La fondazione della Scuola e l’epoca bellica
“16 ottobre 1940. Inizia la sua missione in Città di Castello la Reale Scuola di Avviamento
Professionale a tipo industriale, specializzata per le arti grafiche”. Con queste parole l’opuscolo
Fac et Spera
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salutava l’inaugurazione del nuovo istituto scolastico. Lo aveva stampato la
Tipografia Grifani-Donati, la più piccola e nel contempo la più vecchia della città, essendo stata
fondata nel 1799 2.
Localmente operavano industrie tipografiche di forte spessore: la “Leonardo da Vinci”, a Palazzo
Vecchio Bufalini, la “Unione Arti Grafiche”, nei pressi della chiesa di San Francesco, e lo
Stabilimento Lapi, adiacente la Palazzina Bini, dove si situava la nascente scuola. Ad esse si
aggiungevano la Tipografia Orfanelli del Sacro Cuore e, a Selci Umbro, la “Pliniana”.
Nell’insieme, queste aziende davano lavoro a
circa 300 addetti e rappresentavano un
caposaldo dell’economia tifernate. In virtù
delle loro capacità produttive, Città di
Castello era nota a livello nazionale come
piazza tipografica affidabile e competitiva.
Alla "Leonardo da Vinci" e alla “Unione Arti
Grafiche” si stampavano libri di ogni genere e
riviste specializzate; alla "Lapi" i libri
scolastici della prestigiosa casa editrice
Personale e allievi in epoca bellica, davanti alla
Palazzina Bini
"Dante Alighieri". Non tutto, però andava per il meglio. Si trattava infatti di un’industria ancora
tecnologicamente arretrata e finanziariamente debole. Inoltre lamentava da anni la mancanza di
una scuola professionale che preparasse le nuove leve al lavoro in tipografia: fino ad allora il
lungo apprendistato avveniva in fabbrica, affiancando il giovane a operai più esperti.
Nell’ottobre del 1940, dunque, almeno quel problema veniva avviato a soluzione. Si era infatti
verificata una provvidenziale convergenza di intenti tra il regime fascista, che puntava molto
sull’istruzione professionale, il municipio tifernate, l’ambiente della cultura e delle tipografie e la
locale Cassa di Risparmio, che rese disponibile la Palazzina Bini, diventata di sua proprietà.
1
Fac et spera era stato il motto della Casa Editrice fondata da Scipione Lapi, il padre dell’industria tipografica
tifernate. Per un approfondimento della storia di questo ramo produttivo, si veda, di ALVARO TACCHINI , La stampa a
Città di Castello. Tipografie e tipografi dalle origini (1538) ai giorni nostri, Tibergraph, Città di Castello, 1987;
Grifani-Donati 1799-1999. Duecento anni di una tipografia, Tipografia Grifani Donati, Città di Castello, 1999;
Artigianato e industria a Città di Castello tra Ottocento e Novecento , Petruzzi Editore, Città di Castello, 2000; e
inoltre: Esperienze di sviluppo locale e dinamiche dell’industria manifatturiera umbra, a cura di Pierluigi Grasselli e
Francesco Musotti, Franco Angeli Editore (Problemi dello sviluppo industriale), Milano, 2002.
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Questa azienda artigiana è ancora in esercizio e si sta strutturando – in virtù di un ampio concorso di enti,
associazioni e cittadini – in un “museo vivente” dell’arte tipografica.
Proprio il direttore della Cassa Aldo Fanfani fu nominato commissario straordinario del nascente
istituto scolastico.
La prima pubblicazione realizzata parzialmente nella Scuola, il 4 maggio 1941, portava ancora il
titolo Fac et Spera: composta a mano dagli allievi, fu stampato alla Tipografia Grifani-Donati,
dove avvenivano le esercitazioni pratiche in attesa del completamento del laboratorio dell’istituto.
Il problema si pose ancora l’anno successivo. Per la Giornata della Tecnica gli allievi composero
l’opuscolo Tipografie e tipografi a Città di Castello, che però fu dato a stampare alla Tipografia
Orfanelli del Sacro Cuore.
Ma proprio in quell’anno scolastico 1941-1942 la Scuola compiva un passo decisivo per la sua
affermazione. A fianco della sezione per l’Avviamento Professionale, veniva infatti istituita la
Scuola Tecnica Industriale per le Arti Grafiche 3. Il 30 ottobre si allestì nei laboratori della
Palazzina Bini una Rassegna Storica della Stampa
Tifernate: la visitò anche il ministro dell'Educazione
Giuseppe Bottai, giunto in città per inaugurare il collegio
dell'Agraria e porre la prima pietra della nuova sede della
Scuola Operaia Bufalini 4. Al termine di quella Rassegna,
si decise di istituire presso la Scuola l’Archivio della
Esercitazione di composizione
Stampa
Tifernate
conservare
[…]
“col compito
le
stampe
che
di raccogliere
verranno
e
donate
all’Archivio stesso dai proprietari […] e tutte le stampe più importanti che in seguito daranno le
stamperie di Città di Castello, dato che gli industriali si sono dichiarati disposti di collaborare in
tal modo alla sempre maggiore affermazione della R. Scuola Tecnica Industriale per le Arti
Grafiche di Città di Castello, affidando alla medesima una copia di ogni stampa notevole e
importante (libro, opuscolo, manifesto) che uscirà dalle tipografie tifernati da ora in avanti” 5.
