la Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno II
n.1 – gennaio 2010
La sòla bibliofila
più nota di tutti
i tempi e i nostri
libri mai scritti
Francesco Lumachi, Annette
Popel Pozzo e Matteo Noja
I cinque sensi
nella lettura
della Divina
Commedia
Chiara Nicolini
The only sensible thing to do with
is to
them.
Sir Richard Branson, entrepreneur extraordinaire and adventurer.
His never ending quest for the next big idea brings
him to the inspirational solace of Necker, his island.
He always travels with Samsonite ProDLX,
the only bag that can keep up with him.
Sir Richard Branson’s proceeds from the photo shoot were donated to the Virgin Unite foundation. www.virginunite.com
samsonite.com
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.1
–
MILANO,
GENNAIO
2010
Sommario
5 Burla e fantasia per dar
corpo all’Utopia – 1
QUEI TOMI DEL FORTSAS,
PIÙ “UNICI” CHE RARI*
di Francesco Lumachi
13 Burla e fantasia per dar
corpo all’Utopia – 2
RACCOLTE IMMAGINARIE
E LIBRI MAI SCRITTI
di Annette Popel Pozzo
19 Burla e fantasia per dar
corpo all’Utopia – 3
LE BIBLIOTECHE IDEALI,
UN VIZIO ANCHE DEL ’900
di Matteo Noja
25 inSEDICESIMO – Le rubriche
LE MOSTRE, I CATALOGHI
DI BIBLIOFILIA,
L’INTERVISTA D’AUTORE,
GLI APPUNTAMENTI,
LE RECENSIONI, LE ASTE
41 Un intellettuale e i “suoi” autori
L’EDITORE IDEALE PIERO
GOBETTI ALLA BIBLIOTECA
DI VIA SENATO
di Matteo Noja
53 Schede dei libri in BvS
I 5 SENSI NELLA LETTURA
DELLA DIVINA COMMEDIA
di Chiara Nicolini
60 BvS: un “libro ritrovato”
MODA PURPUREA
DEGLI ANTICHI
di Chiara Bonfatti
62 BvS: un’utopia sempre in fieri
LE NUOVE ACQUISIZIONI
DELLA NOSTRA BIBLIOTECA
di Chiara Bonfatti, Giacomo
Corvaglia e Annette Popel Pozzo
*tratto da “Historie per gli Amici de Libri”
Consiglio di amministrazione della
Fondazione Biblioteca di via Senato
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Giuliano Adreani, Carlo Carena,
Fedele Confalonieri, Maurizio Costa,
Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel,
Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli,
Carlo Tognoli
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Segretario Generale
Angelo De Tomasi
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Collegio dei Revisori dei conti
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Gianfranco Polerani,
Francesco Antonio Giampaolo
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e ufficio stampa
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© 2010 – Biblioteca di via Senato
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il Romantico Lucifero
di Federico Faruffini
(Milano, Francesco Pagnoni, 1865)
Questo periodico è associato alla
Unione Stampa Periodica Italiana
Reg. Trib. di Milano n. 104 del
11/03/2009
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.1
–
MILANO,
GENNAIO
2010
Editoriale
roprio in questi giorni, Philippe Daverio,
durante una delle ultime puntate del suo
programma televisivo Passepartout,
suggerisce un’ipotesi non nuova ma sempre
affascinante nel definire le radici e i principi
fondanti dell’Europa: l’Europa, ci sussurra in modo
accattivante, nasce dal libro.
Il libro nella forma in cui lo conosciamo oggi,
con le pagine legate tra loro, comincia a
diffondersi nel III secolo d.C., in ambito cristiano.
Successivamente, cercando di preservare il
patrimonio conoscitivo e la memoria del passato
dalle distruzioni delle invasioni barbariche,
nascono le biblioteche, luoghi dove si raccolgono e
conservano questi libri. Prima essenzialmente
monastiche, per permettere la copiatura dei testi
per farli consultare a un sempre maggior numero
di persone – magari anche per abbellirle attraverso
preziose miniature –, le biblioteche nascono poi
per volontà di re e di principi, di città, di comuni,
di stati, di università e così via; così diffuse nel
territorio in modo capillare, dettano, secolo dopo
P
secolo, le trame dei viaggi, degli spostamenti, degli
incontri umani alla ricerca della conoscenza.
Le biblioteche sono quindi il distillato della
nostra comune storia culturale; certificano il
succedersi di culture e di uomini, il loro
incontrarsi, il loro confrontarsi e anche
combattersi, a volte in maniera drammatica.
Testimoniano di un’avventura fatta di idee e
avvenimenti – che siano minimi e quotidiani
piuttosto che grandiosi o epocali, poco importa –,
trasmessa attraverso la parola scritta.
La conservazione del sapere e la sua
trasmissione è, ancora di più oggi, la missione della
Biblioteca, di quella antica come di quella moderna,
di quella che contiene 14 milioni di volumi come di
quella che ne conserva poche migliaia, di quella che
vanta secoli di vita come di quella che verrà.
Nella convinzione che l’Europa vera non sia
solo quella della moneta unica, ma soprattutto
quella di un’unica cultura che conservi nella
propria unicità la differenza delle varie culture che
la compongono.
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
5
Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 1
QUEI TOMI DEL FORTSAS,
PIÙ “UNICI” CHE RARI
La vera storia di una finta asta sparita come d’incanto
FRANCESCO LUMACHI
Al comm. Piero Barbèra.
ell’estate dell’anno 1840 il mondo dei bibliofili
fu messo a rumore dall’annunzio della vendita di
una strabiliante biblioteca composta dei libri più
rari, più preziosi, più ricercati e più... sconosciuti che mai
siano stati messi in commercio.
La vendita fu annunziata con il catalogo di cui ecco
il titolo: «Catalogo di una ricchissima sebbene poco numerosa collezione di libri, provenienti dalla biblioteca
del fu signor conte J. N. A. de Fortsas, la cui vendita avrà
luogo a Binche il 10 agosto 1840 alle 11 del mattino, nello
studio e per cura del sig. Mourlon, notaro, via della Chiesa N. 9. Mons, tipografia di Emanuele Hoyois, libraio. Prezzo 50 centesimi».
Le condizioni dell’asta erano le
seguenti: «La vendita si farà a contanti con l’aumento del 10% sul
prezzo di aggiudicazione. I libri si
potranno vedere e collazionare la vigilia della vendita, dalle tre alle sei
ecc.». Si diceva inoltre (quantunque
non fosse stampato) che direttore
dell’asta sarebbe stato un certo signor Nolahc, vecchio maggiore comandante il forte Maurice, nella baia
di Crachang1.
Il catalogo era preceduto da
una prefazione di autore anonimo,
nella quale si diceva che il conte di
Fortsas non ammetteva nella sua bi-
N
blioteca che opere sconosciute a tutti i bibliografi. Dato
questo sistema, che durante quarant’anni fu strettamente
osservato dal defunto, è facile intuire che la biblioteca
non poteva riuscire numerosa. Si aggiunga che il Fortsas
si disfaceva subito, senza misericordia, di volumi pagati
talvolta a peso d’oro e il cui possesso avrebbe reso orgoglioso il bibliofilo più esigente, appena si accorgeva che
una opera fino allora sconosciuta era stata segnalata su
qualche catalogo. Questa triste scoperta la indicava in
un’apposita colonna del suo inventario con la indicazione: si trova menzionata nel tale o tal’altro lavoro e accanto:
venduta, regalata, oppure, cosa che appare persino incredibile, distrutta. Ciò che spiega anche perché il catalogo
cominciasse col n. 3 e finisse col n.
222, mentre effettivamente le opere
non fossero che 52; tutte le altre
mancanti erano state regalate, vendute o distrutte.
Inoltre la pubblicazione delle
dotte ricerche del Brunet e specialmente le sue Nouvelles Recherches,
portarono un colpo terribile alla biblioteca e alla salute del Fortsas.
«Essa (la pubblicazione del
Brunet) gli fece perdere in una sola
volta un terzo della sua biblioteca.
David-Joseph Desvachez:
ritratto di Renier Chalon
6
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
no vedere i due opuscoli catalogati ai numeri 30 e 43.
Ex libris di Renier Chalon
Da quell’epoca apparve disgustato dei libri e della vita.
Non fece più acquisti, sebbene il Bollettino di Techner2 venisse ancora di quando in quando a diradare i ranghi, già
così assottigliati, del sacro battaglione».
La prefazione termina con questa biografia del defunto proprietario della biblioteca: «Giovanni, Nepomuceno, Augusto de Pichault, conte di Fortsas, nato il 24
ottobre 1770 nel suo castello di Fortsas, presso Binche,
nell’Hainault (Belgio), è morto il primo settembre 1839
nello stesso luogo di nascita e nella stessa stanza dove era
venuto alla luce sessantanove anni avanti. Tutto dedito ai
suoi libri, aveva veduto (o meglio non aveva visto) passare
trent’anni di rivoluzione e di guerre senza distrarsi un solo istante dalla sua occupazione favorita e senza mai abbandonare il suo santuario.
Par fatta per lui la divisa:
Vitam impendere libris».
Il famoso catalogo fu distribuito in un centinaio di
copie ai più noti bibliografi, bibliofili e bibliomani d’Europa e suscitò la più viva emozione.
Il barone di Reiffenberg, conservatore della Biblioteca Reale di Bruxelles, chiese subito al suo governo un
credito straordinario per acquistare alcune opere storiche importantissime e il credito, data la eccezionale importanza del caso, fu subito accordato in 1.800 franchi.
Lo stesso Reiffenberg era in ansia, per conto suo,
perché aveva visto che il n. 158 del catalogo portava un
Promptuarium antiquitatum trevirentium… auctore Willelmo comite ab Reiffenberg. Inutile dire che il libro gli riusciva
completamente nuovo. Forse un suo antenato ne era l’autore?
Il signor Leber, famoso raccoglitore della più rara e
completa collezione di pamphlets riguardanti la storia di
Francia, si mosse apposta da Parigi per acquistare o alme-
Due eruditi storici, l’abate Carton e il signor Delepierre, che avevano fatti lunghi studi sulla storia della città di Bruges, attendevano con vera impazienza il giorno
della vendita, perché il numero 11 portava un’ Histoire des
antiquités et prérogatives de la Ville de Bruges, par l’abbé
Moussi, in-4, Bruxelles, Ermens, 1767; opera che appariva
assai importante quantunque fosse loro completamente
sconosciuta.
Il signor Polain possedeva un’opera rarissima, ma
incompleta: Mémoires de l’abbé D.M.R.D.F.A.L. (De Mouson Résident de France à Liège) à Reims, chez Macé, impr. juré,
1645, in-12, en deux parties de 115 et 210 pages, figures, reliure ancienne de maroq. rouge, aux armes de Colbert, e il catalogo Fortsas non solo portava l’opera completissima,
ma con questa nota: «Il signor W. avendomi detto che il
signor Polain di Liegi possedeva un esemplare delle Memorie di De Mouson, sono corso subito (gennaio 1832) a
verificare da me l’esistenza di questo secondo esemplare.
Posso garantire che il sig. Polain non ha, di queste Memorie, che la prima parte di 115 pagine. Dunque io rimango
possessore di un esemplare unico».
Immaginarsi la smania del povero Polain per divenire il proprietario di questo esemplare unico, per la prenotazione del quale scriveva all’Hoyois: «…Voglio anche
dirvi, ma solo fra noi bibliofili, che sarei abbastanza pazzo
da offrire per questo libro una cinquantina di lire e, all’
occorrenza, anche di più»3.
Willems, celebre storico, che si era fatto una riputazione nello studio della canzone fiamminga, perse il sonno dal momento che il catalogo gli rivelò la esistenza di
un’opera a lui affatto sconosciuta su quel soggetto: Specimen of early flemish songs of fourteenth century, to which is prefixed an historical introduction. By Georg Ellis, Esq., London,
1809, in-8, pag. 1 à 138, sans titre, avec dix pl. de musique, etc.
E in nota: «La stampa di questo volume rimase sospesa».
Al signor Serrure, storico e numismatico che da
molti anni si era dedicato allo studio della storia del Principato di Rummen e credeva ormai di conoscere tutto
quello che era stato scritto e stampato sul suo soggetto, ci
mancò poco non gli pigliasse un accidente a trovare nel
catalogo il numero 23: Assiette et description de la terre et seigneurie de Rummen. Ensemble la lignée et descendance des seigneurs d’icelle terre, par Dom. Cornelius van Scheepdaal.
Maestricht, Jean Nypels, 1615, petit in-12, 88 p. et deux plan-
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
ches représentant des monnaies de Rummen. Très riche reliure
ancienne en satin cramoisi, aux armes de Rummen, brodées en
soie et or.
Insomma il mondo dei bibliofili era in un orgasmo
indicibile. Da ogni parte piovevano richieste e commissioni all’Hoyois; molti e fra i più illustri amatori di libri
come P. Lacroix (Bibliophile Jacob), il Techner, Charles
Nodier, il Dinard, il marchese di Chateau-Giron, il Club
di Roxburg al completo, la Camden Society e tanti altri si
preparavano a invadere il tranquillo paese di Binche,
pronti a disputarsi accanitamente i libri del Fortsas all’asta che avrebbe segnata una data indimenticabile negli
annali della bibliofilia.
Né ciò fa meraviglia, quando si pensi che vi erano libri come questi che qui sotto riporto:
N. 35. Poesies de Caréme (du sieur POISSON). A la
Trappe, chez Lafriture (Mons, H. Bottin) , 1779, in-12, de
264 pages, volume inachevé, demi reliure, dos et coins de maroquin bleu.
La nota a questo libro termina così: «Poisson (pesce) era altrettanto celebre per i suoi calembours che per i
suoi versi; e per finire degnamente come aveva vissuto,
mentre gli amministravano l’olio santo esclamò: Povero
Poisson, tu sei f…o, ti cucinano all’olio!».
N. 43. Les suites du plaisir, ou desconfiture du Grand Roi dans les PaysBas. Au Ponent (Hollande), 1686, in12, 152 pages, fig., mar. noir, doré sur tr.
Nota: «Libello di un cinismo
ributtante, scritto in occasione della
fistula di Luigi XIV. Una delle figure
rappresenta il di dietro reale sotto forma di un sole contornato di raggi,
con la famosa divisa: Nec pluribus impar».
N. 75. Corpus juris civilis, cum
notis GOTHOFREDI. Amstelodami,
apud Elzevirios MDCLXIII. In fol.
Exemplaire unique imprimé sur peau et
divisé en 4 volumes avec des titres imprimés exprès. Magnifique reliure de maroquin rouge à compartiments, aux armes des États de Hollande.
Nota: «Sulla guardia del primo
7
volume una nota in olandese, firmata D. (Daniel) Elzevier, avverte che questo esemplare, il solo stampato su
pelle, è stato tirato appositamente per gli Stati di Olanda e
a loro spese. L’esecuzione di questo lavoro è meravigliosa
ed è forse il più bel libro che esista. Io l’ho acquistato, il 19
febbraio 1802, da un ebreo di Amsterdam, per la modica
somma di 2.000 fiorini4; il mio amico Sir Richard Heber5
mi ha offerto più volte duemila sterline».
N. 66. Description des merveilles et de la richesse inouïe
du château royal de Binche par M.D.B. (Monsieur De Biseaux). Binche, H. Fontaine, imprimeur libraire, 1830, 45
pages in-8, relié en velours bleu, doré s. tr.
Nota: «Estratto dalle Etrennes Binchoises e tirato a
parte in un solo esemplare; fui presente alla tiratura».
E così di seguito. Al n. 222 un Trattato delle monete
dei Conti di Fiandra, una nota dice: «quest’opuscolo di
Vredius è rimasto sconosciuto a tutti i bibliografi».
Al n. 22, Histoire de Sainte-Ampoule, vi è questa nota:
«Il giornale di Verdun parla di quest’opera come totalmente distrutta». Il n. 36, Evangile du citoyen Jésus, purgé des
idées aristocrates et royalistes, etc., è seguito da questa nota:
«Ho avuto questo volume dal signor Du Rhin, d’Arras,
che l’aveva salvato presso il tipografo dalla distruzione totale dell’edizione, rimasta in sospeso alla caduta del feroce
evangelista della Convenzione (Joseph Lebon)».
Le prenotazioni e le offerte degli amatori erano veramente strabilianti. Alcuni prenotavano numeri
del catalogo a peso d’oro; altri più
espliciti chiedevano «a qualunque
prezzo». Fra questi, non ultimo, vi
era un nipote del Principe di Ligne,
che aveva visto sarebbe posto in vendita un libro che considerava né più
né meno che un’onta per il nome illustre della sua casata. Eccone la descrizione secondo il catalogo Fortsas:
N. 48. Mes campagnes aux PaysBas, avec la liste, jour par jour, des forteresses que j’ai enlevées à l’arme blanche.
Imprimé par moi seul, pour moi seul, à
Catalogo d’asta del comte de Fortsas
8
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
un seul exemplaire et pour cause. A B… de
l’imprimerie du P. Ch. De–. Sans année,
in-8, 202 pages, relié en chagrin vert,
avec fermoir à clef d’argent doré.
Nota: «Catalogo ultracurioso delle buone fortune
del principe. Il maresciallo
di Richelieu doveva avergli
messa per la testa l’idea di
fare questo strano inventario».
Credo superfluo far
notare che i Paesi Bassi di cui
trattavasi non avevano niente a
che vedere con l’Olanda e che le
campagne erano d’indole più che riservata.
Immaginarsi con che ansia il nipote
dell’autore del sedicente volume chiamasse il suo
intendente, che trovavasi in Germania, e gli desse l’ordine di recarsi a Binche il giorno della vendita e di acquistare a qualsiasi prezzo l’esemplare, fortunatamente
unico, del compromettente libro di suo nonno.6
Un caso grazioso davvero successe al Castian, libraio e bibliofilo di Lilla. Nello scorrere il catalogo fu
colpito dal n. 142 che portava: Causes qui doivent infailliblement amener la dissolution du Royaume des Pays-Bas tel
que l’ont fait les traités de 1814 et 1815. Tournai, Ch. Castermann, 1829, in-8, 89 pages, maroquin rouge, non rogné. E una delle solite note aggiungeva: «Questo opuscolo tirato a duemila esemplari, stava per venir messo
in vendita, quando l’autore, essendosi rappacificato col
governo olandese, distrusse l’intera edizione. Un amico mi ha salvato questo esemplare, che fino ad oggi
(gennaio 1835) si può considerare come unico»7.
Castian ebbe un sorriso di soddisfazione: si rammentava che nella sua libreria ci doveva essere una dozzina di esemplari del raro opuscolo, chissà come sfuggiti alla distruzione generale. Volle subito assicurarsene,
ma per quanto cercasse non gli riuscì di ritrovare il pacco degli opuscoli.
Qualche giorno dopo, capitato a Tournai, andò a
trovare il suo collega Josué Castermann, succeduto al
fratello Carlo editore delle Causes qui doivent etc., e gli
parlò della cosa. Castermann, dopo averci un po’ riflet-
tuto, assicurò che nel suo magazzino
doveva esistere un pacco di 50 di
quegli opuscoli; ma per quanto
fossero subito cercati e durante
due giorni si mettesse a soqquadro tutto il magazzino il
pacco non venne fuori, pur
facendo perdere il sonno e
l’appetito a un monte di
gente. Giuseppe, il vecchio
magazziniere, si rammentava benissimo dell’opuscolo, del suo formato, del colore della copertina: il Castermann, a forza di pensarci, quasi
quasi ne avrebbe citati dei brani,
insomma divenne una vera ossessione
ma… la nota del Fortsas rimase verità sacrosanta.
E di casetti simili ne successero diversi; era tanta e
così potente la suggestione che quell’indiavolato catalogo esercitava su tutti, che ci fu perfino chi raccontò
vita, morte e miracoli del conte di Fortsas, chi disse di
averlo conosciuto a fondo, chi parlava del castello come
ne fosse un assiduo frequentatore; ci fu persino chi assicurò di esser parente del defunto.
Intanto si avvicinava la data fatale e fra tanti non
mancarono gli irrequieti che non poterono stare alle
mosse e si recarono a Binche in precedenza, con la speranza di arrivare i primi a vedere, ammirare, palpare i
tesori della biblioteca Fortsas.
E allora successe questo fenomeno strano: che si
videro girare per il paesetto dei tipi di strani forestieri,
con arie sospette e che facevano agli abitanti domande
di questo genere:
– Scusate, dov’è la via della Chiesa?
Gran stupore dell’interrogato che non aveva mai
sentito nominare tale via. Un altro domandava:
– Ma dov’è il castello del barone di Fortsas, qui a
Binche?
– Mai sentito nominare.
– Ma il notaio Mourlon, lui deve esistere di certo!
– Mourlon? Notaro? E chi l’ha mai conosciuto?
Insomma Binche pareva invasa da una brigata di
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
9
matti, e per nove o dieci giorni i pacifici abitanti si domandarono a qual misterioso avvenimento era da attribuirsi la presenza di tanta gente, che pareva caduta dalla luna, che girava ansiosamente per il paese in cerca di
strade mai esistite, di un castello fantastico, di un notaro più che sconosciuto. Andò a finire che anche la polizia dovette occuparsi del fenomeno: si sospettò una riunione di cospiratori per preparare una rivoluzione e
altre diavolerie di questo genere. Il Borgomastro ordinò un’inchiesta per sapere a che attenersi e il Consiglio
Comunale, adunato d’urgenza, prese all’unanimità la
decisione d’inviare subito un rapporto dettagliato al
Governatore dell’Hainault, descrivendogli questa inesplicabile invasione che metteva in pensiero tutto il
paese.
