DIOCESI DI CUNEO E DI FOSSANO Ufficio Catechistico delle diocesi di Cuneo e di Fossano L’ALBERO DOVE I PICCOLI TROVANO IL NIDO Pastorale pre e post battesimale Pastorale pre e post battesimale Commissione interdiocesana Membri Cuneo: Aime Suor Annamaria, Basteris Luca e Gabriella, Bernardi don Lorenzo, Cometto Michelangelo e Carla, Cuzzolin Loredana in Gazzera, Dutto don Michele, Galaverna Cristina in Ghibaudo, Garelli Alessandro e Chiara, Giordano Teresina in Bellino, Greborio Andrea e Stella, Lerda Maria Luisa in Canepa, Macario Marco e Stefania, Martello Maria Luisa, Martini Andrea e Sara, Ottenga Sergio e Alida, Pellegrino Elvio e Gabriella, Pellegrino Gabriella, Rollino Antonella. I II Fossano: Barale Cristina, Bima Silvio e Alessandra, Borgogno Valter e Silvia, Castello Alberto e Marilena, Chey Richy e Cristiana, Dompè don Mario, Gribaudo Nives in Pirra, Morano Flavia, Panero Beppe e Ritina, Paschetta Adriano e Mirella, Ricciardi don Piero, Valenti Giuseppe e Maria. Responsabile Cavallo don Claudio III Coordinatore Cavallotto Mons. Giuseppe, Vescovo Seconda fase TEMPO DELLA FORMAZIONE AL SENSO RELIGIOSO PRIMI PASSI NEL SIGNORE DEI NOSTRI FIGLI Iniziazione cristiana dei bambini dal battesimo ai 3 anni TESTO GUIDA Per animatori e catechisti accompagnatori Nuova edizione Indirizzo Seconda fase TEMPO DELLA FORMAZIONE AL SENSO RELIGIOSO PRIMI PASSI NEL SIGNORE DEI NOSTRI FIGLI - Ufficio catechistico di Cuneo, Via A. Rossi 28 – 12100 Cuneo E-mail: [email protected] - Ufficio catechistico di Fossano, Via Vescovado 8 – 12045 Fossano E-mail: [email protected] Iniziazione cristiana dei bambini dal battesimo ai 3 anni TESTO GUIDA Cuneo – Fossano 2014 -1- PRIMI PASSI NEL SIGNORE DOPO IL BATTESIMO “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui” (Luca 2,40) Alla celebrazione del battesimo segue la seconda fase del progetto pastorale. Essa si estende sino verso i tre anni. È il tempo in cui il bambino sviluppa una comunicazione sempre più ampia, progressivamente si esprime con la parola, apprende a camminare, inizia a esplorare il proprio ambiente. Oltre alla crescita fisica, motoria, relazionale, in questi anni sono poste le basi della struttura della sua personalità. Se è vero che l’educazione religiosa comincia fin dalla culla, i primi tre anni di vita sono decisivi per una formazione al senso religioso. Se opportunamente sostenuto, il bambino muove i primi passi nel mondo religioso e mette le radici della sua futura fede e relazione con Dio. In questa fase sono chiamati direttamente in causa i genitori. La grazia del battesimo opera nel bambino ed è fonte della vita nuova del cristiano. Resta, però, decisiva la presenza dei genitori. Essi accompagnano e sostengono la sua crescita spirituale non solo con una relazione positiva, con la loro fede e testimonianza cristiana, ma anche con opportuni riti, segni, proposte. La formazione al senso religioso è un compito delicato, talvolta incerto e oscuro. Papà e mamma troveranno un valido aiuto negli incontri formativi con altri genitori per condividere interrogativi ed esperienze, per approfondire temi educativi, per ravvivare la loro fede e scelta cristiana. Prendendo parte alla comunità cristiana, i genitori e i loro bambini l’arricchiranno con la loro presenza, le loro attese e preghiere, nello stesso tempo potranno contare sul sostegno di altri fratelli nella fede. Alcune particolari celebrazioni liturgiche aiuteranno a crescere le famiglie e la stessa comunità cristiana. Questa seconda fase è come un impegnativo e avvincente viaggio in automobile, dove prende posto l’intera famiglia. Alla guida sono i genitori. Navigatore è la parola di Dio, arricchita dal dono dello Spirito del Signore. Lungo il percorso è possibile avere informazioni e utili consigli dal sacerdote, dai catechisti, dai padrini, da altri genitori. Stazione di servizio alla quale fare rifornimento è costituita, oltre che dalla preghiera in famiglia, dalle celebrazioni comunitarie. Il cammino triennale dovrebbe concludersi con la “consegna” ai genitori del catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me. -3- -2- In questa fase la proposta della pastorale post battesimale, al servizio soprattutto della famiglia, privilegia tre momenti fondamentali: lo sviluppo del senso religioso del bambino ad opera dei genitori, gli incontri comuni di sostegno e di formazione dei genitori, la partecipazione delle famiglie a celebrazioni comunitarie in parrocchia. In sintesi: A. In famiglia: educare il figlio al senso di Dio e a un’iniziale preghiera formazione permanente B. Incontri formativi: sostenere la missione educativa dei genitori 3-4 riunioni annuali C. Celebrazioni: promuovere la partecipazione delle famiglie alla comunità cristiana 3-4 incontri celebrativi annuali -4- A. IN FAMIGLIA Obiettivi I primi tre anni di vita del bambino sono decisivi per la strutturazione di base della sua personalità. In questo tempo si sviluppano nel bambino, se opportunamente sostenuto, predisposizioni al senso religioso ed è possibile un’iniziale apertura alla fede. La crescita psicologica e spirituale del bambino è connessa primariamente all’esperienza familiare, nella quale hanno un ruolo determinante i genitori: il loro rapporto di coppia, il clima creato in famiglia, in particolare la loro relazione con il figlio. In questi anni la pastorale post battesimale, promossa dalle parrocchie, si propone come obiettivi di aiutare i genitori: - a prendere consapevolezza dei principali fattori che favoriscono lo sviluppo del senso religioso nel bambino - a riconoscere la loro primaria responsabilità nell’educazione cristiana - a dare spazio ad una alleanza educativa per favorire un più fruttuoso sviluppo religioso nel figlio. I genitori, se adeguatamente sensibilizzati e motivati alla loro missione di educatori cristiani, sono di fatto sollecitati a interrogarsi sulla loro scelta religiosa e ad approfondire la loro fede. È opportuno, però, ricordare che lo “spazio” ordinario della formazione e crescita nella fede dei genitori è la partecipazione alla vita della comunità parrocchiale, soprattutto all’eucarestia domenicale. Alcune coppie di genitori trovano un valido sostegno alla loro crescita spirituale anche in gruppi famiglia, in associazioni cattoliche o movimenti ecclesiali. Particolare attenzione, sempre con rispetto e delicatezza, dovrà essere rivolta ai genitori poco credenti o lontani dalla Chiesa, a separati o divorziati. Famiglia e sviluppo del senso religioso nel bambino: 1-3 anni Le esperienze familiari, soprattutto la relazione con la madre e il padre, hanno un influsso fondamentale nella vita affettiva, cognitiva e religiosa del bambino. Possono essere utili alcune annotazioni di carattere psicopedagogico. Autostima, fiducia in sé e apertura agli altri Fin dai primi mesi di vita una relazione positiva, soprattutto con la madre, sviluppa nel bambino una fiducia di base. Anche se nello stadio pre-verbale e pre-concettuale il bambino non pensa ancora, tuttavia egli percepisce e prova emozioni. È importante per il bambino la cura che riceve, il tempo a lui riservato, come la madre lo tiene in braccio, lo guarda, gli sorride, gli parla… lo accarezza. Il sentirsi ben voluto, accettato e amato senza riserve gli dà sicurezza. Condizione questa per sviluppare autostima, un sano atteggiamento di fiducia in sé e nella vita, per imparare a conoscere il mondo e per iniziare il suo faticoso cammino verso l’autonomia, per essere disponibile, con il tempo, non solo a ricevere ma anche a dare, per andare incontro agli altri e accoglierli a cuore aperto. Questa fondamentale esperienza di una fiducia di base dispone il bambino all’incontro con il Tutt’Altro, con Dio. L’amore dei genitori rivelatore dell’amore di Dio I genitori in primo luogo parlano al bambino dell’amore di Dio attraverso i gesti della loro premurosa cura quotidiana: come lo nutrono e lo lavano, gli parlano e lo ascoltano, giocano insieme, lo accarezzano, lo consolano… lo perdonano. Il bambino, che in famiglia si è sentito poco accolto e non ha sperimentato il calore della vicinanza di papà e mamma, del loro affetto e dedizione, con più difficoltà saprà in seguito riconoscere e accogliere l’amore di Dio, la sua paternità e provvidenza, il suo perdono. Andare oltre Precedente e premessa all’educazione alla fede è la formazione al senso religioso. Un suo iniziale sviluppo affonda le radici nella progressiva capacità del bambino a non fermarsi alla superficie, a ciò che si vede, ma ad andare oltre. Si tratta di aiutare il bambino a osservare le piccole cose, per favorire curiosità, stupore, meraviglia e senso del bello. Nello stesso tempo occorre incrementare il suo linguaggio simbolico, la capacità cioè di attribuire a gesti, azioni, uso di oggetti un significato altro. Questo “andare oltre” è già intraprendere un cammino che, se sarà incoraggiato e orientato, in seguito condurrà il bambino al mistero, all’Invisibile. Riti e segni religiosi In particolare il senso religioso del bambino e un suo iniziale risveglio alla fede sono attivati attraverso la ripetizione di alcuni riti: sono gesti, segni, simboli, immagini, parole che hanno una valenza religiosa e sono idonei a suscitare sentimenti ed emozioni. Fra questi riti se ne possono elencare alcuni: il segno di croce fatto dai genitori insieme al bambino, la -5- -6- piccola liturgia della preghiera della sera nella quale il genitore rivolge una breve preghiera al Signore e traccia il segno di croce sul bambino, la preghiera fatta prima dei pasti e la benedizione della tavola, la collocazione nella camera del figlio di una immagine della Madonna con il Bambino che viene invocata dalla mamma con l’invito rivolto al bambino di mandare un bacio, la lettura ad alta voce di idonei episodi evangelici dove il genitore comunica soprattutto con il tono della voce e l’espressione del volto, così pure la visita alla chiesa che, fatta con una certa consuetudine, avvia il bambino ad una familiarità con immagini, oggetti e segni religiosi. La curiosità e l’attenzione del bambino sono favorite dall’atteggiamento e dal raccoglimento del genitore. Appartiene a questi riti la preparazione del presepio in famiglia fatta con il coinvolgimento del bambino. L’insieme di questi riti, semplici e brevi ma significativi, già nel secondo e terzo anno di vita lasciano il loro segno. La loro esperienza difficilmente potrà essere ricordata, ma influenza la vita affettiva e cognitiva del bambino e favorisce in modo spontaneo ed occasionale la sua religiosità1. genitori suscitano un’iniziale fede e formano a un progressivo comportamento cristiano in primo luogo attraverso la loro testimonianza e l’ambiente familiare che sanno creare. Il loro amore reciproco, il rispetto vicendevole, la serenità dei rapporti, il loro senso della vita e della Provvidenza, la loro preghiera semplice e sincera, la loro partecipazione gioiosa alla liturgia risvegliano nel bambino sentimenti profondi, facilitano lo sviluppo di valori evangelici, favoriscono il sorgere di un primo incontro con Dio, percepito come una presenza importante e buona. Nei primi anni la vita del bambino è segnata, più che dalle parole e dalle spiegazioni dei genitori, dall’esperienza serena e religiosa vissuta in famiglia, creata da papà e mamma. Occorre ricordare, come scrivono i nostri vescovi, che “l’immagine di Dio, che il figlio porterà dentro di sé, sarà caratterizzata dall’esperienza religiosa vissuta nei primi anni di vita… C’è un’impronta che la famiglia sola può dare e che rimane nel tempo”3 Da un positivo rapporto con le persone alla relazione con Dio Tra i 2-3 anni il bambino sviluppa una buona capacità relazionale con le persone più familiari e con i compagni di eventuali servizi per l’infanzia: asilo nido, baby parking, scuola d’infanzia. Da questa capacità d’interazione con le persone il bambino, se orientato con discrezione, può avviare una relazione con Dio, espressa attraverso una preghiera semplice e spontanea, essenzialmente di lode e di ringraziamento. Verso i tre anni i genitori potrebbero iniziare a pregare con il bambino il Padre Nostro e l’Ave Maria, l’Angelo di Dio. Il contagio della testimonianza cristiana e della fede dei genitori Il primo risveglio alla fede è connesso principalmente a quella dei genitori. Essi “sono i primi a poter offrire ai figli, fin da piccoli, la possibilità di cercare Dio e di riconoscere la via che conduce a Dio”2. Per un papà e una mamma è importante sapere che cos’è la fede per trasmetterla ai figli, ma è fondamentale come essi vivono la loro fede e la vita cristiana. I Dalle domande ad una iniziale catechesi Anche i bambini più piccoli hanno diritto a conoscere ciò che il Padre celeste ha voluto rivelare ai suoi figli. Oltre alla lettura o racconto di alcuni brani biblici, i genitori introducono il figlio alle cose del Padre rispondendo alle sue domande, che verso i tre anni si fanno sempre più frequenti. Esse possono riguardare fatti quotidiani, eventi dolorosi, oppure feste liturgiche o segni religiosi, come il Bambino nel presepio, il battistero, la lampada accesa davanti al tabernacolo… Gesù sulla croce. Accolte con sapiente umanità queste domande offrono ai genitori l’opportunità per una “catechesi” semplice e occasionale. Rispettare i tempi di crescita del bambino Con la scheda catechistica, “Alle radici della vita di fede”, riportata più avanti, si propone ai genitori una riflessione sulla formazione al senso di Dio nei bambini. Informazioni specifiche sullo sviluppo religioso del bambino e utili indicazioni pedagogiche si possono trovare in numerosi manuali di psicopedagogia4. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020 (2010), nn. 36 e 37. Si possono indicare alcune pubblicazioni di facile consultazione: CHABERT J. – MOURVILLIER F., Parlare di Dio ai bambini di oggi, Elledici, Leumann (TO) 2007; DIANA M., Dio e il bambino, Elledici, Leumann (TO) 2007; GILLINI G. – ZATTONI M., Parlare di Dio ai bambini. Ovvero educazione religiosa dei genitori e degli educatori, Queriniana, Brescia 2004; PALAZZINI C. (ed.), Educare si può. La vita spirituale del bambino, Lateran University Press, Roma 2005; WEIKERT A., Piccoli riti di ogni giorno che aiutano a crescere, Red edizioni, Novara 2003. -83 In quest’età si parla di “memoria implicita” che, diversamente dalla “memoria esplicita”, non può essere rievocata o verbalizzata, ma neanche eliminata. Le esperienze ad essa collegate non sono ricordate, ma non vanno perdute. Restano come parti attive della psiche e influenzano la vita emotiva e cognitiva della persona (cfr. NARCISI F., Comunicare la fede ai bambini. Pastorale battesimale ed educazione religiosa in famiglia, Paoline, Milano 2009, p. 177). 2 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini. Lasciate che i bambini vengano a me, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992, n. 57. -71 4 Lo sviluppo religioso del bambino non può essere separato dalla sua crescita psicologica. A questo scopo sono offerte, attraverso un agile testo, “Radici ed ali” ( II. A 1), essenziali e concrete indicazioni sulla psicologia infantile e su problemi pratici che incontrano abitualmente i genitori nell’educazione dei figli5. Responsabilità primaria dei genitori nell’educazione religiosa Anche se talvolta manca una specifica preparazione delle giovani coppie al loro compito educativo, sovente i genitori assolvono la loro missione con intuito e grande dedizione. Non sempre, però, ci sono da parte dei genitori un vero interesse per la formazione religiosa del figlio e la consapevolezza della sua importanza nei primi anni di vita. Le ragioni della scarsa o limitata “passione” per l’educazione al senso religioso possono essere molteplici: ci si sente impreparati; non si trova un adeguato aiuto o sostegno; si ritiene più opportuno rinviare, per rispetto della libertà del figlio, la proposta religiosa. Non di rado è in causa la stessa fede dei genitori: fragile, incerta, persino irrilevante, se non trascurata o abbandonata. Occorre, tuttavia, affermare che la formazione al senso religioso è parte integrante e fondamentale della missione educativa dei genitori. È un compito testimoniato da tutta la tradizione della Chiesa. È un impegno ribadito con insistenza nei recenti interventi del magistero. Si afferma che i genitori “sono i primi annunciatori della fede ed educatori dei loro figli”6, che il loro compito è “originale, primario, insostituibile, inalienabile”7. Si tratta di un sussidio facile e concreto, redatto dalla psichiatra e catecheta Franca Feliziani Kannheiser. In esso l’Autrice prende in esame lo sviluppo del bambino dalla nascita ai sei anni con una specifica attenzione alla dimensione religiosa e morale e al ruolo dei genitori. Inoltre, utili elementi di psicologia e di pedagogia infantile si possono trovare in: DOLTO F., Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo, Mondadori, Milano 1995; IRSEF, Apro gli occhi alla vita. Il cammino dell’indipendenza nei primi tre anni, EDB, Bologna 2006; LEVY R. – O’HANLON B., Bambini che fanno i capricci, Tea, Milano 2004; QUATTROCCHI MONTANARO S., Comprendere il bambino. Crescita ed educazione nei primi tre anni di vita, Di Renzo Editore, Roma 1998; PHILLIPS A., I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, Milano 1999; VIGEZZI FINZI S. – BATTISTIN A.M., A piccoli passi. La psicologia dei bambini dall’attesa ai cinque anni, Mondadori, Milano 2009; WILKOFF W., Come dire di no al tuo bambino. I no affettuosi che formano il carattere, Red edizioni, Novara 2005. 