sindaco,
dopo aver ringraziato i
promotori dell’iniziativa e
gli organizzatori della mostra, ha lanciato la proposta di rendere annuale la
mostra, rinnovando anche per il futuro l’appun-
tamento con i giovani artisti per dare loro un’opportunità in più di esprimersi. La giornata dedicata al ricordo di Claudia
è poi proseguita, secondo
il programma predisposto, con la S. Messa in suffragio presso la chiesa
della Madonna del Rosario, la polentata alla scuola materna e, si è conclu-
sa con la compagnia Sale
& Pepe di Gemonio che al
teatro parrocchiale ha
proposto i due atti unici:
La sposa e la cavalla e Miseria bella, di Peppino De
Filippo. Tutto il ricavato
della manifestazione è destinato all’assegnazione
di borse di studio a sostegno degli alunni della
scuola media di Cunardo.
Don Domenico: novantatre anni!
D
È stata inaugurata lo scorso 24 ottobre, a
Gemonio, la Mostra Mercato Missionaria che
la parrocchia ed il locale Gruppo Missionario
propongono, ormai da più di trent’anni, per raccogliere fondi a favore di varie attività missionarie in tutto il mondo. Sede della mostra è la
palestra della “Casa della Gioventù” ubicata in
piazza Vittoria, nel centro del paese, proprio davanti alla chiesa parrocchiale e di fianco all’oratorio. Nell’ampio locale saranno esposti per la
vendita oggetti dell’artigianato africano, orientale e sud americano, tappeti orientali e tanti
prodotti locali; “… Tante idee per i regali natalizi”, come hanno scritto gli organizzatori sui volantini e sugli avvisi informativi che in questi
giorni sono stati distribuiti nelle varie parrocchie della zona. Durante tutto il periodo della
manifestazione verranno raccolti dai volontari
presenti alla mostra, anche i fondi destinati
quale “Contributo allo studio per un bambino
africano”. È un’iniziativa propria della zona pastorale Valli Varesine che la ripropone con successo ormai da tanti anni. Con un versamento
di 60 euro è possibile, infatti, pagare un intero
anno di scuola ad un bambino africano, ma sono
accettate anche offerte a piacere: “tante piccole
offerte insieme – scrivono gli organizzatori – serviranno per lo studio di molti bambini”.
La mostra resterà aperta sino all’8 novembre prossimo con i seguenti orari: giorni
feriali, dalle ore 15.00 alle ore 19.00; il venerdì e il sabato dalle ore 15.00 alle ore
22.00; la domenica dalle ore 9.00 alle ore
12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 22.00.
BEDERO-MASCIAGO UN COMPLEANNO CONDIVISO DA TUTTI
on Domenico
Valmaggia compie 93 anni! Vive ancora a Bedero e tutta l’Unità pastorale di BederoMasciago si stringe intorno a lui per spegnere le
candeline di un compleanno così importante.
MOSTRA MERCATO MISSIONARIA
Tutti lo ricordano con affetto, perché è stato parroco dei due paesi fino al
2004, quando, ormai vecchio e malato, ha dovuto
lasciare la reggenza della parrocchia a don Stefano. Don Domenico nacque a Cuvio il 9.11.1916.
Dopo le scuole elementa-
ri, entrò nel seminario di
Como, dove compì il corso
ginnasiale. Spinto dalla
grazia di una forte vocazione missionaria, decise
di entrare nei Comboniani, prima a Vengono Superiore, poi a Verona, dove
fu ordinato sacerdote nel
1940, ma, per celebrare la
sua prima S. Messa, ritornò alla sua Cuvio, cui è
sempre stato legato. Lo
scoppio della Seconda
Guerra Mondiale gli impedì di partire per l’Africa, dove tanto avrebbe
voluto svolgere un apostolato missionario diretto.
Insegnò, così, nel seminario che i Comboniani avevano appena aperto a
Como, poi a Rebbio, infine a Crema. Nel 1946,
partì per l’Inghilterra e,
finalmente, qualche anno
più tardi, fu mandato in
Sudan, a Khartoum, dove
coronò il suo sogno missionario. Insegnò nel
grande Comboni College,
che accoglieva più di mille studenti di diverse nazionalità. Purtroppo si
ammalò e fu costretto a
tornare in Inghilterra,
dove si dedicò alla preparazione dei nuovi missionari da inviare in Africa.
Durante i fine settimana,
fu sempre presente in
molte parrocchie inglesi e
scozzesi, per supplire a
sacerdoti mancanti, per
predicare e aiutare dove
ci fosse bisogno. Nel 1970,
per rimanere vicino alla
madre malata, ritornò in
Valcuvia, che lo vide parroco a Cabiaglio (due
anni), a Orino (un anno).
Dal 1976 fu parroco di
Bedero e, dal 1985, anche
di Masciago Primo. Auguri, caro don Domenico, da
parte di tutti i suoi vecchi parrocchiani, ai quali, col suo apostolato, ha
dedicato parte della sua
vita.
GEMONIO
INCONTRI D’AUTUNNO
Organizzati dalla Commissione Cultura del comune di Gemonio e dalla biblioteca civica e con la
partecipazione dell’oratorio Don Bosco, si svolgeranno nelle prossime settimane di novembre gli
“Incontri d’Autunno 2009", gli ormai abituali appuntamenti con fatti, personaggi, iniziative legate al territorio valcuviano e gemoniese in particolare. Il calendario ed i temi prescelti per quest’anno, sono i seguenti:
• giovedì 12 novembre – ore 21.00 (Salone
Tetro Oratorio): “I Promessi sposi”, brani dal romanzo di A. Manzoni tradotti in dialetto comasco
dal poeta Piero Collina e proposti dal Gruppo Teatro della Associazione “F. Spindler” di Como;
• giovedì 19 novembre – ore 21.00 (Museo
Bodini): “Vicende, curiosità e storia delle meridiane di casa nostra”, con Renato Cova, gnomonista
e realizzatore di meridiane e con Antonio Paganoni
astronomo del gruppo Astronomico Tradatese.
Durante la serata saranno proiettate immagini
astronomiche varie e un breve filmato girato nel
1912 all’osservatorio astronomico di Brera relativo ad un’eclisse parziale di sole allora avvenuto;
• giovedì 26 novembre – ore 21.00 (Museo
Bodini): “San Biagio di Cittiglio: una chiesa nel
cuore della gente” con Antonio Cellina, presidente
del Gruppo Amici di San Biagio, l’archeologo Roberto Mella, Monica Campanerut e Raffaella
Bardelli.
Al termine di ogni serata verrà offerto ai partecipanti un rinfresco a tema.
CESI
PER NEO-GENITORI
Il Consultorio familiare del Distretto Socio Sanitario di Cittiglio offre a tutti
i neo-genitori la possibilità di partecipare al corso “Insieme con i genitori, nel
primo anno di vita del bambino”. Si tratta di quattro incontri a cadenza bimestrale che iniziano dopo il secondo mese di vita del bambino e vogliono
essere d’aiuto per seguire lo sviluppo del bambino nel suo primo anno di vita.
I corsi sono così previsti:
• 2° - 3° mese: una rielaborazione dell’esperienza della nascita e del ruolo di
genitori nella vita di tutti i giorni;
• 4° - 5° mese: lo svezzamento come un momento di separazione fisica ed
emotiva, la ripresa del lavoro e il disagio del distacco;
• 7° - 8° mese: lo sviluppo psico-emotivo del bambino nella relazione con il
mondo esterno;
• 1° anno: l’atteggiamento educativo e l’autonomia nell’esperienza del bambino.
Per informazioni rivolgersi al numero 0332-62.53.29.
IN AIUTO DELL’ABRUZZO
Dopo l’inaugurazione della materna di Pizzoli, ora l’appuntamento è per fine
dicembre con la consegna nido/materna di Goriano Sicoli. A fissare l’importante appuntamento il presidente della Provincia di Varese Dario Galli. La
consegna della materna di Pizzoli in tempi strettissimi, l’ottima riuscita del
progetto, la consegna e l’accoglienza ricevuta dagli amministratori abruzzesi,
ma soprattutto lo stupore e la gioia dei bambini, che sono tornati in una
scuola moderna, sicura e pensata proprio per loro in ogni dettaglio.
P A G I N A
30
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
SONDRIO UNA SERATA DI APPROFONDIMENTO CON LA COOPERATIVA IPPOGRIFO
Genitori: e la vita dopo di noi?
Le mamme e i papà che hanno
in famiglia persone con fragilità
di vario tipo si interrogano su quale
potrà essere il futuro dei propri cari
di CIRILLO RUFFONI
I
genitori che hanno
all’interno della loro
famiglia persone con
fragilità di vario tipo
(fisica, psichica e cognitiva) si occupano generalmente della cura e
dell’assistenza, ma, con
il passare degli anni, si
trovano di fronte anche
il grave interrogativo: a
chi affidare i propri cari,
dopo che essi non ci saranno più? Da alcuni
anni è sorta perciò l’associazione «Dopo di noi,
la vita», che si occupa di
questo delicato problema. La finalità originaria del «dopo» si è poi arricchita con un’articolata offerta di servizi che
riguardano anche il «durante», cioè quando la
famiglia è ancora nel pieno delle sue risorse. Il
nome dell’associazione è
perciò diventato «Dopo
di noi, insieme a noi».
