ANNO 56 • numero 1 • marzo 2013
Poste italiane spa - spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave
SENZA BARRIERE
INSTITUTO
Retiro em Itaparica: nosso
“obrigado” ao Senhor
FERENTINO VITTORIO VENETO
Volere è potere: nuoto per
tre ospiti del Piccolo Rifugio
L'incoraggiamento del nostro
vescovo in visita pastorale
VERONA
Ridiamo con i clown
e i giovani di Cavaion
PICCOLI RIFUGI
Fondazione di culto e religione
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In redazione: Carlo Barosco
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ATTUALITÀ
Spirituali ed istituzionali
Riflessioni sul nodo dei nodi per i Piccoli Rifugi:
come conciliare fedeltà ai valori con regole imposte dagli enti pubblici,
fiducia nella Provvidenza e richiesta di contributi
E’
utile, forse doveroso, talvolta fermarci
nel nostro cammino, per valutare se la strada
che stiamo percorrendo ha
bisogno di qualche
adeguamento
o
rettifica. Anche noi,
seguaci di Mamma Lucia, dobbiamo fare ogni tanto
una sosta di questo
tipo, riprendendo in
mano gli scritti che
la nostra fondatrice
ci ha lasciato e, rileggendoli, cercare di
verificare la nostra
fedeltà alle sue indicazioni.
ACCOGLIENZA E PREGHIERA
Tra le sue realizzazioni, penso che la più importante sia
la nascita dei Piccoli Rifugi
per persone disabili. Cosa dovessero essere, nel pensiero
di Lucia, lo ha efficacemente
sintetizzato Savio Teker nella
biografia “Lucia Schiavinato - L’intensità di una vita”: “li
chiamò Rifugi perché fossero
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luoghi caldi ed accoglienti,
dove chi nella vita aveva conosciuto solo la crudeltà del
sentirsi diverso, abbandonato, compianto, inutile, po-
tesse trarsi per un attimo in
disparte e sforzarsi di capire
prima di tutto che senso avesse la propria infermità (…) Capire perché doveva convivere
con questa realtà così cattiva
e poi, mentre un po’ alla volta
capiva, entrare nella storia di
Dio. Lucia con le sue volontarie voleva assicurare tutti coloro che ne avevano maggiormente bisogno che Dio non si
era dimenticato di nessuno”.
C’è quindi, fin da principio,
un’attenzione
particolare
all’aspetto umano, spirituale
dell’accoglienza e della convivenza. Ed è molto curato soprattutto l’aspetto religioso:
ogni Rifugio deve avere la sua
cappella, anche
per l’adorazione
all’Eucarestia, possibilmente quotidiana.
Ancora
oggi, se vogliamo
indicare una caratteristica ancora
ben presente, una
preoccupazione
non cessata, né
trascurata, è quella religioso – cultuale. Soprattutto per merito
delle Volontarie, presenti nei
vari Rifugi, le nostre cappelle
danno la netta sensazione di
attenzione, cura, pulizia; le cerimonie religiose si svolgono
con attenzione e partecipazione devota. C’è spazio per
momenti di ascolto e meditazione, di preghiera o di canti.
Ma anche l’aspetto di accoglienza premurosa non è venuto meno. Infatti non manca
certo anche ora l’opera dei
volontari che si prodigano
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ATTUALITÀ
per completare il servizio
“normale” alle persone ospitate (còmpito del personale
dipendente) con prestazioni
personalizzate di vario tipo e
con manifestazioni di affettuosa vicinanza e amicizia. Gli
organi direttivi e le Volontarie della Carità, con un aiuto
per quanto modesto anche
degli Associati, si prodigano
perché l’organizzazione sia
attenta agli aspetti spirituali e
morali della vita delle nostre
case.
CARITÀ E ACCREDITAMENTI
Il cambiamento invece lo
troviamo nel progressivo (ed
inevitabile) inserimento delle
istituzioni pubbliche .Che è
stato fondamentale per dare
solidità e tranquillità alla gestione delle nostre case, ma
ha anche imposto regolamentazioni, limiti, condizionamenti. Come dice ancora il
testo di Savio Teker, all’inizio
“il Rifugio viveva di carità. L’estrema fiducia nelle Provvidenza caratterizza l’opera fin
dai suoi primi passi. Accanto a
Lucia in quei primi tempi ci fu
tutta la conferenza S. Vincenzo (...)”. Ora il servizio “normale” nei Piccoli Rifugi è affidato
completamente al personale
dipendente; le risorse economarzo 2013
miche arrivano per la maggior parte da rette poste a carico dei famigliari degli ospiti
o di enti pubblici. Gli aiuti
spontanei sono proporzionalmente molto minori, ma
sempre estremamente significativi. La nuova situazione
non deve necessariamente
essere vista come solo negativa. Lo testimonia, molto autorevolmente, addirittura papa
Benedetto XVI nella enciclica
“Caritas in Veritate”, che al n°7
recita: “Volere il bene comune
e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità.
Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una
parte, ed avvalersi, dall’altra,
di quel complesso di Istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere
sociale (…) È questa la via istituzionale, possiamo dire anche politica, della carità; non
meno qualificata ed incisiva
di quanto lo sia la carità che
incontra il prossimo direttamente, fuori dalle mediazioni
istituzionali”.
richiamo alla solidarietà. Vedi
per tutte quanto dice Giovanni Paolo II nell’enciclica “Sollicitudo rei socialis” al n°38:
“La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione
o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone,
vicine o lontane. Al contrario
è la determinazione ferma e
perseverante di impegnarsi
per il bene comune, ossia per
il bene di tutti e di ciascuno,
perché tutti siamo responsabili di tutti”. Ma nel contempo la solidarietà va unita al
principio di sussidiarietà, che
costituisce l’originalità inconfondibile della Dottrina Sociale della Chiesa. Il principio di
sussidiarietà è stato formulato per primo da Pio XI nell’enciclica “Quadragesimo anno”.
Esso afferma che “è ingiusto
rimettere ad una maggiore
e più alta società quello che
dalle minori ed inferiori si può
fare” e solo sussidiariamente
riconosce ai poteri pubblici
un’azione di orientamento, di
stimolo, di coordinamento e,
quando necessario e nei limiti
di esso, anche di supplenza e
SOLIDARIETÀ E SUSSIDIA- integrazione. Unendo solidaRIETÀ
rietà e sussidiarietà si evita sia
il soffocamento dello Stato
Sappiamo quanto nelle indi- che si sostituisce completacazioni della Dottrina Sociale mente all’iniziativa privata,
della Chiesa sia fortissimo il sia l’individualismo sociale
ATTUALITÀ
che non vuole nessun interessamento degli enti pubblici a favore delle persone in
stato di bisogno. E’ quindi da
condividere pienamente la
conclusione che la “Caritas
in veritate” esprime al n°58:
“Il principio di sussidiarietà
va mantenuto strettamente
connesso con il principio di
solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la
solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto
vero che la solidarietà senza
la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il
portatore di bisogno”.
FOLLIA E PROVVIDENZA
Dobbiamo prendere atto che
la società attuale è molto diversa da quella delle origini
dei Piccoli Rifugi. Non può
capitarci di vedere una discepola di Lucia che, come faceva lei, percorra le strade di S.
Donà in bicicletta alla ricerca
di aiuti per le sue assistite. Con
realismo (del resto la Dottrina
Sociale della Chiesa ci invita
continuamente a leggere “i
segni dei tempi”) prendiamo
atto della situazione attuale
valorizzandone i lati positivi,
respingendo vani sentimentalismi, ed inserendoci con
convinzione nel mondo attuale. Due mi sembrano le
conclusioni :
1- Non separiamo il culto dalla carità (intesa nel significato
profondo di “avere cura del
prossimo”): continuiamo la
nostra attenzione ai valori
religiosi e spirituali, assieme
a quella alle necessità fisiche
dei nostri assistiti.
2- Cerchiamo, ove possibile,
di provvedere alle necessità
dei Piccoli Rifugi con mezzi
nostri (cioè della comunità
in cui siamo inseriti, da cui
arrivano spesso offerte spontanee e preziose anche per il
loro significato morale), ma
non chiudiamoci, anzi solleci-
tiamo, l’aiuto delle istituzioni
pubbliche per poter fornire
un servizio adeguato ai nostri
assistiti.
Ricordiamoci l’esempio della
nostra fondatrice, che non si
lasciò mai convincere da richiami troppo esclusivi agli
aspetti materiali ed economici, ma lasciò sempre ampio
spazio agli aspetti spirituali
della assistenza, né ebbe timore dei possibili condizionamenti delle Istituzioni pubbliche cui volle rivolgersi per
avere aiuti. E teniamo presente che un po’ di “sana follia” e
di fiducia nella Provvidenza
aiutano a superare anche i
momenti più difficili. Questo
atteggiamento rientra nella
visione religiosa della vita che
ha caratterizzato fin dagli inizi la nostra Istituzione ed alla
quale vogliamo restare fedeli.
Bruno Perissinotto
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FONDAZIONE
Libertà, ascolto, amore
Il volontariato al Piccolo Rifugio nell’emozionante testimonianza di Elisa
Con grande piacere pubblichiamo
il racconto a cuore aperto scritto
da Elisa, volontaria al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. La giovane è
tra noi ogni settimana, a condividere un pomeriggio con gli ospiti di
Casa Mons. Carraro o con le ospiti
di Casa Flavia. Partecipa alle uscite
o alla messa del giovedì, o semplicemente si ferma a chiacchierare o
a giocare a carte, piccoli gesti preziosi. Oppure prepara assieme alle
donne del Rifugio i biglietti di auguri per il compleanno di ciascuna.
In questa breve testimonianza,
Elisa ha parole bellissime per il Piccolo Rifugio. Parole che, vogliamo
sperare, riflettono anche l’esperienza di tanti altri volontari che
da settimane, mesi, anni o decenni
condividono parte del loro cammino di vita con le persone con disabilità che vivono nei Rifugi.
“C
iao, sono Elisa, ho
30 anni e vengo
da Cimadolmo... e
più di un anno fa ho fatto una
delle mie scelte più importanti: essere una volontaria al Piccolo Rifugio.
