ANNO 56 • numero 1 • marzo 2013 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave SENZA BARRIERE INSTITUTO Retiro em Itaparica: nosso “obrigado” ao Senhor FERENTINO VITTORIO VENETO Volere è potere: nuoto per tre ospiti del Piccolo Rifugio L'incoraggiamento del nostro vescovo in visita pastorale VERONA Ridiamo con i clown e i giovani di Cavaion PICCOLI RIFUGI Fondazione di culto e religione Piccolo Rifugio – onlus casella postale n. 39 30027 S. Donà di Piave (VE) Tel. 0421/330344 www.piccolorifugio.it u [email protected] conto corrente postale 14406375 intestato alla Fondazione Piccolo Rifugio partita iva: 02461760270 La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Anzitutto un grande grazie per la vostra vicinanza: senza l’aiuto dei sostenitori il Piccolo Rifugio non potrebbe proseguire la sua opera. Le offerte a favore dei Piccoli Rifugi o delle attività missionarie in Brasile e Albania delle Volontarie della Carità possono essere effettuate così: • conto corrente postale 14406375 intestato a Fondazione Piccolo Rifugio, via Dante Alighieri 7, 30027 San Donà di Piave (Ve). Basta usare il bollettino precompilato che avete trovato assieme a questo giornale. • conto corrente bancario, presso Banca Prossima, con Iban IT36 Y033 5901 6001 0000 0004 835 intestato alla Fondazione Piccolo Rifugio. • potete rivolgervi direttamente a ciascun Piccolo Rifugio. L’aiuto al Piccolo Rifugio può essere dato in molti altri modi: ad esempio con il volontariato, ma anche con una firma sul modulo del 5 per mille. Oltre che, naturalmente, con la preghiera. Poste italiane spa spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave Aut. Tribunale di Treviso n° 731 del 23-11-1988 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 1565 già iscritta al Registro Nazionale della Stampa n. 3193 Vol. 32 Foglio 737 del 09-05-’91 Redazione: Viale della Vittoria, 19 31029 Vittorio Veneto Dir. Responsabile: Elena Suardi In redazione: Carlo Barosco Tommaso Bisagno Teresa D'Oria don Antonio Guidolin Bruno Perissinotto Stampa: Tipolitografia Mario Paludetti San Vendemiano (Tv) Una copia 0,10 euro Per contattarci Ecco i recapiti delle nostre sedi, i 6 Piccoli Rifugi d’Italia. Ferentino 0775 244051, [email protected] Ponte della Priula 0438 445318, [email protected] San Donà di Piave 0421 52583, [email protected] Trieste 040 421246, [email protected] Verona 045 562057, [email protected] Vittorio Veneto 0438 57796, [email protected] Garanzia di riservatezza per gli abbonati Comunicazione ai sensi della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. La Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, editore della rivista “L’Amore Vince”, garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, Via Dante Alighieri, 7 - 30027 San Donà di Piave (Venezia). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la nostra rivista e/o informazioni od opuscoli inerenti la nostra opera. Fondazione Piccolo Rifugio 0421 330344, [email protected] Amore Vince & sito www.piccolorifugio.it , [email protected] , “Piccolo Rifugio” su Facebook ATTUALITÀ Spirituali ed istituzionali Riflessioni sul nodo dei nodi per i Piccoli Rifugi: come conciliare fedeltà ai valori con regole imposte dagli enti pubblici, fiducia nella Provvidenza e richiesta di contributi E’ utile, forse doveroso, talvolta fermarci nel nostro cammino, per valutare se la strada che stiamo percorrendo ha bisogno di qualche adeguamento o rettifica. Anche noi, seguaci di Mamma Lucia, dobbiamo fare ogni tanto una sosta di questo tipo, riprendendo in mano gli scritti che la nostra fondatrice ci ha lasciato e, rileggendoli, cercare di verificare la nostra fedeltà alle sue indicazioni. ACCOGLIENZA E PREGHIERA Tra le sue realizzazioni, penso che la più importante sia la nascita dei Piccoli Rifugi per persone disabili. Cosa dovessero essere, nel pensiero di Lucia, lo ha efficacemente sintetizzato Savio Teker nella biografia “Lucia Schiavinato - L’intensità di una vita”: “li chiamò Rifugi perché fossero 1 2 1 3 2 4 luoghi caldi ed accoglienti, dove chi nella vita aveva conosciuto solo la crudeltà del sentirsi diverso, abbandonato, compianto, inutile, po- tesse trarsi per un attimo in disparte e sforzarsi di capire prima di tutto che senso avesse la propria infermità (…) Capire perché doveva convivere con questa realtà così cattiva e poi, mentre un po’ alla volta capiva, entrare nella storia di Dio. Lucia con le sue volontarie voleva assicurare tutti coloro che ne avevano maggiormente bisogno che Dio non si era dimenticato di nessuno”. C’è quindi, fin da principio, un’attenzione particolare all’aspetto umano, spirituale dell’accoglienza e della convivenza. Ed è molto curato soprattutto l’aspetto religioso: ogni Rifugio deve avere la sua cappella, anche per l’adorazione all’Eucarestia, possibilmente quotidiana. Ancora oggi, se vogliamo indicare una caratteristica ancora ben presente, una preoccupazione non cessata, né trascurata, è quella religioso – cultuale. Soprattutto per merito delle Volontarie, presenti nei vari Rifugi, le nostre cappelle danno la netta sensazione di attenzione, cura, pulizia; le cerimonie religiose si svolgono con attenzione e partecipazione devota. C’è spazio per momenti di ascolto e meditazione, di preghiera o di canti. Ma anche l’aspetto di accoglienza premurosa non è venuto meno. Infatti non manca certo anche ora l’opera dei volontari che si prodigano 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 3 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 ATTUALITÀ per completare il servizio “normale” alle persone ospitate (còmpito del personale dipendente) con prestazioni personalizzate di vario tipo e con manifestazioni di affettuosa vicinanza e amicizia. Gli organi direttivi e le Volontarie della Carità, con un aiuto per quanto modesto anche degli Associati, si prodigano perché l’organizzazione sia attenta agli aspetti spirituali e morali della vita delle nostre case. CARITÀ E ACCREDITAMENTI Il cambiamento invece lo troviamo nel progressivo (ed inevitabile) inserimento delle istituzioni pubbliche .Che è stato fondamentale per dare solidità e tranquillità alla gestione delle nostre case, ma ha anche imposto regolamentazioni, limiti, condizionamenti. Come dice ancora il testo di Savio Teker, all’inizio “il Rifugio viveva di carità. L’estrema fiducia nelle Provvidenza caratterizza l’opera fin dai suoi primi passi. Accanto a Lucia in quei primi tempi ci fu tutta la conferenza S. Vincenzo (...)”. Ora il servizio “normale” nei Piccoli Rifugi è affidato completamente al personale dipendente; le risorse economarzo 2013 miche arrivano per la maggior parte da rette poste a carico dei famigliari degli ospiti o di enti pubblici. Gli aiuti spontanei sono proporzionalmente molto minori, ma sempre estremamente significativi. La nuova situazione non deve necessariamente essere vista come solo negativa. Lo testimonia, molto autorevolmente, addirittura papa Benedetto XVI nella enciclica “Caritas in Veritate”, che al n°7 recita: “Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, ed avvalersi, dall’altra, di quel complesso di Istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale (…) È questa la via istituzionale, possiamo dire anche politica, della carità; non meno qualificata ed incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori dalle mediazioni istituzionali”. richiamo alla solidarietà. Vedi per tutte quanto dice Giovanni Paolo II nell’enciclica “Sollicitudo rei socialis” al n°38: “La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo responsabili di tutti”. Ma nel contempo la solidarietà va unita al principio di sussidiarietà, che costituisce l’originalità inconfondibile della Dottrina Sociale della Chiesa. Il principio di sussidiarietà è stato formulato per primo da Pio XI nell’enciclica “Quadragesimo anno”. Esso afferma che “è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori ed inferiori si può fare” e solo sussidiariamente riconosce ai poteri pubblici un’azione di orientamento, di stimolo, di coordinamento e, quando necessario e nei limiti di esso, anche di supplenza e SOLIDARIETÀ E SUSSIDIA- integrazione. Unendo solidaRIETÀ rietà e sussidiarietà si evita sia il soffocamento dello Stato Sappiamo quanto nelle indi- che si sostituisce completacazioni della Dottrina Sociale mente all’iniziativa privata, della Chiesa sia fortissimo il sia l’individualismo sociale ATTUALITÀ che non vuole nessun interessamento degli enti pubblici a favore delle persone in stato di bisogno. E’ quindi da condividere pienamente la conclusione che la “Caritas in veritate” esprime al n°58: “Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno”. FOLLIA E PROVVIDENZA Dobbiamo prendere atto che la società attuale è molto diversa da quella delle origini dei Piccoli Rifugi. Non può capitarci di vedere una discepola di Lucia che, come faceva lei, percorra le strade di S. Donà in bicicletta alla ricerca di aiuti per le sue assistite. Con realismo (del resto la Dottrina Sociale della Chiesa ci invita continuamente a leggere “i segni dei tempi”) prendiamo atto della situazione attuale valorizzandone i lati positivi, respingendo vani sentimentalismi, ed inserendoci con convinzione nel mondo attuale. Due mi sembrano le conclusioni : 1- Non separiamo il culto dalla carità (intesa nel significato profondo di “avere cura del prossimo”): continuiamo la nostra attenzione ai valori religiosi e spirituali, assieme a quella alle necessità fisiche dei nostri assistiti. 