120 ANNI DI UNITÀ SOCIALE IN 150 ANNI DI UNITÀ D’ITALIA
SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
NEL “TEATRO DEL BORGO IN BRERA”
LA BIBLIOTECA STORICA DI CRITICA SOCIALE
L’ingresso e il portico medievale del Teatro del Borgo in Brera,
che ospita le stanze della Biblioteca della Critica Sociale e
dell’Avanti!, un cinema e un palcoscenico con 100 posti, una
sala per conferenze ed esposizioni per i giovani artisti, la produzione multimediale e l’archivio audiovideo del Centro Internazionale di Brera
Uno spettacolo su Politkovskaja
inaugura il nuovo Teatro
El’sa K. debutta il 6-7-8 ottobre alle ore 21
Una nuova sala teatrale nasce nel cuore di Milano
con uno spettacolo dedicato ad Anna Politkovskaja,
la giornalista russa uccisa il 7 ottobre di cinque anni
fa. Si tratta del “Teatro del Borgo in Brera”, cento
posti e un chiostro medievale all’interno della Canonica della Chiesa di San Carpoforo, nuova sede
della Biblioteca Storica di Critica Sociale, in via
Formentini 10.
“El’sa K.” è il titolo dello spettacolo che debutta
il 6 ottobre con repliche il 7 e 8 a Milano nel “Teatro
del Borgo”. Lo spettacolo è promosso dall’associazione Annaviva e realizzato dalla compagnia teatrale
LattOria su un testo di Andrea Riscassi, giornalista
e noto attivista promotore di varie iniziative a tutela
dei diritti umani.
Vanno in scena tre voci, una maschile (Fabio Paroni) che racconta i fatti - veri o presunti - della vicenda, e due voci femminili (Sara Urban e Paola
Vincenzi), che sotto la regia di Alessia Gennari e con
le musiche di Federico Gon fanno dialogare El’sa e
Anna, rappresentando nella finzione del testo la
cruda realtà di una repressione che giunge al macabro conto di oltre cento giornalisti uccisi nell’ex
Unione sovietica negli ultimi dieci anni.
All’iniziativa hanno dato il loro patrocinio il Comune di Milano, la Provincia di Milano, Reporters
sans Frontiers, Il Gruppo dei Cronisti Lombardi.
L’inaugurazione del nuovo “Teatro del Borgo in
Brera” nella sede della nuova Biblioteca di Critica
Sociale, rientra nelle Celebrazioni sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica del 120° anniversario della fondazione della Rivista di Filippo
Turati anche in riferimento al 150mo Anniversario
dell’Unità d’Italia.
ANNA, CINQUE ANNI DOPO
di Andrea Riscassi (autore di EL’SA.K)
Quando “Elsa K.” andrà in scena (il 6,7,8 ottobre
al Teatro del Borgo in Brera, in via Formentini, a Milano) saranno passati cinque anni dall’assassinio di
Anna Politkovskaja.
Con gli amici di Annaviva ricordiamo il suo sacrificio dal 2007, con conferenze, presidi, manifestazioni, proiezione di documentari, assemblee
pubbliche. Credo sia necessario cambiare la formula
comunicativa. E lo dico da giornalista televisivo. Il
teatro (è una banalità, lo so) è in grado di colpirti più
nel profondo, di metterti davanti a te stesso, a volte
anche più del video. Sono parole che evocano immagini e soprattutto fanno emergere sentimenti.
In questi anni ho avuto la fortuna e l’onore di presentare più volte “Donna non rieducabile” di Ottavia
Piccolo (scritto da Stefano Massini, che da qualche
giorno ha inaugurato il suo blog: http://www.stefanomassini.it). Pur conoscendo la storia (e ormai il
testo) a memoria, ogni alla fine della rappresentazione, mi sonotrovato da un lato spiazzato, dall’altro
più forte.
Il testo che ho scritto racconta la Cecenia di oggi.
Dà voce a chi non l’ha più. Elsa, Anna, Stanislav,
Natalia. Si rivolge a noi uomini (potenziali stupratori), ma soprattutto alle donne. Sperando che a un
certo punto dicano basta.
E non è un caso che, nelle parole mirabilmente
lette da Sara Urban, la Politkovskaja se la prenda soprattutto con le donne, con la loro ignavia.
Cinque anni passati invano. O forse no. Anna Politkovskaja ci è stata tolta cinque anni fa. Assassinata
mentre, come tante donne di questo mondo, finito di
lavorare, “faceva la massaia”, ossia la spesa.