La prima cosa che ho imparato qui è essere una persona libera. Perché al Piccolo Rifugio
non indossi maschere, sei te
stesso con i tuoi pregi e i tuoi
difetti, e nessuno ci giudica.
La seconda cosa che ho imparato è ascoltare. Ascoltare le
loro vite, i racconti di giornate
e di feste, i racconti delle loro
paure, delle loro passioni, del
loro silenzio e del loro amore!
La terza, e non meno importante, è amare. L’amore dato
dagli ospiti è un grande richiamo. Ed ogni volta che esco
dal cancello per tornarmene
a casa ho una gioia e un’emozione incredibili.
Sono arrivata ad inizio ottobre
2011 con un bagaglio pressoché vuoto. Oggi invece il mio
bagaglio è pieno: di disegni
e di bigliettini, di santini e di
preghiere, di partite a carte
(quasi sempre perse) e di passeggiate per Vittorio Veneto,
di shopping... ma soprattutto
di strette di mano, di abbracci
e di sorrisi.
Grazie a tutta la famiglia del
Piccolo Rifugio!”
Nuovi direttori per le Ulss del Veneto
Negli ultimi giorni del 2012 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha nominato i nuovi direttori generali delle Ulss. Tra queste, naturalmente, anche quelle in cui hanno sede, e con cui hanno
diretti rapporti, i quattro Piccoli Rifugi veneti. Nella Ulss 7, cui fanno riferimento le nostre case di
Vittorio Veneto e Ponte della Priula, il nuovo dg è Gian Antonio Dei Tos. Per la Ulss 10 di San Donà e
Portogruaro Zaia ha scelto Carlo Bramezza, mentre alla guida della Ulss 20 di Verona è stata confermata Maria Giuseppina Bonavina. Ai nuovi e riconfermati direttori generali, e ai direttori del sociale,
amministrativo e sanitario che collaborano con loro, le congratulazioni e l’augurio di un buon lavoro
dalla Fondazione Piccolo Rifugio.
marzo 2013
FONDAZIONE
Un firma per il Piccolo Rifugio
5 per mille: il nostro grande grazie per il vostro prezioso aiuto
Q
uanto vale un autografo?
C’è l’autografo scarabocchiato in fretta su un
foglietto volante e l’autografo
tracciato con cura, accompagnato da un sorriso, da una
parola.
C’è l’autografo conservato
sotto chiave perché può valere soldi e c’è l’autografo che
conservi e riguardi perché l’ha
fatto una persona che vale.
C’è chi rifiuta sdegnosamente autografi, chi firma solo se
implorato. E chi invece regala
questo piccolo gesto di attenzione: la persona che riceve
l’autografo non dimenticherà
questo incontro
E tu che autografo fai?
Con un autografo, mettendo
la tua firma, puoi dare un segno di amicizia, puoi mostrare chi ti sta a cuore, puoi dire
che condividi un progetto, dei
valori.
Se vuoi, puoi fare un autografo al Piccolo Rifugio.
Puoi scegliere di destinare al
Piccolo Rifugio, cioè a chi vive
in questa comunità come se
fosse una famiglia, il tuo cinque per mille.
L’aiuto di amici e sostenitori è
sempre stato prezioso per il
Piccolo Rifugio ed ha consentito in questi anni di realizzare
interventi altrimenti impossibili: e quindi un grande grazie!
per quel che puoi fare... anche
solo con il tuo autografo.
Come fare?
Basta avvertire il commercialista o il sindacato che aiutano
nella dichiarazione dei redditi.
Oppure, per chi fa da solo,
nella “Scheda per la scelta
della destinazione del 5 per
mille dell’Irpef” ricevuta assieme al Cud, firmare (fare l’autografo!) nello spazio dedicato
a “Sostegno del volontariato
e delle altre organizzazioni
non lucrative di utilità sociale” e poi inserire il codice della
Fondazione Piccolo Rifugio. E’
questo: 00717020234.
Anche chi non deve fare la
dichiarazione dei redditi, ad
esempio perché ha solo reddito da lavoro dipendente o
della pensione, può scegliere di aiutare gratuitamente il
suo Piccolo Rifugio. Bisogna
semplicemente compilare il
modulo per la scelta della destinazione del 5 per mille proprio come indicato sopra, e
poi consegnarlo ad un ufficio
postale.
Sono 2771 le persone che
nel 2010) hanno scelto di assegnare al Piccolo Rifugio il
5 per mille: hanno permesso
alla Fondazione Piccolo Rifugio di ricevere 74.459,73 euro.
Per informazioni siamo a disposizione a: ufficiostampa@
piccolorifugio.it, 347 3677957.
Nuovo direttore
amministrativo
La Fondazione Piccolo Rifugio ha cambiato direttore amministrativo. Dal 1
dicembre 2012 è in carica
Antonio Bincoletto, già revisore dei conti per la Fondazione. Bincoletto sostituisce
Francesco Facci, che dopo
26 anni di rapporto non lavorerà più per la Fondazione, pur rimanendo vicino ai
Rifugi come amico ed associato all’Istituto.
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FONDAZIONE
Educare nel Gra
Il lavoro al Gruppo Appartamento nel 110 e lode di Marta Ghirardo
C
on la tesi “Tra speciali
autonomie e normali
dipendenze - Ruolo
e strumenti dell’educatore in
un gruppo appartamento per
persone con disabilità”, Marta
Ghirardo, già in servizio al Piccolo Rifugio di San Donà e di
Vittorio Veneto, mercoledì 31
ottobre 2012 ha ottenuto la
laurea magistrale in “Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio
sociale” a Bologna, con un sonante 110 e lode.
Nella tesi ha studiato i sei
gruppi appartamento (Gra)
del Veneto, tra cui quello del
Piccolo Rifugio vittoriese, attivo da gennaio 2010, l’unico
nella Ulss 7.
In che cosa il lavoro dell’educatore nel gruppo appartamento è diverso da quello
dell’educatore in comunità ?
“È come se fosse più concentrato - risponde Marta -. Anche in comunità lavori sulla
rete che sta attorno, ma nel
Gra ogni accompagnamento
della persona con disabilità
nella società lo si sente più
forte, perché forte è il bisogno
di uscire dalle quattro mura. In
comunità lavori sulla relazione
marzo 2013
tra gli utenti; nei Gra se questa
tipologia di lavoro non la fai...
puoi fare a meno di chiamarlo
gruppo appartamento!”.
Quali sono le “normali dipendenze” cui fa riferimento nel
titolo della tesi?
“Non esiste una totale autonomia, perché questa si esprime in un contesto dove l’altro
è sia vincolo che risorsa che
limite. La vera autonomia si
risolve nelle dipendenze normali, cioè quelle a cui tutti,
persone con o senza disabi-
tori: tabelle, agende, liste di
cose da fare e altri strumenti
usati per fare in modo che
la persona inserita in un Gra
riesca a svolgere compiti in
cui avrebbe difficoltà. Ma a
ben vedere anche le persone
normodotate le usano spesso:
quanti vanno al supermercato
portandosi la lista della spesa?
Anche quella è un facilitatore”.
“Vorrei ringraziare – chiude
Marta – chi mi ha aiutato per
la tesi: Carlo Callegaro, correlatore della tesi, che in modo
autentico e gratuito ha offerto le
sue competenze
e conoscenze; Susanna (Paulon, coordinatrice del Rifugio di San Donà),
Elisa (Contrafatto,
coordinatrice al
Gra) e Maria Grazia
(Antoniazzi,
sua temporanea
La proclamazione della dottoressa Ghirardo
sostituta) che mi
hanno aiutato con
lità, sono abituati. Le dipen- le loro competenze, intervidenze che servono ad intera- ste, consigli e lavate di capo;
gire con le persone e le cose l’equipe tutta del Gruppo Apche ci circondano”.
partamento, prima colleghe e
E le “speciali dipendenze”?
poi amiche; le signore che ci
“Si fa riferimento ai facilita- vivono”.
LUCIA SCHIAVINATO
Mi fido di Te!
“Sulla tua parola getterò le reti”: lo dice Pietro, lo incarna Lucia
Ecco una sintesi del terzo degli
incontri tenuti da don Antonio
Guidolin su Lucia Schiavinato
e l’Anno della Fede. Era intitolato “Quando Dio chiama, e noi
sentiamo di dover dire: presente” - La fede come risposta libera e personale, e si è svolto il 25
gennaio.
I prossimi e conclusivi appuntamenti del ciclo “Mi fido di Te!”
sono:
• venerdì 22 marzo: “Preghiamo molto e sforziamoci di essere sempre all’altezza del dono
di Dio. Un giorno glielo rimetteremo in mano...” - La fede come
dono.
• venerdì 26 aprile: “Intendere
sempre più quanto ci ama il Cristo” - La fede come conoscenza.
• venerdì 17 maggio: “Vi
ho destinato a compiere
le cose più belle che si
possono pensare sulla
terra” - Una fede bisognosa di mediazioni,
sempre fragili e precarie.
Si svolgono alle 20.30
nel salone del centro
diurno del Piccolo Rifugio di San Donà. Al
termine, possibilità di
fermarsi per l’adorazione eucaristica. Replica
degli incontri il sabato mattina
successivo alle 9.15, con conclusione nella messa delle 10.30.
risto ha chiamato me”. Queste
parole di Lucia
non esprimono solo la sua
esperienza di fede, ma dicono qual è la radice della fede
di ciascuno di noi. All’inizio
non c’è una nostra decisione
nell’aderire a delle verità o a
delle norme morali, bensì la
relazione con Qualcuno che
parla per primo. “Dio esiste e
parla!”: potremmo così sintetizzare il credo biblico. Chi è
allora il credente, se non colui
che entrando in relazione con
Dio lo ascolta e gli risponde?
Una risposta non tanto in-
“C
tellettuale, quanto di tutta
l’esistenza. Dio d’altra parte,
come dice un antico autore
cristiano, se “ci ha parlato in
molti modi (...) ultimamente
ha parlato a noi per mezzo del
Figlio” (Eb 1,1-2).
La fede allora è risposta di tutta la mia vita a Gesù che sta
alla porta, bussa e chiede di
entrare in relazione con me.