2- Cerchiamo, ove possibile, di provvedere alle necessità dei Piccoli Rifugi con mezzi nostri (cioè della comunità in cui siamo inseriti, da cui arrivano spesso offerte spontanee e preziose anche per il loro significato morale), ma non chiudiamoci, anzi solleci- tiamo, l’aiuto delle istituzioni pubbliche per poter fornire un servizio adeguato ai nostri assistiti. Ricordiamoci l’esempio della nostra fondatrice, che non si lasciò mai convincere da richiami troppo esclusivi agli aspetti materiali ed economici, ma lasciò sempre ampio spazio agli aspetti spirituali della assistenza, né ebbe timore dei possibili condizionamenti delle Istituzioni pubbliche cui volle rivolgersi per avere aiuti. E teniamo presente che un po’ di “sana follia” e di fiducia nella Provvidenza aiutano a superare anche i momenti più difficili. Questo atteggiamento rientra nella visione religiosa della vita che ha caratterizzato fin dagli inizi la nostra Istituzione ed alla quale vogliamo restare fedeli. Bruno Perissinotto 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 FONDAZIONE Libertà, ascolto, amore Il volontariato al Piccolo Rifugio nell’emozionante testimonianza di Elisa Con grande piacere pubblichiamo il racconto a cuore aperto scritto da Elisa, volontaria al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. La giovane è tra noi ogni settimana, a condividere un pomeriggio con gli ospiti di Casa Mons. Carraro o con le ospiti di Casa Flavia. Partecipa alle uscite o alla messa del giovedì, o semplicemente si ferma a chiacchierare o a giocare a carte, piccoli gesti preziosi. Oppure prepara assieme alle donne del Rifugio i biglietti di auguri per il compleanno di ciascuna. In questa breve testimonianza, Elisa ha parole bellissime per il Piccolo Rifugio. Parole che, vogliamo sperare, riflettono anche l’esperienza di tanti altri volontari che da settimane, mesi, anni o decenni condividono parte del loro cammino di vita con le persone con disabilità che vivono nei Rifugi. “C iao, sono Elisa, ho 30 anni e vengo da Cimadolmo... e più di un anno fa ho fatto una delle mie scelte più importanti: essere una volontaria al Piccolo Rifugio. La prima cosa che ho imparato qui è essere una persona libera. Perché al Piccolo Rifugio non indossi maschere, sei te stesso con i tuoi pregi e i tuoi difetti, e nessuno ci giudica. La seconda cosa che ho imparato è ascoltare. Ascoltare le loro vite, i racconti di giornate e di feste, i racconti delle loro paure, delle loro passioni, del loro silenzio e del loro amore! La terza, e non meno importante, è amare. L’amore dato dagli ospiti è un grande richiamo. Ed ogni volta che esco dal cancello per tornarmene a casa ho una gioia e un’emozione incredibili. Sono arrivata ad inizio ottobre 2011 con un bagaglio pressoché vuoto. Oggi invece il mio bagaglio è pieno: di disegni e di bigliettini, di santini e di preghiere, di partite a carte (quasi sempre perse) e di passeggiate per Vittorio Veneto, di shopping... ma soprattutto di strette di mano, di abbracci e di sorrisi. Grazie a tutta la famiglia del Piccolo Rifugio!” Nuovi direttori per le Ulss del Veneto Negli ultimi giorni del 2012 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha nominato i nuovi direttori generali delle Ulss. Tra queste, naturalmente, anche quelle in cui hanno sede, e con cui hanno diretti rapporti, i quattro Piccoli Rifugi veneti. Nella Ulss 7, cui fanno riferimento le nostre case di Vittorio Veneto e Ponte della Priula, il nuovo dg è Gian Antonio Dei Tos. Per la Ulss 10 di San Donà e Portogruaro Zaia ha scelto Carlo Bramezza, mentre alla guida della Ulss 20 di Verona è stata confermata Maria Giuseppina Bonavina. Ai nuovi e riconfermati direttori generali, e ai direttori del sociale, amministrativo e sanitario che collaborano con loro, le congratulazioni e l’augurio di un buon lavoro dalla Fondazione Piccolo Rifugio. marzo 2013 FONDAZIONE Un firma per il Piccolo Rifugio 5 per mille: il nostro grande grazie per il vostro prezioso aiuto Q uanto vale un autografo? C’è l’autografo scarabocchiato in fretta su un foglietto volante e l’autografo tracciato con cura, accompagnato da un sorriso, da una parola. C’è l’autografo conservato sotto chiave perché può valere soldi e c’è l’autografo che conservi e riguardi perché l’ha fatto una persona che vale. C’è chi rifiuta sdegnosamente autografi, chi firma solo se implorato. E chi invece regala questo piccolo gesto di attenzione: la persona che riceve l’autografo non dimenticherà questo incontro E tu che autografo fai? Con un autografo, mettendo la tua firma, puoi dare un segno di amicizia, puoi mostrare chi ti sta a cuore, puoi dire che condividi un progetto, dei valori. Se vuoi, puoi fare un autografo al Piccolo Rifugio. Puoi scegliere di destinare al Piccolo Rifugio, cioè a chi vive in questa comunità come se fosse una famiglia, il tuo cinque per mille. L’aiuto di amici e sostenitori è sempre stato prezioso per il Piccolo Rifugio ed ha consentito in questi anni di realizzare interventi altrimenti impossibili: e quindi un grande grazie! per quel che puoi fare... anche solo con il tuo autografo. Come fare? Basta avvertire il commercialista o il sindacato che aiutano nella dichiarazione dei redditi. Oppure, per chi fa da solo, nella “Scheda per la scelta della destinazione del 5 per mille dell’Irpef” ricevuta assieme al Cud, firmare (fare l’autografo!) nello spazio dedicato a “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e poi inserire il codice della Fondazione Piccolo Rifugio. E’ questo: 00717020234. Anche chi non deve fare la dichiarazione dei redditi, ad esempio perché ha solo reddito da lavoro dipendente o della pensione, può scegliere di aiutare gratuitamente il suo Piccolo Rifugio. Bisogna semplicemente compilare il modulo per la scelta della destinazione del 5 per mille proprio come indicato sopra, e poi consegnarlo ad un ufficio postale. Sono 2771 le persone che nel 2010) hanno scelto di assegnare al Piccolo Rifugio il 5 per mille: hanno permesso alla Fondazione Piccolo Rifugio di ricevere 74.459,73 euro. Per informazioni siamo a disposizione a: ufficiostampa@ piccolorifugio.it, 347 3677957. Nuovo direttore amministrativo La Fondazione Piccolo Rifugio ha cambiato direttore amministrativo. Dal 1 dicembre 2012 è in carica Antonio Bincoletto, già revisore dei conti per la Fondazione. Bincoletto sostituisce Francesco Facci, che dopo 26 anni di rapporto non lavorerà più per la Fondazione, pur rimanendo vicino ai Rifugi come amico ed associato all’Istituto. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 FONDAZIONE Educare nel Gra Il lavoro al Gruppo Appartamento nel 110 e lode di Marta Ghirardo C on la tesi “Tra speciali autonomie e normali dipendenze - Ruolo e strumenti dell’educatore in un gruppo appartamento per persone con disabilità”, Marta Ghirardo, già in servizio al Piccolo Rifugio di San Donà e di Vittorio Veneto, mercoledì 31 ottobre 2012 ha ottenuto la laurea magistrale in “Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale” a Bologna, con un sonante 110 e lode. Nella tesi ha studiato i sei gruppi appartamento (Gra) del Veneto, tra cui quello del Piccolo Rifugio vittoriese, attivo da gennaio 2010, l’unico nella Ulss 7. In che cosa il lavoro dell’educatore nel gruppo appartamento è diverso da quello dell’educatore in comunità ? “È come se fosse più concentrato - risponde Marta -. Anche in comunità lavori sulla rete che sta attorno, ma nel Gra ogni accompagnamento della persona con disabilità nella società lo si sente più forte, perché forte è il bisogno di uscire dalle quattro mura. In comunità lavori sulla relazione marzo 2013 tra gli utenti; nei Gra se questa tipologia di lavoro non la fai... puoi fare a meno di chiamarlo gruppo appartamento!”. Quali sono le “normali dipendenze” cui fa riferimento nel titolo della tesi? “Non esiste una totale autonomia, perché questa si esprime in un contesto dove l’altro è sia vincolo che risorsa che limite. La vera autonomia si risolve nelle dipendenze normali, cioè quelle a cui tutti, persone con o senza disabi- tori: tabelle, agende, liste di cose da fare e altri strumenti usati per fare in modo che la persona inserita in un Gra riesca a svolgere compiti in cui avrebbe difficoltà. Ma a ben vedere anche le persone normodotate le usano spesso: quanti vanno al supermercato portandosi la lista della spesa? Anche quella è un facilitatore”. “Vorrei ringraziare – chiude Marta – chi mi ha aiutato per la tesi: Carlo Callegaro, correlatore della tesi, che in modo autentico e gratuito ha offerto le sue competenze e conoscenze; Susanna (Paulon, coordinatrice del Rifugio di San Donà), Elisa (Contrafatto, coordinatrice al Gra) e Maria Grazia (Antoniazzi, sua temporanea La proclamazione della dottoressa Ghirardo sostituta) che mi hanno aiutato con lità, sono abituati. Le dipen- le loro competenze, intervidenze che servono ad intera- ste, consigli e lavate di capo; gire con le persone e le cose l’equipe tutta del Gruppo Apche ci circondano”. partamento, prima colleghe e E le “speciali dipendenze”? poi amiche; le signore che ci “Si fa riferimento ai facilita- vivono”. LUCIA SCHIAVINATO Mi fido di