Chiara, testimone di vita, di santità
radicate nella carità più esemplare
di Daniela Monni
NOTIZIE CARITAS
Foglio periodico di collegamento della CARITAS DIOCESANA DI PERUGIA-CITTA’ DELLA PIEVE
(Piazza B. Michelotti, 1 – 06123 Perugia – tel. 075/5737392 -5736922 e fax 075/5733234), I. R. LA VOCE
(periodico settimanale – sped. in abb. post. 45% art. 2 co. 20/b L. 662/96 – Fil. di Perugia Uff. A/P) n° 34 del 28/09/2012,
curato da Riccardo Liguori (rec. tel. 338/6928633) – E-mail: [email protected]
Anno XIV
Numeri 8-9
(229-230)
Agosto-Settembre
2012
Dedico quest’“editoriale” di inizio nuovo
Anno pastorale ed Anno della Fede a
Chiara, una madre ventottenne che nella
scorsa estate è tornata alla Casa del
Padre dopo una grave malattia; questo per
condividere la testimonianza di una donna
che ha vissuto la sua fede in un mondo in
cui tutto dice il contrario. Ammalata di
cancro in gravidanza, Chiara aveva rinviato le cure per far nascere il figlio. Di
questa giovane testimone di santità del
nostro tempo ne hanno parlato anche i
media, che di solito vanno a ‘caccia’ di notizie scandalistiche, quelle - secondo non
pochi operatori dell’informazione - che
fanno vendere più copie ed aumentare
l’audience. La storia di Chiara, come
quelle di Vittorio, Rosario, Nadia, Ilaria,
Daniele, Cristina... è di uomini e donne
testimoni silenziosi del nostro tempo radicati nella carità più esemplare che ci insegna il Vangelo. Chiara, con la sua storia
di moglie e mamma, passata per il dolore,
ma salda nella fede, pone a noi molte riflessioni, domande di senso e significato.
Una storia che mi riporta alla mente
quella di un’altra donna, P. Durante la seconda gravidanza perde un bimbo a causa
di un’infezione contratta nei primi mesi.
Presto il quadro che le viene prospettato
dai medici è grave: malformazioni, scarse
possibilità di vita... Con facilità, anche alcuni amici cari le parlano di aborto terapeutico. P. scrive nel suo diario le preghiere e così anche in quel periodo... “non
posso pensare di scegliere... la vita è un
dono, anche quando passa attraverso il
dolore”... ogni ecografia è un verdetto doloroso.
P. perde dopo due mesi il bambino e il raschiamento nella settimana successiva è
un’esperienza davvero triste, non solo per
la vicenda personale, ma anche perché
nel reparto incontra ragazze giovani e
spensierate presenti per un aborto, donne
più mature che hanno già perso tre, quattro bambini... Dopo un anno resta incinta
della secondogenita e anche stavolta la
diagnostica è avara. La bambina presenta
anomalie che potrebbero richiedere interventi alla nascita. Si pensa anche alla sindrome di down... un mese prima del
parto, forse anche meno... in fase ecografica tutto è negativo... Dirà sempre
che questa bambina è stato solo uno degli
ultimi regali della Provvidenza.
Fidarsi di Dio, del domani che non è nostro ci libera da tante umane angosce. Il
dolore resta, ma oltre alla consolazione, è
sempre presente la speranza, la fiducia in
Qualcuno più grande e buono dell’uomo.
Penso così non solo alla vita di Chiara, arrivata fino alla morte, per donare vita, ma
alla vita di quanti ogni giorno mettono
tutta la loro storia nelle mani di Dio, non
solo affrontando prove dure come quella
di Chiara, ma anche impegnative nella difesa della fede, del bene.
La tentazione del mondo è sempre quella
di sbrigarsi, fare presto, pensare a se
stessi, tirare dritto per la propria strada.
Avere davanti persone come Chiara,
come Vittorio, che hanno donato la loro
vita, ci interpella e chiede di ripensare
anche la nostra vita.
Nelle pagine interne:
SEGUE A PAGINA DUE
Aggiornamento del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre”
per le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica
(Alle pagine 6-7)
Esperienze estive dei “campi di lavoro”
per famiglie e giovani in Umbria, Kosovo e Malawi
(Alle pagine 8-9)
DALLA PRIMA PAGINA
Chiara, testimone di vita, di santità…
Non sono solo i santi e i beati, ma tutte le persone
che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino capaci di leggere il presente con gli occhi di Dio. Spesso
non sono capiti. Il tempo, spesso dopo la morte, ce
li fa scoprire beati... anche se loro erano lì da sempre e come fiammelle illuminavano la vita di quanti
incontravano. Davvero sono dei tesori nascosti in
mezzo alle nostre case. Il loro esempio, ben più di
una parola, educa alla vita buona del Vangelo, non
solo i nostri giovani, ma ogni uomo capace di lasciarsi ancora interrogare.
Chiara, Vittorio, Rosario, Nadia, Ilaria, Daniele, Cristina... sono vite silenziose, desiderose di portare il
profumo dell’eternità anche nel presente, ma consi-
derate folli per chi misura il tempo nello spazio angusto dei cento anni.
C’è una parola “eternità” che cambia la prospettiva di
tanti nostri pensieri, cambia il nostro modo di vivere
perché in quella parola c’è una Voce che ci attende e
dice: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in
eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione
del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato
da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere;
ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete
venuti a trovarmi”.
Daniela Monni
L’ottavo audiolibro della Collana PhonoStorie, facente
parte del Progetto Culturale
ed Educativo dedicato ad alcuni illustri personaggi del
XX secolo, è frutto della collaborazione tra la Caritas
italiana e il Centro Europeo
Risorse Umane per Multimedia San Paolo Editore.
“Fa suonare le campane”
raccoglie alcuni tra i più bei
testi, noti e meno noti ma
altrettanto semplici, chiari e
diretti al cuore dell’animo
umano, di mons. Antonio
Bello, vescovo di Molfetta,
che resterà per tutti e per sempre don Tonino. Uomo
di straordinaria capacità comunicativa che ha saputo
coniugare da illustre pastore il messaggio evangelico
in forme ed espressioni nuove e pregnanti: fra le
tante “chiesa del grembiule” per sottolineare la missione di servizio e la scelta degli ultimi.
“Fa suonare le campane”, è stato presentato di recente a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. Mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas
italiana, ha ricordato, tra l’altro, che don Tonino Bello
«nella sua missione scelse di abbandonare i “segni
del potere” in favore del “potere dei segni” e da questa coerenza fece discendere le sue opere di vera carità. Dal suo esempio siamo sollecitati in questi tempi
a ridisegnare la pastorale della carità, non solo attraverso la “conta” delle opere, ma attraverso le occa-
sioni di incontro, di relazioni con chi è in condizioni di
maggiore fragilità e povertà».
«“Un vescovo non sta né avanti, né dietro, ma in
mezzo al suo popolo”. Così amava dire don Tonino
Bello. Ciò che contava per lui era amare i poveri, il
Vangelo e basta». Ricordando così il vescovo di Molfetta, don Maurizio Tarantino, delegato regionale per
la Caritas di Puglia, ne ha richiamato «la capacità di
saper leggere la realtà, cogliendo, anche nei momenti
bui, i segni di speranza. Una croce con delle ali era
l’immagine del suo stemma episcopale».
Il titolo dell’audiolibro è tratto da questo pensiero di
don Tonino Bello: «Il vescovo come colui che fa suonare le campane: è una definizione bellissima, forse
poco teologica ma profondamente umana. Sarebbe
bello che la gente dicesse di tutti noi che siamo “quelli
che fanno suonare le campane”, le campane della
gioia di Pasqua, le campane della speranza».
Nell’audiolibro, oltre le prefazioni, particolarmente significative, dell’arcivescovo di Bari, mons. Francesco
Cacucci, e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo
Abele, ci sono voci di artisti, giornalisti e sportivi. La
lettura dei testi è affidata a Michele Placido, Eleonora
Mazzoni, Ignazio Oliva, Susanna Petruni, vicedirettore
del Tg1, e al giovane centrocampista dell’Inter Andrea
Poli. La colonna sonora, composta dal maestro Mite
Balduzzi, è arricchita dalla gradita presenza del cantautore Niccolò Fabi con il suo brano “Ora e qui”.
L’audiolibro è fusione di arti diverse: letteratura, recitazione e musica dove ognuna, con il proprio posto
e la propria specificità, si lega inscindibilmente alle
altre con l’intento di costituire un unico discorso senza
soluzione di continuità.
“Fa suonare le campane”, un audiolibro che raccoglie
alcuni tra i bei testi, noti e meno noti, chiari e diretti
al cuore dell’animo umano, di mons. Antonio Bello
programma offerto da:
PAGINA 2
06132 PERUGIA
Via P. Soriano, 41
Tel. 075/5051244
NOTIZIE CARITAS
Il Piano Pastorale 2012-2014 della Caritas diocesana
di Perugia-Città della Pieve:
dal Centro di Ascolto diocesano a quelli di Unità pastorale
Siamo chiamati ad una “sfida”: farci carico sul territorio delle persone in difficoltà
La crisi finanziaria ed economica,
che occupa ogni giorno le prime
pagine dei giornali, ci interpella in
profondità e mentre ci fa
sentire più vulnerabili,
sollecita anche la nostra
responsabilità. Tutti sentiamo che è molto più
che una crisi economica
e che richiede un cambiamento di rotta, dalla
società dei consumatori.