Come si vede, l’affare aveva assunto delle proporzioni allarmanti, quando il primo d’agosto apparve in
molti giornali questo comunicato:
«Il pubblico è informato che la bella biblioteca
del signor conte di Fortsas non sarà più venduta all’incanto. I signori amatori accoglieranno la notizia con
dispiacere, ma questa preziosa collezione non sarà perduta per il nostro paese; essa è stata acquistata dalla città di Binche, per la sua Biblioteca comunale».
La notizia fece l’effetto di una doccia diacciata
sull’entusiasmo di tanti; ma i più non rimasero persuasi
e corsero per informazioni; l’acquisto per parte di una
cittadina di 3.000 abitanti (che tanti ne aveva Binche in
quell’epoca) di una biblioteca di quel genere e di quel
valore, aveva dell’inverosimile.
Infatti era il razzo finale della più solenne mistificazione bibliografica che mente umana abbia concepito.
L’erudito numismatico e presidente della Società
dei bibliofili di Mons, l’avvocato Renier Chalon (Hubert, Ghislain),8 era l’autore di questo colossale imbroglio. La sua amicizia coi più noti bibliografi, bibliofili e
bibliomani del suo tempo, il conoscere a fondo le loro
passioni e il loro lato debole, gli permisero di far recapitare il catalogo a chi sapeva l’avrebbe preso sul serio.
Il catalogo Fortsas, messo in vendita come ho detto a 50 centesimi, si esaurì in pochi giorni e allora chi lo
volle fu costretto a pagarne una copia 20 e anche 30 lire.
La prima edizione fu stampata dall’Hoyois a
Mons, nel 1840; poi ne uscì una seconda, senza data, e
che figurava edita a Bruxelles da Van Trigt, ma che effettivamente usciva dalla tipografia Perrin di Lione.
Altre due edizioni ne furono fatte, una da Giraudel e
Jouaust, senza data, a Parigi, l’altra a Bruxelles da Josse
Sacré nel 1856: tutt’e due però portano sulla copertina
il nome dell’Hoyois.9
Quest’ultimo poi, nel 1857, nonostante l’opposizione dello Chalon, che era stufo di ristampe, voleva fare una nuova edizione per suo conto, ma si limitò a pubblicare quel volume di Documents et particulraitées etc.
da me citato e dal quale ho tolte gran parte delle notizie
riferite.
Cfr. (HOYOIS E.) Documents et
particularités historiques sur le
catalogue du comte de Fortsas. In
8°, su carta bleu. Mons, s. d.
(1857).
2
Celebre libraio parigino e dotto
bibliografo.
3
Hoyois, op. cit., pag. 129.
4
Lire 2400 di nostra moneta.
5
Sull’Heber, famoso bibliomane
inglese, vedere il mio lavoro Nella
repubblica del libro, pag. 75 e seg.
Quando, dopo la morte dell’autore, gli eredi scopersero le tre
copie, la signorina Vandi, una
delle eredi, ne fu talmente scandalizzata che voleva subito gettare nel fuoco le tre copie dei
Mœurs du Siècle; fortunatamente l’esecutore testamentario fece
osservare che occorreva l’assenso anche degli altri eredi. Intanto
i tre libri venivano sequestrati
per ordine del Re, in seguito a
1
Un caso consimile trovo nel PEIGNOT, Dictionnaire … des livres
condamnés au feu, etc., t. II, pag.
51. Si tratta di un libro di La Poupelinière, morto nel 1762, avente
per titolo: Les Mœurs du Siècle.
Questo libro fu soppresso per ordine del Re di Francia. Pare non
ne esistessero che tre esemplari,
di cui uno riccamente illustrato
da stampe oscene e che non sia
mai stato messo in commercio.
6
rapporto del ministro Saint Florentin e depositati nella Biblioteca Reale.
7
Per questo libro l’Ambasciatore
belga a Londra, Van de Weyer, si
era prenotato a qualunque prezzo.
8
Il nome del sedicente maggiore
Nolahc di cui sopra non era che
quello di Chalon anagrammato.
9
Cfr. LAPORTE, Histoire littéraire,
t. II, pag. 86.
10
CATALOGUE
BIBLlOTHEQUE DE M. LE
COMTE DE FORTSAS
N. B. On a cru devoir suivre,
pour l’impression de ce
Catalogue, l’inventaire
manuscrit laisse par le
proprietaire de la collection, &
reproduire une partie des notes
dont chaque article est
accompagné. M. de Fortsas
inscrivait ses livres pêle-mêle &
sans suivre aucun système de
bibliographie : pour une
biblìothèque si peu nombreuse,
une classification etait en effet
assez inutile. L’interruption dans
la serie des numéros provient
des ouvrages successivement
expulsés de ses rayons,
3
Brief discours d’un esprit, lequel
sous la forme d’un cerf, espouvanta
moult la citez de Toloze. A Toloze, chez
la veufve Colomier, 1619, petit in-8º,
77 pp., maroquin rouge, fil.
(Thouvenin.)
Ce petit livre est du fameux
démonographe Sébastien Michaelis.
Il en parle plusieurs fois dans son
Histoire admirable de la possession
& conversion d’une penitente, &c.,
&c. Nouvelle édition, Lyon, 16.23,
in–8° (Voir pages 291 & suiv.).
4
Relacion d’un voyage fait en
Artois, Flandres & Brabant, en
1625, par Henry de Tocquaille,
gentilhomme poitevin. Orléans, Jean
Rousseau, 1627; in–12, 292 pp.; mar.
violet à compartiments, tr. dor.
(Vogel.)
Ce Henry de Tocquaille est le fils du
brave capitaine Hercule de Tocquaille,
dont l’intrépidité servit si bien Henri
IV à la bataille d’Ivry.
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
Schede serissime
7
12
8
15
Histoire de la mort glorieuse du
saint martyre (sic) Annessens,
décapité à Bruxelles le 19 de
septembre 1719, par ordre du tiran
(sic) Prié. In–8°, 50 pages, sans lìeu
ni date, relié en veau ancien; deux
piqûres de vers dans la marge d’enbas.
Honestes voluptez des plaisirs de la
table démonstrées
péremptoirement, par maistre
Bartholomé Brusile, escuïer, avocat
au Présidial d’Angers. Troye, chez J.
Oudot. 1639, in-12, 149 pages;
ancienne reliure de maroquin brun,
aux armes des Roquelaure, d. f. tr.
9
Relation véritable de la surprinse
de la ville de Montz en Haynaut
par le conte (sic) Loïs Nassau. Sans
lieu ni date, petit in-40, 15 feuillets
non cotés, maroquin vert, dentelles,
tr. dor.
Petite pièce très-curieuse & contenant
des particularités tout à fait
inconnues sur cet épisode de notre
révolution du xve siècle.
11
Histoire des antiquitez &
prérogatives de la ville de
Bruges, contenant un grand nombre
de chartes & documents inédits des
plus curieux, par l’abbé Moussi,
prédicateur de S. A. R. Bruxelles,
Ermens; 1767, in-4° de 722 pp.
L’abbé Moussi a composé aussi une
histoire du château de Marimont que
je cherche depuis 25 ans (11
novembre 1826).
Infusion polyglotte par le moyen
de laquelle les Wallons
acquerront une connaissance parfaite
du bas-allemand en moins de six
semaines, par V. D. H. Bruxelles,
Voglet, imprimeur-libraire; 1829, in8º, 45 pages, figures, broché.
Brevis ac dilucida Flandriæ
descriptio, per Judocum
Antonium Makens, &c. Basileæ, Jo.
Oporinus, 1553. Petit in-8º, 124 pp.,
maroquin citron, tr. dorée. (Vogel.)
Ce volume provient de l’abbaye de
Saint-Germain-des-Prés, à Paris; il a
appartenu au fameux Hotman, dont il
porte la signature & de nombreuses
notes marginales,
17
Constitution du royaume
d’Ivetot. 1791, in-32, 97 pp.,
sans lieu (Paris), vélin blanc.
(Courteval)
Parodie de la Constitution de 1791.
19
Histoire de la Sainte-Ampoule,
conservée en la Métropole de
Rheims, &c.; par dom Camusel.
Rheims, impr. de Dufour, libraire
juré, MDCCLI, in-8º, 122 pp.,
maroquin citron, doré f. tr.
Le journal de Verdun parle de cet
ouvrage comme ayant été totalement
anéanti.
21
Assiette & description de la
terre & seigneurie de
Rummen. Ensemble la lignée &
descendance des seigneurs d’icelle
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
per ridere meglio
terre, par Dom Cornelius Van
Scheepdaal. Maestricht, Jean Nypels,
1615, petit in-12, 88 pp. & 2
planches représentant des monnaies de
Rummen; très-riche reliure ancienne
en satin cramoisi, aux armes de
Rummen, brodées en soie & or.
27
Eméranciane, ou la succession,
par B. D. C. T. Leyde, 1714,
in-12, 298 pp., mar. vert, doré f. tr.
Roman ou peut-être satyre dont je
n’ai pas la clef.
30
Le Sardanapale de ce temps.
(A la sphère) 1699, in-12,
304 pp., vélin blanc.
Satyre hollandaise contre Louis XIV.
Cette pièce infâme est de l’infâme &
mystérieux Corneille Blessebois, qui se
nomme dans l’avant-propos. (Voir,
sur ce Blessebois, les Mélanges tirés
d’une petite bibliothèque, page
368).
31
Points douteux & contestables
dans les généalogies &
descendances des principales familles
des Pays-Bas (par De Azevedo). Sans
lieu ni date, in-fol., 88 pp., demi-rel.
35
Poesies de Carème (du sieur
Poisson). A la Trappe, chez
Lafriture. (Mons, Henri Bottin),
1779, in-12 de 264 pp. – Volume
inachevé, demi-reliure, dos & coins
de mar. bleu.
Par François-Auguste Poisson, dit le
poète, né à Mons en 1725 & mort
dans la meme ville en 1788. Le
genre favori de ce poète montois était
la satyre & l’épigramme dont, trop
souvent, la méchanceté faisait tout le
sel. Non content d’avoir colporté &
lu de tous còtés son manuscrit,
Poisson, tout comme un autre,
voulut se voir imprimé tout vif. Par
malheur pour sa gloire, le Conseil
eut avis de cette édition clandestine;
& comme quelques perruques de ce
respectable corps étaient assez
maltraitées dans ses rimes, on fit
saisir le livre avant qu’il eut vu le
jour. Mon exemplaire, seul échappé à
la brulure générale, provient des
héritiers de l’auteur. Poisson était
aussi célèbre par ses calembours que
par ses vers; & pour finir
dignement, comme il avait vécu, il
voulut finir par une pointe.
Pendant qu’on lui administrait
l’extreme-onction: «Pauvre Poisson,
s’écria-t-il, tu es f…, on
t’accommode à l’huile».
36
Evangile du citoyen Jésus,
purgé des idées aristocrates &
royalistes, & ramené aux vrais
principes de la raison, par un bon
Sans-Culotte. Arras, an III de la
République une & indivisible, in-12,
168 pp. Volume inachevé.
Ce volume, qu’il ne faut pas
confondre avec l’évangile Toucquet,
est l’œuvre du fameux Jofeph Lebon.
Je tiens mon exemplaire de M. Du
Rhin, d’Arras, qui l’avait soustrait,
chez l’imprimeur, à la destruction
totale de l’édition restée inachevée à
la chute du féroce évangéliste de la
Convention.
11
40
Mémoire justificatif des PP. de
l’Oratoire de Jésus de Mons,
indignement accusés d’hérésie; où l’on
démontre la turpitude & les intrigues
de leurs ennemis. Petit in-4°, sans
lieu ni date, 94 pp.
Très-curieux & contenant une foule
de personnalités contre les membres
du Magistrat d’alors (1690 environ).
Bayle, dans ses lettres, regrette de
n’avoir pu se procurer ce piquant
factum.
43
Les suites du plaisir, ou
desconfiture du Grand Roi
dans les Pais-Bas. Au Ponent
(Hollande), 1686, in-12, 152 pp.,
fig., mar. noir, doré f. tr.
Libelle d’un cynisme dégoùtant à
l’occasion de la fistule de Louis XIV.
Une des figures représente le
derrière royal sous la forme d’un
soleil entouré de rayons, avec la
fameuse devise: Nec pluribus
impar.
59
Histoire du Pays & Comté de
Haynau, par messire Du
Mont, seigneur de Holdre. 3 vol. in12, de 300, 325 & 294 pp., sans
titres, maroquin vert, dorés f. tr.
Nous trouvons le nom de l’auteur
dans un sonnet, à lui adressé par son
ami Gilles Couturiaux, imprimé en
tete du 1er volume. Il nous est
impossible de deviner pourquoi cet
ouvrage n’a pas été publié; nous
l’avons lu, sans pouvoir découvrir le
venin caché qui l’a fait proferire. En
fait de style & de critique, il est
digne d’etre placé auprès de son
compatriote De Boussu, l’historien de
Mons. Le 3e volume, qui n’aurait
pas été le dernier, finit à
l’avénement d’Albert & d’Isabelle.
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
13
Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 2
RACCOLTE IMMAGINARIE
E LIBRI MAI SCRITTI
La Biblioteca di via Senato e i primi “pseudobiblia”
ANNETTE POPEL POZZO
l genere letterario dei libri fittizi, i celebri “classici
mai scritti” citati in libri realmente esistenti come
veri, costituisce un ambito molto caro ai bibliofili e
agli amanti dei libri e va sotto il nome di biblioteca immaginaria ovvero pseudobiblium - l’ultimo termine fu
usato per la prima volta nel 1947 dallo scrittore statunitense di fantascienza e phantasy Lyon Sprague de Camp
nell’articolo The Unwritten Classics, pubblicato nella
The Saturday Review of Literature. Qualche studioso
presenta addirittura una suddivisione in libri esistiti ma
che non esistono più per distruzione, perdita ecc., in libri mai esistiti ma che potrebbero esistere, in libri che
esistono ma sono irreperibili e in libri che per il momento non esistono ma esisteranno nel futuro.
I
L’idea della biblioteca immaginaria si snoda attraverso i secoli, prendendo inizio nel Cinquecento in Francia con François
Rabelais, che nel capitolo VII del
Libro Secondo di Gargantua et
Pantagruel (1532-1564) fa frequentare al suo Pantagruel la biblioteca dell’abbazia di Saint-Victor, che esisteva ed esiste, ma nel
A sinistra: una tavola nel romanzo
di Mercier; a destra: frontespizio
del catalogo d’asta Fortsas
romanzo è arricchita di volumi fittizi e deformati pur
partendo in parte da titoli reali.
Basandosi su tre opere presenti nel Fondo antico
della Biblioteca di via Senato, in questo contributo cercherò di illustrare come autori di lingua e secoli diversi
abbiano affrontato l’argomento della biblioteca immaginaria e dello pseudobiblium.
Il primo a dedicarsi in Italia al fenomeno dei libri
fittizi fu Anton Francesco Doni (1513-1574), che nel
1550 pubblica la sua Libraria (cioè la “biblioteca”) a Venezia presso Giolito de Ferrari, e nel 1551 la seconda
parte intitolata La Seconda Libraria del Doni, sempre a
Venezia presso Francesco Marcolini. Entrambi i volumi sono presenti in prima edizione
presso la Biblioteca di via Senato e
mostrano l’interesse e la consapevolezza dell’autore per la novità dell’oggetto-libro. La prima Libraria
offre un ricco catalogo di libri italiani
stampati nel Quattro e Cinquecento,
come indicato dall’autore stesso nel
titolo “Nella quale sono scritti tutti
gl’autori vulgari con cento discorsi
sopra quelli. Tutte le tradutioni fatte
all’altre lingue, nella nostra & una tavola generalmente come si costuma
fra librari”.
L’opera rappresenta un primo
tentativo di fornire un repertorio bibliografico della produzione letteraria contemporanea - circa ottant’anni dopo il primo incunabolo in lingua
14
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
chora”. La Seconda Libraria riguarda invece i testi italiani manoscritti di “tutti i Cicalatori che io ho veduto a
penna, & che me n’è venuto cognitione, i quali libri
composti pochi credo che sieno per venire a stampa”,
precisa Doni nel proemio. Contrariamente a quanto
dichiarato, questo secondo trattato in gran parte contiene però titoli e scrittori inventati. La Monarchia di
Dante si trova accanto a Del tor moglie, libri due di Epistofilo Urbinate, a Genealogia delle Nimphe, ottava rima
di Dolobella Adimari, a Consolatorie necessarie all’huomo
di un certo Asinello Fanali, a La zuffa della grammatica
di Cisti da Spelle, a La Diana del Forese di Forese Diana,
o a Dell’infinito modo di lavorare i panni Arazzi, tessendogli in quella maniera, che si fanno i Broccati a ricci e c di un
certo Zaccheria Ponitore. Ad autori noti ed esistenti
vengono attribuite opere inesistenti: Bernardo Accolti,
La liberalità di Papa Lione in ottava Rima, Francesco Petrarcha, Il Mondo del Petrarcha, o Niccolò Machiavelli,
Il Secretorio Comedia. La Seconda Libraria si presenta come negazione della prima. L’opera si rivolge “a coloro
che non leggono”. Repertori reali e repertori fantastici
si confondono. Già a metà del Cinquecento Doni poneva la domanda dello scrivere inutilmente pur di scrivere, nell’incapacità di produrre qualcosa ex novo: “Ecco adunque i nostri cervelli dove si vanno mulinando,
ecco dove si perde il tempo, & dove si getta via la giornata in fregar carta voltar fogli, consumar la vista, straccarsi la lingua, stemperarsi lo stomaco, affaticarsi il cervello, & diventar pazzo con questo benedetto leggere
& scrivere”, e ancora, “Quel che accade hoggi è accaduto dell’altre volte, quel che si dice è detto, & dirassi anch’hora, & quel che à da essere è stato”.
Frontespizio di La Libraria del Doni
italiana - che sia “opera utile a ciascuno che si diletta
della lingua volgare”, come viene indicato nel titolo
dell’edizione posteriore del 1580. In maniera informale e momentanea provvede un elenco alfabetico soprattutto di opere di argomento letterario. Doni pensa addirittura a un’eventuale collaborazione interattiva,
quando specifica nella prefazione ai lettori che “per
non lasciar alcuna scusa adietra, vi dico che molti sono i
libri (buoni & cattivi) che si reston fuori, per non potere
haverne cognitione, & per questo si lascia alquanto di
spatio nello stampare il libro, dove chi l’havrà, possi
scrivergli sopra; & se gli piacerà darmene notitia an-
Seguono numerosi altri contributi al tòpos della
biblioteca immaginaria. Va ricordato il tedesco Johann
Fischart, che nel 1590 pubblica un Catalogus catalogorum perpetuo durabilis contenente libri immaginari, che
in parte si orientano e traducono alcuni dei titoli citati
da Rabelais. Giulio Cesare Croce nel 1623 dà alle stampe il suo Indice universale della libraria o studio del celebratiss. Arcidottor Gratian Furbson da Francolin contenente
titoli deformati o fittizi. Sono soprattutto i francesi a
dilettarsi nel genere letterario dello pseudobiblium. Gustave Brunet ne cita parecchi nello Essai sur les bibliothèques imaginaires (Parigi 1861) e Fantaisies bibliographiques (Parigi 1864); come del resto fa Giuseppe Fuma-
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
15
galli in Delle biblioteche immaginarie e dei libri che non esistono (Milano 1892).
Una prospettiva diversa della biblioteca immaginaria si raggiunge con il Settecento francese e “le Siècle
des Lumières”. Louis-Sébastien Mercier (1740-1814)
immagina nel suo romanzo filosofico L’an deux mille
quatre cent quarante. Rêve s’il en fût jamais; suivi de L’homme de fer, songe (la prima edizione è del 1771) che un non
identificato narratore si addormenti nel 1770 dopo una
discussione sull’ingiustizia regnante nella Parigi dell’ancien régime per svegliarsi nel 2440 all’età di 700 anni. La Parigi del 2440 si presenta ben diversa e ha inizio
la descrizione di una Parigi futura e futuristica basata su
un’idea sociale utopica. Un capitolo intero nel primo
volume viene dedicato alla “Bibliothèque du Roi”.
Mercier reinventa la biblioteca del re e dice che
invece di migliaia e migliaia di volumi ne possiederà solo un piccolo numero raccolto in “un petit cabinet”. Il
bibliotecario spiega inoltre che considerando il numero elevato di “livres […] frivoles ou inutiles ou dangereux” è stata eretta “une nouvelle tour de Babel” per
bruciarli quasi tutti. “Vous voyez ce cabinet: il renferme les livres qui ont échappé aux flammes; ils sont en
petit nombre; mais ceux qui sont restés ont mérité l’approbation de notre siecle”.
Questa dichiarazione va vista ovviamente nel
contesto dell’utopia sociale. La biblioteca immaginaria
non punta soltanto a un’azione comica o ironica ma diventa strumento critico sociale. Si capisce che viene favorito un canone letterario illuminista. A questo punto
non stupisce il giudizio favorevole tra i libri italiani per
Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, pubblicato solo
pochi anni prima del romanzo di Mercier nel 1764 in
princeps: “le fameux traité des Délits & des Peines avoit
reçu toute la perfection dont cet important ouvrage
étoit persceptible”. Invece, parlando di Voltaire per il
quale prova una profonda avversione, Mercier inventa
“ses vingt-six volumes in-quarto”, per rivelare però che
anche questi furono in gran parte vittime delle fiamme.
