Anno 3° - N. 8 -
Notiziario del Gruppo Alpino ANGET -
Settembre 2005
Sommario
Come stiamo andando ???
1
Il Gen.C.A. Ivan Resce è il nuovo
Comandante delle Truppe Alpine
2-4
24 e 25 Settembre 2005:
Tutti a Boario Terme
5-7
Ancora la “Madonna del Furto”
8-9
Recensioni
Il nostro Regolamento
10
11 - 14
Facciamoci una cantata
15
Buon appetito (C.A.Bruschi)
16
Un pò di cultura “Alpina”: dalla
“Storia degli Alpini” di G.Oliva
Ancora sulla “partecipazione”
Lettere al Capogruppo
17 - 19
20
21 - 22
Buon Compleanno
22
Il nostro motto
23
Quanti siamo (ancora pochi)
23
Iscrizioni 2006
24
Il Gen.C.A.(Aus.) Luigi Campagna, Presidente Nazionale ANGET, ha approvato il nostro
Regolamento con delibera n.
14 del 12 giugno 2005.
La versione definitiva e approvata è pubblicata da pag. 11 a
pag. 14 in modo che possa
essere staccata dal presente
notiziario e conservata separa-
Male.
Stiamo andando male, cari soci del
Gruppo Alpino Anget. Ma poichè sono sempre stato convinto che “il pesce puzza dalla
testa”, mi prendo le mie responsabilità e me
le tengo.
Avevamo degli obiettivi da perseguire, soprattutto per quanto attiene alla
crescita numerica del Gruppo, e li abbiamo
falliti. Solo qualche socio, soprattutto fra i
simpatizzanti, ha sparso la voce ed ha procurato nuove “vocazioni”.
Evidentemente non sono ancora
riuscito ad infondervi quella voglia di vedere
le scritte “Genieri Alpini” a caratteri cubitali
sui muri delle città (per carità, non fatelo,
sono già tanto imbrattati che non hanno
bisogno di altro).
Manca l’entusiasmo; se escludiamo
i soliti affezionati che mi scrivono con regolarità e inviano argomenti, ricette, canzoni,
racconti di fatti avvenuti durante la loro naja,
articoli di giornale e così via, daq tutti gli
altri, e sono la stragrande maggioranza,
silenzio assoluto. Mi starebbe bene anche
qualche critica cattiva (è comunque costruttiva perché uno cerca di migliorarsi) e invece,....... NIENTE.
Io non desisto; prima di “passare la
palla” ad un nuovo Capo Gruppo voglio vedere se, a forza di “cazziatoni”, riesco a farvi
collaborare. Sù col morale !
R.S.
Bolzano, 28 luglio 2005
Con infinito piacere ho affrontato gli oltre 600
Km che dividono Roma da Bolzano per andare a rendere omaggio, a nome di tutto il Gruppo Alpino (ma a spese mie, state tranquilli), al
nuovo Comandante delle Truppe Alpine:
Gen.C.A. Ivan Resce
E’ un nostro socio e “Geniere Alpino”
da sempre.
Ha iniziato la sua vita militare attiva,
quella presso i reparti, dopo i primi 4 anni di
formazione, proprio nel 2° Reggimento Genio,
a Bolzano, in quella Caserma Vittorio Veneto
dove si è svolta la cerimonia del suo insediamento alla guida delle Truppe Alpine.
Nell’ambito dei Supporti Genio del 4°
Corpo d’Armata Alpino ha svolto la sua attività
di comando da Tenente e da Capitano; in
sostanza “si è fatto le ossa” nella maniera
classica, smanettando su e giù per le nostre
montagne.
Da Ten.Col., negli anni dal 1987 al
1989, ha comandato il 4° Btg.g.p.alp. “Orta” a
Trento per ricoprire poi la carica di Capo Ufficio Logistico del 4° C.A.Alp. fino al 1992. Da
Colonnello, dal 1992 al 1994, ha comandato
ben due Reggimenti Genio nel sud, il 4° di
Palermo prima ed il 21° di Caserta dopo.
Dopo un periodo di 5 anni allo Stato
Maggiore dell’Esercito, ha comandato la Brigata Alpina “Julia” per un anno e mezzo, fino
al 2000.
Dopo un anno da Capo Ufficio Gene-
Bolzano, 28 luglio 2005 - ore 17.30. Un nutritissimo numero di Labari e Gagliardetti, alla moda
alpina, va a scherarsi. Tra loro anche il nostro Labaro (nell’ovale bianco) portato dal nostro
socio Luciano Canova, venuto appositamente dalla Valle Camonica con un gruppo di amici.
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rale del Capo di Stato Maggiore
dell’Esercito ed altri quattro da Capo di Gabinetto del Servizio di Informazioni Militare,
eccolo adesso alla guida delle Truppe Alpine.
Per la verità la cerimonia è stata
quanto meno “originale” e per i “non addetti
ai lavori” in parte incomprensibile. Vi spiego
perchè.
La prassi vuole che il Comandante
di livello superiore a quello dei due che si
devono avvicendare presenzi alla cerimonia
quale massima autorità e intervenga per
ultimo con una sua prolusione che, di solito,
elogia il cedente e presenta il subentrante.
Questa volta si è verificato il fatto
anomalo che per questioni legate alla data
di cambio del Capo di Stato Maggiore
dell’Esercito ed agli altri cambi ad esso connessi, il Gen. Iob ha assunto il prestigioso
incarico di Comandante delle Forze Operative Terrestri una settimana circa prima di
lasciare la carica di Comandante delle
Truppe Alpine.
Così, il 28 luglio, il Gen. Iob ha
iniziato la cerimonia nella duplice veste di
Comandante delle Forze Operative Terrestri e di Comandante delle Truppe Alpine
cedente, come del resto è stato esattamente detto dallo speaker che presentava le
Il Gen. Bruno Iob,
Comandante cedente
(a sinistra) ed il Gen.
Ivan Resce, Comandante
subentrante,
mentre stanno completando la rassegna
allo schieramento.
A sinistra: Gen. Luigi
Buonerba, Gen. Roberto Scaranari, Luciano Canova con il Labaro, il nuovo Comandante Gen. Ivan Resce
ed il Gen. Giampiero
Sciocchetti
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varie fasi della cerimonia, e, molto correttamente, ha evitato di fare due discorsi,
uno da cedente ed uno da Comandante
sovraordinato (del resto non sarebbe stato
bello che si lodasse da solo).
Tutto benissimo, quindi, ma poco
comprensibile a chi non era a conoscenza
di tutti questi particolari.
Tra i particolari da evidenziare
spicca la presenza del Medagliere
dell’ANA scortato dal Presidente Nazionale Perona accompagnato da vari Consiglieri Nazionali oltre al già citato grande
numero di labari e gagliardetti che facevano degna cornice alle quattro bandiere di
guerra schierate, tra cui quella del 2° Reggimento Genio di Trento.
La cerimonia è stata caratterizzata inoltre da intensi momenti di commozione che hanno colpito in particolare le due
massime autorità militari direttamente
coinvolte, specie quando il Gen. Iob ha
ricordato i caduti delle Truppe Alpine, anche quelli più recenti, e quando il Gen.
Resce ha messo in evidenza di aver iniziato la sua vita militare presso i reparti
proprio nella Caserma Vitttorio Veneto, 34
anni prima.
Un bel rinfresco nel Circolo Unifi-
cato ha concluso il pomeriggio lasciando il
nuovo Comandante alle prese con le responsabilità del Comando ma anche con
la soddisfazione di essere al vertice degli
Alpini.
Sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti ripetendogli gli auguri che gli
ho già rivolto a voce ma ognuno è ovviamente libero di fare come meglio crede
anche a livello individuale; in tal caso,
l’indirizzo è:
Comandante delle Truppe Alpine
Piazza IV Novembre n. 6
39100 Bolzano
Il nostro Gruppo non poteva avere un colpo di fortuna più grande di questo. Nei prossimi giorni gli anticiperò la
nostra intenzione di riunirci il prossimo 8 e
9 luglio 2006 al Rifugio Segantini per festeggiare il quarantesimo anniversario
della prima salita della CPO alla Presanella per il trasporto dei materiali necessari a
costruire il Bivacco Brigata Orobica.