Anche il Santo Padre Benedetto XVI si è lasciato interpellare dalla crisi economica, su cui è
intervenuto dicendo: «Noi dobbiamo denunciare questa idolatria
che sta contro il vero Dio e la falsificazione di Dio con un altro dio,
“mammona”. Dobbiamo farlo con
coraggio ma anche con concretezza».
«La crisi che stiamo vivendo, o meglio dire subendo, ha al suo fondamento i tratti e le caratteristiche
dell’avidità, dell’arricchimento facile basato sulla scommessa e rivestito della patina dorata di quella
finanza “derivata” e strutturata che
negli ultimi anni ha avuto rapido e
grande successo. Un arricchimento, di pochi, basato su una
creazione di ricchezza immediata»
(cit. card. Dionigi Tettamanzi). Davanti alle crisi del nostro tempo
nasce paura e smarrimento. Ma
quanto ci commuove, quanto ci riguarda, quanto ci interroga? Gesù
davanti a chi soffre, a chi ha bisogno SI COMMUOVE, “vide una
grande folla e sentì compassione
per loro e guarì i
loro malati” (Mt
14,14).
E per seguire con
le parole del Papa:
«chi sa inginocchiarsi davanti all’Eucaristia, chi
riceve il corpo del
Signore non può
non essere attento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo, e sa piegarsi in
prima persona sul bisognoso, sa
spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rivestire chi è nudo, visitare
l’ammalato e il carcerato (cfr Mt
25,34-36). In ogni persona saprà
vedere quello stesso Signore che
non ha esitato a dare tutto se
stesso per noi e per la nostra salvezza».
Siamo chiamati ad una “sfida”,
quella di farci carico sempre più sul
territorio (parrocchia o Unità pastorale) delle persone in difficoltà.
Come? Passare da un impegno che
oggi vede sempre più “protagonista” il Centro di Ascolto (CdA) diocesano a quello in cui il “protagonista” diventa il Centro di Ascolto
parrocchiale o di Unità pastorale.
Peraltro, 60 parrocchie dell’Archidiocesi da anni provvedono diretta-
mente ad ascoltare e seguire con
un accompagnamento quotidiano
le povertà presenti nelle rispettive
comunità. Il ruolo del CdA diocesano, con gradualità, non si occuperà più dell’erogazione dei singoli
contributi ma sosterrà il lavoro di
presa in carico nelle parrocchie
/Unità pastorali.
Il Centro di Ascolto diocesano non
è sostitutivo di quello parrocchiale
o zonale, piuttosto, svolge, al
fianco del servizio ai poveri, un servizio di animazione della comunità
cristiana espressa soprattutto dalle
funzioni di sussidiarietà e rivolge il
suo servizio a persone che vivono
in condizione di povertà che ancora
non hanno trovato accoglienza e
ascolto nella comunità parrocchiale.
Per i prossimi due Anni pastorali la
Caritas diocesana è impegna affinché la Caritas venga costituita in
ogni Unità pastorale o a livello interparrocchiale, in modo che possa
validamente animare la sensibilità
e l’azione caritativa dell’intera comunità cristiana verso il territorio.
È necessario riscoprire per questo
la gratuità, la centralità delle relazioni, a partire dalla famiglia, con
particolare attenzione a lenire le ferite di quelle disgregate. Siamo
chiamati tutti in questo difficile momento non solo a vivere la carità
mettendoci accanto a chi è nella
sofferenza, ma soprattutto in questo Anno della Fede anche ad essere testimoni, educatori convinti
che “non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio” (Mt 4,4).
Il primo appuntamento del nuovo
Anno Pastorale per le Caritas parrocchiali è il Ritiro Spirituale che si
terrà sabato 1° dicembre.
La Caritas diocesana
Buon lavoro don Roberto!
Diamo il benvenuto a don Roberto Di Mauro, parroco di San Mariano e Girasole,
nominato dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti co-direttore della nostra Caritas diocesana.
Don Roberto affianca nel lavoro il direttore Daniela Monni, occupandosi in particolare
del Coordinamento della promozione della Carità nelle parrocchie.
NUMERI 8-9
PAGINA 3
Per i giovani profughi ospiti della Chiesa perugina
una giornata nel Parco nazionale dei Monti Sibillini,
a Castelluccio di Norcia, dove uno di loro ha trovato lavoro
Lo scorso 5 settembre i ragazzi
provenienti dal Mali, dalla Costa
d’Avorio e dal Burkina Faso,
scappati dalla guerra in Libia e
ospitati dalla Caritas nella Casa
parrocchiale di San Giovanni del
Prugneto in Perugia, si sono recati a Castelluccio di Norcia, nel
Parco Nazionale dei Monti Sibillini. I giovani, insieme agli operatori, al direttore della Caritas
diocesana, Daniela Monni, al
vice direttore e responsabile del
Centro d’Ascolto, Stella Cerasa,
e ai parrocchiani che hanno collaborato in questi mesi all’interno della Casa hanno passato
l’intera giornata nel Parco Nazionale ritrovando così un amico
che ha vissuto con loro per molti
mesi a San Giovanni del Prugneto. E’ Y. W., un ragazzo del
Burkina Faso che lavora, infatti,
dal mese di giugno come cuoco
in un ristorante nella bellissima
località umbra. Dopo aver
messo in mostra le sue doti nella
PAGINA 4
struttura parrocchiale e in Caritas, ora prepara il cibo per i numerosi turisti italiani e stranieri
che vengono a visitare i “Piani”
di Castelluccio e il Monte Vettore, che con i 2.476 metri di altitudine è senza dubbio una
delle cime più alte e più belle
dell’Appennino Centrale.
Il Parco Nazionale si estende per
circa 70 mila ettari su un terreno
prevalentemente montagnoso a
cavallo delle regioni Marche ed
Umbria ed è caratterizzato da
una grande varietà di paesaggi
naturali ed ambientali: è un
luogo ricco di storia, leggende e
tradizioni con una flora ed una
fauna ancora intatta dove è possibile veramente ammirare le
bellezze del Creato.
Dopo una mattinata trascorsa
tra i vicoli di Castelluccio (1.452
m.s.l.m.) e una passeggiata nei
famosi “Piani”, il pranzo è stato
ovviamente consumato nel ristorante dove lavora il giovane
ed ancora una volta
tutto il gruppo ha potuto
gustare e confermare le
doti culinarie del ragazzo africano ed il suo
buon inserimento nel
luogo di lavoro.
Una giornata diversa e
molto bella per dei ragazzi arrivati in Italia più
di un anno fa con gli
occhi impauriti dopo
aver lasciato i loro Paesi,
fuggendo da situazioni
disperate e poi costretti
ancora a scappare a
causa dello scoppio della
guerra in Libia, Paese
dove avevano trovato
un lavoro.
Il pomeriggio è poi proseguito nella splendida
cornice medioevale di
Norcia, dove a malincuore hanno poi salutato
il loro compagno e
amico Y.W.
Una bella storia finita bene per il
ragazzo che nei mesi scorsi era
stato anche vittima di un episodio di intolleranza: il giovane
aveva risposto ad un annuncio
di lavoro che corrispondeva perfettamente alle sue caratteristiche e alle sue capacità ed aveva
inviato il proprio curriculum e i
suoi dati personali con la speranza di poter lavorare. Era
stato contattato successivamente telefonicamente da un
“datore di lavoro”, che lo aveva
apostrofato ed insultato in maniera molto pesante a causa
della sua provenienza e del suo
colore di pelle utilizzando forti
epiteti anche nei confronti degli
operatori Cartitas per l’assistenza fornita a persone che
hanno un diverso colore della
pelle, una diversa religione e
che vengono da Paesi africani.
SEGUE A PAGINA CINQUE
NOTIZIE CARITAS
DALLA PAGINA PRECEDENTE
I giovani ospitati nella Casa parrocchiale di San
Giovanni del Prugneto sono ancora in attesa di
una decisione definitiva sulla loro richiesta di ottenere la protezione internazionale e lo status di
rifugiato. Non perdono la speranza nonostante le
loro storie tragiche e le risposte della Commissione territoriale di Roma alla loro prima domanda
per ottenere questo status, che sono state tutte
negative tranne per due ragazzi che hanno ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Proprio per questo motivo è stato presentato
ricorso nella speranza che nel momento in cui arriverà la notifica della prossima decisione le istituzioni operino delle scelte diverse per il futuro di
questi giovani.I ragazzi hanno una gran voglia di
lavorare, infatti, oggi la legge italiana, nell’attesa
di una decisione definitiva, consente loro di cercare e trovare un lavoro.
Nella gran parte dei casi però, nonostante il
grande impegno profuso dalla Caritas per cercare
loro un’occupazione, fino a questo momento la ricerca è stata vana. Sono disposti a svolgere qualsiasi tipo di lavoro in particolare come aiuto in
cucina, giardiniere, ortolano, muratore, imbianchino, operatore di mezzi movimento terra… Chi
fosse interessato alla loro offerta, può contattare
la sede della Caritas diocesana di Perugia (tel
075/5733666 / mail: [email protected]).
