DE HEROICA OBEDIENTIA
935
'« sostenere e difendere l ’Autorità del Sommo Pon
ti tefi.ce ».
Quanto sopra ho deposto è in gran parte notorio,
e a me noto anche per avere letto le lettere dei com
pagni del Seminario, e gli altri documénti accennati
e per colloqui con D. Lemoyne e col Can. Cagliero.
XX T E S T IS (3 ex off.) — Rev. D. Franciscus
Mafie!.
J u x ta 68 interr. Proc. fol. 3571 respondit :
Ho sentito dire che il Ven. da giovanetto era ri§ 33
-1
-,
-,
o
In S em in a rio om nium
spettoso verso la sua mamma, al parroco e ad un Sa- virtutum exempiar
cerdote che gli fece scuola,'di cui io non ricordo il dTentiaeldSXie °b°e'
nome. Così pure ho sempre sentito dire che in Semi
nario era tenuto come un modello di ogni virtù e
quindi di obbedienza ai Superiori.
NUM. XVI.
'
De he.roìca h u m i l i t a t e
E x P r o c e s s i ! A p o st o l ic o
I T E S T IS — R. D. Michael Rua.
J u x ta 69 interr. P ro c. fol. 604 respondit :
Molto rifulse nel Servo di Dio la virtù deirumiltà, non ebbe mai timore di lasciar conoscere la bas- H u m ili genere se esse
sezza de’ suoi natali; anzi parlava sovente della po- natum £lonabaturvertà di sua famiglia, dell*umile condizione sua nella
fanciullezza, delle necessità in cui si trovò di andare
a servizio di altre famiglie per guadagnarsi il vitto,
come vaccaro contadinello. Amò sempre di trattener
si con preferenza con i poveri e preferì ad una condi
zione agiata ed onorevole di fare, direi, quasi d’accat^
tone per cercar mezzi di vivere per sè e per la fami- H u m in u m societatem
1
•
1
1*
1
praefecebat.
glia adottiva che gli andava ognora crescendo. (Jirertagli con calde istanze la occupazione di istitutore
presso qualche nobile famiglia e poi di Direttore spi
rituale in un Istituto della Marchesa di Barolo, rifiu
......
tò ogni altra carica per attendere ai poveri biricchini.
836
3SFTJM» X V I.
Coll1andar del tempo gli furono offerte onorificenze;
il Conte Cibrario allora Ministro, gli offrì la decorazio
ne da Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Ma il
. Servo di Dio graziosamente se ne schermì dicendo
Honores loìtanter e- clie i su°i biricchini si sarebbero imbrogliati col chiavitavit
marlo : « Cavaliere D. Bosco », e non avrebbero più
osato avvicinarsi a lui con confidenza ; meglio sarebbe
fissargli qualche sovvenzione da poterli aiutare. Piac
que lo scherzo al Ministro che gli fissò una sovven
zione di L. 500 annue, la quale gli venne pagata du
rante tutta la sua vita, continuandosi anche al succes*
sore per alcuni anni. Parlava scherzevolmente delle
sue assolute privazioni di ogni titolo accademico ed
ecclesiastico, e qualche volta parlando col Provvedito
re degli studi gli diceva : « Mi regali almeno un pa
tentino da Maestro di prima elementare ». Parve pro§4
gredire ognora più nell’umiltà. Da giovane prete in% r o g S d i e b a t u r Cotidie clinava a far prediche eleganti ed a scrivere con ele
ganza di stile; ma avvisato da un buon parroco che
tale modo di predicare avrebbe prodotto poco frutto
nelle popolazioni, si fece uno studio per rendersi af
fatto popolare e all’intelligenza di tutti; per assicu
rarsi di riuscire soleva leggere a sua madre, povera
contadinella senza istruzione letteraria, oppure a
qualche persona della campagna, le sue prediche ed i
suoi scritti, ritoccando e cambiando parole e frasi che
c n ,
x 4 fossero alquanto difficili alla loro intelligenza. QuanS. D. h u n u lita s fa cto
^ .
.
* •
•
• 1 1
prob atu r.
do ebbe fra i suoi allievi qualche chierico, si abbassa
va a. consegnargli i suoi opuscoli prima di pubblicarli,
incaricandolo di correggerli senza riguardo, qualora
trovasse qualche improprietà, inesattezza ed oscurità.;
Se l ’incaricato restituiva il manoscritto senza farvi
osservazione, se ne lagnava come se così si fosse com
portato per riguardo a lui, non potendosi persuadere
che non ci fosse qualche cosa da ritoccare. Ebbi occa
sione una volta di assisterlo nella celebrazione, della
Messa; essendomi parso che commettesse qualche inesattezza contro le rubriche, mi permisi di farglielo
osservare. E gli non solamente prese in buona parte
la mia osservazione, ma volle d'allora in poi tenere nel
\
DE HEROICA H U M IL IT A T E
937
suo scrittoio il libretto delle Rubriche delle Messe per
poterlo ripassare ogni qualvolta avesse qualche rita
glio di tempo a disposizione. Ciò avvenne nel 1883,
Conosceva la lingua francese, ma non ne aveva eser
cizio, tuttavia trovandosi in Francia non tralasciò di
esporsi in pubblico in quella lingua, sopportando vo
lentieri Tuníiliazione della sua imperfezione pur di
poter fare un po’ di bene agli uditori, i quali in verità
corrispondevano: con trarne molta edificazione e por
gergli soccorso per i suoi orfanelli e le altre sue im
prese.
Non si preferiva a nessuno ; dovendo1parlare di sè
stesso non usava mai nè rio nè il noi, ma parlava di
D. Bosco, come di una terza persona. Non solo non si
preferiva agli altri, ma soleva dire che se il Signore
avesse trovato un altro individuo più inetto di lui nel
le opere che gli aveva ispirato l ’avrebbe sicuramente
scelto, qualificandosi così come il più inetto e lascian
do a Dio' tutta la gloria. Infatti quando qualcuno si
meravigliava delle grandi sue imprese non lo lasciava
parlare ma interrompendolo diceva : « A Dio od a Ma
ria Santissima Ausiliatrice si deve tutta la gloria e la
buona riuscita ». Se qualcuno veniva a dirgli che die
tro la sua benedizione e le sue preghiere aveva ottenu
to qualche grazia singolare, era solito a rispondere
che ne ringraziassero il Signore o la B. Vergine, op
pure qualche Santo a cui si era raccomandato. A sua
confusióne raccontava invece qualche anneddoto in
cui appariva che non si erano ottenute le grazie che
per mezzo di lui si erano chieste. Specialmente si
compiaceva di raccontare come parecchi della Volve
rá si erano a lui raccomandati per ottenere diversi fa
vori, di guarigioni e di buone campagne, di aggiu
stamento di affari ecc, e che dopo qualche tempo ve
nivano 'a trovarlo e gli dicevano l ’uno : « Quella per, sona malata che le ho raccomandata è poi morta » ;
l ’altro : « Ñon posso fare grande offerta perchè la
grandine non mi ha risparmiato » ; l ’altro : « Quella
lité che avevo raccomandato è ancora pendente » ecc.
facendo così comprendere con questi racconti, che
938
N U M - XVI-
non si doveva confidare in lui, bensì nella bontà ma
terna di Maria Ausiliatrice o nella intercessione dei
Santi.
§s
Talora parlava di grazie anche straordinarie otteO m n ia a d D ei g lo ria m
-,
-, .
.
1 • •
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an im a ru m q u e s a i u- nute da chi aveva ricorso' a lui m persona o per lettetem refereb at.
•\ r
i
•
1
•
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re ; ma ciò faceva per dar sempre maggior gloria a i>io
od a Maria Ausiliatrice, ed infondere nei divoti ogno
ra maggior confidenza, nella preghiera, esortando ad
aver viva fede a cui attribuiva molte volte le grazie
ottenute, dicendo che la fede dei divoti era quella che'
strappava le grazie. Era solito parlando del Santua
rio di Maria Ausiliatrice di dire che ogni mattone, ogni pietra di quella Chiesa era testimonio di qualche
grazia ottenuta dalla celeste Madre. Sentendo talora
§9
qualcuno ad esaltare le sue virtù diceva : « Fa bene la
Laudes
quae
in
eum
S. V . a pensare così altamente dei Ministri, di Dio,
i 6i'6b&ntiir
sacerdotali statuì’ tribuebat giacché non si arriverà mai a pensare tanto bene quan
to dovrebbe essere un sacerdote »/ ritenendo che le
doti tributategli non si dovessero alla sua persona,
bensì alla dignità del Sacerdote.
Talvolta parlava anche di se ; ma d’ordinario era
per raccontare gli aneddoti ameni della sua gioventù
e così tenere allegra la conversazione, insegnando ai
suoi figli come si poteva servire Iddio in santa al
legria.
§ io
La sua umiltà appariva anche nel modo con cui
HXnibutsSerat.empl° sano 0 ammalato richiedeva ai suoi figli qualche ser
vizio; sebbene avesse tutto il diritto di farsi servire,
tuttavia dimandava sempre come favore ogni servizio
di cui abbisognava e ne ringraziava come se avesse
verso di loro contratto qualche obbligazione.
Praticando Pumiltà con tanto amore egli stesso
ìa insegnava e la inculcava pure agli altri. Non'era
solito a sparlare di se stesso come suoi fare taluno nel
l ’intento forse di accaparrarsi lodi per la propria umiltà, ma gli esempi sopra accennati fanno compren
dere qual basso concetto avesse di sè stesso, e come
desiderasse che di ogni bella riuscita si desse gloria a
Dio. Parlava anche volentieri nelle prediche di questa
virtù, inculcandola come fondamento della perfezio-
DE HEROICA H U M IL IT A T E
939
ne. Anche nelle conversazioni particolari, e come fio
retto da praticarsi da qualcuno in particolare diceva
D e u s superbis re sistil; h u m ilib u s awtem dat graiiam.
A me stesso un anno come strenna mi diede questa
sentenza, aggiungendo la breve esortazione : Sticde
§ 11
Humilitatem docebat.
ergo h u m ilità ti u t gratta in c r e m e n tu m accipiat in cor
de t u o . Quel che fece con me faceva pur con altri, e
si scorgeva che aveva di mira di combattere in modo
particolare ne’ suoi figli spirituali il germe della su
perbia affinchè fiorisse nel loro cuore l ’umiltà.
Di quanto esposi intorno a questa virtù del Servo
di Dio fui io stesso' testimonio ed in gran parte udii
pure da miei condiscepoli e da altre persone di cui già
feci cenno come suoi confidenti.
V T E S T IS — Rev. D. Joannes Anfossi.
J u x ta 69 interr. Proc. fol. 1207 resp on dit :
Il Venerabile praticò talmente la virtù dell'u A lta S. ?D. 12hum ilitas
miltà, che i più, avvicinatolo, solevano dire : a Un 02rònibus ap parebat
uomo di tanti meriti sembra un sacrestano », tanto
era buono affabile accessibile a tutti. Non nasconde
va la sua origine povera campereccia ; lo vidi presen
tare la madre Margherita, vestita alla buona alla Du
chessa di Monmorency e ad altre signore. Nella sua
udienza avuta da sua Santità Pio IX, avendogli questi
domandato : « E nel suo istituto cosa fa? » — « San
tità, rispose, mancando finora di coadiutori, predico,
confesso, celebro la Messa, faccio scuola, talora spaz
zo la casa e aiuto anche a preparare il cibo, assisto i
ragazzi alla ricreazione ecc. ». Questo udii dallo stes
so Venerabile che ci narrò sorridente e contento l'u
dienza avuta.