Aprirgli il cuore è rispondergli
nella fede.
Lucia ci è stata donata come
testimone di questa risposta
fiduciosa. A lei è capitato un
po’ quello che capitò all’apostolo Pietro.
Un giorno il pescatore di Galilea aveva avvertito su di sé lo
sguardo penetrante di Gesù,
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LUCIA SCHIAVINATO
che non solo lo chiamava per
nome, ma gli cambiava nome.
Gli offriva cioè un’identità unica e profonda, quella di essere
il suo amico. La risposta di Pietro fu quella di aprirgli le porte
di casa, al punto che proprio
da lui Gesù fissò il suo “quartier generale” a Cafarnao. E
poi accadde quel brutto episodio di una pesca andata a
vuoto. Lì sulla barca vuota e
sporca, mentre la ripuliva, Pietro ascoltava Gesù che parlava
alla folla. Non gli costò nulla
rispondere alla richiesta dell’amico di prestargli la barca per
poter meglio parlare alla gente assiepata sulla riva del lago.
Quando poi tutto terminò, ormai in pieno giorno, ecco una
richiesta inaspettata: “Prendi
il largo e getta le reti per la
pesca”. Voleva forse prenderlo
in giro? Se non è andata bene
nel tempo favorevole, come
potrà andare bene nell’ora
meno indicata? Eppure qualcosa scattò in Pietro per indurlo ad acconsentire a una tale
assurda richiesta. “Sulla tua
parola getterò le reti”. Ormai
era da tempo che Pietro stava ad ascoltare Gesù quando
parlava, e una cosa aveva capito: quell’uomo non vendeva
fumo, non diceva parole vuote, la sua parola faceva quello
che dice. Per quel rabbi tra il
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dire e il fare non c’era di mezzo il mare! Allora, perché non
fidarmi?, avrà pensato il pescatore deluso. Lui si è fidato
di me chiamandomi, venendo
ad alloggiare da me, chiedendomi la barca, ora perché io
non devo fidarmi di lui?
La risposta di Pietro è il suo
atto di fede. Poi successe quello che sappiamo: non solo una
pesca miracolosa, ma quasi
disastrosa, per il rischio che
le barche affondassero per
il troppo pesce. Così accade
con Gesù: quando gli rispondi lui non si lascia superare in
generosità. Da quel momento
Pietro si vide cambiare il lavoro: non più pescatore di pesci,
ma di uomini. E vi è una bella
differenza. Chi pesca i pesci
sa che, fuori dall’acqua, questi
muoiono; ma se pesco uomini
è per salvarli dall’annegamento.
Come non leggere nelle tante risposte date da Pietro a
Gesù la vicenda di fede di
Lucia? Anche se non sappiamo quando e come, ma un
giorno una ragazza del Basso
Piave ha avvertito che Cristo
guardava la sua vita con una
intensità d’amore unico. Lucia,
allora, aprì non solo il cuore,
ma anche la sua casa (magari
di nascosto dalla mamma) ad
accogliere “i poveri Cristi”. Allo
stesso modo il primo Piccolo
Rifugio nacque come risposta
al Cristo che chiedeva accoglienza e cura nella persona
di una vecchietta paralizzata.
E poi le richieste crebbero e la
risposta non si fece attendere. Apertura di Rifugi in varie
parti d’Italia, recupero delle
donne cadute nella prostituzione, attenzione alle ragazze
madri. Arrivò pure il momento in cui a Lucia fu chiesto un
servizio anche in politica. Una
richiesta a lei non congeniale, ma finché poté vi rispose.
Intanto il Cristo le aveva fatto
la più audace delle richieste:
trascorrere con Lui la notte
in preghiera nel Getsemani,
davanti all’Eucaristia. Venne il
Concilio e il vento dello Spirito la spinse a prendere il largo
fino in Brasile tra i lebbrosi,
gli alagados... L’invito di Gesù
a prendere il largo si trasformò alla fine della sua vita non
solo nella richiesta ad andare
lontano, ma anche nelle profondità della prova della fede.
Ammalata, le pareva di non
avvertire più la presenza del
Signore, ma le sue ultime parole furono ancora quelle del
cuore di Pietro: “Mi fido di Te!”
Don Antonio Guidolin
TRACCE DI UN CAMMINO
Gli abbracci di Lucia
Pierina Bassoli, 60 anni nei Piccoli Rifugi
Proseguiamo la rubrica “Tracce
di un cammino”, in cui attraverso le testimonianze di vita
delle Volontarie guardiamo
all’esempio di Lucia e alla storia
vissuta fino ad ora, per trarne
le direzioni per il futuro. Dopo
Elena Suardi, Teresa Fresu e Felicita Casti, è il turno di Pierina
Bassoli, 88 anni, che oggi vive al
Piccolo Rifugio di San Donà.
“A
nzitutto ci tengo
a dire che la mia
è stata una storia
d’amore”.
Così Pierina Bassoli inizia a raccontare la sua vita di Volontaria della Carità e la sua esperienza con Lucia Schiavinato. E
la passione con cui prosegue
a parlare è quella di un cuore
ancora innamorato.
QUELLA DOMANDA DI DIRCE
“La prima volta che incontrai
Lucia fu agli esercizi spirituali
dell’Azione Cattolica. Mi era
sembrata una donna severa,
ma piena del Signore.
Poi più avanti quando avevo 26 anni e, oltre a lavorare
(nel commercio di dolcetti e
caramelle) con i miei genitori,
ero delegata delle aspiranti
di Ac (animatrice delle ragazze, diremmo oggi) nella mia
parrocchia di Noventa, una
domenica ad un nostro incontro venne una delle prime
collaboratrici di Lucia, Dirce
Nardini.
Al termine accompagnai fuori Dirce e lei all’improvviso mi
disse: ma tu non potresti lasciare i ciuccetti (le caramelle)
e venire con noi? Quella domanda non mi lasciò in pace.
Bisogna che mi consiglio con
qualcuno, pensai. Eravamo in
dieci ragazze: perché Dirce
ha fatto la proposta proprio
a me? Certo, stavo cercando
una strada per il futuro, ma
ero anche molto attaccata alla
mia famiglia, al buon lavoro
che avevo, ero la sorella più
grande rimasta in casa...
Ne parlai con il mio direttore
spirituale che mi disse: sì, la
sua è vocazione. Ma all’epoca
gli istituti secolari erano poco
conosciuti e quasi considerati
di seconda classe. Lui mi vedeva come suora. Allora provai a mettermi in contatto con
la madre generale delle suore
della Divina Volontà che erano
presenti anche a Noventa. Ma
siccome ero pallida, mingherlina, e bisognosa ogni anno
di un periodo in montagna,
le suore mi dissero di aspettare. Passò un anno e mezzo.
A quel punto dissi al mio direttore spirituale: non voglio
continuare ad aspettare, sento che devo andare al Piccolo
Rifugio per farmi Volontaria
della Carità. E così lasciai casa
mia: a settembre 2013 saranno 60 anni da allora”.
MI CHIESE DEL MIO AMORE
PER L’EUCARISTIA
“Mio fratello e mia sorella
erano d’accordo con la mia
scelta. Mia mamma no: si era
informata presso un’amica
di Lucia Schiavinato e aveva
sentito che la fama del Piccolo Rifugio era che si lavorava
molto e si mangiava poco. Ma
mamma, tranquilla, io sono
contenta così, la rassicurai.
Così andai a parlare con Lucia:
mi pare ancora di vederla, con
l’aria umile e vestiti poveri. Subito mi chiese del mio amore
per l’Eucaristia, e le raccontai
che quando da Noventa venivo a San Donà per lavorare mi
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TRACCE DI UN CAMMINO
fermavo sempre a pregare il
Santissimo nella cappella del
Piccolo Rifugio, e ammiravo
molto le Volontarie.
Dopo una breve esperienza
alla Colonia Santa Caterina di
Jesolo, per un soggiorno al
mare con gli ospiti del Rifugio,
e dopo qualche tempo, Lucia
organizzò per me e per altre
giovani un periodo di preparazione spirituale e tecnica.
Per un anno e mezzo rimanemmo a Possagno, in una ex
casa-esercizi, fredda e umida,
sul colle di San Rocco. Quando
Lucia ci veniva a parlare, quasi
ci metteva in crisi: era così infiammata di amore di Dio che
io mi sentivo ancora più pic-
marzo 2013
cola di quel che ero. Ma c’erano anche momenti più leggeri, come quando Lucia veniva
a giocare con noi ai quattro
cantoni. O come quando noi
giovani la invitavamo a vestirsi un po’ meglio, non sempre
di nero. Luigina (Tonon) le faceva delle camicette...
L’8 dicembre 1954 arrivarono
a Possagno anche delle Volontarie, assieme al parroco
del Duomo di San Donà mons.
Luigi Saretta delegato dal vescovo. E facemmo la nostra
consacrazione. Al termine, Lucia ci abbracciò, una per una.
Era dolce ed accogliente, e mi
sentivo in confidenza con lei.
Che differenza da come l’ave-
vo conosciuta da ragazzina!”
A ROMA E A FERENTINO
“Partimmo con Lucia per andare ad aprire il Piccolo Rifugio a Roma. In città lei aveva
già molti contatti, e le avevano
segnalato quella villa di proprietà del Comune, inutilizzata, che poi divenne il Piccolo
Rifugio... Quando arrivammo
non c’era nulla: mangiavamo
alla mensa degli operai per
risparmiare, se prendevamo
il gelato mettevamo da parte
per conservarlo il bicchiere di
plastica in cui stava. Ma Lucia
era sempre entusiasta, e noi
con lei, e la fatica non esisteva.
TRACCE DI UN CAMMINO
Ci ribadiva che i Rifugi erano
voluti dal Signore, e il Signore
avrebbe provveduto.
A Roma conoscemmo Luisa
e Vittorio Marsecano, che poi
decisero di offrirci la loro casa
per realizzare a Ferentino un
altro Piccolo Rifugio. Lucia accettò. Lei, Marilena (Vian) ed
io andammo vedere la casa.