Martedì 27 ottobre,
presso il Policampus di
Sondrio, in collaborazione con la cooperativa
sociale Ippogrifo, che da
anni svolge un servizio
di formazione all’autonomia, è stato promosso
un incontro, che ha avuto lo scopo di sviluppare
una riflessione sul tema
dell’autonomia delle persone disabili e, nello
stesso tempo, di conoscere le iniziative che si
stanno sviluppando in
altre aree della Regione
Lombardia. Va detto subito che al convegno hanno partecipato soprattutto persone direttamente coinvolte nelle
problematiche (anche
per motivi professionali),
che conoscono quindi la
terminologia, le sigle, le
normative al riguardo
ed è risultato per certi
versi molto tecnico, soprattutto nelle prime
relazioni. Ciò, naturalmente, non ha agevolato molto chi, invece, ha
avuto il compito di capire e di far conoscere i
problemi ad un pubblico
più vasto. Guido De
Vecchi, dell’associazione «Oltre noi, la vita» di
Milano, si è soffermato
sul problema di assegnare una casa alle persone
disabili e sul ruolo importante che possono
svolgere le «fondazioni di
partecipazione», soprattutto nella gestione delle donazioni. Antonella
Copes, dell’Ufficio di
DIECI ANNI FA L’INAUGURAZIONE
DELL’ATTRAVERSAMENTO DI LECCO
Sessanta milioni di veicoli – e si tratta di un calcolo approssimativo – in dieci anni di “attività”. Questi i numeri dell’attraversamento di Lecco: undici chilometri e duecento metri di asfalto, gallerie, viadotti
e svincoli costati 600 miliardi delle vecchie lire e un
cantiere lungo decenni di lavori. I tunnel che hanno
reso più scorrevole il viaggio verso Lecco e la provincia di Sondrio furono inaugurati il 25 ottobre 1999.
L’opera, accolta come infrastruttura epocale, il giorno del taglio del nastro aveva già 33 anni, perché
idee e progetti risalivano al 1966, gli anni del boom
economico, quando tutta l’area subì un’intensa industrializzazione e terziarizzazione, mentre il benessere aveva dotato quasi tutte le famiglie di un’automobile e nasceva la voglia di vacanze e fine-settimana in montagna. A distanza di dieci anni l’attraversamento – circonvallazione sotterranea urbana fra
le più lunghe in Italia – mostra tutti i suoi limiti e la
sua inadeguatezza. «Poca informazione e poca sicurezza»: questa la denuncia delle testate locali del
lecchese. Il tracciato accidentato, le colonnine del
soccorso fuori uso come le telecamere di monitoraggio,
i pannelli a messaggio variabile, i numerosi incidenti (che in galleria lasciano poche alternative e si deve
rimanere in coda mentre nel resto delle arterie si
formano ingorghi) mettono in evidenza le carenze e
la necessità di nuovi interventi. Problematica si rivelerà la situazione la prossima primavera, con i lavori di adeguamento e rinforzo della galleria
Monte Piazzo, che richiederà forti limitazioni alla
circolazione: inutile sottolineare che si prevedono le
vecchie code… La manutenzione dell’attraversamento, percorso quotidianamente dai 70 agli 80mila veicoli, costa 100mila euro l’anno. Nonostante tutto,
però, resta “infrastruttura epocale”, per la complessità dell’opera e del contesto naturale e cittadino in
cui è inserita (fra lago, montagne dalla geologia non
semplice e un tessuto urbano altamente antropizzato). Rispetto al passato, i tempi di percorrenza
verso la provincia di Sondrio si sono dimezzati e la
stessa città di Lecco è tornata a respirare, liberata
dalla morsa del traffico. Un bilancio, insomma, di un
decennio fra luci e ombre, che richiede, ora, interventi soprattutto sul fronte della sicurezza.
Piano di Sondrio, ha illustrato l’iter che viene
normalmente seguito
per l’assistenza ai disabili, dalla segnalazione
iniziale fino al progetto
elaborato per ciascuna
persona. Tra le iniziative sviluppate negli ultimi anni per migliorare
la qualità della vita delle persone disabili vi è
certamente l’inserimento nel mondo del lavoro.
Coloro che hanno già
determinate competenze, come ha illustrato
bene Ivano Saini, possono utilizzare la «borsa
lavoro», per trovare
un’occupazione adeguata. Il problema si pone
per tutti i soggetti che
non possiedono competenze specifiche. Per
loro bisogna svolgere
appositi corsi di formazione, che riguardano
anche l’autonomia nel
gestirsi, nel prendere i
mezzi di trasporto, nello svolgere piccole mansioni. In seguito bisogna
trovare le ditte o gli uffici che abbiano la disponibilità e le caratteristiche adatte per i vari soggetti. Gli scopi dell’iniziativa non sono assolutamente economici, ha
affermato Ivano Saini,
ma sono prima di tutto
psicologici e sociali. Anche se il lavoro riguarda
poche ore o pochi giorni
alla settimana, le persone trovano in esso una
motivazione per alzarsi
dal letto, vestirsi, uscire di casa, socializzare
con gli altri, trovano piccole gratificazioni che li
fanno sentire utili. L’apporto dell’iniziativa alla
qualità della vita è stato
notevole, come è apparso bene anche da un’indagine svolta recentemente. Oggi il Servizio
di Integrazione Sociale
del Comune di Sondrio
segue 47 casi , di cui 37
disabili. Molto chiara e
ordinata la relazione di
Elisa Mottarella, che
ha dapprima illustrato
l’attività svolta dal Servizio Formazione Autonomia (SFA).
Questo si propone di
dare ai soggetti le autonomie basilari che realmente servono nella
vita, che rendono l’individuo autosufficiente all’interno della famiglia,
lo aiutano ad emanciparsi da essa e gli conferiscono un ruolo nella società. Un momento importante per l’integrazione sociale della persona disabile, inoltre, è costituito dal tempo libero,
perché proprio in quella
circostanza gli individui
possono sperimentare
l’autonomia che hanno
conseguito. Per questo,
l’associazione Ippogrifo
ha elaborato un semplice, ma interessante progetto, che ora viene presentato ai ragazzi delle
scuole e delle varie associazioni. Consiste in
questo. Si cercano dei volontari che siano disponibili a invitare persone
disabili a quelle attività
che solitamente vengono svolte nel tempo libero, come andare al cinema, in pizzeria o semplicemente fare due chiacchiere «sul giro». Meglio
ancora se i ragazzi disabili vengono coinvolti
nel gruppo, in modo che
possano «respirare l’aria
di partecipazione e di inclusione sociale». Altrettanto chiara, ma di impronta nettamente giuridica, la relazione di Gino Pedrotti, che ha illustrato la figura dell’
«amministratore di sostegno», introdotta recentemente nella legislazione italiana. Le persone che, raggiunta la
maggior età, non sono
pienamente capaci di intendere e di volere e
quindi non hanno la «capacità di compiere atti
giuridici», un tempo potevano ricevere solamente l’interdizione e
l’inabilitazione. Entrambi i provvedimenti hanno una connotazione
negativa, nel senso che
viene tolto qualcosa alle
persone, prevalentemente per tutelare il patrimonio. Oggi è stato introdotto un concetto
nuovo: si vuole offrire al
disabile un sostegno, che
si occupi soprattutto della tutela della persona.
Chi volesse avere una
conoscenza più approfondita di questi temi può
consultare anche i siti
www.oltrenoilavita.it
e www.personaedan
no.it.
CAMERA DI COMMERCIO NOMINA REGIONALE PER IL PRESIDENTE
Bertolini nel Comitato Montagna
I
l presidente della Camera di Commercio
di Sondrio Emanuele Bertolini è stato
nominato dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni quale membro del Comitato per la Montagna
in rappresentanza di
Unioncamere Lombardia. È stato proprio il
presidente dell’Unione
delle Camere di Commercio lombarde Francesco Bettoni a comunicare a Bertolini l’avvenuta firma di Formigoni
sul decreto di nomina.
Con il rappresentante
del sistema camerale si
è così completata la composizione del Comitato
per la Montagna appena
rinnovato.
Per Bertolini, che dal
luglio scorso è componente del Comitato Esecutivo dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio, è una grande
soddisfazione: “Ringrazio il presidente Bettoni
e tutta Unioncamere
Lombardia che mi hanno designato in questo
importante organismo
regionale - dichiara il
presidente Bertolini . Da esponente del sistema camerale, ma, soprattutto, da rappresentante dell’unica provincia interamente montana della Lombardia mi
impegnerò affinché le
problematiche che affliggono la montagna siano
tenute nella giusta considerazione in ambito
lombardo. Conosciamo
bene le criticità del nostro territorio e le diffi-
coltà che i nostri imprenditori incontrano nello
svolgimento del loro lavoro, ma dobbiamo anche essere consapevoli
delle nostre peculiarità
che abbiamo il dovere di
preservare e salvaguardare. Qualsiasi azione
per la montagna dovrà
dunque considerare questo duplice aspetto. In
Regione c’è grande attenzione alla montagna
e l’azione di questo Comitato lo conferma: sono
certo che si potranno
ottenere risultati importanti”.
Il Comitato per la Montagna, istituito a seguito dell’entrata in vigore
della legge regionale sulla montagna, è attualmente presieduto dal
consigliere regionale
Carlo Saffioti. Al suo interno sono rappresentati la Regione Lombardia,
l’Uncem, l’Unione dei
Comuni e delle Comunità Montane, l’Upl, l’Unione delle Province
Lombarde, Federbim, il
Cai e Unioncamere.
