la Biblioteca di via Senato Milano mensile anno II n.1 – gennaio 2010 La sòla bibliofila più nota di tutti i tempi e i nostri libri mai scritti Francesco Lumachi, Annette Popel Pozzo e Matteo Noja I cinque sensi nella lettura della Divina Commedia Chiara Nicolini The only sensible thing to do with is to them. Sir Richard Branson, entrepreneur extraordinaire and adventurer. His never ending quest for the next big idea brings him to the inspirational solace of Necker, his island. He always travels with Samsonite ProDLX, the only bag that can keep up with him. Sir Richard Branson’s proceeds from the photo shoot were donated to the Virgin Unite foundation. www.virginunite.com samsonite.com la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.1 – MILANO, GENNAIO 2010 Sommario 5 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 1 QUEI TOMI DEL FORTSAS, PIÙ “UNICI” CHE RARI* di Francesco Lumachi 13 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 2 RACCOLTE IMMAGINARIE E LIBRI MAI SCRITTI di Annette Popel Pozzo 19 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 3 LE BIBLIOTECHE IDEALI, UN VIZIO ANCHE DEL ’900 di Matteo Noja 25 inSEDICESIMO – Le rubriche LE MOSTRE, I CATALOGHI DI BIBLIOFILIA, L’INTERVISTA D’AUTORE, GLI APPUNTAMENTI, LE RECENSIONI, LE ASTE 41 Un intellettuale e i “suoi” autori L’EDITORE IDEALE PIERO GOBETTI ALLA BIBLIOTECA DI VIA SENATO di Matteo Noja 53 Schede dei libri in BvS I 5 SENSI NELLA LETTURA DELLA DIVINA COMMEDIA di Chiara Nicolini 60 BvS: un “libro ritrovato” MODA PURPUREA DEGLI ANTICHI di Chiara Bonfatti 62 BvS: un’utopia sempre in fieri LE NUOVE ACQUISIZIONI DELLA NOSTRA BIBLIOTECA di Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo *tratto da “Historie per gli Amici de Libri” Consiglio di amministrazione della Fondazione Biblioteca di via Senato Marcello Dell’Utri (presidente) Giuliano Adreani, Carlo Carena, Fedele Confalonieri, Maurizio Costa, Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel, Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli, Carlo Tognoli Direttore responsabile Angelo Crespi Segretario Generale Angelo De Tomasi Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Collegio dei Revisori dei conti Achille Frattini (presidente) Gianfranco Polerani, Francesco Antonio Giampaolo Referenze fotografiche Saporetti Immagini d’Arte Snc, Milano Fondazione Biblioteca di via Senato Elena Bellini segreteria mostre Chiara Bonfatti sala Campanella Sonia Corain segreteria teatro Giacomo Corvaglia sala consultazione Claudio Ferri direttore Luciano Ghirelli servizi generali Matteo Noja conservatore della Biblioteca Donatella Oggioni responsabile teatro e ufficio stampa Annette Popel Pozzo responsabile del Fondo Antico Gaudio Saracino servizi generali Stampato in Italia © 2010 – Biblioteca di via Senato Edizioni Tutti i diritti riservati Ufficio di redazione Matteo Tosi e Gianluca Montinaro Direzione e redazione Via Senato, 14 – 20121 Milano Tel. 02 76215318 Fax 02 782387 [email protected] www.bibliotecadiviasenato.it Progetto grafico e impaginazione Elena Buffa Bollettino mensile della Biblioteca di via Senato Milano distribuito gratuitamente L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Immagine in copertina: il Romantico Lucifero di Federico Faruffini (Milano, Francesco Pagnoni, 1865) Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Reg. Trib. di Milano n. 104 del 11/03/2009 la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.1 – MILANO, GENNAIO 2010 Editoriale roprio in questi giorni, Philippe Daverio, durante una delle ultime puntate del suo programma televisivo Passepartout, suggerisce un’ipotesi non nuova ma sempre affascinante nel definire le radici e i principi fondanti dell’Europa: l’Europa, ci sussurra in modo accattivante, nasce dal libro. Il libro nella forma in cui lo conosciamo oggi, con le pagine legate tra loro, comincia a diffondersi nel III secolo d.C., in ambito cristiano. Successivamente, cercando di preservare il patrimonio conoscitivo e la memoria del passato dalle distruzioni delle invasioni barbariche, nascono le biblioteche, luoghi dove si raccolgono e conservano questi libri. Prima essenzialmente monastiche, per permettere la copiatura dei testi per farli consultare a un sempre maggior numero di persone – magari anche per abbellirle attraverso preziose miniature –, le biblioteche nascono poi per volontà di re e di principi, di città, di comuni, di stati, di università e così via; così diffuse nel territorio in modo capillare, dettano, secolo dopo P secolo, le trame dei viaggi, degli spostamenti, degli incontri umani alla ricerca della conoscenza. Le biblioteche sono quindi il distillato della nostra comune storia culturale; certificano il succedersi di culture e di uomini, il loro incontrarsi, il loro confrontarsi e anche combattersi, a volte in maniera drammatica. Testimoniano di un’avventura fatta di idee e avvenimenti – che siano minimi e quotidiani piuttosto che grandiosi o epocali, poco importa –, trasmessa attraverso la parola scritta. La conservazione del sapere e la sua trasmissione è, ancora di più oggi, la missione della Biblioteca, di quella antica come di quella moderna, di quella che contiene 14 milioni di volumi come di quella che ne conserva poche migliaia, di quella che vanta secoli di vita come di quella che verrà. Nella convinzione che l’Europa vera non sia solo quella della moneta unica, ma soprattutto quella di un’unica cultura che conservi nella propria unicità la differenza delle varie culture che la compongono. gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 5 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 1 QUEI TOMI DEL FORTSAS, PIÙ “UNICI” CHE RARI La vera storia di una finta asta sparita come d’incanto FRANCESCO LUMACHI Al comm. Piero Barbèra. ell’estate dell’anno 1840 il mondo dei bibliofili fu messo a rumore dall’annunzio della vendita di una strabiliante biblioteca composta dei libri più rari, più preziosi, più ricercati e più... sconosciuti che mai siano stati messi in commercio. La vendita fu annunziata con il catalogo di cui ecco il titolo: «Catalogo di una ricchissima sebbene poco numerosa collezione di libri, provenienti dalla biblioteca del fu signor conte J. N. A. de Fortsas, la cui vendita avrà luogo a Binche il 10 agosto 1840 alle 11 del mattino, nello studio e per cura del sig. Mourlon, notaro, via della Chiesa N. 9. Mons, tipografia di Emanuele Hoyois, libraio. Prezzo 50 centesimi». Le condizioni dell’asta erano le seguenti: «La vendita si farà a contanti con l’aumento del 10% sul prezzo di aggiudicazione. I libri si potranno vedere e collazionare la vigilia della vendita, dalle tre alle sei ecc.». Si diceva inoltre (quantunque non fosse stampato) che direttore dell’asta sarebbe stato un certo signor Nolahc, vecchio maggiore comandante il forte Maurice, nella baia di Crachang1. Il catalogo era preceduto da una prefazione di autore anonimo, nella quale si diceva che il conte di Fortsas non ammetteva nella sua bi- N blioteca che opere sconosciute a tutti i bibliografi. Dato questo sistema, che durante quarant’anni fu strettamente osservato dal defunto, è facile intuire che la biblioteca non poteva riuscire numerosa. Si aggiunga che il Fortsas si disfaceva subito, senza misericordia, di volumi pagati talvolta a peso d’oro e il cui possesso avrebbe reso orgoglioso il bibliofilo più esigente, appena si accorgeva che una opera fino allora sconosciuta era stata segnalata su qualche catalogo. Questa triste scoperta la indicava in un’apposita colonna del suo inventario con la indicazione: si trova menzionata nel tale o tal’altro lavoro e accanto: venduta, regalata, oppure, cosa che appare persino incredibile, distrutta. Ciò che spiega anche perché il catalogo cominciasse col n. 3 e finisse col n. 222, mentre effettivamente le opere non fossero che 52; tutte le altre mancanti erano state regalate, vendute o distrutte. Inoltre la pubblicazione delle dotte ricerche del Brunet e specialmente le sue Nouvelles Recherches, portarono un colpo terribile alla biblioteca e alla salute del Fortsas. «Essa (la pubblicazione del Brunet) gli fece perdere in una sola volta un terzo della sua biblioteca. David-Joseph Desvachez: ritratto di Renier Chalon 6 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 no vedere i due opuscoli catalogati ai numeri 30 e 43. Ex libris di Renier Chalon Da quell’epoca apparve disgustato dei libri e della vita. Non fece più acquisti, sebbene il Bollettino di Techner2 venisse ancora di quando in quando a diradare i ranghi, già così assottigliati, del sacro battaglione». La prefazione termina con questa biografia del defunto proprietario della biblioteca: «Giovanni, Nepomuceno, Augusto de Pichault, conte di Fortsas, nato il 24 ottobre 1770 nel suo castello di Fortsas, presso Binche, nell’Hainault (Belgio), è morto il primo settembre 1839 nello stesso luogo di nascita e nella stessa stanza dove era venuto alla luce sessantanove anni avanti. Tutto dedito ai suoi libri, aveva veduto (o meglio non aveva visto) passare trent’anni di rivoluzione e di guerre senza distrarsi un solo istante dalla sua occupazione favorita e senza mai abbandonare il suo santuario. Par fatta per lui la divisa: Vitam impendere libris». Il famoso catalogo fu distribuito in un centinaio di copie ai più noti bibliografi, bibliofili e bibliomani d’Europa e suscitò la più viva emozione. Il barone di Reiffenberg, conservatore della Biblioteca Reale di Bruxelles, chiese subito al suo governo un credito straordinario per acquistare alcune opere storiche importantissime e il credito, data la eccezionale importanza del caso, fu subito accordato in 1.800 franchi. Lo stesso Reiffenberg era in ansia, per conto suo, perché aveva visto che il n. 158 del catalogo portava un Promptuarium antiquitatum trevirentium… auctore Willelmo comite ab Reiffenberg. Inutile dire che il libro gli riusciva completamente nuovo. Forse un suo antenato ne era l’autore? Il signor Leber, famoso raccoglitore della più rara e completa collezione di pamphlets riguardanti la storia di Francia, si mosse apposta da Parigi per acquistare o alme- Due eruditi storici, l’abate Carton e il signor Delepierre, che avevano fatti lunghi studi sulla storia della città di Bruges, attendevano con vera impazienza il giorno della vendita, perché il numero 11 portava un’ Histoire des antiquités et prérogatives de la Ville de Bruges, par l’abbé Moussi, in-4, Bruxelles, Ermens, 1767; opera che appariva assai importante quantunque fosse loro completamente sconosciuta. Il signor Polain possedeva un’opera rarissima, ma incompleta: Mémoires de l’abbé D.M.R.D.F.A.L. (De Mouson Résident de France à Liège) à Reims, chez Macé, impr. juré, 1645, in-12, en deux parties de 115 et 210 pages, figures, reliure ancienne de maroq. rouge, aux armes de Colbert, e il catalogo Fortsas non solo portava l’opera completissima, ma con questa nota: «Il signor W. avendomi detto che il signor Polain di Liegi possedeva un esemplare delle Memorie di De Mouson, sono corso subito (gennaio 1832) a verificare da me l’esistenza di questo secondo esemplare. Posso garantire che il sig. Polain non ha, di queste Memorie, che la prima parte di 115 pagine. Dunque io rimango possessore di un esemplare unico». Immaginarsi la smania del povero Polain per divenire il proprietario di questo esemplare unico, per la prenotazione del quale scriveva all’Hoyois: «…Voglio anche dirvi, ma solo fra noi bibliofili, che sarei abbastanza pazzo da offrire per questo libro una cinquantina di lire e, all’ occorrenza, anche di più»3. Willems, celebre storico, che si era fatto una riputazione nello studio della canzone fiamminga, perse il sonno dal momento che il catalogo gli rivelò la esistenza di un’opera a lui affatto sconosciuta su quel soggetto: Specimen of early flemish songs of fourteenth century, to which is prefixed an historical introduction. By Georg Ellis, Esq., London, 1809, in-8, pag. 1 à 138, sans titre, avec dix pl. de musique, etc. E in nota: «La stampa di questo volume rimase sospesa». Al signor Serrure, storico e numismatico che da molti anni si era dedicato allo studio della storia del Principato di Rummen e credeva ormai di conoscere tutto quello che era stato scritto e stampato sul suo soggetto, ci mancò poco non gli pigliasse un accidente a trovare nel catalogo il numero 23: Assiette et description de la terre et seigneurie de Rummen. Ensemble la lignée et descendance des seigneurs d’icelle terre, par Dom. Cornelius van Scheepdaal. Maestricht, Jean Nypels, 1615, petit in-12, 88 p. et deux plan- gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano ches représentant des monnaies de Rummen. Très riche reliure ancienne en satin cramoisi, aux armes de Rummen, brodées en soie et or. Insomma il mondo dei bibliofili era in un orgasmo indicibile. Da ogni parte piovevano richieste e commissioni all’Hoyois; molti e fra i più illustri amatori di libri come P. Lacroix (Bibliophile Jacob), il Techner, Charles Nodier, il Dinard, il marchese di Chateau-Giron, il Club di Roxburg al completo, la Camden Society e tanti altri si preparavano a invadere il tranquillo paese di Binche, pronti a disputarsi accanitamente i libri del Fortsas all’asta che avrebbe segnata una data indimenticabile negli annali della bibliofilia. Né ciò fa meraviglia, quando si pensi che vi erano libri come questi che qui sotto riporto: N. 35. Poesies de Caréme (du sieur POISSON). A la Trappe, chez Lafriture (Mons, H. Bottin) , 1779, in-12, de 264 pages, volume inachevé, demi reliure, dos et coins de maroquin bleu. La nota a questo libro termina così: «Poisson (pesce) era altrettanto celebre per i suoi calembours che per i suoi versi; e per finire degnamente come aveva vissuto, mentre gli amministravano l’olio santo esclamò: Povero Poisson, tu sei f…o, ti cucinano all’olio!». N. 43. Les suites du plaisir, ou desconfiture du Grand Roi dans les PaysBas. Au Ponent (Hollande), 1686, in12, 152 pages, fig., mar. noir, doré sur tr. Nota: «Libello di un cinismo ributtante, scritto in occasione della fistula di Luigi XIV. Una delle figure rappresenta il di dietro reale sotto forma di un sole contornato di raggi, con la famosa divisa: Nec pluribus impar». N. 75. Corpus juris civilis, cum notis GOTHOFREDI. Amstelodami, apud Elzevirios MDCLXIII. In fol. Exemplaire unique imprimé sur peau et divisé en 4 volumes avec des titres imprimés exprès. Magnifique reliure de maroquin rouge à compartiments, aux armes des États de Hollande. Nota: «Sulla guardia del primo 7 volume una nota in olandese, firmata D. (Daniel) Elzevier, avverte che questo esemplare, il solo stampato su pelle, è stato tirato appositamente per gli Stati di Olanda e a loro spese. L’esecuzione di questo lavoro è meravigliosa ed è forse il più bel libro che esista. Io l’ho acquistato, il 19 febbraio 1802, da un ebreo di Amsterdam, per la modica somma di 2.000 fiorini4; il mio amico Sir Richard Heber5 mi ha offerto più volte duemila sterline». N. 66. Description des merveilles et de la richesse inouïe du château royal de Binche par M.D.B. (Monsieur De Biseaux). Binche, H. Fontaine, imprimeur libraire, 1830, 45 pages in-8, relié en velours bleu, doré s. tr. Nota: «Estratto dalle Etrennes Binchoises e tirato a parte in un solo esemplare; fui presente alla tiratura». E così di seguito. Al n. 222 un Trattato delle monete dei Conti di Fiandra, una nota dice: «quest’opuscolo di Vredius è rimasto sconosciuto a tutti i bibliografi». Al n. 22, Histoire de Sainte-Ampoule, vi è questa nota: «Il giornale di Verdun parla di quest’opera come totalmente distrutta». Il n. 36, Evangile du citoyen Jésus, purgé des idées aristocrates et royalistes, etc., è seguito da questa nota: «Ho avuto questo volume dal signor Du Rhin, d’Arras, che l’aveva salvato presso il tipografo dalla distruzione totale dell’edizione, rimasta in sospeso alla caduta del feroce evangelista della Convenzione (Joseph Lebon)». Le prenotazioni e le offerte degli amatori erano veramente strabilianti. Alcuni prenotavano numeri del catalogo a peso d’oro; altri più espliciti chiedevano «a qualunque prezzo». Fra questi, non ultimo, vi era un nipote del Principe di Ligne, che aveva visto sarebbe posto in vendita un libro che considerava né più né meno che un’onta per il nome illustre della sua casata. Eccone la descrizione secondo il catalogo Fortsas: N. 48. Mes campagnes aux PaysBas, avec la liste, jour par jour, des forteresses que j’ai enlevées à l’arme blanche. Imprimé par moi seul, pour moi seul, à Catalogo d’asta del comte de Fortsas 8 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 un seul exemplaire et pour cause. A B… de l’imprimerie du P. Ch. De–. Sans année, in-8, 202 pages, relié en chagrin vert, avec fermoir à clef d’argent doré. Nota: «Catalogo ultracurioso delle buone fortune del principe. Il maresciallo di Richelieu doveva avergli messa per la testa l’idea di fare questo strano inventario». Credo superfluo far notare che i Paesi Bassi di cui trattavasi non avevano niente a che vedere con l’Olanda e che le campagne erano d’indole più che riservata. Immaginarsi con che ansia il nipote dell’autore del sedicente volume chiamasse il suo intendente, che trovavasi in Germania, e gli desse l’ordine di recarsi a Binche il giorno della vendita e di acquistare a qualsiasi prezzo l’esemplare, fortunatamente unico, del compromettente libro di suo nonno.6 Un caso grazioso davvero successe al Castian, libraio e bibliofilo di Lilla. Nello scorrere il catalogo fu colpito dal n. 142 che portava: Causes qui doivent infailliblement amener la dissolution du Royaume des Pays-Bas tel que l’ont fait les traités de 1814 et 1815. Tournai, Ch. Castermann, 1829, in-8, 89 pages, maroquin rouge, non rogné. E una delle solite note aggiungeva: «Questo opuscolo tirato a duemila esemplari, stava per venir messo in vendita, quando l’autore, essendosi rappacificato col governo olandese, distrusse l’intera edizione. Un amico mi ha salvato questo esemplare, che fino ad oggi (gennaio 1835) si può considerare come unico»7. Castian ebbe un sorriso di soddisfazione: si rammentava che nella sua libreria ci doveva essere una dozzina di esemplari del raro opuscolo, chissà come sfuggiti alla distruzione generale. Volle subito assicurarsene, ma per quanto cercasse non gli riuscì di ritrovare il pacco degli opuscoli. Qualche giorno dopo, capitato a Tournai, andò a trovare il suo collega Josué Castermann, succeduto al fratello Carlo editore delle Causes qui doivent etc., e gli parlò della cosa. Castermann, dopo averci un po’ riflet- tuto, assicurò che nel suo magazzino doveva esistere un pacco di 50 di quegli opuscoli; ma per quanto fossero subito cercati e durante due giorni si mettesse a soqquadro tutto il magazzino il pacco non venne fuori, pur facendo perdere il sonno e l’appetito a un monte di gente. Giuseppe, il vecchio magazziniere, si rammentava benissimo dell’opuscolo, del suo formato, del colore della copertina: il Castermann, a forza di pensarci, quasi quasi ne avrebbe citati dei brani, insomma divenne una vera ossessione ma… la nota del Fortsas rimase verità sacrosanta. E di casetti simili ne successero diversi; era tanta e così potente la suggestione che quell’indiavolato catalogo esercitava su tutti, che ci fu perfino chi raccontò vita, morte e miracoli del conte di Fortsas, chi disse di averlo conosciuto a fondo, chi parlava del castello come ne fosse un assiduo frequentatore; ci fu persino chi assicurò di esser parente del defunto. Intanto si avvicinava la data fatale e fra tanti non mancarono gli irrequieti che non poterono stare alle mosse e si recarono a Binche in precedenza, con la speranza di arrivare i primi a vedere, ammirare, palpare i tesori della biblioteca Fortsas. E allora successe questo fenomeno strano: che si videro girare per il paesetto dei tipi di strani forestieri, con arie sospette e che facevano agli abitanti