Aprimmo il Piccolo Rifugio, e
inizialmente accoglievamo ragazzi. Però i primi tempi erano
difficili: eravamo da sole, sembrava che la Provvidenza non
arrivasse, per pagare la spesa
dovevamo aspettare che arrivassero gli aiuti da Roma. Pregate, pregate, insisteva Lucia.
Si ipotizzò perfino di chiudere. In materia, Lucia decise di
lasciare a me l’ultima parola,
visto che ero la responsabile della casa. Io decisi di non
chiudere e di attendere che
la Provvidenza provvedesse.
Lei mi abbracciò con slancio
e mi ringraziò, perché ci teneva che il Rifugio rimanesse
a Ferentino. Mi scrisse anche
una lettera per ringraziarmi di
quella scelta. E piano piano il
Piccolo Rifugio ha cominciato
ad essere conosciuto ed amato.
Lucia si teneva sempre in
contatto con noi. Ci inviava le circolari e poi quando
ci incontrava di persona ci
spiegava come comportarci
e ci aiutava. Noi andavamo
a confidarci, a dirle come ci
trovavamo. Una volta le raccontai delle difficoltà di convivenza con un’altra Volontaria
e Lucia, contrariata, replicò:
‘Sciocchezze!’. Per me fu una
lezione. Secondo lei questi
problemi c’erano solo perché dovevamo fare dei passi
avanti nel faticoso cammino
del dono di sé. Insomma non
eravamo sante abbastanza”.
LUCIA CI VOLEVA SANTE
“Lucia era sempre di corsa,
aveva sempre contatti con
un sacco di persone, in tanti
venivano a consigliarsi con
lei... Aveva studiato poco, ma
da come scriveva e parlava
sembrava proprio una persona colta: anche questo era
un dono del Signore. Quando
parlava lei, mi sentivo ancora
più povera.
A noi Volontarie chiedeva
grandi cose: ci voleva sante. Si
raccomandava di non togliere
neanche 10 minuti all’adorazione eucaristica. ‘Altrimenti
– diceva – pensate a quanto
tempo toglieresti in un anno!’
E così ogni giorno facevamo
almeno un’ora di adorazione.
Negli anni Sessanta anche
al Rifugio di Vittorio Veneto,
dove nel frattempo io ero stata trasferita, arrivò la contestazione. I primi a protestare
erano i ragazzi poliomelitici.
Volevano partecipare di più,
essere coinvolti nelle scelte,
come si fa adesso. Da questo
punto di vista la Volontaria
Flavia, responsabile del Rifugio, era un po’ chiusa. Gli
ospiti allora si confidavano
con me, e io cercavo di fare da
ponte. Lucia era più aperta, e
comprendeva le richieste dei
ragazzi. A Vittorio avevamo
degli amici davvero fedeli, che
venivano la sera o la mattina,
ad esempio ad aiutarci a stendere la biancheria, o a spogliare e vestire gli ospiti. Eravamo
la loro seconda famiglia”.
“Ero a Verona con altre Volontarie quando Lucia morì.
Non ci fecero entrare nella sua
stanza negli ultimi istanti, e
per noi questo fu molto doloroso. Ma forse il dono totale di
sé al Signore di Lucia doveva
passare anche per questo”.
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ISTITUTO
Un nuovo anno di “luta”
Teresa D’Oria riflette sulla settimana delle Volontarie della Carità a Itaparica
A
nche quest’anno le
giornate di incontro
e gli esercizi spirituali
in Brasile dell’Istituto secolare
Volontarie della Carità si sono
svolti, tra fine gennaio e inizio febbraio 2013, a Itaparica,
l’isoletta di fronte a Salvador,
ospiti del Centro Treinamento
Leaderes (CTL) dell’arcidiocesi
di Salvador.
Itaparica è una cittadina che
ha avuto un grande peso nella conquista brasiliana dell’indipendenza dal Portogallo,
e dove ci fu la “battaglia più
cruenta” della lotta. Le case,
le chiese e le varie costruzioni
dell’epoca coloniale testimoniano un periodo di
“gloria” e di una certa
importanza.
Il CTL è una costruzione antica, ristrutturata
qualche decennio fa e,
pur non essendo vicinissima al mare cristallino con le sue spiagge
stupende, offre buone
possibilità di riposo,
“nascosta” com’è tra
tante mangueiras (gli
alberi del mango). Tutto concorre a favorire
silenzio, lontani anche
marzo 2013
geograficamente dalle occupazioni quotidiane, e riflessione per ripartire per un nuovo
anno di “luta”.
Naturalmente padre Sergio
Braga, il nostro predicatore
“consolidato”, ha un ruolo
importante nel cammino di
queste giornate: ormai da diversi anni ci accompagna, dimostrando di penetrare sempre più nel nostro carisma e,
soprattutto, nella conoscenza
di Mamma Lucia.
Unica tristezza: l’assenza obbligata di alcune Volontarie,
alcune per motivi di salute,
altre impegnate nella scuola,
per l’inizio anticipato dei cor-
si di aggiornamento. Tristezza perché occorrerà un altro
anno per incontrarsi tutti e
condividere momenti di festa
e fraternità che tanto aiutano nella vita di ogni giorno,
così sparsi come siamo, nelle
diverse diocesi del nord-est
brasiliano. Questo non ci impedisce, però, di cantare il
nostro grazie al Signore per
le meraviglie che compie in
noi e attraverso noi, arrivate in
questa terra brasiliana, spinte dal grande cuore della sua
Serva Lucia.
Teresa D’Oria
INSTITUTO
Um novo ano de “luta”
Teresa D’Oria reflete sobre a semana das Voluntárias da Caridade em Itaparica
E
ste ano, também, os
dias do encontro e do
retiro espiritual do Instituto Secular Voluntárias da
Caridade no Brasil, aconteceram entre o fim de janeiro e
início de fevereiro de 2013, em
Itaparica, uma ilhazinha que
fica em frente da cidade de
Salvador, no Centro de Treinamento de Líderes (CTL) da
Arquidiocese.
Itaparica é uma cidadezinha
que teve uma grande importância na conquista da
independência do Brasil de
Portugal, e onde aconteceu a
batalha mais cruenta” da luta.
As casas, as igrejas e as várias
construções da época colonial testemunham um período de “glória” e de uma certa
importância.
O CTL é uma construção antiga, restaurada há uns decênios,
e embora não estando muito próxima do mar cristalino
com suas praias maravilhosas, oferece boas possibilidades de descanso,
“escon d i d a ”
como ela
se encontra, entre
muitas
mangueiras. Tudo
ajuda a
favorecer
o silêncio,
estando longe também geograficamente das ocupações
cotidianas, e a reflexão para
retomar um novo ano de luta.
Naturalmente, Pe Sergio Braga, nosso pregador “consolidado” , tem um papel importante na caminhada destes
dias: já faz muitos anos que
ele nos acompanha, demonstrando de penetrar sempre
mais no nosso carisma e, sobretudo, no conhecimento de
Mamãe Lúcia.
Única tristeza: a ausência
A Voluntária Mariarosa
forçada de umas Voluntárias, algumas delas por motivo de saúde, outras porque
comprometidas no campo
da educação, pelo início antecipado dos cursos de atualização. Tristeza porque teremos que esperar outro ano
para encontrarmos todos e
partilhar momentos de festa e
de fraternidade que tanto nos
ajudam na vida de cada dia,
espalhados como estamos,
nas diversas dioceses do nordeste brasileiro.
Porém isto não nos vai impedir de cantar nosso obrigado
ao Senhor pelas maravilhas
que Ele realiza em nós e
através de nós, que chegamos
nesta terra brasileira, impelidas pelo grande amor da Sua
Serva Lúcia.
Teresa D’Oria
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BRASILE
Beija-flor riparte
Secondo anno di scuola per i bambini di Massaranduba, grazie anche all’impegno delle Volontarie della Carità e alla generosità di tanti in Italia
O
s donos estão voltando. Sono tornati i
padroni di casa. Così
don Luca Niccheri, parroco
di Massaranduba, annuncia
l’inizio, a febbraio 2013, del
secondo anno scolastico di attività per la scuola d’infanzia
di Beija-flor, il progetto socioeducativo a gestione comunitaria per bambini adolescenti
e giovani avviato nel bairro
della città di Salvador a cui
collaborano le Volontarie della Carità. E che si regge anche
Le Volontarie Francisca (a sinistra) e Iracema, impegnate a Beija-flor
grazie all’aiuto di tanti generosi in Italia. Attraverso la Caritas della parrocchia del Duomo di San Donà di Piave, ad
esempio, sono stati raccolti e
portati a Beija-flor 2500 euro.
Per prepararsi al nuovo anno
di attività, lo staff della scuola ha vissuto una “settimana
pedagogica”. Poi sono arrivati i bambini, e poco dopo è
stato tempo di Carnevale, da
festeggiare insieme anche a
scuola.
Festa di Carnevale
cuola
no a s
Ritor
marzo 2013
DALLE NOSTRE CASE
Capodanno insieme a voi
Volontari di tutte le età fanno festa nei Piccoli Rifugi
A
nche quest’anno il
Capodanno dei Piccoli Rifugi è stato colorato dalla presenza di amici
e volontari che, come sempre,
sono stati con la loro stessa
presenza la festa più bella per
gli ospiti delle nostre case.
A Verona, grazie alla collaborazione dell’iniziativa della
pastorale giovanile diocesana, nel pomeriggio del 31 dicembre sono arrivati cinque
giovani che hanno deciso di
vivere “L’ultimo con gli ultimi”.
Per l’analoga iniziativa diocesana “L’ultimo e/è il primo”
della diocesi di Vittorio Veneto due gruppi di giovani, tra
cui anche diaconi e sacerdoti, hanno condiviso la festa
nei Rifugi di Vittorio Veneto
– dove come sempre c’erano
anche i volontari dell’associazione Lucia Schiavinato – e
I giovani di “L’ultimo con gli ultimi” a Verona
Ponte della Priula, dove abbiamo accolto anche gli ospiti
della comunità alloggio per
persone con disabilità della
vicina Orsago.
A festeggiare il Capodanno a
San Donà quest’anno, i volontari di lunga data del gruppo
Foulard Bianchi, ma pure le
suore Discepole del Vangelo.
