la Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno II
n.5 – maggio 2010
Michelangelo
e quell’omaggio
unico del Vasari
Annette Popel Pozzo
I Diari del Duce:
Hitler visto
da Mussolini
La bella utopia
architettonica
di Černikov
Chiara Bonfatti
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.5
–
MILANO,
MAGGIO
2010
Sommario
4 I Diari di Mussolini in BvS / 2
HITLER, CHI È COSTUI?
DUE RISPOSTE DEL DUCE
12 BvS: una chicca per veri bibliofili
MICHELANGELO, UNA VITA
AL DI LÀ DELLE “VITE”
di Annette Popel Pozzo
20 Tutti gli scritti del suo archivio/2
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
di Matteo Noja
25 inSEDICESIMO – le rubriche
IL TEATRO DI VERDURA,
CATALOGHI, RECENSIONI,
ASTE E MOSTRE
42 BvS: il libro ritrovato
LE FANTASIE
ARCHITETTONICHE
DEL PIRANESI SOVIETICO
di Chiara Bonfatti
48 Libri illustrati in BvS
LE DICIANNOVE ANNATE
DI NOËL, UN REGALO
DA ADDETTI AI LAVORI
di Chiara Nicolini
54 L’Aiace di Sofocle a Siracusa
UN EROE SCOMODO
E LE SUE PIÙ NUOVE
RILETTURE SCENICHE*
di Umberto Albini
61 BvS: un’utopia sempre in fieri
RECENTI ACQUISIZIONI
DELLA NOSTRA BIBLIOTECA
di Chiara Bonfatti, Giacomo
Corvaglia e Annette Popel Pozzo
64 La pagina dei lettori
BIBLIOFILIA
A CHIARE LETTERE
* tratto da L’Erasmo n.26 aprile/giugno
2005, Letteratura di moda
Consiglio di amministrazione della
Fondazione Biblioteca di via Senato
Marcello Dell’Utri (presidente)
Giuliano Adreani, Carlo Carena,
Fedele Confalonieri, Maurizio Costa,
Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel,
Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli,
Carlo Tognoli
Direttore responsabile
Angelo Crespi
Ufficio di redazione
Matteo Tosi e Gianluca Montinaro
Progetto grafico e impaginazione
Elena Buffa
Segretario Generale
Angelo De Tomasi
Raccolta pubblicitaria
Margherita Savarese
Collegio dei Revisori dei conti
Achille Frattini (presidente)
Gianfranco Polerani,
Francesco Antonio Giampaolo
Fotolito e stampa
Galli Thierry, Milano
Fondazione Biblioteca di via Senato
Elena Bellini segreteria mostre
Chiara Bonfatti sala Campanella
Sonia Corain segreteria teatro
Giacomo Corvaglia sala consultazione
Marcello Dell’Utri conservatore
Margherita Dell’Utri sala consultazione
Claudio Ferri direttore
Luciano Ghirelli servizi generali
Matteo Noja responsabile dell’Archivio
e del Fondo Moderno
Donatella Oggioni responsabile teatro
e ufficio stampa
Annette Popel Pozzo responsabile
del Fondo Antico
Gaudio Saracino servizi generali
Stampato in Italia
© 2010 – Biblioteca di via Senato
Edizioni – Tutti i diritti riservati
Direzione e redazione
Via Senato, 14 – 20121 Milano
Tel. 02 76215318
Fax 02 782387
[email protected]
www.bibliotecadiviasenato.it
Bollettino mensile della
Biblioteca di via Senato Milano
distribuito gratuitamente
Referenze fotografiche
Saporetti Immagini d’Arte Snc,
Milano
L’editore si dichiara disponibile
a regolare eventuali diritti
per immagini o testi di cui
non sia stato possibile reperire
la fonte
Immagine in copertina:
Giuliano Bugiardini (1475-1554),
ritratto di Michelangelo,
Firenze, Casa Buonarroti
Questo periodico è associato alla
Unione Stampa Periodica Italiana
Reg. Trib. di Milano n. 104 del
11/03/2009
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.5
–
MILANO,
MAGGIO
2010
Editoriale
ome promesso nello scorso numero,
continuiamo a stralciare per i lettori
di questo nostro bollettino alcune pagine
tra le più interessanti delle quasi duemila che
compongono i cinque Diari di Mussolini
finalmente giunti a Milano ed entrati a far parte
dei fondi della Biblioteca di via Senato.
Per amor dei libri, avevamo esordito
con delle riflessioni del Duce a proposito
del leggere e con alcune sue interessanti
speculazioni attorno all'opera di Balzac
e di Shakespeare.
C
Questa, invece, è la volta di un Mussolini
meno “privato”, avendo scelto due pagine
che ben disegnano l'opinione che il Duce aveva
di Adolph Hitler e delle sue manie di grandezza.
Sempre in tema di Novecento, poi,
continua il nostro lavoro per la realizzazione
di una bibliografia di Curzio Malaparte il più
definitiva possibile, mentre dal Fondo antico
della Biblioteca presentiamo l'eccezionale
estratto che il Vasari preparò dalle sue
celeberrime Vite per rendere omaggio a quella,
straordinaria, di Michelangelo Buonarroti.
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
5
I Diari di Mussolini in BvS / 2
HITLER, CHI È COSTUI?
DUE RISPOSTE DEL DUCE
Il Fürher in due pagine tutt’altro che benevole
hi anche si fosse perso la scorsa uscita
del nostro bollettino, probabilmente ricorderà
il clamore e le polemiche di quando il senatore
Marcello Dell’Utri annunciò di aver rintracciato
in Svizzera cinque agende fittamente appuntate,
appartenute a Benito Mussolini. Bene, nel nostro
numero di aprile (comunque dispoinibile in formato
.pdf sul sito internet www.bibliotecadiviasenato.it),
per sottolineare l’arrivo a Milano di quei discussi
Diari, abbiamo dato il via alla pubblicazione
di alcune pagine scelte tra i quasi duemila fogli
manoscritti, annunciando di volerci regalare simili
anteprime almeno fino al prossimo autunno.
C
Ed eccoci alla seconda puntata. Tutta nel segno
del Fürher. Perché maggio fu il mese del suo suicidio
e della resa incondizionata della Germania, ma anche
e soprattutto perché quello del rapporto con Hitler
è senza dubbio uno temi più controversi e interessanti
da approfondire sia a proposito del Mussolini politico
che del Mussolini uomo.
E se la Storia è lì a raccontare l’evolversi
della loro alleanza e dei loro rapporti ufficiali, il tono
intimo e riflessivo di queste cinque agende lascia
trasparire la reale opinione che Mussolini doveva
avere di Hitler, almeno fino a tutto il 1939. Quella
di un fanatico tanto pericoloso quanto carismatico.
6
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
7 novembre 1939
(8 novembre)
Sorpresa! Un attentato ad Hitler –
A Monaco il Führer esce dalla
Burgerbraukeller pochi minuti dopo scoppia una
bomba ad alto potenziale –
Una strage: sette morti e trentatrè feriti –
Gli autori o l’autore?
Non si sa – pare che l’opinione più diffusa sia di:
“tagliatelle fatte in casa” come si dice a Bologna.
Noi italiani siamo innocenti
e io personalmente non sono un sanguinario –
si parla degli inglesi, non ci credo – la versione
più giusta non puo essere altro che l’opera
di qualche tedesco ben pensante ma sfortunato.
Farò un dispaccio per lo scampato pericolo –
ma in verità se il colpo fosse andato a buon fine
si sarebbe finalmente respirato aria di pace
e di salvezza –
Accidenti alla sventura!
8
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
31 dicembre 1939
È l’ultimo giorno dell’anno
Allora?
Allora vorrei un poco dedicare queste note
a un personaggio che è balzato nella mia vita
d’impeto e che io non ho cercato né voluto:
Adolfo Hitler –
chi e’ costui? – Un uomo eccezionale? un genio?
un personaggio già appuntato al centro di un
periodo storico che rimarrà nel tempo come un
Dario un Serse un Caligola o un Nerone?
Oppure ci troviamo alla presenza di un
esaltato – un “pazzo” come lo definii io a
Venezia quando me lo vidi davanti per la prima
volta? – Proprio un genio direi di no e nemmeno
proprio un pazzo –
Gli eventi del dopoguerra e il popolo tedesco
hanno fatto di lui un essere travolgente, direi
quasi irreale – quando parla alla folla le sue
parole dirompono come una frana e travolgono
con il fragore di una bufera –
Ha guidato i tedeschi alla potenza li ha
assecondati nei loro ideali e ha saputo rivelare
la loro vera natura; la perseveranza, la durezza,
il lavoro quale mezzo per imporre un certo
genere di forza e.... (manca il testo) la guerra
che ha affrontato con le innumeri inimicizie in
tutto il mondo lo pone in uno stato di incertezza
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
– puo’ vincere ma puo’ anche perdere, ma
nell’uno o nell’altro caso il suo prestigio è già
compromesso –
Molto più si crea in un’era di pace che non
nelle felici o sfortunate vicende di una guerra –
al di là della facciata del condottiero dello
stragrande capo della Germania chi e’? –
Da quel poco che ho potuto constatare nei
brevi momenti che l’ho avvicinato mi è parso
più vinto dalla suggestione di essere grande che
di grandezza sia proprio capace – mi è parso
animato da una volontà eccezionale per mezzo
della quale si impone di ascendere a qualsiasi
altezza –
Di tanto in tanto ho scoperto nelle sue iridi
bluastre un guizzo di timidezza e anche
d’incertezza – teme disperatamente di sfigurare
e per reazione si erge con una forza
imprevedibile –
E poi… ha le sue debolezze, e, quante!
Deposto l’abito del führer si trova un altro
Hitler, quello che ama le focacce dolci, che teme lo
sport, che si corica avvolto in una lunga e
ridicola camicia da notte, quello che conversa con
impegno con i propri cani –
E colui che si circonda di un’atmosfera da
favola nel silenzioso rifugio alpestre del Berghof
ed ama il profumo dei mughetti…
e si addolcisce in compagnia di quella
11
bellissima e bionda e candida creatura che da
vari anni gli sta vicino –
È questo dunque hitler – è questo dunque
l’uomo che prepotentemente si impone nella mia
vita e che vorrebbe quasi, quasi decidere del mio
destino?
Ma io sono un osso duro e non c’è né un
tedesco né un altro che decide delle mie azioni –
declino le amicizie – voglio essere solo e
camminare per la mia strada sgombra da
importuni e tanto meno da imposizioni –
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
13
BvS: una chicca per veri bibliofili
MICHELANGELO, UNA
VITA AL DI LÀ DELLE VITE
Vasari e l’estratto di probità
ANNETTE POPEL POZZO
ella dedica ad Alessandro di Ottaviano de’ Medici (1535-1605), figlio di Ottaviano de’ Medici e futuro papa Leone XI, con una bella citazione dantesca ripresa da Machiavelli – «Rade volte discende per gli rami l’humana probitate» (Dante, Purgatorio, Canto VII; Machiavelli, Discorsi sopra la Prima
Deca di Tito Livio, Libro Primo, Capitolo XI), – Giorgio
Vasari dà smalto alla sua Vita del gran Michelagnolo Buonarroti scritta da M. Giorgio Vasari, pittore & architetto
aretino con le sue magnifiche essequie stategli fatte in Fiorenza dall’accademia del disegno, stampata a Firenze
presso gli eredi di Bernardo Giunta nel 1568.
N
Questo rarissimo e verosimilmente primo off-print ovvero
estratto nella storia del libro a stampa, del quale recentemente il Fondo
Antico della Biblioteca di via Senato ha acquistato l’esemplare in miscellanea ad altre vite di uomini illustri cinquecenteschi, proveniente
dalla celebre biblioteca dei principi
Colonna con il loro marcante stemma, va visto nel contesto dell’estre-
A sinistra: ritratto di Michelangelo
di Giuliano Bugiardini (1475-1554);
a destra Frontespizio della Vita di
Michelagnolo di Ascanio Condivi, 1553
ma celebrità di Michelangelo ancora in vita, che trovò
espressione in numerose pubblicazioni in suo onore
durante il Cinquecento. La notorietà dell’artista viene
ben descritta anche da Anton Francesco Doni nel dialogo fittizio tra un fiorentino e un “peregrino” davanti
all’allegoria dell’Aurora a Firenze nella terza parte dei
Marmi del 1552: «Il vostro Dante dov’è? il vostro Petrarca? il Boccaccio come si stà? […] dove Michel Angelo?» Il pittore, scultore e architetto Buonarroti si
unisce così alla mitiche tre corone già glorificate.
L’opuscolo in formato 4to, di [4], 717 [i.e. 715]-796,
[2] pagine è un’esatta ristampa della vita di Michelangelo contenuta nel terzo volume
delle Vite de’ piu eccellenti pittori,
scultori, e architettori scritte da M.
Giorgio Vasari pittore et architetto
aretino. Di nuovo dal medesimo riviste
et ampliate con i ritratti loro et con
l’aggiunta delle vite de’ vivi, & de’
morti dall’anno 1550 infino al 1567,
stampate sempre nel 1568 per gli
eredi di Bernardo Giunta. Contiene il ritratto xilografico dell’artista
entro cornice figurata e ripete anche l’errata numerazione della pagina 717 (ma 715), già presente nelle Vite. La differenza tra le Vite e l’estratto è che quest’ultimo è provvisto di un bifolium iniziale aggiunto,
che contiene un nuovo frontespizio
con il titolo entro la nota bordura
14
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
editori di Firenze 1497-1570, Firenze, 1978, n. 407: «È
un estratto dall’ed. completa delle Vite […] con una
propria dedicatoria. Alla fine la descrizione delle eseguie del 1564»), e Ruth Mortimer, Italian SixteenthCentury Books, 1974, II, 715: «This is possibly the first
example of an offprint».
Xilografia di Michelangelo nella Vita
figurata, stemma dei Medici in alto e vedutina di Firenze in basso, seguita dalla già citata dedica di due pagine
ad Alessandro de’ Medici in data del «sei di Febrario
1567». La data del 1567 indica «a uso fiorentino», poiché nel calendario fiorentino l’anno nuovo aveva inizio
il 25 marzo. L’esemplare dell’estratto conservato alla
Beinecke Library di Yale reca infatti già la data modificata del 1568 secondo l’uso moderno, anche per trovarsi in uniformità con la data stampata sull’edizione
delle Vite. L’estratto contiene in fine un nuovo fascicolo EEeee2 con le ultime due pagine tipograficamente
ricomposte (con qualche variante e fregio) con l’aggiunta di un registro e un nuovo colophon. Brunet,
Supplément, II, 846, indica: «C’est un tirage à part de la
grand édition des Vite, donnée par les Giuntes en 1568,
mais il a un titre particulier et une dédicace spéciale à
Alessandro de Medici»; Camerini, I Giunti tipografi
L’opuscolo, poco noto per tanto tempo, venne riscoperto nel 1927 dagli storici dell’arte Ernst Steinmann e Rudolf Wittkower nella loro bibliografia di Michelangelo (Michelangelo-Bibliographie 1510-1926, n.
1966) e discusso nei dettagli per la prima volta nel 1930
da Ugo Procacci in un articolo per La Bibliofilia (Di un
estratto della vita di Michelangiolo dall’edizione Giuntina
del 1568 delle Vite del Vasari, in La Bibliofilia 32 (1930), p.
448-450). Vanno ricordati anche gli studi più recenti di
Lisa Pon, Michelangelo’s Lives: Sixteenth-century books by
Vasari, Condivi, and others, in The Sixteenth Century Journal XXVII:4 (1996), p.1015-1037, e di Charles Davis per
Fontes: Sources and Documents for the History of Art 13501750 (aperto il 5 maggio 2010, http://archiv.ub.uni-heidelberg.de/artdok/volltexte/2008/639/). Il lavoro di
Davis, che discute i vari aspetti dell’estratto, contiene
anche l’intera trascrizione della dedica e una dettagliata bibliografia.
Per dare giustificazione alla produzione dell’estratto, Vasari dichiara nella dedica: «Ho finalmente
fatta tutta di nuovo la detta vita, e datala alla stampa de’
i nostri GIUNTI insieme con quelle di molti altri, che
alle prime mancavano. Ma perche molti vorranno essa
vita del Buonarruoto sola, e separata dall’altre, ci è parso per sodisfare a ciascuno, farne stampare alcun numero fuori di quelle, che sono nell’interno dell’opera: e si
compiaccia a chi ò non vorrà, ò non potrà havere tutto il
libro insieme». Questa risposta tanto reader-friendly
non pare però convincente dal punto di vista di una
buona politica editoriale.
Ricapitoliamo a tale punto velocemente la storia
della pubblicazione. Nel 1550 Vasari aveva pubblicato
presso lo stampatore ducale Lorenzo Torrentino a Firenze con dedica a Cosimo de’ Medici le sue Vite de piu
eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, (tre volumi
in formato 4to, normalmente legati in due tomi come
del resto anche il caso della copia presso la Biblioteca di
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
15
Da sinistra: Frontespizio delle Vite illustrate, 1568; Frontespizio dell’estratto con la Vita del gran Michelagnolo
via Senato) che, composte probabilmente a partire dal
1540, comprendevano 133 biografie degli artisti italiani dal XIII al XVI secolo, iniziando con Cimabue e finendo con Michelangelo, unico artista ancora vivente
incluso al momento dell’uscita dell’opera.
Alla prima edizione priva di illustrazioni segue
nel 1568 la già indicata seconda, notevolmente ampliata edizione delle Vite, della quale una copia molto marginosa in legatura coeva di pergamena floscia è conservata presso la Biblioteca di via Senato. Come annunciato nel titolo, quest’edizione oltre a riportare i ritratti xilografici degli artisti, incisi da Cristoforo Coriolano su
disegno del Vasari stesso, comprendeva una trentina di
vite in più nel solo Cinquecento e un elenco degli artisti
viventi in appendice. Inoltre Vasari aggiornava la biografia di Michelangelo fino all’anno della sua morte nel
1564. Fu soprattutto questa seconda edizione illustrata
ad avere maggior diffusione e riconoscimento con diciotto ristampe italiane e otto traduzioni. «Vasari’s excellent sense of narrative, however, and lively style
combined with his wide personal acquaintance makes
his “Lives” a vital contribution to our understanding of
the character and psychology of the great artists of the
Renaissance, a term (rinascita) which he was the first
writer to use» (Printing and the Mind of Man, n. 88).
