la Biblioteca di via Senato Milano mensile anno II n.5 – maggio 2010 Michelangelo e quell’omaggio unico del Vasari Annette Popel Pozzo I Diari del Duce: Hitler visto da Mussolini La bella utopia architettonica di Černikov Chiara Bonfatti la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.5 – MILANO, MAGGIO 2010 Sommario 4 I Diari di Mussolini in BvS / 2 HITLER, CHI È COSTUI? DUE RISPOSTE DEL DUCE 12 BvS: una chicca per veri bibliofili MICHELANGELO, UNA VITA AL DI LÀ DELLE “VITE” di Annette Popel Pozzo 20 Tutti gli scritti del suo archivio/2 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE di Matteo Noja 25 inSEDICESIMO – le rubriche IL TEATRO DI VERDURA, CATALOGHI, RECENSIONI, ASTE E MOSTRE 42 BvS: il libro ritrovato LE FANTASIE ARCHITETTONICHE DEL PIRANESI SOVIETICO di Chiara Bonfatti 48 Libri illustrati in BvS LE DICIANNOVE ANNATE DI NOËL, UN REGALO DA ADDETTI AI LAVORI di Chiara Nicolini 54 L’Aiace di Sofocle a Siracusa UN EROE SCOMODO E LE SUE PIÙ NUOVE RILETTURE SCENICHE* di Umberto Albini 61 BvS: un’utopia sempre in fieri RECENTI ACQUISIZIONI DELLA NOSTRA BIBLIOTECA di Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo 64 La pagina dei lettori BIBLIOFILIA A CHIARE LETTERE * tratto da L’Erasmo n.26 aprile/giugno 2005, Letteratura di moda Consiglio di amministrazione della Fondazione Biblioteca di via Senato Marcello Dell’Utri (presidente) Giuliano Adreani, Carlo Carena, Fedele Confalonieri, Maurizio Costa, Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel, Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli, Carlo Tognoli Direttore responsabile Angelo Crespi Ufficio di redazione Matteo Tosi e Gianluca Montinaro Progetto grafico e impaginazione Elena Buffa Segretario Generale Angelo De Tomasi Raccolta pubblicitaria Margherita Savarese Collegio dei Revisori dei conti Achille Frattini (presidente) Gianfranco Polerani, Francesco Antonio Giampaolo Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Fondazione Biblioteca di via Senato Elena Bellini segreteria mostre Chiara Bonfatti sala Campanella Sonia Corain segreteria teatro Giacomo Corvaglia sala consultazione Marcello Dell’Utri conservatore Margherita Dell’Utri sala consultazione Claudio Ferri direttore Luciano Ghirelli servizi generali Matteo Noja responsabile dell’Archivio e del Fondo Moderno Donatella Oggioni responsabile teatro e ufficio stampa Annette Popel Pozzo responsabile del Fondo Antico Gaudio Saracino servizi generali Stampato in Italia © 2010 – Biblioteca di via Senato Edizioni – Tutti i diritti riservati Direzione e redazione Via Senato, 14 – 20121 Milano Tel. 02 76215318 Fax 02 782387 [email protected] www.bibliotecadiviasenato.it Bollettino mensile della Biblioteca di via Senato Milano distribuito gratuitamente Referenze fotografiche Saporetti Immagini d’Arte Snc, Milano L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Immagine in copertina: Giuliano Bugiardini (1475-1554), ritratto di Michelangelo, Firenze, Casa Buonarroti Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Reg. Trib. di Milano n. 104 del 11/03/2009 la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.5 – MILANO, MAGGIO 2010 Editoriale ome promesso nello scorso numero, continuiamo a stralciare per i lettori di questo nostro bollettino alcune pagine tra le più interessanti delle quasi duemila che compongono i cinque Diari di Mussolini finalmente giunti a Milano ed entrati a far parte dei fondi della Biblioteca di via Senato. Per amor dei libri, avevamo esordito con delle riflessioni del Duce a proposito del leggere e con alcune sue interessanti speculazioni attorno all'opera di Balzac e di Shakespeare. C Questa, invece, è la volta di un Mussolini meno “privato”, avendo scelto due pagine che ben disegnano l'opinione che il Duce aveva di Adolph Hitler e delle sue manie di grandezza. Sempre in tema di Novecento, poi, continua il nostro lavoro per la realizzazione di una bibliografia di Curzio Malaparte il più definitiva possibile, mentre dal Fondo antico della Biblioteca presentiamo l'eccezionale estratto che il Vasari preparò dalle sue celeberrime Vite per rendere omaggio a quella, straordinaria, di Michelangelo Buonarroti. maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 5 I Diari di Mussolini in BvS / 2 HITLER, CHI È COSTUI? DUE RISPOSTE DEL DUCE Il Fürher in due pagine tutt’altro che benevole hi anche si fosse perso la scorsa uscita del nostro bollettino, probabilmente ricorderà il clamore e le polemiche di quando il senatore Marcello Dell’Utri annunciò di aver rintracciato in Svizzera cinque agende fittamente appuntate, appartenute a Benito Mussolini. Bene, nel nostro numero di aprile (comunque dispoinibile in formato .pdf sul sito internet www.bibliotecadiviasenato.it), per sottolineare l’arrivo a Milano di quei discussi Diari, abbiamo dato il via alla pubblicazione di alcune pagine scelte tra i quasi duemila fogli manoscritti, annunciando di volerci regalare simili anteprime almeno fino al prossimo autunno. C Ed eccoci alla seconda puntata. Tutta nel segno del Fürher. Perché maggio fu il mese del suo suicidio e della resa incondizionata della Germania, ma anche e soprattutto perché quello del rapporto con Hitler è senza dubbio uno temi più controversi e interessanti da approfondire sia a proposito del Mussolini politico che del Mussolini uomo. E se la Storia è lì a raccontare l’evolversi della loro alleanza e dei loro rapporti ufficiali, il tono intimo e riflessivo di queste cinque agende lascia trasparire la reale opinione che Mussolini doveva avere di Hitler, almeno fino a tutto il 1939. Quella di un fanatico tanto pericoloso quanto carismatico. 6 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 7 novembre 1939 (8 novembre) Sorpresa! Un attentato ad Hitler – A Monaco il Führer esce dalla Burgerbraukeller pochi minuti dopo scoppia una bomba ad alto potenziale – Una strage: sette morti e trentatrè feriti – Gli autori o l’autore? Non si sa – pare che l’opinione più diffusa sia di: “tagliatelle fatte in casa” come si dice a Bologna. Noi italiani siamo innocenti e io personalmente non sono un sanguinario – si parla degli inglesi, non ci credo – la versione più giusta non puo essere altro che l’opera di qualche tedesco ben pensante ma sfortunato. Farò un dispaccio per lo scampato pericolo – ma in verità se il colpo fosse andato a buon fine si sarebbe finalmente respirato aria di pace e di salvezza – Accidenti alla sventura! 8 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 31 dicembre 1939 È l’ultimo giorno dell’anno Allora? Allora vorrei un poco dedicare queste note a un personaggio che è balzato nella mia vita d’impeto e che io non ho cercato né voluto: Adolfo Hitler – chi e’ costui? – Un uomo eccezionale? un genio? un personaggio già appuntato al centro di un periodo storico che rimarrà nel tempo come un Dario un Serse un Caligola o un Nerone? Oppure ci troviamo alla presenza di un esaltato – un “pazzo” come lo definii io a Venezia quando me lo vidi davanti per la prima volta? – Proprio un genio direi di no e nemmeno proprio un pazzo – Gli eventi del dopoguerra e il popolo tedesco hanno fatto di lui un essere travolgente, direi quasi irreale – quando parla alla folla le sue parole dirompono come una frana e travolgono con il fragore di una bufera – Ha guidato i tedeschi alla potenza li ha assecondati nei loro ideali e ha saputo rivelare la loro vera natura; la perseveranza, la durezza, il lavoro quale mezzo per imporre un certo genere di forza e.... (manca il testo) la guerra che ha affrontato con le innumeri inimicizie in tutto il mondo lo pone in uno stato di incertezza maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano – puo’ vincere ma puo’ anche perdere, ma nell’uno o nell’altro caso il suo prestigio è già compromesso – Molto più si crea in un’era di pace che non nelle felici o sfortunate vicende di una guerra – al di là della facciata del condottiero dello stragrande capo della Germania chi e’? – Da quel poco che ho potuto constatare nei brevi momenti che l’ho avvicinato mi è parso più vinto dalla suggestione di essere grande che di grandezza sia proprio capace – mi è parso animato da una volontà eccezionale per mezzo della quale si impone di ascendere a qualsiasi altezza – Di tanto in tanto ho scoperto nelle sue iridi bluastre un guizzo di timidezza e anche d’incertezza – teme disperatamente di sfigurare e per reazione si erge con una forza imprevedibile – E poi… ha le sue debolezze, e, quante! Deposto l’abito del führer si trova un altro Hitler, quello che ama le focacce dolci, che teme lo sport, che si corica avvolto in una lunga e ridicola camicia da notte, quello che conversa con impegno con i propri cani – E colui che si circonda di un’atmosfera da favola nel silenzioso rifugio alpestre del Berghof ed ama il profumo dei mughetti… e si addolcisce in compagnia di quella 11 bellissima e bionda e candida creatura che da vari anni gli sta vicino – È questo dunque hitler – è questo dunque l’uomo che prepotentemente si impone nella mia vita e che vorrebbe quasi, quasi decidere del mio destino? Ma io sono un osso duro e non c’è né un tedesco né un altro che decide delle mie azioni – declino le amicizie – voglio essere solo e camminare per la mia strada sgombra da importuni e tanto meno da imposizioni – maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 13 BvS: una chicca per veri bibliofili MICHELANGELO, UNA VITA AL DI LÀ DELLE VITE Vasari e l’estratto di probità ANNETTE POPEL POZZO ella dedica ad Alessandro di Ottaviano de’ Medici (1535-1605), figlio di Ottaviano de’ Medici e futuro papa Leone XI, con una bella citazione dantesca ripresa da Machiavelli – «Rade volte discende per gli rami l’humana probitate» (Dante, Purgatorio, Canto VII; Machiavelli, Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio, Libro Primo, Capitolo XI), – Giorgio Vasari dà smalto alla sua Vita del gran Michelagnolo Buonarroti scritta da M. Giorgio Vasari, pittore & architetto aretino con le sue magnifiche essequie stategli fatte in Fiorenza dall’accademia del disegno, stampata a Firenze presso gli eredi di Bernardo Giunta nel 1568. N Questo rarissimo e verosimilmente primo off-print ovvero estratto nella storia del libro a stampa, del quale recentemente il Fondo Antico della Biblioteca di via Senato ha acquistato l’esemplare in miscellanea ad altre vite di uomini illustri cinquecenteschi, proveniente dalla celebre biblioteca dei principi Colonna con il loro marcante stemma, va visto nel contesto dell’estre- A sinistra: ritratto di Michelangelo di Giuliano Bugiardini (1475-1554); a destra Frontespizio della Vita di Michelagnolo di Ascanio Condivi, 1553 ma celebrità di Michelangelo ancora in vita, che trovò espressione in numerose pubblicazioni in suo onore durante il Cinquecento. La notorietà dell’artista viene ben descritta anche da Anton Francesco Doni nel dialogo fittizio tra un fiorentino e un “peregrino” davanti all’allegoria dell’Aurora a Firenze nella terza parte dei Marmi del 1552: «Il vostro Dante dov’è? il vostro Petrarca? il Boccaccio come si stà? […] dove Michel Angelo?» Il pittore, scultore e architetto Buonarroti si unisce così alla mitiche tre corone già glorificate. L’opuscolo in formato 4to, di [4], 717 [i.e. 715]-796, [2] pagine è un’esatta ristampa della vita di Michelangelo contenuta nel terzo volume delle Vite de’ piu eccellenti pittori, scultori, e architettori scritte da M. Giorgio Vasari pittore et architetto aretino. Di nuovo dal medesimo riviste et ampliate con i ritratti loro et con l’aggiunta delle vite de’ vivi, & de’ morti dall’anno 1550 infino al 1567, stampate sempre nel 1568 per gli eredi di Bernardo Giunta. Contiene il ritratto xilografico dell’artista entro cornice figurata e ripete anche l’errata numerazione della pagina 717 (ma 715), già presente nelle Vite. La differenza tra le Vite e l’estratto è che quest’ultimo è provvisto di un bifolium iniziale aggiunto, che contiene un nuovo frontespizio con il titolo entro la nota bordura 14 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 editori di Firenze 1497-1570, Firenze, 1978, n. 407: «È un estratto dall’ed. completa delle Vite […] con una propria dedicatoria. Alla fine la descrizione delle eseguie del 1564»), e Ruth Mortimer, Italian SixteenthCentury Books, 1974, II, 715: «This is possibly the first example of an offprint». Xilografia di Michelangelo nella Vita figurata, stemma dei Medici in alto e vedutina di Firenze in basso, seguita dalla già citata dedica di due pagine ad Alessandro de’ Medici in data del «sei di Febrario 1567». La data del 1567 indica «a uso fiorentino», poiché nel calendario fiorentino l’anno nuovo aveva inizio il 25 marzo. L’esemplare dell’estratto conservato alla Beinecke Library di Yale reca infatti già la data modificata del 1568 secondo l’uso moderno, anche per trovarsi in uniformità con la data stampata sull’edizione delle Vite. L’estratto contiene in fine un nuovo fascicolo EEeee2 con le ultime due pagine tipograficamente ricomposte (con qualche variante e fregio) con l’aggiunta di un registro e un nuovo colophon. Brunet, Supplément, II, 846, indica: «C’est un tirage à part de la grand édition des Vite, donnée par les Giuntes en 1568, mais il a un titre particulier et une dédicace spéciale à Alessandro de Medici»; Camerini, I Giunti tipografi L’opuscolo, poco noto per tanto tempo, venne riscoperto nel 1927 dagli storici dell’arte Ernst Steinmann e Rudolf Wittkower nella loro bibliografia di Michelangelo (Michelangelo-Bibliographie 1510-1926, n. 1966) e discusso nei dettagli per la prima volta nel 1930 da Ugo Procacci in un articolo per La Bibliofilia (Di un estratto della vita di Michelangiolo dall’edizione Giuntina del 1568 delle Vite del Vasari, in La Bibliofilia 32 (1930), p. 448-450). Vanno ricordati anche gli studi più recenti di Lisa Pon, Michelangelo’s Lives: Sixteenth-century books by Vasari, Condivi, and others, in The Sixteenth Century Journal XXVII:4 (1996), p.1015-1037, e di Charles Davis per Fontes: Sources and Documents for the History of Art 13501750 (aperto il 5 maggio 2010, http://archiv.ub.uni-heidelberg.de/artdok/volltexte/2008/639/). Il lavoro di Davis, che discute i vari aspetti dell’estratto, contiene anche l’intera trascrizione della dedica e una dettagliata bibliografia. Per dare giustificazione alla produzione dell’estratto, Vasari dichiara nella dedica: «Ho finalmente fatta tutta di nuovo la detta vita, e datala alla stampa de’ i nostri GIUNTI insieme con quelle di molti altri, che alle prime mancavano. Ma perche molti vorranno essa vita del Buonarruoto sola, e separata dall’altre, ci è parso per sodisfare a ciascuno, farne stampare alcun numero fuori di quelle, che sono nell’interno dell’opera: e si compiaccia a chi ò non vorrà, ò non potrà havere tutto il libro insieme». Questa risposta tanto reader-friendly non pare però convincente dal punto di vista di una buona politica editoriale. Ricapitoliamo a tale punto velocemente la storia della pubblicazione. Nel 1550 Vasari aveva pubblicato presso lo stampatore ducale Lorenzo Torrentino a Firenze con dedica a Cosimo de’ Medici le sue Vite de piu eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, (tre volumi in formato 4to, normalmente legati in due tomi come del resto anche il caso della copia presso la Biblioteca di maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 15 Da sinistra: Frontespizio delle Vite illustrate, 1568; Frontespizio dell’estratto con la Vita del gran Michelagnolo via Senato) che, composte probabilmente a partire dal 1540, comprendevano 133 biografie degli artisti italiani dal XIII al XVI secolo, iniziando con Cimabue e finendo con Michelangelo, unico artista ancora vivente incluso al momento dell’uscita dell’opera. Alla prima edizione priva di illustrazioni segue nel 1568 la già indicata seconda, notevolmente ampliata edizione delle Vite, della quale una copia molto marginosa in legatura coeva di pergamena floscia è conservata presso la Biblioteca di via Senato. Come annunciato nel titolo, quest’edizione