Soleva firmarsi alle lettere agli amici : « D;on
Bosco,capo dei biricchini ».Alle volte tra i figli che lo
§ 13
Se aliis inferiorem facircondavano nella ricreazione, eravene qualcuno ti teri adam abat.
tolato, e l ’udii dire scherzando : « Don Bosco ha. dei
figli laureati in teologia, in filosofia, in belle lettere,
ed egli non ottenne neppure il diploma di maestro
elementare ». Riconosceva volentieri i meriti di quelli
tra i suoi dipendenti che avessero fatto qualche cosa
940
N Ü M - X V I.
di bene. Anche alla presenza di rispettabili persone
conservava la solita umile semplicità come quando ac
colse il Duca Scotti e i Marchesi Patrizi e gassati ;cl\e
invitò a sedersi sopra una panca del cortile, mentre
assisteva i ragazzi in ricreazione, tra i quali era io
pure. Con uguale ,semplicità accolse pure il Principe
Amedeo, fratello del R e Umberto, quando venne ad.
assistere alla benedizione della pietra fondamentale
di Maria Ausiliatrice ; standogli a lato, il Venerabile
spiegò al Principe le cerimonie della funzione col R i
tuale alla mano. Scriveva le sue opere e, per desiderio
di essere inteso dal popolo, prima di pubblicarle, il
Venerabile non aveva difficoltà di farle leggere o di
leggerle esso stesso ad un falegname che io conobbi,
ed anche a sua madre.~ Molte volte trattato bruscau
mente, il Venerabile non dimostrava mai risentimenomnia ad Dei gìoriam to. Nelle disgrazie era solito dire : « Sia fatta la vocon vertere s tu ie b a t.
Yontk di Dio ! »..Alle volte si lodavano le opere che si
compievano per mezzo suo o della sua Congregazione,
ed il Venerabile si studiava di allontanare da se ogni
merito soggiungendo solo che il merito principale ap
parteneva alle persone che erano venute in aiuto col
le elemosine, ech e era cosa giusta che esse sapessero
dove la loro elemosina era andata a finire, e ripeteva
il detto a U t videant opera vestra bona et g lo rific en t
P a trem v estru m qui in coelis est ».
Nunguam§de5re aiiqua
II Venerabile nelPultimo periodo della sua vita,
g ìo ria ri a u d itu s est.
s e b |-,e i i e s { vedesse circondato dalia-stima generale,
tuttavia non dimostrò mai alcun sentimento di vana
gloria, nè mai si prepose ai suoi confratelli che tutti
stimava nel proprio uffizio e ora scherzando, ora con
qualche detto1 scritturale o con qualche esempio si
studiava di far amare e praticare questa virtù dai suoi
figli.
Di quanto ho deposto, in risposta al presente in
terrogatorio, parte vidi e udii io stesso, parte mi fu.
riferito da miei condiscepoli nelPOratorio.
DE HEROICA H U M IL IT A T E
m
IX X E S T I S ~ R e v . D;. 4 1 oysiusPisqe.tta.
¡ u x i a t y interr. firpc. fo l. .1686 resfrgndit:
Il Venerabile possedeva ed esercita va la virtù delw
~,
... .
' i« • -, ' ‘ «w
• v - H u m i l l i m o loco se esi ;umilta. Amava di ricordare ¡1 umile sua condizione, se n a tu m iib en ter
■— 1 "e
, ............... ... •
■ .................................... ;
• ■ "
profìtebatur.
. e come tosse stato guardiano di annenti, e avesse com
piuti gli studi mercè la.carità altrui. Fatto Sacerdote
;av;rebbe potuto aspirare ad uffici onorevoli anzi que
sti gli vennero offerti, egli invece si dedicò aireducazione dei giovanetti abbandonati e d’umile condizion e. Aperto l ’Ospizio in Valdocco esercitava verso i Humuiiml JLia obi™.
suoi giovani bene spesso gli uffizi ^iù rimili serven- non recusabat
doli a tavola e rammendandone insieme con la madre
gli abiti. Si compiaceva di trattenersi famigliarmente
coi giovani e talvolta avvenne che persone di riguar
do, recatesi airOratorio per parlare con lui, lo tro
vassero in mezzo^ ai ragazzi seduto su di una pietra o
un mucchio di mattoni. Indotto dalla necessità di ave
re mezzi per il suo istituto trattava altresì con signoii
e nobili, ma li trattava con la massima semplicità pur,
usando i riguardi dovuti al loro, grado.
Quando più tardi alla sua presenza si magnifica
vano le opere da lui fondate, era suo costume di di
re che non egli le aveva compiute ma la Madonna. E
§ is
più di una volta, come seppi dai miei confratelli e N S b u f a ttH b u eu£ t . ° pe'
specialmente da D. Giulio Barberis, ebbe a dire che
se il Signore avesse trovato uno strumento più debo
le e più inetto di lui, quello e non lui avrebbe scelto
per quelle opere. Più volte lo intesi nelle conferenze
a parlare dei progressi della Pia Società Salesiana,
ina egli li attribuiva sempre dopo Dio alla carità ed
agli aiuti dei Cooperatori Salesiani e dei Benefat
tori. —
Non iscorsi mai in lui quando parlava di lui om
bra di vana compiacenza.
Mostrò la sua umiltà, quando trovandosi in Fran
cia, conscio di non parlare correttamente la lingua
francese, pure, richiedendolo il bene delle anime,
parlò più volte in pubblico- a uditori affollatissimi e
scelti in varie Chiese, come a Marsiglia, a Nizza, e in
§19
Parigi a la Chiesa della Maddalena. Durante questi
dimisse sentie~
9 4 ii
§ 20
H u m ilita tem verb is et
exem pio a iio s doce-
bat
-
viaggi, massime in Francia e in Spagna, era fatto se
gno a grandissime manifestazioni di onore ed egli
questi onori non riferiva a se, ma giudicava si volesse
in lui onorare la dignità Sacerdotale, e a chi l'accom
pagnava ripeteva : « C ’è ancora molta fede nel popo
lo e molto rispetto per il Sacerdote; ringraziamone
il Signore ». Questo particolare so dal mio* confratel
lo D. Giulio Barberis, che lo accompagnava. Negli
ultimi anni sebbene vecchio-, e logoro, era nondime
no l ’anima del governo e della vita Salesiana, eppure
ripeteva spesso, e l ’udii io pure : c< D. Bosco è vec
chio*, non è più buono a nulla, e sta solo a imbro
gliare ».
Non mi sono accorto, nè intesi mai a dire che egli,
si sia mai imposto o preferito ad altri. Assunse il go
verno della Congregazione per il desiderio espressogli dai Congregati e per volontà del Papa. Questa vir, v 1
,v
TT
,
.
ì
v
C". r
i
tu dell umiltà il V enerabile si adopero ad mionaere
.nei suoi con l ’esempio e con la parola.
Di ciò fui testimonio io stesso, assistendo alle sue
conferenze e conversazioni.
XIII
moyne.
J u x ta
g 21
H u m iiita tis exem p iar e-
NtXM. X V I.
T E S T IS — Rev. D. Joannes Bapfc.
69
interr. Proc. fol. 2463 respondit :
II Venerabile fu un modello di umiltà cristiana
c k e appariva in lui semplice dignitosa sciolta ed ila
re, sempre uguale anche nelle contraddizioni, nelle
irriverenze, nelle critiche, nelle calunnie e persecu
zioni che potessero affliggerlo. Dalle sue parole e dai
suoi atti, sì pubblici che privati, si deduceva facil
mente come egli riconoscesse da Dio tutto che vi fos
se in lui di buono, e come egli non imprendesse mai
opera alcuna senza avere consultato il Signore con la
preghiera e col consiglio di uomini prudenti. Se le
cose non gli riuscivano si sottometteva con calma e
rassegnazione alla Divina Volontà.
Qualora ci fossimo permesse delle osservazioni
a suoi ordini ed alle sue vedute, ascoltava benigna
mente anche quando le osservazioni fossero in tono
Le-
DE HEROXCA H U M IL IT A T E
943
sconveniente o irose, nel quale caso finiva per dire :
« Là, là, non c'intendiamo », e incontrando lo sgar- ■
bato clie lo aveva offeso, soleva andargli incontro met
tendosi una mano agli occhi come per far visiera e lo
guardava sorridendo come a dirgli : « Sicché ; ti è pas
sato il cattivo umore? ».
Sul finire di una conferenza di Ecclesiastici Tori
nesi il Venerabile chiese la parola per raccomandar„ § 22
,
.
,1
. . .
111V en - S. D. ìm m ilita s ex
si ai presenti volessero aiutarlo nella iniziata pubbli- fa cto prob atu r.
cazione delle sue Letture Cattoliche. L'Abate Ber
nardino Peyron, che era tra i presenti, pur riconoscen
do in generale il bene di quella pubblicazione, si fe*
lecito di criticarla acerbamente come piena di sgram
maticature, inesattezza d'espressioni ecc. Molti .dei
presenti erano confusi per la brutta figura che faceva
D,. Bosco dinanzi alla tiratina del dotto Abate, e il
Teol. Murialdo Leonardo stava osservando come si
sarebbe comportato.
D. Bosco tranquillo ed in atto umile, rispose : « E
appunto per questo che io ho pregato le loro Signorie
ad aiutarmi e consigliarmi ; mi dicano pure quello- che
è da correggere e io volentieri correggerò ». Il TeóL
Murialdo, nell'udire tale risposta conchiuse fin d’ailora : <( D. Bosco è un Santo » e raccontò egli stesso ■
il fatto a D. Francesia dal quale io lo seppi.
Quando aperse la casa di Marsiglia, D. Bosco anj ?
iv
tì 1
^ •
r
.
• -,
• ...
E x a ln s fa c tis com prodò con D . Bologna Giuseppe a far visita ad un istitu- batur.
to importante di religiosi. Dal portinaio e poi da altri
religiosi gli fu detto di aspettare in anticamera. Dopo
un tempo abbastanza lungo venne il Superiore, e con
modi sostenuti gli domandò chi fosse. « Sono D. Bc,sco ». « Che cosa desidera da me? » — « Vorrei racco
mandare alla sua bontà il mio nuovo Collegio ». —
a Ho capito; e se non ha altro,la riverisco ». E se ne
andò. D; Bosco uscì, e a D. Bologna, irritato del fred
do ricevimento, disse : « Sta allegro; saranno essi più
confusi di noi pel modo col quale essi ci hanno trat
tato ». E per nulla si mostrò offeso. Questo fatto mi
fu raccontato da D. Albera e da D. Bologna miei con
fratelli.
944
§ 24
I n iu r ia s h u m ili
su stu lit.
anim o
§ 25
H onores studiose evitavit.
§
26
De n a ta ìiu m h u m ilitate
glo ria b a tu r.
SFTTM. X V I.
l i Párroco1di S. Giuseppe di Marsiglia, andato a.
visitare D. Bosco per appianare alcune divergenze sor
te a proposito di sservizi, avaramente retribuiti da
quélla parròcchia di Salesiani, che li avevano prestati,
si lasciò-sfuggire paròle più ch;é pungenti. D. Bosco
calmo, non rispose. Pei ciò al Parroco che, pòco dopo,
voleva ritornare la ¡sera per ripreiidère la discussione,,
mandò a dire che èra meglio attendere il domani non
essendo ancora gli animi abbastanza tranquilli ; e nel
giorno seguente D. Bosco gli fece ancora sapere che
sarebbe andato a: pranzo da lui. Il curato profondarne^
te commosso della lezione di umiltà datagli, venne a
dorriandargli scusa, e così continuò la loro amicizia..
Tale il racconto chè me ne fecero D. Bologna e lo stes
so Parroco TAbbè Guiol.