Te! “Sulla tua parola getterò le reti”: lo dice Pietro, lo incarna Lucia Ecco una sintesi del terzo degli incontri tenuti da don Antonio Guidolin su Lucia Schiavinato e l’Anno della Fede. Era intitolato “Quando Dio chiama, e noi sentiamo di dover dire: presente” - La fede come risposta libera e personale, e si è svolto il 25 gennaio. I prossimi e conclusivi appuntamenti del ciclo “Mi fido di Te!” sono: • venerdì 22 marzo: “Preghiamo molto e sforziamoci di essere sempre all’altezza del dono di Dio. Un giorno glielo rimetteremo in mano...” - La fede come dono. • venerdì 26 aprile: “Intendere sempre più quanto ci ama il Cristo” - La fede come conoscenza. • venerdì 17 maggio: “Vi ho destinato a compiere le cose più belle che si possono pensare sulla terra” - Una fede bisognosa di mediazioni, sempre fragili e precarie. Si svolgono alle 20.30 nel salone del centro diurno del Piccolo Rifugio di San Donà. Al termine, possibilità di fermarsi per l’adorazione eucaristica. Replica degli incontri il sabato mattina successivo alle 9.15, con conclusione nella messa delle 10.30. risto ha chiamato me”. Queste parole di Lucia non esprimono solo la sua esperienza di fede, ma dicono qual è la radice della fede di ciascuno di noi. All’inizio non c’è una nostra decisione nell’aderire a delle verità o a delle norme morali, bensì la relazione con Qualcuno che parla per primo. “Dio esiste e parla!”: potremmo così sintetizzare il credo biblico. Chi è allora il credente, se non colui che entrando in relazione con Dio lo ascolta e gli risponde? Una risposta non tanto in- “C tellettuale, quanto di tutta l’esistenza. Dio d’altra parte, come dice un antico autore cristiano, se “ci ha parlato in molti modi (...) ultimamente ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). La fede allora è risposta di tutta la mia vita a Gesù che sta alla porta, bussa e chiede di entrare in relazione con me. Aprirgli il cuore è rispondergli nella fede. Lucia ci è stata donata come testimone di questa risposta fiduciosa. A lei è capitato un po’ quello che capitò all’apostolo Pietro. Un giorno il pescatore di Galilea aveva avvertito su di sé lo sguardo penetrante di Gesù, 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 LUCIA SCHIAVINATO che non solo lo chiamava per nome, ma gli cambiava nome. Gli offriva cioè un’identità unica e profonda, quella di essere il suo amico. La risposta di Pietro fu quella di aprirgli le porte di casa, al punto che proprio da lui Gesù fissò il suo “quartier generale” a Cafarnao. E poi accadde quel brutto episodio di una pesca andata a vuoto. Lì sulla barca vuota e sporca, mentre la ripuliva, Pietro ascoltava Gesù che parlava alla folla. Non gli costò nulla rispondere alla richiesta dell’amico di prestargli la barca per poter meglio parlare alla gente assiepata sulla riva del lago. Quando poi tutto terminò, ormai in pieno giorno, ecco una richiesta inaspettata: “Prendi il largo e getta le reti per la pesca”. Voleva forse prenderlo in giro? Se non è andata bene nel tempo favorevole, come potrà andare bene nell’ora meno indicata? Eppure qualcosa scattò in Pietro per indurlo ad acconsentire a una tale assurda richiesta. “Sulla tua parola getterò le reti”. Ormai era da tempo che Pietro stava ad ascoltare Gesù quando parlava, e una cosa aveva capito: quell’uomo non vendeva fumo, non diceva parole vuote, la sua parola faceva quello che dice. Per quel rabbi tra il marzo 2013 dire e il fare non c’era di mezzo il mare! Allora, perché non fidarmi?, avrà pensato il pescatore deluso. Lui si è fidato di me chiamandomi, venendo ad alloggiare da me, chiedendomi la barca, ora perché io non devo fidarmi di lui? La risposta di Pietro è il suo atto di fede. Poi successe quello che sappiamo: non solo una pesca miracolosa, ma quasi disastrosa, per il rischio che le barche affondassero per il troppo pesce. Così accade con Gesù: quando gli rispondi lui non si lascia superare in generosità. Da quel momento Pietro si vide cambiare il lavoro: non più pescatore di pesci, ma di uomini. E vi è una bella differenza. Chi pesca i pesci sa che, fuori dall’acqua, questi muoiono; ma se pesco uomini è per salvarli dall’annegamento. Come non leggere nelle tante risposte date da Pietro a Gesù la vicenda di fede di Lucia? Anche se non sappiamo quando e come, ma un giorno una ragazza del Basso Piave ha avvertito che Cristo guardava la sua vita con una intensità d’amore unico. Lucia, allora, aprì non solo il cuore, ma anche la sua casa (magari di nascosto dalla mamma) ad accogliere “i poveri Cristi”. Allo stesso modo il primo Piccolo Rifugio nacque come risposta al Cristo che chiedeva accoglienza e cura nella persona di una vecchietta paralizzata. E poi le richieste crebbero e la risposta non si fece attendere. Apertura di Rifugi in varie parti d’Italia, recupero delle donne cadute nella prostituzione, attenzione alle ragazze madri. Arrivò pure il momento in cui a Lucia fu chiesto un servizio anche in politica. Una richiesta a lei non congeniale, ma finché poté vi rispose. Intanto il Cristo le aveva fatto la più audace delle richieste: trascorrere con Lui la notte in preghiera nel Getsemani, davanti all’Eucaristia. Venne il Concilio e il vento dello Spirito la spinse a prendere il largo fino in Brasile tra i lebbrosi, gli alagados... L’invito di Gesù a prendere il largo si trasformò alla fine della sua vita non solo nella richiesta ad andare lontano, ma anche nelle profondità della prova della fede. Ammalata, le pareva di non avvertire più la presenza del Signore, ma le sue ultime parole furono ancora quelle del cuore di Pietro: “Mi fido di Te!” Don Antonio Guidolin TRACCE DI UN CAMMINO Gli abbracci di Lucia Pierina Bassoli, 60 anni nei Piccoli Rifugi Proseguiamo la rubrica “Tracce di un cammino”, in cui attraverso le testimonianze di vita delle Volontarie guardiamo all’esempio di Lucia e alla storia vissuta fino ad ora, per trarne le direzioni per il futuro. Dopo Elena Suardi, Teresa Fresu e Felicita Casti, è il turno di Pierina Bassoli, 88 anni, che oggi vive al Piccolo Rifugio di San Donà. “A nzitutto ci tengo a dire che la mia è stata una storia d’amore”. Così Pierina Bassoli inizia a raccontare la sua vita di Volontaria della Carità e la sua esperienza con Lucia Schiavinato. E la passione con cui prosegue a parlare è quella di un cuore ancora innamorato. QUELLA DOMANDA DI DIRCE “La prima volta che incontrai Lucia fu agli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica. Mi era sembrata una donna severa, ma piena del Signore. Poi più avanti quando avevo 26 anni e, oltre a lavorare (nel commercio di dolcetti e caramelle) con i miei genitori, ero delegata delle aspiranti di Ac (animatrice delle ragazze, diremmo oggi) nella mia parrocchia di Noventa, una domenica ad un nostro incontro venne una delle prime collaboratrici di Lucia, Dirce Nardini. Al termine accompagnai fuori Dirce e lei all’improvviso mi disse: ma tu non potresti lasciare i ciuccetti (le caramelle) e venire con noi? Quella domanda non mi lasciò in pace. Bisogna che mi consiglio con qualcuno, pensai. Eravamo in dieci ragazze: perché Dirce ha fatto la proposta proprio a me? Certo, stavo cercando una strada per il futuro, ma ero anche molto attaccata alla mia famiglia, al buon lavoro che avevo, ero la sorella più grande rimasta in casa... Ne parlai con il mio direttore spirituale che mi disse: sì, la sua è vocazione. Ma all’epoca gli istituti secolari erano poco conosciuti e quasi considerati di seconda classe. Lui mi vedeva come suora. Allora provai a mettermi in contatto con la madre generale delle suore della Divina Volontà che erano presenti anche a Noventa. Ma siccome ero pallida, mingherlina, e bisognosa ogni anno di un periodo in montagna, le suore mi dissero di aspettare. Passò un anno e mezzo. A quel punto dissi al mio direttore spirituale: non voglio continuare ad aspettare, sento che devo andare al Piccolo Rifugio per farmi Volontaria della Carità. E così lasciai casa mia: a settembre 2013 saranno 60 anni da allora”. MI CHIESE DEL MIO AMORE PER L’EUCARISTIA “Mio fratello e mia sorella erano d’accordo con la mia scelta. Mia mamma no: si era informata presso un’amica di Lucia Schiavinato e aveva sentito che la fama del Piccolo Rifugio era che si lavorava molto e si mangiava poco. Ma mamma, tranquilla, io sono contenta così, la rassicurai. Così andai a parlare con Lucia: mi pare ancora di vederla, con l’aria umile e vestiti poveri. Subito mi chiese del mio amore per l’Eucaristia, e le raccontai che quando da Noventa venivo a San Donà per lavorare mi 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 TRACCE DI UN CAMMINO fermavo sempre a pregare il Santissimo nella cappella del Piccolo Rifugio, e ammiravo molto le Volontarie. Dopo una breve esperienza alla Colonia Santa Caterina di Jesolo, per un soggiorno al mare con gli ospiti del Rifugio, e dopo qualche tempo, Lucia organizzò per me e per altre giovani un periodo di preparazione spirituale e tecnica. Per un anno e mezzo rimanemmo a Possagno, in una ex casa-esercizi, fredda e umida, sul colle di San Rocco. Quando Lucia ci veniva a parlare, quasi ci metteva in crisi: era così infiammata di amore di Dio che io mi sentivo ancora più pic- marzo 2013 cola di quel che ero. Ma c’erano anche momenti più leggeri, come quando Lucia veniva a giocare con noi ai quattro