Circa settant’anni dopo si raggiunge un ulteriore
livello sull’argomento della biblioteca immaginaria. La
vicenda è ben nota e inizia con un normalissimo catalogo d’asta intitolato Catalogue d’une très-riche mais peu
Frontespizio di La Seconda Libraria del Doni
nombreuse collection de livres provenant de la bibliothèque de
feu M.r le Comte J.-N.-A. de Fortsas, dont la vente se fera à
Binche, le 10 août 1840, à onze heures du matin, en l’étude
et par le ministère de M.e Mourlon, notaire, rue de l’Église,
n.o 9, che compilato da anonimo curatore fu stampato
nella città belga di Mons da Emmanuel Hoyois con
prezzo d’acquisto di “50 centimes”. Il catalogo invita a
un’asta di libri da tenersi nella cittadina della provincia
belga di Binche, alle 11 di mattina del 10 agosto 1840.
Si tratta di soltanto 52 lotti, ma i libri da vendere
hanno la piccola particolarità di essere volumi unici
“inconnus à tous les bibliographes et les catalogistes”.
16
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
Particolare da La Seconda Libraria
Il lettore viene inoltre informato nella prefazione che il
recentemente mancato proprietario della biblioteca
era Jean-Népomucène-Auguste Pichauld, comte de
Fortsas (1770-1839), il quale aveva l’abitudine di vendere, regalare o addirittura distruggere volumi (anche
pagati a peso d’oro) non appena si accorgeva che erano
stati citati in qualche repertorio, il che spiega, dunque,
la strana elencazione da 3 fino al 222 per un totale di appena 52 titoli. “La publication des Nouvelles Recherches
de Brunet […] fit perdre en une fois le tiers de sa chère
bibliothèque”.
Vista la pretesa assoluta all’effetto del librum unicum (il sogno e nello stesso momento la paura di ogni bi-
bliofilo), i più celebri collezionisti e bibliotecari a Binche si annunciarono in gran numero, ma una volta arrivati scoprirono che l’asta era stata disdetta, in quanto la
biblioteca “a été acquise par la ville de Binche pour sa bibliothèque publique”. Il dramma era però di ben altra
natura, considerando che castello e conte di Fortsas non
esistevano e che Binche non aveva una biblioteca pubblica, insomma che l’asta e tutti i libri erano fittizi.
In confronto alle altre pubblicazioni immaginarie, spesso intese in maniera satirica, rivolte contro un
certo tipo di pedanteria erudita, il catalogo di Fortsas
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
presenta tratti più concreti e realistici. Viene a cadere la
distanza tra pubblicazione e bibliofilo, visto che l’avventura di Fortsas ha la dichiarata intenzione di coinvolgere concretamente il mondo della bibliofilia dell’epoca. E tutto questo perché l’immaginario conte di
Fortsas è la perfetta e ben riuscita invenzione del collezionista e bibliofilo Renier-Ghislain-Hubert-Gaspard
Chalon (1802-1889) di Mons in Belgio, che fu anche
l’ideatore della vicenda nonché il compilatore materiale del catalogo. Di professione avvocato, era in realtà un
collezionista squisitamente eclettico. Si interessava alla
storia locale, accumulava edizioni degli Elzevier, ma
anche libri di curiosità (thé, scatalogia, titoli satirici),
legature (Naudé, duchesse de Berry), stampe, disegni e
soprattutto collezionava medaglie. Fu presidente della
Société Royale de Numismatique dal 1849 al 1886,
pubblicò nel 1848 a Bruxelles delle Recherches sur les
monnaies des comtes de Hainaut e fece uso di un ex libris,
la cui immagine era presa da una moneta medievale locale. Fu inoltre membro di diverse società, tra le altre
della Société des Bibliophiles de Mons, della quale fu
anche il presidente.
Della burla Fortsas si conoscono molti dettagli,
anche perché il tipografo Hoyois (anche lui membro
della società bibliofila) decise nonostante numerosi
ostacoli di pubblicare nel 1857 i Documents et particularités sur le catalogue du comte de Fortsas. Ouvrage dédié aux
Bibliophiles de tous les pays, che arricchita di “newspaper
clippings” e lettere di vittime, metteva alla luce la vicenda. Il successo di Fortsas risale soprattutto al fatto
che ogni volta che Chalon si metteva a comporre una
scheda del catalogo aveva in mente il profilo di un bibliofilo ben preciso. Si sa che il conservatore della Biblioteca Reale di Bruxelles, il barone di Reiffenberg,
ottenne un credito eccezionale dallo Stato del Belgio
per acquistare i volumi più importanti, specialmente il
lotto 158, che pareva opera sconosciuta di un suo parente, il Promptuarium antiquitatum Trevirensium. Accedit disquisitio de ecclesiae et episcoporum in civitatem juribus, auctore Willemo comite ab Reiffenberg. Il principe di
Ligne, preoccupato per un’opera licenziosa scritta da
suo nonno Mes campagnes aux Pays-Bas, avec la liste, jour
par jour, des forteresses que j’ai enlevées à l’arme blanche
(numero 48) aveva obbligato un nipote a seguire l’asta
per acquistarla a ogni costo. E così via. Il fatto che Chalon citi inoltre celebri collezionisti e bibliofili dell’epoca come De Bure, Brunet, Jacques-Joseph Techener
17
(nel catalogo Techner) o l’inglese Richard Heber (nel
catalogo Hébert) rese il tutto ancora più verosimile.
Probabilmente per via di questo concreto coinvolgimento, Chalon alias Fortsas ottenne un’insolita
celebrità rispetto alle altre biblioteche e ai cataloghi
immaginari. Interessante anche il fatto che la burla è diventata vittima di se stessa, nel senso che, una volta che
la prima edizione si esaurì (assai velocemente), Chalon
ne autorizzò una sola seconda edizione ufficiale, stampata nel 1863 a Bruxelles e a Lione presso Van Trigt e
Louis Perrin. Oltre a queste due edizioni esistono però
numerose contraffazioni, tutte stampate all’insaputa
dell’autore. Le contraffazioni si distinguono grazie a
un errore tipografico nella scheda numero 199. Mentre
la princeps legge “ancienne reliure de peaude truie”, la
spaziatura mancante venne corretta nelle edizioni non
autorizzate in “ancienne reliure de peau de truie”. La
copia appartenente al Fondo antico della Biblioteca di
via Senato è un esemplare della seconda edizione autorizzata e contiene anche l’ex libris numismatico di Chalon del quale si è detto.
La storia di Fortsas non ha perso fascino decennio
dopo decennio. All’inizio del secolo scorso le era dedicato il capitolo Una celebre mistificazione bibliografica
nelle Historie per gli Amici de Libri da Francesco Lumachi
del 1910; seguono numerose edizioni in facsimile con
tanto di apparato scientifico (The Fortsas Bibliohoax, di
Walter Klinefelter, Newark (NJ), The Carteret Book
Club, 1941, con riedizione nel 1986; The Fortsas Catalogue, di Lessing J. Rosenwald, North Hills (PA), Philobiblon Club, Bird & Bull Press, 1970); e nel 2008 il Musée royal de Mariemont allestisce addirittura un’intera
mostra, il cui catalogo, intitolato Renier Chalon alias
Fortsas. Un érudit malicieux au mitan du XIXe siècle, a cura di François de Callataÿ e Claude Sorgeloos (ISBN:
2-930469-19-6) presenta il facsimile della princeps accompagnato da più di 150 pagine di informazioni sul
personaggio e collezionista Chalon, la sua biblioteca
(riproduzioni di frontespizi), la vendita della sua biblioteca dopo la sua morte nel 1889, e soprattutto sui
suoi interessi numismatici (con numerose riproduzioni). Inoltre, inserisce Fortsas nel contesto dell’ambiente bibliofilo locale di Mons, illumina precursori locali e
amici bibliofili di Chalon coinvolti nello sviluppo dell’idea.
18
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
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Burla e fantasia per dar corpo all’Utopia – 3
LE BIBLIOTECHE IDEALI,
UN VIZIO ANCHE DEL ’900
Dal “Sogno” del Doria alle “Ficciones” di Borges
MATTEO NOJA
Il mondo in cui viviamo, quale noi lo viviamo,
è per fortuna limitato.
M. Blanchot, L’Infini littéraire: l’Aleph [in Le livre à
venir, Gallimard, Paris 1959, usato come Prefazione all’edizione italiana di Ficciones a cura di F. Lucentini per G.
Einaudi, Torino 1955]
libri immaginari e inventati, i libri inventati e le biblioteche immaginarie e inventate hanno origine comune in Rabelais. Dal suo Pantagruel in poi è stato,
come abbiamo visto, un continuo succedersi di burle
atroci, geniali invenzioni, ingenue o cervellotiche immaginazioni. Basta leggere una comune “storia del libro”
per averne prova.
Abbiamo anche visto come potevano divertirsi nel
primo Ottocento con la biblioteca del barone di Fortsas.
Nella Biblioteca di via Senato è presente anche un
curioso opuscolo di Giuseppe Fumagalli, mitico direttore della
Braidense, che nel 1892, in occasione delle proprie nozze, dedicava
con grande amore ed estrema professionalità a Lina Sajni, ex futura
moglie – visto che con quell’opuscolo si andavano concretizzando
le loro promesse –, intitolato Delle
biblioteche immaginarie e dei libri che
non esistono, stampato in 60 copie:
tratta proprio di ciò che cerchiamo
di raccontare in queste pagine.
Nel Novecento, poi, pochi
bibliofili si sottrassero alla tenta-
I
zione e molti ripeterono gli scherzi e le invenzioni. Tra i
maggiori che si cimentarono con queste trovate, vi fu in
Italia certamente Gino Doria. Legato a Croce, a Riccardo Ricciardi e a Fausto Nicolini, Doria fu uno studioso e
un singolare amante dei libri, egli che amava definirsi
«“creatura spirituale” di Georges Courteline, la cui la sua
vocazione a irridere la seriosità di alcuni personaggi e di
alcuni ambienti lo divertiva molto»: sapeva divertire e divertirsi con lo stesso gusto anche canzonando, sempre
però con benevolenza, gli amici. Il libro che lo inserisce
nelle fila delle burle e dei libri immaginati è ovviamente Il
sogno di un bibliofilo. Pubblicato per la prima volta sulla rivista “Aretusa” nel 1944, fu stampato in poche copie nel
1969 dall’Arte tipografica a Napoli, in occasione del novantesimo compleanno di Ricciardi; ristampato varie
volte, nel 1995 fu la volta di Tallone a editarlo con la consueta grazia e attenzione. La biblioteca possiede una copia di quest’ultima edizione, una delle
XXXII su carta Magnani vergata al tino, e una dell’edizione a tiratura limitata del 1969.
Il libro narra di un sogno compiuto dallo stesso Doria; complice la
sua lettura preferita, quella del catalogo del Dura di Napoli, si addoromenta al tepore del camino. Nel sogno si
trova a dorso di una mula mentre con
l’amico Riccardo Ricciardi si reca a
trovare una lontana parente, la baronessa Elodia Pandarese de’ duchi di
Fiumecalido, a S. Efisio degli Alburni,
sperduta località del salernitano. Do-
20
po un pranzo pantagruelico per l’appunto, descritto con
la precisione e il gergo del bibliotecario – Doria argutamente ricorda che quando il libro venne scritto, i napoletani, in balia della borsa nera, soffrivano, lui compreso, la
fame – la nobildonna li invita nella ricca biblioteca di famiglia, di origine cinquecentesca che offre in dono al nipote purché egli distrugga tutte le opere licenziose e
proibite presenti. Qui la capacità del Doria è magistrale
nell’elencare le scoperte dei due amici tra gli scaffali, alternando libri veri descritti scientificamente, impreziositi però da miniature o decorazioni del tutto immaginarie, con quelli totalmente inventati, descritti del pari
esattamente. Dalla Cosmographia del Münster e dal Dante di Foligno si passa a una Justine rilegata «en peau de
jeune fille» su commissione di Lord Honey and Honey
(!), dall’edizione dell’Eneide del Caxton del 1490 a una
dell’Iliade del Chapman con postille autografe di Shakespeare. Ma il gioco diviene sempre più raffinato, passando infatti per una copia del primo incunabolo italiano
con data, il Lattanzio di Subiaco del 29 ottobre del 1465,
«ampiamente annotato da papa Piccolomini» –peccato
che Pio II fosse morto già l’anno prima, il 1464 –, si arriva
a una miscellanea contenente le varie edizioni della Lette-
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
ra di Cristoforo Colombo, compresa quella di Palma di
Mallorca, stampata nel 1493 a cura di un certo Annibale
Peragallo, dietro cui si nascondeva un amico di De Lollis,
quel Prospero Peragallo che tanti volumi dedicò allo studio del grande navigatore tra Otto e Novecento.
Un codice in pergamena del X secolo contiene una
delle Deche di Tito Livio andate perdute; una prima edizione dei Canti di Leopardi del 1838 con dedica manoscritta del poeta a Paolina Ranieri e con all’interno un biglietto con una sua autografa e iperbolica ordinazione di
sorbetti al gelatiere preferito, certo barone Vito Pinto
[divertente trabocchetto per il lettore che non ricordi
che l’anno di morte di Leopardi è il 1837].
Ma il clou si raggiunge alla fine, quando viene ritrovato un trattatello del Vico andato perduto, il De æquilibrio corporis animantis, due paginette che escono come
supplemento a uno degli Atti della Academia Ulissiponensis. Il ritrovamento, che forse adombra una leggera irrisione degli studi bibliografici che andavano compiendo
sul Vico il Croce e il Nicolini, genera una disputa tra i due
amici, Ricciardi, che lo voleva regalare appunto a Fausto,
e Doria, che voleva recarlo a don Benedetto: la zuffa che
ne segue fa volare l’opuscoletto nel camino. Il risveglio
22
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
dello scrittore è immediato, e serve a constatare che anche il catalogo del Dura, sul quale si era addormentato, è
finito nel camino.
Nello stesso anno in cui scrisse il Sogno, Gino Doria
dedicò sempre al Ricciardi un piccolo volume: A Riccardo
Ricciardi nel suo LXXV genetliaco. Bibliografia dei suoi scritti
a cura degli amici, stampato in 88 esemplari fuori commercio a Napoli da A. Rossi, una bibliografia di quarantaquattro opere mai scritte!
Parlando di biblioteche e libri immaginari, falsi e
inventati, non si può poi omettere il nome di Borges. Anche perché il fondo della BvS dedicato al grande scrittore
argentino è composto da libri e riviste scritti, amati e anche appartenuti a lui o alla sua famiglia; tra gli oltre 500
elementi che lo compongono, v’è una copia del libro El
jardín de senderos que se bifurcan [Buenos Aires : SUR,
1942]; la brossura con sovraccoperta azzurra e titoli in
bianco porta al piatto anteriore la tipica freccia della sigla
editoriale stampata in blu scuro.
Il volume raccoglie alcuni scritti già comparsi nella
rivista “Sur” – bibbia delle avanguardie sudamericane,
fondata e diretta dalla scrittrice Victoria Ocampo –; in-
fatti, oltre al racconto che dà il nome alla raccolta, che agli
altri è posposto, sono presenti: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius,
El acercamiento a Almotasim, Pierre Menard, autor del Quijote, Las ruinas circolares, La lotería en Babilonia, Examen de
la obra de Herbert Quain, La biblioteca de Babel.
Questi stessi racconti, a eccezione di El acercamiento a Almotasim – già ristampato, e definitivamente lì accorpato, nell’edizione originale della Historia de la eternidad –, con l’inedita raccolta Artifici daranno luogo nel
1944 al libro Ficciones che farà conoscere e apprezzare
Borges anche in Europa: i racconti La lotteria di Babilonia
e La biblioteca di Babele verranno per primi tradotti da Nestor Ibarra e curati da Roger Caillois, nel numero 14 di
“Lettres Françaises”, dello stesso 1944, riuniti sotto il titolo Assyriennes. In Italia, bisognerà attendere la traduzione di Franco Lucentini per Einaudi, che vedrà la luce
nel 1955.
Due di questi parlano proprio di volumi inventati
ma in un senso diverso da quello che abbiamo finora incontrato. In Tlön, Uqbar, Orbis Tertius i libri inventati – alcuni tomi dell’Anglo-American Cyclopaedia, descritta
come «una ristampa letterale, non meno che noiosa, dell’Enciclopedia Britannica del 1902» tendono a giustificare un vero e proprio universo parallelo verso il quale il
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
nostro reale si sta incamminando. L’invenzione di questi
libri, in un gioco di allusioni e citazioni del mondo intellettuale argentino contemporaneo a Borges, dove personaggi fantastici si mescolano con personaggi realmente
esistiti ed esistenti, diventa il pretesto per una discussione filosofica sulla percezione della realtà secondo quanto
scritto e propugnato da Berkeley. Diventa una chiara
contestazione della realtà così come siamo abituati a conoscerla e pensarla. Non è un caso che nel racconto il
personaggio Bioy Casares in una conversazione casuale
con Borges ricordi che un eresiarca (a capo di una setta
eretica) «aveva giudicato gli specchi e la copula ... abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini».
Nel racconto, quando si parla dell’amore per i libri
– in questo caso per le enciclopedie e gli atlanti –, si sottolinea come essi stessi tendano a sostituirsi al mondo
reale, presentandone una versione identica ma allo stesso tempo completamente diversa, affine in un certo senso a quanto Hegel nel suo sistema filosofico chiamava la
cattiva infinità, quasi ad affermare che gli amati libri in
definitiva sono apparentati agli “odiati” specchi in questo loro duplicare e riflettere la realtà a loro circostante
senza fine.
Un altro racconto della raccolta che è interessante
per quanto stiamo raccontando è senza dubbio il Pierre
Menard autor del Quijote, dove addirittura la finzione della finzione è quella estrema di concepire un libro che sia
in tutto e per tutto uguale all’originale. Pierre Menard
avrebbe potuto riscrivere o addirittura copiare il capolavoro di Cervantes, in realtà il suo Chisciotte è frutto di
una completa identificazione con il vero autore. Ed è anche comico perché nella sua opera il Menard crede veramente di aver apportato delle sostanziali modifiche rispetto all’originale. Di questo immaginario autore, preso a bella posta dal mondo simbolista e decadente di una
certa Europa degli anni Venti, Borges elenca anche una
serie di libri che avrebbe in qualche modo scritto prima di
esser stato folgorato dall’idea di ripetere o meglio riflettere letterariamente la realtà.
Ma il pezzo forte del libro, e quindi anche del successivo Ficciones, è il racconto La biblioteca de Babel, racconto per cui non possiamo, al giorno d’oggi, parlare ancora di biblioteche senza pensare a questa come l’archetipo bizzarro e inquietante, modello di tutte le biblioteche.
Questo spazio allucinato, composto di sale esagonali,
tutte uguali, con scaffali tutti rigorosamente uguali, dove
giacciono allineati libri tutti uguali, tutti di 410 pagine,
23
nei quali l’estenuazione della lingua in un gioco perversamente cabalistico ripete all’infinito parole che sembrano non aver alcun senso – salvo poi trovare all’improvviso
alcune frasi con un senso compiuto – nella fede che tutto
abbia un senso alla fine, anche la cosa più insignificante.
Questo spazio che riproduce ancora l’allucinazione della
duplicazione degli specchi, gli odiati specchi per i quali
Borges provava ribrezzo fin dalla più tenera età, attraverso la duplicazione dei libri, molto più amati, ma molto più
disperatamente perversi.
Forse è la Biblioteca stessa che riproduce all’infinito la sua stessa sostanza e nel farlo ci spalanca le porte su
un universo non del tutto rassicurante ma sicuramente
per molti attraente e seducente.
Tra i temi cari a Borges, i temi che sono alla base del
suo lessico e della sua grammatica, oltre agli specchi e ai
labirinti, certo la Biblioteca è quello privilegiato, come
luogo e come insieme ordinato (o disordinato, ma è lo
stesso, perché, ripetuto sistematicamente, diventerebbe
sempre un ordine, l’Ordine) di libri, l’unico vero specchio del mondo.
E la biblioteca è stato il pensiero su cui, nei suoi racconti e nei suoi saggi, ha meditato incessantemente ma
sapientemente sino alla fine dei suoi giorni.
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
25
inSEDICESIMO
RECENSIONI, CATALOGHI DI BIBLIOFILIA, LA FIERA DEGLI ANTIQUARI
MILANESI, MOSTRE, ASTE E FIERE, APPUNTAMENTI
ANDANDO PER MOSTRE
Una nuova tappa del Manzoni illustrato,
la grafica futurista e molto altro ancora
di matteo tosi
LA MONACA DI MONZA TRA
STORIA, MITO E LEGGENDA
na nuova e raffinatissima
mostra milanese continua il
“nostro” percorso dedicato al
Manzoni illustrato e ai grandi pittori che
si sono confrontati con il suo romanzo.
Non nella sua interezza, però, questa
volta, perché la protagonista unica
dell’esposizione allestita presso le Sale
Panoramiche del Castello Sforzesco
(fino al 21 marzo 2010) è quella
Gertrude che, con la sua “peccaminosa”
umanità, è stata considerata nel tempo
tanto un simbolo del male assoluto
quanto l’icona di una donna finalmente
U
in grado di reclamare la propria libertà.
Gertrude (in realtà Marianna de
Leyva, poi ordinatasi col nome di suor
Virginia), insomma, raccontata in tutte
le sue sfaccettature e con particolare
attenzione al tema delle monacazioni
forzate, attraverso oltre 60 capolavori
a firma di maestri dell’Ottocento
italiano come Francesco Hayez, Mosè
Bianchi, Giuseppe Molteni e Gaetano
Previati. Tele che ci restituiscono
la figura di una donna la cui vicenda,
segnata da passioni e delitti, culmina
nella terribile condanna che riecheggia
tra le pagine degli Atti del processo,
eccezionalmente esposti nell’occasione.