Il Servo di Dio sempre sofferse cori umile senti
re questi affronti e dispiaceri, come già aveva fatto da
studente e da chierico e nei principi della sua missio
ne, quando era fatto segno agli insulti e motteggi dei
mascalzoni, o era diffamato sui pubblici giornali.
E t ju x ta 69 interr. P r ó c . fol. 2468 respondit :
Il Venerabile non cerco mai onori di sorta, anzi
rifiutò quelli spontaneamente offertigli. Nel 1852 il
Governo gli o ffrila Croce di Cavaliere dei SS. Mau
rizio e Lazzaro. D. Bosco in bel modo fece capire che
gli sarebbe Sc&to più vantaggioso un sussidio1e si eb
be dall’Ordine Mauriziano L. 500 annue per oltre ven
ti anni. Il Papa più Volte lo volle annoverare tra i suoi
camerieri segreti col titolo di Monsignore. D. Bosco
se ne schermì sempre dicendogli in tono faceto : « San
tità, che bella figura farei quando fossi Monsignore
in mezzo ai miei giovani ; non oserebbero' più avvicinarmisi. E pòi il mondo mi crederebbe ricco ed io non
oserei più presentarmi a questuare per le opere no
stre. W meglio che io resti sempre il povero D.
Bosco ! ».
Non nascose mai la sua umile origine anzi la ri
cordava sovente, come rilevai sovente io stesso. E) D.
Rua mi narrava che di ritorno con D, Bosco dal viag
gio di Parigi, nel 1883, dopo le splendide accogliènze
DE HEROICA H U M IL IT A T E
945
colà avute, lo udii sul treno ad esclamare : « Cosa sin
golare ! Ricordi la misera casetta presso cui io condu
ceva al pascolo due vacche nella mia fanciullezza ! Se
questi Signori sapessero che fanno trionfo intorno ad
un povero contadinello dei Becchi ! » E dopo un po’
di silenzio replicò : « Q u a m parva sapisntia regitur
m u n d u s ! Quanto è grande la bontà del Signore ! ».
Il Venerabile non solo sopportò umiliazioni di
mano in mano che gli venivano, ma se le procurava
egli stesso volontariamente. Un giorno forse nel 1885.
§ 27
-1
,
r
• , , , , • 1 1 1
c
B on am a lio ru m existidue o tre francesi attratti dalla sua fama vennero a m ation em a se am ovisitarlo. D. Bosco li invitò a pranzo' e cominciò a*par- vere studebat
lare con molta ampollosità di sè e delle sue opere, e
de’ suoi meriti. Quei signori ne uscirono' disillusi
della stima avuta precedentemente per lui. Io me ne
accorsi dal saluto spiccio con cui partirono e stava in
significante silenzio; D. Bosco- invece sorrideva, poi
mi disse : « Ma non capisci? » con un tal tono ed un
tale sguardo, che io allora intesi benissimo essere egli
un imitatore di S. Filippo Neri, e gli baciai la mano.
Nel
parlare
delle cose fatte o da farsi non parlaTT
„
.
N
r
H u m ilita s S. D. ex su a
va mai di se, ma collettivamente come fosse opera a gen d i et loquendi
t n
/A
•
ratio n e a p p a reb at.
della Congregazione, oppure parlava m terza perso
na, dicendo : « D. Bosco ha fatto questo, D. Bosco de
ve far quello ». Nè mai lo udii o lo vidi preferirsi ad
altri, nè in casa nè fuori, e nel designarci qualche in
combenza non diceva : « Voglio questo ». Ma piutto
sto ti prego di fare... abbi la bontà... ecc. Mi ricordo
che in una conferenza generale nel 1875, parlando coi
direttori, conchiudeva con una commozione sempre
crescente, fino alle lagrime : <( Non mi resta che pre
garvi di aver sempre la bontà di sopportarmi come avete fatto finora, e di raccomandarmi al Signore ; sop
portiamoci a vicenda. E questo sia uri gran ricordo Pro nihil| Ìfputarì cu.
che valga per tutta la nostra vita ». Molte volte poi ho pìebai
udito ripetere da D. Bosco queste parole : « Vengono
persone da lontani paesi a vedermi, piene di stima per
me come se in D. Bosco vi fosse qualche cosa di straor
dinario, mentre mi trovo forse ad essi tutti inferiore .
in virtù. Con una parola io vorrei disingannarli e lo
946
NTJM. XVI-
vorrei; ma ciò tornerebbe a mìo disonore e del Clerd,
• e a danno dei miei figliuoli e della Congregazione Salesiana ». A i giovani radunati alla sera dopo le orazio
ni : <( Ricordatevi nelle nostre preghiere del povero D.
Bosco, come dice S. Paolo, cu m aliis praedicaverim }
ip se reprobus efficiar ».
§ 30
Una sera dopo le confessioni, D. Bosco arrivò tarV t a s e x ^ a e fo 3, hmmh“ di in Refettorio e dalla cucina gli mandarono una mi
nestra di riso stracotta da più ore ed insipida. Il fa
miglio già sapendo per esperienza che D. Busco non
avrebbe fatto osservazioni, aveva detto al Cuoco : E
questa roba è per D. Bosco? Il cuoco stizzito gli aveva
risposto : « D. Bosco è di carne ed ossa come gli altri ».
Il famiglio, offeso 1q riferì tosto a D,. Bosco, il quale
tutto umile rispose : « Il cuoco ha ragione ».. E man
giò quella poltiglia. Del fatto fui testimonio io stesso.
Quando veniva lodato da qualcuno soleva dirci :
<( Mi rammento che sta scritto sulla Chiesa di Brea
presso Casale : « F a m a fu m u s ; homo h u m u s; fin is cin is ». A l P. Giordano Felice degli Oblati che gli do
mandava come mai le sue opere camminassero così be
ne pur essendo così colossali, rispondeva : a Sappia
• § 31
che io c ’entro per niente. W il Signore che fa tutto ;
Q uam d im isse de se quando vuol dimostrare che un’opera è sua, si serve
sentirei doìnonstro/tur
*t-\*
m
dello strumento più disadatto. E questo il caso mio.
Se egli avesse trovato un Sacerdote più povéro, più
meschino di me, quello e non altri avrebbe scelto a
strumento di quelle opere lasciando da parte il povero
D. Bosco a seguitare l&sua naturale vocazione di cap
pellano di campagna ». Così lessi da una lettera scrit
ta dal P. Giordano a D. Rua nell’occasione della mor
te dì D. Bosco.
Una sera dopo cena fu letta a D. Bosco, presenti
alcuni'di noi anziani, una lettera del Vescovo di Spo
leto in cui si facevano grandi elogi di lui. D. Francesia scherzando' gli domandò : « E non s’insuperbisce
al sentirsi fare tali panegirici? » Ed E gli : « Ah ! vedi,
sono assuefatto a sentirmene di tutte sorta, sicché
tanto mi fa leggere una lettera piena di lodi, quanto
un’altra piena di villanie. Quando ricevo qualche let-
DE HEROICA H U M IL IT A T E
947
tera che mi loda, alcune volte mi prendo il piacere di
metterla in confronto a qualcunaltra piena di vil
lanie e poi dico : « Ecco' come sono discordi i giudizi
degli uomini ! Ma dicano un po’ quello che vogliono ;
altro non sono se non quello! che sono avanti a Dio ».
Col solo fine di salvare le anime e procurare la c,. . . v
-t•
S;1 quid de se narravit
gloria di Dio e non per vanita egli era solito raccon- ad Dei giqriam refe
tare ai giovani gli stenti dei suoi primi anni, le sue
.opere, la sua missione e gli stessi suoi sogni, così
splendidi, nel raccontare i quali nulla diceva che po
tesse dimostrare essere egli favorito da Dio di doni
straordinari; : anzi espressamente inculcava essere
quelli nient’altro che sogni, liberof ciascuno di non
crederli; di più con tutta semplicità narrava i rim
proveri che talora in questi sogni gli venivano fatti.
Quando- poi i suoi sogni o le morti predette si verifi
cavano colle circostanze e nel tempo annunziato, D.
Bosco non ne parlava più. Che se descrisse nelle sue
memorie questi sogni, ciò fece unicamente per obbe
dire ad un apposito comando del Papa.
Si indusse a fare conoscere le sue opere per mez
zo del Bollettino Salesiano ; ma ne dava le seguen
ti ragioni; « Siamo in tempoi in cui il mondo è
divenuto materiale, perciò bisogna lavorare e far co
noscere il bene che si fa. Ad uno che faccia miracoli
pregando notte e giorno nella sua cella, il mondo non
bada, ed il mondo ha bisogno di vedere e di toccare
con mano ». Diceva altre volte : « La pubblicità è l ’u
nico mezzo per far conoscere le opere buone e soste
nerle. E il bollettino per mezzo dei Cooperatori, ci
aiuterà a salvare la povera gioventù istruendola nella
religione ».
E questa virtù dell’umiltà inculcava nelle predi33
che e conferenze sue, e lo faceva con tanta efficacia Humrntatem docebat.
che le sue parole erano sempre accompagnate dai fat
ti. Se accadeva qualche avversità ai suoi istituti sole
va dire : a Forse ne abbiamo fatta qualcuna al Signore
ed egli ci castiga; facciamoci buoni e ci benedirà».
Negli ultimi anni fu udito a ripetere : « Quanti prodi§ 34
gi ha operato il Signore in mezzo a noi ; ma quanti più S\iSldtrfbÌebatcldeììat'
948
K U M . X V I-
ne avrebbe compiuti se D. Bos-co avesse avuto più fe
de ». E g li si riempivano gli occhi di lagrime. Altra
volta : « Noi commettiamo un atto di ingratitudine s$
attribuiamo a noi la buona riuscita di qualche intra
presa e ci rendiamo indegni delTaiuto del Signore ».
9 35
D e se h u m illim e sentiebat.
§ 36
H o n ores sib i trib u to s in
B . V irg in em convestebat.
X VII T E S T IS — Rev. D, Angelus Amadei.
] u s ta .69 ìnterr. Proc. fol. 3265 respondit :
Ricordo che il compianto D. Rua nell’annunziare la morte del Ven. raccomandandoci di suffragare
l ’anima, quantunque avesse piena fiducia che già fos
se entrato in Paradiso, faceva quella raccomandazio-,
ne per volere espresso del Ven., che con grande senti
mento di umiltà gli aveva detto più volte mentre era
ancora in salute ': « Alcuni credono che D. Bosco- sia
un Santo, quindi non pregheranno per me dopo morto
e mi lasceranno chissà quanto tempo in Purgatorio».
D. Bosco era talmente convinto della sua pochezza e
della bontà del Signore e della Madonna nella'fondazione e nello sviluppo delPOpera Pia che fu sovente
sentito dire : « Se il Signore avesse trovato uno stru
mento più povero e più inetto di me, questo^ sarebbe
stato scelto in luogo mio da Lui per fondare le Opere
Salesiane. Chi ha fatto tutto è il Signore e chi conti
nua ad aiutarci ogni giorno è Maria Ausiliatrice no
stra tenera Madre ».
Così ho udito da D. Rua e da D, Lemoyne il qua
le negli ultimi anni di vita di D. Bosco, trovandosi 0gni giorno per qualche tempo al suo fianco piangeva
di consolazione nel ricevere consolanti notizie dell’Apostolato dei suoi Missionari! e ripeteva con umiltà :
<( Quanto bene di più si sarebbe fatto se D. Bosco
avesse avuto più fede » ! Io lo vidi nelle feste di Maria
Ausiliatrice nei 1887 attorniato da una grande molti
tudine di devoti che domandavano la sua benedizio
ne. Era tanta la ressa attorno a Lui, la sera della vi
gilia dopo la conferenza tenuta ai Cooperatori da D.