Hanno coinvolto gli ospiti in
un simpatico gioco che metteva di fronte l’Anno Vecchio
e l’Anno Nuovo e, oltre a far
divertire, permetteva anche
una riflessione sugli avvenimenti principali nella propria
vita nel 2012.
Anche a Ferentino il periodo
delle feste di Natale è stato
impreziosito da tante visite: il
coro Rugiada, l’Azione Cattolica di Sgurgola, il coro Revival
Folk.
Un grazie speciale a tutti i volontari.
La collaborazione con le altre comunità alloggio è un tratto fondamentale
dell’operato al Piccolo Rifugio di Ponte
della Priula. Alcuni esempi? Dopo la
festa di Capodanno, con gli amici di
Orsago, ed anche quelli della comunità
di Vazzola, abbiamo condiviso tanto la
festa di Carnevale quanto l’uscita con
le ciaspole sulla neve del Nevegal.
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SAN DONÀ
Dal Rotary una nuova cucina
Progetto di cooperazione internazionale promosso dagli amici di San Donà
A
ttraversa l’intera provincia di Venezia, ma
valica pure le Alpi
fino alla Germania e l’oceano
fino agli Stati Uniti, la generosità verso il Piccolo Rifugio di
San Donà.
Merito di “In cucina con il
Piccolo Rifugio”, il progetto
voluto dal Rotary Club di San
Donà di Piave, che è servito
a donare al Piccolo Rifugio
deciso di premiare questa rete
di cooperazione internazionale con un proprio contributo.
La donazione totale è di 21
mila euro.
Grazie a questa alleanza di solidarietà hanno potuto donare
al Piccolo Rifugio di San Donà
di Piave una cucina completa
di mobili, elettrodomestici,
forno, cella frigorifera e abbattitore di temperatura. L’acqui-
una nuova cucina, inaugurata
mercoledì 9 gennaio.
Per realizzare la donazione il
Rotary di San Donà ha coinvolto altri Club della provincia
di Venezia, cioè Jesolo, Noale
dei Tempesta, Portogruaro,
Venezia e Venezia Mestre
Torre, ma pure il Rotary Club
Augsburg Renaissancestadt di
Augusta in Germania. La Rotary Foundation statunitense ha
sto di una nuova cucina era
indispensabile: la precedente
aveva più di 30 anni e non
era certo stata pensata per i
30.000 pasti che attualmente
sono preparati ogni anno.
L’abbattitore di temperatura
ed i nuovi congelatori permettono, quando necessario,
di preparare in anticipo e con- IL NOSTRO DONO AL ROTARY
servare: è garantita la qualità
dei pasti, ma anche la possibi- All’inaugurazione il Piccolo Ri-
marzo 2013
lità di sfruttare al meglio le generose donazioni di generi alimentari che quotidianamente
arrivano. La soddisfazione
della cuoca Diana Boeretto è
la miglior prova di quanto sia
azzeccato il regalo Rotary.
LA CUCINA, CUORE DEL PICCOLO RIFUGIO
Ma il dono della cucina non è
solo molto utile: è anche assai
significativo.
Come in tutte le case, anche
la famiglia del Piccolo Rifugio
- 20 ospiti residenziali, 15 al
centro diurno - si ritrova ogni
giorno attorno alla tavola. A
cui qualcuno siede, ed altri
arrivano direttamente con la
propria sedia a rotelle. E dove
chi è più autonomo aiuta chi
non riesce a mangiare da solo.
Colazione, pranzo e cena sono
quindi, al Piccolo Rifugio, anche un’importante tassello
del progetto educativo. Oltre
che dell’attenzione alla salute
e al benessere di tutte le persone con disabilità ospiti.
SAN DONA’
fugio ha espresso il suo gran- creatività, sorrisi e risate q.b.”,
de ringraziamento ai Rotary, e cioè il ricettario delle 60 squiha dato loro un piccolo dono: sitezze dolci e salate realizzauna nuova edizione di “400 te dal laboratorio di cucina
ml di impegno, un pizzico di delle persone con disabilità
del centro diurno del Piccolo
Rifugio. Il libro è disponibile in
formato digitale su richiesta a
ufficiostampa@piccolorifugio.
it.
“Che bello vedervi contenti!”
I bambini della scuola Trentin scoprono e raccontano il Piccolo Rifugio
A
dicembre la famiglia
del Piccolo Rifugio ha
accolto la 5A e la 5B
della scuola elementare Trentin di San Donà: i ragazzi hanno portato, oltre al frutto di
una raccolta alimenti, anche
sorrisi, entusiasmo e canzoni
di Natale. Le maestre hanno
poi chiesto a 5A e 5B di raccontare le loro impressioni
e riflessioni. Il risultato? Frasi
emozionanti, una gioia da leggere, e che mostrano come
la visita al Piccolo Rifugio sia
stata un’esperienza che non
dimenticheranno facilmente.
Tra due diverse categorie di
“piccoli” del Vangelo si è creata subito affinità.
Ecco alcuni estratti dai temi.
Ed un grande grazie a bambini, genitori ed insegnanti della
Trentin!
“L’importante è che le persone che si trovano al Piccolo
Rifugio siano felici, e loro lo
sono proprio! Abbiamo conosciuto delle persone meravigliose” (Zeno)
“Le cose più importanti che ho
capito non sono state quelle
che si vedono ad occhio nudo.
Non vedevo delle persone in
carrozzina, no!, non io! Vedevo delle persone piene di
amore, affetto, e soprattutto
dolcissime” (Martina)
“L’emozione è stata forte e mi
è scesa anche qualche lacrima” (Miriam)
“È stato bellissimo vedere gli
ospiti del Piccolo Rifugio così
contenti” (Margherita)
“È stata una mattina piena di
emozioni. Mi ha fatto piacere
portare un po’ di gioia nelle
loro vite, perché alla fine l’amore vince sempre” (Deborah)
“Noi abbiamo cantato le canzoni della recita di Natale per
rallegrarli un po’, poi gli ospiti
del centro ci hanno regalato
dei pensierini fatti da loro”
(Gabriele)
“La guida ci ha spiegato che
loro sono in quarantacinque
persone e si aiutano a vicenda
(...) Spero di tornare al Piccolo
Rifugio quando frequenterò la
scuola media” (Giorgia)
“Secondo me vedere quant’erano in allegria quelle persone nonostante i loro problemi
riscaldava il cuore e faceva riflettere” (Nicolò)
“Eravamo in chiesa (la cappella del Piccolo Rifugio) quando
la signora con la quale stavamo parlando prima ci ha detto: <Quando vi siete messi a
pregare mi sono commossa,
e vi ringrazio per essere venuti!> e io ho pensato: <Dobbiamo già andare via? Che peccato>” (Giulia)
“Nel percorso della mia vita
sono andata e ho anche visitato moltissimi posti, ma quello
che mi ha colpito di più è stato
il Piccolo Rifugio” (Eleonora)
“Queste visite sono buone
azioni che danno gioia a chi le
compie ma, soprattutto, a chi
le riceve, e non si dovrebbero
fare solo a Natale. Per questo
sono fiero di essere andato al
Piccolo Rifugio” (Marco)
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VITTORIO VENETO
Cinque progetti per noi
“Competenze di relazione”: don Andrea Sech, Paolo Bressan, Liliana Cuello,
Chiara Marchesin e Stefano Stefani con le donne del Gruppo Appartamento
D
are un nome alle
proprie emozioni.
Saper riconoscere
quello che si prova e poterlo
comunicare. Ma, soprattutto,
poterlo vivere con maggiore
consapevolezza. È per aiutare
le cinque donne del Gruppo
Appartamento del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto ad accrescere queste capacità che
l’equipe educativa ha realizzato il progetto “Competenze
di relazione”. Portato avanti
da giugno a dicembre 2012,
il progetto ha affiancato cinque diverse proposte. Cinque
percorsi per le cinque donne,
proposti da cinque esperti
del proprio campo. Parte di
“competenze di relazione” è
stata la decina di incontri delle cinque dell’Appartamento
con don Andrea Sech, vicario
della parrocchia di Serravalle,
quella del Piccolo Rifugio. Dialogando con lui e con l’equipe
educativa, le cinque hanno
guardato alla propria idea di
Dio, e da lì di come vivere in
concreto la propria spiritualità: perché anche la preghiera,
se non è piatta ripetizione di
formule, è fatta di emozioni.
marzo 2013
Incentrato proprio sulle emozioni è stato il lavoro fatto con
la psicologa Chiara Marchesin,
mentre Liliana Cuello, medico
di base delle nostre cinque
donne, ha parlato assieme a
loro di come prendersi cura
della propria salute e di principi di igiene. Quarto ingrediente sono stati gli incontri
di biodanza con Paolo Bressan di “La casa del cuore”, e
qui la musica e il movimento
diventano canali per esprimere quello che si ha dentro
e ricevere nuovi stimoli. Infine
il corso di judo educazione
con Stefano Stefani e tutti gli
atleti del Valmareno JudoKai:
sul tatami si impara, e nella
vita quotidiana si continua,
a non lasciare passivamente
che siano gli altri a decidere
ed agire, bensì ad accettare
il rischio del confronto, del
misurarsi, pur nel rispetto reciproco. Complessivamente il
programma delle attività ha
mirato a coinvolgere tutte le
dimensioni della persona: e
proprio questa attenzione alla
complessità e alla ricchezza di
ciascuno è una base del progetto pedagogico del Piccolo
Rifugio. In nessuno dei cinque
percorsi lo stile è stato quello
dell’”io parlo e voi ascoltate”.
Poco efficace per tutti, lo è ancora meno per persone come
quelle che vivono nell’Appartamento. Quel che vale e quel
che serve per loro, ribadiscono
le operatrici, è fare esperienza
diretta, toccare con mano. At-
Il Gruppo Appartamento e le educatrici con tutti i compagni di allenamenti di judo educazione
VITTORIO VENETO
tenzione ed astrazione non
sono il loro forte. Gettate in
questo fiume di attività che
le impegnava praticamente
ogni giorno, le persone con
disabilità che vivono nell’Appartamento si sono... messe
a nuotare. Non solo sono rimaste a galla: hanno anche
dato direzione alle bracciate.
