Chiara, testimone di vita, di santità radicate nella carità più esemplare di Daniela Monni NOTIZIE CARITAS Foglio periodico di collegamento della CARITAS DIOCESANA DI PERUGIA-CITTA’ DELLA PIEVE (Piazza B. Michelotti, 1 – 06123 Perugia – tel. 075/5737392 -5736922 e fax 075/5733234), I. R. LA VOCE (periodico settimanale – sped. in abb. post. 45% art. 2 co. 20/b L. 662/96 – Fil. di Perugia Uff. A/P) n° 34 del 28/09/2012, curato da Riccardo Liguori (rec. tel. 338/6928633) – E-mail: [email protected] Anno XIV Numeri 8-9 (229-230) Agosto-Settembre 2012 Dedico quest’“editoriale” di inizio nuovo Anno pastorale ed Anno della Fede a Chiara, una madre ventottenne che nella scorsa estate è tornata alla Casa del Padre dopo una grave malattia; questo per condividere la testimonianza di una donna che ha vissuto la sua fede in un mondo in cui tutto dice il contrario. Ammalata di cancro in gravidanza, Chiara aveva rinviato le cure per far nascere il figlio. Di questa giovane testimone di santità del nostro tempo ne hanno parlato anche i media, che di solito vanno a ‘caccia’ di notizie scandalistiche, quelle - secondo non pochi operatori dell’informazione - che fanno vendere più copie ed aumentare l’audience. La storia di Chiara, come quelle di Vittorio, Rosario, Nadia, Ilaria, Daniele, Cristina... è di uomini e donne testimoni silenziosi del nostro tempo radicati nella carità più esemplare che ci insegna il Vangelo. Chiara, con la sua storia di moglie e mamma, passata per il dolore, ma salda nella fede, pone a noi molte riflessioni, domande di senso e significato. Una storia che mi riporta alla mente quella di un’altra donna, P. Durante la seconda gravidanza perde un bimbo a causa di un’infezione contratta nei primi mesi. Presto il quadro che le viene prospettato dai medici è grave: malformazioni, scarse possibilità di vita... Con facilità, anche alcuni amici cari le parlano di aborto terapeutico. P. scrive nel suo diario le preghiere e così anche in quel periodo... “non posso pensare di scegliere... la vita è un dono, anche quando passa attraverso il dolore”... ogni ecografia è un verdetto doloroso. P. perde dopo due mesi il bambino e il raschiamento nella settimana successiva è un’esperienza davvero triste, non solo per la vicenda personale, ma anche perché nel reparto incontra ragazze giovani e spensierate presenti per un aborto, donne più mature che hanno già perso tre, quattro bambini... Dopo un anno resta incinta della secondogenita e anche stavolta la diagnostica è avara. La bambina presenta anomalie che potrebbero richiedere interventi alla nascita. Si pensa anche alla sindrome di down... un mese prima del parto, forse anche meno... in fase ecografica tutto è negativo... Dirà sempre che questa bambina è stato solo uno degli ultimi regali della Provvidenza. Fidarsi di Dio, del domani che non è nostro ci libera da tante umane angosce. Il dolore resta, ma oltre alla consolazione, è sempre presente la speranza, la fiducia in Qualcuno più grande e buono dell’uomo. Penso così non solo alla vita di Chiara, arrivata fino alla morte, per donare vita, ma alla vita di quanti ogni giorno mettono tutta la loro storia nelle mani di Dio, non solo affrontando prove dure come quella di Chiara, ma anche impegnative nella difesa della fede, del bene. La tentazione del mondo è sempre quella di sbrigarsi, fare presto, pensare a se stessi, tirare dritto per la propria strada. Avere davanti persone come Chiara, come Vittorio, che hanno donato la loro vita, ci interpella e chiede di ripensare anche la nostra vita. Nelle pagine interne: SEGUE A PAGINA DUE Aggiornamento del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica (Alle pagine 6-7) Esperienze estive dei “campi di lavoro” per famiglie e giovani in Umbria, Kosovo e Malawi (Alle pagine 8-9) DALLA PRIMA PAGINA Chiara, testimone di vita, di santità… Non sono solo i santi e i beati, ma tutte le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino capaci di leggere il presente con gli occhi di Dio. Spesso non sono capiti. Il tempo, spesso dopo la morte, ce li fa scoprire beati... anche se loro erano lì da sempre e come fiammelle illuminavano la vita di quanti incontravano. Davvero sono dei tesori nascosti in mezzo alle nostre case. Il loro esempio, ben più di una parola, educa alla vita buona del Vangelo, non solo i nostri giovani, ma ogni uomo capace di lasciarsi ancora interrogare. Chiara, Vittorio, Rosario, Nadia, Ilaria, Daniele, Cristina... sono vite silenziose, desiderose di portare il profumo dell’eternità anche nel presente, ma consi- derate folli per chi misura il tempo nello spazio angusto dei cento anni. C’è una parola “eternità” che cambia la prospettiva di tanti nostri pensieri, cambia il nostro modo di vivere perché in quella parola c’è una Voce che ci attende e dice: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Daniela Monni L’ottavo audiolibro della Collana PhonoStorie, facente parte del Progetto Culturale ed Educativo dedicato ad alcuni illustri personaggi del XX secolo, è frutto della collaborazione tra la Caritas italiana e il Centro Europeo Risorse Umane per Multimedia San Paolo Editore. “Fa suonare le campane” raccoglie alcuni tra i più bei testi, noti e meno noti ma altrettanto semplici, chiari e diretti al cuore dell’animo umano, di mons. Antonio Bello, vescovo di Molfetta, che resterà per tutti e per sempre don Tonino. Uomo di straordinaria capacità comunicativa che ha saputo coniugare da illustre pastore il messaggio evangelico in forme ed espressioni nuove e pregnanti: fra le tante “chiesa del grembiule” per sottolineare la missione di servizio e la scelta degli ultimi. “Fa suonare le campane”, è stato presentato di recente a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. Mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana, ha ricordato, tra l’altro, che don Tonino Bello «nella sua missione scelse di abbandonare i “segni del potere” in favore del “potere dei segni” e da questa coerenza fece discendere le sue opere di vera carità. Dal suo esempio siamo sollecitati in questi tempi a ridisegnare la pastorale della carità, non solo attraverso la “conta” delle opere, ma attraverso le occa- sioni di incontro, di relazioni con chi è in condizioni di maggiore fragilità e povertà». «“Un vescovo non sta né avanti, né dietro, ma in mezzo al suo popolo”. Così amava dire don Tonino Bello. Ciò che contava per lui era amare i poveri, il Vangelo e basta». Ricordando così il vescovo di Molfetta, don Maurizio Tarantino, delegato regionale per la Caritas di Puglia, ne ha richiamato «la capacità di saper leggere la realtà, cogliendo, anche nei momenti bui, i segni di speranza. Una croce con delle ali era l’immagine del suo stemma episcopale». Il titolo dell’audiolibro è tratto da questo pensiero di don Tonino Bello: «Il vescovo come colui che fa suonare le campane: è una definizione bellissima, forse poco teologica ma profondamente umana. Sarebbe bello che la gente dicesse di tutti noi che siamo “quelli che fanno suonare le campane”, le campane della gioia di Pasqua, le campane della speranza». Nell’audiolibro, oltre le prefazioni, particolarmente significative, dell’arcivescovo di Bari, mons. Francesco Cacucci, e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, ci sono voci di artisti, giornalisti e sportivi. La lettura dei testi è affidata a Michele Placido, Eleonora Mazzoni, Ignazio Oliva, Susanna Petruni, vicedirettore del Tg1, e al giovane centrocampista dell’Inter Andrea Poli. La colonna sonora, composta dal maestro Mite Balduzzi, è arricchita dalla gradita presenza del cantautore Niccolò Fabi con il suo brano “Ora e qui”. L’audiolibro è fusione di arti diverse: letteratura, recitazione e musica dove ognuna, con il proprio posto e la propria specificità, si lega inscindibilmente alle altre con l’intento di costituire un unico discorso senza soluzione di continuità. “Fa suonare le campane”, un audiolibro che raccoglie alcuni tra i bei testi, noti e meno noti, chiari e diretti al cuore dell’animo umano, di mons. Antonio Bello programma offerto da: PAGINA 2 06132 PERUGIA Via P. Soriano, 41 Tel. 075/5051244 NOTIZIE CARITAS Il Piano Pastorale 2012-2014 della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve: dal Centro di Ascolto diocesano a quelli di Unità pastorale Siamo chiamati ad una “sfida”: farci carico sul territorio delle persone in difficoltà La crisi finanziaria ed economica, che occupa ogni giorno le prime pagine dei giornali, ci interpella in profondità e mentre ci fa sentire più vulnerabili, sollecita anche la nostra responsabilità. Tutti sentiamo che è molto più che una crisi economica e che richiede un cambiamento di