domande di questo genere: – Scusate, dov’è la via della Chiesa? Gran stupore dell’interrogato che non aveva mai sentito nominare tale via. Un altro domandava: – Ma dov’è il castello del barone di Fortsas, qui a Binche? – Mai sentito nominare. – Ma il notaio Mourlon, lui deve esistere di certo! – Mourlon? Notaro? E chi l’ha mai conosciuto? Insomma Binche pareva invasa da una brigata di gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 9 matti, e per nove o dieci giorni i pacifici abitanti si domandarono a qual misterioso avvenimento era da attribuirsi la presenza di tanta gente, che pareva caduta dalla luna, che girava ansiosamente per il paese in cerca di strade mai esistite, di un castello fantastico, di un notaro più che sconosciuto. Andò a finire che anche la polizia dovette occuparsi del fenomeno: si sospettò una riunione di cospiratori per preparare una rivoluzione e altre diavolerie di questo genere. Il Borgomastro ordinò un’inchiesta per sapere a che attenersi e il Consiglio Comunale, adunato d’urgenza, prese all’unanimità la decisione d’inviare subito un rapporto dettagliato al Governatore dell’Hainault, descrivendogli questa inesplicabile invasione che metteva in pensiero tutto il paese. Come si vede, l’affare aveva assunto delle proporzioni allarmanti, quando il primo d’agosto apparve in molti giornali questo comunicato: «Il pubblico è informato che la bella biblioteca del signor conte di Fortsas non sarà più venduta all’incanto. I signori amatori accoglieranno la notizia con dispiacere, ma questa preziosa collezione non sarà perduta per il nostro paese; essa è stata acquistata dalla città di Binche, per la sua Biblioteca comunale». La notizia fece l’effetto di una doccia diacciata sull’entusiasmo di tanti; ma i più non rimasero persuasi e corsero per informazioni; l’acquisto per parte di una cittadina di 3.000 abitanti (che tanti ne aveva Binche in quell’epoca) di una biblioteca di quel genere e di quel valore, aveva dell’inverosimile. Infatti era il razzo finale della più solenne mistificazione bibliografica che mente umana abbia concepito. L’erudito numismatico e presidente della Società dei bibliofili di Mons, l’avvocato Renier Chalon (Hubert, Ghislain),8 era l’autore di questo colossale imbroglio. La sua amicizia coi più noti bibliografi, bibliofili e bibliomani del suo tempo, il conoscere a fondo le loro passioni e il loro lato debole, gli permisero di far recapitare il catalogo a chi sapeva l’avrebbe preso sul serio. Il catalogo Fortsas, messo in vendita come ho detto a 50 centesimi, si esaurì in pochi giorni e allora chi lo volle fu costretto a pagarne una copia 20 e anche 30 lire. La prima edizione fu stampata dall’Hoyois a Mons, nel 1840; poi ne uscì una seconda, senza data, e che figurava edita a Bruxelles da Van Trigt, ma che effettivamente usciva dalla tipografia Perrin di Lione. Altre due edizioni ne furono fatte, una da Giraudel e Jouaust, senza data, a Parigi, l’altra a Bruxelles da Josse Sacré nel 1856: tutt’e due però portano sulla copertina il nome dell’Hoyois.9 Quest’ultimo poi, nel 1857, nonostante l’opposizione dello Chalon, che era stufo di ristampe, voleva fare una nuova edizione per suo conto, ma si limitò a pubblicare quel volume di Documents et particulraitées etc. da me citato e dal quale ho tolte gran parte delle notizie riferite. Cfr. (HOYOIS E.) Documents et particularités historiques sur le catalogue du comte de Fortsas. In 8°, su carta bleu. Mons, s. d. (1857). 2 Celebre libraio parigino e dotto bibliografo. 3 Hoyois, op. cit., pag. 129. 4 Lire 2400 di nostra moneta. 5 Sull’Heber, famoso bibliomane inglese, vedere il mio lavoro Nella repubblica del libro, pag. 75 e seg. Quando, dopo la morte dell’autore, gli eredi scopersero le tre copie, la signorina Vandi, una delle eredi, ne fu talmente scandalizzata che voleva subito gettare nel fuoco le tre copie dei Mœurs du Siècle; fortunatamente l’esecutore testamentario fece osservare che occorreva l’assenso anche degli altri eredi. Intanto i tre libri venivano sequestrati per ordine del Re, in seguito a 1 Un caso consimile trovo nel PEIGNOT, Dictionnaire … des livres condamnés au feu, etc., t. II, pag. 51. Si tratta di un libro di La Poupelinière, morto nel 1762, avente per titolo: Les Mœurs du Siècle. Questo libro fu soppresso per ordine del Re di Francia. Pare non ne esistessero che tre esemplari, di cui uno riccamente illustrato da stampe oscene e che non sia mai stato messo in commercio. 6 rapporto del ministro Saint Florentin e depositati nella Biblioteca Reale. 7 Per questo libro l’Ambasciatore belga a Londra, Van de Weyer, si era prenotato a qualunque prezzo. 8 Il nome del sedicente maggiore Nolahc di cui sopra non era che quello di Chalon anagrammato. 9 Cfr. LAPORTE, Histoire littéraire, t. II, pag. 86. 10 CATALOGUE BIBLlOTHEQUE DE M. LE COMTE DE FORTSAS N. B. On a cru devoir suivre, pour l’impression de ce Catalogue, l’inventaire manuscrit laisse par le proprietaire de la collection, & reproduire une partie des notes dont chaque article est accompagné. M. de Fortsas inscrivait ses livres pêle-mêle & sans suivre aucun système de bibliographie : pour une biblìothèque si peu nombreuse, une classification etait en effet assez inutile. L’interruption dans la serie des numéros provient des ouvrages successivement expulsés de ses rayons, 3 Brief discours d’un esprit, lequel sous la forme d’un cerf, espouvanta moult la citez de Toloze. A Toloze, chez la veufve Colomier, 1619, petit in-8º, 77 pp., maroquin rouge, fil. (Thouvenin.) Ce petit livre est du fameux démonographe Sébastien Michaelis. Il en parle plusieurs fois dans son Histoire admirable de la possession & conversion d’une penitente, &c., &c. Nouvelle édition, Lyon, 16.23, in–8° (Voir pages 291 & suiv.). 4 Relacion d’un voyage fait en Artois, Flandres & Brabant, en 1625, par Henry de Tocquaille, gentilhomme poitevin. Orléans, Jean Rousseau, 1627; in–12, 292 pp.; mar. violet à compartiments, tr. dor. (Vogel.) Ce Henry de Tocquaille est le fils du brave capitaine Hercule de Tocquaille, dont l’intrépidité servit si bien Henri IV à la bataille d’Ivry. la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 Schede serissime 7 12 8 15 Histoire de la mort glorieuse du saint martyre (sic) Annessens, décapité à Bruxelles le 19 de septembre 1719, par ordre du tiran (sic) Prié. In–8°, 50 pages, sans lìeu ni date, relié en veau ancien; deux piqûres de vers dans la marge d’enbas. Honestes voluptez des plaisirs de la table démonstrées péremptoirement, par maistre Bartholomé Brusile, escuïer, avocat au Présidial d’Angers. Troye, chez J. Oudot. 1639, in-12, 149 pages; ancienne reliure de maroquin brun, aux armes des Roquelaure, d. f. tr. 9 Relation véritable de la surprinse de la ville de Montz en Haynaut par le conte (sic) Loïs Nassau. Sans lieu ni date, petit in-40, 15 feuillets non cotés, maroquin vert, dentelles, tr. dor. Petite pièce très-curieuse & contenant des particularités tout à fait inconnues sur cet épisode de notre révolution du xve siècle. 11 Histoire des antiquitez & prérogatives de la ville de Bruges, contenant un grand nombre de chartes & documents inédits des plus curieux, par l’abbé Moussi, prédicateur de S. A. R. Bruxelles, Ermens; 1767, in-4° de 722 pp. L’abbé Moussi a composé aussi une histoire du château de Marimont que je cherche depuis 25 ans (11 novembre 1826). Infusion polyglotte par le moyen de laquelle les Wallons acquerront une connaissance parfaite du bas-allemand en moins de six semaines, par V. D. H. Bruxelles, Voglet, imprimeur-libraire; 1829, in8º, 45 pages, figures, broché. Brevis ac dilucida Flandriæ descriptio, per Judocum Antonium Makens, &c. Basileæ, Jo. Oporinus, 1553. Petit in-8º, 124 pp., maroquin citron, tr. dorée. (Vogel.) Ce volume provient de l’abbaye de Saint-Germain-des-Prés, à Paris; il a appartenu au fameux Hotman, dont il porte la signature & de nombreuses notes marginales, 17 Constitution du royaume d’Ivetot. 1791, in-32, 97 pp., sans lieu (Paris), vélin blanc. (Courteval) Parodie de la Constitution de 1791. 19 Histoire de la Sainte-Ampoule, conservée en la Métropole de Rheims, &c.; par dom Camusel. Rheims, impr. de Dufour, libraire juré, MDCCLI, in-8º, 122 pp., maroquin citron, doré f. tr. Le journal de Verdun parle de cet ouvrage comme ayant été totalement anéanti. 21 Assiette & description de la terre & seigneurie de Rummen. Ensemble la lignée & descendance des seigneurs d’icelle gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano per ridere meglio terre, par Dom Cornelius Van Scheepdaal. Maestricht, Jean Nypels, 1615, petit in-12, 88 pp. & 2 planches représentant des monnaies de Rummen; très-riche reliure ancienne en satin cramoisi, aux armes de Rummen, brodées en soie & or. 27 Eméranciane, ou la succession, par B. D. C. T. Leyde, 1714, in-12, 298 pp., mar. vert, doré f. tr. Roman ou peut-être satyre dont je n’ai pas la clef. 30 Le Sardanapale de ce temps. (A la sphère) 1699, in-12, 304 pp., vélin blanc. Satyre hollandaise contre Louis XIV. Cette pièce infâme est de l’infâme & mystérieux Corneille Blessebois, qui se nomme dans l’avant-propos. (Voir, sur ce Blessebois, les Mélanges tirés d’une petite bibliothèque, page 368). 31 Points douteux & contestables dans les généalogies & descendances des principales familles des Pays-Bas (par De Azevedo). Sans lieu ni date, in-fol., 88 pp., demi-rel. 35 Poesies de Carème (du sieur Poisson). A la Trappe, chez Lafriture. (Mons, Henri Bottin), 1779, in-12 de 264 pp. – Volume inachevé, demi-reliure, dos & coins de mar. bleu. Par François-Auguste Poisson, dit le poète, né à Mons en 1725 & mort dans la meme ville en 1788. Le genre favori de ce poète montois était la satyre & l’épigramme dont, trop souvent, la méchanceté faisait tout le sel. Non content d’avoir colporté & lu de tous còtés son manuscrit, Poisson, tout comme un autre, voulut se voir imprimé tout vif. Par malheur pour sa gloire, le Conseil eut avis de cette édition clandestine; & comme quelques perruques de ce respectable corps étaient assez maltraitées dans ses rimes, on fit saisir le livre avant qu’il eut vu le jour. Mon exemplaire, seul échappé à la brulure générale, provient des héritiers de l’auteur. Poisson était aussi célèbre par ses calembours que par ses vers; & pour finir dignement, comme il avait vécu, il voulut finir par une pointe. Pendant qu’on lui administrait l’extreme-onction: «Pauvre Poisson, s’écria-t-il, tu es f…, on t’accommode à l’huile». 36 Evangile du citoyen Jésus, purgé des idées aristocrates & royalistes, & ramené aux vrais principes de la raison, par un bon Sans-Culotte. Arras, an III de la République une & indivisible, in-12, 168 pp. Volume inachevé. Ce volume, qu’il ne faut pas confondre avec l’évangile Toucquet, est l’œuvre du fameux Jofeph Lebon. Je tiens mon exemplaire de M. Du Rhin, d’Arras, qui l’avait soustrait, chez l’imprimeur, à la destruction totale de l’édition restée inachevée à la chute du féroce évangéliste de la Convention. 11 40 Mémoire justificatif des PP. de l’Oratoire de Jésus de Mons, indignement accusés d’hérésie; où l’on démontre la turpitude & les intrigues de leurs ennemis. Petit in-4°, sans lieu ni date, 94 pp. Très-curieux & contenant une foule de personnalités contre les membres du Magistrat d’alors (1690 environ). Bayle, dans ses lettres, regrette de n’avoir pu se procurer ce piquant factum. 43 Les suites du plaisir, ou desconfiture du Grand Roi dans les Pais-Bas. Au Ponent (Hollande), 1686, in-12, 152 pp., fig., mar. noir, doré f. tr. Libelle d’un cynisme dégoùtant à l’occasion de la fistule de Louis XIV. Une des figures représente le derrière royal sous la forme d’un soleil entouré de rayons, avec la fameuse devise: Nec pluribus impar. 59 Histoire du Pays & Comté de Haynau, par messire Du Mont, seigneur de Holdre. 3 vol. in12, de 300, 325 & 294 pp., sans titres, maroquin vert, dorés f. tr. Nous trouvons le nom de l’auteur dans un sonnet, à lui adressé par son ami Gilles Couturiaux, imprimé en tete du 1er volume. Il nous est impossible de deviner pourquoi cet ouvrage n’a pas été publié; nous l’avons lu, sans pouvoir découvrir le venin caché qui l’a fait proferire. En fait de style & de critique, il est digne d’etre placé auprès de son compatriote De Boussu, l’historien de Mons. Le 3e volume, qui n’aurait pas été le dernier, finit à l’avénement d’Albert & d’Isabelle. gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 13 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 2 RACCOLTE IMMAGINARIE E LIBRI MAI SCRITTI La Biblioteca di via Senato e i primi “pseudobiblia” ANNETTE POPEL POZZO l genere letterario dei libri fittizi, i celebri “classici mai scritti” citati in libri realmente esistenti come veri, costituisce un ambito molto caro ai bibliofili e agli amanti dei libri e va sotto il nome di biblioteca immaginaria ovvero pseudobiblium - l’ultimo termine fu usato per la prima volta nel 1947 dallo scrittore statunitense di fantascienza e phantasy Lyon Sprague de Camp nell’articolo The Unwritten Classics, pubblicato nella The Saturday Review of Literature. Qualche studioso presenta addirittura una suddivisione in libri esistiti ma che non esistono più per distruzione, perdita ecc., in libri mai esistiti ma che potrebbero esistere, in libri che esistono ma sono irreperibili e in libri che per il momento non esistono ma esisteranno nel futuro. I L’idea della biblioteca immaginaria si snoda attraverso i secoli, prendendo inizio nel Cinquecento in Francia con François Rabelais, che nel capitolo VII del Libro Secondo di Gargantua et Pantagruel (1532-1564) fa frequentare al suo Pantagruel la biblioteca dell’abbazia di Saint-Victor, che esisteva ed esiste, ma nel A sinistra: una tavola nel romanzo di Mercier; a destra: frontespizio del catalogo d’asta Fortsas romanzo è arricchita di volumi fittizi e deformati pur partendo in parte da titoli reali. Basandosi su tre opere presenti nel Fondo antico della Biblioteca di via Senato, in questo contributo cercherò di illustrare come autori di lingua e secoli diversi abbiano affrontato l’argomento della biblioteca immaginaria e dello pseudobiblium. Il primo a dedicarsi in Italia al fenomeno dei libri fittizi fu Anton Francesco Doni (1513-1574), che nel 1550 pubblica la sua Libraria (cioè la “biblioteca”) a Venezia presso Giolito de Ferrari, e nel 1551 la seconda parte intitolata La Seconda Libraria del Doni, sempre a Venezia presso Francesco Marcolini. Entrambi i volumi sono presenti in prima edizione presso la Biblioteca di via Senato e mostrano l’interesse e la consapevolezza dell’autore per la novità dell’oggetto-libro. La prima Libraria offre un ricco catalogo di libri italiani stampati nel Quattro e Cinquecento, come indicato dall’autore stesso nel titolo “Nella quale sono scritti tutti gl’autori vulgari con cento discorsi sopra quelli. Tutte le tradutioni fatte all’altre lingue, nella nostra & una tavola generalmente come si costuma fra librari”. L’opera rappresenta un primo tentativo di fornire un repertorio bibliografico della produzione letteraria contemporanea - circa ottant’anni dopo il primo incunabolo in lingua 14 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 chora”. La Seconda Libraria riguarda invece i testi italiani manoscritti di “tutti i Cicalatori che io ho veduto a penna, & che me n’è venuto cognitione, i quali libri composti pochi credo che sieno per venire a stampa”, precisa Doni nel proemio. Contrariamente a quanto dichiarato, questo secondo trattato in gran parte contiene però titoli e scrittori inventati. La Monarchia di Dante si trova accanto a Del tor moglie, libri due di Epistofilo Urbinate, a Genealogia delle Nimphe, ottava rima di Dolobella Adimari, a Consolatorie necessarie all’huomo di un certo Asinello Fanali, a La zuffa della grammatica di Cisti da Spelle, a La Diana del Forese di Forese Diana, o a Dell’infinito modo di lavorare i panni Arazzi, tessendogli in quella maniera, che si fanno i Broccati a ricci e c di un certo Zaccheria Ponitore. Ad autori noti ed esistenti vengono attribuite opere inesistenti: Bernardo Accolti, La liberalità di Papa Lione in ottava Rima, Francesco Petrarcha, Il Mondo del Petrarcha, o Niccolò Machiavelli, Il Secretorio Comedia. La Seconda Libraria si presenta come negazione della prima. L’opera si rivolge “a coloro che non leggono”. Repertori reali e repertori fantastici si confondono. Già a metà del Cinquecento Doni poneva la domanda dello scrivere inutilmente pur di scrivere, nell’incapacità di produrre qualcosa ex novo: “Ecco adunque i nostri cervelli dove si vanno mulinando, ecco dove si perde il tempo, & dove si getta via la giornata in fregar carta voltar fogli, consumar la vista, straccarsi la lingua, stemperarsi lo stomaco, affaticarsi il cervello, & diventar pazzo con questo benedetto leggere & scrivere”, e ancora, “Quel che accade hoggi è accaduto dell’altre volte, quel che si dice è detto, & dirassi anch’hora, & quel che à da essere è stato”. Frontespizio di La Libraria del Doni italiana - che sia “opera utile a ciascuno che si diletta della lingua volgare”, come viene indicato nel titolo dell’edizione posteriore del 1580. In maniera informale e momentanea provvede un elenco alfabetico soprattutto di opere di argomento letterario. Doni pensa addirittura a un’eventuale collaborazione interattiva, quando specifica nella prefazione ai lettori che “per non lasciar alcuna scusa adietra, vi dico che molti sono i libri (buoni & cattivi) che si reston fuori, per non potere haverne cognitione, & per questo si lascia alquanto di spatio nello stampare il libro, dove chi l’havrà, possi scrivergli sopra; & se gli piacerà darmene notitia an- Seguono numerosi altri contributi al tòpos della biblioteca immaginaria. Va ricordato il tedesco Johann Fischart, che nel 1590 pubblica un Catalogus catalogorum perpetuo durabilis contenente libri immaginari, che in parte si orientano e traducono alcuni dei titoli citati da Rabelais. Giulio Cesare Croce nel 1623 dà alle stampe il suo Indice universale della libraria o studio del celebratiss. Arcidottor Gratian Furbson da Francolin contenente titoli deformati o fittizi. Sono soprattutto i francesi a dilettarsi nel genere letterario dello pseudobiblium. Gustave Brunet ne cita parecchi nello Essai sur les bibliothèques imaginaires (Parigi 1861) e Fantaisies bibliographiques (Parigi 1864); come del resto fa Giuseppe Fuma- gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 15 galli in Delle biblioteche immaginarie e dei libri che non esistono (Milano 1892). Una prospettiva diversa della biblioteca immaginaria si raggiunge con il Settecento francese e “le Siècle des Lumières”. Louis-Sébastien Mercier (1740-1814) immagina nel suo romanzo filosofico L’an deux mille quatre cent quarante. Rêve s’il en fût jamais; suivi de L’homme de fer, songe (la prima edizione è del 1771) che un non identificato narratore si addormenti nel 1770 dopo una discussione sull’ingiustizia regnante nella Parigi dell’ancien régime per svegliarsi nel 2440 all’età di 700 anni. La Parigi del 2440 si presenta ben diversa e ha inizio la descrizione di una Parigi futura e futuristica basata su un’idea sociale utopica. Un capitolo intero nel primo volume viene dedicato alla “Bibliothèque du Roi”. Mercier reinventa la biblioteca del re e dice che invece di migliaia e migliaia di volumi ne possiederà solo un piccolo numero raccolto in “un petit cabinet”. Il bibliotecario spiega inoltre che considerando il numero elevato di “livres […] frivoles ou inutiles ou dangereux” è stata eretta “une nouvelle tour de Babel” per bruciarli quasi tutti. “Vous voyez ce cabinet: il renferme les livres qui ont échappé aux flammes; ils sont en petit nombre; mais ceux qui sont restés ont mérité l’approbation de notre siecle”. Questa dichiarazione va vista ovviamente nel contesto dell’utopia sociale. La biblioteca immaginaria non punta soltanto a un’azione comica o ironica ma diventa strumento critico sociale. Si capisce che viene favorito un canone letterario illuminista. A questo punto non stupisce il giudizio favorevole tra i libri italiani per Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, pubblicato solo pochi anni prima del romanzo di Mercier nel 1764 in princeps: “le fameux traité des Délits & des Peines avoit reçu toute la perfection dont cet important ouvrage étoit persceptible”. Invece, parlando di Voltaire per il quale prova una profonda avversione, Mercier inventa “ses vingt-six volumes in-quarto”, per rivelare però che anche questi furono in gran parte vittime delle fiamme. Circa settant’anni dopo si raggiunge un ulteriore livello sull’argomento della biblioteca immaginaria. La vicenda è ben nota e inizia con un normalissimo catalogo d’asta intitolato Catalogue d’une très-riche mais peu Frontespizio di La Seconda Libraria del Doni nombreuse collection de livres provenant de la bibliothèque de feu M.r le Comte J.