È l’organo consultivo
della Giunta regionale
per il coordinamento delle azioni di valorizzazione, promozione e tutela
del territorio montano.
Spetta al Comitato proporre iniziative in favore del territorio montano, esprimere un parere sugli interventi per la
montagna e sulla classificazione del territorio
montano, contribuire ad
individuare le linee
prioritarie di intervento
per la montagna.
CRONACA
P A G I N A
31
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
CHIAVENNA L’ARCIVESCOVO DI WAU (SUDAN) MONS. RUDOLF DENG
Incontro con un amico
G
razie al chiavennasco padre Eugenio
Caligari, operante da anni
a Raga in Sud Sudan nella diocesi di Wau, il vescovo africano di quella
diocesi - approfittando
del fatto che si trovava
a Como - è venuto in
Valchiavenna, domenica
pomeriggio 1° novembre, a trovare i compaesani e i parenti del missionario comboniano.
Una visita molto gradita, che ci ha riempito il
cuore di gioia ma ci ha
fatto anche riflettere sui
grandi bisogni di cui le
comunità cattoliche africane soffrono, nei confronti dei quali i nostri
problemi sono poca cosa.
Mons. Rudolf Deng
nel corso dell’Eucaristia
celebrata per la comunità di Chiavenna ha ringraziato tutti per il generoso sostegno che padre Eugenio riceve dai
suoi compaesani a favore dei bambini e dei tanti poveri affidati alla sue
cure. Alla sera, poi, parlando a un centinaio di
ascoltatori convenuti
nella chiesa di Campo
Mezzola, l’illustre prelato, - che festeggiava proprio quel giorno i 65 anni
d’età che nessuno gli
avrebbe dato vista la sua
statura alta e slanciata
e la voce squillante - ha
continuato le sue riflessioni sulla condizione
umana, economica e religiosa dell’Africa, e, in
particolare, della sua
diocesi di Wau. Una diocesi con circa tre milioni e mezzo di abitanti, di
cui il 70 per cento cattolici, con soltanto una ventina di sacerdoti, contando i preti indigeni e i mis-
sionari. Le riflessioni del
vescovo sono state molto puntuali e concrete, avendo avuto modo di
confrontarsi lungamente con tanti altri confratelli vescovi nel corso del
recente Sinodo Africano
svoltosi dal 4 al 25 ottobre in Vaticano.
Festa con il Centro diurno disabili
C
II C4 va in piazza con “1914-2009: novantacinquesimo anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale”. A meno di un mese dall’iniziativa dedicata alla Madonna di Gallivaggio
e alla scoperta dell’America, sabato, dalle 9 alle
17.30, i collezionisti saranno di nuovo in piazza sotto le arcate del palazzo comunale nell’esposizione di una carrellata di documenti
d’epoca provenienti dai diversi stati che presero parte al conflitto. La guerra sarà analizzata
attraverso una delle più efficaci armi che videro la luce in quel periodo, cioè la propaganda,
tant’è vero che si sviluppò anche una “teoria
del proiettile magico” per spiegare gli effetti di
questo tipo di comunicazione sulla popolazione. In questa occasione il C4 raddoppia: nella
mattinata di domenica, giornata dedicata all’Unità nazionale e alle forze armate, la mostra sarà visitata in una seconda fase di apertura. Si tratta di un doppio sforzo per l’associazione chiavennasca che, in questo periodo, è
impegnata anche a Sondrio. Fino al 14 novembre nel capoluogo valtellinese sarà aperta la
mostra “II Notgeld e la grande inflazione, Germania 1914-1923”. «La data del 4 novembre
oltre a essere considerata il simbolo del compimento dell’idea risorgimentale dell’Unità
d’Italia è anche la festa delle Forze armate spiegano dal C4 -, che dopo gli alti e bassi del
periodo bellico potevano finalmente ricordare
i propri eroi».
S.BAR.
CHIAVENNA IL 6 NOVEMBRE A CASSIANO CONCERTO DEI TIRAMISÙ
entro diurno disabili in festa con
una cena a “km
zero”. Venerdì, il
“Deserto”
di
Chiavenna ha accolto
un’iniziativa promossa
dal Centro diurno disabili. Da diversi anni gli
utenti del Cdd di Chiavenna portano avanti
un’attività di coltivazio-
LE INIZIATIVE DEL CIRCOLO C4
ne di verdura e frutta. Il
gruppo di ergoterapia
partecipa alla coltivazione di un grande orto situato nei pressi della
nuova sede di via Raschi.
Si tratta di un lavoro
lungo e impegnativo:
prima si prepara il terreno, poi si passa alla
semina e si curano le fasi
successive. Non si utiliz-
zano concimi chimici: i
prodotti sono biologici e
vengono venduti nei
mercatini. I valchiavennaschi hanno acquistato
in piazza Crollalanza gli
ortaggi e la frutta del
Cdd, una struttura gestita dalla Cooperativa Nisida per conto della Fondazione Casa di riposo.
«Andare in piazza a ven-
UNA GIORNATA DEDICATA ALLA FAMIGLIA
Una giornata per scoprire il valore della famiglia. È quanto propone l’Azione
Cattolica ai valchiavennaschi per domenica 8 novembre. L’equipe
valchiavennasca dell’importante associazione laicale cattolica guidata in passato da personaggi come Luigi Gedda e Vittorio Bachelet organizza una giornata di
formazione e convivialità, pensata dalle famiglie per le famiglie. «Una giornata spiegano gli organizzatori - che negli intenti vuole essere un’occasione preziosa
offerta alla coppia per “riprendere fiato” e fermarsi a riflettere su chi è nel nostro
cuore sempre: i nostri figli». Il titolo della giornata è, infatti, “Figli di Noi, Figli
di Dio” e ben rappresenta come verrà sviluppato il tema attraverso il racconto di
testimoni, riflessioni personali e confronto in gruppo. La giornata si aprirà alle
ore 9.30 con il ritrovo, seguito alle ore 10.00 dalla celebrazione della Santa Messa. Inizio dei lavori alle ore 11.00 sotto la supervisione della Piccola Sorella del
Vangelo Suor Anna. Alle ore 12.30 pranzo con il primo piatto caldo offerto dalla
comunità di San Pietro e il secondo al sacco. Alle ore 14.00 incontro di riflessione
con don Ivan Salvadori. Alle ore 16.00 merenda e saluti finali. Durante la giornata saranno organizzati giochi per bambini e ragazzi. Per maggiori informazioni e
adesioni è possibile contattare Michela e Loris all’indirizzo e-mail mielgial
[email protected] oppure al numero 0343-48050.
NOVEMILA TURISTI SULLA VIA SPLUGA, UN VERO
SUCCESSO
Novemila passaggi al Cardinello: quest’anno la Via Spluga ha fatto il pieno di
escursionisti. Nei giorni scorsi si è concluso il rilevamento dei passaggi di turisti
appassionati di trekking sulla via storica che unisce Chiavenna e Thusis, cittadina dei Grigioni. Rispetto al passato c’è stato un notevole incremento sia nei
passaggi che nei pacchetti acquistati da chi ha scelto di affrontare la Via Spluga
puntando sulle proposte degli enti del turismo italiano e svizzero. «Le cifre di
questa stagione fanno segnare un vero e proprio record sul piano numerico - afferma con soddisfazione Federico Scaramellini, direttore del Consorzio di promozione turistica della Valchiavenna -. Sono stati acquistati duemila pacchetti, nel
98% dei casi da stranieri, e complessivamente si sono registrati novemila passaggi, sia nei week-end che durante la settimana, da giugno a settembre. E non va
dimenticato l’aspetto qualitativo: si tratta di gruppi composti in media da trequattro persone, particolarmente attenti alle specificità del territorio. Il bilancio
è estremamente positivo. Siamo già attivi per la preparazione della stagione del
2010, nella quale celebreremo i dieci anni di Via Spluga». Gli operatori del settore hanno già espresso la propria soddisfazione. Anche nei musei ci sono stati
ottimi riscontri attraverso la promozione delle visite attraverso la consegna di
biglietti d’ingresso agli escursionisti.
S.BAR.
dere i prodotti che abbiamo coltivato con tanta
fatica e cura è un motivo di grande soddisfazione», hanno spiegato i ragazzi del Centro. Venerdì alcuni di questi prodotti sono stati gli ingredienti più gustosi di una
cena a km zero, almeno
per la frutta e la verdura. Nel menù hanno trovato spazio sedano e
melanzane insieme agli
affettati, fagiolini, patate, erbette e catalogna
con l’arrosto e la zucca
nel tortino. Alla serata,
oltre ai venticinque ragazzi del Centro, agli
operatori e ai familiari,
hanno preso parte anche
i rappresentanti dell’associazione “Il quadrifoglio”. Erano presenti
anche Sandro Braga,
presidente della Fondazione Casa di riposo, il
sindaco Maurizio De Pedrini e il vice Gianfranco
Cerfoglia per il comune
di Chiavenna e Luca
Della Bitta, sindaco di
Verceia e presidente dell’assemblea distrettuale
dei sindaci. «Il Cdd di
Chiavenna è un vero e
proprio luogo d’eccellenza nei servizi - spiega
Della Bitta -. Come amministratori apprezziamo sia la preparazione
dello staff che il programma delle iniziative,
caratterizzato da un ventaglio di attività davvero rilevante». Della Bitta, che oltre a essere primo cittadino di Verceia
conosce il settore da vicino visto che lavora come assistente sociale, si
sofferma anche sul legame fra la struttura di via
VILLA HA IL SUO VESSILLO
È stato presentato il 4 novembre il gonfalone
comunale che rappresenta d’ora in poi la comunità di Villa di Chiavenna. La decisone è
stata presa dall’attuale maggioranza comunale, guidata dal sindaco Giglio Maraffio, recuperando il lavoro svolto negli anni Settanta da
un’apposita commissione che si adoperò per
definire lo stemma del paese, che non ne possedeva uno. Al progetto lavorò anche lo storico Guido Scaramellini, attuale presidente del
Centro studi storici valchiavennaschi. L’iniziativa promosse le ricerche nell’araldica locale,
permettendo di recuperare vecchi simboli rappresentativi del paese. Il gonfalone ufficiale è
stato presentato in anteprima alla stampa sabato dal sindaco Maraffio, nella sala consiliare.
