Anno 3° - N. 8 - Notiziario del Gruppo Alpino ANGET - Settembre 2005 Sommario Come stiamo andando ??? 1 Il Gen.C.A. Ivan Resce è il nuovo Comandante delle Truppe Alpine 2-4 24 e 25 Settembre 2005: Tutti a Boario Terme 5-7 Ancora la “Madonna del Furto” 8-9 Recensioni Il nostro Regolamento 10 11 - 14 Facciamoci una cantata 15 Buon appetito (C.A.Bruschi) 16 Un pò di cultura “Alpina”: dalla “Storia degli Alpini” di G.Oliva Ancora sulla “partecipazione” Lettere al Capogruppo 17 - 19 20 21 - 22 Buon Compleanno 22 Il nostro motto 23 Quanti siamo (ancora pochi) 23 Iscrizioni 2006 24 Il Gen.C.A.(Aus.) Luigi Campagna, Presidente Nazionale ANGET, ha approvato il nostro Regolamento con delibera n. 14 del 12 giugno 2005. La versione definitiva e approvata è pubblicata da pag. 11 a pag. 14 in modo che possa essere staccata dal presente notiziario e conservata separa- Male. Stiamo andando male, cari soci del Gruppo Alpino Anget. Ma poichè sono sempre stato convinto che “il pesce puzza dalla testa”, mi prendo le mie responsabilità e me le tengo. Avevamo degli obiettivi da perseguire, soprattutto per quanto attiene alla crescita numerica del Gruppo, e li abbiamo falliti. Solo qualche socio, soprattutto fra i simpatizzanti, ha sparso la voce ed ha procurato nuove “vocazioni”. Evidentemente non sono ancora riuscito ad infondervi quella voglia di vedere le scritte “Genieri Alpini” a caratteri cubitali sui muri delle città (per carità, non fatelo, sono già tanto imbrattati che non hanno bisogno di altro). Manca l’entusiasmo; se escludiamo i soliti affezionati che mi scrivono con regolarità e inviano argomenti, ricette, canzoni, racconti di fatti avvenuti durante la loro naja, articoli di giornale e così via, daq tutti gli altri, e sono la stragrande maggioranza, silenzio assoluto. Mi starebbe bene anche qualche critica cattiva (è comunque costruttiva perché uno cerca di migliorarsi) e invece,....... NIENTE. Io non desisto; prima di “passare la palla” ad un nuovo Capo Gruppo voglio vedere se, a forza di “cazziatoni”, riesco a farvi collaborare. Sù col morale ! R.S. Bolzano, 28 luglio 2005 Con infinito piacere ho affrontato gli oltre 600 Km che dividono Roma da Bolzano per andare a rendere omaggio, a nome di tutto il Gruppo Alpino (ma a spese mie, state tranquilli), al nuovo Comandante delle Truppe Alpine: Gen.C.A. Ivan Resce E’ un nostro socio e “Geniere Alpino” da sempre. Ha iniziato la sua vita militare attiva, quella presso i reparti, dopo i primi 4 anni di formazione, proprio nel 2° Reggimento Genio, a Bolzano, in quella Caserma Vittorio Veneto dove si è svolta la cerimonia del suo insediamento alla guida delle Truppe Alpine. Nell’ambito dei Supporti Genio del 4° Corpo d’Armata Alpino ha svolto la sua attività di comando da Tenente e da Capitano; in sostanza “si è fatto le ossa” nella maniera classica, smanettando su e giù per le nostre montagne. Da Ten.Col., negli anni dal 1987 al 1989, ha comandato il 4° Btg.g.p.alp. “Orta” a Trento per ricoprire poi la carica di Capo Ufficio Logistico del 4° C.A.Alp. fino al 1992. Da Colonnello, dal 1992 al 1994, ha comandato ben due Reggimenti Genio nel sud, il 4° di Palermo prima ed il 21° di Caserta dopo. Dopo un periodo di 5 anni allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha comandato la Brigata Alpina “Julia” per un anno e mezzo, fino al 2000. Dopo un anno da Capo Ufficio Gene- Bolzano, 28 luglio 2005 - ore 17.30. Un nutritissimo numero di Labari e Gagliardetti, alla moda alpina, va a scherarsi. Tra loro anche il nostro Labaro (nell’ovale bianco) portato dal nostro socio Luciano Canova, venuto appositamente dalla Valle Camonica con un gruppo di amici. Pagina 2 rale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed altri quattro da Capo di Gabinetto del Servizio di Informazioni Militare, eccolo adesso alla guida delle Truppe Alpine. Per la verità la cerimonia è stata quanto meno “originale” e per i “non addetti ai lavori” in parte incomprensibile. Vi spiego perchè. La prassi vuole che il Comandante di livello superiore a quello dei due che si devono avvicendare presenzi alla cerimonia quale massima autorità e intervenga per ultimo con una sua prolusione che, di solito, elogia il cedente e presenta il subentrante. Questa volta si è verificato il fatto anomalo che per questioni legate alla data di cambio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed agli altri cambi ad esso connessi, il Gen. Iob ha assunto il prestigioso incarico di Comandante delle Forze Operative Terrestri una settimana circa prima di lasciare la carica di Comandante delle Truppe Alpine. Così, il 28 luglio, il Gen. Iob ha iniziato la cerimonia nella duplice veste di Comandante delle Forze Operative Terrestri e di Comandante delle Truppe Alpine cedente, come del resto è stato esattamente detto dallo speaker che presentava le Il Gen. Bruno Iob, Comandante cedente (a sinistra) ed il Gen. Ivan Resce, Comandante subentrante, mentre stanno completando la rassegna allo schieramento. A sinistra: Gen. Luigi Buonerba, Gen. Roberto Scaranari, Luciano Canova con il Labaro, il nuovo Comandante Gen. Ivan Resce ed il Gen. Giampiero Sciocchetti Pagina 3 varie fasi della cerimonia, e, molto correttamente, ha evitato di fare due discorsi, uno da cedente ed uno da Comandante sovraordinato (del resto non sarebbe stato bello che si lodasse da solo). Tutto benissimo, quindi, ma poco comprensibile a chi non era a conoscenza di tutti questi particolari. Tra i particolari da evidenziare spicca la presenza del Medagliere dell’ANA scortato dal Presidente Nazionale Perona accompagnato da vari Consiglieri Nazionali oltre al già citato grande numero di labari e gagliardetti che facevano degna cornice alle quattro bandiere di guerra schierate, tra cui quella del 2° Reggimento Genio di Trento. La cerimonia è stata caratterizzata inoltre da intensi momenti di commozione che hanno colpito in particolare le due massime autorità militari direttamente coinvolte, specie quando il Gen. Iob ha ricordato i caduti delle Truppe Alpine, anche quelli più recenti, e quando il Gen. Resce ha messo in evidenza di aver iniziato la sua vita militare presso i reparti proprio nella Caserma Vitttorio Veneto, 34 anni prima. Un bel rinfresco nel Circolo Unifi- cato ha concluso il pomeriggio lasciando il nuovo Comandante alle prese con le responsabilità del Comando ma anche con la soddisfazione di essere al vertice degli Alpini. Sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti ripetendogli gli auguri che gli ho già rivolto a voce ma ognuno è ovviamente libero di fare come meglio crede anche a livello individuale; in tal caso, l’indirizzo è: Comandante delle Truppe Alpine Piazza IV Novembre n. 6 39100 Bolzano Il nostro Gruppo non poteva avere un colpo di fortuna più grande di questo. Nei prossimi giorni gli anticiperò la nostra intenzione di riunirci il prossimo 8 e 9 luglio 2006 al Rifugio Segantini per festeggiare il quarantesimo anniversario della prima salita della CPO alla Presanella per il trasporto