POESIE RIDANCIANE DI
GIUSEPPE AMATO
ACCANTO A UNA PUTTANA
Accanto a una puttana
in via Cadore
una gatta soriana
che era in calore
adescò un maschio
per fare all'amore,
E chiese al soriano
"ce l'hai la pastiglia?””
rispose "oh! figlia,
io ho il freno a mano,"
b/67
1
A FRASCATI
A Frascati,
una goccia di vino di Frascati
nel sincrotone, in accelerazione,
vaga tra atomi di elio esuberanti,
e particelle beta, astemie,
per finire poi disintegrata
da un povero anaerobo radiattivo,
carico di protoni già ubriachi,
portati a casa dalla ronda isotopa.
GA/1961 (in viaggio di nozze)
2
AMEN, VACCA CANE
(el me sant: san Vittor: in ricordo
del Jerry)
Amen, vacca cane
m’han ciapàa acamò.
Amen vacca cane
la m’è andada mal.
ma su no perché
ma …
la m’è andada mal.
Amen vacca cane
mi ho dì de no.
Sum vecc, ghe la fo pu,
m’han sorpassa.
Amen, vacca cane,
voeuri no la Baggina
mi …
mi sum ancamò vif.
E invece
vu adrèe a sto pirla
d’un terron.
Tajet i basett,
vacca cane,
e lassa sta i me man.
Vacca cane, amen.
Pouaret anca ti,
Amen, mondo cane,
l’è pu el mond
che fa per mi.
L’è mej el me sant,
vacca cane,
3
ell me sant de sempre
bei man vounc
ma sempre avert
oecc piangioulent
ma de boun.
Amen, san Viittor,
vacca cane.
GA/ anni 70/75
4
AMOR PLATONICO
Ogni sera, della man nel cavo
ben ben ti lavo
e tu, gonfio di speranza,
ti guardi, quando entro nella stanza,
in giro …..
E mentre io t’ammiro
ritto, turgido e duro
tu sbatteresti contro il muro
quell’inutil cappella,
il tuo inane turgore:
C’è, sì, c’è di lei per me
l’amor,
ma l’amor platonico
ed improvvisamente tu
ti senti froscio…
e ti capisco se diventi moscio.
Poi per l’affetto che ci lega,
finisce tutto in una sega.
GA 5 novembre 1987
5
BIONDA
Bionda
nel vento
e scema
nel cervello.
GA/ 1989
6
LA CACCOLA VINCENZA
G. Amato, 15.1.76
La caccola Vincenza, grassottella, se ne stava
nella narice d'un vecchio pensionato.
e ogni tanto tra sé si lamentava:
"Stare qui sola, in un buco dannato,
senza veder il mondo. Non conosco niente
mentre sento fuori il rumore della gente!”
Ma il pensionato, un giorno che cagava
al cesso pubblico (trovandosi d'urgenza),
intanto con il mignolo si cava
dalla narice la Caccola Vincenza,
l'appallottola, la stringe tre le dita
e poi la spara dietro, come una bigliata.
Da allora la caccola Vincenza
appiccicata sulla mattonella
ad un palmo dal buco di decenza,
si lamenta ancora e dice: "Oh! bella.....
Quando stavo di dentro alla narice,
mi lamentavo di non vedere niente,
mi sentivo sola ed infelice
anche se sentivo dei rumori.
Ora che vedo il buco dal di fuori,
che manda odori spruzzi e dei fragori,
mi rendo conto che il mondo è ben fetente!
7
CONOSCO LA VOSTRA CURIOSITA’
16/1/64: Sui giornali è uscita la seguente notizia:
"Prostituta partorisce aria - i medici stanno studiando
il caso che non ha analoghi precedenti”
Conosco la vostra curiosità e la soddisfo:
sono io quella donna, io
e vi racconto la storia.
Lo incontrai un giormo che mi cercava
(sono la più famosa del quartiere e tutti mi cercano).
Lo vidi venire avanti un po’ timido,
(ma poi non lo fu).
E mi raccontò la sua storia, dopo,
come alcuni fanno quando è la prima volta
e trovano una come me.
Ma la sua storia fu strana e mi conquistò
e decisi che quello doveva essere il mio uomo.
Sua madre un giorno di trent1anni prima sentì
che era giunto il momento,
e si stese: ma lui non nacque,
uscì una grossa nuvola d'aria
e salì sul soffitto,
E la madre sconsolata lo abbandonò lì, nella nuvola
senza cibo, senza una carezza, senza togliergli
lo sporco.
Visse per qualche giorno lì; la madre poi
per la vergogna e la paura se ne andò.
E qualche tempo dopo una vecchia contadina
nuova del luogo, lo chiamò giù e lo nutrì
e lo fece crescere.
Mi innamorai di lui e decisi di sposarlo
e lui ne fu felice, ma mi disse :
8
prima però devo sapere se sono un uomo o una nuvola;
stai certa che se sono una nuvola
non ti sposerò.
E mi chiese di dargli un figlio ed io
lo accontentai.
