Ottone .Brentari
Lettere
dal J_'relì till o
TR.ENTO
LIBR.ER.IA EDITRICE DoTT. MARCELLO DISERTORI
1920
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&~di cesare Colomhci]
5ttone B rentari
Lettere dal Trentino
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TRENTO
LIBRERIA EDITRICE DoTT. MARCELLO DISERTORI
1919
I
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di
L}-ibro
Cesare Colombo.
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Rovereto · Tipografia Ugo Grandi
I
'1
II
Nei mesi di Aprile e di Maggio percorsi p iù volte
la zona devastata del Trentino, e scrissi quindi, per
incarico della lega Nazionale di Milano, l'opuscolo
Le rovine della guerra nel Trentino.
Dissi allora che mi proponevo di scrtVere su
quanto avevo visto e saputo ,,non colla pretesa di
dare una relazione rninuta delle rovine dei singoli
paesi, ma piuttosto colla speranza che quanto si dice
più dtffusamente di alcuni di essi valga anche per
quelli di cui si parla pia brevemente".
Dopo di allora ripresi i miei giri nelle valli desolate e troppo dimenticate, e scrissi nei giornali varie
corrispondenze per richiamare l'attenzione del pubblico
sul!' una o sull'altra delle zone più devastale, e per
rammentare tl dovere di venire in loro soccorso.
l'editore trentino signor Dott. 1V1.arcello Disertori
mi rivolse rinvito di riunire quelle lettere per npabblicarle in opuscolo. lo annuii {lo confesso), senza
farmi troppo pregare, per due ragioni.
la prima di esse è questa: in Italia non c'è ancora la cosoenza del disastro di cuifu vittima il Trentino. Molte persone andarono a Trento, e limitarono
la loro azione al solito invio di cartoline per far sapere ai parenti ed amici che si sono spinte sino a
,, Trento finalmente liberata",· è questa la frase di prammatica; ma sono ancor poche le persone (e Dio le benedica.~ che si siano spinte (non con semplice curiosità di tu11sla) nelle valli massacrate, e che abbiano
poi sentito ti dovere di non lùnirarsi alla visita. I
-
4 -
soldati che venivano in licenza durante la guerra si
scandalizzavano ed tndignavano della incosciente legrYerezza del pubblico di fronte alt immane dramma, ed
0 ogni volta che torno da quelle rovine, effetto e metnoria di quel dramma, provo lo stesso sentimento di
tnste meraviglia e di sdegno
L'altra ragione è questa. il Trentino risorgerà, e
;resto, e più bello di prima,· e se e vero quanto cantò
I
,.
Dante che non c e
7
.• 11ess1111 11Ul.f!J!.10r dolore
che ncordnrsi del tempo fl'11ce
Nt!lla mìserin . .
si è anche vero che quando tl Trentino sarà ritor~1~to nella sua floridezza, resa più dolce e gradita dal,. indipendenza e dalla libertà, vedrà 1zo~z senz~ conforto ricordati i giorni ~e/ .dolore, ed 1 .n~m1 delle
buone persone rhe co11tr1bwro110 ad allevw!lo.
Dalle lettere non ho volato toglier nulla, per lasciar loro il carattere dei giorni nei quali furono
scritte, e non ho voluto aggiunger nulla, per non farmi
bello del senno del poi, ed ho lasciata forse anche
qualche ripetizione, perchè :e è vero. che si d~~e battere il chiodo mentre esso e caldo, e ancor plll vero
che bisogna batterlo quando non si è ancora riusciti
a scaldarlo abbastanza.
Con questa mia campagna ho forse seccato il colto
pubblico? Gliene chi~do le più umili scuse, e gli prometto che lo secchero ancora.
Milnno, I Dicembre 1919.
OTT O NE BRENT.t1R.1
1.
Feste e dolori, eenei e bandiere
(Dal giornale Ln Sera d1 Milano, 26 Luglto 1919)
Egregio Direttore,
,\folti giornali di Milano e d'altre città hanno dato calolorose relazioni, tutte vibranti di luce di colori e di entusiasmo,
della recente grande gita del Touring nella Venezia Tridentina;
ed ora sia permesso ali' umile sottoscritto d1 assumere la mansione dello schiavo romano, che bruciava un po' di stoppa dietro
il carro del trionfatore.
Ero nel Trentino durante tutte le recenti scorribande, o
reduce da qualche vallata devastata o sul punto di ritornarvi;
e potei così apprendere ed ora esprimere, senza timori e senza
riguardi, i veri sentimenti della popolazione di fronte a queste
gite, che, per ti novantanove per cento dei partecipanti, sono
fatte esclusivamente a scopo di divertimento.
L'ho già detto in un mio opuscolo, e lo ripeto: tutte le
manifestazioni sportive, turistiche, mondane, di di\ertimento, di
réclame svoltesi d1 recente, fanno pensare che c'è una grande
somighanza fra la pro\ incia di Trento e la Divina Commedia
di Dante. La ,,Zona nera" o fascia di guerra, rappresenta I' Inferno; la ,,Zona grigia", e cioè il resto del Trentino, il Purgatorio; la ,,Zona bianca", e cioè l'Alto Adige, il Paradiso; cd
ecco che i felici mortali corrono a precipizio traverso lInferno,
considerando le ro\ 111e come un particolare curioso del paesaggio; si k1mano nel Purgatorio quel tanto che ba"ti per fare
dei compl1 111 ent1; e poi si affrettano ad entra re nel Paradiso,
dove gli animi loro 11011 possono venire turbati da i do lori .... e
dove le autorità militari impongono ai poveri com uni indebitati
di annaffiare le strade per difendere 1 gitanti dalla polvere disturbatrice, e dove, lontani dalle rov ine e dalle miserie, si possono trascorrere le ore fra brindisi e feste.
Ma
mi si osservò più volle
nostro scopo è
-
-
6 -
quello di fare propaganda per spingere la clientela dei viaggiatori nella provincia di Trento.
.
Splendido programma, e senza dubbio lodevole. Ancl e
gli interes~i degli albergatori tedeschi dell'Alto Adige, nostri
nuovi e affezionati fratelli, devono venire salvaguardati, mentre
si penserà a riattivare e riedificare gli alberghi d~lle stazioni
climatiche del Trentino, in così grande parte distrutti o danneggiati; ma ci sono bisogni pili urgenti ai quali è obbligo
assoluto di provvedere.
Non basta andare lassù a portare "l'affettuoso augurio", ed
a ,,compiere il sacro rito"; ma è doveroso Il fare qualch ecosa
di pili.
Andate nella Valsugana, in Terragnolo, nella Vallarsa. in
Val di Gresta, a Brentonico, cd in altre regioni de\·astate e
trascurate, e sentirete cantare in coro:
- Ma perchè a Trento ed a Bolzano si continuano le
feste, mentre noi manchiamo d1 tutto?
Ella lo sa, egregio direttore: questo grido a11goscioso e
giustif1catiss1mo. Ci sono nel Trentino circa 150 paeselli o con tradine distrutte o sconquassate; migliaia e migliaia di persone
che dormono ancora sul nudo terreno; centinaia di orfani <.li
guerra, e di poveri bambini abbandonati, nazionali cd internazionali; e scarseggiano le baracche, e le poche non sono tulle
buone; scarseggiano, o mancano del tutto, la biancheria, le
stoviglie, 1 mobili; e abbondano invece la dissenteria, il tifo ....
ed altre malattie.
- Ma - mi osservò un egregio amico al quale mi permettevo di osservare queste cose - il Touring non è un'opera
di beneficenza !
Verissimo; ma esso è però formato tutto di uomini e di
italiani; ed essi dovevano, passando così da presso a codeste
miserie, non dimenticarsi di esse. Percliè, per ogni gitante delle
varie comitive elle andarono lassù a divertirsi, non si impose
una sopratassa per i fratelli sventurati ? Chi si sarebbe rifiutato
di pagarla? Si sarebbe raccolta una bella somma; e questa sarebbe stata ancora maggiore, se ad essa si fossero aO'O'iu11te le
diecine di migliaia di lire spese dalle autorità in ricevimenti ed
illuminazioni, che potevano venir rimandate a tempi più gioco11d1.
e.~
7
Non a ricevere dobbiamo andar lassù, ma a dare; portiamo bandiere, ma portiamo anche, ed in numero ben superiore, le lenzuola; portiamo ,,saluti" e ,,riti", ma portiamo anche sedie e bicchieri; e portiamo più cose che parole; e mettiamo un freno al dilagare della rettorica sportiva che minaccia
di far ingrossare l'Adige. In una delle recenti gite, davanti al
monumento di Dante furono pronunciati ben nove discorsi;
tanto che persino Minosse, che pure è di bronzo, seccato voleva dare le proprie dimissioni, ed andarsene in cima a qualche
monte.
Ieri ho provato un sincero dolore, causatomi da un amico
carissimo, il quale, parlandogli io di queste cose, mi disse:
- Sono esagerazioni! Un capitano venuto da Trento mi
assicurò che le cose vanno benissimo!
Esagerazioni! Andate a vedere, e poi parlate; ma per giudicare non fermatevi a Trento, e non confondete il Trentino
con Trento; e persuadetevi del resto, che anche a Trento, ove
il sindaco non ha tempo da perdere nè denari da sciupare, di
feste rumorose se ne ha ormai abbastanza.
Ora si spera in un po' di sosta, visto che è passato il
Club Alpino, è passato l'Automobile Club, è passato il Touring, sono passate le scuole delle provincie contermini; ed ora
è urgente di intensificare le visite dei ricostruttori e degli uomini
di lavoro. Alle gite di puro divertimento penseremo l'anno venturo se pure non sarà ancora troppo presto.
Prevedo, signor direttore, che queste mie crude parole
solleveranno un po' d1 scandalo, ed accumuleranno sul mio
povero capo (che a simili tempeste è già allenato) acerbe
rampogne. Non importa; ed anch' io risponderò come Temistocle ai miet Euribiad1: Batti, ma ascolta. Ditemi pure tutte le
insolenze che volete; esse non mi fanno nè caldo nè freddo; ma
persuadetevi, che per ti Trentino (se il patriottismo non è una
vana parola) occorre correre e brindare un po' meno, ed aiutare
un po' di più.
Mi creda
suo
Ottone Brentari.
-
2.
PER UN PUNTO INTERROGATIVO
(Dal giornale La Rl/lasc1ta di Ro\·ere!o, 19 Luglio 1919)
Egregio signor Direttore,
Ricevo il N. G del coraggioso periodico ,,La Rinascita",
e La ringrazio dell'onore fattomi col riportare una pagina ciel
mio opuscolo su Le rovine della guerra nel Trentino; e mi
permetta che a quell'articolo io aggiunga una piccola coda.
Io scrissi (nella parte dell'opuscolo riportata dal di Lei
pregiato giornale), dopo aver deplorato che per varie cause
(prima delle quali lignoranza) i primi soccorsi siano stati portali tutti a Trento, le seguenti parole:
,,È da notare, per elementare debito di giustizia, che di
codesti errori commessi in piena buona fede, la città di Trento
non ha la menoma colpa, ed anzi a quegli errori cercò di rimediare in tutti i modi".
A queste parole ella ha fallo seguire, fra parentesi, un
punto interrogativo, il quale ha l'evidente incàrico d1 mettere
in dubbio l'attendibilità della mia asserzione.
Quel punto interrogativo mi fece pensare ad un caro e
valente amico, a Cesare Gueltrini, ad uno dei giornalisti più
intelligenti, colti ed onesti che l'Italia abbia avuto; tutte belle
qualità che non gli impedirono di morire suicida nella Laguna
di Venezia con due soli centesimi in saccoccia.
Il Gueltrini firmava sempre (come tutti dovrebbero fare o
poter fare) tutti gli articoli suoi, brevi o lunghi, ed anche k
noterelle di poche righe; ed una volta, nel riportare un articolo,
credette opportuno di introdurre in un certo periodo un punto
interrogativo, e scrisse il seguente articolo:
?
c. g.
Con quelle iniziali egli si assumeva la responsabilità di
quel punto, ma non esponeva le ragioni che lo avevano indotto a segnarlo.
•,
9 -
Io avrei voluto, egregio e carissimo direttore, non già che
Ella avesse imitato il Gueltrini, ma che avesse, commentando
il mio scntlo, cercato di dimostrare che io ho torto.
Credo però d1 aver pienamente ragione; e quanto ho potuto vedere e sapere mi autorizzava e mi autorizza ad affermare che agli inevitabili errori altrui ,, Trento cercò di rimediare in tutti i modi·.
lo non voglio giurare sulla infallibilità nè di sindaci nè di comitati; ammetto la possibilità che, involontariamente, qualche errore possa essere a\\ en uto; ma è necessario indicare chiaramente
e documentare tale errore: solo metodo utile e pratico per evitare
che esso si ripeta, e per portare rimedio alle sue conseguenze.
E m1 permetto di notare anche un'altra circostanza e di
fare una domanda: Del Comitato centrale di assistenza a Trento
fanno parte anche numerosi ed autorevoli rappresentanti delle
città e borgate e vallate del Trentino. Frequentano essi regolarmente le riunioni del Comitato? E se hanno rtlevati abusi
od errori, hanno, nei debiti modi, protestato, e fatte risultare
le loro proteste a verbale? Non sarebbe questo il modo migliore, ed anzi lunico modo, per impedire i temuti abusi?
Non sarebbe tempo, nel comune interesse, che fra Trentini di Trento e Trentini del resto del Trentino si venisse a
chiare e leali spiegazioni, e ad una intesa che fosse migliore
della Intesa che ha sede a Parigi?
Mio padre era di Val d1 Non, mia madre di Primiero, io
sono nato nella Valsugana, ed ho trascorsi i più belli anni
della mia vita a Ro\ erdo; e sento perciò nel mio cuore l'amore fenente per lutto il Trentino, nel suo complesso, senza
preferenze per l'una o per l'altra città, per questa o per quella
\ allata; e pur dopo quaranta anni di assenza sento che il mio
amore va aumentando o~ni giorno; comprendo bene che mo tivi di dissidi, discussioni, dispareri possano sorgere fra coloro
che vivono in paese, e sentono più vivi i dolori presenti, e più
intenso il desiderio di vederli alleviati; ma pur sento che la
concordia trentina o tridentina è in troppo grave pericolo con
grave danno (lo ripeto) per tutti.
Seguo con interesse figliale quanto sta avvenendo nel Trentino, e quanto si scrive, si dice, si pensa; e quando leggo o
-
10
sento che Rovereto aspira a far parte della provincia di Verona,
e Borgo di quella di Vicenza, e Primie10 di quella di Belluno,
e le Giudicarie di quella di Bresc1a,-e Fiemme di quella di
Bolzano, mi domando se si lralla di una verità, di un sogno
0 del capriccio di poche persone; cd in ogni modo per simile
fenomeno, più diffuso e 1111naccioso cli quanto non si creda,
sento un profondo e sincero dolore.
Ah! Non per questo su tutll i campi di battaglia del risoroimenlo italiano dal 1848 al 1867 cadde gloriosamente qualche
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trentino; ari! non per questo cinquanta trentini diedero gloriosamente la vita alla patria nella recente guerra!
Vede, egregio direttore, fino do,·e mi ha condotto un semplice punto interrogativo; vede elle cosa esso può far pensare
ad un uomo che non sente le gare locali come non ha mai
senlllo le passioni di partito; vero metodo per rendersi invisi
a tutti i partiti, perchè ciascuno di essi si crede unico depositano della verità, e non può am111etlere che una parte di essa
possa per avventura trovarsi anche nel partilo avversario: e la
verità che non asseconda i nostri interessi, od anche semplicemente le nostre opinioni, urla sempre.
Ed ora, per ritornare a bomba, io penso col Manzoni clic
la raaione e il torlo non si dividon nrni con taglio così netto,
Il
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che ogni parte abbia soltanto dcli' una o dell'altra"; e così credo
sia da pensare anche dei dolorosi dissidi fra Trentini di Trento
e Trentini non di Trento.
Ma qui sento gridare da pili parti, cd anzi da tutte le parti:
,,Ma perchè cotestui viene a ficcare il naso negli affari nostri? Con quale diritto viene ad impicciarsi di cose che
non lo riguardano? Che vuole capire egli del Trentino dopo
tanti anni di assenza? Badi ai ratti suoi, e faccia silenzio!"
Rispondo aneli' io, come Garibaldi (al quale era imposto
un passo doloro::;o) obbedisco: ma prima di lacere mando a Lei,
a Rovereto, a Trento, ed a tulle il Trentino, dalla P1esanclla
alla Marmolada, e da una Chiusa all'altra, il più arfettuoso saluto.
Mi creda
Milano. i luffliO 191.<J.
sun
Ottone Bre11tari.
3.
L' on. Credaro a Trento
(Dal gmrnalc /.11 f>ersevemnzn di iV\ilano, 10 Agosto I H19)
Trento, 9 Agosto.
•.
Non so nè cerco sr la nomina dell'on. Credaro a Commissar.o ci\ ile straord1nano (o, come qui dicono, a go'uernatore)
a Trento sia stata la più opportuna e la migliore possibile; e,
poicl!è 10 ho, non so se la hrtuna o la disgrazia, di non sentire molto profo1·damc1te la passioni di partito, così, lasciando
da parte una discussione che sarebbe ora almeno inutile, prcrerisco constatare quanto l'on. Credaro ha fatto, o mostra di
'oler fare, o do\'rebbe fare.
Giunto qui, ed accolto sen7él pompe, e forse con una punlerclla di ostentata frel1dezza, egli scese all'Hotel Trento, sul cui
portone non ci sono corpi di guardia, nè quelle altre esuberanti
dimostrazioni di potenza alle quali si era avvezzi quando qui
giunge, ano, colla posa d1 semidei, i go\ernatori del Tirolo; cd
andò tosto. con 111 a modt>sta automobile decorata di una semplice bandierina coi colori di Trento, a prendere poc:;s(sso del
suo ufficio, nel Pal izzo Verdi, ove era il Go,·ernatorato militare.
Il primo agosto nella sua qualità di ,,Commissario generale per la \'ene ì 1 Tridentina", diramò una circolare alle autorità, alle rappresuit.rnze civiche, ed ai corpi e collegi amministrati\·i (in verità ancora un po' scarsi di numero), della Provincia.
Dopo aver detto di esserl' clt1amalo .. a predisporre la sistem:izione politico an11111111strativa e la ncostituzione economica per
i! passaggio dallo stato di arrnisli 10 a quello di annessione",
manda ,, un saluto devoto e cordiale" ai ,,forti patriott1 e italianissimi Trentini. ai conterrnnei di Cesare Battisti", alle autori là, agli insegnanti, ecl anche ,, un particolare e reverente omaggio
a S. A. il Pnncipc V1.sCO\O, che per la Patna eroicamente sofferse, e al clero a lui devoto". Invoca poi da tutti i partiti civili
,,solidarietà e collabo1azione leale, forte e continua". Finisce, al-
12
-
!udendo ai 180.000 Tedeschi dell'Alto Adige (i quali, nella loro
immensa maggioranza, saranno presto ottimi e laboriosi cittadini italiani), colle seguenti parole.
.,Alla minoranza che vive cc1 opera al di qua dei sacri
confini d'Italia, e che lealmente osserverà il suo dovere civile
e. politico, noi Italiani, coll'esercizio della più pura giustizia, col
rispetto della loro lingua, delle loro tradizioni e dei loro costumi
daremo prova che la sapienza di governo degli antichi Romanl
non è spenta nell'Italia che Vittorio Emanuele Ili condusse nella
pienezza della sua unità".
Ciò fatto, !'on. Credaro sentì la necessità di orizzontarsi
in un paese per lui in gran parte nuo\ o, e di conoscerne le
condizioni attuali, e studiarne la psiche· e per raggiungere tale
scopo non ci sono che due mezzi: imitare Maometto ad andare a vedere coi propri occhi le montagne ed i paesi, che conservano pur sempre l'abitudine d1 non muoversi; e ricevere,
senza tante complicazioni, il massimo numero possibile di persone di tutte le classi e di lutti i partiti, lasciandosi dire (senza
impermalirsi od offendersi), la verità, e dicendola francamente' ,
per non creare soverchie illusioni e delusioni.
L'on. Credaro, trovandosi al bivio fra queste due strade ....
le scelse tutte e due. Nel pomeriggio gira di città in città, cli
borgata in borgata, di valle in valle; ed è già stato a Rovereto, Riva, Arco, Mori, ecc., ed ha già fissalo i giorni per andare in Valsugana, in Vallarsa, nelle Giudicarie, ed anche in
qualche piccolo paesello di montagna che ha speciali bisogni
e speciale interesse. Nella mattinata poi riceve, con molta semplicità, nella sua modesta sede a Palazzo Verdi, ogni persona.
Nel corridoio un usciere, vestito alla buona, chiede i noini ai
visitatori; e questi, passando per la stanza (ammobigliata con un
solo scrittoio), dcl segretario particolare dott. Lambertenglii,
entra nel modesto salotto del governatore, che sente, chiede,
nota. Se vi fermate per un qu:irto d'ora in quel corridoio. potrete veder passare ufficiali, preti, antichi funzionari austriaci in
guanti e palamidone di fantastica lunghezza, personalità cittadine e sindaci rurali; e per questi, con assoluta precedenza su
tutti, !'on. Credaro ha riservalo la mattina d1 tutti i lunedì.
Si sa come qui sia deplorata la scarsezza, ed anzi, nella
-
13 -
maggioranza dei casi, la mancanza delle rappresentanze locali
il. che è prova di una immeritata diffiden a per una popola~
z1one c~e, nella sua immensa maggioranza, o per convinzione,
o per s111cera conver...,ione, ama lItalia, e merita tutta la fiducia·
e poichè sarebbe impossibile, per ora, la nomina di un Con~
~igl.10 provinciale o dei Consigli comunali secondo le leggi
1taliane, se non sono male informato, !'on. Credaro avrebbe
intenzione di costituire in ogni Comune una specie di triumvirato, che possa rappresentare le s111gole tendenze.
Non dubito che l'on. Credaro non avrà bisogno di molti
giorni per orientarsi e com mcersi dei grandi ed urgenti bisogni
del paese, e spec1al111entc cli quelli della zona devastata, per
la quak l'autorità militare non ha potuto fare di più di quello
che ha fatto. specialmente per assoluta mancanza di mezzi, e
perchè troppo staccata dal Governo centrale. Il Commissario
generale per la Venezia Tridentina potrà interve111re ai Consigli
dei 1\i\inistri e parlar chiaro, e farsi dare quanto occorre; e dovrà
dire che qui occorre affrettare le perizie, fare anticipi sui risarcimenti di danni, sostenere le cooperative d1 lavoro, pensare un
po' piLt ai bambini, agli ammalati, ai vecchi, ricondurre l'ordine
nei servizi, promuovere e sussidiare meno feste e sbandieramenti, sburocratizzare, e conservare, senza timore di passare per
antipatriotti, quanto c'era di buono nei sistemi amministrativi
dell'Austria, e sentire la \OCe del paese, d1 tutto il paese, e no 11
solo delle piccole co11sorterie, di qualsiasi colore esse sieno e
qualsiasi bandiera \adano sventolando; ed è da augurarsi che
!'on Credaro s1 trovi sorretto, sinceramente e lealmente, dagli
uomini mtelligenti ed on~st1 di tutti i partiti, i quali dedicheranno 110\ e decimi della loro attività nel soigere o risorgere,
costituirsi o ricostituirsi, organizzarsi, ed appareccl11are le elezioni e relati' e candidature, riservando l'altro decimo a lavorare per il bene del paese, col solo scopo .... del bene del paese.
-
4.
I FIGLI DELLA GUERRA
(Dal giornale L(/ f'ersevernnza di Milano, 14 Agosto 1919)
Lcnzima, 12
Agosto.
È avvenuto nella retrovia della fascia di guerra nel Trentino, non evacuata dalla popolazione Ld occupata dalle truppe
del duplice impero, qnello ·ci e è a\'\'Cnuto su tutti gli altri
teatri della guerra europea. sono nati dri bambini che non dove\'ano nascere.
In Francia, dove erano truppe cli tutti i colori_ vennero al
mondo bamb111i dr tutti i colori e loro combinazioni; nel Belgio,
in Polonia, ove erano le truppe_ tedesclte, nacquero bambini biondi.
Nel Trentino, ove d11no1arono a lungo prigionien russr,
e soldati bosniaci, 1111gltcrcs1, polacchi, vide la luce più d'un
bambinello che dal colort' biondo elci capelli tradiva la propria
nazionalità; cd ora, dopo nove mesi dalla occupazione italiana,
comincia la serie dei capelli nen
I German1c1 raccolsero con cura in Polonia , nel Belo.io
,.__,
'
in Francia i bimbi dr lorn soldati, visto che la merce-uomo li.i
pur sempre un grande valore; nel Tre11tino gli Austnaci istituirono a Trento una casa di 111aternità per le infermiere o prr
altre donne in un modo o nell'altro dipendenti dall'esercito, r
s1 assicura che i bimbi colà nati sictD quasi tutti morti; ma
non si curarono degli altri, e gli altri, figli di ragazze 0 di
mogli di mariti lontani, sono numerosi, anclte dopo i frequenti
aborti ed i non rari i11fa11ticidì.
Davanti a questo problema spaventoso, davanti a queste
testoline innocenti di bimbi più disgraziati anco1a che gli orfani
di guerra, il moralista sentirebbe forse I.i voglia dt sciorinare
una bella predica sul rilasciamento dci costumi e sul nvoloi1nento di ogni senso mora I(' in seguito alla guerra; il giurTsperito vorrebbe forse ricercare se nel fenomeno tutta la colpa
15 -
sia dell'uomo; e pil'.1 d'uno o d'una cederebbe ali' ispirazione
di scrivere sul!' uno o sull'altro di questi casi pietosi un romanzo,
un dramma, una poesia.
C'è invece un modesto preticello, il curato di un paesello
di montagna il quale, senza tanti ragionamenti e voli della fantasia, pensò: ,,Questi poveri bamb111i, senza loro colpa e volontà,
sono stati messi al mondo; dunque hanno il diritto di restarvi;
dunque bisogna mantenerli; se noi i figli dei nostri uomini, sono
figli delle nostre donne; queste disgraziate devono avere la sicurezza che i frntti delle loro viscere non saranno abbandonati,
devono essere distolte dall'aggiunf_ere all'errore a11c.1c la colpa.
Sinite par·vulos venire ad me; raccogliamo questi figli della
guerra, e facciamo di ess: altrettanti figli della pat1 ia".
Il fare questa consiùcraz1one, il concepire tale progetto,
non era forse molto difficile; ma la difficoltà stava nell'eseguirlo;
e don Giovanni Casseri lo eseguì. È \'ero che si parla di decreti, e di progetti di legge studiati dal Consiglio dei Ministri,
che si propongono di adottare a spese dello Stato codesti po1.:eri
bimbi; ma essi non hanno tempo d1 aspettare; cd intanto cl1e
il Governo. pensa, s1 deve op~rare; e po1chè quando ti Governo
avrà deciso, esso 11on potrit che affidare i piccoli derelitti a
qualche istituto, e bene che questo sia pronto.
- -- Ed esso, se non pronto, è in germe;,21 figli della guerra,
affratellati con 21 oriani di guerra, sono raccolti in questo paesello nel fabbncato dell'Asilo infanttle; e d1 fianco alla bianca
chiesuola, lì dove s1 affondano ancora le trincee austnaclle, e
pronto il tem::!no sul quale deve sorgere, e sorgerà, la casa che
potrà co11k11ere una c111quanu11a di figli di guerra.
Non tutti hanno l'obbligo d1 sapere dov'è Lenlima; e dirò
dunque che esso è un paesl'!to a m. 606 sul mare, a circa 400
... sul livello dell'Adige, su a mezza costa sui fianchi dt quel
monte Biaveno che net bollettini di guerra divenne famoso col
nome errato di Biaena; una delle tante deformazioni delle carte
militari austriache passate 11elle carte italiane e nei nostri bollettini di guerra.
Da Sacco (che dista 2 km. da Rovereto) per Isera (che dalla
guerra ebbe distrull! tutti t suoi famosi vigneti), in poco p1L1
di un'ora dt ripida salita si viene quassù, per buona strada
16
17
-
-
carrozzabile, che coll'automobtle s1 può percorrere 1n brev'ora.
Durante la guerra era qui un Comando austriaco con una centrale per otio linee telefoniche; nel cimiteriolo dormono 19
Austriaci, fra i quali un colonnello, un maggiore e due tenenti;
e molti di più, Ital1an1 ed Austriaci, riposano nel sonno eterno
al Pianbon, a tre quarti d'ora di qui, lì caduti sulla fine del
1915, in uno dei numerosi combattimenti dei quali i bollettini
non parlarono mai, e che restarono senza conseguenze. Gli
Austriaci, ritirandosi il 3 novembre 1918, abbandonarono quì
ben 65 cannoni, ed un numero straordinano di proiettili; tanto
che, dopo averne portati via alcune migliaia di camions e di
carrette, ed avern.! fatto e5plo :lere unil quantità, ora, per fi·1irla,
si buttano a quintali nell'Adige, procurando materia di studio
agli archeologi dci secoli venturi.
Mentre moltissimi pae~el!J del Trentino si trovano ancora
nell e precise condizioni 111 cui s1 trova\ ano il 3 novembre, Len zima è quasi completamente ricostruito più bello di prima. Come
può essere avvenuto questo '!11racolo, e perchè si ha il piacere
di notare questa eccezione? E interessante il saperlo.
Lenzima era sotto il tiro diretto delle Zugne e del Vignol,
e sotto quello indiretto del Baldo; delle sue 66 case rnolte furono, nel '15, nel '16, nel ' 18, o rase al suolo o scoperchiale
e rovinate; e quanto era restato in es~e era stato portato via
0 dai fratel li vicini (!zomo homi11i lupus) o dai nemici ora per
sempre lontani. Di Lenzima (le cui pili antiche memorie risalgono ali' 845, e dove fu scavata una lapide romana che è la più
antica fra tutte quelle del territorio trentino) non restavano più elle
il nome e le rovine.
L '8 dicembre del 1918 don Casseri (un pretino piccolo
e ming herlino, miope all'estremo, e sepolto sotto un largo cappell o nero di paglia), dopo aver provate (reo d'italianità pura
e coraggiosa) le carceri austriache e J' inte rn amento, giunse
quassù con 30 dei più va lidi fra i suoi amministrati (tali nel le
anime e nei corpi, perch è del suo paesello egli è parroco e
sindaco); li divi se in due sq uadre ; l'un a di esse doveva lavorare da mezzogiorno alla mezza notte; l'altra dalla mezzanotte
al mezzogiorno; e col disfare qualche baracca austriaca trovò
le travature necessarie per coprire tutte le case. Fece allora
venire la seconda squadra, di 150 abitanti, i quali tutti trovarono posto o nelle baracche o negli avvolti delle case coperte,
e lavorarono a completare le case nel!' interno, a demolire, a
sgombrare le strade dalle macerie: alla fine di gennaio giunse,
reduce dalla Boemia e dalla Moravia, il resto della popolazione, uomini e donne, tutta adibita ai lavori della campagna,
di tutta la campagna del paese, senza riguardo alle singole
proprietà, per liberarle dai reticolati, dalle trincee, dai proiettili.
E il pagamento di tutta codesta gente? Nulla oltre il cibo fornito, come a tutti gli ex profughi, dal Governo. Lavoravano
per sè; e perchè avrebbero dovuto venire pagati? A continuare,
a compiere il lavoro, vennero poi, e vi sono ancora, 260 operai borghesi, 250 prigion ien di guerra e 30 soldati. E la conclusione? La conclusione è questa: nel prossimo autunno non
un solo abitante di Lenzima dormirà in baracca, ma tutti dormiranno in una bella casetta di muro e coperta dt tegole; e
le nuove casuccie o bianche, o rosse, o verdi, sono allineate
lungo la Via Tre Novembre, Piazza Vittorio Emmanuele lii.