6 CONCILIO VATICANO II, Decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam Actuositatem (1965), n. 11 7 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Familiaris Consortio (1981), n. 36. -95 - è un dovere anche del padre. La sua presenza accanto al figlio/a è fondamentale per un positivo sviluppo dell’identità sessuale, per un cammino verso l’autonomia, per l’adesione all’ordine e alle regole, per la formazione dell’idea di Dio, che ha un volto materno e paterno. Alleanza educativa Nei primi anni di vita la famiglia resta per il bambino il luogo proprio e ideale di crescita e di educazione. I genitori sono i primi responsabili. In tutti i campi, in particolare nella formazione al senso religioso, essi hanno bisogno di “alleati”. L’azione educativa dei genitori è incoraggiata e sorretta dal consiglio, dal confronto, dall’aiuto di collaboratori. Possono essere i vicini, gli amici, alcuni parenti. Soprattutto il catechista accompagnatore è chiamato a continuare il suo sostegno al cammino formativo-spirituale già intrapreso con i genitori prima del battesimo. Nello stesso tempo lo sviluppo spirituale del bambino in famiglia è opportunamente arricchito dalla presenza di altre persone che, nell’ambito familiare o sociale, offrono ai genitori una costruttiva alleanza educativa. La loro presenza, talvolta richiesta per necessità, si concretizza in forme diverse: - una presenza complementare. È soprattutto quella del padrino e della madrina, che in alcune regioni del Sud significativamente sono denominati “compare” da “cum patre”, cioè con il padre, e “comare” da “cum matre”, vale a dire con la madre. Con il battesimo, infatti, tra figlioccio e padrino nasce una parentela spirituale. Essa fonda uno specifico compito formativo nel padrino, arricchito da una particolare grazia. Sovente, nel nostro tempo, il ruolo del padrino, chiamato a svolgere un prezioso sostegno ai genitori, risulta abitualmente insignificante. Tocca ai genitori, oltre ad una scelta ponderata, sollecitare la sua presenza. Nello stesso tempo è compito della pastorale motivare e formare i padrini alla loro responsabilità. A questo scopo, almeno ogni anno, è auspicabile una riunione di tutti i padrini per incoraggiarli e orientarli nella loro missione educativa; - una presenza preziosa. Sovente essa è assolta dai nonni, talvolta in forma quotidiana, altre volte con una regolare periodicità. Molti nonni per i nipoti sono vere figure di riferimento grazie al legame instaurato, al tempo dedicato con loro, all’affetto e alla cura prodigati. Oltre ad essere testimoni di tradizioni del passato, di valori umani e evangelici, i nonni con l’esempio e le parole possono introdurre i nipotini nel mondo - 11 - Questa impegnativa responsabilità dei genitori nella formazione al senso di Dio e alla preghiera è proposta nella scheda catechistica, “Alle radici della vita di fede”. Fin d’ora si possono richiamare le principali motivazioni di questa primaria responsabilità educativa dei genitori: - è un diritto-dovere fondato sull’atto generativo. Accettando di mettere al mondo un figlio, i genitori si sono impegnati a farlo crescere in tutte le sue dimensioni, compresa quella religiosa. È un dovere, ma anche un diritto inalienabile. Se da una parte è lasciata ai genitori la scelta dell’indirizzo religioso, dall’altra occorre che sia data a essi la possibilità di preferire le istituzioni educative più rispondenti alle loro convinzioni; - è un’esplicita responsabilità assunta dai genitori. Coloro che si sono sposati in chiesa hanno esplicitamente promesso di educare cristianamente la prole. Tutti i genitori -anche sposati civilmente o divorziati- che hanno chiesto il battesimo per il figlio, nel giorno della celebrazione si sono impegnati a educarlo nella fede cristiana; - è una missione sostenuta “da uno speciale dono di grazia”8 Collaboratori di Dio nell’accendere una nuova vita, i genitori -tutti i genitori- dispongono di una grazia che altri non hanno. Tale dono è ulteriormente arricchito dal sacramento del matrimonio; - è un compito unico e originale per il particolare legame con il figlio. I genitori restano sempre un punto di riferimento per i loro figli. Soprattutto nei primi anni di vita i genitori svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo del figlio: il bambino cresce per “osmosi” e s’identifica con papà e mamma, le persone che ama e stima; - è un servizio quasi insostituibile. I genitori hanno un compito che difficilmente può essere supplito da altre persone o istituzioni. Essi sono chiamati a fare della loro famiglia una scuola di vita e di valori. Grazie alla loro dedizione, testimonianza e vita cristiana la famiglia diventa per il bambino spazio di crescita nella fede e prima esperienza di Chiesa; 8 CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes (1965), n. 58. - 10 - religioso a loro familiare. Si tratta di un compito delicato che dovrebbe essere concordato con i genitori e da essi condiviso e incoraggiato. Particolari suggerimenti si possono trovare nell’opuscolo “Genitorinonni-nipoti. Rapporti speciali in famiglia.” ( II. A 2). Per dare risalto al ruolo dei nonni sarebbe auspicabile che ogni anno venisse promossa in parrocchia la “festa dei nonni”, che opportunamente potrebbe cadere il 2 ottobre, quando la Chiesa fa memoria degli Angeli Custodi. L’incontro di festa potrebbe essere arricchito da un confronto tra generazioni, dove ci si può interrogare su i confini tra i compiti educativi dei genitori e quelli dei nonni9; - una presenza integrativa. È propria del Nido e della Scuola dell’infanzia. Non è solo un servizio prezioso offerto ai genitori, sovente occupati entrambi in attività lavorativa. Può essere per il bambino un’utile esperienza di formazione e di socializzazione, anche se è auspicabile che nei primi anni il bambino possa godere della continua presenza e cura soprattutto della mamma. Nella scuola dell’infanzia, specialmente in quella d’ispirazione cristiana, il bambino dovrebbe trovare un aiuto e un’integrazione alla sua crescita spirituale attraverso specifiche attività, opportuno risalto dato alle feste liturgiche, valorizzazione di segni religiosi. Riunioni periodiche tra insegnanti e genitori sono occasioni propizie per un confronto su scelte pedagogiche, per un arricchimento vicendevole, per una fruttuosa alleanza educativa. - Una presenza fondamentale. I genitori potranno trovare un sostegno particolare alla loro missione educativa nella comunità cristiana, dove gradatamente introdurranno il figlio. Ciò suppone che, oltre all’eucarestia domenicale, siano previste particolari celebrazioni, incontri, momenti di festa anche per i più piccoli. Inoltre, in questa seconda fase della pastorale post battesimale i genitori devono poter contare sulla presenza e aiuto dei catechisti accompagnatori, già conosciuti nella preparazione al battesimo. Il compito dei catechisti è mantenere legami con le famiglie anche con visite saltuarie, informare e invitare i genitori alle proposte formative e celebrative comunitarie. Talvolta, quando papà e mamma sono impediti o poco interessati alle riunioni formative, al catechista si chiede, se è 9 Suggerimenti concreti si possono trovare in: BIADER G. – NOCETI S. – SPINELLI S., A piccoli passi. Itinerari post-battesimali per genitori e bambini 0-6 anni, EDB, Bologna 2007, p.161. - 12 - possibile, di promuovere nella casa della coppia opportuni incontri di riflessione sui temi suggeriti dalle “tracce” di catechesi. Questo impegnativo compito del catechista richiede discrezione, rispetto delle persone e della loro situazione religiosa, disponibilità a incontrare i genitori, ascoltarli, camminare insieme. Il confronto regolare con gli altri catechisti e l’approfondimento in gruppo dei temi proposti dalle singole tracce aiuteranno il catechista a trovare vie e modi per accompagnare i genitori con amicizia fraterna, con la testimonianza, come pure con il doveroso sostegno spirituale della preghiera. B. INCONTRI FORMATIVI Obiettivi La proposta di questa sezione ha un duplice obiettivo: - accompagnare e sostenere i genitori nel loro compito di formazione al senso religioso dei figli; - favorire nei genitori un approfondimento della loro fede e vita cristiana. Insieme alla formazione dei genitori si propongono suggerimenti per quella dei padrini. Formazione dei genitori Nessuno nasce educatore. Anche i genitori sono chiamati a imparare ad essere educatori dei loro figli. A ciò sono utili confronti con altri padri e madri e letture personali. Un prezioso “libro”, letto con sapienza, è la vita quotidiana del proprio bambino: i suoi comportamenti, le sue reazioni, le sue richieste, sovente implicite, offrono una grande lezione. Sono auspicabili incontri con persone qualificate ed esperte nel campo psicopedagogico, medico… sociale. La Commissione Interdiocesana della pastorale pre e post battesimale si farà carico di promuovere opportune iniziative diocesane o zonali su tematiche educative, come la crescita fisica e psicologica del bambino, la relazione parentale, la formazione morale e religiosa, senza escludere aspetti e problemi pratici, quali i capricci dei bambini, le piccole bugie, la scelta dei giocattoli… l’uso della televisione. I genitori, inoltre, possono trovare un valido sostegno nel catechista accompagnatore. La sua presenza, attraverso visite o incontri informali, è l’occasione per consigli e incoraggiamenti, per uno scambio di idee, in particolare per un confronto sulla vita e relazione di coppia mutata con l’arrivo del figlio, sulla formazione religiosa del bambino, come pure sul cammino spirituale degli stessi genitori. Con discrezione occorre che il catechista, anche dopo il battesimo, continui il legame con la famiglia e si renda disponibile a incontrarla con una certa regolarità. Questa vicinanza del catechista è ancora più auspicabile là dove i genitori hanno difficoltà a partecipare alle riunioni formative proposte dalla parrocchia. - 13 - Riunioni parrocchiali Sono incontri per genitori, svolti a livello parrocchiale o interparrocchiale. Sussidiati da cinque schemi di riflessione, gli incontri hanno lo scopo di approfondire alcuni temi che riguardano la formazione religiosa dei figli, ma anche il cammino di fede dei genitori: la crescita spirituale del bambino e lo sviluppo del senso di Dio, come pure la preghiera in coppia, la conversione che impegna l’adulto a diventare come bambini, il compito di rendere la propria famiglia piccola Chiesa domestica. Sono argomenti che, sebbene riferiti direttamente al compito educativo del padre e della madre, hanno una ricaduta sulla vita spirituale dei genitori, come singoli e come coppia. Per questo i testi elaborati possono essere considerati “tracce di catechesi”, anche se non intendono proporre un organico cammino di fede, lasciato ad altre iniziative parrocchiali o associative. Destinatari delle riunioni formative sono tutte le coppie dei genitori dei bambini battezzati sino a circa tre anni. La presenza unitaria di genitori con una diversa esperienza di coppia e di azione educativa arricchisce il confronto ed è un aiuto a superare paure e difficoltà. I temi proposti dalle tracce catechistiche possono essere ripresi anche nella fase successiva, con i genitori dei bambini di 4-6 anni. I cinque schemi di catechesi sono stati pensati come strumenti in mano all’animatore dell’incontro, che può essere il sacerdote o, se è possibile, un catechista preparato. Ogni “schema” chiede di essere accolto come una “traccia”, anche se ampia ed estesa nei suoi contenuti. È lasciato all’animatore il compito di mediare e adattare il testo secondo le esigenze del gruppo dei genitori. Lo sviluppo di ogni traccia ha lo stesso procedimento. Chiariti gli obiettivi, viene proposta un’attività o tecnica per motivare e avviare la riflessione, con il titolo per iniziare. Sono quindi offerti alla meditazione alcuni riferimenti biblici e del magistero inerenti il tema trattato e raccolti sotto la dicitura in ascolto. Segue il momento di riflessione con essenziali precisazioni per illuminare e approfondire il tema proposto. Successivamente si dà spazio a un tempo per interrogarsi, finalizzato a individuare ricadute per l’azione educativa dei genitori e per la loro vita spirituale. Infine è prevista una sosta per pregare, articolata secondo alcune proposte concrete. A conclusione dell’incontro si suggerisce un sobrio momento conviviale, che ha lo scopo di favorire, oltre a una maggiore conoscenza reciproca, la comunione fraterna. Insieme si può condividere una bevanda, un dolce casalingo. - 15 - - 14 - Ogni traccia catechistica fa riferimento a una o più pagine del Catechismo, Lasciate che i bambini vengano a me. Lo scopo è di iniziare i genitori a familiarizzarsi con questo Catechismo dei bambini, voluto dai nostri vescovi. Il testo potrà essere consegnato ai genitori quando il figlio si avvicinerà all’età dei 3 anni. Per rendere partecipata e fruttuosa la riunione formativa dei genitori si propongono alcuni criteri e suggerimenti. Occorre riconoscere il primato di Dio. Il Signore è il primo educatore! Egli ci precede e opera in ogni bambino e in ciascuna famiglia. Per questo la riflessione non può limitarsi alla semplice, pur importante, preoccupazione formativa del che cosa fare, né ridursi a indicazioni morali. Accettare il primato del Signore è affidarsi a Lui, non ostacolare la sua azione, invocare il suo aiuto. Insieme all’ascolto della Parola di Dio, è fondamentale per i genitori dare spazio alla preghiera: di coppia, in famiglia, ma anche nelle riunioni formative. Per questo sarebbe opportuno, oltre alla “sosta per pregare” al termine dell’incontro, iniziare la riunione con un momento di raccoglimento: un canto, un’invocazione dello Spirito Santo… una preghiera scelta tra quelle proposte nell’opuscolo della Fase I, "Felici del tuo arrivo. Con te lodiamo il Signore" ( I. B 3). L’approfondimento dei temi proposti dalle tracce catechistiche richiede di porre al centro i genitori, come singoli, soprattutto come coppia. Essi sono i primi soggetti dell’incontro di catechesi. Coinvolgerli significa dare loro la parola, intercettare le loro domande, porre attenzione alle loro difficoltà di coppia e di genitori, rispettare la loro situazione spirituale, incoraggiarli nella loro missione e ricerca religiosa. La buona riuscita di un incontro formativo dipende notevolmente dalla sua preparazione. A questo scopo si suggerisce che ogni traccia catechistica venga approfondita insieme: l’animatore e tutto il gruppo dei catechisti accompagnatori. Sarà più facile individuare le opportune mediazioni e possibili integrazioni. Si potrà insieme stabilire le modalità di convocazione dei genitori, precisare il ruolo di ogni catechista, preparare i locali e il materiale necessario, predisporre, se necessario, un’eventuale assistenza dei bambini. Lo sviluppo di ogni incontro dovrà essere contenuto in un tempo ragionevole. Trattandosi di genitori con bambini piccoli, la riunione non dovrebbe superare l’ora e mezza, compreso il momento conviviale. Ciascuna traccia catechistica propone per ogni momento un determinato sviluppo temporale. La fedeltà ai tempi indicati evita di attardarsi su alcuni momenti e trascurarne altri, talvolta più rilevanti. - 16 - Ogni traccia propone una varietà di attività e tecniche. Esse hanno lo scopo di coinvolgere i partecipanti: il singolo, la coppia, oppure il piccolo gruppo. Anche se è utile un intervento contenuto dell’animatore, è ancora più importante che nell’incontro si dia spazio alla parola dei partecipanti, al confronto, alla condivisione di esperienze. Lo sviluppo di ogni traccia si presenta ampio ed esteso. Si propone che la riflessione su ogni tema preveda due incontri. È possibile percorrere due soluzioni: programmare due incontri successivi, oppure, dopo una prima riflessione globale, rinviare di qualche settimana una seconda riflessione per un ulteriore approfondimento e condivisione dell’esperienza vissuta. parte dalla formazione al senso religioso, alla preghiera… sino alla famiglia come piccola Chiesa. Al coordinatore parrocchiale e al gruppo dei catechisti è lasciato il compito di scegliere l’ordine dei temi ritenuto più idoneo. Può essere utile uno sguardo sintetico sulle diverse tracce catechistiche, richiamando il titolo e il loro contenuto centrale. Accanto ad ogni traccia è riportato il titolo della scheda per i genitori. Il contenuto di ogni traccia catechistica è in parte riproposto nella scheda per i genitori. Essa ha una duplice funzione: da una parte può essere utilizzata nell’approfondimento in gruppo del tema catechistico, dall’altra, in mano ai genitori, può servire in casa al dialogo di coppia. Le tracce catechistiche sono cinque. Se si dedica ad ognuna due incontri, per approfondirle tutte occorrono dieci riunioni, che dovrebbero essere distribuite in poco più di due anni: dal battesimo sino a tre anni circa del bambino. Si propone di prevedere ogni anno 3-4 incontri. Alternando riunioni catechistiche e celebrazioni comunitarie, si potrebbe programmare tra ottobre e maggio un incontro mensile. Occorre fare in modo che all’incontro formativo partecipi la coppia dei genitori. Non tutte le coppie, però, potranno essere presenti con assiduità alle riunioni comuni: chi per impegni, chi per motivi familiari, chi poco interessato. In questi casi diventa rilevante il ruolo del catechista accompagnatore. Egli è chiamato a prendere contatto con la coppia assente per informarla del tema svolto, per consegnare la scheda catechistica destinata ai genitori e, possibilmente, per riprendere l’argomento con i genitori nella loro casa. Oltre alle cinque tracce catechistiche, destinate alla riflessione con i genitori, è stata prevista una sesta destinata al sacerdote e al coordinatore parrocchiale della pastorale post battesimale per un incontro di verifica e di approfondimento del ruolo dei padrini e delle madrine. Si suggerisce, per quanto è possibile, che ogni anno si organizzi una riunione formativa di tutti i padrini dei bambini delle diverse età. Le cinque tracce catechistiche per i genitori, nel presente sussidio, sono predisposte secondo un ordine tematico ritenuto più esistenziale: si - 17 - Prima traccia di catechesi post-battesimale Alle radici della vita di fede “Nella famiglia cristiana i figli, fin dalla tenera età, devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo e ad amare il prossimo” (Concilio Vaticano II, GE 3) Obiettivi Aiutare i genitori: - a prendere consapevolezza della loro missione di educatori alla fede, e della dimensione religiosa del bambino nei primi anni di vita; - a interrogarsi sulla propria fede e vita cristiana,e sulla scelta di forme e modi per sviluppare il senso di Dio nei loro bambini. 1. Per iniziare (10 minuti) Il battesimo del bambino, amministrato nella fede della Chiesa, ha visto il consenso dei genitori, che hanno assunto l’impegno di educare il figlio nella fede cristiana. Dinanzi a questo compito non mancano interrogativi e difficoltà. Per avviare la riflessione si propone di distribuire ai partecipanti un foglio con le “dieci difficoltà nell’educare alla fede”, riportate in appendice alla presente traccia e nella scheda per i genitori “Immagini visibili del Dio invisibile” ( II. B 1). Ogni genitore è invitato a mettere in ordine decrescente le difficoltà. Quindi ci si confronta in piccoli gruppi sulla graduatoria stilata da ognuno. 2. In ascolto (25 minuti) a. La Parola del Signore: educazione religiosa in famiglia Nelle pagine dell’Antico Testamento l’educazione religiosa dei piccoli, affidata ai genitori, prevedeva specifici compiti, quali il racconto, l’insegnamento della Legge, la spiegazione di riti e feste religiose: - fare conoscere Dio attraverso il racconto di ciò che Egli ha fatto per il suo popolo. Dio ordinò a Mosè: racconta e fissa “nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuto in mezzo a loro” (Es 10,2); - insegnare la parola del Signore e i suoi comandamenti: “Porrete nel cuore e nell’anima queste mie parole… Le insegnerete ai vostri figli, - 19 - - 18 - parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via” (Dt 11,18-19); - celebrare in famiglia alcuni riti e spiegare ai figli più piccoli il loro significato. È il caso della celebrazione della Pasqua ebraica. Il Testo Sacro, dopo aver precisato le modalità del rito pasquale -uccisione dell’agnello di un anno, aspersione con il sangue degli stipiti della porta, consumazione in piedi dell’agnello arrostito insieme a pane azzimo e erbe amare- invita il capofamiglia a offrire una spiegazione: “Quando i vostri figli vi chiederanno: «Che significato ha per voi questo rito?» Voi direte loro: «È il sacrificio della Pasqua del Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto»” (Es 12,26-27). A sua volta l’insegnamento di Gesù è sintetizzato in un’espressione: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” (Lc 18,16). L’invito è rivolto agli Apostoli, implicitamente è diretto a tutti i genitori, ai quali è affidata la missione educativa dei figli. Esemplare è la testimonianza della Famiglia di Nazareth, dove il bambino Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52). A sua volta san Paolo invita i padri a “fare crescere i filgi nella disciplina e negli insegnamenti del Signore” (Ef 6,4). b. Pensiero della Chiesa: genitori primi educatori cristiani Nei primi 16 secoli la Chiesa ha affidato totalmente l’educazione religiosa dei bambini e dei ragazzi alla famiglia. Solo dopo il 1600 incominciò a diffondersi nelle parrocchie il catechismo per i fanciulli. Anche nel nostro tempo la Chiesa con insistenza riconosce la primaria responsabilità dei genitori nell’educazione religiosa. - Scrive il Concilio: “Nella famiglia cristiana i figli, fin dalla più tenera età, devono imparare a percepire il senso di Dio”10. Si afferma esplicitamente: “I coniugi cristiani sono i primi annunciatori della fede dei loro figli. Li formano alla vita cristiana con la parola e con l’esempio”11. - Per Giovanni Paolo II l’educazione religiosa della famiglia “ha un carattere particolare e, in un certo senso, insostituibile”12. - I nostri vescovi ricordano che l’educazione religiosa in famiglia ha una caratteristica propria: “Al magistero della vita si unisce 10 CONCILIO VATICANO II, Dichiarazione sull’educazione cristiana, Gravissimum Educationis (1965), n. 3. 