Entrò dolce e leggero, ma quando mi lasciò il suo dono
vidi che piano piano scendeva lungo il mio corpo
e mi accorsi troppo tardi :
entrava lentamente in me senza dire nulla
e guardandomi come per chiedermi scusa ;
e sparì dentro.
Lo sentivo dentro di me per tutti quei nove mesi
lui e suo figlio,
E venne il giorno tanto sospirato:
ero tranquilla che gli avrei dato un figlio
e mi dispiaceva che non ci fosse più per vederlo.
E piansi e soffrii e nacque; così almeno credevo.
Uscì invece una nuvola e sali sul soffitto
e i medici si guardarono esterefatti e se ne
andarono brontolando.
Qualche minuto fa sono rimasta, sola,
finalmente ,
a guardare la nuvola sul soffitto:
sarà mio figlio o mio marito?
Beppe 16/1/64
9
CROZZA IN MILANESE
Ou vist sora un canon
‘na crapa voeuia,
Son sta curios e g’oo domandaa.
Le la m’ha rispondu
Con il magon
“Son mort senza sentì sonà i campan”.
(ritornello):
Angiola faccia di tolla,
faccia di merda
mi sbatto anche i cojon.
(Tentativo in collaborazione
Tra Beppe e Giovanna, anni 70).
10
DECRETO PRESIDENZIALE
Stramoso decreto che stendi
le tue spire come caldi intestini
di un coniglio sventrato:
chi ti capisce è bravo.
Si son messi in molti a farlo chiaro,
ma le tue parole si muovono sinuose,
beffarde, piene di senso incognito
e di vita,
prossima alla putredine;
solo movimenti peristaltici,
nauseanti.
Cavallotti elettrici per salvarti
Nella giungla di questa merda
Di mente umana.
GA 1977
11
E’ FINITA
Sempre care mi furon le mie palle
e questa minchia, che per tanti anni
dell’ultimo orizzonte il guardo escluse.
Ma sfregando e sfreganto interninate
seghe, sempre con quelle e sovrumani
sforzi … Or profondissima quiete
io nel corpo sento; ove per poco
il cor non si spaura. E come il cazzo
sento dormir tra queste cosce, io quello
infinito vibrar a questa morte
vo comparando: e mi sovvien l’eterno
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei, minchia fottuta:
ora che giace molle come un fico
il naufragar m’è triste e qui lo dico.
(poesia scritta da G. Leopardi
in punto di morte se fosse vissuto
fino a settant’anni)
GA (anni settanta/settantacinque)
12
E LA FARFALLA
E la farfalla gridò al farfallo:
“Fallo!”
“Che cosa?” Chiese ansioso
ed un po’ sordo il farfallo.
“Succhia[mi] il pistillo
da questo fiore.
“questo fiore no” si rifiutò
il farfallo,
“perché è un papavero
da oppio e …se lo succhio ..
fa l’oppio”.
“Fa l’oppio? Oh, no!”
la farfalla esclamò.
Se lo succhi suonano l’allarme
con le trombe di falloppio”.
13
E’ LA’, SI’, COME UN MOBILE
E’ là, sì, come un mobile
di legno di papiro
scura figura immemore,
pronta per il raggiro.
Così la fossa, attonita,
vuota , al freddo sta,
muta pensando all’ultima
ora del piè fatale,
né sa quando una simile
orma di piè mortale
in strada un po’ di polvere
a calpestar potrà.
Lei, dirompente in solio
vide il mio genio, e tacque;
quando con voce assidua
cadde, risorse e giacque,
sperava con un palpito
ma la testa non rompè.
Quasi da manicomio,
senza di luce un raggio,
sorge or commosso il monito:
sperare, aver coraggio;
metter in chiesa un moccolo,
ché, forse lei morrà.
Dall’Alpi alle piramidi
dal Manzanarre al reno
rotto ha le palle a tutti
a chi più, a chi meno,
perfino a Scilla e al Tanoi
dall’uno all’altro mar.
E’ vera, è storia! Ai posteri
14
(se ci saran per lei)
diciamo grazie, al massimo
vedran ch’è folle; dei
suoi piedon lo spirito
Più vasta orma stampar.
Oh, quante volte al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
spinse … e di merda diede
l’odore e il souvenir!
Se penso ai vari mobili,
tende, cuscini e scialli,
le lampo, il mio monopoli;
una puzza da sciacalli;
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Belva immortal! Ipocrita
stronza ai servi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati:
tu, che di merda olezza
al disonor del Golgota
la sorte si inchinò.
Tu dalle stanche natiche
smerdi ogni mia parola;
il Dio che atterra e suscita
che affanna e che consola,
con un sol colpo semplice
presto ti prenderà.
GA (sempre ai tempi del liceo.
Forse ai tempi del liceo
Checco: la Ghiron?)
15
ERETTI
Egli ebbe tante erezioni
e parlando con tutti
eresse lei
in alto
come su un monumento.
Lei ebbe molti orgasmi
e parlando con tutti
eresse lui
in alto
come su un monumento.
Poi a lui cadde un calzino
e guardarono
giù.
E videro che sotto
c'era solo l'aria:
nessuno li erigeva.