Piazza S. lvlartino, Piazza Antonio Rosmini, Piazza Clementino Vannetti; e quando i cittadini roveretani torneranno quassù
,,ai freschi", troveranno Lenzima tre volte più bella di prima.
Ora io penso: se in ogni paese danneggiato vi fosse un
Don Casseri, e se i lavori fossero affidati ad un ufficiale intelligente come è il tenente Sa\erio Benetti che sa interpretare
le circolari cum grann salis, e se la popolazione fosse laboriosa e ragionevole come questa, le condizioni delle terre devastate non sarebbero forse migliori? Se tutti, in cambio di attendere le disposizioni e le decisioni della tardigrada burocrazia,
avessero fatto da sè tutto quello che potevano fare da sè, le
cose non andrebbero meglio?
Ma io ho divagato un poco: e devo ricordare lo scopo
della sudata che lto fatta nel venire quassù. I miei bimbi dormivano placidamente colla testina piegata sul braccio steso sul
banco, movendo qualche volta la manina per scacciare una mosca
importuna. Quante tragedie dietro quelle testine bionde! Po i
assistei al pasto, sano ed abbondante, fornito a quei piccini,
ai quali quest'ana benedetta procura un invidiabile appetito;
ed andai a vederne le stanze da letto, coi letticciuoli di ferro,
2
-
18 -
pulitissimi; e visitai i due soli ammalati, isolati e ben curati;
ed assistei alla ricreazione, ed ammirai la pazienza esemplare
delle maestre e delle assistenti; e sentii eseguire dai meno
piccoli il canto di un inno che aveva questo ritornello:
I Todeschi i ha pelso la guclla,
E i TaJ1ani i è stai vincitoli.
Nel girare le stanze dell'Asilo, che ospita l'Istituto, ebbi
varie occasioni di incontrarmi. .. in Milano. Chi ha inviata quella
bandiera? La scuola d1 Via Spiga di Milano. E quella tela?
L'Unione Femminile di Milano. E quella macchina da cucire?
La signora Volpi di Milano.
E Milano (e non solo Milano) deve mandare e manderà
molto ancora; e l'opera iniziata da questo temerario della cantà
non deve perire.
Era venuta l'ora della partenza; mi congedai commosso
da quei bambini e dal loro papà; e mi accingo a scendere,
colla mente inebbriata da questo miracolo di carità, cogli occhi
inebbriati dallo stupendo panorama che mi si spiega dinanzi
da quassù, donde si domina tutta la Valle Lagarina coi suoi
cinquanta paesi da Mattarello sino ai Marani di Ala, e con
Rovereto ai piedi del Finonchio, e colle Zugne insanguinate che
dominano i paesi distrutti.
E dall'alto mi viene ancora, mentre sto chiudendo questa
mia, l'eco del!' inno:
I Todesch1 i ha pelso la guclla,
E i Taliani ì è stai vincitoli.
Sì, poveri bimbi; questo è l'importante; ed a tutte le conseguenze della guerra, compresa la vostra nascita, sapremo rimediare con coraggio e con cuore!
5.
(Dal giornale I.a Perseveranza di Milano, 19 Agosto 1919)
Raossi di Vallarsa, 17 Agosto 1919.
Vt scrivo dal!' immenso fabbricato (in così stridente contraddizione con tutte le piccole casucce della povera vallata)
che a\ eva 11 titolo pomposo di Ospedale-ricovero Imperatore
Francesco Gù1seppe, una delle molte opere che l'Austria andava
erigendo 1n queste zone di confine, col duplice scopo di corroi~pere le popolazioni e di apparecchiare la guerra; perchè
mfalti questo edificio altro non era che un Feldspital, un grande
ospedale da campo, pronto per i previsti bisogni. La nicchia
sopra la porta è vuota. Vi troneggiava la statua del!' imperatore,
la quale, all'avanzare delle nostre truppe 1:e1_ 1915, fu impiccat_a,
e ora non si sa più dove sia andata a fmire; ed al vecchio
nome fu sostituito quello di Ospedaletto-ricovero Principe Umberto - 1915, cancellato dopo la ripresa austriaca in seguito a
Caporetto, ridipinto dopo la nostra definitiva avanzata nel 1918.
Fra un mese una parte dt questo fabbricato, esageratamente
, asto, sarà trasformato in ospedale per gli ammalati e ricovero
per i mutilati, ora sparsi in tutta la valle.. .
.
Si legge\ a qui oggi il decreto del M1111stro delle Terre liberate sulla soppressione, entro agosto, di tutti i Patronati e
Comitati per i profughi; disposizione che, per molte ragioni che
qui sarebbe lungo l'enumerare, è assennatissima; ed un medico
mi osservava:
- Va bene, va bene! Ma se i profughi in qualche vallata dovessero ritornare alla vita di profughi? Chi penserebbe
ad essi? Io intanto per parte mia escludo assolutamente la possibilità, date le attuali condizioni di abitabilità, della permanenza
in valle, durante il prossimo inverno (qui molto più vicino di
quanto si creda) dei vecchi, delle donne, dei bambini. Do\ e
andrà, di qui a due o tre mesi, questa povera gente?
-
20 -
Di tale argomento sentii molto parlare anche a Trento, ove
si diceva:
_ Se non si guadagnerà in due mesi 11 tempo che s1 è
erduto in nove mesi, è certo che i profughi tornati alle loro
in Vallarsa, Terragnolo, Trambillcno, Valsugana, nel prossimo autunno dovranno ripartire. Dove li condurremo? Nel 1' Italia meridionale? Nell'Agro Romano a lavorare le terre incolte? O nei paesi del Trentino meno toccati dalla guerra? O
nell'Alto Adige? Certo si è che qualche cosa si dovrà pur
~ase
pensare.
. .
.
.
Non so che cosa pensino in proposito ti Commissario civile on. Luigi Credaro, ti quale, girando e rigirando per città e
per vallate, de\e essersi convinto della gravità del problema;
non so che cosa pe11s1 l'on. Cesare Nava, minisrro delle Terre
liberate, e, forse, anche, delle redente; ali' uno ed all'altro si
potrebbe cantare: ,,Carmen, c'è tempo ancora!": ma pur troppo
è vero che il tempo è ormai ristretto! Quanto se ne è perduto, prolungando, oltre il bisogno, nel Trentino il governo
militare e, quello che è ancor peggio, lasciandolo senza mezzi e
senza istruzioni!
A tutto questo pensavo questa mattina ad Albaredo, il
primo paesello che, venendo da Ro\ ereto, s'incontra nella Vali arsa, percorrendo la nuova ed alta strada sulla sinistra del
Leno. Avevo visitato quel paesello nello scorso Aprile; lho
rivisto ora; come era allora è adesso! Delle 27 case del paesello le distrutte furono .... 27; più d1 una casa, a due piani
(come, per esempio, la canonica) era riparabile, riparabilissima,
e ciascuna avrebbe potuto contenere cinque o sei famiglie; e
non una fu coperta! Si dice che manca il legname; e sono
mesi che si esporta legname, a carri, dalla vicina Zugna. Dove
va esso? A chi? E per conto di chi? Mentre operai forestieri
sono occupati nel riattamento e manutenzione delle strade, i
lavoratori validi del luogo sono disoccupati, ed altri hanno dovuto scappar via. Si fecero baracche e baracchette, di metri 3
per 5; in baracca sono la chiesa e la scuola; ma di costruzioni,
nemmeno l'ombra!
Ho dato un esempio; e le stesse cose si potrebbero ripetere per i paeselli più ::.otto la strada, o più mdentro nella
-
21
-
valle: Lombardi, Sich, Foppiano, Zanolli, Matassone, Aste,
Cumerlotti, Riva, Bruni; e quello che si dice dei paeselli
sulla sinistra si può ripetere per quelli sulla destra del torrente: o non si riparò, o per riparare si comincia adesso, parzialmente, in qualche casa . Mancano i danari, mancano i materiali, scarseggiano i mezzi di trasporto .... e l'inverno si avvicina
a gran passi.
Se andiamo in Trambilleno, vedremo che se si è fatto
molto in due frazioni (Pozza e Boccaldo) in altre s1 è fatto pochissimo, ed in qualcuna (come Pozzacchio) nulla addirittura;
se andiamo a Terragnolo tro\eremo che i lavori di rifabbrica
sono qua e là cominciati ... da un mese; e se passiamo alla
Valsugana dovremo con dolore constatare che il triste fenomeno
si ripete su più larga scala, perchè ivi non si tratta d1 contradine e paeselli di poche case come nella Vallarsa, ma di grossi
villaggi e di borgate già floride e ricche: e Strigno, Tornaselli,
Bieno, Samone, Spera, Torcegno, Telve di sopra, Telve di sotto,
Carzano, Ca<;lelnuovo, Castel Tesino, sono ancora cumuli di
rovine, presso le quali si allrneano le povere baracche, ove s1
sta morendo dal caldo e dal tifo, e dove nel prossimo inverno
i superstiti moriranno dal freddo.
È tipico il caso d1 Strigno. In alto del paese l'Austria,
per le ragioni ricordate parlando della Vallarsa, ave\a eretto un
immenso casermone, che restò incompleto, ma al quale non
mancano però che i serramenti ed i pavimenti. In nove mesi
(ed i mesi sono presto c.iiec1) si poteva completare quel casermone, che avrebbe potuto contenere la metà della popolazione;
la cosa fu segnalata cento \Olte alle autorità dal!' infaticabile
sindaco di Strigno, prof. Guido Suster, ma il casermone si
trova pur sempre nelle condizioni nelle quali lo aveva lasciato
l'Austria!
Le condizioni nelle quali è ancora l asciata la Valsugana destano un'impressione ancora maggiore in chi dopo averla percorsa, percorre il Canale di Brenta. Avete appena varcato il vecchio confine sotto l'impressione dolorosa di quelle miserie e di
quell'abbandono, ed appena giunti a Primolano il vostro occhio è rallegrato dal biancore delle vaste e forti baracche, e dal
rosso dei nuovi tetti che ricoprono le case; e lo stesso feno-
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meno notate a Cismone. villaggio che fu massacrato quanto
quelli della Valsuga1rn, 111a che ora \anta molte buone barncchc
e case restaurate e ricostruite; e lo stesso fervore di lavoro vedrete più in giù : a Campo San Mnrino, a Carpanè, a Valstagna,
a San Nazario, a Solagna; da per lutto mucchi di materiali,
gruppi di operar elle lavorano sul serio, e tetti nuovi, e case
rinnovate. Perchè quanto si fa di qua dal vecchio confine 11011
si fa anche di là? On. Nilti, on. Nava, pcrchè? Il Trentino è o
non è Italia?
Si provvederà? E se non si provvede, che avverrà?
Nè si creda che queste popolazioni desiderino di tornare
alla vita dei profughi. Coloro che fanno la .,professione" di profughi (molto più numerosi e.li quanto si creda, e troppo protetti dalle ingerenze parlamentari) si devono cercare nelle città
e nelle borgate, ma non fra questa povera gente, che altro non
chiede che lavorare e vivere e morire fra 1 suoi monti. Di
questa nostalgia invincibile ho avuto un esempio questa mattina. Un camion militare, per cura dcl rag. Aldo Vassena, commissario civile (sino a pochi giorni or sono capitano), così benemerito della Vallarsa, trasportava a1 loro paeselli Rosaria
Corner d'anni 77, Domenica Corner, d'anni 78, e Giuseppe Aste,
d'anni .... 90. I tre poveri vecchi erano comodamente ricoverali
a Rovereto, e ad essi nulla mancava; ma da due settimane
piangevano.
- Vogliamo andar a mome nei nostri paesi; conduceteci
fra le nostre rovine!
Si dovette accontentarli.
11 vecchio Aste, tutto lieto nell'avvicinarsi alla sua valle
se lvaggia, si diede a piangere quando, giunto al primo povero
paesello, lo vide in rovina; e mi raccontava fra i sino-h
,,.. iozz 1.·
Avevo un unico figlio. L'Austria me lo portò via, e lo
mandò in Galizia, nel 1914. Non ne ho più saputo nulla. E a
casa c'è la vedova, con cinque bambini. Voglio vedere, benedire questi orfanelli prima di morire!
Si giunge al paesello d'Aste: ci si avvia alla baracca che
viene indicata; il vecchio si avvicina barcollante; ed ecco venirgli incontro .... il figlio fiancheggiato dai cinque bambini e
dalla moglie, che ne promette un sesto.
-
23 -
Il povero vecchio si mise a piangere, poi a ridere; ed
alzato il capo al cielo esclamò:
- Adesso prego Dio che 'L me toga mi che son mauro,
e che 'l Lassa eh ive me fio lo coi so tosati!
E volgendosi al vicino cimitero aggiunse:
-
Almar..co podarò dormir Là dentro I
Le due vecchie avevano proseguito per i loro paeselli di
Riva e di Cumerlotti; e baciando le due dame della Croce
Rossa che le avevano accompagnate imploravano:
- Oh.' Restino qui, restino qui con noi! Non vedono come
si sta bene qui?
O Governo del!' Italia nostra benedetta, sappi evitare a questa
povera gente il dolore di abbandonare ancora una \ olta i poveri paeselli, adorati anche se ridotti in rovina!
-
6.
Lettera aperta a S. E. I' on. Luigi Credaro
(Dnl giornale Arena di Verona. 21 Agnsto 1919)
Trento, 20 Agosto 1919.
Eccellenza,
Permetta che dalle colonne del I',, Arena" (che è senza
dubbio, fra tutti i giornali d'Italia, quello che prima, più frequentemente, continuamente si occupò del Trentino, delle sue sventure e dei suoi bisogni) Le rivolga una franca parola.
E prima di tutto una congratulazione, un plauso, un
ringraziamento.
Congratulazione perchè Ella, alla prova, non si è manifestato quel .. magnaputei" quale era stato dipinto; un plauso
perchè, appena giunto a Trento, ne ripartì, e ne riparte giornalmente per visitare le zone devastate di questo povero paese
affidato alle di Lei cure; ed un ringraziamento per quanto ha
promesso di fare per i miei poveri fratelli massacrati.
Ella è stato il medico mandato a visitare un ammalato;
e deve essersi subito accorto (e non ci voleva molto) che si
trattava di malattia gravissima, e che è necessario un consulto
coi fiocchi; e tale consulto deve venir tenuto a Roma, nella
sala clinica di Palazzo Braschi, al Consiglio dei Ministri.
Ella allora (mi par di sentirla!) parlerà così: - ., Egregio
presidente ed onorevoli colleghi; lassù non ho ancor visto tutto;
forse non ho ancora potuto vedere i paesi più rovinati; ma
quanto ho visto basta (e ce n'è d'avanzo!) a persuadermi che
l'ammalato è grave, e che, se non si ricovera, o muore .... o
scappa, per andar a cercare, emigrando in altri paesi, chi possa
e sappia e voglia curarlo meglio. Io credevo che la oO'uerr a
fosse finita il 4 Novembre; ma ho dovuto convincermi che a
nostra insaputa, lassù essa deve aver durato sino ad ieri, per~hè
ci sono interi paeselli (cito quelli della Vallarsa), nei quali non
25 -
si è fatto ancora assolutamente nulla; e fra essi ricordo Albaredo, che mi restò impresso perchè mi rammentò !'Albaredo
della mia Valtellina. Devo poi notare una cosa: in qualche località si è fatto molto; e sarebbe per esempio, da rispondere
a queste domande: Perchè Lenzima è completamente ricostruita
ed a Pozzacchio non si è ancora mossa una pietra? Perchè ~
Riva si sono fatti tanti bei progressi, ed a Mori non si è fatto
quasi nulla? Perchè a Crete si cominciò a lavorare sino dalla
primavera, ed a Rovereto si cominciò appena da un mese e
vi sono ancora tante macerie da rimuovere e luridumi austri~ci
da spazzare? Tali differenze proverrebbero forse da differenze
di cen elli, di capacità, di 'olontà? E perchè quanto uno fece
laltro non fece, pur guidati ambedue dalla stessa circolare?
E forse anche qui s1 deve deplorare quella cura miseranda e
delittuosa di scansare le responsabilità che si è do' uto deplorare, a quanto assicura linchiesta su Caporetto, nella condotta
della guerra?".
E continuando nel suo discorso, Eccellenza, Ella parlerà,
con quella eloquenza che io non saprei prestarle, degli avvolti
gocciolanti e muffosi sotto i quali Ella avrà visto dolorare intere famiglie; e della mancanza degli acquedotti e scarsezza
delle latrine ed agglomeramento della povera gente neO'!i angusti abitacoli, colle necessarie conseguenze di tifo, dissen7eria ....
sifilide, triste ricordo lasciato da qualcuno che è partito e da
qualcuna che è tornata; e delle baracche anguste, costruite
(semp re in numero insufficiente) con legname non staO'ionato
e ricche di fessure che lasciano passare l'aria, I' acq:a ed iÌ
sole; e di cucine nel!' mterno delle baracche con pericolo d'incendio, od ali' esterno con indicibile disagio nei giorni di cattivo tempo; .e de!la miseria di quegli ambienti che, come piccole arche d1 Noe, albergano tutti gli insetti della creazione,
ma dove non ci sarà posto nè per quattro patate nè per un
quintale di fieno.
Questo od altro, Ella, Eccellenza, dovrà constatare; e
dovrà anche ammettere che sino ad ora (in nove mesi prima
della di Lei venuta) si è fatto poco, troppo poco.
Per colpa di chi? Di Wilson e dei suoi compagni, coi
loro stiracchiamenti della pace di Parigi, che lasciò tutto nel
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-
provvisorio? Del Go,·erno centrale, che n_~n forn_ì i . mezzi s~f­
ficienti per iare di piC1? Del governo militare, 1nd1spc11sabile
nel primo mese, utilissimo nel secondo, utile nel terzo .... e
meno uti le nei mesi successivi, visto che i soldati sono fatti
per fare la guerra? Di un po' di apatia e fatalismo de ll_a p~­
polazione, che in trorpe localitù, 111ostrando una scarsa f1duc1a
nel governo nazionale, 11011 si arriscl11ò cli muovere o rim1 1overe
un mattone prima di aver vista compiere la perizia dci danni
e pagati gli indennizzi? Della mancanza di danaro, senza del
qua le non si fa 11ulla? lo nun so quale sia la causa dello
stato odierno di cose, non so se tutte queste cause abbiano,
più 0 meno, qua e là contribuito; e prego Dio, sera e mattina,
che non si perda il tempo a frlre un'altra di quel l e inchieste
pettegole che rimestano il fango e no11 conch1udono nulla. Tutti
siamo d'accordo nel cons tatare elle il male esiste; e mettiamoci anche d'accordo nel guarii lo; Vostra Eccellenza, il vescovo
patriotta, quelli che erano deputati, quelli (e sono in buon
numero) che hanno vivo Il des iderio d1 sostituirli, i popo lari o
clerica l i elle ebbero ed hanno una così grande infl uenza fra le
popo lazion i, e i vecchi liberali (i quali, a quanto si legge in questi
giorni, sono tutti mummie incrcl111ilc), quei giovan i l iberali, che
(fortunali loro) si sentono dotati d1 tutti 1 don i dello Spirito
Santo; uniamoci tutti e facciamo.
E prima d1 tutto faccia Lei, faccia il governo; faccia l'on. Nitti;
faccia l'ottimo on . Nava che, caso non comune, è un ministro
che ha grande competenza negli argo111cnt1 affidatigli; e facciano
anche, per quanto possono, 1 c1ttad1n1, prima di tutto i Trenttni
poco toccati dalla guerra, e poi tutti gli altri Italian i .
Nei di Lei giri, Eccel lenza, ra pi di per necessità di cose,
Ella non avrà forse potuto notare quanto ho pot uto notare io
nei miei giri n umerosi e ripetut i : quei poveri ab itant i nelle
baracche stanno male.... ma in co mpenso vi ma ncano di tutto:
mobili, vesti , stov iglie. Il Com itato Ce ntra l e di T rento, (che ha
la sua sede propri o sotto la sta n za di Vostra Eccell enza), ha fatto
t utto quello che era umana mente poss ibi le, ha distribu ito per
più di mezzo milione di roba: ma che fanno cinq ue l i re a testa,
visto che si tratta di 100.000 biso!rnosi? L e ci ttà e l e boro-ate
o
,
che ebbero la fo rtuna di avere persone ch e s1 occupano diret~
27
tamente di loro. ebbero cospicui benefici da parte di città O'e-
ne:o~e, _i cui nomi merit1110 di ,·enire scritti a caratteri d' ;ro
net ta:t1 della _beneiicienza nazionale; ma 1 piccoli paeselli, alti,
lontani dalle vie di comunicazione, privi dt speciali patroni
non hanno ancora a\'uto nulla da nessuno.
'
Quando io, reduce da uno di quei paeselli rientro a
Milan_o, ~d in qualche altra città grande, nel vedere ta nta gente
che s1 d1verk e spende e spande e sciupa, m1 sento spinLO
non solo ha gridare il .. quod superest date pauperibus," ma
anche a prendere a stafiilate tutti quegli 111cosc1enti; ma poi
penso che non ragg.un~er~i altro scopo c11e quello di farmi
condurre 111 questura fra glt applausi di tutti quei giovani sfaccenda !1 e di quel le gio\'alll troppo aifacendate; non cu riamoc 1
adunque di quella razzamaglia; ma speriamo che si scuota la
parte sana e buona della popolazione, la quale ha bisogno di
essere scossa.
Quando Caterina d1 Russia andò a visitare il suo vasto
impero (nel quale s111 d'allora si seminava il bolsce\ ismo) le
si tennero accuratamente nascoste tutte le miserie, mascherando
con drappi e con verzura tutti gli alberghi della miseria . Così
si è fatto un po' a Trento, tentando di abbacinare il colto pubblico e l' incl1ta guarnigione colle luminarie, di intontirlo colle
musiche, dt stordirlo coi brindisi; ed era come se si fosse piantata una festa da ballo nel salone centrale di un palazzo le
cui stanze fossero tutte occupate da ammalati Tale metodo
deve cessare, ha com1nc1ato a cessare; e si deve mutarlo radicalmente dicendo la \erità, s,·elando le piaghe, e cercando
di portare ad esse rimedio.
La verità ! Che roba pericolosa! Quando io, Eccellenza,
or sono due mesi pnbblicai la 1elazione su ,,Le rovine di guerra
nel Trentino" (la quale forse non è stata del tutto inutile), in
mezzo a numeros i consensi elle largamente mi compensarono
d ella mia fatica, si se ntì anche ~in privato, però, e con prudenza) qualche voce stonala, che andava insinuando e mormorando: ,,Ma questo è uno scandalo, una vergogna, un'infamia!
Ma questo è disfa tlismo ! "
Imbecill1 ! Nessuno ptù di me, che ho visto prima di
morire av verato il sogno dt t utta la mia vita, ha esultato
-
28 -
alla liberazione del mio Trentino amato e benedetto; nessuno più di me plaude di cuore al suono degli inni nazionali ed allo sve11tolfo delle bandiere tricolori; e quando vedo
passare per le vie di Trento le piume svolaz~anti dei Bers~glieri
mi sento negli occhi qualche cosa che som1gl1a alle lagnme, e
esclamo coll'Aleardi: ,.E quel dire: son nostri!" Ma penso
anche che ed inni, e bandiere, e piume, possono bastare per
noi ma per la grande massa del popol0 non devono essere
eh; simboli del benessere comune; e guai il giorno nel quale
il popolo si accorgesse che quell.1 sono si mb.oli. bugi~rdi !
Così io penso; e non dubito che quei simboli manterranno Je loro promesse; e credo sia obbligo di ogni cittadino
non involuto ed incosciente l'additare i mali per spronare governo e cittadini a Jenirl1.
Edi questo, Eccellenza, posso starle garante: il popolo trentino così buono, così onesto, così modesto (forse troppo modest~), ha ancora salda tutta la sua fede nell'Italia madre; ed
anche dai campi desolati, dai pascoli rovinati, dai boschi diradati, dalle rovine annerite, dalle baracche doloranti, sorge pur
sempre un grido che attutisce i pianti ed i lamenti; il grido
possente ed unanime: ,,Viva l'Italia!".
Mi creda, Eccellenza, devotissimo suo
Ottone Brenlari.
7.
II Congresso della Dante a Trento
(Dal g1ornale La Perseveranza, 22 Agosto 1919)
Trento, 21 Agosto.
Trento, celebre nel mondo intero col nome di ,,città del
Concilio", sta per passare alla storia con quello di ,,città delle
faste e dei Congressi ; tanto che a Palazzo Tono si sta pensando all'opportunità di istituire un nuovo assessorato col titolo
,, Congressi e festeggiamenti".
Non si può dire certamente che tutti questi Congressi
siano inutili: chè anzi non pochi di essi sono utilissimi, e degni
di tutta la considerazione e la gratitudine del paese.
Venne primo, in ordine di tempo, e forse anche 1n ord111e
d'importanza, il Congresso degli elettrotecnici italiani, il quale
ebbe il modo di constatare quanto in questo campo avevano
già saputo fare i Trentini, e quanto si potrà fare ora immensamente di pili per isfruttare gli immensi tesori di carbone
bianco di queste \aliate. I congressisti, nelle loro gite, ebbero
anche modo di fare una piccola rettifica ai nostri bollettini di
guerra. Fu a suo tempo annunciato in uno d1 essi che un
nostro aeroplano aveva colpito in pieno e distrutta la centrale
elettrica sul Sarca, che dava forza e luce alla città; ed essi trovarono quella centrale intatta; e seppero allora che Il nostro
\ elivolo aveva colpita una centrale falsa, costruita per ingannare, presso la vera, la quale era stata mascherata con frasche.
E il bello si è che, per ingannar meglio, il bollettino austriaco
confermò la errala notizia!
Il Congresso degli elettrotecnici s1 conquistò e conservò
il primato anche per la generosità. I congressisti non erano che
sessanta, e lasciarono ben 6000 lire per i danneggiati dalla
guerra; splendido esempio che trovò scarsi imitatori.
Un'altra ricchezza è data al paese dai boschi, pur troppo
in gran parte devastati nella recente guerra; ed è perciò degno
- - 30
di ogni plauso Il Conregno forestale delle regioni redente, che
si terrà a Trento il 2..J. Agosto, e del c111 Comitato ordinatore
fanno parte, fra gli altri, I'on. G. B. Miliani, presidente della
,,Pro Montibus", il signor G1ul10 Catoni, presidente del Consiglio provinciale di agricoltura, il prof. Gastone Bolla, della
R. Accademia dci Georgofili di Firenze, ed il consigliere forestale di Trento, ing. Acl1ille Barga, che funzionerà da relatore.
AI Congresso seguiranno alcune gite, che daranno modo ai
partecipanti dt conoscere le migliori sehe dcl Trentino, prima
delle quali quella di Paneveggio, donde l'Austria togiieva gli
alberi per le sue navi armate in guerra contro di noi.
Pochi g1orn1 appresso, dal 28 al 31 Agosto s1 svolgerà il
Congresso-escurs1one-commemornzione dei soci della Reale Sociatà geografica italiana. Essi giungeranno a Trento il f!lorno 28,
perco· rendo ed ammirando, prima e dopo della loro riunione,
la cl11usa di Verona, le rovine di Serravallc e cli ;l\r\arco, la
,, ruina che nel fianco di qua da Trento !'.Adige percosse", le Dolomiti. ... da lontano, le pira1111dì d'erosione, la stretta porfirica
di Val d' Ega, la gol a di Mezzaseh·a, e tante altre cose una più
bella dell'altra.
Codeste scorribande c1ne111atograficlie, compiute da persone incassate nei ca111io11s, e che non possono godere il panorama che con un occhio solo, possono forse bastare alle
masse turistiche che si accontenla110 di dire : ,,ci sono stato aneli' io", ma devono apparire meno opportune per un'accolta di
sc1c11z1ati: ma ser\iranno almeno per invogliare i migliori a ripetere, senza vincoli da agenzia di vinggio, la \ isita di qualche
parte del paesaggio colle loro gambe cd a ri\ cderlo con tutti e
due gli occhi, e diminuer;ì il numero ancora es;igerata111e11te ingombrante di quei geografi da tavolino, che parlano e seri\ 0110
dcl Trentino e dell'Alto Adige senza averne mai veduto neppure
un solo monte da lontano col ca1111occl1ialC'.
Verrà in questa occasione comme morato Cesare Battisti
,,geogra fo e patriotta"; e qui qualcuno potrebbe ossenare che'
in una accolta di geografi, non dovrebbe forse ve111r dimenli:
calo Ba1tolomco Malfatti, illustre trentino e fcrvcnte patriotta, il
quale, se considerato sempl1cemenk come geografo, ha senza
dubbio importanza superiore a quella d1 Cesare Battisti.
-
31
-
Sarà appena finito il Congresso dei geografi, che comincerà quello dei soci dcl Club Alpino Italiano, i quali si raduneranno a Trento il 15 Settembre. Ad essi la Presidenza scrive:
"Siete convocati a Trrnto, nella città che con lunghi anni
di lotta incessante si eresse baluardo e vessillo dell'italianità
sulle Alpi, e che oggi si raccoglie nella fierezza della compiuta
missione. Muoveremo di là verso le sorgenti dell'Adige e del1' Isarco, visitando le vali i che il sorriso del cielo e della terra
già dis\ etano nostre; ci recheremo sul nuovo confine a guardare dal ben \igilato \alleo del Brennero; saliremo sulle bianche
vette delle Alpi tridentine, agli inviolabili termini della Patria".
È doloroso ti dovH constatare che, forse per pavide co11siderazio111 polìt1che, il Club Alpino Italiano ha troppo trascurato i monti dell'Alto Adige. Se sfogliamo gli splc.ndid1 fascicoli
dell'opera diretta dal doli. R1chter, Die Erschfiessung der Osta!pen, fra tutti i benemeriti salitori ed illustratori delle Alpes
Tridentinae, dal Passo di Rezia al Passo di Toblacco, cercheremmo invano un italiano. Non si è saputo nemmrno tradurre
e divulgare 111 Italia quell'opera, e così delle Alpi Tridentine la
grande massa non conosce che la Vetta d'Italia, nome fortunato
e fatidico, ma monte che ha sola importanza geografica e non
alpinistica. È tempo che i giovani e torti alpin1st1 italiani facciano conoscenza col Tnbulaun, col Similaun, colla Palla Bianca
col Gran Pilastro, e con altn simili giganti, e comincino ad approntare i materiali per una d1 quelle pregevolissime monografie
delle quali abbiamo già splendidi saggi, e che serviranno alla
futura ge11eraz1onc a compilare quella vera ed nrmonica Guida
delle Alpi ltalìa11c. chn la genernzio11e nostra, più ricca di ingegrn che d1 disc:plina, ha dimostrato d1 non saper dare.
Non sarà ancora f nito il Congresso del Club Alpino, il
quale comincerà a Trento e finirà a T1ieste, che comincerà quello
della ,,DantL", che comincerà a Trieste e finirà a Trento, 1) ed
in tale occas1one s1 daranno nuove prove di tutta la nobiltà di
i 11 knd1 menti del nostro grande sodalizio nazionale, che del Trentino si occupò sempre con amore fattivo, sia sostenendo in seI
I) Il Congresso della Dank, dopo tre rinvii. fu poi rimamiato definiti
vamentc all'anno venturo.
32 - -
greto la Lega Nazionale e la Società degli Alpinisti Tridentini,
sia in altri modi che non rimasero nascosti alla polizia; e tanto
è ciò vero, che uno dei primi punti d1 accusa degli innumerevoli condannati politici di questi ultimi tempi si era quello d1
essere stato socio della ,,Dante", o di avere in un modo qual siasi avuto relazione con essa; e ne sa qualche cosa !'on. Antonio Tambosi, uno di quei patriotti sinceramente benemeriti
che non usano girare attorno presentando sempre il conto delle
loro benemerenze.