Il percorso della mostra, infatti,
introdotto da una breve panoramica su
altre figure femminili private della loro
libertà (Anna Bolena, Lucrezia Borgia,
Pia de' Tolomei e Isabella Orsini),
si snoda poi tra rilettura romanzesca
e verità storica, visti anche i numerosi
documenti originali che la riguardano
da vicino, a partire da un carteggio tra
Federico Borromeo e le di lei famiglie,
i de Leyva e i Marino, proprietari
dell’omonimo palazzo, ora sede
del Comune di Milano.
Dopo le carte e gli splendidi
dipinti, infine, una speciale sezione
dedicata alle riduzioni drammaturgiche
della vicenda di Gertrude, da quella
chiacchieratissima di Luchino Visconti
(1967) alla recentissima e intensissima
“ripresa” di Elio De Capitani e Lucilla
Morlacchi per Teatridithalia.
LA MONACA DI MONZA
MILANO, CASTELLO SFORZESCO,
FINO AL 21 MARZO 2010
INFO: WWW.LAMONACADIMONZA.COM
CATALOGO: SILVANA EDITORIALE
26
GENOVA, L’ULTIMO OMAGGIO
AI CENTO DEL FUTURISMO
rima della conclusione di questo
solenne centenario del Manifesto
marinettiano, e ancora ben oltre
a dire il vero, sono ancora molte
(e di ogni genere) le esposizioni che
rendono omaggio al Futurismo e alle sue
istanze attraverso tutto lo Stivale.
Non tutte, ovviamente, sono all’altezza
della situazione, in particolare quando
l’intento è di provare a raccontare
Marinetti e i suoi da una “nuova”
angolazione, senza finire a scimmiottare
in piccolo le grandi mostre-evento che
già hanno segnato tutto il 2009.
Tra quelle che segnano il punto
e che sicuramente meritano attenzione,
allora, abbiamo scelto l’originalissimo
progetto che Wolfsoniana e città
di Genova dedicano alla propaganda
artistico-politica e alla prima vera
“cartellonistica” per il grande pubblico
con cui molti futuristi si misurarono
lungo il corso degli anni Venti e Trenta.
Attraverso la grafica e i manifesti,
soprattutto, ma anche grazie a quelle
“arti applicate” che da sempre sono
la cifra distintiva delle collezioni
P
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
Qui a lato: Romeo Bevilacqua,
“Ritratto di Marinetti”, 1934,
terracotta maiolicata
In basso: (a sinistra) Enrico
Prampolini, “Bottega del diavolo.
Minosse Gino Gori”, 1928
e (a destra) Stabilimento
Poligrafico Roggero & Tortia,
“Watt Radio”, ca.1930, stampa
litografica
PUBBLICITÀ E PROPAGANDA.
CERAMICA E GRAFICA FUTURISTE
GENOVA, WOLFSONIANA SPAZIO MOSTRE,
FINO ALL’11 APRILE 2010,
INFO: WWW.WOLFSONIANA.IT
CATALOGO: SILVANA EDITORIALE
del museo genovese.
Oltre alle “carte”, quindi, notevole
spazio anche alla ceramica (che,
dal prossimo febbraio, sarà affiancata
anche da una bella selzione di argenti
firmati da Arrigo Finzi), che proprio
nel Ponente ligure conobbe a quell’epoca
una stagione di eccezionale sviluppo, in
particolare all’interno della “Casa
Giuseppe Mazzotti” di Albisola, diretta
dal celebre Tullio e frequente meta
creativa di artisti come Nicolay
Diulgheroff, Farfa, Fillia, Tato, Alf
Gaudenzi, Giovanni Acquaviva.
Le peculiari e innovative
sperimentazioni linguistiche e
iconografiche di quell’esperienza, come
anche quelle dell’avventura grafica,
vengono qui evidenziate soprattutto
per la loro capacità di aprirsi al gusto
del grande pubblico, fino a contribuire
alla diffusione di messaggi pubblicitari
e alla celebrazione di quei motivi
propagandistici che poi il Regime mutuò
anche attraverso gli stessi modelli
poetici del “movimento”.
In mostra anche opere di Corrado
Cagli, Fortunato Depero e Tullio Crali,
con una bella sezione dedicata all’inizio
dell’immagine promozionale coordinata
per prodotti e aziende di livello
nazionale, come Fernet Branca, Amaro
Cora, Campari e Cinzano, o grandi
manifestazioni “moderniste”.
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
27
UN ARTISTA CONTEMPORANEO
CHE USA MATERIALI ANTICHI
DA MILANO A ROMA, LA PRIMA GRANDE
PERSONALE ITALIANA DEDICATA A HOPPER
ivornese di nascita, di studi
e di vita, quarant’anni esatti e una
lunga teoria di mostre in gallerie
e collettive di una certa rilevanza,
Christian Balzano sbarca a Lucca
per la sua prima grande personale
in uno spazio pubblico, ma invece che
farlo per la via più facile e immediata,
le sue “Luci del destino” arrivano ai
piedi delle Apuane di ritorno da una
lunga tournée in Sud America.
L’esposizione, infatti, curata da Luca
Beatrice e ospitata presso il nuovo
Lucca Center of Contemporary Art
(fino al 14 febbraio 2010; info: tel.
O583/571712 - www.luccamuseum.com)
è frutto del primo progetto
dward Hopper fu
senza alcun dubbio
il maestro del cosiddetto realismo a stelle
e strisce, ma non è così
peregrino nemmeno affermare che fu forse lui il
vero pittore pop americano, quello capace di raccontare la quotidianità
L
E
del suo popolo e di parlargli apertamente. La
prima grande retrospettiva italiana dedicatagli
(A Milano, Palazzo Reale,
fino al 31 gennaio; e poi a
Roma, Museo Fondazione
Roma, dal 16 febbraio al
13 giugno) ha il difetto di
trascurare alcuni dei suoi
di collaborazione e partnership
internazionale con l'U.C.A. - Pontificia
Universidad Catolica Argentina di
Buenos Aires, il CEC - Centro de
Expresiones Contemporáneas di Rosario
e il Museo Provincial de Bellas Artes
Franklin Rawson di San Juan.
Un’idea affascinante e ambiziosa
che si traduce in un grande lavoro
che occupa i due principali piani
espositivi del museo e in una scultura
monumentale e di notevole impatto,
pensata per “invadere” una delle piazze
centrali della città. Ma l’opera più
suggestiva resta comunque la grande
IN MOSTRA A PARMA L’ITALICA CREATIVITÀ DEL NOVECENTO,
TRA ARTE, FOTOGRAFIA, MODA, DESIGN E ARCHITETTURA
l “Centro Studi e Archivio della Comunicazione” dell’Università di Parma possiede il
più ricco fondo iconografico esistente sul Novecento italiano, con oltre 12 milioni di opere
custodite e catalogate,
grazie anche alla costante crescita del numero di donazioni “dirette” ricevute dagli ar-
I
tisti più diversi. Schifano, Guttuso, Fontana,
Armani, Versace, Iodice,
Giacometti, Castiglioni,
Sottsass, Munari, Nervi e
Scarpa sono, infatti, solo alcuni dei protagonisti che ritroviamo anche
nella bella mostra allestita fino al 25 aprile negli spazi del Palazzo del
Governatore, della Galleria San Ludovico e del-
le Scuderie della Pilotta,
un affascinante viaggio
nella nostra cultura.
capolavori più noti, ma
ha il merito di svelarne
carte e disegni “segreti”,
compresi i giovanili lavori
da illustratore.
installazione esposta all’interno
del Lu.C.C.A., una composizione
di ben trentadue lavori, alcuni
dei quali site-specific, su tela, pelle
e carta (neanche fosse un’edizione
pregiata di un grande classico
dell’editoria) che si scontrano
e si confrontano con altre grandi
sculture e con uno spazio
completamente interattivo che si
modifica di volta in volta, a seconda
delle scelte dello spettatore-utente.
Tutto il progetto espositivo,
infatti, è incentrato proprio sul concetto
di destino e sulla capacità degli uomini
di incidere sul proprio presente
e sul proprio futuro, sul “dilemma”
del libero arbitrio, insomma,
qui incarnato da una figura
imprevedibile e affascinante come
quella del toro che diventa, attraverso
combinazioni ardite se non addirittura
provocatorie, un vero e proprio
simulacro.
Tratti rapidi, estremi contrasti
chiaro-scurali, o segni incisi e graffianti
alternati a campiture più intense
e generose ne disegnano le sagome
sempre in divenire: yori sbuffanti, tori
possenti, tori inferociti, tori meditativi,
tori in calore, ma anche tori silenti, tori
spavaldi e tori protagonisti del proprio
destino.
COMUNICAZIONE
SOCIALE
Ogni anno Mediaset offre sulle sue reti passaggi
televisivi gratuiti ad associazioni no-profit che
operano nel nostro Paese per fini sociali e umanitari.
LA PRIMA
CONCESSIONARIA IN EUROPA
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30
IL CATALOGO
DEGLI ANTICHI
Libri da leggere
per comprare libri
di annette popel pozzo
UN MANOSCRITTO DEL ’400
DI UN TESTO FILOSOFICO
Maggs Bros. Ltd.
Catalogue 1437 – Continental Books,
Manuscripts, and Illuminations
Sfogliare i cataloghi di Maggs
è sempre un piacere estetico grazie alla
diversità dei libri scelti e grazie alla cura
con la quale vengono presentati.
Raro e interessante un manoscritto
su carta Ars brevis sive artificium
magistri Raymundi lulli di 24 e 12 carte
che probabilmente fu compilato
in Francia nella seconda metà
del secolo XV. Il testo, contenente anche
diagrammi, indica di basarsi sulla
versione di Lull di Pisa del 1307 (numero
6, £7.500). Da segnalare anche
una copia di Inscriptiones sacrosanctae
vetustatis di Petrus Apianus
e Bartholomaeus Amantius (Ingolstadt,
1534, £4.000 in pergamena coeva
floscia). Questa prima e unica edizione
con un ricco apparato illustrativo
e una vignetta su disegno di Albrecht
Dürer fu commissionata dal banchiere
Raimund Fugger e contiene in gran
parte le iscrizioni della raccolta
del patrizio tedesco. Brunet indica
«ce recueil le plus considérable de ce
genre qu’on eut alors».
Maggs Bros. Ltd.
50 Berkeley Square
London W1J 5BA
www.maggs.com
[email protected]
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
ANTICHE TAVOLE, BIOGRAFIE
DI ARTISTI E FOGLI SCIOLTI
Libreria Antiquaria Mediolanum
Catalogo 34 – Arte e Architettura
Un bel catalogo tematico dedicato
esclusivamente all’arte e all’architettura,
in gran parte italiana. Affascinante e
difficilissimo da trovare, le Dichiarazioni
della pianta dell’antiche Siracuse, e
d’alcune scelte medaglie d’esse di
Vincenzo Mirabella e Alagona in prima
edizione (Napoli presso Lazzaro Scoriggio,
1613; €20.000 in legatura del tempo in
piena pelle con stemma vescovile).
Importantissime le 9 grandi tavole
ripiegate che unite formano un’accurata
ipotetica ricostruzione a volo d’uccello di
Siracusa di grande formato. Un elenco
allegato richiama più di duecento luoghi
di interesse archeologico e storico.
Sicuramente notevole anche l’opera del
pittore e incisore veneto Carlo Lasinio
(1759-1838), Ritratti originali dei pittori
esistenti nella Reale Galleria di Firenze
(Firenze presso Pagni & Bardi dal 1791 al
1796; P.a.r.). Questa prima e unica
edizione consiste in 322 fogli sciolti
con incisioni a colori finite a mano
di mm. 285x180. Commissionata
dal Granduca di Toscana, serviva per far
conoscere i vanti della Regia Galleria.
In catalogo, anche numerosi
opuscoli biografici: La Vita di Jacopo
Vignali pittor fiorentino [1592-1664]
di Sebastiano Benedetto Bartolozzi
(Firenze, 1753, €450, prima ed.), la Vita di
Antonio Franchi lucchese pittor fiorentino
[1634-1709], sempre del Bartolozzi
(Firenze, 1754, €450, prima ed.), le
Notizie della vita e delle opere del cav.
Gioan Francesco Barbieri detto il Guercino
da Cento [1629-1666] di Iacopo
Alessandro Calvi (Bologna, 1808, €500,
prima ed. contenente il diario
del pittore), la Vita di Gregorio Lazzarini
[1655-1730] di Vincenzo da Canal
(Venezia, 1809, €500, prima ed. in
tiratura limitata), le Memorie intorno alla
vita ed alle opere del pittore cavaliere
Giuseppe Errante di Trapani [1760-1821]
di Francesco Girolamo Cancellieri (Roma,
1824, €450, prima ed.), la Vita inedita di
Raffaello Sanzio di Angelo Comolli
(Roma, 1791, €350, seconda ed.), la poco
nota monografia Vita di Silvestro
Giannotti lucchese intagliatore [16801750] di Luigi Crespi (Lucca, 1770, €400,
prima ed.), la Vita del cavalier Giovanni
Pikler intagliatore in gemme ed in pietre
dure [1734-1791] di Giovanni Gherardo
De Rossi (Roma, 1792, €400, prima ed.),
la Vita di Antonio Cavalucci da
Sermoneta, pittore [1752-1795] a cura
del De Rossi (Venezia, 1796, €400, prima
ed.), la Vita di Angelica Kauffmann pittrice
[1741-1807] ancora del De Rossi (Firenze,
1810, €500, prima ed.), e la Memoria
intorno alla vita ed alle opere di
Bartolomeo Pinelli [1781-1835, incisore e
ceramista] di Carlo Falconieri (Napoli,
1835, €120, prima ed.).
Libreria Antiquaria Mediolanum
Via Del Carmine 1 - 20121 Milano
www.libreriamediolanum.com
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
IL CATALOGO
DEI MODERNI
Libri da leggere
per comprare libri
di matteo noja
LE AVANGUARDIE DEL ’900,
ARTISTICHE E LETTERARIE
Ardengo
Catalogo otto
Come d’abitudine, Ardengo ci offre
un panorama abbastanza ricco dei libri
che riguardano le avanguardie artistiche
e letterarie del Novecento. Cataloghi,
monografie e libri illustrati dedicati o
prodotti da vari artisti ci vengono
proposti in modo essenziale, senza molti
commenti e note, ma in maniera che
trapeli, dietro le schede, lo spirito di una
ricerca e di una passione che a volte è il
pretesto, o meglio l’oggetto di un lavoro e
di una passione.
Da Franco Angeli, l’artista romano
scomparso nel 1988, alfabeticamente
sino al fotografo e cineasta giapponese
Yasuhiro Yoshioka, il catalogo di Ardengo
si snoda attraverso nomi importanti:
da Beuys a Lewitt, da Kounellis a Fabio
Mauri, da Mattiacci a Pino Pascali,
a Schifano, a Twombly.
Tra i 128 numeri, tra i cataloghi e
le monografie d’arte, possiamo ricordare
quello di Jean Dubuffet edito da De Luca
a Roma nel 1965, con un disco a 33 giri
[€750,00], a cura di Lorenza Trucchi,
curatrice anche del catalogo generale
del grande artista francese (1901-1985)
propugnatore dell’art brut, che una volta
affermò: «… È quando la visionarietà
si spegne che appaiono le idee e il pesce
cieco delle loro acque: l’intellettuale»;
il primo numero della celebre rivista
d’area situazionista ION, dedicato
al cinema, con articoli di Isou, Wolman,
Debord e altri [“Ion. Centre de creation.
Revue trimestrielle, directeur Marc-Gilbert
Guillaumin”, N. 1, avril 1952; €620,00];
il catalogo della famosa mostra di Cy
Twombly alla galleria di Leo Castelli
di New York del 1964, che fu aspramente
criticata dal pittore e scultore minimalista
Donald Judd perché poco aderente alle
estetiche imperanti della Pop Art e del
Minimalismo [€520,00]; Piero Manzoni.
Le Linee, catalogo della famosa mostra
alla Galleria Azimuth di Milano del
dicembre 1959 dove vennero presentate
appunto delle linee tracciate su strisce di
carta, arrotolate e chiuse in un tubo di
cartone (la più lunga, creata a Herning,
in Danimarca, nel 1960, grazie al
mecenatismo di Aage Damgaard, misura
7200 metri) [testo di Vincenzo Agnetti;
€750,00]; il manifesto quasi sicuramente
(così prudentemente dice Ardengo, ma
anche noi ne siamo convinti) disegnato
da Mario Schifano e intitolato Manifesto
al 1º canale TV a Marinetti e al primo
futurismo, per una mostra della Galleria
Tartaruga di Roma tenuta nel 1967
[€840,00]; infine alcune traduzioni di
Giuseppe Ungaretti, XXII sonetti di
Shakespeare scelti e tradotti, edito nel
1944 a Roma da Documento libraio
editore, dove il poeta italiano esalta nei
sonetti del Grande inglese alcuni temi che
gli sono propri come il tempo e la
memoria [con dedica autografa alla
principessa di Bassiano; €1.000,00].
Alcuni libri però escono dal
percorso puramente artistico; tra questi,
31
l’edizione originale di Elegie romane di
Gabriele d’Annunzio edito a Bologna da
Zanichelli nel 1892 [€1.800,00]; 7 annate
complete (dal 1923 al 1929) di Il
Risorgimento Grafico che nel sottotitolo
riporta “Rivista mensile d’Arte applicata e
della Rilegatura”: edita e diretta da
Raffaello Bertieri, la rivista rappresentò
un punto fermo per il lavoro e la ricerca
nella tipografia nostrana nel perseguire
uno stilo moderno che fosse anche
classicamete “italiano” [€2.100,00]; un
divertente libro di poesie di Toti Scialoja –
vero e proprio funambolo della lingua e
delle rime buffe, oltre che grande pittore
– dal titolo Tre lievi levrieri, illustrato da 4
litografie di Nunzio [Roma, L’Attico
editore, collana “A due voci”; €840,00];
un “mitico” Quaderno di geometria. Testo
di Leonardo Sinisgalli, tavole di Luigi
Veronesi, estratto dalla rivista Campo
Grafico del 1936 (numeri 9, 10, 11, 12),
testo che poi confluirà in Furor
Mathematicus (Urbinati, Roma 1944)
ma che, soprattutto, colpì Adriano
Olivetti: l’intellettuale industriale volle
il giovane scrittore accanto a sé, come
responsabile tecnico dell’Ufficio pubblicità
della sua azienda e lo coinvolse poi
nell’esperienza del gruppo di “Comunità”
[€520,00]; alcuni testi del geniale poeta
milanese Emilio Villa, che nei suoi testi
condensa in maniera sibillina, quasi
occulta, le sue competenze di glottologo,
filologo, traduttore (val la pena di citare
le sue sapienti traduzioni dell’Odissea e di
alcuni passi della Bibbia) nel creare una
propria lingua del tutto autonoma [dei 5
pezzi citati ricordo Brunt H options. 17
eschatological madrigals by a
sweetromatic cybernetogamic vampire by
villadrome, edito a Macerata nel 1968,
dalla Casa Editrice d’Arte Foglio OG;
€1.600,00]
Ardengo
Via del Pellegrino 77 – 00186 Roma,
tel. 06/68210315 - [email protected]
32
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
L’intervista d’autore
KERBAKER, CHE AI SUOI LIBRI NE
DEDICÒ UNO, E PURE UNA CASA
di luigi mascheroni
mare i libri può essere una
scelta o un destino, lavorare
con i libri una necessità o una
passione. Vivere in mezzo ai libri, un
privilegio. Quello di cui gode Andrea
Kerbaker, scrittore e manager culturale,
uno dei più brillanti, folli e simpatici
collezionisti di libri che popolano il già
di per sé eccentrico mondo dei
bibliofili, o bibliomani se preferite.
Già ai vertici di Pirelli, poi per
sei anni di Telecom, dove ha inventato
“Progetto Italia”, il maggiore
intervento culturale di un’impresa
privata italiana dai tempi di Olivetti,
oggi padre-padrone dell’agenzia di
comunicazione “Immaginazioni” che
promuove eventi legati all’arte e al
libro, Andrea Kerbaker dopo una vita
(anche meno: è ancora sotto i
cinquanta) passata a cercare,
acquistare e collezionare volumi, ha
scelto di “comprare” casa ai suoi libri,
come si fa coi figli quando diventano
grandi. In questo caso quando
diventano troppi: il giorno in cui arrivò
a quota 10mila dedicò loro un libro
(“Diecimila. Autobiografia di un libro”,
uscito nel 1999 da Scheiwiller, poi
ripubblicato nel 2003 da Frassinelli);
poi nel 2005 ha trasformato il suo
appartamento-ufficio in una
stravagante (ma invidiabile) “casa
del libro”: tutti i pezzi della collezione,
che intanto ha sfondato la cifra di
16mila, maniacalmente ordinati per
A
traduzioni eccetera, che ho subito
acquistato naturalmente... E anche per
lavoro mi sono sempre occupato
della valorizzazione del patrimonio
culturale, e quindi, alla fine, di libri.
Uno strumento per il mio lavoro
e una passione della vita.
Il primo segno della “malattia”?
argomenti (poesia italiana del
Novecento, stranieri, tutto Scheiwiller,
narrativa italiana in prima edizione,
riviste, libri dedicati, libri dei premi
letterari...) maniacalmente archiviati in
stanze arredate a tema: quadri ispirati
ai libri, fotografie di libri,
soprammobili a forma di libro,
poltrone-libro, lampade-libro,
sculture-libro, pavimenti in pagine di
libro resinate, e poi segnalibri,
portalibri, fermalibri... Un’ossessione?
Un destino, credo. Sempre vissuto
in mezzo ai libri, sempre avuto a che fare
con la lettura e la scrittura. Il mio
bisnonno era sanscritista, si immagini...