Nonostante Vasari avesse avuto enorme successo
per le sue biografie e sebbene avesse «fatta tutta di nuovo la detta vita» di Michelangelo per la seconda edizione, era apparsa nel frattempo un’altra biografia importante, quella di Ascanio Condivi (1525-1574), Vita di
Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la
Ripa Transone, stampata nel 1553 a Roma presso Anto-
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
17
nio Blado. Intorno al 1545 Condivi si era trasferito dalle Marche a Roma, dove conobbe Michelangelo diventandone allievo e soprattutto amico. È vero che paragonato al celebre Vasari, Condivi rimase un artista di seconda fila, ma è anche vero che la sua biografia fu quella
autorizzata dallo stesso Michelangelo, che pare non
fosse per nulla soddisfatto dall’immagine data da Vasari
come un artista poco umano e molto divino. Condivi
diede un’immagine imparziale e ben più posata che bilanciava la diceria sul carattere difficile del grande maestro e correggeva diverse inesattezze dovute alla tendenza agiografica della biografia vasariana. Come riconoscimento alla sua biografia, Condivi, che aveva sposato una nipote del poeta Annibale Caro, fu eletto nell’Accademia Fiorentina.
A questo punto l’intento che spinse Vasari a pubblicare l’estratto si mostra in una luce ben più chiara: la
pubblicazione a sè aveva in primis come obiettivo di
contrastare la biografia del Condivi. Vasari pensò all’estratto per dare il massimo rilievo alla sua vita di Buonarroti non solo rispetto alla biografia alternativa di
Condivi ma anche rispetto all’insieme di tutte le altre
biografie vasariane, di artisti di regola anche meno noti
e celebri. L’obiettivo era di mettere in risalto l’importanza del “genio sublime” Michelangelo. Quello che
sembrava un passo poco comprensibile dal punto di vista editoriale, si rivela importante come mezzo per amplificare l’impatto dell’opera di Michelangelo.
In questo contesto, è utile considerare anche le
edizioni più tarde delle biografie di Vasari e di Condivi.
Nel 1746, usciva a Firenze presso Albizzini di Firenze
l’edizione ampliata della biografia di Condivi con i
commenti e le note di Girolamo Ticciati, Pierre-Jean
Mariette, Domenico Maria Manni e Antonio Francesco Gori. Nel 1760, Niccolò e Marco Pagliarini ripubblicavano a Roma la Vita di Michelagnolo Bonarroti di
Vasari con numerosi e lunghi commenti che confrontano le ricostruzioni di Vasari con quelle di Condivi al fine dichiarato di difendere Vasari mettendo in risalto i
pregi della propria pubblicazione rispetto a quella di
Ticciati, Mariette, Manni e Gori. «Potrebbe essere,
che tale fosse la detta Vita, perché già l’aveva scritta il
Vasari, e stampata nel 1550. e poi, accresciutola notabilissimamente, data fuori nel 1568. cioè cinque anni dopo la morte di Michelagnolo; dove che la Vita del Con-
Sopra: Frontespizio delle Vite di Vasari, 1550.
A sinistra: Tavola raffigurante la tomba di Michelangelo
nella seconda edizione della Vita, 1760
divi termina dieci anni avanti la sua morte, il che la rende mancante. Inoltre il Vasari avea altra intrinsichezza,
e familiarità col Bonarroti, che non avea il Condivi, ed
altra perizia dell’arti del disegno, […] dove del Condivi
non solo non ho visto, ma né meno ho sentito nominare
alcuna sua opera».
E più avanti: «Il signor Mariette […] nelle note alla vita del Condivi ristampata in Firenze, come si è detto, pretende, che abbia ragione il Condivi, e il torto il
Vasari. Tuttavia a me la cosa riman dubbia».
Considerando la rarità dell’opuscolo, con soltanto una ventina di esemplari registrati, sia permesso
18
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
Sopra: Busto di Giorgio Vasari posto sul portale d’ingresso della casa Vasari
chiudere questa nota con un excursus relativo al censimento degli esemplari conservati nelle biblioteche di
tutto il mondo e alle valutazioni raggiunte sul mercato
e alle aste. Grazie ai sempre più numerosi cataloghi online, tale obiettivo si raggiunge abbastanza facilmente,
considerando però che qualche altro esemplare possa
essere aggiunto alla lista.
In Italia sono censite copie a Firenze (Biblioteca
Nazionale e Kunsthistorisches Institut), Pistoia (Biblioteca Capitolare Fabroniana), Reggio Emilia (Biblioteca Panizzi), Roma (Biblioteca Apostolica Vaticana e Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana) e
Udine (Biblioteca Bartoliniana). All’estero sono note
due copie in Francia (entrambe a Parigi presso la Bibliothèque Nationale e la Bibliothèques des Arts Décoratifs), quattro in Inghilterra (British Library, Courtauld Institute of Art, Victoria & Albert Libraries a
Londra e Bodleian Library a Oxford), cinque in importanti musei e università americane (Harvard Uni-
versity, Getty Museum, Beinecke Library di Yale,
Metropolitan Museum of Art di New York, National
Gallery of Art di Washington), e una sola copia rispettivamente in Austria (Österreichische Nationalbibliothek di Vienna) e Germania (Herzogin Anna
Amalia Bibliothek di Weimar; copia che appartenne
al noto antiquario olandese cinquecentesco Arnoldus
Buchelius).
La rarità è documentata anche dalle pochissime
copie annunciate sul mercato negli ultimi vent’anni e
soprattutto dai prezzi realizzati. Ricordiamo la copia
in una legatura coeva di pergamena, che nascosta in un
lotto insieme alla princeps delle Rime di Michelangelo
del 1623, fu venduta nel 2007 da Christie’s a Londra
per £8.160, partendo dalla stima molto più bassa di
£1.500-£2.000, o l’esemplare offerto dalla Libreria
Antiquaria Mediolanum a €12.000 in legatura settecentesca nell’occasione della New York Antiquarian
Book Fair 2009.
SHARON STONE WEARS ROSE COLLECTION - WWW.DAMIANI.COM
MILANO: VIA MONTENAPOLEONE • ROMA: VIA CONDOTTI • FIRENZE: VIA DE’ TORNABUONI • VENEZIA: SALIZADA
SAN MOISÈ SAN MARCO • NAPOLI: VIA FILANGIERI • PORTO CERVO: PIAZZETTA PORTOCERVO • TORINO:
VIA ROMA • VERONA: VIA MAZZINI • BOLOGNA: VIA FARINI • IN TUTTI I NEGOZI ROCCA E IN SELEZIONATE GIOIELLERIE
20
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
Tutti gli scritti del suo archivio /2
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli
MATTEO NOJA
pprofittando del lavoro di catalogazione con cui
stiamo cercando di schedare le opere presenti
nell’Archivio Malaparte - oltre a quello che
è stato propedeutico alla realizzazione della mostra –,
proseguiamo nel nostro intento di realizzare una
bibliografia “definitiva” dello scrittore pratese. Sforzo
reso più praticabile dalle solide basi di partenza
offerteci dall’encomiabile lavoro di Vittoria Baroncelli
– Bibliografia generale delle opere di Malaparte,
in “Malaparte scrittore d’Europa. Atti del Convegno
(Prato, 1987) e altri contributi” – e da quello 20 anni
più recente di Lucio Gambetti e Franco Vezzosi, Rarità
bibliografiche del Novecento italiano. Repertorio
delle edizioni originali.
A
Technique du coup d’État
Paris, Grasset, 1931
(Les Écrits, III série, 1)
298 p.; 20 cm
La Technique du coup d’État fu per Malaparte il primo grande, vero successo: fu uno dei libri più discussi nel
mondo in quegli anni e nello stesso
anno ebbe sedici edizioni.
Tradotto da Juliette Bretrand, fu poi
pubblicato in Italia da Bompiani solo
nel 1948 [Baroncelli n. 14b, p. 275].
«Io odio questo mio libro. Lo odio
con tutto il cuore. Mi ha dato la gloria, quella povera cosa che è la gloria,
ma anche quante miserie. Per questo
libro ho conosciuto la prigione e il confino, il tradimento
degli amici, la malafede degli avversari, l’egoismo e la cattiveria degli uomini. Da questo libro è nata la stupida leggenda che fa di me un essere cinico e crudele […]. Proibito dai governi totalitari, che vedevano nella Tecnica del colpo di Stato una sorta di Manuale del perfetto rivoluzionario;
messo all’indice dai governi liberali e democratici, per i
quali esso non era nient’altro che un Manuale dell’arte
d’impadronirsi del potere con la violenza, e non, anche, nello
stesso tempo, un Manuale dell’arte di difendere lo Stato…».
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 14a,
p. 274]
Le bonhomme Lénine
Paris, Grasset, 1932
(Les Écrits, III série, 5)
XIII, 385 p.; 20 cm
BVS: MALAPARTE IN MOSTRA
Tradotto in francese sempre da JuProsegue fino al 26 settembre 2010
liette Bertrand, verrà pubblicato in
“Malaparte. Arcitaliano nel mondo”,
Italia da Vallecchi nel 1962 [Lenin
buonanima, a cura di Enrico Falqui;
la mostra che la Biblioteca di via
Baroncelli n. 15b, p. 276].
Senato dedica al talento dello
Questo libro e la Technique fanno coscrittore pratese e, prima ancora,
noscere a Malaparte un successo senal fascino magnetico della sua figura
za precedenti e lo pongono per moldi uomo e di intellettuale sui generis.
to tempo al centro dell’interesse
Un inedito allestimento svela così
mondiale. Molti editori stranieri li
alcune carte del suo archivio personale,
traducono, mentre in Italia e in Gerlettere e documenti che si affiancano
mania sono proibiti.
a varie edizioni dei suoi libri e a diverse
[Gambetti Vezzosi 2007, p.
fotografie scattate dallo stesso Curzio.
488; Baroncelli n. 15a, p. 276]
Per informazioni: 02/76215314-323
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Fughe in prigione
Firenze, Vallecchi, 1936
(Prosatori italiani contemporanei)
314 p.; 20 cm
In questo libro Malaparte unisce i ricordi adolescenziali,
quelli dei viaggi e l’esperienza del confino. Dedica alcune
pagine a Virginia Agnelli [1899-1945], con la quale
avrebbe dovuto sposarsi nel 1936, chiamandola Lavinia.
Accanto a lei, lo scrittore pone due bambine, una dall’inconfondibile soprannome di “Suni”. La vedova di Edoardo Agnelli, nata Bourbon del Monte, figlia di un’eccentrica americana, Jane Allen Campbell, incontrò Malaparte a Forte dei Marmi subito dopo la morte del marito, o almeno così racconta lo scrittore. Sulla loro unione e sui loro progetti di nozze, così come su di lei, si sa poco o nulla.
Sulla sua figura, ingiustamente dimenticata, bisogna annotare che contribuì a salvare Roma nel 1944, quando
pur agli arresti, riuscì a favorire un incontro segreto tra il
Papa Pio XII e il generale Karl Wolff comandante delle
truppe di stanza in Italia, per stabilire le modalità dell’uscita dei tedeschi dalla Città Eterna. Virginia morì in un
incidente stradale nei pressi di Pisa.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 16, p.
276]
Sangue
Firenze, Vallecchi, 1937
VIII, 227 p.; 20 cm
Uno dei libri più riusciti di Malaparte, ha come protagonista dei racconti, in gran parte autobiografici, il “sangue”, l’elemento più prezioso della natura. Per lui, il san-
21
gue aveva un significato quasi magico: «Il sangue è ciò che
di più nostro abbiamo in noi. Nelle vene hanno radice i
nostri pensieri, i nostri sogni, i nostri sentimenti, i nostri
atti. L’individualità del sangue è la nostra vera individualità». Sul letto di morte, vent’anni dopo, Malaparte si opporrà ostinatamente ma inutilmente alle trasfusioni di
sangue.
Il libro contribuì a togliere lo scrittore dall’isolamente nel
quale era stato confinato. L’uscita quasi contemporanea
del primo numero di “Prospettive” tornerà a far parlare
con svariati consensi ma anche con feroci stroncature di
Malaparte.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 17, p.
277]
“Prospettive”. Rivista mensile diretta da Curzio
Malaparte, Roma-Milano, 1937-43
La prima serie di “Prospettive” si apre nell’aprile del 1937
(Edda Ronchi Suckert riporta la data del luglio mentre altre fonti quella dell’aprile: in realtà il primo numero non
presenta alcuna data), si chiude il 15 settembre 1939 ed è
costituita da sette numeri in cinque fascicoli monografici
(uno doppio e uno ristampato) i cui titoli sono: Il ragazzo
italiano [n.1], Il cinema [n. 2], La radio [n. 3], La Sua politica
estera [n. doppio, 4-5], Italiani in Spagna [ristampato in
due edizioni con numerazione distinta, 6 e 7]; questi sette
numeri sono preceduti da un ricco fascicolo di presentazione e programma. Era una rivista patinata, elegante,
con pretese culturali che esaltava e propagandava il carattere italiano e le opere del regime.
La seconda serie riprenderà le pubblicazioni il 15 ottobre
22
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
[15.10.41] “L’uomo e il personaggio”; n. 23-24 [15.11 –
15.12.41] “Sincerità dei narratori”.
Anno 1942: n. 25-27 [15.01 – 15.03.42] “Paura della pittura”; n. 28-29 [15.04 – 15.05.42] “Il sangue operaio”; n.
30-31 [15.06 – 15.07.42] “Particolari romanzeschi”; n.
32-33 [15.08 – 15.09.42] “La presenza, la prosa”; n. 34-36
[15.10 – 15.12.42] “Le ultime anime belle”; n. 37
[15.01.43] “O matematiche severe!”; n. 38-39 [15.02 –
15.03.43] “Critica della critica”. Con questo numero termina la seconda serie.
A distanza di quasi nove anni uscirà il numero 40-41 dal
titolo “Guerra e sciopero” [01.12.51 – 01.01.52].
1939, in veste più economica e meno illustrata: quasi assenti le fotografie, rimpiazzate da disegni di Tamburi, De
Pisis, Guttuso e altri. Questa seconda serie sarà caratterizzata dalla profonda cultura del suo fondatore, nutrita
di esperienze europee e di nostalgie “strapaesane”, animata sempre dal desiderio di aprirsi a nuove esperienze e
abbattere il confine tra letteratura e pratica.
I fascicoli usciranno in questo ordine:
Anno 1939: n. 8 [15.10.39] “Senso vietato”; n. 9 [
15.11.39] “Lei e voi dei paesi tuoi”; n. 10 [15.12.39] “Prigione gratis”.
Anno 1940: n. 1 [15.01.40] “Il surrealismo e l’Italia”; n. 2
[15.02.40] “I giovani non sanno scrivere”; n. 3 [15.03.40]
“Le muse cretine”; n. 4 [15.04.40] “Nostro peccato”; n. 5
[15.05.40] “Lana caprina”; n. 6-7 [15.07.40] “Cadaveri
squisiti”; n. 8-9 [15.09.40] “Avere voce in ‘Capitoli’”; n.
10 [15.10.40] “L’assenza, la poesia”; n. 11-12 [15.12.40]
“Misteri della poesia”.
Anno 1941: n. 13 [15.01.41] “Morale e letteratura”; n.
14-15 [15.02 – 15.03.41] “7 liriche e 3 prose di Campana
inedite”; n. 16-17 [15.04 – 15.05.41] “Condizione della
poesia”; n. 18-19 [15.06 – 15.07.41] “Apollo in America”;
n. 20-21 [15.08 – 15.09.41] “Memoria e romanzo”; n. 22
Riportiamo di seguito gli articoli comparsi sulla rivista, firmati da Malaparte:
Verità sul cinema [n. 2, 1937, p. 5-12; “Il cinema”]
Britannia may rule the waves... [n. 4, 1937, p. 31-32; n. 4-5,
“La Sua politica estera”]
Prato roccaforte dell’autarchia [n. 5, 1937, p. 107-109; n. 45, “La Sua politica estera”]
Viva la muerte [n. 6, II ed., 1939, p. 5-8; “Italiani in Spagna. Da Malaga a Madrid”]
Paesaggio attraverso una finestra chiusa [III n. 8, 15 ottobre
1939, p. 4-5; “Senso vietato”]
Due momenti dannunziani [III n. 8, 15 ottobre 1939, p. 7;
“Senso vietato”]
Prigione gratis [III n. 10, 15 dicembre 1939, p. 3-6]
Il surrealismo e l’Italia [n. 1, 15 gennaio 1940, p. 3-7]
I giovani non sanno scrivere [IV n. 2, 15 febbraio 1940, p. 3-6]
Le muse cretine [IV n. 3, 15 marzo 1940, p. 3-5]
Nostro peccato [IV n. 4, 15 aprile 1940, p. 3]
Lana caprina [IV n. 5, 15 maggio 1940, p. 3-4]
Facilissimo a dirsi [IV n. 5, 15 maggio 1940, p. 3-4]
Cadaveri squisiti [IV n. 6-7, 15 luglio 1940, p. 3-6]
Aver voce in “Capitoli” [IV n. 8-9, 15 agosto -15 settembre
1940, p. 3-5]
Liriche di Paul Eluard tradotte da C. Malaparte e L. Traverso
[V n. 13, 15 gennaio 1941, p. 7-8; “Morale e letteratura”]
Il combattimento di Tancredi e di Clorinda (Ricordo del Tasso)
di Pierre Jean Jouve. Traduzione e nota di C. Malaparte [V n.