Alla raccolta dei fondi per il monumento a Trento d1
Dante, considerato quale ,,genio tutelare della lingua e della
civiltà italiana nel Trentino", lItalia contribui pochissimo, perchè
l'on. Crispi, allora Presidente del Consiglio, per un rispetto alla
Triplice infausta, proibì a1 Comuni italiani di contribuire; ma i
Trentini si eressero il monumento colle loro forze; e I' inscrizione che si leggeva sul lastricato che girava intorno al piedcstallo incitava Italiani e stranieri ad ,,affratellarsi nella giustizia" .
L'Austria (che pure, per un caso veramente strano e fortunato,
rispettò il monumento, e ne usò per esporvi i bollettini di
guerra, che distruggevano ogni giorno due o tre Corpi dell'armata italiana), cancellò quelle parole umane; ed in questa occasione, per cura del Comitato Centrale della .,Dante", quelle
parole verranno rimesse a posto.
Non mancheranno le bandiere, le targhe, le lapidi. Gli
studenti del Comitato di Milano della ,,Dante" offriranno la bandiera ai confratelli di Trento; e per cura del Comitato di Milano
verrà murata nella sala del Consiglio comunale una targa in
memoria della vittoria che il 3 Novembre permise di far sventolare sulla torre di Augusto il tricolore; e sulla facciata del
Palazz? Pretorio (al tempo del dominio temporale dei principi
vesc~v1 sede del pretore o podestà, e poi, sotto il dominio
austriaco, sede dcl Comando militare), presso il Duomo verrà
~lLirata una lapide col bollettino della vittoria, firmato d~ Diaz
ti '1 Nove mbre, ·e che finisce colle immortali parole:
,,I re~ti di_ quel_lo che fu u110 dci più potenti eserciti del mondo
.
risalgono 1n d1sord1ne e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza".
In nessun luogo quelle parole potranno venir comprese
33 -
meglio che a Trento, che vide scendere l'esercito austriaco gonfio
di odio di acquavite e di cupidigia, e lo vide nsalire sbrindellato e disordinato, ed implorante di venir fatto prigioniero. 1)
La ,,Dante" però farà qualche cosa di più e di meglio;
chè molli dei suoi soci, non accontentandosi di targhe e di parole, si spargeranno per le valli a visitare le zone più duramente colpite dalla guerra, e che più contribuirono a rendere
possibile quel bollettino; e ne ritorneranno senza dubbio tutti,
perchè sono persone di mente e d1 cuore, fer\'enti propagandisti
dcl dovere di tutti gli Italiani di contribuire a lenire i dolori; e del
suo amore la ,, Dante", con un esempio che non dovrebbe restare senza imitatori, darà anche una prova tangibile, e su:Ia
quale, per ora, 11011 posso entrare in particolari.
A tutto ciò plaudo di gran cuore; perchè, insistente e
noioso come Catone, io non m1 stancherò mai di ripetere: Ego
autem censeo .... che tutti coloro che vanno nel Trentino devono
portare aiuto a1 danneggiati dalla guerra.
Brava la ,,Dante"!
l) La riconsacrazione del monumento tli Dante, e l'apposizione della predella lapide, ebbero luogo a Trento il 3 Nowmbre u s., coli' infl!rvcnlo tld
rappresentanti della Sede Centrale e dcl Comitato di Milano della Dante.
35
8.
Lettera aperta a S. E. l' on. Cesare Nava
ministro delle terre liberate
(Dal giornale L'1\re11a di Veron:- 28 Agosto 1919)
Castelnuovo di Valsugana, 26 Agosto l!JllJ
Caro Nova.
Mi permetti che ti tratti anche qui 111 pubblico, dalle colonne dell'Arena. col tu alla quacquera? Sì? Ed allora andiamo
avanti!
Ricordi? Ricordi 'quando, nel 1905, abbiamo girato assieme la Calabria sconvolta dal terremoto, incontrando in ogni
paese quell'uomo attivo ed 111telligente che è Mons. Morabilo
vescovo di Mileto? Ed il magro e nervoso senatore Giuseppe
Tasca-La11Za, sindaco di Palermo, che \Ole\a sempre, con alto
sentimento patriottico, affratellare nelle opere di beneficenza il
nome della sua Palermo con quella della nostra Milano? E
Giuseppe Ca nepa, non ancora deputato, \'enuto da Geno\ a con
un piroscafo carico di soccorsi?
Nel girare fra le rovine del Trentino penso sempre alle
rovine che abbiamo viste allora nella Calabria, prodotte queste
da un ignorante sussulto della terra durato pochi secondi, causate quelle dall'opera assidua dell'homo sapiens, affatica tosi per
tre anni nel distruggere; e non dimenticherò mai quanto :.-;1a
allora stata utile l'opera tua, che era non solo l'opera bencf1c,1
e g~~erosa dell' uom~ di cuore, ma ben anche queJla pra!ica
de!I mgegnere_ e arch1.te~to; ed ecco perchè ho goduto quando
sei stato nommato ministro delle terre liberate ed ecco percliè
ti scrivo questa 111 ia.
'
Ti dirò prima di tutto che, appena varcato il veccl110 confi~e,_ e ~ass_ato dal Canale di Brenta alla Valsugana, dalla prov111cia d1 Vicenza alla provincia di Trento, 11011 ho potuto fare
a meno di pensare che uno dei più sciocchi dei proverbi che
formano, a quanto si afferma, la sapienza del popolo, è quello
il quale vorrebbe insegnare che i confronti sono sempre odiosi,·
ed ho pure dovuto convincermi che una delle più sfacciate bugie che con grande sicumera girano il mondo è quella che,
scritta a caratteri. d'oro nelle aule dei Tribunali, vorrebbe darci
da intendere che la legge è uguale per tutti.
No, no; facciamolo il confronto, così istruttivo e necessario, fra quanto sta avvenendo di là e quanto non sta avvenendo di qua dal \ecchio confine; e ci persuaderemo tosto
che è falso che la legge che vige di là dal veccluo confine sia
uguale a quella che vige di qua.
Ero, poche ore or sono, a Cismon, e nella sua frazione
di Primolano; lì tutto fervore di lavoro e di vita; quì ancora
inerzia e morte.
Non si può certo dire che il comune di Cismon sia stato
risparmiato dalla guerra. Il 7 Novembre del 1916 la popolazione
fu fatta sgombrare, e trasportata (con un viaggio che durò dieci
giorni) a Giarre e Riposto in Sicilia: e ora dei 4000 abitanti
circa 3000 sono ritornati alla ioro sede, e gli altri 1000 attendono a Bassano, in attesa di tempi migliori: mentre qui, dove
non si è fatto nulla, si sono fatti ritornare tutti! Si sono costruite, a C1smon, con grande celerità, 28 baracche in cemento
e -!8 in legno; s1 cominciarono e proseguirono, con mirabile
solerzia, le riparazioni e le ricostruzioni; si fece un piano reo-olatore, in base al quale la borgata risorgerà più bella e "'più
regolare di prima; e con tutto questo, sino a poche settimane
or sono (pensando che le baracche di legno in inverno non
saranno abitabili, e quelle in cemento, in seguito a forti nevicate, potrebbero anche accucciarsi e sfasciarsi) si temeva che
gli ex-profuglti avrebbero dovuto ridiventare profughi. Ora questo timore è svamlo; in seguito ali' intensificazione del lavoro
si ha ormai la sicurezza che i reduci non si muoveranno più;
e non è difficile che possano ritornare anche gli altri.
Quanto si dice di Cismon, si può ripetere di San Nazario, di Valstagna, e degli altri paesi del Canale di Brenta,
dove si lavora con un fervore, con un'energia che destano non
inv;di3, ma ammirazione.
37
3l)
E perchè laggiù si fa e quass(1 non si fa? forse soltanto
·
·a di Wilson e dci suoi compari, che stiracchiando e poi
.
.
. . .
.
1n grazi
piantando in asso la pace lasc1nrono 1 Trent1111. /rn eo/or e/1e
sospe<;i n0n più austriaci (ringraz1a·1do Iddio !) e non anson lecral.in,ente italiani? E forse anche per altre cau-.e? forse
cora o•
·
·
. .
)crchè si ebbe, eia qualcuno, paura delle resp.ons~b!l1ta, e p" r~hè mancarono 1 mezzi? Le clifficollà sono proprie tutte nelle
come più di frequente avviene a questo mondo, nell e
cose 0 ,
·
· d
persone ;i Io non lo so; ma so che a l3ass~no e nei pa t·~ : e1
Canale ho sentito da tutti cantare le lodi del generale J\'\aalietta, che è a capo dei lavori dcl Genio Militare della pro~incia di Vicenza. Egli spinse, aiutò, lavorò e fece lavorare;
ed ogni 1;olta che s1 ritorna in quei paesi si nota un miglioramento sensibile.
Bassano, dal 18 Settembre 1915 al 27 Ottobre 1918 fu
visitata da 527 bombe e da 24G 1 granate, ed ebbe colpite 214
delle sue case, con 205 morti m1lttari e lb borghesi; cd ebbe
sconvolte le vie, e rovinati l'acquedotto e l'impianto elettrico;
cd ora quasi tutto è in ordine, perc!Jè il generale Maglietta
approvò ed aiutò con grande larghezza, e si mostrò sempre
più amico della malta e della cazzuola che dell'inchiostro e
della carta; ed anche nelle case si fece molto; tanto che Bassano ha già non solo visto ritornare fra le sue mura quasi tutta
la sua popolazione, ma alberga anche forse 4000 profughi del
Canale o dei Sette Comuni.
Nel Canale lavorano circa 6000 operai; ed il generale
Maglietta (lasciando da parte quei famosi lavori in economia
che nel Trentino costano così cari e servono tanto poco) affidò
il lavoro ad imprese con questo cnteno: prima di tutto alle cooperative fra lavoranti, che nel Canale poterono riunirsi in più
di mille: in secondo luogo alle imprese private locali, che si
servono a preferenza della dirigenza e maestranza locale: in
terzo luogo, quando quanto sopra non basti, ad imprese anche
d'altre regioni italiane: e so, per esempio, che cc ne sono
anche di milanesi.
E, a provare che si tratta sempre più di persone che sappiano leggere e comprendere le circolari, e non delle circolari
che non riescono ad impacciare che i poveri di spirito e gli
scansafatiche, si deve notare che a far progredire i lavori contribu·rono anche (chiedendo, pregando, spronando, magari anche
seccando, e specialmente facendo, e pensando che, cosa fatta
capo !za), il deputato del Collegio di Bassano, on. conte Giuseppe Roberti, il r. Commissano di Bassano conte Cesare Vittorelli, e tutti, senza dist111zione, i sindaci e commissari prefettizi del circondario.
Ed un'altra forza contribuì all'ottimo risultato: la concordia.
Non ho mai, nel mio giro, sentito domandare se la calce era
democratica o moderata, se la sabbia era socialista o liberale,
se i mattoni erano massonici o clericali. A battezzare le case
e le vie, al colore delle bandiere da far sventolare sui fastigi
si avrà tempo di pensare poi; e quello che conta adesso è il
costruire!
Ora, caro Na\ a, perchè tutto questo avviene laggiù e non
avviene quassù? I Trentini sarebbero forse, per usare una frase
milanese, i figli della serva?
Col 31 Agosto nel Veneto (se non si otterrà quella proroaa
che
fu insistentemente chiesta sino al 31 Ottobre) la di ree.
zione dei lavori passerà dal Genio militare al Genio civile; e
se tale trapasso si attende con ansiosa speranza in quei paesi
nei quali il Genio militare (non so se per forza maggiore o
per forza m111ore) ha fatto così poco, l'avvicinarsi di quel trapasso si vede con terrore là dove, come nel Bassanese, il Genio militare ha lavorato egregiamente. L'altro giorno lingegnere
Sa vini, al quale furono affidati i lavori nella prO\ incia di Vicenza, mandato dall' ing. Lèpore, che è capo del Comitato di
ricostruzione che ha sede a Treviso, era a Bassano, e di lì
,..,airò il Canale di Brenta, informandosi, dando assicurazione
che i lavori non saranno interrotti (il che porterebbe una grave
disoccupazione con tutti i relativi pericoli), e mostrando il desiderio d1 servirsi, per quanto è possibile, delle forze locali e
delle organ izzazioni esistenti . Dunque, speriamo bene; ma resta
laggiù pur sempre il timore che certi nodi gordiani che colla
spada si potevano tagliare non si possono più tagliare colla
penna. Tali timori possono apparire esagerati quando si pensi
che nessuna gelosia esiste, nè è mai esistita, tra 11 Genio Militare ed il Genio Civile, e quando, in ogni modo, nessuno può
38 -
neppure ammettere 111 sogno che eventuali divergenze personali possano riuscire di danno al bene pubblico.
Ed ora, caro Nava, torno a chiedere: E perchè quanto
avviene laggiù non avviene quassi:1? Perchè si sono ormai perduti quasi dieci mesi?
Badi il governo che quassù le condizioni sono gravi, gravissime, e potrebbero trasformarsi in tragiche; e Dio voglia
che non tocchi anche a me la triste sorte di Cassandra inascoltata!
Con affettuosi sai uti
tuo
Ottone Brentari
9.
La più disgraziata delle valli trentine
(Dal giornale La Perseveranza di Milano, 2 Settembre 1919)
Piazza di Terragnolo, 31 Agosto 1919.
È indubitato che la zona trentina devastata dalla guerra
è disgraziata tutta; è pure indubitato che il Trentino orientale
è più disgraziato dell'occidentale; e chi ha girato tutte le valli
desolate deve ammettere che la più disgraziata di tutte è quella
di Terragnolo.
La po\'era vallt è percorsa da uno dei due torrenti (il
destro o settentrionale) che unendosi a San Colombano, a due
chilometri ad est di Rovereto, formano il vero Leno. Il Leno
di Terragnolo, che nasce sotto il passo della Borcola (valicato
dalla strada che unisce Arsiero con Rovereto), corre prima da
sud-est a nord-ovest e quindi da est ad ovest, e la valle è
chiusa da monti 1 cui nomi sono ora noti in tutto il mondo:
a sud il Colsanto ed il Pasubio, ad est il Maggio, a nord i
Dossi ed il Finonchio, ed è dominata dal Doss del Sommo,
sotto il quale stettero per tanto tempo, aggrappati in maniera
incredibile, 1 nostri Alpini.
Non esiste un paese che si chiami Terragnolo; ma questo
è il nome del Comune che comprende ben ventisette paeselli,
tutti, tranne tre, suHa destra del to rrente, sparsi sulla ripida
costa che guarda a mezzogiorno, mentre la costa opposta, che
guarda a settentrione, è, o meglio era, vestita di bosco. I nomi
di alcum di questi paeselli (come Stedileri, Zoreri, Ghesteri,
Zancheri, Pergheri, Daineri) insegnano che l'origine di questi
abnanti è tedesca.
Donde e quando essi venissero a rifugiarsi in questa valle
allora impervia e selvaggia, nessuno sa dire; ma di questa po polazione tedesca si h:1 notizie sino dal secolo Xlii. Essa parlava un dialetto barbaro, misto di ital iano e tedesco, d1 cui basti
questo saggio: ,,Da a user, le chircher, da chnoden, le Zengi,
.Jl
a pergh i anz mai gaze muoera". (Le case, le chiese, i sassi,
i macigni, i monti, non ho veduto mai che si muovono). Da
circa un secolo quel linguaggio è sparito, e, infatti, nel 1820
Giovamp1etro Beltrami scriveva, elle era allora qui venuto in
qualità di curato un bravo prete trentino, don Leonardo Zanella,
il quale ,,pose mano all'opera difficilissima di seppellire nella
gola de'vecchi suoi popolani quella loro barbara lingua cd informe". Egli riuscì nel l'intento, e quel ,,slambrot" (elle mediante
l'oro pangermanista si riuscì, sino ad ieri, a tenere ancora in
vita a Luserna e fra i M6cheni) qLJ1 è sparito; e ne resta appena una lontana eco nella pronuncia dei vecchi.
Quì sono tutti piccoli, anzi piccolissimi proprietari; e se
uno possiede quattro campicelli e quattro figli, lascerà un campicello a ciascuno; i figli faranno lo stesso; e così la proprietà
è frazionatissima;· ed essa consiste in campicelli acclivi sull"crlissima china; e dopo i forti acquazzoni buona parte della terra
va a finire in fondo alla valle; ed a forza di schiena la si riporta lassù. Portare: ecco la legge dei Terragnoli: gli uomini
portano la terra dal basso, portano la legna dai boschi, portano
il fieno dai prati; e venendo qui dentro anche stamane mcontrai donne che, secondo l'antico costume, portavano fragole e
funghi (le famose sponziole) a Rovereto. Una volta, quando nella
valle c'erano quasi 700 vacche, portavano anche il latte; ma ora le
vacche sono due, dico due; ed il latte non basta più neppure per i
bam?in~ ! Narra una leggenda che i Terragnoli vengono sepolti
111 p1ed1, con un sasso sulla testa. Essi sono così avvezzi a portare, che qualchecosa vogliono portare anche dopo morti!
La popolazione venne fatta sgombrare sino dal 27 e 28
maggio del 1915, dagli Austriaci, e sparsa qua e là. Nel 1916
fu quasi tutta riunita_ a M1ttendorf. Dei 3200 abitanti di primcl
della. guerra, ne n:onrono nell'esilio ben 600, dei quali 310 solo
a .~1tlendorf. ~lln. 100 ~norirono in guerra; e dei 2500 superstiti ne sono già ritornati 2400. Molti di essi prima della cruerra
erano ammalati di pellagra; di tale malattia ora sono tutti aua0
'
rili; ma ad essa hanno sostituita la tisi.
Ritornarono qui nel dicembre e nel gennaio; trovarono
che delle loro_ 560 case 96 erano distrutte, si accinsero a riparare alla meglio le meno danneggiale; e si ricoverarono come
-
Dio vuole. e come non dovrebbe volere, nelle cantine, nelle
stalle, negli androni. Se si potessero usufruire i numerosi e
gros::.1 pali delle teleferiche (smontate e abbandonate) le case
potrebbero venire tutte coperte; ma in omaggio all'allinea tale
della circolare tale, quei pali devono star lì a marcire, mentre
marcisce anche quella povera gente.
E i campi? Sconvolti, solcati, tagliati da reticolati e da trincee, tutti sparsi di proiettili non esplosi (e quante non furono le
vittime!), facevano pietà; ma mente paura! La neve non era
ancora sparita, e questi montanari scendevano e salivano per
la china a portar terra_ E per lavorarla come s1 poteva fare?
Mancavano (come mancano ancora quasi del tutto) gli attrezzi
rurali. Niente paura; si gira nelle trincee, s1 trovano dei picconi,
e con essi s1 fa tutto.
Quel poco che si è fatto nelle case è stato fatto, come
meglio si poteva, dalla popolazione ; dal Gemo Militare si cominciò a fare qualche cosa al principio di questo mese, ed ora
si sta per cessare. E poi? E sarà possibile passare un inverno
qui in queste condizioni? Qui molti sono muratori, fabbri, carpentieri, falegnami; 11011 mancano i tecnici; ma mancano le tegole, i mattoni, il legname; se si fosse fornito tutto ciò, in conto
indennizzo, alla popolazione, quante belle cose e case si sarebbero fatte! E invece?
Prima della guerra nella parte bassa della valle si producevano circa 10.000 ettolitri di un vinello, il groppello bianco,
che faceva ringiovanire i \ ecchi; in qualche frazione fioriva
anche la bachicoltura ; ora, sebbene le viti ed i gelsi siano stati
sai\ ati, nulla si può fare. per mancanza di attrezzi. Non c'era
famiglia che non possedesse un maiale; ed ora quei così lordi
ed utili animali sono .... due; ed altrettante sono le galline, che
erano migliaia; e spante sono le pecore e le capre. Prima vi
erano quattro caseifici, che davano burro e formaggio; ora sono
tutti quattro inattivi; il Comune possedeva, su per le coste del
Col Santo e dcl Pasubio, ben 12 malghe; ed ora in tutte sono
distrutte le stalle, le cascine, i rifugi degli animali, le pozze, ed
il terreno è sconvolto, e mancano gli animali per mandar lassù.
Di questo e d'altro parlavo pochi giorni or sono (visitando.
qui nel Capoluogo, la chiesa che gli Austriaci avevano trasfor-
42
-
mata in deposito di vino, cd il cimitero militare, e le gallerie
scavale dal nemico sotto il paese), con questo sindaco, Giuseppe Borz, e con lui m1 congratulavo della insuperabile laboriosità degli abitanti, che tanto hanno fatto, e tanto di più
farebbero se non fossero lasciati cosi senza appoggi; e quel
brav' 11 01110 1111 diceva:
- Quello elle mi dà pensiero è questo: dove metteremo
quel po' di fagiuoli, di palale, di orzo, d1 frumento che raccoglieremo, ed il fieno che riusciremo a portar giù dalla montagna? Nelle baracche, nelle case, dove non c'è posto neppure
per 1101?
Ma anche a questo stato di cose ha portato rimedio quella
che si suole chiamare la ,, provvida natura"; ed ecco che essa,
nella notte del 21 al 22, mandò una grand111ata che distrusse
tutto, tutto alla lettera, specialmente nel tratto da Valduga a
qui. La grandine cadeva grossa come noci, come uova; furono
persino sfondati i tetti di cartone incatramato delle baracche, e
sfrondali gli alberi; e quando ve11n1 qui dentro questa mattina
trovai lungo la strada disteso un lappclo verde che sembrava
un segno di festa, ed era LIII segno di sventura.
Un proverbio insegna che chi lavora ha una camicia e chi
non lavora ne ha due; ma i poveri Terragno IL, che lavorano
come bestie, non ne hanno neppure una, non hanno nulla di
nulla, e sono abbandonali, dimenticali da lutti. l fel1c1 mortali
non passano da queste parti! Ma se non si trovano soccorsi
per queste sventure, ci sarà ancora chi potrà credere alla sensibilità dcl cuore umano?
Il sole dardeggia rnsolenle, come un milionario tirchio,
sulla povera valle. Vi scrivo da un rustico tavolo ali 'aperto,
all'ombra di un noce spelato dalla grandine; le cicale noiosamente ed instancabilmente stridendo, danno gratuitamente un
rumoroso concerto; e le picnd1, bianche, gialle, azzurre, a stormi
vanno danzando sui fiori. Per le cicale, per le farfalle, la guerra,
l'uragano, sono passati senza lascia r conseguenze; ma purtroppo
così non è per gli uomini, questi miscn re di tutti i dolori dcl
creato, purtroppo così non è per i Terragnoli!
Chi li aiuta?
1o.
Lettera aperta a S. E. I' on. Francesco Nit1i
presidente del Consiglio dei Ministri
(Dal giornale Arena d1 Verona, 8 Settembre 1919)
Borgo di Valsugana, 8 Settembre 1919.
Eccellenza,
V. E. ave\: a la nostalgia del potere; ed è giunta ali' apice
dei suoi desideri; e vi è giunta, come Francesco I di Francia
,, vibrante tutto d'una ambizione ardente, che aveva a sostegno
l'audacia, la prudenza, la $Callrezza e la coscienza del proprio
valore". Queste parole, V. E. forse le ricorderà, sono tolte da
un pregevole lavoro giovanile di Francesco Nitli su Leone X
e la sua politica.
Io mvece sento un'altra nostalgia: quella delle rovine del
mio povero Trentino, e specialmente del suo cimitero, che è
quella conca desolata che \iene percorsa dal Ceggia, dal Maso
e dalla Cinaga, e che già forma\:a la parte più amena e rid ente
della Valsugana.
Sono ritornato quassù per la quarta volta, ed ora, fra
queste rovine, continuo a fare la mia parte d1 Geremia, che
deve essere stato un lontano parente di Cassandra.
Qui ho voluto, come sempre, parlare con persone di tutte
le classi e dt tutti i part1t1; e il riassunto delle mie impressioni
è quello datomi dalle seguenti parole di un vecchio patnolta,
che dall'avverarsi dcl sogno di tutta la sua vita, e dal governo
nazionale da lunghi anni, desia to, si lusingava di ottenere per
il suo paese qualche cosa di più e di meglio.
- Quando - egli mi diceva - avevamo il governo militare, ci consigliavano di sperare nel governo civile; ed ora non
ci resta che sperare in un governo ecclesiastico, ed un giorno
l·I
15 -
-
o l'altro il vescovo sarà nominalo anche governatore. Temo
però che più si cambia il maestro d1 cappella e più la musica
sia sempre quella.
Ed 1 contadini, pure senza aver mai sentito nominare
Shakespeare, si sono tull1 trasforma\! in altrettanti Amleti, escolendo la tesla vanno mormorando: Parole, parole, parole!
C'è qui limpressione che più si cambia e più sia la stessa
cosa, e che tutto dipenda pur sempre da Roma, e per ciò, oggi
elle parliamo, dalla E. V., la quale vorrà permettere che io mi
nvolga questa volta direttamente a Lei con una di quelle lettere aperte le quali, per chi le riceve, hanno il grande vantaggio
che non obbligano a rispondere.
V E. ha dato il buon esempio di dire la verità senza
fronzoli e senza maschere; e quel!' esempio seguirò io, pur sapendo che con questo metodo si urtano tante delicate suscettibilità alte e basse, perchè a questo mondo tutti pretendono
d1 essere infallibili ed insindacabili.
Le dirò adunque (e lo dico con dolore) che qui la gente
è delusa, malcontenta, avvilita, sfiduciata, male impressionala
per quanto è avvenuto, e oppressa di dubbt e di timori per
quanto sta avvenendo e si leme che avvenga.
E diamo prima tutto uno sguardo al tnste passato. I paesi
d1 questa conca sono stati distrutti al tempo dell'avanzata austriaca del 1916; e sulle rovine pesarono adunque tre inverni.
e quando si dice distrutti non si usa una frase rettorica· chè'
per dare qualche esempio, delle 380 case di Tel\ e di Sott~ no 1 ~
se ne salvarono che tre, delle 137 dl Telve di Sopra altre tre
e delle 101 di Carzano sole 2, e delle 84 di Torcegno solo una'.
Il modesto e meno intelligente d1 questi contadini se
interpellato su quello che si doveva fare, avrebbe risposto;
.
- Far r~tornare 1 profughi per 11 lavoro delle campagne;
s1110 a tutto giugno_ costruire Uaracche per ricoverarli e, con temporaneamente, nparare le case riparabili, cominciando dal
copri rle del tetto; dal giugno 111 poi cessare dalla costruzione
delle baracche, intensificare il l,1voro d1 nparazione, ed rniziare
su vasta scala quello di ricostruz1011e".
Così, Eccellenzc1, si doveva fare, ma così non si è f tt
li Genio militare aveva lordine lassativo dl fabbricare
bara~cl~~
e la tassativa proibizione di costruire tetti; il che portò per
conseguenza un enorme sciupio di denaro con scarsissimi frutti.
Un esempio tipico della esecuzione rigida di tali ordini
si In a Torcegno. lvi è, poco sopra la chiesa, il fabbricato dell'ospedale, al quale manca il tetto; con 10.000 lire questo sa rebbe stato rifatto, ed il caseggiato avrebbe servito a ricoverare
una cinquantina di per:.one; e invece s1 eresse, appogcriala a
quell'edificio, una baracca che ne costa 20 000 Il buo1~ senso
se ne va alla malora, ma la lettera della circolare è salva!
E che baracche, Dio mio! Ora si gira attorno ad intoccarle, ed a chiuderne le fessure; ma chi crede che la gente
posse passarvi linverno, si illude! In una cti quelle baracche
a Castel Tesi1io (una di quellt: nelle quali le autorità in , 1 sit~
non si conducono mai) una po\era donna mi mostrava il pagliericcio tutto bruciacchiato dalle scintille che partono dal vicino focolare senza camino, e 1111 diceva:
- In questa settimana, tre volte abbiamo corso 11 pericolo
di rimaner preda dell'incendio! Quando accendiamo il fuoco
si de\·0110 aprire porte e finestre per non rimanere soffocali daÌ
fumo. E 111 inverno che si farà? L' inverno, I' 11111erno che si avvicina a gran passi : ecco
lincubo di q11esti povcn redenti! 11 settembre innanzi viene ,
ed anzi è già venuto, e le rondinelle sono volate via a cercarsi
un clima più mite; ma questa povera gente deve, desidera restar
qui, e non vuole riprendere la vita dolorosa ed avvilente del
profugo; ma quando vedo che in qualche baracca se piove si
deve aprire l'ombrello, perchè diluvia sul le!to, mi domando:
si può continuare così?
E 1 raccolti? Oo\'e si riporranno 1 raccolti? Questi operosi
contadini, appena quì giunti, prima ancora che finisse linverno '
si accinsero con tutto l'entusiasmo a coltivare i loro campi; e
le loro fatiche ebbero il dovuto compenso; e avranno un ottimo ed abbondante raccolto d1 patate, fieno, fagiuoli, e specialmente d1 granoturco, al quale furono dedicati anche molti terreni già messi a prato. E dove si riporrà tutta questa grazia
di Dio? Se non si raccoglierà a tempo, le pioggie la rovineranno; ed allora? 01rano già gli speculatori che, strozzando i
coltivatori, tentano dl accaparrarsi il raccolto; si fanno progetti
li
-
16
ma trasformato in lavoro. Date anticipi, in danaro o materiali,
e questa gente farà da sè; ed a fare contribuirà grandemente la
Società Edilizia \lalsuganese, costituitasi, con larghezza d'idee
e di mezzi, fra 1 maggiori dc11111eggiati della Valsugana, e con·
tribuirà la Cooperativa fra 1 lavoratori di Strigno, se sarà in
giusta misura sorretta. Date gli anticipi, c\Je rappresentano un
diritto, rendete possibile il lavoro, che e un dovere, e fate cessare il metorlo avvilente e demoralizzante della carità; e fate
che tale la\'oro sia affidato a persone, o enti, o società, o cooperative responsabili, e che a lavorare siano mossi anche dalla
grande molla del!' interes;:;e; e simili enL ;:;apranno far sorgere
quelle fabbriche di calce e dt mattoni e quelle segherie e quelle
officine senza le quali si co11l11ll!eranno a sperper,ue i milioni
di magazzini cooperativi; si pensa che il governo dovrebbe
requisire tutto e distribuire poi farina buona e sana, visto che
qui mancano anche i moli111; s1 pensa che le patate potrebbero
venir risepolte; si chiedono e promettono baracconi ad uso di
magazzini; ma 111la11to il tempo passa e 11011 si conchiude nulla;
e, ammaestrati dal passalo, si spera poco.
E il passato insegna che si girò, sì mutò, s1 scrisse, si
parlò mollo, e si concluse poco; e che la fabbrica delle baracchi.!
(e quelle baracche!) si cominciava, s1 interrompeva, si riprendeva,
si abbandonava, perchè se c'erano le assi manca,·ano i chiodi, se
e' erano i chiodi mancavano le assi, se c'erano i materiali mancavano gli operai e se c'erano gli operai mancavano i materiali;
e col continuo mutare dei comandi e delle direttive si riusciva
sempre a conch1ud~re poco.
I materiali! Quanta roba partì di qui che doveva restare
qui! Il Trentino non fu consideralo non come terra 1cdcnta ma
come lc1ra conquistala; quanto gli Austriaci avevano rubato al
Trentino non fu restituito al Trentino, ma 111 gran parte portato
via come preda di guerra: venne l'on. Credaro, e co11 un de
creto pose il [ermo a tale 1ng1uslizia; l' 111tenzione era lodevole,
la 111isura opportuna; ma la stalla veniva chiusa quando i buoi
migliori se ne erano scappali via, e non vi restava più che
qualche bue zoppo e malandato in salute.
