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Linguaggi
Antologia 2
speciali
Teatro e cinema
BIBLIOTECA DI TESTI TEATRALI
leggiamo il TEATRO
V. Metz
Abbasso il frolloccone!
J. K. Jerome
Lo zio Podger alle prese con un quadro
M. Amendola - G. Isidori
Sfogatevi e siate felici
p. 1
p. 8
p. 11
biblioteca di testi teatrali
Antologia 2
9. Linguaggi speciali
leggiamo il teatro
Abbasso il frolloccone!
Vittorio Metz
Il signor Qualsiasi fa il suo ingresso nel salottino. Passeggia
un po’ in su e in giù per la stanza. Si avvicina alla radio e ne fa
scattare l’interruttore. Si sente il finale di una canzonetta (o di
un qualunque pezzo sinfonico). Il signor Qualsiasi si getta sopra
una poltrona per ascoltare. La musica termina.
Un brano molto
divertente, da
interpretare a coppie,
leggendo in modo
espressivo o
improvvisando una
vera e propria
recitazione.
Annunciatore radio
Signor Qualsiasi
adioascoltatori, attenzione! Da queR
sta mattina, dal manicomio criminale
di Sant’El­pidio, è evaso il pazzo pericoloso Battista Anadiomene, rinchiuso in seguito all’efferato assassinio da lui compiuto nella persona di un conte francese. L’Anadiomene ha un aspetto di persona calmissima, è molto distinto, parla
assai bene. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze, perché di tanto
in tanto i suoi occhi si iniettano di sangue, i muscoli del suo collo taurino si
gonfiano spaventosamente e, gridando
strane parole contro un certo immaginario Frolloccone, egli si getta sulla persona che gli è vicina, facendone scempio. Se
vi capitasse di vederlo, datene avviso immediatamente alla questura più vicina o
alla direzione del più vicino manicomio.
Auff! Non sarà certo a me che capiterà
di incontrarmi con questo matto! (chiude la radio, sbadiglia) Che noia! Prenderei volentieri un caffè, ma non ho chi possa prepararmelo. Sono tre giorni che sto
cercando un cameriere, per mezzo di avvisi sul giornale e ancora non se n’è presentato nessuno. (suono di campanello)
Toh, alle volte fosse questo! Andiamo un
po’ a vedere. (porta d’ingresso che s’apre,
breve pausa, poi…) Desiderate?
Personaggi
n Annunciatore
radio
Qualsiasi
n Battista, irreprensibile
cameriere
n Direttore manicomio n Signor
La scena rappresenta
il salottino di un
appartamento da
scapolo.
Il
piacere
di
leggere
1
Irreprensibile Scusate, signore, siete voi che avete messo questo avviso sul giornale: «Cercasi cameriere, abituacameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
to case signorili, ottime referenze, distinto, intelligente, discreto»?
Precisamente. Sareste voi?
Sì, signore.
E… siete abituato alle case signorili?
Ho servito per due anni in casa del duca Stub, signore, e tre anni in casa del principe Aranguero.
E da quanto tempo avete lasciato quest’ultimo servizio?
Da circa quattro mesi, signore. Dissi al principe:
«La vettura è giù da basso che l’aspetta, signore» e
me ne andai.
Come sarebbe a dire ve ne andaste?
La vettura che attendeva il principe giù da basso
era un carro funebre. Il principe era morto, signore.
Vedo con piacere che siete ancora attaccato a certe forme esteriori che purtroppo vanno scomparendo…
Sì, signore… certamente signore… Grazie signore.
Entrate, prego.
Grazie, signore. (rumore porta che si chiude)
Io credo che vi prenderò senz’altro al mio servizio.
Il vostro nome?
Battista, signore.
Un vero nome da irreprensibile cameriere! Bravo!
Non c’è di che; dovere, signore.
2
Il
piacere
di
leggere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
osate pure la vostra valigia, Battista, venite avanti.
P
E ora prestatemi bene attenzione. Sapete perché desideravo un cameriere di casa signorile, un perfetto,
irreprensibile cameriere?
No, signore. Non so immaginarlo, signore. Spero
che il signore vorrà scusarmi.
Ve lo dico subito, Battista. Perché io so che moltissimi signori prendono un cameriere come voi, non
solo perché assuma il governo della casa, ma anche
perché dia loro dei consigli sulla maniera più corretta di vestire, di vivere in società, di far questo e
di far quello, senza timore di commettere delle gaffe. Voi, Battista, abituato come siete in diverse case
signorili, sareste in grado di darmi dei consigli del
genere? … Io sono, come dire, un po’ nuovo di certe
cose… Sapreste?