16 - 17, 15 aprile - 15 maggio 1941, p. 10-14; “Condizione della poesia”]
Apollo in America [IV (ma V) n. 18-19, 15 giugno - 15 luglio 1941, p. 3-5]
Poesie di Curzio Malaparte (et al.) [IV (ma V) n. 18-19, 15
giugno - 15 luglio 1941, p. 18-19; “Apollo in America”]
Riccardo Bacchelli ovvero l’addio al romanzo [VII n. 38-39, 15
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
23
febbraio-15 marzo 1943, p. 7-15; “Critica della critica”]
Guerra e sciopero [VII (sic!) n. 40-41, 1 dicembre 1951 - 1
gennaio 1952, p. 1-3; il brano riprodotto nella rivista è la
prefazione alla terza edizione di Il Volga nasce in Europa,
Aria d’Italia, 1951]
I morti di Bligny giocano a carte
Roma, Edizioni di “Circoli”, 1939
29 p.; 24 cm
Scritta nel 1937, viene pubblicata con copertina di Tamburi e preceduta da una scarna prefazione. Nella “Nota
alla poesia” che segue il testo, Malaparte scrive: «Cinquemila morti! Cinquemila morti, a qualunque nazione appartengano, siano bianchi, gialli, o neri, sono molti. Ma
cinquemila morti italiani sono moltissimi. Sono troppi.
Contano per centomila. Poiché l’italiano, rispetto alla civiltà del mondo, ha un valore che nessun altro uomo potrà
mai avere». Sul “Corriere della Sera”, ricorderà: «[…] a
Bligny, ormai tutto il bosco era pieno di migliaia di morti
e di feriti, ed eravamo rimasti senz’acqua, senza pane,
senza cartucce, senza bombe a mano, senza mitragliatrici,
[…] il nemico tornò per la ventesima volta all’assalto con
le sue tanks e i suoi lanciafiamme, e tutti quei matti gli si
buttarono addosso, vociando e sghignazzando. S’udivano tra gli alberi, nell’immenso bosco pieno di fumo, urli
di feriti e scoppi di risa, voci terribili e strane. E in realtà il
nemico fu fermato a Bligny, non dal fuoco delle nostre
poche mitragliatrici e dei scarsi cannoni, ma dalla meravigliosa pazzia di quei contadini dell’Umbria» [Vent’anni
dopo. Gli italiani a Bligny, 15 luglio 1938].
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 18, p.
277]
Una tragedia italiana
In “Circoli” giugno-dicembre 1939 e in “Raccolta”, gennaio-febbraio 1940.
Romanzo incompiuto, di tipo psicologico dove si nota
l’influenza della vicinanza di Moravia, verrà pubblicato
nel volume delle Opere complete di Vallecchi dal titolo Il
ballo al Cremlino e altri inediti di romanzi a cura di Enrico
Falqui [Firenze, 1971].
[Baroncelli n. 19, p. 277-8]
Donna come me
Milano, Mondadori, 1940
(Lo Specchio. I narratori del nostro Paese)
144 p.; 19 cm
Il libro che raccoglie alcuni racconti considerati tra i migliori di Malaparte, di stile raffinato ed elegante, è dedicato a Virginia Bourbon Agnelli: «Fin dal primo giorno, fin
da quando, volgendo verso di me la tua nera testa di cavallo, mi hai per la prima volta incontrato con lo sguardo (la
lunga criniera ondeggiava dolcemente sulle tue spalle
bianche), hai sentito quel che di segreto, di misterioso, è
nella mia natura. Hai capito che io non sono soltanto un
uomo: ma donna, cane, pietra, albero, fiume. Quel tempo
nella mia casa in riva al mare era un’età nota a noi soli,
un’età dove il destino rappresentava la parte del gangster
nell’hold up. Ero da poco tornato da Lipari. Gli alberi intorno carichi di frutti simili a teste di cane e di bambino. E
vidi splendere nel tuo grande occhio equino il tuo primo
pianto felice (il tuo primo pianto di donna)».
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 20, p.
278]
Il Volga nasce in Europa
Milano, Bompiani, 1943
(Libri scelti, n. 71)
324 p.; 22 cm
Questo libro uscì nell’autunno del ’43: la tipografia dove
24
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
edizioni e verrà tradotto in tutto il mondo. Del libro, lui
stesso dirà: «Kaputt […] vive e vivrà. […] sia ben chiaro
che io preferisco questa Europa kaputt all’Europa di ieri
[…]. Preferisco che sia tutto da rifare, al dover tutto accettare come un’eredità immutabile».
L’illustrazione in copertina è di Sandro Giordano. In una
nota al controfrontespizio è scritto che il libro esce in ritardo, dopo la liberazione della Toscana, per evitare rappresaglie contro i familiari dell’Autore.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488-9; Baroncelli n. 22,
p. 279-284]
era stato composto fu bombardata e il libro distrutto, per
cui dovette essere ricomposto altrove; una volta stampato, dopo essere stato distribuito, venne sequestrato per
ordine delle autorità tedesche. Il volume, che doveva intitolarsi Guerra e sciopero, raccoglie gli articoli che Malaparte scrisse in URSS, in Polonia e in Finlandia negli anni
precedenti.
La sovraccoperta, difficile da trovare nelle copie in commercio, era illustrata da Angoletta.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 488; Baroncelli n. 21, p.
278-9]
Kaputt
Napoli, G. Casella Editore, 1944
690 p.; 19 cm
Il libro, di notevole valore letterario, è una denuncia delle
crudeltà della guerra. Quasi unanimemente considerato
il suo capolavoro, avrà un successo maggiore e più duraturo della Tecnica del colpo di Stato. Il libro avrà numerose
Don Camaleo. Romanzo di un camaleonte
Firenze, Vallecchi, 1946
342 p.; 20 cm
Prima edizione integrale. I disegni nel testo sono di Riccardo Magni.
Il racconto che prendeva in giro Benito Mussolini, citato
nella vicenda per nome e cognome, fu pubblicato a puntate tra il 1926 e l’anno successivo ne “La Chiosa”, supplemento femminile de “Il Giornale di Genova” (diretto
da Elsa Goss e fondato dalle scrittrici Willy Dias [Fortuna (o Fortunata) Morpurgo, 1872-1956] e Flavia Steno
[Amelia Cottini Osta, 1877-1946]): dopo la pubblicazione di Don Camaleo la rivista venne chiusa per ordine del
Questore di Genova (dietro invito di Mussolini); furono
poi pubblicate tre puntate ne “L’Italiano” di Longanesi
(che ne stava preparando l’edizione in volume) il 20 dicembre 1927, il 15 aprile 1928 e infine il 15 marzo 1930.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 489; Baroncelli n. 23, p.
284-5]
[Baroncelli cita, inserendolo a questo punto, Ricordo
di Vallecchi, in A. Vallecchi nel ricordo di alcuni amici, Firenze, Vallecchi, 1947; n. 24, p. 285]
Il sole è cieco
Firenze, Vallecchi, 1947
184 p.; 21 cm
Pubblicato a puntate sul settimanale “Il Tempo”, gennaio-febbraio 1941, raccoglie i suoi articoli spediti al
“Corriere” dal fronte francese allo scoppio della seconda
guerra mondiale.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 489; Baroncelli n. 25, p.
285-6]
–fine seconda parte
Nel prossimo numero, la terza e ultima
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
25
inSEDICESIMO
IL TEATRO DI VERDURA 2010, I CATALOGHI, LE RECENSIONI,
LE ASTE E LE MOSTRE DI FINE PRIMAVERA
UN’ESTATE AL TEATRO DI VERDURA
“Libri in scena” e serate dedicate alla poesia,
ma anche arte, musica e serate per ragazzi
di sonia corain
l Teatro di Verdura, giunto alla XIII
stagione, alza come di consueto
il sipario agli inizi di giugno e
prosegue con due/tre appuntamenti
settimanali per tutti i mesi estivi, fino
alla fine di settembre. Il cartellone, anche
quest’anno, è ricco di appuntamenti
per tutti i gusti, accomunati come sempre
dall’amore per il “libro”.
Apre la Stagione una grandissima
signora del teatro italiano: Valentina
Cortese, che leggerà il carteggio
tra la Divina Eleonora Duse, Arrigo Boito
e Gabriele D’Annunzio.
Numerosi saranno i Libri in scena,
come recita il sottotitolo della Rassegna:
si va dalla grande letteratura italiana
con una serata di Alessio Boni e Marcello
Prayer dedicata a Cesare Pavese, a quella
straniera, con una rivisitazione di Amleto,
Il Principe, di una giovane compagnia
di Palermo; da una serata su Chekov
al Don Chisciotte tra sogno e realtà,
nuova avventura teatrale presentata
in anteprima da Corrado d’Elia. Ampio
spazio verrà poi dato alla letteratura
contemporanea con una serata di Stas’
Gawronski sull’opera di Vasilj Grossman
e un omaggio a Salinger, il controverso
quanto celebre autore del Giovane
Holden a pochi mesi dalla sua scomparsa.
Oltre alla prosa, numerose saranno
le serate dedicate alla poesia:
I
un appuntamento con la lirica italiana
presentato da Davide Rondoni, la Luna
come fonte di ispirazione musicale e
poetica con Alessandro Quasimodo e
Mario Cei, Poesia al fuoco della
controversia, un incontro-conversazione
con Elio Giunta, e ancora la poesia come
viaggio incantato con Giuseppe Cederna.
Quest’anno il Teatro di Verdura
propone anche serate dedicate all’arte:
una conferenza della professoressa
Alberta Gnugnoli in collaborazione
con il Mart di Rovereto, in concomitanza
con la grande mostra sull’Arte Americana
degli anni 1850-1960 con i capolavori
della Philips Collection di Washington;
un omaggio a Modigliani con Davide
Rondoni e Beatrice Buscaroli
e una serata con Philippe Daverio.
Non mancherà, poi, la musica:
un appuntamento con il sound raffinato
del “gentilhomme italien” Roberto Sironi,
e una frizzante serata di jazz Anni Trenta
con le Sorelle Marinetti e l’Orchestra
Maniscalchi.
Come ormai consuetudine, una
mini-rassegna sarà dedicata anche alle
famiglie e ai ragazzi, al termine dell’anno
scolastico e all’inizio di quello nuovo:
verranno proposti come sempre i testi
letterari che i ragazzi affrontano sui libri
di testo, nelle antologie, così che
“vivendoli” possano apprezzarli nel loro
valore letterario. Si va dai Promessi Sposi
raccontati in un’ora da Teatro Invito,
dall’intenso percorso sulla Divina
Commedia di Lucilla Giagnoni, Vergine
Madre, al Barbiere di Siviglia in musica e
parole per i più piccoli, dall’Alice nel Paese
delle Meraviglie dei ragazzi del Carcere
Beccaria di Milano con l’Associazione
PuntoZero alla protagonista anoressica
di Quasi perfetta di Quelli di Grock, che
tornano quest’anno per parlare ancora
a ragazzi e adulti di tematiche sempre più
attuali e stringenti. Novità della Stagione
sarà l’orario di messa in scena di alcuni
degli appuntamenti per i ragazzi:
a settembre, infatti, vengono proposte
alcune matinée, così da consentire oltre
alle famiglie anche alle scuole di
partecipare alle rappresentazioni teatrali.
Volendo dare un’unità alle
molteplici proposte culturali che
la Biblioteca di via Senato propone,
alcune serate del Teatro di Verdura sono
legate alle mostre in corso: Amado mio
presentato da Glossateatro e Petrolio, uno
studio di Enrico Zaccheo sull’ultimo
incompiuto e controverso libro di Pier
Paolo Pasolini; la proiezione di due film
di Malaparte, La Pelle e Il Cristo Proibito,
e il suo unico lavoro teatrale, Anche
le donne hanno perso la guerra.
Dopo il grande seguito suscitato
l’anno scorso, e mantenendo fede
all’attenzione suscitata dalla
pubblicazione su questo nostro bollettino,
due serate con Antonio Zanoletti saranno
infine l’occasione per proporre altre
pagine inedite dei Diari di Mussolini.
Una Stagione ricca di proposte
culturali per chi della cultura, anche
d’estate, non può proprio fare a meno.
26
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
IL “TEATRO
mercoledì 9 giugno
DOLCE CREATURA CRUDELE
Valentina Cortese legge il carteggio
indefinito tra Eleonora Duse, Arrigo
Boito e Gabriele D’Annunzio
con Valentina Cortese
con il contributo di Mario Cei
pianoforte Alessandro Marangoni
a cura di Filippo Crivelli
venerdì 11 giugno
ALICE NEL PAESE
DELLE MERAVIGLIE
di e con Giuseppe Cederna
pianoforte Umberto Petrin
dell’autore di “Vita e destino”
di e con Stas’ Gawronski
giovedì 24 giugno
mercoledì 14 luglio
BLEM BLEM, FIU FIU, DUM DUM!
DE PROFUNDIS
con Le Sorelle Marinetti
Gianluca De Martini
L’Orchestra Maniscalchi
di Oscar Wilde
traduzione e riduzione di Masolino
D’Amico con Paolo Bonacelli
violoncello Simonpietro Cussino
regia Riccardo Massai
produzione Archètipo
[ 3-99 anni ]
di Lewis Carroll
con i ragazzi del Carcere C. Beccaria
e la Compagnia Puntozero
drammaturgia di Giuseppe Scutellà
produzione Puntozero
martedì 29 giugno
martedì 15 giugno
giovedì 1 luglio
con Davide Rondoni, poeta
musiche originali Pierluigi Virelli
produzione Creattiva
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
POTESSERO LE MIE MANI
SFOGLIARE LA LUNA
mercoledì 21 luglio
[ 7-99 anni ]
produzione Fantateatro
mercoledì 16 giugno
SERATA MODIGLIANI
con Davide Rondoni, poeta
e Beatrice Buscaroli, storica dell’arte
e con Raffaella Boscolo, attrice
violoncello Giacomo Maria Grava
pianoforte Francesco Pasqualotto
produzione Creattiva
giovedì 17 giugno
SANT’AGOSTINO
con don Beppe Bolis e Francesco Arlanch
con i ragazzi dell’Università Cattolica
del Sacro Cuore di Milano e la
partecipazione di Massimo Bernardini
mercoledì 23 giugno
IL VIAGGIATORE INCANTATO
racconto in poesia e musica
ARTE AMERICANA 1850-1960
Capolavori dalla Phillips Collection
di Washington
conferenza a cura di Alberta Gnugnoli,
giornalista e critica d’arte
I poeti e la luna, tra versi,
musica e canzone
con Mario Cei, Alessandro Quasimodo
violino Edoardo De Angelis
pianoforte Adalberto Maria Riva
giovedì 15 luglio
L’ITALIA E’ UNA POESIA
LEGGERE Sì, MA PERCHÉ?
Quando e dove?
con Philippe Daverio
giovedì 22 luglio
LE STAGIONI DI CECHOV
mercoledì 7 luglio
AMADO MIO
omaggio con parole e immagini
a Pier Paolo Pasolini
con Pino Costalunga, Livio Pacella,
Sabrina Turri, Simone Piccoli
elaborazione video Fabio Ferrando
regia Pino Costalunga
produzione GlossaTeatro
con gli attori di Anà-Thema Teatro e gli
allievi-attori del Quarto Campus Teatrale
Internazionale “Progetto Cechov”
regia Luca Ferri
prod. Anà-Tema Teatro/Campus 2010
giovedì 29 luglio
SCOPRENDO SALINGER
giovedì 8 luglio
di Andrea Bosco
con Gianni Quillico
e con Marco Baldi e Cinzia Spanò
LA VITA E IL DESTINO
DI VASILJ GROSSMAN
mercoledì 4 agosto
letture ed altre suggestioni ispirate
all’opera e alla storia
IL PRINCIPE
con Matteo Contino, Luigi Fabozzi,
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
DI VERDURA” 2010
27
produzione Quelli di Grock
in collaborazione con ABA
lunedì 20 settembre – ore 16.00
Roberto Galbo, Stefania Vitale,
Domenico Lo Cricchio. Luigi Rausa,
Claudio Casisa
regia Cristiano Pasca
produzione Centro delle Arti Teatrali /
Compagnia G273 Produzioni – Palermo
venerdì 27 agosto
IL CRISTO PROIBITO
ANCHE LE DONNE HANNO
PERSO LA GUERRA
di Curzio Malaparte
regia Renato Baldi
produzione Lavanteatro
un film di Curzio Malaparte
con Rina Morelli, Raf Vallone,
Elena Varzi, Anna Maria Ferrero
produzione Exelsa film
Anno 1951; Durata: 95 min
venerdì 6 agosto
martedì 7 settembre
mercoledì 22 settembre – ore 10.00
PASOLINI - PETROLIO
DI SANGUE E DI TERRA…
Primo studio
curato da Enrico Zaccheo
collaborazione al testo dott.ssa
Emanuela Pistilli
con E. Polic Greco, Dario Costa, Luca
Mascolo, Bea Ciampa
movimenti curati da Shiva Babo
regia Enrico Zaccheo
produzione Sycamore-T-Company
con Alessio Boni e Marcello Prayer
IL RACCONTO
DEI PROMESSI SPOSI
di Sabrina Petyx
con Maria Cucinotti, Filippo Luna,
Sabrina Petyx
regia Giuseppe Cutino
produzione M’Arte-Movimenti d’Arte
[ 11-99 anni ]
viaggio verso il romanzo
di Alessandro Manzoni
drammaturgia Luca Radaelli
con Stefano Bresciani, Valerio
Maffioletti, Michele Fiocchi, Lalla
Pellegrino, Giusi Vassena
regia Beppe Rosso
Produzione Teatro Invito
LA PELLE
venerdì 10 settembre
giovedì 23 settembre
dal romanzo di Curzio Malaparte
regia Liliana Calvani
con Claudia Cardinale,
Marcello Mastroianni, Burt Lancaster
Anno 1981, VM 14
Durata: 133 min
DON CHISCIOTTE
VERGINE MADRE
con Corrado d’Elia
produzione Compagnia Teatri Possibili,
Milano
recital dalla silloge La Mia Città
incontro – conversazione con Elio Giunta
[ 13-99 anni ]
Canti, commenti e racconti di un’anima
in cerca di salvezza dalla Divina
Commedia di Dante Alighieri
un progetto di Lucilla Giagnoni
con Lucilla Giagnoni
collaborazione ai testi Marta Pastorino
musiche originali Paolo Pizzimenti
produzione m.a.s. juvarra
mercoledì 15 settembre
mercoledì 29 settembre – ore 10.00
QUASI PERFETTA
CARISSIMA INFANZIA
[ 12-99 anni ]
uno spettacolo sull’anoressia
di Valeria Cavalli e Claudio Intropido
consulenza scientifica Maria Barbuto
con Giulia Bacchetta
regia Claudio Intropido
[ 10-14 anni ]
con Alessandro Quasimodo
collaborazione artistica
Miriana Ronchetti;
immagini di opere
per l’infanzia di Enrico Benaglia
giovedì 9 settembre
LA SIGNORA CHE GUARDA
NEGLI OCCHI
mercoledì 11 agosto
mercoledì 18 agosto
SWING, MANOUCHES E BAUSCIA
di e con Roberto Sironi
Elizabeth Boudjema, violino – cori –
percussioni
Roberto Mattei, contrabbasso
mercoledì 25 agosto
e mercoledì 1 settembre
DIARI DI MUSSOLINI
con Antonio Zanoletti e Ugo Finetti,
giornalista e opinionista
lunedì 13 settembre
POESIA AL FUOCO DELLA
CONTROVERSIA
28
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
IL CATALOGO
DEGLI ANTICHI
Libri da leggere
per comprare libri
di annette popel pozzo
Le tecnologie moderne non
si fermano davanti al libro antico.
