POESIE RIDANCIANE DI GIUSEPPE AMATO ACCANTO A UNA PUTTANA Accanto a una puttana in via Cadore una gatta soriana che era in calore adescò un maschio per fare all'amore, E chiese al soriano "ce l'hai la pastiglia?”” rispose "oh! figlia, io ho il freno a mano," b/67 1 A FRASCATI A Frascati, una goccia di vino di Frascati nel sincrotone, in accelerazione, vaga tra atomi di elio esuberanti, e particelle beta, astemie, per finire poi disintegrata da un povero anaerobo radiattivo, carico di protoni già ubriachi, portati a casa dalla ronda isotopa. GA/1961 (in viaggio di nozze) 2 AMEN, VACCA CANE (el me sant: san Vittor: in ricordo del Jerry) Amen, vacca cane m’han ciapàa acamò. Amen vacca cane la m’è andada mal. ma su no perché ma … la m’è andada mal. Amen vacca cane mi ho dì de no. Sum vecc, ghe la fo pu, m’han sorpassa. Amen, vacca cane, voeuri no la Baggina mi … mi sum ancamò vif. E invece vu adrèe a sto pirla d’un terron. Tajet i basett, vacca cane, e lassa sta i me man. Vacca cane, amen. Pouaret anca ti, Amen, mondo cane, l’è pu el mond che fa per mi. L’è mej el me sant, vacca cane, 3 ell me sant de sempre bei man vounc ma sempre avert oecc piangioulent ma de boun. Amen, san Viittor, vacca cane. GA/ anni 70/75 4 AMOR PLATONICO Ogni sera, della man nel cavo ben ben ti lavo e tu, gonfio di speranza, ti guardi, quando entro nella stanza, in giro ….. E mentre io t’ammiro ritto, turgido e duro tu sbatteresti contro il muro quell’inutil cappella, il tuo inane turgore: C’è, sì, c’è di lei per me l’amor, ma l’amor platonico ed improvvisamente tu ti senti froscio… e ti capisco se diventi moscio. Poi per l’affetto che ci lega, finisce tutto in una sega. GA 5 novembre 1987 5 BIONDA Bionda nel vento e scema nel cervello. GA/ 1989 6 LA CACCOLA VINCENZA G. Amato, 15.1.76 La caccola Vincenza, grassottella, se ne stava nella narice d'un vecchio pensionato. e ogni tanto tra sé si lamentava: "Stare qui sola, in un buco dannato, senza veder il mondo. Non conosco niente mentre sento fuori il rumore della gente!” Ma il pensionato, un giorno che cagava al cesso pubblico (trovandosi d'urgenza), intanto con il mignolo si cava dalla narice la Caccola Vincenza, l'appallottola, la stringe tre le dita e poi la spara dietro, come una bigliata. Da allora la caccola Vincenza appiccicata sulla mattonella ad un palmo dal buco di decenza, si lamenta ancora e dice: "Oh! bella..... Quando stavo di dentro alla narice, mi lamentavo di non vedere niente, mi sentivo sola ed infelice anche se sentivo dei rumori. Ora che vedo il buco dal di fuori, che manda odori spruzzi e dei fragori, mi rendo conto che il mondo è ben fetente! 7 CONOSCO LA VOSTRA CURIOSITA’ 16/1/64: Sui giornali è uscita la seguente notizia: "Prostituta partorisce aria - i medici stanno studiando il caso che non ha analoghi precedenti” Conosco la vostra curiosità e la soddisfo: sono io quella donna, io e vi racconto la storia. Lo incontrai un giormo che mi cercava (sono la più famosa del quartiere e tutti mi cercano). Lo vidi venire avanti un po’ timido, (ma poi non lo fu). E mi raccontò la sua storia, dopo, come alcuni fanno quando è la prima volta e trovano una come me. Ma la sua storia fu strana e mi conquistò e decisi che quello doveva essere il mio uomo. Sua madre un giorno di trent1anni prima sentì che era giunto il momento, e si stese: ma lui non nacque, uscì una grossa nuvola d'aria e salì sul soffitto, E la madre sconsolata lo abbandonò lì, nella nuvola senza cibo, senza una carezza, senza togliergli lo sporco. Visse per qualche giorno lì; la madre poi per la vergogna e la paura se ne andò. E qualche tempo dopo una vecchia contadina nuova del luogo, lo chiamò giù e lo nutrì e lo fece crescere. Mi innamorai di lui e decisi di sposarlo e lui ne fu felice, ma mi disse : 8 prima però devo sapere se sono un uomo o una nuvola; stai certa che se sono una nuvola non ti sposerò. E mi chiese di dargli un figlio ed io lo accontentai. Entrò dolce e leggero, ma quando mi lasciò il suo dono vidi che piano piano scendeva lungo il mio corpo e mi accorsi