-N.-A. de Fortsas, dont la vente se fera à Binche, le 10 août 1840, à onze heures du matin, en l’étude et par le ministère de M.e Mourlon, notaire, rue de l’Église, n.o 9, che compilato da anonimo curatore fu stampato nella città belga di Mons da Emmanuel Hoyois con prezzo d’acquisto di “50 centimes”. Il catalogo invita a un’asta di libri da tenersi nella cittadina della provincia belga di Binche, alle 11 di mattina del 10 agosto 1840. Si tratta di soltanto 52 lotti, ma i libri da vendere hanno la piccola particolarità di essere volumi unici “inconnus à tous les bibliographes et les catalogistes”. 16 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 Particolare da La Seconda Libraria Il lettore viene inoltre informato nella prefazione che il recentemente mancato proprietario della biblioteca era Jean-Népomucène-Auguste Pichauld, comte de Fortsas (1770-1839), il quale aveva l’abitudine di vendere, regalare o addirittura distruggere volumi (anche pagati a peso d’oro) non appena si accorgeva che erano stati citati in qualche repertorio, il che spiega, dunque, la strana elencazione da 3 fino al 222 per un totale di appena 52 titoli. “La publication des Nouvelles Recherches de Brunet […] fit perdre en une fois le tiers de sa chère bibliothèque”. Vista la pretesa assoluta all’effetto del librum unicum (il sogno e nello stesso momento la paura di ogni bi- bliofilo), i più celebri collezionisti e bibliotecari a Binche si annunciarono in gran numero, ma una volta arrivati scoprirono che l’asta era stata disdetta, in quanto la biblioteca “a été acquise par la ville de Binche pour sa bibliothèque publique”. Il dramma era però di ben altra natura, considerando che castello e conte di Fortsas non esistevano e che Binche non aveva una biblioteca pubblica, insomma che l’asta e tutti i libri erano fittizi. In confronto alle altre pubblicazioni immaginarie, spesso intese in maniera satirica, rivolte contro un certo tipo di pedanteria erudita, il catalogo di Fortsas gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano presenta tratti più concreti e realistici. Viene a cadere la distanza tra pubblicazione e bibliofilo, visto che l’avventura di Fortsas ha la dichiarata intenzione di coinvolgere concretamente il mondo della bibliofilia dell’epoca. E tutto questo perché l’immaginario conte di Fortsas è la perfetta e ben riuscita invenzione del collezionista e bibliofilo Renier-Ghislain-Hubert-Gaspard Chalon (1802-1889) di Mons in Belgio, che fu anche l’ideatore della vicenda nonché il compilatore materiale del catalogo. Di professione avvocato, era in realtà un collezionista squisitamente eclettico. Si interessava alla storia locale, accumulava edizioni degli Elzevier, ma anche libri di curiosità (thé, scatalogia, titoli satirici), legature (Naudé, duchesse de Berry), stampe, disegni e soprattutto collezionava medaglie. Fu presidente della Société Royale de Numismatique dal 1849 al 1886, pubblicò nel 1848 a Bruxelles delle Recherches sur les monnaies des comtes de Hainaut e fece uso di un ex libris, la cui immagine era presa da una moneta medievale locale. Fu inoltre membro di diverse società, tra le altre della Société des Bibliophiles de Mons, della quale fu anche il presidente. Della burla Fortsas si conoscono molti dettagli, anche perché il tipografo Hoyois (anche lui membro della società bibliofila) decise nonostante numerosi ostacoli di pubblicare nel 1857 i Documents et particularités sur le catalogue du comte de Fortsas. Ouvrage dédié aux Bibliophiles de tous les pays, che arricchita di “newspaper clippings” e lettere di vittime, metteva alla luce la vicenda. Il successo di Fortsas risale soprattutto al fatto che ogni volta che Chalon si metteva a comporre una scheda del catalogo aveva in mente il profilo di un bibliofilo ben preciso. Si sa che il conservatore della Biblioteca Reale di Bruxelles, il barone di Reiffenberg, ottenne un credito eccezionale dallo Stato del Belgio per acquistare i volumi più importanti, specialmente il lotto 158, che pareva opera sconosciuta di un suo parente, il Promptuarium antiquitatum Trevirensium. Accedit disquisitio de ecclesiae et episcoporum in civitatem juribus, auctore Willemo comite ab Reiffenberg. Il principe di Ligne, preoccupato per un’opera licenziosa scritta da suo nonno Mes campagnes aux Pays-Bas, avec la liste, jour par jour, des forteresses que j’ai enlevées à l’arme blanche (numero 48) aveva obbligato un nipote a seguire l’asta per acquistarla a ogni costo. E così via. Il fatto che Chalon citi inoltre celebri collezionisti e bibliofili dell’epoca come De Bure, Brunet, Jacques-Joseph Techener 17 (nel catalogo Techner) o l’inglese Richard Heber (nel catalogo Hébert) rese il tutto ancora più verosimile. Probabilmente per via di questo concreto coinvolgimento, Chalon alias Fortsas ottenne un’insolita celebrità rispetto alle altre biblioteche e ai cataloghi immaginari. Interessante anche il fatto che la burla è diventata vittima di se stessa, nel senso che, una volta che la prima edizione si esaurì (assai velocemente), Chalon ne autorizzò una sola seconda edizione ufficiale, stampata nel 1863 a Bruxelles e a Lione presso Van Trigt e Louis Perrin. Oltre a queste due edizioni esistono però numerose contraffazioni, tutte stampate all’insaputa dell’autore. Le contraffazioni si distinguono grazie a un errore tipografico nella scheda numero 199. Mentre la princeps legge “ancienne reliure de peaude truie”, la spaziatura mancante venne corretta nelle edizioni non autorizzate in “ancienne reliure de peau de truie”. La copia appartenente al Fondo antico della Biblioteca di via Senato è un esemplare della seconda edizione autorizzata e contiene anche l’ex libris numismatico di Chalon del quale si è detto. La storia di Fortsas non ha perso fascino decennio dopo decennio. All’inizio del secolo scorso le era dedicato il capitolo Una celebre mistificazione bibliografica nelle Historie per gli Amici de Libri da Francesco Lumachi del 1910; seguono numerose edizioni in facsimile con tanto di apparato scientifico (The Fortsas Bibliohoax, di Walter Klinefelter, Newark (NJ), The Carteret Book Club, 1941, con riedizione nel 1986; The Fortsas Catalogue, di Lessing J. Rosenwald, North Hills (PA), Philobiblon Club, Bird & Bull Press, 1970); e nel 2008 il Musée royal de Mariemont allestisce addirittura un’intera mostra, il cui catalogo, intitolato Renier Chalon alias Fortsas. Un érudit malicieux au mitan du XIXe siècle, a cura di François de Callataÿ e Claude Sorgeloos (ISBN: 2-930469-19-6) presenta il facsimile della princeps accompagnato da più di 150 pagine di informazioni sul personaggio e collezionista Chalon, la sua biblioteca (riproduzioni di frontespizi), la vendita della sua biblioteca dopo la sua morte nel 1889, e soprattutto sui suoi interessi numismatici (con numerose riproduzioni). Inoltre, inserisce Fortsas nel contesto dell’ambiente bibliofilo locale di Mons, illumina precursori locali e amici bibliofili di Chalon coinvolti nello sviluppo dell’idea. 18 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 19 Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 3 LE BIBLIOTECHE IDEALI, UN VIZIO ANCHE DEL ’900 Dal “Sogno” del Doria alle “Ficciones” di Borges MATTEO NOJA Il mondo in cui viviamo, quale noi lo viviamo, è per fortuna limitato. M. Blanchot, L’Infini littéraire: l’Aleph [in Le livre à venir, Gallimard, Paris 1959, usato come Prefazione all’edizione italiana di Ficciones a cura di F. Lucentini per G. Einaudi, Torino 1955] libri immaginari e inventati, i libri inventati e le biblioteche immaginarie e inventate hanno origine comune in Rabelais. Dal suo Pantagruel in poi è stato, come abbiamo visto, un continuo succedersi di burle atroci, geniali invenzioni, ingenue o cervellotiche immaginazioni. Basta leggere una comune “storia del libro” per averne prova. Abbiamo anche visto come potevano divertirsi nel primo Ottocento con la biblioteca del barone di Fortsas. Nella Biblioteca di via Senato è presente anche un curioso opuscolo di Giuseppe Fumagalli, mitico direttore della Braidense, che nel 1892, in occasione delle proprie nozze, dedicava con grande amore ed estrema professionalità a Lina Sajni, ex futura moglie – visto che con quell’opuscolo si andavano concretizzando le loro promesse –, intitolato Delle biblioteche immaginarie e dei libri che non esistono, stampato in 60 copie: tratta proprio di ciò che cerchiamo di raccontare in queste pagine. Nel Novecento, poi, pochi bibliofili si sottrassero alla tenta- I zione e molti ripeterono gli scherzi e le invenzioni. Tra i maggiori che si cimentarono con queste trovate, vi fu in Italia certamente Gino Doria. Legato a Croce, a Riccardo Ricciardi e a Fausto Nicolini, Doria fu uno studioso e un singolare amante dei libri, egli che amava definirsi «“creatura spirituale” di Georges Courteline, la cui la sua vocazione a irridere la seriosità di alcuni personaggi e di alcuni ambienti lo divertiva molto»: sapeva divertire e divertirsi con lo stesso gusto anche canzonando, sempre però con benevolenza, gli amici. Il libro che lo inserisce nelle fila delle burle e dei libri immaginati è ovviamente Il sogno di un bibliofilo. Pubblicato per la prima volta sulla rivista “Aretusa” nel 1944, fu stampato in poche copie nel 1969 dall’Arte tipografica a Napoli, in occasione del novantesimo compleanno di Ricciardi; ristampato varie volte, nel 1995 fu la volta di Tallone a editarlo con la consueta grazia e attenzione. La biblioteca possiede una copia di quest’ultima edizione, una delle XXXII su carta Magnani vergata al tino, e una dell’edizione a tiratura limitata del 1969. Il libro narra di un sogno compiuto dallo stesso Doria; complice la sua lettura preferita, quella del catalogo del Dura di Napoli, si addoromenta al tepore del camino. Nel sogno si trova a dorso di una mula mentre con l’amico Riccardo Ricciardi si reca a trovare una lontana parente, la baronessa Elodia Pandarese de’ duchi di Fiumecalido, a S. Efisio degli Alburni, sperduta località del salernitano. Do- 20 po un pranzo pantagruelico per l’appunto, descritto con la precisione e il gergo del bibliotecario – Doria argutamente ricorda che quando il libro venne scritto, i napoletani, in balia della borsa nera, soffrivano, lui compreso, la fame – la nobildonna li invita nella ricca biblioteca di famiglia, di origine cinquecentesca che offre in dono al nipote purché egli distrugga tutte le opere licenziose e proibite presenti. Qui la capacità del Doria è magistrale nell’elencare le scoperte dei due amici tra gli scaffali, alternando libri veri descritti scientificamente, impreziositi però da miniature o decorazioni del tutto immaginarie, con quelli totalmente inventati, descritti del pari esattamente. Dalla Cosmographia del Münster e dal Dante di Foligno si passa a una Justine rilegata «en peau de jeune fille» su commissione di Lord Honey and Honey (!), dall’edizione dell’Eneide del Caxton del 1490 a una dell’Iliade del Chapman con postille autografe di Shakespeare. Ma il gioco diviene sempre più raffinato, passando infatti per una copia del primo incunabolo italiano con data, il Lattanzio di Subiaco del 29 ottobre del 1465, «ampiamente annotato da papa Piccolomini» –peccato che Pio II fosse morto già l’anno prima, il 1464 –, si arriva a una miscellanea contenente le varie edizioni della Lette- la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 ra di Cristoforo Colombo, compresa quella di Palma di Mallorca, stampata nel 1493 a cura di un certo Annibale Peragallo, dietro cui si nascondeva un amico di De Lollis, quel Prospero Peragallo che tanti volumi dedicò allo studio del grande navigatore tra Otto e Novecento. Un codice in pergamena del X secolo contiene una delle Deche di Tito Livio andate perdute; una prima edizione dei Canti di Leopardi del 1838 con dedica manoscritta del poeta a Paolina Ranieri e con all’interno un biglietto con una sua autografa e iperbolica ordinazione di sorbetti al gelatiere preferito, certo barone Vito Pinto [divertente trabocchetto per il lettore che non ricordi che l’anno di morte di Leopardi è il 1837]. Ma il clou si raggiunge alla fine, quando viene ritrovato un trattatello del Vico andato perduto, il De æquilibrio corporis animantis, due paginette che escono come supplemento a uno degli Atti della Academia Ulissiponensis. Il ritrovamento, che forse adombra una leggera irrisione degli studi bibliografici che andavano compiendo sul Vico il Croce e il Nicolini, genera una disputa tra i due amici, Ricciardi, che lo voleva regalare appunto a Fausto, e Doria, che voleva recarlo a don Benedetto: la zuffa che ne segue fa volare l’opuscoletto nel camino. Il risveglio 22 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 dello scrittore è immediato, e serve a constatare che anche il catalogo del Dura, sul quale si era addormentato, è finito nel camino. Nello stesso anno in cui scrisse il Sogno, Gino Doria dedicò sempre al Ricciardi un piccolo volume: A Riccardo Ricciardi nel suo LXXV genetliaco. Bibliografia dei suoi scritti a cura degli amici, stampato in 88 esemplari fuori commercio a Napoli da A. Rossi, una bibliografia di quarantaquattro opere mai scritte! Parlando di biblioteche e libri immaginari, falsi e inventati, non si può poi omettere il nome di Borges. Anche perché il fondo della BvS dedicato al grande scrittore argentino è composto da libri e riviste scritti, amati e anche appartenuti a lui o alla sua famiglia; tra gli oltre 500 elementi che lo compongono, v’è una copia del libro El jardín de senderos que se bifurcan [Buenos Aires : SUR, 1942]; la brossura con sovraccoperta azzurra e titoli in bianco porta al piatto anteriore la tipica freccia della sigla editoriale stampata in blu scuro. Il volume raccoglie alcuni scritti già comparsi nella rivista “Sur” – bibbia delle avanguardie sudamericane, fondata e diretta dalla scrittrice Victoria Ocampo –; in- fatti, oltre al racconto che dà il nome alla raccolta, che agli altri è posposto, sono presenti: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, El acercamiento a Almotasim, Pierre Menard, autor del Quijote, Las ruinas circolares, La lotería en Babilonia, Examen de la obra de Herbert Quain, La biblioteca de Babel. Questi stessi racconti, a eccezione di El acercamiento a Almotasim – già ristampato, e definitivamente lì accorpato, nell’edizione originale della Historia de la eternidad –, con l’inedita raccolta Artifici daranno luogo nel 1944 al libro Ficciones che farà conoscere e apprezzare Borges anche in Europa: i racconti La lotteria di Babilonia e La biblioteca di Babele verranno per primi tradotti da Nestor Ibarra e curati da Roger Caillois, nel numero 14 di “Lettres Françaises”, dello stesso 1944, riuniti sotto il titolo Assyriennes. In Italia, bisognerà attendere la traduzione di Franco Lucentini per Einaudi, che vedrà la luce nel 1955. Due di questi parlano proprio di volumi inventati ma in un senso diverso da quello che abbiamo finora incontrato. In Tlön, Uqbar, Orbis Tertius i libri inventati – alcuni tomi dell’Anglo-American Cyclopaedia, descritta come «una ristampa letterale, non meno che noiosa, dell’Enciclopedia Britannica del 1902» tendono a giustificare un vero e proprio universo parallelo verso il quale il gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano nostro reale si sta incamminando. L’invenzione di questi libri, in un gioco di allusioni e citazioni del mondo intellettuale argentino contemporaneo a Borges, dove personaggi fantastici si mescolano con personaggi realmente esistiti ed esistenti, diventa il pretesto per una discussione filosofica sulla percezione della realtà secondo quanto scritto e propugnato da Berkeley. Diventa una chiara contestazione della realtà così come siamo abituati a conoscerla e pensarla. Non è un caso che nel racconto il personaggio Bioy Casares in una conversazione casuale con Borges ricordi che un eresiarca (a capo di una setta eretica) «aveva giudicato gli specchi e la copula ... abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini». Nel racconto, quando si parla dell’amore per i libri – in questo caso per le enciclopedie e gli atlanti –, si sottolinea come essi stessi tendano a sostituirsi al mondo reale, presentandone una versione identica ma allo stesso tempo completamente diversa, affine in un certo senso a quanto Hegel nel suo sistema filosofico chiamava la cattiva infinità, quasi ad affermare che gli amati libri in definitiva sono apparentati agli “odiati” specchi in questo loro duplicare e riflettere la realtà a loro circostante senza fine. Un altro racconto della raccolta che è interessante per quanto stiamo raccontando è senza dubbio il Pierre Menard autor del Quijote, dove addirittura la finzione della finzione è quella estrema di concepire un libro che sia in tutto e per tutto uguale all’originale. Pierre Menard avrebbe potuto riscrivere o addirittura copiare il capolavoro di Cervantes, in realtà il suo Chisciotte è frutto di una completa identificazione con il vero autore. Ed è anche comico perché nella sua opera il Menard crede veramente di aver apportato delle sostanziali modifiche rispetto all’originale. Di questo immaginario autore, preso a bella posta dal mondo simbolista e decadente di una certa Europa degli anni Venti, Borges elenca anche una serie di libri che avrebbe in qualche modo scritto prima di esser stato folgorato dall’idea di ripetere o meglio riflettere letterariamente la realtà. Ma il pezzo forte del libro, e quindi anche del successivo Ficciones, è il racconto La biblioteca de Babel, racconto per cui non possiamo, al giorno d’oggi, parlare ancora di biblioteche senza pensare a questa come l’archetipo bizzarro e inquietante, modello di tutte le biblioteche. Questo spazio allucinato, composto di sale esagonali, tutte uguali, con scaffali tutti rigorosamente uguali, dove giacciono allineati libri tutti uguali, tutti di 410 pagine, 23 nei quali l’estenuazione della lingua in un gioco perversamente cabalistico ripete all’infinito parole che sembrano non aver alcun senso – salvo poi trovare all’improvviso alcune frasi con un senso compiuto – nella fede che tutto abbia un senso alla fine, anche la cosa più insignificante. Questo spazio che riproduce ancora l’allucinazione della duplicazione degli specchi, gli odiati specchi per i quali Borges provava ribrezzo fin dalla più tenera età, attraverso la duplicazione dei libri, molto più amati, ma molto più disperatamente perversi. Forse è la Biblioteca stessa che riproduce all’infinito la sua stessa sostanza e nel farlo ci spalanca le porte su un universo non del tutto rassicurante ma sicuramente per molti attraente e seducente. Tra i temi cari a Borges, i temi che sono alla base del suo lessico e della sua grammatica, oltre agli specchi e ai labirinti, certo la Biblioteca è quello privilegiato, come luogo e come insieme ordinato (o disordinato, ma è lo stesso, perché, ripetuto