Rispetto al classico catalogo
stampato, ci sono sempre più librai
antiquari che presentano cataloghi
tematici online.
IL RINASCIMENTO IN UNA
BREVE ENCICLOPEDIA ONLINE
Chartaphilus – Libri antichi e rari
Catalogo online “Rinascimento”
Il breve catalogo contiene
esclusivamente titoli relativi a novelle
e facezie rinascimentali. Oltre a schede
bibliografiche presentate in dettaglio,
ciascun titolo viene accompagnato
da un’immagine.
Segnaliamo una prima rarissima
edizione di un Canzoniere di ispirazione
petrarchesca contenente una raccolta
di poesie d'amore (sonetti, strambotti,
epistole e capitoli) intitolata Opera nova
di Giovanni Francesco Straparola,
stampata a Venezia per Giorgio Rusconi
nel 1508 (legatura d’amatore
ottocentesca firmata, €8.500).
La bellezza di una copia di Le Satire
di Ludovico Ariosto (Ferrara, Francesco
Rossi il giovane, 1534, €20.000)
si individua attraverso i possessori:
la copia appartenne a Giacomo Manzoni
(1816-1889, noto ebraista e autore
degli Annali tipografici dei Soncino),
al famoso antiquario, bibliografo e
bibliofilo Tammaro De Marinis (18781969) e finalmente al libraio antiquario
Giuseppe Martini di Lucca (1870-1944).
Chartaphilus – Libri antichi e rari
Dott. Giansandro Cattaneo
Via Bernardino Luini 12 – 20123 Milano
tel. 02/8254394
email: [email protected]
QUANDO LA LEGATURA
LA FA DA PADRONA
Libreria Paolo Bongiorno
Catalogo online “Legature e Libri”
Una bella scelta di titoli
che mettono in primo piano la legatura.
Ogni edizione viene illustrata
da un’immagine a colori. Troviamo
esempi di edizioni veneziane
settecentesche celebrative nelle loro
legature editoriali (Morosini-Cornaro,
Memoria storica intorno alla Repubblica
di Venezia, 1796, in cartone verde-giada
alle armi dei Pisani, €1.500), una copia
di Officium in Festo Nativitatis Domini,
secundum Missale & Breviarium
Romanum, Urbino, 1729, in marocchino
alle armi di Francesco Maria Tesde,
figlio naturale del Duca Francesco III.
(€3.000), una prima edizione
de Il Geloso di Lorenzo Cataneo (Milano,
Bidelli, 1621, €500) in un’insolita
legatura in seta rosa con cornici
in argento e rosette ai piatti. La Libreria
di Paolo Bongiorno ha nel catalogo
anche la prima e unica edizione aldina
del secondo volume delle poesie latine
del Pontano (Venezia, Aldo Manuzio
e Andrea Asolano, 1518, €2.000).
Rispetto alle più diffuse edizioni aldine
in legatura posteriore, la presente copia
si presenta in una pelle coeva
con bordure a secco, fleurons d’angle,
fleuron centrale in oro e tracce di due
bindelle. Particolarmente interessante
un esemplare dell’edizione celebrativa
In aspettazione delle loro Altezze Reali
Ferdinando III principe Reale d’Ungheria
e di Boemia Arciduca d’Austria Gran
Duca di Toscana e Luisa Maria
di Borbone Real Principessa di Napoli
sua Consorte: Feste pubbliche destinate
dalla Città di Siena in contrassegno della
sua gioja e devozione con rami (Siena,
Pazzini Carli, 1791, €3.500)
in una rara legatura in carta rosa con
grande stemma dei Lorena in xilografia.
Libreria Paolo Bongiorno
Via Lana 72 – 41124 Modena,
tel. 059/244466
http://www.bongiornolibri.it
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
IL CATALOGO
DEI MODERNI
i primi 6 numeri sono costituiti da scatole
di cartone che custodiscono dai 4 ai 6
libri d’artista, tirati in 500 copie; €2.300].
Libri da leggere
per comprare libri
Letteratura tattile. Studio
bibliografico di Andrea Galli
Corso Giovanni XXIII, 31 – 47921 Rimini
tel. 0541/21758; www.letteraturatattile.it
di matteo noja
QUALCHE BUONA LETTURA
E AUTOGRAFI D’ECCEZIONE
Letteratura tattile
Qualche buon libro 2010
La consueta offerta dello studio
Letteratura tattile di Rimini è ricca
di buoni libri, come dice il titolo,
e di autografi gustosi . Dopo una breve
ma rara lettera di Cesare Battisti
[indirizzata al direttore del “Giornale
d’Italia”, datata Trento, 3 novembre 1911,
€400] gli autografi proseguono con un
breve saggio di Benedetto Croce dal titolo
Dei filologi che hanno idee, nel quale
commenta e stronca per i “Quaderni della
Critica” un testo di Ernst Curtius
[il famoso Europäische Literatur und
lateinisches Mittelalter, pubblicato
nel 1948, ma scritto in prevalenza negli
Anni Trenta]. Il testo di Croce uscirà nel
1950 [7 p. manoscritte, in perfetto stato
di conservazione; €1.950]. Dopo il poeta
italiano Alfonso Gatto [1 lettera
autografa del 16 febbraio 1963, €180]
si passa al pensatore anarchico Petr
Kropotkin con una lettera in inglese di 4
pagine indirizzata a Mr. Unwin di Londra
[datata Locarno, Casa Respini, 17 marzo
1913; €580]; da questi all’antropologo
Cesare Lombroso [Torino, lettera
autografa senza data, 4 p.; €600]
e al poeta francese Stéphane Mallarmé
[biglietto autografo di 2 p., con busta
viaggiata, datato Parigi, 29 marzo 1897;
€2.250]. Tra gli altri autografi, una lettera
di Henry Miller da Big Sur [del 4 dicembre
1946; €280] e una novella manoscritta
29
di Aldo Palazzeschi edita sulla rivista
La Lettura e nella raccolta mondadoriana
delle novelle [Titì e Totò, manoscritto di 17
pagine firmate; €3.000], oltre a lettere
di Salvemini e Ungaretti e a biglietti
con firma di Alessandro Volta.
Molto curiose sono le due
autentiche, “rarissime” pasquinate,
staccate direttamente dalla statua
romana di Pasquino e indirizzate
entrambe contro un tal Portigiani pisano,
reo di essersi spacciato per ciò che
non era e di aver commesso latrocini
e altre ingiustizie rimaste impunite
[databili alla fine del XVI o agli inizi
del XVII secolo, 2 fogli manoscritti,
con alcune lacerazioni; €6.000].
Tra i libri e le riviste si segnalano
di Emilio Lussu Teoria dell’insurrezione
[Parigi, Edizioni di Giustizia e Libertà,
1936, con dedica autografa; €1.150];
a cura di Arturo Onofri la rara rivista
Lirica. Fascicoli mensili in versi e prosa
[13 numeri in 9 fascicoli, 1912-1913;
€1.200]; la pubblicazione mensile
di poesia Cervo volante a cura di Adriano
Spatola prima e poi di Achille Bonito
Oliva e Edoardo Sanguineti [18 numeri in
14 fascicoli, tutto il pubblicato, 19811983; €1.600]; il numero unico del
quindicinale Vetrina, a cura di Raffaele
Giolli [del 15 marzo 1933; €190]. Infine
un’altra pubblicazione periodica, molto
rara e raffinata, a cura di Mario Diacono
e Claudio Parmiggiani, Tau/Ma, edita
a Reggio Emilia dall’imprenditore e
collezionista d’arte Achille Maramotti
[7 volumi, tutto il pubblicato, 1976-1981;
TUTTO RICHARD LONG,
IL RE DELLA LAND ART
Art Base (books & research)
Catalogo n° 13, Richard Long.
Announcements 1969 – 2000
Più che cataloghi, questo libraio
tedesco offre delle liste che vale la pena
di spulciare perché vi si trovano alcune
opere, monografie o cataloghi d’arte
e architettura, che col passare veloce
degli ultimi anni sono già diventati rari
o almeno poco comuni in Italia.
Questa volta, inviti e cartoline delle
mostre del più noto esponente della
cosiddetta Land art, Richard Long [1945],
che ha esposto nei più prestigiosi musei
e gallerie del mondo e realizzato grandi
sculture basate su segni archetipici come
la linea e la spirale, utilizzando materiali
raccolti in mezzo alla natura.
Dalle prime esposizioni alla Galleria
Konrad Fischer di Düsseldorf a fine anni
’60 sino alle esposizioni a New York, alla
Galleria Sperone, il libraio Below offre
una serie di documenti (con prezzi dai 40
ai 180 euro) interessanti per ricostruire
il percorso di uno degli artisti che hanno
contribuito a creare questo tipo d’arte
concettuale che, nell’evidenziare una
natura al di fuori della presenza umana,
cerca di accreditare una relazione
culturale tra l’uomo e l’ambiente come
primo e naturale fatto estetico.
Art Base (books & research)
Gabelsbergstr. 15 - 97318 Kitzingen (D)
tel. 09321/268855; www.artbasebooks.de
30
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
tª%JTOFZtª%JTOFZ1JYBStª1MBZ&OU.POEP)PNF&OU t5."UMBOUZDB4Q""OJNBUFE4FSJFTª"UMBOUZDB4Q".PPOTDPPQ4"4"MMSJHIUTSF
DPODFQUDBSEBOEVTFECZ)JEEFO$JUZ(BNFTVOEFSMJDFOTFXXXCFMMBTBSBDPNtª(JPDIJ1SF[JPTJ4QBBOE.BSBUIPO
FTFSWFE tª)JEEFO$JUZ(BNFT*ODªoDPODFQUDBSE"MMSJHIUTSFTFSWFE#&--"4"3"JTBUSBEFNBSLPG
32
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI
L’editoria e le nuove tecnologie, uno studio
su Sandro Penna e una chicca di Berger
di matteo noja e matteo tosi
LE “NUOVE TECNOLOGIE”
E IL FUTURO DEL LIBRO
«Straniero, ciò che ho da dirti è
poco: fermati e leggi…»
Così incomincia una delle più belle
e famose epigrafi funebri romane.
È il testo stesso che si rivolge al passante
e lo invita a fermarsi per leggere quanto
ha da dirgli, promettendogli la brevità.
A lettura finita, lo stesso testo invita
ad andarsene.
Dal momento in cui il testo era
scolpito solamente nella dura pietra
o inciso nella morbida argilla a oggi,
che il testo scorre sulle incorporee pagine
dell’e-book, di tempo ne è passato molto.
E la storia dell’uomo e del suo progresso
è stata scandita anche da quelle che
qualcuno ha chiamato le “rivoluzioni
del libro”: la prima quella che vide
il passaggio dall’oralità alla lettura,
la seconda che seguì al cambio della
superficie di lettura, dal volumen, il testo
arrotolato, al codex, i fogli legati insieme,
e infine la rivoluzione di Gütenberg
e l’avvento della stampa meccanica.
In questi giorni, mentre al Salone
del Libro di Torino debutta l’area Invasioni
mediatiche dedicata a e-book, iPad e agli
strumenti digitali, nelle librerie approda
il libro di Gino Roncaglia, La quarta
rivoluzione, un vero e proprio manuale
che, strutturato in lezioni, ci spiega
in cosa consista appunta questa quarta
fondamentale tappa nella storia della
lettura e del testo, e quindi, dell’uomo.
Il problema degli e-book che
insidiano le vecchie superfici di carta –
quelle pagine che legate insieme
ci seguono docili nei nostri spostamenti –
è un problema che assilla negli ultimi
tempi tutta la “gente del libro”: l’abbiamo
visto anche nel numero precedente,
recensendo il libro di Cataluccio, Che fine
faranno i libri?.
Roncaglia, docente di Informatica
applicata alle discipline umanistiche
e di Applicazioni della multimedialità
alla trasmissione presso l’Università degli
Studi della Tuscia, cerca di rispondere
senza farsi prendere da ansie
o entusiasmi ancora prematuri ad alcuni
quesiti: dove sta andando il libro?
È veramente minacciato e da che cosa?
Le nuove tecnologie rappresentano
per il mondo del libro un pericolo
o un’opportunità? Di quali competenze
avremo bisogno per continuare a scrivere,
pubblicare, leggere?
Partendo da una citazione tratta
dalla Storia della lettura di Cavallo
e Chartier («bisogna ricordare che non vi
è testo senza il supporto che lo offre alla
lettura, o all’ascolto…»), Roncaglia ci
spiega cos’è una “interfaccia di lettura”,
concetto su cui si basa tutta la sua
argomentazione: «Nel senso più generale
del termine, qualunque strumento che
ci aiuti a interagire col mondo intorno
a noi in modi il più possibile “adatti” alla
nostra conformazione fisica e sensoriale,
alle nostre abitudini di comportamento,
alle nostre convenzioni culturali e sociali
– svolgendo dunque una funzione
di mediazione fra noi e il mondo – può
essere considerato una interfaccia».
Il libro è dunque un’interfaccia
fra noi e il testo: le sue caratteristiche
fisiche si adeguano alla natura del testo
per aiutarci nella sua comprensione.
Da qui anche la necessità di attendere
ad altri scopi, ad altri bisogni dei lettori
nelle loro varie accezioni ed eccezioni,
come la qualità della carta e dei caratteri,
della loro grandezza e della loro
funzionalità alla facilitazione della lettura,
della legatura e della maneggevolezza.
Il discorso di Roncaglia si sposta
quindi sulla storia delle nuove interfacce
di lettura, dal computer alla declinazione
delle varie forme di e-book sino a quelle,
come l’iPad, appena entrate in commercio
prendendo in esame sia il loro aspetto
fisico, il cosiddetto hardware, sia quello
software che riguarda il formato e le
modalità di rappresentazione del testo.
Non poteva mancare in questo
manuale una lezione sul futuro della
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
gestione dei diritti, da difendere
dai tentativi di pirateria testuale come
dai progetti di digitalizzazione libraria
in atto o in divenire sulla rete, a partire
da quello più importante ma più discusso
di Google. Da Kant al web, Roncaglia
spiega quali sono le ragioni sottese
al copyright e quali alla sua negazione,
al cosiddetto copyleft, quali i progetti che
vogliono mettere a disposizione la
maggior parte dei testi editi sulla rete,
guardando anche al futuro e ai problemi
della conservazione della carta.
Da ultimo, un breve capitolo
dedicato al futuro della forma libro
e agli strumenti di promozione e di aiuto
alla lettura disponibile in rete.
Il libro si apre con la citazione
di un racconto di Asimov, Chissà come
si divertivano!, scritto nel 1951
e ambientato nel 2157, dove due bambini
abituati ai telelibri scoprono un libro
dell’antichità (dei nostri giorni o poco
prima): la loro meraviglia è grande nello
scoprire che può contenere solo una
storia e si domandano cosa se ne
facessero gli antenati dopo averlo letto.
33
Curiosamente, l’autore chiude con
la citazione dal Fedro di Platone, dove
Socrate parlando della scrittura non la
condanna e ne riconosce la capacità
di conservare la parola nel tempo, ma nel
contempo lamenta il carattere esteriore
della memoria scritta, incapace a suo dire
di far nascere la memoria dall’interno
di sé e quindi di suscitare conoscenza.
Alla fine, Socrate dice: «E una volta che
sia messo in iscritto, ogni discorso arriva
alle mani di tutti, tanto di chi l’intende
tanto di chi non ci ha nulla a che fare;
né sa a chi gli convenga parlare e a chi
no. Prevaricato e offeso oltre ragione,
esso ha sempre bisogno che il padre
gli venga in aiuto, perché esso da solo
non può né difendersi né aiutarsi».
Sottolineando così l’incapacità
del testo scritto di stimolare il lettore,
Socrate sembra spingerci verso un futuro
di e-book: che avesse qualche ragione?
M
«Il corpus penniano su cui lavorare
lecitamente e utilmente è ancora tutto
sparso per le riviste», notava Pier Paolo
Pasolini nel 1956; e la sua “dolente”
affermazione sarebbe valida ancora oggi,
come se mezzo secolo non fosse passato,
se Mauro Pagliai non avesse appena dato
alle stampe l’accorato lavoro che Elena
Gurrieri dedica al poeta perugino dopo
quasi vent’anni di studi e ricerche.
