N om e s o c i et à 8 MARZO VISTO DA LEI ANNO 2 / MAggio NR. 3 2009 Data editoriale All’interno: Vita Libertà Affetti Pag 2 Incomincio da qui La paura del coraggio Pag 3 Le “Sarangate” Pag 4 Pag 5 Moda e etichette? No grazie! Pag 6 Identificarsi, prego! Pag 7 La guerra giusta Pag 8 Pag 9 Pag10 Se dovessimo riassumere in una parola lo stato della scuola pubblica italiana in questo periodo probabilmente la più corretta sarebbe "cadente", dove a "cadere" non sono solo gli intonaci e i soffitti , ma l'intera struttura organizzativa. La scuola pubblica italiana è soffocata da sprechi ed inefficienze talmente aggrovigliati che il bandolo di questa matassa può essere facilmente rimpallato fra i vari responsabili senza che una reale soluzione venga trovata. A colpire quello che resta ecco i nuovi tagli del budget, che certo non aiuteranno. E poi non dimentichiamo le strutture mancanti, le biblioteche senza libri, i laboratori vuoti... Ma serve ancora questa scuola? O tutto questo baraccone è solo una specie di costoso asilo per bambini un po' più grandicelli, un sistema per tenere occupati i ragazzi mentre i genitori lavorano? A sentire Confindustria le cose sono proprio così: la scuola non riesce a formare dei lavoratori realmente qualificati, mentre le università si sono ridotte ad essere un esamificio da cui escono laureati muniti di un pezzo di carta di scarsissimo valore e utilità. Tutto vero. Ciononostante la scuola pubblica rimane, ora come ora, lo strumento migliore o, se preferite, il meno peggio, per la realizzazione personale: se qualcuno si prendesse la briga di consultare quei voluminosi e pesanti vocabolari di latino che vengono stancamente trascinati di qua e di là in occasione dei compiti in classe e guardasse i vari significati della parola "studium" ci troverebbe, forse con una certa sorpresa, "amore". Amore di chè? Di un'equazione biquadratica? Della tavola dei logaritmi? Certo che no! "Amore" per se stessi. Lo studio delle lingue non serve solo a prendere qualche bel voto o a meglio comunicare con qualche multinazionale estera, ma serve ad allargare i propri orizzonti affinchè non siano limitati al solo quartiere Gratosoglio o alla ridente cittadina di Motta Visconti o di Casorate Primo; lo studio della lingua italiana permette non solo di finanziare qualche super-critico letterario mediante l'acquisto forzato dei suoi libri, ma anche di riuscire ad esprimere efficacemente i complessi e contradditori sentimenti personali (chi di voi non ha mai visto finire un'amicizia o un amore per una parola sbagliata?). E' assolutamente certo che mai nella vita capiterà di usare le equazioni biquadratiche o la trigonometria in un supermercato o dal salumiere, ma è anche altrettanto certo che una vita passata solo al supermercato o dal salumiere è una vita scadente: le vite vere, le vite vissute intensamente e profondamente necessitano di una logica profonda che lo studio della matematica sa dare come nessun altro e che permette la risoluzione di quei problemi futuri personali ed inediti che inevitabilmente tutti noi incontreremo. Chi non vorrà sfruttare questa occasione andrà molto probabilmente ad allargare la grande schiera dei passivi capaci di lamentarsi, ma non di trovare soluzioni. Come Comitato dei Genitori diciamo che siamo stufi di limitarci alle lamentele, che vogliamo provare a trovare soluzioni e che faremo tutto ciò che potremo per contribuire salvare questa scuola pubblica. Abbiamo bisogno di alleati: abbiamo bisogno dei genitori che vogliono e possono dare una mano, abbiamo bisogno dei ragazzi che vogliono e possono collaborare con noi e, come non mai, abbiamo bisogno dei docenti che NON possono e NON vogliono arrendersi. Il Comitato dei Genitori PAGINA 2 arriva un giorno nella ita di ognuno di noi in cui a cosa che sembra essere l più ai ma chi ti accompagna ne fantastico viaggio verso una met che magari ancora non conosci ai dove ti porta il cuore o dove a vita o il fato ti fanno arrivare m non sempre chi viaggia con te ede la vita con i tuoi occhi o ha e tue stesse aspettative. Cos fare? Cambiare compagni d viaggio? Cambiare i tuoi valor quanti dubbi ti assalgono, come