Qualche tempo fa, su una bancarella
del mercatino di piazza Diaz a Milano, ho
trovato le sue vecchie carte, appunti,
Avevo 15 anni: dovevo leggere per la
scuola La paga del sabato di Beppe
Fenoglio. All’epoca leggevo poco, molto
poco. Quel libro, un vecchio tascabile che
possiedo ancora, tutto squadernato, mi
segnò. Da quel momento iniziai a
comprare libri, e a leggerli.
E poi a collezionarli. Lei archivia tutto
a computer. La prima lista?
Estate del 1980, avevo 19 anni. Presi la
mia macchina per scrivere e stesi l’elenco
di tutti i libri che possedevo. Erano
seicento: tutti Oscar e tascabili vari, ma
erano la mia biblioteca. Da allora continuo
a riaggiornare la lista, è un vizio. Quando
poco tempo fa ho visto mio figlio mettere
a computer l’elenco dei dvd, ho iniziato a
preoccuparmi.
Il libro della sua collezione
che ha la storia più particolare?
Liceo, ho 16-17 anni. Vedo
il film di François Truffaut “Adele H”:
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
quando il protagonista per farsi
perdonare regala ad Adele la prima
edizioni dei “Miserabili” di Hugo, e la
macchina da presa inquadra i volumi, io
mi fisso nella mente quell’immagine e
dico: «Io questo libro lo voglio». Bene.
Due anni fa sono in una libreria
antiquaria di Roma e vedo l’edizione in
dieci volumi dei “Miserabili”.
«È quella, mi dico!». Chiedo informazioni
e il libraio mi dice che è una edizione
contraffatta... La acquisto lo stesso, a un
ottimo prezzo. Torno a casa, la studio per
bene e non capisco cosa significa che è
“contraffatta”. Chiedo spiegazioni: il
libraio mi dice che la data di stampa è
Bruxelles 1862, quindi sbagliata. Invece
sbagliava il libraio: I “Miserabili” in prima
edizione uscirono proprio a Bruxelles,
non a Parigi. Comunque è stato un
signore: mi ha detto «Meglio tu che un
altro».
Il suo ambito di interesse preferito?
Sicuramente la letteratura e la poesia
italiana dell’Otto e Novecento, anche se
dopo la Seconda guerra mondiale,
per quanto riguarda la narrativa, mi
sembra una produzione un po’ asfittica.
La casa editrice preferita?
Da un punto di vista strettamente
editoriale non ho dubbi: Scheiwiller
ha lasciato un segno profondissimo, per la
grafica, il catalogo, le scelte...
Dal punto di vista letterario invece senza
incertezze dico Einaudi. Gli autori più
grandi sono stati pubblicati dallo Struzzo.
Dove fa acquisti? Libreria, mercatini,
antiquari, internet?
Un po’ ovunque, ma il mio luogo preferito
33
è la fiera di Sinigaglia, a Milano, il sabato
mattina: un posto magico dove puoi
trovare di tutto, specie se ti fai amico
qualche bancarellaio che ti dà le dritte o ti
tiene via qualche “pezzo” particolare...
Un appuntamento impedibile per me: vedi
gli amici, ti metti a caccia di piccoli e
grandi tesori, e alla fine riesci sempre a
portare a casa qualcosa.
Cosa significa per Lei collezionare libri?
Tante cose, ma soprattutto per me
significa salvare un pezzo del nostro
patrimonio culturale. Ogni volta che su
una bancarella acquisto un vecchio libro,
un carteggio, un volume dedicato,
mi sembra di salvare da morte certa un
pezzo del nostro passato, un pezzo di
memoria collettiva. È per questo che lo
porto a casa. Anzi lo porto nella mia casa
dei libri.
34
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
DOVE IL LIBRO È PROTAGONISTA
Il primo grande progetto italiano di volumi
on line e un paio di belle iniziative milanesi
di matteo tosi
I MEDICI CHE SI CONSULTANO
ON LINE? PRESTO TUTTI!
Il 2010 potrebbe essere uno
di quegli anni che passano alla storia
per il nostro “sistema-cultura”. Perché,
dopo tutto il parlare di digitalizzazione
degli archivi e di loro “pubblicità” sentito
negli ultimi mesi, eccoci finalmente
all’avvio di un ambiziosissimo progetto
che si muove proprio in questa direzione.
Entro la fine dell’anno, infatti, l’obiettivo
è quello di acquisire e mettere in rete
tutti i 3.900 codici e autografi d'epoca
medievale e rinascimentale, accumulati
negli anni dalla passione di Cosimo
e Lorenzo de Medici (oggi custoditi nel
Fondo Plutei della Biblioteca Medicea
Laurenziana di Firenze), e già dalla
partenza saranno accessibili 1655 titoli.
http://teca.bmlonline.it
PORTARE I PICCOLI A TEATRO
PER FARNE GRANDI LETTORI
Che i nostri figli saranno i lettori
di domani è un’evidenza che non vale
la pena di essere sottolineata, ma sembra
che non si dica mai abbastanza spesso
che la loro attitudine alla lettura
e all’amore per l’oggetto libro si possa
e si debba stimolare già in giovanissima
età, e che la cosa, naturalmente, spetta
quasi solo ed esclusivamente a noi.
Tutti i genitori che vogliano farsi
aiutare in questa ardua ma fondamentale
impresa possono beneficiare ormai
da qualche del supporto “scientifico”
della grande campagna nazionale “Nati
per leggere”, realizzata in collaborazione
con diverse istituzioni locali su quasi
tutto il territorio nazionale, ma per chi
abita a Milano e dintorni c’è un’occasione
in più, quella de “La casa delle storie”, che
tra la fine di gennaio e il mese di maggio
2010 porta in scena al meneghino Teatro
Ventaglio - Smeraldo quattro grandi
classici della letteratura per l’infanzia:
I tre porcellini, Cappuccetto rosso, Hansel
e Gretel e Il gatto con gli stivali.
Gli spettacoli, ben ventiquattro
tra il 30 gennaio e il 18 maggio,
si svolgono tutti il sabato pomeriggio
(con inizio alle 15,30) o la domenica
mattina (dalle 11 in avanti) e sono
caratterizzati da una forte interattività
tra le maschere sul palcoscenico
e le persone in sala, tanto che
gli organizzatori parlano apertamente
della volontà di trasformare i ragazzi
da pubblico in spett...attori.
Il risultato è quindi una sorta
di opera in fieri, ogni volta diversa
da se stessa e ogni volta profondamente
incline a seguire le esigenze e la fantasia
dei vari bambini (dai 6 ai 96 anni)
chiamati in scena, proprio per “insegnare”
ai più piccoli che le storie e i libri con cui
si troveranno a contatto da qui in poi
non sono mai racconti aridi e conclusi,
ma un’inesauribile fonte di nuovi sogni
e nuove conoscenze da affrontare
con il massimo dell’entusiasmo
e della partecipazione, per imparare,
certo, ma anche e soprattutto per giocare
e divertirsi da soli o in compagnia.
www.lacasadellestorie.it
TORINO, A DICEMBRE UN
CARTELLONE TUTTO LIBRI
Più ancora del quasi immediato
boom economico seguito al Secondo
conflitto, fu lo scoccare degli anni
Sessanta a trasformare Milano in quella
capitale internazionale della moda, della
cultura, del design e del gusto
che la fecero “da bere”. Ecco perchè,
a cinquant’anni esatti dall’inizio di quella
sorta di epopea metropolitana,
il Circolo Filologico Milanese promuove
un ciclo di incontri ed eventi intitolato
“Milano: il linguaggio degli anni
Sessanta”. La raddegna, ideata da Luciano
Tellaroli, si snoda dalla metà di gennaio
all’8 marzo in due serie di conferenze
che ripercorrono la letteratura, la musica,
la scienza e l’economia di quel periodo
per rievocare la straordinaria vitalità
intellettuale che caratterizzò il capoluogo
lombardo a livello continentale. Tra
i moltimospiti, Armando Torno terrà
a battesimo il tutto lunedì 18 gennaio
e sarà protagonista ancora il 15 e il 22
febbraio per parlare di fecondi rapporti
tra musica, letteratura e cultura.
www.filologico.it
36
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
LIBRI CHE RACCONTANO LIBRI
E PAGINE CHE SVELANO SCRITTORI
Malaparte e i “suoi”, l’arte del Gombrich,
Milano da collezionare
di matteo tosi
LETTERE PRATESI A PARTIRE
DAL “NOSTRO” MALAPARTE
«Fare una antologia di un secolo
di letteratura in una realtà geografica
particolare – scrive Giorgio Luti nella
prefazione a questa inedita raccolta così
strettamente novecentesca
e pratese –, vuol dire provare a
delineare l’identità di una polis che
in quella mappa di carta si rispecchia
e si riconosce. Una cartografia ipotetica
e in qualche modo utopistica, come solo
la letteratura sa rendere
volontariamente o involontariamente».
Sembrano scritte apposta per noi
le parole del grande e compianto
studioso delle italiche lettere,
sia per il “sogno” utopico che svelano,
sia per il legame concreto che rivelano
con la terra pratese, non solo
omaggiando il “nostro” Malaparte,
ma addirittura scegliendolo come limes
e colonna portante a un tempo
del proprio intero ragionamento.
Da Curzio in poi, infatti, corrono
queste schede biografiche e questi testi
– una splendida antologia con infinite
sfumature – accomunati solo
ed esclusivamente dal forte legame
con la città di Prato, con le sue
“campagne” e con la sua gente.
“UN SEDICESIMO” FA DODICI CON UN’INEDITA COLLEZIONE
FILATELICA DEDICATA A MILANO E ALLE SUE ECCELLENZE
iccola ma
pregiata rivista
bimestrale edita
dai tipi mantovani
di Corraini Edizioni (tel.
0376/322733),
“Un sedicesimo”
sviluppa a ogni numero
la personale riflessione
di un “creativo”
appositamente chiamato
a rivoluzionare i suoi
fatidici sedici fogli
su uno specifico tema.
P
A curare questa
dodicesima uscita
(pp.16, €5,00), lo
studio FM milano –
un’autorità nel campo
del graphic design –,
che ha scelto
di omaggiare la città
della Madonnina con
un’inedita (e molto
contemporanea) teoria
di francobolli dedicati
agli artisti, agli edifici,
ai letterati, ai piatti e
alle aziende che ne
incarnano la storia e il
mito novecentesco.
Non per forza uomini nati
in questa terra, ma quanto meno pagine
che qui hanno visto la luce,
intimamente ispirati
dalla frequentazione di questi luoghi,
se non a essi “dedicati”. E scelti senza
nessun mero intento campanilistico,
ma per rendere conto di quell’insolita
vena letteraria che ha animato una
delle “capitali” manifatturiere d’Italia
a partire dalle prime luci del XX secolo, e
che continua ancora oggi nel luminoso
successo editoriale dei lavori di Sandro
Veronesi ed Edoardo Nesi, passando
anche attraverso una consistente teoria
di “minori” da non sottovalutare più.
Questa singolare raccolta, infatti,
nata dal lavoro di ricerca di un pool
di ricercatori coordinati da Ernestina
Pellegrini, docente di Letteratura
Comparata all’Università di Firenze,
e Francesco Gurrieri, direttore della rivista
“Il Portolano”, passa ovviamente da Sem
Benelli, Ardengo Soffici e Armando
Meoni, raccogliendo però anche
testimonianza di tutti quei nomi che,
con un certo rilievo e personale stile,
hanno fatto da “corollario” creativo
ai loro conterranei maestri.
Ernestina Pellegrini e Francesco
Gurrieri (a cura di), Scrittori pratesi
del Novecento. Da Malaparte a
Veronesi. Prefazione di Giorgio Luti,
Firenze, Edizioni Polistampa, 2009.
pp.544, €24,00
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
NEI 100 DI GOMBRICH, ECCO
LA SUA STORIA DELL’ARTE
“Manuale” di rara intensità,
bellezza e completezza, “La storia
dell’arte” di E.H. Gombrich ha venduto
oltre sette milioni di copie in 35 diverse
traduzioni, e continua a essere
considerato tra le migliori introduzioni
possibili al complicato universo delle
arti visive. Oggi, prima che scada l’anno
del centenario del suo autore, ma anche
prima che scocchi il sessantesimo dalla
sua prima pubblicazione, questa “bibbia
dei critici” e dei semplici appassionati
del bello, torna in due nuove edizioni
per i tipi della londinese Phaidon
(entrambe pp.688 con 440 illustrazioni,
ma una cartonata - €49,95 - e una in
brossura - €29,95). Una pietra miliare
della speculazione critico-artistica che,
al pari della sua nuova veste grafica,
saprà stupire e convincere soprattutto
per quel perfetto connubio di erudizione
articolata e semplicità di esposizione
che ha sempre caratterizzato il lavoro
didattico-giornalistico di Gombrich.
E.H. Gombrich, La storia dell’Arte,
Phaidon Press Limited, Londra,
2009, pp.688, €49,95 o €29,95
UNA RIVISTA, IL “SUO” LIBRO
E UN DOCUMENTARIO IN DVD
Quarantenne regista già più
che affermato a livello internazionale
(“Essere John Malkovich”, “Il ladro
di orchidee” e un’infinità di videoclip
musicali in cui ha diretto tutti i cantanti
del momento) Spike Jonze questa volta
si è dato al documentario, e lo ha fatto
insieme a un selezionato team di “Vice
Magazine”, forse la principale rivista
di cultura giovanile al mondo, per cui
dirige la programmazione della
37
giovanissima VBS.tv, un canale on line
di soli documentari.
Il lavoro, già selezionato
al Festival del Cinema di Berlino
e al Toronto Film Festival, è il racconto
dell’epopea quasi mitica
degli Acrassicauda (nome latino
per “scorpione nero”), l’unica band
heavy metal irachena, costretta
a confrontarsi ogni giorno con le rigide
regole di chi vieta a tutti di portare
i capelli lunghi e di “sembrare”
statunitensi
Dal loro racconto, si capisce
perfettamente quanto gli ultimi tempi
siano stati soprattutto spesi per cercare
di rimanere in vita, e in questo senso
aiuta molto il volumetto di 96 pagine
(quasi un prequel e un sequel al tempo
stesso) che prova a raccontarci la
quotidiaità di un adolescente iracheno.
Suroosh Alvi e Eddy Moretti, Andy
Capper e Gabi Sifre, Heavy Metal in
Baghdad. La storia degli
Acrassicauda, Isbn edizioni, Milano,
2009, pp.146 €18,50
LA COMUNICAZIONE EVOLVE
E LA TELEVISIONE ARRETRA?
Corrado Calabrò, oggi presidente
dell’Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni e da sempre uomo al
servizio dello Stato, riflette insieme alla
giornalista Barbara Corrao sulla
vertiginosa escalation tecnologica che
sta caratterizzando l’universo
dell’informazione e, di contro, sullo
scadimento della stessa, specie quella
televisiva. Per rilanciare il ruolo e la
qualità della televisione pubblica,
Calabrò pensa a un sistema di “dual
governance”, ma il nodo di tutto,
secondo la loro analisi, rischia
comunque di essere la scarsa dotazione
infrastrutturale nel campo delle tlc e
della trasmissione dati, settore in cui
potremo tollerare ancora per poco una
così scarsa diffusione della banda larga.
Corrado Calabrò, Rete Italia - La Tv
e gli scenari della comunicazione,
Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ),
2009, pp.202 €16,00
GIOVANNINO GUARESCHI RACCONTATO DAI SUOI DUE FIGLI
E DA UNO SPLENDIDO ARCHIVIO DI FOTOGRAFE E DOCUMENTI
i intitola
semplicemente
“Giovannino
nostro babbo” (Rizzoli,
Milano 2009, pp.444,
€60,00) ma è il più
raffinato frutto degli
ultimi studi di Alberto e
Carlotta Guareschi (per
tutti “Albertino” e “la
Pasionaria”) sulle carte
della giovinezza di loro
padre, di quella stagione
unica, «di quei cinque, o
S
dieci o quindici giorni
che rappresentano nella
vita di ogni uomo, anche
dell’uomo che campa
cent’anni, qualcosa di
diverso,
d’importante,
d’indimenticabile».
Ed ecco, allora,
un’infinità di
storie sospese tra
il pubblico e il
privato, tra la
scuola e i primi
libri, tra il “mondo
piccolo” e gli orrori della
guerra, il tutto
accompagnato da scatti
di vita vissuta.
40
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
IN EUROPA E NON SOLO, I PRIMI
INCANTI DEL NUOVO ANNO
Aste, fiere e grandi mostre-mercato
di annette popel pozzo
DAL 29 AL 31 GENNAIO,
STOCCARDA
Mostra mercato – 49. Stuttgarter
Antiquariatsmesse
Info: www.antiquare.de
Ottanta espositori con un ricco
assortimento di libri: Wolfgang Braecklein
di Berlino offre una rara edizione delle
novelle di Giambattista Basile, Lo cunto
de li cunti. Overo lo trattenemiento de
peccerille, Napoli, 1644 [i.e. 1654]
(€3.500); la prima edizione aldina di
Giovanni Boccaccio, Il Decamerone,
Venezia, 1522 (€14.000), e la prima
rarissima edizione tedesca in ottavo
di Giovanni Boccaccio, Cento Novella.
Hundert neuwer Historien, Francoforte,
1575 (€5.500), in legatura coeva di
scrofa. Norbert Donhofer di Vienna porta
la prima importante edizione di
Athanasius Kircher, China monumentis,
Amsterdam, 1667 (€12.500), mentre
l’Erasmushaus di Basilea impressiona con
la prima edizione illustrata ivi stampata di
Sant’Agostino, De civitate dei, Basilea,
Amerbach, 1489, in legatura coeva
firmata e proveniente dalla biblioteca del
principe di Liechtenstein (€32.000).
Inlibris di Vienna presenta invece una
piccola sensazione: in vendita una lettera
autografa di Martin
Lutero del 1518
(€280.000). Non si
annoverano epistole
antecedenti al presente
del teologo vendute sul
mercato antiquario.
Estremamente
interessante il
contenuto: riguarda
l’idea di spostare il processo
di Lutero ad Augusta, dove si sarebbe
tenuta la dieta imperiale. Il teologo
sarebbe stato ricevuto dal legato
pontificio, il cardinale Tommaso De Vio
detto il “Caetano”. Lo Studio Bibliografico
Lex Antiqua di Bologna presenta la prima
rara edizione di Alessandro Senesio,
Il vero maneggio di spada, Bologna, 1660
(€5.000), contenente un’antiporta incisa
su rame e 14 splendide figure a piena
pagina fuori testo su disegno di Giacomo
Mitelli. Reiss & Sohn offrono la seconda
edizione di Tommaso Campanella,
Astrologicorum libri VII, Francoforte,
Tampach, 1630 (€6.000) contenente
“De siderali fato vitando” in paginazione
continua. Hellmut Schumann di Zurigo
ha nel suo catalogo la princeps di Isaac
Newton, Philosophiae naturalis principia
mathematica, Londra, 1687 (€250.000).
Einstein indica su questa importantissima
opera “perhaps the greatest intellectual
stride that it has ever been granted to
any man to make”.
IL 2 FEBBRAIO, PARIGI
Asta – Livres Anciens & Modernes
Info: www.alde.fr
IL 5 E 6
FEBBRAIO,
PFORZHEIM
Asta – Auktion 71:
Bücher & Grafik
Info: www.kiefer.de
Più di 7.000 lotti
tra letteratura, teologia,
filosofia, sport, arte,
architettura, scienza,
bibliofilia e grafica. Segnaliamo l’edizione
veneziana del Vitruvio, De architectura
libri decem, 1567, con i commenti di
Daniele Barbaro, contenente una veduta
d’uccello di Venezia non presente nelle
edizioni precedenti (lotto 11, stima
€4.500) e la rara pubblicazione di
Wilhelm Ludwig Schreiber,
Der Buchholzschnitt im 15. Jahrhundert in
Original-Beispielen, Monaco, 1929, edita
in sole 100 copie e contenente fogli
originali di incunaboli stampati
in Germania, Svizzera, Italia, Olanda
e Boemia (lotto 271, stima €6.000).
Di particolare interesse, una rara
raccolta di 66 cataloghi di campionari
di tessuti di un fabbricante dell’Alsazia
che coprono gli anni dal 1875 al 1920.
Oltre ai più vari tipi di tessuto,
la collezione permette uno spectrum
istruttivo della moda dell’epoca (lotto
3448, stima €15.000).
DAL 12 AL 14 FEBBRAIO,
LOS ANGELES
Mostra mercato – 43rd California
International Antiquarian Book Fair
Info: www.labookfair.com
La Los Angeles Book Fair si
presenta quest’anno sotto la tematica
di titoli celebri che sono diventati film
famosi. Quest’anno ci saranno più di 150
espositori provenienti non soltanto dagli
Stati Uniti ma da Europa, Sudamerica
e Australia.
IL 14 FEBBRAIO,
MILANO
Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza
Info: www.maremagnum.com
IL 23 FEBBRAIO, OXFORD
Asta – Sale 18052 Books
Info: www.bonhams.com
IL 24 FEBBRAIO, NEW YORK
Asta – Autographs and Fine Books
Info: www.bloomsburyauctions.com
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
41
Un intellettuale e i “suoi” autori
L’editore ideale Piero Gobetti
alla Biblioteca di via Senato
Un catalogo ragionato di quanto pubblicato dal grande torinese
di Matteo Noja
ecentemente la BvS ha acquisito l’intero corpo
delle pubblicazioni stampate dalla casa editrice
di Piero Gobetti. Intellettuale vivace e profondo nella Torino dei primi anni Venti, Gobetti seppe
meditare sulla figura dell’editore come pochi altri letterati. «Ho in mente una mia figura ideale di editore.