Paolo Montori
Per la Caritas italiana «troppi ostacoli»
alla regolarizzazione degli immigrati.
Finora presentate 14mila richieste di sanatoria
«Onerosa, incerta e con una serie di ostacoli
che la rendono impraticabile. Una iniziativa che
avrebbe tutti gli estremi per essere accolta con
grande favore, perché favorisce l’emersione del
lavoro nero, rischia di trasformarsi in un’occasione perduta». Così Oliviero Forti, responsabile
dell’Ufficio immigrazione della Caritas italiana,
definisce il provvedimento di emersione dei lavoratori stranieri (che scade il 15 ottobre), di
cui si è parlato a Roma, lo scorso 20 settembre,
in un incontro al Ministero dell’Integrazione con
il Tavolo nazionale immigrazione, cui aderisce
anche la Caritas italiana.
Finora, informa Forti, «sono state presentate
14.000 domande, ma si prevede, intorno al 15
ottobre, un boom di richieste. L’ostacolo principale è dovuto alla prova di presenza sul territorio italiano al 31 dicembre 2011, richiesta allo
straniero, che deve essere documentata da organismi pubblici. Secondo l’interpretazione restrittiva del governo sono organismi pubblici
solo le pubbliche amministrazioni. Ma sappiamo
che queste non possono produrre documentazione, salvo casi molto particolari, agli stranieri
irregolari. Vorremmo che, come in passato,
possano rientrare come attività di pubblico servizio anche enti privati come la Caritas o l’Arci,
per dimostrare, tramite il tesserino, la presenza
degli irregolari che passano per le nostre strutture».
Questo problema, precisa Forti, «si sta già ripercuotendo sui territori. Molte Caritas diocesane si trovano in grande difficoltà e ci
chiamano per chiedere consigli. Anche se altri
NUMERI 8-9
aspetti del provvedimento sono criticabili - afferma -, chiediamo almeno di non sorvolare su
questo aspetto. Altrimenti vorrebbe dire che la
regolarizzazione non ha la reale intenzione di
far emergere il lavoro nero, ma è solo uno specchietto per le allodole».
Tra gli aspetti criticabili le associazioni del Tavolo nazionale immigrazione sottolineano il
fatto che è «troppo onerosa: si chiede ai datori
di lavoro, ma sappiamo che la spesa ricade invece sui lavoratori, di pagare una cifra che va
dai 4000 a 7000 euro, con 1.000 euro di contributo forfettario che non saranno restituiti se
la domanda non viene accolta».
«Da parte del Ministero dell’Integrazione - conclude Forti - c’è stata oggi (20 settembre,
n.d.r.) massima disponibilità a superare questa
impasse. Ci attendiamo lo stesso da parte del
Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro».
PAGINA 5
Dal “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre”
per le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica
Raccolti quasi 2 milioni e mezzo di euro
ed aiutate oltre 1.400 famiglie
Le domande pervenute sono «interessanti fonti inedite di studio»
per il “V Rapporto sulle povertà in Umbria” dell’Aur di prossima pubblicazione.
L’arcivescovo presidente della Ceu mons. Vincenzo Paglia: il “Fondo”
«è una straordinaria rete che aiuta a salvare il tessuto della società della nostra regione»
«Sono molto lieto che l’iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale umbra abbia coinvolto davvero e in
maniera sorprendente e capillare l’intera società
umbra, che manifesta un’Italia bella, solidale, dando
speranza in un momento particolarmente difficile. Certamente, questa “piccola-grande” iniziativa è una straordinaria rete che aiuta a salvare per le sue modalità
di erogazione, creando un rapporto diretto e non anonimo con le famiglie in difficoltà, il tessuto della società della nostra regione».
E’ il commento dell’arcivescovo mons. Vincenzo Paglia,
presidente della Conferenza episcopale umbra, sull’aggiornamento dei dati del “Fondo di solidarietà delle
Chiese umbre” a tre anni e più dall’inizio della sua operatività, istituito dalla Ceu nella primavera-estate del
2009 con l’erogazione dei primi aiuti alle famiglie in
difficoltà che avevano perso il lavoro e senza alcun
ammortizzatore sociale.
Fino a metà settembre 2012 i nuclei familiari sostenuti
dal “Fondo” sono stati 1.436 nelle otto diocesi dell’Umbria (113 ad Assisi, Città di Castello, Foligno,
Gubbio, 126 ad Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni),
per i quali sono stati impegnati complessivamente
2.284.800,00 euro, grazie alla somma raccolta per il
suddetto “Fondo” che ammonta a 2.473.850,36 euro,
frutto di tre distinte raccolte (marzo 2009-maggio
2010; giugno 2010-settembre 2011; ottobre 2011giugno 2012). Le famiglie aiutate hanno ricevuto singolarmente contributi mensili di 250-300 euro (in
media) per un periodo non inferiore a tre mesi con
possibilità di rinnovo del contributo e a richiedere quest’integrazione sono stati 255 nuclei familiari.
Ad oggi la disponibilità residua del “Fondo” è di
189.050,36 euro, che dovrebbe garantire il prosieguo
della sua operatività fino alla fine del 2012 in base all’attuale trend di domande accolte e relative assegnazioni di contributi da parte del “Consiglio di gestione”
del “Fondo” su segnalazione di ciascuna delle otto
PAGINA 6
“Commissioni diocesane di solidarietà”.
Dall’estate 2009 a tutt’oggi queste “Commissioni” hanno ricevuto e visionato migliaia di
domande che sono state ritenute dai ricercatori dell’Aur (Agenzia umbra ricerche) e dell’Osservatorio sulle Povertà (organismo
promosso dalla Ceu e dalla Giunta regionale
nel 1995) «interessanti fonti inedite di studio» del complesso fenomeno delle povertà
in Umbria, che vanno ad integrare i dati statistici ufficiali. «I dati del “Fondo di Solidarietà
delle Chiese umbre” contribuiscono molto a
dare il polso della situazione». A dirlo è stato
il prof. Paolo Montesperelli, sociologo e membro dell’Osservatorio sulle Povertà, a inizio
stesura del “V Rapporto sulle povertà in Umbria” di prossima pubblicazione. Per Montesperelli il
contributo della Caritas, nella stesura di ogni Rapporto,
«è fondamentale prima di tutto dal punto di vista metodologico, ma anche di apporto di esperienze, di spirito. Metodologico nel senso che per l’attività provvida
che svolge è una realtà che detiene una marea di dati
molto interessanti, che andrebbero valorizzati al massimo, anche nell’interesse della Caritas stessa, oltre
che naturalmente della comunità.
E poi tutta l’esperienza della Caritas, il suo vissuto, le
sue “antenne” fortemente radicate nel sociale sono indispensabili».
Ritornando al “Fondo di solidarietà”, il suo obiettivo
non si limita alla semplice erogazione di contributi economici, ma vuole essere un richiamo alle coscienze e,
soprattutto, un segnale per invitate tutti alla necessità
di cambiare gli stili di vita, oggi volti troppo spesso allo
spreco, al lusso sfrenato, all’accumulo. Occorre tornare
a modalità di vita più rispettose della sobrietà, della
modernizzazione, della capacità di accorgersi dei bisogni altrui; stili che possano fare spazio nei cuori alla
solidarietà ed emarginare l’indifferenza. Testimonianza
dell’importanza anche educativa alla solidarietà che il
“Fondo” contribuisce a promuovere, giunge dal gesto
di circa 40 famiglie aiutate che una volta superate le
difficoltà economiche (grazie al lavoro ritrovato) hanno
tempestivamente comunicato la loro nuova situazione,
così da rinunciare al sostegno del “Fondo” a favore di
altre famiglie. Altro aspetto positivo è la modalità di
erogazione del contributo assegnato alla famiglia che
lo riceve dal proprio parroco, con il quale si instaura un
rapporto umano di conoscenza reciproca che va oltre
il semplice gesto di solidarietà. Inoltre, il “Fondo” ha
aiutato non poche giovani famiglie a ben amministrare
il contributo ricevuto individuando la priorità delle
spese da affrontare.
SEGUE A PAGINA SEI
NOTIZIE CARITAS
DALLA PAGINA PRECEDENTE
Dall’aggiornamento dei dati del
“Fondo di solidarietà” si evince che
dei circa 2 milioni e mezzo di euro
raccolti oltre la metà (1.257.379,00)
sono pervenuti dalla Consulta delle
Fondazioni Casse di Risparmio dell’Umbria (Città di Castello, Foligno,
Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni e
Narni) e da istituti di credito (Banca
Popolare di Spoleto e Casse di Risparmio di Città di Castello, Foligno,
Spoleto e Terni e Narni) e più di un
terzo (774.359,19) dalle tre collette
delle diocesi umbre di marzo 2009,
giugno 2010 e dicembre 2011, che
hanno riguardato oltre 600 parrocchie coinvolgendo gli stessi parroci,
i vescovi e comunità religiose. Da
segnalare che gli alunni di una
scuola del ternano hanno raccolto
15mila euro. Altre somme significative sono pervenute nei tre anni del
“Fondo” da aziende, enti ed associazioni (100.000 euro dalla Coop
Centro Italia nel 2009, 100.000
euro dalla Regione dell’Umbria nel
2012 e 22.000 euro dalla Coop Umbria Casa nel 2011). Anche privati
benefattori (105.329,66 euro), parlamentari e consiglieri regionali
(50.411,02 euro) non hanno fatto
mancare il proprio contributo al
“Fondo”, le cui spese di gestione
(esclusivamente spese bancarie)
sono state di appena 219,32 euro,
in quanto tutti i suoi addetti hanno
svolto opera di volontariato. Infine,
i dati sulle singole tre raccolte: la
prima ha fruttato 1.325.320,65
euro; la seconda 501.188,14 euro;
la terza 647.341,57 euro.