rotta, dalla società dei consumatori. Anche il Santo Padre Benedetto XVI si è lasciato interpellare dalla crisi economica, su cui è intervenuto dicendo: «Noi dobbiamo denunciare questa idolatria che sta contro il vero Dio e la falsificazione di Dio con un altro dio, “mammona”. Dobbiamo farlo con coraggio ma anche con concretezza». «La crisi che stiamo vivendo, o meglio dire subendo, ha al suo fondamento i tratti e le caratteristiche dell’avidità, dell’arricchimento facile basato sulla scommessa e rivestito della patina dorata di quella finanza “derivata” e strutturata che negli ultimi anni ha avuto rapido e grande successo. Un arricchimento, di pochi, basato su una creazione di ricchezza immediata» (cit. card. Dionigi Tettamanzi). Davanti alle crisi del nostro tempo nasce paura e smarrimento. Ma quanto ci commuove, quanto ci riguarda, quanto ci interroga? Gesù davanti a chi soffre, a chi ha bisogno SI COMMUOVE, “vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (Mt 14,14). E per seguire con le parole del Papa: «chi sa inginocchiarsi davanti all’Eucaristia, chi riceve il corpo del Signore non può non essere attento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo, e sa piegarsi in prima persona sul bisognoso, sa spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rivestire chi è nudo, visitare l’ammalato e il carcerato (cfr Mt 25,34-36). In ogni persona saprà vedere quello stesso Signore che non ha esitato a dare tutto se stesso per noi e per la nostra salvezza». Siamo chiamati ad una “sfida”, quella di farci carico sempre più sul territorio (parrocchia o Unità pastorale) delle persone in difficoltà. Come? Passare da un impegno che oggi vede sempre più “protagonista” il Centro di Ascolto (CdA) diocesano a quello in cui il “protagonista” diventa il Centro di Ascolto parrocchiale o di Unità pastorale. Peraltro, 60 parrocchie dell’Archidiocesi da anni provvedono diretta- mente ad ascoltare e seguire con un accompagnamento quotidiano le povertà presenti nelle rispettive comunità. Il ruolo del CdA diocesano, con gradualità, non si occuperà più dell’erogazione dei singoli contributi ma sosterrà il lavoro di presa in carico nelle parrocchie /Unità pastorali. Il Centro di Ascolto diocesano non è sostitutivo di quello parrocchiale o zonale, piuttosto, svolge, al fianco del servizio ai poveri, un servizio di animazione della comunità cristiana espressa soprattutto dalle funzioni di sussidiarietà e rivolge il suo servizio a persone che vivono in condizione di povertà che ancora non hanno trovato accoglienza e ascolto nella comunità parrocchiale. Per i prossimi due Anni pastorali la Caritas diocesana è impegna affinché la Caritas venga costituita in ogni Unità pastorale o a livello interparrocchiale, in modo che possa validamente animare la sensibilità e l’azione caritativa dell’intera comunità cristiana verso il territorio. È necessario riscoprire per questo la gratuità, la centralità delle relazioni, a partire dalla famiglia, con particolare attenzione a lenire le ferite di quelle disgregate. Siamo chiamati tutti in questo difficile momento non solo a vivere la carità mettendoci accanto a chi è nella sofferenza, ma soprattutto in questo Anno della Fede anche ad essere testimoni, educatori convinti che “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Il primo appuntamento del nuovo Anno Pastorale per le Caritas parrocchiali è il Ritiro Spirituale che si terrà sabato 1° dicembre. La Caritas diocesana Buon lavoro don Roberto! Diamo il benvenuto a don Roberto Di Mauro, parroco di San Mariano e Girasole, nominato dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti co-direttore della nostra Caritas diocesana. Don Roberto affianca nel lavoro il direttore Daniela Monni, occupandosi in particolare del Coordinamento della promozione della Carità nelle parrocchie. NUMERI 8-9 PAGINA 3 Per i giovani profughi ospiti della Chiesa perugina una giornata nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, a Castelluccio di Norcia, dove uno di loro ha trovato lavoro Lo scorso 5 settembre i ragazzi provenienti dal Mali, dalla Costa d’Avorio e dal Burkina Faso, scappati dalla guerra in Libia e ospitati dalla Caritas nella Casa parrocchiale di San Giovanni del Prugneto in Perugia, si sono recati a Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. I giovani, insieme agli operatori, al direttore della Caritas diocesana, Daniela Monni, al vice direttore e responsabile del Centro d’Ascolto, Stella Cerasa, e ai parrocchiani che hanno collaborato in questi mesi all’interno della Casa hanno passato l’intera giornata nel Parco Nazionale ritrovando così un amico che ha vissuto con loro per molti mesi a San Giovanni del Prugneto. E’ Y. W., un ragazzo del Burkina Faso che lavora, infatti, dal mese di giugno come cuoco in un ristorante nella bellissima località umbra. Dopo aver messo in mostra le sue doti nella PAGINA 4 struttura parrocchiale e in Caritas, ora prepara il cibo per i numerosi turisti italiani e stranieri che vengono a visitare i “Piani” di Castelluccio e il Monte Vettore, che con i 2.476 metri di altitudine è senza dubbio una delle cime più alte e più belle dell’Appennino Centrale. Il Parco Nazionale si estende per circa 70 mila ettari su un terreno prevalentemente montagnoso a cavallo delle regioni Marche ed Umbria ed è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi naturali ed ambientali: è un luogo ricco di storia, leggende e tradizioni con una flora ed una fauna ancora intatta dove è possibile veramente ammirare le bellezze del Creato. Dopo una mattinata trascorsa tra i vicoli di Castelluccio (1.452 m.s.l.m.) e una passeggiata nei famosi “Piani”, il pranzo è stato ovviamente consumato nel ristorante dove lavora il giovane ed ancora una volta tutto il gruppo ha potuto gustare e confermare le doti culinarie del ragazzo africano ed il suo buon inserimento nel luogo di lavoro. Una giornata diversa e molto bella per dei ragazzi arrivati in Italia più di un anno fa con gli occhi impauriti dopo aver lasciato i loro Paesi, fuggendo da situazioni disperate e poi costretti ancora a scappare a causa dello scoppio della guerra in Libia, Paese dove avevano trovato un lavoro. Il pomeriggio è poi proseguito nella splendida cornice medioevale di Norcia, dove a malincuore hanno poi salutato il loro compagno e amico Y.W. Una bella storia finita bene per il ragazzo che nei mesi scorsi era stato anche vittima di un episodio di intolleranza: il giovane aveva risposto ad un annuncio di lavoro che corrispondeva perfettamente alle sue caratteristiche e alle sue capacità ed aveva inviato il proprio curriculum e i suoi dati personali con la speranza di poter lavorare. Era stato contattato successivamente telefonicamente da un “datore di lavoro”, che lo aveva apostrofato ed insultato in maniera molto pesante a causa della sua provenienza e del suo colore di pelle utilizzando forti epiteti anche nei confronti degli operatori Cartitas per l’assistenza fornita a persone che hanno un diverso colore della pelle, una diversa religione e che vengono da Paesi africani. SEGUE A PAGINA CINQUE NOTIZIE CARITAS DALLA PAGINA PRECEDENTE I giovani ospitati nella Casa parrocchiale di San Giovanni del Prugneto sono ancora in attesa di una decisione definitiva sulla loro richiesta di ottenere la protezione internazionale e lo status di rifugiato. Non perdono la speranza nonostante le loro storie tragiche e le risposte della Commissione territoriale di Roma alla loro prima domanda per ottenere questo status, che sono state tutte negative tranne per due ragazzi che hanno ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Proprio per questo motivo è stato presentato ricorso nella speranza che nel momento in cui arriverà la notifica della prossima decisione le istituzioni operino delle scelte diverse per il futuro di questi giovani.I ragazzi hanno una gran voglia di lavorare, infatti, oggi la legge italiana, nell’attesa di una decisione definitiva, consente loro di cercare e trovare un lavoro. Nella gran parte dei casi però, nonostante il grande impegno profuso dalla Caritas per cercare loro un’occupazione, fino a questo momento la ricerca è stata vana. Sono disposti a svolgere qualsiasi tipo di lavoro in particolare come aiuto in cucina, giardiniere, ortolano, muratore, imbianchino, operatore di mezzi movimento terra… Chi fosse interessato alla loro offerta, può contattare la sede della Caritas diocesana di Perugia (tel 075/5733666 / mail: [email protected]). Paolo Montori Per la Caritas italiana «troppi ostacoli» alla regolarizzazione degli immigrati. Finora presentate 14mila richieste di sanatoria «Onerosa, incerta e con una serie di ostacoli