Il presidente ceceno Kadyrov – dopo che Anna
era stata uccisa – ha detto che avrebbe fatto meglio
a restare a casa a fare la casalinga. La Politkovskajalo definiva “idiota”. E in effetti l’uomo forte voluto
da Putin (e non rimosso dal pavido Medvedev)
ignora che le donne riescono a fare
più cose contemporaneamente. E
spesso le fanno meglio di noi uomini. Una qualsivoglia donna cecena, ne sono certo, saprebbe
guidare la Cecenia meglio di
quanto faccia Kadyrov. Magari
quella El’sa Kungaeva, uccisa da
un ufficiale russo, in caserma. El’sa
in questi giorni avrebbe compiuto
29 anni. La Politkovskaja si batté
perché il suo assassino, Jurij Budanov, fosse condannato. Con lei,
solo i famigliari di Elsa e il loro avvocato, Stanislav Markelov. Ora
La Sala del Teatro del Borgo
nella Biblioteca di Critica Sociale
sono tutti morti, Elsa, Anna, Stanislav e pure il colonnello assassino (e forse stupratore, almeno a leggere l’autopsia, non il verdetto dei giudici),
ammazzato pochi mesi fa a Mosca, dopo solo 8 anni
di cella. A questa terribile e esemplificativa storia
l’associazione Annaviva ha dedicato uno spettacolo
teatrale (El’sa K.) in scena a Milano proprio nel
quinto anniversario dell’omicidio Politkovskaja
(senza colpevoli, malgrado i recenti arresti). Cinque
anni passati invano. Senza la Politkovskaja e con
Putin che torna al Cremlino. Lui d’altronde, il giorno
dell’omicidio di Anna, compie gli anni,
brinda insieme ai suoi sostenitori. Che
sono però un po’ meno del passato. Il
prezzo del barile è altalenante. E se la
tv è stabilmente sotto controllo, la rete
internet è ancora libera. Cinque anni
non sono in realtà passati invece invano, pensando che chi voleva mettere
per sempre a tacere Anna non è riuscito
nell’intento. La Politkovskaja continua
a parlare attraversotutti coloro che non
hanno lasciato cadere il suo testimone.
A Mosca, come a Londra, a Barcellona
come a Milano. Nessuno l’ha davvero
potuta dimenticare.
Sopra un tempio dedicato a Vesta, Marcellina sorella di S. Ambrogio eresse la chiesa
LA CURA DEL FUOCO
LA CURA DELLO SPIRITO
Un luogo sacro alle origini del cristianesimo europeo
San Carpoforo (IX sec.) - Sotto: il portico medievale d’ingresso
La chiesa di San Carpoforo, sconsacrata intorno
al XVI secolo, sorge sui resti di un antico tempio paleocristiano dedicato alla dea Vesta. Qui si insediò
con le sue compagne Marcellina, la sorella maggiore
di S.Ambrogio che lo educò al cristianesimo dopo la morte della
madre, assieme al fratello S.Satiro.
Raggiunse il fratello dopo che Ambrogio si trasferì a Milano per incarichi imperiali di natura civile e
amministrativa.
In continuità con la tradizione
delle vestali di Roma, dove nacque
Marcellina, lei e le sue compagne
fecero voto di castità. Rielaborando
simbolicamente la “cura del fuoco”
nel Tempio di Vesta (sotto l’Aventino, lungo il Tevere) delle sacerdotesse romane, Marcellina la concepì
secondo la nuova religione cristiana
come cura del fuoco nelle anime, “cura dello spirito”, scegliendo la castità come via al misticismo e
nel luogo sacro pagano fondò la nuova chiesa cristiana “per conversione”.
Il convento, e successivamente la
Chiesa, avevano due sacerdoti per i
compiti della “cura delle anime”:
uno esercitava all’esterno e il secondo all’interno del tempio.
Per “cura delle anime”, a differenza della concezione moderna che
si basa sulla psicologia e sulla psicanalisi, si intendeva allora l’educazione delle famiglie e dei gruppi
all’igiene, alla vita domestica, alla
coltivazione del campo, alla vita sociale e all’economia sociale. All’interno della Chiesa, invece, si
svolgeva la parte relativa al profondo dell’anima, la confessione e,
Il portone d’ingresso del XIV sec.
Sotto: scaffali della Biblioteca nei passaggi della canonica
pare, l’esorcismo. Marcellina volle che il fratello
Ambrogio, ormai divenuto vescovo di Milano e teologo, scrivesse un trattato sulla “verginità”. Cosa che
egli fece (“De Virginibus”, nella raccolta degli scritti
mistici del patrono) e che dedicò alla sorella.