Su campo bianco campeggia un grande ponte
in pietra simbolo dell’unione e del collegamento tra le comunità italiane e svizzere attraverso la frontiera che separa Villa da Castasegna.
Sulla sinistra del ponte si erge solitaria una
torre, che rappresenta la vedetta. Sotto, una
grande “v” divide in tre lo scudo. In origine il
gonfalone fu adottato da numerosi comuni
medioevali, appeso per un lato minore ad
un’asta orizzontale a sua volta incrociata con
una verticale.
G.L.P.
Raschi e la comunità valchiavennasca. «Il nostro
Cdd ha saputo instaurare molti contatti con le
istituzioni e le associazioni di volontariato aggiunge -. Questo aspetto è fondamentale per
gli utenti che attraverso le iniziative del Cdd
diventano protagonisti
di manifestazioni promosse nei singoli paesi.
Sono tante e tutte interessanti le attività promosse dal Cdd di Chiavenna. Lavoretti con il
legno, tanta musica e
persino due film. Il
gruppo di ergoterapia si
dedica al lavaggio di auto
e ai lavori di falegnameria, realizzando piccoli
oggetti di legno. Il Cdd
ha anche un gruppo folkrock, i Tiramisù. Venerdì 6 novembre, alle
ore 21.00, all’oratorio
di San Cassiano ci sarà un concerto della
band del Centro. Altri
utenti prendono parte ai
due laboratori sulle emozioni. C’è anche un’area
culturale e didattica: è
composta da un gruppo
che lavora per l’aggiornamento di un blog, da
una redazione del giornale del Centro e dai laboratori di comunicazio-
ne sui linguaggi alternativi. Non manca lo sport:
ci sono diverse attività
con la fisioterapista, oltre alle lezioni in piscina, alle gite con gli sci e
al pattinaggio. Negli ultimi mesi il Cdd si è trasformato anche in un set
cinematografico. Utenti
e operatori stanno lavorando nella realizzazione di due film. Il primo
è una storia ideata da
Nicola Falcinella, l’altro
- “Out of time” è tutto
“made in Cdd”. Venerdì
durante la festa è stato
presentato al pubblico il
trailer di quest’ultimo
lavoro. Il Cdd è gestito
dalla Cooperativa Nisida
(www.nisida.coop), una realtà nata in Valchiavenna proprio per
rispondere alle esigenze
delle persone disabili e
delle loro famiglie. Tra
le attività della Nisida
c’è anche la gestione dell’ostello del “Deserto”, una struttura che raccoglie l’attenzione di gruppi di turisti per il pernottamento, ma anche di
molte associazioni valchiavennasche per la disponibilità di spazi ampi
e funzionali come le cucine e i saloni.
S.BAR.
P A G I N A
32
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
TRAONA INIZIATIVA CON LA «PICCOLA OPERA»
La cucina del cuore...
Nel corso della presentazione - che ha coinvolto le sorelle della Piccola Opera rappresentate
dalla direttrice sorella
Anna - Paolo Lorenzini
e Dorotea Bianchini, curatori del volume - sono
state illustrate alcune ricette, intervistando sorella Nicolina. L’occasione è servita anche per
anticipare la nascita del
progetto “Una dolcezza
È
stato presentato
la scorsa settimana Le ricette di
sorella Nicolina. Questo libro
raccoglie ricette che sorella Nicolina ha ereditato e custodito gelosamente, e che da oltre
quarant’anni sono da lei
utilizzate per allietare i
palati di tutti coloro,
bambini, ragazzi e non,
che vivono alla Piccola
Opera di Traona. La
Piccola Opera, da oltre
cinquant’anni, contribuisce alla crescita armonica degli ospiti della
casa dove “il mangiare
bene è il primo contri-
buto per vivere bene”.
Con questo pensiero Amelia Pierucci, fondatrice delle Minime Oblate, Istituto Religioso che
gestisce la struttura, ha
sempre voluto sottolineare l’importanza che riveste la buona cucina
per creare un clima di famiglia.
Acquistando il volume sarà possibile
contribuire alla realizzazione di alcuni
progetti ed iniziative
che aiuteranno a far
vivere questa importante realtà, unica nel
suo genere, nella provincia di Sondrio.
Il volume, composto
da una settantina di pagine a colori, svela i segreti - o almeno una parte - della cucina di suor
Nicolina, tanto apprezzata per i suoi deliziosi manicaretti. In abbinamento, ogni pagina presenta
alcune immagini suggestive della storia della
Piccola Opera. L’iniziativa editoriale è stata promossa dall’associazione
educativa “Immacolata”
onlus di Chiavenna. Molte le autorità che hanno
preso parte alla serata.
PROGETTI TANTE E DIVERSE LE REALTÀ BENEFICIARIE DEI FONDI
il secondo bando di Pro Valtellina
rte, cultura e ambiente, ma anche
educazione e sensibilizzazione
dei cittadini da
un lato, promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico e naturalistico dall’altro. Con il Secondo Bando 2009, pubblicato la primavera scorsa,
la Pro Valtellina ha concentrato la sua attenzione, e
le sue risorse economiche,
su ambiti che più di altri
caratterizzano la sua azione, puntando però sull’innovazione, sul coinvolgimento dei privati e sulla
collaborazione a più livelli
per ottimizzare le risorse.
La volontà, esplicata nei
requisiti richiesti dal bando, è stata quella di soste-
A
nere progetti realmente significativi in grado di sviluppare azioni sinergiche e
di catalizzare l’interesse
della comunità. Su questi
presupposti, il Consiglio di
Amministrazione presieduto da Marco Dell’Acqua
ha deliberato la concessione di 43 contributi esaurendo la dotazione finanziaria di 400 mila euro garantiti da erogazioni della
Fondazione Cariplo. «In
questi settori le necessità
sono crescenti e le disponibilità degli Enti Pubblici
sempre più scarse, perciò
crediamo di aver fornito un
aiuto concreto a tante realtà provinciali che, altrimenti, sarebbero state in
sofferenza – spiega il presidente Marco Dell’Ac-
qua –. Ci siamo scrupolosamente attenuti ai requisiti richiesti dal bando premiando i progetti che ne
hanno colto più di altri le
opportunità. Arte, cultura
e ambiente rappresentano
un patrimonio di inestimabile valore che è nostro dovere non solo conservare ma
anche valorizzare e promuovere come fattori di
sviluppo sociale ed economico. La nostra provincia
ha una ricchezza di cui forse è poco consapevole e attraverso queste azioni
come Pro Valtellina e come
Fondazione Cariplo (Dell’Acqua è anche membro
della Commissione Centrale di Beneficenza dell’organismo filantropico lombardo, ndr) intendiamo colla-
A SONDRIO, ALLA CREDARO, UNA MOSTRA NUMISMATICA
La Banca Popolare di Sondrio, per celebrare l’ottantacinquesima Giornata Mondiale del Risparmio, organizza, fino al 14 novembre, presso la “Biblioteca
Luigi Credaro” in Sondrio, la mostra: “Il Notgeld e la grande inflazione –
Germania 1914 – 1923”. La rassegna ha per oggetto alcuni pezzi rari di “monete
di emergenza” (notgeld) che vennero diffuse in Germania agli inizi della Prima
Guerra Mondiale, in sostituzione delle monete correnti, fatte oggetto di accaparramento. Per certi aspetti, il “notgeld” si può paragonare ai nostri miniassegni di
qualche decennio fa, anche se nel caso di specie l’emissione ebbe luogo a causa di
una catastrofica inflazione dell’epoca, tant’è che il “notgeld” si sostituì a tutti gli
effetti alla moneta corrente per l’acquisto dei beni di prima necessità. I pezzi
esposti presso la “Biblioteca Luigi Credaro” sono particolarmente pregiati oltre
ad essere, a volte, delle vere opere d’arte. La collezione è di proprietà di un privato
che è legato a un sodalizio di collezionisti della provincia di Sondrio (Circolo
Culturale Collezionistico Chiavennasco) noto a livello nazionale.