11 CONCILIO VATICANO II, Decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam Actuositatem (1965), n. 11. 12 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Catechesi Tradendae (1979), n. 68. - 20 - provvidamente il magistero della parola”13. Sottolineano, inoltre, che la famiglia “mantiene la responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e della fede… L’immagine di Dio, che il figlio porterà dentro di sé, sarà caratterizzata dall’esperienza religiosa vissuta nei primi anni di vita. Di qui l’importanza che i genitori s’interroghino sul loro compito educativo in ordine alla fede: Come viviamo la fede in famiglia? Quale esperienza cristiana sperimentano i nostri figli? Come li educhiamo alla preghiera?”14. Per la Sacra Scrittura e per la Chiesa i genitori hanno una responsabilità primaria, quasi insostituibile, nel formare nei figli, fin dalla prima infanzia, il senso religioso, nello sviluppare l’idea di Dio, nel prepararli all’incontro con Gesù. Papà e mamma assolvono la loro missione con la parola, soprattutto con l’esempio, il “magistero della vita”. Per avere un sostegno e i primi orientamenti a questo compito educativo dei genitori, si può invitare una coppia di sposi, scelti per la loro sensibilità e competenza, a parlare della loro esperienza nell’educazione religiosa del bambino. Il dialogo con la coppia può chiarire interrogativi, favorire incoraggiamento, fare intravedere soluzioni operative. 3. Momento di riflessione (30 minuti) Nella prima infanzia l’educazione religiosa è rivolta soprattutto a formare il senso di Dio. Un iniziale sviluppo della vita di fede e della formazione morale è proprio della seconda infanzia. Premesse alcune puntualizzazioni, sarà utile offrire ai genitori alcuni orientamenti o linee di azione. Responsabilità primaria dei genitori L’educazione religiosa in primo luogo è compito di papà e mamma. Si tratta di un diritto-dovere dei genitori fondato sull’atto generativo. Avendo deciso di mettere al mondo una nuova creatura, i genitori si sono assunti la responsabilità di farla crescere, di promuovere il suo sviluppo intellettivo, affettivo, relazionale, estetico, ma anche morale e religioso. Scrive Giovanni Paolo II: “Generando nell’amore e per amore una nuova persona, i genitori si assumono per ciò stesso il compito di aiutarla efficacemente a vivere una vita pienamente umana… Il diritto-dovere educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com’è alla trasmissione della vita; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri”15. Una buona base umana Gli anni dell’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della personalità del bambino. In questo tempo si pongono anche le radici della futura vita di fede. Lo sviluppo nel bambino di un concetto positivo di sé è fonte di serenità e di una fiducia di base. Facilmente il bambino si dispone alla gratuità, allo stupore, ad una relazione accogliente degli altri e, se incoraggiato, all’apertura a Dio, ad un’iniziale invocazione e preghiera. Si forma così nel bambino un primo senso di Dio e si creano le disposizioni alla vita di fede. Alleanza educativa Nessun genitore nasce educatore. Si impara con il tempo, con l’esperienza, in particolare con il consiglio e il sostegno degli altri. Sono utili e arricchenti l’ascolto di esperti nel campo psicologico e pedagogico, il confronto con altri genitori, l’incoraggiamento del catechista accompagnatore e, quand’è possibile, il dialogo con il sacerdote. I genitori restano i primi responsabili dell’educazione del figlio e della sua formazione al senso religioso. La loro azione educativa acquista efficacia se dispone di alleati: possono essere i nonni del bambino, talvolta gli insegnanti della Scuola dell’infanzia, in particolare la partecipazione alla vita della comunità cristiana. Collaboratori di Dio I figli sono dono del Signore. I genitori cristiani sono consapevoli che Dio ama il loro figlio, “parla” al suo cuore, opera attraverso il suo Spirito, ha un suo misterioso progetto. Per questo i genitori non hanno timore dei loro limiti e carenze. Sanno di poter contare sulla presenza del Signore. Non esitano ad invocare il suo aiuto. Si lasciano guidare dallo Spirito Santo e dalla sua Parola per aiutare il figlio a vivere pienamente la sua vita, a maturare con il tempo le virtù cristiane, ad incontrarsi con il Signore e ad ascoltare la sua voce. A tutti i genitori, si legge nel Catechiismo dei bambini, “Dio dona le grazie necessarie all’adempimento di questo servizio faticoso ma autorevole”16. b. Linee d’azione GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Familiaris Consortio (1981), n. 36. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), n. 58. 15 16 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il rinnovamento della catechesi (1970), n. 152. 14 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo (2010), nn. 36-37. - 21 13 Sostenuti dalla grazia del Signore, i genitori per primi si adoperano a sviluppare una formazione religiosa e a fare percepire al loro figlio il senso di Dio. Restano fondamentali alcune vie da percorrere. Una relazione educativa positiva e rassicurante Il bambino ha bisogno di sentirsi accettato, ben voluto, amato in primo luogo dai genitori. È importante per il bambino la vicinanza fisica di mamma e papà, la loro attenzione e cura, come lo tengono in braccio, gli sorridono, gli parlano, lo accarezzano. Il rapporto amorevole e accogliente dei genitori dà serenità al bambino, infonde sicurezza, sviluppa una fondamentale fiducia di base. Sono le condizioni che dispongono il bambino ad aprirsi con fiducia agli altri e a Dio stesso. Testimoni dell’amore di Dio I genitori in primo luogo parlano al bambino dell’amore di Dio attraverso la loro unione di coppia, il loro rispetto reciproco e, più direttamente, con la dedizione gratuita e la cura premurosa del figlio: come lo accudiscono, lo nutrono, lo lavano, gli parlano, lo accarezzano, lo consolano… giocano con lui. L’amore gratuito e non possessivo di papà e mamma, sperimentato dal bambino, non è solo tacita rivelazione dell’amore di Dio, ma dispone il bambino ad accogliere con il tempo la paternità di Dio e a sviluppare una fiduciosa relazione con il Signore. Prima l’esempio Il bambino in tenera età apprende non per ragionamento, ma per affetto. Assimila per “osmosi”, facendo propri i sentimenti e i comportamenti familiari. Egli “si identifica con la persona che stima e ama e ne fa propri i valori, gli atteggiamenti, i gesti, il modo di considerare la vita”17. Anche nella formazione religiosa resta fondamentale la testimonianza dei genitori. Per un papà e una mamma non è importante sapere che cosa è la fede per trasmetterla al figlio, ma come essi vivono la loro fede e vita cristiana. L’amore reciproco, il perdono vicendevole, la carità fraterna, l’ospitalità, il loro senso della Provvidenza, la loro preghiera semplice e sincera, la loro attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche facilitano lo sviluppo di valori evangelici e favoriscono nel bambino il sorgere di un primo incontro con Dio, percepito come una presenza buona e importante. Dare spazio a gesti e segni religiosi Essi sono numerosi: il segno della croce fatto sulla fronte dai genitori, la benedizione della sera, la preghiera prima dei pasti, il bacio dato dal bambino all’immagine sacra, la visita alla chiesa, il grazie a Dio dinanzi alle - 22 - meraviglie del creato… la valorizzazione della domenica e delle feste liturgiche con un particolare segno e rito. Questi gesti, ripetuti con regolarità e proposti con convinzione dai genitori, si imprimono nella psiche del bambino, segnano la sua vita emotiva e favoriscono una sua spontanea religiosità. Si sa che: “Più sono piccoli, più i bambini apprendono per sensazioni ed esperienze immediate”18. Primi racconti della Bibbia e della vita dei Santi A partire dal secondo anno è opportuno dare inizio ad alcune narrazioni bibliche, come Noè salvato dalle acque, la storia di Giuseppe venduto dai fratelli, Mosè salvato dalla figlia del Faraone, la nascita di Gesù, la visita dei Magi, la moltiplicazione dei pani19. Questi racconti, espressi nel linguaggio dei bambini e collegati possibilmente a feste liturgiche o a immagini sacre, sono una prima introduzione alla Parola di Dio. Anche il racconto essenziale della vita di alcuni Santi, presentati come gli amici di Gesù, attira l’attenzione dei bambini e favorisce la loro esperienza religiosa. Si può iniziare con santi popolari o locali, come san Francesco, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Giovanni Bosco, madre Teresa di Calcutta. Domande in cerca di risposta Anche i bambini hanno le loro domande che, verso i tre anni, si fanno frequenti. Possono riguardare fatti quotidiani, eventi dolorosi come la morte di un famigliare, segni religiosi quali immagini sacre, il presepio… Gesù sulla croce. Accolte con sapienza queste domande offrono ai genitori l’opportunità di una prima “catechesi”, semplice e occasionale. La riflessione può essere riassunta in alcune “regole” che compongono la «Grammatica della formazione al senso religioso», riportata in appendice alla presente traccia e nella scheda per i genitori ( II. B 1). Si propone di distribuire il foglio della “grammatica” ai partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi. Per il confronto in gruppo si suggeriscono alcune piste: - La grammatica insegna come devono essere accentuate le parole. Tra le dieci regole della grammatica religiosa alcune sono più importanti e devono essere “accentuate”. Quali? - La grammatica chiarisce l’uso dei tempi: passato, presente, futuro… imperativo. Tenendo presente l’età del bambino, quali regole della grammatica religiosa devono essere attuate nel presente, quali è bene rinviare nel futuro? CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), n. 129. Il Catechismo Lasciate che i bambini vengano a me offre esempi di narrazioni bibliche semplici e rispettose del testo sacro, pp. 68 e ss. - 24 - 18 19 17 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il rinnovamento della catechesi (1970), n. 135. - 23 - 4. Un tempo per interrogarsi (10 minuti) I genitori trasmettono al bambino ciò che essi vivono. Formano il figlio al senso di Dio in primo luogo come essi vivono il loro rapporto con il Signore, la loro fede e preghiera. In coppia i genitori sono invitati a interrogarsi sulla loro fede: Che cosa vuol dire per noi credere? Come si esprime la nostra fede? In che modo essa è alimentata e fatta crescere? È auspicabile che la riflessione continui a casa e sia ripresa dalla coppia dei genitori. Si suggerisce, inoltre, che in famiglia i genitori trovino l’occasione per incontrarsi con i nonni del bambino, possibilmente con il catechista accompagnatore, per un confronto sull’alleanza educativa: sia per accogliere suggerimenti, sia per concordare comuni linee di azione sulla formazione religiosa. 5. Una sosta per pregare (5 minuti) Nel giorno del battesimo i genitori hanno fatto la professione di fede a nome del figlio. Si sono impegnati, così, a favorire e a coltivare la fede nel loro bambino. La preghiera conclusiva dell’incontro può tradursi in una piccola celebrazione per ricordare quel gesto e ravvivare l’impegno assunto. Si suggerisce un possibile sviluppo: - viene predisposta una bacinella d’acqua, a ricordo della vasca battesimale, e si colloca accanto un cero, simbolo della luce di Cristo, - dopo un accenno alla professione fatta nel giorno del battesimo, si invitano i genitori a ripetere la professione con la formula battesimale e con la recita del Credo, - quindi i genitori si avvicinano alla bacinella, si bagnano le mani, poi appendono o incollano al cero il nome del figlio, - segue una breve invocazione fatta da un genitore a nome di tutti *, - si può concludere consegnando ad ogni coppia di genitori un cartoncino con la scritta “La nostra fede sia la tua fede/ La tua fede arricchisca la nostra”. Il cartoncino può trovare posto nell’albo dei ricordi del bambino. * Come esempio si suggerisce una possibile invocazione o preghiera, che un genitore rivolge a Dio a nome di tutte le coppie: “Benedici, Signore, i nostri figli e figlie.Dona loro salute, serenità e gioia di vivere. Rendici ogni giorno attenti e stupiti per riconoscerTi nei loro sguardi e sorrisi. Nel nostro quotidiano amore di genitori possano sperimentare il Tuo amore di Padre. Nella nostra fede, anche se debole, trovino la via per incontrarTi. Amen.” 6. Momento conviviale Appendice DIECI DIFFICOLTÀ nell’educare alla fede 1. 2. Come genitori ci sentiamo impreparati a questo compito. Non abbiamo strumenti e non sappiamo che cosa fare e cosa dire ai nostri figli. 3. Ci sentiamo soli e non sappiamo a chi chiedere consiglio e aiuto. 4. Nostro figlio è ancora piccolo. Aspettiamo qualche anno per parlargli di Dio. 5. Non dobbiamo imporre la nostra fede. Lasciamo che il figlio, fatto grande, scelga liberamente. 6. L’educazione cristiana è missione della Chiesa. Affidiamola ai sacerdoti, alle suore, ai catechisti. 7. Noi adulti abbiamo difficoltà a credere. Non possiamo dare quello che non abbiamo. 8. La fede, pur importante, non è il primo valore da coltivare. 9. Come padre sono il più assente in famiglia e il meno indicato per educare alla fede. Ci pensa la madre. 10. È difficile educare alla fede nel nostro tempo, dove la gente crede di meno e ha altri interessi. GRAMMATICA della formazione al senso religioso 1. 2. 3. 4. 5. 6. I genitori hanno la primaria responsabilità nel formare il bambino al senso di Dio. La relazione rassicurante e accogliente del figlio fonda autostima, fiducia, serenità e dispone il bambino all’incontro con Dio. L’amore gratuito e disinteressato di papà e mamma è per il bambino un tacito annuncio dell’amore di Dio che un giorno chiamerà “Papà”. Nella formazione religiosa i genitori sono collaboratori di Dio. Il Signore li precede, ama il bambino, gli parla, interviene e lo guida con il suo Spirito. Nel far percepire al figlio il senso di Dio è importante che cosa i genitori sanno della fede, ma è fondamentale come essi la vivono. I genitori con la loro testimonianza di fede e il loro esempio di vita cristiana sono un riferimento fondamentale per il bambino. Egli assimila per imitazione e identificazione con le persone che ama. - 25 - 7. Piccoli riti, gesti e segni religiosi, vissuti e ripetuti in famiglia, favoriscono nel bambino il sorgere di una religiosità concreta e spontanea. 8. Attraverso i primi racconti di personaggi biblici e di santi il bambino, con il tempo, è introdotto nella grande famiglia degli amici di Dio. 9. I genitori, rispondendo alle domande sempre più frequenti del bambino, offrono un’iniziale “catechesi”, semplice, anche se saltuaria. 10. L’educazione religiosa dei genitori è arricchita e sostenuta dal consiglio e dalla collaborazione di alleati: nonni, amici, catechista, sacerdote… comunità cristiana. - 26 - Seconda traccia di catechesi post-battesimale A scuola dai nostri figli “Se non vi convertirete, dice Gesù, e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” ( Matteo 18,3) Obiettivi Aiutare i genitori: - a prendere atto che i bambini sono testimoni di valori evangelici, e hanno qualche cosa da insegnare; - a mettersi in ascolto dei bambini per accoglierli come “parola” del Signore, e per farsi piccoli, semplici, trasparenti come loro. 1. Per iniziare (10 minuti) Il primo modo di esprimersi dei nostri bambini, oltre al pianto, è il linguaggio degli occhi: socchiusi o aperti, spalancati nel vuoto o fissi su chi sta accanto, scintillanti di gioia o pieni di lacrime, essi parlano. I genitori, guidati dai suoi occhi, intuiscono con facilità se il bambino ha sonno o fame, se è sereno o agitato, se sta bene o ha disturbi. Non a caso si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima, di ciò che una persona sente e vive dentro. In precedenza si propone ai genitori di portare con sé alla riunione una o più foto del loro bambino nelle quali risaltano gli occhi. Sarà così possibile con le foto dei bambini predisporre una straordinaria mostra di occhi. Dinanzi agli occhi di un bambino si resta stupiti e, talvolta, muti! Le sensazioni di un genitore sono varie. In concreto si chiede alle mamme e, separatamente, ai papà che cosa gli occhi del loro bambino dicono a ciascuno: comunicazione della gioia di vivere, tacito ringraziamento di essere nato, attese, domande… rimprovero. Con le risposte, sotto il titolo “gli occhi dei bambini parlano”, si possono comporre e poi confrontare i due cartelloni: uno delle mamme, l’altro dei papà. 2. In ascolto (20 minuti) a. La Parola del Signore Al centro i bambini. Gesù ci chiede di essere come bambini per entrare nel suo Regno e di accogliere in loro la sua presenza. Dal vangelo secondo Marco: “Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li - 27 - - 28 - rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro” (Mc 10,13-16). Il Vangelo aggiunge: “E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»” (Mc 9,36-37). Possono essere opportune alcune sottolineature: - secondo la cultura ebraica i bambini, pur desiderati e amati, erano collocati ai margini della vita sociale, - Gesù, invece, li pone in mezzo, al centro dell’attenzione, - invita ad accoglierli e a considerarli modello di comportamento, - li abbraccia, li benedice e chiede che siano condotti a Lui, - Gesù stesso si rende presente nei bambini, come in altre categorie di ultimi, di chi non ha voce. b. Pensiero della Chiesa Guardare i bambini con gli occhi di Gesù. Il Catechismo dei bambini offre un sintetico commento al passo di Marco: “Molte volte, nella considerazione degli adulti, i bambini sono ritenuti poveri di significato e valore. Gesù con la vita e con le parole mette continuamente in discussione il nostro modo di considerare e trattare i bambini… Gesù invita a guardare i bambini come li guarda Lui, con amore… Li pone davanti agli uomini come immagine dell’atteggiamento privo di malizia e carico di fiducia”20. Anche i figli insegnano! Secondo Paolo VI, “i genitori non solo comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo”21. A sua volta Giovanni Paolo II parla di “ scambio educativo tra genitori e figli, nel quale ciascuno dà e riceve”22. In precedenza il Concilio affermava: “I figli contribuiscono in qualche modo alla santificazione dei genitori”23. L’arrivo del figlio cambia la vita della coppia. Talvolta è fonte di non lievi preoccupazioni. Il bambino, però, resta un dono, una benedizione per la CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), nn. 28 e 33. 