Da questo cambiamento di prospettiva culturale
e filosofica, intorno al vecchio tempio pagano con
la riforma cristiana della sorella di S. Ambrogio e
delle sue compagne, la Chiesa di san Carpoforo divenne il centro motore del Borgo ai confini di Milano che solo tre secoli dopo vide sorgere lì vicino i
bastioni del Castello Sforzesco.
Quel borgo agricolo divenne negli anni uno dei
maggiori mercati ortofrutticoli e attorno ad esso nacque quello che poi, con lo sviluppo commerciale e
manifatturiero della Milano Rinascimentale, divenne
il Borgo cittadino di Brera, fino ad essere completamente inglobato nel centro della città di oggi.
A differenza della vicina Chiesa di S.Maria del
Carmine, voluta da Gian Galeazzo Visconti, con un
decreto dell’ anno 1400 che espropriava di un ampio
fondo agricolo la chiesa di San Carpoforo, questa rimase sempre sostenuta, anche materialmente, dalla
popolazione minuta circostante.
La nuova chiesa dei Visconti, viceversa, costruita
dai maggiori architetti dell’epoca (Bonaventura da
Venezia, Filangeri, Solari, fino alla “recente” facciata del Maciachini) nasceva come chiesa aristocratica: le cappelle ai lati delle navate giunsero ad
essere sino a ventidue per poter ospitare le salme di
conti, duchi, duchesse e consiglieri politici di corte.
E via via sottraeva le risorse e i preziosi custoditi
nella vicina San Carpoforo.
Questa, ormai diroccata, venne restaurata completamente da S. Carlo Borromeo, ma il suo declino
proseguì fino ad essere soppressa come parrocchia,
sottoposta alla giurisdizione della Chiesa del Carmine, fino alla sua sconsacrazione.
Maria Teresa d’Austria ne fece l’Archivio del Catasto riorganizzato di Milano.
Nuovamente abbandonata nel corso del novecento, riprese una propria vita culturale per iniziativa
del Centro Internazionale di Brera voluto da Bettino
Craxi, allora neo deputato socialista di Milano, che
negli anni successivi, oltre ad importanti mostre
d’arte e rassegne cinematografiche, ne fece sede di
iniziative a difesa dei diritti umani nel mondo, offrendone alcuni spazi alla sezione italiana di Amnesty International e promuovendo manifestazioni
a favore dei dissidenti dell’Est sovietico.
Il luogo ha una importanza culturale di grande rilievo come testimone del sorgere della filosofia e
cultura cristiana a Milano, nel suo sviluppo europeo.
E il suo tratto essenziale sembra consistere nell’indicare nel popolo il luogo della moralità dell’economia e della società, un punto di vista dalla cui
prospettiva la storia del Borgo conferma come sia
costante la crescita sociale e civile del popolo che si
autogoverna a fronte dell’incostante fortuna del potere quando esso lo divide dalla sua intrinseca forza
morale.
L’ARCHIVIO DELLA CRITICA SOCIALE
(Comprende anche l’Avanti! dal ’45 alla chiusura del ’93)
La vera collezione dell’Avanti! del dopoguerra si trova negli scaffali della Critica Sociale
Sotto: il primo numero dell’Avanti! del 1945 (26 aprile) e il bordereau con gli articoli di Pietro Nenni (1945)
Oggi il corpo principale della Chiesa di San Carpoforo ospita il Centro di Ricerca dell’Accademia
delle Belle Arti di Milano, mentre la Canonica è
anche sede della Biblioteca storica di Critica Sociale che comprende anche l’Avanti!, oltre che un
fondo librario ereditato dalla custodia di Giuseppe
Faravelli.
Le linee di sviluppo della Biblioteca sono due.
Da un lato, la costante archiviazione ed edizione
digitale della documentazione, non solo a sua salvaguardia, ma anche per la sua divulgazione e studio.
E’ stato recentemente fatto dono al Capo dello Stato
della Collezione Storica di Critica Sociale diretta da
Turati (1891-1926) trasferita e consultabile su DVD
e del volume di 170 pagine con 8.000 voci dell’Indice Generale degli Autori della Rivista con l’indicazione dell’anno, fascicolo e pagina. L’occasione è
stata l’Udienza al Quirinale concessa a una delegazione della Critica per ricevere l’Alto Patronato della
Presidenza della Repubblica nel 120° anniversario
della sua fondazione.
Dall’altro lato, il progetto prevede la ricerca dei
testi di una scomparsa “biblioteca ideale” della Critica, costituita dalle opere citate e recensite nelle pagine della Rivista di Turati che costituiscono una
fonte scientifica delle origini del pensiero socialista
riformista, una bibliografia delle origini del riformismo italiano.