Sarebbe proprio bello fare una
ascensione congiunta, “genieri alpini di un
tempo” e genieri alpini di oggi (mi riferisco
ad un plotoncino del 2° Rgt. Genio) oltre,
speriamo al nuovo Comandante delle
Truppe Alpine.
R.S.
Da sinistra: l’Aiutante Pasquale Civetta, Luciano Canova, il vostro Capo Gruppo e Gino
Mariolini al termine della cerimonia, in un caldo soffocante pur essendo le 18.30.
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Riprendiamo le scarse notizie
date a pag. 14 del n. 7 del nostro notiziario, quello del 1° giugno, per intenderci.
Abbiamo messo a punto tutti i
particolari che adesso vi darò.
Per prima cosa, il PROGRAMMA, che è stato leggermente modificato
rispetto a quello che avevo anticipato.
Sabato 24 settembre
17.00-17.45 Incontro davanti al Santuario
degli Alpini di Boario Terme
18.00-19.30 Visita guidata all’ErcheoPark
di Boario Terme
19.30-21.00 Cena (libera - nessuna organizzazione particolare)
21.00-23.00 Concerto della Fanfara ValleCamonica al Parco delle
Terme di Boario.
Domenica 25 settembre
09.30-10.00 Incontro con le autorità al
Municipio di Darfo
10.00-10.15 Sfilata fino al Monumento ai
Caduti di Darfo (con Fanfara)
10.15-10.30 Onori ai Caduti
10.30-11.00 Sfilata fino al Santuario degli
Alpini (con Fanfara)
11.00-12.00 S.Messa e visita al Santuario
ed alla Cripta
12.30-14.30 Pranzo “di corpo” all’Hotel
San Martino
15.00-15.30 Trasferimento al Museo degli
Alpini
15.30-16.30 Cerimonia di “Gemellaggio”
e visita al Museo degli Alpini
16.30-17.00 Concerto di commiato della
Fanfara ValleCamonica
17.00-17.30 Rompete le righe
E adesso, un pò di avvertimenti ed informazioni logistiche.
Per primissima cosa ............
Venite numerosi, portate parenti, amici, venite con le
stampelle, in barella, in auto, in treno, a piedi, fate come volete ma ......
Venite !
Voi sapete benissimo, e se non lo sapete
ve lo dico adesso, che i “Camuni” (abitanti
della ValleCamonica) sono fanaticamente
entusiasti di queste manifestazioni e la loro
partecipazione a raduni, feste e cose del
genere è corale e massiccia. Sarebbe proprio brutto che la componente “Gruppo Alpino ANGET” fosse costituita da una sparuta
minoranza.
Riusciamo a vederci una volta sola
all’anno e se ci perdiamo anche questa !!!!
Andiamo avanti.
Come avevo già scritto tre mesi fa,
potete partecipare ad entrambe le giornate
ma, in caso di impegni presi precedentemente o per evitare spese alberghiere che,
ancorché limitate, possono sempre dare
fastidio, è possibile partecipare anche soltanto alla giornata di Domenica 25 settembre che, per effetto della cerimonia di
“Gemellaggio con il Museo degli Alpini”, è
certamente la più significativa.
Non vi dico come potete fare per
arrivare a Boario perché non voglio offendervi. Basta una comunissima cartina stradale.
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Ecco adesso qualche suggerimento per chi decidesse di PERNOTTARE a Darfo-Boario Terme.
Per i più “sportivi” che desiderassero montarsi una tenda in un campeggio
organizzato, i più vicini a Boario Terme si
trovano a nord a Temù (n. 1) ed a sud a
Iseo (n. 5); ma se invece della tenda avete
una roulotte o un camper, non ci sono
problemi nelle immediate vicinanze di
Boario: l’ANA locale e le autorità comunali
di Darfo-Boario Terme vi aiuteranno a
trovare una sistemazione.
Se passiamo invece agli alberghi, evitando i più prestigiosi dai prezzi
ovviamente al pari del loro livello, potrei
elencarvi i seguenti, tutti a 3 stelle a Darfo
-Boario Terme (CAP = 25041):
- Hotel San Martino - Via S.Martino 28
Tel. 0364.531209
- Hotel Brescia - Via Zanardelli 6
Tel. 0364.531409, 532495, 53536
- Hotel Diana - Via Manifattura 12
Tel. 0364.531403
- Hotel Armonia - Via Manifattura 11
Tel. 0364.531816
- Hotel San Marco - Via Manifattura 11
Tel. 0364.531816
E’ però importantissimo che la
partecipazione venga comunicata al massimo entro il 20 settembre ad uno dei
seguenti numeri telefonici:
0364.541100
0364.534209
348.7924800
335.8088891
specificando bene se partecipate solo la
Domenica o anche il sabato e quanti sarete:
- alla visita all’ArcheoPark;
- al concerto del sabato sera;
- al pranzo di Domenica.
Quanto precede perché per
l’ingresso alle Terme di Boario per il concerto di sabato sera sono necessari dei
particolari “biglietti” (gratuiti) che vi saranno lasciati, nel quantitativo necessario in
buste intestate, presso gli alberghi dove
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avrete prenotato. Chi dovesse andare in
campeggio o arrangiarsi in modo diverso
cerchi di mettersi in contatto con me al
mio cellulare (348.7924800) e comunque
faccia riferimento all’Hotel San Martino.
L’indicazione dei partecipanti al
pranzo è ovviamente necessaria ai fini
organizzativi.
A proposito di PRANZO, non
avendo potuto organizzare una cosa campagnola tipo tendoni e cucine da campo
con polenta e salsicce, siamo ricaduti
sull’opposto e cioè su un ambiente raffinato (il ristorante “Il Mantello” dell’Hotel San
Martino) con un menù di pregio accompagnato da vini Franciacorta. Il prezzo a
persona sarà di 25 € (non siamo riusciti ad
abbassarlo ulteriormente rispetto al suo
valore reale) ma il Gruppo Alpino sosterrà,
per i soli soci, il 50% della somma, cioè
12,5 €. Poichè sarebbe difficile e anche
brutto, sul posto, far pagare ad uno 25 € e
ad un altro la metà, i partecipanti ridurranno autonomamente la quota di iscrizione
2006 da 18 a 5,5 € e, in questo modo,
rientreranno di una parte, ancorché piccola, delle spese. Purtroppo questa regola
non può valere per amici e familiari ma
solo per i soci.
E adesso vediamo quale dovrà
essere la nostra “UNIFORME”. Non vi
spaventate, niente di speciale: Cappello
Alpino per tutti coloro che lo hanno (un
certo numero di soci, specie tra i simpatizzanti, non hanno il cappello alpino ma
sono i benvenuti egualmente) e distintivo
tondo del Gruppo Alpino, quello distribuito
la prima volta a Salorno o inviato per posta insieme alla tessera. Non serve altro.
Ricordatevi che saremo alla fine
di settembre , in ValleCamonica e la temperatura potrebbe spaziare comodamente
dai 25 ai 5 gradi come se niente fosse, per
cui suggerisco di portare abiti leggeri per
non sciogliersi sotto il sole, specie durante
le cerimonie all’aperto, ma anche una
giacca, meglio se impermeabile, per far
fronte a qualsiasi situazione.
Nell’intento di aiutarvi a trovare i
vari luoghi degli appuntamenti indicati dal
calendario-programma, ecco, in questa
pagina, una sorta di mappa di Darfo-Boario
Terme.
Non fidatevi troppo delle proporzioni e soprattutto non cercate nessuna
scala di tipo topografico perché restereste
delusi. Questa specie di mappa deve servire soltanto a darvi un’idea approssimativa di
che cosa c’è piu’ a nord e che cosa è piu’ a
sud; vedrete che. arrivati sul posto, anche
chi non dovesse esserci mai stato, si raccapezzerà in un istante e se così non dovesse
essere, ci sono sempre i numeri di telefono
indicati precedentemente da utilizzare a
piene mani.