affrontare tutto ciò? Gl amici bastano? Sanno capire tuoi dubbi? Sono in grado di af tuoi genitori potrebbero essere soggetti cui rivolgerti ci pensi? importante non è dove temi importanti? hai già provato a confidart i "genitori" quelli che non con loro sui grandi e piccoli tem i ascoltano e non ti capiscono? della vita? Hanno capito o hanno ene o male che sia andata non ai ad rontare orse atto are finta di nulla . Incomincio da qui “Non ci sono più i giovani di una volta! Questa è la frase che accompagna le nuove generazioni da sempre. Frequentando spesso l’Istituto e mettendosi ”in ascolto” con il cuore e non solo con le orecchie ci si rende invece conto che le cose non cambiano: i giovani hanno sete di affetto e di attenzioni, sentono il bisogno di essere amati per quello che sono e non per quello che altri vorrebbero che fossero, avvertono l’esigenza di essere capiti come un bisogno primario alla pari dell’aria che respirano. In preda a questo tumulto di sentimenti spesso si chiudono erigendo quel muro di silenzio con la famiglia. Cosa possiamo fare? C’è tanto da fare ed il tempo è troppo poco. Gli adolescenti crescono velocemente ed il rischio di entrare nella società con approcci sbagliati è altissimo quando manca il giusto supporto e la fiducia in se stessi. Il Comitato dei genitori crede fermamente che si possa e si debba fare tutto ciò che è possibile per migliorare la qualità dei rapporti tra la scuola e la famiglia per dare continuità nella vita dei nostri figli, perchè ci sia un unico filo conduttore in modo che gli sforzi fatti da tutti gli educatori siano davvero produttivi. Bisogna investire nell’uomo lavorando sulle nuove generazioni che prenderanno il nostro posto nel mondo. Per questo motivo il Comitato ha individuato alcuni valori che si ritiene siano tra i più importanti per la formazione della personalità adottando, quale programma di lavoro, tutte le iniziative che porteranno a sviluppare questi tre temi che sono: “Il valore della vita e la dignità dell’uomo” ”L’esercizio della libertà” “Le passioni dell’uomo”. nel destino Elisabetta Distasio Presidente del Comitato Genitori La paura del coraggio Luigi Fasulo, 68 anni, ticinese, esperto pilota si schianta con il suo aereo tra il 24° e il 25° piano del Pirellone, sede della Giunta Regionale della Lombardia, alle 17,40 di venerdì 19 aprile 2002. Cinque i morti: il pilota, due dipendenti della Regione Lombardia e due passanti. Una settantina i feriti. Gli uffici regionali sono chiusi il venerdì pomeriggio; l’attività lavorativa termina alle 12:30. In quel periodo c’erano lavori di ristrutturazione tra il 24° ed il 27° piano. Tutto questo è riportato dalla cronaca di quei momenti. La notizia corre sui fili informatici di tutto il mondo. Viene inflitto un duro colpo al cuore di quella Milano che è la capitale economica italiana. Un riflessione viene spontanea: cosa sarebbe successo se invece di venerdì alle 17:40 il fatto fosse accaduto alle 11 di lunedì? Forse si è cercato di adempiere ad un “atto dovuto” con mano leggera? Il rischio di una strage di ben altre dimensioni è facilmente immaginabile. Torna l’incubo dell’11 settembre 2001 quando le Torri Gemelle sono state annientate da due aerei kamikaze ed il respiro del mondo si è fermato. La paura di un conflitto mondiale con il coinvolgimento di armi più o meno intelligenti si fa strada. L’uomo deve convivere con una serie di paure. La paura del dentista, ad esempio, è comune a tutti i mortali (dentisti compresi) eppure su quella maledetta sedia, primo o poi, ci passiamo tutti! L’uomo che asserisce di non aver mai paura è un bugiardo o un incosciente. Si deve essere pru- PAGINA 3 denti, ma una cosa è la prudenza, altra la codardia. Altra cosa ancora è la conoscenza dei propri limiti, consapevolezza che è stata oggetto della trama di uno dei primi film a colori del 1956, “Il Pianeta Proibito”, nel quale l’inconscio generava un vero e proprio mostro imbattibile capace di annientare ogni possibilità di aspettativa di vita. Il timore del giudizio degli altri non deve impedire di esprimerci. La paura della morte non deve imporci di chiuderci in un bunker. Già