Naturalmente, signore.
E allora senz’altro, siete assunto. Ed ora voglio mettere subito alla prova la vostra abilità. Debbo andare
a trovare una contessa e ho pensato che questo abito possa andar bene, per una visita a quest’ora. Voi
cosa ne dite?
Il signore mi permette di esprimerle spassionatamente la mia opinione?
È appunto per questo che vi ho assunto.
Ebbene, se lei permette, le dirò che il vestito potrebbe
anche andare, ma è la faccia che non va…
(in tono di stupore) La faccia? … Non… non capisco.
La faccia, signore. Ella dovrebbe andare con la faccia dipinta di verde.
Di che?
Di verde, signore. Il mio antico padrone, lord Stub,
andava sempre a far le visite con la faccia dipinta di
verde…
Ma… ma non sarà stato matto, per combinazione,
questo… questo duca di Stub?
No, signore. Assolutamente, signore. Nessuno più
savio del duca di Stub, signore.
E andava a far delle visite così conciato?
E con un lume a petrolio in testa, signore.
(dopo un «Hep!» di sorpresa) Un lume a petrolio!? …
In testa, signore. E prima di uscire, ricordo, mi diceva sempre, battendomi una mano sopra la spalla:
«Liulà, caro Battista, liulà! Abbasso il frolloccone».
Oh, Dio, Dio. Come avete detto, che vi diceva lord
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Il
piacere
di
leggere
Stub? …
Cameriere «Liulà» signore. «Liulà! Abbasso il frolloccone»!
Signore
Battista?
Cameriere Comandi, signore.
Signore
Dove… dove siete stato quando avete lasciato il servizio del principe Aranguero?
Cameriere È una storia dolorosa e lunga. Preferirei non parlarne.
Signore
Intendete… intendete dire che avete avuto un…
ehm… un qualsiasi accidente? …
Cameriere Sì, signore… sono stato a servizio di un conte.
Signore
E… perché siete andato via?
Cameriere Un doloroso incidente, ripeto, signore. Ho rotto un
vaso giapponese.
Signore
(con un sorriso di sollievo) Ah… solamente?
Cameriere Sì, signore… Soltanto l’ho rotto sulla testa del conte,
gridando…
Signore
Gridando che cosa?
Cameriere Gridando: «Abbasso il frolloccone,» signore, dopo di
che sono stato in un altro posto, ma sono andato via
perché la livrea non mi piaceva, signore.
Signore
E di che livrea si trattava, Battista?
Cameriere Camicia di forza, signore. Ma lei è impallidito, signore… si sente male, forse? Posso far qualche cosa per
lei?
Signore
Sì… cioè no… cioè sì… Battista, andate in cucina, a
prendermi un caffè… andate, Battista, andate…
Cameriere Sì, signore, comanda altro?
Signore
No… cioè… volete darmi l’elenco del telefono, per favore, andate pure, Battista.
Cameriere Ecco, signore, con permesso…
Signore(dopo una breve pausa) Se n’è andato! Presto, presto,
il Manicomio… (sfoglia febbrilmente l’elenco telefonico)… lettera M, ah, eccola! Manetti… Manettoni…
Manicelli… Manicomio provinciale: 12456… (compone il numero del telefono. Parla) Pronto? Manicomio
provinciale, mi vuol dare la direzione per favore? (un
attimo di pausa) Parlo col direttore del Manicomio
provinciale? Pronto, direttore, ho un maso in catta…
cioè, volevo dire, ho un catto in masa! Maledizione, lo
spavento mi fa persino impaperare! Ho un matto in
casa… no, no, non si tratta di un familiare, si tratta
di un matto pericoloso evaso ieri dal Manicomio criminale… sì, proprio quello! Come dice? Di non contraddirlo? Di stare attento a quando dice: «Abbasso
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Il
piacere
di
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Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
Cameriere
Signore
il frolloccone» perché è allora che diventa pericoloso?
(gridando quasi) L’ha già detto! … Sì, l’ha già detto due volte! Presto, venite subito con due infermieri
a casa mia, via Felice Sansovetti 32, int. 4… presto,
che mi sembra stia tornando qua… (riappende il ricevitore) Dio! Dio! Appena in tempo!
Ecco il caffè, signore. Lo vuole con molto zucchero o
poco?