Punzo (ordinario di Storia Contemporanea a Milano)
in collaborazione con l’ Archivio della Biblioteca
della Camera dei Deputati.
Numero complessivo dei fascicoli è di circa
10.000. Ogni volume raccoglie circa 380 pagine, le
caratteristiche editoriali sono formato a quaderno,
con caratteri in stile bastone, numero di foliazione
progressivo per ciascun anno, sommario generale
dell’anno in apertura di ogni volume, dopo il frontespizio.
La Direzione aveva sede in Portici di Galleria Vittorio Emanuele 23 e la tipografia in c.so Vittorio
Emanuele 12/16 (Tipografia degli Operai).
CATALOGO BIBLIOGRAFICO
I
LA BIBLIOTECA DISPONIBILE
È ORA COSÌ COSTITUITA
Collezione storica della Rivista diretta da Turati
(1891-1926)
Catalogo bibliografico per schede (fino al fascismo)
Biblioteca della Redazione (2000 volumi a cavallo fine ‘800-primi ‘900)
Collezione Critica sociale dal 1945 al 1991 e dal
1994 ad oggi
Raccolta dell’Avanti! dal 1945 al 1994
Borderò quotidiano - dal 1945 al 1978 - degli autori e degli articoli sull’Avanti!
Discorsi parlamentari, Edizioni antologiche, opuscoli elettorali e pamphlet socialisti, archivio fotografico e iconografico.
Collezioni di altre riviste (Mondoperaio, Il Ponte,
Tempi moderni, Vie Nuove, Listy, ecc.)
RACCOLTA STORICA
La Raccolta storica diretta da Turati è suddivisa per
annate di trentasei volumi che rilegano i fascicoli in
sedicesimo pubblicati dal 1891 al 1926 con periodicità quindicinale.
La raccolta è stata esaminata e completata, per i
fascicoli mancanti o danneggiati, dal prof. Maurizio
l Catalogo Bibliografico è costituito da schede
delle pubblicazioni segnalate, pubblicizzate, recensite nelle rubriche curate dalla redazione e dai suoi
collaboratori, esperti di economia, scienze sociali,
giurisprudenza, personalità del socialismo europeo,
parlamentari, saggisti.
Il Catalogo costituisce una sorta di “ Biblioteca
ideale” della Critica Sociale per la documentazione
delle fonti di formazione culturale della Rivista e
delle sue ricerche.
Il valore storico-culturale del Catalogo Bibliografico consiste nella documentazione degli studi, delle
ricerche e del confronto tra posizioni spesso alternative tra loro di esponenti di orientamenti culturali di
scuole giuridiche, economiche e sociali, di matrice
democratico-liberale, oltre che socialista - con particolare attenzione alle esperienze internazionali
contemporanee - in merito alle necessarie soluzioni
dei problemi posti dalla costruzione della nuova società italiana a seguito della recente unificazione nazionale del periodo risorgimentale.
L’INDICE GENERALE DEGLI AUTORI
E LA EDIZIONE DIGITALE (1891-1926)
pagine con 8000 voci che costituisce l’Indice generale degli autori, ordinato in alfabetico con l’indicazione dell’anni, del fascicolo e della pagina che
consente di ricercare facilemtne dui DVD gli articoli
e i documenti richiesti.
Quest’opera, che costituisce il primo di tre volumi che verranno realizzati nei prossimi anni (dal
1945 al 1989 e dal 1990 al 2011), sarà donata a tutti
i sindaci dei Comuni italiani in occasione in relazione con l’anniversario dei 150 anni dell’Unità
d’Italia, in cui i 120 anni della Critica Sociale sono
una prolungata testimonianza storica, a partire dall’unificazione politica per segnarne l’unità sociale.
L’ARCHIVIO DELLA RIVISTA ONLINE
La copertina dell’indice generale degli autori con i DvD
della collezione storica. 10.000 fascicoli in 170 pagine
L’
intera Collezione storica è stata riprodotta in formato PDF e messa su supporto DVD con programma di ricerca off-line per la consultazione.
In occasione dell’Udienza al Quirinale per la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della
Repubblica alla Critica Sociale, per i suoi 120 anni,
è stato donato al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il “master n.1” dell’edizione digitale della Rivista diretta da Turati. Si tratta di un volume di 170
Armadio-schedario di Giuseppe Faravelli
È in fase di ultimazione la pubblicazione dei fascicoli dallla Liberazione ad oggi nel sito web di Critica
Sociale (www.criticasociale.net) per la consultazione online della collezione con ricerca per autore,
titoli e anno sia all’interno del sito che tramite Google. La ripresa delle pubblicazioni dopo l’interruzione nel periodo fascista, è nel 1945.