troppo tardi : entrava lentamente in me senza dire nulla e guardandomi come per chiedermi scusa ; e sparì dentro. Lo sentivo dentro di me per tutti quei nove mesi lui e suo figlio, E venne il giorno tanto sospirato: ero tranquilla che gli avrei dato un figlio e mi dispiaceva che non ci fosse più per vederlo. E piansi e soffrii e nacque; così almeno credevo. Uscì invece una nuvola e sali sul soffitto e i medici si guardarono esterefatti e se ne andarono brontolando. Qualche minuto fa sono rimasta, sola, finalmente , a guardare la nuvola sul soffitto: sarà mio figlio o mio marito? Beppe 16/1/64 9 CROZZA IN MILANESE Ou vist sora un canon ‘na crapa voeuia, Son sta curios e g’oo domandaa. Le la m’ha rispondu Con il magon “Son mort senza sentì sonà i campan”. (ritornello): Angiola faccia di tolla, faccia di merda mi sbatto anche i cojon. (Tentativo in collaborazione Tra Beppe e Giovanna, anni 70). 10 DECRETO PRESIDENZIALE Stramoso decreto che stendi le tue spire come caldi intestini di un coniglio sventrato: chi ti capisce è bravo. Si son messi in molti a farlo chiaro, ma le tue parole si muovono sinuose, beffarde, piene di senso incognito e di vita, prossima alla putredine; solo movimenti peristaltici, nauseanti. Cavallotti elettrici per salvarti Nella giungla di questa merda Di mente umana. GA 1977 11 E’ FINITA Sempre care mi furon le mie palle e questa minchia, che per tanti anni dell’ultimo orizzonte il guardo escluse. Ma sfregando e sfreganto interninate seghe, sempre con quelle e sovrumani sforzi … Or profondissima quiete io nel corpo sento; ove per poco il cor non si spaura. E come il cazzo sento dormir tra queste cosce, io quello infinito vibrar a questa morte vo comparando: e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei, minchia fottuta: ora che giace molle come un fico il naufragar m’è triste e qui lo dico. (poesia scritta da G. Leopardi in punto di morte se fosse vissuto fino a settant’anni) GA (anni settanta/settantacinque) 12 E LA FARFALLA E la farfalla gridò al farfallo: “Fallo!” “Che cosa?” Chiese ansioso ed un po’ sordo il farfallo. “Succhia[mi] il pistillo da questo fiore. “questo fiore no” si rifiutò il farfallo, “perché è un papavero da oppio e …se lo succhio .. fa l’oppio”. “Fa l’oppio? Oh, no!” la farfalla esclamò. Se lo succhi suonano l’allarme con le trombe di falloppio”. 13 E’ LA’, SI’, COME UN MOBILE E’ là, sì, come un mobile di legno di papiro scura figura immemore, pronta per il raggiro. Così la fossa, attonita, vuota , al freddo sta, muta pensando all’ultima ora del piè fatale, né sa quando una simile orma di piè mortale in strada un po’ di polvere a calpestar potrà. Lei, dirompente in solio vide il mio genio, e tacque; quando con voce assidua cadde, risorse e giacque, sperava con un palpito ma la testa non rompè. Quasi da manicomio, senza di luce un raggio, sorge or commosso il monito: sperare, aver coraggio; metter in chiesa un moccolo, ché, forse lei morrà. Dall’Alpi alle piramidi dal Manzanarre al reno rotto ha le palle a tutti a chi più, a chi meno, perfino a Scilla e al Tanoi dall’uno all’altro mar. E’ vera, è storia! Ai posteri 14 (se ci saran per lei) diciamo grazie, al massimo vedran ch’è folle; dei suoi piedon lo spirito Più vasta orma stampar. Oh, quante volte al tacito morir d’un giorno inerte, chinati i rai fulminei, le braccia al sen conserte, spinse … e di merda diede l’odore e il souvenir! Se penso ai vari mobili, tende, cuscini e scialli, le lampo, il mio monopoli; una puzza da sciacalli; e il concitato imperio e il celere ubbidir. Belva immortal! Ipocrita stronza ai servi avvezza! Scrivi ancor questo, allegrati: tu, che di merda olezza al disonor del Golgota la sorte si inchinò. Tu dalle stanche natiche smerdi ogni mia parola; il Dio che atterra e suscita che affanna e che consola, con un sol colpo semplice presto ti prenderà. GA (sempre ai tempi del liceo. Forse ai tempi del liceo Checco: la Ghiron?) 