Molto, molto… Ho una bocca talmente amara… moltissimo.
Sì, signore… eh… preferisce che glielo versi in testa
oppure nel collo?
Co… come?
Le ho chiesto se preferisce che glielo versi in testa,
oppure nel collo.
Ah, ah! Nel collo, sì, sì, nel collo! È… è molto meglio
nel collo, quando vado al bar io dico sempre «mi date
un caffè nel collo?» … Ecco, così… Ah, ah! Delizioso,
questo caffè versato nel collo, delizioso!
Il signore esce, vero?
Sì, cioè no. Non esco più, aspetto… aspetto una visita…
Allora, se permette un consiglio, signore, si deve togliere i calzoni.
I calzoni? E perché mi debbo togliere i calzoni?
Non si aspettano visite in casa con i calzoni, signore.
Il principe Aranguero riceveva sempre in mutande e
con il cuscino in testa.
Un cuscino?
In testa, signore. Ecco, questo potrà andare benissimo, signore, si tolga pure i calzoni, che al cuscino ci
penso io…
Sì, sì, certo… è giustissimo. Le visite si aspettano in
mutande e con un cuscino in testa, come ho fatto a
scordarmelo, eccovi, eccovi i miei calzoni… Battista!
(si toglie i calzoni e glieli porge)
(bruscamente) Le sue gambe non mi piacciono.
Non… ne ho altre.
Ecco, così sta benissimo, signore (estraendo una boccetta e un pennellino da una tasca) e adesso il signore permette che le dipinga la faccia di rosso con questo inchiostro che ho trovato sulla sua scrivania? È
molto distinto.
Altroché! Ho… ho sempre sognato di avere la faccia
dipinta di rosso, fate pure, fate pure… Battista… che
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Il
piacere
di
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bravo che siete.
Cameriere Ecco, signore… un’altra piccola ritoccatina sulla
fronte ed è fatto. Ed ora, signore, si vuol mettere al
pianoforte e cantare qualche cosa? In attesa di visite
si fa sempre così!
Signore
Certo… certo! Accidenti, com’è difficile muoversi con
questo cuscino in testa… che cosa posso cantare?
Ah, ecco! Va bene «Quanno spònta la luna a Marechiaro»?
Cameriere Credo di sì, signore.
Signore
Grazie. (accordi) Aggiustatemi il cuscino, Battista,
che mi cade. (canta)
Quanno spònta la luna a Marechiaro
pure li pisce nce fanno a ll’ammore
se revòtano ll’onne de lu mare
pe’ la priézza càgnano culore
Quanno spònta la luna a Marechiaro…
Cameriere (interrompendolo) No, signore, non così, se permette…
Signore
E come, allora?
Cameriere Sostituendo dei numeri alle parole, signore…
Signore
Ho capito, grazie, accomodatemi il cuscino in testa,
per favore… (battista esegue, il signor Qualsiasi canta sullo stesso motivo di prima)
Cinque sette tre nove cinque nove
due quattro nove dieci ottantasei,
ventiquattro due tre settantasei.
Quaranta trentaquattro e ventinove
cinque sette tre nove cinque nove…
Quarantadue novanta novantuno.
E millenovecentoventiquattro.
Dodici e ventinove quarantuno
e uno meno sette fanno quattro
quarantadue e novanta e novantuno…
(suonano alla porta. Il signor Qualsiasi smette di suonare)
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Signore
Aspettate, che vado ad aprire, per favore…
Cameriere Prego, signore. Questo spetta a me, lei seguiti pure.
Signore
Ma io…
Cameriere (in tono minaccioso) Seguiti a suonare le dico, vado
ad aprire io. (terribile) Abbasso il frolloccone!
Signore
E va bene. (attacca il finale con voce tremante)
Ah… ah… aaaaaah!
ah ah, aaaaaah…
Il
piacere
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Settantaquattro più ventisei
settantaquattro e ventisei fa cento!
(il cameriere va ad aprire la porta.
Entra il direttore del Manicomio con due infermieri)
Direttore Io sono il direttore del Manicomio, dov’è il matto?
Manicomio
Ah, eccolo là, quello che canta al pianoforte, con la
faccia dipinta di rosso e in mutande! Presto, prendetelo.
Signore
Ma il matto non sono io! Il matto è lui! Io sono perfettamente normale!
Direttore Lo so, lo so… siete perfettamente normale; tutti diManicomio
cono così, ma poi la smettono. Venite che c’è giù il
carrettone dei matti che aspetta. E non tentate di
far resistenza, altrimenti, doccia! Infermieri, via!