Così s1 sperperarono danari, si sperperarono materiali; 111a
le condizioni della Valsugana, e delle altre ''aliate dcl Trentino
onentalc, sono ancora in uno stato di vera desolazione.
Un aJtro sperpero, Eccellenza, è quello dei sussidi. Sono
centinaia di migliaia di lire che si distribuiscono ogni settimana
senza conchiudcre mtlla, esasperando per le inevitabili disparità
di lrallamento, ed acuendo, 111 cambio di diminuire, il malcontento, e d i questo sono para[ulmi111 i s111dacì, non sempre vergini ma sempre martiri; ed uno d'essi, raccontandomi i suoi
fastidi, andava ripetendomi:
Tante volte me son engurà
morto.'
Non s1 continui col soldo della carità, che si trasforma
in tanto vino (quante osterie fra quelle baracche!), ma si diano
an_ticip.i e s_i metta la popolazione in grado di lavorare al proprio nsorg1menlo. 11 denaro degli anticipi non verrà bevuto
'
in .... la\·ori in economia.
Ora pnrc che qualche cosa si voglia rare. Girano in questi
giorni ufficiali a compilare l' Llu1co (che. come si può ben pensare, non poteva \'e111r compilato prima li'l1ra !) degli edifici pubblici 1mì1sprn-;ablli e ck1 privati riparabilt; s1 conti11ciano ad assegnare 11e1 boschi ad og111 famiglia quelle dicci o dodici piante
che s1 potevano <tsscgnare in Aprile; e si assegnarono dieci
1111lio111 nl Consorzio dci Comuni il quale, non potendo rinno' are il 1111rncolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non
sa da che parte rifarsi per distribuire quella somma. Chr sono
in fatti dieci milion1 qu.wdo ~i calcol1 che nella sola Valsugana occorreranno sessantacinque milioni per i soli 111tìss1 e
pavimenti? In ogni modo. s1 comincia, ed auguriamo che s1
continui, i-;p1rnndosi al ddlo motus in fine <!elocior.
La condizione della \'::ilsugana, (e cosi dicasi della Vallarsa,
Terragnolo. Tra111bille110 ecc.) è questa: Il condurre 11uova111e11te
in esilio la popolazione sarebbe t111 disastro morale e materiale
irreparabile; ma lll'lla miseria attuale essa 11011 può rimanere;
e dunque, Eccellenza, è necessario, è mgente, lavorare, far lavorare, lasciar lavorare per metter tutti, prima dcli' inverno, decentemente al coperto, utilizzare l'inverno nel disbrigo di tutti
i grovigli giuridici e finanziari che sorgeranno fra tante piccole
propnerà suddivise ed intralciate; e poi fare in modo che entro
tre a11n1 1 paesi siano tutti nfatti più belli ed igien1c1 d1 prima.
Sa, Eccellenza, quale è ora la sola speranza di questa
-
·l8
povera gente? La firma di codesta malaugurata pace, la _schiusura dei confini e lemigrazione. Andar \ ia, andar lontani, 11011
veder più tante rovine e tante miserie: ecco ormai l'unica a.
.
spirazione di questi poverelli!
Un prete, (1111 ottimo palriolla, che fu ad un pelo d1 venir
fucilalo dagli Austriaci) mi ù1ccva . .,Appena si apriranno i passi
le 1111c pecorelle scapperanno tutte". lo chiesi: ,,E che farti il
pastore?" - ,,Che vuole che faccia? Andrò con esse!" . .
Bisogna, Eccellenza, evitare lo spopolamento del Trentino;
e V E., che ora ha il potere, ha anche il dovere di evitare un
s1mtlc disastro!
Alcuni credono ancora, Eccellenza, che il morale del Tre11l1no si possa tener alto con uno sventolio incL::;sanle di bandiere, e con sussegutrsi di brindisi a getto continuo; io credo
1mece, che esso possa Hnir tenuto allo solnmente coi falli, e
che il Governo che lasciasse ancora 11 Trentino neilo stato attuale compirebbe la p(ggiore opera di disfattismo e di antipatrioltismo.
lo sono certo che la E. V. sarà della 1111a stessa opi111011e;
e distintamente La riveri sco.
dcvoliss11110
Otto11e Brentari.
11.
Lettera aperta a S. E. Francesco Tedesco
ministro delle finanze
(Dal giornale Arena di Verona, 17 Settembre 1919)
Trento, 14 Settembre 1919.
Eccellenza.
Nella mia modesta ma tenace e non inuttle campagna per
richiamare l'attenzione del Governo e del Paese sul mio po''cro Trentino, devo questa volta importunare anche la E. V.
Le ricorderò adunque che su proposta della Legione Trentina, e per \Olontà di un nucleo di benemeriti cittadini di diversi partiti, sorse qul a Trento, due mesi dopo l'armistizio, il
Conutato fi11anziario generale di assistenza nel Trentino; t1lolo
un po' lungo e nebuloso. come era lunga cd ingarbugliata la
matassa che il Comitato si proponeva di dipannare.
Esso, con decreto governatorale del 13 gennaio 1919, fu
riconosciuto ente morale.
L'articolo 4 del regolamento av\·erte che ,,scopo dLI Comitato è quello di raccogliere i mezzi finanziari necessari per
svolrrere
J'oqera
b
t
bcrenerale di assistenza a beneficio dei danneggiatt dalla guerra nel Trentino, di amm111istrarli e di assegnarli
a seconda del bisogno ai singoli enti localt, che dovrnnno poi
ripartirli e renderne conto".
Gli enti locali sorsero numerosi, piccoli e grandi, tutti più
o meno apolitici, in quasi og11i valle; ma essi non consideraro110 però il Co111italo ùi frenlo come fra Galdino considerava
il nwre ,,che riceve acqua da tutte le parli e la torna a distribuire a lutti 1 f1um1"; no; ogni sottocomitato (e ciò è umano,
e sopratutto è italiano) cercò d1 tirare l'acqua al proprio molino
speciale, a raccogliere fondi per i bisogni locali, picchiando alle
porte di tutti 1 conoscenti per questo o quello fra gli innume-
-
revoli bisogni sociali, e ricorrendo al Com1cal11 di Trento come
aJ un Ministero dcl tesoro che fosse destinato a drire sempre
cd a non nceverc ma i.
11 Comitato (nel quale sono rappresentale tutte le valli),
fece lullo ti possibile e I' irnmngi11ab1le; ma po1chè rl tempo
dci 1111 racoli è passalo d.1 1111 pcuo, 1111racoli non polè fame.
5 11 10 al 31 Maggio esso raccolse e distribuì L. 351.841,
nei mesi di giugno e luglio L. 234 907, e perciò complcss1vciJllentc L. 586.748; somma notcv.)lc 111 se stessa, ma scarst1
quando si pensi che nello scorso inverno c\:rano nel Trentino
)iù di I00.000 persone che dormivano sul nudo terreno, e che
al presente sono d1ec1nc di migliaia quelle ·Ile dormono
senza lenzuola, e che mancano di bia11cl1eria personale e d i
sloviglte. A c1<1scuna di quelle persone: sarebbe· adunque in teoria toccato poco più di cinque lire, ma in pratica do\'eva toc ar
meno, perchè da quel mezzo milione si devono levare le so mmc
colle quali si tennero in vita i laboratori, che hanno
duplic e
scopo di fornire gratuita111e11le od a prezzo di costo gli oggetti
di vest1ano ai reduci dell'esilio, e d1 lenire la d1soccupaz1011e;
il che s1g11ifìcJ anche, quando s1 lrall·1 di ragazze, salvaguardare la morale.
Intanto vanno diminuendo e gradatamente scomparendo
anche i mezzi di trasporto, (e, con essi la possibilità di far
cri ungere 1 soccorsi sino nelle valli più lontane), perchè sta per
;ciogliersi la prima arm ila; ma la miseria, invece che .sciogliersi,
tende ad intensificarsi, manifestandosi in cento modi nuovi.
Presidente di quel Comitato è rl capitano medico trentino
doll. V1ttono Stenico, un uomo modesto ed operoso, che all'apparire preferisce il fare, che si vede di rado nominato quando
si tralta di feste e di banchetti, che lavora senamente d1 mesi
e mesi senza alcun desiderio che si faccw del fracasso intorno
al suo nome .... e che non mi perdonerà di avere questa volta
contravvenuto ai suoi desideri.
Fui cento volte nel suo ufficio, e lo trovai sempre bealo
quando poteva dire di sì, sempre dolente quando doveva rispondere di no, alle cento domande che gli si rivolgevano d1 continuo. Quanti echi di miserie e di dolon risuonarono entro
quell'ufficio, nella stanza d'a11golo a pianoterra del palazzo Verdi!
~nche
i!
51
-
Trovai l'ottimo Stenico sempre calmo, e pieno di fiducia
e di speranza; ma nella \ is1tina che gli feci stamane egli appan e non dirò disperato, ma sì profondamente sfiduciato.
Ecco, Eccellenza, quanto venni a sapere sulle cause di
quello sconlorto, ed ecco quanto confido qui, in segreto e con
tutta la riservatezza possibile, alla E. V.
Ai primi di agosto nelle casse del Comitato restavano
L. 100.000; esse ora sono quasi per intero sfumate; della cassa
si vede il fondo; e se il buon pubblico italiano non provvede,
·
presto quel la cassa sarà vuota.
Unica àncora di salvezza del Comitato era una lotteria
nazionale, la cui concessione venne chiesta dal Comitato stesso,
ed appoggiaia e raccom .i data da S. E. !'on. Luicri Credaro
Commissario Civile, e da S. E. !'on. Cesare Na\"'a, al quale'
voglio sperare che ora che la mala imbastita pace è t1rmata sarà
permesso di occup'.lrs1 anche delle terre redente; ma V. E. colla
sua lettera 31 agosto u s a S. E. Nava troncò ogni speranza,
e mise il Comitato nella necessità di liquidare.
La lettera della S. V. è gentilissima; ricorda tutte le vigenti e sapienti d1sposiz1011i sulle lotterie e tombole nazionali,
e la legge 23 Maggio 1912 N 503, ed il decreto 30 Aprile 1919,
e molte altre cose belle ed interessanti per concludere con un
bel .,no". 1)
L'amara pillola è però fatta trangugiare fra due straterelli
di -ucchero; col primo si fa sperare che la lotteria potrebbe
\'Cfllr concessa nel 1928, prima della quale epoca molta acqua
sarà passata sotto i ponti dell'Adige, ed il Trentino, se non sarà
morto, non avrù più bisogno di lotterie; e col secondo s1 consiglia ,,una lotteria di effetti", in base al decreto dcl governo
austriaco 14 Luglio 1911, ma con biglietti da vendersi soltanto
nel Trentino; il clic significa che si dovrebbe tentar di cavar
sangue da clll 11on ne ha più nelle vene, offrendo a chi non
ha nè scodclk 11è ca1111ce la possibilità di guadagnare un braccia I etto !
lo mi inchino, Eccellenza, a tutta la bene assortita serie
tklle leggi e decreti sumcordali; ma mi permetto anche di pen1
)
Chl• 111·1i
I
Con th:Cr('to 31 Ottobre
11.
s la lotteria venne concessa Meglio tardi
--
52 -
sare che tutto ciò è stato deliberato per tempi. ... regolari, e che
ogni regola deve avere le sue eccezioni; ed il Trcntmo, nelle
condizioni nelle quali si trova, una eccezione la avrebbe pure
meritata!
Non posso certo sperare che se I' E. V. ha detto di no
all'on. Credaro cd all'on. Nava possa dire dt si a me; ma forse
Ella ignorava le circostanze e le cifre che ho qui sopra ricordate; e perciò confido che Ella vorrà far ristudiare la questione.
Quassù si co1111nc1a a temere, Eccellenza, che nei rapporti
fra il Tre11t1110 cd il resto d'Italia vada avverandosi il proverbio il morto giace e il 'Vivo si da pace.
Non si può certamente dire cl1c il Trentino sia dimenticato dagli ltalia111; chè anzi le gite, le corse, i congressi, le offerte di bandiere, i brindisi no11 fin1sco110 mai; il Trentino è
ricordato, ma è ricordalo 111ale.
Tutti dicono: ,,Noi non andia1110 lassù per divertirci, ma bensì
per visitare le terre devastate (pur slando fra le mura di Trento)
e, per richiamare l'altenzio11e dell'intera Italia su quelle rovine,
e voi vedrete presto i frutti delle nostre gite!"
Questo si dice; ma se le gite sono numerose e rumorose
quei frutti sono scarsi. ... ~ di solito vengono da altri alberi.
Comunque, Eccellenza, se Ella avesse trovalo modo di
fare uno strappercllo alla legge (e quanti se ne sono fatti in
questi tempi!) avrebbe reso possibile e facile a tutti gli amici
del Trentino di tirar fuori una liretta per dimostrare tangibilmente il loro sviscerato amor\! a questa provincia; ed i biglietti
sarebbero stati venduti tutti se ne avesse comperato anche uno
solo ciascuno dei numerosi patriotti venuti in questi ultimi mesi
nel Trentino colla ferrovia, coll'auto, col ciclo.
Anche si pensa da molti che i problemi del Trentino so110
così gravi e vasti -.:he ad essi non si può più far fronte coi piccoli ripieghi quali sono le sottoscrizioni (per le quali le sorgenti
si vanno dissecando) e le lotterie, e che ogni soluzione spetta al
Governo; ma si può rispondere che questo non può arrivare
da per tutto, e che pure lasciando ad esso la soluzione dei più
notevoli quesiti, resta pur sempre un vasto campo anche alla
beneficenza privata, visto che il Governo non può giungere sino
ad offrire i bicchieri e le calze. Guai se alle zone devastale fos-
53 sero mancati tutti gli aiuti di molte brave persone, che lavorarono senza tanti discorsi e tanti tamburi J
Di recente è stata qui S. A. Reale l'Arciduchessa d'Aosta
per far sorgere anche fra noi una sezione del Comitato di soccorso per le terre redente; esso si occuperà specialmente dell' infanzia e delle piccole industrie; e sia benvenuto e benedetto .
ma i bisogni non si limitano a quelli che esso prende in con:
siderazione; questi sono molto più vasti; ad essi cercava di
provvedere il Comitato; ma poichè V. E. a quel Comitato ha
tolta l'unica ed ultima àncora di salvezza, quel Comitato non
può più navigare, e la nave minaccia di sfasciarsi ed inabissarsi.
Triste conclusione, Eccellenza; ma io non so trovarne
un'altra!
Mi scusi e mi creda
dev suo
Ottone Brentari.
-
12.
IL CIMITERO DEL TRENTINO
--+
Dal
cs:~~.~io
55 -
Pasubio. In questo andare e venire, i paesi della Valsugana, e
specialmente quelli delle conche di Carzano e di Strigno, e
cioè sulle rive del Cegg10 e del Maso, iurono presi e ripresi,
restarono sotto il tiro delle opposte artiglierie, e furono più
volte bombardali ed incendiati.
Vogliamo "isitare qualcuno di questi paeselli? Non vi
troveremo ricevimenti, non vedremo sventolare bandiere, non v1
sentiremo nè musiche nè brindisi, ma vi impareremo molte cose
dolorosamente interessanti.
al Ma.Q,.gio
(Dal giornale La Perseveranza di Milano, 16 Settembre !Ul9)
Torcegno, 11 Settembre 1919.
Il cimitero del Trentino è la povera Valsugana, giù cosi
prosperosa, per la feracità del suolo, la bontà del. cl~nia, la ricchezza del suo carbone bianco e delle acque salutan d1 Roncegno
e di Levico (per non ricordare le minori), e specialmente per
la laboriosità e parsimonia dei suoi abitanti.
Ora i paesi di questa valk, specialmente nella sua parte
più bassa od orientale, sono ridotti a cumuli di ro\·inc, sulle
quali gravarono tre inverni, e per le quali si fece ancora
troppo poco.
È opportuno ricordare che sino dal princ1p10 della guerra,
nel 1915, le nostre truppe a\anzarono vittoriosamente 1n qlll•sta
valle, e che nel 1916, sorpassato il popoloso Borgo, era no
giunte sino ai Masi di Novaledo, a 25 chilometri ad est di Trènlo,
15 chilometri più in quà dal punto s1110 al quale era giunto
nel 1866 il generale Medici, che alla vigilia dell' arm1st1z10 era
accampalo nei prati dcl Cirè, a solo 8 chilometri da quella
città. In sol i tre giorni egli era giunto da Bassano a Perginc,
marciando per circa 30 chilometri al giorno; e, data la cclcrit:1
dcli' avanzata, i paesi della valle non ebbero a soffmc quasi
alcun danno. Qu esta volta 111vcce, in segu ilo ali' offensiva au
striaca del 1916, i nostri dovettero ritirarsi ::.1t10 al vecchio confine; avanzando poi ancora, poterono stabilirsi '\1tlla line.1 del
torrente Maso; ed in seguito a Cc1porello, abbandonarono l,1
Valsugana, per fermarsi sulla linea Piave-Grappa-Selle Comuni
Carzano.
Da Borgo, per Castelnuovo, con un percorso di circa -t
chilometri si giunge a Carzano. Il paesello è presso la destra
del torrente Maso, (lì ove questo esce dalla sua valle) e va
arrampicandosi sulla costa del monte. In basso è la chiesetta
della 1\1\adonna della Neve, che serve a triplice uso: la parte
anteriore a scuola, ove "idi una cinquantina di ragazzetti e
ragazzette a1 quali una paziente maestra cerca di richiamare
alla mente quanto avevano imparato prima del 1915, la parte
posteriore alla preghiera; la sagrestia e l'organo a dormitorio
per red11ci dell'esilio. È inutile dire che la scuola manca di
abbecedari e di tutto il resto Di fronte alla chiesa è una baracchetta, sede dcl Mu111cip10 e del mag1zzino di approvvigionamento. Delle 10 I case ne furono distrutte 99. e le altre due
danneggiate; e quanti non possono trovar posto nelle 12 baracche, dormono negli a\'\:Olti, nelle cant111e in maniera da far
compassione ai sassi, come piangendo mi notava una buona
vecchietta. Gli abitanti sono circa 500, e si trovano in numero ...
superiore a quello dell' anti-guerra; perchè dovettero rimpatnarc
anche quanti da una ventina d'anni dimoravano in partibus
i11/idelium, e giunsero qui ove nessuno 11 conosce, e coi bambini che non parlano l'italiano. li paese fu incendiato nel Maggio del 19 16 con granale dagli Austriaci che poi si stabilirono,
sino a Caporctto, in questa forte posizione, alta sulla destra
dcl torrente. Nel brolo della villa dei baroni Buffa (sotto la
quale ti nemico scavò una lunga gallena) restano ancora tr1.1cce
56
-
cd i camminamenti e le piazzole ed i nascondigli; e di lasst1
si vede scorrere giù in basso 11 Maso, cavalcato dalla passerella rimasta celebre per il combattimento del I 8 Settembre I 917
che se fosse riuscito, come avrebbe dovuto riuscire, ci avrebbe
risparmiato, a quanto si assicura, Caporl'lto. Forse un giorno 6
l'altro conosceremo la veri là anche su quel fatto d'armi; e per
ora basti sapere che vi restarono morti 878 nostri bersaglieri
(sei volte di più dei nostri morti di Bezzecca!) e 366 Auslnaci.
Dal giardino e dal cortile della villa Buffa furo110 esumati 32
cadaveri; ed altri molti dormono quà e là sotto la tura dci
camp1. In memoria d1 quei prodi fu qui innalzalo un mo11umentino con questa iscriz1011e:
AI FRATELLI DEL 720 BATTAGLIONE BERSAGLIERI
CADUTI IL 18 SETTEMBl~E 1917
NEQUIZIA AUSTRIACA LI VOLLE DISPERSI TRA I SOLCHI
CRISTIANA PIETÀ DI POCHI SUPERSTITI
POSE
SULLE OSSA SENZA NOME
MEMORANDO Al NUOVI FIGLI D' ITAL!A
GLI ARTEFICI DELLA PIÙ GRANDE PATRIA
R. I P
Oli abitanti, che quando erano nel Regno, avviliti e costernati, passavano per fannulloni, ncondott1 nel loro ambiente
ritrovarono tutta l'antica energia, e lavorarono le loro campao·nc
in modo meraviglioso; ma ora sono (il che av\ iene in tutttali
altri paesi della valle) assillati dal pensiero: E dove, nel pr;ssimo inverno, ripareremo 1 nostn raccolti?
Tel ve di Sotto.
A poco più di un chilometro 111 linea d'aria, ad ovest
di Carzano, a 125 metri più in alto (Carzano è a 429 m., e
Telve a 554) è Telve di Sotto, in amena posizione, stendentesi
in pendio, da sud a nord, sulla sinistra del torrente Ccao- 10 ,
di là dal quale s'alza il Ciolino (m. 880), coronato dallel:>~o­
vine del castello di S. Pietro o dci Tre Corni, distrutto sino
.57
dal 1385. Anche qui, la solita statist'ca ! Delle 255 case del
paese se 11,' salvarono 5. Il 24 Aprile del 1916 le bombe incendiarie austriache mandarono in iiamme la parte infenore
del paese; cd il 18 1vlaggio del 1918 distrussero il resto, templstando, dalle I O di mattina in avanti, il paese con bombe e
granate, scagliate dalic artiglienc del Collo e della Panarotta.
li paese fu fatto sgombrare per circa due terzi dagli Austriaci
il 24 Agosto 1915, il resto da noi il 7 Maggio 1916;c questi
ultimi profughi furono portati quasi tutti a Milano. Qualche
Aucentinaio di abitanti fu fatto ritornare sino dal 1918 daali
1:>
striaci per il lavoro delle campagne; il resto ritornò dallo scorso
Novembre in poi; cd anche qui rimpatriarono dai paesi tedeschi
molti che erano assenti da anni ed anni. Le brine primaverili
rovinarono il raccolto delle frutta; tutti gli altri prodotti sono
assai promettenti: ma anche qui si chiede: E dove metteremo
fieno e gra11oturco? Il patrimonio zootecnico è in rovina. I 350
bovini sono ridotti a 40, i 100 maiali a 20, le 310 capre a 70,
le 320 pecore a 1O; la gallina è una bestia rara; ed il gatto
ancora più raro. L'abside della chiesa è sfondata da una bomba
nostra, e traverso la breccia s1 vede il cielo; le due campane
maggiori furo110 portate via dagli Austriaci nel 15, e le altre
nel 16; gli Ungheresi (che rn ogni dove si dimostrarono i principi dei ladri) portarono via quattro pale degli altari; e le canne
dell'organo furono strappate e disperse.
I reduci (anche qui avviliti e sconfortati) dormono 111 26
baracche (5 " 16), cd in qualche baracchma privata. Qualche
1av0ro di ricostruzione comincia ora, per opera della Società
Edilizia Valsuganese. Il Genio militare (che col 20 Settembre cesserà i suoi lavon, ed ora non attende che a finire quelli incominciati), obbedendo naturalmente ad ordini superiori e d' indole generale, non ricostruì le case, e costruì baracche; e così
rovina la piazza innalzandovi nel mezzo un baraccone per il
Municipio, ma non copre la casa municipale, che era nparabi lissima.
Prima della guerra Telve di Sotto era anche meta degli
studiosi. Nella casa dci baroni Buffa di Castellalto (qui giurisdicentt s1110 al 1828), era una preziosa raccolta d1 pergamene,
che erano state ordmate e studiate dal padre Maurizio Morizzo
.
58
59 -
-
DO\ e sono andate a iinire? In mano dci ladri o in preda alle
fiamme? In alto del paese, nella villa (eretta nel 1620) del cavalier nob. Giuseppe d' Annu, era una ricca biblioteca, con class1c1
italiani, latini, greci, fr.incesi, tedeschi (tutti legati in marocchmo
ed oro), e molti incunabuli e codici in p.;q.;1111ena. Quel tesoro
era stato nascosto in una cantina; il buono e meglio fu portato via; ed ora frugando fra le rovine si trovano ancora resti d1
pergamena e d1 libri rari, mescolati colle cenen e colle macene.
Telve di Sopra.
La distanza in linea d'aria fra Telve d1 Sotto e Telve di
Sopra è di forse mezzo chilometro; o poco più del doppio è
lunga la strada che congiunge i due paesi, e che gira la valle
dcl Ccggio, correndo prima sulla sinistra e poi, tagliata nella
rupe, sulla destra dcl torrente. Su di fronte verso nord, in
mezzo al cupo bosco, biancheggiano le imponenti rovine del
Castellalto, che ci fa pensare ali' ultimo della famiglia d1 quei
dinasti, Francesco V d1 Castellalto, valoroso guerriero, e domatore nel 1525 di quella rivolta dei contadini che si può riguardare come uno dci prodromi del moderno bolscevismo. lvla eccoci a Ttlve di Sopra, che sorge in splendida posizione (metri 680) verso la \ etla del Ciolino, e in \'1sta di tutta la Valsugana orientale, e qui si indicano ancora i tre posti O\'C gli
Austriaci avevano piazzati i loro cannoni, e le breccie aperte
nelle case per sparare tra\ rrso esse. Il 24 Agosto del 1915 la
popolazione fu fatta sgombrare, metà ver~o occidente e laltra
mdà verso onente: cinque giorni appresso questi ritornarono
alle loro case; e quando il 12 Maggio del 1916 essi furono
nella necessità di ripartire, alcuni volevano andare verso le linee
austriache altri verso le italiane; il parroco don Ermcnccrildo
Dalrnaso pose il Santissimo in una gerla, se la infilò ~ullc
spalle, e si avviò verso le lince italiane; e allora tutti lo seo·uirono
ed andarono dispersi in una quindicina d1 località
rccrno
sino che furono tutti riuniti a Corropoli in provincia di Tera~no:
Dal Dicembre in avanti ritornarono quelli che erano in Austna
cd il primo Aprile quelli che erano a Corropoli, e gli abitanti'.
dct'
chè prima della guerra erano 620, sono ora 700. perchè sono
ritornati anche quelli che da molti anni erano emigrati. I nostri
cannoni che erano sul Lefre, rispondendo con bombe incendiarie ai cannoni austriaci che erano qui, il 15 Giugno 1917
appiccarono il fuoco al paese. Dei 137 editici se ne salvarono
tre: le due chiese e la scuola; e tutte le case private furono
distrutte. Degli abitanti, circa 100 abitano fra le rovine delle
case, e gli altri nelle 36 baracche, alcune delle quali abbastanza
buone. Per le condizioni morali e matenalt della popolazione,
e per le loro speranze, timori, dubbi, desideri, non c1 sarebbe
che da ripetere quanto si è detto degli altri paesi.
Torcegno.
A circa due chilometri in linea d'aria ad ovest di Tclvc
di Sopra, sulla insellatura fra il Ciolino (m. 880) ed il Collo
(m. 1821) siede, 111 amena posizione, in alto dt una verde idillica valletta, il paesello di Torcegno (m. 824); o, per essere
piu esatti, sono qui disperse intorno alla povera chiesuola le
rovine del paesello. Delle 84 case ne furono distrutte 83, senza
contare quelle distrutte ndle altre frazioni del Comu11e: 20 ai
Campestn111, 7 ai Berti, 2 a1 Costi, 9 a Castagnè, e così via!
Il paese era occupato dai nostn, e pieno di proiettili, quando
cominciò I' offensiva austriaca del 16; il 21 Maggio, durante la
ritirata, si appiccò il fuoco al paese simultaneamente da cinque
parti: e mentre esso abbruccia\a e, per lo scoppio dei proiettili, s,11tava in aria, gli Austriaci compivano lopera bombardandolo dal Collo. Il paese era stato fatto sgombrare sino dal 23
Ge1111aio, cd agli abitanti era stata lasciata mezz'ora di tempo
per andarsene, abbandonundo roba ed animali: e poichè per
questi non venne rilasciato il buono. ora si nfiula qualsiasi indennizzo. I profughi sono ritornali in numero d1 circa 800 (su
1238) e sono sparsi nelle case meno danneggiate delle frazioni; e
fra essi è il parroco don Franzolli, arrestato dagli Austriaci il 17
Novembre dcl 1915 sotto una tale fila di accuse una sola delle
quali avrebbe bastato a costargli la tesla; ma la sua franchezza
gio\ ò a mantenergliela salda sulle spalle. Nella chiesa egli a-
-
fìO
veva 46 vasi di margherite; ed un giorno venne, con una pattuglia, un ufficiale austriaco a sequestrare quei fiori rivoluzionari, ed al luogo di quei vasi sono ora bossoli di proiettili,
ed altri bossoli, sospesi ad un albero, e battuti da un paletto
di ferro, sostituiscono le campane portate via.
I dolori, i lamenti, gli sconforti, i gravi timori e le scarse
spe ranze, sono sempre gli stessi, qui, come negli altri paesi 1
Nel!' ammirare questa splendida valletta (che sarebbe un
ottimo soggiorno estivo), e la comoda strada (costruita dagli
Austriaci), tutta ombreggiala di castagni per la quale, come
traverso un immenso parco, scenderò a Roncegno, sento quasi
il rim orso di godere tante bellezze in mezzo a così grandi dolori, e non posso non pensare al sozzo egoismo dei gaudenti
che si tengono ben lontani da queste miserie, per non provare
così neppure il desiderio di alleviarle!
13.
IL CIMITERO DEL TRENTINO
li
Oé-t 1 i\ le1so a I
~:rigno
(Dal giornale La Perseveranza d1 Milano, 21 Settembre 1919)
Castel Tesino, 19 Settembre 19: 9.
Ho parlato, nella corrispondenza precedente, (tendando
di descrivere le condizioni odierne della Valsugana .. cimitero
del Trentino"), dei paesi lungo il Ceggio e sulla destra del Maso;
e per la strada selciata che scende a questo torrente (già famoso per le sue devastazioni, ed ora ancor più famoso nella
storia del la guerra), caliamo act esso, e passiamolo sulla famigerata ,.passerella", alla quale si voleva far fare quanto essa
non poteva assolutamente fai e. Giunto di là da esso, mi fu
indicato il luogo dove ti 22 Giugno 1915 cadde, fulminato
da una fucilata partita da Carzano, il primo nostro morto in
Valsugana: un ufficiale di cavalleria che s'era spinto avanti,
solo ed a piedi, in esplorazione. Sulla china delle Soiane, che
scende a nord-est, sperone estremo del Monte Paluati (m. 816)
corrono quelle che, dopo l'offensiva del 1916, erano le trincee
aust_riache; e più in alto, sul ciglione su cui siede Spera, quelle
italiane.
Scurelle e Spera.
Poco più di un chilometro di strada separa Carzano da
Scurelle. Una rovina maggiore di questa non si può figurarsela.
Delle 176 case se ne salvarono due; una villetta privata ed il
fabbricato scolastico (che dal 1916 al 1918 era sede di un comando austriaco), che ha però il tetto rovinato e le travi fradicie. Il 19 Maggio del 1916 la popolazione (che contava allora
1140 anime) fu fatta sgombrare, e dispersa fra Saluzzo, Torino,
-
63
ti"
ìv\ilano, Anco11a e sino 11clla Sicilia; ed il giorno 1-t da_lla ~~­
. c·10· quel bombardamento austrtaco che dt::ilrusse
.
.
nJrOlla COlllltl
ore
tullo il paese S'era salvata allora la Chiesa dt
1
1
111
povc c t.
un po' fuori dell'abitato ed in· allo: ed essa fu
San a1e11 111 0 ,
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g 17 '· e così cadevano
preda alle fiamme ti be 1massacra t a ne I l
.
. .