15 ERETTI Egli ebbe tante erezioni e parlando con tutti eresse lei in alto come su un monumento. Lei ebbe molti orgasmi e parlando con tutti eresse lui in alto come su un monumento. Poi a lui cadde un calzino e guardarono giù. E videro che sotto c'era solo l'aria: nessuno li erigeva. E decisero di darsi un sostegno per erigersi meglio. Andarono per le genti, guadagnarono tanti fruscianti biglietti verdi, con i quali si fecero erigere un monumento. E si fecero erigere 16 sul monumento. Lui ora ha meno erezioni ma con tutti tiene lei sul monumento. Lei ora ha meno orgasmi ma con tutti tiene lui sul monumento. E vissero un po' più moscetti, un po' meno eretti, E dissero a tutti, tra i rutti, tra i petti: "Non si può mica essere sempre perfetti". IL GUFO DI TENCHI 24.8.94 17 E’ INUTILE CHE PORTI "E’ inutile che porti anche tu le riserve per l'inverno" disse la formica al formico che aveva sposato quella mattina "perché le ho già portate io". Il guaio fu che in quell'inverno fu approvata la legge sul divorzio. La formica ne approfittò subito, diritti alimentari compresi. E il formico morì, con la legge dalla sua. beppe/62 18 E’ INUTILE CHE TU TI CARICHI E’ inutile che tu ti carichi continuamente " disse la resistenza al condensatore. "Tanto, appena ci mettiamo in contatto, io ti svuoto tutto11. Beppe 67 19 ELASTOMERO Elastòmero, effìmero polìmero, hai rèmore per il Vòmero, càmera di morte anche per chi non fa rima con te. Beppe 70 20 FOLGORI A ME ! Folgori a me ! Raccoglietevi là, sulla cima; ci attende un bel lavoro questa notte. Là, in cima, di corsa. Ecco: vedete là la città tranquilla, dorme e beve e mangia e fotte . Scendete, è 'ora della battaglia, scatenatevi come spade impazzite, tagliate, tagliate tutto, troncate ogni vita senza senso, ogni vita inutile, spegnete gli occhi ipocriti, le fronti vigliacche, le bocche invertite. Mozzate le orecchie che ascoltano senza reagire, i coglioni a chi non servono, perché vile. Entrate dappertutto, scatenatevi, spezzate senza pietà; strage e sangue corra per i cessi e i letti immondi, bruciate ogni cosa, e non dimenticatevi di lasciar dormire tranquilli i bambini, e di baciarli dolcemente mentre passate. Beppe 61 21 GEMON PIANGONO LE MADRI Gemon, piangono le madri di cotanti figli morti come fossero dei ladri cui tagliaron lor le sorti perché giovani e leggiadri bei prestanti e tutti forti dalle Parche ebbero, oh! vili zac! tagliati tutti i fili. Qual fu dunque la disgrazia che li spinse dentro l'Ade? Una tizia senza grazia che a lor parve ciocolade. Ora lei proprio ringrazia quella sorte che a lor cade perché almeno or può godere tutto ciò che è il piacere. Eran quattro tutti amici Piero, Armando, col Sandrino e Nicola che, felici, s’illudevan d'un tantino dell'amore che tu dici proprio esser più cretino perché, se di primo acchito, lui ti rende incretinito. Or avvenne che un ocone fece nota la novella. Corse voce d'un tenzone (ma fu fatto a chetichella). Chiusi dentro a un carnerone nella casa della bella tutta ignara del duello, 22 or avvenne proprio il bello: chiuser ben tutte le porte affinchè nessuno entrasse. Indi i turni estratti a sorte poser lor forme ben grasse in pedana urlando forte. Con i ferri già impugnati voglion giudici e giurati. E siccome era di scherma fu chiamato il nostro Achille che gran dotto lui si afferma (anche se ne spara mille). Primo incontro: già li ferma; rosso sprizza di scintille. Sono il Piero con l'Armando che all'inizio van sbagliando. Ecco il giudice che ferma ben più volte il triste incontro -non così -egli t'afferma ma buttatevi un po' controOra il Piero che di scherma di tal fatta ha pieno il vontro con la spada infila quello sedicente caccavello. Ma l'Armando un po' più astuto a sua volta uccide Piero che cadendo getta sputo dal polmone tutto nero. Quando il Sandro che ha bevuto doppio wiskey proprio vero con gran forza ti trafigge l'uccisor nelle bagigge. 