cantoni. O come quando noi giovani la invitavamo a vestirsi un po’ meglio, non sempre di nero. Luigina (Tonon) le faceva delle camicette... L’8 dicembre 1954 arrivarono a Possagno anche delle Volontarie, assieme al parroco del Duomo di San Donà mons. Luigi Saretta delegato dal vescovo. E facemmo la nostra consacrazione. Al termine, Lucia ci abbracciò, una per una. Era dolce ed accogliente, e mi sentivo in confidenza con lei. Che differenza da come l’ave- vo conosciuta da ragazzina!” A ROMA E A FERENTINO “Partimmo con Lucia per andare ad aprire il Piccolo Rifugio a Roma. In città lei aveva già molti contatti, e le avevano segnalato quella villa di proprietà del Comune, inutilizzata, che poi divenne il Piccolo Rifugio... Quando arrivammo non c’era nulla: mangiavamo alla mensa degli operai per risparmiare, se prendevamo il gelato mettevamo da parte per conservarlo il bicchiere di plastica in cui stava. Ma Lucia era sempre entusiasta, e noi con lei, e la fatica non esisteva. TRACCE DI UN CAMMINO Ci ribadiva che i Rifugi erano voluti dal Signore, e il Signore avrebbe provveduto. A Roma conoscemmo Luisa e Vittorio Marsecano, che poi decisero di offrirci la loro casa per realizzare a Ferentino un altro Piccolo Rifugio. Lucia accettò. Lei, Marilena (Vian) ed io andammo vedere la casa. Aprimmo il Piccolo Rifugio, e inizialmente accoglievamo ragazzi. Però i primi tempi erano difficili: eravamo da sole, sembrava che la Provvidenza non arrivasse, per pagare la spesa dovevamo aspettare che arrivassero gli aiuti da Roma. Pregate, pregate, insisteva Lucia. Si ipotizzò perfino di chiudere. In materia, Lucia decise di lasciare a me l’ultima parola, visto che ero la responsabile della casa. Io decisi di non chiudere e di attendere che la Provvidenza provvedesse. Lei mi abbracciò con slancio e mi ringraziò, perché ci teneva che il Rifugio rimanesse a Ferentino. Mi scrisse anche una lettera per ringraziarmi di quella scelta. E piano piano il Piccolo Rifugio ha cominciato ad essere conosciuto ed amato. Lucia si teneva sempre in contatto con noi. Ci inviava le circolari e poi quando ci incontrava di persona ci spiegava come comportarci e ci aiutava. Noi andavamo a confidarci, a dirle come ci trovavamo. Una volta le raccontai delle difficoltà di convivenza con un’altra Volontaria e Lucia, contrariata, replicò: ‘Sciocchezze!’. Per me fu una lezione. Secondo lei questi problemi c’erano solo perché dovevamo fare dei passi avanti nel faticoso cammino del dono di sé. Insomma non eravamo sante abbastanza”. LUCIA CI VOLEVA SANTE “Lucia era sempre di corsa, aveva sempre contatti con un sacco di persone, in tanti venivano a consigliarsi con lei... Aveva studiato poco, ma da come scriveva e parlava sembrava proprio una persona colta: anche questo era un dono del Signore. Quando parlava lei, mi sentivo ancora più povera. A noi Volontarie chiedeva grandi cose: ci voleva sante. Si raccomandava di non togliere neanche 10 minuti all’adorazione eucaristica. ‘Altrimenti – diceva – pensate a quanto tempo toglieresti in un anno!’ E così ogni giorno facevamo almeno un’ora di adorazione. Negli anni Sessanta anche al Rifugio di Vittorio Veneto, dove nel frattempo io ero stata trasferita, arrivò la contestazione. I primi a protestare erano i ragazzi poliomelitici. Volevano partecipare di più, essere coinvolti nelle scelte, come si fa adesso. Da questo punto di vista la Volontaria Flavia, responsabile del Rifugio, era un po’ chiusa. Gli ospiti allora si confidavano con me, e io cercavo di fare da ponte. Lucia era più aperta, e comprendeva le richieste dei ragazzi. A Vittorio avevamo degli amici davvero fedeli, che venivano la sera o la mattina, ad esempio ad aiutarci a stendere la biancheria, o a spogliare e vestire gli ospiti. Eravamo la loro seconda famiglia”. “Ero a Verona con altre Volontarie quando Lucia morì. Non ci fecero entrare nella sua stanza negli ultimi istanti, e per noi questo fu molto doloroso. Ma forse il dono totale di sé al Signore di Lucia doveva passare anche per questo”. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 ISTITUTO Un nuovo anno di “luta” Teresa D’Oria riflette sulla settimana delle Volontarie della Carità a Itaparica A nche quest’anno le giornate di incontro e gli esercizi spirituali in Brasile dell’Istituto secolare Volontarie della Carità si sono svolti, tra fine gennaio e inizio febbraio 2013, a Itaparica, l’isoletta di fronte a Salvador, ospiti del Centro Treinamento Leaderes (CTL) dell’arcidiocesi di Salvador. Itaparica è una cittadina che ha avuto un grande peso nella conquista brasiliana dell’indipendenza dal Portogallo, e dove ci fu la “battaglia più cruenta” della lotta. Le case, le chiese e le varie costruzioni dell’epoca coloniale testimoniano un periodo di “gloria” e di una certa importanza. Il CTL è una costruzione antica, ristrutturata qualche decennio fa e, pur non essendo vicinissima al mare cristallino con le sue spiagge stupende, offre buone possibilità di riposo, “nascosta” com’è tra tante mangueiras (gli alberi del mango). Tutto concorre a favorire silenzio, lontani anche marzo 2013 geograficamente dalle occupazioni quotidiane, e riflessione per ripartire per un nuovo anno di “luta”. Naturalmente padre Sergio Braga, il nostro predicatore “consolidato”, ha un ruolo importante nel cammino di queste giornate: ormai da diversi anni ci accompagna, dimostrando di penetrare sempre più nel nostro carisma e, soprattutto, nella conoscenza di Mamma Lucia. Unica tristezza: l’assenza obbligata di alcune Volontarie, alcune per motivi di salute, altre impegnate nella scuola, per l’inizio anticipato dei cor- si di aggiornamento. Tristezza perché occorrerà un altro anno per incontrarsi tutti e condividere momenti di festa e fraternità che tanto aiutano nella vita di ogni giorno, così sparsi come siamo, nelle diverse diocesi del nord-est brasiliano. Questo non ci impedisce, però, di cantare il nostro grazie al Signore per le meraviglie che compie in noi e attraverso noi, arrivate in questa terra brasiliana, spinte dal grande cuore della sua Serva Lucia. Teresa D’Oria INSTITUTO Um novo ano de “luta” Teresa D’Oria reflete sobre a semana das Voluntárias da Caridade em Itaparica E ste ano, também, os dias do encontro e do retiro espiritual do Instituto Secular Voluntárias da Caridade no Brasil, aconteceram entre o fim de janeiro e início de fevereiro de 2013, em Itaparica, uma ilhazinha que fica em frente da cidade de Salvador, no Centro de Treinamento de Líderes (CTL) da Arquidiocese. Itaparica é uma cidadezinha que teve uma grande importância na conquista da independência do Brasil de Portugal, e onde aconteceu a batalha mais cruenta” da luta. As casas, as igrejas e as várias construções da época colonial testemunham um período de “glória” e de uma certa importância. O CTL é uma construção antiga, restaurada há uns decênios, e embora não estando muito próxima do mar cristalino com suas praias maravilhosas, oferece boas possibilidades de descanso, “escon d i d a ” como ela se encontra, entre muitas mangueiras. Tudo ajuda a favorecer o silêncio, estando longe também geograficamente das ocupações cotidianas, e a reflexão para retomar um novo ano de luta. Naturalmente, Pe Sergio Braga, nosso pregador “consolidado” , tem um papel importante na caminhada destes dias: já faz muitos anos que ele nos acompanha, demonstrando de penetrar sempre mais no nosso carisma e, sobretudo, no conhecimento de Mamãe Lúcia. Única tristeza: a ausência A Voluntária Mariarosa forçada de umas Voluntárias, algumas delas por motivo de saúde, outras porque comprometidas no campo da educação, pelo início antecipado dos cursos de atualização. Tristeza porque teremos que esperar outro ano para encontrarmos todos e partilhar momentos de festa e de fraternidade que tanto nos ajudam na vida de cada dia, espalhados como estamos, nas diversas dioceses do nordeste brasileiro. Porém isto não nos vai impedir de cantar nosso obrigado ao Senhor pelas maravilhas que Ele realiza em nós e através de nós, que chegamos nesta terra brasileira, impelidas pelo grande amor da Sua Serva Lúcia. Teresa D’Oria 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 BRASILE Beija-flor riparte Secondo anno di scuola per i bambini di Massaranduba, grazie anche all’impegno delle Volontarie della Carità e alla generosità di tanti in Italia O s donos estão voltando. Sono tornati i padroni di casa. Così don Luca Niccheri, parroco di Massaranduba, annuncia l’inizio, a febbraio 2013, del secondo anno scolastico di attività per la scuola d’infanzia di Beija-flor, il progetto socioeducativo a gestione comunitaria per bambini adolescenti e giovani avviato nel bairro della città di Salvador a cui collaborano le Volontarie della Carità. E che si regge anche Le Volontarie Francisca (a sinistra) e Iracema, impegnate a Beija-flor grazie all’aiuto di tanti generosi in Italia. Attraverso la Caritas della parrocchia del Duomo di San Donà di Piave, ad esempio, sono stati raccolti e portati a Beija-flor 2500 euro. Per prepararsi al nuovo anno di attività, lo staff della scuola ha vissuto una “settimana pedagogica”. Poi sono arrivati i bambini, e poco dopo è stato tempo di Carnevale, da festeggiare insieme anche a scuola. Festa di Carnevale cuola no a s Ritor marzo 2013 DALLE NOSTRE CASE Capodanno insieme a voi Volontari