Mi ci consolo, la sera dei giorni più tumultuosi, 5, 6 per
ogni settimana, dopo aver scritto 10 lettere e 20 cartoline, rivedute le terze bozze del libro di Tilgher o di
Nitti, preparati gli annunci editoriali per il libraio, la
circolare per il pubblico, le inserzioni per le riviste, litigato col proto che mi ha messo un errore nuovo dopo tre correzioni, mandato via rasseganto dopo 40 minuti di discussione il tipografo che chiedeva un
aumento di 10 lire per foglio, senza
concederglielo; aiutato il facchino a
scaricare le casse di libri arrivate
troppo tardi quando ci sono solo
più io ad aspettarlo, schiodata io
stesso la prima cassa per vedere i
primi esemplari e soffrire io solo
del foglio che è sbiancato in una copia, e consolarmi che tutto il resto
va bene, che né il legatore né il
macchinista non han fatto nessuna
gherminella…»
Così comincia un testo di Gobetti dal titolo L’editore ideale [pubblicato solo da Vanni Scheiwiller
nel 1966]; e così immaginava il gio-
R
vane intellettuale torinese dovesse essere la vita di chi,
come lui, voleva intraprendere quello che era ai suoi
occhi, più che un lavoro, un impegno civile.
La descrizione dell’attività dell’editore ideale rispecchia la frenesia di quella che era già la sua vita: fondata la rivista “Energie Nuove” l’aveva chiusa per aprire la più impegnativa “Rivoluzione Liberale”, collaborando contemporaneamente ad altre numerose riviste
– l’“Ordine Nuovo” di Gramsci soprattutto, dove pubblicava le sue critiche teatrali –, aprendo una casa editrice e cominciando anche a lavorare come libraio commissionario, libraio antiquario, addirittura pensando
di rilevare una libreria tradizionale,
la libreria Petrini di via Garibaldi, e
infine un chiosco di libri in piazza
San Carlo (chiosco che riuscirà poi
a prendere negli anni ’40 l’amico
Andrea Viglongo).
Nel 1922 fondava la sua casa
editrice con una sigla provvisoria,
“Arnaldo Pittavino e C. Editori” facendo società con Felice Casorati e
appunto Arnaldo Pittavino (18941965), che gestiva la Tipografia Sociale di Pinerolo fondata dal padre
Alberto. La società venne sciolta
dopo l’arresto di Gobetti, di suo padre Giovanni Battista e dello stesso
Pittavino, disposto nel 1923 per ordine di Mussolini in persona. Cambierà quindi il nome della casa edi-
42
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
trice in “Piero Gobetti editore”, anche se continuò a
servirsi dei torchi del Pittavino che stamperà ben 32 dei
114 libri editi.
Per lui, che voleva perseguire la «pubblicazione
di libri, giornali, riviste e quant’altro ha attinenza con
l’industria editoriale», l’editore doveva «rappresentare
un intero movimento di idee. […] esserne convinto, conoscerlo profondamente […] Per questo egli può avere
un amore per la sua funzione nella vita sociale, può lavorare per un’idealità» [P. Gobetti, La cultura e gli editori, in “Energie Nuove”, serie II, n. 1, 5 maggio 1919].
Continuando a tracciare la sua figura ideale di
editore dirà ancora: «Penso un editore come un creatore. Creatore dal nulla se egli è riuscito a dominare il
problema fondamenale di qualunque industria: il giro
degli affari che garantisce la moltiplicazione infinita di
una sia pur piccola quantità di circolante. Il mio editore
ideale che con una tipografia e un’associazione in una
cartiera controlla i prezzi; con quattro librerie modello
conosce le oscillazioni quotidiane del mercato, con due
riviste si mantiene a contatto coi più importanti movimenti d’idee, li suscita, li rinvigorisce, non ha bisogno
di essere un Rockfeller. La sua forza finanziaria deve esser tutta nella sua capacità di moltiplicare gli affari»
[Milano, op. cit., 1966].
In tre anni pubblicherà poco più di 100 titoli, toccando una vasta gamma di argomenti: dalla storia alla
politica, dalla poesia all’arte e al teatro. Molti autori saranno tra i maestri e gli amici dell’università, molti tra i
migliori esempi della tradizione liberista italiana.
Abbiamo qui di seguito voluto
elencare le varie pubblicazioni della
casa editrice di Gobetti presenti nel
nostro fondo [oltre naturalmente a
tutto il pubblicato delle riviste
“Energie Nuove”, “Rivoluzione
Liberale” – con qualche lacuna – e il
“Baretti”], aggiungendo anche delle brevi note biografiche sugli autori, a dimostrazione che gli autori di
Gobetti facevano tutti parte, pur
con diversità di proveninenze e di
età di un gruppo che vedeva nel giovane editore il fulcro delle proprie
attività. In fondo a ogni scheda, il
numero di riferimento della pubblicazione di Maria Accame Lanzil-
43
lotta Le edizioni e i tipografi di Piero Gobetti. Sudio di bibliografia storica, edito dal Centro studi Piero Gobetti
di Torino nel 1980 [la Accame ne elenca 114, anche se
alcuni non recano le sigle editoriali legate a Gobetti, il
nostro fondo 109]
Oreste [Guglielmo Alberti] – Cronache di moralità
provvisoria a cura di Pilade
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 93 p.; 20 cm
(Ed. di 100 esempl.)
Guglielmo Alberti La Marmora [1900-1964], biellese,
saggista, amico di Piero Gobetti, di Giacomo Debenedetti, di Sergio Solmi, assistente alla regia di Soldati e di
Camerini. Collaboratore negli anni venti del “Baretti”
e di “Solaria”, Alberti contribuì ad allargare gli orizzonti europei delle due riviste con interventi su scrittori come Rivière, Gide, Mauriac e con pagine importanti sul cinema di Chaplin; si fece inoltre attivo ed entusiasta promotore dell’apertura a collaboratori stranieri
d’eccezione (ad esempio Ernst-Robert Curtius). Dopo
l’8 settembre si rifugiò in Svizzera, lavorando alla redazione del supplemento “Cultura e Azione” del “Dovere” di Bellinzona, allora diretto da Gianfranco Contini,
riscoprendo e approfondendo il pensiero politico gobettiano.
[M. Accame Lanzillotta, n. 99].
Amendola, Giovanni [1882-1926] - Una battaglia
liberale: discorsi politici 1919-1923
Torino: Gobetti, 1924 - 233 p.; 20 cm
Giovanni Amendola [1882-1926]
laureato in filosofia, collaborò alle
riviste “Il Leonardo” e “La Voce”.
Ottenuta la cattedra di filosofia teoretica a Pisa, preferì continuare
l’attività giornalistica collaborando
con “Il Resto del Carlino” e il “Corriere della Sera”. Pur se su posizioni
democratiche si schierò per l’intervento italiano nella prima guerra
mondiale, cui partecipò come ufficiale d’artiglieria. Nel 1919 viene
eletto deputato nelle liste della democrazia liberale; rieletto nel 1921,
fu nominato ministro delle Colonie. Tra i primi a riconoscere la natura autoritaria e totalitaria del fa-
44
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
scismo, fu oggetto di minacce e aggressioni. Dopo il
delitto Matteotti, si rifiutò di sedere in aula finché non
fosse stata ripristinata la legalità, dando vita al cosiddetto Aventino. Morirà in seguito alle percosse subite
in una aggressione a Serravalle pistoiese.
[M. Accame Lanzillotta, n. 31]
Andreani, Giuseppe - Scuola e carcere giudiziario:
con prefazione di S.E. Giovanni Calo
Torino: Piero Gobetti editore, 1925 - 52 p. ; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 53]
Aniante, Antonio [Antonio Rapisarda] - Vita di
Bellini
Torino: P. Gobetti, 1925 - 240 p.; 20 cm
Antonio Aniante [1900-1983], dapprima giornalista per
la rivista “900” di Bontempelli e Malaparte, ebbe poi un
buon successo come drammaturgo e scrittore di romanzi. Visse a lungo a Parigi e in Costa Azzurra, frequentando i più importanti pittori e scrittori del tempo.
[M. Accame Lanzillotta, n. 68]
Aniante, Antonio - Sara Lilas
Torino: P. Gobetti, 1925 - 213 p.; 19 cm
(In cop.: Romanzo di Montmartre)
[M. Accame Lanzillotta, n. 74].
Ansaldo, G. … [et al.] - Che cos’è l’Inghilterra
Torino: Gobetti, 1924 - 104 p.; 20 cm
Gli altri autori sono: Carlo Ariaghi [pseud. di Angelo
Crespi], Mario Borsa, Angelo Crespi, Guido De Ruggiero, Francesco Paolo Giordani, Carlo Rosselli.
Giovanni Ansaldo [1895-1969], giornalista e scrittore,
fu dapprima antifascista, tanto che fu tra i firmatari del
Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. In questo periodo collaborò a “Il Lavoro” di Giovanni Canepa e fu una delle firme più importanti della “Rivoluzione Liberale” di Gobetti. Mandato al confino da Mussolini, dopo un anno tornò libero e continuò a collaborare
con “Il Lavoro” e con “L’Italiano” dell’amico Longanesi. Avvicinatosi al fascismo nel 1934, Ciano gli affidò
la direzione del “Telegrafo” di Livorno e, dopo la sua
nomina a ministro degli Esteri, lo tenne tra i suoi consiglieri. Volontario in Dalmazia, dopo l’8 settembre
non aderì alla Repubblica sociale; fu arrestato e quindi
deportato dai tedeschi. Al suo ritorno in Italia dopo la
guerra, venne arrestato dal governo di Parri per esser
stato fascista; dopo alcuni mesi di prigione, ricominciò
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
a collaborare con Longanesi e la sua casa editrice, scrivendo soprattutto per il settimanale “Il Borghese”. Nel
1950 fu nominato direttore del “Mattino” di Napoli.
[M. Accame Lanzillotta, n. 32]
Gianturco, Elio [a cura di] - Antologia della lirica
tedesca contemporanea
Torino: Gobetti, 1925 - 185 p.; 19 cm
(Sulla cop.: Le edizioni del Baretti, Torino, 1926)
Gianturco fu grande traduttore dall’inglese e dal tedesco; studioso di Vico, collaborò a “Il Baretti”.
[M. Accame Lanzillotta, n. 84]
Giardini, Cesare [a cura di] - Antologia di poeti catalani contemporanei: 1845-1925
Torino : Le edizioni del Baretti, 1926 - 295 p. ; 20 cm
Cesare Giardini [1893-1970], bolognese, narratore,
saggista e pubblicista, collaboratore assiduo di riviste,
fra cui “La Fiera Letteraria”. Attivo nella casa editrice
Alpes e per Mondadori, fu tra i migliori traduttori del
suo tempo.
[M. Accame Lanzillotta, n. 94]
Artuffo, Riccardo - L’isola: tragedia
45
Torino : Gobetti, 1925 - 249 p. ; 19 cm
Sceneggiatore per il cinema [Maciste all’inferno, 1925] e
scrittore, si meritò per questo romanzo una gustosa recensione di Eugenio Montale sull’Ora di Palermo [cui
collaborava anche Gobetti].
[M. Accame Lanzillotta, n. 59]
Assum, Clemente - La prima difesa del Grappa: 1326 novembre 1917: note sommarie di uno che vi prese parte:
(con due carte)
Torino : Gobetti, 1924 - 111 p. : 2 c. geogr. ; 24 cm
Generale della brigata Acqui, partecipò con onore alla
battaglia sul Monte Grappa. In seguito, si dedicò a romanzi a sfondo storico.
[M. Accame Lanzillotta, n. 26]
Avarna, Carlo [duca di Gualtieri] - Il fascismo
Torino: Gobetti, 1925 - 236 p.; 19 cm
Carlo Avarna di Gualtieri [1885-?] scrittore e storico,
figlio dell’ambasciatore italiano in Germania durante
la Triplice alleanza.
[M. Accame Lanzillotta, n. 48]
Balliano, Adolfo - Vele di fortuna
46
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
al confino a Lipari. Nel 1943 fu tra i promotori del
MUP, Movimento di unità proletaria, che voleva riunire le file sparse del socialismo italiano. Nel 1944 entrò
in clandestinità ma venne arrestato dalle SS e deportato
a Dachau dove morì l’anno dopo.
[M. Accame Lanzillotta, n. 73]
Biguzzi, Biagio; Porcari, Romildo – La cooperazione operaia
Torino: Piero Gobetti Editore, 1925 – 470 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 58].
Berth, Edouard - La France au milieu du monde
Torino: Gobetti, 1924 - 36 p.; 19 cm
Camille Berth, detto Édouard [1875-1939], discepolo
e amico di Sorel, cominciò a collaborare con Gobetti
nel numero unico della “Rivoluzione Liberale” dedicato appunto al celebre sindacalista rivoluzionario; collaborò anche al “Baretti”.
[M. Accame Lanzillotta, n. 23]
Bongioanni, Fausto M. - Venti poesie
Torino: Gobetti, 1924 - 59 p., [4] c. di tav.: ill.; 22 cm
Fausto M. Bongioanni [1902-1979] fu poeta e drammaturgo, molto vicino a Gobetti. In seguito manifestò
un forte interesse per il cattolicesimo, interessandosi di
esegesi biblica e pedagogia.
[M. Accame Lanzillotta, n. 22]
Torino: P. Gobetti, 1925 - 53 p.; 19 cm
Compagno di studi di Piero, Balliano [1896-?] fu tra i
personaggi più vicini alle attività della rivista “Energie
Nuove”. Appassionato alpinista, lasciò la professione
di avvocato per diventare editore, pubblicando libri dedicati alla montagna; fondò il GISM, Gruppo italiano
scrittori di montagna.
[M. Accame Lanzillotta, n. 60]
Bartellini, Ermanno - La rivoluzione in atto: 19191924
Torino: Gobetti, 1925 - 105 p.; 20 cm
Ermanno Bartellini [1897-1945], socialista massimalista, guardò con attenzione all’esperienza di “Rivoluzione Liberale”. In questo libro edito da Gobetti cercò
di tracciare una linea di continuità nella storia del proletariato italiano dalla guerra al 1924, cercando di dimostrare come la spinta rivoluzionaria della vigilia del
conflitto non si era ancora spento. Nel 1928 fu inviato
Bongioanni, Fausto Materno - La ragazza di talento; La famiglia in amore
Torino: Gobetti, 1925 - 173 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 72]
Brunello, Bruno - Il pensiero di Carlo Cattaneo
Torino: Piero Gobetti, 1925 - 216 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 9]
Cagna, Achille Giovanni - La rivincita dell’amore;
edizione definitiva nuovamente curata dall’A.
Torino: Gobetti, 1925 - 325 p.; 19 cm
Esponente della cosiddetta scapigliatura piemontese,
Cagna [1847-1931] affidò a Gobetti la ristampa di tre
propri volumi. Alpinisti ciabattoni è forse la sua opera
migliore.
[M. Accame Lanzillotta, n. 80]
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
47
Cagna, Achille Giovanni - Alpinisti ciabattoni;
nuova edizione
Torino: Gobetti, 1925 - 176 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 81]
Cagna, Achille Giovanni - Provinciali; nuova edizione
Torino : Gobetti, 1925 - XIII, 526 p. : ill. ; 19 cm
La peccetta di Gobetti serviva a coprire quella di Gallardi e Ugo editori, di Vercelli [1903]
[M. Accame Lanzillotta, n. 83]
Cappa, Alberto - Vilfredo Pareto
Torino: Gobetti, 1924 - 86 p.; 21 cm
Corrispondente da Londra del “Corriere della Sera”,
Cappa fu attivo collaboratore della “Rivoluzione Liberale” e del “Baretti”.
[M. Accame Lanzillotta, n. 37]
Cento, Vincenzo - Io e me: alla ricerca di Cristo
Torino: P. Gobetti, 1924 - 110 p.; 19 cm
Vincenzo Cento [1888-1945] dapprima nazionalista,
fece parte, con Gobetti, del Fascio di educazione nazionale; abbandonate le posizioni nazionaliste, divenne
fervente antifascista. Fondò l’associazione Scuola del
maestro per preparare sotto il profilo didattico gli insegnanti elementari e successivamente diede vita all’isituto femminile Accademia libera di cultura e arte.
[M. Accame Lanzillotta, n. 34].
Cento, Vincenzo - Io e me: alla ricerca di Cristo: seconda edizione accresciuta
Torino: Gobetti, 1925 - 124 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 76].
Cento, Vincenzo - I viandanti e la meta
Torino: Edizioni del Baretti, 1927 - XLV, 267 p.; 19 cm
(Saggi su Buonajuti, Costa, G. Gentile, G. Guastella,
R. Murri, A. Tilgher, E. Troilo, B. Varisco, P. Zanfrognini - Contiene Appendice).
[M. Accame Lanzillotta, n. 109].
Contadino, Fausto – Virgia Evangelica: spirito della
follia: poemi e canti di passione
Torino: Piero Gobetti Editore, 1924 – 366 p.; 28 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 44].
Debenedetti, Giacomo - Amedeo ed altri racconti
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 - 158 p.; 20 cm
Giacomo Debenedetti [1901-1967], laureato in giurisprudenza, si dedicò alla letteratura. Critico e insegnante, lavorò anche come sceneggiatore per il cinema.
Collaborò con Alberto Mondadori per la casa editrice
Il Saggiatore.
[M. Accame Lanzillotta, n. 96].
Di Staso, Arcangelo - Il problema italiano
Torino: Gobetti, 1923 - 24 p.; 20 cm
Arcangelo Di Staso, «entusiasta e appassionato, poi valoroso combattente nella guerra 1915-1918, galantuomo, fu molto vicino al gruppo de “La Voce” durante una
sua permanenza a Firenze» [G. Prezzolini, Il tempo della
Voce, Milano-Firenze, Longanesi-Vallecchi, 1960].
[M. Accame Lanzillotta, n. 3].
Di Staso, Arcangelo - Il problema italiano; seconda
edizione
48
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
Torino: Gobetti, 1923 - 29 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 25].
Di Staso, Arcangelo - Pregiudizi economici
Torino: Gobetti, 1924 - V, 108 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 18].
Dorso, Guido - La rivoluzione meridionale: saggio
storico-politico sulla lotta politica in Italia
Torino: Gobetti, 1925 - 242 p.; 19 cm
Direttore de “Il Corriere dell’Irpinia”, Dorso [18921947], apprezzato da Gobetti, fu da questi chiamato a
collaborare alla “Rivoluzione Liberale”. Con Camillo
Bellieni fu estensore del celebre e discusso “Appello ai
meridionali” che apparve sulla rivista torinese il 2 dicembre 1924. Alla caduta del regime fascista si iscrisse
al Partito d’Azione, dirigendo l’organo meridionale
“L’Azione”.
[M. Accame Lanzillotta, n. 65].
Einaudi, Luigi - Le lotte del lavoro
Torino: Gobetti, 1924 - 276 p.; 19 cm
(Opere di Luigi Einaudi; 1)
Luigi Einaudi [1874-1961], economista, storico e giornalista, fu anche docente universitario. Propunatore di
un iberismo economico, fu nominato governatore della Banca d’Italia (1945-1948), e quindi presidente della
repubblica dal 1948 al 1955. Con Salvemini, viene considerato uno dei maestri di Piero Gobetti.
[M. Accame Lanzillotta, n. 20]
Fiore, Tommaso - Eroe svegliato asceta perfetto
Torino: P. Gobetti, 1924 - 40 p.; 19 cm
Il pugliese Tommaso Fiore [1884-1973] fu sempre impegnato in battaglie giornalistiche filomeridionaliste,
secondo uno spirito umanitario e libertario. Interventista democratico, di ispirazione salveminiana, alla liberazione del Sud da parte degli americani fu uno degli
organizzatori del Partito d’azione. In seguito si accostò
al Partito socialista. Per Gobetti tenne sulla “Rivoluzione Liberale” una serie di interventi che intitolò
“Lettere pugliesi”, raccolte poi nel 1951 da Laterza nel
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
volume Un popolo di formiche.
[M. Accame Lanzillotta, n. 19]
Fiore, Tommaso - Uccidi: (taccuino di una recluta)
Torino: Gobetti, 1924 - 167 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 30].
Formentini, Ubaldo - Collaborazionismo
Torino: Ed. La Rivoluzione Liberale [Piero Gobetti
editore], 1922 - 92 p.; 25 cm
Esponente di spicco del socialismo ligure, Ubaldo Formentini [1880-1958], in seguito allineatosi con Salvemini, collaborò alle riviste gobettiane “Energie Nuove” e “Rivoluzione Liberale”.
Il libro è il primo stampato da Gobetti.
[M. Accame Lanzillotta, n. 1].
Formentini, Ubaldo - Gerarchie sindacali
Torino: Gobetti, 1923 - 47 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 4].
49
Franchi, Raffaello - La maschera: scene della vita
provinciale
Torino: Gobetti, 1925 - 72 p.; 19 cm
Scrittore fiorentino proveniente dalla “Voce” e dall
“Ronda”, Raffaello Franchi fu tra i collaboratori assidui di “Rivoluzione Liberale” e del “Baretti”. Confluì
poi nel gruppo di Solaria.
[M. Accame Lanzillotta, n. 70].
Galati, Vito G. - Religione e politica
Torino: Gobetti, 1925 - 194 p.; 19 cm
Vito Giuseppe Galati [1893-1968], calabrese trasferitosi a Torino durante la Prima guerra, collaborò a vari
giornali, tra cui la “Gazzetta di Torino”. Dopo il coflitto tornò in Calabria, dove aderì al Partito popolare.