21 PAOLO VI, Esortazione apostolica, Evangelii Nuntiandi (1965), n. 71. 22 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Familiaris Consortio (1981), n. 21. 23 CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes (1965), n. 48. - 29 20 può dire: “Signore, i miei occhi guardano in alto. Io resto tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131,1-2). Nessuno come il bambino ha bisogno di tutto Il bambino sopravvive e cresce grazie agli adulti. Ha bisogno di tutto: cibo, vestito, cure, attenzione, presenza premurosa per imparare a camminare, a parlare… a conoscere. Debole e indifeso, il bambino piccolo attende sempre: in modi diversi non cessa di manifestare le sue attese, di chiedere. Tacitamente ogni bambino ci avverte che nessuno può ritenersi pienamente autosufficiente. Abbiamo bisogno non solo degli altri, ma anche di Colui che è totalmente Altro, di Dio. Al termine dell’esposizione si può consegnare a ciascuno dei presenti un foglio. Nella parte superiore, sotto il titolo “Sette parole dei nostri bambini”, è richiamato sinteticamente il contenuto della riflessione. Il testo delle “sette parole”, riportato in appendice alla traccia e nella scheda dei genitori “Come bambini” ( II. B 2), serve come riferimento allo scambio e confronto tra i partecipanti che, suddivisi in piccoli gruppi, si pongono la domanda: “Che cosa significa per me farmi piccolo come bambini?”. A conclusione del confronto ciascuno dei partecipanti è invitato a riportare le proprie risposte nella parte inferiore del foglio. È un iniziale cammino di ascolto dei bambini e di conversione che dovrebbe essere continuato a casa, possibilmente nel dialogo di coppia. 4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti) La riflessione sulle “Sette parole” è già stata un mettersi in ascolto dei bambini. Per un ulteriore passo di ascolto si propone di lasciare qualche minuto ad ogni coppia di genitori per comporre una breve lettera indirizzata al proprio bambino/a. In essa papà e mamma ringraziano il figlio/a per ciò che con il suo arrivo e la sua presenza ha insegnato e fatto capire loro. La lettera potrebbe iniziare: “Caro (cara)---------- , noi genitori siamo felici della tua presenza. Dal primo giorno ti siamo stati accanto e ti abbiamo osservato con stupore. Con il passare dei mesi ci hai insegnato tante cose. In particolare ti diciamo grazie per…….”. La lettera, firmata da papà e mamma, può essere custodita nell’apposito “albo di ricordi” del bambino. Un giorno il figlio potrà leggerla. Avrà modo di conoscere i suoi primi anni di vita e, probabilmente, un volto inedito dei genitori. Si auspica che ad ogni compleanno o anniversario del battesimo del bambino i genitori scrivano una nuova lettera di ringraziamento. - 31 - famiglia. “Quali aspetti positivi la presenza del bambino ha portato e reca alla nostra vita di coppia e di famiglia?” A questo interrogativo è bene che i genitori presenti rispondano dividendosi in piccoli gruppi. 3. Momento di riflessione (20 minuti) Nessun bambino nasce santo! Già nei primi anni non di rado appaiono capricci, piccoli ricatti, gelosie, talvolta forme di aggressività, persino qualche sotterfugio o piccole bugie. Nonostante ciò Gesù ha elevato il bambino come testimone e modello di atteggiamenti e valori evangelici. Secondo Gesù il bambino, accolto e ascoltato con amore, ha qualche cosa di semplice e prezioso da dire e da insegnare. È utile fermare l’attenzione su alcune affermazioni. Chi accoglie un bambino accoglie Gesù È ricordato espressamente dal Signore: “Chi accoglie uno solo di questi bambini, accoglie me” (Mc 9,37). Con il figlio, amato e accolto dai genitori, nella casa entra anche il Figlio di Dio. E Gesù non viene mai a mani vuote. Ogni bambino è una “parola” del Signore Afferma Gesù: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascoste queste cose [ciò che riguarda il regno di Dio] ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25) I piccoli sono gli “ infanti”, coloro che non parlano, ma anche quanti non hanno voce. Il bambino, prima di esprimersi con la parola, comunica con gli occhi, il sorriso, il pianto… il sonno. Chi sa guardare con stupore un bambino “respira” semplicità, candore, serenità, avverte un senso di pulito, di pace, di assenza di malizia. Sono valori del Regno che Dio rivela attraverso i piccoli. La vita del bambino dice essenzialità Al bambino piccolo bastano poche e fondamentali cose per vivere sereno: il cibo, la presenza e il calore dei genitori, l’igiene… un clima di armonia e di pace. Ogni bambino ci ricorda che per essere felici basta accontentarci di poco, di ciò che è vitalmente necessario, e sgravarci di ciò che è secondario, superfluo o futile. Il bambino si fida totalmente di papà e mamma Cerca la loro presenza. Si rassicura nel sentire la loro voce. In braccio a mamma o a papà si sente protetto e facilmente passa dal pianto al sorriso. Le prime parole del bambino abitualmente sono mamma e papà, le persone più care che gli danno sicurezza e serenità. Il bambino ci ricorda che la fiducia, data e ricevuta, fonda autentiche relazioni umane ed è pienamente appagata, per chi crede, dal Padre celeste, che è vicino, fedele e ricco di misericordia. Chi si fida e si affida a Dio, con il salmista - 30 - 5. Una sosta per pregare ( 10 minuti) Il momento di preghiera dovrebbe tradursi in un piccolo rito. Al centro della sala viene posto un grande cero acceso, simbolo di Cristo che, luce del mondo, ha illuminato la nostra casa con l’arrivo del figlio. Ogni coppia di genitori accende al cero la candela, consegnata in precedenza, e la colloca insieme alle altre in un possibile semicerchio attorno al cero. Nel deporre la candela i genitori disponibili esprimono il loro ringraziamento a Dio per la luce portata dal figlio: “Ti ringraziamo, Signore, per il figlio/a che ci hai dato. Il suo arrivo ha portato a noi genitori, alla nostra famiglia….”. Oppure semplicemente: “L’arrivo in famiglia del nostro figlio/a ci ha insegnato….”. Si potrebbe concludere la preghiera con la recita o il canto del Magnificat. 6. Momento conviviale Appendice SETTE PAROLE dei nostri bambini Gesù, dopo aver chiamato un bambino e posto in mezzo, disse ai discepoli: “Chiunque si farà come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4). Ogni bambino è una “parola” unica e preziosa del Signore. A modo suo egli richiama essenziali valori e comportamenti evangelici. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Prima che con le parole, è importante saper comunicare con gli occhi, il sorriso… il volto. Essere semplici e naturali nei rapporti, senza finzioni, ipocrisie, ambiguità. Guardare con un cuore trasparente, senza malizia e senza invidia. Accontentarsi dell’essenziale, senza rincorrere il superfluo, il futile. Coltivare fiducia, fidandosi delle persone, soprattutto di Dio. Non sentirsi autosufficienti ma bisognosi degli altri, più ancora del Signore. Ricordarsi che Dio, come ogni padre e madre, è felice di sentirsi chiamare “Papà”. - 32 - Terza traccia di catechesi post-battesimale Preghiera in famiglia “Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi” (Giacomo 4,8) Obiettivi Aiutare i genitori: - ad approfondire il significato e l’importanza della preghiera personale e in particolare di coppia e in famiglia; - a operare scelte concrete per un’adeguata preghiera di coppia e in famiglia e opportune iniziative e forme di preghiera in famiglia. 1. Per iniziare (10 minuti) Gesù con la parabola della “vedova importuna” invita a “pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1ss). Nelle apparizioni della Madonna risuona, come un ritornello, la richiesta di una costante preghiera. Tutti i santi hanno dato alla preghiera un posto centrale. In passato anche le nostre famiglie riservavano un ampio spazio alla preghiera, in particolare alla recita del rosario. Introdotto l’incontro con queste o altre parole, si può domandare: “Perché oggi, come singoli e come famiglia, si prega di meno?” Le risposte dei presenti possono essere raccolte e scritte su un grande cartellone. 2. In ascolto (20 minuti) a. La Parola del Signore La preghiera notturna di Sara e Tobia. Dal libro di Tobia: “Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza”. Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome”. [Aggiunse Tobia:] “Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. E dissero insieme: “Amen, amen!” (Tb 8,1.4-5.7-8). Efficacia della preghiera. Dal Vangelo secondo Matteo: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto… In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 7,7-8; 18,19-20). Perseveranti nella preghiera. Dalle lettere di San Paolo: “In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi” (Ef 6,18). Aggiunge l’Apostolo: “La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori” (Col 3,16). Dopo la lettura dei brani è opportuno che l’animatore richiami e sottolinei alcune idee essenziali: - Tobia e Sara durante la loro prima notte di matrimonio si alzarono per invocare il Signore. La loro preghiera di coppia, semplice e sincera, consisteva in una richiesta di aiuto – grazia e salvezza – e di una lunga vita insieme, sino alla vecchiaia. - Gesù invita a una preghiera insistente: “Chiedete e riceverete… a chi bussa sarà aperto”(Mt 7,8). Ci esorta a essere fiduciosi: Dio ascolta la nostra supplica e non manca di offrire il suo aiuto, anche se la sua risposta non sempre coincide con le nostre attese. - La preghiera è ancora più efficace se è comune richiesta di due persone. Ciò trova concreta applicazione nella preghiera di coppia: insieme, marito e moglie, invocano il Signore e condividono la stessa richiesta. - San Paolo invita a pregare in ogni occasione, a pregare per “i santi”, cioè i cristiani, a pregare con “salmi, inni e canti ispirati”, vale a dire non solo con i salmi della Chiesa e canti liturgici, ma anche con espressioni libere e spontanee. b. Pensiero della Chiesa Una preghiera costante. La richiesta di Gesù sulla “necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1), ha trovato concrete indicazioni nei primi tempi della Chiesa. I Padri, come Tertulliano, Clemente Alessandrino, Cipriano, invitavano i cristiani a pregare prima e dopo i pasti. All’inizio del III secolo Ippolito Romano li esortava a pregare al mattino, prima di recarsi al lavoro, durante - 33 - - 34 - il giorno, alla sera, prima di andare a letto, a mezzanotte24. Giovanni Crisostomo raccomanda: “Anche di notte alzati, mettiti in ginocchio e prega. Bisogna che la tua casa sia continuamente un oratorio, una chiesa”25. b. Gesù ci insegna a pregare. Ci invita a non stancarci nel pregare, a rivolgerci a Dio con fiducia: “Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7,7). Occorre affidarci alla Provvidenza: “Se Dio veste così l’erba dei campi, che oggi c’è e domani si getta via, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?” (Mt 6,30). Ci esorta a pregare nel segreto: “Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo” (Mt 6,6). Ci raccomanda di non sprecare parole, “perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancora prima che gliele chiediate” (Mt 6,8). Ci chiede di pregare per superare la tentazione: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione” (Mc 14,38). Ci raccomanda di pregare “il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mc 6,28). Soprattutto Gesù, attraverso il Padre Nostro, precisa i contenuti principali della nostra preghiera: che tutti gli uomini riconoscano Dio come Padre, che si realizzi il suo Regno, che si compia la sua volontà, che non manchi a nessuno il cibo necessario, che ci perdoni e ci renda capaci di perdonare i nostri fratelli. Pregare in famiglia. Per Giovanni Paolo II la preghiera in famiglia ha due caratteristiche: è comunitaria ed è radicata nell’esperienza di famiglia. Scrive: “È una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme… Ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia. Gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari, partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti, la morte di persone care…, devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli”26. I principali brani della Parola del Signore e del pensiero della Chiesa sono riportati nella catechesi dei genitori, “Uniti nella preghiera” ( II. B 3). Al termine della lettura dei vari brani si possono lasciare alcuni minuti perché ciascuno possa rileggere e sottolineare le frasi più importanti. 3. Momento di riflessione (30 minuti) Si chiede all’animatore di introdurre la riflessione con brevi spunti sulla preghiera: l’esempio di Gesù e il suo insegnamento, la preghiera di coppia e la preghiera in famiglia. a. Nella sua intensa giornata Gesù trovava il tempo per pregare. Si appartava in luoghi solitari: “Al mattino presto Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava” (Mc 1,35). Talvolta sceglieva la notte per pregare: “In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio” (Lc 6,12). Nell’ora della grande prova Gesù prese con sé alcuni discepoli e si recò nell’Orto degli ulivi. Allontanatosi da loro, per tre volte “andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu»” (Mt 26,39). Con il suo esempio Gesù ci ricorda che la preghiera personale è un’esigenza vitale ed è un aspetto fondamentale di ogni credente. 24 IPPOLITO ROMANO, Tradizione Apostolica 41. 25 GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelia sulla lettera agli 26 Efesini 20,6. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Familiaris Consortio (1981), n. 59. - 35 - c. Oltre alla preghiera individuale, è fondamentale per i genitori la preghiera di coppia e la preghiera insieme ai figli. Anzitutto la preghiera della coppia rafforza la loro fede, nutre e consolida il loro amore, aiuta a superare reciproche incomprensioni, li sostiene nelle difficoltà personali e familiari… li illumina nella loro missione educativa. Inoltre, la preghiera comune dei genitori insieme ai figli rende più unita la famiglia, dà ad essa un respiro religioso, è spazio di benedizione del Signore… diventa la prima scuola di preghiera. d. Pregare non è solo dire le preghiere. È dialogare con il Signore. Una preghiera che si fa ascolto e risposta. Diventa lode, ringraziamento,richiesta di perdono, domanda… silenzio. Il “repertorio” della nostra preghiera non può limitarsi a invocazioni di aiuto o a richieste di grazie! Secondo la tradizione cristiana la preghiera familiare può avere forme e tempi differenti: le preghiere del mattino e della sera, la recita comune del rosario, una preghiera prima e dopo i pasti, in alcuni casi la lettura e meditazione di un brano biblico, talvolta la recita di Lodi e di Vespro… un pellegrinaggio di tutta la famiglia ad un Santuario. Sovente la preghiera in famiglia ha il suo momento più alto nella comune partecipazione alla messa domenicale. La preghiera di coppia e in famiglia richiede un ulteriore e più concreto approfondimento. Esso può continuare in piccoli gruppi di 8-10 persone. Si suggerisce che lo scambio si soffermi su due principali quesiti: - Quali difficoltà incontriamo nella preghiera di coppia e in famiglia? - 36 - Appendice - Abbiamo esperienze di preghiera di coppia e in famiglia da condividere? 4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti) Occorre scendere al pratico. Alla coppia dei genitori o al singolo, se è solo, si distribuisce il foglio allegato alla presente traccia, “Mettere in ordine le parole”. L’invito è di “riordinare” la propria esperienza e vita di preghiera. Sulla prima colonna della scheda sono riportate tre voci chiave: preghiera personale, preghiera di coppia, preghiera in famiglia. A partire da ciò che è scritto nella prima colonna, alla coppia o al singolo si propone di riportare nella seconda colonna “ciò che succede”, ciò che si fa abitualmente. Nella terza colonna si invita a scrivere “ciò che ci proponiamo”, ciò che si ritiene doveroso e possibile fare per rafforzare l’esperienza di preghiera. Questo “aggiornamento” della preghiera può essere ripreso e continuato a casa. 5. Una sosta per pregare (5 minuti) Maestro di preghiera è lo Spirito Santo. Come ci insegna San Paolo, noi “non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). Lo Spirito, che abita in noi, ci ricorda che siamo figli di Dio. Grazie allo Spirito possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo: “Abbà! Papà!”. La nostra invocazione dello Spirito Santo può esprimersi con la “sequenza” della liturgia. Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla è senza colpa. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. AMEN. METTERE IN ORDINE LE PAROLE PREGHIERA Ciò che succede Ciò che ci proponiamo PERSONALE -è dire le preghiere al mattino/sera -è chiedere salute e aiuto -è domandare unità e pace della famiglia -è chiedere perdono a Dio -è ringraziare il Signore -è parlare con il Signore -è contemplare le meraviglie del creato -è invocare lo Spirito per decisioni importanti -è recitare il Rosario -è fermarmi qualche minuto in chiesa -è leggere una pagina della Bibbia -è altro… DI COPPIA -non ci abbiamo mai pensato -non troviamo il tempo -lui/lei non è d’accordo -succede raramente -ci piace alla sera dire una preghiera insieme -qualche volta leggiamo una preghiera tratta dal libretto dei genitori -è nostra abitudine recitare Lodi/Vespri insieme -altro… IN FAMIGLIA CON I FIGLI -non è nostra abitudine -non è opportuna: sarebbe un’imposizione ai figli -ci proviamo, ma è difficile -preghiamo prima dei pasti -è la mamma che prega con i figli -è il papa che prega con i figli -sovente si dice il Rosario -qualche volta leggiamo un brano del Vangelo -sovente andiamo alla messa domenicale insieme -altro… 6. Momento conviviale - 37 - Quarta traccia di catechesi post-battesimale - 38 - 2. In ascolto (15 minuti) La famiglia prima scuola di preghiera “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te, Signore, una lode” (Matteo 21,16) Obiettivi Aiutare i genitori: - a interrogarsi sul significato e importanza di iniziare il figlio alla preghiera sin dalla prima infanzia; - a individuare opportune iniziative e proposte per iniziare i più piccoli alla preghiera. 1. Per iniziare (10 minuti) Pur avanti negli anni, alcuni conservano con gratitudine il ricordo, ancora vivo, di particolari “segni” e momenti di preghiera della loro prima infanzia. Riportiamo due testimonianze. “Ricordo il rito serale della santa benedizione, quando mio padre e mia madre mi salutavano e mi auguravano buona notte ‘nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’, segnando fronte e spalle con le loro mani, completando il tutto con un buffetto sulla punta del naso e con un bacio” (Paolo B.). “Sono molto belli i miei primi ricordi religiosi perché è stato mio padre a insegnarmi le prime preghiere. Mio padre, gran bestemmiatore come molti toscani che non andava mai a messa se non per le feste solenni, ogni sera quando mi metteva nel lettino mi insegnava a recitare le preghiere: è strano che proprio lui mi abbia insegnato a rivolgermi a Dio, lui che almeno in apparenza ne era così lontano” (Argia B.)27. Dopo la lettura di una o di entrambe le testimonianze, i partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi di 5-6 persone, sono invitati a condividere la loro esperienza: “Dei vostri primi anni di vita ricordate un particolare momento di preghiera in famiglia?”