Chi fosse interessato a sostenere
l’opera del “Fondo” può inviare il
suo contributo economico attraverso il c/c bancario (codice iban:
IT18 F 06315 03000 000000081040)
intestato a Regione Ecclesiastica
Umbra, specificando nella causale:
“Fondo di solidarietà delle Chiese
umbre”.
Dati Istat sulla povertà: la Caritas italiana sollecita
«misure urgenti a sostegno delle famiglie più povere».
Anche in Umbria la situazione è peggiorata:
i poveri sono aumentati in un anno dal 4,9% al 8,9%
In quest’ultimo periodo si coglie non
poca preoccupazione nei Centri di
Ascolto Caritas delle otto Diocesi
dell’Umbria, non tanto per i recenti
dati Istat sulla povertà in Italia riferiti al 2011, ma per il sempre più
crescente numero di richieste di
aiuti che gli stessi Centri di Ascolto
hanno registrato nel primo semestre del 2012. Insomma, la crisi
persiste, anzi, si fa ancor più sentire. Ad esempio, presso il Centro di
Ascolto diocesano della Caritas di
Perugia c’è stato negli ultimi mesi
un picco di richieste (circa 130) da
parte di residenti che hanno fatto
domanda per accedere al “microcredito” per pagare affitti e utenze e
per far fronte alle spese sanitarie. Si
tratta di un’iniziativa - lo ricordiamo
- promossa dalla Fondazione Cassa
di Risparmio di Perugia in collabora-
NUMERI 8-9
zione con la Caritas diocesana, la
Banca Credito Cooperativo di Mantignana e l’Unicredit Banca e che
vede la partecipazione della Provincia e del Comune di Perugia.
Dai dati Istat si apprende che, tra il
2010 e il 2011, l’Umbria fa registrare l’aumento maggiore di poveri
in termini relativi di tutta Italia. La
percentuale delle famiglie in una
condizione di povertà relativa
(8,9%) è la più alta dal Lazio in su.
Sempre secondo quanto riporta
l’Istat in Umbria, tra il 2010 e il
2011, l’incidenza della povertà relativa sulla popolazione passa dal
4,9% all’8,9%. Il dato umbro è particolarmente preoccupante a fronte
della sostanziale stabilità del dato
italiano (dall’11 all’11,1%) e a
fronte del dato medio del Centro
(6,4%) composto dal 5,2% di Toscana e Marche e dal 7,1% del
Lazio.
Le Chiese dell’Umbria fanno la loro
parte da ormai tre anni con il
“Fondo di solidarietà” per le famiglie
in difficoltà che non possono ricevere sostegno dagli ammortizzatori
sociali, ma non basta e la Caritas
regionale fa proprie le sollecitazioni
rivolte dalla Caritas italiana al governo nazionale.
«Servono misure di contrasto,
anche cominciando con poche risorse e poi incrementandole, per
supportare almeno le famiglie in povertà assoluta. Dovrebbe essere
una preoccupazione di coscienza civile e politica»: è questo il commento di Francesco Marsico, vice
direttore della Caritas italiana, in
un’intervista all’agenzia di stampa
«Sir» dello scorso 18 luglio sui dati
Istat sulla povertà in Italia. Nei Centri di ascolto Caritas, ricorda Marsico, «c’è una situazione di stress
oramai conclamato. In alcuni contesti, soprattutto al Sud, non ci sono
alternative ai Centri di ascolto e alla
solidarietà ecclesiale o associativa.
Questo è un grande problema».
«Pur comprendendo le difficoltà di
finanza pubblica – sottolinea il vice
direttore della Caritas –, servirebbero delle risorse per garantire la
sopravvivenza delle famiglie in povertà assoluta, anche per non colpire la formazione dei più giovani ed
evitare così situazioni di povertà
strutturale. Bisogna capire se il
piano di riutilizzo dei fondi strutturali europei portato avanti dal Ministero per la Coesione territoriale sia
sufficiente o se non ci sia bisogno,
invece, d’interventi ulteriori da
parte del governo».
La Caritas italiana chiede quindi misure a sostegno «delle famiglie con
figli e delle famiglie più povere. Tutti
i provvedimenti del governo in questo senso dovrebbero avere il sapore dell’urgenza. Le poche risorse
disponibili devono essere utilizzate
prontamente».
Servizi a cura di Riccardo Liguori
PAGINA 7
Esperienze estive dei “campi di lavoro”
per famiglie e giovani in Umbria, Kosovo e Malawi
Mons. Nazareno Marconi:
«la prima carità che la Chiesa deve fare è sostenere le coppie»
Hanno tutte un minimo comune
denominatore le esperienze vissute quest’estate dalle persone
che si sono recate nelle opere
segno delle Caritas dell’Umbria,
dove, come avviene da anni, vengono proposti dei “campi” in cui
viene messa in pratica la regola
benedettina “ora et labora” con
spirito francescano nel condividere la giornata con chi è in difficoltà. Soprattutto, chi ha vissuto
queste esperienze di vita brevi,
ma intense fianco a fianco anche
degli operatori e dei volontari Caritas impegnati tutto l’anno in
queste opere segno, ha sentito
che più che dare, ha ricevuto
qualcosa. Qualcosa di grande.
«Il confrontarsi ha ridato speranza a tutti», spiega mons. Nazareno Marconi, rettore del
Seminario regionale di Assisi, che
quest’estate è stato la guida spirituale del “campo famiglie” organizzato
presso
l’opera
“Il
Casolare” in Sanfatucchio di Castiglione del Lago (Pg). In questa
realtà, dove nel corso dell’anno
abitano circa cinquanta persone,
sono state accolte nel mese di
agosto sedici famiglie da tutta
Italia (per un totale di 110 per-
PAGINA 8
sone) per riflettere insieme sui
temi della coppia, dell’educazione
dei figli, dei problemi del quotidiano facendo anche una forte
esperienza di condivisione.
«Il filo conduttore è stato la meditazione sulla Famiglia di Nazareth – prosegue mons. Marconi –
approfondendo come i Vangeli
presentano la vita quotidiana di
Maria, Gesù e Giuseppe e cercando di togliere da dentro la nicchia queste tre persone. Tutto per
renderci conto che in realtà sono
molto simili a noi e al nostro vissuto quotidiano».
Il “campo famiglie”, come spiega
Chiara, che assieme al marito
Giovanni e a Francesca è un’operatrice della casa “Il Casolare”,
era articolato su dei momenti di
riflessione circa il tema della Famiglia di Nazareth che scandivano
la giornata, nella quale non mancavano le attività per i tanti bambini presenti, una sorta di piccolo
“Grest” in casa... I momenti per i
bambini venivano curati in particolare da un sacerdote di Lissone
(Milano), che ha accompagnato
un certo numero di famiglie provenienti da alcune parrocchie
della Lombardia. Queste hanno
scelto la casa della Caritas
perugina per un momento
di riflessione, condivisione
e vacanza insieme. Inoltre, erano presenti anche
due coppie del “Casolare”
che erano in procinto di
sposarsi e hanno voluto
concludere il loro periodo
di preparazione al matrimonio proprio nel “campo
famiglie” a Santafatucchio.
Prosegue don Nazareno:
«Per me è stato molto arricchente sentire quello
che dicevano le famiglie
sul tema del rapporto genitori-figli, dei momenti di
difficoltà della coppia. Più
che dare risposte ho fatto
domande, e ho imparato
tante cose più che insegnare
qualcosa. Credo che la prima carità che la Chiesa deve fare è sostenere le coppie».
Significativa è anche l’esperienza
vissuta da Annamaria Gasparri,
professionista perugina e madre
di famiglia, partita per il Kosovo,
dove le Caritas diocesane dell’Umbria hanno attivato dal 1999
un “campo-missione” in cui si accolgono minori in difficoltà ed orfani di guerra e si aiutano numerose famiglie di diverse etnie e
fedi religiose. «Mio figlio si sarebbe dovuto recare in questa
missione a Radulac, nella municipalità di Klina, con l’oratorio parrocchiale “Giovanni Paolo II” di
Prepo – spiega Annamaria - allora
mi sono incuriosita e ho approfittato del fatto che una coppia di
amici stava partendo per recarsi
giusto nello stesso posto. Volevo
rendermi conto di persona di cosa
si trattasse e mi si è aperto un
mondo.
E’ stata un’esperienza bellissima,
in relazione a quello che mi ha
trasmesso il “campo missione”
della Caritas e le persone che ci
sono là dentro».