Documenti inediti e sconosciuti,
raccolte poetiche, interventi critici e un
Gino Roncaglia, “La quarta
rivoluzione. Sei lezioni sul futuro
del libro”, Laterza, Roma-Bari 2010,
pp.288, €19,00
JOHN BERGER E LA SUA IDEA DEL MONDO, UNA CONNESSIONE
CONTINUA TRA ARTI FIGURATIVE E AMORE PER LA NARRAZIONE
aria Nadotti
cura per il
mitico editore
Scheiwiller “Presentarsi
10 IDEE SU SANDRO PENNA.
AL DI LÀ DEI LUOGHI COMUNI
all’appuntamento.
Narrare le immagini”
(Milano 2010, pp.272,
€18,00) una sorta
di “biografia ideale”
di John Berger, senza
dubbio uno dei
protagonisti più eclettici
e affascinanti della
scena intellettuale
contemporanea. Nato
pittore e divenuto
critico d’arte agli ordini
di George Orwell, poi
scrittore di immediato
successo, giornalista,
poeta e drammaturgo,
Berger ci propone 24
approfondimenti
sull’arte, sul cinema e
sulla letteratura sotto
forma di racconti che
prendono le mosse da
un’illustrazione che
evoca il luogo in cui si
è svolto “l’incontro”. Gli
spunti sono i più vari,
dal Giorgione a Pollock,
passando per alcuni
scatti di Berlino.
intenso carteggio tra Penna e Montale
sono gli strumenti e i materiali che
la studiosa ha rielaborato e condensato
in dieci ineccepibili saggi che hanno
il merito di sottrarre finalmente alle
schematizzazioni uno dei più incisivi
scrittori del secolo scorso.
Senza la pretesa di aver finito il
lavoro, come ben si evince dagli spunti
“lanciati” nel saggio La musa pensante,
ma con il preciso intento di rifare di
Penna un “classico” e di riordinare
criticamente la sua opera unica e quanto
mai complessa.
Elena Gurrieri, “Quel che resta
del sogno”, Mauro Pagliai,
Firenze 2010, pp.168, €12,0
34
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
INCANTI DI FINE PRIMAVERA
Londra è l’assoluta protagonista delle aste
e delle mostre-mercato fino a fine giugno
di annette popel pozzo
IL 27 MAGGIO, LONDRA
Asta – Important Books
and Manuscripts
www.bloomsburyauctions.com
L’asta comprende numerosi titoli
dedicati alla botanica
e all’ornitologia.
Segnaliamo il Viaggio
pittorico e storico ai tre
Laghi Maggiore, di Lugano,
e Como, Milano, 1818,
contenente 46 acquetinte
colorate a mano (lotto
403, stima £6.000-8.000).
In asta anche un bel
numero di edizioni di
George Cruikshank.
IL 27 MAGGIO, PARIGI
Asta – Vente Bibliothèque Vincent
Labouret
www.alde.fr
Volendo, a Parigi, si possono
acquistare Les principales aventures de
l’admirable Don Quichotte di Cervantes
(L’Aia, Pierre de Hondt, 1746, lotto 14,
stima €10.000-15.000). L’edizione
in quarto appartiene alle più belle opere
illustrate di Don Quichotte
del Settecento. Portalis, 1877, pp. 131132 indica «Cette remarquable série de
peintures a été bien conçue et
habillement executé».
IL 29 MAGGIO, PARIGI
Asta – Vente Hergé
www.piasa.auction.fr
Per gli amanti dei fumetti,
230 lotti esclusivamente dedicati
all’autore belga e inventore di Tintin:
per esempio un disegno della Castafiore
con dedica di Hergé (lotto 121, stima
€7.000-10.000) o un’edizione
di Le Trésor de Rackham le Rouge
con disegno di Tintin e Milou di Hergé
(lotto 134, stima €2.000-2.500). In asta
anche numerose prime
edizioni, alcune nelle
tirature speciali con dedica
di Hergé. Proprio sulle
pagine del Petit Vingtième,
supplemento
del quotidiano cattolico
Le Vingtième Siècle, parte
la grande avventura di
Tintin. Dal 2009 esiste in
Belgio anche un museo dedicato al
famoso fumetto.
IL 2 GIUGNO, LONDRA
Asta – Valuable Manuscripts
and Printed Books
www.christies.com
L’asta ha inizio con libri d’ore e
manoscritti illuminati. Due prime
edizioni di Giovanni Boccaccio legate
insieme in miscellanea: Genealogiae
deorum, Venezia, Wendelin von Speyer,
1472, e De montibus, silvis, fontibus,
Venezia, Wendelin
von Speyer, 1473. Le due
opere sono in legatura
coeva italiana in pelle su
assi di legno. Soltanto due
copie di queste edizioni
furono vendute in asta
negli ultimi 35 anni (lotto
226, stima £50.00080.000). Segnaliamo anche
la prima edizione di Jakob
Bernoulli, Ars conjectandi, opus
posthumum, Basilea, 1713 (lotto 258,
stima £6.000-8.000).
IL 2 GIUGNO, PARIGI
Asta – L’Atelier Simier, Les relieurs
des Rois de France
http://lafon-svv.com
Un’insolita asta che contiene
in 350 lotti gli stemmi e i ferri usati
dai legatori Simier. Siccome Simier
fu il legatore di corte a inizio Ottocento,
ci sono numerosi ferri alle armi
di Napoleone e degli ultimi Borboni.
L’atelier di René Simier (1772-1843)
rappresenta l’elegante legatura d’epoca.
DAL 3 AL 5 GIUGNO,
LONDRA
Mostra mercato – London Antiquarian
Bookfair (ABA)
www.olympiabookfair.com
Tra gli appuntamenti importanti
della stagione, con ormai una tradizione
di oltre cinquant’anni, l’amante del libro
non può rinunciare alla mostra mercato
di Olympia. Con espositori di 18 Paesi.
DAL 4 AL 5 GIUGNO,
LONDRA
Mostra mercato –
Summer International
Fairs, Fair 2 (PBFA)
www.pbfa.org
IL 7 GIUGNO,
LONDRA
Asta – Fine Printed Books
and Manuscripts
www.christies.com
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
L’8 GIUGNO, ROMA
Asta – Libri, Autografi e Stampe
www.bloomsburyauctions.com
422 lotti con una prima sezione
dedicate agli autografi (D’Annunzio,
Garibaldi, Malaparte, Verdi).
Tra le Cinquecentine una copia di
Abraham Ortelius, Theatrum orbis
terrarum, Anversa, Plantin, 1584 (parte
1 su 2, non presente il Nomenclator
Ptolemaicus, lotto 313, stima €40.00045.000) con vivida coloritura
e 110 splendide carte geografiche
a piena pagina.
IL 9 GIUGNO, BERLINO
Asta – Fotografie
www.bassenge.com
Quasi 450 lotti dedicati
esclusivamente alla fotografia
con opere di Max Baur, Jewgeni Chaldej,
Paul Citroen, Robert Bothner, Elliott
Erwitt, Andreas Feininger, Hein HajekHalke, Man Ray, Irving Penn
e Michael A. Russ.
eccellenti architetti, pittori et scultori
italiani di Giorgio Vasari (Firenze,
Lorenzo Torrentino, 1550,
lotto 117, stima £8.00010.000).
In asta ci saranno
anche libri moderni
di pregio, illustrati
da Barbier
e Brunelleschi, come
del resto libri russi
d’avanguardia. Una nutrita
sezione riguarda poi la musica
con prime edizioni, ma anche materiale
manoscritto e autografo.
In asta anche un album contenente
disegni a colori dello scenografo
Romolo Liverani (1809-1872) per opere
di Donizetti, Rossini e Bellini (lotto 46,
stima £1.500-2.000).
censita della traduzione francese a cura
di Benoist Du Troncy dell’opera
latina Institutio principis
Christiani (lotto 985,
stima €10.000-15.000).
Du Troncy supportò
la Lega cattolica.
In asta anche un bel
gruppo delle stimate
edizioni di Etienne
e Plantin.
L’11 GIUGNO,
IL 15 E 16 GIUGNO,
Asta – Autografi e Libri Antichi, con la
Bibliografia di Carlo Alberto Chiesa
www.bolaffi.it
In asta la bibliografia del libraio
antiquario scomparso nel 1998
che aveva il suo studio in via Bigli
a Milano. Da molti viene ritenuto il più
grande dei librai antiquari d’Italia.
La sua passione erano soprattutto
i manoscritti e i libri italiani.
Asta - Autografen
www.stargardt.de
La casa d’asta specializzata
in autografi offre, come al solito,
una ricca scelta di argomenti: musica,
letteratura, scienze ed arte
per nominare soltanto alcune.
Sul sito online è già disponibile
una preview dei lotti.
MILANO
IL 9 GIUGNO, LONDRA
Asta – Music and Continental Books
and Manuscripts
www.sothebys.com
Segnaliamo soprattutto la prima
rara edizione del primo libretto
dell’opera Euridice di Ottavio Rinuccini
(Firenze, Giunta, 1600, copia
appartenuta al baron Horace de Landau
e a Gustavo Camillo Galletti, lotto 75,
stima £10.000-15.000), e la prima
edizione delle famosissime Vite de’ più
35
L’11 E IL 12 GIUGNO,
BRUXELLES
Asta – Books & Prints
www.romanticagony.com
Due giorni con
una vasta e ricca offerta
di manoscritti, libri
e stampe. Segnaliamo
l’Instruction du prince
chrestien di Erasmo
da Rotterdam, stampata
a Lione presso Jean
Pillehotte nel 1592.
Si tratta dell’unica copia
IL 13 GIUGNO,
MILANO
Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza
http://maremagnum.com/Diaz/
Prima della pausa estiva riservata
ai mesi di luglio e agosto, il tradizionale
appuntamento milanese con il libro
antico e le sue bancarelle.
BERLINO
IL 17 GIUGNO, NEW YORK
Asta – The James S. Copley Library: Arts
& Science including the Mark Twain
Collection, A July 1776 Broadside
Printing of the Declaration
of Independence
www.sothebys.com
IL 25 E IL 26
GIUGNO, ZURIGO
Asta - Sonderauktion
Bibliothek Emanuel
Stickelberger
(Autografen und Bücher)
www.kollerauktionen.com
L’impegno di Med
6.000 spot gr
iaset per il sociale
atuiti all’anno
6.000
i passaggi tv che Mediaset, in collaborazione con
Publitalia’80, dedica ogni anno a campagne di carattere sociale.
Gli spot sono assegnati gratuitamente ad associazioni ed enti
no profit che necessitano di visibilità per le proprie attività.
250
i soggetti interessati nel 2008 da questa iniziativa.
Inoltre la Direzione Creativa Mediaset produce ogni anno,
utilizzando le proprie risorse, campagne per sensibilizzare
l'opinione pubblica su temi di carattere civile e sociale.
3
società - RTI SpA, Mondadori SpA e Medusa SpA costituite
nella Onlus Mediafriends per svolgere attività di ideazione,
realizzazione e promozione di eventi per la raccolta
fondi da destinare a progetti di interesse collettivo.
38
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
ANDANDO PER MOSTRE
Un Kubrick da rivista, manifesti teatrali,
l’Archivio di Stato “ad arte” e alto ancora
di matteo tosi
QUANDO IL GIOVANE STANLEY
LAVORAVA COME REPORTER
asce dagli archivi della Library
of Congress di Washington
e del Museum of the City of
New York questa prima grande mostra
dedicata a un aspetto quasi sconosciuto
di uno dei registi più noti e celebrati
al mondo. Il patrimonio in questione
delle due prestigiose istituzioni
N
STANLEY KUBRICK
FOTOGRAFO. GLI ANNI
DI LOOK (1945-1950)
MILANO, PALAZZO
DELLA RAGIONE,
FINO AL 4 LUGLIO
Info: tel. 02/43353522
www.mostrakubrick.it
Qui sopra: A tale of a shoe-shine boy, 1947 A sinistra: World sport boxing’s two mythic heroes
Rocky Graziano, dicembre 1949 Sotto: Untitled, 1950
americane - stimato in oltre 20.000
negativi ancora quasi completamente da
scoprire - è stato infatti indagato per la
prima volta proprio in occasione di
questa mostra, che attraverso oltre 300
scatti (molti dei quali inediti e stampati
dai negativi originali) racconta la prima
vera avventura di Stanley Kubrick nel
mondo delle immagini.
Appena diciassettenne, infatti,
Kubrick inizia a lavorare come fotografo
per la rivista “Look”, dando prova di una
straordinaria capacità nel raccontare
la varipinta quotidianità dell’America
nell’immediato dopoguerra, attraverso le
storie di celebri personaggi come Rocky
Graziano o Montgomery Clift o quelle
più “on the road” dei musicisti dixieland,
ma anche attraverso ironiche e
fulminanti inquadrature di quella New
York che si apprestava a diventare la
nuova capitale del mondo occidentale.
Un’esperienza unica che prese
le mosse da un’immagine tanto
semplice quanto evocativa - il ritratto
“rubato”
di un edicolante affranto per la morte
di Roosevelt, pubblicato il 26 giugno
1945 - che convinse gli editor di “Look”
ad assumere quel talentuoso ragazzino
affascinato dallo stile così invadente
e “ossessivo” della rivista. Un approccio
narrativo che ritroviamo anche in buona
parte delle sue pellicole, così come simili
sono i tagli delle inquadrature e il senso
estetico sotteso a ogni sua immagine.
Il percorso espositivo è
organizzato in due parti. La prima,
divisa a sua volta in sette sezioni, parte
dalle “Icone” simbolo delle sue storie e
poi spazia dalle vicende dei lustrascarpe
all’arrsto di due malviventi e ancora agli
elitari spazi della Columbia University,
mentre la seconda è interamente
dedicata ai ritratti di personaggi famosi
e all’epopea della musica dixieland.
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
39
IL ’900 POLACCO ATTRAVERSO
I SUOI MANIFESTI TEATRALI
PALLADIO È SBARCATO A NEW YORK,
PRONTO A CONQUISTARE L’AMERICA
nche in virtù della quasi
concomitanza con l’apertura della
nuova stagione del nostro “Teatro
di Verdura”, ma non solo per questa
ragione, segnaliamo una bella iniziativa
romana che ha a che fare con le arti
sceniche e l’arte a tutto tondo.
Il circuito “Teatri possibili” e quello
delle biblioteche di Roma, infatti,
presentano nel cuore della Capitale
i è inaugurata lo
scorso mese alla
Morgan Library &
Museum di New York la
prima tappa di “Palladio
ad His Legacy: A Trasatlantic Journey” (fino al 1°
agosto), la grande mostra
promossa dal Royal Institute of British Architects
A
S
di Londra (RIBA) in collaborazione con il Centro
Internazionale di Studi di
Architettura Andrea Palladio di Vicenza (CISAAP)
per portare l’eleganza dei
progetti palladiani attraverso tutti gli Stati Uniti.
In mostra, 31 disegni a
partire dai fogli di studio
una grande mostra intitolata “Tutto il
teatro in un manifesto. Polonia 1989 2009” (Villa Doria Pamphilj, fino al 12
settembre, info: tel. 06/45460693;
www.enteteatrale.it), una sorta
di viaggio alla scoperta degli artisti
polacchi che hanno rappresentato
il teatro e non solo, attraverso
un allestimento scenografico degno
di un vero e proprio palcoscenico dove
i protagonisti saranno novanta manifesti
d’artista, oltre alle installazioni
di Danièle Sulewic e ai filmati, scenografie
e manichini creati per il Nowy Teatr di
dei monumenti Romani
fino ad alcune pagine dei
“Quattro Libri dell'Architettura”, il suo trattato
più famoso.
Poznan, in Polonia, dove Sergio Maifredi
(curatore della mostra insieme a Sulewic)
è regista residente.
Il percorso è una sorta di spaccato
dei cambiamenti avvenuti nella società
e nella cultura polacca prima e dopo
i fatti di Danzica e la caduta del Muro
di Berlino, visto che dalla fine dell’800,
durante l’occupazione e poi per tutto
lo scorso secolo, fino all’89, il manifesto
per le rappresentazioni teatrali realizzato
da artisti noti, oltre a essere un modo
tradizionale di fare arte, consentiva anche
a intellettuali non allineati di comunicare
A GIUGNO APRONO “LE STANZE DI TOBINO” NELL’EX-MANICOMIO
DI MAGGIANO, UN PRIMO PASSO VERSO MUSEO E CENTRO-STUDI
opo un lungo lavoro di restauro,
venerdì 11 giugno
alle cinque del pomerig-
D
gio, la Fondazione Mario
Tobino inaugura ufficialmente la Palazzina Medici, e cioè l’ala dell’exOspedale Psichiatrico di
Maggiano («La mia vita è
qui, nel Manicomio di
Lucca. Qui si snodano i
miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui
vedo albe, tramonti e il
tempo scorre nella mia
attenzione. Dentro una
stanza del Manicomio
studio gli uomini e li amo.
Qui attendo: gloria e
morte», da Le libere donne di Magliano) che ospitava l’alloggio dei medici
e dove si trovano le
“Stanze di Tobino” con il
loro spartano arredamento originale, la scrivania, le penne, i libri e la
macchina da scrivere. Per
l’occasione, e per i 100
dalla nascita dello scrittore, intervengono Mario
Monicelli, Maurizio Maggiani e Silvia Ballestra.
ed esprimersi superando i rigidi paletti
della censura. E, al tempo stesso, anche il
regime si serviva per la propria
propaganda dell’aiuto di grandi artisti
della sintesi comunicativa del manifesto.
La mostra propone, così, una scelta
di manifesti realizzati dagli anni Sessanta,
partendo dal maestro Henryk
Tomaszewski fino alla preziosa presenza
del “Wozzeck” di Jan Lenica, ma spazia
anche tra i lavori di Wieslaw Walkuski,
Rafal Olbinski e Stasys Eidrigevicius.
40
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
ARTE ALL’ARCHIVIO DI STATO
E UNA BIBLIOTECA “AD ARTE”
QUENTIN BLAKE A VILLA BORGHESE,
PER I PIÙ PICCOLI MA NON SOLO
antovana di nascita e
giramondo per vocazione,
Chiara Dynys si prepara a una
ricchissima estare romana. Al suo nome,
infatti, si legano due grandi iniziative
espositive, entrambe legate all’universo
libro, in particolare come insostituibile
fonte di memoria condivisa
e di emozioni personali.