Amleto si imbarcò su questo tema: “Essere o non essere”, ma mentre rifletteva sul suo dilemma, era già proiettato nel futuro. La sua esposizione era già parte di un passato, immediato, ma trascorso. La natura umana è protesa istintivamente verso la vita, alla ricerca della propria essenza e del proprio destino. Per fare questo mette in campo ogni risorsa in modo più o meno consapevole. Questa attività continua lo porterà ad essere sereno sapendo di aver fatto tutto ciò che gli era possibile; ogni atteggiamento passivo lo porterà inevitabilmente all’insoddisfazione, sopraffatto dai vari timori, dalle varie paure e sarà infelice. Coraggio vuol dire esporsi, agire e rischiare senza voler essere eroi. L’uomo comune che affronta la vita di ogni giorno con onestà, coerenza e senso di responsabilità verso se stesso e gli altri è la personificazione del coraggio. Impariamo a non aver paura di essere coraggiosi. Dario Podestà Elisabetta Distasio Caproni espiatori terremotati: siamo Seri? le Sarangate Quando accade una tragedia immane come il terremoto in Abruzzo gli Italiani sanno sempre cosa fare: lamentarsi. Gli Italiani hanno le idee chiare e non le nascondono: per prima cosa si dichiarano innocenti, poi cercano un capro espiatorio: i politici; per un po' li crocefiggono, poi se ne dimenticano ed infine li rivotano, fino alla tragedia successiva. Nel mezzo, le vittime: 295 in questa occasione, a cui aggiungere 42.000 sfollati, senza più nè casa né averi. Oh, come siamo sfortunati! Abbiamo buoni motivi per scuotere il crapone sconsolati: cosa possiamo fare noi, se non piangere la nostra triste sorte di anime candide sottomesse al giogo di questi politici che costruiscono ospedali di cartapesta e Case dello Studente con la stessa consistenza di un savoiardo? E così al senso di impotenza segue la depressione, poi l'indifferenza e infine la voglia di dimenticare. Tutto logico, ma errato. Siamo davvero vittime innocenti? Il signor Valentino Seri, abitante ad Onna e quindi nell'epicentro del terremoto, avrebbe ben motivo di essere fiero di se stesso. Lui la casa se la è costruita da solo, come molti suoi conterranei, ma non ha voluto sfruttare tutti i sotterfugi che i politici gli fornivano: non ha voluto eludere le norme antisismiche per poi farsi regolarizzare il tutto al primo condono, ma le ha seguite scrupolosamente. Ora la casa del signor Seri è ancora in piedi, senza una crepa e senza danni. Al contrario molti suoi conterranei evidentemente non sono stati così lungimiranti, visto che oltre all'ospedale ed alla Casa dello Studente, sono crollate anche tante case private costruite e condonate di recente. E non si può dire che sia una novità: quando nel 1994 ci fu l'alluvione in Piemonte furono in molti a scoprire che costruire una casa abusiva sulla riva del fiume per poi sfruttare il condono edilizio per farsela regolarizzare non è la cosa più intelligente di questo mondo, dato che in caso di esondazione la casa crolla; ed allo stesso modo gli abitanti di quelle case abusive e condonate costruite sulle falde del Vesuvio scopriranno, prima o poi, la bellezza di avere una colata di lava che scorazza per il soggiorno. Ad ogni condono edilizio si leva un urlo di gioia da milioni di Italiani innocenti: ora possono regolarizzare le loro piccole marachelle, e riempire di voti il politico che glielo ha permesso! Per le tragedie, invece, c'è sempre la lamentela. Il signor Seri di Onna non aveva un grandioso disegno politico in mente, né seguiva i precetti di qualche religione; il signor Seri non voleva salvare il mondo quando ha costruito la sua casa: si è solo fatto i suoi interessi. Il signor Seri non si è tirato la zappa sui piedi per poi lamentarsi con il negoziante che gliel'ha venduta, o prendersela con il politico che non ha fatto una legge contro le zappate pedestri, ma ha semplicemente zappato nel posto giusto. Se prendessimo esempio dal signor Seri avremmo meno tragedie e meno bare da inumare. Se prendessimo esempio dal signor Seri saremmo meno depressi: non saremmo costretti ad aspettare che siano GLI ALTRI a fare qualcosa di buono, per poi rimanere delusi ed impotenti dal fatto