Rua che D, Bosco impiegò tre quarti d’ora per attra
versare il cortile dalla porta della Sacrestia ai piedi
della scala. Tutti si raccomandavano alle sue preghie-
DE HEROICA H U M IL IT A T E
9 49
re ed andavano a gara per avere da lui una parola, e
non pochi gli baciavano non solo la mano, ma anche le
vesti. Durante questo tempo io mi trovai sempre al
suo fianco per aiutarlo a camminare e l'udii a ripete
re quasi di continuo queste parole : « Quanto è buona
la Madonna ! Quanto è buona la Madonna ! » Nello
stesso anno alla fine di Novembre egli vestiva dell’abito chiericale il Principe Augusto Ckzartoriski che
insieme con altri tre giovani, di differenti Naziona
lità, entravano come Novizi nella Congregazione Sa
lesiana. Don Rua prese la parola in luogo del Yen.
e parlò con grande affetto dell’Opera nostra svolgen
do il pensiero Scritturale : « F i l i lu i de longe ven ie n t ». Il Ven. che vestito di pluviale era seduto
ai piedi dei gradini dell’altare tenne sempre la testa
bassa ed a un certo punto scoppiò in pianto e conti
nuò a versar lacrime fino! al termine della funzione.
A l pensiero della bontà del Signore a suo riguardo,
D. Bosco si commoveva sempre fino alle lagri
me. Così gli accadeva anche quando era strumen
to di qualche guarigione istantanea ed oggetto di ,
entusiastiche dimostrazioni di fede. Quando vede- '
va qualche infermo ricuperare la salute non appe
na gli aveva dato la Benedizione di Maria Ausiliatrice tremava tutto nella persona ed impallidiva e to
sto diventava rosso in viso, mentre gli occhi gli si
riempivano di lacrime. Nei suoi viaggi attraverso la
Francia e la Spagna si ripeterono spesso questi fatti
ed egli cercava sempre di riferire tutto l ’onore e la
gloria a Maria Ausiliatrice. Molti però gli portarono
atti di grande ossequia alla sua persona ed egli ne sof
friva. A Marsiglia in casa dei Signori Olive, mentre
tutta la famiglia lo circondava, essendo egli per con
gedarsi ed egli chiedeva lai benedizione di Maria Ausilatrice ci'fu chi osò di nascosto tagliargli una ciocca
di capelli. E gli se ne accorse e diventò rosso in faccia,
e voltosi a D, Cerutti che l ’accompagnava : « Ma que
sta gente sono pazzi, disse, andiamo via di quà » e
colla testa bassa senza dir più parola se ne andò alla
950
NTJM. X V I.
Casa Salesiana rimanendo per vario tempo come mor
tificato.
Questo fatto V ho appreso dallo stesso D. Cerniti,
W notorio che vivente ancora il Ven. vennero pubbli
cate varie biografie di lui, e nel Bollettino Salesiano
la Storia dei principi dell’Opera, sua.
Il Ven. lo sapeva e non l ’impedì non per un fu
tile sentimento di vanagloria, ma affinchè venisse
maggiormente conosciuta ed ammirata la Misericor
dia e la bontà del Signore e della Sua Madre Maria
SS. che vollero sorgesse in questi ultimi tempi un
nuovo Istituto Religioso per la salvezza della gioven
tù abbandonata. Il Ven. si ritenne sempre nella sua
eroica umiltà un umilissimo strumento nelle mani del
Signore, e le opere che aveva a mano non le chiamò
mai, nè le credette mai opere sue ma sempre opere
di Dio al cui onore e gloria ne promosse lo sviluppo
con tutte le sue forze fino al termine della vita. Que
sto giudizio dell’intimo sentire del Ven. appare chia
rissimo specialmente da tutte le memorie che lo ri
guardano e dai verbali delle sue conferenze, dalle sue
lettere circolari, dalle migliaia delle sue lettere
private, e dalle testimonianze dei più antichi ed
autorevoli suoi discepoli coi quali io ho parlato a
questo proposito, come il Card. Cagliero e i suoi suc
cessori D. Rua e D, Albera, il suo biografo D. Lemoyne ecc. Dai verbali delle adunanze del Capitolo
Superiore della Pia Società risulta con frequenza la
richiesta di notizie e di opuscoli di propaganda della
nuova Congregazione non sólo dall’Italia ma anche e
sopratutto dall’estero. Di qui la pubblicazione di va
ri libri intorno al Ven. in varie lingue Europee, lui
ancora vivente. Dagli stessi verbali risultano anche le
dichiarazioni del Venerabile che dando egli stesso
quei consigli che credeva più opportuni a questo pro
posito diceva sempre : « V i assicuro che fin quando
gli fu possibile D. Bosco non permise mai che il mon
do parlasse di lui, ma quando ho visto che per asse
condare la volontà del Signore era necessario il farlo
non potendosi disgiungere il nome di D. Bosco da
DE HEROICA H U M IL IT A T E
951
quello deirOpera Salesiana, mi sono adattato anche a
questo benché a malincuore ». E soggiungeva : « Ri- Hummtatli8«mmteniamo sempre che uno quanto più fumo raccoglie dare nqn cessal5atin questo mondo tanto meno di gloria raccoglie in
cielo )). Per questo egli cercò, sempre di educare i suoi
figli alla pratica di questa virtù dicendo’ loro : « T e
niamoci sempre come realmente siamo gli ultimi op
perai inviati nella Vigna del Signore ». Ciò che era
grande in D. Bosco era l'amore che portava all’opera
sua che Egli riteneva, come ho detto, come opera del
Signore. Un giorno presente un mio confrateilo; Fracchia da cui seppi questo fatto, si parlava da vari Sa
lesiani con D. Bosco sulle grandi benemerenze degli
Ordini Religiosi. Essendosi particolarmente lodato
lo spirito popolare dei cappuccini e lo zelo ardente
dei Gesuiti, uno dei nostri esclamò : Ah ! se non fossi ■
Salesiano mi farei Gesuita ! « Ah ! no » soggiunse sor
ridendo D, Bosco : (( Io se non fossi Salesiano mi farei
Salesiano ».
X VIII
T E S T IS (i ex off.) — Ex.mus DD. Joanr
nes Vincentius Tasso.
Jn xta 69 interr. Pro c. fol. 8451 respondit :
Il Ven. ebbe in grado perfetto ed eroico la virtù
dell'umiltà. Sentiva e parlava bassamente di sè e del§ 39
le cose sue, della sua famiglia, e delle sue occupazio- D ets i 0^ S b a t u £ en tieb ai
ni quando era ragazzo. Col suo ingegno e con i suoi
studi avrebbe potuto avere cariche ed impieghi ono
rifici ma preferì sempre occuparsi dei ragazzi pove
ri. Parlando poi del gran bene che faceva, pareva che
parlasse di un altro, e sempre in ter^a persona come
se non gli appartenesse e poi finiva sempre di attri
buire tutto a Dio, di cui non era che semplice stru
mento, ed alla intercessione di Maria Ausiliatrice.
Non contento' di praticare lui questa virtù la in^
culcava anche ai suoi con la parola e con l ’esempio. H u m m tatem verM s et
_
.
exemplo docéb&t.
Parlando con me non osava nemtnanco da paragonare
la sua comunità alle altre, tanto ne sentiva bassamen
te. E che i. suoi esempi ed insegnamenti siano stati
ben appresi lo posso attestare di alcuni suoi figli, per
952
N U M . X V I.
es. Don Rua che eraTumiltà in persona, così ancora
D. Albera ed altri.
§ 41
H onores n u m qu am pe
tiit.
§ 42
H u m ilita tem
dabat.
com men-
XIX T E S T IS (2 ex off.) — Rev. D, Joseph A l
iamene.
J u x ta 69 interr, Proc. fol. 3521 respondit :
Il Ven. in tutta la sua. vita non ambì onori e .ca
riche, solamente contento dei suoi birichini. Nel par
lale di sè stesso, proferiva il suo nome in terza per
sona, ed attribuiva a questa terza persona,, ogni ope
ra che faceva. Riferiva tutto il bene da L u i operato a
Dio, alla SS. Vergine, specialmente AusiHatrice.
Raccomandava a noi studenti di non invanirci dei
progressi nello studio, ma di tutto attribuire a Dio.
XX T E S T IS (3 ex off.) — Rev. D. Franciscus
Maffei.
J u x ta 69.interr. P r o c . fo l. 3572 respondit :
Il
Ven. dimostrò di amare e praticare la virtù del
l ’umiltà col non cercare mai nessuna carica 0 titolo
onorifico. Anche neH’Oratorio si faceva tutto a tutti
senza cercare mai nessuna distinzione. Nelle sue esortazioni poi raccomandava a tutti la pratica di que
sta virtù. In mezzo ai suoi giovani e discepoli si di
mostrava verso di loro più come un padre che come
un Superiore.
Altro non avrei da-aggiungere.
E x P r o c e s s u O r d in a r io .
§ 43
C on stan s i n . h u m ilitate
de se dem isse sentie•bat.
II T E S T IS — Rev. Joachimus Vincentius Berto.
J u x ta 22 interr. Proc, fol. 385 respondit :
Il
Servo di Dio esercitò costantemente la virtù
dell/umiltà e sentiva assai bassamente di sè. Presen
tandosi la occasione, non nascondeva mai la condizio
ne sua di campagnuolo, anzi di guardiano di armenti
in gioventù, come io stesso l ’ho sentito ad esprimersi.
Un giorno incontrando per Chieri un tale Blansard,
DE HEROICA H U M IL IT A T E
953
persona del popolo, lo additò a varie ragguardevoli 0iìSCUro |e 4*ener&.na.
persone che erano con-lui, .dicendo
Ecco colui che - ^ neminem cela'più volte mi tolse la fame, quando ero studente. —
E vedendo che il Blànsard, per essere dimessamen
te vestito, non osava avvioinarglisi, D. Bosco si av
vicinò a lui e gli strinse la mano, e dissegli che ogni
volta dovesse venire a T o r in e s i recasse a pranzare
con lui. Nei primi tempi dell’Oratorio non avendo
persona di servizio in casa, egli si metteva il grem
biale, pelava le patate, spaccava legna, scopava le cam ere, faceva i letti, rappezzava g li abiti dei giovan i, 0ratorij fn« 0i humil_
ecc., e ciò collo stesso gusto e prontezza, con cui fa- limis ofnciis »Mentis.
,
x
i-isime v&cabat.
ceva scuola e compiva le sue opere sacerdotali, per
suaso sempre di fare cosa più naturale del mondo. Fatto sacerdote, benché avesse generose p^ofer§ 46
te di impieghi lucrosi, preferì di consecrarsi intiera- Sa¿e0rsÍotí mSSÌa ’ ìt~
mente alla cura dei prigionieri e dei poveri giovani ¡"tiviíet^ueríAeSabbandonati. Per sé rifiutò sempre ogni onorificenza,
dem
mentre ne ottenne oltre una settantina o dal Santo Pa
dre o dell5Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro per va
ri! suoi benefattori. Raccontava famigliarmente,co
me egli non avea alcuna laurea e nemmeno la paten
te da maestro di prima elementare. Una volta ài Re
§ 47
Vittorio Emanuele II dietro raccomandazione di per- Honores sprevit.
sona benevola, gli decretò la Croce dell'Ordine Mauriziano, ed egli, informato di questo, domandò ed ot
tenne che invéce del titolo gli fosse assegnata una
somma, a beneficio dei suoi poveri giovani. L ’unico
titolo che egli ambiva era di esser chiamato il capo
dei birìcch in i di T o r in o , o m o n e lli di V a ld o cco , o seni- .
plicemente il povero D . Bosco. Ciò mi consta de visu
et de auditu.