Il legame di questi suoi ultimi
lavori con i volumi e con la parola scritta
è talmente forte ed evidente che
la prima - e più lunga - delle due mostre
(“Labirinti di memoria”, fino al 25
a “casa madre” è un
tempoi della cultura alta italiana, ma
la sua ludoteca, ribattezzata Casina di Raffaello,
ospita spesso e volentieri
esposizioni che strizzano
l’occhio all’infanzia. Come quella dedicata all’illustratore inglese Quen-
M
L
tin Blake, collaboratore
prediletto di Rohal Dahl
(dal 2 giugno al 31 luglio,
www.casinadiraffaello.it)
di cui ha accompagnato
quasi ogni storia. In mostra, oltre un centinaio di
tavole scelte tra quelle
pensate come dono ai
bambini degli ospedali
settembre; tel. 06/54548.538) si svolge
niente meno che all’Archivio Centrale
dello Stato, che l’artista invade
e “ridisegna” disseminando installazioni
di luce, video e opere “interattive”
attraverso corridoi, scale e sale lettura,
spazi sempre e comunque caratterizzati
dalla presenza quasi ossessiva della
carta. Da sottolineare che questo evento
consente l’apertura al pubblico per la
prima volta dei depositi dello stoorico
edificio dell’EUR, che conserva al suo
interno milioni di documenti
e rappresenta, da oltre mezzo secolo,
pediatrici britannici e tra
quelle che lo hanno reso
famoso in tutto il mondo,
dando forma e colore all’altrui creatività.
il punto di riferimento obbligato
per le ricerche sulla storia unitaria
del nostro Paese.
Contemporaneamente, presso
la Galleria Marie-Laure Fleisch, Chiara
Dynys porta “Più luce su tutto” (fino
al 31 luglio; info: tel. 06/68891936 www.galleriamlf.com), un’ulteriore
“personale” composta da tre grandi
installazioni tra cui un’immensa libreria
luminosa realizzata con ben 369 volumi
in vetro colorato. Ed è questo il vero
trait d’union con il grande evento
dell’Eur, perché anche lì Sfoglia la carne
TUTTI I COLORI DELLE BIBLIOTECHE E L’INTIMITÀ QUASI SEGRETA
CHE LEGA OGNI LETTORE AL PROPRIO LIBRO, NON IMPORTA DOVE
otografa fin da
quando era ragazzina (prima ritrattista e poi interessata alle architetture e agli
spazi abitati), Marina
Giannobi è stata conqui-
F
stata dai libri solo negli
ultimi tre anni. Non come lettrice, s’intende,
ma come fotografa di
gente che legge e di volumi “a riposo” negli
scaffali delle più diverse
biblioteche.
Ha iniziato a “rubare” immagini di lettori
(rigorosamente in bianco e nero e senza volto)
nel 2007, sulla metropolitana di New York, e
non ha più smesso, come
racconta la mostra dedicatale dalla galleria di
Roberta Lietti a Como
(fino al 5 giugno; info:
tel.
031/242237).
Un’intensa esposizione
che alterna quei suoi volumi “all’opera” con
quelli in attesa nei corridoi di diverse biblioteche. Questi ultimi scatti,
però, sono tutti a colori,
perché, lei ne è sicura,
«la biblioteca è un luogo
vitale».
in petali, si compone di libri digitali
interattivi e soprattutto perché l’opera
che “apre” la discesa nei sotterranei
dell’Archivio di Stato si intitola il futuro
dell’umanità è una libreria; messaggio
che a noi piace anche per la sua poca
demagogia, visto che l’impressione resa
è quella di un messaggio lasciato
da un naufrago.
42
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
BvS: il libro ritrovato
Le fantasie architettoniche
del Piranesi sovietico
Jakov Černihov e le maestose forme dell’utopia
CHIARA BONFATTI
Černihov, Jakov (1889-1951).
Архитектурные фантазии =
Architektonische Fantasien =
Fantaisies architecturales =
Architectural fictions. Leningrado
[San Pietroburgo],
Mezhdunarodnaka kniga, 1933.
300x207 mm; 102 pagine
arricchite da un apparato
iconografico in bianco e nero
nel testo e seguite
da 101 tavole a colori su carta
patinata raffiguranti 101 diverse
rappresentazioni di costruzioni
architettoniche immaginarie,
di fantasia.
Testo integralmente in russo,
con quattro frontespizi
paralleli in russo, tedesco,
francese e inglese.
Legatura editoriale in tela
bordeaux con il titolo impresso
a secco al piatto anteriore
e al dorso. Allegate al volume
4 riproduzioni su carta lucida
fotografica di 4 delle tavole
contenute nell’edizione,
ovvero le tavole 5, 22, 37, 71.
Primo frontespizio dell’edizione
P
rima rara edizione delle Fantasie architettoniche del grafico e architetto ucraino Jakov
Černihov, che ebbe una limitata tiratura e la pubblicazione della quale
fu verosimilmente sostenuta dalla
Loa – ovvero dalla Società degli architetti di Leningrado –, che diede
sempre grande valore all’artista. La
particolarità dell’impresa editoriale
è determinata anche dal fatto di essere emanazione del genio di un
unico autore, che si occupò dell’intera ideazione del libro, dei contenuti, delle illustrazioni e del design.
Nella traduzione italiana della
sua autobiografia dal titolo originale Moj tvorčeskij put’, Černihov stesso parla delle sue Fantasie architettoniche e rivela che «senza porre alcun
limite alla mia fantasia mi sono concesso, per il piacere della ricerca e
della sperimentazione, di produrre
una serie di composizioni che contraddicono la consueta nozione di
opera architettonica. Da un lato ho
teso a illustrare uno spazio dimostrativo costituito da vari componenti palesemente artificiali, d’altro
canto ho illustrato composizioni
dalle piante illusorie, nelle combinazioni più inaspettate; per altro
verso ancora ho messo in evidenza le
combinazioni curvilinee di costruzioni dall’effetto grandioso e maestoso». E ancora: «Nelle Fantasie ho
cercato di esprimere, in forma nuova e moderna, le realizzazioni edilizie, belle e radiose, in cui il volume e
la grandezza degli edifici coordinati
armoniosamente creano un’impressione ricercata, come risultato
di un’adeguata elaborazione di par-
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
ticolari complementari e di un’altrettanto adeguata colorazione di
tutto l’insieme».
Una visione dell’operato artistico di Jakov Černihov ben suggerito
dalle parole del professore Alessandro De Magistris nella monografia
da lui curata e dedicata all’architetto
ucraino (Jakov Cernichov. Documenti e
riproduzioni dall’archivio di Aleksej e
Dimitri Cernichov, a cura di Carlo Olmo e Alessandro De Magistris. Torino, Allemandi, 1995): «Si trattava di
una sorta di complessa e funambolica
“ibridazione” tra approcci considerati inconciliabili nella visione fortemente polarizzata degli anni venti:
quello dei “costruttivisti” gravitanti
intorno all’Osa dei fratelli Vesnin e di
M. Ginzburg, e quello più affine, dei
“razional-formalisti” dell’Asnova
che trovavano in Ladovskij il loro
esponente di punta. Il tutto, amalga-
mato da un’impronta “classica”, […]
generava un impasto singolare e, per
tanti osservatori dell’epoca, disorientante» (p.85).
43
Il disegnatore e progettista sovietico, attraverso le sue utopiche
fantasie architettoniche, era dunque una voce solista che si muoveva
all’interno dei movimenti avanguardisti del Costruttivismo, del
Suprematismo e del Razio-formalismo e Psico-razionalismo, con una
formazione di base impregnata di
simbolismo e soprattutto di classicismo. Černihov stesso dichiarò: «Ho
posto il mio studio e la mia istruzione in una prospettiva ben determinata e precisa: volevo ottenere un’educazione nello spirito classico dell’architettura. Sotto questo aspetto
ho avuto un particolare sostegno sia
dall’accademico di Architettura
Leontij Benois, sia dall’accademico
Georgij Antonovič Kosjakov» (p.
15, op. cit.).
A tali influenze artistiche si
andò di certo ad aggiungere un’evi-
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
dente ispirazione letteraria utopica
e fantascientifica per la quale De
Magistris suggerisce rimandi a romanzi utopici quali quelli di Evgenij
Zamjatin, P. Lopatin, Ja. Okunev e
V. D. Nikol’skij.
Černihov fu inoltre ispirato
nella sua produzione dai movimenti
del Futurismo e del Suprematismo
di Malevič e diede vita a una serie di
disegni e progetti di costruzioni
astratte, dotate di un ineludibile elemento cinetico, una combinazione
di tecnologia e ingegneria d’avanguardia, una sperimentazione delle
forme e della loro combinazione,
una fusione della fluttuante arte
astratta e di citazioni tratte dall’ambiente della fabbrica, della macchina, della scienza ingegneristica, dell’edilizia. Le costruzioni entravano
in simbiosi con la macchina, i meccanismi dell’arte astratta si fondeva-
no con l’articolazione di funzioni e
parti meccaniche mobili. Egli mise
la tecnologia al servizio dell’espressività delle proprie costruzioni e dei
propri progetti. Così, la tavola 9
delle Fantasie architettoniche sembra
quasi raffigurare un edificio composto da fantasmagorici caratteri mobili tipografici che sembrano racchiudere, se pur privati di ogni effettiva corrispondenza alfabetica,
l’essenza del costruttivismo in campo tipografico fuoriuscito dalla
mente di El’ Lisickij, ovvero l’enfasi
sull’aspetto visibile dei segni, l’espressività della spaziatura e l’energia della composizione.
Le 101 fantasie architettoniche di Černihov sono espressione di
un rivoluzionario dinamismo che
produce meccanici edifici, fantastici
complessi di ingegneria, che talvolta sfociano in un estremo astratti-
45
smo pittorico, poco lontane dalle
tele degli artisti suprematisti e con
rimandi all’arte astratta di Kandinsky. L’uso del colore nel disegno
architettonico, nelle sue tonalità più
accese, rimanda alla formazione artistica di Černihov, da sempre molto
legata al mondo della grafica e del
disegno. L’osservazione delle creazioni di Černihov rinvia l’attenzione
verso l’ortogonalità delle forme,
l’uso dei nuovi materiali della modernità, il vetro, il ferro e il cemento
armato, le combinazioni di solidi
puri che danno forma a edifici in costruzione che suggeriscono l’operosità che circonda questi edifici non
realizzati. Scheletri di strutture esili
e altissime che inseguono lo spazio e
lo racchiudono.
Nel tentativo di ricercare realtà parallele nell’arte e nell’architettura italiane ci si potrebbe sofferma-
46
re sui disegni del futurista Sant’Elia
per il comune rimando a frammenti
di città e all’architettura urbanistica
dominata dalla Città-Macchina, sulle architetture dipinte di Ivo Pannaggi, sull’immaginista bolscevico
Vinicio Paladini in cui si ravvisavano
echi del costruttivismo russo, sul razionalismo purista e sui volumi elementari del Novocomum di Giuseppe
Terragni.
Non si possono non ravvisare
inoltre le influenze dell’operato di
Kostantin Melnikov e di Vladimir
Tatlin, così come le interpretazioni
delle esperienze di Erich Mendelsohn, Walter Gropius e Le Corbusier. Rimandi all’estetica dell’industria, all’elettricità, a cantieri in costruzione, grovigli di cavi, sirene di
navi sono frequenti in molte delle
tavole di Černihov rappresentati in
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
un dinamico equilibrio di volumi
asimmetrici, in un virtuoso gioco di
variazioni e combinazioni.
Nelle 102 pagine di testo che
precedono le tavole è racchiusa l’essenza della sua ricerca delle forme e
delle immagini per una nuova architettura; viene formulata la sua visione delle forme architettoniche, dei
processi tecnici, dei metodi, dei
processi compositivi, dei metodi di
sviluppo dei concetti architettonici
e dei basilari principi di costruzione
delle fantasie architettoniche. L’intento dell’opera è molto legato anche agli obiettivi pedagogici che
hanno interessato Černihov durante tutta la sua vita costantemente dedita alla docenza. Le fantasie architettoniche devono stimolare la creatività degli architetti e generare
nuove ricerche e nuove forme, apri-
re nuovi orizzonti. Con la stessa
premura e frenesia, l’architetto
ucraino tentò di infondere ai suoi allievi l’importanza della creazione
individuale e li invitò costantemente a comporre piuttosto che copiare,
coinvolgendoli in laboratori e gruppi di ricerca per nuove forme architettoniche e studi di grafica e di disegno sperimentale e geometrico.
Jakov Cernihov, uno di dodici
figli di una modesta famiglia ucraina, lasciò la città d’origine all’età di
quindici anni per frequentare la
Scuola d’arte di Odessa che ne determinò lo stile distintivo: i suoi interessi per la grafica e il disegno furono imprescindibili per le future
ricerche creative e stilistiche. Nel
1914, si iscrisse all’Accademia di
San Pietroburgo scegliendo la facoltà di pittura che abbandonò due
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
anni dopo per il dipartimento di architettura. A Leningrado, diede voce alle sue teorizzazioni attraverso
importanti edizioni quali Osnovy sovremennoj Arkitektury (I Fondamenti dell’architettura contemporanea, 1930), Ornament (Ornamento, 1931), Konstrukcijá arkitekturnyhi
masˇjnnyh form (Costruzione delle
forme architettoniche e meccaniche, 1931) a cui si affiancarono testi
di architetture di fantasia basate su
epoche del passato, tra i quali spiccano le Favole architettoniche.
Jakov Černihov non fu semplicemente un teorizzatore e progettò
circa una settantina di edifici - di cui
molti realizzati tra Leningrado,
Mosca, Petrozavodsk, Omsk e
Murmansk - orientando la propria
attività a un’edilizia legata a settori
quali l’industria chimica e le comu-
nicazioni ferroviarie. Tuttavia, ciò
che maggiormente spicca di questa
eclettica personalità del mondo sovietico deriva dalle sue creazioni di
fantasia immortalate nelle tavole di
questo prezioso e raro volume appartenente al fondo dell’Utopia
della Biblioteca di via Senato e di cui
si vuole offrire un ultimo bellissimo
ritratto teorico tracciato dalle parole di Jean Louis Cohen nel suo saggio Il balletto meccanico di Cernihov,
ovvero l’Americanismo fantastico:
«Černihov descriverà sistemi di “assemblaggi costruttivi” usando dei
volumi semplici, collegati tramite
penetrazione, articolazione, aggancio, montaggio, integrazione, intrecciatura o accoppiamento. Gli
oggetti complessi ottenuti con questi metodi verranno montati per
formare delle macchine più grandi e
47
più complicate tramite operazioni
di fusione, combinazione, assemblaggio oppure coniugazione. Pur
sembrando talvolta una risposta a
programmi concreti di fabbriche, di
circoli o di edifici pubblici, i disegni
di Černihov in generale derivano essenzialmente dalla sua fantasia.
Ponteggi animati, gru mobili simili
a gigantesche cavallette, altiforni
voraci, fabbriche a forma di falci e di
martelli vengono a formare uno zoo
meccanico» (p. 71, op. cit.).
Bibliografia:
Jakov Černichov. Documenti e riproduzioni dall’archivio di Aleksej e Dimitri âernichov, a cura di Carlo Olmo e Alessandro De
Magistris. Torino, U. Allemandi, 1995.
Čhernikov
Virtual
Museum:
http://www.a.tu-berlin.de/Institute/0830/nedeljkov/cvm/med/ausap.html
3
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
49
Libri illustrati in BvS
Le diciannove annate di Noël,
un regalo da addetti ai lavori
Foto, disegni e incisioni nelle strenne degli stampatori parigini
CHIARA NICOLINI
G
li allegati delle prime riviste dedicate alla grafica
(basti pensare al noto periodico britannico The Studio) sono
formidabili fonti d’informazione e
una gioia per gli occhi per gli studiosi dell’arte dell’illustrazione.
Dal 1912 al 1938, ad esempio (con
un’interruzione di otto anni – dal
1914 al 1921 – causata dallo scoppio della Prima guerra mondiale),
l’Union Syndicale des Maitres Imprimeurs di Parigi allegò al numero
di dicembre del proprio house organ
(il mensile Bulletin Officiel) una rivista straordinariamente interessante, sia per i dettagliati articoli storico-tecnici, sia per il variegato apparato grafico. Questo allegato è noto
con il titolo di Noël, che appare sulla
copertina o sul dorso di quasi tutti i
numeri. La Biblioteca di via Senato
ne possiede l’intera collezione.
Alti circa 31 centimetri, i Noël
comprendono da 64 fino a 200 pagine di testo, illustrate con un mini-
mo di12 e un massimo di 95 tavole,
e sono rilegati con brossure anch’esse illustrate a colori. Le copertine mostrano l’evoluzione della
grafica francese da uno stile pittorico di matrice ottocentesca (FIG. 1,
1922) a immagini decisamente moderne (FIG. 2, 1928 e FIG. 3,
1934). Questa transizione appare
ancora più marcata quando si sfogliano le tavole, che documentano
anche il progresso nelle tecniche di
stampa e nella produzione di carta e
4
5
11
50
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
10
1
inchiostri. Le carte sulle quali venivano impresse (o applicate) le illustrazioni hanno infatti consistenze
e finiture diverse a seconda dei procedimenti impiegati, che includono xilografia, calcografia, litografia
e fotoincisione.
L’iconografia dei primi numeri della rivista è molto ricca. Vi sono
immagini disegnate da artisti di fa-
ma internazionale (come Georges
LepaPe ) con in calce i nomi e gli indirizzi degli artigiani (incisore, litografo, stampatore, produttore di inchiostri, ecc.) che contribuirono alla
loro realizzazione (FIG. 4, 1922);
riproduzioni di illustrazioni per libri (FIG. 5, 1932) e di dipinti storici;
esempi di layout tipografici creati da
professionisti o da studenti (FIG. 6,
6
1930); fotografie a colori e in bianco
e nero; splendide grafiche pubblicitarie (FIG. 7, 1926 e FIG. 8, 1929).