che la rendono impraticabile. Una iniziativa che avrebbe tutti gli estremi per essere accolta con grande favore, perché favorisce l’emersione del lavoro nero, rischia di trasformarsi in un’occasione perduta». Così Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas italiana, definisce il provvedimento di emersione dei lavoratori stranieri (che scade il 15 ottobre), di cui si è parlato a Roma, lo scorso 20 settembre, in un incontro al Ministero dell’Integrazione con il Tavolo nazionale immigrazione, cui aderisce anche la Caritas italiana. Finora, informa Forti, «sono state presentate 14.000 domande, ma si prevede, intorno al 15 ottobre, un boom di richieste. L’ostacolo principale è dovuto alla prova di presenza sul territorio italiano al 31 dicembre 2011, richiesta allo straniero, che deve essere documentata da organismi pubblici. Secondo l’interpretazione restrittiva del governo sono organismi pubblici solo le pubbliche amministrazioni. Ma sappiamo che queste non possono produrre documentazione, salvo casi molto particolari, agli stranieri irregolari. Vorremmo che, come in passato, possano rientrare come attività di pubblico servizio anche enti privati come la Caritas o l’Arci, per dimostrare, tramite il tesserino, la presenza degli irregolari che passano per le nostre strutture». Questo problema, precisa Forti, «si sta già ripercuotendo sui territori. Molte Caritas diocesane si trovano in grande difficoltà e ci chiamano per chiedere consigli. Anche se altri NUMERI 8-9 aspetti del provvedimento sono criticabili - afferma -, chiediamo almeno di non sorvolare su questo aspetto. Altrimenti vorrebbe dire che la regolarizzazione non ha la reale intenzione di far emergere il lavoro nero, ma è solo uno specchietto per le allodole». Tra gli aspetti criticabili le associazioni del Tavolo nazionale immigrazione sottolineano il fatto che è «troppo onerosa: si chiede ai datori di lavoro, ma sappiamo che la spesa ricade invece sui lavoratori, di pagare una cifra che va dai 4000 a 7000 euro, con 1.000 euro di contributo forfettario che non saranno restituiti se la domanda non viene accolta». «Da parte del Ministero dell’Integrazione - conclude Forti - c’è stata oggi (20 settembre, n.d.r.) massima disponibilità a superare questa impasse. Ci attendiamo lo stesso da parte del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro». PAGINA 5 Dal “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica Raccolti quasi 2 milioni e mezzo di euro ed aiutate oltre 1.400 famiglie Le domande pervenute sono «interessanti fonti inedite di studio» per il “V Rapporto sulle povertà in Umbria” dell’Aur di prossima pubblicazione. L’arcivescovo presidente della Ceu mons. Vincenzo Paglia: il “Fondo” «è una straordinaria rete che aiuta a salvare il tessuto della società della nostra regione» «Sono molto lieto che l’iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale umbra abbia coinvolto davvero e in maniera sorprendente e capillare l’intera società umbra, che manifesta un’Italia bella, solidale, dando speranza in un momento particolarmente difficile. Certamente, questa “piccola-grande” iniziativa è una straordinaria rete che aiuta a salvare per le sue modalità di erogazione, creando un rapporto diretto e non anonimo con le famiglie in difficoltà, il tessuto della società della nostra regione». E’ il commento dell’arcivescovo mons. Vincenzo Paglia, presidente della Conferenza episcopale umbra, sull’aggiornamento dei dati del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” a tre anni e più dall’inizio della sua operatività, istituito dalla Ceu nella primavera-estate del 2009 con l’erogazione dei primi aiuti alle famiglie in difficoltà che avevano perso il lavoro e senza alcun ammortizzatore sociale. Fino a metà settembre 2012 i nuclei familiari sostenuti dal “Fondo” sono stati 1.436 nelle otto diocesi dell’Umbria (113 ad Assisi, Città di Castello, Foligno, Gubbio, 126 ad Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni), per i quali sono stati impegnati complessivamente 2.284.800,00 euro, grazie alla somma raccolta per il suddetto “Fondo” che ammonta a 2.473.850,36 euro, frutto di tre distinte raccolte (marzo 2009-maggio 2010; giugno 2010-settembre 2011; ottobre 2011giugno 2012). Le famiglie aiutate hanno ricevuto singolarmente contributi mensili di 250-300 euro (in media) per un periodo non inferiore a tre mesi con possibilità di rinnovo del contributo e a richiedere quest’integrazione sono stati 255 nuclei familiari. Ad oggi la disponibilità residua del “Fondo” è di 189.050,36 euro, che dovrebbe garantire il prosieguo della sua operatività fino alla fine del 2012 in base all’attuale trend di domande accolte e relative assegnazioni di contributi da parte del “Consiglio di gestione” del “Fondo” su segnalazione di ciascuna delle otto PAGINA 6 “Commissioni diocesane di solidarietà”. Dall’estate 2009 a tutt’oggi queste “Commissioni” hanno ricevuto e visionato migliaia di domande che sono state ritenute dai ricercatori dell’Aur (Agenzia umbra ricerche) e dell’Osservatorio sulle Povertà (organismo promosso dalla Ceu e dalla Giunta regionale nel 1995) «interessanti fonti inedite di studio» del complesso fenomeno delle povertà in Umbria, che vanno ad integrare i dati statistici ufficiali. «I dati del “Fondo di Solidarietà delle Chiese umbre” contribuiscono molto a dare il polso della situazione». A dirlo è stato il prof. Paolo Montesperelli, sociologo e membro dell’Osservatorio sulle Povertà, a inizio stesura del “V Rapporto sulle povertà in Umbria” di prossima pubblicazione. Per Montesperelli il contributo della Caritas, nella stesura di ogni Rapporto, «è fondamentale prima di tutto dal punto di vista metodologico, ma anche di apporto di esperienze, di spirito. Metodologico nel senso che per l’attività provvida che svolge è una realtà che detiene una marea di dati molto interessanti, che andrebbero valorizzati al massimo, anche nell’interesse della Caritas stessa, oltre che naturalmente della comunità. E poi tutta l’esperienza della Caritas, il suo vissuto, le sue “antenne” fortemente radicate nel sociale sono indispensabili». Ritornando al “Fondo di solidarietà”, il suo obiettivo non si limita alla semplice erogazione di contributi economici, ma vuole essere un richiamo alle coscienze e, soprattutto, un segnale per invitate tutti alla necessità di cambiare gli stili di vita, oggi volti troppo spesso allo spreco, al lusso sfrenato, all’accumulo. Occorre tornare a modalità di vita più rispettose della sobrietà, della modernizzazione, della capacità di accorgersi dei bisogni altrui; stili che possano fare spazio nei cuori alla solidarietà ed emarginare l’indifferenza. Testimonianza dell’importanza anche educativa alla solidarietà che il “Fondo” contribuisce a promuovere, giunge dal gesto di circa 40 famiglie aiutate che una volta superate le difficoltà economiche (grazie al lavoro ritrovato) hanno tempestivamente comunicato la loro nuova situazione, così da rinunciare al sostegno del “Fondo” a favore di altre famiglie. Altro aspetto positivo è la modalità di erogazione del contributo assegnato alla famiglia che lo riceve dal proprio parroco, con il quale si instaura un rapporto umano di conoscenza reciproca che va oltre il semplice gesto di solidarietà. Inoltre, il “Fondo” ha aiutato non poche giovani famiglie a ben amministrare il contributo ricevuto individuando la priorità delle spese da affrontare. SEGUE A PAGINA SEI NOTIZIE CARITAS DALLA PAGINA PRECEDENTE Dall’aggiornamento dei dati del “Fondo di solidarietà” si evince che dei circa 2 milioni e mezzo di euro raccolti oltre la metà (1.257.379,00) sono pervenuti dalla Consulta delle Fondazioni Casse di Risparmio dell’Umbria (Città di Castello, Foligno, Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni e Narni) e da istituti di credito (Banca Popolare di Spoleto e Casse di Risparmio di Città di Castello, Foligno, Spoleto e Terni e Narni) e più di un terzo (774.359,19) dalle tre collette delle diocesi umbre di marzo 2009, giugno 2010 e dicembre 2011, che hanno riguardato oltre 600 parrocchie coinvolgendo gli stessi parroci, i vescovi e comunità religiose. Da segnalare che gli alunni di una scuola del ternano hanno raccolto 15mila euro. Altre somme significative sono pervenute nei tre anni del “Fondo” da aziende, enti ed associazioni (100.000 euro dalla Coop Centro Italia nel 2009, 100.000 euro dalla Regione dell’Umbria nel 2012 e 22.000 euro dalla Coop Umbria Casa nel 2011). Anche privati benefattori (105.329,66 euro), parlamentari e consiglieri regionali (50.411,02 euro) non hanno fatto mancare il proprio contributo al “Fondo”, le cui spese di gestione (esclusivamente