SEGUE A PAGINA NOVE
NOTIZIE CARITAS
DALLA PAGINA PRECEDENTE
«I messaggi più positivi sono venuti da quel luogo che è veramente un’oasi in un Paese che vive
un momento forte e difficile, dopo
pochi anni che questo popolo ha
ottenuto la sua indipendenza a seguito di un devastante conflitto. Rispetto al luogo, le sensazioni che
mi sono portata dietro sono forti:
si tratta di una piccola regione, simile all’Umbria per tante cose, ma
che vive una realtà di grandi contraddizioni. Il popolo kosovaro è un
popolo dignitoso e molto volitivo.
Ho conosciuto giovani kosovari che
collaboravano con il “campo-missione”, dove abbiamo condiviso la
vita quotidiana delle tante persone
che vi abitano. Sicuramente quello
che abbiamo fatto noi è stato davvero nulla rispetto a quello che abbiamo ricevuto da queste persone
in quei giorni in termini di speranza. E’ un’esperienza che consiglierei a molti di fare, perché
paradossalmente, in mezzo a tanti
ragazzi che sono rimasti orfani durante la guerra, ho visto da vicino
il vero senso della famiglia e il rispetto dei ruoli della famiglia. E’
stata un’esperienza molto formativa».
Naturalmente, come afferma Daniela Monni, direttore della Caritas
diocesana perugina, «in sette
giorni di “campo di lavoro estivo”
non si può cogliere l’integrità di
una esperienza simile, ovvero è più
quello che si prende rispetto a
quello che si dà. L’esperienza del
“campo di lavoro Caritas” richiede
di vagliare le reali motivazioni dei
volontari assieme ai responsabili
NUMERI 8-9
delle Caritas parrocchiali, perché
sia un percorso nella carità e non
un momento che si esaurisce in se
stesso».
Cambiando continente, dalle missioni della Chiesa perugina arriva
un’altra bellissima esperienza,
questa volta promossa dalla Pastorale giovanile in collaborazione con
l’associazione “Amici del Malawi”:
è quella di Giosuè Busti, 24 anni,
proveniente dalla parrocchia di San
Donato all’Elce. Giosuè si è recato
assieme ad altri dodici giovani per
tre settimane in Malawi, presso il
villaggio di Thondwe, vicino a
Zomba, capoluogo dell’omonima
Diocesi gemellata con quella di Perugia-Città della Pieve; lì c’è un
centro pastorale gestito da un sacerdote perugino, don Bruno Raugia, dove c’è un ostello che si
chiama “Casa Perugia” che accoglie i volontari. La missione della
Diocesi perugina si occupa di gestire tre asili, un ospedale e un politecnico, dove si tengono dei corsi
di falegnameria, muratura e sarto-
ria, e viene frequentato da moltissimi giovani del posto. «E’ stata
un’esperienza molto bella – racconta Giosuè – ho fatto volontariato nelle piccole cose della vita
quotidiana. In realtà l’esperienza
mi è servita personalmente anche
come momento di discernimento
su una decisione importante: infatti, il giorno prima di partire ho
annunciato al nostro vescovo,
mons. Bassetti, che ho intenzione
di entrare in Seminario. Così, lontano da tutto e da tutti, ho potuto
vivere in maniera speciale queste
settimane a Zomba. E’ stato un po’
come provare a donare la vita per
i poveri».
Queste sono solo alcune delle testimonianze di persone che si sono
recate nei “campi di lavoro o missione” promossi dalla Caritas e non
solo, che sono sempre pronti ad
accogliere i volontari. Tante altre
sono le realtà missionarie in cui
opera anche la Caritas nella comunità diocesana perugina: basti ricordare il “Villaggio Santa Caterina” in Solfagnano, che accoglie
persone anziane con difficoltà
socio-economiche.
Quest’anno, anche grazie alla costituzione della nuova associazione
“Santa Caterina Onlus”, è stato
possibile prestare il proprio servizio per gli ospiti della comunità nel
periodo estivo. Ma anche l’Ufficio
diocesano per la Pastorale giovanile ha offerto varie possibilità di
impegno nel segno del volontariato: oltre ai vari GR.EST, Gruppi
Estivi, che hanno coinvolto circa
3.000 bambini in tutta la diocesi, è
stato possibile per 150 giovani fare
un’esperienza importante con il
Pellegrinaggio in Terra Santa, svoltosi in agosto.
Mariangela Musolino
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La visita in Umbria di una delegazione
del Ministero per gli Affari Sociali
della Repubblica del Kosovo
«fondamentale per continuare la collaborazione»
Dal 17 al 22 settembre scorsi è giunta in Umbria una
rappresentanza del Ministero per gli Affari Sociali
della Repubblica del Kosovo, ospite della Delegazione
Caritas della Conferenza episcopale umbra. Questa
visita è stata programmata lo scorso mese di maggio quando, dal 14 al 16, gli arcivescovi di PerugiaCittà della Pieve e Spoleto-Norcia, Gualtiero Bassetti
e Renato Boccardo, si recarono in Kosovo, nelle
strutture per minori e giovani gestite da Caritas Umbria. Tra le numerose visite istituzionali, i Presuli incontrarono anche il direttore del Dipartimento del
Ministero per gli Affari Sociali Muhamet Gjocaj.
«Siamo molto contenti – disse a mons. Bassetti e a
mons. Boccardo – di collaborare con la Caritas Umbria per difendere i nostri bambini». Da ricordare che
la Caritas Umbria in Kosovo ha due case dove vengono accolti minori - bambini e ragazzi - orfani di
guerra. Poi, Gjocaj espresse una richiesta specifica:
«mi piacerebbe venire in Italia, in Umbria in particolare, per conoscere da vicino le varie iniziative a favore delle persone bisognose». I Vescovi accolsero
la richiesta e stabilirono la visita per settembre.
I membri della delegazione kosovara martedì 18 settembre hanno incontrato il sindaco di Perugia Vladimiro Boccali e, a seguire, hanno avuto un incontro
con i responsabili dei Servizi sociali del Comune sul
tema “L’iter e i soggetti coinvolti nell’affido fami-
liare secondo l’ordinamento italiano”.
Mercoledì 19 settembre si sono recati
a Spoleto e sono stati accolti dall’arcivescovo Renato Boccardo, delegato
della Conferenza episcopale umbra
per il servizio della carità, nel Salone
“Barberini” del Palazzo arcivescovile.
«Questo incontro – ha detto mons.
Boccardo – è utile per intensificare la
nostra amicizia: dunque, benvenuti in
questa nostra bella terra umbra. A
nome della Conferenza episcopale regionale - ha proseguito il Presule confermo l’impegno della Caritas Umbria in Kosovo e rinnoviamo la nostra
fiducia a Cristina e Massimo Mazzali,
coordinatori della
presenza della
Chiesa umbra in terra kosovara. Come
sapete in Italia stiamo vivendo una
grave crisi economica. Anche tante
iniziative della Chiesa devono essere
un poco ristrette. In Kosovo, quindi, concentreremo
il nostro impegno nelle Case che già gestiamo, al fine
di garantire un servizio di qualità ai bambini e ai ragazzi accolti. Il mio pensiero, poi, va ai tanti volontari che frequentano le nostre Case: anche se
mancano i soldi, grazie a Dio, non mancano però le
risorse umane».
Il direttore del Dipartimento del Ministero per gli Affari Sociali Muhamet Gjocaj ha detto che «questa visita è fondamentale per continuare la collaborazione
tra il nostro Stato e la Caritas Umbria. Siamo qui per
capire la legislazione italiana in tema di affido dei minori. Speriamo di poter partire presto anche in Kosovo con questa forma di sostegno ai bambini».
Nel pomeriggio del 19 settembre la delegazione ha
visitato l’Istituto Serafico di Assisi e ha avuto un incontro sul tema “Servizi alla persona e modelli di
welfare: culture a confronto”. In serata si è svolto
l’incontro con l’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti. E’ stato un incontro molto cordiale nel
corso del quale si è fatto un “bilancio” della visita
degli ospiti kosovari e ribadita la volontà a proseguire
la collaborazione. Il giorno seguente la delegazione
ha visitato alcune strutture della Caritas regionale,
mentre il 21 settembre ha raggiunto Roma per poi
far rientro in Kosovo sabato 22.
Francesco Carlini
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NOTIZIE CARITAS
Terremoto in Emilia Romagna
Le Delegazioni regionali Caritas Umbria e Marche
gemellate con due comunità parrocchiali
della diocesi di Modena
Continuano ad essere messe a dura prova le popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna e lo saranno ancor di più con l’approssimarsi dell’autunno
e poi dell’inverno. E’ un sisma - ricordiamo - che ha
fatto sentire i suoi effetti anche in Lombardia e in
Veneto e, a quasi cinque mesi dal suo inizio, i
media ne parlano sempre meno. «La Chiesa vi è vicina e vi sarà vicina con la sua preghiera e con
l’aiuto concreto delle sue organizzazioni, in particolare della Caritas, che si impegnerà
anche nella ricostruzione del tessuto comunitario delle parrocchie», ha detto
Papa Benedetto XVI nel suo discorso a
San Marino di Carpi, durante il viaggio
di fine giugno nei luoghi colpiti dal
sisma. E la vicinanza della Caritas si intensifica proprio quando dalla fase dell’emergenza si passa a quella della
ricostruzione. Sono stati avviati i gemellaggi, che coinvolgono 185 parrocchie e 17 zone pastorali con l’impegno
delle Delegazioni regionali Caritas di
tutta Italia. Ogni Delegazione ha fatto
varie visite nelle zone gemellate, incontrando i parroci, gli operatori pastorali e l’équipe
Caritas per definire un percorso che durerà nel
tempo e che sarà un cammino condiviso tra Chiese
sorelle.