di tutte le età fanno festa nei Piccoli Rifugi A nche quest’anno il Capodanno dei Piccoli Rifugi è stato colorato dalla presenza di amici e volontari che, come sempre, sono stati con la loro stessa presenza la festa più bella per gli ospiti delle nostre case. A Verona, grazie alla collaborazione dell’iniziativa della pastorale giovanile diocesana, nel pomeriggio del 31 dicembre sono arrivati cinque giovani che hanno deciso di vivere “L’ultimo con gli ultimi”. Per l’analoga iniziativa diocesana “L’ultimo e/è il primo” della diocesi di Vittorio Veneto due gruppi di giovani, tra cui anche diaconi e sacerdoti, hanno condiviso la festa nei Rifugi di Vittorio Veneto – dove come sempre c’erano anche i volontari dell’associazione Lucia Schiavinato – e I giovani di “L’ultimo con gli ultimi” a Verona Ponte della Priula, dove abbiamo accolto anche gli ospiti della comunità alloggio per persone con disabilità della vicina Orsago. A festeggiare il Capodanno a San Donà quest’anno, i volontari di lunga data del gruppo Foulard Bianchi, ma pure le suore Discepole del Vangelo. Hanno coinvolto gli ospiti in un simpatico gioco che metteva di fronte l’Anno Vecchio e l’Anno Nuovo e, oltre a far divertire, permetteva anche una riflessione sugli avvenimenti principali nella propria vita nel 2012. Anche a Ferentino il periodo delle feste di Natale è stato impreziosito da tante visite: il coro Rugiada, l’Azione Cattolica di Sgurgola, il coro Revival Folk. Un grazie speciale a tutti i volontari. La collaborazione con le altre comunità alloggio è un tratto fondamentale dell’operato al Piccolo Rifugio di Ponte della Priula. Alcuni esempi? Dopo la festa di Capodanno, con gli amici di Orsago, ed anche quelli della comunità di Vazzola, abbiamo condiviso tanto la festa di Carnevale quanto l’uscita con le ciaspole sulla neve del Nevegal. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 SAN DONÀ Dal Rotary una nuova cucina Progetto di cooperazione internazionale promosso dagli amici di San Donà A ttraversa l’intera provincia di Venezia, ma valica pure le Alpi fino alla Germania e l’oceano fino agli Stati Uniti, la generosità verso il Piccolo Rifugio di San Donà. Merito di “In cucina con il Piccolo Rifugio”, il progetto voluto dal Rotary Club di San Donà di Piave, che è servito a donare al Piccolo Rifugio deciso di premiare questa rete di cooperazione internazionale con un proprio contributo. La donazione totale è di 21 mila euro. Grazie a questa alleanza di solidarietà hanno potuto donare al Piccolo Rifugio di San Donà di Piave una cucina completa di mobili, elettrodomestici, forno, cella frigorifera e abbattitore di temperatura. L’acqui- una nuova cucina, inaugurata mercoledì 9 gennaio. Per realizzare la donazione il Rotary di San Donà ha coinvolto altri Club della provincia di Venezia, cioè Jesolo, Noale dei Tempesta, Portogruaro, Venezia e Venezia Mestre Torre, ma pure il Rotary Club Augsburg Renaissancestadt di Augusta in Germania. La Rotary Foundation statunitense ha sto di una nuova cucina era indispensabile: la precedente aveva più di 30 anni e non era certo stata pensata per i 30.000 pasti che attualmente sono preparati ogni anno. L’abbattitore di temperatura ed i nuovi congelatori permettono, quando necessario, di preparare in anticipo e con- IL NOSTRO DONO AL ROTARY servare: è garantita la qualità dei pasti, ma anche la possibi- All’inaugurazione il Piccolo Ri- marzo 2013 lità di sfruttare al meglio le generose donazioni di generi alimentari che quotidianamente arrivano. La soddisfazione della cuoca Diana Boeretto è la miglior prova di quanto sia azzeccato il regalo Rotary. LA CUCINA, CUORE DEL PICCOLO RIFUGIO Ma il dono della cucina non è solo molto utile: è anche assai significativo. Come in tutte le case, anche la famiglia del Piccolo Rifugio - 20 ospiti residenziali, 15 al centro diurno - si ritrova ogni giorno attorno alla tavola. A cui qualcuno siede, ed altri arrivano direttamente con la propria sedia a rotelle. E dove chi è più autonomo aiuta chi non riesce a mangiare da solo. Colazione, pranzo e cena sono quindi, al Piccolo Rifugio, anche un’importante tassello del progetto educativo. Oltre che dell’attenzione alla salute e al benessere di tutte le persone con disabilità ospiti. SAN DONA’ fugio ha espresso il suo gran- creatività, sorrisi e risate q.b.”, de ringraziamento ai Rotary, e cioè il ricettario delle 60 squiha dato loro un piccolo dono: sitezze dolci e salate realizzauna nuova edizione di “400 te dal laboratorio di cucina ml di impegno, un pizzico di delle persone con disabilità del centro diurno del Piccolo Rifugio. Il libro è disponibile in formato digitale su richiesta a ufficiostampa@piccolorifugio. it. “Che bello vedervi contenti!” I bambini della scuola Trentin scoprono e raccontano il Piccolo Rifugio A dicembre la famiglia del Piccolo Rifugio ha accolto la 5A e la 5B della scuola elementare Trentin di San Donà: i ragazzi hanno portato, oltre al frutto di una raccolta alimenti, anche sorrisi, entusiasmo e canzoni di Natale. Le maestre hanno poi chiesto a 5A e 5B di raccontare le loro impressioni e riflessioni. Il risultato? Frasi emozionanti, una gioia da leggere, e che mostrano come la visita al Piccolo Rifugio sia stata un’esperienza che non dimenticheranno facilmente. Tra due diverse categorie di “piccoli” del Vangelo si è creata subito affinità. Ecco alcuni estratti dai temi. Ed un grande grazie a bambini, genitori ed insegnanti della Trentin! “L’importante è che le persone che si trovano al Piccolo Rifugio siano felici, e loro lo sono proprio! Abbiamo conosciuto delle persone meravigliose” (Zeno) “Le cose più importanti che ho capito non sono state quelle che si vedono ad occhio nudo. Non vedevo delle persone in carrozzina, no!, non io! Vedevo delle persone piene di amore, affetto, e soprattutto dolcissime” (Martina) “L’emozione è stata forte e mi è scesa anche qualche lacrima” (Miriam) “È stato bellissimo vedere gli ospiti del Piccolo Rifugio così contenti” (Margherita) “È stata una mattina piena di emozioni. Mi ha fatto piacere portare un po’ di gioia nelle loro vite, perché alla fine l’amore vince sempre” (Deborah) “Noi abbiamo cantato le canzoni della recita di Natale per rallegrarli un po’, poi gli ospiti del centro ci hanno regalato dei pensierini fatti da loro” (Gabriele) “La guida ci ha spiegato che loro sono in quarantacinque persone e si aiutano a vicenda (...) Spero di tornare al Piccolo Rifugio quando frequenterò la scuola media” (Giorgia) “Secondo me vedere quant’erano in allegria quelle persone nonostante i loro problemi riscaldava il cuore e faceva riflettere” (Nicolò) “Eravamo in chiesa (la cappella del Piccolo Rifugio) quando la signora con la quale stavamo parlando prima ci ha detto: <Quando vi siete messi a pregare mi sono commossa, e vi ringrazio per essere venuti!> e io ho pensato: <Dobbiamo già andare via? Che peccato>” (Giulia) “Nel percorso della mia vita sono andata e ho anche visitato moltissimi posti, ma quello che mi ha colpito di più è stato il Piccolo Rifugio” (Eleonora) “Queste visite sono buone azioni che danno gioia a chi le compie ma, soprattutto, a chi le riceve, e non si dovrebbero fare solo a Natale. Per questo sono fiero di essere andato al Piccolo Rifugio” (Marco) 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 VITTORIO VENETO Cinque progetti per noi “Competenze di relazione”: don Andrea Sech, Paolo Bressan, Liliana Cuello, Chiara Marchesin e Stefano Stefani con le donne del Gruppo Appartamento D are un nome alle proprie emozioni. Saper riconoscere quello che si prova e poterlo comunicare. Ma, soprattutto, poterlo vivere con maggiore consapevolezza. È per aiutare le cinque donne del Gruppo Appartamento del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto ad accrescere queste capacità che l’equipe educativa ha realizzato il progetto “Competenze di relazione”. Portato avanti da giugno a dicembre 2012, il progetto ha affiancato cinque diverse proposte. Cinque percorsi per le cinque donne, proposti da cinque esperti del proprio campo. Parte di “competenze di relazione” è stata la decina di incontri delle cinque dell’Appartamento con don Andrea Sech, vicario della parrocchia di Serravalle, quella del Piccolo Rifugio. Dialogando con lui e con l’equipe educativa, le cinque hanno guardato alla propria idea di Dio, e da lì di come vivere in concreto la propria spiritualità: perché anche la preghiera, se non è piatta ripetizione di formule, è fatta di emozioni. marzo 2013 Incentrato proprio sulle emozioni è stato il lavoro fatto con la psicologa Chiara Marchesin, mentre Liliana Cuello, medico di base delle nostre cinque donne, ha parlato assieme a loro di come prendersi cura della propria salute e di principi di igiene. Quarto ingrediente sono stati gli incontri di biodanza con Paolo Bressan di “La casa del cuore”, e qui la musica e il movimento diventano canali per esprimere quello che si ha dentro e ricevere nuovi stimoli. Infine il corso di judo educazione con Stefano Stefani e tutti gli atleti del Valmareno JudoKai: sul tatami si impara, e nella vita quotidiana si continua, a non lasciare passivamente che siano gli altri a decidere ed agire, bensì ad accettare il rischio del confronto, del misurarsi, pur nel rispetto reciproco. Complessivamente il programma delle attività ha