.
l'altare di legno ùorato cd il :_off1lto ad 1magl1. r
•
• •
Scurelle era il pae.>c p1u 111duslre della \alle. ed a11z1
e feno scrvi"'a. quasi. tutta la Valsu11c1· lavori· d.1 fale«11a111eria
"'
.
chi
viene
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, XVIII
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rJvine d e
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, che ora stava per rinnovarsi secondo 1 p1u mo~crn1 ::-.1:-tc1111;
· rL1den dcl lanificio colle macchine (c11e erano
~lt pre:-.so
. . s·o 11 0 1
'
.
ile
i111portate dal Belgio) tutte . co•1torle ed 111
state \I 1 rece
.frantU1lll:
. Pt·u· avanti • della orr1c111a Riuotti
11011 SI \Cde che qual..,
che resto di muro!
.
,. ,
.
Arriviamo all'ampia Piazza 1\lagg10re. Dove I olmo "iCCO·
I are ·111 t o r 110 ...,,1 quale il po110lo teneva le sue concioni, per accordarsi contro le ve'3sazioni dcl dinasta di. Castel!' Ivano~ Da
l'anni esso era tenuto in piedi con pi111tell1: ma ora anch esso
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è caduto: non ne resta che il tronco ma a1 suoi pie 1 spun a
ancora qualche pollone. ed anche l'olmo risorgerà, come risor
gerà Scurelle.
E andiamo alla Chiesa d1 Santa Maria Maddalena. È ::-.co
perchiata: cd è trasformata parte 111 magazzino e parte in la bo·
ratorio dcl Genio Militare.
Presso la Chiesa, nel locale delle scuole, è lufficio nJL1n1ci pale
Parliamo colle autorità locali, parliamo con qualche cont,idino, e sentiremo i soliti lamenti: non fu riattivata la luce
elettrica, e perciò nelle baracche il pericolo d'incendio è continuo: furono, secondo le dispos1z1011i .generali, fabbricate haracclte e baracche, ma 11on riattata u11<1 sol,1 casa: la frutticoltura µer tanti anni abbandonala, è rit1olla ai minimi termini:
la viticoltura, po1chè furono tagliale tulle le vili, è morta,
e con essa, la produzione dell'acquavite: la campagna per
quanto si sia fallo, è a·1cora, scon,olta come è dalle t1111cee
e dalle granate, una grande miseria: le condizioni stradali pessime, e il paese è tagliato dal resto dcl mondo perchè non fu
rifatto Il ponte sul iv\aso, il che impedì anche all'on. Credaro
di giungere fin qui: ed i1 tesoro zootecnico non è più un tesoro. I 600 bo\ ini dell'anteguerra sono ridotti a 15. E vero che
nel 1916 lintendenza militare comperò tutti gli animali, e pagò
bene, dando L. 400 per una bestia la quale non valeva che
L 300: ma ora una bestia simile vale L. 1600. E come s1
pro\' vede?
Scappiamo via, e andiamo su a Spera (m. 55-t), paesello
che era composto di un centinaio di case, esposto al sole sullo
sperone di monte che separa il Maso dal Chiepina. Di quelle
cento case non ne resta neppure una; e poichè il paesello è
iuor di mano, si \'ede ancor pn: abbandonato e si se:1te pi(1
avvilito se ciò è po~sibiìel degli altri. La baraccomania fece
qui erigere per le scuole un baraccone c11e costa parecchie diecine di migliaia dt 1tre, ma ricostruzioni, nulla!
Strigno e Samone.
:\ circa u11 chilometro, in linea d'aria, ad est d1 Scltrelle (111 .~84). un po' più 111 alto, siede Strigno (111. 514), rn
una conca beata corsa dal C1naga, tributario del Chiepina. È
il capoluogo di un distretto giudiziario che comprende una dozzina di comuni, e elle è il più danneggiato fra tutti i distretti
del Trentino: ptù di centottantacinque milioni di danni 1
Vidi, dopo la guerra, questa borgata per la prima volta
in Aprile; la rividi nel Giugno e nel Lugìio; e la ri\'Cdo or,1,
nelle stesse c0ndizioni della prima \'Olla. li paes<.. era stato libero dal 15 Agosto 1915 al 20 1\laggio 1916, e quella liberazione ave\ a consacrata in una lapide che fu nascosta in tempo
e 111e..;-;;i 1n -;al\ o Il 20 1v\agg10 del 1916. quando cominciò a
delinearsi l'oife1Biva austriaca. la popolazione fu fatta s~om­
brare; e dli ~ al 6 01u~110 g1anate incendiarie e palk dt tutti
i calibri pro\ c11ie11t1 dal Ciolino, dal Salubio, ed anche dallo
stradone presso Castelnuovo, ridusse la bella borgata (ampia,
ncca, ben f.1bbricala1 ad un lllucchio di rovine ... come e ancora.
Fra quelle rovine, con!;ervate religiosamente intatte, furono fatte
delle baracche, che 11011 resisteranno ali' inverno Se piove, piove
sui letti; se il vento (che qui non ischerza !) sofl1a forte, si de-
f)I
vano tener fermi 1 tetti colle funi perchè non volino via Alcune
baracche vennero ... imbiancate; e fanno ricordare i sepolcn imbiancati. Se non si vuole che la popolazione deva \e11tr trasportata via o se ne scappi, L necessario fare quanto non si e
fatto i n tanti mesi misera me 1k perduti: restaurare le case restaurabilì. Le imprese ed1l1z1e capaci di fare non mancano. e qui
si è anche cost1tu1ta la Cooperativa del lavoro. fra una cinquantina di abili operai che ra 1ipre-sentano tutte le specialità muratori, scalpellini, falegnami, carpentieri, fabbri, lattonieri, vetrai
pittori La Cooperati\'a (che ha pe1 presidente Ermagora Tomaselli e per vice presidente Carlo langhellini), è piena di buone
intenzioni; i soci hanno deciso alla unanimità, senza chiedere
maggior mercede, di portare le ore giornaliere di lavoro da otto
a nove; e lavoro seno, non lavoro teorico e scandaloso come
-;i deplora troppo d1 frequente in certi lavori diretti dal Genio Militare; ed ha già cominciato ad operare colla riparazione del tetto
della chiesa. Ora la società, per procurarsi attrezzi di lavoro
e materie prime, ha cl11esto alla Lega delle Cooperative un prestito di L. 150.000; ed il Co111une (se 11 Commissario Civile
non porrà il suo velo) avallerà la cambiale.
E il famoso casermone? Prima della guerra era stato eretto,
in alto del paese, un ampio fabbncalo, destinato a caserma;
inte rrotti dalla guerra, i la\'Ori furono ripresi dal nostro esercito nei mesi della libertà; 111terrotti ancora una volta dall'avanzata austriaca, e dalle cannonate che iecero andare in aria tutta
la parte occidentale del tetto, non furono ripresi E dire che lì
dentro si pote• a riparare tutta la popolazione del paese! Ora
s1 pensa di trasformare, dopo la guerra, ti casermone in un Istituto di tubercolotici, aspirando alla generosa offerta degli Italiani di Buenos Aires; ma il progetto non incontrerà forse le
simpatie generali.
Ho rivisto in M u111cirio l'infaticabile sindaco prof. Guido
Suster, che per il risorgimento della sua borgata una ne fa ed
una ne pensa, e lavora, e scrive, in prosa ed i11 poesia; e sua
è l'ispirata ode offerta dal Municipio di Strigno a Gabnele
d'Annunzio nel primo anniversario del volo su Vienna, e trascritta su splendid<1 pergamena esegu ita da E. f(emoli di Firenze.
Il poeta gradì assai il dono gentile.
A poco p1ì1 dt due chilometri a nord di Stngno, entro la
vallata del Cinaga, ai piè dei Paluati (m. 811), giace Samone,
troppo fuori di strada perchè possa sperare dt venir visitato
di frequente dalle autorità e dai comitati di beneficenza; e infatti quì più de altr-\'e mancano biancheria e stoviglie e perciò,
prima che s1 riattasse l'acquedotto e si costruissero le latrine,
qui più che altro' e infierivano il tifo e la dissenteria. E il servizio medico? Il doti. Graziani fa quanto può: ma miracoli egli
non può farne, dovendo attendere a Strigno, Samone, Scurelle,
Spera, Ivano, Fracena, Villa, Agnedo, Ospedaletto: no' e paesi!
Delle I 09 case del paesello ne andarono distrutte 86, e
delle altre (->accheggiate e devastate) non restarono che le vuote
scatole copc.rte dal tetto. Degli 800 abitanti ne sono tornati
circa 700; L de~li altri, ancora dispersi nel Regno, non si desidera il ntorno, perchè non si sa dove metterli, che non tutti
possono trovar posto nelle sei baracche e negli a\ volti. Anche
qJt si ripete: .. Se ci avessero aiutati a fare, se ci a\essero lalasciato fare, non saremmo a ques~i estremi"!
Bieno e Castel Tesino.
Da Stngno, per la bella strada che va S\ olgendos1 sulla
destra del Chiepina, si va a Bieno. Il paesello è nella stessa
ed identica condizione nella quale lo trO\ ai nello scorso Aprile,
con qualche baracca di più e con qualche speranza d1 meno.
Della µopolazione, ritornata tutta sino dai primi mesi dell'anno, torse un sesta (circa 200 persone) trova posto nelle bar1cc11e tatte per la 111 sencordia di Dio; e gli altri d~rmono
·1el1e cantin' dell'edificio scolastico e negli avvolti. Manca il
latte, scarseg~ia l'acqua, ed il fieno imputridisce sui prati, perchè non si sa dove riporlo. Poichè le baracche costruite dalle
autorità non bastano, si vedono uomini e donne e ragazzi scendere dalla montagna strascinando assi tolte dai rifugi e dalle
trincee sui Monti Rava e Ravetta, sia per nparare le baracche
pcric0la11ti, sia per erigerne di nuove: e Dio non voglia che a
questa povera gente non tocchi quanto è accaduto in simili
casi in Vallarsa, O\e fu fatta la stima di tali assi per metterle
111 conto d'indennizzo!
t3fi
-
Co11t111uiamo per questa interminab:te vìa di dolo1 i, ed andiamo in Tesino. I due pae::.i p1(1 vicini al Salubio (m. 188.:3),
dove sulla stra eia costruita dc1 noi era stata condotta l'artiglie11a
austriaca, menu poterono venir colpiti perchè posti in parte in
morto: Pieve dietro il Silana (111. 16.35) l' Cinte dietro
a1iaolo
<>
il Lefre (n1. l :1QG); 111a il paese più lontano del Sal~bio, e c1oe
Castello, preso d'infilata travcr-.o linsellatura fra quei èue
monti, fu bombardato il 28 Mag·gio 1916 ed incendiato il successivo 9 Giug110. Delle 5;37 case ne andarono distrutte, as~1 'me
colle due chiL'Se, ben :3G7: la parte centrale e meglio fabbricata del paese che è capoluogo del Comune, (il più popolato
dei tre della valle) che contava ~800 abitanti, dei quali 2184
sono già ritornati. l~ 111utile ag-giungcre che le 170 case non
distrutte furono radicalmente danneggiate e complctamer.te :,,accheggiate. Si costruirono 2.) baracche (cilcune col focolare scoperto interno, ed in conti•1uo pericolo d'incendio); ed i molti
che non possono trovarvi posto dormono negli av\:olti, nelle
cantine, nell'ospedale, il qunle non può perciò venir adibito
agli ammalati
Le co11diz1011i del grosso comune (già uno dei più agiati
del Trentino, per ricchezza di boschi e pascoli e laboriositfl)
sono quelle troppe volte ripetute parlando degli altri paesi, e
possono venir riassunte in poche pnrolc· è un assurdo il pensare che la popolazione possa venir riportata via, cd è un assurdo ancor piu crudele il pretendere che essa possa passare
ti !tingo e 11gido in\'crno nello stato attuale.
È doveroso, è urgenfc provvedere, se si \'Ogliono evitare
maggiori danni materiali e morali.
14.
IL CIN\ITEHO DEL TRENTINO
-->-V-<-
III
:Dullc t'i\·e della Bttenta
(D.11 g orn.1le La
/.Jer~tcvemnza
di ,\li!:ino, 15 Ottobre 1919)
Borgo d1 Valsugana, 11 Ottobre.
Per una causa indipendente dalla mia volon tà e dal mio
des1Jeno, ho dovuto ritardare questa terza corrispondenza sul
cimitero del Trentino, su questa povera Valsugana, così rovinata e così abbc1ndonata, e che \ cde con vero terrore arrivare
I' ill\ erno, che causerà nuovi dolori ed intensificherà i dolori
vecchi.
Ho già dl.'.lto di numerosi paesi ridotti a cumuli di macerie (Torcegno, Telve di Sopra, Telve di Sotto, Carzano, Scurelle, Spe1 a, Sa 11one, Strigno, Tomasdli, Bieno, Castel Tesino);
minori da.1ni Lbb,'ro Tçzzc, Grigno, Ospedaletto; Pieve Tesino
ebbe 30 case distrutte e molte dannl.'ggiate, fra le quali gli alberghi, restando così 1rnralizzata I' 'ndustria dei forestieri; Cinte
Tesino ha scd.ci case distrutte e più di quaranta danneggiate;
di Villa è distrulla f,1 maggior parte dei fabbricati, mentre danni
minori ha él\ uto Agnedo; non molte so 10 le case distrutte di
Fraccna, mentre massacrate quasi tutte sono quelle d1 Ivano, i
cui abitanti hanno tro,·nto rffug10 nello storico e pittoresco Castcll' lvano; e quasi tutto a terra è anche Castelnuovo, che conserva il nome di quella famiglia dei conti di Castelnuovo che
fu potente nella Valsugana quanto i Castelbarco nella Lagarina.
Tutti questi paesi sono, od erano, ad est di Borgo; mentre
ad ovest furono di"trutti molti dei masi sparsi dei Ronch1 1 e
buona parte di Roncegno con Marter, e quasi tutte le case di
NO\ aledo, L ~ra\· I danni ebbe Borgo, elle vide quasi per intero
distrutta la ~ua f razioue di Olle.
S1 tratta adunquc di 25 paesi, la maggior parte dei quali
noie\ oli per la distrutta ricchezza dei fabbricati e per il numero
degli abitanti; e di essi ben quindici sono ridotti a cumuli di
macerie, e gli altri più o meno fortemente danneggiati.
No! In Italia (distratta da tante altre cure) non c'è la coscienza dci disastri del Trentino, e specialmente della Valsugana!
ritornare, assieme coi loro bambini, che non parlano una parola d'italiano, ma bensì o il tedesco o il czeco; e tutta questa
povera gente non aspetta che il momento di tornare là dove
aveva trovata una seconda patria. Ubi bene ibi patria.
Roncegno.
Olle.
Circa sessant'anni or so110, Roncegno era un paesello
oscuro e sconosciuto; ma esso cominciò a venire in fama dopo
che, nel 1859, si cominciò ad utilizzare la miracolosa acqua
minerale, scoperta da un contadino nella Valle del Diavolo, ai
piè del monte su cui sorgeva un giorno ti CastE.llo di Tesobbo;
e divenne celebre in tutta Italia, e frequentato da persone di
tutte le regioni, dopo che fu cretto il grandioso stabilimento
dci fratelli Gerolamo e Francesco Waiz. Lo stabilimento, spogltato di tutti i suoi mobili, e devastato dalla soldataglia austriaca, alberga ora circa 700 profughi, che finiscono d1 metterlo
in ordine! Quando potrà esso risorgere ali' antico splendore,
ridando v1tJ e ricchezza alla borgata?
A sud di Borgo, a due chilometri di distanza, è la frazione di Olle, posta ai piedi della costa ripida e boscosa di
Cima Dieci, nell"angolo formato dai torrenti Moggio, che viene
dalla Valle di Sei a, e Fumola, che scende da quella del Civeron. Vi si va da Borgo per una strada fra campi, lasciando a
destra le vette della Rocchetta e dell'Armentera, ed ai,endo di
fronte la nuda, famosa e contesa Cima Dodici.
Il povero paesello, lontano dalle \ ie comode percorse dal
Governo e dagli affrettati benefattori (lontan daglt occhi lontan
dal cuore!), è un mucchio di rovine. Delle sue 178 case, ben
128 furono completamente distrutte, e le altre (quelle isolate e
salve dall'incendio) radicalmente danneggiate. La popolazione
vive come può nelle otto o dieci case riattate alla meglio, od
è sparsa nelle cascine di Prae, o in Sella e Borgo. È inutile
aggiungere che a Olle manca ... tutto.
Le case dl.'l Comune (comprese quelle della frazione di
Marter ed 1 molti masi sparsi) erano 880. Di esse, 300 furono
distrutte e molte danneggiate; e circa 600 sono le case distrutte
sui monti. Delle 300 case distrutte nella borgata ed al Marter,
circa 100 sono pi(1 o meno nattate.
li 24 Agosto 1915 gli Austriaci abbandonarono Roncegno;
il 29 ed il 30 giunsero nella borgata drappelli di bersaglieri italiani; e per punire gli abitanti dell'accoglienza ad essi fatta, il
31 si iniziò dalla mdl ·detta Panarotta il bombardamento con
bombe incendiarie, che distrussero 47 case. Poco dopo rientrarono gli. Austriaci, eh' fecero sgombrare la popolnzione, condotta prima a Pcrgine, e poi in Boemia cd a lvlit!endorf.
Gli abitanti dimoranti nel Comune erano prima della auerra
3363, ed ora ne sono ritornnli ... 3620. Come mai? Ciò a~viene
perchè gli appartenenti al Comune sono 4500, ma molti di essi
da anni ed anni dimoravano nel Vorarlberg, in Austria in Boemia, in Germania; cd anche di essi non pochi hann~ dovuto
-
69 -
Borgo.
Dopo avergli girato attorno, fermiamoci un po' nel capoluoao della valle e della zona devastata, che siede nella stretta
forr:;ata dal C1oli110 a nord e d111a Rocchetta a sud, e che è
traversato dalla strada postale e dalla Brenta, e fiancheggiato
dalla lenta ferrovia. Esso è dominato, sulla costa del C1olino,
in bass; dal Castello di Tclvana (che da un bravo generale era
stato, dal 1915 al 1916, mollo opportunamente trasformato in
una serra di fiori, ai quali. quel prode dedicava tutte le sue
belliche cure), e più in alto dalle ro\ ine del Castello dei Tre
Corni o di San Pietro.
Nel 1385 1 Vicentini, che combattevano sotto Antonio da
Carrara contro S1ccone da Caldonazzo, preso d'assalto Borgo.
;o
lo saccheggiarono e poi lo dic;lrussc o da:lr ron,lnmu1la; ccl un
documento pubblicato dal Muratori e dal Montebello, nota che
colà itzventae fuenrnt multae divitiae, et res va/oris cmnt,
dictus Burgas pulcher lorns erat aptus mercantiae et /er/1/ita/i
Dopo più di ci11que secoli la borgata aveva potuto risorgL'rc
più bella e più ricca d1 prima; ma la aspettava un disastro poco
inferiore a quello.
Nelle ore antimeridiane dcl 17 Giugno 1915 J'au,or là austriaca ordinò lo sgombero del paese, e durante quella giornc1tc1
partirono circa I 600 persone, trasportale nel!' interno dell'Austria. Verso sera quell'ordine venne poi ritirato, e cosi la maggioranza della popolnzione rimase a Ca:,,J. Il 24 Agosto 1915 le
nostre truppe occuparono Borgo. Verso la fine di quell'anno il
Comando Supremo nominò sindaco d1 Borgo ti dolt. Giuseppe
d'Anna, che restò in paese, con soli sci contadini, anche dopo
che il 5 ed 8 Maggio 1916, alle prime minacce dell'oiie11siva
austriaca, il resto della popolazione fu fatta sgomberare dal
nostro Comando militare, e trasportata a Milano ed in altre
località dcl Regno. Le nostre truppe si ritirarono il 2.3 1\laggio,
ed il 24 entra vano le truppe austriache, alle quali il gcner.ih.:
Oankl concedeva cinqu e ore di saccheggio. Il dott. d'Annn portava allora la sede del Comune a I3assano, e la riportava a
Borgo il 4 Novembre 1918, e !:il d1mcllcva nel Marzo del 1919,
quando tulle le anl1clte autorità COlllunali a\'cvano fatto ritorno
alla loro SLdc.
Sino dal 15 Luglio l ~15, quando le nostre pattuglie cominciarono a visitare la borgata, gli Austri 1ci llliz1arono dalla
Panc1rotla il bombardamento, regalandole i11 dicci mesi circa
2500 granate, oltre alle bombe lasciate cadt re in cento a tacchi
di acrcoplani. Durante i primi mesi del 1916 scoppiaron) in
paese cinque incendi, uno dci quali q11ando no11 v1 erano rimasti che il sindaco d'Anna col le sue ::>ci guardie dcl sepolcro.
Si può pensélre in qtwli condizioni sia stata trovata la
borgélla nel giorno della liberazione, e come tali co11d1zioni
siano state peggiorale dal continuo passaggio di truppe ... elle
soffrivano il freddo!
.
Chi t:aversi ora, in fretta come s1 suol fare, e magari
111 automobtle, la lunga, angusta e tortuosa Via della /<_eden-
-
71
-
zione (nuovo nome sostituito a quello vecchio ed antipatico di
Via Imperiale), nel vedere aperti i negozi e qualche caffè e
trattoria, e nel sentire persino il fischio della sirena, può credere che Borgo abbia ripresa la sua antira floridezza; ma anche
una rapida occhiata gli basterà per farlo accorto che a quasi
tulle le finestre mancano le imposte; e se entrerà nelle case,
troverà che esse sono senza pavimenti e travature; e se potrà
dedicare una mezz'ora a fare una piccola inchiesta, verrà a sapere che del!e 490 case del capoluogo, 10 sono inte~ament~
distrutte, 160 scoperchiate, e tutte le altre (ad eccezione d1
quelle già adibite ad ospedali o Comandi militari), radicalmente
danneggiate, e vuotate come ostriche.
Non s1 è fatto nulla per riparare sì grandi danni? St, si
è fatto qualche cosa; ma poco, troppo poco. Quando c'erano
i materiali, essi furono portati via come preda bellica; quando
la popolazione, dopo d'aver alla meglio riordinate le campagne devastate, anebbc potuto accingersi alla ricostruzione
delle case, dovette starsene in ozio perchè mancavano i materiali; ed il Genio, ligio agli ordini superiori, riparò e non ricostrusse, e sperperò i milioni in baracche e baracchette. Da
qualche settimana, in grazia specialmente del!' iniziativa privata,
si nota un po' di ris\ egli o: ma perchè non si cominciò a fare
sei mesi addietro quanto, adagio adagio, e sporadica mente, si
comincia a fare oggi?
A chi volesse dire (come molte volte ho sentito) che
ciò non era possibile, citerò due esempi.
Giorni or sono I' on. Luigi Credaro andò a visitare
quel!' angolo del nuovo territorio italiano che è di là dai
passi di Toblacco e di Monte Croce del Comel1co. Di quella
gita i giornali diedero ampia relazione, ma di men bearono di
ricordare limprovvisata che attendeva il nostro Commissario
civile. Egli sapeva che il paese di Sesto dalle nostre artialierie
era stato ridotto ad un mucchio di macerie, e peno
sa va alla necessità ed urgen za (visto che si tratta d 1 un pat se
tedesco) di ricostruirlo. Oh! Dove sono le rovine? L'onorevole
Credaro non le trovò più. Nei dieci mesi trascorsi da Caporetto a Vittorio Veneto l'Austria aveva completamente ricostruito
il paese.
72
Per chi obiettasse che qui non si trattava che di un solo
paese, ecco il secondo esempio.
Nella Prussia orientale, durante l'invasione russa fmono
distrutte 34.000 case; dico trentaquattromila. Ebbene; appena
liberata quella provincia, il Governo tedesco dispose settecento
milioni di marchi per la ricostruzione; mandò subilo commissioni sui luoghi ad offrire o la ricostruzione da parte del Governo, o gli inden111zzi da impiet:arsi nella ricostruzion e. La
guerra non era ancora finita, e le 34.000 case erano risorte
più belle di prima !
Ebbene; maledetta l'Austria, maledetta la Germania, ma
benedetti codesti sistemi sapientemente spicciativi!
15.
ALL'ORLO DEL CIMITERO
1.~a cittù cli L:cYico
cDal giornale I.a P1;rsei•era11:::a di ~hlano, 27 Ottob·c 1919)
Le\ ico, 25 Ottobre 1919.
Ho visitalo ed illustrato il ,,Cimitero del Trentino", e
c1oe la povera Valsugana desolata; ma non posso trascurar di
parlare della città che sorge al suo orlo occidentale, presso le
sorgenti della Brenta, lunica città del Trentino orientale: Levico. Infatti delle sei città del Trentino (11011 calcolando 1 borghi
e villaggi durante la guerra innalzati al grado di città dai corrispondenti dei giornali), Arco e Riva sono del Trentino occidentale, Ala, Rovereto e Trento nella Valle dell' Adiae
e nelo •
lorientale è soltanto Levico. Essa è la più giovane delle sorelle,
perchè non fu innalzata al grado ji città che nel 1893; ma
non è però la meno popolata; perchè se Arco conta 4524 abitanti. e Ala 5300, Le\·ico ne conta (o, per essere più esatti,
ne contava prima della guerra) 6682, comprese le frazioni di
Barco, Campiello, Quaere, Santa Giustina e Selva.
Anche qui si può fare la stessa osservazione che si è
fatta a Borgo: chi traversi la città in automobile, o la veda,
passandole da\ anti in fretta, dalla stazione ferroviaria, può dire:
,,Danni? Ma che danni di Egitto! Sono tutte esagerazioni! Qui
la guerra non lasciò alcun segno!".
Ma chi, in questioni così delicate e dolorose, e che toccano tanti mteressi, voglia giudicare con minore superficialità
ed incoscienza, prima di parlare s'informerà, e \'Crrà a sapere
quanto segue.
71
Danni.
Delle 1151 case ciel Comune, dagli incendi provocati o
dalle bombe incendiarie ne furono distrutte, 111 città od a Vetriolo, 39, e nelle frazioni e malghe 34; ne furono, complessivamente, rese inabitabili 72; e da tutte le case furono portati
via i mob!li, vestì, biancheria, infissi, pavimenti, attrezzi rurali;
in una parola, tutto. Danni ebbero pure gli acquedotti, la conduttura elettrica, la fognatura, il patrimonio forestale.
furono poi completamente rovinate le quattro uniche
grandi fonti d1 reddito del Comune: le campagne, le malghe,
l'esportazione delle acque medicinali, l'industria del forestiero.
La popolazione (che nella sua grande maggioranza è formata dai contadini), fu fotta evacuare Il 4 Giugno 1915, e trasportata nell'Austria Superiore, Moravia, Boemia, dove morirono
ben 750 persone. Sul principio dcl 1918 furono fatti rimpatriare circa 750 contadini, e furono fatte ritornare anche le fa.
miglie che si erano ricoverate nei paesi vicini; e così, dopo
tre anni di inazione, la campagna fu lavorata dove e come era
possibile; dal Dicembre 1918 (dopo la liberazione) al Gennaio
del 1919 tornò il resto della popolazione, e quest'anno i lavori poterono venire intensificati, ma come può la campagna
\malgrado gli aiuti lodevol1ssimi e proficui del!' autorità militare)
risorgere, se scarseggiano gli attrezzi rurali, ed ancor più gli
animali da lavoro ?
Magnifica e vasta era la malga di Vézzena, che dava il
famoso formaggio celebre in tutto il Trentino, ed anche oltre
i suoi confini. Ebbene: tutte le cascine che erano lassù furono
distrutte; distrutta anche losteria, in cambio della quale sorse
una chiesuola; e tutto il vasto altipiano fu occupato da magazzini, baraccamenti, accampamenti, ospedal i (miseramente distrutti e dispersi dopo la nostra vittoria), ed era congiunto con
Caldonazzo da ben 180 chilometri di teleferiche su tre linee.
È qui appunto che Conrad aveva uel 1916 ammassato la maggior possibile quantità di materiali per la sua Strafexpedition.
Si calcola che l'esportazione delle acque arsenicali fruttò
negli ultimi quattordici anni prima della guerra (sotto I' ammi-
-
75 -
nistrazio~e di una Società concessionaria di Berlino) 2.220.000
corone. E ben vero che di esse solo 800.000 restarono in città
al personale occupato nei lavori di manipolazione e 580.000 al
Comune per la quota ad esso sretlante; ma anche tali somme
ora mancano; e neppure quc"t' anno si poterono esportare le
acque, perchè vane riuscirono tutt_ le prl!ghiere rivolte all'autorità
militare perchè sgomberasse, presso la stazione, 11 magazzino
del!' imbottigliamento.
Levico contava circa 30 alberghi, ed un numero sterminato di stanze da affittare, a disposizione dei forestieri che venivano qui per 1 bagni; ma quest'anno non ne potè venir aperto per 111tuo ntssuno, perchè i bagni non c1 sono ancora.
11 grande Nuo\o Stabilimento (che sorge in alto, in mezzo ad
uno splendido parco, per fortuna poco danneggiato, di fronte
alla stazione ferro\•iaria', fu a lungo sede del Comando austriaco
e_ poi di quello del nostro V Corpo d'Armata, ed infine:
s1110 al 11 Settembre ultimo scorso, del Comando di zona; e
solo ora si potrà (quando sarà deciso quali saranno i nuovi
padroni) pensare a rimediare ai danni della lunga occupazione.
Ancora più interessante è la storia dello Stabilimento
Vecchio.
Esso sorgeva nella parte occidentale della città; ed ora
è ridotto ad un mucchio di rovint.. La cosa è andata così. In
esso era istallata una grande amministrazione militare austriaca
sulla cui regolarità pare fosse sorto qualche sospetto; tanto eh~
si attendeva lispezione di un generale. Ma perchè si sarebbe
dovuto disturbare quell'altissimo funzionario? Che è che non
è una bella sera scoppia lincendio ai quattro ancroli del fabbricato; i pompieri (ingenui!) accorrono per ispeg~erlo, e vengono rimandati 111dietro; ed il fuoco distrugge, assieme coli' 111 _
tero ediflcio, carte e registri; e così i conti tornarono perfettamente.
Era il 18 Agosto 1918; e così quei bravi ufficiali ricordavano la vecchia festa del morto loro imperatore.
o
Rimedi.
Ridottissimo il reddito della campagna, e per ora anullali del tutto i redditi della montagna, dell'esportazione delle
acque, e dell'industria del forestiero, si può pensare in quali
condizioni si trovi Lcvico, e si deve comprendere come la popolazione non possa non esseie avvilita, depressa, scoraggiata!
Bisogna pensare ai rimedi: ricolti va re completamente le
campagne, rendere di nuovo produttive le malghe, e ricostruire
le case. Per quanto rigunrda le riparazioni e le ricostruzioni delle
case private, in confronto di quanto si è fatto 111 altre località
dcl Trentino, si può anche essere soddisfatti; ma su al Vetriolo
è tutta una rovina. Lo stabilimento di lassù era stato distrutto
da un incendio qualche anno prima della guerra, e non era
più stato ricostruito dalla Società concessionaria, non si sa bene
;:ierchè; ed alla vigilia ddla guerra nostra gli Austriaci, per il solito
scopo di aver libero il campo di tiro e distruggere i punti di
rifornimento, avevano fallo saltare in aria l'Hotel Milano, lo
Hotel Fiorina, la Villa Monlel e, tranne uno, tutti gli altri edifici, così come avevano fallo dcli' llòlel Splendici a Lcvico, dei Bagni al Lago, delle case al MNlczzo e al Col delle Bene e del' nesl'intero paesello di Brenta. A tulle codeste ncostruzio111
suno ancora ha pensato.
E la concessione delle acque? La Società berlinese, che
ha ancora ventun'anni di concessione, per le ragioni che tutti
possono comprendere sarebbe disposta a cedere i suoi diritti
e proprietà; ma a chi? S1 era parlato di una Società italiana
poi cli una Società americana; cd ora si vagheggia lidea dt
una municipalizzazione, per la quale occorrerebbero i milioni
che forse non ci sono; ed è desiderabile che in un modo 0
nel!' altro si decida presto se si vuole che l'anno venturo Levico ricominci a riprendere la sua florida vita.