A questo punto non mi resta che
concludere con l’ennesimo invito a partecipare: abbiamo invitato il Presidente Nazionale ANGET, il nuovo Comandante delle
Truppe Alpine e autorità di tutto rispetto,
oltre ad un nutrito stuolo di “ex” delle Truppe Alpine che per il Museo hanno dato tanto e ancora tanto avranno da dare.
Non deludiamoli !
Zona Alberghi
ARCHEOPARK
Santuario Alpini
Municipio
Monumento ai Caduti
Sottopassaggio veicolare
Museo degli Alpini
Pagina 7
Nel notiziario n. 4 del mese di settembre dell’anno scorso, a pag. 15, è stato pubblicato un breve articolo con due fotografie, tratto da una comunicazione del Col. Luciano Salerno, a proposito di una piccola Chiesetta comunemente denominata “Madonna del Furto”.
Solleticato da quella paginetta, ci ha scritto il Gen. Paolo Feniello, fornendoci altre
notizie a proposito della stessa Chiesetta e solo la mia difficoltà a seguire tutto e tutti con
uguale perizia (od imperizia) ed imparzialità ha fatto sì che fino ad oggi io non sia piu’ tornato sull’argomento.
Nel frattempo, però, stava procedendo la stesura della 2^ edizione del libro
“Cronache del Genio Alpino” (che probabilmente verrà alla luce all’inizio del 2006) e quella
che segue è proprio una anticipazione di quanto comparirà nel libro, esattamente nella stessa versione.
Mi scuso con il Gen. Feniello e spero di aver rimediato, sia pure in ritardo, alla sua
tempestiva comunicazione.
La Compagnia Genio Pionieri “Tridentina” ha lasciato la sua
firma sulle pareti della chiesetta da tutti conosciuta come
“La Madonna del furto”.
Sulla mulattiera di Longères, lungo
il percorso che dal Rifugio Auronzo conduce a Forcella Lavaredo, si incontra la chiesetta dedicata a “Maria Ausiliatrice” ma da
tutti conosciuta come “Madonna del furto”,
realizzata dagli alpini italiani - con il concorso dei genieri - nel 1916, sotto l'instancabile
guida del mitico Don Pietro Zangrando, per
ricordare i compagni caduti.
Perché “Madonna del furto” ? Perché considerata la carenza di materie prime
tipica del periodo bellico, gli alpini, secondo
le abitudini del tempo, quando non si andava troppo per il sottile ma si puntava dritti
all’obiettivo da conseguire, recuperarono il
materiale dove e come poterono e da lì il
nome.
Nell’estate del 1964 il Geometra
Silvio Monti, della sezione CAI di Auronzo,
interessò il Comando della Brigata Alpina
“Tridentina” per un concorso teso ad un
intervento manutentivo sulla chiesetta oramai semidistrutta, che poi, a cose fatte,
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risultò una vera e propria opera di
“ricostruzione”. Il Comandante della compagnia genio, l’allora Cap. Paolo Feniello,
mandò in distaccamento in zona il S.Ten.
Maurizio Morolli che iniziò i lavori a metà
agosto 1964 portandoli a termine quasi due
mesi dopo. La durata effettiva fu superiore
a quella preventivata per colpa delle condizioni meteo generalmente avverse e che,
verso la fine dei lavori, avvolsero tutto in
una candida veste bianca, mettendo a dura
prova la determinazione del plotoncino di
genieri alpini addetto ai lavori e costringendo a rinviare l’inaugurazione di qualche
giorno rispetto alla data stabilita.
Alla cerimonia, svoltasi il 13 ottobre, hanno presenziato il Gen. Franco Andreis e Monsignor Aldo Parisio, Cappellano
Capo del Cdo IV C.A.. Per il personale del
plotone distaccato, senza la rottura di scatole del Comandante di compagnia (“parole
scritte testualmente dal Gen.C.A. Paolo
Feniello”), sono stati giorni felici, ma per il
S.Ten. Maurizio Morolli sono stati
addirittura “felicissimi”, poichè egli, al
Rif. Auronzo, a 2400 metri d’altezza,
ha incontrato l'amore della sua vita.
Senza ombra di dubbio il
Geom. Silvio Monti è stato di grande
aiuto, suggerendo frequentemente
particolari tecnici da mettere in atto e
materiali da utilizzare. Tuttavia, l'ingresso in pietra rosa con arco acuto
goticheggiante è stato voluto proprio
dal Cap. Feniello in quanto gli sembrava - a ragione - in particolare sintonia con lo slancio verso il cielo di tutto
il teatro dolomitico circostante e nella
convinzione che quella forma, sia
pure nella modestia del manufatto,
invitasse più facilmente a rivolgere
una preghiera al Signore delle Cime.
Nelle immediate vicinanze
della chiesetta, tra le lapidi poste a
ricordo dei caduti in quella zona, ce
n’è anche una che porta scritto testualmente:
DI GIOVANNI BANESSA
Soldato del 2° Genio
La balda giovinezza qui si spense
alla Patria offerta
il 14 agosto 1915
PAOLO FENIELLO e LUCIANO SALERNO
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regalato una “chicca” che non mancherà di
creare forti emozioni negli appassionati di
storia militare ma anche in chi ha portato
questo meraviglioso cappello sotto il sole e
sotto la pioggia, sulle più alte vette e nelle
cerimonie per ricordare i nostri caduti: si
tratta del volume:
Il Cappello Alpino
Dalle origini ai nostri giorni
Le descrizioni tecniche si alternano alle circolari istitutive delle varie modifiche ed alle varianti ai Regolamenti che ne
disponevano l’uso nelle varie circostanze
ed il tutto è vivificato e reso ancora più
interessante da fotografie, anche molto
datate.
Roma, 29 luglio 2005
sono le 10 del mattino e nel caldo
soffocante di questi giorni sto uscendo per
accompagnare la moglie a fare un pò di
spesa (bisogna pur mangiare un paio di
volte al giorno) e, proprio sul cancello del
palazzo, incontro il mio postino (“Rolando”,
Alpino in congedo residente a Mandela,
ancora in provincia di Roma ma a 500 m. di
altezza ed a 50 Km dalla Capitale andando
verso l’Abruzzo) che mi consegna un pacco
contenente - era evidente - un libro.
Si trattava di un nuovo libro edito
dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore
dell’Esercito e scritto da Stefano Ales, nato
a Roma nel 1948, studioso di storia militare
e appassionato autore di molteplici volumi
ed articoli relativi, in genere, agli ordinamenti, alle uniformi ed ai distintivi del nostro
Esercito.
Questa volta, Stefano Ales, ci ha
Pagina 10
Un intero capitolo, il secondo, è
dedicato alle “nappine” ed è il caso di dire
che se ne leggono proprio “di tutti i colori”.
Oltre metà libro, infine, è dedicato
a interessanti e ben riprodotte “tavole” con
foto e disegni che aiutano a carpire anche i
più reconditi segreti del nostro cappello,
Il libro ha un prezzo di copertina di
20 € e vi assicuro che li vale tutti (Per le
Ass.ni d’Arma = NOI, il prezzo è ridotto a 15
€). Ne porterò a Boario 5 da sorteggiare
durante il pranzo del 25 settembre e 20 per
eventuali acquirenti (15 € alla copia).
Se non lo doveste trovare nelle
librerie convenzionate, potete fare un versamento di € 22,97 sul Conto Corrente Postale n. 29599008 intestato a Raggruppamento Logistico Centrale - Ufficio Pubblicazioni Militari - via Guido Reni 22 - 00196
ROMA , indicando mittente e causale e vi
arriverà per posta a casa.
Roberto Scaranari
A.N.G.E.T.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GENIERI E TRASMETTITORI
GRUPPO ALPINO
REGOLAMENTO
Articolo 1 – Costituzione e finalità
La costituzione del Gruppo di Specialità “Alpino” è stata approvata dal Consiglio Nazionale
ANGET nella 41^ Sessione svoltasi a Udine il 26 aprile 1996.