Signore(dibattendosi disperatamente) Maledetto Battista,
me la pagherai!
Cameriere
Sì, signore, naturalmente signore. La vettura è giù
che l’aspetta signore. Ha altri comandi, signore?
Arrivederla signore!
V. Metz, in «Ridotto: rivista mensile di cultura e di vita teatrale»
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Il
piacere
di
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biblioteca di testi teatrali
Antologia 2
9. Linguaggi speciali
leggiamo il teatro
Lo zio Podger alle prese con un quadro
Q
uando zio Podger si accingeva a fare qualcosa, non potete immaginare come riusciva a mettere tutta la casa
sottosopra. Il corniciaio mandava a casa un quadro e il quadro rimaneva in sala da pranzo, in attesa che qualcuno lo
appendesse. Zia Podger chiedeva che cosa si dovesse fare con
quel quadro e zio Podger le rispondeva:
– Oh, lascia fare a me. Anche voi, non preoccupatevi, ci penserò io.
Poi si toglieva la giacca e cominciava col mandare la cameriera a comperare sei soldi di chiodi e, dopo di lei, uno dei
ragazzi che doveva raggiungerla per dirle di che misura dovevano essere e così, a poco a poco, metteva in moto tutta la
casa.
– Vai a prendermi il martello, Will – gridava. – Tom, portami
il metro; mi servirebbe la scala e non sarebbe male se avessi anche una sedia della cucina; e tu, Jim! Corri da Mr. Goggles e digli: «Papà la saluta e spera che la sua gamba stia meglio; chiede se gli prestereste la livella». E tu, Maria, non andartene, ho bisogno che qualcuno mi regga la luce; quando
ritorna la cameriera bisogna rimandarla fuori a comperare
un pezzetto di corda. E Tom, dov’è? Tom, vieni subito qui, mi
passerai il quadro.
Jerome Klapka
Jerome
Leggete questo brano,
scritto da un autore
inglese molto
conosciuto per il suo
senso dell’umorismo, e
provate a costruire un
testo teatrale che
potrete rappresentare
o semplicemente
leggere a più voci.
8
Il
piacere
di
leggere
Poi sollevava il quadro, lo faceva cadere e il quadro si staccava dalla cornice e allora si tagliava nel tentativo di salvare
il vetro, poi saltellava in giro per tutta la stanza in cerca di
un fazzoletto. Naturalmente non lo trovava perché era nella
tasca della giacca che si era tolto e non sapeva dove l’aveva
messa e tutti in casa dovevano smettere di cercare gli arnesi
per cominciare a cercare la giacca. Intanto lui continuava a
sbraitare:
– È mai possibile che nessuno di voi sappia dov’è la mia giacca?
Non ho mai avuto a che fare con un’accozzaglia di gente come
voi, mai, in tutta la mia vita. In sei! E non riuscite a trovare la
giacca che mi sono tolto nemmeno cinque minuti fa! Beh…
Poi si alzava per scoprire che vi si era seduto sopra e allora
gridava:
– Potete smettere di cercare, l’ho trovata da me. Se l’avessi
chiesto al gatto sarebbe stata la stessa cosa.
Poi ci voleva mezz’ora per fasciargli il dito e dopo che avevano procurato un vetro nuovo e gli arnesi, la scala, la sedia
e la candela, provava un’altra volta con tutta la famiglia, cameriera e donna di servizio incluse, tutti intorno a semicerchio pronti ad aiutarlo. Due persone dovevano tenere la sedia, una terza aiutarlo a salirci sopra e tenerlo fermo, una
quarta passargli il chiodo, una quinta porgergli il martello,
e il chiodo gli cadeva subito dalle mani.
– Ecco! – esclamava in tono offesissimo. – Adesso è sparito il
chiodo.
E allora tutti in ginocchio a strisciare in cerca del chiodo
mentre lui brontolava in piedi sulla sedia, chiedendo se doveva restare lì tutta la sera.
Finalmente si trovava il chiodo ma, nel frattempo, lo zio aveva perso il martello.
– Dov’è il martello? Che cosa ho fatto con quel martello? Santo cielo! Siete qui in sette a guardarmi con la bocca aperta e
non sapete che cosa ho fatto con quel martello!