«POMERIGGI MUSICALI» IN ONCOLOGIA A SONDRIO
Prosegue la quarta edizione de “I Pomeriggi Musicali dell’Oncologia”, evento organizzato dall’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, in collaborazione con Univale onlus, la Civica scuola di musica della provincia di Sondrio e
l’Associazione culturale ASMA. I prossimi due appuntamenti sono: “Musica in
relazione” il 28 novembre; “Buon Natale in musica” il 19 dicembre. Le manifestazioni sono gratuite e aperte al pubblico di parenti ed amici. «I concerti
dell’Oncologia – osserva il direttore Alessandro Bertolini – sono il mezzo più
utile per trasformare, nell’immaginario collettivo, la visione oggi imperante di un
ospedale quale luogo tecnologico, originatore di timori oscuri, in luogo aperto alla
società civile e quindi più umano. I concerti abbattono le barriere tra chi ha
bisogno e chi cura».
borare con la comunità per
far crescere una nuova coscienza fra i cittadini, a
cominciare dai più giovani».
Tra le numerosissime richieste presentate entro il
termine del 15 settembre
scorso da parrocchie, enti
pubblici e associazioni,
suddivise tra i cinque
comprensori della provincia, con una prevalenza di
progetti provenienti dal
sondriese e dalla Bassa
Valle, ne sono state finanziate 43, quelle che rispondevano ai requisiti espressamente indicati nel bando, che sono state attentamente valutate dal Consiglio di Amministrazione
della fondazione. L’elenco
dettagliato dei beneficiari
è consultabile sul sito
internet www. provaltel
lina. org. Le richieste ammontavano a poco meno di
800mila euro a fronte di
progetti per un valore totale di tre milioni.
Quattrocentomila gli euro
distribuiti, tutti quelli
messi a disposizione, assegnati per il restauro di chiese o di beni architettonici e
artistici di particolare pregio, per lo sviluppo di programmi di educazione ambientale, per eventi culturali e musicali e per iniziative di vario genere che coinvolgono la comunità provinciale, i turisti e le scuole.
Numerosi i temi oggetto
delle richieste: dall’arte
alla fotografia, dai percorsi educativi alla sentieristica, dalla fotografia all’acqua fino alle tradizioni
e all’astronomia. I progetti sono stati finanziati fino
a un massimo del 50% con
contributi di diversa entità compresi tra i tremila e
i 25 mila euro: la quota re-
d’amore” che sarà presentato successivamente e il cui logo campeggia già sulla copertina
del libro. Come detto il
ricavato della vendita
del libro, che presto sarà
disponibile nei punti autorizzati, servirà per sostenere iniziative e attività della Piccola Opera
che dà asilo e alloggio ai
minori in difficoltà e anche alle loro famiglie.
LA SETTIMANA
DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO
Nella seconda settimana di novembre Unitre
di Sondrio propone le seguenti attività: lunedì 9, Arturo Mapelli, presidente del Comitato di Bioetica ed ex primario di rianimazione del Policlinico San Matteo di Pavia,
presso la sala Vitali del Credito Valtellinese,
presenterà La bioetica come problema anche
sociale; mercoledì 11, Ettore Napoli, primo docente di Storia della musica al Conservatorio di Milano, parlerà di Claudio Monteverdi e la nascita dell’opera: da Mantova a
Venezia, da palazzo Gonzaga al teatro pubblico; giovedì 12 alle ore 15.30, presso il cinema Excelsior verrà proiettato a prezzo ridotto (euro 4) il film d’essai in programma
per la sera; venerdì 13, Giacomo Mojoli,
docente presso l’Università degli Studi di
Scienze gastronomiche di Pollenzo e vice presidente del movimento internazionale Slow
Food, proporrà i Nuovi modelli gastronomici
per una buona alimentazione; lunedì 16,
Francesca Orestano, docente di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di
Milano, esporrà L’opera narrativa di Virginia
Woolf: un universo tutto al femminile. Tutti
gli incontri, salvo diversa indicazione, si tengono presso la sede di Unitre in via Cesare
Battisti 29 a partire dalle ore 15.30.
A Tirano, invece, l’Unitre locale propone sabato 7 alle 16, in collaborazione con l’Amministrazione comunale il Collegamento con
Gian Luigi Rondi in ricordo del fratello
Brunello, nato a Tirano; martedì 10 alle ore
15.00, Eliana e Nemo Canetta, studiosi di
demo-etno-antropologia, parleranno delle loro
esperienze di viaggio trattando il tema Luci
di speranza nella Russia del Nord: dai Gulag
alla riscoperta della Russia vecchia e nuova;
venerdì 13 alle ore 15.00, il socio di Unitre,
Marcello Iafisco, curerà il cine-caffè proponendo Film e Registi degli anni Cinquanta;
martedì 17 alle ore 15.00, la naturalista Edy
Romani terrà una lezione di scienze su Minerali e cristalli della Valle di Poschiavo e della media Valtellina.
stante dovrà essere coperta dai beneficiari con fondi
propri e i progetti realizzati
entro il 3 novembre del
2010.
Il Secondo Bando 2009,
così come il Primo incentrato sull’area del sociale,
è un “bando a raccolta”, che
impegna cioè i destinatari
delle donazioni a trovare
contributi, in questo caso
pari al 30% di quanto loro
assegnato: così la Pro Valtellina potrà quindi incrementare il Fondo patrimoniale di 120 mila euro. E il
traguardo dei cinque milioni di raccolta che, una volta raggiunto, consentirà
alla fondazione comunitaria di riceverne altrettanti
da Fondazione Cariplo, è
sempre più vicino. «Ormai
siamo a quattro milioni,
dopo che nelle ultime settimane abbiamo avuto i
contributi del Comune di
Sondrio e Aler, che hanno
versato 50 mila euro ciascuno – spiega il presidente Dell’Acqua –. Si tratta
di un segnale molto importante per noi e per l’intero
territorio: confido che la
sensibilità e l’attenzione dimostrate dai due enti contribuiscano a far crescere
la fiducia dei cittadini nei
confronti della Pro Valtellina. Perché sostenere la
fondazione comunitaria significa contribuire al perseguimento dei suoi scopi
statutari: il miglioramento della qualità della vita,
la crescita sociale e culturale del nostro territorio».
CRONACA
SondrioVolontariato
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
SONDRIO INCONTRO IL 6 NOVEMBRE ALLE ORE 20.45 IN SALA VITALI
Diritto al cibo per tutti
L
a Bottega della Solidarietà di Sondrio, realtà attiva
dal 1992 nella promozione del commercio equo e solidale,
invita tutti gli interessati a partecipare all’incontro pubblico Cibo:
diritto, identità, territorio, che si tiene venerdì 6 novembre alle ore
20.45 presso la Sala
Vitali in via delle Pergole a Sondrio. La serata è organizzata nell’ambito della campagna
di sensibilizzazione e informazione “Diritto al
cibo” (www.dirittoal
cibo.it), nata in seno al
consorzio Ctm altromercato e sostenuta da più
di 100 botteghe del commercio equo e solidale in
tutta Italia. Interverranno Vittorio Rinaldi,
antropologo ed esperto
di cooperazione internazionale, Paolo Ciapparelli, presidente dell’associazione Produttori
Valli del Bitto – presidio
Slow Food, Piero Roccatagliata e Patrizio
Mazzucchelli del presidio Slow Food grano saraceno della Valtellina.
Il diritto al cibo è riconosciuto a livello internazionale dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma, come
altri diritti previsti dal-
la Dichiarazione, resta,
di fatto, un diritto a molti negato.
Più di un miliardo di
persone soffrono la fame
e le ragioni non stanno
in una carenza di cibo,
ma nell’impossibilità di
accedere al cibo, impossibilità determinata da
decenni di politiche agricole internazionali che
hanno smantellato i si-
stemi agricoli regionali
a favore di un’agricoltura industrializzata e fortemente orientata all’esportazione.
Il cibo, oltre ad essere
indispensabile per la vita
di ogni essere vivente, è
anche espressione della
cultura e dell’identità di
un popolo ed ha un portato simbolico, oggi spesso ignorato.
E come negare il legame tra il cibo e il territorio? La produzione del
cibo può essere altamente dannosa per l’ambiente (pensiamo solo alla
deforestazione in sudamerica per fare posto ai
pascoli destinati ad ingrassare bovini, all’inquinamento ambientale
legato all’utilizzo di pesticidi, da cui non è immune nemmeno la provincia di Sondrio, alla
scomparsa della biodiversità per favorire poche colture…), ma può
costituire anche un fattore per la conservazione, la tutela e la valorizzazione del territorio.
L’incontro del 6 novembre “Cibo: diritto, identità, territorio” prenderà in esame le dinamiche globali che condizionano l’accesso al cibo e
la realtà di Valtellina e
Valchiavenna. «Ci auguriamo - dicono i promotori - che questa serata
possa essere non solo una
occasione di conoscenza
e di informazione, ma
anche uno stimolo a ripensare al nostro ruolo
di consumatori che, se
esercitato con consapevolezza e spirito critico,
può contribuire a modificare e orientare le politiche legate alla produzione e alla commercializzazione del cibo».
SONDRIO IL PROGETTO È PROMOSSO DAL CENTRO LAVOPS
Mappatura della città antibarriere
roMuovere-Accessibilità per
tutti. Un progetto per dotare
la città di Sondrio di una mappa dell’accessibilità e ripensare l’ambiente urbano per
renderlo realmente godibile e accessibile a tutte le fasce della popolazione. Lo realizzerà Lavops con un giovane neolaureato valtellinese grazie al Bando dell’Ufficio
di Piano dell’Ambito Territoriale di Sondrio “Giovani strategie per lo sviluppo e l’innovazione”
sul Piano Locale Giovani, promosso dal Ministero delle Politiche Giovanili e dall’Associazione
Nazionale dei Comuni
Italiani (ANCI).