L’altro punto di forza delle cinque collaborazioni è che sono
anche cinque nuove relazioni.
Cinque occasioni, per le donne del Piccolo Rifugio, di un
rapporto da adulte ad adulto,
in cui essere anche loro parte
attiva e non solo beneficiari di
amicizia o destinatari di doni.
Medico, sacerdote, psicologa,
allenatore di judo e opera-
tore di biodanza diventano
anche punti di riferimento futuri, anche fuori dai limiti del
progetto: persone di cui ci si
può fidare, e che hanno l’autorevolezza della loro professionalità. Le cinque proposte
parallele si sono però anche
intersecate. Anzitutto per la
costante presenza di educatrici ed operatrici del Gruppo Appartamento, presenti
agli incontri con gli esperti
ma pure compagne di judo
e di biodanza. Poi anche per
l’incontro conclusivo del progetto, quello di verifica, con i
cinque esperti a confrontare
i punti di vista diversi nonché
a progettare possibili tracciati
comuni. Perché “Competen-
ze di relazione” non vuole
finire qui. Anche i volontari
dell’associazione Lucia Schiavinato faranno la loro parte:
la presidente Antonella Rui è
stata coinvolta per attivare i
volontari in questo progetto
del Gruppo Appartamento. E
come il frutto delle cinque attività parallele è stato maggiore della semplice somma delle
parti, così il lavoro di gruppo
svolto ha portato anche benefici individuali. Il risultato è
che con una migliore capacità
di gestire i conflitti la convivenza è diventata più facile,
e quanto vissuto assieme ha
rinsaldato i legami stretti tra
le cinque che vivono assieme.
Chiamalestate
S
e anche quest’anno
molti ospiti del Piccolo
Rifugio di Vittorio Veneto potranno vivere l’esperienza di autonomia, amicizia
e novità che sono i soggiorni
estivi a Caorle e ad Auronzo, lo
dovranno anche ad artisti che
hanno accettato di regalare
uno spettacolo al Piccolo Rifugio. Le Voci in Viaggio hanno proposto “L’inventastorie”,
Alberto Grollo e Five String
Quartet (nella foto) hanno
emozionato con la loro musi-
ca, Giorgio Fornasier e Diego Stefani hanno cantato,
suonato e poetato
con “Vardar indrio
par andar avanti”:
i loro spettacoli, in
scena a Vittorio Veneto tra febbraio
e marzo, sono stati parte del
festival Chiamalestate. E tutto
il ricavato è stato destinato ai
soggiorni estivi. L’iniziativa è
stata organizzata dal Piccolo
Rifugio assieme all’associa-
zione Lucia Schiavinato: sono
i nostri volontari, del resto, a
rendere possibile Caorle ed
Auronzo, scegliendo di condividere con gli amici del Rifugio una settimana di ferie.
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VITTORIO VENETO
“Siete un dono per tutti”
Il vescovo mons. Pizziolo in visita pastorale: ringrazia gli ospiti, incoraggia
gli operatori
H
a fatto tappa anche
al Piccolo Rifugio,
giovedì 7 febbraio,
la visita pastorale del vescovo
mons. Corrado Pizziolo alla
città di Vittorio Veneto, prima
tappa del percorso in tutta la
diocesi. “Esprimo la mia riconoscenza a tutti gli operatori
del Piccolo Rifugio: la vostra
è una professione, ma anche
una missione”, ha detto il vescovo, usando parole assai
simili a quelle spese dalla Volontaria Teresa D’Oria in un
precedente incontro di formazione del personale. “Vi incoraggio – ha proseguito mons.
Pizziolo - ad operare con generosità e a continuare a formarvi, sia dal punto di vista
tecnico che nelle motivazioni
interiori. E per il Piccolo Rifugio, le motivazioni attingono
marzo 2013
alla fonte del Signore Gesù.
Questa, del resto, è stata l’intuizione di Lucia Schiavinato:
trarre dal Vangelo la forza per
fare della propria vita un dono
alle persone con disabilità”.
“Grazie anche a voi, cari ospiti – ha aggiunto-. La vostra
presenza in questa casa è
un dono per tutti. Voi date
agli altri la vostra gioia, la vostra letizia interiore, e quando vengo qui trovo sempre
tanta serenità”. Le tracce del
rapporto consolidato del vescovo Corrado con il Piccolo
Rifugio si sono ritrovate nel
suo dialogo con gli ospiti: Serena che gli ha raccontato la
vita quotidiana del Gruppo
Appartamento, Bruno che si è
presentato come “sacrestàn”
per il suo impegno in parrocchia a San Giacomo, Marisa
Mons. Pizziolo e Francesco,
decano del Piccolo Rifugio
che gli ha descritto gli incontri
di spiritualità con Alessandra
Farolfi, fino agli abbracci e alle
benedizioni chiesti al vescovo
da (o per) Emanuela e Sandra.
E se di Cristina il vescovo ben
si ricordava avendola incontrata a Lourdes, con Francesco
ha chiacchierato dei soggiorni estivi a Caorle. “La ringraziamo - ha aggiunto poi la
presidente dell’associazione
Lucia Schiavinato Antonella
Rui - per le sue preziose visite
al Rifugio, e le chiediamo di
ricordarci nelle preghiere: per
i volontari c’è bisogno dell’azione dello Spirito Santo... magari preghi anche perché il Signore ci mandi altri volontari!”
PONTE DELLA PRIULA
9 giugno: Piccolo Rifutbol!
Ritorna il nostro torneo di calcetto solidale ed ecosostenibile
D
opo il successo della
prima e della seconda
edizione, il torneo di
calcetto maschile e femminile
a favore del Piccolo Rifugio di
Ponte della Priula, ed in particolare del soggiorno estivo
degli ospiti, terrà la sua terza
edizione domenica 9 giugno a
Ponte della Priula. Obbiettivo
del terzo Piccolo Rifutbol: aumentare il numero delle squadre iscritte... ed aumentare il
divertimento.
Conservando
però anche la stessa attenzione all’ambiente, e in particolare alla riduzione dei rifiuti con
l’utilizzo di materiale biodegra-
dabile, che ha permesso all’edizione 2012 del torneo di ottenere la certificazione di “Evento
ecosostenibile” da Contarina,
l’azienda pubblica che si occupa della gestione dei rifiuti a
Ponte della Priula. Per maggiori informazioni: 0438 445318,
[email protected].
La squadra dei Piccoli Rifugi si è esibita durante il torneo 2012
Aikido in arrivo anche a Ponte della Priula
L
a composizione artistica di copertina è opera
di Elisa Frau, moglie di
Luca Gri, il volontario che da
anni allena nell’aikido – arte
marziale di cui è cintura nera
– ospiti del Piccolo Rifugio di
Vittorio Veneto. Tra le soddisfazioni, per il Piccolo Rifugio
e l’allenatore, di questa pionieristica esperienza, anche la
scoperta che l’aikido può essere praticato con successo, e
con entusiasmo, anche da chi
è in sedia a rotelle. La sequenza di foto lo spiega più di mille
parole. Gli allenamenti proseguono anche quest’anno,
e presto potrebbero estendersi anche al Piccolo Rifugio
di Ponte della Priula: il nostro
progetto di aikido per perso-
ne con disabilità, infatti, è stato ammesso a finanziamento
all’avviso pubblico per “la promozione delle pari opportunità nel campo dell’arte, della
cultura e dello sport a favore
delle persone con disabilità”
del dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del
consiglio.
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ROMA
Mio piccolo e grande Rifugio
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dalla Volontaria della Carità
Lidia Cordella
L
avoravo, ero contenta
dell’ottimo lavoro che
avevo ma, nonostante
tutto, mi mancava qualcosa.
Volevo donarmi a Gesù, ma
non desideravo farmi suora.
Ho cercato tanto, ma invano.
Stavo per cedere al matrimonio, anche se non ne ero
molto convinta, quando ebbi
un indirizzo: Piccolo Rifugio
di Roma. Volai subito là, prendendo alcuni giorni di permesso. Fui colpita piacevolmente dal faccione sorridente
di Caterina, sempre piazzata
lì, con la sua carrozzina, nella
sala d’ingresso, per accogliere
molto cordialmente chiunque
entrasse. Non mi vergogno
a dirlo: non aspettai neppure una risposta per sapere se
mi prendevano o no. Anche
perché Luigina, la responsabile, era momentaneamente
assente. Tornai a casa, feci i
bagagli, mi stabilii da loro. La
conoscenza di Mamma Lucia
ed il suo caloroso abbraccio
mi conquistarono definitivamente. E che dire di Wandina,
una delle ospiti? Io ero la sua
“Lidia bella, Lidia cara”, come
mi chiamava affettuosamenmarzo 2013
te. Ancora adesso serbo un
carissimo ricordo della mia
più grande, unica, vera amica.
E non posso dimenticare
quello che ha ricevuto mia
sorella da questo Piccolo Rifugio. Il suo secondo figlio, diciannovenne, era a Roma per
il servizio di leva. Si ammalò di leucemia. Mia sorella e
mio cognato corsero a Roma,
disperati. Mamma Lucia, da
lassù, ha ispirato il Piccolo Rifugio di Roma ad ospitare mia
sorella e mio cognato, grazie
al grande cuore di Luigina.
Qui hanno trovato il conforto
di una famiglia. Gli anni terribili sono trascorsi veloci. Mio
nipote, grazie alle preghiere
del Rifugio e di tutte le Volontarie che lo frequentavano,
è guarito. È per tutto questo,
per tutto quello che ho ricevuto da questo Rifugio, che
sono particolarmente addolorata per la sua chiusura, dovuta a cause superiori.
Grazie, grazie, mio Piccolo e
Grande Rifugio!
Lidia
Per leggere l’intera lettera:
www.tinyurl.com/lidiacordella
www.piccolorifugio.it
e Facebook
Per raccontare la ricchezza
della vita nei Piccoli Rifugi e
approfondire la spiritualità
di Lucia Schiavinato utilizziamo, oltre all’Amore Vince, anche la rete. E sono strumenti
la cui importanza è certificata dai numeri. Tra settembre
2012 e febbraio 2013, www.
piccolorifugio.it ha avuto più
di 60 visitatori e 200 pagine
viste al giorno, e più di 1600
persona ricevono la nostra
newsletter settimanale. Abbiamo avuto un record di
287 visite in un giorno. Circa
il 5% dei visitatori arriva dal
Brasile.