mirato a coinvolgere tutte le dimensioni della persona: e proprio questa attenzione alla complessità e alla ricchezza di ciascuno è una base del progetto pedagogico del Piccolo Rifugio. In nessuno dei cinque percorsi lo stile è stato quello dell’”io parlo e voi ascoltate”. Poco efficace per tutti, lo è ancora meno per persone come quelle che vivono nell’Appartamento. Quel che vale e quel che serve per loro, ribadiscono le operatrici, è fare esperienza diretta, toccare con mano. At- Il Gruppo Appartamento e le educatrici con tutti i compagni di allenamenti di judo educazione VITTORIO VENETO tenzione ed astrazione non sono il loro forte. Gettate in questo fiume di attività che le impegnava praticamente ogni giorno, le persone con disabilità che vivono nell’Appartamento si sono... messe a nuotare. Non solo sono rimaste a galla: hanno anche dato direzione alle bracciate. L’altro punto di forza delle cinque collaborazioni è che sono anche cinque nuove relazioni. Cinque occasioni, per le donne del Piccolo Rifugio, di un rapporto da adulte ad adulto, in cui essere anche loro parte attiva e non solo beneficiari di amicizia o destinatari di doni. Medico, sacerdote, psicologa, allenatore di judo e opera- tore di biodanza diventano anche punti di riferimento futuri, anche fuori dai limiti del progetto: persone di cui ci si può fidare, e che hanno l’autorevolezza della loro professionalità. Le cinque proposte parallele si sono però anche intersecate. Anzitutto per la costante presenza di educatrici ed operatrici del Gruppo Appartamento, presenti agli incontri con gli esperti ma pure compagne di judo e di biodanza. Poi anche per l’incontro conclusivo del progetto, quello di verifica, con i cinque esperti a confrontare i punti di vista diversi nonché a progettare possibili tracciati comuni. Perché “Competen- ze di relazione” non vuole finire qui. Anche i volontari dell’associazione Lucia Schiavinato faranno la loro parte: la presidente Antonella Rui è stata coinvolta per attivare i volontari in questo progetto del Gruppo Appartamento. E come il frutto delle cinque attività parallele è stato maggiore della semplice somma delle parti, così il lavoro di gruppo svolto ha portato anche benefici individuali. Il risultato è che con una migliore capacità di gestire i conflitti la convivenza è diventata più facile, e quanto vissuto assieme ha rinsaldato i legami stretti tra le cinque che vivono assieme. Chiamalestate S e anche quest’anno molti ospiti del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto potranno vivere l’esperienza di autonomia, amicizia e novità che sono i soggiorni estivi a Caorle e ad Auronzo, lo dovranno anche ad artisti che hanno accettato di regalare uno spettacolo al Piccolo Rifugio. Le Voci in Viaggio hanno proposto “L’inventastorie”, Alberto Grollo e Five String Quartet (nella foto) hanno emozionato con la loro musi- ca, Giorgio Fornasier e Diego Stefani hanno cantato, suonato e poetato con “Vardar indrio par andar avanti”: i loro spettacoli, in scena a Vittorio Veneto tra febbraio e marzo, sono stati parte del festival Chiamalestate. E tutto il ricavato è stato destinato ai soggiorni estivi. L’iniziativa è stata organizzata dal Piccolo Rifugio assieme all’associa- zione Lucia Schiavinato: sono i nostri volontari, del resto, a rendere possibile Caorle ed Auronzo, scegliendo di condividere con gli amici del Rifugio una settimana di ferie. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 VITTORIO VENETO “Siete un dono per tutti” Il vescovo mons. Pizziolo in visita pastorale: ringrazia gli ospiti, incoraggia gli operatori H a fatto tappa anche al Piccolo Rifugio, giovedì 7 febbraio, la visita pastorale del vescovo mons. Corrado Pizziolo alla città di Vittorio Veneto, prima tappa del percorso in tutta la diocesi. “Esprimo la mia riconoscenza a tutti gli operatori del Piccolo Rifugio: la vostra è una professione, ma anche una missione”, ha detto il vescovo, usando parole assai simili a quelle spese dalla Volontaria Teresa D’Oria in un precedente incontro di formazione del personale. “Vi incoraggio – ha proseguito mons. Pizziolo - ad operare con generosità e a continuare a formarvi, sia dal punto di vista tecnico che nelle motivazioni interiori. E per il Piccolo Rifugio, le motivazioni attingono marzo 2013 alla fonte del Signore Gesù. Questa, del resto, è stata l’intuizione di Lucia Schiavinato: trarre dal Vangelo la forza per fare della propria vita un dono alle persone con disabilità”. “Grazie anche a voi, cari ospiti – ha aggiunto-. La vostra presenza in questa casa è un dono per tutti. Voi date agli altri la vostra gioia, la vostra letizia interiore, e quando vengo qui trovo sempre tanta serenità”. Le tracce del rapporto consolidato del vescovo Corrado con il Piccolo Rifugio si sono ritrovate nel suo dialogo con gli ospiti: Serena che gli ha raccontato la vita quotidiana del Gruppo Appartamento, Bruno che si è presentato come “sacrestàn” per il suo impegno in parrocchia a San Giacomo, Marisa Mons. Pizziolo e Francesco, decano del Piccolo Rifugio che gli ha descritto gli incontri di spiritualità con Alessandra Farolfi, fino agli abbracci e alle benedizioni chiesti al vescovo da (o per) Emanuela e Sandra. E se di Cristina il vescovo ben si ricordava avendola incontrata a Lourdes, con Francesco ha chiacchierato dei soggiorni estivi a Caorle. “La ringraziamo - ha aggiunto poi la presidente dell’associazione Lucia Schiavinato Antonella Rui - per le sue preziose visite al Rifugio, e le chiediamo di ricordarci nelle preghiere: per i volontari c’è bisogno dell’azione dello Spirito Santo... magari preghi anche perché il Signore ci mandi altri volontari!” PONTE DELLA PRIULA 9 giugno: Piccolo Rifutbol! Ritorna il nostro torneo di calcetto solidale ed ecosostenibile D opo il successo della prima e della seconda edizione, il torneo di calcetto maschile e femminile a favore del Piccolo Rifugio di Ponte della Priula, ed in particolare del soggiorno estivo degli ospiti, terrà la sua terza edizione domenica 9 giugno a Ponte della Priula. Obbiettivo del terzo Piccolo Rifutbol: aumentare il numero delle squadre iscritte... ed aumentare il divertimento. Conservando però anche la stessa attenzione all’ambiente, e in particolare alla riduzione dei rifiuti con l’utilizzo di materiale biodegra- dabile, che ha permesso all’edizione 2012 del torneo di ottenere la certificazione di “Evento ecosostenibile” da Contarina, l’azienda pubblica che si occupa della gestione dei rifiuti a Ponte della Priula. Per maggiori informazioni: 0438 445318, [email protected]. La squadra dei Piccoli Rifugi si è esibita durante il torneo 2012 Aikido in arrivo anche a Ponte della Priula L a composizione artistica di copertina è opera di Elisa Frau, moglie di Luca Gri, il volontario che da anni allena nell’aikido – arte marziale di cui è cintura nera – ospiti del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. Tra le soddisfazioni, per il Piccolo Rifugio e l’allenatore, di questa pionieristica esperienza, anche la scoperta che l’aikido può essere praticato con successo, e con entusiasmo, anche da chi è in sedia a rotelle. La sequenza di foto lo spiega più di mille parole. Gli allenamenti proseguono anche quest’anno, e presto potrebbero estendersi anche al Piccolo Rifugio di Ponte della Priula: il nostro progetto di aikido per perso- ne con disabilità, infatti, è stato ammesso a finanziamento all’avviso pubblico per “la promozione delle pari opportunità nel campo dell’arte, della cultura e dello sport a favore delle persone con disabilità” del dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del consiglio. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 ROMA Mio piccolo e grande Rifugio Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dalla Volontaria della Carità Lidia Cordella L avoravo, ero contenta dell’ottimo lavoro che avevo ma, nonostante tutto, mi mancava qualcosa. Volevo donarmi a Gesù, ma non desideravo farmi suora. Ho cercato tanto, ma invano. Stavo per cedere al matrimonio, anche se non ne ero molto convinta, quando ebbi un indirizzo: Piccolo Rifugio di Roma. Volai subito là, prendendo alcuni giorni di permesso. Fui colpita piacevolmente dal faccione sorridente di Caterina, sempre piazzata lì, con la sua carrozzina, nella sala d’ingresso, per accogliere molto cordialmente chiunque entrasse. Non mi vergogno a dirlo: non aspettai neppure una risposta per sapere se mi prendevano o no. Anche perché Luigina, la responsabile, era momentaneamente assente. Tornai a casa, feci i bagagli, mi stabilii da loro. La conoscenza di Mamma Lucia ed il suo caloroso abbraccio mi conquistarono definitivamente. E che dire di Wandina, una delle ospiti? Io ero la sua “Lidia bella, Lidia cara”, come mi chiamava affettuosamenmarzo 2013 te. Ancora adesso serbo un carissimo ricordo della mia più grande, unica, vera amica. E non posso dimenticare quello che ha ricevuto mia sorella da questo Piccolo Rifugio. Il suo secondo figlio, diciannovenne, era a Roma per il servizio di leva. Si ammalò di leucemia. Mia sorella e mio cognato corsero a Roma, disperati. Mamma Lucia, da lassù, ha ispirato il Piccolo Rifugio di Roma ad ospitare mia sorella e mio cognato, grazie al grande cuore di Luigina. Qui hanno trovato il conforto di una famiglia. Gli anni terribili sono trascorsi veloci. Mio