Il progetto si propone
di sensibilizzare la comunità locale promuovendo il tema e la cultu-
P
ra dell’accessibilità urbana e facendo interagire i diversi attori sociali
interessati, in primis il
comune di Sondrio e le
associazioni del territorio, così da realizzare una ricerca sull’accessibilità urbana nella
città di Sondrio e permettere al comune capoluogo di avere una
mappa aggiornata
delle barriere presenti in città. L’intento finale è quello di migliorare la qualità della
vita di soggetti deboli del territorio, come
anziani, disabili e bambini, che risultano fortemente limitati nella loro
vita sociale dal perdurare di barriere architettoniche, che influiscono
sulla loro autonomia.
«Questo lavoro è strategico non solo per porre l’attenzione sulla si-
MORBEGNO: CAROVANA ANTIMAFIE
Domenica 15 novembre a Morbegno ci sarà la
tappa valtellinese e valchiavennasca della Carovana Antimafie. Il gruppo arriverà in piazza Sant’Antonio alle ore 10.00; seguirà un incontro pubblico
all’Auditorium Sant’Antonio con la testimonianza
dei “carovanieri”. Alle ore 12.30 è in programma il
“pranzo della legalità”, a base di prodotti di Libera
Terra, del commercio equo-solidale e a “km 0” presso
la mensa sociale (contributo di 15 euro). Prenotazioni entro il 14 novembre al 338-2707979 (Tonino) e
333-8086759 (Patrizia). La tappa provinciale della
Carovana continuerà alle ore 14.00 con una sosta
nel chiostro di Sant’Antonio, dove si potranno trovare banchetti informativi delle associazioni
promotrici. Alle ore 15.00 la Carovana proseguirà
per altre tappe.
tuazione dell’accessibilità urbana nella città di
Sondrio, ma anche per
permettere alle associazioni di lavorare insieme
al fine di ragionare su
un nuovo modello di città che possa essere più
accogliente e fruibile per
tutti – spiega Massimo
Pinciroli, direttore del
Centro Servizi per il volontariato Lavops – promuovere la cultura dell’accessibilità aiuterà ad
incrementare l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale e socioeconomica della città.
Le politiche che hanno
come obiettivo il miglioramento dell’accessibilità degli ambienti fisici e
sociali urbani contribuiscono a favorire l’equità
sociale».
Il progetto prenderà
avvio con l’attivazione e
lo sviluppo di una rete di
attori sociali e la crea-
zione di un gruppo di
lavoro composto da organizzazioni di volontariato e associazioni (tra
cui la FAD-Federazione
delle Associazioni Disabili in provincia di Sondrio, l’associazione “Tecnici Senza Barriere” e
associazioni dell’area
anziani), altre realtà del
Terzo Settore, istituzioni e tecnici in grado di
collaborare per co-progettare e realizzare l’analisi e la rilevazione dei
bisogni e delle problematiche in relazione all’accessibilità urbana
nella città di Sondrio. Il
giovane neo laureato sarà coinvolto sin dalle fasi di progettazione e sarà il cardine operativo
intorno al quale ruoteranno i consulenti esterni e gli operatori dello
staff Lavops. La rete attivata, con il coordinamento costante del CSV,
P A G I N A
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FUORI PORTA:
SPORT E DISABILITÀ
SI INCONTRANO
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO A
MORBEGNO IL 27 NOVEMBRE
Si è svolto la scorsa settimana il primo appuntamento del progetto “Fuori porta” proposto da
Anffas (Associazione nazionale di famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e
Coni – Comitato provinciale di Sondrio. È stato
il primo di una lunga serie di appuntamenti ed ha
avuto come palcoscenico l’oratorio del Sacro Cuore
del capoluogo. Una ottantina di ragazzi (con una
quindicina di accompagnatori) ha dato vita all’incontro affrontandosi nelle tre discipline previste:
calciobalilla, freccette e calcio a 5. “Fuori porta” è
un suggerimento, una richiesta che parte da Anffas
e che, all’interno di un progetto dedicato alla coesione sociale, vuole proporre a tutta la comunità della
provincia di Sondrio una sfida. Uscire fuori porta
oggi è sempre più difficile a causa di paure,
condizionamenti e problematiche relazionali; la sfida è quella di trovare il coraggio per andare all’aperto, staccarsi dal vischio televisivo, mediatico, virtuale per riabituarsi a condividere momenti insieme, per creare e ricreare forme di aggregazione il
più possibile esenti da eccessiva professionalizzazione e disumanizzazione. Una ricerca di semplicità e solidarietà in attività collettive fondate sul
divertimento e sulla condivisione. Anffas e Coni
propongono questa sfida utilizzando lo “strumento” dello sport grazie alla collaborazione con Lavops
e numerose altre realtà che operano nel sociale senza scopo di lucro, in sinergia con alcune società sportive della provincia di Sondrio. Queste le azioni che
si vogliono proporre: promuovere delle manifestazioni sportive in diverse località della provincia di Sondrio; fornire la possibilità di effettuare
delle esperienze per avvicinarsi a vari tipi di
sport; offrire a persone, a gruppi e associazioni
la possibilità di svolgere un’attività di
volontariato sportivo piacevole con la possibilità di effettuare dei momenti di incontro per verificare l’interesse e valutare la frequenza degli incontri; proporre dei momenti di conoscenza e esperienza all’interno di associazioni sportive per
poi valutare se per alcune persone sarà possibile
proseguire la pratica dello sport sperimentato, superando gli ostacoli dati da scarsa conoscenza, pregiudizi culturali e “fisici” (trasporti, barriere
architettoniche). Si vorrebbe infatti realizzare un
incontro tra associazioni sportive che intendono
aprirsi e fornire “ospitalità” e coinvolgimento attivo a persone con disabilità e a persone appartenenti alle cosiddette “fasce deboli” sia attraverso le
relative associazioni, cooperative, famiglie sia attraverso un contatto con le singoli persone. Per tale
azione è stata prevista la presenza iniziale di
educatori per poi valutare la possibilità di frequentare l’associazione sportiva senza di essi. Prossimo appuntamento alla palestra del Comune di
Morbegno, in piazza S. Antonio, il 27 novembre
con un torneo di pallavolo riservato a ragazzi
con disabilità intellettive – disagio psichico.
produrrà una mappatura sull’accessibilità e la
fruibilità dei luoghi in
termini fisici, attraverso
verifiche sul territorio che coinvolgeranno
sia gli “utenti” finali rappresentati dalle associazioni di volontariato che
tecnici (in particolare
con l’aiuto dell’associazione “Tecnici Senza
Barriere” e dell’Ufficio
Tecnico del Comune) in
grado di individuare gli
impedimenti alla mobilità presenti sul territorio. Il progetto godrà
della supervisione scientifica del Centro di Ricerche sulla Gestione
dell’Assistenza Sanitaria
e Sociale dell’Università
Bocconi di Milano.
«Ci auguriamo che il
lavoro di ricerca e sensibilizzazione pubblica
possa stimolare in seguito lo sviluppo di interventi edilizi di riqualificazione strutturale di
spazi urbani pubblici e
privati – sottolinea Pinciroli – e contribuire all’attivazione di aziende
del mondo imprenditoriale locale verso il tema
dell’accessibilità, generando anche un ritorno
di carattere socio-econo-
mico sul territorio». Il
concetto di accessibilità
urbana si collega al concetto di buona fruibilità degli spazi che
compongono la città, siano essi aperti o chiusi,
quindi l’accessibilità ad
un luogo. L’accessibilità
urbana può però essere
ripensata anche in termini dei bisogni che
spingono ad andare in
una determinata zona
della città. In questo
caso si parlerà di accessibilità basata sul
tipo di attività che si
vuole fare in un luogo
preciso: lavorative, personali, del tempo libero... «Per il CSV sarebbe importante riuscire
ad analizzare in futuro
non solo l’accessibilità ai
servizi e alle attività in
determinati luoghi, come ospedali, negozi,
scuole, parchi, uffici… –
conclude il direttore di
Lavops – ma anche legare il concetto di accessibilità alle relazioni sociali; infatti quanto più per
una persona sarà facile
raggiungere la rete di familiari e amici, tanto
più si sentirà sostenuta
e integrata socialmente».
CRONACA
P A G I N A
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Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
TIRANO AL VIA IL QUARTO CORSO, QUEST’ANNO INTITOLATO ALLA MEMORIA DI MONSIGNOR PEDRINI
Gli «accompagnatori pastorali»
S
abato 24 ottobre,
nel salone “Beato Mario” di Madonna di Tirano,
si è tenuta la prima lezione del 4° corso
di formazione per “accompagnatori pastorali”
dell’Associazione “Terzo
Millennio” operanti presso il Santuario “Basilica
dell’Apparizione della
Madonna di Tirano”.