Gli trovavamo il martello ma lui aveva perso di vista il segno
fatto sul muro nel punto in cui doveva piantare il chiodo, e
ognuno di noi doveva salire al suo fianco, sulla sedia, e vedere se riusciva a trovarlo. Tutti lo vedevano in un punto diverso e allora ci diceva che eravamo matti, uno dopo l’altro, e
ci faceva scendere. Prendeva il metro e ricominciava a misurare, concludendo che il buco doveva essere alla metà di trentun pollici e tre ottavi dall’angolo e cercava di fare il calcolo a
mente ma non riusciva a capirci nulla.
Allora ognuno faceva quel calcolo a mente e ci si scambiava
risatine di scherno poiché ognuno otteneva un risultato di-
9
Il
piacere
di
leggere
verso. E in quella confusione generale dimenticavamo il dato
originale e zio Podger doveva riprendere le misure.
Questa volta avrebbe usato un pezzo di spago e, nel momento
più critico, quando il vecchio pazzo, in piedi sulla sedia, si allungava nel tentativo di raggiungere un punto tre pollici più
in alto di dove gli era possibile arrivare, lo spago gli scivolava
dalle dita e lui cadeva come un salame con testa e corpo sopra la tastiera del piano suonando tutti i tasti insieme e producendo un effetto sonoro molto interessante.
E zia Maria diceva che i bambini non dovevano stare lì ad
ascoltare quelle parolacce.
Finalmente zio Podger ritrovava quel punto, vi metteva sopra
la punta del chiodo con la mano sinistra e prendeva il martello con la destra. E, al primo colpo, si schiacciava il pollice e,
con un grido di dolore, lasciava cadere il martello sul piede di
qualcuno.
Zia Maria diceva timidamente che, la prossima volta che a
zio Podger fosse venuto in mente di piantare un chiodo nel
muro, si augurava di venirlo a sapere per tempo così sarebbe
andata a trovare la madre per una settimana mentre egli portava a termine la sua operazione.
– Oh, voi donne, fate sempre un gran baccano per ogni sciocchezza – le rispondeva zio Podger rimettendosi in piedi. – Mi
piace fare questo genere di lavoretti, non capisco perché non
dovrei.
Poi ci provava ancora e, al secondo colpo, il chiodo si infilava dritto nell’intonaco insieme a una buona metà del martello mentre zio Podger sbatteva contro la parete con una forza
tale da schiacciarsi il naso.
Allora dovevamo cercare di nuovo il metro e lo spago per
rifare un altro buco. Era circa mezzanotte quando il quadro veniva appeso alla parete, tutto storto e pericolante. Era
come se la parete tutto intorno fosse stata rastrellata ed eravamo tutti stanchi morti, tranne zio Podger.
– Ecco fatto – diceva scendendo pesantemente dalla sedia sui
calli della domestica e osservava con evidente orgoglio il disastro che aveva causato. – C’è chi sarebbe capace di chiamare un operaio per fare una sciocchezza come questa!
J. K. Jerome,
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Tre uomini in barca, Editrice Piccoli
Il
piacere
di
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biblioteca di testi teatrali
Antologia 2
9. Linguaggi speciali
leggiamo il teatro
Sfogatevi e siate felici
Voce
Sfogatevi e siate felici… Perché l’umanità soffre
fuori campo tanto? Perché le cliniche per malattie nervose re-
gistrano sempre il tutto esaurito? Perché si arriva
fino al punto di sparare su un individuo sconosciuto soltanto per questione di precedenza a un semaforo? Ve lo diciamo noi perché: perché nessuno si
può sfogare come vorrebbe, nessuno può distendere i suoi nervi… Ebbene, gente che avete bisogno di
sfogarvi e di distendervi, venite da noi. Con modica spesa potrete dire tutto quello che vorrete a chi
vorrete. Venite a sfogarvi finalmente. Sfogatevi e
siate felici!
(breve sigla musicale.
Una direttrice occhialuta introduce
un signore molto nervoso)
Mario Amendola Gianni Isidori
Questo pezzo teatrale,
con molta mimica e
battute esilaranti, si
presta a una lettura a
più voci o meglio, se
riuscite a fare un po’ di
prove, a una divertente
recitazione.
Personaggi
n Voce
fuori campo
n Direttrice
n Signore
n Altro
signore
11
n Ragazza
n Cameriera
n Pasquale
n Giovanotto
Direttrice Si accomodi.
Signore
Grazie.
Direttrice Ha letto il nostro opuscolo? Conosce le tariffe?