E decisero
di darsi
un sostegno
per erigersi meglio.
Andarono per le genti,
guadagnarono
tanti
fruscianti biglietti verdi,
con i quali
si fecero erigere un monumento.
E si fecero erigere
16
sul monumento.
Lui ora ha meno erezioni
ma con tutti
tiene lei sul monumento.
Lei ora ha meno orgasmi
ma con tutti
tiene lui sul monumento.
E vissero un po' più
moscetti, un po' meno
eretti,
E dissero a tutti,
tra i rutti,
tra i petti:
"Non si può
mica essere
sempre perfetti".
IL GUFO DI TENCHI
24.8.94
17
E’ INUTILE CHE PORTI
"E’ inutile
che porti anche tu le riserve
per l'inverno"
disse la formica al formico
che aveva sposato quella mattina
"perché le ho già portate io".
Il guaio fu che in quell'inverno
fu approvata la legge
sul divorzio.
La formica ne approfittò
subito,
diritti alimentari compresi.
E il formico morì,
con la legge dalla sua.
beppe/62
18
E’ INUTILE CHE TU TI CARICHI
E’ inutile
che tu ti carichi
continuamente "
disse la resistenza
al condensatore.
"Tanto,
appena ci mettiamo in contatto,
io ti svuoto tutto11.
Beppe 67
19
ELASTOMERO
Elastòmero,
effìmero polìmero,
hai rèmore per il Vòmero,
càmera di morte
anche per chi non fa
rima con te.
Beppe 70
20
FOLGORI A ME !
Folgori a me !
Raccoglietevi là, sulla cima;
ci attende un bel lavoro questa notte.
Là, in cima,
di corsa.
Ecco: vedete là la città tranquilla,
dorme e beve e mangia
e fotte .
Scendete, è 'ora della battaglia,
scatenatevi come spade impazzite,
tagliate,
tagliate tutto,
troncate ogni vita senza senso,
ogni vita inutile,
spegnete gli occhi ipocriti,
le fronti vigliacche,
le bocche invertite.
Mozzate le orecchie che ascoltano
senza reagire,
i coglioni a chi non servono,
perché vile.
Entrate dappertutto, scatenatevi,
spezzate senza pietà;
strage e sangue corra
per i cessi e i letti immondi,
bruciate ogni cosa,
e non dimenticatevi di lasciar
dormire
tranquilli i bambini,
e di baciarli dolcemente
mentre passate.
Beppe 61
21
GEMON PIANGONO LE MADRI
Gemon, piangono le madri
di cotanti figli morti
come fossero dei ladri
cui tagliaron lor le sorti
perché giovani e leggiadri
bei prestanti e tutti forti
dalle Parche ebbero, oh! vili
zac! tagliati tutti i fili.
Qual fu dunque la disgrazia
che li spinse dentro l'Ade?
Una tizia senza grazia
che a lor parve ciocolade.
Ora lei proprio ringrazia
quella sorte che a lor cade
perché almeno or può godere
tutto ciò che è il piacere.
Eran quattro tutti amici
Piero, Armando, col Sandrino
e Nicola che, felici,
s’illudevan d'un tantino
dell'amore che tu dici
proprio esser più cretino
perché, se di primo acchito,
lui ti rende incretinito.
Or avvenne che un ocone
fece nota la novella.
Corse voce d'un tenzone
(ma fu fatto a chetichella).
Chiusi dentro a un carnerone
nella casa della bella
tutta ignara del duello,
22
or avvenne proprio il bello:
chiuser ben tutte le porte
affinchè nessuno entrasse.
Indi i turni estratti a sorte
poser lor forme ben grasse
in pedana urlando forte.
Con i ferri già impugnati
voglion giudici e giurati.
E siccome era di scherma
fu chiamato il nostro Achille
che gran dotto lui si afferma
(anche se ne spara mille).
Primo incontro: già li ferma;
rosso sprizza di scintille.
Sono il Piero con l'Armando
che all'inizio van sbagliando.
Ecco il giudice che ferma
ben più volte il triste incontro
-non così -egli t'afferma ma buttatevi un po' controOra il Piero che di scherma
di tal fatta ha pieno il vontro
con la spada infila quello
sedicente caccavello.
Ma l'Armando un po' più astuto
a sua volta uccide Piero
che cadendo getta sputo
dal polmone tutto nero.
Quando il Sandro che ha bevuto
doppio wiskey proprio vero
con gran forza ti trafigge
l'uccisor nelle bagigge.
23
Restan soli loro due:
il Sandrino col Nicola
ossìa un maneo contro un bue
ed ognuno si consola
perché pensa ch'ei per due
quella eh'è restata sola
consolare poi potrà
con la propria amistà.
Ma non pensan poverini
quella triste sorte e ria
che farà di due ....cretini
due cadaveri per via.
Perché infatti gli spadini
a vicenda con maestria
lor s'infilan nella pancia
e si bacian sulla guancia.
Cascan tutt'e due per terra
cinque morti sì facendo
peggio che di grande guerra
quella stanza riempiendo.
Quando arriva dalla serra
dei bei fiori raccogliendo
la Francesca che alla vista
di quest'opera d'artista
getta i fiori su tal morte.