sistematicamente, diventerebbe sempre un ordine, l’Ordine) di libri, l’unico vero specchio del mondo. E la biblioteca è stato il pensiero su cui, nei suoi racconti e nei suoi saggi, ha meditato incessantemente ma sapientemente sino alla fine dei suoi giorni. gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 25 inSEDICESIMO RECENSIONI, CATALOGHI DI BIBLIOFILIA, LA FIERA DEGLI ANTIQUARI MILANESI, MOSTRE, ASTE E FIERE, APPUNTAMENTI ANDANDO PER MOSTRE Una nuova tappa del Manzoni illustrato, la grafica futurista e molto altro ancora di matteo tosi LA MONACA DI MONZA TRA STORIA, MITO E LEGGENDA na nuova e raffinatissima mostra milanese continua il “nostro” percorso dedicato al Manzoni illustrato e ai grandi pittori che si sono confrontati con il suo romanzo. Non nella sua interezza, però, questa volta, perché la protagonista unica dell’esposizione allestita presso le Sale Panoramiche del Castello Sforzesco (fino al 21 marzo 2010) è quella Gertrude che, con la sua “peccaminosa” umanità, è stata considerata nel tempo tanto un simbolo del male assoluto quanto l’icona di una donna finalmente U in grado di reclamare la propria libertà. Gertrude (in realtà Marianna de Leyva, poi ordinatasi col nome di suor Virginia), insomma, raccontata in tutte le sue sfaccettature e con particolare attenzione al tema delle monacazioni forzate, attraverso oltre 60 capolavori a firma di maestri dell’Ottocento italiano come Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Giuseppe Molteni e Gaetano Previati. Tele che ci restituiscono la figura di una donna la cui vicenda, segnata da passioni e delitti, culmina nella terribile condanna che riecheggia tra le pagine degli Atti del processo, eccezionalmente esposti nell’occasione. Il percorso della mostra, infatti, introdotto da una breve panoramica su altre figure femminili private della loro libertà (Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia de' Tolomei e Isabella Orsini), si snoda poi tra rilettura romanzesca e verità storica, visti anche i numerosi documenti originali che la riguardano da vicino, a partire da un carteggio tra Federico Borromeo e le di lei famiglie, i de Leyva e i Marino, proprietari dell’omonimo palazzo, ora sede del Comune di Milano. Dopo le carte e gli splendidi dipinti, infine, una speciale sezione dedicata alle riduzioni drammaturgiche della vicenda di Gertrude, da quella chiacchieratissima di Luchino Visconti (1967) alla recentissima e intensissima “ripresa” di Elio De Capitani e Lucilla Morlacchi per Teatridithalia. LA MONACA DI MONZA MILANO, CASTELLO SFORZESCO, FINO AL 21 MARZO 2010 INFO: WWW.LAMONACADIMONZA.COM CATALOGO: SILVANA EDITORIALE 26 GENOVA, L’ULTIMO OMAGGIO AI CENTO DEL FUTURISMO rima della conclusione di questo solenne centenario del Manifesto marinettiano, e ancora ben oltre a dire il vero, sono ancora molte (e di ogni genere) le esposizioni che rendono omaggio al Futurismo e alle sue istanze attraverso tutto lo Stivale. Non tutte, ovviamente, sono all’altezza della situazione, in particolare quando l’intento è di provare a raccontare Marinetti e i suoi da una “nuova” angolazione, senza finire a scimmiottare in piccolo le grandi mostre-evento che già hanno segnato tutto il 2009. Tra quelle che segnano il punto e che sicuramente meritano attenzione, allora, abbiamo scelto l’originalissimo progetto che Wolfsoniana e città di Genova dedicano alla propaganda artistico-politica e alla prima vera “cartellonistica” per il grande pubblico con cui molti futuristi si misurarono lungo il corso degli anni Venti e Trenta. Attraverso la grafica e i manifesti, soprattutto, ma anche grazie a quelle “arti applicate” che da sempre sono la cifra distintiva delle collezioni P la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 Qui a lato: Romeo Bevilacqua, “Ritratto di Marinetti”, 1934, terracotta maiolicata In basso: (a sinistra) Enrico Prampolini, “Bottega del diavolo. Minosse Gino Gori”, 1928 e (a destra) Stabilimento Poligrafico Roggero & Tortia, “Watt Radio”, ca.1930, stampa litografica PUBBLICITÀ E PROPAGANDA. CERAMICA E GRAFICA FUTURISTE GENOVA, WOLFSONIANA SPAZIO MOSTRE, FINO ALL’11 APRILE 2010, INFO: WWW.WOLFSONIANA.IT CATALOGO: SILVANA EDITORIALE del museo genovese. Oltre alle “carte”, quindi, notevole spazio anche alla ceramica (che, dal prossimo febbraio, sarà affiancata anche da una bella selzione di argenti firmati da Arrigo Finzi), che proprio nel Ponente ligure conobbe a quell’epoca una stagione di eccezionale sviluppo, in particolare all’interno della “Casa Giuseppe Mazzotti” di Albisola, diretta dal celebre Tullio e frequente meta creativa di artisti come Nicolay Diulgheroff, Farfa, Fillia, Tato, Alf Gaudenzi, Giovanni Acquaviva. Le peculiari e innovative sperimentazioni linguistiche e iconografiche di quell’esperienza, come anche quelle dell’avventura grafica, vengono qui evidenziate soprattutto per la loro capacità di aprirsi al gusto del grande pubblico, fino a contribuire alla diffusione di messaggi pubblicitari e alla celebrazione di quei motivi propagandistici che poi il Regime mutuò anche attraverso gli stessi modelli poetici del “movimento”. In mostra anche opere di Corrado Cagli, Fortunato Depero e Tullio Crali, con una bella sezione dedicata all’inizio dell’immagine promozionale coordinata per prodotti e aziende di livello nazionale, come Fernet Branca, Amaro Cora, Campari e Cinzano, o grandi manifestazioni “moderniste”. gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 27 UN ARTISTA CONTEMPORANEO CHE USA MATERIALI ANTICHI DA MILANO A ROMA, LA PRIMA GRANDE PERSONALE ITALIANA DEDICATA A HOPPER ivornese di nascita, di studi e di vita, quarant’anni esatti e una lunga teoria di mostre in gallerie e collettive di una certa rilevanza, Christian Balzano sbarca a Lucca per la sua prima grande personale in uno spazio pubblico, ma invece che farlo per la via più facile e immediata, le sue “Luci del destino” arrivano ai piedi delle Apuane di ritorno da una lunga tournée in Sud America. L’esposizione, infatti, curata da Luca Beatrice e ospitata presso il nuovo Lucca Center of Contemporary Art (fino al 14 febbraio 2010; info: tel. O583/571712 - www.luccamuseum.com) è frutto del primo progetto dward Hopper fu senza alcun dubbio il maestro del cosiddetto realismo a stelle e strisce, ma non è così peregrino nemmeno affermare che fu forse lui il vero pittore pop americano, quello capace di raccontare la quotidianità L E del suo popolo e di parlargli apertamente. La prima grande retrospettiva italiana dedicatagli (A Milano, Palazzo Reale, fino al 31 gennaio; e poi a Roma, Museo Fondazione Roma, dal 16 febbraio al 13 giugno) ha il difetto di trascurare alcuni dei suoi di collaborazione e partnership internazionale con l'U.C.A. - Pontificia Universidad Catolica Argentina di Buenos Aires, il CEC - Centro de Expresiones Contemporáneas di Rosario e il Museo Provincial de Bellas Artes Franklin Rawson di San Juan. Un’idea affascinante e ambiziosa che si traduce in un grande lavoro che occupa i due principali piani espositivi del museo e in una scultura monumentale e di notevole impatto, pensata per “invadere” una delle piazze centrali della città. Ma l’opera più suggestiva resta comunque la grande IN MOSTRA A PARMA L’ITALICA CREATIVITÀ DEL NOVECENTO, TRA ARTE, FOTOGRAFIA, MODA, DESIGN E ARCHITETTURA l “Centro Studi e Archivio della Comunicazione” dell’Università di Parma possiede il più ricco fondo iconografico esistente sul Novecento italiano, con oltre 12 milioni di opere custodite e catalogate, grazie anche alla costante crescita del numero di donazioni “dirette” ricevute dagli ar- I tisti più diversi. Schifano, Guttuso, Fontana, Armani, Versace, Iodice, Giacometti, Castiglioni, Sottsass, Munari, Nervi e Scarpa sono, infatti, solo alcuni dei protagonisti che ritroviamo anche nella bella mostra allestita fino al 25 aprile negli spazi del Palazzo del Governatore, della Galleria San Ludovico e del- le Scuderie della Pilotta, un affascinante viaggio nella nostra cultura. capolavori più noti, ma ha il merito di svelarne carte e disegni “segreti”, compresi i giovanili lavori da illustratore. installazione esposta all’interno del Lu.C.C.A., una composizione di ben trentadue lavori, alcuni dei quali site-specific, su tela, pelle e carta (neanche fosse un’edizione pregiata di un grande classico dell’editoria) che si scontrano e si confrontano con altre grandi sculture e con uno spazio completamente interattivo che si modifica di volta in volta, a seconda delle scelte dello spettatore-utente. Tutto il progetto espositivo, infatti, è incentrato proprio sul concetto di destino e sulla capacità degli uomini di incidere sul proprio presente e sul proprio futuro, sul “dilemma” del libero arbitrio, insomma, qui incarnato da una figura imprevedibile e affascinante come quella del toro che diventa, attraverso combinazioni ardite se non addirittura provocatorie, un vero e proprio simulacro. Tratti rapidi, estremi contrasti chiaro-scurali, o segni incisi e graffianti alternati a campiture più intense e generose ne disegnano le sagome sempre in divenire: yori sbuffanti, tori possenti, tori inferociti, tori meditativi, tori in calore, ma anche tori silenti, tori spavaldi e tori protagonisti del proprio destino. COMUNICAZIONE SOCIALE Ogni anno Mediaset offre sulle sue reti passaggi televisivi gratuiti ad associazioni no-profit che operano nel nostro Paese per fini sociali e umanitari. LA PRIMA CONCESSIONARIA IN EUROPA www.publitalia.it 30 IL CATALOGO DEGLI ANTICHI Libri da leggere per comprare libri di annette popel pozzo UN MANOSCRITTO DEL ’400 DI UN TESTO FILOSOFICO Maggs Bros. Ltd. Catalogue 1437 – Continental Books, Manuscripts, and Illuminations Sfogliare i cataloghi di Maggs è sempre un piacere estetico grazie alla diversità dei libri scelti e grazie alla cura con la quale vengono presentati. Raro e interessante un manoscritto su carta Ars brevis sive artificium magistri Raymundi lulli di 24 e 12 carte che probabilmente fu compilato in Francia nella seconda metà del secolo XV. Il testo, contenente anche diagrammi, indica di basarsi sulla versione di Lull di Pisa del 1307 (numero 6, £7.500). Da segnalare anche una copia di Inscriptiones sacrosanctae vetustatis di Petrus Apianus e Bartholomaeus Amantius (Ingolstadt, 1534, £4.000 in pergamena coeva floscia). Questa prima e unica edizione con un ricco apparato illustrativo e una vignetta su disegno di Albrecht Dürer fu commissionata dal banchiere Raimund Fugger e contiene in gran parte le iscrizioni della raccolta del patrizio tedesco. Brunet indica «ce recueil le plus considérable de ce genre qu’on eut alors». Maggs Bros. Ltd. 50 Berkeley Square London W1J 5BA www.maggs.com [email protected] la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 ANTICHE TAVOLE, BIOGRAFIE DI ARTISTI E FOGLI SCIOLTI Libreria Antiquaria Mediolanum Catalogo 34 – Arte e Architettura Un bel catalogo tematico dedicato esclusivamente all’arte e all’architettura, in gran parte italiana. Affascinante e difficilissimo da trovare, le Dichiarazioni della pianta dell’antiche Siracuse, e d’alcune scelte medaglie d’esse di Vincenzo Mirabella e Alagona in prima edizione (Napoli presso Lazzaro Scoriggio, 1613; €20.000 in legatura del tempo in piena pelle con stemma vescovile). Importantissime le 9 grandi tavole ripiegate che unite formano un’accurata ipotetica ricostruzione a volo d’uccello di Siracusa di grande formato. Un elenco allegato richiama più di duecento luoghi di interesse archeologico e storico. Sicuramente notevole anche l’opera del pittore e incisore veneto Carlo Lasinio (1759-1838), Ritratti originali dei pittori esistenti nella Reale Galleria di Firenze (Firenze presso Pagni & Bardi dal 1791 al 1796; P.a.r.). Questa prima e unica edizione consiste in 322 fogli sciolti con incisioni a colori finite a mano di mm. 285x180. Commissionata dal Granduca di Toscana, serviva per far conoscere i vanti della Regia Galleria. In catalogo, anche numerosi opuscoli biografici: La Vita di Jacopo Vignali pittor fiorentino [1592-1664] di Sebastiano Benedetto Bartolozzi (Firenze, 1753, €450, prima ed.), la Vita di Antonio Franchi lucchese pittor fiorentino [1634-1709], sempre del Bartolozzi (Firenze, 1754, €450, prima ed.), le Notizie della vita e delle opere del cav. Gioan Francesco Barbieri detto il Guercino da Cento [1629-1666] di Iacopo Alessandro Calvi (Bologna, 1808, €500, prima ed. contenente il diario del pittore), la Vita di Gregorio Lazzarini [1655-1730] di Vincenzo da Canal (Venezia, 1809, €500, prima ed. in tiratura limitata), le Memorie intorno alla vita ed alle opere del pittore cavaliere Giuseppe Errante di Trapani [1760-1821] di Francesco Girolamo Cancellieri (Roma, 1824, €450, prima ed.), la Vita inedita di Raffaello Sanzio di Angelo Comolli (Roma, 1791, €350, seconda ed.), la poco nota monografia Vita di Silvestro Giannotti lucchese intagliatore [16801750] di Luigi Crespi (Lucca, 1770, €400, prima ed.), la Vita del cavalier Giovanni Pikler intagliatore in gemme ed in pietre dure [1734-1791] di Giovanni Gherardo De Rossi (Roma, 1792, €400, prima ed.), la Vita di Antonio Cavalucci da Sermoneta, pittore [1752-1795] a cura del De Rossi (Venezia, 1796, €400, prima ed.), la Vita di Angelica Kauffmann pittrice [1741-1807] ancora del De Rossi (Firenze, 1810, €500, prima ed.), e la Memoria intorno alla vita ed alle opere di Bartolomeo Pinelli [1781-1835, incisore e ceramista] di Carlo Falconieri (Napoli, 1835, €120, prima ed.). Libreria Antiquaria Mediolanum Via Del Carmine 1 - 20121 Milano www.libreriamediolanum.com gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano IL CATALOGO DEI MODERNI Libri da leggere per comprare libri di matteo noja LE AVANGUARDIE DEL ’900, ARTISTICHE E LETTERARIE Ardengo Catalogo otto Come d’abitudine, Ardengo ci offre un panorama abbastanza ricco dei libri che riguardano le avanguardie artistiche e letterarie del Novecento. Cataloghi, monografie e libri illustrati dedicati o prodotti da vari artisti ci vengono proposti in modo essenziale, senza molti commenti e note, ma in maniera che trapeli, dietro le schede, lo spirito di una ricerca e di una passione che a volte è il pretesto, o meglio l’oggetto di un lavoro e di una passione. Da Franco Angeli, l’artista romano scomparso nel 1988, alfabeticamente sino al fotografo e cineasta giapponese Yasuhiro Yoshioka, il catalogo di Ardengo si snoda attraverso nomi importanti: da Beuys a Lewitt, da Kounellis a Fabio Mauri, da Mattiacci a Pino Pascali, a Schifano, a Twombly. Tra i 128 numeri, tra i cataloghi e le monografie d’arte, possiamo ricordare quello di Jean Dubuffet edito da De Luca a Roma nel 1965, con un disco a 33 giri [€750,00], a cura di Lorenza Trucchi, curatrice anche del catalogo generale del grande artista francese (1901-1985) propugnatore dell’art brut, che una volta affermò: «… È quando la visionarietà si spegne che appaiono le idee e il pesce cieco delle loro acque: l’intellettuale»; il primo numero della celebre rivista d’area situazionista ION, dedicato al cinema, con articoli di Isou, Wolman, Debord e altri [“Ion. Centre de creation. Revue trimestrielle, directeur Marc-Gilbert Guillaumin”, N. 1, avril 1952; €620,00]; il catalogo della famosa mostra di Cy Twombly alla galleria di Leo Castelli di New York del 1964, che fu aspramente criticata dal pittore e scultore minimalista Donald Judd perché poco aderente alle estetiche imperanti della Pop Art e del Minimalismo [€520,00]; Piero Manzoni. Le Linee, catalogo della famosa mostra alla Galleria Azimuth di Milano del dicembre 1959 dove vennero presentate appunto delle linee tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse in un tubo di cartone (la più lunga, creata a Herning, in Danimarca, nel 1960, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard, misura 7200 metri) [testo di Vincenzo Agnetti; €750,00]; il manifesto quasi sicuramente (così prudentemente dice Ardengo, ma anche noi ne siamo convinti) disegnato da Mario Schifano e intitolato Manifesto al 1º canale TV a Marinetti e al primo futurismo, per una mostra della Galleria Tartaruga di Roma tenuta nel 1967 [€840,00]; infine alcune traduzioni di Giuseppe Ungaretti, XXII sonetti di Shakespeare scelti e tradotti, edito nel 1944 a Roma da Documento libraio editore, dove il poeta italiano esalta nei sonetti del Grande inglese alcuni temi che gli sono propri come il tempo e la memoria [con dedica autografa alla principessa di Bassiano; €1.000,00]. Alcuni libri però escono dal percorso puramente artistico; tra questi, 31 l’edizione originale di Elegie romane di Gabriele d’Annunzio edito a Bologna da Zanichelli nel 1892 [€1.800,00]; 7 annate complete (dal 1923 al 1929) di Il Risorgimento Grafico che nel sottotitolo riporta “Rivista mensile d’Arte applicata e della Rilegatura”: edita e diretta da Raffaello Bertieri, la rivista rappresentò un punto fermo per il lavoro e la ricerca nella tipografia nostrana nel perseguire uno stilo moderno che fosse anche classicamete “italiano” [€2.100,00]; un divertente libro di poesie di Toti Scialoja – vero e proprio funambolo della lingua e delle rime buffe, oltre che grande pittore – dal titolo Tre lievi levrieri, illustrato da 4 litografie di Nunzio [Roma, L’Attico editore, collana “A due voci”; €840,00]; un “mitico” Quaderno di geometria. Testo di Leonardo Sinisgalli, tavole di Luigi Veronesi, estratto dalla rivista Campo Grafico del 1936 (numeri 9, 10, 11, 12), testo che poi confluirà in Furor Mathematicus (Urbinati, Roma 1944) ma che, soprattutto, colpì Adriano Olivetti: l’intellettuale industriale volle il giovane scrittore accanto a sé, come responsabile tecnico dell’Ufficio pubblicità della sua azienda e lo coinvolse poi nell’esperienza del gruppo di “Comunità” [€520,00]; alcuni testi del geniale poeta milanese Emilio Villa, che nei suoi testi condensa in maniera sibillina, quasi occulta, le sue competenze di glottologo, filologo, traduttore (val la pena di citare le sue sapienti traduzioni dell’Odissea e di alcuni passi della Bibbia) nel creare una propria lingua del tutto autonoma [dei 5 pezzi citati ricordo Brunt H options. 