nipote, grazie alle preghiere del Rifugio e di tutte le Volontarie che lo frequentavano, è guarito. È per tutto questo, per tutto quello che ho ricevuto da questo Rifugio, che sono particolarmente addolorata per la sua chiusura, dovuta a cause superiori. Grazie, grazie, mio Piccolo e Grande Rifugio! Lidia Per leggere l’intera lettera: www.tinyurl.com/lidiacordella www.piccolorifugio.it e Facebook Per raccontare la ricchezza della vita nei Piccoli Rifugi e approfondire la spiritualità di Lucia Schiavinato utilizziamo, oltre all’Amore Vince, anche la rete. E sono strumenti la cui importanza è certificata dai numeri. Tra settembre 2012 e febbraio 2013, www. piccolorifugio.it ha avuto più di 60 visitatori e 200 pagine viste al giorno, e più di 1600 persona ricevono la nostra newsletter settimanale. Abbiamo avuto un record di 287 visite in un giorno. Circa il 5% dei visitatori arriva dal Brasile. Continua a crescere anche la pagina Facebook del Piccolo Rifugio: inaugurata nel 2011, ora si avvia ai 1400 amici. FERENTINO Volere è potere è nuotare Tre del Rifugio in piscina: superano la disabilità, annullano la paura, stupiscono gli altri atleti, emozionano Stefano Sisti che li allena S aresti capace di nuotare in piscina per una vasca intera con un braccio e una gamba sola? Lui ci riesce. Lui è uno degli ospiti del Piccolo Rifugio di Ferentino che da fine 2012, una volta alla settimana, fa lezione di nuoto, ogni lunedì allo Stadio del Nuoto di Frosinone. Ad accompagnarli Stefano Sisti, primo operatore al Piccolo Rifugio ma anche ex nuotatore agonista e istruttore di nuoto diplomato. Ciascuno dei tre atleti ha possibilità, esigenze e abilità diverse. “E ha avuto una emiparesi – spiega Sisti -, e quindi metà del suo corpo è bloccata. Malgrado ciò, e dopo tre anni di pazienti allenamenti, nuota. Muovendo solo braccio destro e gamba destra, riesce a completare anche un’intera vasca. Ho provato anche io a fare quei movimenti, e faccio una gran fatica. Lui invece va: a stile, ed anche a dorso. Mi ha chiesto di poter partecipare alle gare di nuoto per chi ha disabilità simili alla sua”. Passiamo al secondo atleta. “R ha ridottissime capacità di movimento, sia nelle braccia che nelle gambe. Ma con i movimenti detti ‘remate’ riesce a nuotare anche per quattro o cinque vasche di seguito. Arriva in fondo e da solo si gira. E non ha certo sulle sue (deboli) gambe dallo spogliatoio e la piscina. Il percorso non è breve, e lui ci può mettere anche dieci minuti di piccoli passi. Ma preferisce questa fatica alla carrozzina. paura dell’acqua”. Tutti e tre, del resto, vanno senza problemi in acqua alta, dove non si tocca. L’ultimo partecipante agli allenamenti del lunedì è M. “Lui riesce a nuotare a stile e a dorso e ad effettuare il galleggiamento verticale. Inoltre mi aiuta anche a mettere in acqua gli altri”. I nuotatori senza disabilità, dalle corsie accanto, li guardano tra stupiti ed ammirati. Magari anche quando R insiste per spostarsi “All’inizio dell’allenamento sto in vasca - continua Sisti - ma poi esco, e seguo i tre da fuori. Così si rendono ancora di più conto che riescono a fare da soli. Vederli è una soddisfazione grandissima”. E la soddisfazione è anche quella di R, E ed M: c’è anche chi chiede a Sisti di fotografarlo mentre nuota, e poi con orgoglio condivide le foto dalla sua pagina Facebook. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 ROMA – FERENTINO Aspra la croce, dolce il sorriso: l’indimenticabile Caterina “Non avevi la libertà fisica né quella economica, ma avevi la libertà più grande, quella spirituale” A causa del riacutizzarsi dei suoi problemi di salute, è mancata verso le 22 di giovedì 6 dicembre 2012, a 66 anni, Caterina Tassone. Era ospite del Piccolo Rifugio di Ferentino, dove era giunta a settembre, dopo tanti anni al Piccolo Rifugio di Roma. Il funerale è stato lunedì 10 dicembre a Ferentino, poi Caterina è stata sepolta in un cimitero di Roma, accanto ai genitori. Ricordiamo Caterina attraverso un estratto delle tante testimonianze arrivate a www. piccolorifugio.it. Per leggerle tutte: www.tinyurl.com/caterinatassone GRAZIE DEL VOSTRO AFFETTO “La scomparsa di nostra sorella Caterina ha lasciato in tutti noi un vuoto incolmabile: solo grazie a tutte le vostre dimostrazioni di affetto i nostri cuori hanno trovato sollievo. Siamo fieri ed orgogliosi di marzo 2013 aver avuto una sorella così forte nell’animo, che nonostante i suoi notevoli problemi sia riuscita a dare ed a ricevere tanto amore. Ringraziamo tutti gli amici ed operatori che sono stati viciUN PORTO SICURO no a Caterina”. Famiglia Tassone “Abbiamo ricevuto con tristezza la notizia del tuo addio PER SEMPRE IN FAMIGLIA e i nostri cuori per un attimo hanno smesso di battere. Né “Quando qualcuno se ne va io né la mia famiglia potremo lascia sempre un vuoto, anche dimenticare te e la famiglia se il suo posto verrà occupato del Piccolo Rifugio di Roma da altri... Avviene così al Picco- per quello che avete fatto per lo Rifugio, come in una qual- noi: in un periodo tempestoso siasi famiglia. Tutti restano siete state tutte un porto sicunella memoria e, indipenden- ro”. temente dal tempo trascorso Valerio Ferraro in ‘famiglia’, continuano ad ‘essere vivi’ in mezzo a noi. IL TUO CARISMA ERA... Caterina era ormai entrata in questa famiglia a Ferentino “Ho sempre saputo che eri da... sempre, e continuerà ad una grande tessitrice di rapesserlo... sempre”. porto umani e di amicizie, ma Teresa D’Oria anche io sono rimasto meravigliato di quanta folla e quanto ROMA – FERENTINO calore nel giorno del tuo funerale si sono stretti intorno a te... e quante belle parole ti sono state dedicate. Questo è stato il segno visibile di tutto il bene che tu hai saputo fare silenziosamente, quel bene che non fa rumore ma che è fecondo di vita, quello che si fa in silenzio, senza accendere i riflettori e senza ricevere applausi, ma solo per la gloria di Dio. Tu, è vero, non hai mai avuto libertà economica, i tuoi mezzi erano pochi; non hai mai avuto libertà fisica, sei sempre stata imprigionata in quella stessa posizione semisdraiata per tutta la vita; né possedevi la libertà di movimento, non potevi correre né viaggiare come avresti voluto. Ma avevi certamente una libertà più grande, la libertà interiore, proprio quella libertà del cuore, che ti faceva volare alto, a tutte le quote: e potevi raggiungere così ogni livello sociale, economico e spirituale. Le tue amicizie spaziavano largamente dai grandi prelati alle contesse, fino alla povera gente che presso di te, nelle tue parole, nel tuo sorriso, nella tua accoglienza e nella tua disponibilità trovavano quella luce e quel calore che ogni cuore umano in fondo, nel più profondo, cerca. Avevi il dono di farci sentire persone importanti e con te ci si sentiva sempre a proprio agio. Era il tuo carisma. Hai sempre creduto nell’amicizia e per te ogni amico era importante e lo facevi sentire veramente importante. Anche Luigina ci ricordava come ogni giorno ai piedi dell’Eucarestia, alle tre del pomeriggio, durante il rosario ci ricordavi uno per uno, noi, i tuoi amici... Rina, mi hai insegnato quella che don Tonino Bello chiama la ‘Chiesa del grembiule’, la Chiesa del servizio. L’unico paramento di cui Gesù si è rivestito nella sua vita terrena è stato l’asciugatoio, cioè il grembiule con cui si cinse i fianchi quando lavò i piedi dei suoi discepoli. Così ho imparato ad amare e ad essere amato nel servizio”. Antonio Gargiulo lezione: in te la Vita ha deciso di prendere posto perché tu stessa gli hai aperto la porta; davanti a te si sarebbero commossi potenti e re se ti avessero conosciuta, e ognuno di noi avrebbe volentieri dimenticato certe paturnie per affari da 4 soldi che sovente reclamano attenzioni nella nostra anima facendoci dimenticare l’Amore; grazie, sorella, perché dal tuo trono, anzi dalla tua nuova ‘Ferrari a rotelle’, mi hai regalato con quelle manine tue le carezze più dolci che nessuna mano paterna o materna tra le più sane mi abbia mai regalato”. Valerio Rasi AMARE LA VITA “Ciao Rina, adesso puoi stare insieme alla tua cara amica di sempre, Damiana, tra le braccia del Signore. La vostra gioia LE CAREZZE PIÙ DOLCI di vivere ci ha dato la testimonianza di quanto la vita è “Tanto aspra per lei la croce, preziosa e ci ha insegnato ad quanto dolcissimo il sorriso amarla in tutte le sue esprese gli occhi suoi che con tanta sioni” pazienza la portavano. Una grandissima maestra di umaLucia Pastoressa nità e di spirito. Si, tanto piccola e semplice Rina nel regalarsi al Signore, quanto straripante di Cristo vivo. Grazie Rina per la tua grande 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 VERONA Adelina, grazie! Il saluto del Piccolo Rifugio e dei famigliari: “vivere con te è stata una bellissima avventura” Martedì 8 gennaio è ritornata al Signore Adelina Floriani, 64 anni, originaria di Rovereto. Dal 2003 era al Piccolo Rifugio di Verona. La vogliamo ricordare attraverso le parole scritte per lei dalla sorella Tullia e da ospiti e personale del Piccolo Rifugio in occasione del funerale. T i ricordiamo anzitutto per la tua docilità e mansuetudine. Ci hai donato momenti di gioia e divertimento per le tue uscite e battute. Ultimamente era diventato più faticoso accudirti, alle volte bastava un niente per suscitare il