Dolori.
Per ora la città, malgrado le cure e gli sforzi del suo
solerte sindaco, nob. Slucca Malleoni, e dci suoi coadiuatori
è ancora una città, se non morta, addormentata, e sollc I' in:
cubo dei passati dolori. Ho già detto che nei mesi dell'esilio
morirono circa 750 persone, di stenti e privazioni; e la storia
di quei dolori è scritta e stampata, e vedrà presto la luce. Or
sono pochi giorni morì a Levico Romano Jons, l'arguto umorista trentino, di cui vide la luce di recente il volumetto Pepe
e sale, raccolta di articoli, dialoghi, poesie. Poco tempo prima
che morisse andai a salutarlo; ed egli, dal suo letto di dolore
porgendomi la mano ardente di febbre, ~mi parlava delle su~
Memorie di Katzenau, e del desiderio ~di vederle presto pubblicate; ma doveva morire seaza quest'ultima gioia; e nel leggere quel libro sapremo ,,di che lagrime grondi e di che sangue" la barbarie austriaca.
Ben 800 Levicani dovettero vestire la maledetta divisa.
ne morirono 140; ed 80 sono ritornati invalidi per tutta la vita.'
Negli ultimi mesi del dominio austriaco erano già ritornati a Le\'ICO circa 1300 abitanti, fra i quali larciprete don
Vittorio~.Merler e limpiegato municipale Paolo L1bardoni; e da
qualcuno di quei numerosi testimoni dell'agonia austriaca si
può scnf r parlare dei maltrattamenti 1nfl1tti ar prigionieri italiani, derubati regolarmente dei pacchi ad essi inviati, e nutrili di pura zucca, e delle cortesie usale, dopo la defezione
della Russia, a1 prigionieri russi, e della fame della popolazione.
Ma ve1111e il giorno della giustizia e della vendetta! Il
26 Ottobre cominciò a risalire la valle della Brenta ti fiume
delle truppe austriache in ritirata; e quel fiume andò crescendo
nei giorni seguenti, sino al primo Novembre, per diminuire il
giorno seguente; la fila dci carriaggi continuò senza interruzione
per tutti quc! giorni; e la caduta di un ca\allo sfinito causava
un ngurgito ed un lllciampo per qualche chilometro: e soldati
esausti ed affamati, cadevano lungo la strada, o s1 trascinavan;
a stento 11e1 campi e nei prati, ed i\i morivano. Chi erano?
E chi lo sa? Non se ne conosce neppure il numero; si scavavan? delle grandi fosse, e s1 seppell1va110 in comune, persino
1.8 ~n una fossa sola; è pieno il cimitero vecchio; è pieno il
cimitero nuovo che gli si allarga d1 dietro; è pieno 11 nuovo
cimitero a Barco, sono pieni certi baratn su sotto 11 Cimonc !
Nella fuga furono abbandonali, con una sola infermiera, priva di
tutto, gli ammalati nell'ospedale: e molti vi morirono di fame!
Oh! Chi la scriverà la storia vera della guerra ? .
Il 3 Novembre 1919, scendendo dall'altipiano dei Sette
Comuni per Lavarone e Caldonazzo, g_iun~ero prn~a le truppe
· ·ICSI,
·. poi un reparto di ard1t1, cd li giorno 9 il Comando
111g
· d
dcl v Corpo d'Armala. Il dominio del!' Austria, che qui urava
da poco più di un secolo, era finito per sempre!
Piazza Sonnino.
A h Levico come tulle le altre località dcl Trenl1110,
ne t e a battezzare
'
· Il -?Q Set o ribattezzare
penso· toso
. .le sue vie.
· t
tembre decretò il norr.e di Via Rovigo_ lll onore della patno .
·tta· che le portò la bandiera nazionale; ma ancor pnma
t1ca
Cl
f
d"
d.1 llora aveva ridato alla Via Regia il suo nome an ico e 1
cui. anon s·1 conosce lorigine ·' fu pregato Dante di cedere
· Vmetà
della sua via, quella sulla destra del Rio, per farne 11 . ta1e
Vittorio Emanuele lii; e 11011 mancano .naturalment~ la Vta CeDiaz.
La piazza davanti alla chiesa
. t'i e la v:r·a ouenera!e
sare Ba ttLS
·
.
.
·
p 1·azza Sowiilw. E un nome che non ho letto 1n.
s1· e t11ama...
localita· del Trentino·' cd è nobile questo
atto d1.
nessun '"!tra
••
.
· clie ricorda , sia pur essa sola,
il nome
d1 un
uomo
LCVICO
.
.
' • I
G. d1
Stato che può aver commesso degli errori (non e e e ie 10litti che non ne abbia commessi mai!), ma che 1n nessuna
delle sue trattative e proposte ha mai abbandonata la causa del
Trentino !
16.
La bandiera di Torino a Trento
lettera aperta alla signora Ildegarda Occella, presidentessa del
Comitato per la bandiera alfa città di Trento.
(Dal giornale Arena di Verona, IO ottobre 1919)
Oenftlissima signora,
Strigno, 9 Ottobre.
Se le mie condizioni di salute me lo avessero permesso,
sarei venuto a Trento per presentarle i miei ossequi, e per dirle
tante cose, e per rivolgule tante preghiere. ma p.i>ichè ciò
non mi è concC'sso, m1 permetto di scriverle; e poichè certe
cose è bene che siano note al maggior numero possibile di
persone, così pubblico la lettera nella convinzione che le verità
non sono mai ripetute abbastanza; tanto è ciò vero che io vado
ripetendole da mesi, e che sono riuscito a persuadere ancora
troppo poche persone.
Se ne ricorda? Era da pochi mesi stata intimata la guerra
del!' Italia all'Austria, allorchè, su mia proposta, la Lega Nazionale Italiana di Milano lanciava r idea di offrire, a nome di
quella città, a Trento un 'essillo lombardo che ricordasse i vincoli che. sino dai tempi di Sant'Ambrog10 e di San Vigilio,
uniscono le due città sorelle I giornali avevano appena annunciata tale proposta, allorchè 10 ebbi l'onore di una graditissima
visita della S. V Ella mi annuncia\a che anche a Torino era
sorta la stessa proposta e che nella città, culla dcl risorgimento,
si era formato un Comitato per offrire una bandiera alla città
di Trento; desiderava che Milano recedesse dalla propria idea;
e poichè ciò non poteva venir concesso, si decise di comune
accordo che, in uno stesso giorno da fissarsi, Milano avrebbe
offerto a Trento il vessillo e Torino la bandiera, coll'asta istoriala e coi nomi dei principali uomini del Risorgimento.
Erano quelli i momenti direi quasi ... idillici della guerra.
Gli ,, esperti", i com petenti (che vanno facendo così solenne-
81
mente una triste figura di 1gnora11t1) avevano assicurato che,
dati i moderni po.lentissimi strumenti bellici, la guerra non sarebbe durata che pochi giorni; essa tu•tavia, senza un riguardo
al mondo ai dotti profeti, durav,1 da d:eci mesi; ed allora gli
,.esperti" assicurnrono che l'entrata dcll'Ital1a in guerra avrebbe
fallo f111ir questa in pochi giorni.
La guerra dcl 18~8 aveva duralo 139 giorni, quella dcl
1859 soli 36, quella ciel 1866 non più di 32; c questa avrebbe
dovuto durare ancor meno. E invece!
In quei primi giorni la rettorica si sfogò non solo coi
torrenti di parole, dei discorsi, mci ben anche colla seta e oro
delle bandiere. Quante ne furono ideate, ricamate, offerte!
Ma la guerra continuò per tre a·rni; e le rovine si accumularono sulle ro\'ine; ed il numero dei paesi distrutti aumentava ogni giorno; ed i poveri profughi, ritornati a centinaia di
migliaia alle macerie delle loro case, non trovarono che miseria
e desolazione. Non sarebbe stata adunquc una crudele ironia
l'andar ad offrire a quella gente delle belle bandiere?
Questo io compresi visitando e rivisitando i paesi massacrati del Trentino, e constatando tanti dolori, e vedendo piangere, fremere ed imprecare quando si apprendeva che a Trento
si portavano auguri, saluti, indirizzi, pergamene e bandiere.
Io feci allora di lutto (e sono lieto di essere riuscito dcli' intento) perché Milano, rimandando la consegna del \'essillo
ad epoca più opportuna e meno dolorosa, inviasse intanto nel
Trentino danaro, vesti, lenzuola, stoviglie, e quanto altro era
ed è ancora, molto più urgente e gradito delle bandiere; e s~
Milano non ha ancor fatto quanto dovrebbe fare, e quanto ha
sempre fatto in simili circostanze, pure qualche centinaio di migliaia di lire fu man.d.at~ quas~ù; ed il vessillo può intanto aspettare.
Vuole, gent1l1ss1111a signora, un altro esempio? Tutte le
città e borgate del Trentino ebbero od avranno la loro bandiera; cd il 20 Settembre fu la voll..i della città di Lcvico a
cui la bandiera venne offerta da Rovigo; ma la gentile città ~iel
Polesine si era fatta precedere da qualche cosa di più scrio.
ed ave\ a portalo ad un'altra città del Trentino, a Rovereto
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e . bisogno,
. . per 250.000 lìrc di merci: cib arie,
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te Ie, vesti, utens1 11, stov1glic, attrezzi da lavoro ·· Ecco .. 1·0 vorrei·
che tutte le 69 province del regno portassero nel Trentino una
bandiera ... ma non prima di essersi fatta precedere da un quarto
di milioncino di offerte. Solo così operando quelle bandiere non
sarebbero una semplice rettorica seta ed oro, ma bensì il simbolo eloquente di una fratellanza veramente seria e sentita!
Il 12 Agosto u. s. Ella aveva la cortesia di ricordarmi il
nostro patio del 1916, e di invitarmi a fissare il giorno per la
consegna del vessillo e della bandiera; ed, io conseguente alle
mie idee, mi permettevo esporle ... quanto è esposto qui sopra,
e proporle di rimandare la consegna, 11on urgente, degli stendardi, intensificando gli sforzi comuni nell'offerta, urgentissima,
di soccorsi; ed Ella mi rispondeva, il 2 Settembre, mostrandosi
poco persuasa delle ragioni che Le avevo esposto, ed annunciandomi che la bandiera sarebbe stata consegnata al Sindaco
di Trento I' 11 Ottobre, nella ricorrenza del linaugurazione del
monumento a Dante.
Senza contare le numerose bandiere portate a Trento da
Comitati di studenti, da Banche, alle scuole ed alle Banche
trentine, e senza contare le varie bandiere preannunciate ma
non ancora arrivate, la bandiera torinese è la quattordicesima
sino ad ora portata a Trento.
Ecco l'elenco di questi vessilli, coi quali s1 potrà inaugurare, nel Castello del B on Consiglio, la Galleria delle bandiere.
1. Sino dal 4 Novembre 1918 (il giorno susseguente a
quello della liberazione) le donne vicentine fecero pervenire a
Trento, a mezzo di S. E. il generale Guglielmo Pecori-Giraldi,
la bandiera nazio1rnle.
2. li gio.mo 11 Novembre il gruppo d1 Mantova dell'Associazione trentina consegnava una seconda bandiera nazionale.
3. Il tenente Pietro Tcnchini di Brescia voleva portare
a Trento la bandiera nazionale. Caduto gravemente ferito, la
affidò al signor Arturo Angdini di Avio che, dopo la morte
dell'amico, la consegnò il 15 Novembre 1918.
4. li 28 Novembre 1918 la bandiera nazionale venne offerta a
Trento dai profughi reduci dall'accampamento di Mitlendorf.
5. li 2 Dicembre 1918 il Comitato dei Legionarì trentini inscritti alla guardia nazionale boema consegnarono a Trento
la bandiera loro offerta dalle donne di Benessov.
-
S2
-
6. li J Novembrt: l (J 18 Llllél b.llldiera nazionale vc11ne
offerta a Trento ,1 nome dr ~ M. la f~egrna Elcnn.
7-8 li JO Aprile l~ll9 1 prig1on1cn trent111i reduci dalla
Russia, e sbarcati a Napoli il :28 ottobre 1918, offrirono a Trento
una bandiera nazionale ed una ba11diera trentina.
9. L' l I 1\rlaggio un'altra bandiera di Trento fu offerta
alla città dai Tre11tini già prigionieri dr guerra a K1rscha 11 ow.
10-1 I. li cornnndo del quarto gruppo alpino il J.5 G111gno 1919 offrì i gaglimdctli dcl gruppo stesso e dcl 290 reparto d'assalto, entrati a Trento il 3 Novembre.
12. Il prof. Giuseppe Vice11tin1 dell' Uni\'ersità di Pi!dova
consegnò solennemente al sindaco di Trento, nel salone dcl
Mun_icipio, li 12 Luglio 1919, la bnnd1cra cittadina già portala
dagli studenti trent1n1 volontari nell'esercito italiano nel l 8!)l).
13. In forma del tutto pri\ ata, in qu~llo stesso giorno,
le d~1111e trentine fuoruscite. (persuase che il tempo delle feste
non e ancora venuto) consegnarono al si ndaco di Trc t la
11 0
bandiera nazionale ricamata 11e1 giorni dell'esilio.
l~. ~· l I
dame tor111cs1.
Ottobre
1919 consegna della bandiera delle
Per un ~olo caso, genti l e signora, la bandiera da Lei por"
tata non passo al quindicesimo posto; cd ecco come. li 2 No vem~rc 19!8 r c~valleggeri d1 Alessandria muoveva 110 da Ala
alla lrberaz1011e d1 Trento 0,:correva tlll" ba d'
d f
"
n 1era a ar s\·e11tolare sulla torre d1 Augusto Dove si pu · ,
l ? 5~
.
·
o .iver a
1 avverte
c~1e una assai bella e 111 Munrcìpro Si va a prenderla. cd il
giorno seguente qurlla bandiera sventola sul torrione
C-1stello del Buon Consiglio· 111 ·1 I/ i'"' · · · d'
.
.
'
•iunrcrp10
1 Ala recl,1111,1
quella bandiera, c.hc gli era stata donata non so da quale c1ttù.
ad essa deve ven1re restituita; ma pri1111 di restitt1· I .
1'
lrgge · d' Al
d ·
Jr a 1 c;1v,1 n i
essa n na ne fecero csegu i re d
.
.
a d eIl e qua 1·1 restera. al reggilllento e , ue, copte• co11jorm1 •
un
1a 11 ra sara donnta a
Trento· e per prendere
t. .
'
· . d
•
ques a rn co nsra
z·rpp~·l ~ '. era ~ppunto giorn i or sono recato
bllél I1 Slll <lCO serrnforc
,
a Lucca; ma anclic li sr scop ri c/Je non è questo p,
c la cerimonia fu rimandala. cd e' cr noi, il tempo d1 feste;
eco com e rl quattordicesi1110
posto resta alla ba nd iera ' di 'Torino.
del
Ed ora, gentile signora, se mi fosse
stato concesso di
83 -
,,ederla a Trento, avrei voluto nspondere a voce a varie cose
della di Lei gradita lettera del 2 Settembre.
Ella mi scrive per esempio che il Trentino fu poco soccorso non so lo in causa dell'ignoranza degli Italiani sulle vere
condizioni del paese, ma anche per ,, la riluttanza di molta
gente ad essere soccorsa". Io vado girando da mesi nelle zone
devastale, sono stato presente alla distribuzione di molte doz zine di camions di merci, ho sentito parlare dai beneficati di
altre distribuzioni, e se ho visto molti segni di dignitosa gratitud111e, mai ho notato il più lontano segno di riluttanza. Certo
che la beneficenza è una cosa molto difficile, e che essa deve
venire fatta se11z 1 alcuna tealralltà reclamistica, e deve andar
direttamente e prestamente ai ven bisognosi, e senza il menomo
carattere di elemosina, ma come Il compimento di un doveroso aiuto d1 fratello a fratello, ma come una prova tangibile
di amore patrio rspresso coi fatti e non colle sole parole.
Ma di tutto qut sto basta; ed io mi affretto invece a prendere atto di una di L•:i speranza e di una di Lei mezza promessa. Ella mi scrivc\'tl :
,,Se mi riuscirà organizzare un giro alle terre cui Ella
accenna nell'opuscolo intorno alle condizioni della guerra nel
Trentino, io sono certa che la 11ostra gita non sarà senza beneficio".
Dio voglia, gentile signora, che ciò avvenga! Dio voglia
cl e le dame d1 Torino 11011 ri1111ov1110 !'errore di tante comitive
111aschrli, le quali andarono a Trento, dove le conseguenze della
gu~ rra non appariscono più, corsero fra i fratelli dell'Alto Adige
dove la guerra 11011 arrivò mai, passarono, in ferrovia od in
camions, davanti qualche paese rovinato, guardando le rovine
colla stessa curiosità di un turista straniero che visiti le rovine
di Pompei, e se ne tornarono a casa lieti della bella gita, e
superbi ... del dovere compiuto.
Eviti, gentile sig11ora, che questa volta si rinnovi questo
errore troppe vo lle dpduto. Trento può venir considerata come
la sala di un gra11dc palazzo, tutta suoni, ba11diere, vita e mo\ i mento, e tutta fiancheggiata da stanze abitate da genti addo lor,1te. Esca, signora, ùa quèlla sala, e conduca le sue nobili
compagne in quelle stanze: stanze che si chiamano Val di Gresta,
8-l
Mori, Marco, Vallarsa, Trnmbilleno, Terragnolo, Valsugana ecc.
Visiti qualcuno dei paesi più alti e più remoti, dove non sì
sente mai nè il fruscio delle bandiere nè l'eco dei concerti.
In quelle povere baracche mal connesse, in quegli antri muscosi e gocciolanti, e.lavanti a quei bimbi che venendo al mondo
11011 trovano un cencio da coprirsi, a quei vecchi che dormono
su poca paglia e senza camicia e senza lenzuola, a quelle famiglie senza stovigl1c, 10 ho pensato molte volte che le bandiere sono una gran bella cosa, ma dovrebbero venire sempre
dopo le lenzuola, i piatti, le forchelte e le scodelle.
Così penserà anche Lei, gentile signora, se avrà la ven~ura ~i 1~~11 las_cia:si cond~rrc, come di solito si usa fare cogli
111:.:stn v1s1taton.' la dove s1 sta meno peggio per non aggravare le colpe di coloro che avrebbero dovuto fa re meglio e dt
più; e se nel leggere questa mia (che espone cose che tutti
pen~ai~o ma ~he non tuili oserebbero dirle) Ella forse po!réi
sentirsi un po urtala, dopo quella \'isi!a Ella esclamerà: ,,Eppure questo secc_atore teslardo ha ragione", eri appena ritornala
nella i_10?ile Torino Ella trasrnulerà tl Comrtato per la bandrera
alla crtt~ dt Trento in u11 Comrtato p;emontese per i soccorsi
al Trentf/fo devastato.
Così avverrà, e così avrò raggiunto il 1111·0
scopo ... pur
col pericolo di passare per importuno.
.
Presento, colle mie scuse, i miei ossequi a Lei, gentile
signora, ed alle nobili dam.e che La accompagnarono nella libera Trento.
Dcvo!iss1mo suo
Ottone Brentari.
17.
Galline, capre e maiali a Trambilleno
Lettera aperta alla signora Oialia Montanari, presi~entessa ~e!
Comitato Dame Bolognesi e Romagnole, Vta Broccaltldosso, 3 - Bologna.
(Dal giornale Arena. 16 Ottobre 1919)
Rovereto, 15 Ottobre.
Oentiltssima signora,
Non ho mai avuto l'ambito onore di esserle presentato;
io non La ho mai vista neppure da lontano; ma La ammiro e
La venero da un pezzo, per tutto il bene pratico e serio che
Ella ha fatto e sta facendo al mio povero Trentino, andando
a cercare (e non è difficil e) i bisogni veri nelle località dove
più si soffre, lungi dalle linee ferroviarie, e 1~agan anche ~alle
comode strade automob11istiche, e senza farsi precedere ne da
trombe nè da tamburi, e senza la speranza di vedersi incontrata eia fusciacche è da va ll etti.
Così mi ero figurato che dovessero essere le donne italiane in questo momento, questo ideale io vedo realizz1.to i1~
Lei; ed a Lei oso dirigere questa mia, anche col nsch10 d1
urtare la di Lei modestia, e nella fiducia che l'opera sua possa
servire di esempio.
E come mi sono indotto a far ciò? Anch'io, gentile signora, ho corrispondenti numerosi, segreti, fidati, i quali mi
riferiscono quanto avviene e quanto occorre nella zona devastata del Trentino; cd uno di essi mi scrive proprio oggi da
Trambilleno:
Mi affretto a comunicarle che è stata qui nelle frazioni
di Po~zacchio e di Boccaldo, la signora Giulia Montanari, presidentessa del Com,itato Dame Bolognesi e Romagnole, quella
stessa la quale, fra altro, ha fatto avere vacche alla povera valle
di Gresta e capre a Loppi o. Essa ha promesso di mandare
quassù capre lattifere, galline e qualche maiale".
- 86
Nel leggere questa notizia, che annuncia intenzioni così
aliene dalla rettorica di moda, e così vicine alla vita pratica,
io mi senti i commosso, avrei \'Oluto esse rl e vicino per poter
baciarle la mano, e corsi tosto co l pensiero ad una mia recente
visita a T ra mbill eno, e specialmente ad un povero vecchi o e
ad una povera vecchia cli c vidi lassù.
Vidi il vecchio a Pozzacchio. E~lì Ila setta ntadue anni.
Da circa due mesi gli è morta la moglie. È solo. Tutta la sua
sostanza consisteva in due capre Queste gli furono tolte dalle
truppe austriache, e non gli fu rilasciata ricevuta alcuna; e ad
ogni persona egli va raccontando la mesta storia delle sue capre,
e come Augusto andava ripetendo ,, Varo, Varo, rendimi le mie
leg1on1", così egli va esclamando ,,O Austria, o llalia, rendimi
le mie capre". Tutto il mondo era per lui in quelle due bestie;
e che gli importa dei 14 punti di W1lson e d1 tutto i l guazzabuglio da essi generato?
Vidi la vecchia a Vanza; conta 83 anni; s1 chiama Maria
Bisoffi; veniva lentamente dalle rovine della chiesa, e guardava
qua e là come cercasse cogli occhi qualche cosa; e quando rne
le avvicinai, più parlando a se stessa che a me, esclam ò:
Qttel l'era en gusto a veder le so bestie! Adess no se
vede pu en goz de lat !
Ecco; lunico gusto di quella povera donna (e non di
essa sola!) si era quello di veder le so bestie. Che le importa
di tutto il resto?
Questo dico per di mostrare quanto sia saggio il programma
che Ella, gentile signora, s1 è prefissa di svolge re; e per far
co.m~re nd e:e che p~r isvolgerlo Ella non poteva scegliere luogo
m1 gl1ore d1 Tramb1ll e110, m1 permetto qui di dare a Lei, ed a
quanti l eggeran no queste righ e, altre notizie su quel comu 11 c
da me varie volte visitato.
Il nome.
Si deve scrivere: 'framhileno o Trambil/eno? Anni or so no
forse per eco nomia, tutti usavano la prima forma; nelle scritt~
dipinte nelle varie frazioni del Comune, ora si vede adottala
luna ed ora l'altra delle du e forme, secondo l'opinione del
81
signor capo contrada; ma poichè ora il timbro comunale porta
chiaramente la dicitura Trambilleno, così scri\'eremo anche noi,
che non vogliamo aver questioni colle autori 1 à costituite.
Il nome è dato al Comune Jalla pos1z1one della massima
parte del territorio comunale, che si trova tra ambo i Leni, e
cioè nell'angolo formato dai due Leni che si uniscono a San
Colombano: i l Leno d1 Terragnolo a nord ed li Leno di Vallarsa ad est.
Ella cercherebbe invano. gentile signora, 11 nome di Trambilleno nei bollelt111i della guerra che lo ha devastato. Non esiste un paese che si eh ami così, come non esiste un paese che
si chiami Va Il arsa e TLrragnolo; ma esso è ti nome del Co mune che comprende sedici frazioni, delle quali quelle di Dosso,
Le Porte, San Colombano sulla smistra del Leno di Vallarsa,
quella d1 Spmo giù sullo stradone sulla destra del torrente, e
le altre (le più numerose ed importanti) sull'altopiano che si
estende fra i due Leni.
Ma se non il nome di Trambilleno, s1 però sono ricordale nei bollellin1 militari or l'una or l'altra delle sue frazioni,
e specialmente due famose vette che sorgono nel territorio comunale: il Colsa11to ed il Pasubio.
Questo monte famoso è ricordato già nel bollettino del
25 Maggio, e poi cento volle ripetuto; e se, per citare qualche
altro esempio, noi leggiamo il bollettino del 2 Luglio 1916, tro veremo nominati il forte Pozzacchio, il Monte Spii, l.1 malga
Cosmajon: tutte località del Comune di Tramb11leno
Nella loro prima a\•anzata i nostri giunsero presto sino
alla frazione d1 Pozza, ove fecero prigionieri (nei prnni giorni
della guerra, allorchè noi non eravamo in guerra colla Germania)
due soldati germanici, annoveresi; in una seco11da avanzata fecero correre a gambe levate i famosi Standschiitzen sino al
Toldo; in segu i to alla Strafexpedition del 1916 tulle le frazioni
del Comune, ed il Colsanto, dovettero venir abbandonate dalle
nostre truppe, che tennero saldo sul Pasubio; e poi avanzarono ancora ; e dopo Caporetto tornarono a ritirarsi.
111 questi continui a11d1rivieni le frazioni del Comune erano
bersagliate or dagli uni or dagli altri; dai nostri, dalla Zugna,
quando era no occupate dagli Austriaci; da questi, da cento parti
-
81:1
(e persino coi grossissimi calibri che erano giù nel fondo della
Lag-arina) quando erano occupate dai nostri
Così questo povero Comune, elle 11011 ebbe neppure il
piacere di veder il suo nome portato per il mondo, fu fracassalo dagli uni e dagli altri; e basti il dire che delle sue 438
case, 230 furono totalmente distrutte, 156 demolite per tre quarti,
6 per metà, l 6 per un quarto, e le altre 30 tutte più o meno
gravemente danneggiate.
È inutile l'aggiungere che dalle case non totalmente demolite non solo furono portati via, interamente, o distrutti, mobili, biancheria, stoviglie, ma anche strappati i pavìmentJ, i soffitti, le imposte: gli infissi, ed in gran parte le travature dei
tetti; ed Ella può immaginarsi, gentile signora, come la popolazione, dopo quasi quattro anni di assenza, trovò i suoi paeselli quando vi fece ritorno nello scorso inverno!
Da Pozzacchio al Toldo.
Nella mia recente visita a Trambilleno, visto che nelle
mie gambe ,,l'antica virlù non è ancor morta", volli compiere
la passeggiatina traverso le principali frazioni del Comune, dalla
più settentrionale alla più meridionale.
Pozzacchìo. Sorge a circa 700 metri sul mare, alle estreme
pendici muidionalì del Pilose (m. 894), che è un contrafforte
dello Spil (111. 1751). Proprio d1 fronte, di là dalla valle, sorge
la Zugna (rn. 1858) dLlle cui artigl1enc formava un magnifico
bersaglio. Verso sud sorge il bianco sperone che, mediante una
ventina di gallerie scavate nella rocc1c1, era stato trasform 1 to in
un forte grandioso. Alla "1gilia dello scoppio della guerra, il
23 maggio del 1915, gli Austnaci diedero alle fiamme la villa
del comando, le grandiose caserme, i magazzini, ma
sì
11011
che i nostri, quando pochi giorni dopo presero il forte, non vi
facessero una ricca preda di viveri e dì attrezzi. Delle 55 case
dcl paesello, che era in una posizione così pericolosa, 5.f furono completa 111 e11te demolite, cd una distrutta per metà. Per
quasi dieci mesi si lasciò che la popolazione vivesse nelle can~ine, negli a~voltì, ~ nel~e n~iser~ barncche che s'era quasi per
111tero costn11te da se; gli ab1ta11t1 non ebbero mai l'alto onore
-
89 -
di ammirare il viso di una qualsiasi autorità civile o militare·
e solo dal principio di Settembre si cominciò a lavorare con'
qualche serietà Una impresa di Bergamo, Savoldelli e Cardinali con 150 operai venuti di là , e che lavorano (e sul serio!)
non otto ma dieci ore al giorno, in poche settimane ha fatto
dei veri miracoli. Perchè JJOll s1 è cominciato quattro mesi prima,
e perchè non si fa dt1ppertutto così? Se la stagione continuerà
propizia, tutta questa povera gente, ed il suo modesto raccolto,
potranno prima che infierisca l'inverno, venir messi al coperto.
Vanza. Passiamo davanti alle rovrne della chiesuola, senza
tetto e senza prete, ed in mezzo a reticolati e trincee, e lasciando
giù a sirnstrn baracchette e caverne militari, trasformate in fienili; rallegriamoci nel veder che anche di là dalla valle, ad Albaredo, dopo tanto ozio comincia a rosseggiare qualche tetto;
lasciamo su a destra il Pian del Levro, ove nel 1915 erano postate le nostre artiglierie; e dopo mez'ora eccoci a Vanza, nella
sua bella pianuretta, piantata a gelsi e granoturco. È, coi suoi
400 abitanti, la frazione più popolata del Comune. Delle sue
66 case, 54 furono demolite totalmente, 8 per tre quarti, 2
per un quarto, e le altre 2 danneggiate. La chiesa, scoperchiata
e massacrata, è sostituita da una baracche'.ta di metri 3 x._ 7,
sulla cui porta alcuni bossoli di proiettili fungono da campane.
Anche qui si lavora; ma poichè il materiale deve venir portato
su a spalle d'uomo, il lavoro costa assai. Per dare un esempio, 50 tegole che giù sullo stradone costano 13 lire, quando
sono quassù ne costano 23 !
Bocca/do. Giriamo lo sperone di monte; giriamo la lunga
valle, in fondo alla quale, sullo stradone, è la frazione d1 Spino,
e in alto la più alta delle frazioni del comune, la Oiazera (m. 1086);
ed in essa troveremo i resti delle baracche, stalle, magazzirn,
fontane, abbeveratoi approntati dagli Austnaci per l'offensiva
del 1916. - Qui era il comando d'una divisione, in baracche
adorne di mobili rubati a Rovereto ... e che ora s1 trovano ancora in parte dispersi nelle case dei contadini. A Boccaldo s1
cominciò dal Genio i\\Jlitare a lavorare prima e meglio che in
qualsiasi altra frazione. Pcrchè? Per due ragioni. Prima di tutto
perchè qui giunge, dalla parte di Tramb1ll~110, una strada camionabile; e poi perchè si scoprì che se delle 41 case 12 erano
91
~lll
completamente distruttl', e 12 demolite per tre quarti o per metà,
le altre 17 erano perù riparabili, cd 11 Genio, che ;iveva l'ordine di accingersi alle cose facili e sfuggire le difficili, le riparò. Qui è ora la sede dcl Comune e del comando dci carabinieri, fornito persino dcl telefono; e qui è pure, col magazzino
appro\v1g1onarne11li, l.1 'l ratloria ;\/pino. il cui proprietario, già
degli Slandschiilzen. può raccontarvi come passò nelle nostre
file, infilando su di un bastone la ca1111c1a che, vista d1 lontano,
poteva sembrare u11a ba11dicr.1 bia11c2. A Boccaldo sono sepolti
molli soldati, e due proiettili austriaci 420 11011 scoppiali
Pozza. Giriamo, salendo, una seconda val11cella, passiamo
di fianco alle rovine dell'ed1fic10 scolastico che serviva per le
due frazioni vicine, cd L'Ccoci in pochi minuti a Poaa, che
sorge sull'orlo di u1rn pi;inurctla che finisce al ciglione elle
con alta roccia precipita verso mattina Delle 39 case del paesello, 23 furono totalmcnk distrutte, 13 demolite per tre quarti,
e 3 danneggiate. l circ.1 200 abitanti sono quasi tutti ritornati,
ed 1 più di essi abitano in misere baracchette arrampicate sulla
roccia sul versante 11ord verso Terragnolo.