. 27 Queste e altre testimonianze si possono trovare in NARCISI Fabio, Comunicare la fede ai bambini, Edizioni Paoline 2009, pp. 74-86. - 39 - a. La Parola del Signore Presentazione di Gesù bambino al tempio. Dal Vangelo secondo Luca: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore -come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore- e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore (Lc 2,22-23). Può essere utile un breve commento sulla presentazione di Gesù al tempio: - il rito comporta il sacrificio di una coppia di tortore o di colombi. Essa è l’offerta dei poveri, - dice rispetto e osservanza della Legge del Signore da parte di Giuseppe e Maria, - è il gesto simbolico con il quale i genitori riconoscono che la vita viene da Dio e a Lui appartengono i figli, - intende essere, secondo il Vangelo di Luca, il primo atto cultuale che Gesù bambino compie con i genitori a Gerusalemme, dove un giorno sulla croce offrirà il supremo sacrifico della vita. b. Pensiero della Chiesa Insegnare a pregare. Si può riascoltare il monito di Paolo VI ai genitori: “Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano? Li abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l’aiuto della Madonna e dei santi? Lo dite il rosario in famiglia? E voi, papà, sapete pregare con i vostri figliuoli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche volta? L’esempio vostro, suffragato da qualche preghiera comune, vale una lezione di vita”28. Educare alla preghiera. Scrive Giovanni Paolo II: “In forza della loro dignità e missione, i genitori cristiani hanno il compito specifico di educare i figli alla preghiera, di introdurli nella progressiva scoperta del mistero di Dio e nel colloquio personale con lui”29. Pregare insieme. Si legge nel Catechismo dei nostri Vescovi: “Ogni famiglia ha una sua storia… un suo modo di pregare. È importante [per i genitori] pregare insieme a loro [i figli]; ancora più importante che i bambini vedano gli 28 PAOLO VI, Discorso all’Udienza generale, 11 agosto 1976. 29 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica, Catechesi Tradendae (1979), n. 60. - 40 - adulti pregare… È importante allora che i bambini possano pregare insieme agli adulti a cominciare dalla propria casa. Là dove c’è fede e disponibilità, lo Spirito suggerisce sempre come pregare”30. Terminata la lettura dei brani -riportati anche nella scheda dei genitori ( II. B 4), “In preghiera a piccoli passi”- si può lasciare qualche minuto per la rilettura e meditazione personale, che dovrebbe concludersi con una richiesta al Signore per il proprio bambino. Come Giuseppe e Maria, anche i genitori con il battesimo hanno presentato il loro figlio a Dio e lo hanno affidato a Lui. Un modo per continuare ad affidare a Dio la propria creatura è la preghiera. Che cosa chiediamo a Dio per nostro figlio? Ogni genitore è invitato a scrivere su un foglio la sua richiesta a Dio. Si tratta di una preghiera semplice ed essenziale che, ritornati a casa, ognuno può riportare sul retro della foto del suo bambino. 3. Momento di riflessione (25 minuti) Non è facile iniziare i figli alla preghiera. L’animatore, dopo aver richiamato che ogni bambino è nelle mani di Dio e in lui opera lo Spirito Santo, invita a riflettere sul compito della famiglia, che resta la prima scuola di preghiera. Possono essere utili alcune annotazioni. Dio è un Padre che si prende cura dei suoi figli Il Signore ci ricorda che il suo interessamento per ciascuno di noi inizia sin dal grembo della madre: “Ti ho fatto, ti ho formato dal seno materno e ti soccorrerò” (Is 42,2). Con il battesimo l’amore di Dio diventa dono di salvezza: liberazione dal potere del male, vita nuova in Gesù Cristo, presenza rinnovatrice dello Spirito Santo. Successivamente l’azione di Dio continua e si fa premurosa. Essa è espressa dal profeta con immagini concrete e figurate che, sebbene riferite al popolo di Israele, possono essere applicate ad ogni persona: Dio si china sul bambino, lo solleva alla sua guancia, lo prende per mano, gli insegna a camminare (cfr. Os 11,3-4). Per i genitori educare alla preghiera significa in primo luogo affidare il proprio bambino al Signore, certi della sua protezione e cura. I genitori sanno che il bambino, che essi amano, è sempre presente agli occhi e al cuore di Dio: “Si dimentica forse una donna del suo bambino? Io, dice il Signore, non ti dimenticherò mai. Ti porto disegnato sulle palme delle mie mani” (Is 49,15-16). Lo Spirito Santo prega in ogni cristiano e insegna a pregare Noi non sappiamo pregare in modo conveniente, ma, ci ricorda San Paolo, “lo Spirito viene in aiuto alle nostre debolezze… e intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). Lo Spirito Santo, ricevuto nel battesimo, prega nei nostri bambini e si esprime in modi a noi misteriosi. Nello stesso tempo lo Spirito del Signore suggerisce ai genitori come pregare e come educare alla preghiera. Lasciarsi guidare dallo Spirito, significa dargli credito, invocarlo, mettersi in ascolto. Anche se inconsapevole, il bambino entra in relazione con Dio attraverso l’amore dei genitori Nei primi anni di vita il bambino è incapace di un dialogo e di una preghiera esplicita con il Signore. Dio, però, dà inizio al dialogo. Egli “parla” al bambino molto piccolo attraverso il sorriso, le carezze, le attenzioni, la cura dei genitori. Attraverso l’amore di papà e mamma il bambino sviluppa fiducia, sicurezza di sé, capacità di relazioni positive. Grazie a questa esperienza gratificante il bambino sperimenta, senza saperlo, la vicinanza, la bontà, la delicatezza di Dio e, implicitamente, inizia una sua relazione con il Signore. Essa può ritenersi una inespressa forma di preghiera. Il bambino prega nella preghiera dei genitori Nei primi tempi il bambino non ha parole e gesti per pregare. Come ricordano i nostri Vescovi, i genitori in preghiera associano il bambino al loro dialogo con Dio: “In braccio alla mamma e al papà in preghiera anche un neonato, a suo modo, partecipa del dialogo con Dio”31. In questo modo i genitori non solo pregano per il loro bambino e in sua vece, ma nello stesso tempo danno spazio alla sua inesprimibile lode e arricchiscono la loro preghiera di innocenza, di semplicità, di stupore infantile. La famiglia è la prima scuola di preghiera Fin dalla loro tenera età, si legge nel Catechismo, “i bambini hanno il diritto ad essere aiutati a pregare”32. Spetta soprattutto ai genitori insegnare a pregare con modalità diverse secondo la loro sensibilità religiosa e nel rispetto della progressiva capacità del bambino. Il sorriso dei genitori attrae quello del bambino. Qualche cosa di analogo avviene con la preghiera. I genitori educano alla preghiera in primo luogo con il loro esempio e modo di pregare. È importante che i bambini vedano i genitori pregare. Nello stesso tempo i bambini sono iniziati alla preghiera se possono pregare con i genitori. Gesti e riti regolari Si sa che i bambini sono sensibili alla ritualità. Anno dopo anno alcuni CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), nn. 182- 186. - 41 - 31 gesti, ripetuti con regolarità, danno sicurezza al bambino, vengono accolti con gioia e sono appresi con facilità. In famiglia il bambino, a partire dal secondo anno, apprende progressivamente a pregare e a dialogare con Dio attraverso riti, segni e momenti vissuti nella quotidianità. Ripetuti ogni giorno questi gesti diventano familiari al bambino. Fanno parte di questa ritualità la preghiera breve e semplice al risveglio, in particolare alla sera prima di addormentarsi, come pure, con la loro crescita, un gesto di lode e di ringraziamento al Signore prima dei pasti consumati insieme a tutta la famiglia. La stessa festa in famiglia di onomastico e di compleanno del bambino dovrebbe fare spazio ad un essenziale e significativo gesto di preghiera. nella loro missione educativa. 30 La domenica e le feste religiose L’educazione alla preghiera in famiglia non può tralasciare la valorizzazione delle feste cristiane: anzitutto la domenica, in particolare le grandi solennità liturgiche come Natale, Pasqua, alcune feste mariane. Per il bambino è festa quando può godere di una maggiore presenza dei genitori, sperimenta in famiglia un clima di serenità e di pace, ha la possibilità di vivere qualche cosa di diverso dagli altri giorni. L’atmosfera di festa, promossa dai genitori, dovrebbe essere arricchita da un segno religioso e da una particolare preghiera. Preghiere del cristiano La tradizione cristiana ci ha trasmesso alcune fondamentali preghiere: segno di croce, Padre Nostro, Ave Maria, Angelo di Dio, Gloria al Padre, eccetera. Esse sono espressione di fede e rappresentano un aiuto alla nostra preghiera. La Chiesa affida ai genitori il compito di insegnare queste preghiere ai loro bambini man mano che crescono33 . Dopo l’intervento dell’animatore ci si divide in gruppi di 8-10 persone per continuare la riflessione su come educare i nostri bambini alla preghiera. Distribuito il “Decalogo. Imparare a pregare a piccoli passi”, riportato in appendice alla traccia e nella scheda per i genitori ( II. B 4), i genitori si confrontano sul significato e sull’applicabilità delle singole affermazioni. 4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti) I modi concreti per iniziare i bambini alla preghiera sono numerosi. Tra quelli già richiamati è utile accennare ai principali per orientare i genitori Il Catechismo dei Vescovi, Lasciate che i bambini vengano a me, sotto il titolo “Il dialogo dei bambini con Dio” (pp. 140-157) si sofferma sulla preghiera dei bambini, suggerisce riti e segni adatti alla loro età, ricorda la primaria responsabilità della famiglia nell’educazione alla preghiera. 32 Ivi, n. 172. Ivi, n. 178. - 42 - Un gesto di benedizione Nel giorno del battesimo i genitori sono stati invitati a tracciare un segno di croce sulla fronte del loro bambino. È bello che essi ripetano questo gesto, possibilmente ogni giorno, quando il bambino si sveglia e quando si addormenta. È una preghiera di benedizione e di protezione. Il rito della sera È la piccola “liturgia” prima di mettere a dormire il bambino. Nei primi mesi i genitori si limitano a tracciare un segno di croce sulla fronte del bambino e ad invocare la benedizione del Signore: “Dio ti benedica e ti protegga”. Già a partire dal secondo anno i genitori possono invitare il bambino a mandare un bacio all’immagine sacra appesa al muro, come quella della Madonna e il Bambino o di Gesù sulla croce, e suggerirgli una piccola invocazione: un grazie a Gesù per la bella giornata o per un particolare evento del giorno. In questa “liturgia serale” alcuni genitori, oltre alla preghiera, inseriscono una canzone religiosa, altri un breve racconto di un episodio biblico o della vita di un santo. La preghiera prima dei pasti Il mangiare insieme, genitori e figli, è un’esperienza conviviale. Vissuta in un clima di serenità e di ascolto reciproco, la condivisione del cibo ha una dimensione religiosa, è già una liturgia feriale. Nel nostro tempo è sempre più difficile per le famiglie ritrovarsi tutti uniti alla stessa tavola. È auspicabile che almeno una volta al giorno e alla domenica il pasto sia consumato insieme. Fin dai primi anni è importante che i bambini siano aiutati con una breve preghiera a vivere “religiosamente” l’esperienza della convivialità e a dare valore al cibo, a chi l’ha procurato e a chi l’ha preparato. Nei primi tempi la preghiera di benedizione della tavola viene fatta dai genitori o da un fratello più grande. Successivamente è opportuno dare la parola anche al bambino. Oltre al segno di croce, la breve preghiera prima del pasto può avere molteplici espressioni: ringraziare Dio per la gioia di trovarsi insieme, chiedere al Signore l’unità della famiglia o la salute, dire grazie per il cibo che abbiamo, per chi l’ha preparato, per papà e mamma che lo hanno procurato con il loro lavoro, pregare il Signore perché tutti i bambini del mondo abbiano il cibo necessario34. 33 - 43 - 34 Si può vedere VITALE F., Quando mangiamo insieme. Cubo o puzzle, Elledici, Leumann (Torino) 2004. - 44 - Una preghiera che si fa stupore e lode Man mano che cresce, il bambino fa nuove scoperte. Incoraggiato dai genitori può guardare con rinnovata meraviglia ciò che gli sta attorno e ciò che incontra: nuovi paesaggi, colori e profumi dei fiori, la vita degli animali, la luce del sole, l’incanto dei monti, l’immensità del mare, il calore del fuoco… la danza silenziosa della neve che scende. Lo stupore di questi spettacoli può facilmente, se aiutato dai genitori, tradursi in una preghiera semplice e spontanea di ringraziamento e di lode al Signore. Visita alla chiesa Essa è il luogo comune della preghiera dei cristiani. Pitture, statue, immagini sacre, in particolare il battistero, la mensa eucaristica, il tabernacolo, la grande croce appesa sull’altare, ma anche l’acquasantiera, l’organo, i banchi, le luci… i fiori diversificano la casa del Signore dalle nostre abitazioni. Di tanto in tanto una visita alla chiesa parrocchiale o ad altro santuario familiarizza il bambino con il luogo di culto della comunità. Il raccoglimento del genitore che accompagna il figlioletto, la creazione di silenzio e rispetto, il mettersi in ginocchio, l’atmosfera religiosa della chiesa suscitano curiosità nel bambino e favoriscono una preghiera suggerita dall’accompagnatore: un saluto al Signore, un’invocazione, talvolta l’accensione di una candela votiva. Di volta in volta la spiegazione potrebbe privilegiare un oggetto o un segno sacro. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al battistero, alla mensa dell’altare, al tabernacolo. Le preghiere della tradizione cristiana A partire dal secondo-terzo anno è opportuno insegnare alcune preghiere, come il Segno di croce, l’Angelo di Dio, soprattutto il Padre Nostro e l’Ave Maria. Anche se il bambino non comprende il significato delle singole espressioni, la recita di queste formule può diventare preghiera a misura dell’età se fatta con l’adulto: il genitore trasmette al bambino il respiro della preghiera con il tono di voce, l’espressione del volto, la posizione del corpo, la sua fede. I bambini hanno una capacità intuitiva: “Più sono piccoli, più i bambini apprendono per sensazioni ed esperienze immediate”35. In particolare i bambini hanno bisogno di vedere! Oltre all’atteggiamento dei genitori, la preghiera del bambino può essere facilitata con qualche immagine sacra. Anche il Catechismo dei bambini offre valide rappresentazioni36. Con il passare degli anni gli stessi CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), n. 122. Per la recita del Padre Nostro si può utilizzare il disegno del Catechismo di pag. 101, dove Gesù prega con i bambini e insegna loro a pregare. Per la preghiera dell’Angelo - 45 35 36 Appendice genitori potranno offrire opportune spiegazioni delle singole frasi di ogni preghiera. Un modo semplice per iniziare a comprendere il Padre Nostro potrebbe essere quello di abbinare alle principali richieste segni corrispondenti. Si tratta di “gestualizzare” il Padre Nostro. Dopo una sintetica spiegazione delle proposte concrete per iniziare i bambini alla preghiera, riportate anche nella scheda dei genitori ( II. B 4), si propone ad ogni coppia di genitori di individuare quali proposte sono attuabili nella loro famiglia. La riflessione dovrebbe essere ripresa in casa. Successivamente, almeno una volta all’anno, sarebbe arricchente per i genitori condividere con altre coppie l’esperienza di preghiera sperimentata con i figli. 5. Una sosta per pregare (5 minuti) Creato l’opportuno clima di raccoglimento, la preghiera consiste nel dare la parola ad alcuni genitori disponibili a leggere pubblicamente la preghiera precedentemente scritta per il loro bambino. Si può concludere l’incontro con una preghiera tratta dalla liturgia ambrosiana. Per i nostri figli. O Signore, Padre onnipotente, ti ringraziamo per averci dato dei figli e per averci dato la grazia di battezzarli. Dall’eternità tu li hai conosciuti ed amati. Essi sono una gioia per noi. Le preoccupazioni, i timori, le fatiche vogliamo accettarli serenamente. Aiutaci ad amarli sinceramente. Dà a noi saggezza per guidarli, pazienza per istruirli, vigilanza per abituarli al bene attraverso il nostro esempio. Sorreggi il nostro amore per farne cristiani veri. Sarà difficile capirli sempre, aiutarli a fare il loro cammino. Insegnaci tu e aiutaci, Padre buono. (Dal Messale ambrosiano festivo) 6. Momento conviviale Custode si può valorizzare il disegno di pag. 110, dove appare l’angelo che libera san Pietro dalla prigione secondo il testo degli Atti (12,1-11). - 46 - Quinta traccia di catechesi post-battesimale DECALOGO Imparare a pregare a piccoli passi 1. Come genitori ci affidiamo allo Spirito Santo che prega nel nostro bambino in modo a noi misterioso. 2. Siamo certi che Dio “parla” a nostro figlio, ancora piccolo, attraverso il nostro sorriso, le nostre carezze, il nostro amore di genitori. 3. Tra le nostre braccia di papà e mamma il nostro bambino partecipa al nostro dialogo con Dio. 4. Siamo consapevoli che nostro figlio impara a pregare se vede noi genitori pregare. 5. È importante che non solo la mamma ma anche il papà, qualche volta, preghi con il figlio. 6. La giornata del nostro bambino si conclude, insieme al nostro bacio, con il segno della croce sulla fronte e la nostra benedizione. 7. Prima dei pasti siamo soliti pregare e ringraziare Dio insieme ai nostri figli. 8. Dinanzi alle nuove scoperte del nostro bambino, il suo stupore e la sua gioia diventano sovente una comune preghiera, la sua e nostra lode. 9. La periodica visita alla chiesa è per noi e per il nostro bambino un’occasione d’incontro con il Signore e di preghiera. 10. Anche noi genitori impariamo a pregare quando ci uniamo al bambino nella recita delle preghiere che gli abbiamo insegnato. Famiglia Chiesa domestica “Nostro Signore Gesù Cristo abita qui. Che nessun male varchi questa soglia” (Iscrizione su un’antica casa cristiana) Obiettivi Aiutare i genitori: a scoprire che cosa significa che la famiglia è Chiesa domestica e quali sono i tratti essenziali di una famiglia “piccola Chiesa”; a interrogarsi come rendere la propria famiglia esperienza di Chiesa attraverso quali azioni e relazioni, con quali gesti e segni. 1. Per iniziare (10 minuti) A ciascun genitore viene distribuito il testo della canzone di Johnny Dorelli, “Aggiungi un posto a tavola”. Si chiede ad ognuno di scegliere la frase che l’ha colpito. Se possibile, mentre ciascuno legge il testo, si può far ascoltare la canzone. Quindi, riuniti in gruppi di 8-10 persone, ognuno presenta la frase scelta, dandone una breve motivazione. Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più, se sposti un po' la seggiola stai comodo anche tu, gli amici a questo servono a stare in compagnia, sorridi al nuovo ospite, non farlo andare via, dividi il companatico raddoppia l'allegria. E se qualcuno arriva, non chiedergli: chi sei? E se qualcuno arriva, non chiedergli: che vuoi? E corri verso lui con la tua mano tesa. e corri verso lui spalancagli un sorriso e grida: "Evviva, evviva”! La porta è sempre aperta, la luce sempre accesa. Il fuoco è sempre vivo, la mano sempre tesa. e così, e così, e così, e così… - 47 - Aggiungi un posto a tavola… dividi il companatico, raddoppia l'allegria, così sia - 48 - 2. In ascolto (20 minuti) - I viandanti sono tre uomini sconosciuti, che Abramo accoglie come rappresentanti di Dio. Ciò spiega l’espressione “mio Signore”, invece di “miei signori”. Gesù ci dirà che viene a noi in ogni uomo, soprattutto nell’affamato, ammalato, forestiero, carcerato (cfr. Mt 25, 34-40). - Tra Abramo e Sara traspare una grande intesa e un comune sentire: si capiscono al volo e subito si affrettano a rendere ospitale la loro casa. - Il Signore, accolto nei tre viandanti, è fonte di benedizione e apre una porta impossibile: Sara, benché anziana e sterile, diventerà mamma. a. La Parola del Signore. La tenda di Abramo e Sara. Dal libro della Genesi: “Poi il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio»” (Gen 18,1-14). Letto il brano della Sacra Scrittura, viene fatto un breve commento dall’animatore dell’incontro. - Il testo sottolinea una premurosa e concreta ospitalità. Abramo si prostra a terra in segno di omaggio e rispetto degli ospiti, offre un primo conforto – acqua per dissetarsi e lavarsi i piedi – prepara un’abbondante mensa. - Gli ospiti arrivano in un tempo meno propizio: fa molto caldo e uno vorrebbe rilassarsi. Una casa accogliente non decide l’ora dell’ospitalità! b. Pensiero della Chiesa La famiglia cristiana è Chiesa domestica. L’animatore dell’incontro legge i testi proposti, che i genitori possono seguire sulla loro scheda “Dove nasce la Chiesa” ( II. B 5). Dopo una breve pausa meditativa, segue una risonanza: ognuno dei partecipanti è invitato a leggere ad alta voce, senza commento, la frase che l’ha colpito. Due mense San Giovanni Crisostomo (+ 407) raccomanda ai genitori: “Tornati nelle vostre case, preparate due tavole: una per il cibo del corpo, l’altra per il cibo della Sacra Scrittura… Ognuno di voi faccia della sua casa una chiesa… Applicatevi con impegno alla lettura della Sacra Scrittura anche quando siete in casa”37. Missione episcopale dei genitori! Per Sant’Agostino (+430) i capifamiglia hanno una missione simile a quella del Vescovo. Dice loro: “Comportatevi nella vostra casa come nostri vicari. Il Vescovo porta questo nome perché veglia sugli altri, prendendosi cura di loro. Ciascuno di voi, capifamiglia, si consideri investito, per così dire, di una missione episcopale per ciò che riguarda la fede dei suoi cari”38. Scuola di valori e di fede Scrive il Concilio Vaticano II: “La famiglia è la prima scuola di virtù sociali… Soprattutto nella famiglia cristiana i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio, a venerarlo e ad amare il 37 38 GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie su Genesi. AGOSTINO, Discorso 154. - 49 - - 50 - prossimo. Lì fanno anche la prima esperienza di una sana società umana e della Chiesa”39. del Signore, si trovano tempi e modi per una correzione fraterna, si apprende a dialogare, a valutare criticamente, a pensare. Chiesa domestica e presenza del Signore Ancora più espliciti sono i nostri Vescovi: “Le famiglie degli sposi cristiani sono comunità del popolo di Dio. Nel matrimonio Dio conferma il patto d’amore coniugale dell’uomo e della donna e porta a compimento il loro desiderio di vivere insieme, unendoli in modo singolare ed esclusivo… Essi diventano un’intima comunione di vita e di amore. Una comunità piccola, ma che ha in sé risorse umane e doni di grazia. In queste comunità domestiche vive e agisce il Signore Gesù. La presenza misteriosa del Signore dà alla famiglia cristiana la fisionomia interiore di una Chiesa domestica… I bambini possono incontrare la Chiesa già nella loro casa fin dalla nascita, prima ancora di andare in parrocchia o al catechismo”40. d. La famiglia è la prima e fondamentale esperienza di comunione ecclesiale. In essa trova concreta attuazione l’amore creativo e disinteressato tra gli sposi e con i figli, l’accoglienza sincera, la quotidiana collaborazione, l’aiuto reciproco e gratuito, la condivisione di gioie e di fatiche, i pasti consumati insieme, la preghiera comune. 3. Momento di riflessione (10 minuti) All’animatore dell’incontro si chiede di richiamare alcuni tratti essenziali della famiglia Chiesa domestica. I partecipanti trovano una breve sintesi nella scheda per i genitori, “Dove nasce la Chiesa” ( II. B 5). a. La famiglia, piccola Chiesa, è uno spazio privilegiato della presenza del Signore. È la promessa di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Nel Signore gli sposi cristiani si sono promessi eterno amore e giorno dopo giorno rafforzano la loro fedeltà. Sostenuti dal Signore sanno perdonarsi. Fiduciosi nel Signore hanno accolto i figli. Con la grazia del Signore sono forti nelle prove, attenti alle necessità dei fratelli, generosi nell’ospitalità. b. La famiglia, come la Chiesa, è sorgente di vita. In essa si nasce, si trova protezione, ci si sostiene reciprocamente, si riprende fiducia e ci si rialza, si fa festa, si impara a vivere e a fare scelte responsabili, ci si apre al grande orizzonte di Dio e alla solidarietà ai fratelli. c. La famiglia, come piccola Chiesa, è luogo di ascolto. In essa ci si confida, ci si confronta su fatti e problemi sociali, si dà spazio alla Parola 39 CONCILIO VATICANO II, Dichiarazione sull’educazione cristiana, Gravissimum Educationis (1965), n. 3. 40 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), nn. 93-97. - 51 - 4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti) La precedente riflessione ha offerto un quadro ideale, al quale occorre che ogni famiglia faccia riferimento per individuare concrete e coraggiose risposte. I partecipanti si riuniscono in coppie: marito e moglie. Se non è possibile si dividono in piccoli gruppi di 5-6 persone. A ciascun componente viene distribuito un foglio dove sono riportate in quattro caselle le precedenti affermazioni: la famiglia è spazio della presenza del Signore sorgente di vita luogo di ascolto esperienza di comunione ecclesiale. Ogni coppia o ciascun gruppo è invitato a riempire le caselle, indicando per ciascuna due o tre risposte concrete. I fogli compilati vengono restituiti a chi ha coordinato l’incontro. Nei giorni successivi viene stilata una essenziale sintesi delle risposte. Ogni catechista accompagnatore, poi, troverà modo, con un’opportuna visita, di consegnare la sintesi ai genitori, anche a quelli assenti all’incontro. 5. Una sosta per pregare (5 minuti) Si può riascoltare la canzone “Aggiungi un posto a tavola”. Seguono alcune invocazioni spontanee: di ringraziamento, di domanda… di perdono. Può trovare spazio la preghiera-meditazione “Due barche”, riportata nella scheda ( II. B 5). Si può concludere con la recita del Padre Nostro. 6. Momento conviviale - 52 - Sesta traccia di catechesi post-battesimale modo di agire verso il figlioccio. In seguito ciascuno è invitato a leggere ad alta voce le due serie di frasi. Padrini primi collaboratori dei genitori “Chi accoglie questo bambino nel mio nome, dice Gesù, accoglie me” (Luca 9,48) Obiettivi Una strada in salita Ci si può limitare a porre una domanda: “Quali difficoltà -indicare due principali- hai incontrato quest’anno a fare il padrino o la madrina?”. Le risposte possono essere espresse verbalmente o anche riportate su un cartellone. L’incontro -possibilmente unitario- di tutti i padrini e le madrine dei bambini battezzati, sino a circa sei anni, dovrebbe avere una cadenza annuale. Lo scopo della riunione è quello di aiutare i padrini: - a fare una verifica dell’accompagnamento del loro figlioccio/a, - ad approfondire la loro missione e responsabilità formativa, - a trovare motivazioni e modalità concrete per svolgere con gioia il loro ruolo. Esperienza gratificante La domanda rivolta ai padrini e alle madrine potrebbe essere formulata in questo modo: “Quest’anno negli incontri o contatti con il mio figlioccio ho sperimentato una piacevole e imprevista sensazione. Che cosa mi ha stupito?”. Le risposte possono essere riportate su un tabellone. Osservando l’elenco delle risposte, senza commento, ogni padrino intravede la singolare ricchezza di cui i bambini sono silenziosi testimoni. L’articolazione di questa traccia di catechesi per l’incontro dei padrini è analoga a quella dei genitori. Sono proposti molteplici suggerimenti. Al sacerdote e all’animatore della pastorale post battesimale è lasciato, ogni anno, il compito di individuare insieme al gruppo dei catechisti quali contenuti e attività privilegiare. 2. In ascolto (15 minuti) Si possono scegliere una o due delle citazioni riportate nella scheda. Dopo la loro lettura, è opportuno un breve commento per richiamare il contenuto centrale. 1. Per iniziare (15 minuti) L’incontro, dopo che i padrini si sono presentati, potrebbe essere avviato in diversi modi. Si può scegliere uno tra quelli proposti. Un regalo mancato I padrini e le madrine sono invitati a rispondere alla domanda: “Durante quest’anno avevo pensato per il mio figlioccio a un regalo speciale che, però, non ho fatto. Quale?”. Lasciato qualche minuto per la riflessione personale, si raccolgono e si scrivono le risposte di ognuno su un cartellone. Senza alcun commento verbale, l’animatore può sottolineare, con colori diversi, i tipi di regalo: materiali, educativi… spirituali. Non sarà difficile comprendere la “sensibilità” dei padrini! Collaboratore dei genitori Dal Rito del battesimo dei bambini (8): “Secondo la primitiva tradizione della Chiesa, per ammettere un adulto al battesimo si richiede un padrino, scelto in seno alla comunità cristiana. Egli aiuterà il battezzando e dopo il battesimo lo sosterrà perché perseveri nella fede e nella vita cristiana. Anche nel battesimo dei bambini si richiede il padrino: egli amplia, in senso spirituale, la famiglia del battezzando e rappresenta la Chiesa nel suo compito di madre. Collaborerà con i genitori perché il bambino giunga alla professione della fede e la esprima nella realtà della vita”. Si può sottolineare che il padrino: -rappresenta la Chiesa ed esprime la sua maternità, -entra a far parte della famiglia del battezzando che viene allargata spiritualmente, -collabora con i genitori nella crescita della fede del figlioccio. La lettera del figlioccio Si può distribuire e leggere la lettera “virtuale” del figlioccio al padrino, riportata nel dépliant della fase precedente, “Caro padrino, cara madrina” ( I. B 4). Ogni padrino è invitato a evidenziare con due diversi colori le tre frasi della lettera che ritiene di avere attuato e le tre frasi “distanti” dal suo Padre spirituale Verso il 390 Giovanni Crisostomo, nel delineare la funzione dei padrini, ricorda che essi “si rendono garanti” dinanzi alla comunità del cammino 53 54 spirituale di coloro che hanno accompagnato nella preparazione al battesimo. Precisa: “Coloro che garantiscono delle cose spirituali e della virtù [dei battezzandi], devono mostrare molta vigilanza esortando, consigliando, correggendo e rivelando affetto paterno… Una grave condanna incomberà su di loro se sono stati negligenti. È consuetudine chiamare costoro padri spirituali, affinché imparino quale affetto [per i loro figli spirituali] devono mostrare con le loro stesse azioni nell’insegnamento delle cose spirituali”41 cristiana, e buon maestro nelle cose sante, vale a dire in ciò che riguarda la vita religioso-spirituale. - Il padrino è presentato con una triplice funzione. È maestro: ha il compito di istruire il bambino nel campo religioso. È educatore nella vita santa: persuade il bambino a rinunziare a ciò che è contrario alla vita cristiana, a mettere in pratica ciò che si professa nella fede, ad acquisire l’abito, cioè un modo stabile, di pensare e vivere da credente. È garante della sua salvezza: si adopera nel modo migliore per promuovere, garantire la crescita spirituale del bambino. - Il padrino, secondo l’Autore, nel battesimo non si sostituisce al bambino. Impresta la voce e… la sua fede. Si tratta di un atto carico di responsabilità. A chi gli obietta che “è una cosa ridicola che altri facciano le rinunzie e le sacre professioni al posto dei bambini”, Dionigi risponde che il padrino non fa la rinunzia a nome del bambino, ma che si impegna a prendersi cura di lui, a educarlo nella fede in modo che un giorno egli possa assumere la responsabilità del battesimo. Il Crisostomo si riferisce a padrini di adulti. A maggior ragione la loro funzione si applica ai padrini dei bambini. Nel testo si afferma che i padrini sono padri spirituali: per l’affetto paterno manifestato ai figli spirituali, per l’insegnamento delle cose spirituali, con implicito riferimento alla Scrittura, alla preghiera… ai segni e riti liturgici. per una vigilanza fatta di esortazioni, consigli, correzioni. Maestro ed educatore Dionigi, scrittore cristiano vissuto in Siria e in Palestina, all’inizio del VI secolo ha lasciato la più antica testimonianza sul ruolo del padrino di bambini battezzati in tenera età. Scrive: “I genitori [dopo il battesimo] metteranno il bambino in mano a un uomo battezzato e buon maestro di cose sante. Il bambino resterà sotto la sua condotta come sotto un padre divino. [Il padrino] incaricato dichiara di voler educare il bambino nella vita santa e si farà garante della sua salvezza. [Nell’atto della rinuncia e della professione di fede] il padrino non dice: «Io faccio le rinunzie e le sacre professioni a nome del bambino», ma: «Il bambino rinunzia e promette». In altri termini: «Io mi impegno a persuadere il bambino, una volta che arriverà alla sacra intelligenza a opera delle mie istruzioni, a rinunziare totalmente alle cose contrarie e a confessare e mettere in pratica le sante promesse». Non c’è nulla di strano, a mio parere, se il bimbo viene educato secondo un’istruzione divina, avendo avuto un maestro e un padrino santo, che gli inculca l’abito delle cose divine e lo conserva immune dalle cose contrarie”42. Si può notare: - I genitori -senza rinunziare alla loro responsabilità- affidano il figlio a un padrino che è una persona battezzata, santa, cioè di provata vita 41 GIOVANNI CRISOSTOMO, Catechesi VI, 15-16. 42 DIONIGI AREOPAGITA, Gerarchia ecclesiastica, VII, 3. 55 Accompagnatore del bambino Dal Catechismo dei vescovi “La tradizione della Chiesa di dare al battezzando un padrino e una madrina manifesta la premura di tutta la comunità ecclesiale per la futura crescita umana e cristiana di ogni battezzato. Al padrino e alla madrina è chiesto di accompagnare il bambino nella vita di fede con la loro testimonianza di vita cristiana, con la loro preghiera e con le parole. Il loro compito è ancora più delicato quando i genitori, pur chiedendo il battesimo dei loro figli, si trovano in grave disagio spirituale”43. In sintesi si afferma che il padrino e la madrina: - sono un’espressione concreta della premura materna della comunità cristiana, - si impegnano a sostenere i figliocci nella crescita della fede, - accompagnano i loro figliocci attraverso la testimonianza, la preghiera, le parole. Dal commento dell’una o dell’altra citazione emergono alcuni chiari impegni e responsabilità del padrino. Sarebbe opportuno continuare la discussione -tutti insieme o a piccoli gruppi- ponendo l’interrogativo: CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei bambini, Lasciate che i bambini vengano a me (1992), n. 74. 56 43 “Quando sei stato richiesto di fare il padrino o la madrina, sapevi della responsabilità che ti assumevi? Chi ti ha informato del tuo compito di padrino?”. 3. Momento di riflessione (25 minuti) È utile offrire un quadro sintetico sulla missione e ruolo del padrino. Si lascia all’animatore dell’incontro decidere quali aspetti privilegiare. Padrino si diventa! Ognuno svolge la missione di padrino “a suo modo”. Sono in gioco molti fattori: la sensibilità umana e religiosa di ciascuno, il tipo di occupazione, la distanza geografica …. lo spazio concesso dai genitori. I modi di svolgere il ruolo di padrino sono molteplici. Nessuno, però, è nato padrino. Impara se si interroga, cerca, prova, chiede consiglio. Paternità e maternità spirituale Chi è scelto come padrino o madrina con il battesimo diventa padre o madre “spirituale”. Si tratta non di un legame di sangue, ma di una particolare parentela nella fede, contratta con il battesimo del figlioccio e fondata su una grazia speciale. La paternità spirituale impegna il padrino a dare il suo aiuto anzitutto alla crescita nella fede e nella vita cristiana del figlioccio. Al centro del servizio del padrino è la generazione spirituale. Testimone della maternità della Chiesa Il padrino manifesta ed esprime, con una sua modalità particolare, la missione della Chiesa che è madre ed educatrice dei suoi figli. Insieme ai genitori, primi educatori nella fede, il padrino è chiamato per il legame unico e speciale con il figlioccio a prendersi cura della sua crescita spirituale. La sua missione è un vero ministero o servizio ecclesiale. È uno dei ministeri laicali più antichi. Ciò che fa grande la dignità e responsabilità del padrino è il suo operare a nome della Chiesa. Di qui il necessario legame del padrino con la comunità ecclesiale, ma anche la richiesta da parte della Chiesa di specifici requisiti, così pure l’impegno della comunità cristiana a sostenere la missione del padrino. Collaboratore dei genitori La responsabilità primaria dell’educazione compete ai genitori. Il ruolo del padrino è sostenere, incoraggiare, consigliare l’agire di papà e mamma nella formazione umana e spirituale del figlio. Per questo è giusto riconoscere ai genitori una concreta responsabilità nel proporre il nome del padrino, perché stimato, ritenuto idoneo alla sua missione, considerato un valido alleato nell’educazione. Le modalità di un’alleanza educativa non sono scritte. Devono essere cercate, discusse, provate. Maestro e educatore È la duplice missione del padrino verso il figlioccio. Essa sarà svolta in sintonia con i genitori. Si sa che ogni formazione si fonda su una relazione personale. Man mano che il bambino cresce, il legame fra padrino e figlioccio deve trovare forme e modi appropriati. Grazie a un contatto diretto e personale il padrino si guadagna la confidenza e la fiducia del figlioccio, può consigliare, incoraggiare, richiamare. Sempre ogni padrino ha a disposizione due “parole” decisive e… efficaci: la testimonianza e la preghiera. Esperienza arricchente Svolta con serietà e dedizione, la missione del padrino è un fattivo sostegno per i genitori, un prezioso aiuto al figlioccio, un silenzioso servizio che fa crescere la comunità ecclesiale. Nello stesso tempo un serio accompagnamento del figlioccio è un evento di grazia e di crescita per il padrino, invitato a ripensare al proprio battesimo, arricchito dalla presenza silenziosa e disarmante del bambino, sollecitato a vivere secondo i valori essenziali del vangelo, dei quali è testimone ogni bambino. Avventura possibile Oggi la figura del padrino in molti casi è indebolita, talvolta strumentalizzata, persino stravolta. Chi cerca di capire il suo ruolo di padrino è assalito da dubbi, difficoltà… senso d’inadeguatezza. Colui che si interroga è già sulla buona strada. Consapevole della sua impegnativa e delicata missione, il padrino sa che è sostenuto da una grazia particolare del Signore, ha il diritto di ricevere aiuto dalla comunità cristiana, scopre che alcune porte si aprono con la preghiera. I sette tratti richiamati, anche se non sono esaustivi, offrono un’ampia visione della missione del padrino. Per riprenderli e approfondirli, si suggeriscono alcune vie: - invitare un padrino a esporre la sua esperienza: come sta attuando il suo ruolo, il suo legame con i genitori e con il figlioccio, che cosa lo sostiene nella sua missione… fatti e momenti arricchenti; - formare piccoli gruppi e consegnare a ciascun gruppo uno dei setti tratti con l’invito a interrogarsi sul suo significato e possibili applicazioni; 57 58 - scrivere su un cartellone o su un foglio, da consegnare ad ognuno, l’elenco dei sette tratti che caratterizzano la missione del padrino. La richiesta è esprimere un proprio parere sulla loro applicabilità: “attuabile”, “difficile” da realizzare, “impossibile” da attuare. - Può essere utile valorizzare la preghiera del padrino riportata nel dépliant, “Caro padrino, cara madrina” ( I. B 4), o preghiere analoghe. Si può concludere la preghiera con la lettura e la consegna delle “beatitudini” del padrino. 