oltre a riportare i ritratti xilografici degli artisti, incisi da Cristoforo Coriolano su disegno del Vasari stesso, comprendeva una trentina di vite in più nel solo Cinquecento e un elenco degli artisti viventi in appendice. Inoltre Vasari aggiornava la biografia di Michelangelo fino all’anno della sua morte nel 1564. Fu soprattutto questa seconda edizione illustrata ad avere maggior diffusione e riconoscimento con diciotto ristampe italiane e otto traduzioni. «Vasari’s excellent sense of narrative, however, and lively style combined with his wide personal acquaintance makes his “Lives” a vital contribution to our understanding of the character and psychology of the great artists of the Renaissance, a term (rinascita) which he was the first writer to use» (Printing and the Mind of Man, n. 88). Nonostante Vasari avesse avuto enorme successo per le sue biografie e sebbene avesse «fatta tutta di nuovo la detta vita» di Michelangelo per la seconda edizione, era apparsa nel frattempo un’altra biografia importante, quella di Ascanio Condivi (1525-1574), Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone, stampata nel 1553 a Roma presso Anto- maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 17 nio Blado. Intorno al 1545 Condivi si era trasferito dalle Marche a Roma, dove conobbe Michelangelo diventandone allievo e soprattutto amico. È vero che paragonato al celebre Vasari, Condivi rimase un artista di seconda fila, ma è anche vero che la sua biografia fu quella autorizzata dallo stesso Michelangelo, che pare non fosse per nulla soddisfatto dall’immagine data da Vasari come un artista poco umano e molto divino. Condivi diede un’immagine imparziale e ben più posata che bilanciava la diceria sul carattere difficile del grande maestro e correggeva diverse inesattezze dovute alla tendenza agiografica della biografia vasariana. Come riconoscimento alla sua biografia, Condivi, che aveva sposato una nipote del poeta Annibale Caro, fu eletto nell’Accademia Fiorentina. A questo punto l’intento che spinse Vasari a pubblicare l’estratto si mostra in una luce ben più chiara: la pubblicazione a sè aveva in primis come obiettivo di contrastare la biografia del Condivi. Vasari pensò all’estratto per dare il massimo rilievo alla sua vita di Buonarroti non solo rispetto alla biografia alternativa di Condivi ma anche rispetto all’insieme di tutte le altre biografie vasariane, di artisti di regola anche meno noti e celebri. L’obiettivo era di mettere in risalto l’importanza del “genio sublime” Michelangelo. Quello che sembrava un passo poco comprensibile dal punto di vista editoriale, si rivela importante come mezzo per amplificare l’impatto dell’opera di Michelangelo. In questo contesto, è utile considerare anche le edizioni più tarde delle biografie di Vasari e di Condivi. Nel 1746, usciva a Firenze presso Albizzini di Firenze l’edizione ampliata della biografia di Condivi con i commenti e le note di Girolamo Ticciati, Pierre-Jean Mariette, Domenico Maria Manni e Antonio Francesco Gori. Nel 1760, Niccolò e Marco Pagliarini ripubblicavano a Roma la Vita di Michelagnolo Bonarroti di Vasari con numerosi e lunghi commenti che confrontano le ricostruzioni di Vasari con quelle di Condivi al fine dichiarato di difendere Vasari mettendo in risalto i pregi della propria pubblicazione rispetto a quella di Ticciati, Mariette, Manni e Gori. «Potrebbe essere, che tale fosse la detta Vita, perché già l’aveva scritta il Vasari, e stampata nel 1550. e poi, accresciutola notabilissimamente, data fuori nel 1568. cioè cinque anni dopo la morte di Michelagnolo; dove che la Vita del Con- Sopra: Frontespizio delle Vite di Vasari, 1550. A sinistra: Tavola raffigurante la tomba di Michelangelo nella seconda edizione della Vita, 1760 divi termina dieci anni avanti la sua morte, il che la rende mancante. Inoltre il Vasari avea altra intrinsichezza, e familiarità col Bonarroti, che non avea il Condivi, ed altra perizia dell’arti del disegno, […] dove del Condivi non solo non ho visto, ma né meno ho sentito nominare alcuna sua opera». E più avanti: «Il signor Mariette […] nelle note alla vita del Condivi ristampata in Firenze, come si è detto, pretende, che abbia ragione il Condivi, e il torto il Vasari. Tuttavia a me la cosa riman dubbia». Considerando la rarità dell’opuscolo, con soltanto una ventina di esemplari registrati, sia permesso 18 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 Sopra: Busto di Giorgio Vasari posto sul portale d’ingresso della casa Vasari chiudere questa nota con un excursus relativo al censimento degli esemplari conservati nelle biblioteche di tutto il mondo e alle valutazioni raggiunte sul mercato e alle aste. Grazie ai sempre più numerosi cataloghi online, tale obiettivo si raggiunge abbastanza facilmente, considerando però che qualche altro esemplare possa essere aggiunto alla lista. In Italia sono censite copie a Firenze (Biblioteca Nazionale e Kunsthistorisches Institut), Pistoia (Biblioteca Capitolare Fabroniana), Reggio Emilia (Biblioteca Panizzi), Roma (Biblioteca Apostolica Vaticana e Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana) e Udine (Biblioteca Bartoliniana). All’estero sono note due copie in Francia (entrambe a Parigi presso la Bibliothèque Nationale e la Bibliothèques des Arts Décoratifs), quattro in Inghilterra (British Library, Courtauld Institute of Art, Victoria & Albert Libraries a Londra e Bodleian Library a Oxford), cinque in importanti musei e università americane (Harvard Uni- versity, Getty Museum, Beinecke Library di Yale, Metropolitan Museum of Art di New York, National Gallery of Art di Washington), e una sola copia rispettivamente in Austria (Österreichische Nationalbibliothek di Vienna) e Germania (Herzogin Anna Amalia Bibliothek di Weimar; copia che appartenne al noto antiquario olandese cinquecentesco Arnoldus Buchelius). La rarità è documentata anche dalle pochissime copie annunciate sul mercato negli ultimi vent’anni e soprattutto dai prezzi realizzati. Ricordiamo la copia in una legatura coeva di pergamena, che nascosta in un lotto insieme alla princeps delle Rime di Michelangelo del 1623, fu venduta nel 2007 da Christie’s a Londra per £8.160, partendo dalla stima molto più bassa di £1.500-£2.000, o l’esemplare offerto dalla Libreria Antiquaria Mediolanum a €12.000 in legatura settecentesca nell’occasione della New York Antiquarian Book Fair 2009. SHARON STONE WEARS ROSE COLLECTION - WWW.DAMIANI.COM MILANO: VIA MONTENAPOLEONE • ROMA: VIA CONDOTTI • FIRENZE: VIA DE’ TORNABUONI • VENEZIA: SALIZADA SAN MOISÈ SAN MARCO • NAPOLI: VIA FILANGIERI • PORTO CERVO: PIAZZETTA PORTOCERVO • TORINO: VIA ROMA • VERONA: VIA MAZZINI • BOLOGNA: VIA FARINI • IN TUTTI I NEGOZI ROCCA E IN SELEZIONATE GIOIELLERIE 20 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 Tutti gli scritti del suo archivio /2 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli MATTEO NOJA pprofittando del lavoro di catalogazione con cui stiamo cercando di schedare le opere presenti nell’Archivio Malaparte - oltre a quello che è stato propedeutico alla realizzazione della mostra –, proseguiamo nel nostro intento di realizzare una bibliografia “definitiva” dello scrittore pratese. Sforzo reso più praticabile dalle solide basi di partenza offerteci dall’encomiabile lavoro di Vittoria Baroncelli – Bibliografia generale delle opere di Malaparte, in “Malaparte scrittore d’Europa. Atti del Convegno (Prato, 1987) e altri contributi” – e da quello 20 anni più recente di Lucio Gambetti e Franco Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento italiano. Repertorio delle edizioni originali. A Technique du coup d’État Paris, Grasset, 1931 (Les Écrits, III série, 1) 298 p.; 20 cm La Technique du coup d’État fu per Malaparte il primo grande, vero successo: fu uno dei libri più discussi nel mondo in quegli anni e nello stesso anno ebbe sedici edizioni. Tradotto da Juliette Bretrand, fu poi pubblicato in Italia da Bompiani solo nel 1948 [Baroncelli n. 14b, p. 275]. «Io odio questo mio libro. Lo odio con tutto il cuore. Mi ha dato la gloria, quella povera cosa che è la gloria, ma anche quante miserie. Per questo libro ho conosciuto la prigione e il confino, il tradimento degli amici, la malafede degli avversari, l’egoismo e la cattiveria degli uomini. Da questo libro è nata la stupida leggenda che fa di me un essere cinico e crudele […]. Proibito dai governi totalitari, che vedevano nella Tecnica del colpo di Stato una sorta di Manuale del perfetto rivoluzionario; messo all’indice dai governi liberali e democratici, per i quali esso non era nient’altro che un Manuale dell’arte d’impadronirsi del potere con la violenza, e non, anche, nello stesso tempo, un Manuale dell’arte di difendere lo Stato…». [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 14a, p. 274] Le bonhomme Lénine Paris, Grasset, 1932 (Les Écrits, III série, 5) XIII, 385 p.; 20 cm BVS: MALAPARTE IN MOSTRA Tradotto in francese sempre da JuProsegue fino al 26 settembre 2010 liette Bertrand, verrà pubblicato in “Malaparte. Arcitaliano nel mondo”, Italia da Vallecchi nel 1962 [Lenin buonanima, a cura di Enrico Falqui; la mostra che la Biblioteca di via Baroncelli n. 15b, p. 276]. Senato dedica al talento dello Questo libro e la Technique fanno coscrittore pratese e, prima ancora, noscere a Malaparte un successo senal fascino magnetico della sua figura za precedenti e lo pongono per moldi uomo e di intellettuale sui generis. to tempo al centro dell’interesse Un inedito allestimento svela così mondiale. Molti editori stranieri li alcune carte del suo archivio personale, traducono, mentre in Italia e in Gerlettere e documenti che si affiancano mania sono proibiti. a varie edizioni dei suoi libri e a diverse [Gambetti Vezzosi 2007, p. fotografie scattate dallo stesso Curzio. 488; Baroncelli n. 15a, p. 276] Per informazioni: 02/76215314-323 maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Fughe in prigione Firenze, Vallecchi, 1936 (Prosatori italiani contemporanei) 314 p.; 20 cm In questo libro Malaparte unisce i ricordi adolescenziali, quelli dei viaggi e l’esperienza del confino. Dedica alcune pagine a Virginia Agnelli [1899-1945], con la quale avrebbe dovuto sposarsi nel 1936, chiamandola Lavinia. Accanto a lei, lo scrittore pone due bambine, una dall’inconfondibile soprannome di “Suni”. La vedova di Edoardo Agnelli, nata Bourbon del Monte, figlia di un’eccentrica americana, Jane Allen Campbell, incontrò Malaparte a Forte dei Marmi subito dopo la morte del marito, o almeno così racconta lo scrittore. Sulla loro unione e sui loro progetti di nozze, così come su di lei, si sa poco o nulla. Sulla sua figura, ingiustamente dimenticata, bisogna annotare che contribuì a salvare Roma nel 1944, quando pur agli arresti, riuscì a favorire un incontro segreto tra il Papa Pio XII e il generale Karl Wolff comandante delle truppe di stanza in Italia, per stabilire le modalità dell’uscita dei tedeschi dalla Città Eterna. Virginia morì in un incidente stradale nei pressi di Pisa. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 16, p. 276] Sangue Firenze, Vallecchi, 1937 VIII, 227 p.; 20 cm Uno dei libri più riusciti di Malaparte, ha come protagonista dei racconti, in gran parte autobiografici, il “sangue”, l’elemento più prezioso della natura. Per lui, il san- 21 gue aveva un significato quasi magico: «Il sangue è ciò che di più nostro abbiamo in noi. Nelle vene hanno radice i nostri pensieri, i nostri sogni, i nostri sentimenti, i nostri atti. L’individualità del sangue è la nostra vera individualità». Sul letto di morte, vent’anni dopo, Malaparte si opporrà ostinatamente ma inutilmente alle trasfusioni di sangue. Il libro contribuì a togliere lo scrittore dall’isolamente nel quale era stato confinato. L’uscita quasi contemporanea del primo numero di “Prospettive” tornerà a far parlare con svariati consensi ma anche con feroci stroncature di Malaparte. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 17, p. 277] “Prospettive”. Rivista mensile diretta da Curzio Malaparte, Roma-Milano, 1937-43 La prima serie di “Prospettive” si apre nell’aprile del 1937 (Edda Ronchi Suckert riporta la data del luglio mentre altre fonti quella dell’aprile: in realtà il primo numero non presenta alcuna data), si chiude il 15 settembre 1939 ed è costituita da sette numeri in cinque fascicoli monografici (uno doppio e uno ristampato) i cui titoli sono: Il ragazzo italiano [n.1], Il cinema [n. 2], La radio [n. 3], La Sua politica estera [n. doppio, 4-5], Italiani in Spagna [ristampato in due edizioni con numerazione distinta, 6 e 7]; questi sette numeri sono preceduti da un ricco fascicolo di presentazione e programma. Era una rivista patinata, elegante, con pretese culturali che esaltava e propagandava il carattere italiano e le opere del regime. La seconda serie riprenderà le pubblicazioni il 15 ottobre 22 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 [15.10.41] “L’uomo e il personaggio”; n. 23-24 [15.11 – 15.12.41] “Sincerità dei narratori”. Anno 1942: n. 25-27 [15.01 – 15.03.42] “Paura della pittura”; n. 28-29 [15.04 – 15.05.42] “Il sangue operaio”; n. 30-31 [15.06 – 15.07.42] “Particolari romanzeschi”; n. 32-33 [15.08 – 15.09.42] “La presenza, la prosa”; n. 34-36 [15.10 – 15.12.42] “Le ultime anime belle”; n. 37 [15.01.43] “O matematiche severe!”; n. 38-39 [15.02 – 15.03.43] “Critica della critica”. Con questo numero termina la seconda serie. A distanza di quasi nove anni uscirà il numero 40-41 dal titolo “Guerra e sciopero” [01.12.51 – 01.01.52]. 1939, in veste più economica e meno illustrata: quasi assenti le fotografie, rimpiazzate da disegni di Tamburi, De Pisis, Guttuso e altri. Questa seconda serie sarà caratterizzata dalla profonda cultura del suo fondatore, nutrita di esperienze europee e di nostalgie “strapaesane”, animata sempre dal desiderio di aprirsi a nuove esperienze e abbattere il confine tra letteratura e pratica. I fascicoli usciranno in questo ordine: Anno 1939: n. 8 [15.10.39] “Senso vietato”; n. 9 [ 15.11.39] “Lei e voi dei paesi tuoi”; n. 10 [15.12.39] “Prigione gratis”. Anno 1940: n. 1 [15.01.40] “Il surrealismo e l’Italia”; n. 2 [15.02.40] “I giovani non sanno scrivere”; n. 3 [15.03.40] “Le muse cretine”; n. 4 [15.04.40] “Nostro peccato”; n. 5 [15.05.40] “Lana caprina”; n. 6-7 [15.07.40] “Cadaveri squisiti”; n. 8-9 [15.09.40] “Avere voce in ‘Capitoli’”; n. 10 [15.10.40] “L’assenza, la poesia”; n. 11-12 [15.12.40] “Misteri della poesia”. Anno 1941: n. 13 [15.01.41] “Morale e letteratura”; n. 14-15 [15.02 – 15.03.41] “7 liriche e 3 prose di Campana inedite”; n. 16-17 [15.04 – 15.05.41] “Condizione della poesia”; n. 18-19 [15.06 – 15.07.41] “Apollo in America”; n. 20-21 [15.08 – 15.09.41] “Memoria e romanzo”; n. 22 Riportiamo di seguito gli articoli comparsi sulla rivista, firmati da Malaparte: Verità sul cinema [n. 2, 1937, p. 5-12; “Il cinema”] Britannia may rule the waves... [n. 4, 1937, p. 31-32; n. 4-5, “La Sua politica estera”] Prato roccaforte dell’autarchia [n. 5, 1937, p. 107-109; n. 45, “La Sua politica estera”] Viva la muerte [n. 6, II ed., 1939, p. 5-8; “Italiani in Spagna. Da Malaga a Madrid”] Paesaggio attraverso una finestra chiusa [III n. 8, 15 ottobre 1939, p. 4-5; “Senso vietato”] Due momenti dannunziani [III n. 8, 15 ottobre 1939, p. 7; “Senso vietato”] Prigione gratis [III n. 10, 15 dicembre 1939, p. 3-6] Il surrealismo e l’Italia [n. 1, 15 gennaio 1940, p. 3-7] I giovani non sanno scrivere [IV n. 2, 15 febbraio 1940, p. 3-6] Le muse cretine [IV n. 3, 15 marzo 1940, p. 3-5] Nostro peccato [IV n. 4, 15 aprile 1940, p. 3] Lana caprina [IV n. 5, 15 maggio 1940, p. 3-4] Facilissimo a dirsi [IV n. 5, 15 maggio 1940, p. 3-4] Cadaveri squisiti [IV n. 6-7, 15 luglio 1940, p. 3-6] Aver voce in “Capitoli” [IV n. 8-9, 15 agosto -15 settembre 1940, p. 3-5] Liriche di Paul Eluard tradotte da C. Malaparte e L. Traverso [V n. 13, 15 gennaio 1941, p. 7-8; “Morale e letteratura”] Il combattimento di Tancredi e di Clorinda (Ricordo del Tasso) di Pierre Jean Jouve. Traduzione e nota di C. Malaparte [V n. 16 - 17, 15 aprile - 15 maggio 1941, p. 10-14; “Condizione della poesia”] Apollo in America [IV (ma V) n. 18-19, 15 giugno - 15 luglio 1941, p. 3-5] Poesie di Curzio Malaparte (et al.) [IV (ma V) n. 18-19, 15 giugno - 15 luglio 1941, p. 18-19; “Apollo in America”] Riccardo Bacchelli ovvero l’addio al romanzo [VII n. 38-39, 15 maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 23 febbraio-15 marzo 1943, p. 7-15; “Critica della critica”] Guerra e sciopero [VII (sic!) n. 40-41, 1 dicembre 1951 - 1 gennaio 1952, p. 1-3; il brano riprodotto nella rivista è la prefazione alla terza edizione di Il Volga nasce in Europa, Aria d’Italia, 1951] I morti di Bligny giocano a carte Roma, Edizioni di “Circoli”, 1939 29 p.; 24 cm Scritta nel 1937, viene pubblicata con copertina di Tamburi e preceduta da una scarna prefazione. Nella “Nota alla poesia” che segue il testo, Malaparte scrive: «Cinquemila morti! Cinquemila morti, a qualunque nazione appartengano, siano bianchi, gialli, o neri, sono molti. Ma cinquemila morti italiani sono moltissimi. Sono troppi. Contano per centomila. Poiché l’italiano, rispetto alla civiltà del mondo, ha un valore che nessun altro uomo potrà mai avere». Sul “Corriere della Sera”, ricorderà: «[…] a Bligny, ormai tutto il bosco era pieno di migliaia di morti e di feriti, ed eravamo rimasti senz’acqua, senza pane, senza cartucce, senza bombe a mano, senza mitragliatrici, […] il nemico tornò per la ventesima volta all’assalto con le sue tanks e i suoi lanciafiamme, e tutti quei matti gli si buttarono addosso, vociando e sghignazzando. S’udivano tra gli alberi, nell’immenso bosco pieno di fumo, urli di feriti e scoppi di risa, voci terribili e strane. E in realtà il nemico fu fermato a Bligny, non dal fuoco delle nostre poche mitragliatrici e dei scarsi cannoni, ma dalla meravigliosa pazzia di quei contadini dell’Umbria» [Vent’anni dopo. Gli italiani a Bligny, 15 luglio 1938]. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 18, p. 277] Una tragedia italiana In “Circoli” giugno-dicembre 1939 e in “Raccolta”, gennaio-febbraio 1940. Romanzo incompiuto, di tipo psicologico dove si nota l’influenza della vicinanza di Moravia, verrà pubblicato nel volume delle Opere complete di Vallecchi dal titolo Il ballo al Cremlino e altri inediti di romanzi a cura di Enrico Falqui [Firenze, 1971]. [Baroncelli n. 19, p. 277-8] Donna come me Milano, Mondadori, 1940 (Lo Specchio. I narratori del nostro Paese) 144 p.; 19 cm Il libro che raccoglie alcuni racconti considerati tra i migliori di Malaparte, di stile raffinato ed elegante, è dedicato a Virginia Bourbon Agnelli: «Fin dal primo giorno, fin da quando, volgendo verso di me la tua nera testa di cavallo, mi hai per la prima volta incontrato con lo sguardo (la lunga criniera ondeggiava dolcemente sulle tue spalle bianche), hai sentito quel che di segreto, di misterioso, è nella mia natura. Hai capito che io non sono soltanto un uomo: ma donna, cane, pietra, albero, fiume. Quel tempo nella mia casa in riva al mare era un’età nota a noi soli, un’età dove il destino rappresentava la parte del gangster nell’hold up. Ero da poco tornato da Lipari. Gli alberi intorno carichi di frutti simili a teste di cane e di bambino. E vidi splendere nel tuo grande occhio equino il tuo primo pianto felice (il tuo primo pianto di donna)». [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 20, p. 278] Il Volga nasce in Europa Milano, Bompiani, 1943 (Libri scelti, n. 71) 324 p.; 22 cm Questo libro uscì nell’autunno del ’43: la tipografia dove 24 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 edizioni e verrà tradotto in tutto il mondo. Del libro, lui stesso dirà: «Kaputt […] vive e vivrà. […] sia ben chiaro che io preferisco questa Europa kaputt all’Europa di ieri […]. Preferisco che sia tutto da rifare, al dover tutto accettare come un’eredità immutabile». L’illustrazione in copertina è di Sandro Giordano. In una nota al controfrontespizio è scritto che il libro esce in ritardo, dopo la liberazione della Toscana, per evitare rappresaglie contro i familiari dell’Autore. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488-9; Baroncelli n. 22, p. 279-284] era stato composto fu bombardata e il libro distrutto, per cui dovette essere ricomposto altrove; una volta stampato, dopo essere stato distribuito, venne sequestrato per ordine delle autorità tedesche. Il volume, che doveva intitolarsi Guerra e sciopero, raccoglie gli articoli che Malaparte scrisse in URSS, in Polonia e in Finlandia negli anni precedenti. La sovraccoperta, difficile da trovare nelle copie in commercio, era illustrata da Angoletta. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 21, p. 278-9] Kaputt Napoli, G. Casella Editore, 1944 690 p.; 19 cm Il libro, di notevole valore letterario, è una denuncia delle crudeltà della guerra. Quasi unanimemente considerato il suo capolavoro, avrà un successo maggiore e più duraturo della Tecnica del colpo di Stato. Il libro avrà numerose Don Camaleo. Romanzo di un camaleonte Firenze, Vallecchi, 1946 342 p.; 20 cm Prima edizione integrale. I disegni nel testo sono di Riccardo Magni. Il racconto che prendeva in giro Benito Mussolini, citato nella vicenda per nome e cognome, fu pubblicato a puntate tra il 1926 e l’anno successivo ne “La Chiosa”, supplemento femminile de “Il Giornale di Genova” (diretto da Elsa Goss e fondato dalle scrittrici Willy Dias [Fortuna (o Fortunata) Morpurgo, 1872-1956] e Flavia Steno [Amelia Cottini Osta, 1877-1946]): dopo la pubblicazione di Don Camaleo la rivista venne chiusa per ordine del Questore di Genova (dietro invito di Mussolini); furono poi pubblicate tre puntate ne “L’Italiano” di Longanesi (che ne stava preparando l’edizione in volume) il 20 dicembre 1927, il 15 aprile 1928 e infine il 15 marzo 1930. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 489; Baroncelli n. 23, p. 284-5] [Baroncelli cita, inserendolo a questo punto, Ricordo di Vallecchi, in A. Vallecchi nel ricordo di alcuni amici, Firenze, Vallecchi, 1947; n. 24, p. 285] Il sole è cieco Firenze, Vallecchi, 1947 184 p.; 21 cm Pubblicato a puntate sul settimanale “Il Tempo”, gennaio-febbraio 1941, raccoglie i suoi articoli spediti al “Corriere” dal fronte francese allo scoppio della seconda guerra mondiale. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 489; Baroncelli n. 25, p. 285-6] –fine seconda parte Nel prossimo numero, la terza e ultima maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 25 inSEDICESIMO IL TEATRO DI VERDURA 2010, I CATALOGHI, LE RECENSIONI, LE ASTE E LE MOSTRE DI FINE PRIMAVERA UN’ESTATE AL TEATRO DI VERDURA “Libri in scena” e serate dedicate alla poesia, ma anche arte, musica e serate per ragazzi di sonia corain l Teatro di Verdura, giunto alla XIII stagione, alza come di consueto il sipario agli inizi di giugno e prosegue con due/tre appuntamenti settimanali per tutti i mesi estivi, fino alla fine di settembre. Il cartellone, anche quest’anno, è ricco di appuntamenti per tutti i gusti, accomunati come sempre dall’amore per il “libro”. Apre la Stagione una grandissima signora del teatro italiano: Valentina Cortese, che leggerà il carteggio tra la Divina Eleonora Duse, Arrigo Boito e Gabriele D’Annunzio. Numerosi saranno i Libri in scena, come recita il sottotitolo della Rassegna: si va dalla grande letteratura italiana con una serata di Alessio Boni e Marcello Prayer dedicata a Cesare Pavese, a quella straniera, con una rivisitazione di Amleto, Il Principe, di una giovane compagnia di Palermo; da una serata su Chekov al Don Chisciotte tra sogno e realtà, nuova avventura teatrale presentata in anteprima da Corrado d’Elia. Ampio spazio verrà poi dato alla letteratura contemporanea con una serata di Stas’ Gawronski sull’opera di Vasilj Grossman e un omaggio a Salinger, il controverso quanto celebre autore del Giovane Holden a pochi mesi dalla sua scomparsa. Oltre alla prosa, numerose saranno le serate dedicate alla poesia: I un appuntamento con la lirica italiana presentato da Davide Rondoni, la Luna come fonte di ispirazione musicale e poetica con Alessandro Quasimodo e Mario Cei, Poesia al fuoco della controversia, un incontro-conversazione con Elio Giunta, e ancora la poesia come viaggio incantato con Giuseppe Cederna. Quest’anno il Teatro di Verdura propone anche serate dedicate all’arte: una conferenza della professoressa Alberta Gnugnoli in collaborazione con il Mart di Rovereto, in concomitanza con la grande mostra sull’Arte Americana degli anni 1850-1960 con i capolavori della Philips Collection di Washington; un omaggio a Modigliani con Davide Rondoni e Beatrice Buscaroli e una serata con Philippe Daverio. Non mancherà, poi, la musica: un appuntamento con il sound raffinato del “gentilhomme italien” Roberto Sironi, e una frizzante serata di jazz Anni Trenta con le Sorelle Marinetti e l’Orchestra Maniscalchi. Come ormai consuetudine, una mini-rassegna sarà dedicata anche alle famiglie e ai ragazzi, al termine dell’anno scolastico e all’inizio di quello nuovo: verranno proposti come sempre i testi letterari che i ragazzi affrontano sui libri di testo, nelle antologie, così che “vivendoli” possano apprezzarli nel loro valore letterario. Si va dai Promessi Sposi raccontati in un’ora da Teatro Invito, dall’intenso percorso sulla Divina Commedia di Lucilla Giagnoni, Vergine Madre, al Barbiere di Siviglia in musica e parole per i più piccoli, dall’Alice nel Paese delle Meraviglie dei ragazzi del Carcere Beccaria di Milano con l’Associazione PuntoZero alla protagonista anoressica di Quasi perfetta di Quelli di Grock, che tornano quest’anno per parlare ancora a ragazzi e adulti di tematiche sempre più attuali e stringenti. Novità della Stagione sarà l’orario di messa in scena di alcuni degli appuntamenti per i ragazzi: a settembre, infatti, vengono proposte alcune matinée, così da consentire oltre alle famiglie anche alle scuole di partecipare alle rappresentazioni teatrali. Volendo dare un’unità alle molteplici proposte culturali che la Biblioteca di via Senato propone, alcune serate del Teatro di Verdura sono legate alle mostre in corso: Amado mio presentato da Glossateatro e Petrolio, uno studio di Enrico Zaccheo sull’ultimo incompiuto e controverso libro di Pier Paolo Pasolini; la proiezione di due film di Malaparte, La Pelle e Il Cristo Proibito, e il suo unico lavoro teatrale, Anche le donne hanno perso la guerra. Dopo il grande seguito suscitato l’anno scorso, e mantenendo fede all’attenzione suscitata dalla pubblicazione su questo nostro bollettino, due serate con Antonio Zanoletti saranno infine l’occasione per proporre altre pagine inedite dei Diari di Mussolini. Una Stagione ricca di proposte culturali per chi della cultura, anche d’estate, non può proprio fare a meno. 26 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 IL “TEATRO mercoledì 9 giugno DOLCE CREATURA CRUDELE Valentina Cortese legge il carteggio indefinito tra Eleonora Duse, Arrigo Boito e Gabriele D’Annunzio con Valentina Cortese con il contributo di Mario Cei pianoforte Alessandro Marangoni a cura di Filippo Crivelli venerdì 11 giugno ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE di e con Giuseppe Cederna pianoforte Umberto Petrin dell’autore di “Vita e destino” di e con Stas’ Gawronski giovedì 24 giugno mercoledì 14 luglio BLEM BLEM, FIU FIU, DUM DUM! DE PROFUNDIS con Le Sorelle Marinetti Gianluca De Martini L’Orchestra Maniscalchi di Oscar Wilde traduzione e riduzione di Masolino D’Amico con Paolo Bonacelli violoncello Simonpietro Cussino regia Riccardo Massai produzione Archètipo [ 3-99 anni ] di Lewis Carroll con i ragazzi del Carcere C. Beccaria e la Compagnia Puntozero drammaturgia di Giuseppe Scutellà produzione Puntozero martedì 29 giugno martedì 15 giugno giovedì 1 luglio con Davide Rondoni, poeta musiche originali Pierluigi Virelli produzione Creattiva IL BARBIERE DI SIVIGLIA POTESSERO LE MIE MANI SFOGLIARE LA LUNA mercoledì 21 luglio [ 7-99 anni ] produzione Fantateatro mercoledì 16 giugno SERATA MODIGLIANI con Davide Rondoni, poeta e Beatrice Buscaroli, storica dell’arte e con Raffaella Boscolo, attrice violoncello Giacomo Maria Grava pianoforte Francesco Pasqualotto produzione Creattiva giovedì 17 giugno SANT’AGOSTINO con don Beppe Bolis e Francesco Arlanch con i ragazzi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e la partecipazione di Massimo Bernardini mercoledì 23 giugno IL VIAGGIATORE INCANTATO racconto in poesia e musica ARTE AMERICANA 1850-1960 Capolavori dalla Phillips Collection di Washington conferenza a cura di Alberta Gnugnoli, giornalista e critica d’arte I poeti e la luna, tra versi, musica e canzone con Mario Cei, Alessandro Quasimodo violino Edoardo De Angelis pianoforte Adalberto Maria Riva giovedì 15 luglio L’ITALIA E’ UNA POESIA LEGGERE Sì, MA PERCHÉ? Quando e dove? con Philippe Daverio giovedì 22 luglio LE STAGIONI DI CECHOV mercoledì 7 luglio AMADO MIO omaggio con parole e immagini a Pier Paolo Pasolini con Pino Costalunga, Livio Pacella, Sabrina Turri, Simone Piccoli elaborazione video Fabio Ferrando regia Pino Costalunga produzione GlossaTeatro con gli attori di Anà-Thema Teatro e gli allievi-attori del Quarto Campus Teatrale Internazionale “Progetto Cechov” regia Luca Ferri prod. Anà-Tema Teatro/Campus 2010 giovedì 29 luglio SCOPRENDO SALINGER giovedì 8 luglio di Andrea Bosco con Gianni Quillico e con Marco Baldi e Cinzia Spanò LA VITA E IL DESTINO DI VASILJ GROSSMAN mercoledì 4 agosto letture ed altre suggestioni ispirate all’opera e alla storia IL PRINCIPE con Matteo Contino, Luigi Fabozzi, maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano DI VERDURA” 2010 27 produzione Quelli di Grock in collaborazione con ABA lunedì 20 settembre – ore 16.00 Roberto Galbo, Stefania Vitale, Domenico Lo Cricchio. Luigi Rausa, Claudio Casisa regia Cristiano Pasca produzione Centro delle Arti Teatrali / Compagnia G273 Produzioni – Palermo venerdì 27 agosto IL CRISTO PROIBITO ANCHE LE DONNE HANNO PERSO LA GUERRA di Curzio Malaparte regia Renato Baldi produzione Lavanteatro un film di Curzio Malaparte con Rina Morelli, Raf Vallone, Elena Varzi, Anna Maria Ferrero produzione Exelsa film Anno 1951; Durata: 95 min venerdì 6 agosto martedì 7 settembre mercoledì 22 settembre – ore 10.00 PASOLINI - PETROLIO DI SANGUE E DI TERRA… Primo studio curato da Enrico Zaccheo collaborazione al testo dott.ssa Emanuela Pistilli con E. Polic Greco, Dario Costa, Luca Mascolo, Bea Ciampa movimenti curati da Shiva Babo regia Enrico Zaccheo produzione Sycamore-T-Company con Alessio Boni e Marcello Prayer IL RACCONTO DEI PROMESSI SPOSI di Sabrina Petyx con Maria Cucinotti, Filippo Luna, Sabrina Petyx regia Giuseppe Cutino produzione M’Arte-Movimenti d’Arte [ 11-99 anni ] viaggio verso il romanzo di Alessandro Manzoni drammaturgia Luca Radaelli con Stefano Bresciani, Valerio Maffioletti, Michele Fiocchi, Lalla Pellegrino, Giusi Vassena regia Beppe Rosso Produzione Teatro Invito LA PELLE venerdì 10 settembre giovedì 23 settembre dal romanzo di Curzio Malaparte regia Liliana Calvani con Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Burt Lancaster Anno 1981, VM 14 Durata: 133 min DON CHISCIOTTE VERGINE MADRE con Corrado d’Elia produzione Compagnia Teatri Possibili, Milano recital dalla silloge La Mia Città incontro – conversazione con Elio Giunta [ 13-99 anni ] Canti, commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza dalla Divina Commedia di Dante Alighieri un progetto di Lucilla Giagnoni con Lucilla Giagnoni collaborazione ai testi Marta Pastorino musiche originali Paolo Pizzimenti produzione m.a.s. juvarra mercoledì 15 settembre mercoledì 29 settembre – ore 10.00 QUASI PERFETTA CARISSIMA INFANZIA [ 12-99 anni ] uno spettacolo sull’anoressia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido consulenza scientifica Maria Barbuto con Giulia Bacchetta regia Claudio Intropido [ 10-14 anni ] con Alessandro Quasimodo collaborazione artistica