spese bancarie) sono state di appena 219,32 euro, in quanto tutti i suoi addetti hanno svolto opera di volontariato. Infine, i dati sulle singole tre raccolte: la prima ha fruttato 1.325.320,65 euro; la seconda 501.188,14 euro; la terza 647.341,57 euro. Chi fosse interessato a sostenere l’opera del “Fondo” può inviare il suo contributo economico attraverso il c/c bancario (codice iban: IT18 F 06315 03000 000000081040) intestato a Regione Ecclesiastica Umbra, specificando nella causale: “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre”. Dati Istat sulla povertà: la Caritas italiana sollecita «misure urgenti a sostegno delle famiglie più povere». Anche in Umbria la situazione è peggiorata: i poveri sono aumentati in un anno dal 4,9% al 8,9% In quest’ultimo periodo si coglie non poca preoccupazione nei Centri di Ascolto Caritas delle otto Diocesi dell’Umbria, non tanto per i recenti dati Istat sulla povertà in Italia riferiti al 2011, ma per il sempre più crescente numero di richieste di aiuti che gli stessi Centri di Ascolto hanno registrato nel primo semestre del 2012. Insomma, la crisi persiste, anzi, si fa ancor più sentire. Ad esempio, presso il Centro di Ascolto diocesano della Caritas di Perugia c’è stato negli ultimi mesi un picco di richieste (circa 130) da parte di residenti che hanno fatto domanda per accedere al “microcredito” per pagare affitti e utenze e per far fronte alle spese sanitarie. Si tratta di un’iniziativa - lo ricordiamo - promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia in collabora- NUMERI 8-9 zione con la Caritas diocesana, la Banca Credito Cooperativo di Mantignana e l’Unicredit Banca e che vede la partecipazione della Provincia e del Comune di Perugia. Dai dati Istat si apprende che, tra il 2010 e il 2011, l’Umbria fa registrare l’aumento maggiore di poveri in termini relativi di tutta Italia. La percentuale delle famiglie in una condizione di povertà relativa (8,9%) è la più alta dal Lazio in su. Sempre secondo quanto riporta l’Istat in Umbria, tra il 2010 e il 2011, l’incidenza della povertà relativa sulla popolazione passa dal 4,9% all’8,9%. Il dato umbro è particolarmente preoccupante a fronte della sostanziale stabilità del dato italiano (dall’11 all’11,1%) e a fronte del dato medio del Centro (6,4%) composto dal 5,2% di Toscana e Marche e dal 7,1% del Lazio. Le Chiese dell’Umbria fanno la loro parte da ormai tre anni con il “Fondo di solidarietà” per le famiglie in difficoltà che non possono ricevere sostegno dagli ammortizzatori sociali, ma non basta e la Caritas regionale fa proprie le sollecitazioni rivolte dalla Caritas italiana al governo nazionale. «Servono misure di contrasto, anche cominciando con poche risorse e poi incrementandole, per supportare almeno le famiglie in povertà assoluta. Dovrebbe essere una preoccupazione di coscienza civile e politica»: è questo il commento di Francesco Marsico, vice direttore della Caritas italiana, in un’intervista all’agenzia di stampa «Sir» dello scorso 18 luglio sui dati Istat sulla povertà in Italia. Nei Centri di ascolto Caritas, ricorda Marsico, «c’è una situazione di stress oramai conclamato. In alcuni contesti, soprattutto al Sud, non ci sono alternative ai Centri di ascolto e alla solidarietà ecclesiale o associativa. Questo è un grande problema». «Pur comprendendo le difficoltà di finanza pubblica – sottolinea il vice direttore della Caritas –, servirebbero delle risorse per garantire la sopravvivenza delle famiglie in povertà assoluta, anche per non colpire la formazione dei più giovani ed evitare così situazioni di povertà strutturale. Bisogna capire se il piano di riutilizzo dei fondi strutturali europei portato avanti dal Ministero per la Coesione territoriale sia sufficiente o se non ci sia bisogno, invece, d’interventi ulteriori da parte del governo». La Caritas italiana chiede quindi misure a sostegno «delle famiglie con figli e delle famiglie più povere. Tutti i provvedimenti del governo in questo senso dovrebbero avere il sapore dell’urgenza. Le poche risorse disponibili devono essere utilizzate prontamente». Servizi a cura di Riccardo Liguori PAGINA 7 Esperienze estive dei “campi di lavoro” per famiglie e giovani in Umbria, Kosovo e Malawi Mons. Nazareno Marconi: «la prima carità che la Chiesa deve fare è sostenere le coppie» Hanno tutte un minimo comune denominatore le esperienze vissute quest’estate dalle persone che si sono recate nelle opere segno delle Caritas dell’Umbria, dove, come avviene da anni, vengono proposti dei “campi” in cui viene messa in pratica la regola benedettina “ora et labora” con spirito francescano nel condividere la giornata con chi è in difficoltà. Soprattutto, chi ha vissuto queste esperienze di vita brevi, ma intense fianco a fianco anche degli operatori e dei volontari Caritas impegnati tutto l’anno in queste opere segno, ha sentito che più che dare, ha ricevuto qualcosa. Qualcosa di grande. «Il confrontarsi ha ridato speranza a tutti», spiega mons. Nazareno Marconi, rettore del Seminario regionale di Assisi, che quest’estate è stato la guida spirituale del “campo famiglie” organizzato presso l’opera “Il Casolare” in Sanfatucchio di Castiglione del Lago (Pg). In questa realtà, dove nel corso dell’anno abitano circa cinquanta persone, sono state accolte nel mese di agosto sedici famiglie da tutta Italia (per un totale di 110 per- PAGINA 8 sone) per riflettere insieme sui temi della coppia, dell’educazione dei figli, dei problemi del quotidiano facendo anche una forte esperienza di condivisione. «Il filo conduttore è stato la meditazione sulla Famiglia di Nazareth – prosegue mons. Marconi – approfondendo come i Vangeli presentano la vita quotidiana di Maria, Gesù e Giuseppe e cercando di togliere da dentro la nicchia queste tre persone. Tutto per renderci conto che in realtà sono molto simili a noi e al nostro vissuto quotidiano». Il “campo famiglie”, come spiega Chiara, che assieme al marito Giovanni e a Francesca è un’operatrice della casa “Il Casolare”, era articolato su dei momenti di riflessione circa il tema della Famiglia di Nazareth che scandivano la giornata, nella quale non mancavano le attività per i tanti bambini presenti, una sorta di piccolo “Grest” in casa... I momenti per i bambini venivano curati in particolare da un sacerdote di Lissone (Milano), che ha accompagnato un certo numero di famiglie provenienti da alcune parrocchie della Lombardia. Queste hanno scelto la casa della Caritas perugina per un momento di riflessione, condivisione e vacanza insieme. Inoltre, erano presenti anche due coppie del “Casolare” che erano in procinto di sposarsi e hanno voluto concludere il loro periodo di preparazione al matrimonio proprio nel “campo famiglie” a Santafatucchio. Prosegue don Nazareno: «Per me è stato molto arricchente sentire quello che dicevano le famiglie sul tema del rapporto genitori-figli, dei momenti di difficoltà della coppia. Più che dare risposte ho fatto domande, e ho imparato tante cose più che insegnare qualcosa. Credo che la prima carità che la Chiesa deve fare è sostenere le coppie». Significativa è anche l’esperienza vissuta da Annamaria Gasparri, professionista perugina e madre di famiglia, partita per il Kosovo, dove le Caritas diocesane dell’Umbria hanno attivato dal 1999 un “campo-missione” in cui si accolgono minori in difficoltà ed orfani di guerra e si aiutano numerose famiglie di diverse etnie e fedi religiose. «Mio figlio si sarebbe dovuto recare in questa missione a Radulac, nella municipalità di Klina, con l’oratorio parrocchiale “Giovanni Paolo II” di Prepo – spiega Annamaria - allora mi sono incuriosita e ho approfittato del fatto che una coppia di amici stava partendo per recarsi giusto nello stesso posto. Volevo rendermi conto di persona di cosa si trattasse e mi si è aperto un mondo. E’ stata un’esperienza bellissima, in relazione a quello che mi ha trasmesso il “campo missione” della Caritas e le persone che ci sono là dentro». SEGUE A PAGINA NOVE NOTIZIE CARITAS DALLA PAGINA PRECEDENTE «I messaggi più positivi sono venuti da quel luogo che è veramente un’oasi in un Paese che vive un momento forte e difficile, dopo pochi anni che questo popolo ha ottenuto la sua indipendenza a seguito di un devastante conflitto. Rispetto al luogo, le sensazioni che mi sono portata dietro sono forti: si tratta di una piccola regione, simile all’Umbria per tante cose, ma che vive una realtà di grandi contraddizioni. Il popolo kosovaro è un popolo dignitoso e molto volitivo. Ho conosciuto giovani kosovari che collaboravano con il “campo-missione”, dove abbiamo condiviso la vita quotidiana delle tante persone che vi abitano. Sicuramente