Predicava, scriveva e parlava in modo semplice è
S 48
, ,
,
- ,
T u ra in dicendo, tum
popolare, quantunque avesse letto e studiato i pnnc:- in scribendo, smcepali classici italiani, e latini, e pel suo ingegno e me- rus et iacllìS'
moria fosse capace di scrivere e parlare elegante
mente.
Trovandomi nel 1874 col Servo di Dio a Roma,
e parlando con Mons. Fratejacci, Uditore del Cardi
nale Vicario Patrizi, mi diceva, ammirato della sem-
954
N U M . X V I.
plicità di D. Bosco : — Quanto è semplice ed umile
D. Bosco ! egli parla come scrive e scrive come parla,
e tutti lo capiscono.
§
Quando1°gli
Suo rum
scriptorum
1 venivano1fatte osservazioni anche ma.
censuri» facile obse- iigne su qualche suo scritto, detto oi fatto', purché non
quens'
si trattasse di verità dottrinali, o del danno di un ter
zo, egli arrendevasi facilmente, e quando era costret§ 50
to a rispondere, o prender parte a qualche disputa, o
DÌ ir S g n boULrrone divergenza, ciò faceva con tanta benignità di parole,,
sese m iscebat.
da convincere e smorzare Tira alrui.
Questi fatti accaddero sotto i miei occhi frequen
temente.
Quando veniva assalito dai giornali cattivi, ,se
non intaccavano che la sua persona, non rispondeva
mai nulla ; ma quando ledevano la fama e Fonare dei
suo Istituto, allora mandava una semplice smentita
da inserirsi in detti giornali, oppure rimétteva piena
mente la sua causa nelle mani di Dio.
§ si
Tale umiltà ebbe compagna fedele per tutta la
Iiu m ilita s in Dei F a,
. ,
,
maio usque ad obi- sua vita, specialmente nelle maggiori tribolazioni e
tum praefuisiÈ.
nell'ultima sua malattia ; e non cessò mai di esternar
la colle parole e corfatti sino all'ultimo respiro. Devo
ancora notare, che quando riceveva onori ed ajuti di
§52
qualunque sorta, soleva, riversare tali onori sulla Chie*nirents Ecclesia^ re-' sa Cattolica, dicendo : — Se D. Bosco non fosse Cat~
feiebattolico, chi penserebbe a lui? — All'obbiezione che
qualcuno potrebbe fare, che cioè D. Bosco pubblicag 53
va le opere varie da lui fatte e dalla sua Congrega
si sua et societatis o- ^ione, osservo che egli ciò faceva sempre all}unico fipera pubhcabat hoc
’
°
..x
- ni
faciebat, ut beneficia ne di accrescere la gloria di Dio ed il bene delle anire e u n ia ru m usu s in. .
,
-,
,
,
» c
i
notesceret.
me, dicendo : <( E giusto che coloro che ci tanno la
« carità, sappiano dove vada a finire. Siamo in temt( pi, in cui il mondo, divenuto materiale, vuol vede« re e toccare tutto con mano; quindi è più che mai
<( necessario, che le nostre buone opere sieno cono« scinte, onde sia glorificato Iddio ».
S 54
Questo spirito di umiltà il Servo di Dio lo inculH u m iiitatem
su oru m
.
.
...
.
. .
.
•
-\t i
O/r
animis miiciebat. • cava nei subalterni suoi m ogni occasione. INei 1007,
diceva un chierico a D. Bosco, che due chierici dotati
di belPingegno, e usciti allora 'dall*Oratorio, se Si fos/
DB HEROICA H U M IL IT A T E
955
sero fermati in esso, gli avrebbero procurato molto
onore. Ma D. Bosco soggiunse tosto: « L ’onore del« rOratorio non deve consistere nella sola scienza,
<( ma specialmente nella pietà. Uno di mediocre in<( gegno, ma virtuoso ed umile, farà m o t t o di più del
« bene, che uno scienziato superbo. Non è la scien
ti za che faccia i Santi, ma la virtù ».
Queste espressioni ed altre simili, gli erano fa
migliar!, ed io ne fui testimonio per più anni.
Di più desiderava ed accettava di buon animo le
osservazioni e correzioni persino dei più infimi subal
terni. Più volte'disse a mé stesso : « Desidererei che
(( tu osservassi quanto havvi in me di biasimevole, e
« me lo facessi francamente notare ; il che io feci
più volte di cose minime e scevre da ogni più lieve
colpa, ed egli tuttavia le prendeva non solo in bene
vola considerazione, ma si dimostrava riconoscente
come di un benefizio ricevuto. .
Termino col riferire il giudizio de’ suoi stessi av
versarli. L a Cronaca dei T r ib u n a li , nel numero del
5 febbraio 1888, in occasione della morte del Servo
di Dio, pubblicava : « Pensate quello che volete, ma
« quest’umile sacerdote, che avrebbe potuto vestire
« la porpora del Cardinale, cingere la nutria, e che
<( invece rimane sempre un semplice prete, attornia« to da un esercito di centocinquantamila giovani, in
« mezzo ai quali si alza in tutta la forza del suo genio,
« e si alluma in tanta opera sorta dal nulla, si impone
« a qualunque coscienza ed ha diritto che lo si rim« pianga, perchè molto bene ha fatto quaggiù, senza
« personali intendimenti ».
§ 55
h u m iiita te ceterisque virtu tib u s sodaliu m honorem sodalitii collocabat.
In
s. § 56
S ubiectorum , veì infim orum , correction es
libenti anim o excipiebat.
£ 57
De S. D. h u m iiita te eph em eridis cu iu sd am
iudicium .
IV T E S T IS — Rev. D. Joannes GiacomelliJuxtq, 22 tnterr. Proc. fol. 675 respondit :
§' 58
Il
Servo di D;io era umilissimo e non aspirò mai
D ign itates non
ad onore alcuno ed onorificenza : e qualcuno doman bat.
dandogli' se non era Monsignore o Cavaliere, ecc.,
egli rispondeva : — So n o U . B o sco , sem pre D o n B o
sco. — Si gloriava d’esser chiamato il Capo dei biric ch in i, e con tale appellazione egli si sottoscrisse in
specta-
956
§ 59
S u oru m operum m e ri
tim i
prim u m
Deo,
d e in le beneficis tribuebat.
§ 60
H u m ilita tìs heros.
' § 61
S em el prò n ih ilio
cebat.
&62
du-
H u m ilis etiam in serm on ib u s
in quibus
de se siiisgu e res erat.
N U M . XVI-
una lèttera da lui Inviatami. Avendogli io osservalo,
che nel suo giorno onomastico g li si facevano dai gio^
vani feste troppo grandiose, egli mi rispose : — Anzi
queste feste dei giovani mi piacciono, perchè fanno
loro molto del bene, eccitando in loro il rispetto ed
onore ai superiori. — Quando persone lo lodavano per
le Chiese da lui erette, e Collegi istituiti, egli ne
rendeva il merito totalmenlte a Dio e dopo- Dio alle
persone benefaittrici, come l ’udii più volte.
XII T F S T IS — Rev. D. Franciscus Dalmazzo. *
J u x ta 22 interr. Pro c. fol. 930 respondit : <
Nella umiltà, che è base e fondamento della per
fezione, il Servo di Dio si è mostrato sommo e la pra
ticò in .tutti i gradi. Sentiva bassamente di sè, per
quanto alle volte per la gloria di Dio e ad edificazione
raccontasse cose onorifiche o per sè, o per la Congre
gazione Salesiana. Come egli sentisse di esser nulla
lo si può rilevare dal seguente fatto, narratomi dal
P- Giordano degli Oblati di Maria : « Viaggiava un
giorno, disse egli, alla volta di Genova con D. Bosco
e con un altro Sacerdote. Dopo- d’aver discorso di
molte cose mi venne talento di muovere al Servo
di Dio una domanda suggestiva e fu questa : — Mi
dica un po’ la verità, Don Bosco, al vedere che ella
ha compiuto tante cose straordinarie, che ha fondato
tante Case e che è così stimato e venerato da tutti,
tantoché lo chiamano anche Santo, che cosa deve di
re di sè stesso? Non è possibile che qualche atto dì
compiacenza non faccia. Che cosa deve dire di sè stes
so? — D., Bosco fermatosi un istante, ed alzati gli oc
chi al cielo, rispose : — Io credo che se ir Signore avesse trovato uno strumento più vile, più debole di
me, si sarebbe servito di questo per compiere le ope
re sue.
Se avvenne qualche volta che parlasse favorevolmenite di sè e dei suoi figliuoli, l ’unico suo scopo
era, perchè la sua Congregazione non avesse ad in
contrare 'tante opposizioni, e fosse facilitata la via1
al bene che volevano fare. A questo riguardo mi dis-
DE H E R O IC A H U M IL IT A T E
957
se un giorno Monsignor Andrea Scotton da Bassano : — D. Bosco quantunque parli:in terza persona,
tuttavia :quando lo si sente a narrare le cose da lui
fatte, o dai suoi figliuoli specialmente nelle Missio
ni, lo fa con una taFaria di-compiacenza, ,che chi do
giudicasse così a volo, dovrebbe credere fosse in lui
per lo meno delFamor proprio e della vanagloria; ina
egli lo fa con itale semplicità ed ingenuità di spirito,
che non fa davvero un peccato veniale, e che non cer
ca niente sè stesso.
Parlava spesso della sua bassa origine dicendo
che andò per tanti anni al pascolo. Diceva che tardi
§ 63
aveva dovuto cominciare a ‘studiare, perchè sua ma- HeSe1 Mente? mSS
dre era veramente povera, e non poteva mantenerlo bat*
agli studi, che quando vi andò fu in grazia degli ajuti
e delle carità di persone generose del suo paese, e par
lava con m ola riconoscenza di persone che coi loro
soccorsi gli avevano tolto la fame. Anzi una volita, co
me udii dai miei compagni, in Chieri, trovandosi cir
condato dai suoi giovani, indicò loro una.persona be
nevola, che gli diede a mangiare mentre aveva fame.
Spesso poi parlava dei suoi genitori e congiunti po
veri con tale compiacenza, che altrimenti non avreb
be fatto' altri, vantando i titoli di nobiltà, e volentie
ri conduceva a vedere Fumile catapecchia, dove era
nato, i suoi giovani ogni anno e loro soleva dire : « E c
co i feudi di D. Bosco »; e per ischerzo nominava
uno dei suoi coadiutori più anziani C o n te dei Becch ij che con tal nome si chiamava Fumile borgata
dove era nato. Mostrò il suo animo- veramente umile, '
§ 64
allorché, fatto sacerdote, si vedeva innanzi dischiusa L„7 0pSeS™rdere£
una carriera abbastanza luminosa e lucrosa, come per ^ um curae se daesempio quale Cappellano della Marchesa Barolo,rie^
chissima signora che si disponeva a dargli quanto ve- in oratorio infima ofi
t v t
,
' 1 • tv/t
i ' i.. a.
fìcia libenter praeleva, purché egli restasse sempre con lei. Ma egli tut- stabat.
to rifiutò, preferendo dedicarsi tutto alla cura dei fan
ciulli poveri abbandonati, accingendosi a fare anche
i più umili servigi, come spaccare legna, scopare la
casa, fare e distribuire la minestra, e simili; e que-
958
NTJM. X V I.
iNuiium §se66 academi- sto ^aceva cos* à i buon animo, come se fosse stata la
cum gradum habere su a occupazione predilètta.
contentus erat.
r >, .
■?