17 eschatological madrigals by a sweetromatic cybernetogamic vampire by villadrome, edito a Macerata nel 1968, dalla Casa Editrice d’Arte Foglio OG; €1.600,00] Ardengo Via del Pellegrino 77 – 00186 Roma, tel. 06/68210315 - [email protected] 32 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 L’intervista d’autore KERBAKER, CHE AI SUOI LIBRI NE DEDICÒ UNO, E PURE UNA CASA di luigi mascheroni mare i libri può essere una scelta o un destino, lavorare con i libri una necessità o una passione. Vivere in mezzo ai libri, un privilegio. Quello di cui gode Andrea Kerbaker, scrittore e manager culturale, uno dei più brillanti, folli e simpatici collezionisti di libri che popolano il già di per sé eccentrico mondo dei bibliofili, o bibliomani se preferite. Già ai vertici di Pirelli, poi per sei anni di Telecom, dove ha inventato “Progetto Italia”, il maggiore intervento culturale di un’impresa privata italiana dai tempi di Olivetti, oggi padre-padrone dell’agenzia di comunicazione “Immaginazioni” che promuove eventi legati all’arte e al libro, Andrea Kerbaker dopo una vita (anche meno: è ancora sotto i cinquanta) passata a cercare, acquistare e collezionare volumi, ha scelto di “comprare” casa ai suoi libri, come si fa coi figli quando diventano grandi. In questo caso quando diventano troppi: il giorno in cui arrivò a quota 10mila dedicò loro un libro (“Diecimila. Autobiografia di un libro”, uscito nel 1999 da Scheiwiller, poi ripubblicato nel 2003 da Frassinelli); poi nel 2005 ha trasformato il suo appartamento-ufficio in una stravagante (ma invidiabile) “casa del libro”: tutti i pezzi della collezione, che intanto ha sfondato la cifra di 16mila, maniacalmente ordinati per A traduzioni eccetera, che ho subito acquistato naturalmente... E anche per lavoro mi sono sempre occupato della valorizzazione del patrimonio culturale, e quindi, alla fine, di libri. Uno strumento per il mio lavoro e una passione della vita. Il primo segno della “malattia”? argomenti (poesia italiana del Novecento, stranieri, tutto Scheiwiller, narrativa italiana in prima edizione, riviste, libri dedicati, libri dei premi letterari...) maniacalmente archiviati in stanze arredate a tema: quadri ispirati ai libri, fotografie di libri, soprammobili a forma di libro, poltrone-libro, lampade-libro, sculture-libro, pavimenti in pagine di libro resinate, e poi segnalibri, portalibri, fermalibri... Un’ossessione? Un destino, credo. Sempre vissuto in mezzo ai libri, sempre avuto a che fare con la lettura e la scrittura. Il mio bisnonno era sanscritista, si immagini... Qualche tempo fa, su una bancarella del mercatino di piazza Diaz a Milano, ho trovato le sue vecchie carte, appunti, Avevo 15 anni: dovevo leggere per la scuola La paga del sabato di Beppe Fenoglio. All’epoca leggevo poco, molto poco. Quel libro, un vecchio tascabile che possiedo ancora, tutto squadernato, mi segnò. Da quel momento iniziai a comprare libri, e a leggerli. E poi a collezionarli. Lei archivia tutto a computer. La prima lista? Estate del 1980, avevo 19 anni. Presi la mia macchina per scrivere e stesi l’elenco di tutti i libri che possedevo. Erano seicento: tutti Oscar e tascabili vari, ma erano la mia biblioteca. Da allora continuo a riaggiornare la lista, è un vizio. Quando poco tempo fa ho visto mio figlio mettere a computer l’elenco dei dvd, ho iniziato a preoccuparmi. Il libro della sua collezione che ha la storia più particolare? Liceo, ho 16-17 anni. Vedo il film di François Truffaut “Adele H”: gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano quando il protagonista per farsi perdonare regala ad Adele la prima edizioni dei “Miserabili” di Hugo, e la macchina da presa inquadra i volumi, io mi fisso nella mente quell’immagine e dico: «Io questo libro lo voglio». Bene. Due anni fa sono in una libreria antiquaria di Roma e vedo l’edizione in dieci volumi dei “Miserabili”. «È quella, mi dico!». Chiedo informazioni e il libraio mi dice che è una edizione contraffatta... La acquisto lo stesso, a un ottimo prezzo. Torno a casa, la studio per bene e non capisco cosa significa che è “contraffatta”. Chiedo spiegazioni: il libraio mi dice che la data di stampa è Bruxelles 1862, quindi sbagliata. Invece sbagliava il libraio: I “Miserabili” in prima edizione uscirono proprio a Bruxelles, non a Parigi. Comunque è stato un signore: mi ha detto «Meglio tu che un altro». Il suo ambito di interesse preferito? Sicuramente la letteratura e la poesia italiana dell’Otto e Novecento, anche se dopo la Seconda guerra mondiale, per quanto riguarda la narrativa, mi sembra una produzione un po’ asfittica. La casa editrice preferita? Da un punto di vista strettamente editoriale non ho dubbi: Scheiwiller ha lasciato un segno profondissimo, per la grafica, il catalogo, le scelte... Dal punto di vista letterario invece senza incertezze dico Einaudi. Gli autori più grandi sono stati pubblicati dallo Struzzo. Dove fa acquisti? Libreria, mercatini, antiquari, internet? Un po’ ovunque, ma il mio luogo preferito 33 è la fiera di Sinigaglia, a Milano, il sabato mattina: un posto magico dove puoi trovare di tutto, specie se ti fai amico qualche bancarellaio che ti dà le dritte o ti tiene via qualche “pezzo” particolare... Un appuntamento impedibile per me: vedi gli amici, ti metti a caccia di piccoli e grandi tesori, e alla fine riesci sempre a portare a casa qualcosa. Cosa significa per Lei collezionare libri? Tante cose, ma soprattutto per me significa salvare un pezzo del nostro patrimonio culturale. Ogni volta che su una bancarella acquisto un vecchio libro, un carteggio, un volume dedicato, mi sembra di salvare da morte certa un pezzo del nostro passato, un pezzo di memoria collettiva. È per questo che lo porto a casa. Anzi lo porto nella mia casa dei libri. 34 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 DOVE IL LIBRO È PROTAGONISTA Il primo grande progetto italiano di volumi on line e un paio di belle iniziative milanesi di matteo tosi I MEDICI CHE SI CONSULTANO ON LINE? PRESTO TUTTI! Il 2010 potrebbe essere uno di quegli anni che passano alla storia per il nostro “sistema-cultura”. Perché, dopo tutto il parlare di digitalizzazione degli archivi e di loro “pubblicità” sentito negli ultimi mesi, eccoci finalmente all’avvio di un ambiziosissimo progetto che si muove proprio in questa direzione. Entro la fine dell’anno, infatti, l’obiettivo è quello di acquisire e mettere in rete tutti i 3.900 codici e autografi d'epoca medievale e rinascimentale, accumulati negli anni dalla passione di Cosimo e Lorenzo de Medici (oggi custoditi nel Fondo Plutei della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze), e già dalla partenza saranno accessibili 1655 titoli. http://teca.bmlonline.it PORTARE I PICCOLI A TEATRO PER FARNE GRANDI LETTORI Che i nostri figli saranno i lettori di domani è un’evidenza che non vale la pena di essere sottolineata, ma sembra che non si dica mai abbastanza spesso che la loro attitudine alla lettura e all’amore per l’oggetto libro si possa e si debba stimolare già in giovanissima età, e che la cosa, naturalmente, spetta quasi solo ed esclusivamente a noi. Tutti i genitori che vogliano farsi aiutare in questa ardua ma fondamentale impresa possono beneficiare ormai da qualche del supporto “scientifico” della grande campagna nazionale “Nati per leggere”, realizzata in collaborazione con diverse istituzioni locali su quasi tutto il territorio nazionale, ma per chi abita a Milano e dintorni c’è un’occasione in più, quella de “La casa delle storie”, che tra la fine di gennaio e il mese di maggio 2010 porta in scena al meneghino Teatro Ventaglio - Smeraldo quattro grandi classici della letteratura per l’infanzia: I tre porcellini, Cappuccetto rosso, Hansel e Gretel e Il gatto con gli stivali. Gli spettacoli, ben ventiquattro tra il 30 gennaio e il 18 maggio, si svolgono tutti il sabato pomeriggio (con inizio alle 15,30) o la domenica mattina (dalle 11 in avanti) e sono caratterizzati da una forte interattività tra le maschere sul palcoscenico e le persone in sala, tanto che gli organizzatori parlano apertamente della volontà di trasformare i ragazzi da pubblico in spett...attori. Il risultato è quindi una sorta di opera in fieri, ogni volta diversa da se stessa e ogni volta profondamente incline a seguire le esigenze e la fantasia dei vari bambini (dai 6 ai 96 anni) chiamati in scena, proprio per “insegnare” ai più piccoli che le storie e i libri con cui si troveranno a contatto da qui in poi non sono mai racconti aridi e conclusi, ma un’inesauribile fonte di nuovi sogni e nuove conoscenze da affrontare con il massimo dell’entusiasmo e della partecipazione, per imparare, certo, ma anche e soprattutto per giocare e divertirsi da soli o in compagnia. www.lacasadellestorie.it TORINO, A DICEMBRE UN CARTELLONE TUTTO LIBRI Più ancora del quasi immediato boom economico seguito al Secondo conflitto, fu lo scoccare degli anni Sessanta a trasformare Milano in quella capitale internazionale della moda, della cultura, del design e del gusto che la fecero “da bere”. Ecco perchè, a cinquant’anni esatti dall’inizio di quella sorta di epopea metropolitana, il Circolo Filologico Milanese promuove un ciclo di incontri ed eventi intitolato “Milano: il linguaggio degli anni Sessanta”. La raddegna, ideata da Luciano Tellaroli, si snoda dalla metà di gennaio all’8 marzo in due serie di conferenze che ripercorrono la letteratura, la musica, la scienza e l’economia di quel periodo per rievocare la straordinaria vitalità intellettuale che caratterizzò il capoluogo lombardo a livello continentale. Tra i moltimospiti, Armando Torno terrà a battesimo il tutto lunedì 18 gennaio e sarà protagonista ancora il 15 e il 22 febbraio per parlare di fecondi rapporti tra musica, letteratura e cultura. www.filologico.it 36 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 LIBRI CHE RACCONTANO LIBRI E PAGINE CHE SVELANO SCRITTORI Malaparte e i “suoi”, l’arte del Gombrich, Milano da collezionare di matteo tosi LETTERE PRATESI A PARTIRE DAL “NOSTRO” MALAPARTE «Fare una antologia di un secolo di letteratura in una realtà geografica particolare – scrive Giorgio Luti nella prefazione a questa inedita raccolta così strettamente novecentesca e pratese –, vuol dire provare a delineare l’identità di una polis che in quella mappa di carta si rispecchia e si riconosce. Una cartografia ipotetica e in qualche modo utopistica, come solo la letteratura sa rendere volontariamente o involontariamente». Sembrano scritte apposta per noi le parole del grande e compianto studioso delle italiche lettere, sia per il “sogno” utopico che svelano, sia per il legame concreto che rivelano con la terra pratese, non solo omaggiando il “nostro” Malaparte, ma addirittura scegliendolo come limes e colonna portante a un tempo del proprio intero ragionamento. Da Curzio in poi, infatti, corrono queste schede biografiche e questi testi – una splendida antologia con infinite sfumature – accomunati solo ed esclusivamente dal forte legame con la città di Prato, con le sue “campagne” e con la sua gente. “UN SEDICESIMO” FA DODICI CON UN’INEDITA COLLEZIONE FILATELICA DEDICATA A MILANO E ALLE SUE ECCELLENZE iccola ma pregiata rivista bimestrale edita dai tipi mantovani di Corraini Edizioni (tel. 0376/322733), “Un sedicesimo” sviluppa a ogni numero la personale riflessione di un “creativo” appositamente chiamato a rivoluzionare i suoi fatidici sedici fogli su uno specifico tema. P A curare questa dodicesima uscita (pp.16, €5,00), lo studio FM milano – un’autorità nel campo del graphic design –, che ha scelto di omaggiare la città della Madonnina con un’inedita (e molto contemporanea) teoria di francobolli dedicati agli artisti, agli edifici, ai letterati, ai piatti e alle aziende che ne incarnano la storia e il mito novecentesco. Non per forza uomini nati in questa terra, ma quanto meno pagine che qui hanno visto la luce, intimamente ispirati dalla frequentazione di questi luoghi, se non a essi “dedicati”. E scelti senza nessun mero intento campanilistico, ma per rendere conto di quell’insolita vena letteraria che ha animato una delle “capitali” manifatturiere d’Italia a partire dalle prime luci del XX secolo, e che continua ancora oggi nel luminoso successo editoriale dei lavori di Sandro Veronesi ed Edoardo Nesi, passando anche attraverso una consistente teoria di “minori” da non sottovalutare più. Questa singolare raccolta, infatti, nata dal lavoro di ricerca di un pool di ricercatori coordinati da Ernestina Pellegrini, docente di Letteratura Comparata all’Università di Firenze, e Francesco Gurrieri, direttore della rivista “Il Portolano”, passa ovviamente da Sem Benelli, Ardengo Soffici e Armando Meoni, raccogliendo però anche testimonianza di tutti quei nomi che, con un certo rilievo e personale stile, hanno fatto da “corollario” creativo ai loro conterranei maestri. Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri (a cura di), Scrittori pratesi del Novecento. Da Malaparte a Veronesi. Prefazione di Giorgio Luti, Firenze, Edizioni Polistampa, 2009. pp.544, €24,00 gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano NEI 100 DI GOMBRICH, ECCO LA SUA STORIA DELL’ARTE “Manuale” di rara intensità, bellezza e completezza, “La storia dell’arte” di E.H. Gombrich ha venduto oltre sette milioni di copie in 35 diverse traduzioni, e continua a essere considerato tra le migliori introduzioni possibili al complicato universo delle arti visive. Oggi, prima che scada l’anno del centenario del suo autore, ma anche prima che scocchi il sessantesimo dalla sua prima pubblicazione, questa “bibbia dei critici” e dei semplici appassionati del bello, torna in due nuove edizioni per i tipi della londinese Phaidon (entrambe pp.688 con 440 illustrazioni, ma una cartonata - €49,95 - e una in brossura - €29,95). Una pietra miliare della speculazione critico-artistica che, al pari della sua nuova veste grafica, saprà stupire e convincere soprattutto per quel perfetto connubio di erudizione articolata e semplicità di esposizione che ha sempre caratterizzato il lavoro didattico-giornalistico di Gombrich. E.H. Gombrich, La storia dell’Arte, Phaidon Press Limited, Londra, 2009, pp.688, €49,95 o €29,95 UNA RIVISTA, IL “SUO” LIBRO E UN DOCUMENTARIO IN DVD Quarantenne regista già più che affermato a livello internazionale (“Essere John Malkovich”, “Il ladro di orchidee” e un’infinità di videoclip musicali in cui ha diretto tutti i cantanti del momento) Spike Jonze questa volta si è dato al documentario, e lo ha fatto insieme a un selezionato team di “Vice Magazine”, forse la principale rivista di cultura giovanile al mondo, per cui dirige la programmazione della 37 giovanissima VBS.tv, un canale on line di soli documentari. Il lavoro, già selezionato al Festival del Cinema di Berlino e al Toronto Film Festival, è il racconto dell’epopea quasi mitica degli Acrassicauda (nome latino per “scorpione nero”), l’unica band heavy metal irachena, costretta a confrontarsi ogni giorno con le rigide regole di chi vieta a tutti di portare i capelli lunghi e di “sembrare” statunitensi Dal loro racconto, si capisce perfettamente quanto gli ultimi tempi siano stati soprattutto spesi per cercare di rimanere in vita, e in questo senso aiuta molto il volumetto di 96 pagine (quasi un prequel e un sequel al tempo stesso) che prova a raccontarci la quotidiaità di un adolescente iracheno. Suroosh Alvi e Eddy Moretti, Andy Capper e Gabi Sifre, Heavy Metal in Baghdad. La storia degli Acrassicauda, Isbn edizioni, Milano, 2009, pp.146 €18,50 LA COMUNICAZIONE EVOLVE E LA TELEVISIONE ARRETRA? Corrado Calabrò, oggi presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e da sempre uomo al servizio dello Stato, riflette insieme alla giornalista Barbara Corrao sulla vertiginosa escalation tecnologica che sta caratterizzando l’universo dell’informazione e, di contro, sullo scadimento della stessa, specie quella televisiva. Per rilanciare il ruolo e la qualità della televisione pubblica, Calabrò pensa a un sistema di “dual governance”, ma il nodo di tutto, secondo la loro analisi, rischia comunque di essere la scarsa dotazione infrastrutturale nel campo delle tlc e della trasmissione dati, settore in cui potremo tollerare ancora per poco una così scarsa diffusione della banda larga. Corrado Calabrò, Rete Italia - La Tv e gli scenari della comunicazione, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2009, pp.202 €16,00 GIOVANNINO GUARESCHI RACCONTATO DAI SUOI DUE FIGLI E DA UNO SPLENDIDO ARCHIVIO DI FOTOGRAFE E DOCUMENTI i intitola semplicemente “Giovannino nostro babbo” (Rizzoli, Milano 2009, pp.444, €60,00) ma è il più raffinato frutto degli ultimi studi di Alberto e Carlotta Guareschi (per tutti “Albertino” e “la Pasionaria”) sulle carte della giovinezza di loro padre, di quella stagione unica, «di quei cinque, o S dieci o quindici giorni che rappresentano nella vita di ogni uomo, anche dell’uomo che campa cent’anni, qualcosa di diverso, d’importante, d’indimenticabile». Ed ecco, allora, un’infinità di storie sospese tra il pubblico e il privato, tra la scuola e i primi libri, tra il “mondo piccolo” e gli orrori della guerra, il tutto accompagnato da scatti di vita vissuta. 40 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 IN EUROPA E NON SOLO, I PRIMI INCANTI DEL NUOVO ANNO Aste, fiere e grandi mostre-mercato di annette popel pozzo DAL 29 AL 31 GENNAIO, STOCCARDA Mostra mercato – 49. Stuttgarter Antiquariatsmesse Info: www.antiquare.de Ottanta espositori con un ricco assortimento di libri: Wolfgang Braecklein di Berlino offre una rara edizione delle novelle di Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti. Overo lo trattenemiento de peccerille, Napoli, 1644 [i.e. 1654] (€3.500); la prima edizione aldina di Giovanni Boccaccio, Il Decamerone, Venezia, 1522 (€14.000), e la prima rarissima edizione tedesca in ottavo di Giovanni Boccaccio, Cento Novella. Hundert neuwer Historien, Francoforte, 1575 (€5.500), in legatura coeva di scrofa. Norbert Donhofer di Vienna porta la prima importante edizione di Athanasius Kircher, China monumentis, Amsterdam, 1667 (€12.500), mentre l’Erasmushaus di Basilea impressiona con la prima edizione illustrata ivi stampata di Sant’Agostino, De civitate dei, Basilea, Amerbach, 1489, in legatura coeva firmata e proveniente dalla biblioteca del principe di Liechtenstein (€32.000). Inlibris di Vienna presenta invece una piccola sensazione: in vendita una lettera autografa di Martin Lutero del 1518 (€280.000). Non si annoverano epistole antecedenti al presente del teologo vendute sul mercato antiquario. Estremamente interessante il contenuto: riguarda l’idea di spostare il processo di Lutero ad Augusta, dove si sarebbe tenuta la dieta imperiale. Il teologo sarebbe stato ricevuto dal legato pontificio, il cardinale Tommaso De Vio detto il “Caetano”. Lo Studio Bibliografico Lex Antiqua di Bologna presenta la prima rara edizione di Alessandro Senesio, Il vero maneggio di spada, Bologna, 1660 (€5.000), contenente un’antiporta incisa su rame e 14 splendide figure a piena pagina fuori testo su disegno di Giacomo Mitelli. Reiss & Sohn offrono la seconda edizione di Tommaso Campanella, Astrologicorum libri VII, Francoforte, Tampach, 1630 (€6.000) contenente “De siderali fato vitando” in paginazione continua. Hellmut Schumann di Zurigo ha nel suo catalogo la princeps di Isaac Newton, Philosophiae naturalis principia mathematica, Londra, 1687 (€250.000). Einstein indica su questa importantissima opera “perhaps the greatest intellectual stride that it has ever been granted to any man to make”. IL 2 FEBBRAIO, PARIGI Asta – Livres Anciens & Modernes Info: www.alde.fr IL 5 E 6 FEBBRAIO, PFORZHEIM Asta – Auktion 71: Bücher & Grafik Info: www.kiefer.de Più di 7.000 lotti tra letteratura, teologia, filosofia, sport, arte, architettura, scienza, bibliofilia e grafica. Segnaliamo l’edizione veneziana del Vitruvio, De architectura libri decem, 1567, con i commenti di Daniele Barbaro, contenente una veduta d’uccello di Venezia non presente nelle edizioni precedenti (lotto 11, stima €4.500) e la rara pubblicazione di Wilhelm Ludwig Schreiber, Der Buchholzschnitt im 15. Jahrhundert in Original-Beispielen, Monaco, 1929, edita in sole 100 copie e contenente fogli originali di incunaboli stampati in Germania, Svizzera, Italia, Olanda e Boemia (lotto 271, stima €6.000). Di particolare interesse, una rara raccolta di 66 cataloghi di campionari di tessuti di un fabbricante dell’Alsazia che coprono gli anni dal 1875 al 1920. Oltre ai più vari tipi di tessuto, la collezione permette uno spectrum istruttivo della moda dell’epoca (lotto 3448, stima €15.000). DAL 12 AL 14 FEBBRAIO, LOS ANGELES Mostra mercato – 43rd California International Antiquarian Book Fair Info: www.labookfair.com La Los Angeles Book Fair si presenta quest’anno sotto la tematica di titoli celebri che sono diventati film famosi. Quest’anno ci saranno più di 150 espositori provenienti non soltanto dagli Stati Uniti ma da Europa, Sudamerica e Australia. IL 14 FEBBRAIO, MILANO Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza Info: www.maremagnum.com IL 23 FEBBRAIO, OXFORD Asta – Sale 18052 Books Info: www.bonhams.com IL 24 FEBBRAIO, NEW YORK Asta – Autographs and Fine Books Info: www.bloomsburyauctions.com gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 41 Un intellettuale e i “suoi” autori L’editore ideale Piero Gobetti alla Biblioteca di via Senato Un catalogo ragionato di quanto pubblicato dal grande torinese di Matteo Noja ecentemente la BvS ha acquisito l’intero corpo delle pubblicazioni stampate dalla casa editrice di Piero Gobetti. Intellettuale