23 Restan soli loro due: il Sandrino col Nicola ossìa un maneo contro un bue ed ognuno si consola perché pensa ch'ei per due quella eh'è restata sola consolare poi potrà con la propria amistà. Ma non pensan poverini quella triste sorte e ria che farà di due ....cretini due cadaveri per via. Perché infatti gli spadini a vicenda con maestria lor s'infilan nella pancia e si bacian sulla guancia. Cascan tutt'e due per terra cinque morti sì facendo peggio che di grande guerra quella stanza riempiendo. Quando arriva dalla serra dei bei fiori raccogliendo la Francesca che alla vista di quest'opera d'artista getta i fiori su tal morte. Nella sala urlando vasta di costoro la ria sorte, va a giocare la canasta. Beppe 14/3/54 24 GIA’ ERAVAM DE LA CLASSE RIMOSSI Già eravam da la classe rimossi tanto, ch'i’ non avrei visto dov'era perch'io indietro rivolto mi fossi quando vedemmo di primini una schiera che venian dietro l'angolo e ciascuna ci riguardava come suol da pera guardar un altro a Piazza Vetra all'una; e sì ver noi aguzzavan le ciglia come il vecchio Marchin fa ne la cruna cosi adocchiato da cotal famiglia fui conosciuto da un, che mi prese per lo membro e gridò: "qual meraviglia!" e io, quando 'l suo braccio a me distese, ficcai negli occhi 'l dito medio detto, sì che 'l viso abbruciato non difese la conoscenza sua al mio intelletto; e chinando la mano a la sua faccia, rispuosi:"Siete voi qui, ser Ginetto?" E quelli; "O figlio! mio, non ti dispiaccia se Ginetto Latino, un poco teco ritorna indietro e lascia andar la faccia" I' dissi lui: "Quanto posso m'en freco e se volete che con voi m'assengia, attaccatevi al tram che dietro reco" "O figlio" disse "qual di questa rengia s'arresta punto, giace poi cent'anni senza scostarsi, che la puzza è scorengia. Però va oltre: i’ ti verrò a' panni; e poi rigiugnerò la quarta ette, che va piangendo i suoi eterni danni" Io non osava fare le perette 25 per andar par di lui; ma a testa china tenea, com'om che reverente pette. Ei cominciò? "Quale Banfi o Salina o quale Atzeni di qua giù ti mena? e chi è questi che scende la china?" "Là su Ginetto, in la vita serena," rispuosi lui "mi hai rotto le balle avanti che l'età mia fosse piena, e se talvolta ti volsi le spalle lo feci sperando, venendo qui sotto di averti davanti lungo 'sto calle" Adesso che vedo com'hanno ridotto il naso tuo puro ed anche ritorto, sopporto la puzza e di te me ne fotto. "Tu te ne fotti?" Mi chiese Gin morto "Tu non puoi dire che cosa si prova morir nella puzza col fiato un po' corto: sembra la quarta, la putrida alcova dove tu spesso per gara mollavi residui di zolfo e alogeni d'uova!" Qui scende la sera e 'l tramonto degli avi e resta il ricordo dei piriti vostri. Quanto sollievo tu allora mi davi!" Ci siamo sentiti allora dei mostri e a fino ciascuno con sforzi giganti lasciammo in ricordo ognun sopra i rostri dei piriti lievi, dei piriti tanti che Gino piangendo usmava felice gridando entusiasta: "Beatrice, Beatrice!" 1981 Ruggero Tindari 26 IL COLECISTICO FISSATO Scruto con ansia le mie feci nella speranza di trovarci il male. GA 1986 27 IL DOTTOR FAUSTO LANA Agitato, in un frollino che ruzzola stropicciola, tartaglia e scoppiettìcchia s'inceppa dubitoso pigro se andare a destra o girar sulla sinistra; poi scatta, sputicchia, corre e urla, scalpita e, spirito felino, guata come una tigre, imbalsamata; si ferma, sbofonchia stanco e dice “Mah!” Ti guarda in faccia e cambia discorso: dice: "boh!”. Sbuffetta e buffoneggia, ridacchia come un libro che si squinterna cadendo dalla polvere che lo reggeva sullo scaffale, lo chiami e non risponde, lo chiami e non ha tempo, gli dici "son le sette", S i fe rma, ti guarda, chiude il cassetto e va pel corridoio "A domani!". Beppe 64 28 IL GHISA Era lì col semaforo rosso a guardar le auto scontrar! GA/ 4 maggio 1986 29 IL LUSTRASCARPE DEL DIURNO Era lì, con le balle conserte, che guardavi la gente pisciar. GA/ 1974 30 IL PELO Il pelo al poro: "Se oggi mene vado con una pinzetta, non ti irritare". Beppe 67 31 IL RAGNINO DELLA VAL CAMONICA Il ragnino della Val Camonica el g’ha fredo e g’ha messo i Mon boot. El g’ha fredo e non sona l’armonica; g’ha la boca che fa solo “tut”. Il ragnino della Val Camonica el g’ha fredo e g’ha messo I Mon Boot, ghe se incastra i pìe nella neve: el sé fermo, la boca sé ciusa, e non la fa gnanca più “tut”. 