Collaborò alla “Rivoluzione Liberale” e poi al “Baretti” anche dopo la morte di Gobetti. Nel dopoguerra fu
eletto alla Costituente nelle fila della DC, divenendo
poi sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni nel
quarto e settimo governo De Gasperi.
[M. Accame Lanzillotta, n. 62].
50
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
Gobetti, Piero - Dal bolscevismo al fascismo : note di
cultura politica
Torino: Piero Gobetti, 1923 - 36 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 5].
Gobetti, Piero - La filosofia politica di Vittorio Alfieri
Torino: Gobetti, 1923 - 130 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 7].
Gobetti, Piero - Felice Casorati: pittore
Torino: Piero Gobetti, [1923] - 106 p., [1] c. di tav.: in
gran parte ill.; 28 cm
Felice Casorati [1883-1963] pittore, fu una figura centrale nell’ambiente torinese del primo periodo del
’900. Strinse amicizia con Gobetti e Alfredo Casella
aderendo al gruppo di “Rivoluzione Liberale”. Con
Gobetti e Pittavino diede vita alla casa editrice.
[M. Accame Lanzillotta, n. 15].
Gobetti, Piero - Matteotti
Torino: Piero Gobetti, 1924 - 38 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 43].
Gobetti, Pietro – Paradosso dello spirito russo
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 232 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 101].
Gangale, Giuseppe - Rivoluzione protestante
Torino: Gobetti, 1925 - 98 p.; 21 cm
Giuseppe Gangale [1898-1978] è ricordato perlopiù per
l’amicizia con Piero Gobetti e per l’impronta nettamente antifascista della rivista da lui diretta, “Conscientia”,
che ospitò scritti di Banfi, Tilgher, Fiore e Miegge.
[M. Accame Lanzillotta, n. 46].
Giordani, Igino - Rivolta cattolica
Torino: Gobetti, 1925 - VII, 229 p.; 20 cm
Igino Giordani [1894-1980] fu amico e collaboratore
fidato di don Luigi Sturzo. Direttore del “Popolo Nuovo” ebbe un ruolo importante nel Partito popolare. In
seguito a una sollecitazione di Sturzo entrò in contatto
con Gobetti e collaborò a “Rivoluzione Liberale”. Durante il conflitto lavorò alla Biblioteca Vaticana, approfondendo lo studio sui Padri della Chiesa. Deputato alla Costituente, venne rieletto nel 1948. Nel dopoguerra si dedicò poi al movimento dei Focolarini, di cui è
considerato il cofondatore.
[M. Accame Lanzillotta, n. 71].
Gobetti, Pietro – Risorgimento senza eroi: studi sul
pensiero piemontese nel risorgimento
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 346 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 102].
Gobetti, Pietro – Opera critica: parte prima: ArteReligione-Filosofia
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – XI, 246 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 111].
Gobetti, Pietro – Opera critica: parte seconda: Teatro, Letteratura, Storia
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 – 340 p.; 20 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 112].
Goethe, Johann Wolfgang von - Fiaba; prima versione italiana di Emma Sola
Torino: Le edizioni del Baretti, 1927 - 63 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 108].
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
51
Grande, Adriano - Avventure
Torino: Edizioni del Baretti, 1927 - 163 p.; 20 cm
Giornalista e poeta, Grande [1897-1972] fondò le riviste
“Circoli” e “Maestrale”. Questo è il suo libro d’esordio.
[M. Accame Lanzillotta, n. 110].
Grildrig [Alberto Cappa] - Le generazioni nel fascismo
Torino: Gobetti, 1924 - 39 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 24]
Gromo, Mario - Costazzurra
Torino: Edizioni del Baretti, 1926 - 93 p.; 19 cm
Narratore, giornalista e critico cinematografico Mario
Gromo fondò nel 1922 la rivista “Primo tempo” assieme a Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi. Collaborò
a “Rivoluzione Liberale”, “Il Baretti” e “Solaria”. Dal
1928 diresse la casa editrice torinese Ribet (poi Buratti)
che ereditò in parte il catalogo di Gobetti.
[M. Accame Lanzillotta, n. 97].
Hebbel, Friedrich - Agnese Bernauer: tragedia in 5
atti; prima versione italiana di G. Necco
Torino: Gobetti, 1924 - 96 p.; 17 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 21]
Jesurum, Renzo - Il dono di Lucifero
Torino: Gobetti, 1925 - 54 p.; 19 cm
[M. Accame Lanzillotta, n. 50].
Lodovici, Cesare Vico - L’idiota: commedia in 3 atti
Torino: P. Gobetti, 1923 - 47 p.; 18 cm
Cesare Vico Lodovici [1885-1968] esordì nel 1912 come commediografo; partecipò alle battaglie futuriste.
Gobetti lo seguì recensendo le varie commedie che andarono in scena. Si segnalò come traduttore dei classici, soprattutto di Shakespeare [per l’editore Einaudi].
[M. Accame Lanzillotta, n. 13].
Torino: Gobetti, 1923 - 26 p.: 1 ritr.; 23 cm
Hendrik Antoon Lorentz [1853-1928] fu un celebre fisico olandese che contribuì a far conoscere e introdurre
la teoria della relatività di Einstein. Nel 1902 gli fu assegnato il premio Nobel per la fisica. Il suo libro Gobetti lo fece curare a Sebastiano Timpanaro [18881949], fisico e filosofo che pur abbracciando il neoidealismo, riuscì a polemizzare con Croce e Gentile rivendicando il valore conoscitivo delle scienze; dopo aver
insegnato a Parma e a Firenze, dal 1942 diresse la Domus Galileana di Pisa.
[M. Accame Lanzillotta, n. 16].
Longfellow, Henry Wadsworth - La divina tragedia
Torino: Le edizioni del Baretti, 1928 - 214 p.; 20 cm
Prima traduzione italiana di Raffaello Cardamone; a
cura e con un saggio su Longfellow e bibliografia di Vito G. Galati.
[M. Accame Lanzillotta, n. 113].
Magrini, Luciano - In Brasile
Torino: Gobetti, 1926 - 181 p.; 21 cm
Luciano Magrini [1885-1957], giornalista triestino, fu
deputato alla Costituente.
[M. Accame Lanzillotta, n. 93].
Lorentz, H. A. - Considerazioni elementari sul principio di relatività ; a cura di Seb. Timpanaro
– fine prima parte
1
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
53
Schede dei libri in BvS
I cinque sensi nella lettura
della Divina Commedia
L’opera del Sommo poeta, una summa della storia dell’arte
di Chiara Nicolini
V
ista, udito, olfatto, gusto e
tatto: la lettura della Divina
Commedia coinvolge tutti e
cinque i nostri sensi. Dalle desolate
lande infernali, sature di urla e miasmi, ai radiosi cerchi paradisiaci, ambientazioni e stati d’animo dei tre regni dell’aldilà sono resi da Dante con
vivezza straordinaria. Dal Trecento a
oggi, tali descrizioni hanno ispirato
un’infinità di interpretazioni visive.
Analizzarne l’evoluzione è affascinante ed è un modo per ripercorrere
la storia dell’arte, perché in tutti secoli (tranne che nel Seicento) sono
state pubblicate edizioni del poema
dantesco, illustrate secondo i canoni
artistici e con le tecniche proprie del
periodo.
Le più antiche copie figurate
della Commedia sono edizioni manoscritte del Trecento e Quattrocento.
Due di queste si distinguono per genio interpretativo e sontuosità: la
prima, commissionata attorno al
1450 da Alfonso d’Aragona, re di
Napoli, venne adornata da più di
cento miniature dai due artisti fiorentini Lorenzo di Pietro e Giovanni
di Paolo; la seconda è il rinomato
“Codice Urbinate Latino 365” della
Biblioteca Vaticana, voluto verso la
fine del Quattrocento da Federico
da Montefeltro, duca di Urbino, e attribuito alla perizia artistica di Guglielmo Giraldi. Il manoscritto del re
di Napoli colpisce per la sua opulenza, ma il Codice Urbinate sbalordisce per la vivacità dei colori e soprattutto per la modernità di certe sue
immagini, che paiono tratte da un
fumetto contemporaneo (FIG 1-3).
L’ “editio princeps” del poema
dantesco, data alla luce in Foligno da
Iohannes Neuemeister l’11 aprile
1472, non contiene nessun tipo di
commento, né letterario, né visivo.
2
La prima edizione a stampa della
Commedia a essere corredata da illustrazioni fu quella impressa a Firenze da Niccolò di Lorenzo della Magna nel 1481 – che è anche la prima
Divina Commedia pubblicata nella
città natale di Dante. Essa avrebbe
dovuto includere 19 incisioni su rame realizzate da Baccio Baldini sui
disegni di Sandro Botticelli, ma l’incompatibilità tra i diversi metodi di
stampa richiesti dal testo e dalle immagini – in rilievo l’uno, in incavo le
altre – costrinsero editore e artisti ad
abbandonare la costosa impresa. Le
copie complete di tutte e 19 le incisioni sono di straordinaria rarità.
Botticelli si cimentò ancora
nell’illustrazione della Commedia
durante l’ultima decade del Quattrocento: su commissione del suo
protettore Lorenzo di Pierfrancesco
de’ Medici, egli produsse numerosi
disegni (apparentemente 98 dei 102
progettati all’inizio, otto dei quali
sono andati persi), eseguiti con uno
stilo di metallo su ampi fogli di pergamena. Molti di questi schizzi furono ricalcati dall’artista con inchiostro, ma solo tre vennero portati a
termine con colori (FIG 2). Le immagini di Botticelli seguono il poe-
54
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
4
ma alla lettera e si attengono alla tradizione di visualizzare simultaneamente, all’interno della stessa illustrazione, vari momenti di un medesimo canto.
L’edizione della Commedia
stampata a Brescia da Boninus de’
Boninis nel 1487 è rinomata per le
sue 68 xilografie a piena pagina, ornate da cornici di grottesche bianche
su fondo nero (FIG 4). Tuttavia, solo
una di queste incisioni raffigura il
Paradiso. Il primo ciclo completo di
illustrazioni al poema dantesco (tre a
piena pagina e 97 nel testo) apparve
nell’edizione veneziana impressa da
Bernardino Benali e Matteo Capa-
3
5
casa nel 1491. Sebbene prive della
forza drammatica cui ci hanno abituato raffigurazioni più moderne,
queste vignette xilografiche sono
pregevoli per la loro varietà, immediatezza e precisa visualizzazione dei
versi di Dante (FIG 5).
La celebre Commedia di Francesco Marcolini (Venezia, 1544)
contiene tre illustrazioni a piena pagina e cento nel testo e rappresenta il
primo vero tentativo di rendere stati
d’animo e ambientazioni del poema
(FIG 6). Si tratta inoltre dell’ultima
edizione corredata da un importante
apparato iconografico prima della
sontuosa Commedia pubblicata da
Antonio Zatta nel 1757-58, la quale
segnò l’inizio di un rinnovato interesse nei confronti di Dante dopo oltre un secolo di oblio: pare incredibile, eppure nel Seicento videro la luce
solo tre edizioni del poema dantesco.
L’illustre stampatore veneziano Antonio Zatta fu il primo a pubblicare un’edizione completa delle
opere di Dante, in cinque volumi, di
cui tre dedicati alla Commedia e corredati da numerose incisioni su rame, sia a piena pagina, sia nel testo. Si
tratta di una splendida pubblicazione, che ben rappresenta la settecentesca passione italiana per libri copiosamente e squisitamente illustra-
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
ti. Zatta ne produsse anche una tiratura di lusso, più alta nei margini e
con le incisioni stampate in inchiostro rosso o blu (FIG 7); poche rarissime copie furono impresse su carta
azzurra.
La Gran Bretagna iniziò a interessarsi alla Commedia all’inizio dell’Ottocento. Il reverendo Henry
Boyd ne realizzò una prima traduzione molto libera nel 1802, che fu
presto seguita dalla prima edizione
inglese del testo italiano (Zotti,
1806-1809) e dalla prima versione
letterale del poema, eseguita da
Henry Francis Cary e intitolata The
Vision; or Hell, Purgatory and Paradise
(Londra, per l’Autore, 1814).
Nello stesso periodo, due
grandissimi artisti inglesi, John
Flaxman e William Blake, crearono
meravigliose illustrazioni per il capolavoro di Dante. Su richiesta del
banchiere olandese Thomas Hope,
Flaxman realizzò tra il 1792 e il 1793
un ciclo di 111 disegni, dei quali l’incisore romano Tommaso Piroli produsse nel 1802 un’edizione contraffatta ma di grande successo. La rap-
6
presentazione che Flaxman offre
dell’aldilà dantesco è il primo vero e
proprio commento visivo alla Commedia. Con pure linee di contorno,
l’artista coglie l’essenza di azioni ed
emozioni dei personaggi, traducendole in immagini d’incantevole bellezza neoclassica (FIG 8).
Nel 1824, John Linnell, chiese
all’amico e protetto William Blake di
illustrare la Divina Commedia. Blake
realizzò una serie di acquarelli da incidere su rame, ma riuscì a portare a
termine solo sette incisioni prima di
morire nel 1827. La sua interpretazione della Commedia è intrisa della
cosmologia visionaria e pre-simbolista che lo ha reso immortale: molte
immagini contengono elementi stilistici tipici dell’artista, come le atmosfere oniriche, il vigore muscolare, le
fiamme ondeggianti, o anche i temibili vecchioni barbuti (FIG 9) che
popolano le sue precedenti opere.
Fu solo a partire dai primi anni
dell’Ottocento secolo che la penisola italiana si avviò ad acquisire un’identità nazionale, e fu in questi decenni che Dante Alighieri, che aveva
55
scelto di scrivere il suo capolavoro in
lingua volgare anziché in latino, divenne bardo della nazione. La sua fama si diffuse per tutta l’Europa e la
Commedia iniziò a essere tradotta in
varie lingue straniere. Su suolo italiano cominciarono a uscire un’edizione dopo l’altra: la monumentale
Commedia della tipografia dell’Ancora (1817-1819), illustrata da 125
ampie calcografie realizzate su disegni di Luigi Adamolli e Francesco
Nenci, fu presto seguita dall’edizione bolognese di Gamberini e Parmeggiani, corredata da cento calcografie su disegni di Giovanni Giacomo Macchiavelli [sic]. Il Paradiso
dell’edizione dell’Ancora, cui il solo
Nenci attese, delizia per l’arioso e
aggraziato decorativismo delle tavole (FIG 10); le illustrazioni di Macchiavelli richiamano Flaxman e Blake nel vigore delle linee, nella definizione muscolare e nella tragica
espressività dei dannati, ma mostrano al tempo stesso un loro peculiare
naïveté (FIG 11).
“Seducente” è aggettivo particolarmente appropriato alle imma-
7
56
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
8
gini incise da Giuseppe Gandini sui
disegni di Federico Faruffini e Carlo
Barbieri per l’edizione impressa da
Francesco Pagnoni a Milano nel
1865. Qui perfino Lucifero appare
affascinante: ritratto con volto bellissimo e riccioli scarmigliati, invece
di divorare Bruto e gli altri due traditori, guarda lontano, come un poeta
Romantico perso in malinconiche
fantasticherie (FIG 12).
Il più celebre illustratore ottocentesco di Dante, e quello che nell’immaginazione popolare viene più
di frequente associato alla Divina
Commedia, è il francese Gustave Doré. Questo è presumibilmente dovuto alla sua straordinaria rappresentazione di smisurati panorami oltremondani, mai prima raffigurati in
modo così realistico. Tutte le immagini di Doré, sia che esse rappresentino monti scoscesi, intricati fogliami, grovigli di corpi nudi, o cieli
paradisiaci, suggeriscono un senso di
sublime vastità. Dante, Virgilio e
tutti gli altri personaggi si muovono
come attori sul palcoscenico, talvolta vicinissimi a noi, talvolta minuscoli e lontani, talvolta troppo avvolti
9
nell’ombra per essere perfino riconoscibili. La varietà degli spazi prospettici, la teatralità delle luci, il sublime degli scenari hanno reso l’interpretazione dantesca di Doré una pietra miliare della storia dell’illustrazione. La prima edizione dell’Enfer,
pubblicata a Parigi dalla Hachette
nel 1861 e limitata a 3.000 copie, andò esaurita in pochi giorni nonostante si trattasse di un volume monumentale e costoso. L’edizione integrale della Commedia seguì nel
1868, e da allora non ha mai smesso
di essere ristampata.
All’inizio del Novecento, l’editore fiorentino Vittorio Alinari indisse un concorso per l’illustrazione
di una nuova edizione del poema
dantesco. Ne risultarono tre ampi
volumi profusamente illustrati che
riproducevano ben 381 immagini
create da 31 dei migliori illustratori
dell’epoca. Tra le 36 tavole mono-
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
57
10
crome applicate su cartoncino, il primo premio fu assegnato al gigantesco e mostruoso Lucifero ritratto da
Alberto Zardo (FIG 13). Alberto
Martini era tra gli artisti che contribuirono all’edizione Alinari e continuò a lavorare alla Commedia per il
resto della vita. Tra il 1920 e il 1940
produsse 271 disegni e sette incisioni; la sua tecnica favorita – penna e
inchiostro – si addice perfettamente
al suo stile tetro, ricco di elementi
macabri e grotteschi e di criptiche
simbologie.
Anche Amos Nattini dedicò
molti anni all’illustrazione della Divina Commedia: iniziò a lavorare all’Inferno nel 1919 e portò a termine
l’impresa vent’anni dopo. Le tre
cantiche, abbellite da una tavola a
colori per ciascun canto, furono
pubblicate separatamente nel 1923,
nel 1936 e nel 1941, in un formato
monumentale. La sua raffigurazione
dell’aldilà dantesco richiama quella
di Doré per l’abilità nell’evocare realistici scenari oltremondani, ma ha al
tempo stesso l’atmosfera onirica di
certi quadri iperrealisti .
Salvador Dalì lavorò alla Com-
11
media tra il 1950 e il 1954. Ma la traduzione dei suoi acquarelli in stampe
xilografiche si rivelò un’impresa ardua per la casa editrice parigina Les
Heures Claires. Ciascuna tavola richiedeva infatti una media di 35 matrici diverse, per uno strabiliante totale di 3.500 legni incisi da due artisti
in un periodo di quattro anni. L’edizione francese dell’opera, pubblicata
all’inizio degli anni Sessanta, fu seguita nel 1963 dall’edizione italiana
della prestigiosa Officina Bodoni.
Dalì fu criticato per la sua interpretazione eccessivamente personale; alcuni arrivarono a dire che non aveva
neppure letto il poema. La mia opinione è che Dalì sia invece riuscito a
introdurre i suoi tipici elementi stilistici (stampelle, orologi sciolti, ecc)
nell’iconografia dantesca, fondendo
perfettamente la propria visionarietà in quella del poeta (FIG 14).
Non si può dire altrettanto di
12
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
altri artisti novecenteschi (ad esempio alcuni di quelli che hanno contribuito all’edizione Martello del
1965), le cui immagini sembrano
non aver nulla a che vedere con i versi danteschi, o comunque non presentano nulla di innovativo, o forse,
più semplicemente, non sono all’altezza del genio immortale di Dante.
Tra le più recenti edizioni figurate
della Divina Commedia ve ne è tuttavia una che si distingue per la fresca
ispirazione del suo commento visivo: quella pubblicata a Lipsia dalla
Faber & Faber nel 2001, adornata da
Monika Beisner, illustratrice tedesca
di libri per bambini, con cento piccole illustrazioni a colori. Varie e complesse ma al tempo stesso immediate
come miniature medioevali, le immagini della Beisner sono un meraviglioso esempio di come all’alba del
Ventunesimo secolo si possano ancora trovare nuovi modi di visualizzare il viaggio oltremondano di
Dante .
Nei passati sette secoli, innumerevoli artisti hanno misurato il loro talento con a quello di Dante.
Non è questa la sede per ricordarli
tutti, e infatti ho espressamente
59
13
14
omesso pittori che hanno dipinto
scene singole del poema (come Delacroix o Dante Gabriel Rossetti) e
artisti che hanno realizzato serie di
immagini non legate a una specifica
edizione della Commedia (ad esempio Giovanni Stradano e Federico
Zuccari nel Cinquecento, Fussli alla
fine del Seicento, Joseph Anton
Koch, Bartolomeo Pinelli e Francesco Scaramuzza nell’Ottocento, Robert Rauschemberg e Aligi Sassu nel
Novecento). Ho anche sorvolato su
importanti edizioni che non sono riuscita a vedere personalmente, come
quelle illustrate da Leonard Baskin
(1969) e da Tom Phillips (1983). L’opera di tutti i sopraccitati artisti è tuttavia presente in Internet: basta inserire su Google Immagini i loro nomi
tra virgolette, insieme alla parola
chiave “Dante”, per ottenere selezioni delle loro immagini.
mente esposti a questo indirizzo:
http://centrodantesco.altervista.org/m
ostra/Catalogo.htm
È stato proprio navigando in
Internet alla ricerca di illustrazioni
della Commedia che ho scoperto alcuni lavori fantastici, come i 105 dipinti a olio di Achille Incerti, eseguiti
negli anni Sessanta e permanente-
Altri interessanti siti nei quali
mi sono imbattuta durante le mie
ricerche sono:
http://www.wga.hu/framese.html?/html/b/botticel/93dante/index.
html (Botticelli)
http://www.kuenstlerleben-inrom.de//gallery_Divina%20Commedi
a (Joseph Anton Koch)
http://www.rogallery.com/dali_salvado
r/sdali-hm-a.htmd (Dali)
http://www.rmichelson.com/Artist_Pa
ges/Baskin/The-Divine-Comedy.html
(Leonard Baskin)
http://www.italica.rai.it/monografie/d
ante/iconografia/index.htm
(numerose immagini della
Commedia dal quattordicesimo al
ventesimo secolo)
http://www.mtholyoke.edu/lits/library/
arch/col/rare/rarebooks/giamatti/dante
gia.htm (bibliografia delle edizioni
della Divina Commedia attraverso i
secoli, con collegamenti alle
illustrazioni).