dei materiali necessari a costruire il Bivacco Brigata Orobica. Sarebbe proprio bello fare una ascensione congiunta, “genieri alpini di un tempo” e genieri alpini di oggi (mi riferisco ad un plotoncino del 2° Rgt. Genio) oltre, speriamo al nuovo Comandante delle Truppe Alpine. R.S. Da sinistra: l’Aiutante Pasquale Civetta, Luciano Canova, il vostro Capo Gruppo e Gino Mariolini al termine della cerimonia, in un caldo soffocante pur essendo le 18.30. Pagina 4 Riprendiamo le scarse notizie date a pag. 14 del n. 7 del nostro notiziario, quello del 1° giugno, per intenderci. Abbiamo messo a punto tutti i particolari che adesso vi darò. Per prima cosa, il PROGRAMMA, che è stato leggermente modificato rispetto a quello che avevo anticipato. Sabato 24 settembre 17.00-17.45 Incontro davanti al Santuario degli Alpini di Boario Terme 18.00-19.30 Visita guidata all’ErcheoPark di Boario Terme 19.30-21.00 Cena (libera - nessuna organizzazione particolare) 21.00-23.00 Concerto della Fanfara ValleCamonica al Parco delle Terme di Boario. Domenica 25 settembre 09.30-10.00 Incontro con le autorità al Municipio di Darfo 10.00-10.15 Sfilata fino al Monumento ai Caduti di Darfo (con Fanfara) 10.15-10.30 Onori ai Caduti 10.30-11.00 Sfilata fino al Santuario degli Alpini (con Fanfara) 11.00-12.00 S.Messa e visita al Santuario ed alla Cripta 12.30-14.30 Pranzo “di corpo” all’Hotel San Martino 15.00-15.30 Trasferimento al Museo degli Alpini 15.30-16.30 Cerimonia di “Gemellaggio” e visita al Museo degli Alpini 16.30-17.00 Concerto di commiato della Fanfara ValleCamonica 17.00-17.30 Rompete le righe E adesso, un pò di avvertimenti ed informazioni logistiche. Per primissima cosa ............ Venite numerosi, portate parenti, amici, venite con le stampelle, in barella, in auto, in treno, a piedi, fate come volete ma ...... Venite ! Voi sapete benissimo, e se non lo sapete ve lo dico adesso, che i “Camuni” (abitanti della ValleCamonica) sono fanaticamente entusiasti di queste manifestazioni e la loro partecipazione a raduni, feste e cose del genere è corale e massiccia. Sarebbe proprio brutto che la componente “Gruppo Alpino ANGET” fosse costituita da una sparuta minoranza. Riusciamo a vederci una volta sola all’anno e se ci perdiamo anche questa !!!! Andiamo avanti. Come avevo già scritto tre mesi fa, potete partecipare ad entrambe le giornate ma, in caso di impegni presi precedentemente o per evitare spese alberghiere che, ancorché limitate, possono sempre dare fastidio, è possibile partecipare anche soltanto alla giornata di Domenica 25 settembre che, per effetto della cerimonia di “Gemellaggio con il Museo degli Alpini”, è certamente la più significativa. Non vi dico come potete fare per arrivare a Boario perché non voglio offendervi. Basta una comunissima cartina stradale. Pagina 5 Ecco adesso qualche suggerimento per chi decidesse di PERNOTTARE a Darfo-Boario Terme. Per i più “sportivi” che desiderassero montarsi una tenda in un campeggio organizzato, i più vicini a Boario Terme si trovano a nord a Temù (n. 1) ed a sud a Iseo (n. 5); ma se invece della tenda avete una roulotte o un camper, non ci sono problemi nelle immediate vicinanze di Boario: l’ANA locale e le autorità comunali di Darfo-Boario Terme vi aiuteranno a trovare una sistemazione. Se passiamo invece agli alberghi, evitando i più prestigiosi dai prezzi ovviamente al pari del loro livello, potrei elencarvi i seguenti, tutti a 3 stelle a Darfo -Boario Terme (CAP = 25041): - Hotel San Martino - Via S.Martino 28 Tel. 0364.531209 - Hotel Brescia - Via Zanardelli 6 Tel. 0364.531409, 532495, 53536 - Hotel Diana - Via Manifattura 12 Tel. 0364.531403 - Hotel Armonia - Via Manifattura 11 Tel. 0364.531816 - Hotel San Marco - Via Manifattura 11 Tel. 0364.531816 E’ però importantissimo che la partecipazione venga comunicata al massimo entro il 20 settembre ad uno dei seguenti numeri telefonici: 0364.541100 0364.534209 348.7924800 335.8088891 specificando bene se partecipate solo la Domenica o anche il sabato e quanti sarete: - alla visita all’ArcheoPark; - al concerto del sabato sera; - al pranzo di Domenica. Quanto precede perché per l’ingresso alle Terme di Boario per il concerto di sabato sera sono necessari dei particolari “biglietti” (gratuiti) che vi saranno lasciati, nel quantitativo necessario in buste intestate, presso gli alberghi dove Pagina 6 avrete prenotato. Chi dovesse andare in campeggio o arrangiarsi in modo diverso cerchi di mettersi in contatto con me al mio cellulare (348.7924800) e comunque faccia riferimento all’Hotel San Martino. L’indicazione dei partecipanti al pranzo è ovviamente necessaria ai fini organizzativi. A proposito di PRANZO, non avendo potuto organizzare una cosa campagnola tipo tendoni e cucine da campo con polenta e salsicce, siamo ricaduti sull’opposto e cioè su un ambiente raffinato (il ristorante “Il Mantello” dell’Hotel San Martino) con un menù di pregio accompagnato da vini Franciacorta. Il prezzo a persona sarà di 25 € (non siamo riusciti ad abbassarlo ulteriormente rispetto al suo valore reale) ma il Gruppo Alpino sosterrà, per i soli soci, il 50% della somma, cioè 12,5 €. Poichè sarebbe difficile e anche brutto, sul posto, far pagare ad uno 25 € e ad un altro la metà, i partecipanti ridurranno autonomamente la quota di iscrizione 2006 da 18 a 5,5 € e, in questo modo, rientreranno di una parte, ancorché piccola, delle spese. Purtroppo questa regola non può valere per amici e familiari ma solo per i soci. E adesso vediamo quale dovrà essere la nostra “UNIFORME”. Non vi spaventate, niente di speciale: Cappello Alpino per tutti coloro che lo hanno (un certo numero di soci, specie tra i simpatizzanti, non hanno il cappello alpino ma sono i benvenuti egualmente) e distintivo tondo del Gruppo Alpino, quello distribuito la prima volta a Salorno o inviato per posta insieme alla tessera. Non serve altro. Ricordatevi che saremo alla fine di settembre , in ValleCamonica e la temperatura potrebbe spaziare comodamente dai 25 ai 5 gradi come se niente fosse, per cui suggerisco di portare abiti leggeri per non sciogliersi sotto il sole, specie durante le cerimonie all’aperto, ma anche una giacca, meglio se impermeabile, per far fronte a qualsiasi situazione. Nell’intento di aiutarvi a trovare i vari luoghi degli appuntamenti indicati dal calendario-programma, ecco, in questa pagina, una sorta di mappa di Darfo-Boario Terme. Non fidatevi troppo delle proporzioni e soprattutto non cercate nessuna scala di tipo topografico perché restereste delusi. Questa specie di mappa deve servire soltanto a darvi un’idea approssimativa di che cosa c’è piu’ a nord e che cosa è piu’ a sud; vedrete che. arrivati sul posto, anche chi non dovesse esserci mai stato, si raccapezzerà in un istante e se così non dovesse essere, ci sono sempre i numeri di telefono indicati precedentemente da utilizzare a piene mani. A questo punto non mi resta che concludere con l’ennesimo invito a partecipare: abbiamo invitato il Presidente Nazionale