32 INDI E POSCIA Indi e poscia alza la coscia e piscia nella galoscia floscia della prozia di Alioscia, ch’e una figura froscia e fa la bagascia a Brescia in casa di Natascia che striscia e poi s’ammoscia, si fascia nell’ambascia e si sfascia nell’angoscia. GA (ai tempi del servizio militare) 33 IO L’HO INCONTRATA Io l’ho incontrata in fondo al Gratosoglio, faceva la puttana alli tranvieri, restavano avviliti i passeggeri con il biglietto obliterato in man. Restavano avviliti i passeggeri con il libretto ed il dire …. T’amo o pio bove e mite un sentimento sta sotto il mento del manovrator. GA: pazzie degli anni settanta 34 ITALIA Italia, questo popolo di giranti, giratari e ufficiali del protesto, Beppe 67 35 IVA Iva, Iva ora che arriva, che VIA VAI IVA VIVA, VIVA L’IVA. Sbocca la bava, cresce la piva, col piccione chi cerca la fava, chi frega la diva, chi prima la dava, adesso lo stesso, con l’IVA, le navi hanno piena di IVA la stiva, discussione retriva, chi cantava la casta diva, ora la canta con l’IVA. Povero Omero cantami o diva, canta con l’IVA, è l’IVA che conta, e uno si smonta, ecco che arriva, ecco che arriva l’autore dell’IVA: che è l’esente, l’esente dell’IVA, 36 è il nullatenente, porca l’IVA, non certo l’ogiva, non la missiva, ah, mi pareva, anzi, pariva, me lo sentiva, si va alla deriva, e allora quest’IVA? Mi vompe, mi giva, dice il mavchese, quest’IVA. Ecco all’asilo, “gira, gira iva, gira, gira iva, casco io caschi tu, casca l’asino sopra l’IVA. Beviamo un caffé con l’IVA o senza, ma voglio un caffé, porca IVA, e tu vuoi che la beva? Lo bevo, lo bevo con l’IVA. Giornata festiva? Anch’essa con l’IVA! Una lacrima furtiva 37 su questa IVA? La storia dell’IVA chi la studiava già lo sapeva, la storia dell’IVA. Piva, piva l’oli d’uliva, Teresa Giuliva? Verserà l’IVA. Battista è l’ora? Sì, è l’ora dell’IVA. No, è l’ora di piantarla con l’IVA. Valeva la pena di fare quest’IVA? Ma certo, non vedi riunioni ogni giorno? Giornali, libretti, opuscoli vari perfin la TV, la radio, la serva: E’ l’IVA che serve. Ma no, tu ti sbagli, sei tu che la servi. 38 E quel che studiava che già lo sapeva, dall’alto dell’IVA, si gode la scena si crogiola al caldo, non teme la MINA, né l’IVA divina. E tutti con l’IVA, e tutti sull’IVA, e tutti per l’IVA, oh IVA, quanta saliva! GA (ma quando cazzo ho scritto sta stronzata?) 39 LA BOCCA SOLLEVO’ (11 aprile 1983: su "La Notte" compaiono le materie della maturità) La bocca sollevò tutta dentiera e l'alito colpimmi dritto al naso. Potete immaginar voi ben chi era che stava esaminando cotal caso! Nella saliva, libratasi in aria "dico sul serio" si levò imperioso, subito spernacchiato dalla varia truppa arroccata sul giornal prezioso. "DelIa fisica non v’importa niente..... ?" chiese "né del grande, il Pacinotti, dico! ". "Chiudi la bocca assai fetente! Ghiron da tempo tu ce !i hai rotti!" urla, Marchino, sovrastando il Checco. "Chi se ne fotte della fisica tua! Sparisci o questa volta io pecco!" grida Salina, ìa dura verga sua brandendo, pronto a incularla pel bene di tutti. Altri che s'offrono, pronti; la patta sbottonata ed un gran pene: "La inculo io!". "No, io; e tu la monti!". Ma in quel casin la Lidia, grande esperta, ". . .. e se poi gode ? " disse. Morta, ma approfittando, la Ghiron all'erta, con un gran baizo guadagnò la porta. Volò stridendo come un gran vampiro ed atterrò proprio sulla soglia, e si voltò, ma le morì il respiro. ......... Come l'artìglio con un colpo spoglia, così la mia katana la fermò: 40 la morte, penzolando nei suoi occhi di vergogna e paura sol s'armò. "no, non sperare mai che io abbocchi!. "la formula sai dir che della vita esprime la funzion, ma quella vera? "Forse tu vuoi che faccio carne trita della pellaccia tua sì tanto nera? "M'han detto che tu eri partigiana; non è che si sbagliaron con “puttana”? Ma ora basta! Al fin della conclone risolviti quest'ultima equazione!" Sul ventre prima e poi sopra le chiappe (pel dolor e la