Continua a crescere anche la
pagina Facebook del Piccolo
Rifugio: inaugurata nel 2011,
ora si avvia ai 1400 amici.
FERENTINO
Volere è potere è nuotare
Tre del Rifugio in piscina: superano la disabilità, annullano la paura, stupiscono gli altri atleti, emozionano Stefano Sisti che li allena
S
aresti capace di nuotare in piscina per una
vasca intera con un
braccio e una gamba sola?
Lui ci riesce. Lui è uno degli
ospiti del Piccolo Rifugio di Ferentino che da fine 2012, una
volta alla settimana, fa lezione
di nuoto, ogni lunedì allo Stadio del Nuoto di Frosinone. Ad
accompagnarli Stefano Sisti,
primo operatore al Piccolo Rifugio ma anche ex nuotatore
agonista e istruttore di nuoto
diplomato. Ciascuno dei tre
atleti ha possibilità, esigenze
e abilità diverse. “E ha avuto
una emiparesi – spiega Sisti -,
e quindi metà del suo corpo
è bloccata. Malgrado ciò, e
dopo tre anni di pazienti allenamenti, nuota. Muovendo
solo braccio destro e gamba
destra, riesce a completare
anche un’intera vasca. Ho
provato anche io a fare quei
movimenti, e faccio una gran
fatica. Lui invece va: a stile, ed
anche a dorso. Mi ha chiesto
di poter partecipare alle gare
di nuoto per chi ha disabilità
simili alla sua”. Passiamo al secondo atleta. “R ha ridottissime capacità di movimento, sia
nelle braccia che nelle gambe.
Ma con i movimenti detti ‘remate’ riesce a nuotare anche
per quattro o cinque vasche
di seguito. Arriva in fondo e
da solo si gira. E non ha certo
sulle sue (deboli) gambe dallo
spogliatoio e la piscina. Il percorso non è breve, e lui ci può
mettere anche dieci minuti
di piccoli passi. Ma preferisce
questa fatica alla carrozzina.
paura dell’acqua”. Tutti e tre,
del resto, vanno senza problemi in acqua alta, dove non si
tocca. L’ultimo partecipante
agli allenamenti del lunedì è
M. “Lui riesce a nuotare a stile
e a dorso e ad effettuare il galleggiamento verticale. Inoltre mi aiuta anche a mettere
in acqua gli altri”. I nuotatori
senza disabilità, dalle corsie
accanto, li guardano tra stupiti ed ammirati. Magari anche
quando R insiste per spostarsi
“All’inizio dell’allenamento sto
in vasca - continua Sisti - ma
poi esco, e seguo i tre da fuori.
Così si rendono ancora di più
conto che riescono a fare da
soli. Vederli è una soddisfazione grandissima”. E la soddisfazione è anche quella di R, E ed
M: c’è anche chi chiede a Sisti
di fotografarlo mentre nuota,
e poi con orgoglio condivide
le foto dalla sua pagina Facebook.
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ROMA – FERENTINO
Aspra la croce, dolce il sorriso:
l’indimenticabile Caterina
“Non avevi la libertà fisica né quella economica, ma avevi la libertà più
grande, quella spirituale”
A
causa del riacutizzarsi
dei suoi problemi di
salute, è mancata verso le 22 di giovedì 6 dicembre
2012, a 66 anni, Caterina Tassone.
Era ospite del Piccolo Rifugio
di Ferentino, dove era giunta a
settembre, dopo tanti anni al
Piccolo Rifugio di Roma.
Il funerale è stato lunedì 10
dicembre a Ferentino, poi
Caterina è stata sepolta in un
cimitero di Roma, accanto ai
genitori.
Ricordiamo Caterina attraverso un estratto delle tante testimonianze arrivate a www.
piccolorifugio.it. Per leggerle
tutte: www.tinyurl.com/caterinatassone
GRAZIE DEL VOSTRO AFFETTO
“La scomparsa di nostra sorella Caterina ha lasciato in tutti
noi un vuoto incolmabile: solo
grazie a tutte le vostre dimostrazioni di affetto i nostri
cuori hanno trovato sollievo.
Siamo fieri ed orgogliosi di
marzo 2013
aver avuto una
sorella così forte
nell’animo, che
nonostante i suoi
notevoli problemi sia riuscita a
dare ed a ricevere
tanto amore. Ringraziamo tutti gli
amici ed operatori
che sono stati viciUN PORTO SICURO
no a Caterina”.
Famiglia Tassone “Abbiamo ricevuto con tristezza la notizia del tuo addio
PER SEMPRE IN FAMIGLIA
e i nostri cuori per un attimo
hanno smesso di battere. Né
“Quando qualcuno se ne va io né la mia famiglia potremo
lascia sempre un vuoto, anche dimenticare te e la famiglia
se il suo posto verrà occupato del Piccolo Rifugio di Roma
da altri... Avviene così al Picco- per quello che avete fatto per
lo Rifugio, come in una qual- noi: in un periodo tempestoso
siasi famiglia. Tutti restano siete state tutte un porto sicunella memoria e, indipenden- ro”.
temente dal tempo trascorso
Valerio Ferraro
in ‘famiglia’, continuano ad
‘essere vivi’ in mezzo a noi. IL TUO CARISMA ERA...
Caterina era ormai entrata in
questa famiglia a Ferentino “Ho sempre saputo che eri
da... sempre, e continuerà ad una grande tessitrice di rapesserlo... sempre”.
porto umani e di amicizie, ma
Teresa D’Oria anche io sono rimasto meravigliato di quanta folla e quanto
ROMA – FERENTINO
calore nel giorno del tuo funerale si sono stretti intorno
a te... e quante belle parole ti
sono state dedicate. Questo è
stato il segno visibile di tutto
il bene che tu hai saputo fare
silenziosamente, quel bene
che non fa rumore ma che è
fecondo di vita, quello che si
fa in silenzio, senza accendere i riflettori e senza ricevere
applausi, ma solo per la gloria di Dio. Tu, è vero, non hai
mai avuto libertà economica,
i tuoi mezzi erano pochi; non
hai mai avuto libertà fisica, sei
sempre stata imprigionata in
quella stessa posizione semisdraiata per tutta la vita; né
possedevi la libertà di movimento, non potevi correre né
viaggiare come avresti voluto.
Ma avevi certamente una libertà più grande, la libertà interiore, proprio quella libertà
del cuore, che ti faceva volare
alto, a tutte le quote: e potevi
raggiungere così ogni livello
sociale, economico e spirituale. Le tue amicizie spaziavano
largamente dai grandi prelati
alle contesse, fino alla povera
gente che presso di te, nelle tue parole, nel tuo sorriso,
nella tua accoglienza e nella
tua disponibilità trovavano
quella luce e quel calore che
ogni cuore umano in fondo,
nel più profondo, cerca. Avevi
il dono di farci sentire persone
importanti e con te ci si sentiva sempre a proprio agio.
Era il tuo carisma. Hai sempre
creduto nell’amicizia e per te
ogni amico era importante e
lo facevi sentire veramente
importante. Anche Luigina ci
ricordava come ogni giorno
ai piedi dell’Eucarestia, alle
tre del pomeriggio, durante
il rosario ci ricordavi uno per
uno, noi, i tuoi amici... Rina, mi
hai insegnato quella che don
Tonino Bello chiama la ‘Chiesa
del grembiule’, la Chiesa del
servizio. L’unico paramento di
cui Gesù si è rivestito nella sua
vita terrena è stato l’asciugatoio, cioè il grembiule con cui
si cinse i fianchi quando lavò
i piedi dei suoi discepoli. Così
ho imparato ad amare e ad essere amato nel servizio”.
Antonio Gargiulo
lezione: in te la Vita ha deciso
di prendere posto perché tu
stessa gli hai aperto la porta;
davanti a te si sarebbero commossi potenti e re se ti avessero conosciuta, e ognuno di
noi avrebbe volentieri dimenticato certe paturnie per affari
da 4 soldi che sovente reclamano attenzioni nella nostra
anima facendoci dimenticare
l’Amore; grazie, sorella, perché dal tuo trono, anzi dalla
tua nuova ‘Ferrari a rotelle’, mi
hai regalato con quelle manine tue le carezze più dolci che
nessuna mano paterna o materna tra le più sane mi abbia
mai regalato”.
Valerio Rasi
AMARE LA VITA
“Ciao Rina, adesso puoi stare
insieme alla tua cara amica di
sempre, Damiana, tra le braccia del Signore. La vostra gioia
LE CAREZZE PIÙ DOLCI
di vivere ci ha dato la testimonianza di quanto la vita è
“Tanto aspra per lei la croce, preziosa e ci ha insegnato ad
quanto dolcissimo il sorriso amarla in tutte le sue esprese gli occhi suoi che con tanta sioni”
pazienza la portavano. Una
grandissima maestra di umaLucia Pastoressa
nità e di spirito. Si, tanto piccola e semplice Rina nel regalarsi
al Signore, quanto straripante
di Cristo vivo.
Grazie Rina per la tua grande
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VERONA
Adelina, grazie!
Il saluto del Piccolo Rifugio e dei famigliari: “vivere con te è stata una bellissima avventura”
Martedì 8 gennaio è ritornata
al Signore Adelina Floriani, 64
anni, originaria di Rovereto. Dal
2003 era al Piccolo Rifugio di
Verona. La vogliamo ricordare
attraverso le parole scritte per
lei dalla sorella Tullia e da ospiti
e personale del Piccolo Rifugio
in occasione del funerale.