Nella sala urlando vasta
di costoro la ria sorte,
va a giocare la canasta.
Beppe 14/3/54
24
GIA’ ERAVAM DE LA CLASSE RIMOSSI
Già eravam da la classe rimossi
tanto, ch'i’ non avrei visto dov'era
perch'io indietro rivolto mi fossi
quando vedemmo di primini una schiera
che venian dietro l'angolo e ciascuna
ci riguardava come suol da pera
guardar un altro a Piazza Vetra all'una;
e sì ver noi aguzzavan le ciglia
come il vecchio Marchin fa ne la cruna
cosi adocchiato da cotal famiglia
fui conosciuto da un, che mi prese
per lo membro e gridò: "qual meraviglia!"
e io, quando 'l suo braccio a me distese,
ficcai negli occhi 'l dito medio detto,
sì che 'l viso abbruciato non difese
la conoscenza sua al mio intelletto;
e chinando la mano a la sua faccia,
rispuosi:"Siete voi qui, ser Ginetto?"
E quelli; "O figlio! mio, non ti dispiaccia
se Ginetto Latino, un poco teco
ritorna indietro e lascia andar la faccia"
I' dissi lui: "Quanto posso m'en freco
e se volete che con voi m'assengia,
attaccatevi al tram che dietro reco"
"O figlio" disse "qual di questa rengia
s'arresta punto, giace poi cent'anni
senza scostarsi, che la puzza è scorengia.
Però va oltre: i’ ti verrò a' panni;
e poi rigiugnerò la quarta ette,
che va piangendo i suoi eterni danni"
Io non osava fare le perette
25
per andar par di lui; ma a testa china
tenea, com'om che reverente pette.
Ei cominciò? "Quale Banfi o Salina
o quale Atzeni di qua giù ti mena?
e chi è questi che scende la china?"
"Là su Ginetto, in la vita serena,"
rispuosi lui "mi hai rotto le balle
avanti che l'età mia fosse piena,
e se talvolta ti volsi le spalle
lo feci sperando, venendo qui sotto
di averti davanti lungo 'sto calle"
Adesso che vedo com'hanno ridotto
il naso tuo puro ed anche ritorto,
sopporto la puzza e di te me ne fotto.
"Tu te ne fotti?" Mi chiese Gin morto
"Tu non puoi dire che cosa si prova
morir nella puzza col fiato un po' corto:
sembra la quarta, la putrida alcova
dove tu spesso per gara mollavi
residui di zolfo e alogeni d'uova!"
Qui scende la sera e 'l tramonto degli avi
e resta il ricordo dei piriti vostri.
Quanto sollievo tu allora mi davi!"
Ci siamo sentiti allora dei mostri
e a fino ciascuno con sforzi giganti
lasciammo in ricordo ognun sopra i rostri
dei piriti lievi, dei piriti tanti
che Gino piangendo usmava felice
gridando entusiasta: "Beatrice, Beatrice!"
1981
Ruggero Tindari
26
IL COLECISTICO FISSATO
Scruto con ansia
le mie feci
nella speranza
di trovarci il male.
GA 1986
27
IL DOTTOR FAUSTO LANA
Agitato, in un frollino
che ruzzola
stropicciola, tartaglia
e scoppiettìcchia
s'inceppa dubitoso
pigro se andare a destra
o girar sulla sinistra;
poi scatta,
sputicchia,
corre e urla, scalpita
e, spirito felino,
guata come una tigre,
imbalsamata;
si ferma, sbofonchia
stanco e dice “Mah!”
Ti guarda in faccia
e cambia discorso:
dice: "boh!”.
Sbuffetta e buffoneggia,
ridacchia
come un libro che si squinterna
cadendo dalla polvere
che lo reggeva sullo scaffale,
lo chiami e non risponde,
lo chiami e non ha tempo,
gli dici "son le sette",
S i fe rma,
ti guarda,
chiude il cassetto e va pel corridoio
"A domani!".
Beppe 64
28
IL GHISA
Era lì
col semaforo rosso
a guardar
le auto scontrar!
GA/ 4 maggio 1986
29
IL LUSTRASCARPE DEL DIURNO
Era lì,
con le balle conserte,
che guardavi
la gente pisciar.
GA/ 1974
30
IL PELO
Il pelo al poro:
"Se oggi mene vado
con una pinzetta,
non ti irritare".
Beppe 67
31
IL RAGNINO DELLA VAL CAMONICA
Il ragnino della Val Camonica
el g’ha fredo e g’ha messo
i Mon boot.
El g’ha fredo e non sona
l’armonica;
g’ha la boca che fa solo “tut”.
Il ragnino della Val Camonica
el g’ha fredo e g’ha messo
I Mon Boot,
ghe se incastra i pìe nella neve:
el sé fermo,
la boca sé ciusa,
e non la fa gnanca più
“tut”.
32
INDI E POSCIA
Indi e poscia
alza la coscia
e piscia
nella galoscia
floscia
della prozia
di Alioscia,
ch’e una figura froscia
e fa la bagascia
a Brescia
in casa di Natascia
che striscia
e poi s’ammoscia,
si fascia
nell’ambascia e
si sfascia
nell’angoscia.