Signore(sempre nervosissimo) No, no. Sono venuto su indiDirettrice
Signore
Direttrice
Signore
Direttrice
cazione di un amico e non ho avuto il tempo di…
Il prezzo è di quattro euro al minuto.
Accidenti! Come una telefonata in Giamaica.
Ma lei pensi ai vantaggi che ne trarrà la sua salute, il suo sistema nervoso. Vede, il nostro sistema
è quello di riprodurre la realtà permettendo ai nostri clienti di sfogarsi contro chi li angustia. Lei per
esempio mi pare che sia un po’ angariato da sua
moglie, vero?
Angariato? Schiavizzato! Torturato!
Bene. Le manderò una delle nostre impiegate che
si comporterà come sua moglie e lei potrà urlare
quanto vorrà. Rammenti che se arriverà alle vie di
fatto la tariffa aumenta. Uno schiaffo costa sei euro
e un calcio dieci… Buona distensione signore.
La scena è
rappresentata da un
saloncino che funge da
ufficio con porte ai lati.
Il
piacere
di
leggere
(la direttrice esce. Il signore è sempre più nervoso e attende impazientemente. Entra una ragazza che, atteggiandosi a sua moglie, lo apostrofa in malo modo)
Ragazza
Armando! È questa l’ora di rientrare?
Signore
(un po’ smontato) Il mio nome è Alberto.
Ragazza(consulta un foglietto, gentilissima) Mi scusi… (con
cipiglio) Alberto! È questa l’ora di rientrare?
Rientro quando mi pare!
Non alzare la voce sai!
Invece l’alzo! È ora di finirla! Possibile che un disgraziato debba essere controllato con l’orologio alla
mano? Sì, mi sono trattenuto una mezz’ora con gli
amici e con questo? Chi è che comanda in questa
casa?
Ragazza
Io, comando!
Signore
No! L’uomo sono io! Chi lavora sono io! Chi porta i
quattrini a casa sono io!
Ragazza(gridando) E chi sfacchina dalla mattina alla sera
sono io! Chi tiene pulito? Chi fa la spesa, chi pensa
ai bambini? …
Signore
(interrompendola) Noi non abbiamo figli.
Ragazza
(dà una sbirciatina al foglietto) Scusi… (riprende
con veemenza) Secondo voi il lavoro della donna
non conta niente?
Signore
Non credere di mettermi sotto i piedi, sai? Stasera,
invece di mezz’ora tarderò un’ora, e anche due o tre!
Ragazza
Provaci, sai? Provaci e…
Signore
Ragazza
Signore
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(suono di gong. La ragazza prende atteggiamento normale)
Ragazza
Direttrice
Signore
Direttrice
È terminato il tempo, signore. Grazie e buongiorno.
(esce e torna la direttrice)
Tutto bene? Si sente meglio?
( pagando) Ah, molto meglio. Non avrei mai avuto il
coraggio di dire a mia moglie ciò che ho detto alla
vostra impiegata… Grazie… Magari torno domani
sera per altri due minuti…
Ma certo signore, arrivederci.
(il signore esce.
Sulla stessa soglia appare una cameriera)
Cameriera
Direttrice
Madame, c’è un uomo che ha portato questo biglietto.
(prende il biglietto) Fallo entrare.
Il
piacere
di
leggere
(la cameriera esce. Subito dopo entra Pasquale,
impacciato e sospettoso)
Direttrice
Pasquale
Direttrice
Pasquale
Direttrice
i accomodi. La manda l’agenzia Labor, vero? Lei
S
che mestiere fa?
Io? Nessuno.
Non ha mai lavorato?
Mai. Io sono allergico al lavoro, non è colpa mia, da
ragazzo appena cominciai a lavorare mi sono sentito male. L’ha detto anche il dottore: accorti, che questo poveretto non può lavorare… Ora però mi sono
dovuto decidere. All’agenzia mi hanno detto che qui
si tratta di un lavoro leggero.
Leggerissimo. La gente viene a sfogarsi, a distendere i nervi. Lei dovrà, di volta in volta, secondo le
esigenze, sostenere la parte della persona contro la
quale il cliente si vuole sfogare… quattro euro al
minuto, a lei tocca il dieci per cento…
(mentre Pasquale si mette a fare dei conti, entra la cameriera)
Cameriera
Direttrice
Madame, c’è un signore.
Va bene.
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(la cameriera esce. Entra un signore nervosissimo,
con tre tic, solleva una spalla, strizza l’occhio
e tira la testa tutta da un lato)
Direttrice
Signore
Direttrice
Si accomodi. Contro chi desidera distendersi?