vergogna girossi) la ics incisi come fosser toppe. Tremavan ne! silenzio i suoi ossi, grondavan sangue le sue chiappe molli, la bocca roteava nera e muta, gli occhi sbarrati guardavan da folli. E’ la paura che dà forza bruta; e lei trovò la forza disperata di fare un balzo per venirmi addosso. Mi scostai; come radice quadrata....... giace in cortile in un silenzio rosso. MORALE: Quando le bestie non voglion capire, bisogna ammazzarle, bisogna colpire; se non sei deciso, se non fai il duro, ti trovi inculato, puoi starne sicuro! IL SAMURAI 41 L'amebba e er porpo L'amebba se trovò davanti er porpo e decise de magnàsselo d'un corpo. Se distese aposta tutto er citoplasma, bianco, che pareva nu fantasma. Ma er porpo, pratico de caccia, jie sputò er nero sulla faccia, e, quatto quatto, senza fare sdruscio, se nascose, dietro a un sasso come un guscio. L'amebba, che n'un era proprio scema, studiò con carma sto problema; se fece piccoletta, piccoletta, e s'infilò, nuotando senza fretta, nella pancia d'er porpo, accovacciato, e, 'na vorta drento, disse: "T'ho fregato!" Milano, 26 maggio 1976 GA 42 LA MIA "La mia è più bianca della tua" diceva una puttana a una collega: aveva passato la notte con un negro. Beppe /67 43 LA PALLA DI PELLE DI POLLO E tutti i pesci venero a galla a vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo. E dopo che Apelle figlio di Apollo ebbe mangiato la pelle di pollo vennero tutti a rompere le balle, quelle di Apollo e quelle di Apelle. GA anni liceo 44 LA TUA UMILTÀ' Ecco la tua umiltà mia cara Resi quando tu hai gli occhi chiusi: è come quella dei brutti musi tratti dal marmo e in esso diffusi ............... .per l'eternità . La tua umiltà, mia cara Resi, quando tu hai gli occhi accesi, sembra pudica: "Ognor difesi ! - par che tu dica la castità della mia fica!" Scusa............ come l'ortica? Milano 10/6/1983 RUGGERO TINDARI 45 LE CULE Gli piacevano le “uomene” e i Saffo sui denti, i gravidanzi no, troppa tempa per avere le cazze loro. Le cule eran lì, aspettando un nome che gli rompesse i denti con un Saffo, che godurio! GA (anni 70: se le donne avessero preso il potere per prime) 46 LE MUTANDE MOLLI Se c'è una cosa che mi fa incazzare, son le mutande con l'elastico molle; mi rendono nervoso, quasi folle quando sento che incominciano a calare. Sentirmele appoggiate lì al cavallo, senza vita né forza avviluppante, mi lasciano distrutto, titubante se andare o stare in posizion di stallo. Vedere gli altri che incedono sereni così lisci, aderenti ed attillati meditare mi fa sui vuoti e i pieni, perché guardando i loro pantaloni mi vien di domandarmi: "son castrati? lì posto non ce n'è per i coglioni". GIUSEPPE AMATO 21/12/73 47 OMO O FIMMENA? Omo o fimmena? e cu u sape? manca u raffrontu e, si tu vedi u mentu rasatu, anche se fimmena, penza alla pelle tua ch’è delicata e che a carta vetrata nun servi pi l’ammuri. Beppe 31/12/68 Alla Pinuccia 48 OGNI MOSCA Ogni mosca ha il suo risvolto di cofano, e il contropelo se lo fa ogni mattina, ci sia pioggia o sole. Ogni ragno ha la sua fame, eppure vomita, perché schizzinoso; vive nel vento, aggrappato alla vela e attende la luna, che gli porti l’argento. E la mosca di contropelo fresco, cerca lfargento di un ragno romantico. GA 61 49 NE HO PIENE LE BALLE Ne ho piene le balle, mi han rotto i coglioni, ‘ste facce ben gialle di paraculoni. La man nella tasca, per toglier la muffa, mi dicono “uffa!” GA/ (momento di pazzia stanca?) 