Il consolidamento della Scuola avveniva negli anni difficili del secondo conflitto mondiale, tra
ristrettezze e sacrifici. Sin dall’inizio l’istituto si mise a disposizione della realtà locale e del
mondo della cultura, contribuendo alla circolazione delle idee e realizzando stampati di costo
modesto – e talvolta nullo – per i committenti, in quanto frutto di esercitazioni di laboratorio. Nel
3
Era allora provveditore agli studi Salvatore Valitutti, che sostenne con convinzione il progetto tifernate. La Scuola
Tecnica per le Arti Grafiche fu intitolata allo storico Giovanni Magherini Graziani.
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In quella circostanza gli allievi della Scuola composero Note alla Rassegna della Stampa Tifernate, stampato dalla
Tipografia Grifani-Donati. In città si era tenuta una prima importante Mostra del Libro nel 1938, nel corso della
Settimana Poligrafica Tifernate.
5
Archivio IPSIA, Deliberazione n. 17 del commissario straordinario Aldo Fanfani, 5 settembre 1942. L’Archivio è
andato disperso. Nel 1945 in effetti risultava depositata diversa documentazione: “Nella Scuola risulta pure la
presenza di libri delle varie tipografie locali, derivanti dalla già avvenuta Mostra della Stampa Tifernate, come
dall’elenco allegato n. 3”. Cfr. ibidem, Verbale di consegna della R. Scuola Tecnica Industriale per le Arti Grafiche
da parte del direttore incaricato prof. Carlo Nicastro al direttore subentrante prof. Raffaele de Cesare , 31 marzo
1945.
1942 produsse per la Gioventù Italiana del Littorio l’opuscolo Ludi Juveniles della Cultura e
dell’Arte; l’anno successivo Città di Castello e l’arte della stampa, di don Enrico Giovagnoli –
altro protagonista della storia dell’industria tipografica tifernate 6 – , e Il cinematografo mezzo di
educazione estetica nella scuola, scritto dal soprintendente all’arte medioevale e moderna
dell'Umbria Achille Bertini Calosso.
Man mano che, attorno al direttore Angelo Baldelli 7, si costituiva un nucleo affiatato e
competente di docenti, cresceva l’ambizione di stampare opere di pregio che dessero lustro alla
Scuola e la facessero conoscere oltre l’ambito locale. Tra il 1942 e il 1943, d’intesa con la casa
editrice Vallecchi, fu promossa una pregevole edizione del Diario di un parroco di campagna
dello scrittore fiorentino
Nicola Lisi. La illustrò il
giovane
Nemo Sarteanesi 8, assunto in
quel
Mancava
artista
tifernate
periodo
come
insegnante
ogni
intento
speculativo
di
in
disegno.
questa
produzione di poche copie
numerate, che però, proprio
perché ben curata, favoriva
i propositi promozionali e
permetteva un proficuo confronto con ambienti culturali avanzati.
Gli elevati obbiettivi verso i quali la Scuola aspirava a muoversi apparvero chiari nel marzo del
1944, quando nei suoi laboratori vide la luce un altro volume di grande qualità, Dodici laudi di
Iacopone da Todi. Le litografie erano di un altro promettente artista tifernate, Aldo Riguccini 9. Si
trattava della prima opera promossa dalle Edizioni dell’Angelo, ideate dal direttore Baldelli.
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Da giovane sacerdote, agli inizi del ‘900 Enrico Giovagnoli (1876-1944) promosse a Città di Castello il Circolo
Nova Juventus, che si distinse per le idee avanzate e la capacità di coinvolgere la gioventù. Nel 1905 fondò la Scuola
Editrice Cooperativa, poi trasformatasi nella prestigiosa “Leonardo da Vinci”. La diresse fino al 1942. Fu anche tra i
promotori della Società Editrice tifernate "Il solco" (1920-1935). Si distinse inoltre come insegnante, predicatore,
direttore dell'Istituto per Cieche “Beata Margherita” e studioso d’arte; in tale veste ha lasciato diverse importanti
pubblicazioni. Questo opuscolo, “stampato nell’officina della R. Scuola dagli allievi” , riportava il testo della
conferenza da lui tenuta al Circolo Tifernate in occasione della Rassegna del Libro del 1942. Fu il suo ultimo lavoro.