L’invito a partecipare, rivolto anche ai volontari
dell’Università delle Tre
Età e dell’associazione
“Amici Anziani” di Tirano che collaborano all’apertura completa del
Santuario nei mesi da
giugno a settembre, è
stato accolto da numerose persone. Dopo l’intervento di Giuseppe Garbellini che ha parlato
dettagliatamente delle
attività degli accompagnatori pastorali di Terzo Millennio, ha introdotto i lavori il presiden-
te di “Terzo Millennio”
Angelo De Michielli
che, oltre che ringraziare i numerosi presenti,
il rettore mons. Aldo
Passerini per l’ospitalità, ha presentato il relatore prof. Gianluigi
Garbellini, cultore di
storia e di arte della Valtellina ed in modo particolare di questo Santuario e socio onorario di
Terzo Millennio, che ha
guidato i presenti, attraverso l’ausilio di diapositive, nella lettura critica del Santuario della
Madonna, il più importante monumento del
Rinascimento in Valtellina, in un interessante
excursus sulla storia con
particolare riguardo le
profonde significanze religiose e devozionali dello stesso, per quanto riguarda in modo particolare le novità dal punto
di vista storico, artistico,
architettonico.
IL GIRO D’ITALIA
IN PROVINCIA DI SONDRIO
«Il nostro territorio avrà un’altra grande occasione per mostrarsi al grande pubblico e per
promuovere la sua offerta turistica, le sue bellezze paesaggistiche e le sue eccellenze
enogastronomiche. Per il terzo anno consecutivo e per la sesta volta negli ultimi otto anni,
gli organizzatori del Giro d’Italia hanno scelto
la provincia di Sondrio. Per tutti noi che ci
abbiamo creduto, proponendo anche per la
prossima edizione le nostre candidature, è una
grande soddisfazione. Queste due tappe premiano il lavoro e l’impegno di Enti Pubblici e
operatori privati che hanno unito le forze e le
risorse finanziarie per raggiungere l’obiettivo
comune di offrire al territorio l’opportunità di
sfruttare la vetrina mondiale e l’eco mediatica
del Giro d’Italia». Così l’assessore provinciale al Turismo e allo Sport Alberto Pasina che la scorsa settimana ha guidato la delegazione sondriese alla presentazione del Giro
d’Italia 2010, a Milano. La prossima edizione
della corsa rosa, la 93esima, partirà l’8 maggio da Amsterdam e si concluderà il 30 maggio a Verona. Dopo il passaggio delle scorse
edizioni, per il 2010 la Valtellina entrerà in
scena nella parte conclusiva, quella decisiva
per l’assegnazione della maglia rosa finale. La
carovana, composta da tremila persone fra ciclisti, tecnici, giornalisti e operatori, arriverà
in Valtellina venerdì 28 maggio con la tappa che si concluderà ad Aprica, dopo che i
corridori avranno superato Mortirolo e Santa Cristina. Il giorno successivo, sabato 29
maggio, la tappa, la penultima del Giro e
quindi decisiva, partirà da Bormio: i ciclisti saranno attesi dal Gavia dal quale
probabilmente uscirà il vincitore della
93esima edizione.
INAUGURAZIONE NUOVO REPARTO
DI MEDICINA TRASFUSIONALE
ALL’OSPEDALE DI SONDRIO
Sabato 14 novembre, presso l’Aula Magna
dell’ospedale di Sondrio ci sarà l’inaugurazione della nuova sede dedicata alla donazione di
emocomponenti del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del nosocomio
del capoluogo. Il programma prevede, a partire dalle ore 10.30, dopo i saluti del direttore
generale Marco Votta e quelli delle autorità;
alle ore 11.00 ci sarà la relazione La programmazione regionale della raccolta di emocomponenti, con Davide Rosi, Responsabile
Centro Regionale di Coordinamento e Compensazione - Regione Lombardia; alle ore 11.15,
Il contributo del Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia di Sondrio al piano di autosufficienza regionale, con Claudio Velati, Direttore del DMTE di
Sondrio; alle ore 11.30 La cooperazione tra
istituzione associazionismo volontario, con
Bruno Mazzini, presidente AVIS Provinciale di
Sondrio; seguirà, intorno alle ore 11.45, il taglio del nastro e visita alla nuova sede.
Questo Santuario è per
eccellenza il cuore della
devozione mariana della Valle, il luogo di identificazione per eccellenza dei valtellinesi e il
punto di riferimento nei
momenti difficili della
storia, tanto da meritare il riconoscimento ufficiale dal pontefice Pio
XII che proclamò solennemente nel 1946 la Madonna di Tirano “Patrona celeste della Valtellina”, titolo che onora la
Sua materna presenza di
cinquecentocinque anni
nella valle dell’Adda...
Particolarmente significativa la relazione del
prof. Gianluigi Garbellini attinente ai recenti
restauri dell’abside, della cantoria, della statua
di san Michele, e dell’ancona lignea già nello xenodochio di santa Perpetua. De Michielli, interpretando il pensiero ed i
sentimenti di tutti i partecipanti, ha brevemente ricordato il caro socio
monsignor Ugo Pedri-
ni, al quale è dedicato
questo 4° corso di formazione, prima con una preghiera personale, poi ricordando che don Ugo,
nel 2003, con la sua solita bravura, aveva concluso la bella giornata
del corso di formazione
con dei consigli, delle riflessioni per gli accompagnatori pastorali di
Terzo Millennio. Il suo
intervento aveva avuto
un taglio chiaramente
pastorale che è sempre
attualissimo: «i “volontari” che accompagnano i
visitatori nei santuari
valtellinesi e valchiavennaschi, non sono assimilabili a guide turistiche. Il loro compito non
è principalmente quello
di fare apprezzare le bellezze architettoniche e i
pregi artistici di cui sono
ricche le chiese più amate e frequentate da tutti
noi. Essi devono aiutare
a scoprire i messaggi, di
cui i Santuari mariani
sono depositari e a percepirne la forza e l’attualità. Gli “accompagnatori
pastorali” si pongono al
servizio di coloro che, per
qualsiasi motivo, sostano in queste “oasi dello
spirito” per ritrovare in
se stessi la volontà di vivere con entusiasmo la
fede del Battesimo». «Caro don Ugo – dicono i volontari – non dimenticheremo mai le tue parole, i tuoi insegnamenti, noi “Accompagnatori
pastorali volontari” di
Terzo Millennio ne faremo tesoro per la nostra
attività di volontariato
che, anche quest’anno,
da maggio a settembre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica, dalle ore 12.30
alle ore 14.30, ha ancora accolto e accompagnato ben oltre 10.000
pellegrini». Successivamente, la presenza di
mons. Aldo Passerini,
rettore del Santuario, è
stata di particolare apporto, sottolineando la
fattiva presenza degli
accompagnatori pastorali volontari in Basilica e
puntualizzando alcuni
passaggi e interventi
operativi nel Santuario.
Alle ore 18.00 è stata celebrata una santa messa in ricordo del socio
onorario mons. Ugo
Pedrini, mancato recentemente e che, fin dagli
inizi, ha seguito, formato e sostenuto gli accompagnatori pastorali di
Terzo Millennio, donandoci un Inno a Maria
Santissima di Tirano che
rimane preziosa e perenne testimonianza della sua particolare devozione mariana. Il secondo incontro, tenuto da mons. Aldo Passerini, è previsto per
il 20 novembre e il terzo incontro, con il
prof. Gianluigi Garbellini è stabilito in
data 23 gennaio 2010.
POSCHIAVO
RECITAL SU UN
SANTO ATTUALE
L
e comunità parrocchiali della Valposchiavo stanno vivendo una mini-missione popolare. Tra
gli appuntamenti proposti, in collaborazione con
l’associazione “Padre Francesco Pianzola”, assieme
alle suore Missionarie dell’Immacolata Regina della
Pace ci sarà il musical
“Don Niente”. Lo spettacolo, che sarà presentato sabato 7 novembre, alle
ore 20.00, nelle palestre
comunali di Poschiavo,
condurrà gli spettatori a
conoscere la vita di padre
Pianzola, di cui saranno
tratteggiati gli aspetti più
vivi della sua spiritualità,
molto attuale. La passione di essere annunciatore
del Vangelo nella sua terra, prediligendo i poveri, gli
umili, i dimenticati delle
campagne e delle fabbriche, spinge padre Pianzola
alla predicazione itinerante, rivolgendosi al popolo e
ai giovani. Padre Francesco, è il fondatore dei Padri Oblati diocesani dell’Immacolata e delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace. I
Padri Oblati, espressione
della scelta radicale della
vita missionaria nella
Chiesa locale, sono pronti
a condividere la situazione della gente. Un progetto semplice il suo: «Oblato
vuol dire povero strumento delle meraviglie di Dio –
affermava –. Mi studierò di
essere un don Niente».
P A G I N A
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SPOR
T
SPORT
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 7 NOVEMBRE 2009
SPORT E CULTURA FINO AL 10 GENNAIO A MENDRISIO, IN TICINO, UN’INTERESSANTE MOSTRA
Alla scoperta degli atleti di Zeus
Le gesta dello
sport e delle gare
tramandate dalle
antiche civiltà
esposte nella
vicina Svizzera
Un discobolo intento al lancio,
raffigurato su un’anfora
pagina a cura di LUIGI CLERICI
P
resso il Museo
d’arte di Mendrisio viene presentata, fino al 10
gennaio, una vasta mostra dedicata all’arte dell’antichità classica.
Organizzata in occasione
degli ultimi Mondiali di ciclismo su strada a Mendrisio, il tema dell’esposizione è la figura dell’atleta. Attraverso 150 oggetti,
dalla scultura all’arte vascolare, dai bronzi alle piccole terrecotte, viene indagata l’importanza della figura dell’atleta, e del suo
gesto, nelle arti , così come
sono stati concepiti dall’origine nella cultura occidentale e quindi tramandati, immutati, fino ai nostri giorni. Un’esposizione
che, fra torsi, teste, anfore, bronzi, coppe, oggetti
tipici del mondo delle palestre, strigili e boccette di
oli profumati, mira a rievocare tutto il fascino del
mondo dello sport nell’antichità, i suoi valori e le
sue storie mitiche.