vivace e profondo nella Torino dei primi anni Venti, Gobetti seppe meditare sulla figura dell’editore come pochi altri letterati. «Ho in mente una mia figura ideale di editore. Mi ci consolo, la sera dei giorni più tumultuosi, 5, 6 per ogni settimana, dopo aver scritto 10 lettere e 20 cartoline, rivedute le terze bozze del libro di Tilgher o di Nitti, preparati gli annunci editoriali per il libraio, la circolare per il pubblico, le inserzioni per le riviste, litigato col proto che mi ha messo un errore nuovo dopo tre correzioni, mandato via rasseganto dopo 40 minuti di discussione il tipografo che chiedeva un aumento di 10 lire per foglio, senza concederglielo; aiutato il facchino a scaricare le casse di libri arrivate troppo tardi quando ci sono solo più io ad aspettarlo, schiodata io stesso la prima cassa per vedere i primi esemplari e soffrire io solo del foglio che è sbiancato in una copia, e consolarmi che tutto il resto va bene, che né il legatore né il macchinista non han fatto nessuna gherminella…» Così comincia un testo di Gobetti dal titolo L’editore ideale [pubblicato solo da Vanni Scheiwiller nel 1966]; e così immaginava il gio- R vane intellettuale torinese dovesse essere la vita di chi, come lui, voleva intraprendere quello che era ai suoi occhi, più che un lavoro, un impegno civile. La descrizione dell’attività dell’editore ideale rispecchia la frenesia di quella che era già la sua vita: fondata la rivista “Energie Nuove” l’aveva chiusa per aprire la più impegnativa “Rivoluzione Liberale”, collaborando contemporaneamente ad altre numerose riviste – l’“Ordine Nuovo” di Gramsci soprattutto, dove pubblicava le sue critiche teatrali –, aprendo una casa editrice e cominciando anche a lavorare come libraio commissionario, libraio antiquario, addirittura pensando di rilevare una libreria tradizionale, la libreria Petrini di via Garibaldi, e infine un chiosco di libri in piazza San Carlo (chiosco che riuscirà poi a prendere negli anni ’40 l’amico Andrea Viglongo). Nel 1922 fondava la sua casa editrice con una sigla provvisoria, “Arnaldo Pittavino e C. Editori” facendo società con Felice Casorati e appunto Arnaldo Pittavino (18941965), che gestiva la Tipografia Sociale di Pinerolo fondata dal padre Alberto. La società venne sciolta dopo l’arresto di Gobetti, di suo padre Giovanni Battista e dello stesso Pittavino, disposto nel 1923 per ordine di Mussolini in persona. Cambierà quindi il nome della casa edi- 42 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano trice in “Piero Gobetti editore”, anche se continuò a servirsi dei torchi del Pittavino che stamperà ben 32 dei 114 libri editi. Per lui, che voleva perseguire la «pubblicazione di libri, giornali, riviste e quant’altro ha attinenza con l’industria editoriale», l’editore doveva «rappresentare un intero movimento di idee. […] esserne convinto, conoscerlo profondamente […] Per questo egli può avere un amore per la sua funzione nella vita sociale, può lavorare per un’idealità» [P. Gobetti, La cultura e gli editori, in “Energie Nuove”, serie II, n. 1, 5 maggio 1919]. Continuando a tracciare la sua figura ideale di editore dirà ancora: «Penso un editore come un creatore. Creatore dal nulla se egli è riuscito a dominare il problema fondamenale di qualunque industria: il giro degli affari che garantisce la moltiplicazione infinita di una sia pur piccola quantità di circolante. Il mio editore ideale che con una tipografia e un’associazione in una cartiera controlla i prezzi; con quattro librerie modello conosce le oscillazioni quotidiane del mercato, con due riviste si mantiene a contatto coi più importanti movimenti d’idee, li suscita, li rinvigorisce, non ha bisogno di essere un Rockfeller. La sua forza finanziaria deve esser tutta nella sua capacità di moltiplicare gli affari» [Milano, op. cit., 1966]. In tre anni pubblicherà poco più di 100 titoli, toccando una vasta gamma di argomenti: dalla storia alla politica, dalla poesia all’arte e al teatro. Molti autori saranno tra i maestri e gli amici dell’università, molti tra i migliori esempi della tradizione liberista italiana. Abbiamo qui di seguito voluto elencare le varie pubblicazioni della casa editrice di Gobetti presenti nel nostro fondo [oltre naturalmente a tutto il pubblicato delle riviste “Energie Nuove”, “Rivoluzione Liberale” – con qualche lacuna – e il “Baretti”], aggiungendo anche delle brevi note biografiche sugli autori, a dimostrazione che gli autori di Gobetti facevano tutti parte, pur con diversità di proveninenze e di età di un gruppo che vedeva nel giovane editore il fulcro delle proprie attività. In fondo a ogni scheda, il numero di riferimento della pubblicazione di Maria Accame Lanzil- 43 lotta Le edizioni e i tipografi di Piero Gobetti. Sudio di bibliografia storica, edito dal Centro studi Piero Gobetti di Torino nel 1980 [la Accame ne elenca 114, anche se alcuni non recano le sigle editoriali legate a Gobetti, il nostro fondo 109] Oreste [Guglielmo Alberti] – Cronache di moralità provvisoria a cura di Pilade Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 93 p.; 20 cm (Ed. di 100 esempl.) Guglielmo Alberti La Marmora [1900-1964], biellese, saggista, amico di Piero Gobetti, di Giacomo Debenedetti, di Sergio Solmi, assistente alla regia di Soldati e di Camerini. Collaboratore negli anni venti del “Baretti” e di “Solaria”, Alberti contribuì ad allargare gli orizzonti europei delle due riviste con interventi su scrittori come Rivière, Gide, Mauriac e con pagine importanti sul cinema di Chaplin; si fece inoltre attivo ed entusiasta promotore dell’apertura a collaboratori stranieri d’eccezione (ad esempio Ernst-Robert Curtius). Dopo l’8 settembre si rifugiò in Svizzera, lavorando alla redazione del supplemento “Cultura e Azione” del “Dovere” di Bellinzona, allora diretto da Gianfranco Contini, riscoprendo e approfondendo il pensiero politico gobettiano. [M. Accame Lanzillotta, n. 99]. Amendola, Giovanni [1882-1926] - Una battaglia liberale: discorsi politici 1919-1923 Torino: Gobetti, 1924 - 233 p.; 20 cm Giovanni Amendola [1882-1926] laureato in filosofia, collaborò alle riviste “Il Leonardo” e “La Voce”. Ottenuta la cattedra di filosofia teoretica a Pisa, preferì continuare l’attività giornalistica collaborando con “Il Resto del Carlino” e il “Corriere della Sera”. Pur se su posizioni democratiche si schierò per l’intervento italiano nella prima guerra mondiale, cui partecipò come ufficiale d’artiglieria. Nel 1919 viene eletto deputato nelle liste della democrazia liberale; rieletto nel 1921, fu nominato ministro delle Colonie. Tra i primi a riconoscere la natura autoritaria e totalitaria del fa- 44 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 scismo, fu oggetto di minacce e aggressioni. Dopo il delitto Matteotti, si rifiutò di sedere in aula finché non fosse stata ripristinata la legalità, dando vita al cosiddetto Aventino. Morirà in seguito alle percosse subite in una aggressione a Serravalle pistoiese. [M. Accame Lanzillotta, n. 31] Andreani, Giuseppe - Scuola e carcere giudiziario: con prefazione di S.E. Giovanni Calo Torino: Piero Gobetti editore, 1925 - 52 p. ; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 53] Aniante, Antonio [Antonio Rapisarda] - Vita di Bellini Torino: P. Gobetti, 1925 - 240 p.; 20 cm Antonio Aniante [1900-1983], dapprima giornalista per la rivista “900” di Bontempelli e Malaparte, ebbe poi un buon successo come drammaturgo e scrittore di romanzi. Visse a lungo a Parigi e in Costa Azzurra, frequentando i più importanti pittori e scrittori del tempo. [M. Accame Lanzillotta, n. 68] Aniante, Antonio - Sara Lilas Torino: P. Gobetti, 1925 - 213 p.; 19 cm (In cop.: Romanzo di Montmartre) [M. Accame Lanzillotta, n. 74]. Ansaldo, G. … [et al.] - Che cos’è l’Inghilterra Torino: Gobetti, 1924 - 104 p.; 20 cm Gli altri autori sono: Carlo Ariaghi [pseud. di Angelo Crespi], Mario Borsa, Angelo Crespi, Guido De Ruggiero, Francesco Paolo Giordani, Carlo Rosselli. Giovanni Ansaldo [1895-1969], giornalista e scrittore, fu dapprima antifascista, tanto che fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. In questo periodo collaborò a “Il Lavoro” di Giovanni Canepa e fu una delle firme più importanti della “Rivoluzione Liberale” di Gobetti. Mandato al confino da Mussolini, dopo un anno tornò libero e continuò a collaborare con “Il Lavoro” e con “L’Italiano” dell’amico Longanesi. Avvicinatosi al fascismo nel 1934, Ciano gli affidò la direzione del “Telegrafo” di Livorno e, dopo la sua nomina a ministro degli Esteri, lo tenne tra i suoi consiglieri. Volontario in Dalmazia, dopo l’8 settembre non aderì alla Repubblica sociale; fu arrestato e quindi deportato dai tedeschi. Al suo ritorno in Italia dopo la guerra, venne arrestato dal governo di Parri per esser stato fascista; dopo alcuni mesi di prigione, ricominciò gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano a collaborare con Longanesi e la sua casa editrice, scrivendo soprattutto per il settimanale “Il Borghese”. Nel 1950 fu nominato direttore del “Mattino” di Napoli. [M. Accame Lanzillotta, n. 32] Gianturco, Elio [a cura di] - Antologia della lirica tedesca contemporanea Torino: Gobetti, 1925 - 185 p.; 19 cm (Sulla cop.: Le edizioni del Baretti, Torino, 1926) Gianturco fu grande traduttore dall’inglese e dal tedesco; studioso di Vico, collaborò a “Il Baretti”. [M. Accame Lanzillotta, n. 84] Giardini, Cesare [a cura di] - Antologia di poeti catalani contemporanei: 1845-1925 Torino : Le edizioni del Baretti, 1926 - 295 p. ; 20 cm Cesare Giardini [1893-1970], bolognese, narratore, saggista e pubblicista, collaboratore assiduo di riviste, fra cui “La Fiera Letteraria”. Attivo nella casa editrice Alpes e per Mondadori, fu tra i migliori traduttori del suo tempo. [M. Accame Lanzillotta, n. 94] Artuffo, Riccardo - L’isola: tragedia 45 Torino : Gobetti, 1925 - 249 p. ; 19 cm Sceneggiatore per il cinema [Maciste all’inferno, 1925] e scrittore, si meritò per questo romanzo una gustosa recensione di Eugenio Montale sull’Ora di Palermo [cui collaborava anche Gobetti]. [M. Accame Lanzillotta, n. 59] Assum, Clemente - La prima difesa del Grappa: 1326 novembre 1917: note sommarie di uno che vi prese parte: (con due carte) Torino : Gobetti, 1924 - 111 p. : 2 c. geogr. ; 24 cm Generale della brigata Acqui, partecipò con onore alla battaglia sul Monte Grappa. In seguito, si dedicò a romanzi a sfondo storico. [M. Accame Lanzillotta, n. 26] Avarna, Carlo [duca di Gualtieri] - Il fascismo Torino: Gobetti, 1925 - 236 p.; 19 cm Carlo Avarna di Gualtieri [1885-?] scrittore e storico, figlio dell’ambasciatore italiano in Germania durante la Triplice alleanza. [M. Accame Lanzillotta, n. 48] Balliano, Adolfo - Vele di fortuna 46 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 al confino a Lipari. Nel 1943 fu tra i promotori del MUP, Movimento di unità proletaria, che voleva riunire le file sparse del socialismo italiano. Nel 1944 entrò in clandestinità ma venne arrestato dalle SS e deportato a Dachau dove morì l’anno dopo. [M. Accame Lanzillotta, n. 73] Biguzzi, Biagio; Porcari, Romildo – La cooperazione operaia Torino: Piero Gobetti Editore, 1925 – 470 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 58]. Berth, Edouard - La France au milieu du monde Torino: Gobetti, 1924 - 36 p.; 19 cm Camille Berth, detto Édouard [1875-1939], discepolo e amico di Sorel, cominciò a collaborare con Gobetti nel numero unico della “Rivoluzione Liberale” dedicato appunto al celebre sindacalista rivoluzionario; collaborò anche al “Baretti”. [M. Accame Lanzillotta, n. 23] Bongioanni, Fausto M. - Venti poesie Torino: Gobetti, 1924 - 59 p., [4] c. di tav.: ill.; 22 cm Fausto M. Bongioanni [1902-1979] fu poeta e drammaturgo, molto vicino a Gobetti. In seguito manifestò un forte interesse per il cattolicesimo, interessandosi di esegesi biblica e pedagogia. [M. Accame Lanzillotta, n. 22] Torino: P. Gobetti, 1925 - 53 p.; 19 cm Compagno di studi di Piero, Balliano [1896-?] fu tra i personaggi più vicini alle attività della rivista “Energie Nuove”. Appassionato alpinista, lasciò la professione di avvocato per diventare editore, pubblicando libri dedicati alla montagna; fondò il GISM, Gruppo italiano scrittori di montagna. [M. Accame Lanzillotta, n. 60] Bartellini, Ermanno - La rivoluzione in atto: 19191924 Torino: Gobetti, 1925 - 105 p.; 20 cm Ermanno Bartellini [1897-1945], socialista massimalista, guardò con attenzione all’esperienza di “Rivoluzione Liberale”. In questo libro edito da Gobetti cercò di tracciare una linea di continuità nella storia del proletariato italiano dalla guerra al 1924, cercando di dimostrare come la spinta rivoluzionaria della vigilia del conflitto non si era ancora spento. Nel 1928 fu inviato Bongioanni, Fausto Materno - La ragazza di talento; La famiglia in amore Torino: Gobetti, 1925 - 173 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 72] Brunello, Bruno - Il pensiero di Carlo Cattaneo Torino: Piero Gobetti, 1925 - 216 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 9] Cagna, Achille Giovanni - La rivincita dell’amore; edizione definitiva nuovamente curata dall’A. Torino: Gobetti, 1925 - 325 p.; 19 cm Esponente della cosiddetta scapigliatura piemontese, Cagna [1847-1931] affidò a Gobetti la ristampa di tre propri volumi. Alpinisti ciabattoni è forse la sua opera migliore. [M. Accame Lanzillotta, n. 80] gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 47 Cagna, Achille Giovanni - Alpinisti ciabattoni; nuova edizione Torino: Gobetti, 1925 - 176 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 81] Cagna, Achille Giovanni - Provinciali; nuova edizione Torino : Gobetti, 1925 - XIII, 526 p. : ill. ; 19 cm La peccetta di Gobetti serviva a coprire quella di Gallardi e Ugo editori, di Vercelli [1903] [M. Accame Lanzillotta, n. 83] Cappa, Alberto - Vilfredo Pareto Torino: Gobetti, 1924 - 86 p.; 21 cm Corrispondente da Londra del “Corriere della Sera”, Cappa fu attivo collaboratore della “Rivoluzione Liberale” e del “Baretti”. [M. Accame Lanzillotta, n. 37] Cento, Vincenzo - Io e me: alla ricerca di Cristo Torino: P. Gobetti, 1924 - 110 p.; 19 cm Vincenzo Cento [1888-1945] dapprima nazionalista, fece parte, con Gobetti, del Fascio di educazione nazionale; abbandonate le posizioni nazionaliste, divenne fervente antifascista. Fondò l’associazione Scuola del maestro per preparare sotto il profilo didattico gli insegnanti elementari e successivamente diede vita all’isituto femminile Accademia libera di cultura e arte. [M. Accame Lanzillotta, n. 34]. Cento, Vincenzo - Io e me: alla ricerca di Cristo: seconda edizione accresciuta Torino: Gobetti, 1925 - 124 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 76]. Cento, Vincenzo - I viandanti e la meta Torino: Edizioni del Baretti, 1927 - XLV, 267 p.; 19 cm (Saggi su Buonajuti, Costa, G. Gentile, G. Guastella, R. Murri, A. Tilgher, E. Troilo, B. Varisco, P. Zanfrognini - Contiene Appendice). [M. Accame Lanzillotta, n. 109]. Contadino, Fausto – Virgia Evangelica: spirito della follia: poemi e canti di passione Torino: Piero Gobetti Editore, 1924 – 366 p.; 28 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 44]. Debenedetti, Giacomo - Amedeo ed altri racconti Torino: Edizioni del Baretti, 1926 - 158 p.; 20 cm Giacomo Debenedetti [1901-1967], laureato in giurisprudenza, si dedicò alla letteratura. Critico e insegnante, lavorò anche come sceneggiatore per il cinema. Collaborò con Alberto Mondadori per la casa editrice Il Saggiatore. [M. Accame Lanzillotta, n. 96]. Di Staso, Arcangelo - Il problema italiano Torino: Gobetti, 1923 - 24 p.; 20 cm Arcangelo Di Staso, «entusiasta e appassionato, poi valoroso combattente nella guerra 1915-1918, galantuomo, fu molto vicino al gruppo de “La Voce” durante una sua permanenza a Firenze» [G. Prezzolini, Il tempo della Voce, Milano-Firenze, Longanesi-Vallecchi, 1960]. [M. Accame Lanzillotta, n. 3]. Di Staso, Arcangelo - Il problema italiano; seconda edizione 48 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 Torino: Gobetti, 1923 - 29 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 25]. Di Staso, Arcangelo - Pregiudizi economici Torino: Gobetti, 1924 - V, 108 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 18]. Dorso, Guido - La rivoluzione meridionale: saggio storico-politico sulla lotta politica in Italia Torino: Gobetti, 1925 - 242 p.; 19 cm Direttore de “Il Corriere dell’Irpinia”, Dorso [18921947], apprezzato da Gobetti, fu da questi chiamato a collaborare alla “Rivoluzione Liberale”. Con Camillo Bellieni fu estensore del celebre e discusso “Appello ai meridionali” che apparve sulla rivista torinese il 2 dicembre 1924. Alla caduta del regime fascista si iscrisse al Partito d’Azione, dirigendo l’organo meridionale “L’Azione”. [M. Accame Lanzillotta, n. 65]. Einaudi, Luigi - Le lotte del lavoro Torino: Gobetti, 1924 - 276 p.; 19 cm (Opere di Luigi Einaudi; 1) Luigi Einaudi [1874-1961], economista, storico e giornalista, fu anche docente universitario. Propunatore di un iberismo economico, fu nominato governatore della Banca d’Italia (1945-1948), e quindi presidente della repubblica dal 1948 al 1955. Con Salvemini, viene considerato uno dei maestri di Piero Gobetti. [M. Accame Lanzillotta, n. 20] Fiore, Tommaso - Eroe svegliato asceta perfetto Torino: P. Gobetti, 1924 - 40 p.; 19 cm Il pugliese Tommaso Fiore [1884-1973] fu sempre impegnato in battaglie giornalistiche filomeridionaliste, secondo uno spirito umanitario e libertario. Interventista democratico, di ispirazione salveminiana, alla liberazione del Sud da parte degli americani fu uno degli organizzatori del Partito d’azione. In seguito si accostò al Partito socialista. Per Gobetti tenne sulla “Rivoluzione Liberale” una serie di interventi che intitolò “Lettere pugliesi”, raccolte poi nel 1951 da Laterza nel gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano volume Un popolo di formiche. [M. Accame Lanzillotta, n. 19] Fiore, Tommaso - Uccidi: (taccuino di una recluta) Torino: Gobetti, 1924 - 167 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 30]. Formentini, Ubaldo - Collaborazionismo Torino: Ed. La Rivoluzione Liberale [Piero Gobetti editore], 1922 - 92 p.; 25 cm Esponente di spicco del socialismo ligure, Ubaldo Formentini [1880-1958], in seguito allineatosi con Salvemini, collaborò alle riviste gobettiane “Energie Nuove” e “Rivoluzione Liberale”. Il libro è il primo stampato da Gobetti. [M. Accame Lanzillotta, n. 1]. Formentini, Ubaldo - Gerarchie sindacali Torino: Gobetti, 1923 - 47 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 4]. 49 Franchi, Raffaello - La maschera: scene della vita provinciale Torino: Gobetti, 1925 - 72 p.; 19 cm Scrittore fiorentino proveniente dalla “Voce” e dall “Ronda”, Raffaello Franchi fu tra i collaboratori assidui di “Rivoluzione Liberale” e del “Baretti”. Confluì poi nel gruppo di Solaria. [M. Accame Lanzillotta, n. 70]. Galati, Vito G. - Religione e politica Torino: Gobetti, 1925 - 194 p.; 19 cm Vito Giuseppe Galati [1893-1968], calabrese trasferitosi a Torino durante la Prima guerra, collaborò a vari giornali, tra cui la “Gazzetta di Torino”. Dopo il coflitto tornò in Calabria, dove aderì al Partito popolare. Collaborò alla “Rivoluzione Liberale” e poi al “Baretti” anche dopo la morte di Gobetti. Nel dopoguerra fu eletto alla Costituente nelle fila della DC, divenendo poi sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni nel quarto e settimo governo De Gasperi. [M. Accame Lanzillotta, n. 62]. 