che "non cambia mai niente", ma saremmo stimolati nel vedere che, nel nostro piccolo, qualcosa lo si ottiene. Il signor Seri, ad esempio, se non fosse morto alcuni anni fa per cause naturali, avrebbe ottenuto di vedere tutta la sua famiglia ancora viva. Roberto Saranga Super Eroi anoressici Chi è appassionato di fumetti sa benissimo che molti anni fa una grande parte di essi era dedicata ai super-eroi: i super-eroi si distinguevano dagli eroi comuni sia perchè volavano, sia perchè indossavano sempre vistosi costumi da deficienti; questi costumi sgargianti permettevano ai supereroi di essere individuati con più facilità mentre sfrecciavano nel cielo, incutendo nei criminali il terrore di un attacco aereo e negli altri quello che cagassero sulla propria macchina come tutti gli altri volatili. Quasi sempre i super-eroi avevano anche a tri poteri: si deformavano, si allungavano, si scioglievano, si tagliavano come mortadelle. Poi i tempi cambiarono, e i super-eroi sparirono dall'immaginario collettivo; furono sostituiti da un nuovo tipo di super-eroi deformati: le fotomodelle. Davanti alle fotomodelle dei manifesti anch'io provo l'angoscia che provavano i criminali con i vecchi super-eroi: mi osservano dall'alto del cartellone pubblicitario e non sorridono mai; mi mostrano spavalde le loro cosce rutilanti e sulla faccia hanno un'aria di sfida degna di un campionato regionale di braccio-di-ferro: "Io sono strafiga, e tu non mi meriti!" No, infatti; non c'è alcun dubbio; a stento ci riuscirebbe Mazinga. Io non posso competere con quei fianchi sinuosi modellati da Photoshop e con quel collo allungato digitalmente: nessuno potrebbe. Io posso solo opporre i miei addominali modellati dai troppi spaghetti al pesto genovese e i bicipiti che, con fatica, sollevano un fiasco di Lambrusco. E poi, chi ti vuole? Quegli occhi taglienti di un azzuro metallizzato mi fan venire la cagarella e i vestiti che porti mi spaventano, a cominciare dal prezzo. Io voglio una donna, non un Transformer! Non c'è da sorprendersi che quello sguardo riesca a soggiogare anche le ragazze: a chi non piacerebbe essere una specie di carro armato bionico con cui viaggiare nelle strade della vita affollate di porci? Ed allora ecco la forte tentazione di eguagliare, di imitare, di copiare un cyborg irreale, e dopo, davanti all'ovvio fallimento, la tentazione di rimpicciolirsi sempre più per poi, con un altro piccolo sforzo, scomparire del tutto da un mondo così feroce... E noi uomini? Come facciamo noi? Come possiamo stare in un mondo pieno solo di cartelloni pubblicitari? Che ci facciamo con queste figure lunari con denti iridescenti e le labbra di cobalto? Noi abbiamo bisogno di donne, di donne con difetti, con la cellulite, con l'apparecchio per i denti, con le otturazioni, con gli occhi marroni e i capelli con le doppie punte, donne con punti deboli che le rendano almeno un pochino insicure per poterci rendere conto di essere importanti per loro, perché andremo a proteggere proprio quei punti e sapremo di servire a qualcosa. Nei giorni di pioggia ci leveremo il giubbotto griffato da truzzo, o quello borchiato da emo, per coprir loro la testa e ripararle dalle gocce e dalle cacche volanti dei super-eroi, e poi, se vorranno, ci metteremo insieme davanti ai manifesti pubblicitari per assistere alla inesorabile agonia di queste finte strafighe che, lentamente, si scollano dai cartelloni e cadono a terra, insieme agli altri rifiuti. Roberto Saranga Moda ed etichette? No grazie! La “lotta” musicale e degli stili ormai è all’ordine del giorno e negli ultimi due anni ha portato ad una vera e propria selezione; coloro che ne sono coinvolti non hanno più una propria personalità e non si accorgono di nulla ma vengono “trasportati” dalla corrente! Essere accettati dalla massa è l’unico problema che la stramaggioranza degli adolescenti si pone senza pensare se la massa ragioni in modo giusto oppure no. Ognuno tende a prevalere sugli altri che vengono considerati “diversi”; offese e pregiudizi tra i membri dei vari gruppi sono spesso la causa di scontri che portano ad una vera e propria “suddivisione sociale”. C’è bisogno di