• ,
t~»
r -,
E t ]u xta id em interr. Pro c. fol. 932 respondit :
. '
Il Servo di Dio era tanto contento di non aver
titoli di sorta, di non esser teologo, non professore,
§ 67
neppure maestro di prima elementare. E gli era però
T'stori^n'm e t e o g r a " profondo abbastanza nella teologia domiuajtiiea e moPh ia m callebat
rale, conosceva assai bene la storia e la geografia,.
tantoché parlando con uomini che avevano viaggiato
in estranee regioni, come in Asia, Africa, ed Ameri
ca, .vidi io stesso la maraviglia fatta da costoro nel co
noscerlo così pratico delle località, degli usi e dèi co
stumi, fino al punto di domandargli, se anche egli
§ 68
era sitato in quelle lontane comtìrade. La lingua itaNma°et ia tin m S ldì0~ liana e latina la possedeva a meraviglia, e trovando
mi io a Roma, ne ebbi una prova, giacché, avendo do
vuto una sera stendere un pro-memoria ed una peti
zione in lingua latina alla S. Congregazione dei V e
scovi e Regolari, so che si fece alta meraviglia del la
tino claissico, con cui era stata scritta. Avendogli
¡pochi giorni dopo un Cardinale ed un Monsigno
re dimandato da quale latinista 0 professore avesse
fatto stendere quelPalfcto, perchè era staito scritto in
latino così pulito, io che era presente risposi che li
aveva scritti D. Bosco stesso co rren ti calam o, e che
se avesse avuto bisogno di un dizionario latino, non
l'avremmo avuto neppure.
69
Malgrado però le sue cognizioni mi consta da
Nihiio mtnus scripta persone che furono testimoni oculari, che allotquanS r u m te?iididoe subCi- do doveva mandare alle stampe qualche opera 0 anciebat
che scritto di minore entità,mandava a rivedere a per-.
sone competenti, dicendo, che gliene dessero il giu
dizio, che lo correggessero, come credevano.
L ’unico titolo che egli sì dava era di capo dei biricch in i, cioè monelliE t ju x ta id e m interr. Proc. fol. 932 terg. respon
dit :
§ 70
II Servo di Dio era umilissimo nelle parole, cogerebat? tn me lo era in itutti i suoi pensieri. Ogni volta che qualSerebat. Deiparam che sua impresa a gloria di Dio era riuscita, soleva.
D E H E R O IC A HTJ M IL IT A T E
959
dire in mezzo- ai suoi figli : — Vedeite come la Provvi
denza ci ha benedetti, come il Signore ha condotto a
buon punto queste cose ; — e quando trattandosi di co
se meravigliose o di veri miracoli, allora soleva dire ;
— Questò l ’ha fatto la Madonna ; — oppure : — L ’ha
fatto Maria Ausiliatrice.—
Un giorno a Roma avendo daito una benedizione
ad uno storpio, che si reggeva sulle gruccie da ben se
§ 71
dici anni, ed essendo egli immediatamente risanato,
S u b itam c.uiusdam sadeponendo le sue gruccie, io dissi a D. Bosco : — Dun n atio n em B . M a ria e
que è proprio guarito perfettamente subito dopò la A d iu trici a d iu d ica v it
sua benedizione? — ed egli mi rispose : « W stata la
benedizione di Maria Ausilia trice che l ’ha guarito. —
E soggiungendo io che tante volte anch'io ho daito be
nedizioni di Maria Ausiliatrice colla smessa forinola e
non è succeduta la stessa cosa, mi rispose : — Ragaz
zo, che sei, si è perchè non hai fede !
E i j u x t a idem interr. P r o c . fol. 933 respon dit :
La ¡sua umiltà non solo si mostrava coi grandi, ma
§ 72
m cu m op tim atibus
anche con le persone di bassa condizione. Quando1an T utum
cum infìm is hudava dal Santo Padre si metteva ginocchioni dinanzi a m illim us.
lui e non voleva più alzarsi malgrado ne fosse invitato,
dicendo che avaniti al Vicario di Gesù Cristo non si po
teva stare altrimenti. Altrettanto faceva benché per
brevi istanti innanzi ai Vescovi baciando loro rispetto
g 73
samente Panello. Rispetto grande aveva per tutte le P e c u lia r ia fa c ta quae
illu s tra rli D. S. huautorità, ed altrettanto faceva per la povera genite. Un m ilitatem cum infì
giorno in Roma, accompagnatolo io alla posta a S . Sil m is.
vestro per avere una lettera raccomandata, il Servo
di Dio se ne stava allo sportello col cappello in mano ;
accortosi l ’ufficiale di posta lo pregò a coprirsi, tan'o
più che non si trovava questa lettera contenente una
somma considerevole di danaro, ma non fu possibile
che egli il facesse, benché fosse d’inverno e sotto il
porticato- La stessa cosa faceva andando dai portinai
per cercare di qualche persona. Vedendo che io mi
contentava scoprirmi il capo .entrando, mi rimproverò
dicendo che quelle persone meritano rispetto, ed in cr.sa loro non è lecito tenersi coperti. L ’avere frequenti
visite di aliti personaggi non lo invanivano punto, pas
960
§'7 4
S a n c tita tis fam a, quarti
ipse ex an im o dolebat, h u m ilita tis D. F.
arg u m en tu m fìebat.
§
75
O ptim a a se g e sta in
cooperatores Salesianos conferebat.
K U M . X V I.
sando anzi a trattare eoi giovanetti mostrava tanta sod
disfazione da parergli assai più omogeneo' il parlare
coi poveri, anziché coi grandi, della terra. Volentieri
si tratteneva anche per istrada con fanciulli laceri e
sporchi, e volentieri si lasciava da loro accompagnare
senza vergognarsi di tale compagnia, benché qualche
volta trovando persone altolocate gli muovessero rim
provero di questa soverchia famigliarità.
E t ju x ia id em interr. Proc. fot. 934 respondit :
Specialmente negli ultimi anni lafam a di santità
del Servo di Dio era così diffusa che a lui accorrevao
da tutte le parti non solo d’Italia, ma anche dall’este
ro, specialmente per le cose straordinarie che faceva,
e per le guarigioni che si ottenevano raccomandandosi
alle sue preghiere. Questo doleva al Servo di Dio,
per allontanare questo concetto di santità egli studiavasi di persuadere 'tutti che le grazie e lè guarigioni
si ottenevano in virtù della loro fede viva, della divo
zione a Maria SS .ma, e specialmente della carità loro
largheggiando in elemosine. Nelle feste di Maria Ausiliatrice un popolo immenso accorreva al nostro San
tuario, per onorare Maria, ma molti si approfitta varo
di quella circostanza per condurre infermi al Servo di
Dio, perchè li benedicesse. Ed era uno spettacolo com
movente il vedere in quei giorni della novena e della
festa il Servo di Dio attorniato da centinaia di perse
ne, E gli perchè non si avesse a credere che accorres
sero per lui, quando gli dicevano, quanta gente aveva
intorno, egli tosto esclamava : — Quanta fede vi ha
ancora nel popol nostro ! quanta devozione a Maria
SS.ma ! — Come pure a chi encomiava le opere sue,
rispondeva : — Io non sono buono a nulla, se non fos
se delFaiufto dei nostri benefattori, noi non potremmo
far niente : io debbo tiitito ai Cooperatori Salesiani ed
a tante anime generose che ci hanno aiutato. Il pove
ro D, Bosco ormai è d’impaccio, ma i Cooperatori con
tinueranno l ’opera incominciata dal Signore.
DE H E R O IC A H U M IL IT A T E
961
XV T E S T IS — Rev. D. Leonardus Murialdo'.
J u x ta 22 interr. Pro c. fol. 1054 respondit :
Io
ebbi l ’occasione di ammirare l ’umiltà del w>er-' P e c u lia re fa ctu m S è
vo di Dio verso l ’anno! 1852 od almeno all’epoca, in cui straiamilltatem mu"
cominciò la pubblicazione delle L e t t u r e C a tto lic h e .
Brasi convocata un’adunanza di una quarantina di Sa
cerdoti Torinesi, di quelli sopratutto che mostravansi
più zelanti per l ’educazione cristiana dei giovanetti.
La seduta era presieduta dairAbate Amedeo Peyron, ■
Professore di lingue orientali nella Regia Università
di Torino, ed a suo lato siedeva Don Bosco. Venne da
taluno proposto che si dovessero moltiplicare le pub
blicazioni di scritti educativi popolari. L ’abate Pey
ron, convenendo della utilità della pubblicazione,
osservò, che converrebbe vigilare, acchè tali scrìt
ti venissero esposti in stile popolare, ma corretto,,
alludendo alle L e t t u r e C a tto lich e scritte da D. Bo
sco, che secondo lui non erano tali. Don Bosco a
questa osservazione senza mostrarsi menomamente
offeso, benché l ’osservazione tuttoché dettata da zelo
tornasse pungente ed amara, per essere stata fatta al
la presenza di tanti sacerdoti, non ¡tutti allora a lui be
nevoli, con tutta calma rispose che egli sarebbe ben
più fortunato!, se taluno, che fosse più perito di lui
nella lingua italiana, volesse rivedere gli scritti delle
L e i h i r e C a tto lich e , prima che venissero pubblicati. A ■
chi osservi quanto si sia suscettibili alle critiche, che
vengono fatte in argomenti d’ingegno, sovraJtutto
quando si è in qualche modo autore, non potrà non ap
parire edificante l ’atto di D. Bosco nel riconoscere ve
ra l ’osservazione, e nello esibirsi a far rivedere i pro
pri! scritti, quantùnque egli stesso fosse tutt’altro che
ignorante, ed avesse anche in casa uomini capaci e
letterati, e potesse di leggieri, occorrendo, ricorrere a
persone letterate.
962
jSTUM*
XVI
Cagliero.
X V I.
T E S T IS — E.mus D.nus Card. Joannes
J u x ta 22 interr. Proc. fol. 1183 resporìdit :
Nelle prediche e conferenze ci ricordava che il re
gno di Dio è premio ai poveri di spirito, e che era sua
missione prediletta, l'occuparsi dei giovani, da Gesù
tanto amati, specialmente se poveri ed abbandonati.
¡Le sue parole avevano una efficacia tutta propria, per»
„ „
§ 77
chè. le vedevamo accompagnate
dai fatti. Ed invero
D. Fam uli hum ilitas et
K a
paupertas in primam tutto era povero nella prim a casetta dell Oratorio. U~
o ra to rii ca su ia m re-i
i
■ 1
n
1
i
1
ierèbatur.
mile e modesta la cappella, bassa ed angusta la stanza
del Servo di Dio, i dormitorii nostri a piano terreno,
sìtrelttì, e col selciato di pietre di strada, e con nessuna
suppellettile all’infuori dei nostri pagliericci, lenzuo
la e coperte. La cucina che era meschinissima e sprov
vista di stoviglie, eccetto di alcune poche scodelle di
stagno, col rispettivo cucchiaio. Forchette, coltelli e
salviette, li vedemmo poi molti anni dopo compraìtli o
regalaiti da qualche pia e caritatevole persona. Il refet
torio nostro era una tettoia, e quella di Don Bosco una
stanzetta che serviva di scuola e luogo di ricreazione,
e tutto al pian terreno, e vicino al pozzo che ci forni
va ogni qualvolta volevamo un’acqua buona ed eccel§ 78
lente. E tutto questo cooperava a tenerci tutti nella
In h o sp itn o h u m illim a
. T1 1 1
_ , •
officia
ìibentissime condizione bassa e povera, nella quale eravamo nati,
praestabat.
e fle ^ a g u aj e .
trovavamo educati dall’esempio del
Servo di Dio, iLquale molto godeva, quando poteva
egli sitesso servirci nel refettorio, prestarsi a tenere in
assetto il dormitorio, pulire e rappezzare gli abiti, ed
altri simili servizii. L a sua vita comune che faceva con
noi, ci ha persuasi, che noi, più che in un Ospizio o
Collegio, ci trovavamo come in famiglia, e sotto la di
rezione di un padre amorosissimo, e di nient’altro sol
lecito, fuorché del nostro bene spirituale e temporale.