ANGET, il nuovo Comandante delle Truppe Alpine e autorità di tutto rispetto, oltre ad un nutrito stuolo di “ex” delle Truppe Alpine che per il Museo hanno dato tanto e ancora tanto avranno da dare. Non deludiamoli ! Zona Alberghi ARCHEOPARK Santuario Alpini Municipio Monumento ai Caduti Sottopassaggio veicolare Museo degli Alpini Pagina 7 Nel notiziario n. 4 del mese di settembre dell’anno scorso, a pag. 15, è stato pubblicato un breve articolo con due fotografie, tratto da una comunicazione del Col. Luciano Salerno, a proposito di una piccola Chiesetta comunemente denominata “Madonna del Furto”. Solleticato da quella paginetta, ci ha scritto il Gen. Paolo Feniello, fornendoci altre notizie a proposito della stessa Chiesetta e solo la mia difficoltà a seguire tutto e tutti con uguale perizia (od imperizia) ed imparzialità ha fatto sì che fino ad oggi io non sia piu’ tornato sull’argomento. Nel frattempo, però, stava procedendo la stesura della 2^ edizione del libro “Cronache del Genio Alpino” (che probabilmente verrà alla luce all’inizio del 2006) e quella che segue è proprio una anticipazione di quanto comparirà nel libro, esattamente nella stessa versione. Mi scuso con il Gen. Feniello e spero di aver rimediato, sia pure in ritardo, alla sua tempestiva comunicazione. La Compagnia Genio Pionieri “Tridentina” ha lasciato la sua firma sulle pareti della chiesetta da tutti conosciuta come “La Madonna del furto”. Sulla mulattiera di Longères, lungo il percorso che dal Rifugio Auronzo conduce a Forcella Lavaredo, si incontra la chiesetta dedicata a “Maria Ausiliatrice” ma da tutti conosciuta come “Madonna del furto”, realizzata dagli alpini italiani - con il concorso dei genieri - nel 1916, sotto l'instancabile guida del mitico Don Pietro Zangrando, per ricordare i compagni caduti. Perché “Madonna del furto” ? Perché considerata la carenza di materie prime tipica del periodo bellico, gli alpini, secondo le abitudini del tempo, quando non si andava troppo per il sottile ma si puntava dritti all’obiettivo da conseguire, recuperarono il materiale dove e come poterono e da lì il nome. Nell’estate del 1964 il Geometra Silvio Monti, della sezione CAI di Auronzo, interessò il Comando della Brigata Alpina “Tridentina” per un concorso teso ad un intervento manutentivo sulla chiesetta oramai semidistrutta, che poi, a cose fatte, Pagina 8 risultò una vera e propria opera di “ricostruzione”. Il Comandante della compagnia genio, l’allora Cap. Paolo Feniello, mandò in distaccamento in zona il S.Ten. Maurizio Morolli che iniziò i lavori a metà agosto 1964 portandoli a termine quasi due mesi dopo. La durata effettiva fu superiore a quella preventivata per colpa delle condizioni meteo generalmente avverse e che, verso la fine dei lavori, avvolsero tutto in una candida veste bianca, mettendo a dura prova la determinazione del plotoncino di genieri alpini addetto ai lavori e costringendo a rinviare l’inaugurazione di qualche giorno rispetto alla data stabilita. Alla cerimonia, svoltasi il 13 ottobre, hanno presenziato il Gen. Franco Andreis e Monsignor Aldo Parisio, Cappellano Capo del Cdo IV C.A.. Per il personale del plotone distaccato, senza la rottura di scatole del Comandante di compagnia (“parole scritte testualmente dal Gen.C.A. Paolo Feniello”), sono stati giorni felici, ma per il S.Ten. Maurizio Morolli sono stati addirittura “felicissimi”, poichè egli, al Rif. Auronzo, a 2400 metri d’altezza, ha incontrato l'amore della sua vita. Senza ombra di dubbio il Geom. Silvio Monti è stato di grande aiuto, suggerendo frequentemente particolari tecnici da mettere in atto e materiali da utilizzare. Tuttavia, l'ingresso in pietra rosa con arco acuto goticheggiante è stato voluto proprio dal Cap. Feniello in quanto gli sembrava - a ragione - in particolare sintonia con lo slancio verso il cielo di tutto il teatro dolomitico circostante e nella convinzione che quella forma, sia pure nella modestia del manufatto, invitasse più facilmente a rivolgere una preghiera al Signore delle Cime. Nelle immediate vicinanze della chiesetta, tra le lapidi poste a ricordo dei caduti in quella zona, ce n’è anche una che porta scritto testualmente: DI GIOVANNI BANESSA Soldato del 2° Genio La balda giovinezza qui si spense alla Patria offerta il 14 agosto 1915 PAOLO FENIELLO e LUCIANO SALERNO Pagina 9 regalato una “chicca” che non mancherà di creare forti emozioni negli appassionati di storia militare ma anche in chi ha portato questo meraviglioso cappello sotto il sole e sotto la pioggia, sulle più alte vette e nelle cerimonie per ricordare i nostri caduti: si tratta del volume: Il Cappello Alpino Dalle origini ai nostri giorni Le descrizioni tecniche si alternano alle circolari istitutive delle varie modifiche ed alle varianti ai Regolamenti che ne disponevano l’uso nelle varie circostanze ed il tutto è vivificato e reso ancora più interessante da fotografie, anche molto datate. Roma, 29 luglio 2005 sono le 10 del mattino e nel caldo soffocante di questi giorni sto uscendo per accompagnare la moglie a fare un pò di spesa (bisogna pur mangiare un paio di volte al giorno) e, proprio sul cancello del palazzo, incontro il mio postino (“Rolando”, Alpino in congedo residente a Mandela, ancora in provincia di Roma ma a 500 m. di altezza ed a 50 Km dalla Capitale andando verso l’Abruzzo) che mi consegna un pacco contenente - era evidente - un libro. Si trattava di un nuovo libro edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e scritto da Stefano Ales, nato a Roma nel 1948, studioso di storia militare e appassionato autore di molteplici volumi ed articoli relativi, in genere, agli ordinamenti, alle uniformi ed ai distintivi del nostro Esercito. Questa volta, Stefano Ales, ci ha Pagina 10 Un intero capitolo, il secondo, è dedicato alle “nappine” ed è il caso di dire che se ne leggono proprio “di tutti i colori”. Oltre metà libro, infine, è dedicato a interessanti e ben riprodotte “tavole” con foto e disegni che aiutano a carpire anche i più reconditi segreti del nostro cappello, Il libro ha un prezzo di copertina di 20 € e vi assicuro che li vale tutti (Per le Ass.ni d’Arma = NOI, il prezzo è ridotto a 15 €). Ne porterò a Boario 5 da sorteggiare durante il pranzo del 25 settembre e 20 per eventuali acquirenti (15 € alla copia). Se non lo doveste trovare nelle librerie convenzionate, potete fare un versamento di € 22,97 sul Conto Corrente Postale n. 29599008 intestato a Raggruppamento Logistico Centrale - Ufficio Pubblicazioni Militari - via Guido Reni 22 - 00196 ROMA , indicando mittente e causale e vi arriverà per posta a casa. Roberto Scaranari A.N.G.E.T. ASSOCIAZIONE NAZIONALE GENIERI E TRASMETTITORI GRUPPO ALPINO REGOLAMENTO Articolo 1 – Costituzione e finalità La costituzione del Gruppo di Specialità “Alpino” è stata approvata dal Consiglio Nazionale ANGET nella 41^ Sessione svoltasi a Udine il 26 aprile 1996. La sua denominazione ufficiale è “Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori – Gruppo