T
i ricordiamo anzitutto per la tua docilità e
mansuetudine. Ci hai
donato momenti di gioia e
divertimento per le tue uscite
e battute. Ultimamente era diventato più faticoso accudirti,
alle volte bastava un niente
per suscitare il contrasto, ma
più velocemente di come era
nato tu lo scioglievi con il tuo
sorriso disarmante. Se poi ti
chiedevamo se eri arrabbiata
tu prontamente rispondevi:
no. La tua presenza ci ha aiutati a crescere: abbiamo im-
parato ad avere più pazienza,
ad ampliare le nostre vedute,
a cambiare programma, a ridere e a fare la pace! Volevo
ringraziarti personalmente
per l’aiuto che mi hai sempre
donato con gioia nella preghiera fatta insieme. Non ti
sei mai separata dalla fonte
della vita e dalla nostra madre celeste. Hai sempre mantenuto la tua piena aderenza
alla preghiera e all’Eucaristia
strabiliando tutti. Cara Adelina, vivere insieme a te è stata una bellissima avventura!
Ti salutiamo tutti con amore,
la tua famiglia, le ragazze, il
personale, i volontari del Piccolo Rifugio; e ti chiediamo
di pregare per noi dal cielo.
Ti ricordiamo con questa frase di Mamma Lucia: “Come le
fontane buttano senza posa
la loro acqua che viene dalle
profondità della terra, così voi
dovete senza posa
dare gioia, gioia
che scaturisce dalle altezze dei cieli e
dalla fonte inesauribile dell’amore
eucaristico”.
Adelina (a destra) con la sua amica Carla
marzo 2013
“L’aiuto maggiore ce
lo dà Gesù Eucaristia”
Sabato 16 febbraio la Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Verona ha
organizzato in San Zeno una
veglia di preghiera in vista
delle elezioni politiche del 24
e 25 febbraio con la partecipazione del vescovo mons.
Zenti. Gli organizzatori hanno chiesto di portare una testimonianza anche a Chiara
(Chiarella) Grigoletti, Volontaria della Carità al Piccolo
Rifugio. Impossibilitata a partecipare, ha chiesto all’amico
Franco Casati di leggere il suo
messaggio. E così ha raccontato a chi era riunito in preghiera che al Piccolo Rifugio
“siamo persone che amano la
vita e molto attive”, e che “la
Divina Provvidenza ci viene in
aiuto e ci dà una mano”. “L’aiuto maggiore – scrive Chiarella - ce lo dà Gesù Eucaristia.
La sua presenza rende gioiose le nostre giornate, le arricchisce e le rende preziose. La
sofferenza accettata e offerta
a Lui fa di ciascuna di noi un
dono ai fratelli e un canto di
lode al Padre che ci ha create”.
VERONA
Per riempirsi il cuore
Carnevale con i giovanissimi Ac di Cavaion e i clown di Invita un Sorriso
È
stato ancora più ricco il
Carnevale delle donne
del Piccolo Rifugio di
Verona. E la ricchezza, come
sempre, è quella portata dagli
amici.
Domenica 10 febbraio abbiamo accolto il gruppo dei Giovanissimi di Azione Cattolica
della parrocchia di Cavaion
Veronese.
Sono venuti a conoscere la comunità e fare festa, ma anche
a provare l’esperienza del servizio. Obbiettivo: vivere delle
esperienze di dono di sé, in
cui, come spiega l’animatore
Ac Enrico Gastaldelli, “sporcarsi le mani, ma soprattutto
riempirsi il cuore”. Stimoli forti
per questi ragazzi di quattor-
dici-sedici anni che vivono
l’età della sempre maggiore
autonomia e libertà nelle decisioni e nei comportamenti:
il servizio agli altri è una delle
scelte possibili.
Con la speranza che, come
tanti volontari prima di loro, al
Piccolo Rifugio e in mille altre
situazioni possano scoprire di
persona che quel che si riceve
ricambia e anzi supera quel
che si dà.
In vista della visita i Giovanissimi hanno cominciato a
conoscere la nostra casa incontrando Silvia Bevilacqua,
loro compaesana ed educatrice al Rifugio. A partecipare
all’uscita al Rifugio sono stati
Alberto Delibori, Gabriella Gi-
rardi, Giorgia Marchesini, Elena Ramon, Francesca Bonfioli,
Linda Bruni, Francesca Salvetti
e Giulia Slavieri, assieme a Gastaldelli e alla collega animatrice Beatrice Scienza.
Ma domenica 10 febbraio
sono arrivati al Piccolo Rifugio anche degli amici di vecchia data: i clown volontari di
“Invita un sorriso”. Ed anche
quest’anno il gruppo di San
Pietro in Cariano ha regalato risate e sorrisi. Assieme ai
ragazzi di Cavaion, i clown
hanno preparato e proposto
gag e scenette. Le donne del
Piccolo Rifugio si sono lasciate coinvolgere... fino a ballare
e a “fare trenino” assieme agli
ospiti.
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TRIESTE
Nardelli nuova coordinatrice
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aola Nardelli è la nuova coordinatrice della
Domus Lucis, il Piccolo Rifugio di Trieste.
Nardelli, classe 1982, è laureata in servizio sociale ed ha
il titolo di assistente sociale.
Prima di arrivare alla Domus
ha lavorato con la cooperati-
va La Quercia per il Comune
di Trieste e in una struttura
di accoglienza per persone in
condizione di disagio sociale.
Un ringraziamento speciale a
Cristian Migheli, coordinatore
alla Domus dal 2009 al 2012,
che ha scelto di cambiare lavoro.
Maria ci resta nel cuore
L
a Domus Lucis piange
Maria Creatore, ospite della nostra casa da
febbraio 2007. Nata il 20 ottobre 1944,, originaria della Puglia, è mancata nella notte tra
l’8 e il 9 gennaio 2013. Il funerale si è svolto lunedì 14 gennaio nel cimitero di Sant’Anna
a Trieste, dove riposa. Per ricordare l’unicità di Maria servono
molti aggettivi. Francesca Bisani e Claudia Pascale, educatrici
alla Domus, che l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene
Maria, provano a riassumerla
così: “Osservatrice. Generosa.
Attiva. Ingegnosa. Introversa.
Empatica. Testarda. Burbera.
Severa con se stessa. Capace di
emozionarsi per lo spettacolo
della natura, o degli animali.
Legata alla sua famiglia, ed in
particolare fiera dei suoi nipomarzo 2013
ti”. La sua disabilità le impediva
di partecipare con l’opera delle
sue mani ai laboratori organizzati, ma Maria era comunque
determinata a parteciparvi
attivamente: con la presenza,
ma pure con suggerimenti e
istruzioni alle altre donne della Domus.Uno di questi era il
laboratorio di cucito guidato
dalla volontaria Alessandra,
che con un commento a www.
piccolorifugio.it scrive: “In questi ultimi mesi ho avuto il dono
di collaborare con Maria. È stata una conoscenza graduale
e reciproca che mi ha dato la
possibilità di conoscerla meglio. Mi resta nel cuore il suo
entusiasmo nel sperimentare
insieme, io come principiante,
nuovi oggetti e materiali, e le
nostre risate quando capivo
una cosa per un’altra delle sue
spiegazioni. Grazie, Maria, anche per la partecipazione alle
mie piccole conquiste sartoriali. Stai nella pace di Gesù”.
Mentre l’amica Maria Teresa
aggiunge: “Sono molto addolorata per questa partenza
improvvisa. Mi mancherà il suo
sorriso buono e accogliente!
Nonostante i suoi non pochi
problemi, legati soprattutto
all’immobilità degli arti superiori e inferiori, era capace di
trasmettere forza e coraggio
in molte situazioni. Presente,
schietta, discreta, era capace
di una buona parola per tutti, perché era profondamente
buona. Quante volte abbiamo
partecipato insieme alla messa! Cara Maria, ora stai occupando quel posto che il Signore ti ha promesso: parlagli di
noi e prega per noi!”
TRIESTE
I nostri primi 50 anni
La festa della Domus Lucis sottolinea il forte legame con la città di Trieste
C
inquant’anni trascorsi al
servizio delle persone
con disabilità, con stile
di famiglia. Li ha festeggiati venerdì 7 dicembre la Domus Lucis, con l’evento “Domus Lucis
- Dal 1962, in viaggio” cui hanno
partecipato decine di amici, volontari, persone con disabilità,
operatori, istituzioni. Segno del
“legame fortissimo che la Domus ha sempre avuto con la città di Trieste”, come ha ricordato
Carlo Barosco, presidente della
Fondazione Piccolo Rifugio. A
confermare questo legame, la
presenza alla festa del vicesindaco del Comune di Trieste Fabiana Martini, dell’assessore alle
politiche sociali Laura Famulari Il taglio della torta del cinquantesimo
e del consigliere alla Provincia
di Trieste Stefan Čok. La festa azioni delle persone con disabi- scuola Beija-flor di Massaranduè servita a ripercorrere 50 anni lità del centro diurno. Le offerte ba, Salvador, Brasile, in cui opedi storia della Domus: dall’ini- raccolte sono state donate alla rano le Volontarie.
ziativa della fondatrice di Lucia
Schiavinato, alla generosità di
Addio a Maria Parise
Giorgio e Gina Sanguinetti, che
Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 marzo è mancata Maria Parise,
donarono la casa; dalla vicinan100 anni, la più anziana delle ospiti della Domus Lucis. Era stata da
za della Chiesa cittadina alle
poco ricoverata in ospedale per un peggioramento delle sue condizioni di salute. A dicembre Maria aveva festeggiato nella nostra casa
collaborazioni con gli altri centri
il suo secolo di vita assieme ai cinque figli (tra cui Ornella Marchese,
diurni per persone con disabiliospite della Domus), cinque nipoti e cinque pronipoti. “Cara nonna
tà, oltre che con il progetto TrieMaria –scrisse una parente nell’occasione - voglio dirti grazie per la
ste LaBora. In occasione della
vita di sacrifici che hai vissuto, per i tanti dolori che hai affrontato,
festa è stata aperta alla Domus
per l’accoglienza, per la gioia e l’affetto che ci hai sempre donato”.
la tradizionale mostra delle cre-
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Alla festa “La carovana dell’amore”
organizzata dal Gruppo Appartamento,
a Vittorio Veneto
Cosimo del Piccolo Rifugio
di Ferentino con il vescovo
mons. Spreafico
Il gruppo dei
Pellegrini con le
ospiti del Rifugio di
Verona
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