contrasto, ma più velocemente di come era nato tu lo scioglievi con il tuo sorriso disarmante. Se poi ti chiedevamo se eri arrabbiata tu prontamente rispondevi: no. La tua presenza ci ha aiutati a crescere: abbiamo im- parato ad avere più pazienza, ad ampliare le nostre vedute, a cambiare programma, a ridere e a fare la pace! Volevo ringraziarti personalmente per l’aiuto che mi hai sempre donato con gioia nella preghiera fatta insieme. Non ti sei mai separata dalla fonte della vita e dalla nostra madre celeste. Hai sempre mantenuto la tua piena aderenza alla preghiera e all’Eucaristia strabiliando tutti. Cara Adelina, vivere insieme a te è stata una bellissima avventura! Ti salutiamo tutti con amore, la tua famiglia, le ragazze, il personale, i volontari del Piccolo Rifugio; e ti chiediamo di pregare per noi dal cielo. Ti ricordiamo con questa frase di Mamma Lucia: “Come le fontane buttano senza posa la loro acqua che viene dalle profondità della terra, così voi dovete senza posa dare gioia, gioia che scaturisce dalle altezze dei cieli e dalla fonte inesauribile dell’amore eucaristico”. Adelina (a destra) con la sua amica Carla marzo 2013 “L’aiuto maggiore ce lo dà Gesù Eucaristia” Sabato 16 febbraio la Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Verona ha organizzato in San Zeno una veglia di preghiera in vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio con la partecipazione del vescovo mons. Zenti. Gli organizzatori hanno chiesto di portare una testimonianza anche a Chiara (Chiarella) Grigoletti, Volontaria della Carità al Piccolo Rifugio. Impossibilitata a partecipare, ha chiesto all’amico Franco Casati di leggere il suo messaggio. E così ha raccontato a chi era riunito in preghiera che al Piccolo Rifugio “siamo persone che amano la vita e molto attive”, e che “la Divina Provvidenza ci viene in aiuto e ci dà una mano”. “L’aiuto maggiore – scrive Chiarella - ce lo dà Gesù Eucaristia. La sua presenza rende gioiose le nostre giornate, le arricchisce e le rende preziose. La sofferenza accettata e offerta a Lui fa di ciascuna di noi un dono ai fratelli e un canto di lode al Padre che ci ha create”. VERONA Per riempirsi il cuore Carnevale con i giovanissimi Ac di Cavaion e i clown di Invita un Sorriso È stato ancora più ricco il Carnevale delle donne del Piccolo Rifugio di Verona. E la ricchezza, come sempre, è quella portata dagli amici. Domenica 10 febbraio abbiamo accolto il gruppo dei Giovanissimi di Azione Cattolica della parrocchia di Cavaion Veronese. Sono venuti a conoscere la comunità e fare festa, ma anche a provare l’esperienza del servizio. Obbiettivo: vivere delle esperienze di dono di sé, in cui, come spiega l’animatore Ac Enrico Gastaldelli, “sporcarsi le mani, ma soprattutto riempirsi il cuore”. Stimoli forti per questi ragazzi di quattor- dici-sedici anni che vivono l’età della sempre maggiore autonomia e libertà nelle decisioni e nei comportamenti: il servizio agli altri è una delle scelte possibili. Con la speranza che, come tanti volontari prima di loro, al Piccolo Rifugio e in mille altre situazioni possano scoprire di persona che quel che si riceve ricambia e anzi supera quel che si dà. In vista della visita i Giovanissimi hanno cominciato a conoscere la nostra casa incontrando Silvia Bevilacqua, loro compaesana ed educatrice al Rifugio. A partecipare all’uscita al Rifugio sono stati Alberto Delibori, Gabriella Gi- rardi, Giorgia Marchesini, Elena Ramon, Francesca Bonfioli, Linda Bruni, Francesca Salvetti e Giulia Slavieri, assieme a Gastaldelli e alla collega animatrice Beatrice Scienza. Ma domenica 10 febbraio sono arrivati al Piccolo Rifugio anche degli amici di vecchia data: i clown volontari di “Invita un sorriso”. Ed anche quest’anno il gruppo di San Pietro in Cariano ha regalato risate e sorrisi. Assieme ai ragazzi di Cavaion, i clown hanno preparato e proposto gag e scenette. Le donne del Piccolo Rifugio si sono lasciate coinvolgere... fino a ballare e a “fare trenino” assieme agli ospiti. 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 TRIESTE Nardelli nuova coordinatrice P aola Nardelli è la nuova coordinatrice della Domus Lucis, il Piccolo Rifugio di Trieste. Nardelli, classe 1982, è laureata in servizio sociale ed ha il titolo di assistente sociale. Prima di arrivare alla Domus ha lavorato con la cooperati- va La Quercia per il Comune di Trieste e in una struttura di accoglienza per persone in condizione di disagio sociale. Un ringraziamento speciale a Cristian Migheli, coordinatore alla Domus dal 2009 al 2012, che ha scelto di cambiare lavoro. Maria ci resta nel cuore L a Domus Lucis piange Maria Creatore, ospite della nostra casa da febbraio 2007. Nata il 20 ottobre 1944,, originaria della Puglia, è mancata nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 2013. Il funerale si è svolto lunedì 14 gennaio nel cimitero di Sant’Anna a Trieste, dove riposa. Per ricordare l’unicità di Maria servono molti aggettivi. Francesca Bisani e Claudia Pascale, educatrici alla Domus, che l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene Maria, provano a riassumerla così: “Osservatrice. Generosa. Attiva. Ingegnosa. Introversa. Empatica. Testarda. Burbera. Severa con se stessa. Capace di emozionarsi per lo spettacolo della natura, o degli animali. Legata alla sua famiglia, ed in particolare fiera dei suoi nipomarzo 2013 ti”. La sua disabilità le impediva di partecipare con l’opera delle sue mani ai laboratori organizzati, ma Maria era comunque determinata a parteciparvi attivamente: con la presenza, ma pure con suggerimenti e istruzioni alle altre donne della Domus.Uno di questi era il laboratorio di cucito guidato dalla volontaria Alessandra, che con un commento a www. piccolorifugio.it scrive: “In questi ultimi mesi ho avuto il dono di collaborare con Maria. È stata una conoscenza graduale e reciproca che mi ha dato la possibilità di conoscerla meglio. Mi resta nel cuore il suo entusiasmo nel sperimentare insieme, io come principiante, nuovi oggetti e materiali, e le nostre risate quando capivo una cosa per un’altra delle sue spiegazioni. Grazie, Maria, anche per la partecipazione alle mie piccole conquiste sartoriali. Stai nella pace di Gesù”. Mentre l’amica Maria Teresa aggiunge: “Sono molto addolorata per questa partenza improvvisa. Mi mancherà il suo sorriso buono e accogliente! Nonostante i suoi non pochi problemi, legati soprattutto all’immobilità degli arti superiori e inferiori, era capace di trasmettere forza e coraggio in molte situazioni. Presente, schietta, discreta, era capace di una buona parola per tutti, perché era profondamente buona. Quante volte abbiamo partecipato insieme alla messa! Cara Maria, ora stai occupando quel posto che il Signore ti ha promesso: parlagli di noi e prega per noi!” TRIESTE I nostri primi 50 anni La festa della Domus Lucis sottolinea il forte legame con la città di Trieste C inquant’anni trascorsi al servizio delle persone con disabilità, con stile di famiglia. Li ha festeggiati venerdì 7 dicembre la Domus Lucis, con l’evento “Domus Lucis - Dal 1962, in viaggio” cui hanno partecipato decine di amici, volontari, persone con disabilità, operatori, istituzioni. Segno del “legame fortissimo che la Domus ha sempre avuto con la città di Trieste”, come ha ricordato Carlo Barosco, presidente della Fondazione Piccolo Rifugio. A confermare questo legame, la presenza alla festa del vicesindaco del Comune di Trieste Fabiana Martini, dell’assessore alle politiche sociali Laura Famulari Il taglio della torta del cinquantesimo e del consigliere alla Provincia di Trieste Stefan Čok. La festa azioni delle persone con disabi- scuola Beija-flor di Massaranduè servita a ripercorrere 50 anni lità del centro diurno. Le offerte ba, Salvador, Brasile, in cui opedi storia della Domus: dall’ini- raccolte sono state donate alla rano le Volontarie. ziativa della fondatrice di Lucia Schiavinato, alla generosità di Addio a Maria Parise Giorgio e Gina Sanguinetti, che Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 marzo è mancata Maria Parise, donarono la casa; dalla vicinan100 anni, la più anziana delle ospiti della Domus Lucis. Era stata da za della Chiesa cittadina alle poco ricoverata in ospedale per un peggioramento delle sue condizioni di salute. A dicembre Maria aveva festeggiato nella nostra casa collaborazioni con gli altri centri il suo secolo di vita assieme ai cinque figli (tra cui Ornella Marchese, diurni per persone con disabiliospite della Domus), cinque nipoti e cinque pronipoti. “Cara nonna tà, oltre che con il progetto TrieMaria –scrisse una parente nell’occasione - voglio dirti grazie per la ste LaBora. In occasione della vita di sacrifici che hai vissuto, per i tanti dolori che hai affrontato, festa è stata aperta alla Domus per l’accoglienza, per la gioia e l’affetto che ci hai sempre donato”. la tradizionale mostra delle cre- 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 18 19 19 20 20 21 21 22 22 23 23 24 24 25 25 26 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 31 32 32 33 33 34 34 33 11 22 33 44 55 66 77 88 99 10 Alla festa “La carovana dell’amore” organizzata dal Gruppo Appartamento, a Vittorio Veneto Cosimo del Piccolo Rifugio di Ferentino con il vescovo mons. Spreafico Il gruppo dei Pellegrini con le ospiti del Rifugio di Verona