All’inizio di agosto la Caritas Umbria ha dato notizia
dell’avvio del suo gemellaggio: «Le Delegazioni Caritas Umbria e Marche, su indicazione della Caritas
italiana, si sono gemellate con le comunità parrocchiali di San Prospero e Cavezzo». Ad annunciarlo
è stato Marcello Rinaldi, delegato regionale Caritas,
che ha illustrato la situazione nelle due comunità:
«San Prospero è un comune di 5.000 abitanti con le
frazioni gravemente danneggiate dal sisma. Ci sono
quattro parrocchie che hanno subito gravi danni
alle chiese e ad alcune strutture parrocchiali. A
fronte di danni lievi al patrimonio residenziale, gli
abitanti lamentano la mancanza di strutture parrocchiali. In questo comune la tendopoli è gestita
dalla Protezione civile umbra. Cavezzo è un comune
con più di 5.000 abitanti molto danneggiato dal
sisma e per molto tempo non c’è la possibilità di ripristinare l’uso della chiesa parrocchiale».
«Insieme al delegato delle Marche – ha aggiunto
Rinaldi – ci siamo recati nei due comuni incontrando la Caritas di Modena ed i parroci, riscontrando alcune problematiche come l’aumento delle
tendopoli spontanee. Nella tendopoli di San Prospero si registra un’alta presenza di stranieri di diverse etnie che non facilita la vita quotidiana già
messa a dura prova dalla grave situazione di disa-
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gio vissuta dai terremotati. Inoltre, la fascia della
popolazione anziana ha subito un forte abbandono,
in quanto molte “badanti” hanno lasciato il territorio». Non mancano i problemi legati al mondo giovanile, dal momento in cui nelle scuole ancora non
si sa come sarà portata avanti la didattica: «probabilmente a turni», ha affermato Rinaldi, che è ritornato il 14 settembre nelle due comunità
parrocchiali, «e occorre pensare a un’attività di
dopo-scuola intesa come tempo di studio e di aggregazione».
Per contribuire a risolvere queste problematiche la Caritas ha proposto alcuni
interventi: con l’aiuto dei volontari locali
nel comune di San Prospero sono state
avviate le visite domiciliari e nelle tendopoli per ascoltare le persone; in entrambi i comuni verranno costruiti dei
“Centri della comunità” per attività pastorali e socio-aggregative. Si tratta di
strutture polifunzionali per attività liturgiche, sociali e ricreative, secondo quattro tipologie, da 150 a 330 mq, in
riferimento alla popolazione e alle parrocchie coinvolte. Sono anche in progettazione
strutture per servizi sociali e caritativi, servizi in risposta alle vecchie e nuove povertà, e fondamentale sarà anche la progettazione sociale per la
ripresa socio-economica del territorio.
Infine, il delegato Caritas Umbria ha sottolineato
che «le comunità parrocchiali gemelle richiedono
sopratutto aiuti economici e non volontari esterni».
A seguito della raccolta in tutte le parrocchie d’Italia, superano i 7 milioni di euro le offerte finora pervenute alla Caritas italiana per le attività di
ricostruzione e di sostegno alle popolazioni colpite,
ai quali vanno aggiunti i 3 milioni di euro subito
stanziati dalla Cei in fase di emergenza.
La solidarietà degli umbri, come ha reso noto il settimanale «La Voce» nel numero del 3 agosto, «si è
fatta tangibile con la speciale colletta del 10 giugno
a favore delle popolazioni terremotate. Le otto diocesi ad oggi hanno raccolto complessivamente circa
187.700 euro ed ancora giungono offerte, anche da
chi non frequenta abitualmente la Chiesa. Queste le
cifre delle singole Caritas diocesane: Assisi 30.000
euro, Città di Castello 10.100, Foligno 15.200,
Gubbio 7.600, Orvieto 15.000, Perugia 60.000,
Spoleto 30.000, Terni 19.800. Da sottolineare che
alla Caritas di Spoleto sono state portate anche le
offerte raccolte dalle comunità greco-cattoliche di
Perugia, Spoleto e Terni, in quanto il prete che le
segue vive a Spoleto».
R. L.
PAGINA 11
La Caritas nel mondo
Emergenza Siria:
continuano le violenze e aumentano i rifugiati.
L’appello della Caritas alla solidarietà
In Siria la situazione umanitaria si
fa di ora in ora sempre più grave e
da alcuni giorni si sono persi i contatti con la Caritas locale, non raggiungibile né con il telefono né per
e-mail. Mons. Antoine Audo, presidente di Caritas Siria, nell’ultimo
messaggio inviato scrive: «Il mio
posto è ora vicino ai miei fedeli,
che non posso e non voglio assolutamente abbandonare».
La violenza sembra ormai aver
preso il sopravvento e giungono
notizie non solo di scontri fra le
opposte fazioni, ma di veri e propri attentati terroristici anche nei
confronti di cristiani e di altre minoranza religiose.
Di questa
grave situazione ne ha parlato di
recente anche il rappresentante
della comunità siriana in Umbria
durante un incontro con il direttore della Caritas diocesana di Perugia.
«Damasco è una città asfissiata»,
ha denunciato Rosette Héchaimé,
coordinatrice delle Caritas del
Medio Oriente. «Mentre proseguono le violenze, si aggravano le
condizioni della popolazione e le
difficoltà di trovare viveri e medicinali, cercati anche di notte e di
nascosto». Eppure
«la guerra non cancella la solidarietà»,
ha affermato sempre Héchaimé.
In questo clima la
sezione di Aleppo
della Caritas Siria
ha iniziato la distribuzione di viveri per
1.000 famiglie (soprattutto acqua, panini già preparati e
scatole di conserve), dopo i precedenti progetti dello stesso tipo
effettuati ad Homs e a Damasco,
grazie all’aiuto di operatori e volontari, tra cui trenta scout. Le famiglie beneficiarie sono accolte in
spazi provvisori nei giardini pubblici e in tre scuole fuori mano, ma
la mancanza di cucine e di combustibile impedisce di preparare
pasti caldi.
Il campo giordano di Za’atari, al
confine siriano accoglie migliaia di
persone, ma è ancora in via di
completamento e le condizioni logistiche sono sempre più difficili,
anche a causa del caldo opprimente del deserto, della polvere
che soffia sulle tende e con l’elettricità non ancora disponibile. Un
numero imprecisato di rifugiati è
poi sparso fra la popolazione,
spesso accolto da parenti. Molti
profughi si presentano al centro di
accoglienza della Caritas Giordania solo con i vestiti che indossavano al momento della partenza,
e anche per questo cresce la necessità di cibo, acqua e medicine.
Papa Benedetto XVI ha chiesto
«che sia garantita la necessaria
assistenza umanitaria e l’aiuto so-
lidale. Nel rinnovare la mia vicinanza alla popolazione sofferente
ed il ricordo nella preghiera, rinnovo un pressante appello, perché
si ponga fine ad ogni violenza e
spargimento di sangue».
Caritas Libano e Caritas Giordania
sono impegnate su più fronti,
oltre a quelli di immediata assistenza, in collaborazione con le
autorità, ma la situazione si aggrava sempre più. Migliaia di rifugiati chiedono aiuto alla Caritas
per far fronte ai prezzi esorbitanti
dei beni di prima necessità e alla
piaga del lavoro minorile, e vengono segnalati casi di matrimoni
forzati di bambine di 11 anni vendute dalle famiglie di appartenenza.
In Turchia la Caritas concentra la
sua azione su sostegno sanitario,
distribuzione di viveri, supporto
psicologico e tutela giuridica in favore dei rifugiati urbani privi di assistenza pubblica.
La Caritas italiana, dall’inizio dell’emergenza profughi, ha messo
subito a disposizione un primo
contributo destinato alle famiglie,
ma solo in Siria occorrono già altri
170.000 euro per estendere l’intervento in atto.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte alla Caritas Italiana tramite:
C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Siria 2012”.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi (VISA e MasterCard) telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)
PAGINA 12
NOTIZIE CARITAS
La Caritas nel mondo
Somalia: non solo violenza e siccità, ma segnali
di speranza e rinnovato impegno della Caritas
«Si apre una speranza», è il commento di mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di
Mogadiscio, alla notizia dell’elezione
del nuovo Presidente della Somalia,
Hassan Sheik Mahamoud, il 10 settembre scorso. Il nuovo Presidente
è un professore universitario e, a
confermare che probabilmente un
nuovo quadro politico si apre nel
Paese più martoriato del Corno
d’Africa, la notizia arriva a seguito
dell’approvazione di una nuova Costituzione provvisoria, promulgata il
1° agosto scorso da un’assemblea
costituente di 825 membri.
La scelta di un Presidente outsider,
eletto dopo i complessi accordi fra i
numerosi clan e sottoclan in cui è
stratificata la società somala, è co-
munque «la soluzione più logica»,
come sottolinea ancora mons. Bertin, ed è finalmente un risultato che
nasce col consenso di una base locale molto ampia.