Miriana Ronchetti; immagini di opere per l’infanzia di Enrico Benaglia giovedì 9 settembre LA SIGNORA CHE GUARDA NEGLI OCCHI mercoledì 11 agosto mercoledì 18 agosto SWING, MANOUCHES E BAUSCIA di e con Roberto Sironi Elizabeth Boudjema, violino – cori – percussioni Roberto Mattei, contrabbasso mercoledì 25 agosto e mercoledì 1 settembre DIARI DI MUSSOLINI con Antonio Zanoletti e Ugo Finetti, giornalista e opinionista lunedì 13 settembre POESIA AL FUOCO DELLA CONTROVERSIA 28 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 IL CATALOGO DEGLI ANTICHI Libri da leggere per comprare libri di annette popel pozzo Le tecnologie moderne non si fermano davanti al libro antico. Rispetto al classico catalogo stampato, ci sono sempre più librai antiquari che presentano cataloghi tematici online. IL RINASCIMENTO IN UNA BREVE ENCICLOPEDIA ONLINE Chartaphilus – Libri antichi e rari Catalogo online “Rinascimento” Il breve catalogo contiene esclusivamente titoli relativi a novelle e facezie rinascimentali. Oltre a schede bibliografiche presentate in dettaglio, ciascun titolo viene accompagnato da un’immagine. Segnaliamo una prima rarissima edizione di un Canzoniere di ispirazione petrarchesca contenente una raccolta di poesie d'amore (sonetti, strambotti, epistole e capitoli) intitolata Opera nova di Giovanni Francesco Straparola, stampata a Venezia per Giorgio Rusconi nel 1508 (legatura d’amatore ottocentesca firmata, €8.500). La bellezza di una copia di Le Satire di Ludovico Ariosto (Ferrara, Francesco Rossi il giovane, 1534, €20.000) si individua attraverso i possessori: la copia appartenne a Giacomo Manzoni (1816-1889, noto ebraista e autore degli Annali tipografici dei Soncino), al famoso antiquario, bibliografo e bibliofilo Tammaro De Marinis (18781969) e finalmente al libraio antiquario Giuseppe Martini di Lucca (1870-1944). Chartaphilus – Libri antichi e rari Dott. Giansandro Cattaneo Via Bernardino Luini 12 – 20123 Milano tel. 02/8254394 email: [email protected] QUANDO LA LEGATURA LA FA DA PADRONA Libreria Paolo Bongiorno Catalogo online “Legature e Libri” Una bella scelta di titoli che mettono in primo piano la legatura. Ogni edizione viene illustrata da un’immagine a colori. Troviamo esempi di edizioni veneziane settecentesche celebrative nelle loro legature editoriali (Morosini-Cornaro, Memoria storica intorno alla Repubblica di Venezia, 1796, in cartone verde-giada alle armi dei Pisani, €1.500), una copia di Officium in Festo Nativitatis Domini, secundum Missale & Breviarium Romanum, Urbino, 1729, in marocchino alle armi di Francesco Maria Tesde, figlio naturale del Duca Francesco III. (€3.000), una prima edizione de Il Geloso di Lorenzo Cataneo (Milano, Bidelli, 1621, €500) in un’insolita legatura in seta rosa con cornici in argento e rosette ai piatti. La Libreria di Paolo Bongiorno ha nel catalogo anche la prima e unica edizione aldina del secondo volume delle poesie latine del Pontano (Venezia, Aldo Manuzio e Andrea Asolano, 1518, €2.000). Rispetto alle più diffuse edizioni aldine in legatura posteriore, la presente copia si presenta in una pelle coeva con bordure a secco, fleurons d’angle, fleuron centrale in oro e tracce di due bindelle. Particolarmente interessante un esemplare dell’edizione celebrativa In aspettazione delle loro Altezze Reali Ferdinando III principe Reale d’Ungheria e di Boemia Arciduca d’Austria Gran Duca di Toscana e Luisa Maria di Borbone Real Principessa di Napoli sua Consorte: Feste pubbliche destinate dalla Città di Siena in contrassegno della sua gioja e devozione con rami (Siena, Pazzini Carli, 1791, €3.500) in una rara legatura in carta rosa con grande stemma dei Lorena in xilografia. Libreria Paolo Bongiorno Via Lana 72 – 41124 Modena, tel. 059/244466 http://www.bongiornolibri.it maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano IL CATALOGO DEI MODERNI i primi 6 numeri sono costituiti da scatole di cartone che custodiscono dai 4 ai 6 libri d’artista, tirati in 500 copie; €2.300]. Libri da leggere per comprare libri Letteratura tattile. Studio bibliografico di Andrea Galli Corso Giovanni XXIII, 31 – 47921 Rimini tel. 0541/21758; www.letteraturatattile.it di matteo noja QUALCHE BUONA LETTURA E AUTOGRAFI D’ECCEZIONE Letteratura tattile Qualche buon libro 2010 La consueta offerta dello studio Letteratura tattile di Rimini è ricca di buoni libri, come dice il titolo, e di autografi gustosi . Dopo una breve ma rara lettera di Cesare Battisti [indirizzata al direttore del “Giornale d’Italia”, datata Trento, 3 novembre 1911, €400] gli autografi proseguono con un breve saggio di Benedetto Croce dal titolo Dei filologi che hanno idee, nel quale commenta e stronca per i “Quaderni della Critica” un testo di Ernst Curtius [il famoso Europäische Literatur und lateinisches Mittelalter, pubblicato nel 1948, ma scritto in prevalenza negli Anni Trenta]. Il testo di Croce uscirà nel 1950 [7 p. manoscritte, in perfetto stato di conservazione; €1.950]. Dopo il poeta italiano Alfonso Gatto [1 lettera autografa del 16 febbraio 1963, €180] si passa al pensatore anarchico Petr Kropotkin con una lettera in inglese di 4 pagine indirizzata a Mr. Unwin di Londra [datata Locarno, Casa Respini, 17 marzo 1913; €580]; da questi all’antropologo Cesare Lombroso [Torino, lettera autografa senza data, 4 p.; €600] e al poeta francese Stéphane Mallarmé [biglietto autografo di 2 p., con busta viaggiata, datato Parigi, 29 marzo 1897; €2.250]. Tra gli altri autografi, una lettera di Henry Miller da Big Sur [del 4 dicembre 1946; €280] e una novella manoscritta 29 di Aldo Palazzeschi edita sulla rivista La Lettura e nella raccolta mondadoriana delle novelle [Titì e Totò, manoscritto di 17 pagine firmate; €3.000], oltre a lettere di Salvemini e Ungaretti e a biglietti con firma di Alessandro Volta. Molto curiose sono le due autentiche, “rarissime” pasquinate, staccate direttamente dalla statua romana di Pasquino e indirizzate entrambe contro un tal Portigiani pisano, reo di essersi spacciato per ciò che non era e di aver commesso latrocini e altre ingiustizie rimaste impunite [databili alla fine del XVI o agli inizi del XVII secolo, 2 fogli manoscritti, con alcune lacerazioni; €6.000]. Tra i libri e le riviste si segnalano di Emilio Lussu Teoria dell’insurrezione [Parigi, Edizioni di Giustizia e Libertà, 1936, con dedica autografa; €1.150]; a cura di Arturo Onofri la rara rivista Lirica. Fascicoli mensili in versi e prosa [13 numeri in 9 fascicoli, 1912-1913; €1.200]; la pubblicazione mensile di poesia Cervo volante a cura di Adriano Spatola prima e poi di Achille Bonito Oliva e Edoardo Sanguineti [18 numeri in 14 fascicoli, tutto il pubblicato, 19811983; €1.600]; il numero unico del quindicinale Vetrina, a cura di Raffaele Giolli [del 15 marzo 1933; €190]. Infine un’altra pubblicazione periodica, molto rara e raffinata, a cura di Mario Diacono e Claudio Parmiggiani, Tau/Ma, edita a Reggio Emilia dall’imprenditore e collezionista d’arte Achille Maramotti [7 volumi, tutto il pubblicato, 1976-1981; TUTTO RICHARD LONG, IL RE DELLA LAND ART Art Base (books & research) Catalogo n° 13, Richard Long. Announcements 1969 – 2000 Più che cataloghi, questo libraio tedesco offre delle liste che vale la pena di spulciare perché vi si trovano alcune opere, monografie o cataloghi d’arte e architettura, che col passare veloce degli ultimi anni sono già diventati rari o almeno poco comuni in Italia. Questa volta, inviti e cartoline delle mostre del più noto esponente della cosiddetta Land art, Richard Long [1945], che ha esposto nei più prestigiosi musei e gallerie del mondo e realizzato grandi sculture basate su segni archetipici come la linea e la spirale, utilizzando materiali raccolti in mezzo alla natura. Dalle prime esposizioni alla Galleria Konrad Fischer di Düsseldorf a fine anni ’60 sino alle esposizioni a New York, alla Galleria Sperone, il libraio Below offre una serie di documenti (con prezzi dai 40 ai 180 euro) interessanti per ricostruire il percorso di uno degli artisti che hanno contribuito a creare questo tipo d’arte concettuale che, nell’evidenziare una natura al di fuori della presenza umana, cerca di accreditare una relazione culturale tra l’uomo e l’ambiente come primo e naturale fatto estetico. Art Base (books & research) Gabelsbergstr. 15 - 97318 Kitzingen (D) tel. 09321/268855; www.artbasebooks.de 30 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 tª%JTOFZtª%JTOFZ1JYBStª1MBZ&OU.POEP)PNF&OU t5."UMBOUZDB4Q""OJNBUFE4FSJFTª"UMBOUZDB4Q".PPOTDPPQ4"4"MMSJHIUTSF DPODFQUDBSEBOEVTFECZ)JEEFO$JUZ(BNFTVOEFSMJDFOTFXXXCFMMBTBSBDPNtª(JPDIJ1SF[JPTJ4QBBOE.BSBUIPO FTFSWFE tª)JEEFO$JUZ(BNFT*ODªoDPODFQUDBSE"MMSJHIUTSFTFSWFE#&--"4"3"JTBUSBEFNBSLPG 32 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI L’editoria e le nuove tecnologie, uno studio su Sandro Penna e una chicca di Berger di matteo noja e matteo tosi LE “NUOVE TECNOLOGIE” E IL FUTURO DEL LIBRO «Straniero, ciò che ho da dirti è poco: fermati e leggi…» Così incomincia una delle più belle e famose epigrafi funebri romane. È il testo stesso che si rivolge al passante e lo invita a fermarsi per leggere quanto ha da dirgli, promettendogli la brevità. A lettura finita, lo stesso testo invita ad andarsene. Dal momento in cui il testo era scolpito solamente nella dura pietra o inciso nella morbida argilla a oggi, che il testo scorre sulle incorporee pagine dell’e-book, di tempo ne è passato molto. E la storia dell’uomo e del suo progresso è stata scandita anche da quelle che qualcuno ha chiamato le “rivoluzioni del libro”: la prima quella che vide il passaggio dall’oralità alla lettura, la seconda che seguì al cambio della superficie di lettura, dal volumen, il testo arrotolato, al codex, i fogli legati insieme, e infine la rivoluzione di Gütenberg e l’avvento della stampa meccanica. In questi giorni, mentre al Salone del Libro di Torino debutta l’area Invasioni mediatiche dedicata a e-book, iPad e agli strumenti digitali, nelle librerie approda il libro di Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione, un vero e proprio manuale che, strutturato in lezioni, ci spiega in cosa consista appunta questa quarta fondamentale tappa nella storia della lettura e del testo, e quindi, dell’uomo. Il problema degli e-book che insidiano le vecchie superfici di carta – quelle pagine che legate insieme ci seguono docili nei nostri spostamenti – è un problema che assilla negli ultimi tempi tutta la “gente del libro”: l’abbiamo visto anche nel numero precedente, recensendo il libro di Cataluccio, Che fine faranno i libri?. Roncaglia, docente di Informatica applicata alle discipline umanistiche e di Applicazioni della multimedialità alla trasmissione presso l’Università degli Studi della Tuscia, cerca di rispondere senza farsi prendere da ansie o entusiasmi ancora prematuri ad alcuni quesiti: dove sta andando il libro? È veramente minacciato e da che cosa? Le nuove tecnologie rappresentano per il mondo del libro un pericolo o un’opportunità? Di quali competenze avremo bisogno per continuare a scrivere, pubblicare, leggere? Partendo da una citazione tratta dalla Storia della lettura di Cavallo e Chartier («bisogna ricordare che non vi è testo senza il supporto che lo offre alla lettura, o all’ascolto…»), Roncaglia ci spiega cos’è una “interfaccia di lettura”, concetto su cui si basa tutta la sua argomentazione: «Nel senso più generale del termine, qualunque strumento che ci aiuti a interagire col mondo intorno a noi in modi il più possibile “adatti” alla nostra conformazione fisica e sensoriale, alle nostre abitudini di comportamento, alle nostre convenzioni culturali e sociali – svolgendo dunque una funzione di mediazione fra noi e il mondo – può essere considerato una interfaccia». Il libro è dunque un’interfaccia fra noi e il testo: le sue caratteristiche fisiche si adeguano alla natura del testo per aiutarci nella sua comprensione. Da qui anche la necessità di attendere ad altri scopi, ad altri bisogni dei lettori nelle loro varie accezioni ed eccezioni, come la qualità della carta e dei caratteri, della loro grandezza e della loro funzionalità alla facilitazione della lettura, della legatura e della maneggevolezza. Il discorso di Roncaglia si sposta quindi sulla storia delle nuove interfacce di lettura, dal computer alla declinazione delle varie forme di e-book sino a quelle, come l’iPad, appena entrate in commercio prendendo in esame sia il loro aspetto fisico, il cosiddetto hardware, sia quello software che riguarda il formato e le modalità di rappresentazione del testo. Non poteva mancare in questo manuale una lezione sul futuro della maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano gestione dei diritti, da difendere dai tentativi di pirateria testuale come dai progetti di digitalizzazione libraria in atto o in divenire sulla rete, a partire da quello più importante ma più discusso di Google. Da Kant al web, Roncaglia spiega quali sono le ragioni sottese al copyright e quali alla sua negazione, al cosiddetto copyleft, quali i progetti che vogliono mettere a disposizione la maggior parte dei testi editi sulla rete, guardando anche al futuro e ai problemi della conservazione della carta. Da ultimo, un breve capitolo dedicato al futuro della forma libro e agli strumenti di promozione e di aiuto alla lettura disponibile in rete. Il libro si apre con la citazione di un racconto di Asimov, Chissà come si divertivano!, scritto nel 1951 e ambientato nel 2157, dove due bambini abituati ai telelibri scoprono un libro dell’antichità (dei nostri giorni o poco prima): la loro meraviglia è grande nello scoprire che può contenere solo una storia e si domandano cosa se ne facessero gli antenati dopo averlo letto. 