§ ?9
Amava farsi piccolo1coi piccoli, ed anche alle volP arvu s cum parvis
te succedeva, che qualcuno di noi, dimenticavasi per
sino del rispetto e della venerazione che gli era dovu
ta ; ed allora, più che dal Servo di Dìo che tutto tol
lerava dai fanciulli, veniva avvisato dai più grandi
celli, i quali dicevano : — Sta a modo ! non vedi che
DE H E R O IC A H U M IL IT A T E
963
urtando noi, urti e calpesti .anche D. Bosco? se è tan
to buono con noi, noi dobbiamo essere buoni con lui !
Spesse vo te vedevamo dei Signori che venivano c,
§ so _
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feervum Dei visentes,
a visitare il hrervo di Dio, tratti dalla lama delle sue eum saepe deprehen-, • .
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debant sedentem huopere, e non pochi si meravigliavano di trovarlo sechi- mi, colludente™ cum
Ito sopra un cavalletto di legno, ed anche per terra, e ^ut!s tiul circumsta'
come nascosito in mezzo ad un numeroso stuolo di ra
gazzi, mentre cì intratteneva con ameni racconti e
piacevoli lepidezze, o mentre giuocava con noi a man
calda, ed altre volte palma a palm a , cioè a chi con mag
giore sveltezza battesse le palme della mano su quelle
del suo compagno. Ed era così addestrato, che ci gua
dagnava. Con i detti personaggi egli non usava affet
tazione ; andava alla buona colla più squisita cortesia
e semplicità. Andando alla visita della Regina di Wut- pecu liare fa ctu m s. d .
temberg a Cannes, essendo già passata l ’ora statagli ¿tSdens. patientiam
fissata, il Direttore della nostra Casa, D. Ronchail,
che lo accompagnava, se ne mostrava impensierito ;
ma il Servo di Dio gli dice : — Sta tranquillo, non af
fannarti; se non ci riceve più, ritorneremo a casa. —
Il Servo d i’Dio quando visitava dei grandi signori,
§ 82
specialmenite benefattori, soleva prima intrattenersi ^ S b a ? c i ? m ° Sfamufamigliarmente coi domestici, i quali si. stimavano for- ^ ea S i L T e a sl?ea
tunati e gli avevano un’affezione, che non portavano re soiebat
ai loro stessi padroni.
E t ju x ta id em interr. Pro c. f o l 1184 respondit :
L ’umiltà del Servo di Dio si palesava pure dal
§ 83
modo semplice e comune, con cui parlava o scriveva,, ^ d f ^ n c e r u s ^ ^ S m o evitando a bello studio le forme eleganti e poetiche. tu T a c c o m m ™ b a tap"
Ricordo che nelle famigliari conversazioni, per ani
marci allo studio, ci recitava a memoria dei bei passi
latini di Virgilio e di Ovidio ; e declamava belle poesie
dei nostri poeti, eppure in pubblico, non avvenne inai
che facesse pompa di stile forbito, ma a bella posta si
abbassava alla portata dei fanciulli, nel suo dire e nel
suo scrivere, sempre però puro nella lingua e chiaro
nei concenti.
E t ju x ta id em interr. Pro c. fol. 1184 terg. re§
S p O n d ìt I
"
Quod nullum haberet
9
j
•
■
*
Non di rado scherzava con noi, dicendo all’uno od
g&udebat.
964
■■ ■
9 85
Ad rem factum.
■
g 86
Equestri *dignitate a
SS. Mauntio et Lazaro sibi obiata, peato oratorio daretur.
:
.
NTTM. X V I.
alTaltro : — T u almeno sei qualche cosa, ma Don Bo
sco è niente; tu sei Professore In Filosofia, ecc., {ad
.un altro) (tu sei Dottore in Lettere, (ad un terzo) tu sei
Teologo, ma il povero D. Bosco non ha nemmeno una
patente da maestro di prima elementare. Bella figura
farò io, quando mi presenti al Paradiso senza titoli ! — Al che rispondevamo noi : — Meno male,
senza «titoli ; ma lei si presenterà con molti meriti, che
valgono più di tutti i titoli. E poi il solo norie di D.
Bosco non è superiore ad ogni titolo? — Sarà un iti
telo — 'soggiungeva celiando — ma è sempre di bosco,
cioè di legno. — Lo stesso discorso un giorno lo tenne
¿innanzi al Commendator Garelli, Regio Provvedito
re degli studii in Torino, il quale, non comprendendo
il tono di burla con che lo diceva, prese sul serio il la
mento di D. Bosco e disse : — Come ! D. Bosco non. è
professore, non ha diplomi, e nemmeno una patente
da maestro? ! D,. Bosco che è primo educatore della
gioventù? Ma il Governo non ha fatto nulla per lei si
no adesso? Non ha riconosciuto i suoi meriti? Or be
ne, ci penserò io, e domani stesso scriverò al Ministro',
ed ella avrà tutti i diplomi che meritano i suoi scritti
e le opere sue. — Il Servo di Dio allora lo pregò .a: non
incomodarsi, che il suo discorso era stato per celia, e
niente più. Tuttavia il Regio Provveditore non pote
va persuadersi, che D. Bosco non fosse fornito di
qualche diploma, e manifestava il suo' stupore, men
tre ammirava Pumiltà del nostro caro Padre.
E t ju x ta id em interr. Proc. fol. 1185 -terg. respondit :
/
Io
era presente, quando gli fu consegnato il plico
con dentro una croce, ed il diploma firmato dal Re,
c]ie \0 nominava Cavaliere dei SS. Maurizio e Laz,r
„
zaro.-Ma egli non lo apri m nostra presenza, e seppi
mo poi che egli fu al Magistero delPOrdine Mauri ziano a farne ringraziamento1,e a domandare che gli des
sero, .un sussidio per i suoi giovahetiti in vece della eroce, perchè, diceva scherzando, che — ne aveva già
/tante, — alludendo ai debiti, di cui era gravato. Ed
infatti ottenne questo sussidio. Ma non fu mai, che
D E H E R O IC A H X JM IL IT A T E
965
fregiasse il petto con la decorazióne avuta, o meno
mamente accennasse alla distinzione conferitagli dal
Governo, mentre però era compiacentissimo e com
pitissimo nel riconoscere e chiamare con i titoli do
vuti, i suoi benefattori, e gli altri personaggi che lo
visitavano. L ’umilltà profonda che aveva radicata nel
.suo cuore, ed il basso concetto che aveva di sè mede
simo, l ’avevano persuaso del suo nulla ; egli perciò si
' considerava come semplice strumento nelle mani di
Dio, e come una terza persona nella direzione e ma
neggio delle sue opere, e non diceva mai in persona
prima, io ho fatto , io ho detto, io v o g lio , ma in per
sona terza, D . B osco ha detto, D . Bosco desidera ,
D, B osco si raccomanda.
La sua umiltà era poi straordinariamente ammi
rabile, quando riceveva alcuna offesa, o; gli veniva
detta alcuna villania, o gli era fatilo alcun affronto;
Allora dava prova di aver distrutto appieno il suo amor proprio-sopportando tutto con calma e con sen
timento di grande umiltà, ed abbracciando volentieri
la umiliazione, alla quale veniva sottoposto.
E t pista idem interr. Pro c. fol. 1186 respondit :
Sul principio del 1880, ritornando io dalla Spa
gna, incontrai il Servo di Dio a Marsiglia, nella nostra
Casa da poco tempo aperta in quella importante città.
Chi aveva ajutato e cooperato molto nella fondazione
della Casa, era il Signor Curato di S. Giuseppe-., con
paitto però che i Salesiani prestassero l ’opera loro
specialmente col canto dei giovani nelle funzioni par
rocchiali. Il Direttore della Casa, trovando che questo
servizio disorganizzava le scuole ed i laboratori! dei
giovani, faceva difficoltà in prestarsi a tali servizi!, ed
alcune volte vi si rifiutava. E fu allora che" il Signor
. Curato, dubitando che il Servo di Dio fosse annuente
col Direttore, venne a trovarlo nel Patronalto, ed alla
presenza del Direttore, inveì assai vivacemente e per
buona, pezza contro il Servo di Dio, dicendogli che —
era ben stupito, che si mancasse così di parola contro
di lui, che-si osasse porre in dubbio i patti stabilitile
si pretendesse cambiarli, e che quindi, se egli si era
§ 87
Pro nihilo se putabat.
§ 88
In iniu riis ferendis hum ilitas eius maxime
emicabat.
§
89
Ad rem factum.
966
§ 90
Cum Mas'siliae conflue-
ret popuìus ad Sale-
sianorum domum, ut
D. F. viieren t, quò
m agis populi admiratio, eo deniissius
S. D. de se sentiebat.
N TJM . X V I.
ingannato, D. Bosco ne era l'ingannatore, vous ètes
u n trom peur. — Il Servo* di Dio-, a queste filippiche,
quantunque soffrisse nelPanimo, si mantenne forte e
calmo, e rispose semplicemente queste parole : — Si
gnor Curato, voi avete detto bene, voi avete ragioine,
ma i Salesiani non dimenticheranno mai i benefizi! ri
cevuti, e ve ne saranno sempre grati. — E come mi
raccontò il Direttore, Don Bologna, partito il Signor
Curato, il Servo di Dio gli disse : — Vieni ed andiamo
dal Sigfnor Curato. — A prendere il resto del carlino?
— gli rispose D. Bologna. — No, ma a calmarlo èd a
guadagnarlo — soggiunse il Servo di Dio. — E gli è
francese, ma è buono, e vedrai che aggiusteremo tut
to. Infatti, la calma, la bontà ed umiltà eccezionale del
Servo di Dio fecem sì viva impressione ncU'animo del
Signor Curato, che dimenticò tutto, e chiese perdono
del modo con cui aveva parlato; invitò il Servo di Dio
ad un gran pranzo, al quale presi parte ancor io, con
molti benefattori della nuova Casa ; colmò di atten
zioni il nostro caro padre, lo visitò ogni giorno nel Pa
tronato, e gli pagò ancora il viaggio da Marsiglia a To
rino. Anzi, dopo la morte del Servo di Dio, alquanto
incomodato di salute, venne alla tomba a pregare, ed
otjtenne la grazia della guarigione, e fu il principale
benefattore nella nuova costruzione dei laboratori Sa
lesiani in Marsiglia.
Il Signore intanilo volle premiare l'umiltà del
Suo Servo nei quindici giorni che stette in Marsiglia.
Una enorme folla di ogni classe di persone desiderose
de’ suoi consigli e della sua benedizione, si portava
ogni giorno alla nostra Casa, disposta ad aspettare
anche dal mattino alla sera, purché potesse parlargli.
Quei giorni furono un martirio ed un trionfo pel Ser
vo di Dio ! E molti ammalati, ricevuta la sua benedi
zione, partivano o migliorati o guariti, altri consolati
nelle loro disgrazie, ed altri confortati nei loro dubbii.
Nel giorno della partenza v ’erano ancora un duecento
e più persone in Casa che lo attendevano, tratte dalla
bontà del suo cuore e dalla fama di sua santità. Tultti
poi desideravano avere una memoria del Servo di Dio,
DE H E R O IC A H U M IL IT A T E
967
e vidi molti a tagliuzzare a pezzi la sua sottana ed il
suo mantello, e non valsero le proteste e le ripulse,
per cui il Servo! di Dio ne dovette uscire malconcio
nelle vesti, e cambiarle nelle Case di Saint-Cyr e del
la Navarra. Liberati a Stento da quella immensa fol
la, e montati in velatura noi due soli, ci dirigemmo ad
Aubagne. Strada facendo, il Servo di Dio, umiliato
e confuso, mi disse : — Come è mai ammirabile il Si
gnore, e come è grande la sua misericordia, che vol
le servirsi di un vaccaro dei Becchi, per muovere tan
ta gente, ad operare le sue maraviglie !