auto-lesionarsi o spendere tutto lo stipendio dei genitori per dei vestiti solo perché sono firmati? Se vi piace davvero lo stile di musica che ascoltate non è detto che dovete vestirvi o fare ciò che fa la massa ma semplicemente essere voi stessi! Se vi vestite così non fatelo solo per assomigliare agli altri ma per piacervi! Se ascoltate un certo genere di musica è perché vi piace non dovete farvelo piacere solo per essere accettati! In conclusione vorrei solo ricordarvi di non giudicare o criticare le persone dal loro aspetto ma tentate almeno di conoscerle perché, anche se non ascoltano il vostro stesso genere di musica o si vestono diversamente da voi, potrebbero diventare i vostri nuovi migliori amici! Giulia Chiariello - Classe 2C Emo, punk, metallari, scene-queen, skater, truzzi, p-goldini… questi sono i principali “gruppi” in cui gli adolescenti si riconoscono e vengono “etichettati” per il modo di vestire e per la musica ascoltata! Vengono considerati “emo” coloro che sono depressi o si tagliano le vene; essere “metallari” significa bere birra e bestemmiare; un “truzzo” è più addobbato di un albero di natale non con palline e ghirlande ma vestiti e accessori delle marche più famose! Vi siete mai chiesti se tutto ciò è vero oppure no? Potrebbe anche essere così ma la maggior parte degli adolescenti lo fanno solo per essere “accettati”! Identificarsi, prego! Mi piaceva quel maglione... L´ho indossato fino alla consunzione; mi piaceva troppo. Niente di griffato, naturalmente, quindi era perfettamente in linea con i dettami del gruppo con cui mi identificavo… Sono questi i pensieri che mi avevano colto quando quella vecchia fotografia di 28 anni fa mi è passata tra le mani, sono questi i pensieri che mi hanno attraversato la mente una volta letto lo scritto di Giulia. In quella foto erano perfettamente evidenti i miei gusti musicali ed addirittura le mie tendenze politiche… 28 anni e niente è cambiato; cambiano i nomi ma gli schemi sono quelli: siamo quasi tutti intruppati in cliché che ci accompagnano per tutta la vita e che ci piovono addosso dall´alto di una società organizzata per spot pubblicitari e per compartimenti stagni da cui è difficile uscire se non per entrare, volenti o nolenti, in altri compartimenti stagni. Il bisogno di sentirsi riconosciuti e "catalogati" dagli altri è sempre pressante e si deve essere più forti per potere ignorare queste esigenze e proporre il proprio stile ed il proprio "io" come espressione di se stessi e non come accettazione passiva . Spesso chi riesce in questa impresa coltiva in se´ un´autostima che lo aiuterà ad affrontare e superare brillantemente momenti difficili . Purtroppo questa forza non costituisce propriamente la caratteristica principale di un ragazzo adolescente. Purtroppo neppure con l´avanzare degli anni questa divisione risolve; anzi, si fa più subdola, dettata da esigenze più o meno sociali, professionali o di etichetta e il conformarsi ad una categoria sociale non più legata ad affinità di passioni o sentire ma indotta da fattori esterni. Il rischio che si corre è di annullarsi, di zittire le proprie passioni, i propri interessi e le proprie opinioni, annullando la gratificazione che ci regalano e lasciarsi vivere senza emozioni. Prima si esce da questo circolo vizioso e meglio è. A volte la presentazione di se stessi per come si è, suscita in altri ammirazione e consenso; spesso la propria vita acquista valore anche ai propri occhi e il mestiere di vivere acquista in qualità, valore difficilmente scambiabile con qualsiasi altro prodotto commerciale. Alba Roveda si La Guerra giusta Prefazione L’Istituto “Varalli” ha organizzato martedì 24 febbraio un incontro dedicato alla Palestina a cui hanno partecipato gli studenti delle classi quarte e quinte. Le relazioni introduttive sono state tenute dal prof: Luigi Pincini e dal prof. Alessandro Colombo. Questa iniziativa è stata voluta, in primo luogo, dagli studenti che avvertivano il bisogno – a fronte della tragedia che si svolgeva sotto i loro occhi - di avere almeno una informazione storico-politica adeguata a capire le radici di quel conflitto inestinguibile. L’incontro di