33 Curiosamente, l’autore chiude con la citazione dal Fedro di Platone, dove Socrate parlando della scrittura non la condanna e ne riconosce la capacità di conservare la parola nel tempo, ma nel contempo lamenta il carattere esteriore della memoria scritta, incapace a suo dire di far nascere la memoria dall’interno di sé e quindi di suscitare conoscenza. Alla fine, Socrate dice: «E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di chi non ci ha nulla a che fare; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato e offeso oltre ragione, esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può né difendersi né aiutarsi». Sottolineando così l’incapacità del testo scritto di stimolare il lettore, Socrate sembra spingerci verso un futuro di e-book: che avesse qualche ragione? M «Il corpus penniano su cui lavorare lecitamente e utilmente è ancora tutto sparso per le riviste», notava Pier Paolo Pasolini nel 1956; e la sua “dolente” affermazione sarebbe valida ancora oggi, come se mezzo secolo non fosse passato, se Mauro Pagliai non avesse appena dato alle stampe l’accorato lavoro che Elena Gurrieri dedica al poeta perugino dopo quasi vent’anni di studi e ricerche. Documenti inediti e sconosciuti, raccolte poetiche, interventi critici e un Gino Roncaglia, “La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro”, Laterza, Roma-Bari 2010, pp.288, €19,00 JOHN BERGER E LA SUA IDEA DEL MONDO, UNA CONNESSIONE CONTINUA TRA ARTI FIGURATIVE E AMORE PER LA NARRAZIONE aria Nadotti cura per il mitico editore Scheiwiller “Presentarsi 10 IDEE SU SANDRO PENNA. AL DI LÀ DEI LUOGHI COMUNI all’appuntamento. Narrare le immagini” (Milano 2010, pp.272, €18,00) una sorta di “biografia ideale” di John Berger, senza dubbio uno dei protagonisti più eclettici e affascinanti della scena intellettuale contemporanea. Nato pittore e divenuto critico d’arte agli ordini di George Orwell, poi scrittore di immediato successo, giornalista, poeta e drammaturgo, Berger ci propone 24 approfondimenti sull’arte, sul cinema e sulla letteratura sotto forma di racconti che prendono le mosse da un’illustrazione che evoca il luogo in cui si è svolto “l’incontro”. Gli spunti sono i più vari, dal Giorgione a Pollock, passando per alcuni scatti di Berlino. intenso carteggio tra Penna e Montale sono gli strumenti e i materiali che la studiosa ha rielaborato e condensato in dieci ineccepibili saggi che hanno il merito di sottrarre finalmente alle schematizzazioni uno dei più incisivi scrittori del secolo scorso. Senza la pretesa di aver finito il lavoro, come ben si evince dagli spunti “lanciati” nel saggio La musa pensante, ma con il preciso intento di rifare di Penna un “classico” e di riordinare criticamente la sua opera unica e quanto mai complessa. Elena Gurrieri, “Quel che resta del sogno”, Mauro Pagliai, Firenze 2010, pp.168, €12,0 34 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 INCANTI DI FINE PRIMAVERA Londra è l’assoluta protagonista delle aste e delle mostre-mercato fino a fine giugno di annette popel pozzo IL 27 MAGGIO, LONDRA Asta – Important Books and Manuscripts www.bloomsburyauctions.com L’asta comprende numerosi titoli dedicati alla botanica e all’ornitologia. Segnaliamo il Viaggio pittorico e storico ai tre Laghi Maggiore, di Lugano, e Como, Milano, 1818, contenente 46 acquetinte colorate a mano (lotto 403, stima £6.000-8.000). In asta anche un bel numero di edizioni di George Cruikshank. IL 27 MAGGIO, PARIGI Asta – Vente Bibliothèque Vincent Labouret www.alde.fr Volendo, a Parigi, si possono acquistare Les principales aventures de l’admirable Don Quichotte di Cervantes (L’Aia, Pierre de Hondt, 1746, lotto 14, stima €10.000-15.000). L’edizione in quarto appartiene alle più belle opere illustrate di Don Quichotte del Settecento. Portalis, 1877, pp. 131132 indica «Cette remarquable série de peintures a été bien conçue et habillement executé». IL 29 MAGGIO, PARIGI Asta – Vente Hergé www.piasa.auction.fr Per gli amanti dei fumetti, 230 lotti esclusivamente dedicati all’autore belga e inventore di Tintin: per esempio un disegno della Castafiore con dedica di Hergé (lotto 121, stima €7.000-10.000) o un’edizione di Le Trésor de Rackham le Rouge con disegno di Tintin e Milou di Hergé (lotto 134, stima €2.000-2.500). In asta anche numerose prime edizioni, alcune nelle tirature speciali con dedica di Hergé. Proprio sulle pagine del Petit Vingtième, supplemento del quotidiano cattolico Le Vingtième Siècle, parte la grande avventura di Tintin. Dal 2009 esiste in Belgio anche un museo dedicato al famoso fumetto. IL 2 GIUGNO, LONDRA Asta – Valuable Manuscripts and Printed Books www.christies.com L’asta ha inizio con libri d’ore e manoscritti illuminati. Due prime edizioni di Giovanni Boccaccio legate insieme in miscellanea: Genealogiae deorum, Venezia, Wendelin von Speyer, 1472, e De montibus, silvis, fontibus, Venezia, Wendelin von Speyer, 1473. Le due opere sono in legatura coeva italiana in pelle su assi di legno. Soltanto due copie di queste edizioni furono vendute in asta negli ultimi 35 anni (lotto 226, stima £50.00080.000). Segnaliamo anche la prima edizione di Jakob Bernoulli, Ars conjectandi, opus posthumum, Basilea, 1713 (lotto 258, stima £6.000-8.000). IL 2 GIUGNO, PARIGI Asta – L’Atelier Simier, Les relieurs des Rois de France http://lafon-svv.com Un’insolita asta che contiene in 350 lotti gli stemmi e i ferri usati dai legatori Simier. Siccome Simier fu il legatore di corte a inizio Ottocento, ci sono numerosi ferri alle armi di Napoleone e degli ultimi Borboni. L’atelier di René Simier (1772-1843) rappresenta l’elegante legatura d’epoca. DAL 3 AL 5 GIUGNO, LONDRA Mostra mercato – London Antiquarian Bookfair (ABA) www.olympiabookfair.com Tra gli appuntamenti importanti della stagione, con ormai una tradizione di oltre cinquant’anni, l’amante del libro non può rinunciare alla mostra mercato di Olympia. Con espositori di 18 Paesi. DAL 4 AL 5 GIUGNO, LONDRA Mostra mercato – Summer International Fairs, Fair 2 (PBFA) www.pbfa.org IL 7 GIUGNO, LONDRA Asta – Fine Printed Books and Manuscripts www.christies.com maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano L’8 GIUGNO, ROMA Asta – Libri, Autografi e Stampe www.bloomsburyauctions.com 422 lotti con una prima sezione dedicate agli autografi (D’Annunzio, Garibaldi, Malaparte, Verdi). Tra le Cinquecentine una copia di Abraham Ortelius, Theatrum orbis terrarum, Anversa, Plantin, 1584 (parte 1 su 2, non presente il Nomenclator Ptolemaicus, lotto 313, stima €40.00045.000) con vivida coloritura e 110 splendide carte geografiche a piena pagina. IL 9 GIUGNO, BERLINO Asta – Fotografie www.bassenge.com Quasi 450 lotti dedicati esclusivamente alla fotografia con opere di Max Baur, Jewgeni Chaldej, Paul Citroen, Robert Bothner, Elliott Erwitt, Andreas Feininger, Hein HajekHalke, Man Ray, Irving Penn e Michael A. Russ. eccellenti architetti, pittori et scultori italiani di Giorgio Vasari (Firenze, Lorenzo Torrentino, 1550, lotto 117, stima £8.00010.000). In asta ci saranno anche libri moderni di pregio, illustrati da Barbier e Brunelleschi, come del resto libri russi d’avanguardia. Una nutrita sezione riguarda poi la musica con prime edizioni, ma anche materiale manoscritto e autografo. In asta anche un album contenente disegni a colori dello scenografo Romolo Liverani (1809-1872) per opere di Donizetti, Rossini e Bellini (lotto 46, stima £1.500-2.000). censita della traduzione francese a cura di Benoist Du Troncy dell’opera latina Institutio principis Christiani (lotto 985, stima €10.000-15.000). Du Troncy supportò la Lega cattolica. In asta anche un bel gruppo delle stimate edizioni di Etienne e Plantin. L’11 GIUGNO, IL 15 E 16 GIUGNO, Asta – Autografi e Libri Antichi, con la Bibliografia di Carlo Alberto Chiesa www.bolaffi.it In asta la bibliografia del libraio antiquario scomparso nel 1998 che aveva il suo studio in via Bigli a Milano. Da molti viene ritenuto il più grande dei librai antiquari d’Italia. La sua passione erano soprattutto i manoscritti e i libri italiani. Asta - Autografen www.stargardt.de La casa d’asta specializzata in autografi offre, come al solito, una ricca scelta di argomenti: musica, letteratura, scienze ed arte per nominare soltanto alcune. Sul sito online è già disponibile una preview dei lotti. MILANO IL 9 GIUGNO, LONDRA Asta – Music and Continental Books and Manuscripts www.sothebys.com Segnaliamo soprattutto la prima rara edizione del primo libretto dell’opera Euridice di Ottavio Rinuccini (Firenze, Giunta, 1600, copia appartenuta al baron Horace de Landau e a Gustavo Camillo Galletti, lotto 75, stima £10.000-15.000), e la prima edizione delle famosissime Vite de’ più 35 L’11 E IL 12 GIUGNO, BRUXELLES Asta – Books & Prints www.romanticagony.com Due giorni con una vasta e ricca offerta di manoscritti, libri e stampe. Segnaliamo l’Instruction du prince chrestien di Erasmo da Rotterdam, stampata a Lione presso Jean Pillehotte nel 1592. Si tratta dell’unica copia IL 13 GIUGNO, MILANO Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza http://maremagnum.com/Diaz/ Prima della pausa estiva riservata ai mesi di luglio e agosto, il tradizionale appuntamento milanese con il libro antico e le sue bancarelle. BERLINO IL 17 GIUGNO, NEW YORK Asta – The James S. Copley Library: Arts & Science including the Mark Twain Collection, A July 1776 Broadside Printing of the Declaration of Independence www.sothebys.com IL 25 E IL 26 GIUGNO, ZURIGO Asta - Sonderauktion Bibliothek Emanuel Stickelberger (Autografen und Bücher) www.kollerauktionen.com L’impegno di Med 6.000 spot gr iaset per il sociale atuiti all’anno 6.000 i passaggi tv che Mediaset, in collaborazione con Publitalia’80, dedica ogni anno a campagne di carattere sociale. Gli spot sono assegnati gratuitamente ad associazioni ed enti no profit che necessitano di visibilità per le proprie attività. 250 i soggetti interessati nel 2008 da questa iniziativa. Inoltre la Direzione Creativa Mediaset produce ogni anno, utilizzando le proprie risorse, campagne per sensibilizzare l'opinione pubblica su temi di carattere civile e sociale. 3 società - RTI SpA, Mondadori SpA e Medusa SpA costituite nella Onlus Mediafriends per svolgere attività di ideazione, realizzazione e promozione di eventi per la raccolta fondi da destinare a progetti di interesse collettivo. 38 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 ANDANDO PER MOSTRE Un Kubrick da rivista, manifesti teatrali, l’Archivio di Stato “ad arte” e alto ancora di matteo tosi QUANDO IL GIOVANE STANLEY LAVORAVA COME REPORTER asce dagli archivi della Library of Congress di Washington e del Museum of the City of New York questa prima grande mostra dedicata a un aspetto quasi sconosciuto di uno dei registi più noti e celebrati al mondo. Il patrimonio in questione delle due prestigiose istituzioni N STANLEY KUBRICK FOTOGRAFO. GLI ANNI DI LOOK (1945-1950) MILANO, PALAZZO DELLA RAGIONE, FINO AL 4 LUGLIO Info: tel. 02/43353522 www.mostrakubrick.it Qui sopra: A tale of a shoe-shine boy, 1947 A sinistra: World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949 Sotto: Untitled, 1950 americane - stimato in oltre 20.000 negativi ancora quasi completamente da scoprire - è stato infatti indagato per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, che attraverso oltre 300 scatti (molti dei quali inediti e stampati dai negativi originali) racconta la prima vera avventura di Stanley Kubrick nel mondo delle immagini. Appena diciassettenne, infatti, Kubrick inizia a lavorare come fotografo per la rivista “Look”, dando prova di una straordinaria capacità nel raccontare la varipinta quotidianità dell’America nell’immediato dopoguerra, attraverso le storie di celebri personaggi come Rocky Graziano o Montgomery Clift o quelle più “on the road” dei musicisti dixieland, ma anche attraverso ironiche e fulminanti inquadrature di quella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale del mondo occidentale. Un’esperienza unica che prese le mosse da un’immagine tanto semplice quanto evocativa - il ritratto “rubato” di un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, pubblicato il 26 giugno 1945 - che convinse gli editor di “Look” ad assumere quel talentuoso ragazzino affascinato dallo stile così invadente e “ossessivo” della rivista. Un approccio narrativo che ritroviamo anche in buona parte delle sue pellicole, così come simili sono i tagli delle inquadrature e il senso estetico sotteso a ogni sua immagine. Il percorso espositivo è organizzato in due parti. La prima, divisa a sua volta in sette sezioni, parte dalle “Icone” simbolo delle sue storie e poi spazia dalle vicende dei lustrascarpe all’arrsto di due malviventi e ancora agli elitari spazi della Columbia University, mentre la seconda è interamente dedicata ai ritratti di personaggi famosi e all’epopea della musica dixieland. maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 39 IL ’900 POLACCO ATTRAVERSO I SUOI MANIFESTI TEATRALI PALLADIO È SBARCATO A NEW YORK, PRONTO A CONQUISTARE L’AMERICA nche in virtù della quasi concomitanza con l’apertura della nuova stagione del nostro “Teatro di Verdura”, ma non solo per questa ragione, segnaliamo una bella iniziativa romana che ha a che fare con le arti sceniche e l’arte a tutto tondo. Il circuito “Teatri possibili” e quello delle biblioteche di Roma, infatti, presentano nel cuore della Capitale i è inaugurata lo scorso mese alla Morgan Library & Museum di New York la prima tappa di “Palladio ad His Legacy: A Trasatlantic Journey” (fino al 1° agosto), la grande mostra promossa dal Royal Institute of British Architects A S di Londra (RIBA) in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza (CISAAP) per portare l’eleganza dei progetti palladiani attraverso tutti gli Stati Uniti. In mostra, 31 disegni a partire dai fogli di studio una grande mostra intitolata “Tutto il teatro in un manifesto. Polonia 1989 2009” (Villa Doria Pamphilj, fino al 12 settembre, info: tel. 06/45460693; www.enteteatrale.it), una sorta di viaggio alla scoperta degli artisti polacchi che hanno rappresentato il teatro e non solo, attraverso un allestimento scenografico degno di un vero e proprio palcoscenico dove i protagonisti saranno novanta manifesti d’artista, oltre alle installazioni di Danièle Sulewic e ai filmati, scenografie e manichini creati per il Nowy Teatr di dei monumenti Romani fino ad alcune pagine dei “Quattro Libri dell'Architettura”, il suo trattato più famoso. Poznan, in Polonia, dove Sergio Maifredi (curatore della mostra insieme a Sulewic) è regista residente. Il percorso è una sorta di spaccato dei cambiamenti avvenuti nella società e nella cultura polacca prima e dopo i fatti di Danzica e la caduta del Muro di Berlino, visto che dalla fine dell’800, durante l’occupazione e poi per tutto lo scorso secolo, fino all’89, il manifesto per le rappresentazioni teatrali realizzato da artisti noti, oltre a essere un modo tradizionale di fare arte, consentiva anche a intellettuali non allineati di comunicare A GIUGNO APRONO “LE STANZE DI TOBINO” NELL’EX-MANICOMIO DI MAGGIANO, UN PRIMO PASSO VERSO MUSEO E CENTRO-STUDI opo un lungo lavoro di restauro, venerdì 11 giugno alle cinque del pomerig- D gio, la Fondazione Mario Tobino inaugura ufficialmente la Palazzina Medici, e cioè l’ala dell’exOspedale Psichiatrico di Maggiano («La mia vita è qui, nel Manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del Manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte», da Le libere donne di Magliano) che ospitava l’alloggio dei medici e dove si trovano le “Stanze di Tobino” con il loro spartano arredamento originale, la scrivania, le penne, i libri e la macchina da scrivere. Per l’occasione, e per i 100 dalla nascita dello scrittore, intervengono Mario Monicelli, Maurizio Maggiani e Silvia Ballestra. ed esprimersi superando i rigidi paletti della censura. E, al tempo stesso, anche il regime si serviva per la propria propaganda dell’aiuto di grandi artisti della sintesi comunicativa del manifesto. La mostra propone, così, una scelta di manifesti realizzati dagli anni Sessanta, partendo dal maestro Henryk Tomaszewski fino alla preziosa presenza del “Wozzeck” di Jan Lenica, ma spazia anche tra i lavori di Wieslaw Walkuski, Rafal Olbinski e Stasys Eidrigevicius. 40 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 ARTE ALL’ARCHIVIO DI STATO E UNA BIBLIOTECA “AD ARTE” QUENTIN BLAKE A VILLA BORGHESE, PER I PIÙ PICCOLI MA NON SOLO antovana di nascita e giramondo per vocazione, Chiara Dynys si prepara a una ricchissima estare romana. Al suo nome, infatti, si legano due grandi iniziative espositive, entrambe legate all’universo libro, in particolare come insostituibile fonte di memoria condivisa e di emozioni personali. Il legame di questi suoi ultimi lavori con i volumi e con la parola scritta è talmente forte ed evidente che la prima - e più lunga - delle due mostre (“Labirinti di memoria”, fino al 25 a “casa madre” è un tempoi della cultura alta italiana, ma la sua ludoteca, ribattezzata Casina di Raffaello, ospita spesso e volentieri esposizioni che strizzano l’occhio all’infanzia. Come quella dedicata all’illustratore inglese Quen- M L tin Blake, collaboratore prediletto di Rohal Dahl (dal 2 giugno al 31 luglio, www.casinadiraffaello.it) di cui ha accompagnato quasi ogni storia. In mostra, oltre un centinaio di tavole scelte tra quelle pensate come dono ai bambini degli ospedali settembre; tel. 06/54548.538) si svolge niente meno che all’Archivio Centrale dello Stato, che l’artista invade e “ridisegna” disseminando installazioni di luce, video e opere “interattive” attraverso corridoi, scale e sale lettura, spazi sempre e comunque caratterizzati dalla presenza quasi ossessiva della carta. Da sottolineare che questo evento consente l’apertura al pubblico per la prima volta dei depositi dello stoorico edificio dell’EUR, che conserva al suo interno milioni di documenti e rappresenta, da oltre mezzo secolo, pediatrici britannici e tra quelle che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, dando forma e colore all’altrui creatività. il punto di riferimento obbligato per le ricerche sulla storia unitaria del nostro Paese. Contemporaneamente, presso la Galleria Marie-Laure Fleisch, Chiara Dynys porta “Più luce su tutto” (fino al 31 luglio; info: tel. 06/68891936 www.galleriamlf.com), un’ulteriore “personale” composta da tre grandi installazioni tra cui un’immensa libreria luminosa realizzata con ben 369 volumi in vetro colorato. Ed è questo il vero trait d’union con il grande evento dell’Eur, perché anche lì Sfoglia la carne TUTTI I COLORI DELLE BIBLIOTECHE E L’INTIMITÀ QUASI SEGRETA CHE LEGA OGNI LETTORE AL PROPRIO LIBRO, NON IMPORTA DOVE otografa fin da quando era ragazzina (prima ritrattista e poi interessata alle architetture e agli spazi abitati), Marina Giannobi è stata conqui- F stata dai libri solo negli ultimi tre anni. Non come lettrice, s’intende, ma come fotografa di gente che legge e di volumi “a riposo” negli scaffali delle più diverse biblioteche. Ha iniziato a “rubare” immagini di lettori (rigorosamente in bianco e nero e senza volto) nel 2007, sulla metropolitana di New York, e non ha più smesso, come racconta la mostra dedicatale dalla galleria di Roberta Lietti a Como (fino al 5 giugno; info: tel. 031/242237). Un’intensa esposizione che alterna quei suoi volumi “all’opera” con quelli in attesa nei corridoi di diverse biblioteche. Questi ultimi scatti, però, sono tutti a colori, perché, lei ne è sicura, «la biblioteca è un luogo vitale». in petali, si compone di libri digitali interattivi e soprattutto perché l’opera che “apre” la discesa nei sotterranei dell’Archivio di Stato si intitola il futuro dell’umanità è una libreria; messaggio che a noi piace anche per la sua poca demagogia, visto che l’impressione resa è quella di un messaggio lasciato da un naufrago. 