50 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 Gobetti, Piero - Dal bolscevismo al fascismo : note di cultura politica Torino: Piero Gobetti, 1923 - 36 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 5]. Gobetti, Piero - La filosofia politica di Vittorio Alfieri Torino: Gobetti, 1923 - 130 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 7]. Gobetti, Piero - Felice Casorati: pittore Torino: Piero Gobetti, [1923] - 106 p., [1] c. di tav.: in gran parte ill.; 28 cm Felice Casorati [1883-1963] pittore, fu una figura centrale nell’ambiente torinese del primo periodo del ’900. Strinse amicizia con Gobetti e Alfredo Casella aderendo al gruppo di “Rivoluzione Liberale”. Con Gobetti e Pittavino diede vita alla casa editrice. [M. Accame Lanzillotta, n. 15]. Gobetti, Piero - Matteotti Torino: Piero Gobetti, 1924 - 38 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 43]. Gobetti, Pietro – Paradosso dello spirito russo Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 232 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 101]. Gangale, Giuseppe - Rivoluzione protestante Torino: Gobetti, 1925 - 98 p.; 21 cm Giuseppe Gangale [1898-1978] è ricordato perlopiù per l’amicizia con Piero Gobetti e per l’impronta nettamente antifascista della rivista da lui diretta, “Conscientia”, che ospitò scritti di Banfi, Tilgher, Fiore e Miegge. [M. Accame Lanzillotta, n. 46]. Giordani, Igino - Rivolta cattolica Torino: Gobetti, 1925 - VII, 229 p.; 20 cm Igino Giordani [1894-1980] fu amico e collaboratore fidato di don Luigi Sturzo. Direttore del “Popolo Nuovo” ebbe un ruolo importante nel Partito popolare. In seguito a una sollecitazione di Sturzo entrò in contatto con Gobetti e collaborò a “Rivoluzione Liberale”. Durante il conflitto lavorò alla Biblioteca Vaticana, approfondendo lo studio sui Padri della Chiesa. Deputato alla Costituente, venne rieletto nel 1948. Nel dopoguerra si dedicò poi al movimento dei Focolarini, di cui è considerato il cofondatore. [M. Accame Lanzillotta, n. 71]. Gobetti, Pietro – Risorgimento senza eroi: studi sul pensiero piemontese nel risorgimento Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 346 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 102]. Gobetti, Pietro – Opera critica: parte prima: ArteReligione-Filosofia Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – XI, 246 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 111]. Gobetti, Pietro – Opera critica: parte seconda: Teatro, Letteratura, Storia Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 340 p.; 20 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 112]. Goethe, Johann Wolfgang von - Fiaba; prima versione italiana di Emma Sola Torino: Le edizioni del Baretti, 1927 - 63 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 108]. gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 51 Grande, Adriano - Avventure Torino: Edizioni del Baretti, 1927 - 163 p.; 20 cm Giornalista e poeta, Grande [1897-1972] fondò le riviste “Circoli” e “Maestrale”. Questo è il suo libro d’esordio. [M. Accame Lanzillotta, n. 110]. Grildrig [Alberto Cappa] - Le generazioni nel fascismo Torino: Gobetti, 1924 - 39 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 24] Gromo, Mario - Costazzurra Torino: Edizioni del Baretti, 1926 - 93 p.; 19 cm Narratore, giornalista e critico cinematografico Mario Gromo fondò nel 1922 la rivista “Primo tempo” assieme a Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi. Collaborò a “Rivoluzione Liberale”, “Il Baretti” e “Solaria”. Dal 1928 diresse la casa editrice torinese Ribet (poi Buratti) che ereditò in parte il catalogo di Gobetti. [M. Accame Lanzillotta, n. 97]. Hebbel, Friedrich - Agnese Bernauer: tragedia in 5 atti; prima versione italiana di G. Necco Torino: Gobetti, 1924 - 96 p.; 17 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 21] Jesurum, Renzo - Il dono di Lucifero Torino: Gobetti, 1925 - 54 p.; 19 cm [M. Accame Lanzillotta, n. 50]. Lodovici, Cesare Vico - L’idiota: commedia in 3 atti Torino: P. Gobetti, 1923 - 47 p.; 18 cm Cesare Vico Lodovici [1885-1968] esordì nel 1912 come commediografo; partecipò alle battaglie futuriste. Gobetti lo seguì recensendo le varie commedie che andarono in scena. Si segnalò come traduttore dei classici, soprattutto di Shakespeare [per l’editore Einaudi]. [M. Accame Lanzillotta, n. 13]. Torino: Gobetti, 1923 - 26 p.: 1 ritr.; 23 cm Hendrik Antoon Lorentz [1853-1928] fu un celebre fisico olandese che contribuì a far conoscere e introdurre la teoria della relatività di Einstein. Nel 1902 gli fu assegnato il premio Nobel per la fisica. Il suo libro Gobetti lo fece curare a Sebastiano Timpanaro [18881949], fisico e filosofo che pur abbracciando il neoidealismo, riuscì a polemizzare con Croce e Gentile rivendicando il valore conoscitivo delle scienze; dopo aver insegnato a Parma e a Firenze, dal 1942 diresse la Domus Galileana di Pisa. [M. Accame Lanzillotta, n. 16]. Longfellow, Henry Wadsworth - La divina tragedia Torino: Le edizioni del Baretti, 1928 - 214 p.; 20 cm Prima traduzione italiana di Raffaello Cardamone; a cura e con un saggio su Longfellow e bibliografia di Vito G. Galati. [M. Accame Lanzillotta, n. 113]. Magrini, Luciano - In Brasile Torino: Gobetti, 1926 - 181 p.; 21 cm Luciano Magrini [1885-1957], giornalista triestino, fu deputato alla Costituente. [M. Accame Lanzillotta, n. 93]. Lorentz, H. A. - Considerazioni elementari sul principio di relatività ; a cura di Seb. Timpanaro – fine prima parte 1 gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 53 Schede dei libri in BvS I cinque sensi nella lettura della Divina Commedia L’opera del Sommo poeta, una summa della storia dell’arte di Chiara Nicolini V ista, udito, olfatto, gusto e tatto: la lettura della Divina Commedia coinvolge tutti e cinque i nostri sensi. Dalle desolate lande infernali, sature di urla e miasmi, ai radiosi cerchi paradisiaci, ambientazioni e stati d’animo dei tre regni dell’aldilà sono resi da Dante con vivezza straordinaria. Dal Trecento a oggi, tali descrizioni hanno ispirato un’infinità di interpretazioni visive. Analizzarne l’evoluzione è affascinante ed è un modo per ripercorrere la storia dell’arte, perché in tutti secoli (tranne che nel Seicento) sono state pubblicate edizioni del poema dantesco, illustrate secondo i canoni artistici e con le tecniche proprie del periodo. Le più antiche copie figurate della Commedia sono edizioni manoscritte del Trecento e Quattrocento. Due di queste si distinguono per genio interpretativo e sontuosità: la prima, commissionata attorno al 1450 da Alfonso d’Aragona, re di Napoli, venne adornata da più di cento miniature dai due artisti fiorentini Lorenzo di Pietro e Giovanni di Paolo; la seconda è il rinomato “Codice Urbinate Latino 365” della Biblioteca Vaticana, voluto verso la fine del Quattrocento da Federico da Montefeltro, duca di Urbino, e attribuito alla perizia artistica di Guglielmo Giraldi. Il manoscritto del re di Napoli colpisce per la sua opulenza, ma il Codice Urbinate sbalordisce per la vivacità dei colori e soprattutto per la modernità di certe sue immagini, che paiono tratte da un fumetto contemporaneo (FIG 1-3). L’ “editio princeps” del poema dantesco, data alla luce in Foligno da Iohannes Neuemeister l’11 aprile 1472, non contiene nessun tipo di commento, né letterario, né visivo. 2 La prima edizione a stampa della Commedia a essere corredata da illustrazioni fu quella impressa a Firenze da Niccolò di Lorenzo della Magna nel 1481 – che è anche la prima Divina Commedia pubblicata nella città natale di Dante. Essa avrebbe dovuto includere 19 incisioni su rame realizzate da Baccio Baldini sui disegni di Sandro Botticelli, ma l’incompatibilità tra i diversi metodi di stampa richiesti dal testo e dalle immagini – in rilievo l’uno, in incavo le altre – costrinsero editore e artisti ad abbandonare la costosa impresa. Le copie complete di tutte e 19 le incisioni sono di straordinaria rarità. Botticelli si cimentò ancora nell’illustrazione della Commedia durante l’ultima decade del Quattrocento: su commissione del suo protettore Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, egli produsse numerosi disegni (apparentemente 98 dei 102 progettati all’inizio, otto dei quali sono andati persi), eseguiti con uno stilo di metallo su ampi fogli di pergamena. Molti di questi schizzi furono ricalcati dall’artista con inchiostro, ma solo tre vennero portati a termine con colori (FIG 2). Le immagini di Botticelli seguono il poe- 54 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 4 ma alla lettera e si attengono alla tradizione di visualizzare simultaneamente, all’interno della stessa illustrazione, vari momenti di un medesimo canto. L’edizione della Commedia stampata a Brescia da Boninus de’ Boninis nel 1487 è rinomata per le sue 68 xilografie a piena pagina, ornate da cornici di grottesche bianche su fondo nero (FIG 4). Tuttavia, solo una di queste incisioni raffigura il Paradiso. Il primo ciclo completo di illustrazioni al poema dantesco (tre a piena pagina e 97 nel testo) apparve nell’edizione veneziana impressa da Bernardino Benali e Matteo Capa- 3 5 casa nel 1491. Sebbene prive della forza drammatica cui ci hanno abituato raffigurazioni più moderne, queste vignette xilografiche sono pregevoli per la loro varietà, immediatezza e precisa visualizzazione dei versi di Dante (FIG 5). La celebre Commedia di Francesco Marcolini (Venezia, 1544) contiene tre illustrazioni a piena pagina e cento nel testo e rappresenta il primo vero tentativo di rendere stati d’animo e ambientazioni del poema (FIG 6). Si tratta inoltre dell’ultima edizione corredata da un importante apparato iconografico prima della sontuosa Commedia pubblicata da Antonio Zatta nel 1757-58, la quale segnò l’inizio di un rinnovato interesse nei confronti di Dante dopo oltre un secolo di oblio: pare incredibile, eppure nel Seicento videro la luce solo tre edizioni del poema dantesco. L’illustre stampatore veneziano Antonio Zatta fu il primo a pubblicare un’edizione completa delle opere di Dante, in cinque volumi, di cui tre dedicati alla Commedia e corredati da numerose incisioni su rame, sia a piena pagina, sia nel testo. Si tratta di una splendida pubblicazione, che ben rappresenta la settecentesca passione italiana per libri copiosamente e squisitamente illustra- gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano ti. Zatta ne produsse anche una tiratura di lusso, più alta nei margini e con le incisioni stampate in inchiostro rosso o blu (FIG 7); poche rarissime copie furono impresse su carta azzurra. La Gran Bretagna iniziò a interessarsi alla Commedia all’inizio dell’Ottocento. Il reverendo Henry Boyd ne realizzò una prima traduzione molto libera nel 1802, che fu presto seguita dalla prima edizione inglese del testo italiano (Zotti, 1806-1809) e dalla prima versione letterale del poema, eseguita da Henry Francis Cary e intitolata The Vision; or Hell, Purgatory and Paradise (Londra, per l’Autore, 1814). Nello stesso periodo, due grandissimi artisti inglesi, John Flaxman e William Blake, crearono meravigliose illustrazioni per il capolavoro di Dante. Su richiesta del banchiere olandese Thomas Hope, Flaxman realizzò tra il 1792 e il 1793 un ciclo di 111 disegni, dei quali l’incisore romano Tommaso Piroli produsse nel 1802 un’edizione contraffatta ma di grande successo. La rap- 6 presentazione che Flaxman offre dell’aldilà dantesco è il primo vero e proprio commento visivo alla Commedia. Con pure linee di contorno, l’artista coglie l’essenza di azioni ed emozioni dei personaggi, traducendole in immagini d’incantevole bellezza neoclassica (FIG 8). Nel 1824, John Linnell, chiese all’amico e protetto William Blake di illustrare la Divina Commedia. Blake realizzò una serie di acquarelli da incidere su rame, ma riuscì a portare a termine solo sette incisioni prima di morire nel 1827. La sua interpretazione della Commedia è intrisa della cosmologia visionaria e pre-simbolista che lo ha reso immortale: molte immagini contengono elementi stilistici tipici dell’artista, come le atmosfere oniriche, il vigore muscolare, le fiamme ondeggianti, o anche i temibili vecchioni barbuti (FIG 9) che popolano le sue precedenti opere. Fu solo a partire dai primi anni dell’Ottocento secolo che la penisola italiana si avviò ad acquisire un’identità nazionale, e fu in questi decenni che Dante Alighieri, che aveva 55 scelto di scrivere il suo capolavoro in lingua volgare anziché in latino, divenne bardo della nazione. La sua fama si diffuse per tutta l’Europa e la Commedia iniziò a essere tradotta in varie lingue straniere. Su suolo italiano cominciarono a uscire un’edizione dopo l’altra: la monumentale Commedia della tipografia dell’Ancora (1817-1819), illustrata da 125 ampie calcografie realizzate su disegni di Luigi Adamolli e Francesco Nenci, fu presto seguita dall’edizione bolognese di Gamberini e Parmeggiani, corredata da cento calcografie su disegni di Giovanni Giacomo Macchiavelli [sic]. Il Paradiso dell’edizione dell’Ancora, cui il solo Nenci attese, delizia per l’arioso e aggraziato decorativismo delle tavole (FIG 10); le illustrazioni di Macchiavelli richiamano Flaxman e Blake nel vigore delle linee, nella definizione muscolare e nella tragica espressività dei dannati, ma mostrano al tempo stesso un loro peculiare naïveté (FIG 11). “Seducente” è aggettivo particolarmente appropriato alle imma- 7 56 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 8 gini incise da Giuseppe Gandini sui disegni di Federico Faruffini e Carlo Barbieri per l’edizione impressa da Francesco Pagnoni a Milano nel 1865. Qui perfino Lucifero appare affascinante: ritratto con volto bellissimo e riccioli scarmigliati, invece di divorare Bruto e gli altri due traditori, guarda lontano, come un poeta Romantico perso in malinconiche fantasticherie (FIG 12). Il più celebre illustratore ottocentesco di Dante, e quello che nell’immaginazione popolare viene più di frequente associato alla Divina Commedia, è il francese Gustave Doré. Questo è presumibilmente dovuto alla sua straordinaria rappresentazione di smisurati panorami oltremondani, mai prima raffigurati in modo così realistico. Tutte le immagini di Doré, sia che esse rappresentino monti scoscesi, intricati fogliami, grovigli di corpi nudi, o cieli paradisiaci, suggeriscono un senso di sublime vastità. Dante, Virgilio e tutti gli altri personaggi si muovono come attori sul palcoscenico, talvolta vicinissimi a noi, talvolta minuscoli e lontani, talvolta troppo avvolti 9 nell’ombra per essere perfino riconoscibili. La varietà degli spazi prospettici, la teatralità delle luci, il sublime degli scenari hanno reso l’interpretazione dantesca di Doré una pietra miliare della storia dell’illustrazione. La prima edizione dell’Enfer, pubblicata a Parigi dalla Hachette nel 1861 e limitata a 3.000 copie, andò esaurita in pochi giorni nonostante si trattasse di un volume monumentale e costoso. L’edizione integrale della Commedia seguì nel 1868, e da allora non ha mai smesso di essere ristampata. All’inizio del Novecento, l’editore fiorentino Vittorio Alinari indisse un concorso per l’illustrazione di una nuova edizione del poema dantesco. Ne risultarono tre ampi volumi profusamente illustrati che riproducevano ben 381 immagini create da 31 dei migliori illustratori dell’epoca. Tra le 36 tavole mono- gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 57 10 crome applicate su cartoncino, il primo premio fu assegnato al gigantesco e mostruoso Lucifero ritratto da Alberto Zardo (FIG 13). Alberto Martini era tra gli artisti che contribuirono all’edizione Alinari e continuò a lavorare alla Commedia per il resto della vita. Tra il 1920 e il 1940 produsse 271 disegni e sette incisioni; la sua tecnica favorita – penna e inchiostro – si addice perfettamente al suo stile tetro, ricco di elementi macabri e grotteschi e di criptiche simbologie. Anche Amos Nattini dedicò molti anni all’illustrazione della Divina Commedia: iniziò a lavorare all’Inferno nel 1919 e portò a termine l’impresa vent’anni dopo. Le tre cantiche, abbellite da una tavola a colori per ciascun canto, furono pubblicate separatamente nel 1923, nel 1936 e nel 1941, in un formato monumentale. La sua raffigurazione dell’aldilà dantesco richiama quella di Doré per l’abilità nell’evocare realistici scenari oltremondani, ma ha al tempo stesso l’atmosfera onirica di certi quadri iperrealisti . Salvador Dalì lavorò alla Com- 11 media tra il 1950 e il 1954. Ma la traduzione dei suoi acquarelli in stampe xilografiche si rivelò un’impresa ardua per la casa editrice parigina Les Heures Claires. Ciascuna tavola richiedeva infatti una media di 35 matrici diverse, per uno strabiliante totale di 3.500 legni incisi da due artisti in un periodo di quattro anni. L’edizione francese dell’opera, pubblicata all’inizio degli anni Sessanta, fu seguita nel 1963 dall’edizione italiana della prestigiosa Officina Bodoni. Dalì fu criticato per la sua interpretazione eccessivamente personale; alcuni arrivarono a dire che non aveva neppure letto il poema. La mia opinione è che Dalì sia invece riuscito a introdurre i suoi tipici elementi stilistici (stampelle, orologi sciolti, ecc) nell’iconografia dantesca, fondendo perfettamente la propria visionarietà in quella del poeta (FIG 14). Non si può dire altrettanto di 12 gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano altri artisti novecenteschi (ad esempio alcuni di quelli che hanno contribuito all’edizione Martello del 1965), le cui immagini sembrano non aver nulla a che vedere con i versi danteschi, o comunque non presentano nulla di innovativo, o forse, più semplicemente, non sono all’altezza del genio immortale di Dante. Tra le più recenti edizioni figurate della Divina Commedia ve ne è tuttavia una che si distingue per la fresca ispirazione del suo commento visivo: quella pubblicata a Lipsia dalla Faber & Faber nel 2001, adornata da Monika Beisner, illustratrice tedesca di libri per bambini, con cento piccole illustrazioni a colori. Varie e complesse ma al tempo stesso immediate come miniature medioevali, le immagini della Beisner sono un meraviglioso esempio di come all’alba del Ventunesimo secolo si possano ancora trovare nuovi modi di visualizzare il viaggio oltremondano di Dante . Nei passati sette secoli, innumerevoli artisti hanno misurato il loro talento con a quello di Dante. Non è questa la sede per ricordarli tutti, e infatti ho espressamente 59 13 14 omesso pittori che hanno dipinto scene singole del poema (come Delacroix o Dante Gabriel Rossetti) e artisti che hanno realizzato serie di immagini non legate a una specifica edizione della Commedia (ad esempio Giovanni Stradano e Federico Zuccari nel Cinquecento, Fussli alla fine del Seicento, Joseph Anton Koch, Bartolomeo Pinelli e Francesco Scaramuzza nell’Ottocento, Robert Rauschemberg e Aligi Sassu nel Novecento). Ho anche sorvolato su importanti edizioni che non sono riuscita a vedere personalmente, come quelle illustrate da Leonard Baskin (1969) e da Tom Phillips (1983). L’opera di tutti i sopraccitati artisti è tuttavia presente in Internet: basta inserire su Google Immagini i loro nomi tra virgolette, insieme alla parola chiave “Dante”, per ottenere selezioni delle loro immagini. mente esposti a questo indirizzo: http://centrodantesco.altervista.org/m ostra/Catalogo.htm È stato proprio navigando in Internet alla ricerca di illustrazioni della Commedia che ho scoperto alcuni lavori fantastici, come i 105 dipinti a olio di Achille Incerti, eseguiti negli anni Sessanta e permanente- Altri interessanti siti nei quali mi sono imbattuta durante le mie ricerche sono: http://www.wga.hu/framese.html?