GA (ai tempi del servizio militare)
33
IO L’HO INCONTRATA
Io l’ho incontrata in fondo al Gratosoglio,
faceva la puttana alli tranvieri,
restavano avviliti i passeggeri
con il biglietto obliterato in man.
Restavano avviliti i passeggeri
con il libretto ed il dire ….
T’amo o pio bove
e mite un sentimento
sta sotto il mento
del manovrator.
GA: pazzie degli anni settanta
34
ITALIA
Italia,
questo popolo
di giranti,
giratari
e ufficiali del protesto,
Beppe 67
35
IVA
Iva, Iva
ora che arriva,
che VIA VAI
IVA VIVA,
VIVA L’IVA.
Sbocca la bava,
cresce la piva,
col piccione
chi cerca la fava,
chi frega la diva,
chi prima la dava,
adesso lo stesso,
con l’IVA,
le navi hanno piena
di IVA
la stiva,
discussione retriva,
chi cantava
la casta diva,
ora la canta
con l’IVA.
Povero Omero
cantami o diva,
canta con l’IVA,
è l’IVA che conta,
e uno si smonta,
ecco che arriva,
ecco che arriva
l’autore dell’IVA:
che è l’esente,
l’esente dell’IVA,
36
è il nullatenente,
porca l’IVA,
non certo l’ogiva,
non la missiva,
ah, mi pareva,
anzi, pariva,
me lo sentiva,
si va alla deriva,
e allora quest’IVA?
Mi vompe, mi giva,
dice il mavchese,
quest’IVA.
Ecco all’asilo,
“gira, gira iva,
gira, gira iva,
casco io
caschi tu,
casca l’asino
sopra l’IVA.
Beviamo un caffé
con l’IVA o senza,
ma voglio un caffé,
porca IVA,
e tu vuoi che la beva?
Lo bevo,
lo bevo con l’IVA.
Giornata festiva?
Anch’essa con l’IVA!
Una lacrima furtiva
37
su questa IVA?
La storia dell’IVA
chi la studiava
già lo sapeva,
la storia dell’IVA.
Piva, piva
l’oli d’uliva,
Teresa Giuliva?
Verserà l’IVA.
Battista è l’ora?
Sì, è l’ora dell’IVA.
No, è l’ora di piantarla
con l’IVA.
Valeva la pena
di fare quest’IVA?
Ma certo,
non vedi
riunioni
ogni giorno?
Giornali,
libretti,
opuscoli vari
perfin la TV,
la radio,
la serva:
E’ l’IVA
che serve.
Ma no,
tu ti sbagli,
sei tu che
la servi.
38
E quel che studiava
che già lo sapeva,
dall’alto dell’IVA,
si gode la scena
si crogiola al caldo,
non teme la MINA,
né l’IVA divina.
E tutti con l’IVA,
e tutti sull’IVA,
e tutti per l’IVA,
oh IVA,
quanta saliva!
GA (ma quando cazzo ho
scritto sta stronzata?)
39
LA BOCCA SOLLEVO’
(11 aprile 1983: su "La Notte" compaiono le materie della maturità)
La bocca sollevò tutta dentiera
e l'alito colpimmi dritto al naso.
Potete immaginar voi ben chi era
che stava esaminando cotal caso!
Nella saliva, libratasi in aria
"dico sul serio" si levò imperioso,
subito spernacchiato dalla varia
truppa arroccata sul giornal prezioso.
"DelIa fisica non v’importa niente..... ?"
chiese "né del grande, il Pacinotti, dico! ".
"Chiudi la bocca assai fetente!
Ghiron da tempo tu ce !i hai rotti!"
urla, Marchino, sovrastando il Checco.
"Chi se ne fotte della fisica tua!
Sparisci o questa volta io pecco!"
grida Salina, ìa dura verga sua
brandendo, pronto a incularla pel bene
di tutti. Altri che s'offrono, pronti;
la patta sbottonata ed un gran pene:
"La inculo io!". "No, io; e tu la monti!".
Ma in quel casin la Lidia, grande esperta,
". . .. e se poi gode ? " disse. Morta,
ma approfittando, la Ghiron all'erta,
con un gran baizo guadagnò la porta.
Volò stridendo come un gran vampiro
ed atterrò proprio sulla soglia,
e si voltò, ma le morì il respiro. .........
Come l'artìglio con un colpo spoglia,
così la mia katana la fermò:
40
la morte, penzolando nei suoi occhi
di vergogna e paura sol s'armò.
"no, non sperare mai che io abbocchi!.
"la formula sai dir che della vita
esprime la funzion, ma quella vera?
"Forse tu vuoi che faccio carne trita
della pellaccia tua sì tanto nera?
"M'han detto che tu eri partigiana;
non è che si sbagliaron con “puttana”?
Ma ora basta! Al fin della conclone
risolviti quest'ultima equazione!"
Sul ventre prima e poi sopra le chiappe
(pel dolor e la vergogna girossi)
la ics incisi come fosser toppe.