Tra una di esse trovai un vecchio di quasi 80 anni, Felice Ponticel11, la cui figlia, appena reduce dell'esilio, morì a
Rovereto, ed il cui genero, I3en1an11no Camper, appena tornato
dal servizio militare, morì per 111forlunio sul lavoro Ora il povero vecchio gira aliamo te11endos1 a mano il nipotino di for:;e
quattro anni, un amor di bambino. Quanti di questi casi pietosi!
Le altre frazioni.
Ma affrettiamoci, chè la via è lunga, e già troppo lunga
è anche la lettera.
Continuiamo a scendere verso occidente. ed eccoci, a
mezz'ora da Pozza, alle tre frazioni tli Lesi, Clochi e Mascheri,
che stanno come tre branchi di pecorelle ai piedi della pastorella, rappresentata dalla Madonna della Salette, la bianca chiesuola, l'unica rimasta intatta fra tulle quelle del Comune, la
quale so1ge su un alto isolato dirupo. Delle 83 case delle tre
frazioni, 66 [urano totalmente tl1strullc, e quasi tutte le altre
demolite per tre quarti. Anche qui (quanto tardi!) sì comin ·
eia
a
lavorare,
e
fra' altro s1 st a res t auran d o, presso la
chiesa, il fabbricato che conteneva il municipio, la canonica,
la scuola
. Quì trovai una povera donna, friulana, moglie d1 uno di
qui morto in Romania. Ha quattro piccoli bimbi; ma la sap_1e~1le burocrazia trova clic essa non puo ottenere alcun suss1d10,. percl~è il s.uo nome non nsulta dalla lista dei profughi
reduci dal! Austria. Essa infatti non è nata a Trambilleno e
vi~ne dalla Romania, e perciò è liberissima di morire di fame
assieme coi suoi bamb1n1 ~
.
J?i qui in pochi minuti scendiamo al Tolda (mezza dozzma d1 ca<;c pi.ù o ~eno danne5g'ate), donde continuani..lo giù
trave~so 1.campi, raggiungeremo lo stradone postale, quella s'rada
cht s1 chiama sempre 1uwva sebbene costruita da un stcolo
Le condizioni del Comune.
Se in cambio di una lettera avessi da scrivere un opuscolo (e se ne potrebbe scrivere uno per ciascuno dei cento
comuni danneggiati del Trentino) dovrei qui parlarle a lungo
delle condiz1011i del Comune: ma a dame un'idea bastino due
cifre: Lire 4-0.000 e L. 280. Dal 6 Settembre la cleli1.1osa carica
d1 si~daco è stata assunta, con civica abnegazione, dal signor
Valerio Costa, Il q.uale ha scoperto che il Comune dovrà spendere L. 40.000 ali anno, e non ha che un reddito assicurato di
Lire .... 280. Il molino meccanico, che pagava di tassa tanto di
far fronte alla quarta parte delle spese del Comune, è rovinato
da quattro anni; delk malghe affitta te ai Comuni contcrm111i
e devastate, non si riscuotono affitti; i boschi non danno red~
dito; le addizionali comunali non si possono imporre; altre
tasse furono o abolite o non rimesse; e pure Il medico il segretario comunale, la levatrice, il cursore, il guardaboschi' l!anno
la strana pretesa d1 voler mangiare; e la stessa pretesa hanno
le sette insegnanti; e da Vienna, da Praga, da cento siti vc11gon conti per spese ospìtaliere di appartenenti al Comune; e
per 1 36 orfani d1 gu1.rra, e per i 38 imalid1 lforn ti di circa
.100 fi~li~ il sussidio governativo non basta, cd anche i figli
1lleg1tt1m1 cd 1 pazzi mangiano e costano. Sino ad ora s1 andò
avanti coi debiti; m~ .sino a quando potrà d~rare un simile
stato di cose, on. N1!t1, on Nava, on. Credar? ..
.
Una veccl1ìa leggenda narra che allorche tn Trambllleno
c'erano le miniere d'oro, i Trambilleni giuocavano ?Ile bocce
colle palle d'oro; poi quelle palle furono nascoste 111 una caverna custodita da un !)ecco; ma ora quelle bocce doro non
si tiovano più; ed è scappalo anche il becco, visto che non
ci sono più capre; e qui è restala, unica dominatrice, la miseria.
Dei 1640 abitanti che c'erano prima della guerra (853 uomini e 787 donne) ne sono tornati 1528; ma appena saranno
aperti i passi, più di 300 uomini (ci~è tutte_ le. forze valide)
emigreranno, o provvisona_mente pc~ 1 la:on di mu~at.ore, o
stabilmente per la Romarna e per 1 America; e non e improbabile che comincino ad emigrare anche le donne
Ella vede adunque, gentile signora, che Trambilleno meritava bene la d1 Lei pietosa attenzione, e l'aiuto delle egregie
signore che a Lei fanno capo.
Della chiesuola rovinata di Pozza, sacra all'Addolorata,
è ancora in piedi la porta, sul cui stipite si leggono queste
parole:
1
O vos omnes qni tra11sit1s per vtam, attendile et videte
si est do/or sicut dolor meus.
Non pare questa la voce di Trambìlleno che chiede misericordia?
Pur troppo le persone che passano per queste vie desolate sono poche; ma fra esse è Lei, gentile signora; e Dio la
benedica!
Ossequi e ringraziamenti dal
devotissimo suo
Ottone Brentari.
18.
La Dante a Trento
n.zl l'é1nni\·er!sa1,io della libe1:azione
Lei/era aperta a S. E. !'on. Paolo Boselli Presidente della
.,Dante Alighieri".
(Dal giornale Arena. 2 NO\·embre 1919)
Trento, I Novembre,
Eccellenza,
Potrà I' E. V. vernre a Trento il 3 Novembre, anniversario
della liberazione della patriottica città? Potrà Ella in quel giorno
pronunciare ai piedi del monumento di Dante un discorso degno
del poeta e del!' oratore, e che faccia dimenticare tante nebbie
pretenziose eh e da un anno va 11110 aù uggiando li simulacro del
padre della lingua nostra e della personificazione della nostra
nazione? E mi permette Ella che con questa speranza 10 rivolga a Lei questa mia, per parlarle del mio paese e della nostra Associazione, che ha un compito così vasto, così arduo,
così onorifico e do\·eroso?
lo pensavo in questi giorni alle parole che la E. V., allora
ministro della pubblica istrùzione, nella seduta del 16 maggio
1890 dirige\ a alla Camera ad un \ero e venerando patriotta .
.,lo son certo, onore\ ole Ca\ alletto, ed Ella ne è senza
dubbio persuaso quanto me, son certo che se la gioventù italiana a\ es::;e ad esser pro\ ata in opere di valore ed in gloriosi sacrifizi, per la grandezza e per lintegrità della patria, non
mancherebbe al suo dovere".
La gioventù italiana nella sua immensa maggioranza (e
lasciati da parte i pochi vigliacchi sciagurati) dimostrò col
sangue, sul Piave e sul Grappa, quanto quelle parole della S. V.
fossero vere e giuste; ed ora che la gioventù sul campo molto
ha fatto per la grandezza e l'integrità della patria, tocca a tutti
noi, giovani o \ ecchi, e specialmente ai soci della .. Dante",
D·l
lavornre intensamente 1w1 a111m'ntare la grandezza della patria,
'>C'1tza cl1111enl1ca1e un 111011H~nlo cli preparare gli .rnimi per raggiungere domani, se non sarù possibile oggi, l'integrità dell.1
patria entro 1 suoi rcri co11fini gco!_!1afic1 cd etnografici.
Il sentimento d'italianità.
Per plausihilissimc rngioni d1 opportunita, il Congresso
clcll;1 Dante fu rimandalo ali' anno venturn, quanclo s1 potr.i tenerlo 1n migliori condizioni materiali e morali del paese; ma ora
non sara forse inopportuno (tanto per apparecchiare la discussione)
il ricordare la proposta avanzata !coli' adesione di 93 Comitati)
diii Comitato cli ,\·\ila no, e sulla quale doveva riferire l' ecrreaio
"'
i-..
C0lllll1. Filippo Mezzi.
Il primo articolo dcl nostro Statuto dichiara essere scopo
della nostra Società lc1 difesa e d1ffus1one della lingua e coltura
italiana fuori dei co11ji11i del regno; ed ora s1 propone di aggiungere le parole: .. e cli te11t'rc alto il senl1111ento d' 1tal1anità
nl cl1soprn d'ogni co111pet1z1011c di partilo e di classe".
L' aggiuntn e senza dubbio opporlu111ssima. Decisa mente,
irnncamcnk, la ,,Dante" deve affer mare e provare che suo scopo
e qu Ilo 11011 -;olo d1 d1lfomlL're la nostra lingua e la nostra
coltur.i, ma anche l'amore clcllt1 patria. Le masse ignoranti
hanno sempre credulo questo. anche pri111,1 clte noi lo dicessimo; cd a pro\arlo l>;1stcrcbbe il l11slc episodio di Legnano,
elci quale 1 giornali 1Jan110 forse fallo male a non parlare, pNcltè certe piag-he non si guansconu col '>tlenzio . Nel!' ultimo
.11111iversnrio della .!..!101 io-;a batt<1glia, gli slltdenti milanesi della
Dante \'Olcrano portar fion 1n qut'lfa borgata ai piedi dcl monu111ento dello sple11ditb gul'rricro del Bulli; doveva parlare
I' 011 . Arnaldo Agnl"lli; 111a una turba di do1111c socialiste, involute, incosc1c11li cd ig110ra11t1, co11 urla e fischi i111pedì il discorso... percl1(' la ,.Dante" era quclln che aveva volulo la
:,.:·11crra, perclJè la ,,Da11te .. era si11011 1111 0 di patria! Sì la ,,Dante" è sino11i1110 d1 patria; e di questa opinione non Ì.' forse
anche la I~. V. che nessun l1tolu 111igliore cli quello di Patria
l1n saputo dare al \'Olumc clte racco.glie i cl1scorsi da Let pro11u11ciali quale prcs1cle11le della .. D,rnk", d scorsi tutti ispirati
95
allo stesso concetto, e pur lutti
nel modo d1 11lustrarlo?
così luno dal!' altro d1\'ersi
È adunque da augurarsi che tale proposta sia approvala,
e che la ,,Dante" sappia attirare nel suo seno persone di lulte
le parli pol 1t1c!Jc e d1 lutti i celi, mantenendosi veramente, in
ogni $Ua manifestazione ,,al disopra d'ogni competizione di
classe e cli partilo", ed allontanando sempre più da sè quei
sospetti che 1n passato tanto ne sminuirono le simpatie e ne
inlralc1arono il progresso e lo S\ iluppo.
Una lacuna .
Mentre In .. Dante" -;ta integrando ed espl•cando 11 suo
programma, muore la sua gloriosa sorella, la Lega 1\'azionale.
lo non so da quali ragioni r \ alorosi prepo::-ti alla patriottica e benemerita 1-;tituzionr siano stati mossi a decretarne ti .;,u1cidio; ma potrei non depiorare \·ivamente tale dec1s1011e solo se
la ,. Da11ll.:" diventasse la vera erede della sortlla; ma ciò non
potrebbe a\·ve111rc "enza 111od1ficazione dello statuto, perchè gli
statuti delle due associazioni sono in un punto essenziale perfettamente contrari luno ali' altro.
La ,,Dank" s1 propone di difendere e di diffondere la
lingua 1lal1a11a fuon dei co11fi11i del regno, mt'11tre la Lega ~a­
zionale, i11teQTt1ndo ti programma della madre sua Pro Patria
(morta d1 mor!t' \·iole11ta p,'r opera dt I governo austnaco) col
suo primo articolo si propo11e lo .. scopo di pronlltO\ ere lamore
e lo studio della limni a italiana e sopratutto listituzione e il
mantenimento d1 scuoll' italiane entro t confini del/' lmpao, in
luoghi di popolazionl' mista. specialmente ::.ul confi11e l111gu1st1co".
Il 11110 antico profcsson.' gi11nas1ale Cnstiano Schneller,
nel suo libro mollo 111tcres-;antc Siidtirolisc!te Landsdtafle11 (nel
quale dimostra d1 ,l\ er t11cssa molta acqua nel suo torbido vino
pa11gerrna11ist1co1, ;1ffe1111a (i l :2!10) un po' iro11ic,une11te, che quale
vero fondatore della Pro Patria dc\ e \ entr consideralo un
certo doli. L. d1 Fr,lllcofortc, che si era illuso dt 111durre 1 montanari d i Terrag11olo, pagando loro da bere, é.l 1ip endere il loro
spento dialclt;1ccio k<ie'>CO; l}ll<'I mo11ta11.ir1 bevl'ltcro, e continuarono <I parlai e 1lalia110; lll.1 tutlm ia solo per il li more di
lJ7
quel pencolo si sarebbe pensato alla fondazione della Pro Patria.
Evidentemente lo Sch11eller non a\'eva lelto, od a\ e\ a dimenticato, lottimo e caldo articolo Un gr;do, che il dott. Augusto
Sartorelli pubblicava nel numero dcl 7 Agosto 1884 del Raccog!ttore di Rovereto; ., un grido di sconforto al trist" spettacolo che c1 offre> la minacciata nazionalità di migliaia e migliaia
dei nostri connazionali nel vicino Tirolo; è un grido d1 allarme,
perchè si provveda per quanto sta 1n 1101 a ridestare e mantenere vivo in essi lamore e luso della patria favella".
Quelle .. migliaia e migliaia dei nostri connazionali" sono
ora cittadini italiani, sono entro i confini del regno: e chi pe11se1~1 ad essi se la Lega Nazionale muore, e se la ,,Dante" contirrnerà a pensare soltanto ,1]1' italianità iuori dei confr111? L' italranità del Paraguay e dcl Canadà ci deve premere molto; ma
essa ci deve premere un po' cli più ai piedi delle Alpi, che la
JHOV\ 1da natura pose come .. schc>rmo fra noi e la tedesca rabbia"; e questa rabbia si manifesta ora più bavosa che mai nello
Sclllllverein e> nella Siidmark, e nel \lolksb1111d che, anche dopo
tutte le bolle guadagrrntesr dal pangermanismo, sognano ancora
il· Deatsch/and iil1er al/es, e contro I' rtalianità mai spenta nell'alto Adige sono i nsorti in una maniera così sfacciata e prov9canle che soli e\ crebbe lo sdegno se non sollevasse il ridicolo;
e la ,,Dante" deve \ egliare, e veglierà.
Nobile gara.
Permetta la E. V. che io citr anche qualche brano di un
da Lei pronuncialo alla Camera il 26 Maggio J 890.
Ella dr ce\ a allora:
discor~o
.. Non domandiamo tutto allo Stato, all'ente Go\erno: sopratutto occorre che l'opera dei Comuni e l'azione morale del le
persone che in essi hanno influenza sulle popolazioni, siano
p1(1 vigorose, e concorrano con l'opera del Governo al benefico
intento". E continuava: ,,Ci Sta dato vedere che, a poco a poco,
rna senza sosta, tutte le pro\ incie d'Italia gare<raino e si aaguaglino nella istituzione delle scuole, nella
per l 'educ~­
zìone po poi are" .
cu;:
Ho voluto riportare queste sapienti parole della E. V. per
-
· · curarla , in un l:'
ai orno così solenne, che in questa nobile gara
assi
il Trentino farà la migliore delle figure.
Alcuni ottimi articoli di una persona competente quale è
il prof. Quintilio Tonini pubblicati. ?al.la ''.Libe.rtà" di Trento
dimostrano quanto di buono e d1 1m1tabtle sia nella scuola
trentina· e se è vero (e non so come si potrebbe pensare che,
d t la' natura dell'Austria, potesse essere altrimenti) quanto
aa
f G.
.
Ila Gazzetta del Popolo" d1 Torino scrisse i l pro . 1ovann1
ne
..
.
·
t· ·
Vidari (che dire-.,se il corso pedagogico e~livo dei r~ae~tn tren 1111 a
Cles) che .. la compressione e la negazione dell 1talian1tà eran~
nelle scuole magistrali e popolari costante e assolute". non e
men , ero ciò clic a proposito di quello stesso corso, ti prof.
Enrico Quares11na sc1we\a nella .. Libertà": ..I maestr'., presi nel
loro complesso, so o le anime più candidamente patnott1che del
nostro Trentino, e 'iC qualcheduno fra i maestri del corso era per
caso tiepido patnotta, a quest'ora egli arde de~ fuoco. p11'.1 \'IVO,,.
Su questo campo I.i .. Dante" nel Trent1110 avr~ ben ~oco
da fare; ed anzi potrà additare la nuova alle vecchie province
come fulgido esempio d1 patriottismo e di coltura; ed a provare che le scuole trentine erano e sono buone, e al loro proo-resso hanno contribuito Comuni e privali, basti il fatto che
7n tutto il Trentino 11011 c'è un analfabeta. Sono molte le provincie d'Italia che possono dire altrettanto?
Giorni or sono ero in un paesello di montagna, a Pozzacchio di Tramhilleno, l'd un 'ecchio mi diceva:
In aio,·entù ero maestro in questa frazione; quando cominc1~·i, u~e soli in paese sape\ ano fare la loro firma; ora lutti,
uom1111 e donne, sanno leggere e scrivere".
.
Pochi uforn1 prima ero ad Aste di Vallarsa, a':is1eme con
un ufficiale, ~er la d1stnbuz1one di oggetti di \estiano. Mancava il capocontrada; e lufficiale disse, rivolto ad un gruppo
di montanari:
.. C'è qualcuno cli voi che sappia scrivere e possa farmi
la ricevuta?"
Più d'uno rispose pronto:
.
In Vallarsa, signor tenente, lutti sappiamo leggere e scrivere.
Sono molte Ìe provincie d'Italia nelle quali si potrebbe
dare una simile risposta?
7
--
99
-
capire; tanto elle un popolano di Trento un giorno mi diceva
scotendo i I ca po:
Parlate italiano.
Quando ghera i so/dai !adeschi qua/cassa se capi'va, e
adess che glze t so/dai taliani 110 se capiss pu gnent .1
La ,,Dante" si propone di diifomlcre la lingua italiana
;rnche nel I' blanda e nella nuova .%ela11da; ma no11 sarebbe bene,
r:ccellenza, che essa si sforzasse anche cl' itis<.>.g-narc a parlare
italiano.... agli rtaliani?
I Trentini sanno leggere e scri,·ere tutti, non esclusi i def1c1enti; quando parlano con persone d'altre regioni, tutti, e
... pecialmente 1 gio,•ani ed ancor più le giovani), come hanno
potuto osservare quanti hanno avuto relazioni coi profughi trentini, s'ingegnano di parlare italiano; da questo lato la .,Dante"
a\ rà poco da fare; ma ci sarà da fare d1 ptù nell'insegnare a
pensare italiano. Il compianto podestà di Trento, av\. Giuseppe
Silli (un valentuomo che comincia, mi pare, ad essere troppo
dimenticato) 1111 diceva un giorno: ., La propaganda tedesca non
nuscirà mai a far parlare tedesco un trentino; ma il pertcolo
non è questo, il pericolo è che essa riesca a far pensare tedesco". In quanto ai vecchi, che sono misoneisti come tutti i
, ecchi del mondo, è hene lasciarli vivere e monre in pace;
ma sarà invece ben iactle e proficua l a propaganda italiana della
.,Dante" fra i giovani.
Ella immagina Eccrllt·nL;-i, il dt'ltrio ed entu..;iasmo con cui,
il :~ Novembre dello scorso a11110, f1110110 salutati a Trento i sol·
clati d'Italia; ma in se,!.!uito li Trentini parlano poco e o..;servano
molto) molti :-i permisero d1 notare in una non scarsa m.norama dei nostri soldati (pure non amandoli meno prr questo)
quattro d1iett1: sputano troppo, hcstemm1ano ancor di p1ì1, non
:-anno leggerè e ::-crin~rl' ... e non parlano italiano.
La bestemmia! Durante la _gue11a, girando nel Veneto lungo
il fronte per \'ÌS1larc le Case elci soldnto, osser\'ai come si a'ndassero forinando, anche tra la popolazione, delle bestemmie composite'. innestando su quelle \ en<'te poco variate quelle ptù
fa11last1che d1 og111 parte d' llal1a, cltc trasformano Dio in tutti
gli animali ed in lutte le canaglie della creazione; e pensai:
,,Non sarebbe una bt>lla cosa il fondare 11n'associazionr contro
due ::::.
arandi villa111"'
· t o e I a bestemmia. che e·
" clic :s'O no Iu spu
lo sputo del!' ·
~ l·~
an11na · - no11 donebbe una tale associazione
sorgere fuori di otr111· ·,li•"' ,1 1
t't
d.
..
·
,
.
. ,... . "." ... pm 1 o e 1 credenza? ~' provo1
clte:ebbcro
lazzi. d:1 _g1ornal1 umoristiçi e degli scioperati dei
caffe, ma s_1 compirenbc opera di Cl\'iltà ". Mosso da tale concetto parlai della cosa
e
..
·' ... on 1111 ve:scovo e con un deputato
radicale:
S.
E
Mons
Feci
. .1co R'tl 1o lf'1 vescovo d1 Vicenza, e
.
·
··
et
I on. Arnaldo Aonelli · luno , J' Il
.
:
'
e a ro s1 dteh1araro110 d'accordo
.d
..
con me, ma m1 avvertirono che h ·t .
la 1le ''at a d a li ' on. G.1ova11111. Ro · d . ' s c-..sa 1 ea . era.. g1a stata
.
sa 1, ma 11011 senl11 p111 parlarne .
. . Se non di questo, certamente della lotta contro l'analfa~cli~m~ e .della propaganda per far parlare italiano fra o·Ji 1tal1a111 dt diverse reo'ioni la D t ..
:::.
.
.
,..,
• ' " an e dovrebbe occuparsi· non
per ti Tre11t1110 che può ser.
I'
'
.
\tre l esempio anche in questo ;1
quals1as1 altra provrncin
'
'
..
.
.
'' ma per quelle regioni i cui -..olclati
padano esclusivamente ti loro ll'ial"tt
.
.... o, e 11esco110 a non farsi
Italiani, soccorrete il Trentino!
Ma la più proficua. la più necessaria, la più urgente propaganda ù' italianità c'1c gli italiani possano fare oggi nel Trentino, consiste nel 'c'111re 111 soccorso delle zone devastate dalla
guerra, e nel mostrare l'amor fraterno e patrio più coi fatti
che colle parole.
Numerost. comitive visitarono in quest'anno Trento, ma
ben poclte <.I, esse seguirono un tale r.Jctodo, forse perchè non
divertente ed un po' costo ... o; ma la ,,Dante" seguirà il metodo
giusto; e mc ne danno se non foss'altro, affidamento le parole
clte V. E. ebbe la bontà di scrivere al benemerito tesoriere del
Comitato d1 Milano, co111111. Angelo Barzilai, parlandogli del
mio opuscolo su Le ro·v;11e della guerra nel Trentino. Il Comitato mila11cse della .. Dante", nell'anniversario glorioso della
liberazione, consegncr,\ a Trento (e saranno graditissime) iscrizioni. larghe, lapidi L' bandiere: ma non si fermerà là; visiterà
k zone deva~tale; eù ognuno dei \isitatori sentirà poi il ùo-
I 00
\'ere di lra'5formarsi in apostolo cl1 fratellanza vera, seria, tangibile, e cosi la ,.Dante" saprà farsi amare, stimare, seguire.
I Trent111i, Eccellenza, sono addolorali ed avviliti perchè
i soccorsi vengono scarsi, lente e tarde le ricostruzioni, e perclie .;,ono ancora trattali come 111i11ore11111, senza \ oc1 dirette nel
governo della nazione, !:lenza il diritto di ammi111slrar da se le cose
p1 op ne; desiderano di risorgere per lavorare, produrre, contribuire
al bene della patria; ma anche nei dolorosi momenti attuali,
come su lutti 1 paesi in ro\ 1na sventola il tricolore, cosi da
ogni cuore, per quanto esulcerato, e::;ce un solo gndo. Italia,
Italia, Italia!
Della E. V. dc\'oliss11110
Ottone Brenfari.
19.
Il Trentino minorenne
(Dal giornale l.n Perseveranza di i\'\ilano, 13 Novembre 1919)
Trento, 12 No\•embre.
Trento con tutto il Trentino, ha ricordato solennemente
il primo annhersano della liberazione dal giogo austriaco e
dell'unione alla madre patria, e la commemorazione si S\ olse
specialmente nelle onoranze ai morti.
Il primo :--Jovembre le salme di Damiano Chiesa e di Fabio filzi furono trasportate dal cimitero di Tren to al rnnitero
di Rovereto; il giorno 2 fu posta a Ro\ereto la prima pietra
del monumento che donà ricordare ai posteri 11 giorno della
liberazione; il giorno 3 a Trento fu riconsacralo i l monumento
a Dante col la rinnovata iscrizione già distrutta dagli Austriaci,
furono rese nuove onoranze a Cesare Battisti, e fu notevolmente
aumentata la racco lta di bandiere offerte al la città; ed anche
dalle altre città del Trentino, e nelle borgate, e nei paesi, fu
ricordato i l grande avvenimento che avverava il sogno di tutta
la nostra vita, e d1 quella dei nostri padri ed eroi.
Non potrò mai dimenticare (e solo 1 vecchi patriott1 trentini possano comprenderla) l'emozione che pro•ai a Ro•ereto
chinandomi sulla tomba di f ilz1 e Chiesa, e nel sentir cantare
dai bambini delle scuole g l i inni di Garibaldi e di Mamelt, ed
a Trento nel vedere nel Duomo i giova111 soldati italiani, e da\ anti al monumento a Dante il generale Tagliaferri fare il saluto al la bimba d1 Cesare Battisti, la quale porta\ a sul petto
la medaglia ù'oro del padre, e poi chinarsi a baciare quella
medaglia; e nel sentire i caldi applausi della cittadinanza quando
si scoprì la lapide coli' ulti mo bollettino Diaz, donala dal Comilalo milanese della Dante e murata sulla torre del Pretorio .
Tutte queste · solennità, doverose, plausibilissime, commoventi, non devono però farci dimenticare due tristi verità: le
rovine del Trent1110 sono state riparate assai tardi et! in misura
ùel tutto inadeguata ai bisogni, ed ora su quelle rovine è ca-
102
-
-
duta precoce la nc>ve; ed il Trentino, dopo un anno dalla liberazione è ancora in istato di mino1'.ità, senza rappresentanza
parlamentare, senza rappresentanza pro\'inciale, e con incompletissima rapprc-:;entanza comunale.
Dei lavon d1 ricostruzione si potrà riparlare; e li111ilia111oc1
per oggi al secondo elci d11e argomenti.
Parlamento.
•
Appena liberalo il Trentino, fu nominalo senatore il sindaco Vittorio Zippel; e con ciò si riconosceva che il Trentino
era indissolubilmente congiunto ali' Italia; ma il paese restò
privo dei suoi deputali.
L'on. Giovanni Maria Longinolti propose che la Camera
aprisse <:>ubito le porte a1 deputati in carica delle terre redente,
trasferendo senz'altro i loro polc>ri rappresentati\ i da Vienna a
Roma; ma la proposta fu lasciata cadere. Forse non si \ oleva
vedere a Montecitono 1 Pittoni ed i Faidutti; forse non si credette opportuno d1 ammettere come deputato italiano qualche
furioso pangermanista o qualche idrofobo iugoslavo; ma tutto
ciò sia avvenuto per una ragione o per l'altra, \ero si è che
da un anno il Trentino è senza rappresentanza parlamentare, è
posto nella impossibilità d1 far sentire direttamente la voce dei
legittimi mandatari del paese.
È ben vero che al Commissario Civile, onorevole Luiai
Cre?a.ro, non di rado tocca fare la parte di deputato, e m~­
ters1 1n t.reno, ed andare a Roma, a raccomandare, a sollecitare
quelle misure che egli non può prendere direttamente e così
più che il governatore dcl Trentino, non di rado eali 'ne è il
dep~ttato; è ben vero che l'on. Alcide Degasperi. gih deputalo
a Vienna.' corre d1 frequente a Roma a difendere gli rnteress 1
della regione; ma la rappresentanza parlamentare trentina manca.
S. E. l 'on. Credaro più volte lasciò sperare che contemporaneamente all e elezioni politiche nel resto d e1 regno, esse
avrebbero
avuto. luogo anche quassù·. . E . J'o n. N'tl·
d. I · ·
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assicuro, garanti,
che
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ma le elez1on1. ... scoppiarono molto prima del t
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e I on. 1tt1 ella sua promessae forse
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11011 SI flCOr a ptll.
•
s
103
-
Provincia.
Il Trentino, coll'Alto Adige (che potrebbe venir chiamato
,,Trentino settentrionale", visto che esso giunge sino alle ,,Alpes Tndent111ae") face\ a parte della provincia del Tirolo, che
a\eva la sua capitale a lnnsbruck O\ e era la sede anche della
Giunta provinciale, dalla quale soltanto, senza alcuna ingerenza del Go\·erno, erano sonegliati i Comuni, tutti autonomi.
Giunta lItalia sino al Brennero la parte della Provincia che è
di quà dal Brennero rimase acefala; e tanto per fare qualcl•e
cosa, si incaricò una deg111ss1ma persona, il dottore Enrico Conci
(già vice capitano pro\ 1nciale) di sostituire la Giunta; ma questa non fu ncostituita S1 creò tll\ ece una .. Consulta .. , formata
di undici fiduciari, ch1m1camente dosata con un numero proporzionale dei \'ari partiti polittc1: 6 del partito popolare. 3 di
quel partito ltberale che si assicura essere morto e sepolto e
che avrebbe lasciato in parte erede il partito democratico; un
socialista; un agrario. La Consulta per un po' di tempo si radunò ogni sabato, ed emise dei bellissimi voti; il governatore
militare li prende\ a o non 11 prende\·a in considerazione; ma
non interpellò mai la Consulta e mai la riconobbe. Essa andò
morendo di mal sottile, ed ora è morta, senza lasciare eredi:
e resta solo il predetto on Conci, comm1ssano provinciale; ma
una \era rappresentanza provinciale non esiste
Comune.
Nel Trentmo, meridionale e settentrionale, ogni Comune
era, per la parte a111m1n1strativa, completan~ente autonomo, e
sottoposto esclusivamente, senza alcuna 111gerenza del Governo,
al la Giunta provinciale, emanazione diretta della Dieta elettiva;
e Trento, Rovereto, Bolzano, erano città autonome, con speciali statuto, dintti e regolamento elettorale.
La guerra non toccò il Trentino settentrionale, e colà le
amministrazioni restarono al loro posto, e vi furono e vi sono
lasciate anche quelle più ferocemente e spa\'aldemente a\ \erse
ali' Italia; ma nel Trentino meridionale, do\ e i paesi er~1110 in
-
104
-
gran parte e\ acuati, le cose andarono 1n maniera che lrn del
fantastico.