febbraio è stato voluto anche dai genitori del Comitato che hanno dato il loro contributo al dibattito con una comunicazione di apertura che ha affrontato con coraggio e disincanto la questione se, a fronte del continuo rinnovarsi della violenza e della guerra in Palestina, abbia ancora un senso interrogarsi e discutere su quella situazione. Questo numero del giornalino “Portavoce fuoriclasse” ospita l’intervento che un genitore aveva preparato ma che non è stato letto in quella occasione per il prolungarsi dei tempi dell’incontro. E’ un contributo importante che precede una ulteriore iniziativa, ovvero la pubblicazione di un “quaderno” che raccoglie gli interventi di quella giornata. Il Preside Prof. Michele Del Vecchio LA GUERRA GIUSTA La Val Badia è un posto meraviglioso che si trova tra le montagne più belle del mondo: le Dolomiti. Com’è ovvio che sia, trattandosi di un territorio montagnoso, vi si trovano rifugi alpini incantevoli. Sopra il passo Falzarego, tra Corvara e Cortina, ce n’è uno che si chiama “Scotoni Hütte”. Nelle sue vicinanze c’è una chiesetta, molto suggestiva, costruita dagli Alpini in memoria dei caduti della Grande Guerra, dove ho trovato un opuscolo che riportava questo pensiero: “La Guerra è un massacro, tra milioni di persone che non si conoscono, nell’interesse di poche persone che si conoscono benissimo; ma che non si massacrano” Questa frase, evidentemente scritta da chi di Guerra se ne intende, mi ha fatto tornare alla mente una domanda che mi sono fatto tante volte: “esiste la Guerra Giusta?”. La “Guerra”, probabilmente, è antica quanto l’Uomo. Però a volte mi domando se, almeno anticamente, che so, ai tempi di Leonida o di Carlo Magno, non ci sia mai stato un momento di “Onestà della Guerra”, un momento in cui si è combattuto per motivi “Giusti”. Sappiamo che c’è stato un tempo in cui, la Guerra, era regolata da una sorta di Princìpi e Valori. Basti pensare ai Codici Cavallereschi; i quali hanno fornito, in una certa misura, una specie di “Etica della Guerra”. Tradizionalmente, infatti, le guerre venivano combattute essenzialmente fra eserciti. Chi batteva l’avversario sul campo vinceva. Le popolazioni civili soffrivano la loro parte di privazioni, ma normalmente non venivano coinvolte direttamente nei conflitti. E’ vero anche che ci sono stati casi di ignominia colossale… Guardando in “casa nostra”, ad esempio, ci sarebbe molto da dire sul processo di unificazione della penisola italica: massacri di contadini, eliminazione fisica di oppositori politici e intellettuali, latifondisti letteralmente rapinati di tutti i loro averi. Tutto questo, naturalmente, ad opera dei nostri eroi nazionali in camicia rossa e in nome della Patria, si intende. Un volta unita, però, l’Italia non ci ha regalato giorni migliori. Qualcuno si ricorderà del “grande generale” Bava Beccaris che, nel maggio del 1898, ordinò di sparare cannonate sui milanesi (che protestavano per l’aumento del prezzo del pane) provocando una strage. Lo hanno decorato e fatto Senatore (Gaetano Bresci, però, ha fatto Giustizia!) Chissà cosa avrebbero detto, gli Eroi del Risorgimento Italiano, se il Maresciallo Radetzky avesse fatto una cosa simile… Queste cose non vengono riportate nei vostri libri di testo. La Prima Guerra mondiale, poi, è stata come un grande spartiacque; nel senso che, grazie all’innovazione tecnologica, sono stati utilizzati strumenti di morte talmente potenti da causare un’ecatombe. Si, ci sono stati anche episodi di “valore cavalleresco”, come quelli che hanno visto personaggi dello spessore di Manfred von Richtofen, il famoso Barone Rosso, che si ritirava dal duello aereo quando si accorgeva che l’avversario aveva l’arma inceppata, o scendeva lui stesso a soccorrere il nemico ferito. Ci sono stati anche episodi di cameratismo, fra truppe nemiche, quando gli opposti eserciti si concedevano delle “pause” per consentire il soccorso dei loro feriti, In generale, però, la Grande Guerra è stata caratterizzata da ufficiali che ordinavano attacchi suicidi in massa, solo per compiacere il loro Re, mandando al massacro migliaia di giovani, poco più grandi di voi… e chi se la “faceva sotto” e si ritirava dall’assalto (a causa di una resistenza troppo accanita): VENIVA FUCILATO! Questa pratica veniva chiamata “decimazione” (uno ogni dieci veniva “giustiziato”). Non sto alludendo alla nazione che pensate voi… sto parlando della nostra Italia! Bisogna riconoscere che l’Italia, di guerra, se ne intende. Provate a chiedere, ai vostri “prof” di storia, quante guerre sono state dichiarate da Piemonte e Regno d’Italia, magari confrontandole con il numero di quelle ricevute. Nell’estate del 1945 è stata addirittura dichiarata guerra ad un Giappone moribondo, mentre si caricavano le bombe atomiche destinate a Hiroshima e Nagasaki. Resterete meravigliati… ne abbiamo dichiarata una persino alle mosche, ma non se ne è più parlato, forse perché l’abbiamo persa! Temo che nemmeno queste cose siano riportate nei vostri libri. Non intendo certo dire che il Regno d’Italia fosse l’unico paese crudele o criminale; ce ne sono molti altri che hanno gareggiato più che dignitosamente… Robert Stinnet, nel suo “Day of Deceit” (in Italia: Il Giorno dell’Inganno), ha portato alla luce un’ imponente documentazione, desecretata negli anni ’90, che dimostra che il Presidente Roosvelt non solo sapeva dell’attacco a Pearl Harbor, ma ha fatto di tutto per provocare la reazione del Giappone, sapendo che sarebbero andati a colpire in quel punto preciso. Lo scopo era quello di far uscire gli USA dal loro isolazionismo (e non certo per motivi umanitari). Stinnet parla di quella scoperta come dello shock più terrificante della sua vita… I vostri libri di testo, cosa dicono al riguardo? Ma non solo gli altri sono “cattivi”… Parlando di tempi più recenti, marzo 1999, l’Italia ha partecipato ai bombardamenti NATO sulla ex Yugoslavia, violando la sua Costituzione e causando più di 10.000 morti tra i civili, donne, bambini, uomini, anziani… Al Governo c’era una persona che, fino a qualche anno addietro, manifestava in piazza per l’uscita dell’Italia dalla NATO e in seguito ha dichiarato che i nostri aerei hanno, si, volato sulla Yugoslavia, ma non l’hanno bombardata… Stendiamo un velo pietoso sulla vicenda delle munizioni all’uranio impoverito e alle vittime che hanno causato tra i “nostri” ragazzi, che sono stati mandati allo sbaraglio, senza la minima preparazione in materia. Con tutto ciò, SIA CHIARO, che non intendo criticare questo o quel governo, piuttosto che questo o quel paese. Quello che cerco di dire è che la guerra è SEMPRE sbagliata; perché “massacra milioni di persone che non si conoscono, nell’interesse di poche persone che si conoscono benissimo; ma che non si massacrano”. Non può esistere, quindi, la Guerra Giusta. Non intendo entrare nel merito di argomenti che, i relatori di oggi, conoscono meglio di me. Voglio invitarvi, semplicemente, a NON ACCONTENTARVI della COMODA OPINIONE che i media cercano di vendervi! Sono molti i casi in cui la “Supposta Verità”, che non è un farmaco da assumere per via esclusiva, è stata smentita. Si pensi alla schiavitù nell’antico Egitto, allo “spirito” delle Crociate, o della Santa Inquisizione, al processo subito da Galileo Galilei… Sarebbe bello vedervi impegnati nella ricerca, se non della Verità, di informazioni più complete e obiettive. I mezzi per formarvi un’opinione personale, al giorno d’oggi, non mancano. Anche perché, un giorno, qualcuno potrebbe venire a bussare alla vostra porta e i problemi, che oggi sono solo degli altri, potrebbero diventare i vostri. Quel giorno potrebbe rivelarsi utile sapere come si sono svolte veramente le cose. Per quanto mi riguarda, spero vivamente che i personaggi che controllano i media e la “Cultura“ abbiano il mio stesso desiderio: quello di non trovarsi mai, in un futuro più o meno prossimo, nella penosa e imbarazzante situazione, di sentirsi chiedere dai propri figli: “Perché ci avete mentito?” Milano, 24 febbraio 2009. Massimo Mainardi (Comitato Genitori) Il comitato di redazione è composto da: GIORGIO CARRARA LORELLA LEONI DARIO CONTRI ELISABETTA DISTASIO ANTONELLA MADAU ANTONELLA MAZZOLETTI FIORINA FONTEBASSO MASSIMO MAINARDI DEBORAH MITCHELL ALBA ROVEDA DARIO PODESTA’ ISABELLA MAININI ROBERTO SARANGA