La sua denominazione ufficiale è “Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori –
Gruppo Alpino”.
Il “Gruppo Alpino” è una spontanea e libera unione tra amici. E’ apartitico, non ha
fini di lucro e si propone di:
a.
b.
c.
d.
tenere vive e tramandare le tradizioni dei Genieri e Trasmettitori, di specialità alpina,
custodirne il patrimonio spirituale, illustrarne e divulgarne le gesta;
rafforzare tra gli appartenenti al Gruppo, di qualsiasi grado e condizione, i vincoli ed i
legami nati durante il servizio militare e lo spirito di sana solidarietà caratteristico di chi
ha sempre dato tutto se stesso per il bene della Patria, delle istituzioni e del prossimo;
favorire e promuovere i rapporti con i Reparti del Genio e delle Trasmissioni, in particolare con quelli di specialità alpina, e con il loro personale in servizio;
indirizzare studi e progetti relativi all’ambiente naturale in cui operano i Reparti del Genio
e delle Trasmissioni, di specialità alpina, promuovendo interventi umanitari e di soccorso
nei confronti della popolazione nell’ambito della Protezione Civile e contribuendo attivamente alla formazione dei giovani per il rispetto dell’ambiente naturale e per la sua salvaguardia.
Il Gruppo persegue tali fini attraverso:
-
-
l’organizzazione di riunioni, incontri e convivi, anche a scopo ricreativo e turisticoculturale, quanto più possibile frequenti, a carattere nazionale, regionale e locale, anche
con la partecipazione di familiari ed amici;
la partecipazione a manifestazioni celebrative nazionali e regionali nonché ad esercitazioni particolarmente significative di reparti del Genio e delle Trasmissioni;
la divulgazione di scritti, saggi, memorie e pubblicazioni riguardanti le attività svolte da
Genieri e Trasmettitori, di specialità alpina, in pace ed in guerra, anche mediante conferenze itineranti.
Articolo 2 - Sede
La sede è fissata dal Capo Gruppo, di norma in prossimità della sua residenza o in coincidenza con la stessa.
Articolo 3 - Soci
Possono far parte del Gruppo Alpino:
a.
come “Soci ordinari” tutti i Genieri e Trasmettitori, di qualunque grado e categoria, che
abbiano comunque prestato servizio, per almeno quattro mesi anche non consecutivi:
Pagina 11
-
presso il Comando delle Truppe Alpine (o sue precedenti denominazioni) in Bolzano;
nelle Brigate alpine esistenti o soppresse;
nei reparti del Genio e delle Trasmissioni, supporti delle Truppe Alpine (o precedenti
denominazioni), in vita o soppressi, anche prima della loro “alpinizzazione”,
e che intendono iscriversi direttamente al Gruppo perché non iscritti presso altre
Sezioni o Nuclei ANGET.
Essi versano la quota sociale annua al Gruppo Alpino (da cui ricevono la tessera ed i bollini di
convalida annuale), con le modalità che saranno indicate in sede di assemblea annuale
(Art. 21 del Regolamento Nazionale);
b. come “Soci aderenti”, i soci iscritti presso le Sezioni o Nuclei ANGET, che intendono
mantenere la loro appartenenza alle citate Sezioni o Nuclei pur avendo i requisiti di cui ai
tre alinea del precedente comma “a.”. Essi non versano al Gruppo alcuna quota sociale
(la versano già alla loro Sezione o Nucleo) ma sono liberi di effettuare oblazioni per aiutare il Gruppo a sostenere le spese di cancelleria, postali, ecc…;
come “Soci simpatizzanti” tutti coloro che pur non possedendo i requisiti di cui sopra, si riconoscono nelle finalità di cui all’Art. 1 e desiderano partecipare alle attività del Gruppo, cui
versano la quota sociale alla stessa stregua dei soci ordinari.
I Soci ordinari ed i Soci simpatizzanti hanno diritto di voto e possono ricoprire tutte le cariche
sociali previste nell’ambito del Gruppo Alpino. Solo la carica di Capo Gruppo è riservata ai
Soci ordinari
Art. 4 – Assemblea
L’assemblea dei soci viene convocata una volta l’anno – di norma entro il 1° trimestre – per:
-
approvare il bilancio consuntivo dell’anno precedente;
approvare il programma per l’anno in corso;
definire la quota sociale per l’anno successivo.
L’Assemblea ordinaria è valida in prima convocazione se sono presenti almeno il
50%+1 dei soci (anche rappresentati con delega). In seconda convocazione con qualunque
numero di soci.
L’Assemblea può essere convocata ovunque, eventualmente in occasione di raduni
o altre manifestazioni, al fine di consentire la massima partecipazione possibile senza ulteriori
gravami finanziari.
Art. 5 – Organi Sociali
L’Organo Sociale è il Consiglio Direttivo, che comprende:
-
il Capo Gruppo Nazionale;
i Consiglieri.
Tutti i componenti possono rimanere in carica tre anni, sono rieleggibili e non sono
retribuiti, ad eccezione di eventuali concorsi nei rimborsi spese.
Art. 6 – Il Capo Gruppo Nazionale
-
Presiede le riunioni del Consiglio Direttivo;
rappresenta il Gruppo (insieme dei soci ordinari e simpatizzanti) nei confronti della Presidenza Nazionale e nel Consiglio Nazionale ANGET.
mantiene i collegamenti con le autorità militari e civili nell’ambito delle finalità di cui
Pagina 12
-
-
all’Art. 1.
attua e pone in essere le attività pratiche idonee a perseguire le predette finalità, in accordo con i Consiglieri;
viene eletto tra tutti i soci ordinari che abbiano espresso parere favorevole alla propria
candidatura, direttamente e collegialmente da tutti i soci che siano in regola con il pagamento delle quote sociali, anche a mezzo di scheda inviata per posta a tutti i soci con le
modalità che verranno indicate di volta in volta dal Consiglio Direttivo. La scheda dovrà
contenere, tra l’altro, i nominativi dei potenziali candidati;
resta in carica per 3 anni e può essere rieletto;
può decadere prima del termine del mandato su richiesta scritta della metà più 1 dei soci
ordinari;
può essere coadiuvato da propri “fiduciari” con funzione di demoltiplica e rappresentanza
nelle principali città dove appare più probabile e verosimile raccogliere nuove iscrizioni e
promuovere attività sociali ispirate alle finalità di cui al citato Art. 1.
Art. 7 – I Consiglieri
Possono essere in numero variabile fino ad un massimo di 4 e vengono nominati
dall’Assemblea dei Soci fra i soci ordinari e simpatizzanti disponibili all’incarico. Tra di essi:
-
il Segretario, svolge l’incarico di Vice Capo Gruppo;
il Tesoriere, provvede alla tenuta dei conti nonché alla cura dei materiali di proprietà del
Gruppo.
Art. 8 – Fondo Patrimoniale
E’ costituito da:
a.
Conto Corrente, in cui confluiscono:
-
b.
Patrimonio:
-
c.
quote associative annuali;
eventuali contributi di soci, enti e privati;
eventuali sovvenzioni della Presidenza ANGET;
proventi da manifestazioni e vendite di gadgets o altro;
rendita del capitale depositato sul Conto Corrente.
beni mobili acquistati con i fondi, inventariati e registrati sul quaderno di carico;
cancelleria, francobolli e quanto altro acquistato per il funzionamento del Gruppo e
non ancora utilizzato.
Documentazione Amministrativa:
E’ la stessa prevista per le Sezioni all’Art. 8 del Regolamento ANGET.
Le disponibilità finanziarie del Gruppo sono impiegate per il suo funzionamento e
mantenimento.
In caso di scioglimento del Gruppo, i depositi ed i beni patrimoniali saranno devoluti,
per decisione del Consiglio Direttivo, ad enti che perseguano fini assistenziali e di beneficenza.
I depositi di denaro in conto corrente devono essere intestati al Capo Gruppo o al
Tesoriere, con firma disgiunta.
Il Capo Gruppo ed i Consiglieri dovranno presentare il consuntivo dell’anno precedente ed il preventivo per l’anno in corso, in sede di Assemblea annuale.