Dalla caduta di Siad Barre nel 1992
la Somalia vive in piena anarchia,
dopo l’infruttuoso tentativo dell’ingerenza militare “umanitaria” di Restore Hope e in preda alle violenze
di gruppi armati. La comunità internazionale non è stata in grado di sostenere alcun vero processo di
pace, nonostante le 15 conferenze
che si sono tenute negli ultimi 20
anni. Le milizie estremiste dei cosiddetti shabaab che hanno dominato la cronaca degli ultimi mesi,
sono solo l’ultimo anello di una catena di violenze. In questa cornice il
Paese ha sofferto di svariate crisi
alimentari, ultima delle quali la
grande siccità del 2011, i cui effetti
sono ancora evidenti. La maggior
parte delle attività sono ora concentrate sulla riabilitazione agricola, la
cura del bestiame e l’educazione
alla conservazione dell’acqua.
Ed è proprio in questi settori che la
Caritas italiana sostiene le attività
della Caritas Somalia e di altre organizzazioni presenti sul territorio.
Un sostegno che non è mai venuto
meno, anche in questi difficili anni
di violenza e insicurezza. In particolare, per la Somalia sono stati messi
a disposizione a tutt’oggi quasi 2
milioni di euro, grazie ai fondi raccolti con la colletta nazionale indetta
dalla Cei il 18 settembre 2011 per
la siccità che ha colpito tutto il
Corno d’Africa. Le località di Brava,
alcuni villaggi del Basso Giuba e 8
insediamenti di sfollati a Mogadiscio
hanno beneficiato per primi, a fine
2011, di viveri di prima assistenza e
medicinali.
Nei primi mesi del 2012 è stato possibile iniziare programmi a più lungo
respiro anche in altre zone del
Paese, fino alla regione autonoma
del Puntland e nel Somaliland. Oltre
a programmi per la riabilitazione
agricola e di lotta alla malnutrizione,
soprattutto in favore di donne e
bambini, si stanno sviluppando in
maniera significativa anche progetti
per l’acqua (sistemi di irrigazione,
rinnovo e scavo di nuovi pozzi).
Molte fra queste attività sono ancora in corso e l’auspicio è che possano
essere
ulteriormente
incrementate grazie a una situazione meno conflittuale.
Nell’Unione Europea 140 milioni di persone
coinvolte in attività di volontariato.
A riferirlo il Cor Unum e la Caritas Internationalis
Secondo le stime dell’Unione europea sono circa 140 milioni le persone coinvolte in attività di volontariato sociale, culturale e sportivo. «Di queste, una buona fetta
appartiene al mondo cattolico e più in generale a quello
cristiano». Lo ha ricordato lo scorso aprile il card. Robert
Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, presentando a Roma, insieme a Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, il volume “Il Santo
Padre e i volontari europei”, che raccoglie gli interventi
più significativi dell’incontro che ha riunito in Vaticano,
nel novembre 2011, oltre 50 organizzazioni di volontariato cattolico che operano in Europa.
Nel volume è presente anche una indagine condotta su
58 organizzazioni cattoliche europee, per valutarne il potenziale sociale e pastorale. Sulla base di questi dati molto parziali perché non tutte le organizzazioni hanno
risposto ai questionari -, 29 organizzazioni su 58 si dedicano alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, a
seguire all’educazione dei giovani e degli adulti, all’ambito sanitario. Il 53% delle organizzazioni richiede almeno un impegno settimanale ai volontari, di cui il 27%
una maggiore frequenza. Tra le motivazioni del volonta-
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riato cattolico prevalgono “solidarietà e fede”, con poco
spazio per l’impegno politico. Tra le criticità emerse dall’indagine, alcune lacune nella presenza e formazione dei
giovani, poca collaborazione con altre realtà pubbliche e
private e scarsa capacità di innovazione.
Sono invece 164 le organizzazioni che aderiscono alla
rete di Caritas internationalis, con oltre 500.000 volontari in tutto il mondo, «ma la cifra è probabilmente molto
più alta, perché è difficile conteggiare chi fa volontariato
nelle parrocchie, spesso in maniera anonima», ha precisato Michel Roy. Anche il budget annuale mondiale è stimato, con difficoltà, intorno ai 2 miliardi di euro, «in
maggioranza proveniente da offerte private, perché ci
teniamo a mantenere la nostra indipendenza rispetto ai
governi», ha puntualizzato Roy. Il segretario generale ha
ricordato la caratteristica dell’approccio Caritas, che
aiuta cattolici e non cattolici senza distinzioni ed è «rispettoso di ogni persona e di ogni fede per rendere le rispettive società più umane ed attente ai bisogni dei
poveri».
«Il volontariato - ha affermato Roy - è una forza per il
cambiamento, è una strada di evangelizzazione».
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Lettere in Redazione
CARO AMICO...
“Caro amico, sono un vecchio pensionato non più
autosufficiente, vivo (sarebbe più giusto dire vegeto)
in una casa di riposo da anni. Le mie giornate sono
tutte uguali, senza nessuna speranza o aspettativa,
in una parola, tristi. Quando sento suonare alla
porta, mi illudo per un attimo che qualcuno venga a
cercare di me, ma non è mai così. I miei figli, i miei
nipoti, sembrano essersi scordati l’indirizzo di questo
luogo… Forse però, caro amico, potresti essere tu a
farmi una visita; forse potremmo fare anche una
partita a carte, chissà… Se non lo farai tu, chi lo
farà?”
“Caro amico, sono una bambina di otto anni di San
José, in Costa Rica. Nella mia casa ci sono due
stanze, due lettini, una piccola finestra e un gatto
bianco. Nella mia casa mangiamo solo la sera,
quando il mio papà ritorna a casa con il sacchetto
pieno di pane e di pesce secco. Nella mia casa siamo
tutti poveri, ma il mio papà ha gli occhi celesti, la
mia mamma ha gli occhi celesti, io ho gli occhi celesti, il mio fratello ha gli occhi celesti e anche il gatto
ha gli occhi celesti. Quando siamo tutti seduti a tavola, nella nostra casa sembra che ci sia il cielo”.
“Caro amico, io sono un ragazzo straniero, vengo da
un Paese molto povero. Ho lasciato la mia famiglia e
il dolore per la lontananza dai miei mi trafigge continuamente. Sono venuto nel tuo Paese in cerca di
lavoro, ma la vita per me è molto dura. Non ho trovato niente di meglio da fare che andare di porta in
porta a vendere cianfrusaglie che nessuno vuole. Al
massimo guadagno qualcosa per mangiare e non
riesco proprio a spedire niente a casa. E’ colpa mia
se sono nato in un Paese povero? Caro amico, oggi
busserò alla tua porta, al tuo cuore per un pane ed
un fuoco. Non mi scacciare, aprimi fratello. Se non
lo farai tu, chi lo farà?”
Caro pensionato, cara bimba di San José, caro giovane straniero, siamo un gruppo di persone che vivono alla periferia di Perugia, una zona tutto
sommato ricca, se paragonata a tante situazioni povere del mondo anche se non navighiamo certo nell’oro. I nostri occhi non sono celesti, ma spesso grigi
come le mura delle nostre stanze. Nelle nostre case
disponiamo di tanti letti, due bagni, tre televisori, un
computer fisso, uno portatile e mangiamo almeno
tre volte al giorno. L’auto che possediamo non è un
semplice mezzo di trasporto, ma anche se non lo
ammettiamo apertamente, rappresenta un po’ il nostro ‘status symbol’, però, il cielo difficilmente entra
nelle nostre stanze. Passiamo a volte davanti alla
casa di riposo, ma per un motivo o per un altro, non
troviamo mai il tempo di fermarci per una visita. Andiamo sempre così di fretta! Facciamo una fatica
enorme a non pensare solo a noi stessi, a regalare
anche solo un’ora del nostro tempo al prossimo e se
doniamo qualcosa ai poveri, spesso si tratta solo di
spiccioli. Pensate, l’anno scorso nella nostra parrocchia è stata organizzata una raccolta di viveri per i
poveri delle Ande peruviane; ebbene, solo in pochissimi hanno risposto all’appello. E’ vero che dalle
nostre parti c’è una brutta crisi economica, ma è
anche vero che nessuno può dirsi tanto povero da
non poter aiutare un altro più povero di lui. Però, è
andata così, il nostro ‘io’ ci ha impedito di vedere i
bisogni intorno a noi. Ma forse non è neanche tutta
colpa nostra, forse la colpa è del ritmo di vita frenetico che la società dei consumi in cui viviamo ci impone, divisi come siamo fra mille impegni quotidiani.
Però probabilmente prima o poi ci chiederemo dove
stiamo andando così di fretta, cosa ce ne facciamo di
tre televisori e di un’auto tanto potente e quando
avremo capito che non ne vale la pena, forse ripenseremo a te, giovane straniero e a tutte quelle volte
che non ti abbiamo aperto le porte delle nostre case
respingendoti anche in malo modo senza neanche
offrirti qualcosa da bere o da mangiare. Forse ripenseremo anche a te, amico pensionato e a te, piccola di San José, ai tuoi occhi celesti di bambina, a
quelli dei tuoi familiari e alle tue due stanze così luminose e celesti anche se hanno solo una piccola finestra. Allora proveremo ad aprire le nostre di
finestre, tutte quante, nella speranza che entri il
cielo nelle nostre case, ma sarà stato tutto invano
se prima non avremo aperto il nostro cuore.