/html/b/botticel/93dante/index. html (Botticelli) http://www.kuenstlerleben-inrom.de//gallery_Divina%20Commedi a (Joseph Anton Koch) http://www.rogallery.com/dali_salvado r/sdali-hm-a.htmd (Dali) http://www.rmichelson.com/Artist_Pa ges/Baskin/The-Divine-Comedy.html (Leonard Baskin) http://www.italica.rai.it/monografie/d ante/iconografia/index.htm (numerose immagini della Commedia dal quattordicesimo al ventesimo secolo) http://www.mtholyoke.edu/lits/library/ arch/col/rare/rarebooks/giamatti/dante gia.htm (bibliografia delle edizioni della Divina Commedia attraverso i secoli, con collegamenti alle illustrazioni). © Illustration www.illustration-mag.com 60 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 BvS: un “libro ritrovato” Moda purpurea degli antichi Un settecentesco trattato di erudizione vestiaria di Chiara Bonfatti Rosa, Michele (1731-1812). Delle porpore e delle materie vestiarie presso gli antichi. Dissertazione epistolare del cav. don Michele Rosa P.P.P. e Presid. della Fac. Med. nella Duc. Univ. di Mod. Memb. della R. Soc. Med. di Parigi, della R. Accad. delle Sc. di Torino, dell’Imp. Accad. delle Sc. di Mantova, dell’Istit. delle Sc. di Bologna, de’ Fisiocrit. di Siena, de’ Georgof. di Fir., degli Ereini di Palermo ec. ec. Modena, 1786 (Modena, Stamperia Ducale, 1786). In 4to (mm 251x183); XX, 387, [1] p. Al centro del frontespizio una vignetta xilografica effigiante una spiaggia su cui sono disseminati dei murici. Una tavola calcografica fuori testo più volte ripiegata, incisa da Francesco Rosaspina (1762-1841) e raffigurante cinque specie di murice usate per ricavare la porpora: “una Tavola rappresentante le forme o figure delle Chiocciole purpurifere, Porpore Murici e Buccini, e la loro nomenclatura secondo i moderni Naturalisti” (p. XVI). Esemplare a pieni margini. Legatura in pergamena non coeva. ella dedica al marchese Gherardo Rangone, Ciambellano, Consigliere di Stato e Ministro del Duca di N Modena, l’autore scrisse: “Avvenne quel che in tal genere suole avvenire, che la materia crescendo sotto la mano, e da cosa nascendo altre cose, le poche e brevi ricerche ch’io m’era prefisso di fare in aggiunta a quel molto che così dottamente ne avea scritto l’illustre Restitutor delle Porpore [i.e. Pasquale Amati], si trovarono cresciute alla mole niente minor di un volume: e quattro intere Sessioni della domestica Accademia che Ella ha con tanta sua gloria istituita, bastarono appena nel corso di questo anno scolastico a compir la lettura de’ principali articoli della materia.” (p. IV). Così Michele Rosa diede inizio alla sua rara ed importante edizione che tratta della tintura, della porpora, dei murici dai quali la porpora si ricava, e dei materiali vestiari del mondo antico. L’edizione apparve due anni dopo il saggio, assai più compendioso, di Pasquale Amati e nell’introduzione il Rosa si rivolse proprio all’Amati esaltando il pregio del suo contributo e proponendo nuove osservazioni. Il Rosa focalizzò la sua attenzione su materiali come la seta, il cotone, il lino e le tele investigando sulla loro manifattura, sulle tecni- che di tintura e tessitura tramandate nei secoli, sul loro commercio romano-egizio con l’Oriente e con le Indie dall’antichità fino al Settecento. Completò la sua dissertazione con interessanti e curiose notizie sulle popolazioni che facevano uso di tali materiali e sulle loro regioni, sui prezzi effettivi delle vesti di porpora, su due formule curiose per una tinta allungata o adulterata di porpora sfuggite a Pasquale Amati. Raccontò dei lanifici e delle coatte, ovvero lane coattiliate simili al nostro feltro, delle forme e degli usi di letti e lettighe e delle paragaude, ornamenti vestiari di gran moda a Roma dall’età di Adria fino alla fine dell’Impero. Su questo elemento di erudizione vestiaria Michele Rosa si intrattenne in una velata polemica e critica alle mode straniere giunte a minacciare il buon gusto dell’abbigliamento dei Romani: “Fra le cose straniere che vennero col tempo ad alterare la gravità e il buon gusto del vestiario Romano, vi comparvero non molto dopo l’età di Adriano le Paragaude, nome barbaro allora, ora d’ignoto significato; le quali vi tennero moda gran tempo, e può dirsi con sicurezza fino alla fin dell’Impero. Abbiamo dovuto nominare le Paragaude anche noi dove parlavasi delle vesti gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano che Valeriano donò ad Aureliano e l’istesso Aureliano ai Soldati; e abbiam notato che esse erano allora di seta, che al tempo di Flavio Vopisco si trovano di tutto lino; ma che prima, e molto più dopo di lui si rrovano [sic] di seta e d’oro e d’oro puro e d’oro intrecciato con seta a colori: e potiamo ora anche aggiungere che si trovano assai spesso ricordate nel Codice, e molte leggi Imperiali che ora le vietano or le permettono, limitando però il peso dell’oro che poteano contenere; onde appare che fossero divenute un arredo di molto lusso e di assai grave importanza” (pp. 231-232). Lo stesso vocabolo che definisce l’oggetto fu protagonista di tante erudite ipotesi su quali fossero le origini, il significato, l’esatta forma e l’uso di tale ornamento e il Rosa parve risolvere la questione prendendo a riferimento gli studi di Isaac Casaubon (1559-1614) e Claude Saumaise (1588-1653) e la definizione che ne diede il conte Gian Rinaldo Carli (1720-1795) secondo il quale la paragauda, termine di origine colchica o asiatica, non era altro che la stessa fimbria o frangia che decorò il vello che per sua causa si chiamò d’oro. Michele Rosa si servì delle paragaude come occasione per una nota polemica più estesa all’uso di seguire le mode “barbare”: “Egli è difficile d’indovinare cosa direbbe quel valentuomo [il Volterrano: i.e. cardinale Giovan Carlo de’ Medici (1611-1663)] se tornando ora al mondo vedesse non pur l’Italia, ma presso che tutta l’Europa non sol compresa da questo furor delle mode, non solo rimasta priva del nobile e dignitoso vestiario antico, e d’ogni suo abito nazionale; ma ridotta a tal uso di vestimenti in cui 61 Tavola calcografica raffigurante le diverse specie di murice usate per produrre la porpora legata in fine al testo. l’assurdo ed il ridicolo della forma rimane ancor vinto dal disagio della persona, restando i corpi in un tempo legati e più che a mezzo scoperti. […] Così in Roma le stranie mode conosciute da prima per le vittorie, accarezzate poscia dal lusso per bizzarría, contribuirono anch’esse alla universale corruttela: onde ne’ secoli dell’impero si videro non solo gli usi e le cose, ma fino il linguaggio farsi ispido e disuguale, e deformarsi di mano in mano per il miscuglio di frasi barbare e di parole inaudite, che finalmente lo corruppero affatto” (pp. 229-230). Michele Rosa, eminente studioso di fisiologia e di zoologia e autore di interessanti esperimenti sul sangue e la circolazione animale, fornì, con la sua opera, un contributo definitivo al dibattito su quali molluschi fornissero la porpora utilizzata anticamente per tingere gli abiti imperiali. Pasquale Amati, nel suo trattato De restitutione purpurarum, riuscì ad identificare alcune specie di murice, ma solo il Rosa fu in grado di individuarne non meno di sei differenti varietà, riuscendo nell’identificazione anche grazie alle collezioni raccolte a Ravenna. Nella Prefazione l’autore informa che il merito per le figure inserite nella sua opera va all’amico Olimpio Miccoli, medico ravennate che ne fece eseguire il disegno a partire dai numerosi esemplari presenti nei Musei di Classe e di S. Vitale in Ravenna. 62 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 BvS: un’utopia sempre in fieri Le nuove acquisizioni della nostra Biblioteca Saggi, raccolte poetiche e trattati dal Seicento al XXI secolo di Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo Anonimo. Le paraseleni stanze per l’ingresso solenne alla dignità di procuratore di S. Marco per merito di sua eccellenza il signor Girolamo Veniero. Venezia, Antonio Zatta, 1759. Opera composta di 50 stanze precedute, nelle carte preliminari, da una spiegazione dell’incisione del frontespizio che raffigura il fenomeno del paraselene, fenomeno ottico per il quale ai lati della luna compaiono altri dischi illuminati. Bonnefoy, Yves (1923-). Deux scènes e Pour mieux comprendre Deux scènes. Milano, Cento Amici del Libro (Parigi e Alpignano, Michael Caine e Enrico Tallone), 2009. 2 volumi. Esemplare ad personam, su carta BFK Rives Deux scènes e su carta Sicilia Pour mieux comprendre. Prezioso dittico che racchiude il racconto del sommo poeta francese Yves Bonnefoy, arricchito da sei acquetinte originali del pittore Gérard Titus-Carmel, e un saggio dello stesso Bonnefoy originalmente destinato a servire da commento come breve postfazione, ma giunto in seguito ad essere pubblicato individualmente e posto ad affiancare il volume del racconto. Bonnefoy si sofferma in esso a rievocare gli anni della sua infanzia, della sua formazione, dei viaggi in Italia per la scoperta dei paesaggi e dell’arte che vi erano racchiusi. Borch, Michel Jeam comte de (1751-1810). Lettres sur la Sicile et sur l’ile de Malthe de monsieur le comte de Borch de plusieurs academies a M. le C. de N. écrites en 1777. Pour servir de supplément au voyage en Sicile et a Malthe de monsieur Brydonne ornées de la carte de l’Etna, de celle de la Sicile ancienne et moderne avec 27. estampes de ce qu’il y a de plus remarquable en Sicile. Torino, fratelli Reycends (Ignazio Soffietti), 1782. 2 volumi. Prima edizione, contenente le tavole incise in rame da Cristoforo Dell’Acqua e Giuseppe Pittarelli d’Asti su disegni dell’Autore, di Philippes Hackert e di Henri Swinburne. Si tratta di uno dei più interessanti viaggi in città, paesi e località siciliane intrapreso dallo scienziato e naturalista di origini polacche Michel Jean comte de Borch che, spinto dalla lettura del Viaggio di Brydone, si dimostra grande osservatore delle attività umane e attento alle descrizioni della vita palermitana o delle industrie trapanesi. Cocchi, Antonio (16951758). Del matrimonio, ragionamento di un filosofo mugellano coll’aggiunta di una Lettera ad una sposa tradotta dall’inglese da una fanciulla mugellana. Londra [i.e. Livorno, Pisa o Roma?], s.n., 1762. Contraffazione considerata rara con luogo di stampa falso, che presenta al frontespizio la vignetta calcografica della prima edizione e contiene la Lettera ad una sposa aggiunta successivamente alla prima edizione. L’opera fu dettata al Cocchi dalla sua prima e negativa esperienza matrimoniale: si tratta infatti di una feroce invettiva contro il matrimonio piena di contenuti materialistici e idee libertine. Criticata dal Baretti fu subito posta all’Indice dei Libri proibiti assieme anche alla Lettera ad una sposa scritta dalla figlia dell’Autore, Beatrice Cocchi. De Luca, Tiberio (m. 1656) Chiave d’oro della grammatica. Ch’apre speditamente la porta della lingua latina. Opera del molto rev. D. Tiberio De Luca dottore, e maestro di Sacra gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Teologia. In quest’ultima impressione correttissima. Aggiontovi un breve compendio della medesima. Lucca, fratelli Marescandoli, 1713. L’Autore presenta la sua opera grammaticale attraverso l’immagine della porta: la Grammatica viene infatti riconosciuta come la Porta di tutte le altre scienze “mà però ella è una Porta chiusa, e rinserrata, essendo per se stessa oscura, e difficile ad impararsi; […] con tutto ciò di questa gran Porta, eccoti ò Benigno Lettore, la Chiave, & una Chiave d’Oro, veramente preziosa, per aprirla speditamente, e disserrarla affatto ad una chiara, e facile intelligenza. Se di questa saprai valertene, ella saprà introdurti sicuramente nel bel Giardino della Lingua Latina” (Dall’invito al Lettore a p. 5). Erasmus Roterodamus (1466-1536). Una gabbia di matti è il mondo tutto ovvero Elogio della pazzia di Erasmo da Roterdamo. Milano, Vincenzo Guglielmini, [1850?]. Il tipografo ed editore dichiara di essersi attenuto all’edizione del 1805 con il falso luogo di stampa di Amsterdam, sulla base della quale ha poi aggiunto note e miglioramenti tratti da successive edizioni italiane. L’edizione contiene a p. 9: Brevi memorie della Vita d’Erasmo tratte dalla storia de’ filosofi del Saverien e messe in fronte all’edizione di Colonia del 1787. Frazzetta, Michele (16121681). Vita, virtù e miracoli del venerabile servo di Dio, don Girolamo di Palermo canonico della catedrale di questa città di Palermo. Composta dal p. Michele Frazzetta della Compagnia di Giesù. Ricavata da processi originali presi con auttorità dell’ordinario. Palermo, Pietro dell’Isola, 1681. Prima edizione di quest’opera che contiene anche un ampio capitolo dedicato alle numerose guarigioni operate da D. Girolamo (1574-1640), soprattutto all’interno della nobiltà palermitana. Il gesuita palermitano Michele Frazzetta fu Autore di numerose biografie di religiosi siciliani. Goudar, Ange (1720-1791). L’anti-Babylone, ou Reponse a l’auteur de la capitale des Gaules. Londra [i.e. Parigi], s.n.,1759. Prima edizione di questo raro pamphlet del noto economista francese “rivale” di Casanova, pubblicato anonimo e con falso luogo di stampa. L’Autore difende usi e costumi settecenteschi, il gioco d’azzardo, la moda e gli spettacoli, che ritiene una necessità economica, opponendosi all’immagine decadente di Parigi proposta dall’avversario letterario Forgeret de Montbron. Leopardi, Monaldo (17761847). Prediche recitate al popolo liberale da Don Muso Duro curato del paese della verità e nella contrada della poca pazienza. S.l. [i.e. Modena], s.n., 1832. Parenti cita questa edizione che fa parte delle opere di satira politica di Monaldo: “È la prima ristampa modenese di poco posteriore l’originale”. La princeps, che Parenti dice rarissima, è priva anch’essa dell’indicazione del luogo di stampa e dello stampatore, ma fu impressa a Pesaro da Nobili nello stesso anno 1832 e di 32 p., mentre l’edizione modenese è di 51, [1] p. Mallet du Pan, Jacques (1749- 63 1800). Considerazioni sopra la natura della rivoluzione di Francia e sopra le cause che ne prolungano la durazione. Di M. Mallet du Pan. Cosmopoli [i.e. Venezia?], s.n., 1797. Prima traduzione italiana di uno dei più importanti studi coevi sulla Rivoluzione, con interpretazioni dottrinali degne di nota. Jacques Mallet du Pan può essere considerato quale pioniere del moderno giornalismo politico. Il suo pamphlet Compte rendu de la défense des citoyens bourgeois gli procurò la condanna al rogo da parte del Concilio di Ginevra. Mari, Adriano (1813-1887). Allegazione dell’avvocato Adriano Mari sopra una questione insorta tra Felice Le Monnier e Alessandro Manzoni. Firenze, Felice Le Monnier, 1864. L’allegazione si riferisce all’episodio che vide Felice Le Monnier condannato come contraffattore essendo accolte le istanze di Alessandro Manzoni e la difesa del professore Giuseppe Montanelli. A tale condanna Le Monnier fece ricorso. Esemplare con dedica manoscritta dell’Autore. Pomey, François Antoine (1619-1673). Flos latinitatis cioè Scelta de più nobili significati della lingua latina, distribuita in trè ordini, de verbi, de nomi, e delle particole. Opera utilissima, à chi desidera con più facilità impadronirsi del vero, e proprio parlar latino, del P.F.P. della Compagnia di Giesù. Ora nuovamente riccorretta, ed arrichita d’un copiosissimo indice in gratia de giovanetti studiosi. Venezia, Francesco Tramontino, 1683. Opera in cui l’umanista e gesuita francese Pomey dimostra la 64 la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010 propria forte inclinazione per un compiaciuto virtuosismo linguistico e lessicale. Prina, Giuseppe (17661814). Elogio di Andrea Alciato orazione inaugurale degli studi per l’anno scolastico 1810-1811 detta nella grand’aula della Regia Universita di Pavia da Giuseppe Prina professore di Diritto Pubblico interno e rettore del Collegio Caccia. Milano, Stamperia Reale e Leonardo Nardini, 1811. Elogio fatto dal professore Giuseppe Prina in apertura dell’anno accademico dell’Università di Pavia in memoria del giurista italiano Andrea Alciato o Alciati (14921550), che fu docente a Pavia. Raimondi, Eugenio (sec. XVII). Il Novissimo passatempo politico, istorico, & economico di Eugenio Raimondi bresciano ordinato sotto a i suoi proprij capi, quali contengono Documenti saggi, & utili, ... Unita si vede tutta la morale filosofia, che negl’antichi, e moderni scrittori sparsa si leggeva. Opera non men curiosa à prencipi, che utile à dotti, e dilettevole ad ogni stato di persone. All’immortalità dell’illustr. & eccell. sign. Gio. Antonio Conforto dignissimo prencipe dell’Accademia delli Erranti di Brescia. Venezia, Giovanni Bertano, 1660. Opera erudita che tratta dei più svariati argomenti: religione, politica, costumi, matrimonio, astrologia e cosmografia, medicina, musica, giochi, amore, meretrici, navigazione, curiosità e novelle, pittura e scultura, odori e bagni, alchimia, magia, oracoli e Sibille, profezie e sogni et alia. Ressi, Adeodato (1768-1822). Orazione in lode del conte Pietro Verri milanese del professore Adeodato Ressi detta nel giorno 11. Novembre 1818. Per l’inaugurazione degli studi nell’I.R. Università di Pavia. Pavia, Pietro Bizzoni, [1818]. Orazione tenuta dal professore Adeodato Ressi in apertura dell’anno accademico dell’Università di Pavia in lode al conte Pietro Verri (1728-1797), filosofo, economista, storico e scrittore italiano, fondatore dell’Accademia dei Pugni e del noto periodico illuminista “Il Caffè”. a descrivere il forame ovale e il dotto arterioso nel cuore fetale. Robert, Louis Joseph Marie (1771-1846). Essai sur la mégalanthropogénésie, ou L’art de faire des enfans d’esprit, qui deviennent de grandshommes; suivi des traits physiognomoniques propres à les faire reconnaître, décrits par Lavater, et du meilleur mode de génération. Dédié aux membres de l’Institut national de France. Par Robert le jeune, des Basses-Alpes. Parigi, Debray e Jean-Antoine-Guillaume Bailleul, 1801. Prima edizione di questo trattato sull’arte di far nascere bambini destinati a diventare grandi uomini. Trombelli, Giovanni Crisostomo (1697-1784). La diplomatica o sia L’arte di conoscere l’età, ed autenticità de’ codici latini, e italiani di d. Giovan-Grisostomo Trombelli bolognese abate visitatore de’ canonici regolari della Congregazione renana del Salvatore, e accademico dell’Instituto delle Scienze. Napoli, Giuseppe Maria Porcelli, 1780. Opera del canonico e bibliotecario italiano Giovanni Crisostomo Trombelli in cui si tratta tra l’altro della diplomatica dei numeri, utile supporto nel determinare l’autenticità di un documento. Scarpa, Antonio (1752-1832). Elogio storico di Giambatista Carcano Leone professore di Notomia nella Universita di Pavia letto nella grand’aula della R. Universita di Pavia pel rinnovamento degli studi il giorno 12 di novembre 1813 dal cavaliere Antonio Scarpa. Milano, Stamperia Reale e Leonardo Nardini, 1813. Elogio fatto dall’illustre chirurgo ed anatomista Antonio Scarpa in apertura dell’anno accademico dell’Università di Pavia in memoria dell’anatomista Giovanni Battista Carcano Leone (15361606), noto per essere stato il primo Spaziani, Maria Luisa. Poesie verticali. Santa Lucia ai Monti, Ampersand, 2009. Edizione limitata di 80 esemplari su carta Hahnemühle di morbido cotone, numerati e firmati dalla poetessa e dall’artista. L’opera racchiude 14 componimenti poetici di Maria Luisa Spaziani - di cui due inediti - accompagnati dalle incisioni di Marina Bindella. Vincenti, G. O. La rivoluzione commedia patriottica. Venezia, Silvestro Gnoato, 1797. Si tratta presumibilmente della seconda edizione della commedia che fu rappresentata per la prima volta a Bologna nel Teatro Zagnoni dalla Compagnia Comico-Patriottica Battaglia, nella primavera dell’anno 1797, per otto sere consecutive. In una di tali serate fu recitata gratis ai fini dell’istruzione popolare nel gran Teatro Nazionale, a spese di una Società di Patrioti. LA PIASTRA DA BORSETTA LISCIO PERFETTO QUANDO E DOVE VUOI Tutto quello che le donne hanno sempre desiderato da una piastra da oggi diventa portatile. Performance, sicurezza, tecnologia, semplicità e velocità entrano nella loro borsetta e le seguono per tutta la giornata, o anche in viaggio. Bellissima MINI diventerà la loro piastra da borsetta, sempre a portata di mano. 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