I l mio capo ufficio. E presto. Non ne posso più… (ha
una scarica di tic, tutti e tre insieme. Pasquale lo
guarda impressionato)
(appartandosi un istante con Pasquale) Potete entrare in servizio subito. Il signore distenderà i nervi con voi. Trattenetelo con autorità, siate altezzoso.
Siete il suo capo ufficio.
(prima che Pasquale possa parlare,
lei gli volta le spalle e dice al cliente…)
Direttrice
uona distensione signore. Ecco il vostro capo uffiB
cio che sta per farvi il solito cicchetto. (esce)
(il signore guarda male Pasquale. Pasquale non sa che fare
e lo imita. Un po’ di controscena comica)
Il
piacere
di
leggere
Signore
Pasquale
Signore
Pasquale
Signore
Pasquale
Signore
Pasquale
Signore
Pasquale
Signore
Pasquale
Direttrice
Pasquale
Direttrice
Pasquale
Direttrice
Signore
Pasquale
Direttrice
(sbottando. Pasquale si spaventa) E va bene, cavaliere! Invece di lavorare stavo riempiendo la schedina
del totocalcio. Che cosa vuol fare, mi vuole ammazzare?
Io? E che m’importa? Se vogliamo fare la schedina
in società…
(disorientato) Ma no, ma no! Lei deve dire che quando si lavora non si fanno queste cose!
Ah, sì… (urlando) Quando si lavora non si fanno
queste cose!
Cavaliere! (esegue i tic)
Che c’è? (esegue anche lui i tic, per mimetismo comico)
Cavaliere, lei ce l’ha con me, ma io non ho paura di
lei! E sa che le dico? Che lei è invidioso, disgraziato
e deficiente!
Disgraziato e deficiente sarete voi!
(facendo i tic) Ah, siamo arrivati anche agli insulti?!
Ma perché, voi che state facendo?
Da quando sono arrivato lei mi ha sottoposto a ogni
genere di angheria, a cento ingiustizie. E invece a
Bergonzelli, che è un inetto buono a nulla, lei ha
fatto avere l’avanzamento! E adesso le getto in faccia tutta la mia rabbia e il mio disprezzo! (gli dà
uno schiaffo)
(barcolla e protesta) Ehé! Aiuto! Signora! Signora!
(entrando) Che c’è?
Questo mi ha dato una sberla!
Benissimo.
Quale benissimo? Un altro poco e mi svita la testa!
Ogni schiaffo costa sei euro e voi avete il venti per
cento. Un calcio dieci e due euro per voi.
Un momento, un momento… Non potrei avere uno
sconto? Non so, due schiaffi dieci euro… Dieci
schiaffi cinquanta…
Ma quale sconto, la faccia è mia!
Non facciamo riduzioni. Vuol dare un paio di calci? Faccia presto perché… (suono di gong) Il tempo è scaduto… Quattro euro per un minuto e sei di
schiaffi… Si accomodi…
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(esce col signore. Entra la ragazza)
Ragazza
(a Pasquale) Siete il nuovo impiegato? Quello che ha
preso lo schiaffo? Ho sentito il rumore.
Il
piacere
di
leggere
Pasquale
Ragazza
Pasquale
Ragazza
Pasquale
(seccato) Io ho sentito il sapore.
Beato voi. A me non capita mai di prendere qualche
schiaffo.
Se volete, senza complimenti… (fa per darle uno
schiaffo)
Un momento! A sei euro l’uno. Devo farmi la dote
per sposarmi. Pensate che bellezza se venisse una
signora nervosa e mi desse una cinquantina di
schiaffi! Be’, io debbo assentarmi per un quarto
d’ora, ho l’appuntamento col dentista… Salve. (esce)
(riflettendo ad alta voce) Però quella mica aveva torto. In fondo cos’è uno schiaffo? Brucia un po’ lì per
lì, ma poi passa. Se penso a quanti me ne sono presi gratis… Sei euro… e dieci per un calcio… Con un
po’ di fortuna mi potrei fare i soldi per prelevare
quell’edicola di giornali e non lavorare più per tutto il resto della vita. Vendere i giornali è il mestiere
fatto per me: sempre seduto. Con una mano prendo i
soldi, con l’altra il giornale.