quello che abbiamo fatto noi è stato davvero nulla rispetto a quello che abbiamo ricevuto da queste persone in quei giorni in termini di speranza. E’ un’esperienza che consiglierei a molti di fare, perché paradossalmente, in mezzo a tanti ragazzi che sono rimasti orfani durante la guerra, ho visto da vicino il vero senso della famiglia e il rispetto dei ruoli della famiglia. E’ stata un’esperienza molto formativa». Naturalmente, come afferma Daniela Monni, direttore della Caritas diocesana perugina, «in sette giorni di “campo di lavoro estivo” non si può cogliere l’integrità di una esperienza simile, ovvero è più quello che si prende rispetto a quello che si dà. L’esperienza del “campo di lavoro Caritas” richiede di vagliare le reali motivazioni dei volontari assieme ai responsabili NUMERI 8-9 delle Caritas parrocchiali, perché sia un percorso nella carità e non un momento che si esaurisce in se stesso». Cambiando continente, dalle missioni della Chiesa perugina arriva un’altra bellissima esperienza, questa volta promossa dalla Pastorale giovanile in collaborazione con l’associazione “Amici del Malawi”: è quella di Giosuè Busti, 24 anni, proveniente dalla parrocchia di San Donato all’Elce. Giosuè si è recato assieme ad altri dodici giovani per tre settimane in Malawi, presso il villaggio di Thondwe, vicino a Zomba, capoluogo dell’omonima Diocesi gemellata con quella di Perugia-Città della Pieve; lì c’è un centro pastorale gestito da un sacerdote perugino, don Bruno Raugia, dove c’è un ostello che si chiama “Casa Perugia” che accoglie i volontari. La missione della Diocesi perugina si occupa di gestire tre asili, un ospedale e un politecnico, dove si tengono dei corsi di falegnameria, muratura e sarto- ria, e viene frequentato da moltissimi giovani del posto. «E’ stata un’esperienza molto bella – racconta Giosuè – ho fatto volontariato nelle piccole cose della vita quotidiana. In realtà l’esperienza mi è servita personalmente anche come momento di discernimento su una decisione importante: infatti, il giorno prima di partire ho annunciato al nostro vescovo, mons. Bassetti, che ho intenzione di entrare in Seminario. Così, lontano da tutto e da tutti, ho potuto vivere in maniera speciale queste settimane a Zomba. E’ stato un po’ come provare a donare la vita per i poveri». Queste sono solo alcune delle testimonianze di persone che si sono recate nei “campi di lavoro o missione” promossi dalla Caritas e non solo, che sono sempre pronti ad accogliere i volontari. Tante altre sono le realtà missionarie in cui opera anche la Caritas nella comunità diocesana perugina: basti ricordare il “Villaggio Santa Caterina” in Solfagnano, che accoglie persone anziane con difficoltà socio-economiche. Quest’anno, anche grazie alla costituzione della nuova associazione “Santa Caterina Onlus”, è stato possibile prestare il proprio servizio per gli ospiti della comunità nel periodo estivo. Ma anche l’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile ha offerto varie possibilità di impegno nel segno del volontariato: oltre ai vari GR.EST, Gruppi Estivi, che hanno coinvolto circa 3.000 bambini in tutta la diocesi, è stato possibile per 150 giovani fare un’esperienza importante con il Pellegrinaggio in Terra Santa, svoltosi in agosto. Mariangela Musolino PAGINA 9 La visita in Umbria di una delegazione del Ministero per gli Affari Sociali della Repubblica del Kosovo «fondamentale per continuare la collaborazione» Dal 17 al 22 settembre scorsi è giunta in Umbria una rappresentanza del Ministero per gli Affari Sociali della Repubblica del Kosovo, ospite della Delegazione Caritas della Conferenza episcopale umbra. Questa visita è stata programmata lo scorso mese di maggio quando, dal 14 al 16, gli arcivescovi di PerugiaCittà della Pieve e Spoleto-Norcia, Gualtiero Bassetti e Renato Boccardo, si recarono in Kosovo, nelle strutture per minori e giovani gestite da Caritas Umbria. Tra le numerose visite istituzionali, i Presuli incontrarono anche il direttore del Dipartimento del Ministero per gli Affari Sociali Muhamet Gjocaj. «Siamo molto contenti – disse a mons. Bassetti e a mons. Boccardo – di collaborare con la Caritas Umbria per difendere i nostri bambini». Da ricordare che la Caritas Umbria in Kosovo ha due case dove vengono accolti minori - bambini e ragazzi - orfani di guerra. Poi, Gjocaj espresse una richiesta specifica: «mi piacerebbe venire in Italia, in Umbria in particolare, per conoscere da vicino le varie iniziative a favore delle persone bisognose». I Vescovi accolsero la richiesta e stabilirono la visita per settembre. I membri della delegazione kosovara martedì 18 settembre hanno incontrato il sindaco di Perugia Vladimiro Boccali e, a seguire, hanno avuto un incontro con i responsabili dei Servizi sociali del Comune sul tema “L’iter e i soggetti coinvolti nell’affido fami- liare secondo l’ordinamento italiano”. Mercoledì 19 settembre si sono recati a Spoleto e sono stati accolti dall’arcivescovo Renato Boccardo, delegato della Conferenza episcopale umbra per il servizio della carità, nel Salone “Barberini” del Palazzo arcivescovile. «Questo incontro – ha detto mons. Boccardo – è utile per intensificare la nostra amicizia: dunque, benvenuti in questa nostra bella terra umbra. A nome della Conferenza episcopale regionale - ha proseguito il Presule confermo l’impegno della Caritas Umbria in Kosovo e rinnoviamo la nostra fiducia a Cristina e Massimo Mazzali, coordinatori della presenza della Chiesa umbra in terra kosovara. Come sapete in Italia stiamo vivendo una grave crisi economica. Anche tante iniziative della Chiesa devono essere un poco ristrette. In Kosovo, quindi, concentreremo il nostro impegno nelle Case che già gestiamo, al fine di garantire un servizio di qualità ai bambini e ai ragazzi accolti. Il mio pensiero, poi, va ai tanti volontari che frequentano le nostre Case: anche se mancano i soldi, grazie a Dio, non mancano però le risorse umane». Il direttore del Dipartimento del Ministero per gli Affari Sociali Muhamet Gjocaj ha detto che «questa visita è fondamentale per continuare la collaborazione tra il nostro Stato e la Caritas Umbria. Siamo qui per capire la legislazione italiana in tema di affido dei minori. Speriamo di poter partire presto anche in Kosovo con questa forma di sostegno ai bambini». Nel pomeriggio del 19 settembre la delegazione ha visitato l’Istituto Serafico di Assisi e ha avuto un incontro sul tema “Servizi alla persona e modelli di welfare: culture a confronto”. In serata si è svolto l’incontro con l’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti. E’ stato un incontro molto cordiale nel corso del quale si è fatto un “bilancio” della visita degli ospiti kosovari e ribadita la volontà a proseguire la collaborazione. Il giorno seguente la delegazione ha visitato alcune strutture della Caritas regionale, mentre il 21 settembre ha raggiunto Roma per poi far rientro in Kosovo sabato 22. Francesco Carlini VUOI ESSERE AGGIORNATO SU TUTTE LE NOTIZIE E GLI APPUNTAMENTI DELLE CARITAS DIOCESANE DELL’UMBRIA? CONSULTA IL SITO DELLA DELEGAZIONE REGIONALE CARITAS ALL’INDIRIZZO www.chiesainumbria.it/caritas PAGINA 10 NOTIZIE CARITAS Terremoto in Emilia Romagna Le Delegazioni regionali Caritas Umbria e Marche gemellate con due comunità parrocchiali della diocesi di Modena Continuano ad essere messe a dura prova le popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna e lo saranno ancor di più con l’approssimarsi dell’autunno e poi dell’inverno. E’ un sisma - ricordiamo - che ha fatto sentire i suoi effetti anche in Lombardia e in Veneto e, a quasi cinque mesi dal suo inizio, i media ne parlano sempre meno. «La Chiesa vi è vicina e vi sarà vicina con la sua preghiera e con l’aiuto concreto delle sue organizzazioni, in particolare della Caritas, che si impegnerà anche nella ricostruzione del tessuto comunitario delle parrocchie», ha detto Papa Benedetto XVI nel suo discorso a San Marino di Carpi, durante il viaggio di fine giugno nei luoghi colpiti dal sisma. E la vicinanza della Caritas si intensifica proprio quando dalla fase dell’emergenza si passa a quella della ricostruzione. Sono stati avviati i gemellaggi, che coinvolgono 185 parrocchie e 17 zone pastorali con l’impegno delle Delegazioni regionali Caritas di tutta Italia. Ogni Delegazione ha fatto varie visite nelle zone gemellate, incontrando i parroci, gli operatori pastorali e l’équipe Caritas per definire un percorso che durerà nel tempo e che sarà un cammino condiviso tra Chiese sorelle. All’inizio di agosto la Caritas Umbria ha dato notizia dell’avvio del suo gemellaggio: «Le Delegazioni Caritas Umbria e Marche, su