Tremavan ne! silenzio i suoi ossi,
grondavan sangue le sue chiappe molli,
la bocca roteava nera e muta,
gli occhi sbarrati guardavan da folli.
E’ la paura che dà forza bruta;
e lei trovò la forza disperata
di fare un balzo per venirmi addosso.
Mi scostai; come radice quadrata.......
giace in cortile in un silenzio rosso.
MORALE:
Quando le bestie non voglion capire,
bisogna ammazzarle, bisogna colpire;
se non sei deciso, se non fai il duro,
ti trovi inculato, puoi starne sicuro!
IL SAMURAI
41
L'amebba e er porpo
L'amebba se trovò davanti er porpo
e decise de magnàsselo d'un corpo.
Se distese aposta tutto er citoplasma,
bianco, che pareva nu fantasma.
Ma er porpo, pratico de caccia,
jie sputò er nero sulla faccia,
e, quatto quatto, senza fare sdruscio,
se nascose, dietro a un sasso come un guscio.
L'amebba, che n'un era proprio scema,
studiò con carma sto problema;
se fece piccoletta, piccoletta,
e s'infilò, nuotando senza fretta,
nella pancia d'er porpo, accovacciato,
e, 'na vorta drento, disse: "T'ho fregato!"
Milano, 26 maggio 1976
GA
42
LA MIA
"La mia è più bianca della tua"
diceva una puttana
a una collega:
aveva passato la notte
con un negro.
Beppe /67
43
LA PALLA DI PELLE DI POLLO
E tutti i pesci venero a galla
a vedere la palla
di pelle di pollo
fatta da Apelle
figlio di Apollo.
E dopo che Apelle
figlio di Apollo
ebbe mangiato
la pelle di pollo
vennero tutti
a rompere le balle,
quelle di Apollo
e quelle di Apelle.
GA anni liceo
44
LA TUA UMILTÀ'
Ecco la tua umiltà
mia cara Resi
quando tu hai gli occhi chiusi:
è come quella dei brutti musi
tratti dal marmo e in esso diffusi
............... .per l'eternità .
La tua umiltà,
mia cara Resi,
quando tu hai gli occhi accesi,
sembra pudica:
"Ognor difesi !
- par che tu dica la castità
della mia fica!"
Scusa............ come l'ortica?
Milano 10/6/1983
RUGGERO TINDARI
45
LE CULE
Gli piacevano le “uomene”
e i Saffo sui denti,
i gravidanzi no,
troppa tempa per avere
le cazze
loro.
Le cule
eran lì, aspettando
un nome
che gli rompesse i denti
con un Saffo,
che godurio!
GA (anni 70: se le donne avessero
preso il potere per prime)
46
LE MUTANDE MOLLI
Se c'è una cosa che mi fa incazzare,
son le mutande con l'elastico molle;
mi rendono nervoso, quasi folle
quando sento che incominciano a calare.
Sentirmele appoggiate lì al cavallo,
senza vita né forza avviluppante,
mi lasciano distrutto, titubante
se andare o stare in posizion di stallo.
Vedere gli altri che incedono sereni
così lisci, aderenti ed attillati
meditare mi fa sui vuoti e i pieni,
perché guardando i loro pantaloni
mi vien di domandarmi: "son castrati?
lì posto non ce n'è per i coglioni".
GIUSEPPE AMATO
21/12/73
47
OMO O FIMMENA?
Omo o fimmena?
e cu u sape?
manca u raffrontu
e, si tu vedi u mentu
rasatu,
anche se fimmena,
penza alla pelle tua
ch’è delicata
e che a carta vetrata
nun servi pi l’ammuri.
Beppe 31/12/68 Alla Pinuccia
48
OGNI MOSCA
Ogni mosca ha il suo risvolto di cofano,
e il contropelo se lo fa ogni mattina,
ci sia pioggia o sole.
Ogni ragno ha la sua fame, eppure vomita,
perché schizzinoso;
vive nel vento, aggrappato alla vela
e attende la luna, che gli porti
l’argento.
E la mosca di contropelo fresco,
cerca lfargento di un ragno romantico.
GA 61
49
NE HO PIENE LE BALLE
Ne ho piene le balle,
mi han rotto i coglioni,
‘ste facce ben gialle
di paraculoni.
La man nella tasca,
per toglier la muffa,
mi dicono “uffa!”
GA/ (momento di pazzia stanca?)
50
PARCO NAZIONALE
Ogni anno muore un cervo,
contento d’aver bramito,
la cerva avendo bramato,
ignorando d’esser cornuto.
Era lì
Che bramava la cerva,
ferme nell’aria le corna,
pronto all’uopo, con la bocca
a bramir.
GA/ Altro momento anni 70 di pazzia
51
PASSERA SOLITARIA
D’in su la voglia dell’amore, fica,
passera solitaria, per la campagna
battendo vai, fin che non viene il giorno.
E sbatte la pazzia di tante palle,
la peluria d’intorno
fiuta nell’aria e per li cazzi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi maschi belar, muggir tra i denti.