4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti) È opportuno passare al momento più applicativo: “Quali iniziative o interventi mettere in campo per dare concretezza al nostro servizio di padrino?”. Le scelte sono personali. Può essere utile elencare alcune iniziative già sperimentate: prevedere opportuni incontri con i genitori del figlioccio per una scambio di pareri sull’educazione, in particolare sulla formazione al senso religioso; - avere contatti personali con il figlioccio, sempre più frequenti con la sua crescita; - interessarsi con una certa regolarità della salute… della vita del figlioccio; - prendere parte ad alcune celebrazioni dove sono coinvolti i genitori e i bambini - ricordarsi non solo del compleanno, ma anche dell’onomastico e dell’anniversario del battesimo del figlioccio; - farsi presente, oltre che con il telefono, anche con uno scritto personale, una lettera diretta al figlioccio. Già dopo i due anni essa può essere letta dai genitori; - dare spazio, con una certa continuità, alla preghiera per il figlioccio, ecc. Beati i padrini e le madrine L’elenco di queste iniziative può essere consegnato ad ogni padrino e madrina, invitando ognuno a fare scelte concrete. Un ulteriore aiuto può essere la scheda per i padrini e le madrine “In cordata” ( II. B 6). 6. Momento conviviale 5. Una sosta per pregare (5 minuti) Si consiglia di terminare l’incontro con un breve momento di preghiera, che può essere articolato in modi diversi. - Si potrebbe dare spazio a preghiere spontanee per il proprio figlioccio. - Se si ritiene opportuno, la preghiera potrebbe diventare una richiesta di perdono per le proprie “carenze” nello svolgere il compito di padrino. - Non sarebbe male riprendere alcune parti del Rito del battesimo dei bambini: la rinuncia a Satana e la professione di fede, ma anche la preghiera dei fedeli, come pure la invocazione dei santi. 59 BEATI voi se, guardando con stupore il vostro figlioccio, riconoscete il valore delle cose piccole e semplici. BEATI voi quando, inchinati sul vostro figlioccio, imparate e distinguere un ciottolo da una montagna. BEATI voi se, contagiati dal suo sorriso, sarete nella vita dispensatori di gioia. BEATI voi che, afferrati dalle sue piccole mani protese, siete disponibili a stringere tante mani silenziose e stanche. BEATI voi che, accarezzando il vostro figlioccio, riconoscete il volto del Signore. BEATI voi quando, meravigliati della sua sorprendente crescita, vi ricordate di essere cristiani in cammino. BEATI voi che, pensando al vostro figlioccio, pregate prima di pensare. BEATI voi che camminate con il vostro figlioccio con una mano aperta nel dare e l’altra aperta nel ricevere. Annotazioni. Occorrono tempi lunghi per aiutare fedeli e genitori a valorizzare il ruolo e la missione dei padrini. Al parroco, al coordinatore della pastorale pre e post battesimale, al gruppo dei catechisti accompagnatori il compito di promuovere una paziente opera di sensibilizzazione, di trovare una possibile forma di collegamento con i padrini, di invitare i padrini al loro annuale incontro formativo. Ogni inizio non può essere abbandonato per la scarsa adesione! 60 C. CELEBRAZIONI Obiettivi Con questa seconda fase la pastorale post battesimale intende promuovere alcune celebrazioni e feste comunitarie. Attraverso queste iniziative essa si propone di: - ravvivare il legame dei genitori con la loro comunità parrocchiale; - favorire un iniziale avvicinamento dei bambini all’esperienza celebrativa della comunità e fare percepire loro l’appartenenza ad una famiglia più grande; - rafforzare nella comunità parrocchiale la consapevolezza di essere una famiglia solidale con i genitori e accogliente verso i più piccoli battezzati nella fede della Chiesa. Occhio al calendario La festa settimanale per i cristiani è la domenica, Giorno del Signore. Al suo centro è la celebrazione dell’eucarestia. A essa sono invitati tutti: i ragazzi, i giovani, gli adulti. Almeno periodicamente è bene che anche i più piccoli vi prendano parte insieme ai genitori. Per i bambini, però, il primo spazio dove essi vivono il giorno del Signore è la loro famiglia. Il compito dei genitori è fare percepire ai figli, fin dai primi anni, che la domenica è un giorno particolare, diverso dagli altri. L’esperienza insegna che sono sufficienti alcuni semplici segni: quella mattina i bambini possono andare nel lettone dei genitori; la prima colazione è consumata insieme e senza fretta; il pranzo è allietato da un dolce gradito ai più piccoli; il tavolo in cucina è “vestito” a festa con fiori freschi, tovaglia particolare… stoviglie non feriali. Per aiutare i più piccoli a intuire che la domenica è il Giorno del Signore si può richiamare la loro attenzione con qualche segno o gesto religioso, come la preghiera del mattino fatta insieme a tutta la famiglia, l’accensione di una candela, un posto di rilevo dato alla Bibbia, un’attenzione privilegiata all’immagine di Gesù… con i più grandicelli la lettura del Vangelo domenicale. Dopo i due o i tre anni, oltre ad una più frequente partecipazione dei bambini alla messa domenicale, è auspicabile che il Giorno del Signore sia contrassegnato da qualche gesto di solidarietà, come il recarsi dai nonni, fare visita a una persona inferma o a una famiglia in difficoltà… condividere il gioco con altri bambini. Insieme alla domenica l’anno liturgico è scandito da solennità: il Natale, l’Epifania, la Pasqua… la Pentecoste. Il calendario della Chiesa è 61 invitate tutte le famiglie dei bambini battezzati sino ai sei anni. Per questo la celebrazione dovrà tenere presente le esigenze dei bambini delle diverse età. D’intesa con il parroco, si chiede al coordinatore della pastorale pre e post battesimale e al gruppo dei catechisti accompagnatori di individuare ogni anno quali celebrazioni privilegiare, di trovare forme idonee per invitare i genitori e per sensibilizzare la comunità parrocchiale, di organizzare concretamente lo sviluppo di ogni celebrazione in modo da interessare i piccoli e coinvolgere gli adulti. Feste religiose La scelta delle celebrazioni comunitarie con i bambini è lasciata a ogni comunità. Possono essere utili alcuni suggerimenti insieme a indicazioni concrete per ciascuna festa, anche se non tutte le celebrazioni richiamate troveranno accoglienza durante l’anno. Si propone che ogni celebrazione di regola trovi la sua collocazione nella messa domenicale maggiormente frequentata dai fedeli. Lo scopo è di aiutare piccoli e grandi a sentirsi una sola famiglia in festa e in cammino. Nella celebrazione comunitaria dell’eucarestia ci si adopererà a dare spazio a una presenza attiva dei bambini. Tra le possibili proposte si suggeriscono alcuni segni: un particolare gesto di accoglienza all’entrata in chiesa, il coinvolgimento di alcuni bambini nella processione offertoriale, l’invito rivolto ai più grandicelli di riunirsi attorno all’altare durante la preghiera eucaristica, la proposta di pregare il Padre Nostro dandosi la mano, la richiesta di ritornare nell’assemblea dei fedeli per esprimere un gesto di pace ai genitori, ai bambini più piccoli… agli adulti. Potrebbe essere opportuno, dove è possibile, riunire durante l’omelia in un locale adiacente i bambini più grandi per una breve spiegazione del vangelo. Talvolta si può concludere l’eucarestia con la consegna ai bambini di un piccolo segno riferito alla celebrazione. anche arricchito da feste della Madonna -in particolare l’Immacolata, l’Annunciazione, l’Assunta- e dei Santi, tra i quali sarebbe bene non trascurare quella del Patrono della parrocchia. A queste solennità liturgiche si aggiungono le feste “domestiche”: della mamma, del papà, dei nonni, di compleanno, dell’onomastico. Queste diverse feste liturgiche e ricorrenze sociali dovrebbero trovare un primo eco in famiglia con segni sobri ed eloquenti. Oltre a questi momenti familiari si propone di dare risalto ad alcune celebrazioni comunitarie con il coinvolgimento dei genitori, dei bambini e della comunità cristiana. Piccoli e grandi attraverso questi momenti celebrativi, pochi e ben curati, si trovano a lodare il Signore, si sostengono nella fede, rafforzano il loro legame di famiglia di Dio in cammino. Criteri generali Le feste e le ricorrenze, celebrate comunitariamente con la partecipazione dei bambini, possono essere classificate in due ordini: - feste religiose. Si suggerisce di privilegiare alcune celebrazioni che possono avere una ricaduta particolare sui genitori e sui loro bambini, quali la Giornata mondiale missionaria, la festa della Santa Famiglia, l’Epifania, la festa del Battesimo di Gesù alla quale associare l’anniversario del battesimo dei bambini, la Pentecoste, una celebrazione mariana nel mese di maggio. Le solennità del Natale e della Pasqua, come alcune feste mariane, possibilmente partecipate in modo unitario da genitori e figli, dovrebbero trovare un primo e concreto richiamo in famiglia; - feste sociali - familiari. Oltre alla festa della mamma e a quella del papà, largamente diffuse e abitualmente sostenute dalla Scuola dell’infanzia, si propone di promuovere la festa dei nonni e la festa delle famiglie. Quest’ultima, più che collegarla con la ricorrenza della Santa Famiglia, sovente associata alla festa degli anniversari di matrimoni, potrebbe essere prevista a conclusione dell’anno pastorale. La scelta delle possibili celebrazioni comunitarie deve essere ispirata a realismo e a senso pastorale. Da una parte l’attenzione alle famiglie con bambini piccoli, dall’altra il rispetto delle esigenze di una comunità parrocchiale suggeriscono che le celebrazioni comunitarie siano numericamente contenute: tre - quattro all’anno. Per non appesantire eccessivamente il cammino pastorale della comunità cristiana, segnato da altre ricorrenze e da “giornate” diocesane e nazionali, si propone che alle celebrazioni comunitarie siano 62 di circa tre anni. Per questi genitori, infatti, saranno proposti, nei mesi successivi e per tre anni, specifici incontri di formazione e di valorizzazione del Catechismo dei bambini. Per la “consegna” del Catechismo si suggerisce un rito semplice e breve. Dopo l’omelia, nella quale il celebrante sottolinea la missione educativa dei genitori e il valore del Catechismo, sono chiamati per nome, se sono pochi, i bambini di tre anni e invitati ad avvicinarsi all’altare. A ciascuno di essi viene data una copia del Catechismo. Ogni bambino ritornerà dai propri genitori, ai quali consegnerà il Testo. Nel ricevere il Catechismo i genitori tracciano un segno di croce sulla fronte del figlio e lo baciano. Quindi, ogni coppia di genitori con il bambino e, possibilmente con il padrino, sono accompagnati da un catechista dinanzi al cero pasquale opportunamente predisposto. Insieme a tutta l’assemblea i genitori fanno la professione di fede, preferibilmente con la stessa formula utilizzata nel battesimo. In alternativa si può seguire la proposta dell’opuscolo “Celebrazione per la consegna del Catechismo” ( II. C 1). Giornata missionaria mondiale Di regola ricorre nella terza domenica di ottobre. Tutti i cristiani sono invitati a pregare e a collaborare, anche con l’aiuto materiale, alla diffusione del Vangelo nel mondo. Per i genitori questa giornata è un invito a riconfermare la loro missione di primi educatori alla fede. A questo scopo, dopo l’omelia, il sacerdote invita i genitori ad accostarsi all’altare per ricevere una candela, che può essere consegnata con una piccola scritta: “La luce di Cristo illumini il vostro cammino e quello di vostro figlio”. Prima della benedizione finale a tutti i bambini viene consegnato un “bussolotto” nel quale a casa, con l’aiuto dei genitori e dei fratelli più grandi, raccoglieranno piccoli risparmi per le missioni, in particolare per la Santa infanzia: per bambini ammalati e poveri dei paesi in via di sviluppo. Il bussolotto potrà essere riportato in chiesa e riconsegnato nella celebrazione dell’Epifania. Celebrazione di avvio Programmata nel mese di settembre, all’inizio del nuovo anno pastorale, ha lo scopo di informare i genitori e la comunità parrocchiale sulle principali attività della pastorale pre e post battesimale, previste durante l’anno. In questa celebrazione sarebbe opportuna la consegna del catechismo, Lasciate che i bambini vengano a me, ai genitori dei bambini Festa della Santa famiglia Si celebra la domenica dopo Natale. Tutte le famiglie cristiane sono invitate a ispirare la loro vita a quella di Nazareth. In molte comunità parrocchiali è tradizione per gli sposi cristiani ricordare il loro anniversario di matrimonio. Per non appesantire la celebrazione, alle famiglie con bambini si possono offrire due piccoli segni. Essi hanno lo scopo di invitare la famiglia a pregare prima dei pasti e a “spezzare” con gioia lo stesso pane. In concreto, dopo la Comunione si può consegnare ai bambini il “dado” per la preghiera prima dei pasti, che naturalmente sarà recitata da 63 64 un genitore o da un fratello più grande. Ai genitori, invece, è offerto un “pane” che, opportunamente confezionato dal fornaio come piccola focaccia e “marchiata” con un eventuale segno religioso, sarà poi benedetto a casa e condiviso tra i famigliari. Il “dado” può essere preparato dai catechisti ritagliando un foglio di carta secondo il disegno riportato nella pagina seguente. Una volta ritagliati i bordi delimitati dalla riga continua, si piega il foglio secondo le righe tratteggiate in modo da formare un cubo con sei facciate. Su ogni facciata si scrive una preghiera breve e semplice. A titolo di esempio si propongono alcune formule: - Grazie, Signore, per tutte le cose buone che oggi sono sulla nostra tavola. Aiutaci a essere generosi con gli altri. - Ti ringraziamo, Padre, perché non ci fai mancare il cibo. Benedici chi lo ha preparato. - Signore, il cibo che è sulla tavola è un tuo dono. Insegnaci a non sprecarlo. - Siamo felici di mangiare insieme. Benedici, Signore, il cibo e la nostra famiglia. - Signore, benedici ciascuno di noi attorno a questa tavola. Aiutaci a volerci bene. - Ti diciamo grazie, Padre, per il cibo che è sulla tavola e per tutte le cose buone che hai creato. Ogni giorno si può utilizzare una preghiera riportata sul cubo, che dovrebbe essere “lanciato” dal bambino. Il gesto ripetuto con regolarità aiuterà la famiglia a scoprire il valore della preghiera prima del pasto. Con il tempo sarà lo stesso bambino a invitare i genitori a pregare prima dei pasti e, un giorno, a richiedere di fare egli stesso la preghiera. 65 Solennità dell’Epifania È la festa della luce: il Signore si manifesta a misteriosi personaggi venuti da lontano, i magi, e si rivela agli uomini che cercano e guardano il cielo. Nello stesso tempo è anche la festa dei bambini: sia quelli fortunati che vivono in una famiglia serena e accogliente, sia quelli che per salute, situazione familiare o economica si trovano in condizioni precarie, difficili, a volte insostenibili. Con la celebrazione dell’Epifania, pertanto, siamo invitati a riflettere sulla missione della Chiesa, chiamata ad annunciare la salvezza a tutti gli uomini, ma anche a porre attenzione ai bambini: rendere serena e gioiosa la vita dei nostri figli, nello stesso tempo non dimenticare coloro che sono meno fortunati. Per questi ultimi bambini la Chiesa, da più di un secolo, ha istituito la “Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia”. Con essa vengono raccolti aiuti per bambini ammalati, lebbrosi, denutriti, orfani, per realizzare dispensari e scuole, per favorire adozioni a distanza. Ai nostri bambini si può fare percepire il senso di questa festa attraverso due piccoli gesti. Anzitutto una processione offertoriale nella quale tutti bambini recano all’altare il bussolotto, o il piccolo salvadanaio, con i risparmi raccolti nei mesi successivi alla giornata missionaria. Il denaro dei bussolotti potrà essere destinato alla “Santa Infanzia” o per adozioni a distanza. Al termine, poi, della messa si può prevedere “l’arrivo dei magi”. Adulti o alcuni bambini più grandicelli, vestiti da re magi, distribuiscono ai bambini presenti piccoli doni: un’immagine del presepio, una stella colorata, il disegno di un arcobaleno, pennarelli per colorare il mondo… il bambinello Gesù. Battesimo del Signore La festa cade la domenica successiva all’Epifania. Essa ricorda il battesimo di Gesù avvenuto nel Giordano prima di iniziare la sua missione pubblica. Questa solennità liturgica è per tutti i cristiani il giorno propizio per fare memoria del proprio battesimo. In particolare, seguendo la prassi di molte comunità, è da incoraggiare in questa festa la celebrazione dell’anniversario di battesimo di tutti i bambini, sino a sei anni. La proposta di un rito semplice e suggestivo coinvolge i piccoli, incomincia ad aprire la loro mente all’evento più importante della propria vita, parla agli adulti. Si possono indicare alcuni segni o gesti, lasciando a ogni comunità la scelta di ciò che è ritenuto più idoneo: entrando in chiesa i genitori con il loro bambino si avvicinano al fonte battesimale o, se esso è poco accessibile, a una bacinella d’acqua opportunamente ornata. Genitori e figli immergono 67 66 le mani nell’acqua, a ricordo del battesimo. Prima i genitori fanno il segno di croce su di sé, poi aiutano il figlio a tracciare sopra se stesso il segno di croce; - nella processione offertoriale alcuni bambini portano all’altare la “veste candida”, indossata nel loro battesimo o in uso nella propria comunità. Gli abitini bianchi potranno essere posti in bella vista dinanzi all’altare. Essi ci ricordano la vita nuova ricevuta nel battesimo; - al rito della pace i bambini sono chiamati attorno all’altare. Il celebrante nel dare loro la pace consegna un fiore, che ogni bambino recherà ai propri genitori quale segno di pace, ma anche di gratitudine per il dono della vita, per essere stati battezzati, per il profumo del loro amore; - i genitori o i padrini -in casi particolari i catechisti- nell’avvicinarsi alla Comunione portano con sé anche i bambini, sui quali il sacerdote traccerà un segno di croce a ricordo di quello compiuto nel giorno del battesimo, ma anche come tacito invito a camminare verso l’eucarestia che riceveranno un giorno. In alcune comunità cristiane è usanza che i bambini accompagnino abitualmente i genitori alla Comunione. I più piccoli si presentano con le braccia incrociate