Alpino”. Il “Gruppo Alpino” è una spontanea e libera unione tra amici. E’ apartitico, non ha fini di lucro e si propone di: a. b. c. d. tenere vive e tramandare le tradizioni dei Genieri e Trasmettitori, di specialità alpina, custodirne il patrimonio spirituale, illustrarne e divulgarne le gesta; rafforzare tra gli appartenenti al Gruppo, di qualsiasi grado e condizione, i vincoli ed i legami nati durante il servizio militare e lo spirito di sana solidarietà caratteristico di chi ha sempre dato tutto se stesso per il bene della Patria, delle istituzioni e del prossimo; favorire e promuovere i rapporti con i Reparti del Genio e delle Trasmissioni, in particolare con quelli di specialità alpina, e con il loro personale in servizio; indirizzare studi e progetti relativi all’ambiente naturale in cui operano i Reparti del Genio e delle Trasmissioni, di specialità alpina, promuovendo interventi umanitari e di soccorso nei confronti della popolazione nell’ambito della Protezione Civile e contribuendo attivamente alla formazione dei giovani per il rispetto dell’ambiente naturale e per la sua salvaguardia. Il Gruppo persegue tali fini attraverso: - - l’organizzazione di riunioni, incontri e convivi, anche a scopo ricreativo e turisticoculturale, quanto più possibile frequenti, a carattere nazionale, regionale e locale, anche con la partecipazione di familiari ed amici; la partecipazione a manifestazioni celebrative nazionali e regionali nonché ad esercitazioni particolarmente significative di reparti del Genio e delle Trasmissioni; la divulgazione di scritti, saggi, memorie e pubblicazioni riguardanti le attività svolte da Genieri e Trasmettitori, di specialità alpina, in pace ed in guerra, anche mediante conferenze itineranti. Articolo 2 - Sede La sede è fissata dal Capo Gruppo, di norma in prossimità della sua residenza o in coincidenza con la stessa. Articolo 3 - Soci Possono far parte del Gruppo Alpino: a. come “Soci ordinari” tutti i Genieri e Trasmettitori, di qualunque grado e categoria, che abbiano comunque prestato servizio, per almeno quattro mesi anche non consecutivi: Pagina 11 - presso il Comando delle Truppe Alpine (o sue precedenti denominazioni) in Bolzano; nelle Brigate alpine esistenti o soppresse; nei reparti del Genio e delle Trasmissioni, supporti delle Truppe Alpine (o precedenti denominazioni), in vita o soppressi, anche prima della loro “alpinizzazione”, e che intendono iscriversi direttamente al Gruppo perché non iscritti presso altre Sezioni o Nuclei ANGET. Essi versano la quota sociale annua al Gruppo Alpino (da cui ricevono la tessera ed i bollini di convalida annuale), con le modalità che saranno indicate in sede di assemblea annuale (Art. 21 del Regolamento Nazionale); b. come “Soci aderenti”, i soci iscritti presso le Sezioni o Nuclei ANGET, che intendono mantenere la loro appartenenza alle citate Sezioni o Nuclei pur avendo i requisiti di cui ai tre alinea del precedente comma “a.”. Essi non versano al Gruppo alcuna quota sociale (la versano già alla loro Sezione o Nucleo) ma sono liberi di effettuare oblazioni per aiutare il Gruppo a sostenere le spese di cancelleria, postali, ecc…; come “Soci simpatizzanti” tutti coloro che pur non possedendo i requisiti di cui sopra, si riconoscono nelle finalità di cui all’Art. 1 e desiderano partecipare alle attività del Gruppo, cui versano la quota sociale alla stessa stregua dei soci ordinari. I Soci ordinari ed i Soci simpatizzanti hanno diritto di voto e possono ricoprire tutte le cariche sociali previste nell’ambito del Gruppo Alpino. Solo la carica di Capo Gruppo è riservata ai Soci ordinari Art. 4 – Assemblea L’assemblea dei soci viene convocata una volta l’anno – di norma entro il 1° trimestre – per: - approvare il bilancio consuntivo dell’anno precedente; approvare il programma per l’anno in corso; definire la quota sociale per l’anno successivo. L’Assemblea ordinaria è valida in prima convocazione se sono presenti almeno il 50%+1 dei soci (anche rappresentati con delega). In seconda convocazione con qualunque numero di soci. L’Assemblea può essere convocata ovunque, eventualmente in occasione di raduni o altre manifestazioni, al fine di consentire la massima partecipazione possibile senza ulteriori gravami finanziari. Art. 5 – Organi Sociali L’Organo Sociale è il Consiglio Direttivo, che comprende: - il Capo Gruppo Nazionale; i Consiglieri. Tutti i componenti possono rimanere in carica tre anni, sono rieleggibili e non sono retribuiti, ad eccezione di eventuali concorsi nei rimborsi spese. Art. 6 – Il Capo Gruppo Nazionale - Presiede le riunioni del Consiglio Direttivo; rappresenta il Gruppo (insieme dei soci ordinari e simpatizzanti) nei confronti della Presidenza Nazionale e nel Consiglio Nazionale ANGET. mantiene i collegamenti con le autorità militari e civili nell’ambito delle finalità di cui Pagina 12 - - all’Art. 1. attua e pone in essere le attività pratiche idonee a perseguire le predette finalità, in accordo con i Consiglieri; viene eletto tra tutti i soci ordinari che abbiano espresso parere favorevole alla propria candidatura, direttamente e collegialmente da tutti i soci che siano in regola con il pagamento delle quote sociali, anche a mezzo di scheda inviata per posta a tutti i soci con le modalità che verranno indicate di volta in volta dal Consiglio Direttivo. La scheda dovrà contenere, tra l’altro, i nominativi dei potenziali candidati; resta in carica per 3 anni e può essere rieletto; può decadere prima del termine del mandato su richiesta scritta della metà più 1 dei soci ordinari; può essere coadiuvato da propri “fiduciari” con funzione di demoltiplica e rappresentanza nelle principali città dove appare più probabile e verosimile raccogliere nuove iscrizioni e promuovere attività sociali ispirate alle finalità di cui al citato Art. 1. Art. 7 – I Consiglieri Possono essere in numero variabile fino ad un massimo di 4 e vengono nominati dall’Assemblea dei Soci fra i soci ordinari e simpatizzanti disponibili all’incarico. Tra di essi: - il Segretario, svolge l’incarico di Vice Capo Gruppo; il Tesoriere, provvede alla tenuta dei conti nonché alla cura dei materiali di proprietà del Gruppo. Art. 8 – Fondo Patrimoniale E’ costituito da: a. Conto Corrente, in cui confluiscono: - b. Patrimonio: - c. quote associative annuali; eventuali contributi di soci, enti e privati; eventuali sovvenzioni della Presidenza ANGET; proventi da manifestazioni e vendite di gadgets o altro; rendita del capitale depositato sul Conto Corrente. beni mobili acquistati con i fondi, inventariati e registrati sul quaderno di carico; cancelleria, francobolli e quanto altro acquistato per il funzionamento del Gruppo e non ancora utilizzato. Documentazione Amministrativa: E’ la stessa prevista per le Sezioni all’Art. 8 del Regolamento ANGET. Le disponibilità finanziarie del Gruppo sono impiegate per il suo funzionamento e mantenimento. In caso di scioglimento del Gruppo, i depositi ed i beni patrimoniali saranno devoluti, per