(la direttrice rientra con un giovanotto dall’aria triste)
Direttrice
Pasquale
Direttrice
Pasquale
Direttrice
oraggio, signore. La sua fidanzata si è comportata
C
in maniera indegna, ma adesso lei potrà dirgliene
di tutti i colori… (si avvicina a Pasquale)
Quel giovanotto è stato abbandonato senza motivo
dalla fidanzata… Ecco, mettete questa… (da un tiretto estrae una parrucca da donna e la sistema in
testa a Pasquale)
… vi chiamate Maria Teresa…
Un momento, io sono un uomo…
Che importanza ha? Irene è uscita per andare dal
dentista e voi la sostituite. Qui, voi fate parte di
un’organizzazione in cui è indispensabile spersonalizzarsi per diventare l’individuo che occorre al
cliente: portiere, ammiraglio, uomo, donna, bambino o animale.
Ecco, magari come animale, ma…
Basta così. (al giovanotto) Buona distensione, signore.
15
(esce. Il giovanotto è avvilitissimo. Pasquale, con la parrucca
in testa, se ne sta da un lato, un po’ imbronciato,
in attesa degli eventi)
Il
piacere
di
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Giovanotto (lagnoso) Maria Teresa… Maria Teresa… perché
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
non mi rispondi?
Che… Che vuoi?
(desolato) «Che vuoi». Ora mi dici soltanto così! Ti
sei dimenticata di quando mi chiamavi «il tuo tesorino d’oro»?
Tesorino d’oro… Con quella faccia da lucertola…
Ma va’, va’… Be’, adesso lasciami andare.
E dove?
Tengo appuntamento col parrucchiere, mi debbo
fare la cotonata.
No, aspetta! Aspetta pochi minuti… Lo sai che sono
pazzo di te, ti ho sempre amata, non ho amato che
te… Non ricordi i tuoi giuramenti, la sera che ci fidanzammo? Non ricordi i tuoi baci?
Lascia stare queste cose, mi fai diventare rossa…
Ma perché mi hai abbandonato? Che cosa ti ho fatto?
Mah, cosa vuoi… Mi sono innamorata di un americano molto ricco…
È così dunque! Mi hai lasciato per un pugno di dollari!
No, per Deserto Rosso!
Maria Teresa, ti prego, ti scongiuro! Torna a me!
dovevamo sposarci per la fine dell’anno, ricordi? Volevamo avere una casetta tutta nostra… Sei figli,
tutti maschi…
(arrabbiandosi) Tu sei pazzo. Ho fatto proprio bene
a lasciarti. Guarda un po’! La casetta tutta per noi e
sei figli li dovevo fare io. Che, scherziamo?
(torvo) Maria Teresa, vieni qui… (Pasquale si allontana spaventato) Tu non devi lasciarmi o commetterò un delitto.
(sfuggendo) Lasciami stare sai… Ricordati che sono
una povera ragazza indifesa… Delitto! Magari prendimi a schiaffi…
(illuminandosi) Ecco, sì!
E anche a calci…
Anche! Se non ritornerai a me.
Da te non ci torno. Mi tengo l’americano e a te quando ti vedo ti sputo sulle scarpe, tiè!
(gridando) Maria Teresa, non scherzare con questo
mio povero cuore!
(provocandolo) Invece ci scherzo, scherzo col cuore,
col fegato, coi polmoni, con la bile e con il pancreas.
No! Con il pancreas no!
16
Il
piacere
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Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Giovanotto
Pasquale
Perché, soffri di diabete?
Maria Teresa, sei una vigliacca!
Sei tu, vigliacco, spudorato e ladro di galline.
Donnaccia!
Uomaccio!
Tieni. (lo colpisce con uno schiaffo)
Ah! Percuotere una donna! (e a sé, contento) Sei
euro…
Giovanotto Ritornerai?
Pasquale
Nemmeno se t’impicchi.
Giovanotto Prendi. (gli dà un altro schiaffo)
Pasquale
Ah! Mascalzone… (e a sé) Dodici…
(il giovanotto infuriato lo colpisce
ripetutamente con calci e schiaffi)
Giovanotto Tieni… Tò… Prendi… Questo… E anche questo…
Tò… tò… tò…
(Pasquale sotto la gragnola continua a contare tutto contento)
Pasquale
ei… dodici… diciotto… ventotto… trentotto… quaS
rantotto… Forza, che se resisto un altro po’ mi compro l’edicola dei giornali!…
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(suono di gong. Entra la direttrice)
AA.VV.,
Stavolta si ride!, Edizioni il capitello
Il
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