Una mostra di antichità
classica che ospita pezzi
provenienti dalle collezioni
archeologiche di alcuni tra
i maggiori musei europei:
Augusta, Basilea, Berna,
Dresda, Erlangen, Francoforte, Ginevra, Karlsruhe,
Kassel, Losanna, Monaco,
Würzburg e Zurigo.
Nell’antica Grecia l’attività sportiva assume un
ruolo predominante nella
formazione individuale, è
un elemento decisivo nella
strutturazione del tessuto
sociale dell’epoca. Nell’Iliade (fine dell’VIII secolo
a.C.) i giochi funebri dedicati a Patroclo servono a
garantire la coesione della
comunità e, allo stesso
tempo, ribadiscono l’eccellenza degli eroi. Con il concetto di “bello e buono” si
designa un ideale maschile assoluto, dove l’aspetto
estetico è diretto retaggio
della mentalità eroica. Per
questa ragione l’atleta vittorioso, nella società greca,
beneficia dell’aura epica: le
sue vittorie danno lustro
alla comunità di appartenenza che, più o meno implicitamente, lo elegge come suo “campione” e figura
che la rappresenti il più
degnamente possibile. Sullo sfondo della Grecia classica, popolata di atleti alle
prese con intensi allena-
menti, con la vita dei ginnasti, con gare e vittorie
nelle tradizionali discipline olimpiche, prendono vi-
ta le vicende narrate da
Omero: del grande Ulisse,
di Aiace Telamonio, di Antiloco, del valoroso Diomede e di altri eroi dell’Iliade.
Ma, prima fra tutte, ancora più antica degli eroi omerici, appare la figura
mitologica di Ercole, figlio
di Zeus, che per primo traccia le linee di un sacro campo, dedicandolo a suo padre e consacrandolo allo
sport ed al culto.
La mostra si apre con
una sezione incentrata
sulle origini del mito e della storia, ricca di capolavori e animata da alcune opere di diverse civiltà (egizia,
assira, nuragica oltre che
greca), per passare poi alle
discipline sportive, alla
preparazione in palestra,
alle gare ed alle vittorie.
Oltre alle competizioni
proprie dell’atletica (le corse, il salto in lungo, il giavellotto, il pentathlon) trovano ampio spazio compe-
IL “REGNO” DEGLI ATLETI GRECI
La vita in palestra
Un’anfora esposta a Mendrisio
tizioni come il pugilato, il
pancrazio (lotta in cui era
solo proibito mordere, graffiare ed accecare), le gare
ippiche, tutte classiche discipline olimpiche documentate da capolavori come l’Anfora panatenaica
coi lottatori, opera di Exekias (540-535 a.C.), il Discobolo in bronzo di epoca
romana, ispirato all’originale di Mirone (450 a.C.) o
la Coppa dipinta di Macrone, ceramica attica a figure rosse (490 a.C.).
Ma il percorso è costellato anche da altri capolavori quali la celebre Choe del
Pittore di Achille (480-440
a.C.) o la splendida testa di
Diaudumeno, copia romanda da Policleto (420
a.C.) o l’Anfora panatenaica con lottatori, ceramica
attica a figure nere del Pittore di Berlino 1833 (490
a.C.) o l’Anfora con l’effige
del vincitore, opera del Pittore di Hears (425-400
a.C.), oltre a interessanti e
curiosi reperti come la Corona (IV-III sec. a.C.), un
Tripone in bronzo dell’epoca di Omero (750 a.C.), un
premio per il vincitore, un
antico Disco in bronzo, o la
Mano di pugile con “caestus” (un primo, antico guantone) in marmo di epoca
romana che ricorda i cruenti incontri dipinti con
grande verismo dagli antichi su vasi e anfore.
PER UNA VISITA
La mostra “Gli atleti
di Zeus - lo sport nell’antichità” sarà visitabile fino al 10 gennaio
2010 presso il Museo
d’arte di Mendrisio (orari: da martedì a venerdì dalle 10-12, sabato-domenica dalle 1018, esclusi i festivi. Lunedì chiuso. Ingresso:
euro 7, ridotto e gruppi
(da 10 persone): euro 8).
Prima di passare all’attività fisica, preparatoria o agonistica, gli atleti greci si cospargevano di olio, per rendere più elastica la loro pelle e per poter meglio scivolare alla presa di un avversario nella lotta. L’uso dell’olio sarebbe stato introdotto quando gli atleti, in particolare i corridori, abolirono il perizoma a favore della nudità completa durante le gare.
Coloro che praticavano gli sport pesanti (lotta,
pancrazio e pugilato) avevano cura di coprirsi i capelli
con apposite cuffie, non solo per non sporcarli ed essere più liberi nei movimenti, ma anche per non offrire
una facile presa all’avversario.
Dopo l’allenamento gli agonisti si liberavano
dello strato di sudiciume della pelle (sabbia,
sudore e olio) facendo uso dello “strigile”, una
INFORMATIVA PER GLI ABBONATI
paletta ri-curva, incavata a canale, con maniLa società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como,
co, che poteva essere di bronzo, d’argento,
d’avorio o di legno du-ro.
titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti
COMO NUOVA SCONFITTA
FOLIGNO FORZA 3
COMO NUOTO IL 5 DICEMBRE
AL VIA LA STAGIONE
Il convincente pareggio per 0-0 di 2
settimane fa al Sinigaglia aveva dato
l’impressione che qualcosa sarebbe
potuto cambiare, in meglio, per il
Como. Ci ha invece pensato il Foli-gno
di Luca Fusi, ex centro-campista di
ben altro Co-mo, a riportare l’ambiente a fare i conti con la desolante realtà di soli 8 punti in classifica raccolti
e tre soli gol all’attivo in undici giornate di campionato.
Gli azzurri di Oscar Brevi sono tornati dall’Um-bria con un nuovo umiliante fardello: 3-0 e classifica sempre
più preoccupante con gli azzurri fermi ad 8 punti (solo la Paganese, ferma
a 5, ha saputo fare peggio).
Si evidenziano, quindi, in maniera
lampante le vistose carenze di questa
squadra. Dopo tutto, però, non si deve
chiamare in causa la sfortuna, ma
piuttosto recitare il detto “chi è causa
del suo mal, pianga se stesso”. Il
Como ha vinto anche e molto per fortuna i play-off nel mese di giugno
scorso. Ha affrontato largamente incompleto la preparazione e non si è
affatto rinforzato per il campionato di
I Divisione che è tutt’altra cosa rispetto al passato. Purtroppo tante sembrano le affinità di questa annata con
la serie B conquistata, anche in quella situazione per caso dai “monelli di
Tar-delli”. Allora in B ci si fermò una
sola stagione. Quest’anno ci sono tutte le carte in regola per ripetere una
medesima esperienza.
La Federazione Italiana Nuoto ha reso noto con anticipo i calendari relativi ai due gironi, Nord e Sud, del campionato di serie A2 di pallanuoto. Nel girone A è inserita
la Como Nuoto. Il campionato inizierà il 5 dicembre prossimo, un sabato, come da radicata tradizione.
La stagione della compagine lariana è contrassegnata,
finora, da incertezza e ambizioni limitate. Sono, infatti,
lontani i tempi in cui la Como Nuoto militava in serie A1
riuscendo anche a raggiungere lusinghieri risultati, perfino a livello internazionale con la conquista, ad esempio,
della Coppa Comen.
Curioso il fatto che le prime due partite della Co-mo
Nuoto coincidano con altrettanti inediti derby di serie A/
2, contro le due neopromosse, ovvero Como Nuoto-Brescia
e, sette giorni dopo, Vigevano-Como Nuoto, ovvero il match
tra il settebello lariano e la formazione dell’ex mister
comasco Rudy Cattino e dei tanti ex in acqua, ora nella
rosa avversaria. La terza partita è a Muggiò contro il forte Camogli, poi due uscite insidiose, a Bologna ed a Padova. Un bu-on abbrivo potrebbe far marciare con relativa
tranquillità il rinnovatissimo gruppo guidato dal coach
Pozzi. Al contrario, una partenza con risultati negativi potrebbe pregiudicare ulteriori risultati positivi. Ultima di
campionato contro Trieste. Questo, comunque, il calendario dettagliato della stagione della Como Nuoto 2009/
2010:
5/12/09 Como Nuoto-PN Brescia (6/3/10); 12/12/09
Vigevano Nuoto-Como Nuoto (13/3/10); 19/12/09 Como
Nuoto-RN Camogli (20/3/10); 9/1/10 President BolognaComo Nuoto (27/3/10); 16/1/10 Plebiscito Padova-Como
Nuoto (10/4/10); 23/1/10 Como Nuoto-Torino 81 (17/4/10);
30/1/10 PN Bergamo-Como Nu-oto (24/4/10); 6/2/10 Como
Nuoto-SC Quinto (2/5/10); 13/2/10 Modena Nuoto-Como
Nuoto (8/5/10); 20/2/10 Como Nuoto Chiavari Nuoto (15/
5/10); 27/2/10 PN Trieste-Como Nuoto (22/5/10). Tra parentesi i match di ritorno.
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