indicazione della Caritas italiana, si sono gemellate con le comunità parrocchiali di San Prospero e Cavezzo». Ad annunciarlo è stato Marcello Rinaldi, delegato regionale Caritas, che ha illustrato la situazione nelle due comunità: «San Prospero è un comune di 5.000 abitanti con le frazioni gravemente danneggiate dal sisma. Ci sono quattro parrocchie che hanno subito gravi danni alle chiese e ad alcune strutture parrocchiali. A fronte di danni lievi al patrimonio residenziale, gli abitanti lamentano la mancanza di strutture parrocchiali. In questo comune la tendopoli è gestita dalla Protezione civile umbra. Cavezzo è un comune con più di 5.000 abitanti molto danneggiato dal sisma e per molto tempo non c’è la possibilità di ripristinare l’uso della chiesa parrocchiale». «Insieme al delegato delle Marche – ha aggiunto Rinaldi – ci siamo recati nei due comuni incontrando la Caritas di Modena ed i parroci, riscontrando alcune problematiche come l’aumento delle tendopoli spontanee. Nella tendopoli di San Prospero si registra un’alta presenza di stranieri di diverse etnie che non facilita la vita quotidiana già messa a dura prova dalla grave situazione di disa- NUMERI 8-9 gio vissuta dai terremotati. Inoltre, la fascia della popolazione anziana ha subito un forte abbandono, in quanto molte “badanti” hanno lasciato il territorio». Non mancano i problemi legati al mondo giovanile, dal momento in cui nelle scuole ancora non si sa come sarà portata avanti la didattica: «probabilmente a turni», ha affermato Rinaldi, che è ritornato il 14 settembre nelle due comunità parrocchiali, «e occorre pensare a un’attività di dopo-scuola intesa come tempo di studio e di aggregazione». Per contribuire a risolvere queste problematiche la Caritas ha proposto alcuni interventi: con l’aiuto dei volontari locali nel comune di San Prospero sono state avviate le visite domiciliari e nelle tendopoli per ascoltare le persone; in entrambi i comuni verranno costruiti dei “Centri della comunità” per attività pastorali e socio-aggregative. Si tratta di strutture polifunzionali per attività liturgiche, sociali e ricreative, secondo quattro tipologie, da 150 a 330 mq, in riferimento alla popolazione e alle parrocchie coinvolte. Sono anche in progettazione strutture per servizi sociali e caritativi, servizi in risposta alle vecchie e nuove povertà, e fondamentale sarà anche la progettazione sociale per la ripresa socio-economica del territorio. Infine, il delegato Caritas Umbria ha sottolineato che «le comunità parrocchiali gemelle richiedono sopratutto aiuti economici e non volontari esterni». A seguito della raccolta in tutte le parrocchie d’Italia, superano i 7 milioni di euro le offerte finora pervenute alla Caritas italiana per le attività di ricostruzione e di sostegno alle popolazioni colpite, ai quali vanno aggiunti i 3 milioni di euro subito stanziati dalla Cei in fase di emergenza. La solidarietà degli umbri, come ha reso noto il settimanale «La Voce» nel numero del 3 agosto, «si è fatta tangibile con la speciale colletta del 10 giugno a favore delle popolazioni terremotate. Le otto diocesi ad oggi hanno raccolto complessivamente circa 187.700 euro ed ancora giungono offerte, anche da chi non frequenta abitualmente la Chiesa. Queste le cifre delle singole Caritas diocesane: Assisi 30.000 euro, Città di Castello 10.100, Foligno 15.200, Gubbio 7.600, Orvieto 15.000, Perugia 60.000, Spoleto 30.000, Terni 19.800. Da sottolineare che alla Caritas di Spoleto sono state portate anche le offerte raccolte dalle comunità greco-cattoliche di Perugia, Spoleto e Terni, in quanto il prete che le segue vive a Spoleto». R. L. PAGINA 11 La Caritas nel mondo Emergenza Siria: continuano le violenze e aumentano i rifugiati. L’appello della Caritas alla solidarietà In Siria la situazione umanitaria si fa di ora in ora sempre più grave e da alcuni giorni si sono persi i contatti con la Caritas locale, non raggiungibile né con il telefono né per e-mail. Mons. Antoine Audo, presidente di Caritas Siria, nell’ultimo messaggio inviato scrive: «Il mio posto è ora vicino ai miei fedeli, che non posso e non voglio assolutamente abbandonare». La violenza sembra ormai aver preso il sopravvento e giungono notizie non solo di scontri fra le opposte fazioni, ma di veri e propri attentati terroristici anche nei confronti di cristiani e di altre minoranza religiose. Di questa grave situazione ne ha parlato di recente anche il rappresentante della comunità siriana in Umbria durante un incontro con il direttore della Caritas diocesana di Perugia. «Damasco è una città asfissiata», ha denunciato Rosette Héchaimé, coordinatrice delle Caritas del Medio Oriente. «Mentre proseguono le violenze, si aggravano le condizioni della popolazione e le difficoltà di trovare viveri e medicinali, cercati anche di notte e di nascosto». Eppure «la guerra non cancella la solidarietà», ha affermato sempre Héchaimé. In questo clima la sezione di Aleppo della Caritas Siria ha iniziato la distribuzione di viveri per 1.000 famiglie (soprattutto acqua, panini già preparati e scatole di conserve), dopo i precedenti progetti dello stesso tipo effettuati ad Homs e a Damasco, grazie all’aiuto di operatori e volontari, tra cui trenta scout. Le famiglie beneficiarie sono accolte in spazi provvisori nei giardini pubblici e in tre scuole fuori mano, ma la mancanza di cucine e di combustibile impedisce di preparare pasti caldi. Il campo giordano di Za’atari, al confine siriano accoglie migliaia di persone, ma è ancora in via di completamento e le condizioni logistiche sono sempre più difficili, anche a causa del caldo opprimente del deserto, della polvere che soffia sulle tende e con l’elettricità non ancora disponibile. Un numero imprecisato di rifugiati è poi sparso fra la popolazione, spesso accolto da parenti. Molti profughi si presentano al centro di accoglienza della Caritas Giordania solo con i vestiti che indossavano al momento della partenza, e anche per questo cresce la necessità di cibo, acqua e medicine. Papa Benedetto XVI ha chiesto «che sia garantita la necessaria assistenza umanitaria e l’aiuto so- lidale. Nel rinnovare la mia vicinanza alla popolazione sofferente ed il ricordo nella preghiera, rinnovo un pressante appello, perché si ponga fine ad ogni violenza e spargimento di sangue». Caritas Libano e Caritas Giordania sono impegnate su più fronti, oltre a quelli di immediata assistenza, in collaborazione con le autorità, ma la situazione si aggrava sempre più. Migliaia di rifugiati chiedono aiuto alla Caritas per far fronte ai prezzi esorbitanti dei beni di prima necessità e alla piaga del lavoro minorile, e vengono segnalati casi di matrimoni forzati di bambine di 11 anni vendute dalle famiglie di appartenenza. In Turchia la Caritas concentra la sua azione su sostegno sanitario, distribuzione di viveri, supporto psicologico e tutela giuridica in favore dei rifugiati urbani privi di assistenza pubblica. La Caritas italiana, dall’inizio dell’emergenza profughi, ha messo subito a disposizione un primo contributo destinato alle famiglie, ma solo in Siria occorrono già altri 170.000 euro per estendere l’intervento in atto. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte alla Caritas Italiana tramite: C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Siria 2012”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119 Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474 Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384 Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 CartaSi (VISA e MasterCard) telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio) PAGINA 12 NOTIZIE CARITAS La Caritas nel mondo Somalia: non solo violenza e siccità, ma segnali di speranza e rinnovato impegno della Caritas «Si apre una speranza», è il commento di mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio, alla notizia dell’elezione del nuovo Presidente della Somalia, Hassan Sheik Mahamoud, il 10 settembre scorso. Il nuovo Presidente è un professore universitario e, a confermare che probabilmente un nuovo quadro politico si apre nel Paese più martoriato del Corno d’Africa, la notizia arriva a seguito dell’approvazione di una nuova Costituzione provvisoria, promulgata il 1° agosto scorso da un’assemblea costituente di 825 membri. La scelta di un Presidente outsider, eletto dopo i complessi accordi fra i numerosi clan e sottoclan in cui è stratificata la società somala, è co- munque «la soluzione più logica», come sottolinea ancora mons. Bertin, ed è finalmente un risultato che nasce col consenso di una base locale molto ampia. Dalla caduta di Siad Barre nel 1992 la Somalia vive