Pagina 13
Art. 9 - Vessilli
Il Gruppo Alpino deve disporre di:
-
Bandiera Tricolore con doppio nastro azzurro su cui campeggiano rispettivamente le
scritte “ANGET” e “Gruppo Alpino”;
Labaro di forma quadrata che rechi da un lato (il retro) il Tricolore e dall’altro, su fondo
verde, due “Crest” in raso: uno nero e cremisi con fregio del Genio Alpino ed uno azzurro
e cremisi con fregio delle Trasmissioni Alpine; in basso, la scritta in oro su due righe,
“Gruppo Alpino ANGET”.
Il Capo Gruppo Nazionale designa il Porta Vessillo in caso di cerimonie e manifestazioni militari. Il Porta Vessillo sarà possibilmente scortato da due iscritti designati di volta in volta dal
Capo Gruppo. Tutti dovranno portare il cappello alpino e la cravatta ANGET (o la cravatta
ANGET-Alpina, appena sarà realizzata). L’abbigliamento dovrà essere appropriato (di norma
e nei limiti del possibile, pantaloni grigi e giacca bleu).
Art. 10 - Tessera di riconoscimento
Ogni Socio riceverà la Tessera ANGET-Gruppo Alpino con l’indicazione di Socio “Ordinario”,
“Aderente” o “Simpatizzante”. I Soci ordinari ed i simpatizzanti dovranno convalidarla annualmente mediante apposito bollino adesivo ANGET.
Art. 11 - Distintivo
Il distintivo da portare all’occhiello è formato dal fregio dell’ANGET sormontato da un’aquila
alpina (in corso di realizzazione).
Art. 12 - Varie
Il Gruppo Alpino dispone di un proprio “Foglio Notizie” denominato “Il Ponte Alpino” quale
veicolo di informazione periodica (di norma trimestrale), aperto a tutti i soci. Dispone, inoltre,
di un sito internet denominato www.gruppalpanget.it e di un indirizzo di posta elettronica coincidente con quello del Capo Gruppo.
Il Gruppo Alpino disporrà anche di un proprio motto che sarà individuato mediante
concorso tra tutti i soci.
Per quanto non previsto dal presente Regolamento, vale quanto stabilito dallo Statuto e dal Regolamento dell’ANGET Nazionale.
Roma, 11 giugno 2005
IL CAPO GRUPPO ALPINO
Gen.C.A. (Aus.) Roberto SCARANARI
---------------
Il presente Regolamento è stato presentato nel corso della 50^ Sessione Ordinaria del Consiglio Nazionale dell’ANGET ed approvato dal
Presidente Nazionale a Roma, con delibera n. 14 in data 12 giugno
2005.
Pagina 14
Questa volta ho pensato ad un “classicisssimo” del repertorio alpino che, ne sono sicuro,
molti cantano “per sentito dire” o “per imitazione”, come era l’addestramento in un certo periodo della nostra storia militare, ma senza conoscere esattamente le parole (per non parlare
poi del loro significato).
Si tratta di una cantata friulana, “della” cantata friulana per eccellenza:
Stelutis alpinis
Si tu vens cà su ta cretis
là che lor mi han soterat,
al è un plan plen di stekutis,
dal mio sanc l’è stat bagnat.
Par signal, une crosute
ie scolpide li tal cret;
fra ches stelis nas l’arbute,
sot di lor jo duar cujet.
Ciol su ciol su una stelute
je a ricuarde il nostri ben.
Tu i dars ne bussadute
e po platile tal sen.
Quant che a ciase tu ses sole
e di cur tu preis par me,
il mio spirt ator ti svole:
je e la stele sin cunte.
Ma une di, quand che la uere
a sarà un lontan ricuart,
nel to cur dulà che a jere
stele e amor, dut sarà muart.
Resterà par me che stele
che il mio sanc al à nudrit,
par che lusi simpri biele
su l’Italie, a l’infinit.
Pagina 15
di Carlo Alberto BRUSCHI
Coniglio in potacchio
Ingredienti (per 4 persone)(*):
1 congilio (diciamo da 1 Kg.)
250 gr. di pomodorini “Pachino”.
100 gr. di olive nere
150 ml. di vino bianco
50 ml. di olio di oliva extravergine
sale, pepe, aglio e rosmarino
Preparazione
Pulite il coniglio e tagliatelo a
piccoli pezzi tenendo il fegato ed i rognoni a parte.
Riscaldate l’olio in una padella
sufficientemente capiente e adagiatevi i
pezzi del coniglio, facendolo rosolare
bene da entrambe le parti.
Dopo che avrete bruciato tutto
perché nel frattempo vi ha telefonato un
amico che aveva fatto la naja con voi e
che non sentivate da tantissimi anni,
ricominciate da capo con un secondo
coniglio che avevate sicuramente pronto
(i militari hanno sempre una “riserva”).
Quando il coniglio sarà rosolato, bagnatelo con il vino bianco (certo
che non dovrete averlo bevuto tutto,
altrimenti la ricetta non verrà bene) e
fatelo ridurre.
Evaporato il vino, aggiungete
aglio e rosmarino tritati insieme oltre ai
pomodorini tagliati a pezzettini ed alle
olive nere (potete mettercele con tutto il
nocciolo - a rischio di dentiera per qualcuno - oppure denocciolarle o, se siete
pigri come è facile immaginare, comprarle già denocciolate).
Coprite la padella e fate cuocere il tutto per 40 - 45 minuti a fuoco lento ricordandovi, ogni tanto, di prendere
un pò del sughetto con un cucchiaio per
bagnarci i pezzi di coniglio.
Quasi alla fine del cottura, aggiungete sale e pepe dosandoli opportunamente secondo il gusto di ciascuno ed
il “congilio in potacchio” sarà pronto per
essere portato in tavola.
Qui si dovrebbe aprire tutto un
capitolo per suggerire quale vino dovrebbe accompagnare questo piatto:
aspetto un esperto “enologo” o un
“sommelier” per inaugurare una nuova
rubrica.
(*) E questa volta ci è andata bene perché normalmente Carlo Alberto propone ricette
per 8 - 12 o piu’ commensali, con quantitativi di “cibarie” assolutamente proibitivi.
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16
A chi non lo avesse ancora fatto, suggerisco di leggere il libro “Storia degli Alpini”
di Gianni Oliva, che l’autore mi ha donato nel marzo del 2001, quando ero Comandante delle Truppe Alpine (ma, ancorché “genovese”, lo avrei comprato ...... a spese mie).
Il libro nasce, come scrive l’autore nella premessa, nel momento in cui si stava attuando il passaggio dalla leva al professionismo, con tutti i dubbi e le incertezze proprie di
questo cambiamento epocale, per rintracciare i percorsi attraverso i quali l’immagine degli
Alpini si è affermata, cercando di cogliere le ragioni storiche e sociali per le quali gli Alpini
sono diventati un fatto di costume.
Il libro parte da Perrucchetti (1872) e arriva fino alle riforme degli anni ’90. La breve
sintesi che segue, liberamente tratta dal libro (è un Oscar Mondadori, costa poco e vale la
pena comprarlo e leggerlo), prenderà in esame un argomento molto particolare e curioso:
“La prevenzione e cura delle malattie” nelle unità alpine della fine dell’ottocento.
Prevenzione e cura delle malattie
Alla fine del XIX secolo era evidente che l’ambiente operativo degli alpini li
esponeva a rischi di incidenti e malattie relativamente maggiori rispetto a quelli di altri
corpi.
Per avere un’idea della situazione
sanitaria del tempo, nel 1884, prezzo il 1°
Reggimento alpini, su una forza totale di
3991 uomini vi furono 407 ricoveri in infermeria e 424 in ospedale con 11 decessi ( 1
per infortunio e 10 per tifo e scarlattina).
Per fronteggiare le emergenze sanitarie e prevenire le malattie, il Distretto di
Torino curò la compilazione di un’istruzione
nella quale sono indicate, in forma chiara e
semplice, accessibile a tutti, alcune prescri-
zioni mediche di primo soccorso.