Ancora oggi la Critica esce con la stessa registrazione della testata depositata da Antonio Greppi e
Ugo Guido Mondolfo presso il Tribunale di Milano
nell’ottobre del 1948, entrata in vigore la nuova
legge repubblicana sulla stampa. Entrambi già collaboratori della Critica sociale sotto la direzione di
Turati e successivamente nel suo esilio di Parigi, nel
corso del quale Mondolfo ricostruisce e custodisce
la collezione storica milanese e l’archivio che saranno poi rilegati e ordinati da Faravelli e che costituiscono la raccolta presente in Biblioteca.
Il primo numero della Critica Sociale dopo la Liberazione esce sotto l’“autorizzazione a pubblicare”
del Comando Alleato del Nord italia con “Nullaosta” dell’11 agosto 1945.
LA RACCOLTA ORIGINALE DELL’AVANTI!
Raccolta completa del quotidiano socialista dal 25
aprile del 1945 fino al 1993. Si tratta dell’ Edizione
del Nord rilegata in volumi trimestrali. La prima annata è stata donata in copia all’ Archivio della Biblioteca della Camera dei Deputati che ne era priva,
avendo esclusivamente la disponibilità dell’ edizione
di Roma che non riporta articoli di rilievo pubblicati
immediatamente dopo la Liberazione dai dirigenti
del CNLAI nell’ edizione del Nord. La collezione è
stata riprodotta in microfilm che ora verranno riversati in files digitali.
La raccolta originale della Critica Sociale
dal 1891 al 1926 diretta da Filippo Turati.
Nello stesso mobile è conservata l’intera Edizione
Nazionale degli scritti, degli inediti e dell’epistolario
di Giuseppe Mazzini stampata ad Imola
a partire dagli anni ’20 fino al 1943
Il BORDEREAU DELL’AVANTI!
Integra la raccolta dell’Avanti il Borderò dei Collaboratori, curato quotidianamente dalle segreterie di
redazione dal 1945 al 1978. Si tratta dell’ elenco in
ordine alfabetico e suddiviso per anni degli autori e
degli articoli comparsi sul quotidiano, documento
unico, scritto a mano, molto utile per la ricerca storica in qualunque archivio o biblioteca italiana.
Anche questo documento sarà masterizzato per
l’edizione digitale, si trata di un contributo utile alla
formazione di una bibliografia degli autori politici
del dopoguerra.
Tutto il materiale dell’Avanti!, compresi i microfilm è stato salvaguardato dalla Critica Sociale nel
1993, al momento della chiusura del quotidiano socialista, accogliendo nel proprio archivio quanto si
trovava allo sfratto nella redazione di piazza Cavour
a Milano.
LA BIBLIOTECA
La Biblioteca è costituita da circa duemila volumi
raccolti e conservati dalla fondazione della Rivista
fino al secondo dopoguerra.
Si tratta di un nucleo residuo di una biblioteca di
redazione riorganizzata da Giuseppe Faravelli, con
volumi del periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, arricchita da testi inseriti da collaboratori o donati da abbonati e
sostenitori nel corso degli anni successivi fino alla
Liberazione. Opuscoli della propaganda socialista.
Testi di conferenze.
A questo nucleo storico della biblioteca “ privata”
della Critica Sociale si aggiungono pubblicazioni,
documenti e opuscoli del Partito socialista dal dopoguerra fino alla fine degli anni ‘80.
Tra i volumi della Biblioteca sono raccolti anche
i Discorsi dei parlamentari socialisti tra i quali Garibaldi, Turati, Treves, Bissolati, Prampolini, Costa,
Matteotti ed altri. Numerose le Opere complete di
autori socialisti quali Salvemini, le Antologie internazionali, l’Edizione Nazionale degli scritti e dell’epistolario di Giuseppe Mazzini edita a Imola nel
corso di vent’anni. Le riviste: il Quarto Stato di
Nenni e Rosselli, Mondoperaio, Vie Nuove, Listy di
Jiri Pelikan, Il Ponte di Piero Calamandrei ed altri
periodici.
Entro la fine del mese di Ottobre la Biblioteca
della Critica Sociale sarà inaugurata e aperta al
pubblico. Nell’occasione verrà allestita un mostra
sui 120 anni della rivista socialista sempre negli
spazi del Teatro del Borgo in Brera
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