50 PARCO NAZIONALE Ogni anno muore un cervo, contento d’aver bramito, la cerva avendo bramato, ignorando d’esser cornuto. Era lì Che bramava la cerva, ferme nell’aria le corna, pronto all’uopo, con la bocca a bramir. GA/ Altro momento anni 70 di pazzia 51 PASSERA SOLITARIA D’in su la voglia dell’amore, fica, passera solitaria, per la campagna battendo vai, fin che non viene il giorno. E sbatte la pazzia di tante palle, la peluria d’intorno fiuta nell’aria e per li cazzi esulta, sì ch’a mirarla intenerisce il core. Odi maschi belar, muggir tra i denti. Gli altri uccelli contenti, a gara per ore per la libera fica fan lunghi giri, stanno aspettando la fica migliore, un miele agli affanni, ai mille sospiri. Son scopate, son pompe, non ti fanno allergia, schivi gli stronzi al sole folti e così t’abbronzi al sole l’ano ed anche il tuo bel fiore. Ohimè, quanto somiglia al tuo costume il mio: sol cazzi e riso, della novella età dolce famiglia, e te, uccell di giovinezza, amore, assaggio acerbo degli antichi giorni non curo, io non so come, anzi da loro quasi fuggo lontano, quasi romito e strano all’ambìto desìo. scordo del goder mio la dura tega, questo modo ch’omai cede alla sega. Festeggiar si costuma al nostro borgo; odi per lo seren un suon di squillo 52 senti spesso l’odor di molte canne che si spande insieme allo spinello. Tutte vestite a festa le puttane del loco lascian le case e per le vie si spandon; e mostran … e son mirate … e in cor s’allegran. Io, solitaria, in questa rimota parte della campagna uscendo, ogni trucchetto e gioco preparo ad altro uccello, e intanto il corpo steso nell’erba aprica un bel maschion che monta e monta, mi arroventa a non finir la fica dopo un giorno che meno e meno. Tu, antico uccellon, venuto a sera del viver che daranno a te le stelle, certo del mio servizio non ti dorrai; che la bravura è tutto nella nostra vacchezza. A me, se di vecchiezza la detestata soglia evitar non impetro, quando muta sta fica al cazzo altrui e lor fia voto il mondo e il dì futuro del dì presente più noioso e tetro che parrà di tal voglia? Chè di quest’anni miei? Che di me stessa? Ahi, pentirommi e triste Contemplerò sta fica lessa. GA (anni di studio del Leopardi) 53 PRIMO GIORNO DI QUARESIMA Cinque coriandoli di diversi colori soffiati dal primo vento caldo, cadono, spegnendosi, nella pozzanghera della pipì del mio cane: è il primo giorno di quaresima. GA 1975 circa 54 RICOMINCIA L’AVVENTURA Ricomincia l’avventura del signore Beppe Amato e speriamo che la dura anche oltre il pensionato. Se dovesse durar meno alle spese darem freno e se poi durasse minga useremo anche la stringa. Se durasse un po’ di più noi diremo al Gionocchietti: “Vada in mona anca lù, le Ferrari e i suoi giochetti”. Visto ch’è un gran coglione sgancerà qualche milione, che lo voglia oppure no, gli faremo un bel popò. GA, 26/10/1992 (annotazione: buona giornata, Giò) 55 SANGUE E …….. Nell’arena, colma di folla applaudente il grande torero Ramirez de Cordoba matava il suo grande toro Miura. Era giunto all’azione finale al gesto che manda in delirio la folla. Guardava negli occhi il toro e il toro guardava, torvo, Ramirez: Si fece un silenzio sepolcrale e nel silenzio sepolcrale il toro Miura, che colava sangue copioso dalle ferite provocate dalle banderillas, improvvisamente …………. allargò le gambe, ed emise uno sbuffo enorme di urina. Allargò le gambe per non bagnarsi le palle ed urinare meglio e .. allagò la pista. E l’urina, alle cinque della sera, si mescolò col suo sangue istesso. (Abbiamo trasmesso: “Sangue e urine”) GA: (altre pazzia cretina ani 70) 56 SENO Dall’Alpe alle piramidi Dal Manzanarre al Reno Chi più, chi meno, tutti parlano del seno. Bello, morbido, pieno, tende l’uomo sereno. Traboccante, tremante, ansante, congiura d’amante, nascosto. esposto, di giugno e d‘agosto, aperto al vento dell’amore, rabbrividisce, tradisce il desiderio faceto o serio, di essere sfiorato, donato, conquistato, offerto, sofferto, disteso, teso, 57 raccolto come grappolo sui filari del Cantico dei Cantici. Come frutti rari, sapori dolci e amari. Parlato, baciato, sttrizzato, stretto di getto al petto, in contatto anche solo immaginato in astratto, sognato in concreto, adagiato sul volto, tra le labbra colto, come fiore tra la neve come fuoco nel vulcano, pieno, sereno nella mano di chi sa come amare. GA/ 11 novembre 1970 58 SIGNORA CONTESSA 31/12/68 alla Pinuccia Signora contessa non è la stessa: quando va a Messa è un'altra, se non fa rima che se ne frega, contessa è la strega e chi poi la frega non è come prima, non resta più solo, ha un amico: lo scolo. GA/31/12/68 59 