decisione del Consiglio Direttivo, ad enti che perseguano fini assistenziali e di beneficenza. I depositi di denaro in conto corrente devono essere intestati al Capo Gruppo o al Tesoriere, con firma disgiunta. Il Capo Gruppo ed i Consiglieri dovranno presentare il consuntivo dell’anno precedente ed il preventivo per l’anno in corso, in sede di Assemblea annuale. Pagina 13 Art. 9 - Vessilli Il Gruppo Alpino deve disporre di: - Bandiera Tricolore con doppio nastro azzurro su cui campeggiano rispettivamente le scritte “ANGET” e “Gruppo Alpino”; Labaro di forma quadrata che rechi da un lato (il retro) il Tricolore e dall’altro, su fondo verde, due “Crest” in raso: uno nero e cremisi con fregio del Genio Alpino ed uno azzurro e cremisi con fregio delle Trasmissioni Alpine; in basso, la scritta in oro su due righe, “Gruppo Alpino ANGET”. Il Capo Gruppo Nazionale designa il Porta Vessillo in caso di cerimonie e manifestazioni militari. Il Porta Vessillo sarà possibilmente scortato da due iscritti designati di volta in volta dal Capo Gruppo. Tutti dovranno portare il cappello alpino e la cravatta ANGET (o la cravatta ANGET-Alpina, appena sarà realizzata). L’abbigliamento dovrà essere appropriato (di norma e nei limiti del possibile, pantaloni grigi e giacca bleu). Art. 10 - Tessera di riconoscimento Ogni Socio riceverà la Tessera ANGET-Gruppo Alpino con l’indicazione di Socio “Ordinario”, “Aderente” o “Simpatizzante”. I Soci ordinari ed i simpatizzanti dovranno convalidarla annualmente mediante apposito bollino adesivo ANGET. Art. 11 - Distintivo Il distintivo da portare all’occhiello è formato dal fregio dell’ANGET sormontato da un’aquila alpina (in corso di realizzazione). Art. 12 - Varie Il Gruppo Alpino dispone di un proprio “Foglio Notizie” denominato “Il Ponte Alpino” quale veicolo di informazione periodica (di norma trimestrale), aperto a tutti i soci. Dispone, inoltre, di un sito internet denominato www.gruppalpanget.it e di un indirizzo di posta elettronica coincidente con quello del Capo Gruppo. Il Gruppo Alpino disporrà anche di un proprio motto che sarà individuato mediante concorso tra tutti i soci. Per quanto non previsto dal presente Regolamento, vale quanto stabilito dallo Statuto e dal Regolamento dell’ANGET Nazionale. Roma, 11 giugno 2005 IL CAPO GRUPPO ALPINO Gen.C.A. (Aus.) Roberto SCARANARI --------------- Il presente Regolamento è stato presentato nel corso della 50^ Sessione Ordinaria del Consiglio Nazionale dell’ANGET ed approvato dal Presidente Nazionale a Roma, con delibera n. 14 in data 12 giugno 2005. Pagina 14 Questa volta ho pensato ad un “classicisssimo” del repertorio alpino che, ne sono sicuro, molti cantano “per sentito dire” o “per imitazione”, come era l’addestramento in un certo periodo della nostra storia militare, ma senza conoscere esattamente le parole (per non parlare poi del loro significato). Si tratta di una cantata friulana, “della” cantata friulana per eccellenza: Stelutis alpinis Si tu vens cà su ta cretis là che lor mi han soterat, al è un plan plen di stekutis, dal mio sanc l’è stat bagnat. Par signal, une crosute ie scolpide li tal cret; fra ches stelis nas l’arbute, sot di lor jo duar cujet. Ciol su ciol su una stelute je a ricuarde il nostri ben. Tu i dars ne bussadute e po platile tal sen. Quant che a ciase tu ses sole e di cur tu preis par me, il mio spirt ator ti svole: je e la stele sin cunte. Ma une di, quand che la uere a sarà un lontan ricuart, nel to cur dulà che a jere stele e amor, dut sarà muart. Resterà par me che stele che il mio sanc al à nudrit, par che lusi simpri biele su l’Italie, a l’infinit. Pagina 15 di Carlo Alberto BRUSCHI Coniglio in potacchio Ingredienti (per 4 persone)(*): 1 congilio (diciamo da 1 Kg.) 250 gr. di pomodorini “Pachino”. 100 gr. di olive nere 150 ml. di vino bianco 50 ml. di olio di oliva extravergine sale, pepe, aglio e rosmarino Preparazione Pulite il coniglio e tagliatelo a piccoli pezzi tenendo il fegato ed i rognoni a parte. Riscaldate l’olio in una padella sufficientemente capiente e adagiatevi i pezzi del coniglio, facendolo rosolare bene da entrambe le parti. Dopo che avrete bruciato tutto perché nel frattempo vi ha telefonato un amico che aveva fatto la naja con voi e che non sentivate da tantissimi anni, ricominciate da capo con un secondo coniglio che avevate sicuramente pronto (i militari hanno sempre una “riserva”). Quando il coniglio sarà rosolato, bagnatelo con il vino bianco (certo che non dovrete averlo bevuto tutto, altrimenti la ricetta non verrà bene) e fatelo ridurre. Evaporato il vino, aggiungete aglio e rosmarino tritati insieme oltre ai pomodorini tagliati a pezzettini ed alle olive nere (potete mettercele con tutto il nocciolo - a rischio di dentiera per qualcuno - oppure denocciolarle o, se siete pigri come è facile immaginare, comprarle già denocciolate). Coprite la padella e fate cuocere il tutto per 40 - 45 minuti a fuoco lento ricordandovi, ogni tanto, di prendere un pò del sughetto con un cucchiaio per bagnarci i pezzi di coniglio. Quasi alla fine del cottura, aggiungete sale e pepe dosandoli opportunamente secondo il gusto di ciascuno ed il “congilio in potacchio” sarà pronto per essere portato in tavola. Qui si dovrebbe aprire tutto un capitolo per suggerire quale vino dovrebbe accompagnare questo piatto: aspetto un esperto “enologo” o un “sommelier” per inaugurare una nuova rubrica. (*) E questa volta ci è andata bene perché normalmente Carlo Alberto propone ricette per 8 - 12 o piu’ commensali, con quantitativi di “cibarie” assolutamente proibitivi. Pagina 18 16 A chi non lo avesse ancora fatto, suggerisco di leggere il libro “Storia degli Alpini” di Gianni Oliva, che l’autore mi ha donato nel marzo del 2001, quando ero Comandante delle Truppe Alpine (ma, ancorché “genovese”, lo avrei comprato ...... a spese mie). Il libro nasce, come scrive l’autore nella premessa, nel momento in cui si stava attuando il passaggio dalla leva al professionismo, con tutti i dubbi e le incertezze proprie di questo cambiamento epocale, per rintracciare i percorsi attraverso i quali l’immagine degli Alpini si è affermata, cercando di cogliere le ragioni storiche e sociali per le quali gli Alpini sono diventati un fatto di costume. Il libro parte da Perrucchetti (1872) e arriva fino alle riforme degli anni ’90. La breve sintesi che segue, liberamente tratta dal libro (è un Oscar Mondadori, costa poco e vale la pena comprarlo e leggerlo), prenderà in esame un argomento molto particolare e curioso: “La prevenzione e cura delle malattie” nelle unità alpine della fine dell’ottocento. Prevenzione e cura delle malattie Alla fine del XIX secolo era evidente che l’ambiente operativo degli alpini li esponeva a rischi di incidenti e malattie relativamente maggiori rispetto a quelli di altri corpi. Per avere un’idea della situazione sanitaria del tempo, nel 1884, prezzo il 1° Reggimento alpini, su una forza totale di 3991 uomini vi furono 407 ricoveri in infermeria e 424 in