E t m x ta interr. id em Proc. fot. 1188 respondit :
Per la gloria di Dio e pel
bene de’ suoi giovanetti
., _ . §
.
.
.
.
A d Dei gloriarci et prò
tollerava non solo umiliazioni e sopportava ingiurie. suis adoiescentuiis
,
.
.
in
libens se subjiciebat
ma volontariamente si esponeva a riceverne delle humiiiationibus.
nuove, come quando si recava in Francia, e predicava
in lingua francese. Quantunque conoscesse questa
lingua sufficientemente, pure non la possedeva al
punto da potersi esporre a parlare dal pulpito, e ad
un'udienza colta, senza pericolo di proferire qualche
errore, e farsi mettere in canzone. Ciò nonostante,
perchè trattava'si del bene delle anime, il Servo di
dio poneva sotto i piedi ogni sentimento di amor pro
prio, e saliva più volte la cattedra delle più vaste chie
se, non solo di Nizza, di Marsiglia, ma di Parigi, fa
vellando alla meglio e ad un popolo immenso e coDtò,
per fargli capire il dovere di fare elemosina, specialmente a vantaggio della povera gioventù.
Era presente io stesso ad uno di questi sermoni
in Marsiglia, e qualcuno muoveva il riso, quando in
vece di dire l'espressióne francese (echauffer ) scal
dare un povero giovane, intirizzito* dal freddo, usava
altra parola che voleva dire arrostire (etaufer). Tut
ti però ammiravano la sua grande carità, pari alla
sua ammiràbile umiltà. I giornali di Parigi, facevano
l ’elogio della sua modestia e della sua calma e dol
cezza con cui parlava per il bene della gioventù.; no
tavano però che parlava 0rribil1nente.il francese.
Delle quali osservazioni parlando con noi in modo di
celia, il Servo di Dio scherzava" dicendo : — Io non
966
N U M . X V I.
so come non sieno sitasti contenti del mio francese ;
non poteva essere più elegante e classico, mentre ne
aveva il dizionario in saccoccia ! — In effetto aveva
con sè un dizionarietto tascabile, che per mancanza
di tempo non aveva mai poituto consultare.
E t iu x ta id em interr. Pro c. fol. n 88 terg. re~
spondit :
Inter la u d e ? et pianQuando il Servo di Dio per le sue opere grandio-SÌeiseìeminebS°itas Se ài carità e di religione, riceveva da tu te le parti
lodi ed applausi, nutriva e mostrava un bassissimo
concetto di sè medesimo. Oltre al non fare alcuna sti
ma della gloria e dell’onore che gliene veniva, cer
cava tosto di umiliarsi, portando il discorso sulla po
vera sua condizione, e narrando con compiacenza
quello che faceva, quando1menava gli armenti al pa
scolo. Questo fece, come ci disse egli stesso, in Roma
ed alla presenza di-Cardinali; e specialmente in casa
Deo et Deiarae omnia dell’Eminentissimo Marini, che tanto- amava e stimaopera
sua primula a- va
Servo di Dio. Diceva
di Dio
diudieabat.
. che senza l'aiutoJ
' '
non avrebbe poituto compiere nessuna delle sue ope
re, e ne attribuiva tutto l ’onore e gloria all’Altissi
mo, ed alla protezione di Maria Ausiliatrice, che
chiamava la mamma della Congregazione e la Taumaturga delle opere Salesiane. Lo udii più volte attri
buire alla generosa cooperazione dei suoi benefattori
i Cooperatori Salesiani, tutto quanto- egli aveva fatto
per la gioventù in Europa ed in America.
S u b f i n e ! t ìt a e inuti-
V e rS 0
Ì] f i n e
d e lI a
S U a V Ìta
P 0 Ì >.
daVa
la
io d e
dÌ
lem se esse Saiesia- tutto quanto si faceva ai suoi figliuoli, dicendo : — Io
nae Societati assere^
, r . . 0
.
bat.
non sono più che d impaccio ; i miei balesiam sono
essi che lavorano ; io non sono più buono a nulla, e do
po la mia morte le cose andranno meglio ! Così dimo
strava il Servo di Dio la sua profonda umiltà, che aveva amata e praticata fin dalla sua fanciullezza, e di
grado in grado, nel corso della sua vita, ne aveva rag
giunto la perfezione, e quando morì, già era moiito a
sè stesso.
E t ju x ta idem, interr. Proc. fol. i i 89 te r g . - re spondit :
A compimento di quanto ho esposto, rilevo dalle
D E H E R O IC A H U M IL IT A T E
969
sue memorie, quanto segue :« Io raccomando- calda
mente a tutti i miei figli, di vegliare sia nel parlare,
sia nello scrivere, di non mai raccontare, nè asserire
che D. Bosco abbia attenuilo grazie da Dio, od abbia
in qualsiasi modo operaio miracoli. E gli commet
terebbe un dannoso1 errore, sebbene la bontà di Dio
sia stata in misura generosa verso di me ; (tuttavia io
non ho mai preteso di conoscere ed operare cose so
prannaturali. Io non ho fatto altro che pregare e far
domandare grazie al Signore da anime buone. Ho poi
sempre esperimentato efficaci le preghiere comuni
dei nostri giovani, e Dio pietoso e la sua SS. Madre ci
vennero in ajuito nei nostri bisogni. Ciò . si verificò
specialmente ogni volta che eravamo in bisogno di
provvedere ai nostri giovanetti poveri, ed abbandonati,
e più ancora, quando essi trovavansi in pericolo' delle
anime loro ».
§ 95
Suis scripto commendavit ne m iracula
ipsum egisse unquam
dicerent.
XVII T E S T IS — Rev. D, Fxanciscus Cerruti.
J u x ta 22 in terr . Proc. fol. 1355 r&spondit :
L ’umilità di D. Bosco non appariva meno nelle
lodi che molto spesso riceveva. Si sarebbe detto.che
queste lodi non lo riguardassero punto, tanta era la
calma ed indifferenza, che mostrava. Talvolta perdasi
commoveva e lo vidi pure-a piangere. Ricordo che nel InD.
nlasFamuli
dibl11s. humihtas.
augebatur
Settembre 1871, quando appunto 1 aveva accompa
gnato dal Prefetto di Torino, il quale l ’aveva in
vitato per incarico del Ministero ad andare da .lui
per incarico del Presidente del Ministero Lanza, re
lativamente alle trattative della nomina dei V esco v ili
discendere gli andò incontro la moglie del portinaio,
gli chiese la benedizione, ed esclamò : — O mio Dio
mi par di vedere Nostro Signore. — Don Bosco si ac
cese tosto in volto, gli vennero le lacrime agli occhi e
disse : — 'Preghi per me e per la povera anima mia !
— Nel 1885 la signora Oline, piissima donna di Mar
siglia, lo volle a casa sua, e che potesse trattenersi
un poco con ciascuno dei membri della sua numerosa
famiglia, alcuni dei quali di lontano fece venire appo
sitamente. Queste udienze durarono parecchie ore.
N U M . XVI-
Dopo un po’ di ¡tempo la buona signora col suo marito
raccolse tutta la famiglia asisieme e volle ancora che
D. Bosco dicesse qualche parola a tutti. Mentre Don
Bosco parlava, e il marito cercava tutti i modi per
tenerlo occupato nel discorso, essa trasse fuori un pajo
di forbici, e destramente gli mozzava i capelli di die
tro. D. Bosco dopo un poco si accorse benissimo, si
mantenne abbastanza calmo, ma tosto si alzò per an
darsene via. Cercava il suo cappello e gliene presenta
no uno nuovo. A quel punto non potè rattenersi, ed
acceso ili volto, e colle lagrime agli occhi, disse —
Ma questo è troppo ! Questa gente sono matti ! — Ab
bia pazienza, risposi io, finché è Don Bosco,'bisogna
che si adatti anche a que'sto. '— Hai'ragione, riprese
egli, pazienza, sia tutto per amor di Dio. — Ed è qui
da notare, che tanto era il concetto di santità, in cui
era tenuto, che si andava a gara, specialmente in
Francia, a prendere quello che gli spettava, di ve
stiario, ecc.
§?7..
.
.
Era solito,, quando
si ricevevano
grazie,
di'attriN on su a e ipsm s, sed
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iuvenum Mei gratia^ buirie alle preghiere de suoi giovani, tal altra alla
q u as a Deo accipieA
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fiat referabat.
lede di chi chiedeva la grazia, e sopratutto alle opere
dì carità che si facevano per ottenerle. — Ricordati,
disse a D. Sala, che me'lo riferì, che andando a Mi
lano per ismerciare i biglietti della lotteria e trovar
mezzi da vivere pei nostri giovani, è maggiore la ca
rità che farai agli altri, che quella che tu ne riceve
rai. Han denari, han bisogno di. fare elemosina, se
vogliono andare in paradiso. Chiedendo la carità a
loro, è un far .loro del bene.
E t ju x ta idem irrterr. P r o c . fot. 1356 terg. respondit :
Honores
fugft.
'
Da ultimo Pumiltà di D. Bosco apparve eziandio
nel fuggire gli onori. Quando il Conte Cibrario,
segretario delFOrdine Mauriziano, gli parteci
pò, nel 1852, circa, che il Re gli aveva decretato la
decorazione di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazza
ro, — senta, signor Conte, rispose egli, croci io ne
ho già, mi dia piuttosto qualche cosa da comprare il
pane ai miei giovani. — Gli fu dato un sussidio an-
DE H E R O IC A H .U M IL IT A T E
971
imo di lire 500, che più tardi si ridusse a 300, e si
continua tuttora in lire 150 sulle rendite dell'Ordi
ne Mauriziano. Si sa pure, ed io l ’ho sentito da lui
stesso e da parecchi, che Pio IX di s. m., si prof erse
ripetutamente per dargli onorificenze. Ma egli men
tre chiedeva per gli altri, se ne sottrasse sempre per
conto suo. — Che bella figura farei io, rispose egli
scherzando, quando fossi Monsignore in mezzo ai
miei ragazzi ! Non oserebbero più avvicinarsi, e ti
rarmi or da una parte, or dall’altra, come mi fanno
ora.
Una prova di umiltà diede pure D. Bosco quan3
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do nel 1 0 6 7 , gli furono ratte osservazioni sulla vita
dei SS. Pietro e Paolo, che egli aveva pubblicato per
le feste centenarie ricorrenti in quell*anno. Pur fa
cendo le osservazioni e difese volute dal dovere della
verità, valendosi del consiglio e dell’opera di Monsi
gnor Ghilardi, Vescovo di Mondovì, non esitò pun
to a modificare in una nuova edizione alcune espres
sioni, che si desideravano meglio chiarite.
XX T E S T IS — D.nus Ioannes Villa.
jv ixia 22 interr. Proc. fol. 1535 respondit :
Il Servo di Dio era così umile, che coloro i quali
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ne avevano udito parlare di lontano, quando poi la
prima volta si avvicinavano' a lui, e lo1 conoscevano
in persona, al contemplare l ’umiltà e semplicità e fa
migliarità della sua persona, ne restavano oltremodo
sorpresi e meravigliati, perchè si immaginavano un
personaggio che desse importanza nel suo contegno
esterno.
§ 99
Peculiare factum hum iiftatis d . s . argu-
mentum-
§ 100
In ipso adspectu hurrtim as eius apparebat.