Molte di queste immagini, inoltre,
hanno dettagli in oro o in argento, o
sono addirittura impresse a sbalzo
su cartoncini argentati, come quelle
della tipografia Loubok.
Un altro nome che compare
con regolarità sui numeri di Noël
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
51
9
pubblicati tra il 1922 e il 1931 è
quello di Paul Plumereau, autore di
ben quattro copertine, tra cui quella del 1922 (FIG. 1), e di un gran
numero di tavole il cui stile va dal
Déco più raffinato (FIG. 9, 1924) a
esiti cubisti (FIG. 10, 1928) che ricordano i quadri di Fernand Léger.
Dal 1933, però, la fotografia
inizia a rimpiazzare gradualmente
l’immagine disegnata, e così le annate finali di questo raffinato “allegato” non hanno l’appeal estetico
dei primi numeri, anche se non si
può dire che siano prive di tavole
pregevoli, come quelle che pubblicizzano la cipria Gemey (FIG. 11,
1936) o la copertina a sbalzo per il
catalogo ventennale delle famose
Galeries Lafayette.
Dal punto di vista collezionistico, le annate più interessanti di
Noël sono sicuramente – oltre al
1922, che contiene la già citata illustrazione di Lepape (FIG. 4) – il
1928 e il ’38: il primo numero include una réclame non firmata (ma attribuibile a John Vassos), stampata
in nero e oro su cartoncino rosso, per
Metropolis, celeberrimo capolavoro
7
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
53
2
cinematografico di Friz Lang (FIG.
12); il secondo, un inedito linoleum
originale realizzato da Gérard Plouvier su disegno del più quotato illustratore inglese, Arthur Rackham.
Dal punto di vista dei contenuti, propongo un elenco di articoli
di sicuro interesse per gli studiosi
della storia dell’illustrazione e delle
sue tecniche: “La technique moderne dans les arts graphiques” (1912);
“Les arts graphiques aux expositions” (1913); “Photolitographie
photométallographie”, “Impression par reports sur caoutchouc
(calcographie)”, “La phototypie”,
“La photogravure rotative ou rotogravure” (1922); “Les arts de repro-
8
ductions graphiques”, “Histoire de
la gravure. Bois, taille-douce, typographie”, “Le papier a travers les
ages” (raccolti sotto il titolo “Pour
l’imprimeur et le bibliophile”,
1924); “Iconographie de l’imprimerie et du livre” (1927); “Les étapes
de la gravure sur bois” (1933); “L’illustration du livre français (Hieraujourd’hui : 1478-1934) ” (1934);
“Chronologie des arts graphiques.
Mille dates et faits primordiaux.
Créateurs & célébrités” (1935);
“L’imprimeur. Procédés de gravure
et d’impression” (1936).
12
© Illustration
www.illustration-mag.com
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
55
A proposito dell’Aiace di Sofocle, pensando a Siracusa
Un eroe scomodo e le sue
più nuove riletture sceniche
Regie diverse per un’opera che esula dalla tradizione tragica antica
UMBERTO ALBINI
L’
Aiace di Sofocle esula per
più aspetti dalla tradizione
delle opere tragiche antiche, come può rilevarsi da vari particolari1.
Protagonista umano nel prologo è Odisseo. Egli apre il dramma e
poi scompare. Ritorna solo a siglare
la fine della tragedia, dicendo l’ultima e decisiva parola. Nella prima
parte prevale una situazione di stasi
animata solo da dialoghi o monologhi, un movimento per così dire frenetico pervade invece la seconda.
Un disadorno rituale sacrificatorio costituisce uno dei momenti
più alti del dramma. Aiace descrive la
spada, strumento della sua fine, come fosse una persona viva. Seguono
preghiere a Zeus, a Ermes, alla Erinni. Lentamente Aiace si libera dei
suoi vincoli, cancella oggetti, nemici, amici, parenti, presenze naturali
in una sorta di confessione purificatoria. E quando si è lasciato tutto dietro di sé non gli resta che la morte.
Aiace difende in combattimento il corpo
di Patroclo (Iliade, 17. 384 s.); disegno
di Francesco Nenci, incisione di
Cesare Ferreri, in Homeri Ilias græce
ecc. Milano, Biblioteca di via Senato
Una rivisitazione della tragedia, ideata dal regista greco Theodoros Terzopoulos, fu presentata a Genova davanti alla chiesa di San Matteo il 28 luglio 2004, dopo la prima
internazionale a Delfi il 29 giugno.
Due elementi tematici contrassegnano l’Aiace di Sofocle: il sangue e il riso tragico. Il dramma si apre
con Odisseo che segue macchie di
sangue sul terreno, la spada di Aiace è
coperta di sangue. Aiace, abbracciando il figlio, dichiara che il ragazzo non proverà paura del sangue da
poco versato. Tecmessa è atterrita alla vista del sangue dell’eroe suicida.
Nel finale, le vene dell’eroe ancora
calde sprizzano il nero vigore. Il riso
di Atena è crudele nei confronti della
DIONISO OSPITA AIACE E FEDRA
Per il 46° anno consecutivo, la fine della
primavera siracusana viene celebrata
con un prestigioso cartellone teatrale
ispirato alla tradizione greca classica
(info: www.indafondazione.org).
Due i titoli ciclicamente riproposti
quest’anno, dall’8 maggio al 20 giugno,
nello splendido Teatro Greco del
capoluogo siciliano: “Aiace” di Sofocle
e “Fedra” di Euripide.
sua vittima, il riso di Aiace è demenziale mentre infuria contro le pecore
e angoscioso quando si rende conto
della realtà. Nell’immaginario del
Coro, Odisseo ride a lungo sul suicidio e con lui ridono i due re Atridi.
Teucro sa che quando uno è morto
tutti sono pronti a schernirlo.
La scenografia dello spettacolo
genovese è semplice. Una serie di
parallelepipedi a base trapezoidale
forma una grande croce posta di traverso. Questa croce non è esornativa, ma concentra l’attenzione del
pubblico sul calvario del personaggio martire. Questi solidi sono neri
all’esterno e rossi all’interno, come
viene rivelato da tre di essi rovesciati.
In un angolo del palcoscenico c’è un
analogo prisma su cui siede il regista.
Dunque il cruento è messo immediatamente sotto gli occhi degli spettatori, così come il riso: inginocchiati dietro i cubi aperti sghignazzano,
finendo in un lamento, i tre unici attori dell’opera. Essi forse raffigurano i tre aspetti di Aiace: follia, uccisione, ravvedimento. Quando si
muovono, infatti, con un abile gioco
di riflettori le loro immagini si
proiettano sulla facciata della chiesa
ricomponendosi in una unità.
56
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
Il combattimento tra Aiace
ed Ettore (Iliade, 7. 268 s.);
disegno di Francesco Nenci,
incisione di Antonio Viviani,
n Homeri Ilias græce ecc.
Milano, Biblioteca di via Senato
I tre interpreti iniziano a recitare, uno dopo l’altro, brevi sequenze del testo sofocleo tratte dal prologo e da interventi di Tecmessa, e impugnano con forza due coltellacci.
Esce uno dal gruppo con la bava alla
bocca e punta le lame contro se stesso. Il regista si alza lentamente, gli afferra le braccia e gli toglie i coltelli.
Dopo uno stacco, l’operazione si ripete tale e quale, ma i coltellacci sono
sostituiti da una lucente mannaia, i
tre uomini procedono all’unisono
con gesti meccanici e con uno strac-
cio nero puliscono sorridendo il suolo. Come Cantor, il regista si intromette nella sua opera: in questo caso
per creare una pausa nell’affollarsi
delle emozioni. Per la terza volta
echeggiano i versi di Sofocle mentre
gli interpreti hanno in mano scarpette da donna rosse con tacco a spillo
che erano nell’ombra allineate e
adesso vengono illuminate dai riflettori. Anche una cosa qualunque può
diventare strumento di morte. Uno
dei tre attori corre a rovesciare tutti i
prismi.
Ride. Si ode lo scoppio come di
una bomba: la guerra è ancora in atto. Il vario materiale è rimesso dentro i contenitori insieme con un piumino da cipria. Le scatole vengono
chiuse. Si ode della musica. I tre uomini si siedono tenendo fra le gambe
i prismi come fossero piccole bare.
La musica si spegne adagio e anche le
voci si fanno più flebili e terminano
in un singhiozzo-risata.
Questa prima parte è la tragedia della solitudine di Aiace. Egli riceve consigli, esortazioni, suggerimenti, ma non li mette in atto perché
nessuno sa cogliere il nucleo del suo
tormento. Il pubblico segue con ansia e pietas il verificarsi degli eventi.
La seconda parte della tragedia
(tanto invisa a più di un critico antico
e moderno da indurre a negarne persino la paternità sofoclea) è non meno sconvolgente della prima. Vi si
svolge un duello verbale accanito
sull’ingombrante cadavere che giace
al suolo. Difende strenuamente la
causa di Aiace il suo fratellastro Teucro, attaccato ferocemente prima da
Menelao e poi da Agamennone.
Contro Agamennone si schiera con
cautela Odisseo divenuto inaspettatamente paladino di Aiace. Il dibattito può, sotto certi punti di vista, prefigurare la contesa orale tra Bruto e
Antonio accanto al corpo di Cesare
trafitto dai pugnali dei congiurati.
La contesa, ricca di improperi, di insulti, di minacce oppone non solo chi
detiene il potere a chi deve obbedire,
ma verte anche sul divario tra la tatti-
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
57
Ettore con i Troiani all’assalto della porta
del campo greco difeso dai due Aiaci
(Iliade, 12. 453 s.); disegno di Francesco
Nenci, incisione di Cesare Ferreri
(1802-1859), in Homeri Ilias græce ecc.
Milano, Biblioteca di via Senato
ca vile dell’arciere (Teucro) e il coraggioso corpo a corpo dell’oplita
(Menelao). Sull’eroe defunto si moltiplicano i punti di vista dei sopravvissuti e le valutazioni discordanti
(che possono persino inglobare il
duro giudizio espresso da Aiace su se
stesso).
Aiace era colpevole o non era
colpevole? Va rispettato per il suo
gesto supremo, o condannato per il
massacro inutile di un gregge, per
l’agguato contro gli Atridi? La dimensione del sacro (è pericoloso lasciare senza sepoltura un cadavere) è
sfiorata appena con poche parole da
Teucro e da Odisseo. Il tema importante è quello della legittimità, del rispetto istituzionale. In ultimo la dignità dell’eroe è riconosciuta. Il finale implica il riscatto, che si compie
attraverso una serie di contraddizioni e ostacoli. C’è grandiosità nel finale dell’Aiace: il feretro viene sollevato e portato a spalla dai fedeli del
morto. Il pensiero va naturalmente
alla conclusione dell’Amleto, quando Fortebraccio invita quattro capitani a sollevare il corpo di Amleto e
adagiarlo sul palco come merita un
soldato. Al pubblico viene riservato
un altro shock: Odisseo dichiara con
fermezza che non si deve infierire
contro i morti, che si può deporre l’inimicizia ed essere amici di un antico
avversario.
Si affaccia un nuovo tipo di etica più complessa. Pur essendo defunto, Aiace resta protagonista, condiziona la condotta dei vivi.
La rielaborazione dell’Aiace,
condotta nel 1986 da Peter Sellars su
un testo di Robert Auletta, comprova la stretta connessione della prima
parte con la seconda, che non è una
semplice appendice per completare
un testo troppo corto. L’azione è collocata in un prossimo futuro in America. Atena è una nera in argenteo
abito da sera. Aiace è impersonato da
un attore sordomuto, e cioè isolato
da tutti, che sguazza nel sangue fino
ai ginocchi in una cabina di plastica.
Le battute di Aiace sono dette da un
coro di soldati in tuta mimetica. Il cadavere di Aiace verrà ritrovato presso la riva del mare e l’acqua lava e purifica il suo corpo. Sullo sfondo si vede il Pentagono. Davanti ad esso
operano personaggi tutti muniti di
microfono: essi devono testimoniare. Tecmessa è raffigurata come una
sudamericana, una vittima predestinata già da piccola. Ha visto i treni
carichi di morti portar via i suoi familiari e amici. Essa spiega sin da subito
che l’America ha annientato le forze
di sinistra in un Paese latino dopo
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
59
A sinistra: Afrodite ferita da Diomede mentre cerca di salvare il figlio Enea (Iliade, 5. 330-332); disegno di Francesco Nenci
(1781-1850), incisione di Antonio Viviani (1797-1854), in Homeri Ilias græce quam verterant latine soluta oratione G. Heine
versibus item latinis R. Cunich italicis V. Monti germanicis Woss anglice Pope gallicis Aignan ibericis Garcia-Malo, vol. I,
Florentiæ, Typis V. Batelli et filiorum, M.DCCC.XXXVII. Milano, Biblioteca di via Senato
Sopra da sinistra: Zeus e Era (Iliade, 15. 14 s.); disegno di Francesco Nenci, incisione di Antonio Viviani, in Homeri Ilias
græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato. Teti consola Achille afflitto per la morte di Patroclo (Iliade, 18. 70); disegno di
Francesco Nenci, incisione di Cesare Ferreri, in Homeri Ilias græce ecc. Milano, Biblioteca di via Senato
una lunga e cruenta lotta. Le guerre
ormai si combattono con la tecnica e
i computer: non c’è posto per gli
eroismi singoli. Aiace, il Grande Capo Guerriero Americano, sa di essere stato un mero strumento di battaglia, sa che la corruzione ha permesso l’assegnazione a Odisseo delle armi di Achille. Aiace rappresenta una
scomoda presenza, ragioni politiche
ne consigliano la cancellazione. L’America deve essere protetta ad ogni
costo. Ma Sellars-Auletta rivolgono
la loro spietata accusa anche contro
un sistema mediatico che chiama
terroristi i difensori della propria patria e loda la repressione definendola
una sana operazione di polizia. In
questo groviglio allucinante irrompe anche il sesso: Atena si masturba
con un microfono assistendo all’infierire di Aiace su innocenti pecore.
Onore e verità trovano posto nel nostro oggi? Secondo la lettura dell’Aiace di Sofocle condotta da Sellars-Auletta, la risposta è No.
Nel 1988 il testo di Sofocle fu
riproposto a Siracusa da Antonio
Calenda, un regista che nel suo repertorio include volentieri la trage-
dia greca. Resta memorabile una sua
interpretazione scenica del Prometeo del 1994. L’impatto con l’Aiace
invece aveva lasciato molti dubbi. In
una intervista a un giornale siciliano,
Antonio Calenda dichiarava, nel
maggio del 1988, di voler riportare il
suo Aiace ai climi della nostra cultura
degli anni Trenta-Quaranta. Purtroppo gli strumenti per il suo tentativo di attualizzazione non erano
quelli giusti. Il palcoscenico era costellato di finti ruderi impacchettati,
di imballaggi di sculture pseudo antiche, di arti, di manichini alla De
60
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
Achille trascina nella polvere il cadavere
di Ettore (Iliade, 22. 401); disegno di
Francesco Nenci, incisione di Antonio
Viviani, in Homeri Ilias græce ecc.
Milano, Biblioteca di via Senato
Chirico: simbolo di un’epoca fuori
dalla storia. Un sistema di passerelle
sul fondo serviva agli assalti dei guerrieri in lizza. I singoli indossavano
costumi neri, il Coro color sabbia, la
schiava Tecmessa era tutta in viola.
La maschera di Aiace sembrava
rifarsi a Diabolik, quella di Odisseo
era una maschera da scherma. La dea
Atena veniva configurata come una
vera e propria star ed esibiva una notevole scollatura. I generali indossavano pesanti kepì ottocenteschi.
Non era meglio allora un tuffo fra le
camicie brune di infausta memoria?
Forse la mescolanza di stili poteva
essere allusiva alla assurdità e all’insensatezza delle guerre. Il teatro risuonava di urla e voci stridule. Ma va
anche addebitato alla traduzione,
questa volta scolastica nella sua onestà, se il tentativo di aggiornamento
compiuto da Calenda con la sua divagazione sull’Aiace non è riuscito.
L’Aiace sofocleo apre la trilogia
dei testi da destinare all’uso scolastico compilata dai Bizantini in
epoca tarda: ciò comporta che il
dramma fosse molto letto, ben conosciuto. Tanto per dare qualche
esempio: nel VI secolo il solerte
burocrate Giovanni Lido, nel suo
De Magistratibus (A.C. Zandy, p.
12. 7), si richiama, a un certo punto, ai versi 134 s. dell’Aiace di Sofocle: «O figlio di Telamone, signore di Salamina / circondata dal
mare e recinta dai flutti». Nel secolo IX il patriarca Fozio (Bibliote-
1
ca, cod. 248) menziona i versi 301
s. dell’Aiace: «Balza fuori della porta, rivolto a non so quale ombra, /
rovesciava torrenti di parole...».
Nel XII secolo Michele Italico, rispondendo in un theatron, un raffinato circolo di intellettuali, a una
lettera del cesare Niceforo Briennio, non presente, si rivolge a lui
citando i versi 15 s. dell’Aiace: «Io
non ti vedo, / ma le tue parole risuonano chiare» (Epistola 17, pp.