ospedale con 11 decessi ( 1 per infortunio e 10 per tifo e scarlattina). Per fronteggiare le emergenze sanitarie e prevenire le malattie, il Distretto di Torino curò la compilazione di un’istruzione nella quale sono indicate, in forma chiara e semplice, accessibile a tutti, alcune prescri- zioni mediche di primo soccorso. La prima parte, dedicata all’igiene in generale, comprendeva delle prescrizioni alimentari del tipo: “Sarà buon costume igienico al mattino, prima di porsi in marcia, prendere una bibita calda (brodo o caffè) con pochi bocconi di pane, onde rompere il digiuno”; durante le marce “sarà cura del soldato evitare di bere o mangiare soverchiamente. Solo nei momenti di piccolo riposo potrà sciacquarsi la bocca e bere pochi sorsi d’acqua”. Il pasto dovrà essere consumato “solo al grand’alt, ove si può cibarsi pacatamente e riposarsi un poco, perché per avere una buona digestione lo stomaco esige il riposo dell’intero corpo” (*). Nota (*) Questa prescrizione mi ricorda un geniere alpino del 2° Reggimento Genio, a Bolzano, 1973, certo Mayr Hubert, di Varna (se non ricordo male): 120 Kg. distribuiti in un ragazzone bianco e rosso, che si era presentato al Reggimento (allora si faceva la chiamata diretta ai corpi) con i pantaloncini corti di pelle scamosciata, accompagnato dal padre con il vestito della festa. Durante la marcia dalla Caserma Vittorio Veneto al paese di S.Genesio, era capace di portare 3 zaini e due fucili mitragliatori. Alla sosta vicino al bar del paese, si faceva mettere in una grossa caraffa: un litro di vino bianco, mezzo litro di birra, mezzo litro di spuma al gusto di limone e due o tre grappini; afferrata la caraffa la trangugiava senza prendere fiato, tutta di seguito. Alla fine, di solito, digeriva rumorosamente - più o meno come il cannone del Gianicolo a mezzogiorno a Roma - ed era pronto a ripartire per altri 1000 metri di dislivello. Grandissimo lavoratore - un ragazzo eccellente (con due litri, 1000 metri). Pagina 17 La prima parte di questo capitolo si conclude dopo aver toccato i problemi connessi con l’uso (o l’abuso) di alcool, sigarette e sesso ma non vi sono spunti né piccanti né particolarmente strani che meritino una più dettagliata trattazione. La seconda parte dell’opuscolo, invece, è dedicata alle malattie mediche e introduce pratiche curative che, a più di un secolo di distanza, sembrano quanto meno singolari e la cui efficacia appare dubbia. Nei casi di avvelenamento, ad esempio, si prescrive di “far vomitare l’ammalato e quindi fargli bere del latte o della magnesia diluita con acqua o dell’acqua di calce diluita con altra acqua”; per la diarrea “primo soccorso è la somministrazione di dieci gocce di laudano in un bicchier d’acqua, da bersi un due o tre volte”. Per il sangue dal naso “si farà soffiare fortemente il naso dall’individuo per quindi, subito dopo, insufflargli del gesso non guasto dall’umidità, finissimamente polverizzato e passato al setaccio”. Nei casi di ubriachezza grave - e possiamo immaginare che questa prescrizione trovasse frequenti applicazioni - il rimedio consigliato non sembra del tutto estraneo ad un contemporaneo intento punitivo:”bisogna far ingoiare all’infelice mezzo bicchiere d’acqua zuccherata contenente dieci gocce d’ammoniaca e fargli anche fiutare con prudenza l’ammoniaca pura, quindi si disporrà per il suo riposo in un sito appartato”. Più complessi i suggerimenti in caso di colera, epidemia diffusa e ricorrente nel XIX secolo:”Nei tempi di epidemia colerica serpeggia una diarrea chiamata “premonitoria”, la quale, quasi costantemente, precede un attacco di colera. Quindi è di assoluta necessità, per chi è colpito da diar- rea in epidemia colerosa, di porre rimedio a tale indisposizione”. Si dovrà sottostare a dieta opportuna e bere quotidianamente della limonata laudanizzata” (che veniva preparata con 900 grammi di acqua, 3 di laudano, 4 di acido solforico e 30 di sciroppo). Tralasciamo il seguito della terapia per non rovinare pranzo o cena a chi dovesse leggere queste pagine in prossimità di uno di questi appuntamenti quotidiani ma ci sembra opportuno citare alcune raccomandazioni di carattere morale per coloro che devono assistere i compagni affetti da colera: ”Molti colerosi possono evitare morte certa se chi loro sta vicino sino dai primi sintomi saprà sormontare la vigliacca paura per porgere assistenza all’infelice: e questo soprattutto in montagna, dove la venuta del medico non può essere né celere né certa. Il pericolo di trasmissione di questo morbo sta nelle sostanze vomitate ed emesse sotto forma di diarrea ostinata; si ricordi bene chi assiste i colerosi di lavarsi con una soluzione diluita di acido fenico le parti del corpo che furonoi eventualmente imbrattate.” L’ultima parte delle prescrizioni è riservata alle “malattie chirurgiche”, contusioni, storte, fratture, emorragie o lussazioni particolarmente frequenti per reparti che si muovevano sui terreni accidentati delle Alpi. Anche in questo caso le indicazioni sono limitate dalle scarse cognizioni scientifiche del tempo, ma lo spirito pratico che sottintendono e l’empirismo delle soluzioni proposte sono notevoli. Per le “spelature o vesciche ai piedi”, accanto alla “particolare cura quotidiana nel lavarsi i piedi e asciugarli bene”, si suggerisce di “ungerli con del sego e avvolgerli convenientemente in pezzuole ben piegate”, mentre le eventuale vesciche “non si devono togliere, ma forarle con un ago per farne uscire l’acqua senza scoprire il derma” (°). Nota (°): A tal proposito, pur essendo io nato durante la 2^ Guerra Mondiale, ricordo benissimo come mia madre mi raccomandasse di “sterilizzare” (si fa per dire) l’ago bruciandolo sul fuoco (tenendolo con una pinza) e poi strofinandolo con un batuffolo di alcool denaturato. La vescica doveva poi essere forata con l’ago in cui doveva essere infilato un filo da cucito, meglio se abbastanza spesso, che doveva essere lasciato nei due fori della vescica. In tal modo, il filo impediva che i fori si richiudessero e facilitava l’uscita del liquido dalla vescica stessa. Vi garantisco che il sistema ha sempre funzionato. Oggi ci sono efficientissimi e moderni cerotti. Pagina 18 Cervinia, gennaio 1965. Questa foto non ha nulla a che vedere con il libro di Gianni Oliva ma serve per ricordare come l’addestramento al primo soccorso in montagna sia sempre una preoccupazione costante per chi porta la penna in testa. La foto ritrae una lezione pomeridiana del corso sci della allora Scuola Militare Alpina, in una saletta dell’Hotel Jumeaux di Cervinia, con l’allora Ten. Roberto Scaranari sorteggiato come cavia per la dimostrazione di come si doveva bendare la testa in caso di traumi. A sinistra nella foto l’allora Ten. Gianni Mazzorana ed a destra un Sottotenente medico della Scuola, di cui non ricordo il nome. Le fratture agli arti vengono trattate con rudimentali stecche atte ad immobilizzare le parti ferite: “con dolci e leggere trazioni si cercherà di ridonare la forma al membro scomposto