42 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 BvS: il libro ritrovato Le fantasie architettoniche del Piranesi sovietico Jakov Černihov e le maestose forme dell’utopia CHIARA BONFATTI Černihov, Jakov (1889-1951). Архитектурные фантазии = Architektonische Fantasien = Fantaisies architecturales = Architectural fictions. Leningrado [San Pietroburgo], Mezhdunarodnaka kniga, 1933. 300x207 mm; 102 pagine arricchite da un apparato iconografico in bianco e nero nel testo e seguite da 101 tavole a colori su carta patinata raffiguranti 101 diverse rappresentazioni di costruzioni architettoniche immaginarie, di fantasia. Testo integralmente in russo, con quattro frontespizi paralleli in russo, tedesco, francese e inglese. Legatura editoriale in tela bordeaux con il titolo impresso a secco al piatto anteriore e al dorso. Allegate al volume 4 riproduzioni su carta lucida fotografica di 4 delle tavole contenute nell’edizione, ovvero le tavole 5, 22, 37, 71. Primo frontespizio dell’edizione P rima rara edizione delle Fantasie architettoniche del grafico e architetto ucraino Jakov Černihov, che ebbe una limitata tiratura e la pubblicazione della quale fu verosimilmente sostenuta dalla Loa – ovvero dalla Società degli architetti di Leningrado –, che diede sempre grande valore all’artista. La particolarità dell’impresa editoriale è determinata anche dal fatto di essere emanazione del genio di un unico autore, che si occupò dell’intera ideazione del libro, dei contenuti, delle illustrazioni e del design. Nella traduzione italiana della sua autobiografia dal titolo originale Moj tvorčeskij put’, Černihov stesso parla delle sue Fantasie architettoniche e rivela che «senza porre alcun limite alla mia fantasia mi sono concesso, per il piacere della ricerca e della sperimentazione, di produrre una serie di composizioni che contraddicono la consueta nozione di opera architettonica. Da un lato ho teso a illustrare uno spazio dimostrativo costituito da vari componenti palesemente artificiali, d’altro canto ho illustrato composizioni dalle piante illusorie, nelle combinazioni più inaspettate; per altro verso ancora ho messo in evidenza le combinazioni curvilinee di costruzioni dall’effetto grandioso e maestoso». E ancora: «Nelle Fantasie ho cercato di esprimere, in forma nuova e moderna, le realizzazioni edilizie, belle e radiose, in cui il volume e la grandezza degli edifici coordinati armoniosamente creano un’impressione ricercata, come risultato di un’adeguata elaborazione di par- maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano ticolari complementari e di un’altrettanto adeguata colorazione di tutto l’insieme». Una visione dell’operato artistico di Jakov Černihov ben suggerito dalle parole del professore Alessandro De Magistris nella monografia da lui curata e dedicata all’architetto ucraino (Jakov Cernichov. Documenti e riproduzioni dall’archivio di Aleksej e Dimitri Cernichov, a cura di Carlo Olmo e Alessandro De Magistris. Torino, Allemandi, 1995): «Si trattava di una sorta di complessa e funambolica “ibridazione” tra approcci considerati inconciliabili nella visione fortemente polarizzata degli anni venti: quello dei “costruttivisti” gravitanti intorno all’Osa dei fratelli Vesnin e di M. Ginzburg, e quello più affine, dei “razional-formalisti” dell’Asnova che trovavano in Ladovskij il loro esponente di punta. Il tutto, amalga- mato da un’impronta “classica”, […] generava un impasto singolare e, per tanti osservatori dell’epoca, disorientante» (p.85). 43 Il disegnatore e progettista sovietico, attraverso le sue utopiche fantasie architettoniche, era dunque una voce solista che si muoveva all’interno dei movimenti avanguardisti del Costruttivismo, del Suprematismo e del Razio-formalismo e Psico-razionalismo, con una formazione di base impregnata di simbolismo e soprattutto di classicismo. Černihov stesso dichiarò: «Ho posto il mio studio e la mia istruzione in una prospettiva ben determinata e precisa: volevo ottenere un’educazione nello spirito classico dell’architettura. Sotto questo aspetto ho avuto un particolare sostegno sia dall’accademico di Architettura Leontij Benois, sia dall’accademico Georgij Antonovič Kosjakov» (p. 15, op. cit.). A tali influenze artistiche si andò di certo ad aggiungere un’evi- maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano dente ispirazione letteraria utopica e fantascientifica per la quale De Magistris suggerisce rimandi a romanzi utopici quali quelli di Evgenij Zamjatin, P. Lopatin, Ja. Okunev e V. D. Nikol’skij. Černihov fu inoltre ispirato nella sua produzione dai movimenti del Futurismo e del Suprematismo di Malevič e diede vita a una serie di disegni e progetti di costruzioni astratte, dotate di un ineludibile elemento cinetico, una combinazione di tecnologia e ingegneria d’avanguardia, una sperimentazione delle forme e della loro combinazione, una fusione della fluttuante arte astratta e di citazioni tratte dall’ambiente della fabbrica, della macchina, della scienza ingegneristica, dell’edilizia. Le costruzioni entravano in simbiosi con la macchina, i meccanismi dell’arte astratta si fondeva- no con l’articolazione di funzioni e parti meccaniche mobili. Egli mise la tecnologia al servizio dell’espressività delle proprie costruzioni e dei propri progetti. Così, la tavola 9 delle Fantasie architettoniche sembra quasi raffigurare un edificio composto da fantasmagorici caratteri mobili tipografici che sembrano racchiudere, se pur privati di ogni effettiva corrispondenza alfabetica, l’essenza del costruttivismo in campo tipografico fuoriuscito dalla mente di El’ Lisickij, ovvero l’enfasi sull’aspetto visibile dei segni, l’espressività della spaziatura e l’energia della composizione. Le 101 fantasie architettoniche di Černihov sono espressione di un rivoluzionario dinamismo che produce meccanici edifici, fantastici complessi di ingegneria, che talvolta sfociano in un estremo astratti- 45 smo pittorico, poco lontane dalle tele degli artisti suprematisti e con rimandi all’arte astratta di Kandinsky. L’uso del colore nel disegno architettonico, nelle sue tonalità più accese, rimanda alla formazione artistica di Černihov, da sempre molto legata al mondo della grafica e del disegno. L’osservazione delle creazioni di Černihov rinvia l’attenzione verso l’ortogonalità delle forme, l’uso dei nuovi materiali della modernità, il vetro, il ferro e il cemento armato, le combinazioni di solidi puri che danno forma a edifici in costruzione che suggeriscono l’operosità che circonda questi edifici non realizzati. Scheletri di strutture esili e altissime che inseguono lo spazio e lo racchiudono. Nel tentativo di ricercare realtà parallele nell’arte e nell’architettura italiane ci si potrebbe sofferma- 46 re sui disegni del futurista Sant’Elia per il comune rimando a frammenti di città e all’architettura urbanistica dominata dalla Città-Macchina, sulle architetture dipinte di Ivo Pannaggi, sull’immaginista bolscevico Vinicio Paladini in cui si ravvisavano echi del costruttivismo russo, sul razionalismo purista e sui volumi elementari del Novocomum di Giuseppe Terragni. Non si possono non ravvisare inoltre le influenze dell’operato di Kostantin Melnikov e di Vladimir Tatlin, così come le interpretazioni delle esperienze di Erich Mendelsohn, Walter Gropius e Le Corbusier. Rimandi all’estetica dell’industria, all’elettricità, a cantieri in costruzione, grovigli di cavi, sirene di navi sono frequenti in molte delle tavole di Černihov rappresentati in la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 un dinamico equilibrio di volumi asimmetrici, in un virtuoso gioco di variazioni e combinazioni. Nelle 102 pagine di testo che precedono le tavole è racchiusa l’essenza della sua ricerca delle forme e delle immagini per una nuova architettura; viene formulata la sua visione delle forme architettoniche, dei processi tecnici, dei metodi, dei processi compositivi, dei metodi di sviluppo dei concetti architettonici e dei basilari principi di costruzione delle fantasie architettoniche. L’intento dell’opera è molto legato anche agli obiettivi pedagogici che hanno interessato Černihov durante tutta la sua vita costantemente dedita alla docenza. Le fantasie architettoniche devono stimolare la creatività degli architetti e generare nuove ricerche e nuove forme, apri- re nuovi orizzonti. Con la stessa premura e frenesia, l’architetto ucraino tentò di infondere ai suoi allievi l’importanza della creazione individuale e li invitò costantemente a comporre piuttosto che copiare, coinvolgendoli in laboratori e gruppi di ricerca per nuove forme architettoniche e studi di grafica e di disegno sperimentale e geometrico. Jakov Cernihov, uno di dodici figli di una modesta famiglia ucraina, lasciò la città d’origine all’età di quindici anni per frequentare la Scuola d’arte di Odessa che ne determinò lo stile distintivo: i suoi interessi per la grafica e il disegno furono imprescindibili per le future ricerche creative e stilistiche. Nel 1914, si iscrisse all’Accademia di San Pietroburgo scegliendo la facoltà di pittura che abbandonò due maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano anni dopo per il dipartimento di architettura. A Leningrado, diede voce alle sue teorizzazioni attraverso importanti edizioni quali Osnovy sovremennoj Arkitektury (I Fondamenti dell’architettura contemporanea, 1930), Ornament (Ornamento, 1931), Konstrukcijá arkitekturnyhi masˇjnnyh form (Costruzione delle forme architettoniche e meccaniche, 1931) a cui si affiancarono testi di architetture di fantasia basate su epoche del passato, tra i quali spiccano le Favole architettoniche. Jakov Černihov non fu semplicemente un teorizzatore e progettò circa una settantina di edifici - di cui molti realizzati tra Leningrado, Mosca, Petrozavodsk, Omsk e Murmansk - orientando la propria attività a un’edilizia legata a settori quali l’industria chimica e le comu- nicazioni ferroviarie. Tuttavia, ciò che maggiormente spicca di questa eclettica personalità del mondo sovietico deriva dalle sue creazioni di fantasia immortalate nelle tavole di questo prezioso e raro volume appartenente al fondo dell’Utopia della Biblioteca di via Senato e di cui si vuole offrire un ultimo bellissimo ritratto teorico tracciato dalle parole di Jean Louis Cohen nel suo saggio Il balletto meccanico di Cernihov, ovvero l’Americanismo fantastico: «Černihov descriverà sistemi di “assemblaggi costruttivi” usando dei volumi semplici, collegati tramite penetrazione, articolazione, aggancio, montaggio, integrazione, intrecciatura o accoppiamento. Gli oggetti complessi ottenuti con questi metodi verranno montati per formare delle macchine più grandi e 47 più complicate tramite operazioni di fusione, combinazione, assemblaggio oppure coniugazione. Pur sembrando talvolta una risposta a programmi concreti di fabbriche, di circoli o di edifici pubblici, i disegni di Černihov in generale derivano essenzialmente dalla sua fantasia. Ponteggi animati, gru mobili simili a gigantesche cavallette, altiforni voraci, fabbriche a forma di falci e di martelli vengono a formare uno zoo meccanico» (p. 71, op. cit.). Bibliografia: Jakov Černichov. Documenti e riproduzioni dall’archivio di Aleksej e Dimitri âernichov, a cura di Carlo Olmo e Alessandro De Magistris. Torino, U. Allemandi, 1995. Čhernikov Virtual Museum: http://www.a.tu-berlin.de/Institute/0830/nedeljkov/cvm/med/ausap.html 3 maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 49 Libri illustrati in BvS Le diciannove annate di Noël, un regalo da addetti ai lavori Foto, disegni e incisioni nelle strenne degli stampatori parigini CHIARA NICOLINI G li allegati delle prime riviste dedicate alla grafica (basti pensare al noto periodico britannico The Studio) sono formidabili fonti d’informazione e una gioia per gli occhi per gli studiosi dell’arte dell’illustrazione. Dal 1912 al 1938, ad esempio (con un’interruzione di otto anni – dal 1914 al 1921 – causata dallo scoppio della Prima guerra mondiale), l’Union Syndicale des Maitres Imprimeurs di Parigi allegò al numero di dicembre del proprio house organ (il mensile Bulletin Officiel) una rivista straordinariamente interessante, sia per i dettagliati articoli storico-tecnici, sia per il variegato apparato grafico. Questo allegato è noto con il titolo di Noël, che appare sulla copertina o sul dorso di quasi tutti i numeri. La Biblioteca di via Senato ne possiede l’intera collezione. Alti circa 31 centimetri, i Noël comprendono da 64 fino a 200 pagine di testo, illustrate con un mini- mo di12 e un massimo di 95 tavole, e sono rilegati con brossure anch’esse illustrate a colori. Le copertine mostrano l’evoluzione della grafica francese da uno stile pittorico di matrice ottocentesca (FIG. 1, 1922) a immagini decisamente moderne (FIG. 2, 1928 e FIG. 3, 1934). Questa transizione appare ancora più marcata quando si sfogliano le tavole, che documentano anche il progresso nelle tecniche di stampa e nella produzione di carta e 4 5 11 50 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 10 1 inchiostri. Le carte sulle quali venivano impresse (o applicate) le illustrazioni hanno infatti consistenze e finiture diverse a seconda dei procedimenti impiegati, che includono xilografia, calcografia, litografia e fotoincisione. L’iconografia dei primi numeri della rivista è molto ricca. Vi sono immagini disegnate da artisti di fa- ma internazionale (come Georges LepaPe ) con in calce i nomi e gli indirizzi degli artigiani (incisore, litografo, stampatore, produttore di inchiostri, ecc.) che contribuirono alla loro realizzazione (FIG. 4, 1922); riproduzioni di illustrazioni per libri (FIG. 5, 1932) e di dipinti storici; esempi di layout tipografici creati da professionisti o da studenti (FIG. 6, 6 1930); fotografie a colori e in bianco e nero; splendide grafiche pubblicitarie (FIG. 7, 1926 e FIG. 8, 1929). Molte di queste immagini, inoltre, hanno dettagli in oro o in argento, o sono addirittura impresse a sbalzo su cartoncini argentati, come quelle della tipografia Loubok. Un altro nome che compare con regolarità sui numeri di Noël maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 51 9 pubblicati tra il 1922 e il 1931 è quello di Paul Plumereau, autore di ben quattro copertine, tra cui quella del 1922 (FIG. 1), e di un gran numero di tavole il cui stile va dal Déco più raffinato (FIG. 9, 1924) a esiti cubisti (FIG. 10, 1928) che ricordano i quadri di Fernand Léger. Dal 1933, però, la fotografia inizia a rimpiazzare gradualmente l’immagine disegnata, e così le annate finali di questo raffinato “allegato” non hanno l’appeal estetico dei primi numeri, anche se non si può dire che siano prive di tavole pregevoli, come quelle che pubblicizzano la cipria Gemey (FIG. 11, 1936) o la copertina a sbalzo per il catalogo ventennale delle famose Galeries Lafayette. Dal punto di vista collezionistico, le annate più interessanti di Noël sono sicuramente – oltre al 1922, che contiene la già citata illustrazione di Lepape (FIG. 4) – il 1928 e il ’38: il primo numero include una réclame non firmata (ma attribuibile a John Vassos), stampata in nero e oro su cartoncino rosso, per Metropolis, celeberrimo capolavoro 7 maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 53 2 cinematografico di Friz Lang (FIG. 12); il secondo, un inedito linoleum originale realizzato da Gérard Plouvier su disegno del più quotato illustratore inglese, Arthur Rackham. Dal punto di vista dei contenuti, propongo un elenco di articoli di sicuro interesse per gli studiosi della storia dell’illustrazione e delle sue tecniche: “La technique moderne dans les arts graphiques” (1912); “Les arts graphiques aux expositions” (1913); “Photolitographie photométallographie”, “Impression par reports sur caoutchouc (calcographie)”, “La phototypie”, “La photogravure rotative ou rotogravure” (1922); “Les arts de repro- 8 ductions graphiques”, “Histoire de la gravure. Bois, taille-douce, typographie”, “Le papier a travers les ages” (raccolti sotto il titolo “Pour l’imprimeur et le bibliophile”, 1924); “Iconographie de l’imprimerie et du livre” (1927); “Les étapes de la gravure sur bois” (1933); “L’illustration du livre français (Hieraujourd’hui : 1478-1934) ” (1934); “Chronologie des arts graphiques. Mille dates et faits primordiaux. Créateurs & célébrités” (1935); “L’imprimeur. Procédés de gravure et d’impression” (1936). 