© Illustration www.illustration-mag.com
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la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
BvS: un “libro ritrovato”
Moda purpurea degli antichi
Un settecentesco trattato di erudizione vestiaria
di Chiara Bonfatti
Rosa, Michele (1731-1812).
Delle porpore e delle materie vestiarie presso gli antichi. Dissertazione epistolare del cav. don
Michele Rosa P.P.P. e Presid. della
Fac. Med. nella Duc. Univ. di
Mod. Memb. della R. Soc. Med. di
Parigi, della R. Accad. delle Sc. di
Torino, dell’Imp. Accad. delle Sc.
di Mantova, dell’Istit. delle Sc. di
Bologna, de’ Fisiocrit. di Siena,
de’ Georgof. di Fir., degli Ereini di
Palermo ec. ec. Modena, 1786
(Modena, Stamperia Ducale, 1786).
In 4to (mm 251x183); XX,
387, [1] p. Al centro del frontespizio una vignetta xilografica effigiante una spiaggia su cui sono disseminati dei murici. Una tavola calcografica fuori testo più volte ripiegata, incisa da Francesco Rosaspina
(1762-1841) e raffigurante cinque
specie di murice usate per ricavare
la porpora: “una Tavola rappresentante le forme o figure delle Chiocciole purpurifere, Porpore Murici
e Buccini, e la loro nomenclatura
secondo i moderni Naturalisti” (p.
XVI). Esemplare a pieni margini.
Legatura in pergamena non coeva.
ella dedica al marchese
Gherardo
Rangone,
Ciambellano, Consigliere
di Stato e Ministro del Duca di
N
Modena, l’autore scrisse: “Avvenne
quel che in tal genere suole avvenire, che la materia crescendo sotto la
mano, e da cosa nascendo altre cose, le poche e brevi ricerche ch’io
m’era prefisso di fare in aggiunta a
quel molto che così dottamente ne
avea scritto l’illustre Restitutor delle Porpore [i.e. Pasquale Amati], si
trovarono cresciute alla mole niente minor di un volume: e quattro
intere Sessioni della domestica Accademia che Ella ha con tanta sua
gloria istituita, bastarono appena
nel corso di questo anno scolastico
a compir la lettura de’ principali articoli della materia.” (p. IV).
Così Michele Rosa diede inizio alla sua rara ed importante edizione che tratta della tintura, della
porpora, dei murici dai quali la porpora si ricava, e dei materiali vestiari del mondo antico. L’edizione apparve due anni dopo il saggio, assai
più compendioso, di Pasquale
Amati e nell’introduzione il Rosa si
rivolse proprio all’Amati esaltando
il pregio del suo contributo e proponendo nuove osservazioni.
Il Rosa focalizzò la sua attenzione su materiali come la seta, il
cotone, il lino e le tele investigando
sulla loro manifattura, sulle tecni-
che di tintura e tessitura tramandate nei secoli, sul loro commercio
romano-egizio con l’Oriente e con
le Indie dall’antichità fino al Settecento. Completò la sua dissertazione con interessanti e curiose notizie
sulle popolazioni che facevano uso
di tali materiali e sulle loro regioni,
sui prezzi effettivi delle vesti di porpora, su due formule curiose per
una tinta allungata o adulterata di
porpora sfuggite a Pasquale Amati.
Raccontò dei lanifici e delle coatte,
ovvero lane coattiliate simili al nostro feltro, delle forme e degli usi di
letti e lettighe e delle paragaude,
ornamenti vestiari di gran moda a
Roma dall’età di Adria fino alla fine
dell’Impero. Su questo elemento di
erudizione vestiaria Michele Rosa
si intrattenne in una velata polemica e critica alle mode straniere
giunte a minacciare il buon gusto
dell’abbigliamento dei Romani:
“Fra le cose straniere che vennero
col tempo ad alterare la gravità e il
buon gusto del vestiario Romano,
vi comparvero non molto dopo l’età di Adriano le Paragaude, nome
barbaro allora, ora d’ignoto significato; le quali vi tennero moda gran
tempo, e può dirsi con sicurezza fino alla fin dell’Impero. Abbiamo
dovuto nominare le Paragaude anche noi dove parlavasi delle vesti
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
che Valeriano donò ad Aureliano e
l’istesso Aureliano ai Soldati; e abbiam notato che esse erano allora di
seta, che al tempo di Flavio Vopisco
si trovano di tutto lino; ma che prima, e molto più dopo di lui si rrovano [sic] di seta e d’oro e d’oro puro e
d’oro intrecciato con seta a colori: e
potiamo ora anche aggiungere che
si trovano assai spesso ricordate nel
Codice, e molte leggi Imperiali che
ora le vietano or le permettono, limitando però il peso dell’oro che
poteano contenere; onde appare
che fossero divenute un arredo di
molto lusso e di assai grave importanza” (pp. 231-232). Lo stesso vocabolo che definisce l’oggetto fu
protagonista di tante erudite ipotesi su quali fossero le origini, il significato, l’esatta forma e l’uso di tale
ornamento e il Rosa parve risolvere
la questione prendendo a riferimento gli studi di Isaac Casaubon
(1559-1614) e Claude Saumaise
(1588-1653) e la definizione che ne
diede il conte Gian Rinaldo Carli
(1720-1795) secondo il quale la
paragauda, termine di origine colchica o asiatica, non era altro che la
stessa fimbria o frangia che decorò
il vello che per sua causa si chiamò
d’oro. Michele Rosa si servì delle
paragaude come occasione per una
nota polemica più estesa all’uso di
seguire le mode “barbare”: “Egli è
difficile d’indovinare cosa direbbe
quel valentuomo [il Volterrano: i.e.
cardinale Giovan Carlo de’ Medici
(1611-1663)] se tornando ora al
mondo vedesse non pur l’Italia, ma
presso che tutta l’Europa non sol
compresa da questo furor delle mode, non solo rimasta priva del nobile e dignitoso vestiario antico, e
d’ogni suo abito nazionale; ma ridotta a tal uso di vestimenti in cui
61
Tavola calcografica raffigurante le diverse specie di murice usate per produrre
la porpora legata in fine al testo.
l’assurdo ed il ridicolo della forma
rimane ancor vinto dal disagio della
persona, restando i corpi in un tempo legati e più che a mezzo scoperti.
[…] Così in Roma le stranie mode
conosciute da prima per le vittorie,
accarezzate poscia dal lusso per bizzarría, contribuirono anch’esse alla
universale corruttela: onde ne’ secoli dell’impero si videro non solo
gli usi e le cose, ma fino il linguaggio farsi ispido e disuguale, e deformarsi di mano in mano per il miscuglio di frasi barbare e di parole
inaudite, che finalmente lo corruppero affatto” (pp. 229-230).
Michele Rosa, eminente studioso di fisiologia e di zoologia e
autore di interessanti esperimenti
sul sangue e la circolazione animale, fornì, con la sua opera, un contributo definitivo al dibattito su
quali molluschi fornissero la porpora utilizzata anticamente per tingere gli abiti imperiali. Pasquale
Amati, nel suo trattato De restitutione purpurarum, riuscì ad identificare alcune specie di murice, ma solo
il Rosa fu in grado di individuarne
non meno di sei differenti varietà,
riuscendo nell’identificazione anche grazie alle collezioni raccolte a
Ravenna. Nella Prefazione l’autore
informa che il merito per le figure
inserite nella sua opera va all’amico
Olimpio Miccoli, medico ravennate che ne fece eseguire il disegno a
partire dai numerosi esemplari presenti nei Musei di Classe e di S. Vitale in Ravenna.
62
la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
BvS: un’utopia sempre in fieri
Le nuove acquisizioni
della nostra Biblioteca
Saggi, raccolte poetiche e trattati dal Seicento al XXI secolo
di Chiara Bonfatti, Giacomo
Corvaglia e Annette Popel Pozzo
Anonimo. Le paraseleni stanze
per l’ingresso solenne alla dignità di
procuratore di S. Marco per merito di
sua eccellenza il signor Girolamo Veniero. Venezia, Antonio Zatta, 1759.
Opera composta di 50 stanze
precedute, nelle carte preliminari,
da una spiegazione dell’incisione
del frontespizio che raffigura il fenomeno del paraselene, fenomeno
ottico per il quale ai lati della luna
compaiono altri dischi illuminati.
Bonnefoy, Yves (1923-). Deux
scènes e Pour mieux comprendre Deux
scènes. Milano, Cento Amici del Libro (Parigi e Alpignano, Michael
Caine e Enrico Tallone), 2009. 2
volumi.
Esemplare ad personam, su
carta BFK Rives Deux scènes e su carta Sicilia Pour mieux comprendre.
Prezioso dittico che racchiude il
racconto del sommo poeta francese
Yves Bonnefoy, arricchito da sei acquetinte originali del pittore Gérard Titus-Carmel, e un saggio dello stesso Bonnefoy originalmente
destinato a servire da commento
come breve postfazione, ma giunto
in seguito ad essere pubblicato individualmente e posto ad affiancare il
volume del racconto. Bonnefoy si
sofferma in esso a rievocare gli anni
della sua infanzia, della sua formazione, dei viaggi in Italia per la scoperta dei paesaggi e dell’arte che vi
erano racchiusi.
Borch, Michel Jeam comte de
(1751-1810). Lettres sur la Sicile et
sur l’ile de Malthe de monsieur le comte
de Borch de plusieurs academies a M. le
C. de N. écrites en 1777. Pour servir de
supplément au voyage en Sicile et a
Malthe de monsieur Brydonne ornées
de la carte de l’Etna, de celle de la Sicile
ancienne et moderne avec 27. estampes
de ce qu’il y a de plus remarquable en
Sicile. Torino, fratelli Reycends
(Ignazio Soffietti), 1782. 2 volumi.
Prima edizione, contenente le
tavole incise in rame da Cristoforo
Dell’Acqua e Giuseppe Pittarelli
d’Asti su disegni dell’Autore, di Philippes Hackert e di Henri Swinburne. Si tratta di uno dei più interessanti viaggi in città, paesi e località
siciliane intrapreso dallo scienziato
e naturalista di origini polacche Michel Jean comte de Borch che, spinto dalla lettura del Viaggio di Brydone, si dimostra grande osservatore
delle attività umane e attento alle
descrizioni della vita palermitana o
delle industrie trapanesi.
Cocchi, Antonio (16951758). Del matrimonio, ragionamento di un filosofo mugellano coll’aggiunta di una Lettera ad una sposa tradotta
dall’inglese da una fanciulla mugellana. Londra [i.e. Livorno, Pisa o Roma?], s.n., 1762.
Contraffazione considerata
rara con luogo di stampa falso, che
presenta al frontespizio la vignetta
calcografica della prima edizione e
contiene la Lettera ad una sposa aggiunta successivamente alla prima
edizione. L’opera fu dettata al Cocchi dalla sua prima e negativa esperienza matrimoniale: si tratta infatti
di una feroce invettiva contro il matrimonio piena di contenuti materialistici e idee libertine. Criticata
dal Baretti fu subito posta all’Indice
dei Libri proibiti assieme anche alla
Lettera ad una sposa scritta dalla figlia dell’Autore, Beatrice Cocchi.
De Luca, Tiberio (m. 1656)
Chiave d’oro della grammatica. Ch’apre speditamente la porta della lingua
latina. Opera del molto rev. D. Tiberio
De Luca dottore, e maestro di Sacra
gennaio 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Teologia. In quest’ultima impressione
correttissima. Aggiontovi un breve
compendio della medesima. Lucca,
fratelli Marescandoli, 1713.
L’Autore presenta la sua opera
grammaticale attraverso l’immagine della porta: la Grammatica viene
infatti riconosciuta come la Porta di
tutte le altre scienze “mà però ella è
una Porta chiusa, e rinserrata, essendo per se stessa oscura, e difficile
ad impararsi; […] con tutto ciò di
questa gran Porta, eccoti ò Benigno
Lettore, la Chiave, & una Chiave
d’Oro, veramente preziosa, per
aprirla speditamente, e disserrarla
affatto ad una chiara, e facile intelligenza. Se di questa saprai valertene,
ella saprà introdurti sicuramente
nel bel Giardino della Lingua Latina” (Dall’invito al Lettore a p. 5).
Erasmus
Roterodamus
(1466-1536). Una gabbia di matti è il
mondo tutto ovvero Elogio della pazzia
di Erasmo da Roterdamo. Milano,
Vincenzo Guglielmini, [1850?].
Il tipografo ed editore dichiara di essersi attenuto all’edizione
del 1805 con il falso luogo di stampa di Amsterdam, sulla base della
quale ha poi aggiunto note e miglioramenti tratti da successive edizioni italiane. L’edizione contiene a
p. 9: Brevi memorie della Vita d’Erasmo tratte dalla storia de’ filosofi del
Saverien e messe in fronte all’edizione
di Colonia del 1787.
Frazzetta, Michele (16121681). Vita, virtù e miracoli del venerabile servo di Dio, don Girolamo di
Palermo canonico della catedrale di
questa città di Palermo. Composta dal
p. Michele Frazzetta della Compagnia
di Giesù. Ricavata da processi originali presi con auttorità dell’ordinario.
Palermo, Pietro dell’Isola, 1681.
Prima edizione di quest’opera
che contiene anche un ampio capitolo dedicato alle numerose guarigioni operate da D. Girolamo
(1574-1640), soprattutto all’interno della nobiltà palermitana. Il gesuita palermitano Michele Frazzetta fu Autore di numerose biografie
di religiosi siciliani.
Goudar, Ange (1720-1791).
L’anti-Babylone, ou Reponse a l’auteur de la capitale des Gaules.
Londra [i.e. Parigi], s.n.,1759.
Prima edizione di questo raro
pamphlet del noto economista
francese “rivale” di Casanova, pubblicato anonimo e con falso luogo
di stampa. L’Autore difende usi e
costumi settecenteschi, il gioco
d’azzardo, la moda e gli spettacoli,
che ritiene una necessità economica, opponendosi all’immagine decadente di Parigi proposta dall’avversario letterario Forgeret de
Montbron.
Leopardi, Monaldo (17761847). Prediche recitate al popolo liberale da Don Muso Duro curato del paese della verità e nella contrada della poca pazienza. S.l. [i.e. Modena], s.n.,
1832.
Parenti cita questa edizione
che fa parte delle opere di satira politica di Monaldo: “È la prima ristampa modenese di poco posteriore l’originale”. La princeps, che Parenti dice rarissima, è priva anch’essa dell’indicazione del luogo
di stampa e dello stampatore, ma fu
impressa a Pesaro da Nobili nello
stesso anno 1832 e di 32 p., mentre
l’edizione modenese è di 51, [1] p.
Mallet du Pan, Jacques (1749-
63
1800). Considerazioni sopra la natura
della rivoluzione di Francia e sopra le
cause che ne prolungano la durazione.
Di M. Mallet du Pan. Cosmopoli
[i.e. Venezia?], s.n., 1797.
Prima traduzione italiana di
uno dei più importanti studi coevi
sulla Rivoluzione, con interpretazioni dottrinali degne di nota. Jacques Mallet du Pan può essere considerato quale pioniere del moderno giornalismo politico. Il suo
pamphlet Compte rendu de la défense
des citoyens bourgeois gli procurò la
condanna al rogo da parte del Concilio di Ginevra.
Mari, Adriano (1813-1887).
Allegazione dell’avvocato Adriano
Mari sopra una questione insorta tra
Felice Le Monnier e Alessandro Manzoni. Firenze, Felice Le Monnier,
1864.
L’allegazione si riferisce all’episodio che vide Felice Le Monnier
condannato come contraffattore
essendo accolte le istanze di Alessandro Manzoni e la difesa del professore Giuseppe Montanelli. A tale
condanna Le Monnier fece ricorso.
Esemplare con dedica manoscritta
dell’Autore.
Pomey, François Antoine
(1619-1673). Flos latinitatis cioè Scelta de più nobili significati della lingua
latina, distribuita in trè ordini, de verbi, de nomi, e delle particole. Opera utilissima, à chi desidera con più facilità
impadronirsi del vero, e proprio parlar
latino, del P.F.P. della Compagnia di
Giesù. Ora nuovamente riccorretta, ed
arrichita d’un copiosissimo indice in
gratia de giovanetti studiosi. Venezia,
Francesco Tramontino, 1683.
Opera in cui l’umanista e gesuita francese Pomey dimostra la
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la Biblioteca di via Senato Milano – gennaio 2010
propria forte inclinazione per un
compiaciuto virtuosismo linguistico e lessicale.
Prina, Giuseppe (17661814). Elogio di Andrea Alciato orazione inaugurale degli studi per l’anno
scolastico 1810-1811 detta nella
grand’aula della Regia Universita di
Pavia da Giuseppe Prina professore di
Diritto Pubblico interno e rettore del
Collegio Caccia. Milano, Stamperia
Reale e Leonardo Nardini, 1811.
Elogio fatto dal professore
Giuseppe Prina in apertura dell’anno accademico dell’Università di
Pavia in memoria del giurista italiano Andrea Alciato o Alciati (14921550), che fu docente a Pavia.
Raimondi, Eugenio (sec.
XVII). Il Novissimo passatempo politico, istorico, & economico di Eugenio
Raimondi bresciano ordinato sotto a i
suoi proprij capi, quali contengono Documenti saggi, & utili, ... Unita si vede
tutta la morale filosofia, che negl’antichi, e moderni scrittori sparsa si leggeva. Opera non men curiosa à prencipi,
che utile à dotti, e dilettevole ad ogni
stato di persone. All’immortalità dell’illustr. & eccell. sign. Gio. Antonio
Conforto dignissimo prencipe dell’Accademia delli Erranti di Brescia. Venezia, Giovanni Bertano, 1660.
Opera erudita che tratta dei
più svariati argomenti: religione,
politica, costumi, matrimonio,
astrologia e cosmografia, medicina, musica, giochi, amore, meretrici, navigazione, curiosità e novelle,
pittura e scultura, odori e bagni, alchimia, magia, oracoli e Sibille,
profezie e sogni et alia.
Ressi, Adeodato (1768-1822).
Orazione in lode del conte Pietro Verri
milanese del professore Adeodato Ressi
detta nel giorno 11. Novembre 1818.
Per l’inaugurazione degli studi nell’I.R. Università di Pavia. Pavia, Pietro Bizzoni, [1818].
Orazione tenuta dal professore Adeodato Ressi in apertura dell’anno accademico dell’Università
di Pavia in lode al conte Pietro Verri (1728-1797), filosofo, economista, storico e scrittore italiano, fondatore dell’Accademia dei Pugni e
del noto periodico illuminista “Il
Caffè”.
a descrivere il forame ovale e il dotto arterioso nel cuore fetale.
Robert, Louis Joseph Marie
(1771-1846). Essai sur la mégalanthropogénésie, ou L’art de faire des enfans
d’esprit, qui deviennent de grandshommes; suivi des traits physiognomoniques propres à les faire reconnaître,
décrits par Lavater, et du meilleur mode de génération. Dédié aux membres
de l’Institut national de France. Par
Robert le jeune, des Basses-Alpes. Parigi, Debray e Jean-Antoine-Guillaume Bailleul, 1801.
Prima edizione di questo trattato sull’arte di far nascere bambini
destinati a diventare grandi uomini.
Trombelli, Giovanni Crisostomo (1697-1784). La diplomatica o
sia L’arte di conoscere l’età, ed autenticità de’ codici latini, e italiani di d. Giovan-Grisostomo Trombelli bolognese
abate visitatore de’ canonici regolari
della Congregazione renana del Salvatore, e accademico dell’Instituto delle
Scienze. Napoli, Giuseppe Maria
Porcelli, 1780.
Opera del canonico e bibliotecario italiano Giovanni Crisostomo
Trombelli in cui si tratta tra l’altro
della diplomatica dei numeri, utile
supporto nel determinare l’autenticità di un documento.
Scarpa, Antonio (1752-1832).
Elogio storico di Giambatista Carcano
Leone professore di Notomia nella Universita di Pavia letto nella grand’aula
della R. Universita di Pavia pel rinnovamento degli studi il giorno 12 di novembre 1813 dal cavaliere Antonio
Scarpa. Milano, Stamperia Reale e
Leonardo Nardini, 1813.
Elogio fatto dall’illustre chirurgo ed anatomista Antonio Scarpa in apertura dell’anno accademico dell’Università di Pavia in memoria dell’anatomista Giovanni
Battista Carcano Leone (15361606), noto per essere stato il primo
Spaziani, Maria Luisa. Poesie
verticali. Santa Lucia ai Monti, Ampersand, 2009.
Edizione limitata di 80 esemplari su carta Hahnemühle di morbido cotone, numerati e firmati dalla poetessa e dall’artista. L’opera
racchiude 14 componimenti poetici
di Maria Luisa Spaziani - di cui due
inediti - accompagnati dalle incisioni di Marina Bindella.
Vincenti, G. O. La rivoluzione
commedia patriottica. Venezia, Silvestro Gnoato, 1797.
Si tratta presumibilmente
della seconda edizione della commedia che fu rappresentata per la
prima volta a Bologna nel Teatro
Zagnoni dalla Compagnia Comico-Patriottica Battaglia, nella primavera dell’anno 1797, per otto sere consecutive. In una di tali serate
fu recitata gratis ai fini dell’istruzione popolare nel gran Teatro Nazionale, a spese di una Società di
Patrioti.
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