sul petto per dire al ministro dell’eucaristia che essi non hanno ancora ricevuto la prima comunione, ma attendono una benedizione attraverso il segno della croce; - al termine della messa, dopo la benedizione del celebrante, i genitori con i loro bambini, accompagnati dal canto dell’assemblea, si recano in presbiterio dove, accanto al cero pasquale acceso, è posto un vaso di olio profumato. I genitori intingono le dita nell’olio profumato e ungono la fronte del figlio. Il gesto nella sua semplicità ricorda l’unzione del crisma ricevuta dopo il battesimo, ma anche la missione di ognuno ad essere il buon profumo del Signore. - I vari gesti proposti non dovrebbero essere commentati. Possono essere richiamati con accenni essenziali. Essi devono parlare da soli. In alternativa ai segni proposti si può utilizzare l’uno o l’altro schema di celebrazione riportato in appendice per ricordare l’anniversario di battesimo: “Festa del Battesimo del Signore”. Pentecoste È la festa per eccellenza dello Spirito Santo. Celebriamo la sua discesa sugli apostoli e l’inizio della loro missione evangelizzatrice nel mondo. Ricordiamo il dono dello Spirito ricevuto nel battesimo e, per i cresimati, nella confermazione. È lo Spirito Santo che cambia il cuore, è sorgente di vita, ci rende capaci di comprendere e vivere la Parola di Dio, è fonte di 68 pace e di unità nelle famiglie e tra i popoli, infonde coraggio… ci insegna a pregare. La presenza e l’azione dello Spirito del Signore sono espresse attraverso diverse immagini: lo Spirito è “colomba”, segno di riconciliazione e pace; è “fuoco” che purifica, riscalda, trasforma i cuori; è il “dito di Dio” che continua a guarire, a mettere in piedi, a indicare il cammino da seguire; è la “mano” che attraverso l’imposizione delle mani del sacerdote, come anche dei genitori, protegge, benedice, trasforma, sostiene; è “sigillo” che, come un marchio, contrassegna la vita del cristiano, simboleggia consacrazione, esprime appartenenza a Dio, assicura protezione e custodia. Con il tempo i bambini saranno aiutati a comprendere il dono e l’azione dello Spirito Santo. Fin d’ora si può fare percepire ai più piccoli la sua presenza misteriosa. Un gesto concreto potrebbe essere la distribuzione a ciascun bambino, dopo la proclamazione della “sequenza” propria di Pentecoste, di un “segno” riferito allo Spirito da incollare sul vestito: una colomba, una lingua di fuoco… una mano. Su ciascun segno si può scrivere una strofa della sequenza o uno dei frutti dello Spirito richiamati da san Paolo: amore, gioia, pace, benevolenza, bontà, mitezza… fedeltà (cfr. Gal 5,22). Il segno, anche se non sarà compreso dai bambini, susciterà domande. Gli stessi genitori saranno invitati a interrogarsi per dare una risposta alla richiesta del figlio. Al termine della messa, prima del congedo, si propone di consegnare a ogni coppia di genitori il piccolo libretto di preghiere rivolte allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito” ( II. C 2). Per i genitori esso è un tacito invito a dare spazio all’invocazione dello Spirito Santo, fonte del loro amore e presenza di vita nel figlio. Natale e Pasqua Per queste solennità non si suggeriscono particolari segni per i bambini. La liturgia di queste feste ha una sua ricchezza che contagia anche i più piccoli. Secondo la prassi di molte comunità è bene che a Natale la celebrazione della messa delle famiglie preveda, per genitori e bambini, la presentazione e il bacio del bambinello Gesù. Nella Veglia pasquale, alla quale difficilmente partecipano i bambini più piccoli, si suggerisce di consegnare ai genitori un piccolo contenitore con l’acqua benedetta durante la celebrazione. Nella preghiera della sera i genitori potranno aspergere con quest’acqua il loro bambino. È un gesto per ricordarsi del suo battesimo. Là dove si ritiene opportuna una specifica celebrazione fuori della messa per la festa della famiglia, per l’anniversario del battesimo, per la festa della vita sono suggeriti appositi sussidi ( II. C 3; II. C4; II. C 5). Feste sociali –familiari Molte feste -della mamma, del papà, di compleanno… degli onomasticiriguardano in primo luogo la propria famiglia. Per questo è giusto che abbiano un carattere domestico. Alcune delle feste familiari hanno anche una valenza sociale. È bene che la comunità cristiana sia coinvolta con opportune celebrazioni, che diventano esperienze di fraternità, di condivisione, di sostegno morale. Tra le possibili feste si propone di dare rilievo ad alcune. Festa della mamma e del papà Entrambe le feste abitualmente sono promosse e adeguatamente curate dalla Scuola dell’infanzia. Vanno incoraggiate. Nello stesso tempo è opportuno che queste feste abbiano un’eco nella celebrazione eucaristica domenicale. Oltre ad una specifica intenzione nella preghiera dei fedeli, si potrebbe prevedere una particolare benedizione sia delle mamme che dei papà. A loro volta i bambini possono essere coinvolti con un piccolo gesto: al segno della pace ogni bambino può offrire un fiore, un disegno alla propria mamma o al proprio papà. Festa delle famiglie Destinata in primo luogo alle famiglie dei bambini, la festa è rivolta a tutte le famiglie della comunità. È l’occasione per sottolineare il valore della famiglia, della vita, del camminare insieme. Essa è “festa”. Per questo, oltre al momento religioso attraverso una curata celebrazione eucaristica, si deve dare spazio alla convivialità, al gioco, al canto… alla condivisione. È preferibile che sia programmata nella tarda primavera, quando il clima è più propizio. Così pure è auspicabile che abbia una congrua durata di qualche ora. La programmazione e l’organizzazione sono lasciati alla responsabilità degli operatori parrocchiali. Festa dei nonni Essi sono i primi a fare parte della cerchia ristretta della famiglia, anche se vivono in un’altra abitazione e la loro presenza, non invadente, è segnata da grande discrezione. Lo stesso sangue, il legame affettivo con i figli e i nipoti, la cura e l’assistenza preziosa dei nipotini danno ai nonni del nostro tempo un ruolo particolare, talvolta, quasi insostituibile. Per molti nipotini sono dei veri “angeli custodi”. Per questo sarebbe opportuno che 69 70 la loro festa coincidesse con quella religiosa degli Angeli Custodi, celebrata il 2 ottobre. La programmazione di questa festa, che cade abitualmente in un giorno infrasettimanale, dovrebbe essere organizzata in un orario che permetta la presenza non solo dei nipotini, ma almeno di uno dei genitori. Al centro della festa sono i nonni, ai quali si vuole esprimere riconoscenza e apprezzamento. Facendo riferimento all’esperienza di alcune parrocchie, è possibile raccogliere alcuni suggerimenti e indicazioni: - l’organizzazione della festa è bene che sia affidata al gruppo dei catechisti accompagnatori. Ad essi il compito di prepararla, invitare le famiglie dei bambini e i loro nonni, animarla; - luogo della festa ritenuto più idoneo è il salone parrocchiale, adeguatamente preparato e reso accogliente; - l’incontro di festa, contenuto nel tempo, deve essere contrassegnato da gioia e fraternità: canto, musica, calorosa accoglienza dei nipotini, palloncini colorati… un momento conviviale; - oltre all’intervento dell’animatore e di un genitore, è giusto dare la parola a qualche nonno, che può esprimersi con il canto, il racconto… il ballo; - attesa dai nonni è la presenza dei nipotini, che possono dire il loro grazie ai propri “angeli custodi” in tanti modi: un disegno, una canzoncina, una poesia… una piccola danza. Non si dimentichi che ogni bambino normalmente ha quattro nonni! - la festa dovrebbe prevedere uno “spazio” religioso: lettura e breve commento di un brano biblico -possibile riferimento a Simeone e Anna (Lc 2,22-38)- preghiera dei fedeli, un piccolo gesto di riconoscenza offerto dai nipotini ad ogni nonno, invocazione del Padre nostro che vede uniti nipotini e nonni; - prima della benedizione finale un nonno, a nome degli altri, può come l’anziano Simeone esprimere il suo ringraziamento al Signore, utilizzando questa o un'altra preghiera: Come il vecchio Simeone, li abbiamo più volte abbracciati con gioia e trepidazione: essi sono figli dei nostri figli e sono Tuoi figli. Li affidiamo, Padre, alla Tua protezione: benedicili, prendili per mano, affinché crescano sani e felici, onesti e generosi. Concedi a noi nonni di essere accanto ai nostri nipotini con amore, con dedizione e con sapienza. Amen. - Appendice Festa del Battesimo del Signore SCHEMA I A questa celebrazione eucaristica sono invitati i bambini battezzati nell’ultimo anno con i loro genitori. Se la parrocchia non è grande, si possono invitare anche i bambini battezzati da due o più anni. Accoglienza Dopo il saluto iniziale, il celebrante chiama per nome ciascun bambino/a. I genitori rispondono per il bambino o con il bambino: “Eccomi, Gesù”. Viene, quindi, consegnato ai genitori un cartoncino verde sagomato come una foglia, con il nome del loro bambino. Dopo questo primo momento i genitori si recano in processione verso l’altare, dove si trova l’ albero della vita con la scritta: “Ti chiamo per nome”. I genitori appendono ai rami i cartoncini come foglie. Offertorio Concedi che le loro famiglie Ti presentiamo, Signore, e la nostra comunità parrocchiale le foto di questi tuoi piccoli figli. siano aperte alla speranza e Tu li hai donati alla nostra Comunità all’amore, per riconoscere i segni e noi li accogliamo con gioia e riconoscenza, della Tua presenza in mezzo a noi. perché essi ci parlano di Te. Amen. Signore onnipotente, Dio della vita, ti ringraziamo per gli anni che ci hai donato, per i giorni felici e le difficoltà superate. Come Maria anche noi possiamo esclamare: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Ti benediciamo, Padre, per il Tuo amore e la Tua protezione. Ti diciamo grazie per la nostra famiglia e per i nipoti che ci hai dato. Ti siamo grati per il tempo trascorso con i nostri nipotini: li abbiamo visti crescere, camminare, aprirsi con gioia alla vita. Al momento dell’offertorio, mentre un catechista legge questa o un’altra preghiera, i genitori vanno ad attaccare la foto del loro bambino vicino al nome scritto sul cartoncino-foglia. 71 72 Conclusione Al termine della celebrazione eucaristica, a ogni bambino presente, viene offerta una pergamena dove è scritto il significato del suo nome, il giorno e il mese in cui festeggia l’onomastico. Successivamente, l’albero dei nomi viene collocato vicino al fonte battesimale. SCHEMA II A questa celebrazione eucaristica partecipano i genitori, i padrini e le madrine con i bambini battezzati nell’ultimo anno e, se è possibile, anche quelli battezzati nei primi anni. All’inizio Il celebrante, al momento del saluto iniziale invita genitori, padrini e madrine a disporsi attorno al fonte Battesimale, oppure ai piedi dell’altare dove viene posto un catino con l’acqua benedetta. Tutti i genitori sono invitati a intingere la mano nell’acqua e a tracciare prima su di sé e poi sulla fronte del bambino/a il segno di croce in ricordo del battesimo. Questo gesto è accompagnato con una preghiera o con un canto. Prima della preghiera del Padre nostro il celebrante invita genitori, padrini e madrine con i bambini a disporsi attorno al cero pasquale. Ai papà viene dato un lumino che sarà acceso alla fiamma del cero, simbolo di Gesù Risorto. Una catechista legge questa o un'altra preghiera. che i genitori e la comunità parrocchiale aiutino con gradualità e pazienza i bambini a custodire la luce accesa nel giorno del Battesimo, fino a raggiungere la piena luce della fede. Amen. Ti ringraziamo, Signore, per il dono della fede che tu hai donato a tutti i battezzati ed è qui simboleggiato dalla candela. Concedi, Signore, In seguito, tutti sono invitati a unirsi nella preghiera del Padre nostro. I lumini vengono portati nelle proprie case come impegno a camminare insieme sulla via di Gesù e ad alimentare la fede in Lui con la preghiera. “Grazie, Signore Gesù,per il dono della tua benedizione. Aiutaci a dissetarci sempre con l’acqua viva della tua Parola. Amen” Dopo la preghiera dei fedeli Terminata la preghiera dei fedeli, i bambini vengono affidati alla protezione e all’intercessione dei santi dei quali portano il nome. A ogni invocazione di un Santo, l’assemblea risponde possibilmente con il canto: “Prega per noi,”. Conclusione Al termine della celebrazione, dopo la benedizione finale, il celebrante consegna ai bambini presenti un piccolo segno: il disegno di genitori che segnano la fronte del bambino, l’immagine di Gesù con i bambini… l’immagine di Gesù risorto che alza le mani in un gesto di benedizione. SCHEMA III In questa celebrazione eucaristica si vuole evidenziare in modo particolare la fede come una “fiamma” accesa che illumina e riscalda. 73 SGUARDO D’INSIEME Questa seconda fase della pastorale post battesimale ha una durata relativamente ampia di circa due anni e mezzo: dal battesimo del bambino verso il sesto mese sino all’età di tre anni. Occorre “riempire” questo tempo con cadenze realistiche, scandite da una certa regolarità, ispirate a buon senso e a elasticità pastorale. Per i genitori e per gli operatori pastorali si tratta di una proposta sostanzialmente nuova. Non devono meravigliare possibili incomprensioni, resistenze, difficoltà. Le scelte operative troveranno accoglienza se pazientemente spiegate e motivate. La proposta ha come obiettivo di favorire in ogni famiglia amore e accoglienza del figlio, una relazione positiva, un clima di fede, affinché il bambino possa crescere sereno, aprirsi alla dimensione religiosa e iniziare il suo misterioso incontro con Dio. La crescita spirituale del bambino è un diritto ed è un dono per la famiglia e per la comunità ecclesiale. Il percorso proposto chiama direttamente in causa i genitori, la comunità cristiana e gli operatori della pastorale battesimale. Ognuno con un proprio ruolo e una sua responsabilità. Al centro della proposta pastorale sono i genitori. Attraverso specifici incontri comuni di formazione, con il sostegno del catechista e della stessa comunità cristiana, grazie a particolari celebrazioni comunitarie i genitori sono aiutati ad approfondire la loro missione di educatori cristiani e a fare della loro casa una “chiesa domestica”. Per i genitori è un compito impegnativo che richiede di ravvivare il loro amore di sposi e la relazione di coppia, la loro fede e preghiera, il loro legame con la comunità ecclesiale. Per questo la pastorale post battesimale è una singolare forma di evangelizzazione della famiglia. Spazio naturale e ordinario, dove prende corpo e si sviluppa la pastorale post battesimale, è la comunità parrocchiale. Dopo aver accolto al fonte battesimale i bambini e le loro famiglie, la comunità cristiana, informata e pazientemente formata, accompagna il loro cammino con l’interessamento, la testimonianza, la preghiera e l’attiva partecipazione soprattutto agli incontri celebrativi. In particolare si chiede alla comunità di esprimere e sostenere catechisti disponibili ad accompagnare le giovani coppie di genitori. Nella misura in cui una comunità parrocchiale è aperta alle famiglie ed è ospitale verso i piccoli, attua la sua funzione materna e dà un nuovo respiro alla sua missione educativa. Anima della proposta post battesimale sono gli operatori pastorali : il parroco, il coordinatore, i catechisti accompagnatori. Si tratta di un compito svolto in sinergia. Fondamentali sono sia il coinvolgimento e il 75 74 sostegno del parroco, sia il lavoro condotto in equipe attraverso incontri, approfondimenti, verifiche. La responsabilità degli operatori pastorali è quella di mediare e adattare la proposta diocesana, di sensibilizzare la comunità parrocchiale, di trovare idonei e disponibili catechisti, di organizzare gli incontri formativi dei genitori e le celebrazioni comunitarie. Un ruolo delicato resta quello dei catechisti: essi continuano a essere gli accompagnatori dei genitori, con i quali hanno già condiviso il cammino verso il battesimo del figlio. Per tutti i catechisti l’accompagnamento post battesimale si traduce in vicinanza alle famiglie, contatti con i genitori, visite periodiche, sostegno e incoraggiamento. Per alcuni catechisti il loro compito si fa più esigente e delicato là dove i genitori restano insensibili o estranei alla proposta formativa per ragioni diverse: impegno di lavoro, orari inadeguati, difficoltà di relazione nella coppia, indifferenza religiosa, debolezza nella fede… allontanamento dalla Chiesa. Con discrezione e pazienza i catechisti sono chiamati a farsi compagni di strada di questi genitori e, là dove è possibile, promuovere nelle loro case idonei incontri di riflessione, di confronto… di preghiera. La proposta elaborata è ampia e impegnativa. Richiede cambiamento di mentalità, coinvolgimento di molte persone, disponibilità di tempo, dedizione, pazienza e flessibilità. Essa resta una priorità pastorale. Siamo tutti invitati a raccogliere questa sfida, considerandoci collaboratori di Dio, consapevoli che il Signore ci precede, opera nei genitori e nei bambini, ci sostiene e apre sentieri imprevisti. 76 INDICE PRIMI PASSI NEL SIGNORE DOPO IL BATTESIMO pag 3 A. IN FAMIGLIA pag 5 Obiettivi pag 5 Famiglia e sviluppo del senso religioso nel bambino: 1-3 anni pag 5 Responsabilità primaria dei genitori nell’educazione religiosa pag 9 Alleanza educativa pag 11 B. INCONTRI FORMATIVI Obiettivi pag 14 Formazione dei genitori pag 14 Riunioni parrocchiali pag 15 Prima traccia di catechesi post battesimale: Alle radici della vita di fede pag 19 Seconda traccia di catechesi post battesimale: A scuola dai nostri figli pag 28 Terza traccia di catechesi post battesimale: Preghiera in famiglia pag 33 Quarta traccia di catechesi post battesimale: La famiglia prima scuola di preghiera pag 39 Quinta traccia di catechesi post battesimale: Famiglia Chiesa domestica pag 48 Sesta traccia di catechesi post battesimale: Padrini primi collaboratori dei genitori pag 53 C. CELEBRAZIONI pag 61 Obiettivi pag 61 Occhio al calendario pag 61 Criteri generali pag 62 77 78 Feste religiose pag 63 Feste sociali – familiari pag 70 Appendice Festa del Battesimo del Signore pag 72 SGUARDO D’INSIEME pag 75 CALENDARIO ANNUALE. Incontri formativi e celebrazioni pag 77 SUSSIDIAZIONE Indice Come aquiloni IN FAMIGLIA (II A 1-2) I figli sono come gli aquiloni. Radici ed ali (II. A 1). Genitori-nonni-nipoti Rapporti speciali in famiglia. (II. A 2) Insegnerai loro a volare, ma non voleranno il tuo volo. Orientamenti per genitori SCHEDE CATECHISTICHE (II. Insegnerai loro a sognare, ma non sogneranno il tuo sogno. B 1-6) Per i genitori Immagini visibili del Dio invisibile (II. B 1). Per i genitori Come bambini (II. B 2). Per i genitori Uniti nella preghiera (II. B 3). Per i genitori In preghiera a piccoli passi (II. B 4). Per i genitori Dove nasce la Chiesa (II. B 5). Per i genitori In cordata (II. B 6). Per padrini e madrine CELEBRAZIONI E PREGHIERE Per celebranti e catechisti (II. C 1-5) Consegna del Catechismo: “Lasciate chei bambini vengano a me” (II. C 1). Vieni Santo Spirito (II. C 2). Festa della famiglia (II. C 3). La festa della vita (II. C 4). Anniversario del battesimo (II. C 5) 79 Insegnerai loro a vivere, ma non vivranno la tua vita. Ma in ogni volo, in ogni sogno e in ogni vita rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto. Madre Teresa di Calcutta 80