in piena anarchia, dopo l’infruttuoso tentativo dell’ingerenza militare “umanitaria” di Restore Hope e in preda alle violenze di gruppi armati. La comunità internazionale non è stata in grado di sostenere alcun vero processo di pace, nonostante le 15 conferenze che si sono tenute negli ultimi 20 anni. Le milizie estremiste dei cosiddetti shabaab che hanno dominato la cronaca degli ultimi mesi, sono solo l’ultimo anello di una catena di violenze. In questa cornice il Paese ha sofferto di svariate crisi alimentari, ultima delle quali la grande siccità del 2011, i cui effetti sono ancora evidenti. La maggior parte delle attività sono ora concentrate sulla riabilitazione agricola, la cura del bestiame e l’educazione alla conservazione dell’acqua. Ed è proprio in questi settori che la Caritas italiana sostiene le attività della Caritas Somalia e di altre organizzazioni presenti sul territorio. Un sostegno che non è mai venuto meno, anche in questi difficili anni di violenza e insicurezza. In particolare, per la Somalia sono stati messi a disposizione a tutt’oggi quasi 2 milioni di euro, grazie ai fondi raccolti con la colletta nazionale indetta dalla Cei il 18 settembre 2011 per la siccità che ha colpito tutto il Corno d’Africa. Le località di Brava, alcuni villaggi del Basso Giuba e 8 insediamenti di sfollati a Mogadiscio hanno beneficiato per primi, a fine 2011, di viveri di prima assistenza e medicinali. Nei primi mesi del 2012 è stato possibile iniziare programmi a più lungo respiro anche in altre zone del Paese, fino alla regione autonoma del Puntland e nel Somaliland. Oltre a programmi per la riabilitazione agricola e di lotta alla malnutrizione, soprattutto in favore di donne e bambini, si stanno sviluppando in maniera significativa anche progetti per l’acqua (sistemi di irrigazione, rinnovo e scavo di nuovi pozzi). Molte fra queste attività sono ancora in corso e l’auspicio è che possano essere ulteriormente incrementate grazie a una situazione meno conflittuale. Nell’Unione Europea 140 milioni di persone coinvolte in attività di volontariato. A riferirlo il Cor Unum e la Caritas Internationalis Secondo le stime dell’Unione europea sono circa 140 milioni le persone coinvolte in attività di volontariato sociale, culturale e sportivo. «Di queste, una buona fetta appartiene al mondo cattolico e più in generale a quello cristiano». Lo ha ricordato lo scorso aprile il card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, presentando a Roma, insieme a Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, il volume “Il Santo Padre e i volontari europei”, che raccoglie gli interventi più significativi dell’incontro che ha riunito in Vaticano, nel novembre 2011, oltre 50 organizzazioni di volontariato cattolico che operano in Europa. Nel volume è presente anche una indagine condotta su 58 organizzazioni cattoliche europee, per valutarne il potenziale sociale e pastorale. Sulla base di questi dati molto parziali perché non tutte le organizzazioni hanno risposto ai questionari -, 29 organizzazioni su 58 si dedicano alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, a seguire all’educazione dei giovani e degli adulti, all’ambito sanitario. Il 53% delle organizzazioni richiede almeno un impegno settimanale ai volontari, di cui il 27% una maggiore frequenza. Tra le motivazioni del volonta- NUMERI 8-9 riato cattolico prevalgono “solidarietà e fede”, con poco spazio per l’impegno politico. Tra le criticità emerse dall’indagine, alcune lacune nella presenza e formazione dei giovani, poca collaborazione con altre realtà pubbliche e private e scarsa capacità di innovazione. Sono invece 164 le organizzazioni che aderiscono alla rete di Caritas internationalis, con oltre 500.000 volontari in tutto il mondo, «ma la cifra è probabilmente molto più alta, perché è difficile conteggiare chi fa volontariato nelle parrocchie, spesso in maniera anonima», ha precisato Michel Roy. Anche il budget annuale mondiale è stimato, con difficoltà, intorno ai 2 miliardi di euro, «in maggioranza proveniente da offerte private, perché ci teniamo a mantenere la nostra indipendenza rispetto ai governi», ha puntualizzato Roy. Il segretario generale ha ricordato la caratteristica dell’approccio Caritas, che aiuta cattolici e non cattolici senza distinzioni ed è «rispettoso di ogni persona e di ogni fede per rendere le rispettive società più umane ed attente ai bisogni dei poveri». «Il volontariato - ha affermato Roy - è una forza per il cambiamento, è una strada di evangelizzazione». PAGINA 13 Lettere in Redazione CARO AMICO... “Caro amico, sono un vecchio pensionato non più autosufficiente, vivo (sarebbe più giusto dire vegeto) in una casa di riposo da anni. Le mie giornate sono tutte uguali, senza nessuna speranza o aspettativa, in una parola, tristi. Quando sento suonare alla porta, mi illudo per un attimo che qualcuno venga a cercare di me, ma non è mai così. I miei figli, i miei nipoti, sembrano essersi scordati l’indirizzo di questo luogo… Forse però, caro amico, potresti essere tu a farmi una visita; forse potremmo fare anche una partita a carte, chissà… Se non lo farai tu, chi lo farà?” “Caro amico, sono una bambina di otto anni di San José, in Costa Rica. Nella mia casa ci sono due stanze, due lettini, una piccola finestra e un gatto bianco. Nella mia casa mangiamo solo la sera, quando il mio papà ritorna a casa con il sacchetto pieno di pane e di pesce secco. Nella mia casa siamo tutti poveri, ma il mio papà ha gli occhi celesti, la mia mamma ha gli occhi celesti, io ho gli occhi celesti, il mio fratello ha gli occhi celesti e anche il gatto ha gli occhi celesti. Quando siamo tutti seduti a tavola, nella nostra casa sembra che ci sia il cielo”. “Caro amico, io sono un ragazzo straniero, vengo da un Paese molto povero. Ho lasciato la mia famiglia e il dolore per la lontananza dai miei mi trafigge continuamente. Sono venuto nel tuo Paese in cerca di lavoro, ma la vita per me è molto dura. Non ho trovato niente di meglio da fare che andare di porta in porta a vendere cianfrusaglie che nessuno vuole. Al massimo guadagno qualcosa per mangiare e non riesco proprio a spedire niente a casa. E’ colpa mia se sono nato in un Paese povero? Caro amico, oggi busserò alla tua porta, al tuo cuore per un pane ed un fuoco. Non mi scacciare, aprimi fratello. Se non lo farai tu, chi lo farà?” Caro pensionato, cara bimba di San José, caro giovane straniero, siamo un gruppo di persone che vivono alla periferia di Perugia, una zona tutto sommato ricca, se paragonata a tante situazioni povere del mondo anche se non navighiamo certo nell’oro. I nostri occhi non sono celesti, ma spesso grigi come le mura delle nostre stanze. Nelle nostre case disponiamo di tanti letti, due bagni, tre televisori, un computer fisso, uno portatile e mangiamo almeno tre volte al giorno. L’auto che possediamo non è un semplice mezzo di trasporto, ma anche se non lo ammettiamo apertamente, rappresenta un po’ il nostro ‘status symbol’, però, il cielo difficilmente entra nelle nostre stanze. Passiamo a volte davanti alla casa di riposo, ma per un motivo o per un altro, non troviamo mai il tempo di fermarci per una visita. Andiamo sempre così di fretta! Facciamo una fatica enorme a non pensare solo a noi stessi, a regalare anche solo un’ora del nostro tempo al prossimo e se doniamo qualcosa ai poveri, spesso si tratta solo di spiccioli. Pensate, l’anno scorso nella nostra parrocchia è stata organizzata una raccolta di viveri per i poveri delle Ande peruviane; ebbene, solo in pochissimi hanno risposto all’appello. E’ vero che dalle nostre parti c’è una brutta crisi economica, ma è anche vero che nessuno può dirsi tanto povero da non poter aiutare un altro più povero di lui. Però, è andata così, il nostro ‘io’ ci ha impedito di vedere i bisogni intorno a noi. Ma forse non è neanche tutta colpa nostra, forse la colpa è del ritmo di vita frenetico che la società dei consumi in cui viviamo ci impone, divisi come siamo fra mille impegni quotidiani. Però probabilmente prima o poi ci chiederemo dove stiamo andando così di fretta, cosa ce ne facciamo di tre televisori e di un’auto tanto potente e quando avremo capito che non ne vale la pena, forse ripenseremo a te, giovane straniero e a tutte quelle volte che non ti abbiamo aperto le porte delle nostre case respingendoti anche in malo modo senza neanche offrirti qualcosa da bere o da mangiare. Forse ripenseremo anche a te, amico pensionato e a te, piccola di San José, ai tuoi occhi celesti di bambina, a quelli dei tuoi familiari e alle tue due stanze così luminose e celesti anche se hanno solo una piccola finestra. Allora proveremo ad