Gli altri uccelli contenti, a gara per ore
per la libera fica fan lunghi giri,
stanno aspettando la fica migliore,
un miele agli affanni, ai mille sospiri.
Son scopate, son pompe,
non ti fanno allergia, schivi gli stronzi
al sole folti e così t’abbronzi
al sole l’ano ed anche il tuo bel fiore.
Ohimè, quanto somiglia
al tuo costume il mio: sol cazzi e riso,
della novella età dolce famiglia,
e te, uccell di giovinezza, amore,
assaggio acerbo degli antichi giorni
non curo, io non so come, anzi da loro
quasi fuggo lontano,
quasi romito e strano
all’ambìto desìo.
scordo del goder mio la dura tega,
questo modo ch’omai cede alla sega.
Festeggiar si costuma al nostro borgo;
odi per lo seren un suon di squillo
52
senti spesso l’odor di molte canne
che si spande insieme allo spinello.
Tutte vestite a festa
le puttane del loco
lascian le case e per le vie si spandon;
e mostran … e son mirate … e in cor
s’allegran.
Io, solitaria, in questa
rimota parte della campagna uscendo,
ogni trucchetto e gioco
preparo ad altro uccello, e intanto il corpo
steso nell’erba aprica
un bel maschion che monta e monta,
mi arroventa a non finir la fica
dopo un giorno che meno e meno.
Tu, antico uccellon, venuto a sera
del viver che daranno a te le stelle,
certo del mio servizio
non ti dorrai; che la bravura è tutto
nella nostra vacchezza.
A me, se di vecchiezza
la detestata soglia
evitar non impetro,
quando muta sta fica al cazzo altrui
e lor fia voto il mondo e il dì futuro
del dì presente più noioso e tetro
che parrà di tal voglia?
Chè di quest’anni miei? Che di me stessa?
Ahi, pentirommi e triste
Contemplerò sta fica lessa.
GA (anni di studio del Leopardi)
53
PRIMO GIORNO DI QUARESIMA
Cinque coriandoli
di diversi colori
soffiati
dal primo vento
caldo,
cadono, spegnendosi,
nella pozzanghera
della pipì del mio cane:
è il primo giorno
di quaresima.
GA 1975 circa
54
RICOMINCIA L’AVVENTURA
Ricomincia l’avventura
del signore Beppe Amato
e speriamo che la dura
anche oltre il pensionato.
Se dovesse durar meno
alle spese darem freno
e se poi durasse minga
useremo anche la stringa.
Se durasse un po’ di più
noi diremo al Gionocchietti:
“Vada in mona anca lù,
le Ferrari e i suoi giochetti”.
Visto ch’è un gran coglione
sgancerà qualche milione,
che lo voglia oppure no,
gli faremo un bel popò.
GA, 26/10/1992
(annotazione: buona giornata, Giò)
55
SANGUE E ……..
Nell’arena, colma di folla applaudente
il grande torero Ramirez de Cordoba
matava il suo grande toro
Miura.
Era giunto all’azione finale
al gesto che manda in delirio
la folla.
Guardava negli occhi il toro
e il toro guardava, torvo, Ramirez:
Si fece un silenzio sepolcrale
e nel silenzio sepolcrale
il toro Miura,
che colava sangue
copioso dalle ferite
provocate dalle banderillas,
improvvisamente
………….
allargò le gambe,
ed emise uno sbuffo
enorme di urina.
Allargò le gambe
per non bagnarsi le palle
ed urinare meglio
e .. allagò la pista.
E l’urina, alle cinque della sera,
si mescolò
col suo sangue istesso.
(Abbiamo trasmesso: “Sangue e urine”)
GA: (altre pazzia cretina ani 70)
56
SENO
Dall’Alpe alle piramidi
Dal Manzanarre al Reno
Chi più, chi meno,
tutti parlano del seno.
Bello, morbido, pieno,
tende l’uomo sereno.
Traboccante,
tremante,
ansante,
congiura
d’amante,
nascosto.
esposto,
di giugno
e d‘agosto,
aperto
al vento
dell’amore,
rabbrividisce,
tradisce
il desiderio
faceto o serio,
di essere sfiorato,
donato,
conquistato,
offerto,
sofferto,
disteso,
teso,
57
raccolto
come grappolo sui filari
del Cantico dei Cantici.
Come frutti rari,
sapori dolci
e amari. Parlato,
baciato,
sttrizzato,
stretto
di getto
al petto,
in contatto
anche solo
immaginato
in astratto,
sognato
in concreto,
adagiato sul volto,
tra le labbra
colto,
come fiore
tra la neve
come fuoco
nel vulcano,
pieno,
sereno
nella mano
di chi sa
come amare.
GA/ 11 novembre 1970
58
SIGNORA CONTESSA
31/12/68 alla Pinuccia
Signora contessa
non è la stessa:
quando va a Messa
è un'altra,
se non fa rima
che se ne frega,
contessa è la strega
e chi poi la frega
non è come prima,
non resta più solo,
ha un amico: lo scolo.