pel ritiro dei muscoli, quindi si apporranno lateralmente al membro leso due o tre stecche di legno, improvvisate con rami d’albero e della lunghezza di 40 - 50 centimetri, e vi si manterranno con diversi giri di benda leggermente stretta. in mancanza di nemda si ricorra an che a legacci in quantità sufficiente, e non si dimentichi di apporre pezze di lino o cotone tra le stecche e la pelle del membro leso onde evitare contusioni e scorticature dolorose”. Il capitolo si conclude con cenni alle contusioni ed alle morsicature di serpente. Con tali rimedi, in attesa del ricovero o dell’arrivo del medico, “il soldato alpino può recar soccorso a se stesso o al compagno che soffre e sostenersi nelle condizioni di isolamento in cui opera senza tema di essere esposto indifeso ai morbi”. Se l’affermazione conclusiva degli autori della ”Istruzione” sembra troppo ottimistica, queste prescrizioni di fine secolo sono però ispirate alla stessa attitudine di autosufficienza che gli alpini sperimenteranno nelle vicende dei decenni successivi, quando la capacità di “far da sé, senza medico e senza soccorsi” diventerà condizione prima di sopravvivenza. Liberamente, e spesso letteralmente, tratto dal libro “Storia degli Alpini” - Ed. Oscar Mondadori - di Gianni Oliva con cui ci compiacciamo e che ringraziamo coralmente. Pagina 19 Partecipazione I piu’ attenti hanno già capito che in questa pagina si sta materializzando l’ennesimo “cazziatone”. Eh si ! Per forza ! Non posso farne a meno, anche perché non so piu’ che cosa inventarmi per riempire queste 24 paginette (se vi annoiate a leggerle, fatemelo sapere, perché interrompo la produzione e non se ne parla piu’). Per fortuna che c’è stato il cambio del Comandante delle Truppe Alpine così ho potuto fare un articoletto al riguardo. Per fortuna c’è il radunogemellaggio del 24-25 settembre a DarfoBoario Terme che mi ha consentito di riempire altre tre paginette. Per fortuna che c’è Carlo Alberto Bruschi, Germano Pollini e qualche altro affezionato che mi scrive e mi manda ricette o altro. Per fortuna che mi ero sempre dimenticato di pubblicare le informazioni aggiuntive del Generale Feniello sulla famosa “Madonna del Furto”. Ma, attenzione, i “Per fortuna” stanno finendo e in futuro non saprò veramente come fare. Non solo. Ma mentre per la parte “Arma del Genio” qualche cosa riuscirò sempre ad inventarmi, per la parte “Arma delle Trasmissioni”, o mi scrivete qualche cosa voi trasmettitori o non saprò proprio come attenermi a dei doverosi concetti di “Par Condicio”. Mi stupisco veramente molto: 1. avete la possibilità di dare sfogo ai vostri pensieri, di far arrivare ai vostri amici, colleghi, commilitoni o che altro i vostri saluti, i racconti della vostra vita di caserma o ai campi, i vostri ricordi e quante altre cose avete in mente (se ce le avete), e invece: DIAGRAMMA PIATTO 2. avete a disposizione un povero disgraziato come me che è disponibile a scrivere, copiare, trasformare tutto ciò che gli potreste mandare, e anche in questo Pagina 20 caso: DIAGRAMMA PIATTO 3. ma possibile che non abbiate proprio nulla da raccontare della vostra vita militare, dei vostri colleghi, di avventure piu’ o meno piacevoli che sicuramente vi saranno capitate? altro DIAGRAMMA PIATTO ???? Non abbiate paura, scrivetemi, mandate articoletti, bozze, scritti con fotografie, disegni, mappe, quello che volete: state tranquilli che vi darò non una ma dieci mani per aiutarvi a sistemare il tutto, se ce ne fosse bisogno, ma fatevi vivi. Vi faccio un esempio: a pag. 19 del notiziario n. 7, quello dello scorso mese di giugno, c’è un articoletto di una pagina con due fotografie di Franco Garzon. Non è un poema epico in quattro volumi e nemmeno una Divina Commedia: è un piccolo articolo che ha il pregio di avere la freschezza di idee di chi l’ha scritto e di parlare della nostra vita, di cose che probabilmente abbiamo fatto tutti ma che tanti altri non hanno mai pensato di raccontarle. Va bene! Vi ho scritto quello che dovevo scrivervi. Aggiungo soltanto che il Gruppo Alpino ANGET non sono io, siamo tutti noi, insieme e allora bisogna che la partecipazione, in tutte le occasioni, anche in questa, sia corale. Spero di aver sortito qualche effetto: vedremo. Se così non fosse, a partire dal prossimo mese di dicembre ridurremo le pagine da 24 a 20, poi a 16 e non continuo perché spero che almeno in matematica siate bravi. SVEGLIA RAGAZZI -----------Attenzione, proprio un momento prima di andare in stampa mi è arrivato un plico da Giacomo Viero con poesie, notizie sulla Strada degli Scarubbi e altro: sarà tutto sul prossimo numero. Se prendiamo la parola “lettere” nel senso più ampio di “comunicazioni” ed in tale termine ci infiliamo dentro anche le “cartoline”, questa volta inizio proprio da due cartoline illustrate. Ci scrive Domenico Cocco Nel mese di luglio, quando lui, evidentemente (beato lui) era in vacanza in montagna, mi ha mandato una bellissima cartolina illustrata dalla ferrata “Strada degli Alpini” che il nostro Domenico dice di aver ripercorso dopo ben 46 anni. Si tratta di un percorso attrezzato nelle Dolomiti di Sesto che oltre alla interessantissima “Cengia Salvezza” scavata nella roccia verticale e veramente suggestiva, tocca la Forcella Undici (m. 2600) ed il Passo della Sentinella (m. 2717). Complimenti Domenico. La seconda, altrettanto bella, ritrae invece il Rifugio Contrin, dominato dalla parete sud della Marmolada, ed al quale si arri- va molto facilmente da Canazei. Grazie Domenico, a nome di tutti i nostri soci. Ci scrive Piergiorgio Giunti Tra le tante cose che ci racconta, ringrazia per le informazioni sul negozio di ottica di Parma date nello scorso numero del notiziario, tornate utili ad un suo amico appassionato di apparati di precisione e simili. Esprime poi dei dubbi sulla ricetta del “Baccalà alla Vicentina” di Carlo Alberto Bruschi. In effetti avevo avuto qualche dubbio anch’io ma la mancanza di tempo mi aveva impedito di approfondire. I dubbi si riferirebbero soltanto ad un pò di confusione che sarebbe stata fatta (è vero) tra “baccalà” e “stoccafisso”. Si tratta pur sempre dello stesso pesce - il merluzzo - ma nel primo caso viene conservato sotto sale e nel secondo facendolo essiccare al sole. Chi ne sa di più ci scriva e saremo lieti di sciogliere ogni dubbio al riguardo. Il nostro carissimo Piergiorgio conclude la sua lettera con un suggerimento veramente importante: ci ha fornito nome, cognome ed indirizzo di un ex trasmettitore della Julia che potrebbe diventare un nostro socio. Grazie Piergiorgio: questo non ce lo lasciamo scappare. Ci scrive Carlo Alberto Bruschi Non poteva mancare una lettera di Carlo Alberto. Ci manda il testo di una canzone che, sinceramente, non ho mai sentito e che, per la verità, è un pò triste (un alpino ferito sull’Adamello a cui viene amputata una gamba - lasciamo perdere). Ci manda anche la ricetta del “Coniglio in potacchio” (che metterò nella rubrica apposita se avrò abbastanza spazio) e una paginata di