153 s., ed. P. Gautier). Nel XII secolo Michele Coniata nelle sue lettere si rifà più volte o riecheggia pas-
si dell’Aiace di Sofocle. Nell’ultima
decade del Quattrocento il dramma venne adottato da Giorgio Valla per le sue esercitazioni accademiche. Poi, a quanto mi risulta, si
perdono le tracce di questa tragedia di Sofocle. Il primo grande ritorno di cui si abbia notizie è l’allestimento a Cambridge nel 1882,
nel periodo in cui i colleges di Oxford e Cambridge cominciarono a
cimentarsi con i capolavori del
mondo teatrale antico. La nostra
epoca ha pervicacemente ignorato l’opera. Nel corso di circa no-
vant’anni il teatro greco di Siracusa, così prodigo di Edipi, Medee,
Ifigenie, Antigoni, Baccanti, ha
concesso solo due volte spazio all’Aiace. Nel 1939, sulla scorta della
traduzione dannunziana dovuta a
Ettore Bignone, venne recitato da
Annibale Ninchi e Gino Cervi, nelle
parti rispettivamente di Aiace e di
Teucro, come celebrazione di un
eroe magnanimo. Era presente, tra
fragore di grancassa e sventolio di
bandiere, il re Vittorio Emanuele
III. L’esperimento di Calenda si colloca circa cinquant’anni dopo.
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
61
BvS: un’utopia sempre in fieri
Recenti acquisizioni della
Biblioteca di via Senato
Opuscoli, esemplari fuori serie, prime e rare edizioni illustrate
Chiara Bonfatti,
Giacomo Corvaglia, Margherita
Dell’Utri e Annette Popel Pozzo
Anonimo. Fiore di notabili e
sentenze di quattro santi dottori recati
in volgare nel buon secolo della favella
ed ora per la prima volta in publico da
Michele Melga. Napoli, Tipografia
di Giovanni Limongi, 1859.
Uno di 250 esemplari in carta
reale di Napoli. Si tratta di un’operetta scritta da autore anonimo per
le nozze di Vincenzo Vulpicelli con
Giulia Giussi. Nella Prefazione
l’Autore racconta: «Questa Raccolta di Notabili e Sentenze, che
piacemi d’intitolar Fiore, io la trassi
da un Codice cartaceo in folio piccolo della Casanatense, segnato D.
II. 8., quando, per ragion de’ miei
studii, me ne andai alcuni mesi a
Roma nell’inverno del 1857. La
lettera del codice parmi della seconda metà del secolo XIV, o più
qua: la lingua, come da questo saggio si pare, è oro fine».
Beccaria, Cesare (17381794). Opere di Cesare Beccaria . Milano, Società tipografica de’ classici italiani, 1821-1822. 2 volumi
(Edizione delle opere classiche italiane del secolo XVIII, 49 e 58).
Edizione delle opere di Cesa-
re Beccaria accompagnata dal Catalogo delle edizioni e traduzioni del
trattato Dei delitti e delle pene compilato dal figlio Giulio e dalle Notizie intorno alla vita ed agli scritti del
marchese Cesare Beccaria Bonesana
scritte da Carlo Pietro Villa. Gamba, 2147 informa che esistono di
questa edizione distinti esemplari
su carte diverse. Si possiede un
esemplare appartenuto alla contessa Petrina-Elisa Carmelli Clavesana e Castiglioni Falletti.
particolarmente interessante perché
contiene una finora sconosciuta illustrazione di Tommaso Campanella.
«Nella pregiata stampa si riconosce
il frate stilese, in abito domenicano,
inginocchiato ad implorare due signorotti dell’epoca in prossimità di
un’imbarcazione, mentre sullo sfondo vi si nota su di una piccola altura il
santo Crocefisso» (Elia Fiorenza,
Scoperta in Francia una nuova iconografia di Tommaso Campanella, in Avvenire di Calabria, giugno 2009).
Bessières, Lucien. Panthéon
des martyrs de la liberté ou Histoire des
révolutions politiques et des personnages qui se sont dévoués pour le bien et la
liberté des nations par M. Lucien Bessières dessins de R. de Moraine. Parigi,
Eugène et Victor Penaud frères,
1848-1850. 5 volumi.
Rara edizione contenente 40
tavole litografiche incise da Ferdinand su disegni di Réné de Moraine
e raffiguranti alcuni dei più noti personaggi considerati “martiri della libertà” quali Giovanna d’Arco, Socrate, Jan Hus, Guglielmo Tell, Andrea Vesalio, Miguel de Cervantes
Saavedra, Masaniello, et al. L’opera è
Cattaneo, Carlo (18011869). Notizie naturali e civili su la
Lombardia. Volume primo [tutto
pubblicato]. Brescia, Servizi Turistici dell’Azienda Servizi Municipalizzati, 1972.
Ristampa anastatica della prima edizione di Milano, Bernardoni (distribuzione Marenesi e Macchi), 1844 di questo volume primo
e unico, pubblicato in occasione
del Congresso degli Scienziati tenutosi a Milano nell’estate del
1844. L’opera non voleva essere
una semplice guida, bensì una illustrazione della città e di tutta la
Lombardia presentate in tutti gli
62
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
aspetti naturali e civili.
Colonia, Dominique de
(1658-1741). Dictionnaire des livres
jansénistes, ou qui favorisent le jansénisme. Anversa, Jean Baptiste Verdussen, 1752. 4 volumi.
Edizione aumentata, a cura di
Louis Patouillet (1699-1779), della Bibliothèque janséniste di Dominique de Colonia. Entrambe le
edizioni furono mal accolte dal Papa e dal Sant’Uffizio e messe all’Indice per la loro condanna all’ostracismo di tutta la produzione religiosa, teologica e storica di matrice
portorealista.
Corcia, Nicola. Storia delle
Due Sicilie dall’antichità più remota
al 1789 di Nicola Corcia. Napoli,
Tipografia Virgilio, 1843-1852. 4
volumi.
Esemplare arricchito da annotazioni manoscritte e appunti
eruditi dello scrittore lucano Angelo Bozza che in essi tramanda un
elenco di edizioni di interesse storico-geografico riportandone anche il prezzo.
Il Bozza ci rivela anche che
l’opera è incompleta e informa di
quella che avrebbe dovuto essere la
parte mancante mai pubblicata:
«(Mancano, 63 fiume Anapo. 64.
Bidi. 65. Caciro. 66. Acre. 67. Dascone. 68. Olimpio od Olimpico.
69. Prom: Plemmirio. 70. Prom:
Lungo. 71. Naustatmo. 72. Fiume
Cacipari. 73. Erbesso. 74. Villa Polizelio. 75. Fiume Erineo. 76.
Abolla. 77. Neeto. 78. Fiume Asinaro. 79. Eloro. 80. Fiume Eloro.
81. Icana. 82. Tempio di Apollo Libistino; con tutto il rimanente della Sicilia e delle altre isole, nonchè
nel V. volume, la storia generale dei
popoli delle due Sicilie. Ma il dotto
Autore non continuò per sue particolari ragioni la pubblicazione di
questa storia acclamatissima, lasciandola inedita e forse ancora incompleta; del che mi lasciò in dubbio quando fui a visitarlo nell’Agosto del 1889, ad onta dei miei conforti e preghiere perché la completasse). Angelo Bozza».
Branca 1149: «Opera non
condotta a compimento».
D’Annunzio, Gabriele (1863
-1938). De Gabriele D’Annunzio
mutilé de guerre Aux bons chevaliers
latins de France et d’Italie. Gardone
Riviera, Officine del Vittoriale degli Italiani, 1935.
Esemplare D fuori serie di
questa prima edizione, a tiratura limitata, impressa dai torchi delle
Officine del Vittoriale. La rara edizione contiene: Ode pour la résurrection latine, seguita da un occhietto: Aux bons chevaliers latins de
France et d’Italie a cui seguono: La
conquête studieuse d’une plus grande
partie; Contra Barbaros adversum
externas gentes ac Vergiliano modo in
Barbaricam stoliditatem constans
perpetua fortis invicta voluntas.
Giambattista da San Martino
(1739-1800). Articolo di lettera del p.
Gio. Battista da S. Martino cappuccino all’eruditissimo signor ab. d. Carlo
Amoretti membro di molte accademie,
e segretario perpetuo della Real Società patriotica di Milano, sulla maniera
di liberarsi dalla molestia delle zanzare. [Vicenza?], s.n., [1787?].
Opuscolo scritto dal frate
cappuccino Giambattista da San
Martino, noto scienziato e precursore dell’agronomia moderna. Alle
p. 3-4 si legga: «Vedendo tratto
tratto quegli esseri sociali della mia
specie, che abitano luoghi bassi,
umidi e paludosi, o in vicinanza alle
risaje, fieramente contraffatti dalle
punture di tai molestissimi insetti,
allo spettacolo commovente concepiva tosto l’idea di un salutevole
ostracismo: una felice combinazione me ne presentò l’opportunità».
L’Autore racconta del suo innovativo rimedio al tormento delle
zanzare grazie all’invenzione di un
curioso recipiente, colmo d’aceto,
richiuso con tappo di sughero e un
tubo di vetro, che veniva riscaldato
ed emetteva vapori, capaci di mettere in fuga o “tramortire” le zanzare. Esemplare con dedica autografa all’oratore sacro Giulio Porto (1795-1861).
Gualdo Priorato, Galeazzo
(1606-1678). Trattato universale
delle notizie dell’impero sue leggi, e costituzioni, successioni de principi, interessi di stato, leghe, paci, unioni,
congressi, cessioni, capitolati, rinunzie, acquisti, privilegi, usurpazioni;
con le relazioni di varie corti, e stati,
descritto e dedicato alla serenissima, e
potentissima Republica di Venetia dal
conte Gualdo Priorato. Vienna, Michael Thurnmayer, 1674.
Esemplare nella variante B
con diversa impostazione tipografica della dedica. L’Autore «fu conosciuto nelle corti di tutta Europa
[…] capace di accumulare tesori
con le armi e con la penna, sì da essere blandito da principi e repubbliche che ne temevano possibili
denunce, rivelazioni di grandi e
piccoli segreti, quasi si trattasse di
una riproposizione, in minori, dell’Aretino» (DBI, v. 60, p. 163).
Esemplare arricchito in fine di dodici tavole numerate con incisioni
maggio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
non facenti parte dell’edizione e
raffiguranti ciascuna quattro uomini di quattro origini diverse,
ognuno dei quali sorreggente lo
scudo della città di provenienza e
dando sfoggio del costume dell’epoca. Ogni tavola rappresenta anche una diversa categoria sociale.
La prima tavola raffigura
l’imperatore e tre ufficiali ed elettori ecclesiastici dell’ordine del Sacro Romano Impero, ovvero gli arcivescovi di Treviri, di Colonia e di
Magonza; la seconda raffigura
quattro ufficiali elettori laici dell’Impero Romano, ovvero il re di
Boemia, il conte Palatino, il duca di
Sassonia e il marchese di Brandeburgo; seguono quattro duchi dell’Impero: Svevia, Innsbruck, Baviera, Lotaringia; quattro marchesi dell’impero; quattro conti della
provincia dell’impero, ecc.
Lomonaco, Francesco (1772
-1810); Paradisi, Agostino. Vite de’
famosi capitani d’Italia composte per
Francesco Lomonaco coll’aggiunta
dell’elogio di Raimondo Montecuccoli
scritto da Agostino Paradisi. Lugano,
Ruggia e C., 1831. 3 volumi.
Si tratta di una raccolta di
biografie di illustri italiani quali:
Ruggiero I, re di Sicilia, Federigo
II, imperatore, Ezzelino da Romano, Lodovico il Moro, Cristoforo
Colombo, ecc.
Alle vite di questi personaggi
si aggiunge l’Elogio di Raimondo
Montecuccoli, scritto da Agostino
Paradisi l’anno 1775. In un Manifesto Tipografico allegato al volume
gli editori affermano che «Quest’opera si raccomanda per se stessa agli Italiani, perchè in essa possono accorgersi che i loro maggiori
non furono grandi solo nelle lette-
re e nelle scienze, ma nell’armi e
nell’arti militari ancora, non men
gloriose e forse più utili e necessarie delle prime ad una grande nazione».
Marino, Giambattista (15691625). L’Adone poema del cavalier
Marino con gl’argomenti, le allegorie, e l’aggiunta di pezzi fuggitivi.
Londra [i.e. Livorno], s.n. [i.e.
Masi, Giovanni Tommaso], 1789.
4 volumi.
Edizione a cura di Gaetano
Poggiali nell’emissione in carta azzurrina e arricchita da belle tavole
calcografiche.
Ricci, Angelo Maria (17761850). Della vulgare eloquenza libri
due del cavalier Angelo Maria Ricci.
Napoli, Stamperia del Giornale
del Regno delle Due Sicilie, 1819.
Prima rara edizione sconosciuta al Biancardi (p. 379) che indica come prima edizione quella
stampata dal Trinchi nel 1828. Ne
Agli amatori delle lettere italiane Angelo Maria Ricci, letterato discendente da antichissima famiglia toscana, scrisse: «Due libri della Vulgare Eloquenza scrisse Bembo, che
riguardano le origini soltanto e le
forme della lingua. Anch’io due ne
scrissi, che prossimi a quelli (sebbene di lungo intervallo) trattano
propriamente della Eloquenza».
Segni, Bernardo (15041558); Adriani, Giovanni Battista
(1511-1579). Storie di Bernardo Segni e di Giovambatista Adriani. Milano, Nicolò Bettoni e C., 1834. 2
volumi (Biblioteca enciclopedica
italiana, XXXVI-XXXVII).
Edizione a cura di Achille
Mauri (1806-1883) in una pregiata
63
emissione su carta verde. Dall’Avviso ai lettori del primo volume i
due scrittori vengono così descritti: «i due fiorentini Bernardo Segni
e Giovambatista Adriani, prossimi
così d’età come di merito, e sinceri
narratori entrambi degli eventi loro contemporanei».
Seneca, Lucius Annaeus. Lettere di L. Annéo Seneca recate in italiano dal commendatore Annibal Caro
e per la prima volta pubblicate nelle
nozze Michiel e Pisani. Venezia,
Carlo Palese, 1802.
Edizione a cura di Angelo
Dalmistro (1754-1839) di undici
Lettere di Seneca nella traduzione
di Annibal Caro e nell’emissione
su carta anglica azzurrina. L’edizione è arricchita da belle incisioni
in rame di Raphael Morghen e
Francesco Novelli su disegni di
Francesco Algarotti.
In un’annotazione manoscritta l’antico possessore, letterato e bibliofilo, Giulio Bernardino
Tomitano di Oderzo (1761-1828)
ci rivela che si tratta di «uno dei
pochi esemplari in anglica carta
azzurrognola fatti imprimere con
vignette dall’Ab. Daniele Francesconi, da cui l’abbiamo avuto in
dono. Rarissimo è perciò, non trovandosi per danari neppure in carta comune. Vi si agg. Lettera
XXXI. di Seneca tradotta da Annibal Caro. Venezia Alvisopoli 1821.
Di questa Lettera sei soli esemplari furono impressi per opera del
Sig. Bo Gamba; e di due me ne à
fatto dono […]». Aggiunge anche
che la Lettera XXXI vide la luce per
la prima volta in una piccola edizione per le nozze Albrizzi-Pola
(Treviso, Tipografia Trento,
1820).
64
la Biblioteca di via Senato Milano – maggio 2010
La pagina dei lettori
Bibliofilia a chiare lettere
Un omaggio a Erasmo e una domanda sulla Gioconda perduta
Voglio farvi i miei complimenti
per la bella mostra che ho visitato su
Curzio Malaparte, e per la rivista, che
ho scoperto in quella occasione. E colgo
l’occasione per chiedere le ragioni della
chiusura dell’Erasmo.
Arrigo Candiani
Chiudere l’Erasmo è stata
una scelta obbligata, solo per l’eccessiva onerosità che una rivista di
quel livello qualitativo, sia per le
“firme” che per la veste grafica,
comportava. Era un “lusso” cjhe
non potevamo più permetterci.
L’Erasmo diretto da Carlo Carena
rimane comunque un modello di
rivista che per sette anni consecutivi ha rappresentato un punto di riferimento della cultura umanistica. Adesso stiamo editando un bollettino molto meno costoso e impegnativo, che - mirato sull’attività
della Biblioteca - sta riscuotendo un
discreto successo tra i nostri Amici e
i numerosi occasionali lettori.
Nell’articolo I furti di Napoleone esposti al Louvre del numero 3
(marzo 2010) ho letto che il quadro della Gioconda fu regolarmente acquistato da Francesco I per 4.000 scudi. Io
ero convinta che fosse stato anch’esso rubato. Non è dunque così? Posso chiedere
quail altri quadri vinciani sono elencati nella Notice des principaux tableaux
posseduta dalla vostra biblioteca?
Sabrina Poleschi
Se volete scrivere:
[email protected]
Tutti i numeri sono scaricabili
in formato pdf dal sito
www.bibliotecadiviasenato.it
Il quadro della Gioconda fu
effettivamente acquistato per tale
cifra da Francesco I ed entrò a far
parte della quadreria di Versailles
assieme anche a La Vierge et Sainte Anne, Un Portrait de femme
(ove è presumibilmente ritratta
Lucrezia Crivelli) e La fille d’Hérodias recevant la tête de Saint
Jean. Il noto furto della Gioconda
risale invece all’agosto del 1911 e fu
compiuto da un emigrante italiano,
Vincenzo Peruggia, che aveva lavorato per il Louvre durante la sistemazione della teca in vetro che custodiva il dipinto. Prima che venisse
arrestato Peruggia, furono accusati
Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso. Al fatto si interessò curiosamente anche d’Annunzio, che riprendendo uno scritto di qualche
anno prima, a Fiume lavorò per
trarne un soggetto cinematografico. L’uomo che rubò la Gioconda
fu edito dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani nel 1938, pochi
mesi dopo la morte del Poeta, in
edizione non venale destinata ai
soli membri della Fondazione stessa, ed ebbe scarsa circolazione. Venne ristampato negli anni ’60 dalla
Mondadori in una plaquette di 500
copie numerate, una è in BvS, divenuta anch’essa molto rara.
Sono uno studente fuori sede e,
passando da via Senato, ho scoperto la
vostra Biblioteca. C’è un’aula dove si
possa venire a studiare?
Federico Terrini
La sala lettura della Fondazione è accessibile a tutti, ma solo su
appuntamento ed esclusivamente
per la consultazione dei fondi presenti in Biblioteca. Sarebbe quindi
possibile svolgere qualche specifica
ricerca, ma non una comune attività di preparazione agli esami.
Scarica

Scarica l`edizione di Maggio