GA/31/12/68
59
STRETTA
Stretta la vostra
larga la mia,
voi date la vostra:
io ho già dato la mia
beppe 67
60
STRUGGENTI SOLILOQUI AL GABINETTO
Struggenti soliloqui al gabinetto,
la mattina, fuori ancora buio,
(il primo chiaro, dopo la barba,
si apre un varco tra la nebbia
sopra il muro alto del cortile).
La prima sigaretta, gli occhi
aperti al rosso della parete,
riguardano i nebulosi sogni
della notte, il giorno dell’altro io.
Ma tutto è scomparso,
solo vaghi ricordi di ambienti,
di immagini senza parole che
nel cervello
possano rievocare
le figure e le scene.
Poi l’orologio dice che è tardi.
Sveglia la moglie, accendi la stufa,
l’alcool sul solito taglio,
le mutande pulite,
il pacchetto di Muratti in borsa,
il sacchetto della spazzatura.
Per le scale – ciao, ciao.
E in strada la nebbia,
superando la colonna di tram
e automobili ferme, a piedi:
“Checco non strisciare i piedi”
Colpi di tosse:
“Checco la bocca chiusa!”
“Papi, che belli i fucili nel negozio!”
“Sì ma è tardi”.
61
“Ma quando sarò grande me lo …”
“Sì, ma tieni chiusa la bocca”.
Semaforo rosso, semaforo verde
mentre l’ultima macchina
passando di corsa,
ci sbatte in faccia aria gelida
e desiderio di un letto caldo..
Torno dalla scuola, il Checco è a posto.
Ora posso camminare da solo,
fumare la sigaretta,
sentire il freddo senza pensare
a quello che sentiva il Checco,
fischiare la quinta o la terza,
guardare la calma olimpica
del netturbino, il freddo degli altri,
i fiori tra i vasi di latta,
le vetrine ora aperte.
E posso sognare libero di essere
in altri mondi, in quei mondi
visti dal mio io nottambulo
che litiga tutte le mattine
in struggenti soliloqui al gabinetto.
GA 12 dicembre 1970
62
TRITTICO
Vanoni, marzo
Pasqua, marzo
confessarsi una volta l'anno
beppe /67
63
TUTTI I PORCI
Tutti i porci stanno stesi
stanno stesi nel letame,
ma un porco come te
nel letame ci fa un bidet.
(forse mi riferivo ancora al
“dottor Lana” della Finarte)
BEPPE /63
64
UNA INUTILE FILA DI FORMICHE
Una inutile fila di formiche
porta inutili chicchi
con inutili sforzi
su per sassi e giù per rigagnoli
e fa barriere inutili
e s'avvicenda in una corsa
senza senso,
perché sotto la panchina,
davanti al buco della loro tana
mio figlio le schiaccia
una ad una
aspettando il loro arrivo
con l'ansia di un gigliottinaro.
Beppe /68 o 69
65
UN LUNGO AFFANNO
Un lungo affanno, una corsa immensa,
dal mattino alla sera
da tre miliardi e mezzo;
avanti e indietro?
No:
Un miliardo e tre quarti dorme,
l’altro fa così, a dodici ore per volta.
Quante sentinelle sveglie
per altrettante che dormono.
Ma l’Universo se ne frega.
A 250 km./secondo, se ne va
la Galassia nello spazio,
girando, sputando energia
nel vuoto immenso.
Né si commuove
perché l’uomo
piano piano riesce
a togliergli le mutande,
scoprendone l’intimità.
GA 4 dicembre 1972
66
UN PELO IN PIU’
Mi assale l’ansia di essere come lui;
come dice Giorgio,
voglio un pelo in più.
E otto ore al dì vanno per questo.
Otto per riposare.
Quattro per il resto.
“E le altre quattro?”
“Per godermi il pelo vecchio,
quello in meno”.
“Sempre?”
“No, ogni tanto, quando mi ricordo ..”
“Cosa?”
“Che ho le quattro ore per il pelo
vecchio”
“Che ti ricordi, no?”
“No, quasi mai”.
“Se vedo che ho
Una delle quattro ore
Di cui sopra,
mi domando cosa posso fare,
e penso al pelo nuovo in più
che non ho”.
“E poi?”
“Poi cosa?”
“Poi, il giorno dopo di quando
hai il pelo?”
“Dormo perché sono
stanco”
“E quando muori?”
“Chi se ne frega, tanto …
Muoio!”.
GA 18/12/73
67
UN TIRATORE SCELTO
Un tiratore scelto
messo un po’
lì per gioco
ma che sparava poco
ma che sparava ben,
Sono sincero,
io sparerò:
“Bum”.
GA/ (momento di pazzia indecifrata?)
68
VERRÀ' L'INVERNO
(poesia di Nostradamus)
Fumatore incallito che alle sette di mattina inquini l’aria profumata dal tuo
terrazzo e dalle tue finestre aperte:
verrà l'inverno con tanto freddo alle sette di mattina.
verrà l'inverno
e fumerai dentro la tua casa
con le finestre chiuse
e ti avvelenerai
da solo.
Verrà l'inverno
e finalmente alle sette di mattina
potremo respirare
l'aria pura che scende dal Subasio.
69
Scarica

POESIE POCO SERIE Per fare una risata