7
Angelo Baldelli (1907-1984) diresse la Scuola per le Arti Grafiche, poi IPSIA, dal 1941 al 1976. Inizialmente era
stato nominato l’ing. Luigi Castori, che dirigeva anche la Scuola Operaia “Bufalini”; fu poi lo stesso Castori a
suggerire il nome di Baldelli. L’istituto riuscì ad affermarsi anche in virtù del dinamismo di cui Baldelli dette prova.
Laureato in architettura a Roma, esercitò anche la professione, suggellata dall’incarico del Comune per la stesura del
piano regolatore generale. Dette inoltre un considerevole e variegato contributo alla realtà locale come presidente
dell’Associazione Pro Tiferno, titolare delle Edizioni dell’Angelo e promotore di manifestazioni economiche e
culturali, come le Mostre del Libro allestite a Città di Castello nella seconda metà degli anni ’50 e nei primi anni ’60.
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Nemo Sarteanesi, pittore e animatore di importanti attività editoriali tifernati, è stato insegnante di disegno nella
Scuola per le Arti Grafiche dall’anno scolastico 1942-1943 fino al 1949. Nato a Città di Castello nel 1921, si è
formato al liceo artistico e alla facoltà di architettura di Firenze. Intimo amico di Alberto Burri, ha recitato un ruolo di
primo piano nella vicenda che ha portato alla donazione alla città delle opere dell’artista e alla loro raccolta nella
Fondazione Albizzini, di cui è stato direttore dal 1981; attualmente vi ricopre l’incarico di segretario generale. Dirige
inoltre il Museo Capitolare dal 1968 ed è stato tra i promotori dell’Associazione per la Conservazione e la Tutela dei
Monumenti.
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Il tifernate Aldo Riguccini (1913-1992), noto in arte come Derigù, è stato pittore e stilista. Compì gli studi artistici a
Perugia e Firenze. A Città di Castello si distinse per degli affreschi commissionatigli per il cimitero e per le chiese di
Santa Maria Maggiore e San Domenico e per una feconda produzione pittorica di cui resta testimonianza il volume
Aldo Riguccini. Dipinti e disegni 1932-1945 (Petruzzi Editore, 1994). In seguito si dedicò assiduamente all’attività di
stilista, che gli valse vasto apprezzamento. Per un breve periodo, dal 1943 al 1946, insegnò nella Scuola.
Ormai l’organico della Scuola aveva una precisa fisionomia, con Elio Bianchini responsabile del
reparto composizione, Achille Tisti del reparto stampa e Ferrer Spaccialbello della legatoria. Ugo
Mercati ebbe l’incarico di istruttore nel reparto di composizione della Scuola di Avviamento
Professionale annessa alla Tecnica. Tutti avevano alle spalle prolungate ed apprezzate esperienze
di lavoro, soprattutto alla “Leonardo da Vinci”. Ad essi si sarebbe affiancato nel 1946, come
insegnante tecnico-pratico della nuova sezione fotomeccanica, Elio Quieti 10.
L’intensificarsi dei bombardamenti e l’approssimarsi del fronte bellico, che avrebbe sconvolto
l’Alta Valle del Tevere nell’estate del 1944, paralizzarono le attività produttive e didattiche. Le
attrezzature del laboratorio dell’istituto furono nascoste e protette nei locali della Scuola di
Musica di via del Paradiso.
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Prima di approdare alla Scuola, Elio Bianchini (1910-1998) lavorò come compositore alla “Leonardo da Vinci dal
1924 al 1940 e come proto alla tipografia Oderisi di Gubbio durante gli anni della guerra. Achille Tisti (1887-1965)
era stato apprendista tipografo allo Stabilimento Lapi, poi capomacchina litografo alla “Giachino” di Torino nel 19191921 e stampatore alla “Leonardo da Vinci” per 20 anni. La Scuola lo assunse nel 1943 come istruttore tecnicopratico nel reparto stampa e stampatore litografo. Proveniva dalla “Leonardo da Vinci” anche il responsabile del
reparto legatoria della Scuola, Ferrer Spaccialbello (1911-1990); vi aveva svolto funzioni di operaio legatore e poi
caporeparto dal 1925 al 1940. Ex dipendente della “Unione Arti Grafiche” era invece Ugo Mercati (1913-1997). Elio
Quieti (1921-2005) era originario di Urbino. Il reparto di fotomeccanica fu istituito con la deliberazione n. 65 del 20
dicembre 1945 dal commissario straordinario della Scuola Rodolfo Palazzeschi; cfr. Archivio IPSIA.
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