La prima parte, dedicata all’igiene
in generale, comprendeva delle prescrizioni alimentari del tipo:
“Sarà buon costume igienico al mattino,
prima di porsi in marcia, prendere una bibita calda (brodo o caffè) con pochi bocconi
di pane, onde rompere il digiuno”; durante
le marce “sarà cura del soldato evitare di
bere o mangiare soverchiamente. Solo nei
momenti di piccolo riposo potrà sciacquarsi
la bocca e bere pochi sorsi d’acqua”. Il
pasto dovrà essere consumato “solo al
grand’alt, ove si può cibarsi pacatamente e
riposarsi un poco, perché per avere una
buona digestione lo stomaco esige il riposo
dell’intero corpo” (*).
Nota (*) Questa prescrizione mi ricorda un geniere alpino del 2° Reggimento Genio, a Bolzano, 1973,
certo Mayr Hubert, di Varna (se non ricordo male): 120 Kg. distribuiti in un ragazzone bianco e rosso,
che si era presentato al Reggimento (allora si faceva la chiamata diretta ai corpi) con i pantaloncini corti
di pelle scamosciata, accompagnato dal padre con il vestito della festa. Durante la marcia dalla Caserma Vittorio Veneto al paese di S.Genesio, era capace di portare 3 zaini e due fucili mitragliatori.
Alla sosta vicino al bar del paese, si faceva mettere in una grossa caraffa: un litro di vino
bianco, mezzo litro di birra, mezzo litro di spuma al gusto di limone e due o tre grappini; afferrata la
caraffa la trangugiava senza prendere fiato, tutta di seguito. Alla fine, di solito, digeriva rumorosamente
- più o meno come il cannone del Gianicolo a mezzogiorno a Roma - ed era pronto a ripartire per altri
1000 metri di dislivello. Grandissimo lavoratore - un ragazzo eccellente (con due litri, 1000 metri).
Pagina 17
La prima parte di questo capitolo si
conclude dopo aver toccato i problemi connessi con l’uso (o l’abuso) di alcool, sigarette e sesso ma non vi sono spunti né piccanti
né particolarmente strani che meritino una
più dettagliata trattazione.
La seconda parte dell’opuscolo,
invece, è dedicata alle malattie mediche e
introduce pratiche curative che, a più di un
secolo di distanza, sembrano quanto meno
singolari e la cui efficacia appare dubbia.
Nei casi di avvelenamento, ad esempio, si prescrive di “far vomitare
l’ammalato e quindi fargli bere del latte o
della magnesia diluita con acqua o
dell’acqua di calce diluita con altra acqua”;
per la diarrea “primo soccorso è la somministrazione di dieci gocce di laudano in un
bicchier d’acqua, da bersi un due o tre volte”.
Per il sangue dal naso “si farà soffiare fortemente il naso dall’individuo per
quindi, subito dopo, insufflargli del gesso
non guasto dall’umidità, finissimamente polverizzato e passato al setaccio”.
Nei casi di ubriachezza grave - e
possiamo immaginare che questa prescrizione trovasse frequenti applicazioni - il rimedio consigliato non sembra del tutto estraneo ad un contemporaneo intento punitivo:”bisogna far ingoiare all’infelice mezzo
bicchiere d’acqua zuccherata contenente
dieci gocce d’ammoniaca e fargli anche fiutare con prudenza l’ammoniaca pura, quindi
si disporrà per il suo riposo in un sito appartato”.
Più complessi i suggerimenti in
caso di colera, epidemia diffusa e ricorrente
nel XIX secolo:”Nei tempi di epidemia colerica serpeggia una diarrea chiamata
“premonitoria”, la quale, quasi costantemente, precede un attacco di colera. Quindi è di
assoluta necessità, per chi è colpito da diar-
rea in epidemia colerosa, di porre rimedio a
tale indisposizione”. Si dovrà sottostare a
dieta opportuna e bere quotidianamente
della limonata laudanizzata” (che veniva
preparata con 900 grammi di acqua, 3 di
laudano, 4 di acido solforico e 30 di sciroppo). Tralasciamo il seguito della terapia per
non rovinare pranzo o cena a chi dovesse
leggere queste pagine in prossimità di uno
di questi appuntamenti quotidiani ma ci sembra opportuno citare alcune raccomandazioni di carattere morale per coloro che devono
assistere i compagni affetti da colera: ”Molti
colerosi possono evitare morte certa se chi
loro sta vicino sino dai primi sintomi saprà
sormontare la vigliacca paura per porgere
assistenza all’infelice: e questo soprattutto in
montagna, dove la venuta del medico non
può essere né celere né certa. Il pericolo di
trasmissione di questo morbo sta nelle sostanze vomitate ed emesse sotto forma di
diarrea ostinata; si ricordi bene chi assiste i
colerosi di lavarsi con una soluzione diluita
di acido fenico le parti del corpo che furonoi
eventualmente imbrattate.”
L’ultima parte delle prescrizioni è
riservata alle “malattie chirurgiche”, contusioni, storte, fratture, emorragie o lussazioni
particolarmente frequenti per reparti che si
muovevano sui terreni accidentati delle Alpi.
Anche in questo caso le indicazioni
sono limitate dalle scarse cognizioni scientifiche del tempo, ma lo spirito pratico che
sottintendono e l’empirismo delle soluzioni
proposte sono notevoli.
Per le “spelature o vesciche ai piedi”, accanto alla “particolare cura quotidiana
nel lavarsi i piedi e asciugarli bene”, si suggerisce di “ungerli con del sego e avvolgerli
convenientemente in pezzuole ben piegate”,
mentre le eventuale vesciche “non si devono
togliere, ma forarle con un ago per farne
uscire l’acqua senza scoprire il derma” (°).
Nota (°): A tal proposito, pur essendo io nato durante la 2^ Guerra Mondiale, ricordo benissimo come mia madre mi raccomandasse di “sterilizzare” (si fa per dire) l’ago bruciandolo sul
fuoco (tenendolo con una pinza) e poi strofinandolo con un batuffolo di alcool denaturato. La
vescica doveva poi essere forata con l’ago in cui doveva essere infilato un filo da cucito, meglio se abbastanza spesso, che doveva essere lasciato nei due fori della vescica. In tal modo,
il filo impediva che i fori si richiudessero e facilitava l’uscita del liquido dalla vescica stessa. Vi
garantisco che il sistema ha sempre funzionato. Oggi ci sono efficientissimi e moderni cerotti.
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Cervinia, gennaio 1965. Questa foto non ha nulla a che vedere con il libro di Gianni Oliva ma
serve per ricordare come l’addestramento al primo soccorso in montagna sia sempre una
preoccupazione costante per chi porta la penna in testa. La foto ritrae una lezione pomeridiana del corso sci della allora Scuola Militare Alpina, in una saletta dell’Hotel Jumeaux di
Cervinia, con l’allora Ten. Roberto Scaranari sorteggiato come cavia per la dimostrazione di
come si doveva bendare la testa in caso di traumi. A sinistra nella foto l’allora Ten. Gianni
Mazzorana ed a destra un Sottotenente medico della Scuola, di cui non ricordo il nome.
Le fratture agli arti vengono trattate
con rudimentali stecche atte ad immobilizzare le parti ferite: “con dolci e leggere trazioni
si cercherà di ridonare la forma al membro
scomposto pel ritiro dei muscoli, quindi si
apporranno lateralmente al membro leso
due o tre stecche di legno, improvvisate con
rami d’albero e della lunghezza di 40 - 50
centimetri, e vi si manterranno con diversi
giri di benda leggermente stretta. in mancanza di nemda si ricorra an che a legacci in
quantità sufficiente, e non si dimentichi di
apporre pezze di lino o cotone tra le stecche
e la pelle del membro leso onde evitare contusioni e scorticature dolorose”.
Il capitolo si conclude con cenni alle
contusioni ed alle morsicature di serpente.
Con tali rimedi, in attesa del ricovero o dell’arrivo del medico, “il soldato alpino
può recar soccorso a se stesso o al compagno che soffre e sostenersi nelle condizioni
di isolamento in cui opera senza tema di
essere esposto indifeso ai morbi”.