Sarebbe stato semplice cd opportuno, per dare al paese
almeno la modesta rappresentanza comunale, il riciliamarc in
canea tutte le amministrazioni comunali, magari per sciogliere subito quelle clie fossero apparse pericolose e che
forse, in tutto il Trentino meridionale, si sarebbero ridotte .... acl
una; ma se 111vece esaminiamo le condizioni elci 3lì7 Comuni
della parte meridionale della provincia di Trento (se non s1 penserà a costituire la Provincia di Trento e la Provincia di Bolzano,
ardua questione molto discussél 1) noi \ed i amo che soli 220 t:anna
'1sto rimesso a posto il Sindaco colla relativa int(ra rappre~e11ta11za; circa trenta hanno questa, ma col Sindaco non eletto da
essa, ma dal Governo; pii1 di 30 il Sindaco nominato dal GO\ erno
chiamò attorno a sè una Consulta, 1n circa 50 non esiste clre il Sintlaco di nomina governativa, ma senza Consiglio municipale.
qu~ttr~ Comurn (Brentonico, Luserna, Moerna e Folgaria) sono
aff1dat1 ad un commissario militare; pocliissimr Comuni (Cavareno, Quetta, ecc.), hanno Consiglio e Sindaco eletlr dopo
l'armistizio; e tre (Daiano, Ca rciato, Peio) sono amministrati
eia Sindaci nominati dal Governo austriaco!
f':lei primi g~orni del s110 governo J'on. Credaro aveva pensato d1 fare per 1 Comuni qualchecosa dr simile a quanto era
stato fatto per la provincia, e cioè nominare i triumvirati nei
quali foss: dato. posto alle varie tendenze o partiti; ma poi
abbandono tale idea (che 11011 avrebbe forse incontrate molte
simpatie); _ed ora_ egli (sono autorizzato a dichiararlo), è disposto a ncost1tu1re tutte quelle amministrazioni comunali che
ne fa~ciano domanda; ma sarebbe stato forse più simpatico e
semplice un decreto che le richiamasse tutte al loro posto 0
l'indire le elezioni.
' '
Ma come si potrebbero indire le elezioni? Colla legge
italiana? No, percliè manca ancora il decreto di annessione.
Colla legge austriaca? No, pcrchè essa Ila delle disposizioni
medioevali.
In A~stria si votava per .. Curie". Gli elettori erano di\· i si
.
rn ~re corp_1 elettorali; e il primo corpo, per esempio, con qurntl1c1 elettori eleggeva scr consrglreri, ed il secondo con cento
-
10.5
elettori eleggeva sei consiglieri. ed il terzo con 300 elettori
eleggeva ser cons1glien. Si da\ ano poi dei casi cunosi; ed in
prova d1 ciò basti un esempio: Sapete quanti voti aveva l'arciprete di Arco? ì\e aveva .... 36. A,·eva il suo voto personale
nel primo corpo, e ne aveva 35 nel terzo, ove votava per tutti
i ,, lasciti" della parrocchia; e così votava per il lascito dell'altare di San Caio, di San Tizio, di santa Sempronia, e per l'orologio, e per il campanile. Tutto ciò deve cessare; ma come
può ce::.sare?
Per quanto riguarda i Comuni si de,·e aggiungere anche
che molti di essi sono 5enza i loro documenti. C'è un circondario nel quale tutti gli archi\ ì dei singoli Comuni sono ammucchiati in un magazzino del Commissanato civile, ed i felici
Comuni devono andare a\ anti come possono. Sarebbe chiedere
molto se si pregasse quel Commissario Cl\ tic di restituire ad
ogni Comune le proprie carte .... dopo un anno dalla liberazione?
Annessione.
Gli elettori del Trentino non potranno venir chiamati alle
elezioni comunali e provinciali se non dopo le elezioni politiche; ma a queste non potranno ven ir chiamate se non dopo
il decreto di annessione; ma poichè non si può pensare ad un
decreto di annessione della Venezia Tridentina separatamente
dalla Venezia Giulia, e porchè i confini di questa non sono
ancora segnati. i Trentini devono continuare a restare in istato
di minorità.
E ciò perchè? Prima si diceva che non si poteva far nulla,
perchè Wilson a\e\a mal di capo; poi (Dio sia benedetto!) il
nuovo Messia guarì, ma non si potè cavarne nulla di buono;
ed ora pare s1 debba attendere sino a che esso abb ia ad abbandonare la Casa Bianca, per lasciare il posto a persona meno
forte di carattere. Ed il Trentino dovrà continuare nella provviso ri età commissariale, con un commissario al Governo, un commissario alla Provincia, un commissario al Comune? Dovrà
continuare in una co11dizio11e assai inferiore a quella della
Tripolitania?
Non sr è mai dato il caso, in nessun secolo, che un Re
JO(ì
od Imperatore, fosse pure Carlomagno o Napoleone, potesse
far dipendere dalla sua sola salute o volo11tf1 la sorte, non solo
d1 Trento e di Fi11me, ma di mezzo mondo; ma imperando la
de111ocraz1a ci è toccalo cli vedere nncllc questa. E sino a quando?
Intanto il Trentino, colle sue ca111pag-ne de\ astate, i c.uoi
cento Comuni rovinati, le sue industrie paralizzate, no11 puo
ancora amministrarsi da sè, e curare da -:;è i propri intere-;s1, e
corse pers1110 il pericolo d1 veder vendute agli Americani le
sue forze idrauliche, ed Ila visto partire dalle sue valli, come
preda bellica, tanto materiale che sareblw -;fato s11ffic1cnte a
riparare tutti i suoi danni 1
È ora di uscire da codesta rO\ inosa incertezza; è ora di
dare al Trentino tulle le sue rappresentanze!
20.
L'opera di ricostruzione nel Trentino
(0;11 giornale La Perseveranza di Milano. 29 Novembre 1919)
Trento, 26 Novembre 1919.
Finalmente si giunse non ad iniziare seriamente l'opera
d1 ncostruzione di tutte le 150 località distrutte o radicalmente
dannea<nate
dalla Q"uerra
nel Trentino, ma almeno a comoilare
1:-C>
~
t
e def111ire un progetto generale e sapiente, che ponga fine all'opera lenta e caotica che ha imperversato sino ad oggi.
Quanto si stabilì in questi giorni avrebbe dovuto venir già
fatto nello scorso Febbraio; e se così fosse avvenuto, la popolazione trentina avrebbe risparmiati e risparmierebbe innumerevoli disagi e dolon.
Al passato, pur troppo, non c'è più rimedio; ma gioverà
però il ricordare come s1 sia giunti all'attuale stato di cose.
Fare e disfare.
li Commissario civile, on. Luigi Credaro, che assunse il
suo grave uificio il primo Agosto, non fu sordo alle gnda di
dolore che si alza\·ano da ogni valle del Trentino; e nelle visite numerose elle egli fece. ebbe modo di persuadersi che quelle
grida erano tutt'altro che 111giustificate: e sino dal 21 di quel
mese indisse presso d1 sè un'adunanza, alla quale intervennero
i deleaati
dell'Am1111nistrazione provinciale, del Consorzio della
~
provincia e dei Comuni, del Comando Genio della prima armata,
dell'Ufficio profughi e della Sezione Lavori Pubblici del Co111missariato gcnernle civile.
S1 sapeva all ora che l'opera del Genio mil itare avrebbe
cessalo dalle sue funzioni il 30 Settembre, e s1 presero tutte le
misure necessarie per la trasmissione dci lavon dal Genio militare a1 pri\ ati ed agli Enti Ci\ ili, e per la istituzione di una
109 108
li preve11ti\ o iu compilato di urgenza, e spedilo a Roma
Sezione edile da aggiungersi alla Sezione Lavori Pubblici del
Comrrnssariato ge1lcrale civile.
Il programma allora cli pieno accordo concretato, ottenne
il 26 Agosto l'approvazione dell'on. Nitt1, presidente del Consiglio dei M1mstn; ma ceco che il giorno seguente, 27 Agosto,
giunge un telegramma dcl Conrnndo Supremo per ordinare che
il Genio militare dovc..,se continuare nell'esccuz1one dei lavori
1n1ziati sino alle nuo\·e d1spos1z1oni ... che hanno ancora da venire.
È qui da notarsi che nella ricordata adunanza era stato,
fra altro, stabilito che 1 lavori sino allora eseguiti dal Genio
militare non avrebbero più dovuto venir pagati 1n contanti, come
era stato stabilito in principio, o messi a debito del danneggialo,
ma cons1derat1 come prestazione e surrogazione in natura, per
la riparazione dei danni cli guerra.
Sia in seguito al telegramma del Comando Supremo elle
annullava il telegramma del Presidente del Consiglio, sia pe1
la ricordata d1spo'iiz1one, i danneggiati mostrarono allora il desiderio che il Genio militare continuasse l'opera sua a tempo
indeterminato. Che imporla\ a, inftltti, al danneggialo che una
casa elle poteva valere 5000 lire, al Genio militare, coi suoi
metodi, venisse a costare il triplo? Avrebbe pagato il buon Pantalone!
Fu in quell'epoca che i Javo11 dr ricostruzione già prima
a\ viali, raggiunsero proporzioni maggiori, e furono accelerati
ed 1ntensificat1, anche per merito del Consorzio della provincia
e dei Comuni, inteso specialmente a guidare e finanziare I' 1n1z1ativa privata, che s1 esplrcava a mezzo delle cooperati\·e e delle
imprese; iniziativa, che ebbe un assai scarso sviluppo, percllè
il patrio Governo non si è ancora deciso a dire quando ed 1n
quale misura risarcirà i danni dì guerra.
Passò così un mese senza che nulla più si stabilisse per
il giorno (che avrebbe pur dovuto venire presto o tardi!) ciel
ritiro del Genio militare; quando ceco che il 27 Settembre un
telegramma del Presidente dcl Consiglio annunziava che la progettata Sezione edile avrebbe potuto costituirsi non appena se
ne fosse riconosciuto il bisogno (come se questo non fosse stato
riconosciuto da un pezzo!), e cli1ede\a 11n preventivo della spesa
occorrente per le opere pubbliche a tutto il Dicembre 1919.
il -t Ottobre colla preghiera, visto l'avanzarsi della ~tagione
invernale, di autorizzare telegraficamente I' inlZlO dei lavori· ingenua domanda, la quale dimostra che gli ingegneri trentini non
si sono ancora fo1mata un'idea chiara ed esatta della natura e
degli usi e costumi della tardigrada burocrazia centrale!
L:i risposta si fece attendere un pezzo; ed intanto il 7
Ottobre, su propostt1 della Direzione militare dei lavori in Ro\ ereto, ~1 tenne 1n quella città, sotto la presidenza del!' on. Credaro, una riunione, alla quale intervennero, oltre al la detta Direzione, 1 Delegati del Co11-.;orz10 della provincia e dei Comuni e
del!' Ufficio tecnico pro\ inc1ale della Sezione la\'Ori pubblici,
nella quale si presero \ari accordi per il trapas::.o dei lavori
dal Genio militare agli Enti Ci\ rii; e nella adunanza del giorno
12 s1 passò alla costituzione della nuova Sezione edile.
Passò un nitro mesetto, \enne la ne' e a coprire le macerie
e d1ffrcoltare 1 lavori, \enne il freddo a rendere sempre più penosa la \tta nelle baracche; ed ecco che, finalmente (D10 sia
benedetto!), !'on. Credaro potè \edere radunati intorno a sè i
fu nz 1onari tec111c1 della Sezione La vari Pu bbl ic1, ed i nuovi i 11gegneri assunti~ per i lavori d1 ricostruzione.
Commenti.
Nel!' uscire dall'adunanza, gli ingegneri commentavano le
struzion
i a\ ute, ed 10 ho potuto sorprendere il seguente discorso
1
fra due ingegneri·
Che cosa 111a1 avrà \Oluto dire l'on. Credaro quando
insisteva sulla necessità di usare per tutti un trattamento uguale?
C'è forse bisogno d1 tale raccomandazione?
Non saprei; ma forse egli \ oleva avvertire che 11e1 lavori di ricostruzione non si deve badare se in quella tal casa
abbia da andar ad abitare una bella ragazza od una povera
veccliietla, cd avere per luna o per l'altra le stesse cure.
_ E perchè ha poi aggiunto .... che non si deve badare
a posizioni sociali? Che c'entra tutto questo?
.
Non saprei ; ma forse ha voluto dire che non s1 deve
badare se un privato dà o non dà la mancia ai capi-squadra
-
110
per far affrettare i larnri clic lo 111teressano So110 cose che,
come a tutti è noto, sino ad ora nel Tre11tino non sono 111a 1
avvenute, e 1'011. Credaro ck...,idua ev1clcnte111entc che non abbiano ad .avvenire in futuro. Non ti pare che sia cosi?
- E cosi certamente; e speriamo bene!
Danaro, trasporti, materiali.
La Sezione Lavori Pubbl1c1, a quanto ablJiamo potuto saJWre, ila pre::.entata all'on Credaro una minuta relazione sulla
espropna.zione del suolo occorrente per la attuazione dci piani
regolatori de~ p.aes1 cilL dc\ ono risorgere più belli di prillla,
sulla espropriazione delle rovine da demolirsi, sulla definizione
dei d1ntti d1 proprietà, sulle misure di igiene da adottarsi per
le case e stalle; il Gemo militare, in considerazione dei continui co11geda111ent1 degli ufficiali più provetti, desidera di ritirar · r
e si ritirerà al più pre<>to possibile; ma la Sezione edile
P?irà fare .se non le saranno élss1cu rntc le tre forze delle quali
d1sponev.a "· G:nro 1111l1tarc: danaro, mezzi di trasporto, matenal1.
Po1che s1 deve fare, è 11ecessario far presto, e non perdere altro
ielllpo, visto che con bene scarso fnitto , si
· sono
.
d
per liti almeno nove me .... ,.' e non •solo '-'i
, de\'e fa r prcs t o, ma
anche far bene; e per tutto questo occorrono danari, e molti;
occorre pagare o direttamente od 111direttarnente, i danni di
guerra.
nul~~
li Gemo militare an~va a sua disposizione mezzi d1 trasporto. N?n s1 pretendL' contin uare 1'111calcolablle sciupio di benzina . e d1 ~aom111c in ,,..,
am e rioi--11·I con carri vuoti· in
· 1nutil1
·
pas~cgg1ate, per futili motivi; 111a occorre assolllt~mente che Ìa
Sezione Lavon Pubblici abbia a propria dispo.
I
- d'
s z1011e, senza
t ov~t
ipen~1ere ogi11 volta da qualche tenente, almeno cento
ca111101i,s,. dei quali al111eno due terzi 111 giro.
l-: 1 11rnte11al1? Al11mè ·1 Se •si· f"cess"
.
"
·'- una 111chiesta
sul
mesto argomento, si troverebbe che diecine ed
..
t'
d.
·i· . .
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' 1111 ioni di 111atenal1 trovati nel Trent1·110 e I
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. ·111c1e.
.·
devastata, furono trasportali nelle '-11t 1·e pio\
1 tra!ta\'a d1
s
·
Ili
-
preda di guerra, e s1 trattava il Trentino come terra nemica,
come terra conquistala!
Sino dal primo Agosto il signor Francesco Lenner, presidente del Circolo commercia le e rappresentante comunale di
Rovereto, interpella\'a quel sindaco per chiedergli se egli era
a conoscenza delle gravi ed ingiustificate difficoltà opposte agli
industriali ed artigiani di Rovereto e del resto della zona devastata in merito al ricupero o, per essere più esatti, alla restituzLOne dci macchinari cd altri materiai! urgenti ed indispensabili
al riprist1110 delle indu-;tne ed officine; e notava che tait materiali, dagli Austriaci rubati ai Trentini, passa\ ano nel regno,
con danno non solo del Trentino, ma anche del Go\erno,
perchè questo alla fine dO\ rà pagare gli indennizzi a più caro
prezzo. Il sindaco d1 Rovereto non poteva che dar ragione
ali' 111terpella11te, da quel Mumcipio furono presentali sull'argomento memoriali su memoriali; ma lultimo di essi, deglt scorsi
giorni, nota che, malgrado tutti gli sforzi, dal!' Ufficio ncupen
non si e potuto ancora ottenert> ... nemmeno un chiodo!
Ed intanto avvennero fatterelli come questi: ditte, rappresentate da ufficial i smobilitati, vennero nel Tre11t1110 a comperare baracche per L. 17 al metro cubo, per rivenderle 11 dì dopo
a Verona a L. 50; una certa ditta che aveva comperate sull'Altipiano di Vezzena 66 baracche, ne demolì ed asportò 180.
gruppi di solùat1, per guadagnarsi il premio di L 5 per ogni
quintale di materiale raccolto, frantumarono a colpi di mazza persino ... det costosi motori; a Serra\ alle furono spaccate le incorniciature d1 porte e f nestre per ca\ arne i cardini d1 ferro; furono venduti i leg11a1111 di sostegno a teleferiche a certe ditte
che buttarono le corde d1 ferro a terra 111utihzza11dole, per vendere in fretta i pali come legna da ardere, e distruggendo così
lelefenchl' che sarebbero state utilissime per i lavon di ricostruzione; e 1111 fermo qui, aggiungendo soltanto che si dovranno
ricomperarr dagli spernlaton i materiali ad un prezzo almeno
doppio di quello a cui quei medesimi materiali furono ad_ essi
venduti dal Go\·erno !
L'on. Credaro, con un alto 'enuto in ritardo (ma che_cgl1
11011 a\ rebbe potuto f.ue prima di allora), pose il \eto all'esportaz1011~ dei n1atenali dal Trentino; ma ora Il Consorzio Nazio-
11'.2
11ale di Roma, ora questo o quel Ministero, ora questa o quella
Autontà, telegrafavano, protestando di aver già comperati questi
o quei materiali e chi0dendo11e l'esportazione dal Trentino; e
cosi av\ enne che binari d1 Decauville andarono a finire .. in
Sicilia, e tubi per acquedotto, se non fo->sero stati fermati in
tempo, sarebbero andati a finire ... a f(oma; ed intanto in molti
paesi del Trentino infierì il tifo per mancanza d1 acquedotti!
Ebbene, i Trentini, che so110 buo11i, "ono pronti a rinunciare ad una 111cl11esta, che non farebbe tornare indietro un
palo; sono pronti a dimenticare il passato, visto che non ce
pift nmedio, e cl11 ha avuto ha avuto e chi ha perduto ha perduto; ma po1chè il troppo stropia, ora pretendono che, per
'>alvare almeno qud poco clic rc..:;ta, il decreto dcll'on. Credaro
s10 rispettato e fatto nspettare da tutti.
Dal Trentino s1 è già portata via troppa roba dei Tre11
l1n1, ed ora ba-:;ta !
21.
,,Laboremus" pei fratelli del Trentino
Lettera aperta alla signora Gioconda El/ero De Angeli, presidentessa del Comitato Esecutivo dei pro/agiti a Milano.
(Dal giornale Arena di Verona, 24 Novembre 1919)
Mori, 23 No\embre 1919.
Gentilissima Signora.
,v\1 perviene qui la d1 Lei gradita lèttera, e la c1rcolare
che Ella dirige a1 l)oc1 della benemerentiss1ma associazione
.. Laboremus", ed agli amici \ ecchi e nuo\·i che Ella chiama intorno
a sè per raccogliere altri fondi e materiali per i po\·eri fratelli
trentini, cosi dura111cnte colpiti dalla guerra, e che si trovano,
ad un anno dalla l1ber,llione, in condizioni ancora così tremendamente doloro:;c, per alle\iare le quali il go\cmo ed il pubblico (per apatia, poltroneria, ignoranza, superficialità, egoismo)
hanno ancor fJtlo cosi poco.
Dopo un giro per le terre de\·astate (compiuto non per
rice\ ere ossequi m,1 per fare del bene, senza tamburi e senza
bandiere) Ella 111' se 1\ e:
.. Ella ha mille\ oite ragio 1e di dire quello che dice, quello
eh' \'a ripetendo da tanto tempo ... Col mio giro. lungo giro,
pur troppo ho potuto constatare come tutto quanto si può dire
delle dis,1strose condizioni di quelle popolaz1011i rimane al disotto dello spettacolo spavenioso che se ne ha \'isitandole".
E conclude la relazione nella quale espone le impressioni
provate nella sa11t.1 sua peregrinazione col seguente pietoso
appello:
,.Laborem11s.' Per coloro che l'unghia atroce e.lei 11e111ico
ha sentilo per mesi e mesi nella carne viva, nella casa, nei
poderi i11v,1si, per coloro che il focolare disertarono nel terrore
folle d1 \ ederlo co11lamina10, e andaro 10 lu11g:ame11tc rami11g11i
fra gente ig11ot<l . !orse ostile; per coloro che dalle esigenze
lS
I 11
dalla guerta al focolare furono a fo1za strappali ... e più non lo
rividero; per coloro clic al focolare dei padri tornano dopo l'esil10
e non più lro\'a110 manco le ce11en, Laboremus, /abore11111.,· 1"'
Dio voglia, egregia signora, che la d1 Lei 'oce, tanto
111 cntamenle autorevole, sia ascoltala ben più della 11na; e 010
La benedica per tulio il bene che ha fallo e sta per fare ai
miei povcn compaesani, dopo tutto quello compiuto, con lavoro assiduo ed 111tellige11te, per le migl1a1a di prof ugh1 veneti
e trentini che furono per due anrn ospiti di Milano.
Bandiere e cartoline.
Pur troppo quanto Ella :--crive e lutto \'ero; e più giro e
p1t1 mi convinco che la triste rcaltil è superi0re a quals1as1 1mnrnginazio11e; andando ed entrando in queste baracche che erano
forni in estate e sono frigo1iferi in imerno, e da\anti a questi
, eccl11 Gerenna che piangono s1llle rovine delle loro caselle,
ed a queste donne chi:' 11011 1spera110 p1u che nel ciclo, cd a
questi bimbi mal coperti t' 1néll 11ulrtl1, 10 sento una grande
pietà, mista di invidia, per gli ego1st1, 1 quali passano davanti
a tante sventure e ne odono parlare senza commuoversi, e senza
sentire il dovere, il bisogno di fare qualche cosa per alleviare
tanti mali.
Il signor Antonio L1c11110 Clerici d1 Genova, nello scorso
Gennaio, probabilmente senza aver, 1s1tato il Trentino e senza
conoscerne le triste condizioni, lancia\ a l'idea gentile cli far sì
che le \arie scuole del regno off rtssero la bandiera Incolore
alle scuole redente; e cantava:
Bandiera d' llalia, saluta le scuole
rcdenll! per sempre dal giogo stranicr,
sollévat1 al bacio dcl fulgido sole,
nel nome augurale d1 Dante Aligli ier
La proposta fu caldeggiata dal Corriere delle maestre: fll
accolta con, entusiasmo; s1 raccolsero allo scopo Lir(' 72.000;
ed alle scuo le dcl Trentino furono offerte ben 530 bandiere.
lo plaudo grato e commosso, ma avrei preferito che ogni
ma~slro, nei paesi così lontani dalla guerra, avesse tenuto ai
suoi scolarell1 un discorse Ilo presso a poco in questa forma:
I J.5 ,,Cari piccini, lassù, ai piedi delle Alpi, ha infurialo la
guerra; a migliaia r migliaia i bambini \Ostri coetaPei d.ovetlero fuggire collr loro famiglie lungi dalle loro case, e dai :01.dali austriaci furono cacciati lontani lontani, in paesi stra111er1,
in I u ridi accampa meni 1; molti di essi morirono d 1 freddo, di
fame, di stenti; r quelli che poterono rivedere il paesello natio,
in luogo delle loro case non trovarono che macerie; ed or~
sono scalzi, poco ve-;tit1, e, nel cuore dell' 1nverno, tremano d1
freddo, e piangono perchè \·edono piangere le loro povere
mamme. A quei poveretti dobbiamo mandare scarpette, camiciole, vesti, coperte, libri; ognuno de\ e portare qualche cosa;
e così formeremo un bel mucchio alto, alto, e sulla cima di
quel mucchio (a formare il quale tutti 1 nostri conc1ttad1111 .daranno il loro contributo) metteremo una bella bandiera Incolore, e manderemo roba e bandiere a quei \Ostri fratellini; ed
essi saranno contenti; e quando canteranno
Fratelli d' ltalia
L' ltalia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S1 è cinta la testa.
il maestro farà loro osservare; ,,Vedete, miei cari? È proprio
vero che, ,,l'Italia s'è desta" per aiutarvi; ed ecco che dopo
essersi .,cinta la testa dall'elmo di Scipio", ora c111ge anche le
rnstre testoline di un bel berretl1110 di lana. Quest'è 'era fratellanza; e quando, nelle feste della patria, faremo s\entolare
questa bandiera, essa v1 insegnerà che l'amore patrio, l'amore
umano, s1 esplica coi fatti".
Altre cento e più bandiere furono portate quassù a città,
a scuole, ad Associazio111; ma quante poche di e.:.se erano siate
inalberate ... sopra un bel mucchio di roba utile!
E le cartoline? Quante ne furono spedile da Trento e da
al tre località del Trentino da parie dei ricchi nuovi e \ecch1,
gli uni peggiori degli altri! Quanta benzina consumai~ ind.arn~
e, go m me sci upate! E quante migliaia e migliaia e 1111gl1aia d1
carto l ine furono spedile colla frase di prammatica ,,da Trento
f ina I men te redenta!" Quan la vana rettorica e su perf icial 1tà d 1
sentimento! E quanta incoscienza in tanti, inutili girnndoloni !
I l(ì
375,000 lire.
Ella 11011 ha \'Oluto essere di quel 11u111L'ro, gcntile signora;
e dopo aver organizzato due spcdi:~1on1 di 1oba nel Trc1!11110
(biancheria, abiti, scarpe, mnglieric, lenzuola, coperte, stoviglie ...
non dimenticando bandiere per molli comuni) ila voluto prendere personalrncnle park ad una terza spedizione; e dagli appunti che presi g1om1 or sono alla sede del Co1111tato ho appreso che fui ono beneficati nella Vabugana i paesi di Strigno.
Bieno, Spera, ~curelll', Villa, Agncdo. Ivano, Frace11a. Castel
Tesino, G11gno, Carzano. S,1111one, 0:-.pcdnletto, Novaledo. f~on
chi. Olle; nella Valle dell'Astico, i paesi di Casotto, Pecle111onk
Luserna; alcune frazioni di Caor1a nella Valle del Vano1: ed
un po' di roba fu data anche ad Isera e Lenz ma nella Valle
Lagarina. JI valore complessivo della lllL'rce distribuita ascendl
a Lire 375.000, ciò è 11101!0 ... ed e pochis:-.11110, e ben <t ragione Ella 1111 sc11veva, reduce dal suo viaggio:
.. Siamo part1t1 co11 un gross1s:-.i1110 carico, e spcra\·amo di
portare !anta g·io1a lassù; ed invece per quel po' di contento
che le nostre coperll', 1 nostri abili, le nostre calzature 1Ja11no
dato a tante misere creaturL'. quanta larga mt>ssc di sconforto
abbiamo raccolto! Qua11to a111ore, quanta \ olontà, quanta intelligenza, quanto denaro c1 vorrebbe per fare qualchecosa di bene
duraturo! Eppure non dovrebbe essere clifficile d1 mettere 111sieme tutte queste cose, se tutti por a':lsero la loro briciola d1
fede e di volontà in un' opera santa d1 amor patrio. J\'\a LL'I
batta ancora e sempre, e vedrà che molti dorm1ent1 si svegl1L'ranno, e tanta gente clJe ignora ancora f111irà col sapere'
E io continuerò a battere, signora, specialmente se tro\'O
incoraggiamenti come questo suo; e spero aneli· io che altre
forze si u11iranno alla d1 Lei iniziativa ... e qualche cosa ancora
si farà.
La ,,ruina di qua da Trento".
Riprendo a battere per osservarle che Ella ha visto molto,
ma ha visto ancora poco; e clic il Comitato di Milano ha portato un po' d1 aiuto alle valli della Brenta e dell'Astico, ma
117 non a quella dell'Adige, alla zona nerissima di cui la borgata
da cui Le scrivo è il capoluogo, e c"1e contiene sulla s n1stra
dell'Adige L1zzana, ,\!\arco, Serra\·alle, Santa Margherita, sulla
destra 1v\ori con T1arno, Sano e Besa.gno; Brentonico; Chizzola;
Santa Lucia cli Pllcante; e, su in montagna, N\anzano e Nomesino sulle falde del Biaveno e Valle San Felice, Pannone, Cl11enis
e Ronzo nella Va Ile d1 Gresta ; un tern torio di ci rea l G.000 ettari d1 superficie con circa 16.000 abitanti.
Più d'uno di questi paesi è interamente distrutto; g·li altri
fracassati; tutti saccln'ggiati, \ uotati, incendiati; e le campagne,
già fiorenti d1 viti, gelsi, frutti. ridotte éld un de.:;nto.
Il 12 Ottobre fu qui tenuto un con\·t'gno: ed ora 1111 si
favoriscono gentilmente le diligenti e p1etosL elaz1011i presentate in quei giorni dal dott. Gino JV\arc' tsoni, l'.~.g. Ugo Salrntti,
ing. Bruno Grigolli, signor Riccardo Gn,zolli; e nel leggere
quelle pagine non si può non sentire una stretta al cuore.
Le raccomando \ 1\·amente, egregia Signora, tutti questi
paesi, non meno che Vallarsa, Trambilleno e Terrag:nolo. Quanta
miseria e quale campo d'azione per il pat1 iottismo intelligente!
Tutti questi paesi sono vicini o poco lontani della ,.ruina
elle nel fianco di qua dr Trento l'Adige percosse," cantata da
Dante; ma più grande e dolorosa e sanguinante e la,grimantc
è la rovina di questi già fiondi ab1tat1; il Governo deve fare
(e Dio voglia che finalmente faccia!) tutto quello che è suo
do\'ere per riparare a tante rovine; e noi tutti facciamo quanto
pos::.iamo per venir in soccorso dei rovinati. Per quanto grande,
il nostro soccorso sarà scarso: ma scn nà almeno a ct=mostiare
che l'amor patrio degli Italiani non si e-;aurisce nello .:..\ entol10
delle bandiere, nel suono degli inni, e del!' in\ io d1 cartoline
illustrate
Grazie e plausi, buona signora, di quanto Ila fatto e farà;
ed ossequi dal
devotissimo suo
Ottone Bre11/ari.
INDICE
Pai;:.
Prefazione .
I l"este e dolori, cenci e band1en:
2. Per un punto interrogativo
:i. L'on. Credaro a Trento
4. I figli della guerra
.5. li riespatrio dei profughi?
6. Lettera aperta a S. I:.. l'on L111g1 Credaro
7 Il Congresso della Dante a Trento
8. Le\lera aperta a S. E. l'on Cesare Nava ministro delle terre liberate.
9. La più disgraziata delle \'alh trentine
10. Lettera aperta a S. E. l'on. Frnnccsco N11ti presidente del Consiglio
dei Ministri
11. Lettera aperta a S. E. Francesco Tedesco m111istro delle finanze
12 li cimitero del Trentino. l Dal Ceggia al Maggio
13. Il cimitero del Trentino. Il. Dal Maso al Grigno .
1.J. Il cimitero del Trentmo. lii. Sulle rive della Brenta
15. All'orlo del cimitero. La città d1 Lev1co
16. La bandiera di Torino a Trento. Lettern aperta alla signora Ildegarda
Occella, presidentessa ciel Comitato per la bandiera alla città d1
Trento. . . . .
17. Galline, capre e maiali a Tramb1lleno. Lettera aperta alla signora Giulia
Montanari, presidentessa del Comitato Dame Bolognesi e Romagnole, Via Broccamdosso, 3 - Bologna .
18. La Dante a Trento nell'anniversario della liberazione. Lettera aperta a
S. E. l'on. Paolo Boselli Presidente della .Dante Alighieri".
19. Il Trentino mmorenne. .
20 L'opera di ricostruzione nel Trentmo
21 .L;iboremus• pe1 fratelli del Trentino. Lettera aperta alla signora Gioconda Ellero Dc Angeli, prcs1cle11tessa del Comitato Esecutivo dei
profughi a Milano .
3
.5
8
11
14
19
24
29
:3-l
:~g
-13
49
5-1
61
67
73
79
8.1
93
101
107
J 1:3
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