aprire le nostre di finestre, tutte quante, nella speranza che entri il cielo nelle nostre case, ma sarà stato tutto invano se prima non avremo aperto il nostro cuore. Antonio Salemme OPPURE SUL C.C. BANCA POPOLARE DI SPOLETO - IBAN: IT28 S 05704 03000 000000071452 PAGINA 14 NOTIZIE CARITAS UNA RICHIESTA-PROPOSTA… Gentile dott. Liguori, sono sempre molto felice di ricevere, come abbonato a «La Voce», “Notizie Caritas”, del quale lei è il curatore principale. Lo leggo attentamente, e ricevo puntualmente da esso due sollecitazioni: prima di tutto la speranza, quella che la bellezza della carità infonde nel mio cuore in questo tempo di crisi, nel quale davvero non si arriva alla fine del mese... “La Carità non avrà mai fine”, questo versetto di Paolo è la speranza di questi nostri tempi. E’ straordinario e commovente vedere quanto bene le Chiese dell’Umbria riescono a fare, quanta speranza - appunto riescono ad infondere. La seconda sollecitazione è forse più importante della prima: è l’ammonimento che ne ricevo. Ogni volta che leggo “Notizie Caritas” non posso fare a meno di compiere un sincero (e anche doloroso) esame di coscienza: quanto del tempo che ho a disposizione potrei spendere per fare del bene, attivandomi in una delle tante strutture Caritas? Perché quell’ardore della carità che si ha a vent’anni oggi che ne ho quasi il doppio sembra affievolito, impigrito, forse impaurito? Come la Parola di Dio, così anche “Notizie Caritas” fa verità dentro al cuore, lacerandolo e purificandolo. Grazie, grazie sinceramente, per il bene oggettivo e per le sollecitazioni soggettive. Detto ciò, passo a farle una richiesta: sarebbe possibile realizzare una sorta di vademecum, un volantino, una pagina, qualcosa comunque da portare L’Apv informa sempre nel portafoglio e da tirar fuori quando s’incontra una persona in difficoltà, dove si possano trovare tutte le strutture Caritas della regione, diocesi per diocesi, divise in mense, case, centri d’ascolto, con indirizzi, numeri di telefono, generalità dei responsabili, mappe per raggiungerli? Credo sarebbe utilissimo. Se già esiste la prego di comunicarmi il modo di procurarmi tale ausilio. Se non esistesse ancora, spero si possa presto realizzare e di trovarlo allegato ad uno dei prossimi numeri di “Notizie Caritas”. Grazie dell’attenzione, ma soprattutto del suo e vostro servizio. Il Signore vi accompagna e vi Benedice. Simone Caporicci Perugia Caro sig. Simone, grazie a Lei per essere un nostro lettore e per questa sua richiesta-proposta, che accogliamo e cercheremo di realizzarla. Intanto, se può esserle utile, alcune informazioni sui servizi e strutture di accoglienza Caritas in diocesi e in regione le trova sul sito www.chiesainumbria.it/caritas o richiedendo alla Caritas diocesana di Perugia l’opuscolo sulle Opere Segno. Cordialmente. R. L. “Fili di speranza”, un laboratorio di lavori artigianali in cui le detenute del Carcere possano riacquistare fiducia in se stesse “Fili di Speranza” è il tema del laboratorio che si è tenuto presso la Sezione Femminile della Casa Circondariale di Capanne in Perugia, curato dall’Associazione perugina di volontariato (Apv), realtà promossa dalla Caritas diocesana. E’ un progetto reso possibile dall’impegno dei volontari che giornalmente sono presenti in carcere ed ha come obiettivo quello di promuovere le persone NUMERI 8-9 perché possano riacquistare fiducia in se stesse, attivare percorsi che valorizzano la dignità delle persone ristrette. «Il laboratorio – spiega Maurizio Santantoni, presidente dell’Apv – si prefigge un percorso che sia educativo. Stimolando la creatività, responsabilizzando le partecipanti al corso nella realizzazione di un progetto (piccolo o grande che sia) e soprattutto impegnandosi per portarlo a termine». «L’obiettivo del laboratorio – aggiunge Santantoni – è quello di progettare e realizzare piccoli oggetti in tessuto cucito. Esempio: porta telefonino, copri cuscino, porta tutto per armadi, grembiuli da cucina, tovagliette americane, borse per la spesa, borse da passeggio ecc. Il tutto realizzato con materiale di recupero, tagli di tessuto, fine pezza e accessori forniti da laboratori di taglio e confezione. Lo scopo è di dimostrare che si possono ottenere ottimi risultati, usando ciò che abitualmente si butta. Questo è un modo di fare “economia”, utilizzando fantasia, creatività e buona volontà. Il risultato – conclude – sarà quello di ottenere un prodotto qualificato, anche vendibile, da poter presentare ed esporre nel periodo natalizio organizzando una piccola mostra o un mercatino anche fuori del carcere». PAGINA 15 La prima generazione incredula Accanto ai giovani della GMG c’è un’ampia parte di “under 30” che non avverte alcun interesse per il cristianesimo. Una proposta per (ri)avvicinare le nuove generazioni alla fede Perché i giovani non vanno più a messa? Con questa domanda si apre il libro di don Armando Matteo, assistente ecclesiastico nazionale della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), dal titolo La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede (Ed. Rubbettino, pp. 102, € 10,00). Il libro è un originale contributo al dibattito sull’emergenza educativa e un tentativo efficace di indicare la strada per il recupero dello spazio per una “profezia possibile” in quel mondo largamente secolarizzato in cui sono nati e cresciuti gli odierni “under 30”. Proprio sull’eredità culturale del nostro tempo e le necessarie conseguenze sulla religiosità si concentra l’attenzione di questo saggio, che invita a una nuova attenzione nei confronti del problema dell’inculturazione della fede, vera base di ogni suo annuncio: “La fede non si presenta mai sulla scena della storia nella sua purezza evangelica, ma sempre attraverso mediazioni di tipo culturale che permettono una sua possibile comprensione agli uomini e alle donne di tempi e di spazi di volta in volta differenti” (p. 19). Don Matteo osserva come “la grande inculturazione del Vangelo operata dai Padri della Chiesa, tra il IV e il V secolo dell’era cristiana, risulti oggi sempre meno efficace” (p. 20). Infatti, “tutte le categorie che si sono trasformate o sono semplicemente cadute in disuso (eternità, verità, sostanza, sacrificio, autorità) hanno assicurato nel passato la plausibilità del cristianesimo, ne hanno permesso di cogliere l’incremento di vita che esso porta con sé, e sostenuto efficacemente l’evangelizzazione, in seno alla famiglia. [...] La scomparsa di tali parole-chiave rende invece ragione dell’indifferenza, dell’agnosticismo, dell’incredulità del nostro tempo” (p. 27). Come sorprendersi allora del disinteresse nei confronti della fede manifestato dai tanti giovani che non partecipano né alle Giornate Mondiali della Gioventù, né alla vita parrocchiale? “Le nuove generazioni - scrive don Matteo - sono nate da genitori ampiamente investiti dall’avvento della cultura postmoderna e quindi dal suo lento ma non per questo meno inesorabile divenir estranea al cristianesimo: hanno respirato una cultura che estrometteva tutti i punti d’aggancio sui quali la teologia cristiana aveva puntato per dire la bontà di Dio per una vita piena. [...] È nata così la prima generazione incredula della storia dell’Occidente” (p. 28). La Chiesa di oggi è interessata a evangelizzare i giovani? Questa domanda provocatoria nasce a partire dalla constatazione che “le parrocchie (e in parte le associazioni e i movimenti) sono essenzialmente luoghi di esercizio della fede: luoghi che presuppongono in coloro che li frequentano una fede nel Vangelo già presente e una qualche dimestichezza con PAGINA 16 la prassi della preghiera. Se oggi entrasse in una delle moltissime parrocchie d’Italia una persona qualsiasi che non sapesse che cosa è la fede, non troverebbe alcuno spazio ove elaborare e auspicabilmente superare tale ignoranza” (p. 34). Da dove ripartire per una nuova evangelizzazione? La proposta di don Matteo riguarda, oltre al recupero delle parole-chiave di cui si è detto, una nuova grammatica dei segni della tradizione cristiana, i quali - come ha notato de Certeau - patiscono oggi il destino di restare segni vuoti, culturalmente privati della loro capacità di mediare essenzialmente la bontà della fede cristiana per la vita umana. Oltre a una rinnovata inculturazione della fede, al recupero del significato autenticamente umano delle parole e dei segni cristiani, deve affiancarsi una nuova prossimità, un’attenzione fatta di autentica cura per i giovani. Si tratta di recuperare la formula magica di ogni processo educativo: quel semplice “tu mi interessi” che l’adulto deve sempre testimoniare al giovane. Giulio Lizzi NOTIZIE CARITAS