Se l’affermazione conclusiva degli
autori della ”Istruzione” sembra troppo ottimistica, queste prescrizioni di fine secolo
sono però ispirate alla stessa attitudine di
autosufficienza che gli alpini sperimenteranno nelle vicende dei decenni successivi,
quando la capacità di “far da sé, senza medico e senza soccorsi” diventerà condizione
prima di sopravvivenza.
Liberamente, e spesso letteralmente, tratto
dal libro “Storia degli Alpini” - Ed. Oscar
Mondadori - di Gianni Oliva con cui ci compiacciamo e che ringraziamo coralmente.
Pagina 19
Partecipazione
I piu’ attenti hanno già capito che
in questa pagina si sta materializzando
l’ennesimo “cazziatone”.
Eh si ! Per forza ! Non posso farne
a meno, anche perché non so piu’ che cosa
inventarmi per riempire queste 24 paginette
(se vi annoiate a leggerle, fatemelo sapere,
perché interrompo la produzione e non se
ne parla piu’).
Per fortuna che c’è stato il cambio
del Comandante delle Truppe Alpine così
ho potuto fare un articoletto al riguardo.
Per fortuna c’è il radunogemellaggio del 24-25 settembre a DarfoBoario Terme che mi ha consentito di riempire altre tre paginette.
Per fortuna che c’è Carlo Alberto
Bruschi, Germano Pollini e qualche altro
affezionato che mi scrive e mi manda ricette
o altro.
Per fortuna che mi ero sempre
dimenticato di pubblicare le informazioni
aggiuntive del Generale Feniello sulla famosa “Madonna del Furto”.
Ma, attenzione, i “Per fortuna”
stanno finendo e in futuro non saprò veramente come fare. Non solo. Ma mentre per
la parte “Arma del Genio” qualche cosa
riuscirò sempre ad inventarmi, per la parte
“Arma delle Trasmissioni”, o mi scrivete
qualche cosa voi trasmettitori o non saprò
proprio come attenermi a dei doverosi concetti di “Par Condicio”.
Mi stupisco veramente molto:
1. avete la possibilità di dare sfogo ai vostri
pensieri, di far arrivare ai vostri amici,
colleghi, commilitoni o che altro i vostri
saluti, i racconti della vostra vita di caserma o ai campi, i vostri ricordi e quante
altre cose avete in mente (se ce le avete), e invece: DIAGRAMMA PIATTO
2. avete a disposizione un povero disgraziato come me che è disponibile a scrivere, copiare, trasformare tutto ciò che
gli potreste mandare, e anche in questo
Pagina 20
caso: DIAGRAMMA PIATTO
3. ma possibile che non abbiate proprio
nulla da raccontare della vostra vita militare, dei vostri colleghi, di avventure piu’
o meno piacevoli che sicuramente vi
saranno capitate? altro DIAGRAMMA
PIATTO ????
Non abbiate paura, scrivetemi,
mandate articoletti, bozze, scritti con fotografie, disegni, mappe, quello che volete:
state tranquilli che vi darò non una ma dieci
mani per aiutarvi a sistemare il tutto, se ce
ne fosse bisogno, ma fatevi vivi.
Vi faccio un esempio: a pag. 19
del notiziario n. 7, quello dello scorso mese
di giugno, c’è un articoletto di una pagina
con due fotografie di Franco Garzon. Non è
un poema epico in quattro volumi e nemmeno una Divina Commedia: è un piccolo articolo che ha il pregio di avere la freschezza
di idee di chi l’ha scritto e di parlare della
nostra vita, di cose che probabilmente abbiamo fatto tutti ma che tanti altri non hanno
mai pensato di raccontarle.
Va bene! Vi ho scritto quello che
dovevo scrivervi. Aggiungo soltanto che il
Gruppo Alpino ANGET non sono io, siamo tutti noi, insieme e allora bisogna che
la partecipazione, in tutte le occasioni, anche in questa, sia corale.
Spero di aver sortito qualche effetto: vedremo.
Se così non fosse, a partire dal
prossimo mese di dicembre ridurremo le
pagine da 24 a 20, poi a 16 e non continuo
perché spero che almeno in matematica
siate bravi.
SVEGLIA RAGAZZI
-----------Attenzione, proprio un momento prima
di andare in stampa mi è arrivato un plico da Giacomo Viero con poesie, notizie
sulla Strada degli Scarubbi e altro: sarà
tutto sul prossimo numero.
Se prendiamo la parola “lettere” nel senso
più ampio di “comunicazioni” ed in tale termine ci infiliamo dentro anche le “cartoline”,
questa volta inizio proprio da due cartoline
illustrate.
Ci scrive Domenico Cocco
Nel mese di luglio, quando lui, evidentemente (beato lui) era in vacanza in
montagna, mi ha mandato una bellissima
cartolina illustrata dalla ferrata “Strada degli
Alpini” che il nostro Domenico dice di aver
ripercorso dopo ben 46 anni. Si tratta di un
percorso attrezzato nelle Dolomiti di Sesto
che oltre alla interessantissima “Cengia Salvezza” scavata nella roccia verticale e veramente suggestiva, tocca la Forcella Undici
(m. 2600) ed il Passo della Sentinella (m.
2717). Complimenti Domenico.
La seconda, altrettanto bella, ritrae
invece il Rifugio Contrin, dominato dalla parete sud della Marmolada, ed al quale si arri-
va molto facilmente da Canazei.
Grazie Domenico, a nome di tutti i
nostri soci.
Ci scrive Piergiorgio Giunti
Tra le tante cose che ci racconta,
ringrazia per le informazioni sul negozio di
ottica di Parma date nello scorso numero del
notiziario, tornate utili ad un suo amico appassionato di apparati di precisione e simili.
Esprime poi dei dubbi sulla ricetta
del “Baccalà alla Vicentina” di Carlo Alberto
Bruschi. In effetti avevo avuto qualche dubbio anch’io ma la mancanza di tempo mi aveva impedito di approfondire. I dubbi si riferirebbero soltanto ad un pò di confusione che
sarebbe stata fatta (è vero) tra “baccalà” e
“stoccafisso”. Si tratta pur sempre dello stesso pesce - il merluzzo - ma nel primo caso
viene conservato sotto sale e nel secondo
facendolo essiccare al sole.
Chi ne sa di più ci scriva e saremo
lieti di sciogliere ogni dubbio al riguardo.
Il nostro carissimo Piergiorgio conclude la sua lettera con un suggerimento
veramente importante: ci ha fornito nome,
cognome ed indirizzo di un ex trasmettitore
della Julia che potrebbe diventare un nostro
socio. Grazie Piergiorgio: questo non ce lo
lasciamo scappare.
Ci scrive Carlo Alberto Bruschi
Non poteva mancare una lettera di
Carlo Alberto.
Ci manda il testo di una canzone
che, sinceramente, non ho mai sentito e che,
per la verità, è un pò triste (un alpino ferito
sull’Adamello a cui viene amputata una gamba - lasciamo perdere).
Ci manda anche la ricetta del
“Coniglio in potacchio” (che metterò nella
rubrica apposita se avrò abbastanza spazio)
e una paginata di una macelleria equina (ne
aveva già mandate altre) con una ricetta a
base di “asinello”.
Il mio amore per gli animali, anche
se mangio bistecche, conigli, polli e così via,
mi impedisce di divulgare questa ricetta (a
parte il fatto che non so quanti sarebbero in
grado di procurarsi carne di asinello che, fra
poco, vedremo solo negli zoo). Sono sicuro
che anche il Col. Gesidlo Tarquini, mio ex
“Aiutante di Campo” quando ero Comandante delle Truppe Alpine, oggi Comandante del
Reggimento “Piemonte Cavalleria”, approverà questa mia scelta.
Carlo Carlo Alberto, grazie di tutto,
come al solito; quando ti senti solo, scrivi
pure, che fai piacere a tutti.