Antonio Salemme
OPPURE SUL C.C. BANCA POPOLARE DI SPOLETO - IBAN: IT28 S 05704 03000 000000071452
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NOTIZIE CARITAS
UNA RICHIESTA-PROPOSTA…
Gentile dott. Liguori,
sono sempre molto felice di ricevere, come abbonato
a «La Voce», “Notizie Caritas”, del quale lei è il curatore principale. Lo leggo attentamente, e ricevo
puntualmente da esso due sollecitazioni: prima di
tutto la speranza, quella che la bellezza della carità
infonde nel mio cuore in questo tempo di crisi, nel
quale davvero non si arriva alla fine del mese... “La
Carità non avrà mai fine”, questo versetto di Paolo è
la speranza di questi nostri tempi. E’ straordinario e
commovente vedere quanto bene le Chiese dell’Umbria riescono a fare, quanta speranza - appunto riescono ad infondere. La seconda sollecitazione è
forse più importante della prima: è l’ammonimento
che ne ricevo. Ogni volta che leggo “Notizie Caritas”
non posso fare a meno di compiere un sincero (e
anche doloroso) esame di coscienza: quanto del
tempo che ho a disposizione potrei spendere per
fare del bene, attivandomi in una delle tante strutture Caritas? Perché quell’ardore della carità che si
ha a vent’anni oggi che ne ho quasi il doppio sembra
affievolito, impigrito, forse impaurito? Come la Parola di Dio, così anche “Notizie Caritas” fa verità dentro al cuore, lacerandolo e purificandolo. Grazie,
grazie sinceramente, per il bene oggettivo e per le
sollecitazioni soggettive.
Detto ciò, passo a farle una richiesta: sarebbe possibile realizzare una sorta di vademecum, un volantino, una pagina, qualcosa comunque da portare
L’Apv informa
sempre nel portafoglio e da tirar fuori quando s’incontra una persona in difficoltà, dove si possano trovare tutte le strutture Caritas della regione, diocesi
per diocesi, divise in mense, case, centri d’ascolto,
con indirizzi, numeri di telefono, generalità dei responsabili, mappe per raggiungerli? Credo sarebbe
utilissimo. Se già esiste la prego di comunicarmi il
modo di procurarmi tale ausilio. Se non esistesse
ancora, spero si possa presto realizzare e di trovarlo allegato ad uno dei prossimi numeri di “Notizie
Caritas”.
Grazie dell’attenzione, ma soprattutto del suo e vostro servizio. Il Signore vi accompagna e vi Benedice.
Simone Caporicci
Perugia
Caro sig. Simone,
grazie a Lei per essere un nostro lettore e per questa sua richiesta-proposta, che accogliamo e cercheremo di realizzarla. Intanto, se può esserle utile,
alcune informazioni sui servizi e strutture di accoglienza Caritas in diocesi e in regione le trova sul sito
www.chiesainumbria.it/caritas o richiedendo alla Caritas diocesana di Perugia l’opuscolo sulle Opere
Segno.
Cordialmente.
R. L.
“Fili di speranza”, un laboratorio di lavori artigianali in cui
le detenute del Carcere possano riacquistare fiducia in se stesse
“Fili di Speranza” è il tema del laboratorio che si è tenuto presso
la Sezione Femminile della Casa
Circondariale di Capanne in Perugia, curato dall’Associazione perugina di volontariato (Apv),
realtà promossa dalla Caritas diocesana. E’ un progetto reso possibile dall’impegno dei volontari
che giornalmente sono presenti
in carcere ed ha come obiettivo
quello di promuovere le persone
NUMERI 8-9
perché possano riacquistare
fiducia in se stesse, attivare
percorsi che valorizzano la
dignità delle persone ristrette.
«Il laboratorio – spiega
Maurizio Santantoni, presidente dell’Apv – si prefigge
un percorso che sia educativo. Stimolando la creatività, responsabilizzando le partecipanti al corso nella realizzazione di un progetto (piccolo o
grande che sia) e soprattutto impegnandosi per portarlo a termine».
«L’obiettivo del laboratorio – aggiunge Santantoni – è quello di
progettare e realizzare piccoli oggetti in tessuto cucito. Esempio:
porta telefonino, copri cuscino,
porta tutto per armadi, grembiuli
da cucina, tovagliette americane,
borse per la spesa, borse da passeggio ecc. Il tutto realizzato con
materiale di recupero, tagli di
tessuto, fine pezza e accessori
forniti da laboratori di taglio e
confezione. Lo scopo è di dimostrare che si possono ottenere ottimi risultati, usando ciò che
abitualmente si butta. Questo è
un modo di fare “economia”, utilizzando fantasia, creatività e
buona volontà. Il risultato – conclude – sarà quello di ottenere un
prodotto qualificato, anche vendibile, da poter presentare ed
esporre nel periodo natalizio organizzando una piccola mostra o
un mercatino anche fuori del carcere».
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La prima generazione incredula
Accanto ai giovani della GMG c’è un’ampia parte di “under 30”
che non avverte alcun interesse per il cristianesimo.
Una proposta per (ri)avvicinare le nuove generazioni alla fede
Perché i giovani non vanno più a messa? Con questa domanda si apre il libro di don Armando Matteo, assistente ecclesiastico nazionale della
Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci),
dal titolo La prima generazione incredula. Il difficile
rapporto tra i giovani e la fede (Ed. Rubbettino, pp.
102, € 10,00).
Il libro è un originale contributo al dibattito sull’emergenza educativa e un tentativo efficace di indicare la strada per il recupero dello spazio per una
“profezia possibile” in quel mondo largamente secolarizzato in cui sono nati e cresciuti gli odierni “under
30”. Proprio sull’eredità culturale del nostro tempo e
le necessarie conseguenze sulla religiosità si concentra l’attenzione di questo saggio, che invita a una
nuova attenzione nei confronti del problema dell’inculturazione della fede, vera base di ogni suo annuncio: “La fede non si presenta mai sulla scena
della storia nella sua purezza evangelica, ma sempre
attraverso mediazioni di tipo culturale che permettono una sua possibile comprensione agli uomini e
alle donne di tempi e di spazi di volta in volta differenti” (p. 19).
Don Matteo osserva come “la grande inculturazione
del Vangelo operata dai Padri della Chiesa, tra il IV
e il V secolo dell’era cristiana, risulti oggi sempre
meno efficace” (p. 20). Infatti, “tutte le categorie
che si sono trasformate o sono semplicemente cadute in disuso (eternità, verità, sostanza, sacrificio,
autorità) hanno assicurato nel passato la plausibilità
del cristianesimo, ne hanno permesso di cogliere
l’incremento di vita che esso porta con sé, e sostenuto efficacemente l’evangelizzazione, in seno alla
famiglia. [...] La scomparsa di tali parole-chiave
rende invece ragione dell’indifferenza, dell’agnosticismo, dell’incredulità del nostro tempo” (p. 27).
Come sorprendersi allora del disinteresse nei confronti della fede manifestato dai tanti giovani che
non partecipano né alle Giornate Mondiali della Gioventù, né alla vita parrocchiale? “Le nuove generazioni - scrive don Matteo - sono nate da genitori
ampiamente investiti dall’avvento della cultura postmoderna e quindi dal suo lento ma non per questo
meno inesorabile divenir estranea al cristianesimo:
hanno respirato una cultura che estrometteva tutti i
punti d’aggancio sui quali la teologia cristiana aveva
puntato per dire la bontà di Dio per una vita piena.
[...] È nata così la prima generazione incredula della
storia dell’Occidente” (p. 28).
La Chiesa di oggi è interessata a evangelizzare i giovani? Questa domanda provocatoria nasce a partire
dalla constatazione che “le parrocchie (e in parte le
associazioni e i movimenti) sono essenzialmente
luoghi di esercizio della fede: luoghi che presuppongono in coloro che li frequentano una fede nel Vangelo già presente e una qualche dimestichezza con
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la prassi della preghiera. Se oggi entrasse in una
delle moltissime parrocchie d’Italia una persona
qualsiasi che non sapesse che cosa è la fede, non
troverebbe alcuno spazio ove elaborare e auspicabilmente superare tale ignoranza” (p. 34). Da dove
ripartire per una nuova evangelizzazione? La proposta di don Matteo riguarda, oltre al recupero delle
parole-chiave di cui si è detto, una nuova grammatica dei segni della tradizione cristiana, i quali - come
ha notato de Certeau - patiscono oggi il destino di
restare segni vuoti, culturalmente privati della loro
capacità di mediare essenzialmente la bontà della
fede cristiana per la vita umana. Oltre a una rinnovata inculturazione della fede, al recupero del significato autenticamente umano delle parole e dei segni
cristiani, deve affiancarsi una nuova prossimità,
un’attenzione fatta di autentica cura per i giovani. Si
tratta di recuperare la formula magica di ogni processo educativo: quel semplice “tu mi interessi” che
l’adulto deve sempre testimoniare al giovane.
Giulio Lizzi
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