STRETTA Stretta la vostra larga la mia, voi date la vostra: io ho già dato la mia beppe 67 60 STRUGGENTI SOLILOQUI AL GABINETTO Struggenti soliloqui al gabinetto, la mattina, fuori ancora buio, (il primo chiaro, dopo la barba, si apre un varco tra la nebbia sopra il muro alto del cortile). La prima sigaretta, gli occhi aperti al rosso della parete, riguardano i nebulosi sogni della notte, il giorno dell’altro io. Ma tutto è scomparso, solo vaghi ricordi di ambienti, di immagini senza parole che nel cervello possano rievocare le figure e le scene. Poi l’orologio dice che è tardi. Sveglia la moglie, accendi la stufa, l’alcool sul solito taglio, le mutande pulite, il pacchetto di Muratti in borsa, il sacchetto della spazzatura. Per le scale – ciao, ciao. E in strada la nebbia, superando la colonna di tram e automobili ferme, a piedi: “Checco non strisciare i piedi” Colpi di tosse: “Checco la bocca chiusa!” “Papi, che belli i fucili nel negozio!” “Sì ma è tardi”. 61 “Ma quando sarò grande me lo …” “Sì, ma tieni chiusa la bocca”. Semaforo rosso, semaforo verde mentre l’ultima macchina passando di corsa, ci sbatte in faccia aria gelida e desiderio di un letto caldo.. Torno dalla scuola, il Checco è a posto. Ora posso camminare da solo, fumare la sigaretta, sentire il freddo senza pensare a quello che sentiva il Checco, fischiare la quinta o la terza, guardare la calma olimpica del netturbino, il freddo degli altri, i fiori tra i vasi di latta, le vetrine ora aperte. E posso sognare libero di essere in altri mondi, in quei mondi visti dal mio io nottambulo che litiga tutte le mattine in struggenti soliloqui al gabinetto. GA 12 dicembre 1970 62 TRITTICO Vanoni, marzo Pasqua, marzo confessarsi una volta l'anno beppe /67 63 TUTTI I PORCI Tutti i porci stanno stesi stanno stesi nel letame, ma un porco come te nel letame ci fa un bidet. (forse mi riferivo ancora al “dottor Lana” della Finarte) BEPPE /63 64 UNA INUTILE FILA DI FORMICHE Una inutile fila di formiche porta inutili chicchi con inutili sforzi su per sassi e giù per rigagnoli e fa barriere inutili e s'avvicenda in una corsa senza senso, perché sotto la panchina, davanti al buco della loro tana mio figlio le schiaccia una ad una aspettando il loro arrivo con l'ansia di un gigliottinaro. Beppe /68 o 69 65 UN LUNGO AFFANNO Un lungo affanno, una corsa immensa, dal mattino alla sera da tre miliardi e mezzo; avanti e indietro? No: Un miliardo e tre quarti dorme, l’altro fa così, a dodici ore per volta. Quante sentinelle sveglie per altrettante che dormono. Ma l’Universo se ne frega. A 250 km./secondo, se ne va la Galassia nello spazio, girando, sputando energia nel vuoto immenso. Né si commuove perché l’uomo piano piano riesce a togliergli le mutande, scoprendone l’intimità. GA 4 dicembre 1972 66 UN PELO IN PIU’ Mi assale l’ansia di essere come lui; come dice Giorgio, voglio un pelo in più. E otto ore al dì vanno per questo. Otto per riposare. Quattro per il resto. “E le altre quattro?” “Per godermi il pelo vecchio, quello in meno”. “Sempre?” “No, ogni tanto, quando mi ricordo ..” “Cosa?” “Che ho le quattro ore per il pelo vecchio” “Che ti ricordi, no?” “No, quasi mai”. “Se vedo che ho Una delle quattro ore Di cui sopra, mi domando cosa posso fare, e penso al pelo nuovo in più che non ho”. “E poi?” “Poi cosa?” “Poi, il giorno dopo di quando hai il pelo?” “Dormo perché sono stanco” “E quando muori?” “Chi se ne frega, tanto … Muoio!”. GA 18/12/73 67 UN TIRATORE SCELTO Un tiratore scelto messo un po’ lì per gioco ma che sparava poco ma che sparava ben, Sono sincero, io sparerò: “Bum”. GA/ (momento di pazzia indecifrata?) 68 VERRÀ' L'INVERNO (poesia di Nostradamus) Fumatore incallito che alle sette di mattina inquini l’aria profumata dal tuo terrazzo e dalle tue finestre aperte: verrà l'inverno con tanto freddo alle sette di mattina. verrà l'inverno e fumerai dentro la tua casa con le finestre chiuse e ti avvelenerai da solo. Verrà l'inverno e finalmente alle sette di mattina potremo respirare l'aria pura che scende dal Subasio. 69