12 © Illustration www.illustration-mag.com maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 55 A proposito dell’Aiace di Sofocle, pensando a Siracusa Un eroe scomodo e le sue più nuove riletture sceniche Regie diverse per un’opera che esula dalla tradizione tragica antica UMBERTO ALBINI L’ Aiace di Sofocle esula per più aspetti dalla tradizione delle opere tragiche antiche, come può rilevarsi da vari particolari1. Protagonista umano nel prologo è Odisseo. Egli apre il dramma e poi scompare. Ritorna solo a siglare la fine della tragedia, dicendo l’ultima e decisiva parola. Nella prima parte prevale una situazione di stasi animata solo da dialoghi o monologhi, un movimento per così dire frenetico pervade invece la seconda. Un disadorno rituale sacrificatorio costituisce uno dei momenti più alti del dramma. Aiace descrive la spada, strumento della sua fine, come fosse una persona viva. Seguono preghiere a Zeus, a Ermes, alla Erinni. Lentamente Aiace si libera dei suoi vincoli, cancella oggetti, nemici, amici, parenti, presenze naturali in una sorta di confessione purificatoria. E quando si è lasciato tutto dietro di sé non gli resta che la morte. Aiace difende in combattimento il corpo di Patroclo (Iliade, 17. 384 s.); disegno di Francesco Nenci, incisione di Cesare Ferreri, in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato Una rivisitazione della tragedia, ideata dal regista greco Theodoros Terzopoulos, fu presentata a Genova davanti alla chiesa di San Matteo il 28 luglio 2004, dopo la prima internazionale a Delfi il 29 giugno. Due elementi tematici contrassegnano l’Aiace di Sofocle: il sangue e il riso tragico. Il dramma si apre con Odisseo che segue macchie di sangue sul terreno, la spada di Aiace è coperta di sangue. Aiace, abbracciando il figlio, dichiara che il ragazzo non proverà paura del sangue da poco versato. Tecmessa è atterrita alla vista del sangue dell’eroe suicida. Nel finale, le vene dell’eroe ancora calde sprizzano il nero vigore. Il riso di Atena è crudele nei confronti della DIONISO OSPITA AIACE E FEDRA Per il 46° anno consecutivo, la fine della primavera siracusana viene celebrata con un prestigioso cartellone teatrale ispirato alla tradizione greca classica (info: www.indafondazione.org). Due i titoli ciclicamente riproposti quest’anno, dall’8 maggio al 20 giugno, nello splendido Teatro Greco del capoluogo siciliano: “Aiace” di Sofocle e “Fedra” di Euripide. sua vittima, il riso di Aiace è demenziale mentre infuria contro le pecore e angoscioso quando si rende conto della realtà. Nell’immaginario del Coro, Odisseo ride a lungo sul suicidio e con lui ridono i due re Atridi. Teucro sa che quando uno è morto tutti sono pronti a schernirlo. La scenografia dello spettacolo genovese è semplice. Una serie di parallelepipedi a base trapezoidale forma una grande croce posta di traverso. Questa croce non è esornativa, ma concentra l’attenzione del pubblico sul calvario del personaggio martire. Questi solidi sono neri all’esterno e rossi all’interno, come viene rivelato da tre di essi rovesciati. In un angolo del palcoscenico c’è un analogo prisma su cui siede il regista. Dunque il cruento è messo immediatamente sotto gli occhi degli spettatori, così come il riso: inginocchiati dietro i cubi aperti sghignazzano, finendo in un lamento, i tre unici attori dell’opera. Essi forse raffigurano i tre aspetti di Aiace: follia, uccisione, ravvedimento. Quando si muovono, infatti, con un abile gioco di riflettori le loro immagini si proiettano sulla facciata della chiesa ricomponendosi in una unità. 56 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 Il combattimento tra Aiace ed Ettore (Iliade, 7. 268 s.); disegno di Francesco Nenci, incisione di Antonio Viviani, n Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato I tre interpreti iniziano a recitare, uno dopo l’altro, brevi sequenze del testo sofocleo tratte dal prologo e da interventi di Tecmessa, e impugnano con forza due coltellacci. Esce uno dal gruppo con la bava alla bocca e punta le lame contro se stesso. Il regista si alza lentamente, gli afferra le braccia e gli toglie i coltelli. Dopo uno stacco, l’operazione si ripete tale e quale, ma i coltellacci sono sostituiti da una lucente mannaia, i tre uomini procedono all’unisono con gesti meccanici e con uno strac- cio nero puliscono sorridendo il suolo. Come Cantor, il regista si intromette nella sua opera: in questo caso per creare una pausa nell’affollarsi delle emozioni. Per la terza volta echeggiano i versi di Sofocle mentre gli interpreti hanno in mano scarpette da donna rosse con tacco a spillo che erano nell’ombra allineate e adesso vengono illuminate dai riflettori. Anche una cosa qualunque può diventare strumento di morte. Uno dei tre attori corre a rovesciare tutti i prismi. Ride. Si ode lo scoppio come di una bomba: la guerra è ancora in atto. Il vario materiale è rimesso dentro i contenitori insieme con un piumino da cipria. Le scatole vengono chiuse. Si ode della musica. I tre uomini si siedono tenendo fra le gambe i prismi come fossero piccole bare. La musica si spegne adagio e anche le voci si fanno più flebili e terminano in un singhiozzo-risata. Questa prima parte è la tragedia della solitudine di Aiace. Egli riceve consigli, esortazioni, suggerimenti, ma non li mette in atto perché nessuno sa cogliere il nucleo del suo tormento. Il pubblico segue con ansia e pietas il verificarsi degli eventi. La seconda parte della tragedia (tanto invisa a più di un critico antico e moderno da indurre a negarne persino la paternità sofoclea) è non meno sconvolgente della prima. Vi si svolge un duello verbale accanito sull’ingombrante cadavere che giace al suolo. Difende strenuamente la causa di Aiace il suo fratellastro Teucro, attaccato ferocemente prima da Menelao e poi da Agamennone. Contro Agamennone si schiera con cautela Odisseo divenuto inaspettatamente paladino di Aiace. Il dibattito può, sotto certi punti di vista, prefigurare la contesa orale tra Bruto e Antonio accanto al corpo di Cesare trafitto dai pugnali dei congiurati. La contesa, ricca di improperi, di insulti, di minacce oppone non solo chi detiene il potere a chi deve obbedire, ma verte anche sul divario tra la tatti- maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 57 Ettore con i Troiani all’assalto della porta del campo greco difeso dai due Aiaci (Iliade, 12. 453 s.); disegno di Francesco Nenci, incisione di Cesare Ferreri (1802-1859), in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato ca vile dell’arciere (Teucro) e il coraggioso corpo a corpo dell’oplita (Menelao). Sull’eroe defunto si moltiplicano i punti di vista dei sopravvissuti e le valutazioni discordanti (che possono persino inglobare il duro giudizio espresso da Aiace su se stesso). Aiace era colpevole o non era colpevole? Va rispettato per il suo gesto supremo, o condannato per il massacro inutile di un gregge, per l’agguato contro gli Atridi? La dimensione del sacro (è pericoloso lasciare senza sepoltura un cadavere) è sfiorata appena con poche parole da Teucro e da Odisseo. Il tema importante è quello della legittimità, del rispetto istituzionale. In ultimo la dignità dell’eroe è riconosciuta. Il finale implica il riscatto, che si compie attraverso una serie di contraddizioni e ostacoli. C’è grandiosità nel finale dell’Aiace: il feretro viene sollevato e portato a spalla dai fedeli del morto. Il pensiero va naturalmente alla conclusione dell’Amleto, quando Fortebraccio invita quattro capitani a sollevare il corpo di Amleto e adagiarlo sul palco come merita un soldato. Al pubblico viene riservato un altro shock: Odisseo dichiara con fermezza che non si deve infierire contro i morti, che si può deporre l’inimicizia ed essere amici di un antico avversario. Si affaccia un nuovo tipo di etica più complessa. Pur essendo defunto, Aiace resta protagonista, condiziona la condotta dei vivi. La rielaborazione dell’Aiace, condotta nel 1986 da Peter Sellars su un testo di Robert Auletta, comprova la stretta connessione della prima parte con la seconda, che non è una semplice appendice per completare un testo troppo corto. L’azione è collocata in un prossimo futuro in America. Atena è una nera in argenteo abito da sera. Aiace è impersonato da un attore sordomuto, e cioè isolato da tutti, che sguazza nel sangue fino ai ginocchi in una cabina di plastica. Le battute di Aiace sono dette da un coro di soldati in tuta mimetica. Il cadavere di Aiace verrà ritrovato presso la riva del mare e l’acqua lava e purifica il suo corpo. Sullo sfondo si vede il Pentagono. Davanti ad esso operano personaggi tutti muniti di microfono: essi devono testimoniare. Tecmessa è raffigurata come una sudamericana, una vittima predestinata già da piccola. Ha visto i treni carichi di morti portar via i suoi familiari e amici. Essa spiega sin da subito che l’America ha annientato le forze di sinistra in un Paese latino dopo maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 59 A sinistra: Afrodite ferita da Diomede mentre cerca di salvare il figlio Enea (Iliade, 5. 330-332); disegno di Francesco Nenci (1781-1850), incisione di Antonio Viviani (1797-1854), in Homeri Ilias græce quam verterant latine soluta oratione G. Heine versibus item latinis R. Cunich italicis V. Monti germanicis Woss anglice Pope gallicis Aignan ibericis Garcia-Malo, vol. I, Florentiæ, Typis V. Batelli et filiorum, M.DCCC.XXXVII. Milano, Biblioteca di via Senato Sopra da sinistra: Zeus e Era (Iliade, 15. 14 s.); disegno di Francesco Nenci, incisione di Antonio Viviani, in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato. Teti consola Achille afflitto per la morte di Patroclo (Iliade, 18. 70); disegno di Francesco Nenci, incisione di Cesare Ferreri, in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato una lunga e cruenta lotta. Le guerre ormai si combattono con la tecnica e i computer: non c’è posto per gli eroismi singoli. Aiace, il Grande Capo Guerriero Americano, sa di essere stato un mero strumento di battaglia, sa che la corruzione ha permesso l’assegnazione a Odisseo delle armi di Achille. Aiace rappresenta una scomoda presenza, ragioni politiche ne consigliano la cancellazione. L’America deve essere protetta ad ogni costo. Ma Sellars-Auletta rivolgono la loro spietata accusa anche contro un sistema mediatico che chiama terroristi i difensori della propria patria e loda la repressione definendola una sana operazione di polizia. In questo groviglio allucinante irrompe anche il sesso: Atena si masturba con un microfono assistendo all’infierire di Aiace su innocenti pecore. Onore e verità trovano posto nel nostro oggi? Secondo la lettura dell’Aiace di Sofocle condotta da Sellars-Auletta, la risposta è No. Nel 1988 il testo di Sofocle fu riproposto a Siracusa da Antonio Calenda, un regista che nel suo repertorio include volentieri la trage- dia greca. Resta memorabile una sua interpretazione scenica del Prometeo del 1994. L’impatto con l’Aiace invece aveva lasciato molti dubbi. In una intervista a un giornale siciliano, Antonio Calenda dichiarava, nel maggio del 1988, di voler riportare il suo Aiace ai climi della nostra cultura degli anni Trenta-Quaranta. Purtroppo gli strumenti per il suo tentativo di attualizzazione non erano quelli giusti. Il palcoscenico era costellato di finti ruderi impacchettati, di imballaggi di sculture pseudo antiche, di arti, di manichini alla De 60 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 Achille trascina nella polvere il cadavere di Ettore (Iliade, 22. 401); disegno di Francesco Nenci, incisione di Antonio Viviani, in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato Chirico: simbolo di un’epoca fuori dalla storia. Un sistema di passerelle sul fondo serviva agli assalti dei guerrieri in lizza. I singoli indossavano costumi neri, il Coro color sabbia, la schiava Tecmessa era tutta in viola. La maschera di Aiace sembrava rifarsi a Diabolik, quella di Odisseo era una maschera da scherma. La dea Atena veniva configurata come una vera e propria star ed esibiva una notevole scollatura. I generali indossavano pesanti kepì ottocenteschi. Non era meglio allora un tuffo fra le camicie brune di infausta memoria? Forse la mescolanza di stili poteva essere allusiva alla assurdità e all’insensatezza delle guerre. Il teatro risuonava di urla e voci stridule. Ma va anche addebitato alla traduzione, questa volta scolastica nella sua onestà, se il tentativo di aggiornamento compiuto da Calenda con la sua divagazione sull’Aiace non è riuscito. L’Aiace sofocleo apre la trilogia dei testi da destinare all’uso scolastico compilata dai Bizantini in epoca tarda: ciò comporta che il dramma fosse molto letto, ben conosciuto. Tanto per dare qualche esempio: nel VI secolo il solerte burocrate Giovanni Lido, nel suo De Magistratibus (A.C. Zandy, p. 12. 