una macelleria equina (ne aveva già mandate altre) con una ricetta a base di “asinello”. Il mio amore per gli animali, anche se mangio bistecche, conigli, polli e così via, mi impedisce di divulgare questa ricetta (a parte il fatto che non so quanti sarebbero in grado di procurarsi carne di asinello che, fra poco, vedremo solo negli zoo). Sono sicuro che anche il Col. Gesidlo Tarquini, mio ex “Aiutante di Campo” quando ero Comandante delle Truppe Alpine, oggi Comandante del Reggimento “Piemonte Cavalleria”, approverà questa mia scelta. Carlo Carlo Alberto, grazie di tutto, come al solito; quando ti senti solo, scrivi pure, che fai piacere a tutti. Pagina 21 Ci scrive Germano Pollini Oltre ai suggerimenti sempre utilissimi per “agganciare” vecchi “peones” = nuovi soci, ci aggiorna sugli ultimi successi della figlia “Giulia” (ricorderete la campionessa di cannottaggio del notiziario n. 5 dello scorso mese di dicembre) che, questa volta, è approdata niente pò pò di meno che ai campionati mondiali in Germania, sia pure come “scorta” in panchina. Bene, cari Germano e cara Giulia (aggiungo anche cara Dina, mamma di Giulia, che evidentemente la sua parte l’ha avuta, eccome) aspettiamo nuove notizie e le foto di nuovi podi, così faremo rivivere la rubrica dedicata allo sport. In bocca al lupo (crepi) a tutti i nostri soci e rispettivi figli sportivi. R.S. Se qualcuno non è stato citato, ............ ...... vuol dire che non esiste la sua scheda notizie ! Mandatemela. Settembre Martinelli Holzer Travaini Vetrano Vecchione Aschedamini Mattelig Bellezza Quater Colombo Marangon Serra Donada Paganin Entrade Olivari Giancarlo giorno Virginio “ Tarcisio “ Vito “ Antonio “ Alberto “ Giuseppe “ Natale “ Ugo “ Sergio “ Angelo “ Marino “ Giuseppe “ Dario “ Michele “ Ottobre Stefanelli Visconti Vincenzo Giovanni Pagina 22 “ “ 3 6 6 7 11 11 11 13 18 20 21 24 27 28 29 1 3 Garnero Colaceci Vieceli Baldisserotto Da Ros Duiella Turturro Pagano Ponziani Di Vita Bellezza Quater Elio giorno Massimo “ Adriano “ Ferruccio “ Bortolo “ Matteo “ Andrea “ Renato “ Eleuterio “ Sergio “ Francesca “ 4 4 8 19 20 21 21 24 25 27 29 Novembre Garzon Di Leo Cinel Scaranari Passoni Danieli Figliolini Franco Antonio Alessandro Roberto Gerardo Andrea Leonardo 7 8 10 10 12 14 20 “ “ “ “ “ “ “ Nonostante tutti gli inviti a spremere le meningi, o siete stati distratti da altre faccende, o pensate che un motto non sia così indispensabile al nostro Gruppo, o le vostre meningi hanno ben poco da spremere perché ho soltanto tre proposte, di cui una mia, quindi ne sono arrivate solo 2. VERGOGNA Per dovere di cronaca ecco le tre proposte: Con il 31 luglio abbiamo chiuso la “Campagna acquisti 2005”. Vediamo i risultati. Alla data del 1° settembre 2004 eravamo 200 (e non 199 come erroneamente scritto a pag. 13 del notiziario di allora), così suddivisi: - Soci Ordinari 173 - Soci Simpatizzanti 2 - Soci Aderenti 25 Nel 2005, la situazione è cambiata così: rinnovi persi nuovi - S. Ordinari 165 8 17 - S. Simpatizzanti 1 1 27 - S.Aderenti 17 8 2 Se tiriamo le somme, alla chiusura dei conteggi 2005 siamo: - Soci Ordinari 182 - Soci Simpatizzanti 28 - Soci Aderenti 19 TOTALE 229 (= +14%) Se escludiamo i Soci Aderenti (che non vengono conteggiati dalla Presi- - “In guerra e nella vita” - “Siamo” - “Per sempre” Ritengo opportuno lasciare aperta la questione e aspettare altre idee prima di metterle ai voti. Scrivete (o telefonate, o mandate e-mail o trovate il mezzo di comunicazione che preferite) entro il prossimo 10 novembre, in modo che io possa riepilogare le proposte nel numero del 1° dicembre. Mi raccomando !!!!!! denza Nazionale) siamo passati da 175 a 210, con un incremento del 20%, che è già leggermente meglio ma se andate a rileggere la pag. 13 del notiziario n. 4 del 1° set. 2004, vi ricorderete che l’obiettivo era crescere da 200 a 300. SIAMO LONTANISSIMI. Prima di avviare la “Campagna Acquisti 2006” vorrei citare gli ultimi “Nuovi acquisti” cui diamo tutti il “Benvenuto”: Soci Ordinari: De Pompeis Edmondo Viero Giacomo Zoppi Enzo Soci Simpatizzanti: Martinelli Giuseppe Pietrangeli Mario A proposito di Giuseppe Martinelli, di Artogne (BS), declama a memoria la “Preghiera dell’Alpino” con una veemenza tale che, se fosse entrato in politica, sarebbe già arrivato a chi sa quale carica. Chi verrà al raduno di Boario del 24 e 25 settembre lo vedrà e lo sentirà. Pagina 23 Il 31 luglio abbiamo chiuso le iscrizioni 2005 (con 18 mancati rinnovi tra i soci ordinari - e questo è abbastanza grave) e pertanto apriamo subito le iscrizioni per il 2006. Come al solito, ricordo a tutti che l’ideale per una corretta gestione amministrativa del nuovo anno sarebbe che tutte le iscrizioni venissero rinnovate entro il 31 dicembre di quest’anno. A parte le eventuali nuove iscrizioni che sono sempre da ricercare e che sono sempre le benvenute, ciò consentirebbe di inviare il notiziario ed il periodico “ANGET” solo a coloro che si sono veramente iscritti e consentirebbe anche di programmare spese (nuove cravatte, distintivi, acquisto di libri, organizzazione di raduni, ecc...) facendo affidamento su fondi già incamerati e quindi sicuri, anziché su ipotesi che poi (come in questo caso per i citati 18) possono anche non avverarsi. Poichè la Presidenza Nazionale ANGET non ha comunicato nessun aumento del costo del bollino di convalida annuale ( 8 € ), anche la nostra quota rimane invariata per i soci “Ordinari” e per i “Simpatizzanti” e cioè = 18 €. Per chi si è iscritto in tempi piu’ recenti, ricordo che i 18 € vengono così utilizzati: - 8 € alla Presidenza Nazionale; - 1 € alle Poste Italiane per spese di accreditamento sul Conto Corrente; - 9 € al Gruppo Alpino, per la produzione e spedizione di 4 numeri di questo notiziario, spese postali, distintivi, mat. di cancelleria, ecc... (I soci “Aderenti” non hanno obblighi ma se versassero i 10 € = 9+1 del Gruppo aiuterebbero a sostenere le spese). Chi avrà partecipato al pranzo del 25 settembre a Boario dovrà pagare soltanto 5,5 €. E’ facile capire come sia difficile far quadrare un bilancio con queste piccole cifre. Devo ammettere che se non fosse per le generosità di molti soci che versano quote talvolta notevolmente pi grandi di quella richiesta, la situazione non sarebbe sostenibile a lungo. I versamenti devono essere fatti sul C.C.P. n. 43041086 intestato a: Scaranari Roberto - Gruppo Alpino Anget - Via di S.Erasmo 15 - 00184 Roma, indicando mittente e causale (in ogni caso, vi allego un modulo prestampato). Non perdete tempo per i vostri rinnovi di iscrizione ma, soprattutto, trovate nuovi soci: Chi procura 5 nuovi soci entro il 31 dicembre riceverà in premio il libro “Il Cappello Alpino”. R.S. Anno 3° . N. 8 . Settembre 2005 Direzione e redazione Via S.Erasmo 15—00184 Roma Tel. 348.7924800 e-mail: [email protected] Direttore Roberto Scaranari Collaboratori per questo numero Paolo Feniello Luciano Salerno Carlo Alberto Bruschi Domenico Cocco Germano Pollini Piergiorgio Giunti Pagina 24 Gianni Oliva