Pagina 21
Ci scrive Germano Pollini
Oltre ai suggerimenti sempre utilissimi per
“agganciare” vecchi “peones” = nuovi soci,
ci aggiorna sugli ultimi successi della figlia
“Giulia” (ricorderete la campionessa di cannottaggio del notiziario n. 5 dello scorso
mese di dicembre) che, questa volta, è
approdata niente pò pò di meno che ai
campionati mondiali in Germania, sia pure
come “scorta” in panchina.
Bene, cari Germano e cara Giulia
(aggiungo anche cara Dina, mamma di
Giulia, che evidentemente la sua parte l’ha
avuta, eccome) aspettiamo nuove notizie e
le foto di nuovi podi, così faremo rivivere la
rubrica dedicata allo sport.
In bocca al lupo (crepi) a tutti i
nostri soci e rispettivi figli sportivi.
R.S.
Se qualcuno non è
stato citato,
............
...... vuol dire che non
esiste la sua scheda
notizie ! Mandatemela.
Settembre
Martinelli
Holzer
Travaini
Vetrano
Vecchione
Aschedamini
Mattelig
Bellezza Quater
Colombo
Marangon
Serra
Donada
Paganin
Entrade
Olivari
Giancarlo giorno
Virginio
“
Tarcisio
“
Vito
“
Antonio
“
Alberto
“
Giuseppe
“
Natale
“
Ugo
“
Sergio
“
Angelo
“
Marino
“
Giuseppe
“
Dario
“
Michele
“
Ottobre
Stefanelli
Visconti
Vincenzo
Giovanni
Pagina 22
“
“
3
6
6
7
11
11
11
13
18
20
21
24
27
28
29
1
3
Garnero
Colaceci
Vieceli
Baldisserotto
Da Ros
Duiella
Turturro
Pagano
Ponziani
Di Vita
Bellezza Quater
Elio
giorno
Massimo
“
Adriano
“
Ferruccio
“
Bortolo
“
Matteo
“
Andrea
“
Renato
“
Eleuterio
“
Sergio
“
Francesca
“
4
4
8
19
20
21
21
24
25
27
29
Novembre
Garzon
Di Leo
Cinel
Scaranari
Passoni
Danieli
Figliolini
Franco
Antonio
Alessandro
Roberto
Gerardo
Andrea
Leonardo
7
8
10
10
12
14
20
“
“
“
“
“
“
“
Nonostante tutti gli inviti a spremere le meningi, o siete stati distratti da
altre faccende, o pensate che un motto
non sia così indispensabile al nostro
Gruppo, o le vostre meningi hanno ben
poco da spremere perché ho soltanto tre
proposte, di cui una mia, quindi ne sono
arrivate solo 2.
VERGOGNA
Per dovere di cronaca ecco le tre
proposte:
Con il 31 luglio abbiamo chiuso la
“Campagna acquisti 2005”. Vediamo i risultati.
Alla data del 1° settembre 2004
eravamo 200 (e non 199 come erroneamente scritto a pag. 13 del notiziario di
allora), così suddivisi:
- Soci Ordinari
173
- Soci Simpatizzanti
2
- Soci Aderenti
25
Nel 2005, la situazione è cambiata così:
rinnovi persi nuovi
- S. Ordinari
165
8
17
- S. Simpatizzanti
1
1
27
- S.Aderenti
17
8
2
Se tiriamo le somme, alla chiusura dei conteggi 2005 siamo:
- Soci Ordinari
182
- Soci Simpatizzanti 28
- Soci Aderenti
19
TOTALE
229 (= +14%)
Se escludiamo i Soci Aderenti
(che non vengono conteggiati dalla Presi-
- “In guerra e nella vita”
- “Siamo”
- “Per sempre”
Ritengo opportuno lasciare aperta la questione e aspettare altre idee prima di metterle ai voti.
Scrivete (o telefonate, o mandate
e-mail o trovate il mezzo di comunicazione
che preferite) entro il prossimo 10 novembre, in modo che io possa riepilogare le
proposte nel numero del 1° dicembre.
Mi raccomando !!!!!!
denza Nazionale) siamo passati da 175 a
210, con un incremento del 20%, che è già
leggermente meglio ma se andate a rileggere la pag. 13 del notiziario n. 4 del 1°
set. 2004, vi ricorderete che l’obiettivo era
crescere da 200 a 300. SIAMO LONTANISSIMI.
Prima di avviare la “Campagna
Acquisti 2006” vorrei citare gli ultimi “Nuovi
acquisti” cui diamo tutti il “Benvenuto”:
Soci Ordinari:
De Pompeis Edmondo
Viero Giacomo
Zoppi Enzo
Soci Simpatizzanti:
Martinelli Giuseppe
Pietrangeli Mario
A proposito di Giuseppe Martinelli, di Artogne (BS), declama a memoria la
“Preghiera dell’Alpino” con una veemenza
tale che, se fosse entrato in politica, sarebbe già arrivato a chi sa quale carica. Chi
verrà al raduno di Boario del 24 e 25 settembre lo vedrà e lo sentirà.
Pagina 23
Il 31 luglio abbiamo chiuso le
iscrizioni 2005 (con 18 mancati rinnovi
tra i soci ordinari - e questo è abbastanza grave) e pertanto apriamo subito le
iscrizioni per il 2006.
Come al solito, ricordo a tutti
che l’ideale per una corretta gestione
amministrativa del nuovo anno sarebbe
che tutte le iscrizioni venissero rinnovate
entro il 31 dicembre di quest’anno. A
parte le eventuali nuove iscrizioni che
sono sempre da ricercare e che sono
sempre le benvenute, ciò consentirebbe
di inviare il notiziario ed il periodico
“ANGET” solo a coloro che si sono veramente iscritti e consentirebbe anche di
programmare spese (nuove cravatte,
distintivi, acquisto di libri, organizzazione
di raduni, ecc...) facendo affidamento su
fondi già incamerati e quindi sicuri, anziché su ipotesi che poi (come in questo
caso per i citati 18) possono anche non
avverarsi.
Poichè la Presidenza Nazionale
ANGET non ha comunicato nessun aumento del costo del bollino di convalida
annuale ( 8 € ), anche la nostra quota
rimane invariata per i soci “Ordinari” e
per i “Simpatizzanti” e cioè = 18 €.
Per chi si è iscritto in tempi piu’
recenti, ricordo che i 18 € vengono così
utilizzati:
- 8 € alla Presidenza Nazionale;
- 1 € alle Poste Italiane per spese di accreditamento sul Conto Corrente;
- 9 € al Gruppo Alpino, per la produzione e spedizione di 4 numeri di
questo notiziario, spese postali,
distintivi, mat. di cancelleria, ecc...
(I soci “Aderenti” non hanno obblighi ma
se versassero i 10 € = 9+1 del Gruppo
aiuterebbero a sostenere le spese).
Chi avrà partecipato al pranzo
del 25 settembre a Boario dovrà pagare
soltanto 5,5 €.
E’ facile capire come sia difficile
far quadrare un bilancio con queste piccole cifre. Devo ammettere che se non
fosse per le generosità di molti soci che
versano quote talvolta notevolmente pi
grandi di quella richiesta, la situazione
non sarebbe sostenibile a lungo.
I versamenti devono essere fatti
sul C.C.P. n. 43041086 intestato a:
Scaranari Roberto - Gruppo Alpino Anget - Via di S.Erasmo 15 - 00184 Roma,
indicando mittente e causale (in ogni
caso, vi allego un modulo prestampato).
Non perdete tempo per i vostri
rinnovi di iscrizione ma, soprattutto, trovate nuovi soci: Chi procura 5 nuovi
soci entro il 31 dicembre riceverà in
premio il libro “Il Cappello Alpino”.
R.S.
Anno 3° . N. 8 . Settembre 2005
Direzione e redazione
Via S.Erasmo 15—00184 Roma Tel. 348.7924800
e-mail: [email protected]
Direttore
Roberto Scaranari
Collaboratori per questo numero
Paolo Feniello
Luciano Salerno
Carlo Alberto Bruschi
Domenico Cocco
Germano Pollini
Piergiorgio Giunti
Pagina 24
Gianni Oliva
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