7), si richiama, a un certo punto, ai versi 134 s. dell’Aiace di Sofocle: «O figlio di Telamone, signore di Salamina / circondata dal mare e recinta dai flutti». Nel secolo IX il patriarca Fozio (Bibliote- 1 ca, cod. 248) menziona i versi 301 s. dell’Aiace: «Balza fuori della porta, rivolto a non so quale ombra, / rovesciava torrenti di parole...». Nel XII secolo Michele Italico, rispondendo in un theatron, un raffinato circolo di intellettuali, a una lettera del cesare Niceforo Briennio, non presente, si rivolge a lui citando i versi 15 s. dell’Aiace: «Io non ti vedo, / ma le tue parole risuonano chiare» (Epistola 17, pp. 153 s., ed. P. Gautier). Nel XII secolo Michele Coniata nelle sue lettere si rifà più volte o riecheggia pas- si dell’Aiace di Sofocle. Nell’ultima decade del Quattrocento il dramma venne adottato da Giorgio Valla per le sue esercitazioni accademiche. Poi, a quanto mi risulta, si perdono le tracce di questa tragedia di Sofocle. Il primo grande ritorno di cui si abbia notizie è l’allestimento a Cambridge nel 1882, nel periodo in cui i colleges di Oxford e Cambridge cominciarono a cimentarsi con i capolavori del mondo teatrale antico. La nostra epoca ha pervicacemente ignorato l’opera. Nel corso di circa no- vant’anni il teatro greco di Siracusa, così prodigo di Edipi, Medee, Ifigenie, Antigoni, Baccanti, ha concesso solo due volte spazio all’Aiace. Nel 1939, sulla scorta della traduzione dannunziana dovuta a Ettore Bignone, venne recitato da Annibale Ninchi e Gino Cervi, nelle parti rispettivamente di Aiace e di Teucro, come celebrazione di un eroe magnanimo. Era presente, tra fragore di grancassa e sventolio di bandiere, il re Vittorio Emanuele III. L’esperimento di Calenda si colloca circa cinquant’anni dopo. maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 61 BvS: un’utopia sempre in fieri Recenti acquisizioni della Biblioteca di via Senato Opuscoli, esemplari fuori serie, prime e rare edizioni illustrate Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia, Margherita Dell’Utri e Annette Popel Pozzo Anonimo. Fiore di notabili e sentenze di quattro santi dottori recati in volgare nel buon secolo della favella ed ora per la prima volta in publico da Michele Melga. Napoli, Tipografia di Giovanni Limongi, 1859. Uno di 250 esemplari in carta reale di Napoli. Si tratta di un’operetta scritta da autore anonimo per le nozze di Vincenzo Vulpicelli con Giulia Giussi. Nella Prefazione l’Autore racconta: «Questa Raccolta di Notabili e Sentenze, che piacemi d’intitolar Fiore, io la trassi da un Codice cartaceo in folio piccolo della Casanatense, segnato D. II. 8., quando, per ragion de’ miei studii, me ne andai alcuni mesi a Roma nell’inverno del 1857. La lettera del codice parmi della seconda metà del secolo XIV, o più qua: la lingua, come da questo saggio si pare, è oro fine». Beccaria, Cesare (17381794). Opere di Cesare Beccaria . Milano, Società tipografica de’ classici italiani, 1821-1822. 2 volumi (Edizione delle opere classiche italiane del secolo XVIII, 49 e 58). Edizione delle opere di Cesa- re Beccaria accompagnata dal Catalogo delle edizioni e traduzioni del trattato Dei delitti e delle pene compilato dal figlio Giulio e dalle Notizie intorno alla vita ed agli scritti del marchese Cesare Beccaria Bonesana scritte da Carlo Pietro Villa. Gamba, 2147 informa che esistono di questa edizione distinti esemplari su carte diverse. Si possiede un esemplare appartenuto alla contessa Petrina-Elisa Carmelli Clavesana e Castiglioni Falletti. particolarmente interessante perché contiene una finora sconosciuta illustrazione di Tommaso Campanella. «Nella pregiata stampa si riconosce il frate stilese, in abito domenicano, inginocchiato ad implorare due signorotti dell’epoca in prossimità di un’imbarcazione, mentre sullo sfondo vi si nota su di una piccola altura il santo Crocefisso» (Elia Fiorenza, Scoperta in Francia una nuova iconografia di Tommaso Campanella, in Avvenire di Calabria, giugno 2009). Bessières, Lucien. Panthéon des martyrs de la liberté ou Histoire des révolutions politiques et des personnages qui se sont dévoués pour le bien et la liberté des nations par M. Lucien Bessières dessins de R. de Moraine. Parigi, Eugène et Victor Penaud frères, 1848-1850. 5 volumi. Rara edizione contenente 40 tavole litografiche incise da Ferdinand su disegni di Réné de Moraine e raffiguranti alcuni dei più noti personaggi considerati “martiri della libertà” quali Giovanna d’Arco, Socrate, Jan Hus, Guglielmo Tell, Andrea Vesalio, Miguel de Cervantes Saavedra, Masaniello, et al. L’opera è Cattaneo, Carlo (18011869). Notizie naturali e civili su la Lombardia. Volume primo [tutto pubblicato]. Brescia, Servizi Turistici dell’Azienda Servizi Municipalizzati, 1972. Ristampa anastatica della prima edizione di Milano, Bernardoni (distribuzione Marenesi e Macchi), 1844 di questo volume primo e unico, pubblicato in occasione del Congresso degli Scienziati tenutosi a Milano nell’estate del 1844. L’opera non voleva essere una semplice guida, bensì una illustrazione della città e di tutta la Lombardia presentate in tutti gli 62 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 aspetti naturali e civili. Colonia, Dominique de (1658-1741). Dictionnaire des livres jansénistes, ou qui favorisent le jansénisme. Anversa, Jean Baptiste Verdussen, 1752. 4 volumi. Edizione aumentata, a cura di Louis Patouillet (1699-1779), della Bibliothèque janséniste di Dominique de Colonia. Entrambe le edizioni furono mal accolte dal Papa e dal Sant’Uffizio e messe all’Indice per la loro condanna all’ostracismo di tutta la produzione religiosa, teologica e storica di matrice portorealista. Corcia, Nicola. Storia delle Due Sicilie dall’antichità più remota al 1789 di Nicola Corcia. Napoli, Tipografia Virgilio, 1843-1852. 4 volumi. Esemplare arricchito da annotazioni manoscritte e appunti eruditi dello scrittore lucano Angelo Bozza che in essi tramanda un elenco di edizioni di interesse storico-geografico riportandone anche il prezzo. Il Bozza ci rivela anche che l’opera è incompleta e informa di quella che avrebbe dovuto essere la parte mancante mai pubblicata: «(Mancano, 63 fiume Anapo. 64. Bidi. 65. Caciro. 66. Acre. 67. Dascone. 68. Olimpio od Olimpico. 69. Prom: Plemmirio. 70. Prom: Lungo. 71. Naustatmo. 72. Fiume Cacipari. 73. Erbesso. 74. Villa Polizelio. 75. Fiume Erineo. 76. Abolla. 77. Neeto. 78. Fiume Asinaro. 79. Eloro. 80. Fiume Eloro. 81. Icana. 82. Tempio di Apollo Libistino; con tutto il rimanente della Sicilia e delle altre isole, nonchè nel V. volume, la storia generale dei popoli delle due Sicilie. Ma il dotto Autore non continuò per sue particolari ragioni la pubblicazione di questa storia acclamatissima, lasciandola inedita e forse ancora incompleta; del che mi lasciò in dubbio quando fui a visitarlo nell’Agosto del 1889, ad onta dei miei conforti e preghiere perché la completasse). Angelo Bozza». Branca 1149: «Opera non condotta a compimento». D’Annunzio, Gabriele (1863 -1938). De Gabriele D’Annunzio mutilé de guerre Aux bons chevaliers latins de France et d’Italie. Gardone Riviera, Officine del Vittoriale degli Italiani, 1935. Esemplare D fuori serie di questa prima edizione, a tiratura limitata, impressa dai torchi delle Officine del Vittoriale. La rara edizione contiene: Ode pour la résurrection latine, seguita da un occhietto: Aux bons chevaliers latins de France et d’Italie a cui seguono: La conquête studieuse d’une plus grande partie; Contra Barbaros adversum externas gentes ac Vergiliano modo in Barbaricam stoliditatem constans perpetua fortis invicta voluntas. Giambattista da San Martino (1739-1800). Articolo di lettera del p. Gio. Battista da S. Martino cappuccino all’eruditissimo signor ab. d. Carlo Amoretti membro di molte accademie, e segretario perpetuo della Real Società patriotica di Milano, sulla maniera di liberarsi dalla molestia delle zanzare. [Vicenza?], s.n., [1787?]. Opuscolo scritto dal frate cappuccino Giambattista da San Martino, noto scienziato e precursore dell’agronomia moderna. Alle p. 3-4 si legga: «Vedendo tratto tratto quegli esseri sociali della mia specie, che abitano luoghi bassi, umidi e paludosi, o in vicinanza alle risaje, fieramente contraffatti dalle punture di tai molestissimi insetti, allo spettacolo commovente concepiva tosto l’idea di un salutevole ostracismo: una felice combinazione me ne presentò l’opportunità». L’Autore racconta del suo innovativo rimedio al tormento delle zanzare grazie all’invenzione di un curioso recipiente, colmo d’aceto, richiuso con tappo di sughero e un tubo di vetro, che veniva riscaldato ed emetteva vapori, capaci di mettere in fuga o “tramortire” le zanzare. Esemplare con dedica autografa all’oratore sacro Giulio Porto (1795-1861). Gualdo Priorato, Galeazzo (1606-1678). Trattato universale delle notizie dell’impero sue leggi, e costituzioni, successioni de principi, interessi di stato, leghe, paci, unioni, congressi, cessioni, capitolati, rinunzie, acquisti, privilegi, usurpazioni; con le relazioni di varie corti, e stati, descritto e dedicato alla serenissima, e potentissima Republica di Venetia dal conte Gualdo Priorato. Vienna, Michael Thurnmayer, 1674. Esemplare nella variante B con diversa impostazione tipografica della dedica. L’Autore «fu conosciuto nelle corti di tutta Europa […] capace di accumulare tesori con le armi e con la penna, sì da essere blandito da principi e repubbliche che ne temevano possibili denunce, rivelazioni di grandi e piccoli segreti, quasi si trattasse di una riproposizione, in minori, dell’Aretino» (DBI, v. 60, p. 163). Esemplare arricchito in fine di dodici tavole numerate con incisioni maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano non facenti parte dell’edizione e raffiguranti ciascuna quattro uomini di quattro origini diverse, ognuno dei quali sorreggente lo scudo della città di provenienza e dando sfoggio del costume dell’epoca. Ogni tavola rappresenta anche una diversa categoria sociale. La prima tavola raffigura l’imperatore e tre ufficiali ed elettori ecclesiastici dell’ordine del Sacro Romano Impero, ovvero gli arcivescovi di Treviri, di Colonia e di Magonza; la seconda raffigura quattro ufficiali elettori laici dell’Impero Romano, ovvero il re di Boemia, il conte Palatino, il duca di Sassonia e il marchese di Brandeburgo; seguono quattro duchi dell’Impero: Svevia, Innsbruck, Baviera, Lotaringia; quattro marchesi dell’impero; quattro conti della provincia dell’impero, ecc. Lomonaco, Francesco (1772 -1810); Paradisi, Agostino. Vite de’ famosi capitani d’Italia composte per Francesco Lomonaco coll’aggiunta dell’elogio di Raimondo Montecuccoli scritto da Agostino Paradisi. Lugano, Ruggia e C., 1831. 3 volumi. Si tratta di una raccolta di biografie di illustri italiani quali: Ruggiero I, re di Sicilia, Federigo II, imperatore, Ezzelino da Romano, Lodovico il Moro, Cristoforo Colombo, ecc. Alle vite di questi personaggi si aggiunge l’Elogio di Raimondo Montecuccoli, scritto da Agostino Paradisi l’anno 1775. In un Manifesto Tipografico allegato al volume gli editori affermano che «Quest’opera si raccomanda per se stessa agli Italiani, perchè in essa possono accorgersi che i loro maggiori non furono grandi solo nelle lette- re e nelle scienze, ma nell’armi e nell’arti militari ancora, non men gloriose e forse più utili e necessarie delle prime ad una grande nazione». Marino, Giambattista (15691625). L’Adone poema del cavalier Marino con gl’argomenti, le allegorie, e l’aggiunta di pezzi fuggitivi. Londra [i.e. Livorno], s.n. [i.e. Masi, Giovanni Tommaso], 1789. 4 volumi. Edizione a cura di Gaetano Poggiali nell’emissione in carta azzurrina e arricchita da belle tavole calcografiche. Ricci, Angelo Maria (17761850). Della vulgare eloquenza libri due del cavalier Angelo Maria Ricci. Napoli, Stamperia del Giornale del Regno delle Due Sicilie, 1819. Prima rara edizione sconosciuta al Biancardi (p. 379) che indica come prima edizione quella stampata dal Trinchi nel 1828. Ne Agli amatori delle lettere italiane Angelo Maria Ricci, letterato discendente da antichissima famiglia toscana, scrisse: «Due libri della Vulgare Eloquenza scrisse Bembo, che riguardano le origini soltanto e le forme della lingua. Anch’io due ne scrissi, che prossimi a quelli (sebbene di lungo intervallo) trattano propriamente della Eloquenza». Segni, Bernardo (15041558); Adriani, Giovanni Battista (1511-1579). Storie di Bernardo Segni e di Giovambatista Adriani. Milano, Nicolò Bettoni e C., 1834. 2 volumi (Biblioteca enciclopedica italiana, XXXVI-XXXVII). Edizione a cura di Achille Mauri (1806-1883) in una pregiata 63 emissione su carta verde. Dall’Avviso ai lettori del primo volume i due scrittori vengono così descritti: «i due fiorentini Bernardo Segni e Giovambatista Adriani, prossimi così d’età come di merito, e sinceri narratori entrambi degli eventi loro contemporanei». Seneca, Lucius Annaeus. Lettere di L. Annéo Seneca recate in italiano dal commendatore Annibal Caro e per la prima volta pubblicate nelle nozze Michiel e Pisani. Venezia, Carlo Palese, 1802. Edizione a cura di Angelo Dalmistro (1754-1839) di undici Lettere di Seneca nella traduzione di Annibal Caro e nell’emissione su carta anglica azzurrina. L’edizione è arricchita da belle incisioni in rame di Raphael Morghen e Francesco Novelli su disegni di Francesco Algarotti. In un’annotazione manoscritta l’antico possessore, letterato e bibliofilo, Giulio Bernardino Tomitano di Oderzo (1761-1828) ci rivela che si tratta di «uno dei pochi esemplari in anglica carta azzurrognola fatti imprimere con vignette dall’Ab. Daniele Francesconi, da cui l’abbiamo avuto in dono. Rarissimo è perciò, non trovandosi per danari neppure in carta comune. Vi si agg. Lettera XXXI. di Seneca tradotta da Annibal Caro. Venezia Alvisopoli 1821. Di questa Lettera sei soli esemplari furono impressi per opera del Sig. Bo Gamba; e di due me ne à fatto dono […]». Aggiunge anche che la Lettera XXXI vide la luce per la prima volta in una piccola edizione per le nozze Albrizzi-Pola (Treviso, Tipografia Trento, 1820). 64 la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010 La pagina dei lettori Bibliofilia a chiare lettere Un omaggio a Erasmo e una domanda sulla Gioconda perduta Voglio farvi i miei complimenti per la bella mostra che ho visitato su Curzio Malaparte, e per la rivista, che ho scoperto in quella occasione. E colgo l’occasione per chiedere le ragioni della chiusura dell’Erasmo. Arrigo Candiani Chiudere l’Erasmo è stata una scelta obbligata, solo per l’eccessiva onerosità che una rivista di quel livello qualitativo, sia per le “firme” che per la veste grafica, comportava. Era un “lusso” cjhe non potevamo più permetterci. L’Erasmo diretto da Carlo Carena rimane comunque un modello di rivista che per sette anni consecutivi ha rappresentato un punto di riferimento della cultura umanistica. Adesso stiamo editando un bollettino molto meno costoso e impegnativo, che - mirato sull’attività della Biblioteca - sta riscuotendo un discreto successo tra i nostri Amici e i numerosi occasionali lettori. Nell’articolo I furti di Napoleone esposti al Louvre del numero 3 (marzo 2010) ho letto che il quadro della Gioconda fu regolarmente acquistato da Francesco I per 4.000 scudi. Io ero convinta che fosse stato anch’esso rubato. Non è dunque così? Posso chiedere quail altri quadri vinciani sono elencati nella Notice des principaux tableaux posseduta dalla vostra biblioteca? Sabrina Poleschi Se volete scrivere: [email protected] Tutti i numeri sono scaricabili in formato pdf dal sito www.bibliotecadiviasenato.it Il quadro della Gioconda fu effettivamente acquistato per tale cifra da Francesco I ed entrò a far parte della quadreria di Versailles assieme anche a La Vierge et Sainte Anne, Un Portrait de femme (ove è presumibilmente ritratta Lucrezia Crivelli) e La fille d’Hérodias recevant la tête de Saint Jean. Il noto furto della Gioconda risale invece all’agosto del 1911 e fu compiuto da un emigrante italiano, Vincenzo Peruggia, che aveva lavorato per il Louvre durante la sistemazione della teca in vetro che custodiva il dipinto. Prima che venisse arrestato Peruggia, furono accusati Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso. Al fatto si interessò curiosamente anche d’Annunzio, che riprendendo uno scritto di qualche anno prima, a Fiume lavorò per trarne un soggetto cinematografico. L’uomo che rubò la Gioconda fu edito dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani nel 1938, pochi mesi dopo la morte del Poeta, in edizione non venale destinata ai soli membri della Fondazione stessa, ed ebbe scarsa circolazione. Venne ristampato negli anni ’60 dalla Mondadori in una plaquette di 500 copie numerate, una è in BvS, divenuta anch’essa molto rara. Sono uno studente fuori sede e, passando da via Senato, ho scoperto la vostra Biblioteca. C’è un’aula dove si possa venire a studiare? Federico Terrini La sala lettura della Fondazione è accessibile a tutti, ma solo su appuntamento ed esclusivamente per la consultazione dei fondi presenti in Biblioteca. Sarebbe quindi possibile svolgere qualche specifica ricerca, ma non una comune attività di preparazione agli esami.